Settimanale d’informazione
ANNO LVI- N. 31
euro 1
www.vocedellavallesina.it Jesi, domenica 20 settembre 2009
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
Al via il nuovo anno scolastico in Vallesina: un rinnovato impegno nella manutenzione delle strutture
Verso la qualità e l’integrazione
S
ono iniziate lunedì 14 set- scolastico c’e infatti una novità
tembre in numerose scuole importante per il Liceo di Jesi: tutdel nostro territorio provin- te le classi, anche quelle del Liceo
ciale, le lezioni scolastiche. L’as- Socio-psico-pedagogico, si trovasessore al Sistema formativo e no definitivamente presso la sede
all’Edilizia scolastica della Provin- centrale di Corso Matteotti 48.
cia di Ancona Maurizio Quercetti “Questo risultato è il frutto – rifeha voluto essere presente all’avvio risce l’assessore Quercetti - di un
delle lezioni e, prendendo l’occa- lungo e complesso intervento di
sione anche per una rapida visita adeguamento sismico, ristruttual cantiere, si è recato presso il Li- razione e miglioramento complesceo Classico Vittorio Emanuele II sivi della sede storica della scuola
di Jesi che rappresenta l’esempio che ci ha visto impegnati in questi
dell’impegno della Provincia di anni con importanti risorse finanAncona sul fronte dell’edilizia sco- ziarie, circa 2,3 milioni di euro, e
lastica e della qualità della scuola l’utilizzo di tecniche particolarpubblica. In questo avvio di anno mente innovative. Grande cura è
stata dedicata anche al recupero
architettonico dell’edificio che
oggi, ad opere quasi completamente eseguite, valorizza l’intera
zona del centro storico jesino ove
esso è collocato.”
8737 il numero complessivo di
bambini, ragazzi e giovani che frequentano i centri per l’infanzia, le
scuole elementari, medie e superiori a Jesi. L’assessorato ai Lavori
Pubblici, nel periodo estivo, anche
in esecuzione di una serie di prescrizioni del Ministero e dell’Ufficio Scolastico Provinciale ha completato i lavori di messa a norma
di tutte le strutture.
“Per il resto i servizi
sono collaudati – afferma l’assessore ai
Servizi Educativi di
Jesi, Bruna Aguzzi - la struttura comunale è stata in
grado di partire il 14
settembre con il trasporto scolastico, il
pre-scuola, il supporto alle mense e le
attività di lingua italiana per gli studenti
stranieri. E’ un inizio
di anno ordinato che
risente però delle riduzioni di organico
che incidono di più
sulla scuola primaria: siamo preoccupati e continueremo
a far sentire la nostra
voce perché i servizi
Gli alunni nel comune di Jesi
Scuola dell’infanzia: 13 centri per un totale di 992 bambini
(meno 4 rispetto all’anno precedente), di cui 112 immigrati.
Classi 40. Le nuove iscrizioni sono state 348, di cui 46 non italiani (13%).
Scuola primaria: 8 centri per un totale di 1739 alunni (più 44)
di cui 206 immigrati. Le nuove iscrizioni sono state 342, di cui
41 di non italiani (12%). Hanno scelto il tempo pieno 175.
Scuole secondarie inferiori: 4 centri per un totale di 1092 alunni (meno 11), di cui 122 immigrati. Le nuove iscrizioni sono state 334, di cui cittadini non italiani 43 (13%).
Scuola secondaria di secondo grado: Liceo classico 740; Liceo
scientifico 1019; Geometri e Ragioneria 600; Istituto Tecnico
Industriale 578; ITASS Galilei 730; Ipsia 567; Istituto d’arte 139;
Nuova secondaria 110. Totale 4483
Totale generale alunni di Jesi 8737
dell’istruzione pubblica non diminuiscano nella qualità”. La città
cerca di offrire servizi adeguati
anche per la migliore integrazione scolastica degli alunni stranieri,
precisa l’assessore: “Un servizio
di sostegno linguistico, rivolto a
tutti gli studenti dei 21 comuni
dell’Ambito Territoriale, si svolge presso il Liceo Linguistico per
chi ha fino a 16 anni mentre per i
ragazzi venuti in Italia da non più
di un anno si svolgono attività di
rafforzamento linguistico nella
scuola secondaria di primo grado
Lorenzo Lotto, che è il Polo Interculturale. Per la città di Jesi esiste
anche un regolamento alla luce
della evidente considerazione che
gli studenti stranieri rischiano di
affollare soltanto alcune strutture: con la grande sensibilità dei
dirigenti degli istituti comprensivi della città abbiamo siglato un
protocollo che ci permette di far
frequentare plessi attigui a quei
bambini che si sarebbero dovuti
iscrivere in scuole in cui la percentuale massima di stranieri, che
abbiamo individuato nel 20%, sarebbe stata superata. Così e insieme ad altre politiche sociali diamo
una prima risposta strutturata per
governare un fenomeno, ormai
stabile, che deve produrre integrazione e non separazione”.
Celebrazioni per San Settimio, patrono di Jesi e della diocesi
Lunedì 21 settembre alle ore 21,15: concerto d’organo con Roberto Antonello
Martedì 22 settembre, festa di San Settimio: ore 8; 9; 10,15 e 11,30: sante Messe.
Alle ore 18,30 concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo.
Mercoledì 23 settembre alle ore 18,30 il Vescovo celebra in memoria dei predecessori defunti
Lo scontro tra le forze politiche e al loro interno passa sopra i problemi dell’Italia
I partiti volano basso e si infangano in mille diatribe
L
asciamo che il governo
continui il suo sforzo per
risalire la china della crisi
mondiale. Uno sforzo da alcuni giudicato positivo, da
altri insufficiente. Saranno i
risultati a chiarire tutto nei
prossimi mesi.
Ci interessa invece dare uno
sguardo ai partiti che, come
è d’obbligo in un sistema democratico, sono quelli che
precedono, nelle proposte
e nei programmi, governo
e parlamento: sono le scolte (o tali dovrebbero essere)
che indicano la strada sia al
potere legislativo che a quello esecutivo. Ma è proprio
così?
Purtroppo, dovunque il
guardo giri, trovi partiti
frantumati e ridotti al lumicino oppure, se guardiamo
a quelli che ricevono più fi-
ducia da parte dell’elettorato,
scopri un divagare che impressiona.
Interpreti “ufficiali” di sua
maestà l’opposizione sono il
Partito Democratico e l’Italia
dei Valori. Del partito di Di
Pietro, quando diciamo che
l’iniziativa politica è tutta
tesa verso un’opposizione
totale, demagogica, quasi
legata ad uno spirito di vendetta o rivalsa di un lontano
passato trascorso nella magistratura, è detto tutto. Ma
è un’opposizione che rende
bene elettoralmente, perché
c’è tutta una massa di popolo
che per natura vive lo scontro soltanto in modo radicale, dai tempi di Paietta fino a
quelli di Diliberto, oggi meravigliosamente incarnati da
Di Pietro nel metodo.
Il Pd si permette di trastul-
larsi quattro lunghi mesi
solo per portare avanti la
scelta, con relativo congresso, del suo segretario.
Quattro mesi! In meno di
tre mesi Grecia, Germania
e Portogallo indicono elezioni e votano. Un Pd che pare
che abbia perso il senso della
preziosità del tempo e della crisi che attraversiamo. E’
un crogiolarsi all’interno di
se stesso, incerto se lanciarsi alla conquista di autentici
spazi politici o rinunciare
allo stesso volo. E il vuoto
partitico in periferia: che i
circoli ci siano tutti lo dicon,
che sian vivi nessun lo sa.
Per non dire della rutelliana
tentazione di guardare altrove in nome dell’antica legge
partitica italiana che chi ha
avuto un comando, chi è stato il primo a Roma e il primo
in un partito, non può stare
in seconda fila: deve rimanere sulla cresta dell’onda a
costo di rompere con mamma-partito. Altrimenti, chi
pensa a frantumare i partiti
maggiori?
***
L’assolutismo
esasperato
all’interno del Popolo delle
Libertà, esercitato con totale
dimestichezza e disinvoltura
da Berlusconi, ha sollevato
una forte reazione del numero uno dell’ex Alleanza
Nazionale nonché presidente della Camera, Fini, che
ancora si sente di rappresentare l’ala minoritaria in
seno al partito del capo del
governo. E’ una opposizione che giustifica con elevati
motivi politici in contrapposizione, soprattutto, al fare
estremistico della Lega. Fini,
svincolandosi dai suoi legami istituzionali, pienamente
cosciente che sta perdendo
il legame con i suoi colonnelli, con i suoi capitani e
con i suoi militanti, reagisce
in nome del rispetto dei diritti della minoranza interna
e in nome di un programma che, preannunciato dalle battute della Lega, è del
tutto inaccettabile da chi ha
sempre considerato valori
inalienabili la laicità, il liberalismo e l’unità della patria.
Per Fini e per i pochi ancora a lui vicini è forse l’unico
modo per uscire dall’angolo in cui sono stati cacciati
e, magari, guardare verso il
centro per creare paure di
instabilità all’interno di una
maggioranza super garantita dai numeri. Volano parole
grosse e calcoli di sopravvivenza alle spalle dei problemi italiani.
***
E l’Udc di Casini opera, come
sempre, per la distruzione
del bipolarismo e la restaurazione del Grande Centro
con l’agognata convergenza
di Rutelli e di Fini. Intanto, in
vista delle regionali di marzo (le grandi manovre sono
incominciate e avremo sei
mesi di campagna elettorale),
ha dichiarato esplicitamente
la sua tattica: quella dei due
forni, ovattata in nome dei
programmi e delle persone. E
tutti sanno che i programmi
sono super-elastici e superadattabili a questa o a quella
poltrona.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2
Cultura e società
20 settembre 2009
Del più e del meno
La televisione “educata e civile” di Mike
di Giuseppe Luconi
S
ull’improvvisa morte di Mike Bongiorno, si è detto e scritto molto,
a conferma dell’affetto di tutto il Paese
per il grande presentatore. Bongiorno
ha avuto un ruolo importante nella diffusione del mezzo televisivo in Italia. Ma
davvero l’Italia si fermava quando in Tv
trasmettevano “Lascia o raddoppia?”. Ho
ritrovato un corsivo che pubblicai allora
su Voce Adriatica (oggi
Corriere Adriatico). Era il
15 gennaio del 1957. Scrivevo:
“Lascia o raddoppia? E’
l’interrogativo di moda,
più che mai snob oggi che
i video della Tv hanno portato fino a noi i programmi
degli studi di Roma, Napoli e Torino. A Jesi la ricezione è ottima e sono già
pochi gli esercizi pubblici
che non hanno almeno un
“17 pollici”. Nelle serate di
punta, quelle dei Mike e
dei Tortora per intenderci,
c’è aria di mobilitazione in giro. Gente
che fino a ieri si spostava tutt’al più per
una serata al circo o per una gita campestre, oggi pianta tutto e va per tempo ad
occupare i posti migliori nei caffè, nelle
osterie, nelle sezioni di partito (e anche
nei cinema che si sono adeguati ai tempi
installando, accanto al grande, il piccolo
schermo)”
Bongiorno continuò a dominare gli
indici di ascolto e di gradimento per anni,
poi, come è naturale per tutte le cose tirate troppo per le lunghe, non ebbe più il
boom dei consensi. Ma se le vicende portarono il presentatore su altri lidi, non
diminuì la stima delle persone per lui, ma
non tanto per i suoi giochi a quiz, quanto
per il suo modo di intendere e di utilizzare il mezzo televisivo. Che era quello
che, agli inizi, regolava tutte le trasmissioni della Rai.
E qui chiedo scusa al lettore se richiamo ancora il fatto personale. Che è questo:
Allo scadere del 1952 mi arrivò da Ancona la lettera di nomina a corrispondente
da Jesi della Rai (la lettera era datata 26 di-
cembre: in Rai si lavorava anche il giorno
dopo Natale!). A quel tempo la televisione
non c’era ancora: da Ancona veniva trasmesso tutti i giorni., alle 8 del mattino, un
notiziario radiofonico che si intitolava “Il
Corriere dell’Abruzzo e delle Marche”.
Nella lettera di nomina, tra l’altro, mi
venivano indicati alcuni criteri generali ai
quali dovevo attenermi nell’invio delle notizie. Dovevo evitare – mi
si diceva – “argomenti di
spicciola mondanità locale,
o fatterelli futili e pettegoli.
Ci interessano invece - si
sottolineava nella lettera le vicende cariche di umanità, profondamente significative e singolarmente
originali.
“Un gesto di bontà, un
atto eroico, una trovata curiosa, un’invenzione utile,
una operazione chirurgica
tentata per la prima volta,
una nuova risorsa di vita o
una nuova forma di attività importano più di un qualsiasi fattaccio
o di qualsiasi comunicato ufficiale nei quali
è spesso impossibile trovare elementi sufficienti di informazione”.
Oggi non so quanto sia rimasto nelle
trasmissioni Rai – ma anche in quelle delle Tv private – di quei criteri generali del
1952 Non molto, mi pare. Ho voluto ricordarli qui perché erano gli stessi in cui credeva Mike Bongiorno e che volevano dire
innanzitutto il rispetto per il telespettatore,
criteri che improntavano le trasmissioni di
Bongiorno e ai quali è rimasto fedele anche
quando le televisioni pubbliche e private
hanno creduto di diventare più “moderne”
e più “libere” portando sul piccolo schermo il cattivo gusto, il pettegolezzo, la volgarità, talvolta anche la rissa…
A Bongiorno la gente ha voluto bene
perché aveva continuato a fare la televisione “per bene”, una televisione “educata
e civile”, come l’ha definita sabato scorso
il vescovo ausiliario di Milano mons. Erminio De Scalzi durante il rito funebre nel
duomo di Milano. Quella televisione “pulita” che tantissimi italiani vorrebbero poter
vedere anche oggi.
Inaugurazione il 22 settembre
Bottega Commercio Equo
Inaugurazione nuova Bottega del
Commercio Equo e Solidale, martedì
22 settembre alle ore 17. La Bottega,
una delle quindici marchigiane della Cooperativa “Mondo Solidale” di
Chiaravalle si trasferirà dalla sede di
Piazza Nova nella quale è stata otto
anni. Alla inaugurazione prenderanno parte anche il sindaco di Jesi e il
presidente della Cooperativa Massimo Mogiatti. I volontari che gestiscono la Bottega invitano a prendere
parte all’inaugurazione nel corso della quale sarà offerto un buffet con i
loro prodotti.
Il libro
di Asmae
Dachan
IV Giornata-Mese del creato sull’”aria” (IV)
Quella bella “favola di Ripa Bianca”
hi l’ha detto che l’unico simbolo delC
lo Spirito santo sia rappresentato da
quelle fiamme che – secondo il raccon-
to in Atti 2 – si posarono su Maria e
gli apostoli nel giorno di Pentecoste? Infatti, insieme a diversi altri, c’è anche il
simbolo dell’acqua (cfr Gv 7,38). E penso che nei piani alti del Governo Celeste,
per la Pentecoste jesina edizione 2009,
domenica 31 maggio, sia stato preferito ampiamente quest’ultimo. Dato che
in una sola giornata è venuta giù tanta
di quell’acqua che forse avrebbe dovuto compensate la siccità di quest’estate. Se ne ricordano bene i giovani che
hanno partecipato alle “12 miglia dell’Agorà” camminando nei quattro percorsi fino
alla cattedrale sotto una pioggia incessante, dovendo trovare pure momenti forti
di preghiera e riflessione lungo il tragitto.
A guidare uno di questi è stato chiamato
anche il sottoscritto, in qualità di “esperto”
(diciamo meglio “appassionato”) di problematiche ambientali. Erano una sessantina
i ragazzi che da Mazzangrugno dovevano
scendere a valle con sosta nell’Oasi-belvedere di Ripa Bianca. L’acqua battente
tuttavia ci ha fatto ripiegare nell’ampio capannone di un ospitale agricoltore. Dentro
quelle pareti, di “belvedere” ce n’era poco,
e del resto di fuori pioggia e nebbia non
offrivano grandi panorami: però forse così
quei giovani sono stati più raccolti (non
tutti i mali vengono per nuocere!). E credo
che sia utile sintetizzare su questo articoletto quanto ho provato a proporre loro.
Ho cominciato così: ragazzi, conoscete
qualche favola? Ovvio che sì: Pinocchio,
Cappuccetto Rosso, Biancaneve, ecc. Domanda: Avete mai pensato che (secondo gli
studiosi) più o meno tutte sono strutturate
in quattro tempi? Beh, a questo non ci avevano mai pensato. Eccoli: nel primo, tutto
è bello e in armonia. Secondo atto: arriva
un guastafeste (i più grandi ricordano il
“carosello” di “Joe Condor in picchiata che
oscura la vallata”), oppure magari anche lo
stesso protagonista si mette nei guai (vedi
Pinocchio). Terzo atto: si implora l’intervento di un “gigante buono” che elimina il
pasticcio e il rompiscatole. Atto finale: torna il sereno, così che tutti possono vivere a
lungo “felici e contenti”.
Ebbene, sempre secondo gli esperti, le favole, lungi dall’essere soltanto dei racconti
per quietare i discoletti che non vogliono
dormire, rappresentano addirittura l’aspirazione profonda dell’animo umano alla
salvezza. Addirittura la Bibbia può venir
considerata come una grande favola “realizzata”: prima il paradiso terreste, poi il
diavolo e il peccato, poi arriva il Salvatore
e così tornano “Cieli e Terra nuovi”. Ebbene, ho proseguito, a due passi da qui “c’era
una volta” una zona selvaggia ma suggesti-
va e verdeggiante, dove venivano gli aironi a nidificare. Poi a qualcuno è venuto in
mente di farci la discarica della città, con
fumi maleodoranti che si vedevano da lontano e che i mazzangrugnesi erano costretti a respirare. Allora l’indimenticato Sergio
Romagnoli s’è battuto per farci lì appresso
una Riserva naturalistica, e qualche bravo
amministratore ha suggerito altre soluzioni per smaltire i rifiuti. Siamo così arrivati
all’Oasi attuale, che il solerte Olivi, cresciuto nelle file scout, ha voluto giustamente
intitolare a Baden Powell.
Ecco, ragazzi, ho proseguito: Ripa Bianca
potrebbe diventare una felice metafora del
mondo di oggi e soprattutto di quello di
domani che voi siete chiamati a costruire
per voi e i vostri figli. Bene o male i nostri
antenati ci hanno lasciato un ambiente
pulito e un’aria respirabile. Ma guardate
(“immaginate” date che eravamo dentro il
capannone!) un po’ com’è ridotta questa
Vallesina: e qui mi son messo a descrivere la situazione dell’aria come esposto nel
precedente articolo sull’”Api-bis” (e cioè
industrie senza fine, traffico, interporto,
turbogas, ecc., ecc.). Aggiungendo: cui anche voi – con quelle sgassate di motorini
date il vostro contributo! Dovete-dobbiamo fare qualcosa: il Creato Dio l’ha affidato alla nostra cura. Ma da custodi, siamo
diventati scriteriati tiranni che abusano del
potere loro dato, rimanendo noi le prime
vittime delle nostre follie. Conclusione: ragazzi, datevi una mossa, compite scelte coraggiose, contestate (uh! che parola passata di moda) questa società che vive a senso
unico la dimensione economica della vita,
in nome di un progresso suicida. Fate in
modo che la favola di Ripa bianca diventi
felice realtà!
Poi i ragazzi hanno ripreso il cammino,
mentre ne continuava a venirne giù a catinelle. Forse m’avranno preso per matto. Ma
può darsi pure che in cuor loro sia sorta la
voglia di far subito qualcosa per “cambiare aria”. Magari prendendo di più la bici e
meno il motorino (anche con gran sollievo
delle coronarie di mamma e papà).
Don Vittorio Magnanelli
Palazzo dei Convegni: 13-19 settembre
Mostra d’arte dei bambini
Venerdì 2 ottobre, alle ore 18, presso
l’aula magna dell’università – palazzo Cuppari – sarà presentato il romanzo di Asmae Dachan “Dal quaderno blu”. Saranno presenti anche
il giornalista Giancarlo Trapanese
della Rai 3, la prof.ssa Elvira Mastrovincenzo, l’assessore alla cultura
del comune di Jesi Valentina Conti.
Palazzo dei Convegni di Jesi ospita la mostra
d’arte dal titolo “Camaleontici 2009” realizzata
con le opere dei bambini delle scuole elementari della città. L’iniziativa è a cura dell’associazione artistica “il Camaleonte” con il patrocinio
del Comune di Jesi e della circoscrizione Jesi
centro. Sarà esposta una selezione di circa settanta lavori, realizzati dai piccoli allievi partecipanti ai laboratori creativi invernali o a quelli
estivi a villa Borgognoni denominati “vacanze
con arte”, organizzati dall’associazione il Camaleonte. L’evento espositivo, oltre a rappresentare un simpatico momento d’incontro per genitori e bambini, proporrà i lavori degli artisti in
erba alle prese con diversi materiali e tecniche
espressive. La mostra rimarrà aperta fino a sa-
bato 19 settembre, tutti i giorni, dalle ore 10
alle 12,30 e dalle 17 alle 19,30.
Cultura
20 settembre 2009
3
U. Saba e D. Šostakovic nel Festival Pergolesi Spontini
SCUSATE IL BISTICCIO
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
PEDAGOGIA RUVIDA
FILOLOGIA ALLEGRA
Vi siete mai chiesti com’ è nata l’espressione
menare il can per l’aia ? Ecco un’ipotesi.
Quando il famoso Can Grande della Scala futuro signore di Verona di inizio 300 - era
ancora un ragazzino, i genitori lo affidarono
alla sorveglianza di una severa istitutrice
(il corrispondente femminile del famoso
aio). Quando il nostro Can... Piccolo ne
combinava qualcuna un po’ più grossa,
la governante, allo scopo d’impartire al
pargolo una salutare lezione, ricorreva alla
collaborazione dello stalliere di corte; il
quale - a chi passava e gli chiedeva: ma che
stai facendo? - rispondeva serafico:
MENO IL CAN PER L’AIA
CHE DIFFERENZA C’è…
… tra un birichino e un biricchino?
Semplice: il primo combina marachelle.
Il
secondo,
assai
meno
corretto,
maracchelle (a loro volta molto più
scorrette).
PS – Questo gioco è già stato pubblicato
due settimane fa. Viene qui riproposto
perché un refuso biric[c]hino lo aveva reso
incomprensibile.
LA “SUA” CITTA’
Bisenso pro-Cav
Corre voce che a Viterbo qualcuno abbia
pensato di conferire la cittadinanza
onoraria a Silvio Berlusconi. Qualche altro
proporrebbe addirittura di nominarlo
sindaco a vita. Secondo voi, quale potrebbe
essere il motivo?
***
Soluzione del gioco precedente:
Indo + vinello = indovinello
La Citazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Il ritorno
Oltre il tramonto delle pretese assolute di una certa
modernità e l’incompiutezza del nichilismo della
post-modernità debolista, ritorna in tutta la sua forza
il bisogno di un’etica della trascendenza, mancando
la quale tutto è permesso.
Bruno Forte in “Avvenire”, 19 agosto 2009, p. 26.
La p u l c e
Esempio di saggia amministrazione statale. Sorgenti del
Clitunno: una affollata biglietteria per le Fonti (gestita
da privati). Accanto, e deserta, un’altra biglietteria per
il solo Tempietto del VII secolo. Sul biglietto la pomposa
intestazione: “Repubblica Italiana, Ministero per le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni architettonici, il
Paesaggio, il Patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico (capolavoro di scioglilingua burocratichese!)
dell’Umbria”. Fra cotanti Enti, non ci starebbe male il Ministero delle Finanze.
Le ‘care voci discordi’ della musica e della poesia
“P
reludio e fughe” è il titolo di una raccolta di
liriche di Umberto Saba
concepite secondo una
struttura contrappuntistica.
La scelta di questa singolare
forma letteraria è spiegata
dallo stesso autore: “Le fughe sono voci che si parlano
fra di loro, si inseguono per
dirsi cose ora contrastanti,
ora concordanti….Ma i loro
contrasti sono solo apparenti”. In realtà le due ‘voci’
dialoganti in queste liriche
sono i due ‘io’ che componevano la sua natura poetica: una voce lieta, l’altra
malinconica; l’una ottimista,
l’altra pessimista. Sono i due
modi in cui Saba affrontò ‘la
calda vita’: modi diversi, ma
conciliabili attraverso una
catarsi lirica.
L’ispirazione venne suggerita dalle architetture musicali di Bach. All’inizio di ogni
poesia le due voci interiori
enunciano diversamente un
tema che poi si sviluppa con
andamento contrappuntistico fino ad un acquietamento conclusivo. La profonda
sensibilità musicale di U.
Saba tuttavia non appare
evidente solo nella struttura formale delle sue dodici
‘fughe’. Ne sono permeate
anche l’euritmia del verso
e la sostanza stessa della
parola che elude qualsiasi
ermetismo in favore di una
pregnante limpidezza, di
una essenziale e vivida oggettività, di una nobile, ma
semplice classicità.
Tra queste liriche e i ventiquattro ‘Preludi e fughe’ di D.
Šostakovic non vi è effettiva
distanza. Poeta e compositore intendono similmente
esporre un intimo dialogo
che attraverso una spontanea indagine introspettiva
fa liberamente affiorare in
evanescenti reminiscenze
frammenti di memorie e
una folla di immagini fluide, di impressioni fugaci e
indefinibili. Šostakovic aveva incominciato a compor-
re esercizi di contrappunto
dopo un viaggio a Lipsia, in
occasione delle celebrazioni
del bicentenario bachiano
alle quali aveva partecipato.
La scrittura contrappuntistica gli rimase così impressa
nella memoria da diventare
l’autentico linguaggio della
sua interiorità.
Le intime voci del poeta e
del compositore sono state
ascoltate l’8 e il 9 settembre
in “Preludio e fughe I-II”.
I concerti, tenuti nel Teatro
della Fortuna di Monte San
Vito, hanno visto protagoniste due artiste dotate di una
simile, delicata sensibilità:
Ilona Timchenko, pianista
eccellente, stimata
compositrice e Lucia Bendia,
giovane attrice jesina che
aggiunge classe ed eleganza
a qualità interpretative notevoli. Lo spettacolo si avvaleva degli effetti sonori e
delle immagini video di Cri-
stiano Berti che evocava un
rasserenante ambiente naturale dove le vaghe rêveries si
perdevano nel trascolorare
del cielo, nel respiro del vento, nel canto degli uccelli.
L’ascolto è stato impegnativo, sia per la consistenza
dei contenuti e l’intensità
dei significati, sia perché lo
spettacolo non è stato interrotto da pause. Strutturata
con raffinatezza stilistica, la
manifestazione è apparsa
sicuramente come una delle
più elaborate e ricercate del
Festival .
Fughe all’infinito
Particolarmente
attinente
al tema del Festival è stato il
successivo concerto “L’Arte
della fuga” (10 settembre,
teatro ‘P. Ferrari’ di S. Marcello), dedicato alla forma
musicale più evoluta dello
stile contrappuntistico. Lo
fuga effettivamente richie-
de in massimo grado tutte
le cognizioni tecniche della
composizione. E’ da sempre
ritenuta la prova più alta che
un musicista possa offrire,
esigendo una conoscenza
assoluta dell’armonia e del
contrappunto alle cui rigorose leggi ragione e fantasia
creativa concordemente devono adeguarsi. Il genio musicale dal quale la fuga venne
più compiutamente perfezionata è J.S. Bach. I 48 preludi
e fughe de ‘Il clavicembalo
ben temperato’, la sublime
astrazione contrappuntistica
de ‘L’Offerta Musicale’ e de’
L’Arte della fuga’ inducono a
ritenere che egli considerasse
questo genere come l’essenza
stessa della musica. Principio e fine: fu sulle pagine
del Contrapuncto XIV che
si fermò per sempre la mano
del compositore.
Appropriatamente dunque
quest’opera bachiana incompleta è stata eseguita per
ultima dall’Accademia Barocca de I Virtuosi Italiani,
preceduta da altri brani consistenti in canoni, contrappunti e fughe in cui in formazioni diverse – quartetto
o trio, con o senza uno o due
clavicembali – i virtuosi si
sono presentati. La brillantezza del suono e l’intensità
espressiva hanno incisivamente caratterizzato lo stile
ed esaltato l’esecuzione che
ha lasciato anche chiaramente intendere come J.S. Bach
abbia affidato ai posteri un
esemplare modello musicale.
Non pochi altri compositori
infatti dopo di lui raccolsero
la sua eredità che numerosi frutti successivamente e
fino al nostro tempo avrebbe
continuato a produrre.
Augusta Franco Cardinali
Nelle foto di Binci, da
sinistra l’attrice Lucia
Bendia e la pianista Ilona
Timchenko l’8 settembre a
Monte San Vito e i musicisti
dell’Accademia Barocca de I
Virtuosi Italiani al teatro
di San Marcello.
Moie: 18 settembre ore 18
“Le piazze del sapere”
Alla Biblioteca La Fornace di Moie,
venerdì 18 settembre alle ore 18, sarà
presentato il libro di Antonella Agnoli “Le piazze del sapere”. Biblioteche
e libertà. La presentazione del libro
vuole rappresentare un momento di
riflessione sul futuro ed il ruolo delle
biblioteche pubbliche nel nostro territorio, ne discutono insieme con gli
amministratori ed i bibliotecari del
territorio: Antonella Agnoli, autrice del
libro e consulente di questo Comune
per la progettazione dei servizi bibliotecari presso la Biblioteca la Fornace;
Vittoriano Solazzi, assessore Regionale
ai Beni ed alle Attività Culturali; Carlo
Maria Pesaresi, assessore Provinciale alla Cultura.
Antonella Agnoli ha progettato ed avviato la biblioteca San
Giovanni di Pesaro, di cui è
stata direttore scientifico sino
a marzo 2008. Da allora ha collaborato al restyling degli Idea
Store di Londra e a numerosi
progetti bibliotecari in Italia. E’ consulente di vari architetti e di molte amministrazioni locali per la progettazione
degli spazi e dei servizi bibliotecari e
per la formazione del personale. E’ coordinatrice dell’Associazione Forum
del libro e collabora con Artelibro a
Bologna. Ha pubblicato “La biblioteca
per ragazzi” (Milano 1999) e vari saggi
in volumi e riviste scientifiche. Questo
libro è il risultato di trent’anni di lavoro
e di riflessione sugli spazi pubblici, arricchiti da viaggi in tutto il mondo alla
ricerca di soluzioni innovative.
Associazione Organistica Vallesina: 21 settembre alle ore 21,15
“Vivacità e quiete”
D
a “Suoni del passato”, XV rassegna organistica che si protrae fino a dicembre
2009, estraggo il concerto d’organo organizzato a Castelplanio alla chiesa di San Sebastiano ed eseguito dal giovane musicista e
già direttore di cappella Stefano Baldelli.
L’Associazione Organistica Vallesina, che
si occupa sia della rassegna musicale, sia
del restauro degli organi, si è impegnata a
svolgere le rassegne di musica d’organo già
dal 1995. La serata in musica dell’11 settembre è stata dedicata all’Aicu - Associazione italiana Carlo Urbani, confermando il
sodalizio musica-sociale che caratterizza la
rassegna, in cui ogni concerto è dedicato a
una diversa associazione che opera in campo umanitario e sociale. I progetti, come
la musica, ci portano sempre lontano e a
mantenere, nell’espansione e nel tempo, il
senso di freschezza che rimane immutato. A
presentare la serata, il parroco don Mariano
Piccotti, che ha saputo esporre con efficace
semplicità il senso della rassegna, accompagnata dalla presenza dello spirito del crocefisso restaurato, che, così esposto di fronte
ai presenti, ha tenuto compagnia. L’eco di
suoni proposto con innato eclettismo comprendono brani più meditativi nella prima
parte, di stile contrappuntistico, da Pachelbel a Bach, nella seconda da un Te Deum di
Elias ad una elevazione e Post Communio in
si bemolle di Morandi, che sembra riportare
tutto all’ordine; vivacità e quiete si rincorrono con reale senso musicale e mistico che
l’effetto ascensionale di questo antico strumento può dare.
Elisabetta Rocchetti
Dopo Castelplanio, i prossimi concerti
in programma sono il 18 settembre
a Cingoli nella Collegiata di S.
Esuperanzio e il 21 settembre
a Jesi in Cattedrale.
4
20 settembre 2009
Attualità
Riflessioni
La preoccupazione
ed i grandi numeri
le idee, le domande, le risposte, le posizioni
di Riccardo Ceccarelli
Nella fede il rifugio... Lada nonFeltri-Boffo
esaltante viceno “Il
di Remo Uncini si compiacciono del male, il Giornale”-“Avvenire”
ha
Su questa colonna, ultimamente, ho affrontato aspetti
politici e di attualità che riguardavano due fatti importanti avvenuti nel nostro paese: la tragedia nel mare di
Sicilia dei 78 profughi eritrei
ed esprimevo costernazione
per queste morti e l’attacco
del direttore del quotidiano
“Il Giornale” a quello di Avvenire con la conseguenza
delle dimissioni di un uomo
che io ritengo “un galantuomo” che svolgeva il suo
lavoro di giornalista. Ebbene, leggendo i quotidiani e
La vita: il
rischio
di lasciarsi
prendere
dall’indicibile
rimanendo
nel silenzio.
Raimon Panikkar
ascoltando la televisione mi
viene solo da piangere! Non
intendo entrare nelle ragioni delle parti in causa, sottolineo il livello culturale e
politico a cui siamo arrivati,
ed esprimo una profonda
tristezza di fronte a tutto ciò
che sta avvenendo che rileva
quanto il nostro paese abbia
bisogno di un clima diverso, senza paure e senza sospetti. Rifugiarsi nella fede
non vuol dire allontanarsi
dai problemi, chiudersi nel
proprio io, ma far proprie
queste contraddizioni, sentirne il peso e affidarsi al Padre, Unica speranza, Unica
certezza: la forza dello Suo
Spirito da’ la certezza che
arriveranno tempi migliori.
Quattromila anni fa un
uomo egiziano si guardava
intorno e vedeva una società talmente corrotta, al punto da non trovare nessuno
con cui poter parlare, con
cui aprire il cuore e giungeva a preferire la morte. Attraverso il ritrovamento di
questo “papiro” conservato
in un museo di Berlino ci
giungono le parole disperate di quell’uomo che fanno
riflettere ancora oggi dove
si può arrivare con la mancanza di senso, di tolleranza,
di solidarietà: “A chi parlerò
oggi? I fratelli sono malvagi, gli amici non possono
essere amati. I cuori sono
rapaci, tutti rubano i beni
del prossimo. L’uomo onesto è scomparso, il violento
spadroneggia. Gli uomini
cupazione” sul futuro della
fede stessa, sul papa, sulla
Chiesa. Ecco un piccolo ma
significativo florilegio. Curzio Maltese, ad esempio,
su “Venerdì di Repubblica”
dello scorso 13 febbraio sottolineava come “la Chiesa
[fosse] ostacolo alla fede”:
sempre la vecchia tiriteradialettica tra istituzione e
contenuto, niente di nuovo
dunque sotto il sole. Poi con
vera competenza è ritornato
in argomento, sempre sullo stesso settimanale dell’8
agosto, scrivendo di “Un
Papa che preoccupa soprattutto la Chiesa”, una Chiesa
talmente preoccupata proprio da Benedetto XVI che
“sta battendo ogni record di
impopolarità”. Una Chiesa
che con Benedetto XVI rischierebbe “il crollo” dato
che il Papa “sembra voler
sfidare la società laica al limite della provocazione”. E
scrive ancora: ”La Chiesa
deve garantirsi la sopravvivenza, ma per quanto tempo
potrà sopportare il crollo di
consensi di questo papato?”.
Come se la Chiesa sopravvivesse, si reggesse e venisse governata con l’indice di
gradimento o secondo i dati
dei sondaggi, che ovviamente si possono calcolare come
dati statistici, e sono questi
poi a far “notizia” quasi unica, e non soprattutto quanto il Papa dice, ritenuto, se
non fa comodo, addirittura
come sfida o provocazione.
“Rosso Ratzinger” titolava
un servizio de “L’espresso”
del 30 luglio a pag. 67, con
il catenaccio che riassumeva
il testo: ”Un milione di fedeli in meno a San Pietro. Calano di 26 milioni di dollari
anche le donazioni. Il Papa
sente la crisi. Che è anche
di popolarità tra i fedeli”. Si
scrive che “i fedeli scappano” dando quasi ragione a
chi disse che erano rimasti
solo “quattro gatti” a seguire
il Papa in piazza San Pietro
(non sembra che sia proprio così se solo guardassero l’Angelus a mezzogiorno
della domenica!) e che oltre
Tevere c’è “la malcelata consapevolezza che, sui grandi
numeri, papa Ratzinger è
perdente”. E si ritorna sempre sui “grandi numeri” che
riusciva a muovere Giovanni
Paolo II, indicando questo
parametro, come fosse l’unico per “giudicare” un papa.
Tutto, e solo questo, fa “notizia” e forma l’opinione pubblica, rimanendo come unica
forma di comunicazione e di
conoscenza anche, purtroppo, tra coloro che dovrebbero più guardare, ma pure conoscere, i contenuti pastorali,
teologici e filosofici, nonché
spirituali di Giovanni Paolo
II e di Benedetto XVI. Televisivamente o giornalisticamente parlando colpiscono
più i grandi numeri, meno
i richiami ai valori assoluti
che ci sono stati e ci vengono
proposti: questi hanno meno
popolarità – siamo tutti figli
dell’effimero – ma restano gli
unici significati e fondamenti
dell’esistenza. Anche se qualcuno o tanti possano avere
liberamente pareri diversi.
agitazioni nei servizi essenziali. Insomma, le trasformazioni culturali, economiche e
sociali richiedono alle stesse
forme di lotta sindacale un
cambio di marcia per ricercare maggiore efficacia e produttività. E l’effetto imitativo
di questa vicenda “efficace,
anche perché veloce” c’è stato. Nello stesso periodo un
gruppo di dipendenti della
CIM di Roma, azienda che
produce materiali edili, è sali-
questa loro portata offensiva,
idonee ad accrescere i livelli
di attenzione pubblica (e di
pressione sul datore di lavoro) sulla vicenda. I “gruisti”
di Lambrate con la loro lotta
hanno depotenziato proprio
la “leva” su cui si basavano i
“conflitti terziarizzati”, sostituendo ad essi una nuova forma di protesta, ancora più efficace perché meno intrusiva,
bene è rigettato dovunque. fatto e sta facendo ancora
Non c’è più gente onesta, il versare i consueti e classipaese è abbandonato a co- ci “fiumi d’inchiostro” sui
loro che operano il male. Il settimanali sulla vicenda
peccato che colpisce la terra stessa (“Panorama” del 10
non ha fine. La morte è da- settembre, “Mistero Boffo”)
vanti a me oggi come quan- e sui rapporti CEI-Vaticano
do un malato risana, come (“L’espresso” del 17 setteml’uscire fuori dalla galera. La bre), per non accennare ai
morte è davanti a me oggi molti commenti sui quoticome il profumo della mirra, diani. Ma è l’intero pontificome sedere sotto una vela cato di Benedetto XVI che
in una giornata di vento. La “preoccupa” tanti giornalisti
morte è davanti a me oggi che per l’occasione si tracome quando un uomo de- sformano in specialisti delle
sidera vedere casa sua.(Te- “cose” di Chiesa emettendo
sto degli egittologi. Papiro n. giudizi che appaiono non di
3024 conservato al Museo di rado insindacabili. La Chiesa viene vista e giudicata in
Berlino)
Il buco di senso è stato ri- definitiva come un partito,
empito dalla ragione della come una realtà economifede. La croce intervenuta ca, come un soggetto più
non come evento di espia- o meno d’opinione o addizione dei nostri peccati, ma rittura solo politico e come
come salvezza perché segno un’intromissione o un’invache l’amore può sconfiggere sione nella vita dei singoli
o degli Stati. Sono aspetti
la morte.
La luce della “redenzio- che vengono presi in conne” sconfigge i momenti di siderazione da quando la
fatalismo, di pessimismo Chiesa esiste, perché essa è
dell’egizio, di sfiducia, di anche realtà “storica” e non
mancanza di speranza. La può essere altrimenti, ma
risurrezione è il risvolto non si esaurisce in questi, se
positivo della croce: Gesù così fosse, si sarebbe estinta
ha compiuto la volontà del come tante altre realtà “stoPadre perché ha realizzato il riche” ormai da tempo, se
suo amore e ha mostrato che non da secoli. Aspetti “stoDio è vicino a chi soffre. Ha rici” che coinvolgono, forcomunicato quella forza che se un po’ troppo, anche gli
consente di tradurre in gesti stessi uomini di Chiesa; ma
di solidarietà e di fraternità soprattutto gli osservatoril’inedita azione di Dio che giornalisti che giudicano
salva. La croce è il prez- e pontificano “con preoczo che fa pagare il mondo a coloro che donano
la vita agli altri. Dio l’ha
trasformata come mezzo
Nel mondo del lavoro: appunti di viaggio
di redenzione perché gli
uomini mettono in croce
di Gabriele Gabrielli*
i “giusti”, Dio li risuscita
dai morti. Per questo rifuUna stagione più vo ed inespresso di “voglia di to su una torre per “dare voce
giarsi nel nostro intimo non
“spettacolare”
per partecipazione” che sollecita e immagine” alla loro proteè fuggire, ma anzi è avvicinarsi al grido degli ultimi, a
la gestione dei politiche di maggior coin- sta, “messa in scena” per evitare che l’azienda fosse chiuChissà se è stata
coloro che non hanno dove
conflitti sul lavoro volgimento.
anche questa vicenda a sug- sa, non perché in crisi, ma a
“posare il capo” perché la
causa del mancato rinnovo
gerire al Ministro Tremonti
salvezza si raggiunge nella
pienezza del dono nella vita La vicenda della particolare il rilancio del tema della par- dell’affitto del terreno dove si
quotidiana, nel lungo cam- forma di protesta e di orga- tecipazione agli utili dei lavo- svolge l’attività. Come dimenmino attraverso la pazienza nizzazione del dissenso con ratori? Ma la maggior parte ticare poi la “messa in scena”
di essere nel mondo ma nel- cui i lavoratori della Innse di dei commenti ha evidenziato particolarmente suggestiva e
lo stesso tempo fuori dalle Lambrate hanno lottato que- quello che di realmente nuo- “nazionale” dei vigilantes che
sue logiche. Ma come? Por- sta estate per non far chiu- vo c’è in questa forma inu- sono saliti sul terzo anello
tando la croce – dice Gesù dere i battenti dell’azienda suale di conflitto sindacale. del Colosseo a sostegno della
- donare la vita per gli altri lombarda, ha registrato mol- Anche con una certa sorpresa, loro trattativa sindacale? E
e sentire il peso dell’isola- ti commenti, ma soprattutto si è notato che questa forma potremmo continuare anche
mento dal mondo, anche se sembra aver dato il “la” a una di lotta –pur se con qualche con vicende più recenti, sia
lo attraversiamo: non siamo nuova modalità di lotta. L’epi- rischio per la sicurezza dei nel nostro paese che all’estemai di questo mondo che è logo, come sappiamo, è stato lavoratori- non è stata affatto ro. La modalità utilizzata in
sempre più nel suo relativi- positivo; l’impresa ha trovato violenta, ha creato pochi dan- tutti questi casi, in effetti, si
smo, lontano nel raggiunge- un acquirente, il gruppo Ca- ni e non ha messo a rischio caratterizza per diverse novità; la più significativa, forse,
non
re la salvezza, ma affamata mozzi, che sembra abbia un macchinari. Inoltre,
di essa. Ogni giorno si de- progetto industriale a servi- ha provocato disagi a “terzi”, sta proprio nell’oscuramento
nota il suo smarrimento nei zio del quale far funzionare cioè a tutti noi cittadini che, prodotto alla componente
confronti dei fatti della vita macchinari e occupare le ma- pur seguendo la vicenda con che ha contrassegnato le forche non vuole riconoscere estranze. Le riflessioni pro- comprensione e sentimenti di me di lotta nell’epoca postil rifugio di un disperato, il poste a margine della vicenda, solidarietà, non siamo sem- industriale, ossia la capacità
pianto sordo di una madre, oltre che molteplici, sono an- pre tolleranti e disponibili a di provocare danni a “soggetperò sa auto-assolversi dai che di natura diversa. Alcune subire in prima persona dan- ti terzi” del conflitto, quelli
suoi peccati di superbia e di hanno evocato, per esempio, ni e disagi di “provenienza fuori, cioè, del perimetro semorale dando un esempio di il tema della “voglia di parte- sindacale” come, per esempio, gnato dalla relazione duale
impresa-lavoratori; e, grazie a
cipazione” alla vita dell’azien- in caso di scioperi o di altre
empietà infinita...
Terremoto, le Marche per la rinascita
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, insieme alla speaker del
Congresso americano Nancy Pelosi di origini abruzzesi, ha inaugurato, la mattina del 14 settembre, la scuola materna di Villa Sant’Angelo, poco distante da L’Aquila, realizzata grazie al sostegno di diverse
realtà pubbliche e private, tra cui l’anconetana Energy Resources,
leader nelle rinnovabili. Fini ha spiegato che “questa è una bella lezione da tenere presente per il futuro. Non è secondario il fatto che a
Villa Sant’Angelo la priorità nella ricostruzione è andata a una scuola
materna”. “Come Energy Resources siamo particolarmente orgogliosi di
aver partecipato alla rinascita di questo pezzo importante della vita di
Villa Sant’Angelo: commenta il presidente Giovanni Emidi.”
da che si celerebbe dietro il
gesto dei “gruisti” della Innse.
Guglielmo Epifani l’ha definita “una bella pagina di lotta”,
lasciando quasi intendere che
i lavoratori vogliono guardare
le imprese con occhi diversi da quelli di maestranze in
cerca soltanto dello scambio
più remunerativo tra lavoro
e retribuzione; la protesta di
Lambrate, secondo questa
lettura, nasconderebbe in realtà un potenziale significati-
continua a pag. 5
Il libro
“Riaffermare in maniera forte il diritto ad
una libera informazione, che arricchisca tutti, che faccia crescere
in noi il sentire comune contro una comunicazione che invece
condiziona e manipola”. Il presidente, Raffaele Bucciarelli, ha portato con queste parole
il saluto dell’Assemblea
legislativa delle Marche
alla giornata di commemorazione, organizzata
dal Comune capitolino,
che si è tenuta a Roma
l’11 settembre, in Campidoglio, dedicata a
Graziella De Palo e Italo Toni, due giornalisti
scomparsi ventinove
anni fa, in Libano mentre erano impegnati ad
indagare su un possibile traffico d’armi italiano in Medio Oriente.
L’Assemblea legislativa
delle Marche ha contribuito fattivamente
a questa giornata della
memoria, pubblicando, per la Collana dei
Quaderni del Consiglio
regionale, il libro: “Per
conoscere il caso Toni
– De Palo. Una verità
negata da 29 anni.”, distribuito nel corso della cerimonia alla quale
hanno partecipato centinaia di persone accorse in Campidoglio per
portare la propria testimonianza e la propria
richiesta di verità per
uno dei casi più oscuri
della nostra Repubblica. Un caso su cui nel
1984 venne posto il
segreto di stato. “Italo
Toni era marchigiano, di Sassoferrato, un
esempio di correttezza
e professionalità, un
esempio della nostra
terra, dei valori che
siamo fieri di ribadire
in questa importante
sede istituzionale - ha
continuato Bucciarelli –
Questa pubblicazione
rappresenta la volontà
dell’Assemblea legislativa, ma anche della
Provincia di Ancona,
del comune di Sassoferrato,
dell’Ordine
e del Sindacato dei
Giornalisti
marchigiani, di far luce sulle
vicende oscure dell’Italia dei Misteri e del
segreto di stato. Vuole
essere soprattutto un
piccolo gesto di grande riconoscenza verso
Graziella e Italo, con
la certezza che l’avrebbero condiviso.”
La pubblicazione di
questo libro, che tutti possono richiedere
al Consiglio regionale, conferma l’impegno e la volontà di
conoscere la verità
e dare alle famiglie
degli scomparsi e
a tutta la comunità
le risposte attese da
ventinove anni.
Giovani
20 settembre 2009
Il contributo
dell’esperto
Riflessioni sull’esortazione del Vescovo: le opinioni degli studenti del “Pieralisi”
Giovani, adulti e trasmissione della fede
R
icordate l’esortazione Una
generazione narra all’altra
le tue meraviglie? È passato un
anno da quella lettera che iniziava con le parole di san Giovanni
Apostolo “Scrivo a voi, figlioli…”.
Siccome il Vescovo si rivolgeva
pure al mondo dell’istruzione,
gli studenti vi hanno lavorato
attraverso due questionari a
scelta multipla. Col primo hanno messo a fuoco come i giovani vedono gli adulti, con
l’altro la trasmissione della
fede. Nel complesso hanno risposto circa trecento studenti
dell’Ipsia/Ipsaa “Pieralisi”.
Le domande, somministrate fra
gennaio e giugno 2009, sono
state poi approfondite con le
quinte. In seguito, nel mese di
luglio le risposte sono state analizzate dal dott. Marco Ceppi.
La figura dell’adulto
Ben il 66,4% degli studenti vede
nell’adulto una figura importante, primaria dal punto di vista
educativo ma spesso non all’altezza delle aspettative (sono distratti per il 3,2%; troppo ansiosi
per il 5,8%; fantasmi per il 3,2%;
noiosissimi per il 5,8%; troppo presenti e “impiccioni” per
l’8,7%). Solo il 28,5% ha un’idea
netta e ritiene l’adulto soprattutto un educatore e un punto
di riferimento. Sembrerebbe
che l’adolescente voglia inchiodare alle responsabilità, attendendo non una fusione di ruoli
(il genitore amico), ma punti di
riferimento, anche sotto forma
di conflitto.
Diversamente un 13,5% marca
le note negative: gli adulti sono
pessimisti (2,5%), spaventati dal
futuro (5,5%), nostalgici (5,5%).
Probabilmente leggiamo qui le
preoccupazioni della working
class legate alla crisi produttiva
e ad altri problemi (sicurezza,
inquinamento, eccetera). C’è
però un 7,7% che vede gli adulti fiduciosi e ottimisti. Infine,
per un 7,1%, essi sono poco più
che dispensatori di cose, non
solo sostentamento, ma spese
voluttuarie.
La trasmissione della fede
Quando l’adulto è percepito come ‘buono esem­pio’. La
stragrande maggioranza degli
studenti dichiara che un buon
esempio è tale quando c’è coerenza fra quello che uno fa e
dice, quando vedi quello in cui
crede dal comportamento. In
un mondo di veline e di spettacolarizzazione, l’adolescente
vuole la schietta corrispondenza
fra fede e vita, fra valori e azioni
concrete. Se credi, agisci di conseguenza. Non vogliono “grandi
emozioni” (6,5%), né bei discorsi
(14,9%), vogliono vedere quello
in cui credi dalla condotta. Non
va sottovalutata la percentuale
di coloro (19,7%) che apprezzano la furbi­zia.
Successivi incontri con le classi quinte hanno confermato
quanto sopra. L’adulto, hanno
ribadito i più grandi, è un buon
esempio quando è sincero, trasparente anche in fatto di fede.
Sincerità intesa come l’atteg­
giamento di chi non aggira i
problemi -e quindi, ti fa riflettere in base alle cose concrete.
Solo chi è tale può aiutare gli
adolescenti.
L’altro quesito (“quando un
adulto è un buon cristiano?”)
aveva uscite accattivanti: l’impegno socio-caritativo (argomento
particolarmente sentito dai giovani solidaristici e impegnati),
di nuovo l’entusiasmo che contagia. In entrambi i casi, le percentuali risultano basse (14,3%
e 13,7%). Sembra che solidarismo ed emotività estemporanea,
non siano caratteri gettonati.
Colpiscono ma non lasciano il
segno! C’è invece una maggiore attenzione alla dimensione
contem­plativa (il 23,3%). Il dato
però che salta immediatamente
agli occhi è il bisogno di ragio­
ne: buon esempio è chi sa dare
ragione dei fondamenti del cre-
L’
do. Si tratta forse di una risposta ad un confuso relativismo?
Resta il fatto che ragione e fede
non vanno separati (il 48,5%).
Il terzo quesito spostava l’accento al diretto coinvolgimento dei
giovani nella trasmissione della
fede. Anche qui non raccolgono
molte adesioni due risposte che
in altri tempi avrebbero avuto
più consensi. Solo il 16,1% crede che un giovane possa avvicinare alla fede un suo coetaneo
organizzando campi estivi o
gruppi di solidarietà. E solo
l’8,9% crede che si debba tirare
in ballo argomenti forti come
la guerra o la fame. Il 23,3%
vorrebbe un comunicatore che
eviti discorsi troppo impegnativi; del resto il discorso se non è
seguito da un comportamento
conseguente riesce falso. Il dato
sbalorditivo è il 43,1% di studenti che dichiara di credere in
un coetaneo comunicatore “con
la stessa forza e la stessa fede di
Gesù”!
Il quarto quesito era centrato
sulla corresponsabilità. L’intento qui è stato di mettere a fuoco
e meglio definire tale concetto.
La risposta non è stata scontata. Non ci sono maggioranze
nette. Quasi il 40% ritiene però
più correspon­sabile un giovane quando sente che la Chiesa
comincia dall’immediato, dalla
propria persona. Un’ecclesiologia troppo centrata sugli altri:
il clero, gli animatori più adulti,
non contribuisce a far maturare il senso di corresponsabilità.
Certamente non va sottovalutato chi (il 23%) ritiene che
corresponsabile significa ancora ‘mettersi a disposizione del
parroco’. O, quasi all’opposto (il
28,2%) chi crede che significhi
quasi assoluta indipendenza.
Significativa, infine, l’esigua
minoranza di giovani che non
crede alla corresponsabilità,
avendo una visione complessiva della Chiesa quale “affare dei
sacerdoti o dei parroco”!
I due questionari non tengono
conto di fattori come la residenza. Forse dovremmo accostarli
a ricerche di più ampio respiro
(come fu quella edita nel 1992
dalla Cassa rurale di Filottrano
dal titolo I nuovi orizzonti del
sacro. L’aggregazione giovanile religiosa a Filottrano). Al di
là di questo, però manifestano
tendenze in atto presso i nostri
giovani. Interpretarle è nostro
dovere pastorale. Le loro esplorazioni ci fanno dire: “Scrivo a
voi, figlioli…” che distratti serbate la domanda “Dio chi sei per
me?” di tutti i cercatori di Dio.
prof. Gabriele Bevilacqua
[email protected]
il 19 e il 20 settembre nel ricordo di bruno caccin
Rosora sotto le stele
S
abato 19 e domenica 20 settembre a Rosora,
presso il Palazzo Luminari, si terrà la sesta edizione del progetto “Sotto le stelle di Rosora” dal
titolo “Incontri interdisciplinari su inquinamento,
astronomia, ecosistemi antropizzati”. Il programma viene organizzato per ricordare il prof. Bruno
Caccin e nell’occasione verrà presentata la mostra: “ Apollo 11a 40 anni dall’allunaggio”.
Il saluto alle autorità, ai relatori e a tutti gli intervenuti sarà dato, alle 17,45 di sabato 19 dal
sindaco Lamberto Marchetti e da Anna Maria
Sambuco, vedova del prof. Caccin. Seguiranno
gli interventi di Francesco Berrilli su “La chimica
delle stelle”, di Valentina Penza su “Cambiamenti climatici: quali i colpevoli?”, di Gino Romiti su
“Agricoltura e salute della terra” ed infine di Franco Zucconi su “La stanchezza del suolo”.
Alle 10 di domenica 20 ci sarà l’intervento di Paolo Saraceno su “La connessione cosmica dal Big
Bang all’origine della vita” e subito dopo don Giuliano Gigli concluderà parlando dell’origine della
vita secondo un approccio teologico. Curerà le
interpretazioni espressive Anna Rita Giampaoletti. Il Gruppo Astrofili Hipparos assicurerà, tempo
permettendo, le osservazioni del cielo, notturne e
diurne, al telescopio.
5
Nel mondo del lavoro
segue da pag. 4
ma soprattutto perché usa la nuova leva di
successo di quest’epoca, cioè la “spettacolarizzazione”. Quelle che abbiamo menzionato, in effetti e pur se con indubbie differenze, sono tutte proteste non invadenti
e che non creano disagi a “terzi”. Sono riuscite ugualmente a riempire con le loro
storie le prime pagine dei giornali e, con le
loro inconsuete immagini, la televisione e
i notiziari, ricorrendo al ‘linguaggio’ adatto per ‘mettere in scena’ tutte le vicende
umane senza distinzioni di sorta, facendole diventare una “esperienza-prodotto”. Si
pensi, andando oltralpe, all’iniziativa degli
operai della Chaffoteaux et Mary che, per
richiamare l’attenzione sulla loro situazione aziendale e sui licenziamenti, hanno
deciso di posare nudi e fare un calendario. Sono tutte vicende che concretizzano
quel fenomeno di “vetrinizzazione sociale”,
come lo chiama Vanni Codeluppi, che sta
caratterizzando la nostra vita e che mette in scena ogni cosa: anche le lacrime, la
violenza fisica e quella “mediatica” sulle
persone, la sofferenza e la morte (abbiamo già scritto sulla vicenda dei funerali
di Michael Jackson). La domanda da porsi
allora è: è stata inaugurata una nuova stagione più “spettacolare” nella gestione dei
conflitti di lavoro? Di evidenze ce ne sono
molte e anche materiale sufficiente, forse,
per studiarla più a fondo. Non rientrano
in questo filone innovativo, però, le numerose altre vicende che “spettacolarizzano” forme di violenza inaccettabili, come
quando si assediano dirigenti d’impresa, si
dà fuoco agli uffici o, come è successo in
Francia, si minaccia di inquinare fiumi.
interessante indagine-ricerca fa emergere elementi significativi del vissuto giovanile. Vorrei brevemente svolgere alcune
riflessioni che derivano da una lettura delle risposte in un’ottica logoterapeutica, cioè
secondo l’impostazione della psicologia del
senso, fondata dallo psichiatra Viktor Emil
Frankl.
Nella parte della ricerca in cui si esamina
come i giovani vedono gli adulti, emerge un
bisogno forte di punti di riferimento. L’educatore adulto incarna il significato profondo della sua funzione quando contribuisce,
mediante l’esempio e la parola, ad affinare
la coscienza dell’adolescente. E’ questa la
funzione principe dell’educazione: contribuire all’emergere nella coscienza dei giovani
di un’ambivalenza interiore, orientando e
promuovendo scelte, decisioni, azioni in funzione di valori di riferimento e di significati
dell’esistenza che attendono di essere realizzati. L’ambivalenza non deve spaventare, in
quanto la radice del bene e del male è ambivalente nella coscienza personale, ma l’essere umano mantiene sempre la libertà della
decisione verso il bene. L’autentica funzione
educativa orienta verso la libertà della scelta,
accettando il rischio della scelta sbagliata.
Di fronte alla crisi globale del nostro sistema
e della società mondiale, il giovane ha bisogno non di qualcuno il quale gli fornisca le risposte, quanto piuttosto di adulti significativi
che lo aiutino, attraverso l’esempio coerente,
a farsi le domande giuste, trovando poi in
sé le possibili risposte.
Nella parte della ricerca nella quale si
approfondiva la trasmissione della fede,
emerge un dato: ci si avvicina alla fede attraverso la ragione. Sappiamo che il dono
della fede supera le categorie immanenti
della ragione e della dialettica, poiché la
fede parla al cuore dell’uomo e rimanda
ad una risposta dell’uomo verso Dio.
In questo la risposta è un atteggiamento
di autotrascendenza. “Con tale espressione – afferma Frankl- intendo un fondamentale dato antropologico: l’essere umano rimanda sempre a qualcosa che è al
di fuori di sé e non a se stesso - qualcosa
o qualcuno, un significato da realizzare
o una persona da amare. In altre parole,
l’uomo è propriamente tale solo quando
gioca la sua vita donandosi del tutto ad
una causa o a una persona. Egli diventa
se stesso quando si proietta oltre se stesso,
e ciò facendo, si dimentica”.
Le risposte dei giovani intervistati sono
quelle che ci si aspetta nel tempo che
viviamo: un tempo nel quale la crisi di
progetto e di sistema etico riporta gli
individui a posizioni estreme e radicali,
alla comunione della Chiesa delle origini o all’indifferenza agnostica di certi
stili di vita moderni o alla ricerca ragionata delle posizioni esistenziali. Così per
la fede, emerge uno spiraglio di adesione
orientata attraverso il ragionamento e
l’osservazione di comportamenti apprezzabili che diventano imitabili.
L’impegno caritativo è vissuto in una
porzione minoritaria di soggetti e rimane poco motivante di fronte al vuoto esistenziale, alla frustrazione esistenziale
che attecchisce laddove la scala dei valori si ferma all’individualismo e all’egoismo esasperato, espressione di immagini
e personalità narcisistiche e fenomeni
nichilisti della società contemporanea.
Sembra che i giovani intervistati siano
in questo senso assetati di coerenza più
che di esperienza. In loro vi è un bisogno
di radicalità e di coerenza che vogliono innanzi tutto cogliere nei comportamenti e negli atteggiamenti degli adulti,
prima di attribuire loro l’autorevolezza
della intenzionalità educativa. Ciò appare vero anche nell’analisi delle risposte al quesito del coinvolgimento diretto
dei giovani nella trasmissione della fede.
Nel tempo in cui non sono più presenti
i grandi ideali del passato, il messaggio
che proviene dalla vita di Gesù e dei
Vangeli, esprime forza e grandezza e rimane per i ragazzi un valore praticabile,
a patto che sia intercettato nel coetaneo
che vive in maniera autentica l’esperienza della fede.
Marco Ceppi, psicoterapeuta
6
Regione
20 settembre 2009
Ufficio Catechistico Diocesano
Discariche a rischio esaurimento, il sindaco Carbini non ci sta
DVD multimediale che raccoglie
una decina d’anni di esperienze per
l’accompagnamento dei bambini e
dei ragazzi nell’iniziazione cristiana.
Sono stati presenti circa 70 persone
provenienti da metà delle parrocchie
della diocesi. Si intitola Cammino
Emmaus ed esprime già nel titolo la
scelta della prospettiva catecumenale e del cammino progressivo secondo obiettivi e tappe che
portano al culmine della celebrazione dei sacramenti e della
vita. Ne parliamo con il protagonista il direttore dell’UCD don
Mariano Piccotti.
zione sempre più contorta che si av- terno, cioè Moie e Corinaldo. Queste
via verso una pericolosa “anticamera le uniche alternative rimaste, quindi,
dell’emergenza rifiuti”. È l’amaro com- ma la minaccia reale è l’esaurimento
mento del sindaco di Maiolati Sponti- precoce anche di queste due discarini Giancarlo Carbini, che nel consiglio che, visto che sembra ancora lontana
comunale del 10 settembre è dovuto la celebre terza discarica prevista dal
tonare nuovamente sui fatti.
PPGR e da realizzarsi da parte di CoL’estate ha portato con sé l’esauri- nero Ambiente. Ma tra ricorsi al TAR
mento e la chiusura anticipata della e polemiche, l’ipotesi Filottrano come
discarica di Chiaravalle, arrivate lo sito per la costruzione dell’impianscorso 8 agosto, invece che a settem- to “salva-provincia” è ancora lungi
bre. Ed è giunto l’inevitabile, dopo dall’essere concretizzata.
che a fine 2008 anche Castelcolonna “Da più parti sono arrivate sollecitaaveva chiuso i battenti. Ora, secondo zioni al Consorzio Conero Ambiente
il PPGR (Piano Provinciale Gestione perché procedesse nell’assumere atti
Rifiuti), i Comuni del Consorzio Co- concreti per la costruzione della terza
nero Ambiente dovrebbero conferire discarica – afferma il sindaco Carbini
fuori Provincia. Questo se la Provin- –
cia non avesse deliberato una soluzio- sollecitazioni dai Comuni del Bacino
ne temporanea che prevede, fino al 31 2 (quelli del CIR33, tra cui Maiolati
dicembre 2009, il conferimento anche Spontini e Corinaldo, quelli che redegli ultimi comuni del Bacino 1 (fa- sponsabilmente hanno fatto la propria
centi capo a Conero Ambiente) nel parte) e dalla Provincia, che aveva asBacino 2 (sotto il consorzio CIR33): sunto le ultime delibere (dirottare per
Chiaravalle conferirà a Moie e Anco- il 2009 i rifiuti a Moie e Corinaldo) in
na a Corinaldo, dunque. C’è inoltre il un’ottica di responsabilità, nella conparere della Regione, secondo il quale vinzione che a breve sarebbero partiti
non potrebbe essere previsto il confe- i lavori per la terza discarica”.
rimento fuori Provincia perché l’ATO, Ma dopo l’ultima sollecitazione
Ambito Territoriale Ottimale (in cui dell’ente provinciale (a firma dell’as-
Il dvd Cammino Emmaus Emergenza rifiuti nella Provincia
Ufficio Catechistico della diocesi ha convocato nella serata
L’
ncora irrisolto il problema disca- confluiranno i due Consorzi di gestio- sessore provinciale all’ambiente Mardi lunedì 7 settembre i parroci e i
A
riche nella provincia di Ancona. ne rifiuti) deve essere autosufficiente e cello Mariani), il consorzio ha detto
catechisti per la presentazione del
Nessuna schiarita all’orizzonte e situa- appoggiarsi agli impianti al proprio in- la sua (a firma del suo presidente
Perché lo consiglia alle parrocchie come itinerario di quello che una volta si chiamava il catechismo?
Per almeno tre motivi. Il primo è il mettere ordine logico al cammino di iniziazione cristiana di stile catecumenale; il secondo è
la possibilità di confronto tra le varie esperienze delle parrocchie,
confronto che è possibile solo nella chiarezza degli obiettivi e dei
contenuti oltre che del metodo; il terzo è per dire grazie a quanti
hanno collaborato in questi anni, e sono molti.
Perché la scelta di ispirazione catecumenale, e che cosa significa?
Non è una scelta nostra. E’ della Chiesa. Nel dvd sono riportati
tutti i documenti dal Concilio ad oggi, primo tra tutti e non ancora tramontato il Documento Base del 1970. E’ una scelta che
in pratica significa il percorso dentro le esperienze portanti della
vita della Chiesa, che sono quattro; il mettersi in cammino con le
persone concrete, la narrazione della storia della salvezza, l’esperienza simbolico-celebrativa e della preghiera, e l’avvio all’impegno.
Ma non è un problema proprio la trasmissione dei contenuti (la dottrina) alle nuove generazioni?
Certamente è un problema che ha bisogno di essere preso sul serio non solo in questa fase. A Verona nel Convegno è stato un
capitolo importante e tutto il decennio che si sta chiudendo della
chiesa italiana era stato incentrato su questo. Ma la trasmissione
dei contenuti cristiani è in fondo la trasmissione di una esperienza di vita illuminata. I contenuti teologici non possono essere ridotti a dottrina. E’ una illusione il ritorno al Catechismo dei Pio
X o a quella stagione della Chiesa. Oggi per dirla con il Meeting
di Rimini la conoscenza passa attraverso il di più di esperienza e
non attraverso le ideologie.
Ma come accompagnare i bambini e i ragazzi che oggi sono
imboniti da tanti linguaggi multimediali?
Nel percorso indicato c’è la voce “linguaggi”. Abbiamo già offerto
ai catechisti un qualificato corso sulla narrazione e una raccolta
di esperienze sulla catechesi attraverso l’arte. Dieci anni fa abbiamo edito un percorso di arte storia e fede attraverso la Vallesina
(album a figurine Sulla via della bellezza) che culminerà a metà
settembre con un seminario formativo in tal senso guidato da
una esperta la prof.ssa Roberta Pizzi. Il dvd ne parla ma attende
che i catechisti con i loro parroci mettano in moto una ricerca in
tal senso a partire da quello che offre la propria parrocchia.
E chi non vuol seguire questo cammino?
I parroci con i catechisti sono i responsabili del percorso per i
ragazzi affidati alle loro cure. Loro debbono rispondere a chi
chiede: quale progetto hai per l’IC dei ragazzi? Il “Cammino Emmaus” è stato pensato, sperimentato e raccolto per essere anche
oggetto di confronto. Se non c’è niente di scritto, come si fa a
confrontarsi?
Chi ha sperimentato una sua via ha anche il dovere di parlarne, di
offrirlo e confrontarlo con gli obiettivi e i contenuti che la Chiesa
offre. Perché - per esempio - in molte parrocchie il Catechismo
della CEI è stato messo in archivio? E’ giusto che i ragazzi siano legati alle fotocopie e basta? E’ giusto che quella autorevole
proposta sia sostituita con semplici sussidi? E’ giusto che non abbiano mai a fare l’esperienza della lettura diretta del Vangelo e
della Bibbia? E’ giusto che imparino preghiere, senza imparare a
pregare? Capisco che i problemi ci sono, e mi auguro che una pagina del nostro settimanale venga dedicata proprio alla trasmissione della fede visto il coinvolgimento di fatto di tante famiglie!
Sauro Brandoni), rispondendo, in sostanza, che proprio la Provincia non
avrebbe messo Conero Ambiente
nella condizione di procedere.
La vicenda è tornata sul tavolo del
Consiglio Comunale di Maiolati il 10
settembre scorso, alla presenza del
soggetto provinciale nelle persone
dell’assessore Mariani e di Massimo
Sbriscia, dirigente settore tutela e
valorizzazione dell’ambiente. Dura
la reazione del Consiglio, sindaco in
testa, che ora attende le contro decisioni della Provincia. “E’ stato chiesto
il Commissariamento del Consorzio
ConeroAmbiente e soprattutto chiarezza sulla terza discarica – tuona
Carbini – A questo punto non esiste
più nessun presupposto per accettare
che questa situazione (con conferimenti oltre le 50mila tonnellate) sia
prorogata al 2010. Deve trovare attuazione il PPGR con le tre discariche. Gli impianti di Moie e Corinaldo
non debbono durare meno di quanto
previsto dal Piano a causa dell’inefficienza di altri, creando nei fatti l’anticamera dell’emergenza rifiuti nella
Provincia”.
Maria Chiara La Rovere
FERMO: una laurea triennale per organisti e direttori di coro
La musica liturgica entra al Conservatorio
D
all’anno
accademico
2009/2010 sarà attivo
il corso di Laurea triennale in “Musica per la liturgia”
al Conservatorio “Giovanni
Battista Pergolesi” di Fermo.
Lo ha annunciato la Delegazione Pontificia di Loreto,
che ricorda come il Centro
studi lauretani (Csl) sia tra
le istituzioni promotrici del
progetto.
Il diploma prevede due corsi
specifici, “Organo per la liturgia” e “Direzione di coro
per la liturgia”, ed è il primo
corso di musica per la liturgia ad essere riconosciuto
dal Ministero per i Beni e le
Attività Culturali italiano.
Il Conservatorio di Fermo
ha raccolto – secondo solo a
quello di Palermo – la proposta avanzata dal progetto
denominato, appunto, “Musica per la liturgia”, inviato
dalla Commissione episcopale per la liturgia della
CEI in tutti i conservatori
italiani (circa 70) nel 2000.
Il progetto, elaborato da un
gruppo di docenti di alcuni
conservatori italiani, laici e
sacerdoti, rilevava l’opportunità di approfondire tale
curriculum di studi. Di qui
la decisione di istituire il
nuovo diploma accademico
di primo livello.
L’obiettivo è quello di “preparare degli organisti e direttori di coro per la liturgia
di alto profilo professionale”
ed è già in programma la redazione di un protocollo di
intesa fra il Conservatorio
di Fermo e la Conferenza
episcopale marchigiana al
fine di permettere ai nuovi laureati un inserimento
privilegiato in cattedrali e
basiliche delle Marche. “Il
contenuto formativo e disciplinare dei curricula non è
un astratto corso di “musica
sacra” – sottolinea il coordinatore del corso Mons. Antonio Parisi, consulente per
la musica liturgica dell’Ufficio Liturgico Nazionale
della Conferenza Episcopale
Italiana – ma tende a far ma-
turare competenze e abilità
specifiche nel campo della
musica per la liturgia così
come è prevista dal progetto
rituale definito dal Vaticano
II”. Quindi il corso non ha un
carattere storico, o soltanto
strumentale, o musicologico,
ma è finalizzato a preparare
bravi e competenti musicisti
di chiesa.
I piani di studio, approvati
dal Ministero, prevedono un
corso della durata triennale
con 60 crediti annuali. I due
indirizzi, organo e direzione
di coro, comprendono materie comuni di carattere liturgico: liturgia, sacra scrittura,
musicologia liturgica, vocalità liturgica; e poi materie
proprie di ciascun percorso:
armonia e analisi, storia ed
estetica, improvvisazione
organistica, composizione,
organo e direzione di coro;
più altre materie. Il corso
non sarà attivato ogni anno:
al termine di questo primo
ciclo verrà effettuata una verifica finale, e solo in seguito
potrà essere avviato un nuovo percorso triennale.
Attualmente soltanto i Conservatori di Fermo e Palermo hanno attivato simili
corsi di laurea triennale. E
l’influsso della vicinanza di
Loreto pare essere stato determinante sull’impegno in
questa direzione dell’istituto fermano. “Non è un caso
che, a proposito di cultura
musicale”, sottolinea fr. Stefano Vita, vicario della Delegazione Pontificia di Loreto
e direttore del Csl, “Loreto
vanti l’esistenza di una Cappella Musicale con oltre 500
anni di vita e tutt’oggi nella
basilica lauretana si svolgano con frequenza concerti e
festival di valore internazionale”.
È una grande sfida per la
Chiesa italiana: finalmente
la musica di chiesa e la musica in chiesa, non sarà più
musica di serie B, grazie a
musicisti preparati liturgicamente e musicalmente.
Rosa Coscia
la rubrica tornerà ai lettori il 4 ottobre
La mente e l’anima di Federico Cardinali
Il grazie alla Fondazione Carisj
Dalla Caritas diocesana
Il direttore della Caritas Diocesana Jesina, don Nello Barboni a nome del Vescovo, presidente, e del Consiglio Caritas,
ringrazia del contributo messo a disposizione del Centro
di ascolto e mensa che rappresenta un valido sostegno. Attualmente la Caritas è impegnata a far fronte al continuo
aumento di richiesta di aiuti a sostegno di singoli e famiglie
a motivo della crescente difficoltà economica che si avverte
nel territorio.
IMPIANTI IDRAULICI
ASSISTENZA TECNICA
MATERIALI PER BAGNI
TERMOIDRO
Dalla San Vincenzo
La Società Femminile San Vincenzo dè Paoli ringrazia la
Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi per il generoso contributo concesso. Grazie a ciò, l’associazione potrà anche
quest’anno coniugare impegno concreto e solidarietà attenta verso chi, per le ragioni più varie, vive in condizioni di
disagio e di sofferenza.
di GIANFRANCO MUZI
Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117
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Vita ecclesiale
LA CHIESA LOCALE
IL DIARIO
DEL VESCOVO
GERARDO
Giovedì 17 settembre
ore 11: Maiolati, Incontro con Sacerdoti, Diaconi
e loro familiari
ore 18.30: Cattedrale, Incontro con i Cresimati
della zona pastorale Jesi 1
ore 21.15: Riunione della Commissione per la
Pastorale familiare
Venerdì 18 settembre
ore 18.30: Cattedrale, Incontro con i Cresimati
della zona pastorale Jesi 2
ore 21.15: Parr. S. Maria del Cammino-Macine,
incontro con Genitori Cresimandi
Sabato 19 settembre
ore 18.30: S. Maria Nuova, S. Messa
ore 21: Corinaldo, Partecipazione ad Ordinazione
Sacerdotale
Domenica 20 settembre
ore 9: S. Maria Nuova, S. Messa
ore 10.30: Montecarotto, S. Messa
e
Amministrazione del Sacramento della Cresima
ore 16: Santuario delle Grazie: S. Messa nella
Giornata del Donatore-AVIS
ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
Vocazionale
Martedì 22 settembre: San Settimio.
ore 18,30: Cattedrale, Concelebrazione di tutti i
Sacerdoti nella festa del Patrono
Mercoledì 23 settembre
Ore 10.30: Incontro con i nuovi parroci
ore 18,30: Cattedrale, S. Messa in suffragio dei
Vescovi e Sacerdoti defunti
ore 21: Angeli di Rosora, incontro con i giovani
Giovedì 24 settembre
ore 9.30: Riunione del Collegio dei Consultori
Venerdì 25 settembre
ore 18,30: Regina della pace, incontro con i
Cresimandi
ore 21 Regina della Pace, incontro con i genitori
dei Cresimandi
Sabato 26 settembre
ore 18.30: Cattedrale: Inaugurazione anno
scolastico: alunni e docenti medie e superiori
Domenica 27 settembre
ore 10.30: Sant’Antonio Abate, S. Messa e
Amministrazione del Sacramento della Cresima
ore 18.30: Cattedrale: Inaugurazione anno
scolastico per scuola elementare e materna
ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
Vocazionale
Parola
di Dio
20 settembre 2009
20 settembre 2009 - 25a domenica del tempo ordinario - anno b
Il codice dell’autorità cristiana
In quel tempo, partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva
che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il
Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per
la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra
loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno
vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso
un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi
accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie
me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Parola del Signore
Commento
Dopo la rivelazione della via messianica
della sofferenza verso cui si incammina,
Gesù esprime in modo chiaro il principio fondamentale del codice dell’autorità cristiana nel detto: «Se uno vuole
essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il
servitore di tutti» La dignità della sua
autorità sta tutta nel servizio e nella
donazione della sua vita. Lo facciamo
commentare ad un prete che ha preparato il Concilio.
50 anni fa moriva il sacerdote don Primo Mazzolari, un pensatore e scrittore,
ma soprattutto un uomo-prete partecipe delle vicende del suo popolo con
la prospettiva pastorale del Cristo misericordioso che si fa servitore di tutti,
a cominciare dei più poveri. Scriveva
nel 1958 alla vigilia della elezione del
Papa: “Può darsi che la Provvidenza ci
mandi un pontefice silenzioso, senza
incanto di corpo e senza fascino di cul-
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
di don Mariano Piccotti
[email protected]
ne congetture e assurdi voti, il resto
cadrebbe da sé “ (Adesso, 1 novembre
1958) E venne eletto Papa Giovanni.
E ogni autorità deve mettere sullo
stemma un bambino. E’ il simbolo voluto da Gesù. Un bambino abbracciato
da Gesù con lo slogan “Accoglienza”. Il
bambino rappresenta la relazione senza
calcoli, doppiezze o interessi. “Signore,
prega Turoldo in un suo commento al
brano, Signore, riusciremo mai a guarire?” E Mazzolari si fa voce della nostra lotta interiore.
† Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,30-37)
Non ne posso più
tura, un profeta che sappia appena balbettare: a…. In un mondo traboccante
di paurosa e provocante violenza, non
sarebbe del tutto strano se il Signore
si compiacesse di regalare alla Chiesa
un Pontefice umile e povero e di niente altro preoccupato che di proteggere gli inermi, dissipare dalle menti la
tenebra e il terrore dei cuori. Siamo
stanchi di troppa scienza e di troppa
cultura; stanchi di troppo potere e di
troppi spettacoli, stanchi di grandezze
e di prestigio e di primi posti, stanchi
di parole. Se il Signore scegliesse per la
sua chiesa l’ultimo dei suoi sacerdoti e
gli mettesse sulle labbra unicamente e
perdutamente la sua parola e nel cuore tale apostolica fermezza da ripeterla senza riguardo di persona, disposto
a perdere il superfluo e il quotidiano
pur di rimanerle fedele. Il resto, questo
inutile e ingombrante resto, che arriva
fin sulle soglie del conclave con stra-
Signore, non ne posso più:
la mia resistenza è agli estremi,
la mia fede viene meno
sotto le prove che incalzano.
Non comprendo più niente.
Ma per sostenere in pace
e rimanere vicino a chi soffre
non è necessario comprendere.
Non mi abbandonare, Signore,
tu che mi conosci e sai tutto di me
e di questo mio povero cuore di
carne.
Tienimi su il cuore,
e aiutami a superare l’angoscia
che spesso il male mi dà.
Rinsaldami la certezza
che niente va perduto
del nostro patire perché è tuo
e ti appartiene
meglio di qualsiasi cosa nostra.
Aiutami a credere
che la tua misericordia
sta universalmente preparando
una giornata più buona a tutti.
Primo Mazzolari
Diocesi: i nuovi incarichi
Nomine e trasferimenti
Il vescovo Gerardo Rocconi comunica i nuovi impegni
pastorali di alcuni sacerdoti della diocesi.
Don Emilio Campodonico, attualmente parroco di
Nostra Signora di Lourdes a Pantiere in comune di
Castelbellino, assumerà l’incarico di parroco di Regina
della Pace a Jesi
Don Cristiano Marasca sarà nominato parroco della
Cattedrale e di San Pietro Apostolo e conserverà l’incarico
per la pastorale giovanile.
Don Claudio Procicchiani, conservando l’incarico di
vicario a Regina della Pace, collaborerà a San Massimiliano
Kolbe, soprattutto per la Pastorale Giovanile.
Don Gianfranco Ceci: attualmente viceparroco a Santa
Maria del Cammino di Macine di Castelplanio sarà
parroco di Montecarotto pur conservando l’impegno di
Macine.
Don Luca Giuliani sarà nominato parroco di Pantiere
pur conservando la parrocchia San Marco Evangelista di
Castelbellino.
I religiosi della congregazione indiana “Araldi della Buona
Novella” collaboreranno nelle parrocchie della diocesi.
Padre Lurdu Samy Enòk Rajan: collaboratore nell’Unità
Pastorale di S. Marcello e Monsano.
Don Vittorio Magnanelli, attualmente parroco della
Cattedrale e di San Pietro Apostolo, sarà parroco a San
Francesco di Paola
P. Antonio Savari: collaboratore nell’Unità Pastorale di
Sant’Antonio Abate, Santa Maria del Piano e San Sebastiano
e Divino Amore.
P. Michele Devanesan: collaboratore nell’Unità Pastorale di
Moie, Stazione Castelbellino Stazione, Pantiere e San Paolo
Oggi sposi
19 settembre: Maurizio Perlini e Silvia Piersigilli
a Sant’Elena; 20 settembre: Battista De Laurentis
e Nicolina Ruffa a Vibo Valentia/Madonna della
Salute, Leonardo Duca e Mirian Santelli a S.
Giuseppe, Maurizio Taddei e Ingrid Mercedes
Gomez Angeles a Collina.
7
“Prendi e offri” incontri per giovani catechisti (scuola superiore) è la proposta di sr Anna Maria Vissani per una
esperienza guidata a vivere il servizio
come una bella esperienza utile alla conoscenza di sé attraverso la grafologia
e alla disponibilità a seguire il Signore
nell’amore. Il primo incontro si svolgerà il 28 settembre alle ore 18,30 presso
il Seminario di via Lotto, 14.
Sr Anna Maria Vissani, grafologa e
teologa, guida esperienze spirituali presso il Centro di Spiritualità “Sul
monte” di Castelplanio. E’ laureata in
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
[email protected]
www.vocedellavallesina.it
c/c postale 13334602
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del 10.1.1953 • Composizione grafica Giampiero Barchiesi • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it •
Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti
i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) • Comitato di
redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo
a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge.
Grafologia
teologia morale e insegnante di teologia
spirituale. Ha seguito personalmente il
cammino umano e spirituale di quanti si sono rivolti alla sua competenza e
passione. Ha pubblicato molti saggi e
strumenti per la meditazione e la preghiera, anche per i giovani.
CHIESA dell’ADORAZIONE
luogo di adorazione e di ascolto
Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote
è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione, in
Piazza della Repubblica 2 a Jesi, per le Confessioni
e il colloquio spirituale. Questo servizio, offerto a
tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani.
Tutti i venerdì dalle 19 alle 20 un piccolo gruppo
di giovani si riunisce nella Chiesa dell’Adorazione
per un’ora di preghiera davanti alla SS Eucaristia.
Sono invitati altri giovani che cercano un momento di silenzio, di meditazione sulla Parola di
Dio e di preghiera di adorazione.
8
Vita ecclesiale
20 settembre 2009
Conosciamo i nostri santi
In ricordo
San Pio da Pietrelcina
P
adre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque
a Pietrelcina (Benevento),
il 25 maggio 1887. A sedici
anni, entrò nell’Ordine dei
Cappuccini e prese il nome
di fra Pio. Divenne sacerdote il 10 agosto 1910. Nel
1916 i superiori pensarono
di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e
qui, nel convento di Santa
Maria delle Grazie, ebbe
inizio per Padre Pio una
straordinaria avventura di
taumaturgo e apostolo del
confessionale.
Dava inizio alla sua giornata svegliandosi prestissimo,
molto prima dell’alba, cominciando con la preghiera
di preparazione alla santa
Messa. Successivamente
scendeva in chiesa per la
celebrazione
dell’Eucarestia al quale seguivano il
lungo ringraziamento e la
preghiera davanti a Gesù
Sacramentato, infine le lunghissime confessioni.
Uno degli eventi che segnarono
profondamente
la vita del Padre fu quello
verificatosi la mattina del
20 settembre 1918, quando,
pregando davanti al Crocifisso del coro della vecchia
chiesina, ricevette il dono
delle stimmate, visibili; che
rimasero aperte, fresche e
sanguinanti, per mezzo secolo. Durante la vita fondò
i “Gruppi di preghiera” e
un moderno ospedale, a
cui diede il nome di “Casa
sollievo della sofferenza”.
Morì il 23 settembre 1968,
a 81 anni. Fu beatificato il 2
maggio 1999 e canonizzato
il 16 giugno 2002 da Giovanni Paolo II. Il 2 marzo
2008 è stato riesumato il
suo corpo e successivamente esposto alla venerazione
dei fedeli.
Giordano Maria Mascioni
Le richieste delle associazioni di familiari
Il confine labile della salute mentale
I
l matto fa notizia solo quando ci scappa il
morto. Il morto questa volta non c’è, ma la
situazione della salute mentale - a 30 anni
dalla legge Basaglia - è talmente critica da
indurre due associazioni della Vallesina, la
“Onlus Tutela Salute Mentale per la Vallesina” e la “Associazione Familiari “Atena”, a
ricercare uno spazio di ascolto e di informazione. Perdere il controllo della propria vita
significa quasi sempre entrare nel vortice
della malattia mentale: impasto vischioso e
informe fatto di paure, emarginazioni, dipendenza da psicofarmaci e terapie spesso
senza uscita.
Che sia un destino scritto nel proprio DNA
o l’espressione di una società malata che
attacca i più sensibili? Chi può saperlo? Gli
psichiatri, i sociologi? L’esperienza di chi nel
vortice è caduto suggerisce una sola certezza:
l’attimo in cui si scivola diventa permanenza.
La pazzia si trasforma in incubo da cui, purtroppo, nessuno può sentirsi immune.
Le chance di resurrezione restano legate neanche a dirlo - alle personali disponibilità
economiche, alla fortuna di incontrare operatori umani e competenti, alla collocazione
geografica e alle buone pratiche di chi amministra il territorio.
Per curare la malattia mentale non occorrono sempre e solo tanti soldi o il moltiplicarsi
di costosi progetti. Responsabilità e buonsenso basterebbero a rendere maggiormente
efficaci le certamente indispensabili risorse
economiche. Basta il buonsenso per uma-
In ricordo
29-3-1931 8-9-2009
nizzare il reparto di psichiatria, le strutture
riabilitative, gli appartamenti e gli altri luoghi di accoglienza dei malati.
Le Associazioni e i parenti hanno tentato per
anni il dialogo con i responsabili dei servizi; hanno ripetutamente chiesto ai dirigenti
della Asur - in spirito di collaborazione - di
conoscere come il Dipartimento di Salute
Mentale impieghi il budget a sua disposizione; hanno per ultimo coinvolto gli Amministratori comunali affinché si adoperassero
per tracciare linee di indirizzo precise e rispettose dei diritti dei malati, in una situazione ormai di massima criticità.
In assenza di risposte adeguate, è giunto il
momento di uscire dal silenzio e dalla discrezione. La misura è colma. Il diritto alla
salute, di cui il Sindaco resta il principale
garante, è notoriamente un diritto costituzionale. Ma ciò che i cittadini non sanno è
che esistono illuminanti e avanzate leggi,
convenzioni, protocolli d’intesa a garanzia di
tale sacrosanto diritto.
Informiamo pertanto i cittadini, al posto di
chi dovrebbe farlo per dovere istituzionale,
che esiste una bellissima quanto sconosciuta
Carta dei Diritti del Malato Mentale completamente disattesa e inapplicata.
Da oggi la lotta per il rispetto dei diritti del
malato psichico esce allo scoperto. Vergogna, impotenza o sottili forme di ricatto si
tramuteranno in sana e visibile indignazione,
fino a che il dovuto diventerà normale amministrazione.
Onlus Tutela Salute Mentale per la Vallesina, il presidente dott. Mario Tiberi
Associazione Familiari Atena, iI presidente Enrica Matteucci
POVERTÀ Uno studio di Caritas - Isfol
In Europa rischia il 16% dei cittadini
I
n Europa, secondo dati Eurostat del giu- anche la minore disponibilità di servizi a
gno 2009, è a rischio povertà il 16% della sostegno dei sistemi familiari”.
popolazione, compreso l’8% dei lavoratori. Un problema che nasce spesso dalla valuln Italia la soglia sale al 20%, una delle si- tazione dei dati - ha precisato Giovanni
tuazioni più critiche subito dopo la Lettonia Sgritta, sociologo all’Università La Sa(21%) e al pari della Spagna. Più a rischio nel pienza di Roma - è che “non misurano la
“bel Paese” sono gli ultrasessantenni (22%) e povertà ma la disuguaglianza: per cui si
i minori (25%). E’ quanto emerge dal volume può andare incontro a due paradossi: se
“Comprendere la povertà. Modelli di analisi in Paese tutti sono miliardari e uno solo è
e schemi di intervento” presentato nei gior- milionario, quest’ultimo, essendo sotto la
ni scorsi a Roma da Caritas italiana e Isfol, soglia media, sarebbe definito povero; se
l’ente pubblico specializzato sulle politiche invece in un Paese tutti sono poverissimi e
di welfare. “Per misurare la povertà bisogna nessuno è sotto quella soglia, nessuno saprima comprenderla - ha spiegato France- rebbe definito povero”. Inoltre, ha precisasco Marsico, vicedirettore di Caritas italia- to, “di fronte ad una miriade di misure dina, curatore del volume insieme a Antonello verse della povertà si rischia di creare una
Scialdone, dell’Isfol -. Vogliamo fornire agli paralisi e offrire un alibi alla politica per
operatori sociali e pastorali uno strumento non fare niente”. Il volume, suddiviso in
che spiega l’esistenza di una pluralità di dati, tre parti (i diversi approcci alla rilevaziocostruiti in modo diverso, per intervenire ne della povertà, le politiche di contrasto, i
poi in maniera più efficace”. L’Italia – ha ag- soggetti più a rischio: minori, abitanti delle
giunto Scialdone –“mostra il più alto tasso periferie e senza dimora), viene pubblicato
di rischio di povertà infantile in ambito Ue, anche in vista della celebrazione, nel 2010,
la fascia con la condizione più critica può dell’Anno europeo per la lotta alla poveridentificarsi con i minori che vivono in fami- tà e all’esclusione sociale. Altro appuntaglie con più di 2 figli residenti al Sud, area mento imminente è la presentazione, il 22
geografica appunto caratterizzata da una più ottobre prossimo a Roma, del IX rapporto
ampia disuguaglianza della distribuzione del su povertà ed esclusione sociale in Italia di
reddito. E tra i fattori incentivanti il rischio Caritas e Fondazione Zancan, intitolato
di povertà di questa categoria va ricordata “Famiglie in salita”.
fr. Nazzareno Falasconi
A Grottammare, Oasi S.
Maria dei Monti, fr. Nazzareno Falasconi ha incontrato
sorella morte il 10 settembre 2009, all’età di 87 anni.
La celebrazione di suffragio
e di saluto ha avuto luogo
nella parrocchia san Francesco d’Assisi a Jesi, dove
egli ha trascorso un lungo
tratto del suo pellegrinaggio
terreno. Il vescovo, mons.
Gerardo Rocconi, ha presieduto la concelebrazione,
partecipata da numerosi
sacerdoti e da tanti fedeli,
parenti e amici. Il Vescovo, che ha conosciuto il p.
Nazzareno solo nell’ultimo
periodo, già segnato dal declino delle forze, ha fatto riferimento al pio transito di
san Francesco: «Francesco,
ormai confitto nella carne
e nello spirito, con Cristo
sulla croce, non solo ardeva
di amore serafico verso Dio,
ma sentiva la sete stessa di
Cristo crocifisso per la salvezza degli uomini. E siccome non poteva camminare,
a causa dei chiodi sporgenti sui piedi, faceva portare
attorno per città e villaggi
quel suo corpo mezzo morto e diceva ai frati: “Incominciamo, fratelli, a servire
il Signore Dio nostro, perché
finora abbiamo combinato
poco”.
Francesco insegna come si
vive e come si muore, e lo
insegna non solo ai francescani. Insegna come si mettono in pratica quelle parole
impegnative del Signore che
abbiamo appena letto: Se il
chicco di grano, caduto in
terra, non muore, non porta
frutto”.
Un confratello che parte da
questo mondo, perché chiamato dal Signore alla vita
eterna, ci ripropone ancora
una volta il discorso delle vocazioni e la domanda:
Ma il Signore non chiama?
Certo che il Signore chiama,
ma forse è proprio lo spirito
del mondo entrato nella vita
degli uomini e entrato forse
anche in noi, che dovremmo appartenere totalmente
al Signore, che impedisce
il desiderio di cose grandi:
di spendere tutto per il Signore, di dare la vita per il
Signore. C’è da imparare
a morire, c’è da ritrovare
la vittoria sullo spirito del
mondo.
Di fronte ad un nostro fratello che se n’è andato, è necessario ripetercele quelle
domande grandi sul significato più profondo della nostra vita. Se sottolineiamo la
falsità di tante promesse di
questo mondo non è per cadere nella tristezza, è esattamente il contrario: è per andare a cercare la gioia dove
c’è veramente, questa gioia
che non viene tolta nemmeno al pensiero della morte.
Se diciamo che è necessario seguire Gesù ed essere
come lui, chicco che cade
in terra e muore, è proprio
perché vogliamo inseguire
quella gioia vera che sa dare
solo Gesù. E tutto questo
lo crediamo e lo chiediamo
per il nostro fratello defunto, P. Nazzareno, al quale il
Signore ha sicuramente detto: Sei stato un servo buono
e fedele: entra nella gioia del
tuo Signore”.
Alla fine della celebrazione il Ministro provinciale
padre Valentino Natalini
ha tracciato il seguente
profilo biografico:
Padre Nazzareno, nato a
San Severino Marche il 3 dicembre 1922, percorre l’itinerario della vita religiosa
francescana e della preparazione al sacerdozio nelle
nostre case di formazione e
di studio. Le tappe della vita
consacrata: l’anno di noviziato nel convento di Forano con la prima professione
religiosa il 2 agosto 1940; e
la professione solenne nel
convento di san Francesco
d’Assisi a Jesi il 28 aprile
1946. Il corso degli studi in
vista del ministero ordinato:
gli studi ginnasiali e liceali negli anni 1935-1944 nei
seminari di Potenza P., S.
Severino e Treia; gli studi
teologici nello studentato
di Jesi dal 1944 al 1948 con
l’ordinazione
sacerdotale
dell’11 luglio 1948 per l’imposizione delle mani del
Vescovo, mons. Carlo Falcinelli. Dopo l’ordinazione sacerdotale prosegue gli studi
nel nostro Istituto pedagogico a Grottaferrata (Roma),
conseguendo il titolo di licenza in pedagogia. Tornato nelle Marche, la sua vita
operosa può essere raccolta
in tre momenti. Nel primo
(1950-1962) si impegna nel
campo della formazione dei
giovani come educatore, padre spirituale, economo nei
seminari minori di San Severino, Ostra Vetere e nella
casa di noviziato di Treia.
Nel secondo periodo (19621975) svolge un generoso
servizio di pastorale parrocchiale a Jesi, specialmente nelle associazioni parrocchiali e nello scoutismo: è il
balù per antonomasia. Infine dal 1975 al 2009 assume il servizio pastorale nel
nostro convento La Romita
a Cupramontana con tanta
passione e con tanta tenacia:
o abitandovi anche da solo,
o andandovi dalla fraternità di Jesi. E questo finché le
forze glielo hanno consentito. Un mese fa lo abbiamo
accompagnato nella nostra
infermeria a Grottammare, dove ha concluso il suo
pellegrinaggio terreno. San
Francesco, chiamando anche la morte con il nome di
sorella, esclama: per me è la
porta della vita! Invochiamo la bontà misericordiosa
del Signore, perché accolga
il nostro fratello nella pienezza di luce e di vita nella
sua casa!
Leondina Grottaroli
Leondina era una specializzata nella normalità! Non ha
mai banalizzato la quotidianità! Ha partecipato per un
lungo periodo di tempo al
nostro Gruppo laicale del
Vangelo. Ci ha insegnato
con i suoi interventi semplici e fervorosi che la santità è
a portata di mani e di piedi
e non di ali…Non sarà una
santa da calendario, ma a
noi, che l’abbiamo avuta vicina, in ogni incontro ci regalava preziosi consigli per
interpretare cristianamente
la vita… I suoi apporti nel
Gruppo erano presentati
sempre in semitono, non
avevano mai i caratteri
dell’esibizione, ma incidevano sempre profondamente
perché erano frutto della sua
esperienza maturata nell’accettazione umile, silenziosa,
discreta, schiva dei vari passaggi della vita nella visione
cristiana… Le asprezze della sua malattia non hanno
fiaccato la sua fede cementata nell’Amore simboleggiato
dalla Croce… tanto da far
diventare ordinarie le cose
che normalmente sembrano
eccezionali. Noi del Gruppo
la sentiremo sempre in cordata con noi! A tutti i famigliari di Leondina la nostra
solidale partecipazione.
Il Gruppo laicale
del Vangelo di Jesi.
In ricordo
1935
2009
Alfiero Vignaroli
Nessuno muore sulla terra
finchè vive nel cuore di chi
resta
Il Signore
è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi
conduce.
Mi rinfranca, mi guida per
il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in
una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Salmo 23
In diocesi
20 settembre 2009
9
Padre Francesco Carloni è tornato dal Brasile per un breve periodo nella sua terra natale
P
Il lavoro missionario è un dialogo
adre Francesco Carloni, frate cappuccino, missionario dal
1972 a Salvador de Bahia (Brasile),
ha trascorso qualche mese in Vallesina, sua terra natale. Un ponte
con l’occidente. Legami di amicizia,
ma anche e soprattutto di solidarietà e di scambio fra il mondo del
benessere e quello della povertà. Lo
abbiamo incontrato a Moie: la sua
ultima domenica in Italia insieme
ai malati dell’Unitalsi, a conferma
del suo desiderio di condividere la
vita con chi, in qualsiasi luogo del
mondo, è toccato dalla sofferenza. E’
tornato a Salvador il 6 settembre. Ci
ha raccontato la sua storia in Brasile, iniziata, appena un anno dopo la
sua ordinazione sacerdotale, nelle
periferie di Salvador, quasi 15 milioni di abitanti. Parole che diventano
immagini, suoni, colori di una terra distribuzione a chi la vuole coltivare,
che appare nei depliant come una cioè la riforma agraria, è l’obiettivo
delle mete turistiche più belle del del Movimento Sem Terra. Il Mst
mondo, con il suo patrimonio arti- chiede infatti che i terreni incolti
stico-culturale, il quartiere del Pe- che superano una certa superficie
lourinho dichiarato dall’Unesco pa- - da noi erano circa 10.000 ettari trimonio mondiale dell’umanità, le siano espropriati per dare attuaziobellissime spiagge tropicali di sabbia ne alla riforma agraria. La terra che
bianchissima, tiepida acqua azzurra ha queste caratteristiche viene oce palme sullo sfondo. A pochi passi cupata e alcune famiglie iniziano a
da questo splendore, padre France- lavorarla. Questa situazione genera
sco ci mostra il rovescio di questa aspri conflitti fra proprietari terrieterra, le sue ferite, le sue contraddi- ri e agricoltori e il nostro compito,
zioni. “Il passaggio dall’Italia al Bra- in questo braccio di ferro, è evitare
sile è stato per me un elettroshock.” la violenza armata, accompagnare
ricorda “A quell’epoca la vita era i lavoratori nel lungo processo lemolto più dura di oggi. C’era in Bra- gale e burocratico che li porterà ad
sile una dittatura militare spietata avere la terra.” Valeria, Esplanada
che ha lasciato profonde lacerazioni sono alcune delle località in cui ha
nel paese.” Salvador, capitale dello vissuto e lavorato padre Francesco. sono quasi in ogni villaggio.” Lavo- sulle orme di S. Francesco d’Asstato di Bahia, è una metropoli dalle “Quando sono arrivato a Valeria - ro e istruzione: traguardi di dignità. sisi: simbolo di una Chiesa ideale
ricchezze vertiginose, custodite ne- quartiere di Salvador - la situazio- Immagini di sogni che si realizzano. che elabora linee di sviluppo non
gli eleganti quartieri dove risiedono ne era drammatica. Non c’erano “Ma abbiamo costruito anche molte solo in campo morale, ma anche
blindati i ricchi, mentre un popolo scuole, né servizi, né assistenza chiese per formare delle comunità e soprattutto in campo sociale ed
senza volto affolla, nei sotterranei sanitaria.” Racconta toccando altre religiose. Avere terra e istruzione economico. L’esperienza religiosa
della storia, le favelas che circon- piaghe sociali del Brasile: l’istruzio- senza fede non serve a niente: sor- non può essere soltanto intimista
dano Salvador come una corona di ne negata, il lavoro minorile, malat- gono invidie, individualismi, di- e spiritualista, ma deve abbracciare
spine. Qui una moltitudine di per- tie come lebbra e Tbc. Ma mette in visioni. Senza la luce della fede, è l’economia, la cultura, la politica e
sone vive in condizioni di indigenza, luce anche l’accoglienza e il calore buio come prima.” L’umano senza il “l’umanità deve cercare nella poveroggi libera dalle catene legali di una umano della gente, un popolo del- divino fallisce. E il lavoro missiona- tà l’uscita di sicurezza ai tanti nodi
secolare schiavitù, ma non da quelle le beatitudini che chiede di uscire rio è “un dialogo con il Signore. Il scorsoi che la stanno strangolando”
economiche del potere dei fazen- dalla disperazione, ed evoca con lavoro non si capisce senza la luce (A. Zanotelli)
Tiziana Tobaldi
deiros (proprietari terrieri). “E’ una nostalgia i luoghi in cui ha vissuto del Vangelo, il Signore mi sostiene
terra caratterizzata dal latifondo e ed operato. “Il nostro intento è fare e qualcosa misteriosamente impeNella foto padre Francesco e don
gli abitanti sono per lo più braccian- un lavoro di coscienza, restituire disce che si sfasci tutto.” Termina il
Gianni Giuliani, in occasione della
ti agricoli - racconta p. Francesco la dignità alle persone.” L’accesso suo racconto guardando lontano:
inaugurazione della chiesa in
- Noi abbiamo lavorato a fianco del all’istruzione di base è un altro im- negli occhi il desiderio di tornare a Brasile dedicata alla Madonna della
Movimento Lavoratori senza Terra pegno fondamentale dei missionari: casa, in Brasile. “Mi sento cappucMisericordia che si venera a Moie;
(Mst). L’esproprio delle terre impro- “C’erano pochissime scuole quando cino Bahiano: brasiliano con la carchiesa realizzata con il contributo
duttive da parte dello stato e la loro sono arrivato in Brasile. Ora ce ne ta d’identità!” P. Francesco riparte,
della comunità parrocchiale.
La famiglia di don Gianni Giuliani ringrazia la comunità parrocchiale
I familiari di don Gianni Giuliani: fratelli, sorelle
e nipoti, con queste brevi parole di ringraziamento, vogliono esprimere tutta la loro riconoscenza e gratitudine alla comunità cristiana di
Montecarotto, per l’accoglienza e l’attenzione riservate a don Gianni durante la sua permanenza in mezzo prima in Parrocchia e poi nella RSA.
“Don Gianni vi ha aiutato a sognare, anche
se per un breve periodo di tempo, poi, come
sappiamo, le sue condizioni di salute problematiche, non gli hanno più permesso una pratica realizzazione dei suoi desideri e delle sue
aspirazioni per voi. Don Gianni era partito alla
volta della Comunità parrocchiale di Monteca-
Prima Comunione a Pantiere
Nella parrocchia Nostra Signora di Lourdes a
Pantiere, dieci bambini e
bambine hanno ricevuto,
per la prima volta, Gesù
Cristo Eucarestia, dopo
un anno d’intensa preparazione, scandito da tappe
importanti, come il rinnovo
delle promesse battesimali, la consegna del Padre
nostro e dei comandamenti,
quest’ultima in occasione
della festa del perdono o
prima confessione.
Nella foto ricordo, oltre al
parroco don Emilio Campodonico, la catechista Lucia
Di Somma e i bambini (non
in ordine di foto): Thomas
Angileri, Manuel Barchiesi,
Caterina Calvi, Sofia Giambartolomei, Lorena Guika,
Sara Ilari, Martin Mattei,
Nicola Paolucci, Linda Sandroni e Lorenzo Santarelli.
La comunità parrocchiale
di Pantiere augura loro di
serbare nel cuore la gioia
profonda di questo giorno.
Radio Duomo
Senigallia in Blu
(106,7 o 95,2 Mhz)
rotto, pieno di tanto entusiasmo, tanta grinta
e tanti progetti da realizzare, come è suo solito, ma la salute, purtroppo, non è stata dalla
sua parte. Per noi, familiari, la benevolenza
e il sincero affetto che la vostra comunità ha
dimostrato verso don Gianni, ci hanno veramente toccato e commosso. A nome di tutta la
sua famiglia vengo a rinnovare il nostro sentito grazie, per tutto ciò che avete fatto per don
Gianni, e perché no anche per voi stessi, accrescendo il vostro senso di solidarietà e il vostro
spirito evangelico.”
A nome della famiglia di don Gianni Giuliani,
don Luca Giuliani.
Una proposta: 19 e 20 settembre
Arte e catechesi
Sabato 19 e domenica 20 settembre al seminario di Via Lotto, l’Ufficio Catechistico
Diocesano propone il seminario su Arte e
Catechesi condotto da Roberta Pizzi. Il laboratorio inizia alle ore 15,30 del sabato e
propone fino alle 19 una attività documentativa riguardante la comunicazione della religione nel linguaggio dell’arte. Perché l’arte?
Cosa offre di più? La domenica riparte alle
ore 8,30 con la celebrazione dell’Eucaristia e
quindi fino alle 12,30 vengono proposte attività di laboratorio, attraverso la lettura di
una pala d’altare per ragazzi di 9-12 anni, attività teatrale e narrazione
Portare: una chiavetta vuota e il proprio
computer con il programma di power point
e media player attivo (se lo si possiede).
Quota di iscrizione: 10 euro (anche solo
per mezza giornata). Prenotarsi per avvertire della presenza la prof.ssa Anna Paola Cardinali (0731.53209 ) o don Mariano
(339.6506124)
La Prof.ssa Roberta Pizzi è diplomata
all’accademia di belle arti di Urbino. Ha
partecipato a mostre, realizzando scenografie e spettacoli. Nell’abito grafico e del
cartone animato ha realizzato varie produzioni tra le quali alcune per la trasmissione Rai “Solletico” e per il Giubileo dei
ragazzi. Attiva anche in ambito didattico,
ha realizzando attività presso scuole materne, elementari e medie, biblioteche e associazioni culturali.
Tutte le mattine alle ore 7,20
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi
10
Jesi e Vallesina
20 settembre 2009
L’esperienza di due campi scuola estivi per giovani, animatori e famiglie
Che estate per i ragazzi di Santa Maria Nuova e Collina
C
erto che una pagina del giornale non
basterebbe per raccontare l’estate di
circa cento ragazzi tra medie e superiori
più animatori e famiglie che hanno dato
vita a forti esperienze nei due campi scuola organizzati dalle due parrocchie che da
anni collaborano fattivamente con percorsi formativi condivisi.
che ha coinvolto tutti: la realizzazione di
un recital che ha preso spunto dal romanzo Momo. Tra attori, cantori, scenografi si
è arrivati ad una esperienza che ha fatto
comprendere il profondo valore del tempo
nella vita di ciascuno. Uno spazio particolare lo ha sempre occupato la preghiera aiutati anche da una chiesa antica che
traspirava spiritualità monacale. Un grazie
va a tutte le famiglie che a turno hanno
collaborato per la cucina e per la fornitura
copiosa e giornaliera di pregiatissimi dolci.
Un grazie particolare agli animatori perché
in questa esperienza i ragazzi hanno potuto apprezzare la preparazione dei nuovi e
giovani animatori e la forte condivisione
di questi con i vecchi animatori. I giovanissimi e giovani
unitamente
agli animatori e
alle loro famiglie
hanno vissuto la
loro esperienza
estiva a Fai della
Paganella in provincia di Trento.
Tra grandi e piccoli una sessantina di persone
che hanno vissuto una settimana
di festa e di amicizia a contatto
con la natura,
con escursioni e
momenti di riflessione tendenti
a fornire indicazioni per il futuro
del gruppo. La
scelta quasi ob-
I ragazzi delle medie si sono ritrovati a Castel Cavallino vicino Urbino e tutta la settimana è stata caratterizzata da uno stile
che impegnava tutti a dare valore al tempo, alle azioni della giornata, ai giochi, alla
preghiera, alla condivisione dei servizi. Il
tema che ci ha guidato è stato il tempo che
ha dato vita ad una esperienza singolare
bligata del luogo, un albergo
al centro del paese, ha penalizzato, come giustamente
hanno sottolineato i ragazzi,
la possibilità di fare esperienze particolari e comunque
la settimana è stata intensa
ed ha offerto l’occasione per
porre le basi verso un futuro
che dovrà prevedere un progetto con forti novità: dare
vita al primo gruppo giovani,
una scuola per animatori, e a
individuare esperienze significative e formative da vivere nel corso dell’anno e nella
prossima estate. Certamente
manca la parola dei protago-
nisti di queste due esperienze che avrebbe la capacita di
dare un significato più vero a
quanto abbiamo fatto. Personalmente devo dire grazie di
cuore a tutti e chiedo scusa
se mi sono limitato a fare il
sintetico giornalista.
Don Nello Barboni
Jesi, al parco Enrico Mattei: la Circoscrizione Est e il Comune
Il Festival del gioco per ritrovare vicinato e solidarietà
L
a città moderna, nel suo sforzo di razionalizzare lo spazio e il vivere sociale, rischia di ritornare alla logica medievale della
separazione e della difesa: i centri storici si
svuotano, nascono le periferie, si formano
i quartieri per i “poveri” e i quartieri per i
“ricchi”, gli “accampamenti” per gli stranieri;
zone per il lavoro, per il commercio, per il
divertimento, per la malattia, per lo studio…
In questa che gli urbanisti chiamano “zonizzazione” - o zooning - la città rischia di
perdere la sua ricchezza e complessità, il vicinato e la solidarietà. I cittadini più deboli
quasi scompaiono, raramente si incontrano
i bambini, gli anziani, i portatori di handicap: anche per loro vengono pensati luoghi
separati o specializzati o vengono tenuti in
casa. Le strade e gli spazi pubblici diventano
proprietà delle automobili.
E se mancano loro - i bambini, gli anziani, i
portatori di handicap - noi siamo peggiori.
Se non li incontriamo nelle strade, nei mar-
ciapiedi, nelle piazze, nei parchi, ci sentiamo Di stiracchiarsi, allunliberi di comportarci come ci pare, di occu- garsi, sollevarsi sulle
pare tutti gli spazi, di usare senza criterio i punte dei piedi. Per
mezzi di trasporto privati, di contaminare non ferirli…”
l’aria, di produrre un rumore insopportabile,
di rovinare i monumenti…
Presi per la “gola”
Ci sono dati che dimostrano che dove i Nel pensiero di Franbambini tornano ad un accettabile livello di cesco Tonucci, che ho
autonomia (vanno a scuola da soli la matti- riportato sopra in una
na, escono soli di casa a giocare con gli ami- stretta sintesi, si inci nel pomeriggio…), dove circolano anche i quadra perfettamente
soggetti più deboli, i quartieri diventano più la seconda edizione
sicuri, la gente sta più attenta, diminuiscono del “Festival del gioco”
gli incidenti e l’ambiente migliora…
proposta sabato 12 e
Anche l’integrazione diventa possibile per- domenica 13 settemché se i nostri figli possono incontrarsi e bre, al parco Mattei
giocare con i figli dei cittadini stranieri - non nel quartiere Savoia Marchetti (ex Smia), e del giocattolo. Giochi di ruolo e di società
solo a scuola, ma anche nella strada, negli prendendo “per la gola” grandi e piccini.
sono stati proposti dall’Antro del Drago.
spazi pubblici - diventano amici e costringo- La manifestazione, organizzata dalla Cirno gli adulti a considerarsi con occhi diversi, coscrizione Est e dall’assessorato ai servizi Un parco da vivere
a conoscersi e a rispettarsi. Perché i pensieri educativi, ha visto tante iniziative in colla- “Vivere il parco, far vivere il parco che è di
infantili accolgono l’altro, il diverso, il lonta- borazione con la Ludoteca Comunale di Jesi tutti: bambini, anziani, disabili, chiunque
no dal pensiero adulto. Rive- “la Girandola” e la Ludoteca Regionale Riù abbia bisogno di rasserenarsi e vivere molano ciò che è capace di rap- di Santa Maria Nuova: dai tradizionali gio- menti di libertà, gioco, movimento, relax,
presentare “tutti gli altri”: gli chi da tavolo, ad attività di gruppo, ai giochi compagnia.”- Ha commentato il prof. Giuanziani, i portatori di handi- della memoria storica come il tiro alla fune, seppe Di Lucchio, presidente della Circocap, i poveri, gli stranieri, i la pignatta, le cerbottane, i trampoli, la corsa scrizione Est - “Questo il messaggio che,
malati.
con i sacchi. Persino un primo torneo citta- attraverso il gioco, abbiamo cercato di far
Janush Korczak scriveva: dino di barchette con i gusci di noce nella passare con questa festa. Un parco “vissuto”
“Dici: è faticoso frequenta- fontana dedicata a Enrico Mattei, la gara de- è un qualcosa che si costruisce giorno dopo
re i bambini. Hai ragione. gli aeroplani di carta, un laboratorio sull’ac- giorno, cominciando dalle piccole cose
Aggiungi: perché bisogna qua ed il riciclo creativo.
come il rispetto, la collaborazione…per armettersi al loro livello, abIl Centro Sportivo Italiano ha organizza- rivare ai grandi progetti che in parte abbiabassarsi, scendere, piegarsi, to invece tornei di calcio balilla umano e mo realizzato, in parte stiamo realizzando
farsi piccoli. Ti sbagli. Non è tornei di calcio in mini-gabbia 3x3. Curato e altri che abbiamo pronti in cantiere. Rinquesto l’aspetto più faticoso: dagli animatori di Scimpa l’intrattenimento grazio tutti e, in particolare, il dr. Mauro
è piuttosto il fatto di esse- musicale ed il karaoke, mentre negli spazi Torelli, la dott.ssa Bruna Aguzzi, Gloria Fore costretti ad elevarsi fino all’aperto del parco è stata allestita dalla li- cante e Laura Veroli. ”
all’altezza dei loro sentimenti. breria Kirikù una mostra mercato del libro
Fotoservizio Paola Cocola
A servizio delle collaboratrici familiari
L’associazione “Api-Colf”, presente a Jesi da più di trenta anni, svolge la sua attività a servizio delle collaboratrici e assistenti domiciliari e dei datori di lavoro, sempre disponibile all’accoglienza, nel rispetto della legalità. L’ufficio Api-Colf di Jesi,
sito in piazza Federico II (Palazzo Ripanti), offre la documentazione necessaria per accedere all’attività lavorativa. L’ufficio
è aperto nei giorni di lunedì e giovedì dalle ore 17 alle 19; in questo orario si può anche telefonare per eventuali appuntamenti al numero 338-6372214.
Provincia
20 settembre 2009
11
Festival Pergolesi Spontini: nuovo allestimento de ‘Il Prigionier superbo’
Una fiaba metafisica per un capolavoro dimenticato
N
ella storia del melodramma non raramente è avvenuto che il soggetto di
un’opera favorevolmente accolta dal pubblico venisse riutilizzato, con rifacimenti diversi, da altri compositori. All’inizio ad essere
ripresi furono i grandi miti; poi i meno artificiosi personaggi della storia; poi quelli ancora più verosimili della letteratura e infine
anche quelli della cronaca. Il libretto de “Il
prigionier superbo” offre una testimonianza di questa evoluzione. E’ il rifacimento di
un altro, ‘Ernelinda’ musicato con grande
successo da Leonardo Vinci sette anni prima.
Il pubblico napoletano doveva ricordarne il
contenuto ed era da supporre che avrebbe
volentieri incontrato di nuovo personaggi
non più appartenenti alla mitologia, ma alla
storia, sia pure di fantasia e copiosamente
idealizzata. Non importava molto. Più potevano interessare le emozioni, i sentimenti, i contrasti che sarebbero stati raccontati
e descritti dalla musica. Su questi appunto
il librettista Gennarantonio Federico pose
l’accento e ugualmente Pergolesi, ormai consapevole che nel melodramma, qualunque
fosse il genere, occorreva ormai guardare
all’attendibilità drammaturgica, alla verità.
Poco si sa dell’esito della prima rappresentazione de ‘Il prigionier superbo’, avvenuta
al Teatro S. Bartolomeo nell’estate del 1733.
Certo è che il successo fu oscurato da quello clamoroso del suo intermezzo, “La Serva
Padrona”: un’assoluta novità, un evento che
avrebbe fatto discutere a lungo e sancito la
nascita dell’opera buffa. Era del resto anche comprensibile che, dopo la tragedia del
terremoto da cui Napoli era stata sconvolta
l’anno precedente, il pubblico avesse voglia
soprattutto di tornare a sorridere.
Così “Il prigionier superbo” venne messo
in disparte e quasi dimenticato anche da
musicisti e musicologi. Ingiustamente. Solo
a distanza di secoli ci si è resi conto che è
anch’esso un capolavoro; che mai nessun
altro compositore aveva descritto prima
commozioni ed emozioni con tanta mirabile
intensità di accenti; che fu proprio questa la
grande lezione recepita da Mozart: che realmente Pergolesi aveva indicato nuovi orizzonti verso i quali orientare il futuro di tutto
il teatro in musica.
Il nuovo allestimento
La più importante iniziativa del Festival Pergolesi Spontini è stata quest’anno il nuovo
allestimento dell’opera che ha suggerito il titolo e il leit motiv della rassegna stessa. Una
rivelazione per tutti coloro che ne sono stati
implicati, organizzatori compresi. Nella revisione critica di Claudio Toscani l’opera
è stata presentata in una veste particolare
ideata dal regista H. Brockaus, non nuovo a
letture speciali di testi classici e già autore di
una regia de ‘La Serva Padrona’ in scena nel
2004 al Pergolesi. Questa volta egli ha progettato per ‘Il prigionier superbo’ una fiaba
metafisica in cui persistono le impronte di
un remoto passato, ma si muovono perso-
naggi che appartengono al nostro tempo.
Con il ravvicinamento di epoche fra loro
così distanti H. Brockaus ha inteso evidentemente dimostrare come, nella drammaturgia, universali e atemporali possano essere
situazioni e sentimenti da rappresentare. E’ in
proponimento non di rado condiviso anche
da altri registi, specie d’oltre frontiera, che
sembra però vadano soprattutto alla ricerca
di effetti sensazionali, conformemente alla
legge sempre vigente secondo la quale ‘chi
non sa far stupir, vada alla striglia’. Qualche
sconcerto si è in ogni modo prodotto nello
spettatore al primo impatto visivo quanto
all’identificazione dei riferimenti. Si è cercato di darne magari una pindarica spiegazione.
Le sofisticate toilettes anni ’50, le acconciature cotonatissime e le irte chiome punck dei
personaggi (tutto firmato dal costumista
Giancarlo Colis) potevano ricordare lo
sfarzo di abiti e parrucche del ‘700: i vertiginosi (e rischiosi) tacchi a spillo, gli altissimi
‘calcagnetti’ calzati delle cantatrici di ancora
più lontana memoria. In ogni modo da que-
sti eventuali richiami non traeva vantaggio
la comprensione di situazioni soprattutto
all’inizio aggrovigliatissime. A sbrogliarle
poco a poco contribuivano invece la marionette replicanti del Teatro Pirata, mosse
con autentica maestria, con grazia, a volte
con sorridente tenerezza. La vera rivelazione dello spettacolo è stata però la musica di
Pergolesi, esaltata dal M° Corrado Rovaris
e dall’orchestra dell’Accademia Barocca
de I Virtuosi Italiani. Grazie alla loro interpretazione ci si è potuti effettivamente
accorgere che Pergolesi tenne in conto relativo la dialettica narrativa; che costruì musicalmente la storia ‘a medaglioni’, con arie
riservate ai singoli interpreti in situazioni
diverse nelle quali ad essere confessati erano
amore filiale e coniugale in contrasto, orgoglio e ira, desiderio di vendetta e orrore, ardimento, paura, sconforto, esultanza. Come
un giovane di appena ventitrè anni – tanti ne
aveva allora Pergolesi – sia riuscito a comprendere e descrivere una simile carica di pathos e con uso così sapiente degli strumenti
d’orchestra palesa quale fosse già la maturità
umana ed artistica del compositore.
Il cast dei cantanti era italo-spagnolo e
formato da eccellenti specialisti del canto
barocco, molto abili anche nel recitar cantando. A pari merito possono essere tutti ricordati: Marina Comparato, Marina De
Liso, Ruth Rosique, Marina Rodriguez
Cusì, Giacinta Nicotra, Antonio Lozano.
Presenze autorevoli sono state notate fra il
pubblico, molto numeroso e richiamato anche da oltre i confini nazionali. Successo autentico, decretato da applausi ‘in crescendo’.
L’opera, come tutte le altre manifestazioni
del Festival, è stata integralmente videoregistrata, ma è un vero peccato che non possa essere esportata anche in altri teatri. Per
certo lo meriterebbe.
Augusta Franco Cardinali
Foto Binci
Camera di Commercio, Provincia e Assivip
Giornalisti e buyers stranieri
F
ar conoscere a giornalisti
e buyers stranieri il nostro
territorio e le nostre eccellenze enogastronomiche, in
modo da poter mostrare a un
più vasto pubblico le potenzialità e le qualità della nostra
terra. E’ l’obiettivo che, per il
quarto anno consecutivo, si
sono prefisse la Camera di
Commercio di Ancona tramite l’Azienda Speciale “Ancona
promuove” e la Provincia di
Ancona-Assessorato Agricoltura insieme ad Assivip.
Dall’8 settembre fino al 13
dello stesso mese, dodici
operatori stranieri, provenienti dalle più diverse parti
del mondo, come Stati Uniti,
Cina, Brasile, Russia e Regno
Unito, hanno potuto visitare ed ammirare alcune tra le
bellezze turistiche ed architettoniche della Provincia di
Ancona, come, ad esempio,
le Grotte di Frasassi, le cit-
tà di Ancona e Jesi ed alcuni
incantevoli borghi storici situati nei dintorni, tra i quali
Morro d’Alba, Cupramontana e Montecarotto. Sono state visitate oltre venti cantine
e sono stati assaggiati circa
cento vini, vera eccellenza
della nostra zona.
I rappresentanti della stampa estera ed i buyers hanno
soggiornato a Jesi ed hanno
avuto la possibilità di gustare
i piatti tipici della tradizione
marchigiana, preparati, per
l’occasione, da cinque chef di
ristoranti locali. A tutti sono
San Paolo di Jesi in vetrina
Turisti e albergatori
B
ilancio positivo per la seconda edizione di “Mondo Rurale”. Nei tre
appuntamenti di settembre San Paolo di
Jesi ha accolto circa 200 visitatori arrivati con autobus organizzati o autonomamente per scoprire tipicità e bellezze
del territorio. Albergatori e operatori
della costa, semplici interessati, molti
turisti da Piemonte, Lombardia, Veneto,
Toscana, Lazio: le piccole realtà dell’entroterra marchigiano fanno gola, insomma, ma necessitano di essere svelate, in
qualche modo “sbandierate” se si vuole
dare loro nuova linfa. Questo è stato un
po’ il messaggio dell’amministrazione
sanpaolese, in periodi in cui “c’è bisogno
di intercettare le esigenze dei cittadini
e delle categorie produttive locali – ha
commentato l’assessore alle Attività
Produttive del Comune di San Paolo di
Jesi Angelo Zannotti ‒ Questo ciclo di
incontri ha portato qui visitatori che
hanno apprezzato panorami, centro
storico, semplicità di gente che produce qualità, ancora con metodi genuini
e con passione”.
Otto le realtà locali che hanno aperto
le loro porte al pubblico, svelando fasi di
lavorazione, segreti e
strumenti, sapori e curiosità sui loro prodotti. Vino, olio, piante
officinali e aromatiche:
queste le ricchezze
in vetrina nel piccolo
centro della Vallesina.
Tutto mostrato e raccontato anche direttamente nei vigneti,
negli uliveti e nei campi, in un itinerario che partendo dal cuore di San Paolo,
nella sua Bottega del Vino, ha condotto
i visitatori nelle architetture del centro
storico e poi nelle cantine, nelle aziende agricole e nelle loro terre.
Numerosi gli spunti emersi durante gli
incontri pubblici, dalle peculiarità della
filiera corta, alla garanzia del Distretto Rurale di Qualità Colli Esini ‒ un
marchio di qualità dell’accoglienza che
si sta diffondendo nelle nostre terre –
all’importanza dell’alimentazione sana
e della conoscenza dell’enogastronomia del benessere. Ma non sono man-
cati i cenni alla storia e alle tradizioni
di San Paolo: in primis, la storica Cavata delle zitelle, la rievocazione nata
nel 1702, che tornerà anche quest’anno
nei giorni 7 e 8 dicembre. Tra i relatori, Riccardo Maderloni, presidente
GAL Colli Esini San Vicino, Luciano
Neri, responsabile dell’area Agricoltura – Settore Sviluppo Economico della
Provincia di Ancona, Raffaele Pastore,
medico chirurgo fitoterapeuta, Riccardo Ceccarelli, storico del territorio. Il
sommelier Sauro Boria ha invece fatto da Cicerone ai visitatori, dal viaggio
in autobus alle cantine.
Maria Chiara La Rovere
state fornite moltissime notizie sui vini delle Marche ed
anche foto, testi e pubblicazioni riguardanti l’intero territorio visitato.
I giornalisti stranieri hanno
in questo modo avuto la possibilità di conoscere un’area
ricca e piena di potenzialità
ancora in gran parte inespresse. I promotori dell’iniziativa hanno così cercato di
fare in modo che tale progetto contribuisca alla diffusione sempre maggiore delle
bontà agroalimentari e alla
conoscenza delle bellezze del
territorio nei paesi di provenienza degli ospiti. Il tutto è
stato effettuato dopo i con-
siderevoli investimenti fatti
nell’ultimo decennio per la
ristrutturazione dei vigneti e
per la modernizzazione degli impianti tecnologici nelle
cantine. In tal modo, la promozione è divenuta un aspetto fondamentale per cercare
di aumentare la notorietà dei
nostri prodotti all’estero unitamente al territorio ed anche
per provare a dare una svolta
positiva al settore vitivinicolo
che, come molti altri settori,
sta cercando di superare le
difficoltà prodotte dalla crisi
economica che si sta vivendo
attualmente.
Federico Catani
Foto Anna Vincenzoni
12
Moie
20 settembre 2009
1968 – 2009: la banda musicale L’Esina di Moie ha ricordato la sua storia
Quando la musica fa crescere il paese
L
a banda musicale “L’Esina” ha
festeggiato il quarantesimo
anniversario della sua fondazione:
quaranta anni di musica, di
emozioni e passioni.
“il 30 dicembre 1968 – si legge
nel libro di Marco Palmolella
“Società Filarmonica Gaspare
Spontini – l’amministrazione
comunale riconosceva l’esistenza
di un gruppo di appassionati di
Moie che si stavano adoperando
per la nascita di una seconda
banda nel comune. A questo
scopo furono erogate 100mila
lire per l’Associazione Amici
della Musica, quella che da lì a
poco diventerà la banda L’Esina.
Fu Osvaldo Guerro, presidente
dell’associazione, a rilanciare
l’idea di costituire per la seconda
volta un corpo bandistico a
Moie. Il primo direttore fu Guido
Ruggeri”. Gli ideatori e fondatori
dell’Esina sono stati Franco
Gasparrini, Osvaldo Guerro
e Adelio Latini, i tre avevano
idee politiche molto diverse ma
il linguaggio universale della
musica li ha sempre uniti e
spronati. La presentazione della
banda alla comunità di Moie
è avvenuta poi il 20 luglio del
1969 con un concerto al campo
sportivo, in contemporanea
con lo sbarco dell’Apollo 11
sulla Luna. Dopo pochi anni
un gruppo di ragazze lasciò lo
strumento musicale per vestire la
divisa da majorette. La passione
e la caparbietà di Loredana
Guerro, nipote di Osvaldo,
insieme alla lungimiranza
dell’allora presidente Marino
Giorgi trasformarono quel
gruppo di majorette nel primo
gruppo twirling delle Marche:
era il 1978. Per celebrare la
ricorrenza “L’Esina”, dove hanno
“militato” più di 600 persone
fra majorette, musicanti e
dirigenti, ha organizzato una
grande festa, con il patrocinio
dell’Amministrazione comunale,
nella giornata del 6 settembre.
Alle manifestazioni ha preso
parte anche il presidente
provinciale dell’Ambima,
Ermanno Costantini.
La giornata di festa, che si è
svolta nel periodo della festa
patronale di Moie, è iniziata
alle ore 10 con la lunga sfilata
per le vie della cittadina e tra le
bancarelle del Mercato vecchio.
I musicanti e le majorettes con
i dirigenti e i tanti collaboratori
che, nel corso degli anni, si sono
avvicinati alla banda, hanno poi
partecipato e animato la messa
nella chiesa Cristo Redentore,
diretti da Fabio e Luciano
Merli. “Il mondo ha bisogno di
una musica nuova, quella vera
dell’amore – ha detto sr Lorella
Mattioli, la biblista francescana
che ha guidato le riflessioni della
festa patronale – e il dono che
il Signore ci offre è la facilità di
comunicare e di ascoltare la sua
parola di vita”. Dopo la Messa
la visita al cimitero di Moie, la
DAL 1923
preghiera e il ricordo commosso
delle tante persone che sono
passate nella banda. “Ricordiamo
così i nostri amici perché la
comunione dei vivi e dei defunti
non finisce mai, anzi, possiamo
dire di avere delle conoscenze
in Cielo”: così il parroco don
Fabio Belelli ha invitato a pregare
mentre il pensiero affettuoso
di tutti era per i tanti amici che
hanno condiviso la passione
per la musica. Negli ultimi mesi,
infatti, sono venuti a mancare
Massimo Branchesi, animatore di
tante iniziative tra cui i progetti
dedicati a Spontini e il direttore e
presidente Roberto Landi, fin da
piccolo membro della banda e poi
maestro dei corsi di orientamento
fino a guidare la banda negli
ultimi anni.
In piazza, poi, a cura
dell’associazione Polisportiva
Lorella, il pranzo con oltre 300
persone: sono stati proiettati
i video dei concerti e delle
manifestazioni e consegnati
alcuni ricordi del quarantennale,
tra cui a uno dei fondatori,
Franco Gasparrini e all’attuale
maestro Samuele Faini. “La
banda di Moie è stata una realtà
culturale consolidata – si legge
ancora nel libro Palmolella aveva partecipato ad importanti
carnevali italiani, aveva avuto
l’onore di rappresentare più
volte la Vallesina in notevoli
manifestazioni in Spagna, Francia,
Svizzera, Jugoslavia, Danimarca
e Germania. Straordinari furono
gli incontri con il presidente della
Repubblica Pertini e con il papa
Giovanni Paolo II. Artefici della
grandiosa crescita della banda
erano stati il presidente Marino
Giorgi, il direttore Fabio Merli,
le insegnanti Loredana Guerro,
Orietta Marcantognini e Catia
Giorgi”.
Il momento più emozionante e
suggestivo della manifestazione
è stato il concerto in piazza
Kennedy, alle ore 21, nell’ambito
della Festa della Pallavolo, con
l’esibizione degli ex: 85 musicanti
e 35 majorettes si sono preparati
e allenati per dare vita al concerto
e allo spettacolo.
Il grande concerto è stato
diretto dallo “storico” maestro
Fabio Merli di San Paolo di
Jesi che ha ricevuto il grazie
di tutti i musicanti per la sua
determinazione nel far crescere
la banda. Nel corso della
serata è stata anche ricordata la
collaborazione, dal 1970 a metà
degli anni Ottanta, con la banda
di San Paolo di Jesi, una banda
con una lunga e solida tradizione
musicale, che ha contribuito
a far crescere la formazione di
Moie. Il comitato organizzatore
dell’anniversario, composto da
Virgilio Contadini, Stefania Lucidi
e Matteo Febo, ha preparato
anche delle targhe ricordo. Con
Marino Giorgi, presidente per
oltre venti anni, sono state
ricordate le manifestazioni che
hanno vivacizzato e reso noto
il paese tra cui il Carnevale dei
Ragazzi con tanti carri allegorici,
bande musicali e gruppi in
maschera. La ex presidente Anna
Rita Bruschi ha spronato i giovani
dirigenti della banda a darsi da
fare come hanno fatto in passato
i fondatori e i responsabili.
Umberto Domizioli, attuale
vicesindaco ed ex presidente,
ha sottolineato l’importanza
della banda per la vita del paese
e per la crescita delle giovani
generazioni. Una medaglia è
stata consegnata poi ad Aduse
Landi, in ricordo del figlio
Roberto, mentre tutti i musicanti,
le majorettes e il pubblico che
gremiva la piazza, in piedi, ha
omaggiato la sua opera.
A Loredana Guerro, giovanissima
clarinettista della banda, che
diede vita al gruppo delle
majorettes poi twirling è
stato consegnato un segno di
gratitudine unitamente ad una
sorta di richiesta di continuare
nel suo impegno sportivo
accanto alla banda: Loredana
ha poi annunciato che le ex
atlete, riunitesi per festeggiare
il quarantennale, riprenderanno
l’attività sportiva. Le atlete, ex di
dieci, venti o trenta anni, si sono
allenate con Laura Gramaccioni
e la stessa Loredana, nelle ultime
settimane per realizzare una
loro esibizione in piazza molto
apprezzata dal pubblico.
Una festa di anniversario e
l’augurio che la musica possa
rappresentare sempre per Moie
un momento di aggregazione,
di crescita, di conoscenza e di
promozione del paese.
Il sindaco
Il sindaco Giancarlo Carbini ha concluso la giornata di festa del
quarantesimo anniversario con questo messaggio:
“Abbiamo riscontrato tanto entusiasmo per il 30°, lo stesso per il 40°
ma non dobbiamo aspettare un altro anniversario per seguire con
affetto e con calore la banda. Quaranta anni fa Moie contava meno
della metà degli abitanti di oggi: la banda ha accompagnato la storia di Moie in tanti momenti istituzionali, religiosi, di festa e anche
dolorosi. La banda è la storia di Moie e merita che possa continuare ancora con lo stesso entusiasmo e la stessa forza per i prossimi
anni. Abbiamo avuto modo di ammirare la splendida sfilata con 85
musicanti e 35 majorettes: sarebbe un sogno avere la banda sempre
così durante l’anno non solo nel nome di Spontini ma nel nome della cultura musicale. Quando si lavora insieme con franchezza, con
forza e con simpatia, si hanno risultati eccezionali: in questo caso
tra la Banda L’Esina e la Pallavvolo Lorella. Tanti auguri alla Banda e
tanti ringraziamenti ai fondatori che hanno avuto la splendida idea
di fondare una bellissima realtà come l’Esina”.
Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it
Nelle foto dall’alto: il gruppo dei musicanti e majorettes davanti la
chiesa a conclusione della Messa; due momenti della sfilata per le vie del
paese; l’esibizione in piazza Kennedy delle ex majorettes e ex atlete del
twirling; la conclusione di “Primavera Spontiniana” al teatro Spontini
di Maiolati con il maestro Roberto Landi e dietro di lui gli ottanta
partecipanti al concerto e al corso di perfezionamento bandistico che
Landi aveva organizzato in occasione del 150° anniversario di Spontini.
Servizio fotografico del 40° anniversario
della Banda a cura di Claudio Conti di Moie
In dialogo
20 settembre 2009
13
ancora sulla polemica Boffo-Feltri
Ho letto più volte le “Riflessioni” sull’ultimo numero di Voce e
ho pensato a lungo se rispondere
in forma privata o sul nostro giornale, al quale sono abbonato da
oltre 50 anni e sul quale ho iniziato, giovanissimo, a scrivere i miei
primi articoli. Poi ho optato per la
seconda soluzione ed eccomi qua
non certo sotto la veste di censore
(che a me non piace), ma per confrontarci su alcune tue affermazioni
non proprio serene e scevre da un
tuo sentimento molto forte contro
coloro che hanno puntato il dito
sul “caso Boffo”. Don Chino Pezzoli, della Fondazione Promozione e
Solidarietà Umana in questi giorni
ha scritto un articolo ponendosi di
fronte al dilemma: “bisogna sorvolare i fatti, lasciare che il tempo li
copra d’oblio? I fatti vanno fatti conoscere, soprattutto da chi ne è responsabile. I credenti sanno che gli
errori vanno confessati, detti. Non
ci sarebbero tante illazioni da una
parte e tanta omertà dall’altra, se si
dicessero i propri errori con quella
dose di umiltà che premia la maturità. Non avviene purtroppo. Ed
allora le parole diventano come
pallottole d’ambo le parti che feriscono, uccidono……”.I miei due maestri di giornalismo quando iniziai
Saggio
di rieducazione
equestre
Saggio di rieducazione
equestre a cura dell’associazione sportiva dilettantistica “Oltre l’ostacolo onlus”,
domenica 20 settembre alle
ore 17 alla Struttura Ippica Asd Parco Planina in via
Vallettone, 5. L’associazione,
di cui è presidente Alessandro Badiali di Serra de’ Conti, si è costituita a gennaio
2009 per dare una struttura
più definita ad una attività
già esistente che è “attività
per disabili a mezzo cavallo”; è composta dai genitori
dei ragazzi che partecipano
all’attività e dall’operatrice
Katia Morresi che ne è vicepresidente.
a scrivere – don Costantino Urieli minare dubbi… lasciando che Feltri
e Giuseppe Luconi – mi insegnaro- continuasse a mettere in atto la sua
no soprattutto una cosa: “quando ti
strategia distruttiva sia umana che
accingi a scrivere un articolo prima professionale del direttore dell’Avdi tutto devi raccontare la verità venire… il tarlo del dubbio è stato
attraverso i documenti ufficiali, le
gettato… “Il Giornale” è specializzadichiarazioni delle autorità operan- to a fare queste operazioni traumati; poi è giusto e sacrosanto che un tiche per infangare. Però la ferita di
giornalista faccia il suo commento
quei cattolici sensibili rimane aperai fatti, aprendo anche un dibattito ta e credo che in futuro peserà”. C’è
con i lettori, se necessario”.
una dose di umiltà, soprattutto di
Tu, se me lo consenti, sei andato a correttezza nel tuo dire? Io non facspada tratta accusando il diretto- cio qui – credimi – il difensore di
re del “Il Giornale” Feltri come il
alcuno, né di Feltri, né tantomeno
peggior nemico di Boffo al quale
di Berlusconi. Io non vengo a giuva la solidarietà umana di tutti noi, stificare il comportamento di Feltri
sinceramente. Ma, ma… hai anche
come un atto di aggressione contro
tagliato la tua bile contro il Capo i giornali che da mesi buttano fango
del Governo Italiano con la scure – senza alcuna prova che abbia un
più tagliente possibile. Ne vuoi una
elemento penale - contro Berluscoprova? Ecco alcuni passi del tuo ni e tu nelle tue “Riflessioni” quepensiero … “andando a trovare un
sti giornalisti non ti sfiorano affatto
documento (ti sei dimenticato di
che possano aver leso un persodire ufficiale) dimenticato in un tri- naggio come il Capo del Governo?
bunale… per raggiungere un fine: Personaggio pubblico è Berlusconi,
difendere il Capo del Governo con- personaggi pubblici sono Boffo e
tro quei giornali che condizionano Mauro (direttore di Repubblica) o
l’opinione pubblica deformandone
gli altri direttori dei giornali come
l’immagine… ponendo un dubbio il Riformista o L’Unità, o quanti alatroce sulla sua moralità ma nello tri ancora. Tu scrivi su un giornale
stesso tempo aprendo una ferita… cattolico e dovresti conoscere molchi era dietro la mano destra del to bene il proverbio “chi di spada
direttore Feltri quando ha sferrato ferisce, di spada perisce” o meglio
l’attacco… per cui la strategia è se- ancora l’altro passaggio “chi è senza
peccato scagli la prima pietra”.
Vorrei farti notare che Feltri in
questi giorni ha “menato” sul suo
giornale a destra come a sinistra ed
altrove: ha “toccato” ad Ezio Mauro,
gli Agnelli, Boffo, il presidente della
Camera Fini, il capo gruppo alla Camera del PdL Bocchino, a Buttiglione, al presidente della regione Sicilia e al vice ministro Miccichè con
la sua minaccia del partito del Sud,
Forse ha “toccato” più a destra che
a sinistra, ma citando sempre e soprattutto, fatti, episodi, pubblicando documenti. E qui torno all’origine del mio discorso. Per concludere
con qualche citazione (qualcosa ho
imparato dopo oltre 30 anni di professione). Una sentenza della Cassazione del 2001, sezione V°, dice
testualmente: “ai fini dell’applicabilità del diritto di critica politica –
che può essere esercitato anche con
l’uso di toni aspri e polemici, quando i fatti oggetto di critica abbiano
un rilevante interesse pubblico – è
comunque indispensabile che sussistano gli estremi della verità del
fatto diffamatorio”. “La via dell’offesa gratuita indirizzata ad imprimere un “marchio d’infamia”, sempre
secondo la Cassazione, un indice
privilegiato del carattere diffamatorio di frasi o affermazioni è pro-
prio la gratuità; e gratuite sono le
dichiarazioni rese proprio perché
non corredate da alcun dato che
possa radicarle nella realtà storica,
risolvendosi in pure invettive”.
Nicola Di Francesco
Sono onorato della risposta che
deriva anche dalla sua esperienza
giornalistica. Per me che scrivo,
non essendo un giornalista, è di
stimolo sia per i consigli ma anche per cogliere meglio, nelle mie
riflessioni, i diversi aspetti dei problemi che affronto. Detto ciò, sono
ancora convinto che, se anche vi
possono essere opinioni diverse,
ricercare la verità non è semplice,
ma mi sento in dovere di esprimere lo stato d’animo che gli avvenimenti mi creano. A me, ancora
oggi, fa riflettere il modo con cui si
è voluto colpire il giornalista dott.
Boffo. Altresì fa riflettere la campagna di stampa di alcuni giornali
nei confronti del capo del Governo
che in ogni modo, partendo dal
suo vissuto privato, viene messo
in discussione. Questa è la mia
opinione che, insieme alla sua, nel
rispetto e nell’amicizia, crea un dibattito in cui la ricerca della verità
è l’obiettivo che dobbiamo avere
ben chiaro.
Remo Uncini
Il regista americano David Fincher e la fedeltà al romanzo
R
C inema Un film generazionale: Fight Club (1999)
iprendiamo il viaggio, lungo strade di cellulosa, strade che ci portano ogni volta in
mondi, paesi, paesaggi e tempi diversi, al fianco di uomini e donne dalle più svariate condizioni fisiche, sociali … Il cinema, in fondo,
è tutto questo, una varietà pressoché infinita
di storie che appagano la fantasia degli spettatori, o più spesso la supera. Riprendiamo
il viaggio per parlare di un film recente, un
film americano che parla della disillusione di
fronte allo smantellamento del sogno americano. Un film generazionale che usa la messa in scena della violenza e del terrorismo,
mostrandoli come la via maestra verso una
purificazione, un karma dal quale l’attuale
società del mondo occidentale non può prescindere se vuole salvarsi. Il film in questione è Fight Club (2000) del regista americano David Fincher. La sceneggiatura si basa
sull’omonimo libro di Chuck Palhaniuk, un
autore di culto, balzato alla ribalta del grande pubblico con il libro Invisible Monster
(1999). Fight Club è uno dei pochi esempi di
perfetto connubio tra romanzo e la sua tra-
sposizione cinematografica. La pellicola segue alla perfezione il libro, nelle vicende, nei
dialoghi, nei ritmi, come se fosse la sceneggiatura vera e propria. Ed il ritmo è serrato,
le vicende personali dell’anonimo protagonista (Edward Norton), s’impennano di scena
in scena, portandolo da un iniziale banale
problema di insonnia, ad un’ossessione per
tutto ciò che serve per poter essere riconosciuto come “rispettabile” agl’occhi degli altri, ad un’assidua frequenza di tutti i gruppi
di mutuo aiuto che riusciva a seguire. Questo lo aiuta a dormire finché non incontra
un’altra malata fasulla come lui, Marla Singer (Helena Bonham Carter) che gli impedisce, con la sua presenza, di godere a pieno
della sofferenza degli altri. Ma il protagonista fa un altro incontro che gli rivoluzionerà la vita, Tyler Durden (Brad Pitt). Tyler lo
trascina in un mondo a lui sconosciuto, fatto
di essenzialità, libertà da tutte le maschere
sociali alle quali sembra non si possa fare più
a meno. Tyler lo fa riflettere sull’assurdità di
avere stampato un nome sulle proprie mu-
tande, sull’idiozia del dover rincorrere la ricchezza da usare per poter vestire in un certo
modo e per arredare la propria casa seguendo i crismi del design più estremo. Ma Tyler
sa offrire al protagonista, come alternativa
alla società attuale, solo l’autodistruzione,
concetto già caro a tutto il movimento della
musica grunge che portò al suicidio del suo
messia, Kurt Cobain, nel 1994. Ed il paragone tra questo film e l’ultima rivoluzione
del rock ci sta tutto; Fight Club, dal punto di
vista concettuale, può essere definito grunge.
D’altronde il film rispecchia l’evoluzione e il
declino che quel movimento visse nella prima
metà degli anni ’90. La nascita dei Fight Club
è da paragonarsi a quella dei primi successi
discografici di quel movimento; il finale catastrofico del film è l’esatta trasposizione del
suicidio del leader dei Nirvana. Entrambi gli
eventi lasceranno strascichi sulle coscienze di
chi ha vissuto quella rivoluzione rock, come
di chi ha amato, rivisto e sviscerato ogni singolo dialogo di questo imperdibile pellicola.
Andrea Antolini
14
20 settembre 2009
Pagina Aperta
Jesi – Il Palazzo e dintorni
AGENDA
Il santo del giorno
Giovedì 17 settembre san Roberto, venerdì 18 santa
Sofia, sabato 19 san Gennaro, domenica 20 sant’Eustachio, lunedì 21 san Matteo, martedì 22 san Settimio,
mercoledì 23 san Lino, giovedì 24 san Pacifico, venerdì
25 sant’Aurelia, sabato 26 santi Cosma e Damiano, domenica 27 san Vincenzo de’ Paoli.
Farmacie
Farmacie di turno a Jesi, dalle 20 e notte
Giovedì 17 settembre Moretti, venerdì 18 e sabato 19
Coppi, domenica 20 Calcatelli, lunedì 21 Coppi, martedì 22 Comunale 1, mercoledì 23 Cerni, giovedì 24 Comunale 2, venerdì 25 Grammercato, sabato 26 Coppi,
domenica 27 Moretti.
Farmacie di turno in Vallesina
Giovedì 17 Angeli, venerdì 18 Poggio San Marcello,
sabato 19 Castelbellino, domenica 20 Pianello, lunedì
21 Montecarotto, martedì 22 Moie (Angelico), mercoledì 23 Castelplanio, giovedì 24 Moie (Lucarelli), venerdì
25 Angeli, sabato 26 Poggio San Marcello, domenica 27
Castelbellino.
Anagrafe
Nati a Jesi dal 16 al 31 agosto (salvo diversa indicazione)
Marco Babbini, Giacomo Lombardi, A Yana Maria Iancus (Romania), Jasmine Mengoni, Veronica Saturni,
Martina Loccioni (Monte Roberto), Eliza Rosus, Gaia
Pasquinelli, Mattia Polzonetti, Leonardo Matteucci,
Josuè Sougouda Wosso Dabre, Eva Sciore, Aida Kadrja,
Ginevra Carotti, Isa Bashmeta, Enrico Mei (Roma), Asia
Zanzini, Karim Lahfadi.
Defunti
Deceduti a Jesi dal 16 al 31 agosto salvo diversa indicazione
Ada Pierella (anni 94) di Filottrano, Pierino Paoletti
(65), Adalgisa Paioni (95) di Cupramontana, Terzo Romagnoli (78), Marisa Bianchi (63) di Maiolati Spontini,
Giovanni Giampieretti (81) di Monte San Vito, Rosanna
Giampieri (57) di Filottrano, Almerina Scorcelletti (81),
Leda Bigelli (88), Domenico Bertini (79) di Maiolati, Vilma Barchiesi (85), Luigi D’Amelia (74) di Mergo, Alberto Giansanti (69) di Montecarotto, Nello Santelli (87) di
Montecarotto, Fiorella Barocci (57), Maria Servadio (86)
di Maiolati Spontini, Malvina Barchiesi (93), Maria Adelaide Iacurti (84) di Roma, Nanda Giacomozzi (64) di
Castelbellino, Maria Sampaolo (74) di Potenza Picena,
Ida Campelli (89), Umberto Brecciaroli (86), Rita Paoloni (73), Marcello Giovanni Massaccesi (67), Maria Santoro (85) di Monte Roberto, Maria Civerchia (86), Elvira
Bittoni (83), Primo Trombetti (75), Maria Molinari (71),
Ines Sgreccia (70), Sandrina Fabrizi (83), Lidia Tiribelli
(94), Maria Paolucci (77) di Mergo, Giancarlo Bini (65) di
Maiolati, Bice Lopez (91) di Mergo.
NotizieBrevi
Media Vallesina
università degli adulti
Si sono aperte sabato 12
settembre le iscrizioni al
quinto anno accademico
dell’Università degli adulti
della Media Vallesina, promossa dall’Unione dei Comuni. I volontari dell’associazione che gestisce i corsi,
presieduta da Cesare Bellini,
continuano a raccogliere le
adesioni per tutto il mese di
settembre nei giorni di venerdì, dalle ore 17 alle 19, e
di sabato dalle ore 10 alle ore
12 nei locali del Centro comunale 6001 di Moie, in via
Carducci n. 29.
“Invito tutti i cittadini dei
sette Comuni consorziati –
dice l’assessore alla Cultura
dell’Unione Mirco Brega – a
vivere quest’esperienza, sicuramente stimolante sia per la
qualità dei corsi proposti sia
per le occasioni di socializzazione. L’università è diventata un punto di riferimento
per la Media Vallesina e un
fattore di arricchimento culturale per il territorio”. Con
il nuovo anno accademico,
per la prima volta l’Univer-
sità degli adulti della Media
Vallesina si allarga anche al
comune di Montecarotto,
che diventerà una delle sedi,
insieme a Villa Salvati di
Pianello Vallesina e al Centro comunale di Moie, per
lo svolgimento delle lezioni.
L’apertura ufficiale dell’anno
accademico è in programma
per domenica 27 settembre
mentre le lezioni inizieranno
lunedì 5 ottobre.
Staffolo, premio
di cultura
Sarà assegnato allo scrittore
Sergio Corbino, al presidente
dell’Associazione Dietologi
Italiani Giuseppe Fatati e alla
conduttrice Luisanna Messeri il Premio Nazionale di Cultura Enogastronomica giunto alla sua XLIV edizione. La
giuria è stata presieduta dal
sindaco di Staffolo, Sauro
Ragni e dall’ing. Mauro Magagnini. La consegna avverrà
nel corso della tavola rotonda che si svolgerà domenica
20 settembre dalle ore 10 alla
Collegiata sul tema: “Vino:
un alimento, un piacere, un
pericolo?”.
Pedibus calcantibus
“P
edibus calcantibus”
è una nota espressione latina che, tradotta alla lettera, vuol dire
“calpestare con i piedi”
e, più semplicemente,
“camminare”. Ebbene, la
straordinaria novità è
che la fantasia della nostra amministrazione ha
inventato il programma
più bello del mondo a
favore di tutti gli alunni
di Jesi. Ha detto: “Camminate, camminate per
andare a scuola, basta
con i pulmini! Vogliamo
il vostro bene. Se le strade sono pericolose per il
troppo traffico, il Comune vi prepara degli itinerari che vi difendono il
più possibile dai pericoli
delle auto”.
Un programma veramente straordinario, veramente eccezionale. Il fatto
che l’abbiano copiato da
altri comuni dice solo che
i nostri amministratori
sono intelligenti al punto
di saper prendere il meglio che è presente in altre
città. Non è un copiare, è
un voler bene ai nostri figli e alla città.
Perché i vantaggi di “pedibus” (questo è il nome
che si dà all’iniziativa: con
i piedi! Sottinteso: andiamo a scuola con i piedi,
andiamoci camminando),
sono moltissimi.
1) I ragazzi recuperano
la bellezza della città; 2)
Esercitano il loro fisico troppo spesso fermo
davanti alla tv o al pc; 3)
Meno autobus e meno
automobili dei genitori
per le strade, meno pericoli, meno inquinamento; 4) Stimolo agli adulti
a muoversi, ai nonni a
prendere per mano i
nipotini e andare, camminare, godere l’aria, il
verde, la natura; 5) Graduale sviluppo di percorsi pedonali – oggi ridotti
al lumicino – che fra cinque, dieci, quindici anni
saranno un patrimonio di
vita e di sicurezza anche
per le biciclette. Insomma: mille benefici con un
programma solo.
Brava
l’amministrazione. Certo, non voglio nascondere le difficoltà che
ci sono e che ci saranno:
brontolii, mille obbiezioni
di alcuni genitori e nonni,
casi particolari, soldi che
non bastano mai, problemi tecnici ecc. Ma bisogna superare tutte le obbiezioni e tutti i problemi,
perché il progetto è troppo bello e troppo utile per
i ragazzi, per le famiglie,
per la città. Bisogna tener duro e andare avanti.
Complimenti.
v.m.
Ogni giovedì alle ore
12,45 e in replica alle
ore 19,20 andrà in onda,
in versione radiofonica,
su radio Duomo Senigallia in Blu (106,7 o
95,2 Mhz) la rubrica “Il
palazzo e dintorni”.
SABATO 19 SETTEMBRE: “JESI 1643”
Rievocazione storica
I
l 19 settembre, a partire
dalle ore 18, nel centro
storico di Jesi si tornerà indietro nel tempo di
secoli, fino alla metà del
‘600. In occasione della
tradizionale fiera di San
Settimio, che ebbe origine
nel 1635, il comune di Jesi,
Assessorato al Turismo e
allo Sviluppo Economico,
propone una manifestazione di grande interesse
culturale e turistico, a cura
dell’Associazione Culturale
Tabularasa di Jesi. Questa rievocazione prende
ispirazione da un altro
evento storicamente attestato, avvenuta nel 1643,
in occasione della cosiddetta “Guerra di Castro”
che coinvolse le truppe
pontificie (quindi anche
Jesi) contro Modenesi e
Veneziani. In quell’anno
venne bandito l’arruolamento di una compagnia
di milizia “de’ più periti
nell’arte militare” che
“marciarono a’ servigi del
Pontefice”. L’Associazione,
assieme ad altre associazioni di rievocazioni
storiche ed artisti di strada,
daranno vita a scene di
vita quotidiana del ‘600,
con mercanti, esibizioni di
suonatori, giocolieri, giullari, e teatranti itineranti.
Il pubblico assisterà inoltre
alle operazioni di arruolamento e addestramento
delle reclute nell’uso delle
varie armi dell’epoca, dalla
picca al moschetto.
CUPRAMONTANA, UFFICIO POSTALE
Attivato il nuovo cash dispenser
Presso l’ufficio postale di Cupramontana è stato attivato il
nuovo cash dispenser. Nuovi dispositivi di sicurezza passiva, tra cui il macchiatore di banconote, che impediscono la
sottrazione del denaro in caso di atto vandalico o forzatura
del cash dispenser sono stati installati nel nuovo Atm dell’ufficio postale di Cupramontana in via G. Matteotti. Inoltre, a
maggiore tutela della clientela che utilizza lo sportello automatico è presente un sistema elettronico “antiskimming” per
impedire la clonazione delle carte di credito.
Disponibile tutti i giorni della settimana, in funzione 24 ore
su 24, l’Atm Postamat consente di effettuare operazioni di
prelievo di contanti ed eseguire interrogazioni su saldo e lista movimenti, ricaricare tutti i telefoni cellulari, pagare le
principali utenze e oltre 2.000 bollettini di conto corrente
postale, ricaricare la carta prepagata Postepay. Oltre che dai
possessori di carta Postepay, l’Atm Postamat può essere utilizzato dai correntisti BancoPosta titolari di carta PostamatMaestro, dai titolari di carte di credito aderenti ai circuiti
internazionali Visa, Visa Electron, Mastercard, Maestro, Jcb,
Diners o American Express.
Latte Fresco
Alta Qualità
15
Sport
Associazione sportiva “Moie Sporting Club”: inizia la stagione
Una partita con se stesso
I
nizia nel mese di settembre la nuova stagione sportiva dell’associazione “Moie Sporting
Club”: tennis e calcio a 5. Il giovane presidente
Luca Latini ci ha illustrato le proposte dall’associazione, nata nel 2003 a Moie. “Organizziamo
corsi di tennis per bambini e ragazzi dai 6 ai
16 anni, corsi per adulti e lezioni private. Per
la nostra attività abbiamo a disposizione due
campi da tennis: uno in terra battuta e l’altro in erba sintetica, un battimuro, spogliatoi
maschili e femminili e una palestra ad uso
esclusivo dei ragazzi della scuola tennis. Parallelamente al tennis, l’associazione propone
il Campionato di calcio a 5 invernale “Moie
Sporting Club Football Cup. Si tratta di un torneo di calcetto amatoriale per adulti e ragazzi,
per circa 20 squadre, giunto quest’anno alla
sesta edizione.” Una stagione intensa, che inizia
a metà settembre e si conclude a giugno. Luca
ha iniziato praticamente da solo, scommettendo sulla fiducia nel valore educativo dello sport.
Cresciuto sui campi da tennis fin da giovanissimo, ha partecipato a gare e tornei regionali. Poi
la passione è diventata un lavoro: entusiasmante
ed impegnativo.“Attualmente abbiamo circa 60 ragazzi e 60 adulti ai corsi di tennis, e
circa 200 atleti al calcetto.- spiega Luca Latini- Le strutture sportive sono concesse in uso
dal comune di Maiolati Spontini, noi provvediamo alla manutenzione, compresi gli spazi
adiacenti. I campi sono superaffollati, servirebbe una struttura più grande. E’ una realtà
cresciuta molto negli ultimi anni. Nel 2003,
quando abbiamo iniziato con i corsi di tennis, avevamo circa 40 ragazzi. Oggi vantiamo
anche un nutrito e rappresentativo gruppo di
agonisti, che comprende interamente i ragazzi
del nostro vivaio. Sono giovanissimi che hanno
raggiunto risultati straordinari in ambito non
solo regionale, ma anche nazionale ed internazionale.” Luca, istruttore di tennis insieme a
Francesco Bucci, ci mostra la foto di Samuele,
10 anni: è il miglior giocatore italiano under 10,
vincitore di numerosi tornei nazionali e internazionali. Poi è la volta di Francesco, 12 anni: da
due anni è campione regionale della sua categoria e qualificato ai campionati italiani under 12.
Francesco e Samuele, nelle gare a squadre, sono
tra i primi 24 d’Italia. Infine ci presenta Irene,
11 anni: vice campionessa regionale under 11.
E vorrebbe farci conoscere anche tutti gli altri,
perché ogni ragazzo, per chi ne segue la crescita sportiva, ma sicuramente anche umana, è un
campione: di impegno ed entusiasmo, di grinta
e coraggio. Un’associazione che offre mol-
to al territorio e con tanti successi sportivi.
Qualche riflessione in merito? “Sicuramente
lo sport è oggi una necessità per molti, di grande valenza educativa. E’ uno strumento essenziale di integrazione sociale, un mezzo privilegiato nella lotta alle tante forme di disagio
giovanile. In particolare se privilegia l’educazione del singolo e le regole che ogni disciplina
racchiude. L’attività sportiva offre la grande
opportunità di esprimersi con un linguaggio
diverso, che consente di comunicare con gli altri e di realizzarsi.” Cosa significa per un giovane praticare il tennis? “Significa porsi degli
obiettivi, raggiungerli grazie all’impegno e alla
fiducia in se stesso. Significa studiare l’avversario, intuire i suoi colpi, cercarne i punti deboli,
affrontare con intelligenza lo spazio e il tempo
che ci separa da lui. Il tennis è uno sport in cui
ciascuno gioca la sua partita fisica e psicologica con se stesso, rimproverandosi gli errori
che compie, entusiasmandosi per ogni piccola
vittoria.” Metafora della vita: giocare e seguire
con il fiato sospeso la propria partita. Rispettare le regole perché altrimenti non c’è gioco, ma
sopraffazione. Rispondere a ogni colpo con piena attenzione e consapevolezza dei limiti e delle
qualità proprie e altrui. Si capisce perché il tennis, sport antichissimo (sembra che le sue origini risalgano ai giochi latini pila trigonalis), è
così diffuso e praticato in tutto il mondo, anche
se per tradizione storica e quantità di campioni
certe nazioni si possono considerare patrie di
grandi scuole tennistiche: USA, Spagna, Italia,
Australia, Francia, Germania, Serbia, Svezia,
Svizzera, Russia e Argentina. Un’ultima domanda: che cosa consigli a chi si avvicina al
tennis? “ Diventa bravo. Che significa: impegna te stesso, gioca con passione, spendi tutte
le tue energie per migliorarti e crescere.” Metafora della vita.
Tiziana Tobaldi
Nella foto Luca Latini con Francesco Tiranti,
campione regionale
VOLLEY Il 1° settembre via alla campagna abbonamenti
Monte Schiavo ok al memorial “Zanette”
I
l pre-campionato della Monte Schiavo Banca
Marche procede a gonfie
vele. Lo scorso fine settimana le “prilline” si sono
aggiudicate il memorial
“Mara Zanette”, torneo che
si è disputato a San Giorgio
di Nogaro, in provincia di
Udine. Nella semifinale di sabato le jesine si
erano sbarazzate del Parma dell’ex Travaglini con un netto successo per 3-0. Nella finale
di domenica invece, è stato il Carpi a finire
ko. Sokolova (nella foto di Magliola) e Rinieri, autrici di 25 e 12 punti, hanno messo
la loro firma sul 3-1 finale.
Lo scorso 1° settembre è partita la campagna
abbonamenti rossoblu intitolata “Stati con
noi”. Simona Rinieri è il testimonial dell’iniziativa, che si chiuderà il 28 ottobre. 85 euro
il prezzo dell’abbonamento
intero, 65 quello ridotto,
riservato ai militari, invalidi, under 18, over 65. 10
euro il costo del biglietto
d’ingresso intero, 7 quello ridotto, mentre per la
Coppa Italia ci sarà un tagliando unico di sette euro.
L’abbonamento consentirà l’ingresso a tutte
le gare di stagione regolare e di Coppa Italia,
può essere sottoscritto presso il centro sportivo “Pieralisi” dal lunedì al venerdì dalle 10
alle 12 e dalle 15 alle 19, presso la biglietteria
del PalaTriccoli tutti i venerdì dalle 18 alle
20 o on-line sul sito vms-volley.com. Sarà disponibile anche l’abbonamento “Club Cuore Rossoblu”, rivolto a liberi professionisti e
possessori di partita Iva.
Gip
20 settembre 2009
Il Bridge, gioco entusiasmante e palestra cerebrale
A ottobre riprendono i corsi
I
l presidente del Club Giosuè Badiali presenta le prossime attività
Giosuè, perché il Bridge?
La prima risposta è perché è un gioco meraviglioso, poi perché è una vera e propria
palestra cerebrale in cui esercitare, in un mix
eccitante, doti quali tecnica e fantasia, intuito e calcolo delle probabilità, onestà intellettuale e conoscenze procedurali, psicologia e
resistenza fisica, capacità di concentrazione e
prontezza di riflessi, spietato cinismo e umana comprensione delle debolezze proprie ed
altrui e potrei continuare. Il bridge è un appassionante enigma in continua evoluzione,
misterioso e seducente come la vita stessa,
un gioco che aiuta a conservarsi lucidi
e attenti divertendosi un mondo. Dovremmo dedicare alla mente la stessa
cura che dedichiamo al corpo: il bridge
potrebbe essere la palestra adatta in cui
esercitarla e mantenerla giovane. L’indimenticabile campione britannico Boris Shapiro vinse il suo ultimo campionato del mondo nel 1998 alla veneranda età di 89 anni!
Il bridge è segnalato da sempre come un
gioco difficile, come si gioca ed è veramente così impegnativo?
Semplicisticamente si possono riscontrare
somiglianze con la briscola e il tre sette, ma
c’è qualcosa di più, è un gioco di strategia che
esclude per lo più caso e fortuna e prevede un
partner e avversari da sfidare. L’aspetto più affascinante sono le situazioni che non si ripetono mai, c’è sempre una nuova mano, come
si dice nel gioco delle carte, e quindi sempre un problema nuovo da affrontare. E’ un
vero e proprio “sport della mente”, ogni
anno si disputano i Mondiali e ogni quattro
anni le Olimpiadi oltre ai Campionati regionali, nazionali ed europei. Ma si può giocare
tranquillamente anche a livello dilettantistico,
quindi quanto all’”impegnativo” direi che per
impararlo veramente bene occorrono
anni, ma per mettersi seduti con altri
tre amici e divertirsi un pò, basta frequentare uno dei nostri corsi.
Due parole sul Club e sull’ attività formativa prevista per ottobre…
Il club si è costituito otto anni fa e conta al
momento 40 affiliati, per metà sono donne
sembra infatti che il gioco si addica con naturalezza alla mentalità femminile. La sede è
presso la Associazione Bocciofila Jesina
in via Ugo La Malfa, 13/b. Proprio qui alla
Bocciofila, il 29 settembre prossimo, alle
ore 21, terrò un incontro per presentare le
caratteristiche peculiari del gioco, i nostri
programmi e l’attività formativa che partirà ai
primi di ottobre.
A chiusura di questa chiacchierata, cosa
diresti ai lettori?
Mi auguro di averli incuriositi quel tanto che
basta perché si uniscano a noi. Si gioca per
vincere, certo, ma anche per socializzare. Si
gioca per piacere, tra una smazzata e l’altra
si possono fare nuove amicizie o chiacchierare di affari ... il nostro motto è “j più siamo e
meglio stiamo!”
Esiste inoltre un sito internet del circolo www.
bridgejesi.it, che possono andare a consultare e, soprattutto, mi auguro di vederli arrivare
numerosi, noi li aspettiamo!
a cura di Daniela Marotti
BASKET Ingaggiato il giovane Santiangeli
La Fileni Bpa al torneo di Treviglio
U
na Fileni Bpa a due
facce ha chiuso il
memorial “Appolloni” al
terzo posto. Il torneo,
che si è disputato lo scorso fine settimana al PalaTriccoli, se lo è aggiudicato il Montegranaro
dell’ex Maestranzi, che
nella finalissima tutta
marchigiana ha battuto Pesaro. Erano stati proprio i
calzaturieri a sconfiggere gli
jesini nella semifinale di sabato con un rotondo 91 a 67.
Domenica però, nella finalina di consolazione, i ragazzi
di Vanoncini si erano prontamente riscattati, piegando
un coriaceo Rimini 87 a 80.
Al memorial “Appolloni” il
coach jesino ha potuto utilizzare il capitano Rossini, ristabilitosi dall’infrazione alla
costola destra, rimediata due
settimane fa in allenamento. In campo c’era anche il
nuovo acquisto, Marco Santiangeli, guardia-ala classe
‘91, proveniente dalla Vigor
Basket Matelica. Gli impegni
pre-campionato
della Fileni non si fermano. Giovedì 17 e venerdì
18 gli arancio-blu saranno
a Treviglio per il torneo
“Ebc Company”. Giovedì
le due semifinali: alle ore
19.30 Lugano-Miro Radici
Treviglio, alle 21.30 FileniCo.Mark Treviglio. Venerdì
poi, le finali. Alle 19.30 quella
del terzo posto ed alle 21.30
quella per il primo. Osservati speciali Alberto Rossini,
nativo proprio di Treviglio
ed il coach Vanoncini (nella
foto), che ha allenato il club
in provincia di Bergamo.
Giuseppe Papadia
11 ottobre a Moie la mostra ornitologica
L’Associazione Ornitologica Anconetana
per la provincia di Ancona organizza la 40°
Mostra Ornitologica Anconetana a carattere
nazionale nel comune di Maiolati Spontini,
presso il centro comunale 6001. Il 10 ottobre la mostra sarà aperta al pubblico e agli
alunni delle scuole elementari e medie che
potranno partecipare al concorso di disegno.
La premiazione del concorso di disegno e dei
soggetti più belli e rappresentativi in mostra,
verrà effettuata dal comitato organizzatore insieme ai rappresentanti del Comune di
Maiolati Spontini e di sponsor alle ore 16.30
di domenica 11 ottobre.
16
Esperienze
20 settembre 2009
San Settimio, le feste per il patrono
“Settembre, andiamo …”
“…è tempo di migrare”. Non saprei se
le nuove generazioni di studenti conoscano questa tutto sommato delicata poesia del “decadente” D’Annunzio.
Fatto sta che ad ogni ripresa post-agostana quelle parole tornano sempre alla
memoria. Anche perché possono alludere a reali “migrazioni” autunnali (pur
diverse dalle “transumanze” pecorecce
cantate dal Vate d’Abruzzo) della convivenza sociale ed ecclesiale. Appunto, ecclesiale, con la prossimità di vari
“trasferimenti” stavolta non di “pecore”,
ma di “pastori” (tanto per rimanere
nella metafora). Questa la coloritura
con cui si presenta quest’anno la festa
di San Settimio, “proto-pastore” della
comunità cristiana della Vallesina. Una
faccenda, questa dei “cambiamenti”, che
non si configura solo come operazione
di “vertice clericale”, ma che deve-dovrebbe coinvolgere tutta la comunità
ecclesiale. E’ quello che ha fatto il vescovo Gerardo pochi giorni fa durante
un Consiglio Parrocchiale convocato
appositamente per l’annuncio del nuovo parroco. Contrariamente al solito, il
vescovo era piuttosto “tirato” in volto.
Dopo aver sbrigativamente fatto nome
e cognome (tanto lo sapevano tutti), ha
sparato subito queste crude cifre: 30
anni fa i preti diocesani a Jesi erano
una sessantina, mentre ora sono ridotti
a neppure la metà. Né – ha precisato –
le “importazioni” alcuni preti dall’estero, pur utili nell’emergenza, costituzione la soluzione del problema. Qualcosa
non funziona davvero! Cominciando
dalla “stima” che i cristiani dovrebbero
avere per il prete (e nel territorio jesino è piuttosto bassina!). Don Gerardo
– citando la lettera del papa per l’anno
sacerdotale - ha ricordato le stupìte
parole del Curato d’Ars che diceva:
“Se il sacerdote sapesse quant’è grande
la sua dignità, morirebbe di gioia e di
stupore!”. Se la gente si accorgesse che
il prete quando consacra pane e vino
non dice: ‘Questo è il Corpo e Sangue
di Cristo’ ma ‘Questo è il mio Corpo e
Sangue’ porterebbe per il proprio “don”
quella stima che paradossalmente tenne “lontano” dal sacerdozio uno come
San Francesco di Assisi! Ecco – ha continuato il vescovo – occorre ricuperare
questa profonda visione di fede, al cui
solo interno può maturare nei giovani
una vocazione al ministero presbiterale. Tale ricupero è possibile soltanto
se le nostre parrocchie vengono più
decisamente orientate all’essenziale
della vita cristiana: l’ascolto orante della Parola di Dio, la devota celebrazione e adorazione eucaristica, la matura
devozione mariana che tutti sollecita e
sostiene all’Eccomi dell’Annunciazione.
E allora, festa e fiera e tombola per San
Settimio vanno bene. Basta che non
ci dimentichiamo che la tradizione di
fede con lui cominciata non può proseguire per inerzia all’infinito.
d.v.m.
Martedì 22 settembre,
festa di San Settimio
SS. Messe: ore 8 – 9 – 10,15 – 11,30.
Alle ore 18,30: concelebrazione
eucaristica presieduta dal Vescovo
Il programma proposto dal comune di
Jesi e dall’associazione Oikos per il 22
settembre prevede il brindisi della autorità in piazza della Repubblica, l’animazione con Rve - Radio Vallesina,
un laboratorio di gelato artigianale con
Ciro&Pio, il brindisi per San Settimio
alle ore 19.
La manifestazione ha il sostegno di Assivip, Avis Jesi, Banca delle Marche, Blu
Nautilus, Caffè Imperiale, Salumificio di
Monsano, Rve
Martedì 22 Settembre 2009
ANTEPRIMA DELLA FIERA - Piazza della Repubblica
ore 17:30 - Brindisi col Verdicchio per San Settimio
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