“Che l'uomo il
suo destin fugge
di raro”
La Biografia
L’Ariosto e la
corte degli Estensi
L’Ariosto e il
suo tempo
Le Opere
Bernadette Scutellà
L’Ariosto e la corte degli Estensi
Ludovico Ariosto,nato in un periodo di cambiamenti radicali sia culturali sia
politici,funge da anello sul piano letterario tra l’Umanesimo e il Rinascimento: egli
infatti raccoglie gli aspetti letterari migliori dal primo, politici dal secondo.
La culla ove cresce culturalmente quest’ autore è Ferrara, verso la quale l’Ariosto ha
una profonda devozione, tanto da non trasferirsi mai in nessun altro luogo,come
invece era uso per gli autori di quel tempo.
Ferrara era infatti una deve corti più rinomate e attive dell’epoca, non soltanto dal
punto di vista culturale, ma anche da quello politico. Essa infatti, dopo un brave
periodo di neutralità,entra in campo nella guerra combattuta tra il Papa(che
nutriva forti speranze di poterla conquistare,poiché era un punto strategico molto
importante) e Carlo VIII, con la speranza di poter riacquistare alcuni territori persi
in precedenti lotte. Ma delusa da questo primo tentativo, si allea con la Francia,
cosa che causò la scomunica da parte del papa Giulio II al duca di Ferrara. Come
si può dunque capire, questo cuore culturale,sarà anche un po’ protagonista, un po’
spettatore, di un periodo politico molto travagliato.
Ma Ferrara, oltre che essere un punto focale nella storia dell’epoca, lo è anche per la
cultura: la corte ospita artisti di ogni tipo, ma specialmente letterati e pittori.
L’Ariosto e la corte degli Estensi
Per quanto riguarda la pittura, a Ferrara viene fondata una accademia delle arti
pittoriche,che compie una nuova fusione tra stile Gotico e stile Rinascimentale,
ottenendo come risultato opere eleganti, raffinate, contornate da un’atmosfera
romantica:qui si fondono dunque lealtà e coraggio,sensualità e
sfrontatezza,cavalleria e modernità, creando un nuovo e moderno stile che
influenza non soltanto la pittura, ma anche la letteratura stessa.
E’ qui che nasce “L’orlando Furioso” dell’Ariosto, che trae ispirazione dall’”Orlando
innamorato” di Boiardo, ma viene plasmato con caratteri differenti e innovativi per
l’epoca: è un poema cavalleresco rinnovato, dove al classico amore si sostituisce la
furia. L’Ariosto,spinto dal periodo, crea un genere nuovo, che si distingue per i suoi
caratteri dal precedente.
L’arte ferrarese al contrario degli altri movimenti italiani artistici mirava ad andare
oltre la razionalità e la realtà , a varcare i confini della fantasia,a stimolare la
creatività: l’artista ferrarese, il cui tempo di attività sapeva sarebbe stato molto
limitato, tentava di distinguersi il più possibile dagli altri, di far breccia nell’animo
del suo signore e dei suoi sudditi; di far riscoprire insomma un mondo nuovo e
interiore semplicemente con delle immagini, talmente tanto belle però che nessuno
può negare lo splendore e l’originalità artistica dell’epoca.
L’Ariosto e la corte degli Estensi
Come abbiamo visto dunque, gli artisti si
preoccupavano soprattutto di compiacere il
Signore (come fa ben notare Ludovico Ariosto
nella Satira I) diventando perfetti cortigiani,
ma non per questo trascurava il popolo: anzi,
la corte estense si distinse molto dalle altre in
quanto stimolò le feste e gli spettacoli, la città
venne abbellita con innumerevoli monumenti e
palazzi(es. Il palazzo dei diamanti) e favorì tra
l’altro vari letterati a “gettarsi” nel campo del
teatro (creando commedie e altri scritti
adatti),e sviluppando questa parte di
letteratura che nei secoli prima era stata
alquanto trascurata.
Infine, si ricorda la Ferrara umanistica anche per
la presenza della celebre università, che favorì
lo scambio d’idee e la vivacità culturale.
In questa cornice s’inserisce perfettamente la
figura dell’Ariosto, sicuramente condizionato e
influenzato dalla stessa città che lui amava
tanto.
«Chi brama onor di sprone
o di capello,
serva re, duca, cardinale o
papa;
io no, che poco curo
questo e quello».
[Ludovico Ariosto, Satire, III,
vv.40-42]
Le Satire
«Chi brama onor di sprone o di capello,
serva re, duca, cardinale o papa;
io no, che poco curo questo e quello».
Ludovico Ariosto,SatireIII,v.40-42
Le Satire
L’Orlando Furioso
L’Orlando Furioso
Linee
Generali
Satira
I
Le altre
opere
minori
“Mal può
durar il
rossignol in
gabbia, più vi
sta il
cardellino e
più il fanello;
La rondine
un dì vi muor
di rabbia.”
Satire III,
vv37-39
La Biografia
Primo di dieci figli, Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia l'8 settembre 1474 da
Daria Malaguzzi Valeri e dal conte Niccolò Ariosto, capitano della rocca di quella
città. La famiglia si trasferisce prima, nel 1481, a Rovigo, dove Niccolò è stato
inviato dal duca I d'Este con l'incarico di comandante della guarnigione; poi, a
seguito della guerra scoppiata tra Ferrara e Venezia, a Reggio, infine nel 1484, a
Ferrara. E ferrarese, poi l'Ariosto amò sempre dirsi, tanto che, oramai vecchio,
dichiarava che avrebbe ucciso chi gli avesse impedito di passeggiare ogni giorno
sulla piazza di Ferrara, tra la facciata del duomo e le due statue dei marchesi
Niccolò e Borso. In mezzo a quell'Italia sconvolta dalle guerre tra Spagna e
Francia, Ferrara rappresentava per lui la stabilità.
Tra il 1489 e il 1494, contro voglia, per volere del padre, e con esiti piuttosto modesti,
studia diritto presso l'Università di Ferrara. Ma intanto partecipa alla vivace vita
della corte di Ercole I, dove entra in contatto con vari e prestigiosi letterati ed
umanisti (Ercole Strozzi, Pietro Bembo e molti altri).
La Biografia
Lasciato finalmente libero dal padre di dedicarsi ai prediletti studi letterari,
abbandona la giurisprudenza e intraprende lo studio della letteratura latina,
impegnandosi anche in una produzione poetica sia latina (liriche amorose, elegie,
De diversis amoribus, De laudibus Sophiae ad Herculem Ferrariae ducem primum,
Epithalamium, epitaffi ed epigrammi) sia volgare, le Rime (pubblicate postume
1546).
Nel 1500 si chiude bruscamente il periodo degli studi tranquilli e dell'ozio letterario e
si colloca la prima e traumatica svolta nella vita dell'Ariosto. Muore il padre,
lasciando a lui che è il primogenito, oltre ad una non floridissima situazione
economica, la tutela delle cinque sorelle e dei quattro fratelli (tre dei quali
minorenni e il maggiore Gabriele paralitico, che rimane con lui tutta la vita).
Per provvedere alle necessità familiari, è costretto, pertanto, ad assumere i più diversi
incarichi pubblici e privati, che a malincuore vengono continuamente a distrarlo
dall'attività letteraria, l'unica a lui congeniale. E proprio a causa delle condizioni
economiche e materiali imposte dalla vita cortigiana, l'Ariosto, a differenza del
Boiardo, avverte una forte contraddizione tra la sua passione letteraria e il legame
con la corte estense.
La Biografia
Nel 1502 ottiene il capitanato della rocca di Canossa. Intorno al 1503 ha un figlio,
Giambattista, dalla domestica Maria (più tardi avrà un altro figlio, Virginio, da
Olimpia Sassomarino). Sempre nello stesso anno entra al servizio del cardinale
Ippolito d'Este, figlio di Ercole I e fratello del duca Alfonso. Sotto il «giogo del
Cardinal da Este», uomo gretto, avaro e insensibile alla cultura e alla poesia,
svolge svariati, faticosi, mal retribuiti e ingrati compiti: dalle incombenze pratiche,
quali aiutare il signore a spogliarsi, alle faccende amministrative, dalle funzioni di
intrattenimento e di rappresentanza alle delicate e rischiose missioni politiche e
diplomatiche. Tra il 1507 e il 1515, periodo assai ricco di incidenti diplomatici, è
spesso costretto a fare viaggi a cavallo per recarsi ad Urbino, a Venezia, a Firenze,
a Bologna, a Modena, a Mantova e a Roma. E così, mentre attende alla stesura
dell'Orlando Furioso, e si impegna nell'ambito del teatro di corte, scrivendo e
mettendo in scena i primi importanti esperimenti del nuovo teatro volgare, le
commedie Cassaria e I Suppositi, l'Ariosto è protagonista di una delle fasi più
aspre delle guerre d'Italia. Nel 1509 segue il cardinale nella guerra contro Venezia.
Nel 1510 si reca a Roma per ottenere la revoca della scomunica inflitta da papa
Giulio II al cardinale, ma viene minacciato di essere gettato ai pesci.
La Biografia
Nel 1512, insieme al duca Alfonso, vive una romanzesca fuga attraverso gli Appennini,
per sottrarsi alle ire del pontefice, deciso a non riconciliarsi con gli Estensi,
alleatisi con i Francesi nella guerra della Lega Santa.
Nel 1513, alla morte di Giulio II, si reca nuovamente a Roma per felicitarsi con il
nuovo papa Leone X, sperando, tuttavia invano, di ottenere un beneficio generoso
che gli permetta una sistemazione più tranquilla. In quello stesso anno torna a
Firenze, dove dichiara il suo amore alla donna della sua vita, Alessandra Benucci,
una fiorentina sposata con il ferrarese Tito Strozzi. Morto il marito, nel 1515, la
Benucci verrà ad abitare a Ferrara, ma non vivrà mai con lui, neppure dopo il
matrimonio, celebrato in gran segreto nel 1527 - affinché lei non perda i diritti
all'eredità del marito e lui i suoi benefici ecclesiastici.
Nel 1516 esce la prima edizione dell'Orlando Furioso, dedicata al cardinale Ippolito
d'Este, che tuttavia non dimostra alcuna gratitudine. E, quando, nel 1517, questi,
eletto vescovo di Buda, pretende che il poeta lo segua in Ungheria, egli si rifiuta,
rompendo ogni legame. Siamo ad un'altra svolta nella vita dell'Ariosto. Inizia un
tormentato periodo di crisi non solo per il poeta, in gravi difficoltà economiche,
familiari e giudiziarie (per certe proprietà terriere della sua famiglia), ma anche
per il ducato Estense in lotta con il papato e per l'Italia intera.
La Biografia
Nel 1518, dunque, passa al servizio - o «servitù» - del duca Alfonso, pur senza
migliorare la situazione economica. Intanto, tra il 1517 e il 1525, attende alla
composizione delle sette Satire (pubblicate solo nel 1534): realistica ed amara
meditazione sugli ambienti cortigiani e sulla sorte degli uomini di lettere. Questi
sono probabilmente anche gli anni a cui risale la stesura dei Cinque Canti,
composti in vista di un inserimento nel Furioso, ma poi lasciati da parte a causa
dei toni cupi e perciò dissonanti rispetto al resto del poema. Tra il 1519 e il 1520
prosegue la composizione delle rime in volgare e compone, inoltre, due commedie
Il Negromante e I studenti (incompiuta).Dopo aver ristampato nel 1521 il Furioso,
essendogli stato sospeso lo stipendio di cortigiano, nel 1522 l'Ariosto è costretto,
seppur malvolentieri, ad accettare l'incarico affidatogli dal duca Alfonso: il
commissariato della regione montuosa e selvatica della Garfagnana. Le Lettere,
scritte per dovere d'ufficio al duca, rivelano la grande fermezza, serietà e sagacia
amministrativa e politica con cui l'Ariosto cercò di ricondurre la legge e l'ordine in
quel territorio di confine, infestato dai banditi e dalle violenza delle fazioni rivali.
Lasciata la Garfagnana, nel 1525 si apre un periodo più sereno e per il poeta e per
il suo ducato. Tornato a Ferrara, il duca gli affida varie cariche amministrative ma
anche incarichi a lui più congeniali. Viene chiamato, infatti, a far parte del
Maestrato dei savi e viene nominato sovrintendente agli spettacoli di corte.
La Biografia
Riscrive in versi la Cassaria e I Suppositi, rielabora Il Negromante e nel 1528 scrive
una nuova commedia, la Lena. Nel 1532, tra l'altro, dirige le recite di una
compagnia padovana inviata a Ferrara dal Ruzzante. Pochi sono i viaggi di questi
anni. Nel 1528 è a Modena con il duca per scortare l'imperatore Carlo V di
passaggio nello Stato estense. Nel 1531, dopo essere stato a Firenze, ad Abano e a
Venezia, il marchese del Vasto, Alfonso d'Avalos, condottiero dell'esercito
imperiale, gli assegna, a Correggio, una pensione di cento ducati d'oro.
L'Ariosto trascorre gli ultimi anni della sua vita nell'amata casetta in contrada
Mirasole, tra l'affetto di Alessandra e del figlio Virginio e la revisione del Furioso,
la cui edizione definitiva esce nel 1532.
Ammalatosi di enterite, muore il 6 luglio 1533. Dal 1801 il suo corpo è tumulato nella
sala maggiore della Biblioteca Ariostea di Ferrara.
O
Galleria
La Trama canto per canto
Linee Generali
La Trama
1. Angelica fugge a cavallo per il bosco, vede Rinaldo appiedato, grida e continua a
scappare; Rinaldo insegue il suo cavallo, Baiardo, che è impazzito; Baiardo
insegue Angelica, non lascia salire Rinaldo per non dover andare dove vuole lui,
ma lo guida da lei; Ferraù assetato, sulla riva di un fiume, accorre alle grida di
Angelica; Rinaldo e Ferraù si battono, si accordano per inseguirla, prendono
sentieri diversi; Ferraù vede uscire dal fiume il fantasma di Argalia, che reclama il
suo elmo e lo invita a prendere quello di Orlando; Sacripante piange Angelica
credendola nelle mani Orlando, la vede e la prende con sé; Angelica incontra
Sacripante e gli si affida; Bradamante, travestita da cavaliere, si scontra con i due,
viene sfidata da Sacripante, gli ammazza il cavallo e fugge nel bosco; Baiardo
Sacripante lo trova Angelica; Angelica e Sacripante vedono Baiardo e fuggono su
di lui.
2. Rinaldo se li vede sul suo cavallo, sfida Sacripante; Rinaldo e Sacripante si
battono; Angelica fugge spaventata, incontra un eremita, che fa l'incantesimo di
fuorviare Rinaldo; Rinaldo e Sacripante credono al folletto che racconta loro
d'aver visto Angelica ed Orlando diretti a Parigi; Rinaldo va a Parigi, Carlomagno
lo invia in Inghilterra, s'imbarca; Bradamante, cercando Ruggiero, incontra
Pinabello; Pinabello racconta che Ruggiero è prigioniero di un mago; Bradamante
e Pinabello vanno verso il castello; Pinabello, scoperto che Bradamante discende
da una famiglia rivale, la getta in un burrone; Bradamante, salvata da un ramo,
giace stordita.
La Trama
3. Bradamante viene condotta da Melissa al castello del mago Atlante, ed apprende
che lo scudo magico di questi può essere vanificato solo dall'anello di Brunello;
Melissa; Baiardo lascia Melissa in riva al mare, arriva all'albergo di Brunello, si fa
guidare da lui al castello, lo lega ad un albero e gli ruba l'anello, sfida il mago
Atlante, lo batte, libera Ruggiero, Gradasso, Sacripante.
4. Atlante manda l'ippogrifo Frontin a rapire in volo Ruggiero, suo figlio adottivo,
per proteggerlo in un luogo lontano dall'Europa; Rinaldo in Scozia si offre di
lottare per l'onore della figlia del re, Ginevra, incontra Dalinda.
5. Dalinda racconta a Rinaldo che Ginevra è condannata per una calunnia di
Polinesso, amante respinto; Rinaldo si batte contro Polinesso e lo smaschera.
6. Ariodante, amante di Ginevra, ottiene dal re la madre di sua figlia; Ruggiero
giunge in groppa all'ippogrifo all'isola di Alcina, incontra Astolfo tramutato in
mirto; Astolfo fu tramutato in mirto da Alcina.
7. Ruggiero combatte i mostri e giunge alla reggia di Alcina, se ne innamora;
Alcina usa le sue arti per conquistare Ruggiero;
Bradamante cerca Ruggiero, reso invisibile dall'anello di Brunello, ed apprende da
Melissa che Ruggiero è sotto l'incantesimo di Alcina; Melissa svela a Bradamante
la condizione dell'amato, assume le sembianze di Atlante, va sull'isola e sfata
l'incantesimo; Ruggiero, liberato da Melissa, si rende invisibile grazie all'anello di
Brunello e fugge.
La Trama
8. Melissa libera Astolfo e, in groppa all'ippogrifo, si dirige con lui da Logistilla;
Rinaldo ottiene aiuti dal re d'Inghilterra; Angelica, rapita dai corsari, è legata ad
uno scoglio ed è insidiata da un mostro; Orlando e Brandimarte lasciano Parigi;
Fiordiligi insegue l'amato Brandimarte.
9. Orlando, spinto in Olanda dal vento, incontra Olimpia; Olimpia deve
consegnarsi al re Cimosco, armato di archibugio, se vuole che questi liberi l'amato
Bireno; Orlando sfida Cimosco, lo uccide, libera Bireno, getta l'archibugio in
mare;
Olimpia e Bireno si sposano.
10. Bireno s'innamora della figlia di Cimosco ed abbandona Olimpia su un'isola
deserta; Olimpia si trova sola sull'isola e capisce il raggiro; Ruggiero aiuta
Logistille a riconquistare il regno che Alcina usurpa; Alcina fugge; Logistille
ringrazia Ruggiero insegnandogli come si comanda l'ippogrifo; Ruggiero parte,
giunge dove si trova Angelica, la salva, se ne innamora e la porta con sé.
11. Angelica gli ruba l'anello e fugge; l'ippogrifo fugge; Ruggiero s'avvia a piedi,
vede un gigante che rapisce Bradamante, lo insegue; Orlando giunge dove Olimpia
sta per essere divorata dall'orca, uccide l'orca Olimpia salvata da Orlando; Oberto
s'innamora di Olimpia; Olimpia ed Oberto si sposano.
La Trama
12. Orlando giunge nel palazzo incantato di Atlante, incontra Ferraù, Sacripante,
Brandimarte, Gradasso; Ruggiero, seguendo il gigante, giunge al palazzo,
approntato per lui da Atlante; Angelica giunge anche lei, è vista da Orlando e
Ferraù e fugge, inseguita; Orlando, Ferraù e Sacripante inseguono Angelica;
Orlando e Ferraù si battono per l'elmo; Sacripante continua la ricerca; Angelica
perde l'elmo che Orlando ha posato; Orlando e Ferraù credono che l'elmo sia stato
rubato da Sacripante;
Angelica posa l'elmo per bagnarsi in un fiume; Ferraù vede l'elmo e lo prende;
Angelica arriva in un bosco dove trova un giovinetto ferito; Orlando sconfigge dei
saraceni, trova una vecchia, Gabrina, ed Isabella in una grotta.
13. Isabella è prigioniera dei ladroni; Orlando uccide i ladroni e la libera;
Orlando ed Isabella se ne vanno insieme; Melissa dice a Bradamante che Ruggiero
si trova nel palazzo di Atlante; Bradamante, vittima degli incantesimi di Atlante,
insegue miraggi.
14. Madrigardo, saraceno al seguito di Agramante, insegue Orlando, incontra
Doralice e se ne innamora; Doralice cede a Madrigardo; Rodomonte si distingue
tra i soldati di Agramante, è innamorato di Doralice.
15. Astolfo, liberato da Logistilla, si mette in mare alla volta dell'Inghilterra:
durante il viaggio sconfigge un gigante ed un mostro; in Palestina incontra Grifone
ed Aquilante.
La Trama
16. Grifone parte per ritrovare Orrigille, che l'ha lasciato per un altro, la trova con
l'amante; Orrigille spaccia l'amante per fratello e lo rimprovera; Rodomonte a
Parigi fa strage di francesi, resiste, solo, a Carlo Magno.
17. Grifone è preso in giro da Orrigille e dal suo falso fratello, che gli porta via il
premio vinto ad una giostra di re Morandino, il quale, accortosi dell'errore, indice
un'altra giostra.
18. Aquilante scopre Orrigille e l'amante e li cattura, li consegna a Morandino,
rivede il fratello Grifone;
Grifone è convalescente dalle ferite; Astolfo sopraggiunge con Sansonetto e la
vergine Marfisa, gemella di Ruggiero; Marfisa vince la giostra; Grifone, Aquilante,
Astolfo, Rinaldo e Marfisa partono per la Francia; Rinaldo uccide Dardinello, uno
dei saraceni più agguerriti; Medoro s'infila nel campo per recuperare la salma, ma,
scoperto, fugge: raggiunto, viene ferito e creduto morto.
19. Angelica lo trova, lo cura e se ne innamora; Angelica e Medoro, dopo aver
dimorato da un pastore, partono per il paese natale di lei; Astolfo, Marfisa, ecc.,
dopo un lungo viaggio, arrivano sull'isola delle donne omicide, dove trovano il
cugino di Astolfo, Guidon Selvaggio.
20. Marfisa prosegue da sola, incontra Pinabello che maltratta la vecchia Gabrina,
si prende questa appresso, incontra Zerbino, si batte con lui; Zerbino, stabilendo
che chi perde si tiene Gabrina e lo batte; Gabrina svela a Zerbino che la sua amata
Isabella è viva.
La Trama
21. Zerbino e Gabrina proseguono insieme.
22. Astolfo distrugge il castello di Atlante; Ruggiero e Bradamante si riconoscono,
si mettono in marcia per una badia, dove Ruggiero possa essere battezzato e poi i
due si sposano, sono assaliti da Aquilante, Sansonetto, Guidon, prigionieri di
Pinabello.
23. Bradamante uccide Pinabello, si smarrisce ed incontra Astolfo; Astolfo affida a
Bradamante armi e cavallo e sale in groppa all'ippogrifo; Bradamante va dal
fratello Alardo e manda un'ancella, Ippalca, ad avvertire Ruggiero; Ippalca
aggredita da Rodomonte, che le prende il cavallo; Zerbino trova il corpo di
Pinabello; Gabrina, per vendicarsi dell'odio di Zerbino, lo accusa dell'omicidio;
Zerbino è salvato da Orlando; Orlando fa strage; Isabella e Zerbino, amanti, si
ritrovano; Madricardo raggiunge Orlando e, mentre si batte, il cavallo impazzisce
e lo incontra Gabrina ed imbizzarrisce il suo cavallo; Orlando insegue
Madricardo, vede su un albero i nomi di Angelica e Medoro, incontra il pastore che
gli narra l'amore dei due, impazzisce.
24. Zerbino ed Isabella decidono di lasciare Gabrina ad Odorico, ed incontrano
Madricardo, Doralice e Fiordiligi; Madricardo vuole impossessarsi della spada
che Orlando ha gettato via; Zerbino lo sfida e muore tra le braccia di Isabella;
Fiordiligi promette di rivelare il misfatto a Brandimarte e se ne va; Madricardo
incontra Rodomonte; Madricardo e Rodomonte si battono per Doralice, ma poi
decidono vale più la causa dei saraceni e si avviano insieme verso Parigi.
La Trama
25. Ruggiero salva Ricciardetto, fratello di Bradamante; Ricciardetto lo guida a
liberare i prigionieri di Lanfusa, madre di Ferraù; Marfisa si unisce a loro;
Ruggiero, Marfisa ecc. liberano i prigionieri, incontrano Ippalea.
26. Ruggiero insegue Rodomonte; Ruggiero, Marfisa, Rodomonte, Madricardo,
Doralice ecc. danno luogo ad una rissa; Madricardo e Rodomonte inseguono
Doralice, scomparsa per un incantesimo.
27. Doralice arriva a Parigi; Madricardo, Rodomonte e Sacripante partecipano
alla battaglia vinta dai saraceni; Doralice sceglie Madricardo; Rodomonte
abbandona il campo, incontra Isabella che seppellisce Zebino, la insidia, si ubriaca
e la uccide.
28. (omissis)
29. Isabella sceglie di morire piuttosto che tradire Zerbino; Rodomonte sfida tutti
coloro che attraversano un ponte; Orlando accetta la sfida e i due si azzuffano, poi
lui si abbandona ad una serie di follie senza senso, prendendosela anche con
Angelica, di passaggio col suo sposo verso la nativa India.
30. Orlando nuota sino in Africa; Ruggiero e Madricardo litigano: il primo rimane
ferito, il secondo ucciso; Doralice piange lo sposo morto; Bradamante riceve da
Ippalca notizie di Ruggiero.
31. Rinaldo, Grifone, Aquilante ecc. accorrono in difesa di Carlo Magno, che
sconfigge i saraceni.
La Trama
32. Bradamante crede d'essere stata abbandonata da Ruggiero e parte per Parigi.
33. Astolfo sull'ippogrifo giunge in Etiopia, scende all'Inferno, sale in Paradiso, e,
sulla Luna, trova il senno di Orlando.
34. (omissis)
35. Bradamante corre dietro l'esercito di Carlo Magno, incontra Fiordiligi, che ha
saputo che Brandimarte è in Africa, prigioniero di Rodomonte; Bradamante sfida i
campioni saraceni, tra essi Ferraù, e li batte.
36. Ruggiero apprende la presenza dell'amata; Marfisa sfida la campionessa ma è
battuta; Bradamante e Ruggiero si ricongiungono e si appartano; Marfisa li segue
perché vuole la rivincita; Bradamante crede che la spinga la gelosia; Atlante,
morto di crepacuore, svela che Ruggiero e Marfisa sono fratelli.
37. Ruggiero, Bradamante e Marfisa uccidono lo spietato Marganone; Ruggiero
torna coi saraceni; Bradamante e Marfisa tornano da Carlo Magno.
38. Astolfo torna dalla luna e compie altre imprese in Etiopia.
39. Astolfo libera Brandimarte, che era prigioniero di Rodomonte; Fiordiligi si
ricongiunge a Brandimarte; Orlando rinsavisce grazie al senno portato dalla luna;
Astolfo ed Orlando contribuiscono a sconfiggere i saraceni.
40. Agramante, sconfitto, sfida Orlando e Brandimarte.
La Trama
41. Brandimarte è ferito mortalmente.
42. Orlando uccide Agramante; Rinaldo si libera della passione amorosa per
Angelica, e cerca di raggiungere Orlando.
43. Fiordiligi, disperata, si fa seppellire viva con l'amante; Orlando e Rinaldo
trovano Ruggiero convertito.
44. Astolfo libera l'ippogrifo; Orlando, Rinaldo, Astolfo, Ruggiero, Bradamante e
Marfisa tornano a Parigi; Bradamante viene promessa dai genitori all'imperatore
greco; Ruggiero va a combattere i greci, viene fatto prigioniero ma l'imperatore lo
libera; per gratitudine combatte per loro contro Bradamante, ma il duello finisce in
parità.
45. Marfisa propone che solo chi batte Ruggiero possa avere in sposa Bradamante.
46. Ruggiero può sposare Bradamante, perché l'imperatore vi rinuncia; Rodomonte
sfida Ruggiero e perisce.
L’Ariosto e il suo tempo
Nel corso del quattrocento si verifica una vera e propria svolta della civiltà che da vita
ad una nuova era, il Rinascimento, che vede l’ Italia come un paese
all’avanguardia. Non possiamo dire precisamente quando è avvenuto il passaggio
dal Medioevo al Rinascimento, poiché il cambiamento è stato lento e sfumato.
Nessuno può mettere in dubbio che la cultura del periodo rinascimentale sia
diversa da quella del periodo medievale, ma le due epoche non si possono mettere
l’una in antitesi dell’altra. Possiamo però fare una periodizzazione all’interno del
rinascimento stesso: c’è la fase dell’umanesimo(400) e quella del rinascimento
vero e proprio(500). Questi due periodi hanno comunque elementi in comune come
la crisi e la perdita dell’indipendenza da parte degli stati italiani, la rivoluzione
delle tecniche militari e la diffusione della stampa e dei mezzi comunicativi.
LE SIGNORIE
A Firenze il sigore, che ere il Duca d’Atene, per fronteggiare il malumore generale che
nasceva da una serie di conflitti militari, il popolo Grasso aveva affidato il potere
ad un uomo di ventura, Gualtieri, ma questi, divenuto un tiranno dispotico, aveva
scontentato tutti ed era stato poi scacciato. Durante il 300 ed el 400 il potere passa
saldamente in mano ad un individuo e si trasmette ereditariamente alla sua
famiglia. Il potere dei signori viene poi spesso legittimatodai titoli feudali conferiti
dall’imperatore o dal pontefice, e la signoria si trasforma in principato: si arriva
così ai ducati di Milano, Ferrara, Mantova ed Urbino..
L’Ariosto e il suo tempo
Eccezzione si ha per Firenze, che continua a mantenere una struttura comunale. Nel
1435 però diventa una signoria grazie alla famiglia dei De’Medici.Si vanno a
formare in questo modo forme di potere autoritario e gerarchizzato. Attorno al
signore si crea una corte di cui fa parte il personale politico ed una serie di
intellettuali ed artisti.
IL MACENATISMO
Si sviluppa poi il Macenatesimo, fenomeno per il quale le signorie diventono splendenti
centri di cultura. I signori più ricchi investono molti soldi per la costruzione di
palazzi e ville e per la loro decorazione.
Con l’uso delle milizie mercenarie indispensabili per le guerre di espansione, scompare
l’occasione di partecipazione civile, quella offerta dalle milizie cittadine, in cui
ogni cittadino era chiamato alle armi per difendere il proprio comune di
appartenenza. E’ in questo modo che si ha la netta divisione politica tra il
“palazzo”del potere e la vita cittadina. Spesso si arriva a scontri tra famiglie che
vogliono strappare il potere alla famiglia dominante. Un’altra caratteristica
saliente dell’organizzazione poltica di quest’epoca è la tendenza delle signorie più
potenti all’espansione territoriali
L’Ariosto e il suo tempo
LA CIVILTà DI CORTE E GLI INTELLETTUALI
Nasce nel 400 una vera civiltà di corte fondata sul culto della raffinatezza spirituale. La corte
però tende ad isolarsi dalla realtà circostante, a disprezzare il mondo esterno, le sue attività, i
principi che le regolano. L’elaborazione ideologica dei letterati tende a trasformarlo in una
società ideale, perfetta, secondo quella tendenza all'i’ealismo che è propria del classicismo,
inoltre il letterato ha il compito dell’intrattenimento e della decorazione. La serenità
economica, il tempo per dedicarsi allo studio, il prestigio e la considerazione sociale, un
ambiente raffinato come quello dell acorte, fanno si che l’autore si trovi in una condizione
ideale per ricevere stimoli per la sua produzione.
L’INTELLETTUALE CORTIGIANO
Il tipo nuovo di intellettuale che si insidia nella corte è quello cortigiano. L’intellettuale
cortigiano può provenire da famiglia aristocratica, godere di rendite che gli permettono
indipendenza economica. Esiste anche lìintellettuale che è alle dipendenze del signore che gli
garantisce protezione e mantenimento in cambio dei suoi servizi.
LA NUOVA CONCEZIONE ANTROPOLOGICA
Tra la fine del trecento e l’inizio del quattrocento si diffonde fra gli uomini di cultura italiani il
mito di una rinascita della civiltà classica nella letteratura, nel pensiero, nelle arti figurative
e nella vita civile e politica. L’idea di una rinascita presuppone l’idea di una morte, cioè di un
tramonto della civiltà. Si avverte il bisogno di far rivivere il mondo classico nella sua
fisionomia autentica.
L’Ariosto e il suo tempo
Il termina rinascimento è diventato comune quando si vuole indicare quella fascia di
tempo che va dal Quattrocento al secolo successivo. Dal Medioevo a questo
periodo si passa da una concezione del mondo di tipo teocentrica, ad una di tipo
antropocentrico: nel Medioevo l’uomo era visto come una creatura effimera e
fragile, tormentato dalle miserie del corpo, ora invece si afferma una visione
ottimistica dell’uomo. Egli appare ricco di forze, capace di contrastare la fortuna
con le proprie virtù e le proprie energie: il corpo non è più condannao, ma bensì
celebrato.
L’IMITAZIONE DEGLI ANTICHI
Gli uomini del Quattrocento si rivolgono con entusiasno ai testi antichi, per trovare
uno strumento mediante cui comprendere meglio se stessi, per questo si afferma il
principio di imitazione: se gli antichi hanno raggiunto un culmine insuperabile di
perfezione allora è necessario imitarli in tutti i campi. L’imitazione però non è
passiva, anzi è attiva in quanto non basta mirare ad una meccanica riproduzione
dei modelli.Possiamo dire con certezza che la rinascita del mondo classico prende
piede già con Petrarca e Boccaccio. Petrarca infatti amava frugare durante i suoi
viaggi nelle biblioteche alla ricerca di testi dimenticati compiendi certe scoperte.
Poi il suo esempio fu seguito da molti intellettuali.
La Satira I
Come su una busta, troviamo mittente (“io”) e destinatari (“voi, Alessandro […],
compar mio Bagno”); come in una lettera, l’autore richiede subito notizie, in
particolare circa quello che su di lui mormora la gente. “Pazzo”, si risponde,
perché si è fatto allontanare dal Cardinale Ippolito d’Este; aggiunge e sottolinea,
però, con sottile disprezzo, come egli abbia avuto coraggio di vuotare il sacco,
mentre qualcun altro aveva preferito tacere pur di restare tra gli agi e le coccole
della vita di corte. «Ma, vedete, nonostante io non abbia più quasi nulla, ho
ritrovato la libertà», sembra dirci in seguito lo scrittore, concludendo con un
seguitemi, fate come io ho scelto di fare. È su queste note che ha inizio uno dei più
noti lavori letterari di Ludovico Ariosto, Le Satire, una colorita raccolta di sette
lettere aperte che, in poesia, raccontano ironicamente le amarezze della sua vita.
Infatti, le Satire furono scritte contemporaneamente alla seconda edizione
dell’Orlando Furioso (richiamato nel momento in cui si fa riferimento al
personaggio Ruggiero), e in comune con il poema hanno, indubbiamente, il tema
della polemica contro la corte e i suoi vizi, visti dall’Ariosto con profondo rancore.
Ma, a proposito dell’Orlando Furioso, evidentemente basato sulla tradizione
canterina, sono senz’altro da ricordare le altri fonti letterarie a cui l’Ariosto
attinge: primo fra tutti Orazio, dalle cui Epistole il cinquecentesco autore trae
ispirazione a tal punto che le Satire (il titolo, così come lo stile, sono a loro volta
copiati da un’altra opera oraziana, le Satire) sono impostate come lettere. .
La Satira I
L’altro modello a cui il letterato si rifece fu, per quanto concerne la metrica, il
maggiore poema di Dante Alighieri, La Divina Commedia, scritta interamente nelle
stesse terzine riprese poi dall’Ariosto. I temi, però, sono profondamente diversi da
quelli di qualsiasi autore latino o trecentesco, perché mutato è il clima sociale e
politico in cui l’Ariosto si trova a vivere e a comporre.
Libertà e indipendenza, rifiuto dell’ipocrita formalità di corte, polemica contro i
presuntuosi letterati che stavano presso la Casa D’Este: tutti questi motivi spinsero
l’Ariosto ad un allontanamento dai viaggi con il Cardinale Ippolito; che l’Ariosto
volesse soltanto stare in pace per poter comporre, questo fatto non era stato capito,
secondo lui. E i temi sopra citati si rispecchiano appieno nelle Satire, che con
coerenza li espongono, facendo largo uso di figure retoriche. Prima tra tutte
l’ironia, che regge tutto il discorso, riprodotta anche in termini forti; ma anche
accorgimenti come quello di narrare una favola concorrono a rendere la lettera
vivace e accattivante, senza che cada mai nella banalità. Questa è dunque una
lettera scritta e riscritta dall’autore, che pure vorrebbe farla apparire come
disinvolto prodotto di un momento. E sarà così per tutti i componimenti delle
Satire, a qualsiasi persona essi siano indirizzati.
La Satira I
Per esempio, nella terza satira l’Ariosto si rivolge ad Annibale, suo cugino; tra l’altro,
la terza satira trova nella prima una fortissima corrispondenza, in quanto entrambe
mirano a sminuire i prestigi della corte, ponendoli in relazione con il disinteresse
che l’autore prova per essi: egli non mirava, infatti, per nulla, ai crediti formali che
il palazzo del principe attribuiva ai suoi nobili. Con questo, però, non si vuole
assolutamente sostenere che l’Ariosto accusasse in tutto e per tutto la corte, in
particolare quella della casa d’Este: al contrario, egli la riteneva piuttosto un
sostegno per la sua carriera di letterato, perché essa gli consentiva di dedicarsi
pienamente alle lettere. E l’elogio della Casa estense è un tema che ritorna più
volte nell’opera ariostesca: una delle tre linee portanti dell’Orlando Furioso sarà
proprio l’encomio del Cardinal Ippolito e della sua famiglia. Anche nelle Satire
questo è un ritornello ripreso più volte, anche se con toni più focosi; nella prima
satira, riferendosi a “Ruggier”, l’autore gli si rivolge infatti protestando per
l’ingratitudine che la Casa d’Este gli porta, e gli domanda: «Ruggiero, cosa faccio
io qui, nella corte della Casa d’Este, se non mi rendi per nulla gradito alla tua
discendenza, e se non mi serve a nulla aver raccontato, nell’Orlando Furioso, le
tue gesta e il tuo merito?»
Linee Generali de “Le Satire”
Tre il 1517 e il 1527 Ariosto scrive sette satire in forma di lettere indirizzate a parenti e
amici, il titolo si rifà al modello della satira latina in altre parole delle opere in
versi.
Il termine satira è di origine greca e deriva da satura lanx che può indicare o un piatto
ricolmo di diversi frutti, o un genere teatrale che inglobava in esso vari tipi di
spettacolo.
Il primo scrittore di satira è stato Ennio e dopo di lui gli esponenti del circolo degli
scipioni, tra i quali troviamo Lucilio che scrisse trenta libri di satire.
La parola satira è usata come titolo di un genere letterario perché troviamo nell’opera
diversi argomenti e diversi tipi di verso e di metrica.
Il più grande autore di satire fu Orazio vissuto nell’età di Augusto e poeta di Mecenate.
La sua satira ha carattere personale ed è scritta con uno stile elaborato, raffinato
ma all’apparenza colloquiale, conversevole; proprio per questo motivo Orazio,
aveva dato alla sua opera il titolo di Sermones cioè discorsi, per la cui
composizione ha utilizzato l’esametro, che permette appunto uno stile discorsivo.
La seconda caratteristica dell’opera di Orazio è l’esemplificazione dei problemi
trattati tramite favole. In altre parole, tutti gli avvenimenti narrati sono introdotti,
paragonati o spiegati tramite favole.
Linee Generali de “Le Satire”
Le satire hanno anche un altro elemento importante che esprime uno stato d’animo,
una regola di vita. La regola in cui si esprime è est modus rebus che assume il
significato di avere misura in tutte le cose; in pratica l’uomo deve avere un metro di
misura proprio in ogni comportamento.
Abbiamo detto ciò perché nell’opera di Ariosto sono presenti tutte queste
caratteristiche:
• Anche le sette satire di Ariosto partono da episodi personali e hanno diverse
tematiche
• Anche in lui gli episodi narrati sono esemplificati dalle favole
• Lo stile è discorsivo, apparentemente colloquiale, quindi uno stile della
conversazione quotidiana ottenuto con espressioni e termini tratti dal parlato e con
uso di metafore che si rifanno alla vita comune ma non mancano però termini più
rari o del linguaggio letterario. Il tutto è elaborato in modo tale che lo stile diventa
il risultato di un lungo lavoro di limatura.
Dalla satira scaturisce il desiderio di Ariosto di condurre una vita serena, tranquilla,
modesta, ma indipendente da qualsiasi tipo di servitù. Questo pensiero contrastava
con la condizione dell’intellettuale dell’Italia rinascimentale perché vivendo nella
corte non poteva essere né completamente libero né completamente rinchiuso.
Linee Generali de “Le Satire”
Da ciò nasce la posizione di critica nei confronti della corte che scaturisce da tutte le
satire di Ariosto.
Le satire di Ariosto hanno struttura dialogica perché il poeta dialoga, al loro interno,
sia con se stesso sia con i destinatari delle satire che sono suoi parenti o amici.
A volte può capitare che l’interlocutore sia immaginario; questa caratteristica insieme
al racconto mitologico è usata nell’Orlando furioso che è la sua opera più grande.
Tematiche delle varie satire di Ariosto:
• La condizione dell’intellettuale cortigiano
• L’ambizione di riuscire a rendersi indipendente e condurre così una vita tranquilla
dedicata agli studi e alla famiglia
• Tutti i compiti di natura pratica che gli venivano imposti dal principe che gli
impedivano di dedicarsi agli studi
• La follia degli uomini (che sarà poi al centro dell’Orlando furioso) che riguardava
il rincorrere da parte dell’uomo la fama, il successo, la gloria e l’avidità di potere
Rispetto a questa follia l’Ariosto è ironico e polemico e sottolinea che nella vita di
corte, tutti questi valori fittizi si sostituiscono ai veri valori e impediscono di
raggiungere la serenità interiore.
Le altre opere minori
Le liriche sono in latino ("Carmina") e in italiano ("Rime") e non hanno altro valore
che di indicare quale fu il tirocinio artistico del Poeta. Quelle in volgare risentono
anch'esse dell'influenza del Petrarca (nell'ambito della dottrina bembesca), ma i
motivi assorbiti sono originalmente trasformati.
Le commedie sono un tentativo di dare all'Italia una commedia originale, naturalmente
sull'esempio dei classici (Plauto e Terenzio). Sono cinque:
"La cassaria"(composta dapprima in prosa e rappresentata a Ferrara il 5 marzo
1508, rielaborata e riscritta poi in endecasillabi sdruccioli e così rappresentata il
19 febbraio 1531 a Ferrara. È la prima commedia regolare del teatro italiano.
Benché il titolo e la trama ricalchino quelli di alcune commedie di Plauto e
Terenzio, La Cassaria, che ha come principale motore dell’azione il servo Volpino,
è invenzione originale dell’Ariosto).
"I suppositi" (composta dapprima in prosa e rappresentata a Ferrara il 6 febbraio
1509 e a Roma, davanti a Leone X, il 6 marzo 1519; riscritta poi in endecasillabi
sdruccioli fra il 1529 e il 1531. Centro dell’azione, e motivo di tante complicazioni,
è lo scambio delle parti fra il padroncino Erostrato e il servo Dulippo allo scopo di
conquistare la bella Polinesta. L’espediente dello scambio di persona è desunto dai
Captivi di Plauto).
Linee Generali
“L’Orlando Furioso”
E' un poema cavalleresco, in quanto la materia narrativa è tratta dalla tradizione
epico-cavalleresca (romanzo cortese, cantàri, chanson de geste...: tradizione questa
ripresa dal Boiardo con l'Orlando innamorato). Le fonti del poema vanno ricercate
anche nei poemi classici (Iliade, Eneide, ecc.: ad es. la pazzia d'Orlando ricorda
l'ira di Achille). I tre contenuti fondamentali sono: epico (lotta tra cristiani e
musulmani), erotico (la passione d'Orlando per Angelica) ed encomiastico (Ariosto
fa discendere la casa d'Este dall'amore di Bradamante e Ruggero).
L'Ariosto riprende il poema del Boiardo laddove questi l'aveva lasciato, quando
Carlo Magno, preoccupato delle rivalità che Angelica accende tra i cavalieri
cristiani, sottraendoli così alla difesa di Parigi assediata dai musulmani, la affida
al duca Namo di Baviera, perché la custodisca, promettendola a chi (fra Orlando e
Rinaldo) si fosse distinto di più nella battaglia imminente. Ma Angelica,
approfittando della confusione che segue alla sconfitta dei cristiani, fugge, sicché i
cavalieri ricominciano a cercarla, imbattendosi in varie avventure.
Nell'Orlando Furioso le avventure sono più complicate ed è difficile riassumerle. I
filoni narrativi principali sono tre: 1) la battaglia intorno a Parigi, che poi si
sposta in Africa e si conclude con la vittoria dei cristiani (l'eroe è Orlando); 2) la
storia di Angelica, che fuggita dal duca Namo, viene inseguita dai cavalieri
cristiani e saraceni, invaghiti di lei. Angelica però sceglierà di sposare un giovane
soldato saraceno (Medoro) ferito in battaglia e da lei curato.
Linee Generali
“L’Orlando Furioso”
Orlando, accortosi del fatto, impazzisce dal dolore e distrugge, percorrendo Francia e
Spagna, tutto ciò che gli si para davanti; finché il cavaliere cristiano Astolfo, salito
con l'Ippogrifo (cavallo alato) sulla Luna -dove erano raccolte tutte le cose che gli
uomini avevano perso sulla Terra-, vi prende il senno di Orlando racchiuso in
un'ampolla che farà poi annusare ad Orlando, restituendogli la ragione. Così
Orlando può tornare a combattere contro i saraceni determinando la loro definitiva
sconfitta. 3) La storia di Orlando viene spesso interrotta dal poeta con l'inserimento
del terzo filone narrativo: l'amore di Bradamante, sorella del cavaliere cristiano
Rinaldo, per l'eroe saraceno Ruggero. Bradamante, dopo una serie di fantastiche
avventure, riesce a sposare Ruggero, che intanto si era fatto cristiano. Il poema
infatti si chiude con la vittoria in duello di Ruggero contro il saraceno Rodomonte.
Da questa coppia sia il Boiardo che l'Ariosto fanno discendere gli Estensi.
Stilisticamente è raffinato, cioè senza dialettismi ma anche senza enfasi drammatica,
senza ricerca del sublime. La varietà delle vicende è notevole. Gli eventi sono
intrecciati in maniera magistrale: nessun personaggio viene sacrificato a vantaggio
di altri, nessuna situazione resta incompiuta. Le vicende danno l'impressione di poter
continuare all'infinito. Si alternano continuamente, per evitare che un tema narrativo
prenda il sopravvento, il tono drammatico con l'idillico e il comico, l'amoroso con
l'avventuroso, il realistico col fantastico, le scene di forza con quelle di tenerezza.
Non esiste un luogo fisso: l'azione è sempre dinamica e mutevole.
Linee Generali
“L’Orlando Furioso”
Vi è un quadro estremamente vario della psicologia umana: passioni e sentimenti si
avvicendano di continuo, senza che mai uno prevalga sull'altro (amore, eroismo
guerriero, gusto dell'avventura si armonizzando perfettamente). Tuttavia, nessun
personaggio presenta un complesso sviluppo psicologico individuale, cioè un
contrasto interiore di bene e male (ad es. Bradamante impersona la fedeltà e solo
questa), benché l'Ariosto eviti con cura la figura dell'eroe invincibile, sovrumano.
La stessa donna non è più un angelo o un demone (come nel Medioevo), ma un
essere umano. Tuttavia i personaggi restano individualistici, generalmente
incuranti dell'interesse generale.
Non esiste un riferimento ideale particolare: l'Ariosto esclude dalle vicende terrene
ogni intervento provvidenziale o divino. La religione non è mai vista come fonte di
dissidio interiore né come guida dell'agire umano. Essa è piuttosto una condizione
che influisce esteriormente su alcune situazioni (ad es. Ruggero deve convertirsi al
cristianesimo per sposare Bradamante). I personaggi si muovono sulla base dei
loro istintivi impulsi vitali. I caratteri sono naturali, a volte volubili (ad es.
Angelica da fredda e altera diventa dolce con Medoro; l'eroe forte e avveduto
Orlando diventa pazzo d'amore).
Linee Generali
“L’Orlando Furioso”
Vi sono anche alcuni temi pessimistici: l'amore non apprezzato e non corrisposto, i
desideri perseguiti con affannosa tensione e mai appagati, l'inutile correre degli
uomini dietro le proprie illusioni (vedi ad es. il castello di Atlante, ove viene
rinchiuso Ruggero per impedirgli di sposare Bradamante. Qui i cavalieri vengono
attratti dalla falsa immagine -suscitata dal mago- di un bene a lungo cercato, come
ad es. una persona amata, ma una volta entrati nel castello l'immagine subito
scompare, per ricomparire appena essi ne escono). La pazzia, la vanità, le illusioni
dimorano stabilmente sulla Terra, mentre la ragione è sulla Luna. Infine il
prevalere della "fortuna" (caso) sulla capacità dell'uomo di dominare il proprio
destino. L'Ariosto guarda con ironia, cioè con distaccata superiorità le assurde
vicende degli uomini, vittime delle loro illusioni e delle loro passioni: però è
un'ironia comprensiva non sprezzante.
Vi sono anche elementi di critica politica: contro il malgoverno e la follia dei
principi italiani che, lottando tra di loro, facevano entrare gli stranieri in patria:
cosa peraltro che impediva di combattere i turchi, che allora erano molto potenti.
Le altre opere minori
"Il negromante" (in endecasillabi sdruccioli, iniziata nel 1509 e condotta a termine
nel 1520, a istanza di Leone X, il quale però non la fece rappresentare. In forma
rielaborata, essa fu messa in scena a Ferrara nel carnevale del 1528. Mentre
alcuni elementi della trama derivano dalla tradizione classica, altri sono moderni.
Tutta moderna è la figura del Negromante, che presenta analogie con un
personaggio della Calandria del Bibbiena).
"La Lena" (in endecasillabi sdruccioli, rappresentata per la prima volta a Ferrara,
nel carnevale del 1528, replicata l’anno seguente, con l’aggiunta di due scene e un
nuovo prologo. Frutto della maturità del poeta, è commedia mossa e vivace, nella
quale hanno spicco i personaggi di Lena ruffiana e del servo Corbolo. Mentre
alcuni motivi derivano, secondo la consuetudine, dalla tradizione latina, altri sono
derivati dalla novellistica volgare, e ad essa (Boccaccio, Decameron, VII, 2) risale
anche l’espediente della botte in cui il giovane Flavio, amante di Licinia, si
nasconde per non essere colto dal padre di lei).
"Gli studenti" (quest'ultima, rimasta incompiuta, fu condotta a termine dal fratello
Gabriele che la pubblicò col titolo di "Scolastica" ). Le prime due commedie
seguono negli ambienti e nei personaggi il modello latino, mentre le altre mettono
in scena situazioni e personaggi tipici dell'età contemporanea.
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Immagini de
“L’Orlando
Furioso”
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Immagini de “L’Orlando Furioso”
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Immagini de “L’Orlando Furioso”
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Canto ottavo
Angelica
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Canto 10
Canto 5
Canto 18
Canto 14
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Ludovico Ariosto