U.C. Valutazione Impatto Ambientale Calle Priuli – Cannaregio, 99 – 30121 Venezia – c.a. Ing Silvano Vernizzi dr.ssa Penna Gisella Oggetto: Osservazioni progetto Enel Produzione S.p.A. En&En. S.p.A.– Impianto idroelettrico Busche – Comuni di localizzazione: Sospirolo, San Gregorio, Cesiomaggiore, S.Giustina (Bl); Comuni interessati: Sedico, Mel, Lentiai (Bl)- Procedura di V.I.A. ai sensi del D.Lgs n. 152/06, D.G.R. 308/09 e D.G.R. 327/09 Il nostro Comitato è un coordinamento composto da una cinquantina di Associazioni ed Organizzazionioni operanti nella Provincia di Belluno impegnate a garantire un “governo” pubblico, sostenibile e solidale del bene comune acqua. Fanno parte di questa aggregazione: Associazioni Ambietaliste, Associazioni dei Consumatori, Bacini di Pesca, Organizzazioni Sindacali, Amici del Parco, Ufficio Stili di Vita Diocesi Belluno Feltre, Centri culturali e sociali, Associazioni sportive e ricreative, Rete del Commercio Equo e Solidale, Comitato referendario acqua bene comune. Considerata la nostra articolazione sociale e culturale e la rilevanza del Progetto in oggetto intendiamo sottoporre alle valutazioni di questa Commissione le seguenti Osservazioni generali e puntuali di merito. Indice PREMESSA.........................................................................................................................................3 1. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON I CONTENUTI DELLA DIRETTIVA 2000/60 CE E CON IL “PIANO DI GESTIONE DEI BACINI IDROGRAFICI DELLE ALPI ORIENTALI”. .4 Osservazioni di carattere generale............................................................................................................4 Osservazioni puntuali allo Studio Biologico...........................................................................................11 Osservazioni puntuali allo Studio Idrologico.........................................................................................11 Osservazioni puntuali allo Studio di Impatto Ambientale....................................................................12 2. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON I CONTENUTI DELLA DIRETTIVA HABITAT 92/43/CEE..........................................................................................................................................13 Osservazioni di carattere generale..........................................................................................................13 Osservazioni puntuali alla VINCA..........................................................................................................14 Considerazioni finali................................................................................................................................18 3. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON LA TUTELA DELLA RICARICA DEGLI ACQUIFERI......................................................................................................................................19 4. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON GLI ASPETTI GEOLOGICI...................................20 Osservazioni di carattere generale..........................................................................................................20 Osservazioni puntuali agli elaborati tecnici............................................................................................20 PREMESSA Le osservazioni in merito all’impatto ambientale dall’impianto idroelettrico di Busche, per facilità di comprensione e visto il numero elevato, vengono inserite all’interno delle seguenti tematiche di riferimento: 1) Conformità del progetto con i contenuti della DIRETTIVA 2000/60 CE e con lo strumento normativo atto al suo recepimento costituito dal “Piano di gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali” 2) Conformità del progetto con i contenuti della DIRETTIVA 92/43/CEE 3) Conformità del progetto con la tutela della ricarica degli acquiferi 4) Conformità del progetto con gli aspetti geologici All’interno di ciascuna sezione sono generalmente riportate delle osservazioni di carattere generale, che derivano da una rielaborazione critica dell’intero quadro informativo a disposizione e che mirano a mettere a fuoco le principali criticità legate alla realizzazione dell’opera e, a seguire, delle osservazioni puntuali riferite a singole parti degli elaborati progettuali e che permettono di richiamare in modo diretto le sezioni ritenute deficitarie o non congrue dei documenti di progetto. 1. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON I CONTENUTI DELLA DIRETTIVA 2000/60 CE E CON IL “PIANO DI GESTIONE DEI BACINI IDROGRAFICI DELLE ALPI ORIENTALI” Premessa In data 24/02/2010 i Comitati istituzionali delle Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione e del fiume Adige, hanno adottato il “Piano di gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali” in applicazione alla DIRETTIVA 2000/60 CE più nota come “Direttiva Quadro Acque”. Si ricorda che la suddetta DIRETTIVA nasce dall’esigenza di stabilire i principi base per una politica sostenibile delle acque a livello comunitario, allo scopo di integrare all’interno di un unico quadro i diversi aspetti gestionali ed ecologici connessi alla protezione delle acque (superficiali interne, di transizione, costiere e sotterranee). La Direttiva 2000/60/CE è stata recepita a livello nazionale col D.Lgs. 152/2006: il predetto decreto istituisce i Distretti idrografici (art. 64) ed individua nel Piano di gestione di bacino distrettuale “lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato” (art. 65, comma 1). Con il D.Lgs. 152/2006 il legislatore nazionale ha anche confermato l’introduzione, già avvenuta con il D.Lgs. 152/1999, del Piano di tutela delle acque, di competenza regionale, il quale, dal punto di vista del criterio funzionale, si configura come “specifico piano di settore” (art. 121, comma 1). Il Piano di Gestione va considerato quindi lo strumento guida in materia di gestione dei corpi idrici. Le indicazioni per il monitoraggio e la classificazione ai sensi della Direttiva 2000/60/CE sono contenuti nel DECRETO n. 260 dell’8 novembre 2010. Osservazioni di carattere generale OSSERVAZIONE 1a – Scarsa o nulla considerazione dei dettami della DIRETTIVA 2000/60 CE e del “Piano di gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali”. Nello studio di impatto ambientale sopra citato, a fronte di un dettagliato e corposo quadro di riferimento in materia di normative Nazionali ed Internazionali sul tema energetico (si vedano in particolare il paragrafo 1 ed i successivi paragrafi 3.1 e 3.2), che peraltro, pur incentivando a livello di politiche strategiche complessive lo sviluppo della produzione di fonti rinnovabili non pongono nessun obbligo normativo specifico per la realizzazione di centrali idroelettriche, non si fa alcuna menzione diretta della DIRETTIVA 2000/60 CE e del “Piano di gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali”. In termini di pianificazione di Bacino ci si limita a richiamare il Piano di Gestione delle Risorse Idriche, approvato con DPCM 21/09/2007 e di fatto incorporato e superato dal Piano di Gestione, e il Dlgs. 152/06, ma solo con riferimento alle sezioni recanti norme in materia di VIA e di regolazione del Deflusso Minimo vitale e non a quelle che facenti esplicito riferimento al recepimento degli obiettivi della DIRETTIVA 2000/60 CE. Tale mancanza, e in generale l’assenza di un quadro di normativo aggiornato in materia di tutela dei corpi idrici, rende l’intera analisi ambientale, nella parte relativa agli impatti sui corpi idrici interessati dall’intervento (paragrafo 7.2) di fatto “avulsa” e “scollegata” dagli obiettivi di qualità e dalle azioni strategiche previste dall’approvato Piano di Gestione, strumento di riferimento e vincolante in termini di tutela dei corsi d’acqua. Infatti, se inquadrate nella corretta ottica di coerenza con gli obiettivi del Piano di Gestione, le singole azioni progettuali andrebbero discusse in relazione al loro potenziale effetto sul raggiungimento/mantenimento degli obiettivi di qualità fissati per ciascun elemento (EQB) considerato nella classificazione dei corpi idrici interessati, così come previsto nel DECRETO n. 260 dell’8 novembre 2010. Si ritiene pertanto che senza un’adeguata e puntuale analisi causa-effetto fra le azioni progettuali e tutti gli elementi per la valutazione dello stato di qualità dei corpi idrici (così come definiti nel DECRETO n. 260 dell’8 novembre 2010), non sia possibile giungere ad una valutazione oggettiva degli effetti dell’opera sul conseguimento/mantenimento degli obiettivi di qualità per i corpi idrici in questione e così come definiti nell’approvato Piano di Gestione. Si ricorda che tali obiettivi, a differenza delle indicazioni strategiche in materia di politiche energetiche ricordate nello studio, sono sito-specifici (definiti per ciascun corpo idrico) e obbligatori. La mancanza di un chiaro legame fra l’analisi presentata e la DIRETTIVA QUADRO ACQUE è ancor più grave se si considera che, vista l’entità dell’opera sia in termini di portate derivate, sia in temine di lunghezza complessiva di porzioni di corsi d’acqua sottesi alla derivazione (1 Km circa il T.Mis, 7Km circa il T. Cordevole e 6km circa il F.Piave), le possibilità che essa possa precludere il raggiungimento dei suddetti obiettivi ambientali sono, per alcuni elementi di qualità, molto elevate (nel merito si vedano le successive OSSERVAZIONI 1b, 1c e 1d) OSSERVAZIONE 1b – Mancanza di adeguate indagini ed argomentazioni tecnico/scientifiche che permettano di escludere il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano di Gestione L’intervento proposto va ad interessare in modo diretto i seguenti corpi idrici (così come definiti all’interno del Piano di gestione): 1. Torrente Mis, codice 432_36, dalla Diga del Lago del Mis fino alla confluenza con il Torrente Cordevole: interessato per circa 1 km dalla mancata restituzione delle acque rilasciate dalla Centrale di Camolino. 2. Torrente Cordevole, codice 430_48, dallo Sbarramento Loc. Pra della Varda – alla confluenza nel F. Piave – interessato per circa 7 km. 3. Fiume Piave, codice 389_42, dalla Traversa di Soverzene alla traversa di Busche interessato per circa 6 km. – Per i suddetti corpi idrici il Piano di gestione fissa i seguenti obiettivi di qualità al 2015: 1. Torrente Mis, codice 432_36: FORTEMENTE MODIFICATO, BUON POTENZIALE ECOLOGICO AL 2015 2. Torrente Cordevole, codice 430_48: NATURALE, STATO ECOLOGICO BUONO AL 2015 3. Fiume Piave, codice 389_42: NATURALE, STATO ECOLOGICO BUONO AL 2015 Si ricorda che tali obiettivi devono essere misurati con una serie di indicatori così come definiti a livello nazionale nel DECRETO n. 260 dell’8 novembre 2010 e basati sulla valutazione dello stato dei seguenti elementi: - Elementi biologici: Macroinvertebrati, Fauna Ittica, Macrofite, Diatomee - Elementi chimico – fisici: Azoto, Ossigeno, Fosforo - Elementi idro-morfologici: regime idrologico (quantità e variazione del regime delle portate) e condizioni morfologiche (configurazione morfologica plano-altimetrica, configurazione delle sezioni fluviali, configurazione e struttura del letto, vegetazione nella fascia perifluviale, continuità fluviale - entità ed estensione degli impatti di opere artificiali sul flusso di acqua, sedimenti e biota -). Rispetto a questi elementi, nello studio ambientale, coerentemente con la disponibilità di dati storici, si riportano i dati attuali e un’analisi dei possibili impatti solo su: Macroinvertebrati, Fauna Ittica e alterazioni del regime idrologico e questo solo per le porzioni interessate di Mis e Cordevole1; il Piave, se pure venga interessato dall’intervento per un tratto di ben 6 Km non viene inspiegabilmente incluso nell’analisi ambientale (questa mancanza viene di seguito meglio esplicitata come OSSERVAZIONE 1c). Vediamo nel seguito quali potrebbero essere le conseguenze su ciascuno degli elementi di qualità considerato e le eventuali inadeguatezze dell’analisi proposta nello studio ambientale: QUALITA’ CHIMICO FISICA: nel SIA, e in nessuno degli elaborati progettuali, vengono analizzati gli eventuali effetti dell’intervento sulla qualità chimico-fisica delle acque dei corpi idrici interessati. Se pure alla fine del paragrafo 5.8 si dichiari quanto segue “per l’analisi degli scarichi presenti nel tratto di interesse al fine di valutare la qualità delle acque nel tratto interferito si è ritenuto tuttavia di non fare affidamento unicamente alle previsioni del PRRA, ormai datato, ma di procedere alla richiesta dati alle amministrazioni competenti per cui si rimanda al rispettivo paragrafo del capitolo 7” andando poi ad analizzare il paragrafo indicato 7.2.8, si può osservare come lo studio si limiti a riportare una sintesi dei carichi derivanti da fonti di inquinamento puntuali (per lo più scarichi di depuratori civili ed industriali) senza analizzare la relazione fra la realizzazione dell’intervento e la capacità dei corpi idrici interessati di recepire tale carico inquinante. Questa mancanza appare del tutto ingiustificata vista l’entità della derivazione prevista e il fatto che la riduzione delle portate nel corpo recettore sia uno dei fattori che più influenzi lo stato di qualità chimico fisica (notoriamente, a parità di scarichi afferenti, corsi d’acqua con portate più ridotte sono meno idonei a recepire di tali scarichi). Va inoltre ricordato che per il tema specifico della qualità chimico-fisica i riferimenti normativi sono già ampiamente consolidati (a partire dal “vecchio” Dlgs 152/99) e recepiti nei vari strumenti di pianificazione (Piano di Tutela Acque regionale in primis) e non è quindi possibile ipotizzare una difficoltà nell’analisi legata all’innovatività del sistema di classificazione o alla mancanza di riferimenti normativi adeguati. Volendo avanzare una sommaria analisi della situazione, osservando i dati riportai nello stesso SIA (si vedano tabelle seguenti) e come dichiarato tratti da “Provincia di Belluno, Settore Ambiente e Territorio, Servizio ecologia”, emerge come gli scarichi dei depuratori afferenti ai corpi idrici interessati dalla derivazione siano tutt’altro che trascurabili (più di 50.000 A.E. complessivi) con il depuratore della cartiera di Santa Giustina che da solo contribuisce per 38.400 A.E., uno dei più grandi della Provincia). 1 In merito alle criticità relative al quadro informativo si veda la successiva osservazione 1d In termini di riduzione delle portate, dal quadro descritto nel progetto si ricava che: - il tratto interessato del T.Mis, allo scarico della centrale di Sospirolo, ha attualmente una portata media di circa 18,16 m3/s; la sua portata naturale ricostruita è di 5,04 m3/s; in condizioni di progetto la portata media prevista è di 0,87 m3/s; - il tratto interessato del T.Cordevole, ha attualmente una portata media di circa 20,14 m3/s nel periodo di minor DMV alla “traversa della stanga” e 22,32 m 3/s nel periodo di maggiore DMV; la sua portata naturale ricostruita a valle della confluenza con il T.Mis è di 30,67 m3/s; in condizioni di progetto la portata media prevista è rispettivamente di 2,85 m3/s nel periodo semestrale di DMV ridotto e 6,14 m3/s nel periodo di maggiore DMV; per il tratto interessato del Fiume Piave non vengono forniti dati di riferimento, ma da un’analisi sommaria delle portate registrate nella stazione di misura di Belluno, si può dedurre che oltre il 50% della sua portata media attuale derivi dagli apporti forniti dal T. Cordevole. - Unendo le informazioni sugli scarichi e sulle portate residue si può ipotizzare che il T.Mis, con soli 0,87 m3/s potrebbe subire un peggioramento della qualità chimico-fisica nonostante i pochi scarichi afferenti dagli abitati di Mis, Gron e dall’attività di allevamento ittico in località Piz (oltreché da una serie di scarichi non censiti ma facilmente osservabili). Ben più preoccupante invece la situazione del T. Cordevole: con meno di 3 m3/s, e un alveo ampio in alcuni tratti anche più di 100 metri e caratterizzato dalla presenza di un profondo ed esteso materasso alluvionale si può supporre che in alcuni momenti la portata non sia tale da garantire lo scorrimento di acque in superficie ma solo in sub-alveo; visti i carichi dei depuratori di Sedico ed altri centri abitati, la qualità delle acque potrebbe realisticamente subire un tracollo qualitativo costringendo a ingenti investimenti per adeguare il sistema depurativo. Altrettanto preoccupante la situazione per il F. Piave, che a fronte di maggiori portate in alveo rispetto al Cordevole è soggetto ad un apporto di inquinanti ben superiori e che già oggi, in particolari momenti, manifesta evidenti segni di eutrofizzazione. In sintesi, tutti e tre i corsi d’acqua interessati con buoni margini di certezza vedrebbero un sensibile peggioramento della qualità chimico-fisica delle acque; cio’ va contro gli obiettivi della pianificazione vigente in materia e costringerebbe inevitabilmente a rivedere al rialzo l’attuale quadro di investimenti per l’ottimizzazione dei sistemi depurativi (tarato sulla capacità specifica dei corsi d’acqua di ricevere carichi inquinanti compatibili). FAUNA ITTICA: Tra i vari elementi di valutazione, quello che come affermato anche nello studio di impatto ambientale (se pure con grande incoerenza, si veda OSSERVAZIONE 1d basandosi su un quadro informativo non pertinente, si veda OSSERVAZIONE 1e), sembra essere al momento lontano dal raggiungimento dello stato buono, per l’attuale gestione dei rilasci effettuata dalla centrale di Camolino (con forti oscillazioni quotidiane delle portate, hydropeaking) e che dovrà, per conseguire gli obiettivi imposti dal piano di gestione, essere oggetto di adeguate azioni di tutela e riqualificazione è relativo alla FAUNA ITTICA. Si fa osservare che i corpi idrici Cordevole e Piave interessati dall’intervento sono classificati nel Piano di Gestione come “idonei alla vita dei pesci” e quindi particolarmente meritevoli di tutela da questo punto di vista. Nello studio, con una valutazione speditiva, basata sul giudizio esperto a valle dell’analisi dei dati pregressi e di un sopralluogo definito come “visual census” effettuato durante un momento di mancata restituzione dalla centrale di Camolino, si afferma che il nuovo regime idrico imposto a Mis, Piave e Cordevole porterà ad un miglioramento (non meglio quantificato) delle condizioni della fauna ittica per il mancato stress dovuto ai rapidi sbalzi giornalieri delle portate legato all’attuale ciclo produttivo. Se lo stress derivante dalla pratica di rilasci così come attualmente adottati sia innegabile (e necessariamente oggetto di azioni specifiche da prevedere nei piani di azione per l’attuazione del Piano di Gestione), tale conclusione appare del tutto priva di ragioni oggettive in quanto: - l’analisi così come condotta “visual census” non ha validità scientifica: le portate e la conformazione degli habitat osservati durante il sopralluogo e le conseguenti deduzioni non sono rappresentativi dello stato dei corpi idrici in questione quando l’opera sarà a regime in quanto l’osservazione è stata effettuata, come descritto in relazione, solo poche ore dopo l’interruzione degli usuali rilasci delle acque della centrale di Camolino; si può facilmente dimostrate che un intervallo di tempo così ridotto non sia sufficiente a completare l’inevitabile processo di evaporazione, evapotraspirazione e infiltrazione delle acque nella zona di subalveo e conseguentemente che parte degli ambienti bagnati osservati fossero momentaneamente ancora presenti per gli effetti delle portate rilasciate nel periodo immediatamente precedentemente al sopralluogo; ben diversa sarebbe risultata l’osservazione dopo mesi interi di mancati rilasci e in periodi con elevati tassi di evaporazione ed evapotraspirazione. Sorprende, vista l’entità dell’opera e la potenzialità molto elevata degli impatti, la mancanza di ricorso a valutazioni più adeguate in termini di trasformazione degli habitat a seguito della variazione dei rilasci, ormai ampiamente utilizzate per questo tipo di valutazioni (si pensi, tra i tanti possibili esempi, a valutazioni di tipo modellistico su sezioni rappresentative come quelle descritte nel metodo IFIM); - - - nelle deduzioni derivanti da tale “visual census” (di base non fondate su elementi oggettivi per le motivazioni precedentemente esposte) si prende di fatto atto che lo stato della comunità ittica è attualmente scadente per lo stress dovuto all’hydropeaking (si veda su questo anche l’Osservazione 1i) e si assume che riducendo drasticamente le portate la comunità ittica possa trovare condizioni migliori perché alcuni ambienti laterali rimarrebbero attivi ed idonei al processo riproduttivo (questo nel Cordevole). In realtà, si ignora che la drastica riduzione dell’alveo bagnato, del battente idrico, della velocità di corrente e degli ambienti laterali2 non più alimentati dalla falda e dalla ricarica durante le fasi di rilascio, unitamente all’inevitabile trasformazione morfologica dell’alveo, condannerà il popolamento ittico ad una riduzione in termini non tanto e non solo di biodiversità ma quanto di densità, abbondanza e struttura di popolazione (tutti elementi considerati nell’indice di valutazione previsto dalla normativa, indice ISECI) e non garantirà affatto nel tempo la permanenza degli ambienti laterali come descritto nello studio. Va altresì detto, che più realisticamente il rilascio di portate così residue (si vedano i dati riferiti in precedenza) su alvei con le caratteristiche di Piave e Cordevole potrebbe non essere sufficiente non solo a garantire il permanere di un ambiente idoneo alla sopravvivenza della fauna ittica, ma (soprattutto per il Cordevole) metterebbe addirittura in discussione il permanere di deflussi superficiali (tutto il flusso potrebbe defluire in sub-alveo); inutile sottolinerae come tale situazione, anche se momentanea o parziale, unita al probabile degrado della qualità chimico-fisica porterebbe addirittura ad un azzeramento della comunità ittica e più in generale delle comunità di organismi acquatici; venendo ad aspetti più specifici, si osserva come non venga considerato l’eventuale impatto sulla popolazione di temoli (Thymallius thymallus, specie inserita nell’allegato V della Direttiva 92/43/CEE e nell’allegato III della Convenzione di Berna e considerata “in pericolo” nella Lista Rossa dei Pesci d’acqua dolce in Italia.) segnalata, come si evince dai dati allegati al Progetto, nel T. Mis dopo la restituzione e non più invece presente nel Cordevole. non viene inoltre considerato, ne in termini positivi ne negativi, l’impatto dell’opera sulla fauna ittica del Piave (corpo idrico codice 389_42), in un tratto di grande pregio naturalistico (SIC IT 3230088) e ospitante specie ittiche di grande importanza e tutelate dalla Direttiva Habitat quali Salmo trutta marmoratus, Barbus plebejus, Cottus gobio e Lethenterron zanandreai. MACROINVERTEBRATI BENTONICI Questa componente, che oggi nonostante le alterazioni delle portate risulta in stato complessivamente buono, è notoriamente sensibile alla qualità chimico-fisica delle acque; il presunto scadimento della qualità chimico-fisica conseguente alla derivazione (si veda il precedente paragrafo qualità chimico fisica) potrebbe realisticamente ripercuotersi su una perdita di qualità anche di questo elemento. Da notare inoltre che il nuovo indice (STAR_ICMi) di valutazione previsto dal DECRETO n. 260 dell’8 novembre 2010 a sostituzione dell’IBE, considera anche gli aspetti quantitativi in relazione alla disponibilità di habitat acquatici. La riduzione molto ingente dell’alveo bagnato, soprattutto su Cordevole e Piave, potrebbe realisticamente venire registrata e portare ad uno scadimento di qualità anche per questo elemento. 2 A pagina 73 dello stesso studio di Impatto Ambientale l’importanza di questi aspetti per la sopravvivenza della Mrmorata e del Temolo viene così descritta: “In questo tratto del sistema fluviale gli interventi antropici in primo luogo legati ai consistenti prelievi idrici, ma anche alle attività di pesca ed alle modificazione fisiche dell’alveo comportano una riduzione quantitativa della trota marmorata e del temolo che richiedono ambienti con profondità anche notevoli, discreta velocità di corrente ed aree di deflusso laterale per la crescita delle forme larvali e giovanili.” MACROFITE, DIATOMEE Nello studio non si fa cenno agli effetti su questi elementi di qualità; si può ipotizzare che la perdita di habitat acquatici e lo scadimento della qualità chimico- fisica possano tradursi in un deterioramento dello stato di questi elementi (in particolare delle diatomee che risultano sensibile al processo di eutrofizzazione delle acque, tipico di ambienti con elevati apporti di nutrienti e ridotte portate). ELEMENTI DI QUALITA’ IDROMORFOLOGICA Nello studio di impatto ambientale, né in altri documenti, si trova traccia di alcuna analisi in termini di impatti sulle condizioni idromorfologiche dei corpi idrici interessati. Cordevole e Piave, nei tratti interessati, presentano alvei a canali intrecciati o transizionali e una grande ricchezza in termini di forme fluviali attive (barre, isole). A differenza della maggior parte dei corsi d’acqua italiani, pur avendo subito negli ultimi decenni un forte restringimento, non presentano gravi segni di incisione e la piana inondabile risulta ancora in buona parte collegata anche con eventi di piena ordinari. Il continuo rinnovamento delle forme fluviali connesse alle dinamiche idrologiche permette la formazione di habitat di grande interesse e tutelati ai sensi della Direttiva habitat. La totale eliminazione delle portate intermedie (in condizioni di progetto si avrebbero di fatto solo le magre e le piene) presumibilmente favorirà il cosolidarsi di popolamenti vegetazionali stabili in pieno alveo; ciò potrebbe favorire processi momentanei o duraturi di restringimento dell’alveo attivo, la perdita delle originarie caratteristiche di pluricursalità e la riduzione della naturale evoluzione delle forme fluviali. Vista la significatività del progetto, questo tema andrebbe sicuramente considerato nel dettaglio con un idoneo studio geomorfologico. In CONCLUSIONE anche se nello studio il problema dell’impatto sui corpi idrici viene rapidamente superato in considerazione del fatto che il mancato rilascio non influisce sul DMV del T. Mis, già oggi di fatto rispettato, e in considerazione dell’annullamento dell’hydropeaking, il quadro risulta ben più articolato. Qualora nello studio di impatto ambientale venissero compitamente indagati gli effetti dell’opera sul raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici previsti dall’approvato Piano di Gestione, emergerebbe con ogni probabilità che essa ne impedirebbe il raggiungimento soprattutto per le interazioni negative sulla FAUNA ITTICA, QUALITA’ CHIMICO-FISICA, MACROINVERTEBRATI e sugli elementi IDROMORFOLOGICI. Il fatto che alcuni di questi elementi già oggi versino parzialmente in cattivo stato a causa delle attuali modalità di rilascio non riduce l’entità della problematica in quanto il Piano di Gestione, avendo dichiarato i corpi idrici interessati (ad esclusione del T. Mis) naturali ed avendo fissato l’obiettivo BUONO, ha di fatto dichiarato di volerli migliorare entro il 2015. L’opera, se approvata, porrebbe un ulteriore vincolo alle necessarie azioni di riequilibrio delle portate verso condizioni di maggiore naturalità. In quest’ottica sarebbe stato logico attendersi, quantomeno tra le alternative da valutare, anche una che prevedesse l’incremento dell’attuale DMV. OSSERVAZIONE 1c – Mancanza di analisi degli impatti sul corpo idrico codice 389_42 del Fiume Piave Come già accennato nell’osservazione 1 in merito alla fauna ittica, ma in relazione anche a tutti gli altri elementi di valutazione ambientale, appare del tutto ingiustificata l’assenza nello studio ambientale di ogni considerazioni in merito agli impatti sullo stato di qualità del corpo idrico di cui all’oggetto, che tra l’altro presenta caratteristiche di estrema importanza e pregio naturalistico (e per questo è tutelato come SIC IT 3230088 e ZPS IT 3230032). Ricordiamo che l’intervento ridurrebbe all’incirca del 50% le attuali portate medie del Piave (già molto ridotte per il complesso sistema di derivazioni poste a monte) e che il tratto interessato è di circa 6 km. Osservazioni puntuali allo Studio Biologico OSSERVAZIONE 1d Lo studio biologico si basa su dati vecchi (2006) di una stazione posta lungo il T. Mis, ma a monte dello scarico della centrale, di una posizionata lungo il Cordevole, ma a monte della zona di interesse e con condizioni geomorfologiche molto diverse rispetto a quelle del tratto interessato, e di una lungo il Piave, ma in una situazione degradata (a pagina 78 dello studio biologico si afferma che: “… l’alveo del fiume Piave a Longhere ha caratteristiche geomorfologiche non del tutto adatte alla stabulazione della fauna ittica, infatti l’ampio alveo bagnato si presenta monotono ed estremamente banalizzato dal punto di vista della diversificazione degli habitat presenti) e anch’essa al di fuori del tratto sotteso dalla derivazione ai fini delle preferenze ambientali per la comunità ittica. Di fatto il quadro informativo, su cui si costruisce l’analisi ambientale, non è pertinente con i tratti interessati dall’intervento. OSSERVAZIONE 1e A pagina 55 dello studio biologico, con riferimento alla situazione della trota marmorata e ibridi lungo il torrente Mis, si afferma che: “La popolazione risulta strutturata, con presenza di individui giovani e adulti”. Sempre nello studio biologico, con riferimento alla trota marmorata nel Mis, si mette in evidenza che la specie costituisce la presenza più importante in termini quantitativi ma che il trend è negativo. A pagina 73 dello studio biologico, con riferimento alla situazione della trota marmorata e ibridi, si afferma che: “La popolazione risulta strutturata, con presenza di individui giovani e adulti” Questi dati sono di fondamentale importanza ai fini della valutazione dello stato dei corpi idrici ai sensi della Direttiva 2000/60CE e della stessa “valutazione di incidenza” in quanto la trota marmorata è specie di interesse comunitario. La situazione andrebbe quindi approfondita e aggiornata, considerato che i dati si riferiscono al 2006; andrebbe inoltre chiarito se il popolamento di marmorata è in buone condizioni come affermato nelle pagine citate ( e sì allora l’intervento andrebbe probabilmente escluso per non alterare la situazione attuale) o se è in pessime condizioni a causa delle oscillazioni giornaliere di portata come sostenuto in tutte le argomentazioni a favore della realizzazione dell’opera. Allo stesso modo andrebbe posta chiarezza sulle reali condizioni di altre specie di interesse comunitario la dove si afferma che: - a pagina 76 dello studio biologico, con riferimento al barbo comune, si afferma che: “La popolazione risulta non strutturata ed esigua, con prevalenza di individui giovani” - a pagina 76 dello studio biologico, con riferimento allo scazzone comune, si afferma che: “La popolazione risulta sempre strutturata ed esigua, con prevalenza di giovani e adulti” Osservazioni puntuali allo Studio Idrologico OSSERVAZIONE 1f Nello studio idrologico, nella conclusioni di pagina 48, si afferma che: “… le portate medie giornaliere che arrivano alla confluenza nel Piave sono tali da assicurare condizioni compatibili con la vita acquatica, anche in mancanza delle portate scaricate da Sospirolo e convogliate dal Mis”. L’asserzione appare impropria in uno studio idrologico, che non si occupa di aspetti biologico naturalistici e in ogni caso per nulla argomentata e del tutto superficiale, denotando l’assenza di una benché minima cognizione di carattere naturalistico. Osservazioni puntuali allo Studio di Impatto Ambientale OSSERVAZIONE 1g Nel quadro programmatico, capitolo 5, non viene citata e neppure analizzata la Carta ittica provinciale 2011 - 2015 approvata il 5 agosto 2011 dalla Provincia di Belluno, nella quale il tratto terminale del Cordevole e il Piave vengono considerati corsi d’acqua di prioritaria importanza per la trota marmorata. Mancano inoltre riferimenti al piano faunistico venatorio provinciale OSSERVAZIONE 1h Nel capitolo 6.1. “Analisi delle alternative” a pagina 36 si cita l’ipotesi di un progetto che prevedesse una portata derivata minore, affermando che il confronto fra le alternative proposte sarebbe stato fatto anche con riferimento all’impatto ambientale (“Il confronto tra le alternative proposte, oltre che in termini di impatto ambientale, è stato effettuato …”), cosa di cui peraltro non si trova traccia. Manca inoltre la valutazione di alternative che prevedano il rilascio di un Deflusso Minimo vitale superiore a quello attuale. Questo non è compre OSSERVAZIONE 1i A pagina 74 si dice: “ Conseguentemente le componenti biologiche sono sottoposte ad uno stress ripetuto che non viene documentato se non in parte nelle relazioni bibliografiche”. Si osserva che, la mancanza di questo stress, di cui si afferma non vi sia bibliografia, sta poi alla base dell’affermazione secondo la quale la situazione migliorerebbe a intervento realizzato. Si osserva inoltre, sempre in relazione alla scarsa documentazione su quello che viene considerato l’aspetto chiave a giustificazione dell’intervento (l’annullamento delle oscillazioni di portata giornaliera) che non viene riportato alcun grafico o informazione che le descriva compiutamente, rendendo impossibile a chi analizza il documento ogni quantificazione dell’effettivo impatto esistente nella situazione attuale. OSSERVAZIONE 1l A pagina 75 si afferma che: “nel T. Cordevole e nel F. Piave a queste 2 specie sia aggiungono alcuni ciprinidi reofili …[..]..Per tutte queste forme è prioritaria la presenza dei rami secondari e/o rami morti per lo sviluppo larvale e giovanile.” Ci si chiede se appunto questi rami morti saranno maggiori o minori lungo il Piave a intervento realizzato. 2. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON I CONTENUTI DELLA DIRETTIVA HABITAT 92/43/CEE Le osservazioni di seguito riportate sono riferite principalmente all’analisi dei contenuti dell’allegato progettuale specifico per la discussione di questi aspetti e cioè la VINCA. Osservazioni di carattere generale OSSERVAZIONE 2a – Impatto su habitat con specie igrofile e su specie acquatiche La mancata restituzione delle acque dalla centrale di Camolino, come già spiegato, ridurrà in modo molto significativo le portate defluenti sul tratto di T. Cordevole e Piave sottesi alla derivazione. Una ridotta porzione del torrente Cordevole (zona di confluenza) e l’intero tratto di Piave interessati rientrano nel SIC IT 3230088 “Fiume Piave dai Maserot alle Grave di Pederobba” mentre solo una porzione di Piave rientra nell’area ZPS IT 3230032 “Lago di Busche – Vincheto di Cellarda – Fontane”. Un numero significativo di habitat tipicamente legati alle dinamiche fluviali ed alle zone ripariali sono inclusi nei SIC e ZPS menzionati. Tra questi si segnalano i seguenti: 91F0 “Foreste miste riparie di grandi fiumi a Quercus robur, Ulmus laevis e Ulmus minor, Fraxinus excelsior o Fraxinus angustifolia (Ulmenion minoris)”, 91E0 “Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)”, 3240 “Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix elaeagnos”, 3230 “Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Myricaria germanica”, 3260 “Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho- Batrachion””. Per quanto concerne le specie animali tipicamente legate gli ambienti acquatici, limitandosi all’ittiofauna, si registra la presenza di Salmo trutta marmoratus, Barbus plebejus, Cottus gobio e Lethenterron zanandreaii. I potenziali impatti su habitat e specie tipici degli ambienti fluviali, al pari di altri habitat non strettamente legati alla presenza dei corsi d’acqua, vengono valutati nella VINCA. Nel documento (si veda il paragrafo 2.3.7.3), per quanto concerne le specie ittiche oggetto di tutela, il giudizio in merito agli impatti ancora una volta, si limita a sostenere che l’opera porterà ad un miglioramento per l’effetto di annullamento della pressione esercitata dall’hydropeaking. In risposta a tale argomentazione è opportuno ribadire nuovamente che l’impatto da hydropeaking è solo una delle possibili pressioni sullo stato delle comunità ittiche; inoltre le oscillazioni quotidiane di portata, nel caso specifico del Piave, sono molto meno stressanti (rispetto a Mis e Cordevole) sulle comunità visto il contributo solo parziale delle onde di piena rispetto alla portata già presente in alveo. Altrettanto importante sarebbe stata una valutazione oggettiva in merito alla pressione sulla comunità ittica legata alla presenza di portate estremamente ridotte per periodi molto prolungati (conseguenti all’intervento): questa condizioni idrologica porta ad una riduzione dei battenti idrici, della velocità di corrente, della disponibilità di ambienti laterali (anche a seguito di possibili gravi impatti sull’interessante sistema di risorgive presente, di cui non si riporta alcuna analisi sul sistema di alimentazione), influenza la disponibilità di ossigeno e la temperatura delle acque e può provocare sulle comunità ittiche impatti anche superiori rispetto allo stress da hydropeaking. Solo un’analisi sull’effettiva trasformazione dell’habitat ittico in funzione della nuova gestione dei rilasci può giustificare un eventuale miglioramento dello status di queste specie affrettatamente ipotizzato; è più probabile invece che in presenza di elementi di analisi oggettivi, la forte riduzione di portata e la perdita definitiva di ambienti acquatici laterali possano portare un significativo impatto sulle citate specie ittiche oggetto di tutela ai sensi della Direttiva Habitat. Per quanto concerne gli habitat ripariali sopra citati, essendo prevalentemente caratterizzati dalla presenza di specie igrofile, è evidente che la loro presenza è collegata alla presenza di acque, anche di falda, nell’ampio ed articolato alveo fluviale e nelle zone laterali e di piana inondabile. Non si capisce come la drastica riduzione delle portate prevista con la realizzazione del progetto in questione non possa non innescare un significativo degrado di questi habitat; basti pensare agli effetti di abbassamento della falda, alla mancata ricarica delle zone di alveo più periferiche, alla mancanza di apporti di nutrienti durante le frequenti fasi di allagamento (che diverrebbero molto sporadiche), alla possibile compromissione degli ambienti di risorgiva oggi presenti, per capire che si avrebbe, come osservato in molti tratti fluviali derivati, una pesante trasformazione di questi habitat con l’ingresso di specie tipiche di ambienti non fluviali. Si ritiene pertanto che la nuova gestione dei rilasci porterebbe a conseguenze estremamente negative sia sugli habitat che sulle specie delle aree SIC e ZPS interessate che sono state istituite prevalentemente in ragione della tutela di ambienti legati alla presenza di acqua. Osservazioni puntuali alla VINCA OSSERVAZIONE 2b Dal paragrafo 2.2 “Fase 2. Descrizione del piano o progetto” non si evince minimamente quale sarà il nuovo assetto idrologico all’interno della aree SIC, mentre l’attenzione viene immediatamente spostata sulle aree esterne alla rete Natura 2000. OSSERVAZIONE 2c Al paragrafo 2.2.3 “Distanza dei siti della rete Natura 2000 e dagli elementi chiave di questi” si afferma che (pag. 10) “I siti della rete Natura 2000 IT 3230083 e IT 3230087 non sono direttamente interessati dalla realizzazione dell’opera in esame …”. Non si fa invece alcun cenno, come sembrerebbe opportuno, che gli stessi sono interessati indirettamente. Questo è infatti il nocciolo del problema: la riduzione di portata. L’impressione è che, fin da subito, si voglia spostare l’attenzione dal problema centrale della valutazione ad aspetti marginali; a riprova di ciò il fatto che la descrizione delle variazioni delle portate del Cordevole e soprattutto del Piave a seguito dell’intervento, fulcro della questione relativa agli impatti ambientali, sia molto frammentaria (non c’è ad esempio un confronto fra l’andamento attuale delle portate e quello a opera realizzata). OSSERVAZIONE 2d Nella tabella di pagina 15 si imputa alle aree esterne alla rete Natura 2000 l’utilizzo di risorse relativamente al “Trattenimento delle risorse idriche, attualmente rilasciate dallo scarico di Camolino …”. Si tratta di un sofismo perché, se è vero che la captazione e avviene al di fuori delle aree SIC, la derivazione costituisce certamente un utilizzo di risorse interne alle aree stesse, e in particolare della risorsa più importante: l’acqua, che per l’ambiente fluviale costituisce l’elemento caratterizzante e imprescindibile OSSERVAZIONE 2e A pagina 17 si afferma che: “Il progetto in esame, non prevedendo un’ulteriore derivazione ma solamente l’utilizzo della portata già regimentata …”. Si tratta di un altro virtuosismo lessicale, accentuato dall’avverbio “solamente”, con il quale il potenziale impatto conseguente alla notevole riduzione di portata viene immediatamente ridicolizzato e minimizzato. OSSERVAZIONE 2f Non viene citata e neppure analizzata la Carta ittica provinciale 2011 - 2015 approvata il 5 agosto 2011 dalla Provincia di Belluno, nella quale il tratto terminale del Cordevole e il Piave vengono considerati corsi d’acqua di prioritaria importanza per la trota marmorata. OSSERVAZIONE 2g Nella pagina 17, fra altre asserzioni discutibili, si afferma che: “ … si intuisce che l’attuale condizione idrologica penalizza fortemente le strutture biologiche …” anticipando una conclusione che non appare ancora per nulla motivata e ancor meno discussa. L’asserzione appare del tutto in contrasto con quanto affermato poco prima (pag. 17) dove si diceva che: “L’insieme di questi impianti idroelettrici ha creato un sistema di deflussi, condotte e serbatoi che, seppur artificiale, ha consentito l’instaurarsi di nuovi equilibri naturalistici dando anche vita ad ambiti ambientali e paesaggistici oggi tutelati e di rilevante interesse dal punto di vista turistico” OSSERVAZIONE 2e Nel paragrafo 2.2.8 Alterazioni dirette ed indirette sulle componenti ambientali aria, acqua, suolo” (pag. 22) non si fa inverosimilmente il minimo riferimento all’alterazione quantitativa della portata idrica. OSSERVAZIONE 2f Nel medesimo paragrafo si afferma che: “Gli scavi per la realizzazione della centrale e del canale di scarico per dimensione e ubicazione non interferiranno con lo scorrimenti ipogeo delle acque che, provenienti dai versanti soprastanti, sgorgano in alcune sorgenti poste all’interno del bosco ripario, caratterizzandone alcune porzioni in cui la vegetazione risulta con tendenze più spiccatamente igrofile, denunciate dalla presenza di Alnus glutinosa”. Questa tesi apodittica non è sostenuta da alcuna considerazione, o almeno le ragioni non sembrano espresse in modo esplicito nella relazione. Considerata l’importanza che gli ambienti di risorgiva laterali al Piave hanno per il sostentamento per habitat e specie di interesse comunitario, la cosa appare francamente inaccettabile. OSSERVAZIONE 2g Nel paragrafo 2.2.9 “Identificazione di tutti i piani, progetti ed interventi che possono interagire congiuntamente” si analizzano attività nel complesso marginali legate alle infrastrutture viarie e non si fa alcun cenno al principale fattore di azioni sinergiche con l’intervento in esame che è costituito dal sistema di sfruttamento idroelettrico a cui sono soggetti il Piave e il Cordevole. Il fatto di non menzionare qui questo fondamentale elemento di interazione congiunta sposta impropriamente l’obiettivo di molte delle considerazioni effettuate nelle parti successive della relazione. OSSERVAZIONE 2h La definizione dei limiti di indagine (pag. 24, paragrafo 2.3.1) appare con ogni evidenza troppo ridotta, in particolare con riferimento al Cordevole e al Piave, in considerazione del fatto che eventuali impatti, per esempio sulla comunità ittica, si ripercuoterebbero a livello di popolazione anche nei tratti rispettivamente a monte della confluenza del Mis nel Cordevole e del Cordevole nel Piave. OSSERVAZIONE 2i Nel paragrafo 2.3.2.3 Habitat di interesse comunitario (pag. 28), con riferimento all’habitat 3220 si afferma che: “Tale habitat è relativamente poco rappresentato nell’area dove è prevista la realizzazione del progetto …”. Ancora una volta si va a spostare l’attenzione da quello che potrebbe essere l’impatto più rilevante ai fini di Natura 2000, cioè l’effetto indotto dalla riduzione delle portate, alle questioni legate alle attività di cantiere, che si svolgono al di fuori delle aree SIC. Si elude cioè totalmente il problema legato al fatto che la variazione delle portate possa comportare modifiche nell’assetto vegetazionale del tratto sotteso, che appare invece come uno dei temi più rilevanti da esaminare. OSSERVAZIONE 2l Parlando sempre dell’habitat 3220 si afferma, inoltre, che: “ … considerando la mutevolezza delle condizioni dello stesso (habitat), non è da escludere una sua presenza più marcata al momento della costruzione delle opere”. Se non si conoscono localizzazione e superficie dell’habitat non è pensabile concludere una valutazione in modo credibile, anche considerando il “principio di precauzione”, più volte menzionato in atti normativi della Comunità Europea. OSSERVAZIONE 2m Nella pagina successiva si effettua la medesima considerazione per l’habitat 3240, considerazione che merita gli stessi commenti già effettuai sopra. OSSERVAZIONE 2n Sempre a pagina 29, parlando dell’habitat 3260, si afferma che: “Allo stato attuale un tratto di questo habitat potrebbe essere interessato dalle opere, tuttavia anche in questo caso, come per quelli sopra riportati, è impossibile definirne la presenza al momento della realizzazione delle stesse”. Ancora, se non si è in presenza di dati relativi all’habitat appare impossibile effettuare una valutazione dell’impatto sullo stesso. OSSERVAZIONE 2o A pagina 34 Tringa glareola (Piro piro boschereccio) viene inserita fra le specie assenti o presenti in forma sporadica, fortemente irregolare e non prevedibile, mentre invece è un migratore regolare, come indicato in: Zenatello M., Tormen G., De Faveri A. 1998Check-list degli Uccelli della provincia di Belluno Atti Convegno Aspetti naturalistici della provincia di Belluno: 332. OSSERVAZIONE 2p A pagina 35, con riferimento alla Garzetta (Egretta garzetta), non si cita il fatto che questo uccello si riproduce nella garzaia posta alla confluenza del Cordevole nel Piave OSSERVAZIONE 2q A pagina 36, con riferimento alla specie non di interesse comunitario Airone cenerino, si afferma che “Nell’ambito di indagine non si rilevano garzaie di tale specie, tuttavia si ritiene il sito sia frequentato abitualmente per scopi alimentari”. Al proposito di fa presente che, all’interno dell’area di indagine è presente un garzaia, esattamente alla confluenza del Cordevole nel Piave, che consta di alcune decine di nidi. OSSERVAZIONE 2r Nel paragrafo 2.3.2.4 Specie di interesse comunitario indicate per i siti non viene menzionata la Rana dalmatina, specie di allegato IV della direttiva habitat, che invece è presente. OSSERVAZIONE 2s Al paragrafo 2.3.3 Identificazione degli aspetti vulnerabili, parlando degli habitat, si discute del solo 91E0, tralasciando tutti gli altri habitat di interesse comunitario, derubricando quindi in modo assolutamente improprio la complessa tematica degli effetti che si potrebbero generare nelle fitocenosi che si sviluppano nell’alveo sotteso dalla derivazione in seguito alla variazione e riduzione delle portate. OSSERVAZIONE 2t Nel paragrafo 2.3.3.3 (pag. 42) “Aspetti vulnerabili: specie”, viene riportato un elenco da cui mancano, senza esplicita motivazione, molte specie di interesse comunitario già citate come presenti nel sito nel paragrafo 2.3.2.4. OSSERVAZIONE 2u Nel paragrafo 2.3.4 (pag. 43) “Identificazione degli effetti dell’intervento su habitat, habitat di specie e specie”, al di là di un mero elenco di specie non si dice inverosimilmente nulla di analitico rispetto agli effetti dell’intervento. OSSERVAZIONE 2v Nel paragrafo 2.3.5 (pag. 45) “Identificazione degli effetti sinergici e cumulativi” non si prende neppure in esame l’effetto sinergico derivante dalle altre derivazioni idroelettriche a cui è sottoposto il sistema Cordevole – Piave. OSSERVAZIONE 2z Sempre nel paragrafo 2.3.5 (pag. 47) si esamina l’effetto derivante dalla realizzazione delle cosiddette “curve di Busche”, intervento già attuato. La valutazione è quindi impropria in questo punto e dovrebbe effettuare le considerazioni alla luce del nuovo assetto. OSSERVAZIONE 2aa Nel paragrafo 2.3.7 “Previsione e dimensionamento della significatività degli effetti”, a pagina 51 si afferma che: “… è possibile affermare che la nuova condizione possa essere migliorativa rispetto allo stato di fatto, per l’eliminazione delle ondate di piena quotidiane”. La breve motivazione che segue non appare, almeno a livello di valutazione di incidenza, suffragata da alcun tipo di considerazione. OSSERVAZIONE 2ab Poco dopo, sempre a pagina 51, si cita anche il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) specie peraltro neppure di interesse comunitario, affermando che il suo habitat risulterebbe migliorato con particolare riferimento ai siti di nidificazione, affermazione che francamente non si capisce che senso possa avere stante che queste specie pone il suo nido sotto i ponti, sulle rocce, nelle briglie, sempre e comunque al di fuori delle zone normalmente interessate dai deflussi idrici. OSSERVAZIONE 2ac Nell’insieme del paragrafo 2.3.7.3 non viene minimamente affrontata la questione, assolutamente centrale, relativa alle modifiche indotte a livello ecosistemico, nel tratto sotteso, a causa della ingente riduzione delle portate. Il tema appare del tutto sorvolato, come se in questi alvei non esistessero dinamiche di sviluppo delle fitocenosi, nicchie ecologiche, habitat faunistici legati strettamente al deflusso delle acque. Si pensi alle aree laterali al filone principale, siti riproduttivi di anfibi e luoghi dove si possono formare habitat igrofili di interesse comunitario, al ruolo dell’acqua nel modellare i rapporti fra i diversi habitat di interesse comunitario (3220, 3240), oltre ovviamente a non prendere in esame tutti quegli elementi di cui prima, in modo improprio, si era esclusa la vulnerabilità. OSSERVAZIONE 2ad Sempre al paragrafo 2.3.7.3 (pag. 52) si sottolinea che: “Per Austropotamobius pallipes, qualora presente …”, ammettendo quindi in modo esplicito una deficit di conoscenze su di un’importantissima, rara e molto vulnerabile specie, qual’è il Gambero di fiume, cosa che appare inaccettabile e che soprattutto non permette la benché minima valutazione sugli effetti dell’intervento a carico di una specie di cui praticamente si dichiara di non sapere nulla in termini di distribuzione e consistenza della eventuale popolazione. Tale osservazione non risulta solo un problema di forma se si considera che la presenza della specie nell’area è invece certa (cfr foto) Foto di gambero di fiume scattata alla Risorgive di Formegan (foto G. De Nadai) OSSERVAZIONE 2ae Tali e tanti sono gli elementi di indeterminatezza e le cose solo superficialmente sfiorate che appare incredibile che si possa affermare che la riduzione delle portate sia da considerare “non significativa” (pag. 52), limitando quindi allo screening la valutazione di un progetto che certamente meriterebbe, quanto meno, una valutazione appropriata. OSSERVAZIONE 2af Nel paragrafo 2.3.7.5 non si capisce perché siano valutati solo alcuni elementi fra quelli ritenuti prima vulnerabili, non parlando, per esempio, dell’habitat prioritario 91E0. OSSERVAZIONE 2ag Alla fine del paragrafo (pagina 53), in modo sibillino, si afferma che: “Non saranno ridotte le portate nell’ambito del corso d’acqua (non sarà realizzata alcuna opera di captazione idrica), bensì saranno regolarizzate attraverso l’eliminazione delle ondate di piena quotidiane non favorevoli allo sviluppo degli habitat in esame” (3220, 3230, 3240). Affermare che l’intervento consiste in una “regolarizzazione” delle portate e non in una “riduzione” appare francamente come un’asserzione inaccettabile e offensiva per il SIC e per gli habitat e le specie di interesse comunitario che lo popolano. Considerazioni finali La valutazione di incidenza, risulta estremamente carente sia in termini analitici, sia in termine di comprensione delle relazioni fra le pressioni e gli elementi ambientali tutelati. In tutta la valutazione, o quasi, l’attenzione è spostata su ciò che viene realizzato fuori delle aree della rete Natura 2000 e non sugli effetti indotti nei corsi d’acqua sottesi alla derivazione Tutte le asserzioni sulla non significatività dell’impatto su habitat e specie di interesse comunitario sono poco o per nulla motivate, al di là della loro con condivisibilità o meno. Manca in modo particolare un sia pur minimo approfondimento su ciò che potrà accadere nelle dinamiche dell’ecosistema, e in particolare nelle variazioni dell’assetto, struttura e distribuzione degli habitat di interesse comunitario all’interno delle aree SIC in seguito alla realizzazione del progetto Lo stesso discorso vale per le specie di interesse comunitario Per la comunità ittica non si vede come si possa giungere a conclusioni come quelle effettuate senza esporre il benché minimo dato quantitativo e senza addurre motivazioni approfondite. Appare impossibile effettuare una valutazione completa di un documento che, in virtù considerazioni del tutto opinabili, mano a mano che si svolge perde per strada elementi, nella fattispecie habitat, che dovrebbero essere oggetto invece di considerazioni approfondite. L’asserzione di non significatività non appare per nulla motivata e, in ragione di ciò e del più volte menzionato “principio di precauzione” si ritiene che si debba quanto meno procedere con la valutazione appropriata. In questa sede di valutazione appropriata andrebbero valutate le alternative, fra cui ovviamente, oltre all’opzione zero, le ipotesi di rilascio di un DMV superiore a quello previsto 3. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON LA TUTELA DELLA RICARICA DEGLI ACQUIFERI OSSERVAZIONE 3a Nello studio di impatto ambientale, e nella relazione geologica, non viene considerato il potenziale impatto degli interventi sulla “mancata ricarica” degli acquiferi nelle zone adiacenti ai corsi d’acqua. La quasi perenne riduzione delle portate in alveo comporterebbe il mancato quotidiano allagamento di ampie zone alluvionali degli alvei di Piave e Cordevole, che, vista l’elevata permeabilità, sono vere zone di ricarica degli acquiferi. Tale effetto, se quantificato, può risultare tutt’altro che trascurabile come testimoniato da studi effettuati in altri contesti ed è quindi assolutamente meritevole di attenzione pena il possibile depauperamento delle risorse idriche nelle zone interessate e il degrado degli ambienti ripariali ed iporreici dipendenti dalle acque di falda. 4. CONFORMITÀ DEL PROGETTO CON GLI ASPETTI GEOLOGICI Osservazioni di carattere generale L’uniformità e la conseguente impermeabilità che si attribuisce alla successione terziaria affiorante lungo il tratto pedemontano interessato dal progetto non è per nulla scontata. La complessità infatti è dettata sia da motivi deposizionali (facies calcarenitiche realisticamente fratturate presenti anche con notevoli spessori sia nel Flysch che nella Molassa) che da motivi tettonici (presenza della linea di Belluno sovrascorrimento sudvergenteneoalpino e del coniugato sistema di trascorrenze, dirette N-S, NO-SE, che secano trasversalmente il tracciato della condotta prevista in progetto). Approfondimenti relativi alle problematiche introdotte dalla presenza di ammassi rocciosi fratturati e relative implicazioni di carattere idrogeologico sono quantomeno basilari. Vista la necessità di non compromettere nemmeno le sorgenti di carattere superficiale oltre che quelle collegate ai grossi acquiferi, si necessita di uno studio di maggior dettaglio che preveda la valutazione il più precisa possibile delle geometrie e dei comportamenti delle falde. A questo scopo è necessario: - un rilevamento geologico e geomorfologico di dettaglio (scala 1:5000). Vista la locazione dell’impianto in progetto l’approccio dovrebbe includere un rilevamento della geologia del quaternario secondo i più moderni crismi, entrando nella dimensione della caratterizzazione dei corpi sedimentari di superficie. - una campagna di sondaggi geognostici finalizzati all’ottenimento di log, campagna di prove di pompaggio e messa in posto di piezometri. Questi devono essere distribuiti su griglie a maglie il più strette possibile (ne va della precisione del modello) e distribuite strategicamente. - il coordinamento di una campagna pluriannuale di raccolta di dati per la valutazione delle dinamiche di falda distribuite sulla stagionalità idrogeologica. - Integrazione delle osservazioni: elaborazione di un modello tridimensionale e quantistico degli andamenti e dei comportamenti. -predisposizione di un sistema di monitoraggio. Osservazioni puntuali agli elaborati tecnici OSSERVAZIONE 4a Elaborato: Relazione geologica e geotecnica (36ID_ZI08_3.1_REV3) Pag 12 di 48 “Un controllo delle manifestazioni idriche superficiali è stato effettuato negli anni 1988-1989, con un censimento di tutte le sorgenti presenti nell'area circostante l’impianto tra Sospirolo e Cesiomaggiore: sono state così catalogate 123 emergenze idriche delle quali 33 captate per usi civili.” Queste 123 sorgenti individuate e le loro caratteristiche non sono riportate nell'elaborato. Infatti allegata alla relazione non vi è una carta idrogeologica con la loro ubicazione e nel testo non vi sono neanche riportate informazioni su queste sorgenti che possano permettere di valutare l'opera partendo da dei dati oggettivi. Negli elaborati del SIA (Studio Impatto Ambientale) vi è presente una “Tavola Idrogeologica” (file 36ID_ZI08_SIA_1.8.4REV1), che però riporta la localizzazione di solo una trentina di sorgenti. La progettazione ha realmente raccolto dati nuovi e omogeni dati su questo argomento od ha solo preso dati di bibliografia? Infatti poi nella Relazione del SIA (file 36ID_ZI08_SIA_1.1_REV3) vi sono riportati dati di alcune sorgenti che però derivano tutti da precedenti studi effettuati in periodi diversi (vedi Atlante delle Sorgenti del Veneto, ARPAV). Le informazioni così riportate a parer nostro sono insufficenti per fare una valutazione della situazione idrogeologica dell'area considerato che la maggior opera in costruzioen sarà la galleria che come tale ha soprattutto un interazione con le acque sotterranee. OSSERVAZIONE 4b Tavola Idrogeologica (file 36ID_ZI08_SIA_1.8.4REV1) La tavola, indicata essere “idrogeologica”, riporta l'idrografia superficiale, la lsuddivisione in bacini idrografici, la posizione di alcune sorgenti e niente altro. La tavola non può essere considerata una “Tavola Idrogeologica”. Infatti, l'idrogeologia studia e rappresenta mediante elaborati cartografici, l'interazione tra l'acqua e la roccia. In una carta idrogeologica devono quindi essere rappresentate le litologie presenti nell'area suddivise in base alla loro permebilità ( acquiferi, acqutard, acquiclude), devono essere evidenziati i certi e i possibili elementi di drenaggio sotteraneo (cavità carsiche, fratture e loro connettività), devono essere riportati gli elementi di drenaggio superficiale (fiumi, torrenti, laghi, sorgneti) e la loro interazione con gli acquiferi sotterranei. OSSERVAZIONE 4c Elaborato: Studio di Impatto Ambientale, Relazione, pag 63, (36ID_ZI08_SIA_1.1_REV3) “L’effetto sarà che non verranno più scaricate nel Mis le portate turbinate dalla centrale Sospirolo, le quali , attualmente, sono rilasciate con tempi e modi dettati dalle logiche di produzione e di rispetto delle utilizzazioni irrigue, dunque completamente artificiali. Tali portate, quindi, che provengono per la maggior parte dal Cordevole, non rispecchiano il regime naturale del Mis. A progetto realizzato nel Mis fluirà invece con continuità una portata maggiore o uguale al Minimo Deflusso Vitale previsto dalla normativa vigente e calcolato in base a parametri specifici per il bacino interessato. Il DMV sarà comunque arricchito dai contributi degli affluenti non regimentati in sponda destra e sinistra dei corsi d’acqua sottesi dal progetto, ovviamente conseguenti alle precipitazioni che insistono sull’area. Quindi solo in un limitato periodo dell’anno, corrispondente ai periodi di siccità, il DMV sarà la portata fluente nei torrenti.” Il Mis, a valle del rilascio dell'attuale centrale di Mis, non presenta affluenti prima di immettersi nel Cordevole, come si vede anche dalla Tavola Idrologica (36ID_ZI08_SIA_1.8.5_REV2). quindi il DMV supposto non è da riferirsi al DMV per il bacino del Mis, bensì del Cordevole in quanto il rilascio è effettuato a brevissima distanza dalla confluenza Mis-Cordevole. Ma poi qual'è la portata di questi torrentelli? Vi sono studi sul loro regime? Che certezza c'è che gli affluenti citati non vengano intaccati nella loro portata, (e quindi nel loro contributo) dal lavoro di scavo della galleria? Se venissero alterati, il DMV assicurato sarebbe solo quello rilasciato alla diga di S. Giuliana e cioè calcolato per il bacino del T. Mis e non per quello del Cordevole. OSSERVAZIONE 4d Tavola idorgeologica (file 36ID_ZI08_SIA_1.8.4REV1), Nella Tavola viene indicata la “Sorgente Cartiere de Medici” La sorgente “Cartiere de Medici” in realtà non è una sorgente ma sono dei pozzi. Sono pozzi ad uso industriale, e quindi il monitoraggio su di loro e nella falda da cui emungono è molto delicato e dovrà essere programmato molto accuratamente per l'influsso che essi danno alla falda e quindi alla maggior incertezza nell'elaborazione dei dati. OSSERVAZIONE 4e Elaborato: Relazione geologica e geotecnica (36ID_ZI08_3.1_REV3) Pag 12 di 48 “La galleria di derivazione si sviluppa dentro le formazioni sopraccitate che costituiscono il nucleo della sinclinale, caratterizzate da una permeabilità bassa che, per effetto dello sbarramento frapposto dalla Linea di Belluno, ricevono un’alimentazione idrica trascurabile dal complesso roccioso carbonatico dell’Anticlinale Feltrino. In definitiva la galleria interessa una serie di ammassi rocciosi nei quale è poco significativa la presenza di falde acquifere, quindi può considerarsi trascurabile la possibilità di interferenze con l’eventuale modesta circolazione idrica profonda. Sulla base delle informazioni disponibili si ritiene pertanto trascurabile l’effetto della galleria di derivazione sull’assetto idrogeologico dell’area e sul regime delle sorgenti, pur dovendo tener presente la possibilità di intercettare, in fase di esecuzione, venute d’acqua legate all’inclinazione dell’asse della sinclinale.” La frase riportata è vera per quanto riguarda le “falde acquifere”, ma non è altrettanto vera per la permeabilità da fratturazione con drenaggio localizzato su piani di frattura interconnessi. L'assetto geologico della zona è vero che è carattterizzato dalla Linea di Belluno, che mette in contatto litologie carbonatiche carsificabili con le litologie a bassa permeabilità, descritte nella relazione e presenti nell'asse della sinclinale. La Linea di Belluno è un sovrascorrimento, faglia a basso agolo a cui sono associate fratturazioni secondarie che sono trasversali alla faglia stessa. Queste fratturazioni hanno un assetto estensionale e quindi tendente ad essere aperte (beanti) e quindi ad aumentare di molto localmente la permeabilità. Queste fratturazioni sono visibili nei modelli digitali del terreno (DTM) e appaiono attraversare con continuità la Linea di Belluno dalla zona montana con rocce carbonatiche fino alle pendici del versante adiacente al fiume Piave. Negli elaborati tecnici non vi è alcuno studio ed elaborazione statistica della fratturazione nell'intera fascia lungo l'asse della galleria. Vi sono indicati solo alcuni elementi strutturali adiacenti allo scavo della galleria e considerati solo per la componente di scavo e stabilità dello stesso e non inseriti nel contesto del deflusso idrico sotterraneo. OSSERVAZIONE 4f Elaborato: SIA Relazione, pag 147, (file 36ID_ZI08_SIA_1.1REV3) “10.1 Monitoraggio sorgenti Ante Operam Immediatamente prima della fase di costruzione dell'opera saranno eseguite due campagne su tutti i punti di controllo. Queste campagne di rilievi sono finalizzate a caratterizzare la situazione esistente per gli acquiferi dal punto di vista qualitativo e quantitativo, quale punto di riferimento per individuare eventuali alterazioni causate dalle attività di costruzione. Sulla base dei dati raccolti sarà inoltre possibile ottimizzare le ulteriori fasi di monitoraggio in corso d’opera e post-operam, in modo da adattare tipologia e frequenza dei rilievi in funzione delle caratteristiche locali di ciascuna area di indagine. I dati raccolti saranno inoltre confrontati con quelli raccolti dalle reti di monitoraggio esistenti.” Cosa si intende per “campagna”? Se “campagna” è un solo campionamento e misura puntuale due campagne ante operam sono poche perchè è impossibile caratterizzare un acquifero con così pochi dati. Se poi si considera che l'acquifero nella relazione di progetto è definito quasi impermeabile con una permeabilità bassa individuabile in 10-7 m/s i tempi di transito nell'acquifero saranno ben lunghi e quindi gli effetti di un alterazione nell'ambito di un acquifero saranno percepibili molto più tardi alla sorgente. Se per “campagna” si intende invece un periodo di monitoraggio in continuo di almeno quattro mesi due campagne possono iniziare ad essere già indicative. Per una buona caratterizzazione l'ideale sarebbe poter eseguire un mnitoraggio in continuo per almeno un anno idrologico con relativi campionamenti associati. OSSERVAZIONE 4g Per quanto riguarda l'idrogeologia, nella Relazione di Progetto (elaborato 3.1) e nella Relazione SIA (elaborato 1.1) compaiono solo studi geotecnici, eccetto alcune prove Lugeon, finalizzati allo scavo della galleria, ma non vi è un'indagine e una trattazione delle caratteristiche delle acque sotterranee nell'intera area. Non vi è tanto meno una modellizzazione con diversi scenari al variare delle caratteristiche degli acquiferi e con l'effetto dello scavo. Il progetto da' una grande importanza alla galleria in quanto struttura per il trasporto dell'acqua che deve venir trasferita e turbinata, ma non viene usata altrettanta attenzione e considerazione per il sistema idrico sotterraneo presente in loco e come esso verrà disturbato dalla costruzione dell'opera. Negli elaborati si capisce che non sono state fatte indagini idrogeologiche ad hoc e sufficienti quali potrebbero essere prove di pompaggio tra pozzi, magari coinvolgendo specifiche strutture di fratturazione presenti in zona per determinare la permeabilità di fratturazione sia nella componente verticale che quella orizzontale, oppure prove di tracciamento, o di studio statistico della fratturazione ecc. OSSERVAZIONE 4h I tunnel ferroviari scavati recentemente nell'Appennino hanno prodotto rilevanti impatti sulla circolazione idrica sotterranea e su quella superficiale con essiccamento di sorgenti e di torrenti evidenziando che “Obviously, the construction of the tunnel was based on incorrect assumptions” (Vincenzi, Gargini, Goldscheider, 2009: Using tracer tests and hydrological...; Hydrog Journal, n. 17, 1, 130-150). L'ambito geologico di quell'area ha varie similarità con il contesto della CamolinoBusche e si legge nelle conclusioni di una pubblicazione: “I dati disponibili ante-operam avevano portato a considerare la formazione Marnoso-Arenacea come dotata di bassa permeabilità. I dati di scavo, al contrario, hanno mostrato ceh sono presenti zone di elevata permeabilità in corrispondenza dei maggiori elementi tettonici...la circolazione idrica sotterranea viene controllata dalla disomogenea distribuzione spaziale delle permeabilità, come tipicamente avviene nei mezzi fratturati.” (da: Franceschini et alii, 2004: Studio idrogeologico e geochimico di un'area impattata da scavo di gallerie: l'esempio della galleria Firenzuola in Mugello). La permeabilità negli ammassi fratturati presenta una forte anisotropia: anche ammassi carbonatici carsificabili (calcari oolitici), ritenuti generalmente permeabili, nelle parti più integre presentano permeabilità sull'ordine di 10-6 10-7 m/s (Jeannin, 1995: Comportament hydraulique mutuel des volumes de roche peu perméable et des conduits karstiques: conséquences sur l'étude des aquifères karsiques; Bull. Hydrog., n. 14, 113-148) cioè simili a quelle ipotizzate per il Flysch e le Arenarie Glauconitiche. Insomma le scarse, indagini preprogettuali e ante operam, oltre che a ipotesi tecnico scientifiche preconfezionate non verificate in campo, possono portare ad irreparabili danni ambientali con effetti su una grande area. 6-12.-11 Valter Bonan Per Comitato Acqua Bene Comune Via Fosse 17 32034 Pedavena Bl Cell. 3204871117 tel. 0439 300554 [email protected] firma