LO STORYBOARD
CINEMATOGRAFICO.
DUE CASI DI ANALISI:
ALFRED HITCHCOCK
E
JOHN FORD.
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LO STORYBOARD NEI MEDIA.
• Storyboard come strumento che permette di visualizzare un
qualsiasi progetto ancora in fase di lavorazione.
• Quattro ambiti principali di applicazione:
1) Gli storyboard editoriali;
2) Le illustrazioni di produzione;
3) Gli storyboard commerciali o comps commerciali;
4) Lo storyboard del fumetto.
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LO STORYBOARD NEL CINEMA.
• Nasce negli Stati Uniti intorno agli anni ’30 del secolo scorso con
l’avvento dello Studio-System e grazie al contributo dell’industria di
animazione.
• Storyboard come concreta realizzazione della sceneggiatura in una
dimensione spazio-temporale (quindi è la versone disegnata della
sceneggiatura). Le scene di un film sono disegnate come in un fumetto e
sono accompagnate da didascalie riguardanti i dati tecnici.
• I disegni vengono rappresentati dallo storyboard artist che, in
collaborazione con il regista e il direttore della fotografia, deve
sintetizzare il flusso narrativo della sceneggiatura attraverso le immagini e
deve essere in grado di lavorare sotto pressione. Si comincia un paio di
settimane prima delle riprese e i disegni sono realizzati a matita o a
carboncino.
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LO STORYBOARD NEL CINEMA.
• Esso è il frutto della combinazione di
tre elementi che favoriscono una
maggior comprensione da parte del
gruppo di lavoro: il testo (cioè la shot
list che riporta tutte le informazioni di
carattere tecnico); i diagrammi (cioè
rappresentazioni dei set ripresi
dall’alto che mostrano i movimenti
degli attori e della cinepresa); le
immagini (cioè disegni, foto e
immagini computerizzate che
descrivono la composizione del
frame).
Esempio di diagramma.
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LO STORYBOARD NEL CINEMA.
• Vantaggio: possibilità di
pianificare tutto in anticipo.
• Svantaggio: impossibilità di
rappresentare il movimento. A
ciò si pone rimedio con il
ricorso ai segni di movimento
come le frecce; esse sono
indicate all’interno del frame se
si riferiscono al movimento di
un personaggio oppure
all’esterno se riguardano i
movimenti di macchina (vedi
esempio).
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LO SPAZIO.
• Spazio positivo: definisce delle forme.
• Spazio negativo: definisce quell’area che circonda
queste forme (indica possibilità di movimento, pericolo, sorpresa,…).
• La profondità di campo: nel
frame è illusoria perché esso
mostra tre dimensioni quando
in realtà se ne hanno solo due.
Su quale dei tre piani è
incentrata l’attenzione:
- foreground;
- middleground;
- background.
Divisione dello spazio in tre piani.
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LO SPAZIO.
• Ci sono vari modi per ottenere la
profondità di campo:
- il cambiamento di scala;
- la sovrapposizione di oggetti;
- la messa a fuoco;
- lo zolly: varia la lunghezza
focale (cioè la distanza tra
obiettivo e piano focale) mentre
la scala (ad esempio di
un personaggio) rimane
invariata (vedi esempio).
- luci e colori (che comunicano
anche gli stati d’animo dei
personaggi).
Esempio di zolly.
Uso emotivo di luci e colori.
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LO SPAZIO.
• Un aspetto importante legato
allo spazio è quello della
prospettiva che traduce la terza
dimensione sul piano
bidimensionale del frame di un
film.
•
Esempio di prospettiva da due punti di fuga.
Fondamentale è il concetto di
punto di fuga che determina tre
tipi di prospettiva:
- prospettiva da un punto;
- prospettiva da due punti;
- prospettiva da tre punti.
Prospettiva da tre punti di fuga.
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LA SCENA DELLA DOCCIA DI
“PSYCHO”.
• Lo storyboard non è uno strumento al
quale il regista rimane fedele in modo
assoluto e non rappresenta quasi mai per
intero una sequenza ma solo le parti più
difficili da girare.
• Infatti si può notare come Hitchcock per
la scena della doccia di “Psycho”
(1960), non abbia realizzato l’intero
storyboard ma solo le parti più difficili
da girare; ne è un esempio
l’inquadratura del film che mostra i
ganci della doccia che si staccano
perché tirati da Marion che sta cadendo
a terra senza vita, immagine che non
compare nello storyboard.
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LA SCENA DELLA DOCCIA DI
“PSYCHO”.
• Per Hitchcock è stata la scena più difficile da girare tanto che ci
sono voluti circa sette giorni di riprese.
• I motivi sono soprattutto i difficili movimenti di macchina e la
questione della censura; infatti dalla sequenza emerge una
particolare attenzione per gli angoli di ripresa e per la posizione
degli attori e il tutto per evitare di mostrare la donna nuda.
• Le inquadrature si susseguono in modo rapido per sottolineare un
senso di violenza e terrore.
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LA SCENA DELLA DOCCIA DI
“PSYCHO”.
• “Psycho” di Gus Van Sant (1998)
non è considerato da quest’ultimo
un remake ma una riproduzione del
film di Hitchcock perché si è rimasti
fedeli alla sceneggiatura di Joseph
Stefano e allo storyboard originale.
A dimostrazione di ciò bisogna
considerare che nella scena in
questione non compare
l’inquadratura dei ganci della tenda
che si staccano.
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LA SCENA DELLA DOCCIA DI
“PSYCHO”.
• Ci sono però delle inquadrature in
più (come due immagini di un
cielo nuvoloso) che rendono più
lenta la scena e, insieme all’uso
del colore, più “grottesca e
disgustosa”.
• Anche l’inquadratura dell’occhio
che si dilata mentre Marion sta
scivolando lungo la parete non
compare nell’originale.
• Poca attenzione per le questioni di
censura.
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LA SCENA DELL’INSEGUIMENTO DI
“OMBRE ROSSE”.
• Anche nel caso di John Ford non
c’è rispetto totale dello
storyboard, ma dal film si
possono notare cambiamenti di
montaggio e di raccordo.
• Particolare attenzione per le
inquadrature dei personaggi che
devono comunicare i loro stati
d’animo e la drammaticità
dell’azione.
• Nel film emergono alcuni errori
di raccordo.
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LA SCENA DELL’INSEGUIMENTO DI
“OMBRE ROSSE”.
• Lo storyboard non è usato solo per avere un’idea dei movimenti di
macchina necessari o per il tipo di angolazione, ma anche per
comunicare la rapidità dell’azione e la drammaticità che emergeranno
successivamente nel film in modo più concreto.
• Drammaticità sottolineata dal rapido succedersi delle inquadrature e
dall’alternanza dei due gruppi di soggetti protagonisti (i passeggeri della
diligenza e gli Indiani).
• Dalle immagini emergono i sentimenti e gli stati d’animo dei
personaggi.
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CONCLUSIONI.
• Storyboard come strumento di lavoro che permette di intervenire in itinere.
• Quello cinematografico è il frutto del lavoro collaborativo di più persone, ma
serve solo come traccia. Di solito vengono riprodotte solo le scene più
difficili da girare perché lo storyboard è un modo per stendere una prima idea
che comunque non è vincolante.
Infatti dagli esempi di “Psycho” e “Ombre rosse” si può notare qualche
discrepanza tra lo storyboard e la messa in scena del film.
• Al contrario quello del fumetto è un’opera già compiuta destinata ad essere
fruita da un pubblico.
• In pubblicità viene realizzato per intero con indicazioni relative al prodotto, ai
personaggi e al jingle perché è su di esso che si basa la futura campagna
promozionale.
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