AMICI DI DON ORIONE Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova insieme io tu noi voi loro insieme festa a castagna Spedizione in a.p. art. 2, comma 20/c legge n. 662/96 Filiale di Bergamo Anno XXXVIII N. 9 - Novembre 1998 2 MOTIVI Mese di novembre Incontro con i nostri morti L a Chiesa per sostenere la nostra fede, ci offre durante l’anno molte occasioni di riflessioni. Si pensi alle stagioni dell’anima dell’Avvento e della Quaresima, alle numerose feste dei santi e della Madonna, alla domenica, il giorno del Signore che andrebbe vissuto con grande intensità spirituale. Esistono, addirittura, interi mesi dedicati a devozioni particolari come il mese di Maggio alla Madonna, Giugno al S. Cuore e novembre ai morti e ai santi. E’ proprio su quest’ultimo mese che vorremmo fermarci brevemente. E cominciamo a dire che ci si invita a pensare ai morti, perché devono continuare ad interessarci. S. Agostino esprimeva questa verità osservando che “i morti non sono degli assenti invisibili, ma degli invisibili” come per dirci che nei loro confronti dobbiamo tenere lo stesso comportamento che verso Dio, verso la Madonna, verso i santi, che non vediamo, ma con i quali dobbiamo confrontarci, parlando loro, interpellandoli, instaurando, insomma, un vero rapporto di comunione e comunicazione. La fede, insegna S. Paolo, è sostegno e dimostrazione delle realtà invisibili, senza le quali non esisteremmo né noi, né il mondo che ci circonda. Entrare in questo campo è, per l’uomo, im- presa ardua, eppure non abbiamo scampo, se non vogliamo ridurci al rango degli animali che restringono i loro interessi solamente a quanto cade sotto i sensi. Perché queste considerazioni? Per interrogarci sul nostro rapporto con i defunti legati a noi da parentela o da amicizia. E’ certo qualcosa pensarli, ricordare il tempo diviso con loro, mettere a frutto gli esempi di bene che ci hanno lasciato. Ma questo potrebbe essere anche l’atteggiamento con realtà passate e non più esistenti. La fede cristiana ci suggerisce ben altro! Parla di “comunione dei santi” cioè di interdipendenza tra gli uomini di questo mondo e quelli che hanno già varcato la soglia del regno di Dio. Già, perché il nostro spirito, essendo immortale è sempre realmente vivo, anche se in attesa di ricongiungersi al corpo, con il quale costituisce un’unità profonda nell’unica persona. Stando così le cose, può e dev’esserci un’intesa tra la nostra intelligenza, il nostro sentimento, il nostro spirito, insomma, e quello delle persone che ci hanno preceduto. Non basta commuoversi al loro ricordo o di fronte alla loro tomba, si deve continuare a vivere insieme a loro, cioè a pregare insieme, a pensare in loro compagnia, a parlar loro, ad ascoltarli. Da lassù, dopo aver superato i limiti del mondo corporeo e delle passioni che ci lacerano, vedono molto meglio di noi. In Dio, che è la nostra sorgente ed il porto verso cui tendiamo, possono farci compiere autentici salti di qualità nelle scelte di vita. La comunione dei santi sopra citata, (basta considerare attentamente la liturgia dei morti proposta dalla Chiesa) esprime questo rapporto diretto tra noi, che dovremmo essere i santi di questo mondo, e i santi già passati all’altra vita. Un rapporto così vero da essere influente reciprocamente: noi, con un’azione di suffragio, cioè di aiuto nel completamento della purificazione che li renda capaci di godere della presenza diretta di Dio (liberazione dal Purgatorio), essi con un patrocinio efficace perché possiamo professare e vivere la vita secondo la fede. Potremmo affermare che quando ci muore un parente o un amico, acquistiamo un angelo protettore in più. Ma come accettare un mondo che non possiamo sperimentare con la nostra corporeità, né convalidare appieno con l’intelligenza? Urge ritornare al problema della fede che ci colloca nel mondo morale, dei valori della vita, cioè di un tipo d’essere completamente diverso da quello in cui normalmente ci muoviamo. Per accertarci sulle realtà naturali basta verificarle e confrontarle, invece quelle sovrannaturali le facciamo nostre gradualmente, nell’esercizio della bontà, cioè di una vita che ne suppone ed accetta l’esistenza. La fede la si deve praticare per capirla! Non sembri un assurdo. Qualche sapiente parla di un’esigenza ineludibile, per noi, più semplicemente, è il riscontro o il segno lasciato in noi dal bene compiuto e dalla ricerca appassionata di qualcuno che ci spieghi la vita. In questa linea si esprimeva Gesù con una significativa preghiera: “Io ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose (quelle del mondo di Dio) ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. E ciò, non a condanna della ricerca intelligente, ma per sottolinearne l’insufficienza. Amare che Dio esista, per convincerci della Sua esistenza, parlare e attendere risposta dai nostri morti, per averne un reale riscontro. Per noi uomini è l’unica strada per la conoscenza globale, quella che supera i limiti della materia (il nostro corpo) e del tempo (la morte). Don Nino Zanichelli CONOSCERCI E’ AMARCI Al saluto di Don Aldo... Paverano, don aldo viti saluta la comunità C ari Amici, all’atto di mettere il piede sulla scaletta dell’aereo che mi porterà a Zurigo-Abidjan, non posso non inviare a tutti voi il mio saluto e l’assicurazione della mia preghiera. Qualche volta, scherzando con il mio amico don Fiordaliso, Maestro dei novizi a Velletri, dicevo per stuzzicarlo: “Cosa pagherei per essere io il Maestro dei novizi...”. Invece, all’improvviso, mi ritrovo ad esserlo davvero. La nemesi storica... Non scriverei nulla se avessi potuto salutare tutti, uno ad uno, alla festa di commiato che è stata organizzata per me domenica, 30 agosto. Non essendo stato possibile a molti di voi partecipare, ed essendo voi “Amici”, mi permetto inviarvi, con la presente il mio stato d’animo, così come mi è venuto di esprimerlo al mio Direttore Generale quando mi conferì l’incarico. Lo trovo vero e ve lo trascrivo: Genova, 5 Agosto 1998 Madonna della Neve ...Ma voi non vogliate essere chiamati Maestri, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... (Mt. 23, 7-8) Caro Padre Generale, grazie della bella lunga lettera ove leggo anche di qualche paterna apprensione. Vado nel nome di Don Orione e della Madonna che mi porto laggiù. Lascio la mia terra - forse per sempre - e vado. Sono sereno. Problemi? Quelli di San Giuseppe “Alzati, prendi... va in Egitto, in Africa”. Giuseppe andò senza chiedere il tasso di umidità, la malaria, i costumi: si portava Gesù e Maria. Poveretti anche loro. Sarò prudente per la salute che non mi appartiene, essendo roba della Congregazione. Vado ad imparare come si diventa, sapientamente spero, Africani. Là dirò, da testimone, le cose che i miei occhi hanno visto, le cose che le mie mani hanno toccato... Vorrei dare anche una consolazione ai Superiori: una volta (e Don Orione lo raccomandava) era ritenuto un nostro valore questa cosa. Ho promesso alla Madonna della Guardia - che porterò con me - una chiesetta o un santuario in suo onore. Sarà sulla “collina dei sogni”? Credo che Don Orione ne sarebbe contento, perché fu lui a dare cattivo esempio dell’esportazione... In merito ad una mia collaborazione africana al “Don Orione” mi impegno formalmente. Sarà curioso leggere “dal nostro corrispondente africano”. Ecco quanto sento ora. E Lei mi benedica, perché alla benedizione ci credo. A Dio piacendo andrò il 31 c.m. Cari amici, viene a voi il caro don Ferdinando, mio compagno, fin dai primi anni: anche lui fu accolto da don Orione e posso assicurarvi che è proprio un orionino DOC. Accoglietelo con affetto. Io allora qui vi saluto, vi affido uno ad uno alla Madonna e a Don Orione e vi benedico. Pregate per me. Don Aldo Viti dei Figli della Divina Provvidenza 5 bonoua, don aldo… già accasato… C arissimo Don Aldo, uso la forma di lettera, perché quello che le dirò ne ha la semplicità e la spontaneità. E non potrebbe essere diverso, visto che siamo vissuti gomito a gomito per un anno. Siamo stati bene insieme e qualche volta ce lo siamo anche detto. Per la verità, io, all’inizio, a saper d’avere come vicario un ex Direttore Provinciale, ero un po’ titubante sulle misure che avrei dovuto prendere, e per salvare la sua “onorabilità” e, soprattutto per renderle meno difficile la... discesa. Ma ci ha pensato lei a togliermi dall’imbarazzo con la sua disarmante semplicità. Da quel momento non ho più studiato una mossa e mi Domenica 29 novembre ore 10 INCONTRI raduno amici a paverano Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il novello Sacerdote Don Paolo Coata chiamato a Genova Camaldoli per coordinare un centro di animazione vocazionale insieme a Don Bonomi e Don Paioletti. Chi desidera fermarsi al pranzo ricordi di prenotarsi almeno tre giorni prima presso la nostra segreteria: Tel. 5229334. son trovato dentro la strada della fraternità autentica. Di quanto chiedevo: messe fuori orario, spostamento di impegni già presi, sostituzioni in attività gravose (ricorda Savona e Roma?), non solo non ho mai avuto un diniego, ma sempre solo un sì condito con un bel sorriso. E che dire delle chiamate notturne nei reparti, che avrebbero dato il diritto ad un prolungamento del sonno mattutino? Se ne scendeva bel bello per le sei e neppure faceva sapere dello scomodo subìto, intanto Gesù lo sapeva. Quando poi, l’ho vista così pronta e scattante per la partenza in Costa d’Avorio, alla tenera età di 75 anni, mi sono sorti forti dubbi sulla giovinezza cronologica, alla quale oggi si concede tanto credito: quella vera non è anagrafica, nasce dal di dentro e un po’ dall’Alto. Ricorderà che in qualche scambio di opinioni personali e nel mio intervento durante la cena d’addio mi sono espresso con qualche reticenza. Non è che non creda alla presenza Divina negli accadimenti umani. È solo che i miracoli mi fanno impressione. Ecco perché l’altro miracolo, che osservavo durante la sua presenza in Chiesa, mi riservo di raccontarlo solo al suo ritorno. A Dieu, Don Aldo, nel significato più vero del francese che ora le tocca parlare. Don Nino Zanichelli TESTIMONIANZE CHE EDI F IC ANO Suggestioni Africane n. 27: ari Amici, “il Signore ha da- C to, il Signore ha tolto, sia be- nedetto il nome del Signore!”. La conclusione dell’esperienza del profeta Giobbe esprime bene i sentimenti di questo ultimo appuntamento di “suggestioni africane”: totale e convinto abbandono alla Divina Provvidenza che “tutto permette per il bene di coloro che amano Dio”. Oramai è ufficiale: alla fine di settembre rientrerò in Italia per un nuovo incarico assegnatomi dai superiori. Non avrei voluto cambiare così bruscamente la mia attività missionaria, ma spero, se Dio lo vorrà e se ciò rientrerà nei programmi dei miei superiori, di ritornare in Africa o in un’altra parte del mondo. Vivere significa sentirsi amati dal Signore e avere voglia di gridarlo a tutti, ma specie a chi non Lo conosce ancora. Per fare la volontà di Dio ero venuto in Africa, per la stessa ragione prendo la strada del ritorno. Nonostante le difficoltà incontrate, mi costa molto lasciare questa gente così piena della voglia di vivere e così ricca di valori umani e spirituali. Con loro ormai mi sentivo a casa mia, i loro problemi stavano diventando sempre più i miei problemi, le loro gioie e speranze avevano toccato profondamente il mio cuore. Ma la nostra vita di credenti, sull’esempio di Maria e secondo le parole del Papa, è un “cammino nella penombra della fede e nella fatica del cuore”. Ciò che ci costa di più ci purifica e ci libera maggiormente. La mia nuova destinazione è Genova, città tanto cara al Beato Don Orione, con l’incarico dell’animazione giovanile e vocazionale della nostra Provincia religiosa. La ricca esperienza africana suscita un nuovo slancio: “vino nuovo in otri nuovi!” A tutti voi il mio grazie sincero per l’amicizia e la solidarietà con cui mi avete accompagnato e onorato in questi sette anni di vita missionaria. La mia gratitudine si trasforma in preghiera perché il Signore benedica la vostra famiglia e i vostri progetti di bene. Vi porterò sempre nel mio cuore perché la lontananza non ha affievolito, anzi ha ravvivato, la nostra comunione fraterna. Non avrebbe senso essere vicino a chi è lontano e poi vivere lontano da chi è vicino. Mentre chiedo e assicuro un ricordo al Signore vi abbraccio tutti con affetto. Fraterni saluti e... arrivederci a presto! Don Gianni Paioletti Don gianni paioletti e don aldo viti: un arrivederci e un benvenuto Scelta di dono e di vita Riceviamo una lettera aperta da un personaggio particolare che - prendendo l’abitudine dei suoi protetti - siamo soliti menzionare semplicemente: il maestro. La trascriviamo perché godibile e di fatto alza un velo su uno dei tanti modi di essere “amici”. Una sola avvertenza: il “piena di Dio” che incontrerete verso il termine è iperbolico. Quando si vive per decenni in comunità religiose viene naturale acquisirne il vocabolario, talvolta comportamenti tipici. Essere pieni di Dio è altra cosa, pur rilevando che il vivere in questi luoghi privilegiati può favorire qualcuno... Mi corre il dovere oltre a sentirne il bisogno, in qualità di ex allievo del Beato Luigi Orione, che ebbi la grazia particolare di conoscere ed avere come maestro e guida allorquando correvano gli anni del Signore 1931/32/33 a Tortona, Voghera e Montebello della Battaglia; anche dopo aver lasciato l’Opera ho portato impresso quanto ricevuto di bello e di vero. Durante gli anni d’insegnamento nelle scuole elementari ho mantenuto sempre viva l’amicizia con i miei compagni di studio e negli anni ‘60 ebbi modi di inviare (al Piccolo Cottolengo Genovese) molte ragazze e ragazzi aventi handicaps. Alcuni di questi mi sono stati affidati legalmente come “tutelati” e da moltissimi anni mi reco costà per accompagnarli a casa presso parenti, cognati, fratelli a passare qualche settimana di vacanza. Anche quest’anno sono venuto a prendere le sorelle Maria e Angela Torrieri, la Ines D’Angelantonio e la Norma Luponetti. Ma eccoci all’avvenimento vero e proprio. Saliti sul treno Genova-Giulianova (TE) e preso posto nello scompartimento la mia attenzione fu presa dall’anulare sinistro di Maria, nel quale c’era un anello semisepolto da una carnagione alquanto olivastra. Le chiesi se le desse dolore. “Un po’”, mi rispose. Provò ad inumidire il dito con la saliva, ma l’anello non si mosse. Ciò mi diede grande preoccupazione, anche perché notai che l’anello stava incancrenendosi. Passammo la notte in viaggio. Arrivati a Giulianova nella prima mattinata, mi recai da un orafo, mio conoscente, al quale prospettai il caso. Mi disse di portarla da lui. Accompagnai la Maria da questo valente artigiano, tale Italo Piersanti, che la fece sedere col braccio sul bancone e fui requisito pure io con una bottiglia piena d’acqua che dovevo far scendere molto lentamente sopra l’anello che aveva bisogno della prestazione. Ma l’artigiano, nel vedere il dito da vicino disse: “Maestro Mario, questo non è compito mio; la devi portare al pronto soccorso che è qui vicino”. Dietro mia insistenza accondiscese: “Ci proverò!”. Notò il viso sorridente di Maria, si rincuorò ed iniziò con grande perizia e pazienza: lamina metallica tra il dito e l’anello, seghina circolare elettrica ed io che raffreddavo con la mia acqua centellinata. Notando il volto sempre più pallido di Maria e l’abbondante sudorazione, Italo le chiese se sentisse dolore, e lei: “Che vuole che sia, in confronto a quello che Gesù soffrì per noi peccatori”. Italo mi guardò, sorpreso e toccato da maria, a sinistra, e la sorella angelina. In mezzo il maestro… mario rongai. 6 PROGETTO ED UC ATIVO ü Essere festa t tanta fede e tentennò il capo. Poi, mentre i due pezzi di ferro dorato cadevano per terra mi disse: “Che lezione Maestro, questa è una ragazza piena di Dio”. Cercai di fargli accettare una ricompensa per l’opera prestata, ma con forza rifiutò tutto. Con questa mia voglio ringraziare Maria per la lezione che ha dato a me e ad Italo, col quale ho parlato dopo essere stato a Genova per riaccompagnare le ragazze. Da parte mia ringrazio, benedico e prego Don Orione che mi fa sentire sempre chiesa in cammino e per le scelte che lui impresse nel mio animo, scelta di dono e di vita, specie per i più piccoli. Sono avvenimenti insignificanti, forse, ma rivelano l’intimo diretto verso il buono, il bello, il vero e l’eterno. E’ proprio il caso di dire: “Ex abundantia cordis os loquitur”. Sono stato troppo lungo, abbreviando sarei stato oscuro, pazienza. Affettuosi saluti a tutte le “mie” ragazze del Paverano, ai ragazzi di Camaldoli: Giuseppe Mattiucci e Carlo Scipioni e a voi, Sig. Direttore la mia devozione ed il mio affetto. Ins. Mario Rongai utti più o meno siamo capaci di essere in festa; ci sono anzi occasioni e luoghi che predispongono in modo particolare. Anche le Beniamine hanno le loro brave ricorrenze, comuni al resto del mondo o create ad arte. Ma quella vissuta il 13 settembre era diversa. Era sì un essere in festa, ma soprattutto essere festa, esse stesse, per gli altri. E intendiamo gli invitati: i parenti, gli amici, i conoscenti, gli amici dei conoscenti e, perché no, gli animali; Sottocolle è ospitale con tutti e più si è, più festa c’è. Naturalmente c’è bisogno di un qualche aiuto; e mica possono far tutto da sole! Così Alessandro ha servito musica sottocolle. vietati gli spazi vuoti. Cena all’aperto. dal vivo per tutto il giorno (dalle 10 alle 22!), il personale e le suore in cucina, a servire tavola, pranzo e cena, e chi più ne ha più ne metta. Il clima da sagra paesana offriva la lotteria, le bancarelle con i vari oggetti di artigianato confezionati dalle Beniamine, i mille giochi molto frequentati. La parola calda e suasiva di Don Zanichelli ha insaporito la S. Messa e la processione in onore della Madonna della Guardia una cui statua è venerata nella piccola chiesetta interna. E (ma dove andremo a finire di questo passo) conclusione coi... fuochi artificiali. Stanchezza? Certo, ma era tanto bello essere festa! 8 MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO Religiosi e laici orionini in missione nel terzo millennio l titolo di questo articolo, così impegnativo nella sua sinteticità, riassume i lavori dell’XI Capitolo Generale della Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza. Il Capitolo è un momento essenziale della vita dell’Opera Don Orione: esso avviene ogni sei anni, e decide in qualche modo le linee portanti della sua azione pastorale all’interno della Chiesa. Al Capitolo, sia detto per inciso, erano presenti ben tre sacerdoti della comunità religiosa genovese (Don Nino Zanichelli, Don Aldo Viti e Don Fiorenzo Maritan) più una laica, e più precisamente la Sig.ra Anna Maria Torre. Sì, perché proprio sui rapporti tra religiosi e laici si concentrava la riflessione capitolare. Inutile cercare di condensare in poche righe i contenuti degli Atti del Capitolo, nel frattempo stampati e distribuiti (nella foto è possibile vedere la copertina del volumetto). Più semplice è rendere conto della presentazione che del libro ha fatto Don Roberto Simionato, proprio nelle prime pagine dello stampato, utilizzando i quattro nuclei che compongono il titolo stesso. Religiosi è il soggetto portante dello sviluppo pastorale progettato. La comunità religiosa è infatti il luogo dell’accoglienza e della condivisione fraterna. Occorre però un progetto comunitario, fondato sulla maturazione umana ed affettiva di ogni membro della convivenza. Riguardo ai laici orionini il capitolo rilancia: non basta I condividere il tempo, le singole iniziative o persino il lavoro. Bisogna condividere il carisma: per questo ogni programma di formazione sarà necessario ed utile per crescere insieme. Il terzo nucleo, in missione, riafferma la validità delle opere di carità con una nuova e mirata apertura a interventi per così dire di frontiera, promuovendo uno slancio missionario che ci riporti idealmente alle origini della Congregazione. Il quarto nucleo, nel Terzo Millennio, dà uno sfondo temporale alla riflessione, ricordandoci che siamo alle soglie del Giubileo è all’alba di un nuovo avvenire. Se è vero che il futuro dipende da tutti, viene ricordato che spetterà soprattutto a chi in qualche modo governa prendere le decisioni che ci faranno varcare le soglie della speranza. I giovani e il Paverano 9 VOLONTARIATO Concludiamo così come ha concluso Don Roberto, e cioè invocando su tutta la famiglia orionina, religiosa e laicale, la benedizione della Madonna, Madre Celeste e fondatrice. Ave Maria e avanti! i partecipanti all’XI capitolo generale in udienza dal papa. L e ferie ormai sono diventate già ricordo e allora ecco che tutti dobbiamo ricominciare questo nuovo Anno Pastorale con rinnovata forza ed entusiasmo. Anche i Giovani Volontari dopo un anno trascorso tra alcuni problemi organizzativi, sono pronti per ricominciare la loro “missione”. Essere un giovane del Duemila non è certo facile, tutti dicono che ormai i ragazzi di oggi non hanno più morale, interessi, sogni, eppure, coloro che Don Orione amava così tanto e che emblematicamente chiamava “sole e tempesta” del futuro sono oggi ancora più motivati e attratti dal mondo del Volontariato. A questo punto verrebbe da chiedersi che cosa abbiano in comune le nostre anziane con questi giovani così esuberanti. La risposta viene da sè quando, nei reparti, si ha la possibilità di vedere gli occhi delle nostre Signore che si illuminano quando possono parlare o scherzare con loro. E’ la forza e la voglia di vive- re che i ragazzi sprigionano a rendere ancora vive e felici le nostre ospiti, è la gioia di sapere che qualcuno così diverso da loro viene esclusivamente per loro, per starle ad ascoltare, è il loro bisogno di sentirsi ancora nonne e magari rivedere nei loro interlocutori i propri nipoti ormai grandi o lontani, è il semplice piacere di parlare con qualcuno che venga da quel mondo esterno che per loro è solo un ricordo. Incontrando i giovani nelle scuole, nelle Parrocchie o in giro per la città, è emerso il loro bisogno di rendersi utili, di interessarsi a chi ha bisogno, di scoprire se stessi nel servizio. Ecco perché sul volantino che ci fa conoscere c’è scritto “Cercansi giovani operai”, perché i giovani devono diventare uno strumento di amore, non possono perdersi nel mondo di oggi, essi sono gli operai che devono lavorare nella “messe del Padre”, prendendosi cura delle “perle” che Don Orione tanto amava e scoprire in esse il volto del Cristo. E allora ben vengano i giovani anche se a volte sono un po’ chiassosi, anche se non riescono a mantenere un impegno costante o ci sembrano così “strani”. Tutti noi dobbiamo imparare ad accogliere con entusiasmo i doni che il Signore ci ha donato e soprattutto a metterli in pratica, e perché no, aiutare a crescere questi ragazzi che il Signore ci ha affidato. E quest’anno ci saranno molte novità, ma avremo modo di riparlarne più avanti. Francesca 10 CRONAC A Noi di Levante Domenica 6 settembre 1998 ncora una volta la CIDO ha superato se stessa nell’orA ganizzazione dell’ormai “famosa” manifestazione “INSIEME IO TU NOI VOI LORO INSIEME” che sarebbe come a dire che anziani ed animali insieme formano un simpatico e singolare quadretto... e se poi ci aggiungiamo anche le mitiche fanfare “ARTURO SCATTINI” di Bergamo e la “GUSTAVO FAVA” di Genova e mescoliamo tutto con un’aggiunta del Clawn Elias con la piccola e sapiente cagnolina Cilina, allora lo capite anche voi che la ciambella può solo uscire col buco! Scherzi a parte è stata una giornata veramente memorabile. Merito di Laura Bruzzo! Non sono mancati i cavalli Bardigiani della Scuola di Equi- due suoi fratellini all’anima gentile di Carla che li ha salvati da una morte certa dentro un cassonetto dell’immondizia! La giornata è cominciata con la Santa Messa celebrata all’aperto dal nostro direttore tazione della S.I.B. di Bavari, gli asinelli della Croce del Consorzio coop. “Alta Valle Sturla”, gli ormai famosi Gatti del Club Amatoriale del Gatto Europeo e la miracolata micina Sasà, che deve la sua vita e quella di il folto pubblico. mirare la mostra di modellismo statico, curata dal figurinista Giorgio BASTONI e intitolata “CAVALLI E CAVALIERI”, nonché le interessanti ed originali ceramiche di Margherita MARENGO: “FANTASIA DI GATTO E CAVALLO”. Va anche ricordata un’esposizione, ridotta per ragioni di spazio, di antichi finimenti e attacchi, nonché fotografie, gentilmente concesse dalla collezione di Francesco Ciscardi il cui figlio era presente alla manifestazione. Spero di non essermi dimenticata nessuno e se mai vi chiedo scusa, ma alla mia venerabile età questo è il minimo che possa succedere, ed in questo caso spero vorrete perdonarmi. Lina Traversa I bersaglieri! una delle diverse carrozze. castagna. bruno lauzi che, con sergio alemanno, è stata l’attrazione musicale. antico carro per trasporto delle merci. La festa ha poi vissuto il suo momento conclusivo, ma intenso, con l’esibizione di Bruno LAUZI e Sergio ALEMANNO. Inoltre abbiamo potuto am- Don Pietro Bernardi e accompagnata dal nostro bravissimo coro a cui ha fatto seguito la benedizione di tutti gli animali. Nel corso del pomeriggio ha invece sfilato una carrozza del ‘700 tirata da due cavalli bianchi, con equipaggio e passeggeri in costume e poi un alcuni costumi d’epoca (sotto). clawn elias e cilina (sotto a destra). Incontro di settembre del gruppo “Amici” D omenica 20 settembre, in occasione della festa di “Maria causa nostrae laetitiae”, un folto gruppo di Amici si è ritrovato al Villaggio di Camaldoli per il primo raduno del nuovo anno sociale. Don Josè Carlos Dos Santos, consigliere generale per la pastorale assistenziale e per le Missioni, ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica. Nell’omelia, ha illustrato i motivi per i quali la Madonna è la causa della nostra gioia, mettendo in risalto il contributo da Lei dato al piano della nostra redenzione. un’altra pagina della storia del villaggio di camaldli scritta nei lavori dei ragazzi. il banchetto dei ragazzi del don sterpi. sono sereni e sorridenti anche perché da poco hanno un reparto tutto rimesso a nuovo. Un ricco e graditissimo rinfresco ha sostituito il tradizionale caffè. Nel teatro dell’Istituto il Direttore, Don Lorenzi, ha porto agli intervenuti gli auguri per il nuovo anno ed ha auspicato che anche a Camaldoli si costituisca un gruppo Amici. Ha presentato Don Josè Carlos il quale, per l’incarico che gli è stato affidato, pre- siederà anche il Segretariato per l’Assistenza della Provincia e lo ha ringraziato per aver accolto il suo invito. Don Josè Carlos ha ripreso il tema della gioia, che ricorre in tutta la Sacra Scrittura: la gioia è un sentimento interiore ed è frutto dello Spirito; è un dono che dobbiamo chiedere al Signore nella preghie- ra. Dell’importanza di essere sempre nella gioia e di trasmetterla agli altri era ben convinto Don Orione, il quale, in una lettera del novembre 1934 si esprimeva così: “Noi dobbiamo irradiare la gioia, la letizia di Dio, la felicità di Dio: far sentire che servire e amare Dio è vita, è calore, è ardore, è vivere sempre allegramente... Cantate! Suonate! Letiziatevi in Domino: riempite la Casa di soave festosità. Servite Domino in laetitia!” E in un’altra lettera, dell’agosto dello stesso anno, scriveva: “Il Signore sia sempre con noi! e ci dia la sua pace, fonte di ogni serena gioia e allegria... Sono contento perché in Paradiso sarà sempre festa: e, nelle feste, c’è sempre allegria, canti, balli, in Domino e festosità. Io voglio tenere tutti allegri”. Don Josè Carlos ha presentato poi il nuovo Assistente del gruppo Amici, Don Ferdinando Dall’Ovo e Don Paolo Coata, Sacerdote novello dell’Opera, il quale è stato destinato all’Istituto di Camaldoli per occuparsi della Pastorale Vocazionale. Al termine dell’incontro, Paolo Binazzi ha parlato del libro di Don Viti “Don Orione, Mons. Malfatti e la Madonna della Guardia”. A Don Aldo, che ha già iniziato il suo servizio di Maestro dei novizi a Bonoua, in Costa d’Avorio, gli Amici hanno fatto pervenire il loro ringraziamento e i loro auguri. Anna Maria Torre Festa di Maria Causa della nostra gioia Camaldoli 20 settembre 1998 U na splendida giornata di sole ha salutato la tradizionale festa dei Camaldoli: Maria Causa della nostra gioia. Le luci, il Santuario “vestito” a festa, le bancarelle con i lavoretti dei nostri ospiti, la mostra de “Il Chicco”, la pesca di beneficenza allestita dai volontari, la banda di Rivarolo, i cavalli, hanno colorato a festa il nostro Villaggio. Ed è stato veramente un momento di gioia la Celebra- zione della S. Messa presieduta dal neo-eletto consigliere generale dell’Opera Don Orione P. José Carlos Dos Santos, brasiliano, che ha incantato e divertito tutti nell’incontro Amici che ha seguito la S. Messa. È stato un momento di gioia la processione pomeridiana con la statua della Vergine, preceduta dalla S. Messa concelebrata dal novello sacerdote Don Paolo Coata, nuovo “rinforzo” alla comunità dei Camaldoli, dal direttore Don Luigi Lorenzi e da diversi confratelli. Ma la gioia più grande, per tutti noi, è stato vedere i nostri ragazzi - veri protagonisti della festa - felici, circondati da tante persone che vogliono loro bene. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di un insolito incontro: la tenerezza non ha nessun tipo di confine. Ecco uno scambio importante: chi dà e chi riceve. Molto spesso si viene al villaggio per dare… ma poi si riceve il centuplo prima si pesca, poi si distribuisce… e avanza sempre qualcosa. questo piccolo sogno che si rinnova ogni anno ai Camaldoli. Un augurio ed un auspicio: che la festa e la gioia, attorno ai nostri ospiti, continui ogni giorno nel servizio amorevole che religiosi, collaboratori, volontari e amici rendono loro sulla scia di Don Orione. Don giuseppe gRanelli F.B. acerdote della diocesi di Piacenza, è mancato improvvisamente il 10 settembre. Lo ricordiamo con affetto per il bene che ci ha voluto nei dieci anni in cui è stato ospitato al Piccolo Cottolengo genovese di Don Orione. Soleva dire: “Ho trovato dei veri amici”. Era nato nell’Alta Val Tanaro (PR) il 10/9/1926 e, divenuto sacerdote nel 1949, trascorse i suoi primi anni di sacerdozio come cappellano ad Alseno. Fu, poi, parroco per quasi 40 anni di Nociviglia e Chiesuola nel comune di Bedonia. L’ultimo suo impegno apostolico fu in Genova come cappellano del lavoro all’Ansaldo ed alla SIP, attuale Telecom. Si prodigò, anche, nell’ambito specifico della carità, tramite la conferenza aziendale di S. Vincenzo e del gruppo aziendale dell’Apostolato della preghiera. Non dimenticheremo di lui: la sua grande semplicità e trasparenza e l’amore per il mondo del lavoro, che desiderava ritornasse a Dio. Abbiamo pregato per lui al funerale, il 14 settembre, nel santuario della Madonna di S. Marco, da lui tanto amato; all’Istituto Paverano il 17 settembre, in die septima, e continueremo a ricordarlo sempre al Signore. Da lui ci aspettiamo protezione e propiziazione di grazie. S IN MEMORIA funerali di don lino burzoni entisette sacerdoti facevano corona al Direttore Provinciale Don Gianni Castignoli nella liturgia funebre di congedo per il sacerdote orionino Don Lino Burzoni, sabato 4 luglio alle ore 10 nella Cappella della nostra casa di Castagna. Ma, oltre i sacerdoti, V c’era anche molta gente a gremire la chiesa. C’erano anzitutto i suoi parenti, fra i quali il fratello Don Luigi che risiede proprio qui con noi: una grande e bella famiglia, abbiamo sentito dal Direttore Don Bernardi al termine della Messa, in cui ci sono anche altre persone consacrate al Signore. L’omelia del Direttore Provinciale ci ha fatto conoscere un sacerdote orionino in cui spiccavano le doti della bontà, dell’umiltà, e della laboriosità. Proprio quelle doti che Don Orione richiedeva ai suoi figli spirituali in una lettera che il celebrante ha letto dall’altare. Si rimaneva sorpresi a senitre la semplicità con cui Don Lino accettava le disposizioni dei Superiori che lo destinavano a svariate case sia in Italia che all’estero. E abbiamo capito che i sacerdoti presenti avevano tutti questo stesso bel ricordo di lui e delle sue generose fatiche, anche manuali, nelle varie case. Aveva, ora, 85 anni, il sacerdote defunto e lo avevamo visto arrivare tra noi qualche mese fa, già piuttosto malmesso, ma comunque ancora in grado di far vedere a tutti il suo volto buono e abitualmente sorridente. Poi è dovuto passare nell’infermeria e lì, abbiamo ancora sentito da Don Bernardi, è stato seguito con competenza, attenzione e vera umanità da tutto il personale, fino al momento della celeste chiamata. Lina Traversa Don Nino Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: Prof. Mario Zambaldi, Prof.ssa Adriana Franzoia, Sig.a Domenica Belli, B.ssa Carmen Boggiano Pico Wedel Jaresberg, Sig. Giuseppe Baraggioli, Sig.a Rina Rinaldi, Rag. Mario Angori, Sig. Ettore Serafini, Sig.a Lucia Ortu in Zonca, Sig. Giuseppe Costa, Sig.a Matilde Chittolini, Sig.a Maria Bernini Filippi, Sig. Mario Campanini Mescoli, Sig.a Maria Rosa Vaccaro, Sig. Bruno Corona, Sig.a Rosetta De Barbieri in Ghiraldi, Sig.a Bice Ivaldi Ved. Revello, Sig.a Anna Rapuzzi, Sig.a Carlotta Parodi Ved. Parodi, Don Eliseo Canini, Don Nicola De Martini, Sig. Giacomo Olivieri, Sig. Luigi Eugenio Vallarino, Sig.a Antonietta Conte Ved. Bandiera, Sig. Carlo Schiavini, Sig. Filippo Calcagno, Padre Cristoforo Boccardo, Sig.a Amalia Scarpato, Sig. Francesco Podestà, Sig.a Aida Sanguineti Ved. Badano, Sig. Massimo Minoli, Sig. Ernesto Ruggeri, Sig. Mario Podestà, Don Mario Garbarino, M.se Antonio Serra, Cap. Andrea Corrado, Avv. Mario Novara, Sig. Giuseppe Perassolo, Sig. Benedetto Maciocco, Suor M. Dorotea Incardona, Don Angelo Giust, C.ssa Ester Maria Bianchi di Lavagna Capellino, Sig.a Lucina Bianchini, Sig.a Agnese Mascioli, Sig.a Bice Zoppi, Sig.a Maria Caselli Ved. Belledonne, Cav. Rag. Mario Bruno, Sig. Gigi Boero, Sig. Alberto Salviati, Cav. Mario Perrone, Sig. Emanuele Sciaccaluga, Sig.a Elide Bresci, Comm. Giovanni Massone, Dr.ssa Iride Felicioli, Sig. Giovanni Dettoto, Sig.a Anita Grassi, Sig. G.B. Lavarello, Sig.a Francesca Dughera Fenu, Sig.a Ines Tencalla Adamoli, M.se A. Vincent Ardissone, Sig.a Rosetta Boero, Don Paolo Taramasso, Sig. Eugenio Pattoni, Can. Arturo Perduca, Sig.a Rina Pitto, Sig. Giovanni Mosto, N.H. Corrado Besozzi, Dott. Mario Bruschettini, Sig. Mario Fea, Don Pietro Foroni, Sig. Enrico Lucchetti, Ing. Enrico Ferrari Leuzzi, Suor M. Carolina, Sig. Gian Luigi Martino, Sig. Giuseppe Morchio, Sig.a Maria Nichetti Ved. Conte, Prof. Ettore Taralli, Sig.a Bice Pieracci Traverso, Sig.a Mireille Seguin, Sig. Giuseppe Lorenzo Ivaldi, Sig. Nicolò Salviati, Sig.a M. Rosa Imperiale, Don Bartolomeo Ramognini, Sig.a Onorina Cesaro, Sig.a Adriana Tealdo, Sig. Gaetano Scarpato, Sig. Oreste Salviati, Sig. Gaetano Belluschi, Sig. Lino Negro, Avv. Ilario Porcile, Dott. Luigi Del Rosso, Don Umberto Secchiaroli, Sig. Dario Armanino, Sig.a Eleonora Cstellana Ved. Roulis, Dr. Ing. Luigi Picone, Sig.a Barbara Salviati, Sig.a Silvia Bruno Ved. Ferrea, Sig. Edoardo Gervasoni, Sig. Angelo Caviglia, Sig. Augusto Zaccone, Sig.a Ortensia Facco in Scala, Sig.a Lilla Mongiardino Ved. Ghiglione, Sig. Giuseppe Sandro Testino, Don Delfino Sonaglia, Prof. Silvio Enrico Genta, Comm. Davide Tealdo, N.D. Giorgina Scartezzini, Don Enrico Sciaccaluga, Sig. Ermenegildo Repetto, Don Luigi Sanguineti, Sig. Vincenzo Filippone, Sig. Dante Roletti, Sig. Luciano Merello, Sig. Costantino Mortara, Sig. Francesco Castruccio, Sig.a Italia Perri, Sig.a Giovanna Puggioni, Sig.a Raffaella D’Amico, Sig.a Antonietta Schena, Sig.a Annita Debernardi, Sig.a Isolina Antinori, Sig.a Bianca Montaldo. 2 MOTIVI ‘ AMARCI CONOSCERCI E COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO Aule (L. 1.000.000) (concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo) - Cav. Mario Pietroni - la Parrocchia S. Fruttuoso - Fumeri di Mignanego (Genova) INCONTRI 5 TESTIMONIANZE CHE EDI F IC ANO Borsa Missionaria (L. 500.000) (concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle, etc. - per le missioni) Borsa Farmaceutica (L. 350.000) (concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti) 8 MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO 9 VOLONTARIATO Borsa di studio (L. 200.000) (concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa) - Fiorella Norsa - i Sigg.i Liana e Paolo Binazzi Borsa di pane (L. 150.000) (integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita) - Beato Don Orione - la Sig.a Carmen Traverso - Beato Don Orione - la Sig.a Maria Pia Casini Lettini (L. 100.000) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti) - Cav. Mario Pietroni - la Parrocchia S. Fruttuoso - Fumeri di Mignanego (Genova) - Beato Don Orione - la Sig.a Lidia Manfredi - Maria Rosa Simoni - la mamma Maria Elsa Bruzzone Ved. Simoni - Defunti Strata - il Sig. Elio Strata Banchi (L. 50.000) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili) - Ippolito e Bianca Poggi - le Sigg.e Gabriella e Paola Poggi - Tommaso Balbo - l’Amministrazione del Caseggiato di Via F. Beretta 5 - Genova - Margherita Deagostini - la nipote Margherita Calzino Guala - Pietro Maffioli - la nipote Margherita Calzino Guala - Vittorio Cerano - i Sigg.i Irma e Augusto - Pierino Arcelloni - l’Amministrazione del Caseggiato di Via Boccadesse 14 - Genova PER DONAZIONI E LASCITI Siccome avvengono degli inconvenienti nella procedura del disbrigo della pratica, si prega usare esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO DI DON ORIONE IN GENOVA». Rivista inviata a nome dei nostri assistiti in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici e a quanti ne facciano richiesta. 16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160 Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg. Direttore: Don NINO ZANICHELLI Responsabile: Sac. Carlo Matricardi Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo) Realizzazione a cura della Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo) 10 CRONAC A IN MEMORIA COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO