Accordo di Programma
tra i Comuni dell’Ambito Distrettuale di Merate
per l’attuazione del Piano di Zona L.328/2000 e L. R. 3/2008
Triennio 2012 / 2014
Piano di Zona
dell’Ambito Distrettuale di Merate
per la programmazione
della rete d’offerta sociale
Ente Capofila Accordo di Programma
– Azienda Speciale
Comuni Area Distrettuale di Merate
Airuno, Barzago, Barzanò, Brivio, Calco, Cassago Brianza, Casatenovo, Cremella, Cernusco
Lombardone, Imbersago, Lomagna, Merate, Missaglia, Montevecchia, Monticello Brianza, Olgiate
Molgora, Osnago, Paderno d’Adda, Perego, Robbiate, Rovagnate, Santa Maria Hoé,
Sirtori, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Viganò
Provincia di Lecco
Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Lecco
Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco
Indice
Parte prima - Il Piano di Zona: strumento di programmazione per la costruzione
di un welfare della sostenibilità e della conoscenza
pag. 3
Parte seconda - Il contesto territoriale
2.1 I dati demografici
pag. 5
2.2 La non autosufficienza
pag. 12
2.3 Gli assistenti familiari
pag. 13
2.4 La situazione occupazionale nella provincia di Lecco
pag. 17
2.5 La povertà delle famiglie
pag. 20
2.6 L’analisi della spesa sociale 2009-2010
pag. 24
2.7 Le unità d’offerta sociali, socio-sanitarie ed altri servizi
pag. 36
2.8 Il Terzo settore
pag. 38
Parte terza - La valutazione del Piano di Zona 2009-2011
3.1 La valutazione del sistema di governance
pag. 40
3.2 La valutazione degli interventi
pag. 41
Parte quarta - L’assetto di governance
4.1 Gli organismi politici: l’Assemblea distrettuale dei Sindaci e l’Esecutivo distrettuale
pag. 45
4.2 L’Ente capofila: l’Azienda Speciale Retesalute
pag. 46
4.3 Il supporto alla programmazione: l’Ufficio di Piano
pag. 47
4.4 La partecipazione del Terzo settore
pag. 48
4.5 Il Coordinamento dei servizi sociali territoriali
pag. 48
4.6 La partecipazione alla progettazione: i gruppi di progetto
pag. 49
Parte quinta - La sperimentazione dell’area comune tra i tre Piani di Zona
5.1 La governance dell’area comune
pag. 51
5.2 Ruolo e partecipazione del Terzo settore
pag. 53
5.3 L’integrazione socio-sanitaria
pag. 54
5.4 L’accesso al lavoro delle fasce deboli
pag. 65
5.5 Gli interventi per l’accoglienza
pag. 66
5.6 Le politiche migratorie
pag. 67
1
5.7 La conciliazione famiglia-lavoro
pag. 70
5.8 Gli interventi nell’area dell’esecuzione penale
pag. 72
5.9 Le politiche giovanili
pag. 77
5.10 L’accreditamento delle unità d’offerta sociali
pag. 81
5.11 La formazione e l’aggiornamento del personale delle unità d’offerta sociali
e socio-sanitarie come strumento di integrazione territoriale delle competenze
5.12 Forme gestionali e risorse economiche
pag. 83
pag. 84
Parte sesta - La programmazione a livello distrettuale
Le aree di intervento prioritarie e i progetti sperimentali
6.1 Le esigenze della nuova programmazione
pag. 86
6.2 Prevenzione del ricorso a strutture residenziali per la gestione di bisogni socio-sanitari
pag. 87
6.3 Sostegno e inclusione sociale delle persone fragili e/o a rischio di emarginazione
pag. 92
6.4 Prevenzione del disagio familiare e minorile
pag. 94
6.5 Sostegno alle difficoltà economiche delle famiglie
pag. 99
6.6 Facilitazione nei percorsi di accesso ai servizi
pag. 102
6.7 Ricomposizione degli interventi di conciliazione
pag. 106
6.8 Sviluppo delle politiche giovanili
pag. 107
6.9 Le azioni per il triennio fra innovazione e sperimentazione
pag. 108
Parte settima - Le risorse economiche
pag. 110
7.1 I Fondi di Solidarietà dei Comuni
pag. 113
Parte ottava - La valutazione del Piano di Zona
pag. 114
Gli allegati
pag. 116
2
Parte prima
Il Piano di Zona: strumento di programmazione
per la costruzione di un welfare della sostenibilità e della conoscenza
Con Deliberazione n. 2505 del 16.11.2011, la Regione Lombardia ha approvato il documento “Un welfare
della sostenibilità e della conoscenza – Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale
2012-2014”, per la definizione dei nuovi Piani di Zona.
Le linee di indirizzo regionali modificano radicalmente il significato della programmazione sociale e quindi la
funzione dello strumento Piano di Zona: siamo di fronte alla rottura dello schema che attribuiva alla
programmazione la funzione principale di distribuire - assegnare le risorse date.
Tale schema deve essere sostituito con la finalità di ricomporre ed attivare le risorse complessivamente
presenti ed erogate in modo frammentato dal sistema di welfare.
Considerando che i Piani di Zona programmavano il 6,5% delle risorse finanziarie rispetto alla spesa
complessiva e che le stesse risorse non saranno più certe, si impone un cambio di passo nella direzione di
operare in modo integrato e condiviso con i vari enti e soggetti sociali, di sviluppare una strategia di
alleanze e di presidiare tutte le possibilità di generare risorse.
La nuova programmazione sociale deve pertanto puntare a ricomporre ed integrare le conoscenze, le
decisioni strategiche e le risorse disponibili.
Il ruolo degli Enti locali va dall’offerta di prestazioni alla connessioni delle reti, pertanto l’obiettivo del
triennio è che gli attori della programmazioni diventino “imprenditori di rete”, in grado di aprire una nuova
fase esplorativa che generi nuove conoscenze e apra ad un welfare che non sostituisce la società ma si allea,
non si appropria dei problemi, ma connette le risorse, che si colloca dentro la società stessa, che si orienta a
scelte sostenibili (dalle Linee di indirizzo regionali).
L’anno 2012 è considerato un anno di transizione, verso sperimentazioni di progetti innovativi, integrando
le risorse pubbliche con quelle private ed attraendo altre risorse del territorio (da imprese, fondazioni e
istituzioni bancarie).
La regione prenderà in considerazione iniziative di innovazione e progetti sperimentali consistenti,
sostenuti da partenariati significativi (ampiezza, qualificazione, corresponsabilità, natura, connessione con
altri soggetti/reti), preferibilmente a livello sovra-distrettuale.
L’altra linea strategica indicata per il prossimo triennio è l’integrazione delle politiche, ossia che i diversi
strumenti di programmazione locale, tra cui il Piano di Zona, si parlino ed interagiscano a livello territoriale,
in particolare l’integrazione con le politiche sanitarie.
La nuova programmazione deve tenere conto dei tratti evoluti della società lombarda, caratterizzata dal
progressivo invecchiamento della popolazione, dalla forte presenza di care giver informali retribuiti nelle
famiglie per la cura delle persone non autosufficienti (badanti), dal fenomeno dell’immigrazione e
dall’impoverimento delle famiglie.
Inoltre, i contenuti della programmazione devono essere coerenti con i processi di riforma in corso:
percorsi di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro; percorsi di qualificazione della rete dell’assistenza
domiciliare; piano regionale a favore delle persone con disabilità; introduzione del fattore famiglia per il
riconoscimento dei carichi di cura familiari; linee regionali per l’affido familiare; semplificazione dei percorsi
di accesso per il cittadino; semplificazione dei rapporti tra pubblica amministrazione e terzo settore.
Nelle linee di indirizzo per la programmazione locale 2012-2014, viene indicato come rilevante la
regolamentazione delle diverse forme di collaborazione con i soggetti del Terzo settore, all’interno
dell’Accordo di Programma del Piano di Zona.
3
Le possibili collaborazioni possono riguardare la coprogettazione, la sperimentazione di nuovi servizi,
prevedendo anche la partecipazione economica di tali soggetti e la sperimentazione di nuove modalità
gestionali.
In merito al ruolo del Terzo settore, la legge n. 328/2000 e poi la normativa regionale hanno sancito,
secondo il principio della sussidiarietà, che i soggetti del Terzo settore concorrono alla programmazione,
alla progettazione e alla realizzazione della rete delle unità d’offerta sociale e socio-sanitaria.
Il tavolo di consultazione del Terzo settore a livello provinciale, coordinato dall’ASL, su mandato del
Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci ha redatto un documento in merito al ruolo e alla partecipazione
del Terzo settore nella programmazione locale (vedi Allegato 1).
A livello territoriale, il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci con i Presidenti delle Assemblee Distrettuali
ha approvato un documento di indirizzo per la predisposizione dei Piani di Zona, in cui si afferma che a
partire dall’esperienza dell’Accordo di Programma per le politiche sociali e dei Piani di Zona, il territorio
lecchese è pronto a candidarsi alla sperimentazione di modelli di welfare caratterizzati dalla capacità di
sperimentare forme innovative sul piano del coinvolgimento di un numero crescente di soggetti pubblici e
privati nella governance complessiva del sistema, così come nella individuazione di forme plurali e diffuse
nella gestione dell’offerta, ampliando la ricaduta positiva sulla tutela dei cittadini (dal documento del CDR).
Conseguentemente il CDR si fa promotore di un Patto territoriale per un nuovo welfare locale che,
attraverso un Atto di Intesa sulle politiche di welfare, definisca la convergenza programmatoria, progettuale
ed economica degli enti istituzionali e degli altri sottoscrittori al fine di integrare le politiche sociali agite,
direttamente e/o indirettamente, dai diversi soggetti.
Nella predisposizione dei Piani di Zona, viene richiesto agli Uffici di Piano dei tre ambiti distrettuali di
sviluppare un’ampia analisi e progettualità rispetto a quei servizi ed interventi che costituiscono per tutto il
territorio provinciale l’area comune, entro la quale sviluppare una maggiore integrazione operativa,
valorizzando l’esperienza degli ultimi anni ma andando a individuare forme innovative nella
programmazione dei servizi.
A questa area comune fanno riferimento tutti quegli ambiti di attività che, per loro caratteristica, ha più
senso programmare in un’ottica provinciale, o per esigenze di ottimizzazione di risorse e uniformità di
prestazioni o per la complessità delle relazioni istituzionali necessarie.
Spetterà all’Ufficio dei Piani presidiare gli interventi previsti nell’area comune dei tre Piani di Zona,
promuovendo sia una logica di governo con regole unitarie nell’offerta dei servizi sul territorio, sia un livello
di programmazione provinciale, anche in vista di un futuro unico Piano di Zona.
Il Piano di Zona 2012-2014 dell’ambito distrettuale di Merate contiene infatti questa significativa e
consistente programmazione interdistrettuale (Parte quinta), condivisa con gli altri due ambiti provinciali di
Bellano e Lecco, attualmente contenuta nell’Accordo di Programma provinciale per le politiche sociali nel
territorio lecchese, ma anche in altri molteplici protocolli d’intesa, accordi, convenzioni e protocolli fra i
diversi enti.
A differenza del precedente triennio, il Piano di Zona distrettuale rappresenta lo strumento di
programmazione unico, sia per l’attività distrettuale che per quella inter-distrettuale, nella direzione della
ricomposizione e della semplificazione degli strumenti e del sistema di governo.
4
Parte seconda
Il contesto territoriale
2.1 I dati demografici
In questo paragrafo vengono presentati i dati sulla popolazione del Distretto di Merate, reperiti
dall’Osservatorio Politiche Sociali della Provincia di Lecco, con la finalità di coglierne le caratteristiche e le
variazioni negli anni, in raffronto con i dati della popolazione provinciale.
Popolazione per fasce di età al 31.12.2010
Anni
0-5
6-14
15-18
19-64
≥ 65
Totale
M
F
3.761
5.268
2.176
38.420
9.535
59.160
Tot
3.643
5.058
2.132
37.041
12.736
60.610
7.404
10.326
4.308
75.461
22.271
119.770
Ambito
distrettuale
% sulla pop.
residente
6,2%
8,6%
3,6%
63,0%
18,6%
100%
Ambito
provinciale
% sulla pop.
residente
5,9%
8,5%
3,7 %
62,0%
19,9%
100%
Popolazione negli ultimi 5 anni (Distretto di Merate)
2006
Anni
valore
assoluto
2007
valore
assoluto
2008
variaz. %
sull'anno
preced.
valore
assoluto
2009
variaz. %
sull'anno
preced.
valore
assoluto
2010
variaz. %
sull'anno
preced.
valore
assoluto
variaz. %
sull'anno
preced.
0-5
6.893
7.043
2,18%
7.181
1,96%
7.346
2,30%
7.404
0,79%
6-14
9.641
9.799
1,64%
10.037
2,43%
10.181
1,43%
10.326
1,42%
15-18
4.288
4.298
0,23%
4.307
0,21%
4.266
-0,95%
4.308
0,98%
19-64
73.071
73.868
1,09%
74.761
1,21%
75.146
0,51%
75.461
0,42%
≥ 65
20.525
21.058
2,60%
21.527
2,23%
21.973
2,07%
22.271
1,36%
114.418
116.066
1,44%
117.813
1,51%
118.912
0,93%
119.770
0,72%
Tot.
5
Distribuzione popolazione negli anni per fasce di età (valori assoluti)
6-14
La popolazione residente nel distretto di Merate al 31.12.10 ammonta a 119.770 unità, il 50,6 % sono
femmine e il 49,4 % sono maschi.
Negli ultimi cinque anni la popolazione è cresciuta notevolmente registrando una crescita di 5.352 unità,
che corrispondono ad una variazione di + 4,7 punti percentuali.
Nel particolare la fascia 0-5 anni ha registrato un aumento di 511 unità (+7,4%), la fascia 6-14 anni un
aumento di 685 unità (+7,1%), la fascia 15-18 anni un aumento di sole 20 unità (0,4%), la fascia 19-64 un
aumento di 2.390 unità (3,3 %), e la fascia ≥ 65 anni un aumento di 1.746 unità (+8 %). Nel 2006 questa
fascia d’età rappresentava il 17,9% della popolazione totale, mentre nel 2010 l’incidenza è salita al 18,6%.
Pertanto la crescita più importante è stata registrata nelle fasce d’età anziane, anche se notevole è pure
la crescita delle fasce d’età comprese fra 0 e 14 anni.
Popolazione ≥ 85 anni
Prendiamo in esame il dato dei cosiddetti “grandi anziani”, in quanto costituiscono la fascia di popolazione
che richiede maggiori cure socio-sanitarie, sia per la progressiva perdita di autonomia e sia per la possibile
condizione di maggiore solitudine.
Distretto Merate
Anni
M
F
Tot
% sulla pop.
Residente
≥ 85
674
2.081
2.755
2,3%
Distretto di
Bellano
(% sulla pop.
residente)
2,7 %
Distretto di
Lecco
(% sulla pop.
residente)
2,6 %
Provincia
Lecco
(% sulla pop.
residente)
2,5%
6
Totale popolazione ≥85 anni dal 2006 al 2010
2006
2.104
2007
2.261
2008
2.507
2009
2.671
2010
2.755
I soggetti con 85 anni o più sono lo 0,2 % in meno rispetto al dato riferito all’ambito provinciale, lo 0,4 % in
meno rispetto al dato del distretto di Bellano e lo 0,3 % in meno rispetto a quello del distretto di Lecco.
Ciò significa che la popolazione nel distretto di Merate è più giovane rispetto alla popolazione degli altri
distretti; da notare è la grande differenza tra la presenza di donne e uomini: le prime sono il 75,5 % sul
totale e i secondi solo il 24,5 %.
Negli ultimi 5 anni gli anziani sono aumentati, con una media di circa 160 unità all’anno, per un totale di
651 nell’arco del quinquennio.
Rispetto alla popolazione di età superiore agli 85 anni presente nel 2006, si è registrato un incremento
quasi del 31%; l’incidenza sulla popolazione complessiva è passata dall’1,83% al 2,30%.
Popolazione 0-3 anni
Il dato della popolazione 0-3 anni è da evidenziare, in quanto rimanda a una serie di specifici servizi a
sostegno della famiglia: si pensi alle attività consultoriali, ai servizi per la prima infanzia e alle politiche per
la conciliazione dei tempi famiglia-lavoro.
Distretto Merate
Anni
M
F
Tot
% sulla pop.
Residente
0-3
2.570
2.430
5.000
4,2%
Distretto di
Bellano
(% sulla pop.
residente)
3,7 %
Distretto di
Lecco
(% sulla pop.
residente)
3,9 %
Provincia
Lecco
(% sulla pop.
residente)
4,0%
Totale popolazione 0-3 anni dal 2006 al 2010
2006
4.621
2007
4.754
2008
4.885
2009
4.952
2010
5.000
La popolazione nella fascia d’età tra 0 e 3 anni del distretto di Merate risulta essere maggiore di 0,2 %
rispetto al dato dell’ambito provinciale, così come è superiore ai dati dei distretti di Bellano e Lecco
rispettivamente di 0,5 % e 0,3 %.
Negli ultimi 5 anni i bambini da 0 a 3 anni sono aumentati, con una media di circa 95 unità all’anno, per
un totale di 379 nell’arco del quinquennio, pari all’8,2%.
7
Popolazione straniera
Presentiamo di seguito i dati demografici relativi alla popolazione straniera presente nel Distretto di
Merate.
Popolazione per fasce di età
Anni
0-5
6-14
15-18
19-64
≥ 65
Totale
M
F
Tot
611
543
231
3.849
84
5.318
601
488
232
3.628
114
5.063
1.212
1.031
463
7.477
198
10.381
Popolazione
straniera del distretto
Totale popolazione del
distretto
% sul tot. stranieri
% sul tot. popolaz.
11,7%
9,9%
4,5%
72,0%
1,9%
100%
6,2%
8,6%
3,6%
63,0%
18,6%
100%
Popolazione straniera dal 2006 al 2010 (Distretto di Merate)
2006
2007
2008
2009
2010
valore
assoluto
valore
assoluto
variaz. %
sull'anno
precedente
valore
assoluto
variaz. %
sull'anno
precedente
0-5
768
872
13,54%
1.019
16,86%
1.124
10,30%
1.212
7,83%
6-14
773
851
10,09%
982
15,39%
1.031
4,99%
1.031
0,00%
15-18
208
322
54,81%
360
11,80%
406
12,78%
463
14,04%
19-64
4.766
5.609
17,69%
6.419
14,44%
6.927
7,91%
7.477
7,94%
111
125
12,61%
162
29,60%
193
19,14%
198
2,59%
6.698
7.779
16,14%
8.942
14,95%
9.681
8,26%
10.381
7,23%
Anni
≥ 65
Totale
valore
assoluto
variaz. %
sull'anno
precedente
valore
assoluto
variaz. %
sull'anno
precedente
I Comuni dell’ambito di Merate ospitano il 37,61 % della popolazione straniera complessiva residente in
provincia di Lecco.
Sul totale dei residenti nell’ambito meratese, la percentuale dei residenti stranieri è dell’8,66%, a cui si
aggiungono gli stranieri presenti ma non residenti.
I principali paesi di provenienza a forte pressione migratoria sono la Romania, il Marocco e l’Albania.
Gli stranieri di queste nazionalità sono rispettivamente il 18,8 %, il 17,2 % e il 12,7 % del totale della
popolazione straniera residente nel distretto di Merate.
Negli ultimi anni la popolazione straniera è aumentata costantemente in ogni fascia d’età, anche se nel
2010 la crescita è stata soprattutto per la fascia d’età 15-18 anni.
La presenza di minori stranieri è, dunque, in continuo aumento.
8
La presenza di minori è centrale per il processo di integrazione e radicamento nel contesto di accoglienza e
appare evidente che corretti percorsi di integrazione debbano avere come fulcro la famiglia e i minori,
soggetti sui quali si innestano le aspettative di un lungo insediamento.
Una rilevazione effettuata ad inizio anno scolastico 2011/2012 ha evidenziato che le scuole dell’infanzia,
primarie e secondarie di 1° grado hanno registrato complessivamente un tasso di presenza di minori
stranieri del 13%, con plessi che raggiungono punte del 40% per le scuole dell’infanzia, di oltre il 20% per le
scuole primarie e del 18% per le scuole secondarie di I grado.
La presenza nella scuola secondaria di II grado si concentra nei percorsi più brevi della formazione
professionale, con punte che raggiungono oltre il 30% del totale degli iscritti.
Di fronte a questo panorama, è evidente che prioritari diventano gli interventi per il sostegno
nell’apprendimento della lingua, il sostegno scolastico e valide politiche di integrazione rivolte ai minori.
Per quanto riguarda la popolazione adulta, particolare importanza rivestono gli interventi volti
all’insegnamento dell’italiano, gli interventi di educazione alla cittadinanza (anche alla luce della recente
evoluzione normativa) e gli interventi che facilitino l’incontro tra i servizi (scolastici, sociali, sanitari) e
l’utenza straniera, quali i servizi di mediazione linguistico-culturale.
Le famiglie
La famiglia è al centro delle politiche sociali e socio-sanitarie: le tabelle che seguono illustrano la
composizione delle famiglie del territorio, sia per numero di componenti che per numero di figli.
1 componente
2 componenti
3 componenti
4 componenti
5 componenti o più
Tot. Famiglie
Distretto di
Merate
%
Provincia di
Lecco
%
13.715
13.956
10.293
8.884
1.904
48.752
28,13%
28,63%
21,11%
18,22%
3,91%
100,00%
41.736
38.764
28.263
23.753
6.011
138.527
30,13%
27,98%
20,40%
17,15%
4,34%
100,00%
Vediamo le famiglie composte da un componente anziano:
famiglie con 1
componente
di cui anziani
soli (> 65 anni)
Distretto di
Merate
%
Provincia di
Lecco
%
13.715
100,00%
41.736
100,00%
5.577
40,66%
18.145
43,48%
9
Distretto di Merate
%
Provincia di Lecco
%
11.931
8.721
1.374
260
22.286
53,54%
39,13%
6,17%
1,17%
100%
32.913
23.920
4.060
837
61.730
53,32%
38,75%
6,58%
1,36%
100%
1 figlio
2 figli
3 figli
4 figli o più
Tot. Famiglie
Nel distretto di Merate sono presenti 48.752 famiglie: il 28,1 % sono famiglie con un componente, di cui il
40,6 % è costituito da anziani soli con più di 65 anni.
Il totale delle famiglie con figli è di 22.286, pari al 45,7 % sul totale delle famiglie.
Le famiglie considerate numerose per la presenza di tre o più figli costituiscono il 7,3 % sul totale delle
famiglie con figli.
Confrontando questi dati con quelli provinciali, si evidenzia la minor presenza di anziani soli nel distretto di
Merate (-2,8 %) e di famiglie numerose (-0,6 %).
Si evidenzia da alcuni dati dell’ISTAT relativi al 2010, che a livello regionale esistono più famiglie con
almeno un anziano (33 %) che famiglie con almeno un minore (27,1 %).
Indici della popolazione
Di seguito si riportano i dati dei più importanti indicatori demografici del distretto di Merate, che
rappresentano in modo sintetico la struttura della popolazione, rapportati al dato provinciale.
Ambito distrettuale
Ambito provinciale
10,63
8,69
1,94
125,61
50,15
10,01
8,93
1,08
137,46
52,36
Tasso di natalità
Tasso di mortalità
Tasso di crescita naturale
Indice di vecchiaia
Indice di dipendenza totale
Indici dal 2006 al 2010 - Distretto di Merate
Tasso di natalità
Tasso di mortalità
Tasso di crescita naturale
Indice di vecchiaia
Indice di dipendenza totale
2010
10,63
8,69
1,94
125,61
50,15
2009
10,56
8,12
2,44
125,37
49,74
2008
10,73
8,07
2,66
125,03
49,00
2007
10,62
8,20
2,42
125,03
48,49
2006
10,43
8,25
2,19
124,14
47,91
10
Tasso di natalità: misura la frequenza delle nascite di una popolazione nell’arco di tempo considerato (di
norma l’anno solare), è calcolato come rapporto tra il numero di nati e la popolazione media.
Nel distretto di Merate tale indice è in continua crescita ed è superiore alla media della provincia di Lecco
(10,63 rispetto a 10,01).
Andamento opposto è quello relativo al tasso di mortalità, che misura il numero di decessi in una comunità
nell’arco dell’anno, in rapporto alla popolazione media residente.
Questo indicatore presenta nel meratese valori inferiori alla media provinciale (8,69 rispetto a 8,93),
come conseguenza di una popolazione distribuita maggiormente nelle coorti più giovani.
Il tasso di crescita naturale è dato dalla differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità.
Nel distretto di Merate questo tasso è superiore a quello provinciale (1,94 rispetto a 1,08), anche se è in
continua diminuzione dal 2006, come conseguenza di un alto tasso di natalità e un basso tasso di mortalità.
L’indice di vecchiaia rappresenta un importante indicatore in quanto sintetizza in un singolo valore il
rapporto tra la popolazione di età superiore a 64 anni e quella di età inferiore a 15 anni. Un indice di
vecchiaia pari al 100% descrive una situazione di sostanziale equilibrio tra le due fasce di popolazione,
mentre un valore del 200% sta ad indicare che per ogni giovane residente sotto i 14 anni, vi sono due
persone anziane.
Come conseguenza del tasso di natalità superiore alla media, nell’ambito di Merate l’indice di vecchiaia è
decisamente inferiore alla media provinciale (125,61 rispetto a 137,46) così come alla media regionale
(125,61 rispetto a 141,9). Si prevede che nel 2030 l’indice di vecchiaia relativo alla Regione Lombardia
arriverà ad un valore pari a 186,0.
L’indice di dipendenza totale è dato dal rapporto tra la popolazione residente in età non attiva,
convenzionalmente individuata nelle fasce 0-14 anni e oltre 65 anni, e quella in età attiva 15-64 anni. Tale
indice permette di approssimare la percentuale di individui non occupati che “dipendono” da quelli che
lavorano.
Nel meratese l’indice di dipendenza totale presenta valori più contenuti di ben 2,21 punti percentuali
rispetto alla media provinciale, a confermare una buona tenuta della struttura solidaristica
intergenerazionale, come a dire che per ogni individuo non attivo nel mercato del lavoro per ragioni
anagrafiche vi sono più di due soggetti che si collocano nelle coorti di età attiva.
11
2.2 La non autosufficienza
Non esiste in Italia una sola definizione di “non autosufficienza” e d’altro canto è anche difficile connotarla
in modo univoco. Diversi sono gli strumenti presenti per l’accertamento del bisogno assistenziale della
persona e per la conseguente attivazione dei servizi: il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’indennità
di accompagnamento (INPS), gli accertamenti per l’accesso ai servizi sanitari (ASL) ed ai servizi sociali
(Comuni).
L’ultima indagine ISTAT Multiscopo 2004-2005 “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari”, ha rilevato
che il 18,5 % degli ultra 65enni (2,1 milioni di persone) riporta una condizione di totale mancanza di
autosufficienza per almeno una delle funzioni essenziali della vita quotidiana.
Prendendo come riferimento la percentuale nazionale, si stima che nel distretto di Merate le persone
oltre i 65 anni non autosufficienti sono 4.120, su una popolazione anziana totale di 22.271.
Secondo il “II° rapporto sulla non autosufficienza in Italia” (novembre 2011), sono due i fattori
sociologicamente rilevanti: l’aumento delle condizioni di disabilità e non autosufficienza prevalentemente
nelle fasce di età più avanzate, dovuto al progressivo invecchiamento della popolazione, e l’incremento
di fasce “fragili” di utenti, dovuto alla cronicizzazione delle malattie e alle modificazioni della struttura
sociale.
Si pensi oltre a ciò alla forte relazione presente tra fragilità, non autosufficienza e disabilità con la povertà e
l’esclusione sociale. Inoltre le recenti previsioni sostengono che l’età media di tutti i paesi è destinata a
crescere nei prossimi anni, potendo avere già nel 2015 una percentuale di popolazione che supera i 65 anni
pari al 22 % del totale.
Entrambi questi fattori costituiscono un “problema” in un sistema socio-sanitario che si fonda ancora sulla
cura dell’acuzie e della patologia e scarsamente mirato alla cura e assistenza della cronicità, influenzando
negativamente i comportamenti dei cittadini nel ricorso ai servizi dovuti alla persistenza di una logica
ospedalocentrica e contemporaneamente alla presenza di una rete territoriale inadeguata a supportare in
modo efficiente una presa in carico globale e continuativa.
La conseguenza più evidente è la frammentazione degli interventi, la scarsa integrazione tra i sistemi di
cura e assistenza sia in termini di tipologie di servizi che di soggetti coinvolti e il rischio spesso avvertito dal
cittadino di un “abbandono” assistenziale.
La cronicizzazione delle malattie pone in evidenza la necessità di rivedere gli obiettivi di sistema nell’ottica
di allontanare nel tempo la comparsa della condizione di disabilità/non autosufficienza (“attesa di vita
attiva”) e ridisegnare gli assetti dei percorsi assistenziali che non devono essere più mirati esclusivamente
alla cura dell’acuzie, ma all’approccio della cronicità.
L’introduzione nel 2001 da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’ICF, International
Classification of Functioning, Disability and Health, impone una metodologia di analisi e definizione della
persona con disabilità volta a costruire un profilo di funzionamento basato sul modello bio-psico-sociale.
Tale approccio ha come punto di partenza la persona malata non come avulsa dal contesto, bensì come
centro di un sistema e di un ambiente in cui diverse variabili esogene influenzano la condizione.
Questo percorso e approccio della persona con disabilità, nell’ambito della non autosufficienza ci permette
di comprendere il passaggio culturale che ha portato ad una identificazione del bisogno nella sua totalità di
aspetti sanitari, socio-sanitari, socio-assistenziali e sociali in cui l’ICF è uno strumento privilegiato non solo
dal punto di vista tecnico, ma anche riguardo alla visione della complessità in quanto è uno strumento utile
per la valutazione dei bisogni multidimensionali.
12
2.3 Gli assistenti familiari
Secondo l’ultimo rapporto INPS - Caritas (2011) i lavoratori domestici iscritti all’INPS sono 480.000, il 17,6 %
del totale dei lavoratori iscritti all’INPS. Se aggiungiamo gli irregolari, secondo l’IRS (2011) arriviamo a quasi
800.000 persone.
I dati, visto l’alta percentuale di lavoro nero, però si rincorrono. Le analisi fatte dalla Caritas e dal Censis già
nel 2009 parlavano di un milione o addirittura un milione e mezzo di assistenti familiari.
In media la donna che lavora nelle case degli italiani ha 41 anni; in più di un caso su due lavora in nero,
viene dall’est Europa, è coniugata e presumibilmente ha figli nel contesto di arrivo o di origine.
Naturalmente sono moltissime anche le latinoamericane (circa il 33%), mentre un numero più ridotto viene
da Asia o Africa. Sono mediamente persone qualificate: circa il 18% ha una laurea e il 35% un diploma di
scuola media superiore.
“Si stima che il numero delle assistenti familiari raddoppierà nei paesi Ocse da qui al 2050”.
(OECD, Help Wanted? Providing and Paying for Long Term Care, Paris, maggio 2011).
La tabella sottostante mostra quanto incide la prestazione delle assistenti familiari sulla popolazione ultra
65enne ed i relativi costi.
Prestazione
Assistenti familiari
% utenti oltre i 65 anni
7,6 %
Spesa in €
9.800.000 €
Fonte: Network Non Autosufficienza 2010, Istat 2010
Le criticità del lavoro delle assistenti familiari sono:

abusivismo, lavoratori/trici in nero;

qualità professionale spesso inadeguata (anche la conoscenza della lingua, gli usi e le culture locali);

attività spesso disconnessa dal servizio pubblico.
È indispensabile, pertanto, attivare per le assistenti familiari, politiche destinate a migliorare la qualità
dell’assistenza, in primis con la formazione.
Bisogna inoltre incentivare la regolarizzazione lavorativa, far incontrare in modo sistematico domanda ed
offerta ed integrare le assistenti familiari nella rete dei servizi pubblici.
In questa prospettiva la Provincia di Lecco ha creato a metà del 2011 il “Registro Pubblico Provinciale
Badanti – Assistenti familiari” con la finalità principale di qualificare il profilo professionale di questa
figura, favorendo nel contempo l’incontro tra famiglie e assistenti (attività gestita dal Centro Risorse
Donne di Calolziocorte).
Vengono presentate di seguito alcune tabelle che illustrano la stima della presenza delle assistenti familiari
e i tassi di copertura dei servizi rivolti alla popolazione anziana.
13
Stima delle assistenti familiari e proporzione con la popolazione e con gli anziani
Stima totale
assistenti
familiari
di cui
straniere
n. abitanti
Assistenti
familiari ogni
100 abitanti
Assistenti
familiari ogni
100 anziani
Italia
693.200
619.700
58.462.370
1,19
6,1
Regione
Lombardia
126.180
117.500
9.393.090
1,34
7,0
Prendendo come riferimento il dato regionale delle assistenti familiari ogni 100 anziani, si stima che nel
distretto di Merate le assistenti familiari sono 1.559 su una popolazione anziana di 22.271.
Quantità numerica dei servizi e costi medi mensili
SERVIZI
Numero
Costo medio mensile
Assistenti fam. con
contratto regolare
46.800
1.200€
Assistenti fam. senza
contratto
79.400
850€
RSA (media)
52.000
1.600€
Tassi di copertura dei servizi per anziani più diffusi in Lombardia - 2010
SERVIZI
Assistenza domiciliare integrata ASL
Assistenza domiciliare sociale Comuni
Buoni sociali
RSA e case riposo
Assistenti familiari
Totale
Anziani che ne usufruiscono
82.000
31.000
12.200
52.000
126.000
303.200
% su tot. ultra
65enni
(circa 1.800.000)
4,5 %
1,7 %
0,7 %
2,8 %
7,0 %
16,8 %
Nel 2010 il tasso di copertura del Servizio di Assistenza Domiciliare (rapporto tra volume delle persone
ultra65 in carico al SAD e popolazione totale ultra65) sul nostro territorio è 1,5% (Provincia di Lecco 1,8%).
Nel Distretto di Merate il tasso di copertura dell’Assistenza Domiciliare Integrata ASL è pari al 4,56%,
mentre in RSA è del 9,26%.
Si riportano di seguito i dati sull’Assistenza Domiciliare Integrata e sulle Residenze Sanitarie Assistenziali,
forniti dall’ASL.
14
Assistenza Domiciliare Integrata – Anno 2010
Fasce d’età
Assistiti
(Difra+Erogatori)
65-74
>74
>65
Popolazione
Residente Merate
228
787
1015
Tasso
*100
11952
10308
22260
1,91
7,63
4,56
Assistiti a domicilio - tasso x 100 residenti 65-74
Distretto
Bellano
Lecco
Merate
ASL
2006
1,7
1,7
2,3
1,9
2007
1,6
1,7
2,2
1,8
2008
1,8
1,8
2,2
1,9
2009
1,9
2,0
2,2
2,0
Assistiti a domicilio - tasso x 100
residenti ≥75
2010
1,3
1,7
1,9
1,7
Distretto
Bellano
Lecco
Merate
ASL
2006
6,8
6,3
8,7
7,4
2007
6,2
5,7
8,6
6,7
2008
7,7
6,6
9,6
7,8
2009
7,9
6,5
8,6
7,4
2010
6,3
5,2
7,6
6,2
Negli ultimi cinque anni il tasso degli anziani assistiti al domicilio è in calo, mentre sono in continuo
aumento gli assistiti dal Servizio Cure Palliative.
Assistiti Cure Palliative - tasso x 100.000 residenti
Distretto
Bellano
Lecco
Merate
2006
149,0
198,9
214,7
2007
159,9
211,7
231,3
2008
142,3
221,7
238,4
2009
125,9
206,8
243,7
2010
208,0
236,9
255,8
ASL
196,5
210,3
214,4
206,9
218,7
15
Residenze Sanitarie Assistenziali – Anno 2010
Fasce d’età
Assistiti
RSA
65-74
>74
>65
Popolazione
Residente
Merate
163
1899
2062
Tasso
*100
11952
10308
22260
1,36
18,42
9,26
Il tasso di saturazione delle RSA è in aumento sostanzialmente in tutte le strutture del territorio, continua il
trend di lieve incremento dell’indice di saturazione e dell’indice di accoglienza iniziato nel 2009.
Questo dato conferma la tendenza di progressiva saturazione delle strutture (nel 2010 il valore complessivo
è ormai prossimo al 100%), in linea con quanto rilevato in termini di tempi d’attesa per gli inserimenti.
Indice di saturazione
anno
RSA
Distretto
Bellano
Lecco
Merate
Asl
2006
99,13%
98,90%
97,36%
98,41%
2007
98,75%
99,14%
98,32%
98,79%
2008
97,95%
99,11%
98,81%
98,81%
2009
99,08%
98,90%
99,03%
98,98%
2010
99,33%
99,01%
99,10%
99,09%
Altre
I.D.R. Frisia
Hospice
94,83%
82,00%
95,71%
88,15%
96,08%
85,25%
96,30%
85,95%
96,38%
82,51%
indice di accoglienza per residenti ASL
anno
Distretto
RSA
Bellano
Lecco
Merate
Asl
2006
2007
2008
2009
2010
88,38%
84,88%
66,38%
78,98%
83,58%
92,05%
67,03%
82,05%
84,42%
91,93%
65,57%
81,64%
85,98%
90,16%
69,08%
82,23%
87,53%
88,67%
72,21%
82,85%
16
2.4 La situazione occupazionale nella Provincia di Lecco
Nell’attuale contesto di crisi economica il sistema lecchese sembra resistere, ancorandosi alle eccellenze
del sistema produttivo territoriale e gestendo le situazioni di crisi con gli strumenti di politica attiva e
passiva del lavoro che consentono di limitare l’impatto sociale delle difficoltà occupazionali.
Fra i numerosi dati e indicatori disponibili - sistematicamente rilevati e monitorati dall’Osservatorio
Territoriale del Mercato del Lavoro - quello che meglio testimonia la tenuta del sistema lecchese è il tasso
di occupazione tra i 20-64 anni, che si colloca al 70%, valore al di sopra della media regionale e secondo tra
le province lombarde, pur essendosi allontanato (nel 2008 si attestava sul 71,3%) dall’obiettivo stabilito
della strategia di “Europa 2020” che indica un traguardo per il 2020 pari al 75%.
Aumenta anche il tasso di disoccupazione che per la prima volta nella storia della provincia supera la
soglia dei 5 punti percentuali (5,3%), con valori (stimati) per il 2011 attorno al 6 %.
La disoccupazione complessiva rimane comunque al di sotto della media lombarda mentre risulta più
elevato del livello regionale il tasso di disoccupazione giovanile che in provincia di Lecco supera,
nell’ultima rilevazione, il 20%.
Gli ammortizzatori sociali attivati, in primo luogo la Cassa Integrazione, hanno in parte limitato la crescita
della disoccupazione che altrimenti avrebbe sfiorato il tetto del 10%.
La maggior parte degli indicatori che misurano il sistema occupazionale e il mercato del lavoro in provincia
di Lecco – come è possibile osservare nel quadro di sintesi sotto riportato – evidenziano una dinamica
negativa, più o meno accentuata, fra il 2008 e il 2011.
La perdita di oltre 3.000 occupati (fra la popolazione residente in provincia) determina una riduzione di 2,3
punti il tasso di occupazione e, di contro, la crescita pure superiore alle 3.000 persone in cerca di
occupazione innalza il tasso di disoccupazione dal 3,2 al 5,3%.
Sono i giovani a soffrire maggiormente gli effetti della crisi e della conseguente minor propensione delle
imprese all’assunzione di nuovo personale. Le conseguenze si riflettono nel tasso di disoccupazione
giovanile che negli ultimi anni è passato dal 9,4% del 2008 al 20,9% del 2010.
17
Permane un’alta propensione dei giovani alla prosecuzione degli studi dopo il diploma (quasi l’80% dei
diplomati si iscrive all’università) mentre le imprese confermano una maggiore propensione ad assumere
diplomati di tipo tecnico e professionale.
Il fabbisogno di diplomati, pur essendo diminuito rispetto al periodo pre-crisi rimane parzialmente
insoddisfatto mentre si evidenzia un surplus di laureati attorno alle 7-800 unità.
Ma il fenomeno che più di ogni altro preoccupa è la forte espansione del numero dei cosiddetti NEET
(giovani “Not in Employment, Education or Training”) che sono passati da 2.350 nel 2008 ad oltre 6.000.
Dal momento che la popolazione provinciale tra i 15 e i 24 anni è aumentata solo di alcune centinaia di
unità e la quota di giovani iscritti alle scuole superiori e all’università è rimasta pressoché invariata negli
ultimi anni, i NEET sono prevalentemente causati dalla diminuzione di occasioni di lavoro; una quota
crescente di giovani pertanto è in attesa di un’opportunità di lavoro e nel frattempo non intraprende
percorsi di acquisizione o consolidamento delle proprie competenze.
Dal punto di vista settoriale è il comparto industriale a soffrire maggiormente gli effetti della crisi.
Soffrono in particolare le imprese artigiane, che perdono più addetti delle altre imprese, la filiera tessileabbigliamento, per la quale prosegue il declino strutturale iniziato già prima del 2008 e il settore
metalmeccanico, asse portante del sistema economico lecchese.
E’ nel manifatturiero che si concentra il maggior numero (25 su 30) di crisi aziendali dichiarate da imprese
medio-grandi operanti sul territorio della provincia e il personale segnalato in esubero supera ampiamente
la soglia delle 1.000 unità e l’evoluzione delle crisi non lasciano intravedere, sia per molte imprese che per
molti lavoratori, una soluzione positiva.
E’ stato il settore dei servizi a compensare parzialmente le perdite occupazionali dell’industria, delle
costruzioni e della Pubblica Amministrazione.
Positivi soprattutto gli andamenti occupazionali del settore turismo e ristorazione e nell’assistenza sociale,
settori nei quali si registra nel triennio 2007-2010 rispettivamente un incremento del 12% e del 13,6% di
addetti. In crescita, seppur più limitata, anche l’occupazione nel commercio e nei servizi alle imprese
mentre l’unico comparto dei servizi che perde addetti è quello dei trasporti. Infine prosegue anche nel 2011
il consistente ricorso agli strumenti di politica attiva e passiva per il lavoro.
18
Da alcuni dati del Servizio per l'Impiego e Servizio Lavoro della Provincia di Lecco relativi al distretto di
Merate, nel 2010 si rilevano 14.800 avviamenti lavorativi, di cui 7.194 femmine e 7.606 maschi, e 14.748
cessazioni lavorative, di cui 7.057 femmine e 7.691 maschi. Le iscrizioni al Centro per l’impiego sono state
2.343 (1.205 femmine e 1.138 maschi) e le dichiarazioni di immediata disponibilità 2.387 (1.224 femmine e
1.163 maschi). Il numero di dichiarazioni di immediata disponibilità maggiore degli iscritti è dovuto alla
possibilità, per ogni singolo iscritto, di svolgere più attività lavorative di breve durata nel corso dello stesso
anno, segnalando la propria disponibilità in vista della scadenza di ogni contratto temporaneo.
2.4.1 Il mercato del lavoro femminile
Decisamente positivo per l’occupazione femminile il decennio 2000-2010 nella provincia di Lecco, anche
se i livelli di impiego che si attestano al 55,8% non hanno raggiunto i livelli indicati nel 2000 dall’UE come
obiettivo per il 2010, che fissavano il tasso di occupazione per il segmento femminile al 60%.
Le dinamiche dell’ultimo triennio evidenziano situazioni di criticità sul mercato del lavoro che hanno
generato conseguentemente livelli più bassi nell’occupazione e, di contro, un innalzamento della
disoccupazione.
È da sottolineare comunque un dato per certi aspetti positivo, e cioè che le difficoltà incontrate dalla
componente femminile sono risultate meno evidenti rispetto a quelle che hanno investito il segmento
maschile.
I principali dati ed indicatori relativi al mercato del lavoro femminile mostrano infatti una riduzione del
tasso di occupazione femminile (-0,9%) più contenuta rispetto a quella maschile (-3,5% tra il 2008 e il
2010).
Altri indicatori registrano dinamiche meno positive per la popolazione femminile: fra questi il tasso di
disoccupazione che nel periodo 2008-2010 sale di 2,2 punti per le donne e di 1,9 punti per gli uomini.
Un dato sicuramente positivo, almeno nei suoi aspetti quantitativi, riguarda la relazione positiva fra
natalità e occupazione: negli ultimi dieci anni si osserva infatti un progressivo aumento del numero dei
nati e un corrispondente aumento delle donne occupate.
Un dato positivo che trova spiegazione nella progressiva diffusione dei servizi per l’infanzia, i quali sono
aumentati da 35 unità nel 2000 a 122 unità nel 2011.
Si tratta di un incremento decisamente consistente, con un’ampia diffusione dei servizi sulla quasi totalità
del territorio provinciale: nel 2011 sono presenti 23 unità nel distretto di Bellano, 39 in quello di Merate e
60 nel distretto di Lecco.
La maggior offerta di servizi per l’infanzia, contribuendo a risolvere talune criticità nella cura dei bambini,
ha senza dubbio favorito l’innalzamento dell’occupazione femminile, in particolare nella fascia d’età delle
donne di 25-34 anni il cui livello di occupazione ha raggiunto nell’ultimo triennio valori decisamente
superiori a quelli che si registravano nei primi anni del decennio.
Nel 2010 in questa fascia d’età la provincia di Lecco si colloca al primo posto tra le province lombarde e al
secondo posto a livello nazionale.
Tuttavia le statistiche fornite dall’INPS relative ai congedi per maternità nei primi anni di vita del bambino
evidenziano come il lavoro di cura dei figli e della famiglia sia ancora ampiamente in carico alle donne, con
effetti in molti casi negativi nello sviluppo di un percorso professionale: i dati disponibili indicano infatti che
il congedo per maternità viene chiesto per il 98-99 % dei casi dalla donna.
Il dato più evidente, con risvolti negativi, è quello che riguarda la rinuncia a proseguire un’attività lavorativa
a seguito della maternità; le statistiche segnalano nell’ultimo quinquennio che in provincia di Lecco circa
19
200 donne ogni anno interrompono il rapporto di lavoro dichiarando incompatibile l’attività professionale
con l’assistenza al figlio neonato o per gli elevati costi di assistenza (asili nido, baby sitter, ecc…).
La maggior parte delle dimissioni riguarda le donne nella fascia d’età tra i 25 e i 35 anni (60-70%),
soprattutto in coincidenza con la nascita del primo figlio (40-50%).
Infine, considerando la popolazione femminile occupata tra i 25 e i 44 anni (36-37 mila unità), la quota
percentuale di dimissioni su tale popolazione occupata supera di poco lo 0,5 %.
2.5 La povertà delle famiglie
In Italia, dopo alcuni anni di relativa stabilità, il fenomeno della povertà economica appare in leggera
crescita: dal 2009 al 2010 la povertà relativa nel nostro paese è infatti aumentata, passando dal 10,8 %
all’11 % delle famiglie residenti.
In Lombardia l’incidenza della povertà relativa è inferiore alla media nazionale ed in controtendenza in
rapporto alla crisi. Mentre nel 2009 la povertà coinvolgeva il 4,4 % delle famiglie residenti, nel 2010 solo il
4,0 % delle famiglie; nel quadro complessivo nazionale, la Lombardia risulta la regione meno povera d’Italia.
La povertà relativa in Italia e in Lombardia. Anni 2003-2010
(% di famiglie povere sul totale delle famiglie residenti)
Lombardia
Italia
2003
4,5
10,6
2004
3,7
11,7
2005
3,7
11,1
2006
4,7
11,1
2007
4,8
11,1
2008
4,4
11,3
2009
4,4
10,8
2010
4,0
11,0
Fonte: Istat
Oltre ai dati sulla povertà economica in senso stretto, sono disponibili da fonte pubblica una serie di
ulteriori statistiche, che ci possono aiutare a costruire un profilo socio-economico delle regioni italiane,
soprattutto dal punto di vista della presenza in tali territori di varie forme di disagio sociale e carenza di
risorse economiche. Attingendo a tali fonti statistiche, si evince una situazione sostanzialmente positiva in
Lombardia, dove tutti gli indicatori Istat registrano valori di disagio inferiori alla media nazionale.
Rispetto al 2008, tuttavia, si evidenziano delle dinamiche non del tutto positive:
Diminuiscono del 15,5% le famiglie che arrivano a fine mese con molta difficoltà;
Aumentano del 7,3% le famiglie che risultano deprivate secondo l’Indice Eurostat1;
Aumentano del 7,3% le famiglie che non riescono a riscaldare la casa adeguatamente;
Aumentano del 7,0% le famiglie che non riescono a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni;
Diminuiscono dell’1,6% le famiglie che non riescono a sostenere spese impreviste di 750 €;
Aumentano gli sfratti per morosità o per altra causa (sono il 68,3 %) secondo l’ISTAT.
1
Si definisce deprivata una famiglia che presenta almeno tre sintomi di deprivazione tra i seguenti:
1.
non riesce a sostenere spese impreviste;
2.
non può permettersi una settimana di ferie in un anno lontano da casa;
3.
ha arretrati (mutuo, o affitto, o bollette o altri debiti diversi dal mutuo);
4.
non può permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni;
5.
non può permettersi di riscaldare adeguatamente l'abitazione;
non può permettersi: 6. la lavatrice, 7. la tv, 8. il telefono, 9. l’automobile.
20
Indicatori di povertà disagio socio-economico (2009) - % di famiglie che:
Lombardia
Italia
Arriva a fine
mese con molta
difficoltà
Non riesce a fare un
pasto adeguato
almeno ogni 2 giorni
Non riesce a
riscaldare la casa
Adeguatamente
Non riesce a
sostenere
spese
impreviste di
750 €
Indicatore
Eurostat di
deprivazione
10,9
15,3
4,6
6,6
4,4
10,6
23,9
33,3
8,8
15,2
Livello provinciale
Nel marzo 2011 l’Osservatorio per le Politiche Sociali, in collaborazione con il CISeD , ha pubblicato una
ricerca sulla povertà in provincia di Lecco “Strade in salita”, da cui si possono ricavare alcuni dati
riguardanti questa tematica.
Ciò che emerge in primo luogo è una crescita delle situazioni di difficoltà, non solo da parte degli stranieri,
che di questa fetta di popolazione costituiscono circa il 60-80% ma anche degli italiani, che come beneficiari
degli aiuti comunali costituiscono il 57%.
La situazione di povertà va analizzata tenendo conto delle sue numerose sfaccettature: vari infatti sono i
volti della povertà, da quella estrema, a quella economica causata da un reddito insufficiente, a quella
relativa a situazioni critiche dell'esistenza (divorzi, malattie, soccorso anziani e tutto ciò che incide sul
bilancio familiare).
Nel 2009 sono state registrate più di 2000 persone che hanno fatto domanda di aiuto il 5% in più rispetto
al 2008.
Da quel che emerge inoltre dai dati raccolti grazie al Centro di ascolto Caritas, oltre la metà di questi
richiedenti è disoccupata, anche se sono raddoppiate le richieste degli operai con problemi di insufficienza
di reddito per arrivare a fine mese.
Le maggiori richieste comunque riguardano i beni materiali e i servizi (circa il 62.5%), il lavoro (43%) e i
sussidi economici (20.8% rispetto al 10% del 2008).
Positivo il lavoro svolto dai Centri di Accoglienza, quali quello di Via dell'Isola, e il campo dei "senza fissa
dimora" istituito nel dicembre 2010 dal Comune di Lecco in collaborazione con la parrocchia di San Nicolò, i
volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa.
Le cause che hanno portato all’attuale scenario sono diverse: accanto alla crisi del mercato del lavoro,
evento che incide in modo trasversale, non possono essere dimenticati gli avvenimenti problematici
dell’esistenza, l’indebolimento delle reti familiari con la conseguente solitudine, le resistenze a
ridimensionare gli stili di vita a fronte di minori risorse, la difficoltà ad onorare i prestiti ottenuti per il
mutuo o per acquisti rateali, le spinte del mercato atte ad influenzare le scelte individuali verso l’acquisto di
beni non prioritari.
Per quanto riguarda le politiche di intervento a contrasto del fenomeno, si osserva anzitutto la crescita
della necessità di interventi di emergenza, i quali si configurano di mera assistenza a fronte di situazioni
che richiedono azioni immediate per salvaguardare l’incolumità delle persone.
Di conseguenza diminuiscono le possibilità di produrre azioni di promozione delle persone, le quali incidono
maggiormente sulla riduzione della povertà; si deve tuttavia considerare che nel territorio sono presenti
persone con le quali non è possibile attivare progetti, perché non vogliono o non riescono.
21
È necessario mettere in luce le diverse azioni di contrasto al fenomeno che non si limitano alla fornitura di
beni o di aiuti, ma prevedono importanti interventi immateriali: l’ascolto, la presa in carico,
l’accompagnamento, la consulenza, lo stimolo ad attivare le risorse personali evitando l’assistenzialismo.
Il tutto si traduce nel progettare con le persone a favore delle stesse.
Nel territorio lecchese è presente un significativo lavoro di rete tra i diversi soggetti pubblici e privati che
operano per in contrastare il fenomeno della povertà.
Di seguito vengono presentati alcuni dati relativi alle persone in condizione di povertà, assistite dagli enti
del Terzo settore distribuiti per tipologia di interventi.
Nel punto successivo 2.6 di analisi della spesa sociale e nel punto 6.5 sul sostegno alle difficoltà economiche
delle famiglie, vengono presentati anche i dati dei Comuni.
Diffusione della povertà
N° di assistiti dagli enti di terzo settore che offrono servizi di
contrasto alla povertà materiale
n.
%
Como - Lecco – Sondrio
22.432
6,8 %
Lombardia
331.866
100 %
Fonte: Censimento ORES sugli enti all’1.1.2010
Nelle province di Como, Lecco e Sondrio nel corso del 2009 sono state assistite più di 22 mila persone da
enti che offrono servizi di contrasto alla povertà materiale: una quota di “poveri” che rappresenta circa il
6,8 % del totale degli assistiti dalla regione.
Profili
Distribuzione % degli assistiti
per sesso, cittadinanza e classi
di età
%
Maschi
Femmine
Italiani
stranieri
0-17 anni
18-64
anni
≥ 65 anni
Lecco
49,7
50,3
32,0
68,0
19,8
73,4
6,8
Lombardia
43,1
56,9
40,0
60,0
17,1
70,4
12,6
Fonte: Censimento ORES sugli enti all’1.1.2009
In linea con il dato regionale, nella provincia di Lecco si registra una predominanza di adulti tra i 18 e i 64
anni, ma gli assistiti di 65 anni o più sono la metà.
La maggior parte delle persone della provincia di Lecco sono di sesso femminile, anche se la differenza
percentuale con l’altro sesso è minima, e si tratta perlopiù di stranieri.
22
Lotta alla povertà
Numero di enti del terzo settore per il contrasto alla povertà
materiale
n.
%
Lecco
45
2,8 %
1.587
100 %
Lombardia
Fonte: Censimento ORES sugli enti all’1.1.2009
Nella provincia di Lecco sono stati censiti 45 enti che si occupano di offrire servizi di contrasto alla povertà
materiale: una quota di enti che rappresenta il 2,8 % del totale degli enti censiti nell’intero territorio
regionale.
Rispetto a quanto osservato nel 2008 nella provincia di Lecco si è osservata una significativa riduzione del
numero di enti che si occupano della lotta alla povertà (-15,1 %), dato in controtendenza rispetto alla media
regionale (+4,9 %).
Distribuzione %
degli enti di
terzo settore
per il contrasto
alla povertà per
tipologia di
servizi offerti
%
Servizio
Distribuz.
Dormito
Case di
Distribuz.
rio
accoglienza
o comunità
mensa o
farmaci o
distribuz.
assistenza
pacchi
sanitaria
Servizi
Erogaz.
Abbigliam
per
contributi
ento
l’igiene
monetari
Ascolto
Accompag
namento
alimentari
Lecco
61,4
20,5
0,0
29,5
27,3
11,4
27,3
22,7
34,1
Lombardia
58,3
15,4
2,3
25,1
25,2
5,9
30,1
38,2
27,5
Fonte: Censimento ORES sugli enti all’1.1.2009
Il servizio prevalente offerto dagli enti della provincia di Lecco è legato ai bisogni alimentari della
popolazione; rispetto alla media regionale va sottolineata una presenza superiore di enti che distribuiscono
farmaci e abbigliamento, offrono assistenza sanitaria, servizi per l’igiene, accompagnamento o accoglienza.
Nella provincia di Lecco inoltre la capacità di prendere in carico gli assistiti in forma completa offrendo
molteplici servizi risulta in linea con il dato regionale: quasi la metà degli enti offre almeno tre tipologie di
servizio differente (il 47,4 % sul totale degli enti).
(Fonte: Censimento ORES sugli enti all’1.1.2009)
Difficoltà abitativa
Nella provincia di Lecco si è fatto meno ricorso al Fondo Sostegno Affitti rispetto al più ampio dato
regionale, indicando una tendenziale minore difficoltà nell’ambito abitativo (l’1,1 % delle famiglie contro
l’1,4 % medio regionale).
23
Rispetto al 2008 anche a Lecco, così come nel complesso della regione, si è osservato un lieve calo del
numero delle domande di Fondo Sostegno Affitti rispetto al numero di famiglie residenti (-0,2 punti
percentuali).
Il numero degli sfratti per morosità in Lombardia cresce di anno in anno (4.772 nel 2008, 6.398 nel 2009).
La diffusione dei casi in difficoltà abitativa più estrema è inferiore rispetto alla media regionale: lo 0,16 %
delle famiglie nel 2009 ha ricevuto uno sfratto per motivi di morosità contro un dato regionale dello 0,2 %,
lo 0,01 % in più rispetto al 2008.
(Fonte: Elaborazione dati ORES su dai Osservatorio regionale sulla condizione abitativa, Regione Lombardia)
2.6 L’analisi della spesa sociale 2009-2010
Viene presentata di seguito l’analisi della spesa sociale, che è l’esito di un lavoro curato dall’Osservatorio
Politiche Sociali della Provincia di Lecco in collaborazione con gli Uffici di Piano.
La spesa sociale oggetto di analisi riguarda il biennio 2009 - 2010, rendicontata dai singoli Comuni su schede
regionali.
La spesa sociale dei Comuni è stata integrata dai consuntivi degli ambiti distrettuali, ossia dalla spesa
gestita direttamente dagli Uffici di Piano per interventi e servizi erogati a livello distrettuale.
2.6.1 Il quadro complessivo
La spesa sociale complessiva
ANNO 2010
VARIAZ. SUL 2009
11.198.266 €
- 46.143 €
ANNO 2009
11.244.410 €
VARIAZ. % SUL 2009
- 0,41 %
La spesa sociale complessiva del distretto di Merate presenta nel 2009 il valore di € 11.244.410 e nel 2010 il
valore di € 11.198.266, con un decremento dello 0,41 %, dato in linea con la spesa sociale complessiva
provinciale, la quale ha subito un decremento dello 0,23%.
Le fonti di finanziamento della spesa sociale
% COMUNE
% UTENZA
% FSR
% FNPS
% FONDO
NON
AUTOSUFF.
% FONDO
INTESA
% ALTRE
FONTI *
2009
61,09 %
9,77 %
12,43 %
12,04 %
0,70 %
0,25 %
3,73 %
2010
67,86 %
8,71 %
10,47 %
3,60 %
1,74 %
0,09 %
7,54 %
* “ALTRE FONTI” accorpa i seguenti campi: “Altri EE. Locali”, “Altre entrate” e “Altro”
Le diverse fonti di finanziamento della spesa presentano dei valori percentuali di incidenza sostanzialmente
stabili nel 2010 rispetto al 2009 per quanto riguarda: la quota di compartecipazione alla spesa da parte
degli utenti (- 1,06 %), il Fondo Non Autosufficienza (+ 1,04 %) e il Fondo Intesa (- 0,16 %).
I Comuni hanno finanziato la spesa sociale per il 67,86 % nel 2010, con un incremento del 6,77 % rispetto al
2009. Anche i finanziamenti derivati da “altre fonti” sono aumentati del 3,81 %.
24
Infine il Fondo Sociale Regionale e soprattutto il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali si sono ridotti
rispetto al 2009: il primo dell’1,96 % e il secondo dell’8,44 %.
Anche in questo caso è utile vedere, oltre alla composizione delle fonti di finanziamento, la variazione
subita da ciascuna di esse nel 2010, rispetto al 2009:
Si evince chiaramente come il maggiore impatto del calo dei finanziamenti pubblici sia stato assorbito dai
Comuni, che hanno messo a disposizione il 10,61% di risorse in più rispetto all’anno precedente, mentre
l’esborso sopportato dall’utenza è addirittura calato dell’11,22%.
La spesa sociale suddivisa per aree di intervento
AREA D'INTERVENTO
2009
TOTALE COSTO
2010
% COSTI SUL TOT.
TOTALE COSTO
% COSTI SUL TOT.
Anziani
€ 1.821.305
16,20%
€ 1.699.064
15,20%
Disabili
€ 2.514.000
22,40%
€ 2.704.174
24,20%
Minori/famiglia
€ 4.093.105
36,40%
€ 3.851.298
34,40%
€ 87.707
0,80%
€ 51.191
0,50%
€ 694.785
6,20%
€ 701.924
6,30%
Dipendenze
€ 53.817
0,50%
€ 36.457
0,30%
Salute mentale
€ 75.512
0,70%
€ 54.544
0,50%
€ 729.081
6,50%
€ 835.573
7,50%
€ 1.083.283
9,60%
€ 1.092.434
9,80%
Partecipaz. costi gestione PdZ
€ 67.520
0,60%
€ 163.107
1,50%
Attività trasversali
€ 24.294
0,20%
€ 8.500
0,00%
€ 11.244.410
100,00%
€ 11.198.266
100,00%
Immigrazione
Emarginazione/povertà
Compartecip. spesa soc.-san.
Serv. soc. e segr. soc.
TOTALE
25
L’area d’intervento in cui i costi sono maggiori è quella relativa ai minori e alla famiglia sia nel 2009 sia nel
2010, anche se la variazione è stata del 2% in meno sul 2009. All’opposto l’area riguardante i disabili ha
registrato un incremento dei costi del 1,8 %. La terza area d’intervento in ordine decrescente di costi è
quella degli anziani, la quale in percentuale ha registrato una variazione di 1% in meno sul 2009.
Riguardo alle aree anziani e disabili va notata l’incidenza della spesa per la compartecipazione alla spesa
socio-sanitaria (integrazione rette RSA, RSD, … ) che è passata dal 6,5 al 7,5%.
Segue queste voci di spesa quella relativa alla gestione del servizio sociale professionale e del segretariato
sociale, pari al 9,8% nel 2010, in leggero aumento rispetto all’anno precedente.
Significativo è l’impegno economico riservato alle altre aree di intervento: immigrazione, salute mentale e
dipendenze rappresentano complessivamente solo l’1,3% della spesa complessiva.
Per quanto riguarda il costo relativo alla partecipazione ai costi di gestione per il Piano di Zona (Ufficio di
Piano), che nel 2010 rappresenta l’1,5 % delle spese complessive, va notato che il considerevole aumento
delle quote esposte nelle rendicontazioni è dovuto ad una differente valorizzazione dei costi di gestione,
che nel 2009 non erano stati indicati. La cifra relativa a quell’anno comprende quindi solo il costo del
personale.
E’ interessante notare poi la variazione di spesa all’interno di ogni singola area di intervento, mostrata dal
grafico successivo:
Risulta qui evidente come la spesa nelle singole aree sia aumentata, o, più spesso, diminuita nel 2010
rispetto al 2009.
DISTRETTO
Bellano
Lecco
Merate
La spesa sociale pro capite
ANNO 2009
ANNO 2010
95,30 €
93,73 €
118,02 €
117,32 €
94,56 €
93,54 €
VARIAZ. SUL 2009
- 1,57 €
- 0,70 €
- 1,02 €
26
Facendo riferimento al 2010, Lecco spende in media 23,69 € pro capite in più di quanto spendono i Distretti
di Bellano e Merate.
La variazione tra il 2009 e il 2010 invece è per tutti e tre i Distretti negativa (media - 1€).
A fronte dell’aumento della popolazione e della diminuzione delle risorse complessive, la spesa pro-capite è
ovviamente diminuita, così come la spesa per famiglia. Il dato è in linea con quello degli altri due distretti.
DISTRETTO
ANNO 2009
Bellano
Lecco
Merate
215,86 €
290,70 €
233,39 €
La spesa sociale per famiglia
NUCLEI
ANNO 2010
FAMILIARI
23.621
211,69 €
67.187
287,99 €
48.178
229,41 €
NUCLEI
FAMILIARI
23.845
67.865
48.814
VARIAZ. SUL
2009
- 4,17 €
- 2,71 €
- 3,98 €
Facendo riferimento al 2010, Lecco spende in media 67,44 € in più per famiglia di quanto spendono i
Distretti di Bellano e Merate. La variazione tra il 2009 e il 2010 è per tutti e tre i Distretti negativa (media 3,62 €).
L’incidenza della spesa sociale sul totale delle spese correnti anno 2009
DISTRETTO
SPESA SOCIALE
TOT. SPESE CORRENTI
INCIDENZA
Bellano
5.098.794 €
47.747.806 €
10,68 %
Lecco
19.531.227 €
129.357.752 €
15,10 %
Merate
11.244.410 €
76.668.059 €
14,67 %
Nel 2009 l’incidenza della spesa sociale sul totale delle spese correnti è stata maggiore per il Distretto di
Lecco (15,10 %), del 14,67 % per il Distretto di Merate e del 10,68 % per il Distretto di Bellano.
Non è ancora disponibile il dato relativo al 2010, tuttavia, visto l’aumento della spesa sostenuta dai Comuni
nel 2010, rispetto alla spesa sociale complessiva (v. paragrafo “Le fonti di finanziamento della spesa
sociale”), si può facilmente ipotizzare che l’incidenza sulle spese correnti sia altrettanto aumentata.
Gestione dei Comuni
Trasferimenti ad altro
ente
Gestione Ente capofila
PDZ
Totale spesa
Le modalità di gestione della spesa sociale
ANNO
ANNO
% 2009
% 2010
2009
2010
7.126.103 63,37 %
6.617.322
59,09 %
VARIAZ.
SUL 2009
- 508.781
VARIAZ. %
SUL 2009
- 4,28 %
3.766.055
3,13 %
3.892.797
6,15 %
126.742
+ 3,02 %
352.252
33,50 %
688.147
34,76 %
335.895
+ 1, 27 %
11.244.410
100 %
11.198.266
100 %
- 46.143
- 0,41 %
La spesa sociale gestita dai Comuni nel 2009 era pari al 63,37 % del totale, mente nel 2010 è di 59,09 %;
questo significa che i Comuni gestiscono sempre meno direttamente la spesa sociale e trasferiscono le
risorse a Retesalute per la gestione associata delle stesse, che dal 2009 è incrementata del 3,02 %.
Nel 2010 l’Ente capofila del distretto di Merate ha gestito circa il 35% della spesa sociale, mentre tale
valore è pari a circa il 27% per il distretto di Bellano e a circa il 9% per quello di Lecco.
27
2.6.2 Approfondimenti per aree d’intervento
Anziani
L’andamento della spesa sociale per l’area anziani evidenzia una consistente quota di gestione in capo ai
comuni singoli, a fronte del 25% circa di spesa che viene gestito in forma associata, mentre residuali sono i
trasferimenti ad altro ente.
La composizione delle fonti di finanziamento evidenzia una maggiore incidenza dell’intervento comunale,
che passa dal 46% del 2009 al 54% del 2010 e risulta essere in linea con la media provinciale. L’utenza
invece ha finanziato nel 2009 il 23% della spesa, mentre nel 2010 il 21,5 %, il 4% in più della media
provinciale. All’interno delle singole fonti di finanziamento si nota che l’intervento comunale va ad
assorbire il calo delle risorse provenienti da altre fonti, aumentando le proprie spese dell’8,61%, come
mostra il grafico successivo. Anche in questo caso all’utenza è stato richiesto, nel 2010, uno sforzo inferiore
all’anno precedente (-14%), mentre le “Altre fonti” si sono ridotte di circa un quarto rispetto al 2009.
La spesa pro capite si attesta nel 2010 a 90 €, rivelandosi più bassa rispetto all’anno precedente di 3 € e più
bassa rispetto alla media provinciale di 5 €. Prevale la spesa per gli interventi domiciliari che passa dal 49%
del 2009 al 52% nel 2010, contro una media provinciale più alta, 53,5 %. Segue la spesa per gli interventi di
assistenza economica che diminuisce da 24% a 19%, a fronte della media provinciale di 16 %. I servizi
residenziali di carattere sociale erano il 17% nel 2009, mentre nel 2010 sono il 15%, 9 punti percentuali in
più rispetto alla media della Provincia. Infine la spesa socio-sanitaria per le RSA è aumentata dal 9 al 14%,
rivelandosi molto più bassa della media provinciale che è del 25 %.
Le fonti di finanziamento della spesa sociale
Comune
Utenza
Altre fonti
2009
46,09%
23,49%
30,42%
2010
53,66%
21,56%
24,78%
Le modalità di gestione della spesa sociale
Comune
Ente cap. PDZ
Trasf. altro ente
2009
73,35%
26,47%
0,18%
2010
74,54%
25,46%
0,00%
28
Spesa sociale anziani oltre i 65 anni
POPOLAZ.
OVER 65
SPESA SOCIALE
COMPART. SPESA
SOCIO SAN.
SPESA PER
ANZIANO
SPESA PER ANZIANO
SENZA COMPART.
SPESA SOCIO SAN.
2009
21.973
€ 1.821.305
€ 228.141
€ 93
€ 83
2010
22.278
€ 1.699.064
€ 229.178
€ 90
€ 76
Distribuzione della spesa per macro tipologie
SPESA
interventi di nat. economica
servizi territoriali/domiciliari
2009 servizi residenziali
spesa sociosanitaria
Totale
interventi di nat. economica
servizi territoriali/domiciliari
2010 servizi residenziali
spesa sociosanitaria
Totale
€ 452.614
% SUL TOT. ANNO
€ 1.880.862
24,07%
49,10%
17,52%
9,31%
100,00%
€ 367.055
19,36%
€ 985.783
51,98%
€ 282.706
14,91%
€ 260.801
13,75%
€ 1.896.345
100,00%
€ 923.521
€ 329.572
€ 175.155
29
Disabili
L’incidenza della fonte di finanziamento comunale per l’area disabili è passata dall’83 % del 2009 all’88 %
nel 2010, a fronte di una media provinciale dell’80 %. L’utenza invece ha finanziato nel 2009 il 2,4 % della
spesa, mentre nel 2010 il 2 %, l’1% in meno della media provinciale.
Anche in questo caso i tagli alle “altre fonti” di finanziamento (23% in meno nel 2010 rispetto al 2009) ha
gravato principalmente sui Comuni, che hanno aumentato la propria spesa in quest’area del 13%. Della
stessa percentuale è invece diminuito l’impegno economico dell’utenza, come mostra il grafico.
Le fonti di finanziamento della spesa sociale
Comune
Utenza
Altre fonti
2009
€ 2.096.946
83,34%
€ 60.896
2,42%
€ 358.223
14,24%
2010
€ 2.373.774
87,78%
€ 52.895
1,96%
€ 277.505
10,26%
Distribuzione della spesa per macro tipologie
INTERVENTI DI
NATURA ECONOMICA
SERVIZI TERRITORIALI E
DOMICILIARI
SERVIZI RESIDENZIALI
SPESA
SOCIOSANITARIA
2009
€ 100.509
3,72%
€ 2.005.309
74,32%
€ 156.084
5,78%
€ 434.879
16,12%
2010
€ 79.758
2,69%
€ 2.288.448
77,30%
€ 138.109
4,67%
€ 453.452
15,32%
Prevale la spesa per gli interventi domiciliari che passa dal 74 % del 2009 al 77 % nel 2010, contro una
media provinciale del 72 %. La spesa socio-sanitaria per le RDS e i CDD è diminuita dello 0,80 %, rivelandosi
più bassa della media provinciale che è del 17,5 %.
30
Le modalità di gestione della spesa sociale
Comune
Ente cap. PDZ
Trasf. altro ente
2009
43%
49%
8%
2010
33%
49%
18%
Nel caso dell’area disabili, va notato che la spesa gestita in forma associata si attesta intorno al 50%, quota
destinata ad aumentare nel 2012, a seguito della gestione diretta da parte di Retesalute delle rette dei CSE,
CDD e del CSE per piccoli di Robbiate.
Compartecipazione alla spesa sociosanitaria
In stretta correlazione con le aree anziani e disabili si riportano di seguito alcuni dati interessanti relativi alla
compartecipazione alla spesa sociosanitaria, di fatto riferita a partecipazione al costo (in termini di
pagamento delle rette o di supporto al funzionamento), dei seguenti servizi: Residenze Sanitario
Assistenziali per anziani, Centri Diurni Integrati per anziani, Centri Diurni per Disabili, Residenze Sanitarie
per Disabili, Comunità Socio Sanitarie per disabili.
Le fonti di finanziamento
Comune
Utenza
Altre fonti
2009
€478.673
63,37%
€131.361
17,39%
€145.366
19,24%
2010
€553.995
63,46%
€160.258
18,36%
€158.778
18,19%
31
Distribuzione della spesa per macro tipologie
SPESA
servizi territoriali/domiciliari
2009 servizi residenziali
Totale
servizi territoriali/domiciliari
2010 servizi residenziali
Totale
% SUL TOT. ANNO
€ 397.095
€ 358.305
€ 755.400
€ 409.013
€ 464.018
52,57%
47,43%
100,00%
46,85%
53,15%
€ 873.031
100,00%
La compartecipazione alla spesa sociosanitaria è aumentata del 15,57% nel 2010. Pur rimanendo pressoché
invariata la composizione dei canali di finanziamento, è da rilevare che ognuna delle fonti di finanziamento
registra un incremento significativo: +16% per i Comuni, +22% per l’utenza, +9% per le altre fonti.
L’incidenza della spesa sostenuta dal Comune è del 63,46%, a fronte di una media provinciale pari all’87%
circa; mentre l’utenza sostiene circa il 18% dei costi, a fronte di una media provinciale del 9%.
E’ da rilevare che per il distretto di Merate i dati sono stati integrati con alcune quote di spesa a carico
dell’Ambito, non compresi nella rilevazione provinciale.
La spesa ha subito un aumento decisamente più marcato nell’ambito dei servizi residenziali rispetto a
quelli territoriali e domiciliari, con una inversione di tendenza rispetto al 2009, e in modo più marcato
nell’area anziani; questa tipologia di servizi assorbe nel 2010 il 53% della spesa (a fronte della media
provinciale del 58%).
I servizi domiciliari sono invece passati dal 53% al 47%, mentre la media provinciale è intorno al 42%
Nel 2010 si è registrato un aumento maggiore della spesa nell’area anziani (+31%, contro il +9% dell’area
disabili); tuttavia l’impegno economico prevalente rimane comunque nell’area disabili, alla quale viene
dedicato il 66% circa delle risorse.
32
La modalità di gestione della spesa sociosanitaria è illustrata nella tabella seguente.
Comune
Ente cap. PDZ
Trasf. altro ente
2009
80,76%
19,24%
0,00%
2010
81,81%
18,19%
0,00%
Minori e famiglia
Anche nell’area minori e famiglie si evidenziano trend simili a quelli rilevati nelle aree anziani e disabili, sia
rispetto all’incidenza delle varie fonti sulla spesa complessiva, sia rispetto alle singole fonti di
finanziamento: si rileva che l’incidenza della spesa finanziata dai Comuni è passata dal 48 % al 54 % nel
2010, a fronte di una media provinciale del 62 %, con un aumento del proprio impegno pari al 7,10 %
rispetto a 2009. L’utenza ha finanziato nel 2009 l’11% della spesa complessiva, mentre nel 2010 il 9 %, in
linea con il dato provinciale, con un minore esborso pari al 18,42 %, mentre le altre fonti sono diminuite del
17,60% rispetto al 2009.
La spesa pro capite nel 2010 si attesta a 184 €, rivelandosi più bassa rispetto all’anno precedente di 13 € e
più bassa anche rispetto alla media provinciale di 54 €. Prevale la spesa per gli interventi domiciliari che
passa dal 43 % del 2009 al 41,5 % nel 2010, in linea con la media provinciale. Segue la spesa per gli
interventi residenziali che diminuisce dal 27 al 24 %, contro la media provinciale di 27 %. I servizi di tutela
erano il 17 % nel 2009, mentre nel 2010 aumentano al 18,5 % (un punto e mezzo percentuale in meno
rispetto alla media provinciale). La spesa per gli interventi economici è diminuita dal 10,7 % all’8,6 % (un
punto percentuale in più rispetto alla media provinciale). Infine le leggi di settore hanno finanziato il 3 %
della spesa nel 2009 e il 7 % nel 2010, contro la media provinciale del 3 %.
Le fonti di finanziamento della spesa sociale
Comune
Utenza
Altre fonti
2009
€ 1.952.553
47,70%
€ 454.028
11,09%
€ 1.686.524
41,20%
2010
€ 2.091.201
54,30%
€ 370.388
9,62%
€ 1.389.709
36,08%
33
Distribuzione della spesa per macro tipologie
INTERVENTI DI NATURA
ECONOMICA
SERVIZI TERRITORIALI E
DOMICILIARI
SERVIZI RESIDENZIALI
INTERVENTI EX ART.
80,81,82 L.R. 1/86 *
2009
€ 364.709
10,68%
€ 1.459.756
42,74%
€ 916.698
26,84%
€ 570.886
16,71%
2010
€ 287.659
8,61%
€ 1.385.954
41,48%
€ 801.624
23,99%
€ 624.244
18,68%
* INTERVENTI EX ART. 80,81,82 L.R. 1/86: Servizio Tutela minorile – Affidi familiari (L.149/01) – Altri interventi di sostituzione del
nucleo familiare
Le modalità di gestione della spesa sociale
Comune
Ente cap. PDZ
Trasf. altro ente
2009
62%
35%
3%
2010
59%
37%
4%
Come per l’area disabili, anche quella relativa ai minori vedrà presumibilmente un aumento delle quote di
spesa sociale gestite in forma associata a partire dal 2012, a fronte della gestione diretta da parte di
Retesalute delle rette delle comunità educative e del buono sociale per le famiglie affidatarie.
Immigrazione
L’incidenza del finanziamento comunale per l’area immigrazione è passata dal 33 % del 2009 all’81% del
2010 e risulta essere superiore rispetto alla media provinciale di ben 15 punti percentuali.
Da notare che i Comuni hanno quasi raddoppiato il loro intervento, a fronte di un calo netto della
contribuzione dell’utenza (peraltro molto basso già nel 2009, quindi si tratta in realtà di una riduzione poco
significativa) e delle altre fonti di finanziamento.
La spesa è gestita in forma associata per circa 2/3 del totale.
Riguardo alla distribuzione per macrotipologie di intervento, si registra un netto decremento degli
interventi domiciliari e territoriali, che passano dal 43% del 2009 all’8% nel 2010, contro una media
provinciale più alta, 16 %.
Segue la spesa per gli interventi di natura economica che aumenta da 31% a 32%, a fronte della media
provinciale di appena 17%.
Infine è più che raddoppiata l’incidenza delle leggi di settore che hanno finanziato il 25% della spesa nel
2009 e il 59% nel 2010, contro la media provinciale del 66%.
Emarginazione/povertà
La quota di spesa sociale per l’area emarginazione e povertà finanziata dai Comuni è passata dal 52% del
2009 al 51% del 2010 e risulta essere superiore rispetto alla media provinciale di 6 punti percentuali.
Netta è la prevalenza di spesa gestita dal singolo Comune, mentre la gestione a livello associato si attesta
intorno all’11%.
Le risorse provengono quasi esclusivamente da Comune e altre fonti, mentre l’utenza partecipa al costo dei
servizi solo per l’1,75% nel 2010; va tuttavia notato che in quest’area il contributo richiesto all’utenza è
comunque aumentato, anche se l’aumento percentuale corrisponde a cifre non particolarmente
significative, vista l’esigua partecipazione ai costi complessivi.
34
Prevale la spesa per gli interventi di natura economica che aumentano dal 91 % del 2009 al 95 % nel
2010, contro una media provinciale più bassa, 74%.
Segue la spesa per gli interventi domiciliari che si attesta intorno al 3%, a fronte della media provinciale del
23%; infine le leggi di settore hanno finanziato il 5% della spesa nel 2009 e quasi il 2% nel 2010, contro la
media provinciale dell’1 %.
Dipendenze
L’incidenza della spesa per l’area delle dipendenze finanziata dai Comuni è passata dal 16 % al 66 % nel
2010, a fronte di una media provinciale dell’85%.
L’utenza ha finanziato nel 2009 il 21% della spesa, mentre nel 2010 il 34%, 19 punti percentuali in più
rispetto alla media provinciale.
Prevale la spesa per gli interventi di natura economica, seppure in diminuzione netta (dal 72% del 2009 al
39% nel 2010, rispetto ad una media provinciale del 26%).
Segue la spesa per gli interventi residenziali che aumenta invece dal 19% al 31%, contro la media
provinciale di 39%, così come aumenta la spesa per gli interventi domiciliari, dall’8% al 12%, con una media
provinciale del 27%.
Infine le leggi di settore nel 2009 non hanno finanziato alcuna spesa, mentre nel 2010 ben il 18 %, contro la
media provinciale dell’8 %.
Da notare che, pur a fronte di una diminuzione complessiva della spesa, che si è ridotta del 32% circa, i
costi a carico dei Comuni sono quasi triplicati, per far fronte alla riduzione delle altre fonti di
finanziamento: infatti l’utenza ha sopportato un minore esborso pari all’8,55%, mentre è scomparso del
tutto il contributo delle altre fonti.
Salute mentale
Nell’area salute mentale circa 2/3 della spesa vengono gestiti in forma associata.
Complessivamente è diminuita di circa il 28%, riduzione che è stata ripartita su tutte le fonti di
finanziamento: infatti i Comuni hanno speso nel 2010 circa l’11%, mentre le altre fonti si sono ridotte del
30%.
Quanto all’incidenza della fonte di finanziamento sul totale della spesa si registra che la quota a carico dei
Comuni è passata dal 27% al 33% nel 2010, a fronte di una media provinciale del 61%.
L’utenza ha finanziato nel 2009 il 3% della spesa, mentre nel 2010 non ha sostenuto alcuna spesa (media
provinciale 2%).
Prevale la spesa per gli interventi residenziali, 47% nel 2009 e 57% nel 2010, rispetto ad una media
provinciale del 38%; segue la spesa per gli interventi di natura economica, in leggero aumento, pari al 43%,
contro la media provinciale del 20%; mentre la spesa per gli interventi domiciliari all’11% nel 2009 non è più
presente nel 2010, a fronte di una media provinciale del 43%.
35
2.7 Unità d’offerta sociali, socio-sanitarie ed altri servizi
Riportiamo di seguito lo schema riassuntivo delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie presenti sul
distretto di Merate, suddiviso per tipologie. L’elenco completo è riportato nell’allegato 3 del Piano di Zona.
Nel trascorso triennio sono aumentati i servizi per la prima infanzia ed i centri ricreativi diurni per il periodo
estivo, mentre sono venute meno le unità d’offerta per i giovani: sportelli informagiovani e centri di
aggregazione giovanile.
Sono diminuite le comunità per minori, mentre sono aumentate le strutture residenziali per disabili.
Per gli anziani è stato aperto un centro diurno integrato, un nucleo di alloggi protetti e una struttura
sperimentale per anziani autosufficienti.
Si è infine ampliata l’offerta dei centri diurni socio educativi per persone disabili.
UNITÀ DI OFFERTA SOCIALI
UNITÀ DI OFFERTA SOCIO-SANITARIE
SERVIZI PRIMA INFANZIA
Asilo nido/Micronido
Nido famiglia
Centro Prima Infanzia
n.
25
6
2
MINORI/GIOVANI
Centro Ricreativo Diurno
Centro di Aggregazione Giovanile
Comunità residenziale
n.
11
3
4
ANZIANI
Residenza sanitaria assistenziale
Centro Diurno Integrato
n.
6
1
DISABILI
Residenza sanitaria disabili
Comunità Socio Sanitarie
Centro Diurno Disabili
n.
1
5
3
PSICHIATRIA
ANZIANI
Alloggio protetto per anziani
Centro Diurno
n.
1
2
DISABILI
Centro Socio Educativo
n.
5
Centro Diurno
Centro Psico Sociale
Comunità Riabilitativa Alta Assistenza
Comunità riabilitativa media assistenza
n.
1
1
1
1
DIPENDENZE
Servizi Territoriali Tossicodipendenze
Servizi residenziali e semiresidenziali
n.
1
1
MINORI E FAMIGLIE
Consultorio familiare
n.
4
MALATI TERMINALI
n.
1
Hospice
36
ALTRI SERVIZI
INFANZIA E ADOLESCENZA
Punto Gioco
Sezione Primavera
ANZIANI
n.
1
3
Casa albergo
Centro Sociale
n.
1
1
FAMIGLIA/IMMIGRAZIONE/MONDIALITÀ
Centro per le famiglie
Struttura di accoglienza
n.
1
2
POVERTÀ ED ESCLUSIONE SOCIALE
Struttura di accoglienza
Centri di Ascolto Caritas
Sportelli immigrati
n.
6
5
4
37
2.8 Il Terzo settore
Le organizzazioni non profit del Terzo settore che si trovano nel distretto di Merate sono n° 182, di cui:
n° 75 associazioni, n° 21 cooperative di tipo A, n° 2 cooperative di tipo B e n° 84 organizzazioni di altro
tipo.
Sul distretto operano anche organizzazioni del Terzo settore con sede in altri territori, e precisamente:
l’Ufficio stranieri della CGIL (Lecco), ANOLF-CISL (Lecco), la Cooperativa Sociale CRAMS (Lecco), la
Cooperativa Sociale Aeris arl (Vimercate), la Cooperativa Sociale La Linea dell’Arco (Lecco), l’Associazione
Les Cultures Onlus (Lecco), la Cooperativa Sociale Onlus Solaris Onlus (Triuggio) e la Cooperativa Sociale
Specchio Magico Onlus (Olginate).
Suddividendo le organizzazioni in aree tematiche in base a ciò di cui si occupano e tenendo conto che
alcune ricadono in più di una categoria, emerge che queste ultime sono ripartite nel seguente modo:
n. 46 - immigrazione e mondialità; n. 34 – anziani; n. 31 – disabili; n. 24 - sanità e salute; n. 22 - infanzia e
adolescenza; n. 10 – famiglia; n. 8 – adulti; n. 7 – dipendenze; n. 7 – sovvenzioni; n. 6 – giovani; n. 6 povertà ed esclusione sociale; n. 4 - disagio psichico; n. 3 - scuola e formazione; n. 3 - raccordo e
coordinamento; n. 2 - lavoro.
Le organizzazioni che si occupano dell’area immigrazione intervengono nell’assistenza scolastica ed
extrascolastica ai minori migranti, nell’orientamento territoriale, normativo, abitativo e organizzando corsi
di formazione per adulti migranti. Nell’area mondialità rientrano soprattutto associazioni che realizzano
progetti di cooperazione internazionali e iniziative interculturali.
Le organizzazioni del Terzo settore dell’area anziani si occupano prevalentemente di attività di trasporto, di
telefonia sociale, di attività ricreative e di assistenza all’interno di RSA, CDI e presso il domicilio.
Particolarmente ricca di iniziative è l’area della disabilità, dove le attività svolte dalle associazioni del Terzo
settore sono soprattutto legate al trasporto, all’assistenza e al sollievo per le famiglie e proposte per il
tempo libero.
Ci sono inoltre due cooperative di tipo B che si occupano dell’inserimento lavorativo per soggetti
svantaggiati.
Nell’area legata alla salute nel distretto di Merate sono presenti numerose sezioni di associazioni di rilievo
nazionale come AVIS, AIDO, CRI, LILT e AVO. Inoltre alcune associazioni si occupano dei servizi di
teleassistenza e telesoccorso e di assistenza psicologica o domiciliare per malati terminali. Molte delle
strutture per la prima infanzia (asili nido, micronidi, nidi famiglia e centri prima infanzia) sono gestite da
enti del Terzo settore, così come comunità residenziali o semi-residenziali per minori, centri ricreativi e
doposcuola. Sono presenti anche associazioni culturali che organizzano attività o laboratori rivolte a
bambini e ragazzi per il tempo libero.
Per la famiglia in particolare ci sono due associazioni che offrono sostegno alla genitorialità e alla gestione
delle problematiche familiari, anche attraverso gruppi di auto mutuo aiuto e corsi di formazione.
Nell’area adulti le organizzazioni si occupano prevalentemente di: accoglienza e sostegno alle donne
vittime di violenza e maltrattamento, attività di ascolto tramite telefonia e sportelli, supporto per il
soddisfacimento dei bisogni primari.
Le organizzazioni che si occupano dell’area delle dipendenze sono associazioni o club prevalentemente per
alcolisti e loro familiari, ad eccezione di una cooperativa di tipo B che si occupa dell’inserimento lavorativo.
L’elenco delle organizzazioni del terzo settore attive nel distretto di Merate (allegato 2), costituisce una
prima banca dati utile per individuare possibili interlocutori con i quali costruire un nuovo sistema di
welfare nell’ottica di una maggiore corresponsabilità per il benessere della comunità.
38
L’Ufficio di Piano ha il compito di attivare reti in grado di connettere e ricomporre le conoscenze, le azioni e
le risorse, al fine di sperimentare politiche sostenibili ed eque, capaci di rispondere in modo adeguato ai
bisogni emergenti e complessi.
Per questo è necessario nel triennio approfondire la conoscenza delle organizzazioni del Terzo settore
presenti nel distretto, valorizzarle e connetterle alla programmazione territoriale.
Si tratta di un lavoro da portare avanti con i tecnici del Terzo settore che parteciperanno all’attività
dell’Ufficio di Piano.
Organizzazioni Terzo settore del distretto di Merate suddivise per aree d’intervento
39
Parte terza
La valutazione del Piano di Zona 2009-2011
A partire dalla fine di settembre 2011, l’Ufficio di Piano ha promosso un percorso di valutazione del Piano
di Zona 2009-2011 secondo queste direttrici:
1. gestire la valutazione assicurando il coinvolgimento di tutti gli attori;
2. valutare in momenti distinti la governance dagli interventi;
3. entrare nel merito delle nuove linee di indirizzo regionali;
4. utilizzare i dati della spesa sociale in funzione programmatoria.
Per la valutazione, l’Ufficio di Piano ha promosso incontri con i Tavoli tematici ed il Tavolo di progettazione
e consultazione del Terzo settore.
Tali incontri sono stati preparati dagli operatori dell’Ufficio di Piano mediante lavori di sintesi del sistema di
governance, delle linee di indirizzo regionali sulla programmazione locale del prossimo Piano di Zona e delle
attività svolte nel triennio per ogni area tematica.
3.1 La valutazione del sistema di governance
Sulla valutazione del sistema di governance sono stati fatti due incontri in plenaria con tutti i componenti
dei Tavoli tematici e incontri con il Tavolo di progettazione.
Retesalute ha svolto il ruolo di Ente capofila del Piano di Zona nel triennio 2009-2011 e in quello
precedente, attraverso la struttura tecnico-amministrativa dell’Ufficio di Piano.
In questo ultimo triennio, Retesalute ha operato nella direzione di distinguere la funzione di Ente capofila
da quella di Ente strumentale dei Comuni, separando il compito di supporto alla programmazione, da
quello di gestore dei servizi sociali.
Lo schiacciamento iniziale dei due ruoli è stato gradualmente affrontato attraverso tre scelte principali:
l’individuazione di personale dedicato per l’attività dell’Ufficio di Piano;
la definizione dei costi relativi alla funzione di Ente capofila;
la distinzione del Coordinatore dell’Ufficio di Piano dal Direttore dell’Azienda.
Agli incontri quindicinali dell’Esecutivo distrettuale ha partecipato stabilmente l’Ufficio di Piano.
La Conferenza degli Assistenti Sociali del distretto, convocata con regolarità nel triennio, ha supportato
l’ufficio di piano nella stesura di bandi, regolamenti e altri interventi di natura tecnica, esprimendo il parere
tecnico specifico dei servizi alla persona.
La costituzione del tavolo di progettazione e dei tavoli tematici è stata difficoltosa per la nomina dei
coordinatori, dei componenti, per il cambio politico con le amministrative.
L’avvio dei lavori è avvenuto a fine 2010: le convocazioni sono state continuative solo nel 2011.
I tavoli tematici non sono stati rinnovati rispetto al triennio precedente: sono entrati alcuni nuovi
amministratori e poche sono state le richieste di partecipazione da parte di nuove realtà territoriali.
I soggetti coinvolti nei tavoli tematici sono stati: 20 amministratori, 30 operatori sociali, 31 soggetti del
terzo settore, 8 del sindacato.
La partecipazione dei componenti è stata diversificata: alcuni non hanno mai partecipato, pochi hanno
garantito la continuità, altri hanno avuto una presenza altalenante.
40
Per l’eterogeneità dei soggetti si è verificata la concreta difficoltà di individuare l’orario per gli incontri.
Sono stati inoltre attivati tre coordinamenti:
- dei servizi per la prima infanzia (argomenti trattati: piano nidi distrettuale, accreditamento delle unità
d’offerta);
- dei progetti quadro giovani e immigrati (argomenti trattati: interventi territoriali di carattere preventivo,
di accoglienza e di integrazione sociale);
- dei servizi per la disabilità (argomenti trattati: programmazione centri diurni, raccordi ed integrazione tra
servizi).
I coordinamenti hanno avuto maggiori risultati in termini di analisi dei bisogni/risorse, elaborazione di
proposte e sviluppo di connessioni, favoriti da un oggetto di lavoro circoscritto e definito.
Invece i tavoli tematici sono stati per lo più veicoli di informazione, luoghi di consultazione e meno di
elaborazione progettuale, di creazione e sviluppo di nuove reti.
La valutazione della governace dell’attuale Piano di Zona ha messo in luce: la non chiarezza dei ruoli e dei
compiti ai vari livelli, il rapporto tra il livello politico e il livello tecnico, la rappresentatività, l’incongruenza
tra finalità dei tavoli e composizione degli stessi, la divisione tra le aree tematiche e la mancata visione
d’insieme.
In sintesi dalla valutazione sono emerse le seguenti criticità:
rapporto fra livello politico e livello tecnico-operativo: circolarità dell’informazione, decisionalità;
programmazione a “budget zero”: definizione di priorità e prontezza nello sviluppare progetti;
partecipazione del Terzo settore: aumentare l’ottica di rete, superare il frazionamento;
debolezze dell’attuale governance: partecipazione, rappresentatività, chiarezza dei ruoli,
sovrapposizione dei partecipanti;
integrazione fra le aree tematiche: mantenere una visione di insieme.
La partecipazione del Terzo settore alla programmazione locale del Distretto di Merate era prevista nei
Tavoli tematici d’area e nel Tavolo di consultazione e progettazione del terzo settore e degli enti territoriali.
La partecipazione ai tavoli tematici non era regolamentata, mentre al tavolo di consultazione e
progettazione ne facevano parte un rappresentante della cooperazione sociale (individuato dal Consorzio
Consolida) e un rappresentante delle associazioni di volontariato (nominato dal So.Le.Vol).
Si rende necessario regolamentare i processi partecipativi con i soggetti del Terzo settore senza confondere
i diversi livelli, separando cioè la funzione di rappresentanza (politica), da quella di competenza (tecnica e di
advocacy), da quella operativa e gestionale.
In modo unanime viene richiesto di semplificare il sistema di governance e di renderlo più efficace
attraverso la costruzione della rappresentanza delle varie componenti, l’allargamento dell’Ufficio di Piano e
il lavorare per progetti.
3.2 La valutazione degli interventi
Sulla valutazione degli interventi attuati ci si è posti le seguenti domande in relazione ai contenuti delle
politiche messe in atto per ogni area tematica, tenendo conto degli elementi di contesto - bisogni, obiettivi
e risorse messe in campo.
1. Cosa e quanto è stato fatto: le azioni di area rispetto alla promozione del benessere della cittadinanza.
2. Come è stato fatto: qualità delle azioni, modalità di attuazione, risultati raggiunti.
3. Che cosa ha generato: cambiamenti, utilità, benefici sulla popolazione target.
41
Area anziani
Nel triennio si è lavorato prevalentemente per i titoli sociali (buoni e voucher), il Servizio Assistenza
Domiciliare (SAD), il Centro per l’Assistenza Domiciliare (CeAD).
Sono state sviluppate le seguenti collaborazioni: con l’ASL (Punto Unico di Accesso, Centro per l’Assistenza
Domiciliare), con la Croce Bianca (teleassistenza), con la Cooperativa sociale L’Arcobaleno (centro diurno
integrato), con la Casa di riposo di Monticello B.za (formazione badanti), con l’Associazione Lavoro over40
(formazione assistenti familiari) e con la Provincia di Lecco (registro assistenti familiari).
Inoltre sono stati messi in campo fondi aggiuntivi, derivati dall’ASL, per l’assistenza tutelare e sul Decreto LR
n. 7211 del 02/08/2011 sul sostegno alla domiciliarità.
Cosa e quanto è stato fatto:
- teleassistenza: criteri uniformi per la compartecipazione dell’utenza;
- buono sociale anziani e assistenti familiari;
- qualificazione assistenti familiari (corso di formazione e tutoring);
- voucher sociale per Pronto Intervento e Sollievo residenziale;
- voucher sociale di assistenza tutelare integrata con ASL;
- voucher sociale per favorire l’accesso ai Centri Diurni Integrati;
- ri-definizione e potenziamento SAD.
Punti di forza e criticità:
 Area supporto alla domiciliarità:
- l’incidenza degli anziani fruitori del SAD rimane invariata (circa 1,5%);
- permane il problema dei trasporti, non in rete e per la carenza di volontari.
 Area integrazione socio-sanitaria:
- il CeAD è considerato un valore aggiunto ed il decreto 7211 è visto come una opportunità per
attivare interventi integrati in risposta a bisogni complessi;
- il progetto sperimentale di tutoring domiciliare per le famiglie che assistono persone affette da
demenze è stato valutato rispondente ad un bisogno scoperto.
 Area accesso ai servizi:
- gli interventi attivati intercettano solo una parte degli utenti;
- permane una carenza informativa alle famiglie.
Area disabili
Nel triennio si è lavorato prevalentemente per i titoli sociali (buoni e voucher), Assistenza Educativa
Scolastica.
Sono state sviluppate le seguenti collaborazioni: con l’Ufficio Scolastico Territoriale e la Provincia
(assistenza educativa scolastica), con i centri diurni (CDD e CSE) e le Comunità Alloggio, con l’ASL
(Organismo di Coordinamento NPI), con l’Agaph di Cernusco L. (attività motorie) e con la cooperativa
sociale Casa Amica di Merate.
Inoltre sono stati utilizzati fondi aggiuntivi della Provincia per il trasporto dei disabili alle scuole superiori e
risorse derivanti dall’Ufficio Scolastico Territoriale per la supervisione dei pedagogisti.
Cosa e quanto è stato fatto:
- supporto ai genitori di bambini disabili in età prescolare (consultori familiari);
- iniziative formative sull’autismo e sostegno alle famiglie (coop. soc. Paso);
42
supporto ai genitori dei bambini disabili piccoli, favorendo l’accesso ai servizi prima infanzia e
messa a disposizione di spazi di accoglienza;
- sportello informadisabili: fino a giugno 2010 sostenuto dai Comuni e poi inserito nel Punto Unico di
Accesso con l’ufficio di protezione giuridica (Amministrazione di sostegno);
- raccordo provinciale Assistenza Educativa Scolastica (adozione di strumenti uniformi per il raccordo
Scuola – Comuni e per l’impostazione del servizio);
- supporto pedagogico a Comuni e Scuole per l’AES;
- buono sociale disabili gravi;
- attività di educazione all’acqua (Agaph) e buono sociale attività motorie;
- voucher sociale inserimenti temporanei in Comunità Alloggio (sollievo e pronto intervento);
- articolazione dei centri diurni (CSE e SFA).
Punti di forza e criticità:
 Area sostegno alla genitorialità:
- implementare il raccordo con l’ASL (consultori familiari) e NPI (progetti innovativi);
- scarso utilizzo dell’ADM per il sostegno educativo ai bambini disabili.
 Area integrazione scolastica:
- il lavoro sulla qualificazione dell’AES viene valutato positivamente;
- si ritiene opportuno perseguire l’obbiettivo di decentrare sul territorio la formazione rivolta ai gravi
dopo la scuola secondaria di primo grado;
- il CSE piccoli è un servizio da mantenere collegato alla scuola, anche se verrà trasformato in CDD.
 Area supporto alla domiciliarità:
- il decreto 7211 è visto come una opportunità per attivare interventi integrati in risposta a bisogni
complessi;
- permane il problema dei trasporti, non in rete.
-
Area adulti
Nel triennio si è lavorato prevalentemente per l’Accordo Provinciale per le politiche sociali, la gestione a
livello provinciale del Fondo Sociale Psichiatria (Dipartimento Salute Mentale) e della rete antiviolenza
donne.
Sono state sviluppate le seguenti collaborazioni: con il Terzo settore (accoglienza povertà e immigrazione,
housing sociale) e con l’ASL (inclusione sociale: penale adulti).
Inoltre sono stati utilizzati fondi aggiuntivi derivanti da risorse dell’Accordo Provinciale (enti aderenti, Sprar,
Comune di Lecco,…) e i finanziamenti sull’inclusione sociale.
Cosa e quanto è stato fatto:
- interventi comunali di sostegno affitto e pagamento utenze (bonus);
- prima accoglienza senza fissa dimora/adulti in difficoltà e seconda accoglienza;
- residenzialità leggera per persone psichiatriche (regolamento);
- interventi fondo sociale psichiatria (economici, tirocini lavorativi, assistenza domiciliare, pronto
intervento);
- contrasto della violenza sulle donne (protocollo rete antiviolenza);
- interventi lavorativi a favore delle Fasce Deboli (Provincia);
- sviluppo progetto inclusione sociale area penale adulti.
I bisogni emergenti e prioritari:
- difficoltà economiche e lavorative;
- problema abitativo (sfratti, difficoltà a reperire alloggi in affitto).
43
Area minori e famiglia
Nel triennio si è lavorato prevalentemente per l’area prima infanzia (Piano nidi, accreditamento,
coordinamento), l’affido familiare (gruppo tecnico, buono affido), il servizio tutela e linee guida ADM/AES, i
progetti quadro giovani e immigrati.
Sono state sviluppate le seguenti collaborazioni: con i servizi prima infanzia, con il terzo settore (progetti
quadro e prevenzione), con le scuole (progetti quadro), con l’ASL (prevenzione e prossimità, penale
minorile) e con i servizi specialistici.
Inoltre sono stati messi in campo fondi aggiuntivi derivanti da: piano nidi, conciliazione, legge 23/99,
fondazione Cariplo, fondo inclusione sociale, fondi europei.
Cosa e quanto è stato fatto:
- accreditamento servizi prima infanzia;
- piano nidi distrettuale;
- consolidamento dell’ADM mediante definizione del piano individualizzato (linee guida);
- mappatura delle iniziative e servizi per i giovani (Progetto SSing - Sistema territoriale per lo Sviluppo
dell’Iniziativa Giovanile);
- potenziamento e diffusione degli interventi psico-educativi nelle scuole (Progetti quadro giovani e
immigrati e sportello psicologico Olgiate M./Calco);
- continuazione degli interventi a carattere preventivo (Tatanka);
- promozione affido familiare con il nuovo Servizio Affidi provinciale;
- buono sociale affido familiare;
- consolidamento Servizio tutela minori;
- servizi interdistrettuali di pronto intervento e per minori stranieri non accompagnati;
- integrazione fra Servizio tutela minori e altri interventi e servizi specialistici;
- stesura protocollo per la presa in carico integrata dell’adolescente con problemi di tipo psichico;
- progetto penale minorile;
- buono sociale famiglie numerose;
- progetto di mediazione culturale;
- interventi di supporto alla maternità per donne straniere;
- sviluppo progetto provinciale “Mi fido di te in tutte le lingue del mondo”.
- servizio terra di mezzo (comunità leggera).
I bisogni emergenti e prioritari:
- ridisegnare l’offerta dei servizi a favore degli adolescenti;
- favorire collaborazioni efficaci tra le realtà della rete giovanile (aggregazione e protagonismo);
- consolidamento di alcuni servizi o progettualità: mediazione culturale, servizi intermedi diurni
(comunità leggere), servizio affidi.
44
Parte quarta
L’assetto di governance
4.1 Gli organismi politici: l’Assemblea Distrettuale dei Sindaci e l’Esecutivo Distrettuale
I Comuni, in relazione alle competenze esclusive in materia sociale, attraverso l’Assemblea Distrettuale dei
Sindaci formulano le linee di indirizzo e di programmazione dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari ed
esprimono il proprio parere sulla finalizzazione e sulla distribuzione territoriale delle risorse finanziarie.
L’Assemblea Distrettuale dei Sindaci rappresenta il luogo stabile della decisionalità politica ed è pertanto
chiamata a:
elaborare le politiche sociali e sociosanitarie distrettuali;
approvare il Piano di Zona e i suoi eventuali aggiornamenti;
verificare annualmente lo stato di raggiungimento degli obiettivi;
approvare i piani economico-finanziari ed i dati relativi alla rendicontazione ai fini dell’assolvimento
dei debiti informativi.
Il ruolo di organismo politico del Piano di Zona attribuito all’Assemblea Distrettuale dei Sindaci è
ulteriormente sottolineato dalla necessità che esso sia distinto dall’assemblea dell’ente incaricato della
gestione dei servizi, pur con funzioni di capofila dell’Accordo di Programma del Piano di Zona.
Inoltre, l’Assemblea Distrettuale dei Sindaci ratifica i componenti dell’Ufficio di Piano, i rappresentanti del
Terzo settore che, nominati dall’assemblea locale del Terzo settore, partecipano (senza diritto di voto)
all’Assemblea Distrettuale.
L’Assemblea è composta dai ventisei Sindaci (o loro delegati) dei Comuni dell’Ambito Distrettuale di
Merate.
Il funzionamento dell’Assemblea è regolato dalla L.R. 31/97 e dal proprio regolamento.
L’Assemblea è integrata dai rappresentanti dei seguenti soggetti:
• RETESALUTE – Ente Capofila;
• componenti del meratese nel Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci;
• Provincia di Lecco;
• ASL della Provincia di Lecco;
• Terzo settore.
Questi soggetti svolgeranno un ruolo propositivo e di consulenza, a supporto del processo decisionale
proprio dell’Assemblea Distrettuale dei Sindaci.
L’Esecutivo distrettuale è il tavolo politico ristretto dell’Assemblea Distrettuale dei Sindaci con funzioni
consultive di istruttoria.
L’Esecutivo è costituito dai seguenti componenti eletti dall’Assemblea:
• Presidente dell’Assemblea Distrettuale;
• Vice Presidente dell’Assemblea Distrettuale;
• due componenti in rappresentanza dell’area del casatese e meratese.
In particolare spettano all’Esecutivo le seguenti competenze:
- predisporre gli atti istruttori per le riunioni dell’Assemblea Distrettuale;
- fornire all’Ente Capofila e all’Ufficio di Piano gli indirizzi programmatori e verificare la loro attuazione;
45
- interfacciare l’attività dell’Assemblea Distrettuale dei Sindaci con quella del Consiglio di Rappresentanza
dei Sindaci provinciale.
L’Esecutivo distrettuale è integrato dal Coordinatore dell’Ufficio di Piano e dai rappresentanti dell’ambito
distrettuale al Consiglio di Rappresentanza provinciale.
All’Esecutivo possono essere invitati a partecipare, sulla base degli argomenti trattati, ad esempio i
rappresentanti dell’Amministrazione Provinciale, dell’ASL, dell’Azienda Ospedaliera e del Terzo settore.
4.2 L’Ente capofila: l’Azienda Speciale Retesalute
Compete inoltre all’Assemblea Distrettuale dei Sindaci individuare l’Ente capofila dell’Accordo di
Programma per la realizzazione del Piano di Zona, con funzioni di:
coordinamento dei soggetti firmatari ed aderenti;
supporto alla programmazione;
implementazione della progettazione;
amministrazione delle risorse.
L’Assemblea Distrettuale dei Sindaci, al fine della conclusione e dell’attuazione dell’Accordo di Programma,
secondo quanto previsto al c. 9 dell’art. 18 della Legge Regionale 3/2008, designa l'Azienda Speciale
RETESALUTE come Ente capofila per il triennio 2012-2014.
RETESALUTE, in relazione al ruolo di capofila a cui è designato, svolge la funzione di coordinamento dei
soggetti firmatari e aderenti all’Accordo di Programma e risponde alla collegialità degli stessi.
L’Azienda Speciale RETESALUTE, rappresentata dal Presidente del Consiglio di Amministrazione o dal suo
delegato, ha l’attribuzione di individuare, di concerto con l’Esecutivo Distrettuale, le azioni per l’attuazione
del Piano di Zona.
Il capofila RETESALUTE, mediante la propria organizzazione, assicura la funzione di supporto alla
programmazione di competenza degli organismi politici distrettuali.
A tale scopo assicura:
• il funzionamento dell’Ufficio di Piano;
• la partecipazione dei componenti dell’Ufficio di Piano agli organismi ed ai gruppi di lavoro
interdistrettuali (Ufficio dei Piani, Gruppo tecnico della formazione provinciale, Organismo di
Coordinamento di Salute Mentale, Organismo di Coordinamento Neuropsichiatria Infanzia e
Adolescenza, etc.);
• il raccordo e la collaborazione con i diversi soggetti istituzionali in relazione alle competenze di
ciascuno (Provincia di Lecco, ASL, Azienda Ospedaliera, Terzo settore, etc.).
Il capofila RETESALUTE:
- mette a disposizione la propria organizzazione e struttura per l’attività dell’Assemblea Distrettuale, per
l’attività dell’Esecutivo distrettuale, per quella del tavolo del Terzo settore, per l’attività dei gruppi di
progetto che potrebbero essere organizzati nel corso del triennio;
- gestisce ed amministra le risorse finanziarie assegnate dall’Assemblea Distrettuale secondo le
destinazioni ed i criteri forniti dalla stessa o dall’Esecutivo Distrettuale;
- rende conto della gestione delle risorse finanziarie, in relazione alle richieste e alla tempificazione degli
organismi politici distrettuali e dell’ASL della provincia di Lecco;
- provvede a fornire i dati e le informazioni necessarie alla programmazione al fine anche degli
adempimenti relativi al debito informativo e secondo le competenze dell’Assemblea Distrettuale;
- provvede al coordinamento e al raccordo delle unità d’offerta le quali, per la realizzazione dei servizi,
utilizzano fondi distrettuali (CSE, CDD, Comunità alloggio, Servizi per la prima infanzia, etc.);
46
-
provvede alla gestione di interventi approvati dall’Assemblea Distrettuale/Esecutivo e che hanno
valenza distrettuale (titoli sociali, etc.);
partecipa al collegio di vigilanza sull’esecuzione dell’accordo di programma costituito ai sensi del 7°
comma dell’ art. 34 del TUEL;
predispone gli atti amministrativi per l’attuazione degli adempimenti previsti dal Piano di Zona.
4.3 Il supporto alla programmazione: l’Ufficio di Piano
L’Ufficio di Piano è l’organismo tecnico-esecutivo dell’Ente capofila per l’attuazione del Piano di Zona.
La funzione dell’Ufficio di Piano è quella di favorire una lettura condivisa delle problematiche sociali e di
rafforzare il capitale sociale del territorio: creare integrazione tra i diversi attori ed aggregare le decisioni.
La condizione fondamentale è creare fiducia tra le parti, per un welfare sociale che va nella direzione di
“mettere insieme”.
L’Ufficio di Piano lavora alla costruzione di un consenso reale: patto sostanziale tra i diversi attori in campo.
Si tratta di un lavoro di connessione, di tessitura, di integrazione che è il cuore del lavoro sociale; un’attività
prima di tutto relazionale:
 ricercare, leggere, elaborare conoscenze;
 mettere a disposizione/far circolare informazioni;
 favorire la possibilità tra i soggetti istituzionali e non, di conoscere meglio le tematiche sociali, costruire
alleanze ed integrare le risorse.
Garantisce il supporto alla programmazione, alla pianificazione, alla valutazione e al coordinamento degli
interventi, alla costruzione e gestione del budget, all’amministrazione delle risorse, all’istruttoria degli atti
di esecuzione.
L’Ufficio di Piano risponde inoltre nei confronti dell’Assemblea dei Sindaci, dell’ASL e della Regione, della
correttezza, attendibilità e puntualità degli adempimenti previsti rispetto ai debiti informativi regionali.
L’Ufficio di Piano ha sede presso l’Ente capofila ed ha una struttura operativa indicativamente così definita:
- un operatore tecnico col ruolo di Coordinatore dell’Ufficio di Piano;
- un operatore tecnico dell’Ente capofila Retesalute;
- un operatore amministrativo.
L’articolazione dell’Ufficio di Piano è soggetta alla determinazione del budget, definito annualmente
dall’Assemblea Distrettuale, garantendo comunque le funzioni del Coordinatore.
L’Ufficio di Piano è composto, oltre che dalle figure sopra nominate, anche da:
- operatore dell’Ufficio bandi e progetti di Retesalute;
- responsabile dell’Area sociale di Retesalute;
- coordinatore degli Assistenti Sociali dei Comuni dell’Ambito distrettuale;
- coordinatore socio-sanitario distrettuale dell’ASL;
- rappresentanti tecnici designati dal Terzo settore.
L’Ufficio di Piano allargato si riunisce regolarmente a cadenza bimestrale (almeno sei volte l’anno), e in
aggiunta su richiesta del Coordinatore dell’Ufficio di Piano o di uno dei componenti, dandone
comunicazione al Presidente dell’Assemblea Distrettuale.
47
L’Ufficio di Piano si interfaccia prioritariamente con il Presidente dell’Assemblea Distrettuale e con
l’Esecutivo, per la predisposizione degli atti istruttori da sottoporre all’Assemblea Distrettuale e per
l’attuazione degli indirizzi programmatori.
4.4 La partecipazione del Terzo settore
Nelle linee di indirizzo per la programmazione locale 2012-2014, viene indicato come rilevante la
regolamentazione delle diverse forme di collaborazione con i soggetti del Terzo settore, all’interno
dell’Accordo di Programma del Piano di Zona.
Le possibili collaborazioni possono riguardare la coprogettazione, la sperimentazione di nuovi servizi,
prevedendo anche la partecipazione economica di tali soggetti e la sperimentazione di nuove modalità
gestionali.
In merito al ruolo del Terzo settore, la legge n. 328/2000 e poi la normativa regionale hanno sancito,
secondo il principio della sussidiarietà, che i soggetti del Terzo settore concorrono alla programmazione,
alla progettazione e alla realizzazione della rete delle unità d’offerta sociale e socio-sanitaria.
Il tavolo di consultazione del Terzo settore a livello provinciale, coordinato dall’ASL, ha costruito e condiviso
il documento in merito al ruolo e alla partecipazione del Terzo settore nella programmazione locale
(allegato 1), approvato dal Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci e in seguito ratificato dall’Assemblea
Distrettuale, rimandando per la definizione dei criteri della rappresentanza ad un documento aggiuntivo.
Tale documento che si allega al Piano di Zona, prevede una rappresentanza del Terzo settore a livello
istituzionale (partecipazione all’Assemblea Distrettuale) e una rappresentanza a livello tecnico
(partecipazione all’Ufficio di Piano).
4.5 Il Coordinamento dei servizi sociali territoriali
Per il triennio 2012-2014, si prevede di consolidare lo spazio di coordinamento perché porti un contributo
tecnico professionale al processo programmatorio, valorizzando le competenze degli Assistenti Sociali.
I servizi sociali territoriali rappresentano i sensori del bisogno sociale e socio-sanitario espresso dai cittadini
e come tali verificano la coerenza o meno del sistema di offerta dei servizi e degli interventi.
Il Coordinamento dei servizi sociali territoriali esprime al proprio interno un coordinatore Assistente Sociale
(anche a rotazione annuale) che partecipa all’attività dell’Ufficio di Piano, come indicato al precedente
punto 4.3.
Spetta al coordinatore Assistente Sociale convocare gli incontri (indicativamente a cadenza bimestrale),
sulla base di un programma di lavoro condiviso con l’Ufficio di Piano.
Il coordinatore ha il compito di fare sintesi dell’attività svolta dal gruppo professionale, di portare
nell’Ufficio di Piano un contributo alla conoscenza delle problematiche sociali e delle risorse territoriali e
alla valutazione degli interventi, nonché di proporre iniziative e modalità di intervento anche innovative e
sperimentali.
Il coordinatore svolge questa attività in aggiunta alle proprie ore lavorative e gli viene riconosciuto un
compenso economico, quantificato sulla base di un monte ore annuo (indicativamente 90, pari a una media
di due ore settimanali).
48
4.6 La partecipazione alla progettazione: i gruppi di progetto
Nel Piano di Zona 2009-2011, l’attività dei tavoli tematici d’area è stata avviata a metà del triennio
incontrando non poche difficoltà in termini di continuità, di partecipazione e di efficacia.
I tavoli tematici erano costituiti dai diversi attori che operano nel sociale sul territorio: dagli amministratori
agli operatori sociali dei vari enti istituzionali, dai rappresentanti delle imprese sociali e del volontariato alle
organizzazioni non profit, dalle organizzazioni sindacali agli enti gestori dei servizi territoriali.
Ai tavoli tematici veniva richiesto un contributo per la conoscenza dei bisogni del territorio; formulare
ipotesi e pareri per la scelta degli obiettivi; garantire la collaborazione alla valutazione delle azioni relative
alla propria area; proporre programmi e progetti innovativi.
A partire dalle criticità emerse in sede di valutazione e tenendo conto delle evidenze che caratterizzano il
nostro contesto sociale (nuove fragilità e loro complessità), si ritiene opportuno andare nella direzione del
superamento della logica consultiva e settoriale verso la co-costruzione di progettualità integrate.
Considerando inoltre le linee d’indirizzo della Regione Lombardia, che valorizzano le progettazioni condivise
tra diversi attori locali, è strategico attivare gruppi di progetto in grado di proporre sperimentazioni
rispondenti ai criteri di finanziamento.
Pertanto i tavoli tematici vengono sostituiti da gruppi di progetto, che attorno ad una problematica
sviluppano la connessione di conoscenze, la ricomposizione delle risorse e l’integrazione tra i diversi ambiti
di policy.
I gruppi di progetto e la loro composizione sono individuati e attivati dall’Assemblea Distrettuale/Esecutivo;
sono composti dai diversi attori che rappresentano i portatori di interessi in merito allo specifico oggetto di
lavoro; la regia e il coordinamento di ogni singolo gruppo è in capo all’Ufficio di Piano.
Il funzionamento dei gruppi di progetto è definito da uno specifico regolamento, che verrà approvato entro
il mese di maggio 2012.
49
CONFERENZA DEI SINDACI DEL TERRITORIO DELL’ASL
CONSIGLIO DI RAPPRESENTANZA DEI SINDACI
PRESIDENTI DELLE ASSEMBLEE DISTRETTUALI
PROVINCIA
50
Parte quinta
Verso un Patto territoriale per un nuovo welfare locale
La sperimentazione dell’area comune tra i tre Piani di Zona
Nello spirito della DGR n. X/2505 del 16/11 2011 di Regione Lombardia “UN WELFARE DELLA
SOSTENIBILITA’ E DELLA CONOSCENZA – LINEE DI INDIRIZZO PER LA PROGRAMMAZIONE SOCIALE A
LIVELLO LOCALE 2012-2014”, la fase di elaborazione dei tre Piani di Zona della provincia di Lecco è stata
interpretata come opportunità di riconiugare e valorizzare le esperienze comuni di programmazione e di
gestione dei servizi, che in questi anni hanno caratterizzato il territorio lecchese.
Il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, nel documento del 10 gennaio 2012, ha indicato la strada di una
sperimentazione verso un modello di welfare caratterizzato “dalla capacità di sperimentare forme
innovative sul piano del coinvolgimento di un crescente numero di soggetti pubblici e privati nella
governance complessiva del sistema, così come nella individuazione di forme plurali e diffuse nella gestione
dell’offerta, ampliando la ricaduta positiva sulla tutela dei cittadini, sia in termini di numero di persone
coinvolte sia nella qualità delle proposte in relazione ai bisogni.”
5.1 La governance dell’area comune
A partire dall’approvazione dei tre Piani di Zona il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci e la Provincia di
Lecco, titolari di specifiche funzioni programmatorie provinciali, promuovono e coordinano
congiuntamente il lavoro di ricomposizione delle politiche sociali attraverso la realizzazione di un Patto
territoriale per un nuovo welfare locale, che definisca la convergenza programmatoria, progettuale ed
economica degli enti istituzionali e degli altri sottoscrittori.
Questo lavoro prenderà avvio da aprile e dovrà concludersi entro dicembre 2012 con l’individuazione del
piano di sviluppo di una serie di azioni su temi innovativi e obiettivi sfidanti, a partire da quelli sotto
indicati, sui quali il territorio istituzionale - nella relazione con tutti i soggetti che concorrono alle politiche
di welfare - (Terzo settore, Cooperazione, Fondazioni, Organizzazioni Sindacali, Associazioni di Categoria,
Imprese) fonderà la sperimentazione di percorsi che vadano a verificare la possibilità di costruire un nuovo
welfare della conoscenza e dell’integrazione come auspicato dalle Linee Guida Regionali.
Questa fase preparatoria permetterà di:
1. individuare le priorità di medio-lungo periodo delle politiche di welfare in una visione integrata
attribuendo ai diversi soggetti che aderiscono al Patto il ruolo di capofila dell’azione specifica.
In particolare si individuano le seguenti aree di sviluppo delle politiche:
a. della formazione e del lavoro (capofila: Amministrazione Provinciale);
b. della casa e dell’abitare (capofila: ALER);
c. della conciliazione famiglia- lavoro (capofila ASL – Tavolo Territoriale Promotori e Aderenti
della Conciliazione Famiglia-Lavoro in Provincia di Lecco);
d. dell’integrazione sociale, sociosanitaria e sanitaria (capofila: ASL – CDR Sindaci);
e. della promozione e sviluppo del ruolo del Terzo settore (capofila: Tavolo Terzo settore);
51
f.
economico finanziarie per individuare nuove forme di sostegno del welfare (capofila:
Fondazione della provincia di Lecco).
Il Patto rappresenterà la garanzia istituzionale delle possibili operatività e del concorso comune
alla costruzione del nuovo sistema di offerta, valorizzando l’investimento e la responsabilità dei
partners, presupposti per nuovi e ulteriori sviluppi verso un unico Piano di Zona.
2. perseguire gli obiettivi per il 2012 che si dettagliano di seguito.
a. Per quanto riguarda l’integrazione socio-sanitaria:
facilitare l’accesso ai servizi con l’attivazione del portale PIU’ nei 90 Comuni della
provincia di Lecco;
sviluppare gli interventi a sostegno delle fragilità familiari, l’affido familiare nelle
sue varie forme per evitare percorsi di istituzionalizzazione e il disinvestimento
delle responsabilità genitoriali;
consolidare l’azione del Centro per l’Assistenza Domiciliare (CeAD) come luogo
di governo delle reti integrando, attraverso le gestioni associate dei Comuni,
risorse e personale per raccordare in modo stabile e continuativo i servizi sociali
e socio-sanitari, quali SAD comunali e ADI;
consolidare e sviluppare l’esperienza dei Coordinamenti/Tavoli di lavoro delle
strutture socio-sanitarie e sociali a doppia titolarità ASL e Comuni in modo da
garantire uniformità di offerta sul territorio.
b. Per quanto riguarda il tema del lavoro:
ridefinire la convenzione tra Provincia e Ambiti distrettuali per l’accesso delle
fasce deboli al mercato del lavoro e la promozione di forme di contrasto alla
disoccupazione e all’impoverimento causati dalla crisi economica.
c. Per quanto riguarda i temi della casa e dell’abitare:
sostenere lo sviluppo dell’housing sociale nelle sue diverse forme in tutto il
territorio provinciale.
d. Per quanto riguarda la conciliazione famiglia-lavoro:
promuovere e sostenere progetti aziendali sperimentali che favoriscano la
conciliazione dei tempi di vita;
ampliare il programma del Piano Territoriale per la Conciliazione della provincia
di Lecco con il coinvolgimento di altri soggetti del sistema economico e
produttivo e dei servizi.
e. Per quanto riguarda le politiche giovanili:
promuovere e sviluppare un progetto quadro territoriale caratterizzato dalla
promozione dell’autonomia e della transizione alla vita adulta, attraverso
politiche di sviluppo locale (formazione-lavoro, autonomia, cittadinanza attiva,
stage).
f. Per quanto riguarda la formazione:
caratterizzare il Piano formativo provinciale per gli operatori delle unità d’offerta
sociali e sanitarie come occasione privilegiata e strumento di integrazione
territoriale delle competenze.
g. Per quanto riguarda le forme di gestione e le risorse economiche:
sperimentare nuove modalità di raccolta di risorse finanziarie e nuove forme di
gestione per la realizzazione di un welfare locale valorizzando la partecipazione
52
dei soggetti che concorrono e il ruolo peculiare della Fondazione Comunitaria
della provincia di Lecco;
partecipare in modo attivo all’applicazione del fattore famiglia sulla quale vi è
già stato il coinvolgimento sperimentale di alcuni Comuni e strutture sociosanitarie.
Le azioni previste dall’area comune dei tre Piani di Zona trovano riferimento politico/istituzionale nel
Consiglio di Rappresentanza allargato e un riferimento tecnico nell’Ufficio dei Piani allargato, quale ambito
di raccordo che assume il compito di presidiare gli interventi promuovendo sia una logica di governo - con
regole unitarie - nell’offerta di servizi sul territorio, sia un livello di programmazione di profilo provinciale.
La gestione amministrativa di tutti gli interventi dell’area comune farà capo alle gestioni associate dei
Comuni, secondo il criterio di una suddivisione per aree omogenee che consenta l’unitarietà delle filiere
dei servizi e l’integrazione fra i territori.
Dall’approvazione dei Piani di Zona ed entro il 30 giugno si dovranno definire operativamente gli aspetti
organizzativi di questo passaggio.
5.2 Ruolo e partecipazione del Terzo settore
La presenza del Terzo settore nel territorio lecchese, pur con alcune differenziazioni tra gli Ambiti,
rappresenta una realtà consolidata e caratterizzata da una presenza capillare e articolata per tipologie, con
una forte interazione con il pubblico ma contraddistinta da una frammentazione che ha sempre reso
difficile definire forme di rappresentanza adeguate ed efficaci.
Il Tavolo provinciale del Terzo settore ha prodotto nei mesi scorsi un documento che, richiamando i
seguenti elementi:
- la diversa modalità di collaborazione con il Terzo settore sperimentata negli anni precedenti nei
tre ambiti e la comune esigenza di dare un’organizzazione stabile al tema della rappresentanza
rafforzando il rapporto tra associazioni di primo e secondo livello;
- la necessità di riorganizzare e agevolare la partecipazione e il collegamento del terzo settore con i
tavoli tematici ove avviati;
- l’individuazione del Tavolo provinciale del Terzo settore, quale luogo di raccordo dei vari soggetti e
di monitoraggio delle attività di partecipazione del livello programmatorio;
- la pari dignità per tutte le tipologie di soggetti del Terzo settore a partecipare al processo
programmatorio locale;
- la competenza ed esperienza di chi dovrà partecipare rispetto ai contenuti delle aree tematiche
oggetto della programmazione;
- il radicamento nell’Ambito territoriale,
ha definito un’articolazione della rappresentanza su due livelli: provinciale e distrettuale.
Le funzioni del livello provinciale sono quelle previste dal disposto della DGR 7797 del 30 luglio 2008 “Rete
dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario. Istituzione del tavolo di consultazione dei
soggetti del Terzo Settore” e dal regolamento di funzionamento del tavolo provinciale, approvato con
deliberazione del Direttore Generale dell’ASL di Lecco n. 127 dell’11 marzo 2010.
53
Il livello distrettuale prevede invece una rappresentanza che partecipa alle attività politico-istituzionali
attraverso le Assemblee dei Sindaci e una rappresentanza che partecipa alle attività tecniche dell’Ufficio di
Piano.
La rappresentanza che partecipa alle attività politico-istituzionali è stata scelta mediante una assemblea
distrettuale di tutti i soggetti del Terzo settore attivi sul territorio d’Ambito, convocata dal Presidente
dell’Assemblea distrettuale dei Sindaci, durante la quale sono stati definiti i criteri per le candidature e il
numero dei rappresentanti da eleggere. Le persone che partecipano alle attività tecniche dell’Ufficio di
Piano vengono scelte dai rappresentanti che partecipano alle Assemblee, fra candidature di persone con
comprovata esperienza nella rete dei servizi territoriali.
Per favorire il raccordo dei vari soggetti è previsto che l’Assemblea del Terzo settore si incontri almeno due
volte l’anno. L’Amministrazione Provinciale, nell’ambito delle proprie competenze, potrà supportare il ruolo
e la partecipazione del Terzo settore alla programmazione locale. Gli Enti locali e l’ASL verificheranno la
possibilità di individuare specifiche risorse economiche per favorire l’azione di raccordo tra i vari enti del
Terzo settore e, più in generale, la promozione e la valorizzazione del volontariato e del sociale, attraverso
la realizzazione di appuntamenti nei territori e dell’iniziativa annuale di “Manifesta”, luogo privilegiato
dell’incontro fra le esperienze del privato sociale e il pubblico.
5.3 L’integrazione socio-sanitaria
Le Linee regionali di indirizzo per la stesura dei Piani di Zona 2012-2014, più ancora che negli anni scorsi,
richiamano alla necessità di sviluppare processi di integrazione non solo come obiettivi di carattere
generale e culturale, ma soprattutto finalizzati a rimettere al centro delle programmazioni i bisogni delle
persone e delle famiglie e le possibilità di risposta comune e integrata, soprattutto per quanto riguarda
l’area socio-assistenziale e socio-sanitaria. In questa direzione è stato avviato un confronto fra Ufficio dei
Piani e ASL (responsabili di servizio e responsabile della programmazione) che ha permesso di confrontare
punti di vista, rappresentazioni e modalità in ordine ai processi di interazione socio-sanitaria, a partire dal
“Documento di Programmazione e Coordinamento dei Servizi Sanitari e Socio-Sanitari anno 2012”,
approvato dall’Azienda Sanitaria Locale.
A partire da elementi condivisi di lettura delle dinamiche socio-demografiche, dei bisogni e delle domande
ad esse connessi e dalle crescenti difficoltà che il modello di welfare italiano sta attraversando, l’attenzione
è stata posta ad orientare la collaborazione fra Comuni e ASL nella direzione di utilizzare al meglio tutte le
risorse che il sistema dei servizi è in grado di disporre. La necessità è oggi quella di ricondurre ad unità,
attraverso una più decisa azione di governo della complessità, i percorsi assistenziali che i diversi attori del
sistema dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali hanno strutturato, con l’obiettivo di garantire un utilizzo
più efficiente, efficace ed appropriato delle risorse che stimoli l’interesse all’investimento anche economico
in soggetti che oggi non si pensano parte del sistema di welfare; una semplificazione di accesso ai servizi
per il cittadino; una presa in carico da subito integrata della persona fragile che garantisca quindi sul
territorio un elevato livello di interazione tra i servizi dei diversi comparti per fornire l’unitarietà tra le
prestazioni, la continuità tra le diverse azioni di cura e di assistenza, la realizzazione di percorsi assistenziali
non frammentati.
In questa direzione verrà avviato un confronto costante e una valutazione continua degli strumenti e
interventi dell’integrazione socio-sanitaria, anche per revisionare i protocolli/documenti attualmente in
54
vigore. La necessaria revisione e l’aggiornamento di questi documenti deve diventare l’occasione per una
condivisione di contenuti progettuali e organizzativi entro un sistema di regole definite. L’integrazione va
fatta sul lavoro operativo e nelle prassi, attraverso un costante lavoro di ripresa e di monitoraggio delle
esperienze.
La responsabilità di garantire che l’integrazione non si traduca in un mero affiancamento di prestazioni e
interventi ma diventi un processo reale e verificato, richiede un livello di presidio articolato fra i diversi
ambiti.
Si individua in questo senso una funzione fondamentale del livello istituzionale attraverso il Consiglio di
Rappresentanza dei Sindaci al quale va ricondotto il confronto con ASL e Azienda Ospedaliera e la relazione
con il livello tecnico programmatorio, attraverso l’Ufficio dei Piani e il Servizio ASL della programmazione.
Al livello tecnico programmatorio compete invece l’elaborazione degli orientamenti per l’integrazione delle
strutture tecniche e professionali del livello operativo coinvolte nei servizi sociali e socio-sanitari.
Nell’ottica delle Linee guida regionali, si ritiene irrinunciabile un raccordo stabile tra ASL e Ufficio dei Piani
sulle programmazioni di interventi ai sensi di normative specifiche (L.23/99, Inclusione sociale,
Conciliazione famiglia lavoro, Immigrazione, etc.), ai fini di una condivisone di criteri progettuali e per una
sinergia operativa con la programmazione degli Ambiti distrettuali.
Per garantire questi processi si prevede la partecipazione stabile del responsabile del Servizio
Programmazione ASSI dell’ASL alle attività dell’Ufficio dei Piani provinciale e la partecipazione stabile del
coordinatore sociale territoriale dell’ASL al lavoro degli Uffici di Piano distrettuali.
Il livello territoriale operativo è articolato e in parte ancora frammentato. A partire dalla valorizzazione dei
vari organismi che si sono sviluppati in questi anni, due in particolare sono gli investimenti previsti per
sviluppare l’integrazione: la facilitazione dell’accesso ai servizi tramite il portale PIU’ e la strutturazione e lo
sviluppo dei due CEAD di Lecco/Bellano e Merate.
Facilitazione dell’accesso ai servizi
Obiettivo strategico dei Piani di Zona per il triennio è il coordinamento del segretariato sociale, e
l’integrazione con gli sportelli diffusi anche della rete del Terzo settore. Le Linee guida regionali prevedono
che il segretariato sociale sia gestito a livello d’Ambito, per garantire uniformità di risposta ai bisogni dei
cittadini, anche in considerazione della crescente complessità del lavoro sociale, ed in questa direzione si
stanno orientando le Gestioni associate distrettuali.
Molti Comuni hanno attivato o stanno strutturando da tempo un rapporto con il Terzo settore e
l’associazionismo per integrare la funzione degli “sportelli” di accoglienza sviluppatisi in questi anni (Caritas,
Sindacati, Associazioni, etc.) nell’ambito di un lavoro di segretariato sociale diffuso, coordinato e
dialogante. Questa impostazione potrebbe peraltro coinvolgere anche alcune unità d’offerta (es. presidi
organizzativi come Nidi, CDD, CSE, RSA, etc.), che hanno rapporti costanti con un numero significativo di
utenti e famiglie delle quali intercettano domande e bisogni, che chiedono un primo orientamento
informativo.
Si stanno sviluppando inoltre alcuni progetti di URP “diffuso”, che prevedono terminali informativi e
collegamenti sinergici con una pluralità di interlocutori.
55
Un’altra esperienza importante, con la quale verificare i livelli di possibile integrazione e complementarietà,
è rappresentata dall’Osservatorio Politiche Sociali della Provincia di Lecco.
Il Portale PIU’, già attivato dall’Azienda Sanitaria Locale, può dunque diventare uno strumento territoriale
che facilita e ricompone questo lavoro. E’ quindi importante che lo sviluppo del portale sia connesso e
condiviso stabilmente con quanto sta avvenendo nei territori e con l’attività di raccordo che svolgeranno le
Gestioni associate, per evitare sovrapposizione di interventi e per garantire relazioni puntali e collegamenti
con il territorio e con le azioni in atto.
Particolare rilievo a questo proposito assume la formazione comune dei diversi operatori del pubblico e del
privato sociale, che va pensata anche come occasione e come momento di condivisione e di sintesi
dell’esistente.
Pertanto, nell’anno 2012, verrà promossa la diffusione capillare in tutti i Comuni del portale PIU’, punto
unico di accesso ai servizi sanitari, socio-sanitari e sociali, con funzioni di informazione e primo
orientamento al cittadino. Oltre agli Enti locali, saranno coinvolti nella RETE PIU’ le organizzazioni sindacali,
le organizzazioni del Terzo settore, Federfarma, i medici di medicina generale, e tutta la filiera dei servizi
sociali e socio-sanitari e i vari “sportelli” che hanno rapporti costanti con un numero significativo di utenti e
famiglie, delle quali intercettano domande e bisogni che chiedono un primo orientamento informativo.
In questo contesto si prevede l’avvio e la messa a regime della sperimentazione del servizio di telefonia
sociale, realizzata da AUSER Lombardia ai sensi del Decreto di Regione Lombardia n.12004 del 6.12.2011.
Il progetto si realizzerà d’intesa con ASL e Uffici di Piano, inserendosi nel filone di lavoro rivolto
all’attenzione alle categorie più fragili e in particolare degli anziani, in stretto collegamento con le ipotesi di
sviluppo delle azioni di segretariato sociale a livello degli Ambiti e con la messa in rete degli sportelli
pubblici e del Terzo settore, che erogano servizi informativi, di ascolto, di primo aiuto attraverso il portale
PIU’ promosso dall’ASL.
Gli interventi di promozione della famiglia e dei minori
La famiglia è il contesto nel quale l’individuo dipana la sua esistenza: famiglia d’origine, famiglia di coppia,
famiglia generativa e anche famiglia mononucleare.
Il sistema famiglia affronta eventi diversi: vi sono eventi fisiologici quali la gravidanza, la nascita, la nuova
genitorialità che si relaziona con le diverse fasi evolutive del figlio, ma possono insorgerne altri che
rappresentano delle criticità, degli eventi-problema, ascrivibili ad uno o più componenti, quali la disabilità,
la non autosufficienza, l’invecchiamento, la malattia, la dipendenza da sostanze, la devianza e la grave
inadeguatezza nell’accudimento dei figli.
Tutti i Servizi dell’area nel loro ambito specifico, offrono interventi a favore della persona e della famiglia ed
il consultorio oggi viene riproposto come luogo privilegiato di alleanza con la famiglia.
Gli obiettivi dell’integrazione socio-sanitaria individuati come prioritari sono:
-
sviluppare gli interventi di conciliazione famiglia-lavoro previsti nel piano territoriale;
sostenere percorsi di riorganizzazione dei servizi alla famiglia affinché diventino risorsa flessibile
che concilia le esigenze familiari;
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-
-
-
sostenere la famiglia fragile con modalità innovative così da potenziare le risorse interne e
valorizzare la rete informale e quella dei servizi, svolgendo anche funzioni consulenziali per
situazioni complesse;
sviluppare e sostenere i servizi per minori, che dovranno essere organizzati in modo flessibile per il
mantenimento delle relazioni con il territorio e con la famiglia fragile, evitando il collocamento del
minore in comunità, privilegiando soluzioni semiresidenziali o “leggere” e l’affido etero familiare,
anche per quanto riguarda il pronto intervento minori e i minori stranieri non accompagnati, ai fini
di una maggiore sostenibilità dei servizi in essere;
definire in accordo con le comunità alloggio la sperimentazione di modalità alternative di supporto
ai minori, concordando le rette sulla base di criteri di compatibilità economica.
Nei precedenti Piani di Zona il tema dell’affido familiare ha visto gli Ambiti distrettuali costantemente
impegnati:
- nella sperimentazione di un’integrazione significativa tra pubblico e privato sociale per la
progettazione e costituzione di un nuovo servizio di rilievo provinciale;
- nella ricerca congiunta di risorse economiche anche attraverso la partecipazione a bandi;
- nell’attivazione di un raccordo costante tra il livello tecnico (Uffici di Piano) ed il livello politico
(Presidenti Ambiti e Consiglio di Rappresentanza) per la definizione delle linee operative e la
gestione del Servizio Affidi Provinciale, che è stato costituito nel territorio provinciale con le
caratteristiche sotto descritte.
Nel 2006, successivamente al ritiro da parte dei Comuni delle deleghe che erano state date all’ASL di Lecco
per gli interventi della tutela minori, i tre Piani di Zona hanno avviato una fase di studio e di progettazione
per la costituzione di un Servizio Affidi.
Si è quindi attivata, tramite un gruppo formato da tecnici dei tre Uffici di Piano, delle tre Gestioni associate
e della Provincia, una ricognizione sul campo, attraverso incontri con gli operatori dei servizi sociali
comunali, con le realtà del Terzo settore (associazioni e comunità educative), con le famiglie affidatarie, per
la costruzione di un modello di servizio affidi adeguato alla caratteristiche del contesto territoriale.
Nel 2007, in occasione di un bando di finanziamento relativo all’area minori, la Cooperativa sociale Il
Talento, d’intesa con gli Ambiti distrettuali ed il Consorzio Consolida, ha presentato alla Fondazione Cariplo
un progetto biennale dal titolo “Affido familiare: un percorso affidabile”.
Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione Cariplo e co-finanziato dai tre Ambiti distrettuali.
Il Servizio Affidi Provinciale è stato quindi costituito sulla base di un Atto d’intesa sottoscritto dal Consiglio
di Rappresentanza dei Sindaci, dai tre Ambiti distrettuali di Bellano, Lecco e Merate, dalla Provincia di Lecco
e dalla Cooperativa Il Talento di Lecco nel dicembre 2008; l’Atto d’intesa è scaduto nel dicembre 2010.
Nell’Atto d’intesa erano state formalizzate:
- la costituzione del Servizio Affidi provinciale - composto dal Gruppo Tecnico e da un’équipe affidi
operativa, gestita dalla cooperativa - che persegue interessi ed obiettivi di natura pubblica e fa riferimento
ai Presidenti degli Ambiti Distrettuali;
- la composizione del Gruppo Tecnico formato da due referenti per ogni Ambito Distrettuale - uno
dell’Ufficio di Piano e uno della Gestione Associata - e da un operatore della Provincia di Lecco e un
operatore della Cooperativa sociale “Il Talento”;
- la direzione tecnica del servizio, comprensiva della verifica e della valutazione di tutte le attività del
progetto, che è stata affidata al Gruppo Tecnico;
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- il coordinamento dell’équipe operativa per gli affidi, assegnato alla cooperativa, che ha messo a
disposizione un’adeguata figura professionale.
Nel 2009, sulla base di un input della Prefettura di Lecco in relazione ai temi dei minori stranieri non
accompagnati e dei minori stranieri in situazioni di difficoltà familiari, la Cooperativa Il Talento ha
presentato alla Fondazione Cariplo un altro progetto triennale “Mi fido di te: in tutte le lingue del mondo”,
che è stato co-finanziato dalla Provincia di Lecco e da un’associazione della comunità marocchina.
Questo progetto ha consentito di ampliare i soggetti partner del Servizio Affidi, coinvolgendo anche la
Prefettura e le associazioni delle comunità straniere, e di sviluppare un’articolazione del Servizio Affidi che
cura in particolare la progettazione e la realizzazione di affidi omoculturali.
Aspetti da presidiare:
- la sostenibilità economica del Servizio Affidi in una prospettiva di ristrettezze economiche per i
Comuni;
- la cornice interistituzionale in cui inserire il Servizio Affidi Provinciale, considerato che l’Atto
d’intesa, scaduto nel 2010, non è stato rinnovato o rimodulato;
- il mantenimento del raccordo tra il Servizio Affidi, le istituzioni del territorio (Comuni, ASL,
Prefettura, Ufficio Scolastico territoriale, ecc.) e gli altri soggetti del Terzo Settore;
- l’approfondimento dello strumento di lavoro proposto dal Servizio Famiglia dell’ASL, “Protocollo
dinamico affidamento familiare”, come intersezione tra le linee guida regionali (DGR n. 1772/2011)
e la nostra realtà territoriale.
Rispetto al governo delle reti dei servizi, si richiama il lavoro di concertazione svolto tramite il Protocollo
d’intesa, coordinato dalla Provincia di Lecco con la Prefettura, a sostegno delle donne vittime di
maltrattamento e di violenza.
Si assumono nella programmazione gli obiettivi che i soggetti aderenti al Protocollo, prorogato fino al
30.06.2012, si sono dati per migliorare gli interventi di protezione:
- accrescere le competenze territoriali sul fenomeno;
- chiarire le specifiche attività e le reciproche connessioni tra gli enti;
- creare metodologie di lavoro comuni;
- attivare interventi integrati tramite la costituzione di una rete operativa di sostegno in costante
dialogo per la verifica e la riprogettazione.
Vengono individuate come azioni prioritarie:
il rilancio di una funzione dei Consultori nella direzione di una attenzione nuova a sostegno
della famiglia, integrata con le diverse progettazioni dei servizi socio-assistenziali ed
educativi che pongono al centro il lavoro con le famiglie. In questo modo si possono
individuare target definiti e omogenei per bisogni ed esperienze prevedendo un lavoro
sistematico di supporto alle funzioni genitoriali e di sostegno alla dimensione familiare. Il
sostegno alle problematiche di ordine familiare e genitoriale, dovrà essere indirizzato anche
alle famiglie al cui interno sono presenti importanti fragilità di uno o di entrambi i genitori
(es.: detenuti, accolti in comunità per tossicodipendenza, etc.), tutelando il mantenimento
della relazione fra i genitori ed i figli, come già sperimentato attraverso gli interventi
sostenuti, in questi anni con risorse della Legge n. 23 e del bando inclusione sociale.
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Ciò implica la necessità di creare nuovi collegamenti, supporti, spazi di ascolto e orientamento
e consolidare la sperimentazione iniziata della funzione di ascolto e accompagnamento
psicopedagogico nel consultorio accreditato, coinvolgendo le associazioni familiari e collegando
gli interventi con l’attività ordinaria e le nuove funzioni relative alla Conciliazione famiglia –
lavoro;
lo sviluppo della rete dei soggetti che si occupano di minori con importanti fragilità
familiari, che potrebbero determinare o hanno già determinato un provvedimento
dell'Autorità Giudiziaria, per garantire una risposta efficace.
In particolare si prevede:
il sostegno delle aggregazioni familiari, valorizzandone la possibilità di diventare risorsa
per altre famiglie in difficoltà e per la realizzazione di interventi sociali in integrazione con
i servizi;
il governo della rete attraverso la rivisitazione delle procedure inerenti l’affido (protocollo
dinamico) e il raccordo istituzionale tra servizi specialistici e sociali competenti (gruppo
interistituzionale) in modo da creare un luogo di “pensiero” e di programmazione
condivisa su percorsi e situazioni complesse;
l’integrazione delle prestazioni erogate tra centro Adozioni/centro cura del trauma ASL,
Unità operativa della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Azienda
Ospedaliera, Enti accreditati, Gestioni associate, Servizio Affidi, e tutte le associazioni che
operano in questo ambito;
l’individuazione e la sperimentazione di modelli di presa in carico del nucleo - famiglia della
persona fragile in ambito consultoriale. La presenza in famiglia di “persone fragili” non
autosufficienti, con bisogni complessi la cui capacità funzionale è fortemente compromessa
distoglie l’attenzione di ciascuno concentrandolo sull’elemento fragile: il benessere e
l’equilibrio della famiglia discendono invece dal benessere di ogni componente. L’obiettivo
da perseguire è quello di dare voce e di offrire risorse alle necessità delle famiglie che
vivono situazioni di complessità con elevata compromissione, sperimentando modelli di
intervento specificatamente finalizzati. La DGR n. 1746/2011 offre indicazioni e risorse
specifiche, che si traducono in azioni di iniziative di supporto e sostegno psicologico ai
familiari e al care giver, e di gruppi di mutuo auto aiuto tra le famiglie. Il Consultorio può
rappresentare pertanto il punto di sintesi e di coordinamento di azioni progettuali diverse
sviluppate dai vari interlocutori, che consente di realizzare interventi integrati a favore delle
famiglie.
Il sostegno alla domiciliarità degli anziani e delle persone fragili
L’incremento costante della popolazione anziana con i fenomeni di progressiva perdita delle funzioni di
autonomia, e una progressiva crescita di persone con disabilità che vivono in ambito familiare, sono tratti
distintivi anche del territorio lecchese, sia per aspetti legati alla struttura demografica e sociale sia per
aspetti culturali. Si tratta di due fenomeni che hanno un impatto sociale rilevante, anche per i risvolti di
cura ad essi connessi, e per la qualità della vita dei nuclei familiari allargati.
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Le famiglie restano infatti il pilastro del welfare, caricandosi di compiti assistenziali particolarmente gravosi
per le situazioni più problematiche di non autosufficienza e disabilità.
La presa in carico di queste situazioni riguarda in modo coinvolgente le famiglie nell’accezione più ristretta
(i care giver sono madri, coniugi e figli), che sempre più spesso ricorrono alla “badante” come soggetto di
supporto assistenziale.
Le grandi fragilità della cronicità e della malattia, richiedono interventi professionalmente qualificati ma
attenti alle esigenze della persona nella sua interezza e della sua famiglia. La complessità dei processi di
cura ed assistenza deve essere affrontata attraverso il rafforzamento del governo strategico e di
promozione dell’eccellenza, per realizzare nuove modalità di erogazione delle cure da parte delle strutture
che compongono la rete di offerta locale in ambito residenziale, semiresidenziale e domiciliare.
L’obiettivo è quello di riqualificare le attività, coinvolgendo i servizi disponibili nel territorio ponendoli “al
servizio delle persone fragili” e delle loro famiglie. In tal modo si offre un’assistenza di alto profilo
professionale ed umano, realizzando anche quelle economie di scala che contribuiscono a renderla
sostenibile.
In questa direzione si esprimono gli indirizzi programmatori e i recenti provvedimenti regionali.
La tradizionale impostazione dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali ha evidenziato infatti in questi
anni che il rischio di frammentazione, cui è esposto il fragile, si riflette sull’esito e l’efficacia dei percorsi
assistenziali. Si rende indispensabile un cambiamento di prospettiva, che consenta un governo del sistema
delle opportunità attraverso la gestione di percorsi integrati di cura domiciliare, semiresidenziale e
residenziale, affinché siano le reti istituzionali ad adattarsi ai bisogni delle persone e non viceversa,
superando la parcellizzazione dei servizi, dei saperi, delle professioni, oltre che dei nuclei familiari stessi.
In questa direzione è fondamentale il ruolo che i Comuni possono svolgere nel coinvolgimento, nei percorsi
di cura, delle reti parentali, informali e organizzate di cui è ricco il nostro territorio e che garantiscono la
possibilità per la persona fragile di sentirsi preso in carico dalla propria comunità di appartenenza.
L’obiettivo primario sarà quello di sviluppare e consolidare l’azione del Centro per l’Assistenza Domiciliare
(CeAD), quale luogo in cui attuare il governo delle reti di cura e assistenza e l’integrazione tra servizi sociali,
socio-sanitari e sanitari per il paziente complesso (anziano, disabile adulto, psichiatrico, terminale).
La funzione specifica di governance delle reti comprende cure integrate con le strutture residenziali sociosanitarie, la continuità di cura con gli ospedali attraverso lo specifico servizio ASL, con la rete locale di Cure
palliative e con il Dipartimento di salute mentale.
La prevista attivazione nelle due Centrali Operative del DIFRA del CeAD di Lecco-Bellano e del CeAD di
Merate, con personale specificamente dedicato per la gestione della rete socio-sanitaria distrettuale,
prevede un forte livello di integrazione con le Gestioni associate dei Comuni per la messa in rete di risorse
professionali, processi operativi e sistemi informativi.
Nella prospettiva della continuità delle cure si porrà particolare attenzione:
-
al raccordo, nell’ambito delle attività dei CeAD, dei temi della “continuità delle cure” e delle
“dimissioni protette”, del progetto “tutoring domiciliare per persone affette da demenza”, del
“pronto intervento anziani”, degli interventi di cui al Decreto n.7211/2011, realizzando
percorsi assistenziali che integrino le diverse competenze istituzionali e professionali e le
60
-
-
-
-
diverse opportunità e risorse (accanto alle attività rivolte al malato, l’erogazione di attività di
supporto psicologico e sociale rivolte alla famiglia, ai care giver, di promozione e sostegno alla
mutualità familiare);
alle concrete proposte di innovazione e sperimentazione sviluppate dalle differenti unità
d’offerta (ADI/CDI/CDD/CSS/Consultori familiari/Associazioni) in risposta ai bisogni del malato
e della sua famiglia;
all’avvio nel distretto di Lecco del progetto di sperimentazione di Housing sociale che prevede
tra l’altro la realizzazione di unità di offerta di “reinserimento sicuro”, rivolte a persone fragili
che necessitano di migliorare lo stato di non autosufficienza e di riattivazione prima di
rientrare al domicilio;
al raccordo con gli interventi sul “lavoro di cura” (formazione, registro provinciale delle
assistenti familiari, incontro domanda/offerta, consulenza sul rapporto di lavoro, etc.)
coordinati dalla Amministrazione Provinciale di Lecco;
a strutturare in modo stabile il servizio di telefonia sociale in collaborazione con AUSER
Lombardia come previsto dalla DGR 1746/2011.
Le integrazioni operative e il coinvolgimento dei servizi negli interventi socio-sanitari per la disabilità e il
disagio in età evolutiva
Il Piano d’Azione Regionale (PAR) per le politiche in favore delle persone con disabilità, rappresenta una
fondamentale opportunità per sostenere i processi di collaborazione e integrazione su un’area di bisogni
ove la separazione fra sociale e socio-sanitario ha confini molto labili. Il PAR ha infatti il fine di assicurare a
ogni soggetto disabile pari opportunità di realizzazione personale, piena inclusione sociale e possibilità di
contribuire con pari dignità alla costruzione del bene sociale attraverso l’attivazione di un piano d’azione
locale integrato. La finalità del PAR incontra quindi direttamente la programmazione dei Comuni nell’area.
Gli obiettivi individuati nel triennio per garantire politiche integrate e dinamiche sono:
-
-
garantire unitarietà e continuità di risposta ai bisogni per tutto l’arco della vita, con
particolare riferimento ai momenti di transizione e cambiamento, superando la
frammentazione dei servizi;
realizzare progetti che facilitino accessibilità e fruibilità dei servizi sanitari e scolastici, anche
attraverso la razionalizzazione dei servizi di trasporto;
sviluppare una rete integrata di servizi sul territorio;
dare sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie nel loro progetto di vita, anche
attraverso la co-progettazione di interventi col Terzo settore, la promozione di gruppi di
mutuo aiuto, la progettazione personalizzata e il sostegno alla vita indipendente.
Le principali azioni previste sono:
la implementazione / revisione all’interno dell’OCNPIA delle linee guida relative alla disabilità
e al disagio in età evolutiva, in modo da facilitare una presa in carico globale da parte dei
servizi sanitari, socio-sanitari e sociali e la continuità delle cure.
Verranno inoltre attivati:
percorsi assistenziali innovativi, in accordo col tavolo di coordinamento delle strutture
accreditate e con i servizi educativi/formativi, con l’obiettivo di garantire unitarietà e
continuità di risposta ai bisogni per tutto l’arco della vita, con particolare riferimento ai
momenti di transizione e cambiamento;
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percorsi di integrazione scolastica attraverso la definizione di un accordo quadro con
l’Ufficio Scolastico Territoriale di Lecco, ponendo particolare attenzione al tema
dell’assistenza educativa in capo agli Enti locali;
modalità operative integrate per prevenire situazioni critiche di minori con disagio
psichico, per evitare il ricorso a ricoveri ospedalieri e a comunità terapeutiche.
L’attuazione, lo sviluppo e il monitoraggio della collaborazione con l’Azienda Ospedaliera
finalizzato nell’ambito del Progetto ENEA:
all’accoglienza e accompagnamento delle persone disabili e delle loro famiglie
all’interno dei due presidi ospedalieri della Provincia di Lecco;
alla strutturazione di un percorso dedicato a ritardo mentale e psicopatologia,
finalizzato anche a garantire il supporto e la consulenza ai servizi per la disabilità e alle
famiglie.
Il consolidamento del coordinamento provinciale dei servizi per la disabilità (residenziali e
semiresidenziali sociali e socio-sanitari) per:
garantire una pari offerta su tutto il territorio, il confronto professionale e la
formazione degli operatori;
definire criteri e standard di funzionamento, di valutazione delle diverse esperienze, di
formulazione dei criteri di copertura della spesa;
avviare un processo di razionalizzazione e riorganizzazione degli interventi.
La prosecuzione delle sperimentazioni attivate ai sensi del Decreto n. 7211 a sostegno delle
famiglie con disabili particolarmente gravi e complessi, in modo da garantire maggiore
flessibilità nell’utilizzo dei servizi. In particolare è prevista la possibilità di:
ampliamento dell’orario di apertura dei Centri Diurni Disabili e degli altri servizi che si
occupano di disabilità grave e complessa;
interventi domiciliari integrati alla frequenza diurna dei servizi;
accoglienza temporanea in residenzialità leggera nelle Comunità Socio-Sanitarie, in
alcuni periodi nell’arco dell’anno;
interventi rivolti a soggetti – prevalentemente minori – non inseriti stabilmente nelle
varie strutture.
La sperimentazione di unità di offerta/interventi integrati rivolti a persone con disabilità
acquisite a seguito di un evento traumatico.
Verrà inoltre sostenuta l’azione ormai consolidata dell’Ufficio di Protezione giuridica e degli sportelli
informativi e di consulenza attivati tramite il progetto “Una rete di sostegno alla fragilità per poter volare
più in alto”. Gli interventi di supporto si rivolgono alle famiglie, ai servizi sanitari e sociali e agli
amministratori di sostegno; sono previste inoltre attività di formazione per gli operatori dei servizi e i
volontari.
Gli interventi di prevenzione, cura e integrazione territoriale delle persone con problemi di dipendenza
L’evoluzione del fenomeno delle Dipendenze e le indicazioni regionali sempre più rivolte ad un lavoro di
governance e di accompagnamento, hanno orientato i servizi a garantire la continuità assistenziale e un
lavoro più specifico di programmazione con gli Enti del territorio, potenziando gli interventi sulla rete delle
unità d’offerta.
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Mediamente il livello di gravità dei pazienti che accedono ai servizi con un disturbo di dipendenza è elevato
e richiede trattamenti specialistici multidisciplinari complessi.
Il lavoro dell’Osservatorio dei Comportamenti d’Abuso, ha permesso di avviare una specifica
programmazione territoriale soprattutto nell’area della Prevenzione e nella cura dei nuovi comportamenti
d’abuso (gioco d’azzardo patologico).
Due sono i principali ambiti nei quali si rende necessario intervenire per garantire l’integrazione:
Area della prevenzione attraverso:
lo sviluppo del piano di prevenzione e la realizzazione di programmi centrati sulle
competenze nell’ambito delle dipendenze;
il consolidamento degli interventi relativi alla dipendenza da gioco.
Area della continuità delle cure con la sperimentazione di nuovi interventi per situazioni di cronicità e
gravosità correlate alla dipendenza. In particolare:
dovranno essere individuate le modalità per evitare la cancellazione dall’anagrafe dei
Comuni dei soggetti residenti, che stanno svolgendo un programma terapeutico in altro
Comune e che pertanto a seguito della normativa anagrafica vengono classificati come
“senza fissa dimora”;
verrà supportato il progetto RE-START rivolto ad un target di popolazione con una storia di
dipendenza in situazione di gravità / gravosità sociale, per un percorso di
accompagnamento in fase di semi-autonomia. Il progetto vede coinvolti gli enti accreditati
e l’attivazione del mondo del lavoro, associativo e del volontariato locale. Comprende
anche una dimensione assistenziale con interventi del servizio sociale comunale.
L’attivazione di questi percorsi di “residenzialità protetta” dovrà vedere il forte
coinvolgimento degli Ambiti e dei Comuni interessati dagli insediamenti, per costruire un
livello di partecipazione e condivisione che coinvolga anche le comunità locali;
dovranno essere definite le linee-guida, tra servizio sociale di base e specialistico, volte ad
individuare metodi, strumenti, buone prassi per garantire agli interventi terapeutici,
laddove è necessaria, una continuità assistenziale, secondo criteri di economicità;
si procederà all’individuazione di un gruppo di lavoro integrato per l’attivazione di lavori di
pubblica utilità, come previsto dalla normativa vigente, in raccordo con le esperienze
consolidate presenti sul territorio (Servizio Collocamento Mirato Fasce deboli della
Provincia, sistema territoriale della cooperazione sociale) e con il coinvolgimento dei
Comuni attraverso gli Ambiti distrettuali.
Una comunità per la salute mentale
Nel triennio scorso è andata consolidandosi la funzione dell’Organismo di Coordinamento della Salute
Mentale (OCSM) e dei gruppi di lavoro “territorialità” e “residenzialità”, quale spazio di integrazione e
condivisione di linee progettuali e operative. Si sono progressivamente avvicinate le diverse
rappresentazioni fra ambito specialistico e sanitario e lavoro sociale di base, facilitando una migliore
relazione fra servizi di base e servizi del Dipartimento Salute Mentale (DSM), a vantaggio dell’unitarietà
dell’intervento sulla persona. L’annuale conferenza territoriale per la salute mentale si è caratterizzata
sempre più come appuntamento di incontro e approfondimento, che vede un processo partecipato di
definizione e una serie di avvenimenti preparatori che pone il tema della salute mentale all’attenzione della
collettività.
63
Occorre però alimentare costantemente il flusso di relazioni e interazioni fra il sistema specialistico
dell’offerta e la rete dei servizi socio-assistenziali, per garantire che la presa in carico delle situazioni
avvenga in una prospettiva sistemica che tenga conto della dimensione familiare e di quella di contesto in
cui il paziente vive e con cui interagisce quotidianamente. A questo proposito, viene richiamata
l’importanza del CeAD quale luogo di attuazione del governo delle reti di cura e assistenza e l’integrazione
tra servizi sociali, socio-sanitari e sanitari anche per il paziente psichiatrico.
Una grande rilievo in questo senso ha assunto l’associazionismo, promuovendo l’aggregazione di enti e
soggetti che hanno impostato, nell’ ultimo biennio, un intenso lavoro sul tema della “Comunità per la salute
mentale”, creando un forte impulso per una lettura più sociale e inclusiva. Il pluralismo e l’articolazione di
questa aggregazione ha permesso anche di superare l’ottica soggettiva di approccio al problema e di
relazione con i Servizi, facendo prevalere un livello più sociale e culturale anche rispetto ai percorsi di cura.
La domanda di spazi di aggregazione e integrazione sociale è molto sentita, sia come opportunità di una
migliore gestione di sé e del proprio tempo, ma anche come opportunità di sollievo e aiuto per le famiglie
dei pazienti psichiatrici. Le Associazioni, che da anni realizzano offerte diversificate, hanno avviato un
lavoro più sistematico di rilevazione e analisi dei bisogni che interfaccia direttamente la programmazione
del DSM e l’attività dei Comuni. Il rapporto dialettico e costante con queste realtà consente di integrare il
piano di lettura e di promuovere un’attenzione complessiva alle persone e alle realtà in cui sono inserite, e
di avviare un sostegno alla qualificazione degli interventi, favorendo anche un maggiore scambio e
condivisione di criteri e opportunità fra le stesse associazioni. Il prezioso lavoro volto alla realizzazione di
interventi e opportunità di incontro e relazione va condiviso, monitorato, valutato e sostenuto attraverso
modalità che permettano anche la ricerca di fonti economiche integrative alle risorse pubbliche.
La stessa possibilità che le forme di residenzialità leggera possano evolvere verso una integrazione reale
con il territorio e le comunità ospiti, richiede la condizione di una tutela vigile da parte delle esperienze
informali che si creano intorno a queste unità di offerta. Più in generale occorre lavorare affinché il
rapporto con l’associazionismo non sia la ricerca solo di integrazioni d’offerta a latere del percorso di cura
svolto dai servizi (il tempo libero, le vacanze, etc.), ma si innesti nel piano riabilitativo e di cura complessivo,
come apporto di un contributo relazionale, di tutela e di accompagnamento sempre più qualificato e in
costante dialettica con l’intervento sanitario.
Una attenzione specifica va dedicata alle famiglie attraverso un approccio declinato in due direzioni: la
prima volta a garantire alle famiglie forme di supporto, sostegno e sollievo dai compiti di cura per
permettere di rivedere le modalità relazionali e gestionali che non favoriscono l’evoluzione delle situazioni;
la seconda tesa a riconoscere la risorsa famiglia, riconoscendole la possibilità di costruire un’alleanza
dialettica con i servizi nella definizione dei percorsi di cura complessivamente intesi, a partire dal momento
della presa in carico. L’alleanza tra i servizi e la famiglia è un processo bidirezionale che richiede la capacità
di un reciproco ascolto, la valorizzazione delle rispettive competenze e conoscenze e il riconoscimento della
complementarietà degli attori in gioco.
La creazione del fondo sociale a sostegno degli interventi in psichiatria, rappresentando uno spazio di
relazione e mediazione delle azioni nell’area della salute mentale, ha favorito un maggior raccordo tra
Servizi Sociali di Base (SSB) e DSM, accanto al lavoro realizzato nell’ambito dell’OCSM. La necessità di
condividere con gli ambiti i criteri di utilizzo delle risorse dei Comuni ha permesso di approfondire insieme
criteri, modalità e priorità degli interventi da sostenere attraverso la spesa sociale. Il contrarsi delle risorse
a disposizione dei Comuni richiederà, nei prossimi mesi, la ricerca di strategie integrate per individuare la
64
possibile convergenza anche degli strumenti economici, compresa l’attivazione di progetti sperimentali e di
iniziative promozionali realizzate con le associazioni e in grado di esprimere una capacità attrattiva e di
investimento da parte di soggetti privati. Più in generale, attraverso un preciso raccordo fra Ufficio dei
Piani e DSM, si dovranno identificare i criteri di definizione della spesa sociale in relazione all’analisi dei
bisogni, alle priorità individuate, e alla possibilità di ricondurre alcuni interventi ad altri sistemi d’offerta
coordinando le programmazioni istituzionali del territorio.
5.4 L’accesso al lavoro delle fasce deboli
La scelta compiuta anni fa, nel nostro territorio, di delegare le funzioni di accompagnamento al lavoro delle
fasce deboli al Centro per l’Impiego-Collocamento Disabili della Provincia di Lecco, trova ancora
fondamento in ragione dei risultati raggiunti e per la necessità di supportare i Servizi Sociali di Base (SSB)
attraverso uno strumento specializzato nel rapporto con il mercato del lavoro.
I dati del triennio relativi agli Ambiti di Bellano, Lecco e Merate segnalano elementi di positività, ma anche
alcuni aspetti importanti che richiedono di essere rivisti per migliorare la qualità della collaborazione.
Segnalano però con evidenza anche l’evoluzione e il cambiamento della domanda.
Nel corso degli ultimi anni infatti, alle tradizionali categorie di soggetti che afferiscono ai Comuni (adulti con
fragilità personali tali da rendere difficoltoso l’accesso al lavoro se non attraverso un percorso guidato e
monitorato), si sono andate aggiungendo via via problematiche di natura diversa, in cui la fragilità non è
rappresentata tanto da difficoltà personali, quanto piuttosto da condizioni di “svantaggio sociale” che
spesso richiedono, più che altro, processi di facilitazione nella ricerca del lavoro e non di sostegno
individualizzato in azienda.
Pensiamo ad esempio alla categoria “adulto in grave stato di indigenza” che rappresenta insieme ad altre
assimilabili (donne vittime della violenza, persone soggette a misure restrittive) oltre il 50% delle
segnalazioni presentate dai SSB.
Questo modificarsi delle richieste deriva anche dall’attenzione posta ad alcune categorie specifiche (area
carcere, stranieri, donne vittime di violenza, etc.) sostegno delle quali è stato possibile avvalersi di specifici
finanziamenti per interventi realizzati sia dal privato sociale che dallo stesso Collocamento Fasce Deboli.
Ancora, nel biennio in corso, i SSB hanno intercettato una crescente e pressante domanda di aiuto nella
ricerca del lavoro di persone disoccupate a seguito della crisi economica e occupazionale che ha investito il
nostro territorio e che ha prodotto situazioni di fragilità, soprattutto in chi non può disporre di reti
protettive a livello familiare (immigrati ma non solo).
A quest’ultimo fenomeno è corrisposto un positivo investimento dei Comuni con singole iniziative o con
formule più organizzate (per esempio le borse sociali promosse dalla Provincia o i voucher comunali) che
hanno permesso di contrastare parzialmente il bisogno evidenziando, contemporaneamente, la necessità di
una strategia territoriale.
Occorre dunque porre particolare attenzione a questo diversificarsi della domanda per poter definire quale
potrebbe essere la strategia di lavoro territoriale per i prossimi anni, alla luce della contrazione delle risorse
a disposizione dei Comuni e delle indicazioni regionali per lo sviluppo dei Piani di Zona 2012-2014.
Si tratta cioè, come positivamente richiesto con decisione da parte della Regione, di pensare ad una
programmazione sociale che non assuma l’esistente come elemento dato, ma che ponga attenzione ad una
analisi aggiornata dei bisogni e delle conseguenti forma di risposta.
Altro elemento essenziale della programmazione sociale del prossimo triennio è il richiamo alla necessità
di integrare i sistemi istituzionali e di offerta, condividendo obiettivi e strategie, programmazioni di
intervento, risorse umane ed economiche, nel rispetto delle diverse competenze ma nell’integrazione di
obiettivi di presidio e di risposta sociale.
65
In questo senso, con l’approvazione dei nuovi Piani di Zona verrà avviato un confronto approfondito con la
Provincia di Lecco, affinché il rinnovo della Convenzione con gli Ambiti distrettuali per la definizione di
interventi a favore delle Fasce deboli del Mercato del lavoro possa collocarsi nell’ambito di una intesa
territoriale più ampia e più avanzata, come auspicato dalla stessa Provincia nella bozza di convenzione
proposta nei mesi scorsi.
La programmazione comune tra i Piani di Zona garantirà inoltre la prosecuzione del Servizio sociooccupazionale (CeSeA) che, da oltre un decennio, rappresenta un contesto tutelato per persone
caratterizzate da forti fragilità personali e da cronicità, che difficilmente consentono processi evolutivi di
ricollocamento socio- lavorativo. L’esperienza, fortemente connessa con i progetti socio-educativi elaborati
dai SSB, potrà trovare una declinazione operativa anche nell’ambito meratese, come già previsto dallo
specifico Piano di Zona. CeSeA rappresenta infatti interessanti caratteristiche in quanto, pur essendo un
progetto di natura sociale e di tutela di soggetti particolarmente fragili, fonda la propria attività su compiti
di lavoro reali e su commesse che richiedono un investimento di responsabilità e un’assunzione di ruolo che
spinge le persone coinvolte verso l’assunzione di modelli relazionali coerenti e socialmente adeguati.
Dal punto di vista economico il servizio si caratterizza per un intreccio tra risorse sociali e risorse dirette e/o
valorizzazioni derivanti dai compiti assunti per conto degli enti locali. In questo modo è possibile
identificare il servizio come un’opportunità e una risorsa per realizzare una serie di lavori di utilità sociale.
5.5 Gli interventi per l’accoglienza
Nell’area comune dei Piani di Zona sono compresi alcuni interventi che hanno garantito le forme di
accoglienza alloggiativa volte a sostenere i processi di integrazione delle persone che presentano maggiori
fragilità (persone con grave disagio sociale, senza fissa dimora), immigrati, richiedenti asilo.
Lo sviluppo di questi servizi sarà orientato a garantire una risposta di carattere provinciale ad alcuni bisogni
con una attenzione a sviluppare alcuni servizi nei diversi territori.
Centro di prima accoglienza per uomini
Il centro di prima accoglienza di via dell’Isola a Lecco è finanziato dagli Ambiti distrettuali come unità
d’offerta rivolta agli uomini adulti, italiani e stranieri, che si trovano in difficoltà abitative. Il centro avvia
percorsi di reinserimento sociale per le persone segnalate dai Comuni e riserva dei posti letto per
l’accoglienza temporanea di senza fissa dimora. La particolare tipologia di utenza e l’esigenza di offrire
accoglienza a costi limitati prevede che l’unità d’offerta sia sostenuta dalla programmazione trasversale ai
tre Ambiti distrettuali.
Per quanto riguarda le donne, anche se le tipologie di bisogno sono comunque differenti, è necessario
prevedere la connessione con eventuali interventi sulla prima accoglienza per donne in difficoltà con
quanto è già attivo sul versante del maltrattamento.
Accoglienza emergenziale per senza fissa dimora
Nei mesi più freddi dell’anno viene organizzato, nel capoluogo provinciale, un campo di accoglienza
emergenziale rivolto a senza fissa dimora e a persone che, pur essendo residenti nel territorio, vivono in
situazione di disagio estremo e non aderiscono ad alcun progetto di reinserimento. Si tratta di un
intervento di bassa soglia e, per la particolare tipologia di intervento e di utenza a cui si rivolge, il campo
viene sostenuto come attività di contrasto alla povertà e di prevenzione da tutti i Comuni del territorio
provinciale. L’attuale organizzazione del campo con moduli prefabbricati e il coinvolgimento di soli
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volontari, dovranno essere oggetto di valutazione per definire interventi diversi e più strutturati nel futuro,
anche con l’individuazione di strutture adeguate in raccordo con realtà del privato sociale.
Housing sociale
Lo sviluppo dell’housing sociale è da considerarsi prioritario e si inscrive in un generale ripensamento delle
forme dell’abitare in un tessuto sociale caratterizzato da molti elementi di fragilità e di precarietà.
L’aumento costante degli sfratti mette in seria difficoltà nuclei familiari fino a poco tempo prima autonomi.
D’altra parte persone cronicamente fragili non riescono a mantenere e gestire soluzioni abitative stabili e di
autonomia. Ma housing può essere anche la naturale evoluzione dei percorsi di accoglienza in strutture
comunitarie, come rete di seconda accoglienza utile per stemperare l’impatto diretto con un mercato della
casa oneroso e per offrire strumenti di autonomia alle persone.
Una rete di appartamenti “a gestione sociale” permette una vasta gamma di interventi che vanno dal
semplice affitto calmierato alla coabitazione di persone non autonome e bisognose di un monitoraggio
costante da parte di personale qualificato. Anche nel territorio provinciale sono diverse le esperienze
promosse da Enti locali e privato sociale.
Tale varietà, tuttavia, necessita di una maggior standardizzazione delle offerte, in modo tale che possano
risultare più efficaci per le diverse tipologie di bisogno. Il coordinamento delle diverse realtà, che attivano
soluzioni abitative di seconda accoglienza o di housing sociale, è invece finalizzato a consentire una
definizione delle modalità di accoglienza di volta in volta più rispondenti alle casistiche segnalate dai servizi
sociali di base dei Comuni. Inoltre la programmazione trasversale degli Ambiti distrettuali dovrà consentire
di promuovere uno sviluppo delle esperienze di housing che possa essere omogeneo su tutto il territorio
provinciale.
Servizio sociale specializzato
La presa in carico di adulti in difficoltà da parte dei servizi sociali di base è spesso resa complessa dalla
penuria e dalla non semplice individuazione di risorse adeguate per offrire all’utenza percorsi efficaci di
autonomia. Al fine di supportare i servizi di base si è prevista la strutturazione di un servizio sociale
specializzato di secondo livello che possa rafforzare la progettualità dei servizi invianti e promuovere
progetti integrati con le diverse realtà del privato sociale che nel territorio provinciale gestiscono strutture
di accoglienza con differenti livelli di intervento e modalità organizzativa. Il servizio sociale specializzato è
inoltre titolare degli interveti rivolti ai senza fissa dimora, e che per questo non sono presi in carico dai
sevizi sociali di base, e governa le progettualità trasversali rivolte a non residenti e stranieri che giungono
nel territorio a diverso titolo.
5.6 Le politiche migratorie
Il fenomeno migratorio è sempre più emergente anche nel territorio della Provincia di Lecco e si
caratterizza per un’estrema trasversalità di problematiche e di risorse che interessa diversi aspetti delle
politiche di un territorio.
In questi ultimi anni la popolazione straniera presente nella provincia di Lecco è passata da 10.500 unità
(gennaio 2001), a 31.100 (luglio 2010) di cui quasi 85% formata da persone residenti (iscritti alle anagrafi
comunali), elemento che parla di stabilizzazione sul territorio provinciale.
Nonostante la recente flessione della velocità di crescita Lecco è, tra le quattro province lombarde con
minor numero di stranieri, l’unica ad aver accresciuto il numero assoluto degli immigrati sul proprio
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territorio nell’ultimo anno. Ai primi 4 posti secondo il Paese di provenienza sono: Marocco con 4.950 unità,
Romania con 3.710 unità, Albania con 3.610 unità, e Senegal con 2.340 unità.
Il distretto di Lecco accentra il 49% delle presenze complessive in provincia. Il primo di luglio 2010 vede
infatti distribuirsi ben 16.000 unità di immigrati nel distretto socio-sanitario di Lecco, 11.700 unità in quello
di Merate e quasi 3.500 presenze nel distretto di Bellano.
La composizione per genere evidenzia la presenza di un maggior numero di uomini, anche se si osserva un
decremento nel corso degli anni (dal 70% nel 2002 al 53% nel 2010) a favore di un aumento della quota
delle donne (dal 30% nel 2002 al 47% nel 2010). L’età mostra che, a livello lombardo, Lecco ha una struttura
per età media in linea con quella regionale per il genere maschile (33 anni), mentre per quello femminile è
la provincia più giovane (29 anni- circa 4 anni al di sotto della media regionale). Più di un terzo degli
immigrati residenti a Lecco vive in Italia da 5 - 10 anni, mentre il 31% vive in Italia da più di 10 anni.
Per quanto concerne l’anzianità in provincia quasi il 43% e presente da 5 –10 anni, mentre il 20% è presente
da più di 10 anni. La condizione lavorativa mostra come quasi un immigrato lavoratore su due è occupato in
maniera regolare a tempo indeterminato. La quota di disoccupazione cresce dal 5% nel 2009 al 22% nel
2010 con un’equa distribuzione di questa quota tra i generi. Quelli che si avvalgono della cassa integrazione
sono circa il 5%. La maggior parte dei lavoratori maschi sono operai nell’industria (40%).
(Dalla sintesi del Dodicesimo Rapporto sull’Immigrazione elaborato dal CISeD della Provincia di Lecco, aprile
2011)
STRUMENTI DI ANALISI E DI PROGRAMMAZIONE
Osservatorio Provinciale per le Politiche Sociali (OPS) e sezione specifica Osservatorio Provinciale
Immigrazione (OPI)
Per un’adeguata programmazione in campo sociale il territorio necessita di essere supportato da
informazioni attendibili sullo stato dei servizi e sui fenomeni che richiedono protezione sociale. Occorre
inoltre che tali conoscenze siano costantemente aggiornate attraverso un sistema informativo che sappia
mantenere uno sguardo sufficientemente allargato sulla complessità dei fenomeni sociali che non possono
più essere ricondotti al livello locale. Gli Osservatori della Provincia di Lecco (OPS-OPI) hanno collaborato
negli anni a sviluppare politiche migratorie condivise e a supportare soprattutto i Comuni e gli Ambiti
distrettuali nella programmazione zonale. In tale senso gli Osservatori rappresentano:
un sistema informativo che raccoglie in modo organizzato e ragionato le informazioni esistenti e
reperibili da diverse fonti;
un promotore di ricerche sulle condizioni sociali e sul sistema dei servizi chiamati a fronteggiarli;
un luogo di elaborazione critica delle informazioni per produrre valutazioni e proposte innovative.
In particolare si riportano di seguito alcuni elementi utili alla programmazione zonale elaborati dall’OPS –
OPI nell’ambito del CISeD – Centro Informazione Supporto e Documentazione della Provincia di Lecco.
Dal lavoro di analisi delle progettazioni attivate nel territorio sulla tematica dell’immigrazione è
stata realizzata una pubblicazione dal titolo “Sguardi integrati”, che ha analizzato l’efficacia e
l’impatto delle iniziative promosse dai progetti. Da tale documento si intende sviluppare un lavoro
di rideclinazione delle priorità progettuali per consentire un’ottimizzazione delle risorse disponibili
verso attività coordinate e integrate su tutto il territorio provinciale.
Dalla ricognizione dei corsi di lingua italiana per stranieri presenti nel territorio della provincia di
Lecco, nell’ambito delle attività dell’OPI (in attuazione del “Protocollo d'Intesa per la realizzazione
della rete provinciale per gli interventi a favore della formazione linguistica degli stranieri”, che la
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Provincia di Lecco ha stipulato con la Prefettura di Lecco e l'Ufficio Scolastico Territoriale in data 24
ottobre 2011) è stato possibile avere a disposizione un report di approfondimento che analizza
come i corsi siano distribuiti nei diversi Ambiti Distrettuali con una focalizzazione su alcuni dati
rilevanti (es. alfabetizzazione, A1, A2…, destinatari, costo per gli utenti…) permettendo di avviare
una successiva verifica ai fini di una eventuale razionalizzazione.
Dal lavoro che si sta sviluppando, in attuazione del progetto “Una rete di dati per il governo delle
politiche immigratorie”, sperimentazione finalizzata a promuovere un sistema organizzato di
raccordo per la raccolta di dati riguardanti il fenomeno migratorio nell’ambito delle attività di
monitoraggio del Consiglio Territoriale per l’immigrazione, verranno messi a disposizione una serie
di dati riferiti alla popolazione straniera presente in provincia.
Inoltre viene effettuata, sempre nell’ambito delle attività del CISeD, d’intesa con il Centro per
l’Impiego della Provincia di Lecco, un’attività di consulenza di secondo livello rivolta alle assistenti
sociali e agli operatori dei servizi, come supporto nel disbrigo delle pratiche riferite ai permessi di
soggiorno, ma anche consulenza nella gestione di casi complessi, che andrà mantenuta nella
programmazione territoriale.
ACCESSO AI SERVIZI
Attività informativa e consulenziale
Un operatore qualificato, nell’ambito del Servizio CISeD provinciale, opera presso lo Sportello Unico
Immigrazione della Prefettura, dove svolge attività di orientamento e informazione a tutti gli immigrati che
lì si rivolgono per l’espletamento di numerose pratiche amministrative. Inoltre l’operatore svolge una
funzione di consulenza anche nei confronti dei datori di lavoro che si rivolgono allo Sportello per le pratiche
relative all’assunzione di personale non comunitario.
Presso il CISeD e il Centro per l’Impiego della Provincia di Lecco, tramite operatori qualificati, viene inoltre
offerto un servizio di consulenza giuridica e mediazione linguistica, rivolto agli operatori sociali con
l’obiettivo di fornire strumenti utili per la presa in carico dei percorsi di integrazione degli immigrati che si
rivolgono alle diverse realtà istituzionali e del privato sociale del territorio provinciale.
Mediazione linguistica culturale nei servizi ospedalieri e consultoriali
Negli ultimi anni diversi progetti hanno attivato esperienze di mediazione linguistico culturali nei servizi
sanitari del territorio lecchese. L’accesso ai servizi sanitari è spesso reso difficoltoso per problemi linguistici
e culturali per molti cittadini stranieri, in particolare per le donne. Gli interventi di mediazione nelle
strutture sanitarie sono quindi da considerarsi come di interesse trasversale per consentire un miglior
accesso dei cittadini stranieri.
Richiedenti asilo, rifugiati politici, titolari di protezione sussidiaria e di permessi per motivi umanitari
La particolare tipologia giuridica di queste persone le caratterizza come portatrici di bisogni strettamente
legati al vissuto traumatico che li ha portati a lasciare il proprio paese di origine.
Dal 2009 la Provincia di Lecco è titolare del progetto “Lecco, una provincia accogliente”, servizio territoriale
del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), finanziato dal Ministero dell’Interno.
Il progetto prevede la messa a disposizione di 15 posti in strutture di accoglienza, distribuite in tutto il
territorio provinciale e consente l’accoglienza e la presa in carico dei richiedenti asilo. Gli inserimenti
vengono effettuati su invio del Servizio Centrale di Roma, ma è possibile accogliere anche persone
segnalate dai Comuni del territorio. Nelle strutture di accoglienza i richiedenti asilo ricevono tutti i servizi di
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assistenza per il periodo in cui la loro istanza di asilo viene esaminata dalla Commissione Territoriale
competente. Inoltre sono previsti servizi di integrazione per facilitare l’inserimento sociale degli ospiti.
Al termine del periodo di accoglienza le persone che hanno ottenuto un riconoscimento della protezione
possono stabilirsi nel territorio provinciale, con il supporto degli operatori del progetto e in raccordo con i
servizi sociali del Comune dove l’ospite ha reperito una soluzione abitativa.
Per migliorare la risposta al crescente numero di persone che giungono nel territorio si valuterà la
possibilità di un ampliamento dei posti SPRAR nel territorio della provincia.
Nel corso dell’anno 2011 la Provincia di Lecco ha promosso un progetto di accoglienza per i richiedenti asilo
accolti nell’ambito del sistema della Protezione Civile per l’Emergenza Nord Africa. Garantendo uno
standard di interventi sul modello del progetto SPRAR, il progetto ha consentito il trasferimento delle
persone inizialmente accolte in strutture alberghiere in realtà del privato sociale più strutturate sia per
l’assistenza, sia per l’avvio di percorsi di integrazione.
Dato il numero considerevole di persone giunte nel territorio, la possibilità di un’integrazione delle stesse
nello stesso territorio provinciale dovrà essere oggetto di politiche specifiche da parte dei Comuni.
Il governo del progetto da parte della Provincia è finalizzato a garantire l’avvio di percorsi di autonomia che
possano facilitare la successiva dimissione dalle strutture di accoglienza e ridurre l’impatto sui Comuni, in
via prioritaria nei confronti delle persone che otterranno il riconoscimento di una protezione.
STRUMENTI D’INTEGRAZIONE
Fondo di garanzia
Nella programmazione 2012 dell’Accordo di Programma per le politiche sociali è stata riproposta la
costituzione di un fondo di garanzia attraverso la raccolta delle quote di solidarietà dei Comuni.
Il Fondo è finalizzato a sostenere i servizi sociali di base e le strutture di accoglienza nella copertura di spese
destinate all’attivazione di strumenti per facilitare l’integrazione di cittadini stranieri, quali contributi
affitto, borse lavoro, corsi di formazione professionale, etc.
Si rileva l’importanza di garantire nella programmazione zonale lo strumento del fondo.
Promozione di reti di sostegno
Si intende promuovere il coinvolgimento delle comunità di migranti, dei sindacati e dell’associazionismo
per il sostegno di progetti di mutualità a favore di persone straniere che si trovano in condizione di fragilità
socio-economica, al fine di non lasciare ai soli servizi sociali comunali il compito di fornire strumenti di
assistenza per evitare l’impoverimento di fasce già fragili della popolazione, come sono gli immigrati in
condizioni di disagio.
5.7 La conciliazione famiglia - lavoro
La difficoltà di conciliare tempi di lavoro e tempi di vita fanno di questo tema una priorità che sta
assumendo sempre più una dimensione sociale.
E’ importante perciò lavorare in una prospettiva di responsabilità sociale diffusa, dove le persone e le
famiglie, il Terzo settore, Enti e istituzioni, il mondo dell’impresa e del lavoro, possano costruire insieme
politiche di conciliazione innovative e buone prassi.
Con l’approvazione della delibera n. 50 del 27/01/2011 “Rete per la conciliazione: approvazione schema di
accordo di collaborazione territoriale e individuazione dei soggetti promotori e provvedimenti conseguenti
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(DGR 381/2010)”, l’ASL della provincia di Lecco ha costituito la rete territoriale con gli Enti Locali (Consiglio
di Rappresentanza dei Sindaci, Ambiti distrettuali e Provincia di Lecco), con cui vi erano già relazioni
consolidate negli anni - soprattutto per le collaborazioni relative alla programmazione locale tramite i Piani
di Zona - e con il sistema delle imprese e la Camera di Commercio, con cui era necessario cominciare a
costruire relazioni e sinergie condivise.
Attraverso un lavoro conoscitivo ed esplorativo, condotto dall’ASL in collaborazione con la sede territoriale
di Regione Lombardia, sono stati individuati i soggetti promotori della Rete territoriale per la conciliazione
famiglia-lavoro:
 Regione Lombardia
 ASL della provincia di Lecco
 Provincia di Lecco
 Consigliera Provinciale di Parità
 Camera di Commercio (CCIAA) di Lecco
 Ambito Territoriale di Bellano
 Ambito Territoriale di Lecco
 Ambito Territoriale di Merate
 Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci
Questi soggetti in data 1 aprile 2011 hanno concluso la sottoscrizione dell’Accordo di collaborazione
biennale per la realizzazione della Rete territoriale per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro;
successivamente è iniziato il processo di coinvolgimento dei soggetti del territorio che potevano essere
interessati ad aderire, in prima battuta i sindacati confederali e le associazioni datoriali dei vari settori
produttivi, nonché delle libere professioni.
Si è inoltre previsto che alla rete territoriale, in quanto immaginata come struttura dinamica ed in continua
evoluzione, potessero aderire anche altri soggetti: servizi del territorio, istituzioni scolastiche, aziende
pubbliche e private, soggetti del Terzo Settore, etc.
Contemporaneamente è stato individuato il gruppo di lavoro tecnico che ha avuto il compito, con il
supporto di Regione Lombardia, di elaborare il Piano territoriale per la Conciliazione della provincia di
Lecco, Piano approvato il 17 maggio 2011 da parte del Tavolo politico-istituzionale dei promotori, allargato
ai soggetti aderenti.
Il Piano è stato ampiamente e capillarmente pubblicizzato per diffondere la conoscenza delle iniziative in
esso contenute e anche per consentire ad altri potenziali aderenti di valutare l’opportunità di fare parte
della rete.
Anche gli Uffici di Piano dei 3 Ambiti distrettuali, che partecipano al Tavolo Tecnico, hanno predisposto
adeguate azioni di informazione rivolte ai 90 Comuni della provincia di Lecco e in particolare ai servizi prima
infanzia presenti sul territorio.
I Piani territoriali di azione di conciliazione, con la DGR n. 2504/2011, sono stati prorogati fino al 15 giugno
2012; è perciò necessario mantenere il processo di governance in atto nel territorio della provincia di Lecco
e collegarsi come Ambiti per dare continuità alla rete territoriale di conciliazione.
Tutte le azioni di conciliazione attivate ad oggi sono state concordate con il Tavolo Tecnico di Sottoscrittori
ed Aderenti al Piano Territoriale per la Conciliazione, che si è riunito a scadenze regolari a partire dal mese
di giugno 2011, per implementare l’operatività sul territorio; ai lavori del Tavolo hanno preso parte anche
alcuni consulenti regionali.
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Si evidenzia anche la presenza sul territorio dell’“Osservatorio del Mercato del Lavoro”, promosso e gestito
dal 2009 dalla Provincia di Lecco nell’ambito del Polo di Eccellenza del Mercato del Lavoro, la cui finalità è
quella di:
a) misurare, monitorare e conoscere la struttura dell’occupazione e le dinamiche che si sviluppano sul
mercato del lavoro, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta;
b) fornire elementi conoscitivi utili ad interpretare gli aspetti strutturali e congiunturali del mercato del
lavoro.
Gli obiettivi da sviluppare nel triennio 2012-2014 da parte degli Ambiti Distrettuali di Bellano, Lecco e
Merate in collaborazione con il Tavolo Tecnico di Sottoscrittori ed Aderenti al Piano Territoriale per la
Conciliazione sono i seguenti:
Promuovere la cultura della conciliazione nelle aziende e render note le buone prassi attive sul
territorio; a questo scopo è già stato programmato un primo evento in stretta collaborazione con le
associazioni datoriali;
Promuovere e sostenere progetti sperimentali che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e
lavoro, attraverso l’attuazione, la strutturazione o la condivisione di servizi a supporto delle
lavoratrici e dei lavoratori con carichi di cura; i progetti potranno essere proposti e realizzati da
realtà del territorio che intendono adottare politiche di conciliazione e da micro, piccole e medie
imprese anche nella forma di Associazioni di Imprese;
Ampliare il programma del Piano territoriale per la Conciliazione della provincia di Lecco con il
coinvolgimento di altri soggetti del sistema economico produttivo e dei servizi;
Armonizzare le misure dotali e le iniziative della conciliazione famiglia-lavoro con le altre
agevolazioni e forme di sostegno alle famiglie (acquisto posti-nido, voucher) attivate dagli Ambiti
tramite i Piani triennali per la prima infanzia;
Integrare il lavoro sul tema della Conciliazione nella programmazione dei Piani di Zona 2012-2014
per dare continuità alla diffusione della cultura della conciliazione e alle iniziative e pratiche messe
in campo.
5.8 Gli interventi nell’area dell’esecuzione penale
Con la delibera regionale n. 9502/09 Regione Lombardia ha inteso “sostenere e sviluppare forme di
pianificazione territoriale integrata, attraverso la valorizzazione e la partecipazione attiva dei diversi
soggetti territoriali … orientata al rafforzamento dei servizi e degli interventi avviati, nel corso delle
precedenti annualità, valorizzando le potenzialità locali e rafforzando la conoscenza e l’approfondimento
delle peculiarità che il territorio rappresenta.”
Tale delibera ha stanziato specifici finanziamenti attraverso i quali è stato possibile articolare in due aree
progettuali (adulti e minori), diverse azioni progettuali, in parte ex novo (area minori) e in parte in
continuità con quanto già realizzato attraverso la Legge Regionale n. 8/2005 e alcuni finanziamenti erogati
dalla Fondazione Cariplo (area adulti).
Progetto penale minori
Per quanto concerne l’area minori, attraverso i finanziamenti previsti dalla DGR n. 9502/09 si è proposto un
progetto finalizzato ad assicurare una presa in carico integrata e coerente a tutti i ragazzi e le famiglie
coinvolti nel procedimento penale sul territorio provinciale di Lecco, attraverso la creazione di una équipe
sovradistrettuale per i tre ambiti distrettuali di Bellano, Lecco e Merate.
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L’équipe è intesa come strumento sovradistrettuale che si pone come interlocutore unico per i servizi
territoriali (Comuni, Gestioni Associate e ASL) sovra territoriali (servizi ministeriali) e di tutte le realtà locali
che a vario titolo si occupano di penale minorile.
Nel periodo di realizzazione del progetto l’équipe ha effettivamente svolto funzioni di supporto, consulenza
e supervisione agli operatori del territorio, con particolare riguardo alle situazioni più complesse.
Nel corso del biennio 2010/2011 è stato realizzato il corso di formazione “Le specificità e la creatività nel
penale minorile”, conclusosi a novembre 2010, al quale hanno partecipato gli operatori dei tre ambiti
distrettuali, sia delle Gestioni Associate e dei Comuni sia dell’ASL. I partecipanti hanno condiviso la
necessità di attuare una riflessione attenta e puntuale in merito alle strategie operative di lavoro nel penale
minorile e, soprattutto, di stabilire modalità di integrazione interistituzionale e interprofessionale più
adeguate a rispondere sia alle richieste dell’Autorità Giudiziaria sia alle esigenze evolutive dei ragazzi e
delle famiglie.
Esito di questa condivisione è stato un lavoro congiunto di definizione di “Linee guida e buone prassi per
l’accompagnamento dei ragazzi sottoposti a procedimento penale minorile e delle loro famiglie”,
formalizzate poi in un Protocollo di Intesa. Tali linee rappresentano uno strumento operativo flessibile, ma
allo stesso tempo un punto fermo per il territorio che dovrebbe agevolare l’omogeneità delle pratiche,
l’integrazione tra servizi ed evitare la frammentarietà degli interventi.
Miglioramento nella effettiva messa in rete dei soggetti coinvolti, supporto specialistico da parte
dell’équipe nella valutazione delle segnalazioni che provengono dalla Procura della Repubblica, definizione
di indirizzi e buone prassi comuni, sono stati i risultati più significativi conseguiti dal progetto nel biennio di
attuazione, che hanno senz’altro lasciato un “capitale” sul territorio.
Sebbene sia difficile pensare a sviluppi del progetto che consentano di mantenere la stessa intensità di
impegno da parte dell’équipe sovradistrettuale, si ritiene però importante garantire alcune azioni che
consentano di non disperdere quanto prodotto in questi anni:
1. Monitoraggio circa effettiva applicazione delle linee guida, al fine di valutarne in itinere la
pertinenza e l’utilità e di apportare gli eventuali necessari aggiustamenti, utilizzando nuovamente
l’approccio bottom-up attraverso cui le linee sono state definite, e che ha favorito il coinvolgimento
degli operatori effettivamente implicati;
2. Mantenimento di una presenza – seppure ridotta - dell’equipe sovradistrettuale sul territorio.
Attualmente l’équipe, ha un momento settimanale stabile di presenza presso gli uffici della
Provincia di Lecco, garantendo la propria raggiungibilità agli operatori del territorio. Tale presenza
ha soprattutto introdotto una maggiore vicinanza e possibilità di interlocuzione fra i servizi del
territorio e quelli ministeriali (in particolare l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni).
Attualmente il progetto è giunto alla sua scadenza naturale, ma si ipotizza un parziale rifinanziamento da
parte della Regione delle azioni realizzate ai sensi della DGR 9502/09.
Ambito adulti
Con riferimento all’area dell’esecuzione penale interna, esterna e post detentiva è attivo dal 2005 sul
territorio della Provincia di Lecco il progetto “Porte Aperte” (LR 8/2005) di titolarità del Consorzio Consolida
Società Cooperativa Sociale, in partnership con i seguenti soggetti del pubblico e del privato sociale:
l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE) di Como, la Casa Circondariale di Lecco, il Comune di Lecco, la
Provincia di Lecco, l’ASL di Lecco, la Cooperativa Sociale L’Arcobaleno, la Cooperativa Sociale della Brianza,
L’Associazione Comunità “Il Gabbiano”.
Il progetto ha permesso nel corso degli anni la gestione e la messa in atto di interventi di accoglienza
abitativa, di ricollocazione al lavoro (tirocini di formazione e di orientamento, tirocini di inserimento
73
lavorativo), di accompagnamento socio-occupazionale, di sostegno alla genitorialità e alle dinamiche
familiari, di formazione e di orientamento, a favore dei soggetti in esecuzione penale.
Nella fase di erogazione delle attività previste dai progetti individuali, il progetto ha attivato varie
collaborazioni con alcune cooperative di inserimento lavorativo del territorio provinciale.
I vari ambiti di intervento si sono mostrati fondamentali nel percorso di reinserimento dei soggetti,
confermando la propria rilevanza per la buona riuscita dei percorsi riabilitativi.
Gli interventi che hanno riguardato le persone in carico alla Casa Circondariale di Lecco e all’UEPE di Como
sono stati gestiti collegialmente da un tavolo territoriale di lavoro, che si muove all’interno di una filiera di
ruoli e compiti chiaramente ed opportunamente assunti ed esercitati.
Il tavolo risulta composto dalle seguenti organizzazioni/servizi:
- Consorzio Consolida;
- UEPE di Como;
- Casa Circondariale di Lecco;
- Provincia di Lecco – Servizi Fasce Deboli e Collocamento Disabili;
- ASL di Lecco – Settore dipendenze;
- Comune di Lecco;
- Cooperativa Sociale L’Arcobaleno;
- Associazione Comunità Il Gabbiano.
Nel corso dell’esperienza, i destinatari del progetto Porte Aperte sono stati:
- persone italiane o straniere residenti o domiciliate nella provincia di Lecco (ove per domiciliate si
intendono le persone ristrette nella Casa Circondariale di Lecco e o accolte in una delle Comunità
del territorio lecchese, ma che sono in entrambi i casi residenti fuori provincia);
- persone senza fissa dimora;
- persone straniere anche in assenza di permesso di soggiorno che sono in esecuzione penale e in
quanto tali la normativa prevede il diritto al trattamento rieducativo.
La rete dei soggetti territoriali sopra richiamata ha inoltre gestito nel corso di questi anni diversi progetti a
finanziamento sia pubblico che privato che sono valsi a cofinanziare, nell’ottica di una strategia di
ricomposizione, gli interventi di accompagnamento e di sostegno in favore dell’utenza in carico.
La scheda seguente illustra i progetti realizzati a partire dal 2005:
Periodo
Marzo 2005
Giugno 2007
2007 – 2008
2007
2007 – 2011
Progetto
Titolarità
Identità e sviluppo
Consorzio Consolida
L’Isola
Provincia di Lecco
Tutto in famiglia
Agente di Rete
2008
S.O.S. - tengo famiglia
2008
Sistema integrato per il
reinserimento socio lavorativo di
persone detenute ed ex detenute
Canale finanziamento
Fondazione Cariplo
Milano
Ministero di Giustizia e
Regione Lombardia
Cooperativa Sociale
della Brianza
Consorzio Consolida
Cooperativa Sociale
della Brianza
Regione Lombardia
Provincia di Lecco
Regione Lombardia
FSE
LR 23/99
LR 23/99
74
The Family Man
Cooperativa Sociale
della Brianza
LR 23/99
Colorare Fuori dai Bordi
Consorzio Consolida
Fondazione Cariplo
Milano
Ricomincio da casa
Cooperativa Sociale
della Brianza
LR 23/99
2009
Marzo 2009
Marzo 2011
2010
In sintesi si presentano i dati dei servizi dell’Amministrazione penitenziaria relativi all’utenza in carico,
seguiti dai dati riferiti ai specifici interventi attivati dal tavolo e dai poli territoriali titolari degli stessi.
Persone prese in carico dall’UEPE di Como nell’ambito della Provincia di Lecco
Distretto
Lecco
Merate
Bellano
Interni alla Casa circondariale di Lecco
Totale
2005
180
70
45
20
315
2006
243
98
72
22
435
2007
131
55
35
16
237
2008
165
73
53
18
309
2009
205
80
76
21
382
2010
223
103
101
25
452
2011
249
120
99
18
486
Accessi alla Casa Circondariale di Lecco
2005
265
2006
249
2007
237
2008
272
2009
252
2010
241
2011
253
N. di situazioni trattate dall’equipe territoriale nel settennio 2005 – 2011
2005
34
2006
29
2007
2008
76
2009
73
2010
64
2011
72
Servizi Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco - Inserimento Lavorativo
N. di situazioni trattate dal polo territoriale nel settennio 2005 – 2011
Interventi
In carico
Tirocini
Assunzioni
375
140
23
Totale
Piani di Intervento
Personalizzati
conclusi
358
Consorzio Consolida – Servizi di formazione, di orientamento e di accompagnamento socio–
occupazionale
N. di situazioni trattate dal polo territoriale nel settennio 2005 - 2011
Totale
In carico
60
Tirocini
44
Interventi
Assunzioni
Orientamento
10
6
Formazione
9
75
Cooperativa Sociale della Brianza - Servizi di sostegno alla genitorialità
N. di situazioni trattate dal polo territoriale nel settennio 2005 - 2011
2005
2006
2007
12
2008
33
2009
35
2010
34
2011
35
Cooperativa L’Arcobaleno e Associazione Comunità Il Gabbiano – Servizi di accoglienza abitativa
N. di situazioni trattate dal polo territoriale nel settennio 2005 - 2011
Interventi
Totale
Prima accoglienza
C.P.A.
Casa Abramo
4
15
Housing sociale
Comunità
terapeutiche
9
La rete territoriale nell’assumere uno sguardo di prospettiva evidenzia le seguenti aree di bisogno:
Il bisogno socio - occupazionale
In tale area rientrano le persone detenute o in esecuzione penale esterna che presentano forme di disagio
complesse, anche di ordine psichiatrico, per le quali non è pensabile attivare percorsi di inserimento
lavorativo ma è maggiormente rispondente un’offerta di spazi socio-occupazionali che si caratterizzino per
la flessibilità dell’approccio e per un monitoraggio ed un accompagnamento graduale nella delicata fase del
reinserimento.
Il bisogno lavorativo
A tale area di bisogno fanno capo le persone detenute o in esecuzione penale esterna che pur presentando
difficoltà nel reinserirsi, mostrano di possedere competenze lavorative, che se orientate e accompagnate,
sono in grado di spendersi adeguatamente nel mondo del lavoro, sia in contesti aziendali, sia tramite
percorsi di transizione nelle cooperative sociali di tipo B.
Il bisogno di prima accoglienza
Molte delle persone in esecuzione penale presentano una condizione multiproblematica, non dispongono
di punti di riferimento, sia in termini di legami affettivi che abitativi. Spesso tali persone non sono in carico
ai servizi territoriali, essendo senza fissa dimora o stranieri senza permesso di soggiorno, e pertanto
necessitano di interventi di prima accoglienza e di un accompagnamento socio-educativo. Nello specifico
emerge un forte bisogno di accoglienza abitativa al fine di favorire l’accesso a misure che richiedono
l’individuazione di un domicilio, quale ad esempio l’esecuzione presso il domicilio della pena detentiva
inferiore a 18 mesi ai sensi della legge 199/2010 e successive modifiche.
Il bisogno di housing sociale
La possibilità di accesso all’housing sociale permette di dare continuità ai percorsi di inserimento
comunitario e di prima accoglienza e di sviluppare progetti individualizzati che vadano verso l’autonomia,
garantendo sempre un accompagnamento educativo. L’accesso all’housing può essere pensato
direttamente dal carcere o dal territorio, senza un primo passaggio in altre strutture, in basa al livello di
indipendenza e autonomia della persona. Anche in tale ambito emerge l’esigenza relativa alla possibilità di
accesso ai benefici previsti dalla legge 199/2010.
Il bisogno di sostegno alle problematiche di ordine familiare e genitoriale
La condizione detentiva interna ed esterna non si ripercuote solo sul soggetto destinatario della misura
restrittiva, ma sull’intero ambito familiare.
76
Per tale motivo è importante operare interventi a sostegno della genitorialità, tutelando quindi il
mantenimento della relazione tra i genitori e i figli minori. Allo stesso modo è importante attivare interventi
di supporto alla persona in esecuzione penale e all’intero nucleo familiare.
Il sostegno all’esperienza dell’agente di rete
L’agente di rete è una figura nata attraverso una sperimentazione promossa da Regione Lombardia allo
scopo di favorire il più possibile il collegamento tra carcere e territorio; le attività dell’agente di rete si
svolgono infatti sia in ambito intramurario che extramurario, così da essere da supporto alla persona e ai
servizi durante tutto il percorso di esecuzione penale. L’agente di rete contribuisce ad attivare le risorse
territoriali nell’ambito del progetto complessivo della persona, in collegamento con i servizi penitenziari,
UEPE e servizi sociali comunali e soprattutto è un riferimento significativo nell’accompagnare la persona
durante la fase di conclusione del percorso di esecuzione penale e di reinserimento.
Il bisogno inerente la giustizia riparativa e la costruzione di reti secondarie
Fra gli obiettivi del progetto di reinserimento delle persone in esecuzione penale interna o esterna può
essere prevista l’opportunità di attivare percorsi di giustizia riparativa così da consentire alle persone
condannate, attraverso lo svolgimento di attività utili socialmente, di sperimentare l’incontro con la società
verso la quale con la commissione del reato hanno infranto il patto di civile convivenza ed il rispetto delle
regole. In questo contesto lo svolgimento di un’attività di volontariato entra a far parte del progetto
personalizzato della persona condannata in quanto nell’associazione di volontariato individuata sperimenta
valori di solidarietà e di vicinanza e può costruire legami di rete secondaria. Altro bisogno spesso
evidenziato, a fronte di percorsi di reinserimento sociale e di tenuta della misura alternativa è l’assenza di
una rete secondaria dovendo la persona in esecuzione penale abbandonare amicizie e legami con il mondo
deviante. Emergono inoltre bisogni di solidarietà e vicinanza per quanto riguarda anche la rete primaria
della persona condannata che vive spesso in condizioni di emarginazione e di isolamento.
Prospettive in attenzione
Dare continuità nel prossimo triennio al tavolo territoriale di lavoro, coinvolgendo anche il Servizio
famiglia dell’ASL che, attraverso l’attività dei consultori, sostiene le famiglie al cui interno sono
presenti importanti fragilità genitoriali, per la tutela della relazione con i figli.
Promuovere la ricomposizione dei servizi della rete descritta precedentemente nel quadro e nei
luoghi istituzionali di governo delle politiche sociali del territorio provinciale, riconoscendo le prassi
organizzative e gli assetti di partenariato assunti, allargando laddove possibile la collaborazione con
altre realtà territoriali.
Nella elaborazione di progetti di rientro sul territorio, favorire un maggiore collegamento e
condivisione con i servizi sociali comunali.
Valorizzare servizi e reti di attenzione anche in favore dell’utenza non residente nell’ambito di
programmi personalizzati volti al trattamento rieducativo.
5.9 Le politiche giovanili
A conclusione di precedenti esperienze progettuali rivolte al mondo giovanile ed in merito alle mutate
condizioni economiche/sociali del contesto, il tema delle politiche giovanili rimanda a strategie
sovraterritoriali, che consentano interventi sostenibili e modelli di governance in grado di rispondere alle
aspettative dei giovani oltre alla realizzazione/stabilizzazione di un sistema di programmazione che valorizzi
le reti esistenti e favorisca interventi integrati.
Il momento contingente rappresenta anche un’occasione di rilettura delle modalità di risposta sin ora
messe in campo rispetto alle politiche giovanili, facendo leva su ciò che è stato costruito in termini di buone
77
prassi e di reti territoriali, diminuendo la frammentazione e/o la sovrapposizione di oggetti. Presupposto di
un’azione di sistema è dunque il potenziamento e il coordinamento di interventi già esistenti, che hanno
dato dimostrazione di efficacia e che intercettano e favoriscano il protagonismo dei giovani attraverso
l’offerta di opportunità. Negli scorsi anni i territori hanno già provveduto a selezionare l’offerta di servizi
nell’area giovanile, considerandone esaurita la funzione di molti di essi.
Come rilevato da Regione Lombardia, nella maggior parte dei territori lombardi gli interventi di politica
giovanile si sono infatti tradotti nell’ambito aggregativo, ludico e del tempo libero rivolti in particolar modo
agli adolescenti, con un’assenza di interventi orientati all’empowerment dei destinatari (supporto della
transizione alla vita adulta) e alla trasversalità delle tematiche riferite ai giovani.
Solo più recentemente le politiche per i giovani si sono orientate verso modelli di sviluppo di azioni quali:
partenariato, innovazione, empowerment territoriale, sostenibilità.
Nel territorio provinciale, grazie al prezioso contributo di lettura dell’esistente costruito nell’ambito del
progetto S.S.In.G. – Sistema Integrato per lo Sviluppo dell’Iniziativa Giovanile, realizzatosi nel 2009-10, si
sono individuati degli elementi particolarmente significativi per una prospettiva di interventi rivolti al
mondo dei giovani.
Sinteticamente, rispetto alle diverse aree, emerge che:
- Area delle relazioni primarie e delle salute psicofisica: vede la presenza di più progetti, “ma segnala
la necessità di qualificare la progettazione e la programmazione degli interventi … è essenziale un
maggior raccordo tra i soggetti competenti …”;
- Area della vita sociale, della cultura e del divertimento: rappresenta l’area più densa di interventi,
la dove sono collocati i servizi più tradizionali (CAG e Informagiovani) che stanno attraversando una
fase di trasformazione. Si ipotizza inoltre l’attivazione di uno strumento a favore
dell’associazionismo e dell’imprenditorialità giovanile;
- Area progetto formativo e lavorativo: “accanto all’urgenza di politiche attive per il lavoro per i
giovani, si evidenzia la necessità di favorire a diversi livelli il successo formativo, a cominciare dalla
costruzione di un sistema di servizi per l’orientamento e per il lavoro che metta stabilmente in rete
tra loro …” i diversi soggetti. Si sottolinea inoltre come il problema non sia quantitativo, ovvero la
mancanza di servizi e competenze, quanto di una frammentarietà in merito alle risposte.
Il territorio provinciale viene dunque rappresentato come un territorio ricco di esperienze, anche storiche,
che hanno dialogato con il mondo giovanile e che in merito a tematiche plurime ha messo in campo servizi
e progettualità nell’ottica della costruzione di risposte.
Rimettere oggi in agenda il tema delle politiche giovanili significa riconfigurare una serie di azioni che fanno
riferimento ad aree tematiche differenti, creando maggior contiguità a partire dalle reti esistenti, in primis
dall’associazionismo giovanile.
Tali reti sono costituite da una pluralità di attori: enti, privato sociale, associazioni, che hanno dato vita a
diversi servizi e progettualità che si rivolgono ai giovani:
- servizi a carattere informativo e di orientamento;
- progetti che pongono in attenzione il tema della dispersione scolastica e del successo formativo;
- progetti di coesione sociale rivolti a minori/giovani e rispettive famiglie con fragilità;
- progetti a carattere preventivo e di promozione di uno stile di vita sano;
- progetti di promozione della creatività e dell’espressione giovanile;
- progetto volti all’integrazione di adolescenti e giovani immigrati;
- progetti che promuovono l’avvicinamento al mondo del lavoro.
78
All’interno del mondo giovanile (15 - 30 anni) troviamo un universo eterogeneo comprendente 2 periodi di
vita in cui si esprimono bisogni ed interessi differenti: l’adolescenza ancora all’interno dell’area della cura,
fortemente esperienziale, e la gioventù, che si trova ad affrontare tematiche quali il lavoro, la casa, una
prospettiva di vita adulta. La distinzione fra le due categorie è necessaria rispetto alle differenti esigenze e
proposte che possono interessare gli stessi, prevedendo delle azioni di “accompagnamento educativo”
rivolte alla prima fascia, proposte di maggior autonomia partecipativa per la seconda fascia.
Seguendo lo schema di analisi dei bisogni proposto da Regione Lombardia, attraverso il documento relativo
alle linee guida per la governance delle politiche giovanili, possiamo sottolineare alcuni elementi di bisogno:
- sono il 16% i giovani di età compresa fra 15 e 30 anni residenti in provincia di Lecco, corrispondenti
a 54.516 unità; negli ultimi 5 anni tale percentuali è diminuita, nel 2006 erano 55.680 unità. Il
22,9% della popolazione generale è formata da under 35, in linea con i dati regionali. I giovani
stranieri (15 – 30 anni) rappresentano il 27,4% sul totale degli immigrati, ovvero 7.575 unità – in
crescita negli ultimi 5 anni. Le maggiori nazionalità rappresentate sono: Marocco, Romania e
Albania. (dati demografici O.P.S. Lecco al 31/12/2010);
- per quanto riguarda l’istruzione, a livello regionale il tasso di scolarità (14/19 anni iscritti alla scuola
secondaria di 2°) è più basso di 7 punti % rispetto la media nazionale; sebbene negli ultimi 5 anni vi
sia stata una diminuzione del fenomeno della dispersione scolastica, 1 adolescente su 5 è al di fuori
del sistema d’istruzione/formazione. “Il 14,4 per cento degli studenti delle scuole superiori lecchesi
non termina il ciclo di studi prescelto. Il dato medio, che si riferisce al 2009, si differenzia a seconda
che si tratti di licei (9,47%), istituti tecnici (17,4%) o istituti professionali (20,14%)”; il 27% è in
ritardo rispetto il ciclo di studi;
- nel 2009 i giovani disoccupati erano circa il 23%, circa 1/3 era in cerca di occupazione da più di un
anno (oltre ad incidere sulla propria autonomia, questo grava sulla famiglia d’origine); in provincia
di Lecco per il 21%)”.
Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è pari al 27,8%, in Lombardia per quanto riguarda
l’occupazione giovanile, l’anno 2010 si era chiuso con una serie di segni negativi ed in particolare
per la fascia di età 15-24 anni; alla riduzione del tasso di attività e del tasso di occupazione …) si
accompagnava l’innalzamento del tasso di disoccupazione (dal 17 a quasi 19,8% e nella Provincia di
Lecco il 20,9%. Il tasso di disoccupazione generale è passato dal 3,2% nel 2008 al 5,3% nel 2010/11;
il fenomeno dei NEET (Not in Education, Employment or Training), se a livello regionale rappresenta
una media di circa il 15% dei giovani, nella nostra provincia è salito dal 7,4% del 2008 al 20,2% del
2010/11.
“Sono i giovani a soffrire maggiormente gli effetti della crisi e della conseguente minor propensione
delle imprese all’assunzione di nuovo personale. Ne è prova il repentino aumento dell’età media del
personale presente nelle imprese lecchesi … . Le conseguenze si riflettono nel tasso di
disoccupazione giovanile che negli ultimi anni è passato dal 9,4% del 2008 al 20,9% del 2010”. (dati
2° rapporto dell’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro – gennaio 2012);
- a livello regionale 9 giovani su 10, di età compresa fra 15 e 24 anni vive in famiglia, il 37% tra i 25 e i
34 anni;
- l’area dell’espressività è circoscritta e sempre più legata ad una cultura generalista, ad una cultura
di fruizione. Secondo diversi giovani e associazioni giovanili del lecchese, vi è una carenza di spazi di
socializzazione, dove ad esempio poter suonare musica dal vivo.
79
Nel corso del 2011 il totale delle richieste pervenute all’Informagiovani di Lecco sono state circa 1.400, in
aumento rispetto l’anno precedente. Circa la metà delle richieste ha riguardato l’orientamento
scolastico/formativo e lavorativo (anche solo per una breve occupazione estiva). N.97 sono state le
richieste in merito al volontariato, la maggior parte relativa al Servizio Civile Nazionale.
Vi è una maggioranza di accessi da parte di donne e i 2/3 dell’utenza è italiana. La quasi totalità degli
accessi di giovani immigrati ha riguardato una richiesta di orientamento in merito al lavoro ed alla
formazione. La maggior parte degli utenti hanno un’età compresa fra i 18 e i 25 anni, più di 100 sono stati i
minorenni.
Circa 1/3 dei giovani che si sono rivolti al servizio è residente nella città di Lecco, 1/3 nel Distretto, 1/3 in
provincia.
Il servizio rappresenta dunque una buona antenna territoriale di raccolta di domande e bisogni di cui i
giovani sono portatori e un buon tramite per accedere ad altre opportunità esperienziali, di crescita e
maggior consapevolezza (connettendosi anche ad altri servizi).
Le considerazioni precedenti evidenziano che è necessario ed opportuno guardare ai giovani come risorsa,
prima che problema da affrontare, e che risulta importante darsi un obiettivo in merito alla funzione di
accompagnamento alla transizione alla vita adulta con particolare riferimento alla promozione di una
maggior autonomia, attraverso differenti percorsi educativi, ovvero l’offerta di opportunità esperienziali e
le rilettura personale di tali esperienze, volte all’acquisizione di maggior consapevolezza e competenze
personali/sociali.
Attraverso dei dispositivi esperienziali di natura differente, si possono accompagnare tali momenti di
passaggio e transizione: si sperimenta il fare e si riflette su come tale esperienza è utile per sè. Il capitale
identitario è fondamentale nella costruzione della persona, dei giovani, e si forma grazie a luoghi di
attenzione ed attività “formative” in ambiti formali e informali.
Il processo di orientamento è continuo e riguarda la maturazione del soggetto, consentendo allo stesso
l’acquisizione di apprendimenti/saperi utili al suo sviluppo: capacità di riconoscimento, consapevolezza
rispetto le proprie motivazioni, conoscenza del contesto di riferimento, capacità di scelta, concretizzazione
delle proprie scelte attraverso una strategia.
Filo rosso della prossima progettazione rivolta ai giovani, oltre all’individuazione di dispositivi esperienziali
che mettono i giovani nelle condizioni di “rileggersi”, come il Servizio Civile Nazionale (Dote Comune, Leva
Civica) quale esperienza di cittadinanza attiva, stage e tirocini lavorativi (promossi da più soggetti: Istituti
Scolastici, Provincia, Consorzio Consolida, Cooperative Sociali, Fondazione Carsana), esperienze
professionalizzanti e semi professionalizzanti, esperienze di volontariato anche in ambito europeo, è la
strutturazione di una sorta di tutoraggio qualitativo che accompagni i giovani in questi momenti di
passaggio, sostenendoli nel fare delle esperienze e leggerne l’utilità per se stessi.
L’obiettivo principale che gli Ambiti intendono focalizzare nella programmazione riguarda la promozione
dell’autonomia e della transizione alla vita adulta: interventi ed azioni che hanno come finalità generale
quella di offrire ai giovani delle opportunità e dei percorsi verso l’adultità, intesa come condizione di
maggiore autonomia, consapevolezza e di cittadinanza attiva.
Le azioni di politica giovanile si collegheranno ad altre politiche di sviluppo locale (come la formazione, il
lavoro, l’autonomia, l’ambiente…), affinché le stesse possano avere una rispondenza più efficace sui giovani
cittadini.
80
Per realizzare una progettualità comune ed integrata nei tre Ambiti, verrà costruito un sistema di
governance che consenta di sperimentare una nuova modalità di lavoro trasversale, presidiata da un
gruppo tecnico di riferimento per le politiche giovanili, a partire dalla funzione progettuale.
Una peculiarità del territorio lecchese è rappresentata dalla presenza del Centro di Formazione
Professionale Polivalente (CFPP) di Lecco quale struttura educativa che sostiene, attraverso una proposta di
carattere educativo, di orientamento globale e di accompagnamento al lavoro, adolescenti e giovani con
problematiche personali diverse (abbandono scolastico, disagio sociale, disarmonie personali, ritardo
mentale, disabilità grave) nello sviluppo dei propri compiti evolutivi e nella transizione tutelata alla vita
adulta.
Il CFPP sviluppa progettualità specifiche in collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni, con i servizi
specialistici delle Neuropsichiatrie, con le Comunità per minori, assumendo una funzione chiave per la
gestione di percorsi destinati alle fasce sociali più fragili, in un’ ottica che mantiene aperto uno scenario di
investimento sulle possibilità di crescita e sull’azione preventiva. Per questa ragione la programmazione dei
Piani di Zona prevede di mantenere le forme di sostegno economico che consentono alla struttura di
garantire la propria azione e un decentramento dell’offerta nel territorio meratese dell’offerta formativa
per la disabilità, d’intesa con le amministrazioni locali.
5.10 L’accreditamento delle unità d’offerta sociali
L’accreditamento è il sistema attraverso il quale si garantisce la qualità del servizio e della struttura delle
unità d’offerta sociali.
La Legge Regionale n. 3 “Governo degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociosanitario”, del 12
marzo 2008, regola i sistemi di accreditamento.
Il provvedimento, in continuità con la legislatura precedente, attraverso la sussidiarietà e la valorizzazione
della famiglia e delle istituzioni del Terzo settore, riorganizza la rete dei servizi e degli interventi nell’area
sociale e sociosanitaria, definisce i compiti degli Enti pubblici, delle istituzioni e del no profit, garantisce
maggiore snellezza alle procedure, rafforza il ruolo del Terzo settore, che oltre a partecipare alla gestione
della rete, partecipa alla sua programmazione.
La Regione Lombardia ha emanato con la DGR n. 1254/2012 le indicazioni operative al fine di disciplinare in
modo omogeneo le procedure di accreditamento delle unità d’offerta sociali, stabilendo che i Comuni,
singoli o associati, sono tenuti a definirne i requisiti.
Recependo tali indicazioni, i tre Uffici di Piano di Bellano, Lecco e Merate hanno confermato, nelle
rispettive Assemblee Distrettuali dei Sindaci, la necessità di attuare quanto indicato nei tre Piani di Zona
2009-2011, auspicando la gestione in forma associata del procedimento di accreditamento, mediante un
Ufficio Unico, che operi per i tre Ambiti distrettuali.
Con il Protocollo Operativo firmato a febbraio 2011 viene costituito l’Ufficio Unico per la Comunicazione
Preventiva di Esercizio (CPE) e l’ Accreditamento e viene dato il via al processo di accreditamento dei Servizi
per la prima infanzia, conclusosi a dicembre 2011, almeno nella prima fase.
L’esito del processo di accreditamento di tali unità d’offerta è riassunto nella tabella seguente:
Strutture accreditate
Strutture non accreditate
Distretto Bellano
7
0
Distretto Lecco
19
9
Distretto Merate
13
6
Totali
39
15
81
L’implementazione del processo di “accreditamento” nei servizi alla persona impone una
verifica/valutazione della qualità, riferita al possesso e al mantenimento di standard qualitativi
predeterminati in relazione alle tipologie di interventi da erogare, nonché al processo di un sistema
valutativo aperto al confronto, teso allo sforzo continuo di migliorare i servizi erogati.
Concluso il processo istruttorio, riguardante la domanda di accreditamento presentata dai Servizi per la
prima infanzia, si apre la fase di monitoraggio per le strutture che hanno avuto un esito positivo e di
accompagnamento per quelle che non l’hanno ottenuto, affinché gli sia riconosciuto.
A superamento di forme di controllo essenzialmente burocratiche, si avverte la necessità di sistematizzare
l’attività di verifica/valutazione al fine di “comprendere” ed “includere” anche il punto di vista espresso
dall’ente gestore (pubblico – privato) per il raggiungimento del “miglior benessere possibile” della personabambino accolto nei servizi.
E’ necessario, altresì, acquisire consapevolezza circa l’importanza di corresponsabilità in merito
all’andamento e agli esiti del percorso di monitoraggio che viene attivato, considerato esso stesso come
parte integrante della valutazione di qualità, che altrimenti perderebbe il significato di valutazione in
itinere, per assumere quello valutativo tout court.
Tutto questo però, non può prescindere dalla consistente contrazione delle risorse, che certamente non
agevola sforzi e investimenti sulla crescita di qualità dei servizi per la prima infanzia. A questa situazione è
necessario contrapporre un nuovo metodo di lavoro, che prediliga l’interazione di conoscenze e
competenze, in uno scambio che divenga altro dalla logica dei contributi, fino ad ora utilizzati come
strumento principale. In questo modo sarà possibile non ridurre il monitoraggio e l’iter stesso di
accreditamento ad un atto formale, interno al servizio e separato dallo svolgersi dinamico del processo, ma,
viceversa, sarà possibile creare occasioni di forte connessione e di scambio, volti ad un possibile
cambiamento, di cui tutti potranno beneficiare.
Particolare attenzione va posta sull’interazione che si sviluppa nel corso di un processo di scambio fra
sistema cittadino/utente (nella fattispecie la famiglia), l’Ufficio Unico interdistrettuale (per i tre ambiti:
Bellano, Lecco, Merate) delegato ad accogliere e valutare la domanda, e il sistema dei Servizi per la prima
infanzia, deputati ad erogare gli interventi per la famiglia.
Il processo di monitoraggio si sviluppa in una sequenza di fasi che implicano azioni funzionali al
raggiungimento di un risultato (la conferma dell’accreditamento, mediante il riconoscimento del
mantenimento dei requisiti e il raggiungimento dell’accreditamento, mediante il riconoscimento dei
requisiti di qualità).
In questa logica è auspicabile che i soggetti deputati a ragionare di qualità, lavorino in sinergia, avendo
come unico obiettivo il benessere del bambino e della sua famiglia.
Per il 2012 è previsto l’ accreditamento delle unità d’ offerta sociali di accoglienza residenziale per minori,
secondo quanto stabilito dalla DGR n. 6317 dell’11.07.2011, la quale decreta di procedere alla
sperimentazione, fissandone la conclusione al 31.12.2012.
In Provincia di Lecco ci sono circa 13 comunità educative per minori (comprensive dei pronto interventi), 5
comunità madre-bambino, 3 alloggi per l’ autonomia, 1 comunità familiare.
Il metodo con cui si vuole procedere è sempre quello della collaborazione con i soggetti che gestiscono
queste strutture. Infatti se da un lato è importante non perdere il patrimonio di esperienze presenti nella
Provincia di Lecco, dall’altro è necessario accompagnare alla “cultura” della qualità tutti i soggetti, che
82
operano in questo settore, non perdendo comunque di vista la sostenibilità della qualità e le specificità del
territorio e di ogni servizio.
Nel 2013-2014 si procederà ad accreditare le altre unità d’ offerta sociali per disabili, anziani e minori.
L’altra funzione che i tre distretti hanno deciso di gestire in maniera unica è quella della Comunicazione
Preventiva d’Esercizio (CPE).
La Regione Lombardia, con Decreto della Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale n. 1254/2010, ha
stabilito nuove norme per i gestori che intendono attivare una struttura tra quelle appartenenti alla rete
delle unità d’offerta sociale.
Gli interessati devono presentare la CPE (corredata dalla documentazione prevista), che sostituisce a tutti
gli effetti l’ex Autorizzazione al Funzionamento.
Anche questa attività deve aiutare il territorio ad avere maggiore conoscenza delle offerte sociali presenti,
in modo da poter programmare le attività in modo funzionale e di sapere sempre, in raccordo con l’ASL, che
effettua la vigilanza gestionale-strutturale, il livello di ciò viene gestito e offerto.
Nel 2011 le CPE sono state n. 37, cosi distribuite per tipologia:
•
•
•
•
•
•
•
Alloggi protetti per anziani: n. 2
Centri di aggregazione giovanile: n. 2
Centri ricreativi diurni (nuovi): n. 8
Centri socio-educativi: n. 1
Comunità alloggio disabili: n. 3
Comunità educative minori: n. 1
Centri prima infanzia: n. 20
Il Protocollo Operativo tra gli ambiti distrettuali che definisce le competenze, le modalità e i costi gestionali
dell’Ufficio Unico, scade a dicembre 2012.
Nella riconferma della gestione interdistrettuale di questa funzione, tale scadenza costituisce l’occasione
per la verifica dell’attività svolta dall’Ufficio Unico e per una condivisione degli obiettivi strategici futuri.
5.11 La formazione e l’aggiornamento del personale delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie come
strumento di integrazione territoriale delle competenze
La dinamicità e complessità del sistema socio-assistenziale e il rapido mutare dei bisogni richiedono di
strutturare un sistema permanente di offerta formativa rivolta a tutto il personale, sia pubblico che del
privato sociale, con una programmazione annuale.
In particolare, il processo di cambiamento e di innovazione e il nuovo contesto normativo deve essere
accompagnato da un impegno permanente e strutturale rivolto a garantire l’aggiornamento continuo degli
operatori sociali e socio-sanitari. È indispensabile assicurare una costante azione formativa e di
aggiornamento per le diverse professionalità coinvolte, proprio al fine di migliorare la qualità delle unità di
offerta sociali e socio-sanitarie. Il forte contenuto relazionale e la continua evoluzione dei servizi alla
persona richiede e presuppone un supporto continuo agli operatori.
Il carattere permanente e la strutturazione stabile delle azioni formative da proporre non possono trovare
piena condizione in una gestione limitata e chiusa al solo Ambito Distrettuale.
In questa direzione la proposta che i Piani di Zona assumono, in coerenza e continuità con quanto previsto
dai precedenti Piani di Zona e in linea con le scelte fatte in questi anni da tutti e tre i Distretti, è rivolta alla
83
Provincia di Lecco perché, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, integri il “Piano provinciale
per la formazione e l’aggiornamento del personale che opera nelle unità d’offerta sociali e sociosanitarie”
con i bisogni formativi raccolti ed espressi degli Ambiti Distrettuali.
È ormai prassi consolidata in provincia di Lecco – esperienza unica e innovativa nel panorama lombardo –
che gli Ambiti Distrettuali e i vari Enti del territorio riconoscano alla Provincia un ruolo di sintesi e raccordo
nella programmazione e realizzazione dei percorsi di formazione per il personale che opera nelle unità
d’offerta sociali e socio-sanitarie del territorio. E ciò avviene non solo nelle intenzioni programmatorie ma
anche nei fatti attraverso la messa in comune e la condivisione delle risorse economiche.
Infatti il “Piano provinciale per la formazione e l’aggiornamento del personale che opera nelle unità
d’offerta sociali e socio-sanitarie - Anno 2012”, il cui budget complessivo è di circa 200.000 Euro, si
realizzerà con la partnership economica dei vari soggetti istituzionali, tra cui gli Ambiti distrettuali, e vari
Enti del Terzo Settore e del privato sociale.
L’esperienza positiva e proficua di questi anni e la competenza istituzionale della Provincia, portano a
riconoscere il Piano Formativo provinciale come lo strumento operativo a carattere sperimentale e
innovativo, come richiesto dalle linee d’indirizzo regionali, che possa organizzare il piano annuale della
formazione anche per gli operatori delle unità d’offerta sociali e socio-sanitarie degli Ambiti Distrettuali.
Tra le competenze attribuite alle Province dalle leggi nazionali e regionali, vi è infatti quella
dell’aggiornamento formativo del personale impiegato nei servizi socio-assistenziali ed educativi, anche ad
integrazione sanitaria. La Provincia di Lecco, nell’ambito di queste competenze, approva annualmente il
“Piano provinciale per la formazione e l’aggiornamento del personale che opera nelle unità d’offerta sociali
e socio-sanitarie”, che è costituito da diversi progetti di formazione, ricerca e supporto tecnico. Diverse
sono le tipologie di attività formative che vengono organizzate: corsi, laboratori, seminari, convegni, tavole
rotonde, azioni di supporto e accompagnamento, ricerche. Questo sforzo di calibrare le modalità di messa
in atto di proposte, in relazione agli obiettivi, ai destinatari, al contesto e ai contenuti, consente di
realizzare iniziative percepite come valide, utili, vicine ai reali e concreti bisogni degli operatori e delle
organizzazioni.
La Provincia di Lecco individua il fabbisogno formativo degli operatori partendo dal coinvolgimento degli
stessi operatori, dei servizi e degli enti di riferimento. I progetti vengono realizzati in accordo e condivisione
con i principali enti del territorio. Questi soggetti contribuiscono alla definizione dei contenuti e delle
modalità attuative dei progetti di formazione: questo è uno degli aspetti qualificanti del “fare formazione”,
questa è di fatto la condizione della buona riuscita dei corsi di aggiornamento. Non si cala dall’alto un
pacchetto formativo preconfezionato e pensato a tavolino “da pochi”; il percorso formativo che si propone
è il frutto di una progettazione condivisa e partecipata.
5.12 Forme gestionali e risorse economiche
Il sistema di welfare è oggi caratterizzato da profondi cambiamenti che impongono un ripensamento
dell’intervento pubblico nella sua funzione di programmatore locale. L’evoluzione delle esigenze delle
famiglie e della società, fenomeni quali l’invecchiamento della popolazione, l’impoverimento delle famiglie
a seguito della crisi economica e occupazionale, l’immigrazione che caratterizza in modo sensibile la nostra
regione, evidenziano il bisogno di un welfare sempre più complesso, articolato e flessibile mentre la
84
situazione di ridimensionamento costante delle risorse economiche, sta ampliando a dismisura la forbice
tra le esigenze e le reali possibilità di intervento.
Il quadro delle risorse finanziarie è estremamente frammentato fra sistemi d’offerta che spesso sviluppano
azioni complementari e sovrapposte evidenziando la necessità di mettere in relazione competenze e
investimenti, razionalizzando l’esistente. Le attuali forme gestionali dei servizi associati richiedono
un’attenta analisi del rapporto costi/benefici e una valutazione di formule che vadano nella direzione
dell’ottimizzazione dei costi e dell’aumento della qualità ed efficacia degli interventi verificando
l’opportunità di eventuali nuovi modelli gestionali.
La prospettiva di un modello di welfare plurale e partecipato ma fortemente connesso a politiche pubbliche
di tutela del bene comune, richiede inoltre la capacità di intercettare risorse economiche presenti nella
società che possano essere rimesse in gioco in sistemi di tutela collegati alla programmazione territoriale.
Occorre individuare nuove risorse e fondi territoriali a sostegno delle politiche di welfare che favoriscano
la partecipazione di un’amplia platea di soggetti (INAIL, INPS, INPDAP, Fondi mutualistici, Terzo settore,
aziende, famiglie, privati, portatori di interessi e bisogni) che possono investire in modo differenziato –
anche in termini progettuali – negli interventi sociali e nei servizi. L’esperienza consolidata e
l’autorevolezza della Fondazione della provincia di Lecco favoriscono una più facile evoluzione del nostro
territorio in questa direzione, trovando un punto di riferimento riconosciuto e competente.
Si tratta dunque di individuare forme di gestione coerenti con l’obiettivo di integrare politiche e risorse
pubbliche con l’iniziativa privata, nelle sue diverse forme, riconoscendo spazi di protagonismo
programmatorio e nella definizione delle scelte in ragione dell’apporto qualitativo e di risorse investite.
In questa direzione gli Ambiti di Bellano e Lecco hanno tematizzato la possibilità di costituire fondazioni di
partecipazione aperte all’apporto di una pluralità di partner.
Si prevede pertanto, in una logica unitaria, di costituire nei prossimi mesi un gruppo di lavoro di livello
politico/istituzionale e tecnico che, con l’ausilio di esperti del settore, elabori i dati necessari a verificare le
condizioni per l’avvio di forme gestionali rispondenti agli obiettivi individuati.
La quota preponderante delle risorse dedicate agli interventi in ambito sociale e socio-assistenziale è
detenuta dalle famiglie che con risorse proprie e/o erogate dall’INPS (pensioni, indennità, etc.), già
partecipano sensibilmente ai costi del welfare (si pensi alle le rette per le strutture residenziali o per
l’accesso ai servizi, o al numero delle assistenti familiari private).
Il tema della partecipazione ai costi dei servizi da parte delle famiglie è ormai ineludibile ma deve coniugarsi
a dati di conoscenza e di analisi che consentano di individuare criteri di equità una differenziazione in base
alle possibilità personali e/o familiari. In questa direzione, dovranno essere definiti in modo unitario per
tutto il territorio provinciale i criteri di determinazione dei costi per l’accesso ai servizi partecipando in
modo attivo alla sperimentazione del “fattore famiglia” sulla quale sono già stati coinvolti alcuni Comuni e
strutture socio-sanitarie.
85
Parte sesta
La programmazione a livello distrettuale
Le aree di intervento prioritarie e i progetti sperimentali
6.1 Le esigenze della nuova programmazione
Dal lavoro di valutazione del piano di zona 2009/2011, condotto con i Tavoli Tematici e con il Tavolo di
Progettazione e Consultazione negli scorsi mesi, sono emerse alcune indicazioni che, in sintonia con le linee
guida regionali, e in coerenza con lo scenario socio-demografico ed economico, hanno messo in rilievo la
necessità di impostare la nuova programmazione tenendo presenti alcune attenzioni specifiche.

Superare la suddivisione in aree tematiche e favorire un’ottica di integrazione
In un’ottica di integrazione sempre maggiore, finalizzata alla presa in carico unitaria dei bisogni, è
emersa l’opportunità di rivedere la suddivisione nelle classiche aree tematiche. Infatti spesso i
bisogni che si rilevano afferiscono a più aree, e così pure le possibili risposte non sono sempre
riconducibili ad un solo tema. E’ il caso, ad esempio, delle situazioni cd. di fragilitภcosì definite per
la compresenza di complesse problematiche socio-sanitarie, che riguardano sia gli anziani che i
disabili e che spesso necessitano di risposte caratterizzate da integrazione e unitarietà.

Lavorare su un doppio livello


CONSOLIDAMENTO di interventi, anche con consistenti revisioni dell’esistente
(INNOVAZIONE): questo livello riguarda in particolare quei servizi/interventi che sono stati
ritenuti irrinunciabili già per il 2012, e quindi sono già oggetto di rifinanziamento. Rispetto a
questo livello, occorrerà lavorare nella prospettiva di definire alcuni livelli essenziali di
prestazione e la loro sostenibilità.
SPERIMENTAZIONE di nuove modalità di risposta, attraverso l’incremento di capacità
progettuali diffuse nella rete. Lo sviluppo di una dimensione progettuale, caldeggiato dalle
linee guida regionali, anche attraverso l’impegno della Regione a sostenere iniziative
sperimentali e innovative, diventa un’esigenza ineludibile a fronte della sempre maggiore
difficoltà di finanziare il sistema dei servizi e degli interventi attraverso le classiche fonti di
finanziamento. In quest’ottica, deve essere visto come arricchimento di un patrimonio
comune a tutti i soggetti che compongono la rete. Essere capaci di intuire e di perseguire
nuove modalità di risposta ai bisogni in continuo aumento e mutamento, diventa
fondamentale soprattutto per quei servizi/interventi che, pur non essendo considerati
prioritari e quindi, in qualche misura, garantiti, sono comunque significativi per la riduzione del
disagio e la promozione del benessere dei cittadini. Luogo privilegiato di questo sviluppo
saranno i gruppi di progetto.
86
6.2 Prevenzione del ricorso a strutture residenziali per la gestione di bisogni socio-sanitari
Le attività di valutazione hanno messo in evidenza fra le aree di attenzione quella della prevenzione del
ricorso a strutture residenziali per la gestione di bisogni socio-sanitari, che attraversa le aree tematiche
anziani e disabili.
In particolare occorre intervenire a favore di interventi a sostegno alla domiciliarità (servizio di assistenza
domiciliare, integrazione degli interventi socio-sanitari), e il consolidamento – sviluppo delle strutture
diurne per disabili.
A supporto di tali indicazioni esistono alcuni dati di contesto.
Demografici: la popolazione del distretto appartenente alla fascia d’età superiore a 65 anni, ha visto
un aumento di 1.746 unità (+ 8%), dal 2006 ad oggi. Nel 2006 questa fascia d’età rappresentava il
17,9% della popolazione totale, mentre nel 2010 l’incidenza è salita al 18,5%. Rispetto alla
popolazione di età superiore agli 85 anni presente nel 2006, si è registrato un incremento quasi del
31%, mentre l’incidenza sulla popolazione complessiva è passata dall’1,83% al 2,30%. Gli anziani soli
rappresentano l’11,4% delle famiglie presenti sul territorio, e il 40,6% dei nuclei familiari composti da
una sola persona.
Economici: l’area anziani rappresenta la terza voce di spesa (15,17% della spesa totale nel 2010). La
spesa sociale è diminuita del 6,71% dal 2009, mentre quella per la compartecipazione ai servizi
sociosanitari è aumentata del 31,14%, azzerando di fatto la differenza di spesa fra le due annualità.
All’area disabili (seconda voce di spesa) è stata riservata una quota di spesa pari al 24,15% con un
aumento delle risorse dedicate pari al 7,56% rispetto al 2009. Anche in questo caso la spesa per i
servizi sociosanitari è aumentata del 10,41%. Le variazioni fra 2009 e 2010 rispetto alle tipologie di
intervento sono così distribuite:
Il trend sembra andare verso un complessivo aumento della spesa nei servizi territoriali e domiciliari, contro
una riduzione negli interventi economici e sui servizi residenziali.
87
Tuttavia l’andamento della compartecipazione alla spesa socio-sanitaria mette in luce una tendenza
opposta: pur essendo aumentate entrambe le tipologie di spesa, tale aumento è più netto nei servizi
residenziali.
Questo quadro complessivo porta a pensare che mantenere il sostegno ai servizi domiciliari e territoriali, o
quanto meno evitarne la eccessiva riduzione, possa portare a prevenire il ricorso alle strutture residenziali,
con costi complessivi molto più elevati.
Un altro dato importante riguarda le fonti di finanziamento della spesa sociale e socio-sanitaria.
In entrambi i casi si osserva un decremento nell’incidenza della partecipazione dell’utenza al costo dei
servizi, particolarmente bassa nel caso dei disabili.
88
6.2.1 Interventi di sostegno alla domiciliarità per anziani e disabili: Servizio di Assistenza Domiciliare
ed integrazione degli interventi socio-sanitari per le situazioni complesse
Il servizio domiciliare, rivolto sia agli anziani che ai disabili, è un intervento storico per il territorio, anche se
nell’ultimo triennio si possono notare alcune linee di evoluzione.
Infatti, dal punto di vista della domanda va notata una diversificazione dei bisogni, all’interno dei quali
aumentano quelli di supporto a famiglie anche con minori, il che comporta una più generale necessità di
meglio adeguare il servizio alle esigenze dell’utenza. In questo senso una funzione che viene sempre più
richiesta al servizio di assistenza domiciliare è di integrazione e di supporto all’assistenza del care giver
retribuito, frontiera dello sviluppo del servizio stesso.
A tale proposito si ricorda che negli anni precedenti sono state attivate iniziative di tutoring e formazione
delle cd. badanti, sostenute da specifici finanziamenti (Fondo Intese Famiglia) ora venuti meno.
Da sottolineare anche la prospettiva di evoluzione data dall’integrazione con altri interventi domiciliari e
socio-sanitari, anche attraverso gli sviluppi del CeAD di cui si è detto nella parte provinciale.
Dal punto vista dell’offerta, si è consolidata la gestione associata del servizio da parte dell’Azienda Speciale
Retesalute.
Nel triennio 2009/2011 è stato completato il conferimento in gestione associata del SAD e SADH da parte di
tutti i Comuni del distretto con unica eccezione del Comune di Missaglia e Monticello B.za che gestiscono
tali servizi in autonomia. La gestione associata di detti servizi ha indubbiamente favorito una omogenea
offerta del servizio alla popolazione, nonché il miglioramento della qualità delle prestazioni erogate.
Nel 2010 sono state approvate le Linee Guida del servizio SAD, che prevedono medesimi requisiti di accesso
e modalità di presa in carico per tutti i Comuni del distretto di Merate che erogano il servizio attraverso
Retesalute. La definizione e l’approvazione di dette Linea Guida ha altresì introdotto medesimi criteri di
compartecipazione al costo del servizio da parte dell’utenza, in linea con gli obiettivi del Piano di Zona
2009/2011, nonché con gli obiettivi regionali di garantire uniformità di accesso e prestazioni. Il servizio ha
inoltre registrato un ampliamento di orario, con una maggiore copertura a favore delle famiglie.
Se si effettua un’analisi dell’utenza in carico ai servizi SAD e SADH si osserva una progressiva
diversificazione dei bisogni dell’utenza. L’utente tipo del servizio non è più esclusivamente l’anziano solo o
non autosufficiente, ma anche persone con disturbi psichici o a forte rischio di emarginazione, famiglie
straniere in particolari situazioni di disagio, minori e adulti affetti da patologie degenerative o post
traumatici e malati oncologici. Sempre più spesso l’assistenza domiciliare viene erogata anche a favore di
queste categorie e per più accessi al giorno, con prestazioni che vanno dall’igiene personale, alla cura della
casa, al sollievo ai familiari e all’attività di accompagnamento all’autonomia. Il progetto assistenziale
individualizzato è infatti sempre più articolato, in quanto deve adeguarsi alle esigenze dell’utenza.
Il numero delle persone assistite nel triennio è aumentato, ma soprattutto è aumentato sensibilmente il
numero complessivo degli accessi.
N. utenti servizio SAD e SADH
N. utenti nel
N. utenti nel
2009
2010
Tot. 313
Tot. 330
SAD
SADH
SAD
SADH
277
36
287
43
89
La diversificazione del bisogno, l’evoluzione della tipologia di utenza e la necessità di adeguare il servizio
alle esigenze delle famiglie hanno comportato lo sviluppo del SAD come intervento sempre più integrato
con altri interventi domiciliari di tipo sanitario e socio-sanitario, e come intervento a supporto
dell’assistenza fornita dal care giver retribuito.
Gli interventi degli anni precedenti per la qualificazione e valorizzazione delle assistenti familiari hanno
messo in luce il bisogno di supporto delle assistenti familiari in termini sia relazionali che operativi.
Il Tavolo permanente istituito dalla Provincia di Lecco, che mette in rete soggetti pubblici e del privato
sociale, nella definizione ed attuazione del Piano Operativo approvato dalla regione intende rispondere alle
diverse problematicità legate al lavoro delle badanti e delle famiglie, con il contributo di tutte le
componenti del tavolo.
Un importante servizio a sostegno della domiciliarità degli anziani è il Centro Diurno Integrato (CDI), in
grado di accogliere anche persone affette da varie forme di demenze, tra cui la malattia di Alzheimer.
Il CDI rappresenta un valido riferimento anche per le famiglie degli utenti, attraverso l’attivazione di spazi
per l’ascolto e l’orientamento, percorsi informativi/formativi, gruppi di auto mutuo aiuto.
Si tratta di una risorsa che, intergrata ad altre sul territorio, risponde ai bisogni globali della famiglia che si
trova ad affrontare una difficile situazione di fragilità.
Nel prossimo triennio va ampliata l’offerta di questo servizio sul distretto di Merate, anche attraverso il
sostegno dei Comuni.
L’invecchiamento della popolazione, che vede la presenza di un consistente numero di “grandi anziani” soli,
impone la necessità di individuare nuove forme abitative a tutela dell’autonomia residuale della persona e
a sostegno della famiglia.
Gli alloggi protetti per anziani sono una possibile risposta a questo bisogno, così come altre forme
sperimentali di convivenza assistita, per questo se ne auspica la loro diffusione sul territorio.
La quasi totalità dei Comuni del distretto di Merate promuove attività motorie per anziani (ginnastica
“dolce”) per il mantenimento della mobilità e dell’autonomia personale.
Al fine di prevenire il processo disabilitante legato a malattie croniche, un valido servizio già sperimentato
in altre realtà è rappresentato dall’Attività Fisica Adattata (AFA), cioè programmi di esercizio non sanitario
svolti in gruppo, finalizzati alla modificazione dello stile di vita per la prevenzione secondaria e terziaria
della disabilità, come avviene per i Gruppi di cammino.
Si auspica l’introduzione di questo qualificato servizio sul territorio, integrando le attività già presenti,
coordinando l’accesso e monitorandone gli esiti, non solo dal punto di vista sanitario ma anche sociale.
6.2.2 Consolidamento – sviluppo delle strutture diurne: Centri Diurni Disabili, Centri Socio
Educativi e Servizi di Formazione alle Autonomie e CSE per piccoli
Nel Distretto di Merate, la rete dei servizi diurni per persone disabili si è sviluppata nell’ultimo triennio,
garantendo un’offerta diversificata che meglio risponde alle diverse situazioni.
Attualmente i centri sono n. 8, così distribuiti: n. 3 Centri Diurni Disabili (unità d’offerta socio-sanitarie per
disabili gravi) per complessivi n. 65 posti accreditati; n. 4 Centri Socio Educativi (unità d’offerta socio
assistenziali per disabili di media gravità) per complessivi posti n. 75 autorizzati; n. 1 Centro Socio Educativo
per piccoli (unità d’offerta socio assistenziale per disabili gravi) per n. 6 posti autorizzati.
90
Attualmente non è presente un Servizio di Formazione all’Autonomia nel territorio distrettuale, tuttavia
n. 5 persone disabili frequentano tale tipologia di centro a Calolziocorte e a Oggiono.
Per quanto riguarda i Centri Diurni Disabili, in questi anni l’indice di saturazione si è sempre avvicinato al
100%; i nuovi ingressi nel triennio (n. 10) si sono resi possibili per i posti resi liberi a seguito di trasferimenti
in strutture residenziali (n. 6 ) e decessi (n. 4 ).
Permane il bisogno di ampliare il numero dei posti e il Centro Diurno Disabili candidato è quello di
Merate, attualmente a n. 15 posti accreditati, il cui Ente titolare è il Comune di Merate.
Nel prossimo triennio si prevede una domanda di inserimento di almeno n. 10 persone.
A seguito del processo di trasformazione della Cooperativa Sociale “Casa Amica” di Merate, dal 2012 verrà
attivato un nuovo Centro Socio Educativo di n. 15 posti, accogliendo una parte degli utenti inseriti da tempo
nella cooperativa di lavoro.
Nel triennio verrà valutata la necessità di offrire anche un Servizio di Formazione all’Autonomia, finalizzato
ad accogliere persone disabili giovani che necessitano di completare il percorso formativo nella prospettiva
di assumere un ruolo lavorativo.
Il Centro Socio Educativo per Piccoli accoglie bambini disabili in condizione di gravità e si pone come un
luogo, uno spazio ed un tempo d’accoglienza, d’incontro, di scambio e di occasioni di vita nonché di
assistenza e di cura alla persona. Il Servizio si pone le seguenti finalità:
 attuare interventi educativi individualizzati;
 offrire sostegno psico-educativo alle famiglie.
Gli interventi educativi sono finalizzati all’acquisizione delle autonomie individuali e allo sviluppo delle
competenze comunicative che possono sostenerli nella quotidianità per il raggiungimento di un buon livello
della qualità della vita. Il Centro opera attraverso una progettazione individualizzata che si concentra sui
bisogni e sulla necessità di ciascun bambino di natura educativa, assistenziale e riabilitativa.
Il Centro Socio Educativo per Piccoli pur essendo inserito in una scuola, con la quale attua interventi di
integrazione, rappresenta una proposta che si diversifica dalla scuola potenziata, in quanto risponde alle
situazioni di maggiore complessità garantendo un adeguato intervento assistenziale ed educativo.
In considerazione delle gravi compromissioni degli utenti accolti, che necessitano un rapporto quasi
individuale con l’operatore, la sostenibilità economica di tale centro richiede necessariamente la
compartecipazione sanitaria, mediante l’accreditamento del Centro Socio Educativo per Piccoli in unità
d’offerta socio-sanitaria (Centro Diurno Disabili) a contratto con l’Azienda Sanitaria Locale.
Il costo dei Centri Diurni Disabili è sostenuto dai Comuni mediante le rette mensili e le quote di solidarietà
(che coprono in media il 49% della spesa), dalla quota sanitaria (che copre in media il 45%), dalla retta
mensile delle famiglie (pari in media al 6%).
A partire dal 2012, i Comuni verseranno all’Ente capofila anche le rette di frequenza dei propri utenti
oltre alle quote di solidarietà, rafforzando il coordinamento finanziario e gestione dei Centri Diurni Disabili
attribuito all’Ente capofila, il quale regolamenta i rapporti con gli enti gestori dei centri mediante apposite
convenzioni.
A fronte della disomogeneità del costo unitario nei Centri Diurni Disabili e della diversa rendicontazione
della spesa sostenuta, nel 2012 vanno definiti criteri equi ed uniformi di erogazione del contributo sociale
relativamente alla spesa socio-assistenziale, da introdurre a partire dal 2013.
91
Per questo lavoro si prevede il coinvolgimento degli enti gestori dei centri diurni.
I criteri per la contribuzione dei centri, dovranno tenere conto:
- della tipologia degli utenti;
- dei compiti e delle attività essenziali di carattere assistenziale ed educativo.
A parità di quote di solidarietà, le rette mensili dei Comuni e delle famiglie vanno riviste, considerando che
sono le più basse a livello provinciale; in prospettiva le rette degli utenti andranno diversificate in base
all’applicazione del fattore famiglia introdotto sperimentalmente dalla regione.
La revisione complessiva dei criteri di compartecipazione dei vari soggetti al costo dei Centri Diurni per
Disabili, va costruita tenendo conto del livello provinciale programmatorio al fine di conseguire una
omogeneità di offerta e di accesso ai servizi per la disabilità.
6.3 Sostegno e inclusione sociale delle persone fragili e/o a rischio di emarginazione
6.3.1 Accessibilità dell’offerta formativa per disabili gravi e medio-gravi
Il Centro di Formazione Professionale Polivalente di Lecco ha rappresentato in questi anni un riferimento
importante per la formazione di adolescenti, che difficilmente riuscirebbero a seguire percorsi in altri centri
professionali e tanto meno nelle scuole secondarie di secondo grado.
La sua caratteristica è quella di offrire un percorso educativo in grado di farsi carico delle fragilità dei
giovani e di accompagnarli nell’apprendimento e nello sviluppo delle autonomie e delle competenze sociali,
per una adeguata integrazione nel contesto territoriale.
Il Centro di Formazione Professionale Polivalente si sviluppa in quattro aree:
- formazione professionale, per chi presenta situazioni di disagio sociale e forme di disabilità;
- educativa e formativa, per chi presente situazioni di disabilità medio-grave;
- orientamento (progetti integrati);
- avviamento al lavoro.
Il centro professionale è accreditato dalla regione e riceve le quote previste dal sistema dotale, ma è
sostenuto economicamente anche dai Comuni che oltre a erogare le rette dei propri utenti, si impegnano
con una quota di solidarietà pro-capite (€. 0,66).
Nell’anno scolastico 2011/12, sono complessivamente n. 53 i giovani frequentanti il centro di Lecco,
interessando n. 19 Comuni del distretto di Merate.
Il bisogno emerso in questi anni è quello di decentrare sul territorio distrettuale di Merate una sezione
del centro relativamente all’area educativa e formativa per persone con disabilità medio-grave, che
coinvolgerebbe un gruppo da 5 a 10 utenti.
Questa operazione favorirebbe l’accesso a questa specifica formazione, in quanto la distanza e il necessario
trasporto assistito hanno rappresentato dei reali ostacoli, inducendo le famiglie a fare altre scelte, tra cui
mantenere l’iscrizione alla scuola secondaria di primo grado fino al compimento della maggiore età.
92
6.3.2 Servizio di assistenza educativa scolastica
Nel distretto di Merate, il servizio di assistenza educativa scolastica è gestito in forma associata per la quasi
totalità dei Comuni e la recente adozione delle “Linee guida dei servizi educativi” hanno contribuito ad una
chiara definizione dello stesso, in relazione alla scuola e agli altri attori dell’intervento.
Si tratta di un importante intervento finalizzato a favorire il processo di inclusione degli alunni con disabilità
e con forme di disagio, previsto nel percorso formativo.
Ci si propone di sviluppare un servizio che operi in modo qualificato ed uniforme sul territorio, che
promuova una cultura dell’integrazione, che favorisca il lavoro di rete, che costruisca un sapere comune
riguardo ai modelli di intervento educativo in ambito scolastico.
Nell’anno scolastico 2011/12 vengono seguiti n. 135 alunni del distretto di Merate, per complessive 1.160
ore settimanali; in questi anni si è registrato un aumento degli alunni seguiti, ma una riduzione delle ore di
assistenza educativa.
Nel triennio 2012-2014 va mantenuto il raccordo istituzionale provinciale dei diversi attori ed in
particolare con l’Ufficio Scolastico Territoriale di Lecco, che garantisce il coordinamento delle figure
pedagogiche distrettuali.
Inoltre a partire dal 2012 sarà presente sul territorio il Centro Territoriale Risorse per la disabilità, presso
l’Istituto Comprensivo di Cernusco Lombardone, il quale ha il compito di programmare interventi
formativi, assegnare risorse alle scuole per progetti didattici sperimentali, per la dotazione di
attrezzature tecniche e/o sussidi didattici.
L’Ufficio di Piano è chiamato a partecipare al gruppo di gestione del Centro Territoriale Risorse per la
disabilità.
6.3.3 Sostegno all’inclusione sociale dei migranti (Cantiere interculturale)
Il distretto ha messo in atto una serie di misure e dispositivi volti a favorire l’inclusione e l’integrazione dei
migranti nel tessuto sociale e a facilitare l’espletamento delle pratiche amministrative attraverso servizi di
consulenza e orientamento.
In particolare: da alcuni anni Retesalute, raccogliendo le esperienze del Terzo settore, ha attivato il Servizio
di Mediazione linguistico-culturale che sarà garantito anche nel prossimo triennio (vedi paragrafo 6.6.3).
In collaborazione con alcuni enti del Terzo settore e con i patronati, è stata formalizzata la rete di sportelli
territoriali In rete per il mondo. La rete abbraccia alcuni sportelli gestiti autonomamente da associazioni e
sindacati (sportelli C.G.I.L. di Merate e Casatenovo, sportelli C.I.S.L. di Merate e Barzanò, sportello
Associazione Namaste di Bevera) ed altri attivati e finanziati dal distretto (sportelli di Calco, Lomagna,
Osnago e Paderno d’Adda). Presso tutti gli sportelli è possibile trovare informazioni, orientamento e
assistenza di base per il rilascio e il rinnovo dei documenti, le procedure dei decreti flussi e tutte le altre
procedure di regolarizzazione.
I diversi sportelli hanno, inoltre, sviluppato competenze specifiche nella consulenza per previdenza e
lavoro, casa, tutela legale, scuola e formazione.
Complessivamente la rete degli sportelli accoglie in media 3.500 utenti l’anno.
Nell’anno 2011, facendo riferimento alla Rete di assistenza al cittadino straniero istituita da ANCI, che
prevede la formazione e l’affiancamento degli operatori delle anagrafi da parte di operatori competenti in
materia di normativa e procedure per l’immigrazione, si è avviata una sperimentazione presso alcune
93
anagrafi comunali (Comune di Airuno e Comune di Merate) per l’accesso diretto di cittadini stranieri per la
richiesta e il rilascio dei documenti di soggiorno.
Nel prossimo triennio ci si muoverà coerentemente con gli sviluppi normativi, rinforzando la rete delle
anagrafi e mettendo a disposizione consulenza qualificata in materia.
Negli ultimi anni, Retesalute ha raccolto, coordinato e sostenuto i centri per l’insegnamento della lingua
italiana ai migranti, costituendo una vera e propria rete distrettuale, assumendo il ruolo di formazione,
consulenza didattica, supervisione e integrazione con le politiche sociali e socio-sanitarie del territorio, al
fine di monitorare e rendere efficace la programmazione territoriale.
Il distretto ha contribuito a finanziare con risorse proprie 10 centri, ai quali si aggiungono altri 8 centri che
hanno aderito alla rete per un totale di circa 30 diverse proposte di corsi.
Nel prossimo triennio si intende valorizzare questo patrimonio di esperienze, continuando a sostenere,
seppure in maniera più ridotta, questi centri.
6.4 Prevenzione del disagio familiare e minorile
6.4.1 Interventi di sostegno alle responsabilità educative della famiglia e della scuola
(prevenzione di I livello)
Un’altra linea di attenzione emersa dal confronto con i tavoli consultivi riguarda l’area della prevenzione
(I e II livello) del disagio familiare e minorile, che vede impegnati i Comuni e il distretto in alcune
importanti linee di intervento.
Cantiere minori
Negli ultimi anni si è lavorato nella direzione di ampliare e coordinare esperienze e interventi proposti dalle
amministrazione e dal Terzo settore a livello locale. Si è trattato di un lavoro di trasferimento di buone
prassi, estensione di pratiche e confronto tra soggetti che svolgono, a vari livelli, attività educativa e
preventiva rivolta ai minori in condizione di disagio e svantaggio sociale.
Gli interventi coordinati da Retesalute e finanziati o co-finanziati dal distretto e dai Comuni si sono
concentrati attorno alle attività educative destinate a minori in situazione di disagio o fragilità famigliare e
ad attività di integrazione scolastica di minori di origine straniera, per supportarli nell’apprendimento della
lingua e nel percorso di inserimento scolastico.
Nel prossimo triennio, per poter raccogliere i frutti di questo impegno e strutturare, pur nelle mutate
condizioni economiche, un impianto organico e strategico, dotando il territorio di un sistema coerente ed
integrato e fornire risposte a più livelli, sarà necessario intensificare la collaborazione con gli istituti
scolastici e le agenzie educative del Terzo settore, strutturando un vero e proprio Patto di comunità.
Si lavorerà, infatti, nella direzione suggerita anche dalle linee regionali per la riforma del welfare, favorendo
percorsi di co-progettazione e assunzione di responsabilità condivise tra enti territoriali, istituzioni
scolastiche ed enti del Terzo settore.
I finanziamenti distrettuali hanno permesso di offrire al territorio percorsi di formazione e di consulenza.
In particolare, l’ufficio Bandi e Progetti ha ampliato la propria attività alla progettazione europea, grazie ad
un primo momento di affiancamento da parte di consulenti.
Avviato a gennaio 2011, l’Ufficio Bandi e Progetti ha il compito di monitorare le diverse occasioni di
finanziamento (bandi pubblicati a livello europeo e nazionale) ed elaborare proposte progettuali al fine di
94
poter accedere a finanziamenti aggiuntivi da destinare alle attività direttamente gestite o coordinate
dall’Azienda, con ricaduta sul territorio distrettuale.
Quale risultato dell’attività, sono stati approvati ed hanno ottenuto finanziamento, nell’anno 2011, 3
progetti (Ministero dell’Interno – Fondo Europeo Integrazione; Commissione Europea – Daphnee III).
Nel prossimo triennio l’attività dell’Ufficio Bandi e Progetti assumerà un ruolo centrale per l’accesso a
risorse alternative e diversificate.
Assistenza Domiciliare Minori e Affido familiare
Nell’ambito della prevenzione del disagio familiare e minorile va qui ricordato il servizio di Assistenza
Domiciliare Minori, gestito in forma associata per la quasi totalità dei Comuni (ad eccezione del Comune di
Missaglia). In questi il servizio ha visto un iniziale aumento del numero di minori in carico (non sottoposti a
provvedimento del’autorità giudiziaria), ora decresciuto, come mostra la tabella successiva.
Utenti ADM senza provvedimento A.G.
2009
2010
2011
64
68
56
La motivazione di tale andamento può essere rintracciata in un utilizzo più selettivo e qualificato dello
strumento dell’ADM, che viene attivata a fronte di progettualità definite in modo più preciso e dettagliato.
Significativa, a tale proposito, è stata anche l’elaborazione delle linee guida del Servizio, che hanno fra
l’altro introdotto – in coerenza con quanto avvenuto per il SAD e il SADH – criteri omogenei di accesso e
di partecipazione alla spesa da parte dell’utenza. Il 2012 sembra comunque segnare una nuova tendenza
all’aumento del ricorso all’ADM (62 casi).
Si ritiene importante, pertanto, continuare a sostenere i Comuni in queste iniziative, che possono avere
ricadute importanti in termini di prevenzione.
Infine va menzionato anche l’aumento del ricorso allo strumento dell’affido consensuale (dai 16 casi del
2008 ai 20 del 2011), significativo nella prevenzione di situazioni di disagio.
6.4.2 Interventi di tutela del minore in famiglia (prevenzione di II livello)
Nel triennio 2009/2011, il Servizio tutela minori ha assunto una propria strutturazione con la costituzione,
nel gennaio 2009, dell’équipe specialistica esclusivamente dedicata alla gestione dei casi di minori
sottoposti ad un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Il Servizio è gestito in forma associata per tutti i
Comuni del Distretto (ad eccezione del Comune di Missaglia, che gestisce il servizio in proprio).
Precedentemente questa casistica era gestita dall’Assistente Sociale del Comune di residenza del minore,
interessato dal provvedimento, in collaborazione con gli psicologi incaricati da Retesalute.
Il Servizio tutela minori ha pertanto vissuto, nel triennio di riferimento, un drastico cambiamento di tipo
organizzativo e gestionale.
N. minori in carico al servizio tutela minori
In carico
nell’anno 2009
180
al 31.12.2009
166
In carico
nell’anno 2010
213
al 31.12.2010
186
In carico
nell’anno 2011
211
al 31.12.2011
197
95
Il numero dei minori in carico al servizio dal 2009 ad oggi ha visto un forte incremento dall’anno 2009 al
2010 con una attuale stabilizzazione dei casi in carico durante l’anno pari a circa 210. Va sottolineato che un
discreto numero di casi è stato definitivamente dimesso dal servizio con chiusura del provvedimento da
parte dell’Autorità Giudiziaria, ma contemporaneamente sono pervenuti al servizio altrettanti nuovi decreti
e richieste di indagine psico-sociale.
Dall’anno 2010, Retesalute gestisce in collaborazione con la Cooperativa “La Grande Casa” il Servizio Terra
di Mezzo sul territorio di Robbiate. Tale servizio innovativo, introdotto in via sperimentale anche grazie ai
finanziamenti di cui alla DGR 8243/2008, si è rivelato molto efficace e risolutivo per alcune situazioni di
minori adolescenti e preadolescenti con o senza provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Tale unità di
offerta sociale è assimilabile ad un servizio di Comunità leggera in quanto garantisce uno spazio strutturato
di accoglienza educativa ad adolescenti e preadolescenti del territorio a forte rischio di devianza,
funzionante tutti i pomeriggi della settimana da lunedì a venerdì. Grazie al finanziamento regionale e fino a
dicembre 2011, i Comuni di residenza dei minori frequentanti hanno potuto usufruire di una retta
agevolata. Nel distretto di Merate ad oggi sono presenti due servizi di questo tipo: Terra di Mezzo e Volo
Leggero che possono accogliere complessivamente n. 24 minori, con o senza provvedimento dell’Autorità
Giudiziaria.
Il ricorso a tale Servizio per un discreto numero di minori (n. 20 minori negli anni 2010 e 2011) ha permesso
di evitare il collocamento degli stessi in Comunità educative residenziali oppure l’attivazione di ADM con un
elevato numero di ore, con una conseguente ottimizzazione dei costi che potevano derivare dai progetti
educativi; inoltre attraverso finanziamenti appositamente accantonati sul bilancio distrettuale è stata
introdotta la stessa retta per entrambi i servizi e a costi ridotti.
Nel triennio si è assistito quindi ad un contenimento del numero dei collocamenti in Comunità ma allo
stesso tempo ad un incremento di interventi alternativi quali l’utilizzo delle due Comunità leggere presenti
nel distretto di Merate (Volo Leggero e Terra di Mezzo) così come precisato precedentemente. Il ricorso
alle comunità leggere ha permesso anche di differenziare questo tipo di intervento da quello, meno
intenso, di Assistenza Domiciliare Minori, determinando probabilmente un decremento anche dell’uso di
questo strumento: infatti, dopo un iniziale aumento dei casi seguiti, si registra un ritorno ai volumi del
2009, che pare stabilizzarsi anche per il 2012 (35 casi attualmente in carico).
Utenti ADM con provvedimento A.G.
2009
2010
2011
35
45
34
Contestualmente alla diffusione di due Comunità leggere e all’incremento del servizio di ADM, sempre più
qualificato anche attraverso l’approvazione della Linea Guida dei servizi educativi nel dicembre 2011, è
stata posta un’attenzione particolare al Servizio spazio neutro che negli anni 2009 e 2010 è stato gestito
attraverso una convenzione tra Retesalute e una Associazione del territorio, mentre dal 2011 è iniziata la
parziale gestione diretta da parte di Retesalute.
Con l’obiettivo di ottimizzare i costi a carico dei Comuni, dal 2012 questo servizio è completamente gestito
dall’Azienda attraverso un proprio operatore che ne garantisce il coordinamento e la gestione in
affiancamento a due educatori professionali dipendenti.
Sempre nell’ottica di tutelare e salvaguardare il minore nella propria relazione con i genitori, dal 2011 è
stato attivato un nuovo servizio “Soggiorno assistito” in collaborazione con il Terzo settore e con l’ASL di
Lecco.
96
Tale intervento che si concretizza in week-end di soggiorno assistito garantisce uno spazio di osservazione e
monitoraggio della relazione genitori figli, ma soprattutto di accompagnamento alla riscoperta e
rafforzamento delle relazioni in situazioni caratterizzate da una forte conflittualità nell’ambito di
separazioni giudiziali o di situazioni di grave crisi familiare.
L’intervento all’interno di questo contesto risponde sia all’esigenza di proteggere il minorenne da agiti lesivi
che a quella di mantenere la relazione tra genitori e figli affrontando i nodi critici della comunicazione con
la mediazione di un operatore specializzato.
Un altro strumento di fondamentale importanza per garantire il benessere dei minori in situazioni di
rischio, è l’affido familiare, che nell’ultimo triennio ha registrato un trend di continua crescita: i minori
collocati in affido sono passati da 46 a 51, con un aumento principalmente degli affidi etero familiari (da 34
a 41). Conseguentemente è aumentata con regolarità la spesa relativa al buono affido, che è passata da
€ 156.738 nel 2008 a € 167.754 nel 2011.
6.4.3 Interventi sostitutivi del nucleo familiare: comunità educative
In merito ai collocamenti in Comunità di tipo residenziale si è assistito ad un forte incremento tra gli anni
2009 e 2010 con una riduzione dal 2010 ad oggi.
N. minori collocati in Comunità
Nell’anno 2009
36
Nell’anno 2010
56
Nell’anno 2011
47
A febbraio 2012
32
L’utilizzo della Comunità residenziale, quale risposta al bisogno del minore, è sempre più contenuto e vi si
ricorre solo per collocamenti in regime di Pronto intervento, quale strumento di intervento a tutela
immediata in situazioni di minori in grave pregiudizio oppure per casi in cui il progetto educativo sul minore
e sulla famiglia non può prescindere da un percorso comunitario.
Il contenimento dei collocamenti in Comunità è stato possibile anche grazie allo sviluppo sul territorio dei
nuovi servizi sperimentali ed innovativi che sono andati ad aggiungersi all’ADM e ad altri interventi
educativi pomeridiani citati nei paragrafi precedenti, completando il quadro dei servizi ed degli interventi
garantiti a tutela del minore e gestiti da Retesalute.
Coerentemente con quanto detto nei paragrafi precedenti, l’andamento della spesa sostenuta per la
realizzazione di interventi a favore di minori sottoposti a provvedimento, evidenzia una diminuzione della
spesa relativa alle comunità, a fronte, come si è detto, dell’aumento del ricorso allo strumento dell’affido e
all’avvio e consolidamento di importanti servizi di supporto alle progettualità formulate dal Servizio tutela,
quali Spazio neutro, Comunità leggere, ADM.
In coerenza con questi dati, si registra un aumento anche delle “Altre spese”, che comprendono appunto gli
altri interventi, a forte valenza preventiva.
È ovvio che l’aumento di questo genere di spese, rapportato all’entità degli interventi (n. di utenti seguiti,
ore di assistenza prestate, capacità di incidere sulle situazioni,…) ha un’incidenza economica minore
proporzionalmente molto inferiore rispetto al vantaggio che invece deriva dalla riduzione delle spese per le
rette di comunità: infatti queste ultime hanno subito una riduzione complessiva di € 218.323, mentre le
“Altre spese” sono aumentate di € 44.982 dal 2009 al 2011.
97
Riguardo alle spese per i minori sottoposti a tutela, si ricorda che si tratta per lo più di spese previste dal
decreto dell’Autorità Giudiziaria o dal conseguente progetto del Servizio tutela, e in questo senso non
derogabili o negoziabili. Anche in questo ambito dunque sembra che la strategia vincente sia quella di
puntare alla prevenzione, per evitare il ricorso alle costose strutture residenziali.
Nel triennio a venire, a fronte delle considerazioni espresse in queste pagine, sarà strategico cercare di
evitare il più possibile la riduzione del rimborso sugli artt. 80,81,82 (pur differenziandolo in base alla
tipologia di spesa), oltre all’impegno economico previsto per i servizi interdistrettuali di cui si è già detto
in precedenza (Servizio di Pronto intervento minori, Servizio minori stranieri non accompagnati, Servizio
Affidi Provinciale).
Per contro la spesa sociale dei Comuni evidenzia nel biennio 2009/2010 una riduzione del 5% circa delle
spese sostenute per servizi territoriali e domiciliari a favore di minori non sottoposti a provvedimento
dell’Autorità Giudiziaria. Si ritiene opportuno pertanto continuare a sostenere lo sforzo dei Comuni in tal
senso.
Ai fini della prevenzione di situazioni di grave disagio familiare, nell’ottica sopra richiamata, attenzione va
riservata anche ai servizi erogati attraverso i progetti Cantieri Minori e Intercultura, già ridimensionati negli
anni precedenti.
In particolare per quanto riguarda Cantieri Intercultura si segnala che, con la collaborazione dell’Ufficio
Bandi e Progetti, si sta sviluppando un’azione di found raising, per cercare di limitare la contrazione degli
investimenti, soprattutto nel biennio 2013/2014. Ciò in coerenza anche con le indicazioni ricevute dai
tavoli di consultazione, cha hanno ritenuto necessario mantenere vive le azioni a sostegno dell’inclusione
sociale delle persone immigrate.
98
6.5 Sostegno alle difficoltà economiche delle famiglie
6.5.1 Declinare possibili forme di supporto al collocamento nel mercato del lavoro
I dati sulla situazione occupazionale nella provincia di Lecco, presentati nel paragrafo 2.2, mettono in
evidenza come la crisi economica che sta attraversando il Paese sta colpendo anche il nostro territorio, in
particolare i giovani.
Desta particolare preoccupazione il dato – in crescita esponenziale negli ultimi anni – dei giovani non
occupati in qualche attività di carattere formativo e lavorativo.
Pertanto la programmazione sperimentale di nuove politiche giovanili dovranno partire dalla conoscenza di
questa condizione sociale, per individuare strumenti ed opportunità volte a promuovere l’autonomia e la
transizione alla vita adulta.
Inoltre la crisi economica aggrava la situazione di disagio delle fasce di cittadini svantaggiati, rispetto ai
quali interviene la Provincia di Lecco con il Servizio Fasce Deboli, con lo strumento Borsa Sociale Lavoro ed
altre importanti iniziative, sostenute di concerto con i Comuni e con il mondo produttivo, volte a favorire
l’inserimento lavorativo di persone che più di altre rischiano di rimanere escluse dal mercato dal lavoro.
Tra le possibili forme di supporto al collocamento nel mercato del lavoro, si individua il sostegno
all’attività delle cooperative sociali aventi come finalità l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati,
quale modello che coniuga la solidarietà con le necessità economico-imprenditoriali.
Nel distretto di Merate sono poche le cooperative sociali di tipo B, tuttavia per la loro promozione e
diffusione sul territorio, occorre un impegno da parte dei Comuni che si concretizza nella stipula di
specifiche convenzioni.
Con Deliberazione di Giunta regionale n. VII/20126 del 23 dicembre 2004, in attuazione dell’art. 11 della
Legge Regionale n. 21 del 18.11.2003 “Norme per la cooperazione in Lombardia”, sono stati approvati lo
schema di convenzione tra Ente Pubblico e cooperativa sociale ai sensi dell’art. 5 comma 1 della Legge n.
381/1991, lo schema di bando e di capitolato speciale per gara per pubblico incanto, con l’inserimento
lavorativo di persone svantaggiate ai sensi dell’art. 5 comma 4 della Legge 381/1991, quale requisito di
partecipazione alla gara medesima.
L’obiettivo del triennio è quello di monitorare e supportare la promozione e la diffusione delle cooperative
sociali di tipo B, anche attraverso azioni volte a favorire un cambiamento culturale nell’approccio alla
collaborazione tra enti locali e cooperative sociali.
Il Servizio socio-occupazionale CeSeA presente sul distretto di Lecco (di cui al paragrafo 5.4), per persone
caratterizzate da forti fragilità personali e da cronicità, che difficilmente accedono al mondo del lavoro,
potrà trovare una declinazione operativa sul territorio meratese, rappresentando un’esperienza fortemente
connessa con i progetti socio-educativi elaborati dal servizio sociale di base.
6.5.2 Declinare possibili forme di supporto nell’accesso al mercato delle abitazioni
Per far fronte alla difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, occorre intervenire sia a livello
provinciale e sia a livello distrettuale con i vari soggetti pubblici e privati che programmano le politiche per
la casa, al fine di agevolare e sostenere chi ha meno risorse.
Si propone di strutturare un sistema integrato di supporto alle politiche abitative, con particolare
attenzione alle persone in condizione di svantaggio sociale, attivando risposte adeguate a contenere
l’emergenza nelle sue diverse declinazioni e fornendo a chi se ne occupa strumenti adeguati di intervento.
99
La gestione dell'accoglienza abitativa temporanea e dei processi di accompagnamento fanno riferimento
ad una modalità consolidata ed ampiamente sperimentata in progetti di social housing e negli interventi di
accoglienza di emergenza per diverse categorie di utenza.
Si intende intervenire in questo ambito organizzando un sistema distrettuale di risposta al bisogno
abitativo temporaneo, grazie all’accesso ad esistenti unità abitative deputate ad interventi di emergenza,
all’attivazione di nuove unità abitative temporanee per la seconda accoglienza e all’utilizzo di strumenti
sperimentali (fondi economici di garanzia, microcredito, etc.).
6.5.3 Interventi di sostegno nell’emergenza economica
Nell’affrontare il fenomeno crescente della povertà, i Comuni hanno messo in atto diverse risposte in
relazione alle situazioni dei richiedenti aiuto: si passa dagli interventi volti al soddisfacimento dei bisogni
primari al reinserimento lavorativo, dal sostegno relazionale alle risposte al bisogno abitativo.
Inoltre, molti Comuni hanno anche promosso azioni specifiche a sostegno dei cittadini in difficoltà a causa
della crisi economica, sotto forma di bandi per l’accesso a contributi.
I Servizi Sociali comunali si raccordano con le diverse associazioni che svolgono azioni a favore di persone o
famiglie povere, attraverso la donazione di generi alimentari, vestiario, contributi diretti e altro.
In alcune realtà comunali si stanno sperimentando nuove modalità per affrontare il problema della povertà,
facendo leva sul senso di solidarietà della comunità locale per la raccolta di fondi e stringendo forti
collaborazioni con le diverse realtà locali che si occupano del problema, per un lavoro realmente integrato.
Queste esperienze di buone prassi di intervento vanno nella direzione di accrescere la sensibilità sociale e la
cultura della prossimità, ma anche di ricomporre le conoscenze e le risorse, per affrontare il problema in
modo più adeguato.
Altre due considerazioni ormai largamente condivise: per affrontare la complessa problematica della
povertà è indispensabile adottare l’approccio del lavoro di rete; investire le risorse soprattutto per
interventi di accompagnamento, nella direzione dell’empowerment, della responsabilità e dell’autonomia.
Bisogna valorizzare gli enti locali, collegare l’erogazione a un percorso per accompagnare la persona fuori
dalla povertà, come stanno facendo in piccolo i tanti fondi di solidarietà nati per contrastare la crisi.
In merito al sostegno alle difficoltà economiche delle famiglie, si propone venga costituito un Gruppo di
progetto, avente i seguenti obiettivi:
1. aumentare la conoscenza della problematica nelle sue diverse articolazioni;
2. valorizzare e diffondere le buone prassi di intervento attive sul territorio;
3. individuare le azioni prioritarie da gestire a livello d’ambito distrettuale;
4. sperimentare l’utilizzo di nuovi strumenti di intervento;
5. armonizzare i bandi di erogazione dei contributi per offrire ai cittadini pari opportunità;
6. creare sinergie con gli interventi di orientamento e di promozione dell’occupazione.
La tabella sottostante riporta i dati della spesa sociale 2009 e 2010, sostenuta dai Comuni per gli interventi
di assistenza economica e per canoni di locazione/utenze (suddivisa tra anziani, disabili, famiglie con minori
e situazioni di povertà ed emarginazione), con il numero dei beneficiari.
Nel dare una risposta alle diverse situazioni di povertà relativa o assoluta, nell’anno 2010 i Comuni
dell’ambito distrettuale hanno speso complessivamente € 717.910,00 a favore di complessive 1.096
persone.
A fronte di un aumento dell’utenza del 26% dal 2009 al 2010, la spesa sostenuta complessivamente è
diminuita del 7%.
100
L’incremento di utenza si registra prevalentemente per interventi su canoni di locazione ed utenze: un
aumento doppio rispetto agli utenti per interventi di assistenza economica generica.
Sul totale della spesa, prevale quella sostenuta per l’affitto e le utenze domestiche pari al 64% (rimasta
invariata nel biennio considerato), rispetto alla spesa per gli interventi di assistenza economica generica
pari al 36% (diminuita nel 2010 del 17%).
Gli interventi di sostegno economico sono rivolti prevalentemente a persone in situazione di povertà ed
emarginazione che costituiscono il 66% dell’utenza complessiva.
A questa tipologia di utenza viene destinata la spesa maggiore, pari al 63%.
Spesa sociale sostenuta dai Comuni per contributi economici ai cittadini – anni 2009 e 2010
spesa 2009
utenti
spesa 2010
utenti
variazione
spesa %
su 2009
variazione
utenza %
su 2009
ANZIANI
Assistenza economica
generica
€ 37.242,00
66
€ 19.959,00
58
-46,41%
-12,12%
Canoni locazione e
utenze
€ 51.737,00
58
€ 47.959,00
65
-7,30%
12,07%
€ 13.183,00
8
€ 12.972,00
17
-1,60%
112,50%
€ 0,00
0
€ 0,00
0
0,00%
0,00%
DISABILI
Assistenza economica
generica
Canoni locazione e
utenze
MINORI
Assistenza economica
generica
€ 88.095,00
133
€ 72.749,00
109
-17,42%
-18,05%
Canoni locazione e
utenze
€ 132.314,00
121
€ 109.980,00
128
-16,88%
5,79%
POVERTÀ ED
EMARGINAZIONE
Assistenza economica
generica
Canoni locazione e
utenze
€ 175.017,00
220
€ 153.478,00
317
-12,31%
44,09%
€ 276.564,00
264
€ 300.813,00
402
8,77%
52,27%
€ 774.152,00
870
€ 717.910,00
1096
-7,26%
25,98%
TOTALE ASSISTENZA .
ECONOMICA. GENERICA
€ 313.537,00
427
€ 259.158,00
501
-17,34%
17,33%
TOTALE CANONI E
UTENZE
€ 460.615,00
443
€ 458.752,00
595
-0,40%
34,31%
TOTALE GENERALE
101
6.6 Facilitazione nei percorsi di accesso ai servizi
6.6.1 Diffusione della funzione di segretariato sociale
In attuazione dell’art. 6 comma 4 della Legge Regionale n. 3/2008 e dell’art. 22 della Legge 328/00 nella
programmazione triennale del nuovo Piano di Zona dovrà essere dato rilievo al servizio di Segretariato
sociale non solo come filtro della domanda, ma quale funzione in grado di:
a) garantire e facilitare l’unitarietà di accesso alla rete delle unità di offerta sociali e socio sanitarie;
b) orientare il cittadino all’interno della rete delle unità di offerta sociali e socio sanitarie e fornire
adeguate informazioni sulle modalità di accesso e sui relativi costi;
c) assicurare competenza nell’ascolto e nella valutazione di bisogni, in particolar modo per le situazioni
complesse e che necessitano di un pronto intervento sociale e di una continuità assistenziale;
d) segnalare eventuali situazioni complesse ai servizi comunali e dell’ASL, così da assicurare la presa in
carico della persona secondo i criteri di integrazione e continuità assistenziale.
Il servizio di Segretariato sociale si articola su due livelli :
1. Primo livello: punto di accesso dove si forniscono informazioni accessibili, complete, immediate e
personalizzate, e dove si orienta il cittadino/utente nella rete dei servizi e delle unità di offerta.
Questo livello che consente il giusto orientamento al servizio di competenza ed un accesso
rapido ai servizi, può essere garantito oltre che dai Comuni, dalle ASL e da altri soggetti del
diritto pubblico anche da soggetti del terzo settore, organizzazioni sindacali, soggetti di diritto
privato che operano in ambito sociale e socio sanitario, gruppi informali di reciproco aiuto.
2. Secondo livello: luogo in cui si realizza la presa in carico del singolo o della famiglia in particolari
condizioni problematiche che non possono essere soddisfatte a livello informativo. Questo
livello non può che essere garantito dalla figura professionale dell’Assistente Sociale che
assume il ruolo di “case manager” e tratta l’aiuto alla persona in difficoltà nella realizzazione del
suo percorso di vita, garantendo accoglienza e ascolto competente.
Specifiche di questo livello sono quindi le attività svolte dal servizio sociale territoriale che garantisce alla
persona il diritto ad essere presa in carico in maniera personalizzata e continuativa secondo criteri di
integrazione e di continuità assistenziale con la personalizzazione delle prestazioni attraverso il piano di
assistenza individualizzato.
Affinché il servizio di Segretariato sociale sia efficace e realmente integrato con la rete dei servizi/unità di
offerta, occorre un sistema di riferimento informatico che raccolga e aggiorni un’adeguata mappatura dei
servizi/unità di offerta sociali e socio sanitarie nel territorio e nei diversi ambiti di intervento, evidenziando
procedure e criteri di accesso nonché di funzionamento dei servizi.
L’attività del punto unico di accesso ai servizi dell’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Lecco si è
sviluppato in questi anni con la predisposizione del PORTALE PIU’, che raccoglie informazioni in continuo
aggiornamento relative ai servizi sanitari, socio-sanitari e sociali di tutto il territorio e che sarà a
disposizione di tutti i punti di accesso dei cittadini.
L’obiettivo di facilitare l’accesso dei cittadini e delle famiglie alla fruizione di un sistema integrato di
interventi e di servizi, si declina nell’attivazione di punti di accesso al portale informativo coinvolgendo tutti
i soggetti disponibili.
102
In sintonia con l’obiettivo dell’ASL, il Distretto di Merate intende mettere a sistema un Servizio di
Segretariato sociale di primo livello, valorizzando e coordinando i diversi punti di accesso sparsi sul
territorio.
A tale fine si prevede la costituzione di uno specifico Gruppo di progetto, costituito da operatori dei diversi
soggetti interessati, con il compito di declinare una proposta che tenga conto dei seguenti aspetti:
 condivisione delle funzioni di segretariato sociale;
 individuazione dei diversi punti di accesso sul territorio;
 rilevare le modalità operative esistenti e le specificità;
 prevedere percorsi formativi specifici;
 individuare strumenti comuni di rilevazione della domanda;
 condividere modalità operative.
SEGRETARIATO SOCIALE - Distretto di Merate
N° Comuni: 23 + Unione Lombarda dei Comuni della Valletta
N° assistenti sociali: 21
Airuno
Mattino
2 su appuntam.
Pomeriggio
1 + 3 su appuntam.
Sabato
0
Tot. aperture settimanali
1 + 5 su appuntam.
Barzago
0
1
0
1
Barzanò
3
1
0
4
Brivio
1 + 4 su appuntam.
0
0
1 + 4 su appuntamento
Calco
1 + 4 su appuntam.
1 + 1 su appuntam.
0
2 + 5 su appuntamento
Casatenovo
4
1
0
5 (per ass. soc. appuntam.)
Cassago Brianza
Cernusco
Lombardone
Cremella
2
1
0
3
2
0
0
2
0
1 + 1 su appuntam.
0
1 + 1 su appuntamento
Imbersago
1 + 1 su appuntam.
0
0
1 + 1 su appuntamento
Lomagna
0
1
1
2
Merate
4
2
0
6
Missaglia
1
1
0
2
Montevecchia
Monticello
Brianza
Olgiate Molgora
1
1
0
2
1 su appuntam.
1
0
1 + 1 su appuntamento
2
1
0
3
1
1
0
2
1 + 1 su appuntam.
1 su appuntam.
0
1 + 2 su appuntamento
1
0
0
1
1 + 4 su appuntam.
2 su appuntam.
0
1 + 6 su appuntamento
1
1
1
3
1 + 1 su appuntam.
0
0
1+1 su appuntamento
1 + 1 su appuntam.
0
0
1+1 su appuntamento
2
0
0
2
Osnago
Paderno D'Adda
Robbiate
Sirtori
Unione Lombarda
dei Comuni della
Valletta
Verderio Inferiore
Verderio
Superiore
Viganò
103
Non ci sono informazioni complete circa l’attività di segretariato sociale di primo livello svolta dalle
organizzazioni del Terzo settore presenti nel distretto di Merate e sulle loro modalità di effettuazione.
6.6.2 Coordinare e qualificare la rete dei servizi di trasporto sociale
Nel Piano di Zona 2009-2011, nell’area disabili, veniva esplicitato che “le famiglie non sempre dispongono di
un servizio razionale e adeguato, per lunghi tragitti e tempi di percorrenza, inoltre, spesso non è garantito
un appropriato accompagnamento e la partecipazione al costo, del trasporto stesso da parte delle famiglie,
non è omogenea sul territorio, proprio per i diversi criteri stabiliti dai rispettivi Comuni di residenza”.
Nel corso del 2010 è stato realizzato un lavoro di ricerca sul servizio di trasporto per le persone disabili.
La lettura dei dati raccolti ha evidenziato che tutti i Comuni, anche se in modo diverso, si occupano del
trasporto dei ragazzi disabili presso le strutture diurne, anche se permangono situazioni per cui lo stesso è
effettuato dalle famiglie e molti ragazzi sono autonomi.
I gestori prevalenti (Auser di Paderno d’Adda e di Olgiate Molgora, Il Grappolo di Robbiate) coprono circa il
30% dei trasporti, stipulando convenzioni con più Comuni ed hanno la proprietà dei loro mezzi.
La realtà degli altri Comuni vede la presenza di Associazioni locali per la gestione del trasporto: in questo
caso i mezzi sono in prevalenza di proprietà comunale.
Circa il 60% dei Comuni garantisce il trasporto in modo gratuito alle famiglie, mentre i criteri definiti dai
Comuni che hanno stabilito un costo a carico degli utenti del servizio, sono totalmente diversi.
Il costo annuale sostenuto per il trasporto varia molto da Comune a Comune: non aumenta in base al
numero degli utenti ma per le diverse e peculiari situazioni e le differenti scelte effettuate proprio in merito
al trasporto.
Per quanto riguarda le strutture diurne si è evidenziato che da un unico orario si è passati ad avere fasce di
accoglienza: gli orari di ingresso e di uscita sono stati derogati per permettere un trasporto più puntuale; le
fasce variano a seconda della struttura.
Durante il trasporto nella maggioranza dei casi un accompagnatore è presente (ma non sempre nelle
situazioni più gravi), in altri casi non è garantito per indisponibilità di risorse umane, non tanto per scelta.
L’accompagnatore non ha una formazione specifica: si riscontra una certa difficoltà da parte degli operatori
delle strutture a rapportarsi con i volontari proprio perché carenti di una preparazione appropriata.
Non sono previsti corsi per introdurre la persona al volontariato e si evidenzia, da parte dei gestori,
l’improbabilità alla frequenza.
Alcuni volontari sono anziani (o molto anziani) e mostrano fatica anche a livello fisico, inoltre, un elevato
turn-over degli stessi non garantisce il passaggio costante delle informazioni necessarie per un servizio
adeguato.
Da parte dei gestori del trasporto emerge una reale preoccupazione per il futuro in relazione al
reperimento di nuovi volontari, molti lasciano per età avanzata e l’uscita non è sopperita da nuovi volontari
giovani.
I dati riportati evidenziano una realtà frammentata, variegata ed eterogenea in merito ai diversi aspetti per
il trasporto dei ragazzi disabili presso le strutture diurne dei 24 Comuni limitrofi e difficoltà a mettersi in
rete. Gli stessi gestori del trasporto lamentano non tanto difficoltà di collaborazione fra di essi sulla
richiesta specifica, quanto la mancanza di scambio di conoscenze, esperienze che potrebbero valorizzare e
migliorarne l’attività e i servizi.
104
Ogni Comune vive la propria realtà senza conoscere come il Comune vicino affronta la propria e senza
considerare la possibilità di raccordo sia per superare le difficoltà a garantire il trasporto in situazioni
imprevedibili, sia per programmare insieme il trasporto riducendo i costi e aumentando la qualità.
Si evidenzia anche la difficoltà del singolo servizio sociale comunale, a soddisfare nuove richieste di
trasporto perché di fronte all’impossibilità dell’ente gestore di garantire il nuovo servizio richiesto si trova
impossibilitato a governare la situazione e senza supporti per affrontarla non avendo che la speranza di
trovare un’associazione disponibile dopo una lunga ricerca.
Il trasporto sociale rivolto alle persone in condizione di non autonomia e di fragilità è un servizio
complementare al sostegno della domiciliarità.
Da tempo amministratori chiedono che venga affrontato il trasporto nella direzione di renderlo sostenibile
economicamente, attraverso un coordinamento ed eventualmente una gestione a livello d’ambito.
Si propone che sul trasporto sociale venga costituito un Gruppo di progetto, avente come obiettivo
generale la razionalizzazione e qualificazione del servizio di trasporto sociale frequentanti, anche
mediante l’individuazione e la diffusione di criteri uniformi relativi all’offerta e al costo del servizio.
Obiettivi specifici del lavoro potranno essere:
a) Messa in rete e razionalizzazione dei servizi di trasporto dei Comuni favorendo l’ottimizzazione di
risorse umane, strumentali ed economiche.
b) Diminuzione del costo dei singoli Comuni adottando scelte competitive per strategie e soluzioni
qualitativamente migliori.
c) Qualificazione del trasporto secondo il principio di adeguatezza del servizio (mezzo,
accompagnatore).
d) Aumento del senso di competenza e di autostima dei volontari nel ruolo di accompagnatori del
servizio di trasporto.
e) Individuazione di criteri uniformi di compartecipazione al costo da parte degli utenti.
La tabella sottostante riporta i dati della spesa 2009 e 2010 sostenuta dai Comuni per il trasporto sociale
(suddivisa tra anziani e disabili), con il numero dei fruitori del servizio.
La spesa per il trasporto dei disabili è tre volte superiore a quella sostenuta per gli anziani ed entrambe
sono aumentate nel 2010 rispetto al 2009: per i trasporto degli anziani del 9%, mentre quella per il
trasporto dei disabili del 18%.
Gli anziani che hanno usufruito del trasporto sono diminuiti del 6% nel 2010 rispetto al 2009, mentre per i
disabili si è registrato un incremento del 36%.
I dati indicano pertanto che la priorità da affrontare è quella relativa al servizio di trasporto delle persone
disabili, che si recano giornalmente nei centri diurni e nei centri formativi.
spesa 2009
utenti
spesa 2010
Utenti
variazione
spesa %
su 2009
variazione
utenza %
su 2009
trasporto sociale
anziani
€ 114.878,00
551
€ 125.177,00
517
8,97%
-6,17%
trasporto sociale
disabili
€ 342.418,00
141
€ 404.446,00
192
18,11%
36,17%
totale trasporto
sociale
€ 457.296,00
692
€ 529.623,00
709
15,82%
2,46%
105
6.6.3 Mediazione culturale
Come accennato più sopra, nel 2009 Retesalute ha attivato un Servizio di Mediazione linguistico-culturale,
grazie al quale le amministrazioni comunali, i servizi sociali, le istituzioni scolastiche, gli enti del Terzo
Settore nel Distretto di Merate in contatto con utenti immigrati hanno la possibilità di richiedere
l’intervento di un mediatore culturale, quale efficace strumento per agevolare la comunicazione tra utente
e servizio.
Nel 2011, anche grazie al finanziamento del Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi Terzi, il
Servizio di mediazione è stato utilizzato 113 volte dalle scuole, dai servizi sociali, dal servizio di Tutela
Minori per un totale complessivo di 245 ore.
Il servizio pare maturo per la trasformazione della sperimentazione in servizio stabilmente offerto al
territorio.
6.7 Ricomposizione degli interventi di conciliazione
A partire dalla fine del 2010, Regione Lombardia ha intrapreso un percorso rivolto allo sviluppo di politiche
integrate per la promozione della conciliazione dei tempi di vita, familiari e lavorativi. Si tratta, come
evidenziato nel Libro Bianco Roadmap per la Conciliazione Famiglia Lavoro, di una “questione complessa,
che da un lato intercetta leve e politiche diverse – economiche, d’impresa, del lavoro, dei servizi alla
persona, della casa della salute, territoriali e di coesione sociale – dall’altro chiama in causa più
direttamente le persone e le famiglie, le associazioni e il mondo del terzo settore, gli enti e le istituzioni a
livello locale, il mondo dell’impresa e le parti sociali”.
È quindi uno dei temi che maggiormente richiedono di essere affrontati in modo integrato su più livelli.
Nella primavera 2011 è stato siglato l’Accordo di collaborazione territoriale, promosso dall’ASL di Lecco al
quale hanno aderito, fra gli altri, anche associazioni datoriali e sindacati, costituendo un apposito Tavolo di
lavoro (“Tavolo di Promotori ed Aderenti della Conciliazione in Provincia di Lecco”). Nel corso di
quest’anno il Tavolo ha lavorato sulla sensibilizzazione delle realtà produttive del territorio circa i temi della
conciliazione anche attraverso una corretta circolazione delle informazioni.
Vale la pena di ricordare che la conciliazione riguarda tutte le situazioni che una famiglia può vivere, nelle
quali sia richiesto un particolare impegno di cura, come la presenza al proprio interno di soggetti fragili.
In questi ultimi due anni, tuttavia, la maggioranza degli sforzi si è concentrata sulla fase del ciclo vitale della
famiglia che vede i genitori impegnati nella cura dei più piccoli.
A questo proposito va detto che i Servizi Prima Infanzia sono attualmente al centro di un processo,
fortemente voluto a livello regionale, che mira ad aumentarne la qualificazione e la fruibilità da parte delle
famiglie. I principali atti regionali che riguardano questo processo sono quelli relativi a:
Accreditamento delle Unità di Offerta;
Piano zonale Triennale straordinario per la Prima Infanzia;
Azioni per la promozione della conciliazione fra i tempi di vita e di lavoro.
Oltre a queste iniziative gioca un ruolo importante la ripartizione delle risorse del Fondo Sociale Regionale.
Quest’ultima ha tradizionalmente riconosciuto alle strutture un rimborso “a giornata di presenza”, facendo
una sostanziale distinzione fra strutture pubbliche e private: nel 2009 ai nidi privati veniva riconosciuto un
rimborso pari a 25,84 €, a fronte dei 125/153 € riconosciuti alle strutture pubbliche.
Sempre nel 2009 è stato avviato un percorso di definizione dei requisiti di accreditamento, condiviso a
livello provinciale e sulla base delle indicazioni regionali, che ha portato all’emanazione del bando per
l’accreditamento (uniforme per i tre distretti) e alla costituzione dell’Ufficio Interdistrettuale di cui si è
detto in precedenza, e a fine 2011, alla definizione del registro delle strutture accreditate.
106
Parallelamente, a partire dal 2010, si è avviato il Piano triennale zonale per la prima infanzia, il cd. Piano
Nidi. Tale misura, che va nella direzione della voucherizzazione dei Servizi prima infanzia, ha rappresentato
un primo importante momento di approfondimento della conoscenza della realtà delle strutture prima
infanzia del territorio, oltre che di apertura di occasioni di lavoro congiunto fra Ufficio di Piano e servizi,
anche attraverso l’istituzione del Tavolo di Coordinamento dei Servizi per la prima infanzia.
Ciò ha permesso inoltre, insieme allo sviluppo del percorso di accreditamento, di poter meglio comparare
le strutture pubbliche e private, dando così alcune prime risposte alle richieste emerse più volte dagli
amministratori del territorio. La prospettiva è quella di arrivare ad una omogeneità di partecipazione delle
strutture accreditate, pubbliche e private, al sistema di programmazione, con ricadute sui profili della
regolamentazione e del supporto finanziario.
Per le prossime annualità si prevede di proseguire con lo sviluppo del Piano Nidi, utilizzando questo
strumento come leva per agevolare l’accesso alle strutture prima infanzia, trovando strategie di
compensazione fra le risorse messe a disposizione dal Piano (riservate alle strutture private) e utilizzo del
Fondo Sociale Regionale, avendo l’accreditamento come riferimento omogeneo per la qualità delle
prestazioni erogate.
Infine negli scorsi mesi è stata avviata la sperimentazione regionale dello specifico voucher per l’accesso
alle strutture per la prima infanzia da parte di figli di madri lavoratrici, rientranti in alcune categorie
specifiche.
Le ipotesi di sviluppo territoriale relative a quest’area si muovono nelle seguenti direzioni:
 Razionalizzazione e coordinamento misure in atto (piano nidi, voucher prima infanzia, voucher
conciliazione, etc.), relative all’area della prima infanzia, al fine di qualificare l’intervento che può
essere messo in atto evitando sprechi, duplicazioni e confusioni, e legando la disponibilità delle
risorse regionali ad un sistema attento alla qualità dei servizi;
 Raccordo e coordinamento territoriale delle strutture interessate intorno ai temi della flessibilità e
fruibilità, tenendo presente che l’offerta è molto diversificata a seconda della tipologia di struttura
(Servizi prima infanzia, Centri Ricreativi Diurni estivi per minori, Centri di Aggregazione Giovanile,
servizi di vacanza, Centri diurni per persone disabili e anziane, etc.), e che sono quindi richiesti livelli
specifici di riflessione;
 Interlocuzione con il mondo imprenditoriale e con i sindacati: occorre avviare forme di confronto e
concertazione che permettano una comunicazione efficace fra il sistema dei servizi e quello
economico-produttivo.
Si ritiene che in questo ambito, in particolare per quanto concerne gli ultimi due punti, possa essere
utilmente sperimentata la modalità di lavoro del Gruppo di progetto, al quale potrebbero partecipare
anche realtà del mondo datoriale e delle associazioni sindacali, similmente a quanto avviene nel Tavolo
di Promotori ed Aderenti della Conciliazione.
6.8 Sviluppo delle politiche giovanili
Come accennato sopra, nel Distretto di Merate si sono esaurite nel triennio molte delle sperimentazioni e
progettualità relative all’aggregazione giovanile e al tempo libero (centri di aggregazione, informagiovani,
etc.), e si sta aprendo una fase di riflessione su nuove ipotesi progettuali e sulla loro efficacia.
Guardando ai giovani come risorsa, in coerenza con le linee di programmazione regionale e provinciale,
l’obiettivo prioritario su cui porre l’attenzione nel prossimo triennio è quello relativo alla promozione
dell’autonomia e della transizione alla vita adulta, sviluppando la funzione di accompagnamento
attraverso differenti percorsi esperienziali ed educativi.
107
Si intende cioè sostenere e accompagnare, attraverso un processo di crescita e di cittadinanza attiva, la
partecipazione giovanile.
Attraverso alcuni dispositivi esperienziali di diversa natura (tirocini formativi, servizi di orientamento,
progetti di promozione della creatività, etc.), che a tratti fanno già parte del patrimonio distrettuale, e
all’accompagnamento verso una lettura di tali esperienze, si intende rafforzare il capitale identitario
giovanile e con esso il capitale sociale del territorio.
Le ipotesi progettuali non potranno certamente prescindere da un collegamento con le politiche sulla
formazione e l’orientamento, nonché le politiche del lavoro per questa fascia di età.
L’area dello sviluppo delle politiche giovanili rientra tra le sperimentazioni del Piano di Zona, per questo si
prevede la costituzione di un Gruppo di progetto che, a partire da un’analisi dell’esistente, condivida
obiettivi, strategie ed azioni in partenariato e in forte integrazione.
6.9 Le azioni per il triennio fra innovazione e sperimentazione
Come si è detto in premessa, la programmazione per il triennio 2012/2014 richiederà uno sforzo di
ridefinizione dei servizi ed interventi già esistenti, nell’ottica di una sempre maggiore efficacia ed efficienza
degli stessi, della loro sostenibilità nel tempo, nonché della capacità delle risposte fornite dal sistema di
welfare di adattarsi allo scenario socio-economico, in continuo cambiamento sia dal punto di vista dei
bisogni, che sotto il profilo delle risorse ed opportunità.
Per questo motivo, di concerto con il Tavolo di progettazione e consultazione, si sono individuati alcuni
contenuti, fra quelli riportati ai paragrafi precedenti, sui quali si ritiene di dover avviare in via prioritaria una
riflessione in termini di innovazione delle pratiche esistenti e consolidate.
Inoltre, nel processo di consultazione svoltosi negli scorsi mesi, e già descritto in precedenza, sono risultati
evidenti alcuni bisogni ai quali si ritiene di dover fornire risposte tempestive, in quanto particolarmente
critici per il disagio procurato alla popolazione e/o per le ricadute che essi hanno a più livelli.
Si è posto tuttavia, a questo riguardo, il problema di reperire risorse economiche, che andrebbero a
finanziare in questo modo nuovi interventi. Come emerge chiaramente nel capitolo successivo, le risorse
note e già allocate non consentono ad oggi di avviare nuove azioni. Si ritiene pertanto che sia proprio
questo il campo in cui sperimentare prioritariamente una nuova modalità di intendere e praticare la
programmazione, che deve abbandonare almeno in parte la funzione principale di distribuire - assegnare
risorse date, e divenire strumento di ricomposizione e attivazione delle risorse complessivamente presenti,
ma erogate in modo frammentato dai vari soggetti che compongono il sistema di welfare.
La necessità di operare in modo integrato e condiviso con i vari enti e soggetti sociali, ricomponendo le
conoscenze, le decisioni strategiche e le risorse disponibili, attraverso una strategia di alleanze, è
strettamente legato all’impianto di governance proposto nel presente piano, che propone come strumenti
particolarmente adatti a questo scopo i gruppi di progetto. Si ritiene infatti che proprio questi particolari
gruppi di lavoro siano particolarmente adatti ad articolare e proporre sperimentazioni e progettualità
capaci di connettere e creare sinergie in termini di conoscenze, capacità, risorse.
Per questo motivo si propone che i temi per i quali si è riconosciuta l’urgenza di programmare nuovi
interventi, diventino oggetto di lavoro dei gruppi di progetto quanto prima possibile. Vale qui la pena di
ricordare che le linee guida regionali anticipano l’intenzione di Regione Lombardia di accompagnare e
“premiare”, attraverso la partecipazione economica della stessa Regione, proprio l’attuazione di iniziative di
innovazione e di progettualità sperimentali consistenti, soprattutto se sostenuti da partenariati significativi
per ampiezza, qualificazione, corresponsabilità, natura, connessione con altri soggetti/reti.
108
I gruppi di progetto potranno essere attivati anche relativamente all’area dell’innovazione dell’esistente; si
ritiene tuttavia che in prima istanza sia più significativo un loro impegno nell’area della sperimentazione,
così come descritta sopra.
La figura successiva sintetizza le aree che, attraverso il processo di consultazione, sono state ritenute di
interesse prioritario sotto il duplice profilo dell’innovazione e della sperimentazione.
AREA DELL’INNOVAZIONE

Interventi di sostegno alla
domiciliarità (anziani e disabili):
SAD,
integrazione
degli
interventi socio-sanitari (CeAD).
 Consolidamento e sviluppo di
strutture diurne: CDD e CSE,
SFA e CSE per piccoli.
 Accessibilità, ampliamento e
miglioramento
dell’offerta
formativa per disabili gravi e
medio-gravi
(formazione
secondaria, trasporto).
 Servizi a tutela del minore e
della famiglia.
AREA DELLA SPERIMENTAZIONE





Area del sostegno alle difficoltà
economiche delle famiglie
Diffusione della funzione di
segretariato sociale.
Sviluppo rete dei servizi di
trasporti.
Area dello sviluppo delle
politiche giovanili
Ricomposizione interventi per
la conciliazione
PPO
OSSSSIIBBIILLII G
GRRU
UPPPPII D
DII
PPRRO
OG
GEETTTTO
O
II TTEEM
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ORRIITTAARRII PPEERR LL’’AARREEAA D
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ON
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109
Parte settima
Le risorse economiche
Nel triennio 2012-2014 le risorse economiche a disposizione dell’ambito distrettuale, che integrano le
risorse dei Comuni per la spesa sociale, saranno in progressivo decremento, con una riduzione nel triennio
di circa il 22%.
Fondo Nazionale Politiche Sociali
Fondo Sociale Regionale
Fondo Solidarietà Comuni
Fondo di Solidarietà Comuni 2011
Quote Solidarietà Comuni interdistrettuale
Cofinanziamento Progetti Cantieri
Contributo Piano Nidi
Funzione accreditamento
Rette Centri Diurni Disabili
Rette CSE/SFA/CFPP
Totale
2012
€ 240.704
€ 453.792
€ 979.479
€ 330.140
€ 289.032
€ 68.896
€ 222.636
€ 11.138
€ 342.705
€ 444.001
€ 3.382.523
2013
€0
€ 453.792
€ 979.479
2014
€0
€ 453.792
€ 979.479
€ 289.032
€ 68.896
€ 199.816
€ 11.138
€ 402.996
€ 444.001
€ 2.849.150
€ 289.032
€ 68.896
€ 11.138
€ 402.996
€ 444.001
€ 2.649.334
Nel quadro delle risorse economiche sono state ricomprese le rette dei Comuni per i Centri Diurni Disabili,
che a partire dal 2012 i Comuni versano all’Ente capofila.
Sono state considerate anche l’ammontare delle quote di solidarietà che i Comuni del distretto versano per
l’Accordo di Programma provinciale e le rette dei Comuni per i Centri Socio Educativi, i Servizi di
Formazione all’Autonomia e il Centro di Formazione Professionale Polivalente, servizi coordinati e gestiti
amministrativamente dall’Accordo di Programma provinciale, che è stato prorogato al 30.06.2012.
L’Atto di indirizzo per la definizione del piano degli interventi e dei servizi sociali per il triennio 2012 e 2014,
deliberato a settembre 2011, prevede che l’Ente capofila gestisca le quote rientranti nell’Accordo di
Programma per le politiche sociali, con l’obiettivo di ricomporre le risorse dei Comuni.
Lo scenario presenta:
 l’azzeramento del Fondo Nazionale Politiche Sociale a partire dal 2013;
 valori invariati del Fondo Sociale Regionale;
 la riduzione del Fondo di Solidarietà dei Comuni dal 2012 al 2013 (nel 2012 il fondo
comprende l’avanzo 2011) e suo mantenimento nel 2014;
 mantenimento nel triennio delle quote di solidarietà dei Comuni per le attività/servizi
interdistrettuali (accoglienza povertà e immigrazione, formazione professionale
polivalente, centri socio educativi, servizi di formazione all’autonomia);
 mantenimento delle rette a carico dei Comuni per le attività/servizi interdistrettuali;
 conclusione nel 2013 del Piano Nidi triennale;
 aumento delle rette dei Centri Diurni Disabili.
110
Le risorse dei Comuni rappresentano il 73% delle risorse complessive nel 2013, per passare al 82% nel 2014.
Viceversa le risorse di provenienza regionale/statale passano dal 27% nel 2012, al 18% delle risorse
complessive nel 2014.
Nell’anno 2012 le risorse complessive ammontano a circa €. 3.382.523,00.
Il Fondo Nazionale Politiche Sociali è ridotto del 50% circa rispetto all’anno precedente e il Fondo Sociale
Regionale ridotto del 40% circa, mentre il Fondo per le Non Autosufficienze non viene più erogato.
In sede di approvazione del Bilancio di previsione 2012, il Fondo di Solidarietà dei Comuni è stato riportato
al valore del 2010 (pari a €. 979.479,00) ed in più viene utilizzato l’accantonamento del 2011 pari a €.
330.140,00 per un totale di €. 1.309.619,00.
A seguito della sensibile riduzione delle risorse a disposizione, le scelte per il 2012 sono le seguenti:
1. non vengono più previsti alcuni titoli sociali: Buono sociale anziani, Buono sociale disabili e il
Voucher sociale per l’accesso ai Centri diurni integrati per anziani;
2. non verranno erogati contributi alle seguenti unità d’offerta sociali: comunità per disabili,
comunità per minori, centri ricreativi diurni, centri di aggregazione giovanili, alloggi protetti per
anziani;
3. vengono ridotti alcuni servizi ed interventi: i progetti distrettuali Cantieri minori e immigrati.
La scelta di non riproporre i titoli sociali è stata dettata dal mancato rifinanziamento del Fondo per le Non
Autosufficienze, mentre si ripropongono i voucher sociali per il pronto intervento e sollievo per anziani e
disabili mediante il Fondo di Solidarietà dei Comuni.
La riduzione del Fondo Sociale Regionale impone la scelta di quali servizi continuare a sostenere mediante i
rimborsi. La scelta favorisce alcuni interventi; di seguito si forniscono le motivazioni delle opzioni proposte.
ATTIVITÀ /SERVIZI
Anziani
Buono sociale anziani
Voucher CDI
Pronto intervento e sollievo anziani – voucher
Rimborso 20% SAD e SADH
Totale
Disabili
Buono sociale disabili
Pronto intervento e sollievo disabili – voucher
Rette Centri Diurni Disabili
Centri Diurni Disabili
Centro Socio Educativo Piccoli
Centri Soci Educativi/Servizi Formazione Autonomia
Rette CSE/SFA/CFPP
Centro Formazione Professionale Polivalente
Contributi comunità disabili, comunità minori e alloggi protetti anziani
Totale
PREVENTIVO 2012
€0
€0
€ 28.000
€ 85.684
€ 113.684
€0
€ 23.000
€ 342.705
€ 361.729
€ 125.620
€ 168.972
€ 444.001
€ 73.370
€0
€ 1.539.397
111
Adulti
Fondo sociale psichiatria
Servizio Fasce Deboli (Provincia)
Rete antiviolenza donne
Accoglienza povertà e immigrazione
Totale
Minori e famiglia
Rimborso spese minori 50-60%
Servizio tutela minori
Rimborso 20% ADM
Contributi CAG-CRD
Servizio Spazio Neutro
Buono sociale affido familiare
Servizio affido
Pronto intervento minori
Servizio minori non accompagnati
Rimborso Servizi prima infanzia
Piano Nidi
Comunità leggere
Progetti cantieri minori e intercultura
Totale
Servizi di supporto
Osservatorio Politiche Sociali (Provincia)
Promozione del volontariato (Provincia)
Formazione (Provincia)
Servizio CPE e Accreditamento
Ufficio di Piano
Costi di gestione
Comunità leggere 2013
Totale
TOTALE
€ 35.000
€ 88.333
€ 5.000
€ 46.690
€ 175.023
€ 433.660
€ 103.500
€ 36.746
€0
€ 19.000
€ 168.896
€ 31.400
€ 24.334
€ 30.000
€ 128.099
€ 222.636
€ 23.802
€ 94.236
€ 1.316.309
€ 3.500
€ 5.000
€ 10.000
€ 11.138
€ 52.000
€ 131.862
€ 24.610
€ 238.110
€ 3.382.523
Nell’anno 2013 le risorse complessive ammontano a circa €. 2.849.150,00.
La riduzione delle risorse rispetto al 2012 (- € 533.373,00) è dato dall’azzeramento del Fondo Nazionale
Politiche Sociali e dal venire meno dell’accantonamento 2011 del Fondo di Solidarietà dei Comuni.
Nell’anno 2014 le risorse complessive ammontano a circa €. 2.649.334,00.
Rispetto all’anno precedente non risulta tra i ricavi il contributo per il Piano Nidi, pertanto il sostegno ai
Servizi per la prima infanzia, garantito complessivamente nei primi due anni, subisce un significativo
ridimensionamento.
112
7.1 I Fondi di Solidarietà dei Comuni
I Fondi di Solidarietà dei Comuni sono due:
1. per i servizi/attività distrettuali,
2. per i servizi/attività interdistrettuali.
1. Il Fondo di Solidarietà dei Comuni rapportato alla popolazione distrettuale di 119.770 abitanti,
risulta pari a €. 8,75 pro-capite.
La sua distribuzione per area è la seguente:
area adulti (psichiatria, inserimento lavorativo, donne vittime di violenza): €. 0,68
area minori (affido familiare, tutela minori, spazio neutro, comunità leggere, progetti cantieri):
€. 4,58
area disabili (centri diurni disabili): €. 2,33
costi gestionali (compreso ufficio di piano): €. 1,16
Per gli anni 2013 e 2014, si propone che il co-finanziamento dei progetti Cantieri minori e intercultura –
pari a €. 68.896,00 – venga ricompreso nel Fondo di Solidarietà dei Comuni.
2. Le quote di Solidarietà dei Comuni del Distretto di Merate, per i servizi/attività interdistrettuali
(sull’attuale Accordo di Programma provinciale), risulta pari a €. 2,60 pro-capite.
La distribuzione della quota pro-capite interdistrettuale per area è la seguente:
area adulti (accoglienza povertà e immigrazione): €. 0,42
area minori (formazione professionale polivalente): €. 0,66
area disabili (centri socio educativi, servizi di formazione all’autonomia): €. 1,52
Se consideriamo il Preventivo 2012, le risorse per le attività interdistrettuali rappresentano il 54%
(comprensive di quelle dei CDD).
Complessivamente la quota pro-capite di solidarietà versata dai Comuni è pari a €. 11,35.
La sua distribuzione per area è la seguente:
area minori: €. 5,24
area disabili: €. 3,85
area adulti: €. 1,10
costi gestionali (compreso Ufficio di Piano): €. 1,16
Si precisa che nelle risorse destinate all’Ufficio di Piano, rientrano i costi dell’Assistente Sociale incaricato
per l’attività del CeAD di Merate e del coordinatore degli Assistenti Sociali dei Comuni del distretto di
Merate.
113
Parte ottava
La valutazione del Piano di Zona
La valutazione, intesa come parte integrante dell’intero percorso di programmazione, ha lo scopo di
produrre informazioni e dati che servano a formulare giudizi di valore, sulla base dei quali ridefinire le
politiche del territorio, promuovendone il continuo miglioramento.
Una buona valutazione ha molteplici vantaggi, in quanto aiuta a:
capire meglio i problemi che si intendono trattare;
comprendere meglio le scelte fatte e le loro implicazioni;
individuare cosa funziona e cosa no nelle politiche implementate;
scoprire cose nuove, inaspettate.
La valutazione è principalmente uno strumento di apprendimento, che consente di posizionarsi sul futuro e
non nel passato, ossia su ciò che occorre cambiare e non su ciò che è stato fatto.
Per fare questo occorre darsi un metodo e un approccio valutativo partecipato: il coinvolgimento di
soggetti disponibili e competenti arricchisce infatti le valutazioni e accresce la possibilità di sviluppare
cambiamenti e miglioramenti delle politiche.
La valutazione del piano di zona si propone di dare risposta a tre quesiti ritenuti fondamentali sia nei
confronti dei diversi interlocutori della programmazione, in un’ottica di informazione e trasparenza, sia nei
confronti di soggetti che hanno responsabilità diretta sulla programmazione (livello politico e tecnico del
piano) per meglio orientare e calibrare in itinere gli indirizzi e le azioni promosse dal piano.
<Le domande che è fondamentale porsi per la valutazione del piano di zona sono:
 Quanto è stato fatto?
Ovvero la costruzione periodica di un quadro di monitoraggio che evidenzi progressivamente quanto
prodotto dal piano, quante risorse sono state investite e quanta utenza viene raggiunta.
 Come è stato fatto e quali risultati ha generato?
Ovvero un affondo valutativo che, sulla base di quanto prodotto, possa consentire di avere elementi di
giudizio sulle modalità di realizzazione e sui risultati in termini di qualità, di adeguatezza, efficacia,
rappresentatività, partecipazione.
 È servito e che utilità/cambiamenti ha generato?
Ovvero, per quanto possibile e su alcune azioni specifiche, la messa a fuoco dei cambiamenti generati dalle
azioni promosse dal piano sui beneficiari degli interventi.
A queste domande di valutazione si tenterà di dare risposta focalizzando l’attenzione valutativa su tre
“oggetti”:
a. il sistema delle risorse: una social accountability del piano di zona;
b. la governance, ovvero l’integrazione e il governo diffuso del piano, che riguarderà in particolar modo le
azioni di sistema del piano di zona (l’integrazione tra i comuni, l’integrazione tra le politiche,
l’integrazione con il terzo settore, il governo dell’accesso ai servizi, etc.);
c. i contenuti delle politiche, ovvero gli indirizzi strategici in ottica di politica sociale promossi e perseguiti
dal piano, che riguarderà in particolare le azioni promosse, le progettualità attuate nella direzione
dell’innovazione e della sperimentazione.
114
La valutazione del Piano di Zona, focalizzata su questi tre oggetti di analisi, intende quindi rilevare il
cambiamento che la programmazione e pianificazione delle politiche sociali e socio-sanitarie ha prodotto
sul territorio distrettuale.
La valutazione del sistema delle risorse risponde alle seguenti domande:





Quante risorse sono state investite
Per quali aree e tipologie di interventi sono state destinate
Quanto si integrano le risorse pubbliche con quelle private
Quanto si integrano le risorse pubbliche con quelle delle famiglie
Quante e quali risorse sono state condivise
La valutazione della governance risponde alle seguenti domande:





L’assetto di governance previsto dal piano di zona è stato attuato
La governance ha garantito la partecipazione degli attori interessati
La governance ha sviluppato l’integrazione delle politiche e degli interventi
La governance ha generato efficacia nell’implementazione del piano di zona
Si è sviluppata la conoscenza tra gli attori del territorio
La valutazione dei contenuti delle politiche risponde alle seguenti domande:





Quali informazioni sono state acquisite
È stata incrementata la conoscenza delle situazioni problematiche individuate
Quali innovazioni e sperimentazioni si sono realizzate
Quali risultati sono stati raggiunti
Che cambiamenti si sono verificati
Risulta importante individuare quali sono i criteri della valutazione, che definiscono che cosa è rilevante
valutare, e i rispettivi indicatori che “misurano” la realizzazione di quel determinato criterio di valutazione.
Uno dei primi compiti dell’Ufficio di Piano sarà pertanto la costruzione del disegno di valutazione,
condiviso da tutte le sue componenti, che dettagli i criteri e gli indicatori, identifichi gli strumenti e le fonti
informative, prevedendo una periodica restituzione dei risultati della valutazione.
Va data continuità all’analisi della spesa sociale avviata nel 2009 in collaborazione con l’Osservatorio
Politiche Sociali della Provincia di Lecco, curando la fase di compilazione delle schede economiche per
avere una maggiore uniformità dei dati a livello distrettuale e provinciale.
115
Si ringraziano tutti coloro che hanno dato un contributo alla costruzione del Piano di Zona:
 i componenti dell’Ufficio di Piano
 i componenti del Tavolo di consultazione e progettazione del Terzo settore e degli
Enti territoriali
 i componenti dei Tavoli tematici
 gli Assistenti Sociali dei Comuni
 gli operatori dell’Ente capofila Retesalute
 gli operatori del CISeD - OPS della Provincia di Lecco
 i componenti dell’Esecutivo distrettuale
 gli Assessori e i Sindaci dei Comuni
Gli allegati
1. Ruolo e partecipazione del Terzo settore alla programmazione locale.
2. Le organizzazioni del Terzo settore del distretto di Merate.
3. Le unità d’offerta sociali, socio-sanitarie ed altri servizi.
116
ALLEGATO 1
RUOLO E PARTECIPAZIONE DEL TERZO SETTORE ALLA PROGRAMMAZIONE LOCALE: LINEE DI
INDIRIZZO
Premessa
Il tema della rappresentanza del terzo settore nella provincia di Lecco si è posto in modo organico a partire
dalla stesura del secondo Piano di Zona (2007-2008)1.
Dalla esperienza maturata in questi anni sono emerse alcune considerazioni condivise nell’ambito del
Tavolo provinciale del Terzo settore che costituiscono la base a partire dalla quale è stato articolato il
presente documento. In sintesi si richiamano gli elementi principali:
1. nei tre distretti la collaborazione con il terzo settore è stata organizzata in modi differenti, a partire
da una comune assemblea di nomina dei rappresentanti; ha evidenziato punti di forza e difficoltà
sottolineando la necessità di dare un’organizzazione stabile al tema della “rappresentanza” e di
rafforzare il rapporto tra associazioni di 1° livello (associazione/organizzazione singola) e di 2° livello
(associazioni/organizzazioni aggregate es.:Solevol, Consolida, CdO, i vari coordinamenti, ecc.);
2. la necessità di riorganizzare ed agevolare la partecipazione e il collegamento del terzo settore con i
tavoli tematici, se attivati;
3. la valutazione positiva del modello di partecipazione del terzo settore previsto dall’Accordo di
Programma dell’aprile 2011 di Lecco verificandone la sua estensibilità anche ad altri ambiti
territoriali in modo da sviluppare un modello omogeneo a livello provinciale;
4. la individuazione del Tavolo provinciale del Terzo settore quale luogo di raccordo dei vari soggetti
del terzo settore e di monitoraggio delle attività di partecipazione a livello programmatorio.
Individuazione del terzo settore – principi ispiratori
Per una corretta individuazione dei soggetti del Terzo settore si richiama la DGR n. 1353 del 25/2/2011
“Linee guida per la semplificazione amministrativa e la valorizzazione degli enti del Terzo Settore
nell’ambito dei servizi alla persona e alla comunità” ed in particolare il punto 3.3 dove vengono individuati
tutti i soggetti del terzo settore (le fondazioni, le associazioni riconosciute e non riconosciute, le
organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, le cooperative sociali, gli enti di
patronato e l’impresa sociale) che hanno titolo a collaborare alla programmazione dei piani di zona.
Ciò premesso si ritiene opportuno richiamare i seguenti principi ispiratori utili alla individuazione di una
buona rappresentanza:
Pari dignità per tutte le tipologie di soggetti del terzo settore a partecipare al processo programmatorio
locale;
Competenza/esperienza per chi dovrà partecipare rispetto ai contenuti delle aree tematiche oggetto
della programmazione
Radicamento nell’ambito territoriale.
1
Alla fine del 2007, sulla base di criteri comuni, ispirati dalle linee della Legge 328/00, furono eletti
democraticamente, in apposite Assemblee del Terzo settore, i rappresentanti del volontariato e della cooperazione
sociale per partecipare alla programmazione zonale dei piani triennali.
Tali criteri guida erano contenuti in un documento curato nella stesura nell’ambito di un corso di formazione
promosso da Provincia di Lecco, Solevol e Consorzio Consolida (maggio 2007) e approvato all’unanimità nelle tre
Assemblee distrettuali di Lecco, Merate e Bellano.
117
Organizzazione della rappresentanza
La rappresentanza del terzo settore è articolata su due livelli:
1. Provinciale;
2. Distrettuale.
Per il livello Provinciale si richiama quanto disposto dalla DGR 7797 del 30 luglio 2008 “Rete dei servizi alla
persona in ambito sociale e socio-sanitario. Istituzione del tavolo di consultazione dei soggetti del Terzo
Settore” e dal relativo regolamento di funzionamento del Tavolo provinciale approvato con deliberazione
del Direttore Generale n. 127 del 11 marzo 2010.
Il livello Distrettuale prevede invece:
una rappresentanza che partecipa alle attività politico-istituzionali (Assemblea dei Sindaci)
una rappresentanza che partecipa alle attività tecniche dell’Ufficio di Piano1.
Modalità di individuazione dei rappresentanti
I componenti del Tavolo provinciale del terzo settore sono individuati con la procedura prevista dal
regolamento di funzionamento di cui alla deliberazione del Direttore Generale n. 127 del 11 marzo
2010.
La rappresentanza che partecipa alle attività politico-istituzionali viene scelta mediante una Assemblea
distrettuale di tutti i soggetti del Terzo settore attivi sul territorio appositamente convocata dal
Presidente dell’Assemblea distrettuale dei Sindaci. Nella Assemblea vengono individuati i criteri per
esprimere le candidature ed il numero dei rappresentanti da eleggere.
La rappresentanza che partecipa alle attività tecniche dell’Ufficio di Piano sarà scelta dai rappresentanti
di cui al punto precedente che selezioneranno le candidature presentate da tutti i soggetti del terzo
settore. I candidati dovranno attestare una comprovata esperienza nella rete dei servizi territoriali che
evidenzi le seguenti caratteristiche:
 Competenza trasversale su temi ed aree sociali e sociosanitarie
 Radicamento territoriale
Durata del mandato
I rappresentanti del Terzo Settore che partecipano alle attività politico-istituzionali e quelli che partecipano
alle attività tecniche dell’Ufficio di Piano sono in carica per il triennio di validità del Piano di zona 2012-2014
e comunque fino alla elezione/nomina dei nuovi rappresentanti.
Programmazione attività annuali
Le attività ordinarie del tavolo del terzo settore a livello provinciale sono ca. 10 riunioni annuali.
L’individuazione della sede stabile per le riunioni e dei funzionari di riferimento avviene nell’ambito della
Direzione Sociale e dell’ufficio di supporto al Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci in modo da garantire
un collegamento tra i vari soggetti stabile ed efficace.
In accordo con la Direzione Sociale dell’ASL di Lecco e col Presidente del Consiglio di Rappresentanza dei
Sindaci, il tavolo del terzo settore provinciale organizza annualmente un momento congiunto di verifica e
restituzione a tutto il terzo settore dell’attività svolta in modo da raccogliere opinioni, suggerimenti e
valutazioni utili ad individuare le prospettive di sviluppo e riprogrammare le attività.
1
Da verificare se è opportuno individuare già in questa fase il numero dei rappresentanti ed eventuali criteri di scelta.
Nell’esperienza di Lecco sono n. 7 i rappresentanti che partecipano alle attività politico-istituzionali quali
rappresentanti delle associazioni di 2° livello e n. 3 i tecnici che partecipano alle attività dell’Ufficio di Piano.
118
I rappresentati eletti dal terzo settore partecipano, senza diritto di voto, alle Assemblee distrettuali di
riferimento e possono intervenire sui temi all’ordine del giorno, in particolare su quelli inerenti la
programmazione. A tal fine i predetti rappresentanti si raccorderanno tra loro e con i rappresentanti
indicati dal terzo settore che partecipano alle attività tecniche dell’Ufficio di Piano.
Al fine di favorire il raccordo dei vari soggetti del terzo settore, agevolare le comunicazioni, il confronto, la
condivisione di idee, di proposte e di progetti è opportuno che l’Assemblea del terzo settore di ogni
distretto si possa incontrare almeno due volte l’anno. Per queste Assemblee dovranno essere garantite la
messa a disposizione delle sedi e lo svolgimento della funzione di convocazione e verbalizzazione da parte
dell’Ufficio di Piano.
I rappresentanti del terzo settore che partecipano alle attività tecniche dell’Ufficio di Piano sono convocati
dal Coordinatore dell’Ufficio di Piano alle riunioni previste per il monitoraggio/valutazione della
programmazione zonale – almeno 6 volte l’anno - ed ogni qualvolta il Coordinatore lo ritenga opportuno.
Congiuntamente i rappresentanti possono proporre temi in discussione al Presidente dell’Assemblea dei
Sindaci e al Coordinatore dell’Ufficio di Piano.
L’Amministrazione Provinciale, nell’ambito delle proprie competenze, potrà supportare il ruolo e la
partecipazione del terzo settore alla programmazione locale.
Risorse
Gli Enti Locali e l’ASL verificano la possibilità di individuare specifiche risorse economiche che possano
consentire il sostegno di iniziative di promozione dell’attività di raccordo dei vari soggetti del terzo settore
nell’ambito della loro partecipazione alla programmazione locale ed eventualmente il rimborso spese per
la partecipazione dei tecnici all’Ufficio di Piano.
Testo approvato dal Tavolo Provinciale del Terzo settore in data 18.01.2012
119
ALLEGATO 2
Di seguito vengono elencate le organizzazioni del terzo settore suddivise per area, con indicato il Comune in
cui hanno sede:
Area:
A.
Anziani
1. Auser Volontariato della Brianza Casatese Onlus (Casatenovo)
2. Associazione Culturale e Ricreativa Meratese (Merate)
3. Associazione Amici di Villa Farina Onlus (Casatenovo)
4. Associazione Pensionati Cassaghesi (Cassago Brianza)
5. Auser Filo D’Argento del Meratese (Paderno D’adda)
6. Associazione Amici di Villa dei Cedri (Merate)
7. Gruppo Pensionati di Casatenovo (Casatenovo)
8. Movimento Terza Età (Lomagna)
9. Amici familiari e volontari della Casa di Riposo (Monticello Brianza)
10. V.A.I. Visitatori Anziani ed Infermi (Verderio Inferiore)
11. Gruppo Pensionati (Verderio Superiore)
12. Associazione Pensionati e Anziani Airunesi (Airuno)
13. Associazione Pensionati Lomagnesi (Lomagna)
14. Il Glicine (Verderio Inferiore)
15. Associazione Pensionati Barzanesi (Barzanò)
16. Movimento Terza Età (Calco)
17. UNITALSI (Merate)
18. Umana Società Cooperativa (Merate)
19. Associazione Farsi Prossimo (Casatenovo)
20. Coordinamento dei centri sociali, Comitati Anziani e Orti della provincia di Lecco (Cassago Brianza)
21. I Sogni in pole-position Onlus (Monticello Brianza)
22. Associazione Umanità Nuova (Casatenovo)
23. Auser Volontariato Olgiate Molgora (Olgiate Molgora)
24. Il Grappolo - Associazione Anziani Pensionati e Volontari di Robbiate (Robbiate)
25. Centro Assistenza Sanitaria Cooperativa Sociale arl (Merate)
26. Gruppo Trasporto Sociale Alpini e Amici - AMAS Bruno Verratti (Monticello Brianza)
27. Vo.Ce Volontari Cernuschesi (Cernusco Lombardone)
28. AVV - Associazione Volontari Viganesi (Viganò)
29. Lomagna Amica (Lomagna)
30. 2000 Per Te Onlus (Missaglia)
31. Io per Osnago - Volontari per la comunità (Osnago)
32. AAS - Associazione Animali Sociali (Merate)
33. AGA - Assistenza Gruppo Amica (Merate)
34. Associazione Volontari Cristina (Calco)
B.
Disabili
1. Auser Volontariato Olgiate Molgora (Olgiate Molgora)
2. Il Grappolo - Associazione Anziani Pensionati e Volontari di Robbiate (Robbiate)
120
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
19.
20.
21.
22.
23.
24.
25.
26.
27.
28.
29.
30.
31.
C.
Centro Assistenza Sanitaria Cooperativa Sociale arl (Merate)
Gruppo Trasporto Sociale Alpini e Amici - AMAS Bruno Verratti (Monticello Brianza)
Vo.Ce Volontari Cernuschesi (Cernusco Lombardone)
AVV - Associazione Volontari Viganesi (Viganò)
Lomagna Amica (Lomagna)
2000 Per Te Onlus (Missaglia)
Io per Osnago - Volontari per la comunità (Osnago)
AAS - Associazione Animali Sociali (Merate)
AGA - Assistenza Gruppo Amica (Merate)
Associazione Volontari Cristina (Calco)
Gruppo Arcobaleno (Olgiate Molgora)
Gruppo La Campana (Cassago Brianza)
Casa Amica Società Cooperativa Sociale arl (Merate)
L’Alveare Società Cooperativa Sociale (Brivio)
Incontro - Società Cooperativa Sociale (Missaglia)
Associazione Nazionale Polio e Sindrome Post Polio - Sez. Territoriale Lombardia (Barzanò)
Aquilone Cooperativa Sociale Onlus (Robbiate)
Centro Rieducazione Equestre Pegaso Brianza Onlus (Barzago)
Associazione Amici dell’Alveare (Brivio)
Associazione Sportiva Dilettantistica Discipline Equestri Monsereno Horses (Imbersago)
Il Granaio - insieme per la vita - Onlus (Paderno D’Adda)
Associazione Genitori e Amici degli Handicappati (Barzanò)
Associazione Genitori e Amici Portatori di Handicaps (Osnago)
Amici del Centro Socio Educativo (Merate)
AISEA - Associazione Italiana per la Sindrome di Emiplegia Alternante Onlus (Verderio Superiore)
Cometa - Cooperativa Sociale arl (Monticella Brianza)
Paso Società Cooperativa Sociale (Paderno D’Adda)
Paso Lavoro Società Cooperativa Sociale (Paderno D’Adda)
Associazione Corimbo Onlus (Rovagnate)
Infanzia e adolescenza
1. Scuola dell’Infanzia Gorizia (Santa Maria Hoè)
2. Imaginae - Cooperativa Sociale arl (Casatenovo)
3. Elim Cooperativa Sociale (Verderio Inferiore)
4. Associazione di Promozione Sociale Sole e Luna - Insieme per Crescere (Verderio Superiore)
5. Associazione L’Arco (Casatenovo)
6. Il Sentiero Società Cooperativa Sociale (Merate)
7. Federcasalinghe DonnEuropee - Federazione Nazionale Casalinghe (Casatenovo)
8. ABIO Merate - Associazione per il Bambino in Ospedale (Merate)
9. Associazione culturale Ragazzi di Stadio (Imbersago)
10. La Grande Casa - Società Cooperativa Sociale - Onlus (Casatenovo)
11. Associazione Centro Ricreativo Fantàsia (Rovagnate)
12. Kore Associazione Culturale per la Pedagogia Steineriana (Barzanò)
13. Associazione Mater Vitae (Barzanò)
14. I Sogni in pole-position Onlus (Monticello Brianza)
121
15.
16.
17.
18.
19.
20.
21.
22.
Io per Osnago - Volontari per la comunità (Osnago)
AAS - Associazione Animali Sociali (Merate)
Associazione Volontari Cristina (Calco)
Cometa - Cooperativa Sociale arl (Monticello Brianza)
Paso Società Cooperativa Sociale (Paderno D’Adda)
Associazione La Colombina (Casatenovo)
Associazione Ale G. Dalla parte dei bambini (Lomagna)
Il Pellicano - Associazione parrocchiale di volontariato (Osnago)
D.
Giovani
1. Circolo ACLI (Barzanò)
2. Associazione culturale Ragazzi di Stadio (Imbersago)
3. La Grande Casa - Società Cooperativa Sociale - Onlus (Casatenovo)
4. Associazione Mater Vitae (Barzanò)
5. I Sogni in pole-position Onlus (Monticello Brianza)
6. Associazione La Colombina (Casatenovo)
E.
Famiglia
1. ANFN - Associazione Nazionale Famiglie Numerose - Sede provinciale di Lecco (Cernusco
Lombardone)
2. L’Altra Metà del Cielo - Telefono Donna di Merate (Merate)
3. L’Altra Metà del Cielo (Merate)
4. Centro di Aiuto alla Vita Brianza Lecchese - Onlus (Merate)
5. A.Ge. Associazione Italiana Genitori (Merate e Airuno)
6. Associazione Centro Ricreativo Fantàsia (Rovagnate)
7. Kore Associazione Culturale per la Pedagogia Steineriana (Barzanò)
8. Associazione Mater Vitae (Barzanò)
9. Associazione Mehala - Sostegno Infanzia e Famiglia - Onlus (Merate)
10. Associazione Umanità Nuova (Casatenovo)
F.
Povertà ed esclusione sociale
1. La Grande Casa - Società Cooperativa Sociale - Onlus (Casatenovo)
2. I Sogni in pole-position Onlus (Monticello Brianza)
3. Il Pellicano - Associazione parrocchiale di volontariato (Osnago)
4. Associazione Il Germoglio Onlus (Lomagna)
5. Amici delle Carte (Olgiate Molgora)
6. Opera Madrine Carcerati (Merate)
G.
Adulti
1. Il Sentiero Società Cooperativa Sociale (Merate)
2. Federcasalinghe DonnEuropee - Federazione Nazionale Casalinghe (Casatenovo)
3. L’Altra Metà del Cielo - Telefono Donna di Merate (Merate)
4. L’Altra Metà del Cielo (Merate)
5. Centro di Aiuto alla Vita Brianza Lecchese - Onlus (Merate)
6. Associazione Mater Vitae (Barzanò)
122
7. I Sogni in pole-position Onlus (Monticello Brianza)
8. Amici delle Carte (Olgiate Molgora)
H.
Scuola e formazione
1. Associazione Dietrolalavagna (Merate)
2. A.Ge. Associazione Italiana Genitori (Merate e Airuno)
3. Kore Associazione Culturale per la Pedagogia Steineriana (Barzanò)
I.
Lavoro
1. Circolo ACLI (Cernusco Lombardone)
2. Paso Lavoro Società Cooperativa Sociale (Paderno D’Adda)
J.
Sanità e salute
1. CRI - Croce Rossa Italiana (Casatenovo, Barzanò, Olgiate Molgora)
2. AVIS - Associazione Italiana Volontari Sangue Comunale (Sirtori, Verderio Superiore, Viganò, Santa
Maria Hoè, Barzago, Brivio, Casatenovo, Cassago Brianza, Airuno, Lomagna, Merate, Imbersago,
Missaglia, Robbiate, Monticello Brianza)
3. Spazio Prevenzione Onlus (Merate)
4. Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori (Barzago)
5. LILT - Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori - Sezione provinciale di Lecco Onlus (Merate)
6. AVO - Associazione Volontari in Ospedale (Merate)
7. Associazione di Volontariato Mano Amica (Barzanò)
8. Croce Bianca Milano - Sez. di Merate (Merate)
9. A.L.I.Ce. Onlus (Merate)
10. Associazione Europea Familiari e Vittime della Strada Onlus (Montevecchia)
11. La Cura - Marina Venere Colombo (Merate)
12. AIDO - Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (Olgiate Molgora, Perego,
Barzago, Airuno, Viganò, Barzanò, Paderno D’Adda, Brivio, CasatenovoMerate, Lomagna, Cassago
Brianza)
13. Associazione Pro Vita (Merate)
14. FareSalute (Merate)
15. Associazione Italiana Laringectomizzati - AILAR (Merate)
16. Associazione Fabio Sassi (Merate)
17. AIPA - Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati (Merate)
18. ABIO Merate - Associazione per il Bambino in Ospedale (Merate)
19. UNITALSI (Merate)
20. Umana Società Cooperativa (Merate)
21. Associazione Farsi Prossimo (Casatenovo)
22. 2000 Per Te Onlus (Missaglia)
23. AGA - Assistenza Gruppo Amica (Merate)
24. AISEA - Associazione Italiana per la Sindrome di Emiplegia Alternata Onlus (Verderio Superiore)
K.
Disagio psichico
1. AGA - Assistenza Gruppo Amica (Merate)
2. Il Volo Società Cooperativa Sociale Onlus (Monticello Brianza)
123
3. Associazione Volontaria-mente Onlus (Merate)
4. Paso Lavoro Società Cooperativa Sociale (Paderno D’Adda)
L.
Dipendenze
1. CAT - Club Alcolisti in Trattamento (Paderno D’Adda, Missaglia)
2. APCAT - Associazione Provinciale Club Alcolisti in Trattamento (Cernusco Lombardone)
3. Al-Anon / Al-Ateen Gruppi familiari (Monticello Brianza)
4. Al-Anon Gruppi Familiari (Merate)
5. AA - Alcolisti Anonimi - Associazione di Promozione Sociale (Merate, Monticello Brianza)
6. Associazione La Colombina (Casatenovo)
7. Paso Lavoro Società Cooperativa Sociale (Paderno D’Adda)
M. Immigrazione e mondialità
1. La Grande Casa - Società Cooperativa Sociale - Onlus (Casatenovo)
2. Associazione Mehala - Sostegno Infanzia e Famiglia - Onlus (Merate)
3. Associazione Volontari Cristina (Calco)
4. L’Angolo Giro (Casatenovo)
5. Renaissance de Femmes Ivoiriennes di lecco e Provincia (Cernusco Lombardone)
6. Piccoli Idilli (Merate)
7. Associazione Il Granello (Merate)
8. Associazione Fiera di San Giuseppe Artigiano (Osnago)
9. Amici di Silvana Onlus (Cernusco Lombardone)
10. Associazione Amici di Amambai (Calco)
11. Centri Aiuti per l’Etiopia - CAE (Osnago)
12. Gruppo Missionario di Viganò (Viganò)
13. Cassago chiama Chernobyl (Cassago Brianza)
14. Help for Chernobyl children - Maresso (Missaglia)
15. Binario per l’Africa (Perego)
16. Associazione Missionaria La sola verità è amarsi (Barzanò)
17. Associazione sociale e culturale dei Bengalesi di Lecco (Calco)
18. Associazione Giuseppe e Giovanna Clerici Onlus (Montevecchia)
19. Il Mercatino Pro Romania (Calco)
20. Insieme per Costruire (Olgiate Molgora)
21. Rwendo Onlus (Viganò)
22. Gruppo Missionario G. Buratti (Osnago)
23. Gruppo Missionario di Missaglia (Missaglia)
24. Fondazione Aiutiamoli a vivere (Paderno D’Adda)
25. Gruppo Missionario Caritas Cassago Onlus - GMCC (Cassago Brianza)
26. Amici di San Francesco (Osnago)
27. Gruppo Missionario Giovani (Rovagnate)
28. Umanitaria Padana Onlus (Olgiate Molgora)
29. Speranza Congo (Verderio Superiore)
30. Associazione Amici Ikonda Hospital (Cernusco Lombardone)
31. Gruppo Missionario Beverate (Brivio)
32. Operazione Mato Grosso (Barzago, Brivio)
124
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N.
ProgettoMondo MLAL Movimento Laici America Latina - Gruppo locale Brianza (Casatenovo)
Sry Lanka EFA Lecco Onlus (Brivio)
Gruppo Missionario La Goccia (Merate)
Gruppo Missione (Montevecchia)
Amnesty International Gruppo Italia 126 Merate (Osnago)
Gruppo Missionario Lomagna (Lomagna)
Associazione ‘A Força da Partilha’ (La Forza della Condivisione) Onlus (Cernusco Lombardone)
Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli (Casatenovo)
Associazione Ale G. Dalla parte dei bambini (Lomagna)
Il Pellicano - Associazione parrocchiale di volontariato (Osnago)
Associazione Il Germoglio Onlus (Lomagna)
Io per Osnago (Osnago)
Associazione Culturale Eugenio Nobili (Olgiate Molgora)
Auser Brianza (Cassago Brianza)
Raccordo e coordinamento
1. Coordinamento provinciale gruppi Auto Mutuo Aiuto - AMA (Merate)
2. Coordinamento dei Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti della provincia di Lecco (Cassago Brianza)
3. Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli (Casatenovo)
O. Sovvenzioni
1. Rotaract Club Merate Brianza (Merate)
2. Interact Merate (Merate)
3. Lions Club Brianza Colli (Barzago)
4. Fondazione ‘Costruiamo il Futuro’ (Barzanò)
5. Lions Club Merate (Robbiate)
6. Leo Club Merate (Monticello Brianza)
7. Rotary Club Merate Brianza (Cernusco Lombardone)
125
ALLEGATO 3
Di seguito vengono elencate le unità d’offerta sociali, socio-sanitarie ed altri servizi, suddivise per area,
presenti nel distretto di Merate:
Unità d’offerta sociali
SERVIZI PRIMA INFANZIA
Asilo nido/micronido
Il Trenino dei Desideri
Piccole Meraviglie
Cascina Levada
Piri Piri
Arcobaleno
Pinco Pallino
Maria Luisa
Girotondo
Cucciolo Club
Cappuccetto Blu
Primi Passi
Cipì
Cri Cri
Giardino d'Infanzia
Giò Giò Baby House
SS. Angeli Custodi
A.Sala Nobili
Primavera
Il Bosco dei Cento Acri
Il Nido del Piccolo Artù
Pagnano
Sunnyside
Dei Maggiolini
Micro Nido (Ass. Sacro Cuore)
Sole e Luna
Barzanò
Calco
Casatenovo
Casatenovo
Cassago Brianza
Cernusco L.
Lomagna
Merate
Missaglia
Olgiate Molgora
Osnago
Paderno D'Adda
Robbiate
Robbiate
Robbiate
Robbiate
Viganò
Barzanò
Calco
Imbersago
Merate
Merate
Robbiate
Rovagnate
Verderio Sup.
Nido famiglia
Le primule
Tata House
Il Club delle Lumachine
Il Maialino Blu
Cucciolo
Bimbo House
Merate
Robbiate
Rovagnate
Rovagnate
S. Maria Hoè
Verderio Sup.
Centro Prima Infanzia
Arcobaleno
Dai Bimbi
Missaglia
Olgiate Molgora
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MINORI/GIOVANI
Centro Ricreativo Diurno
Centro di Aggregazione
Giovanile
Scuola Primavera
Barzanò
Scuola Primaria
Barzanò
Scuola M. Statale G. Agnesi
Casatenovo
Summertime
Calco
CRD di Lomagna
Lomagna
CRD di Merate
Merate
Scuola dell'Infanzia di Pagnano Merate
Parrocchia S. Zeno
Olgiate Molgora
Summertime
Paderno D'Adda
Summertime
Robbiate
Scuola Infanzia A.Sala Nobili
Viganò
L'Officina
Lomagna
La Scuderia
Parrocchia S.Zeno
Comunità residenziale
(comprende: comunità
educativa, comunità familiare
e alloggio per l'autonomia)
Centri Artemisia - La Bussola
Casa Madre Laura
Casa Madre Laura 2
Villa Virginia
Merate
Olgiate Molgora
Merate
Merate
Merate
Cassago Brianza
ANZIANI
Alloggi protetti per anziani
Corte Busca
Lomagna
Centri diurni
Villa Farina
Parrocchia S.Zeno
Casatenovo
Olgiate Molgora
DISABILI
Centro Socio Educativo
L'Alveare
Artimedia
Casa dei Ragazzi
CSE Piccoli - Vittorio Oltolini
Casa Amica
Brivio
Casatenovo
Olgiate Molgora
Robbiate
Merate
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Unità d’offerta socio-sanitarie
ANZIANI
Residenza sanitaria
assistenziale
Carlo e Elisa Frigerio' Onlus
Maria Monzini
Istituto Geriatrico Frisia
Villa dei Cedri
Az. Spec. Casa di Riposo Mont.
Fond. Enrico e Antonio Nobili
Centro Diurno Integrato
Corte Busca
Brivio
Casatenovo
Merate
Merate
Monticello Brianza
Viganò
Lomagna
DISABILI
Residenza Sanitaria Disabili
Casa dei Ragazzi
Olgiate Molgora
Comunità Socio Sanitarie
La Mia Casa
Don Guanella (n.3)
Il Granaio
Casatenovo
Cassago Brianza
Paderno D'Adda
Centro Diurno Disabili
AGAH
Opera Don Guanella
CDD Comunale
Barzanò
Cassago Brianza
Merate
PSICHIATRIA
Centro diurno
Centro Diurno
Merate
Centro Psico Sociale
Centro Psico Sociale
Merate
Comunità riabilitative alta
assistenza
CRA
Cernusco L.
Comunità riabilitativa media
assistenza
CRM
Casatenovo
Villa Ratti
Monticello Brianza
DIPENDENZE
Servizi Territoriali
Tossicodipendenze
Ser.T.
Merate
Servizi residenz. e
semiresidenz.
Villa Gorizia
Sirtori
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MINORI E FAMIGLIE
Consultorio familiare
Consultorio familiare ASL
Consultorio familiare ASL
Consultorio familiare ASL
Consultorio interdecanale
Cernusco L.
Casatenovo
Olgiate Molgora
Merate
MALATI TERMINALI
Hospice
Il Nespolo
Airuno
Altri servizi
INFANZIA E ADOLESCENZA
Punto gioco
Spazio Gioco
Cassago Brianza
Sezione primavera
Sezione Primavera
Sezione Primavera
Sez. Primav. Sc. Inf. S. Zeno
Barzanò
Merate
Olgiate Molgora
ANZIANI
Casa albergo
Casa Albergo Leoni
Merate
Centro Sociale
Centro Soc. di Piazza Minzoni
Merate
FAMIGLIA/IMMIGRAZIONE/MONDIALITÁ
Centro per le famiglie
Spazio Più Insieme
Merate
Strutture di accoglienza
Casa Madre Laura
Casa Madre Laura 2
Merate
Merate
POVERTÁ/ESCLUSIONE SOCIALE
Strutture di accoglienza
Casa Famiglia Lorenzo
Cremella
Villa Guarnazzola
Merate
Casa Djami
Olgiate Molgora
San Vito
Barzanò
129
Il Pellicano
Osnago
Casa Sarah
Viganò
Centri di Ascolto Caritas
Graziella Fumagalli
S. Giussani
S. Vittore
S. Zeno
S.Vito - Centro Ascolto Caritas
Casatenovo
Merate
Missaglia
Olgiate Molgora
Barzanò
Sportelli immigrati
Associazione Anolf
Associaz. Volontari Namaste
Associazione Ale G.
CGIL Ufficio Stranieri
Barzanò – Merate
Bevera di Castello Brianza
Calco-Lomagna-OsnagoPaderno D’Adda
Casatenovo – Merate
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Piano di Zona - Comune di Cernusco Lombardone