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DOMENICA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (01/04/12)
27a GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
[colore rosso; liturgia delle ore della II settimana]
[Con la “Domenica delle Palme” inizia la “Settimana Santa” in cui la Chiesa celebra
il mistero del suo Signore morto e risorto. La ricchissima tradizione liturgica esalta
dialetticamente i vari momenti dell’evento salvifico: il trionfo iniziale di Gesù e la
sua successiva umiliazione, la Passione e la Morte, insieme alla festosa celebrazione
della Risurrezione del Signore, che fa gioire la Chiesa credente, mantiene in vita la
fede dei suoi figli, alimenta la speranza e rafforza la carità di quanti credono veramente nel trionfo del Risorto.
Il tempo di Quaresima si protrae formalmente fino al Giovedì Santo. Dalla Messa vespertina di quel giorno, detta “della Cena”, inizia il “Triduo pasquale”, che dopo la celebrazione del Venerdì Santo e della silenziosa preghiera del Sabato, si conclude, dopo
i primi Vespri (della Domenica), con la solenne liturgia della Veglia Pasquale.]
I. COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DI GESÙ NELLA CITTÀ SANTA
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua, quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono incontro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e acclamavano a gran voce:
Osanna nell’alto dei cieli:
Gloria a te che vieni,
pieno di bontà e di misericordia.
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
Osanna nell’alto dei cieli:
Gloria a te che vieni,
pieno di bontà e misericordia. (cf. Sal 23).
BENEDIZIONE DEI RAMI :
Fratelli carissimi, questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale
ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima. Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città
santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua resurrezione.
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Preghiera:
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te, e concedi a noi tuoi fedeli, che rechiamo questi
rami in onore di Cristo trionfante, di rimanere uniti a lui, per portare frutti di opere
buone. Per Cristo nostro Signore. – Amen.
II. CELEBRAZIONE EUCARISTICA
[Le letture bibliche della Messa di questa domenica sono altamente significative per
la Madre Chiesa che commemora nella solenne celebrazione liturgica gli eventi più
densi della storia di Salvezza, culminante nella storia del Signore Gesù, e precisamente nella sua Passione e Morte; preannunciata dai Profeti, presentita nelle preghiere (= i Salmi) del popolo del Primo Testamento, e vissuta dalle anime sante –
della Prima e della Seconda Alleanza – come via maestra che conduce l’uomo alla
piena unione con il Dio dell’Alleanza, – Dio dell’Amore…]
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Ma l’immagine è così cancellata dall’attrito dei vizi, è così offuscata dal fumo dei peccati, che non può fare ciò che dovrebbe, se tu non la rinnovi e la riformi. Non tento, o
Signore, di penetrare la tua profondità poiché in nessun modo posso metterle a pari il
mio intelletto; ma desidero comprendere in qualche modo la tua verità, che il mio cuore
crede ed ama. Non cerco infatti di comprendere per credere, ma credo per comprendere.
Poiché credo anche questo: che "se non avrò creduto non potrò comprendere"». (cf.
Proslogion, c. 1).]
Prima lettura (Is 50, 4-7):
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, |
perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. |
Ogni mattina fa attento il mio orecchio |
perché io ascolti come i discepoli. |
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio |
e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. |
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, |
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; |
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. |
Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, |
per questo rendo la mia faccia dura come pietra, |
sapendo di non restare confuso.
[Nell’antica profezia sul “Servo sofferente del Signore” (Ebed Yahweh) la nostra Chiesa
legge l’anticipazione della Passione di Cristo, vittima di espiazione – anch’egli – per le
ribellioni e le infedeltà del suo popolo.
Meditando così sulla sorte del Figlio Divino, l’anima cristiana ritrova anche le ragioni della fiducia e della speranza, perché si convince che è l’Amore – immenso e
gratuito – di Dio, che sta dietro a tutta la storia di Cristo, ed anche della nostra…]
Salmo responsoriale (cf. Sal. 21):
Rit.: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore, lui lo liberi;
lo porti in salvo, se davvero lo ama».
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raccogliere un po’ di legna per il loro povero focolare, quando, presso la grotta di
Massabielle, le apparve – e solo a lei – “quella Signora”, che le chiese di venire per i
prossimi 15 giorni in quel luogo…
Bernadette era una ragazza povera, senza istruzione (non aveva ricevuto nemmeno
la Prima Comunione), che certamente non poteva capire il significato e le dimensioni di quell’evento straordinario. Anche la Chiesa ufficiale ha avuto qualche difficoltà prima di accogliere positivamente gli inviti a pregare per la conversione dei
peccatori di Colei che – a detta della pastorella – voleva essere chiamata “Immacolata Concezione”. La povera Bernardetta sosteneva male tutto ciò, e alla fine cercò rifugio presso le Suore di carità nel convento di Saint–Gildard, dove morì, a soli 35
anni di età, il 16 aprile 1879.
Gli eventi successivi hanno cambiato quasi tutto: Lourdes è diventata una ricca città
turistica (oltre che centro del culto mariano), e Bernardetta l’hanno fatta (nel 1933)
anche santa. Ma resta un fatto poco appariscente, anche nel caso di Lourdes, che
conferma la logica divina presente immancabilmente in tutta la storia di salvezza: la
scelta del povero ed indigente come interlocutore privilegiato della rivelazione divina. Lo conferma a modo suo anche Bernardetta, affermando che lei è stata scelta da
Maria proprio perché così povera ed umile. Ed è questo, a pensarvi seriamente, il
prodigio forse più affascinante della lunga serie di eventi miracolosi legati a quella
storia di apparizioni della Madonna.]
21/04: S. Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa (memoria)
[Nativo della Valle d’Aosta, Anselmo si fece monaco benedettino in Francia, dove si
distinse come educatore, direttore spirituale e riformatore della vita monastica. Ma
fu anche un grande intellettuale, una delle menti più lucide del suo tempo, e, con le
sue escursioni speculative, il precursore della grande scolastica della seconda metà
del Duecento. Morì come arcivescovo di Canterbury, la sede episcopale più rinomata dell’Inghilterra medievale, nel 1109.
Alcune sue opere, come “Monologion”, “Proslogion” e “Cur Deus homo”, sono ancora, a distanza di molti secoli, una sfida assai stimolante per la nostra ricerca intellettuale dell’Eterno. Eccone alcuni tratti, brevissimi ma significativi, che palesano uno
stile – lucido e profondo – della mente che cerca di “provare” intellettualmente ciò
che il cuore cristiano già “sente”: «Orsú, omuncolo, fuggi per un poco le tue preoccupazioni, sottraiti un poco ai tuoi tumultuosi pensieri. Liberati ora dalle pesanti cure, e lascia
da parte le tue laboriose distrazioni. Dedicati un pochino a Dio e riposati in Lui. "Entra
nella stanza" del tuo spirito, cacciane fuori tutto all’infuori di Dio e di ciò che ti aiuta a
cercarlo, e, "dopo aver chiuso l’uscio", cerca Lui. Di’ ora, o mio cuore, tutto intero, di’ a
Dio: "Io cerco il tuo volto, ricerco il tuo volto, o Signore" (…) Riconosco, o Signore, e te ne
ringrazio, che hai creato in me questa tua immagine, affinché, memore, ti pensi e ti ami.
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Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Passione del Signore secondo Matteo (26, 14-27, 66 passim):
Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse:
«Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete
d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove
vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose:
«Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la
Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva ordinato loro Gesù, e
prepararono la Pasqua…
[Sono le battute iniziali di una storia (che certamente conosci bene), una storia così
densa di drammaticità – umana e divina –, concentrata su alcuni eventi che la Chiesa
(che si sente “di Cristo”) ammira, medita e ripropone con massima devozione e
scrupolosa fedeltà ai propri fedeli, riconoscendo in quelle gesta tragiche una memoria vivente e dinamica (cioè “sacramentale”) di Colui che non poteva affatto morire,
anche se crocifisso, perché Figlio di Dio, Eterno ed Onnipotente…
È proprio questo l’elemento che viene messo in particolare rilievo nella narrazione
di Matteo: il Cristo del suo Vangelo non è vittima degli eventi, ma resta sempre il
Signore. È vero, Gesù soffre senza finzioni anche nel racconto tragico dell’evangelista, ma lo fa liberamente, per sua scelta – “obbedenziale” – al Dio dell’Amore, che
con il sacrificio del Figlio rende liberi dal peccato anche coloro che, al servizio dei
peccatori, lo portarono alla crudele morte in croce.
Del resto, non tarda a sottolinearlo l’evangelista: tutto ciò era già preannunciato dai
profeti ed era scritto nei rotoli dei libri antichi. Tutto ciò doveva, quindi, accadere
perché si compisse la salvezza di tutti noi!]
Preghiera:
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio,
nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa che abbiamo sempre
presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della
risurrezione. – Amen.
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TRIDUO PASQUALE (05-06-07/04/2012)
GIOVEDÌ SANTO, il primo giorno del Triduo pasquale (ufficio proprio)
[È la commemorazione liturgica dell’ultima Cena del Signore Gesù e dell’istituzione
dell’Eucaristia, che da allora è segno profetico e sacramentale della Sua presenza in
mezzo ai suoi.
Si celebrano in questo giorno due Sante Messe: una al mattino, presieduta dal vescovo nella chiesa cattedrale, durante la quale si consacra l’olio santo con cui saranno
unti nel corso dell’anno i nuovi battezzati, i malati e i consacrati al servizio di Dio; la
seconda Messa, in prima serata, detta “della Cena”, che è la celebrazione vera e propria della Cena Domini con il rito edificante della lavanda dei piedi: Se dunque io, il
Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli
altri… Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli
altri (cf. Gv 13, 14.35).]
Preghiera:
O Dio che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito
nuziale del suo amore, fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo
pienezza di carità e di vita. – Amen.
VENERDÌ SANTO, il secondo giorno del Triduo pasquale (ufficio proprio)
[È il giorno di lutto per la morte ingiusta del Giusto; è l’unico giorno dell’anno liturgico in cui la Chiesa non celebra neppure l’Eucaristia, ma prega soltanto e invita a
riflettere sull’evento che ha segnato il destino dell’umanità.
Insieme al mercoledì delle ceneri questo di oggi è l’unico giorno in cui la Chiesa di
Roma chiede espressamente la partecipazione fattiva dei fedeli nella penitenza e nel
digiuno. Inoltre, si raccomanda vivamente la partecipazione alla toccante liturgia
della sera nella quale si proclama la Passione secondo Giovanni e si pronuncia la
solenne preghiera universale. La serata liturgica si conclude con l’antichissimo rito
dell’Adorazione della Croce Santa e con la comunione dei fedeli presenti.
Durante l’antico rito dell’adorazione della Croce l’assemblea dei fedeli canta (o recita) i
Lamenti del Signore]:
Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.
Io ti ho guidato fuori dall’Egitto,
e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.
Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.
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tutto “meno gravoso”, anche nel cammino normale, quotidiano… Veramente! Provare,
per credere!]
Acclamazione al vangelo (Gv 20, 29):
Alleluia, alleluia!
Tommaso, perché mi hai veduto, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluia, alleluia!
Dal vangelo di Giovanni (20, 19-31):
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si
trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a
voi!». Detto questo mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore…
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle
sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia
mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne
Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui
il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere più
incredulo ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse:
«Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
[La scena, ben nota, dell’incontro del Signore risorto con Tommaso – l’“incredulo” –,
riproduce assai bene anche nostra situazione, il nostro rapporto con Gesù. Quindi, se
abbiamo seguito Tommaso nel dubbio e forse anche nel proferire (qualche volta) parole insensate, cerchiamo di imitarlo anche nella splendida professione di fede che egli
ha pronunciato, colpito nel vivo della sua umana incredulità: Mio Signore e mio Dio!,
– per essere degni della profezia del Signore: Beati quelli che... hanno creduto.]
Preghiera:
Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo,
accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue
che ci ha redenti. Per Cristo nostro Signore. – Amen.
QUESTA SETTIMANA LA CHIESA RICORDA:
16/04: S. Bernardetta Soubirous, religiosa (memoria fac.)
[Bernadette aveva da poco compiuto i suoi primi 14 anni, quando (l’11 febbraio
1858) ebbe la prima visione della Madonna. Era andata insieme ad alcune amiche a
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È evidente che si tratta di un ideale assai esigente, che però resta – in ogni generazione cristiana – la vera misura della nostra autenticità evangelica.
È così, anche se nella mente di qualcuno questo genera delle associazioni concettuali –
un po’ troppo a “sinistra”…]
Salmo responsoriale (cf. Sal. 117):
Rit.: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Seconda lettura (1 Gv 5, 1-3):
[Carissimi,] chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama
colui che ha generato, ama anche chi da lui è generato. In questo conosciamo di amare i
figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti
consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non
sono gravosi…
[Ecco cos’è la Pasqua cristiana nella riflessione di Giovanni: nell’amore, vero, sentito
e vissuto verso i fratelli… In questo, per l’evangelista, si realizza anche il nostro rapporto con Dio, sia in riferimento al trasporto mistico (riservato a poche anime elette), sia in quello – considerato più basso – dell’osservanza dei comandamenti scritti
sulle “tavole” della coscienza razionale.
E poi, se uno riesce veramente a credere nel valore assoluto dell’amore redentivo, non
sarà troppo lontano nemmeno dalla sua esperienza vissuta, che effettivamente rende
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Hágios o Théos. Sanctus Deus.
Hágios ischyrós. Sanctus fortis.
Hágios athánatos, eleison himás.
Sanctus immortalis, miserere nobis.
Perché ti ho guidato quarant’anni nel deserto,
ti ho sfamato con manna,
ti ho introdotto in paese fecondo,
tu hai preparato la croce al tuo Salvatore.
Hágios o Théos. Sanctus Deus.
Hágios ischyrós. Sanctus fortis.
Hágios athánatos, eleison himás.
Sanctus immortalis, miserere nobis.
Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?
Io ti ho piantato, mia scelta e florida vigna,
ma tu mi sei divenuta aspra e amara:
poiché mi hai spento la sete con aceto,
e hai piantato una lancia nel petto del tuo Salvatore.
Hágios o Théos. Sanctus Deus.
Hágios ischyrós. Sanctus fortis.
Hágios athánatos, eleison himás.
Sanctus immortalis, miserere nobis.
Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.]
Preghiera dopo la comunione:
O Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l’opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero ci consacri per sempre al tuo servizio. – Amen.
SABATO SANTO, il terzo giorno del Triduo pasquale (ufficio proprio)
[In questa particolare giornata nelle chiese cattoliche non ci sono funzioni liturgiche. Tutto è concentrato nella celebrazione della sera o (meglio) della notte, nella
Veglia Pasquale, che è probabilmente il concentrato più denso di tutta la liturgia
della Chiesa. S’inizia con la Liturgia della Luce, il simbolo di Cristo risorto, con la
benedizione del cero pasquale portato in processione dall’atrio fino all’altare.
È bellissimo l’antico inno al Cristo, luce del mondo, il cosiddetto Exultet, che riproduce splendidamente quasi tutta la ricchezza della fede e della speranza della Chiesa,
che in questa notte vengono tramutate in gioia quasi incontenibile…]
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Esulti il coro degli angeli, esulti l'assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.
(E voi, fratelli carissimi,
qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce,
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente.
Egli che mi ha chiamato, senza alcun merito,
nel numero dei suoi ministri, irradi il suo mirabile fulgore,
perché sia piena e perfetta la lode di questo cero.)
È veramente cosa buona e giusta,
esprimere con il canto l'esultanza dello spirito,
inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli ha pagato per noi all'eterno Padre il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.
Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell'Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall'oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all'amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.
O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
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II. DOMENICA DI PASQUA (15/04/2012)
«DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA»
[colore bianco; liturgia delle ore: II settimana]
[Per la liturgia ogni domenica è Pasqua. La Risurrezione ha cambiato la prospettiva
della vita terrena del discepolo: nella Risurrezione del Signore tutto è pieno della
grazia del Dio vivente, tutto è benedetto (ecco perché tutto si benedice per Pasqua!), perché tutto è riscattato, tutto è amato.
Tuttavia, per motivi di calendario, esiste un periodo particolare nella liturgia della
Chiesa – dalla Pasqua alla Pentecoste – che si chiama il “tempo di Pasqua”. In questo
periodo, ripercorrendo le prime, essenziali tappe della formazione della Chiesa, rinsaldiamo le nostre radici, purifichiamo la nostra identità cristiana ed ecclesiale.
Animati dallo Spirito del Risorto maturiamo nella fede apostolica, cresciamo nella
speranza evangelica e cerchiamo di migliorare nella testimonianza dell’amore fraterno!]
Antifona d’Ingresso (cf. 1 Pt 2, 2):
Come bambini appena nati,
desiderate avidamente il genuino latte spirituale,
perché possiate crescere verso la salvezza.
Alleluia.
Prima lettura (At 4, 32-35):
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima
sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto
era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli
apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
[Con i versetti, che a qualcuno fanno forse venire in mente delle associazioni terminologiche con certe esperienze storiche, anche recenti, Luca cerca di descrivere
la situazione della Chiesa apostolica. Ma in realtà, così è sempre: la comunità ecclesiale che nasce dall’ascolto della Parola e dalla comunione sacramentale non si
accontenta di stare insieme in preghiera e di spezzare in privato il pane eucaristico,
ma sente necessità di estendere la propria partecipazione santificante – sacramentale e mistica – anche alla solidarietà fattiva con i fratelli nel bisogno, fino alla reale
condivisione dei beni.
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s’era fatto apprezzare per il valore del suo lavoro altamente professionale quale medico e professore, ma era amato anche dai suoi numerosi pazienti – poverissimi –
provenienti dai rioni storici del grande conglomerato napoletano, per i quali il dotto
professore si prodigava instancabilmente. Morì a soli 47 anni, il 12 aprile 1927, suscitando commozione in tutto il paese. Paolo VI lo fece beato durante l’Anno Santo
del 1975, mentre Giovanni Paolo II lo iscrisse tra i santi canonizzati della Chiesa di
Roma nel 1987. Ecco come parlò di lui in quell’occasione solenne il papa Montini:
«Chi è colui, che viene proposto oggi all’imitazione e alla venerazione di tutti? È un Laico, che ha fatto della vita una missione… evangelica, spendendo stupendamente i talenti
ricevuti da Dio. È un Medico, che ha fatto della professione una palestra di apostolato…,
uno strumento di elevazione di sè e di conquista degli altri a Cristo... È un Professore
d’Università, che ha lasciato tra i suoi alunni una scia di profonda ammirazione non solo
per l’altissima dottrina, ma anche... per l’esempio di dirittura morale, di limpidezza interiore… È uno Scienziato d’alta scuola, noto per i suoi contributi scientifici di livello internazionale… La figura del Professor Moscati conferma che la vocazione alla santità è per
tutti, anzi è possibile a tutti». – A distanza di quasi mezzo secolo le parole programmatiche del papa conciliare non perdono nulla della loro attualità ecclesiale!]
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O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
Dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore!
In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.
Riconosciamo nella colonna dell'Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l'ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.
Ti preghiamo dunque, Signore, che questo cero,
offerto in onore del tuo nome
per illuminare l'oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
quella stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
[Dopo lo splendido canto dell’Exultet, un vero inno del popolo credente al Signore
risorto, al mistero della Pasqua che si sostituisce – nella luce del grande cero – alla
luce della Risurrezione, segue la Liturgia della Parola, piuttosto lunga e articolata
per far ripercorrere ai fedeli presenti le tappe principali della storia di Salvezza, che,
infine, si esalta nella Liturgia battesimale e nella solenne liturgia della Pasqua di
Risurrezione.
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Sono momenti che non basta raccontare. Che bisogna vivere.
Cerca di non farti sfuggire questi momenti unici, così solenni nella loro drammaticità, se vuoi davvero capire qualcosa di quell’affascinante mistero della Pasqua,
che da ormai duemila anni illumina il cammino del popolo cristiano nella Chiesa
di Cristo.]
Preghiera sopra le offerte:
Accogli, o Signore, le preghiere e le offerte del tuo popolo, perché questo santo mistero, gioioso inizio della celebrazione pasquale, ci ottenga la forza necessaria per giungere alla vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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QUESTA SETTIMANA LA CHIESA RICORDA:
11/04: Beata Elena Guerra, religiosa (memoria fac.)
[Il ricco calendario liturgico offre la possibilità di ricordare oggi, oltre a s. Stanislao,
martire polacco dell’XI sec., anche la memoria di una ragazza toscana, di Lucca, del
secondo Ottocento, la beata Elena Guerra. Era una donna singolare, straordinaria
nel contesto del suo tempo, che vale la pena di conoscere un po’ meglio!
Si distinse per molti progetti ed iniziative spirituali ed ecclesiali, che non si spiegano
appieno senza l’aggettivo “profetiche”. Innanzitutto, Elena fu fondatrice, a Lucca, di
un istituto femminile di vita spirituale dedicato a s. Zita, dove fu ospitata per un periodo anche la futura santa Gemma Galgani (ricordata anch’essa proprio oggi nella
liturgia). Ma poi si distinse per molte altre mosse che la fanno assomigliare ad un’altra Toscana, di altri tempi, s. Caterina da Siena. Anche Elena, infatti, spinta dal suo
zelo religioso, scrive ai prelati ed ecclesiastici del suo tempo promovendo una nuova
cultura “dello Spirito”. Scriveva anche a papa Leona XIII, che la ebbe cara ed approvò la sua fondazione religiosa delle Oblate dello Spirito Santo. Però, anche la fine –
assai amara – dei suoi giorni è stata profetica: invisa da alcune consorelle, Elena fu
denigrata tanto da essere costretta a ritirarsi dalla guida della sua comunità e a terminare la vita nell’umiliante prostrazione, consolata da poche anime fedeli. Fu papa
Giovanni il Buono a riscoprirla e promuovere la sua opera profetica, proclamandola
beata, nel 1959, alle soglie dei tempi profetici del Concilio Vaticano II.
Ecco come inizia il suo Manuale di preghiere allo Spirito Santo (del 1895): “Torniamo, o Cristiani, allo Spirito Santo, affinché lo Spirito Santo torni in noi, abbatta il
regno di Satana (che ora spaventosamente grandeggia in questo misero mondo), e
rinnovi la faccia della terra, rialzando tra noi il santo Regno di Dio, che è giustizia,
pace e amore”. (Parti del suo volume si possono leggere anche Online, all’indirizzo:
www.radicchio.it/beataelenaguerra/preghiere.htm).
Le spoglie mortali della profetessa toscana riposano a Lucca, nella chiesa di s. Agostino.]
12/04: S. Giuseppe Moscati (memoria fac.)
[Molti nostri lettori romani lo conosceranno forse solo per la clinica universitaria
“Moscati” (alias “Columbus”), sita nell’omonima via sulle pendici settentrionali di
Monte Mario, che oggi fa parte del complesso medico fondato dal frate Agostino
Gemelli. Giuseppe era nato in una famiglia benestante beneventana nel 1880, ma la
sua prima infanzia la visse ad Ancona dove suo padre – magistrato – fu trasferito,
mentre gli studi di medicina e la specializzazione specifica li concluse a Napoli. Al
capoluogo partenopeo è legata quasi totalmente anche la sua attività professionale,
dapprima come medico nel nosocomio degli Incurabili e più tardi quale Primario,
stimatissimo, degli Ospedali Riuniti. Nel suo ambiente universitario il prof. Moscati
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[Ecco, dunque, come è accaduto, o meglio, come hanno inteso il Fatto i primi testimoni dell’Evento che fa gioire la Chiesa, che fa brillare gli occhi a tutti i discepoli del
Signore, donne e uomini!
Sì, perché Gesù per tutti noi è il Signore Risorto!
Quindi, «chi è pio e ama il Signore, si allieti di questa grande festa. Chi è fedele servitore,
entri con allegrezza nella gioia del suo Signore. Chi ha faticato e ha fatto penitenza, riceva ora la giusta ricompensa… Entrate tutti nella gioia del vostro Signore. Nessuno più si
dolga della sua miseria, è spalancato ormai per tutti il Regno dei Cieli. Nessuno si rattristi per i suoi peccati, il Perdono è uscito dal sepolcro. Nessuno tema più la morte, ci ha resi
liberi la morte del nostro Salvatore. [Veramente] Cristo è risorto, e gli angeli si rallegrano.
Cristo è risorto, e nessun defunto resti nel [dimenticatoio del] sepolcro; Cristo, risorto
dalla morte, è il capo di coloro che riposano nel sonno della morte. A lui gloria, onore e
potenza nei secoli eterni. Amen. » (Cf. Anonimo, Sermone pasquale (PG 59, 721-724)]
Coraggio, dunque, Sorella, coraggio, Fratello.
Cristo è davvero risorto.
Alleluia!
Buona Pasqua, piena di gioia,
gioia incontenibile,
gioia della Chiesa
che la Pasqua del Signore celebra ogni domenica.
Coraggio!
Portate la lieta novella a tutti,
proclamatela ai quattro venti.
Niente è come prima!
Nemmeno il mio peccato, neppure la tua fragilità,
neppure la malizia è più quella che era.
Tutto è illuminato dalla Luce nuova di Salvezza.
Coraggio Fratello, coraggio Sorella.
Il nostro Signore è risorto,
ed anche noi con lui siamo passati dalla morte alla vita.
Non possiamo stare zitti, Cristo è risorto!
Era morto, ma ora vive per sempre.
Dopo gli Apostoli, ora siamo noi i suoi testimoni.
Su, coraggio. La sua Pace è con tutti noi.
BUONA PASQUA A TUTTI.
Alleluia, Alleluia, Alleluia!
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PA S Q UA D E L S I G N O R E (08/04/2012)
(colore bianco; liturgia delle ore della solennità)
Antifona d’Ingresso (cf. Lc 24, 34; Ap 1, 6):
Alleluia, Alleluia, Alleluia!
Il Signore è davvero risorto.
A lui gloria e potenza nei secoli eterni.
Alleluia, alleluia, alleluia!
[Il giorno splendido della vittoria di Cristo, in cui ogni discepolo gioisce, perché si
sente vittorioso anche lui.
È l’esperienza che non si può spiegare né condividere, se non nella celebrazione partecipata, lasciandosi coinvolgere dai sentimenti di gratitudine, di lode, di gioia che la
Chiesa non può contenere – narrando la vittoria del suo Signore...]
Prima lettura (At 10, 34-43):
Pietro allora prese la parola e disse: [«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa
preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica giustizia, a qualunque nazione
appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la
pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.] Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale
passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione
dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha
risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è
il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome.».
[Nota bene alcuni accenti fortemente ispirativi nel discorso pasquale di Pietro:
a) la convinzione della Chiesa Apostolica dell’universalità di salvezza operata da Dio
in Cristo Gesù (ossia, che Dio non fa preferenze di persone…);
b) che questo disegno dell’eterno Amore di Dio si è realizzato in Gesù il quale passò
beneficando e risanando tutti quelli che stavano sotto il potere del diavolo;
c) è vero, Cristo è stato ucciso appeso su una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo
giorno;
d) di questo incredibile fatto Pietro ed altri Apostoli sono testimoni veraci, perché
hanno mangiato e bevuto con lui dopo questi fatti;
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e) e se è vero, com’è vero (secondo Pietro) che Dio era con lui, allora è vero anche
quello che Gesù annunciava e predicava, cioè la bontà e la benevolenza di Dio, che
perdona i peccati e risana le sue conseguenze, aprendoci la porta della salvezza.
Sono i messaggi da sentire attentamente, da sperimentare personalmente, e poi da
annunciare a tutti – testimoniandoli, sull’esempio di Pietro e degli Apostoli!]
Salmo responsoriale (cf. Sal 117):
Rit.: Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci ed esultiamo.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».
La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
La pietra scartata dai costruttori
e divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Seconda lettura (Col 3, 1-4):
[Fratelli], se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
[Lo stralcio polemico contro quelli che mettevano in dubbio la predicazione dell’Apostolo sulla assoluta centralità di Cristo, è diventato per la Chiesa un richiamo assai serio ed attuale in ogni stagione storica, per vivere responsabilmente il dono della Grazia
di Dio, della quale siamo diventati beneficiari in Cristo Gesù. Come dire: se la nostra
fede è seria e convinta, ciò deve diventare manifesto anche nella nostra vita. E questo
vale per la Chiesa, così come per ogni singolo credente cristiano!]
SEQUENZA PASQUALE (attribuita a Wippo di Burgundia [† 1048]):
Victimae paschali laudes
immolent Christiani
Agnus redemit oves:
Christus innocens Patri
Reconciliavit peccatores.
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Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.
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Mors et vita duello conflixere mirando,
Dux vitae mortuus, regnat vivus.
Dic nobis Maria, quid vidisti in via?
Sepulcrum Christi viventis,
Et gloriam vidi resurgentis:
Angelicos testes, sudarium et vestes.
Surrexit Christus spes mea:
Praecedet vos in Galilaeam.
(Credendum est magis soli
Mariae veraci
Quam Judaeorum
Turbae fallaci.)
Scimus Christum surrexisse
a mortuis vere:
Tu nobis, victor Rex, miserere.
Amen. Alleluia.
Morte e vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?»
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto;
e vi precede in Galilea».
(…)
Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
portaci la tua salvezza.
Amen. Alleluia.
Acclamazione al vangelo (cf. 1 Cor 5, 7-8):
Alleluia, alleluia, alleluia!
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Facciamo festa nel Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia!
Dal vangelo di Giovanni (20, 1-9):
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino,
quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e
disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno
posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al
sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon
Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che
era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai
morti.
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B 11-12 (Settimana Santa