ILARIA BECATTINI
Arezzo nel primo Quattrocento: attività economiche e struttura sociale
1. La ricerca che mi propongo di affrontare si inserisce nella corrente di studi sulle realtà urbane
e para-urbane che, nel corso dei secoli finali del Medioevo, vennero assorbite da un’altra città
comunale egemone. In ambito toscano, mentre centri come Pescia, Pistoia e Pisa possono contare su
un certo numero di ricerche da parte di studiosi quali Judith Brown, David Herlihy, William
Connell, Giorgio Chittolini, Michele Luzzati, che ne hanno analizzato le fasi di attrazione e di
inserimento nella sfera del dominio fiorentino, Arezzo risulta senza dubbio una delle città meno
studiate. Ciò vale, in particolare, per il periodo successivo alla sottomissione a Firenze del 1384,
evento tradizionalmente considerato dalla storiografia come una sorta di fine della storia cittadina.
Se ci limitiamo all’ambito dei fenomeni socio-economici, all’ultimo secolo dell’età medievale sono
stati dedicati solo un paio di articoli di taglio generale di Federigo Melis (Melis, Lazzaro Bracci;
L'economia delle città minori), il prezioso volumetto di Bruno Dini (Arezzo intorno al 1400) e
alcuni studi di Giovanni Cherubini, centrati però prevalentemente sulle campagne e la proprietà
fondiaria (Cherubini, La proprietà fondiaria; Schede per lo studio; Arezzo nella seconda metà),
qualche pagina isolata di Robert Black e Samuel Cohn (Black, Benedetto Accolti; Cohn, The Cult of
the Remembrance).
Nella scarsità di ricerche approfondite tutti questi studiosi hanno dovuto fare i conti con
l’eredità della tradizione storiografica precedente, dominata dall’idea della decadenza. Fino a tempi
recentissimi, infatti, l’opinione dominante era che la sottomissione di Arezzo a Firenze, mettendo
fine all’autonomia della città, avesse inaugurato un’epoca di declino generalizzato: di
subordinazione politica naturalmente, ma anche di crisi demografica ed economica, di oppressione
fiscale da parte della Dominante, di scadimento dei livelli di vita, di depressione culturale.
Le reazioni a questa ingombrante impostazione sono state differenti. Per Robert Black, Samuel
Cohn e Giovanni Cherubini il quadro dell’Arezzo tardo-trecentesca e quattrocentesca presenta più
luci che ombre. Quest’ultimo studioso, pur sottolineando che la situazione degli studi non consente
conclusioni sicure, ritiene che Arezzo fosse nel Quattrocento «una città con i caratteri ormai del
centro provinciale, piccola a petto della capitale, modesta nelle sue attività manifatturiere e
mercantili, povera di territorio, ma segnata dalle attività agricole» (Cherubini, Arezzo nella seconda
metà, p. 21). Diversa è la posizione di Federigo Melis. In un contributo sul mercante aretino
Lazzaro Bracci, questi ha messo in risalto l’importanza rivestita da Arezzo all’interno dello spazio
commerciale toscano: la città, infatti, permetteva di convogliare le merci che arrivavano
dall’Umbria, dalle Marche (fra le più importanti il guado proveniente dall’Alta Valtiberina,
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richiesto dalle industrie laniere di tutta Europa, ma anche la carta di Fabriano) e dalle coste
adriatiche verso Firenze e da qui verso il porto di Pisa. In senso inverso i mercanti aretini presenti a
Pisa e a Firenze redistribuivano nella loro città di origine, e a ventaglio verso le regioni dell’Italia
centrale, le lane inglesi e spagnole, le spezie, le derrate alimentari e i metalli che servivano ad
approvigionare le officine degli spadai casentinesi. (Melis, Lazzaro Bracci, pp. 11-12 e 17). Con le
conclusioni di Melis concorda Bruno Dini, che intorno al 1400 vede l’economia aretina dotata di
una buona vivacità e caratterizzata da due livelli di circolazione delle merci: un circuito di raggio
interregionale e internazionale ed un secondo di raggio locale, che legava la città al suo contado,
dove i mercanti aretini smerciavano i prodotti dell’artigianato cittadino e le materie prime acquistate
sulle altre piazze italiane. Ma Dini sottolinea anche l’importanza delle produzioni manifatturiere
cittadine – lana e cotone – i cui guadagni venivano redistribuiti nelle campagne dagli uomini
d’affari più facoltosi coinvolgendo la popolazione contadina in alcune fasi di lavoro (Dini, Arezzo
intorno al 1400, pp. 101-104). Per entrambi questi autori l’ingresso di Arezzo nello stato fiorentino
significò anche il più stabile inserimento della città nel grande circuito di scambi della Dominante,
con indubbi vantaggi di natura economica.
2. Recentemente Franco Franceschi ha invitato a riconsiderare il quadro dell’economia aretina
nel primo secolo della dominazione fiorentina liberandosi dal condizionamento di quello che ha
chiamato il «modello toscano, e in particolare fiorentino», ovvero dall’idea che nella società bassomedievale il dinamismo sociale ed economico fosse inscindibilmente legato ai successi
dell’industria di esportazione e ancor più del commercio a vasto raggio; Arezzo, infatti, con una
struttura economica assai poco aderente a questo schema, finisce per essere quasi automaticamente
inclusa fra i centri urbani di seconda o terza fila. Franceschi ha inoltre ipotizzato che l’integrazione
fra l’agricoltura e gli altri settori, nonché la vocazione a sfruttare principalmente come spazio
economico quello costituito dalla città e dalle sue valli, debbano essere considerati – insieme a una
base artigianale dell’economia cittadina che egli ritiene assai solida – più come punti di forza che
come elementi di debolezza (Franceschi, Arezzo, il destino di una città; Arezzo all’apogeo dello
sviluppo).
Il progetto che presento muove proprio da quest’ultima ipotesi e si propone, utilizzando in
primo luogo l’insieme di dati offerto dal catasto imposto dai fiorentini nel 1427, di approfondire
molti degli spunti e dei risultati ottenuti dagli studiosi che si sono occupati di Arezzo alla fine del
Medioevo ma senza affrontare la prima metà del XV secolo con un’analisi sistematica. In
particolare gli ambiti fondamentali della ricerca possono essere così individuati:
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- ricostruzione della struttura della popolazione urbana, con particolare riferimento alle fasce di
età e alla fisionomia dei nuclei familiari. Si tratta di un tipo di indagine essenziale per comprendere
le potenzialità demografiche di una città che sembra avere risentito forse più di altri centri toscani
delle conseguenze provocate dalle ripetute crisi di mortalità di quest’epoca;
- ricostruzione della composizione della ricchezza e della sua distribuzione. In questo caso
l’obiettivo è quello di verificare l’articolazione della ricchezza nei comparti fondamentali
(mercatura, banca, attività artigianali e manifatturiere, proprietà immobiliare, rendita finanziaria),
nonché di giungere ad una classificazione dei nuclei familiari in base all’ammontare del reddito.
Ciò permetterà di formulare un giudizio più documentato sulla fisionomia complessiva della città,
sulla sua presunta debolezza mercantile, sui rapporti con le sue campagne, sul grado di inserimento
della sua economia nel sistema degli scambi fiorentino
- mappatura delle attività economiche e delle loro forme organizzative. Lo scopo di questa
parte, che dovrebbe rappresentare il cuore della ricerca, è quello di disporre finalmente di
un’immagine chiara ed articolata del mondo del lavoro e delle professioni, delle sue strutture
materiali, dei rapporti di produzione in esso vigenti. Un’attenzione speciale sarà dedicata al
rapporto fra attività economiche e nucleo familiare, al ruolo produttivo di donne e ragazzi, alle
forme della dipendenza, alla pluriattività, alle fisionomia delle reti creditizie.
3. Come ho anticipato, la fonte principale della mia indagine sarà costituita dalle portate e dai
campioni del catasto fiorentino del 1427 relativi al centro urbano di Arezzo, materiali conservati
presso l’Archivio di Stato di Firenze. So bene che si tratta di un tipo di documentazione
ampiamente nota e utilizzata dagli studiosi, soprattutto dopo i grandi lavori di Elio Conti (La
formazione della struttura agraria) e di Herlihy-Klapisch (Herlihy e Klapisch-Zuber, I toscani e le
loro famiglie), ma resta il fatto che nessuna indagine sistematica sul catasto è stata effettuata per la
nostra città, malgrado sia questo un passaggio ineludibile per cominciare a tracciare il quadro
dell’economia e della società urbana, nonché dei suoi rapporti con il territorio, a quasi cinquant’anni
di distanza dalla sottomissione a Firenze. La raccolta e l’organizzazione dei dati, naturalmente, non
potrà prescindere dal ricorso allo strumento informatico e dalla messa a punto di una scheda di
rilevazione-tipo.
Accanto alla vasta base di dati demografici, economici e sociali – si tratta oltre un migliaio di
denunce per una popolazione che superava di poco le 4000 unità – assicurata da questo tipo di
fonte, con la quale ho acquisito una certa dimestichezza per averla già utilizzata nella ricerca su San
Giovanni Valdarno svolta in sede di Tesi di Laurea, intendo procedere all’esame di un altro filone
di fonti, fondamentale per un’analisi del tipo di quella che intendo svolgere: i «libri di ricordanze» e
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i registri contabili conservati soprattutto presso l’Archivio della Fraternita dei Laici di Arezzo. In tal
modo sarà possibile penetrare più profondamente nel mondo della produzione e del commercio e
ricostruirne le dinamiche interne. Considerando la buona disponibilità di questi materiali dovrò
procedere ad una selezione mirata. Il primo criterio di scelta sarà di natura cronologica: mi orienterò
cioè verso le contabilità degli operatori economici attivi negli anni più prossimi a quello del catasto;
in secondo luogo privilegierò i settori che emergeranno come i più significativi dall’indagine sul
catasto: un primo esame delle denunce, unitamente allo spoglio dei libri contabili conservati, mi
induce a prendere in considerazione le attività dei lanaioli, dei merciai e setaioli, dei commercianti
di cereali, di figure artigiane quali i conciatori, i fabbri e i sarti.
L’integrazione fra queste due grandi tipologie documentarie dovrebbe assicurare alla ricerca la
necessaria solidità mettendola al riparo dal pericolo di una ricostruzione episodica e
impressionistica.
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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L'urbanesimo medievale e la mezzadria, Firenze, Salimbeni, 1991, 209-217
CHERUBINI, G., Schede per lo studio della società aretina alla fine del Trecento, ora in ID.,
Scritti toscani. L'urbanesimo medievale e la mezzadria, Firenze, Salimbeni, 1991, pp. 117-140
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Annunziata di Arezzo nel 500° della sua costruzione, Atti del Convegno di studi, Arezzo,
Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze, 1993, pp. 9-21
COHN, S. K., The Cult of the Remembrance and the Black Death. Six Renaissance Cities in
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DELUMEAU, J.-P., Arezzo. Espace et sociétés: 715-1230, 2 voll., Roma, École Française de
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DINI, B., Arezzo intorno al 1400. Produzione e mercato, Arezzo, Grafiche Badiali, 1984
DINI, B., Lineamenti per una storia dell'arte della lana in Arezzo nei secoli XIV-XV, estr. dal
“Bollettino del Rotary Club” di Arezzo, n. 902, 1980, pp. 1-27
DROANDI, E., Qualche notizia di storia e di economia aretina all'inizio del XIV secolo, estr.
dal “Bollettino del Rotary Club” di Arezzo, 865, 1970, pp. 1-12
FANFANI, A, Costi e profitti di Lazzaro Bracci, mercante aretino del Trecento, “Nuova
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Petrarca politico, Atti del Convegno, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2006, pp.
159-182
FRANCHETTI PARDO, V., Arezzo, Bari, Laterza, 1986
HERLIHY, D., e KLAPISCH-ZUBER, CH., I toscani e le loro famiglie: uno studio sul catasto
fiorentino del 1427, trad. it., Bologna, Il Mulino, 1988
LUZZATI, M., Firenze e la Toscana nel Medioevo. Seicento anni per la costruzione di uno
Stato, Torino, Utet, 1986, pp. 124-128
MELIS, F., Lazzaro Bracci (La funzione di Arezzo nell'economia dei secoli XIV-XV), ora in ID.,
Industria e commercio nella Toscana medievale, a cura di B. Dini, con Introduzione di M.
Tangheroni, Firenze, Le Monnier, 1989, pp. 175-191
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nella Toscana medievale, a cura di B. Dini, con Introduzione di M. Tangheroni, Firenze, Le
Monnier, 1989, pp. 83-107
PINTO, G., Produzioni e traffici nell'Aretino nei secoli XIII e XIV. Aspetti e problemi, “Atti e
memorie dell'Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze”, n.s., LXI, 1999, pp. 223-236
VARESE, P., Condizioni economiche e demografiche di Arezzo nel secolo XV, estr. da “Annali
del Regio Istituto Magistrale di Arezzo”, a.s. 1924-25, Arezzo, Tip. Sinatti, 1981, pp. 1-31.
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FONTI ARCHIVISTICHE
A) ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE
- Catasto, 200-203 (Portate della città di Arezzo)
- Catasto, 273 (Campioni della città di Arezzo)
B) ARCHIVIO DELLA FRATERNITA DEI LAICI DI AREZZO, ARCHIVI DEI TESTATORI:
PIETRUCCIO DI PAOLINO E MEO DI FINO, BIADAIOLI
- 3350 Libro delle compere (1385-1389).
- 3351 Quaderno di ricordanze (1391-1411).
- 3352 Vacchetta di debitori, creditori e memorie (1398-1415).
- 3353 Libro di debitori e creditori (1398-1423).
VIVIANO DI GORO, NICCOLO, FRANCESCO E MARIOTTO DI VIVIANO, IACOPO DI
FRANCESCO DI VIVIANO, LANAIOLI E SPEZIALI
- 3355 Ricordanze di Viviano di Goro (1387-1397).
-3356-3358 Libri delle vendite di panno di Niccolò e Francesco di Viviano (1429-1467).
- 3359-3360 Libri dei lavoranti di Niccolò e Francesco (1431-1442).
- 3361 Possessioni di Niccolò e Francesco (1434-1435).
- 3363 Ricordanze di Niccolò e Francesco (1435-1448).
- 3364 Entrata e uscita di Niccolò e Francesco (1435-1448).
- 3365 Debitori e creditori di Francesco (1451-1458).
- 3366-3368 Libri di debitori della spezieria (1450-1459).
GIGLIO DI BETTINO, SETAIOLO E MERCIAIO
- 3384-3389 Libro di debitori (1398-1439)
- 3390 Quadernuccio di ricordanze (1400-1406)
- 3391 Memoriale (1400-1409)
BIAGIO DI GIOVANNI, LORENTINO D’ANGELO E CRISTOFORO DI PIERO, CONCIATORI
- 3395 Libro di spese per le possesioni e di contabilità per la macinatura del «catollo» (1414-1437)
TUCCIARELLO DI CECCHO, MERCIAIO
- 3424-3426 Libri di vendite di panno (1420-1438)
ANTONIO DI MICHELE BARBIERE
- 3427 Vacchetta di ricordanze (1420-1477)
PIETRO D’AGNOLO CALZETTAIO E PAOLO DI GIOVANNI CIMATORE
- 3430 Debitori e creditori di Pietro d’Agnolo e Paolo di Giovanni (1433-1469)
- 3431 Debitori e creditori di Paolo di Giovanni (1437-1433)
- 3432 Quadernuccio di debitori, memorie e possessioni di Paolo di Giovanni (1444-1458)
SIMO DEL VIVA CONCIATORE DI PANNI DI LANA
- 3435 Libro delle ragioni di bottega (1428-1434)
BATTISTA DI BERARDINO SARTO
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- 3436 Libro di ricordanze e ricevute (1428-1436)
GIOVANNI D’AGNOLO DI NOFRO FABBRO
- 3450 Libri di vendite e acquisti di ferro (1447-1458)
C) ARCHIVIO DI STATO DI AREZZO
- Carte Redi, carte di privati n. 20, (1441-1661).
- Ricordanze di Mariotto di Ambrogio di Simo, archivi e fondi diversi, 35, carte di privati, 10 (14391539).
- Debitori, creditori e ricordi di Azzolino di Baltramo Camaiani poi di Guido Camaiani, archivi e
fondi diversi, 35, carte di privati, 10 bis, (1401-1470).
Debitori, creditori e ricordi di Francesco Scorzoso, archivi e fondi diversi, 35, carte di privati, 11
(1441-1442).
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