Settimanale d’informazione ANNO LVI- N. 31 euro 1 www.vocedellavallesina.it Jesi, domenica 20 settembre 2009 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi Al via il nuovo anno scolastico in Vallesina: un rinnovato impegno nella manutenzione delle strutture Verso la qualità e l’integrazione S ono iniziate lunedì 14 set- scolastico c’e infatti una novità tembre in numerose scuole importante per il Liceo di Jesi: tutdel nostro territorio provin- te le classi, anche quelle del Liceo ciale, le lezioni scolastiche. L’as- Socio-psico-pedagogico, si trovasessore al Sistema formativo e no definitivamente presso la sede all’Edilizia scolastica della Provin- centrale di Corso Matteotti 48. cia di Ancona Maurizio Quercetti “Questo risultato è il frutto – rifeha voluto essere presente all’avvio risce l’assessore Quercetti - di un delle lezioni e, prendendo l’occa- lungo e complesso intervento di sione anche per una rapida visita adeguamento sismico, ristruttual cantiere, si è recato presso il Li- razione e miglioramento complesceo Classico Vittorio Emanuele II sivi della sede storica della scuola di Jesi che rappresenta l’esempio che ci ha visto impegnati in questi dell’impegno della Provincia di anni con importanti risorse finanAncona sul fronte dell’edilizia sco- ziarie, circa 2,3 milioni di euro, e lastica e della qualità della scuola l’utilizzo di tecniche particolarpubblica. In questo avvio di anno mente innovative. Grande cura è stata dedicata anche al recupero architettonico dell’edificio che oggi, ad opere quasi completamente eseguite, valorizza l’intera zona del centro storico jesino ove esso è collocato.” 8737 il numero complessivo di bambini, ragazzi e giovani che frequentano i centri per l’infanzia, le scuole elementari, medie e superiori a Jesi. L’assessorato ai Lavori Pubblici, nel periodo estivo, anche in esecuzione di una serie di prescrizioni del Ministero e dell’Ufficio Scolastico Provinciale ha completato i lavori di messa a norma di tutte le strutture. “Per il resto i servizi sono collaudati – afferma l’assessore ai Servizi Educativi di Jesi, Bruna Aguzzi - la struttura comunale è stata in grado di partire il 14 settembre con il trasporto scolastico, il pre-scuola, il supporto alle mense e le attività di lingua italiana per gli studenti stranieri. E’ un inizio di anno ordinato che risente però delle riduzioni di organico che incidono di più sulla scuola primaria: siamo preoccupati e continueremo a far sentire la nostra voce perché i servizi Gli alunni nel comune di Jesi Scuola dell’infanzia: 13 centri per un totale di 992 bambini (meno 4 rispetto all’anno precedente), di cui 112 immigrati. Classi 40. Le nuove iscrizioni sono state 348, di cui 46 non italiani (13%). Scuola primaria: 8 centri per un totale di 1739 alunni (più 44) di cui 206 immigrati. Le nuove iscrizioni sono state 342, di cui 41 di non italiani (12%). Hanno scelto il tempo pieno 175. Scuole secondarie inferiori: 4 centri per un totale di 1092 alunni (meno 11), di cui 122 immigrati. Le nuove iscrizioni sono state 334, di cui cittadini non italiani 43 (13%). Scuola secondaria di secondo grado: Liceo classico 740; Liceo scientifico 1019; Geometri e Ragioneria 600; Istituto Tecnico Industriale 578; ITASS Galilei 730; Ipsia 567; Istituto d’arte 139; Nuova secondaria 110. Totale 4483 Totale generale alunni di Jesi 8737 dell’istruzione pubblica non diminuiscano nella qualità”. La città cerca di offrire servizi adeguati anche per la migliore integrazione scolastica degli alunni stranieri, precisa l’assessore: “Un servizio di sostegno linguistico, rivolto a tutti gli studenti dei 21 comuni dell’Ambito Territoriale, si svolge presso il Liceo Linguistico per chi ha fino a 16 anni mentre per i ragazzi venuti in Italia da non più di un anno si svolgono attività di rafforzamento linguistico nella scuola secondaria di primo grado Lorenzo Lotto, che è il Polo Interculturale. Per la città di Jesi esiste anche un regolamento alla luce della evidente considerazione che gli studenti stranieri rischiano di affollare soltanto alcune strutture: con la grande sensibilità dei dirigenti degli istituti comprensivi della città abbiamo siglato un protocollo che ci permette di far frequentare plessi attigui a quei bambini che si sarebbero dovuti iscrivere in scuole in cui la percentuale massima di stranieri, che abbiamo individuato nel 20%, sarebbe stata superata. Così e insieme ad altre politiche sociali diamo una prima risposta strutturata per governare un fenomeno, ormai stabile, che deve produrre integrazione e non separazione”. Celebrazioni per San Settimio, patrono di Jesi e della diocesi Lunedì 21 settembre alle ore 21,15: concerto d’organo con Roberto Antonello Martedì 22 settembre, festa di San Settimio: ore 8; 9; 10,15 e 11,30: sante Messe. Alle ore 18,30 concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo. Mercoledì 23 settembre alle ore 18,30 il Vescovo celebra in memoria dei predecessori defunti Lo scontro tra le forze politiche e al loro interno passa sopra i problemi dell’Italia I partiti volano basso e si infangano in mille diatribe L asciamo che il governo continui il suo sforzo per risalire la china della crisi mondiale. Uno sforzo da alcuni giudicato positivo, da altri insufficiente. Saranno i risultati a chiarire tutto nei prossimi mesi. Ci interessa invece dare uno sguardo ai partiti che, come è d’obbligo in un sistema democratico, sono quelli che precedono, nelle proposte e nei programmi, governo e parlamento: sono le scolte (o tali dovrebbero essere) che indicano la strada sia al potere legislativo che a quello esecutivo. Ma è proprio così? Purtroppo, dovunque il guardo giri, trovi partiti frantumati e ridotti al lumicino oppure, se guardiamo a quelli che ricevono più fi- ducia da parte dell’elettorato, scopri un divagare che impressiona. Interpreti “ufficiali” di sua maestà l’opposizione sono il Partito Democratico e l’Italia dei Valori. Del partito di Di Pietro, quando diciamo che l’iniziativa politica è tutta tesa verso un’opposizione totale, demagogica, quasi legata ad uno spirito di vendetta o rivalsa di un lontano passato trascorso nella magistratura, è detto tutto. Ma è un’opposizione che rende bene elettoralmente, perché c’è tutta una massa di popolo che per natura vive lo scontro soltanto in modo radicale, dai tempi di Paietta fino a quelli di Diliberto, oggi meravigliosamente incarnati da Di Pietro nel metodo. Il Pd si permette di trastul- larsi quattro lunghi mesi solo per portare avanti la scelta, con relativo congresso, del suo segretario. Quattro mesi! In meno di tre mesi Grecia, Germania e Portogallo indicono elezioni e votano. Un Pd che pare che abbia perso il senso della preziosità del tempo e della crisi che attraversiamo. E’ un crogiolarsi all’interno di se stesso, incerto se lanciarsi alla conquista di autentici spazi politici o rinunciare allo stesso volo. E il vuoto partitico in periferia: che i circoli ci siano tutti lo dicon, che sian vivi nessun lo sa. Per non dire della rutelliana tentazione di guardare altrove in nome dell’antica legge partitica italiana che chi ha avuto un comando, chi è stato il primo a Roma e il primo in un partito, non può stare in seconda fila: deve rimanere sulla cresta dell’onda a costo di rompere con mamma-partito. Altrimenti, chi pensa a frantumare i partiti maggiori? *** L’assolutismo esasperato all’interno del Popolo delle Libertà, esercitato con totale dimestichezza e disinvoltura da Berlusconi, ha sollevato una forte reazione del numero uno dell’ex Alleanza Nazionale nonché presidente della Camera, Fini, che ancora si sente di rappresentare l’ala minoritaria in seno al partito del capo del governo. E’ una opposizione che giustifica con elevati motivi politici in contrapposizione, soprattutto, al fare estremistico della Lega. Fini, svincolandosi dai suoi legami istituzionali, pienamente cosciente che sta perdendo il legame con i suoi colonnelli, con i suoi capitani e con i suoi militanti, reagisce in nome del rispetto dei diritti della minoranza interna e in nome di un programma che, preannunciato dalle battute della Lega, è del tutto inaccettabile da chi ha sempre considerato valori inalienabili la laicità, il liberalismo e l’unità della patria. Per Fini e per i pochi ancora a lui vicini è forse l’unico modo per uscire dall’angolo in cui sono stati cacciati e, magari, guardare verso il centro per creare paure di instabilità all’interno di una maggioranza super garantita dai numeri. Volano parole grosse e calcoli di sopravvivenza alle spalle dei problemi italiani. *** E l’Udc di Casini opera, come sempre, per la distruzione del bipolarismo e la restaurazione del Grande Centro con l’agognata convergenza di Rutelli e di Fini. Intanto, in vista delle regionali di marzo (le grandi manovre sono incominciate e avremo sei mesi di campagna elettorale), ha dichiarato esplicitamente la sua tattica: quella dei due forni, ovattata in nome dei programmi e delle persone. E tutti sanno che i programmi sono super-elastici e superadattabili a questa o a quella poltrona. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 Cultura e società 20 settembre 2009 Del più e del meno La televisione “educata e civile” di Mike di Giuseppe Luconi S ull’improvvisa morte di Mike Bongiorno, si è detto e scritto molto, a conferma dell’affetto di tutto il Paese per il grande presentatore. Bongiorno ha avuto un ruolo importante nella diffusione del mezzo televisivo in Italia. Ma davvero l’Italia si fermava quando in Tv trasmettevano “Lascia o raddoppia?”. Ho ritrovato un corsivo che pubblicai allora su Voce Adriatica (oggi Corriere Adriatico). Era il 15 gennaio del 1957. Scrivevo: “Lascia o raddoppia? E’ l’interrogativo di moda, più che mai snob oggi che i video della Tv hanno portato fino a noi i programmi degli studi di Roma, Napoli e Torino. A Jesi la ricezione è ottima e sono già pochi gli esercizi pubblici che non hanno almeno un “17 pollici”. Nelle serate di punta, quelle dei Mike e dei Tortora per intenderci, c’è aria di mobilitazione in giro. Gente che fino a ieri si spostava tutt’al più per una serata al circo o per una gita campestre, oggi pianta tutto e va per tempo ad occupare i posti migliori nei caffè, nelle osterie, nelle sezioni di partito (e anche nei cinema che si sono adeguati ai tempi installando, accanto al grande, il piccolo schermo)” Bongiorno continuò a dominare gli indici di ascolto e di gradimento per anni, poi, come è naturale per tutte le cose tirate troppo per le lunghe, non ebbe più il boom dei consensi. Ma se le vicende portarono il presentatore su altri lidi, non diminuì la stima delle persone per lui, ma non tanto per i suoi giochi a quiz, quanto per il suo modo di intendere e di utilizzare il mezzo televisivo. Che era quello che, agli inizi, regolava tutte le trasmissioni della Rai. E qui chiedo scusa al lettore se richiamo ancora il fatto personale. Che è questo: Allo scadere del 1952 mi arrivò da Ancona la lettera di nomina a corrispondente da Jesi della Rai (la lettera era datata 26 di- cembre: in Rai si lavorava anche il giorno dopo Natale!). A quel tempo la televisione non c’era ancora: da Ancona veniva trasmesso tutti i giorni., alle 8 del mattino, un notiziario radiofonico che si intitolava “Il Corriere dell’Abruzzo e delle Marche”. Nella lettera di nomina, tra l’altro, mi venivano indicati alcuni criteri generali ai quali dovevo attenermi nell’invio delle notizie. Dovevo evitare – mi si diceva – “argomenti di spicciola mondanità locale, o fatterelli futili e pettegoli. Ci interessano invece - si sottolineava nella lettera le vicende cariche di umanità, profondamente significative e singolarmente originali. “Un gesto di bontà, un atto eroico, una trovata curiosa, un’invenzione utile, una operazione chirurgica tentata per la prima volta, una nuova risorsa di vita o una nuova forma di attività importano più di un qualsiasi fattaccio o di qualsiasi comunicato ufficiale nei quali è spesso impossibile trovare elementi sufficienti di informazione”. Oggi non so quanto sia rimasto nelle trasmissioni Rai – ma anche in quelle delle Tv private – di quei criteri generali del 1952 Non molto, mi pare. Ho voluto ricordarli qui perché erano gli stessi in cui credeva Mike Bongiorno e che volevano dire innanzitutto il rispetto per il telespettatore, criteri che improntavano le trasmissioni di Bongiorno e ai quali è rimasto fedele anche quando le televisioni pubbliche e private hanno creduto di diventare più “moderne” e più “libere” portando sul piccolo schermo il cattivo gusto, il pettegolezzo, la volgarità, talvolta anche la rissa… A Bongiorno la gente ha voluto bene perché aveva continuato a fare la televisione “per bene”, una televisione “educata e civile”, come l’ha definita sabato scorso il vescovo ausiliario di Milano mons. Erminio De Scalzi durante il rito funebre nel duomo di Milano. Quella televisione “pulita” che tantissimi italiani vorrebbero poter vedere anche oggi. Inaugurazione il 22 settembre Bottega Commercio Equo Inaugurazione nuova Bottega del Commercio Equo e Solidale, martedì 22 settembre alle ore 17. La Bottega, una delle quindici marchigiane della Cooperativa “Mondo Solidale” di Chiaravalle si trasferirà dalla sede di Piazza Nova nella quale è stata otto anni. Alla inaugurazione prenderanno parte anche il sindaco di Jesi e il presidente della Cooperativa Massimo Mogiatti. I volontari che gestiscono la Bottega invitano a prendere parte all’inaugurazione nel corso della quale sarà offerto un buffet con i loro prodotti. Il libro di Asmae Dachan IV Giornata-Mese del creato sull’”aria” (IV) Quella bella “favola di Ripa Bianca” hi l’ha detto che l’unico simbolo delC lo Spirito santo sia rappresentato da quelle fiamme che – secondo il raccon- to in Atti 2 – si posarono su Maria e gli apostoli nel giorno di Pentecoste? Infatti, insieme a diversi altri, c’è anche il simbolo dell’acqua (cfr Gv 7,38). E penso che nei piani alti del Governo Celeste, per la Pentecoste jesina edizione 2009, domenica 31 maggio, sia stato preferito ampiamente quest’ultimo. Dato che in una sola giornata è venuta giù tanta di quell’acqua che forse avrebbe dovuto compensate la siccità di quest’estate. Se ne ricordano bene i giovani che hanno partecipato alle “12 miglia dell’Agorà” camminando nei quattro percorsi fino alla cattedrale sotto una pioggia incessante, dovendo trovare pure momenti forti di preghiera e riflessione lungo il tragitto. A guidare uno di questi è stato chiamato anche il sottoscritto, in qualità di “esperto” (diciamo meglio “appassionato”) di problematiche ambientali. Erano una sessantina i ragazzi che da Mazzangrugno dovevano scendere a valle con sosta nell’Oasi-belvedere di Ripa Bianca. L’acqua battente tuttavia ci ha fatto ripiegare nell’ampio capannone di un ospitale agricoltore. Dentro quelle pareti, di “belvedere” ce n’era poco, e del resto di fuori pioggia e nebbia non offrivano grandi panorami: però forse così quei giovani sono stati più raccolti (non tutti i mali vengono per nuocere!). E credo che sia utile sintetizzare su questo articoletto quanto ho provato a proporre loro. Ho cominciato così: ragazzi, conoscete qualche favola? Ovvio che sì: Pinocchio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve, ecc. Domanda: Avete mai pensato che (secondo gli studiosi) più o meno tutte sono strutturate in quattro tempi? Beh, a questo non ci avevano mai pensato. Eccoli: nel primo, tutto è bello e in armonia. Secondo atto: arriva un guastafeste (i più grandi ricordano il “carosello” di “Joe Condor in picchiata che oscura la vallata”), oppure magari anche lo stesso protagonista si mette nei guai (vedi Pinocchio). Terzo atto: si implora l’intervento di un “gigante buono” che elimina il pasticcio e il rompiscatole. Atto finale: torna il sereno, così che tutti possono vivere a lungo “felici e contenti”. Ebbene, sempre secondo gli esperti, le favole, lungi dall’essere soltanto dei racconti per quietare i discoletti che non vogliono dormire, rappresentano addirittura l’aspirazione profonda dell’animo umano alla salvezza. Addirittura la Bibbia può venir considerata come una grande favola “realizzata”: prima il paradiso terreste, poi il diavolo e il peccato, poi arriva il Salvatore e così tornano “Cieli e Terra nuovi”. Ebbene, ho proseguito, a due passi da qui “c’era una volta” una zona selvaggia ma suggesti- va e verdeggiante, dove venivano gli aironi a nidificare. Poi a qualcuno è venuto in mente di farci la discarica della città, con fumi maleodoranti che si vedevano da lontano e che i mazzangrugnesi erano costretti a respirare. Allora l’indimenticato Sergio Romagnoli s’è battuto per farci lì appresso una Riserva naturalistica, e qualche bravo amministratore ha suggerito altre soluzioni per smaltire i rifiuti. Siamo così arrivati all’Oasi attuale, che il solerte Olivi, cresciuto nelle file scout, ha voluto giustamente intitolare a Baden Powell. Ecco, ragazzi, ho proseguito: Ripa Bianca potrebbe diventare una felice metafora del mondo di oggi e soprattutto di quello di domani che voi siete chiamati a costruire per voi e i vostri figli. Bene o male i nostri antenati ci hanno lasciato un ambiente pulito e un’aria respirabile. Ma guardate (“immaginate” date che eravamo dentro il capannone!) un po’ com’è ridotta questa Vallesina: e qui mi son messo a descrivere la situazione dell’aria come esposto nel precedente articolo sull’”Api-bis” (e cioè industrie senza fine, traffico, interporto, turbogas, ecc., ecc.). Aggiungendo: cui anche voi – con quelle sgassate di motorini date il vostro contributo! Dovete-dobbiamo fare qualcosa: il Creato Dio l’ha affidato alla nostra cura. Ma da custodi, siamo diventati scriteriati tiranni che abusano del potere loro dato, rimanendo noi le prime vittime delle nostre follie. Conclusione: ragazzi, datevi una mossa, compite scelte coraggiose, contestate (uh! che parola passata di moda) questa società che vive a senso unico la dimensione economica della vita, in nome di un progresso suicida. Fate in modo che la favola di Ripa bianca diventi felice realtà! Poi i ragazzi hanno ripreso il cammino, mentre ne continuava a venirne giù a catinelle. Forse m’avranno preso per matto. Ma può darsi pure che in cuor loro sia sorta la voglia di far subito qualcosa per “cambiare aria”. Magari prendendo di più la bici e meno il motorino (anche con gran sollievo delle coronarie di mamma e papà). Don Vittorio Magnanelli Palazzo dei Convegni: 13-19 settembre Mostra d’arte dei bambini Venerdì 2 ottobre, alle ore 18, presso l’aula magna dell’università – palazzo Cuppari – sarà presentato il romanzo di Asmae Dachan “Dal quaderno blu”. Saranno presenti anche il giornalista Giancarlo Trapanese della Rai 3, la prof.ssa Elvira Mastrovincenzo, l’assessore alla cultura del comune di Jesi Valentina Conti. Palazzo dei Convegni di Jesi ospita la mostra d’arte dal titolo “Camaleontici 2009” realizzata con le opere dei bambini delle scuole elementari della città. L’iniziativa è a cura dell’associazione artistica “il Camaleonte” con il patrocinio del Comune di Jesi e della circoscrizione Jesi centro. Sarà esposta una selezione di circa settanta lavori, realizzati dai piccoli allievi partecipanti ai laboratori creativi invernali o a quelli estivi a villa Borgognoni denominati “vacanze con arte”, organizzati dall’associazione il Camaleonte. L’evento espositivo, oltre a rappresentare un simpatico momento d’incontro per genitori e bambini, proporrà i lavori degli artisti in erba alle prese con diversi materiali e tecniche espressive. La mostra rimarrà aperta fino a sa- bato 19 settembre, tutti i giorni, dalle ore 10 alle 12,30 e dalle 17 alle 19,30. Cultura 20 settembre 2009 3 U. Saba e D. Šostakovic nel Festival Pergolesi Spontini SCUSATE IL BISTICCIO (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) www.peterpun.it PEDAGOGIA RUVIDA FILOLOGIA ALLEGRA Vi siete mai chiesti com’ è nata l’espressione menare il can per l’aia ? Ecco un’ipotesi. Quando il famoso Can Grande della Scala futuro signore di Verona di inizio 300 - era ancora un ragazzino, i genitori lo affidarono alla sorveglianza di una severa istitutrice (il corrispondente femminile del famoso aio). Quando il nostro Can... Piccolo ne combinava qualcuna un po’ più grossa, la governante, allo scopo d’impartire al pargolo una salutare lezione, ricorreva alla collaborazione dello stalliere di corte; il quale - a chi passava e gli chiedeva: ma che stai facendo? - rispondeva serafico: MENO IL CAN PER L’AIA CHE DIFFERENZA C’è… … tra un birichino e un biricchino? Semplice: il primo combina marachelle. Il secondo, assai meno corretto, maracchelle (a loro volta molto più scorrette). PS – Questo gioco è già stato pubblicato due settimane fa. Viene qui riproposto perché un refuso biric[c]hino lo aveva reso incomprensibile. LA “SUA” CITTA’ Bisenso pro-Cav Corre voce che a Viterbo qualcuno abbia pensato di conferire la cittadinanza onoraria a Silvio Berlusconi. Qualche altro proporrebbe addirittura di nominarlo sindaco a vita. Secondo voi, quale potrebbe essere il motivo? *** Soluzione del gioco precedente: Indo + vinello = indovinello La Citazione a cura di Riccardo Ceccarelli Il ritorno Oltre il tramonto delle pretese assolute di una certa modernità e l’incompiutezza del nichilismo della post-modernità debolista, ritorna in tutta la sua forza il bisogno di un’etica della trascendenza, mancando la quale tutto è permesso. Bruno Forte in “Avvenire”, 19 agosto 2009, p. 26. La p u l c e Esempio di saggia amministrazione statale. Sorgenti del Clitunno: una affollata biglietteria per le Fonti (gestita da privati). Accanto, e deserta, un’altra biglietteria per il solo Tempietto del VII secolo. Sul biglietto la pomposa intestazione: “Repubblica Italiana, Ministero per le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni architettonici, il Paesaggio, il Patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico (capolavoro di scioglilingua burocratichese!) dell’Umbria”. Fra cotanti Enti, non ci starebbe male il Ministero delle Finanze. Le ‘care voci discordi’ della musica e della poesia “P reludio e fughe” è il titolo di una raccolta di liriche di Umberto Saba concepite secondo una struttura contrappuntistica. La scelta di questa singolare forma letteraria è spiegata dallo stesso autore: “Le fughe sono voci che si parlano fra di loro, si inseguono per dirsi cose ora contrastanti, ora concordanti….Ma i loro contrasti sono solo apparenti”. In realtà le due ‘voci’ dialoganti in queste liriche sono i due ‘io’ che componevano la sua natura poetica: una voce lieta, l’altra malinconica; l’una ottimista, l’altra pessimista. Sono i due modi in cui Saba affrontò ‘la calda vita’: modi diversi, ma conciliabili attraverso una catarsi lirica. L’ispirazione venne suggerita dalle architetture musicali di Bach. All’inizio di ogni poesia le due voci interiori enunciano diversamente un tema che poi si sviluppa con andamento contrappuntistico fino ad un acquietamento conclusivo. La profonda sensibilità musicale di U. Saba tuttavia non appare evidente solo nella struttura formale delle sue dodici ‘fughe’. Ne sono permeate anche l’euritmia del verso e la sostanza stessa della parola che elude qualsiasi ermetismo in favore di una pregnante limpidezza, di una essenziale e vivida oggettività, di una nobile, ma semplice classicità. Tra queste liriche e i ventiquattro ‘Preludi e fughe’ di D. Šostakovic non vi è effettiva distanza. Poeta e compositore intendono similmente esporre un intimo dialogo che attraverso una spontanea indagine introspettiva fa liberamente affiorare in evanescenti reminiscenze frammenti di memorie e una folla di immagini fluide, di impressioni fugaci e indefinibili. Šostakovic aveva incominciato a compor- re esercizi di contrappunto dopo un viaggio a Lipsia, in occasione delle celebrazioni del bicentenario bachiano alle quali aveva partecipato. La scrittura contrappuntistica gli rimase così impressa nella memoria da diventare l’autentico linguaggio della sua interiorità. Le intime voci del poeta e del compositore sono state ascoltate l’8 e il 9 settembre in “Preludio e fughe I-II”. I concerti, tenuti nel Teatro della Fortuna di Monte San Vito, hanno visto protagoniste due artiste dotate di una simile, delicata sensibilità: Ilona Timchenko, pianista eccellente, stimata compositrice e Lucia Bendia, giovane attrice jesina che aggiunge classe ed eleganza a qualità interpretative notevoli. Lo spettacolo si avvaleva degli effetti sonori e delle immagini video di Cri- stiano Berti che evocava un rasserenante ambiente naturale dove le vaghe rêveries si perdevano nel trascolorare del cielo, nel respiro del vento, nel canto degli uccelli. L’ascolto è stato impegnativo, sia per la consistenza dei contenuti e l’intensità dei significati, sia perché lo spettacolo non è stato interrotto da pause. Strutturata con raffinatezza stilistica, la manifestazione è apparsa sicuramente come una delle più elaborate e ricercate del Festival . Fughe all’infinito Particolarmente attinente al tema del Festival è stato il successivo concerto “L’Arte della fuga” (10 settembre, teatro ‘P. Ferrari’ di S. Marcello), dedicato alla forma musicale più evoluta dello stile contrappuntistico. Lo fuga effettivamente richie- de in massimo grado tutte le cognizioni tecniche della composizione. E’ da sempre ritenuta la prova più alta che un musicista possa offrire, esigendo una conoscenza assoluta dell’armonia e del contrappunto alle cui rigorose leggi ragione e fantasia creativa concordemente devono adeguarsi. Il genio musicale dal quale la fuga venne più compiutamente perfezionata è J.S. Bach. I 48 preludi e fughe de ‘Il clavicembalo ben temperato’, la sublime astrazione contrappuntistica de ‘L’Offerta Musicale’ e de’ L’Arte della fuga’ inducono a ritenere che egli considerasse questo genere come l’essenza stessa della musica. Principio e fine: fu sulle pagine del Contrapuncto XIV che si fermò per sempre la mano del compositore. Appropriatamente dunque quest’opera bachiana incompleta è stata eseguita per ultima dall’Accademia Barocca de I Virtuosi Italiani, preceduta da altri brani consistenti in canoni, contrappunti e fughe in cui in formazioni diverse – quartetto o trio, con o senza uno o due clavicembali – i virtuosi si sono presentati. La brillantezza del suono e l’intensità espressiva hanno incisivamente caratterizzato lo stile ed esaltato l’esecuzione che ha lasciato anche chiaramente intendere come J.S. Bach abbia affidato ai posteri un esemplare modello musicale. Non pochi altri compositori infatti dopo di lui raccolsero la sua eredità che numerosi frutti successivamente e fino al nostro tempo avrebbe continuato a produrre. Augusta Franco Cardinali Nelle foto di Binci, da sinistra l’attrice Lucia Bendia e la pianista Ilona Timchenko l’8 settembre a Monte San Vito e i musicisti dell’Accademia Barocca de I Virtuosi Italiani al teatro di San Marcello. Moie: 18 settembre ore 18 “Le piazze del sapere” Alla Biblioteca La Fornace di Moie, venerdì 18 settembre alle ore 18, sarà presentato il libro di Antonella Agnoli “Le piazze del sapere”. Biblioteche e libertà. La presentazione del libro vuole rappresentare un momento di riflessione sul futuro ed il ruolo delle biblioteche pubbliche nel nostro territorio, ne discutono insieme con gli amministratori ed i bibliotecari del territorio: Antonella Agnoli, autrice del libro e consulente di questo Comune per la progettazione dei servizi bibliotecari presso la Biblioteca la Fornace; Vittoriano Solazzi, assessore Regionale ai Beni ed alle Attività Culturali; Carlo Maria Pesaresi, assessore Provinciale alla Cultura. Antonella Agnoli ha progettato ed avviato la biblioteca San Giovanni di Pesaro, di cui è stata direttore scientifico sino a marzo 2008. Da allora ha collaborato al restyling degli Idea Store di Londra e a numerosi progetti bibliotecari in Italia. E’ consulente di vari architetti e di molte amministrazioni locali per la progettazione degli spazi e dei servizi bibliotecari e per la formazione del personale. E’ coordinatrice dell’Associazione Forum del libro e collabora con Artelibro a Bologna. Ha pubblicato “La biblioteca per ragazzi” (Milano 1999) e vari saggi in volumi e riviste scientifiche. Questo libro è il risultato di trent’anni di lavoro e di riflessione sugli spazi pubblici, arricchiti da viaggi in tutto il mondo alla ricerca di soluzioni innovative. Associazione Organistica Vallesina: 21 settembre alle ore 21,15 “Vivacità e quiete” D a “Suoni del passato”, XV rassegna organistica che si protrae fino a dicembre 2009, estraggo il concerto d’organo organizzato a Castelplanio alla chiesa di San Sebastiano ed eseguito dal giovane musicista e già direttore di cappella Stefano Baldelli. L’Associazione Organistica Vallesina, che si occupa sia della rassegna musicale, sia del restauro degli organi, si è impegnata a svolgere le rassegne di musica d’organo già dal 1995. La serata in musica dell’11 settembre è stata dedicata all’Aicu - Associazione italiana Carlo Urbani, confermando il sodalizio musica-sociale che caratterizza la rassegna, in cui ogni concerto è dedicato a una diversa associazione che opera in campo umanitario e sociale. I progetti, come la musica, ci portano sempre lontano e a mantenere, nell’espansione e nel tempo, il senso di freschezza che rimane immutato. A presentare la serata, il parroco don Mariano Piccotti, che ha saputo esporre con efficace semplicità il senso della rassegna, accompagnata dalla presenza dello spirito del crocefisso restaurato, che, così esposto di fronte ai presenti, ha tenuto compagnia. L’eco di suoni proposto con innato eclettismo comprendono brani più meditativi nella prima parte, di stile contrappuntistico, da Pachelbel a Bach, nella seconda da un Te Deum di Elias ad una elevazione e Post Communio in si bemolle di Morandi, che sembra riportare tutto all’ordine; vivacità e quiete si rincorrono con reale senso musicale e mistico che l’effetto ascensionale di questo antico strumento può dare. Elisabetta Rocchetti Dopo Castelplanio, i prossimi concerti in programma sono il 18 settembre a Cingoli nella Collegiata di S. Esuperanzio e il 21 settembre a Jesi in Cattedrale. 4 20 settembre 2009 Attualità Riflessioni La preoccupazione ed i grandi numeri le idee, le domande, le risposte, le posizioni di Riccardo Ceccarelli Nella fede il rifugio... Lada nonFeltri-Boffo esaltante viceno “Il di Remo Uncini si compiacciono del male, il Giornale”-“Avvenire” ha Su questa colonna, ultimamente, ho affrontato aspetti politici e di attualità che riguardavano due fatti importanti avvenuti nel nostro paese: la tragedia nel mare di Sicilia dei 78 profughi eritrei ed esprimevo costernazione per queste morti e l’attacco del direttore del quotidiano “Il Giornale” a quello di Avvenire con la conseguenza delle dimissioni di un uomo che io ritengo “un galantuomo” che svolgeva il suo lavoro di giornalista. Ebbene, leggendo i quotidiani e La vita: il rischio di lasciarsi prendere dall’indicibile rimanendo nel silenzio. Raimon Panikkar ascoltando la televisione mi viene solo da piangere! Non intendo entrare nelle ragioni delle parti in causa, sottolineo il livello culturale e politico a cui siamo arrivati, ed esprimo una profonda tristezza di fronte a tutto ciò che sta avvenendo che rileva quanto il nostro paese abbia bisogno di un clima diverso, senza paure e senza sospetti. Rifugiarsi nella fede non vuol dire allontanarsi dai problemi, chiudersi nel proprio io, ma far proprie queste contraddizioni, sentirne il peso e affidarsi al Padre, Unica speranza, Unica certezza: la forza dello Suo Spirito da’ la certezza che arriveranno tempi migliori. Quattromila anni fa un uomo egiziano si guardava intorno e vedeva una società talmente corrotta, al punto da non trovare nessuno con cui poter parlare, con cui aprire il cuore e giungeva a preferire la morte. Attraverso il ritrovamento di questo “papiro” conservato in un museo di Berlino ci giungono le parole disperate di quell’uomo che fanno riflettere ancora oggi dove si può arrivare con la mancanza di senso, di tolleranza, di solidarietà: “A chi parlerò oggi? I fratelli sono malvagi, gli amici non possono essere amati. I cuori sono rapaci, tutti rubano i beni del prossimo. L’uomo onesto è scomparso, il violento spadroneggia. Gli uomini cupazione” sul futuro della fede stessa, sul papa, sulla Chiesa. Ecco un piccolo ma significativo florilegio. Curzio Maltese, ad esempio, su “Venerdì di Repubblica” dello scorso 13 febbraio sottolineava come “la Chiesa [fosse] ostacolo alla fede”: sempre la vecchia tiriteradialettica tra istituzione e contenuto, niente di nuovo dunque sotto il sole. Poi con vera competenza è ritornato in argomento, sempre sullo stesso settimanale dell’8 agosto, scrivendo di “Un Papa che preoccupa soprattutto la Chiesa”, una Chiesa talmente preoccupata proprio da Benedetto XVI che “sta battendo ogni record di impopolarità”. Una Chiesa che con Benedetto XVI rischierebbe “il crollo” dato che il Papa “sembra voler sfidare la società laica al limite della provocazione”. E scrive ancora: ”La Chiesa deve garantirsi la sopravvivenza, ma per quanto tempo potrà sopportare il crollo di consensi di questo papato?”. Come se la Chiesa sopravvivesse, si reggesse e venisse governata con l’indice di gradimento o secondo i dati dei sondaggi, che ovviamente si possono calcolare come dati statistici, e sono questi poi a far “notizia” quasi unica, e non soprattutto quanto il Papa dice, ritenuto, se non fa comodo, addirittura come sfida o provocazione. “Rosso Ratzinger” titolava un servizio de “L’espresso” del 30 luglio a pag. 67, con il catenaccio che riassumeva il testo: ”Un milione di fedeli in meno a San Pietro. Calano di 26 milioni di dollari anche le donazioni. Il Papa sente la crisi. Che è anche di popolarità tra i fedeli”. Si scrive che “i fedeli scappano” dando quasi ragione a chi disse che erano rimasti solo “quattro gatti” a seguire il Papa in piazza San Pietro (non sembra che sia proprio così se solo guardassero l’Angelus a mezzogiorno della domenica!) e che oltre Tevere c’è “la malcelata consapevolezza che, sui grandi numeri, papa Ratzinger è perdente”. E si ritorna sempre sui “grandi numeri” che riusciva a muovere Giovanni Paolo II, indicando questo parametro, come fosse l’unico per “giudicare” un papa. Tutto, e solo questo, fa “notizia” e forma l’opinione pubblica, rimanendo come unica forma di comunicazione e di conoscenza anche, purtroppo, tra coloro che dovrebbero più guardare, ma pure conoscere, i contenuti pastorali, teologici e filosofici, nonché spirituali di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Televisivamente o giornalisticamente parlando colpiscono più i grandi numeri, meno i richiami ai valori assoluti che ci sono stati e ci vengono proposti: questi hanno meno popolarità – siamo tutti figli dell’effimero – ma restano gli unici significati e fondamenti dell’esistenza. Anche se qualcuno o tanti possano avere liberamente pareri diversi. agitazioni nei servizi essenziali. Insomma, le trasformazioni culturali, economiche e sociali richiedono alle stesse forme di lotta sindacale un cambio di marcia per ricercare maggiore efficacia e produttività. E l’effetto imitativo di questa vicenda “efficace, anche perché veloce” c’è stato. Nello stesso periodo un gruppo di dipendenti della CIM di Roma, azienda che produce materiali edili, è sali- questa loro portata offensiva, idonee ad accrescere i livelli di attenzione pubblica (e di pressione sul datore di lavoro) sulla vicenda. I “gruisti” di Lambrate con la loro lotta hanno depotenziato proprio la “leva” su cui si basavano i “conflitti terziarizzati”, sostituendo ad essi una nuova forma di protesta, ancora più efficace perché meno intrusiva, bene è rigettato dovunque. fatto e sta facendo ancora Non c’è più gente onesta, il versare i consueti e classipaese è abbandonato a co- ci “fiumi d’inchiostro” sui loro che operano il male. Il settimanali sulla vicenda peccato che colpisce la terra stessa (“Panorama” del 10 non ha fine. La morte è da- settembre, “Mistero Boffo”) vanti a me oggi come quan- e sui rapporti CEI-Vaticano do un malato risana, come (“L’espresso” del 17 setteml’uscire fuori dalla galera. La bre), per non accennare ai morte è davanti a me oggi molti commenti sui quoticome il profumo della mirra, diani. Ma è l’intero pontificome sedere sotto una vela cato di Benedetto XVI che in una giornata di vento. La “preoccupa” tanti giornalisti morte è davanti a me oggi che per l’occasione si tracome quando un uomo de- sformano in specialisti delle sidera vedere casa sua.(Te- “cose” di Chiesa emettendo sto degli egittologi. Papiro n. giudizi che appaiono non di 3024 conservato al Museo di rado insindacabili. La Chiesa viene vista e giudicata in Berlino) Il buco di senso è stato ri- definitiva come un partito, empito dalla ragione della come una realtà economifede. La croce intervenuta ca, come un soggetto più non come evento di espia- o meno d’opinione o addizione dei nostri peccati, ma rittura solo politico e come come salvezza perché segno un’intromissione o un’invache l’amore può sconfiggere sione nella vita dei singoli o degli Stati. Sono aspetti la morte. La luce della “redenzio- che vengono presi in conne” sconfigge i momenti di siderazione da quando la fatalismo, di pessimismo Chiesa esiste, perché essa è dell’egizio, di sfiducia, di anche realtà “storica” e non mancanza di speranza. La può essere altrimenti, ma risurrezione è il risvolto non si esaurisce in questi, se positivo della croce: Gesù così fosse, si sarebbe estinta ha compiuto la volontà del come tante altre realtà “stoPadre perché ha realizzato il riche” ormai da tempo, se suo amore e ha mostrato che non da secoli. Aspetti “stoDio è vicino a chi soffre. Ha rici” che coinvolgono, forcomunicato quella forza che se un po’ troppo, anche gli consente di tradurre in gesti stessi uomini di Chiesa; ma di solidarietà e di fraternità soprattutto gli osservatoril’inedita azione di Dio che giornalisti che giudicano salva. La croce è il prez- e pontificano “con preoczo che fa pagare il mondo a coloro che donano la vita agli altri. Dio l’ha trasformata come mezzo Nel mondo del lavoro: appunti di viaggio di redenzione perché gli uomini mettono in croce di Gabriele Gabrielli* i “giusti”, Dio li risuscita dai morti. Per questo rifuUna stagione più vo ed inespresso di “voglia di to su una torre per “dare voce giarsi nel nostro intimo non “spettacolare” per partecipazione” che sollecita e immagine” alla loro proteè fuggire, ma anzi è avvicinarsi al grido degli ultimi, a la gestione dei politiche di maggior coin- sta, “messa in scena” per evitare che l’azienda fosse chiuChissà se è stata coloro che non hanno dove conflitti sul lavoro volgimento. anche questa vicenda a sug- sa, non perché in crisi, ma a “posare il capo” perché la causa del mancato rinnovo gerire al Ministro Tremonti salvezza si raggiunge nella pienezza del dono nella vita La vicenda della particolare il rilancio del tema della par- dell’affitto del terreno dove si quotidiana, nel lungo cam- forma di protesta e di orga- tecipazione agli utili dei lavo- svolge l’attività. Come dimenmino attraverso la pazienza nizzazione del dissenso con ratori? Ma la maggior parte ticare poi la “messa in scena” di essere nel mondo ma nel- cui i lavoratori della Innse di dei commenti ha evidenziato particolarmente suggestiva e lo stesso tempo fuori dalle Lambrate hanno lottato que- quello che di realmente nuo- “nazionale” dei vigilantes che sue logiche. Ma come? Por- sta estate per non far chiu- vo c’è in questa forma inu- sono saliti sul terzo anello tando la croce – dice Gesù dere i battenti dell’azienda suale di conflitto sindacale. del Colosseo a sostegno della - donare la vita per gli altri lombarda, ha registrato mol- Anche con una certa sorpresa, loro trattativa sindacale? E e sentire il peso dell’isola- ti commenti, ma soprattutto si è notato che questa forma potremmo continuare anche mento dal mondo, anche se sembra aver dato il “la” a una di lotta –pur se con qualche con vicende più recenti, sia lo attraversiamo: non siamo nuova modalità di lotta. L’epi- rischio per la sicurezza dei nel nostro paese che all’estemai di questo mondo che è logo, come sappiamo, è stato lavoratori- non è stata affatto ro. La modalità utilizzata in sempre più nel suo relativi- positivo; l’impresa ha trovato violenta, ha creato pochi dan- tutti questi casi, in effetti, si smo, lontano nel raggiunge- un acquirente, il gruppo Ca- ni e non ha messo a rischio caratterizza per diverse novità; la più significativa, forse, non re la salvezza, ma affamata mozzi, che sembra abbia un macchinari. Inoltre, di essa. Ogni giorno si de- progetto industriale a servi- ha provocato disagi a “terzi”, sta proprio nell’oscuramento nota il suo smarrimento nei zio del quale far funzionare cioè a tutti noi cittadini che, prodotto alla componente confronti dei fatti della vita macchinari e occupare le ma- pur seguendo la vicenda con che ha contrassegnato le forche non vuole riconoscere estranze. Le riflessioni pro- comprensione e sentimenti di me di lotta nell’epoca postil rifugio di un disperato, il poste a margine della vicenda, solidarietà, non siamo sem- industriale, ossia la capacità pianto sordo di una madre, oltre che molteplici, sono an- pre tolleranti e disponibili a di provocare danni a “soggetperò sa auto-assolversi dai che di natura diversa. Alcune subire in prima persona dan- ti terzi” del conflitto, quelli suoi peccati di superbia e di hanno evocato, per esempio, ni e disagi di “provenienza fuori, cioè, del perimetro semorale dando un esempio di il tema della “voglia di parte- sindacale” come, per esempio, gnato dalla relazione duale impresa-lavoratori; e, grazie a cipazione” alla vita dell’azien- in caso di scioperi o di altre empietà infinita... Terremoto, le Marche per la rinascita Il presidente della Camera Gianfranco Fini, insieme alla speaker del Congresso americano Nancy Pelosi di origini abruzzesi, ha inaugurato, la mattina del 14 settembre, la scuola materna di Villa Sant’Angelo, poco distante da L’Aquila, realizzata grazie al sostegno di diverse realtà pubbliche e private, tra cui l’anconetana Energy Resources, leader nelle rinnovabili. Fini ha spiegato che “questa è una bella lezione da tenere presente per il futuro. Non è secondario il fatto che a Villa Sant’Angelo la priorità nella ricostruzione è andata a una scuola materna”. “Come Energy Resources siamo particolarmente orgogliosi di aver partecipato alla rinascita di questo pezzo importante della vita di Villa Sant’Angelo: commenta il presidente Giovanni Emidi.” da che si celerebbe dietro il gesto dei “gruisti” della Innse. Guglielmo Epifani l’ha definita “una bella pagina di lotta”, lasciando quasi intendere che i lavoratori vogliono guardare le imprese con occhi diversi da quelli di maestranze in cerca soltanto dello scambio più remunerativo tra lavoro e retribuzione; la protesta di Lambrate, secondo questa lettura, nasconderebbe in realtà un potenziale significati- continua a pag. 5 Il libro “Riaffermare in maniera forte il diritto ad una libera informazione, che arricchisca tutti, che faccia crescere in noi il sentire comune contro una comunicazione che invece condiziona e manipola”. Il presidente, Raffaele Bucciarelli, ha portato con queste parole il saluto dell’Assemblea legislativa delle Marche alla giornata di commemorazione, organizzata dal Comune capitolino, che si è tenuta a Roma l’11 settembre, in Campidoglio, dedicata a Graziella De Palo e Italo Toni, due giornalisti scomparsi ventinove anni fa, in Libano mentre erano impegnati ad indagare su un possibile traffico d’armi italiano in Medio Oriente. L’Assemblea legislativa delle Marche ha contribuito fattivamente a questa giornata della memoria, pubblicando, per la Collana dei Quaderni del Consiglio regionale, il libro: “Per conoscere il caso Toni – De Palo. Una verità negata da 29 anni.”, distribuito nel corso della cerimonia alla quale hanno partecipato centinaia di persone accorse in Campidoglio per portare la propria testimonianza e la propria richiesta di verità per uno dei casi più oscuri della nostra Repubblica. Un caso su cui nel 1984 venne posto il segreto di stato. “Italo Toni era marchigiano, di Sassoferrato, un esempio di correttezza e professionalità, un esempio della nostra terra, dei valori che siamo fieri di ribadire in questa importante sede istituzionale - ha continuato Bucciarelli – Questa pubblicazione rappresenta la volontà dell’Assemblea legislativa, ma anche della Provincia di Ancona, del comune di Sassoferrato, dell’Ordine e del Sindacato dei Giornalisti marchigiani, di far luce sulle vicende oscure dell’Italia dei Misteri e del segreto di stato. Vuole essere soprattutto un piccolo gesto di grande riconoscenza verso Graziella e Italo, con la certezza che l’avrebbero condiviso.” La pubblicazione di questo libro, che tutti possono richiedere al Consiglio regionale, conferma l’impegno e la volontà di conoscere la verità e dare alle famiglie degli scomparsi e a tutta la comunità le risposte attese da ventinove anni. Giovani 20 settembre 2009 Il contributo dell’esperto Riflessioni sull’esortazione del Vescovo: le opinioni degli studenti del “Pieralisi” Giovani, adulti e trasmissione della fede R icordate l’esortazione Una generazione narra all’altra le tue meraviglie? È passato un anno da quella lettera che iniziava con le parole di san Giovanni Apostolo “Scrivo a voi, figlioli…”. Siccome il Vescovo si rivolgeva pure al mondo dell’istruzione, gli studenti vi hanno lavorato attraverso due questionari a scelta multipla. Col primo hanno messo a fuoco come i giovani vedono gli adulti, con l’altro la trasmissione della fede. Nel complesso hanno risposto circa trecento studenti dell’Ipsia/Ipsaa “Pieralisi”. Le domande, somministrate fra gennaio e giugno 2009, sono state poi approfondite con le quinte. In seguito, nel mese di luglio le risposte sono state analizzate dal dott. Marco Ceppi. La figura dell’adulto Ben il 66,4% degli studenti vede nell’adulto una figura importante, primaria dal punto di vista educativo ma spesso non all’altezza delle aspettative (sono distratti per il 3,2%; troppo ansiosi per il 5,8%; fantasmi per il 3,2%; noiosissimi per il 5,8%; troppo presenti e “impiccioni” per l’8,7%). Solo il 28,5% ha un’idea netta e ritiene l’adulto soprattutto un educatore e un punto di riferimento. Sembrerebbe che l’adolescente voglia inchiodare alle responsabilità, attendendo non una fusione di ruoli (il genitore amico), ma punti di riferimento, anche sotto forma di conflitto. Diversamente un 13,5% marca le note negative: gli adulti sono pessimisti (2,5%), spaventati dal futuro (5,5%), nostalgici (5,5%). Probabilmente leggiamo qui le preoccupazioni della working class legate alla crisi produttiva e ad altri problemi (sicurezza, inquinamento, eccetera). C’è però un 7,7% che vede gli adulti fiduciosi e ottimisti. Infine, per un 7,1%, essi sono poco più che dispensatori di cose, non solo sostentamento, ma spese voluttuarie. La trasmissione della fede Quando l’adulto è percepito come ‘buono esempio’. La stragrande maggioranza degli studenti dichiara che un buon esempio è tale quando c’è coerenza fra quello che uno fa e dice, quando vedi quello in cui crede dal comportamento. In un mondo di veline e di spettacolarizzazione, l’adolescente vuole la schietta corrispondenza fra fede e vita, fra valori e azioni concrete. Se credi, agisci di conseguenza. Non vogliono “grandi emozioni” (6,5%), né bei discorsi (14,9%), vogliono vedere quello in cui credi dalla condotta. Non va sottovalutata la percentuale di coloro (19,7%) che apprezzano la furbizia. Successivi incontri con le classi quinte hanno confermato quanto sopra. L’adulto, hanno ribadito i più grandi, è un buon esempio quando è sincero, trasparente anche in fatto di fede. Sincerità intesa come l’atteg giamento di chi non aggira i problemi -e quindi, ti fa riflettere in base alle cose concrete. Solo chi è tale può aiutare gli adolescenti. L’altro quesito (“quando un adulto è un buon cristiano?”) aveva uscite accattivanti: l’impegno socio-caritativo (argomento particolarmente sentito dai giovani solidaristici e impegnati), di nuovo l’entusiasmo che contagia. In entrambi i casi, le percentuali risultano basse (14,3% e 13,7%). Sembra che solidarismo ed emotività estemporanea, non siano caratteri gettonati. Colpiscono ma non lasciano il segno! C’è invece una maggiore attenzione alla dimensione contemplativa (il 23,3%). Il dato però che salta immediatamente agli occhi è il bisogno di ragio ne: buon esempio è chi sa dare ragione dei fondamenti del cre- L’ do. Si tratta forse di una risposta ad un confuso relativismo? Resta il fatto che ragione e fede non vanno separati (il 48,5%). Il terzo quesito spostava l’accento al diretto coinvolgimento dei giovani nella trasmissione della fede. Anche qui non raccolgono molte adesioni due risposte che in altri tempi avrebbero avuto più consensi. Solo il 16,1% crede che un giovane possa avvicinare alla fede un suo coetaneo organizzando campi estivi o gruppi di solidarietà. E solo l’8,9% crede che si debba tirare in ballo argomenti forti come la guerra o la fame. Il 23,3% vorrebbe un comunicatore che eviti discorsi troppo impegnativi; del resto il discorso se non è seguito da un comportamento conseguente riesce falso. Il dato sbalorditivo è il 43,1% di studenti che dichiara di credere in un coetaneo comunicatore “con la stessa forza e la stessa fede di Gesù”! Il quarto quesito era centrato sulla corresponsabilità. L’intento qui è stato di mettere a fuoco e meglio definire tale concetto. La risposta non è stata scontata. Non ci sono maggioranze nette. Quasi il 40% ritiene però più corresponsabile un giovane quando sente che la Chiesa comincia dall’immediato, dalla propria persona. Un’ecclesiologia troppo centrata sugli altri: il clero, gli animatori più adulti, non contribuisce a far maturare il senso di corresponsabilità. Certamente non va sottovalutato chi (il 23%) ritiene che corresponsabile significa ancora ‘mettersi a disposizione del parroco’. O, quasi all’opposto (il 28,2%) chi crede che significhi quasi assoluta indipendenza. Significativa, infine, l’esigua minoranza di giovani che non crede alla corresponsabilità, avendo una visione complessiva della Chiesa quale “affare dei sacerdoti o dei parroco”! I due questionari non tengono conto di fattori come la residenza. Forse dovremmo accostarli a ricerche di più ampio respiro (come fu quella edita nel 1992 dalla Cassa rurale di Filottrano dal titolo I nuovi orizzonti del sacro. L’aggregazione giovanile religiosa a Filottrano). Al di là di questo, però manifestano tendenze in atto presso i nostri giovani. Interpretarle è nostro dovere pastorale. Le loro esplorazioni ci fanno dire: “Scrivo a voi, figlioli…” che distratti serbate la domanda “Dio chi sei per me?” di tutti i cercatori di Dio. prof. Gabriele Bevilacqua [email protected] il 19 e il 20 settembre nel ricordo di bruno caccin Rosora sotto le stele S abato 19 e domenica 20 settembre a Rosora, presso il Palazzo Luminari, si terrà la sesta edizione del progetto “Sotto le stelle di Rosora” dal titolo “Incontri interdisciplinari su inquinamento, astronomia, ecosistemi antropizzati”. Il programma viene organizzato per ricordare il prof. Bruno Caccin e nell’occasione verrà presentata la mostra: “ Apollo 11a 40 anni dall’allunaggio”. Il saluto alle autorità, ai relatori e a tutti gli intervenuti sarà dato, alle 17,45 di sabato 19 dal sindaco Lamberto Marchetti e da Anna Maria Sambuco, vedova del prof. Caccin. Seguiranno gli interventi di Francesco Berrilli su “La chimica delle stelle”, di Valentina Penza su “Cambiamenti climatici: quali i colpevoli?”, di Gino Romiti su “Agricoltura e salute della terra” ed infine di Franco Zucconi su “La stanchezza del suolo”. Alle 10 di domenica 20 ci sarà l’intervento di Paolo Saraceno su “La connessione cosmica dal Big Bang all’origine della vita” e subito dopo don Giuliano Gigli concluderà parlando dell’origine della vita secondo un approccio teologico. Curerà le interpretazioni espressive Anna Rita Giampaoletti. Il Gruppo Astrofili Hipparos assicurerà, tempo permettendo, le osservazioni del cielo, notturne e diurne, al telescopio. 5 Nel mondo del lavoro segue da pag. 4 ma soprattutto perché usa la nuova leva di successo di quest’epoca, cioè la “spettacolarizzazione”. Quelle che abbiamo menzionato, in effetti e pur se con indubbie differenze, sono tutte proteste non invadenti e che non creano disagi a “terzi”. Sono riuscite ugualmente a riempire con le loro storie le prime pagine dei giornali e, con le loro inconsuete immagini, la televisione e i notiziari, ricorrendo al ‘linguaggio’ adatto per ‘mettere in scena’ tutte le vicende umane senza distinzioni di sorta, facendole diventare una “esperienza-prodotto”. Si pensi, andando oltralpe, all’iniziativa degli operai della Chaffoteaux et Mary che, per richiamare l’attenzione sulla loro situazione aziendale e sui licenziamenti, hanno deciso di posare nudi e fare un calendario. Sono tutte vicende che concretizzano quel fenomeno di “vetrinizzazione sociale”, come lo chiama Vanni Codeluppi, che sta caratterizzando la nostra vita e che mette in scena ogni cosa: anche le lacrime, la violenza fisica e quella “mediatica” sulle persone, la sofferenza e la morte (abbiamo già scritto sulla vicenda dei funerali di Michael Jackson). La domanda da porsi allora è: è stata inaugurata una nuova stagione più “spettacolare” nella gestione dei conflitti di lavoro? Di evidenze ce ne sono molte e anche materiale sufficiente, forse, per studiarla più a fondo. Non rientrano in questo filone innovativo, però, le numerose altre vicende che “spettacolarizzano” forme di violenza inaccettabili, come quando si assediano dirigenti d’impresa, si dà fuoco agli uffici o, come è successo in Francia, si minaccia di inquinare fiumi. interessante indagine-ricerca fa emergere elementi significativi del vissuto giovanile. Vorrei brevemente svolgere alcune riflessioni che derivano da una lettura delle risposte in un’ottica logoterapeutica, cioè secondo l’impostazione della psicologia del senso, fondata dallo psichiatra Viktor Emil Frankl. Nella parte della ricerca in cui si esamina come i giovani vedono gli adulti, emerge un bisogno forte di punti di riferimento. L’educatore adulto incarna il significato profondo della sua funzione quando contribuisce, mediante l’esempio e la parola, ad affinare la coscienza dell’adolescente. E’ questa la funzione principe dell’educazione: contribuire all’emergere nella coscienza dei giovani di un’ambivalenza interiore, orientando e promuovendo scelte, decisioni, azioni in funzione di valori di riferimento e di significati dell’esistenza che attendono di essere realizzati. L’ambivalenza non deve spaventare, in quanto la radice del bene e del male è ambivalente nella coscienza personale, ma l’essere umano mantiene sempre la libertà della decisione verso il bene. L’autentica funzione educativa orienta verso la libertà della scelta, accettando il rischio della scelta sbagliata. Di fronte alla crisi globale del nostro sistema e della società mondiale, il giovane ha bisogno non di qualcuno il quale gli fornisca le risposte, quanto piuttosto di adulti significativi che lo aiutino, attraverso l’esempio coerente, a farsi le domande giuste, trovando poi in sé le possibili risposte. Nella parte della ricerca nella quale si approfondiva la trasmissione della fede, emerge un dato: ci si avvicina alla fede attraverso la ragione. Sappiamo che il dono della fede supera le categorie immanenti della ragione e della dialettica, poiché la fede parla al cuore dell’uomo e rimanda ad una risposta dell’uomo verso Dio. In questo la risposta è un atteggiamento di autotrascendenza. “Con tale espressione – afferma Frankl- intendo un fondamentale dato antropologico: l’essere umano rimanda sempre a qualcosa che è al di fuori di sé e non a se stesso - qualcosa o qualcuno, un significato da realizzare o una persona da amare. In altre parole, l’uomo è propriamente tale solo quando gioca la sua vita donandosi del tutto ad una causa o a una persona. Egli diventa se stesso quando si proietta oltre se stesso, e ciò facendo, si dimentica”. Le risposte dei giovani intervistati sono quelle che ci si aspetta nel tempo che viviamo: un tempo nel quale la crisi di progetto e di sistema etico riporta gli individui a posizioni estreme e radicali, alla comunione della Chiesa delle origini o all’indifferenza agnostica di certi stili di vita moderni o alla ricerca ragionata delle posizioni esistenziali. Così per la fede, emerge uno spiraglio di adesione orientata attraverso il ragionamento e l’osservazione di comportamenti apprezzabili che diventano imitabili. L’impegno caritativo è vissuto in una porzione minoritaria di soggetti e rimane poco motivante di fronte al vuoto esistenziale, alla frustrazione esistenziale che attecchisce laddove la scala dei valori si ferma all’individualismo e all’egoismo esasperato, espressione di immagini e personalità narcisistiche e fenomeni nichilisti della società contemporanea. Sembra che i giovani intervistati siano in questo senso assetati di coerenza più che di esperienza. In loro vi è un bisogno di radicalità e di coerenza che vogliono innanzi tutto cogliere nei comportamenti e negli atteggiamenti degli adulti, prima di attribuire loro l’autorevolezza della intenzionalità educativa. Ciò appare vero anche nell’analisi delle risposte al quesito del coinvolgimento diretto dei giovani nella trasmissione della fede. Nel tempo in cui non sono più presenti i grandi ideali del passato, il messaggio che proviene dalla vita di Gesù e dei Vangeli, esprime forza e grandezza e rimane per i ragazzi un valore praticabile, a patto che sia intercettato nel coetaneo che vive in maniera autentica l’esperienza della fede. Marco Ceppi, psicoterapeuta 6 Regione 20 settembre 2009 Ufficio Catechistico Diocesano Discariche a rischio esaurimento, il sindaco Carbini non ci sta DVD multimediale che raccoglie una decina d’anni di esperienze per l’accompagnamento dei bambini e dei ragazzi nell’iniziazione cristiana. Sono stati presenti circa 70 persone provenienti da metà delle parrocchie della diocesi. Si intitola Cammino Emmaus ed esprime già nel titolo la scelta della prospettiva catecumenale e del cammino progressivo secondo obiettivi e tappe che portano al culmine della celebrazione dei sacramenti e della vita. Ne parliamo con il protagonista il direttore dell’UCD don Mariano Piccotti. zione sempre più contorta che si av- terno, cioè Moie e Corinaldo. Queste via verso una pericolosa “anticamera le uniche alternative rimaste, quindi, dell’emergenza rifiuti”. È l’amaro com- ma la minaccia reale è l’esaurimento mento del sindaco di Maiolati Sponti- precoce anche di queste due discarini Giancarlo Carbini, che nel consiglio che, visto che sembra ancora lontana comunale del 10 settembre è dovuto la celebre terza discarica prevista dal tonare nuovamente sui fatti. PPGR e da realizzarsi da parte di CoL’estate ha portato con sé l’esauri- nero Ambiente. Ma tra ricorsi al TAR mento e la chiusura anticipata della e polemiche, l’ipotesi Filottrano come discarica di Chiaravalle, arrivate lo sito per la costruzione dell’impianscorso 8 agosto, invece che a settem- to “salva-provincia” è ancora lungi bre. Ed è giunto l’inevitabile, dopo dall’essere concretizzata. che a fine 2008 anche Castelcolonna “Da più parti sono arrivate sollecitaaveva chiuso i battenti. Ora, secondo zioni al Consorzio Conero Ambiente il PPGR (Piano Provinciale Gestione perché procedesse nell’assumere atti Rifiuti), i Comuni del Consorzio Co- concreti per la costruzione della terza nero Ambiente dovrebbero conferire discarica – afferma il sindaco Carbini fuori Provincia. Questo se la Provin- – cia non avesse deliberato una soluzio- sollecitazioni dai Comuni del Bacino ne temporanea che prevede, fino al 31 2 (quelli del CIR33, tra cui Maiolati dicembre 2009, il conferimento anche Spontini e Corinaldo, quelli che redegli ultimi comuni del Bacino 1 (fa- sponsabilmente hanno fatto la propria centi capo a Conero Ambiente) nel parte) e dalla Provincia, che aveva asBacino 2 (sotto il consorzio CIR33): sunto le ultime delibere (dirottare per Chiaravalle conferirà a Moie e Anco- il 2009 i rifiuti a Moie e Corinaldo) in na a Corinaldo, dunque. C’è inoltre il un’ottica di responsabilità, nella conparere della Regione, secondo il quale vinzione che a breve sarebbero partiti non potrebbe essere previsto il confe- i lavori per la terza discarica”. rimento fuori Provincia perché l’ATO, Ma dopo l’ultima sollecitazione Ambito Territoriale Ottimale (in cui dell’ente provinciale (a firma dell’as- Il dvd Cammino Emmaus Emergenza rifiuti nella Provincia Ufficio Catechistico della diocesi ha convocato nella serata L’ ncora irrisolto il problema disca- confluiranno i due Consorzi di gestio- sessore provinciale all’ambiente Mardi lunedì 7 settembre i parroci e i A riche nella provincia di Ancona. ne rifiuti) deve essere autosufficiente e cello Mariani), il consorzio ha detto catechisti per la presentazione del Nessuna schiarita all’orizzonte e situa- appoggiarsi agli impianti al proprio in- la sua (a firma del suo presidente Perché lo consiglia alle parrocchie come itinerario di quello che una volta si chiamava il catechismo? Per almeno tre motivi. Il primo è il mettere ordine logico al cammino di iniziazione cristiana di stile catecumenale; il secondo è la possibilità di confronto tra le varie esperienze delle parrocchie, confronto che è possibile solo nella chiarezza degli obiettivi e dei contenuti oltre che del metodo; il terzo è per dire grazie a quanti hanno collaborato in questi anni, e sono molti. Perché la scelta di ispirazione catecumenale, e che cosa significa? Non è una scelta nostra. E’ della Chiesa. Nel dvd sono riportati tutti i documenti dal Concilio ad oggi, primo tra tutti e non ancora tramontato il Documento Base del 1970. E’ una scelta che in pratica significa il percorso dentro le esperienze portanti della vita della Chiesa, che sono quattro; il mettersi in cammino con le persone concrete, la narrazione della storia della salvezza, l’esperienza simbolico-celebrativa e della preghiera, e l’avvio all’impegno. Ma non è un problema proprio la trasmissione dei contenuti (la dottrina) alle nuove generazioni? Certamente è un problema che ha bisogno di essere preso sul serio non solo in questa fase. A Verona nel Convegno è stato un capitolo importante e tutto il decennio che si sta chiudendo della chiesa italiana era stato incentrato su questo. Ma la trasmissione dei contenuti cristiani è in fondo la trasmissione di una esperienza di vita illuminata. I contenuti teologici non possono essere ridotti a dottrina. E’ una illusione il ritorno al Catechismo dei Pio X o a quella stagione della Chiesa. Oggi per dirla con il Meeting di Rimini la conoscenza passa attraverso il di più di esperienza e non attraverso le ideologie. Ma come accompagnare i bambini e i ragazzi che oggi sono imboniti da tanti linguaggi multimediali? Nel percorso indicato c’è la voce “linguaggi”. Abbiamo già offerto ai catechisti un qualificato corso sulla narrazione e una raccolta di esperienze sulla catechesi attraverso l’arte. Dieci anni fa abbiamo edito un percorso di arte storia e fede attraverso la Vallesina (album a figurine Sulla via della bellezza) che culminerà a metà settembre con un seminario formativo in tal senso guidato da una esperta la prof.ssa Roberta Pizzi. Il dvd ne parla ma attende che i catechisti con i loro parroci mettano in moto una ricerca in tal senso a partire da quello che offre la propria parrocchia. E chi non vuol seguire questo cammino? I parroci con i catechisti sono i responsabili del percorso per i ragazzi affidati alle loro cure. Loro debbono rispondere a chi chiede: quale progetto hai per l’IC dei ragazzi? Il “Cammino Emmaus” è stato pensato, sperimentato e raccolto per essere anche oggetto di confronto. Se non c’è niente di scritto, come si fa a confrontarsi? Chi ha sperimentato una sua via ha anche il dovere di parlarne, di offrirlo e confrontarlo con gli obiettivi e i contenuti che la Chiesa offre. Perché - per esempio - in molte parrocchie il Catechismo della CEI è stato messo in archivio? E’ giusto che i ragazzi siano legati alle fotocopie e basta? E’ giusto che quella autorevole proposta sia sostituita con semplici sussidi? E’ giusto che non abbiano mai a fare l’esperienza della lettura diretta del Vangelo e della Bibbia? E’ giusto che imparino preghiere, senza imparare a pregare? Capisco che i problemi ci sono, e mi auguro che una pagina del nostro settimanale venga dedicata proprio alla trasmissione della fede visto il coinvolgimento di fatto di tante famiglie! Sauro Brandoni), rispondendo, in sostanza, che proprio la Provincia non avrebbe messo Conero Ambiente nella condizione di procedere. La vicenda è tornata sul tavolo del Consiglio Comunale di Maiolati il 10 settembre scorso, alla presenza del soggetto provinciale nelle persone dell’assessore Mariani e di Massimo Sbriscia, dirigente settore tutela e valorizzazione dell’ambiente. Dura la reazione del Consiglio, sindaco in testa, che ora attende le contro decisioni della Provincia. “E’ stato chiesto il Commissariamento del Consorzio ConeroAmbiente e soprattutto chiarezza sulla terza discarica – tuona Carbini – A questo punto non esiste più nessun presupposto per accettare che questa situazione (con conferimenti oltre le 50mila tonnellate) sia prorogata al 2010. Deve trovare attuazione il PPGR con le tre discariche. Gli impianti di Moie e Corinaldo non debbono durare meno di quanto previsto dal Piano a causa dell’inefficienza di altri, creando nei fatti l’anticamera dell’emergenza rifiuti nella Provincia”. Maria Chiara La Rovere FERMO: una laurea triennale per organisti e direttori di coro La musica liturgica entra al Conservatorio D all’anno accademico 2009/2010 sarà attivo il corso di Laurea triennale in “Musica per la liturgia” al Conservatorio “Giovanni Battista Pergolesi” di Fermo. Lo ha annunciato la Delegazione Pontificia di Loreto, che ricorda come il Centro studi lauretani (Csl) sia tra le istituzioni promotrici del progetto. Il diploma prevede due corsi specifici, “Organo per la liturgia” e “Direzione di coro per la liturgia”, ed è il primo corso di musica per la liturgia ad essere riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano. Il Conservatorio di Fermo ha raccolto – secondo solo a quello di Palermo – la proposta avanzata dal progetto denominato, appunto, “Musica per la liturgia”, inviato dalla Commissione episcopale per la liturgia della CEI in tutti i conservatori italiani (circa 70) nel 2000. Il progetto, elaborato da un gruppo di docenti di alcuni conservatori italiani, laici e sacerdoti, rilevava l’opportunità di approfondire tale curriculum di studi. Di qui la decisione di istituire il nuovo diploma accademico di primo livello. L’obiettivo è quello di “preparare degli organisti e direttori di coro per la liturgia di alto profilo professionale” ed è già in programma la redazione di un protocollo di intesa fra il Conservatorio di Fermo e la Conferenza episcopale marchigiana al fine di permettere ai nuovi laureati un inserimento privilegiato in cattedrali e basiliche delle Marche. “Il contenuto formativo e disciplinare dei curricula non è un astratto corso di “musica sacra” – sottolinea il coordinatore del corso Mons. Antonio Parisi, consulente per la musica liturgica dell’Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana – ma tende a far ma- turare competenze e abilità specifiche nel campo della musica per la liturgia così come è prevista dal progetto rituale definito dal Vaticano II”. Quindi il corso non ha un carattere storico, o soltanto strumentale, o musicologico, ma è finalizzato a preparare bravi e competenti musicisti di chiesa. I piani di studio, approvati dal Ministero, prevedono un corso della durata triennale con 60 crediti annuali. I due indirizzi, organo e direzione di coro, comprendono materie comuni di carattere liturgico: liturgia, sacra scrittura, musicologia liturgica, vocalità liturgica; e poi materie proprie di ciascun percorso: armonia e analisi, storia ed estetica, improvvisazione organistica, composizione, organo e direzione di coro; più altre materie. Il corso non sarà attivato ogni anno: al termine di questo primo ciclo verrà effettuata una verifica finale, e solo in seguito potrà essere avviato un nuovo percorso triennale. Attualmente soltanto i Conservatori di Fermo e Palermo hanno attivato simili corsi di laurea triennale. E l’influsso della vicinanza di Loreto pare essere stato determinante sull’impegno in questa direzione dell’istituto fermano. “Non è un caso che, a proposito di cultura musicale”, sottolinea fr. Stefano Vita, vicario della Delegazione Pontificia di Loreto e direttore del Csl, “Loreto vanti l’esistenza di una Cappella Musicale con oltre 500 anni di vita e tutt’oggi nella basilica lauretana si svolgano con frequenza concerti e festival di valore internazionale”. È una grande sfida per la Chiesa italiana: finalmente la musica di chiesa e la musica in chiesa, non sarà più musica di serie B, grazie a musicisti preparati liturgicamente e musicalmente. Rosa Coscia la rubrica tornerà ai lettori il 4 ottobre La mente e l’anima di Federico Cardinali Il grazie alla Fondazione Carisj Dalla Caritas diocesana Il direttore della Caritas Diocesana Jesina, don Nello Barboni a nome del Vescovo, presidente, e del Consiglio Caritas, ringrazia del contributo messo a disposizione del Centro di ascolto e mensa che rappresenta un valido sostegno. Attualmente la Caritas è impegnata a far fronte al continuo aumento di richiesta di aiuti a sostegno di singoli e famiglie a motivo della crescente difficoltà economica che si avverte nel territorio. IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI PER BAGNI TERMOIDRO Dalla San Vincenzo La Società Femminile San Vincenzo dè Paoli ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi per il generoso contributo concesso. Grazie a ciò, l’associazione potrà anche quest’anno coniugare impegno concreto e solidarietà attenta verso chi, per le ragioni più varie, vive in condizioni di disagio e di sofferenza. di GIANFRANCO MUZI Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 - www.fazibattaglia.com Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 Vita ecclesiale LA CHIESA LOCALE IL DIARIO DEL VESCOVO GERARDO Giovedì 17 settembre ore 11: Maiolati, Incontro con Sacerdoti, Diaconi e loro familiari ore 18.30: Cattedrale, Incontro con i Cresimati della zona pastorale Jesi 1 ore 21.15: Riunione della Commissione per la Pastorale familiare Venerdì 18 settembre ore 18.30: Cattedrale, Incontro con i Cresimati della zona pastorale Jesi 2 ore 21.15: Parr. S. Maria del Cammino-Macine, incontro con Genitori Cresimandi Sabato 19 settembre ore 18.30: S. Maria Nuova, S. Messa ore 21: Corinaldo, Partecipazione ad Ordinazione Sacerdotale Domenica 20 settembre ore 9: S. Maria Nuova, S. Messa ore 10.30: Montecarotto, S. Messa e Amministrazione del Sacramento della Cresima ore 16: Santuario delle Grazie: S. Messa nella Giornata del Donatore-AVIS ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale Martedì 22 settembre: San Settimio. ore 18,30: Cattedrale, Concelebrazione di tutti i Sacerdoti nella festa del Patrono Mercoledì 23 settembre Ore 10.30: Incontro con i nuovi parroci ore 18,30: Cattedrale, S. Messa in suffragio dei Vescovi e Sacerdoti defunti ore 21: Angeli di Rosora, incontro con i giovani Giovedì 24 settembre ore 9.30: Riunione del Collegio dei Consultori Venerdì 25 settembre ore 18,30: Regina della pace, incontro con i Cresimandi ore 21 Regina della Pace, incontro con i genitori dei Cresimandi Sabato 26 settembre ore 18.30: Cattedrale: Inaugurazione anno scolastico: alunni e docenti medie e superiori Domenica 27 settembre ore 10.30: Sant’Antonio Abate, S. Messa e Amministrazione del Sacramento della Cresima ore 18.30: Cattedrale: Inaugurazione anno scolastico per scuola elementare e materna ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale Parola di Dio 20 settembre 2009 20 settembre 2009 - 25a domenica del tempo ordinario - anno b Il codice dell’autorità cristiana In quel tempo, partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Parola del Signore Commento Dopo la rivelazione della via messianica della sofferenza verso cui si incammina, Gesù esprime in modo chiaro il principio fondamentale del codice dell’autorità cristiana nel detto: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» La dignità della sua autorità sta tutta nel servizio e nella donazione della sua vita. Lo facciamo commentare ad un prete che ha preparato il Concilio. 50 anni fa moriva il sacerdote don Primo Mazzolari, un pensatore e scrittore, ma soprattutto un uomo-prete partecipe delle vicende del suo popolo con la prospettiva pastorale del Cristo misericordioso che si fa servitore di tutti, a cominciare dei più poveri. Scriveva nel 1958 alla vigilia della elezione del Papa: “Può darsi che la Provvidenza ci mandi un pontefice silenzioso, senza incanto di corpo e senza fascino di cul- Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 di don Mariano Piccotti [email protected] ne congetture e assurdi voti, il resto cadrebbe da sé “ (Adesso, 1 novembre 1958) E venne eletto Papa Giovanni. E ogni autorità deve mettere sullo stemma un bambino. E’ il simbolo voluto da Gesù. Un bambino abbracciato da Gesù con lo slogan “Accoglienza”. Il bambino rappresenta la relazione senza calcoli, doppiezze o interessi. “Signore, prega Turoldo in un suo commento al brano, Signore, riusciremo mai a guarire?” E Mazzolari si fa voce della nostra lotta interiore. † Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,30-37) Non ne posso più tura, un profeta che sappia appena balbettare: a…. In un mondo traboccante di paurosa e provocante violenza, non sarebbe del tutto strano se il Signore si compiacesse di regalare alla Chiesa un Pontefice umile e povero e di niente altro preoccupato che di proteggere gli inermi, dissipare dalle menti la tenebra e il terrore dei cuori. Siamo stanchi di troppa scienza e di troppa cultura; stanchi di troppo potere e di troppi spettacoli, stanchi di grandezze e di prestigio e di primi posti, stanchi di parole. Se il Signore scegliesse per la sua chiesa l’ultimo dei suoi sacerdoti e gli mettesse sulle labbra unicamente e perdutamente la sua parola e nel cuore tale apostolica fermezza da ripeterla senza riguardo di persona, disposto a perdere il superfluo e il quotidiano pur di rimanerle fedele. Il resto, questo inutile e ingombrante resto, che arriva fin sulle soglie del conclave con stra- Signore, non ne posso più: la mia resistenza è agli estremi, la mia fede viene meno sotto le prove che incalzano. Non comprendo più niente. Ma per sostenere in pace e rimanere vicino a chi soffre non è necessario comprendere. Non mi abbandonare, Signore, tu che mi conosci e sai tutto di me e di questo mio povero cuore di carne. Tienimi su il cuore, e aiutami a superare l’angoscia che spesso il male mi dà. Rinsaldami la certezza che niente va perduto del nostro patire perché è tuo e ti appartiene meglio di qualsiasi cosa nostra. Aiutami a credere che la tua misericordia sta universalmente preparando una giornata più buona a tutti. Primo Mazzolari Diocesi: i nuovi incarichi Nomine e trasferimenti Il vescovo Gerardo Rocconi comunica i nuovi impegni pastorali di alcuni sacerdoti della diocesi. Don Emilio Campodonico, attualmente parroco di Nostra Signora di Lourdes a Pantiere in comune di Castelbellino, assumerà l’incarico di parroco di Regina della Pace a Jesi Don Cristiano Marasca sarà nominato parroco della Cattedrale e di San Pietro Apostolo e conserverà l’incarico per la pastorale giovanile. Don Claudio Procicchiani, conservando l’incarico di vicario a Regina della Pace, collaborerà a San Massimiliano Kolbe, soprattutto per la Pastorale Giovanile. Don Gianfranco Ceci: attualmente viceparroco a Santa Maria del Cammino di Macine di Castelplanio sarà parroco di Montecarotto pur conservando l’impegno di Macine. Don Luca Giuliani sarà nominato parroco di Pantiere pur conservando la parrocchia San Marco Evangelista di Castelbellino. I religiosi della congregazione indiana “Araldi della Buona Novella” collaboreranno nelle parrocchie della diocesi. Padre Lurdu Samy Enòk Rajan: collaboratore nell’Unità Pastorale di S. Marcello e Monsano. Don Vittorio Magnanelli, attualmente parroco della Cattedrale e di San Pietro Apostolo, sarà parroco a San Francesco di Paola P. Antonio Savari: collaboratore nell’Unità Pastorale di Sant’Antonio Abate, Santa Maria del Piano e San Sebastiano e Divino Amore. P. Michele Devanesan: collaboratore nell’Unità Pastorale di Moie, Stazione Castelbellino Stazione, Pantiere e San Paolo Oggi sposi 19 settembre: Maurizio Perlini e Silvia Piersigilli a Sant’Elena; 20 settembre: Battista De Laurentis e Nicolina Ruffa a Vibo Valentia/Madonna della Salute, Leonardo Duca e Mirian Santelli a S. Giuseppe, Maurizio Taddei e Ingrid Mercedes Gomez Angeles a Collina. 7 “Prendi e offri” incontri per giovani catechisti (scuola superiore) è la proposta di sr Anna Maria Vissani per una esperienza guidata a vivere il servizio come una bella esperienza utile alla conoscenza di sé attraverso la grafologia e alla disponibilità a seguire il Signore nell’amore. Il primo incontro si svolgerà il 28 settembre alle ore 18,30 presso il Seminario di via Lotto, 14. Sr Anna Maria Vissani, grafologa e teologa, guida esperienze spirituali presso il Centro di Spiritualità “Sul monte” di Castelplanio. E’ laureata in Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Composizione grafica Giampiero Barchiesi • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) • Comitato di redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. Grafologia teologia morale e insegnante di teologia spirituale. Ha seguito personalmente il cammino umano e spirituale di quanti si sono rivolti alla sua competenza e passione. Ha pubblicato molti saggi e strumenti per la meditazione e la preghiera, anche per i giovani. CHIESA dell’ADORAZIONE luogo di adorazione e di ascolto Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione, in Piazza della Repubblica 2 a Jesi, per le Confessioni e il colloquio spirituale. Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani. Tutti i venerdì dalle 19 alle 20 un piccolo gruppo di giovani si riunisce nella Chiesa dell’Adorazione per un’ora di preghiera davanti alla SS Eucaristia. Sono invitati altri giovani che cercano un momento di silenzio, di meditazione sulla Parola di Dio e di preghiera di adorazione. 8 Vita ecclesiale 20 settembre 2009 Conosciamo i nostri santi In ricordo San Pio da Pietrelcina P adre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina (Benevento), il 25 maggio 1887. A sedici anni, entrò nell’Ordine dei Cappuccini e prese il nome di fra Pio. Divenne sacerdote il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensarono di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di Santa Maria delle Grazie, ebbe inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Dava inizio alla sua giornata svegliandosi prestissimo, molto prima dell’alba, cominciando con la preghiera di preparazione alla santa Messa. Successivamente scendeva in chiesa per la celebrazione dell’Eucarestia al quale seguivano il lungo ringraziamento e la preghiera davanti a Gesù Sacramentato, infine le lunghissime confessioni. Uno degli eventi che segnarono profondamente la vita del Padre fu quello verificatosi la mattina del 20 settembre 1918, quando, pregando davanti al Crocifisso del coro della vecchia chiesina, ricevette il dono delle stimmate, visibili; che rimasero aperte, fresche e sanguinanti, per mezzo secolo. Durante la vita fondò i “Gruppi di preghiera” e un moderno ospedale, a cui diede il nome di “Casa sollievo della sofferenza”. Morì il 23 settembre 1968, a 81 anni. Fu beatificato il 2 maggio 1999 e canonizzato il 16 giugno 2002 da Giovanni Paolo II. Il 2 marzo 2008 è stato riesumato il suo corpo e successivamente esposto alla venerazione dei fedeli. Giordano Maria Mascioni Le richieste delle associazioni di familiari Il confine labile della salute mentale I l matto fa notizia solo quando ci scappa il morto. Il morto questa volta non c’è, ma la situazione della salute mentale - a 30 anni dalla legge Basaglia - è talmente critica da indurre due associazioni della Vallesina, la “Onlus Tutela Salute Mentale per la Vallesina” e la “Associazione Familiari “Atena”, a ricercare uno spazio di ascolto e di informazione. Perdere il controllo della propria vita significa quasi sempre entrare nel vortice della malattia mentale: impasto vischioso e informe fatto di paure, emarginazioni, dipendenza da psicofarmaci e terapie spesso senza uscita. Che sia un destino scritto nel proprio DNA o l’espressione di una società malata che attacca i più sensibili? Chi può saperlo? Gli psichiatri, i sociologi? L’esperienza di chi nel vortice è caduto suggerisce una sola certezza: l’attimo in cui si scivola diventa permanenza. La pazzia si trasforma in incubo da cui, purtroppo, nessuno può sentirsi immune. Le chance di resurrezione restano legate neanche a dirlo - alle personali disponibilità economiche, alla fortuna di incontrare operatori umani e competenti, alla collocazione geografica e alle buone pratiche di chi amministra il territorio. Per curare la malattia mentale non occorrono sempre e solo tanti soldi o il moltiplicarsi di costosi progetti. Responsabilità e buonsenso basterebbero a rendere maggiormente efficaci le certamente indispensabili risorse economiche. Basta il buonsenso per uma- In ricordo 29-3-1931 8-9-2009 nizzare il reparto di psichiatria, le strutture riabilitative, gli appartamenti e gli altri luoghi di accoglienza dei malati. Le Associazioni e i parenti hanno tentato per anni il dialogo con i responsabili dei servizi; hanno ripetutamente chiesto ai dirigenti della Asur - in spirito di collaborazione - di conoscere come il Dipartimento di Salute Mentale impieghi il budget a sua disposizione; hanno per ultimo coinvolto gli Amministratori comunali affinché si adoperassero per tracciare linee di indirizzo precise e rispettose dei diritti dei malati, in una situazione ormai di massima criticità. In assenza di risposte adeguate, è giunto il momento di uscire dal silenzio e dalla discrezione. La misura è colma. Il diritto alla salute, di cui il Sindaco resta il principale garante, è notoriamente un diritto costituzionale. Ma ciò che i cittadini non sanno è che esistono illuminanti e avanzate leggi, convenzioni, protocolli d’intesa a garanzia di tale sacrosanto diritto. Informiamo pertanto i cittadini, al posto di chi dovrebbe farlo per dovere istituzionale, che esiste una bellissima quanto sconosciuta Carta dei Diritti del Malato Mentale completamente disattesa e inapplicata. Da oggi la lotta per il rispetto dei diritti del malato psichico esce allo scoperto. Vergogna, impotenza o sottili forme di ricatto si tramuteranno in sana e visibile indignazione, fino a che il dovuto diventerà normale amministrazione. Onlus Tutela Salute Mentale per la Vallesina, il presidente dott. Mario Tiberi Associazione Familiari Atena, iI presidente Enrica Matteucci POVERTÀ Uno studio di Caritas - Isfol In Europa rischia il 16% dei cittadini I n Europa, secondo dati Eurostat del giu- anche la minore disponibilità di servizi a gno 2009, è a rischio povertà il 16% della sostegno dei sistemi familiari”. popolazione, compreso l’8% dei lavoratori. Un problema che nasce spesso dalla valuln Italia la soglia sale al 20%, una delle si- tazione dei dati - ha precisato Giovanni tuazioni più critiche subito dopo la Lettonia Sgritta, sociologo all’Università La Sa(21%) e al pari della Spagna. Più a rischio nel pienza di Roma - è che “non misurano la “bel Paese” sono gli ultrasessantenni (22%) e povertà ma la disuguaglianza: per cui si i minori (25%). E’ quanto emerge dal volume può andare incontro a due paradossi: se “Comprendere la povertà. Modelli di analisi in Paese tutti sono miliardari e uno solo è e schemi di intervento” presentato nei gior- milionario, quest’ultimo, essendo sotto la ni scorsi a Roma da Caritas italiana e Isfol, soglia media, sarebbe definito povero; se l’ente pubblico specializzato sulle politiche invece in un Paese tutti sono poverissimi e di welfare. “Per misurare la povertà bisogna nessuno è sotto quella soglia, nessuno saprima comprenderla - ha spiegato France- rebbe definito povero”. Inoltre, ha precisasco Marsico, vicedirettore di Caritas italia- to, “di fronte ad una miriade di misure dina, curatore del volume insieme a Antonello verse della povertà si rischia di creare una Scialdone, dell’Isfol -. Vogliamo fornire agli paralisi e offrire un alibi alla politica per operatori sociali e pastorali uno strumento non fare niente”. Il volume, suddiviso in che spiega l’esistenza di una pluralità di dati, tre parti (i diversi approcci alla rilevaziocostruiti in modo diverso, per intervenire ne della povertà, le politiche di contrasto, i poi in maniera più efficace”. L’Italia – ha ag- soggetti più a rischio: minori, abitanti delle giunto Scialdone –“mostra il più alto tasso periferie e senza dimora), viene pubblicato di rischio di povertà infantile in ambito Ue, anche in vista della celebrazione, nel 2010, la fascia con la condizione più critica può dell’Anno europeo per la lotta alla poveridentificarsi con i minori che vivono in fami- tà e all’esclusione sociale. Altro appuntaglie con più di 2 figli residenti al Sud, area mento imminente è la presentazione, il 22 geografica appunto caratterizzata da una più ottobre prossimo a Roma, del IX rapporto ampia disuguaglianza della distribuzione del su povertà ed esclusione sociale in Italia di reddito. E tra i fattori incentivanti il rischio Caritas e Fondazione Zancan, intitolato di povertà di questa categoria va ricordata “Famiglie in salita”. fr. Nazzareno Falasconi A Grottammare, Oasi S. Maria dei Monti, fr. Nazzareno Falasconi ha incontrato sorella morte il 10 settembre 2009, all’età di 87 anni. La celebrazione di suffragio e di saluto ha avuto luogo nella parrocchia san Francesco d’Assisi a Jesi, dove egli ha trascorso un lungo tratto del suo pellegrinaggio terreno. Il vescovo, mons. Gerardo Rocconi, ha presieduto la concelebrazione, partecipata da numerosi sacerdoti e da tanti fedeli, parenti e amici. Il Vescovo, che ha conosciuto il p. Nazzareno solo nell’ultimo periodo, già segnato dal declino delle forze, ha fatto riferimento al pio transito di san Francesco: «Francesco, ormai confitto nella carne e nello spirito, con Cristo sulla croce, non solo ardeva di amore serafico verso Dio, ma sentiva la sete stessa di Cristo crocifisso per la salvezza degli uomini. E siccome non poteva camminare, a causa dei chiodi sporgenti sui piedi, faceva portare attorno per città e villaggi quel suo corpo mezzo morto e diceva ai frati: “Incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro, perché finora abbiamo combinato poco”. Francesco insegna come si vive e come si muore, e lo insegna non solo ai francescani. Insegna come si mettono in pratica quelle parole impegnative del Signore che abbiamo appena letto: Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, non porta frutto”. Un confratello che parte da questo mondo, perché chiamato dal Signore alla vita eterna, ci ripropone ancora una volta il discorso delle vocazioni e la domanda: Ma il Signore non chiama? Certo che il Signore chiama, ma forse è proprio lo spirito del mondo entrato nella vita degli uomini e entrato forse anche in noi, che dovremmo appartenere totalmente al Signore, che impedisce il desiderio di cose grandi: di spendere tutto per il Signore, di dare la vita per il Signore. C’è da imparare a morire, c’è da ritrovare la vittoria sullo spirito del mondo. Di fronte ad un nostro fratello che se n’è andato, è necessario ripetercele quelle domande grandi sul significato più profondo della nostra vita. Se sottolineiamo la falsità di tante promesse di questo mondo non è per cadere nella tristezza, è esattamente il contrario: è per andare a cercare la gioia dove c’è veramente, questa gioia che non viene tolta nemmeno al pensiero della morte. Se diciamo che è necessario seguire Gesù ed essere come lui, chicco che cade in terra e muore, è proprio perché vogliamo inseguire quella gioia vera che sa dare solo Gesù. E tutto questo lo crediamo e lo chiediamo per il nostro fratello defunto, P. Nazzareno, al quale il Signore ha sicuramente detto: Sei stato un servo buono e fedele: entra nella gioia del tuo Signore”. Alla fine della celebrazione il Ministro provinciale padre Valentino Natalini ha tracciato il seguente profilo biografico: Padre Nazzareno, nato a San Severino Marche il 3 dicembre 1922, percorre l’itinerario della vita religiosa francescana e della preparazione al sacerdozio nelle nostre case di formazione e di studio. Le tappe della vita consacrata: l’anno di noviziato nel convento di Forano con la prima professione religiosa il 2 agosto 1940; e la professione solenne nel convento di san Francesco d’Assisi a Jesi il 28 aprile 1946. Il corso degli studi in vista del ministero ordinato: gli studi ginnasiali e liceali negli anni 1935-1944 nei seminari di Potenza P., S. Severino e Treia; gli studi teologici nello studentato di Jesi dal 1944 al 1948 con l’ordinazione sacerdotale dell’11 luglio 1948 per l’imposizione delle mani del Vescovo, mons. Carlo Falcinelli. Dopo l’ordinazione sacerdotale prosegue gli studi nel nostro Istituto pedagogico a Grottaferrata (Roma), conseguendo il titolo di licenza in pedagogia. Tornato nelle Marche, la sua vita operosa può essere raccolta in tre momenti. Nel primo (1950-1962) si impegna nel campo della formazione dei giovani come educatore, padre spirituale, economo nei seminari minori di San Severino, Ostra Vetere e nella casa di noviziato di Treia. Nel secondo periodo (19621975) svolge un generoso servizio di pastorale parrocchiale a Jesi, specialmente nelle associazioni parrocchiali e nello scoutismo: è il balù per antonomasia. Infine dal 1975 al 2009 assume il servizio pastorale nel nostro convento La Romita a Cupramontana con tanta passione e con tanta tenacia: o abitandovi anche da solo, o andandovi dalla fraternità di Jesi. E questo finché le forze glielo hanno consentito. Un mese fa lo abbiamo accompagnato nella nostra infermeria a Grottammare, dove ha concluso il suo pellegrinaggio terreno. San Francesco, chiamando anche la morte con il nome di sorella, esclama: per me è la porta della vita! Invochiamo la bontà misericordiosa del Signore, perché accolga il nostro fratello nella pienezza di luce e di vita nella sua casa! Leondina Grottaroli Leondina era una specializzata nella normalità! Non ha mai banalizzato la quotidianità! Ha partecipato per un lungo periodo di tempo al nostro Gruppo laicale del Vangelo. Ci ha insegnato con i suoi interventi semplici e fervorosi che la santità è a portata di mani e di piedi e non di ali…Non sarà una santa da calendario, ma a noi, che l’abbiamo avuta vicina, in ogni incontro ci regalava preziosi consigli per interpretare cristianamente la vita… I suoi apporti nel Gruppo erano presentati sempre in semitono, non avevano mai i caratteri dell’esibizione, ma incidevano sempre profondamente perché erano frutto della sua esperienza maturata nell’accettazione umile, silenziosa, discreta, schiva dei vari passaggi della vita nella visione cristiana… Le asprezze della sua malattia non hanno fiaccato la sua fede cementata nell’Amore simboleggiato dalla Croce… tanto da far diventare ordinarie le cose che normalmente sembrano eccezionali. Noi del Gruppo la sentiremo sempre in cordata con noi! A tutti i famigliari di Leondina la nostra solidale partecipazione. Il Gruppo laicale del Vangelo di Jesi. In ricordo 1935 2009 Alfiero Vignaroli Nessuno muore sulla terra finchè vive nel cuore di chi resta Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Salmo 23 In diocesi 20 settembre 2009 9 Padre Francesco Carloni è tornato dal Brasile per un breve periodo nella sua terra natale P Il lavoro missionario è un dialogo adre Francesco Carloni, frate cappuccino, missionario dal 1972 a Salvador de Bahia (Brasile), ha trascorso qualche mese in Vallesina, sua terra natale. Un ponte con l’occidente. Legami di amicizia, ma anche e soprattutto di solidarietà e di scambio fra il mondo del benessere e quello della povertà. Lo abbiamo incontrato a Moie: la sua ultima domenica in Italia insieme ai malati dell’Unitalsi, a conferma del suo desiderio di condividere la vita con chi, in qualsiasi luogo del mondo, è toccato dalla sofferenza. E’ tornato a Salvador il 6 settembre. Ci ha raccontato la sua storia in Brasile, iniziata, appena un anno dopo la sua ordinazione sacerdotale, nelle periferie di Salvador, quasi 15 milioni di abitanti. Parole che diventano immagini, suoni, colori di una terra distribuzione a chi la vuole coltivare, che appare nei depliant come una cioè la riforma agraria, è l’obiettivo delle mete turistiche più belle del del Movimento Sem Terra. Il Mst mondo, con il suo patrimonio arti- chiede infatti che i terreni incolti stico-culturale, il quartiere del Pe- che superano una certa superficie lourinho dichiarato dall’Unesco pa- - da noi erano circa 10.000 ettari trimonio mondiale dell’umanità, le siano espropriati per dare attuaziobellissime spiagge tropicali di sabbia ne alla riforma agraria. La terra che bianchissima, tiepida acqua azzurra ha queste caratteristiche viene oce palme sullo sfondo. A pochi passi cupata e alcune famiglie iniziano a da questo splendore, padre France- lavorarla. Questa situazione genera sco ci mostra il rovescio di questa aspri conflitti fra proprietari terrieterra, le sue ferite, le sue contraddi- ri e agricoltori e il nostro compito, zioni. “Il passaggio dall’Italia al Bra- in questo braccio di ferro, è evitare sile è stato per me un elettroshock.” la violenza armata, accompagnare ricorda “A quell’epoca la vita era i lavoratori nel lungo processo lemolto più dura di oggi. C’era in Bra- gale e burocratico che li porterà ad sile una dittatura militare spietata avere la terra.” Valeria, Esplanada che ha lasciato profonde lacerazioni sono alcune delle località in cui ha nel paese.” Salvador, capitale dello vissuto e lavorato padre Francesco. sono quasi in ogni villaggio.” Lavo- sulle orme di S. Francesco d’Asstato di Bahia, è una metropoli dalle “Quando sono arrivato a Valeria - ro e istruzione: traguardi di dignità. sisi: simbolo di una Chiesa ideale ricchezze vertiginose, custodite ne- quartiere di Salvador - la situazio- Immagini di sogni che si realizzano. che elabora linee di sviluppo non gli eleganti quartieri dove risiedono ne era drammatica. Non c’erano “Ma abbiamo costruito anche molte solo in campo morale, ma anche blindati i ricchi, mentre un popolo scuole, né servizi, né assistenza chiese per formare delle comunità e soprattutto in campo sociale ed senza volto affolla, nei sotterranei sanitaria.” Racconta toccando altre religiose. Avere terra e istruzione economico. L’esperienza religiosa della storia, le favelas che circon- piaghe sociali del Brasile: l’istruzio- senza fede non serve a niente: sor- non può essere soltanto intimista dano Salvador come una corona di ne negata, il lavoro minorile, malat- gono invidie, individualismi, di- e spiritualista, ma deve abbracciare spine. Qui una moltitudine di per- tie come lebbra e Tbc. Ma mette in visioni. Senza la luce della fede, è l’economia, la cultura, la politica e sone vive in condizioni di indigenza, luce anche l’accoglienza e il calore buio come prima.” L’umano senza il “l’umanità deve cercare nella poveroggi libera dalle catene legali di una umano della gente, un popolo del- divino fallisce. E il lavoro missiona- tà l’uscita di sicurezza ai tanti nodi secolare schiavitù, ma non da quelle le beatitudini che chiede di uscire rio è “un dialogo con il Signore. Il scorsoi che la stanno strangolando” economiche del potere dei fazen- dalla disperazione, ed evoca con lavoro non si capisce senza la luce (A. Zanotelli) Tiziana Tobaldi deiros (proprietari terrieri). “E’ una nostalgia i luoghi in cui ha vissuto del Vangelo, il Signore mi sostiene terra caratterizzata dal latifondo e ed operato. “Il nostro intento è fare e qualcosa misteriosamente impeNella foto padre Francesco e don gli abitanti sono per lo più braccian- un lavoro di coscienza, restituire disce che si sfasci tutto.” Termina il Gianni Giuliani, in occasione della ti agricoli - racconta p. Francesco la dignità alle persone.” L’accesso suo racconto guardando lontano: inaugurazione della chiesa in - Noi abbiamo lavorato a fianco del all’istruzione di base è un altro im- negli occhi il desiderio di tornare a Brasile dedicata alla Madonna della Movimento Lavoratori senza Terra pegno fondamentale dei missionari: casa, in Brasile. “Mi sento cappucMisericordia che si venera a Moie; (Mst). L’esproprio delle terre impro- “C’erano pochissime scuole quando cino Bahiano: brasiliano con la carchiesa realizzata con il contributo duttive da parte dello stato e la loro sono arrivato in Brasile. Ora ce ne ta d’identità!” P. Francesco riparte, della comunità parrocchiale. La famiglia di don Gianni Giuliani ringrazia la comunità parrocchiale I familiari di don Gianni Giuliani: fratelli, sorelle e nipoti, con queste brevi parole di ringraziamento, vogliono esprimere tutta la loro riconoscenza e gratitudine alla comunità cristiana di Montecarotto, per l’accoglienza e l’attenzione riservate a don Gianni durante la sua permanenza in mezzo prima in Parrocchia e poi nella RSA. “Don Gianni vi ha aiutato a sognare, anche se per un breve periodo di tempo, poi, come sappiamo, le sue condizioni di salute problematiche, non gli hanno più permesso una pratica realizzazione dei suoi desideri e delle sue aspirazioni per voi. Don Gianni era partito alla volta della Comunità parrocchiale di Monteca- Prima Comunione a Pantiere Nella parrocchia Nostra Signora di Lourdes a Pantiere, dieci bambini e bambine hanno ricevuto, per la prima volta, Gesù Cristo Eucarestia, dopo un anno d’intensa preparazione, scandito da tappe importanti, come il rinnovo delle promesse battesimali, la consegna del Padre nostro e dei comandamenti, quest’ultima in occasione della festa del perdono o prima confessione. Nella foto ricordo, oltre al parroco don Emilio Campodonico, la catechista Lucia Di Somma e i bambini (non in ordine di foto): Thomas Angileri, Manuel Barchiesi, Caterina Calvi, Sofia Giambartolomei, Lorena Guika, Sara Ilari, Martin Mattei, Nicola Paolucci, Linda Sandroni e Lorenzo Santarelli. La comunità parrocchiale di Pantiere augura loro di serbare nel cuore la gioia profonda di questo giorno. Radio Duomo Senigallia in Blu (106,7 o 95,2 Mhz) rotto, pieno di tanto entusiasmo, tanta grinta e tanti progetti da realizzare, come è suo solito, ma la salute, purtroppo, non è stata dalla sua parte. Per noi, familiari, la benevolenza e il sincero affetto che la vostra comunità ha dimostrato verso don Gianni, ci hanno veramente toccato e commosso. A nome di tutta la sua famiglia vengo a rinnovare il nostro sentito grazie, per tutto ciò che avete fatto per don Gianni, e perché no anche per voi stessi, accrescendo il vostro senso di solidarietà e il vostro spirito evangelico.” A nome della famiglia di don Gianni Giuliani, don Luca Giuliani. Una proposta: 19 e 20 settembre Arte e catechesi Sabato 19 e domenica 20 settembre al seminario di Via Lotto, l’Ufficio Catechistico Diocesano propone il seminario su Arte e Catechesi condotto da Roberta Pizzi. Il laboratorio inizia alle ore 15,30 del sabato e propone fino alle 19 una attività documentativa riguardante la comunicazione della religione nel linguaggio dell’arte. Perché l’arte? Cosa offre di più? La domenica riparte alle ore 8,30 con la celebrazione dell’Eucaristia e quindi fino alle 12,30 vengono proposte attività di laboratorio, attraverso la lettura di una pala d’altare per ragazzi di 9-12 anni, attività teatrale e narrazione Portare: una chiavetta vuota e il proprio computer con il programma di power point e media player attivo (se lo si possiede). Quota di iscrizione: 10 euro (anche solo per mezza giornata). Prenotarsi per avvertire della presenza la prof.ssa Anna Paola Cardinali (0731.53209 ) o don Mariano (339.6506124) La Prof.ssa Roberta Pizzi è diplomata all’accademia di belle arti di Urbino. Ha partecipato a mostre, realizzando scenografie e spettacoli. Nell’abito grafico e del cartone animato ha realizzato varie produzioni tra le quali alcune per la trasmissione Rai “Solletico” e per il Giubileo dei ragazzi. Attiva anche in ambito didattico, ha realizzando attività presso scuole materne, elementari e medie, biblioteche e associazioni culturali. Tutte le mattine alle ore 7,20 il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi 10 Jesi e Vallesina 20 settembre 2009 L’esperienza di due campi scuola estivi per giovani, animatori e famiglie Che estate per i ragazzi di Santa Maria Nuova e Collina C erto che una pagina del giornale non basterebbe per raccontare l’estate di circa cento ragazzi tra medie e superiori più animatori e famiglie che hanno dato vita a forti esperienze nei due campi scuola organizzati dalle due parrocchie che da anni collaborano fattivamente con percorsi formativi condivisi. che ha coinvolto tutti: la realizzazione di un recital che ha preso spunto dal romanzo Momo. Tra attori, cantori, scenografi si è arrivati ad una esperienza che ha fatto comprendere il profondo valore del tempo nella vita di ciascuno. Uno spazio particolare lo ha sempre occupato la preghiera aiutati anche da una chiesa antica che traspirava spiritualità monacale. Un grazie va a tutte le famiglie che a turno hanno collaborato per la cucina e per la fornitura copiosa e giornaliera di pregiatissimi dolci. Un grazie particolare agli animatori perché in questa esperienza i ragazzi hanno potuto apprezzare la preparazione dei nuovi e giovani animatori e la forte condivisione di questi con i vecchi animatori. I giovanissimi e giovani unitamente agli animatori e alle loro famiglie hanno vissuto la loro esperienza estiva a Fai della Paganella in provincia di Trento. Tra grandi e piccoli una sessantina di persone che hanno vissuto una settimana di festa e di amicizia a contatto con la natura, con escursioni e momenti di riflessione tendenti a fornire indicazioni per il futuro del gruppo. La scelta quasi ob- I ragazzi delle medie si sono ritrovati a Castel Cavallino vicino Urbino e tutta la settimana è stata caratterizzata da uno stile che impegnava tutti a dare valore al tempo, alle azioni della giornata, ai giochi, alla preghiera, alla condivisione dei servizi. Il tema che ci ha guidato è stato il tempo che ha dato vita ad una esperienza singolare bligata del luogo, un albergo al centro del paese, ha penalizzato, come giustamente hanno sottolineato i ragazzi, la possibilità di fare esperienze particolari e comunque la settimana è stata intensa ed ha offerto l’occasione per porre le basi verso un futuro che dovrà prevedere un progetto con forti novità: dare vita al primo gruppo giovani, una scuola per animatori, e a individuare esperienze significative e formative da vivere nel corso dell’anno e nella prossima estate. Certamente manca la parola dei protago- nisti di queste due esperienze che avrebbe la capacita di dare un significato più vero a quanto abbiamo fatto. Personalmente devo dire grazie di cuore a tutti e chiedo scusa se mi sono limitato a fare il sintetico giornalista. Don Nello Barboni Jesi, al parco Enrico Mattei: la Circoscrizione Est e il Comune Il Festival del gioco per ritrovare vicinato e solidarietà L a città moderna, nel suo sforzo di razionalizzare lo spazio e il vivere sociale, rischia di ritornare alla logica medievale della separazione e della difesa: i centri storici si svuotano, nascono le periferie, si formano i quartieri per i “poveri” e i quartieri per i “ricchi”, gli “accampamenti” per gli stranieri; zone per il lavoro, per il commercio, per il divertimento, per la malattia, per lo studio… In questa che gli urbanisti chiamano “zonizzazione” - o zooning - la città rischia di perdere la sua ricchezza e complessità, il vicinato e la solidarietà. I cittadini più deboli quasi scompaiono, raramente si incontrano i bambini, gli anziani, i portatori di handicap: anche per loro vengono pensati luoghi separati o specializzati o vengono tenuti in casa. Le strade e gli spazi pubblici diventano proprietà delle automobili. E se mancano loro - i bambini, gli anziani, i portatori di handicap - noi siamo peggiori. Se non li incontriamo nelle strade, nei mar- ciapiedi, nelle piazze, nei parchi, ci sentiamo Di stiracchiarsi, allunliberi di comportarci come ci pare, di occu- garsi, sollevarsi sulle pare tutti gli spazi, di usare senza criterio i punte dei piedi. Per mezzi di trasporto privati, di contaminare non ferirli…” l’aria, di produrre un rumore insopportabile, di rovinare i monumenti… Presi per la “gola” Ci sono dati che dimostrano che dove i Nel pensiero di Franbambini tornano ad un accettabile livello di cesco Tonucci, che ho autonomia (vanno a scuola da soli la matti- riportato sopra in una na, escono soli di casa a giocare con gli ami- stretta sintesi, si inci nel pomeriggio…), dove circolano anche i quadra perfettamente soggetti più deboli, i quartieri diventano più la seconda edizione sicuri, la gente sta più attenta, diminuiscono del “Festival del gioco” gli incidenti e l’ambiente migliora… proposta sabato 12 e Anche l’integrazione diventa possibile per- domenica 13 settemché se i nostri figli possono incontrarsi e bre, al parco Mattei giocare con i figli dei cittadini stranieri - non nel quartiere Savoia Marchetti (ex Smia), e del giocattolo. Giochi di ruolo e di società solo a scuola, ma anche nella strada, negli prendendo “per la gola” grandi e piccini. sono stati proposti dall’Antro del Drago. spazi pubblici - diventano amici e costringo- La manifestazione, organizzata dalla Cirno gli adulti a considerarsi con occhi diversi, coscrizione Est e dall’assessorato ai servizi Un parco da vivere a conoscersi e a rispettarsi. Perché i pensieri educativi, ha visto tante iniziative in colla- “Vivere il parco, far vivere il parco che è di infantili accolgono l’altro, il diverso, il lonta- borazione con la Ludoteca Comunale di Jesi tutti: bambini, anziani, disabili, chiunque no dal pensiero adulto. Rive- “la Girandola” e la Ludoteca Regionale Riù abbia bisogno di rasserenarsi e vivere molano ciò che è capace di rap- di Santa Maria Nuova: dai tradizionali gio- menti di libertà, gioco, movimento, relax, presentare “tutti gli altri”: gli chi da tavolo, ad attività di gruppo, ai giochi compagnia.”- Ha commentato il prof. Giuanziani, i portatori di handi- della memoria storica come il tiro alla fune, seppe Di Lucchio, presidente della Circocap, i poveri, gli stranieri, i la pignatta, le cerbottane, i trampoli, la corsa scrizione Est - “Questo il messaggio che, malati. con i sacchi. Persino un primo torneo citta- attraverso il gioco, abbiamo cercato di far Janush Korczak scriveva: dino di barchette con i gusci di noce nella passare con questa festa. Un parco “vissuto” “Dici: è faticoso frequenta- fontana dedicata a Enrico Mattei, la gara de- è un qualcosa che si costruisce giorno dopo re i bambini. Hai ragione. gli aeroplani di carta, un laboratorio sull’ac- giorno, cominciando dalle piccole cose Aggiungi: perché bisogna qua ed il riciclo creativo. come il rispetto, la collaborazione…per armettersi al loro livello, abIl Centro Sportivo Italiano ha organizza- rivare ai grandi progetti che in parte abbiabassarsi, scendere, piegarsi, to invece tornei di calcio balilla umano e mo realizzato, in parte stiamo realizzando farsi piccoli. Ti sbagli. Non è tornei di calcio in mini-gabbia 3x3. Curato e altri che abbiamo pronti in cantiere. Rinquesto l’aspetto più faticoso: dagli animatori di Scimpa l’intrattenimento grazio tutti e, in particolare, il dr. Mauro è piuttosto il fatto di esse- musicale ed il karaoke, mentre negli spazi Torelli, la dott.ssa Bruna Aguzzi, Gloria Fore costretti ad elevarsi fino all’aperto del parco è stata allestita dalla li- cante e Laura Veroli. ” all’altezza dei loro sentimenti. breria Kirikù una mostra mercato del libro Fotoservizio Paola Cocola A servizio delle collaboratrici familiari L’associazione “Api-Colf”, presente a Jesi da più di trenta anni, svolge la sua attività a servizio delle collaboratrici e assistenti domiciliari e dei datori di lavoro, sempre disponibile all’accoglienza, nel rispetto della legalità. L’ufficio Api-Colf di Jesi, sito in piazza Federico II (Palazzo Ripanti), offre la documentazione necessaria per accedere all’attività lavorativa. L’ufficio è aperto nei giorni di lunedì e giovedì dalle ore 17 alle 19; in questo orario si può anche telefonare per eventuali appuntamenti al numero 338-6372214. Provincia 20 settembre 2009 11 Festival Pergolesi Spontini: nuovo allestimento de ‘Il Prigionier superbo’ Una fiaba metafisica per un capolavoro dimenticato N ella storia del melodramma non raramente è avvenuto che il soggetto di un’opera favorevolmente accolta dal pubblico venisse riutilizzato, con rifacimenti diversi, da altri compositori. All’inizio ad essere ripresi furono i grandi miti; poi i meno artificiosi personaggi della storia; poi quelli ancora più verosimili della letteratura e infine anche quelli della cronaca. Il libretto de “Il prigionier superbo” offre una testimonianza di questa evoluzione. E’ il rifacimento di un altro, ‘Ernelinda’ musicato con grande successo da Leonardo Vinci sette anni prima. Il pubblico napoletano doveva ricordarne il contenuto ed era da supporre che avrebbe volentieri incontrato di nuovo personaggi non più appartenenti alla mitologia, ma alla storia, sia pure di fantasia e copiosamente idealizzata. Non importava molto. Più potevano interessare le emozioni, i sentimenti, i contrasti che sarebbero stati raccontati e descritti dalla musica. Su questi appunto il librettista Gennarantonio Federico pose l’accento e ugualmente Pergolesi, ormai consapevole che nel melodramma, qualunque fosse il genere, occorreva ormai guardare all’attendibilità drammaturgica, alla verità. Poco si sa dell’esito della prima rappresentazione de ‘Il prigionier superbo’, avvenuta al Teatro S. Bartolomeo nell’estate del 1733. Certo è che il successo fu oscurato da quello clamoroso del suo intermezzo, “La Serva Padrona”: un’assoluta novità, un evento che avrebbe fatto discutere a lungo e sancito la nascita dell’opera buffa. Era del resto anche comprensibile che, dopo la tragedia del terremoto da cui Napoli era stata sconvolta l’anno precedente, il pubblico avesse voglia soprattutto di tornare a sorridere. Così “Il prigionier superbo” venne messo in disparte e quasi dimenticato anche da musicisti e musicologi. Ingiustamente. Solo a distanza di secoli ci si è resi conto che è anch’esso un capolavoro; che mai nessun altro compositore aveva descritto prima commozioni ed emozioni con tanta mirabile intensità di accenti; che fu proprio questa la grande lezione recepita da Mozart: che realmente Pergolesi aveva indicato nuovi orizzonti verso i quali orientare il futuro di tutto il teatro in musica. Il nuovo allestimento La più importante iniziativa del Festival Pergolesi Spontini è stata quest’anno il nuovo allestimento dell’opera che ha suggerito il titolo e il leit motiv della rassegna stessa. Una rivelazione per tutti coloro che ne sono stati implicati, organizzatori compresi. Nella revisione critica di Claudio Toscani l’opera è stata presentata in una veste particolare ideata dal regista H. Brockaus, non nuovo a letture speciali di testi classici e già autore di una regia de ‘La Serva Padrona’ in scena nel 2004 al Pergolesi. Questa volta egli ha progettato per ‘Il prigionier superbo’ una fiaba metafisica in cui persistono le impronte di un remoto passato, ma si muovono perso- naggi che appartengono al nostro tempo. Con il ravvicinamento di epoche fra loro così distanti H. Brockaus ha inteso evidentemente dimostrare come, nella drammaturgia, universali e atemporali possano essere situazioni e sentimenti da rappresentare. E’ in proponimento non di rado condiviso anche da altri registi, specie d’oltre frontiera, che sembra però vadano soprattutto alla ricerca di effetti sensazionali, conformemente alla legge sempre vigente secondo la quale ‘chi non sa far stupir, vada alla striglia’. Qualche sconcerto si è in ogni modo prodotto nello spettatore al primo impatto visivo quanto all’identificazione dei riferimenti. Si è cercato di darne magari una pindarica spiegazione. Le sofisticate toilettes anni ’50, le acconciature cotonatissime e le irte chiome punck dei personaggi (tutto firmato dal costumista Giancarlo Colis) potevano ricordare lo sfarzo di abiti e parrucche del ‘700: i vertiginosi (e rischiosi) tacchi a spillo, gli altissimi ‘calcagnetti’ calzati delle cantatrici di ancora più lontana memoria. In ogni modo da que- sti eventuali richiami non traeva vantaggio la comprensione di situazioni soprattutto all’inizio aggrovigliatissime. A sbrogliarle poco a poco contribuivano invece la marionette replicanti del Teatro Pirata, mosse con autentica maestria, con grazia, a volte con sorridente tenerezza. La vera rivelazione dello spettacolo è stata però la musica di Pergolesi, esaltata dal M° Corrado Rovaris e dall’orchestra dell’Accademia Barocca de I Virtuosi Italiani. Grazie alla loro interpretazione ci si è potuti effettivamente accorgere che Pergolesi tenne in conto relativo la dialettica narrativa; che costruì musicalmente la storia ‘a medaglioni’, con arie riservate ai singoli interpreti in situazioni diverse nelle quali ad essere confessati erano amore filiale e coniugale in contrasto, orgoglio e ira, desiderio di vendetta e orrore, ardimento, paura, sconforto, esultanza. Come un giovane di appena ventitrè anni – tanti ne aveva allora Pergolesi – sia riuscito a comprendere e descrivere una simile carica di pathos e con uso così sapiente degli strumenti d’orchestra palesa quale fosse già la maturità umana ed artistica del compositore. Il cast dei cantanti era italo-spagnolo e formato da eccellenti specialisti del canto barocco, molto abili anche nel recitar cantando. A pari merito possono essere tutti ricordati: Marina Comparato, Marina De Liso, Ruth Rosique, Marina Rodriguez Cusì, Giacinta Nicotra, Antonio Lozano. Presenze autorevoli sono state notate fra il pubblico, molto numeroso e richiamato anche da oltre i confini nazionali. Successo autentico, decretato da applausi ‘in crescendo’. L’opera, come tutte le altre manifestazioni del Festival, è stata integralmente videoregistrata, ma è un vero peccato che non possa essere esportata anche in altri teatri. Per certo lo meriterebbe. Augusta Franco Cardinali Foto Binci Camera di Commercio, Provincia e Assivip Giornalisti e buyers stranieri F ar conoscere a giornalisti e buyers stranieri il nostro territorio e le nostre eccellenze enogastronomiche, in modo da poter mostrare a un più vasto pubblico le potenzialità e le qualità della nostra terra. E’ l’obiettivo che, per il quarto anno consecutivo, si sono prefisse la Camera di Commercio di Ancona tramite l’Azienda Speciale “Ancona promuove” e la Provincia di Ancona-Assessorato Agricoltura insieme ad Assivip. Dall’8 settembre fino al 13 dello stesso mese, dodici operatori stranieri, provenienti dalle più diverse parti del mondo, come Stati Uniti, Cina, Brasile, Russia e Regno Unito, hanno potuto visitare ed ammirare alcune tra le bellezze turistiche ed architettoniche della Provincia di Ancona, come, ad esempio, le Grotte di Frasassi, le cit- tà di Ancona e Jesi ed alcuni incantevoli borghi storici situati nei dintorni, tra i quali Morro d’Alba, Cupramontana e Montecarotto. Sono state visitate oltre venti cantine e sono stati assaggiati circa cento vini, vera eccellenza della nostra zona. I rappresentanti della stampa estera ed i buyers hanno soggiornato a Jesi ed hanno avuto la possibilità di gustare i piatti tipici della tradizione marchigiana, preparati, per l’occasione, da cinque chef di ristoranti locali. A tutti sono San Paolo di Jesi in vetrina Turisti e albergatori B ilancio positivo per la seconda edizione di “Mondo Rurale”. Nei tre appuntamenti di settembre San Paolo di Jesi ha accolto circa 200 visitatori arrivati con autobus organizzati o autonomamente per scoprire tipicità e bellezze del territorio. Albergatori e operatori della costa, semplici interessati, molti turisti da Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio: le piccole realtà dell’entroterra marchigiano fanno gola, insomma, ma necessitano di essere svelate, in qualche modo “sbandierate” se si vuole dare loro nuova linfa. Questo è stato un po’ il messaggio dell’amministrazione sanpaolese, in periodi in cui “c’è bisogno di intercettare le esigenze dei cittadini e delle categorie produttive locali – ha commentato l’assessore alle Attività Produttive del Comune di San Paolo di Jesi Angelo Zannotti ‒ Questo ciclo di incontri ha portato qui visitatori che hanno apprezzato panorami, centro storico, semplicità di gente che produce qualità, ancora con metodi genuini e con passione”. Otto le realtà locali che hanno aperto le loro porte al pubblico, svelando fasi di lavorazione, segreti e strumenti, sapori e curiosità sui loro prodotti. Vino, olio, piante officinali e aromatiche: queste le ricchezze in vetrina nel piccolo centro della Vallesina. Tutto mostrato e raccontato anche direttamente nei vigneti, negli uliveti e nei campi, in un itinerario che partendo dal cuore di San Paolo, nella sua Bottega del Vino, ha condotto i visitatori nelle architetture del centro storico e poi nelle cantine, nelle aziende agricole e nelle loro terre. Numerosi gli spunti emersi durante gli incontri pubblici, dalle peculiarità della filiera corta, alla garanzia del Distretto Rurale di Qualità Colli Esini ‒ un marchio di qualità dell’accoglienza che si sta diffondendo nelle nostre terre – all’importanza dell’alimentazione sana e della conoscenza dell’enogastronomia del benessere. Ma non sono man- cati i cenni alla storia e alle tradizioni di San Paolo: in primis, la storica Cavata delle zitelle, la rievocazione nata nel 1702, che tornerà anche quest’anno nei giorni 7 e 8 dicembre. Tra i relatori, Riccardo Maderloni, presidente GAL Colli Esini San Vicino, Luciano Neri, responsabile dell’area Agricoltura – Settore Sviluppo Economico della Provincia di Ancona, Raffaele Pastore, medico chirurgo fitoterapeuta, Riccardo Ceccarelli, storico del territorio. Il sommelier Sauro Boria ha invece fatto da Cicerone ai visitatori, dal viaggio in autobus alle cantine. Maria Chiara La Rovere state fornite moltissime notizie sui vini delle Marche ed anche foto, testi e pubblicazioni riguardanti l’intero territorio visitato. I giornalisti stranieri hanno in questo modo avuto la possibilità di conoscere un’area ricca e piena di potenzialità ancora in gran parte inespresse. I promotori dell’iniziativa hanno così cercato di fare in modo che tale progetto contribuisca alla diffusione sempre maggiore delle bontà agroalimentari e alla conoscenza delle bellezze del territorio nei paesi di provenienza degli ospiti. Il tutto è stato effettuato dopo i con- siderevoli investimenti fatti nell’ultimo decennio per la ristrutturazione dei vigneti e per la modernizzazione degli impianti tecnologici nelle cantine. In tal modo, la promozione è divenuta un aspetto fondamentale per cercare di aumentare la notorietà dei nostri prodotti all’estero unitamente al territorio ed anche per provare a dare una svolta positiva al settore vitivinicolo che, come molti altri settori, sta cercando di superare le difficoltà prodotte dalla crisi economica che si sta vivendo attualmente. Federico Catani Foto Anna Vincenzoni 12 Moie 20 settembre 2009 1968 – 2009: la banda musicale L’Esina di Moie ha ricordato la sua storia Quando la musica fa crescere il paese L a banda musicale “L’Esina” ha festeggiato il quarantesimo anniversario della sua fondazione: quaranta anni di musica, di emozioni e passioni. “il 30 dicembre 1968 – si legge nel libro di Marco Palmolella “Società Filarmonica Gaspare Spontini – l’amministrazione comunale riconosceva l’esistenza di un gruppo di appassionati di Moie che si stavano adoperando per la nascita di una seconda banda nel comune. A questo scopo furono erogate 100mila lire per l’Associazione Amici della Musica, quella che da lì a poco diventerà la banda L’Esina. Fu Osvaldo Guerro, presidente dell’associazione, a rilanciare l’idea di costituire per la seconda volta un corpo bandistico a Moie. Il primo direttore fu Guido Ruggeri”. Gli ideatori e fondatori dell’Esina sono stati Franco Gasparrini, Osvaldo Guerro e Adelio Latini, i tre avevano idee politiche molto diverse ma il linguaggio universale della musica li ha sempre uniti e spronati. La presentazione della banda alla comunità di Moie è avvenuta poi il 20 luglio del 1969 con un concerto al campo sportivo, in contemporanea con lo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna. Dopo pochi anni un gruppo di ragazze lasciò lo strumento musicale per vestire la divisa da majorette. La passione e la caparbietà di Loredana Guerro, nipote di Osvaldo, insieme alla lungimiranza dell’allora presidente Marino Giorgi trasformarono quel gruppo di majorette nel primo gruppo twirling delle Marche: era il 1978. Per celebrare la ricorrenza “L’Esina”, dove hanno “militato” più di 600 persone fra majorette, musicanti e dirigenti, ha organizzato una grande festa, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, nella giornata del 6 settembre. Alle manifestazioni ha preso parte anche il presidente provinciale dell’Ambima, Ermanno Costantini. La giornata di festa, che si è svolta nel periodo della festa patronale di Moie, è iniziata alle ore 10 con la lunga sfilata per le vie della cittadina e tra le bancarelle del Mercato vecchio. I musicanti e le majorettes con i dirigenti e i tanti collaboratori che, nel corso degli anni, si sono avvicinati alla banda, hanno poi partecipato e animato la messa nella chiesa Cristo Redentore, diretti da Fabio e Luciano Merli. “Il mondo ha bisogno di una musica nuova, quella vera dell’amore – ha detto sr Lorella Mattioli, la biblista francescana che ha guidato le riflessioni della festa patronale – e il dono che il Signore ci offre è la facilità di comunicare e di ascoltare la sua parola di vita”. Dopo la Messa la visita al cimitero di Moie, la DAL 1923 preghiera e il ricordo commosso delle tante persone che sono passate nella banda. “Ricordiamo così i nostri amici perché la comunione dei vivi e dei defunti non finisce mai, anzi, possiamo dire di avere delle conoscenze in Cielo”: così il parroco don Fabio Belelli ha invitato a pregare mentre il pensiero affettuoso di tutti era per i tanti amici che hanno condiviso la passione per la musica. Negli ultimi mesi, infatti, sono venuti a mancare Massimo Branchesi, animatore di tante iniziative tra cui i progetti dedicati a Spontini e il direttore e presidente Roberto Landi, fin da piccolo membro della banda e poi maestro dei corsi di orientamento fino a guidare la banda negli ultimi anni. In piazza, poi, a cura dell’associazione Polisportiva Lorella, il pranzo con oltre 300 persone: sono stati proiettati i video dei concerti e delle manifestazioni e consegnati alcuni ricordi del quarantennale, tra cui a uno dei fondatori, Franco Gasparrini e all’attuale maestro Samuele Faini. “La banda di Moie è stata una realtà culturale consolidata – si legge ancora nel libro Palmolella aveva partecipato ad importanti carnevali italiani, aveva avuto l’onore di rappresentare più volte la Vallesina in notevoli manifestazioni in Spagna, Francia, Svizzera, Jugoslavia, Danimarca e Germania. Straordinari furono gli incontri con il presidente della Repubblica Pertini e con il papa Giovanni Paolo II. Artefici della grandiosa crescita della banda erano stati il presidente Marino Giorgi, il direttore Fabio Merli, le insegnanti Loredana Guerro, Orietta Marcantognini e Catia Giorgi”. Il momento più emozionante e suggestivo della manifestazione è stato il concerto in piazza Kennedy, alle ore 21, nell’ambito della Festa della Pallavolo, con l’esibizione degli ex: 85 musicanti e 35 majorettes si sono preparati e allenati per dare vita al concerto e allo spettacolo. Il grande concerto è stato diretto dallo “storico” maestro Fabio Merli di San Paolo di Jesi che ha ricevuto il grazie di tutti i musicanti per la sua determinazione nel far crescere la banda. Nel corso della serata è stata anche ricordata la collaborazione, dal 1970 a metà degli anni Ottanta, con la banda di San Paolo di Jesi, una banda con una lunga e solida tradizione musicale, che ha contribuito a far crescere la formazione di Moie. Il comitato organizzatore dell’anniversario, composto da Virgilio Contadini, Stefania Lucidi e Matteo Febo, ha preparato anche delle targhe ricordo. Con Marino Giorgi, presidente per oltre venti anni, sono state ricordate le manifestazioni che hanno vivacizzato e reso noto il paese tra cui il Carnevale dei Ragazzi con tanti carri allegorici, bande musicali e gruppi in maschera. La ex presidente Anna Rita Bruschi ha spronato i giovani dirigenti della banda a darsi da fare come hanno fatto in passato i fondatori e i responsabili. Umberto Domizioli, attuale vicesindaco ed ex presidente, ha sottolineato l’importanza della banda per la vita del paese e per la crescita delle giovani generazioni. Una medaglia è stata consegnata poi ad Aduse Landi, in ricordo del figlio Roberto, mentre tutti i musicanti, le majorettes e il pubblico che gremiva la piazza, in piedi, ha omaggiato la sua opera. A Loredana Guerro, giovanissima clarinettista della banda, che diede vita al gruppo delle majorettes poi twirling è stato consegnato un segno di gratitudine unitamente ad una sorta di richiesta di continuare nel suo impegno sportivo accanto alla banda: Loredana ha poi annunciato che le ex atlete, riunitesi per festeggiare il quarantennale, riprenderanno l’attività sportiva. Le atlete, ex di dieci, venti o trenta anni, si sono allenate con Laura Gramaccioni e la stessa Loredana, nelle ultime settimane per realizzare una loro esibizione in piazza molto apprezzata dal pubblico. Una festa di anniversario e l’augurio che la musica possa rappresentare sempre per Moie un momento di aggregazione, di crescita, di conoscenza e di promozione del paese. Il sindaco Il sindaco Giancarlo Carbini ha concluso la giornata di festa del quarantesimo anniversario con questo messaggio: “Abbiamo riscontrato tanto entusiasmo per il 30°, lo stesso per il 40° ma non dobbiamo aspettare un altro anniversario per seguire con affetto e con calore la banda. Quaranta anni fa Moie contava meno della metà degli abitanti di oggi: la banda ha accompagnato la storia di Moie in tanti momenti istituzionali, religiosi, di festa e anche dolorosi. La banda è la storia di Moie e merita che possa continuare ancora con lo stesso entusiasmo e la stessa forza per i prossimi anni. Abbiamo avuto modo di ammirare la splendida sfilata con 85 musicanti e 35 majorettes: sarebbe un sogno avere la banda sempre così durante l’anno non solo nel nome di Spontini ma nel nome della cultura musicale. Quando si lavora insieme con franchezza, con forza e con simpatia, si hanno risultati eccezionali: in questo caso tra la Banda L’Esina e la Pallavvolo Lorella. Tanti auguri alla Banda e tanti ringraziamenti ai fondatori che hanno avuto la splendida idea di fondare una bellissima realtà come l’Esina”. Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it Nelle foto dall’alto: il gruppo dei musicanti e majorettes davanti la chiesa a conclusione della Messa; due momenti della sfilata per le vie del paese; l’esibizione in piazza Kennedy delle ex majorettes e ex atlete del twirling; la conclusione di “Primavera Spontiniana” al teatro Spontini di Maiolati con il maestro Roberto Landi e dietro di lui gli ottanta partecipanti al concerto e al corso di perfezionamento bandistico che Landi aveva organizzato in occasione del 150° anniversario di Spontini. Servizio fotografico del 40° anniversario della Banda a cura di Claudio Conti di Moie In dialogo 20 settembre 2009 13 ancora sulla polemica Boffo-Feltri Ho letto più volte le “Riflessioni” sull’ultimo numero di Voce e ho pensato a lungo se rispondere in forma privata o sul nostro giornale, al quale sono abbonato da oltre 50 anni e sul quale ho iniziato, giovanissimo, a scrivere i miei primi articoli. Poi ho optato per la seconda soluzione ed eccomi qua non certo sotto la veste di censore (che a me non piace), ma per confrontarci su alcune tue affermazioni non proprio serene e scevre da un tuo sentimento molto forte contro coloro che hanno puntato il dito sul “caso Boffo”. Don Chino Pezzoli, della Fondazione Promozione e Solidarietà Umana in questi giorni ha scritto un articolo ponendosi di fronte al dilemma: “bisogna sorvolare i fatti, lasciare che il tempo li copra d’oblio? I fatti vanno fatti conoscere, soprattutto da chi ne è responsabile. I credenti sanno che gli errori vanno confessati, detti. Non ci sarebbero tante illazioni da una parte e tanta omertà dall’altra, se si dicessero i propri errori con quella dose di umiltà che premia la maturità. Non avviene purtroppo. Ed allora le parole diventano come pallottole d’ambo le parti che feriscono, uccidono……”.I miei due maestri di giornalismo quando iniziai Saggio di rieducazione equestre Saggio di rieducazione equestre a cura dell’associazione sportiva dilettantistica “Oltre l’ostacolo onlus”, domenica 20 settembre alle ore 17 alla Struttura Ippica Asd Parco Planina in via Vallettone, 5. L’associazione, di cui è presidente Alessandro Badiali di Serra de’ Conti, si è costituita a gennaio 2009 per dare una struttura più definita ad una attività già esistente che è “attività per disabili a mezzo cavallo”; è composta dai genitori dei ragazzi che partecipano all’attività e dall’operatrice Katia Morresi che ne è vicepresidente. a scrivere – don Costantino Urieli minare dubbi… lasciando che Feltri e Giuseppe Luconi – mi insegnaro- continuasse a mettere in atto la sua no soprattutto una cosa: “quando ti strategia distruttiva sia umana che accingi a scrivere un articolo prima professionale del direttore dell’Avdi tutto devi raccontare la verità venire… il tarlo del dubbio è stato attraverso i documenti ufficiali, le gettato… “Il Giornale” è specializzadichiarazioni delle autorità operan- to a fare queste operazioni traumati; poi è giusto e sacrosanto che un tiche per infangare. Però la ferita di giornalista faccia il suo commento quei cattolici sensibili rimane aperai fatti, aprendo anche un dibattito ta e credo che in futuro peserà”. C’è con i lettori, se necessario”. una dose di umiltà, soprattutto di Tu, se me lo consenti, sei andato a correttezza nel tuo dire? Io non facspada tratta accusando il diretto- cio qui – credimi – il difensore di re del “Il Giornale” Feltri come il alcuno, né di Feltri, né tantomeno peggior nemico di Boffo al quale di Berlusconi. Io non vengo a giuva la solidarietà umana di tutti noi, stificare il comportamento di Feltri sinceramente. Ma, ma… hai anche come un atto di aggressione contro tagliato la tua bile contro il Capo i giornali che da mesi buttano fango del Governo Italiano con la scure – senza alcuna prova che abbia un più tagliente possibile. Ne vuoi una elemento penale - contro Berluscoprova? Ecco alcuni passi del tuo ni e tu nelle tue “Riflessioni” quepensiero … “andando a trovare un sti giornalisti non ti sfiorano affatto documento (ti sei dimenticato di che possano aver leso un persodire ufficiale) dimenticato in un tri- naggio come il Capo del Governo? bunale… per raggiungere un fine: Personaggio pubblico è Berlusconi, difendere il Capo del Governo con- personaggi pubblici sono Boffo e tro quei giornali che condizionano Mauro (direttore di Repubblica) o l’opinione pubblica deformandone gli altri direttori dei giornali come l’immagine… ponendo un dubbio il Riformista o L’Unità, o quanti alatroce sulla sua moralità ma nello tri ancora. Tu scrivi su un giornale stesso tempo aprendo una ferita… cattolico e dovresti conoscere molchi era dietro la mano destra del to bene il proverbio “chi di spada direttore Feltri quando ha sferrato ferisce, di spada perisce” o meglio l’attacco… per cui la strategia è se- ancora l’altro passaggio “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Vorrei farti notare che Feltri in questi giorni ha “menato” sul suo giornale a destra come a sinistra ed altrove: ha “toccato” ad Ezio Mauro, gli Agnelli, Boffo, il presidente della Camera Fini, il capo gruppo alla Camera del PdL Bocchino, a Buttiglione, al presidente della regione Sicilia e al vice ministro Miccichè con la sua minaccia del partito del Sud, Forse ha “toccato” più a destra che a sinistra, ma citando sempre e soprattutto, fatti, episodi, pubblicando documenti. E qui torno all’origine del mio discorso. Per concludere con qualche citazione (qualcosa ho imparato dopo oltre 30 anni di professione). Una sentenza della Cassazione del 2001, sezione V°, dice testualmente: “ai fini dell’applicabilità del diritto di critica politica – che può essere esercitato anche con l’uso di toni aspri e polemici, quando i fatti oggetto di critica abbiano un rilevante interesse pubblico – è comunque indispensabile che sussistano gli estremi della verità del fatto diffamatorio”. “La via dell’offesa gratuita indirizzata ad imprimere un “marchio d’infamia”, sempre secondo la Cassazione, un indice privilegiato del carattere diffamatorio di frasi o affermazioni è pro- prio la gratuità; e gratuite sono le dichiarazioni rese proprio perché non corredate da alcun dato che possa radicarle nella realtà storica, risolvendosi in pure invettive”. Nicola Di Francesco Sono onorato della risposta che deriva anche dalla sua esperienza giornalistica. Per me che scrivo, non essendo un giornalista, è di stimolo sia per i consigli ma anche per cogliere meglio, nelle mie riflessioni, i diversi aspetti dei problemi che affronto. Detto ciò, sono ancora convinto che, se anche vi possono essere opinioni diverse, ricercare la verità non è semplice, ma mi sento in dovere di esprimere lo stato d’animo che gli avvenimenti mi creano. A me, ancora oggi, fa riflettere il modo con cui si è voluto colpire il giornalista dott. Boffo. Altresì fa riflettere la campagna di stampa di alcuni giornali nei confronti del capo del Governo che in ogni modo, partendo dal suo vissuto privato, viene messo in discussione. Questa è la mia opinione che, insieme alla sua, nel rispetto e nell’amicizia, crea un dibattito in cui la ricerca della verità è l’obiettivo che dobbiamo avere ben chiaro. Remo Uncini Il regista americano David Fincher e la fedeltà al romanzo R C inema Un film generazionale: Fight Club (1999) iprendiamo il viaggio, lungo strade di cellulosa, strade che ci portano ogni volta in mondi, paesi, paesaggi e tempi diversi, al fianco di uomini e donne dalle più svariate condizioni fisiche, sociali … Il cinema, in fondo, è tutto questo, una varietà pressoché infinita di storie che appagano la fantasia degli spettatori, o più spesso la supera. Riprendiamo il viaggio per parlare di un film recente, un film americano che parla della disillusione di fronte allo smantellamento del sogno americano. Un film generazionale che usa la messa in scena della violenza e del terrorismo, mostrandoli come la via maestra verso una purificazione, un karma dal quale l’attuale società del mondo occidentale non può prescindere se vuole salvarsi. Il film in questione è Fight Club (2000) del regista americano David Fincher. La sceneggiatura si basa sull’omonimo libro di Chuck Palhaniuk, un autore di culto, balzato alla ribalta del grande pubblico con il libro Invisible Monster (1999). Fight Club è uno dei pochi esempi di perfetto connubio tra romanzo e la sua tra- sposizione cinematografica. La pellicola segue alla perfezione il libro, nelle vicende, nei dialoghi, nei ritmi, come se fosse la sceneggiatura vera e propria. Ed il ritmo è serrato, le vicende personali dell’anonimo protagonista (Edward Norton), s’impennano di scena in scena, portandolo da un iniziale banale problema di insonnia, ad un’ossessione per tutto ciò che serve per poter essere riconosciuto come “rispettabile” agl’occhi degli altri, ad un’assidua frequenza di tutti i gruppi di mutuo aiuto che riusciva a seguire. Questo lo aiuta a dormire finché non incontra un’altra malata fasulla come lui, Marla Singer (Helena Bonham Carter) che gli impedisce, con la sua presenza, di godere a pieno della sofferenza degli altri. Ma il protagonista fa un altro incontro che gli rivoluzionerà la vita, Tyler Durden (Brad Pitt). Tyler lo trascina in un mondo a lui sconosciuto, fatto di essenzialità, libertà da tutte le maschere sociali alle quali sembra non si possa fare più a meno. Tyler lo fa riflettere sull’assurdità di avere stampato un nome sulle proprie mu- tande, sull’idiozia del dover rincorrere la ricchezza da usare per poter vestire in un certo modo e per arredare la propria casa seguendo i crismi del design più estremo. Ma Tyler sa offrire al protagonista, come alternativa alla società attuale, solo l’autodistruzione, concetto già caro a tutto il movimento della musica grunge che portò al suicidio del suo messia, Kurt Cobain, nel 1994. Ed il paragone tra questo film e l’ultima rivoluzione del rock ci sta tutto; Fight Club, dal punto di vista concettuale, può essere definito grunge. D’altronde il film rispecchia l’evoluzione e il declino che quel movimento visse nella prima metà degli anni ’90. La nascita dei Fight Club è da paragonarsi a quella dei primi successi discografici di quel movimento; il finale catastrofico del film è l’esatta trasposizione del suicidio del leader dei Nirvana. Entrambi gli eventi lasceranno strascichi sulle coscienze di chi ha vissuto quella rivoluzione rock, come di chi ha amato, rivisto e sviscerato ogni singolo dialogo di questo imperdibile pellicola. Andrea Antolini 14 20 settembre 2009 Pagina Aperta Jesi – Il Palazzo e dintorni AGENDA Il santo del giorno Giovedì 17 settembre san Roberto, venerdì 18 santa Sofia, sabato 19 san Gennaro, domenica 20 sant’Eustachio, lunedì 21 san Matteo, martedì 22 san Settimio, mercoledì 23 san Lino, giovedì 24 san Pacifico, venerdì 25 sant’Aurelia, sabato 26 santi Cosma e Damiano, domenica 27 san Vincenzo de’ Paoli. Farmacie Farmacie di turno a Jesi, dalle 20 e notte Giovedì 17 settembre Moretti, venerdì 18 e sabato 19 Coppi, domenica 20 Calcatelli, lunedì 21 Coppi, martedì 22 Comunale 1, mercoledì 23 Cerni, giovedì 24 Comunale 2, venerdì 25 Grammercato, sabato 26 Coppi, domenica 27 Moretti. Farmacie di turno in Vallesina Giovedì 17 Angeli, venerdì 18 Poggio San Marcello, sabato 19 Castelbellino, domenica 20 Pianello, lunedì 21 Montecarotto, martedì 22 Moie (Angelico), mercoledì 23 Castelplanio, giovedì 24 Moie (Lucarelli), venerdì 25 Angeli, sabato 26 Poggio San Marcello, domenica 27 Castelbellino. Anagrafe Nati a Jesi dal 16 al 31 agosto (salvo diversa indicazione) Marco Babbini, Giacomo Lombardi, A Yana Maria Iancus (Romania), Jasmine Mengoni, Veronica Saturni, Martina Loccioni (Monte Roberto), Eliza Rosus, Gaia Pasquinelli, Mattia Polzonetti, Leonardo Matteucci, Josuè Sougouda Wosso Dabre, Eva Sciore, Aida Kadrja, Ginevra Carotti, Isa Bashmeta, Enrico Mei (Roma), Asia Zanzini, Karim Lahfadi. Defunti Deceduti a Jesi dal 16 al 31 agosto salvo diversa indicazione Ada Pierella (anni 94) di Filottrano, Pierino Paoletti (65), Adalgisa Paioni (95) di Cupramontana, Terzo Romagnoli (78), Marisa Bianchi (63) di Maiolati Spontini, Giovanni Giampieretti (81) di Monte San Vito, Rosanna Giampieri (57) di Filottrano, Almerina Scorcelletti (81), Leda Bigelli (88), Domenico Bertini (79) di Maiolati, Vilma Barchiesi (85), Luigi D’Amelia (74) di Mergo, Alberto Giansanti (69) di Montecarotto, Nello Santelli (87) di Montecarotto, Fiorella Barocci (57), Maria Servadio (86) di Maiolati Spontini, Malvina Barchiesi (93), Maria Adelaide Iacurti (84) di Roma, Nanda Giacomozzi (64) di Castelbellino, Maria Sampaolo (74) di Potenza Picena, Ida Campelli (89), Umberto Brecciaroli (86), Rita Paoloni (73), Marcello Giovanni Massaccesi (67), Maria Santoro (85) di Monte Roberto, Maria Civerchia (86), Elvira Bittoni (83), Primo Trombetti (75), Maria Molinari (71), Ines Sgreccia (70), Sandrina Fabrizi (83), Lidia Tiribelli (94), Maria Paolucci (77) di Mergo, Giancarlo Bini (65) di Maiolati, Bice Lopez (91) di Mergo. NotizieBrevi Media Vallesina università degli adulti Si sono aperte sabato 12 settembre le iscrizioni al quinto anno accademico dell’Università degli adulti della Media Vallesina, promossa dall’Unione dei Comuni. I volontari dell’associazione che gestisce i corsi, presieduta da Cesare Bellini, continuano a raccogliere le adesioni per tutto il mese di settembre nei giorni di venerdì, dalle ore 17 alle 19, e di sabato dalle ore 10 alle ore 12 nei locali del Centro comunale 6001 di Moie, in via Carducci n. 29. “Invito tutti i cittadini dei sette Comuni consorziati – dice l’assessore alla Cultura dell’Unione Mirco Brega – a vivere quest’esperienza, sicuramente stimolante sia per la qualità dei corsi proposti sia per le occasioni di socializzazione. L’università è diventata un punto di riferimento per la Media Vallesina e un fattore di arricchimento culturale per il territorio”. Con il nuovo anno accademico, per la prima volta l’Univer- sità degli adulti della Media Vallesina si allarga anche al comune di Montecarotto, che diventerà una delle sedi, insieme a Villa Salvati di Pianello Vallesina e al Centro comunale di Moie, per lo svolgimento delle lezioni. L’apertura ufficiale dell’anno accademico è in programma per domenica 27 settembre mentre le lezioni inizieranno lunedì 5 ottobre. Staffolo, premio di cultura Sarà assegnato allo scrittore Sergio Corbino, al presidente dell’Associazione Dietologi Italiani Giuseppe Fatati e alla conduttrice Luisanna Messeri il Premio Nazionale di Cultura Enogastronomica giunto alla sua XLIV edizione. La giuria è stata presieduta dal sindaco di Staffolo, Sauro Ragni e dall’ing. Mauro Magagnini. La consegna avverrà nel corso della tavola rotonda che si svolgerà domenica 20 settembre dalle ore 10 alla Collegiata sul tema: “Vino: un alimento, un piacere, un pericolo?”. Pedibus calcantibus “P edibus calcantibus” è una nota espressione latina che, tradotta alla lettera, vuol dire “calpestare con i piedi” e, più semplicemente, “camminare”. Ebbene, la straordinaria novità è che la fantasia della nostra amministrazione ha inventato il programma più bello del mondo a favore di tutti gli alunni di Jesi. Ha detto: “Camminate, camminate per andare a scuola, basta con i pulmini! Vogliamo il vostro bene. Se le strade sono pericolose per il troppo traffico, il Comune vi prepara degli itinerari che vi difendono il più possibile dai pericoli delle auto”. Un programma veramente straordinario, veramente eccezionale. Il fatto che l’abbiano copiato da altri comuni dice solo che i nostri amministratori sono intelligenti al punto di saper prendere il meglio che è presente in altre città. Non è un copiare, è un voler bene ai nostri figli e alla città. Perché i vantaggi di “pedibus” (questo è il nome che si dà all’iniziativa: con i piedi! Sottinteso: andiamo a scuola con i piedi, andiamoci camminando), sono moltissimi. 1) I ragazzi recuperano la bellezza della città; 2) Esercitano il loro fisico troppo spesso fermo davanti alla tv o al pc; 3) Meno autobus e meno automobili dei genitori per le strade, meno pericoli, meno inquinamento; 4) Stimolo agli adulti a muoversi, ai nonni a prendere per mano i nipotini e andare, camminare, godere l’aria, il verde, la natura; 5) Graduale sviluppo di percorsi pedonali – oggi ridotti al lumicino – che fra cinque, dieci, quindici anni saranno un patrimonio di vita e di sicurezza anche per le biciclette. Insomma: mille benefici con un programma solo. Brava l’amministrazione. Certo, non voglio nascondere le difficoltà che ci sono e che ci saranno: brontolii, mille obbiezioni di alcuni genitori e nonni, casi particolari, soldi che non bastano mai, problemi tecnici ecc. Ma bisogna superare tutte le obbiezioni e tutti i problemi, perché il progetto è troppo bello e troppo utile per i ragazzi, per le famiglie, per la città. Bisogna tener duro e andare avanti. Complimenti. v.m. Ogni giovedì alle ore 12,45 e in replica alle ore 19,20 andrà in onda, in versione radiofonica, su radio Duomo Senigallia in Blu (106,7 o 95,2 Mhz) la rubrica “Il palazzo e dintorni”. SABATO 19 SETTEMBRE: “JESI 1643” Rievocazione storica I l 19 settembre, a partire dalle ore 18, nel centro storico di Jesi si tornerà indietro nel tempo di secoli, fino alla metà del ‘600. In occasione della tradizionale fiera di San Settimio, che ebbe origine nel 1635, il comune di Jesi, Assessorato al Turismo e allo Sviluppo Economico, propone una manifestazione di grande interesse culturale e turistico, a cura dell’Associazione Culturale Tabularasa di Jesi. Questa rievocazione prende ispirazione da un altro evento storicamente attestato, avvenuta nel 1643, in occasione della cosiddetta “Guerra di Castro” che coinvolse le truppe pontificie (quindi anche Jesi) contro Modenesi e Veneziani. In quell’anno venne bandito l’arruolamento di una compagnia di milizia “de’ più periti nell’arte militare” che “marciarono a’ servigi del Pontefice”. L’Associazione, assieme ad altre associazioni di rievocazioni storiche ed artisti di strada, daranno vita a scene di vita quotidiana del ‘600, con mercanti, esibizioni di suonatori, giocolieri, giullari, e teatranti itineranti. Il pubblico assisterà inoltre alle operazioni di arruolamento e addestramento delle reclute nell’uso delle varie armi dell’epoca, dalla picca al moschetto. CUPRAMONTANA, UFFICIO POSTALE Attivato il nuovo cash dispenser Presso l’ufficio postale di Cupramontana è stato attivato il nuovo cash dispenser. Nuovi dispositivi di sicurezza passiva, tra cui il macchiatore di banconote, che impediscono la sottrazione del denaro in caso di atto vandalico o forzatura del cash dispenser sono stati installati nel nuovo Atm dell’ufficio postale di Cupramontana in via G. Matteotti. Inoltre, a maggiore tutela della clientela che utilizza lo sportello automatico è presente un sistema elettronico “antiskimming” per impedire la clonazione delle carte di credito. Disponibile tutti i giorni della settimana, in funzione 24 ore su 24, l’Atm Postamat consente di effettuare operazioni di prelievo di contanti ed eseguire interrogazioni su saldo e lista movimenti, ricaricare tutti i telefoni cellulari, pagare le principali utenze e oltre 2.000 bollettini di conto corrente postale, ricaricare la carta prepagata Postepay. Oltre che dai possessori di carta Postepay, l’Atm Postamat può essere utilizzato dai correntisti BancoPosta titolari di carta PostamatMaestro, dai titolari di carte di credito aderenti ai circuiti internazionali Visa, Visa Electron, Mastercard, Maestro, Jcb, Diners o American Express. Latte Fresco Alta Qualità 15 Sport Associazione sportiva “Moie Sporting Club”: inizia la stagione Una partita con se stesso I nizia nel mese di settembre la nuova stagione sportiva dell’associazione “Moie Sporting Club”: tennis e calcio a 5. Il giovane presidente Luca Latini ci ha illustrato le proposte dall’associazione, nata nel 2003 a Moie. “Organizziamo corsi di tennis per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni, corsi per adulti e lezioni private. Per la nostra attività abbiamo a disposizione due campi da tennis: uno in terra battuta e l’altro in erba sintetica, un battimuro, spogliatoi maschili e femminili e una palestra ad uso esclusivo dei ragazzi della scuola tennis. Parallelamente al tennis, l’associazione propone il Campionato di calcio a 5 invernale “Moie Sporting Club Football Cup. Si tratta di un torneo di calcetto amatoriale per adulti e ragazzi, per circa 20 squadre, giunto quest’anno alla sesta edizione.” Una stagione intensa, che inizia a metà settembre e si conclude a giugno. Luca ha iniziato praticamente da solo, scommettendo sulla fiducia nel valore educativo dello sport. Cresciuto sui campi da tennis fin da giovanissimo, ha partecipato a gare e tornei regionali. Poi la passione è diventata un lavoro: entusiasmante ed impegnativo.“Attualmente abbiamo circa 60 ragazzi e 60 adulti ai corsi di tennis, e circa 200 atleti al calcetto.- spiega Luca Latini- Le strutture sportive sono concesse in uso dal comune di Maiolati Spontini, noi provvediamo alla manutenzione, compresi gli spazi adiacenti. I campi sono superaffollati, servirebbe una struttura più grande. E’ una realtà cresciuta molto negli ultimi anni. Nel 2003, quando abbiamo iniziato con i corsi di tennis, avevamo circa 40 ragazzi. Oggi vantiamo anche un nutrito e rappresentativo gruppo di agonisti, che comprende interamente i ragazzi del nostro vivaio. Sono giovanissimi che hanno raggiunto risultati straordinari in ambito non solo regionale, ma anche nazionale ed internazionale.” Luca, istruttore di tennis insieme a Francesco Bucci, ci mostra la foto di Samuele, 10 anni: è il miglior giocatore italiano under 10, vincitore di numerosi tornei nazionali e internazionali. Poi è la volta di Francesco, 12 anni: da due anni è campione regionale della sua categoria e qualificato ai campionati italiani under 12. Francesco e Samuele, nelle gare a squadre, sono tra i primi 24 d’Italia. Infine ci presenta Irene, 11 anni: vice campionessa regionale under 11. E vorrebbe farci conoscere anche tutti gli altri, perché ogni ragazzo, per chi ne segue la crescita sportiva, ma sicuramente anche umana, è un campione: di impegno ed entusiasmo, di grinta e coraggio. Un’associazione che offre mol- to al territorio e con tanti successi sportivi. Qualche riflessione in merito? “Sicuramente lo sport è oggi una necessità per molti, di grande valenza educativa. E’ uno strumento essenziale di integrazione sociale, un mezzo privilegiato nella lotta alle tante forme di disagio giovanile. In particolare se privilegia l’educazione del singolo e le regole che ogni disciplina racchiude. L’attività sportiva offre la grande opportunità di esprimersi con un linguaggio diverso, che consente di comunicare con gli altri e di realizzarsi.” Cosa significa per un giovane praticare il tennis? “Significa porsi degli obiettivi, raggiungerli grazie all’impegno e alla fiducia in se stesso. Significa studiare l’avversario, intuire i suoi colpi, cercarne i punti deboli, affrontare con intelligenza lo spazio e il tempo che ci separa da lui. Il tennis è uno sport in cui ciascuno gioca la sua partita fisica e psicologica con se stesso, rimproverandosi gli errori che compie, entusiasmandosi per ogni piccola vittoria.” Metafora della vita: giocare e seguire con il fiato sospeso la propria partita. Rispettare le regole perché altrimenti non c’è gioco, ma sopraffazione. Rispondere a ogni colpo con piena attenzione e consapevolezza dei limiti e delle qualità proprie e altrui. Si capisce perché il tennis, sport antichissimo (sembra che le sue origini risalgano ai giochi latini pila trigonalis), è così diffuso e praticato in tutto il mondo, anche se per tradizione storica e quantità di campioni certe nazioni si possono considerare patrie di grandi scuole tennistiche: USA, Spagna, Italia, Australia, Francia, Germania, Serbia, Svezia, Svizzera, Russia e Argentina. Un’ultima domanda: che cosa consigli a chi si avvicina al tennis? “ Diventa bravo. Che significa: impegna te stesso, gioca con passione, spendi tutte le tue energie per migliorarti e crescere.” Metafora della vita. Tiziana Tobaldi Nella foto Luca Latini con Francesco Tiranti, campione regionale VOLLEY Il 1° settembre via alla campagna abbonamenti Monte Schiavo ok al memorial “Zanette” I l pre-campionato della Monte Schiavo Banca Marche procede a gonfie vele. Lo scorso fine settimana le “prilline” si sono aggiudicate il memorial “Mara Zanette”, torneo che si è disputato a San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine. Nella semifinale di sabato le jesine si erano sbarazzate del Parma dell’ex Travaglini con un netto successo per 3-0. Nella finale di domenica invece, è stato il Carpi a finire ko. Sokolova (nella foto di Magliola) e Rinieri, autrici di 25 e 12 punti, hanno messo la loro firma sul 3-1 finale. Lo scorso 1° settembre è partita la campagna abbonamenti rossoblu intitolata “Stati con noi”. Simona Rinieri è il testimonial dell’iniziativa, che si chiuderà il 28 ottobre. 85 euro il prezzo dell’abbonamento intero, 65 quello ridotto, riservato ai militari, invalidi, under 18, over 65. 10 euro il costo del biglietto d’ingresso intero, 7 quello ridotto, mentre per la Coppa Italia ci sarà un tagliando unico di sette euro. L’abbonamento consentirà l’ingresso a tutte le gare di stagione regolare e di Coppa Italia, può essere sottoscritto presso il centro sportivo “Pieralisi” dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19, presso la biglietteria del PalaTriccoli tutti i venerdì dalle 18 alle 20 o on-line sul sito vms-volley.com. Sarà disponibile anche l’abbonamento “Club Cuore Rossoblu”, rivolto a liberi professionisti e possessori di partita Iva. Gip 20 settembre 2009 Il Bridge, gioco entusiasmante e palestra cerebrale A ottobre riprendono i corsi I l presidente del Club Giosuè Badiali presenta le prossime attività Giosuè, perché il Bridge? La prima risposta è perché è un gioco meraviglioso, poi perché è una vera e propria palestra cerebrale in cui esercitare, in un mix eccitante, doti quali tecnica e fantasia, intuito e calcolo delle probabilità, onestà intellettuale e conoscenze procedurali, psicologia e resistenza fisica, capacità di concentrazione e prontezza di riflessi, spietato cinismo e umana comprensione delle debolezze proprie ed altrui e potrei continuare. Il bridge è un appassionante enigma in continua evoluzione, misterioso e seducente come la vita stessa, un gioco che aiuta a conservarsi lucidi e attenti divertendosi un mondo. Dovremmo dedicare alla mente la stessa cura che dedichiamo al corpo: il bridge potrebbe essere la palestra adatta in cui esercitarla e mantenerla giovane. L’indimenticabile campione britannico Boris Shapiro vinse il suo ultimo campionato del mondo nel 1998 alla veneranda età di 89 anni! Il bridge è segnalato da sempre come un gioco difficile, come si gioca ed è veramente così impegnativo? Semplicisticamente si possono riscontrare somiglianze con la briscola e il tre sette, ma c’è qualcosa di più, è un gioco di strategia che esclude per lo più caso e fortuna e prevede un partner e avversari da sfidare. L’aspetto più affascinante sono le situazioni che non si ripetono mai, c’è sempre una nuova mano, come si dice nel gioco delle carte, e quindi sempre un problema nuovo da affrontare. E’ un vero e proprio “sport della mente”, ogni anno si disputano i Mondiali e ogni quattro anni le Olimpiadi oltre ai Campionati regionali, nazionali ed europei. Ma si può giocare tranquillamente anche a livello dilettantistico, quindi quanto all’”impegnativo” direi che per impararlo veramente bene occorrono anni, ma per mettersi seduti con altri tre amici e divertirsi un pò, basta frequentare uno dei nostri corsi. Due parole sul Club e sull’ attività formativa prevista per ottobre… Il club si è costituito otto anni fa e conta al momento 40 affiliati, per metà sono donne sembra infatti che il gioco si addica con naturalezza alla mentalità femminile. La sede è presso la Associazione Bocciofila Jesina in via Ugo La Malfa, 13/b. Proprio qui alla Bocciofila, il 29 settembre prossimo, alle ore 21, terrò un incontro per presentare le caratteristiche peculiari del gioco, i nostri programmi e l’attività formativa che partirà ai primi di ottobre. A chiusura di questa chiacchierata, cosa diresti ai lettori? Mi auguro di averli incuriositi quel tanto che basta perché si uniscano a noi. Si gioca per vincere, certo, ma anche per socializzare. Si gioca per piacere, tra una smazzata e l’altra si possono fare nuove amicizie o chiacchierare di affari ... il nostro motto è “j più siamo e meglio stiamo!” Esiste inoltre un sito internet del circolo www. bridgejesi.it, che possono andare a consultare e, soprattutto, mi auguro di vederli arrivare numerosi, noi li aspettiamo! a cura di Daniela Marotti BASKET Ingaggiato il giovane Santiangeli La Fileni Bpa al torneo di Treviglio U na Fileni Bpa a due facce ha chiuso il memorial “Appolloni” al terzo posto. Il torneo, che si è disputato lo scorso fine settimana al PalaTriccoli, se lo è aggiudicato il Montegranaro dell’ex Maestranzi, che nella finalissima tutta marchigiana ha battuto Pesaro. Erano stati proprio i calzaturieri a sconfiggere gli jesini nella semifinale di sabato con un rotondo 91 a 67. Domenica però, nella finalina di consolazione, i ragazzi di Vanoncini si erano prontamente riscattati, piegando un coriaceo Rimini 87 a 80. Al memorial “Appolloni” il coach jesino ha potuto utilizzare il capitano Rossini, ristabilitosi dall’infrazione alla costola destra, rimediata due settimane fa in allenamento. In campo c’era anche il nuovo acquisto, Marco Santiangeli, guardia-ala classe ‘91, proveniente dalla Vigor Basket Matelica. Gli impegni pre-campionato della Fileni non si fermano. Giovedì 17 e venerdì 18 gli arancio-blu saranno a Treviglio per il torneo “Ebc Company”. Giovedì le due semifinali: alle ore 19.30 Lugano-Miro Radici Treviglio, alle 21.30 FileniCo.Mark Treviglio. Venerdì poi, le finali. Alle 19.30 quella del terzo posto ed alle 21.30 quella per il primo. Osservati speciali Alberto Rossini, nativo proprio di Treviglio ed il coach Vanoncini (nella foto), che ha allenato il club in provincia di Bergamo. Giuseppe Papadia 11 ottobre a Moie la mostra ornitologica L’Associazione Ornitologica Anconetana per la provincia di Ancona organizza la 40° Mostra Ornitologica Anconetana a carattere nazionale nel comune di Maiolati Spontini, presso il centro comunale 6001. Il 10 ottobre la mostra sarà aperta al pubblico e agli alunni delle scuole elementari e medie che potranno partecipare al concorso di disegno. La premiazione del concorso di disegno e dei soggetti più belli e rappresentativi in mostra, verrà effettuata dal comitato organizzatore insieme ai rappresentanti del Comune di Maiolati Spontini e di sponsor alle ore 16.30 di domenica 11 ottobre. 16 Esperienze 20 settembre 2009 San Settimio, le feste per il patrono “Settembre, andiamo …” “…è tempo di migrare”. Non saprei se le nuove generazioni di studenti conoscano questa tutto sommato delicata poesia del “decadente” D’Annunzio. Fatto sta che ad ogni ripresa post-agostana quelle parole tornano sempre alla memoria. Anche perché possono alludere a reali “migrazioni” autunnali (pur diverse dalle “transumanze” pecorecce cantate dal Vate d’Abruzzo) della convivenza sociale ed ecclesiale. Appunto, ecclesiale, con la prossimità di vari “trasferimenti” stavolta non di “pecore”, ma di “pastori” (tanto per rimanere nella metafora). Questa la coloritura con cui si presenta quest’anno la festa di San Settimio, “proto-pastore” della comunità cristiana della Vallesina. Una faccenda, questa dei “cambiamenti”, che non si configura solo come operazione di “vertice clericale”, ma che deve-dovrebbe coinvolgere tutta la comunità ecclesiale. E’ quello che ha fatto il vescovo Gerardo pochi giorni fa durante un Consiglio Parrocchiale convocato appositamente per l’annuncio del nuovo parroco. Contrariamente al solito, il vescovo era piuttosto “tirato” in volto. Dopo aver sbrigativamente fatto nome e cognome (tanto lo sapevano tutti), ha sparato subito queste crude cifre: 30 anni fa i preti diocesani a Jesi erano una sessantina, mentre ora sono ridotti a neppure la metà. Né – ha precisato – le “importazioni” alcuni preti dall’estero, pur utili nell’emergenza, costituzione la soluzione del problema. Qualcosa non funziona davvero! Cominciando dalla “stima” che i cristiani dovrebbero avere per il prete (e nel territorio jesino è piuttosto bassina!). Don Gerardo – citando la lettera del papa per l’anno sacerdotale - ha ricordato le stupìte parole del Curato d’Ars che diceva: “Se il sacerdote sapesse quant’è grande la sua dignità, morirebbe di gioia e di stupore!”. Se la gente si accorgesse che il prete quando consacra pane e vino non dice: ‘Questo è il Corpo e Sangue di Cristo’ ma ‘Questo è il mio Corpo e Sangue’ porterebbe per il proprio “don” quella stima che paradossalmente tenne “lontano” dal sacerdozio uno come San Francesco di Assisi! Ecco – ha continuato il vescovo – occorre ricuperare questa profonda visione di fede, al cui solo interno può maturare nei giovani una vocazione al ministero presbiterale. Tale ricupero è possibile soltanto se le nostre parrocchie vengono più decisamente orientate all’essenziale della vita cristiana: l’ascolto orante della Parola di Dio, la devota celebrazione e adorazione eucaristica, la matura devozione mariana che tutti sollecita e sostiene all’Eccomi dell’Annunciazione. E allora, festa e fiera e tombola per San Settimio vanno bene. Basta che non ci dimentichiamo che la tradizione di fede con lui cominciata non può proseguire per inerzia all’infinito. d.v.m. Martedì 22 settembre, festa di San Settimio SS. Messe: ore 8 – 9 – 10,15 – 11,30. Alle ore 18,30: concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Il programma proposto dal comune di Jesi e dall’associazione Oikos per il 22 settembre prevede il brindisi della autorità in piazza della Repubblica, l’animazione con Rve - Radio Vallesina, un laboratorio di gelato artigianale con Ciro&Pio, il brindisi per San Settimio alle ore 19. La manifestazione ha il sostegno di Assivip, Avis Jesi, Banca delle Marche, Blu Nautilus, Caffè Imperiale, Salumificio di Monsano, Rve Martedì 22 Settembre 2009 ANTEPRIMA DELLA FIERA - Piazza della Repubblica ore 17:30 - Brindisi col Verdicchio per San Settimio