IL CLUB Anno XIV n.84 (settembre/ottobre 2006) Bimestrale di informazione per i soci del Club Plein Air BdS Pubblicazione periodica a circolazione interna inviata anche ad altre associazioni di campeggio e alla stampa Responsabile editoriale Maurizio Karra Associazione dei camperisti e degli amanti del plein air del Redazione Mimma Ferrante, Giangiacomo Sideli e Alfio Triolo Aderente a Collaboratori Agostino Alaimo, Luigi Fiscella, Ninni Fiorentino, Louis Jolin, Enza Messina, Giuseppe Eduardo Spadoni In questo numero: Editoriale A.I.T.R. pag. 3 Vita del Club I viaggi dell’estate 2006 Sapori d’Africa Tra antiche rocche e treni della memoria 4 5 7 Tecnica e Mercato Gemellato con Camping Car Club Provence-Cote d’Azur Calabria Camper Club Sila Sede sociale Via Rosolino Pilo n.33 - 90139 Palermo - Tel. 091.608.5152 Fax 091.608.5517 Internet: www.pleinairbds.it E-mail: [email protected] Comitato di Coordinamento Maurizio Karra (Presidente); Giangiacomo Sideli (Vice Presidente); Francesco Bonsangue, Adele Crivello, Patrizia La China, Massimiliano Magno ed Elio Rea (Consiglieri); Maurizio Carabillò, Mimma Ferrante, Vittorio Parrino e Alfio Triolo (Collaboratori) La fiera delle vanità Parliamo di tecnica Il nuovo Ducato Un bel mansardato per la famiglia Viaggi e Turismo L’oriente in occidente El Batan Nel paese di Don Camillo Messina, la porta della Sicilia Lercara Friddi 27 29 Rubriche Vita di camper Cucina da camper Viaggiare in modo responsabile Internet, che passione Riflessioni News, notizie in breve L’angolo della poesia L’ultima parola In copertina I nostri camper a Calascibetta (foto di Maurizio Karra) Collegio dei Probiviri Pippo Campo (Presidente); Giuseppe Carollo e Pietro Inzerillo (Componenti) 21 24 25 Terra di Sicilia Collegio sindacale Silvana Caruso La Rosa (Presidente); Luigi Fiscella e Franco Gulotta (Componenti) 10 13 16 19 Questo numero è anche online sul nostro sito Internet www.pleinairbds.it IL CLUB n. 84 – pag. 2 30 30 31 33 36 37 38 40 Editoriale A cosa servono i ponti? A unire un luogo a un altro, terra a terra, gente a gente, ovviamente! E i ponti sono sempre esistiti: li erigevano greci e romani, in legno e poi in pietra, e prima di loro i più antichi popoli del Mediterraneo, con funi e legni. E man mano che passavano i secoli ne sono stati costruiti sempre di più lunghi e con progetti sempre più ardimentosi e audaci: il vecchio ponte di Brooklin a New York è niente ormai rispetto al Golden Gate di San Francisco; e quest’ultimo è niente rispetto al ponte che supera il Bosforo a Istanbul o a quello che superando il Tago unisce il sud del Portogallo a Lisbona o a quell’altro, ormai ben noto come ponte di Mälmo, che unisce addirittura Danimarca e Svezia. E qualcuno di voi ne avrà attraversato forse di ancor più avvenieristici. Poi, noi siciliani aspettiamo imperterriti e serafici che ci costruiscano “il” ponte, il “nostro” ponte, quello che dovrebbe unirci al “continente”, quello che dovrebbe evitarci le lunghe attese al ferry-boat a Messina o a Villa San Giovanni; che qualcuno dice essere inutile, qualcun altro addirittura dannoso... Cosa certamente strana, dato che i sicuramente “civili” e “verdi” danesi e gli ancor più “civili” e “verdi” svedesi se ne sono costruito uno che unisce due parti d’Europa senza fare tante polemiche fra loro e senza attaccare brighe. L’hanno progettato e costruito e lo utilizzano tranquillamente. Invece noi in Italia abbiamo speso miliardi in tanti anni di progetti che ne avremmo potuto costruire chissà quanti di ponti, e strade di collegamento, autostrade e tante altre cose; e invece siamo ancora qui a chiederci: ma perché governo ha stoppato il progetto? Ma lo vedremo mai? Ma sì, ma no, ma forse... Perché il ponte non è di destra o di sinistra, è solo qualcosa che unisce e non volerlo costruire vuol dire non volere unire! Ricordo la prima volta che presi il ferry-boat per il continente: avevo cinque o sei anni e con la mia famiglia si partiva per il viaggio-avventura che ci avrebbe portato a Roma e poi a Firenze: due giorni di viaggio abbondanti da Palermo alla capitale, perché i primi chilometri di autostrada si imboccavano a Napoli; ma prima a Napoli ci si doveva arrivare, e le strade erano quelle che avevano fatto i romani e che i borboni avevano migliorato, anche se di poco, che i Savoia avevano poi quasi abbandonato e che il “regime” (sì, quello...) e poi la “Cassa del Mezzogiorno” di democristiana memoria avevano provato a rappezzare, prima di varare il progetto per le prime autostrade del sud! Già allora, quarantacinque anni fa, mio padre mi parlava del ponte che prima o poi avrebbero costruito, che magari lui non avrebbe visto, ma io sì, io ci sarei stato di sopra e lo avrei usato chissà quante volte. Perché comunque non potevano non costruirlo, era logico che prima o poi sarebbe stato progettato e, in men che non ti dico, realizzato... Adesso, dopo quasi mezzo secolo da allora, io ne parlo ai miei figli con le stesse parole e commento: forse io non lo vedrò, ma voi sì, voi ci starete di sopra e lo percorrerete chissà quante volte “il ponte”. E verranno da tutto il mondo a vederlo quel ponte, e finalmente noi non saremo più un’isola (psicologicamente e non solo geograficamente), non saremo in balia di scioperi e di tempeste o, ad agosto, di ondate maledette di traffico che costringono a estenuanti attese grandi e piccoli, spesso abbandonati in code chilometriche senza nemmeno un po’ di acqua sotto un sole che non concede tregua. Perché in quel momento tutti, di destra o di sinistra, si chiedono: ma perché qui non costruiscono ‘sto maledetto ponte? E così anno dopo anno, in attesa di quel ponte, noi siciliani ci IL CLUB n. 84 – pag. 3 inventiamo i collegamenti marittimi alternativi (le “autostrade del mare”, come pomposamente sono chiamate) che evitano a noi mortali di attendere da Messina o da Villa San Giovanni che Caronte dimonio ci traghetti dall’altra parte dello Stretto e ai santi del paradiso di chiudersi le orecchie e guardare altrove per non vedere salire al cielo i commenti che a voce alta o sommessamente noi facciamo attendendo spazientiti il “turno”. Però, però... E’ strano che noi che quel ponte lo desideriamo e lo auspichiamo da mezzo secolo siamo ancora ad attendere la posa della sua prima pietra; mentre, a poca distanza da noi, qualcuno i ponti già costruiti li ha distrutto uno dopo l’altro: quei ponti che hanno unito per anni, e che avrebbero dovuto unire ancor di più, in Libano non esistono più, a nord come al sud di questo martoriato Paese dove la follia devastatrice di fanatici (dell’una o dell’altra religione, musulmana o ebraica, poco importa) ha prevalso su qualunque ipotesi di pace fra quei popoli. Ancora una volta gente innocente ha subito le più atroci conseguenze derivanti dagli atti di lucida e inopinata follia di gruppi di estremisti che uccidono in nome della religione, dall’incapacità e dalla vigliaccheria di governi imbelli e inermi o di altri che, pur di difendere la propria nazione, non hanno esitato a massacrare quella accanto. Lì i ponti sono stati distrutti, come le case e le strade, come le scuole e le attività economiche, insieme al passato e forse al futuro di un popolo. Ma quando si distrugge un ponte si distrugge qualcosa che, oltre a una validità materiale e contestuale, ha anche una valenza simbolica assolutamente unica: chi distrugge un ponte distrugge i legami che uniscono due diverse realtà, e questo è un crimine contro l’umanità al pari del massacro di gente inerme. Di ponti ne dovremmo invece costruire tanti, dappertutto, in pietra, ferro e cemento; e, prim’ancora, nei nostri cuori, perché lì vanno costruiti quelli più importanti e fondamentali. E vanno costruiti solidi, che non si possano distruggere. Maurizio Karra I viaggi dell’estate 2006 Da nord a sud, da est a ovest i viaggi estivi dei nostri soci per le strade del mondo E’ stata certamente un’estate più serena, quella appena trascorsa, rispetto a quella terribile del 2005, funestata da tanti episodi da dimenticare e, infine, dalla tragica scomparsa in Grecia dell’indimenticabile Santo Fiorino: tanti bei viaggi hanno nuovamente accompagnato i nostri soci lungo le vie del mondo, toccando nei tre mesi dell’estate 2006 tanti Paesi dell’Europa (e non solo). Se il mondo arabo sembra essere stato appannaggio dei soli Emanuele Amenta (col Marocco) e Michele Marascia (prima – in tarda primavera - con il suo grande viaggio fino al sud del Marocco, e poi con quello in Libia ancora in corso), un po’ tutti Paesi dell’Europa sono stati toccati dai tanti altri soci, in piccoli gruppi o in solitaria. Cominciamo dalla Spagna, estremo ovest europeo, meta di Pietro Petralia, di Adele Crivello e poi di Luigi Fiscella; Spagna toccata anche da Ninni Fiorentino e dalle sorelle Amico nel loro viaggio sui Pirenei; e proseguiamo proprio con la Francia, dove si sono ritrovati Patrizia La China che ha puntato soprattutto su Parigi e la Normandia, nonché Giovanni Anel- lo e il gruppo guidato da Filippo Santonocito - con Rino Tortorici e Lorenzo Migliore - che hanno dedicato il loro itinerario di scoperta principalmente alla Provenza e al Languedoc. Enzo Triolo, fedele alla sua ormai “seconda patria” (la Svezia). La cartolina da Lourdes dei Fiorentino e delle sorelle Amico E se Mario Tomasino è stato il primo dei nostri soci a toccare in camper Malta, nell’Europa centrale si sono indirizzati tanti altri soci: come Marcello La Barbera, Ernesto Bazan e Giovanni Amandorla che si sono mossi principalmente tra i mulini dell’Olanda, o come Francesco Gulotta, Filippo Milazzo o Sergio Campagna che hanno zigzagato lungo le strade della romantica Germania fino a Berlino. Più a nord si sono spinti Eduardo Spadoni, ritornato dopo alcuni anni nell’amata Scozia, ed La cartolina da Praga dei Karrabillò IL CLUB n. 84 – pag. 4 La cartolina dalla Scozia di Liliana ed Eduardo Spadoni La Mitteleuropa è stata invece la meta di altri tre gruppi: due di essi, con Francesco Bonsangue, Eduardo Romano, Maurizio Karra e Paolo Carabillò, hanno preferito Austria e Repubblica Ceca, oltre che la Baviera; mentre Giovanni Pitré e Marcello Oddo hanno toccato Ungheria e Croazia. Alle regione alpina e all’Italia del nord hanno dedicato i loro viaggi invece Vittorio Parrino ed Elio Rea, mentre il cuore dell’Italia centrale, dall’Emilia alla Toscana, è stata la meta di Massimiliano Magno, che anche alla Sicilia, come tanti altri soci, ha dedicato altri giorni delle sue vacanze. Un bilancio positivo di serenità, riflesso nelle tantissime foto che sono state presentate dai soci per la partecipazione alla mostra fotografica di fine anno che, come è ormai consuetudine, farà da sfondo alla realizzazione del prossimo calendario – il settimo prodotto by Plein Air BdS – che tutti speriamo sia il più bello di tutti quelli fin qui pubblicati. Sapore d'Africa Il raduno di fine estate del 22-24 settembre a San Vito Lo Capo, in occasione del gustoso Cous-Cous Fest, tra sapori e profumi mediterranei, un sole caldissimo e tanta voglia di stare insieme dopo la pausa estiva Q uest'anno il raduno di fine estate del Club ha sancito realmente la fine dell'estate meteorologica, regalandoci tra il 22 e il 24 settembre tre giorni di splendido clima estivo, con un sole caldo, un cielo azzurro-porcellana e un mare che invitava ad immergersi tra le sue onde, ingredienti che hanno fatto da cornice al luogo del nostro incontro, la cittadina balneare di San Vito Lo Capo, vestita a festa per il Cous-Cous Fest. C'è stato, infatti, giusto il tempo di godersi la reciproca compagnia, la brezza marina e i numerosi assaggi di cous-cous, che il rientro in città è stato flagellato già nella notte da piogge violentissime e un vento impetuoso. Non si sa da dove, ma l'autunno era proprio arrivato! Ma andiamo per ordine, ritornando al clima festoso che ha scandito il raduno, svoltosi quest’anno al camping Soleado di San Vito Lo Capo, dove si sono dati appuntamento ben 40 famiglie di soci (39 camper e 1 tenda), per un totale di oltre 130 persone, provenienti un po' da tutta la Sicilia, in un insieme inestricabile di allegria, saluti, commenti sui recenti viaggi estivi e tanta voglia di stare insieme. Proprio il grande numero di equipaggi presenti per l’evento sanvitese (centinaia di camperisti e campeggiatori sparsi un po’ ovunque), oltre ad una certa disorganizzazione da parte della struttura che ci ospitava, non ci ha permesso di stare "vicini vicini" come avremmo desiderato, ma con un po' di buona volontà tutti gli equipaggi sono riusciti a sistemarsi ben presto, rinnovando ancora una volta il rito dello stare insieme. Anche questa volta, al pari di tante occasioni simili, dopo gli abbracci, il tempo è trascorso parlando soprattutto dei viaggi appena effettuati sulle strade dell'Europa e del Mediterraneo, dalla Spagna alla Mitteleuropa, dalla Scozia al Marocco, e le foto mostrate nei vari capannelli hanno ben testimoniato la nostra spiccata personalità di viaggiatori. San Vito a festa già di prima mattina per il Cous-Cous Fest Ma quel che è certo è che è stata la cittadina di San Vito Lo Capo a essere nella sua totalità il palcoscenico ideale del raduno, con la IX edizione del Cous-Cous Fest, manifestazione che quest'anno è stata insignita del prestigioso premio Veronelli e che ha visto la partecipazione di numerosi popoli del Mediterraneo e dell'Africa, come la Tunisia, il Marocco, il Senegal e la Costa d'Avorio, i quali, a colpi di semola, si sono sfidati in una gara di gastronomia che ne ha decretato il migliore (quest'anno è toccato alla Costa d'Avorio), in un clima di pace e di tolleranza reciproca. E in periodi talmente bui di guerre tra civiltà, questo è un esempio che dovrebbe essere replicato un po' ovunque. D'altro canto le origini leggendarie che circondano questo cibo, simbolo stesso della gente d'Africa, si prestano perfettamente a fare da collante e da alimento comune tra popoli diversi: infatti, secondo gli storici ne andava ghiotto già il re Salomone e la sua produzione e il suo consumo sono legati da sempre agli aspetti rituali della società che lo produce. Non si può dimenticare, infatti, che i chicchi di grano, ingrediente base della semola, vengono ancora oggi frantumati dalle donne africane con una macina rudimentale costruita IL CLUB n. 84 – pag. 5 con due dischi di pietra sovrapposti, quindi setacciati, lavorati con la farina ed essiccati, pronti ad essere conservati in sacchi di tela e poi prelevati per il consumo abituale o arricchiti da ulteriori ingredienti per le occasioni di festa. E tutti noi, passeggiando nei due giorni del raduno per le vie animate di San Vito Lo Capo, cittadina nata nel '700 attorno al magnifico Santuario-fortezza di San Vito e con una delle spiagge più belle della Sicilia, ci siamo ritrovati E poi, dopo la classica abbuffata domenicale e dopo che alcuni soci sono rimasti paralizzati il pomeriggio davanti la televisione a rodersi il fegato per la sconfitta del Palermo nella partita di campionato, un po’ tutti, dopo una lunga serie di saluti, hanno contribuito a formare un lungo serpentone che li ha riportato, loro malgrado, a casa, ma con la testa persa dietro ai numerosi progetti del Club. Mimma Ferrante I programmi 2006/2007 L’interno del Santuario-fortezza di San Vito ad assaggiare le numerose varianti di cous-cous disponibili negli stand della manifestazione, da quelle più "esotiche" del settore "Cous-cous del Mondo", al cui interno si poteva fare un viaggio di migliaia di chilometri tra le realtà culturali e gastronomiche del nord Africa in poche centinaia di metri, a quelle più "classiche" della tradizione trapanese, in un susseguirsi di ingredienti fantasiosi e di sapori unici, da gustare con attenzione. Due diversi piatti di cous-cous; in alto lo stand della Costa d’Avorio Ne è venuto fuori così un continuo assaggio tra le diverse varianti di questo piatto mediterraneo, come quella al pesce, o come quella con le verdure, per continuare con quella arricchita dal montone, dall'agnello, dal maiale, ciascuna insaporita da spezie diverse e misteriose, in un trionfo di gusto e di sapori, perché non dimentichiamo mai che anche la gastronomia è cultura! Se la serata del venerdì e l'intero giorno del sabato sono scivolati tra assaggi di cous-cous, bagni in un mare cristallino, partecipazione ai concerti serali allestiti nella cittadina, in un caleidoscopio di sapori, profumi e suoni che ci hanno fatto sentire protagonisti del cuore pulsante del Mediterraneo, con tutte le sue benedette diversità, la mattina della domenica si è svolta, invece, la tradizionale riunione del direttivo, allargata a tutti i soci presenti, nel corso della quale si è stilato un calendario di massima delle uscite e delle attività del Club tra ottobre 2006 e giugno 2007 (cfr. box), nel corso della quale l'entusiasmo dei soci e la loro voglia prepotente di evadere dalla routine quotidiana ha portato a continue richieste di organizzazioni di raduni ed eventi, con i pensionati che chiedevano addirittura di organizzare qualcosa ogni settimana, guardati con una buona dose di invidia da tutti quelli costretti ancora al lavoro! Si è così preso atto della notevole dose di vitalità del Club, con la proposta di numerose gite da effettuare in tutta l'isola, di organizzazioni pasquali tra la Sicilia e il sud Italia, di eventi come la mostra fotografica e la preparazione del calendario dei soci. IL CLUB n. 84 – pag. 6 Nel corso del raduno di fine estate, si è svolta la tradizionale riunione del direttivo - allargata a tutti i soci presenti - per stilare il calendario di massima delle prossime iniziative del Club. Dalle indicazioni di tanti soci, è venuto fuori questo programma di massima: 7/8 ottobre: sarà la prima gita dell’autunno, a Calascibetta - 21/22 ottobre: Floresta e i Nebrodi d'autunno - 4/5 novembre: Erice - metà/fine novembre: sulle strade del vino e dell'olio metà/fine novembre: inaugurazione della mostra fotografica (che proseguirà fino al 10 dicembre) 8/10 dicembre: a Siracusa per visitare Ortigia in attesa di Santa Lucia 16 dicembre: cena sociale festività di fine anno/inizio 2007: sulla neve a Camigliatello Silano fine gennaio/inizio febbraio: 2° torneo di bowling alla Favorita Carnevale a sorpresa marzo: gita a Sutera per Pasqua (5 aprile) due diversi programmi: uno in Sicilia e uno nell'Italia meridionale fine aprile: festa dei 15 anni del Club inizio maggio: Vendicari, Avola e Noto Antica metà/fine maggio: sul trenino attorno all'Etna inizio giugno: Cesarò e il lago del Biviere metà giugno: Stromboli fine giugno/inizio settembre: in viaggio per le strade del mondo Tra antiche rocche e treni della memoria Tra il 7 e l’8 ottobre siamo andati alla scoperta della cittadina di Calascibetta, dei suoi tesori monumentali, archeologici e gastronomici e del vicino treno-museo di Villarosa, autentico percorso della memoria da salvaguardare C on l’arrivo dell’autunno la nostra voglia di scoprire i tesori della nostra isola si acuisce, diventando più impellente, forse perché ci rendiamo conto che le vacanze nel “continente” arriveranno soltanto tra molti mesi. Quindi, “prigionieri” della nostra magnifica isola ci guardiamo sempre intorno con interesse, desiderosi di esplorare il più possibile le bellezze sconosciute sotto il nostro naso, che per fortuna continuano ad essere ancora numerose, nonostante il trascorrere degli anni e la nostra inguaribile voglia di evadere dalla vita quotidiana. Così, un nutrito gruppo di soci del Club è stato ben felice di partecipare alla gita organizzata da Francesco Bonsangue, come sempre in modo esemplare, alla scoperta della cittadina di Calascibetta, che si innalza su una rocca di fronte alla città di Enna, nel cuore della Sicilia. La carovana di camper si è ritrovata presso il Convento dei Cappuccini, a ridosso del centro storico cittadino, la mattina di sabato 7 ottobre e, dopo i saluti di rito, le cavallette in organico sono andate a scoprire le specialità culinarie del paese, tra ottima salsiccia e biscotti alla mandorla, di cui hanno fatto abbondante scorta (non dimentichiamo mai che la cultura è un’arte a 360 gradi!). Nel primo pomeriggio siamo stati raggiunti dal Presidente della Pro Loco e da un suo collaboratore che ci hanno dato il benvenuto nella cittadina accompagnandoci poi ad esplorare il suo nucleo più antico. L’abitato risale al periodo della conquista araba, nel IX secolo, e prende il nome proprio da un toponimo arabo, “Kalatsciabat”, cioè castello sulla vetta; gli arabi furono cacciati via dall’arrivo dei normanni che fecero base su questa rocca, costruendovi anche un castello per assediare la dirimpettaia Enna, rimasta ancora a lungo in mano agli arabi; ma dopo un assedio di ben 27 anni, anche Enna fu riconquistata. Calascibetta, situata a 880 metri di altitudine, con il passare dei secoli si è sviluppata sulla rocca, attraverso numerosi vicoletti in forte pendenza, con scalinate e balconi di roccia che si spalancano sulle vallate sottostanti, permettendo di godere di panorami di grande bellezza; e l’abitato si è diviso in varie zone, come il quartiere della Giudea, situato nella parte bassa, nel quale il popolo ebraico si sviluppò dando vita ad una numerosa comunità tra il XII e il XV secolo, quando venne cacciata via da un editto reale, e la zona medievale che si sviluppa nella parte alta, attraverso labirintici vicoletti in pietra che si aprono all’improvviso su piazze ariose, sulle quali si affacciano le diverse chiese cittadine. In un contesto di questo genere, ci siamo ritrovati così a seguire la nostra guida, il gentile e preparato signor Benvenuto, attraverso i numerosi saliscendi della cittadina, ammirando le case, i balconi barocchi, le grotte su cui buona parte del paese è stato costruito, e che tuttora fanno da cantine alle abitazioni, le colonne delle chiese realizzate nella forte pietra Due momenti della visita di Calascibetta IL CLUB n. 84 – pag. 7 Alcuni soci alla Necropoli di Realmese In basso l’arrivo al caseificio Di Venti locale, che a distanza di centinaia di anni è ancora intatta. E sono così sfilate davanti ai nostri occhi la chiesa del Carmelo, che si affaccia sulla vasta Piazza Umberto I, la quale faceva da cerniera tra la zona ebraica e quella medievale; l’imponente sagoma della Chiesa Madre, la Cappella palatina dedicata a San Pietro e all’Assunta, risalente al XIV secolo, che ospita un fonte battesimale decorato, colonne in pietra locale con basi scolpite con ornamentazione di impronta catalana, un pregevole coro ligneo, un bassorilievo in marmo di scuola gaginesca e le fondamenta dell’antico castello normanno; e la chiesa nuova di San Pietro, affiancata dall’alta torre normanna, possente struttura difensiva della cittadina. Prima di tornare ai camper ci siamo fermati anche al vicino Convento dei Cappuccini, risalente a fine ‘500, che ospita una splendida pala d’altare dl 1610 di Filippo Paladini, raffigurante l’Adorazione dei Re Magi, nella cui sagrestia abbiamo anche ammirato le opere di arte sacra, ma anche popolare, realizzate da uno dei frati del convento con la tecnica della pirografia. Quindi, a fine giornata, la carovana dei camper si è spostata in località Buon Riposo, dove ci attendeva un grande parcheggio attrezzato anche di camper service e, nei pressi, un ristorante dove si è consumato il consueto rito della cena tutti insieme, nel corso del quale sono stati spazzolati via una teoria di antipasti vari, due primi piatti e un arrosto misto di carne, per tacere della macedonia con gelato, della mousse di melone e del tiramisù. E poi, un po’ traballanti, siamo tornati ai camper, dove abbiamo dormito il sonno dei giusti. IL CLUB n. 84 – pag. 8 La mattina della domenica ci siamo spostati con una parte dei camper per approfondire altri due aspetti della realtà cittadina; quello gastronomico e quello archeologico. Cominciando dal primo, ci siamo fermati presso il Caseificio “Di Venti”, al cui interno abbiamo degustato e abbondantemente acquistato l’ottimo formaggio piacentinu, un pecorino tipico del territorio ennese che si ottiene utilizzando lo zafferano, che gli dà un particolare aroma, e il pepe a grani, con una stagionatura di 60 giorni. Qui non è mancato neanche l’incontro ravvicinato con le pecore da cui viene tratto il formaggio, impegnate ad allattare gli agnellini appena nati, in uno scenario che ha deliziato grandi e piccini. Ci siamo poi diretti al secondo aspetto da approfondire dei dintorni di Calascibetta, quello archeologico, fermandoci nella vicina Necropoli di Realmese, in cui si susseguono numerosi loculi sul modello della necropoli di Pantalica, che vanno dal IX al VI secolo a.C. e che danno alla montagna, la cui roccia doveva essere evidentemente facile da scavare anche in tempi remoti, l’aspetto di un formaggio gruviera, scavato in numerosi punti. Per il pranzo ci si è quindi spostati a pochi chilometri da Calascibetta, nei pressi del borgo di Villarosa, e precisamente nella stazione ferroviaria della cittadina, dove la tenacia e la prepotente volontà di salvaguardare il passato e le tradizioni locali hanno permesso al signor Primo David, capostazione delle ferrovie, di allestire con grandi sacrifici e “olio di gomito” un treno-museo nella stazione che ha visto partire negli anni passati cinquantamila siciliani che emigravano all’estero, dopo essere rimasti senza lavoro nei campi e nelle miniere di zolfo del centro della Sicilia. Il signor David, emigrante anch’egli, ha vissuto sulla propria pelle il dramma di questi uomini che andavano a guadagnarsi il pane, a prezzo di grandi sacrifici, a volte fino a morirci, lontano dalla propria terra; così ha allestito, all’interno di una serie di vagoni usati nella seconda guerra mondiale dai tedeschi per trasportare gli ebrei nei campi di concentramento un museo dedicato sia al mondo contadino siciliano, con mobili e l’anima della nostra guida, che ci ha fatto rivivere tempi molto difficili del passato isolano recente, e al museo, che ben documenta la vita durissima di questi nostri conterranei, tutto il gruppo è uscito dalla piccola stazione di Villarosa con gli occhi lucidi, ben consapevoli della nostra infanzia fortunata, passata a giocare e a studiare, e di quella, altrettanto fortunata, dei nostri figli, trascorsa spesso con l’unico amletico dilemma che consisteva nel giocare con la Playstation o con il computer. E dall’incontro con il signor David, grande affabulatore ed eccellente guida di luoghi e di periodi storici, è venuto fuori anche il progetto, da realizzare nell’arco di poche settimane, di un nuovo giro esplorativo a bordo della CircumEtnea, per continuare ad esplorare la nostra magica isola, all’ombra di treni antichi e della sagoma sbuffante del dio vulcano. Primo David, il creatore della stazione-museo di Villarosa Tre momenti della visita della stazione-museo di Villarosa suppellettili donati da tutto il paese di Villarosa e dintorni, sia ai minatori che scendevano nelle profondità delle miniere di zolfo, in cui sono visibili i carrelli usati per trasportare il minerale e le foto stori- che dei “carusi”, quei ragazzini costretti a lavorare in regime di semischiavitù, ridotti pelle ed ossa, oltre agli utensili necessari allo scavo. Grazie al racconto fatto con IL CLUB n. 84 – pag. 9 Con un programma così promettente, anche tornare a casa, alla vita di tutti i giorni, è stato meno duro del solito e i chilometri verso casa si sono dissolti in un clima di grande serenità, lasciandoci soltanto il desiderio di riprendere appena possibile le esplorazioni della nostra amatissima Sicilia… Testo di Mimma Ferrante Foto di Maurizio Karra La fiera delle vanità In visita a Mondo Natura, fra le tante novità e le altrettante ...conferme I l primo impatto con Mondo Natura l’ho avuto in autostrada, appena superata Bologna: che c’entra – vi chiederete – la Fiera di Rimini con l’autostrada e Bologna? Ve lo spiego subito: già sulla A.14, nel primo pomeriggio di domenica 10 settembre, a ogni autovettura proveniente dalla riviera adriatica corrispondeva un camper; e più mi avvicinavo a Rimini e più quella percentuale aumentava. Fino all’uscita di Rimini sud, quella per la Fiera, intasata in senso contrario al mio da chilometri ininterrotti di camper che tentavano di fare rientro, domenica sera, nelle varie città di provenienza dopo aver visitato, evidentemente, Mondo Natura. Un altro impatto l’ho avuto giungendo già a sera in prossimità del quartiere fieristico di Rimini, ormai chiuso, dove già a qualche chilometro di distanza c’era l’evidenza di parcheggi approntati nell’occasione per i camperisti e presidiati da volontari della Protezione Civile dai visi palesemente distrutti. Avvicinatomi al primo, ancora occupato da decine e decine di mezzi, chiedevo un po’ allarmato se fosse stato previsto un parcheggio riservato alla stampa, ricevendo ragguagli in proposito (meno male che sono giornalista!!!). Ma anche raggiunto il parcheggio indicatomi, il più vicino all’ingresso della Fiera, mi assaliva un dubbio: ma quei 400 o 500 camper lì sistemati erano tutti di giornalisti accreditati? <<Doveva essere qui due ore fa>> mi rispondeva il responsabile della Protezione Civile che subito si faceva avanti: <<Già ieri abbiamo dovuto aprire tutti gli spazi disponibili perché c’erano almeno 5.000 camper che cercavano posto oltre a quelli che eravamo riusciti a sistemare. Ma adesso che la fiera, almeno per oggi, è chiusa, non ci sono più problemi. Domani si vedrà! Entri pure che i posti ci sono>>. L’indomani mattina, lunedì, mentre a cancelli ancora chiusi sentivo confabulare le persone in coda per entrare (<<ma pensi che ce la faremo in un giorno?>>, <<scusi, lei che già s’è stato, mi dica, com’è dentro?>>, <<cara, ascoltami, noi di qui usciamo col camper nuovo, anche se dovessimo girare per tutta la settimana!>>, e così via), provavo insieme a mia moglie Mimma a ordinare idee e obiettivi della nostra visita, pensando alla pianificazione dei tempi, all’analisi delle priorità e alla necessità di trovare insieme una “sintesi operativa”... In poche parole, se anche noi due volevamo farcela in un solo giorno, dovevamo ...correre! Già, perché Mondo Natura, quest’anno più che in passato, si è aperta davanti agli occhi dei visitatori come un universo parallelo, una biosfera a se stante, dove realtà e fantasia si mescolavano e fondevano senza logica apparente, attraverso stand enormi nei quali erano ordinatamente (o meno sistematicamente) esposti circa 1.000 veicoli di tutte le marche europee e molti d’oltre Atlantico. Da qui la ragione degli sciami di persone intente a entrare e uscire da un veicolo all’altro come api impazzite in cerca della regina, impegnate a fare domande a mitraglia ai vari referenti delle case costruttrici, a incamerare chili e chili di depliant e brochure che poi non riuscivano a tenere in mano, a toccare con mano ogni mezzo, ogni letto, ogni gavone, ogni mobile commentando ad alta voce dettagli, misure, colori e altre amenità anche con chi casualmente incontravano accanto a loro. La verità è che oggi il camper è spesso una variabile indipendente stretta fra i magri budget delle famiglie, le utopie e i desideri repressi dei singoli, le mode sociali e le bizze dei costruttori. E non sempre il prodotto finale è un obiettivo conseguito per tutti. Farò un esempio: se dieci anni fa un camper di medie dimensioni misurava 6 metri di lunghezza e costava, sempre mediamente, 40/45 milioni di lire, adesso lo standard è passato a 7 metri (e oltre) e ad almeno 45 mila euro; se dieci anni fa il veicolo dei desideri misurava 7 metri e costava al massimo 60 milioni, oggi l’oggetto dei desideri misura almeno mezzo metro di più e costa 80 mila euro. Con una differenza sostanziale: che dieci anni fa con 7 metri di lunghezza totale il veicolo dei sogni aveva al suo interno una cellula di 4,5 metri e quindi un’abitabilità veramente da sogno (ne è testimone anche il mio Elnagh che festeggia in questi giorni il decimo compleanno avendo ospitato al suo interno anche 11 persone per un pranzo tutte sedute a tavola!); mentre oggi un veicolo lungo anche mezzo metro in più ha appena appena la semidinette, nel bagnetto un lavandino in acciaio e cristallo elegantissimo ma di soli 15 cm. di diametro e, cosa ancor meno marginale, una cas- L’ingresso di Mondo Natura a Rimini IL CLUB n. 84 – pag. 10 I due estremi della produzione esposti a Rimini: in alto una delle roulottine polacche: in basso uno dei giganti made in USA setta thetford per lo scarico talmente piccola che, vivendo in due nel camper, va svuotata almeno due volte ogni giorno! E se si hanno figli a bordo? E se qualcuno scusate l’ardire – sta male di stomaco??? La fiera delle vanità: proprio così; credo che questo possa essere il motto di Mondo Natura. E, al di là del divertimento del bambino condotto a visitare la fiera del giocattolo, a stare coi piedi a terra e a rimanere razionali, affiorano tanti dubbi: chi costruisce i camper ci ha mai viaggiato dentro? Chi li vende li ha mai provati personalmente? Chi propone i finanziamenti a 10 anni ha mai detto all’acquirente che entro due anni il camper che acquista uscirà certamente di produzione e sarà quindi invogliato ad acquistarne un altro ancora più grande e costoso rinnovando il prestito? Tutti interrogativi che è meglio lasciare senza risposta. Ma torniamo alla fiera... I due estremi opposti dell’esposizione erano rappresentati – come sempre - dalle miniroulotte polacche o dai VW California e, dall’altro lato, dai pullman attrezzati di matrice tedesca o americana (Niesmann Bischoff, FDM, USA Enterprise), che arrivano a misurare anche 12 metri di lunghezza! Certo, ci si chiede sempre in questi casi quanti edifici medievali dovrebbero essere abbattuti per far passare dalle strade dell’Umbria o della Valdarno questi mezzi, ma credo che nessuno degli importatori italiani si sia posto mai la domanda. Semmai, ho visto più volte uscire 5 figli oltre ai genitori da un California o da una polacchina, e non ho trovato io la risposta più attanagliante: ma là dentro come fanno a entrarci (e a dormirci)? Meraviglie del pleinair... IL CLUB n. 84 – pag. 11 Ma insomma, vi chiederete, cosa c’era di nuovo, di veramente nuovo, quest’anno a Rimini? Certamente, la novità maggiore è stata rappresentata dal nuovo Ducato Fiat, quindi non da un veicolo in sé, né da un allestitore, ma da una meccanica che ha scompaginato le “carte”, dal punto di vista progettuale e quindi commerciale, di gran parte dei produttori di veicoli ricreazionali, proprio come aveva fatto l’anno passato la Renault col suo Traffic utilizzato improvvisamente da molte case per i loro nuovi veicoli (certamente in attesa delle già allora previste novità sul Ducato). Non entro nel dettaglio tecnico del nuovo veicolo (troverete un articolo assai interessante sull’argomento curato da Giuseppe Eduardo Spadoni nelle prossime pagine), ma non posso fare a meno di notare che, se alcuni progressi sono stati fatti fra vecchia e nuova versione, alcuni particolari lasciano interdetti: a partire da quelli della carrozzeria esterna, col “muso” allungato nella parte bassa e il cofano motore così stretto da rendere necessario smontare la griglia esterna di aerazione del motore per qualunque controllo (che quindi può essere fatto solo da un meccanico)! E’ vero, all’interno è ancora più “automobilistico”, più elegante, più...; ma come spiegare l’allungamento della cabina? Come giustificare il nuovo motore 3.000 che però non adotta la tecnologia a geometria variabile o il cambio sequenziale presenti sullo (stesso) motore montato però sull’Iveco? Basterà aspettare uno o due anni per avere anche sulla versione Ducato queste cose; nel frattempo chi compra il camper oggi se lo troverà superato nella meccanica prima dei 10.000 chilometri! Il nuovo motore del Ducato Fiat Sempre parlando di meccaniche, anche gli altri produttori non sono stati a guardare: e così l’Iveco ha presentato il suo nuovo Daily, elegante e tecnologicamente avanzatissimo, la Mercedes i nuovi motori del suo Sprinter, che ha subito anche qualche aggiornamento stilistico esterno; Renault abbandona dopo un anno dal lancio il motore 3.000 che equipaggiava i veicoli più grandi per un nuovo 2.500 ancor più potente del 3.000; e Ford cambia forma al suo Transit che pure era stato appena ristilizzato. Effetto domino! Qualche riflessione adesso sulla parte abitativa dei nuovi modelli. Innanzi tutto, dopo averne visitato 30 o 40, ci si stupisce che la moda imperi anche in questo settore (all’apparenza molti sembrano uguali): e così, le piante classiche con dinette centrale e letti a castello posteriori sono affiancate ormai nella produzione di tutte le aziende da piante con semidinette anteriori, mentre non mancano anche in mezzi di fascia media e medio-bassa cucine con forni che sembrano quelle di casa, supporti e predisposizioni per tivù al plasma e antenne satellitari e altre amenità del genere; peccato che nella maggioranza di questi casi per ...sedersi in intimità la mattina si debbano fare contorsioni micidiali perché non c’è posto per le gambe; così come, a fronte di cabine doccia con porte scorrevoli in acciaio e cristallo, lo spazio per poi lavarsi sia di pochi centimetri e lo specchio stia dalla parte opposta al lavandino, a sua volta così piccolo che sembra una ciotola per la pappa del gatto. Battute polemiche a parte, credo che ci siano oggi troppi produttori, con marchi che nascono e sono destinati magari a morire in pochi anni, che però non offrono proposte veramente alternative fra loro; c’è poi per l’appunto una gara all’ultimo sangue ad inserire nei mezzi gadget a gogo, che fanno comunque lievitare i prezzi, magari a scapito di materiali di migliore qualità e soluzioni abitative più comode e veramente razionali: serbatoi per l’acqua più ampi, gavoni più comodi, letti posteriori ad altezza umana e non di giganti... Non potendo (e non volendo) in ogni caso fare un’analisi di tutta la produzione presentata a Mondo Natura, che lascio alle riviste di settore, mi soffermo qui solo su alcuni veicoli che ho trovato davvero interessanti. Uno di questi è l’Arca P674I che avevo anche presentato – appena uscito - sul numero 81 de “IL CLUB” qualche In alto un particolare dell’interno del Pilote P715FC; in basso la parte posteriore del Rapido 7799: due semintegrali di gran lusso per la coppia mese fa, adesso equipaggiato sul nuovo Renault 2.500, ma che forse fra qualche mese potrebbe essere montato anche sul Ducato 3000. Un altro è un Pilote, anzi sono due modelli della linea Explorateur di questo produttore francese caratterizzati dalla stessa pianta, il primo semintegrale e il secondo motorhome (con l’aggiunta del letto basculante), che presentano – credo, unico esempio sul mercato europeo – una pianta di grande effetto, con letto matrimoniale in coda uguale a quello di casa, cioè accessibile da tre lati, e accanto due piccoli mobiletti a mo‘ di comodini sui quali poggiano due sezioni di armadio collegate fra loro da pensili centrali; la privacy è assicurata da una porta scorrevole che separa la “camera da letto” dal resto del veicolo. La grande qualità dei due veicoli Pilote è pari a quella dei Rapido, un modello dei quali (il 7799) presenta in coda un elegan- IL CLUB n. 84 – pag. 12 tissimo e comodissimo vano toilette dietro la zona notte, accessibile da una porta sistemata accanto al letto matrimoniale. Anche in questo caso questa particolare pianta è proposta sia nella versione semintegrale (su Ducato) che in quella motorhome (su Mercedes). E’ chiaro che stiamo parlando di veicoli particolarmente adatti alla coppia, comunque di fascia “alta”, dai prezzi “alti”, per camperisti di abitudini “alte”, quindi dotati anche di portafogli “alti”. In caso diverso, o comunque per esigenze diverse (come per le coppie che hanno figli a bordo), a Rimini non c’era che l’imbarazzo della scelta, a patto di saper scegliere non solo con gli occhi e il cuore ma anche con l’esperienza e la razionalità del vissuto quotidiano, ascoltando sempre anche la voce spesso lamentosa - del portafogli. Maurizio Karra Parliamo di tecnica I nuovi modelli del Fiat Ducato, del Daily Iveco e dello Sprinter Mercedes rispondono per davvero alle esigenze di noi camperisti? Continuano su questo tema gli approfondimenti tecnici del nostro Eduardo Qui si sta in pace Anche il futuro s’oblìa. Qui si sta in pace. Qui tutto è pace e mare. A nche Pessoa, nel suo “Messaggio”, sembra essersi acquietato; come noi in camper. E questa volta, dopo avere esplorato i motori e le loro potenze, dobbiamo addentrarci nei ‘rapporti di coppia’ che ben si prestano a tanti modi di dire lontani dalla tecnica. Una strana ...coppia La coppia è data da una forza applicata ad una estremità di una leva. La leva è più o meno lunga, ma è fissata dagli organismi internazionali in un metro, quindi può variare solo la forza. Il prodotto tra le due entità si misura in Kilogrammi/metro (Kg/m), abbreviato in Kilogrammetri. Oggi si misura sempre per convenzione in newton/metro (n/m) che vale 9,81 Kg/m. Ogni motore sviluppa una ‘coppia’ di trazione caratteristica, data dalla forza di scoppio totale del gasolio che spinge i pistoni, per il braccio o leva dato dalla lunghezza dei vari raggi (segmenti) degli ingranaggi del cambio in quel momento inseriti, appunto rapporto di coppia, secondo complesse formulazioni, a partire dal ‘braccio’ di manovella dell’albero motore (che trasforma il moto alternativo in rotatorio). Essa si sviluppa pienamente nell’arco di un certo numero di giri, dipendente proprio dal tipo di motore (numero di cilindri, tipo di alimentazione, di combustibile, di alesaggio e corsa dei pistoni, di lunghezza delle bielle, di materiali usati e così via). In ciò entra pesantemente il controllo elettronico della combustione, che può rendere la coppia più o meno piatta e di valore il più possibile costante, il ché è assolutamente auspicabile. La potenza ha invece una linea di crescita, più o meno inclinata, progressiva, all’aumento del numero di giri; da 0 a 3600 giri, che ripeto ancora è il limite massimo dei Common Rail, essa va per esempio da 0 a 127 Cv per un Ducato, ed è espressa da una inclinazione caratteristica. Essa si misura in Kw, che se divisa per 0,7353 viene data nella vecchia unità di misura dei cavalli vapore (Cv) non più in uso. Che legame esiste tra queste entità? Un legame, vera relazione, che dice come la potenza sia uguale al valore della coppia moltiplicata per il numero di giri, in quel momento. Prego i lettori di non ridere tra le relazioni, le coppie e i rapporti. Sono termini assolutamente tecno-scientifici. Anche in questo caso, per avere dati comparabili bisogna che le unità di misura siano espresse secondo le convenzioni date dagli organismi scientifici, come l’U.N.I. ente unificazione italiana, per cui il numero di giri dev’essere espresso in radianti che valgono, per semplificare, circa un decimo del numero di giri effettivo. Per dare un’idea, una coppia di 300 n/m, a 1800 giri (180 rad/sec) dà 300x180=54 Kw; la stessa coppia a 2500 giri darà 300x250=75 Kw, cioè una potenza ben lontana dai 93 Kw di potenza massima (data a 3600 giri con coppia molto bassa, Ducato che non ‘tira’, in sostanza scarsa potenza ad un numero di giri notevole); invece una coppia di 380 N/m già a 1300 giri dà 52 Kw che diventano a 2500 giri ben 95 Kw, 129 robusti Cv nel caso di un Daily. Anche se codeste cifre sembrano vicine, rappresentano valori che cambiano compiutamente il modo di guida dei mezzi, sempre che il cambio sia progettato in sintonia con il motore. E naturalmente possono non interessare nel modo più assoluto gli acquirenti di un camper, lo tengo a precisare, fino a quando non si troveranno a superare in emergenza qualche Tir. Noi consideriamo viceversa ciò molto importante perché ci dà l’idea immediata delle possibili accelerazioni e dei consumi: i nostri IL CLUB n. 84 – pag. 13 camper viaggiano sempre con il peso massimo consentito; con coppia che inizia molto in alto, 1800 giri, e con relativa scarsa potenza, 54 Kw, con cambio ‘lungo’, si dovrà accelerare e giocare molto di frizione già nella partenza (pensate a dovere affrontare una salita da fermo e con i problemi di aderenza che la trazione anteriore pone!); ovvero se in una marcia qualsiasi si dovesse decelerare, sarebbe impensabile riaccelerare e mantenere la stessa marcia al di fuori del regime di coppia; si dovrà ‘scalare’ anche più di un rapporto ‘al cambio’ (o ‘di cambio’, quasi parlassimo di valuta in un paese non euro!). I nostri mezzi viaggiano in genere sempre al limite del peso consentito (e tante volte lo sforano...) La potenza massima grandiosa, in sostanza, ce la sogniamo almeno fino ai 2300 giri che è poi il regime d’uso normale e che è quello del minimo consumo cioè del miglior sfruttamento dell’energia immessa sotto forma di gasolio (2/3 di potenza massima). E non si dica che ciò non sia importante, anche con gli attuali costi del gasolio che stanno penalizzando fortemente le nostre ‘uscite’. Per far sì che la coppia sia più alta a minor numero di giri (cioè abbassare il numero di giri di inizio della coppia massima), e aumentare quindi la potenza iniziale di questo motore, ecco che le case montano una o addirittura due turbine con palette a geometria variabile che immettono la stessa quantità di aria a minor numero di giri della stessa turbina (sovralimentazione controllata); e aumentano la potenza totale, non riuscendoci compiutamente con il primo provvedimento, aumentando la cilindrata in due modi: o lasciando inalterato il numero di cilindri, che maggiorano, per cui iniettando più gasolio (e più aria compressa), sui pistoni insiste una forza maggiore (come sull’Iveco) o aggiungendo altri cilindri, con stesso effetto (come sul Mercedes). potenza in Kw; sempre in ordinata, linea verticale destra, la coppia in n/m; partendo dal numero di giri 1800 con una linea ipotetica verticale si incontra la linea della coppia il cui valore si legge a destra (380 n/m); dal punto di incrocio, sulla linea di coppia, si intercetta la linea della potenza il cui valore a sinistra indica circa 70 Kw; sempre entro i valori di coppia massima la potenza arriva a 122 Kw a circa 3200 giri con utilizzo della coppia per 1800 giri. Sul diagramma del Ducato, invece si nota l’utilizzo della coppia per soli 700 giri. Perché ci si ostina a montare il Common Rail?! Le normative europee e il protocollo di Kyoto Il diagramma coppia-potenzanumero di giri del motore 3.0 HPT dell’Iveco (un alto) e del nuovo Ducato (in basso) Nella figura vedete i diagrammi coppia potenza numero di giri dell’Iveco e del nuovo Ducato. Si vede rappresentato in ascissa, la parte orizzontale inferiore, il numero di giri da 1000 a 3600; in ordinata, linea verticale sinistra, la Il prossimo mese di Ottobre entrerà in vigore la normativa euro 4, più restrittiva sulle emissioni, in attesa della euro 5, quando ancora non tutto il nuovo parco ha superato la direttiva euro 2. Intanto euro 4 significa che per ogni Kw di potenza per un’ora di funzionamento non bisogna emettere più di 3,5 gr. di ossido d’azoto, di 0,02 gr. di particolato, di 1,5 gr. di anidride carbonica, di 0,46 gr. di idrocarburi incombusti. Tralasciamo per ora il fatto che in valore assoluto un motore con il 45% di potenza in più emette, malgrado la nuova direttiva, oltre 600 gr. di ossido più gli altri inquinanti, e quindi in proporzione in misura maggiore di un 127 Cv, anche se euro 2 o euro 3. Ciò va inquadrato in un ampio discorso che coinvolge le politiche energetiche e/o dell’inquinamento ambientale mondiale (vedi Kyoto) e, in definitiva, la nostra ipocrisia o la nostra coscienza, al di là delle nostre necessità effettive. Tutte le case costruttrici hanno presentato nuovi modelli dotati solo di Common Rail, adottato direi per simpatia, come gli scoppi di dinamite, perché è l’unico motore che inquina poco; esso però non è adatto ai “piccoli” mezzi industriali da 3-4 tonnellate, ad uso camper, nei quali diventa del tutto deficitario, se non accompagnato da un cambio, progettato in sintonia, ad alto numero di marce. Essendo più economico aumentare la potenza, si ha la prova inconfutabile del suddetto assioma per il fatto che in pochi mesi il Ducato è passato dal motore da 127 Cv al motore Sofim da IL CLUB n. 84 – pag. 14 146 Cv, 2800 cc, e da questo al 3000 cc, 156 Cv, utilizzando il vecchio cambio Iveco a 6 marce; il Daily Iveco a sua volta è passato dal 2800 al 3000 cc e da 136, a 148 e infine a 176 Cv; lo Sprint Mercedes da 156 Cv, 5 cilindri, è arrivato a 184 Cv, con 6 cilindri e doppia turbina, geometria variabile; entrambi con cambio a sei marce, ma c’è di più: nei percorsi misti, per tenere di conto la marcia inserita, per non affaticare il braccio destro, con la generalizzata leva a cruscotto, e per lo sfruttamento minuzioso della coppia, diventa necessario il cambio automatico, con relativo aggravio di complicazioni, e di costi. L’evidenza ci lascia perplessi; ci si chiede se il dimensionamento degli organi sia proporzionale e se con le elevate potenze in gioco gli indici di affidabilità e di durata siano variati di conseguenza: anche le Ferrari sono potentissime, ma durano il tempo di un gran premio; con 50 Cv in più bisogna riprogettare tutta la struttura, dagli imbiellaggi, ai cuscinetti di banco e del cambio, dagli ingranaggi alla frizione, dalle sospensioni, ai freni. E noi utenti possiamo solo arguire che il motore Fiat 127 Cv sia ‘arrivato’ al massimo; il successivo 148 Cv è diverso e sarà sfruttato sicuramente oltre i 156 Cv in nuove versioni: una all’anno, tanto per rinverdire il prodotto; come dire ultima arancia di una cassetta, ormai spremuta e vuota o prima arancia da spremere di una cassetta ancora piena! Il cambio Ma qui chiudiamo il discorso prettamente tecnico, e perché ciò non sia sterile e fine a se stesso, avventuriamoci in quello critico. Negli ultimi anni il cambio Iveco si frantumava; la Fiat, grande Casa, nel Ducato, non progetta un cambio con marce regolarmente distanziate, ma monta quello ottimo per il vecchio 2500, 110 Cv, ma non valido sul Common Rail, e per risolvere la mancata ripresa in 5^, con soluzione artigianale, monta 2 ingranaggi con rapporto simile a quello della 4^; molti equipaggi, dopo la sostituzione, li hanno ricostituiti (spesso rotti) con l’overdrive originale (meno peggio!). E che dire per i semiassi corti e per i giunti sotto dimensionati, con le relative circolari di so- stituzione conosciute dopo mesi di raccomandate infuocate (e mai ufficialmente)? Che dire dei freni inadeguati, della batteria inaccessibile, o della ‘finezza’ delle lamiere del telaio, dei quali ho già parlato? La Fiat tace e non può consolarci che il mezzo medio per eccellenza sia ancora il preferito in Europa, costruito in circa un milione e mezzo di esemplari. Quando si dice vivere copiosamente di rendita, a nostre spese! Ora il cambio Iveco finisce sul Ducato; e su questo l’automatico - si dice - arriverà nel 2008! A tale proposito vi prego di leggere il primo box relativo alla nuova presentazione Ducato. Con una meccanica che costa oltre i 30 mila euro, è legittimo aspettarsi un mezzo sicuro e ben progettato fin dall’inizio, che rimanga in produzione così com’è almeno per il tempo necessario a pagare le rate del finanziamento col quale lo ab- biamo acquistato, e che possa usarsi agevolmente nel misto, oltre che nelle autostrade (solo di tipo tedesco)! L’Italia in genere monta il necessario quando non è più possibile disattendere l’attesa o la forte richiesta dei trasportatori; domanda che, se inevasa, andrebbe a incidere negativamente sul piano commerciale delle case, che ne addossano poi le conseguenze alle congiunture del mercato. Le solite problematiche dei camperisti Nel precedente numero si parlava di baricentro e di asse di rotazione istantaneo ottenuto con una accurata progettazione: ebbene, i nuovi mezzi prevedono invece controlli elettronici dei più disparati e i primi a presentarli non sono state certo le nostre industrie. E’ vero, c’è chi pubblicizza i suoi su- Piccolo vocabolario tecnico Acronimo: parola formata dalle iniziali di altre parole. Rigorosamente in inglese, o in tedesco. E ogni parola sottende un circuito, servo comandi, sensori, attrezzature, controlli, costi, presenti in tutti i modelli di tutte le marche, stesse funzioni, nomi diversi, quasi sempre Bosch, ed ogni ricovero, settimane di fermo in grandi strutture che possano permettersi i costosi impianti! • Abs antilock braking system; impedisce il blocco in frenata delle ruote con scarsa aderenza. • Abs8 abs con 8 elettro valvole di controllo. • Ebd electronic brake distributor; correttore elettronico di frenata in accoppiata con abs. • Ebv ripartizione forza frenante. • Esp electronic stability program; rilevamento del carico e dosaggio della frenata o adaptive esp con rilevamento masse e baricentro nelle sterzate critiche o esp plus che inglobano Rom roll over mitigation, Rmi, Usc e via dicendo sui vari mezzi. • Lac load adaptive control; controllo adattativo carico e baricentro. • Asr anti slip regulation; antislittamento. • Msr motor schleppmoment regelung; ridà coppia con frenata brusca, evita trascinamento ruote. • Bas brake assist; controllo frenata da panico. Aumenta la potenza frenante. • Ads adaptive damping system; controllo sospensioni. • Hba hydraulic brake assistance; assistenza elettro idraulica. • Aas ovvero Hill Holder antiarretramento con partenza in salita, frena per qualche secondo. • Can Bus impianto elettrico a bus, sui fili viaggiano informazioni digitali. • Keyless entry and slide; apertura e chiusura porte senza chiavi a distanza. • Park pilot sensori di parcheggio. • Egr valvola di riciclo gas di scarico raffreddata. • Radar radio detection and ranging; radio frequenza che identifica ostacoli anche al buio o con nebbia sfruttato nel Pre safe brake e che agisce direttamente sui freni. • Rdc reifen truck control; controllo pressione pneumatici. G. E. S. IL CLUB n. 84 – pag. 15 per freni potenziati; ben vengano. Ma già li aveva, ventilati e grandi, il Daily. E si omette di dire, con mancanza assoluta di trasparenza, che ciò è necessario perché manca il freno motore. C’è chi, come la Mercedes a proposito del suo Sprinter, dice che si tratta di ‘un mezzo per durare 10 anni’, senza modifiche annuali, come i nostri, e lo dice a ragione; perché proprio la Mercedes non solo ha riprogettato il telaio, le sospensioni, che accettano motori sempre a 6 cilindri di elevatissima potenza (ha in listino pure un 3500 cc benzina e un diesel da 250 Cv), ma consente la richiesta di tre riduzioni al differenziale per ogni esigenza e l’uso di un nuovo largo pneumatico posteriore da ben 285/65R16 al posto dei gemellati, con risparmio di peso e capacità di pari carico; e chiunque può scegliere da subito cosa comprare! Queste critiche non sono un atto d’amore verso il prodotto italiano? Non deve sembrare, il nostro, un discorso vacuo, complicato, velleitario o inutilmente critico; non dimentichiamo che ogni asserzione è veritiera se il ‘mezzo’ camper, per noi casa, deve farci ‘vivere’ senza problemi. E a nulla serve il dire: ‘comprati un Vas su Man 8148 cc’; oltre che uno spreco, non sapremmo proprio come muoverci, soprattutto nelle nostre, di autostrade. E come si fa ad esaltare la collaborazione dei costruttori di meccaniche con quelli delle cellule solo perché si è reso liscio il pianale? Che anche qui ci sia un falso rapporto di coppia propugnato solo dai media? Ammettiamo ora che i problemi siano stati tutti risolti (cosa non vera, ma crediamoci). Tutto bene se ciò non costringesse ad un rinnovo spasmodico del parco, dopo l’acquisto e la sperimentazione a proprie spese del mezzo. Perché inutilmente aspetteremo una prova su strada come quelle di 20 anni fa. In soli 24 mesi avrei dovuto sostituire il mio 127 Cv ben tre volte, ma calcolatemi voi di quanto si è svalutato il mio Rapido, pur se moderno, semi integrale o elegante. I concessionari avranno i piazzali colmi di mezzi obsoleti e Raffaele Jannucci, nell’ultimo “Plein Air”, dice giustamente: ‘fatevi furbi’ nel trovare la giusta occasione per camperizzarvi, a poco prezzo! Un altro guaio ci sovrasta ed è il gigantismo; qui mi riferisco non al mezzo prettamente commerciale, per il quale l’incremento volumetrico delle merci trasportate a parità di potenza è necessario e giusto, ma al camper e per esso alle case costruttrici della cellula impegnate in questa magnificenza fuori di ogni logica all’esterno e con spazi interni sempre più angusti. Esula da queste brevi righe il trattarne la vera psico-patologia relativa. Ma se il peso consentito in Europa rimane fissato in 3500 Kg, permessi con la patente B, detenuta dalla quasi totalità dei guidatori, con la potenza di 127 Cv, nessuno avrebbe di che lamentarsi. Anche con tutti i limiti visti, chi vuole può tirare le marce a 3600 giri, cambiare ogni 1000 giri, in un fiat (!), in quarta superare i 140 all’ora, inserire e mantenere anche la 5^ (in autostrada piana). Peccato che si supera sempre contra legem il fatidico peso, il consumo sale, la 5^ non tiene, e non si parli d’altro! Anche se le meccaniche, per logiche di trasporto, aumentano di potenza, il cerchio non è affatto chiuso! Alla porta bussano i costruttori che incettano simili meccaniche raffinate e, servendosene da traino pubblicita- rio in nuovi modelli, ne aumentano immantinente pesi, dimensioni, accessori, in un crescendo non raggiunto nemmeno dalla Moldava di Smetana. Dimentichiamo tutto e cominciamo ad aprire la porta di accesso all’abitacolo, dopo aver calpestato i gradini. E al solito ci viene in aiuto ancora una volta Pessoa: Viaggiare! Perdere paesi! Essere altro costantemente. Per l’anima non aver radici Da vivere di vivere solamente! Giuseppe Eduardo Spadoni Il nuovo Ducato Notevole impazienza e curiosità, dopo quanto già scritto, ho manifestato, in attesa della visione diretta del nuovo Ducato, ormai nel lontano 24 giugno 2006. Finalmente anche a Palermo ho potuto vederlo direttamente alla Fiat e provarlo. Un ingegnere mi accompagna. Ma perché questo orribile muso? Già, eppure tutti (i progettisti) dicono che è bello e poi con le nuove leggi tutti i più bei musi saranno prominenti e notevoli. Non ricorda che per esportare negli USA si erano aggiunti alla DUETTO due orribili paraurti supportati da molle e ammortizzatori? Questa struttura invece al più piccolo urto si deforma completamente incassando tutta l’energia che non trasferisce alla cabina che è quasi monolitica salvaguardando gli occupanti grazie anche a tutti i possibili airbag. Si, vedo, anche gli sportelli sono molto robusti, spessi ben 12 cm, infondono molta sicurezza; ma allora al più piccolo urto bisogna sostituire tutto il paraurti che è enorme e troppo prominente! Nulla di più falso! Il paraurti è in tre pezzi e si sostituisce solo quello danneggiato. E poi è così grande per aumentare il raffreddamento: con più bassa temperatura si abbattono gli ossidi d’azoto. Già, la famosa valvola di riciclo EGR non deve superare i 350 gradi. Vedo che non c’è l’incavo-gradino per inserire il piede e poter pulire il parabrezza! Ma cosa dice, inserisca la scarpa costì e faccia la prova! Ci tengo! E’ stato fatto apposta! Si è vero, è possibile farlo, ma è troppo alto (almeno 60 cm.): necessita un appoggio sul cofano che è cosi delicato e fine; se dovessi farlo davvero, si piegherebbe! Mi apre il cofano? La leva è nascosta dal montante dello sportello. Una finezza! Vedo. Lo spazio libero nella parte alta sembra notevole, ci sono i fari e i serbatoi dei liquidi, tanti; nella parte bassa è tutto occupato e mi sembra ci sia un certo disordine. Ingegnerizzazione scarsa? IL CLUB n. 84 – pag. 16 Scusi dove si trova la batteria? L’ho cercata anche sotto i sedili, ma non c’è. Già la batteria, la cercavo anch’io. Aspetti dev’essere... Proviamo sotto questo pannello... Ma è enorme! E’ proprio in cabina davanti al sedile e ai pedali, dove si poggiano i piedi! Sotto il sedile passeggero c’è uno scatolotto di polistirolo; bello, i pannellini laterali non sono più a pressione e si aprono con una levetta a molla! Si, quello contiene gli attrezzi; smontando il pannello con queste quattro viti ad apertura manuale facilitata si accede al secondo contro pannello pur esso isolato che copre la batteria. Il cruscotto del nuovo Ducato e, accanto, le nuove sospensioni adottate dalla FIAT Vedo che è un po’ difficoltoso: lasci stare; noto solo ora che il pavimento della cabina sembra più alto della precedente versione. Aspetti che lo misuro, ho qui il metro: 68 cm. e 135 l’altezza di inizio del parabrezza; le misure sono identiche, in effetti il pavimento cabina è più alto rispetto al pianale, anche il sedile è alto: ergonomico e con i rigonfiamenti Airbag’s si ha questa impressione. Si, il pavimento è più alto per trovare spazio nel cofano; si segga e provi le manovre; gli specchi retrovisori sono più grandi. Le piacciono le nuove leve rialzate di comando luci? Beh, era necessario innalzarle per farle vedere, essendo l’assetto molto più alto: si comandano agevolmente; sono uguali a quelle della Idea o della nuova Punto. Sinergie. Sono all’estremità superiore di una leva a Z. I retrovisori, molto grandi, contengono sul bordo esterno i lampeggianti laterali, eleganti, ma forse un po’ troppo esposti. Ho letto prima le misure degli pneumatici: pur essendo da 225/70 sono montate su cerchi da 15 pollici; di quanto aumenterà il raggio di sterzata con cerchi da 16?! (Stranamente non è specificato in tutta la documentazione). Tenga, qua c’è il depliant con i colori dei rivestimenti e della carrozzeria. C’è anche il cambio a 6 marce. Le ruote da 16 può averle sul Maxi, certo il raggio aumenterà. Il cambio penso sia quello dell’Iveco; si potrà avere pure automatico o almeno sequenziale? Vedo che il pianale posteriore è a soli 53 cm e che la struttura è veramente robusta. Sì, il cambio è Iveco. No, non è previsto attualmente cambio di tipo diverso. Per la struttura la Fiat ha fatto le cose in grande. Mi scusi, ingegnere, vedo che la coppia è di 400 newton/metro, ma è rimasta a 1700 giri, ciò significa che non è stata montata la turbina con palette a geometria variabile, e in appena 700 giri si ha il picco di tutta la potenza: mi perdoni, ma con la trazione anteriore anche se controllata elettronicamente, sospetto slittamenti; altro discorso se fosse spalmata almeno su 1500 giri! Guardi, non si può avere tutto e poi ci sono i controlli elettronici dei quali può fidarsi del tutto; la garanzia arriva a 5 anni e la manutenzione a 45 mila Km; lei dev’essere un camperista. Si, è vero, sono un camperista. Se fossi un costruttore avrei tanti problemi da risolvere con questo mezzo; la potenza in atto, la non planarità del pavimento (con l’asta dello sterzo in tubetto quadrato a rottura programmata invece del piantone in barra d’acciaio scanalato dal pieno, che a pensarci non dormo), tutta codesta ossessione per gli urti, proviamo a contare quanti airbag e cinture possono aversi (ma perché con una sana innovazione la Fiat non monta l’unico vero salva vita che si chiama Radar, o anche il Gps, collegato ai freni?) e la cellula; già la cellula, quante ne dovrei distruggere per provare che resiste e mantenere lo stesso standard di sicurezza del furgone?! Almeno lasciassero la struttura tout cour per un ottimo camper puro; ma chi, fra i passi da 3450, da 3800, da 4035 e 4035 XL, telaio normale o maxi, non monterà una trasbordante cellula dalle pareti appena accostate e con sbalzi da capogiro sul mezzo pur potente, ma più economico? Anch’io lo sono, camperista, e non le dico altro. Ho già visto i primi cataloghi 2007! Minimo 7 metri e 30. Per il radar telefoni alla Fiat direttamente! Fissiamo un appuntamento e lo andiamo a provare! Sono curioso anch’io e gradirei conoscere il suo parere! Sono sul furgone; la confidenza con il mezzo è immediata; con quattro giri del volante, che si comanda con un soffio, riesco a posteggiare e a curvare in spazi veramente esigui, non pensabili con il mio 127 Cv; il raggio di sterzo sembra inferiore; noto subito il cambio Iveco con la 1^ corta che mi fa superare i 3000 giri, ma li supero anche in 2^ e in 3^ entro i 50 all’ora; provo a partire in 3^ e ci riesco senza sussulti o vibrazioni; inserisco la 5^ a 1000 giri, a 30 Km/h, la 6^ a 50: nessun segno di insofferenza; dove non arriva la coppia, subentra la potenza. Un mezzo assolutamente piacevole! La frizione ha una corsa breve e si accarezza, i freni sono sensibili e potenti. La levetta del cambio si sfiora e dire che sono 6 marce; la silenziosità di marcia notevole. Il costo è 33 mila euro. Tenga presente che il furgone è vuoto. Sono contento che si sia ricreduto anche in questi pochi Km, fino a Mondello; significa che continuerà ad essere il preferito in Europa! Sa, io li commercializzo e provo più piacere con un mezzo sincero e vero. Giuseppe Eduardo Spadoni IL CLUB n. 84 – pag. 17 IL CLUB n. 84 – pag. 18 Un bel mansardato per la famiglia Un veicolo comodo e spazioso per la famiglia, e nel contempo dal prezzo accessibile: è il nuovissimo Elnagh Duke 37, sulla nuova meccanica Fiat Ducato 2.3 U na nuova linea di mansardati è quella che la Elnagh ha recentemente presentato a Mondo Natura, a Rimini: non si tratta delle nuove versioni della produzione degli anni passati, ma di linee di produzione completamente nuove, studiate per offrire prodotti mirati alle esigenze di varie fasce di utenti puntando in ogni caso su elementi di base quale solidità e affidabilità. Nella linea Duke, che sostituisce la gloriosa linea Marlin, appostandosi nella fascia media del mercato, la scocca dà già la misura del cambiamento: l’isolamento termico del pavimento è garantito da pannelli sandwich di ben 70 millimetri, mentre le pareti hanno adesso uno spessore di 32 millimetri; anche i serbatoi sono riscaldati, e questo consente un utilizzo del mezzo anche sulla neve senza alcun problema. Il Duke 37 che vi presentiamo in queste pagine è poi un veicolo che ha riscosso subito un grande interesse anche a Rimini: è a pianta classica, ideale per la famiglia di 4 persone, formata dalla coppia e due figli: dinette centrale contrapposta all’armadio e alla porta d’ingresso; dietro la dinette il bagno con doccia separata e, dalla parte opposta, un ampio bancone servizi con cucina, lavello e piano d’appoggio; in coda, infine, un comodo letto a castello che consente la sistemazione per la notte di due persone anche adulte in tutta comodità (la larghezza fuori tutto del veicolo è di 2,35 metri!). Se poi si vuole, il letto più in basso può essere ripiegato lasciando posto a un comodo gavone-garage utilizzabile dall’esterno, utile per sistemare anche biciclette. Ma la capacità di stivaggio è tanta anche all’interno, fra armadio, ante, cassetti e pensili ripianati, con mobili che evidenzia- IL CLUB n. 84 – pag. 19 no col loro colore caldo la qualità dei materiali di produzione. L’ampia ed elegante zona servizi Se la mansarda rivela subito la sua capacità di essere una comodissima “alcova” (cm. 212 x 150), altrettanta comodità si denota nel bagnetto, luminoso e funzionale, con doccia separata dotata di doppio scarico (così da non avere problemi in caso di pendenza sbagliata), water girevole con kassette thetford e lavello angolare. Utilissimi i pensili sopra la finestra, che consentono anche in bagno di sistemare una gran quantità di cose lasciando tutto in ordine. Ora, a fronte di veicoli sempre più imponenti, pensate che questo veicolo è lungo solo 6 metri e 43 centimetri, quindi è anche comodo e semplice da guidare. Un ulteriore plus è dato dalla meccanica, dato che il Duke 37, così come i veicoli di tale serie, è allestito sulla nuova meccanica Ducato Fiat, disponibile nella nuova motorizza- zione 2.3 litri multijet da 130 cavalli e 6 marce. Una meccanica che ha trovato grandissimo interesse nei produttori e soprattutto negli acquirenti, che l’hanno preferita in queste prime settimane di vendita, anche per il prezzo concorrenziale, alla più potente motorizzazione da 3 litri e 157 cavalli. Già, perché un’altra delle qualità del Duke 37 è proprio il prezzo: meno di 40.000 euro, che sono sì equivalenti agli 80 milioni delle vecchie amate lire, ma che nel panorama della produzione 2007 diventa un prezzo assolutamente interessante e, per il rapporto con la qualità del veicolo, eccellente. Se poi si vogliono risparmiare 2.300 euro, si può optare per la motorizzazione da 2,2 litri e 100 cavalli. Ma francamente non credo che ne valga proprio la pena! Insomma, un mansardato che susciterà sicuramente un grande interesse fra il pubblico, col quale la Elnagh ha centrato un grosso obiettivo di rilancio della sua produzione 2007. Maurizio Karra Il bagnetto del Duke 37 Elanagh Duke 37 Due immagini degli interni dell’Elangh Duke 37 Tipologia: mansardato Lunghezza: m. 6,43 Larghezza: m. 2.35 Altezza: m. 3,17 Posti omologati: n. 6 Posti letto: n. 6 (2+2+1+1) Serbatoio acque chiare: l. 115 Serbatoio acque grigie: l. 110 WC: kasset l. 18 Riscaldamento: Webasto 3500 Frigorifero: trivalente l. 117 Oblò n. 3 (40x40) Prezzo chiavi in mano: € 39.716 IL CLUB n. 84 – pag. 20 L’oriente in occidente L’Andalusia, la regione spagnola dove il Cattolicesimo occidente e la fede musulmana del mondo arabo si fronteggiano da secoli e dove le moschee coesistono con le cattedrali S ono trascorsi ben nove anni da quando, nell’ormai lontano 1997, andammo per la prima volta in Spagna. Da allora ad oggi la Spagna è progredita, si è trasformata rapidamente. Molte vie di comunicazione d’interesse nazionale sono state rifatte, molte strade sono state rinnovate o riprogettate con criteri modernissimi. La Spagna è divisa in regioni: Galizia, Paesi Baschi, Asturie, Cantabria, Navarra, Castiglia, Aragona, Catalogna, Estremadura, Mancha, Andalusia, Murcia. Un po’ come l’Italia. Ma se noi definiamo dialetti le varie “lingue” parlate nelle nostre regioni, non provate a definire allo stesso modo quelle parlate nelle regioni spagnole: si offenderebbero. Per loro non si tratta di dialetti ma di idiomi! Ciò a dimostrazione, non solo, della grande affezione e del profondo desiderio di appartenenza alla propria terra, fortemente maturato in loro, ma anche per il palese, rinomato, atteggiamento fiero, superiore, esclusivo, spagnoleggiante in loro innato. Una delle mete che ci hanno più affascinato, sia in fase di pianificazione del viaggio, leggendo e documentandoci su ciò che desideravamo visitare, sia poi quando le abbiamo vissute materialmente, è stata l’Andalusia. Tra due mari e due continenti, protagonista di una storia millenaria, è una meta obbligatoria per chi voglia conoscere il volto elegante del vecchio continente. L’Andalusia è la più estesa regione spagnola e quella in cui è rappresentata una gran varietà di paesaggi. Montagne di 3000 metri, campagne assolate, spiagge africane, fiumi importanti come il Guadalquivir, pianure, altopiani. Fin qui la natura. Poi ci sono le città. Quello che segue è un itinerario che porta a scoprire le città più belle dell’Andalusia, dove sono conservate le testimonianze più espressive della lunga dominazione araba. Granata, Cordoba, Siviglia, Malaga ricche di bellezze naturali, d’atmosfera e di capolavori architettonici. Mete irrinunciabili per qualsiasi viaggiatore che ami la bellezza, la storia, la cultura e l’arte musulmana, la Spagna dei Califfi e delle Moschee: l’Oriente in Occidente. La ricchezza storica ed artistica di questa terra è presente ovunque: nelle feste, nei costumi, nell’artigianato, nella gastronomia. Un viaggio di grande interesse, quindi, che ripaga ampiamente della lunga strada da percorrere, in particolar modo per tutti coloro che come noi abitano all’estrema punta occidentale della splendida Sicilia. cio straordinario, affascinante con sorprendenti effetti di colori, di luci, di chiaro scuro. Il luogo scuote il visitatore. Si attraversa il Cortile degli Aranci e si entra nella moschea avvolti da un’improvvisa penombra che svela lentamente la ricchissima architettura all’interno. Una successione, a prima vista senza fine, di colonne e di archi colorati, per l’accoppiamento di blocchi bianchi e rossi; precisamente 850 colonne e 425 archi doppi a tutto sesto. Decorazioni marmoree, mosaici, intarsi in legno, cori barocchi, veri capolavori dell’arte musulmana, gioielli nel gioiello. Cordoba e la Mezquita Cordoba la si può iniziare a visitare dai giardini arabi dell’Alcazar. Dell’antica fortezza si visitano i bagni arabi, la torre con vista sulla città, la sala dei magnifici mosaici romani, il museo della storia, l’Alcazar residenza dei re cristiani, la Sinagoga. Poi ci si riunisce lentamente al flusso dei turisti per andare a vedere la moschea Mezquita. Ereditata dal mondo islamico, è la seconda moschea in Europa per grandezza, circa 24.000 metri quadrati, che durante il regno di Ferdinando III nel 1236 è diventata una Cattedrale. Un edifi- La Juderia, il pittoresco quartiere del centro storico di Cordoba E poi quell’incredibile, unica, inopportuna intrusione della cattedrale cattolica eretta nel XVI sec. nel centro della moschea per La Mesquita di Cordoba, la grandiosa moschea-cattedrale IL CLUB n. 84 – pag. 21 po’ in tutte le città visitate, poter posteggiare in città per la scarsezza di parcheggi e per il traffico caotico, per cui è preferibile lasciare il camper in un campeggio fuori città ed utilizzare un mezzo pubblico per recarsi al centro. La città ha ereditato uno dei gioielli dell’architettura del XII e XIV sec.: l’Alhambra; si tratta di una fortezza araba situata su un’altura, circondata da meravigliosi giardini, dalla quale si gode un eccezionale panorama. Da ricordare il Palazzo del Generalife con le bellissime fontane ed i suoi giardini, il Palazzo di Carlo V, la Cattedrale ed il caratteristico quartiere di Sacromonte. In alto Plaza de Espagna a Siviglia In basso una veduta dell’Alhambra di Granada I giardini dell’Alhambra di Granada Malaga, patria di Picasso volere di Carlo V. Fuori dalla Moschea un susseguirsi di negozi di souvenir, ristoranti, botteghe artigiane, locali dove si balla il flamenco, di vicoli, strade strette, caratteristici cortili e piazzette: la Juderia, quasi un labirinto che ricorda molto l’organizzazione classica dei Souk di tante vecchie città musulmane. Siviglia, la “capitale” Percorrendo verso sud la N.IV, si arriva a Siviglia, la capitale dell’Andalusia. “Quien no ha visto Sevilla no ha visto meravilla”, dice un antico proverbio andaluso. Infatti, Siviglia è una città fuori dal comune, che ha affascinato re, regine, visitatori, artisti e che affascina ancora oggi. Ha subito la do- minazione dei Romani e dei Mori. Siviglia ha uno dei centri storici più grandi d’Europa, fra i suoi gioielli, uno dei poli di maggior attrazione è il Minareto della Giralda, l’antica torre alta quasi cento metri, dalla cui cima si può ammirare tutta la città. A pochissimi metri è l’imponente Cattedrale, che ospita la tomba di Cristoforo Colombo. Bello ed interessante l’Alcazar, la casa di Pilatos, il pittoresco quartiere di Santa Cruz, antica zona residenziale ebraica. Da non perdere una visita alla bella e monumentale Piazza di Spagna. L’araba Granada Granada appare come la naturale conclusione di un viaggio in Andalusia. Impossibile, come un IL CLUB n. 84 – pag. 22 Ed ancora Malaga, luogo natio di Pablo Picasso e sede di un importante museo a lui dedicato. E’ una vivace città sul mare che si divide lungo i suoi lunghi viali alberati ed il mare Mediterraneo. Degni di nota il castello arabo di Guibralfaro e la Cattedrale con solo una delle due torri terminata. Vestigia arabe, popolazioni cordiali, terra ricca di risorse ambientali, sono solo alcune delle ragioni per cui vale la pena di andare a scoprire i tesori di una delle più belle regioni della Spagna: l’Andalusia. Luigi Fiscella Panorama di un piccolo centro dell’Andalusia minore, uno dei cosiddetti pueblos blancos Curiosità e consigli Pernottamenti e campeggi a Cordoba il Camping El Brillante in Avenida del Brillante n.50 (zona nord), con bus urbano a 200 metri dal campeggio per il centro; a Siviglia il Camping Vilsomm, nel sobborgo di Dos Hermanas (a sud della città), raggiungibile dalla N.4, con bus urbano per il centro davanti al cancello; a Granada il Camping Reina Isabel, nel quartiere de “La Zubia” (8 km dal centro), ombreggiatissimo e con piscina, o il Camping Sierra Nevada, più vicino alla città ma sempre affollato, in Avenida Madrid n.107; ambedue sono ben collegati al centro della città da bus urbani; a Malaga città non ci sono camping, ubicati prima o dopo la città sul mare (a Torremolinos, Benajarafe, Almajate Bajos. In Spagna le prese di corrente nei campeggi non sono unificate. Portate con voi tre tipi di spine: quella italiana grossa, spesso di colore blu o blu e bianca, con i tre poli a triangolo, quella tedesca Shuko con la terra a lamella elastica ed una normale spina domestica stretta. Mezzi pubblici Oltre ai mezzi pubblici urbani, in tutta la Spagna anche i taxi non sono cari. Nessun problema quindi ad utilizzarli se dopo una giornata di girovagare vi trovate lontani dalla stazione della Metropolitana o dal parcheggio dove avete lasciato il vostro camper. A tavola E’ possibile trovare ristoranti e trattorie per tutte le tasche e per soddisfare ogni gusto. L’unico problema riguarda gli orari. Si mangia tardi a pranzo ma soprattutto a cena. In alternativa: bocadillos, pezzetti di tonno, olive, patatine, sardine; jamon, serrano o di Espana. Prosciutto di montagna. Il secondo molto piu’ pregiato del primo, ma anche molto piu’ caro; paella, piatto unico a base di riso condito o con carne o con pesce o completa con carne e pesce, frutti di mare e gamberi; sangria, bevanda a base di vino con aggiunta di frutta e ghiaccio. IL CLUB n. 84 – pag. 23 El Batan Toro e torero: l’antica mitica lotta per la sopravvivenza dell’uomo e per il dominio della natura ogni giorno sulle piazze della Spagna L a Castiglia è il cuore antico della Spagna. E’ un territorio vasto, esposto a sbalzi climatici e storicamente povero. Qui sopravvive la cultura spagnola più tradizionale. Nelle fattorie si allevano i tori da corrida e periodicamente si svolgono delle mini corride con le mucche e si verifica il loro livello di combattività, perché da una mucca scatenata nascono i migliori tori da corrida. Qui i tori si preparano per la corrida; per tre anni fanno ciò che vogliono, poi devono soffrire per 20 minuti. Mentre vivono qui sono felici. I tori da corrida sono degli splendidi esemplari che pesano almeno 500 kg; alteri, maestosi, curatissimi, pelo lucido, incedere sicuro. Il toro è così importante per gli spagnoli perché nella cultura ispanica esso è poesia, musica, vita. La data di nascita delle corride non è chiara, ma si sa che il tutto ha inizio nella mitologia greca, in cui il Minotauro era mezzo uomo e mezzo toro; uccidendo l’animale, si voleva simbolicamente rendere umano e razionale il Minotauro, privandolo della sua bestialità. Vicino Madrid c’è la scuola El Batan, dove gli aspiranti giovani toreri imparano i trucchi del mestiere. Ci vogliono sette anni di tirocinio. Si inizia a dodici anni, a diciannove si comincia a girare per le arene della provincia sperando di essere notati per essere introdotti nel grande giro. Chi assiste alla corrida non ha un odio per il toro e nemmeno predilige il torero. Applaude allo spettacolo, chiunque sia il protagonista principale, tant’è che è pronto ad applaudire il toro se il torero non è all’altezza del suo compito non esibendo tutte le figure richieste, non manifestando il suo coraggio e lo sprezzo del pericolo nella sfida col toro e con la sua aggressività. Ma allo stesso tempo è pronto ad elargire applausi ed olè al torero coraggioso, intraprendente e che abbia saputo, con spagnoleggiante eleganza, condurre questa rituale danza della morte che, come in tutti i combattimenti impari, vede inevitabilmente soccombere il più debole. E’ uno “spettacolo” che può esser visto una sola volta, per soddisfare la curiosità, che una volta appagata, lascia in chi vi ha assistito grande tristezza e non poche perplessità nell’accettare questa mattanza come uno spettacolo, un divertimento. All’inizio della corrida si usa la parte rosa del drappo, si gira dalla parte rossa soltanto quando il toro sta per esser ucciso. L’animale viene sfiancato, prima dalle evoluzioni che gli aiutanti del torero gli fanno compiere in lungo e in largo, poi dalle banderillas che gli vengono conficcate sui fianchi. Quindi entra nell’arena il cavaliere che cavalca un cavallo coperto, dal lato esposto al toro, da una vistosa armatura resistente alle cornate della bestia, che cerca di disarcionare il cavaliere ed abbattere il cavallo. Il cavaliere usa la sua lancia con una punta di metallo di alcune decine di centimetri, per colpire il toro sulle spalle. La tiene ferma, con la punta in basso, rivolta verso il toro. Non deve fare altro che aspettare che il toro lo carichi. Sarà lui che, inconsapevolmente, si farà trafiggere da quella terribile arma. Adesso tocca al torero. Dopo dei brevi preliminari per dimostrare la sua superiorità sulla bestia, si prepara all’epilogo, uscendo la spada da sotto il drappo. Il toro sa di morire? Io credo di sì! Rimane lì attonito, ma ancora orgoglio- IL CLUB n. 84 – pag. 24 so, guarda il torero minaccioso. La lama non deve colpire l’osso e deve entrare in profondità, altrimenti invece di stramazzare repentinamente, il toro vive ancora alcuni minuti di agonia. Soffrirà di più, e dovrà essere finito con l’uso di un pugnaletto che gli verrà conficcato e rigirato ripetutamente nel cervelletto. Che spettacolo! E’ una scena davvero violenta, specialmente quando si vede il toro soffrire. Il toro perde lentamente le forze, gli si annebbia la vista. Ormai non distingue più bene il torero, ne percepisce soltanto i movimenti, ne segue gli spostamenti, in ritardo. Il sangue esce a fiotti dalle ferite spinto dalle contrazioni muscolari che il toro esercita per muoversi. La sabbia dell’arena, macchiata da queste larghe chiazze scure, è a lutto. Gli spettatori sono silenziosi, ma non perché mossi da un sentimento di pietà o compassione per la bestia agonizzante, ma perché in attesa dell’ormai scontato epilogo che li farà esplodere in applausi e fragorose urla. Rimango scosso ed attonito dinanzi a questa tragica, inesorabile, irrefrenabile, progressione di eventi. Assistere alla corrida è un’esperienza strana, sconvolgente e seppur con un epilogo noto, difficile da accettare. Ma per gli spagnoli è tradizione, rito, cultura, per noi “profani” difficile da comprendere, ma senz’altro da rispettare. L. F. Nel paese di Don Camillo Una passeggiata a Brescello, piccolo centro della bassa padana dove Giovanni Guareschi ambientò la serie dei fortunati romanzi che vide come protagonisti Don Camillo e Peppone, magnificamente interpretati dai compianti Fernandel e Gino Cervi E cco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo, piantato in qualche parte dell’Italia del nord. Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta fra il fiume e il monte, fra il Po e l’Appennino… Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura. Ma gli uomini rimangono sempre uomini. E qui accadono cose che non possono accadere da nessun altra parte…. Così Guareschi descrive il paese di Brescello, un paesino come tanti, allungato nella valle del Po con la sua vasta piazza, la sua chiesa, le case a portici e i campi tutt’attorno, dove presero vita nel dopoguerra due personaggi che dovevano diventare i simboli contrapposti dell’epoca, il parroco di campagna Don Camillo e il sindaco rosso Peppone, fieri capi delle due opposte fazioni politiche nei quali qualunque lettore poteva identificarsi a seconda del colore politico. Un paese piccolo piccolo come ce ne sono tanti, ma che divenne il simbolo stesso di quell’Italia del dopoguerra divisa tra il clericalismo e il comunismo che in quegli anni accendevano gli animi e davano vita a roventi lotte (non solo di pensiero…). Brescello divenne anche il set naturale della fortunata serie di film tratta proprio da quei romanzi, una serie nata quasi per caso ma che, sull’onda del successo del primo “episodio”, contribuì a rendere ancora più celebri oltre che i due agguerriti personaggi anche i volti degli attori che li interpretarono: Fernadel, nella parte di Don Camillo, il pretone con due mani che sembravano badili, e Gino Cervi, nella parte di Giuseppe Bottazzi, il comunista tutto d’un pezzo. Anche ai giorni nostri, ritrovandosi a passeggiare nella vasta Piazza Matteotti, chiamata anche Piazza Maggiore, autentico nucleo di Brescello, si ha l’impressione di trovarsi, pur a distanza di anni da quegli anni del dopoguerra, sul magico set cinematografico dei film di Don Camillo, tanto è forte la sensazione di ripercorrere scenari familiari e così incredibilmente simili a quelli conosciuti attraverso le pellicole del parroco guerrafondaio e del sindaco rosso. In pratica il paesino è un museo a cielo aperto, dove ogni angolo racconta un episodio diverso della saga, a cominciare proprio da Piazza Maggiore, palcoscenico ideale delle avventure del parroco dal grande cuore e del sindaco sempre pronto a dare voce alla propria coscienza. Qui la gente si riuniva, sfilava in corteo, inneggiava a Peppone, magari mentre Don Camillo controllava dal campanile il susseguirsi degli avvenimenti; e oggi nella vasta piazza è possibile vedere le sagome dei due eterni nemici, cristallizzate in due statue in bronzo, l’una davanti al Municipio e l’altra davanti alla chiesa, dedicata a Santa Maria Nascente, al cui interno si può ammirare il bellissimo Crocifisso scolpito appositamente per le riprese cinematografiche, con il quale Don Camillo si ritrovava a dialogare e a mettere a nudo la propria coscienza. A pochi passi dalla piazza si incontra poi un cimelio storico, dalla stazza piuttosto ingombrante: si tratta del “panzer”, il carro armato che Peppone aveva nascosto durante la guerra e che in seguito aveva fatto ritrovare con l’aiuto del complice-nemico Don Camillo, visibile ancora oggi con i suoi cannoni e i suoi cingoli dall’aria minacciosa, in grado di suscitare la curiosità di grandi e piccini. E proprio davanti al carro armato vi è il Museo intitolato ai IL CLUB n. 84 – pag. 25 Sulle tracce dei nostri eroi Tutto il paese reca visibili tracce del periodo in cui divenne il set dei film di Don Camillo, tanto che può essere considerato un museo a cielo aperto dell’epopea dei due eroi di Guareschi; all’incrocio con la S.S.62 si può visitare la Madonnina del Borghetto, quella “Cappelletta della discordia” che nel film “Don Camillo Monsignore ma non troppo” doveva essere abbattuta per far posto alla Casa del Popolo ma a cui nessuno osava dare la prima picconata. Nella stazione del paesino, rimasta immutata così come appare nei vari film della saga, transita ancora oggi come a metà del ‘900 un treno locale che collega Parma a Suzzara. In un porticato di via Giglioli si può vedere il campanone voluto da Peppone per contrastare l’”ora dei clericali” al quale qualcuno aveva rubato il batacchio; nei pressi della piazza vi è la casa di Peppone, usata per gli esterni delle riprese, mentre nel piccolo giardino pubblico, intitolato a Guareschi, è stato sistemato un busto dello scrittore e la locomotiva, restaurata, utilizzata nei vari episodi. In Piazza Maggiore sono visibili le statue in bronzo dei due personaggi, oltre al Municipio e alla chiesa dedicata a Santa Maria Nascente, che custodisce nella prima cappelletta a sinistra il Crocifisso con il quale dialogava Don Camillo, scolpito appositamente per le riprese. Infine a ridosso della piazza è visibile la gigantesca sagoma del carro armato, protagonista di uno degli episodi più gustosi dell’epopea del gigantesco parroco e del sindaco “rosso”, che introduce al museo intitolato ai due personaggi (aperto dalle 9,30 alle 12 e dalle 14,30 alle 18) al cui interno si possono ammirare numerosi cimeli utilizzati durante le lavorazione dei vari film della saga. due personaggi creati dalla penna di Guareschi, che ospita centinaia di fotogrammi dei film, le relative locandine e numerosi cimeli utilizzati durante le riprese, come la moto di Peppone, la radio o il vestito di Don Camillo, le biciclette dei due protagonisti e tanti altri oggetti curiosi. Ma anche esplorando le stradine minori di Brescello ci si ritrova davanti ad autentici pezzi dell’epopea di Don Camillo, come l’enorme campanone voluto da Peppone per fare cessare il monopolio campanaro clericale, che si erge su un porticato di via Giglioli, o come la stessa casa Bottazzi (non visitabile), dal cui balcone si affacciava Peppone, o ancora come la piccola stazione in cui arrivava l’energico parroco dopo le sue sofferte trasferte, rimasta intatta nel corso degli ultimi cinquant’anni. E scoperta dopo scoperta ci si ritrova ad alzare lo sguardo, nella ricerca inconsapevole delle sagome in carne ed ossa dei due eterni nemici-amici, resi dalla penna di Guareschi e dal genio cinematografico di Fernandel e di Gino Cervi due autentiche icone del nostro vivere quotidiano, più vive e vitali che mai nonostante abbiano già spento le loro prime cinquanta candeline. Mimma Ferrante e Maurizio Karra (da “AutoCaravan” – 9/2003) Notizie utili Come arrivare: Conviene raggiungere Brescello da Parma, attraverso la S.S.62, evitando il gomitolo di provinciali che si dipanano attorno al Po, fra Guastalla e Reggio Emilia. Cosa acquistare: All’interno del museo sono in vendita i libri di Giovanni Guareschi, il Lambrusco dedicato a Don Camillo e a Peppone, le Spongate e le Zuffe della Società Benelli. Nelle botteghe di alimentari del paese è consigliabile fare scorta anche dell’ottimo prosciutto crudo di Parma e del parmigiano reggiano, prodotto anch’esso nella zona circostante. Dove mangiare: Ci si può tuffare nell’atmosfera culinaria della bassa nella “Bottega di Don Camillo”, via Cavalletti n.16, dove potrete assaggiare tortelli di ricotta e zucca, lasagne e culatello di Zibello. Se invece si vuole gustare un ottimo gelato artigianale ci si può recare alla gelateria “Kailas”, Piazza Matteotti n.14. Dove sostare: Si può tranquillamente pernottare nel piccolo parcheggio del centralissimo Parco Guareschi, in via 7 Maggio, a qualche centinaio di metri da Piazza Maggiore. Uno dei campeggi più vicini è il camping “Cittadella”, via Parco Cittadella, 43100 Parma, tel. 0521.961434, ad apertura stagionale. Informazioni utili: Pro Loco c/o Municipio, Piazza Matteotti, tel. 0522.687526, Internet: www.pragmanet.it/pro-loco/; Museo di Peppone e Don Camillo, Via De Amicis, tel. 0522.962158. IL CLUB n. 84 – pag. 26 Messina, la porta della Sicilia Nella città dello Stretto si giunge dal “continente” per visitare la Sicilia. Da qui partono le arterie verso il resto dell’Isola. Molti attraversano la città, ma ben pochi la visitano L uminosa e pigra, ventosa e malinconica, la storia di Messina è un'alternanza di pianti e di sorrisi, di distruzione e di rinascita. E' una storia di guerre, di calamità spaventose, di ripopolamenti e di rifiorimento. Un destino che deriva, essenzialmente, dalla sua posizione geografica: invidiabile da un lato, preoccupante dall'altro. E non solo per i ripetuti attacchi esterni, ma anche per l'alta sismicità del suo territorio. Il terremoto, infatti, distruggerà la grande maggioranza dei suoi monumenti e porterà via con sé l'identità di una città che, con forza, negli anni seguenti proverà a ricostruirla. Infatti, nonostante la veemenza del sisma ed il contestuale maremoto, la città dello Stretto riuscirà, comunque, a sopravvivere alle calamità che sembrava avessero scritto per lei un infausto destino. Così dopo il 1908, Messina si riappropria della sua essenza, del suo cuore e del suo mare del quale è intrisa e nel quale si proietta e si specchia. Proprio in quel mare in cui, da tempo immemorabile, vivono e si nascondono Scilla e Cariddi, che Omero dipinse con sei teste e dodici gambe ed il pericoloso vortice delle epopee greche. I mostri di omeriana memoria, che la leggenda greca pone nello Stretto l'uno di fronte all' altro, da secoli fan parte della tradizione dell'antica ZancJe, così chiamata per il suo porto a forma di falce. Una forma a cui, tra l'altro, sono legate tradizioni suggestive e fantasiose. Sulla punta estrema del porto svetta il forte Campana, ordinato da Carlo V e realizzato nel 1546 per chiudere l'insieme di batterie difensive istallate lungo il porto stesso per respingere le incursioni delle armate turche che, dalla parte opposta, ingrandendosi il forte Campana, si staglia, invece, il forte San Salvatore, sulla cui porta si trova una lapide del 1614 che ne ricorda la funzione difensiva. La collocazione di Messina In alto una foto di gruppo dei nostri soci al Forte San Salvatore nel corso della recente gita a Messina. In basso il panorama della città. in un punto di eccezionale importanza strategica del Mediterraneo ne spiega la rilevanza militare e, conseguentemente, il carattere di città - fortezza che le si addice da sempre, pur se poco resta delle fortificazioni dell' epoca classica e medievale. Di contro, sono ancora visibili quelle realizzate da Carlo V che, oltre ai due forti appena citati, fece costruire anche il forte Gonzaga e il forte Castellaccio, insieme alla cinta muraria posta a protezione di una città che l'imperatore considerava cardine principale della sua strategia di difesa del Medi- IL CLUB n. 84 – pag. 27 terraneo, minacciato dall'espansione turca e dalle scorrerie piratesche. Sulla parte più alta del forte San Salvatore, attualmente adibito ai servizi della Marina militare, si innalza una colonna a sezione ottagonale, su cui è posta la stele della Madonnina, il biglietto da visita della città dello Stretto che viene presentato ai turisti prima ancora del loro approdo a Messina. E sempre qui, dove si ammira la lanterna del Montorsoli, Messina ricorda un appuntamento importante della sua storia: 26.000 soldati della Lega Santa, nel 1571, sotto l' egida di don Giovanni d'Austria, affrontarono vittoriosamente le navi ottomane schierate nelle acque di Lepanto. Un evento che sancisce la fine della funzione di grande base militare della città dello Stretto, che continuerà ad essere, invece, approdo fortificato e crocevia di commercio. Ma la catastrofe del terremoto è alle porte e condizionerà la città peloritana e i suoi abitanti. Poche tracce di quel glorioso passato sono ancora visibili: quasi nulla sopravvive al terribile sisma che non solo causa numerosissime vittime, ma cancella anche l'aspetto della città antica. La città dello Stretto, infatti, è come se fosse stata reinventata con un nuovo volto urbano nel quale, qua e là, si scorgono i fasti di un periodo che il sisma ha nascosto ma che, fortunatamente, non ha cancellato del tutto; come la memoria storica della città, viva più che mai. Messina, "porta della Sicilia" come si dice, è davvero così. Dalla città dello Stretto partono arterie autostradali che attraversano l'intera isola. Chi proviene da Catania, può abbandonarsi alla visione dello Stretto in un graduale avvicinarsi del continente a Capo Peloro. Chi, invece, viene da Palermo, può perdersi di fronte allo scenario incomparabile della città sottostante, immersa in una natura talmente bella da sembrare quasi irreale. Il campanile del Duomo Ma Messina è una città nuova, nata sulle macerie del terremoto e su quel che rimane dopo la pioggia di ventisettemila bombe che la prostrarono nel 1943. Dopo il 1908, sulla planimetria della vecchia città distrutta si sovrappone il nuovo piano regolatore: grandi e larghe strade parallele s'incontrano ovunque in una città che si estende in lunghezza. Fra le costruzioni edificate in questi primo periodo, il palazzo della Camera di commercio, il palazzo di Giustizia, l'Università, la Prefettura, il Comune e la Provincia. Chi approda a Messina non può non restare affascinato da questi edifici e dal teatro Vittorio Emanuele, realizzato ancor prima del Bellini di Catania e del Massimo di Palermo. Anche qui ritroviamo le leggende che aleggiano sempre nella vita della città: il soffitto della sala, ad esempio, è decorato con una grande pittura di Renato Guttuso che raffigura il mito di Colapesce che non poteva non appartenere ad una città di mare come Messina. La leggenda vuole che Colapesçe fosse un pescatore vissuto nella città peloritana durante l'epoca di Federico II, mezzo uomo e mezzo pesce: una metamorfosi dovuta ad una maledizione della madre stanca di vedere costantemente il figlio in mare. L'abilità di nuotatore e il suo singolare aspetto incuriosirono l'imperatore che, gettato un anello in mare, chiese a Colapesce di riportarglielo. E così accadde. Ma la prova fu eseguita una seconda volta e Colapesce non ritornò mai più in superficie. Al suo mito, oggigiorno, è intitolato un premio che nella città peloritana si svolge annualmente. Ed al mare sono legate le tradizioni popolari messinesi, come quella del Palio, una delle più antiche di Messina, in cui le contrade gareggiano nello Stretto con le loro "paciote". Ma Messina non è soltanto le sue infinite leggende o la sua particolare storia. Messina è anche una realtà che, se curata nei suoi molteplici aspetti, potrebbe interessare ancor di più quel turista o quel visitatore che spesso giunge nella città peloritana con le navi da crociera, per poi trasferirsi a Taormina o a Milazzo e le Isole Eolie. La bellezza della città dello Stretto è indiscutibile e alimentata da un paesaggio naturale che le IL CLUB n. 84 – pag. 28 regala un'ambientazione davvero suggestiva. Panorami mozzafiato e scorci di paesaggi unici sono un po' ovunque e fanno la fortuna di Messina, che lega il suo nome al festival del Cinema e ad attori di grande fama. Eppure, nonostante sia passata tanta acqua sotto i ponti di quei prestigiosi anni ‘50, Messina non è affatto stanca di offrirsi al turista. Dal viale San Martino alla via Garibaldi, costellati di palazzi signorili e dagli edifici più importanti della città, i visitatori si riversano a piazza Duomo, con lo splendido campanile "animato". Tutt'intorno, da qualche anno, sorge il cuore pulsante della città: numerosi locali sono nati in questo quadrilatero, resi ancor più belli dalla presenza della chiesa dei Catalani e dalla piazzetta intitolata a don Giovanni d'Austria. E la vita attorno al quadrilatero manifesta il fiorire di una gioventù cosciente di sé, che oggi si è impadronita di nuovi luoghi di ritrovo e di punti di riferimento, come la zona di via Cairoli, indiscutibile proprietà degli adolescenti. Come le grandi città, anche Messina vanta le sue tradizioni culinarie. Nella città dello Stretto, infatti, esiste una cura particolare per il palato: il classico buongustaio ha terreno facile nella città peloritana! E' patrimonio della città dello Stretto l'antenato dello happy hour, in quasi tutti i bar, infatti, prima del pranzo e della cena, è possibile assaporare aperitivi rinforzati non solo con i soliti stuzzichini, ma anche con assaggini di rustici e... di tortellini. Il pesce in tutte le sue varianti, è l'alimento principe della cucina messinese. E andare a mangiare ai Ganzirri, lungo i laghi, i frutti di mare o il pesce stocco a 'gghiotta è un rito, come arrivare a Castanea per i pitoni alla messinese, oppure a faro superiore per il gelato. Qui, infatti, da anni lavora una gelateria celebre in città perché sempre alla ricerca di nuovi gusti, l'ultimo dei quali è il "gelato alcolico". Chi, infine, intende portare a casa un "pezzo" della tradizione dolciaria della città dello Stretto si tuffa nella pignolata, che unisce magistralmente il gusto della cioccolata con quello del limone. Cosa desiderare di più? Alfio Triolo Lercara Friddi Tra i ricordi del passato e quelli della più moderna zolfara L ercara Friddi, in provincia di Palermo, sorge a 667 metri sul livello del mare, alle pendici del Colle Madore sul feudo Friddi, tra il vallone del Leandro e la vallata di Fiumetorto e del Platani. Si trova sulla direttrice Palermo– Agrigento, con l'equidistanza di circa 60 chilometri. Panorama di Lercara Friddi Fondata con Licentia Populandi del 22 settembre 1595 nell'ambito delle 150 "Città Nuove" promosse dal Regno Spagnolo, ha visto un laborioso processo di sviluppo e urbanizzazione per la povertà intrinseca del territorio. Nel 1828 il ritrovamento di una ricca vena zolfifera l'ha caratterizzata come centro industriale sino alla chiusura delle miniere nel 1969. Ma la recente scoperta di un sito sicano sulla sommità del Colle Madore, all'interno del Parco Minerario, ha aperto nuove prospettive di sviluppo turistico - culturale. Colle Madore era un sito sconosciuto prima del recente rinvenimento di un gruppo di interessanti lamine bronzee indigene decorate e di altri oggetti. Le campagne di scavo seguite a questa scoperta, realizzate dalla Soprintendenza di Palermo nel 1995 e nel 1998, sono state feconde di risultati, consentendo di mettere in luce un piccolo edificio sacro di età arcaica e alcuni ambienti tra cui probabilmente un'officina per la lavorazione dei metalli, la prima scoperta in Sicilia. Il Colle Madore, vicino Lercara Le indagini al Madore stanno fornendo, fino ad oggi, utili elementi anche per la comprensione del delicato momento di trasformazione dei centri indigeni della Sicilia centro settentrionale, venuti in contatto tra il VII e VI secolo a.C. con le straordinarie "novità" portate nell’isola dai coloni greci. E' soprattutto Himera ad imporsi per questo insediamento come principale punto di riferimento culturale e, probabilmente anche politico. Nella zona antistante il colle insistono, uniche nella provincia di Palermo, presenze residuali di archeologia industriale sopravvissute alla civiltà della zolfara: castelletti, pozzi, ciminiere, l'edificio della pompa elettrica, l'effusione delle acque sulfuree sono le ultime testimonianze rimaste, anche se a stretto contatto con una urbanizzazione moderna. E' intendimento della città dare piena attuazione al progetto di Parco Archeologico e Museo della Zolfara col recupero e restauro della allocazione originaria, così come previsto dalla Legge istitutiva della Regione Siciliana. Il viaggiatore che giunge a Lercara Friddi scruterà con occhio ammirato i toni macchiati di un nugolo di tetti e il declivio di un colle che sovrasta l'intero paese. In quel colle e sulle strade da percorrere per arrivarci è scritta la storia di Lercara Friddi. La memoria della zolfara che ha marcato la diversità di Lercara colorandola, per due secoli, di polvere gialla in contrasto col buio della miniera e l'azzurro del suo cielo; la civiltà di un popolo indigeno, i Sicani, che sulla sommità del Colle Madore hanno costruito are votive ed officine, lastricati e terrazzi; l'ordito urbano della "Lercara Città Nuova" del 1600 segnato dai prospetti architettonici e monumentali delle chiese, delle piazze, dei palazzi e delle ville. E' questo il crocevia ricco di storia e sentimenti, colori e vibrazioni che l'ospite troverà a Lercara Friddi. Un territorio di antichi insediamenti, un patrimonio d'arte e cultura, un itinerario popolare e gastronomico di genuina naturalezza. Molti appuntamenti originali caratterizzano questa terra. Dalle IL CLUB n. 84 – pag. 29 "Tavulate” di San Giuseppe ai riti della Settimana Santa, dalla Rievocazione storica legata alla Madonna di Costantinopoli alle Novene Natalizie. Tante testimonianze sono raccolte nella biblioteca "Giuseppe Mavaro": dai reperti ceramici e bronzei dell'area sicana agli attrezzi della civiltà mineraria e contadina; dalle opere d'arte all'esposizione "Il Costume nel Pupo" di Vito Giangrasso con documenti e foto d'epoca. Una Tavulata di San Giuseppe Le tracce della storia e degli eventi si inerpicano lungo le strade, piazze e vicoli della cittadina. Nella memoria di questo mitico passato, oggi Lercara vuole attualizzare la propria essenza, progettando il futuro di una nuova città. Alfio Triolo La Chiesa Madre Informazioni: Municipio: 0918251226; Pro loco: 338-3103843. Q Vita di camper Cucina da camper Il salotto viaggiante Pasta con fave e maggiorana uante volte, in viaggio con altri equipaggi, ci siamo ritrovati a fine giornata col desiderio di stare un po’ in compagnia dei nostri amici, magari anche otto o dieci persone, per scambiare quattro chiacchiere e prendere insieme un amaro o i dolcetti? E quante volte abbiamo pensato addirittura di trasformare il nostro camper in una vera seconda casa anche per quanto attiene alla capacità di “ospitare” a tavola i nostri amici? Mi direte: ma la vita all’aria aperta impone che queste cose avvengano “fuori” dal camper, magari sotto il tendalino. E’ ovvio! Ma se stiamo parlando di una buia serata invernale, le cose cambiano e il pleinair (cioè la vita all’aria aperta) va a farsi benedire... Ecco allora l’esigenza di avere a disposizione, all’interno del proprio camper, uno spazio “living” che possa garantire la convivialità proprio in quei momenti in cui il buio delle serate invernali, il freddo e l’umidità o la pioggia non lo consentono, soprattutto se siamo “amiciari” e ci piace quindi stare in compagnia - a tavola e non - con tante persone. Ora, questo è possibile solo se il nostro camper nasce con una superficie utile a tale scopo, dato che sicuramente gli spazi interni possono essere solo marginalmente “allargati”. Vi sono piante che si prestano più di altre allo scopo: una di queste è quella tipica dei mezzi da sette posti con dinette anteriori contrapposte; in questo caso, il salotto ospita comodamente da sei a otto persone e, se le poltrone della cabina sono dotate di piastre girevoli, il numero aumenta ancora. Se questa pianta offre la possibilità di utilizzare la dinette piccola sia con il tavolo alto che col tavolo abbassato, i posti a sedere per l’utilizzo del living come salotto crescono, avendo a disposizione un divano e due divanetti oltre alle eventuali poltrone girate verso l’interno della cabina. Per l’utilizzo come “camera da pranzo”, la dinette piccola deve essere invece in grado di ritrasformarsi in una coppia di poltroncine con il tavolo; in questo caso basta unire con una tavola (spesso fornita dalla stessa casa costruttri- ce, in caso contrario da fare realizzare da un falegname) i due tavoli l’uno all’altro, e si ottengono otto comodi posti a tavola: e se i divani non si allungano tanto da unirsi tra loro sulle due linee parallele, due sgabelli saranno sufficienti a surrogare l’allungamento e l’unione delle due dinette, consentendo di stare a tavola in otto o dieci (soprattutto con bambini)! Tutto questo fare e rifare non è necessario quando invece si possiede un veicolo con in coda il classico “ferro di cavallo”: questa pianta è già pronta per il nostro scopo, sia per il pranzo che per il salotto. E’ quindi comodissima e addirittura, se nella parte anteriore si trova un’altra dinette, almeno per il pranzo i posti comodi saranno ancora di più che nell’esempio precedente: otto più quattro, cioè dodici! Ma se invece il mezzo che possediamo non ha né l’una né l’altra di queste piante? L’idea di avere con sé degli sgabelli è forse l’unica per ovviare all’inconveniente: posizioneremo gli sgabelli sul corridoio fra i due divanetti, in caso di unica dinette; e faremo lo stesso in caso di semidinette anteriore, sperando che i due sedili della cabina siano dotati delle piastre girevoli per posizionarsi in senso contrario alla guida. La validità dello stare insieme vale, dicevamo, a tavola e non solo; e vale sia se gli equipaggi sono formati da soli adulti sia che vi siano anche bambini. Anzi, proprio se si hanno bambini a bordo, tutto questo sarà utile anche a loro, e così provvederemo a sistemare i piccoli in un camper per farli giocare insieme, mentre gli adulti si ritroveranno tranquillamente in un altro mezzo a chiacchierare fra loro o a giocare in altro modo. Ovviamente, se non si è amanti della compagnia, tutto questo non ha senso; ma, se si viaggia in gruppo o si prende parte a una gita o a un raduno, non trovate che sia veramente triste rimanersene da soli nel proprio camper, magari stando a guardare, da dietro le tendine, quello che fanno gli altri? Maurizio Karra IL CLUB n. 84 – pag. 30 Ingredienti: Pasta formato gemelli, 250 gr. fave sgranate e pelate, 1 cipolla, 1 bustina di zafferano, 1 rametto di maggiorana fresca, 2 cucchiai di pangrattato, olio extravergine d’oliva, sale, pepe. Preparazione: Sbucciate la cipolla tagliandola a fettine sottili e soffriggerla nell’olio in una padella fin quando sarà dorata. Aggiungete le fave, un mestolino d’acqua calda e il sale cocendo a fiamma bassa per 5/6 minuti; unite le foglioline di maggiorana e lo zafferano sciolto precedentemente in un poco d’ acqua calda. Fate cuocere ancora un po’ per insaporire il tutto. Cuocete la pasta al dente. Tostate, intanto, il pangrattato con 2 cucchiai di olio, scolate la pasta ed amalgamatela insieme alle fave, saltando tutto per qualche istante a fiamma viva. Unite il pangrattato tostato e servite con una spruzzata di pepe nero. Zucchina alla ricotta salata Ingredienti: 1 zucchina, olio extravergine d’oliva, sale, ricotta salata, menta. Preparazione: Tagliate la zucchina a rondelle, salarla e lasciarla sgocciolare. Friggere le rondelle nell’olio e, dopo averle private di quello in eccesso, sistemarle in un piatto facendo uno strato di zucchine, menta e ricotta salata grattugiata. Formare i diversi strati avendo cura di ultimare con la ricotta salata e la menta. Pollo fritto Ingredienti: Pollo a pezzetti, farina, 2 uova, pangrattato, sale, pepe, olio extravergine d’oliva. Preparazione: Dopo aver tagliato a pezzetti il pollo, passarlo in un velo di farina, poi nell’uovo sbattuto, infine nel pangrattato. Fate riscaldare abbondante olio in una padella ed immergetevi i pezzetti di pollo. Cuoceteli a fiamma media, rigirandoli spesso, per circa 20-25 minuti facendoli dorare uniformemente. Salate a cottura ultimata. Enza Messina Viaggiare in modo responsabile Verso una visione umanista e sociale del turismo, verso un turismo di sviluppo e solidarietà D all’adozione della Dichiarazione di Montreal nel 1996, il contesto politico mondiale si è evoluto in modo tale che «alla fine della storia» (espressione utilizzata da Francis Fukuyama all’inizio degli anni ’90 per sottolineare il trionfo della democrazia liberale in “La fine della storia e l’ultimo uomo” Rizzoli, 1992) ha fatto seguito un periodo molto meno glorioso rispetto a quanto solennemente annunciato. La forte ascesa del neoliberismo ha effettivamente suscitato un certo numero di proteste da parte di oppositori della globalizzazione di diverso background culturale, i quali condannano le imposizioni del libero mercato e i suoi numerosi effetti negativi sulla vita delle persone e delle collettività, accentuando il divario tra ricchi e poveri, non solo tra Paesi, ma anche all’interno degli stessi. La paura del terrorismo, all’indomani degli eventi dell’11 settembre, ha risvegliato lo stato reaganiano e la ricerca della sicurezza ad ogni costo. La crescita economica di Paesi come la Cina, l’India, il Brasile, ha reso ancora più evidente il notevole divario tra le condizioni di vita delle popolazioni nei diversi continenti: in questo scenario, il continente africano stenta a trovare una via verso uno sviluppo reale. Più che mai, la crescita economica basata sullo sfruttamento eccessivo delle risorse è messa in discussione. Malgrado sia stata data nuova vita alla Convenzione di Kyoto nel 2005 e, malgrado le popolazioni siano sempre più convinte della necessità di salvaguardare l’ambiente, resta il fatto che la Terra è in pericolo e le catastrofi naturali degli ultimi anni ci ricordano la fragilità degli ecosistemi e la necessità di attuare al più presto strategie di sviluppo sostenibile. In questo contesto generale, il turismo mondiale, caratterizzato da una notevole capacità di sopravvivenza, continua a crescere con alcuni periodi di difficoltà dovuti a catastrofi naturali, pericoli sanitari, guerre, terrorismo... Si tratta soprattutto di un turismo di massa che non porta sempre gli effetti positivi sperati e che non tiene conto di significative fasce di popolazione; un turismo di massa che, per la sua struttura industriale, provoca troppo spesso una fuga dei profitti verso i Paesi dei visitatori a discapito delle popolazioni ospitanti, fenomeno sempre più denunciato da coloro che propongono forme alternative di turismo, mettendo l’accento sulla responsabilità e la solidarietà delle parti coinvolte. In una prospettiva di apertura al mondo e di contributo ad un’“altra globalizzazione”, fondata su valori di condivisione e solidarietà, il BITS (Bureau International du Tourisme Social) ha riconosciuto sempre più l’importanza del turismo sostenibile e in misura ancora maggiore del turismo solidale, tanto da creare una commissione su questo fenomeno in espansione. Le questioni di uguaglianza sociale e di responsabilità individuale dei turisti e di chi ospita restano sempre un tema cruciale per il BITS che ha l’ambizione di promuovere un turismo che contribuisca alla lotta contro l’esclusione e al rafforzamento della coesione sociale nei Paesi del Nord, così come in quelli del Sud. Malgrado l’invecchiamento della popolazione nei Paesi industrializzati, che li porta ad intraprendere misure energiche in favore di un mercato in forte crescita come quello dei “senior”, i giovani, ancora numerosi in molti paesi, restano una priorità per il BITS che ha istituito una commissione consacrata al turismo dei giovani. Il BITS ha anche organizzato diversi incontri per creare un serbatoio di idee permanente sul tema dell’accessibilità per i disabili. L’influenza del BITS si é fatta inoltre sentire presso l’Organizzazione Mondiale del Turismo che nel 1999 ha adottato il Codice Mondiale di Etica del Turismo, alcuni articoli del quale trattano espressamente il tema del turismo sociale... Infine, il BITS ha dimostrato di essere una vera e propria rete internazionale dell’economia sociale e solidale nel settore turi- IL CLUB n. 84 – pag. 31 stico; a tale proposito, ha creato collaborazioni con organizzazioni che non si accontentano di opporsi alla globalizzazione liberista, ma che vogliono costruire una globalizzazione alternativa. Ha partecipato a Dakar, nel 2005, al 3° Vertice internazionale dell’economia sociale e solidale organizzato dalla Rete intercontinentale per la promozione dell’economia sociale e solidale (RIPESS) e al Forum internazionale sul turismo solidale e il commercio equo, tenutosi in Chapas (Messico) all’inizio del 2006. La Dichiarazione di Montreal ha ricordato la pertinenza storica e attuale del turismo sociale in quanto “creatore di società”, “fattore di crescita economica”, “attore dell’assetto territoriale e dello sviluppo locale” e allo stesso tempo “ partner dei programmi di sviluppo mondiale”. Essa ha permesso di precisare i criteri di identificazione del turismo sociale che non si limitano ai soli aspetti giuridici, malgrado il turismo sociale sia animato e gestito principalmente da attori dell’economia sociale quali le associazioni e le cooperative. Essa ha messo l’accento più che nel passato sulla necessità di proteggere l’ambiente e di rispettare l’identità delle popolazioni locali. La Dichiarazione di Montreal ha introdotto un rapporto di solidarietà tra i turisti e le popolazioni ospitanti che ha come obiettivo uno “sviluppo sostenibile”. Riaffermando l’attualità e la pertinenza della Dichiarazione di Montreal, adottata nel 1996, i membri del BITS, in sede di Assemblea generale tenutasi a Aubagne nel maggio 2006: a) ricordano il ruolo delle organizzazioni dei lavoratori, indipendenti e democratiche, nella promozione e difesa del diritto di tutte le persone ad un orario lavorativo limitato e alle ferie pagate; b) precisano che il pieno compimento dell’essere umano, come persona e come cittadino, che costituisce l’oggetto essenziale di qualunque tipo di sviluppo turistico, riguarda tanto i visitatori quanto i visitati; Un estratto dalla “Dichiarazione di Montreal” 1. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo afferma che ogni individuo ha diritto al riposo, al tempo libero, ad una limitazione delle ore di lavoro ed alle ferie remunerate. Considerando che tale diritto è ben lungi dall'essere applicato a livello mondiale, la conquista del tempo libero e del turismo al servizio dell'uomo deve continuare ed essere intensificata sulla via tracciata dal Turismo Sociale, che intende innanzi tutto consentire al maggior numero di persone l'accesso alla pratica del turismo. 2. L'obiettivo fondamentale di qualsiasi azione di sviluppo turistico deve consistere nella piena realizzazione dell'individuo come persona e come cittadino. 3. L'aspirazione di permettere a tutti di accedere al Turismo Sociale impegna necessariamente a lottare contro le ineguaglianze e contro l'esclusione di tutti coloro che hanno una cultura diversa, dispongono di minori mezzi finanziari, hanno capacità fisiche ridotte o vivono in un Paese in via di sviluppo. Occorre identificare e mettere in atto gli strumenti necessari per raggiungere tale scopo: definizione di politiche turistiche sociali, creazione di infrastrutture, concessione di sussidi alle persone meno favorite, sensibilizzazione e formazione del personale, ecc... 4. Le vacanze ed i viaggi rappresentano occasioni e momenti particolarmente adatti all'arricchimento della persona grazie alla scoperta di altri ambienti, culture e civiltà, all'esercizio di attività fisiche, artistiche, sportive o ludiche, all'incontro di persone al di là di qualsiasi distinzione, alle responsabilità assunte liberamente dagli stessi turisti... 5. Il turismo per tutti è fattore di potenza economica, per il flusso incessante di persone e di investimenti che contribuiscono allo sviluppo delle regioni, producono ricchezze nazionali ed internazionali, stimolando trasferimenti di risorse da Paesi avanzati ad altri meno progrediti. 6. Gli apporti del turismo devono andare a beneficio di tutta la comunità. Devono contribuire allo sviluppo sociale ed economico delle regioni e delle popolazioni nel loro insieme. Il settore turistico deve produrre occupazione e garantire, nello stesso tempo, i diritti fondamentali delle persone che vi lavorano. 7. Tutti gli attori dello sviluppo turistico soggiacciono alle stesse esigenze economiche. Nella loro veste di imprenditori, gestori di impianti, produttori o accompagnatori di viaggi, educatori, animatori del tempo libero, essi sono agenti economici sottoposti a identiche esigenze di competenza, di rigore e di risultato... 8. A livello mondiale il turismo è uno dei principali elementi di valorizzazione di molte regioni. In nessun caso dovrebbe costituire un pretesto per un'invasione incontrollata, né per l'acculturazione o lo sfruttamento delle popolazioni. 9. Il turismo può e deve essere fattore di speranza per molte economie fragili. In nessun caso l'obiettivo della conservazione naturale del territorio deve essere pretesto per il suo accaparramento da parte di pochi. 10. L'informazione, la formazione e la sensibilizzazione dei turisti al rispetto dell'ambiente e delle popolazioni costituiscono una delle missioni fondamentali del Turismo Sociale, nell'azione di pianificazione e gestione di progetti di sviluppo turistico... c) auspicano che gli attori principali dello sviluppo turistico si adoperino affinché le loro transazioni accrescano il profitto e le ricadute economiche per le popolazioni ospitanti; d) riaffermano che le popolazioni dei Paesi ospitanti devono avere accesso alle proprie risorse turistiche e ai benefici economici del turismo e che i visitatori devono essere accolti senza discriminazioni, privilegiando gruppi poco numerosi per evitare impatti negativi sull’ ambiente naturale e culturale; e) sostengono che particolare attenzione debba essere prestata tanto alle famiglie, ai giovani e alle persone anziane, quanto alla promozione di viaggi o soggiorni per bambini e adolescenti anche nei periodi di scuola; per molti di loro questi viaggi sono momenti privilegiati di scoperta di altri ambienti e persone e concorrono, dando loro il gusto del viaggio, alla realizzazione di un legame sociale; f) sostengono che la partecipazione al turismo internazionale delle popolazioni di molti Paesi, principalmente nei Paesi del Sud e in alcuni Paesi dell’Est, non debba essere limitata, attraverso l’uso di misure politiche e amministrative, all’accoglienza dei visitatori e che sia quindi necessario fare ogni sforzo per garantire la libera circolazione delle persone...; g) propongono, in prospettiva di una partecipazione ai programmi di sviluppo mondiale, di incoraggiare gli operatori turistici e i visitatori ad appoggiare concretamente e finanziariamente, in uno spirito di solidarietà, progetti di sviluppo nelle comunità locali visitate; h) affermano che, tra gli attori con i quali é necessario stabilire forme di cooperazione e di collaborazione, bisogna soprattutto includere le associazioni locali di sviluppo senza fini di lucro, le organizzazioni non governative di cooperazione e le imprese economiche sociali IL CLUB n. 84 – pag. 32 i) j) e solidali impegnate in operazioni di finanza solidale, commercio equo e micro-credito; precisano che una gestione rispettosa del personale deve rispettare i principi stabiliti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e i diritti fondamentali dei lavoratori; proclamano che malgrado i problemi dovuti al terrorismo internazionale e alle catastrofi naturali e vista la necessità di rafforzare la sicurezza internazionale, non solo è indispensabile garantire la crescita del settore turistico, ma soprattutto sarà necessario operare affinché diventi strumento di sviluppo sostenibile, di avvicinamento tra popoli, di dialogo tra culture e religioni, per costruire la pace nel mondo. Louis Jolin (*) (*) Responsabile del Comitato Scientifico del BITS; questo testo è stato poi adottato dall’Assemblea Generale del BITS ad Aubagne (Provenza) il 10 maggio 2006 Internet che passione C'era una volta l’8 mm... C hi, della mia età, non ricorda le cineprese 8 mm e super 8? Oggetto del desiderio degli anni ‘60/’70, la cinepresa era l'elogio del tempo lento. Infatti per vedere il "filmino" dell'estate si doveva attendere almeno l'autunno... Sempre chi appartiene alla categoria da "mezzo secolo" in su (sic!) sa certamente di cosa parlo: l'involucro che conteneva la pellicola (io usavo la 2x8 mm, quella che si doveva girare e rimontare giunti a mezza bobina) si introduceva in una pesante e tecnologica busta gialla che doveva essere spedita al "nord" per lo sviluppo. stenza targata anni ‘70. Amarcord? Forse sì, ma erano tempi in cui, per questo esempio, c'era ancora la "tassa a carico del destinatario" per la spedizione della pellicola appena utilizzata e dunque quando ancora gli acquirenti, direi meglio i clienti, erano da trattare con riguardo e non con sufficienza, come spesso adesso accade. Ma, anche questa, è ancora un'altra storia... Una moderna videocamera digitale In basso un videoregistratore DVD Una bobina di pellicola 8 mm. Ad un mese circa da quel momento iniziavano i "pellegrinaggi" quasi quotidiani verso una grande cassettiera/schedario in legno, situata all'interno del nostro più importante negozio cittadino di foto-ottica, aperta a tutti alla faccia della tanto adesso nominata privacy (chi non ha avuto mai la tentazione di prendere il film di qualcun altro, per vederlo e per rimetterlo al suo posto successivamente, scagli la prima pietra!). "E' arrivato?", "no, ancora no, ma dopodomani ci torno". Questo dialogo in qualche modo manteneva vive le immagini salienti delle nostre piccole vacanze, quasi sempre cittadine, della mia giovane esi- Oggi si filma su pellicola, ormai poca per la verità, nastro magnetico, cd o dvd e hard-disk e, ancora, schede di memoria per telefonini e palmari, in formato analogico o digitale, e grande è il piacere di assemblare in modo più o meno tecnologico e professionale i propri filmati, così da renderli disponibili agli altri. Anche in questo caso può darci una mano Internet. Pensate di voler far vedere il film della vostra ultima avventura ad alcuni amici che vivono parecchio lontano: ecco che la rete diventa l’insostituibile e gratuito veicolo che è. Molti sono ormai i siti specializzati nello storage (conservazione) di filmati da rendere disponibili per la visione al mondo intero. Quello per adesso più noto, almeno secondo le notizie riportate dalla rete, è YouTube che secondo la Reuters è il motore di ricerca video leader su internet. I suoi 20 milioni di utenti in media ogni giorno visionano, sempre quotidianamente, oltre 100 milioni di fil- IL CLUB n. 84 – pag. 33 mati. Il portale, disponibile on-line dalla fine dello scorso anno, contiene il 60% di tutti i filmati condivisi in rete e ha sede in California dove conta appena 30 impiegati. Ogni giorno, sempre secondo la Reuters, oltre 65.000 nuovi filmati vengono inseriti su YouTube. Si tratta per la maggior parte di filmati di alcuni minuti, generalmente a carattere domestico anche se non è difficile trovare delle vere e proprie rarità, provare per credere. Un esempio? All’url http://www.youtube.com/wat ch?v=fXPduMD-XF4 chi è interessato può visionare un video dei Pink Floyd tratto dal loro primo album del 1967. Girato in una sfocata Bruxelles in bianco e nero, mostra quattro giovani musicisti al loro debutto mentre suonano i ritmi del primo scarno rock di quell’epoca. L’album si intitolava, e si intitola, “Piper at the gates of dawn” e cosa siano diventati in seguito i Pink Floyd lo sappiamo tutti. Anche di questo è composta la storia del nostro tempo. Ma chi la fa da padrone in questa categoria di portali sono i bambini e gli animali: sono questi, infatti, i soggetti preferiti da chi pubblica e vede i filmati, spesso teneri, molto spesso spassosi ed esilaranti, anche se c’è molto altro per intrattenersi: all’indirizzo http://www.youtube.com/watc h?v=9s3sLX8dvNw potrete visionare un’animazione realizzata con pazienza ma dall’effetto sicuramente originale. Altro colosso che non ha bisogno di presentazioni è Google e, in particolare, la sua sezione video. L’applicazione, ancora adesso in versione beta (quindi in test pubblico di valutazione, di norma successivo al test alfa, effettuato dagli sviluppatori), ad un primo impatto sembra più orientata alla pubblicazione commerciale di filmati di vario interesse quali sport e spettacolo anche se, come YouTube, consente l’upload in una sezione dedicata degli home video per la condivisione in rete. Il portale è disponibile in varie lingue e tra queste c’è l’italiano, come ovviamente è la sezione video del portale nazionale Libero. La home page di YouTube. In basso, quella di Google Video nella versione per l’Italia IL CLUB n. 84 – pag. 34 Un sito per caso Navigando a “casaccio” e senza meta non è difficile trovare qualcosa di interessante… Ma il sito di questa volta non è stato trovato casualmente ma individuato tramite gli spot pubblicitari ben visibili sui più grandi portali nazionali, oltre che segnalato da spot radiofonici della Rai. All’indirizzo http://www.turistiprotagonisti.it è presente un sito, sponsorizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, destinato ad accogliere segnalazioni e suggerimenti per cercare di migliorare la qualità dei servizi del turismo in Italia. Le domande sono destinate a chi, proveniente da un viaggio all’estero, voglia segnalare le proprie sensazioni riportate dalla nazione visitata. facile sopprimerlo, anche se ci sta provando da tempo il dvd recorder (con o senza hard disk), ma tutti dicono ormai da tempo che il futuro dell’intrattenimento in rete sarà nel video on demand. Gratis o a pagamento, reperire video su richiesta potrebbe in effetti dare del filo da torcere alla tv ma, se nel frattempo non muta qualcosa, gli alti costi da sopportare per ottenere una connessione ad internet rapida quanto basta, non meno di quattro mega, non potranno mai competere con la qualità dell’offerta televisiva tra l’altro in massima parte ancora gratuita. Ma di questo argomento parleremo in una prossima occasione. Giangiacomo Sideli Riporto di seguito il messaggio del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Rutelli, presente nella home page del sito. “Innanzitutto grazie per aver accolto il nostro invito: vogliamo migliorare il turismo in Italia e questo sito intende raccogliere le vostre esperienze ed i vostri suggerimenti. Il nostro Paese è ancora campione del mondo per bellezza, cultura e paesaggio ma, purtroppo, a partire dagli anni '70, ha perso molte posizioni per quanto riguarda capacità di attrazione ed organizzazione dell'ospitalità. Raccontateci cosa si è dimostrato più efficiente nella vostra vacanza all'estero in questa estate 2006. Il vostro contributo ci aiuterà a cercare di vincere la sfida che abbiamo davanti: ritornare ad essere, anche nel turismo, i campioni del mondo”. L’iniziativa è lodevole e per tutti noi stimolante anche se, ahimè, altra cosa è la finalizzazione di tutti i buoni propositi. Certo è che porsi in gioco e confrontare le esperienze potrebbe essere un buon viatico per la realizzazione di nuovi servizi per turisti e viaggiatori. Un esempio tutt’altro che banale, tra i tantissimi che mi vengono in mente, potrebbe essere una task force dedita ad una maggiore cura delle aree di sosta autostradali. All’url http://www.turistiprotagonisti.it/contributi/ 20060828/camperisti_caso-f-943.html è presente un breve focus che ci riguarda in quanto camperisti. Perché non sfruttiamo un’occasione per proporre nuove idee o semplicemente segnalare una piccola ma bella esperienza vissuta all’estero? Io credo che noi del Club Plein Air BdS siamo tutti ben qualificati a farlo! g.s. Molto più simile a YouTube, il sito appare subito unicamente dedicato ai filmati amatoriali, ben catalogati per categorie. Anche qui bambini, animali, spot pubblicitari originali e mini video di cadute, scivolate e situazioni grottesche e a volte crudeli in stile “paperissima”, anche se la sensazione del già visto è predominante dal momento che lo stesso video molto spesso lo si ritrova in più portali o, addirittura, ripetuto all’interno dello stesso sito. Stessa storia, e addirittura forma dell’interfaccia grafica molto simile, per Yahoo, Altavista e, presumo, per ogni altro motore di ricerca. Ovviamente per navigare all’interno di questo genere di portali è necessaria una connessione veloce (sempre per non invecchiare dall’altro lato dello schermo…); ma alla lunga potrebbe risultare noioso visionare, per esempio, i video di compleanno di sconosciuti bambini statunitensi o giapponesi ed è quindi consigliabile dotarsi di uno o più argomenti ed effettuare una ricerca ragionata: spesso si può scovare qualcosa di raro ed interessante. E c’era una volta anche il videoregistratore… Forse non sarà IL CLUB n. 84 – pag. 35 Riferimenti in rete: http://today.reuters.it/news/ http://www.youtube.com/ http://video.google.com/?ncr&hl=en http://video.google.it/?hl=it http://video.libero.it/app/index.html http://video.yahoo.com/ http://www.altavista.com/video/ Forse non tutti sanno che ... Con la parola inglese film (letteralmente pellicola) si suole indicare principalmente il prodotto tipico dell'industria cinematografica, il film per l'appunto, ovvero una sequenza di immagini (fotogrammi) incise su una striscia di poliestere o di triacetato di cellulosa (la pellicola vera e propria) da proiettare ad una velocità tale (24 fotogrammi al secondo solitamente, ma ne bastano 12 per ottenere l'effetto) che possano rendere l'illusione ottica del movimento tipica del cinema. In realtà, l'uso della parola inglese con il significato di produzione cinematografica deriva da un acronimo italiano: la Fabbrica Italiana Lamine Milano, poi ribattezzata Ferrania, che nel 1920 produsse le prime emulsioni cinematografiche. Nel 1923 la FILM presenta a Torino il primo cortometraggio con pellicola sviluppata direttamente in positivo. Le scene girate vengono registrate direttamente sulla pellicola cinematografica. Riflessioni Nord – Sud: Non solo punti cardinali E gregio Sig. Nord, lo spirito di parte, o meglio d’appartenenza, questa "necessità" di essere, sentirsi e manifestarsi appartenente ad una parte (privilegiata?) o in ogni modo diversa (nel senso del superiore), non abbandona mai certa gente. La presunzione è spesso cattiva consigliera. Credo che si possano dare delle definizioni o si possano creare degli stereotipi soltanto dopo aver conosciuto, paragonato, valutato, toccato con mano e non soltanto per sentito dire o per atavici preconcetti. Perché essere assoluti? E’ nel dubbio che si manifesta l’intelligenza…! E' ovvio che questa è una arringa che non ha la presunzione di far cambiare idea o di convincere alcuno, si tratta soltanto di una considerazione di chi ha la presunzione di aver conosciuto tante realtà, di chi sicuramente senza preconcetti ama le proprie origini e non disprezza le altrui. Del resto, mi faccia passare il gioco di parole e la banalità, anche se pur abbastanza vera, che è nella diversità che si posso- no valutare ed apprezzare "le diversità", che non sempre sono necessariamente negative. Ciò che fa scaldare è la presunzione, l'assolutezza, l'ignoranza e non mai i dati di fatto, le dimostrazioni pratiche, la disponibilità al nuovo, al diverso, la propensione al ricredersi davanti alla realtà, la tolleranza. Vige una presunzione, una tesi, un assioma: intelligenza, apertura mentale, disponibilità, gentilezza, non volgarità, occupare un posto sociale, svolgere un certo lavoro qualificante = NORD! E' vero, ce ne sono ancora tanti di ottusi, maleducati, ignoranti, arroganti, truffaldini, ladri.... mafiosi, intolleranti, ma per fortuna non si chiamano tutti Riina, ci sono anche i Brambilla.... Come accettare che abbiamo da tempo abbandonato di stendere il lenzuolo macchiato di sangue dopo la prima notte di nozze; che abbiamo abbandonato la valigia con lo spago; che non utilizziamo più l'asino per andare a lavorare, che anche qui abbiamo le università, gli aeroporti, la cocacola, i computer, abbiamo finanche i servizi igienici in casa! Ma forse fa anche comodo non accertarlo. Credo sia fin troppo scontato trarre delle conclusioni da un faccia a faccia tra nord e sud. La “ricchezza” in denari sta al nord, ma al sud si trovano altre “ricchezze”: inventiva, estro, amicizia, calore, cuore, sentimenti, e quei rapporti interpersonali intelligenti, spesso privi di interessi. Ho avuto la presunzione di scriverle in questi termini sia perché, come ormai avrà compreso, parlo in modo chiaro e schietto e quando ho qualcosa da dire non posso tenerla nascosta (anche se il manifestarla può rendermi inviso), sia perché la reputo una persona intelligente e penso quindi che saprà leggere con la giusta intonazione e con la giusta prospettiva, almeno spero, questa mia spigolosa considerazione ad alta voce, considerando che quanto detto non La vuole né offendere né additare, considerandola come uno stralcio di una discussione fatta sul divano di casa, tra amici. Con osservanza. ll Sud - Luigi Fiscella L’intervento di Luigi Fiscella riporta alla mia memoria un mio articolo del febbraio 1999 intitolato “Brutti, sporchi e cattivi”, pubblicato sul nostro giornalino e ripreso poi da una rivista nazionale. Ripropongo alle riflessioni di chi legge una piccola parte di quel testo che, a distanza di sette anni e mezzo, appare (purtroppo?) attualissimo. Scrivevo allora: Da anni anche noi del Club Plein Air BdS – attraverso il nostro giornalino e il sito Web - ci sforziamo di fare informazione in modo oggettivo e sereno e una sana "propaganda" sulla nostra isola, perché crediamo nella Sicilia e nella bontà profonda (sotto tutti i punti di vista) di questa terra martoriata e della sua gente di buona volontà; è uno dei nostri modi di collaborare concretamente allo sviluppo del turismo al di qua dello Stretto di Messina.. Ma non sempre la cosa è facile, perché alcuni stereotipi collettivi sono duri a morire e le immagini “tipo” che la gente comune - a Roma o nel Veneto, in Francia o in Germania - ha della Sicilia non possono essere combattute facilmente dall'oggi al domani. Sia chiaro che nessuno ha mai inteso negare o nascondere l'esistenza e la sussistenza dei problemi e dei drammi che questa terra ha avuto e subito nel corso della sua storia, e che purtroppo continua ad avere e subire ancora oggi; ma mi pare francamente insopportabile che i mass media, se si devono occupare dell'Isola, scelgano comunque e in ogni contesto di divulgare l'immagine della Sicilia sempre collegata a eventi delittuosi, ad affari poco puliti, a situazioni di continua emergenza sociale ed economica, dimenticando l'altra faccia della regione, quella "normale", quella della gente che lavora e produce, dell'economia che tira, dei servizi che funzionano, del turismo culturale e naturalistico che non ha uguali nel Mediterraneo, ecc... E anche quando si ritrovano istanze di cambiamento, lo stereotipo finale di riferimento è quello del Gattopardo: tutto cambia affinché tutto rimanga così com'è. A questa situazione voglio dire: basta, non ne posso più. Basta rimestare sempre l'acqua nello stesso mortaio; non lo dico da siciliano, ma da cittadino europeo e, permettetemi, da giornalista: non voglio più leggere della Sicilia solo le solite solfe, ho bisogno di leggere di questa terra anche le notizie non a effetto; dico basta perché quando valico una frontiera sono stufo di sentirmi chiedere <<mafioso?>>; e sono stufo di essere guardato con sospetto in Valle d'Aosta o in Veneto, tanto per fare un esempio, o in Francia o Danimarca quando qualcuno da un documento vede che sono nato e risiedo a Palermo: <<Siciliano?>> mi si chiede, talora con un po' di terrore. Per poi magari aggiungere: <<Eppure non sembra!>>... Non siamo, noi siciliani, brutti sporchi e cattivi o non lo siamo più di quanto non lo siano tanti altri che invece tali non sono considerati. Desideriamo la nostra "parità": per averla riconosciuta si dovrà forse istituire una sorta di nuova Commissione per le pari opportunità? Maurizio Karra IL CLUB n. 84 – pag. 36 News, notizie in breve Impara il siciliano on line Internet per imparare a parlare il dialetto siciliano con tanto di dizionario on line italianosiciliano. L'idea è stata lanciata sul sito di una nota ditta di soft drinks (la San Pellegrino) che, nel pubblicizzare la sua aranciata ottenuta con il succo delle arance rosse dell'isola, ha inteso tributare un omaggio al siciliano e ai siciliani. Così, navigando in rete, è possibile intraprendere un corso di dialetto, con tanto di frasario per imparare le espressioni più curiose ed utilizzate, pieno di approfondimenti, che è possibile ricevere tramite una newsletter, per arrivare a conoscere tutto della Sicilia. Inoltre, navigando nella sezione link del sito è possibile essere informati sulle più importanti manifestazioni e sui luoghi più belli e suggestivi della Sicilia: dall'Oasi marina protetta del Plemmirio a Siracusa alle manifestazioni culturali come Taormina Arte o il Palio dei Normanni di Piazza Armerina. Infine, come ogni corso che si rispetti, sono previsti differenti livelli di preparazione e diverse modalità di fruizione: per i più esperti che vogliano mettere subito alla prova il proprio grado di sicilitudine c'è la possibilità di accedere al sito nella versione interamente in siciliano. Ma chi è proprio all'asciutto può sempre scegliere quella in italiano. Autostrade e dintorni in due nuove guide Intorno alle autostrade, al massimo 30 km da ogni casello per una sosta ricca di suggestioni culturali e paesaggistiche; inoltre, tutti i profili autostradali con le informazioni di servizio: l'autostrada non è più, soltanto, per spostarsi e andare da una città a un'altra, ma è anche un’opportunità per conoscere e capire le straordinarie realtà, di dimensione media e soprattutto piccola, che fanno dell'Italia un Paese mai abbastanza scoperto. Due interessanti pubblicazioni sull’argomento, simili fra loro, sono state recentemente edite in Italia. La prima è del Touring Club Italiano ed è una guida che seleziona tutto quello che di bello, importante, istruttivo e talvolta anche curioso e divertente la storia, la cultura e l'intelligenza, ha messo a nostra disposizione: tutti luoghi e siti facilmente e brevemente raggiungibili, come si potrà vedere consultando la guida, dai caselli autostradali. La seconda è edita dalla Cantelli (la stessa casa editrice del mensile AutoCaravan); anche questa pubblicazione prende a riferimento la viabilità autostradale per fornire ai viaggiatori una serie di indicazioni sulle località vicino ai caselli, così come ai ristoranti e ai loro piatti tipici, agli alberghi e alle aree di sosta e di picnic. Due pubblicazioni utilissime per chi viaggia soprattutto in camper. FAI: nel cuore degli italiani i paesaggi d'acqua La spiaggia dei Conigli a Lampedusa è uno degli scorci ambientali più amati dagli italiani. D'altronde perché un luogo entri nel cuore dei nostri connazionali questo deve essere legato in qualche modo alla presenza dell'acqua. Ed ecco perché nel terzo Censimento dei "Luoghi del cuore", organizzato dal Fondo per l'ambiente italiano in collaborazione anche col nostro Club (ricordate l’apposito link presente sulla home page per alcune settimane?), spuntano tratti di costa, cascate, fiumi e laghi. Il referendum rivela un'Italia affascinata e sentimentale, gelosa delle proprie bellezze e pronta a difenderle anche attraverso uno sforzo collettivo. E tra i luoghi del cuore "d'acqua", c'è anche lo Stretto di Messina, sostenuto da moltissimi cittadini contrari alla costruzione del ponte che collegherebbe la Sicilia con la Calabria, proprio perché deturperebbe l'ambiente, non tenendo conto degli effetti sulla fascia costiera, le acque marine e la fauna locale. E c’è Cala Azzurra, nell'Isola di Favignana, con la caratteristica sabbia rosa; e la spiaggia dei Conigli a Lampedusa. Tra i laghi, segnalazioni IL CLUB n. 84 – pag. 37 per lo specchio d'acqua di origine vulcanica di Pergusa, a pochi chilometri da Enna, il solo lago propriamente naturale ormai presente in Sicilia. Molte le segnalazioni per le cascate: fra queste, inserita in uno scenario naturale di incomparabile bellezza, la cascata delle due Rocche a Corleone, formata dal salto delle acque del Fiume Corleone, che forma un suggestivo laghetto naturale e che attraversa un ponte arabo del XI sec. d.C. Sul turismo nel bel paese il Forum 2006 di AITR “Bel Paese, Buon Turismo” è il titolo del Forum del turismo responsabile promosso da AITR che si è tenuto a Penne (Pe) dal 27 al 28 settembre u.sc.. Quest’anno i lavori del forum sono stati dedicati a far emergere le iniziative italiane di turismo comunitario, di reti formali e informali, del turismo associativo e cooperativo impegnato nel tenere insieme lo sviluppo sostenibile del territorio e l’incontro con un turista preparato e attento agli impatti derivanti dalla sua presenza. In un’ottica di partecipazione il più possibile allargata alla comunità locale. Le politiche del turismo sono oggi, prioritariamente se non esclusivamente, discusse fra gli enti pubblici, Stato, Regioni, Associazioni dei Comuni e delle Province, e le maggiori organizzazioni di categoria. Altri soggetti invece operano in modo diretto e indiretto nel turismo, incidono sull’offerta turistica italiana dando spesso un forte e generoso contributo alla sua qualificazione, operano con grande impegno ed entusiasmo, ed è pertanto giusto ed opportuno che trovino una sede appropriata ove rappresentare il loro punto di vista, le idee, le proposte, le critiche, come ulteriore apporto alla politica turistica italiana. Si tratta di associazioni ambientaliste, dei consumatori e degli utenti, del volontariato sociale e culturale, cooperative turistiche e sociali, parti importanti della società civile che fanno riferimento a segmenti emergenti impegnati a valorizzare aspetti ambientali, paesaggistici, naturalistici, culturali ed enogastronomici dell’immenso patrimonio italiano. Il Forum ha voluto quindi essere la sede ove questi soggetti hanno potuto portare il loro contributo al dibattito sul futuro del turismo in Italia. Organizzato in due giornate di lavoro, sono stati così affrontate tre aree di contenuti: “fare rete per un turismo responsabile”, “qualità e riconoscibilità delle iniziative ispirate al turismo responsabile”, “Il patrimonio delle comunità in Italia”. Durante le tre sessioni sono state presentate per ogni area casi di buone pratiche di turismo responsabile in Italia con interventi di opinion leader e rappresentanti di altri enti impegnati nel turismo. Ancor più che in passato, quest’anno il Forum ha voluto rivolgere le proprie riflessioni a rappresentanti del Governo e delle amministrazioni e istituzioni locali, sensibilizzare soggetti impegnati per lo sviluppo sostenibile del territorio e che si riconoscono nella missione associativa di Aitr, oltre che mass media. L’angolo della poesia L’attesa Sento le foglie cadere da un albero privo di vita. Sento i tuoi passi leggeri sfiorare i miei pensieri colmi di tristezza. Quanta malinconia invade il mio animo! Guardo i tuoi movimenti armoniosi come fiocchi di neve che si perdono nel silenzio della notte. Attendo con ansia di rivedere il tuo volto sereno Aree camper in autostrada: disattese le norme Sono rimaste disattese quasi del tutto, a distanza di dieci anni, le aspettative di noi camperisti riguardo alla realizzazione di camper service e parcheggi attrezzati per i camper nelle aree di servizio delle autostrade italiane, norma prevista dalla legge 16 settembre 1996 n. 610. E’ pur vero che negli ultimi due anni (dal 2004 al giugno 2006) tali spazi sono passati da 19 a 35, ma è altresì vero che le aree di servizio autostradali italiane sono 200 e, quindi, la percentuale di quelle dotate di camper service e parcheggio riservato ai mezzi ricreazionali è appena del 17,5% (alla faccia delle norme!). Se n’è parlato a Rimini, nell’ambito di Mondo Natura, in uno dei tanti incontri del 13° salone del Camper e del Turismo all’aria aperta, con i tanti cantieri aperti lungo la A1, la A14, ecc., cantieri che hanno altresì reso inutilizzabili parte di quei pochi camper service esistenti almeno “sulla carta”... La disponibilità della Società Autostrade – confermata in quell’incontro e anche da un contatto personale avuto nelle settimane scorse - è tutta da verificare in concreto. come una volta mentre il tuo sorriso scivola verso l'infinito. Sento la tua voce calda penetrare nel mio cuore fino a inebriarmi d'amore. Come uscire da questo orizzonte buio e vedere la sabbia del deserto? Come poter osservare le nuvole che vanno veloci nel cielo e cambiano colore? Poter vedere tutto questo per me è un privilegio perché osservo senza vedere. Resto in attesa di risvegliarmi da questo torpore, per riavere la voglia di vivere, la speranza di una vita migliore Ti aspetto ancora. Ninni Fiorentino IL CLUB n. 84 – pag. 38 IL CLUB n. 84 – pag. 39 L’ultima parola di Agostino Alaimo