I Rifugi del Piemonte
I Rifugi
l
gi de
I Rifu
Il Rifu
gio A
del
lp
orie
ino St
Piemonte
nte
mo
Pie Primavera 2014
del
o1
ugi
- Numer
I Rif e Identità
I Rifugi
le ½
abe.
amava
Il fagiolo
Il Rifug
io
e lupi,
magico di uomo,spalancati,
avventura.
occhi nuova orchi
cucciologli ogni
streghe,
ogni con
stelo,
di
la notte.
ascoltaretolte
Comeguardava
ad sempre,addolcire
Amedeosulla
Mi
magico>,
il gigantesco
pronta di per
Carrel,
argentati, e
capanna e conquista”
Favole cate
salgono
<Fagiolo
soCervino
del
lepri
innevate;
torrenti
modi½
del
vecchia
“Se
fanciullile nuvole,meravigliosocon
Jean-Antoine
è ascesa
la sera
camosci,
della
angeli scende,
Fu i due sopraun luogo
e montagne
con
rifugio“La vita“Gli a chi 1969);
avrebbe e
dove esce in
e arcobaleni;
ai libri
non vecchio
che
limpidi coloratissimi;
nuovo
al sonno. voce
e aquile;
1959);
vita
sbucando
Casalicchio,
rubate
mari cascate
l’an- a
½ori
e del del Cervino: protezione
e con
con laghi, e farfallerincorrono.
frasi
nito,
sale,
la mia molto 1985).ma
in½
si
e
con prati
(Renato
Savoiaitaliana Giordani,
ssarmi
chi
verdi libellule, che elenco la accompagnava
a½
è ridottocofunLuigi a cade” esistesse, “SonoEtienne,
via
è palpabile,
con
1981);
nuvole?>. accorge
geogra½la
(don guida
sveglia
ne
marmotte,
a chi non
consueto
farla
Il mondo
quelle
se
siano
(Mario, (Jean-Pierre
Un normalmenterimase
la fragilità
assume dall’imsu ma risposi:
per
anche si
non
fuori.
stegno
che
riparo
voltadomandò: mai
ma
bugie
i
senso”stanco”rifugio
la montagna
resta dall’universo
Il rifugio al rifugio,
alpi-le
motivo,
sono
Quella mi andremo
alcun più del
esclusi un’isola del
nuvole, racconta
si addormentò.lei
L’incantesimo
sottile noi per quale
ancora
di
il primo
sulle
per amicizie.
che mano
abitati,montagna.
<ma so
ora
Nell’intimità
a scrutare in
all’interno
porta.
dell’ascensione
papà, la
delle
Non siamo
metri della
quando
sia
esce L’incantesimo
ormai, e me,
vuoto dalla
non-luogo,
solito
<noi
lasciaed
con
pochi
rimettono
un c’è fuori
nessuno>.al e tenendomitempo impegni
dell’alba, andare!”. si faccia rifugio,di
di Non
psicologico
e
di degli sempre
rifugio
Sorrise
le nuvole.
la pioggia,
resta
è
zione
alpinistisulla del
del
sera,
divertire,
stovie cone sopra
prossimità bisognagli vento
mensità.
di festa sole
è passatostudio,
rassicuranti
quella
in la porta
dellecorrere
di il non-spazio
il
di
sotto
Ne dellogiorni
la vertigine
tempo,quandoo
a
con neve,
montagne.
giorni nei
incrina apre bel tutto sof½ spalle gli odori
meta.
parole
domestici una turismo
Ma sullestagione,
nista “È del con un alle
e sulla
delle
di
lassùogni
sveglia, ricominciano
e,
stelle:
dell’alpinelle
- scrive
In i pascoli si ricordiancora,guardare,
alla
della i rumori in cercamoderno
Zangirolami
si rompe
Il a “casa
tra
ben
nitivamente caffè,
uod’abissi
cammino
Internet
Davide
pensoriderebbe a
de½ liturgie
intornogli , ane di dell’orologio
di di fonancora.
no pigre
trasformato
a pulsare
Non ne spesso, favola.
carica
il rifugio
RIFUGIO
hotel e gran-Gli
le
cuori
forse se quella
ruotava
e l’ha ai tempi
2
lancette
riposavano che per
agli
DEL notte elettota)
riprende
un
anche in
minestrone
Le
è cambiato
ha
esterno.
siamo
glie. cuore
Samivel dove addomesticatofattecome
Il rifugiosimile ristorante
comedi pasUNO” Pagina
sterminatadi lattaspazio Nient’altro
cose
e il il rifugio
massa
bar, mondo
onde
cati.
rifugioluogo arredi
delle navigava,
Oggi di dell’escursionis
signi½ abbastanza
docce, sulpiù il
numero
alpino (o nei
le lunghe quando
Piemonte
sale
comemateriali,intensivo.
2-3
capanna
tra
e identità”
del
scrittore
nista” e un luogo
che
ma
gesti tenerezza
Manavella
camere,
La vita,
affacciano
lo
dentro di
riforme
alpino,montagne.atvalle
giornalino
Pagina
con che si
storierifugi
Là
minuscola
al turismo
e di
o
alla
“Il Massimo
utilizzando
hanno
dei
è ormai
concepiscono
di
di incontro,
particolate
mini. fremente
rifugio delle
più sta su. leggero,
di
spiovente
alpino in simpatia
dall’uomo…
dovalle,
4
ci si
vetrate nonspazio
cora una
gestori
di tepore
funzionali
morte”. del il senso millenni
uno un tetto rodi
ismo”
sempre cheturismo
per
“sostenibile”,
amici, usate
o miliziemonrifugio ai
Pagina
caricae della
architetti di commercio,
di solitoguadache soltanto
“Il
essere
le
e
abitative montagna del
le degli
romantica
4
cambiato
romantico
alti,
crostata.
si raccontano
intervista
guardano
Per
un’arca
perchécuriosità,
alla simbolo turismo
già pastori era temporale
di
vie
silenzio
saggio
che
che
il
dell’escursion
Pagina
del l’immagineha e i rifugio dal greggi. affrontare
tutto e fetta migliori,
sulle più presto
e soluzioni meno
Zangirolami
luminoso
le
ad
4
restail cosidetto sudore una
È
al Poi viene
Soluzioni
posti to È proprio il
o
Innanzi
le Alpi,
militare
l’alpinismo
difendersi
“Filosofia
i cacciatori
nei
quel
Pagina
Davide
e sempre
il rifugiocolto: e”.
malgrado
pasta
per far riposare
di
Per
città”
stelle. quando
pianura.
Ma
cosa.
di trova
in
loro ricovero
mischiando
Dematteis
traversato
si dall’inquinamen
delle rifugio, ½nalmente
5
un da abbandonare capanna,Horace -.
dalla
dove
spettoso,
patto
di granito
un’altra
luce vero sente animali.conera
“ecocompatibil
a piedi,un il rifugio
“ViaMaurizio
degli
Pagina 5
lontani alla un ci si
calcare costrette coattoprotezione quella- annota
postone
di ascensione
Goûter
sale
di
e voci del rifugio
diventa noi
sull’ali più vicini
mane rifugio
del alla ½
del
Pecar
luogo vera
rifugi
gnandosi
Pagina 6
perché i più un rifugio
e le
roccia
per il tentativo
tagne,
descrivere
“…”Elisa
la via e sette
e
il rifugio
di montagna
Poi
di attra-le
e la
quello
di
nostri
eserciti,
lato
di
ritrovaree
Pagina 6
città che fa la del vento
panoramici,
dai
dopo lungo un muri quarto…”.
pena
e propositivo
per
senza
l’escursionista
delle
importante1785, su tre del risponde
la
permette
niente
Novelle
avvolge
l’alpinismo così Saussure
Pagina
piedi da le veci non ha
alpino
la notte il rumore probabilmente e gli riconoscendo
del
Aneddoti
le
autentico e rifocilla paesi,
“Varrà
7
veramente
de
Gravio
otto chiusa
quaderno
non solidarietà
silenzio
è
con più
rifugio
di ancoranon
Bianco
Val
Era faceva Rondee
Dal
cammino
soli,
genti,
Pagina 7
Camanni
turismo
su
Bénédict
Pierre
all’incirca
accoglie di
dell’ambiente
Geat
Il ruolo
è il
usare posto
al Monte
che giornata colli,
Identikit
Enrico
della o religiose, per del la notte
larga quattro.
appoggiava
temporaneo
Pagina
consuetudini
–
pascoli,
Rifugio dai bimbi eventi Soci
Era e altacui si
diversità
Questo
ultitappa, sua montagne,
gente
militari
e le valle.
tro,
ideata la a passare dei degli le
foto nostri
della
a
per
Visto
le antiche
dei
contro
capanna-rifugio
versare
con È stata
fu
– “perché umanizzato
La a esigenze
comunanze
Galleria
scendere
azzardare
di futuro”.
più spartire
detonatore BalmatBiane incontri
mai
limitedi sopravvivenza
da
i viandanti.
Saussure
da
con
si possa il
“capace
verso del ci Oltre sogliaancora
Novità
JacquesMonte
l’indel la cima
parole che
montanari.
cristalli
fungeva
crede nevi”.
dei di l’eroe
ragionevole
bivaccando
Plateau
oscurandone
quelle la il buio
anni raggiunto
poteva
oltre½ori, ancestrali
molti avevaPaccard, perché,Grand si vittoria
il cercatore
mi
del che la
per
alperché
angosce
questo
Era
Gabriel quanto
Per
tanto
i ghiacci
dimostrato
volontà,
eserciti
altezze. associazioni
considerato
tra
non Michel
agli la note la nte avevadelle
co:
spee le
il medico
1786,
una altezalpine è riuscito
del agli spiriti
telligenza
non conquistano
diventadelle
involontariame
giugno
le guideche
alcune
mare “battaglia”,
nel
Il rifugio
nel dellaEcco
sopravvivere
notte.decenni quello
a Napoleone:
le Alpi.
sullapochi fanno
galleggiaprima
sera speranze.
In
e neppure che la
pinistiche
sicura
romani
addomesticanorifugio,progetti,
te e di zattera delansie,
cie Sul libro
ze. con½dano
si
Alpin
o Storie
e Iden
del Pie
monte
onte
Piem
tità -
Num
ero 1
Primav
era 20
14
e
le dell
iona Rifugi” 6
na
nto Naz
tori dei Pagi
rdiname
dei Ges
7
“Il Coo
E
ciazioni
Pagina
Asso
7
RUBRICH
Pagina
o
dern
8
Dal qua
Pagina
8
Bilanci
vio
Pagina
9
tikit
Val Gra
Iden io Geat
Pagina
bi
Rifug
bim
ti
dai
1
even
Visto
na 10-1
foto
i Pagi
Galleria
ri rifug
nost
elle
sarebbeiNov doti dai
mani
tra le lo per espr
Aned
farci
1
”
Pagina
ero UNO
num la
2
nalino avel
Pagina
“Il giorsimo Man
io”
2
di Mas o del rifug
Pagina
anni
“L’incanto Cam
3
mo” Pagina
di Enric
ursionis
Novità
dell’esc
onte
irolami e identità”
sofia
Piem
“Filo ide Zang
storie i del
di Dav io alpino dei rifug
atia Pagina 4-5
ori
ai gestno in simp
“Il rifug
6
intervista
Pagina
racconta
si
che
città” atteis
ugnaga
dalla
“Via rizio Dem
e Mac che in
tivo
Lurisia
di Mau
di
amo n veico . Per
rache abbi
un buo scopertoa di lavo un
rnalino”
allo
t’ide
Il “gio che divenisse
ri
uscire re ques olezza, oggi
bello Per farci cementa
apev a di lavorato ci
rdar
merci. are. Per darci la cons
categori . Per rico ure
che
in posi o gran
confrontme. Per
re una e altre radio opppuò
lontane,simili sia na hann assomio,
di essecome tant
per
re insie
io vicin Impormata
evole,
poi così molto ed Alag un po’ si
NO
po’ ½ e dignitosa una chia del rifug
ed
sono in fondo
O
che
Crissolo
tanto ai colleghi Simpatico
utile
tti. In sono tivo, che passato…
NUMER
fume
- nega
NO
vorrebbe
che ogni onata olo gesto…
loro
re di no ad un’e
mani
ie nel
RNALI
ORN
una telefun picc
tra le
ento stor o.
ti ½
divorato
L GIO
re
un
avan
amo
mom
”.
esse
abbi UNO
il
andò questo
. Se ne glian
zzo ero
tante. rnalino” chenumero
a raga ta passioneta, ed in e sospese”
e di tutto
ito.
adul
ques
Il “gio il “mitico
“cos
i a nom
a
re
realtà samente o delle sione in mer
a Tutt
a
tti
esse
manavell
Estiv
tà deci nel limb una deci
dei fume massimo
Stagione
sa di
rtanti per inten
galleggia
Buona Agrap.
in atte
albi impon Dog comuni-asta lì
sugli
Direttivo
una
Dyla
le ½abe.
itudine di Tex e scrivesse ava, li ringr
ico
amava
Era d’ab la casa io Bonelli e li salut mava sulleti,
uomo, ncati,
.
lo mag
’ iolo diocchi spalaa avventura
Bonelli,che Serg ri nella qual a e li infor importan
Il fagio
l à un’u i e lupi,
ogni cucc
nuov
derci, ne ai letto e la ½duci sugli albi .
i realt
in
con gli
Come
sono di era abba
dava ltare ognistreghe, orch
.
cazio per l’affetto avveniva della serie
Mi guar
, riche fosse
ad ascopre, tolte la notte
Pi onteale, quin
ziava Tutto ciòero cento”
d l Piem
lcire
e del
te righe
io
pronta
a dors prenderee del resto
di sem
addo
tagn
è
ques
Serg
,
le
spin
stelo,
si
novità. o “num
per
di
com
mon
ere
Favo i½cate
magico>
azioni cosa po-a LLe e grandearrivare a me. Ma, compiemonte …
a scriv
gigantesco
sul mitic
mod
re geva
o qui comunic
nica facile
<Fagiolo no il
insie
gestori Siamo così
mi trov rio alle di poter intui
a noi
rlo.
sera del iulli salgo
stanza
lavorare
si accin
Fu la i due fanca le nuvole, viglioso ate;
cose , per capi
prop ando
Io oggi
nti
mentre
possibile e altre
po
dove esce sopr luogo mera
e innev con torre
pensandoImmagin provare,
E’ per tant molto tem plicata.
nza della
che ando in unidi e montagn
baleni;atissimi; lepri
com
do,
NON
Bonelli.sentire e
tesse
occorsomaniera
mani
sbuc mari limp ate e arco
color camosci,
la quin anche quan
tesse
.
tra le
lia opse,
sono
con laghi, casci prati e ½ori le; con
fatti in
amo
scriverle
rifugi piemonteregione d’Ita anche
ile
con ntati, verd lle e aqui
che abbio.
o.
ta
rrono.
iamo ma,
ori dei
E’ l’um
cent
arge libellule, farfa si rinconito,
al sonn
rnalino”
I gest complicada un’altrapeo. Possche volta, ati
mani
che o in½
gnava
Il “gio o numero
iera
con
tra le
euro
ano
otte,
port
mpa
qual
man
o
elenc
arriv
amo
rlo
stato
i e con
il mitic
e marm ueto nte la acco
pic- magari,da un altroad ammette vita ci hann, ed in par-iche abbi
a ½ssarm
alme
Un cons
è un
- pure
della eravamo oli uom
.
po’
rnalino”
sveglia
mani
che norm
Il “gio ero uno”.
e picc ci voleva
nuvole?>
tra le che mi auguun faticare un dare , i casi
rimaseandò:
perché
e
ne
ro,
amo
ed
e
quell
re
volta
guar
don
si:
rge
che
“num
dom
su
retizza ero due ero a ben questo lavo“piccole mondo omologa ne
Quellasottile mi emo mai vo,
che abbi
ma rispo ne acco
si conc un num ico num
rnalino”
voce noi andr e moti ma non se
a fare o ancora,fuga da un ci voleva brontolo
Il “gio Sogno che a avere are al “mit
che mar ito petulante
<ma so per qual nuvole,
nta bugie
te siam ”. In
llare ,
o si
colo cuore poss ad arriv
Non i siamo sulle
un ni in Fuga ed annufuga da ununa moglieIn fuga dalla
che raccola man
ro di
In
non è e soffocare
da
papà, ndomi
tre. Fino
<no uno>.
ma.
mani
costi. oppure
mam
numero
ness se al solitotire, e tene
i
tangibile - a tutti i
tra le
tole fuga dalla
che anamo ì la prova un grup
diver
lei sono
ato
pisca
Sorri
pocento”.
In
.
abbi
per
di
un o
di e rom zinosa.
che
amicizie.
i, ora
tò.
per farla
In Fuga amo pens re in
tico. Bensimpegno cercare
o orma e delleme,
rnalino”
e schiz di vivere. iera abbi e a vive sentiti men
addormen
Il “gio otto gior nalisro e dell’rifugio, peroli, ma utili.
di temp impegni
o
con
paur a che man ed in part
di
la
picc
io, degli è sempre
passato
saremm
prod reta del lavo
ori
re
è
rare
gia, le.
ci
qual
e
stud
forse
Ne i dello di festa
gest
In
ni
lavo
la piog
di inizia gli
conc colleghi obbiettivi
i Alpi p, è dando a e Lontano
giornnei giorni tagne. sole e consopra le nuvo
prima che hanno le
po di e degli
ri.
dei Rifugra Agra o
in Alto
amo
oval
Ma sulle mon con il , sotto e
a sera,
Gestori , la nosti anni. Siam, a sto ti. Più Libe
realizzar
che avevi problemiini, di fond
neve
lassù stagione,
quell
e
dei
lega
di
onte
sulla
In ogni
oli e
zione del Piem
ti ultimin Piemonte A stesse rogn . Gli stess ne e uom
parole
me.
tra i pasc
di delle
di don
L’Associai Tappa
ra Fuga
re se
o in ques
i insie
,
a volta
plari
si ricor ancora,
dei Post parecchi la prim mettercodossola non nost
esem
ire a capi
mi
penso riderebbeben guardare
ta, non
altri
riusc
irola
ciuta
.
per
ibile
Non
plica
a
ne
cres
Zang
poss eo e Dom
forse
com ci sia ansarebbe
e di città
e forsee se spesso,
Davide
favola.
riusciti, che fosse
rtante maniera re fatti,
ire da
che Cun
anch o in quella
o impo nostrase, di esse to di fuggAnche
credere conto
siam
Il punt
della onte
lizza ostile.
renderci
alla base te piem derio irrea to ed
plica
ro desi
solamen
il nost troppo com
cora
do
un mon e Lontano.
in Alto
’INCANTO
quella francese uno
L“Tutta
c’era umani…
conchiglia
U
I
D
IL GIORNALINO
ORNALINO NUMERO UNO
D
a ragazzo ero un divoratore di fumetti. In
realtà questa passione andò avanti fino ad un’età decisamente adulta, ed in questo momento
galleggia nel limbo delle “cose sospese”. Se ne
sta lì in attesa di una decisione in merito.
“Il giornalino numero UNO”
di Massimo Manavella
Pagina 1
“L’incanto del rifugio”
di Enrico Camanni
Pagina 2
Novità
Pagina 2
“Filosofia dell’escursionismo”
di Davide Zangirolami
Pagina 3
“Il rifugio alpino storie e identità”
intervista ai gestori dei rifugi del Piemonte
che si raccontano in simpatia
Pagina 4-5
“Via dalla città”
di Maurizio Dematteis
Pagina 6
sono poi così lontane, che Lurisia e Macugnaga
sono in fondo molto simili sia in positivo che in
negativo, che Crissolo ed Alagna hanno grandi
storie nel loro passato… che un po’ si assomigliano.
Era d’abitudine sugli albi importanti dei fumetti
Bonelli, la casa di Tex e Dylan Dog per intenderci, che Sergio Bonelli scrivesse una comunicazione ai lettori nella quale li salutava, li ringraziava per l’affetto e la fiducia e li informava sulle
novità. Tutto ciò avveniva sugli albi importanti,
sul mitico “numero cento” della serie.
Io oggi mi trovo qui a scrivere queste righe, ripensando proprio alle comunicazioni di Sergio
Bonelli. Immaginando di poter intuire cosa potesse sentire e provare, mentre si accingeva a
scriverle.
Il “giornalino” che abbiamo tra le mani NON E’
il mitico numero cento.
Il “giornalino” che abbiamo tra le mani E’ l’umile
“numero uno”.
Il “giornalino” che abbiamo tra le mani è un piccolo Sogno che si concretizza e che mi auguro di cuore possa avere un numero due ed un
numero tre. Fino ad arrivare al “mitico numero
cento”.
Il “giornalino” che abbiamo tra le mani non è un
prodotto giornalistico. Bensì la prova tangibile e
concreta del lavoro e dell’impegno di un gruppo di colleghi gestori di rifugio, per cercare di
realizzare degli obbiettivi forse piccoli, ma utili.
L’Associazione dei Gestori dei Rifugi Alpini e
dei Posti Tappa del Piemonte, la nostra Agrap, è
cresciuta parecchio in questi ultimi anni. Siamo
riusciti, forse per la prima volta in Piemonte, a
credere che fosse possibile metterci insieme. A
renderci conto che Cuneo e Domodossola non
un’uLe montagne del Piemonte sono in realtà un’u
nica e grande spina dorsale, quindi era abbastanza facile arrivare a comprendere che fosse
possibile lavorare insieme. Ma, come del resto
per tante altre cose, a noi gestori piemontesi è
occorso molto tempo per capirlo. Siamo così…
fatti in maniera complicata.
I gestori dei rifugi sono la quintessenza della
maniera complicata piemontese, anche quando,
magari, arrivano da un’altra regione d’Italia oppure da un altro stato europeo. Possiamo anche
faticare un po’ ad ammetterlo qualche volta, ma,
a ben guardare, i casi della vita ci hanno portati
a fare questo lavoro, perché eravamo, ed in parte siamo ancora, “piccole donne e piccoli uomini in Fuga”. In fuga da un mondo che ci voleva
soffocare ed annullare, che ci voleva omologare
a tutti i costi. In fuga da un marito brontolone
e rompiscatole oppure da una moglie petulante
e schizzinosa. In fuga dalla mamma. In fuga dalla
paura di vivere. In Fuga.
In qualche maniera abbiamo pensato che andando a lavorare ed in parte a vivere in un posto in Alto e Lontano ci saremmo sentiti meno
legati. Più Liberi.
stesse rogne che avevamo prima di iniziare la
nostra Fuga. Gli stessi problemi che hanno gli
altri esemplari di donne e uomini, di fondovalle
e di città.
Il punto importante sarebbe riuscire a capire se
alla base della nostra maniera complicata, non
solamente piemontese, di essere fatti, ci sia ancora il nostro desiderio irrealizzato di fuggire da
un mondo troppo complicato ed ostile. Anche
in Alto e Lontano.
“Il Coordinamento Nazionale delle
Associazioni dei Gestori dei Rifugi”
Pagina 6
RUBRICHE
Dal quaderno
Pagina 7
Bilanci
Pagina 7
Identikit
Rifugio Geat Val Gravio
Pagina 8
Visto dai bimbi
Pagina 8
Galleria foto ed Eventi
Pagina 9
Novelle
Aneddoti dai nostri rifugi Pagina 10-11
Il “giornalino” che abbiamo tra le mani sarebbe
bello che divenisse un buon veicolo per esprimerci. Per farci uscire allo scoperto. Per farci
confrontare. Per cementare quest’idea di lavorare insieme. Per darci la consapevolezza, oggi un
po’ fievole, di essere una categoria di lavoratori
utile e dignitosa come tante altre. Per ricordarci
che ogni tanto una chiamata per radio oppure
una telefonata ai colleghi del rifugio vicino, può
essere un piccolo gesto… Simpatico ed Importante.
Il “giornalino” che abbiamo tra le mani vorrebbe
essere il “mitico numero UNO”.
Buona Stagione Estiva a Tutti a nome di tutto il
Direttivo Agrap.
massimo manavella
Il fagiolo magico
Come ogni cucciolo di uomo, amava le fiabe.
Mi guardava con gli occhi spalancati,
pronta ad ascoltare ogni nuova avventura.
Favole di sempre, tolte streghe, orchi e lupi,
modificate per addolcire la notte.
Fu la sera del <Fagiolo magico>,
dove i due fanciulli salgono il gigantesco stelo,
che esce sopra le nuvole,
sbucando in un luogo meraviglioso
con mari limpidi e montagne innevate;
con laghi, cascate e arcobaleni; con torrenti
argentati, verdi prati e fiori coloratissimi;
con libellule, farfalle e aquile; con camosci, lepri
e marmotte, che si rincorrono.
Un consueto elenco infinito,
che normalmente la accompagnava al sonno.
Quella volta rimase sveglia a fissarmi e con
voce sottile mi domandò:
<ma noi andremo mai su quelle nuvole?>.
Non so per quale motivo, ma risposi:
<noi siamo sulle nuvole, ma non se ne accorge
nessuno>.
Sorrise al solito papà, che racconta bugie
per farla divertire, e tenendomi la mano si
addormentò.
Ne è passato di tempo ormai, ora per lei sono i
giorni dello studio, degli impegni e delle amicizie.
Ma nei giorni di festa è sempre con me,
lassù sulle montagne.
In ogni stagione, con il sole e con la pioggia,
tra i pascoli e sulla neve, sotto e sopra le nuvole.
Non penso si ricordi delle parole di quella sera,
e forse ne riderebbe ancora,
anche se spesso, a ben guardare,
siamo in quella favola.
Davide Zangirolami
visitate il nuovo sito Agrap: www.rifugidelpiemonte.it
I Rifugi del Piemonte
L’INCANTO DEL RIFUGIO
“Tutta quella sterminata notte carica d’abissi scrive lo scrittore francese Samivel - ruotava
intorno alla minuscola conchiglia di latta dove riposavano gli uomini. Là dentro c’era uno spazio
addomesticato, ancora fremente di gesti umani…
Nient’altro che cuori amici, una particolate tenerezza delle cose fatte per essere usate dall’uomo… La capanna navigava, come un’arca carica
di tepore e di vita, tra le lunghe onde del silenzio
e della morte”.
È l’immagine romantica del rifugio alpino, quando
l’alpinismo ha già cambiato il senso delle montagne. Per i cacciatori e i pastori che per millenni
hanno attraversato le Alpi, rifugio era soltanto
uno spiovente di granito per difendersi dal temporale o un tetto di calcare dove far riposare le
greggi. Per le milizie romane costrette loro malgrado ad affrontare le montagne, rifugio era un
ricovero militare sulle vie degli eserciti, luogo coatto da abbandonare al più presto per ritrovare
vera protezione in pianura. Poi viene l’alpinismo e
il rifugio diventa un’altra cosa.
“Varrà la pena di descrivere quella capanna, quel
rifugio così importante per noi - annota Horace
Bénédict de Saussure dopo il tentativo di ascensione al Monte Bianco del 1785, lungo la via del
Goûter -. Era larga all’incirca otto piedi su un lato
e sette sull’altro, e alta quattro. Era chiusa da tre
muri e la roccia contro cui si appoggiava faceva le
veci del quarto…”.
La capanna-rifugio della Pierre Ronde non risponde più a esigenze militari o religiose, e non
ha niente da spartire con le antiche consuetudini
di solidarietà verso i viandanti. È stata ideata – per
usare ancora le parole del Saussure – “perché la
gente del posto non crede che ci si possa azzardare a passare la notte su quelle nevi”. Oltre il
limite umanizzato dei pascoli, oltre la ragionevole soglia di sopravvivenza degli ultimi fiori, il buio
fungeva ancora da detonatore per le angosce ancestrali dei montanari.
Per questo il cercatore di cristalli Jacques Balmat
fu considerato per molti anni l’eroe del Monte
Bianco: non tanto perché aveva raggiunto la cima
Novità
VIVI LA MAGIA
DI UNA NOTTE IN RIFUGIO.
LUNA, STELLE, SAPORI, PROFUMI
MUSICA E TRADIZIONI IN ALTA QUOTA.
Sabato 28 GIUGNO 2014
“Ti invitiamo all’incanto
di una serata nel magico contesto
dei nostri rifugi,
condividendo l’esperienza
di una notte tra i sapori
e la nostra cordiale ospitalità”.
con il medico Michel Gabriel Paccard, oscurandone l’intelligenza e la volontà, quanto perché, bivaccando involontariamente tra i ghiacci del Grand
Plateau nel giugno del 1786, aveva dimostrato
che si poteva sopravvivere agli spiriti delle altezze.
Era la vittoria sulla notte.
In pochi decenni le guide alpine e le associazioni
alpinistiche fanno quello che non è riuscito agli
eserciti romani e neppure a Napoleone: conquistano la notte e addomesticano le Alpi. Il rifugio
diventa una specie di zattera sicura che galleggia
nel mare delle altezze. Sul libro del rifugio, la sera
prima della “battaglia”, si confidano ansie, progetti,
speranze.
Ecco alcune frasi rubate ai libri della vecchia
capanna Amedeo di Savoia e del nuovo rifugio
Jean-Antoine Carrel, sulla via italiana del Cervino:
“La vita è ascesa e conquista” (don Luigi Giordani, 1959); “Gli angeli del Cervino siano guida a
chi sale, protezione a chi scende, sostegno a chi
cade” (Renato Casalicchio, 1969); “Se la montagna non esistesse, la mia vita non avrebbe alcun
senso” (Mario, 1981); “Sono molto vecchio e ancora più stanco” (Jean-Pierre Etienne, 1985).
Nell’intimità del rifugio la fragilità è palpabile, ma
l’ansia dell’ascensione resta fuori. Il mondo è ridotto a pochi metri abitati, esclusi dall’universo
geografico e psicologico della montagna. Il rifugio
assume la funzione di un non-luogo, di un’isola
al riparo dall’immensità. Non c’è vuoto all’interno
del rifugio, anche la vertigine resta fuori dalla porta. L’incantesimo si incrina in prossimità dell’alba,
quando il primo alpinista apre la porta del rifugio
ed esce a scrutare le stelle: “È bel tempo, bisogna
andare!”. L’incantesimo si rompe del tutto quando gli alpinisti si rimettono in cammino e, con
un soffio di vento sulla faccia lasciano definitivamente alle spalle il non-spazio del rifugio, le pigre
liturgie della sveglia, gli odori rassicuranti di minestrone e di caffè, i rumori domestici delle stoviglie.
Le lancette dell’orologio ricominciano a correre e
il cuore riprende a pulsare in cerca di una meta.
Oggi il rifugio è cambiato ancora. Il moderno turismo alpino di massa ha eletto il rifugio a “casa
dell’alpinista” (o dell’escursionista) e l’ha trasformato nelle forme e nei significati. Il rifugio ai tempi
di Internet è ormai un luogo abbastanza simile
agli hotel di fondovalle, con camere, docce, bar,
ristorante e grandi vetrate che si affacciano sul
mondo esterno. Gli architetti non concepiscono
più il rifugio come un romantico spazio di incontro, ma come luogo di passaggio e di commercio,
utilizzando materiali, arredi e soluzioni abitative funzionali al turismo intensivo. Soluzioni che
guardano sempre più alla valle che sale e sempre
meno alla montagna che sta su.
Ma il rifugio resta il simbolo del turismo leggero,
rispettoso, colto: il cosidetto turismo “sostenibile”,
o “ecocompatibile”. Innanzi tutto perché di solito
ci si sale a piedi, mischiando sudore e curiosità,
guadagnandosi un patto di pasta o una fetta di
crostata. Poi perché il rifugio si trova nei posti
migliori, alti, panoramici, i più lontani dall’inquinamento luminoso delle città e i più vicini alla luce
delle stelle. È proprio la notte che fa di un rifugio
un vero rifugio, quando il silenzio avvolge la montagna e ci si sente finalmente soli, con il rumore
del vento e le voci degli animali.
Il ruolo più autentico e propositivo del rifugio
contemporaneo è probabilmente quello del
posto tappa, che accoglie e rifocilla l’escursionista alla fine della sua giornata di cammino e gli
permette di attraversare montagne, colli, genti,
paesi, riconoscendo le comunanze e le diversità
dell’ambiente alpino senza mai scendere a valle.
Questo è il turismo veramente “capace di futuro”.
Enrico Camanni
La vera novità importante di questi primi sei mesi del 2014, in casa Agrap, è la costituzione della
Prima Delegazione Territoriale della nostra associazione. La Delegazione del Verbano – Cusio – Ossola dell’Agrap.
Infatti il gruppo di rifugi ossolani associati all’Agrap si è data una sua organizzazione interna.
In modo da essere più snello, rapido ed operativo, facendo sempre riferimento al nucleo centrale della nostra Associazione. Anche questo episodio dimostra quanto dinamico sia il modus operandi dell’Agrap.
Il Direttivo dell’Associazione Gestori dei Rifugi e dei Posti Tappa del Piemonte si augura che questo sia l’inizio di
un’ulteriore crescita del nostro lavoro associativo.
8-12 maggio 2014 - Fiera Internazionale del “Salone del Libro” di Torino
La nostra Associazione sarà presente con uno stand al Salone del Libro 2014.
Si concretizza in questa maniera la volontà di presentare pubblicamente il lavoro che svolgiamo. Con l’intenzione
di uscire dall’ambito esclusivamente montano, alpinistico ed escursionistico.
La frequentazione della montagna in questi ultimi anni è cambiata notevolmente, con aspetti positivi ed altri negativi. Le persone che salgono sui monti sono molto diverse rispetto a quelle di un tempo, quindi ci è parso utile
provare a portare l’Agrap ad un salone estraneo al settore classico di riferimento.
Durante i giorni di apertura del Salone del Libro, dall’8 maggio 2014 al 12 maggio 2014, saranno presenti , a turno,
allo stand della nostra associazione numerosi gestori di rifugio. In tale maniera sarà possibile parlare direttamente
con coloro che si occupano in prima persona di tutte le problematiche che caratterizzano la vita in un rifugio.
Durante le varie conferenze pubbliche, previste dal programma del Salone, sarà presentata anche la nostra Rivista.
L’organizzazione della nostra partecipazione all’evento è stata curata principalmente da Valentina Jorio – Rifugio
La Chardouse e da Silvia Balocco – Rifugio Quintino Sella al Monviso.
La gestione dei contatti pubblicitari e coordinamento lavori è stata seguita principalmente da Virgilio Bergero –
Rifugio Città di Ciriè, Massimo Manavella – Rifugio Selleries , Roberto Plano – Rifugio Amprimo e Mariano Scotto
– Rifugio Città di Novara.
I rifugisti
Per informazioni: [email protected]
CONDIZIONI DELL’OFFERTA: MEZZA PENSIONE ADULTI 35 € (BEVANDE ESCLUSE) - BAMBINI FINO A 12 ANNI 25€ (FINO A 3 ANNI GRATUITO) - SOLO CENA 20€ (BEVANDE ESCLUSE)
Corsi in previsione:
- Corso di Primo Soccorso in collaborazione con il 118, nei giorni 14 e 15 maggio 2014
- Corso di Somministrazione Alimenti e Bevande con il Formont (data da definire)
- Corso HACCP con il Formont (data da definire)
- Corso di Prevenzione Incendi con il Formont (data da definire)
- Corso Sicurezza sul Lavoro con il Formont (data da definire)
20 maggio 2014 - “Tutti al mare - gita a Camogli”
Tutti i soci e le loro famiglie sono invitati a partecipare.
Per iscrizioni: [email protected]
2
Numero 1 Primavera 2014
I Rifugi del Piemonte
I Rifugi del Piemonte
LA MONTAGNA
F
ILOSOFIA DELL’ESCURSIONISMO
di Davide Zangirolami
L’ESCURSIONISMO
E’ una bella giornata; anche oggi come tutte le
domeniche, sono in montagna.
Zaino in spalla e via.
Parto sempre con un sospiro di chi non è certo
di farcela.
Il primo tratto è nel bosco, mi piace molto il suo
odore; quando vengo in montagna non mi lavo
neanche la faccia, solo i denti, voglio sentire bene
i suoi profumi.
Esco nei prati, si apre un bel panorama, cerco
subito di individuare la mia meta, do un’occhiata
alla carta per esserne certo.
Scavalco un ruscello, seminando il panico tra giovani piccole rane, mi sono sentito Gulliver, poi
alzo gli occhi e mi sento lillipuziano.
Passo una pietraia, ci sono degli ometti ad indicarmi la via, ne sistemo uno che è franato; in alto
su una roccia scorgo, in controluce, la sagoma di
un camoscio; forse mi osserva; sul sentiero una
cavalletta fugge nella mia direzione, sembra accompagnarmi.
Mi fermo a bere, sto sudando molto; guardo l’ora
e l’altitudine, trecento metri di dislivello ancora, la
punta mi appare lontana.
Riprendo a camminare, fischi di marmotte sembrano prendermi in giro, come il tifoso con il calciatore che non corre abbastanza.
Devo coprirmi un po’, il vento è fresco, il colle
è vicino. Nell’ultimo tratto, quando capisco che
sono quasi arrivato, passa la stanchezza e aumento il passo; inizio a vedere dall’altra parte della
cresta, mi emoziona sempre, eppure di là non
ci sono che altre montagne e vallate, posti in cui
sono già stato. La prospettiva, però, è sempre
diversa; la natura, il tempo, la stagione, non si ripetono mai.
Quando arrivo in punta sono felice, soddisfatto,
eppure come diceva Hegel, sono solo sopra un
cumulo di sassi.
Forse sono pazzo, e molti potrebbero confermarlo, visto le decisioni che ho preso nella vita.
Sono in piedi in equilibrio sul sasso più alto, contento come un bambino.
Guardo lontano i ghiacciai, la vastità delle montagne, guardo le nuvole sotto di me, guardo il
mio paradiso.
Sento l’aria fresca e il calore del sole.
Ascolto il fruscio del vento e il battito d’ali di un
gracchio alpino, ascolto il silenzio.
Respiro l’odore puro dell’aria, respiro la serenità.
Penso a me, alla mia vita, penso alle tristezze e
alle gioie, penso all’amore.
Non sono religioso, ma dentro il mio cuore ho
una cosa grande.
Sento che salirò le montagne per sempre.
L’escursionismo è l’essenza dell’andare in montagna e la conquista è sempre stata la sfida dell’uomo.
Camminare in montagna equivale a correre in
pianura, occorre soltanto un minimo di preparazione fisica, che si sviluppa nel tempo. E’ un’attività
motoria che può essere praticata da chiunque
goda di buona salute, poiché non comporta record da stabilire né l’obbligo di raggiungere mete
precise.
E’ considerata una delle migliori forme di esercizio per mantenere attivo il corpo e per depurare
polmoni e sangue, ed è una disciplina sportiva tra
le più economiche. Studi empirici, condotti in vari
stati del mondo, hanno dimostrato come le persone che praticano attività motorie isotoniche
non competitive, risultino più in salute rispetto a
chi conduce una vita sedentaria.
L’emozione di raggiungere una cima superando
piccole difficoltà e vincendo la fatica, alimenta
l’autostima, fa sentire più forti e anche un po’ eroi
in un’avventura, che può riempire i giorni di festa.
Le gite in montagna offrono esperienze che hanno anche il fine di raggiungere mete interiori regalandoci intense emozioni.
Camminare in compagnia di amici attraverso verdi radure e boschi incantati; scoprire erbe e fiori
rarissimi con colori e profumi inebrianti; ammirare camosci, stambecchi, volpi e marmotte; liberi,
almeno per un giorno, dagli obblighi e dai doveri
di un mondo frenetico, respirando aria purissima;
con il piacere di ritornare per contemplare nuovamente incomparabili e mutevoli scenari.
Numero 1 Primavera
era 2014
Le montagne hanno sempre ispirato poeti e
canti.
Si ergono nei cieli così maestose e minacciose
che l’uomo, nell’antichità, le temeva e le divinizzava.
Gli Dei dell’Ellade, Giove in primis, avevano dimora sulla cima del monte Olimpo, dove nessuno poteva arrivare. Di lassù sfogavano la loro ira,
spaventando gli uomini con tuoni e fulmini.
I Romani conquistarono l’Europa, passando attraverso i colli, ma non osarono scalare le punte.
Il diacono Martino attraversò a piedi, da solo, le
alpi per chiamare in aiuto Carlo Magno e per il
coraggio dimostrato fu ricordato come un eroe.
Il Petrarca, salendo sul piccolo monte Ventoux,
rimase folgorato dallo splendore delle Alpi e dei
lontani Pirenei.
I nostri Alpini costretti per anni a combattere nei
freddi inverni, tra frane e valanghe, cibandosi di
sola miseria, non le temevano, anzi fecero delle
montagne la loro gelida casa, calda di canti e intrisa di nostalgie.
Le montagne sono ancora lì, come un tempo,
tra panorami lunari, che nessuno può dominare
e colonizzare.
In estate si lasciano vellicare, ma in inverno, quando si imbiancano di neve, il loro aspetto meraviglioso e imponente incute rispetto e timore. Le
marmotte si rintanano sotto terra, stambecchi e
camosci scendono verso valle.
Rimane sola la montagna, ribellandosi a colpi di
valanghe. Solo in primavera si lascerà nuovamente scalare e, tra i fischi allarmati delle marmotte, potremo tornare ad ammirare i suoi ruscelli
d’argento, i laghi, le pietraie, i profumi e i colori
di una nuova stagione e di nuovo accarezzare le
sue cime.
In molti sono morti per amore della montagna;
ricordo con commozione quella ragazza, partita
con intrepido coraggio, alla conquista di una cima
dell’Himalaya. Prima di allontanarsi da casa ha lasciato uno scritto ai suoi cari: “se dovessi cadere,
lasciatemi là, dove la montagna mi ha voluta”. Finita in un crepaccio, è ancora là ad abbracciare la
sua montagna…per sempre.
Davide Zangirolami
Estratto da
“Manuale di Escursionismo”
Priuli & Verlucca Editori
3
I Rifugi del Piemonte
I
L RIFUGIO ALPINO
STORIE E IDENTITÀ
a cura di Valentina Jorio
1. Le strutture ricettive si suddividono in diverse
categorie, sia per il tipo di servizi che offrono, sia
per il luogo in cui si trovano, sia per la vocazione di
chi le gestisce. Per noi gestori, che cos’è un Rifugio,
con quali parole lo descriveremmo ?
• Un incontro di persone che hanno in comune
l’amore per la montagna
• rifugio per qualcuno è una meta e per qualcun altro un punto di partenza; i primi cercano nel rifugio
un luogo di tranquillità dove passare una giornata
nella natura lontani dall’ afa cittadina, gustando un
piatto semplice e genuino come le persone che incontrano e che gestiscono la struttura e a volte non
sono molto esperti di montagna e per loro essere
arrivati in questi luoghi e già una piccola impresa;
per i secondi, alpinisti esperti e amanti del trekking,
il rifugio è il punto di partenza per nuove ascensioni, nuove traversate, nuove avventure. Poi però
tutti si ritrovano alla sera in rifugio per raccontare
sia le piccole sia le grandi imprese, magari davanti
ad una stufa accesa o in compagnia di un bicchiere
di genepy e i più estroversi per intonare una vecchia
canzone di montagna e andare a dormire con in
mente una nuova grande o piccola avventura per
il giorno dopo .
• E’ il luogo dove pubblico e privato si confondono,
gli orari si dilatano, il personale non è solo personale
ma una piccola comunità. Non è, quindi, un semplice
luogo di lavoro.E’ un luogo senza confini tra il tuo
e il mio, aperto e accogliente verso persone con
aspettative, obiettivi, preparazione, nazionalità, età,
culture diverse.
• L’agognato arrivo di un’impresa anche piccola ma
tanto grande di chi va in montagna, un luogo/non
luogo dove potersi perdere e ritrovare diversi, migliori, di sicuro cambiati
2. Descrivendo il Rifugio è un po’ come se parlassimo di noi stessi. Chi è il gestore del rifugio, con
quali parole ci racconteremmo ?
• Una persona con molta passione ma nello stesso
tempo “tanta pazienza”, un sereno tuttofare, È una
persona che ha deciso di abitare in montagna condividendo con gli altri il proprio modo di vivere e
ringrazia tutti i giorni i clienti che gli rendono possibile il poter vivere li. È l’uomo a volte rude e semplice
che ti accoglie, ti rassicura ti rifocilla e poi ti saluta alla
partenza della tua nuova avventura.
• È colui che ha deciso di rendere più profonda la
sua passione per la montagna, lo scorrazzare per i
monti è paragonabile alla giovinezza quando si rincorrono spensieratamente gli amori e gli ideali,
l’andare a gestire un rifugio è per conto paragonabile al decidere di mettere su famiglia, si rallenta, si
rielabora la passione, trasformandola in concretezza,
si matura e la montagna la si guarda con uno sguardo diverso.
• Il gestore è una figura insieme antica e moderna, che ha dovuto cambiare molto negli ultimi anni,
reinventandosi competenze e capacità, adeguandosi
ad un pubblico in evoluzione e a una situazione normativa sempre più esigente verso chi esercita un’attività. Il lavoro del gestore è molto più complesso
di quanto appaia: albergatore e ristoratore, tuttofare
4
per la manutenzione della struttura, punto di riferimento informativo, anello importante nella catena
dei soccorsi e tante altre cose ancora.
• Il gestore è il padrone di casa contento quando è
solo per poter godere di ciò che lo circonda.
3. Il gestore di un rifugio deve avere la capacità di
inventarsi ogni giorno, a seconda degli imprevisti
che gli si presentano. Un po’ come i titolari delle
officine di un tempo, che con un paio di tenaglie
ed un fil di ferro riuscivano a mettere un rattoppo
ad una magagna imprevista. Un po’ come i marinai durante una lunga traversata. Se un cliente del
nostro rifugio ci chiedesse di descrivergli il nostro
lavoro, come gli risponderemmo ?
• Tra le poche figure professionali rimaste a “custodia” della montagna ce n’è una molto importante:
il rifugista. Elettricista, idraulico, falegname, muratore,
cuoco, cameriere, sono alcune delle competenze richieste a chi gestisce un rifugio o una struttura ricettiva in quota. Al rifugista inoltre vengono richieste
informazioni meteo, sulla neve, sullo stato dei sentieri, oltre a questo deve amministrare un pubblico
esercizio tenendo conto della complessa normativa in materia. Lavora per custodire l’ambiente, per
proteggere chi va in montagna, per offrire ospitalità
e ristoro. E in più nella sua cucina troverete sempre sul fuoco il paiolo con la fumante polenta che
accompagnerà le gustose pietanze che vi proporrà.
• E’ il lavoro più bello del mondo.........a volte il più
odioso. E’ faticoso ma può risultare appagante e leggero allo stesso tempo.I giorni non sono mai uguali,
così come le persone che lo frequentano, devi sapere fare un po di tutto ma non sei maestro di niente
e cosi come ti puoi esaltare per una geniale soluzione trovata in extremis, cosi ti puoi ritrovare con un
niente di fatto tra le mani e il problema che sembra
sfidarti a trovare una soluzione impossibile.....e la
devi trovare!!
• Multitasking a manetta ! spalatori indefessi di neve,
psicologi del buon senso, giocolieri nella burocrazia
cangiante, spazza camini, boscaioli… e alla sera magari stanchi e assonnati invece di andare a dormire
magari si gioca a pinnacola o scopa perché manca
sempre il quarto
• In rifugio sei lontano da tutto e non solamente
perché sei in alta montagna, ma soprattutto perché
la tua vita è proprio diversa. Il lavoro in rifugio ti obbliga, ad impostare la vita con altre priorità, con altri
ritmi e con altri obbiettivi.Tutto ciò, anche solamente, perché si lavora quando gli altri sono in riposo, ci
si va a coricare, sempre, dopo che tutti sono andati a
dormire e ci si alza, sempre, prima che chiunque dei
clienti si alzi. E si deve essere presenti ogni volta che
c’è un’emergenza, sia dentro che fuori dal rifugio. È
un lavoro molto impegnativo, come molti altri lavori.
È un lavoro molto serio, come molti altri lavori. La
fuga in montagna, lavorando in rifugio, ce la si deve
quasi dimenticare, o, quantomeno, programmare
con maggiore cura e difficoltà di quando si fa un
qualsiasi altro lavoro.Tutte queste cose, generalmente, non sono percepite dai frequentatori dei nostri
rifugi, proprio perché essi in montagna fuggono per
dimenticare, almeno per un attimo, le grane che
la vita butta loro addosso. La leggerezza che loro
trovano salendo le montagne e passando nei rifugi,
è un po’ più pesante per chi ci lavora. Per questo
qualche volta succede che non ci si comprenda.
Lavorando in rifugio si deve capire come riuscire a
spiegarci. Ci si deve ricordare quali sono i motivi che
ti fanno partire di buon’ora per salire sui monti, in
modo da costruire l’empatia necessaria per comprendere, sempre, chi passa in rifugio. Lavorare in
rifugio deve avere un senso per chi lo fa, molte persone che passano nei nostri rifugi non riescono a
vederlo questo senso, come spesso noi non troviamo, magari, senso in tante attività più “civilizzate”. Ma
l’importante è che ognuno riesca elaborare il suo
percorso personale.
• È un lavoro antico.
4. Si tende a pensare chi i gestori dei rifugi sempre
siano esperti ed appassionati di montagna. Possiamo confermare questo luogo comune e come si
arriva a scegliere di gestire un rifugio ?
• Un giorno decido con mio marito, che ora purtroppo non c’è più, di avventurarmi, per una decina
di giorni, zaino a spalle e scarpe comode, a Santiago de Compostela; ebbene, dopo questa stupenda
esperienza, ho capito fino in fondo l’importanza di
essere ben accolti, le esigenze di coloro che camminano con pochi bagagli e con tanto sacrificio.
• Esperti forse non lo si è in partenza ma si diventa col tempo, ma sicuramente appassionati bisogna
esserlo altrimenti come si può trasformare una vita
carica di sacrifici in una gratificante esistenza?
• Non saprei dire se scegli di gestire un rifugio, magari ci nato dentro oppure ci vai a sbattere sopra
del tutto casualmente e ti ci ritrovi dentro. È il caso
che sceglie per Te! Io ci sono nato e cresciuto perciò
per me è naturale essere “il rifugio” con tutti i suoi
pro e contro, puoi amarlo o odiarlo…difficilmente
Numero 1 Primavera 2014
I Rifugi del Piemonte
puoi cambiarlo.
• Per molti è così: pane e montagna. Per me il percorso è stato, ed è, diverso. Per me è la necessità di
vivere a contatto con la Natura, strettamente, volutamente, gioiosamente. Nata e cresciuta al mare,
arrivare a gestire un rifugio in quota è stato tanto
inconsueto che voluto e desiderato perchè in fondo
ero io stessa “ad aver bisogno di un rifugio” poi, ciò
che è venuto dopo, sono state solo belle e fortunate conseguenze.
• Basta guardarsi intorno per capire perché fai “il
rifugista”
5. Gestire un rifugio, ma anche solamente lavorarci come dipendente, comporta un’impostazione
della propria vita diversa dai canoni abitudinari.
Scanditi dagli orari degli uffici, dei negozi, delle fabbriche. Riusciamo a descrivere i cambiamenti che
abbiamo dovuto apportare alla nostra vita, rispetto a quando facevamo un altro lavoro?
• Tutto
• Per quel che mi riguarda, ero talmente insofferente all’impostazione di vita secondo i canoni abitudinari, che mi sono trovata molto bene nello scardinamento temporale del rifugio
• Innanzitutto la semplicità che ti offre la montagna
e questo lavoro, i rapporti umani che si creano con
chi lavora e vive con noi in rifugio,le persone interessanti che passano da noi e nonostante la fatica
di alcuni periodi,la soddisfazione che ti da questo
lavoro, ma anche quando finisce la giornata e non
resta più nessuno in zona e ti puoi godere il silenzio
della montagna
• …dimenticarsi l’orologio che scandisce normalmente una giornata. Tanto se lavori in rifugio sei
sempre lì, anche se sei in pausa. Non è che esci per
andare al bar sotto casa per l’aperitivo. Rimani i rifugio, e questo devi accettarlo. Devi esserne consapevole. Se hai famiglia, la tua famiglia deve accettare
questa tua vita fuori orario. Le tue assenze quando
sarebbe normale che tu ci fossi, Le tue presenze,
quando sarebbe normale che tu fossi assente, normalmente questo aspetto è tenuto poco in considerazione quando ci si avvicina alla professione
causando spesso equivoci tra gestori e lavoranti, ma
anche tra aspiranti gestori, che prendono troppo
alla leggera il lavoro che andranno a fare.
• Prima di gestirlo un rifugio vi avevo lavorato e già
da quella esperienza era già molto evidente che
“nulla sarebbe stato come prima”. Vengono sovvertiti tutte le consuetudini: una non da poco è che si
lavora quando gli altri sono in vacanza e viceversa.
Dopo poco diventa chiaro che gli amici li si può vedere in modi e tempi completamente diversi e che
diventa più semplice stringere nuove amicizie con
coloro che condividono una scelta simile. Si riconoscono così nuove affinità in coloro che sono colleghi
ma che ben presto diventano qualcosa di ben più
profondo!
6.Tutti i lavori ci condizionano la vita. Anche fare il
rifugista. Quali sono gli aspetti piacevoli della vita
in rifugio ?
• bello del gestire un rifugio è il contatto che si ha
con la propria clientela: dopo un po’ si diventa amici;
è bello quando il cliente torna a trovarti e ha pensato a te portandoti magari il quotidiano del giorno per farti leggere le notizie: “Perché voi qui siete
tagliati fuori da quello che succede nel mondo“ ti
dicono orgogliosi mentre ti sporgono il giornale e
tu non osi più dire che al mattino hai già letto tutte
le notizie perché c’è internet in rifugio.
• Significa poter lavorare con la mia famiglia, facendo
crescere la nostra bimba a contatto con la Natura.
Significa essere a contatto con molte persone, an-
Numero 1 Primavera 2014
che di culture e paesi diversi.
• Quassù tutto si fa essenziale e primitivo, quassù è
la natura che detta i suoi ritmi e sottostarci non è un
obbligo, ma anzi si impara ogni giorno l’enorme valore di percepire, capire e assecondare ogni piccola
cosa che ci viene offerta. Quassù niente è dovuto,
devi guadagnarti tante cose che normalmente si ritengono scontate. Perciò cominci a dare a tutto il
giusto valore... l’acqua... il calore... il sole... la pianta... la
terra... la luna... la roccia... preziosissime cose.
In questa verticalità ti rendi conto della tua dimensione... sei piccolo al cospetto... ma sei.
Sei parte di questa grandezza, e puoi viverci dentro
appieno in un’intima e appagante armonia.
• ogni giorno è diverso dal precedente, cambiano le
persone cambia il tempo oppure il tuo umore, e c’è
sempre il signor “Imprevisto” che ti aspetta nei momenti meno opportuni: bagni intasati alle 2 di notte
o durante il servizio del pranzo tubi che saltano per
il gelo gas che finisce mentre fai la doccia e mille
altre cose che alla fine sono quello per cui ti piace
fare il rifugista…no sai mai cosa ti riserva il caso. Il
sole la neve e il vento. La luna!
• Un flash: alzarsi sola nel cuore della notte, nel silenzio assoluto, a preparare la colazione per chi scalerà
la montagna, buttando più di un’occhiata alle stelle e
alla sagoma dietro il lago
• Noi rifugisti siamo contenti quando il nostro rifugio è pieno di gente, perché significa che il nostro
lavoro funziona. Ma tutti noi proviamo un piacere
immenso quando il rifugio si svuota completamente,
e tutti sono partiti. Il rifugio in quell’attimo ritorna
tutto nostro. Ne assaporiamo il silenzio. Ritroviamo
la nostra “Tana” di cui siamo, silenziosamente, molto
gelosi.
7. Quali sono, invece, le criticità e gli aspetti negativi di questa vita/lavoro ?
• Come tutti non si riesce a sfuggire alla burocrazia… e questa consapevolezza sporca la poesia.
• La lontananza dalla famiglia e rinunciare a gran
parte della vita privata.
• Sempre in viaggio tra il rifugio e l’abitazione in valle
tra impegni familiari di tutti i giorni come figli che
vanno a scuola, la casa che grida aiuto, il giardino che
sembra un opera di Picasso e il vicino che scuote la
testa quando ti vede, tenti anche di avere una vita
di coppia normale. E lavorando insieme tutti i giorni
i problemi di lavoro si mescolano a quelli familiari creando cosi delle kermesse degne di un opera
kafkiana.
• La sovraesposizione al pubblico, senza soluzione
di continuità, dall’alba alla sera tardi; come condiviso
da molti colleghi, sarebbe bello poter regolare i flussi,
invece si oscilla dal tutto pieno al tutto vuoto. Io vorrei accogliere ogni singolo cliente facendolo sentire
a casa, ma certe volte ritmi e stanchezza rendono
difficile riuscirci. In più si è profondamente modificata la tipologia di persone che sempre più “usano e
talvolta abusano” di questi luoghi, pretese che non
sono sostenibili ne pertinenti nelle nostre realtà.
8. Pur essendo un lavoro che ci piace molto, come
tutti i lavori, anche gestire un rifugio ha dei lati
oscuri. Se fosse possibile fare delle modifiche, cosa
cambieresti ?
• Avere un pubblico costante ma limitato nei numeri, nei periodi di sovraffollamento si rischia di dare
un servizio inappropriato mentre in altri periodi la
scarsità di presenze è avvilente.
• Poco! Nulla ! Inizierei molto prima a fare questo
splendido mestiere.
• Certa gente che arriva in rifugio… eliminare i disturbatori della quiete.
• Se fosse possibile sarebbe bellissimo poter cancellare tutte le cose di cui si parlava nella risposta
precedente.
Se fosse possibile sarebbe bellissimo che la nostra
Associazione di Rifugisti avesse forza sufficiente per
riuscire ad influenzare le grandi decisioni, che regolano la nostra società
Se fosse possibile sarebbe bello che chi frequenta i
rifugi fosse più rispettoso di chi lavora per accoglierli.
Se fosse possibile sarebbe bello che la domenica la
meteo fosse sempre consapevole delle nostre necessità.
Se fosse possibile sarebbe bello che non succedessero mai brutti incidenti in montagna.
Se fosse possibile sarebbe bello che tra colleghi ci
fossero meno gelosie ed invidie.
Se fosse possibile sarebbe bello che il momento nel
quale guardiamo le montagne, pensando che stiamo
facendo il lavoro più bello del mondo, durasse più
a lungo.
9. Cosa, invece, non vorresti cambiasse mai ?
• Il campo magnetico e attrattivo intorno al (mio)
rifugio. Da sempre quando salgo, c’è una calamita
che mi risucchia verso l’alto.
• La bellezza e l’entusiasmo che avevo dentro il
primo giorno in cui sono entrata nel mio rifugio e
che continua a farmi proseguire in questa splendida
avventura.
• Il rapporto umano che si instaura con i fruitori, le
poche ma preziose persone che si ha la fortuna di
incontrare. I rapporti che ancora sono genuini ed
amichevoli, quasi familiari, tra chi gestisce il rifugio e
chi lo utilizza nel modo più appropriato
• Quello che è l’andare in montagna,purtroppo
oggi troppo contaminato dalla frenesia di modernità e velocità, tutti a guardare l’orologio o se c’è la
linea wifi che porta la gente sempre più spesso a
non comprendere la semplice,fantastica calma delle
montagne.
• Con tutte le sue rogne, con tutte le preoccupazioni che ci dà, con tutte le regole che dobbiamo
rispettare, con tutte le ore di lavoro che dobbiamo
fare, ogni gestore vorrebbe che non gli venisse mai
meno la possibilità di fare questo lavoro. Perché l’ha
scelto. E perché, se ci guardiamo obbiettivamente
un po’ attorno, ci viene facile dedurre che, pur non
essendo sicuramente il lavoro più bello del mondo,
abbiamo una grande fortuna a poterlo fare.
5
I Rifugi del Piemonte
V
ia dalla città
di Maurizio
urizio Dematteis
“La montagna va rispettata. Bisogna entrarci
in punta di piedi. Molte persone invece arrivano qui dimenticandosi del suo fascino,
portandosi dietro i problemi della città”.
Quella di Renato Riccardi, “nuovo abitante”
di Melezet, a Bardonecchia, sembra la ricetta
contro “Il vento fa il suo giro”. E’ una delle
tante storie contenute del libro Nuovi montanari. Abitare le Alpi nel XXIesimo secolo (a
cura di Federica Corrado, Giuseppe Dematteis e Alberto Di Gioia, Terre Alte-Dislivelli,
Franco Angeli editore 2014), volume con cui
l’Associazione Dislivelli ha voluto raccogliere
e restituire i risultati di due anni di ricerche
nelle valli alpine, dieci comunità territoriali
indagate e conosciute, centinaia di persone
incontrare e decine di interviste realizzate.
“Abbiamo cominciato facendo giri a cavallo
su ordinazione – continua Renato Riccardi
-. Chiedevamo alle comunità montane o nei
comune se volevano un servizio di trekking
a cavallo. Ci presentavamo con le nostre
tende. E’ cominciato tutto così”. Una scelta
forte, lasciare la città per andare verso quella
montagna espressione di un ambiente incontaminato, che diventa anche una scelta
economica e di vita. “Siamo nella giusta via
di mezzo tra il selvaggio e al vita urbana spiega una delle due figlie di Renato Riccardi
-. Se voglio andare al cinema posso farlo a
Bardonecchia, se mia mamma vuole andare
a fare la spesa può farlo comodamente. Ma
tutto questo è vicino solo quando lo vogliamo noi”.
Sono tante le storie dei “Nuovi montanari”,
tornati oggi a rivitalizzare quelle valli alpine
definite “Aree marginali”.
La pubblicazione “Nuovi montanari. Abitare
le alpi nel XXIesimo secolo” è il frutto di
due anni di ricerche da parte dell’Associazione Dislivelli (www.dislivelli.eu) lungo tutto
l’arco alpino italiano, della visita presso una
trentina di comunità territoriali, dell’incontro
con centinaia di persone e di decine di interviste in profondità.
Un lavoro realizzato, e fortemente voluto da
amministratori e diretti interessati, per capire chi sono i nuovi abitanti delle Alpi. Perché
hanno scelto di stabilirsi in montagna. Che
cosa hanno trovato sui monti. Se si tratta
solo della ricerca di pace, tranquillità e aria
pura o c’è dell’altro. Per capire che tipo di
attività svolgono. Dove vanno a scuola i loro
figli. Se nel piccolo centro dove vivono ha
ancora l’ufficio postale, il medico. Se è arrivata la banda larga. E tanti altri interrogativi.
Ai quali il volume tenta di portare le risposte
dei diretti interessati.
Ma il lavoro di Dislivelli non finisce certo con
la pubblicazione, l’Associazione sta ora lavorando a “Novalp in tour”, una vera e propria
tournée in giro per le valli alpine italiane. Una
serie di appuntamenti organizzati insieme
alle comunità vallive coinvolte nella ricerca,
da Imperia a Trieste, nel corso dei quali sarà
possibile raccogliere i feedback immediati
dalle persone coinvolte, per continuare con
altri momenti presso realtà interessate all’argomento, e concludere con un evento finale
nella città di Torino. Nel corso del quale verranno presentati, oltre al libro con i risultati
ottenuti, anche i feedback degli incontri precedenti.
“I microcosmi alpini di cui si occupa il libro
compongono un puzzle di contesti locali sospesi tra il non più e il non ancora, [...].
Sono esempi di ritorno nei territori dell’abbandono, dello spaesamento, per immettervi
saperi, progetti, visioni di un futuro possibile, partendo dal margine che si fa centro. In
grande, a ben vedere, è quello di cui necessita il paese per ritrovare voglia di futuro”.
(Aldo Bonomi)
IL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DEI GESTORI DEI RIFUGI
Con un incontro avvenuto a Brescia nel
maggio 2012 si è costituito il Coordinamento Nazionale di tutte le Associazioni Regionali dei Gestori dei Rifugi. In realtà si trattava del recupero di un lavoro iniziato a fine
degli anni ’90 del 900, circa 15 \ 16 anni or
sono. All’incontro di Brescia, che seguiva un
precedente incontro avuto a Carrara, erano
presenti le delegazioni delle associazioni di
Friuli, Trentino, Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Toscana ed Abruzzo.
Una bella tavola rotonda quindi. E senz’altro
un’occasione importante.
Le necessità primarie venute alla luce da
quell’incontro erano la gestione comune, a
livello nazionale, dei rapporti con il Club Alpino Italiano, con le Asl e con i vari organi di
controllo preposti alla verifica dell’attuazione
di tutti quegli obblighi che i gestori di rifugio
devono adempiere per poter tenere aperta
la loro struttura. Il bisogno, in sintesi, di creare
un fronte comune nazionale, per riuscire a
far sentire meglio la voce di una categoria
troppo spesso non molto considerata.
Durante il confronto è stato interessante rendersi conto di quanto simili fossero
i problemi, nonostante la lontananza e le
differenze della regione di appartenenza. Il
confronto ha fin da subito reso evidente ila
necessità di lavorare insieme. Di fare squadra
per concretizzare degli obbiettivi.
A due anni di distanza, purtroppo, non sono
stati fatti sostanziali passi in avanti. Forse a
6
causa delle eccessive distanze oppure a causa della “mente difficile” di noi rifugisti. I bisogni primari da concretizzare e gli obbiettivi
da raggiungere rimangono sempre gli stessi:
non abbiamo alcun risultato da presentare.
Martedì 15 aprile 2014 c’è stato un incontro
a Roma tra una rappresentanza del Coordinamento Nazionale dei Gestori di Rifugio,
nel quale purtroppo il Piemonte non era
rappresentato, e Federalberghi. Un incontro
pensato per imbastire un discorso di collaborazione che ci consenta di ottenere un
tipo di rappresentatività migliore e più efficace . Ed è auspicabile che un risultato positivo
venga fuori da questi sforzi.
I Gestori Piemontesi non avevano un rappresentante all’incontro di Roma. Questo
fatto, però, non è imputabile ad una mancanza, ad una negligenza dell’Agrap, semplicemente siamo stati avvisati troppo tardi di
tale incontro e nessuno del direttivo è stato
in grado di liberarsi per potervi partecipare.
Sicuramente siamo di fronte ad un aumento
degli impegni che gravano sui consiglieri della nostra associazione, rispetto al passato, e
forse si rende necessario un cambiamento
di atteggiamento rispetto al ruolo dell’Agrap,
ma da parte nostra possiamo anche dire che
forse il Coordinamento deve fare un esame
di coscienza e modificare il suo stile di approccio verso le associazioni regionali che
DEVE rappresentare. Il significato del termine COORDINAMENTO chiarisce molto
bene qual è il ruolo di questa rappresentanza nazionale di cui l’Agrap fa parte. Senza
alcuna volontà di polemica e senza nessuna
necessità di giustificare una qualsivoglia mala
gestione dei rapporti da parte di noi consiglieri, il direttivo è ben cosciente del fatto
che, ogni anno, 10 euro per ciascun socio
Agrap vengono versati nelle casse del Coordinamento Nazionale; quindi ci sentiamo
obbligati ad appurare che il lavoro a livello
nazionale abbia un buon funzionamento. E
soprattutto, continui ad avere senso l’idea di
volerne fare parte, con tutto ciò che questo
impegno comporta.
Naturalmente appena avremo notizie dal
Coordinamento Nazionale, positive o negative che siano, verranno prontamente diffuse
a tutti i soci tramite le consuete mail.
Siamo dispiaciuti che, almeno fino ad ora,
non si sia riusciti a concludere nulla. In ogni
caso inviteremmo tutti coloro che avessero delle idee al riguardo di non esitare ad
esporle. Anche perché il Consiglio Direttivo
dell’Agrap ha veramente bisogno che dal
suo esterno arrivino tutti gli stimoli e gli aiuti
possibili.
massimo manavella
Numero 1 Primavera 2014
o...
n
r
e
d
a
u
q
l
Da
Bilanci
Facendo quattro conti.
La pubblicazione del primo numero della nostra rivista offre una buona occasione per mettere nero su bianco la situazione finanziaria
dell’Agrap, dando la possibilità a tutti gli associati di farsi un’idea precisa dello stato di salute
dell’associazione che lo rappresenta.
In realtà offre anche la possibilità ai Gestori
dei Rifugi Piemontesi di mostrare in pubblico
un po’ di conti, sfatando certi luoghi comuni,
nemmeno poi così poco diffusi, che circolano
tra i frequentatori delle nostre strutture. Infatti
non è così raro sentire riflessioni che descrivono i gestori come un sorta di lobby, che si
pascola bene un suo giardino privato. Non è
poi così difficile, tra i soci del CAI, intuire che
tante persone siano infastidite dalla presenza
di un tal gestore che si arricchisce sfruttando
le proprietà del Sodalizio. Si sente sovente la
chiacchiera che affermerebbe che i gestori di
rifugio sono foraggiati e sostenuti da fantomatici finanziamenti a fondo perduto.
Dal nostro punto di vista possiamo dire che
non siamo perfetti e soprattutto non siamo dei
santi. Ma ci piacerebbe che coloro i quali mettono in circolazione queste voci prive di fondamento, si prendessero la briga di verificare ciò
che sostengono. Siamo ben tranquilli nell’affermare che non abbiamo finanziamenti a fondo
perduto ai quali attingere, NON ESISTONO.
Ci sono, alle volte, degli interventi di sostegno
predisposti dagli Enti Pubblici, ma sono i me-
Numero 1 Primavera 2014
I Rifugi del Piemonte
t
desimi ai quali possono accedere tutti gli altri
operatori turistici.
Ai soci del CAI possiamo dire che la nostra
presenza nei loro rifugi ci dà la possibilità di
guadagnarci uno stipendio più o meno decoroso, a seconda delle nostre capacità e dell’importanza della struttura che abbiamo in gestione. Ma siamo ben tranquilli nell’affermare
che il nostro ruolo va ben oltre il rimestare la
polenta. Ogni rifugio è un piccolo presidio di
un territorio difficile e complicato e la presenza
di un “Guardiano del Faro” consente il buon
funzionamento di questi avamposti. Non siamo
perfetti e dobbiamo cercare di migliorarci sempre, ma siamo dei lavoratori con una nostra dignità da rispettare, come tutti gli altri lavoratori.
Queste sono le spese sostenute fino al 30 arile
2014 dall’Agrap.
Nel 2013 abbiamo speso 260,00 euro per lo
sconto, simbolico, fatto ai soci Agrap che hanno
partecipato ai corsi di aggiornamento organizzati con il Formont, 165,00 euro per le locandine di Notte in rifugio, abbiamo speso complessivamente 450,00 euro di Commercialista
e sono stati versati euro 1.050,00 a sostegno
del Coordinamento Nazionale.
Sempre nel 2013 l’avere ospitato una serie di
personalità alla nostra cena associativa, organizzata presso Cascina Govean di Alpignano, ci ha
fatto spendere 225.00 euro.
In questa piccola presentazione del nostro bilancio associativo, si noterà che non ci sono
spese superflue e soprattutto il Direttivo ci
terrebbe a far notare che non ci sono rimborsi
di sorta per nessuna delle attività svolte. Diciamo questo non per imbellettarci da soli ma
solamente perché ci teniamo a fare in modo
Ritornando ai nostri conti:
che tutti si rendano conto di come è stato imil Conto Corrente dell’Agrap ha un saldo, al 30 postato il nostro metodo di lavoro.
aprile 2014, di 9.220,00 euro.
Per tutti i gestori interessati alla nostra assoLa nostra presenza al Salone del Libro 2014 ci ciazione, ricordiamo che la quota associativa
2014 costa 60.00 euro. E dura un anno.
è costata complessivamente 3240,00 euro.
La volontà dell’Agrap di far conoscere meglio i
gestori dei rifugi piemontesi, avrebbe l’obbiettivo di far scoprire a tutti un mondo poco indagato e molto romanzato. Ed allo stesso tempo
di migliorare il nostro modo di lavorare.
La pubblicazione del primo numero della no- L’Agrap sarà ben lieta di accogliere nella sua
stra rivista, che avete tra le mani in questo mo- squadra tutti i gestori piemontesi volenterosi di
partecipare e soprattutto aiutare a migliorare
mento, ci è costata 1230,00 euro + iva.
il suo lavoro.
Le borracce che venderemo come gadget al
Salone del Libro, ci sono costate 480,00 euro E riuscire a rendere sempre più importante e
corposa la sua voce.
+ iva.
IL DIRETTIVO.
7
Identikit
I Rifugi del Piemonte
R
IFUGIO ALPINO G.E.A.T.
VAL GRAVIO (VAL SUSA) m.s.l.m. 1390
Località: Pianetti Comune: San Giorio di Susa (TO)
Sono Mario Sorbino, custode per tradizione familiare, nel 1982 inizio, in qualità di mascotte, all’età
di 11 anni , la prima esperienza insieme ai miei fratelli e sorelle, tutti giovanissimi, e gestiamo il rifugio
lago Verde in val Germanasca. Le stagioni invernali
continuano dal 1988 presso La Capanna del sole
in Val Troncea a Pragelato e quelle estive dal 1989
al rifugio Vitale Giacoletti in valle Po (Monviso), con
collaborazioni sempre più attive con mio fratello
Andrea che ne continua tutt’ora, dopo 25 anni, la
gestione.
Dal 2006 insieme a Debora Catalano, la mia compagna, insegnante di scuola d’infanzia e primaria, con
precedenti esperienze in negozi di erboristeria e alimentazione vegetariana, vegana e curativa secondo i
principi della macrobiotica, mettiamo a disposizione
queste nostre esperienze, comprese quelle in ambito teatrale, antica ed attuale passione per entrambi, per il rifugio G.E.A.T. Val Gravio (Parco Naturale
Orsiera- Rocciavrè) che ci accoglie in questa nuova
avventura.
Intanto nel 2009 la nostra famiglia cresce con l’arrivo di Amanda, e nel 2011 nasce Anita, e questo
è ad oggi il nostro felice nucleo familiare. Amanda
e Anita sono sempre con noi in rifugio, durante la
stagione estiva, e la nostra vita con i suoi delicati
equilibri cresce e si sviluppa in armonia con i luoghi
e l’ambiente. Immersi in questa natura semplice e
selvaggia seguiamo il corso delle stagioni e viviamo
una vita sana, un po’ selvatica, che si arricchisce delle
esperienze con i vari ospiti e collaboratori alcuni dei
quali in questo contesto creano: work shop fotografici, laboratori di musica, spettacoli teatrali, concerti
musicali, laboratori naturalistici, serate di approfondimento su temi sociali.
L’aspetto culinario è l’altra passione che ci accompagna. Cerchiamo di unire la tradizione montana,
all’attenzione per tutti coloro che sono vegetariani,
vegani o con allergie e intolleranze alimentari.
Il rifugio G.E.A.T. Val Gravio è una tipica e antica
baita montana, costruita nel 1928 fu distrutta dai
nazifascisti (ogni anno avviene la commemorazione
in rifugio davanti al ceppo monumentale in memoria
dei cinque giovani partigiani barbaramente trucidati) fu poi ricostruita e negli anni ampliata sempre dal
solidale lavoro dei soci G.E.A.T. Si trova nel “centro
polmonare ” del Parco Naturale Orsiera Rocciavrè,
ora più esteso Parco delle Alpi Cozie, più precisamente nel vallone del Gravio che, per la sua orografia (Nord-Sud), lo protegge dai venti freddi. Le
testimonianze archeologiche, a partire dalla preistoria (incisioni rupestri nel prato adiacente), denotano
la presenza dell’uomo fin dall’età del ferro. E ancora
oggi si respira il fascino della storia percorrendo
anche l’antica mulattiera del sentiero dei Franchi
che porta fino al rifugio e ci ricorda le eroiche e
leggendarie imprese di Carlo Magno che pare lo
abbia attraversato con le sue truppe per sorprendere alle spalle l’esercito del re longobardo Desiderio.
La storia che ci circonda insieme ad una selvaggia
e incontaminata natura la si può avvicinare anche
visitando l’antichissima e ancora intatta Certosa di
Montebenedetto (1197) testimonianza dell’antico
ordine religioso dei Certosini.
La cascata nascosta a cinque minuti dal rifugio, e
i suoi vapori frizzanti con un susseguirsi di pozze
d’acqua nel torrente, non solo sono l’habitat per numerose specie ittiche, tra cui il salmerino e il tritone,
ma consentono stimolanti e tonificanti momenti di
relax per tutti coloro che soggiornano in Rifugio.
mergendoci da una primavera verde acido con le
foglie nascenti e a seguire nel giallo delle papillonacee del Maggiociondolo, in un’estate dominata dal
verde acceso delle foglie dei faggi e delle conifere.
L’autunno poi è un mosaico di colori predominanti
il rosso dei ciliegi selvatici e l’arancione del larice.
L’inverno spoglia il bosco lasciando ampi scorci panoramici tra l’azzurro del cielo rigato dai fusti degli
alberi e porta un silenzio profondo con il ghiaccio e
la neve che coprono l’acqua del Gravio.
Ed è sempre possibile incontrare, se ci si muove
discretamente, i numerosi abitanti del bosco, ricco
di molte specie di ungulati e volatili e da un po’ di
anni anche il lupo vi ha fatto ritorno, difficilissimo
da avvistare, lascia spesso tracce del suo passaggio.
Internamente completamente rivestito in legno,
il rifugio accoglie sempre in una calda e semplice
atmosfera.
La struttura è caratterizzata da un basso impatto
ambientale: la maggior parte delle energie provengono da fonti rinnovabili (certificazione Qualità
Italiana e YES 2013). Tra queste la più interessante è
una mini-centralina idroelettrica (4KW), alimentata
dall’acqua del torrente Gravio, che, attraverso delicati equilibri e dosaggi, produce energia elettrica per
luce, elettrodomestici, acqua calda e riscaldamento
con dissipatori ad aria calda. Stufe a legna, poutagè
per riscaldare e cucinare, inoltre acqua potabile da
una sorgente autorizzata: così il rifugio gestisce autonomamente e con attenzione le proprie risorse
energetiche. Da tutti gli accessi si raggiunge a piedi
attraverso splendide mulattiere che attraversano il
bosco. In bike e a cavallo sulla splendida tratta del
Sentiero dei Franchi segnavia 513a, da Cortavetto.
Aperti tutto l’anno nei fine settimana, festività e
ponti principali, su prenotazione per gruppi organizzati anche in settimana, continuativamente da metà
giugno ai primi di settembre.
Il rifugio si distingue dal punto di vista culinario e ora,
in collaborazione con Turismo Torino e Provincia e
Valle Susa Tesori di Arte e Cultura Alpina, si arricchisce del Menù del Pellegrino o del Viatores e del
Piatto del Pellegrino, presentati rispettando gli ingredienti e l’ambientazione del periodo storico, che integrano i nostri piatti tradizionali sempre “poveri, ma
sani e genuini”. La maggior parte dei prodotti, quali il
formaggio d’alpeggio, successivamente stagionato
da
g
noi, selvaggina e carni, patate,
e, verza, miele, mele, ca-
stagne pane
stagne,
pane, vino ecc
ecc. provengono dal nostro terr
territorio. Per ingolosire evidenziamo alcuni nostri piatti
tipici: polenta taragna concia o bramata di mais, bagna cauda regina, gran bollito misto, cosciotto di cinghiale al fieno cotto al forno, carni miste alla losa o
al civet bianco, insalate primaverili con barba di frate
su crostone, acciughe alla piemontese verdi o rosse,
flan di toupinambour, torta salata alle ortiche detta
“pastello”, focaccia dolce di San Michele con uvetta
e salata ai cipollotti o porri, lasagne con bietoline al
forno, zuppe di farro, vellutate di zucca con crostini
allo zenzero, dette anche in epoca medievale “paniccia o pulmenta”, torta dello gnomo goloso, frolla
di mais alla ricotta dolce, bonet, strudel di mele e
amaretti e inoltre abbiamo una grande attenzione
per tutti coloro che possono avere intolleranze o
allergie alimentari, utilizzando prodotti biologici e
proteine vegetali (Tofu, Seitan, ...).
Amiamo definirci custodi più che gestori e, il nostro
lavoro è come quello che nel teatro classico svolge il “generico” ovvero colui che può interpretare
tutti i ruoli fino ad essere anche primo attore e
noi come tali impersoniamo i numerosi ruoli che
siamo chiamati a svolgere per consentire che il delicato equilibrio del rifugio fluisca armoniosamente
(cuochi, albergatori, camerieri, boscaioli, elettricisti,
manutentori sentieri, idraulici, primo soccorso,...)
non ci annoiamo!! .
Viviamo in una fascia di territorio che dall’inizio
dell’800 fino alla metà del secolo scorso era molto abitata infatti si incontrano vecchie borgate abbandonate lungo il cammino e ci piace proseguire
mantenendo un modo di lavorare e vivere antico
radicato alla tradizione che rispetta la natura in cui
vive, non la stravolge ma entra in relazione con essa.
Che dire d’altro se non che amiamo i luoghi in cui
viviamo e anche l’impegnativo e faticoso lavoro che
ci auguriamo di poter fare ancora a lungo e se non
fossimo animati da questa passione forse non ce
faremmo ad affrontare anche le tante difficoltà che
il nostro lavoro comporta, nulla è semplice, infatti,
compreso fare i rifornimenti di cibo o d’altro dato
che è possibile raggiungere il rifugio soltanto a piedi,
ma ci sentiamo comunque privilegiati perchè ogni
giorno sentiamo che nonostante tutto è quello
che continuiamo a voler fare al meglio delle nostre
possibilità cercando di crescere in ogni ambito della
nostra vita, è un cammino lento e costante proprio
come quello che percorriamo per salire in rifugio
e che con la sua bellezza silenziosa ci ripaga anche
delle fatiche.
Vi aspettiamo nello splendido vallone del torrente
Gravio a presto i custodi Mario, Debora e le piccole
Amanda e Anita.
.
Visto
dai
Bimbi!!
I colori del bosco seguono le stagioni variando le
tonalità della volta della nostra galleria naturale, im-
8
Numero 1 Primavera 2014
to
Galleria fo
I Rifugi
g del Piemonte
Rifugiamoci 2010 ! incontri tra gestori !
Ci siamo trovati spesso davanti al camino, con un bicchiere
di vino buono e tante storie da raccontare…Erano le
nostre storie, i nostri aneddoti,
le nostre piccole grandi avventure...
C
ENA ANNUALE
DEI SOCI AGRAP 2013
Ospiti:
EEttore Borsetti Presidente Nazionale Club Alpino Italiano
Ugo Griva Consigliere Nazionale Club Alpino Italiano
Michele
Mi
Colonna Presidente Piemontese Club Alpino Italiano
o
Luigi Bedin
Bedi Presidente Commissione Rifugi Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.
Mauro Fanti
Fantino Consigliere Commissione Rifugio Liguria, Piemonte e Valle
alle d’Aosta.
Giacomo Benedetti
Bene
Consigliere Commissione Rifugi Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.
Gian
Gia Luca Vignale Assessore alla Montagna Regione Piemonte
te
Roberto Vaglio ex Assessore alla Montagna Regione Piemonte ed attuale Presidente
esidente Formont
Elena Dibella dirigente della Provincia di Torino
La Cena dei Soci è stata organizzata in collaborazione con la Ditta Viander, specializzata nella produzione di prodotti alimentari.
L’allestimento è avvenuto a Cascina Govean di Alpignano.
Eventi
C
ORSI
DEI SOCI AGRAP
ANNO 2013
Nell’anno 2013
la nostra associazione ha organizzato,
zato,
in collaborazione con il Formont, i seguenti
enti corsi:
- Corso di Somministrazione Alimenti e Bevande
- Corso HACCP
- Corso di Prevenzione Incendio
- Corso Sicurezza sul Lavoro
La collaborazione con il Formont si è articolata con le sedi di Venaria e di Domodossola
Numero 1 Primavera 2014
9
Novelle
I Rifugi del Piemonte
Insieme ad una associazione di volontariato di valle ho ospitato a titolo gratuito per una setti-
mana in rifugio una decina di ragazzini di circa 8 anni di età provenienti dai campi profughi del
Saharawi, dove non hanno niente, solo sabbia da calpestare, sabbia da respirare quando tira il
vento, sabbia da bere insieme all’acqua raccolta da miseri pozzi a cielo aperto. Era bello vedere
il loro entusiasmo e timore reverenziale nel giocare su di un prato verde (si toglievano le scarpe prima di calpestarlo), vederli attraversare un piccolo ruscello gorgogliante o giocare con la
sua acqua fresca e limpida (cosa che a noi non dà quasi emozioni) e alla sera, dopo averli messi
a dormire in un silenzio ovattato, fare le ultime pulizie e metterti in cucina a preparare qualche
dolce per la colazione del giorno dopo, assorto nei pensieri e nelle emozioni della giornata e
vederti spuntare una delle accompagnatrici dei ragazzi attratta forse dalla luce che filtrava dalla
cucina nel buio più totale o dalla fragranza delle crostate appena sfornate o che semplicemente
per insonnia voleva scambiare quattro chiacchiere come dice lei: “Con uno schivo gestore “ e
ritrovarsi dopo qualche anno insieme a far capire e amare al nostro il piccolo Lorenzo quello
strano mestiere che fa il suo babbo.
Grazie Valentina .
Monssù Oliva disse alla moglie che si era
perso, aveva camminato diverse ore poi era
salita la nebbia e lui non sapeva più dov’era.
La moglie gli ordinò di non muoversi da lì.
Poi chiamò in rifugio spaventata. Noi la tranquillizzammo dicendole che saremmo subito
partiti alla sua ricerca. Poi chiamammo col
telefono Monssù Oliva per tranquillizzare
anche lui. Durgha, il ragazzo nepalese che
collabora con noi, prese una delle radio che
utilizziamo per tenerci in contatto con il rifugio e sfrecciò rapidissimo nella nebbia. Io richiamai la sig.ra Oliva per dirle che eravamo
partiti alla ricerca del marito, poi mi incamminai sul sentiero che saliva allo Chardonnet.
Dopo una mezz’ora di cammina nel limbo di
una nebbia fittissima, sentii delle voci, erano
Durgha e Monssù Oliva: ne riconoscevo le
voci ma non li vedevo.
D’un tratto, come sempre succede nella
nebbia spessa e densa, me li trovai di fronte
a due passi da me.
Monssù Oliva era sorridente. Durgha più di
lui. Io ero sollevato dal vederli entrambi e
sorrisi più di loro due messi insieme.
Riaccompagnammo Monssù Oliva in rifugio
e telefonammo alla moglie. Tutto finì per il
meglio.
Monssù Oliva adesso non c’è più, da due
anni ormai.
Nella sala da pranzo del rifugio c’è sempre il
tavolo appoggiato alla piglia che lui occupava
quando era in rifugio. E quel tavolo, quando parliamo tra di noi organizzandoci per la
preparazione dei posti a sedere di pranzo
o cena, da tutti, anche da chi non l’ha mai
conosciuto, viene ancora indicato come il tavolo di Monssù Oliva.
A
lpe Devero - Settembre 96
Rifugio h.23.45 - Vento forte e freddo
“”andiamo a dormire che sono un po
stanca e poi mi sento.....qualcosa come
se......
ma no è solo stanchezza......davvero.””
Esattamente 1 ora e 35 km.dopo di
strada di montagna, nasceva nostra
figlia Rebecca!!!
U
n anziano signore, ormai novantenne, accompagnato dalla figlia, che ritornava in rifugio dopo moltissimi anni, per
rivedere e ricordare, probabilmente
per l’ultima volta, il luogo dove aveva
trascorso molti mesi durante la guerra
mondiale. Il rifugio durante la guerra
era una caserma di confine e questo
ex militare ha raccontato, lacrime agli
occhi, alcuni aneddoti straordinari vissuti in quel periodo, della sua giovinezza ma anche della nostra Italia. Tutto è
stato documentato sul libro del rifugio.
Un anziano signore, ormai novantenne,
accompagnato dalla figlia, che ritornava in rifugio dopo moltissimi anni, per
rivedere e ricordare, probabilmente
per l’ultima volta, il luogo dove aveva
trascorso molti mesi durante la guerra
mondiale. Il rifugio durante la guerra
era una caserma di confine e questo ex
militare ha raccontato, lacrime agli occhi, alcuni aneddoti straordinari vissuti
in quel periodo, della sua giovinezza ma
anche della nostra Italia. Tutto è stato
documentato sul libro del rifugio.
Monssù Oliva e la figlia Anna
Monssù Oliva, il sig. Oliva, era un cliente assiduo del nostro rifugio. Aveva oltre ottant’anni e poteva trascorrere anche 10 giorni di fila
in pensione quassù da noi.
Camminava con due bastoni, perché aveva
problemi alle ginocchia. Un giorno partì per
andare al Lago dello Chardonnet. La giornata
era bellissima, ma come spesso accade, verso
le ore più calde la condensa della pianura
sale spalmando nebbia sulle pendici delle
montagne. Quel giorno la bella giornata si
trasformò in un cupo fondo di bottiglia opaco e sporco.
Monssù Oliva si ritrovò a non sapere più
dove si trovava, a non capire più in quale direzione stava andando: se verso il lago oppure verso il rifugio.
Con la sua andatura incerta proseguì nel suo
cammino, fino a rendersi definitivamente
conto di essersi perso. A quel punto si sedette su un masso e con tutta la voce che
aveva in gola cominciò a chiamare aiuto. Ma
nessuno lo sentì.
Dopo un attimo sentì squillare il suo telefonino, stupendosi parecchio che ci fosse campo, rispose. Era la moglie.
Lo chiamava ogni giorno per sentire come
andavano le cose. Lei non poteva salire al
rifugio a causa di gravi problemi di cuore.
Quindi facevano le vacanze separate. Anzi
Monssù Oliva ci raccontava che, spesso, lei
lo spediva al rifugio per qualche giorno, perché era troppo stanca per sopportarlo. E lui
preparava lo zaino, usciva di casa recandosi in
Corso Vittorio angolo Via Sacchi, alla fermata della corriera. Saliva sull’autobus che l’avrebbe portato in valle dove noi l’avremmo
recuperato.
ante
ed emozion
le
a
n
o
s
r
e
p
Troppo
ta,
ritto su car
c
s
e
r
e
s
s
e
per
to
e lo raccon
t
e
a
u
q
i
n
vie
!
di persona
10
Numero
N
Nu
mero
me
o1P
Primavera
rima
ri
mave
veraa 2
2014
014
01
I Ri
Rifugi del Piemonte
U
na sera, abbiamo atteso fino all’una di notte un piccolo gruppo di
ciclisti i quali avevano avuto un grosso problema e li abbiamo rifocillati e
trattati come fossero arrivati alle 19. La mattina seguente, a seguito del
poco ma normale trambusto che c’e’ stato a conseguente all’operatività
fino a quell’ora, sono stato accusato da due tedeschi di tenere aperta
l’attività fino ad ora tarda per vendere grappe e liquori, e a seguito di
una discussione sono stato costretto a rimborsare ad i due ospiti tedeschi il 40% della loro quota.
Una notte di febbraio di qualche anno fa, sabato sera verso le 22. Ero da sola, leg-
gevo, on la gatta accovacciata che faceva le fusa. Ad un certo punto la gatta si rivolge
verso la porta, inizia a soffiare, quasi ringhia. Non capisco cosa accade fino a che, un
paio di minuti dopo, sento ululare fuori dalla porta.
Mi si è gelato il sangue. Paura atavica quella verso i lupi, e ne ho avuto la dimostrazione diretta: ero protetta, al caldo, con cibo, telefono...tutto ciò che poteva servire alla
sopravvivenza e invece paura, cuore che va veloce.
Erano due, lo scoprirò l’indomani mattina. Meraviglioso! Una grande lezione di quanto siamo fragili, esposti, vulnerabili: non tanto rispetto alla natura selvaggia, quanto alle
nostre paure, ai nostri fantasmi.
Eravamo all’inizio della nostra gestione (anno
1993) del Rif. Mezzalana 3034 mt e, nella stagione sci alpinistica ci ha raggiunto uno scialpinista
svizzero disabile (focomelico senza braccia) che
stava percorrendo la Haute Route del Monte
Rosa, e ci ha chiesto una bibita. Avevamo solo
bibite in lattina ed essendo convinti sostenitori
dell’ambiente cercavamo di limitare l’uso della
plastica, quindi non avevamo cannucce, offrivamo
le bibite in bicchieri di vetro.
Purtroppo questo signore sarebbe stato molto
facilitato da questo ausilio, ha bevuto ugualmente,
ma non senza difficoltà e non in autonomia dovendo ricorrere al nostro aiuto.
Una persona che faceva scialpinismo senza le
braccia in un ambiente così austero ed anche
pericoloso ha avuto la sua maggiore difficoltà nel
bere una bibita.
Questo episodio ci ha dato la possibilità di riflettere che le cose possono essere utili anche se
non consone al proprio pensiero e non bisogna
precludere nulla soltanto perché non lo ritieni
possibile.
Da allora non ci sono più mancate le cannucce .
U
n signore svizzero ultraottantenne, non
proprio fermo sulle gambe, che scala la
vetta con il figlio. Lo aspettiamo svegli, rientra nel cuore della notte, circa 18 ore dopo
la partenza. Sono preoccupata, e anche un
po’ contrariata dal figlio che ha assecondato un’impresa vicina al limite. Dopo averli
rifocillati, chiedo all’anziano signore se si è
trovato in difficoltà, se ha bisogno di qualcosa. Mi risponde “Signora, conosco i miei
tempi e i miei limiti, è tutto a posto. Ho
visto la sagoma di questa montagna cinquant’anni fa, da una cima lontana centinaia
di chilometri. Ho chiesto alla mia guida che
montagna fosse. E ho deciso quel giorno
che l’avrei scalata. Purtroppo il lavoro mi
ha preso molto, ma alla fine ce l’ho fatta”.
Mi sono ritirata strisciando.
Numero
N
Nu
mero 1 P
Primavera
riima
m vera 2
2014
014
01
4
11
I Rifugi iscritti AGRAP 2014
La Foresteria di Massello
Osservatorio Palazzina Sertorio
Posto tappa
pp Fontana del Thures
Posto Tappa
pp Usseaux Pzit Rei
Rifugio
g Amprimo
p
Rifugio
g Andolla
Rifugio
g Arlaud
Rifugio
g Baita Gimont
Rifugio
g Barant
Rifugio
g Barbara
Rifugio
g Bimse
Rifugio
g Brusa Perona Cortevecchio
Rifugio
Legnano
g Capanna
p
g
Rifugio
Mautino
g Capanna
p
Rifugio
g Casa Assietta
Rifugio
g Casa Canada
Rifugio
g Castiglioni
g
Rifugio
g Città di Arona - cai veglia
g
Rifugio
g Città di Busto
Rifugio
g Città di Ciriè
Rifugio
g Città di Mortara
Rifugio
g Città di Novara
Rifugio
g Crosta
Rifugio
g Don Barbera
Rifugio
g Fantoli
Rifugio
g Fonti Minerali
Rifugio
g Garelli
Rifugio
g Gastaldi
Rifugio
g Gattascosa
Rifugio
g Geat Val Gravio
Rifugio
g Giacoletti
Rifugio
g Granero
Rifugio
Jervis
g Guglielmo
g
J
Rifugio
g Guido Reyy
Rifugio
g Jumarre
J
Rifugio
g La Chardouse
Rifugio
g Les Montagnards
g
Rifugio
g Levi Molinari
Rifugio
g Locanda Regina
g
Rifugio
g Margaroli
g
Rifugio
g Maria Luisa
Rifugio
g Meira Paula
Rifugio
g Miryam
y
Rifugio
g Mongioie
g
Rifugio
g Monte Zeus
Rifugio Muzio
Rifugio Oberto Maroli
Rifugio Parpinasca
Rifugio Piancavallone
Rifugio Piazza
Rifugio Pontese
Rifugio Quintino Sella
Rifugio San Bernardo
Rifugio Scarfiotti
Rifugio Selleries
Rifugio Tazzetti
Rifugio Terzo Alpini
Rifugio Toesca
Rifugio Troncea
Rifugio Vaccarone
Rifugio Willy Jervis
Rifugio Zamboni
[email protected]
y@
[email protected]
p
@g
[email protected]
@
[email protected]
@ p
[email protected]
p
@
[email protected]
g
@
[email protected]
@ g
[email protected]
@
g
[email protected]
@ g
[email protected]
@ g
[email protected]
@
[email protected]
p
@g
[email protected]
p
@g
[email protected]
p
[email protected]
g
[email protected]
[email protected]
g
g
[email protected]
y
[email protected]
[email protected]
g
y
[email protected]
g
[email protected]
g
[email protected]
g
[email protected]
g
[email protected]
p
[email protected]
[email protected]
[email protected]
g g
[email protected]
g g
[email protected]
g
g
[email protected]
g g
p
[email protected]
g g
[email protected]
y
[email protected]
g g
y
[email protected]
g j
g
[email protected]
g
[email protected]
g
[email protected]
g
[email protected]
g
g
[email protected]
g
g
[email protected]
g
[email protected]
p
[email protected]
g
[email protected]
g
[email protected]
g
g
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
0121.808678
328.2185043
0122.845156
0121.83876
0122.49353
348.4856435
335.401624
328.7099155
335.6276850
0121.930077
339.5953393
0323.8370051
349.2127830
347.3654510
0122.456117
0121.353160
333.3424904
333.1037853
347.5566808
340.6769984
348.8752203
340.7370762
340.8259234
0174.542802
330.206003
0124.953117
339.7709937
348.7119154
328.3151669
333.8454390
347.9637442
0121.91760
347.5234431
349.3078110
0122.944233
339.6085107
0123.233073
0122.58241
0175.94907
327.0197444
348.4444316
348.7205738
338.3602640
0174.390196
0324.627827
347.1222757
0324.65544
349.2127830
0323.407482
340.7855288
0124.800186
0175.94943
334.1397905
0122.901892
0121.842664
0123.756165
335.6179182
0122.49526
320.1871591
347.9657918
0121.011000
340.7977167
Associazione Gestori Rifugi Alpini e Posti Tappa del Piemonte ONLUS
[email protected] - [email protected] - www.rifugidelpiemonte.it
Presidente: Massimo Manavella (Rifugio Selleries)
Direttivo: Roberto Boulard (rifugio Willy Jervis),Valentina Jorio (rifugio La Chardouse),Virgilio Bergero (rifugio Città di Ciriè),
Silvia Balocco (rifugio Quintino Sella), Roberto Plano (rifugio Amprimo), Bruno Morella (rifugio Baita Gimont), Roberto
Chiosso (rifugio Gastaldi), Michele Galmarini (rifugio Castiglioni), Andrea Sorbino (rifugio Giacoletti), Riccardo Novo (rifugio Terzo Alpini)
Delegazione VCO: [email protected]
Rivista Agrap “I Rifugi del Piemonte” - [email protected]
Redazione: Massimo Manavella, Valentina Jorio, Silvia Balocco, Virgilio Bergero, Roberto Plano
Scarica

Immaginando