AMICI DI DON ORIONE
Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova
insieme io tu noi
voi loro insieme
festa a castagna
Spedizione in a.p.
art. 2, comma 20/c
legge n. 662/96
Filiale di Bergamo
Anno XXXVIII
N. 9 - Novembre 1998
2
MOTIVI
Mese di novembre
Incontro con i nostri morti
L
a Chiesa per sostenere la nostra fede, ci offre
durante l’anno molte occasioni di riflessioni.
Si pensi alle stagioni dell’anima dell’Avvento
e della Quaresima, alle numerose feste dei santi
e della Madonna, alla domenica, il giorno del Signore che andrebbe vissuto con grande intensità spirituale.
Esistono, addirittura, interi mesi dedicati a
devozioni particolari come il mese di Maggio alla Madonna, Giugno al S. Cuore e novembre ai
morti e ai santi.
E’ proprio su quest’ultimo mese che vorremmo fermarci brevemente.
E cominciamo a dire che ci si invita a pensare
ai morti, perché devono continuare ad interessarci. S. Agostino esprimeva questa verità osservando che “i morti non sono degli assenti invisibili, ma degli invisibili” come per dirci che nei loro confronti dobbiamo tenere lo stesso comportamento che verso Dio, verso la Madonna, verso
i santi, che non vediamo, ma con i quali dobbiamo confrontarci, parlando loro, interpellandoli,
instaurando, insomma, un vero rapporto di comunione e comunicazione.
La fede, insegna S. Paolo, è sostegno e dimostrazione delle realtà invisibili, senza le quali
non esisteremmo né noi, né il mondo che ci circonda.
Entrare in questo campo è, per l’uomo, im-
presa ardua, eppure non abbiamo scampo, se
non vogliamo ridurci al rango degli animali che
restringono i loro interessi solamente a quanto
cade sotto i sensi.
Perché queste considerazioni? Per interrogarci sul nostro rapporto con i defunti legati a
noi da parentela o da amicizia. E’ certo qualcosa
pensarli, ricordare il tempo diviso con loro, mettere a frutto gli esempi di bene che ci hanno lasciato.
Ma questo potrebbe essere anche l’atteggiamento con realtà passate e non più esistenti.
La fede cristiana ci suggerisce ben altro!
Parla di “comunione dei santi” cioè di interdipendenza tra gli uomini di questo mondo e
quelli che hanno già varcato la soglia del regno
di Dio.
Già, perché il nostro spirito, essendo immortale è sempre realmente vivo, anche se in attesa
di ricongiungersi al corpo, con il quale costituisce un’unità profonda nell’unica persona.
Stando così le cose, può e dev’esserci un’intesa tra la nostra intelligenza, il nostro sentimento, il nostro spirito, insomma, e quello delle persone che ci hanno preceduto.
Non basta commuoversi al loro ricordo o di
fronte alla loro tomba, si deve continuare a vivere insieme a loro, cioè a pregare insieme, a pensare in loro compagnia, a parlar loro, ad ascoltarli.
Da lassù, dopo aver superato i limiti del mondo corporeo e delle passioni che ci lacerano, vedono molto meglio di noi.
In Dio, che è la nostra sorgente ed il porto
verso cui tendiamo, possono farci compiere autentici salti di qualità nelle scelte di vita.
La comunione dei santi sopra citata, (basta
considerare attentamente la liturgia dei morti
proposta dalla Chiesa) esprime questo rapporto
diretto tra noi, che dovremmo essere i santi di
questo mondo, e i santi già passati all’altra vita.
Un rapporto così vero da essere influente reciprocamente: noi, con un’azione di suffragio,
cioè di aiuto nel completamento della purificazione che li renda capaci di godere della presenza diretta di Dio (liberazione dal Purgatorio),
essi con un patrocinio efficace perché possiamo
professare e vivere la vita secondo la fede.
Potremmo affermare che quando ci muore un
parente o un amico, acquistiamo un angelo protettore in più.
Ma come accettare un mondo che non possiamo sperimentare con la nostra corporeità, né
convalidare appieno con l’intelligenza?
Urge ritornare al problema della fede che ci
colloca nel mondo morale, dei valori della vita,
cioè di un tipo d’essere completamente diverso
da quello in cui normalmente ci muoviamo.
Per accertarci sulle realtà naturali basta verificarle e confrontarle, invece quelle sovrannaturali le facciamo nostre gradualmente, nell’esercizio della bontà, cioè di una vita che ne suppone
ed accetta l’esistenza.
La fede la si deve praticare per capirla! Non
sembri un assurdo.
Qualche sapiente parla di un’esigenza ineludibile, per noi, più semplicemente, è il riscontro
o il segno lasciato in noi dal bene compiuto e
dalla ricerca appassionata di qualcuno che ci
spieghi la vita.
In questa linea si esprimeva Gesù con una significativa preghiera: “Io ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose (quelle del mondo
di Dio) ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”.
E ciò, non a condanna della ricerca intelligente, ma per sottolinearne l’insufficienza.
Amare che Dio esista, per convincerci della
Sua esistenza, parlare e attendere risposta dai
nostri morti, per averne un reale riscontro.
Per noi uomini è l’unica strada per la conoscenza globale, quella che supera i limiti della
materia (il nostro corpo) e del tempo (la morte).
Don Nino Zanichelli
CONOSCERCI E’ AMARCI
Al saluto di Don Aldo...
Paverano,
don aldo viti
saluta
la comunità
C
ari Amici,
all’atto di mettere il piede
sulla scaletta dell’aereo che mi
porterà a Zurigo-Abidjan, non
posso non inviare a tutti voi il
mio saluto e l’assicurazione
della mia preghiera.
Qualche volta, scherzando
con il mio amico don Fiordaliso, Maestro dei novizi a Velletri, dicevo per stuzzicarlo:
“Cosa pagherei per essere io
il Maestro dei novizi...”. Invece, all’improvviso, mi ritrovo
ad esserlo davvero. La nemesi
storica...
Non scriverei nulla se avessi
potuto salutare tutti, uno ad
uno, alla festa di commiato che
è stata organizzata per me domenica, 30 agosto. Non essendo stato possibile a molti di voi
partecipare, ed essendo voi
“Amici”, mi permetto inviarvi,
con la presente il mio stato d’animo, così come mi è venuto di
esprimerlo al mio Direttore Generale quando mi conferì l’incarico. Lo trovo vero e ve lo trascrivo:
Genova, 5 Agosto 1998 Madonna della Neve
...Ma voi non vogliate
essere chiamati Maestri,
perché uno solo è il vostro
Maestro e voi siete tutti
fratelli... (Mt. 23, 7-8)
Caro Padre Generale,
grazie della bella lunga lettera ove leggo anche di qualche
paterna apprensione.
Vado nel nome di Don Orione e della Madonna che mi porto laggiù. Lascio la mia terra -
forse per sempre - e vado.
Sono sereno. Problemi?
Quelli di San Giuseppe “Alzati,
prendi... va in Egitto, in Africa”.
Giuseppe andò senza chiedere il tasso di umidità, la malaria, i costumi: si portava Gesù e
Maria. Poveretti anche loro.
Sarò prudente per la salute
che non mi appartiene, essendo roba della Congregazione.
Vado ad imparare come si
diventa, sapientamente spero,
Africani. Là dirò, da testimone,
le cose che i miei occhi hanno
visto, le cose che le mie
mani hanno toccato...
Vorrei dare anche una consolazione ai Superiori: una volta
(e Don Orione lo raccomandava) era ritenuto un nostro valore questa cosa.
Ho promesso alla Madonna
della Guardia - che porterò con
me - una chiesetta o un santuario in suo onore. Sarà sulla “collina dei sogni”?
Credo che Don Orione ne
sarebbe contento, perché fu lui
a dare cattivo esempio dell’esportazione...
In merito ad una mia collaborazione africana al “Don
Orione” mi impegno formalmente.
Sarà curioso leggere “dal
nostro corrispondente africano”.
Ecco quanto sento ora. E Lei
mi benedica, perché alla benedizione ci credo.
A Dio piacendo andrò il 31
c.m.
Cari amici, viene a voi il caro don Ferdinando, mio compagno, fin dai primi anni: anche lui fu accolto da don Orione e posso assicurarvi che è
proprio un orionino DOC.
Accoglietelo con affetto.
Io allora qui vi saluto, vi affido uno ad uno alla Madonna
e a Don Orione e vi benedico.
Pregate per me.
Don Aldo Viti
dei Figli della Divina
Provvidenza
5
bonoua,
don aldo…
già accasato…
C
arissimo Don Aldo,
uso la forma di lettera,
perché quello che le dirò ne ha
la semplicità e la spontaneità.
E non potrebbe essere diverso, visto che siamo vissuti
gomito a gomito per un anno.
Siamo stati bene insieme e
qualche volta ce lo siamo anche
detto.
Per la verità, io, all’inizio, a
saper d’avere come vicario un
ex Direttore Provinciale, ero un
po’ titubante sulle misure che
avrei dovuto prendere, e per
salvare la sua “onorabilità” e,
soprattutto per renderle meno
difficile la... discesa.
Ma ci ha pensato lei a togliermi dall’imbarazzo con la
sua disarmante semplicità.
Da quel momento non ho
più studiato una mossa e mi
Domenica 29 novembre
ore 10
INCONTRI
raduno amici
a paverano
Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il novello Sacerdote
Don Paolo Coata
chiamato a Genova Camaldoli per coordinare un centro di
animazione vocazionale insieme a Don Bonomi e Don Paioletti.
Chi desidera fermarsi al pranzo ricordi di prenotarsi almeno tre giorni prima presso la nostra segreteria: Tel. 5229334.
son trovato dentro
la strada della fraternità autentica.
Di quanto chiedevo: messe fuori
orario,
spostamento di impegni
già presi, sostituzioni in attività
gravose (ricorda
Savona e Roma?),
non solo non ho
mai avuto un diniego, ma sempre solo un sì
condito con un bel sorriso.
E che dire delle chiamate
notturne nei reparti, che avrebbero dato il diritto ad un prolungamento del sonno mattutino?
Se ne scendeva bel bello per
le sei e neppure faceva sapere
dello scomodo subìto, intanto
Gesù lo sapeva.
Quando poi, l’ho vista così
pronta e scattante per la partenza in Costa d’Avorio, alla tenera età di 75 anni, mi sono sorti forti dubbi sulla giovinezza
cronologica, alla quale oggi si
concede tanto credito: quella
vera non è anagrafica, nasce
dal di dentro e un po’ dall’Alto.
Ricorderà che in qualche
scambio di opinioni personali e
nel mio intervento durante la
cena d’addio mi sono espresso
con qualche reticenza.
Non è che non creda alla
presenza Divina negli accadimenti umani.
È solo che i miracoli mi fanno
impressione.
Ecco perché l’altro miracolo,
che osservavo durante la sua
presenza in Chiesa, mi riservo di
raccontarlo solo al suo ritorno.
A Dieu, Don Aldo, nel significato più vero del francese che
ora le tocca parlare.
Don Nino Zanichelli
TESTIMONIANZE CHE EDI F IC ANO
Suggestioni Africane n. 27:
ari Amici, “il Signore ha da-
C to, il Signore ha tolto, sia be-
nedetto il nome del Signore!”.
La conclusione dell’esperienza
del profeta Giobbe esprime bene i sentimenti di questo ultimo
appuntamento di “suggestioni
africane”: totale e convinto abbandono alla Divina Provvidenza che “tutto permette per il
bene di coloro che amano Dio”.
Oramai è ufficiale: alla fine di
settembre rientrerò in Italia per
un nuovo incarico assegnatomi
dai superiori. Non avrei voluto
cambiare così bruscamente la
mia attività missionaria, ma spero, se Dio lo vorrà e se ciò rientrerà nei programmi dei miei superiori, di ritornare in Africa o in
un’altra parte del mondo. Vivere significa sentirsi amati dal Signore e avere voglia di gridarlo
a tutti, ma specie a chi non Lo
conosce ancora.
Per fare la volontà di Dio ero
venuto in Africa, per la stessa
ragione prendo la strada del
ritorno. Nonostante le difficoltà incontrate, mi costa molto lasciare questa gente così
piena della voglia di vivere e così ricca di valori umani e spirituali. Con loro ormai mi sentivo
a casa mia, i loro problemi stavano diventando sempre più i
miei problemi, le loro gioie e
speranze avevano toccato
profondamente il mio cuore.
Ma la nostra vita di credenti,
sull’esempio di Maria e secondo le parole del Papa, è un
“cammino nella penombra della fede e nella fatica del cuore”.
Ciò che ci costa di più ci purifica
e ci libera maggiormente.
La mia nuova destinazione è
Genova, città tanto cara al Beato Don Orione, con l’incarico
dell’animazione giovanile e vocazionale della nostra Provincia
religiosa. La ricca esperienza
africana suscita un nuovo slancio: “vino nuovo in otri nuovi!”
A tutti voi il mio grazie sincero per l’amicizia e la solidarietà
con cui mi avete accompagnato
e onorato in questi sette anni di
vita missionaria. La mia gratitudine si trasforma in preghiera
perché il Signore benedica la
vostra famiglia e i vostri progetti di bene. Vi porterò sempre
nel mio cuore perché la lontananza non ha affievolito, anzi ha
ravvivato, la nostra comunione
fraterna. Non avrebbe senso essere vicino a chi è lontano e poi
vivere lontano da chi è vicino.
Mentre chiedo e assicuro un
ricordo al Signore vi abbraccio
tutti con affetto. Fraterni saluti
e... arrivederci a presto!
Don Gianni Paioletti
Don gianni paioletti
e don aldo viti:
un arrivederci
e un benvenuto
Scelta di dono e di vita
Riceviamo una lettera aperta
da un personaggio particolare
che - prendendo l’abitudine dei
suoi protetti - siamo soliti menzionare semplicemente: il maestro. La trascriviamo perché godibile e di fatto alza un velo su uno
dei tanti modi di essere “amici”.
Una sola avvertenza: il “piena di
Dio” che incontrerete verso il termine è iperbolico. Quando si vive
per decenni in comunità religiose
viene naturale acquisirne il vocabolario, talvolta comportamenti
tipici. Essere pieni di Dio è altra
cosa, pur rilevando che il vivere in
questi luoghi privilegiati può favorire qualcuno...
Mi corre il dovere oltre a sentirne il bisogno, in qualità di ex
allievo del Beato Luigi Orione,
che ebbi la grazia particolare di
conoscere ed avere come maestro e guida allorquando correvano gli anni del Signore
1931/32/33 a Tortona, Voghera
e Montebello della Battaglia;
anche dopo aver lasciato l’Opera ho portato impresso quanto
ricevuto di bello e di vero.
Durante gli anni d’insegnamento nelle scuole elementari
ho mantenuto sempre viva l’amicizia con i miei compagni di
studio e negli anni ‘60 ebbi modi di inviare (al Piccolo Cottolengo Genovese) molte ragazze
e ragazzi aventi handicaps. Alcuni di questi mi sono stati affidati legalmente come “tutelati”
e da moltissimi anni mi reco costà per accompagnarli a casa
presso parenti, cognati, fratelli
a passare qualche settimana di
vacanza. Anche quest’anno sono venuto a prendere le sorelle
Maria e Angela Torrieri, la Ines
D’Angelantonio e la Norma Luponetti.
Ma eccoci all’avvenimento
vero e proprio. Saliti sul treno
Genova-Giulianova (TE) e preso
posto nello scompartimento la
mia attenzione fu
presa dall’anulare
sinistro di Maria,
nel quale c’era un
anello semisepolto
da una carnagione
alquanto olivastra.
Le chiesi se le desse dolore. “Un
po’”, mi rispose.
Provò ad inumidire
il dito con la saliva,
ma l’anello non si
mosse. Ciò mi diede grande preoccupazione, anche
perché notai che
l’anello stava incancrenendosi.
Passammo la notte in viaggio.
Arrivati a Giulianova nella prima
mattinata, mi recai da un orafo,
mio conoscente, al quale prospettai il caso. Mi disse di portarla da lui.
Accompagnai la Maria da
questo valente artigiano, tale
Italo Piersanti, che la fece sedere col braccio sul bancone e fui
requisito pure io con una bottiglia piena d’acqua che dovevo
far scendere molto lentamente
sopra l’anello che aveva bisogno della prestazione. Ma l’artigiano, nel vedere il dito da vicino disse: “Maestro Mario, questo non è compito mio; la devi
portare al pronto soccorso che
è qui vicino”. Dietro mia insistenza accondiscese: “Ci proverò!”.
Notò il viso sorridente di Maria, si rincuorò ed iniziò con
grande perizia e pazienza: lamina metallica tra il dito e l’anello,
seghina circolare elettrica ed io
che raffreddavo con la mia acqua centellinata. Notando il volto sempre più pallido di Maria e
l’abbondante sudorazione, Italo
le chiese se sentisse dolore, e
lei: “Che vuole che sia, in confronto a quello che Gesù soffrì
per noi peccatori”. Italo mi
guardò, sorpreso e toccato da
maria, a sinistra,
e la sorella angelina.
In mezzo il maestro…
mario rongai.
6
PROGETTO ED UC ATIVO
ü
Essere festa
t
tanta fede e tentennò il capo.
Poi, mentre i due pezzi di ferro
dorato cadevano per terra mi
disse: “Che lezione Maestro,
questa è una ragazza piena di
Dio”.
Cercai di fargli accettare una
ricompensa per l’opera prestata, ma con forza rifiutò tutto.
Con questa mia voglio ringraziare Maria per la lezione che ha
dato a me e ad Italo, col quale
ho parlato dopo essere stato a
Genova per riaccompagnare le
ragazze.
Da parte mia ringrazio, benedico e prego Don Orione che
mi fa sentire sempre chiesa in
cammino e per le scelte che lui
impresse nel mio animo, scelta
di dono e di vita, specie per i
più piccoli. Sono avvenimenti
insignificanti, forse, ma rivelano
l’intimo diretto verso il buono, il
bello, il vero e l’eterno. E’ proprio il caso di dire: “Ex abundantia cordis os loquitur”.
Sono stato troppo lungo, abbreviando sarei stato oscuro,
pazienza. Affettuosi saluti a tutte le “mie” ragazze del Paverano, ai ragazzi di Camaldoli: Giuseppe Mattiucci e Carlo Scipioni e a voi, Sig. Direttore la mia
devozione ed il mio affetto.
Ins. Mario Rongai
utti più o meno siamo capaci di essere in festa; ci sono anzi occasioni e luoghi che
predispongono in modo particolare.
Anche le Beniamine hanno
le loro brave ricorrenze, comuni al resto del mondo o create
ad arte. Ma quella vissuta il 13
settembre era diversa. Era sì
un essere in festa, ma soprattutto essere festa, esse stesse,
per gli altri.
E intendiamo gli invitati: i
parenti, gli amici, i conoscenti,
gli amici dei conoscenti e, perché no, gli animali; Sottocolle è
ospitale con tutti e più si è, più
festa c’è.
Naturalmente c’è bisogno
di un qualche aiuto; e mica
possono far tutto da sole! Così
Alessandro ha servito musica
sottocolle.
vietati gli spazi vuoti.
Cena all’aperto.
dal vivo per tutto il giorno (dalle 10 alle 22!), il personale e le
suore in cucina, a servire tavola, pranzo e cena, e chi più ne
ha più ne metta.
Il clima da sagra paesana offriva la lotteria, le bancarelle
con i vari oggetti di artigianato
confezionati dalle Beniamine, i
mille giochi molto frequentati.
La parola calda e suasiva di
Don Zanichelli ha insaporito la
S. Messa e la
processione
in onore della
Madonna della
Guardia una cui statua è venerata nella piccola chiesetta interna.
E (ma dove andremo a finire
di questo passo) conclusione
coi... fuochi artificiali.
Stanchezza? Certo, ma era
tanto bello essere festa!
8
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
Religiosi e laici orionini in missione
nel terzo millennio
l titolo di questo articolo, così
impegnativo nella sua sinteticità, riassume i lavori dell’XI Capitolo Generale della Congregazione dei Figli della Divina
Provvidenza. Il Capitolo è un
momento essenziale della vita
dell’Opera Don Orione: esso
avviene ogni sei anni, e decide
in qualche modo le linee portanti della sua azione pastorale
all’interno della Chiesa. Al Capitolo, sia detto per inciso, erano
presenti ben tre sacerdoti della
comunità religiosa genovese
(Don Nino Zanichelli, Don Aldo
Viti e Don Fiorenzo Maritan) più
una laica, e più precisamente la
Sig.ra Anna Maria Torre.
Sì, perché proprio sui rapporti tra religiosi e laici si concentrava la riflessione capitolare. Inutile cercare di condensare in poche righe i contenuti
degli Atti del Capitolo, nel frattempo stampati e distribuiti
(nella foto è possibile vedere la
copertina del volumetto). Più
semplice è rendere conto della
presentazione che del libro ha
fatto Don Roberto Simionato,
proprio nelle prime pagine
dello stampato, utilizzando i
quattro nuclei che compongono il titolo stesso.
Religiosi è il soggetto portante dello sviluppo pastorale
progettato. La comunità religiosa è infatti il luogo dell’accoglienza e della condivisione
fraterna. Occorre però un progetto comunitario, fondato
sulla maturazione umana ed affettiva di ogni membro della
convivenza.
Riguardo ai laici orionini il
capitolo rilancia: non basta
I
condividere il tempo, le singole iniziative o persino il lavoro.
Bisogna condividere il carisma: per questo ogni programma di formazione sarà
necessario ed utile per crescere insieme.
Il terzo nucleo, in missione, riafferma la validità delle
opere di carità con una nuova
e mirata apertura a interventi
per così dire di frontiera, promuovendo uno slancio missionario che ci riporti idealmente alle origini della Congregazione.
Il quarto nucleo, nel Terzo Millennio, dà uno sfondo
temporale alla riflessione, ricordandoci che siamo alle soglie del Giubileo è all’alba di
un nuovo avvenire. Se è vero
che il futuro dipende da tutti,
viene ricordato che spetterà
soprattutto a chi in qualche
modo governa prendere le decisioni che ci faranno varcare le
soglie della speranza.
I giovani e il Paverano
9
VOLONTARIATO
Concludiamo così come ha
concluso Don Roberto, e cioè
invocando su tutta la famiglia
orionina, religiosa e laicale, la
benedizione della Madonna,
Madre Celeste e fondatrice.
Ave Maria e avanti!
i partecipanti
all’XI capitolo generale
in udienza dal papa.
L
e ferie ormai sono diventate già ricordo e allora ecco
che tutti dobbiamo ricominciare questo nuovo Anno Pastorale con rinnovata forza ed entusiasmo.
Anche i Giovani Volontari
dopo un anno trascorso tra alcuni problemi organizzativi, sono pronti per ricominciare la
loro “missione”.
Essere un giovane del Duemila non è certo facile, tutti dicono che ormai i ragazzi di oggi non hanno più morale, interessi, sogni, eppure, coloro
che Don Orione amava così
tanto e che emblematicamente chiamava “sole e tempesta”
del futuro sono oggi ancora
più motivati e attratti dal mondo del Volontariato.
A questo punto verrebbe
da chiedersi che cosa abbiano
in comune le nostre anziane
con questi giovani così esuberanti.
La risposta viene da sè
quando, nei reparti, si ha la
possibilità di vedere gli occhi
delle nostre Signore che si illuminano quando possono parlare o scherzare con loro.
E’ la forza e la voglia di vive-
re che i ragazzi sprigionano a
rendere ancora vive e felici le
nostre ospiti, è la gioia di sapere che qualcuno così diverso
da loro viene esclusivamente
per loro, per starle ad ascoltare, è il loro bisogno di sentirsi
ancora nonne e magari rivedere nei loro interlocutori i propri
nipoti ormai grandi o lontani, è
il semplice piacere di parlare
con qualcuno che venga da
quel mondo esterno che per
loro è solo un ricordo.
Incontrando i giovani nelle
scuole, nelle Parrocchie o in giro per la città, è emerso il loro
bisogno di rendersi utili, di interessarsi a chi ha bisogno, di
scoprire se stessi nel servizio.
Ecco perché sul volantino
che ci fa conoscere c’è scritto
“Cercansi giovani operai”, perché i giovani devono diventare
uno strumento di amore, non
possono perdersi nel mondo di
oggi, essi sono gli operai che
devono lavorare nella “messe
del Padre”, prendendosi cura
delle “perle” che Don Orione
tanto amava e scoprire in esse
il volto del Cristo.
E allora ben vengano i giovani anche se a volte sono un
po’ chiassosi, anche se non riescono a mantenere un impegno costante o ci sembrano
così “strani”.
Tutti noi dobbiamo imparare ad accogliere con entusiasmo i doni che il Signore ci ha
donato e soprattutto a metterli in pratica, e perché no, aiutare a crescere questi ragazzi che
il Signore ci ha affidato.
E quest’anno ci saranno
molte novità, ma avremo modo di riparlarne più avanti.
Francesca
10 CRONAC A
Noi di Levante
Domenica 6 settembre 1998
ncora una volta la CIDO ha
superato se stessa nell’orA
ganizzazione dell’ormai “famosa” manifestazione “INSIEME IO TU NOI VOI LORO INSIEME” che sarebbe come a
dire che anziani ed animali insieme formano un simpatico e
singolare quadretto... e se poi
ci aggiungiamo anche le mitiche fanfare “ARTURO SCATTINI” di Bergamo e la “GUSTAVO FAVA” di Genova e mescoliamo tutto con un’aggiunta del Clawn Elias con la piccola e sapiente cagnolina Cilina,
allora lo capite anche voi che
la ciambella può solo uscire
col buco! Scherzi a parte è stata una giornata veramente
memorabile. Merito di Laura
Bruzzo!
Non sono mancati i cavalli
Bardigiani della Scuola di Equi-
due suoi fratellini all’anima
gentile di Carla che li ha salvati
da una morte certa dentro un
cassonetto dell’immondizia!
La giornata è cominciata
con la Santa Messa celebrata
all’aperto dal nostro direttore
tazione della S.I.B. di Bavari, gli
asinelli della Croce del Consorzio coop. “Alta Valle Sturla”,
gli ormai famosi Gatti del Club
Amatoriale del Gatto Europeo
e la miracolata micina Sasà,
che deve la sua vita e quella di
il folto pubblico.
mirare la mostra di modellismo
statico, curata dal figurinista
Giorgio BASTONI e intitolata
“CAVALLI E CAVALIERI”, nonché le interessanti ed originali
ceramiche di Margherita MARENGO: “FANTASIA DI GATTO E CAVALLO”.
Va anche ricordata un’esposizione, ridotta per ragioni di
spazio, di antichi finimenti e attacchi, nonché fotografie, gentilmente concesse dalla collezione di Francesco Ciscardi il
cui figlio era presente alla manifestazione.
Spero di non essermi dimenticata nessuno e se mai vi
chiedo scusa, ma alla mia venerabile età questo è il minimo
che possa succedere, ed in
questo caso spero vorrete perdonarmi.
Lina Traversa
I bersaglieri!
una delle diverse carrozze.
castagna.
bruno lauzi che,
con sergio alemanno, è stata
l’attrazione musicale.
antico carro per trasporto delle merci.
La festa ha poi vissuto il suo
momento conclusivo, ma intenso, con l’esibizione di Bruno
LAUZI e Sergio ALEMANNO.
Inoltre abbiamo potuto am-
Don Pietro Bernardi e accompagnata dal nostro bravissimo
coro a cui ha fatto seguito la
benedizione di tutti gli animali.
Nel corso del pomeriggio
ha invece sfilato una carrozza
del ‘700 tirata da due cavalli
bianchi, con equipaggio e passeggeri in costume e poi un
alcuni costumi d’epoca (sotto).
clawn elias e cilina (sotto a destra).
Incontro di settembre
del gruppo “Amici”
D
omenica 20 settembre, in
occasione della festa di
“Maria causa nostrae laetitiae”, un folto gruppo di Amici si è ritrovato al Villaggio di
Camaldoli per il primo raduno
del nuovo anno sociale. Don
Josè Carlos Dos Santos, consigliere generale per la pastorale assistenziale e per le Missioni, ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica. Nell’omelia, ha illustrato i motivi per
i quali la Madonna è la causa
della nostra gioia, mettendo
in risalto il contributo da Lei
dato al piano della nostra redenzione.
un’altra pagina
della storia del villaggio
di camaldli scritta
nei lavori dei ragazzi.
il banchetto dei ragazzi
del don sterpi. sono sereni
e sorridenti anche perché
da poco hanno un reparto
tutto rimesso a nuovo.
Un ricco e graditissimo rinfresco ha sostituito il tradizionale caffè. Nel teatro dell’Istituto il Direttore, Don Lorenzi,
ha porto agli intervenuti gli
auguri per il nuovo anno ed ha
auspicato che anche a Camaldoli si costituisca un gruppo
Amici. Ha presentato Don Josè Carlos il quale, per l’incarico che gli è stato affidato, pre-
siederà anche il Segretariato
per l’Assistenza della Provincia e lo ha ringraziato per aver
accolto il suo invito.
Don Josè Carlos ha ripreso
il tema della gioia, che ricorre
in tutta la Sacra Scrittura: la
gioia è un sentimento interiore ed è frutto dello Spirito; è
un dono che dobbiamo chiedere al Signore nella preghie-
ra. Dell’importanza di essere
sempre nella gioia e di trasmetterla agli altri era ben
convinto Don Orione, il quale,
in una lettera del novembre
1934 si esprimeva così:
“Noi dobbiamo irradiare la
gioia, la letizia di Dio, la felicità
di Dio: far sentire che servire e
amare Dio è vita, è calore, è
ardore, è vivere sempre allegramente...
Cantate! Suonate! Letiziatevi in Domino: riempite la Casa
di soave festosità. Servite
Domino in laetitia!”
E in un’altra lettera, dell’agosto dello stesso anno, scriveva:
“Il Signore sia sempre con
noi! e ci dia la sua pace, fonte
di ogni serena gioia e allegria...
Sono contento perché in
Paradiso sarà sempre festa: e,
nelle feste, c’è sempre allegria, canti, balli, in Domino e
festosità. Io voglio tenere tutti
allegri”.
Don Josè Carlos ha presentato poi il nuovo Assistente del
gruppo Amici, Don Ferdinando Dall’Ovo e Don Paolo Coata, Sacerdote novello dell’Opera, il quale è stato destinato
all’Istituto di Camaldoli per occuparsi della Pastorale Vocazionale.
Al termine dell’incontro,
Paolo Binazzi ha parlato del libro di Don Viti “Don Orione,
Mons. Malfatti e la Madonna
della Guardia”.
A Don Aldo, che ha già iniziato il suo servizio di Maestro
dei novizi a Bonoua, in Costa
d’Avorio, gli Amici hanno fatto
pervenire il loro ringraziamento e i loro auguri.
Anna Maria Torre
Festa di Maria
Causa della
nostra gioia
Camaldoli
20 settembre 1998
U
na splendida giornata di
sole ha salutato la tradizionale festa dei Camaldoli: Maria
Causa della nostra gioia. Le luci, il Santuario “vestito” a festa,
le bancarelle con i lavoretti dei
nostri ospiti, la mostra de “Il
Chicco”, la pesca di beneficenza allestita dai volontari, la banda di Rivarolo, i cavalli, hanno
colorato a festa il nostro Villaggio. Ed è stato veramente un
momento di gioia la Celebra-
zione della S. Messa presieduta
dal neo-eletto consigliere generale dell’Opera Don Orione
P. José Carlos Dos Santos, brasiliano, che ha incantato e divertito tutti nell’incontro Amici
che ha seguito la S. Messa.
È stato un momento di gioia
la processione pomeridiana con
la statua della Vergine, preceduta dalla S. Messa concelebrata dal novello sacerdote Don
Paolo Coata, nuovo “rinforzo”
alla comunità dei
Camaldoli, dal direttore Don Luigi
Lorenzi e da diversi confratelli. Ma la
gioia più grande,
per tutti noi, è stato vedere i nostri
ragazzi - veri protagonisti della festa - felici, circondati da tante persone che vogliono
loro bene. Un grazie di cuore a tutti
coloro che hanno
contribuito
alla
realizzazione di
un insolito
incontro:
la tenerezza
non ha nessun
tipo di confine.
Ecco uno scambio importante:
chi dà e chi riceve.
Molto spesso si viene
al villaggio per dare…
ma poi si riceve il centuplo
prima si pesca,
poi si distribuisce…
e avanza sempre qualcosa.
questo piccolo sogno che si rinnova ogni anno ai Camaldoli.
Un augurio ed un auspicio: che
la festa e la gioia, attorno ai nostri ospiti, continui ogni giorno
nel servizio amorevole che religiosi, collaboratori, volontari e
amici rendono loro sulla scia di
Don Orione.
Don giuseppe
gRanelli
F.B.
acerdote della diocesi di Piacenza, è mancato improvvisamente il 10 settembre. Lo ricordiamo con affetto per il bene che ci ha voluto nei dieci anni in cui è stato ospitato al Piccolo Cottolengo genovese di
Don Orione. Soleva dire: “Ho
trovato dei veri amici”.
Era nato nell’Alta Val Tanaro
(PR) il 10/9/1926 e, divenuto sacerdote nel 1949, trascorse i
suoi primi anni di sacerdozio come cappellano ad Alseno. Fu,
poi, parroco per quasi 40 anni
di Nociviglia e Chiesuola nel comune di Bedonia. L’ultimo suo
impegno apostolico fu in Genova come cappellano del lavoro
all’Ansaldo ed alla SIP, attuale
Telecom. Si prodigò, anche,
nell’ambito specifico della carità, tramite la conferenza aziendale di S. Vincenzo e del gruppo aziendale dell’Apostolato
della preghiera.
Non dimenticheremo di lui:
la sua grande semplicità e trasparenza e l’amore per il mondo del lavoro, che desiderava ritornasse a Dio. Abbiamo pregato per lui al funerale, il 14 settembre, nel santuario della Madonna di S. Marco, da lui tanto
amato; all’Istituto Paverano il 17
settembre, in die septima, e
continueremo a ricordarlo sempre al Signore. Da lui ci aspettiamo protezione e propiziazione di grazie.
S
IN MEMORIA
funerali di don lino burzoni
entisette sacerdoti facevano corona al Direttore
Provinciale Don Gianni Castignoli nella liturgia funebre di
congedo per il sacerdote orionino Don Lino Burzoni, sabato
4 luglio alle ore 10 nella Cappella della nostra casa di Castagna. Ma, oltre i sacerdoti,
V
c’era anche molta gente a gremire la chiesa. C’erano anzitutto i suoi parenti, fra i quali il fratello Don Luigi che risiede proprio qui con noi: una grande e
bella famiglia, abbiamo sentito
dal Direttore Don Bernardi al
termine della Messa, in cui ci
sono anche altre persone consacrate al Signore.
L’omelia del Direttore Provinciale ci ha fatto conoscere
un sacerdote orionino in cui
spiccavano le doti della bontà,
dell’umiltà, e della laboriosità.
Proprio quelle doti che Don
Orione richiedeva ai suoi figli
spirituali in una lettera che il
celebrante ha letto dall’altare.
Si rimaneva sorpresi a senitre
la semplicità con cui Don Lino
accettava le disposizioni dei
Superiori che lo destinavano a
svariate case sia in Italia che all’estero. E abbiamo capito che
i sacerdoti presenti avevano
tutti questo stesso bel ricordo
di lui e delle sue generose fatiche, anche manuali, nelle varie
case.
Aveva, ora, 85 anni, il sacerdote defunto e lo avevamo visto arrivare tra noi qualche mese fa, già piuttosto malmesso,
ma comunque ancora in grado
di far vedere a tutti il suo volto
buono e abitualmente sorridente. Poi è dovuto passare
nell’infermeria e lì, abbiamo
ancora sentito da Don Bernardi, è stato seguito con competenza, attenzione e vera umanità da tutto il personale, fino
al momento della celeste chiamata.
Lina Traversa
Don Nino
Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli
amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei
quali ricorre l’anniversario della morte: Prof. Mario Zambaldi, Prof.ssa Adriana Franzoia,
Sig.a Domenica Belli, B.ssa
Carmen Boggiano Pico Wedel
Jaresberg, Sig. Giuseppe Baraggioli, Sig.a Rina Rinaldi,
Rag. Mario Angori, Sig. Ettore
Serafini, Sig.a Lucia Ortu in
Zonca, Sig. Giuseppe Costa,
Sig.a Matilde Chittolini, Sig.a
Maria Bernini Filippi, Sig. Mario Campanini Mescoli, Sig.a
Maria Rosa Vaccaro, Sig. Bruno Corona, Sig.a Rosetta De
Barbieri in Ghiraldi, Sig.a Bice
Ivaldi Ved. Revello, Sig.a Anna
Rapuzzi, Sig.a Carlotta Parodi
Ved. Parodi, Don Eliseo Canini, Don Nicola De Martini, Sig.
Giacomo Olivieri, Sig. Luigi
Eugenio Vallarino, Sig.a Antonietta Conte Ved. Bandiera,
Sig. Carlo Schiavini, Sig. Filippo Calcagno, Padre Cristoforo Boccardo, Sig.a Amalia
Scarpato, Sig. Francesco Podestà, Sig.a Aida Sanguineti
Ved. Badano, Sig. Massimo
Minoli, Sig. Ernesto Ruggeri,
Sig. Mario Podestà, Don Mario Garbarino, M.se Antonio
Serra, Cap. Andrea Corrado,
Avv. Mario Novara, Sig. Giuseppe Perassolo, Sig. Benedetto Maciocco, Suor M. Dorotea Incardona, Don Angelo
Giust, C.ssa Ester Maria Bianchi di Lavagna Capellino, Sig.a
Lucina Bianchini, Sig.a Agnese
Mascioli, Sig.a Bice Zoppi,
Sig.a Maria Caselli Ved. Belledonne, Cav. Rag. Mario Bruno, Sig. Gigi Boero, Sig. Alberto Salviati, Cav. Mario Perrone, Sig. Emanuele Sciaccaluga, Sig.a Elide Bresci,
Comm. Giovanni Massone,
Dr.ssa Iride Felicioli, Sig. Giovanni Dettoto, Sig.a Anita
Grassi, Sig. G.B. Lavarello,
Sig.a Francesca Dughera Fenu, Sig.a Ines Tencalla Adamoli, M.se A. Vincent Ardissone,
Sig.a Rosetta Boero, Don Paolo Taramasso, Sig. Eugenio
Pattoni, Can. Arturo Perduca,
Sig.a Rina Pitto, Sig. Giovanni
Mosto, N.H. Corrado Besozzi,
Dott. Mario Bruschettini, Sig.
Mario Fea, Don Pietro Foroni,
Sig. Enrico Lucchetti, Ing. Enrico Ferrari Leuzzi, Suor M.
Carolina, Sig. Gian Luigi Martino, Sig. Giuseppe Morchio,
Sig.a Maria Nichetti Ved. Conte, Prof. Ettore Taralli, Sig.a Bice Pieracci Traverso, Sig.a Mireille Seguin, Sig. Giuseppe
Lorenzo Ivaldi, Sig. Nicolò Salviati, Sig.a M. Rosa Imperiale,
Don Bartolomeo Ramognini,
Sig.a Onorina Cesaro, Sig.a
Adriana Tealdo, Sig. Gaetano
Scarpato, Sig. Oreste Salviati,
Sig. Gaetano Belluschi, Sig. Lino Negro, Avv. Ilario Porcile,
Dott. Luigi Del Rosso, Don
Umberto Secchiaroli, Sig. Dario Armanino, Sig.a Eleonora
Cstellana Ved. Roulis, Dr. Ing.
Luigi Picone, Sig.a Barbara
Salviati, Sig.a Silvia Bruno Ved.
Ferrea, Sig. Edoardo Gervasoni, Sig. Angelo Caviglia, Sig.
Augusto Zaccone, Sig.a Ortensia Facco in Scala, Sig.a
Lilla Mongiardino Ved. Ghiglione, Sig. Giuseppe Sandro
Testino, Don Delfino Sonaglia, Prof. Silvio Enrico Genta,
Comm. Davide Tealdo, N.D.
Giorgina Scartezzini, Don Enrico Sciaccaluga, Sig. Ermenegildo Repetto, Don Luigi
Sanguineti, Sig. Vincenzo Filippone, Sig. Dante Roletti,
Sig. Luciano Merello, Sig. Costantino Mortara, Sig. Francesco Castruccio, Sig.a Italia
Perri, Sig.a Giovanna Puggioni, Sig.a Raffaella D’Amico,
Sig.a Antonietta Schena,
Sig.a Annita Debernardi,
Sig.a Isolina Antinori, Sig.a
Bianca Montaldo.
2
MOTIVI
‘ AMARCI
CONOSCERCI E
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
Aule (L. 1.000.000)
(concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo)
- Cav. Mario Pietroni - la Parrocchia S. Fruttuoso - Fumeri di Mignanego (Genova)
INCONTRI
5
TESTIMONIANZE CHE EDI F IC ANO
Borsa Missionaria (L. 500.000)
(concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle, etc. - per le missioni)
Borsa Farmaceutica (L. 350.000)
(concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti)
8
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
9
VOLONTARIATO
Borsa di studio (L. 200.000)
(concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa)
- Fiorella Norsa - i Sigg.i Liana e Paolo Binazzi
Borsa di pane (L. 150.000)
(integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita)
- Beato Don Orione - la Sig.a Carmen Traverso
- Beato Don Orione - la Sig.a Maria Pia Casini
Lettini (L. 100.000)
(per la biancheria e il vestiario degli ospiti)
- Cav. Mario Pietroni - la Parrocchia S. Fruttuoso - Fumeri di Mignanego (Genova)
- Beato Don Orione - la Sig.a Lidia Manfredi
- Maria Rosa Simoni - la mamma Maria Elsa Bruzzone Ved. Simoni
- Defunti Strata - il Sig. Elio Strata
Banchi (L. 50.000)
(serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili)
- Ippolito e Bianca Poggi - le Sigg.e Gabriella e Paola Poggi
- Tommaso Balbo - l’Amministrazione del Caseggiato di Via F. Beretta 5 - Genova
- Margherita Deagostini - la nipote Margherita Calzino Guala
- Pietro Maffioli - la nipote Margherita Calzino Guala
- Vittorio Cerano - i Sigg.i Irma e Augusto
- Pierino Arcelloni - l’Amministrazione del Caseggiato di Via Boccadesse 14 - Genova
PER DONAZIONI E LASCITI
Siccome avvengono degli inconvenienti nella
procedura del disbrigo della pratica, si prega
usare esclusivamente la seguente dicitura:
«Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli
anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO
DI DON ORIONE IN GENOVA».
Rivista inviata a nome dei nostri assistiti
in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici
e a quanti ne facciano richiesta.
16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1
- Conto Cor. Post. N. 00201160
Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona
in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg.
Direttore: Don NINO ZANICHELLI
Responsabile: Sac. Carlo Matricardi
Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri
Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo)
Realizzazione a cura della
Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo)
10 CRONAC A
IN MEMORIA
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
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AMICI novembre 98 - Don Orione a Genova