I Rifugi del Piemonte I Rifugi l gi de I Rifu Il Rifu gio A del lp orie ino St Piemonte nte mo Pie Primavera 2014 del o1 ugi - Numer I Rif e Identità I Rifugi le ½ abe. amava Il fagiolo Il Rifug io e lupi, magico di uomo,spalancati, avventura. occhi nuova orchi cucciologli ogni streghe, ogni con stelo, di la notte. ascoltaretolte Comeguardava ad sempre,addolcire Amedeosulla Mi magico>, il gigantesco pronta di per Carrel, argentati, e capanna e conquista” Favole cate salgono <Fagiolo soCervino del lepri innevate; torrenti modi½ del vecchia “Se fanciullile nuvole,meravigliosocon Jean-Antoine è ascesa la sera camosci, della angeli scende, Fu i due sopraun luogo e montagne con rifugio“La vita“Gli a chi 1969); avrebbe e dove esce in e arcobaleni; ai libri non vecchio che limpidi coloratissimi; nuovo al sonno. voce e aquile; 1959); vita sbucando Casalicchio, rubate mari cascate l’an- a ½ori e del del Cervino: protezione e con con laghi, e farfallerincorrono. frasi nito, sale, la mia molto 1985).ma in½ si e con prati (Renato Savoiaitaliana Giordani, ssarmi chi verdi libellule, che elenco la accompagnava a½ è ridottocofunLuigi a cade” esistesse, “SonoEtienne, via è palpabile, con 1981); nuvole?>. accorge geogra½la (don guida sveglia ne marmotte, a chi non consueto farla Il mondo quelle se siano (Mario, (Jean-Pierre Un normalmenterimase la fragilità assume dall’imsu ma risposi: per anche si non fuori. stegno che riparo voltadomandò: mai ma bugie i senso”stanco”rifugio la montagna resta dall’universo Il rifugio al rifugio, alpi-le motivo, sono Quella mi andremo alcun più del esclusi un’isola del nuvole, racconta si addormentò.lei L’incantesimo sottile noi per quale ancora di il primo sulle per amicizie. che mano abitati,montagna. <ma so ora Nell’intimità a scrutare in all’interno porta. dell’ascensione papà, la delle Non siamo metri della quando sia esce L’incantesimo ormai, e me, vuoto dalla non-luogo, solito <noi lasciaed con pochi rimettono un c’è fuori nessuno>.al e tenendomitempo impegni dell’alba, andare!”. si faccia rifugio,di di Non psicologico e di degli sempre rifugio Sorrise le nuvole. la pioggia, resta è zione alpinistisulla del del sera, divertire, stovie cone sopra prossimità bisognagli vento mensità. di festa sole è passatostudio, rassicuranti quella in la porta dellecorrere di il non-spazio il di sotto Ne dellogiorni la vertigine tempo,quandoo a con neve, montagne. giorni nei incrina apre bel tutto sof½ spalle gli odori meta. parole domestici una turismo Ma sullestagione, nista “È del con un alle e sulla delle di lassùogni sveglia, ricominciano e, stelle: dell’alpinelle - scrive In i pascoli si ricordiancora,guardare, alla della i rumori in cercamoderno Zangirolami si rompe Il a “casa tra ben nitivamente caffè, uod’abissi cammino Internet Davide pensoriderebbe a de½ liturgie intornogli , ane di dell’orologio di di fonancora. no pigre trasformato a pulsare Non ne spesso, favola. carica il rifugio RIFUGIO hotel e gran-Gli le cuori forse se quella ruotava e l’ha ai tempi 2 lancette riposavano che per agli DEL notte elettota) riprende un anche in minestrone Le è cambiato ha esterno. siamo glie. cuore Samivel dove addomesticatofattecome Il rifugiosimile ristorante comedi pasUNO” Pagina sterminatadi lattaspazio Nient’altro cose e il il rifugio massa bar, mondo onde cati. rifugioluogo arredi delle navigava, Oggi di dell’escursionis signi½ abbastanza docce, sulpiù il numero alpino (o nei le lunghe quando Piemonte sale comemateriali,intensivo. 2-3 capanna tra e identità” del scrittore nista” e un luogo che ma gesti tenerezza Manavella camere, La vita, affacciano lo dentro di riforme alpino,montagne.atvalle giornalino Pagina con che si storierifugi Là minuscola al turismo e di o alla “Il Massimo utilizzando hanno dei è ormai concepiscono di di incontro, particolate mini. fremente rifugio delle più sta su. leggero, di spiovente alpino in simpatia dall’uomo… dovalle, 4 ci si vetrate nonspazio cora una gestori di tepore funzionali morte”. del il senso millenni uno un tetto rodi ismo” sempre cheturismo per “sostenibile”, amici, usate o miliziemonrifugio ai Pagina caricae della architetti di commercio, di solitoguadache soltanto “Il essere le e abitative montagna del le degli romantica 4 cambiato romantico alti, crostata. si raccontano intervista guardano Per un’arca perchécuriosità, alla simbolo turismo già pastori era temporale di vie silenzio saggio che che il dell’escursion Pagina del l’immagineha e i rifugio dal greggi. affrontare tutto e fetta migliori, sulle più presto e soluzioni meno Zangirolami luminoso le ad 4 restail cosidetto sudore una È al Poi viene Soluzioni posti to È proprio il o Innanzi le Alpi, militare l’alpinismo difendersi “Filosofia i cacciatori nei quel Pagina Davide e sempre il rifugiocolto: e”. malgrado pasta per far riposare di Per città” stelle. quando pianura. 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Se ne sta lì in attesa di una decisione in merito. “Il giornalino numero UNO” di Massimo Manavella Pagina 1 “L’incanto del rifugio” di Enrico Camanni Pagina 2 Novità Pagina 2 “Filosofia dell’escursionismo” di Davide Zangirolami Pagina 3 “Il rifugio alpino storie e identità” intervista ai gestori dei rifugi del Piemonte che si raccontano in simpatia Pagina 4-5 “Via dalla città” di Maurizio Dematteis Pagina 6 sono poi così lontane, che Lurisia e Macugnaga sono in fondo molto simili sia in positivo che in negativo, che Crissolo ed Alagna hanno grandi storie nel loro passato… che un po’ si assomigliano. Era d’abitudine sugli albi importanti dei fumetti Bonelli, la casa di Tex e Dylan Dog per intenderci, che Sergio Bonelli scrivesse una comunicazione ai lettori nella quale li salutava, li ringraziava per l’affetto e la fiducia e li informava sulle novità. Tutto ciò avveniva sugli albi importanti, sul mitico “numero cento” della serie. Io oggi mi trovo qui a scrivere queste righe, ripensando proprio alle comunicazioni di Sergio Bonelli. Immaginando di poter intuire cosa potesse sentire e provare, mentre si accingeva a scriverle. Il “giornalino” che abbiamo tra le mani NON E’ il mitico numero cento. Il “giornalino” che abbiamo tra le mani E’ l’umile “numero uno”. Il “giornalino” che abbiamo tra le mani è un piccolo Sogno che si concretizza e che mi auguro di cuore possa avere un numero due ed un numero tre. Fino ad arrivare al “mitico numero cento”. Il “giornalino” che abbiamo tra le mani non è un prodotto giornalistico. Bensì la prova tangibile e concreta del lavoro e dell’impegno di un gruppo di colleghi gestori di rifugio, per cercare di realizzare degli obbiettivi forse piccoli, ma utili. L’Associazione dei Gestori dei Rifugi Alpini e dei Posti Tappa del Piemonte, la nostra Agrap, è cresciuta parecchio in questi ultimi anni. Siamo riusciti, forse per la prima volta in Piemonte, a credere che fosse possibile metterci insieme. A renderci conto che Cuneo e Domodossola non un’uLe montagne del Piemonte sono in realtà un’u nica e grande spina dorsale, quindi era abbastanza facile arrivare a comprendere che fosse possibile lavorare insieme. Ma, come del resto per tante altre cose, a noi gestori piemontesi è occorso molto tempo per capirlo. Siamo così… fatti in maniera complicata. I gestori dei rifugi sono la quintessenza della maniera complicata piemontese, anche quando, magari, arrivano da un’altra regione d’Italia oppure da un altro stato europeo. Possiamo anche faticare un po’ ad ammetterlo qualche volta, ma, a ben guardare, i casi della vita ci hanno portati a fare questo lavoro, perché eravamo, ed in parte siamo ancora, “piccole donne e piccoli uomini in Fuga”. In fuga da un mondo che ci voleva soffocare ed annullare, che ci voleva omologare a tutti i costi. In fuga da un marito brontolone e rompiscatole oppure da una moglie petulante e schizzinosa. In fuga dalla mamma. In fuga dalla paura di vivere. In Fuga. In qualche maniera abbiamo pensato che andando a lavorare ed in parte a vivere in un posto in Alto e Lontano ci saremmo sentiti meno legati. Più Liberi. stesse rogne che avevamo prima di iniziare la nostra Fuga. Gli stessi problemi che hanno gli altri esemplari di donne e uomini, di fondovalle e di città. Il punto importante sarebbe riuscire a capire se alla base della nostra maniera complicata, non solamente piemontese, di essere fatti, ci sia ancora il nostro desiderio irrealizzato di fuggire da un mondo troppo complicato ed ostile. Anche in Alto e Lontano. “Il Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Gestori dei Rifugi” Pagina 6 RUBRICHE Dal quaderno Pagina 7 Bilanci Pagina 7 Identikit Rifugio Geat Val Gravio Pagina 8 Visto dai bimbi Pagina 8 Galleria foto ed Eventi Pagina 9 Novelle Aneddoti dai nostri rifugi Pagina 10-11 Il “giornalino” che abbiamo tra le mani sarebbe bello che divenisse un buon veicolo per esprimerci. Per farci uscire allo scoperto. Per farci confrontare. Per cementare quest’idea di lavorare insieme. Per darci la consapevolezza, oggi un po’ fievole, di essere una categoria di lavoratori utile e dignitosa come tante altre. Per ricordarci che ogni tanto una chiamata per radio oppure una telefonata ai colleghi del rifugio vicino, può essere un piccolo gesto… Simpatico ed Importante. Il “giornalino” che abbiamo tra le mani vorrebbe essere il “mitico numero UNO”. Buona Stagione Estiva a Tutti a nome di tutto il Direttivo Agrap. massimo manavella Il fagiolo magico Come ogni cucciolo di uomo, amava le fiabe. Mi guardava con gli occhi spalancati, pronta ad ascoltare ogni nuova avventura. Favole di sempre, tolte streghe, orchi e lupi, modificate per addolcire la notte. Fu la sera del <Fagiolo magico>, dove i due fanciulli salgono il gigantesco stelo, che esce sopra le nuvole, sbucando in un luogo meraviglioso con mari limpidi e montagne innevate; con laghi, cascate e arcobaleni; con torrenti argentati, verdi prati e fiori coloratissimi; con libellule, farfalle e aquile; con camosci, lepri e marmotte, che si rincorrono. Un consueto elenco infinito, che normalmente la accompagnava al sonno. Quella volta rimase sveglia a fissarmi e con voce sottile mi domandò: <ma noi andremo mai su quelle nuvole?>. Non so per quale motivo, ma risposi: <noi siamo sulle nuvole, ma non se ne accorge nessuno>. Sorrise al solito papà, che racconta bugie per farla divertire, e tenendomi la mano si addormentò. Ne è passato di tempo ormai, ora per lei sono i giorni dello studio, degli impegni e delle amicizie. Ma nei giorni di festa è sempre con me, lassù sulle montagne. In ogni stagione, con il sole e con la pioggia, tra i pascoli e sulla neve, sotto e sopra le nuvole. Non penso si ricordi delle parole di quella sera, e forse ne riderebbe ancora, anche se spesso, a ben guardare, siamo in quella favola. Davide Zangirolami visitate il nuovo sito Agrap: www.rifugidelpiemonte.it I Rifugi del Piemonte L’INCANTO DEL RIFUGIO “Tutta quella sterminata notte carica d’abissi scrive lo scrittore francese Samivel - ruotava intorno alla minuscola conchiglia di latta dove riposavano gli uomini. Là dentro c’era uno spazio addomesticato, ancora fremente di gesti umani… Nient’altro che cuori amici, una particolate tenerezza delle cose fatte per essere usate dall’uomo… La capanna navigava, come un’arca carica di tepore e di vita, tra le lunghe onde del silenzio e della morte”. È l’immagine romantica del rifugio alpino, quando l’alpinismo ha già cambiato il senso delle montagne. Per i cacciatori e i pastori che per millenni hanno attraversato le Alpi, rifugio era soltanto uno spiovente di granito per difendersi dal temporale o un tetto di calcare dove far riposare le greggi. Per le milizie romane costrette loro malgrado ad affrontare le montagne, rifugio era un ricovero militare sulle vie degli eserciti, luogo coatto da abbandonare al più presto per ritrovare vera protezione in pianura. Poi viene l’alpinismo e il rifugio diventa un’altra cosa. “Varrà la pena di descrivere quella capanna, quel rifugio così importante per noi - annota Horace Bénédict de Saussure dopo il tentativo di ascensione al Monte Bianco del 1785, lungo la via del Goûter -. Era larga all’incirca otto piedi su un lato e sette sull’altro, e alta quattro. Era chiusa da tre muri e la roccia contro cui si appoggiava faceva le veci del quarto…”. La capanna-rifugio della Pierre Ronde non risponde più a esigenze militari o religiose, e non ha niente da spartire con le antiche consuetudini di solidarietà verso i viandanti. È stata ideata – per usare ancora le parole del Saussure – “perché la gente del posto non crede che ci si possa azzardare a passare la notte su quelle nevi”. Oltre il limite umanizzato dei pascoli, oltre la ragionevole soglia di sopravvivenza degli ultimi fiori, il buio fungeva ancora da detonatore per le angosce ancestrali dei montanari. Per questo il cercatore di cristalli Jacques Balmat fu considerato per molti anni l’eroe del Monte Bianco: non tanto perché aveva raggiunto la cima Novità VIVI LA MAGIA DI UNA NOTTE IN RIFUGIO. LUNA, STELLE, SAPORI, PROFUMI MUSICA E TRADIZIONI IN ALTA QUOTA. Sabato 28 GIUGNO 2014 “Ti invitiamo all’incanto di una serata nel magico contesto dei nostri rifugi, condividendo l’esperienza di una notte tra i sapori e la nostra cordiale ospitalità”. con il medico Michel Gabriel Paccard, oscurandone l’intelligenza e la volontà, quanto perché, bivaccando involontariamente tra i ghiacci del Grand Plateau nel giugno del 1786, aveva dimostrato che si poteva sopravvivere agli spiriti delle altezze. Era la vittoria sulla notte. In pochi decenni le guide alpine e le associazioni alpinistiche fanno quello che non è riuscito agli eserciti romani e neppure a Napoleone: conquistano la notte e addomesticano le Alpi. Il rifugio diventa una specie di zattera sicura che galleggia nel mare delle altezze. Sul libro del rifugio, la sera prima della “battaglia”, si confidano ansie, progetti, speranze. Ecco alcune frasi rubate ai libri della vecchia capanna Amedeo di Savoia e del nuovo rifugio Jean-Antoine Carrel, sulla via italiana del Cervino: “La vita è ascesa e conquista” (don Luigi Giordani, 1959); “Gli angeli del Cervino siano guida a chi sale, protezione a chi scende, sostegno a chi cade” (Renato Casalicchio, 1969); “Se la montagna non esistesse, la mia vita non avrebbe alcun senso” (Mario, 1981); “Sono molto vecchio e ancora più stanco” (Jean-Pierre Etienne, 1985). Nell’intimità del rifugio la fragilità è palpabile, ma l’ansia dell’ascensione resta fuori. Il mondo è ridotto a pochi metri abitati, esclusi dall’universo geografico e psicologico della montagna. Il rifugio assume la funzione di un non-luogo, di un’isola al riparo dall’immensità. Non c’è vuoto all’interno del rifugio, anche la vertigine resta fuori dalla porta. L’incantesimo si incrina in prossimità dell’alba, quando il primo alpinista apre la porta del rifugio ed esce a scrutare le stelle: “È bel tempo, bisogna andare!”. L’incantesimo si rompe del tutto quando gli alpinisti si rimettono in cammino e, con un soffio di vento sulla faccia lasciano definitivamente alle spalle il non-spazio del rifugio, le pigre liturgie della sveglia, gli odori rassicuranti di minestrone e di caffè, i rumori domestici delle stoviglie. Le lancette dell’orologio ricominciano a correre e il cuore riprende a pulsare in cerca di una meta. Oggi il rifugio è cambiato ancora. Il moderno turismo alpino di massa ha eletto il rifugio a “casa dell’alpinista” (o dell’escursionista) e l’ha trasformato nelle forme e nei significati. Il rifugio ai tempi di Internet è ormai un luogo abbastanza simile agli hotel di fondovalle, con camere, docce, bar, ristorante e grandi vetrate che si affacciano sul mondo esterno. Gli architetti non concepiscono più il rifugio come un romantico spazio di incontro, ma come luogo di passaggio e di commercio, utilizzando materiali, arredi e soluzioni abitative funzionali al turismo intensivo. Soluzioni che guardano sempre più alla valle che sale e sempre meno alla montagna che sta su. Ma il rifugio resta il simbolo del turismo leggero, rispettoso, colto: il cosidetto turismo “sostenibile”, o “ecocompatibile”. Innanzi tutto perché di solito ci si sale a piedi, mischiando sudore e curiosità, guadagnandosi un patto di pasta o una fetta di crostata. Poi perché il rifugio si trova nei posti migliori, alti, panoramici, i più lontani dall’inquinamento luminoso delle città e i più vicini alla luce delle stelle. È proprio la notte che fa di un rifugio un vero rifugio, quando il silenzio avvolge la montagna e ci si sente finalmente soli, con il rumore del vento e le voci degli animali. Il ruolo più autentico e propositivo del rifugio contemporaneo è probabilmente quello del posto tappa, che accoglie e rifocilla l’escursionista alla fine della sua giornata di cammino e gli permette di attraversare montagne, colli, genti, paesi, riconoscendo le comunanze e le diversità dell’ambiente alpino senza mai scendere a valle. Questo è il turismo veramente “capace di futuro”. Enrico Camanni La vera novità importante di questi primi sei mesi del 2014, in casa Agrap, è la costituzione della Prima Delegazione Territoriale della nostra associazione. La Delegazione del Verbano – Cusio – Ossola dell’Agrap. Infatti il gruppo di rifugi ossolani associati all’Agrap si è data una sua organizzazione interna. In modo da essere più snello, rapido ed operativo, facendo sempre riferimento al nucleo centrale della nostra Associazione. Anche questo episodio dimostra quanto dinamico sia il modus operandi dell’Agrap. Il Direttivo dell’Associazione Gestori dei Rifugi e dei Posti Tappa del Piemonte si augura che questo sia l’inizio di un’ulteriore crescita del nostro lavoro associativo. 8-12 maggio 2014 - Fiera Internazionale del “Salone del Libro” di Torino La nostra Associazione sarà presente con uno stand al Salone del Libro 2014. Si concretizza in questa maniera la volontà di presentare pubblicamente il lavoro che svolgiamo. Con l’intenzione di uscire dall’ambito esclusivamente montano, alpinistico ed escursionistico. La frequentazione della montagna in questi ultimi anni è cambiata notevolmente, con aspetti positivi ed altri negativi. Le persone che salgono sui monti sono molto diverse rispetto a quelle di un tempo, quindi ci è parso utile provare a portare l’Agrap ad un salone estraneo al settore classico di riferimento. Durante i giorni di apertura del Salone del Libro, dall’8 maggio 2014 al 12 maggio 2014, saranno presenti , a turno, allo stand della nostra associazione numerosi gestori di rifugio. In tale maniera sarà possibile parlare direttamente con coloro che si occupano in prima persona di tutte le problematiche che caratterizzano la vita in un rifugio. Durante le varie conferenze pubbliche, previste dal programma del Salone, sarà presentata anche la nostra Rivista. L’organizzazione della nostra partecipazione all’evento è stata curata principalmente da Valentina Jorio – Rifugio La Chardouse e da Silvia Balocco – Rifugio Quintino Sella al Monviso. La gestione dei contatti pubblicitari e coordinamento lavori è stata seguita principalmente da Virgilio Bergero – Rifugio Città di Ciriè, Massimo Manavella – Rifugio Selleries , Roberto Plano – Rifugio Amprimo e Mariano Scotto – Rifugio Città di Novara. I rifugisti Per informazioni: [email protected] CONDIZIONI DELL’OFFERTA: MEZZA PENSIONE ADULTI 35 € (BEVANDE ESCLUSE) - BAMBINI FINO A 12 ANNI 25€ (FINO A 3 ANNI GRATUITO) - SOLO CENA 20€ (BEVANDE ESCLUSE) Corsi in previsione: - Corso di Primo Soccorso in collaborazione con il 118, nei giorni 14 e 15 maggio 2014 - Corso di Somministrazione Alimenti e Bevande con il Formont (data da definire) - Corso HACCP con il Formont (data da definire) - Corso di Prevenzione Incendi con il Formont (data da definire) - Corso Sicurezza sul Lavoro con il Formont (data da definire) 20 maggio 2014 - “Tutti al mare - gita a Camogli” Tutti i soci e le loro famiglie sono invitati a partecipare. Per iscrizioni: [email protected] 2 Numero 1 Primavera 2014 I Rifugi del Piemonte I Rifugi del Piemonte LA MONTAGNA F ILOSOFIA DELL’ESCURSIONISMO di Davide Zangirolami L’ESCURSIONISMO E’ una bella giornata; anche oggi come tutte le domeniche, sono in montagna. Zaino in spalla e via. Parto sempre con un sospiro di chi non è certo di farcela. Il primo tratto è nel bosco, mi piace molto il suo odore; quando vengo in montagna non mi lavo neanche la faccia, solo i denti, voglio sentire bene i suoi profumi. Esco nei prati, si apre un bel panorama, cerco subito di individuare la mia meta, do un’occhiata alla carta per esserne certo. Scavalco un ruscello, seminando il panico tra giovani piccole rane, mi sono sentito Gulliver, poi alzo gli occhi e mi sento lillipuziano. Passo una pietraia, ci sono degli ometti ad indicarmi la via, ne sistemo uno che è franato; in alto su una roccia scorgo, in controluce, la sagoma di un camoscio; forse mi osserva; sul sentiero una cavalletta fugge nella mia direzione, sembra accompagnarmi. Mi fermo a bere, sto sudando molto; guardo l’ora e l’altitudine, trecento metri di dislivello ancora, la punta mi appare lontana. Riprendo a camminare, fischi di marmotte sembrano prendermi in giro, come il tifoso con il calciatore che non corre abbastanza. Devo coprirmi un po’, il vento è fresco, il colle è vicino. Nell’ultimo tratto, quando capisco che sono quasi arrivato, passa la stanchezza e aumento il passo; inizio a vedere dall’altra parte della cresta, mi emoziona sempre, eppure di là non ci sono che altre montagne e vallate, posti in cui sono già stato. La prospettiva, però, è sempre diversa; la natura, il tempo, la stagione, non si ripetono mai. Quando arrivo in punta sono felice, soddisfatto, eppure come diceva Hegel, sono solo sopra un cumulo di sassi. Forse sono pazzo, e molti potrebbero confermarlo, visto le decisioni che ho preso nella vita. Sono in piedi in equilibrio sul sasso più alto, contento come un bambino. Guardo lontano i ghiacciai, la vastità delle montagne, guardo le nuvole sotto di me, guardo il mio paradiso. Sento l’aria fresca e il calore del sole. Ascolto il fruscio del vento e il battito d’ali di un gracchio alpino, ascolto il silenzio. Respiro l’odore puro dell’aria, respiro la serenità. Penso a me, alla mia vita, penso alle tristezze e alle gioie, penso all’amore. Non sono religioso, ma dentro il mio cuore ho una cosa grande. Sento che salirò le montagne per sempre. L’escursionismo è l’essenza dell’andare in montagna e la conquista è sempre stata la sfida dell’uomo. Camminare in montagna equivale a correre in pianura, occorre soltanto un minimo di preparazione fisica, che si sviluppa nel tempo. E’ un’attività motoria che può essere praticata da chiunque goda di buona salute, poiché non comporta record da stabilire né l’obbligo di raggiungere mete precise. E’ considerata una delle migliori forme di esercizio per mantenere attivo il corpo e per depurare polmoni e sangue, ed è una disciplina sportiva tra le più economiche. Studi empirici, condotti in vari stati del mondo, hanno dimostrato come le persone che praticano attività motorie isotoniche non competitive, risultino più in salute rispetto a chi conduce una vita sedentaria. L’emozione di raggiungere una cima superando piccole difficoltà e vincendo la fatica, alimenta l’autostima, fa sentire più forti e anche un po’ eroi in un’avventura, che può riempire i giorni di festa. Le gite in montagna offrono esperienze che hanno anche il fine di raggiungere mete interiori regalandoci intense emozioni. Camminare in compagnia di amici attraverso verdi radure e boschi incantati; scoprire erbe e fiori rarissimi con colori e profumi inebrianti; ammirare camosci, stambecchi, volpi e marmotte; liberi, almeno per un giorno, dagli obblighi e dai doveri di un mondo frenetico, respirando aria purissima; con il piacere di ritornare per contemplare nuovamente incomparabili e mutevoli scenari. Numero 1 Primavera era 2014 Le montagne hanno sempre ispirato poeti e canti. Si ergono nei cieli così maestose e minacciose che l’uomo, nell’antichità, le temeva e le divinizzava. Gli Dei dell’Ellade, Giove in primis, avevano dimora sulla cima del monte Olimpo, dove nessuno poteva arrivare. Di lassù sfogavano la loro ira, spaventando gli uomini con tuoni e fulmini. I Romani conquistarono l’Europa, passando attraverso i colli, ma non osarono scalare le punte. Il diacono Martino attraversò a piedi, da solo, le alpi per chiamare in aiuto Carlo Magno e per il coraggio dimostrato fu ricordato come un eroe. Il Petrarca, salendo sul piccolo monte Ventoux, rimase folgorato dallo splendore delle Alpi e dei lontani Pirenei. I nostri Alpini costretti per anni a combattere nei freddi inverni, tra frane e valanghe, cibandosi di sola miseria, non le temevano, anzi fecero delle montagne la loro gelida casa, calda di canti e intrisa di nostalgie. Le montagne sono ancora lì, come un tempo, tra panorami lunari, che nessuno può dominare e colonizzare. In estate si lasciano vellicare, ma in inverno, quando si imbiancano di neve, il loro aspetto meraviglioso e imponente incute rispetto e timore. Le marmotte si rintanano sotto terra, stambecchi e camosci scendono verso valle. Rimane sola la montagna, ribellandosi a colpi di valanghe. Solo in primavera si lascerà nuovamente scalare e, tra i fischi allarmati delle marmotte, potremo tornare ad ammirare i suoi ruscelli d’argento, i laghi, le pietraie, i profumi e i colori di una nuova stagione e di nuovo accarezzare le sue cime. In molti sono morti per amore della montagna; ricordo con commozione quella ragazza, partita con intrepido coraggio, alla conquista di una cima dell’Himalaya. Prima di allontanarsi da casa ha lasciato uno scritto ai suoi cari: “se dovessi cadere, lasciatemi là, dove la montagna mi ha voluta”. Finita in un crepaccio, è ancora là ad abbracciare la sua montagna…per sempre. Davide Zangirolami Estratto da “Manuale di Escursionismo” Priuli & Verlucca Editori 3 I Rifugi del Piemonte I L RIFUGIO ALPINO STORIE E IDENTITÀ a cura di Valentina Jorio 1. Le strutture ricettive si suddividono in diverse categorie, sia per il tipo di servizi che offrono, sia per il luogo in cui si trovano, sia per la vocazione di chi le gestisce. Per noi gestori, che cos’è un Rifugio, con quali parole lo descriveremmo ? • Un incontro di persone che hanno in comune l’amore per la montagna • rifugio per qualcuno è una meta e per qualcun altro un punto di partenza; i primi cercano nel rifugio un luogo di tranquillità dove passare una giornata nella natura lontani dall’ afa cittadina, gustando un piatto semplice e genuino come le persone che incontrano e che gestiscono la struttura e a volte non sono molto esperti di montagna e per loro essere arrivati in questi luoghi e già una piccola impresa; per i secondi, alpinisti esperti e amanti del trekking, il rifugio è il punto di partenza per nuove ascensioni, nuove traversate, nuove avventure. Poi però tutti si ritrovano alla sera in rifugio per raccontare sia le piccole sia le grandi imprese, magari davanti ad una stufa accesa o in compagnia di un bicchiere di genepy e i più estroversi per intonare una vecchia canzone di montagna e andare a dormire con in mente una nuova grande o piccola avventura per il giorno dopo . • E’ il luogo dove pubblico e privato si confondono, gli orari si dilatano, il personale non è solo personale ma una piccola comunità. Non è, quindi, un semplice luogo di lavoro.E’ un luogo senza confini tra il tuo e il mio, aperto e accogliente verso persone con aspettative, obiettivi, preparazione, nazionalità, età, culture diverse. • L’agognato arrivo di un’impresa anche piccola ma tanto grande di chi va in montagna, un luogo/non luogo dove potersi perdere e ritrovare diversi, migliori, di sicuro cambiati 2. Descrivendo il Rifugio è un po’ come se parlassimo di noi stessi. Chi è il gestore del rifugio, con quali parole ci racconteremmo ? • Una persona con molta passione ma nello stesso tempo “tanta pazienza”, un sereno tuttofare, È una persona che ha deciso di abitare in montagna condividendo con gli altri il proprio modo di vivere e ringrazia tutti i giorni i clienti che gli rendono possibile il poter vivere li. È l’uomo a volte rude e semplice che ti accoglie, ti rassicura ti rifocilla e poi ti saluta alla partenza della tua nuova avventura. • È colui che ha deciso di rendere più profonda la sua passione per la montagna, lo scorrazzare per i monti è paragonabile alla giovinezza quando si rincorrono spensieratamente gli amori e gli ideali, l’andare a gestire un rifugio è per conto paragonabile al decidere di mettere su famiglia, si rallenta, si rielabora la passione, trasformandola in concretezza, si matura e la montagna la si guarda con uno sguardo diverso. • Il gestore è una figura insieme antica e moderna, che ha dovuto cambiare molto negli ultimi anni, reinventandosi competenze e capacità, adeguandosi ad un pubblico in evoluzione e a una situazione normativa sempre più esigente verso chi esercita un’attività. Il lavoro del gestore è molto più complesso di quanto appaia: albergatore e ristoratore, tuttofare 4 per la manutenzione della struttura, punto di riferimento informativo, anello importante nella catena dei soccorsi e tante altre cose ancora. • Il gestore è il padrone di casa contento quando è solo per poter godere di ciò che lo circonda. 3. Il gestore di un rifugio deve avere la capacità di inventarsi ogni giorno, a seconda degli imprevisti che gli si presentano. Un po’ come i titolari delle officine di un tempo, che con un paio di tenaglie ed un fil di ferro riuscivano a mettere un rattoppo ad una magagna imprevista. Un po’ come i marinai durante una lunga traversata. Se un cliente del nostro rifugio ci chiedesse di descrivergli il nostro lavoro, come gli risponderemmo ? • Tra le poche figure professionali rimaste a “custodia” della montagna ce n’è una molto importante: il rifugista. Elettricista, idraulico, falegname, muratore, cuoco, cameriere, sono alcune delle competenze richieste a chi gestisce un rifugio o una struttura ricettiva in quota. Al rifugista inoltre vengono richieste informazioni meteo, sulla neve, sullo stato dei sentieri, oltre a questo deve amministrare un pubblico esercizio tenendo conto della complessa normativa in materia. Lavora per custodire l’ambiente, per proteggere chi va in montagna, per offrire ospitalità e ristoro. E in più nella sua cucina troverete sempre sul fuoco il paiolo con la fumante polenta che accompagnerà le gustose pietanze che vi proporrà. • E’ il lavoro più bello del mondo.........a volte il più odioso. E’ faticoso ma può risultare appagante e leggero allo stesso tempo.I giorni non sono mai uguali, così come le persone che lo frequentano, devi sapere fare un po di tutto ma non sei maestro di niente e cosi come ti puoi esaltare per una geniale soluzione trovata in extremis, cosi ti puoi ritrovare con un niente di fatto tra le mani e il problema che sembra sfidarti a trovare una soluzione impossibile.....e la devi trovare!! • Multitasking a manetta ! spalatori indefessi di neve, psicologi del buon senso, giocolieri nella burocrazia cangiante, spazza camini, boscaioli… e alla sera magari stanchi e assonnati invece di andare a dormire magari si gioca a pinnacola o scopa perché manca sempre il quarto • In rifugio sei lontano da tutto e non solamente perché sei in alta montagna, ma soprattutto perché la tua vita è proprio diversa. Il lavoro in rifugio ti obbliga, ad impostare la vita con altre priorità, con altri ritmi e con altri obbiettivi.Tutto ciò, anche solamente, perché si lavora quando gli altri sono in riposo, ci si va a coricare, sempre, dopo che tutti sono andati a dormire e ci si alza, sempre, prima che chiunque dei clienti si alzi. E si deve essere presenti ogni volta che c’è un’emergenza, sia dentro che fuori dal rifugio. È un lavoro molto impegnativo, come molti altri lavori. È un lavoro molto serio, come molti altri lavori. La fuga in montagna, lavorando in rifugio, ce la si deve quasi dimenticare, o, quantomeno, programmare con maggiore cura e difficoltà di quando si fa un qualsiasi altro lavoro.Tutte queste cose, generalmente, non sono percepite dai frequentatori dei nostri rifugi, proprio perché essi in montagna fuggono per dimenticare, almeno per un attimo, le grane che la vita butta loro addosso. La leggerezza che loro trovano salendo le montagne e passando nei rifugi, è un po’ più pesante per chi ci lavora. Per questo qualche volta succede che non ci si comprenda. Lavorando in rifugio si deve capire come riuscire a spiegarci. Ci si deve ricordare quali sono i motivi che ti fanno partire di buon’ora per salire sui monti, in modo da costruire l’empatia necessaria per comprendere, sempre, chi passa in rifugio. Lavorare in rifugio deve avere un senso per chi lo fa, molte persone che passano nei nostri rifugi non riescono a vederlo questo senso, come spesso noi non troviamo, magari, senso in tante attività più “civilizzate”. Ma l’importante è che ognuno riesca elaborare il suo percorso personale. • È un lavoro antico. 4. Si tende a pensare chi i gestori dei rifugi sempre siano esperti ed appassionati di montagna. Possiamo confermare questo luogo comune e come si arriva a scegliere di gestire un rifugio ? • Un giorno decido con mio marito, che ora purtroppo non c’è più, di avventurarmi, per una decina di giorni, zaino a spalle e scarpe comode, a Santiago de Compostela; ebbene, dopo questa stupenda esperienza, ho capito fino in fondo l’importanza di essere ben accolti, le esigenze di coloro che camminano con pochi bagagli e con tanto sacrificio. • Esperti forse non lo si è in partenza ma si diventa col tempo, ma sicuramente appassionati bisogna esserlo altrimenti come si può trasformare una vita carica di sacrifici in una gratificante esistenza? • Non saprei dire se scegli di gestire un rifugio, magari ci nato dentro oppure ci vai a sbattere sopra del tutto casualmente e ti ci ritrovi dentro. È il caso che sceglie per Te! Io ci sono nato e cresciuto perciò per me è naturale essere “il rifugio” con tutti i suoi pro e contro, puoi amarlo o odiarlo…difficilmente Numero 1 Primavera 2014 I Rifugi del Piemonte puoi cambiarlo. • Per molti è così: pane e montagna. Per me il percorso è stato, ed è, diverso. Per me è la necessità di vivere a contatto con la Natura, strettamente, volutamente, gioiosamente. Nata e cresciuta al mare, arrivare a gestire un rifugio in quota è stato tanto inconsueto che voluto e desiderato perchè in fondo ero io stessa “ad aver bisogno di un rifugio” poi, ciò che è venuto dopo, sono state solo belle e fortunate conseguenze. • Basta guardarsi intorno per capire perché fai “il rifugista” 5. Gestire un rifugio, ma anche solamente lavorarci come dipendente, comporta un’impostazione della propria vita diversa dai canoni abitudinari. Scanditi dagli orari degli uffici, dei negozi, delle fabbriche. Riusciamo a descrivere i cambiamenti che abbiamo dovuto apportare alla nostra vita, rispetto a quando facevamo un altro lavoro? • Tutto • Per quel che mi riguarda, ero talmente insofferente all’impostazione di vita secondo i canoni abitudinari, che mi sono trovata molto bene nello scardinamento temporale del rifugio • Innanzitutto la semplicità che ti offre la montagna e questo lavoro, i rapporti umani che si creano con chi lavora e vive con noi in rifugio,le persone interessanti che passano da noi e nonostante la fatica di alcuni periodi,la soddisfazione che ti da questo lavoro, ma anche quando finisce la giornata e non resta più nessuno in zona e ti puoi godere il silenzio della montagna • …dimenticarsi l’orologio che scandisce normalmente una giornata. Tanto se lavori in rifugio sei sempre lì, anche se sei in pausa. Non è che esci per andare al bar sotto casa per l’aperitivo. Rimani i rifugio, e questo devi accettarlo. Devi esserne consapevole. Se hai famiglia, la tua famiglia deve accettare questa tua vita fuori orario. Le tue assenze quando sarebbe normale che tu ci fossi, Le tue presenze, quando sarebbe normale che tu fossi assente, normalmente questo aspetto è tenuto poco in considerazione quando ci si avvicina alla professione causando spesso equivoci tra gestori e lavoranti, ma anche tra aspiranti gestori, che prendono troppo alla leggera il lavoro che andranno a fare. • Prima di gestirlo un rifugio vi avevo lavorato e già da quella esperienza era già molto evidente che “nulla sarebbe stato come prima”. Vengono sovvertiti tutte le consuetudini: una non da poco è che si lavora quando gli altri sono in vacanza e viceversa. Dopo poco diventa chiaro che gli amici li si può vedere in modi e tempi completamente diversi e che diventa più semplice stringere nuove amicizie con coloro che condividono una scelta simile. Si riconoscono così nuove affinità in coloro che sono colleghi ma che ben presto diventano qualcosa di ben più profondo! 6.Tutti i lavori ci condizionano la vita. Anche fare il rifugista. Quali sono gli aspetti piacevoli della vita in rifugio ? • bello del gestire un rifugio è il contatto che si ha con la propria clientela: dopo un po’ si diventa amici; è bello quando il cliente torna a trovarti e ha pensato a te portandoti magari il quotidiano del giorno per farti leggere le notizie: “Perché voi qui siete tagliati fuori da quello che succede nel mondo“ ti dicono orgogliosi mentre ti sporgono il giornale e tu non osi più dire che al mattino hai già letto tutte le notizie perché c’è internet in rifugio. • Significa poter lavorare con la mia famiglia, facendo crescere la nostra bimba a contatto con la Natura. Significa essere a contatto con molte persone, an- Numero 1 Primavera 2014 che di culture e paesi diversi. • Quassù tutto si fa essenziale e primitivo, quassù è la natura che detta i suoi ritmi e sottostarci non è un obbligo, ma anzi si impara ogni giorno l’enorme valore di percepire, capire e assecondare ogni piccola cosa che ci viene offerta. Quassù niente è dovuto, devi guadagnarti tante cose che normalmente si ritengono scontate. Perciò cominci a dare a tutto il giusto valore... l’acqua... il calore... il sole... la pianta... la terra... la luna... la roccia... preziosissime cose. In questa verticalità ti rendi conto della tua dimensione... sei piccolo al cospetto... ma sei. Sei parte di questa grandezza, e puoi viverci dentro appieno in un’intima e appagante armonia. • ogni giorno è diverso dal precedente, cambiano le persone cambia il tempo oppure il tuo umore, e c’è sempre il signor “Imprevisto” che ti aspetta nei momenti meno opportuni: bagni intasati alle 2 di notte o durante il servizio del pranzo tubi che saltano per il gelo gas che finisce mentre fai la doccia e mille altre cose che alla fine sono quello per cui ti piace fare il rifugista…no sai mai cosa ti riserva il caso. Il sole la neve e il vento. La luna! • Un flash: alzarsi sola nel cuore della notte, nel silenzio assoluto, a preparare la colazione per chi scalerà la montagna, buttando più di un’occhiata alle stelle e alla sagoma dietro il lago • Noi rifugisti siamo contenti quando il nostro rifugio è pieno di gente, perché significa che il nostro lavoro funziona. Ma tutti noi proviamo un piacere immenso quando il rifugio si svuota completamente, e tutti sono partiti. Il rifugio in quell’attimo ritorna tutto nostro. Ne assaporiamo il silenzio. Ritroviamo la nostra “Tana” di cui siamo, silenziosamente, molto gelosi. 7. Quali sono, invece, le criticità e gli aspetti negativi di questa vita/lavoro ? • Come tutti non si riesce a sfuggire alla burocrazia… e questa consapevolezza sporca la poesia. • La lontananza dalla famiglia e rinunciare a gran parte della vita privata. • Sempre in viaggio tra il rifugio e l’abitazione in valle tra impegni familiari di tutti i giorni come figli che vanno a scuola, la casa che grida aiuto, il giardino che sembra un opera di Picasso e il vicino che scuote la testa quando ti vede, tenti anche di avere una vita di coppia normale. E lavorando insieme tutti i giorni i problemi di lavoro si mescolano a quelli familiari creando cosi delle kermesse degne di un opera kafkiana. • La sovraesposizione al pubblico, senza soluzione di continuità, dall’alba alla sera tardi; come condiviso da molti colleghi, sarebbe bello poter regolare i flussi, invece si oscilla dal tutto pieno al tutto vuoto. Io vorrei accogliere ogni singolo cliente facendolo sentire a casa, ma certe volte ritmi e stanchezza rendono difficile riuscirci. In più si è profondamente modificata la tipologia di persone che sempre più “usano e talvolta abusano” di questi luoghi, pretese che non sono sostenibili ne pertinenti nelle nostre realtà. 8. Pur essendo un lavoro che ci piace molto, come tutti i lavori, anche gestire un rifugio ha dei lati oscuri. Se fosse possibile fare delle modifiche, cosa cambieresti ? • Avere un pubblico costante ma limitato nei numeri, nei periodi di sovraffollamento si rischia di dare un servizio inappropriato mentre in altri periodi la scarsità di presenze è avvilente. • Poco! Nulla ! Inizierei molto prima a fare questo splendido mestiere. • Certa gente che arriva in rifugio… eliminare i disturbatori della quiete. • Se fosse possibile sarebbe bellissimo poter cancellare tutte le cose di cui si parlava nella risposta precedente. Se fosse possibile sarebbe bellissimo che la nostra Associazione di Rifugisti avesse forza sufficiente per riuscire ad influenzare le grandi decisioni, che regolano la nostra società Se fosse possibile sarebbe bello che chi frequenta i rifugi fosse più rispettoso di chi lavora per accoglierli. Se fosse possibile sarebbe bello che la domenica la meteo fosse sempre consapevole delle nostre necessità. Se fosse possibile sarebbe bello che non succedessero mai brutti incidenti in montagna. Se fosse possibile sarebbe bello che tra colleghi ci fossero meno gelosie ed invidie. Se fosse possibile sarebbe bello che il momento nel quale guardiamo le montagne, pensando che stiamo facendo il lavoro più bello del mondo, durasse più a lungo. 9. Cosa, invece, non vorresti cambiasse mai ? • Il campo magnetico e attrattivo intorno al (mio) rifugio. Da sempre quando salgo, c’è una calamita che mi risucchia verso l’alto. • La bellezza e l’entusiasmo che avevo dentro il primo giorno in cui sono entrata nel mio rifugio e che continua a farmi proseguire in questa splendida avventura. • Il rapporto umano che si instaura con i fruitori, le poche ma preziose persone che si ha la fortuna di incontrare. I rapporti che ancora sono genuini ed amichevoli, quasi familiari, tra chi gestisce il rifugio e chi lo utilizza nel modo più appropriato • Quello che è l’andare in montagna,purtroppo oggi troppo contaminato dalla frenesia di modernità e velocità, tutti a guardare l’orologio o se c’è la linea wifi che porta la gente sempre più spesso a non comprendere la semplice,fantastica calma delle montagne. • Con tutte le sue rogne, con tutte le preoccupazioni che ci dà, con tutte le regole che dobbiamo rispettare, con tutte le ore di lavoro che dobbiamo fare, ogni gestore vorrebbe che non gli venisse mai meno la possibilità di fare questo lavoro. Perché l’ha scelto. E perché, se ci guardiamo obbiettivamente un po’ attorno, ci viene facile dedurre che, pur non essendo sicuramente il lavoro più bello del mondo, abbiamo una grande fortuna a poterlo fare. 5 I Rifugi del Piemonte V ia dalla città di Maurizio urizio Dematteis “La montagna va rispettata. Bisogna entrarci in punta di piedi. Molte persone invece arrivano qui dimenticandosi del suo fascino, portandosi dietro i problemi della città”. Quella di Renato Riccardi, “nuovo abitante” di Melezet, a Bardonecchia, sembra la ricetta contro “Il vento fa il suo giro”. E’ una delle tante storie contenute del libro Nuovi montanari. Abitare le Alpi nel XXIesimo secolo (a cura di Federica Corrado, Giuseppe Dematteis e Alberto Di Gioia, Terre Alte-Dislivelli, Franco Angeli editore 2014), volume con cui l’Associazione Dislivelli ha voluto raccogliere e restituire i risultati di due anni di ricerche nelle valli alpine, dieci comunità territoriali indagate e conosciute, centinaia di persone incontrare e decine di interviste realizzate. “Abbiamo cominciato facendo giri a cavallo su ordinazione – continua Renato Riccardi -. Chiedevamo alle comunità montane o nei comune se volevano un servizio di trekking a cavallo. Ci presentavamo con le nostre tende. E’ cominciato tutto così”. Una scelta forte, lasciare la città per andare verso quella montagna espressione di un ambiente incontaminato, che diventa anche una scelta economica e di vita. “Siamo nella giusta via di mezzo tra il selvaggio e al vita urbana spiega una delle due figlie di Renato Riccardi -. Se voglio andare al cinema posso farlo a Bardonecchia, se mia mamma vuole andare a fare la spesa può farlo comodamente. Ma tutto questo è vicino solo quando lo vogliamo noi”. Sono tante le storie dei “Nuovi montanari”, tornati oggi a rivitalizzare quelle valli alpine definite “Aree marginali”. La pubblicazione “Nuovi montanari. Abitare le alpi nel XXIesimo secolo” è il frutto di due anni di ricerche da parte dell’Associazione Dislivelli (www.dislivelli.eu) lungo tutto l’arco alpino italiano, della visita presso una trentina di comunità territoriali, dell’incontro con centinaia di persone e di decine di interviste in profondità. Un lavoro realizzato, e fortemente voluto da amministratori e diretti interessati, per capire chi sono i nuovi abitanti delle Alpi. Perché hanno scelto di stabilirsi in montagna. Che cosa hanno trovato sui monti. Se si tratta solo della ricerca di pace, tranquillità e aria pura o c’è dell’altro. Per capire che tipo di attività svolgono. Dove vanno a scuola i loro figli. Se nel piccolo centro dove vivono ha ancora l’ufficio postale, il medico. Se è arrivata la banda larga. E tanti altri interrogativi. Ai quali il volume tenta di portare le risposte dei diretti interessati. Ma il lavoro di Dislivelli non finisce certo con la pubblicazione, l’Associazione sta ora lavorando a “Novalp in tour”, una vera e propria tournée in giro per le valli alpine italiane. Una serie di appuntamenti organizzati insieme alle comunità vallive coinvolte nella ricerca, da Imperia a Trieste, nel corso dei quali sarà possibile raccogliere i feedback immediati dalle persone coinvolte, per continuare con altri momenti presso realtà interessate all’argomento, e concludere con un evento finale nella città di Torino. Nel corso del quale verranno presentati, oltre al libro con i risultati ottenuti, anche i feedback degli incontri precedenti. “I microcosmi alpini di cui si occupa il libro compongono un puzzle di contesti locali sospesi tra il non più e il non ancora, [...]. Sono esempi di ritorno nei territori dell’abbandono, dello spaesamento, per immettervi saperi, progetti, visioni di un futuro possibile, partendo dal margine che si fa centro. In grande, a ben vedere, è quello di cui necessita il paese per ritrovare voglia di futuro”. (Aldo Bonomi) IL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DEI GESTORI DEI RIFUGI Con un incontro avvenuto a Brescia nel maggio 2012 si è costituito il Coordinamento Nazionale di tutte le Associazioni Regionali dei Gestori dei Rifugi. In realtà si trattava del recupero di un lavoro iniziato a fine degli anni ’90 del 900, circa 15 \ 16 anni or sono. All’incontro di Brescia, che seguiva un precedente incontro avuto a Carrara, erano presenti le delegazioni delle associazioni di Friuli, Trentino, Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Toscana ed Abruzzo. Una bella tavola rotonda quindi. E senz’altro un’occasione importante. Le necessità primarie venute alla luce da quell’incontro erano la gestione comune, a livello nazionale, dei rapporti con il Club Alpino Italiano, con le Asl e con i vari organi di controllo preposti alla verifica dell’attuazione di tutti quegli obblighi che i gestori di rifugio devono adempiere per poter tenere aperta la loro struttura. Il bisogno, in sintesi, di creare un fronte comune nazionale, per riuscire a far sentire meglio la voce di una categoria troppo spesso non molto considerata. Durante il confronto è stato interessante rendersi conto di quanto simili fossero i problemi, nonostante la lontananza e le differenze della regione di appartenenza. Il confronto ha fin da subito reso evidente ila necessità di lavorare insieme. Di fare squadra per concretizzare degli obbiettivi. A due anni di distanza, purtroppo, non sono stati fatti sostanziali passi in avanti. Forse a 6 causa delle eccessive distanze oppure a causa della “mente difficile” di noi rifugisti. I bisogni primari da concretizzare e gli obbiettivi da raggiungere rimangono sempre gli stessi: non abbiamo alcun risultato da presentare. Martedì 15 aprile 2014 c’è stato un incontro a Roma tra una rappresentanza del Coordinamento Nazionale dei Gestori di Rifugio, nel quale purtroppo il Piemonte non era rappresentato, e Federalberghi. Un incontro pensato per imbastire un discorso di collaborazione che ci consenta di ottenere un tipo di rappresentatività migliore e più efficace . Ed è auspicabile che un risultato positivo venga fuori da questi sforzi. I Gestori Piemontesi non avevano un rappresentante all’incontro di Roma. Questo fatto, però, non è imputabile ad una mancanza, ad una negligenza dell’Agrap, semplicemente siamo stati avvisati troppo tardi di tale incontro e nessuno del direttivo è stato in grado di liberarsi per potervi partecipare. Sicuramente siamo di fronte ad un aumento degli impegni che gravano sui consiglieri della nostra associazione, rispetto al passato, e forse si rende necessario un cambiamento di atteggiamento rispetto al ruolo dell’Agrap, ma da parte nostra possiamo anche dire che forse il Coordinamento deve fare un esame di coscienza e modificare il suo stile di approccio verso le associazioni regionali che DEVE rappresentare. Il significato del termine COORDINAMENTO chiarisce molto bene qual è il ruolo di questa rappresentanza nazionale di cui l’Agrap fa parte. Senza alcuna volontà di polemica e senza nessuna necessità di giustificare una qualsivoglia mala gestione dei rapporti da parte di noi consiglieri, il direttivo è ben cosciente del fatto che, ogni anno, 10 euro per ciascun socio Agrap vengono versati nelle casse del Coordinamento Nazionale; quindi ci sentiamo obbligati ad appurare che il lavoro a livello nazionale abbia un buon funzionamento. E soprattutto, continui ad avere senso l’idea di volerne fare parte, con tutto ciò che questo impegno comporta. Naturalmente appena avremo notizie dal Coordinamento Nazionale, positive o negative che siano, verranno prontamente diffuse a tutti i soci tramite le consuete mail. Siamo dispiaciuti che, almeno fino ad ora, non si sia riusciti a concludere nulla. In ogni caso inviteremmo tutti coloro che avessero delle idee al riguardo di non esitare ad esporle. Anche perché il Consiglio Direttivo dell’Agrap ha veramente bisogno che dal suo esterno arrivino tutti gli stimoli e gli aiuti possibili. massimo manavella Numero 1 Primavera 2014 o... n r e d a u q l Da Bilanci Facendo quattro conti. La pubblicazione del primo numero della nostra rivista offre una buona occasione per mettere nero su bianco la situazione finanziaria dell’Agrap, dando la possibilità a tutti gli associati di farsi un’idea precisa dello stato di salute dell’associazione che lo rappresenta. In realtà offre anche la possibilità ai Gestori dei Rifugi Piemontesi di mostrare in pubblico un po’ di conti, sfatando certi luoghi comuni, nemmeno poi così poco diffusi, che circolano tra i frequentatori delle nostre strutture. Infatti non è così raro sentire riflessioni che descrivono i gestori come un sorta di lobby, che si pascola bene un suo giardino privato. Non è poi così difficile, tra i soci del CAI, intuire che tante persone siano infastidite dalla presenza di un tal gestore che si arricchisce sfruttando le proprietà del Sodalizio. Si sente sovente la chiacchiera che affermerebbe che i gestori di rifugio sono foraggiati e sostenuti da fantomatici finanziamenti a fondo perduto. Dal nostro punto di vista possiamo dire che non siamo perfetti e soprattutto non siamo dei santi. Ma ci piacerebbe che coloro i quali mettono in circolazione queste voci prive di fondamento, si prendessero la briga di verificare ciò che sostengono. Siamo ben tranquilli nell’affermare che non abbiamo finanziamenti a fondo perduto ai quali attingere, NON ESISTONO. Ci sono, alle volte, degli interventi di sostegno predisposti dagli Enti Pubblici, ma sono i me- Numero 1 Primavera 2014 I Rifugi del Piemonte t desimi ai quali possono accedere tutti gli altri operatori turistici. Ai soci del CAI possiamo dire che la nostra presenza nei loro rifugi ci dà la possibilità di guadagnarci uno stipendio più o meno decoroso, a seconda delle nostre capacità e dell’importanza della struttura che abbiamo in gestione. Ma siamo ben tranquilli nell’affermare che il nostro ruolo va ben oltre il rimestare la polenta. Ogni rifugio è un piccolo presidio di un territorio difficile e complicato e la presenza di un “Guardiano del Faro” consente il buon funzionamento di questi avamposti. Non siamo perfetti e dobbiamo cercare di migliorarci sempre, ma siamo dei lavoratori con una nostra dignità da rispettare, come tutti gli altri lavoratori. Queste sono le spese sostenute fino al 30 arile 2014 dall’Agrap. Nel 2013 abbiamo speso 260,00 euro per lo sconto, simbolico, fatto ai soci Agrap che hanno partecipato ai corsi di aggiornamento organizzati con il Formont, 165,00 euro per le locandine di Notte in rifugio, abbiamo speso complessivamente 450,00 euro di Commercialista e sono stati versati euro 1.050,00 a sostegno del Coordinamento Nazionale. Sempre nel 2013 l’avere ospitato una serie di personalità alla nostra cena associativa, organizzata presso Cascina Govean di Alpignano, ci ha fatto spendere 225.00 euro. In questa piccola presentazione del nostro bilancio associativo, si noterà che non ci sono spese superflue e soprattutto il Direttivo ci terrebbe a far notare che non ci sono rimborsi di sorta per nessuna delle attività svolte. Diciamo questo non per imbellettarci da soli ma solamente perché ci teniamo a fare in modo Ritornando ai nostri conti: che tutti si rendano conto di come è stato imil Conto Corrente dell’Agrap ha un saldo, al 30 postato il nostro metodo di lavoro. aprile 2014, di 9.220,00 euro. Per tutti i gestori interessati alla nostra assoLa nostra presenza al Salone del Libro 2014 ci ciazione, ricordiamo che la quota associativa 2014 costa 60.00 euro. E dura un anno. è costata complessivamente 3240,00 euro. La volontà dell’Agrap di far conoscere meglio i gestori dei rifugi piemontesi, avrebbe l’obbiettivo di far scoprire a tutti un mondo poco indagato e molto romanzato. Ed allo stesso tempo di migliorare il nostro modo di lavorare. La pubblicazione del primo numero della no- L’Agrap sarà ben lieta di accogliere nella sua stra rivista, che avete tra le mani in questo mo- squadra tutti i gestori piemontesi volenterosi di partecipare e soprattutto aiutare a migliorare mento, ci è costata 1230,00 euro + iva. il suo lavoro. Le borracce che venderemo come gadget al Salone del Libro, ci sono costate 480,00 euro E riuscire a rendere sempre più importante e corposa la sua voce. + iva. IL DIRETTIVO. 7 Identikit I Rifugi del Piemonte R IFUGIO ALPINO G.E.A.T. VAL GRAVIO (VAL SUSA) m.s.l.m. 1390 Località: Pianetti Comune: San Giorio di Susa (TO) Sono Mario Sorbino, custode per tradizione familiare, nel 1982 inizio, in qualità di mascotte, all’età di 11 anni , la prima esperienza insieme ai miei fratelli e sorelle, tutti giovanissimi, e gestiamo il rifugio lago Verde in val Germanasca. Le stagioni invernali continuano dal 1988 presso La Capanna del sole in Val Troncea a Pragelato e quelle estive dal 1989 al rifugio Vitale Giacoletti in valle Po (Monviso), con collaborazioni sempre più attive con mio fratello Andrea che ne continua tutt’ora, dopo 25 anni, la gestione. Dal 2006 insieme a Debora Catalano, la mia compagna, insegnante di scuola d’infanzia e primaria, con precedenti esperienze in negozi di erboristeria e alimentazione vegetariana, vegana e curativa secondo i principi della macrobiotica, mettiamo a disposizione queste nostre esperienze, comprese quelle in ambito teatrale, antica ed attuale passione per entrambi, per il rifugio G.E.A.T. Val Gravio (Parco Naturale Orsiera- Rocciavrè) che ci accoglie in questa nuova avventura. Intanto nel 2009 la nostra famiglia cresce con l’arrivo di Amanda, e nel 2011 nasce Anita, e questo è ad oggi il nostro felice nucleo familiare. Amanda e Anita sono sempre con noi in rifugio, durante la stagione estiva, e la nostra vita con i suoi delicati equilibri cresce e si sviluppa in armonia con i luoghi e l’ambiente. Immersi in questa natura semplice e selvaggia seguiamo il corso delle stagioni e viviamo una vita sana, un po’ selvatica, che si arricchisce delle esperienze con i vari ospiti e collaboratori alcuni dei quali in questo contesto creano: work shop fotografici, laboratori di musica, spettacoli teatrali, concerti musicali, laboratori naturalistici, serate di approfondimento su temi sociali. L’aspetto culinario è l’altra passione che ci accompagna. Cerchiamo di unire la tradizione montana, all’attenzione per tutti coloro che sono vegetariani, vegani o con allergie e intolleranze alimentari. Il rifugio G.E.A.T. Val Gravio è una tipica e antica baita montana, costruita nel 1928 fu distrutta dai nazifascisti (ogni anno avviene la commemorazione in rifugio davanti al ceppo monumentale in memoria dei cinque giovani partigiani barbaramente trucidati) fu poi ricostruita e negli anni ampliata sempre dal solidale lavoro dei soci G.E.A.T. Si trova nel “centro polmonare ” del Parco Naturale Orsiera Rocciavrè, ora più esteso Parco delle Alpi Cozie, più precisamente nel vallone del Gravio che, per la sua orografia (Nord-Sud), lo protegge dai venti freddi. Le testimonianze archeologiche, a partire dalla preistoria (incisioni rupestri nel prato adiacente), denotano la presenza dell’uomo fin dall’età del ferro. E ancora oggi si respira il fascino della storia percorrendo anche l’antica mulattiera del sentiero dei Franchi che porta fino al rifugio e ci ricorda le eroiche e leggendarie imprese di Carlo Magno che pare lo abbia attraversato con le sue truppe per sorprendere alle spalle l’esercito del re longobardo Desiderio. La storia che ci circonda insieme ad una selvaggia e incontaminata natura la si può avvicinare anche visitando l’antichissima e ancora intatta Certosa di Montebenedetto (1197) testimonianza dell’antico ordine religioso dei Certosini. La cascata nascosta a cinque minuti dal rifugio, e i suoi vapori frizzanti con un susseguirsi di pozze d’acqua nel torrente, non solo sono l’habitat per numerose specie ittiche, tra cui il salmerino e il tritone, ma consentono stimolanti e tonificanti momenti di relax per tutti coloro che soggiornano in Rifugio. mergendoci da una primavera verde acido con le foglie nascenti e a seguire nel giallo delle papillonacee del Maggiociondolo, in un’estate dominata dal verde acceso delle foglie dei faggi e delle conifere. L’autunno poi è un mosaico di colori predominanti il rosso dei ciliegi selvatici e l’arancione del larice. L’inverno spoglia il bosco lasciando ampi scorci panoramici tra l’azzurro del cielo rigato dai fusti degli alberi e porta un silenzio profondo con il ghiaccio e la neve che coprono l’acqua del Gravio. Ed è sempre possibile incontrare, se ci si muove discretamente, i numerosi abitanti del bosco, ricco di molte specie di ungulati e volatili e da un po’ di anni anche il lupo vi ha fatto ritorno, difficilissimo da avvistare, lascia spesso tracce del suo passaggio. Internamente completamente rivestito in legno, il rifugio accoglie sempre in una calda e semplice atmosfera. La struttura è caratterizzata da un basso impatto ambientale: la maggior parte delle energie provengono da fonti rinnovabili (certificazione Qualità Italiana e YES 2013). Tra queste la più interessante è una mini-centralina idroelettrica (4KW), alimentata dall’acqua del torrente Gravio, che, attraverso delicati equilibri e dosaggi, produce energia elettrica per luce, elettrodomestici, acqua calda e riscaldamento con dissipatori ad aria calda. Stufe a legna, poutagè per riscaldare e cucinare, inoltre acqua potabile da una sorgente autorizzata: così il rifugio gestisce autonomamente e con attenzione le proprie risorse energetiche. Da tutti gli accessi si raggiunge a piedi attraverso splendide mulattiere che attraversano il bosco. In bike e a cavallo sulla splendida tratta del Sentiero dei Franchi segnavia 513a, da Cortavetto. Aperti tutto l’anno nei fine settimana, festività e ponti principali, su prenotazione per gruppi organizzati anche in settimana, continuativamente da metà giugno ai primi di settembre. Il rifugio si distingue dal punto di vista culinario e ora, in collaborazione con Turismo Torino e Provincia e Valle Susa Tesori di Arte e Cultura Alpina, si arricchisce del Menù del Pellegrino o del Viatores e del Piatto del Pellegrino, presentati rispettando gli ingredienti e l’ambientazione del periodo storico, che integrano i nostri piatti tradizionali sempre “poveri, ma sani e genuini”. La maggior parte dei prodotti, quali il formaggio d’alpeggio, successivamente stagionato da g noi, selvaggina e carni, patate, e, verza, miele, mele, ca- stagne pane stagne, pane, vino ecc ecc. provengono dal nostro terr territorio. Per ingolosire evidenziamo alcuni nostri piatti tipici: polenta taragna concia o bramata di mais, bagna cauda regina, gran bollito misto, cosciotto di cinghiale al fieno cotto al forno, carni miste alla losa o al civet bianco, insalate primaverili con barba di frate su crostone, acciughe alla piemontese verdi o rosse, flan di toupinambour, torta salata alle ortiche detta “pastello”, focaccia dolce di San Michele con uvetta e salata ai cipollotti o porri, lasagne con bietoline al forno, zuppe di farro, vellutate di zucca con crostini allo zenzero, dette anche in epoca medievale “paniccia o pulmenta”, torta dello gnomo goloso, frolla di mais alla ricotta dolce, bonet, strudel di mele e amaretti e inoltre abbiamo una grande attenzione per tutti coloro che possono avere intolleranze o allergie alimentari, utilizzando prodotti biologici e proteine vegetali (Tofu, Seitan, ...). Amiamo definirci custodi più che gestori e, il nostro lavoro è come quello che nel teatro classico svolge il “generico” ovvero colui che può interpretare tutti i ruoli fino ad essere anche primo attore e noi come tali impersoniamo i numerosi ruoli che siamo chiamati a svolgere per consentire che il delicato equilibrio del rifugio fluisca armoniosamente (cuochi, albergatori, camerieri, boscaioli, elettricisti, manutentori sentieri, idraulici, primo soccorso,...) non ci annoiamo!! . Viviamo in una fascia di territorio che dall’inizio dell’800 fino alla metà del secolo scorso era molto abitata infatti si incontrano vecchie borgate abbandonate lungo il cammino e ci piace proseguire mantenendo un modo di lavorare e vivere antico radicato alla tradizione che rispetta la natura in cui vive, non la stravolge ma entra in relazione con essa. Che dire d’altro se non che amiamo i luoghi in cui viviamo e anche l’impegnativo e faticoso lavoro che ci auguriamo di poter fare ancora a lungo e se non fossimo animati da questa passione forse non ce faremmo ad affrontare anche le tante difficoltà che il nostro lavoro comporta, nulla è semplice, infatti, compreso fare i rifornimenti di cibo o d’altro dato che è possibile raggiungere il rifugio soltanto a piedi, ma ci sentiamo comunque privilegiati perchè ogni giorno sentiamo che nonostante tutto è quello che continuiamo a voler fare al meglio delle nostre possibilità cercando di crescere in ogni ambito della nostra vita, è un cammino lento e costante proprio come quello che percorriamo per salire in rifugio e che con la sua bellezza silenziosa ci ripaga anche delle fatiche. Vi aspettiamo nello splendido vallone del torrente Gravio a presto i custodi Mario, Debora e le piccole Amanda e Anita. . Visto dai Bimbi!! I colori del bosco seguono le stagioni variando le tonalità della volta della nostra galleria naturale, im- 8 Numero 1 Primavera 2014 to Galleria fo I Rifugi g del Piemonte Rifugiamoci 2010 ! incontri tra gestori ! Ci siamo trovati spesso davanti al camino, con un bicchiere di vino buono e tante storie da raccontare…Erano le nostre storie, i nostri aneddoti, le nostre piccole grandi avventure... C ENA ANNUALE DEI SOCI AGRAP 2013 Ospiti: EEttore Borsetti Presidente Nazionale Club Alpino Italiano Ugo Griva Consigliere Nazionale Club Alpino Italiano Michele Mi Colonna Presidente Piemontese Club Alpino Italiano o Luigi Bedin Bedi Presidente Commissione Rifugi Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Mauro Fanti Fantino Consigliere Commissione Rifugio Liguria, Piemonte e Valle alle d’Aosta. Giacomo Benedetti Bene Consigliere Commissione Rifugi Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Gian Gia Luca Vignale Assessore alla Montagna Regione Piemonte te Roberto Vaglio ex Assessore alla Montagna Regione Piemonte ed attuale Presidente esidente Formont Elena Dibella dirigente della Provincia di Torino La Cena dei Soci è stata organizzata in collaborazione con la Ditta Viander, specializzata nella produzione di prodotti alimentari. L’allestimento è avvenuto a Cascina Govean di Alpignano. Eventi C ORSI DEI SOCI AGRAP ANNO 2013 Nell’anno 2013 la nostra associazione ha organizzato, zato, in collaborazione con il Formont, i seguenti enti corsi: - Corso di Somministrazione Alimenti e Bevande - Corso HACCP - Corso di Prevenzione Incendio - Corso Sicurezza sul Lavoro La collaborazione con il Formont si è articolata con le sedi di Venaria e di Domodossola Numero 1 Primavera 2014 9 Novelle I Rifugi del Piemonte Insieme ad una associazione di volontariato di valle ho ospitato a titolo gratuito per una setti- mana in rifugio una decina di ragazzini di circa 8 anni di età provenienti dai campi profughi del Saharawi, dove non hanno niente, solo sabbia da calpestare, sabbia da respirare quando tira il vento, sabbia da bere insieme all’acqua raccolta da miseri pozzi a cielo aperto. Era bello vedere il loro entusiasmo e timore reverenziale nel giocare su di un prato verde (si toglievano le scarpe prima di calpestarlo), vederli attraversare un piccolo ruscello gorgogliante o giocare con la sua acqua fresca e limpida (cosa che a noi non dà quasi emozioni) e alla sera, dopo averli messi a dormire in un silenzio ovattato, fare le ultime pulizie e metterti in cucina a preparare qualche dolce per la colazione del giorno dopo, assorto nei pensieri e nelle emozioni della giornata e vederti spuntare una delle accompagnatrici dei ragazzi attratta forse dalla luce che filtrava dalla cucina nel buio più totale o dalla fragranza delle crostate appena sfornate o che semplicemente per insonnia voleva scambiare quattro chiacchiere come dice lei: “Con uno schivo gestore “ e ritrovarsi dopo qualche anno insieme a far capire e amare al nostro il piccolo Lorenzo quello strano mestiere che fa il suo babbo. Grazie Valentina . Monssù Oliva disse alla moglie che si era perso, aveva camminato diverse ore poi era salita la nebbia e lui non sapeva più dov’era. La moglie gli ordinò di non muoversi da lì. Poi chiamò in rifugio spaventata. Noi la tranquillizzammo dicendole che saremmo subito partiti alla sua ricerca. Poi chiamammo col telefono Monssù Oliva per tranquillizzare anche lui. Durgha, il ragazzo nepalese che collabora con noi, prese una delle radio che utilizziamo per tenerci in contatto con il rifugio e sfrecciò rapidissimo nella nebbia. Io richiamai la sig.ra Oliva per dirle che eravamo partiti alla ricerca del marito, poi mi incamminai sul sentiero che saliva allo Chardonnet. Dopo una mezz’ora di cammina nel limbo di una nebbia fittissima, sentii delle voci, erano Durgha e Monssù Oliva: ne riconoscevo le voci ma non li vedevo. D’un tratto, come sempre succede nella nebbia spessa e densa, me li trovai di fronte a due passi da me. Monssù Oliva era sorridente. Durgha più di lui. Io ero sollevato dal vederli entrambi e sorrisi più di loro due messi insieme. Riaccompagnammo Monssù Oliva in rifugio e telefonammo alla moglie. Tutto finì per il meglio. Monssù Oliva adesso non c’è più, da due anni ormai. Nella sala da pranzo del rifugio c’è sempre il tavolo appoggiato alla piglia che lui occupava quando era in rifugio. E quel tavolo, quando parliamo tra di noi organizzandoci per la preparazione dei posti a sedere di pranzo o cena, da tutti, anche da chi non l’ha mai conosciuto, viene ancora indicato come il tavolo di Monssù Oliva. A lpe Devero - Settembre 96 Rifugio h.23.45 - Vento forte e freddo “”andiamo a dormire che sono un po stanca e poi mi sento.....qualcosa come se...... ma no è solo stanchezza......davvero.”” Esattamente 1 ora e 35 km.dopo di strada di montagna, nasceva nostra figlia Rebecca!!! U n anziano signore, ormai novantenne, accompagnato dalla figlia, che ritornava in rifugio dopo moltissimi anni, per rivedere e ricordare, probabilmente per l’ultima volta, il luogo dove aveva trascorso molti mesi durante la guerra mondiale. Il rifugio durante la guerra era una caserma di confine e questo ex militare ha raccontato, lacrime agli occhi, alcuni aneddoti straordinari vissuti in quel periodo, della sua giovinezza ma anche della nostra Italia. Tutto è stato documentato sul libro del rifugio. Un anziano signore, ormai novantenne, accompagnato dalla figlia, che ritornava in rifugio dopo moltissimi anni, per rivedere e ricordare, probabilmente per l’ultima volta, il luogo dove aveva trascorso molti mesi durante la guerra mondiale. Il rifugio durante la guerra era una caserma di confine e questo ex militare ha raccontato, lacrime agli occhi, alcuni aneddoti straordinari vissuti in quel periodo, della sua giovinezza ma anche della nostra Italia. Tutto è stato documentato sul libro del rifugio. Monssù Oliva e la figlia Anna Monssù Oliva, il sig. Oliva, era un cliente assiduo del nostro rifugio. Aveva oltre ottant’anni e poteva trascorrere anche 10 giorni di fila in pensione quassù da noi. Camminava con due bastoni, perché aveva problemi alle ginocchia. Un giorno partì per andare al Lago dello Chardonnet. La giornata era bellissima, ma come spesso accade, verso le ore più calde la condensa della pianura sale spalmando nebbia sulle pendici delle montagne. Quel giorno la bella giornata si trasformò in un cupo fondo di bottiglia opaco e sporco. Monssù Oliva si ritrovò a non sapere più dove si trovava, a non capire più in quale direzione stava andando: se verso il lago oppure verso il rifugio. Con la sua andatura incerta proseguì nel suo cammino, fino a rendersi definitivamente conto di essersi perso. A quel punto si sedette su un masso e con tutta la voce che aveva in gola cominciò a chiamare aiuto. Ma nessuno lo sentì. Dopo un attimo sentì squillare il suo telefonino, stupendosi parecchio che ci fosse campo, rispose. Era la moglie. Lo chiamava ogni giorno per sentire come andavano le cose. Lei non poteva salire al rifugio a causa di gravi problemi di cuore. Quindi facevano le vacanze separate. Anzi Monssù Oliva ci raccontava che, spesso, lei lo spediva al rifugio per qualche giorno, perché era troppo stanca per sopportarlo. E lui preparava lo zaino, usciva di casa recandosi in Corso Vittorio angolo Via Sacchi, alla fermata della corriera. Saliva sull’autobus che l’avrebbe portato in valle dove noi l’avremmo recuperato. ante ed emozion le a n o s r e p Troppo ta, ritto su car c s e r e s s e per to e lo raccon t e a u q i n vie ! di persona 10 Numero N Nu mero me o1P Primavera rima ri mave veraa 2 2014 014 01 I Ri Rifugi del Piemonte U na sera, abbiamo atteso fino all’una di notte un piccolo gruppo di ciclisti i quali avevano avuto un grosso problema e li abbiamo rifocillati e trattati come fossero arrivati alle 19. La mattina seguente, a seguito del poco ma normale trambusto che c’e’ stato a conseguente all’operatività fino a quell’ora, sono stato accusato da due tedeschi di tenere aperta l’attività fino ad ora tarda per vendere grappe e liquori, e a seguito di una discussione sono stato costretto a rimborsare ad i due ospiti tedeschi il 40% della loro quota. Una notte di febbraio di qualche anno fa, sabato sera verso le 22. Ero da sola, leg- gevo, on la gatta accovacciata che faceva le fusa. Ad un certo punto la gatta si rivolge verso la porta, inizia a soffiare, quasi ringhia. Non capisco cosa accade fino a che, un paio di minuti dopo, sento ululare fuori dalla porta. Mi si è gelato il sangue. Paura atavica quella verso i lupi, e ne ho avuto la dimostrazione diretta: ero protetta, al caldo, con cibo, telefono...tutto ciò che poteva servire alla sopravvivenza e invece paura, cuore che va veloce. Erano due, lo scoprirò l’indomani mattina. Meraviglioso! Una grande lezione di quanto siamo fragili, esposti, vulnerabili: non tanto rispetto alla natura selvaggia, quanto alle nostre paure, ai nostri fantasmi. Eravamo all’inizio della nostra gestione (anno 1993) del Rif. Mezzalana 3034 mt e, nella stagione sci alpinistica ci ha raggiunto uno scialpinista svizzero disabile (focomelico senza braccia) che stava percorrendo la Haute Route del Monte Rosa, e ci ha chiesto una bibita. Avevamo solo bibite in lattina ed essendo convinti sostenitori dell’ambiente cercavamo di limitare l’uso della plastica, quindi non avevamo cannucce, offrivamo le bibite in bicchieri di vetro. Purtroppo questo signore sarebbe stato molto facilitato da questo ausilio, ha bevuto ugualmente, ma non senza difficoltà e non in autonomia dovendo ricorrere al nostro aiuto. Una persona che faceva scialpinismo senza le braccia in un ambiente così austero ed anche pericoloso ha avuto la sua maggiore difficoltà nel bere una bibita. Questo episodio ci ha dato la possibilità di riflettere che le cose possono essere utili anche se non consone al proprio pensiero e non bisogna precludere nulla soltanto perché non lo ritieni possibile. Da allora non ci sono più mancate le cannucce . U n signore svizzero ultraottantenne, non proprio fermo sulle gambe, che scala la vetta con il figlio. Lo aspettiamo svegli, rientra nel cuore della notte, circa 18 ore dopo la partenza. Sono preoccupata, e anche un po’ contrariata dal figlio che ha assecondato un’impresa vicina al limite. Dopo averli rifocillati, chiedo all’anziano signore se si è trovato in difficoltà, se ha bisogno di qualcosa. Mi risponde “Signora, conosco i miei tempi e i miei limiti, è tutto a posto. Ho visto la sagoma di questa montagna cinquant’anni fa, da una cima lontana centinaia di chilometri. Ho chiesto alla mia guida che montagna fosse. E ho deciso quel giorno che l’avrei scalata. Purtroppo il lavoro mi ha preso molto, ma alla fine ce l’ho fatta”. Mi sono ritirata strisciando. Numero N Nu mero 1 P Primavera riima m vera 2 2014 014 01 4 11 I Rifugi iscritti AGRAP 2014 La Foresteria di Massello Osservatorio Palazzina Sertorio Posto tappa pp Fontana del Thures Posto Tappa pp Usseaux Pzit Rei Rifugio g Amprimo p Rifugio g Andolla Rifugio g Arlaud Rifugio g Baita Gimont Rifugio g Barant Rifugio g Barbara Rifugio g Bimse Rifugio g Brusa Perona Cortevecchio Rifugio Legnano g Capanna p g Rifugio Mautino g Capanna p Rifugio g Casa Assietta Rifugio g Casa Canada Rifugio g Castiglioni g Rifugio g Città di Arona - cai veglia g Rifugio g Città di Busto Rifugio g Città di Ciriè Rifugio g Città di Mortara Rifugio g Città di Novara Rifugio g Crosta Rifugio g Don Barbera Rifugio g Fantoli Rifugio g Fonti Minerali Rifugio g Garelli Rifugio g Gastaldi Rifugio g Gattascosa Rifugio g Geat Val Gravio Rifugio g Giacoletti Rifugio g Granero Rifugio Jervis g Guglielmo g J Rifugio g Guido Reyy Rifugio g Jumarre J Rifugio g La Chardouse Rifugio g Les Montagnards g Rifugio g Levi Molinari Rifugio g Locanda Regina g Rifugio g Margaroli g Rifugio g Maria Luisa Rifugio g Meira Paula Rifugio g Miryam y Rifugio g Mongioie g Rifugio g Monte Zeus Rifugio Muzio Rifugio Oberto Maroli Rifugio Parpinasca Rifugio Piancavallone Rifugio Piazza Rifugio Pontese Rifugio Quintino Sella Rifugio San Bernardo Rifugio Scarfiotti Rifugio Selleries Rifugio Tazzetti Rifugio Terzo Alpini Rifugio Toesca Rifugio Troncea Rifugio Vaccarone Rifugio Willy Jervis Rifugio Zamboni [email protected] y@ [email protected] p @g [email protected] @ [email protected] @ p [email protected] p @ [email protected] g @ [email protected] @ g [email protected] @ g [email protected] @ g [email protected] @ g [email protected] @ [email protected] p @g [email protected] p @g [email protected] p [email protected] g [email protected] [email protected] g g [email protected] y [email protected] [email protected] g y [email protected] g [email protected] g [email protected] g [email protected] g [email protected] p [email protected] [email protected] [email protected] g g [email protected] g g [email protected] g g [email protected] g g p [email protected] g g [email protected] y [email protected] g g y [email protected] g j g [email protected] g [email protected] g [email protected] g [email protected] g g [email protected] g g [email protected] g [email protected] p [email protected] g [email protected] g [email protected] g g [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] 0121.808678 328.2185043 0122.845156 0121.83876 0122.49353 348.4856435 335.401624 328.7099155 335.6276850 0121.930077 339.5953393 0323.8370051 349.2127830 347.3654510 0122.456117 0121.353160 333.3424904 333.1037853 347.5566808 340.6769984 348.8752203 340.7370762 340.8259234 0174.542802 330.206003 0124.953117 339.7709937 348.7119154 328.3151669 333.8454390 347.9637442 0121.91760 347.5234431 349.3078110 0122.944233 339.6085107 0123.233073 0122.58241 0175.94907 327.0197444 348.4444316 348.7205738 338.3602640 0174.390196 0324.627827 347.1222757 0324.65544 349.2127830 0323.407482 340.7855288 0124.800186 0175.94943 334.1397905 0122.901892 0121.842664 0123.756165 335.6179182 0122.49526 320.1871591 347.9657918 0121.011000 340.7977167 Associazione Gestori Rifugi Alpini e Posti Tappa del Piemonte ONLUS [email protected] - [email protected] - www.rifugidelpiemonte.it Presidente: Massimo Manavella (Rifugio Selleries) Direttivo: Roberto Boulard (rifugio Willy Jervis),Valentina Jorio (rifugio La Chardouse),Virgilio Bergero (rifugio Città di Ciriè), Silvia Balocco (rifugio Quintino Sella), Roberto Plano (rifugio Amprimo), Bruno Morella (rifugio Baita Gimont), Roberto Chiosso (rifugio Gastaldi), Michele Galmarini (rifugio Castiglioni), Andrea Sorbino (rifugio Giacoletti), Riccardo Novo (rifugio Terzo Alpini) Delegazione VCO: [email protected] Rivista Agrap “I Rifugi del Piemonte” - [email protected] Redazione: Massimo Manavella, Valentina Jorio, Silvia Balocco, Virgilio Bergero, Roberto Plano