Foto Dani Clemente - Make u Biagio e Anna Biccari Parrucchieri
foggia notes
Femminicidio
“Mai più come Carmela”
focus
Abusivismo
Stretta sul commercio
Speciale
FITNESS
Rimodelliamo il corpo come le star
cucina
Libando
Viaggio nello street food
Si ringrazia
ASD Olimpic Studio
WTA Coach Cosimo Laguardia
sommario
editoriale
Personaggio
di Maria Grazia Frisaldi
C
erchiamo sempre, nei limiti
del possibile, di non perdere di vista personaggi e
protagonisti del nostro tempo e
della nostra città, quelli che sono
stati “materia viva” per le pagine
di 6Donna. Per questo, vogliamo
raccontarvi del nuovo capitolo di
vita, una nuova esperienza lavorativa, di una donna che per una
manciata di anni ha gestito l’ordine e la sicurezza cittadina:
stiamo parlando di Maria Rosaria
Maiorino (in foto), ex questore di
Foggia, che taglia un ulteriore
traguardo, un tappa importantissima nella sua carriera.
4
Terry Abbattista,
la patron del Film Festival Vieste
Foggia Notes
5
“Mai più come Carmela”
Foggia sfila contro il femminicidio
Focus
6
Giro di vite su abusivismo commerciale
•
Frutta e verdura: la stretta della polizia
•
Il Comune annuncia: “Nuovi mercati”
Politica
Foto: Forzearmate.com
Dopo l’esperienza dauna e una
brevissima parentesi a capo della
questura di Palermo, Maiorino
entra nella storia come la prima
donna a dirigere l’Ispettorato di
pubblica sicurezza del Vaticano.
In altre parole, la prima donna a
“difendere” un papa fuori dai confini vaticani. Maria Rosaria Maiorino - 59 anni, trentacinque dei
quali passati indossando la divisa
della Polizia di Stato - ha sulle
sue spalle la responsabilità della
sicurezza del Santo Padre Mario
Jose Bergoglio. Ai primati è abituata: è stata la prima donna ad
entrare in una squadra mobile e
poi la prima a dirigerne una, a Cagliari; ancora è stata la prima
donna vicequestore vicario a Belluno e Bolzano e, da gennaio, è la
prima donna a dirigere l’Ispettorato di pubblica sicurezza del Vaticano, attività che svolge in
tandem con la Gendarmeria Vaticana. Davanti a questa sfilza di
‘primogeniture’ storce un po’ il
naso. Ai giornalisti del giornale
‘L’Avvenire’ e del settimanale
‘Chi’ ha spiegato anche il motivo:
“Gli incarichi non devono avere
sesso. Essere maschio o femmina
non fa differenza. Però, noi
donne, in genere, abbiamo più capacità organizzativa, più determinazione e grande disponibilità al
sacrificio”. Ed è così che iniziamo
il numero di Aprile di 6Donna. Un
numero in cui torniamo a parlare
della lotta alla violenza sulle
donne, ma anche del contrasto all’abusivismo commerciale e del
rimpasto in Giunta al Comune di
Foggia, tra sostenitori e detrattori. Buona lettura!
2
8
Rimpasto in Giunta
Il primo ‘giro di valzer’ di Landella
•
L’istruzione secondo Gabriella Grilli
Salute
11 Dimagrire... mangiando:
l’elogio della lentezza
Fitness
12 Functional Training
Il segreto di bellezza delle star
•
La prova costume si vince a tavola
Cucina
15 ‘Libando 2015’
Foggia capitale dello street food
17 Rubriche
Musica
23 International Jazz Day dell’Unesco
Se la Callas incontra il jazz
• FoggiaMusicaFestival
Gli eventi fino al 22 maggio
aprile - duemilaquindici
aprile - duemilaquindici
3
personaggio
Torna il cinema sul Gargano
A cura di Mariangela Mariani
Terry Abbattista,
patron del Film Festival Vieste
Il taglio del nastro della prima edizione del Film Festival Vieste
T
erry Abbattista ha fatto tornare la voglia
di cinema ai viestani. Nella sua vita, per
una serie di coincidenze astrali, tutto portava alla settima arte. E, alla fine, ha assecondato il destino. È l’ideatrice e
organizzatrice del Film Festival Vieste. Di omologhe non
se ne trovano facilmente. Ha
raccolto il testimone del Vieste Film Fest di Carlo Nobile,
prematuramente
scomparso. La stoffa da patron ce
l’ha, e lo ha dimostrato con la
prima edizione, completamente rinnovata, ma è dotata
soprattutto di una incredibile
caparbietà. E si sa, chi la
dura la vince. “A fatica, ho
convinto gli amministratori a
riprendere la tradizione del
Festival a lungo interrotta, ho insistito così
tanto, ma ci sono riuscita”. Nessun viestano
aveva raccolto quell’eredità, e ci ha pensato
una foggiana che sognava di poter ripristinare
il festival.
4
aprile - duemilaquindici
Nata in Sardegna, genitori della provincia
di Bari, vive a Foggia da tanti anni, e ha studiato
lingue, inglese e tedesco. Vieste le ha dato
tanto e le è molto grata, al punto da voler restituire il favore. Lì aveva
aperto un’agenzia turistica.
“Organizzavo anche eventi, convegni, spettacoli, o magari la
serata particolare che mi chiedeva il gruppo di turisti. Le produzioni venivano indirizzate da
me per location e qualsiasi tipo
di servizio, e avevo già contatti
diretti. Poi ho venduto l’agenzia,
conservando il settore dello
spettacolo, Sol’Eventi. Stranamente, e non perché lo decidessi io, la mia attività
incrociava sempre il mondo del
cinema. Nel 2012, per esempio,
uno degli eventi che mi è stato proposto da alcuni amici di Roma è stato quello del “Tutto in
48 ore”, l’ho portato a Vieste ed è stata una
bella tappa, ripresa da Rai 5 (antesignano del
suo “Porte aperte alla fabbrica dei sogni”, ndr).
Dopodiché ho conosciuto tante persone che poi
sono diventate mie amiche e che hanno a che
fare col cinema. È stato quasi un passaggio obbligato. Anche se non vorrei occuparmi solo di
cinema, e stavo lavorando anche su Foggia
per portare altri eventi di teatro e danza. Gli
artisti che ho avvicinato, anche di fama internazionale, quando ho parlato di Vieste sono
rimasti molti entusiasti, la conoscono per la
sua bellezza, persino chi non c’è mai stato.
Anche la location ha il suo fascino”.
Enrico Vanzina, che l’anno scorso ha ritirato il Premio dedicato alla memoria di Carlo
Nobile, è rimasto colpito dall’anfiteatro della
Marina Piccola, con lo schermo che si staglia
contro il faro e punta San Francesco: bellissimo.
Lo scorso anno la manifestazione è durata
11 giorni, l’edizione 2015 sarà più corta, dal
12 al 19 luglio. Terry Abbattista definisce il suo
festival con due aggettivi: innovativo, perché rispetto agli altri ha un tema “La nuova commedia italiana” e per l’anteprima “Porte Aperte
alla Fabbrica dei sogni”, che consente a tutti di
partecipare alla realizzazione di cortissimi,
mini-colossal come li definisce lei, in un giorno
dalla ripresa a montaggio e proiezione, e poi
coraggioso. E forse lo dice più a sé stessa, che
ha rincorso per due anni questo sogno. Al festival sono abbinati eventi collaterali, mostre e
seminari di regia, casting e quest’anno anche
fotografia. Si avvale delle migliori maestranze
locali e avverte una forte responsabilità nei
confronti del paese che ospita l’evento, indiscutibile attrattore turistico. E dire che a lei andare al cinema – ammette – non piace neanche
tanto. Per un periodo dell’anno si trasferisce
a Roma per seguire le anteprime, prendere
contatti e definire il programma. Spera di goderselo quest’anno il suo festival, perché alla
prima edizione è stata risucchiata in un vortice.
“Sto sentendo che di tanti Festival importanti
tipo quello di Roma, anche il Bifest, non si sa
se ci saranno ulteriori edizioni, perché i fondi
sono sempre meno, però proprio perché questi
grossi festival richiedono anche grandi capitali,
ho pensato che forse possono resistere di più i
piccoli, che vengono realizzati con molto meno
e magari hanno vita più lunga”. E ostinata
com’è il Film Festival Vieste è per sempre.
foggia notes
Foggia sfila contro il femminicidio: la fiaccolata silenziosa della rete Ri.Vi.Vi
Fonte: trentinocorrierealpi.gelocal.it
“MAI PIÙ COME CARMELA”
Ogni 2 giorni, in Italia, una donna viene assassinata dal marito o compagno
Dal 2002 la Capitanata piange 15 vittime: i numeri che segnano l’emergenza
C
armela è ormai un simbolo. O meglio, una
“martire dell’amore materno”, come l’ha
definita il padre, Matteo Morlino, insegnante e assessore alla Pubblica Istruzione nella
passata Amministrazione comunale. Carmela è
una delle ultime vittime di femminicidio, una delle
donne che ogni due giorni viene uccisa in Italia
per mano dell’ex marito, convivente o compagno.
Un dato agghiacciante.
Questa volta, la cronaca bussa prepotentemente alle porte della città: figlia di questa terra
e dei suoi affetti, la 35enne Carmela Morlino è
stata accoltellata sull’uscio della porta di casa, dinanzi ai figlioletti, il 12 marzo scorso a Pergine
Valsugana, in provincia di Trento; 15 i fendenti inferti dall’ex marito Marco Quarta, arrestato dopo
una fuga di pochi giorni. Nel suo nome e nella sua
vicenda, per una sera, riecheggiano i nomi e le
storie di altre 14 donne di Capitanata, tutte accomunate dal medesimo e miserando destino: sono
state assassinate dai loro uomini, da chi prometteva loro amore ma ha giurato morte.
Quattordici donne e altrettante vite spezzate
di netto, improvvisamente, irragionevolmente. Le
abbiamo contate dal 2002, anno di nascita di questo free-magazine, ad oggi. I loro nomi, messi uno
dopo l’altro, fanno tremare le vene dei polsi. Li abbiamo ricordati, scanditi con doloroso rispetto, la
sera dell’8 marzo scorso, durante la cerimonia
del “Premio 6Donna”, iniziativa che il nostro magazine - che fa della lotta alla violenza sulle donne
la sua principale battaglia - ha voluto idealmente
dedicare loro. A questa lista che gronda sangue e
La casistica delle donne ammazzate negli ultimi 13 anni in provincia di
Foggia, letta tutta d’un fiato, è una successione di dolorosi flashback.
Beata Maria Vergine. Scogliera, ex
Enichem. Le immagini più nitide e più
impressionanti arrivano dal passato.
Correva l’anno 2002 quando Giovanna
Traiano veniva uccisa in chiesa, a Foggia, con un colpo di pistola alla nuca.
Un’esecuzione: a sparare l’ex marito.
Era il 21 febbraio. Aspettava che il suo
bambino uscisse dal catechismo. Aveva
appena 24 anni.
Era solo una ragazzina Giusy Potenza: il suo dramma ha sconvolto la
Capitanata. A 15 anni è stata massacrata con una pietra a Manfredonia il 13
novembre 2004. Era finita in una relazione pericolosa con un uomo col suo
stesso cognome, cugino del padre, condannato a 30 anni per l’omicidio. La
madre non ha retto a quel dolore e un
grida giustizia, si aggiunge oggi il nome di Carmela, ma il timore è che l’elenco possa continuare
a crescere, a segnare altri nomi e altri storie. I nu-
Matteo e Maria Teresa, genitori di Carmela
meri, purtroppo, non sono rassicuranti, le cifre sono quelle
dell’emergenza: nel 2014 sono stati
728 i reati commessi in danno delle
donne in Capitanata, 82 nella sola
città di Foggia. Un numero preoccupante, e pensare che un anno prima erano ancora
di più, 118. In questi numeri confluiscono episodi
di stalking, di lesioni aggravate, tentati omicidi.
Tutti avvenimenti chiusi tra le mura domestiche
e troppo spesso nascosti anche ai familiari più
stretti. “Ma si possono lavare in proprio i ‘pannicelli’, non le grandi sozzure che, talvolta, emergono in certe famiglie”, condanna l’ex assessore
Morlino, testimone e vittima di quella che oggi è
una vera e propria emergenza sociale, cui bisogna
porre rimedio eliminando le falle di un sistema di
tutela che non protegge fino in fondo chi già si era
rivolto ai servizi e attivato ogni risorsa disponibile.
Ad un mese esatto dalla morte di Carmela, la
città di Foggia ha voluto ricordare lei e tutte le vittime di femminicidio, con una fiaccolata silenziosa
per le vie del centro. Erano in 500 - numero più,
numero meno - gli uomini e le donne incolonnati
dietro ad un eloquente striscione: “Mai più come
Carmela”. Mai più: un monito, una speranza, una
promessa. Alla testa del corteo, c’erano i suoi genitori, Matteo e Maria Teresa: volti segnati dal dolore e occhi che
non hanno più lacrime; accanto a
loro, il sindaco
Franco Landella
che ha assicurato
tutto il suo impegno nel rendere il
centro antiviolenza
previsto nei locali
della palestra Ex
Gil di corso Matteotti un luogo di ascolto, sostegno
e protezione reale e concreta.
Ad organizzare la fiaccolata è stata la rete
inter-associativa contro la violenza sulle donne,
R.I.V.I.VI., di Foggia, che unisce sette associazioni
del territorio - Donne in rete, Impegno donna, Via
le mani dagli occhi, Donne insieme, Casa editrice
Mammeonline, Ad un passo da te e Logos - e che
ha coinvolto, nell’organizzazione della manifesta-
zione altre ventidue entità, con il patrocinio del
Comune di Foggia e l’adesione della Consigliera
di Parità. Dopo il corteo silenzioso - partito da
piazza Umberto Giordano e proseguito per via
Lanza, Corso Vittorio Emanuele e via Oberdan Carmela è stata ricordata in piazza Cesare Battisti: chi era, qual era la sua storia ed i suoi progetti,
e non solo il delitto o il mostro che l’ha uccisa. A
raccontare di questa giovane donna e mamma, è
stato il papà Matteo, tra aneddoti di vita quotidiana
e l’orgoglio per una “figlia modello”, realizzata
negli studi e nel lavoro. Una donna moderna, il cui
destino è stato barbaramente stroncato da 15 coltellate sull’uscio di casa. “E’ stata una martire
dell’amore materno - puntualizza il padre - il suo
primo pensiero era per i suoi due figli, il suo ultimo pensiero è stato per i figli. Abbiamo saputo
che solo dopo essersi assicurata che i bambini
fossero in salvo presso una vicina di casa, Carmela è potuta spirare con l’animo in pace”.
Maria Grazia Frisaldi
La lista degli orrori dal 2002 al 2015
Giovanna, Giusy e le altre
anno dopo si è tolta la vita.
Dopo di loro, nonostante l’orrore,
altri dodici nomi archiviati alla parola
femminicidio. Irina Bandurova è stata
ridotta in fin di vita a colpi di piccozza, in
un casolare di Torremaggiore. Il 23 dicembre del 2004 è morta in ospedale.
Aveva 27 anni. È stata massacrata insieme al suo compagno da due connazionali. Uno dei due assassini si è
suicidato in cella dove scontava l’ergastolo. Ha trovato la morte in un casolare
anche Giovanna Tanese, 16 anni e nove
ore di agonia alla periferia di Lucera. Il
22 aprile 2005 è morta dissanguata,
dopo essere stata colpita dal fidanzato
con un mattone e accoltellata.
Scorrendo la lista c’è una sopravvissuta: una sedicenne stuprata dal
branco e accoltellata a Vico del Gargano
l’8 maggio 2007. I tre violentatori si sono
beccati fino a 12 anni di reclusione. Svi-
tlana Makarska, 23 anni, è stata ammazzata a colpi di calci e pugni in una
vecchia fabbrica tessile, l’ex Scivar a
Foggia, il 9 gennaio 2008. È morta per
le percosse subite. È stata giustiziata
con 5 colpi di pistola Mariangela Catalano, 50 anni dipendente degli Ospedali
Riuniti di Foggia: il 23 gennaio 2009 l’ex
marito, oggi ergastolano, ha fatto fuoco
scaricandole tutta la rabbia addosso. È
stata trovata riversa in una pozza di
sangue nel suo appartamento a Cerignola Senada Harusha, 36 anni dell’Albania, sgozzata l’11 marzo 2009. Anche
a Meriem Lmoh, marocchina, è stata
tagliata la gola prima che venisse get-
tata in una vasca a Lesina il 18 marzo
2009.
Aveva
24
anni.
Michelina Ewa Wojcicka, polacca, aveva
solo 16 anni quando il fidanzato di 33
l’ha sparata e poi si è suicidato. Era il 17
giugno 2010, a Cerignola. Anna Perrucci, 33 anni, è stata ammazzata in
strada a colpi di pistola nella stessa
città il 28 febbraio 2010. In braccio aveva
la figlia di 18 mesi. A Cerignola si contano altre due donne ferite a morte:
Anna Maria Curci, 11 coltellate, 51 anni,
assassinata il 2 gennaio 2011, e Annunziata Cioffi, 54anni, strangolata dal marito il 5 dicembre 2013. Hashenko
Zhanna, 42enne di nazionalità ucraina
è stata uccisa a fucilate e gettata in un
pozzo a Troia, il 16 gennaio 2014. Antonella Scirocco è stata trovata morta il 2
giugno 2014 nelle campagne tra San
Nicandro e Apricena. Era scomparsa da
Cagnano Varano. Aveva 37 anni.
Mariangela Mariani
aprile - duemilaquindici
5
focus
A cura di Maria Grazia Frisaldi
Giro di vite su abusivismo commerciale:
Non solo frutta&verdura: dal centro alla periferia, attenzionati anche i mercatini dell’usato
A
lcune sono state sotto i nostri
occhi per anni, al punto da abituarci alla loro presenza. La
consuetudine come usucapione morale. Altre, invece, sono spuntate all’improvviso, da un giorno all’altro.
Bancarelle di ogni forma e foggia: da
quelle più semplici e modeste - un tavolaccio su due cavalletti - a quelle più
curate, con tanto di copertura in canne
di bambù a proteggere la merce dal
sole, cartelli per illustrare l’offerta del
giorno e registratore di cassa all’interno. Sì, perché qualcuno - pochissimi in realtà - rilascia anche lo
scontrino fiscale. Ma la pacchia è finita. C’è un tempo per tutto e quello
delle bancarelle abusive e dei mercatini improvvisati agli angoli delle
strade o negli slarghi cittadini sembra
volgere al termine. O almeno queste
sono le intenzioni. Nelle ultime settimane, infatti, le forze di polizia hanno
svolto una serie di controlli, dal centro
alle periferie, e hanno predisposto
sgomberi e smantellamenti di banchi
di vendita di merce varia. Frutta e verdura, perlopiù. Un’attività che ha generato un vero e proprio “braccio di
ferro” con i commercianti. Quelli abusivi, ovviamente. Di questi, alcuni chiedono solo di regolarizzarsi, poter
usufruire degli spazi di strutture o
aree mercatali e continuare a tirare
avanti alla giornata; altri, già sanzionati e obbligati a smantellare, hanno
riaperto dopo alcuni giorni, come se
nulla fosse accaduto. “Una sfida alla
legalità e alle istituzioni” si è commentato a caldo; poi il braccio di ferro
è ricominciato. Non sono mancati i
momenti di tensione durante queste
attività, ma nemmeno il sostegno dei
cittadini e dei commercianti, questa
volta regolari. Il capitolo “lotta all’illegalità diffusa” del Pacchetto Sicurezza
del questore Piernicola Silvis prosegue a passo spedito: rastrellate le
zone di nuova edilizia, anche i mercatini dell’usato di via Natola sono stati
pesantemente bastonati. Ne abbiamo
parlato con il vice questore aggiunto
Pasquale Fratepietro, dirigente della
Sezione Volanti della Questura di Foggia.
Dottor Fratepietro, come si “inquadrano” questi i servizi disposti a
contrasto del fenomeno dell’abusivismo in generale, e dell’abusivismo commerciale in
particolare?
L’abusivismo commerciale rientra nel più ampio
fenomeno di illegalità diffusa
oggetto di attenzione da
parte delle forze di polizia a
competenza generale e locale, per il quale vengono
predisposti servizi straordinari settimanali. Per quanto
riguarda la polizia di Stato, il
fenomeno è attenzionato in
sede di un tavolo tecnico
settimanale permanente
che vede il coinvolgimento
delle varie articolazioni della
questura (tra le quali anche
la polizia amministrativa e
sociale), della polizia locale
di Foggia e dei commissa- Il vice questore aggiunto, Pasquale Fratepietro
riati distaccati. In tale contesto vengono fissati gli obiettivi e evidenziare che non sempre è apprezpredisposti i servizi. Nel caso specifico zabile un risparmio di spesa a vantagdell’abusivismo commerciale vengono gio del cliente, quanto piuttosto un
predisposti in media due servizi a set- maggiore guadagno da parte di chi
timana, con orari e zone di intervento vende…
sempre diversi.
Quante bancarelle - tra quelle
Perché questo fenomeno è parti- fisse e quelle mobili - sono state
colarmente insidioso? Quali sono le ri- chiuse e smantellate?
cadute sul tessuto economico sociale
Dal mese di febbraio, sono state
e le ripercussioni sul commercio re- individuati circa 30 banchi di frutta e
golare?
verdura e accertate violazioni di diIl proliferare di banchi di vendita versa natura, sia di carattere ammini“improvvisati” è un fenomeno diffuso strativo che penale. Nella maggior
e dilagante in tutta la città, dal centro parte dei casi, si tratta di illeciti ammialle periferie, che va contrastato con nistrativi per mancanza dell’autorizfermezza per ripristinare il rispetto zazione comunale alla vendita in
delle regole e per evitare la concor- forma stabile, o su un’area pubblica
renza sleale nel settore di riferimento. superiore a quella prevista dall’auto-
ExpoFoggia2015
Le bancarelle spuntate come funghi hanno fatto
indignare i foggiani, che hanno preteso giustizia
sui social network. Ma la sommossa popolare
non è stata soltanto virtuale: le segnalazioni
sono arrivate anche in Comune e in Prefettura.
A immortalare l’Expo tutta foggiana della frutta
e verdura prima dei blitz anti-abusivismo è
stato un giornalista su Instagram, Giovanni
Dello Iacovo, che ha scattato più di trenta foto
dei “padiglioni”.
6
E’ di tutta evidenza, che la vendita di
prodotti ortofrutticoli per strada non
solo viola le norme sulla tracciabilità
della merce e sulla igiene degli alimenti ma da’ al venditore la possibilità
di vendere la merce ad un prezzo inferiore a chi, per gli stessi prodotti,
deve accollarsi spese e oneri di affitto
e gestione del locale. Peraltro, vorrei
aprile - duemilaquindici
rizzazione rilasciata, che ha portato ad
una sanzione amministrativa da 5mila
a 30mila euro e la confisca delle attrezzature e della merce. Sono state
smantellate diverse postazioni di vendita irregolari come quelle in via D’Addedda, viale Francia e via Gioberti.
Qualche altro punto vendita, invece, ha
smantellato autonomamente come
quello di via Mastelloni e
quello in corso Roma, all’altezza dei mini alloggi.
Nei casi più gravi, dove
sono stati realizzati capanni o altri manufatti ancorati al terreno, si
configura anche l’illecito
penale dell’abuso edilizio e
dell’invasione di suolo pubblico. In questi casi, alla
sanzione amministrativa si
associa anche quella penale, come è successo ad
esempio in via De Petra e
in via Napoli.
Come si rapporta la
città dinanzi a questi fenomeni? Esiste ed è matura
una coscienza collettiva, ricevete segnalazioni di banchi di vendita abusivi?
Da noi arrivano una,
massimo due segnalazioni a settimana. Ma questo tipo di esposti arrivano soprattutto alla polizia locale. C’è
una forte indignazioni di una parte
della cittadinanza e dei commercianti
regolari, ma continua ad esserci
un’ampia fascia della popolazione che
acquista regolarmente per strada, alimentando la domanda.
In questo momento, sotto i riflettori vi è la vendita abusiva di prodotti
come frutta e verdura. Ma in città
‘spuntano’ come funghi mercatini
dell’usato o bancarelle di merce contraffatta. Saranno questi i prossimi
obiettivi?
Certamente. Sono stati innumerevoli gli interventi già portati a termine
col sequestro di migliaia di pezzi contraffatti, ricostruendo anche i canali di
approvvigionamento degli stessi. In
collaborazione e supporto alla polizia
locale sono stati effettuati anche interventi di contrasto a vendite illegali
nell’ambito dei cosiddetti mercatini
dell’usato, come quelli di via Natola e
in via Libero Grassi, il sabato e la domenica, ed il venerdì in via Gioberti. E
c’è una corposa programmazione di
interventi in tal senso.
In che modo l’abusivismo dialoga
con il fenomeno della ricettazione e,
prima ancora, dei furti? Esiste una
connessione tra i fenomeni?
Proprio perché nessun prodotto in
vendita è tracciabile, non si può escludere la connessione tra merce venduta e merce di provenienza illecita; in
alcuni casi è stata accertata la vendita
di merce provento di furto (in alcuni
casi sono state trovate, ad esempio,
biciclette o autoradio risultate rubate,
e talvolta riconosciute dagli stessi proprietari), ma questo non ci consente di
affermare che tale connessione sia
costante.
Quali sono le soluzioni che possono concretamente contribuire a debellare il fenomeno? L’attività
repressiva delle forze dell’ordine può
da sola porre un freno?
L’attività repressiva da sola non è
sufficiente ad estinguere il fenomeno,
anche se può contrastarlo efficacemente. L’attività delle istituzioni deve
essere necessariamente accompagnata dalla presa di coscienza da
parte del consumatore che, con i suoi
acquisti, può contribuire ad alimentare l’illecito. Inoltre, è necessario individuare aree pubbliche nelle zone
più periferiche e di nuova espansione
della città, da destinare ad aree mercatali dove l’accesso ai commercianti
sia adeguatamente autorizzato, regolamentato e controllato. Diversamente sarebbe una casba, e la città
una polveriera pronta ad esplodere.
focus
Foggia chiude ‘baracche e burattini’
Pronti i nuovi mercati
COSA DICE L’ATTO
DI INDIRIZZO
Jenny Moffa: “Gli ambulanti possono regolarizzarsi”
La deliberazione n.36 del 3
aprile 2015 è un atto di indirizzo
operativo che regolamenta il commercio ambulante su aree pubbliche.
La Giunta comunale dispone
che i Servizi Pianificazione, Lavori
Pubblici e Servizio Integrato per le
Attività Economiche, ognuno per le
proprie competenze, attivino immediatamente l’iter per arrivare in
tempi brevi al Piano di localizzazione delle attività mercatali e alla
sua operatività.
Il dirigente del Servizio Attività
Economiche, in attesa dell’esecutività del Piano, potrà autorizzare
temporaneamente il posteggio
extra-mercato, anche su area
pubblica ad eccezione delle zone
espressamente vietate, dei commercianti ambulanti in
possesso di autorizzazione
di tipologia A, ovvero
quella per aree di mercato
o di fiera.
I venditori potranno
esercitare la loro attività
con chioschi di massimo
30 metri quadri, banchi di
8 mq e trespoli di 4, oppure autonegozi di 8 metri
quadri al massimo. L’occupazione del suolo è concessa per 6 mesi
rinnovabili e il marciapiede deve rimanere libero
e calpestabile per non meno di due
metri.
La bancarelle non devono intralciare la circolazione e non devono impedire la visibilità agli
incroci ed è vietata l’occupazione
di carreggiate, attraversamenti
pedonali, aiuole, passi carrabili,
oltre al divieto di ostruire ingressi
di abitazioni o negozi.
Non ha certo la faccia dello sceriffo Jenny Moffa, l’assessore alle Attività Economiche che ha ingaggiato
una lotta senza quartiere contro l’abusivismo commerciale. Eppure è partita come un caterpillar, spalleggiata
da un sindaco che urla al telefono di
sgomberare. Senza pietà. I vigili urbani, a costo di venire aggrediti, eseguono gli ordini, coadiuvati dagli
agenti della polizia, dai carabinieri,
dalla finanza. Hanno messo i sigilli
alle baracche, alcune bancarelle
hanno chiuso e riaperto all’alba del
giorno dopo, altre si sono spostate
qualche metro più in là, altre ancora
sono rimaste impacchettate.
“Siamo partiti da un protocollo
d’intesa in Prefettura. Fortunatamente - ammette l’assessore Moffa,
inizialmente scettica - è stato preso in
considerazione, cosa che neanche io
mi aspettavo in verità. Sono state apportate alcune modifiche e ora è al
vaglio del Ministero e verrà rispedito
a Foggia per la firma conclusiva. A
quel tavolo c’erano tutte le forze dell’ordine, la polizia municipale, le associazioni di categoria, la Camera di
Commercio e il Comune. Il protocollo
d’intesa prevede: la ristrutturazione di
tutti i regolamenti da parte del Comune di Foggia, e lo stiamo già facendo; una incisiva campagna di
comunicazione nei confronti dei cittadini, e ancor prima degli studenti nelle
scuole, affinché non acquistino prodotti di dubbia provenienza, di incerta
conservazione e soprattutto che alimentano un commercio sleale a
danno degli altri ambulanti che pagano regolarmente le tasse”.
Contemporaneamente, è stato
aperto un tavolo tecnico con le forze
dell’ordine per un’azione sinergica di
contrasto all’abusivismo commerciale. “L’attività finora (alla data del 9
aprile, ndr) ha prodotto 27 verbali relativi soprattutto al mancato possesso della licenza e 13 informative
di reato per invasione di suolo pubblico, che arrivano direttamente alla
Procura. Parliamo in questo caso di
strutture che insistono su un territorio
senza autorizzazioni relative alla costruzione, e non ci sarebbero nemmeno
i
presupposti
per
l’insediamento e la concessione di un
permesso per costruire”.
Sotto mano, l’assessore Eugenia
Moffa non ha il numero preciso delle
bancarelle che hanno realmente
chiuso, ma senza tema di smentita
sente di poter affermare che è decisamente inferiore rispetto al passato.
Ad avere la peggio sono state soprattutto le strutture fisse. Il Comune,
però, si rende conto che il proliferare
di banchi di frutta e verdura ad ogni
angolo della strada è dovuto anche
alla carenza di strutture mercatali,
specie nelle zone periferiche di
nuova urbanizzazione. Nell’ultimo
decennio, sono stati dismessi i mercati Ferrante Aporti e Ginnetto, e
anche l’ubicazione del mercato Rosati
non convince il Comune (“in particolare - si legge nella deliberazione
della Giunta comunale n.36 del 3
aprile 2015 - per la dislocazione e
strutturazione dei banchi di vendita,
determina un inopinato sconvolgimento e un notevole turbamento alle
normali e quotidiane funzioni della
vita sociale nella zona”). E allora
scatta la sanatoria, un provvedimento che consente agli ambulanti
muniti di licenze di occupare il suolo
pubblico purché rispettino
una serie di criteri.
“Stiamo lavorando insieme all’Urbanistica e ai L’assessore Eugenia ”Jenny” Moffa
Lavori Pubblici all’individuazione di nuove aree mercatali. In itinerante, prevista dal regolamento,
Giunta abbiamo approvato un atto di e pagano regolarmente l’occupazione
indirizzo con cui viene data la possibi- di suolo pubblico, solo che prima inlità agli ambulanti di regolarizzarsi sistevano in un’area su cui non poteperò, sia chiaro, riguarderà coloro che vano sostare. “Il nostro obiettivo è
sono in possesso di licenze, quindi quello di invogliare gli abitanti a ritorquanti hanno fatto il corso previsto per nare nelle aree mercatali – è l’auspila somministrazione di bevande e i cio dell’assessore Moffa - Ciò che ci
corsi per ottenere la licenza alla ven- ha spinto ad intervenire è la volontà di
dita ambulante, e coloro che hanno i tutelare la salute dei cittadini e coloro
requisiti e che non infrangono il co- che svolgono il loro lavoro pagando le
dice della strada. Questa delibera in- tasse”. La rivolta degli ambulanti è
dividua un atto di indirizzo per i arrivata fino agli uffici di via Sant’Albanchi fissi e consente l’occupazione fonso de Liguori. “Sono costantedel suolo temporaneamente, per 6
mesi rinnovabili e
sino alla data di completamento del Piano
di localizzazione delle
aree per il commercio, quindi non per
sempre.
Naturalmente, chi opera già
in un territorio dove
c’è un’area mercatale
deve andare nel mercato. A coloro che
operano in zone
come quella della Macchia Gialla dove mente sotto al Comune, presso
non c’è un mercato nel raggio di un l’Annona. Il sindaco ha subito pesanti
chilometro viene data la possibilità di pressioni”. L’assessore è convinto che
vendere, ma sempre nel rispetto del presto gli ambulanti migreranno nei
nuovi mercati: “Abbiamo già indivicodice della strada”.
Le baracche condonate “preno- duato le aree. Si tratta solo di iniziare
tano” un posto nel mercato più vicino i lavori. Io sono fiduciosa perché è
che deve ancora sorgere. Molti am- quello che ci chiedono i cittadini. E noi
bulanti che hanno riaperto sono in rispettiamo la loro volontà”.
Mariangela Mariani
possesso di una licenza per la vendita
aprile - duemilaquindici
7
politica La nuova Giunta di Franco Landella
Il primo ‘giro di valzer’
A cura di Mariangela Mariani
Più potere alle donne: vicesindaco Erminia Roberto
L
a processione si vede quando si ritira. Mai detto fu più azzeccato. Il pomeriggio del 21 marzo il sindaco
Franco Landella era al seguito del sacro tavolo della santa patrona e a sera defenestrava l’amico Ciccio D’Emilio e l’assessora
Carla Calabrese. A sentire gli umori della
città, sul piano umano è suonato come un
tradimento, ma la politica è un’altra cosa. La
delega di peso è andata a Gianni De Rosa.
Un regolamento di conti, ma solo per farli
quadrare con Forza Italia, che ha segato,
però, il Nuovo Centrodestra, minando addirittura la stabilità del partito di Franco Di
Giuseppe. Perché Landella toglie e dà, conferendo la vicesindacatura ad Erminia Roberto, assessore alle Politiche Sociali in
quota NCD. Un’offerta difficile da rifiutare.
Un incarico di prestigio, strappato all’ex assessore ai Lavori Pubblici D’Emilio e finito in
mano ad una donna, come non si vedeva dai
tempi di Lucia Lambresa. Più potere alle
quote rosa. A Gabriella Grilli, com’era già
scritto dall’estate scorsa, è stata conferita la
delega all’Istruzione. Ma il cerchio non è ancora chiuso. Anche La Destra di Bruno
Longo avrà un posto in Giunta e potrebbe essere una persona a lui molto vicina, che rischia di compromettere un’altra amicizia.
L’Istruzione secondo Gabriella Grilli Un assessorato a forma di scuola
“Sono una persona che parla in
fretta ma, in verità, faccio tutto un
po’ velocemente, penso e agisco in
fretta”. E parla a raffica, è proprio
così, Gabriella Grilli, nominata in
corsa assessore alla Pubblica
Istruzione. “Per me questo è un
onore ma anche un onere, ovviamente: l’impegno che devo profondere sarà piuttosto complesso
perché io non lascio la mia scuola.
Continuo a gestirla e quindi devo
dividere il mio tempo fra la scuola
e l’assessorato”. È docente da 39
anni, gli ultimi venti li ha passati
da dirigente scolastico. Vuole applicare il modello del suo istituto,
il glorioso Liceo Scientifico Volta,
anche al suo assessorato. “È un
prolungamento di quello che faccio a scuola, però invece di pensare solo alla mia penso a tutte le
scuole, penso un po’ più in grande.
Il segreto è avere gli staff giusti”.
Il suo incarico le è stato affidato più tardi del previsto ma lei
se lo aspettava, perché già a luglio gliel’avevano proposto, è
così?
In effetti, il sindaco il 9 luglio
mi chiamò per ben due volte insistendo affinché io andassi a firmare il decreto che era pronto per
me. Allora riguardava due deleghe, l’Istruzione e la Cultura, e io
forse un po’ anche a malincuore,
devo dire, non lo accettai all’epoca
perché non c’era un accordo politico, un accordo fra Forza Italia,
cioè il partito, e il sindaco sulla
terna di nominativi proposti, non
sul mio nome. Conservo ancora
questi principi, lo so che sono
forse obsoleti, ma credo che bisogna essere coerenti, fedeli, in
qualche maniera anche obbedienti, saper fare un passo indietro. Ora, invece, a marzo, il
sindaco mi ha richiamata riconfer-
8
mando la sua stima - ha molta pazienza evidentemente con me - e
siccome questa volta c’era l’accordo tra il partito e il sindaco su
due nomi, gli attuali assessori,
Gianni De Rosa e io, ho accettato.
È la delega che ha sempre desiderato?
Diciamo che è quella che mi è
più consona. Perché grazie a questo incarico, svolgo una doppia
funzione che a mio avviso è congrua, cioè da un lato ho un ruolo
politico perché
sono una consigliera eletta,
e nel contempo ho una
veste tecnica
perché sono
un dirigente
scolastico.
L’ambito dell’istruzione per
un dirigente
penso sia il
non plus ultra.
Perché conosco i problemi
della scuola, i
punti di debolezza, i punti di
forza, le difficoltà, le problematiche, e
poi conosco tutti i miei colleghi.
Cosa intende fare, qual è il suo
programma?
La vision, cioè l’obiettivo ultimo, è quello di dare, e io ci proverò, una svolta culturale forte alla
città. Perché secondo me, che
sono una psicologa e una pedagogista, se vogliamo cambiare le
sorti del tempo bisogna partire da
una vera e profonda rivoluzione
culturale ed etica che passa attraverso i banchi della scuola e attraverso quelli che noi chiamiamo
aprile - duemilaquindici
maestri. Questa è la visione ultima. Chiaramente per arrivare a
questo obiettivo c’è la mission,
cioè gli step, e ci sto già lavorando.
Ho avuto in incontro con i dirigenti,
poche settimane dopo il conferimento dell’incarico, e abbiamo stilato una petizione condivisa con il
direttore della Biblioteca Franco
Mercurio, la invierò ai vari enti locali, alla Provincia, oltre che al Comune, Regione, ma anche al
Ministero dei Beni Culturali perché è impensabile ed è illogico che
un contenitore culturale come la
Biblioteca o i
musei interattivi possano venir
meno in una
città.
Nel
contempo,
sempre con i
colleghi dirigenti,
mi
sono confrontata perc
h
é
dobbiamo
elaborare
subito
un
piano di razionalizzazione che è
un tasto dolentissimo per le
scuole locali, cioè bisogna fare in
modo che l’autonomia si dia alle
singole scuole ma tenendo conto
anche dei parametri legati al numero di alunni. È un discorso un
po’ tecnico, che conosco bene e su
cui bisogna assolutamente lavorare perché i miei colleghi lamentano questa difficoltà legata alla
razionalizzazione attualmente in
atto.
E come pensa di intervenire?
Lavorerò con tavoli di lavoro e
concertazione. Incontrerò i dirigenti, però quelli non coinvolti nel
piano di dimensionamento, in
modo da essere al di sopra delle
parti. E con loro, insieme all’ufficio
dell’assessorato, faremo un’ipotesi, una bozza di distribuzione
delle scuole.
Quindi un nuovo piano di dimensionamento?
Dobbiamo apportare dei correttivi e cercare di migliorare l’attuale, perché alcuni miei colleghi
rischiano di perdere degli alunni e
non possono perdere l’autonomia
e quindi posti di lavoro - penso
anche alle segreterie, oltre che
alle dirigenze. E quindi bisogna
fare in modo che ciascuna scuola
abbia l’autonomia ma anche un
numero congruo di studenti che
consenta poi di poter operare in
maniera adeguata in una visione
prospettica.
Ci sono dei nodi irrisolti di cui
si è accorta arrivando in Comune?
Ho trovato delle carenze legate
alle strutture scolastiche. I miei
colleghi non hanno fatto altro che
lamentare queste difficoltà, e
quindi mi sono già messa in contatto con Gianni De Rosa, l’assessore ai Lavori Pubblici, perché è
sua anche la delega relativa alle
strutture scolastiche. Nella scuole
ci sono delle carenze strutturali
gravissime. Lì bisogna intervenire
immediatamente perché una
scuola senza palestra è una nonscuola, atteso che c’è una parità
disciplinare e culturale, quindi non
si può considerare l’educazione fisica di serie zeta rispetto ad un’altra disciplina. Ma se non offriamo
le strutture minime, la palestra, se
non diamo i laboratori ai ragazzi,
se non creiamo una scuola sicura,
è chiaro che perdiamo di credibilità.
Mensile di attualità e informazione.
Registrazione presso il Tribunale di Foggia
n° 2/2002 del 26/09/2002
Editore
Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l.
Direttore Responsabile
Maria Grazia Frisaldi
Direzione commerciale
Angela Dalicco
In redazione
Dalila Campanile
Irma Mecca
Mariangela Mariani
Rubriche
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
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dott.
Tiziana Celeste
Vanessa Anna Magistro
Debora Penna
Floredana Arnò
Valentina La Riccia
Dora Cocumazzi
Tiziana Carella
Claudia Girardi
Giovanni Papa
Redazione
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I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite.
Questo numero è stato stampato in 43mila copie
e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia
aprile - duemilaquindici
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10
aprile - duemilaquindici
Rischi delle diete fai-da-te: i consigli della dottoressa Annamaria Conte
salute
Dimagrire… mangiando: l’elogio della lentezza
l corpo umano come un castello di carte: l’equilibrio deve essere perfetto. Basta un piccolo intoppo - un elemento carente o, al contrario,
sovrabbondante - per far crollare tutto. Nel caso
specifico, l’elemento destabilizzate per
l’organismo può essere una dieta sbagliata, esageratamente carente o inadatta
alle nostre esigenze per grippare il funzionamento del nostro metabolismo. Ne abbiamo parlato con la dottoressa
AnnaMaria Conte, dietologa-omeopata (in
foto).
Dottoressa Conte, perché bisogna evitare le diete fai-da-te?
La dieta non è una procedura standard, uguale per tutti. Prima di stilare un
piano nutrizionale, noi medici dobbiamo
valutare una serie di fattori: si parte da uno screening clinico, con esami specifici fondamentali per
inquadrare il funzionamento del metabolismo del
paziente e lo stato di salute generale. Poi vanno
valutate tante altre variabili che attengono allo stile
di vita. Le diete fai-da-te, invece, tendono
solo ad eliminare: non solo il superfluo, ma anche alimenti e
sostanze fondamentali per
la nostra sopravvivenza.
Qual è la differenza
tra ‘dietologo’ e ‘nutrizionista’?
Il dietologo è un medico, laureato in medicina e
I
chirurgia e poi specializzato in dietologia; può fare
una valutazione clinica del paziente, stilare piani
nutrizionali per persone con patologie specifiche
e prescrivere esami ed eventuali farmaci. Il nutrizionista, invece, quasi sempre è
un biologo specializzato; il suo
ruolo è fondamentale nella diffusione delle buone pratiche dell’educazione alimentare.
Ci sono delle spie che possono farci capire che stiamo sbagliando strada (e dieta)?
In linea di massima, se si
segue una dieta molto carente
c’è rischio di anemizzarsi, perdere i capelli e avvertire debolezza, fino a svenire; con una
dieta iperproteica si rischia di danneggiare i reni;
se c’è una predisposizione al diabete e seguiamo
una dieta ricca di carboidrati rischiamo di spianare
la strada alla malattia.
I CONSIGLI DELL’ESPERTO STUDIO DI MEDICINA
ESTETICA E DIETOLOGIA
• “Bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno
(circa 8 bicchieri) e depurare l’organismo
con tisane a base di melissa, finocchio e
ananas o spremute di pompelmo”.
• “Evitare di mangiare mele a fine pranzo:
sono ricche di carboidrati, che si andrebbero a sommare a quelli di pasta e pane”.
• “Diffidare di pane e pasta integrali: nella
maggior parte dei casi sono amalgamati
con strutto o altri grassi. Nel dubbio, scegliere il riso integrale, tale in natura”.
C’è un rapporto tra intolleranze alimentari e
aumento di peso?
Purtroppo sì. Ogni volta che assumiamo l’alimento nocivo - le intolleranze più diffuse sono al
lattosio e al glutine - la bilancia segnerà 300
grammi in più.
In definitiva, dimagrire è possibile?
Ovviamente sì, ma mangiando. Si possono ridurre le quantità, ma non va
tolto il cibo dalla tavola.
Una dieta fatta in modo serio,
con l’aiuto di un professionista,
porta percentuali di successo
del 90%. I tempi devono essere
però lunghi: le diete-flash non
esistono.
DOTT.SSA
ANNAMARIA CONTE
ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI
ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI FOGGIA
SERVIZI:
• Diete Personalizzate
• Test per intolleranze alimentari
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per tonificare viso e corpo
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aprile - duemilaquindici
11
Il segreto di bellezza delle donne dello showbiz internazionale, ora accessibile a tutte
fitness
Trasforma il tuo corpo col FUNCTIONAL TRAINING
A Cerignola il primo centro
U
ufficiale WTA Puglia,
pioniere nel Sud Italia.
Interventi mirati per risultati
garantiti, a livello
psico-fisico ed estetico
n metodo di allenamento funzionale, completo e innovativo: il segreto di bellezza
e benessere di molte donne dello showbiz internazionale, oggi diventa accessibile
a tutte. Stiamo parlando dell’esclusivo WTA Functional Training che da alcuni anni
ha trovato la sua casa a Cerignola, ad uno schiocco di dita dai principali centri del Tavoliere, primo Centro ufficiale WTA Puglia e il primo del Sud Italia. Un risultato reso possibile
grazie all’impegno e professionalità del WTA Trainer, Cosimo Laguardia, referente per la
Puglia come WTA Coach per il sistema di allenamento funzionale WTA di Master Emilio
Troiano, uno dei maggiori esponenti europei di questa metodologia di allenamento di
grande successo, non a caso alla base della preparazione fisica ed estetica delle più note
top model e di donne dello spettacolo come, da ultimo, Belen Rodriguez.
PARTIRE DAL CORPO PER (RI)MODELLARLO
Come base, il Metodo WTA
Functional Training tiene conto
di tutti gli organi e sistemi del
corpo umano coinvolti nei movimenti e li adatta coniugando
i principi della Storia della Preparazione Fisica ai più appropriati attrezzi funzionali - quali
Kettlebell, Clubbell, Flowbag,
Med ball, Sand-kettlebell,
Flying Suspension Training che consentono al corpo di
riacquisire le funzionalità per il
quale è stato programmato, e
l’aspetto estetico nel caso di
un deficit morfologico. In questo modo sarà possibile intervenire attivamente sia sulla
salute psico-fisica che sull’aspetto estetico.
Spesso, il corpo femminile
si caratterizza per una conformazione “a pera” (ginoide) con
la parte superiore del corpo
esile e la localizzazione del
grasso sui fianchi e parte
esterna delle cosce, un metabolismo lento, problemi circolatori e parti periferiche del
corpo fredde; inoltre, molte
donne hanno un deficit tiroideo
(metabolismo tiroideo rallentato), a causa del quale dovrebbero prediligere attività
che permettano di riequilibrare le situazioni metabolicoormonali e non quelle che
accentuano il proprio morfotipo.Solo con la programmazione di un appropriato
allenamento è possibile intervenire sugli ormoni e quindi
curare gli squilibri interni con
i conseguenti benefici in termini di salute e di miglioramenti estetici.
L’ALLENAMENTO PENSATO PER LE DONNE
Prendendo in considerazione
le caratteristiche morfologiche proprie delle donne, le
migliori attività consigliate
sono l’allenamento per la
forza, per controbilanciare le
tendenze della conformazione ginoide, e l’allenamento
di Circuit Functional Training
per assecondare il ritorno
circolatorio, l’eliminazione
delle tossine e dei depositi di
grasso nonché della formazione della cellulite. Generalmente, i classici allenamenti
eseguiti con le macchine isotoniche, non tengono conto di
questi aspetti. Nel Metodo
WTA invece, con l’utilizzo
degli attrezzi funzionali e dei
movimenti balistici e pliometrici, è possibile lavorare in
modo più completo sull’iper-
trofia delle fibre, coordinazione intra ed inter-muscolare, sull’innalzamento del
metabolismo e sulla maggior
stimolazione dell’ormone GH
che potenzia la lipolisi. Il protocollo Circuit Functional
Training prevede movimenti
globali col coinvolgimento di
tutti i sistemi corporei deputati alla creazione ed al controllo
dei
movimenti
(neuro-muscolare, muscoloscheletrico, mio-fasciale,
cardio-circolatorio-respiratorio, propriocettivo) che funzionando in sinergia daranno
maggiori input alla lipolisi e
all’EPOC (consumo di ossigeno post allenamento) con
conseguente innalzamento
del metabolismo. E risultati
reali, concreti ed evidenti.
Dalla colazione alla cena: i consigli per non restare a corto di energie
Atleta o sportivo occasionale? Le regole per non sbagliare
Tra proteine e carboidrati, l’importanza di una dieta sana ed equilibrata
A CURA DELLA DOTT.SSA
DORA COCUMAZZI ESPERTA IN NUTRIZIONE
C
on l’arrivo della primavera si avvicina la fatidica “prova costume”, ed
è proprio questo il periodo in cui aumenta il numero delle persone
che decidono di iscriversi in palestra e di iniziare una dieta per migliorare la propria forma fisica. Praticare una regolare attività fisica è importante per mantenersi in forma e per migliorare
il proprio stato di salute, naturalmente,
avendo cura della propria alimentazione che dovrà garantire un adeguato
apporto di energia e di nutrienti.
Riguardo all’alimentazione da seguire
per chi pratica sport, sia pure a livello amatoriale, circolano tante false credenze e purtroppo molto
spesse sono fornite informazioni inadeguate o scorrette. Per
chi svolge un’attività fisica, come per esempio un’ora di palestra, due o tre volte a settimana, infatti, non è necessario un regime alimentare particolare, ma una corretta alimentazione
garantisce la copertura dei fabbisogni nutrizionali anche quando
alle normali attività quotidiane è aggiunto l’esercizio fisico.
L’assunzione di quantità eccesive di proteine, come spesso è
consigliato, soprattutto se associato a un introito insufficiente di carboidrati,
risulta inutile. Considerando che non esistono depositi proteici di riserva
nell’organismo, le proteine in eccesso porteranno solo a un sovraccarico
per fegato e reni, mentre un’alimentazione varia e bilanciata
potrà essere sicuramente d’aiuto per chi svolge attività
fisica garantendo uno stato di forma ottimale.
12
aprile - duemilaquindici
Per non rischiare di trovarsi a corto di energie durante
l’allenamento in palestra può essere utile seguire poche semplici regole:
Non saltare la prima colazione è fondamentale per iniziare la giornata. Una
buona prima colazione dovrà fornire il 15
– 20% delle calorie totali
della giornata e prevedere,
per esempio, una tazza di
latte parzialmente scremato o latte di soia o un vasetto
di yogurt, accompagnati da
qualche biscotto o fetta biscottata o cereali, preferibilmente
integrali.
Evitare di saltare i pasti.
Consumare uno spuntino a
metà mattina e uno a metà pomeriggio, per esempio un frutto
fresco di stagione.
Non eliminare i carboidrati dalla
dieta. I carboidrati sono la principale
fonte energetica per il nostro organismo per cui devono essere presenti, nelle giuste
proporzioni, a ogni pasto.
Seguire un’alimentazione
varia, ispirata ai principi della dieta mediterranea, privilegiando il consumo di
cereali integrali; legumi almeno due o
tre volte a settimana; pesce due o tre
porzioni a settimana; carne con moderazione, preferibilmente carni bianche.
Non devono mancare almeno cinque
porzioni di frutta e verdura fresche di
stagione, fonti di preziose vitamine e minerali e una piccola porzione di frutta
secca a guscio, ricca di acidi grassi essenziali, e per condire olio extravergine
di oliva.
Reintegrare le perdite di acqua dovute alla sudorazione.
E’ importante sottolineare che corretta alimentazione, regolare esercizio
fisico e numero adeguato di ore di riposo,
sono fondamentali per il raggiungimento
di un buon equilibrio psicofisico, pertanto
non dovrebbero essere considerate
come delle misure d’emergenza, ma
come uno stile di vita.
C
iò che mangiamo, ovvero il nostro comportamento alimentare,
è il risultato dell'interazione e
della sovrapposizione di fattori sociali,
economici, emotivi, fisici, culturali, derivanti da esperienze, reazioni ed adattamenti. Tutti questi fattori incidono
notevolmente sulle nostre abitudini
alimentari, per cui è facile incorrere in
errori dietetici che spesso portano a
problemi di sovrappeso e di obesità.
Una buona educazione alimentare diventa, a questo punto, un passo necessario per chi vuol mangiar bene e
correggere i propri errori nutrizionali.
Lo studio “Salus in Alimenta” si
propone come obiettivo quello di realizzare incontri/corsi sull'educazione
alimentare affinché chiunque lo voglia
possa acquisire conoscenze nutrizionali tali da modificare il proprio rapporto con il cibo e migliorare, di
conseguenza, il proprio stile di vita.
I progetti che vengono realizzati
abbracciano tutte le fasce d'età e tutte
le possibili esigenze conoscitive che
ognuno di noi può e vuole approfondire.
QUESTE SONO ALCUNE
DELLE ATTIVITÀ CHE LO
STUDIO REALIZZA CON LA
CONVINZIONE CHE IL CIBO
DEVE ESSER VISTO SEMPRE
COME UN PIACERE,
MAI VISSUTO CON ANSIA.
“SIAMO CIÒ CHE MANGIAMO”:
Incontri e percorsi
sull’educazione alimentare
a cura dello Studio di Consulenza Alimentare “Salus in Alimenta”
dott.ssa Pasqualina Capuano Tecnologo Alimentare
PROGETTO 1
PROGETTO 2
PROGETTO 3
PROGETTO 4
PROGETTO 5
Il progetto cardine sicuramente
è rappresentato da “Bilanciamo
il nostro peso”, un corso costituito da 4 incontri, svolto insieme ad una psicologa, durante
il quale si apprendono le basi di
una corretta alimentazione, si
prende coscienza delle cattive
abitudini alimentari, si acquisisce la capacità, attraverso delle
tecniche di autocontrollo, di gestire la fame. Il risultato è il
cambiamento dello stile di vita,
vero obiettivo per chi vuol essere
in forma.
“Obesità infantile? No, grazie”:
una serie di incontri che mirano
a correggere i comportamenti
alimentari sbagliati dei bambini
e migliorare il loro benessere. A
questo progetto ci teniamo particolarmente ed è molto importante, visto il crescente numero
di bambini obesi e/o in sovrappeso. Non dobbiamo mai dimenticare che i bambini non
vanno messi a dieta, bensì educati ad un atteggiamento corretto nei confronti del cibo.
Visto che una corretta educazione alimentare comincia già
durante la gravidanza non poteva mancare un progetto di
sensibilizzazione dedicato alle
mamme, “Nutriamoli con
amore”: un corso realizzato con
ostetrica e psicologa, nel quale
si affrontano, sotto diversi punti
di vista, i momenti più impegnativi della gravidanza e allattamento. Si pone, altresì, l'accento
sulla sicurezza alimentare durante questi momenti.
Fondamentale nella vita di
ogni donna è il momento
della menopausa, per questo
lo studio, sempre in collaborazione con altre figure professionali, dedica un corso a
questa fase: “Meno-pausa...
più-salute”, nel quale vengono trattate tutte le sfaccettature
peculiari
della
menopausa: l'alimentazione,
l'aspetto psicologico ad esso
legato, la riabilitazione del
pavimento pelvico.
“Celiachia?… no problem!”:
una tema di rilevante attualità affrontato per far conoscere gli alimenti e le loro
caratteristiche a coloro che
devono approcciarsi a questa
patologia. “Alimenta... storie” è invece un progetto,
realizzato insieme ad una logopedista, che parte dal linguaggio, usa il linguaggio e,
infine, migliora il linguaggio
del bambino per educare ad
una corretta alimentazione.
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Intolleranze: migliora la tua salute
Diagnosi rapida, accurata e attendibile.
Si parla d’intolleranze alimentari quando si ha una reazione avversa
dell’organismo nei confronti di determinati cibi a livello metabolico.
Presso il laboratorio analisi Santa Rita è possibile effettuare test di
intolleranze verso:
•
•
•
Alimenti
Additivi
Coloranti
•
•
•
Farmaci
Muffe
Zuccheri e succedanei
Sintomi delle intolleranze alimentari:
Apparato neurologico
• Cefalea
• Attacchi di panico
• Sbalzi di umore
Apparato gastro enterico
• Problemi digestivi
• Diarrea e stipsi
• Colite
Apparato muscolo
scheletrico
• Dolori alle articolazioni
• Dolori muscolari
Apparato uro - genitale
• Calo della libido
• Cistiti
Leoucita in condizioni
normali.
Forma circolare e
membrana ben definita.
La metodica
Il test si basa sull’analisi della reazione dei
leucociti messi a contatto con gli estratti
alimentari nei confronti dei quali si vuole
verificare l’intolleranza.
Apparato repiratorio
Leoucita in fase di
reazione
Perdita della forma
circolare;
• Asma
• Tosse
• Naso gocciolante
• Lacrimazione
Apparato cardio
circolatorio
• Palpitazioni
• Ipertenzione
• Extrasistole
Cute
• Eczema
• Orticaria
• Acne
Reazione assente
Retrazione media
LABORATORIO
ANALISI CLINICHE SANTA RITA
CONVENZIONATO SSN
VIA TELESFORO 8-14
(DI FRONTE PROVINCIA NUOVA)
TEL.0881.746408
TEL.08811896057
CEL.3206048192
[email protected]
Leoucita danneggiato
La rottura della
membrana provoca la
fuoriuscita del
citoplasma.
Reazione molto forte.
aprile - duemilaquindici
13
Foggia, Panarea e Milano: le tappe del viaggio nel benessere psicofisico
Orsola Viola conquista l’Italia con la G.E.P.P.
e con trattamenti di rieducazione posturale Mézières-Bertelè
Titolare dello studio Viola è fautrice della Ginnastica estetica psicocorporea posturale
L
a valigia è sempre pronta, adagiata ai piedi del letto o nel suo studio;
alle pareti una sfilza di titoli (tra cui due lauree), attestati e corsi di
specializzazione, che rivelano l’esperienza formativa e professionale
della foggiana Orsola Viola, pedagogista clinica, unica terapista della rieducazione posturale Mézières-Bertelè del capoluogo e fautrice della Ginnastica estetica psicocorporea posturale (Gepp). I biglietti del treno
raccontano tappe ormai fisse: da Foggia, dove tutto è
cominciato, a Panarea; poi Milano e presto anche
Londra.
Quattro città, altrettanti ‘fortini’ espugnati dalla pioniera del metodo Gepp. Viaggiare continuamente non
le pesa più di tanto: “sono una sagittario doc”, iro-
Dottoressa Viola, cos’è la pedagogia clinica?
E’ una scienza indirizzata ad un vasto panorama dei
bisogni della persona di ogni età.
Come si è avvicinata a questa disciplina?
Per una serie di motivi di natura personale, di vita
e di inclinazioni naturali. Sono laureata in Pedagogia e
ho sempre amato aiutare gli altri, mettere a disposizione le mie competenze e potenzialità per portare
quanti ne hanno bisogno per superare un disagio generale, di carattere psico-fisico. Si tratta di propensioni
e inclinazioni affinate nel tempo dallo studio e dalla
specializzazione e dalle esperienze dirette sul campo.
Quali ostacoli si possono frapporre in questo percorso?
Tantissimi. Parliamo di persone che entrano in un
luogo in cui dovranno aprirsi, affidarsi ad un altro per
superare un disagio, per riequilibrare il rapporto
corpo-mente. Non è semplice: c’è ancora una immotivata ritrosia - per vergogna e per carenze culturali nell’intraprendere questo tipo di percorso. Ma con un
po’ di esperienza, sincerità di approccio e capacità nelle
relazioni si riesce a superare ogni ostacolo.
Come è arrivata a mettere a punto il metodo Gepp?
Sono partita come pedagogista clinico, ma precedentemente ho avuto una lunga esperienza come personal trainer in centri in cui mi occupavo di ginnastica
dolce per signore, cercando di sciogliere le catene del
processo “dolore-corpo, dolore-mente”; partendo dal
corpo, dalla ginnastica per intenderci, ho capito quanto
fosse importante il ruolo della schiena nella partita del
benessere psico-fisico; e, parallelamente, quanto le
emozioni incidessero sull’insieme. A quel punto mi
sono ulteriormente specializzata come terapista della
rieducazione posturale secondo il metodo MézièresBertelè e poi ho messo a punto il metodo Gepp – Ginnastica estetica psicocorporea posturale.
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aprile - duemilaquindici
nizza. Nel frattempo, ripercorre le tappe della sua formazione professionale
e personale, che dallo studio Viola a Foggia, dove si avvale da circa 12 anni,
della consulenza medica ed ortopedica della dott.ssa Cristina Triscari,
l’hanno portata in giro per l’Italia.
Prima a Panarea, dove collabora ormai stabilmente nella struttura termale
del prestigioso Hotel Raya di Myriam Beltrami, poi a Milano con una progettualità avviata presso lo Studio Remedia,
centro polispecialistico nel quale collabora
con la dottoressa Giuliana Giandoso. C’è
anche una proposta da vagliare per una collaborazione in una beauty farm che aprirà nel
cuore di Londra.
Le emozioni sono
una grande componente
dei nostri blocchi interiori
Quali sono i principi di questo metodo?
La Gepp dà una importanza fondamentale ai criteri
di Mézières, che consistono nel distendere i dorsali per
tonificare i muscoli profondi anteriori e ristabilire il giusto equilibrio dell’energia. Il perno fondamentale di
questa tecnica è la schiena: lavorando sul corpo e allungando i muscoli, infatti, andiamo a sbloccare quelle
‘corazze’, ovvero lo scudo sia fisico che mentale dietro
il quale la personalità si nasconde per proteggere l’individuo, aiutando il paziente ad accogliere e migliorare
il proprio disagio. La Ginnastica estetica psicocorporea
posturale è, quindi, un’educazione comportamentale e
fisica che elimina dolori articolari, ossei e psicosomatici, restituisce elasticità ai tessuti muscolari ed inoltre
va anche a sciogliere i grassi, tonificare, rassodare. Ma
soprattutto ci permette di riacquisire il benessere psicofisico. Tutto questo contribuisce a migliorare la postura, e ne consegue un migliore rapporto con gli altri.
La schiena è come l’albero di una barca: le vele sono i
muscoli ed il vento le emozioni. Le emozioni sono una
grande componente dei nostri blocchi interiori e quanto
incidono sui nostri muscoli, tanto da tirare e bloccare
l’albero della barca, ovvero, la nostra schiena. La Gepp
viene svolta in funzione della vita sul presente, quindi
“dell’Esserci” cercando di trovare e mantenere un equilibrio tra corpo e mente. Infatti, lavorando sulla postura
oltre che a ridurre la sofferenza della fibra muscolare,
si va anche a operare sul ‘come ci poniamo nel mondo’,
superando quei blocchi psicologici o quei dolori che
sono i risultati della separazione del corpo dalla mente.
Se poi alla Gepp si aggiungono i trattamenti posturali Mézières-Bertelè il benessere psicofisico, non è
assicurato, ma garantito.
La sua, abbiamo detto, è una vita in viaggio. Cosa
non manca mai nella sua valigia?
In generale, la mia valigia è sempre piena di voglia
di imparare, di voglia di vivere una vita piena, appunto.
Nello specifico, non manca mai un vestito elegante ed
un buon libro.
Tanti treni e stazioni, ma la destinazione finale resta
sempre Foggia…
Se non avessi avuto la mia città non starei qui. Nel
bene e nel male. Lo studio Viola sarà sempre il mio
principale impegno lavorativo.
Come è cambiata la città negli ultimi 10 anni? Qual
è l’approccio verso queste discipline?
Certamente sta crescendo l’interesse per metodologie parallele alla medicina, che sono olistiche, affini
alle discipline orientali. Bisogna lavorare ancora sulla
cultura del benessere, inteso nella sua totalità: star
bene significa sentirsi bene.
Qual è il suo sogno nel cassetto? Cosa si prefigge
ancora di realizzare?
Vorrei poter brevettare al più presto il mio metodo
sulla Ginnastica estetica psicocorporea posturale e dedicarmi alla formazione di nuovi trainer per continuare
l’opera e diffondere ancor di più la pratica. Spero di
poter completare un mio volume sul metodo Gepp, che
raccoglierà una serie di consigli utili ed indicazioni per
vivere nel benessere psicofisico. O meglio, per imparare a vivere e non a sopravvivere.
ATTIVITÀ PROPOSTE
• Trattamento terapeutico rieducazione posturale Mézières-Bertelè
• Mediazione psicocorporea
• Risveglio muscolare
• Ginnastica estetica
psicocorporea e posturale
• Counseling psico-pedagogico clinico
• Massaggio antistress
• Brain Gym
• Touch For Health
• Percorsi di gruppo secondo
specifiche tematiche
Dr.ssa
Orsola Viola
Pedagogista Clinico
Psicosomatista
Terapista Rieducazione
Posturale
(metodo Mézières-Bertelè)
Via C. Galiani, 26
FOGGIA
Tel. 0881.744687
393.3613666
www.studiosphaera.it
In migliaia per “Libando” il festival che celebra il valore del cibo da strada
Street food, l’anima delle città
cucina
A cura di Maria Grazia Frisaldi
Un viaggio itinerante, nei sapori e nelle tradizioni del Mediterraneo
I
sapori, i profumi e i colori dello
street food abbracciano il Mediterraneo. Così la seconda edizione di ‘Libando, viaggiare
mangiando’ diventa un viaggio itinerante nei sap
o
r
i
dell’Europa che
si affaccia sul
mare. Non solo
il gusto verace
d e l l’ I t a l i a ,
quindi, - quello
Stivale
di
bontà, attraversato
in
lungo e largo,
attraverso
chioschetti di
delizie
alla
brace, panini
succulenti
e
dolci della tradizione - ma,
ad arricchire la
seconda edizione del festi- Libando 2014
val che celebra
il valore (oltre che il piacere) del
cibo da strada, c’erano anche pietanze della tradizione greca, spagnola, argentina e marocchina.
Guai a definirlo sagra: Libando
è un festival a tutto tondo, un con-
tenitore di eventi e di linguaggi che
celebrano la cultura del gusto e
dello stare insieme, scottandosi le
dita. L’iniziativa (che vanta il patrocinio di Regione Puglia e PugliaP ro m o z i o n e ,
promosso dall’Assessorato
alla Cultura del
Comune di Foggia, in collaborazione con le
associazioni
Streetfood e Di
terra di mare e
con l’impresa
creativa
Red
Hot) riscopre le
tradizioni e il
gusto della convivialità attraverso il cibo di
strada - biglietto da visita
di intere culture
- che permette
di leggere la
storia di un
paese, i “segreti” e le ricette che
molto spesso le famiglie di venditori ambulanti si tramandano di
generazione in generazione.
Tanti gli eventi che, dal 17 al 19
aprile, hanno animato il villaggio
gastronomico allestito nel quadrilatero del centro storico, tra
Piazza Cattedrale, piazza Mercato,
piazza Santa Chiara e Piazza Purgatorio. Giorni ricchi di eventi tra
street art, presentazioni di libri,
tavole rotonde, ospiti illustri, letture, spettacoli, mostre a tema,
cooking show e, dulcis in fundo, il
concerto dell’artista internazionale Richard Galliano, artista
francese “cerniera” nel Mediterraneo, un luogo che diventa la
chiave di lettura di tutto il festival.
Curiosando (e assaporando) tra gli
stand, ce n’era davvero per tutti i
gusti: dal dolce, al salato, dal piccante allo speziato per un trionfo
di sapori, profumi e colori che
hanno richiamato nel cuore di
Foggia migliaia tra giovani e famiglie; una vera e
fiupropria
mana che ha
invaso il centro
storico.
Tutti in fila
per assicurarsi
la propria porzione di cibo da
strada: tra i più
gettonati,
i
dolci di ricotta
siciliani,
gli
arancini, fritture di ogni genere, carne e interiora preparata
in mille modi, a seconda della ricetta regionale,
dagli arrosticini
abruzzesi al lampredotto toscano,
passano per l’accoppiata vincente
torcinelli&paccanelli. Tutte specialità da gustare
e leccarsi le dita,
come le regole
del
‘cibo
da
strada’ impongono.
“IL CIBO DELLE DONNE”
È la personale dell’illustratrice e viaggiatrice Daniela
d’Elia, allestita nella ‘Sala Diomede’ del Museo Civico, un
racconto per immagini del
rapporto che l’artista ha
con il cibo. Un rapporto di
odio e amore, di dipendenza e di sfogo, a cui rivolgere
le
proprie
attenzioni per distrarsi dai
mali del mondo e, al tempo
stesso, colmare il vuoto
che la riempie. Una mostra
che ha segnato un passaggio importante per Daniela
d’Elia: il superamento
dell’utilizzo del cibo con
funzione tossica. La mostra, curata da Luisa Sabba, è il
racconto di tutto questo, in
chiave ironica e allegra, tra tele
grandi e minime, colori forti e
allegri, che parte da ritratti (e
autoritratti) di donne in sovrappeso, cui fa seguito la decisione
di mettersi a dieta, il prendersi
gioco del cibo per ricondurlo a
una funzione ludica e di piacere condiviso, giungendo infine ad un “alleggerimento”
interpretato con volteggianti e
sognanti ballerine.
Libando 2015 - Foto: My Terroir FB
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aprile - duemilaquindici
GINECOLOGA
I sintomi del primo trimestre di gravidanza
DI TIZIANA
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CELESTE
Cosa aspettarsi… quando si attende?
Pronti ai cambiamenti,
a livello fisico ed emotivo
a gravidanza è una esperienza
L
incredibile, che stravolge la vita
di ogni donna, perché è un evento
tanto atteso quanto complesso, che
regala momenti meravigliosi a cui
spesso si affiancano anche un carico di sintomi meno belli. Alcuni
sintomi sono comuni e conosciuti
(come nausea e vomito), altri meno
frequenti o più imbarazzanti possono lasciare spiazzati.
Non bisogna dimenticare che
ogni donna e ogni gravidanza sono
diverse e, tranne pochi sintomi abbastanza comuni, i rimanenti possono comparire di mese in mese e
comportare cambiamenti anche
nelle abitudini quotidiane.
I primi sintomi appaiono circa
alla sesta settimana: a livello fisico
si noterà subito la comparsa di gonfiore, flatulenza, affaticamento,
sonnolenza, senso di tensione
mammaria, eccessiva salivazione,
nausea, vomito, spotting (ossia piccole perdite ematiche quando l’embrione si impianta nell’utero di
solito verso la sesta settimana), la
scomparsa delle mestruazioni.
A livello emotivo si percepisce
una maggiore vulnerabilità, irritabilità, sbalzi d’umore e facilità al
pianto.
Molti di questi sintomi sono le-
gati alla maggiore produzione ormonale di progesterone, che serve
a proteggere la gravidanza in utero
ed è responsabile della sonnolenza,
dell’affaticabilità e di una
certa febbricola serotina;
mentre alla produzione di
BetaHCG (l’ormone della
gravidanza che aumenta in
misura esponenziale nel
primo trimestre di gravidanza) sono ascrivibili la
comparsa di nausea, vomito, difficoltà digestive, destinati in genere a
scomparire verso la 16°
settimana di gestazione.
La nausea è più frequente e grave nelle primigravide, perché il corpo è
meno preparato all’aumento di ormoni e in termini emozionali l’ansia e la
preoccupazione di una
primi gravida sono più spiccati. Il senso dell’olfatto particolarmente sensibile è una delle
conseguenze tipiche dell’aumento
degli estrogeni; la sovrapproduzione di saliva è uno dei sintomi più
sgradevoli del primo trimestre e si
accompagna alla nausea ed al sapore metallico, legato all’iperproduzione ormonale, che modifica le
papille gustative.
Frequente è lo stimolo ad urinare, sia per il maggior volume di
sangue che per l’aumentata funzio-
nalità renale, che aiuta ad eliminare
più rapidamente le scorie dall’organismo.
Inoltre l’utero ingrossandosi
comprime la vescica e ne limita la
capacità di riempimento, infatti
quando l’utero risale in addome nel
secondo trimestre lo stimolo si riduce notevolmente per poi ricom-
parire nel terzo trimestre, quando
la testa del bambino “scende” per
impegnarsi nella pelvi. Il seno aumenta di volume, tensione e si scurisce
l’areola
mammaria, in virtù della
maggiore irrorazione
sanguigna e dell’aumentata quota di grasso
mammario.
Aumentano gli episodi di stitichezza a
causa del rallentato
transito intestinale, la
frequenza cardiaca a
causa del maggior volume sanguigno pompato dal cuore.
Fortunatamente,
dopo i primi tre mesi la
situazione tende a stabilizzarsi, perché il corpo è
ormai pronto a far crescere il piccolo nell’utero, ciò non vuol dire
che spariranno del tutto nei mesi
successivi, ma sicuramente saranno meno frequenti.
E’ molto importante rivolgersi
allo specialista in caso di dubbio e
documentarsi per quanto riguarda
ogni fase della gravidanza, per viverla nella maniera più serena e
consapevole possibile.
aprile - duemilaquindici
17
in poche parole
DA SINISTRA GIOVANNI PAPA, TIZIANA CARELLA E CLAUDIA GIRARDI (*)
PSICOLOGI
Nella pelle dell’altro: una tappa nella transessualità
Donne Maschi e femmine: di che “genere” parliamo?
lunatiche L
Quando sesso biologico e identità non coincidono
Provare a descrivere una donna
è complicato, provare a capire i suoi
sbalzi di umore altalenanti è davvero
difficile! Semplicemente lunatiche, le
donne hanno la straordinaria e misteriosa capacità di provare mille
emozioni diverse quasi contemporaneamente: euforica e felice in un
momento e ansiosa e triste in un
altro. Se in passato questo “modo di
essere” veniva considerato un vero e
proprio malessere da curare sotto il
nome di isteria, oggi rappresenta un
punto di forza, una risorsa per le
donne e non un ostacolo. Questo è
quanto sostiene Julie Holland, una
psichiatra newyorkese autrice di un
recente libro intitolato Moody Bitches. “Le donne credono che l’essere umorali sia un problema e una
debolezza, mentre la nostra sensibilità e la nostra emotività sono un
bene prezioso e non un disturbo che
deve essere curato”, spiega Holland,
come riportato sul sito La Stampa.
L’emotività delle donne rappresenta
una risorsa che le rende più sensibili
agli altri, più adattabili all’ambiente
che le circonda e l’innata abilità empatica permette loro di entrare subito in connessione con i propri figli,
intuendone i bisogni prima che essi
si manifestino. Anziché vivere appieno la propria emotività, le donne
vengono spesse costrette a nascondersi. Nonostante il lavoro e gli impegni di famiglia non facciano altro
che alimentare quel vortice di emozioni che le contraddistingue, le
donne tendono a soffocare i propri
stati d’animo perché considerati culturalmente inappropriati. “Sopprimere la rabbia, nascondere le nostre
paure per non essere chiamate isteriche e per compiacere qualcun
altro”.
Reprimere le proprie emozioni
porta spesso le donne ad un utilizzo
improprio degli psicofarmaci, spiega
la psichiatra, e questo comporta
conseguenze negative sulla salute.
La diversità delle donne dagli uomini
è radicata nel cervello, ha radici biologiche distinte e questioni ormonali
differenti.Infine Holland elenca alcune regole del “buon vivere”: una
“dieta buona”, del “buon sesso”, del
“buon esercizio fisico” e una “buona
consapevolezza di sé” possono, secondo l’esperta, aiutare ad elevare il
proprio stato d’animo e a vivere pienamente la propria vita.
Irma Mecca
18
’articolo di questo mese
ci porta ad addentrarci
nel concetto di genere,
parola molto comune, oggi al
centro di numerosi e accesi dibattiti. Questo termine nasce
nel secolo scorso per indicare
l’identità e il ruolo di un individuo in relazione alle categorie
di maschile e femminile.
Anche se connessi tra loro
però, i concetti di ruolo di genere ed identità di genere si riferiscono a dimensioni diverse
dell’identità sessuale.
Se con il primo si intendono le aspettative socioculturali su ciò che viene
considerato maschile o femminile, con il secondo, si intende il senso soggettivo di
appartenenza alle categorie di
uomo o donna, che si sviluppa
dalla nascita ai tre anni e non
è modificabile. Solitamente
sesso biologico e identità coincidono ma in altri casi no.
Stiamo parlando delle persone transessuali e transgender, le quali non si
riconoscono nell’aspetto esteriore del proprio corpo. Il transessuale, a differenza del
transgender che mantiene
inalterato il proprio sesso biologico, compie o si propone di
compiere interventi per adeguare il proprio aspetto a
come sente di essere psicologicamente. Tale percorso di
transizione è molto lungo,
complesso e variabile, poiché
richiede l’attraversamento di
vari step. C’è una prima fase
di introspezione, in cui la persona percepisce il disagio di
avere un corpo che non lo rappresenta, alla quale segue il
contatto con degli specialisti,
con lo scopo di capire meglio i
propri vissuti e, in taluni casi,
intraprendere terapie ormo-
nali o chirurgiche. Il percorso
psicologico è una delle fasi
fondamentali del processo,
poiché ha valenza sia diagnostica che supportiva. Diagnostica perché, dal punto di vista
scientifico, a differenza dell’omosessualità, la transessualità è presente nel
manuale dei disturbi mentali.
Fino alla versione precedente (DSM-IV) compariva
sotto il nome di Disturbo dell’identità di genere ma con la
recente uscita del DSM-V si è
preferito rinominarla come
Disforia dell’identità di genere,
termine che sottolinea come
l’incongruenza tra sesso bio-
logico e psicologico non sia un
disturbo mentale in sé, poiché
non compromette il funzionamento psicologico e cognitivo
della persona, ma causa sofferenza e disagio significativi.
Escluse ulteriori problematiche psichiatriche, il percorso psicologico continua,
accompagnando la persona
negli step successivi. Segue
una terapia ormonale, sotto
stretto controllo medico, e
contestualmente il “test di vita
reale”, in cui l’individuo inizia a
vivere come persona del sesso
a cui sente di appartenere,
quindi adeguando ad esso
anche abbigliamento e com-
portamento. Dopo due anni
dall’inizio del percorso psicologico, la persona intenzionata
a perseguire la riconversione,
può presentare domanda di
“rettificazione di attribuzione
di sesso”. Come previsto dalla
legge 164/82, il giudice, avvalendosi delle perizie dei professionisti che hanno seguito
l’iter della persona, può decidere se concedere l’autorizzazione all’intervento con una
sentenza. Segue l’inserimento
nelle liste di attesa per l’operazione, periodo che può durare anche anni. Le difficoltà
per chi affronta questo percorso, quindi, non sono solo di
tipo normativo ma anche psicologico, senza contare le
pressioni di una società che
continua a scambiare per “capriccio” un’esigenza identitaria, una legittima richiesta di
felicità. Dovremmo allora
chiederci chi siamo noi per
dire all’altro chi e come dovrebbe essere per essere felice?
(*)Tiziana Carella, psicologa e psicoterapeuta; Giovanni Papa e Claudia Girardi psicologi e specializzandi in psicoterapia
DENTISTA
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DI VALENTINA
LA RICCIA
Disturbo d’ansia che manifestano 6 persone su 10
Odontofobia: quando il dentista fa paura
L
’odontofobia è uno dei motivi per
cui il 60% degli Italiani non si reca
dal dentista almeno una volta ogni
anno. Si tratta di un disturbo d’ansia
che manifestano 6 persone su 10 e si
presenta con diversi gradi di intensità. I pazienti che ne soffrono tendono a mettere in atto strategie di
evitamento (ad esempio, rimandando
la visita), rinforzando così il timore
con ovvie ripercussioni sulla propria
salute; quando diventa indispensabile
sedersi sulla temuta poltrona, non
riescono a rilassarsi completamente
e, pensando costantemente che stia
per accadere qualcosa di spiacevole,
tendono ad amplificare le sensazioni
percepite, rendendo difficoltose le
cure.
Se vi rivedete in questa descrizione, parlatene al dentista: otterrete
i consigli giusti per affrontare e superare questo problema. Ma cerchiamo
di capire da dove viene la paura. Essa
può nascere in seguito ad un ricordo
o ad un condizionamento: i genitori
hanno un ruolo importantissimo perché devono far sì che i loro bambini
percepiscano uno stato d’animo sereno quando ci si reca dal dentista.
Semplicemente ascoltando i commenti o assistendo alla visita odonto-
aprile - duemilaquindici
Una paura diffusa per la quale il 60% degli
italiani evita i controlli. Piccoli segreti per
rilassarsi e non soffrire sulla ‘temuta’ poltrona
iatrica di mamma e papà, si formerà
nel bambino l’idea che potrebbe influenzare le sue prossime esperienze.
Quando sarà il momento di visitare il
bambino, l’odontoiatra lo lascerà
prima familiarizzare con gli strumenti
spiegando in modo semplice a cosa
servono e descriverà chiaramente ogni
azione prima di compierla, avvertendolo se percepirà un pizzico oppure un
getto d’aria. Se invece il bambino ha già
formato in sé un’idea sfavorevole perché ha vissuto in precedenza un’esperienza odontoiatrica spiacevole o
perché trasferisce un’esperienza negativa da un altro ambito sanitario a
quello odontoiatrico, riuscirà a tranquillizzarsi col tempo, con la pazienza
e con l’abilità dei genitori e del dentista.
Proviamo subito a razionalizzare le più
comuni paure. Innanzitutto si teme il
pensiero di soffrire ma oggigiorno i
metodi di controllo del dolore utilizzati
in ambito odontoiatrico sono assolutamente efficaci e vengono scelti con
cura in base alle esigenze di ogni singolo paziente.
Non dimentichiamo inoltre che il
nostro organismo è in grado di difenderci dal dolore attraverso il sistema
analgesico endogeno. Ecco come attivarlo in parole semplici: quando avvertiamo una sensazione dolorosa, alcuni
neuroni secernono un neurotrasmettitore oppioide chiamato encefalina che
spegne la trasmissione del dolore.
Inoltre i messaggi dolorosi viaggiano
su fibre nervose lente, mentre i segnali
tattili e pressori viaggiano su fibre più
veloci perciò se, mentre proviamo una
sensazione dolorosa, stimoliamo i
meccanocettori ad esempio stringendo
ritmicamente i pugni, possiamo inibire
la trasmissione del dolore. Il rumore
degli strumenti utilizzati potrebbe infastidire i pazienti, ma anche a questo
c’è un rimedio perché si può usufruire
della musicoterapia sulla poltrona per
rilassarsi e distrarsi: ormai tutti gli
studi offrono un ambiente rasserenante affinché l’esperienza dal dentista
sia piacevole il più possibile. Altra
paura è quella di non sapere che tipo
di gesti stanno per essere compiuti
nella propria bocca: allora chiedete
pure al vostro dentista di spiegarvi ogni
azione che attuerà, sarà felice di farlo.
Nei casi più lievi di fobia, sarà sufficiente che il paziente razionalizzi le sue
paure, supportato e rassicurato dal
dentista e dal personale di studio.
rubriche rubriche rubriche rubriche rubriche
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OSTETRICA
Giovani donne crescono: cos’è il menarca
DI VANESSA
ANNA MAGISTRO
in poche parole
Proprietà
digestive
Pubertà, l’evoluzione del corpo
La prima mestruazione segna l’inizio del periodo fertile
SOS genitori: affrontare l’argomento nel modo giusto
L
a pubertà è un periodo della vita
in cui avvengono svariati cambiamenti, un vero e proprio processo di
sviluppo, durante il quale l’evento determinante per le ragazze è il menarca, ossia la prima mestruazione
che segna il passaggio da bambina a
giovane donna, nonché l’inizio del
periodo fertile. Essa arriva in media
a 12 anni e anche se viene visto come
“rito di passaggio” verso l’età adulta,
il processo di crescita è molto più
lungo e complesso.
Anche se non è più considerato
un discorso tabù, sono ancora molte
le persone che non ne conoscono il
processo. I tre protagonisti del ciclo
mestruale sono le ovaie, l’ipotalamo
e l’ipofisi: le ovaie producono ormoni
sessuali e cellule riproduttrici, ossia
le cellule uovo, circondate dal follicolo; l’ipotalamo e l’ipofisi inviano
impulsi ormonali all’ovaio per la maturazione del follicolo ogni 28 giorni
circa; il follicolo maturo esplode provocando l’ovulazione e la cellula uovo
percorre le tube di Falloppio fino ad
entrare nell’utero. L’utero, nel frattempo, si prepara ad accogliere
un’eventuale gravidanza attraverso
l’inspessimento della sua mucosa
interna - l’endometrio - mentre nell’ovaio si forma il corpo luteo che comincia a produrre il progesterone. Se
la fecondazione non avviene, tutte le
modificazioni fisiologiche non hanno
più motivo di persistere, così il corpo
luteo regredisce sino a scomparire e
l’alterazione dei livelli ormonali provoca lo sfaldamento di parte dell’endometrio dando così vita alla
mestruazione.
Non è facile parlare con i figli di
sessualità, lo è ancor meno affrontare l’argomento del primo ciclo mestruale ed è per questo che è
necessario farlo con parole semplici,
rassicuranti ma allo stesso tempo
esaustive. I genitori, e in particolare
le madri, possono dare quelle informazioni e quel sostegno emotivo di
cui le ragazze hanno bisogno. Molto
spesso le figlie considerano la madre
la più importante fonte di informazione a riguardo: è importante per
questo, quando si decide di parlare
di questa trasformazione, rivolgersi
a lei come a una persona che sta cre-
scendo e accettare il fatto che sia lei
a decidere quando e di quali aspetti
parlare. Quando il genitore decide di
affrontare l’argomento non dovrebbe
osare lunghi discorsi o esporlo come
una serie di raccomandazioni, ma
aprire un dialogo a piccole tappe, con
delicatezza, gradualità e rispetto per
i tempi e i modi della bimba, rendendo ben chiaro il fatto che esso
sarà un argomento di cui poi parlerete regolarmente.
Il momento migliore per cominciare, visto l’abbassamento dell’età media della prima
mestruazione, sono gli 8-9 anni.
Il messaggio-chiave che il genitore deve trasmettere è “la
normalità”. Il corpo femminile è così perfetto che ogni
mese si prepara come
un nido ad accogliere una nuova
creatura; ogni
mese
questo
nido si rompe, e
solo quando la
bambina sarà donna
e pronta per diven-
Per i vostri quesiti: [email protected] - Tel. 0881.72.81.15
PSICOLOGA
DAP: quel momento di paura che attanaglia l’anima
tare mamma, il nido si riempirà. L’instaurarsi di un dialogo da subito così
intimo e confidenziale permetterà ai
genitori di trattare, successivamente,
senza pudore argomenti come i rapporti sessuali e la contraccezione. In
caso contrario il pericolo è che la
bambina confusa e debole cada vittima dell’informazione approssimativa dei mass media o di amiche più
grandi.
Preparare la bambina al menarca è indispensabile, in modo
da rendere l’evento emotivamente importante ma non
sconvolgente,
parlarne
tempo prima della sua
comparsa serve a dare una
risposta a quei dubbi o timori che potrebbero
presentarsi e sottolinearne la normalità
eviterà
l’insicurezza e il
disagio che potrebbe creare una
situazione del tutto
sconosciuta sino a
quel momento.
DI
DEBORA PENNA
specializzanda in Psicoterapia
Allenarsi all’ansia e al panico
Il trattamento psicologico interrompe il ‘circolo vizioso’:
come affrontare l’ansia senza cadere nell’’evitamento’
Chi ha vissuto un attacco di panico (AP) inaspettato, di solito descrive la sua condizione come
un breve ma intensissimo periodo di paura durante il quale ha creduto di morire, di poter perdere il controllo, di avere un infarto, di impazzire.
Inoltre, vengono riferite sensazioni di soffocamento, tremori, capogiri e - nel momento dell’attacco - si manifesta il bisogno di fuggire. Ha
un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice e non dura in genere più di
una ventina di minuti: un breve ma intenso
momento di disagio che può cambiare la
vita di chi lo vive. Un AP non porta necessariamente un disturbo da attacchi di panico (DAP): perché ciò avvenga, gli attacchi
acuti si devono ripetere frequentemente, finendo per condizionare la vita della persona. In genere, all’inizio, sono inaspettati,
non associati ad alcuna situazione; ma nel corso
del tempo le crisi possono collegarsi a situazioni
particolari, come guidare l’automobile o essere in
luoghi chiusi come al cinema o sui mezzi pubblici.
La persona con un DAP inizia a manifestare una
preoccupazione persistente non solo di avere una
crisi di panico, ma anche delle possibili conseguenze degli attacchi: ciò conduce a significativi
cambiamenti nel suo comportamento.
Questo problema può mantenersi nel tempo
per effetto di fattori perpetuanti, che impediscono
di comprendere che le sensazioni suscitate dal nostro organismo in molti momenti di allerta o di allarme sono prive di pericolo. Capita spesso che,
per mantenere una “instabile sicurezza”, le persone con DAP agiscano con molta prudenza, tenendo sotto controllo tutte le possibili variabili in
cui si potrebbe verificare l’attacco e, di conseguenza, possano perdere la capacità di correre dei
rischi, di vivere nuove emozioni e scoperte. L’intervento psicologico con una persona con DAP dovrebbe favorire la conoscenza delle caratteristiche
dell’ansia, dell’attacco di panico e del loro ciclo di
mantenimento. Questo circolo vizioso spesso è
mantenuto da strategie di evitamento che contribuiscono a farci stare bene nell’immediato, ma costituiscono la via maestra per precipitare sempre
più nel panico. L’evitamento e la fuga, in questi
casi, agiscono proprio come droghe: gratificanti
nell’immediato ma si dimostrano in seguito efficaci vie di ingresso in una grande trappola da cui
è difficile fuggire. Tanto più si fugge, quanto più si
tenderà ad essere impauriti ed a fuggire in seguito.
Identificare circoli viziosi in cui è caduta la persona
ed aiutarla a trovare una utile via di uscita
è spesso il compito dello psicoterapeuta.
Questi fattori perpetuanti possono consistere di comportamenti di protezione
molto sottili: nella borsetta del paziente
con panico si trovano regolarmente uno
o più telefonini, pillole ansiolitiche a rapido dissolvimento, sicuro che si troverà
in una situazione ostile che, senza quelle
pillole, non riuscirà a gestire e che potrebbe accadere qualcosa di orribile.
Tutte queste precauzioni possono far sentire più
sicuri, ma ricordano implicitamente il fatto che
senza tutti questi oggetti non sarebbe possibile la
sopravvivenza nelle situazioni temute. Questi elementi, apparentemente protettivi, diventano fattori
perpetuanti. In questo modo la persona non si
sperimenta e non affronta mai le situazioni che
tanto spaventano. In definitiva, le persone fuggono
non dalle situazioni temute, ma dal panico e dalla
sensazione di malessere che esso comporta.
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Bianco, dolce, fresco, croccante,
ricco di acqua e vitamine, diuretico
e digestivo. E’ uno degli ortaggi più
ricchi di proprietà e virtù per i benefici che apporta all’organismo. Amatissimo sin dall’antichità per le
proprietà medicinali e culinarie, oggigiorno la tisana di finocchio è
molto utilizzata per quelle digestive
come riportato sul sito di Alimentipedia.it
E’ antinfiammatorio, antiemetico e tonico epatico. E’ inoltre un
potente carminativo, ovvero toglie
l’aria accumulata nell’apparato digestivo dallo stomaco all’intestino, e
antispasmodico, che contribuisce a
lenire le coliche e la componente
dolorosa tanto delle coliche renali
quanto dei dolori mestruali. Tutto
grazie agli elementi che lo compongono. Il finocchio, diuretico perché
ricco d’acqua, contiene diversi fitonutrienti e ossidanti naturali: primo
tra tutti la vitamina C, antiossidante
idrosolubile essenziale per l’uomo,
in grado di neutralizzare i radicali liberi. E poi flavonoidi come la rutina
(utile a rinforzare la parete dei capillari e quindi a ridurre sintomi di
sanguinamento), la quercetina (dai
poteri antinfiammatori), e soprattutto l’anetolo, composto che ne definisce l’aroma dalle potenti
proprietà antibatteriche e fungicide.
Contiene buone dosi di potassio, che
aiuta a combattere l’ipertensione, e
manganese, oligoelemento utile
come attivatore di processi enzimatici. Povero di grassi e ricco di fibre
che rimuovono le tossine potenzialmente cancerogene dal colon divenendo
uno
degli
ortaggi
antitumorali. Il finocchio aiuta a perdere peso, a ridurre i livelli di colesterolo e il rischio di malattie
cardiovascolari; tra i suoi nutrienti
l’acido folico, ovvero la vitamina B9,
utile a prevenire l’anemia e necessaria per la sintesi e la riparazione
del Dna soprattutto in fase di crescita, che lo rende fondamentale sia
per i bambini sia per gli adulti - soprattutto per le donne incinta o che
vogliono concepire.
Il finocchio è poi un alleato delle
donne anche per l’alto contenuto di
fitoestrogeni, sostanze naturali che
influiscono sul sistema naturale
femminile, che gli permettono di
contrastare i disturbi causati dalla
dismenorrea e i sintomi della meIrma Mecca
nopausa.
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50&PIÙ ENASCO
Si tiene conto del solo reddito del beneficiario
Per i vostri quesiti: [email protected] - Tel. 0881.72.81.15
DI FLOREDANA
ARNÒ
Invalidità civile in primo piano
C
ome già nel 2014, sono in salvo
anche quest’anno le pensioni agli
invalidi civili. Ai fini della loro concessione, infatti, si tiene conto del solo reddito del beneficiario della prestazione,
con esclusione di quelli eventualmente
percepiti dagli altri componenti del nucleo familiare a cominciare dal coniuge.
Per quanto riguarda i requisiti, per acquisire il diritto all’invalidità e all’assegno di accompagno, nulla è cambiato e
allo stato attuale sono
considerati invalidi tutti
coloro affetti da minorazioni di vario tipo non
riconducibili a causa di
guerra, di servizio e di
lavoro, che appartengono ad una delle seguenti categorie: i
cittadini di età compresa tra i 18 e i 65 anni
affetti da menomazioni
congenite o acquisite
che comportano una
riduzione della capacità di lavoro non inferiore ad 1/3; i minori di 18 anni con difficoltà persistenti
a svolgere compiti e funzioni proprie
dell’età; i cittadini con più di 65 anni non
autosufficienti. In base al grado d’invalidità riconosciuto, si possono ottenere
i seguenti benefici: il 33,33% (un terzo)
20
Requisiti e iter procedurale per la concessione
è la soglia minima per essere considerato invalido ed avere diritto alle prestazioni protesiche e ortopediche; il 46%
consente all’invalido di ottenere l’iscrizione nelle liste speciali del collocamento obbligatorio; il 74% è la soglia
invece per ottenere l’assegno economico mensile di assistenza.
L’assegno
di assistenza.
Agli invalidi con
età tra i 18 e 65
anni ed un
grado di invalidità compreso
tra il 74 e il
99%, spetta un
assegno mensile di assistenza per 13
mensilità. Per
fruire dell’assegno – pari quest’anno a €279,75 mensili – l’invalido
deve essere disoccupato, residente in
Italia e avere un reddito annuo personale (quello del coniuge non conta) che
non superi un determinato limite
(€4.805,19 per il 2015). In presenza di
queste condizioni, anche i cittadini stra-
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nieri, compreso gli extracomunitari se
titolari di carta di soggiorno, possono
ottenerlo.
La pensione di inabilità. Spetta agli
invalidi ai quali sia stata riconosciuta
un’inabilità lavorativa totale e permanente del 100%. L’importo è pari a
quello stabilito per l’assegno di assistenza, ma le condizioni di accesso
anche se al momento restano più facili,
in quanto il limite di reddito annuo personale è molto più elevato (€16.532,10
per il 2015), c’è da augurarsi che detto
limite reddituale non venga modificato
TAB. A - LE PRESTAZIONI ASSISTENZIALI:IMPORTI E LIMITI DI REDDITO 2015
Categorie
INVALIDI CIVILI
assegno di assistenza
indennità di frequenza minori
pensioni di inabilità
Importo mensile
Limite di reddito annuo personale
279,75
279,75
279,75
4.805,19
4.805,19
16.532,10
SORDOMUTI
pensione
indennità di comunicazione
279,75
253,26
16.532,10
non c’è limite
CIECHI CIVILI
pensione ciechi assoluti
pensione ciechi parziali capacità
assegno decimisti
indennità ventesimisti
302,53
279,75
207,62
203,15
16.532,10
16. 532,10
7.948,19
non c’è limite
INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO
invalidi totali
ciechi assoluti
508,75
880,70
non c’è limite
non c’è limite
Nota: gli invalidi totali, i ciechi assoluti e i sordomuti, con almeno 60 anni di età hanno
diritto ad un aumento che porta l’assegno di pensione a 638,83 euro al mese se hanno
un reddito annuo inferiore a 8.304,79 euro, elevato a 14.135,55 Euro se coniugati.
dalla legge e resti riferito solo al titolare
della pensione non anche al coniuge.
L’indennità di accompagno. Questa
prestazione è un sostegno economico
che viene erogato alle persone che non
sono in grado di camminare o di compiere autonomamente gli atti quotidiani
della vita (mangiare, lavarsi, vestirsi
ecc.). L’importo dell’indennità, pari a
€508,55 mensili, viene erogato per 12
mensilità. E’ importante evidenziare
che detta prestazione viene erogata a
prescindere dall’età e dalle condizioni
economiche dell’interessato. Possono
ottenerla a qualsiasi età, sia le persone
meno abbienti che i benestanti. Non è
poi legata alla composizione del nucleo
familiare, non è reversibile e non è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorative. E’ cumulabile con la
pensione d’inabilità e con altre prestazioni spettanti per altre minorazioni civili ai ciechi e ai sordomuti. Sono
esclusi dal beneficio gli invalidi ricoverati gratuitamente presso strutture
pubbliche. Ciò vale anche per i ricoveri
in reparti di lungodegenza o di riabilitazione. Non hanno invece alcuna rilevanza i ricoveri per terapie contingenti
o comunque di breve durata.
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musica
Evento per l’International Jazz Day dell’Unesco
Se la Callas incontra il Jazz
Saranno eseguiti due intermezzi giordaniani
U
n evento unico, come la commistione di generi dal quale è generato. La divina Maria
Callas incontra il Jazz ed è amore a prima
vista. O meglio, a primo ascolto.
I frutti di questo ‘incontro’ saranno presentati il
prossimo 30 aprile, sul palco del Teatro Umberto
Giordano, di Foggia. Anche la città capoluogo, infatti, quest’anno partecipa alla quarta edizione
dell’International Jazz Day promossa dall’Unesco,
che nel 2015 festeggia i 70 anni dalla sua fondazione.
La presidente del Club Unesco di Foggia, Floredana Arnò - in collaborazione con il Comune di
Foggia - ha individuato nello spettacolo “Callas in
Jazz” l’espressione artistica più consona per celebrare questo importante avvenimento, con un concerto davvero unico: un insolito matrimonio tra
musica lirica e jazz, omaggiando nel contempo il
Maestro Umberto Giordano, del quale l’Opera Jazz
Orchestra, diretta dal M° Agostino Ruscillo, eseguirà due intermezzi: “La mamma morta” tratta
dall’Andrea Chénier e un’aria della Fedora.
SCHEDA SPETTACOLO
“Callas in Jazz” non è un semplice omaggio alla grandiosità di quest’artista, alle meravigliose melodie che la
sua voce ha fatto brillare di luce nuova: è un nuovo punto
di vista dello strumento Maria Callas. Ed è proprio uno
strumento, la tromba (e con essa il flicorno sopranino in
mib e il flicorno soprano in sib) del maestro Leonardo Lozupone che, con straordinaria abilità, interpreta la divina.
Lo spettacolo si caratterizza per l’interessante contaminazione del linguaggio lirico con quello jazz e viceversa,
grazie agli originali arrangiamenti di Silvano Mastromatteo e alla splendida voce di Mara De Mutiis.
L’obiettivo dello spettacolo è quello di valorizzare uno
degli strumenti solistici per eccellenza dell’antica tradizione bandistica pugliese, il flicorno, che si contamina e
si giustappone alla voce, passando dallo stile originale
classico all’arrangiamento di stampo afroamericano, con
le sue continue improvvisazioni, creando una nuova visione sonora. Ingresso ore 20.30, biglietti in vendita online oppure nei punti vendita Booking Show.
Fino al 22 maggio
A cura di Angela Dalicco
FoggiaMusicaFestival
VII stagione concertistica targata “Bel Canto”
U
n lungo viaggio nella musica, dalle melodie di Schubert alla magia dei personaggi finemente tratteggiati nelle
armonie di Wagner; tante tappe, altrettanti
appuntamenti calendarizzati fino al prossimo
22 maggio.
E’ il programma del “FoggiaMusicaFestival”, che riparte con la Settima Stagione Concertistica organizzata dall’associazione “Bel
Canto” di Foggia,
presieduta da Davide Longo e diretta
dalla
soprano
Maria
Gabriella Cianci.
Tra i prossimi
eventi in programma, appuntamento
il
prossimo venerdì
24 aprile con il
‘Setas Quartet’, una nuova formazione cameristica foggiana, tutta al femminile, che eseguirà musiche di Teleman, Mozart, Corelli. A
seguire, il 30 aprile, è in programma ‘Cenacolo Bachiano’, una scuola di ascolto e riflessioni sulla letteratura bachiana a cura della
docente Maria Gabriella Cianci. Venerdì 8
maggio, appuntamento con ‘Aura Trio’, altra
formazione cameristica, sempre al femminile, che presenterà musiche di Sternberg,
Donizetti e Ricordi. Venerdì 15 maggio ‘Setas
Quartet’ fa il bis, ma questa volta con Nunzio
Aprile al pianoforte ed un repertorio che spazierà da Mozart a Chopin. L’ultimo appuntamento, in programma il 22 maggio, sarà un
omaggio a Wagner con “Auguri Richard…”:
la musica nel mito di Faust tra Goethe e Wagner.
La serata terminerà con l’assegnazione
del “Premio Giovani Talenti – Fabbrini”. Tutti i
concerti in calendario saranno preceduti da una
introduzione all’ascolto a cura
degli esperti Claudia Di Corcia e
Alessio De Palma
per una fruizione
musicale cosciente e consapevole.
Tutti gli eventi sono ad ingresso libero e si terranno
nella sala conferenze dell’ASP
“De Piccolellis” di Foggia, in
viale degli Aviatori, 25. Inizio
ore 20.30. Info: 329.74.30.166
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