IL CLUB
Anno XIV n.84 (settembre/ottobre 2006)
Bimestrale di informazione per i soci del Club Plein Air BdS
Pubblicazione periodica a circolazione interna
inviata anche ad altre associazioni di campeggio e alla stampa
Responsabile editoriale
Maurizio Karra
Associazione dei camperisti e
degli amanti del plein air del
Redazione
Mimma Ferrante, Giangiacomo Sideli e Alfio Triolo
Aderente a
Collaboratori
Agostino Alaimo, Luigi Fiscella, Ninni Fiorentino, Louis Jolin,
Enza Messina, Giuseppe Eduardo Spadoni
In questo numero:
Editoriale
A.I.T.R.
pag.
3
Vita del Club
I viaggi dell’estate 2006
Sapori d’Africa
Tra antiche rocche e treni della memoria
4
5
7
Tecnica e Mercato
Gemellato con
Camping Car Club
Provence-Cote d’Azur
Calabria Camper Club Sila
Sede sociale
Via Rosolino Pilo n.33 - 90139
Palermo - Tel. 091.608.5152
Fax 091.608.5517
Internet: www.pleinairbds.it
E-mail: [email protected]
Comitato di Coordinamento
Maurizio Karra (Presidente);
Giangiacomo Sideli (Vice Presidente); Francesco Bonsangue,
Adele Crivello, Patrizia La China, Massimiliano Magno ed Elio
Rea (Consiglieri); Maurizio Carabillò, Mimma Ferrante, Vittorio Parrino e Alfio Triolo (Collaboratori)
La fiera delle vanità
Parliamo di tecnica
Il nuovo Ducato
Un bel mansardato per la famiglia
Viaggi e Turismo
L’oriente in occidente
El Batan
Nel paese di Don Camillo
Messina, la porta della Sicilia
Lercara Friddi
27
29
Rubriche
Vita di camper
Cucina da camper
Viaggiare in modo responsabile
Internet, che passione
Riflessioni
News, notizie in breve
L’angolo della poesia
L’ultima parola
In copertina
I nostri camper a Calascibetta (foto di Maurizio Karra)
Collegio dei Probiviri
Pippo Campo (Presidente); Giuseppe Carollo e Pietro Inzerillo
(Componenti)
21
24
25
Terra di Sicilia
Collegio sindacale
Silvana Caruso La Rosa (Presidente); Luigi Fiscella e Franco
Gulotta (Componenti)
10
13
16
19
Questo numero è anche online sul nostro sito Internet
www.pleinairbds.it
IL CLUB n. 84 – pag. 2
30
30
31
33
36
37
38
40
Editoriale
A
cosa servono i ponti?
A unire un luogo a un altro, terra a
terra, gente a gente, ovviamente!
E i ponti sono sempre esistiti: li erigevano greci e romani, in legno e
poi in pietra, e prima di loro i più
antichi popoli del Mediterraneo,
con funi e legni. E man mano che
passavano i secoli ne sono stati
costruiti sempre di più lunghi e con
progetti sempre più ardimentosi e
audaci: il vecchio ponte di Brooklin
a New York è niente ormai rispetto
al Golden Gate di San Francisco; e
quest’ultimo è niente rispetto al
ponte che supera il Bosforo a Istanbul o a quello che superando il
Tago unisce il sud del Portogallo a
Lisbona o a quell’altro, ormai ben
noto come ponte di Mälmo, che unisce addirittura Danimarca e Svezia. E qualcuno di voi ne avrà attraversato forse di ancor più avvenieristici.
Poi, noi siciliani aspettiamo
imperterriti e serafici che ci costruiscano “il” ponte, il “nostro”
ponte, quello che dovrebbe unirci
al “continente”, quello che dovrebbe evitarci le lunghe attese al
ferry-boat a Messina o a Villa San
Giovanni; che qualcuno dice essere
inutile, qualcun altro addirittura
dannoso... Cosa certamente strana, dato che i sicuramente “civili”
e “verdi” danesi e gli ancor più “civili” e “verdi” svedesi se ne sono
costruito uno che unisce due parti
d’Europa senza fare tante polemiche fra loro e senza attaccare brighe. L’hanno progettato e costruito
e lo utilizzano tranquillamente.
Invece noi in Italia abbiamo speso miliardi in tanti anni di
progetti che ne avremmo potuto
costruire chissà quanti di ponti, e
strade di collegamento, autostrade
e tante altre cose; e invece siamo
ancora qui a chiederci: ma perché
governo ha stoppato il progetto?
Ma lo vedremo mai? Ma sì, ma no,
ma forse... Perché il ponte non è di
destra o di sinistra, è solo qualcosa
che unisce e non volerlo costruire
vuol dire non volere unire!
Ricordo la prima volta che
presi il ferry-boat per il continente:
avevo cinque o sei anni e con la
mia famiglia si partiva per il viaggio-avventura che ci avrebbe portato a Roma e poi a Firenze: due
giorni di viaggio abbondanti da Palermo alla capitale, perché i primi
chilometri di autostrada si imboccavano a Napoli; ma prima a Napoli ci si doveva arrivare, e le strade erano quelle che avevano fatto i
romani e che i borboni avevano
migliorato, anche se di poco, che i
Savoia avevano poi quasi abbandonato e che il “regime” (sì, quello...) e poi la “Cassa del Mezzogiorno” di democristiana memoria
avevano provato a rappezzare, prima di varare il progetto per le prime autostrade del sud!
Già allora, quarantacinque
anni fa, mio padre mi parlava del
ponte che prima o poi avrebbero
costruito, che magari lui non avrebbe visto, ma io sì, io ci sarei
stato di sopra e lo avrei usato
chissà quante volte. Perché comunque non potevano non costruirlo, era logico che prima o poi
sarebbe stato progettato e, in men
che non ti dico, realizzato... Adesso, dopo quasi mezzo secolo da
allora, io ne parlo ai miei figli con
le stesse parole e commento: forse
io non lo vedrò, ma voi sì, voi ci
starete di sopra e lo percorrerete
chissà quante volte “il ponte”. E
verranno da tutto il mondo a vederlo quel ponte, e finalmente noi
non saremo più un’isola (psicologicamente e non solo geograficamente), non saremo in balia di
scioperi e di tempeste o, ad agosto, di ondate maledette di traffico
che costringono a estenuanti attese grandi e piccoli, spesso abbandonati in code chilometriche senza
nemmeno un po’ di acqua sotto un
sole che non concede tregua. Perché in quel momento tutti, di destra o di sinistra, si chiedono: ma
perché qui non costruiscono ‘sto
maledetto ponte?
E così anno dopo anno, in
attesa di quel ponte, noi siciliani ci
IL CLUB n. 84 – pag. 3
inventiamo i collegamenti marittimi alternativi (le “autostrade del
mare”, come pomposamente sono
chiamate) che evitano a noi mortali di attendere da Messina o da Villa San Giovanni che Caronte dimonio ci traghetti dall’altra parte dello
Stretto e ai santi del paradiso di
chiudersi le orecchie e guardare
altrove per non vedere salire al
cielo i commenti che a voce alta o
sommessamente noi facciamo attendendo spazientiti il “turno”.
Però, però... E’ strano che
noi che quel ponte lo desideriamo
e lo auspichiamo da mezzo secolo
siamo ancora ad attendere la posa
della sua prima pietra; mentre, a
poca distanza da noi, qualcuno i
ponti già costruiti li ha distrutto
uno dopo l’altro: quei ponti che
hanno unito per anni, e che avrebbero dovuto unire ancor di più, in
Libano non esistono più, a nord
come al sud di questo martoriato
Paese dove la follia devastatrice di
fanatici (dell’una o dell’altra religione, musulmana o ebraica, poco
importa) ha prevalso su qualunque
ipotesi di pace fra quei popoli. Ancora una volta gente innocente ha
subito le più atroci conseguenze
derivanti dagli atti di lucida e inopinata follia di gruppi di estremisti
che uccidono in nome della religione, dall’incapacità e dalla vigliaccheria di governi imbelli e inermi o
di altri che, pur di difendere la
propria nazione, non hanno esitato
a massacrare quella accanto.
Lì i ponti sono stati distrutti, come le case e le strade, come
le scuole e le attività economiche,
insieme al passato e forse al futuro
di un popolo. Ma quando si distrugge un ponte si distrugge
qualcosa che, oltre a una validità
materiale e contestuale, ha anche
una valenza simbolica assolutamente unica: chi distrugge un ponte distrugge i legami che uniscono
due diverse realtà, e questo è un
crimine contro l’umanità al pari del
massacro di gente inerme. Di ponti
ne dovremmo invece costruire tanti, dappertutto, in pietra, ferro e
cemento; e, prim’ancora, nei nostri
cuori, perché lì vanno costruiti
quelli più importanti e fondamentali. E vanno costruiti solidi, che
non si possano distruggere.
Maurizio Karra
I viaggi dell’estate 2006
Da nord a sud, da est a ovest i viaggi estivi dei nostri soci per le strade del mondo
E’
stata
certamente
un’estate più serena, quella appena trascorsa, rispetto a quella terribile del 2005, funestata da tanti
episodi da dimenticare e, infine,
dalla tragica scomparsa in Grecia
dell’indimenticabile Santo Fiorino:
tanti bei viaggi hanno nuovamente
accompagnato i nostri soci lungo le
vie del mondo, toccando nei tre
mesi dell’estate 2006 tanti Paesi
dell’Europa (e non solo).
Se il mondo arabo sembra
essere stato appannaggio dei soli
Emanuele Amenta (col Marocco) e
Michele Marascia (prima – in tarda
primavera - con il suo grande
viaggio fino al sud del Marocco, e
poi con quello in Libia ancora in
corso), un po’ tutti Paesi dell’Europa sono stati toccati dai tanti altri soci, in piccoli gruppi o in solitaria.
Cominciamo dalla Spagna,
estremo ovest europeo, meta di
Pietro Petralia, di Adele Crivello e
poi di Luigi Fiscella; Spagna toccata anche da Ninni Fiorentino e dalle sorelle Amico nel loro viaggio
sui Pirenei; e proseguiamo proprio
con la Francia, dove si sono ritrovati Patrizia La China che ha puntato soprattutto su Parigi e la
Normandia, nonché Giovanni Anel-
lo e il gruppo guidato da Filippo
Santonocito - con Rino Tortorici e
Lorenzo Migliore - che hanno dedicato il loro itinerario di scoperta
principalmente alla Provenza e al
Languedoc.
Enzo Triolo, fedele alla sua ormai
“seconda patria” (la Svezia).
La cartolina da Lourdes dei Fiorentino e delle sorelle Amico
E se Mario Tomasino è stato il primo dei nostri soci a toccare
in camper Malta, nell’Europa centrale si sono indirizzati tanti altri
soci: come Marcello La Barbera,
Ernesto Bazan e Giovanni Amandorla che si sono mossi principalmente tra i mulini dell’Olanda, o
come Francesco Gulotta, Filippo
Milazzo o Sergio Campagna che
hanno zigzagato lungo le strade
della romantica Germania fino a
Berlino. Più a nord si sono spinti
Eduardo Spadoni, ritornato dopo
alcuni anni nell’amata Scozia, ed
La cartolina da Praga dei Karrabillò
IL CLUB n. 84 – pag. 4
La cartolina dalla Scozia di Liliana
ed Eduardo Spadoni
La Mitteleuropa è stata invece la meta di altri tre gruppi:
due di essi, con Francesco Bonsangue, Eduardo Romano, Maurizio
Karra e Paolo Carabillò, hanno preferito Austria e Repubblica Ceca,
oltre che la Baviera; mentre Giovanni Pitré e Marcello Oddo hanno
toccato Ungheria e Croazia.
Alle
regione
alpina
e
all’Italia del nord hanno dedicato i
loro viaggi invece Vittorio Parrino
ed Elio Rea, mentre il cuore
dell’Italia centrale, dall’Emilia alla
Toscana, è stata la meta di Massimiliano Magno, che anche alla
Sicilia, come tanti altri soci, ha
dedicato altri giorni delle sue vacanze.
Un bilancio positivo di serenità, riflesso nelle tantissime foto che sono state presentate dai
soci per la partecipazione alla mostra fotografica di fine anno che,
come è ormai consuetudine, farà
da sfondo alla realizzazione del
prossimo calendario – il settimo
prodotto by Plein Air BdS – che
tutti speriamo sia il più bello di
tutti quelli fin qui pubblicati.
Sapore d'Africa
Il raduno di fine estate del 22-24 settembre a San Vito Lo Capo, in occasione del gustoso
Cous-Cous Fest, tra sapori e profumi mediterranei, un sole caldissimo e tanta voglia di stare insieme dopo la pausa estiva
Q
uest'anno il raduno di
fine estate del Club ha sancito realmente la fine dell'estate meteorologica, regalandoci tra il 22 e il
24 settembre tre giorni di splendido clima estivo, con un sole caldo,
un cielo azzurro-porcellana e un
mare che invitava ad immergersi
tra le sue onde, ingredienti che
hanno fatto da cornice al luogo del
nostro incontro, la cittadina balneare di San Vito Lo Capo, vestita a
festa per il Cous-Cous Fest. C'è
stato, infatti, giusto il tempo di godersi la reciproca compagnia, la
brezza marina e i numerosi assaggi di cous-cous, che il rientro in città è stato flagellato già nella notte
da piogge violentissime e un vento
impetuoso. Non si sa da dove, ma
l'autunno era proprio arrivato!
Ma andiamo per ordine, ritornando al clima festoso che ha
scandito
il
raduno,
svoltosi
quest’anno al camping Soleado di
San Vito Lo Capo, dove si sono dati appuntamento ben 40 famiglie di
soci (39 camper e 1 tenda), per un
totale di oltre 130 persone, provenienti un po' da tutta la Sicilia, in
un insieme inestricabile di allegria,
saluti, commenti sui recenti viaggi
estivi e tanta voglia di stare insieme.
Proprio il grande numero di
equipaggi presenti per l’evento
sanvitese (centinaia di camperisti e
campeggiatori sparsi un po’ ovunque), oltre ad una certa disorganizzazione da parte della struttura
che ci ospitava, non ci ha permesso di stare "vicini vicini" come avremmo desiderato, ma con un po'
di buona volontà tutti gli equipaggi
sono riusciti a sistemarsi ben presto, rinnovando ancora una volta il
rito dello stare insieme. Anche
questa volta, al pari di tante occasioni simili, dopo gli abbracci, il
tempo è trascorso parlando soprattutto dei viaggi appena effettuati
sulle strade dell'Europa e del Mediterraneo, dalla Spagna alla Mitteleuropa, dalla Scozia al Marocco, e
le foto mostrate nei vari capannelli
hanno ben testimoniato la nostra
spiccata personalità di viaggiatori.
San Vito a festa già di prima mattina per il Cous-Cous Fest
Ma quel che è certo è che è
stata la cittadina di San Vito Lo
Capo a essere nella sua totalità il
palcoscenico ideale del raduno, con
la IX edizione del Cous-Cous Fest,
manifestazione che quest'anno è
stata insignita del prestigioso premio Veronelli e che ha visto la partecipazione di numerosi popoli del
Mediterraneo e dell'Africa, come la
Tunisia, il Marocco, il Senegal e la
Costa d'Avorio, i quali, a colpi di
semola, si sono sfidati in una gara
di gastronomia che ne ha decretato il migliore (quest'anno è toccato
alla Costa d'Avorio), in un clima di
pace e di tolleranza reciproca. E in
periodi talmente bui di guerre tra
civiltà, questo è un esempio che
dovrebbe essere replicato un po'
ovunque.
D'altro canto le origini leggendarie che circondano questo
cibo, simbolo stesso della gente
d'Africa, si prestano perfettamente
a fare da collante e da alimento
comune tra popoli diversi: infatti,
secondo gli storici ne andava
ghiotto già il re Salomone e la sua
produzione e il suo consumo sono
legati da sempre agli aspetti rituali
della società che lo produce. Non si
può dimenticare, infatti, che i chicchi di grano, ingrediente base della
semola, vengono ancora oggi frantumati dalle donne africane con
una macina rudimentale costruita
IL CLUB n. 84 – pag. 5
con due dischi di pietra sovrapposti, quindi setacciati, lavorati con la
farina ed essiccati, pronti ad essere conservati in sacchi di tela e poi
prelevati per il consumo abituale o
arricchiti da ulteriori ingredienti
per le occasioni di festa.
E tutti noi, passeggiando
nei due giorni del raduno per le vie
animate di San Vito Lo Capo, cittadina nata nel '700 attorno al magnifico Santuario-fortezza di San
Vito e con una delle spiagge più
belle della Sicilia, ci siamo ritrovati
E poi, dopo la classica abbuffata domenicale e dopo che alcuni soci sono rimasti paralizzati il
pomeriggio davanti la televisione a
rodersi il fegato per la sconfitta del
Palermo nella partita di campionato, un po’ tutti, dopo una lunga serie di saluti, hanno contribuito a
formare un lungo serpentone che li
ha riportato, loro malgrado, a casa, ma con la testa persa dietro ai
numerosi progetti del Club.
Mimma Ferrante
I programmi 2006/2007
L’interno del Santuario-fortezza di San Vito
ad assaggiare le numerose varianti
di cous-cous disponibili negli stand
della manifestazione, da quelle più
"esotiche" del settore "Cous-cous
del Mondo", al cui interno si poteva
fare un viaggio di migliaia di chilometri tra le realtà culturali e gastronomiche del nord Africa in poche centinaia di metri, a quelle più
"classiche" della tradizione trapanese, in un susseguirsi di ingredienti fantasiosi e di sapori unici,
da gustare con attenzione.
Due diversi piatti di cous-cous; in
alto lo stand della Costa d’Avorio
Ne è venuto fuori così un
continuo assaggio tra le diverse
varianti di questo piatto mediterraneo, come quella al pesce, o come quella con le verdure, per continuare con quella arricchita dal
montone, dall'agnello, dal maiale,
ciascuna insaporita da spezie diverse e misteriose, in un trionfo di
gusto e di sapori, perché non dimentichiamo mai che anche la gastronomia è cultura!
Se la serata del venerdì e
l'intero giorno del sabato sono scivolati tra assaggi di cous-cous, bagni in un mare cristallino, partecipazione ai concerti serali allestiti
nella cittadina, in un caleidoscopio
di sapori, profumi e suoni che ci
hanno fatto sentire protagonisti del
cuore pulsante del Mediterraneo,
con tutte le sue benedette diversità, la mattina della domenica si è
svolta, invece, la tradizionale riunione del direttivo, allargata a tutti
i soci presenti, nel corso della quale si è stilato un calendario di massima delle uscite e delle attività del
Club tra ottobre 2006 e giugno
2007 (cfr. box), nel corso della
quale l'entusiasmo dei soci e la loro voglia prepotente di evadere
dalla routine quotidiana ha portato
a continue richieste di organizzazioni di raduni ed eventi, con i
pensionati che chiedevano addirittura di organizzare qualcosa ogni
settimana, guardati con una buona
dose di invidia da tutti quelli costretti ancora al lavoro!
Si è così preso atto della
notevole dose di vitalità del Club,
con la proposta di numerose gite
da effettuare in tutta l'isola, di organizzazioni pasquali tra la Sicilia e
il sud Italia, di eventi come la mostra fotografica e la preparazione
del calendario dei soci.
IL CLUB n. 84 – pag. 6
Nel corso del raduno di fine
estate, si è svolta la tradizionale
riunione del direttivo - allargata a
tutti i soci presenti - per stilare il
calendario di massima delle prossime iniziative del Club. Dalle indicazioni di tanti soci, è venuto fuori
questo programma di massima:
7/8 ottobre: sarà la prima gita
dell’autunno, a Calascibetta
- 21/22 ottobre: Floresta e i Nebrodi d'autunno
- 4/5 novembre: Erice
-
metà/fine
novembre: sulle
strade del vino e dell'olio
metà/fine novembre: inaugurazione della mostra fotografica (che proseguirà fino al 10
dicembre)
8/10 dicembre: a Siracusa per
visitare Ortigia in attesa di
Santa Lucia
16 dicembre: cena sociale
festività di fine anno/inizio
2007: sulla neve a Camigliatello Silano
fine gennaio/inizio febbraio: 2°
torneo di bowling alla Favorita
Carnevale a sorpresa
marzo: gita a Sutera
per Pasqua (5 aprile) due diversi programmi: uno in Sicilia
e uno nell'Italia meridionale
fine aprile: festa dei 15 anni
del Club
inizio maggio: Vendicari, Avola e Noto Antica
metà/fine maggio: sul trenino
attorno all'Etna
inizio giugno: Cesarò e il lago
del Biviere
metà giugno: Stromboli
fine giugno/inizio settembre: in
viaggio per le strade del mondo
Tra antiche rocche e treni della memoria
Tra il 7 e l’8 ottobre siamo andati alla scoperta della cittadina di Calascibetta, dei suoi tesori monumentali, archeologici e gastronomici e del vicino treno-museo di Villarosa, autentico
percorso della memoria da salvaguardare
C
on l’arrivo dell’autunno
la nostra voglia di scoprire i tesori
della nostra isola si acuisce, diventando più impellente, forse perché
ci rendiamo conto che le vacanze
nel “continente” arriveranno soltanto tra molti mesi. Quindi, “prigionieri” della nostra magnifica isola ci guardiamo sempre intorno
con interesse, desiderosi di esplorare il più possibile le bellezze sconosciute sotto il nostro naso, che
per fortuna continuano ad essere
ancora numerose, nonostante il
trascorrere degli anni e la nostra
inguaribile voglia di evadere dalla
vita quotidiana.
Così, un nutrito gruppo di
soci del Club è stato ben felice di
partecipare alla gita organizzata da
Francesco Bonsangue, come sempre in modo esemplare, alla scoperta della cittadina di Calascibetta, che si innalza su una rocca di
fronte alla città di Enna, nel cuore
della Sicilia. La carovana di camper
si è ritrovata presso il Convento
dei Cappuccini, a ridosso del centro storico cittadino, la mattina di
sabato 7 ottobre e, dopo i saluti di
rito, le cavallette in organico sono
andate a scoprire le specialità culinarie del paese, tra ottima salsiccia e biscotti alla mandorla, di cui
hanno fatto abbondante scorta
(non dimentichiamo mai che la cultura è un’arte a 360 gradi!).
Nel primo pomeriggio siamo stati raggiunti dal Presidente
della Pro Loco e da un suo collaboratore che ci hanno dato il benvenuto nella cittadina accompagnandoci poi ad esplorare il suo nucleo
più antico. L’abitato risale al periodo della conquista araba, nel IX
secolo, e prende il nome proprio
da un toponimo arabo, “Kalatsciabat”, cioè castello sulla vetta;
gli arabi furono cacciati via
dall’arrivo dei normanni che fecero
base su questa rocca, costruendovi
anche un castello per assediare la
dirimpettaia Enna, rimasta ancora
a lungo in mano agli arabi; ma dopo un assedio di ben 27 anni, anche Enna fu riconquistata.
Calascibetta, situata a 880
metri di altitudine, con il passare
dei secoli si è sviluppata sulla rocca, attraverso numerosi vicoletti in
forte pendenza, con scalinate e
balconi di roccia che si spalancano
sulle vallate sottostanti, permettendo di godere di panorami di
grande bellezza; e l’abitato si è diviso in varie zone, come il quartiere della Giudea, situato nella parte
bassa, nel quale il popolo ebraico
si sviluppò dando vita ad una numerosa comunità tra il XII e il XV
secolo, quando venne cacciata via
da un editto reale, e la zona medievale che si sviluppa nella parte
alta, attraverso labirintici vicoletti
in
pietra
che
si
aprono
all’improvviso su piazze ariose,
sulle quali si affacciano le diverse
chiese cittadine.
In un contesto di questo
genere, ci siamo ritrovati così a
seguire la nostra guida, il gentile e
preparato signor Benvenuto, attraverso i numerosi saliscendi della
cittadina, ammirando le case, i
balconi barocchi, le grotte su cui
buona parte del paese è stato costruito, e che tuttora fanno da cantine alle abitazioni, le colonne delle
chiese realizzate nella forte pietra
Due momenti della visita di Calascibetta
IL CLUB n. 84 – pag. 7
Alcuni soci alla Necropoli di Realmese
In basso l’arrivo al caseificio Di Venti
locale, che a distanza di centinaia
di anni è ancora intatta. E sono così sfilate davanti ai nostri occhi la
chiesa del Carmelo, che si affaccia
sulla vasta Piazza Umberto I, la
quale faceva da cerniera tra la zona ebraica e quella medievale;
l’imponente sagoma della Chiesa
Madre, la Cappella palatina dedicata a San Pietro e all’Assunta, risalente al XIV secolo, che ospita un
fonte battesimale decorato, colonne in pietra locale con basi scolpite
con ornamentazione di impronta
catalana, un pregevole coro ligneo,
un bassorilievo in marmo di scuola
gaginesca
e
le
fondamenta
dell’antico castello normanno; e la
chiesa nuova di San Pietro, affiancata dall’alta torre normanna, possente struttura difensiva della cittadina.
Prima di tornare ai camper
ci siamo fermati anche al vicino
Convento dei Cappuccini, risalente
a fine ‘500, che ospita una splendida pala d’altare dl 1610 di Filippo
Paladini, raffigurante l’Adorazione
dei Re Magi, nella cui sagrestia abbiamo anche ammirato le opere di
arte sacra, ma anche popolare, realizzate da uno dei frati del convento con la tecnica della pirografia.
Quindi, a fine giornata, la
carovana dei camper si è spostata
in località Buon Riposo, dove ci attendeva un grande parcheggio attrezzato anche di camper service
e, nei pressi, un ristorante dove si
è consumato il consueto rito della
cena tutti insieme, nel corso del
quale sono stati spazzolati via una
teoria di antipasti vari, due primi
piatti e un arrosto misto di carne,
per tacere della macedonia con gelato, della mousse di melone e del
tiramisù. E poi, un po’ traballanti,
siamo tornati ai camper, dove abbiamo dormito il sonno dei giusti.
IL CLUB n. 84 – pag. 8
La mattina della domenica ci siamo spostati con una parte
dei camper per approfondire altri
due aspetti della realtà cittadina;
quello gastronomico e quello archeologico. Cominciando dal primo, ci siamo fermati presso il Caseificio “Di Venti”, al cui interno
abbiamo degustato e abbondantemente acquistato l’ottimo formaggio piacentinu, un pecorino
tipico del territorio ennese che si
ottiene utilizzando lo zafferano,
che gli dà un particolare aroma, e
il pepe a grani, con una stagionatura di 60 giorni. Qui non è mancato neanche l’incontro ravvicinato
con le pecore da cui viene tratto il
formaggio, impegnate ad allattare
gli agnellini appena nati, in uno
scenario che ha deliziato grandi e
piccini.
Ci siamo poi diretti al secondo aspetto da approfondire dei
dintorni di Calascibetta, quello archeologico, fermandoci nella vicina
Necropoli di Realmese, in cui si
susseguono numerosi loculi sul
modello della necropoli di Pantalica, che vanno dal IX al VI secolo
a.C. e che danno alla montagna, la
cui roccia doveva essere evidentemente facile da scavare anche in
tempi remoti, l’aspetto di un formaggio gruviera, scavato in numerosi punti.
Per il pranzo ci si è quindi
spostati a pochi chilometri da Calascibetta, nei pressi del borgo di
Villarosa, e precisamente nella
stazione ferroviaria della cittadina,
dove la tenacia e la prepotente volontà di salvaguardare il passato e
le tradizioni locali hanno permesso
al signor Primo David, capostazione delle ferrovie, di allestire con
grandi sacrifici e “olio di gomito”
un treno-museo nella stazione che
ha visto partire negli anni passati
cinquantamila siciliani che emigravano all’estero, dopo essere rimasti senza lavoro nei campi e nelle
miniere di zolfo del centro della Sicilia.
Il signor David, emigrante
anch’egli, ha vissuto sulla propria
pelle il dramma di questi uomini
che andavano a guadagnarsi il pane, a prezzo di grandi sacrifici, a
volte fino a morirci, lontano dalla
propria terra; così ha allestito,
all’interno di una serie di vagoni
usati nella seconda guerra mondiale dai tedeschi per trasportare gli
ebrei nei campi di concentramento
un museo dedicato sia al mondo
contadino siciliano, con mobili e
l’anima della nostra guida, che ci
ha fatto rivivere tempi molto difficili del passato isolano recente, e
al museo, che ben documenta la
vita durissima di questi nostri conterranei, tutto il gruppo è uscito
dalla piccola stazione di Villarosa
con gli occhi lucidi, ben consapevoli della nostra infanzia fortunata,
passata a giocare e a studiare, e di
quella, altrettanto fortunata, dei
nostri figli, trascorsa spesso con
l’unico amletico dilemma che consisteva nel giocare con la Playstation o con il computer.
E dall’incontro con il signor
David, grande affabulatore ed eccellente guida di luoghi e di periodi
storici, è venuto fuori anche il progetto, da realizzare nell’arco di poche settimane, di un nuovo giro
esplorativo a bordo della CircumEtnea, per continuare ad esplorare la nostra magica isola,
all’ombra di treni antichi e della
sagoma sbuffante del dio vulcano.
Primo David, il creatore della stazione-museo di Villarosa
Tre momenti della visita della stazione-museo di Villarosa
suppellettili donati da tutto il paese
di Villarosa e dintorni, sia ai minatori che scendevano nelle profondità delle miniere di zolfo, in cui sono visibili i carrelli usati per trasportare il minerale e le foto stori-
che dei “carusi”, quei ragazzini costretti a lavorare in regime di semischiavitù, ridotti pelle ed ossa,
oltre agli utensili necessari allo
scavo.
Grazie al racconto fatto con
IL CLUB n. 84 – pag. 9
Con un programma così
promettente, anche tornare a casa, alla vita di tutti i giorni, è stato
meno duro del solito e i chilometri
verso casa si sono dissolti in un
clima di grande serenità, lasciandoci soltanto il desiderio di riprendere appena possibile le esplorazioni della nostra amatissima Sicilia…
Testo di Mimma Ferrante
Foto di Maurizio Karra
La fiera delle vanità
In visita a Mondo Natura, fra le tante novità e le altrettante ...conferme
I
l primo impatto con
Mondo Natura l’ho avuto in autostrada, appena superata Bologna:
che c’entra – vi chiederete – la Fiera di Rimini con l’autostrada e Bologna? Ve lo spiego subito: già sulla A.14, nel primo pomeriggio di
domenica 10 settembre, a ogni autovettura proveniente dalla riviera
adriatica corrispondeva un camper; e più mi avvicinavo a Rimini e
più quella percentuale aumentava.
Fino all’uscita di Rimini sud, quella
per la Fiera, intasata in senso contrario al mio da chilometri ininterrotti di camper che tentavano di
fare rientro, domenica sera, nelle
varie città di provenienza dopo aver visitato, evidentemente, Mondo Natura.
Un altro impatto l’ho avuto
giungendo già a sera in prossimità
del quartiere fieristico di Rimini,
ormai chiuso, dove già a qualche
chilometro
di
distanza
c’era
l’evidenza di parcheggi approntati
nell’occasione per i camperisti e
presidiati da volontari della Protezione Civile dai visi palesemente
distrutti. Avvicinatomi al primo,
ancora occupato da decine e decine di mezzi, chiedevo un po’ allarmato se fosse stato previsto un
parcheggio riservato alla stampa,
ricevendo ragguagli in proposito
(meno male che sono giornalista!!!). Ma anche raggiunto il parcheggio indicatomi, il più vicino
all’ingresso della Fiera, mi assaliva
un dubbio: ma quei 400 o 500
camper lì sistemati erano tutti di
giornalisti accreditati? <<Doveva
essere qui due ore fa>> mi rispondeva il responsabile della Protezione Civile che subito si faceva
avanti: <<Già ieri abbiamo dovuto
aprire tutti gli spazi disponibili perché c’erano almeno 5.000 camper
che cercavano posto oltre a quelli
che eravamo riusciti a sistemare.
Ma adesso che la fiera, almeno per
oggi, è chiusa, non ci sono più problemi. Domani si vedrà! Entri pure
che i posti ci sono>>.
L’indomani mattina, lunedì,
mentre a cancelli ancora chiusi
sentivo confabulare le persone in
coda per entrare (<<ma pensi che
ce la faremo in un giorno?>>,
<<scusi, lei che già s’è stato, mi
dica, com’è dentro?>>, <<cara,
ascoltami, noi di qui usciamo col
camper nuovo, anche se dovessimo girare per tutta la settimana!>>, e così via), provavo insieme a mia moglie Mimma a ordinare idee e obiettivi della nostra visita, pensando alla pianificazione dei
tempi, all’analisi delle priorità e alla necessità di trovare insieme una
“sintesi operativa”... In poche parole, se anche noi due volevamo
farcela in un solo giorno, dovevamo ...correre!
Già, perché Mondo Natura,
quest’anno più che in passato, si è
aperta davanti agli occhi dei visitatori come un universo parallelo,
una biosfera a se stante, dove realtà e fantasia si mescolavano e
fondevano senza logica apparente,
attraverso stand enormi nei quali
erano ordinatamente (o meno sistematicamente)
esposti
circa
1.000 veicoli di tutte le marche europee e molti d’oltre Atlantico. Da
qui la ragione degli sciami di persone intente a entrare e uscire da
un veicolo all’altro come api impazzite in cerca della regina, impegnate a fare domande a mitraglia
ai vari referenti delle case costruttrici, a incamerare chili e chili di
depliant e brochure che poi non
riuscivano a tenere in mano, a toccare con mano ogni mezzo, ogni
letto, ogni gavone, ogni mobile
commentando ad alta voce dettagli, misure, colori e altre amenità
anche con chi casualmente incontravano accanto a loro.
La verità è che oggi il camper è spesso una variabile indipendente stretta fra i magri budget
delle famiglie, le utopie e i desideri
repressi dei singoli, le mode sociali
e le bizze dei costruttori. E non
sempre il prodotto finale è un obiettivo conseguito per tutti. Farò
un esempio: se dieci anni fa un
camper di medie dimensioni misurava 6 metri di lunghezza e costava, sempre mediamente, 40/45
milioni di lire, adesso lo standard è
passato a 7 metri (e oltre) e ad
almeno 45 mila euro; se dieci anni
fa il veicolo dei desideri misurava 7
metri e costava al massimo 60 milioni, oggi l’oggetto dei desideri
misura almeno mezzo metro di più
e costa 80 mila euro. Con una differenza sostanziale: che dieci anni
fa con 7 metri di lunghezza totale il
veicolo dei sogni aveva al suo interno una cellula di 4,5 metri e
quindi un’abitabilità veramente da
sogno (ne è testimone anche il mio
Elnagh che festeggia in questi
giorni il decimo compleanno avendo ospitato al suo interno anche 11
persone per un pranzo tutte sedute a tavola!); mentre oggi un veicolo lungo anche mezzo metro in
più ha appena appena la semidinette, nel bagnetto un lavandino in
acciaio e cristallo elegantissimo ma
di soli 15 cm. di diametro e, cosa
ancor meno marginale, una cas-
L’ingresso di Mondo Natura a Rimini
IL CLUB n. 84 – pag. 10
I due estremi della produzione esposti a Rimini: in alto una delle roulottine polacche: in basso uno dei giganti made in USA
setta thetford per lo scarico talmente piccola che, vivendo in due
nel camper, va svuotata almeno
due volte ogni giorno! E se si hanno figli a bordo? E se qualcuno scusate l’ardire – sta male di stomaco???
La fiera delle vanità: proprio così; credo che questo possa
essere il motto di Mondo Natura.
E, al di là del divertimento del
bambino condotto a visitare la fiera del giocattolo, a stare coi piedi a
terra e a rimanere razionali, affiorano tanti dubbi: chi costruisce i
camper ci ha mai viaggiato dentro?
Chi li vende li ha mai provati personalmente? Chi propone i finanziamenti a 10 anni ha mai detto
all’acquirente che entro due anni il
camper che acquista uscirà certamente di produzione e sarà quindi
invogliato ad acquistarne un altro
ancora più grande e costoso rinnovando il prestito? Tutti interrogativi
che è meglio lasciare senza risposta. Ma torniamo alla fiera...
I due estremi opposti
dell’esposizione erano rappresentati – come sempre - dalle miniroulotte polacche o dai VW California e, dall’altro lato, dai pullman
attrezzati di matrice tedesca o americana
(Niesmann
Bischoff,
FDM, USA Enterprise), che arrivano a misurare anche 12 metri di
lunghezza! Certo, ci si chiede sempre in questi casi quanti edifici
medievali dovrebbero essere abbattuti per far passare dalle strade
dell’Umbria o della Valdarno questi
mezzi, ma credo che nessuno degli
importatori italiani si sia posto mai
la domanda. Semmai, ho visto più
volte uscire 5 figli oltre ai genitori
da un California o da una polacchina, e non ho trovato io la risposta
più attanagliante: ma là dentro
come fanno a entrarci (e a dormirci)? Meraviglie del pleinair...
IL CLUB n. 84 – pag. 11
Ma insomma, vi chiederete, cosa c’era di nuovo, di veramente nuovo, quest’anno a Rimini?
Certamente, la novità maggiore è
stata rappresentata dal nuovo Ducato Fiat, quindi non da un veicolo
in sé, né da un allestitore, ma da
una meccanica che ha scompaginato le “carte”, dal punto di vista
progettuale e quindi commerciale,
di gran parte dei produttori di veicoli ricreazionali, proprio come aveva fatto l’anno passato la Renault col suo Traffic utilizzato improvvisamente da molte case per i
loro nuovi veicoli (certamente in
attesa delle già allora previste novità sul Ducato).
Non entro nel dettaglio
tecnico del nuovo veicolo (troverete un articolo assai interessante
sull’argomento curato da Giuseppe
Eduardo Spadoni nelle prossime
pagine), ma non posso fare a meno di notare che, se alcuni progressi sono stati fatti fra vecchia e
nuova versione, alcuni particolari
lasciano interdetti: a partire da
quelli della carrozzeria esterna, col
“muso” allungato nella parte bassa
e il cofano motore così stretto da
rendere necessario smontare la
griglia esterna di aerazione del
motore per qualunque controllo
(che quindi può essere fatto solo
da un meccanico)! E’ vero,
all’interno è ancora più “automobilistico”, più elegante, più...; ma
come spiegare l’allungamento della
cabina? Come giustificare il nuovo
motore 3.000 che però non adotta
la tecnologia a geometria variabile
o il cambio sequenziale presenti
sullo (stesso) motore montato però sull’Iveco? Basterà aspettare
uno o due anni per avere anche
sulla versione Ducato queste cose;
nel frattempo chi compra il camper
oggi se lo troverà superato nella
meccanica prima dei 10.000 chilometri!
Il nuovo motore del Ducato Fiat
Sempre parlando di meccaniche, anche gli altri produttori
non sono stati a guardare: e così
l’Iveco ha presentato il suo nuovo
Daily, elegante e tecnologicamente
avanzatissimo, la Mercedes i nuovi
motori del suo Sprinter, che ha subito anche qualche aggiornamento
stilistico esterno; Renault abbandona dopo un anno dal lancio il
motore 3.000 che equipaggiava i
veicoli più grandi per un nuovo
2.500 ancor più potente del 3.000;
e Ford cambia forma al suo Transit
che pure era stato appena ristilizzato. Effetto domino!
Qualche riflessione adesso
sulla parte abitativa dei nuovi modelli. Innanzi tutto, dopo averne
visitato 30 o 40, ci si stupisce che
la moda imperi anche in questo
settore (all’apparenza molti sembrano uguali): e così, le piante
classiche con dinette centrale e
letti a castello posteriori sono affiancate ormai nella produzione di
tutte le aziende da piante con semidinette anteriori, mentre non
mancano anche in mezzi di fascia
media e medio-bassa cucine con
forni che sembrano quelle di casa,
supporti e predisposizioni per tivù
al plasma e antenne satellitari e
altre amenità del genere; peccato
che nella maggioranza di questi
casi per ...sedersi in intimità la
mattina si debbano fare contorsioni micidiali perché non c’è posto
per le gambe; così come, a fronte
di cabine doccia con porte scorrevoli in acciaio e cristallo, lo spazio
per poi lavarsi sia di pochi centimetri e lo specchio stia dalla parte
opposta al lavandino, a sua volta
così piccolo che sembra una ciotola
per la pappa del gatto.
Battute polemiche a parte,
credo che ci siano oggi troppi produttori, con marchi che nascono e
sono destinati magari a morire in
pochi anni, che però non offrono
proposte veramente alternative fra
loro; c’è poi per l’appunto una gara
all’ultimo sangue ad inserire nei
mezzi gadget a gogo, che fanno
comunque lievitare i prezzi, magari
a scapito di materiali di migliore
qualità e soluzioni abitative più
comode e veramente razionali:
serbatoi per l’acqua più ampi, gavoni più comodi, letti posteriori ad
altezza umana e non di giganti...
Non potendo (e non volendo) in ogni caso fare un’analisi di
tutta la produzione presentata a
Mondo Natura, che lascio alle riviste di settore, mi soffermo qui solo
su alcuni veicoli che ho trovato
davvero interessanti. Uno di questi
è l’Arca P674I che avevo anche
presentato – appena uscito - sul
numero 81 de “IL CLUB” qualche
In alto un particolare dell’interno del Pilote P715FC; in basso la parte
posteriore del Rapido 7799: due semintegrali di gran lusso per la coppia
mese fa, adesso equipaggiato sul
nuovo Renault 2.500, ma che forse
fra qualche mese potrebbe essere
montato anche sul Ducato 3000.
Un altro è un Pilote, anzi
sono due modelli della linea Explorateur di questo produttore francese caratterizzati dalla stessa pianta, il primo semintegrale e il secondo motorhome (con l’aggiunta
del letto basculante), che presentano – credo, unico esempio sul
mercato europeo – una pianta di
grande effetto, con letto matrimoniale in coda uguale a quello di casa, cioè accessibile da tre lati, e
accanto due piccoli mobiletti a mo‘
di comodini sui quali poggiano due
sezioni di armadio collegate fra loro da pensili centrali; la privacy è
assicurata da una porta scorrevole
che separa la “camera da letto” dal
resto del veicolo.
La grande qualità dei due
veicoli Pilote è pari a quella dei
Rapido, un modello dei quali (il
7799) presenta in coda un elegan-
IL CLUB n. 84 – pag. 12
tissimo e comodissimo vano toilette dietro la zona notte, accessibile
da una porta sistemata accanto al
letto matrimoniale. Anche in questo caso questa particolare pianta
è proposta sia nella versione semintegrale (su Ducato) che in
quella motorhome (su Mercedes).
E’ chiaro che stiamo parlando di veicoli particolarmente
adatti alla coppia, comunque di fascia “alta”, dai prezzi “alti”, per
camperisti di abitudini “alte”, quindi dotati anche di portafogli “alti”.
In caso diverso, o comunque per
esigenze diverse (come per le coppie che hanno figli a bordo), a Rimini non c’era che l’imbarazzo della scelta, a patto di saper scegliere non solo con gli occhi e il cuore
ma anche con l’esperienza e la razionalità del vissuto quotidiano,
ascoltando sempre anche la voce spesso lamentosa - del portafogli.
Maurizio Karra
Parliamo di tecnica
I nuovi modelli del Fiat Ducato, del Daily Iveco e dello Sprinter Mercedes rispondono per
davvero alle esigenze di noi camperisti? Continuano su questo tema gli approfondimenti
tecnici del nostro Eduardo
Qui si sta in pace
Anche il futuro s’oblìa.
Qui si sta in pace.
Qui tutto è pace e mare.
A
nche Pessoa, nel suo
“Messaggio”, sembra essersi acquietato; come noi in camper. E
questa volta, dopo avere esplorato
i motori e le loro potenze, dobbiamo addentrarci nei ‘rapporti di
coppia’ che ben si prestano a tanti
modi di dire lontani dalla tecnica.
Una strana ...coppia
La coppia è data da una
forza applicata ad una estremità di
una leva. La leva è più o meno
lunga, ma è fissata dagli organismi
internazionali in un metro, quindi
può variare solo la forza. Il prodotto tra le due entità si misura in Kilogrammi/metro (Kg/m), abbreviato in Kilogrammetri. Oggi si misura
sempre
per
convenzione
in
newton/metro (n/m) che vale 9,81
Kg/m.
Ogni motore sviluppa una
‘coppia’ di trazione caratteristica,
data dalla forza di scoppio totale
del gasolio che spinge i pistoni, per
il braccio o leva dato dalla lunghezza dei vari raggi (segmenti)
degli ingranaggi del cambio in quel
momento inseriti, appunto rapporto di coppia, secondo complesse
formulazioni, a partire dal ‘braccio’
di manovella dell’albero motore
(che trasforma il moto alternativo
in rotatorio).
Essa si sviluppa pienamente nell’arco di un certo numero di
giri, dipendente proprio dal tipo di
motore (numero di cilindri, tipo di
alimentazione, di combustibile, di
alesaggio e corsa dei pistoni, di
lunghezza delle bielle, di materiali
usati e così via). In ciò entra pesantemente il controllo elettronico
della combustione, che può rendere la coppia più o meno piatta e di
valore il più possibile costante, il
ché è assolutamente auspicabile.
La potenza ha invece una
linea di crescita, più o meno inclinata, progressiva, all’aumento del
numero di giri; da 0 a 3600 giri,
che ripeto ancora è il limite massimo dei Common Rail, essa va per
esempio da 0 a 127 Cv per un Ducato, ed è espressa da una inclinazione caratteristica. Essa si misura
in Kw, che se divisa per 0,7353
viene data nella vecchia unità di
misura dei cavalli vapore (Cv) non
più in uso.
Che legame esiste tra queste entità? Un legame, vera relazione, che dice come la potenza sia
uguale al valore della coppia moltiplicata per il numero di giri, in
quel momento. Prego i lettori di
non ridere tra le relazioni, le coppie e i rapporti. Sono termini assolutamente tecno-scientifici.
Anche in questo caso, per
avere dati comparabili bisogna che
le unità di misura siano espresse
secondo le convenzioni date dagli
organismi scientifici, come l’U.N.I.
ente unificazione italiana, per cui il
numero di giri dev’essere espresso
in radianti che valgono, per semplificare, circa un decimo del numero di giri effettivo. Per dare
un’idea, una coppia di 300 n/m, a
1800 giri (180 rad/sec) dà
300x180=54 Kw; la stessa coppia
a 2500 giri darà 300x250=75 Kw,
cioè una potenza ben lontana dai
93 Kw di potenza massima (data a
3600 giri con coppia molto bassa,
Ducato che non ‘tira’, in sostanza
scarsa potenza ad un numero di
giri notevole); invece una coppia di
380 N/m già a 1300 giri dà 52 Kw
che diventano a 2500 giri ben 95
Kw, 129 robusti Cv nel caso di un
Daily.
Anche se codeste cifre
sembrano vicine, rappresentano
valori che cambiano compiutamente il modo di guida dei mezzi,
sempre che il cambio sia progettato in sintonia con il motore. E naturalmente possono non interessare nel modo più assoluto gli acquirenti di un camper, lo tengo a precisare, fino a quando non si troveranno a superare in emergenza
qualche Tir.
Noi consideriamo viceversa
ciò molto importante perché ci dà
l’idea immediata delle possibili accelerazioni e dei consumi: i nostri
IL CLUB n. 84 – pag. 13
camper viaggiano sempre con il
peso massimo consentito; con
coppia che inizia molto in alto,
1800 giri, e con relativa scarsa potenza, 54 Kw, con cambio ‘lungo’,
si dovrà accelerare e giocare molto
di frizione già nella partenza (pensate a dovere affrontare una salita
da fermo e con i problemi di aderenza che la trazione anteriore pone!); ovvero se in una marcia
qualsiasi si dovesse decelerare, sarebbe impensabile riaccelerare e
mantenere la stessa marcia al di
fuori del regime di coppia; si dovrà
‘scalare’ anche più di un rapporto
‘al cambio’ (o ‘di cambio’, quasi
parlassimo di valuta in un paese
non euro!).
I nostri mezzi viaggiano in genere
sempre al limite del peso consentito (e tante volte lo sforano...)
La potenza massima grandiosa, in sostanza, ce la sogniamo
almeno fino ai 2300 giri che è poi il
regime d’uso normale e che è
quello del minimo consumo cioè
del miglior sfruttamento dell’energia immessa sotto forma di gasolio
(2/3 di potenza massima). E non si
dica che ciò non sia importante,
anche con gli attuali costi del gasolio che stanno penalizzando fortemente le nostre ‘uscite’.
Per far sì che la coppia sia
più alta a minor numero di giri
(cioè abbassare il numero di giri di
inizio della coppia massima), e
aumentare quindi la potenza iniziale di questo motore, ecco che le
case montano una o addirittura
due turbine con palette a geometria variabile che immettono la
stessa quantità di aria a minor
numero di giri della stessa turbina
(sovralimentazione controllata); e
aumentano la potenza totale, non
riuscendoci compiutamente con il
primo provvedimento, aumentando
la cilindrata in due modi: o lasciando inalterato il numero di cilindri, che maggiorano, per cui iniettando più gasolio (e più aria
compressa), sui pistoni insiste una
forza maggiore (come sull’Iveco) o
aggiungendo altri cilindri, con stesso effetto (come sul Mercedes).
potenza in Kw; sempre in ordinata,
linea verticale destra, la coppia in
n/m; partendo dal numero di giri
1800 con una linea ipotetica verticale si incontra la linea della coppia il cui valore si legge a destra
(380 n/m); dal punto di incrocio,
sulla linea di coppia, si intercetta la
linea della potenza il cui valore a
sinistra indica circa 70 Kw; sempre
entro i valori di coppia massima la
potenza arriva a 122 Kw a circa
3200 giri con utilizzo della coppia
per 1800 giri. Sul diagramma del
Ducato, invece si nota l’utilizzo
della coppia per soli 700 giri. Perché ci si ostina a montare il Common Rail?!
Le normative europee
e il protocollo di Kyoto
Il
diagramma
coppia-potenzanumero di giri del motore 3.0 HPT
dell’Iveco (un alto) e del nuovo
Ducato (in basso)
Nella figura vedete i diagrammi coppia potenza numero di
giri dell’Iveco e del nuovo Ducato.
Si vede rappresentato in ascissa,
la parte orizzontale inferiore, il
numero di giri da 1000 a 3600; in
ordinata, linea verticale sinistra, la
Il prossimo mese di Ottobre entrerà in vigore la normativa
euro 4, più restrittiva sulle emissioni, in attesa della euro 5, quando ancora non tutto il nuovo parco
ha superato la direttiva euro 2. Intanto euro 4 significa che per ogni
Kw di potenza per un’ora di funzionamento non bisogna emettere
più di 3,5 gr. di ossido d’azoto, di
0,02 gr. di particolato, di 1,5 gr. di
anidride carbonica, di 0,46 gr. di
idrocarburi incombusti.
Tralasciamo per ora il fatto
che in valore assoluto un motore
con il 45% di potenza in più emette, malgrado la nuova direttiva,
oltre 600 gr. di ossido più gli altri
inquinanti, e quindi in proporzione
in misura maggiore di un 127 Cv,
anche se euro 2 o euro 3. Ciò va
inquadrato in un ampio discorso
che coinvolge le politiche energetiche e/o dell’inquinamento ambientale mondiale (vedi Kyoto) e, in
definitiva, la nostra ipocrisia o la
nostra coscienza, al di là delle nostre necessità effettive.
Tutte le case costruttrici
hanno presentato nuovi modelli
dotati solo di Common Rail, adottato direi per simpatia, come gli
scoppi di dinamite, perché è l’unico
motore che inquina poco; esso però non è adatto ai “piccoli” mezzi
industriali da 3-4 tonnellate, ad
uso camper, nei quali diventa del
tutto deficitario, se non accompagnato da un cambio, progettato in
sintonia, ad alto numero di marce.
Essendo più economico
aumentare la potenza, si ha la
prova inconfutabile del suddetto
assioma per il fatto che in pochi
mesi il Ducato è passato dal motore da 127 Cv al motore Sofim da
IL CLUB n. 84 – pag. 14
146 Cv, 2800 cc, e da questo al
3000 cc, 156 Cv, utilizzando il vecchio cambio Iveco a 6 marce; il
Daily Iveco a sua volta è passato
dal 2800 al 3000 cc e da 136, a
148 e infine a 176 Cv; lo Sprint
Mercedes da 156 Cv, 5 cilindri, è
arrivato a 184 Cv, con 6 cilindri e
doppia turbina, geometria variabile; entrambi con cambio a sei marce, ma c’è di più: nei percorsi misti, per tenere di conto la marcia
inserita, per non affaticare il braccio destro, con la generalizzata leva a cruscotto, e per lo sfruttamento minuzioso della coppia, diventa necessario il cambio automatico, con relativo aggravio di
complicazioni, e di costi.
L’evidenza ci lascia perplessi; ci si chiede se il dimensionamento degli organi sia proporzionale e se con le elevate potenze
in gioco gli indici di affidabilità e di
durata siano variati di conseguenza: anche le Ferrari sono potentissime, ma durano il tempo di un
gran premio; con 50 Cv in più bisogna riprogettare tutta la struttura, dagli imbiellaggi, ai cuscinetti
di banco e del cambio, dagli ingranaggi alla frizione, dalle sospensioni, ai freni. E noi utenti possiamo solo arguire che il motore Fiat
127 Cv sia ‘arrivato’ al massimo; il
successivo 148 Cv è diverso e sarà
sfruttato sicuramente oltre i 156
Cv in nuove versioni: una all’anno,
tanto per rinverdire il prodotto;
come dire ultima arancia di una
cassetta, ormai spremuta e vuota
o prima arancia da spremere di
una cassetta ancora piena!
Il cambio
Ma qui chiudiamo il discorso prettamente tecnico, e perché
ciò non sia sterile e fine a se stesso, avventuriamoci in quello critico. Negli ultimi anni il cambio Iveco si frantumava; la Fiat, grande
Casa, nel Ducato, non progetta un
cambio con marce regolarmente
distanziate, ma monta quello ottimo per il vecchio 2500, 110 Cv,
ma non valido sul Common Rail, e
per risolvere la mancata ripresa in
5^, con soluzione artigianale,
monta 2 ingranaggi con rapporto
simile a quello della 4^; molti equipaggi, dopo la sostituzione, li
hanno ricostituiti (spesso rotti) con
l’overdrive originale (meno peggio!).
E che dire per i semiassi
corti e per i giunti sotto dimensionati, con le relative circolari di so-
stituzione conosciute dopo mesi di
raccomandate infuocate (e mai ufficialmente)? Che dire dei freni inadeguati, della batteria inaccessibile, o della ‘finezza’ delle lamiere
del telaio, dei quali ho già parlato?
La Fiat tace e non può consolarci
che il mezzo medio per eccellenza
sia ancora il preferito in Europa,
costruito in circa un milione e
mezzo di esemplari. Quando si dice
vivere copiosamente di rendita, a
nostre spese!
Ora il cambio Iveco finisce
sul
Ducato;
e
su
questo
l’automatico - si dice - arriverà nel
2008! A tale proposito vi prego di
leggere il primo box relativo alla
nuova presentazione Ducato. Con
una meccanica che costa oltre i 30
mila euro, è legittimo aspettarsi un
mezzo sicuro e ben progettato fin
dall’inizio, che rimanga in produzione così com’è almeno per il
tempo necessario a pagare le rate
del finanziamento col quale lo ab-
biamo acquistato, e che possa usarsi agevolmente nel misto, oltre
che nelle autostrade (solo di tipo
tedesco)!
L’Italia in genere monta il
necessario quando non è più possibile disattendere l’attesa o la forte richiesta dei trasportatori; domanda che, se inevasa, andrebbe
a incidere negativamente sul piano
commerciale delle case, che ne
addossano poi le conseguenze alle
congiunture del mercato.
Le solite problematiche
dei camperisti
Nel precedente numero si
parlava di baricentro e di asse di
rotazione istantaneo ottenuto con
una accurata progettazione: ebbene, i nuovi mezzi prevedono invece
controlli elettronici dei più disparati
e i primi a presentarli non sono
state certo le nostre industrie. E’
vero, c’è chi pubblicizza i suoi su-
Piccolo vocabolario tecnico
Acronimo: parola formata dalle iniziali di altre parole. Rigorosamente in inglese, o in tedesco. E ogni parola sottende un circuito,
servo comandi, sensori, attrezzature, controlli, costi, presenti in tutti i
modelli di tutte le marche, stesse funzioni, nomi diversi, quasi sempre
Bosch, ed ogni ricovero, settimane di fermo in grandi strutture che
possano permettersi i costosi impianti!
•
Abs antilock braking system; impedisce il blocco in frenata delle
ruote con scarsa aderenza.
•
Abs8 abs con 8 elettro valvole di controllo.
•
Ebd electronic brake distributor; correttore elettronico di frenata in
accoppiata con abs.
•
Ebv ripartizione forza frenante.
•
Esp electronic stability program; rilevamento del carico e dosaggio
della frenata o adaptive esp con rilevamento masse e baricentro
nelle sterzate critiche o esp plus che inglobano Rom roll over mitigation, Rmi, Usc e via dicendo sui vari mezzi.
•
Lac load adaptive control; controllo adattativo carico e baricentro.
•
Asr anti slip regulation; antislittamento.
•
Msr motor schleppmoment regelung; ridà coppia con frenata brusca, evita trascinamento ruote.
•
Bas brake assist; controllo frenata da panico. Aumenta la potenza
frenante.
•
Ads adaptive damping system; controllo sospensioni.
•
Hba hydraulic brake assistance; assistenza elettro idraulica.
•
Aas ovvero Hill Holder antiarretramento con partenza in salita, frena per qualche secondo.
•
Can Bus impianto elettrico a bus, sui fili viaggiano informazioni digitali.
•
Keyless entry and slide; apertura e chiusura porte senza chiavi a
distanza.
•
Park pilot sensori di parcheggio.
•
Egr valvola di riciclo gas di scarico raffreddata.
•
Radar radio detection and ranging; radio frequenza che identifica
ostacoli anche al buio o con nebbia sfruttato nel Pre safe brake e
che agisce direttamente sui freni.
•
Rdc reifen truck control; controllo pressione pneumatici.
G. E. S.
IL CLUB n. 84 – pag. 15
per freni potenziati; ben vengano.
Ma già li aveva, ventilati e grandi,
il Daily. E si omette di dire, con
mancanza assoluta di trasparenza,
che ciò è necessario perché manca
il freno motore.
C’è chi, come la Mercedes
a proposito del suo Sprinter, dice
che si tratta di ‘un mezzo per durare 10 anni’, senza modifiche annuali, come i nostri, e lo dice a ragione; perché proprio la Mercedes
non solo ha riprogettato il telaio, le
sospensioni, che accettano motori
sempre a 6 cilindri di elevatissima
potenza (ha in listino pure un 3500
cc benzina e un diesel da 250 Cv),
ma consente la richiesta di tre riduzioni al differenziale per ogni esigenza e l’uso di un nuovo largo
pneumatico posteriore da ben
285/65R16 al posto dei gemellati,
con risparmio di peso e capacità di
pari carico; e chiunque può scegliere da subito cosa comprare!
Queste critiche non sono
un atto d’amore verso il prodotto
italiano? Non deve sembrare, il
nostro, un discorso vacuo, complicato, velleitario o inutilmente critico; non dimentichiamo che ogni
asserzione è veritiera se il ‘mezzo’
camper, per noi casa, deve farci
‘vivere’ senza problemi. E a nulla
serve il dire: ‘comprati un Vas su
Man 8148 cc’; oltre che uno spreco, non sapremmo proprio come
muoverci, soprattutto nelle nostre,
di autostrade.
E come si fa ad esaltare la
collaborazione dei costruttori di
meccaniche con quelli delle cellule
solo perché si è reso liscio il pianale? Che anche qui ci sia un falso
rapporto di coppia propugnato solo
dai media?
Ammettiamo ora che i problemi siano stati tutti risolti (cosa
non vera, ma crediamoci). Tutto
bene se ciò non costringesse ad
un rinnovo spasmodico del parco,
dopo l’acquisto e la sperimentazione a proprie spese del mezzo.
Perché inutilmente aspetteremo
una prova su strada come quelle
di 20 anni fa. In soli 24 mesi avrei
dovuto sostituire il mio 127 Cv
ben tre volte, ma calcolatemi voi
di quanto si è svalutato il mio Rapido, pur se moderno, semi integrale o elegante. I concessionari
avranno i piazzali colmi di mezzi
obsoleti e Raffaele Jannucci,
nell’ultimo “Plein Air”, dice giustamente: ‘fatevi furbi’ nel trovare
la giusta occasione per camperizzarvi, a poco prezzo!
Un altro guaio ci sovrasta
ed è il gigantismo; qui mi riferisco
non al mezzo prettamente commerciale, per il quale l’incremento
volumetrico delle merci trasportate
a parità di potenza è necessario e
giusto, ma al camper e per esso
alle case costruttrici della cellula
impegnate in questa magnificenza
fuori di ogni logica all’esterno e
con spazi interni sempre più angusti.
Esula da queste brevi righe
il trattarne la vera psico-patologia
relativa. Ma se il peso consentito in
Europa rimane fissato in 3500 Kg,
permessi con la patente B, detenuta dalla quasi totalità dei guidatori,
con la potenza di 127 Cv, nessuno
avrebbe di che lamentarsi. Anche
con tutti i limiti visti, chi vuole può
tirare le marce a 3600 giri, cambiare ogni 1000 giri, in un fiat (!),
in quarta superare i 140 all’ora,
inserire e mantenere anche la 5^
(in autostrada piana).
Peccato che si supera sempre contra legem il fatidico peso, il
consumo sale, la 5^ non tiene, e
non si parli d’altro! Anche se le
meccaniche, per logiche di trasporto, aumentano di potenza, il cerchio non è affatto chiuso! Alla porta bussano i costruttori che incettano simili meccaniche raffinate e,
servendosene da traino pubblicita-
rio in nuovi modelli, ne aumentano
immantinente pesi, dimensioni, accessori, in un crescendo non raggiunto nemmeno dalla Moldava di
Smetana.
Dimentichiamo tutto e cominciamo ad aprire la porta di accesso all’abitacolo, dopo aver calpestato i gradini. E al solito ci viene in aiuto ancora una volta Pessoa:
Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente.
Per l’anima non aver radici
Da vivere di vivere solamente!
Giuseppe Eduardo Spadoni
Il nuovo Ducato
Notevole impazienza e curiosità, dopo quanto già scritto, ho manifestato, in attesa della visione diretta del nuovo Ducato, ormai nel lontano 24 giugno 2006. Finalmente anche a Palermo ho potuto vederlo direttamente alla Fiat e provarlo. Un ingegnere mi accompagna.
Ma perché questo orribile muso? Già, eppure tutti (i progettisti) dicono che è bello e poi con le nuove
leggi tutti i più bei musi saranno prominenti e notevoli. Non ricorda che per esportare negli USA si erano aggiunti alla DUETTO due orribili paraurti supportati da molle e ammortizzatori? Questa struttura invece al più
piccolo urto si deforma completamente incassando tutta l’energia che non trasferisce alla cabina che è quasi
monolitica salvaguardando gli occupanti grazie anche a tutti i possibili airbag.
Si, vedo, anche gli sportelli sono molto robusti, spessi ben 12 cm, infondono molta sicurezza; ma allora al più piccolo urto bisogna sostituire tutto il paraurti che è enorme e troppo prominente! Nulla di più falso! Il paraurti è in tre pezzi e si sostituisce solo quello danneggiato. E poi è così grande per aumentare il raffreddamento: con più bassa temperatura si abbattono gli ossidi d’azoto.
Già, la famosa valvola di riciclo EGR non deve superare i 350 gradi. Vedo che non c’è l’incavo-gradino
per inserire il piede e poter pulire il parabrezza! Ma cosa dice, inserisca la scarpa costì e faccia la prova! Ci
tengo! E’ stato fatto apposta! Si è vero, è possibile farlo, ma è troppo alto (almeno 60 cm.): necessita un
appoggio sul cofano che è cosi delicato e fine; se dovessi farlo davvero, si piegherebbe! Mi apre il cofano?
La leva è nascosta dal montante dello sportello. Una finezza! Vedo. Lo spazio libero nella parte alta
sembra notevole, ci sono i fari e i serbatoi dei liquidi, tanti; nella parte bassa è tutto occupato e mi sembra ci
sia un certo disordine. Ingegnerizzazione scarsa?
IL CLUB n. 84 – pag. 16
Scusi dove si trova la batteria? L’ho cercata anche sotto i sedili, ma non c’è. Già la batteria, la cercavo anch’io. Aspetti dev’essere... Proviamo sotto questo pannello... Ma è enorme! E’ proprio in cabina davanti
al sedile e ai pedali, dove si poggiano i piedi! Sotto il sedile passeggero c’è uno scatolotto di polistirolo; bello,
i pannellini laterali non sono più a pressione e si aprono con una levetta a molla! Si, quello contiene gli attrezzi; smontando il pannello con queste quattro viti ad apertura manuale facilitata si accede al secondo contro pannello pur esso isolato che copre la batteria.
Il cruscotto del nuovo Ducato e, accanto, le nuove sospensioni adottate dalla FIAT
Vedo che è un po’ difficoltoso: lasci stare; noto solo ora che il pavimento della cabina sembra più alto
della precedente versione. Aspetti che lo misuro, ho qui il metro: 68 cm. e 135 l’altezza di inizio del parabrezza; le misure sono identiche, in effetti il pavimento cabina è più alto rispetto al pianale, anche il sedile è
alto: ergonomico e con i rigonfiamenti Airbag’s si ha questa impressione.
Si, il pavimento è più alto per trovare spazio nel cofano; si segga e provi le manovre; gli specchi retrovisori
sono più grandi. Le piacciono le nuove leve rialzate di comando luci? Beh, era necessario innalzarle per farle
vedere, essendo l’assetto molto più alto: si comandano agevolmente; sono uguali a quelle della Idea o della
nuova Punto. Sinergie. Sono all’estremità superiore di una leva a Z. I retrovisori, molto grandi, contengono
sul bordo esterno i lampeggianti laterali, eleganti, ma forse un po’ troppo esposti.
Ho letto prima le misure degli pneumatici: pur essendo da 225/70 sono montate su cerchi da 15 pollici; di quanto aumenterà il raggio di sterzata con cerchi da 16?! (Stranamente non è specificato in tutta la
documentazione). Tenga, qua c’è il depliant con i colori dei rivestimenti e della carrozzeria. C’è anche il cambio a 6 marce. Le ruote da 16 può averle sul Maxi, certo il raggio aumenterà.
Il cambio penso sia quello dell’Iveco; si potrà avere pure automatico o almeno sequenziale? Vedo che
il pianale posteriore è a soli 53 cm e che la struttura è veramente robusta. Sì, il cambio è Iveco. No, non è
previsto attualmente cambio di tipo diverso. Per la struttura la Fiat ha fatto le cose in grande.
Mi scusi, ingegnere, vedo che la coppia è di 400 newton/metro, ma è rimasta a 1700 giri, ciò significa
che non è stata montata la turbina con palette a geometria variabile, e in appena 700 giri si ha il picco di tutta la potenza: mi perdoni, ma con la trazione anteriore anche se controllata elettronicamente, sospetto slittamenti; altro discorso se fosse spalmata almeno su 1500 giri! Guardi, non si può avere tutto e poi ci sono i
controlli elettronici dei quali può fidarsi del tutto; la garanzia arriva a 5 anni e la manutenzione a 45 mila
Km; lei dev’essere un camperista.
Si, è vero, sono un camperista. Se fossi un costruttore avrei tanti problemi da risolvere con questo
mezzo; la potenza in atto, la non planarità del pavimento (con l’asta dello sterzo in tubetto quadrato a rottura programmata invece del piantone in barra d’acciaio scanalato dal pieno, che a pensarci non dormo), tutta
codesta ossessione per gli urti, proviamo a contare quanti airbag e cinture possono aversi (ma perché con
una sana innovazione la Fiat non monta l’unico vero salva vita che si chiama Radar, o anche il Gps, collegato
ai freni?) e la cellula; già la cellula, quante ne dovrei distruggere per provare che resiste e mantenere lo
stesso standard di sicurezza del furgone?!
Almeno lasciassero la struttura tout cour per un ottimo camper puro; ma chi, fra i passi da 3450, da
3800, da 4035 e 4035 XL, telaio normale o maxi, non monterà una trasbordante cellula dalle pareti appena
accostate e con sbalzi da capogiro sul mezzo pur potente, ma più economico? Anch’io lo sono, camperista, e
non le dico altro. Ho già visto i primi cataloghi 2007! Minimo 7 metri e 30. Per il radar telefoni alla Fiat direttamente! Fissiamo un appuntamento e lo andiamo a provare! Sono curioso anch’io e gradirei conoscere il suo
parere!
Sono sul furgone; la confidenza con il mezzo è immediata; con quattro giri del volante, che si comanda con un soffio, riesco a posteggiare e a curvare in spazi veramente esigui, non pensabili con il mio 127
Cv; il raggio di sterzo sembra inferiore; noto subito il cambio Iveco con la 1^ corta che mi fa superare i 3000
giri, ma li supero anche in 2^ e in 3^ entro i 50 all’ora; provo a partire in 3^ e ci riesco senza sussulti o vibrazioni; inserisco la 5^ a 1000 giri, a 30 Km/h, la 6^ a 50: nessun segno di insofferenza; dove non arriva
la coppia, subentra la potenza. Un mezzo assolutamente piacevole! La frizione ha una corsa breve e si accarezza, i freni sono sensibili e potenti. La levetta del cambio si sfiora e dire che sono 6 marce; la silenziosità di
marcia notevole. Il costo è 33 mila euro.
Tenga presente che il furgone è vuoto. Sono contento che si sia ricreduto anche in questi pochi Km,
fino a Mondello; significa che continuerà ad essere il preferito in Europa! Sa, io li commercializzo e provo più
piacere con un mezzo sincero e vero.
Giuseppe Eduardo Spadoni
IL CLUB n. 84 – pag. 17
IL CLUB n. 84 – pag. 18
Un bel mansardato per la famiglia
Un veicolo comodo e spazioso per la famiglia, e nel contempo dal prezzo accessibile: è il
nuovissimo Elnagh Duke 37, sulla nuova meccanica Fiat Ducato 2.3
U
na nuova linea di
mansardati è quella che la Elnagh
ha recentemente presentato a
Mondo Natura, a Rimini: non si
tratta delle nuove versioni della
produzione degli anni passati, ma
di linee di produzione completamente nuove, studiate per offrire
prodotti mirati alle esigenze di varie fasce di utenti puntando in ogni
caso su elementi di base quale solidità e affidabilità.
Nella linea Duke, che sostituisce la gloriosa linea Marlin, appostandosi nella fascia media del
mercato, la scocca dà già la misura
del cambiamento: l’isolamento termico del pavimento è garantito da
pannelli sandwich di ben 70 millimetri, mentre le pareti hanno adesso uno spessore di 32 millimetri; anche i serbatoi sono riscaldati,
e questo consente un utilizzo del
mezzo anche sulla neve senza alcun problema.
Il Duke 37 che vi presentiamo in queste pagine è poi un
veicolo che ha riscosso subito un
grande interesse anche a Rimini: è
a pianta classica, ideale per la famiglia di 4 persone, formata dalla
coppia e due figli: dinette centrale
contrapposta all’armadio e alla
porta d’ingresso; dietro la dinette il
bagno con doccia separata e, dalla
parte opposta, un ampio bancone
servizi con cucina, lavello e piano
d’appoggio; in coda, infine, un comodo letto a castello che consente
la sistemazione per la notte di due
persone anche adulte in tutta comodità (la larghezza fuori tutto del
veicolo è di 2,35 metri!). Se poi si
vuole, il letto più in basso può essere ripiegato lasciando posto a un
comodo gavone-garage utilizzabile
dall’esterno, utile per sistemare
anche biciclette. Ma la capacità di
stivaggio è tanta anche all’interno,
fra armadio, ante, cassetti e pensili
ripianati, con mobili che evidenzia-
IL CLUB n. 84 – pag. 19
no col loro colore caldo la qualità
dei materiali di produzione.
L’ampia ed elegante zona servizi
Se la mansarda rivela subito la sua capacità di essere una
comodissima “alcova” (cm. 212 x
150), altrettanta comodità si denota nel bagnetto, luminoso e funzionale, con doccia separata dotata
di doppio scarico (così da non avere problemi in caso di pendenza
sbagliata), water girevole con kassette thetford e lavello angolare.
Utilissimi i pensili sopra la finestra,
che consentono anche in bagno di
sistemare una gran quantità di cose lasciando tutto in ordine.
Ora, a fronte di veicoli
sempre più imponenti, pensate che
questo veicolo è lungo solo 6 metri
e 43 centimetri, quindi è anche
comodo e semplice da guidare. Un
ulteriore plus è dato dalla meccanica, dato che il Duke 37, così come i veicoli di tale serie, è allestito
sulla nuova meccanica Ducato Fiat,
disponibile nella nuova motorizza-
zione 2.3 litri multijet da 130 cavalli e 6 marce. Una meccanica che
ha trovato grandissimo interesse
nei produttori e soprattutto negli
acquirenti, che l’hanno preferita in
queste prime settimane di vendita,
anche per il prezzo concorrenziale,
alla più potente motorizzazione da
3 litri e 157 cavalli.
Già, perché un’altra delle
qualità del Duke 37 è proprio il
prezzo: meno di 40.000 euro, che
sono sì equivalenti agli 80 milioni
delle vecchie amate lire, ma che
nel panorama della produzione
2007 diventa un prezzo assolutamente interessante e, per il rapporto con la qualità del veicolo, eccellente. Se poi si vogliono risparmiare 2.300 euro, si può optare
per la motorizzazione da 2,2 litri e
100 cavalli. Ma francamente non
credo che ne valga proprio la pena!
Insomma, un mansardato
che susciterà sicuramente un
grande interesse fra il pubblico, col
quale la Elnagh ha centrato un
grosso obiettivo di rilancio della
sua produzione 2007.
Maurizio Karra
Il bagnetto del Duke 37
Elanagh Duke 37
Due immagini degli interni dell’Elangh Duke 37
Tipologia: mansardato
Lunghezza: m. 6,43
Larghezza: m. 2.35
Altezza: m. 3,17
Posti omologati: n. 6
Posti letto: n. 6 (2+2+1+1)
Serbatoio acque chiare: l. 115
Serbatoio acque grigie: l. 110
WC: kasset l. 18
Riscaldamento: Webasto 3500
Frigorifero: trivalente l. 117
Oblò n. 3 (40x40)
Prezzo chiavi in mano: € 39.716
IL CLUB n. 84 – pag. 20
L’oriente in occidente
L’Andalusia, la regione spagnola dove il Cattolicesimo occidente e la fede musulmana del
mondo arabo si fronteggiano da secoli e dove le moschee coesistono con le cattedrali
S
ono trascorsi ben nove
anni da quando, nell’ormai lontano
1997, andammo per la prima volta
in Spagna. Da allora ad oggi la
Spagna è progredita, si è trasformata rapidamente. Molte vie di
comunicazione d’interesse nazionale sono state rifatte, molte strade sono state rinnovate o riprogettate con criteri modernissimi.
La Spagna è divisa in regioni: Galizia, Paesi Baschi, Asturie, Cantabria, Navarra, Castiglia,
Aragona, Catalogna, Estremadura,
Mancha, Andalusia, Murcia. Un po’
come l’Italia. Ma se noi definiamo
dialetti le varie “lingue” parlate
nelle nostre regioni, non provate a
definire allo stesso modo quelle
parlate nelle regioni spagnole: si
offenderebbero. Per loro non si
tratta di dialetti ma di idiomi! Ciò a
dimostrazione, non solo, della
grande affezione e del profondo
desiderio di appartenenza alla propria terra, fortemente maturato in
loro, ma anche per il palese, rinomato, atteggiamento fiero, superiore, esclusivo, spagnoleggiante in
loro innato.
Una delle mete che ci hanno più affascinato, sia in fase di
pianificazione del viaggio, leggendo e documentandoci su ciò che
desideravamo visitare, sia poi
quando le abbiamo vissute materialmente, è stata l’Andalusia. Tra
due mari e due continenti, protagonista di una storia millenaria, è
una meta obbligatoria per chi voglia conoscere il volto elegante del
vecchio continente.
L’Andalusia è la più estesa
regione spagnola e quella in cui è
rappresentata una gran varietà di
paesaggi. Montagne di 3000 metri,
campagne assolate, spiagge africane, fiumi importanti come il
Guadalquivir, pianure, altopiani.
Fin qui la natura. Poi ci sono le città.
Quello che segue è un itinerario che porta a scoprire le città
più belle dell’Andalusia, dove sono
conservate le testimonianze più
espressive della lunga dominazione
araba. Granata, Cordoba, Siviglia,
Malaga ricche di bellezze naturali,
d’atmosfera e di capolavori architettonici. Mete irrinunciabili per
qualsiasi viaggiatore che ami la
bellezza, la storia, la cultura e
l’arte musulmana, la Spagna dei
Califfi e delle Moschee: l’Oriente in
Occidente.
La ricchezza storica ed artistica di questa terra è presente
ovunque: nelle feste, nei costumi,
nell’artigianato, nella gastronomia.
Un viaggio di grande interesse,
quindi, che ripaga ampiamente della lunga strada da percorrere, in
particolar modo per tutti coloro che
come noi abitano all’estrema punta
occidentale della splendida Sicilia.
cio straordinario, affascinante con
sorprendenti effetti di colori, di luci, di chiaro scuro. Il luogo scuote
il visitatore. Si attraversa il Cortile
degli Aranci e si entra nella moschea avvolti da un’improvvisa penombra che svela lentamente la
ricchissima architettura all’interno.
Una successione, a prima vista
senza fine, di colonne e di archi
colorati, per l’accoppiamento di
blocchi bianchi e rossi; precisamente 850 colonne e 425 archi
doppi a tutto sesto. Decorazioni
marmoree, mosaici, intarsi in legno, cori barocchi, veri capolavori
dell’arte musulmana, gioielli nel
gioiello.
Cordoba e la Mezquita
Cordoba la si può iniziare a
visitare
dai
giardini
arabi
dell’Alcazar. Dell’antica fortezza si
visitano i bagni arabi, la torre con
vista sulla città, la sala dei magnifici mosaici romani, il museo della
storia, l’Alcazar residenza dei re
cristiani, la Sinagoga. Poi ci si riunisce lentamente al flusso dei turisti per andare a vedere la moschea
Mezquita.
Ereditata dal mondo islamico, è la seconda moschea in Europa per grandezza, circa 24.000
metri quadrati, che durante il regno di Ferdinando III nel 1236 è
diventata una Cattedrale. Un edifi-
La Juderia, il pittoresco quartiere
del centro storico di Cordoba
E poi quell’incredibile, unica, inopportuna intrusione della
cattedrale cattolica eretta nel XVI
sec. nel centro della moschea per
La Mesquita di Cordoba, la grandiosa moschea-cattedrale
IL CLUB n. 84 – pag. 21
po’ in tutte le città visitate, poter
posteggiare in città per la scarsezza di parcheggi e per il traffico
caotico, per cui è preferibile lasciare il camper in un campeggio fuori
città ed utilizzare un mezzo pubblico per recarsi al centro.
La città ha ereditato uno dei
gioielli dell’architettura del XII e
XIV sec.: l’Alhambra; si tratta di
una fortezza araba situata su
un’altura, circondata da meravigliosi giardini, dalla quale si gode
un eccezionale panorama. Da ricordare il Palazzo del Generalife
con le bellissime fontane ed i suoi
giardini, il Palazzo di Carlo V, la
Cattedrale ed il caratteristico quartiere di Sacromonte.
In alto Plaza de Espagna a Siviglia
In basso una veduta dell’Alhambra di Granada
I giardini dell’Alhambra di Granada
Malaga, patria di Picasso
volere di Carlo V. Fuori dalla Moschea un susseguirsi di negozi di
souvenir, ristoranti, botteghe artigiane, locali dove si balla il flamenco, di vicoli, strade strette, caratteristici cortili e piazzette: la Juderia, quasi un labirinto che ricorda
molto l’organizzazione classica dei
Souk di tante vecchie città musulmane.
Siviglia, la “capitale”
Percorrendo verso sud la
N.IV, si arriva a Siviglia, la capitale
dell’Andalusia. “Quien no ha visto
Sevilla no ha visto meravilla”, dice
un antico proverbio andaluso. Infatti, Siviglia è una città fuori dal
comune, che ha affascinato re, regine, visitatori, artisti e che affascina ancora oggi. Ha subito la do-
minazione dei Romani e dei Mori.
Siviglia ha uno dei centri
storici più grandi d’Europa, fra i
suoi gioielli, uno dei poli di maggior attrazione è il Minareto della
Giralda, l’antica torre alta quasi
cento metri, dalla cui cima si può
ammirare tutta la città. A pochissimi metri è l’imponente Cattedrale, che ospita la tomba di Cristoforo Colombo. Bello ed interessante
l’Alcazar, la casa di Pilatos, il pittoresco quartiere di Santa Cruz, antica zona residenziale ebraica. Da
non perdere una visita alla bella e
monumentale Piazza di Spagna.
L’araba Granada
Granada appare come la
naturale conclusione di un viaggio
in Andalusia. Impossibile, come un
IL CLUB n. 84 – pag. 22
Ed ancora Malaga, luogo
natio di Pablo Picasso e sede di un
importante museo a lui dedicato.
E’ una vivace città sul mare che si
divide lungo i suoi lunghi viali alberati ed il mare Mediterraneo.
Degni di nota il castello arabo di Guibralfaro e la Cattedrale
con solo una delle due torri terminata.
Vestigia arabe, popolazioni
cordiali, terra ricca di risorse ambientali, sono solo alcune delle ragioni per cui vale la pena di andare
a scoprire i tesori di una delle più
belle
regioni
della
Spagna:
l’Andalusia.
Luigi Fiscella
Panorama di un piccolo centro dell’Andalusia minore, uno dei cosiddetti pueblos blancos
Curiosità e consigli
Pernottamenti e campeggi
a Cordoba il Camping El Brillante in Avenida del Brillante n.50 (zona nord), con bus urbano a 200 metri dal
campeggio per il centro;
a Siviglia il Camping Vilsomm, nel sobborgo di Dos Hermanas (a sud della città), raggiungibile dalla N.4,
con bus urbano per il centro davanti al cancello;
a Granada il Camping Reina Isabel, nel quartiere de “La Zubia” (8 km dal centro), ombreggiatissimo e con
piscina, o il Camping Sierra Nevada, più vicino alla città ma sempre affollato, in Avenida Madrid n.107; ambedue sono ben collegati al centro della città da bus urbani;
a Malaga città non ci sono camping, ubicati prima o dopo la città sul mare (a Torremolinos, Benajarafe, Almajate Bajos.
In Spagna le prese di corrente nei campeggi non sono unificate. Portate con voi tre tipi di spine: quella italiana
grossa, spesso di colore blu o blu e bianca, con i tre poli a triangolo, quella tedesca Shuko con la terra a lamella
elastica ed una normale spina domestica stretta.
Mezzi pubblici
Oltre ai mezzi pubblici urbani, in tutta la Spagna anche i taxi non sono cari. Nessun problema quindi ad utilizzarli se dopo una giornata di girovagare vi trovate lontani dalla stazione della Metropolitana o dal parcheggio
dove avete lasciato il vostro camper.
A tavola
E’ possibile trovare ristoranti e trattorie per tutte le tasche e per soddisfare ogni gusto. L’unico problema riguarda gli orari. Si mangia tardi a pranzo ma soprattutto a cena. In alternativa: bocadillos, pezzetti di tonno,
olive, patatine, sardine; jamon, serrano o di Espana. Prosciutto di montagna. Il secondo molto piu’ pregiato del
primo, ma anche molto piu’ caro; paella, piatto unico a base di riso condito o con carne o con pesce o completa
con carne e pesce, frutti di mare e gamberi; sangria, bevanda a base di vino con aggiunta di frutta e ghiaccio.
IL CLUB n. 84 – pag. 23
El Batan
Toro e torero: l’antica mitica lotta per la sopravvivenza dell’uomo e per il dominio della natura ogni giorno sulle piazze della Spagna
L
a Castiglia è il cuore
antico della Spagna. E’ un territorio vasto, esposto a sbalzi climatici
e storicamente povero. Qui sopravvive la cultura spagnola più
tradizionale. Nelle fattorie si allevano i tori da corrida e periodicamente si svolgono delle mini corride con le mucche e si verifica il loro livello di combattività, perché da
una mucca scatenata nascono i
migliori tori da corrida.
Qui i tori si preparano per
la corrida; per tre anni fanno ciò
che vogliono, poi devono soffrire
per 20 minuti. Mentre vivono qui
sono felici. I tori da corrida sono
degli splendidi esemplari che pesano almeno 500 kg; alteri, maestosi, curatissimi, pelo lucido, incedere sicuro. Il toro è così importante per gli spagnoli perché nella
cultura ispanica esso è poesia, musica, vita.
La data di nascita delle corride non è chiara, ma si sa che il
tutto ha inizio nella mitologia greca, in cui il Minotauro era mezzo uomo e mezzo toro; uccidendo l’animale, si voleva simbolicamente rendere umano e razionale il Minotauro, privandolo della sua bestialità.
Vicino Madrid c’è la scuola
El Batan, dove gli aspiranti giovani toreri imparano i trucchi del mestiere. Ci vogliono sette anni di tirocinio. Si inizia a dodici anni, a
diciannove si comincia a girare per
le arene della provincia sperando
di essere notati per essere introdotti nel grande giro.
Chi assiste alla corrida non
ha un odio per il toro e nemmeno
predilige il torero. Applaude allo
spettacolo, chiunque sia il protagonista principale, tant’è che è
pronto ad applaudire il toro se il
torero non è all’altezza del suo
compito non esibendo tutte le figure richieste, non manifestando il
suo coraggio e lo sprezzo del pericolo nella sfida col toro e con la
sua aggressività. Ma allo stesso
tempo è pronto ad elargire applausi ed olè al torero coraggioso, intraprendente e che abbia saputo,
con
spagnoleggiante
eleganza,
condurre questa rituale danza della
morte che, come in tutti i combattimenti impari, vede inevitabilmente soccombere il più debole.
E’ uno “spettacolo” che può
esser visto una sola volta, per
soddisfare la curiosità, che una
volta appagata, lascia in chi vi ha
assistito grande tristezza e non poche perplessità nell’accettare questa mattanza come uno spettacolo,
un divertimento.
All’inizio della corrida si
usa la parte rosa del drappo, si gira dalla parte rossa soltanto quando il toro sta per esser ucciso.
L’animale viene sfiancato, prima
dalle evoluzioni che gli aiutanti del
torero gli fanno compiere in lungo
e in largo, poi dalle banderillas che
gli vengono conficcate sui fianchi.
Quindi entra nell’arena il cavaliere
che cavalca un cavallo coperto, dal
lato esposto al toro, da una vistosa
armatura resistente alle cornate
della bestia, che cerca di disarcionare il cavaliere ed abbattere il cavallo. Il cavaliere usa la sua lancia
con una punta di metallo di alcune
decine di centimetri, per colpire il
toro sulle spalle. La tiene ferma,
con la punta in basso, rivolta verso
il toro. Non deve fare altro che aspettare che il toro lo carichi. Sarà
lui che, inconsapevolmente, si farà
trafiggere da quella terribile arma.
Adesso tocca al torero. Dopo dei brevi preliminari per dimostrare la sua superiorità sulla bestia, si prepara all’epilogo, uscendo
la spada da sotto il drappo. Il toro
sa di morire? Io credo di sì! Rimane lì attonito, ma ancora orgoglio-
IL CLUB n. 84 – pag. 24
so, guarda il torero minaccioso. La
lama non deve colpire l’osso e deve entrare in profondità, altrimenti
invece di stramazzare repentinamente, il toro vive ancora alcuni
minuti di agonia. Soffrirà di più, e
dovrà essere finito con l’uso di un
pugnaletto che gli verrà conficcato
e rigirato ripetutamente nel cervelletto. Che spettacolo!
E’ una scena davvero violenta, specialmente quando si vede
il toro soffrire. Il toro perde lentamente le forze, gli si annebbia la
vista. Ormai non distingue più bene il torero, ne percepisce soltanto
i movimenti, ne segue gli spostamenti, in ritardo. Il sangue esce a
fiotti dalle ferite spinto dalle contrazioni muscolari che il toro esercita per muoversi. La sabbia
dell’arena, macchiata da queste
larghe chiazze scure, è a lutto. Gli
spettatori sono silenziosi, ma non
perché mossi da un sentimento di
pietà o compassione per la bestia
agonizzante, ma perché in attesa
dell’ormai scontato epilogo che li
farà esplodere in applausi e fragorose urla.
Rimango scosso ed attonito
dinanzi a questa tragica, inesorabile, irrefrenabile, progressione di
eventi. Assistere alla corrida è
un’esperienza strana, sconvolgente
e seppur con un epilogo noto, difficile da accettare. Ma per gli spagnoli è tradizione, rito, cultura, per
noi “profani” difficile da comprendere, ma senz’altro da rispettare.
L. F.
Nel paese di Don Camillo
Una passeggiata a Brescello, piccolo centro della bassa padana dove Giovanni Guareschi
ambientò la serie dei fortunati romanzi che vide come protagonisti Don Camillo e Peppone,
magnificamente interpretati dai compianti Fernandel e Gino Cervi
E
cco il paese, ecco il
piccolo mondo di un mondo piccolo, piantato in qualche parte
dell’Italia del nord. Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta
fra il fiume e il monte, fra il Po e
l’Appennino… Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è
dura. Ma gli uomini rimangono
sempre uomini. E qui accadono cose che non possono accadere da
nessun altra parte…. Così Guareschi descrive il paese di Brescello,
un paesino come tanti, allungato
nella valle del Po con la sua vasta
piazza, la sua chiesa, le case a
portici e i campi tutt’attorno, dove
presero vita nel dopoguerra due
personaggi che dovevano diventare i simboli contrapposti dell’epoca,
il parroco di campagna Don Camillo e il sindaco rosso Peppone, fieri
capi delle due opposte fazioni politiche nei quali qualunque lettore
poteva identificarsi a seconda del
colore politico. Un paese piccolo
piccolo come ce ne sono tanti, ma
che divenne il simbolo stesso di
quell’Italia del dopoguerra divisa
tra il clericalismo e il comunismo
che in quegli anni accendevano gli
animi e davano vita a roventi lotte
(non solo di pensiero…).
Brescello divenne anche il
set naturale della fortunata serie di
film tratta proprio da quei romanzi,
una serie nata quasi per caso ma
che, sull’onda del successo del
primo “episodio”, contribuì a rendere ancora più celebri oltre che i
due agguerriti personaggi anche i
volti degli attori che li interpretarono: Fernadel, nella parte di Don
Camillo, il pretone con due mani
che sembravano badili, e Gino
Cervi, nella parte di Giuseppe Bottazzi, il comunista tutto d’un pezzo.
Anche ai giorni nostri, ritrovandosi a passeggiare nella vasta Piazza Matteotti, chiamata anche Piazza Maggiore, autentico nucleo
di
Brescello,
si
ha
l’impressione di trovarsi, pur a distanza di anni da quegli anni del
dopoguerra, sul magico set cinematografico dei film di Don Camillo, tanto è forte la sensazione di
ripercorrere scenari familiari e così
incredibilmente simili a quelli conosciuti attraverso le pellicole del
parroco guerrafondaio e del sindaco rosso. In pratica il paesino è un
museo a cielo aperto, dove ogni
angolo racconta un episodio diverso della saga, a cominciare proprio
da Piazza Maggiore, palcoscenico
ideale delle avventure del parroco
dal grande cuore e del sindaco
sempre pronto a dare voce alla
propria coscienza.
Qui la gente si riuniva, sfilava in corteo, inneggiava a Peppone, magari mentre Don Camillo
controllava dal campanile il susseguirsi degli avvenimenti; e oggi
nella vasta piazza è possibile vedere le sagome dei due eterni nemici,
cristallizzate in due statue in bronzo, l’una davanti al Municipio e
l’altra davanti alla chiesa, dedicata
a Santa Maria Nascente, al cui interno si può ammirare il bellissimo
Crocifisso scolpito appositamente
per le riprese cinematografiche,
con il quale Don Camillo si ritrovava a dialogare e a mettere a nudo
la propria coscienza.
A pochi passi dalla piazza
si incontra poi un cimelio storico,
dalla stazza piuttosto ingombrante: si tratta del “panzer”, il carro
armato che Peppone aveva nascosto durante la guerra e che in seguito aveva fatto ritrovare con
l’aiuto del complice-nemico Don
Camillo, visibile ancora oggi con i
suoi cannoni e i suoi cingoli
dall’aria minacciosa, in grado di
suscitare la curiosità di grandi e
piccini. E proprio davanti al carro
armato vi è il Museo intitolato ai
IL CLUB n. 84 – pag. 25
Sulle tracce dei nostri eroi
Tutto il paese reca visibili tracce del periodo in cui divenne il set
dei film di Don Camillo, tanto che può essere considerato un museo a
cielo aperto dell’epopea dei due eroi di Guareschi; all’incrocio con la
S.S.62 si può visitare la Madonnina del Borghetto, quella “Cappelletta
della discordia” che nel film “Don Camillo Monsignore ma non troppo”
doveva essere abbattuta per far posto alla Casa del Popolo ma a cui
nessuno osava dare la prima picconata.
Nella stazione del paesino, rimasta immutata così come appare
nei vari film della saga, transita ancora oggi come a metà del ‘900 un
treno locale che collega Parma a Suzzara.
In un porticato di via Giglioli si può vedere il campanone voluto
da Peppone per contrastare l’”ora dei clericali” al quale qualcuno aveva rubato il batacchio; nei pressi della piazza vi è la casa di Peppone,
usata per gli esterni delle riprese, mentre nel piccolo giardino pubblico,
intitolato a Guareschi, è stato sistemato un busto dello scrittore e la locomotiva, restaurata, utilizzata nei vari episodi.
In Piazza Maggiore sono visibili le statue in bronzo dei due personaggi, oltre al Municipio e alla chiesa dedicata a Santa Maria Nascente, che custodisce nella prima cappelletta a sinistra il Crocifisso con il
quale dialogava Don Camillo, scolpito appositamente per le riprese.
Infine a ridosso della piazza è visibile la gigantesca sagoma del
carro armato, protagonista di uno degli episodi più gustosi dell’epopea
del gigantesco parroco e del sindaco “rosso”, che introduce al museo
intitolato ai due personaggi (aperto dalle 9,30 alle 12 e dalle 14,30 alle
18) al cui interno si possono ammirare numerosi cimeli utilizzati durante le lavorazione dei vari film della saga.
due personaggi creati dalla penna
di Guareschi, che ospita centinaia
di fotogrammi dei film, le relative
locandine e numerosi cimeli utilizzati durante le riprese, come la
moto di Peppone, la radio o il vestito di Don Camillo, le biciclette
dei due protagonisti e tanti altri
oggetti curiosi.
Ma anche esplorando le
stradine minori di Brescello ci si
ritrova davanti ad autentici pezzi
dell’epopea di Don Camillo, come
l’enorme campanone voluto da
Peppone per fare cessare il monopolio campanaro clericale, che si
erge su un porticato di via Giglioli,
o come la stessa casa Bottazzi
(non visitabile), dal cui balcone si
affacciava Peppone, o ancora come
la piccola stazione in cui arrivava
l’energico parroco dopo le sue sofferte trasferte, rimasta intatta nel
corso degli ultimi cinquant’anni. E
scoperta dopo scoperta ci si ritrova
ad alzare lo sguardo, nella ricerca
inconsapevole delle sagome in
carne ed ossa dei due eterni nemici-amici, resi dalla penna di Guareschi e dal genio cinematografico
di Fernandel e di Gino Cervi due
autentiche icone del nostro vivere
quotidiano, più vive e vitali che
mai nonostante abbiano già spento le loro prime cinquanta candeline.
Mimma Ferrante
e Maurizio Karra
(da “AutoCaravan” – 9/2003)
Notizie utili
Come arrivare:
Conviene raggiungere Brescello da Parma, attraverso la S.S.62, evitando il gomitolo di provinciali che si dipanano attorno al Po, fra Guastalla e Reggio Emilia.
Cosa acquistare:
All’interno del museo sono in vendita i libri di Giovanni Guareschi, il Lambrusco dedicato a Don Camillo e a Peppone, le Spongate e le Zuffe della Società Benelli. Nelle botteghe di alimentari del paese è consigliabile fare
scorta anche dell’ottimo prosciutto crudo di Parma e del parmigiano reggiano, prodotto anch’esso nella zona
circostante.
Dove mangiare:
Ci si può tuffare nell’atmosfera culinaria della bassa nella “Bottega di Don Camillo”, via Cavalletti n.16, dove potrete assaggiare tortelli di ricotta e zucca, lasagne e culatello di Zibello. Se invece si vuole gustare un ottimo
gelato artigianale ci si può recare alla gelateria “Kailas”, Piazza Matteotti n.14.
Dove sostare:
Si può tranquillamente pernottare nel piccolo parcheggio del centralissimo Parco Guareschi, in via 7 Maggio, a
qualche centinaio di metri da Piazza Maggiore. Uno dei campeggi più vicini è il camping “Cittadella”, via Parco
Cittadella, 43100 Parma, tel. 0521.961434, ad apertura stagionale.
Informazioni utili:
Pro Loco c/o Municipio, Piazza Matteotti, tel. 0522.687526, Internet: www.pragmanet.it/pro-loco/;
Museo di Peppone e Don Camillo, Via De Amicis, tel. 0522.962158.
IL CLUB n. 84 – pag. 26
Messina, la porta della Sicilia
Nella città dello Stretto si giunge dal “continente” per visitare la Sicilia. Da qui partono le
arterie verso il resto dell’Isola. Molti attraversano la città, ma ben pochi la visitano
L
uminosa e pigra, ventosa e malinconica, la storia di
Messina è un'alternanza di pianti e
di sorrisi, di distruzione e di rinascita. E' una storia di guerre, di calamità spaventose, di ripopolamenti e di rifiorimento. Un destino che
deriva, essenzialmente, dalla sua
posizione geografica: invidiabile da
un lato, preoccupante dall'altro. E
non solo per i ripetuti attacchi esterni, ma anche per l'alta sismicità del suo territorio.
Il terremoto, infatti, distruggerà la grande maggioranza
dei suoi monumenti e porterà via
con sé l'identità di una città che,
con forza, negli anni seguenti proverà a ricostruirla. Infatti, nonostante la veemenza del sisma ed il
contestuale maremoto, la città dello Stretto riuscirà, comunque, a
sopravvivere alle calamità che
sembrava avessero scritto per lei
un infausto destino.
Così dopo il 1908, Messina
si riappropria della sua essenza,
del suo cuore e del suo mare del
quale è intrisa e nel quale si
proietta e si specchia. Proprio in
quel mare in cui, da tempo immemorabile, vivono e si nascondono
Scilla e Cariddi, che Omero dipinse
con sei teste e dodici gambe ed il
pericoloso vortice delle epopee
greche. I mostri di omeriana memoria, che la leggenda greca pone
nello Stretto l'uno di fronte all' altro, da secoli fan parte della tradizione dell'antica ZancJe, così
chiamata per il suo porto a forma
di falce. Una forma a cui, tra l'altro, sono legate tradizioni suggestive e fantasiose.
Sulla punta estrema del
porto svetta il forte Campana, ordinato da Carlo V e realizzato nel
1546 per chiudere l'insieme di batterie difensive istallate lungo il
porto stesso per respingere le incursioni delle armate turche che,
dalla parte opposta, ingrandendosi
il forte Campana, si staglia, invece,
il forte San Salvatore, sulla cui
porta si trova una lapide del 1614
che ne ricorda la funzione difensiva.
La collocazione di Messina
In alto una foto di gruppo dei nostri soci al Forte San Salvatore nel
corso della recente gita a Messina. In basso il panorama della città.
in un punto di eccezionale importanza strategica del Mediterraneo
ne spiega la rilevanza militare e,
conseguentemente, il carattere di
città - fortezza che le si addice da
sempre, pur se poco resta delle
fortificazioni dell' epoca classica e
medievale.
Di contro, sono ancora visibili quelle realizzate da Carlo V
che, oltre ai due forti appena citati,
fece costruire anche il forte Gonzaga e il forte Castellaccio, insieme
alla cinta muraria posta a protezione di una città che l'imperatore
considerava cardine principale della sua strategia di difesa del Medi-
IL CLUB n. 84 – pag. 27
terraneo, minacciato dall'espansione turca e dalle scorrerie piratesche.
Sulla parte più alta del forte San Salvatore, attualmente adibito ai servizi della Marina militare,
si innalza una colonna a sezione
ottagonale, su cui è posta la stele
della Madonnina, il biglietto da visita della città dello Stretto che
viene presentato ai turisti prima
ancora del loro approdo a Messina.
E sempre qui, dove si ammira la
lanterna del Montorsoli, Messina
ricorda un appuntamento importante della sua storia: 26.000 soldati della Lega Santa, nel 1571,
sotto l' egida di don Giovanni d'Austria, affrontarono vittoriosamente
le navi ottomane schierate nelle
acque di Lepanto. Un evento che
sancisce la fine della funzione di
grande base militare della città
dello Stretto, che continuerà ad
essere, invece, approdo fortificato
e crocevia di commercio.
Ma la catastrofe del terremoto è alle porte e condizionerà la
città peloritana e i suoi abitanti.
Poche tracce di quel glorioso passato sono ancora visibili: quasi
nulla sopravvive al terribile sisma
che non solo causa numerosissime
vittime, ma cancella anche l'aspetto della città antica. La città dello
Stretto, infatti, è come se fosse
stata reinventata con un nuovo
volto urbano nel quale, qua e là, si
scorgono i fasti di un periodo che il
sisma ha nascosto ma che, fortunatamente, non ha cancellato del
tutto; come la memoria storica
della città, viva più che mai.
Messina, "porta della Sicilia" come si dice, è davvero così.
Dalla città dello Stretto partono arterie autostradali che attraversano
l'intera isola. Chi proviene da Catania, può abbandonarsi alla visione dello Stretto in un graduale avvicinarsi del continente a Capo Peloro. Chi, invece, viene da Palermo, può perdersi di fronte allo
scenario incomparabile della città
sottostante, immersa in una natura talmente bella da sembrare
quasi irreale.
Il campanile del Duomo
Ma Messina è una città
nuova, nata sulle macerie del terremoto e su quel che rimane dopo
la pioggia di ventisettemila bombe
che la prostrarono nel 1943. Dopo
il 1908, sulla planimetria della vecchia città distrutta si sovrappone il
nuovo piano regolatore: grandi e
larghe strade parallele s'incontrano
ovunque in una città che si estende in lunghezza.
Fra le costruzioni edificate
in questi primo periodo, il palazzo
della Camera di commercio, il palazzo di Giustizia, l'Università, la
Prefettura, il Comune e la Provincia. Chi approda a Messina non
può non restare affascinato da
questi edifici e dal teatro Vittorio
Emanuele, realizzato ancor prima
del Bellini di Catania e del Massimo
di Palermo.
Anche qui ritroviamo le
leggende che aleggiano sempre
nella vita della città: il soffitto della
sala, ad esempio, è decorato con
una grande pittura di Renato Guttuso che raffigura il mito di Colapesce che non poteva non appartenere ad una città di mare come
Messina. La leggenda vuole che
Colapesçe fosse un pescatore vissuto nella città peloritana durante
l'epoca di Federico II, mezzo uomo
e mezzo pesce: una metamorfosi
dovuta ad una maledizione della
madre stanca di vedere costantemente il figlio in mare. L'abilità di
nuotatore e il suo singolare aspetto incuriosirono l'imperatore che,
gettato un anello in mare, chiese a
Colapesce di riportarglielo. E così
accadde. Ma la prova fu eseguita
una seconda volta e Colapesce non
ritornò mai più in superficie. Al suo
mito, oggigiorno, è intitolato un
premio che nella città peloritana si
svolge annualmente.
Ed al mare sono legate le
tradizioni popolari messinesi, come
quella del Palio, una delle più antiche di Messina, in cui le contrade
gareggiano nello Stretto con le loro
"paciote". Ma Messina non è soltanto le sue infinite leggende o la
sua particolare storia. Messina è
anche una realtà che, se curata nei
suoi molteplici aspetti, potrebbe
interessare ancor di più quel turista o quel visitatore che spesso
giunge nella città peloritana con le
navi da crociera, per poi trasferirsi
a Taormina o a Milazzo e le Isole
Eolie.
La bellezza della città dello
Stretto è indiscutibile e alimentata
da un paesaggio naturale che le
IL CLUB n. 84 – pag. 28
regala un'ambientazione davvero
suggestiva. Panorami mozzafiato e
scorci di paesaggi unici sono un po'
ovunque e fanno la fortuna di Messina, che lega il suo nome al festival del Cinema e ad attori di grande fama. Eppure, nonostante sia
passata tanta acqua sotto i ponti di
quei prestigiosi anni ‘50, Messina
non è affatto stanca di offrirsi al
turista.
Dal viale San Martino alla
via Garibaldi, costellati di palazzi
signorili e dagli edifici più importanti della città, i visitatori si riversano a piazza Duomo, con lo
splendido campanile "animato".
Tutt'intorno, da qualche anno, sorge il cuore pulsante della città:
numerosi locali sono nati in questo
quadrilatero, resi ancor più belli
dalla presenza della chiesa dei Catalani e dalla piazzetta intitolata a
don Giovanni d'Austria. E la vita
attorno al quadrilatero manifesta il
fiorire di una gioventù cosciente di
sé, che oggi si è impadronita di
nuovi luoghi di ritrovo e di punti di
riferimento, come la zona di via
Cairoli, indiscutibile proprietà degli
adolescenti.
Come le grandi città, anche Messina vanta le sue tradizioni
culinarie. Nella città dello Stretto,
infatti, esiste una cura particolare
per il palato: il classico buongustaio ha terreno facile nella città
peloritana! E' patrimonio della città
dello Stretto l'antenato dello happy
hour, in quasi tutti i bar, infatti,
prima del pranzo e della cena, è
possibile assaporare aperitivi rinforzati non solo con i soliti stuzzichini, ma anche con assaggini di
rustici e... di tortellini.
Il pesce in tutte le sue varianti, è l'alimento principe della
cucina messinese. E andare a
mangiare ai Ganzirri, lungo i laghi,
i frutti di mare o il pesce stocco a
'gghiotta è un rito, come arrivare a
Castanea per i pitoni alla messinese, oppure a faro superiore per il
gelato. Qui, infatti, da anni lavora
una gelateria celebre in città perché sempre alla ricerca di nuovi
gusti, l'ultimo dei quali è il "gelato
alcolico". Chi, infine, intende portare a casa un "pezzo" della tradizione dolciaria della città dello
Stretto si tuffa nella pignolata, che
unisce magistralmente il gusto della cioccolata con quello del limone.
Cosa desiderare di più?
Alfio Triolo
Lercara Friddi
Tra i ricordi del passato e quelli della più moderna zolfara
L
ercara Friddi, in provincia di Palermo, sorge a 667 metri sul livello del mare, alle pendici
del Colle Madore sul feudo Friddi,
tra il vallone del Leandro e la vallata di Fiumetorto e del Platani. Si
trova sulla direttrice Palermo–
Agrigento, con l'equidistanza di
circa 60 chilometri.
Panorama di Lercara Friddi
Fondata con Licentia Populandi del 22 settembre 1595 nell'ambito delle 150 "Città Nuove"
promosse dal Regno Spagnolo, ha
visto un laborioso processo di sviluppo e urbanizzazione per la povertà intrinseca del territorio. Nel
1828 il ritrovamento di una ricca
vena zolfifera l'ha caratterizzata
come centro industriale sino alla
chiusura delle miniere nel 1969.
Ma la recente scoperta di
un sito sicano sulla sommità del
Colle Madore, all'interno del Parco
Minerario, ha aperto nuove prospettive di sviluppo turistico - culturale. Colle Madore era un sito
sconosciuto prima del recente rinvenimento di un gruppo di interessanti lamine bronzee indigene decorate e di altri oggetti. Le campagne di scavo seguite a questa scoperta, realizzate dalla Soprintendenza di Palermo nel 1995 e nel
1998, sono state feconde di risultati, consentendo di mettere in luce un piccolo edificio sacro di età
arcaica e alcuni ambienti tra cui
probabilmente un'officina per la
lavorazione dei metalli, la prima
scoperta in Sicilia.
Il Colle Madore, vicino Lercara
Le indagini al Madore
stanno fornendo, fino ad oggi, utili
elementi anche per la comprensione del delicato momento di trasformazione dei centri indigeni della Sicilia centro settentrionale, venuti in contatto tra il VII e VI secolo a.C. con le straordinarie "novità"
portate nell’isola dai coloni greci. E'
soprattutto Himera ad imporsi per
questo insediamento come principale punto di riferimento culturale
e, probabilmente anche politico.
Nella zona antistante il colle insistono, uniche nella provincia
di Palermo, presenze residuali di
archeologia industriale sopravvissute alla civiltà della zolfara: castelletti, pozzi, ciminiere, l'edificio
della pompa elettrica, l'effusione
delle acque sulfuree sono le ultime
testimonianze rimaste, anche se a
stretto contatto con una urbanizzazione moderna. E' intendimento
della città dare piena attuazione al
progetto di Parco Archeologico e
Museo della Zolfara col recupero e
restauro della allocazione originaria, così come previsto dalla Legge
istitutiva della Regione Siciliana.
Il viaggiatore che giunge a
Lercara Friddi scruterà con occhio
ammirato i toni macchiati di un
nugolo di tetti e il declivio di un
colle che sovrasta l'intero paese.
In quel colle e sulle strade da percorrere per arrivarci è scritta la
storia di Lercara Friddi. La memoria della zolfara che ha marcato la
diversità di Lercara colorandola,
per due secoli, di polvere gialla in
contrasto col buio della miniera e
l'azzurro del suo cielo; la civiltà di
un popolo indigeno, i Sicani, che
sulla sommità del Colle Madore
hanno costruito are votive ed officine, lastricati e terrazzi; l'ordito
urbano della "Lercara Città Nuova"
del 1600 segnato dai prospetti architettonici e monumentali delle
chiese, delle piazze, dei palazzi e
delle ville.
E' questo il crocevia ricco
di storia e sentimenti, colori e vibrazioni che l'ospite troverà a Lercara Friddi. Un territorio di antichi
insediamenti, un patrimonio d'arte
e cultura, un itinerario popolare e
gastronomico di genuina naturalezza. Molti appuntamenti originali
caratterizzano questa terra. Dalle
IL CLUB n. 84 – pag. 29
"Tavulate” di San Giuseppe ai riti
della Settimana Santa, dalla Rievocazione storica legata alla Madonna di Costantinopoli alle Novene Natalizie. Tante testimonianze
sono raccolte nella biblioteca "Giuseppe Mavaro": dai reperti ceramici e bronzei dell'area sicana agli
attrezzi della civiltà mineraria e
contadina; dalle opere d'arte all'esposizione "Il Costume nel Pupo" di
Vito Giangrasso con documenti e
foto d'epoca.
Una Tavulata di San Giuseppe
Le tracce della storia e degli eventi si inerpicano lungo le
strade, piazze e vicoli della cittadina. Nella memoria di questo mitico
passato, oggi Lercara vuole attualizzare la propria essenza, progettando il futuro di una nuova città.
Alfio Triolo
La Chiesa Madre
Informazioni: Municipio: 0918251226; Pro loco: 338-3103843.
Q
Vita di camper
Cucina da camper
Il salotto viaggiante
Pasta con fave e maggiorana
uante volte, in viaggio
con altri equipaggi, ci siamo ritrovati a fine giornata col desiderio di
stare un po’ in compagnia dei nostri amici, magari anche otto o dieci persone, per scambiare quattro
chiacchiere e prendere insieme un
amaro o i dolcetti? E quante volte
abbiamo pensato addirittura di trasformare il nostro camper in una
vera seconda casa anche per
quanto attiene alla capacità di “ospitare” a tavola i nostri amici? Mi
direte: ma la vita all’aria aperta
impone che queste cose avvengano “fuori” dal camper, magari sotto
il tendalino. E’ ovvio! Ma se stiamo
parlando di una buia serata invernale, le cose cambiano e il pleinair
(cioè la vita all’aria aperta) va a
farsi benedire...
Ecco allora l’esigenza di
avere a disposizione, all’interno del
proprio camper, uno spazio “living”
che possa garantire la convivialità
proprio in quei momenti in cui il
buio delle serate invernali, il freddo
e l’umidità o la pioggia non lo consentono, soprattutto se siamo “amiciari” e ci piace quindi stare in
compagnia - a tavola e non - con
tante persone. Ora, questo è possibile solo se il nostro camper nasce con una superficie utile a tale
scopo, dato che sicuramente gli
spazi interni possono essere solo
marginalmente “allargati”.
Vi sono piante che si prestano più di altre allo scopo: una di
queste è quella tipica dei mezzi da
sette posti con dinette anteriori
contrapposte; in questo caso, il salotto ospita comodamente da sei a
otto persone e, se le poltrone della
cabina sono dotate di piastre girevoli, il numero aumenta ancora. Se
questa pianta offre la possibilità di
utilizzare la dinette piccola sia con
il tavolo alto che col tavolo abbassato, i posti a sedere per l’utilizzo
del living come salotto crescono,
avendo a disposizione un divano e
due divanetti oltre alle eventuali
poltrone girate verso l’interno della
cabina. Per l’utilizzo come “camera
da pranzo”, la dinette piccola deve
essere invece in grado di ritrasformarsi in una coppia di poltroncine con il tavolo; in questo caso
basta unire con una tavola (spesso
fornita dalla stessa casa costruttri-
ce, in caso contrario da fare realizzare da un falegname) i due tavoli
l’uno all’altro, e si ottengono otto
comodi posti a tavola: e se i divani
non si allungano tanto da unirsi tra
loro sulle due linee parallele, due
sgabelli saranno sufficienti a surrogare l’allungamento e l’unione
delle due dinette, consentendo di
stare a tavola in otto o dieci (soprattutto con bambini)!
Tutto questo fare e rifare
non è necessario quando invece si
possiede un veicolo con in coda il
classico “ferro di cavallo”: questa
pianta è già pronta per il nostro
scopo, sia per il pranzo che per il
salotto. E’ quindi comodissima e
addirittura, se nella parte anteriore
si trova un’altra dinette, almeno
per il pranzo i posti comodi saranno ancora di più che nell’esempio
precedente: otto più quattro, cioè
dodici!
Ma se invece il mezzo che
possediamo non ha né l’una né
l’altra di queste piante? L’idea di
avere con sé degli sgabelli è forse
l’unica per ovviare all’inconveniente: posizioneremo gli sgabelli
sul corridoio fra i due divanetti, in
caso di unica dinette; e faremo lo
stesso in caso di semidinette anteriore, sperando che i due sedili della cabina siano dotati delle piastre
girevoli per posizionarsi in senso
contrario alla guida.
La validità dello stare insieme vale, dicevamo, a tavola e
non solo; e vale sia se gli equipaggi sono formati da soli adulti sia
che vi siano anche bambini. Anzi,
proprio se si hanno bambini a bordo, tutto questo sarà utile anche a
loro, e così provvederemo a sistemare i piccoli in un camper per farli giocare insieme, mentre gli adulti
si ritroveranno tranquillamente in
un altro mezzo a chiacchierare fra
loro o a giocare in altro modo.
Ovviamente, se non si è
amanti della compagnia, tutto questo non ha senso; ma, se si viaggia in gruppo o si prende parte a
una gita o a un raduno, non trovate che sia veramente triste rimanersene da soli nel proprio camper, magari stando a guardare, da
dietro le tendine, quello che fanno
gli altri?
Maurizio Karra
IL CLUB n. 84 – pag. 30
Ingredienti: Pasta formato gemelli, 250 gr. fave sgranate e
pelate, 1 cipolla, 1 bustina di
zafferano, 1 rametto di maggiorana fresca, 2 cucchiai di pangrattato,
olio
extravergine
d’oliva, sale, pepe.
Preparazione: Sbucciate la cipolla tagliandola a fettine sottili e
soffriggerla nell’olio in una padella fin quando sarà dorata.
Aggiungete le fave, un mestolino
d’acqua calda e il sale cocendo a
fiamma bassa per 5/6 minuti;
unite le foglioline di maggiorana
e lo zafferano sciolto precedentemente in un poco d’ acqua
calda. Fate cuocere ancora un
po’ per insaporire il tutto. Cuocete la pasta al dente. Tostate, intanto, il pangrattato con 2 cucchiai di olio, scolate la pasta ed
amalgamatela insieme alle fave,
saltando tutto per qualche istante a fiamma viva. Unite il pangrattato tostato e servite con
una spruzzata di pepe nero.
Zucchina alla ricotta salata
Ingredienti: 1 zucchina, olio extravergine d’oliva, sale, ricotta
salata, menta.
Preparazione: Tagliate la zucchina a rondelle, salarla e lasciarla
sgocciolare. Friggere le rondelle
nell’olio e, dopo averle private di
quello in eccesso, sistemarle in
un piatto facendo uno strato di
zucchine, menta e ricotta salata
grattugiata. Formare i diversi
strati avendo cura di ultimare
con la ricotta salata e la menta.
Pollo fritto
Ingredienti: Pollo a pezzetti, farina, 2 uova, pangrattato, sale, pepe, olio extravergine d’oliva.
Preparazione: Dopo aver tagliato
a pezzetti il pollo, passarlo in un
velo di farina, poi nell’uovo sbattuto, infine nel pangrattato. Fate
riscaldare abbondante olio in
una padella ed immergetevi i
pezzetti di pollo. Cuoceteli a
fiamma media, rigirandoli spesso, per circa 20-25 minuti facendoli dorare uniformemente.
Salate a cottura ultimata.
Enza Messina
Viaggiare in modo responsabile
Verso una visione umanista e sociale del turismo, verso un turismo di sviluppo e solidarietà
D
all’adozione della Dichiarazione di Montreal nel 1996, il
contesto politico mondiale si è evoluto in modo tale che «alla fine
della storia» (espressione utilizzata
da Francis Fukuyama all’inizio degli
anni ’90 per sottolineare il trionfo
della democrazia liberale in “La
fine della storia e l’ultimo uomo” Rizzoli, 1992) ha fatto seguito un
periodo molto meno glorioso rispetto a quanto solennemente annunciato. La forte ascesa del neoliberismo ha effettivamente suscitato un certo numero di proteste da
parte di oppositori della globalizzazione di diverso background culturale, i quali condannano le imposizioni del libero mercato e i suoi
numerosi effetti negativi sulla vita
delle persone e delle collettività,
accentuando il divario tra ricchi e
poveri, non solo tra Paesi, ma anche all’interno degli stessi.
La paura del terrorismo,
all’indomani degli eventi dell’11
settembre, ha risvegliato lo stato
reaganiano e la ricerca della sicurezza ad ogni costo. La crescita
economica di Paesi come la Cina,
l’India, il Brasile, ha reso ancora
più evidente il notevole divario tra
le condizioni di vita delle popolazioni nei diversi continenti: in questo scenario, il continente africano
stenta a trovare una via verso uno
sviluppo reale. Più che mai, la crescita economica basata sullo sfruttamento eccessivo delle risorse è
messa in discussione. Malgrado sia
stata data nuova vita alla Convenzione di Kyoto nel 2005 e, malgrado le popolazioni siano sempre più
convinte della necessità di salvaguardare l’ambiente, resta il fatto
che la Terra è in pericolo e le catastrofi naturali degli ultimi anni ci
ricordano la fragilità degli ecosistemi e la necessità di attuare al
più presto strategie di sviluppo
sostenibile.
In questo contesto generale, il turismo mondiale, caratterizzato da una notevole capacità di
sopravvivenza, continua a crescere
con alcuni periodi di difficoltà dovuti a catastrofi naturali, pericoli
sanitari, guerre, terrorismo... Si
tratta soprattutto di un turismo di
massa che non porta sempre gli
effetti positivi sperati e che non
tiene conto di significative fasce di
popolazione; un turismo di massa
che, per la sua struttura industriale, provoca troppo spesso una fuga
dei profitti verso i Paesi dei visitatori a discapito delle popolazioni
ospitanti, fenomeno sempre più
denunciato da coloro che propongono forme alternative di turismo,
mettendo l’accento sulla responsabilità e la solidarietà delle parti
coinvolte.
In una prospettiva di apertura al mondo e di contributo ad
un’“altra globalizzazione”, fondata
su valori di condivisione e solidarietà, il BITS (Bureau International
du Tourisme Social) ha riconosciuto sempre più l’importanza del turismo sostenibile e in misura ancora maggiore del turismo solidale,
tanto da creare una commissione
su questo fenomeno in espansione.
Le questioni di uguaglianza sociale
e di responsabilità individuale dei
turisti e di chi ospita restano sempre un tema cruciale per il BITS
che ha l’ambizione di promuovere
un turismo che contribuisca alla
lotta contro l’esclusione e al rafforzamento della coesione sociale nei
Paesi del Nord, così come in quelli
del Sud.
Malgrado l’invecchiamento
della popolazione nei Paesi industrializzati, che li porta ad intraprendere misure energiche in favore di un mercato in forte crescita
come quello dei “senior”, i giovani,
ancora numerosi in molti paesi,
restano una priorità per il BITS che
ha istituito una commissione consacrata al turismo dei giovani. Il
BITS ha anche organizzato diversi
incontri per creare un serbatoio di
idee
permanente
sul
tema
dell’accessibilità per i disabili.
L’influenza del BITS si é fatta inoltre sentire presso l’Organizzazione
Mondiale del Turismo che nel 1999
ha adottato il Codice Mondiale di
Etica del Turismo, alcuni articoli
del quale trattano espressamente il
tema del turismo sociale...
Infine, il BITS ha dimostrato di essere una vera e propria
rete internazionale dell’economia
sociale e solidale nel settore turi-
IL CLUB n. 84 – pag. 31
stico; a tale proposito, ha creato
collaborazioni con organizzazioni
che non si accontentano di opporsi
alla globalizzazione liberista, ma
che vogliono costruire una globalizzazione alternativa. Ha partecipato a Dakar, nel 2005, al 3° Vertice internazionale dell’economia
sociale e solidale organizzato dalla
Rete intercontinentale per la promozione dell’economia sociale e
solidale (RIPESS) e al Forum internazionale sul turismo solidale e il
commercio equo, tenutosi in Chapas (Messico) all’inizio del 2006.
La Dichiarazione di Montreal ha ricordato la pertinenza
storica e attuale del turismo sociale in quanto “creatore di società”,
“fattore di crescita economica”,
“attore dell’assetto territoriale e
dello sviluppo locale” e allo stesso
tempo “ partner dei programmi di
sviluppo mondiale”. Essa ha permesso di precisare i criteri di identificazione del turismo sociale che
non si limitano ai soli aspetti giuridici, malgrado il turismo sociale sia
animato e gestito principalmente
da attori dell’economia sociale
quali le associazioni e le cooperative. Essa ha messo l’accento più
che nel passato sulla necessità di
proteggere l’ambiente e di rispettare l’identità delle popolazioni locali. La Dichiarazione di Montreal
ha introdotto un rapporto di solidarietà tra i turisti e le popolazioni
ospitanti che ha come obiettivo
uno “sviluppo sostenibile”.
Riaffermando l’attualità e la
pertinenza della Dichiarazione di
Montreal, adottata nel 1996, i
membri del BITS, in sede di Assemblea generale tenutasi a Aubagne nel maggio 2006:
a) ricordano il ruolo delle organizzazioni dei lavoratori, indipendenti e democratiche, nella
promozione e difesa del diritto
di tutte le persone ad un orario
lavorativo limitato e alle ferie
pagate;
b) precisano che il pieno compimento dell’essere umano, come persona e come cittadino,
che costituisce l’oggetto essenziale di qualunque tipo di sviluppo turistico, riguarda tanto i
visitatori quanto i visitati;
Un estratto dalla “Dichiarazione di Montreal”
1. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo afferma che ogni individuo ha diritto al riposo, al tempo
libero, ad una limitazione delle ore di lavoro ed alle ferie remunerate. Considerando che tale diritto è ben
lungi dall'essere applicato a livello mondiale, la conquista del tempo libero e del turismo al servizio dell'uomo deve continuare ed essere intensificata sulla via tracciata dal Turismo Sociale, che intende innanzi
tutto consentire al maggior numero di persone l'accesso alla pratica del turismo.
2. L'obiettivo fondamentale di qualsiasi azione di sviluppo turistico deve consistere nella piena realizzazione
dell'individuo come persona e come cittadino.
3. L'aspirazione di permettere a tutti di accedere al Turismo Sociale impegna necessariamente a lottare
contro le ineguaglianze e contro l'esclusione di tutti coloro che hanno una cultura diversa, dispongono di
minori mezzi finanziari, hanno capacità fisiche ridotte o vivono in un Paese in via di sviluppo. Occorre identificare e mettere in atto gli strumenti necessari per raggiungere tale scopo: definizione di politiche
turistiche sociali, creazione di infrastrutture, concessione di sussidi alle persone meno favorite, sensibilizzazione e formazione del personale, ecc...
4. Le vacanze ed i viaggi rappresentano occasioni e momenti particolarmente adatti all'arricchimento della
persona grazie alla scoperta di altri ambienti, culture e civiltà, all'esercizio di attività fisiche, artistiche,
sportive o ludiche, all'incontro di persone al di là di qualsiasi distinzione, alle responsabilità assunte liberamente dagli stessi turisti...
5. Il turismo per tutti è fattore di potenza economica, per il flusso incessante di persone e di investimenti
che contribuiscono allo sviluppo delle regioni, producono ricchezze nazionali ed internazionali, stimolando
trasferimenti di risorse da Paesi avanzati ad altri meno progrediti.
6. Gli apporti del turismo devono andare a beneficio di tutta la comunità. Devono contribuire allo sviluppo
sociale ed economico delle regioni e delle popolazioni nel loro insieme. Il settore turistico deve produrre
occupazione e garantire, nello stesso tempo, i diritti fondamentali delle persone che vi lavorano.
7. Tutti gli attori dello sviluppo turistico soggiacciono alle stesse esigenze economiche. Nella loro veste di
imprenditori, gestori di impianti, produttori o accompagnatori di viaggi, educatori, animatori del tempo
libero, essi sono agenti economici sottoposti a identiche esigenze di competenza, di rigore e di risultato...
8. A livello mondiale il turismo è uno dei principali elementi di valorizzazione di molte regioni. In nessun
caso dovrebbe costituire un pretesto per un'invasione incontrollata, né per l'acculturazione o lo sfruttamento delle popolazioni.
9. Il turismo può e deve essere fattore di speranza per molte economie fragili. In nessun caso l'obiettivo della conservazione naturale del territorio deve essere pretesto per il suo accaparramento da parte di pochi.
10. L'informazione, la formazione e la sensibilizzazione dei turisti al rispetto dell'ambiente e delle popolazioni costituiscono una delle missioni fondamentali del Turismo Sociale, nell'azione di pianificazione e gestione di progetti di sviluppo turistico...
c)
auspicano che gli attori principali dello sviluppo turistico si
adoperino affinché le loro transazioni accrescano il profitto e
le ricadute economiche per le
popolazioni ospitanti;
d) riaffermano che le popolazioni
dei Paesi ospitanti devono avere accesso alle proprie risorse
turistiche e ai benefici economici del turismo e che i visitatori devono essere accolti senza discriminazioni, privilegiando gruppi poco numerosi per
evitare impatti negativi sull’
ambiente naturale e culturale;
e) sostengono
che
particolare
attenzione debba essere prestata tanto alle famiglie, ai
giovani e alle persone anziane,
quanto alla promozione di
viaggi o soggiorni per bambini
e adolescenti anche nei periodi
di scuola; per molti di loro
questi viaggi sono momenti
privilegiati di scoperta di altri
ambienti e persone e concorrono, dando loro il gusto del
viaggio, alla realizzazione di un
legame sociale;
f)
sostengono che la partecipazione al turismo internazionale
delle popolazioni di molti Paesi,
principalmente nei Paesi del
Sud e in alcuni Paesi dell’Est,
non debba essere limitata, attraverso l’uso di misure politiche e amministrative, all’accoglienza dei visitatori e che sia
quindi necessario fare ogni
sforzo per garantire la libera
circolazione delle persone...;
g) propongono, in prospettiva di
una partecipazione ai programmi di sviluppo mondiale,
di incoraggiare gli operatori turistici e i visitatori ad appoggiare concretamente e finanziariamente, in uno spirito di
solidarietà, progetti di sviluppo
nelle comunità locali visitate;
h) affermano che, tra gli attori
con i quali é necessario stabilire forme di cooperazione e di
collaborazione, bisogna soprattutto includere le associazioni
locali di sviluppo senza fini di
lucro, le organizzazioni non
governative di cooperazione e
le imprese economiche sociali
IL CLUB n. 84 – pag. 32
i)
j)
e solidali impegnate in operazioni di finanza solidale, commercio equo e micro-credito;
precisano che una gestione
rispettosa del personale deve
rispettare i principi stabiliti
dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e i diritti fondamentali dei lavoratori;
proclamano che malgrado i
problemi dovuti al terrorismo
internazionale e alle catastrofi
naturali e vista la necessità di
rafforzare la sicurezza internazionale, non solo è indispensabile garantire la crescita del
settore turistico, ma soprattutto sarà necessario operare affinché diventi strumento di sviluppo sostenibile, di avvicinamento tra popoli, di dialogo tra
culture e religioni, per costruire la pace nel mondo.
Louis Jolin (*)
(*) Responsabile del Comitato
Scientifico del BITS; questo testo è
stato poi adottato dall’Assemblea
Generale del BITS ad Aubagne
(Provenza) il 10 maggio 2006
Internet che passione
C'era una volta l’8 mm...
C
hi, della mia età, non
ricorda le cineprese 8 mm e super
8? Oggetto del desiderio degli anni
‘60/’70, la cinepresa era l'elogio
del tempo lento. Infatti per vedere
il "filmino" dell'estate si doveva attendere almeno l'autunno... Sempre chi appartiene alla categoria da
"mezzo secolo" in su (sic!) sa certamente di cosa parlo: l'involucro
che conteneva la pellicola (io usavo la 2x8 mm, quella che si doveva girare e rimontare giunti a mezza bobina) si introduceva in una
pesante e tecnologica busta gialla
che doveva essere spedita al
"nord" per lo sviluppo.
stenza targata anni ‘70.
Amarcord? Forse sì, ma
erano tempi in cui, per questo esempio, c'era ancora la "tassa a
carico del destinatario" per la spedizione della pellicola appena utilizzata e dunque quando ancora gli
acquirenti, direi meglio i clienti,
erano da trattare con riguardo e
non con sufficienza, come spesso
adesso accade. Ma, anche questa,
è ancora un'altra storia...
Una moderna videocamera digitale
In basso un videoregistratore DVD
Una bobina di pellicola 8 mm.
Ad un mese circa da quel
momento iniziavano i "pellegrinaggi" quasi quotidiani verso una
grande cassettiera/schedario in legno, situata all'interno del nostro
più importante negozio cittadino di
foto-ottica, aperta a tutti alla faccia della tanto adesso nominata
privacy (chi non ha avuto mai la
tentazione di prendere il film di
qualcun altro, per vederlo e per
rimetterlo al suo posto successivamente, scagli la prima pietra!).
"E' arrivato?", "no, ancora no, ma
dopodomani ci torno". Questo dialogo in qualche modo manteneva
vive le immagini salienti delle nostre piccole vacanze, quasi sempre
cittadine, della mia giovane esi-
Oggi si filma su pellicola,
ormai poca per la verità, nastro
magnetico, cd o dvd e hard-disk e,
ancora, schede di memoria per telefonini e palmari, in formato analogico o digitale, e grande è il piacere di assemblare in modo più o
meno tecnologico e professionale i
propri filmati, così da renderli disponibili agli altri. Anche in questo
caso può darci una mano Internet.
Pensate di voler far vedere il film
della vostra ultima avventura ad
alcuni amici che vivono parecchio
lontano: ecco che la rete diventa
l’insostituibile e gratuito veicolo
che è. Molti sono ormai i siti specializzati nello storage (conservazione) di filmati da rendere disponibili per la visione al mondo intero.
Quello per adesso più noto,
almeno secondo le notizie riportate
dalla rete, è YouTube che secondo la Reuters è il motore di ricerca
video leader su internet. I suoi 20
milioni di utenti in media ogni
giorno visionano, sempre quotidianamente, oltre 100 milioni di fil-
IL CLUB n. 84 – pag. 33
mati. Il portale, disponibile on-line
dalla fine dello scorso anno, contiene il 60% di tutti i filmati condivisi in rete e ha sede in California
dove conta appena 30 impiegati.
Ogni giorno, sempre secondo la
Reuters, oltre 65.000 nuovi filmati
vengono inseriti su YouTube. Si
tratta per la maggior parte di filmati di alcuni minuti, generalmente a carattere domestico anche se
non è difficile trovare delle vere e
proprie rarità, provare per credere.
Un
esempio?
All’url
http://www.youtube.com/wat
ch?v=fXPduMD-XF4 chi è interessato può visionare un video dei
Pink Floyd tratto dal loro primo album del 1967. Girato in una sfocata Bruxelles in bianco e nero, mostra quattro giovani musicisti al loro debutto mentre suonano i ritmi
del
primo
scarno
rock
di
quell’epoca. L’album si intitolava, e
si intitola, “Piper at the gates of
dawn” e cosa siano diventati in seguito i Pink Floyd lo sappiamo tutti. Anche di questo è composta la
storia del nostro tempo.
Ma chi la fa da padrone in
questa categoria di portali sono i
bambini e gli animali: sono questi,
infatti, i soggetti preferiti da chi
pubblica e vede i filmati, spesso
teneri, molto spesso spassosi ed
esilaranti, anche se c’è molto altro
per
intrattenersi:
all’indirizzo
http://www.youtube.com/watc
h?v=9s3sLX8dvNw potrete visionare un’animazione realizzata
con pazienza ma dall’effetto sicuramente originale.
Altro colosso che non ha
bisogno di presentazioni è Google
e, in particolare, la sua sezione video. L’applicazione, ancora adesso
in versione beta (quindi in test
pubblico di valutazione, di norma
successivo al test alfa, effettuato
dagli sviluppatori), ad un primo
impatto sembra più orientata alla
pubblicazione commerciale di filmati di vario interesse quali sport
e spettacolo anche se, come YouTube, consente l’upload in una sezione dedicata degli home video
per la condivisione in rete. Il portale è disponibile in varie lingue e
tra queste c’è l’italiano, come ovviamente è la sezione video del
portale nazionale Libero.
La home page di YouTube. In basso, quella di Google Video nella versione per l’Italia
IL CLUB n. 84 – pag. 34
Un sito per caso
Navigando a “casaccio” e senza meta non è difficile trovare
qualcosa di interessante… Ma il sito di questa volta non è stato trovato
casualmente ma individuato tramite gli spot pubblicitari ben visibili sui
più grandi portali nazionali, oltre che segnalato da spot radiofonici della Rai.
All’indirizzo http://www.turistiprotagonisti.it è presente
un sito, sponsorizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, destinato ad accogliere segnalazioni e suggerimenti per cercare di migliorare la qualità dei servizi del turismo in Italia. Le domande sono
destinate a chi, proveniente da un viaggio all’estero, voglia segnalare
le proprie sensazioni riportate dalla nazione visitata.
facile sopprimerlo, anche se ci sta
provando da tempo il dvd recorder
(con o senza hard disk), ma tutti
dicono ormai da tempo che il futuro dell’intrattenimento in rete sarà
nel video on demand. Gratis o a
pagamento, reperire video su richiesta potrebbe in effetti dare del
filo da torcere alla tv ma, se nel
frattempo non muta qualcosa, gli
alti costi da sopportare per ottenere una connessione ad internet rapida quanto basta, non meno di
quattro mega, non potranno mai
competere
con
la
qualità
dell’offerta televisiva tra l’altro in
massima parte ancora gratuita. Ma
di questo argomento parleremo in
una prossima occasione.
Giangiacomo Sideli
Riporto di seguito il messaggio del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Rutelli, presente nella home page del sito.
“Innanzitutto grazie per aver accolto il nostro invito: vogliamo migliorare il turismo in Italia e questo sito intende raccogliere le vostre esperienze ed i vostri suggerimenti. Il nostro Paese è ancora campione
del mondo per bellezza, cultura e paesaggio ma, purtroppo, a partire
dagli anni '70, ha perso molte posizioni per quanto riguarda capacità
di attrazione ed organizzazione dell'ospitalità. Raccontateci cosa si è
dimostrato più efficiente nella vostra vacanza all'estero in questa estate 2006. Il vostro contributo ci aiuterà a cercare di vincere la sfida
che abbiamo davanti: ritornare ad essere, anche nel turismo, i campioni del mondo”.
L’iniziativa è lodevole e per tutti noi stimolante anche se, ahimè, altra cosa è la finalizzazione di tutti i buoni propositi. Certo è che
porsi in gioco e confrontare le esperienze potrebbe essere un buon
viatico per la realizzazione di nuovi servizi per turisti e viaggiatori. Un
esempio tutt’altro che banale, tra i tantissimi che mi vengono in mente, potrebbe essere una task force dedita ad una maggiore cura delle
aree di sosta autostradali.
All’url
http://www.turistiprotagonisti.it/contributi/
20060828/camperisti_caso-f-943.html è presente un breve focus
che ci riguarda in quanto camperisti. Perché non sfruttiamo
un’occasione per proporre nuove idee o semplicemente segnalare una
piccola ma bella esperienza vissuta all’estero? Io credo che noi del
Club Plein Air BdS siamo tutti ben qualificati a farlo!
g.s.
Molto più simile a YouTube, il sito appare subito unicamente dedicato ai filmati amatoriali,
ben catalogati per categorie. Anche qui bambini, animali, spot
pubblicitari originali e mini video di
cadute, scivolate e situazioni grottesche e a volte crudeli in stile
“paperissima”, anche se la sensazione del già visto è predominante
dal momento che lo stesso video
molto spesso lo si ritrova in più
portali o, addirittura, ripetuto
all’interno dello stesso sito.
Stessa storia, e addirittura
forma dell’interfaccia grafica molto
simile, per Yahoo, Altavista e,
presumo, per ogni altro motore di
ricerca. Ovviamente per navigare
all’interno di questo genere di portali è necessaria una connessione
veloce (sempre per non invecchiare dall’altro lato dello schermo…);
ma alla lunga potrebbe risultare
noioso visionare, per esempio, i
video di compleanno di sconosciuti
bambini statunitensi o giapponesi
ed è quindi consigliabile dotarsi di
uno o più argomenti ed effettuare
una ricerca ragionata: spesso si
può scovare qualcosa di raro ed
interessante.
E c’era una volta anche il
videoregistratore… Forse non sarà
IL CLUB n. 84 – pag. 35
Riferimenti in rete:
http://today.reuters.it/news/
http://www.youtube.com/
http://video.google.com/?ncr&hl=en
http://video.google.it/?hl=it
http://video.libero.it/app/index.html
http://video.yahoo.com/
http://www.altavista.com/video/
Forse non tutti sanno che ...
Con la parola inglese film
(letteralmente pellicola) si suole
indicare principalmente il prodotto
tipico dell'industria cinematografica, il film per l'appunto, ovvero
una
sequenza
di
immagini
(fotogrammi) incise su una striscia
di poliestere o di triacetato di cellulosa (la pellicola vera e propria)
da proiettare ad una velocità tale
(24 fotogrammi al secondo solitamente, ma ne bastano 12 per ottenere l'effetto) che possano rendere
l'illusione
ottica
del
movimento tipica del cinema.
In realtà, l'uso della parola
inglese con il significato di produzione cinematografica deriva da un
acronimo italiano: la Fabbrica Italiana Lamine Milano, poi ribattezzata Ferrania, che nel 1920 produsse le prime emulsioni cinematografiche. Nel 1923 la FILM presenta a Torino il primo cortometraggio con pellicola sviluppata direttamente in positivo. Le scene
girate vengono registrate direttamente sulla pellicola cinematografica.
Riflessioni
Nord – Sud: Non solo punti cardinali
E
gregio Sig. Nord, lo
spirito
di
parte,
o
meglio
d’appartenenza, questa "necessità" di essere, sentirsi e manifestarsi appartenente ad una parte
(privilegiata?) o in ogni modo diversa (nel senso del superiore),
non abbandona mai certa gente.
La presunzione è spesso cattiva
consigliera.
Credo
che si
possano dare delle definizioni o si possano creare degli stereotipi soltanto dopo aver conosciuto, paragonato, valutato, toccato con mano e
non soltanto per sentito dire o per
atavici preconcetti. Perché essere
assoluti? E’ nel dubbio che si manifesta l’intelligenza…!
E' ovvio che questa è una
arringa che non ha la presunzione
di far cambiare idea o di convincere alcuno, si tratta soltanto di una
considerazione di chi ha la presunzione di aver conosciuto tante realtà, di chi sicuramente senza preconcetti ama le proprie origini e
non disprezza le altrui.
Del resto, mi faccia passare il gioco di parole e la banalità,
anche se pur abbastanza vera,
che è nella diversità che si posso-
no valutare ed apprezzare "le diversità", che non sempre sono necessariamente negative. Ciò
che fa scaldare è la presunzione,
l'assolutezza, l'ignoranza e non
mai i dati di fatto, le dimostrazioni
pratiche, la disponibilità al nuovo,
al diverso, la propensione al ricredersi davanti alla realtà, la tolleranza.
Vige una presunzione, una
tesi, un assioma: intelligenza, apertura
mentale,
disponibilità,
gentilezza, non volgarità, occupare
un posto sociale, svolgere un certo
lavoro qualificante = NORD!
E' vero, ce ne sono ancora
tanti di ottusi, maleducati, ignoranti, arroganti, truffaldini, ladri.... mafiosi, intolleranti, ma per
fortuna non si chiamano tutti Riina,
ci sono anche i Brambilla....
Come accettare che abbiamo da tempo abbandonato di
stendere il lenzuolo macchiato di
sangue dopo la prima notte di nozze; che abbiamo abbandonato la
valigia con lo spago; che non utilizziamo più l'asino per andare a
lavorare, che anche qui abbiamo le
università, gli aeroporti, la cocacola, i computer, abbiamo finanche
i servizi igienici in casa!
Ma forse fa anche comodo
non accertarlo. Credo sia fin troppo scontato trarre delle conclusioni
da un faccia a faccia tra nord e
sud. La “ricchezza” in denari sta al
nord, ma al sud si trovano altre
“ricchezze”: inventiva, estro, amicizia, calore, cuore, sentimenti, e
quei rapporti interpersonali intelligenti, spesso privi di interessi.
Ho avuto la presunzione di
scriverle in questi termini sia perché, come ormai avrà compreso,
parlo in modo chiaro e schietto e
quando ho qualcosa da dire non
posso tenerla nascosta (anche se il
manifestarla può rendermi inviso),
sia perché la reputo una persona
intelligente e penso quindi che saprà leggere con la giusta intonazione e con la giusta prospettiva,
almeno spero, questa mia spigolosa considerazione ad alta voce,
considerando che quanto detto non
La vuole né offendere né additare,
considerandola come uno stralcio
di una discussione fatta sul divano
di casa, tra amici.
Con osservanza.
ll Sud - Luigi Fiscella
L’intervento di Luigi Fiscella riporta alla mia memoria un mio articolo del febbraio 1999 intitolato “Brutti, sporchi e cattivi”, pubblicato sul nostro giornalino e ripreso poi da una rivista nazionale. Ripropongo alle riflessioni di chi
legge una piccola parte di quel testo che, a distanza di sette anni e mezzo, appare (purtroppo?) attualissimo.
Scrivevo allora: Da anni anche noi del Club Plein Air BdS – attraverso il nostro giornalino e il sito Web - ci
sforziamo di fare informazione in modo oggettivo e sereno e una sana "propaganda" sulla nostra isola, perché crediamo nella Sicilia e nella bontà profonda (sotto tutti i punti di vista) di questa terra martoriata e della sua gente di buona volontà; è uno dei nostri modi di collaborare concretamente allo sviluppo del turismo al di qua dello Stretto di Messina.. Ma non sempre la cosa è facile, perché alcuni stereotipi collettivi sono duri a morire e le immagini “tipo” che la
gente comune - a Roma o nel Veneto, in Francia o in Germania - ha della Sicilia non possono essere combattute facilmente dall'oggi al domani.
Sia chiaro che nessuno ha mai inteso negare o nascondere l'esistenza e la sussistenza dei problemi e dei
drammi che questa terra ha avuto e subito nel corso della sua storia, e che purtroppo continua ad avere e subire ancora oggi; ma mi pare francamente insopportabile che i mass media, se si devono occupare dell'Isola, scelgano comunque e in ogni contesto di divulgare l'immagine della Sicilia sempre collegata a eventi delittuosi, ad affari poco puliti, a situazioni di continua emergenza sociale ed economica, dimenticando l'altra faccia della regione, quella "normale", quella della gente che lavora e produce, dell'economia che tira, dei servizi che funzionano, del turismo culturale e
naturalistico che non ha uguali nel Mediterraneo, ecc... E anche quando si ritrovano istanze di cambiamento, lo stereotipo finale di riferimento è quello del Gattopardo: tutto cambia affinché tutto rimanga così com'è.
A questa situazione voglio dire: basta, non ne posso più. Basta rimestare sempre l'acqua nello stesso mortaio;
non lo dico da siciliano, ma da cittadino europeo e, permettetemi, da giornalista: non voglio più leggere della Sicilia
solo le solite solfe, ho bisogno di leggere di questa terra anche le notizie non a effetto; dico basta perché quando valico una frontiera sono stufo di sentirmi chiedere <<mafioso?>>; e sono stufo di essere guardato con sospetto in Valle
d'Aosta o in Veneto, tanto per fare un esempio, o in Francia o Danimarca quando qualcuno da un documento vede che
sono nato e risiedo a Palermo: <<Siciliano?>> mi si chiede, talora con un po' di terrore. Per poi magari aggiungere:
<<Eppure non sembra!>>... Non siamo, noi siciliani, brutti sporchi e cattivi o non lo siamo più di quanto non lo siano
tanti altri che invece tali non sono considerati. Desideriamo la nostra "parità": per averla riconosciuta si dovrà forse
istituire una sorta di nuova Commissione per le pari opportunità?
Maurizio Karra
IL CLUB n. 84 – pag. 36
News, notizie in breve
Impara il siciliano on line
Internet per imparare a
parlare il dialetto siciliano con tanto di dizionario on line italianosiciliano. L'idea è stata lanciata sul
sito di una nota ditta di soft drinks
(la San Pellegrino) che, nel pubblicizzare la sua aranciata ottenuta
con il succo delle arance rosse dell'isola, ha inteso tributare un omaggio al siciliano e ai siciliani.
Così, navigando in rete, è
possibile intraprendere un corso di
dialetto, con tanto di frasario per
imparare le espressioni più curiose
ed utilizzate, pieno di approfondimenti, che è possibile ricevere
tramite una newsletter, per arrivare a conoscere tutto della Sicilia.
Inoltre, navigando nella
sezione link del sito è possibile essere informati sulle più importanti
manifestazioni e sui luoghi più belli
e suggestivi della Sicilia: dall'Oasi
marina protetta del Plemmirio a
Siracusa alle manifestazioni culturali come Taormina Arte o il Palio
dei Normanni di Piazza Armerina.
Infine, come ogni corso
che si rispetti, sono previsti differenti livelli di preparazione e diverse modalità di fruizione: per i più
esperti che vogliano mettere subito
alla prova il proprio grado di sicilitudine c'è la possibilità di accedere
al sito nella versione interamente
in siciliano. Ma chi è proprio all'asciutto può sempre scegliere quella
in italiano.
Autostrade e dintorni in
due nuove guide
Intorno alle autostrade, al
massimo 30 km da ogni casello per
una sosta ricca di suggestioni culturali e paesaggistiche; inoltre,
tutti i profili autostradali con le informazioni di servizio: l'autostrada
non è più, soltanto, per spostarsi e
andare da una città a un'altra, ma
è anche un’opportunità per conoscere e capire le straordinarie realtà, di dimensione media e soprattutto piccola, che fanno dell'Italia
un Paese mai abbastanza scoperto.
Due interessanti pubblicazioni sull’argomento, simili fra loro,
sono state recentemente edite in
Italia. La prima è del Touring Club
Italiano ed è una guida che seleziona tutto quello che di bello, importante, istruttivo e talvolta anche curioso e divertente la storia,
la cultura e l'intelligenza, ha messo
a nostra disposizione: tutti luoghi e
siti facilmente e brevemente raggiungibili, come si potrà vedere
consultando la guida, dai caselli
autostradali. La seconda è edita
dalla Cantelli (la stessa casa editrice del mensile AutoCaravan); anche questa pubblicazione prende a
riferimento la viabilità autostradale
per fornire ai viaggiatori una serie
di indicazioni sulle località vicino ai
caselli, così come ai ristoranti e ai
loro piatti tipici, agli alberghi e alle
aree di sosta e di picnic. Due pubblicazioni utilissime per chi viaggia
soprattutto in camper.
FAI: nel cuore degli italiani
i paesaggi d'acqua
La spiaggia dei Conigli a
Lampedusa è uno degli scorci ambientali più amati dagli italiani.
D'altronde perché un luogo entri
nel cuore dei nostri connazionali
questo deve essere legato in qualche modo alla presenza dell'acqua.
Ed ecco perché nel terzo Censimento dei "Luoghi del cuore", organizzato dal Fondo per l'ambiente
italiano in collaborazione anche col
nostro Club (ricordate l’apposito
link presente sulla home page per
alcune settimane?), spuntano tratti
di costa, cascate, fiumi e laghi.
Il referendum rivela un'Italia affascinata e sentimentale, gelosa delle proprie bellezze e pronta
a difenderle anche attraverso uno
sforzo collettivo. E tra i luoghi del
cuore "d'acqua", c'è anche lo
Stretto di Messina, sostenuto da
moltissimi cittadini contrari alla costruzione del ponte che collegherebbe la Sicilia con la Calabria,
proprio perché deturperebbe l'ambiente, non tenendo conto degli
effetti sulla fascia costiera, le acque marine e la fauna locale. E c’è
Cala Azzurra, nell'Isola di Favignana, con la caratteristica sabbia rosa; e la spiaggia dei Conigli a Lampedusa.
Tra i laghi, segnalazioni
IL CLUB n. 84 – pag. 37
per lo specchio d'acqua di origine
vulcanica di Pergusa, a pochi chilometri da Enna, il solo lago propriamente naturale ormai presente
in Sicilia. Molte le segnalazioni per
le cascate: fra queste, inserita in
uno scenario naturale di incomparabile bellezza, la cascata delle due
Rocche a Corleone, formata dal
salto delle acque del Fiume Corleone, che forma un suggestivo laghetto naturale e che attraversa
un ponte arabo del XI sec. d.C.
Sul turismo nel bel paese il
Forum 2006 di AITR
“Bel Paese, Buon Turismo”
è il titolo del Forum del turismo responsabile promosso da AITR che
si è tenuto a Penne (Pe) dal 27 al
28 settembre u.sc..
Quest’anno i lavori del forum sono stati dedicati a far emergere le iniziative italiane di turismo
comunitario, di reti formali e informali, del turismo associativo e
cooperativo impegnato nel tenere
insieme lo sviluppo sostenibile del
territorio e l’incontro con un turista
preparato e attento agli impatti
derivanti dalla sua presenza. In
un’ottica di partecipazione il più
possibile allargata alla comunità
locale.
Le politiche del turismo sono oggi, prioritariamente se non
esclusivamente, discusse fra gli
enti pubblici, Stato, Regioni, Associazioni dei Comuni e delle Province, e le maggiori organizzazioni di
categoria. Altri soggetti invece operano in modo diretto e indiretto
nel turismo, incidono sull’offerta
turistica italiana dando spesso un
forte e generoso contributo alla
sua qualificazione, operano con
grande impegno ed entusiasmo, ed
è pertanto giusto ed opportuno che
trovino una sede appropriata ove
rappresentare il loro punto di vista,
le idee, le proposte, le critiche,
come ulteriore apporto alla politica
turistica italiana.
Si tratta di associazioni
ambientaliste, dei consumatori e
degli utenti, del volontariato sociale e culturale, cooperative turistiche e sociali, parti importanti della
società civile che fanno riferimento
a segmenti emergenti impegnati a
valorizzare aspetti ambientali, paesaggistici, naturalistici, culturali
ed enogastronomici dell’immenso
patrimonio italiano.
Il Forum ha voluto quindi
essere la sede ove questi soggetti
hanno potuto portare il loro contributo al dibattito sul futuro del turismo in Italia. Organizzato in due
giornate di lavoro, sono stati così
affrontate tre aree di contenuti:
“fare rete per un turismo responsabile”, “qualità e riconoscibilità
delle iniziative ispirate al turismo
responsabile”, “Il patrimonio delle
comunità in Italia”. Durante le tre
sessioni sono state presentate per
ogni area casi di buone pratiche di
turismo responsabile in Italia con
interventi di opinion leader e rappresentanti di altri enti impegnati
nel turismo.
Ancor più che in passato,
quest’anno il Forum ha voluto rivolgere le proprie riflessioni a rappresentanti del Governo e delle
amministrazioni e istituzioni locali,
sensibilizzare soggetti impegnati
per lo sviluppo sostenibile del territorio e che si riconoscono nella
missione associativa di Aitr, oltre
che mass media.
L’angolo della poesia
L’attesa
Sento le foglie cadere
da un albero privo di vita.
Sento i tuoi passi leggeri
sfiorare i miei pensieri
colmi di tristezza.
Quanta malinconia invade
il mio animo!
Guardo i tuoi movimenti
armoniosi come fiocchi di neve
che si perdono nel silenzio
della notte.
Attendo con ansia di rivedere
il tuo volto sereno
Aree camper in autostrada:
disattese le norme
Sono
rimaste disattese
quasi del tutto, a distanza di dieci
anni, le aspettative di noi camperisti riguardo alla realizzazione di
camper service e parcheggi attrezzati per i camper nelle aree di servizio delle autostrade italiane,
norma prevista dalla legge 16 settembre 1996 n. 610. E’ pur vero
che negli ultimi due anni (dal 2004
al giugno 2006) tali spazi sono
passati da 19 a 35, ma è altresì
vero che le aree di servizio autostradali italiane sono 200 e, quindi,
la percentuale di quelle dotate di
camper service e parcheggio riservato ai mezzi ricreazionali è appena del 17,5% (alla faccia delle
norme!).
Se n’è parlato a Rimini,
nell’ambito di Mondo Natura, in
uno dei tanti incontri del 13° salone del Camper e del Turismo
all’aria aperta, con i tanti cantieri
aperti lungo la A1, la A14, ecc.,
cantieri che hanno altresì reso inutilizzabili parte di quei pochi camper service esistenti almeno “sulla
carta”... La disponibilità della Società Autostrade – confermata in
quell’incontro e anche da un contatto personale avuto nelle settimane scorse - è tutta da verificare
in concreto.
come una volta
mentre il tuo sorriso
scivola verso l'infinito.
Sento la tua voce calda
penetrare nel mio cuore
fino a inebriarmi d'amore.
Come uscire da questo orizzonte buio
e vedere la sabbia del deserto?
Come poter osservare le nuvole
che vanno veloci nel cielo
e cambiano colore?
Poter vedere tutto questo
per me è un privilegio
perché osservo senza vedere.
Resto in attesa di risvegliarmi
da questo torpore,
per riavere la voglia di vivere,
la speranza di una vita migliore
Ti aspetto ancora.
Ninni Fiorentino
IL CLUB n. 84 – pag. 38
IL CLUB n. 84 – pag. 39
L’ultima parola
di Agostino Alaimo
Scarica

Numero 84 - Anno XIV, Settembre/Ottobre 2006