LETTERE DI
MADDALENA DI CANOSSA
VOLUME SECONDO
LETTERE UFFICIALI
SECONDA PARTE
EP. II / 2
FIGLI DELLA CARITA’
PRESENTAZIONE
1800: dovrebbe essere la data d’ideazione del nuovo progetto dei Figli della Carità. Lo scrive la
Canossa a Don Antonio Rosmini il 3 ottobre 1821, quando aveva già realizzato quattro fondazioni di
Figlie della Carità, che riflettevano le direttive dell’opera di S. Vincenzo de’ Paoli. Anche le sue
seguaci erano, certo con caratteristiche della terra italiana e di epoca diversa, ma, come loro, senza
vincoli di clausura. Anche per loro, il contatto con Dio assumeva dimensioni diverse da quelle
tradizionali: non dovevano essere « l’anima sola con Dio solo », ma quel senso di universalità, che è la
dimensione terrena del Dio senza dimensioni, si doveva riflettere nel loro operato. Per questo
Maddalena di Canossa non si adattava ad orizzonti circoscritti. Nelle Case, che aveva fondato, le bimbe
e le ragazze più povere acquistavano certezze nuove per la loro vita, ma c’erano, nel campo maschile,
creature altrettanto bisognose della stessa promozione umana. C’erano già tanti sacerdoti che se ne
occupavano, ma per Maddalena una Congregazione maschile, con gli stessi ideali e con la stessa
programmazione delle Figlie della Carità, poteva abbracciare un campo più vasto. La voleva di
sacerdoti perché la loro missione pastorale fosse facilitata e sostenuta da quella culturale, ma, lungo le
varie attese, si era accorta che, quello che le avrebbe detto, in quel 1821, Don Rosmini, e, con forma
meno accomodante, pressapoco nel 1825, poiché la lettera non porta data, Padre Cesare Bresciani, era
forse più realizzabile. Il Padre Camilliano le aveva infatti scritto: « I suoi riflessi sul pio disegno del
sacerdote mi sembrano ben fondati e giusti. Quantunque io mi senta sempre risuonar nell’orecchio fate
buoni Parrochi, buoni Curati, buoni Preti, trovo che questi si potranno avere, ma non per la via d’un
Istituto particolare » (Cfr. A.C.R.).
Nel 1821 però il suo Piano contemplava ancora una Istituzione composta di sacerdoti, con
l’aiuto di qualche laico, e ne aveva mandato una copia al fratello di Margherita Rosmini, la quale, da un
anno, si era legata a lei da un’amicizia che l’avrebbe portata a decidere della stessa sua vita.
Il sacerdote roveretano, che già da molto tempo... aveva messo in pratica il — principio della
passività — (Cf. Diario della carità, in Massime di perfezione cristian, Centro internazionale di studi
rosminiani . Stresa 1976, pag. 23), e lasciava che esso lo guidasse, aveva subito avvertito, nonostante
l’ammirazione per la gentildonna veronese, una certa dissonanza, che, fattasi più evidente qualche anno
dopo, lo porterà a seguire, nella sua fondazione, direttive diverse.
Eppure la Canossa aveva continuato ad accarezzare la convinzione che il Rosmini sarebbe stato
il suo « alter ego » nel campo maschile e la corrispondenza dimostra che riteneva necessario tenerlo
informato delle alternative di quell’opera che, nonostante le evidenti difficoltà, ella cercava di attuare.
Un primo tentativo pareva dovesse approdare a qualche risultato a Milano, dove si erano
radunati cinque laici che, nel promemoria, che la Canossa scriverà per Monsignor Zoppi in partenza per
Roma, il 7 maggio 1823, appaiono coi loro nomi: Lorenzo Piarada, il compagno Carlo, Giuseppe
Carsana, Pietro Falcini, Francesco Bonetti.
Quest’ultimo, orefice di Milano, rimarrà nella Congregazione — se così si può chiamare — fino
a che seguirà il Rosmini nel suo Istituto (Cf. Massime di perfezione cristiana, pag. 264, n. 3). Degli
altri, Giuseppe Carsana (e non Calzana come scriveva la Canossa), nel 1833 passerà a Venezia, dove
manterrà accesa una fiammella che continuerà anche dopo lui e solo cent’anni dopo, acquisterà nuovo
vigore. I suoi compagni, o si faranno sacerdoti o andranno a far parte di altri Istituti. Ma l’esodo
avverrà a varie riprese, anche perché, come era stato agli inizi dell’opera femminile a Verona, dove le
prime maestre continuavano ad alternarsi, a Milano, nel 1825, se non è errata l’interpretazione perché
mancano Fonti sicure, c’erano Pietro Carsana, Francesco Bonetti e Pedrino Porta. Quest’ultimo aveva
acquistato una casetta attualmente non individuabile, per dar inizio stabile all’opera tanto incerta. Poi
l’epistolario della Canossa non dà altre indicazioni, per cui ci si ritrova a Venezia, dove il sacerdote
Francesco Luzzo, che condivideva le ansie evangeliche della Canossa, aveva accettato di dar inizio
all’oratorio per i ragazzi, animato e sostenuto anche da Mons. Traversi che, come era Superiore
spirituale delle Figlie della Carità, tutelava, con trasporto paterno, anche l’opera maschile. Il Luzzo, che
aveva qualche aiuto di laici, nel 1830, era entrato in una casetta procuratagli dalla Canossa vicino a
Santa Lucia (Ep. I, pag. 677) e l’attività per i ragazzi del popolo incominciava a far sorgere grandi
speranze. Nel 1833 erano arrivati poi i due bergamaschi, il citato Giuseppe Carsana e Benedetto
Belloni.
Quei due, attivissimi e veramente chiamati alla donazione di sè ai poveri ragazzi del sestriere,
avevano, non molto dopo il loro arrivo, avvertito forti dissonanze col carattere, piuttosto teso, di Don
Luzzo, ma avevano pazientato, finchè, nel 1834, si erano decisi a separarsi da lui. Si fermeranno, dietro
insistenza d Mons. Traversi, ad attendere la venuta a Venezia della Canossa, la quale nel frattempo,
stava cercando un altro sacerdote per sostituire Don Luzzo, già in contatto con i Carmelitani di Treviso,
perché lo accogliessero nel loro convento.
Poi gli eventi precipitarono. La morte colse la Canossa il 10 aprile 1835 e Mons. Traversi fu
chiamato definitivamente a Roma col titolo di Arcivescovo Patriarca di Costantinopoli. Don Luzzo,
oppresso anche da questi vuoti, affrettò la sua partenza e i due bergamaschi rimasero, scrivendo pagine,
che i Figli della Carità, che poi consolidarono la Congregazione voluta dalla Canossa, non poterono
ignorare mai.
Ma c’era anche a Verona, fin dal 1831, una speranza, che appariva certezza, di dar vita ad un
centro di Figli della Carità. La lettera della Canossa del 15 febbraio a Don Antonio Provolo non tratta
della Congregazione maschile, ma lumeggia la sua fiducia nel sacerdote veronese, che manifesta una
propensione spiccata per i ragazzi poveri ed emarginati.
La sede ci sarebbe stata, ma bisognava acquistarla e la Canossa mise in moto tutte le sue amicizie, a
Milano il Conte Mellerio e il suo segretario Abate Polidori, a Venezia il Cavaliere Giustiniani e Mons.
Traversi e, tra Vienna e Lombardo Veneto, il primo e l’ultimo a cui si doveva arrivare, lo stesso Viceré.
Ma la rete dei collaboratori era molto più vasta, per cui in un anno, tra il 1831 e il 1832, la nuova
attività per il ceto maschile poteva avere tranquillo inizio. La sede era la chiesetta di Santa Maria del
Pianto, come oratorio, le tre casette annesse come abitazione del Provolo, di sua madre, di un suo
compagno sacerdote, di un laico e, in mattinata, come classi per i sordomuti, e a sera dei ragazzi, che,
dovendo lavorare di giorno, non potevano frequentare le scuole pubbliche, L’iter di acquisto però non
era stato così facile. L’orto era stato comperato; per le casette era stato fatto un «livello perpetuo » col
Nobile Albertini, ma per la chiesetta, che stava per essere messa all’asta dal Demanio, c’era voluto,
come già si disse, l’intervento di molti intermediari, molte attese, moltissime ansie, anche molti timori,
ma la Canossa, aiutata dalla inesauribile fiducia nella « sua Madonna », aveva scritto, riscritto,
sollecitato e c’era riuscita, con una stima affrontabile per la sua borsa. Il piano organizzativo, a cui si
sarebbe orientato il Provolo, era quello che già nel 1821 la fondatrice aveva presentato a Don Rosmini,
con qualche ritocco che Canossa e Don Antonio avevano apposto di comune accordo. Il sacerdote
veronese aveva poi conosciuto Don Luzzo quando era andato a Venezia per tenervi la predicazione di
un corso di Esercizi spirituali, ne aveva ammirato l’attività e ne chiedeva spesso notizie.
Pareva ormai che non si dovesse temere altro intralcio al maturarsi e rafforzarsi di quell’opera
che la Marchesa giudicava preziosissima e per la quale non aveva dubitato di spendere danaro e fatiche.
Invece nel 1833, due lettere di Mons. Traversi la prima del 31 agosto, la seconda del 10 dicembre,
senza che nell’A.C.R. ci siano altre documentazioni sintomatiche, chiariscono la rottura già avvenuta
tra la Canossa e Don Provolo. Monsignore stabilisce, senza mezzi termini, la procedura per la cessione
al sacerdote della chiesa e delle due casette, con esclusione dell’ orto, che deve rimanere delle Figlie
della Carità, ma ancor più esplicita è la sua frase: « Ritenendo che l‟istituzione di cotesti zelantissimi
sacerdoti sia cosa totalmente staccata dall‟Istituto delle Figlie delta Carità, ed essenzialmente diversa
da quella, sulla di cui base furono fondate le pratiche intavolatesi presso la Santa Sede, e le
concessioni dalla stessa ottenute, crederei di operare contro coscienza, se divisassi diversamente da
quanto le ho esposto ».
Nella seconda lettera altro periodo incandescente: « Se Don Provolo adotta pienamente e
semplicemente la Regola dei Figli della Carità qual fu presentata al Cardinal Odescalchi, potrà venire
a qualche trattativa con lei, salva sempre la proprietà dell‟orto alle Figlie della Carità, del quale
secondo il mio parere, non può farsi alcuna cessione o disposizione di sorta senza il permesso della
Santa Sede ».
Quest’ultima frase sembrerebbe sollecitata da una lettera che la Canossa avrebbe dovuto
scrivere prima di quella data, ma che non è stata reperita. Rimane invece un’altra sua, scritta ancora a
Mons. Traversi il 27 dicembre 1833. In essa, tra molte altre notizie, dichiara: « Per terminare gli affari,
le soggiungo che si concluse con Don Provolo di restare ambidue in libertà, ma però tutto rimane in
pace. Gli cederò la chiesa quanto prima, che per le casette mi parve ch‟essa volesse dirmi che posso,
ma non mi disse di farlo » .
Don Antonio era ormai tutto preso da una sola direzione: l’educazione dei sordomuti, per cui il
Piano Canossa perdeva il suo stimolo e la sua ragione d’essere. Mons. Traversi, in un altro suo scritto
del 3 gennaio 1834, con un tono evidentemente più raddolcito, dà il suo ultimo assenso: «… ceda pure
oltre la chiesa anche le casette, ben inteso che siano esattamente adempiti tutti li conguagli di giustizia
relativi ».
L’atto conclusivo di questa vertenza rimane nell’ A.C.R. solo sotto forma di minuta ed è la
procura che la Canossa fa a suo fratello Marchese Bonifacio per la cessione degli stabili a Don Provolo.
Vi manca la data, ma evidentemente è del gennaio del 1834.
Sembrerebbe così chiusa definitivamente la pagina dei Figli del la Carità, invece a Venezia
rimaneva quella tenuissima fiammella, che come già dimostrammo, avrebbe acceso poi, dopo anni e
anni di attività eroica, condotta da Giuseppe Carsana, Benedetto Belloni e da pochi altri che li
seguirono, una fiamma vivissima e, attualmente, tanto ricca di calore.
Il dossier dell’acquisto di Santa Maria del Pianto, e annessi, non è fuso insieme al complesso
dramma del sorgere dei Figli della Carità, ma vi è necessariamente agganciato, perché vi si inserisce
naturalmente e, cronologicamente, quasi lo completa, anche se le tematiche diverse dei due fondatori
non potranno che far prendere a ciascuno strade diverse.
AD ANTONIO ROSMINI
696(Bergamo#1831.**.**)
Questo “Ristretto del Piano dei Figli della Carità” ivi riportato è forse databile 1831 e deve essere stato scritto
dal Provolo (basti pensare all‟esplicito accenno ai sordomuti) sia pure dietro indicazioni di Maddalena.
“L‟Istitutore (cioè il Provolo) – scrive egli stesso nella sua Cronaca Mariana nel 1842 – comunicò ogni cosa
alla Marchesa, scrisse il Piano, lo volle veduto al Vicario di S. Lorenzo [d. Giov. Batt. Frisoni], ed anche ad un
celebre Sacerdote dotato da Dio singolarmente del dono del Consiglio, fondatore d‟una Congregazione di
sacerdoti alle Stimmate, nominato d. Gaspare Bertoni, a cui sempre ricorse l‟Istitutore ne‟ suoi dubbi e ne fu
sempre condotto per la retta via; poi lo mostrò alla Marchesa, la quale volle consegnarlo di sua propria mano
al vescovo (…)”. (Dalla biografia di S. Gaspare Bretoni)
RISTRETTO DEL PIANO DEI FIGLI DELLA CARITA'
Questa Congregazione di sacerdoti posta sotto il patrocinio di Maria Santissima Addolorata, di
San Michele Arcangelo, e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, abbraccia le seguenti opere di carità:
L'istruzione cristiana e la santa educazione, principalmente della gioventù, dell'uno e dell'altro sesso,
coll'Oratorio, colla scuola della Dottrina Cristiana, cogli Esercizj spirituali, colla Scuola degli Artigiani
elementare minore senza convitto; e finalmente colla scuola dei poveri sordimuti parimenti senza
convitto; e col volger del tempo con quelle opere di carità, che il Signore mostrasse di volere da noi *.
L'oratorio, la dottrina cristiana, gli esercizj spirituali si faranno in tutte quelle chiese, dove
fossero chiamati dai Parochi, secondo le forze, i maggiori bisogni, e il desiderio di Monsignor
Vescovo, così che i sacerdoti che compongono questa Congregazione, sono tenuti bracci dei Parochi, i
quali massimamente nell'istruzione della gioventù, e nella direzione delle loro anime avranno dei
cooperatori alla santificazione del loro popolo, che faticheranno volentieri, con cuore e spirito retto, e
senza aspettarsi quaggiù alcuna mercede. E perché i membri della Congregazione abbiano più tempo di
eseguire lo scopo del loro Istituto, e perché ancora tolgano ogni sospetto di interesse, è loro proibito di
andare agli Ufficj e agli Obiti, e di ricevere regalo o limosina di sorte, solo quella della Messa, che è
necessaria al loro sostentamento.
Questi sacerdoti vivono del proprio patrimonio e della limosina della loro Messa, senza bisogno
di questuare, ma cedono l'uso e il diritto di quello che posseggono alla Congregazione menando una
vita perfettamente comune.
E perché non vi può essere ordine senza soggezione dell'uno all'altro, si regoleranno
nell'ubbidienza del Superiore, che sarà un membro della stessa Congregazione.
______________
* Una di queste opere sarebbe l'assistenza degli Infermi all'Ospitale, in quelle città dove non vi fosse
apposita Congregazione.
- Il loro metodo di vita non ha niente di straordinario contentandosi di praticar quelle devozioni
consuete, che i Maestri di spirito suggeriscono a chi vuol vivere da buon sacerdote.
-
II loro abito non ha niente di singolare, vestendo secondo prescrivono le Costituzioni Diocesane dei
Vescovi. *
- Dopo tre anni di noviziato faranno in forma semplice i tre consueti Voti religiosi di Povertà, Castità
ed Obbedienza, dai quali resteranno sciolti sortendo dalla Congregazione, e allora non potranno
più abbandonarla, ma per giusti motivi potranno essere licenziati.
- Pel servizio e per l'assistenza della casa sono necessarj alcuni secolari. Non se ne accetteranno di più
di quello che è necessario pel buon governo di essa. Anche essi dopo tre anni di noviziato faranno i
tre consueti voti semplici, e dopo dieci il Voto di perseverare nella Congregazione, a simiglianza
dei sacerdoti. Vivranno una vita cristiana ed esemplare, si eserciteranno in quegli ufficj domestici
assegnati dal superiore, e assisteranno i sacerdoti nella custodia e sorveglianza, e, se la loro abilità
il volesse, anche nell'istruzione dei giovani (ma non delle donzelle).
_____________
* Si bramerebbe di più di portare un Crocefisso di ottone pendente dal collo, quando le Autorità civili
non lo impedissero.
- Negli oratori nelle dottrine e negli esercizj, vestiranno * un abito modesto *, per ora conveniente al
loro stato.
Nella propria casa non terranno mai unioni di donne.
OSSERVAZIONI SULLE OPERE DI CARITA'
CHE ESERCITANO
I - Quanto all'Oratorio: l) Custodire la gioventù tutta la festa, e per quanto è possibile, sorvegliarla e
farla sorvegliare tutta la settimana. 2) Insinuare nei giovani lo spirito di obbedienza e di
subordinazione alle Autorità ecclesiastiche e civili, e la diligenza ai doveri del proprio stato. 3)
Dividere la gioventù in tre classi Grande Mezzana e Piccola, perché ciascheduno abbia la istruzione
adattata all'età. 4) Il Paroco e il Rettore della Chiesa sarà il superiore dell'oratorio, e uno dei
sacerdoti dell'Istituto ne sarà direttore ed assistente, perchè l’oratorio si permetta regolato con questo
spirito.
II -Quanto alle scuole della dottrina cristiana, per questa sarà ben provveduto col procurare che sia
osservato lo spirito e le Regole dell'Illustrissimo Monsignor Vescovo.
III La scuola degli artigiani possibilmente sarà regolata in casa dal Regolamento delle scuole
elementari minori; avendo riguardo principalmente di formarli buoni cristiani.
E siccome tutte queste Opere le praticheranno gratuitamente e per carità, la Congregazione sarà
nominata dei Figli della Carità .
(Timbro) B E R G A M O
All 'Illustrissimo e Molto Reverendo Signore
Il Nobile Signor Don Antonio Rosmini de Serbati
ROVERETO
_______________
NB. Dall'Archivio Rosminiano di Stresa.
AL SIGNOR BONETTI
697(Verona#1821.09.28)
Un commerciante di cappelli vorrebbe unirsi all‟opera di carità che si sta iniziando per i ragazzi, ma la
Canossa non è convinta che il postulante abbia le doti richieste, per cui avverte che si usi prudenza nel prendere
decisioni a suo riguardo.
Stimatissimo signor Francesco
Non ricordandomi se ella mi abbia detto che il degnissimo signor Abate Don Gio Batta 1
sapesse la di lei gita a Bergamo per ogni maggior cautela do a lei il disturbo di queste due righe
sembran domi necessario di prevenirla d’una cosa che credo sia per seguire nell’entrante settimana
onde lei e i fratelli possono regolarsi colla solita loro prudenza. Sappia certo signor Paolo che ha
negozio qui in Bergamo di capeli persona di pietà e qualche modo secondo lo stato suo avendo sentito
le intenzioni del degnissimo signor Canonico Giglio2 relativamente all’opera di carità che sta ora per
cominciare persuaso che il bene migliore sia che le arti siano in casa ha parlato a detto signor Canonico
esibendogli qualche piccola somma perchè così facesse. Per quanto so gli fece conoscere il signor Don
Pietro che non poteva per riguardo che i compagni non erano in caso di ciò fare. Lasciando a parte la
massima della quale abbiamo già parlato, questo signore benchè molto pio, è però come ben vede,
d’altro spirito e siccome mi pare anche destro, lei ed i fratelli stiano sommamente avvertiti e riservati
nel parlare.
Questa settimana dunque questo signor Paolo vuoi venire ed esibire col poco che può anche la
sua persona e credo un altra persona pure del suo pensare. Già è superfluo di dirglielo attesa la di lei
prudenza, ma non dica neppure ai fratelli se può, da chi sia stata avvertita.
Oggi festa del gran principe celeste San Michele, feci molto pregare perchè si compiaccia di essere
protettore della loro opera di carità.
Mi riservo ad altro momento a scrivere più in lungo frattanto con distinta stima mi dico
[Verona] 28 settembre 1821
Stimatissimo signor Pietro 3
Non sapendo il nome della parentela del signor Francesco prego la di lei bontà a volere colla possibile
sollecitudine consegnare l’occlusa. Mi raccomandi al Signore e mi creda con distinta stima
_________________
NB. Lettera composita in quanto indirizzata, con periodi diversi, a due destinatari. Minuta quindi non
chiara e che presenta una sola correzione autografa della Canossa. Molto sgrammaticata.
1
Don Giovanni Battista Biasiuti degli Oratoriani di Venezia. (Ep. II/1, lett. 670, n. 2, pag. 651).
Don PIETRO GIGLIO canonico onorario della Basilica di S .Ambrogio (Cf. Milano Sacro, 1817, pag. 74).
3
Pierino Porta (Ep.II/1, lett. 524, n. 4, pag. 303).
2
AD ANTONIO ROSMINI
698(Bergamo#1821.10.03)
Rosmini aveva preso interesse al Piano dei Figli della Carità, ma non trovava opportuno formare una
Congregazione di sacerdoti. Meglio sarebbe stato formarne una di laici, guidati, sia pure dall'esterno, da un
sacerdote. La Canossa apprezza le obiezioni del roveretano e, nella sua lettera, gli rivela che il suo progetto
risale a circa vent‟anni prima; pare che ora la Provvidenza aiuti ad effettuarlo. Due laici, anni addietro, le
avevano comunicato un piano molto simile al suo, dichiarandosi disposti a collaborare; qualche tempo dopo, ne
aveva incontrati altri due, ma mentre i primi dimostravano disposizioni eccezionali alla pratica di una vita di
donazione e di rinuncia, gli ultimi non davano lo stesso affidamento. Don Antonio raccomandi a Dio progetto e
speranze.
VGeM
Veneratissimo Signor Don Antonio
Di quanta consolazione riuscito mi sia l'onore dei di Lei caratteri non solo, ma il sentire come il
Signore degnasi preparare a mio credere le strade per l'esecuzione d'una cosa, ch'io spero
indubitamente abbia da riuscire a gloria grande di Dio, ed a salvezza delle anime, non mi è possibile di
significarglielo. Già troppo conosco la bontà di vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda: ed
anche mi permetta dirlo, il di Lei modo di pensare, per diffondermi nei doverosi preliminarj, che per
ogni rapporto le si converrebbero; per ciò tutto lasciando nel più rispettoso silenzio, non dubito un
momento di entrare nella materia, e darmi il coraggio di sinceramente manifestarle ogni cosa, non
potendole bensì nascondere la massima sorpresa, ed ammirazione insieme che mi forma, il vedere,
come Dio voglia di me servirsi per dare qualche mano all'avviamento d'un'opera di questa sorte. Ben
capisco ciò provenire dalla Divina Misericordia, la quale vuol darmi per l'intercessione di Maria
Santissima: un nuovo mezzo onde impegnarla a coprire la moltitudine dei miei peccati.
Sappia dunque, che siccome quell'idea, o abbozzo che le feci tenere in iscritto, benché più
confusamente, saranno ben circa vent'anni, che l'ho in vista, e nel decorso di questo tempo,
presentandomisi occasioni da me giudicate quali mezzi offertimi dalla Divina Provvidenza per cercarne
l'esecuzione, tentati diremo alla lontana, di più vedere se modo vi era di dargli principio, tanto più che
già non avrei dubitato un momento, attesa la natura della cosa, che non fosse riuscita gradita a qualsiasi
Governo. Non piacque però al Signore in allora che rinvenire potessi o persone di vero spirito, e tal
vocazione insieme, o se alcuna ne trovai, Dio la tirò a sè. Tutti però gli ostacoli, che ne saggi di Lei
riflessi Ella prevede, mi si presentarono non solo in questo lungo periodo, ma dovetti ancora
praticamente in alcuni casi esperimentarli. Ora poi, ove appunto com'Ella troppo ben dice, scarseggiano
ovunque i sacerdoti, aumentano i bisogni, vedo anch'io che ci si dimostrano assai maggiori gli ostacoli,
ed io pure pienamente convengo, che quand'altro non si possa, anche una semplice unione di laici, tal
quale Ella me la descrive, non solo è eseguibile, ma anche può riuscire di molto utile pel servizio della
Chiesa. Prima però di addottare ciò, che per solo ripiego, ed impossibilità si abbraccierebbe, mi
permetta di confidarle adesso ciò che in quest'ultimi anni mi accadette, e come sembra, che Dio, solo
vada disponendo le cose in questo momento. Saranno circa quattro anni, che trovandomi per
combinazione momentaneamente in un paese, il Signore mi fece conoscere un secolare di età matura,
ma non avvanzata, che da molti anni aveva i medesimi desiderj. Questo, ha un amico di egual tempra,
ed intenzione; la vita de' quali sin quì si può dire un esercizio continuo di carità, e d'ogni virtù. La
combinazione però non solo dei mezzi di sussistenza ch'io non aveva, e ch'essi ricavavano col lavoro
delle mani nelle loro famiglie, e l'essere anche ambe due mancanti d'ogni studio, oltre altre circostanze
temporarie, che le dirò altra volta, mi fece giudicare, non essere questi due soli, un mezzo sufficiente a
dar principio all'opera. Li sostenni per altro nella speranza, rintracciando qualche sacerdote, che avesse
la stessa vocazione, ma inutilmente. A me avrebbe bastato un solo, tenendomi anche nella speranza,
che Dio avrebbe provvedutto anche pel temporale. Due anni dopo la prima scoperta, trovandomi in
altro paese mi fu significato esservi alcuni amici allora pur secolari, che bramavano comunicarmi una
loro idea. Effettivamente venne da me il maggiore, e trovai che tutto perfettamente combinava. In
questi ultimi vi è studio, coltura, e due adesso sono già iniziati al sacerdozio, al quale pure qualche altro
di essi aspira. Sono costantissimi ne loro desiderj, prevedono nondimeno delle maggiori difficoltà ad
eseguirli nella loro patria. Di questi però, benchè potrei farlo, non avrei coraggio di asserire quanto dir
posso degli altri due primi cioè, che altra patria non riconoscono, né curano che la Celeste, e che tale è
l'amore che portano a Dio, e lo spirito di morte per tutto quello che nel mondo si trova, che disposti
sarebbero alle catene, alle carceri, e ad ogni patimento per amore di Gesù Cristo, e per assistere i
poveri, e gli infermi, si contenterebbero di vivere miseramente, dormire sulla paglia, e morire
all'ospitale, ed i fatti accompagnano le parole. Già com'ella ben vede, tutto questo non può chiamarsi
che uno sbozzo, o diremo l'ordinamento che ha fatto Dio sin qui di questa tela, e tutto glielo comunico
per di lei consolazione, certa della di Lei prudenza, e secretezza. Ora che dalla veneratissima di Lei
lettera comprendo, voler pure il Signore, che con maggior fondamento possa investigare sù tale articolo
le ammirabili di Lui vie, m'innoltrerò sempre più, senza né scoprirmi, né prendermi positivi impegni,
per sempre più assicurarmi dello stato, e spirito con cui cammina in ogni luogo la cosa, e se mi
permette tutto le significherò. E forse le circostanze stesse ci manifesteranno il volere del Signore.
Frattanto io la supplico d'avere quest'affare presente dinnanzi a Dio, singolarmente nel sacrosanto
Sacrificio. Non si dimentichi pure per carità di me miserabile, e creda che sono, e sarò sempre colma di
venerazione, e di rispetto.
Di Vostra Signoria Illustrissima e molto Reverenda
Bergamo 3 ottobre 1821
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
_____________________
NB. Da Archivio Rosminiano. Stresa - A 1 - Teca 11.
AD ANTONIO ROSMINI
699(Verona#1821.12.27)
La Canossa, riferendosi ai quattro laici di cui aveva trattato nella lettera del 3 ottobre, comunica al Rosmini le
buone disposizioni di tutti per seguire il Piano dei Figli della Carità, ma i primi sono in attesa di sistemazione
più sicura, gli altri, aumentati di numero in quanto aggregati ad un oratorio, stanno già a Milano,
organizzandosi, a grandi linee, secondo le direttive del Piano. La fondatrice ha anche avuto rapporto, a
Bergamo, con una scuola di carità, dalla quale si potrebbero prendere ottimi orientamenti.
Cf. App. A 104, 10 marzo 1822
VGeM
Veneratissimo Signor Don Antonio
Aspettai sin qui a darmi nuovamente l'onore di scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e Molto
Reverenda, non solo per farlo col mezzo di privato incontro, ma anche per poterle significare
minutamente lo stato dell'affare a Lei noto, dopo averlo riconosciuto di persona. Come già mi diedi il
vantaggio di dirle, quei due Servi del Signore ai quali furono di somma consolazione i di Lei saluti, e
pregheranno certamente per Lei, sono sempre, ov'erano, finchè la carità del Signore manifesterà meglio
ciò che di essi vuol farne, sia colle circostanze come col provvederli, e parlandole con quella santa
confidenza che mi ispira la di Lei bontà, le soggiungerò, che per questi al caso avrò bisogno del di Lei
ajuto. E già i medesimi come pur le dissi, sono disposti tanto di eseguire la loro vocazione a portarsi in
qualsiasi luogo e paese.
Rapporto poi agli altri, i quali pure trovai nella stessa disposizione, ma non al momento nella
medesima libertà relativamente alle loro famiglie; li trovai provveduti di una casa per ora bastante, con
piccola chiesa, resa ora pubblica, nella quale verrà anzi da qui innanzi fatta la Dottrina dei ragazzi della
loro parrocchia. In qualità di Fratelli d'un oratorio a cui apparterranno, si presteranno all'esercizio delle
opere di carità nel Piano contemplate. La mattina assai per tempo soddisfano agli spirituali esercizj,
pure stabiliti, poi tre di essi vanno ai loro negozj e botteghe, finchè il Signore andrà a poco a poco,
aprendo la strada a cose maggiori, e così ricavano il modo della loro sussistenza; il quarto iniziato al
sacerdozio, và nella mattina a servire una Chiesa per ricavare egualmente la sussistenza e nelle ferie poi
fà le sue scuole per essere a suo tempo sacerdote. Già tutti tre gli altri a questo grado pure aspirano, ma
non solo conviene prendere la cosa a poco a poco, fin che il pubblico viene a gustare il bene, ma anche
conviene aspettare la Divina Provvidenza per essi. La sera pranzano unitamente, e fanno pure tutto
quello che possono in esecuzione del Piano. Le feste, la mattina di buon'ora vanno all'ospitale per
assistere i poveri infermi e prepararli alla Santa Communione, poi vanno essi a ricevere i Santi
Sacramenti, indi passano al loro oratorio di ragazzi.
Hanno stabilito di assistere alla Dottrina parrocchiale, pure dei ragazzi, ed io mi permisi di
suggerir loro di tener questa loro gioventù accolta, e divertita il dopo pranzo della festa. Hanno poi un
sacerdote di età matura, di santità e di sapere, il quale li ha uniti, non convive però con essi venendone
impedito da suoi impegni, nè si può assicurarsi che questo benchè fornito di tante qualità abbia la
necessaria vocazione, ma intanto celebrerà nella loro chiesa, farà la dottrina ai ragazzi, anima queste
buone persone, ed è poi anche il Direttore dell'oratorio dei giovani della parrocchia nella quale egli è
coadjutore. Lo stesso dalla sua biblioteca, somministra què libri di cui possono abbisognare, ed è
pratico di dare i Santi Esercizi, e naturalmente le Missioni. Cio che più di tutto mi consolò si è lo spirito
con cui cominciarono. Venni in cognizione che alcuni dormivano sul pagliericcio, e senza lenzuoli
perchè sortendo dalla famiglia o non poterono, o non vollero per amor di pace esserne provveduti, ed
essendomi riuscito di ritrovar loro un piccolo sovvenimento da una mia amica, non ci era mezzo che il
maggiore tra essi volesse accettarlo; di modo che io poi feci loro provvedere qualche lenzuolo e
qualche coperta, e la feci loro tenere. Sin quì mi sono diffusa a parlarle della pianta della Casa, adesso
le dirò anche l'umiltà di tutte queste buone persone, parlando tanto dei due primi, che di questi ultimi.
Vollero dunque ch'io dassi loro una qualche norma di vivere simile alla nostra, e a dirle il vero,
ancorchè mi ricordi che fece il Signore parlare un'altra volta un'asina, però mi trovai molto imbrogliata.
Il desiderio per'altro dell'opera mi fece superare que' riflessi, che divenivano doverosi per ogni
rapporto. Non ebbi però coraggio di fare quanto forse essi volevano, e scrissi loro semplicemente le
sette Commemorazioni accennate nel Piano, e poi scrissi alcuni riflessi sopra le medesime indicanti
soltanto lo spirito a mio credere necessario per tal opera, le virtù analoghe al medesimo, ed i mezzi che
nell'attuale loro situazione mi sembrano necessarj per disporsi all'esecuzione della cosa, aggiungendovi
a loro richiesta l'elenco di que' libri da me reputati i migliori pel loro spirituale vantaggio. Sapendo la di
lei prudenza, perchè conosca ogni cosa le unisco copia di tutto. Siccome altresì le unisco un'altra carta
relativa di cui ora le parlerò. Ultimamente venni in cognizione esservi in Bergamo una scuola di carità,
diretta da un pio ed ottimo Canonico1, ed assistita da altri canonici, curati, e buoni secolari. Questa è
conosciuta e gradita da Sua Maestà Imperiale come finalmente vedrà dall'anessa nota, che pur mi
proccurai. Parvero a me tanto belli, utili, ed addattati all'uopo i Regolamenti, che li feci tenere a quelle
buone persone, ma non sò ancora se li addotteranno. Eccole tutto veneratissimo Signor Don Antonio.
Cosa farà poi il Signore, e la nostra cara Madre Maria Santissima io non lo sò. Forse vi sarebbe
altro soggetto ecclesiastico provveduto, e che ha tutti i numeri, disposto piantandosi la cosa bene, ad
abbracciare tale Istituzione, ma di questo sinchè non dispone il Signore un qualche incontro nel quale
abbia la sorte d'abboccarmi seco lei in voce, non posso dire di più. Non dubito ch'ella presso il Signore
non continui ad aver presente queste prime linee dirette alla di Lui gloria, ed alla salvezza delle anime,
e più che mai la supplico nei santi suoi Sacrifizj di averne particolar memoria, aspettandomi che il
demonio farà ogni sforzo per impedire la cosa, tanto più che sono tutte quelle buone persone animate se
potessero ad operare per tutto il mondo.
Non si dimentichi neppur di me miserabile con Dio, e piena di venerazione col massimo rispetto
mi segno
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Verona 27 dicembre 1821
P.S. Aggiungo queste due righe oggi, che dalla lettera della carissima di Lei sorella signora Margherita
mi viene indicato, a chi posso consegnare questo involtino. Le desidero nel nuovo cominciato anno
ogni celeste benedizione, e raccomandandovi di nuovo alla carità delle di Lei orazioni, me le
riprotesto.
25 del 1822
Umil.ma Dev.ma Ubb.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità
1
Canonico GAETANO BENAGLIO, e non Benaglia come da lettera della Canossa. Organizzatore delle scuole di carità di
Bergamo, membro del Collegio Apostolico e fondatore di Congregazioni Mariane (Cf. Dalle Vedove, Vita e pensiero, II,
pag. 142).
AL SIGNOR BONETTI
700(Verona#1822.**.**)
[1822]
Il regolamento della scuola di carità di Bergamo, che ha fatto ottima impressione sulla Canossa, è già stato da
lei spedito a Monsignor Zoppi. Il signor Francesco lo prenda in visione da lui, mentre gli anticipa, a grandi
linee, la struttura essenziale dell‟opera.
VGeM
Stimatissimo signor Francesco
Se mi fosse stato possibile avrei voluto scriverle da Bergamo stimatissimo signor Francesco ma
essendomene stata dalle mie occupazioni impedita colgo il primo momento di libertà dopo il mio arrivo
a Verona per significarle una cosa la quale io credo sarà molto utile ai santi loro desiderj di giovare alla
gioventù del loro oratorio tanto più io credo riuscirà loro gradita quanto che tall’opera di carità è non
solo conosciuta e gradita ma anche formalmente approvata da Sua Maestà nostro augustissimo
Sovrano5. A me pare che il Signore mi trattenesse in Bergamo un pò di più di quello che aveva divisato
appunto per conoscere quell’istituzione averne i regolamenti, come pure mi fù promesso farmi avere
qui copia della sovrana approvazione in iscritto. Sappia dunque che da quel zelantissimo Vicario
Generale di Bergamo6 fù comprato un apposito locale ed in questo ogni sera eccettuati i mesi delle
vacanze vi si uniscono alcuni Canonici Curati e buoni secolari, e con un sistema, a me sembra il più
bello, per due ore fanno una scuola di carità la quale se non isbaglio adesso è frequentata da due cento e
trenta ragazzi.
Per non moltiplicare carte sopra carte, essendo come può figurarsi tanto ristretta di tempo la
prego di andare a mio nome dal signor Preposto di Santo Stefano7 e domandargli la Carta dei
Regolamenti che gli feci tenere da Bergamo perchè desiderava sapere se a lui pure piacevano come a
me sembravano bellissimi. Mi sembrano poi affatto addattati alla loro situazione giacchè restando loro
tutta la giornata e la sera innoltrata libera per attendere ai loro negozi, botteghe, studi, ecc... Senza una
soverchia spesa possono fare un grandissimo bene certi del so i gradimento e con morale certezza di
ottenere a cosa stabilita una scritta e diffusa approvazione. Parimenti io penso che adottando la
massima, forse si renderà necessario qualche piccolo e non essenziale cambiamento nei regolati stessi
per Milano, come :sarebbe per esempio fissare l’istruzione religiosa in vece di farla nella vigilia delle
feste farla invece un giorno differente tra la settimana potendo costì facilmente accadere che essendovi
molti lavori le vigilie delle feste alcuni non possono venire.
Io già penso possa essere un grande stimolo per i padroni che i ragazzi imparino a leggere
scrivere e far conti, a molti accomoderà pure che abbiano timore di Dio ma per appagare ogni modo di
pensare sembra a me che ciò che può portare incaglio e non decider per la sostanza sia da regolarsi.
Siccome venni in chiara cognizione della cosa soltanto gli ultimi momenti che mi trattenni in Bergamo,
così niente posso dirle di quanto ivi si pratichi nelle feste, ma per l’ora dell’oratorio forse potrà
accomodare d’assistere i ragazzi per i Santi Sacramenti piuttosto la festa di mattina che la vigilia delle
feste come praticano per la confessione pure a Bergamo e lo vedrà fissato nei Regolamenti siccome
altresì in qualità di membri dell’oratorio, potranno assistere la loro gioventù le feste alla Dottrina e
tenerla raccolta e divertita il rimanente della giornata.
Se crede comunichi pure liberamente tanto quanto io le scrivo come i regolamenti quando se li
avrà procurati al degnissimo signor Canonico e subito che avrò la copia dell’approvazione sovrana
5
Francesco I, Imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422).
Don Passi Marco Celio, (Ep. II/1, lett. 569, n.1, pag. 404).
7
Mons. Zoppi Francesco , prevosto della parrocchia di S. Stefano a Milano (Ep. I, lett. 275, n. 2, pag. 407);
6
gliela farò similmente tenere. Mi favorisca de miei doveri al signor Canonico ed ai suoi fratelli e
raccomandandomi alla carità delle loro orazioni passo a segnarmi colla più distinta stima.
_________________
NB. Minuta molto tormentata con qualche brevissima correzione autografa della Canossa.
A MONS. ZOPPI
701(Bergamo#1822.03.**)
Entusiasta per la scuola di carità, che ha ammirato a Bergamo, opera del Canonico Benaglio, la Canossa si
attarda a descriverla nei particolari, perché le pare molto utile come orientamento per quanto i ragazzi
dell'Oratorio di Sant'Ambrogio di Milano, guidati dal Canonico Giglio e con la collaborazione del signor
Francesco Bonetti, vorrebbero attuare.
V.G. e M. Veneratissimo Signor Preposto
Prima di allontanarmi da Bergamo mi permeta di rinnovarle le proteste del mio rispetto e di
raccomandarmi di nuovo alla carità delle di lei orazioni. Oltre ciò poi non posso a meno di non
comunicare a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima un altra opera pia che viene praticata in
questo buon Paese la quale forse sarà a di lei cognizione ma sul dubbio che lo sia mi prendo la libertà
di descrivergliela in tutta quell'estenzione che potrò, sembrando a me che quei giovani dell'Oratorio di
Sant'Ambrogio1 come pure la pietà del Signor Canonico Giglio2 interessati per i poveri dereliti niente
di meglio potrebbero fare che addotare tall'esercizio di carità di pari utilità a molti, che di sicurezza di
riportare altresi il sovrano e governativo gradimento, anzi se mi riesce averla, le occluderò la copia
dell'approvazione in iscritto che degnossi Sua Maestà mandare a chi ha pratica qui.
Sappia dunque che Monsignor Vicario3 comprò col proprio una parte del vecchio seminario, ed
ivi alcuni Canonici Curati ed altre pie persone si uniscono la sera e ricevono quei poveri ragazzi i quali
per essere obbligati alle loro botteghe non possono approffittare delle pubbliche scuole. Mi viene fatto
sperare il mettodo preciso in iscritto che pure le unirò ma sull'incertezza le dirò quanto potei saperne
sin quì.
Il capo di questa scuola è il Signor Conte Canonico Benaglia4. Da questa stagione vanno i
ragazzi alla scuola alle ore cinque. Il numero attuale dei medesimi per quanto mi ricordo è di due cento
trenta. Vengono divisi in classi; parlando con Lei, aggiungerò come facciamo noi. Vi è una classe
stabile per insegnar loro le cose di Dio ed altre pel leggere scrivere e credo un po' di aritmetica non
credo niente di più. Dura la scuola sino alle sette della sera indi dalle stesse pie persone che assistono
questi ragazzi vengono a piccole torme ricondotti o alle loro botteghe o alle loro case per evitare i
disordini ed i fracassi. La festa poi credo uniscano questi, ragazzi per farli divertire ma della festa non
sono bene informata. Similmente vanno provvedendo a norma della possibilità a qualche loro bisogno
di vistiario per esempio calze e simili. Ciò posto dunque a me sembrerebbe che niente di migliore vi
potrebbe essere per què certi giovani dell'Oratorio che di addottare piuttosto questo che altro metodo
potendo essi così senza aggravarsi di molte spese restare in libertà per i loro negozi botteghe studj per
tutto il giorno e la sera innoltrata ancora e nello stesso tempo possono soddisfare alla loro carità in
grande e con vero utile.
Per non perdere però l’uso di voler dire la mia opinione in tutto anche non ricercata, nel
momento presente per rendere sempe più gradita tal'opera al nostro Governo io prenderei ad esaminare
minutamente il sistema tutto delle scuole elementari minori e vorrei distribuire possibilmente le classi
in modo che ogni sera nel periodo del tempo prefisso venisse insegnata quanto nei sistemi delle scuole
già dette viene variamente e susseguentemente insegnato nella settimana ritenuto già di assistere le
1
Annesso alla Basilica di S. Ambrogio.
Don Giglio Pietro, canonico onorario dell Basilica di S. Ambrogio, Milano (Ep. II/2, lett. 697, n. 2, pag. 754) .
3
Vicario Marco Celio Passi, Vicario Capitolare della Diocesi di Bergamo (Ep. II/1,lett. 569, n.1, pag. 404).
4
Conte Canonico Gaetano Benaglio, organizzatore di opere di carità (Ep. II/2, lett. 699, n. 1, pag. 760 )
2
feste alla Dottrina cristiana dei ragazzi e di tenerli raccolti poi per farli divertire come di vigillare
perche frequentino e nel debito modo i santi Sacramenti.
Dopo averle detto tutto ciò conviene che le esponga un dubbio che mi nasce ed è che Ella forse
potrebbe aver difficoltà per qualche suddetto motivo di parlare di ciò al Signor Canonico Giglio ed in
tal caso quando voglia farmi solo la grazia di dirmi se è persuasa della cosa e se crede ch'io la proponga
al Signor Francesco5 perché la combini col Signor Canonico mi sembrerebbe necessario facesse la
carità di farsi venir Francesco e dire una parola a lui pure.
Nondimeno al debole mio pensare pur sembra che tal modo di scuola possa essere opportuna
per i giovani dell'Oratorio di Sant'Ambrogio sembrandomi di trovar esatamente esercitato ogni sorte
d'istruzione che nelle scuole elementari minori che dal Governo si brama.
Essi poi possono aver cura dei ragazzi la mattina delle feste nell'oratorio indi alla cristiana
Dottrina poi possono tenerli raccolti e farli divertire nel dopo pranzo e nello stesso tempo restano i
Maestri o membri dell'oratorio suddetto liberi tutta la giornata e possono attendere ai loro negozj
botteghe studj. E restando loro anche di più libera parimenti anche la sera più innoltrata ed il bene
sembra maggiore di quello che sia restringersi a pochi figli totalmente raccolti. Mi dimenticava di dirle
che qui vanno le persone per tal bene interessate provvedendo come possono ad alcune necessità dei
ragazzi come sarebbe di vestiario calze etc.
Adesso che sono certa d'averle potuto dire ciò che più mi premeva le dirò non essere io certa del
gi(o)rno positivo della mia partenza essendosi imbrogliati un poco per la incertezza e tiri poco per la
posta quelli che devono venire a prendermi per altro credo che partirò lunedì. Già spero che Maria
Santissima benedirà e condurrà a termine l'opera della di Lei carità rapporto al locale. Le buone mie
Compagne non cessano di domandarlo al Signore; avrei altre cose d'aggiungerle ma ho incomodata
anche più del bisogno con tante ciarle e carte senza più dunque passo a confermarle la mia venerazione
ed il mio rispetto.
[marzo 1822]
____________________
NB. Minuta senza alcuna parola autografa della Canossa.
A MONS. ZOPPI
702(Bergamo#1822.**.**)
Triplice argomento in una minuta molto tormentata: sondaggi su una presunta candidata al matrimonio con
Carlino Canossa; ancora notizie sulla scuola di carità di Bergamo e primi orientamenti verso il Piano dei Figli
della Carità dei giovani dell'Oratorio di Sant'Ambrogio; rapide informazioni sul giovane sacerdote Don
Rosmini, che la Marchesa vorrebbe e capo della nuova Congregazione maschile.
VGeM
5
Veneratissimo Signor Preposto
Francesco Bonetti , orefice di Milano, aspirante canossiane, poi seguirà il Rosmini.(Ep. II/2, lett. 700, pag. 762).
Tante sono le cose ch'io debbo dire a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima che non
so da quale cominciare. Mi fò coraggio sapendo la di Lei carità perché sono cose riguardanti in
sostanza il servizio di Dio. Principierò da un affare della mia famiglia che può credere che le espongo
semplicemente come mi pare lusingandomi che l'affetto niente mi faccia alterare di ciò ch'è veramente.
Il motivo principale per cui mio fratello bramava ch'io andassi a Verona era perché vorrebbe esso
vedere il mio Carlino1 colocato. Ella si ricorderà come parlando di altra Damina trà le altre cose le
raccontai che la differenza grande che passa trà i modi2 di mio fratello ed i suoi è notabilissima e per
conseguenza ch'Egli aspirava ad un partito che avesse conseguenze. Mi scrive dunque mio fratello cosa
penserei della Damina Mellerio3. Già Ella ben mi intende forse già non gliela vorranno dare ma per
questo ci... (NB. Sulla minuta manca la connessione con quanto viene scritto poi) in mia compagnia, ama mio
fratello ed ha cura di non disgustarlo più che se fosse suo padre e benché sia fuori di minorità
l'ubbidisce in tutto fuori che mio fratello non avrebbe genio del teatro se non che rare volte e del ballo
non vorebbe che ci andasse quasi mai ed esso ha voglia di andarci e ci va. A me pare che se potessi
comandar io vorrei farcelo andar meno e farlo divertire di più con qualche gita allegra ed inocente ma
sin ora non ho potuto combinare mai che venga ad accompagnarmi col suo maestro né miei viaggetti
com'esso tanto desidera per i riguardi di mio fratello. Il carattere della buona Giovannina Melerio
sin'ora non è formato ne mi parebbe uniforme. Mi fa timore Milano con tutti i suoi divertimenti e più
ancora se la moglie non impegnasse il marito. Dall'altra parte il cuore gratissimo per natura propria di
Carlino e la sua docilità pare che dovrebbero renderli più felici; già mi viene da ridere a parlare in
questi termini, voglio dire che la croce di quello stato sarà men greve. Dunque la supplico a volermi
dire quanto gliene pare. Passo adesso ad altro molto più gradito argomento. E prima comincierò a dirle
che effettivamente come Ella già mi scrisse uno dè, giovani che ora abita nella casa del Signor
Canonico Giglio4 acquistata per raccogliervi què ragazzi, fù qui da me.
Mi raccontò che non ancora si compromettevano totalmente che detto Signor Canonico aderisse
in totalità alle loro intenzioni ma ch’essi già erano fermissimi di voler eseguire il noto Piano che anzi
quattro erano quelli che andavano ad ivi abitare e tutti di uno stesso spirito di carità che avevano
stabilito il loro orario che pur mi disse, e che a me parve prudentemente distribuito, bramarono da me il
Piano in iscritto che dicessi loro quello che mi pareva e mi si raccomandarono.
Siccome mi sta sommamente a cuore tall'affare gli feci tutto il coraggio raccomandando loro
più di tutto lo spirito e l'esercizio dell’orazione e lo spirito di mortificazione esortandoli bensì a
studiare, ma a far più conto dell'orazione che dello studio.
Gli diedi un idea delle conferenze, parlammo dei libri spirituali addattati per essi, e gli promisi
di mandargliene la nota ed anche in iscritto dargli quelle idee che a me avessero sembrato più
opportune desiderando io più che tutto che si stabiliscano nello ispirito interno. Mi disse che intanto i
due Chierici frequenteranno le loro scuole o avranno chi insegnerà loro in casa, che la biblioteca del
Signor Canonico li provvederà di libri ma che andando innanzi non credevano in quella situazione ed in
quel Paese poter vedere il disegno loro stabilito.
Gli promisi di fargli tenere la copia del Piano le offerte al Sangue Preziosissimo e tutto quel di
più che avessi potuto. Già le confesso che fù il cuore che parlava tanto più che vene questo tale
singolarmente a Bergamo perché gli dicessi quello che a me pareva intorno; dopo ricevuta l'ultima
veneratissima di Lei lettera mi venne timore d'essermi innoltrata al di là del di Lei volere, e adesso
cercherò se Ella crederà di rimediare alla meglio. Quello per altro che mi accade poi sempre più mi
persuase che Dio voglia tal cosa, ma però sono disposta a fare qualunque cosa Ella mi comanderà ed
1
Carlino Canossa, cugino di Maddalena (Ep.I, lett. 8, n. 6, pag. 23).
Beni.
3
Giovanna Mellerio, figlia del Conte Giacomo Mellerio (Ep.I, pag. 623).
4
Don Giglio Pietro canonico onorario dell Basilica di S. Ambrogio, Milano (Ep. II/2, lett. 697, n. 2, pag. 754)
2
anche a lasciar tutto. Si ricorderà come le raccontai aver io promesso il Piano al fratello della mia
amica di Roveredo5 per non moltiplicar parole le occludo la medesima di lui lettera e la mia risposta.
Voglio darle un idea di questo Religioso perché conosca meglio lo stato dell'affare.
Questo Religioso è di una pietà esimia, di grande studio pari a talento e capacità, benché molto
giovane. Fu sempre inclinato ad opere di carità e le esercitò giusta il suo potere. E' anche molto ricco.
[marzo o aprile 1822]
__________________
NB. Minuta nulla di autografo della Canossa.
A MONS. ZOPPI
702 bis(Verona#1822.**.**)
Altra minuta che tratta lo stesso argomento.
VGeM
Veneratissimo Signor Proposto
Ancorchè io sappia ch'Ella con tanta bontà soffre i miei disturbi sono certa che questa volta più
volentieri leggerà questa lettera benché avrà bisogno d'una pazienza più straordinaria non solo per la
sua lunghezza ma anche perché la somma consolazione che a me cagiona l'affare mi farà dire degli
straordinarj spropositi. Solo io spero col divino ajuto che non mi allontanerò un punto da quanto Ella
mi dirà su d'ogni rapporto. Già Ella si ricorderà come a proposito di quel Piano le raccontai che doveva
mandarlo a quel Religioso il quale mi aveva spontaneamente esebiti mezzi di sussistenza; ritornata da
Milano così feci ed Ella vedrà nella annessa risposta quanto egli mi scrive come pure vedrà in qual
modo regolata mi sia nel riscontrarlo. Conviene però ch'io faccia a Lei il ritratto di questo Religioso,
fratello di quella mia amica che vuole la fondazione a Roveredo. Questo Religioso è di una pietà esimia
di grande studio pari talento e capacità benchè molto giovane. Fù sempre inclinato alle opere di carità e
le esercita giusta il suo potere. E anche molto ricco.
(NB. Nel verso del foglio la minuta passa ad altro argomento, tratta cioè di Carlino Canossa che Maddalena
e suo fratello Bonifacio vorrebbero accasare) .
Ecco quello ch'io le domando su quanto sono per soggiungerle si è cosa ho da rispondere io
riguardo alla persona. Prima le voglio descrivere il carattere di Carlo come lo conosco io. E di un
talento mediocre di cuore eccellente e tanto sincero e schietto che da che vive avrei coraggio d'asserire
che non ha mai detto una sola bugia neppure per ischerzo. E pieno di religione e di fede; senza
interomper mai pur da che e al mondo, frequenta i Santi Sacramenti credo ogni quindici giorni,
santifica la festa e per conseguenza fu sempre ed è di costumi illibati ma poi gli piace a divertirsi
essendo di umore sempre uguale ma allegro. Va al teatro volentieri e qualche volta anche alla festa di
ballo, la sera a qualche conversazione buona, si e mai pero sentito che dicesse una parola men retta e
quando non ci va ordinariamente la sera va a qualche conversazione o con mia cognata o solo e per
dirgliene una prova per me conserva un affetto da più che da figlio mi dice sino i suoi pensieri ed
5
Don Antonio Rosmini, fratello di Margherita (Ep. II/1, lett. 494, pag. 172).
antepone ad ogni cosa il poter venire
AD ANTONIO ROSMINI
703(Bergamo#1822.08.21)
La Canossa si é incontrata col primo sacerdote, Don Domenico Pianaro, aspirante ad essere membro dei Figli
della Carità, ma sia a lei, sia a Monsignor Zoppi, é sembrato più adatto ad essere Cappuccino, propensione
ancora nebulosa, ma da lui avvertita con una certa insistenza. Informa Don Rosmini, perché i disegni della
Canossa su di lui continuano.
V: G: e M:
Veneratissimo Signor Don Antonio
Dal Signor Don Domenico Pianaro Ella avrà ricevuto due righe scrittele in somma fretta, e
prima ch'io potessi abboccarmi con quel degnissimo Preposto di Milano1, di cui le parlai se non
isbaglio quando fui ad incomodarla a Rovereto, e che forse il Signore dispose si trovasse quì ancora
alla venuta del suddetto Signor Don Domenico per la mia quiete, essendo questo Signor Preposto
persona dottata di gran sapere, particolar prudenza, ma anche di grand'orazione, e mio Superiore. Io
dunque adesso sapendo la di Lei secretezza, e destrezza insieme candidamente mi darò l'onore di dirle
come passò il nostro trattenimento col piissimo Signor Don Domenico, cosa me ne parve, e finalmente
cosa ne concluse il detto Signor Preposto.
Dirò dunque a vostra Signoria Illustrissima e molto Reverenda ch'io restai edificata della di Lui
pietà, ma mi sembrò più addattato per esser Cappuccino, come mi disse essere già in trattato, che Figlio
della Carità, richiedendosi dalla di Lui esemplare pietà delle cose, che per un'Istituto come quello non
si renderanno sempre possibili, singolarmente in un principio, ed in un momento in cui converrà
operare con somma destrezza, per persuadere col fatto dell'utilità, e qualità dell'Istituzione, e siccome
dall'altra parte sembra, massimamente in una città come Milano riflessibile per ogni rapporto, che
attesa la molta semplicità di cui è dotato, che si renderebbe necessario avesse sempre una persona in
compagnia, come già Egli desidera, sempre più viddi da ogni lato la cosa imbarazzata. Questi dunque
erano i miei pensieri, per dovere non solo, ma per mia quiete, lo mandai da quel degnissimo Signor
Preposto, il quale si trovava fuori di Bergamo piccolo tratto per altro, bastante nondimeno a non poterlo
io vedere, né cercare che l'abboccamento fosse tenuto qui da me. Gli scrissi dunque anche i miei dubbi,
e mi rispose lodandomi la bontà del sacerdote, dicendomi che aveva detto al medesimo che fra quindici
giorni io gli avrei dato una risposta decisiva, aggiungendomi che ci saressimo poi intesi in voce prima
della sua partenza. Se dunque credetti d'essermi ingannata nel mio giudizio, e vivamente lo desiderava,
conoscendo sempre più la bontà di Don Domenico, quantunque sempre più ne vedessi la semplicità.
Gli lasciai conoscere uno dei due soggetti di cui altra volta ebbi l'onore di parlarle, ed era
consolatissima di vedere due persone a parlarsi di spogliamento di tutto, di umiltà, e cose simili e
questo è ciò ch'io volli dirle quando nella mia lettera le dico, che ho delle cose consolanti da scriverle.
Non trovando però nel Signor Don Domenico quell'altre qualità da me forse falsamente giudicate
necessarie per un Istituto di quel genere, in tempi di questa sorte, feci fare molta orazione perchè Iddio
illuminasse il Signor Preposto, e gli facesse conoscere il di Lui volere. Ma il fatto si fù, che lo stesso
avendomi favorito prima della sua partenza mi raccontò la conferenza tra loro tenuta, le indagini che
parlandogli esso fece, io gli raccontai le mie dubietà, ma già esso pure stimando quanto io la di Lui
pietà, non lo giudica neppur esso chiamato a questa nuova opera. Per non mettere però in
nessun'angustia il detto religioso, supplico la di Lei carità, a farmi la grazia di presentargli i miei
complimenti, di dirgli che mi sono abboccata col Signor Preposto prima che andasse a Milano, e che
1
Mons. Francesco Zoppi, Prevosto di S. Stefano a Milano (Ep. I, lett. 275, n. 2, pag. 407).
avendo insieme bilanciato, e pesato ogni circostanza non abbiamo trovato eseguibile il trattato con esso
fatto, che perciò mi affretto di parteciparglielo, perchè questo non gli serva d'ostacolo all'esecuzione
della sua vocazione, che teneva per tale oggetto sospesa, pregandolo che singolarmente nel giorno del
suo vestiario, che mi disse divisava dovesse essere il giorno della Natività di Maria Santissima, si
ricordi di me col Signore e colla Santissima di Lui Madre.
Quantunque a dire il vero, se avesse piaciuto al Signore che questo Religioso fosse stato
addattato sembra si fosse potuto affrettare la cosa, però non sono senza speranza che abbiasi da
effettuare tra non molto, ma forse la vuole il Signore in un modo totalmente in questi principj privato,
ed aperto solo agli occhi suoi. Sto aspettando anzi tra non molto una qualche conclusione, che già
allora le significherò, e forse sarà il momento che approfitterò della di Lei carità, purchè ci sia
un'avviamento chiaro, e fondato. Raccomando nuovamente quest'opera alle sante di Lui orazioni,
supplicandola in pari tempo a non dimenticarsi neppur di me miserabile, a cui ogni giorno s'aumentano
li pesi, ed i doveri. I miei più distinti complimenti alla degnissima di Lei famiglia, ma in particolare alla
Cara Signora Margherita. Le rassegno le proteste del mio rispetto, e me le confermo per sempre
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Bergamo Santa Croce li 21 agosto 1822
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma
Serva Maddalena di Canossa, Figlia
della Carità
BERGAMO
All'Ill.mo e Molto Rev.do Signor
il Nobile Signor Don Antonio Rosmini
De' Serbati
ROVERETO
AD ANTONIO ROSMINI
704(Verona#1822.10.23)
La Canossa chiede informazioni, per alcuni suoi conoscenti, sul Liceo di Venezia, ma quello che il Rosmini non
deve ignorare é che il primo tentativo di dar vita alla Congregazione dei Figli della Carità, di cui gli aveva
scritto nella lettera del 3 ottobre 1821, e ancora più il 27 dicembre, é fallito. Rimangono i primi due laici che,
nel ritiro su di una montagna, stanno cercando di capire il vero piano divino.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio,
Le sorprenderà forse, Veneratissimo Signor Don Antonio, che in mezzo a tanti affari io venga
ad incomodarla, per domandarle informazione di un luogo d'altra città, ma l'assicuro che conoscendo, e
stimando tanto il di Lei modo di pensare, e le giustissime di Lei vedute, mi faccio coraggio di
rivolgermi a Lei, che per quanto so pienamente conosce il Liceo di cui sono per parlarle. Da ottima
persona, vengo pregata di procurarle una ingenua informazione del Liceo di Venezia1, essendovi una
buona Signora che ha un figlio unico, conseguentemente al doppio caro, e questa come il padre,
bramerebbe trovare un luogo nello Stato nostro, dove fosse educato nobilmente non solo, ma più
ancora virtuosamente, e d'alcuna persona fu ad essa messo in vista il Regio Liceo di Venezia. Supplico
dunque, Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda, a volermi dire su di ciò la di Lei opinione.
Già può essere sicura che approfittando dei lumi, ch'Ella sarà per favorirmi, non si saprà com'io
gli abbia avuti, ma creda che si tratta di fare un'atto di carità non piccola, essendo troppo dicisivo, che i
figli che crescono, e che massimamente sembra siano destinati, a sostenere la propria famiglia, siano
educati bene.
Sò bene, che non si saprebbe cosa desiderare di più di quell'ottimo, e degno Provveditore2, e che
frequentemente la buona direzione di simili, pubblici locali dipende in gran parte dai Superiori, ma
talvolta o i subalterni, o altre combinazioni prodotte dalle circostanze impediscono, o almeno infirmano
le buone intenzioni di chi dirige. Resto dunque colla lusinga, che vorrà darmi tutte quelle nozioni che
potrà.
L'altro affare di cui ebbi l'onore di parlarle, dalla parte che l'anno scorso sembrava volesse
stabilirsi, si può dire caduto, ma , quelle due piissime persone, di cui pure diedi a Lei ragguaglio sino
dal principio, non solo sono sempre perseveranti, ma a momenti dopo aver passato croci d'ogni sorte,
Dio li ha messi in piena libertà. Agli occhi nostri sembra che avrebbero bisogno di un sacerdote in
compagnia, per altro i disegni di Dio sono differenti dai nostri, e vedremo in progresso cosa il Signore
disporrà. Intanto vanno ad abitare sù d'una montagna, ed a prepararsi a servire i prossimi coll'orazione,
ed altre pratiche di pietà. Se il Signore aprirà una strada sollecita ne avrei piacere doppio, sino che c'è
Sua Maestà ch'io credo aggradirebbe molto tal cosa. Io spero che lo scioglimento primo, abbia da
giovare ad un più stabile iniziamento. Raccomando questo affare, come la fondazione di Trento, alla
carità delle di Lei orazioni; supplicandola di aver memoria di me pur col Signore. Non ebbi ancora
l'onore di presentarmi al Sovrano, non avendo cominciato a dare udienza, se non che, se non isbaglio
lunedì. Dopo subito, bramo se posso ritornare a Bergamo, colle mie care contadine, avendone
quest'anno varie in educazione. Favorisca de' miei doveri a tutta le degnissima di Lei famiglia, ma in
particolare alla Carissima Signora Margherita.
Colma di venerazione, rispettosamente mi segno
1
2
Liceo Classico Statale « Marco Foscarini », situato verso le Fondamenta Nuove di Venezia.
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Verona San Giuseppe 23 ottobre (1)822
Dev.ma Obb.ma Ubb.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità
VERONA
Al Nobile Molto Reverendo Signore
Signor Don Antonio Rosmini
De' Serbati
ROVERETO
A MONS. ZOPPI
705(Milano#1823.05.07)
PRO MEMORIA DELLA CANOSSA A MONS. ZOPPI
Prima di tutto la supplica a voler a Suo nome umiliare al Santo Padre 1 i suoi dubbi, e le sue
angustie pel danaro messo a frutto.
Nel caso di morte supplica il Veneratissimo Signor Preposto nel caso, che il Santo Padre non
fosse neppur lui persuaso di questo, di volerlo far sapere alla Superiora della Casa di Verona, la quale
restituirà a quei signori di Milano, che hanno quei nostri capitali, i frutti di questi anni. Siccome è pure
supplicato il medesimo, di far levare questi capitali medesimi.
Parimenti se Ella morisse raccomanda alla di Lei carità, i FIGLI della CARITA', i quali al
momento sono N.N. Lorenzo Piarada, Carlo di lui compagno, Giuseppe Calzana 2, Pietro Falcini,
Francesco Bonetti. Io avvartirò mio fratello, Monsignor Albrizzi Arciprete della Cattedrale di Venezia,
il nobile Signor Don Antonio Rosmini di Roveredo, i quali si mostrarono disposti a soccorrere questa
istituzione, a dirigere le loro benefiche disposizioni, al Veneratissimo Signor Preposto, o in Milano se
Dio lo vorrà lasciare, o all’episcopale sua sede.
Milano 7 maggio 1823
1
2
Pio VII, Sommo Pontefice fino 1823 (Ep. I, lett. 146, n. 3, pag. 240).
Legg. Carsana (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
AL SIGNOR PIETRO PORTA
706(Bergamo#1823.11.01)
Notizie belle quelle che il vettura/e Porta, uno dei primi volonterosi per l‟opera maschile, ha mandato alla
Canossa, la quale ringrazia e lo prega di ricordarla al signor Francesco e ai suoi fratelli.
VG. e M.
Stimatissimo Signor Pietro
Non posso dirle la consolazione che mi abbia apportato oggi la d.i lei lettera. Sia ringraziata
senza fine la bontà del Signore che in riguardo di Maria santissima nostra Madre comincia a diffondere
le sue misericordie sul tanto sospirato soggetto.
Mi lusingo che quanto prima avrò il vantaggio di rivederla ed in voce combineremo ogni cosa.
Distintamente la ringrazio di quanto fece relativamente al Padre Portalupi. Tanti complimenti al
signor Francesco1 ed a suoi fratelli. Confidiamo nel Cuore adorato della santissima nostra Madre. Sono
con piena stima e sarò sempre invariabilmente
di lei stimatissimo signor Pietro
Bergamo 1 novembre 1823
Devotissima Obbligatissima
Serva Maddalena Canossa Figlia2
della Carità
All’Onoratissimo Signore
Signor Pietro Porta
MILANO
1
Francesco Bonetti, orefice di Milano, aspirante canossiano, poi seguirà il Rosmini.(Ep. II/2, lett. 700, pag. 762).
2
NB. Autografa solo la firma.
AD ANTONIO ROSMINI
707(Verona#1823.12.28)
Da più di un anno la Canossa non scriveva al Rosmini, anche perché aveva seguito con angoscia i difficili inizi
della Congregazione dei Figli della Carità di Milano. Quando pareva che tutto fosse naufragato, le speranze si
erano ravvivate e, al momento in cui scrive, sembra proprio che la pianticella voglia riprendere vigore. Si tratta
ora di vedere quale sia la città più adatta ad essere sede della nuova opera. La lettera, molto lunga, segnala i
vari particolari di quella iniziale attività milanese e chiede al Rosmini quale sia la disponibilità dell'aiuto
finanziario, con cui ha promesso di collaborare.
Cf. App. A 105, lett. 9 gennaio 1824
V:G: e M:
Veneratissimo Signor Don Antonio
La lunghezza del mio silenzio, Veneratissimo Signor Don Antonio potrebbe averle dato luogo
di pensare, che fosse andato a terra il nostro progetto dei Figli della Carità dal quale io spero abbia da
risultare tanto bene. Ma quantunque desiderassi molte volte darmi l'onore di scrivere a Vostra Signoria
Illustrissima, e Reverendissima, sono andata differendo sin quì, bramando pure di vedere un principio
più solido, e dal quale si potesse dedurre con qualche sicurezza un felice riuscimento, prima
d'incomodarla domandandole l'assistenza della di Lei carità, e trattarne nuovamente con Lei. D'altronde
tante furono le difficoltà da superarsi, che alcuni momenti sembrò la cosa ridotta al punto di dover
deporre ogni lusinga. Maria Santissima però, dalla quale unicamente possiamo attendere l'esecuzione
dell'opera, se tale sarà il Voler di Dio, pare che adesso abbia essa quasi direi cominciato positivamente,
e che si avvicini il momento in cui rendasi necessario il pensare a dare un'opportuno avviamento a
norma del progettato.
Credo però non le dispiacerà sentire con quella brevità che potrò maggiore, le contrarietà
incontrate, poi le dirò lo stato attuale dell'affare, e qual sia il modo con cui a me sembra vada ora a
stabilirsi, e ciò succedendo sarà questo il momento in cui vi sarà bisogno anche della di Lei carità.
Ella si ricorderà quel bel principio di que' quattro primi giovani unitisi a Milano presso quel
Signor Canonico1. Sappia dunque, che due di questi non vedendo presso di quel degno sacerdote
eseguibile l'impresa, avendo Egli idee sante bensì, ma d'altra sorte, in poco tempo si ritirarono vestendo
l'abito clericale, nè so più se conservino l'antico desiderio, e quando ciò fosse, sarebbe sempre da
assicurarsene bene, ma già dubito l'abbiano cangiato. Gli altri due restarono costanti, ma il maggiore,
che può dirsi quello che aveva unito gli altri tre, oppresso dalle fatiche della vita attiva, accoppiata ad
un metodo che alla mia freddezza sembrava troppo austero, si ammalò seriamente, e vedendo anch'esso
l'impossibilità d'ivi dar esecuzione al piano, dopo aver tentato ogni mezzo per persuaderne il Canonico,
al quale erasi con tal concerto unito, si ritirò a casa sua, mantenendo però sempre vivo il desiderio
medesimo, e si rimise in salute.
Finalmente il quarto pure fermissimo nella vocazione si tenne, restando frattanto con quel
Canonico, né io voleva eccittarlo a lasciarlo pel bene che vi faceva, però bramando egli di farsi
sacerdote lo aveva secondato in questo, ed aveva predisposto le cose in modo, che lasciando egli da se
e naturalmente il luogo ove si trovava, avesse modo d'essere ricevuto per gli studj nel seminario di
Bergamo, del quale io ho grande opinione, per la pietà, come per la dottrina.
Nel qual caso già avrei scritto a Lei un passo, che in riflesso di tutte le altre combinazioni dava
a me l'idea di un principio. Ma lo scorso agosto un Vescovo novellamente consacrato conoscendo
1
Canonico Giglio (Ep. II/2, lett. 697, n. 2, pag. 754).
questo giovane, tante esibizioni gli fece di farlo istruire, di ordinarlo sacerdote, e di altre simili cose,
che questo pure passò, però con difficoltà, in compagnia di quel Vescovo nella di Lui Diocesi. In
quest'intervallo però trovandomi io a Milano mi fu raccomandato un piissimo uomo del carattere di
que' due santi uomini, i quali come sà erano ritirati sù quella montagna, per prepararsi a quest'opera
coll'orazione; anzi erano vivuti degli anni in Compagnia. La raccomandazione versava sul trovargli un
apertura, onde rendersi Religioso, laico però, ma dissemi che avrebbe preferito qualche Istituto di
carità.
Consigliatami col mio Superiore, significai a questa buona persona il noto progetto, esortandolo
a prendere consiglio, come fece, mettendosi nelle mani di quel nostro degnissimo Prelato, ora
Monsignor Vescovo di Massa2, che sempre poi lo condusse, e stabilì di volersi dedicare a quest'opera
novella. Frattanto sinchè Dio manifestasse più chiaramente il modo da eseguire il santissimo di Lui
volere, gli trovai una bottega, essendo molto abile di falegname, e Monsignor Zoppi l'appoggiò per
l'alloggio in un'oratorio da Lui diretto. I due poi ch'erano andati sul monte non si sapevano più
difendere dalle pie istanze di chi li voleva in qualche convento, o in altra opera pia. Il primo di questi
due angustiato di trovarsi pressato ad una intempestiva determinazione, risolvette di passare anch’Esso
a Milano, dove sotto la medesima direzione, ed albergando nello stesso oratorio, trovatagli una bottega
colle sue fatiche anch'Esso visse sin quì. L'altro compagno poi lasciò anch'esso la montagna, ma non
ebbe il coraggio di esporsi in una bottega e conservando lo stesso desiderio, si dedicò intanto ad
altr'opera di carità, dalla quale io credo, che se gli renderà presso che impossibile lo staccarsi. Fu
necessario per qualche tempo, che li due amici di Milano tenessero un sistema di vita possibilmente il
più comune, ed io ebbi una massima cura che niente allora trattassero con quel milanese, che
chiameremo il primo, che solo restò perseverante, e ciò per vietare innanzi tempo ogni discorso.
Frattanto guadagnatasi i due amici la stima dell'oratorio, e dei loro padroni di bottega, ricevute
dal Governo tutte le loro carte in regola, onde potersi liberamente fermare, partito anche con quel
Vescovo l'altro milanese, mi parve tempo, che trattassero il primo, indi d'accordo col loro Direttore si
partissero dall'oratorio, dove non era poi possibile niente cominciare.
Ora i due amici abitano in una piccolissima casetta, seguendo quel che possono del noto piano.
Il giorno vanno alle loro botteghe, ma siccome possono da soli vivere con maggior povertà, all'Ave
Maria si ritirano a casa, ove ogni sera si uniscono col milanese, occupandosi in lezioni spirituali,
conferenze e cose simili. A dirle il vero, sono propriamente tre anime sante.
Ora vi è un'altro giovane mi dissero essi, di grand' espettativa per talento ed abilità nell'incisione
de' bronzi, il quale essendo anch'esso dell'oratorio si unì loro, ma per motivo de' suoi lavori, non può
intervenire a que' pii esercizi della sera, se non che la domenica, ed il giovedì. Quest'ultimo per due o
tre mesi, è impegnato, avendo di lui bisogno la sua famiglia per soddisfare col prodotto de' suoi lavori
ad un suo impegno, terminato questo, i suoi lo lasciano in libertà, e desidera per quanto sento di farsi
sacerdote, e membro di quest'Istituzione. Verificata pienamente la vocazione, giudicherei opportuno di
secondarlo, essendo bensì vero, che un degnissimo sacerdote, di cui parmi averle altra volta parlato, và
assicurandosi di essere costante nella di Lui presa risoluzione, di voler far parte di quest'Istituto, ma
oltrechè io vedo difficoltà senza numero da superarsi per le circostanze sue; quando bene entri questo
sacerdote solo è troppo poco, ed in ogni caso ci assicuriamo del soggetto, e d'un sacerdote. Ma per ciò
fare, trovo necessario adesso una particolare orazione per chiaramente conoscere dove voglia il Signore
far germogliar questa pianta. Per una parte per i bisogni, e per la numerosa popolazione, Milano
sembrerebbe attissimo per tale oggetto. Dall'altra, sinchè si stabilisce la prima Casa della
Congregazione, sembrerebbe migliore fosse in una Diocesi, il cui Vescovo ritenesse l'affare come
proprio, e si potesse liberamente operare nello stabilimento. Proposi ciò al piissimo e dotto Prelato di
2
Mons. Zoppi Francesco Maria (Ep. I, lett. 275, n. 2, pag. 407)
Massa, con questo che accettando nella sua Diocesi questa radice voglia averne Egli, la cura
immediata. Egli accettò volentieri, sempreche possiamo unire i modi3 di sussistenza per questi quattro
primi, non potendo Egli prestarsi, attesa la limitatissima mensa di quella piccola novella Diocesi. Il
sacerdo(te) persistendo nella vocazione non ha bisogno di nulla. Adesso questo Prelato è ritornato dalla
sua Congregazione seguita in Roma, ed io tra qualche settimana conto passare a Milano, per seco Lui
concludere molti affari, con questo ancora. Nel caso possiamo combinare, il giovane vorrei andasse nel
di Lui seminario, e sotto di Lui per lo studio si educasse. E gli altri intanto in una piccola casetta ivi
esercitassero le opere di carità della loro vocazione, essendo il milanese primo, anche capace per
insegnare carattere, aritmetica e cose simili. Se si intralciasse il passaggio a Massa, vorrei che il
giovane si educasse nel seminario di Bergamo, anche per appoggiarlo a chi lo sostenesse nella
vocazione, e gli altri li lascierei a Milano a continuare sempre più nelle loro opere di carità,
frequentando già la dottrina, e le feste l'ospitale.
Eccole lo stato della cosa, veneratissimo Signor Don Antonio, ed ecco i miei progetti e pensieri.
La supplico a volermi dire che gliene pare, come a voler tenere la cosa caldamente
raccomandata a Dio. Similmente favorisca dirmi quali sacrificj la di Lei carità sia disposta a fare per
tale oggetto, certa del maneggio il più cauto ed il più povero. Sperando altresì che il Signore vorrà
accettarli, e darci la consolazione di vederne risultare la Divina Gloria. Intanto non si dimentichi
neppur di me miserabile, nelle sante di Lei orazioni, mentre confermandole i sensi del mio ossequio
rispettosamente mi segno
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe 28 dicembre 1823
Umil.ma, Dev.ma, Ubb.ma
Serva Maddalena di Canossa
Figlia Carità
3
Mezzi finanziari.
AD ANTONIO ROSMINI
708(Bergamo#1824.01.17)
Maddalena chiede a Don Antonio di non preoccuparsi se dovrà ritardare la sua sovvenzione, soltanto non
tratti dei Fratelli della Carità col Vescovo di Trento.
Cf. App. A 105, 9 gennaio 1824
V:G: e M:
Veneratissimo Signor Don Antonio
Mille perdoni domando a Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda se appena ricevuto il
veneratissimo di Lei foglio, le replico il disturbo di questa mia. La di Lei conosciuta bontà me ne dà il
coraggio, e la situazione presente della piccola Istituzione dei Figli della Carità mi obbliga a farlo.
Sento con molta consolazione non dispiacerle quel avviamento che piacque al Signore dare sin
quì a quest'opera desiderata. Essendo però la cosa affatto sul principio, la supplico quando avrà
occasione di scrivere al nominato Monsignor Vescovo di Trento 1 a non fargli il più piccolo cenno dei
Fratelli della Carità; bensì mi farà una somma grazia di parlargli della nostra Istituzione, e del loro
caritatevole genio di vederla anche in Tirolo, ed in Trento segnatamente, accennando a Monsignore
come la bontà e l'amicizia della Cara di Lei sorella Signora Margherita diede la mossa a simile
progetto, con quel di più poi ch'Ella giudicherà a tal proposito, però come Lei, non trovando io
opportuno per motivi che quando avrò l'onor di vederla le dirò, di far io adesso passi che in seguito mi
si renderanno doverosi direttamente con cotesto Prelato. Ritornando poi ai Figli della Carità ella voglia
ricordarsi, e conservare la buona disposizione ch'ebbe sempre per assisterli pel momento che potrà.
Sappia che ancor io credo starebbero assai bene presso Monsignor Vescovo di Treviso 2, come che
potrebbero anche giovare assai in quella Diocesi, ma per ora conviene che stiamo vedendo dove la
provvidenza li destina anche per proccurar loro il mantenimento.
Del rimanente conviene che le confessi, non comprendere bene cosa ella intenda che le
piacerebbe, circa le forme esteriori delle loro devozioni, quantunque mi rammenti benissimo quanto
Ella favorì scrivermi su tale argomento altra volta, e leggerò con pari piacere, che interessamento, il
libretto Dell'educazione Cristina ch'Ella vuol compiacersi di mandarmi. Il mio desiderio come lo scopo
loro sarebbe, che con vero spirito di santità, e distacco universale s'impiegassero negli esercizj di carità
della loro vocazione.
Non si dimentichi di pregare affinche si degni il Signore di compiere anche in questo il
santissimo di Lui volere, e non lasci di ricordarsi di me miserabile nelle sante di Lei orazioni. Spero in
Maria Santissima di poterle dare in progresso notizie di più stabile fondamento.
La prego dei distinti miei complimenti alla Carissima Signora Margherita, che pure tra non
molto avrò il bene di riscontrare. Colma di venerazione passo ad ossequiosamente riprotestarmi
Di Vostra Signoria Illustrissima e molto Reverenda
Bergamo li 17 gennaio 1824 Santa Croce in Rocchetta
Ubb.ma Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
2
Mons. Luschin Francesco Saverio (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646).
BERGAMO
Al Nobile e Molto Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini De'
Serbati
ROVERETO
AD ANTONIO ROSMINI
709(Bergamo#1824.02.18)
Con i ringraziamenti per i consigli che il Rosmini le ha dato, la Canossa segnala, sia pure marginalmente, la
continuazione dell'opera maschile a Milano: per il momento solo tre laici e un quarto, si stanno preparando al
sacerdozio.
Cf. App. A 106, 20 gennaio 1824
V:G: e M:
Veneratissimo Signor Don Antonio
L'ultima volta, che mi diedi l'onore di scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e Molto
Reverenda: le domandai tante scuse per averle così sollecitamente rinnovato il disturbo de' miei
caratteri, e questa volta invece dovrò farlo per la mia tardanza a riscontrare il veneratissimo di Lei
foglio.
Sappia che fui a Milano ad ossequiare Mons. Zoppi, che tra non molto passar deve alla novella
di Lui Diocesi1, e tra la molteplicità degli affari, ed un poco anche la mia salute che fu sempre a Milano
vacillante, non potei darmi il vantaggio di scriverle per quanto lo bramassi. Ora stò meglio e già potei
sempre stare alzata, onde come vede sono in sostanza mali da poco. Rilevai dunque dalla pregiatissima
di Lei lettera cosa Ella voleva dirmi parlandomi intorno le forme esteriori delle loro devozioni.
La supplico a non volere meco usare riguardi, ne temere d'innoltrarsi a darmi istruzioni.
Qualunque me ne dia mi fà una carità; da Lei poi ch'è Ministro del Signore, ed anche da Lui con occhio
di singolare misericordia riguardato le riceverei con doppio desiderio, e piacere , insieme. Sappia anzi
che in riflesso di quanto Ella mi scrisse combinai adesso a Milano, e ritrovai una dotta persona, la quale
vada intanto una volta alla settimana, a catechizzare quei tre Figli della Carità, perchè apprendano
parimenti, il modo da comunicare agli altri quello che avranno bene imparato, ed a poco, a poco, vedrò
che imbevendosi pienamente dello spirito di Chiesa santa, ne conoscano i riti, e le santissime sue
istituzioni; siccome altresì abbiamo stabilito che si rendano almeno due capaci d'ammaestrare i ragazzi
sin dove giunge lo studio delle scuole elementari minori. Frattanto vediamo poi cosa il Signore
disporrà. Si ricordi la prego di farmi la grazia di non privarmi di que' lumi che il Signore le darà su tale
argomento, giacche Ella ben vede aver giovato, molto alla cosa, con quelli che mi diede.
Ella poi dice che io non rida di quella caritatevole assistenza ch’Ella crede poter dare a questa
piccola opera nascente, nel venturo anno. Veneratissimo Signor Don Antonio altro che ridere; io
ammiro colla di Lei carità anche la di Lei degnazione di parlarmi con tanta candidezza, e bontà.
Accetterò ben volentieri qualunque sia la di Lei carità ; della quale creda mi servirò pel quarto Figlio
della Carità, che vuol farsi sacerdote, ma che per un qualche mese, è ancora impegnato a terminare
alcuni lavori per la sua famiglia.
Intanto per carità assista quest'opera coll'orazione. La prego dei miei cordiali, e distinti
complimenti alla Cara Signora Margherita, come dei miei doveri, a tutta la degnissima di Lei famiglia.
Si ricordi di me miserabile dinnanzi a Dio, e mi creda quale colla solita venerazione, e rispetto mi
segno
Di V .S.Ill.ma e Molto Reverenda
Bergamo li 18 febbraio 1824
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
1
Massa (Cf. Aff. Massa).
BERGAMO
Al Nobile Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini
De' Serbati
ROVERETO
AD ANTONIO ROSMINI
710(Bergamo#1824.03.03)
Quando avesse ricevuto risposta dal nuovo Vescovo di Trento, voglia segnalargliela, perché sappia come
regolarsi sulla fondazione in quella città. Intanto comunica la perdita di sua cognata Francesca Castiglioni.
V:G: e M:
Veneratissimo Signor Don Antonio
Vivamente ringrazio la bontà di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda: dei tre libri,
di cui Ella volle favorirmi, che jeri ricevetti. Non le bastò semplicemente il disturbarsi per quanto
portava il bisogno, mandandomene uno; ma si compiacque mandarmene tre.
L'assicuro, che veramente mi furono molto cari. Ella preghi poi il Signore, che me ne approfitti
per la di Lui gloria, unico oggetto per cui Ella li compose.
Spero, ch'avrà ricevuto un'altra mia lettera, in riscontro dell'ultimo veneratissimo di Lei foglio.
Quand'Ella avrà qualche risposta del novello Vescovo di Trento 1, intorno a quanto era disposto
scrivergli del minimo nostro Istituto, la supplico a volermelo ,far sapere, bramando io per mia norma,
conoscere le disposizioni di questo Prelato verso di noi per poter disporre a tenore delle medesime le
cose. E siccome da quanto comunemente intesi da chi conosce Trento, sembra che avremo ivi da
lavorare in servizio di Dio, così chiaro è, che dovremo vincere molti ostacoli per riuscire in tale
fondazione. Col divino ajuto sono disposta ad ogni cosa, onde non si faccia riguardo alcuno a dirmi
tutto liberamente, potendo d'altronde a mio credere molto giovare l'essere al fatto d'ogni circostanza a
quest'affare relativa, per continuare con sicurezza la concludente trattativa.
La prego poi de' miei più distinti, e cordiali complimenti alla Cara Signora Margherita, alle
orazioni della quale, come a quelle di V. S. Illustrissima e Molto Reverenda caldamente raccomando la
buona mia cognata2, che come avrà forse inteso piacque al Signore di chiamar a miglior vita, ed anche
la mia famiglia, la quale si trova nella massima desolazione per una tal perdita, la qual'è agli occhi
nostri veramente irreparabile. Non posso nasconderle, che a me pure non sia amarissima, ma dobbiamo
dire, che così ha disposto il Signore, e che adorabili e amabili sempre sono le di Lui disposizioni. Già
morì come visse, cioè della morte de' santi; nondimeno se mai per l'umana fragilità, non fosse ancora al
possesso di Dio, la raccomando nuovamente alla loro carità, e non si dimentichi neppur di me.
Io mi trovo ancora a Bergamo, dove se altro non succede credo mi tratterrò sin' dopo Pasqua,
terminando a quell'epoca il corso dell'ammaestramento delle nostre giovani di campagna, le quali
furono in quest'anno quì educate.
Le confermo l'invariabili proteste del mio rispetto, e passo all’onore di segnarmi
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Bergamo Santa Croce li 3 marzo 1824
P.S. Al momento di mandare in posta la presente ho il contento di ricevere una pregiatissima
lettera della Cara Signora Margherita. Mi faccia la grazia di dire alla medesima che quanto
prima le risponderò, e che la mia salute è sufficientemente buona, e che non si prenda pena che
già non è niente ed a momenti starò benissimo.
1
2
Mons. Luschin Francesco Saverio (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
Francesca Castiglioni (Ep.I, lett. 124, n. 3, pag. 208).
Umil.ma Obbl.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
BERGAMO
All 'Illustrissimo Molto Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini
De' Serbati
ROVERETO
A MONS. ZOPPI
711(Bergamo#1824.03.07)
Monsignore è a Milano, ma sta per partire per la sua nuova Diocesi di Massa. La Canossa lo sa molto
occupato, ma non può non comunicargli che due dei quattro che stavano organizzando la Congregazione dei
Figli della Carità, sono partiti senza avvertirla.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Di volo due righe mi conviene scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
quantunque mi sia adesso una vera pena l'incomodarla, non perché dubiti della di Lei carità, e
sofferenza, ma perché sò quanto in questi ultimi momenti che si trattiene a Milano sarà soffocata
d'occupazioni. La prego di non rispondermi, solo per di Lei norma conviene, che l'avverta di quanto
concerne ai Figli della Carità. Ella avrà trovato la novità della partenza dei due compagni i quali nulla
dissero ove fosse diretto il loro viaggio. Furono quì, ma non si lasciarono da me vedere. Solo seppi, che
volevano andare nuovamente al Sacro Monte di Varallo1, o a San Francesco a Orta2. Jer l'altro poi mi
fù confidato che sono andati a Turino3 con intenzione di entrare in una Religione singolarmente nei
Gesuiti dove sperano poter essere ricevuti trovandosi adesso in quella città un Religioso Gesuita stato
già diretto da Monsignor Mozzi4 e gran conoscente di Lorenzo5. Se poi non verranno accettati
certamente da quanto mi disse la medesima persona, che abbiano intenzione di ritornare a Milano.
In questo periodo di tempo ebbi occasione di vedere il Signor Conte Marco6, il medesimo niente
mi domandava sull'argomento. Io, che nulla sapeva anche dei due viaggiatori scherzando gli dissi, che
ha tanta voglia di farsi dei Figli della Carità, che neppure me ne parla.
Egli mi mostrò un pò di dispiacere di tal mio discorso, e mi domandò se a Lei aveva mostrato di
dubitare di lui. Gli risposi aver io detto a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima che mi aveva
detto esser disposto nel caso che i suoi superiori glielo permettessero, e che già mi figurava, che tal
permesso non l'avrebbe ottenuto.
Mi mostrò intenzione di venirla ad ossequiare prima ch'Ella parta, e subito che saprò quanto si
trattiene glielo farò sapere. Mi disse, che scriveva subito a suo fratello7 ch'è a predicare per vedere se
mai quand'Ella sarà nella sua Diocesi, avendo genio d’averli per le Missioni, se verrebbe con lui. Io
lasciai correre per lasciare la strada aperta alle divine disposizioni, ed anche in qualunque caso perchè
potrebbe forse a Lei accomodare avere questi due zelanti sacerdoti, con poco dispendio; per carità mi
perdoni se così parlo, ma sapendo ch'Ella va in una Diocesi povera, e che il di Lei cuore è tanto pienodi
1
Dove sorge il celebre Santuario dedicato alla Beata Vergine Assunta e situato in Valsesia, provincia di Novara.
Santuario che sorge presso il lago subalpino d'Orta in Piemonte.
3
Per Torino.
4
Mons. LUIGI MOZZI, membro del Collegio Apostolico di Bergamo, Unione di sacerdoti ideata e attuata da Madre Maria
Antonia Grumelli delle Francescane di S. Chiara, nel 1775 (Cf. Dalle Vedove, Vita e pensiero, pag. 142).
5
LORENZO PIARADA, uno dei primi cinque laici, che avrebbero voluto oganizzare a Milano, secondo le direttive della
Canossa, la Congregazione dei Figli della Carità, tentativo poi fallito.
6
Don MARCO PASSI, nacque a Bergamo nel 1790 e morì canonico della Cattedrale di Bergamo nel 1863. Fu uno dei dieci
figli del Conte Enrico e di Caterina Corner. Fu, come il fratello Luca, confondatore dell'Istituto di Santa Dorotea e come
lui Missionario Apostolico (Ep. II/2, lett. 711, n. 6, pag. 787).
7
Don LUCA PASSI, uno dei figli del Conte ENRICO e della patrizia veneta Caterina Corner. Era nato a Bergamo nel 1789
e morì a Venezia in fama di santità nel 1866. Fu Missionario Apostolico e fondatore della Pia Opera e Istituto religioso di
Santa Dorotea, a carattere educativo (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
2
carità, per quanto spenderà vi sarà sempre da fare.
Senza, che per ciò s'incomodi a rispondermi, basta per quest'ultima cosa, che mi faccia dir
dall'Elena8 quant'Ella si ferma.
Per quelli, che sono partiti poi se crede finché vediamo il finale non diremo se non, che
andarono alla visita d'un Santuario. Per la cosa poi in massima l'affare è di Maria Santissima, farà essa,
ed io se crede cercherò tener dietro alle traccie della materna sua misericordia. Non ha essa bisogno di
nessuno, e saprà in ogni modo condurre a termine le divine disposizioni. In questo pure il di Lei
silenzio mi terrà luogo di risposta regolandomi già su quanto ultimamente Ella mi disse.
Termino per non perdere questa posta ringraziandola di nuovo di tutto ed implorando la sacra
pastorale di Lei benedizione. Col massimo rispetto ossequiosamente mi segno
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Bergamo 7 marzo 1824
Anche al Conte Marco altro non dirò se non che andarono alla visita d'un santuario, e gli farò
conoscere Francesco.
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena Figlia della Carità9
8
9
Elena Bernardi, superiora di Milano (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
Autografe della Canossa l’aggiunta in calce e la firma.
AD ANTONIO ROSMINI
712(Verona#1824.07.10)
L'intervento di Don Antonio presso il Patriarca di Venezia e il nuovo Principe Vescovo di Trento ha avuto un
ottimo risultato. Per ora la Canossa si limita a ringraziarlo, perché spera di vederlo presto a Milano, dove gli
parlerà dei Figli della Carità.
V:G: e M:
Veneratissimo Signor Don Antonio
Non essendomi stato possibile per i tanti imbroglietti, che mi circondano quallora giungo di
passaggio nelle nostre Case, di darmi il vantaggio di rispondere al veneratissimo di Lei foglio negli
scorsi ordinarj, voglio proccurarmi oggi questo bene. Però occluderò questa mia all'ottima di Lei
Sorella mia buona Amica, sul dubbio in cui sono, ch'Ella non si trovi in Rovereto, avendo inteso esser
V .S. Ill.ma Molto Reverenda per fare una gita a Milano, dove credo mi porterò verso la fine di questo
mese. Non posso tacerle di non essere nella lusinga di poterla con quest'incontro ossequiare. Intanto
sull'incertezza di poterlo fare in voce, la ringrazio adesso distintamente di tutto ciò che pel minimo
nostro Istituto Ella si compiacque operare col degnissimo nostro Patriarca, come pure col novello loro
Principe Vescovo1.
Staremo adesso aspettando cosa disporrà il Signore, e la Santissima nostra cara Madre Maria.
Dalla potentissima protezione della medesima io riconosco unicamente la benignità di Monsignor
Patriarca2, ed il di Lui interessamento pel minimo nostro Istituto, che con mia confusione, e sorpresa
rende essa comune a tutti i nostri Prelati. Ella però non poteva trovare secondo me, un punto migliore, e
più profittevole per Trento, di quello ch'Ella colse indirizzando col mezzo di Monsignor Patriarca, le di
Lei raccomandazioni a Monsignore Luschin. La Cara Signora Margherita le avrà mi figuro raccontato,
quanto degnossi Egli farmi significare dopo la di Lei approvazione dalla Santa Sede, col mezzo di
Monsignor Vicario di Trento, perché restassi accertata della di Lui bontà, e premura per noi. La
supplico nondimeno a volerci continuare l'assistenza delle di Lei orazioni, perché io stò sempre in
aspettativa, che il diavolo tirolese, non abbia da essere ancora contento. Mi saranno poi oltremodo
gradite le notizie, che favorirà comunicarmi a tal proposito, quando ne avrà ricevuto.
Ho poi la vera compiacenza di darle le migliori nuove del degnissimo di Lei amico, da me tanto
venerato Signor Provveditore Traversi3.
Ebbe Egli la bontà, e la pazienza di venire qualche volta a trovarmi, nel breve soggiorno, che
ultimamente feci a Venezia, e sempre più trattandolo restai edificata di tanta santità, unita a tanta
umiltà, ed a tanto sapere. Viddi pure l'ottimo Abate Fontana, col quale molto ci siamo trattenuti a
parlare del, comincerò a dire « nostro Tirolo ». Voglia la Divina Bontà benedire ogni cosa.
Il medesimo, avendo da me inteso che ricercava ove si vendessero que' libri da Lei composti, di
cui già mi favorì, e dei quali bramava io provvedere qualche altra copia, volle che in ogni conto che
due ne ricevessi, senza che possibile mi fosse fargliene ricevere l'importo. Non sò, da quanto Egli mi
disse, se debba alla S. V. Ill.ma e Molto Reverenda, o al veneratissimo Signor Don Pietro Orsi, rivolger
i miei ringraziamenti. Per non isbagliare li accettino ambidue.
Nella speranza in questo di Lei viaggio, di potermi seco lei abboccare, nulla le dico questa volta
dei Figli della Carità; se mai poi vana sarà la mia lusinga dovrò scrivergliene un'altra volta.
1
Mons. Francesco Saverio Luschin, principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
Mons. Pyrcher Giovanni Ladislao, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 482, n. 1, pag. 156).
3
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165). Diventerà superiore
ecclesiastico della Casa di Venezia
2
La prego dei miei doveri alla di Lei degnissima famiglia, mi raccomando caldamente alle sante
di Lei orazioni, e passo a rassegnarle la mia rispettosa venerazione.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Verona San Giuseppe 10 luglio 1824
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità
All'Illustrissimo e Molto Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini
De' Serbati
ROVERETO
A DON FRANCESCO LUZZO
713(Verona#1825.08.28)
Prima ancora di rispondere il giorno seguente, 29 agosto, al vetturale Pedrino Porta (Cf. Introduzione), la
Canossa annuncia al Luzzo che l'altro ha preso in affitto una casetta per l‟opera. Sarà però più chiara in
seguito.
V.G. e M.
Veneratissimo Signor Don Francesco Luzzo1
Verona 28 agosto 1825
Della maggiore consolazione mi riuscì il Veneratissimo Foglio di Vostra Signoria Molto Illustre
e Reverenda. Tardai a darmi l'onore di riscontrarla, e per speranza di poterle dire qualche cosa di
preciso, e per essere sempre in giro, ed oppressa quasi direi dalle tante mie occupazioni.
Le posso dire sol tanto , che il buon Signor Pedrino2 era per prendere in affitto una casa prima
che partissi ultimamente da Milano. So che effettivamente fece il contratto d'affittanza, ma questo a me
per Lei non basta. Può figurarsi la mia premura, ed appunto per esser grande, voglio operando, in
qualche modo essere se non certa affatto, almeno avere una prudente sicurezza lasciando sempre il suo
lato alla Divina Provvidenza. Già Ella m'intende, intanto facciamo orazione. Io sono indegnissima, ma
non lascio d'innanzi a Dio d'interporre la Santissima nostra Madre Maria, dai meriti e dall'intercessione
della quale tutto aspetto.
Mi consolo che il Signore l'abbia liberata dal peso di esser parroco; che a dirle il vero mi faceva
tremare. Si ricordi di avere tutta la, cura della di lei salute.
Subito che potrò dirle qualche cosa con fondamento non mancherò di rinnovarle il disturbo dei
miei caratteri.
Mi trovo da otto giorni ripatriata, e per un mese non parmi che mi muoverò da Verona. Se Ella
si allontana da Venezia, anche col mezzo della Superiora di Santa Lucia mi faccia sapere dove va,
perché in un caso possa dirigerle qualche lettera.
Non si dimentichi di me col Signore, e mi creda quale colla maggiore venerazione me le
protesto.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
__________________________
NB. Copia da manoscritto
1
2
Don Francesco Luzzo inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
Pedrino Porta, vetturale (Ep. II/1, lett. 524, n. 4, pag. 303).
AL SIGNOR PORTA
714(Verona#1825.08.29)
Il vetturale Pedrino Porta, che è uno dei Figli della Carità rimasti a Milano; dopo la fuga dei primi due, ha
preso in affitto una casa di cui non si hanno sufficienti indicazioni per individuarla, ma è molto spiacente perchè
il sacerdote Don Ribossi, che poteva essere la guida spirituale, ha rinunciato. La Canossa lo conforta,
asserendo che non era l‟elemento adatto, perchè troppo timido e dubbioso.
Verona San Giuseppe 29 agosto 1825
VGeM
Stimatissimo signor Pedrino Porta
La mia Elena1 mi scrisse come ella fece l’affittanza di quella certa casa, e come anche si trovava
mortificato riguardo al signor Don Ribossi. Stimatissimo signor Pedrino io la prego di darsi tutto il
coraggio. Le contrarietà non debbono far perdere di animo, ma dare più spirito nelle cose di servizio di
Dio. Peraltro io vorrei che ella chiaramente mi significasse lo stato attuale delle cose, ma minutamente.
Preghi il signor Francesco2 a scriverini anch’esso coll’occasjone di quel Religioso veneziano
che le porterà questa mia. Debbo confessarle che intorno al signor Don Ribossi niente la cosa mi
sorprese. Ella ben sa tutto quello che a tal proposito ho detto a lei, ed al signor Francesco; mi
permettano d’aggiungere che per quanto noi vediamo necessario per quest’opera, un Sacerdote non
soddisferà questo mai alle viste di Dio, se non quello da Lui a tal cosa eletto, e se dovessi dire così alla
nostra vista crederei ottimo il signor Don Ribossi a cosa stabilita, ma non opportuno perché troppo
timido e dubbioso per cominciare. Basta, in ogni modo mi scriva tutto liberamente estesamente, e
chiaramente, come può credere l’unico mio fine si è poterli aiutare.
Comincio ad avere qualche cosa di consolante da significar loro, prima bramo sentire tutte le
circostanze, oltre di che, come so, quando si è in un impresa avviata desidero di no tornare più indietro,
ma mi piace di essere cautissima principiando.
Frattanto da miserabile non manco di pregare molto Maria santissima, non si distacchino mai da questa
nostra santissima Madre. Si ricordino che l’opera è di Maria, e ha i suoi meriti, e la sua intercessione
debbono condurla ad effetto. Mi scriva tutto. Si ricordino col Signore anche di me. I miei complimenti
al buon signor Francesco. Mi creda con sincerissima stima
Di lei stimatissimo signor Pedrino
1
2
Elena Bernardi, superiora della Casa di Milano (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
Francesco Bonetti, uno dei primi Figli della Carità fattosi poi Rosminiano.
A DON GIOVANNI BATTISTA FRISONI
715(Verona#1825.08.05)
[Verona, 5 agosto 1825]
La Canossa aveva parlato dell‟opera incipiente dei Figli della Carità ad un sacerdote, Don Pietro Ribossi, che
pareva seguirla spiritualmente, ma la sua convinzione è che l‟eccessiva timidezza ed insicurezza dell‟aspirante
non lo rendono raccomandabile.
VGeM
Veneratissimo signor Don Giovanni Battista
Mi affretto di riscontrare il pregiatissimo di lei foglio in data 5 corrente da me ricevuto soltanto lunedì
per poterle significare l’esito dell’abboccamento tenuto col signor Canonico Don Pietro1 il quale mi
favorì la mattina immediata dopo il suo arrivo cioe jeri. Conviene ch’io pure confessi a Vostra Signoria
Molto Illustre e Reverenda non aver potuto chiaramente scoprire le di lui intenzioni sembrandomi
inclinato per i comuni nostri desiderj, ma dall’altra parte pieno di timidità. La pietà del medesimo, il
dolcissimo suo carattere mi lasciano luogo a sperare che la freddezza attuale sia piuttosto un timore per
procurar poi il maggior bene di quello che sia una vera alienazione alla cosa: nondimeno non me ne
assicurerei totalmente anzi siccome non fù possibile dal tempo in cui ritornai da Milano sin qui di
verificare ciò che riguardava i due altri soggetti ch’io ho in vista approfittai di tale combinazione per
tenere riguardo a questi ogni cosa sospesa non solo per maturare quanto diviene indispensabile ma
anche per dar luogo a vedere la pianta della cosa. Aggiungerò poi adesso a lei ed al ottimo signor
Francesco2 la debolissima mia opinione alla quale diano poi loro il valore che credo no. Già per la
prima sono certa che siano perfettamente d’accordo e questa si è che non vacillino un momento in una
smisurata confidenza in Maria santissima Addolorata dai meriti ed intercessione della quale deve essere
unicamente ogni cosa appianata Poi a me pare, dopo avere pesate e riflettute le circostanze tutte
ch’ebbe la bontà di comunicarmi il Reverendo signor Don Pietro che adoperandosi da loro una somma
destrezza e circospezione potrebbero subito dar principio ed anche farlo in modo da non compromettere
ne disgustare nessuno.
Siccome io resto nella lusinga che il signor. Francesco possa effettuare la sua gita qui e che
d’altronde tali affari è quasi im possibile in iscritto spiegarli bene mi riservo in voce a dirle ogni cosa
assicurandoli intanto che io non manco benchè indegnissima di raccomandare e far raccomandare ogni
cosa alla cara nostra Madre Maria santissima essendo troppo chiaro che il demonio cercherà di fare
ogni sforzo per opporsi al caritatevole loro dissegno, ancorchè dovrebbe ben vedere costui che non ha
armi contro di quella che già gli schiacciò il capo.
Nel caso che non potesse verificare il signor Francesco la sua venuta qui studierò il modo che
ripetto vedo dificilissimo in iscritto di far loro sapere cosa farei in relazione dei discorsi tenùti a me dal
Reverendo signor Don Pietro il quale niente mi disse di più ritornare benchè in qualche modo senza
mostrare di desiderarlo nel discorso gli lasciai luogo di offerirmelo.
Mi raccomando sempre alla carità delle loro orazioni e di sposta di servirli mi dò il vantaggio di
rispetosamente protestarmi.
____________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione autografa della Canossa.
1
2
Don Pietro Ribossi (Cf. Ep. II/2, lett. 714, pag. 792).
Francesco Bonetti .(Ep. II/2, lett. 700, pag. 762).
AL SIGNOR PORTA
716(Verona#1825.10.04)
ll sacerdote veronese, Don Bresciani, è in viaggio per Milano. La Canossa ne avvisa il signor Porta perchè, con
Francesco Bonetti, vadano a fargli visita e trattino con lui della loro attività.
V. G. e M. Stimatissimo signor Pedrino1
Mi lusingo ch’ella abbia ricevuto un altra mia lettera, stimatissimo signor Pedrino.
Io le scriveva nella stessa d’approfittarsi della venuta qui della mia carissima Durini 2, per
rispondermi e sapermi dire da quanto tempo sia ch’io non le dò danaro pel noto oggetto, e mi dica
anche quanto fu la piccolla somma che l’ultima volta le diedi. Non avendo ricevuto sue lettere
coll’incontro che un degnissimo nostro Religioso veronese, chiamato signor Don Bresciani 3 viene a
fare una gita a Milano, pensai di scriverle nuovamente. Desidero ch’ella conosca quest’ottimo
Religioso, e che lo faccia conoscere al signor Francesco 4. Vedranno un santo e dottissimo Sacerdote, il
quale se la salute non glielo avesse impedito, sarebbe Gesuita. Questo potrà dar loro molto conforto
indirizzo e lume, ed appunto per tale oggetto, procuro loro il vantaggio di fare la di lui conoscenza.
L’avverto ch’io ho confidato secretamente i loro santi desiderj a questo Sacerdote, ma trattino con
libertà con lui, bensì avvertendo però di non fare discorsi di ciò con nessuno. Al ritorno dello stesso, mi
scrivano qualche cosa. Occludo questa lettera alla Domenica5 perchè essendo ella di casa vicina a Santo
Stefano 6, possa subito andare a riverire dalle compagne il Religioso suddetto, ed andarlo a trovare poi
con Francesco dove sarà alloggiato.
Mi favorisca anche condurlo se avrà desiderio, come mi ha mostrato + dalla mia Elena 7 + alla
nostra Casa della Certosa8
Già scrivo alla mia Elena, ma ella favorisca di condurglielo se volesse andarvi.
Mi racomando alla carità delle loro orazioni. Tanti complimenti al signor Francesco e mi creda
quale con pienissima stima mi protesto
Verona 4 ottobre 1825
__________________
NB. Senza firma. Richiamo e asterisco sono nella lettera.
1
Pietro Porta, vetturale, uno dei primi aspiranti canossiane (Ep.II/1, lett. 524, n. 4, pag. 303).
Contessa Carolina Durini, amica di Maddalena (Ep. I, lett. 2, pag. 6).
3
Don Camillo Cesare Bresciani (Ep.I, lett. 394, n. 1, pag. 638).
4
Francesco Bonetti. (Ep. II/2, lett. 700, pag. 762).
5
Domenica Faccioli (Ep.I, lett. 360, n. 1, pag. 568).
6
La prima sede delle Figlie della Carità in Milano, in via della Signora.
7
Elena Bernardi (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
8
La seconda casa in Milano, in Via della Chiusa
2
AD ANTONIO ROSMINI
717(Verona#1826.01.08)
E' sempre viva in Rosmini la convinzione che sarebbe bene attuare una fondazione di Figlie della Carità anche
a Rovereto, ma la Canossa, sostenuta pure da Margherita Rosmini, che è a Verona in noviziato, dimostra che è
necessario attendere che prima si risolva quella di Trento. La lettera poi, lunghissima, ripropone al Rosmini la
sua concezione sulla ragione ispiratrice dei Figli della Carità, che evidentemente non collima con quella del
filosofo roveretano. Le due posizioni antitetiche daranno al Rosmini la dimensione di un'altra fondazione,
diversa da quella maschile della Marchesa veronese.
VGeM
Veneratissimo Signor Don Antonio
Posso con ogni sincerità assicurare la S. V. Ill.ma e Molto Reverenda, che il lungo di Lei
silenzio a nessun'altra cosa fu da me attribuito, se non che alla verace cagione che lo produsse. Non
voglio dire che certa come sono della di Lei premura pel divino servizio, e dirò anche della di Lei
gentilezza, vedendo che nulla mi scriveva, facilmente argomentai nulla esservi di concludente per
l'affare preposto. Le aggiungerò bensì, che per quelle piccole cognizioni fatte dall'esperienza, vedeva
già difficoltà senza numero, se effettuata si fosse la fondazione in quel modo. Perciò veneratissimo
Signor Don Antonio, non solo per adesione alle giuste di Lei viste, ma di più anche per propria mia
persuasione, se piacerà al Signore, che serviamo la loro città, assai più volentieri lo farò, senza portare
peso veruno al Pubblico, che come fu prima divisato.
Lessi alla Cara e tanto virtuosa di Lei Sorella una parte del pregiatissimo di Lei foglio. Prima di
questo però avevamo varie volte insieme trattato sull'argomento, conservando essa la più viva premura
per la sua patria. Ciò che per ora ritiene la Signora Margherita dal pensarvi, ed a me pure toglie il
coraggio di animarvela, è l'incontrato impegno per Trento; della qual fondazione non conosciamo
ancora quali saranno i pesi. Ella non sa il motivo che unitamente ci determinò a presciegliere, e
preferire Trento a Rovereto, che fu il bisogno di quella popolazione colà molto maggiore che la loro. E
d'altronde l'incaglio attualmente messo da Trento alla fondazione di Riva, mi prova, che sino a tanto
che la fondazione di Trento non sia eseguita niente otteremmo per le città subalterne. Ella non dubiti
però di tutto l'impegno dell'ottima Signora Margherita, e di me pure, per quanto da me può dipendere al
momento che potremo considerarla per ogni rapporto possibile, bramando giustamente la Sorella
stabilire con sicurezza una parte, prima di pensare all'altra.
Vorrei poi adesso dirle tante, ma tante cose; intorno ai Figli della Carità. Innanzi però d'entrare
in sì importante argomento a di Lei consolazione voglio dirle che la cara Signora Margherita oltre il
godere la miglior salute si conduce in un modo il più edificante, e se continua, come spero ad
approfittare delle misericordie che il Signore le comparte, avremo la consolazione di vederla santa, e
può ben credere che non dico tali cose per complimento. Veniamo adesso ai Figli della Carità.
Non posso significarle quanta consolazione abbia provato sentendo l'orazione da Lei fatta a tale
oggetto ed i riflessi di Lei su questa sospirata opera. Conviene che le confessi essere restata ammirata
osservando come in sostanza ci siamo incontrati di pensiero. Io stava per iscriverle, e narrarle l'attuale
situazione della cosa quando fui onorata dal pregiatissimo di Lei foglio, ed il piano ch'Ella mi propone,
io pure l'aveva ma in differente modo da qualche tempo divisato. Il di Lei pensiero però me lo rese più
chiaro e mi determina a proccurarmi sull'argomento lumi novelli. Già se giudicar dobbiamo di
quest'opera dall'attuale sua situazione, si conviene a mio credere pensare essere opera di Dio, e per
tante circostanze che si andarono succedendo, e per l'invariabile costanza del Capo1, cioè di
1
L’orefice Bonetti (Ep. II/2, lett. 700, pag. 762).
quell’ottima persona a cui diede Dio da dieci o dodici anni tal vocazione, e questo intanto si và sempre
maggiormente fondamentando nella pietà la più soda. Gli altri di Lui compagni aspiranti, chi per
mancanza di sussistenza, e chi per istanchezza di aspettare lo abbandonarono, alcuni entrando in altre
Religioni, altri abbracciando la ecclesiastica secolare carriera, rimanendo legati con chi diede loro il
mantenimento. Al povero Capo restò solo un amico2 legato però, per avere la madre vecchia da
assistere, e provvedere. Questi prese pochi mesi sono a pigione una casa discreta con orticello,
lusingandosi di poter ivi cominciare. Avevano messo l'occhio su d'un sacerdote3 di molta pietà, col
quale erano in qualche intelligenza, che sarebbe andato ad abitare nella casa, e sarebbesi con essi
prestato. Tal sacerdote era stato da me varie volte quando mi trovava a Milano. A me non sembrava che
fosse veramente vocato, quantunque vedessi la di lui santità. Lo dissi al Capo, ma vedendo la bontà e
carità del sacerdote per una parte e trovandosi bisognoso per l'altra di compagni si determinò di
accettarlo. Un giorno ad opera stabilita forse lo sarà, ma adesso fatta che fu l'affitanza il sacerdote si
ritirò, e la cosa è andata così.
Io ho in vista due ottimi sacerdoti. L 'uno anzi sarebbesi unito al Capo nello scorso autunno, e
me lo aveva esibito, ma essendo questo d'altra città, abbandonando la patria restava senza niente, e non
avendo io un mantenimento al momento, ne un mezzo onde assicurargli la sussistenza mi parve
prudente non accettarlo, sin che Dio non mi apre una qualche strada. Questo sacerdote fù per del tempo
maestro in seminario della sua Diocesi, ha molto dono e vocazione per la gioventù, è confessore,
predicatore non insigne, ma da frutto, è tutto di Dio. Volevano fosse parroco, ma gli riuscì di sottrarsi.
Parlai di tale Religioso al nostro Provveditore Traversi4, che lo conosce pienamente, ed egli ne sarebbe
molto persuaso. L'altro pure di pietà singolare, gran sapere, insigne predicatore, confessore, anch'esso,
di spirito vero, e di gran dono per la gioventù. Ma questo al momento più assai legato del primo, credo
per soccorrere la sua famiglia non si potrebbe così sollecitamente avere.
Oltre di questi due, ho sempre costante l'altro sacerdote di cui parmi averle altre volte parlato.
Questo è predicatore, confessore, e direi piuttosto santo, che buono. Non ha egli bisogno di niente
essendo provveduto da se, ma per degni rispetti non può entrare che ad opera incominciata.
Quantunque tutti di differenti Diocesi Dio diede l'opportunità che tutti e tre separatamente conoscessero
il Capo, e tutti ne restarono presi. Continui per carità a pregare affinche il Signore voglia fare il
rimanente se tal è la santissima di Lui volontà. Eccole l'andamento e la situazione attuale della casa.
Veniamo adesso all'altra parte del progetto ch'Ella mi mette sott'occhio, e che in qualche maniera era
stato da me divisato. Non può trovarsi a mio credere idea più consolante di quella di poter servire la
Chiesa universale e prestarsi ad un sempre maggiore ravvivamento dello spirito ecclesiastico. Provo
una gran consolazione solo in trattenermi ora di ciò con Lei.
Fù questo il singolar disegno di San Gaetano5 nell'istituire l’apostolica sua Religione. Debbo
confessarle però che bramando molto la verificazione della cosa in massima, non parmi opportuno per
l'esecuzione il servirsi dei membri della Congregazione, ne stabilirne per prestarsi dirò per ispiegarmi
identicamente neppure il Corpo della Congregazione medesima. Quell'introdurre nell'istituzione dei
Figli della Carità per uno scopo spirituale suo proprio, non solo la possibilità, ma quasi direi anche il
dovere, e la sicurezza d’essere poi promossi a parrocchie, cure, ed altri ecclesiastici sì, ma provveduti
posti.
Più da paventare quanto più alti e luminosi, temerei portasse troppo facilmente all'umana
2
Piero Porta (Ep. II/1, lett. 524, n. 4, pag. 303).
Don Pietro Ribossi (Cf. lett. 714).
4
Mons. Traversi Antonio , provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
5
San GAETANO DA THIENE (1480-1547). A Venezia, fondatore e promotore dell'Ospedale degli Incurabili alla
Giudecca. A Roma fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari, detti comunemente Teatini o Chietini, presso la Chiesa di
S. Nicola dei Prefetti e poi sul Pincio.
3
miseria la fatal conseguenza d'insinuare uno spirito falso nell'Istituto, e far tralignare i membri del
medesimo da quello spirito d'universale spogliamento, che tanto io reputo necessario a questa
Congregazione. Vediamo quanto fece per allontanare da simili pericoli i suoi figli Sant'Ignazio6, quanto
San Filippo Neri7, e quale non fu il dolore di San Gaetano per l'innalzamento del Carafa? 8 E così tengo
la pensassero gli altri santi Istitutori.
Per la Congregazione dei Figli della Carità io vorrei, e crederei migliore che germogliasse
veramente sul Calvario, tra Gesù Crocifisso e Maria Santissima Addolorata, e crescendo all'inaffio del
Divin Sangue e delle lacrime di Maria, ardesse conseguentemente, anzi avampasse di carità, ma per se
stessa restasse nell'umiltà ed oscurità della Croce.
Amerei bensì sommamente che tale Congregazione coadiuvasse a formare idonei Ministri del
Santuario i quali potessero essere dai propri Vescovi impiegati come Pastori e Parrochi ovunque il
Superior loro credesse, ma sempre estrinseci questi della Congregazione in cui però trovar potessero un
punto d'appoggio valevole ad eccitarne il fervore, a ravvivarne lo spirito, ed a proccurare se non la
perpetuità almeno una successiva particolare coltivazione per gli ecclesiastici Ministri, ed i Pastori
delle anime.
Tutto il punto Ella giustamente dirà stà a ritrovarne il modo, ed eccole cosa pensava prima
ch'Ella m'onorasse dei di Lei caratteri. Non so se sia a di lei cognizione l'Unione dei Religiosi di San
Paolo di Roma, i quali vivendo tutti nelle loro famiglie si prestarono nelle passate vicende con grande
profitto del loro spirito in tanti caritatevoli Esercizj di carità. Io ho i loro Regolamenti in due libri dei
quali se mi riuscirà aver delle copie come spero mi darò il vantaggio di fargliene tener una. Pensava
dunque da molto tempo direi confusamente di veder di eccitare tal'unione, e dopo la di Lei lettera mi
sembrerebbe non dirò di legarla come Ramo, ma solo come una relazione di carità appoggiata alla
Congregazione dei Figli della Carità.
Similmente dacche Ella favorì scrivermi mi sovenni gli Obblati di San Carlo9, che non conosco
apieno, ma dei quali subito che sarò a Milano esattamente m'informerò. Fra gli uni e gli altri potremo
forse conciliare anche meglio, e vedere cosa sarà da farsi, piacendo al Signore di condurre a termine
l’0pera fondamentale. Veneratissimo Signor Don Antonio, eccole che secondando la di Lei bontà e
sofferenza, le ho esposto con ogni candidezza i miei pensieri ed i miei desiderj. Prima però di chiudere
questa lunghissima lettera voglio sottoporle un altro gravissimo riflesso per cui sempre più parmi
restare apoggiati i miei timori. Questo riguarda a dirittura la vocazione de soggetti, che bramassero
entrare tra i Figli della Carità, nel caso la Congregazione fosse istituita collo scopo di abbracciare a
piacere del Superiore Parrocchie e Cure. Rifletto dunque così, o la persona aspirante è di spirito vero, e
cerca abbracciare una vita di perfezione religiosa per praticar seriamente gli emessi voti, e questo non
sarà mai per abbracciare un'Istituto nel quale è sempre in procinto di ritornare nel mondo che fugge, e
di ritornarvi pur anche con pesi e doveri, che non abbracciando la Religione forse non le sarebbero
addossati giammai. O la persona che vuole entrare nella Congregazione, ha una qualche lontana vista di
essere un dì o l'altro impiegato, e come potremo sperare in questo uno spirito ch'altro non cerchi, che
Dio? Quali terribili esempi non abbiamo a questo proposito nelle Vite dei santi Istitutori. Eppure
certuni la durarono benissimo nei noviziati più santi, e poi fecero sospirare tutto l'Ordine loro.
Vediamo un Frat'Elia nell 'Ordine Serafico10, e quei due poveri sacerdoti di San Giuseppe
6
Sant'IGNAZIO di LOYOLA (1491- Roma 1556), fondatore dei Gesuiti.
San FILIPPO NERI (Firenze 1515 -Roma 1595), fondatore della Congregazione dei Preti dell'Oratorio.
8
GIAN PIETRO CARAFA, poi Papa Paolo IV.
9
OBLATI di SAN CARLO, Congregazione fondata da San Carlo Borromeo verso il 1570 e formata da sacerdoti secolari
che dovevano vivere sotto l'obbedienza del Vescovo, a sua disposizione per il servizio della Diocesi.
10
Frate ELIA, primo ministro generale dell'Ordine di S. Francesco.
7
Calassanzio11, e non si trattava, che di presiedere nell'Istituto proprio. Le confesso che tali esempj mi
fanno tremare. Ella dirà esser ben quest'altra cosa, dovendo aver que' religiosi lo spirito di stare anzi
nascosti e soggetti, e che nel caso i nostro non sarebbe che per esercitare il Sacro Ministero.
Questo non toglie io dico, che intanto chi venisse a professare ubbidienza e povertà, in
conseguenza sommessione, e spogliamento non sia poi nel caso di aspirare o di aspettarsi
continuamente di passare al comando, ed a possedere più alcuna volta di quello che prima di entrare
nella Religione, nel mondo vi possedeva. Egli è verissimo ch'ora qui pure da tutti si dice, che conviene
pensare a formare Parrocchie, e sacerdoti, ma secondo le mie vedute il volerli formare col mezzo de'
membri d'un Istituto religioso, è lo stesso che dire che l'Istituto non abbia a sussistere. Veneratissimo
Signor Don Antonio lo dico con compiacenza per una parte, e con dispiacere per l'altra. Sappia che quì
in Verona, mi vien fatto credere che varj giovani sacerdoti se fosse avviata la Congregazione dei Figli
della Carità avrebbero lo spirito da entrarvi, ma dove si tratta d'esser Parrochi anche nelle città, hanno
spavento di accettare, e la sola ubbidienza ve li determina. Non sò è vero, se sia così in ogni luogo, ma
da per tutto pero susisteranno sempre gli obblietti detti di sopra.
Termino questa lettera per non dire questo Processo, col dimandarle mille scuse della mia
lunghezza. La supplico per carità di continuar a pregare non solo per quest'Opera, ma ancora per la
miserabile che le scrive. Tanti rispetti alla degnissima di lei famiglia. Accetti i cordiali complimenti
della sorella, e mi creda con ossequiosa venerazione
Di lei Veneratissimo Signor Don Antonio
Verona San Giuseppe 8 gennaio 1826
Dev.ma Umil.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità 12
Nulla le scrivo con precisione di Trento
continuandosi le trattative, ma resta la conclusione.
11
San GIUSEPPE CALASANZIO (Peralta de la Sal nell'Aragona 1556/57 -Roma 1648) , fondatore delle Scuole Pie in
Trastevere e della Congregazione religiosa degli Scolopi.
12
Autografa solo la firma. Il poscritto è di mano diversa di quella che ha steso la lettera.
A DON FRANCESCO LUZZO
718(Verona#1826.02.01)
Don Francesco Luzzo condivide il desiderio della Canossa di fondare una Congregazione maschile per i
poverissimi ragazzi di Venezia e delle città che la richiedessero, ma è incerto, anche perché deve mantenere le
sorelle. La Marchesa gli fa coraggio e gli propone di occuparsene lei.
V: G: e M:
Veneratissimo Signor Don Francesco1
Non posso dire a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda quanta consolazione m'abbia
apportato il pregiatissimo di Lei foglio.
Sia ringraziata la bontà del Signore che continua a disporre dolcemente e fortemente le cose
onde dar principio ad opera ch'io credo abbia da riuscire d'una gloria singolare al Signore, e ch'abbia da
confluire alla salvezza di tante anime.
Coraggio Veneratissimo Signor Francesco, Ella può ben credere quanto io conosca e quanto
anche m 'interessino i bisogni della città ove Ella si trova. Già altro non bramo che l'adempimento della
Divina Volontà. Ma rifletto in massima che per quanto Ella si affatichi partendo da costì resta la città
priva, diciamolo a gloria del Signore, di uno zelante ed operativo maestro, ma perde poi una persona
sola, laddove l'opera nascente ritardata solo dalla mancanza d'un Sacerdote veramente vocato sarà in
caso d'assistere e provvedere non già ad una Parrocchia, ma ad una, e poi chi sà a quante città.
Credo che la seconda o terza settimana di quaresima andrò a Milano da dove mi darò il
vantaggio di scriverle come parimenti farò nel caso avessi a quì restare. Se si verificherà la di Lei gita
da queste parti ci sarà della più gran compiacenza. Vorrei, che intanto Ella favorisse dirmi quante sono
le di Lei sorelle e di che età. Sento ch'Ella va cercando di assicurar loro un assistenza. Giacché ha la
degnazione di parlarmi con tanta apertura, vorrei supplicarla a dirmi quale assegnamento vorrebbe
assicurar loro.
Noi quì dopo la Santa Pasqua avremo il Giubileo essendo giunta la Bolla Appostolica. Non se
ne sa ancora le norme, esendo l'arrivo di detta Bolla affatto recente. Sono impegnata colle buone Dame
di Venezia per i soliti puntuali esercizj nella Novena della Pentecoste che contemplano cadere appunto
nel Santo Giubileo. Per gli esercizj similmente delle Signore dovrò andare a Milano ed a Bergamo.
Per carità non si dimentichi di me nelle sante di Lei orazioni. Si assicuri delle miserabilissime
mie per Lei e per l'Opera e mi creda quale col maggior rispetto ho l'onore di segnarmi
Verona San Giuseppe primo febbrajo 1826
_______________________
NB. Minuta con qualche correzione autografa della Canossa.
1
Don Francesc Luzzo, inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
AD ANTONIO ROSMINI
719(Bergamo#1826.04.05)
Canossa e Rosmini stanno prendendo accordi per fare insieme il viaggio a Roma, ma poiché non è facile
chiedere il passaporto senza spiegarne la ragione, si accordano di chiederlo l'una per Rimini e Loreto, l'altro,
come scriverà di nuovo la Marchesa nella lettera del 19 aprile, per Bologna o Firenze, poi stabiliranno dove
incontrarsi.
VGeM
Veneratissimo Signor Don Antonio
Lo stesso giorno, cioè domenica ch'ebbi il vantaggio di parlare con Vostra Signoria Illustrissima
e Molto Reverenda, potei col Superiore nostro concludere la risposta per Roma, ed il lunedì
susseguente la diedi. Sul riflesso però, che la stagione a gran passi s'innoltra ad oggetto di farmi
schivare i caldi maggiori mi consigliò tanto la persona ch'ebbe la commissione d'interpellarmi, quanto
il Superiore di proccurarmi intanto il passaporto per Loreto, dicendomi il primo che se non avrò da
servirmene, non mancheranno ragioni per giustificar il mio soggiorno, e se dovrò valermene sarà tutto
preparato, e non incontrerò ritardi.
Quantunque a me dispiaccia il dover cio fare scrivendo a mio fratello1, che avrei bramato
poterlo impegnare ad ottenermelo personalmente, pure coll'ordinario di sabbato gli scriverò e lo
domanderò per tre mesi, per me, con una compagna, ed un cameriere, il quale sarà Michele2.
Avendo riflettuto meglio a quant'Ella si compiacque dirmi, mi pare, che domandando Ella pure
il suo passaporto per Loreto, la cosa è affatto staccata. Di più il di Lei Governo non è il mio, e niente vi
può essere di rimarcabile nelle nostre ricerche.
Unendoci poi quasi per accidente, bene pesando ogni cosa non vi trovo quelle difficoltà, che da
principio, ed a prima vista vi scorgeva. Ella pure vi faccia le sue riflessioni, ed abbia la supplico la
bontà di significarmi più presto che può quanto risolve, perche accadendo, che non potessi aver la sorte
di godere la di Lei compagnia, possa rintracciarne in tempo qualche altra.
Se non potesse consegnare la risposta al corriere di Bergamo che le porterà in persona la
presente, essendo questo incontro sicurissimo, giovedì venturo lo rimanderò da lei, venendo questo a
Milano ogni settimana. La posta da Milano a Bergamo è sempre incerta, ed anche ritarda. Questo è il
corriere del lotto. Mi raccomando quanto posso alla carita delle di Lei orazioni, ed in somma fretta
passo subito al vantaggio di rispettosamente dichiararmi .
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Bergamo Santa Croce li 5 aprile 1826
Umil.ma Dev.ma Obbl.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità
All 'Illustrissimo e Molto Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini
De' Serbati
Alla Croce di Malta
MILANO
1
2
Bonifacio Canossa, fratello di Maddalena (Ep.I, lett. 351, pag. 553).
Michele Masina, vetturale (Ep.I, lett. 357, pag. 564).
AD ANTONIO ROSMINI
720(Bergamo#1826.04.19)
V: G: e M:
Veneratissimo Signor Don Antonio
Eccomi ad iscriverle un'altra volta Veneratissimo Signor Don Antonio senza però poterle dire
niente di conclusivo neppure questa volta non avendo ancora ricevuto risposta veruna da Roma. Le dirò
quello che feci intanto per non perdere tempo nel caso mi venga detto che parta.
Feci da mio fratello domandare un passaporto per Loreto per tre mesi, e ciò ad oggetto di averlo
preparato quando mi giungerà la risposta, e non aver da aspettare, e lasciar intanto che la stagione
soverchiamente s'innoltri. Scrivo oggi col medesimo incontro col quale mi onoro di scrivere a Lei, a
quel Cavaliere che deve mandarmi la risposta tosto che l'avrà ricevuta di dirigermela sollecitamente a
Verona, e di comunicarla al Signor Prevosto di San Giorgio. A questo pure scrivo oggi che appena
l’avrà avuta lo significhi a Lei. Se la risposta è negativa altro non evvi da dire, se affermativa, da
Verona le scriverò se ho il passaporto, e quando posso partire, che già per me avuto questo cercherò di
farlo al più presto. Per Lei poi desidero ch'Ella decida propriamente cosa trova migliore quantunque
sembri anche a me opportuno domandi il passaporto per oggetti letterarj sia per Firenze, sia per
Bologna.
Se per questa ultima città potremo ivi unirci, se poi prende la via di Firenze può Ella addittarmi
ove potremo trovarci. Se le accomoda di venire con me può credere quanto gradita mi sia la continua di
Lei compagnia, e come già sà ho il posto, ma se il di Lei comodo maggiore fosse di venire col proprio
legno sono contenta in ogni modo purche sia comoda Lei. Scrivendomi per la posta mi scriva in modo
che possiamo liberamente intenderci, ma con riserva e senza mai nominare Roma, ma solo Loreto e
Rimini. Rapporto al tempo ch'io possa fermarmi andando, non lo so neppur io, dipendendo anche in ciò
dal volere, e disposizioni del Supremo Pastore. Peraltro a me pare che in ogni evento se dovessi
trattenermi più di quello che pare, potrebbe Ella in ogni caso ritornare anche senza di me, se non
potesse aspettarmi. E' superfluo sapendo la di Lei gentilezza ch'io la supplichi nel caso qualche
innaspettato affare le impedisse il viaggio, voglio, dire Ella prevedesse che qualche affare potesse
mettere ostacolo ad intraprendere questo viaggio, di avvertirmene subito per provvedere in altro modo.
Non dubiti delle povere mie orazioni. Raccomandai alle compagne di suffragare il padre di
Francesco. Per carità non mi dimentichi dinanzi a Dio, e mi creda col maggior rispetto.
Di Lei Veneratissimo Signor Don Antonio
Bergamo li 19 aprile 1826
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità
All'Illustrissimo e Molto Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini De' Serbati
Alla Croce di Malta
MILANO
AD ANTONIO ROSMINI
721(Verona#1826.09.10)
Don Marco Passi di Bergamo voleva incontrarsi con Don Rosmini, ma nel suo viaggio di ritorno dal Piemonte
non era potuto passare da Milano. Ne aveva avvertito la Superiora perché il disguido delle lettere aveva
impedito di darne prima la giustificazione.
V. G. e M. Veneratissimo Signor Don Antonio
Dopo un'ottimo viaggio arrivai felicemente a Verona giovedì a sera dove trovai la cara di Lei
Sorella in ottima salute.
Mi affretto a darmi l'onore di scriverle prima della di Lei partenza da Milano, trovando
necessario metterla al fatto di quanto mi disse il Signor Don Marco 1 semplicemente per di Lei regola.
Mi disse egli dunque come avendo dovuto nel suo ritorno da Piemonte prendere la strada di Oleggio2
vedendo di non poter più passare da Milano scrisse alla Superiora di Milano cred'io non solo il
cambiamento che doveva fare della strada, ma anche le dava la commissione di prevenirla di questo.
Giudico che la lettera sia andata smarrita non avendomene la compagna menomamente parlato. Mi
disse anche il Signor Don Marco che scriveva a Lei, ed anzi gli suggerii il di Lei indirizzo, ma siccome
egli abita in campagna, io temendo che la lettera possa venirle ritardata, mi parve bene di prevenirla io,
affinchè sapendo non essere stato volontario il cambiamento della strada, Ella veda se sia migliore
potendo però, nel di Lei ripatrio, passare dalla villeggiatura del Signor Don Marco, o pure prendere
l'altra strada.
Non è già ch'io pensi che si possa questa volta effettuare i già concertati passi, che anzi credo
non sarà ancora il momento, ma io direi solo che il rivedersi gioverebbe a ravvivare l'amicizia, e ad
avvicinare o rendere reciprocamente più chiare le idee. Ella però assai meglio di me vedrà quello che si
ha da fare, anzi dirò piuttosto Ella farà non solo quello che troverà migliore, ma anche quanto le di Lei
circostanze le permetteranno.
Forse al di Lei passaggio avrò la sorte di rivederla non essendomi ancora giunta da Venezia la
nota carta indispensabile come Ella sà per la mia partenza.
In tal caso le dirò di più in voce. Frattanto raccomandandomi caldamente alla carità delle di Lei
orazioni, passo a confermarmi colla massima venerazione.
Verona San Giuseppe a' 10 settembre 1826
Umil.ma Ubb.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
VERONA
All'Illustrissimo e Molto Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini
De' Serba ti Alla Croce di Malta
MILANO
1
2
Don Passi Marco, missionario apostolico (Ep. II/2, lett. 711, n. 6, pag. 787 )
Località in provincia di Novara.
AD ANTONIO ROSMINI
[Data non rilevabile]
722(Verona#1827.**.**)
Lettera brevissima che accompagna l‟invio di polveri di lepre, ma sintomatica per la preghiera che la Canossa
rivolge a Don Antonio: chieda luce a Maria Santissima prima di prendere certe decisioni.
VGeM
Veneratissimo Signor Don Antonio
Nell'atto che le rinnovo le proteste del profondo mio rispetto, le invio le lettere della degnissima
di Lei Sorella Signora Margherita: le unisco pure le polveri di lepre1 colla loro ricetta.
Vedendo Monsignor Vicario di Trento2 presentandogli i miei rispetti gli dica pure a mio nome
come l'attuale mio viaggio è a Rimini.
Riflettei oggi più del solito al nostro trattato di questa mattina, e mi pare ci voglia la grande
orazione.
Per carità mi perdoni ma si rivolga a Maria Santissima.
In somma fretta ho l’onore di dirmi
Di Vostra Signoria Illustrissima
[Verona 1827 San Giuseppe
Umil.ma Serva
Maddalena Figlia della Carità
Pel Veneratissimo Signor Don Antonio
1
2
Polveri di lepre, medicinale
Mons. Emanuele Sardagna , Vicario Capitolare di Trento (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
AD ANTONIO ROSMINI
723(Verona#1827.07.28)
Dolore della Canossa per la morte della tirolese Beatrice Olivieri, da sette anni Figlia della Carità: lo
comunica, mentre consiglia Don Antonio ad incontrarsi con la sorella per decidere sullo stabile di Santa Maria,
che egli aveva chiesto.
VGeM
Veneratissimo signor Don Antonio
Una delle mie tossi fortissime mi ritardò fin qui l’onore di riscontrare il pregiato foglio della S.V.Ill.ma
e Molto Reverenda.
Mille combinazioni si diedero al mio ritorno a Verona per cui la mia salute cominciò a
vacillare, ma già i miei mali terminano sempre in niente, onde non sono cose d’abbadare, se non che
m’impediscano di fare quanto vorrei.
Non posso negarle, che non mi sia riuscita amarissima la morte della mia cara Beatrice 1.
Degnossi per altro il Signore di dare a me pure il maggior de’ conforti nella morte santa che le diede, e
dirò con lei quant’ella mi diceva dell’ottimo Cavaliere, e del degnissimo di lei amico, che non potei a
meno di non invidiare la sorte di questa virtuosisssima figlia, oltre di che, contentissima sono
dell’adempimento del divino volere.
Ebbi il piacere di vedere il degnissimo di lei fratello signor Giuseppe, che veniva a trovarla.
Questo mi fa credere ch’ella forse anticiperà forse alcun poco il suo passaggio da Verona. La cara
signora Margherita dopo il mio ritorno mi mise al fatto di quanto ella le aveva scritto intorno allo
stabile di Santa Maria2.
Per parte mia degnissimo signor Don Antonio, ella ben sa, che tanto di vedere una Casa bene
stabilita secondo i nostri desiderj, io le darei con tutto il cuore, non una, ma cento case se le avessi. La
di lei sorella poi mi pare su tale oggetto molto indecisa. Anzi mi feci una delicatezza di non dirle
neppure ch’ella mi abbia scritto. Non è già che la signora Margherita non abbia genio di compiacerla;
ma è dubbiosa in massima, oltre di che s’ella volesse non permutarlo in fondi, ma pagarlo in danaro, si
troverebbe imbarazzata per l’impiego di questo, nel qual caso parlandole io colla solita mia candidezza
vi troverei maggiori difficoltà attesa la mia massima di regolarmi in cio pienamente colle disposizioni
di San Pio quinto, e colla Bolla di Benedetto decimo quarto3. Parmi dunque che dovendo ella in breve
portarsi da queste parti il migliore sarà che in voce se la intenda colla sorella far poi quelle disposizioni
che crederan migliori. .
Non vedo l'ora d'aver la sorte di riverirla, lusingandomi di sentire qualche notizia confortante.
Frattanto raccomandandomi caldamente alle sante di lei orazioni, assicurandola delle povere
mie, passo all'onore di riprotestarmi. Se non le dispiace mi riverisca il buon Francesco.
Di V.S.Ill.ma e Molto Reverenda
Verona li 28 luglio 1827
Umilissima Devotissima Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
Olivieri Beatrice, sottosuperiora a Trento (Ep. I, lett. 339 n. 5, pag. 529).
Un edificio appartenente a Margherita Rosmini e in cui Don Antonio voleva iniziare la sua opera, ma che lasciò dopo non
molto.
3
Disposizioni di cui si tratta nella lett. 693.
2
A DON FRANCESCO LUZZO
724(Bergamo#1827.11.06)
Nonostante il desiderio d‟incontrarsi per comunicarsi a vicenda molte e necessarie notizie, la Canossa e il
Luzzo hanno dovuto rinunciarvi, perché i piani non si sono accordati.
V G e ~11
Veneratissimo Signor Don Francesco
La fortuna ci perseguita Veneratissimo Signor Don Francesco. Prima di partire da Venezia la
feci cercare per mare e per terra, desiderando molto di seco Lei abboccarmi ed Ella era fuori di città.
Ella favorì scrivermi, ed io che dovetti girare da un mese a questa parte tra Verona, Bergamo e Milano
ricevetti la di Lei lettera quando questa mi raggiunse. In somma veniamo alla sostanza. Quello che mi
dispiace sommamente si è doverle dire che le cose vanno bene ma che progrediscono con lentezza. Io
non manco da quella miserabilissima che sono di battere più che mai alla porta della Divina
Misericordia perche in riguardo di Maria Santissima accelleri a diffondere gli effetti suoi anche per
questa parte sopra il suo popolo, ma indegnissima sono di essere esaudita.
Confidiamo però nella Madre delle Misericordie, e seguitiamo a pregare.
Sono in dubbio di venire nell'inverno a passare alcune settimane a Venezia se ciò sarà, in voce
tutto le narrerò. Intanto non si stanchi di pregare, e di far pregare perche al mio vicino ritorno a Verona
sarò forsi in stato di poterle dire di più ed in ogni modo qualche cosa le scriverò. Non si dimentichi di
me col Signore e mi creda colla massima venerazione.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Bergamo li 6 novembre 1827
____________________
NB. Lettera scritta da due segretarie, senza alcun autografo della Canossa.
AD ANTONIO ROSMINI
725(Verona#1827.12.30)
Si tratta di due poscritti, che la Canossa aggiunge in calce alle lettere di Margherita al fratello e che si limitano
a chiedere notizie sulla salute di Don Antonio.
PS.
V. G. e M.
(Verona, 19 dicembre 1827)
Veneratissimo signor Don Antonio
Quanti perdoni debbo domandarle per avere a lei differito il piacere di ricevere le notizie dell'ottima di
lei sorella, onde poter avere io il vantaggio e la compiacenza di presentarle qui sotto i miei doveri. Mi
trovai quest'ultimo tempo con varie compagne ammalate, ed io a questo non sono capace d'avezzarmi e
perdo la testa. In somma mi perdoni, ed accetti adesso i più sinceri augurj tanto maggiori quanto in
quest'anno che andiamo, a Dio piacendo, a cominciare, ella avrà bisogno di copiosissime e raddoppiate
benedizioni. Io mi lusingo di poter venire a Milano le prime settimane di Quaresima dovendomene
partire appena compiti gli Esecizj delle Dame, onde sollecitar in ogni luogo per esser in libertà per la
fondazione di Trento, che Monsignor Vicario1 pensa possa aver luogo in maggio. Mi lusingo di aver il
vantaggio di riverirla. Non si dimentichi di me col Signore, e mi creda quale colla maggior venerazione
mi raffermo
Di V .S.Ill.ma e M. Rev.da
Umilissima Ubbidientissima Devotissima
Serva Maddalena, Figlia della Carità.
Verona, li 30 dicembre 1827
1
Mons. Sardagna Emanuele, Vicario Capitolare di Trento (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
AD ANTONIO ROSMINI
726(Trento#1829.09.22)
PS.
Mi permetta, veneratissimo signor Don Antonio, che approfittando dell'incontro in cui la buona di lei
sorella le scrive, mi richiami alla di lei memoria presso Dio. Aveva scritto al signor Bernardo per saper
qualche cosa di lei, ma spero col mezzo del Conte Padulli avrò estesamente le di lei notizie che tanto
desidero. Tanti rispetti agli Eminentissimi Zurla1, Cappellari2 e Bertazzoli3, come a S.Ecc.za il signor
Conte De Lutzen4 ambasciatore.
Si assicuri delle povere mie orazioni e colla maggior venerazione mi creda
Umilissima Devotissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
Trento Dalla Addolorata
22 settembre 1829
_____________________
NB. Entrambe da fotocopie di dattiloscritti.
1
Cardinale Placido Zurla, Vicario Generale(Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
Card. Cappellari, Prefetto di Propaganda Fide (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
3
Card. Bertazzoli Francesco (Ep.II/1, lett. 620, n. 9, pag. 526).
4
Conte De Lutzen, Ambasciatore d’Austria a Roma (Ep. II/1, lett. 657, n. 3, pag. 620).
2
AD ANTONIO ROSMINI
727(Milano#1828.03.30)
Egli aveva scritto alla Canossa dal Calvario di Domodossola. Ella gli risponde dalla Certosina di Milano e si
mostra spiacente di non potergli mandare subito le richieste Regole. A Trento sosterrà anche l'opera dei Figli
della Carità, ma poichè il Piano steso dal Rosmini è diverso da quello suo per il ramo femminile, non sa se in
quella città potrà essere accetto.
Segnali invece la sua conoscenza della Congregazione femminile e il suo desiderio, e quello di sua sorella
Margherita, di avere l‟istituzione nel Tirolo, particolarmente a Trento. Per il momento chiarisca invece alla
Canossa che significa il suo pensiero sulla forma devozionale.
Veneratissimo signor Don Antonio
Ricevetti col maggior contento il pregiato di lei foglio, veneratissimo signor Don Antonio.
Ella mi scrisse il giorno di san Giuseppe dal Calvario1, ed ho il vantaggio di risponderle il
giorno della santissima nostra Madre dalla Certosa2 epoche e luoghi tutti rimarchevoli.
Prima di tutto ringrazio la bontà del Signore della salute ridonatale, ed invidio alquanto la di lei
sorte di trovarsi solo col nostro buon Dio laddove ch'io nella Certosa invece di solitudine, ebbi tutti
questi giorni grande compagnia, essendosi terminati solo questa mattina gli Esercizj delle Dame,
motivo per cui fui sin quì impossibilitata di riscontrarla.
Comincio a rispondere ad ogni argomento, e prima di tutto dirolle, che quando andrò a Trento
vedrò per quanto ne sono capace di sostenere la cosa presso il Principe Vescovo 3. Solo conviene che le
sottoponga, come essendo, come ella ben sà, il Piano antecedentemente da lei formato per i Figli della
Carità diferente da quello delle Figlie, e non sapendo di più se il suo potrà aver luogo in questi nostri
paesi per le ragioni di cui abbiamo parlato, mi converrà andar barcheggiando per sostenere una cosa, e
l'altra, sinchè avrà piaciuto alla bontà del Signore dare a lei tutti que' lumi necessarj alla determinazione
migliore dell'opera.
Sento, che il francese non fù da lei trovato, e chi sà se potrà più venire per quanto me ne disse il
degnissimo Abate Polidori4, il quale per lei conserva la più vera stima, e la maggiore estimazione.
Faccia il Signore quanto deve essere di maggior vantaggio di questa Sua opera. Ho veduto li
fervorosi di lei amici Boselli5, e Bonetti6, e li ho veduti replicatamente. Mi consegnarono anzi la lettera
che le occludo. Mi dispiace non poterla ora servire mandandole le Regole nostre avendole la mia
compagna lasciate a Bergamo, giudicando, che quì al momento non avessero d'abbisognarmi, e
d'altronde siccome le scrissi lusingandomi, che i mei superiori me le correggessero, vi misi quanto mi
venne allora in mente, conseguentemente sono lunghissime da copiarsi. Vedrò per altro di cercare
qualche modo da poterla servire, e vivamente la ringrazio della caritatevole di lei disposizione di
favorirci dalla parte di Mezzo giorno, ove chi sà non mandi me pure il Signore. Per orazione mi
dispiace che le mie sono altrettanto indegne, che debolissime, ma si assicuri, che non ho mai più
pregato tanto, ne sentito interesse maggior di adesso per i Figli della Carità.
Non si dimentichi ella pure di me, che può figurarsi i miei bisogni. Lunedì giorno 31, conto, a
1
Il « Casino » degli esercizi al Sacro Monte Calvario di Domodossola, dove ebbe principio l'istituzione religiosa del
Rosmini (Cf. Rosmini, Massime di perfezione cristiana, pag. 26).
2
La nuova casa di Milano in via della Chiusa (Ep. I, lett. 337, n. 1, pag. 524).
3
Mons. Luschin Francesco Saverio , principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
4
Abate Polidori, precettore della Casa Mellerio (Ep. II/1, lett. 529, n. 4, pag. 312).
5
Sac. Giovanni Borselli, amico di Antonio Rosmini.
6
Orefice Francesco Bonetti .(Ep. II/2, lett. 700, pag. 762).
Dio piacendo, recarmi a Bergamo, da dove la settimana delle feste, ho intenzione di partire per Verona,
per indi recarmi sollecitamente a Venezia, giacchè Monsignor Sardagna7 insiste perche vorrebbe
eseguita entro il maggio la fondazione nostra8, contando egli abbia da essere per quel tempo in ordine
la fabbrica.
Avrà inteso forse l'elezione in nostro Vescovo del di lei amico Monsignor Grasser 9. Chi sà che
Verona non divenga un campo pel di lei zelo. Il nostro degnissimo Provveditore 10 fù gravemente
ammalato. Grazie al Signore ora và rimettendosi.
Ritenni la di lei lettera per la cara di lei sorella, per avere il piacere, di consegnargliela io stessa.
La medesima gode ottima salute, e diviene sempre più santa.
Rimetto il vantaggio di rivederla al beneplacito del Signore, e termino oggi giorno 30 questa
mia lettera cominciata il giorno 28 col rinnovarle la supplica di avermi presente dinnanzi a Dio, ed alla
santissima di Lui Madre, e di credermi rispettosamente.
Di lei veneratissimo signor Don Antonio
Milano li 30 marzo 1828
Devotissima Obbligatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
7
Mons. Sardagna Emanuele, Vicario Capitolare di Trento (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
Trento.
9
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646).
10
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
8
AD ANTONIO ROSMINI
728(Venezia#1828.05.02)
La fondazione di Trento è prossima, anche se dovrà ritardare di un mese. Margherita Rosmini ne sarà con tutta
probabilità la prima superiora e precederà la Canossa, anche per portarsi a Rovereto per affari. Don Antonio
preghi per la sua riuscita.
V. G. e M.
Veneratissimo signor Don Antonio
Giacchè mi si presenta l'opportuno incontro della mia amica Durini che quì venne a fare una gita, mi
approfitto del suo ritorno a Milano per venire a farle una visita nella sua solitudine.
Sono nella speranza che il Signore continuerà a donarle salute, ma sentirò volentieri se
realmente la cosa è come la spero.
Ho il piacere di continuarle le migliori notizie dell'ottima di lei sorella, la quale è tutta in
facende per i preparativi della fondazione di Trento che Monsignor Sardagna vorrebbe eseguita in
maggio, ma ch'io non vedo modo che possa aver luogo che per i primi di giugno, trovandomi da otto
giorni a Venezia dove non mi è possibile accelerare gli Esercizj spirituali delle Dame, e questi non si
chiuderanno che il giorno della Pentecoste.
Subito passate le feste conto a Dio piacendo partir per Verona per passar poi alla fondazione. In
questo intervallo che quì mi trattengo la cara signora Margherita mi precederà, ed anderà con qualche
compagna a Rovereto per ultimare alcuni suoi affari, e dare le immediate disposizioni per la
fondazione. Le dico tutto questo, veneratissimo signor Don Antonio, figurandomi quanto interesse ella
prenderà a tale fondazione supplicandola a volerne aver memoria dinnanzi a Dio. Penso che la cara
Margherita abbia da esser la prima superiora, anche tale circostanza l'impegnerà a pregare
maggiormente.
Non sò se ella si trovi ancora costì sola com'era, o se qualche amico suo sia venuto a farle
compagnia. Il signor professore Brunati che non ho l'onore di conoscere personalmente, mi scrisse
gentilmente una lettera che non riscontrai per non sapere dove fosse, avendomi detto chi me la portò,
ch'era partito da Brescia. Già la lettera non chiedeva risposta perchè non mi parlava che di Roma, ma
sentendo che si portava tra non molto a Milano mi venne in pensiero che venisse a ritrovarla.
Similmente mi fu scritto da Firenze che certo signor Lotteri missionario era di lei amico, e poi mi
scrissero che andava a Rovereto, e che sarebbe venuto nel suo passaggio da Verona a salutarmi, ma
come ella vede non ne sono lontana. Tutto questo per altro mi fece pensare che forse avrà compagnia.
Faccia il Signore la santissima di lui volontà, e ci doni la consolazione di vederlo glorificato.
Che tempo bello è mai questo pregiatissimo signor Don Antonio per implorare i divini lumi, e
per ottenere le grazie! Ci avviciniamo alla novena del santo Divino Spirito, e siamo nel mese di Maria
santissima nostra Madre. Ella faccia la carità di pregare per me, ch'io da miserabile non manco, e non
mancherò di farlo per lei, e per l'opera di Dio. Ebbi l'onore d'ossequiare replicatamente il nostro
degnissimo santo Patriarca1, donato dalla Divina Misericordia per intercessione di Maria santissima a
questa citta.
Il medesimo mi parlò di lei con molta stima e persuasione. Glielo dico sembrandomi utile abbia
tutto da sapere. Ci assicurano che Monsignor Grasser2 sarà nostro Vescovo a Verona. Monsignor
Traversi3 è quasi ristabilito dalla lunga e grave malattia che sofferse, ma non ebbi ancora la sorte di
1
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646)
3
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
2
vederlo.
Rapporto alle nostre Regole andai sin'ora divisando un qualche modo per poterla servire, ma
non avendolo potuto trovare per varie combinazioni, scrivo alla superiora di Milano di consegnare le
Regole approvate dall'Arcivescovo4 al signor Don Boselli5, il quale avevami offerto di copiarle per lei.
Gli faccio consegnare il libro delle Regole interne, sembrandomi affatto superfluo le esterne dei Rami
nostri, oltre che sono anche lunghe.
Non voglio ulteriormente abusare della di lei sofferenza; perciò nell’atto che le confermo le
proteste dell'invariabile mio rispetto, passo al vantaggio di protestarmi.
Di Vostra Signoria Illustrissima Molto Reverenda
Venezia Santa Lucia 2 maggio 1828
Umilissima Devotissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
All 'Illustrissimo Reverendissimo Signore
Il signor Don Antonio Rosmini De' Serbati
DOMODOSSOLA
4
5
Card. Gaysruck Gaetano, Arcivescovo di Milano (Ep.I, lett. 326, n. 4, pag. 506).
Sac. Giovanni Borselli, amico di Antonio Rosmini
AD ANTONIO ROSMINI
729(Trento#1828.07.12)
Poche notizie, ma consolanti, sulla fondazione di Trento e sul suo assestarsi; saprà già tutto da Margherita.
Qualche accenno alle difficoltà di Francesco Bonetti, inizialmente uno dei Figli della Carità.
V: G: e M:
Veneratissimo signor Don Antonio
Desiderava prima d'ora di riscontrare il venerato di lei foglio ch'ebbi il piacere di ricevere a Trento ma
il primo tempo per gli imbarazzi poi per non sapere il suo ricapito diretto andai differendo sin qui.
La buona Margherita Gioseffa mi dice esser ella per trasferirsi a Recoaro 1, ove pure si porta il
signor Canonico Frentini per ciò con questo mezzo vengo a farle una visita tramezzo il tumulto. Mi
pare che molte volte abbia da venirle in mente la sua solitudine. Restai sorpresa, e contenta sentendo
che il signor Don Boselli2 le faceva compagnia. Non v'ha dubbio che il povero Francesco3 non meriti
compassione. Il Signore disporrà Lui di quell'ottima persona, che mi figuro avrà ella veduto e
confortato nel suo passaggio da Milano. Mi lusingo di vederla se prende la strada di Verona per passare
a Rovereto, e sentirò pur molto volentieri il finale del francese. Quanto ammirabili mai sono le vie del
Signore, e quando imperscrutabili i divini giudicj.
Se ha veduto Bonetti le avrà detto come stò facendo copiare le Regole nostre per lei, e giacche
ella brama quelle pure dei Rami nostri di Carità sarà servita anche per quelli, ma si ricordi, che tutto
affido alla di lei prudenza, e secretezza.
Non le parlo della nostra formale erezione sapendo esserne ella stata minutamente informata. Le
dirò soltanto che grazie al Signore le cose tutte si vanno avviando. Sono già due feste, ch'abbiamo
cominciato a ricevere le ragazze, che forse per la novità accorrono in gran numero. Oggi abbiamo
aperta la scuola. In somma tutto và insensibilmente stabilendosi, e spero in Maria santissima che
avremo la consolazione di vedere questa Casa stabilita in buono spirito, ed in vera osservanza. Di
preciso non so quanto mi fermerò avendo altri pressanti impegni. Dopo di quì la prima mia stazione
sarà Verona. Chi sà che in qualche luogo non ci incontriamo. Ella non dubita delle miserabili mie
orazioni, ed io la supplico delle sue. Intanto col maggiore rispetto ;passo a confermarmi
invariabilmente.
Della Signoria Vostra Reverendissima
e Illustrissima
Trento dal Convento dell'Addolorata
Li 12 luglio 1828
Umilissima Devotissima Ubbidientissima
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Il Signor Don Antonio Rosmini de' Serbati
DOMODOSSOLA
1
Centro idro-termale nell'alta Valle dell'Agno in provincia di Vicenza.
Don Borselli, amico di Antonio Rosmini.
3
Francesco Bonetti orefice di Milano, aspirante canossiane, poi seguirà il Rosmini.(Ep. II/2, lett. 700, pag. 762).
2
A DON ANTONIO PROVOLO
730(Bergamo#1831.02.15)
La risposta che la Canossa manda alla lettera di Don Provolo del 31 febbraio non tratta in alcun modo di Figli
della Carità, ma lo stile faceto lascia intravedere un rapporto molto fiducioso nel sacerdote veronese.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio1
Ella sarà ritornata dalla sua predicazione, onde mi permetterà di riscontrare adesso il
pregiatissimo suo foglio del giorno 28 gennaio, da me ricevuto qui in Bergamo.
A dirle il vero la Signoria Vostra Molto Illustre e Reverenda sta molto male di corrispondenti, o
dirò meglio, sta troppo bene di corrispondenti.
Qualche Angelo del Paradiso sarà venuto a dirle che quel Servo di Dio di Trascore vive,
siccome speriamo che viverà eternamente; ed Ella intese, che vive in questa terra, ma il fatto si è che
più non vive, che nella terra dei viventi; ed Ella sarà più ascoltata se lo pregherà di quello, che possa
essere ascoltata io. Da miserabile per altro, ho cominciato per Lei una novena al nostro protettore S.
Zenone2, il quale cred'io la tenghi in modo singolare sotto la sua protezione, per la cura che ha di noi
suoi poveri Veronesi, che non hano altri, che vi si dedichino propriamente come fa Lei, cioè per i
poveri sordo, e muti. Passo dalle cose serie alle cose carnevalesche, essendo oggi l'ultimo giorno di
carnevale.
Ebbi tempo da scrivere, perchè avendo avuto bisogno di farmi cavar sangue sono in camera, ma
sono cose da niente. Non può credere quanto avessi genio di trovarmi a mangiare i gnocchi co' miei
cari San Zenati, ma le replicate malattie delle mie Compagne mi hanno privato di questo contento di
mangiare i gnocchi a San Zeno. Ci vuole pazienza, verrò a mangiar le frittole, se piace al Signore, e
conto di essere a Verona la terza settimana di Quaresima. Sbaglio voglio dire la seconda lunga. La
supplico se può di non impegnarsi a predicare per la settimana di Pasqua fino alla mia venuta.
Similmente già come sa per la Novena della Pentecoste.
Coraggio Signor Don Antonio. Egli è vero, che la messe dei sordo e muti domanda tempo, e
pazienza, ma a mio credere vale più un piccolo rivo di acqua perenne, che un guazzo di estate, che al
momento pare che risusciti tutte le campagne, oltre di che anche attendendo ai sordo e muti, ed avendo
qualche amico, che in ciò fare l'assista, tratto, tratto può soddisfare al suo fervore, e predicare quanto
vuole. L 'opera di carità stessa le farà ottenere maggiori benedizioni dal Signore per ricavarne frutto.
I miei rispetti al Signor Arciprete3.
1
Sac. ANTONIO PROVOLO (Verona 1801-1842). Nacque nella parrocchia di S. Pietro Incarnario, da Stefano, venditore
ambulante di frutta e da Antonia Allegri, lavandaia. Ordinato sacerdote nel 1824, insegnò nel ginnasio del Seminario di
Verona, poi venne destinato come coadiutore nella parrocchia di San Lorenzo. Si orientò infine all'educazione dei
sordomuti e coll'aiuto di Don Luigi Crosara, Don Giacomo Salvi, Don Tomaso Brighenti e di alcuni laici, la sera, come si
era accordato con la Canossa, teneva scuola serale per gli artigiani poveri (Cf. G. Ederle, Antonio Provolo, Verona 1930).
2
S. Zeno, protettore di Verona (Ep. I, lett. 394, n. 2, pag. 638).
3
Arciprete di San Lorenzo Don GIOVANNI BATTISTA FRISONI, « sacerdote insigne per santità ed elevatezza di
pensiero, che per tanti anni fu professore di retorica in Seminario e direttore spirituale, per quasi tutta la sua vita, di Don
Antonio Provolo » (Cf. Ederle, Antonio Provolo).
Mi raccomando quanto posso alle sante di Lei orazioni, e riservandomi a maggiormente diffondermi al
mio ritorno, passo a segnarmi rispettosamente.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda Bergamo
Bergamo li 15 febbrajo 1831
Dev.ma Umil.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Provolo
VERONA
A DON ANTONIO PROVOLO
731(Venezia#1831.06.04)
Don Provolo era stato a predicare a Venezia con Don Venturi e vi aveva conosciuto Don Luzzo. Ora la Canossa
gli trasmette i suoi saluti e s‟indugia a descrivere l‟attività dell‟oratorio maschile di Venezia, auspicando che
anche quell‟opera prenda consistenza.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio
Col maggior piacere rilevai dalla pregiatissima lettera di Vostra Signoria Molto Illustre e
Reverenda l’ottimo suo viaggio e con pari compiacenza intesi che sieno restati contenti della vettura e
del vetturino. Questo mi fece avere la scatola ch’Ella favorì consegnarli. Il Signor Don Francesco 1 le
presenta tanti cordiali complimenti, e carissime gli furono le orazioncine da Lei inviategli.
Come la mia Compagna Superiora di S. Giuseppe le avrà detto, la mattina stessa della sua
partenza mi fu portata una lettera a Lei diretta, che ben mi figurai fosse del Signor Arciprete2, e
quantunque non potessi sapere cosa contenesse provai anch’io un po’ di pena perché fosse giunta
troppo tardi.
Monsignor Traversi3 che fu martedì a favorirmi per annunziarmi la visita pastorale del santo
Prelato4 mi disse di riverirla tanto, e di dirle che Ella stia disposta a fare la volontà di Dio, aggiungendo
con me che sarebbe troppo disturbo il qui tornare. Anzi sbaglio, prima mi disse che sarebbe troppo
disturbo il ritornare, e poi cred’io sul dubbio mi disse scrivetegli che sia disposto a fare la volontà di
Dio. L’Oratorio del Signor Don Francesco5 per quanto a me pare va molto bene. Monsignor Traversi
gli proccurò tre maestri uno de’ quali và nel Liceo6 a scuola, ed ha intenzione di abbracciare lo stato
ecclesiastico.
I due maestrini ch’Ella conosce sono fedelissimi, e tra i maestri, oltre quelli di Monsignor
Traversi un altro vè n’è che sarà presto chierico. Scrivo oggi, giorno del Corpus Domini. Questa
mattina non vi fù l’Oratorio, né in questo dopo pranzo so se vi siano ragazzi piovendo per fortuna
abbondantemente: ma l’invio era stato fatto con tutto l’impegno attesochè nel dopo pranzo di tal
giornata qui dinnanzi a noi vi è di solito un gran corso di batelli, ed in conseguenza gran concorso di
popolo perciò chi ha coltivazione di gioventù cerca tirarla più che può.
Domenica scorsa sulla sera venne da me Don Francesco consolatissimo per una parte, ma un
po’ angustiato per l’altra, perché aveva avuto l’Oratorio tanto pieno che aveva dovuto rimandare alcuni
ragazzi, e per questo gli dispiaceva. Credo che abbia combinato con Monsignor Traversi adesso che ha
questi maestri da potersi fidare, di fare una classe separata da’ piccoli, e così si guadagnerà per ogni
parte. Due volte alla settimana fa loro l’istruzione religiosa alla sera, dividendoli anche allora, e presto
comincierà un po’ di scuola la sera.
Giacchè sono inviata a darle delle buone notizie le dirò che furono a salutarmi delle Signore
nostre esercitanti. Già non posso dirle quanto si ricordano del Signor Abate Venturi7; ma mi
raccontarono anche la perseveranza del fervore dei loro boscajoli onde ringraziano Dio di tutto.
1
Sac. Luzzo Francesco, inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
Don Frisoni Giovanni Battista, arciprete (Ep. II/2, lett. 730, n. 3, pag. 823).
3
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
4
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
5
Sac. Luzzo Francesco (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
6
Liceo Foscarini (Ep. II/2, lett. 704, n. 1, pag. 773).
7
Abate Venturi , predicatore (Ep I, lett. 366, n. 3, pag. 578).
2
Il Signor Don Clemente non l’ho più veduto, ma so che cerca chiesa pel suo Oratorio, e luogo
da far divertire i suoi ragazzi, ma dubito che trovi con più facilità l’orto, chè quello che sia la chiesa
venendomi detto che di vaste da quelle parti non ve ne sono. Farò tenere allo stesso le orazioni che Ella
mi mandò.
Tanti rispetti al Signor Arciprete, ed al Signor Abate Venturi. Mi raccomando caldamente alle
orazioni di Lei ed a quelle del Signor Arciprete. Da quella miserabile che sono non mi dimentico
certamente di pregare come Ella mi dice. Dovrei pensare per me, ma desidero vivamente ch’Ella si
faccia santo, e che faccia quel bene che non so far io. Nulla so di S. Cassano, ma temo che la di Lei
partenza abbia raffredato la cosa. Quel sacerdote di San Marcelliano dopo l’abboccamento col Signor
Alessandri non l’ho più veduto, ma di questo per Santa Dorotea non me ne assicuro troppo.
Cerca però di fare un ben maggiore, ma più difficile, né so come vi riuscirà. Eccole le notizie di
tutta quasi Venezia da Lei conosciuta.
Per quegli altri affari io continuo ad operare per quanto posso anche da qui, ma se non opera
Maria Santissima, io non faccio che un bel nulla. Di nuovo la prego di raccomandarmi al Signore,
mentre rispettosamente mi confermo. Il dopo pranzo del Corpus Domini nell’oratorio di Don Francesco
vi erano cinquanta ragazzi.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Venezia Santa Lucia li 4 giugno 1831
Umil.ma Dev.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendo Signore
Signor Don Antonio Provolo
VERONA
A DON ANTONIO PROVOLO
732(Verona#1831.08.14)
Non è chiaro il significato della lettera della Canossa a don Provolo, ma s’intravede che la sistemazione
della sede per l’opera di Verona esige più di quanto sia prevedibile disporre. Tuttavia la fondatrice
chiede libertà d’azione e si occuperà di risolvere per il meglio.
Cf. App. A 110, 10 giugno 1831
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio
E’ superfluo che le raccomandi di non angustiarsi, perché la Signoria Vostra Molto Illustre e
Reverenda è piena di fortezza, ma sappia che la qui occlusa, per la mia gran debolezza, non mi lasciò
dormire questa notte. Nelle cose di Dio però, non conviene perdersi di coraggio. La cosa che mi dà
molto da sperare si è, che avendo ricevuto questa lettera la vigilia della nostra cara Madonna, Ella
accomoderà le cose più bene di quello noi possiamo immaginarsi. Leggerà dunque la lettera, vi faccia i
suoi riflessi. Se crede che faccia io quello che mi pare meglio, mi rimandi la lettera subito, che farò
meglio che saprò, basta che non precipiti la sua borsa. Se ha qualche cosa da rimarcarci veda di venire
al momento.
Mi raccomando si governi che Maria Santissima provvederà Essa senza le sue economie. Preghi
questa Madre di misericordia che voglia ottenerla anche per me, e mi creda con tutto il rispetto.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Li 14 agosto 1831[Verona]
(senza firma)
A DON FRANCESCO LUZZO
733(Verona#1831.10.05)
Don Luzzo, che non ha un carattere felice, si trova a Venezia in difficoltà sia dal lato finanziario, sia
per la collaborazione che gli manca. La Canossa, che ha già trattato con la Priùli, disposta a
sovvenzionare l'opera purché la sappia fattibile, dà vari consigli al sacerdote perché l'oratorio possa
funzionare senza però spese superflue, tanto più che la sede è solo temporanea.
V: G: e M:
Veneratissimo Signor Don Francesco
Comincierò questa mia lettera colle mie congratulazioni, Veneratissimo Signor Don Francesco,
per le copiose benedizioni che sparge il Signore sopra il suo Oratorio. Tutto è effetto della materna
protezione di Maria Santissima ed io caldamente la prego a volersi dare tutto il coraggio non essendo
possibile, che l’opere di gloria di Dio, e di vantaggio del prossimo possano stabilirsi senza angustie,
patire, e contrastare.
Può credere per altro che dove io posso coadjuvare al bene della cosa sono dispostissima a farlo
con tutto il cuore. Sappia anzi che di quanto ella vorrebbe ch'io scrivessi alla Dama Priùli 1 sarà circa un
mese che ne trattai col Cavalier Giustiniani2 il quale pure era commissionato dalla Dama Priùli di
parlarmi sull'argomento. Allora Ella aveva appena ricevuto il vecchio, e come sa mi aveva scritto che
se ne trovava contentissima. Gli dissi dunque che a me sembrava che quella somministrazione veniva
impiegata per due persone impiegate nell'opera cioè la degnissima persona di Lei, ed il vecchio il quale
in sostanza era un Compagno. Il Cavaliere se ne persuase e mi disse che avrebbe tranquillizzato la
Priùli, e le avrebbe detto alla stessa che al mio ritorno a Venezia questa primavera le avrei spiegato
meglio tutto. Senta adesso il debolissimo mio parere Veneratissimo Signor Don Frcmcesco.
Pel tempo adietro Ella fece molte spese per addatare possibilmente la piccola casa, e preparare
banche, ed altre cosette per l'oratorio. Adesso su questo articolo io non spenderei più, giacchè se
parliamo della casa come sa è cosa provvisoria, non essendo locale addattato, se Dio benedirà come
non dubito. Per l’oratorio pure adesso non ispenda altro, e quando ha un'altro con se, per esempio se
fosse stato addattato il Vecchio3 o fosse stato a proposito Domenico4, e che invece di sabiare5 i Salmi
da morto, avesse avuto vocazione per i ragazzi era questo un Compagno, e sò bene che mostrando per
prudenza apparentemente di avere un servo in sostanza, e lo trattava da compagno, e da fratello, quel
tale dunque che avrà seco, e Lei ecco i due fratelli dalla Dama Priùli desiderati. Ella favorisca
rispondermi in proposito giacchè sembrerebbe a me superfluo affatto scrivere alla Dama adesso. Ne
parli anche col Degnissimo Superiore6, a me pare che tranquillamente Ella possa servirsi della
somministrazione per Lei e per un Compagno, e che la persona benefatrice abbia da essere contenta.
Non dubiti che anche quando non le scrivo non trascuro incontri da poter giovare anche da
lontano. Mi permetta a tal proposito che le raccomandi di non mancare, a tutto confidare, e sottomettere
allo zelantissimo Monsignor Traversi.
So che pel doveroso rispetto che le professa Ella talvolta temerà l'incomodarlo ma si faccia
coraggio che la di Lui Carità, e premura soffrirà volentieri i disturbi, ed Ella dia pure di questi
1
Dama Loredana Priuli,amica di Maddalena e benefattrice dell’Istituto (Ep. I, lett. 397, pag. 646).
Cavaliere Francesco Giustiniani, genero di Loredana Priuli (Ep. I, lett. 397, pag. 646).
3
Il sacrestano.
4
Il terzo bergamasco, non individuato.
5
Subiare per biascicare, anche se il termine significa zuffolare.
6
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
2
liberamente la colpa a me, e quando lo vede favorisca di tanti miei rispetti. II signor Don Antonio 7 mi
portò un libro da mandarle ed una lettera. A prima occasione le spedirò ogni cosa. Quando vede Sua
Eccellenza Reverendissima il santo nostro Patriarca8 lo ringrazi della memoria che si degna conservare
di me, e gli umili i miei ossequi. Faccia lo stesso con Monsignor Vicario.
Ella accetti i distinti complimenti del Signor Don Provolo. L'affare che lo interessa va
lentamente benissimo.
Mi raccomando quanto posso alle sante di Lei orazioni.
Verona li 5 ottobre 1831
__________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
7
8
Don Provolo Antonio, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822)
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
A DON ZANETTI
734(Verona#1831.11.13)
Scrivendo al Confessore di Milano, la Canossa è contenta per l‟inizio promettente dei Figli della Carità a
Venezia, delle prospettive per Verona e, ancora più per il Rescritto del Santo Padre, ricco di indulgenze a favore
dei Figli stessi della Carità. Ora Don Giovanni l‟aiuti a risolvere il problema delle sue Memorie, che si
vorrebbe, non che fossero bruciate secondo il suo parere, ma continuate e completate. Infine la consigli sul suo
interesse per i Greci scismatici.
Veneratissimo signor Don Giovanni
Egli è del tempo ch’io desideravo d’incomodare in iscritto la Signoria Vostra Molto Illustre e
Reverenda. Voleva scriverle relativamente all’Elena1 e voleva prima ancora farlo per me. La poca
salute che da qualche mese mi trovo avere m’impedì il farlo sul primo argomento, che viene adesso a
cessare, e la lusinga di poter fare io una gita costì oltre il desiderio di scriverle con incontro sicuro mi
fece ritardare sin qui. Adesso che ho deposto la speranza di venire a Bergamo per qualche tempo colgo
l’incontro delle compagne per disturbarla.
Prima di tutto le dirò come piacque al Signore benedire il mio progetto dei Figli della Carità 2
essendosi coll’intelligenza di quel degnissimo Patriarca3 e coll’assistenza del Superiore dato un piccolo
principio a Venezia sul quale però non vi è adesso da far fondamento pel piccolissimo numero che però
fa del bene. Sotto altro aspetto per altro. Quì poi non si pote cominciare ad operare perche non è finito
ancora ciò che riguarda il materiale, ma pel formale la misericordia del Signore abbonda di
benedizioni. Quello che più di tutto mi confortò come può credere si è che avendomi obbligata il
superiore di Venezia di scrivere una lettera al Santo Padre 4 di congratulazione semplicemente della sua
assunzione al Ponteficato degnossi la Santità Sua nel rispondermi accludermi nella stessa sua lettera un
Rescritto d’indulgenze perpetue per i Figli della Carità5 nominandoli nel Rescritto, e dicendo in questo
che tra le amarezze dei primordi del suo Pontificato tale opera gli riuscì di conforto. Glielo dico non
solo perche nelle sue orazioni se lo ricordi ma più perche dovendo venire da coteste parti uno di questi
nostri sacerdoti desidero che il medesimo abbia il vantaggio di fare la sua conoscenza, e gli darò una
lettera perche sappia essere quello. Quando poi fui a Venezia come le dissi feci leggere al Superiore 6
que’ libri ch’io voleva bruciare. Ma il medesimo non solo mi confermò di non farlo, ma mi aggiunse
che scrivessi quel di più, che non feci singolarmente questi ultimi anni. Gli dissi, che non mi pareva
essere ciò secondo il di lei parere, e mi disse prima di partire ch’io faccia poi quello ch’ella crede. Se
può mi faccia la grazia con quest’incontro di una parola di risposta. Adesso poi ho da dirgliene una di
belle. Su della quale pure la prego d’una parola di risposta. Si ricorderà quant’io le dissi intorno i Greci
scismatici.
Parlando col Superiore di Venezia dopo avergli lette quelle carte siccome egli ebbe, come io
pure da fare con un santo sacerdote nativo ed ora abitante in que Paesi raccontai al Superiore le mie
idee per giovare alla Chiesa Greca combinandosi, che questo essere amatissimo dal Santo Padre che in
qualche modo l’educò. Il Superiore ravvivò il carteggio che pel tempo, che questo sacerdote era in
propaganda aveva con me. Io mi vedo una strada aperta per eccittare e forse giovare. Sapendo
1
Elena Bernardi, superiora della Casa di Milano (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
Cf. Aff. Figli della Carità.
3
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
4
Gregorio XVI, Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
5
Rescritto del 2 settembre 1831.
6
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
2
quant’ella mi disse su di ciò temendo di far male domandai a questo Superiore prima di scrivere senza
dire niente altro che la circostanza che mi si presentava. Il Superiore mi confortò a farlo nondimeno
non seppi risolvermi quantunque ne abbia avuto l’incontro essendo, poche settimane sono, venuto a
salutarmi Monsignor Secretario di Propaganda inviato da queste parti per oggetti del suo impiego,
anche su di ciò mi dica se posso tranquillamente operare il pochissimo che potrò. Già i miei pensieri
passano in pieno per le mani de’ miei Superiori e come sa approfittando dei momenti e delle
circostanze che mi si presentano.
Termino subito col supplicarla di raccomandarmi al Signore avendone un gran bisogno ma più
di tutto lo preghi perche mi doni una buona morte quando piacerà al Signore. Favorisca di tanti
complimenti alla signora Betta e piena di rispetto passo a dichiararmi.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Verona li 13 novembre 1831
___________________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
A MONSIGNOR TRAVERSI
735(Verona#1831.11.**)
Era da poco arrivato il Rescritto Pontificio, che concedeva tante indulgenze ai Figli della Carità, quando,
dopo un incontro di Don Antonio Rosmini con il Vescovo di Verona, quest‟ultimo era andato personalmente
a visitare la Marchesa per convincerla ad unire la sua opera dei Figli della Carità con quella del Rosmini.
Ella aveva dimostrato, in tutti i modi, l‟impossibilità di fondere insieme due attività che avevano direttive
diverse, ma il Vescovo era deciso a raggiungere il suo scopo. Quando però la Canossa gli aveva mostrato il
Rescritto Pontificio, aveva disarmato subito, convinto che « digitus Dei est hic ». Per questo la fondatrice
esterna, nella lettera, tutta la sua riconoscenza a Monsignore, che aveva ottenuto dal Pontefice il Rescritto.
Dà poi notizie sulla prassi che sta seguendo per dare una sede ai Figli della Carità.
Cf. App. A 109, 2 dicembre 1831
V G e M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Finalmente posso soddisfare al vivissimo mio desiderio di scrivere un po lungamente alla
Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima. Per verità quest’anno senza avere malattia grave
Egli è già qualche mese che la mia salute non si ristabilisce durevolmente. Non posso dirle di star
bene neppure adesso alterandosi verso sera un po il polso cosa che mi lascia una debolezza
particolare, sempre alzata però, e potendo anche sufficentemente disimpegnare i miei doveri. Già
penso che a poco a poco tutto si consumerà vedendo che quì generalmente chi si ammala benche
non gravemente non finisce mai di rimettersi ma già per questi piccoli mali nessuno muore.
Comincierò per dirle che con pari sorpresa che piacere ricevetti una lettera del nostro Don
Antonio Bossich1 il quale anch’esso mi dice la disposizione in cui era se le circostanze sanitarie
non glielo avessero impedito di venire nell’autunno a Venezia alla qual lettera analogamente
risposi. Dall’altra lettera della superiora di costì sento come piace al Signore visitare anche cotesta
nostra casa cogli incomodi di salute delle buone compagne, cosa che mi da qualche pena. Qui pure
in questo momento ne ho otto d’incomodate compresa la Damina di Rimini2. Il più bello si è che tra
undici giorni ho qui per la prima volta gli Esercizj delle Dame il merito dei quali è singolarmente
del zelantissimo nostro Vescovo3 e di Monsignor Ruzzenenti4. Ora mi viene timore che Dio lo
faccia per i nostri peccati e perche sia di noi malcontento. Ora mi lusingo che adesso ci dia da patire
per darci poi la consolazione di volerlo servito e glorificato. In somma mi raccomando caldamente
alla carità delle sante sue orazioni e sia fatta la Divina Volontà. Tra tutto però quantunque abbia
incontrato difficoltà senza numero nel condurre l’affare conviene che le confessi che l’affare del
signor Don Antonio5 mi è di tal conforto che mi fa dimentice alcune volte ogni altro pensiero.
Parve alla Ill.ma e S.V. Rev.ma ch’io avessi esagerato scrivendo al Santo Padre6 aver ella
tanta parte in quest’opera. Sappia che il Rescritto7 da lei ottenuto dalla carità del Pontefice portò un
raddoppiamento di fervore ed impegno in quelli a cui era diretto. Dio misurò si giustamente il punto
del giunger di questo, che non poteva mandarlo in un momento più opportuno. Era da quì passato
poco tempo prima il comune nostro conoscente l’ottimo Don Antonio Rosmini il quale con
ismisurata consolazione del nostro degno Prelato erasi presso lui fermato due, o tre giorni. Partito
questo per Domodossola, non molto dopo venne Monsignor Vescovo da me dicendomi voler
scegliere un giorno per fermarsi meco qualche ora, onde vedere di poter unire l’una cosa all’altra.
Per quanto mi adoprassi nel fargli vedere l’impossibilità della cosa per la differenza
essenziale, non potei riuscirvi stando egli fermo anzi fissando il giorno da fare questo trattato. In
1
Don Antonio Bossich (Ep. II/2, lett. 735, pag. 831).
Isabella Ferrari da Coriano passa a Verona con Maddalena (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542)
3
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646).
4
Mons. Ruzzenenti Vincenzo, Superiore della Casa di Verona (Ep. II/1, lett. 490, n. 1, pag. 166).
5
Don Antonio Bossich (Ep. II/2, lett. 735, pag. 831).
6
Gregorio XVI , Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
7
Rescritto per i Figli della carità (2.9.1831)
2
questo periodo ricevetti coll’ossequiatissimo foglio di Sua Santità il Rescritto il quale divenne
prima di tutto per me la più incontrastabile prova del divino volere, che mi portò di più una gioia
inesplicabile vedendo quanto operava la divina misericordia bene comprendendo che questo solo
avrebbe bastato a persuadere come seguì il Prelato per l’opera. Quando lo vidde mi disse Digitus
Dei est hic, e non parlò più di unione.
Adesso poi le dirò come va il materiale. Sino dallo scorso luglio potei concludere il contratto
dell’orto indi mi riusci formare un enfiteusi delle tre casette latterali alla Chiesa8. Con quest’ultima
poi ho seguito ovunque trovavasi la trattativa ne scrissi in proposito al Signor Presidente Camerale 9.
Finalmente l’affare trovasi adesso a Milano quando non ne fosse partito col Gabinetto Reale
giacche qui oggi aspettavasi il nostro buon Principe Vice Re10 il quale mi dissero, che venga a
Venezia. Da un ordinario all’altro da Milano saprò qualche cosa ma si assicuri che tante furono sin
quì le difficoltà che in ogni passo anche minimo incontrai che pare che il diavolo non abbia altro da
fare che da imbrogliarmi ma in fine è più imbrogliato Lui di me perche l’affare è di Maria
Santissima. Pel formale poi la mia consolazione è propriamente intera, ed ogni giorno per così dire
ho argomenti che si accresca, e confermi per lo spirito del Signore, ed i lumi che Egli sparge in chi a
ciò elesse a servirlo. Il numero si va disponendo maggiore ma non si può dar principio a niente non
avendo potuto sin adesso riuscire a fare dar luogo a chi occupa le casette. Don Antonio mi commise
i suoi distinti doveri e le rinnova i ringraziamenti assicurandola che per Lei sara pregato ogni giorno
essendo uno dei massimi benefattori.
Di Don Luzzo11 e molto tempo che niente ne so avendomi scritto un po di tempo prima che
andasse in campagna. Mi fu fatto qualche risentita ammarezza: gli abbiamo levato Giuseppe12 ed io
doverosamente rispondendogli senza entrare in detagli lo assicurai gli feci conoscere la sincera mia
premura per Chioggia come per Venezia assicurandolo che costì nel lavorar per Venezia si lavorava
per Chioggia e che il mio desiderio era che gli fosse servito non con un bene efimero ma
permanente aggiungendogli che venendo io a Venezia sarei andata ad ossequiarlo e saressimo
andati del tutto intesi e ciò lo feci per tenerci sempre qualche strada apperta pel continuo mio timore
pensando che colà vi fosse forse qualche buon Sacerdote che con ispirito vero cominciasse
realmente incoragitto dallo zelo di quel degno Prelato nel periodo di questo mese che qui mi trovo
trattai con un degno sacerdote ma un ostacolo che in voce poi Le dirò rese vana la mia trattativa; mi
informai di un altro al quale se parlassi credo accetterebbe sul punto e co spirito vero ma senza di
Lei per i primi anni non starei proprio quieta tremando anche per lo zelo se non ista in freno Le dico
tutto perchè sappia tutto, ed Ella se pure in tempo, fosse persuasa dell’uno o dell’altro faccia tutto
quello che Dio le ispira, per i primi due miei progetti; continui a sostenersi operando ove si trova.
Mi perdoni di tutto, si assicuri delle povere incessanti mie orazion.i. Si ricordi di me col Signore ed
implorando la sacra paterna benedizione rispettosamente mi con…
[ Verona, novembre 1831]
__________________________
NB. Minuta che esprime un pensiero tormentato e non sempre controllato. Nell’A.C.R. c’è un’altra
minuta su questo argomento, ma del tutto incompleta.
8
Chiesa di Santa Maria del Pianto di Verona.
Responsabile del settore finanziario.
10
Principe Ranieri (Ep.II/1, lett. 517, n. 4, pag. 293).
11
Don Luzzo , inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
12
Giuseppe Carsana , uno dei primi Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
9
A DON ANTONIO PROVOLO
736(Verona#1832.04.20)
La Canossa dovrebbe rispondere ad una lettera di Don Luzzo a Venezia, ma prima vuol parlare con Don
Provolo, a cui fissa l‟appuntamento.
V. G. e M.
Veneratissimo Don Antonio
Avendo ricevuto una lettera da Venezia del Signor Don Lusso1, prima di riscontrarla mi
premerebbe di parlare con Lei, sono però a pregarla, di farmi la grazia, di venire oggi dopo che avrà
pranzato prima di andare alle funzioni, perché più tardi io non potrei venire in parlatorio dovendo
questa sera cavar sangue.
Mi raccomando caldamente alle sue orazioni, e colma di stima me le protesto.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Or ora li 20 aprile 1832 [Verona ]
Dev.ma Ubb.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
1
Don Luzzo Francesco , inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
A DON ANTONIO PROVOLO
737(Verona#1832.11.30)
Da Roma è arrivato il Rescritto per l‟erezione della Via crucis nelle case maschili di Verona e Venezia. La
Canossa lo annuncia, ma lo chiarirà a voce.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio
Sappia aver io ricevuto da farle una spirituale Santa Lucia1. Quantunque basti l’abbia domani
voglio per altro significarglielo subito perche ne ringrazi il Signore. Mi raccomandi a Maria Santissima
che ne ho bisogno.
Lo dica pure al Signor Arciprete2 voglio dire racconti al medesimo che il Signore le mandò un
nuovo dono spirituale. Piena di rispetto mi creda.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Verona San Giuseppe li 30 novembre 1832
Dimandò la facoltà di far erigere la Via Crucis ne’ suoi stabilimenti maschili di Venezia e di
Verona.
Dev.ma Obbl.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Provolo
S.O.M.
__________________
NB. L’aggiunta in calce alla lettera è scritta con la stessa calligrafia. Probabilmente il copista del notaio
ha trovato scritto da qualcuno la spiegazione del dono annunciato
1
2
Un dono come avviene, invece che a Natale, in molte località dove è forte la devozione per la santa siracusana.
Don Frisoni Giovanni Battista, arciprete (Ep. II/2, lett. 730, n. 3, pag. 823).
A DON ANTONIO PROVOLO
738(Verona#1833.03.28)
La Canossa chiede a Don Provolo un incontro immediato per trattare con «il buon bergamasco», possibile
collaboratore di Don Luzzo.
Veneratissimo Signor Don Antonio
Jeri dopo pranzo è arrivato a Verona il buon Bergamasco1 per di cui mi diedi l’onore di parlare
alla Signoria Vostra Molto Illustre e Reverenda. Il medesimo, non può, attesi alcuni suoi affari,
trattenersi lungamente al momento a Verona.
Supplico dunque la carità di Lei di fare il possibile oggi dopo pranzo di favorirmi onde
possiamo unitamente considerare le cose.
Le mie buone dame termineranno i santi Esercizj questa mattina.
Mi raccomando alle sante sue orazioni e mi creda che sono e sarò sempre col massimo rispetto.
Della Signoria Vostra Molto Illustre e Reverenda
Verona San Giuseppe li 28 marzo 1833
Umil.ma Dev.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità 2
Al Molto Illustre e Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Provolo
S.O.M.
1
2
Giuseppe Carsana, uno dei primi Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
NB. Firma autografa della Canossa
A DON LUIGI CROSARA
739(Verona#1833.05.17)
Invito a portarsi dalla Canossa per urgenti comunicazioni.
Veneratissimo Don Luigi
Quantunque la nostra intelligenza sia ch’ella mi favorisca forse domani, o alla più lunga sabbato
mattina, avendo io ricevuto lette:re da Venezia, e da Bergamo, avrei bisogno di parlarle se fosse
possibile oggi. Ciò sarebbe perche domani necessariamente conviene, che scriva a Venezia, e
d’altronde dovendo ella partire sabbato per Grezzano1, ed io essendo per partire per Venezia, se non ci
parliamo in tempo, ella non può combinar niente col signor Arciprete2. Se però attesi gli Esercizj di San
Lorenzo3 ella non può venir oggi, io mi regolerò a tenore di quanto ella mi disse quando Giuseppe4 era
qui.
Vi è proprio gran bisogno d’orazioni perche il demonio si a juta quanto può.
Piena di rispetto mi protesto
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
San Giuseppe li 17 [ maggio 1833]
Umilissima Devotissima Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
(NB. Il destinatario è Don Luigi Crosara, ma l’indirizzo è:)
Al Molto Illustre e Reverendo Signore
Il signor Don Antonio Provolo
S.O.M.
_____________________
NB. La data della lettera si limita ad indicare il giorno 17, ma si può completarla, agganciandola alla
richiesta fatta a Don Provolo il 20 maggio 1833.
1
Grezzano, villa di villeggiatura dei Canossa (Ep. I, lett. 22, n. 1, pag. 55).
Don Frisoni Giovanni Battista, arciprete (Ep. II/2, lett. 730, n. 3, pag. 823).
3
La parrocchia del Frisoni e del Provolo.
4
Giuseppe Carsana, uno dei primi Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
2
A DON ANTONIO PROVOLO
740(Venezia#1833.05.20)
Don Francesco Luzzo, a Venezia, continua, con volontà e convinzione l‟opera intrapresa quale Figlio della
Carità, ma necessita di collaboratori, anche perché la sua salute è precaria. La Canossa gli ha presentato
due bergamaschi che egli accetterebbe volentieri, purché sia possibile il loro mantenimento. Se Don Provolo
rinunciasse, con Don Luigi, al legato Priùli, il problema avrebbe una facile soluzione.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio
Ella sarà ritornata non solo dalla sua predicazione ma starà cogliendo i frutti del santo
Giubileo. Noi qui sia(mo) appena sulla seconda settimana e generalmente quì pure grazie al Signore
vanno facendo il poco che possono, essendo questa città nell'amara circostanza di essere tanto scarsi
di sacerdoti. Si combina anche che il zelantissimo nostro Patriarca 1 si trova incomodato da
indisposizione leggiera per altro, ma dopo aver Egli aperto con tenerissimo discorso il Giubileo,
dovette mettersi a letto, e quantunque stia adesso bennino, non verrà neppure a far il solito discorso
alle nostre Dame. Voglio aggiungerle anche la novità ch'è, come il Signore vuole maggiormente
esaltare l'umiltà di questo santo nostro Prelato, il quale quanto prima va ad essere creato Cardinale.
Mi lusingo ch'Ella avrà veduto il Cavalier Giustiniani2 al suo passaggio. Veniamo adesso a
noi riserbandomi a darle certezza del suo piccolo ufficio e delle altre sue carte al mio ritorno; non
dimenticando però le altre sue premure, sulle quali compiti che siano gli Esercizj delle Dame,
avendo maggior tempo libero da' trattare e da scrivere, scriverò allora a mio fratello.
Senta dunque, Veneratissimo Signor Don Antonio, sono per iscrivere definitivamente a
Bergamo ai nostri due conoscenti e perciò desidero informare anche la Signoria Vostra Molto
Illustre e Reverenda dello stato delle cose, o della situazione di questa piccola radice a reciproco
conforto, e ad intelligenza nostra comune. Giunta dunque a Venezia trovai il Signor Don Francesco3
in istato fisico non troppo felice. Trovai che il buon figliuolo che ha per suo ajuto, è alquanto
difettoso di vista, e di udito, di pietà bensì; ma per i sopradetti due incomodi non atto all'opera.
Dietro i consigli di questo nostro degnissimo Superiore4, e dopo una apposita divozione fatta dal
Signor Don Francesco, e da noi ai Cuori Santissimi di Gesù e di Maria, interpellai nuovamente il
Signor Don Francesco sulla sua vocazione, sopra i suoi desiderj, e le sue determinazioni. Il
medesimo mi protestò di sentirsi sempre egualmente chiamato, che solo bramava assistenza non
potendo fare ogni cosa da se. Per verità bramerebbe un sacerdote, ma non avendone per ora Ella
uno da privarsene, gli proposi i due nostri conoscenti, ed egli accolse con molta consolazione questa
mia offerta. Mi disse che se Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda, ed il Signor Don Luigi 5
avessero ceduto a questi due la loro porzione del Legato Priùli6 egli sarebbe disposto oltre la parte
sua di aggiungervi una piccola cosa che ha di certo beneficio che Monsignor Patriarca cercò non
andasse perduto della Chiesa di San Martino, e delle elemosine delle sue Messe quando ne ha, e
viverebbe coi due in vita intieramente comune.
Io gli risposi essere d'intelligenza con loro, e ch'Ella ed il Signor Don Luigi cedevano la loro
parte rispettiva del Legato ai due compagni; ed allora si concluse di far venire i due soggetti,
dicendogli io che li accettasse, come Padre in riguardo del sacrosanto suo Ministero, e come fratelli
in riguardo dell'oggetto. Scrivo dunque in conseguenza di tutto ciò a Giuseppe perchè vengano. Mi
1
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
Cavalier Giustiniani, genero della dama Loredana Priuli (Ep. I, lett. 397, pag. 646).
3
Luzzo Francesco , inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
4
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
5
Don Luigi Crosara , aiutante di Don Provolo
6
Il legato che la Priùli aveva messo a disposizione dei Figli della Carità.
2
raccomando che nel loro passaggio faccia la carità di animarli, di sostenerli, e di eccittare in essi
probabilmente lo spirito del Signore, e dell'Istituto. Vederemo in seguito se la vocazione del Signor
Don Francesco sarà perseverante. Lo stesso mi commise di dirle tante belle cose, e di assicurarla
della sua stima, ed attaccamento verso di loro. Riverisce tanto con Lei, il Signor Don Luigi, ed il
buon Valalta7.
Riverisca quest'ultimo anche a nome mio, e favorisca de' miei rispetti al Signor Arciprete, ed
al Signor Don Luigi.
Colla maggior venerazione passo a confermarmi
Della Signoria Vostra Molto Illustre e Reverenda
Santa Lucia Venezia li 20 maggio 1833
Umil.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa F .d.C.
Al Molto Illustre e Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Provolo
ai Colombini
Verona
7
GIOVANNI BATTISTA VALALTA, il laico che aiutava Don Provolo.
A DON FRISONI
741(Verona#1833.08.21)
Davide Belloni si sta per unire a Don Luzzo col compagno Giuseppe Carsana, che è gia a Venezia Nel suo
passaggio da Verona la Canossa desidera conosca l‟Arciprete Frisoni e Don Provolo.
V. G. e M. Veneratissimo Signor Arciprete
Il lattore del presente e Davide Belloni compagno di Giuseppe Bergamasco dimorante ora a
Venezia, ove questo pure è diretto. Oggi lo feci restare a Verona per qualche affaretto, e desidero
possa baciare la mano alla Signoria Vostra Molto Illustre e Reverendissima e conoscere il signor
Don Antonio1 , e gli altri suoi fratelli.
Mi faccia anzi la grazia di dire al signor Don Antonio che l’aveva fatto pregare jeri come
anche l’altro giorno di venire da me per prevenirlo dell’arrivo di questo giovane, ma non potè
favorirmi.
Mi raccomando caldamente alle sante sue orazioni Le presento gli ossequi della mia
Cristina2 , e piena di rispetto mi raffermo.
Della Signoria Vostra Molto Illustre e Reverendissima
San Giuseppe li 21 agosto 1833
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
Umilissima Devotissima Serva
Al Molto Illustre e Reverendissimo Signore
Il signor Don Gio Batta Frisoni
Arciprete Degnissimo di San Lorenzo
S.O.M.
1
2
Don Provolo Antonio, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822)
Cristina Pilotti , a Verona con Maddalena (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
A MONS. TRAVERSI
742(Verona#1833.11.25)
Monsignor Traversi propone alla Canossa di cercare un locale più ampio a Venezia, per migliorare la
situazione ambientale per Don Luzzo e i Begamaschi. La Canossa dà un assenso convinto e accenna alla
cessione che sta facendo a Don Provolo della chiesa e delle casetta: la separazione, anche se non ci sono
altre lettere che la documentano, è ormai imminente.
Cf. App. A 112, 31 agosto 1833
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Giacche mi si presenta l’opportuno incontro che la giovane Signora Angelica Carminati
viene a Venezia per entrare in prova dal Signor Don Cattullo ne approfitto per riscontrare la
S.V.Ill.ma e Rev.ma. Ella mi domanda se si potesse impiegare per l’importantissimo oggetto di
trovare un locale più ampio pel Signor Don Francesco1 e suoi Compagni quanto somministra
l’ottimo Cavalier Giustiniani2 ed io assolutamente dico di sì. Giacche la di Lui intenzione è di
giovare alla cosa, ed io che già contemplava quest’oggetto anche quest’anno pensai con tale
concorso provdere la cosa al momento.
Di ciò che abbisognano singolarmente i Bergamaschi3 come sa, e molto più che ancora non
potevasi se si sarebbero addattati e combinati. Oltre di che non essendo a mia cognizione che la sola
disposizione della Priùli4 per la sussistenza ed incerti se i Bergamaschi avessero poi potuto trovar
lavori cercai tenere l’avvanzo delle proviste nel caso avesse abbisognato qualche piccolo ajuto pel
loro sostentamento. Ella dunque per ogni ragione disponga come vede meglio, e come crede. Se
non mi sbaglio il Cavalier Giustiniani diede quell’elemosina nel giugno scorso, e sino a quell’epoca
non pare dara altro ma gia a trovare un locale a proposito io penso che ci vorrà ancora il suo tempo.
La Superiora deve avere ancora qualche piccola somma dell’anno presente. Può farsi dire
quanto e fare in tutto poi Lei ciò che ne giudica.
Non posso dire quanta consolazione abbia provato rilevando dall’ossequiato ultimo foglio
trovarsene Ella contenta. Il terzo Bergamasco passò da quì, e venne a salutarmi . Non potei quel per
momento ne la mattina quando ritornò; non lo conosce per niente. IL Signore benedica tutto. Non
sono ancora entrata qui nella cessione della Chiesa al Signor Don Provolo essendo mio fratello
ancora in campagna. Per ricordarle tutto delle casette, il livello non portò esborso alcuno al
momento, per altro è affrancabile, anzi erano d’accordo d’affrancarlo conoscendo molto quel
Cavaliere con cui concertai il contratto con degli scherzzi; ho differito sempre per mancanza di
mezzi. Solo impiegai del denaro mio, o di casa nei ristaurj
(NB. Da « Può farsi dire » la stesura delle minuta è fatta sulla terza facciata, che la Canossa aveva dato alla
amanuense già strappata. Il periodo però da « Non sono entrata — fino – a ristaurj » è scritto di nuovo, sempre
in minuta, sulla seconda pagina di un altro foglio. Viene ripetuto esattamente, ma con meno errori ortografici,
come scherzzi, che presenta una z sola. Poi prosegue)
e dall’ultima venerata sua se non isbaglio comprendo che vuol dire ch’io posso cedere a Don
Provolo anche le casette col livello in quel momento che sembrera migliore facendomi rimborsare
delle spese fatte.
Scritta al Superiore li 25 novembre 1833 [Verona].
________________
NB. Minuta molto tormentata e, in certi punti, molto scorretta. Qualche correzione è autografa della
Canossa.
1
Don Luzzo Francesco, inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
Cavalier Giutinizni, genero della Dama Loredana Priuli (Ep. I, pag. 645).
3
Giuseppe Carsana e Benedetto Belloni (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
4
Donna Loredana Priuli, benefattrice dell’Istituto (Ep. I, lett. 397, pag. 646).
2
A MONS. TRAVERSI
743(Verona#1833.12.27)
Lettera molto complessa. Inizia dall‟eredità Rosmini ed elenca le trattative laboriose e, assai spesso penose,
con la famiglia della defunta Margherita; evidenzia il contrasto del confessore per i Voti che dovrebbe
emettere la superiora di Bergamo per legittimare la sua autorità, anche in campo amministrativo; infine, la
ragione per cui questa lettera è inserita nell‟affare dell‟acquisto di S. Maria del Pianto: Canossa e Don
Provolo hanno deciso « di restare ambidue in libertà, ma però tutto rimane in pace ».
V. G. e M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Quanto mai mi fa pena il sapere essere la Signoria Vostra Ill.ma e Rev.ma circondata da
tanti affari, e doverla con tanta frequenza incomodare.
Gl’imbarazzi senza numero, che mi circondano e l’aver posto il Signore col mezzo del Santo
Suo Vicario in terra il povero nostro Istituto nelle mani di Lei, mi obbliga a superare l’angustia che
provo di disturbarla troppo, ed a sottoporle a mano a mano gli affari. Comincierò da quello della
mia buona Rosmini, tutt’ ora in trattativa direi anche poco innoltrata, giacchè avendo risposto la
Contessa madre alle proposizioni fatte dal mio avvocato al Conte Salvadori con formale consulto
dell’avocato Rosmini di Roveredo, fui costretta a prendere un consulto qui da quell’avvocato di
maggior grido voluto dall’avvocato mio. Lo manderò a Roveredo, e vedremo cosa risponderanno.
Io non vorrei che si dovesse andare avanti a forza di consulti, coi quali nulla si conclude.
Forse gli animi si raffreddano e la rendita poi va in avvocati. Se con quello che manderò io si
acquietano, andiamo bene, altrimenti se dovessi far io rimetterei la cosa in mano di due arbitri, e nel
caso di disparere nominare in terzo. Ciò per altro non lo proporrei di mia testa. Favorisca dirmene
che gliene pare. Ciò di cui per tale oggetto conviene che la disturbi si è ancora intorno al livello di
Don Antonio Rosmini. L’altra volta avendole minutamente narrata la cosa, non l’annoio col
replicargliela adesso. Da quanto però mi onorai di scriverle al debolissimo mio giudizio sembra che
riesca dubbio se il cedere il livello abbia da essere di utile all’Istituto oppure di qualche danno.
Restando l’identica realtà nelle mani di Don Antonio pare a me che possa essere più vantaggioso
non cedere il livello parlando dell’interesse. Se poi la casa già livellata passa nelle mani della città
parmi che il non cedere il livello divenga dannoso all’Istituto. Potrebbe anche darsi che si potesse
opporsi a questo cambio, ma oltre forse un litigio che converrebbe incontrare, certo che ci
tireressimo contro la città, in cui com’Ella sa per volontà della defonta dobbiamo poi fondare.
L’avvocato nostro dice che potrebbe essere utile o danoso secondo pretenderanno la rendita
cioè se pretendessero il valore del livello ragguagliato il fondo sulla rendita pel livello stabilita;
allora avrebbesi il danno.
Se accettassero lo stesso livello in ragione del valore per cui fu assegnato nella parte della
defonta nelle fraterne divisioni sarebbe utile, e questa parerebbe anche giusta. Mi dica dunque cosa
debbo fare. Mi faccia la grazia di dirmi se nella sua facolta ella può permettermi tale contratto, o se
sia sia necessario rivolgersi al Santo Padre1. Se comanda che faccia la storia della cosa in iscritto, e
poi gliela mandi, e ch’Ella mi faccia la carità di farla presentare a Sua Santità.
Se comanda che la mandi direttamente dirigendola al Cardinal Vicario2, in somma come
comanda che faccia.
Una parola adesso intorno alla Superiora di Bergamo3. L’affollamento degli imbarazzi, non
mi lasciò luogo di scrivere colà, ma volli anche prima di farlo sottoporre a lei un altro riflesso che
feci. Il Confessore di Bergamo piissimo, e dotto sacerdote è però timido in conseguenza
dubbiosetto. Quando bene potrò ottenere che permetta alla Superiora i Voti dell’Istituto, non lo farà
1
Gregorio XVI, Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
Card. Placido Zurla, Vicario del Papa Leone XII (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
3
Domenica Faccioli (Ep.I, lett. 360, n. 1, pag. 568).
2
certamente senza farle premettere molte riserve ed eccezioni di cui Ella so non essere persuasa.
Esaminai di questi giorni la Regola ma per la mia ignoranza trovai che tanto nella Regola
della povertà, che nel capitolo del relativo voto non è espresso l’adire alle eredità e poter fare i passi
necessarj per esserne messi al possesso. Sembra che quando si dice come appunto è espresso nel
capitolo del Voto, che non morendosi di quella morte che civile si chiama resteranno capaci di
ereditare s’intenda che possono fare tutti questi passi per cui entrare e mantenersi in possesso
dell’eredità gia fatta. Ad ogni modo prima, ch’io scriva al Confessore abbia la bontà di dirmi anche
su questo cosa debbo fare. Col Superiore di quel Paese non potrei che imbrogliare scrivendogli.
Altre cosette rimarcai nella Regola impossibili da eseguirsi o per la località, perche il
numero dei soggetti dalla Regola voluti non vi è in nessuna cosa, come sarebbe l’articolo
infermeria. Sino che il Signore provvede di quanto manca s’Ella crede sto quieta così.
Per terminare gli affari le soggiungo che si concluse con Don Provolo di restare ambidue in
libertà, ma però tutto rimane in pace. Gli cederò la Chiesa quanto prima, che per le casette mi parve
ch’Ella volesse dirmi che posso, ma non mi disse di farlo.
Compito il discorso degli affari mi resta adesso a parlarle di ciò che più m’interessa, ed è il
viaggio della S.V. Ill.ma e Rev.ma per Roma. Già lo temei quand’Ella mi scrisse che bramava
orazione e le confesso che ne provo un vero piacere. Due cose mi confortano unicamente. La prima
la consolazione che ben so proverà l’amatissimo nostro Santo Padre l’altra, che accompagnando
Ella l’Eminentissimo Patriarca vorrei sperare ch’Ella ritornerà. Noi certo pregheremo per la sua
conservazione e pel suo viaggio, ma di andata, e ritorno.
Mi benedica Ella intanto con tutte le alte sue Figlie, e mi creda quale col rispetto maggiore
mi onoro di protestarmi.
Della Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima
Verona li 27 dicembre 1833
PS. La fondazione di Riva non mi sembra combinabile. Per quella di Brescia e Cremona stia
certo, che mi regolo pienamente a tenore del suo volere ed in altra mia le dirò il di più.
________________
NB. Minuta con qualche raro ritocco autografo della Canossa
A DON ANTONIO PROVOLO
744(Verona#1834.**.**)
NB. Si stampano alla fine due brevissimi appuntamenti a Don Provolo che la Canossa scrive
telegraficamente, senza apporvi la data e che non presentano alcun elemento per una loro
precisa datazione.
A Don PROVOLO
Alleluja
Alleluja
Ho delle buone notizie da comunicarle
Oggi favorisca di venire senza fallo. Ma adesso bisogna a quanto ci vuole.
Sua Serva Maddalena
Figlia della Carità
Al Veneratissimo Signor
Don Provolo
S. (O.M.)
V. G. e M.
Molto Reverendo Signor Don Antonio
La prego che domani mattina dalle ore otto alle nove di portarsi quì indubitatamente perchè ci è a
Verona il Conte Mellerio1 e Giustiniani2. Mi protesto con tutta la stima.
Or ora dal Convento di San Giuseppe
Sua Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendo
Signor Don Antonio Provolo
S.O.M.
PS. Preparai jeri sera questo viglietto vedendo il cattivo tempo questa mattina, mi viene timore che
il Signor Arciprete patisca.
Se può patire lasciamo piuttosto la cosa. Facciamo orazione, e cercheremo se fosse possibile
differire.
Al Molto Illustre e Reverendo Signor
Il Signor Don Antonio Provolo
S.O.M
__________________
NB. Segue il « Concordat ».
1
2
Conte Mellerio Giacomo, benefattore della Casa di Milano (Ep.I, lett. 387, pag. 624).
Cavalier Giustiniani, genero della Dama Loredana Priuli (Ep. I, pag. 645).
AL VESCOVO DI CHIOGGIA
745(Bergamo#1834.09.21)
Giuseppe Carsana, il Figlio della Carità di Venezia, col consenso di Monsignor Traversi, e quindi della
Canossa, è andato a Chioggia per organizzare l‟oratorio di quei ragazzi. Fa molto bene e il Vescovo
vorrebbe trattenerlo presso di sè, ma la Canossa, per non rovinare l‟opera maschile sul nascere, anche a
nome del Padre spirituale, risponde negativamente.
Cf. App. A 108, 7 ottobre 1834
1
Eccellenza Reverendissima
Bergamo [21] settembre 1834
Da Bergamo ove per qualche affare di questa nostra Casa dovetti recarmi, rni onoro di riscontrare
l’ultimo ossequiato foglio dell’Eccellenza vostra Reverendissima. Le confesso che provai il più
vivo dispiacere trovandomi impossibilitata dal viaggio di scriverle prima.
Ringrazio di cuore il Signore che la carità di lei abbia saputo trovare il modo di avere una
maestra anche per Pellistrina 2 paese che da tanti anni mi stava sempre nel cuore. Appena sarà il
momento dell’apertura dell’educazione mi farò un dovere d’avvertire l’Eccellenza Vostra
Reverendissima. L’ostacolo maggiore si è la salute vacillante della prima maestra, la quale però è
tanto piena di fervore che mi sollecita con lettere perchè le permetta dar principio.
Confido molto nelle orazioni di lei, ed a queste appoggiata spero che tra non molto potrò
avere la consolazione soddisfando l’ardente suo zelo avere quella pure di poterla in qualche modo
servire.
Riguardo poi a Giuseppe 3 non posso dirle quanta soddisfazione io provi sentendo, che nella
sua semplicità possa aggradire all’Eccellenza Vostra Reverendissima, e secondare la sua carità.
Farei però torto alla vivissima premura che sento pel bene dei ragazzi di Chioggia s’io le dicessi che
potrò lasciarglielo stabilmente, e lungamente. Potei con tutto il genio consentire
che venisse ad istradare costì l’oratorio, ma lo staccarlo dalla sua casa prima, è lo stesso che
intralciare l’opera tutta, far cadere l’incominciato bene a Venezia ed illudere anche Chioggia di
quella assistenza continua, e perenne ch’io contemplo potrà avere un altro giorno. So quanto grande
sia il suo cuore, sono quindi ben certa che a Giuseppe niente mancherà presso di lei, ma costretta
sono a supplicare l’Eccellenza Vostra Reverendissima per la gloria di Dio pel bene delle anime, e
pel comune vantaggio di fare che Giuseppe avviato che abbia l’oratorio, e fermatosi quel tempo che
dal suo Padre spirituale 4 gli fu concesso, ritorni a’ suoi fratelli da dove tratto tratto s’ella lo
giudicherà opportuno potrà fare qualche gita costì riservandomi se il Signore mi concederà vita a
poter trattare d’ogni cosa in voce personalmente con l’Eccellenza Vostra Reverendissima che sono
certa approverà quanto le scrivo, e chi sa cosa possa Dio frattanto disporre. Rinnovo all’ Eccellenza
Vostra Reverendissima le umili proteste del mio rispetto, ed implorando la sagra pastorale sua
benedizione mi raccomando sempre alle sante sue orazioni, e ricolma di venerazione mi confrmo.
_________________
NB. Minuta scritta da varie mani e con alcune correzioni della Canossa.
1
Mons. ANTONIO SAVORIN, nato nella parrocchia di Torreglia, diocesi di Padova, consacrato vescovo nel 1830,
Vescovo di Chioggia (Ep. II/2, lett. 745, n. 1, pag. 849).
2
Comune del Veneto, che sorge quasi nel meno dell’Isola omonima.
3
Giuseppe Carsana (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
4
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
A MONS. TRAVERSI
746(Verona#1835.01.**)
L‟accettazione della giovane, proposta dalla superiora di Milano, è molto problematica ma Monsignore decida. La
salute della Canossa è discreta. Ciò che più l‟angustia è l‟opera dei Figli della Carità a causa dell‟insofferenza di Don
Luzzo: forse sarebbe meglio cercare un altro sacerdote. In fine la trepidazione di Maddalena per la nuova partenza per
Roma di Monsignor Traversi, dopo la morte del Cardinal Zurla.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Per ubbidirla relativamente a quella giovane di cui mi scrisse la superiora giorni sono e della
quale la S.V.IlLma e Rev.ma vuole che le dica ciò che me ne pare, le rinnovo sì presto il disturbo di
miei caratteri. Intorno alla persona della figlia come ella ben vede nulla poso dirle non
conoscendola niente, e quand’anche la conoscessi da molti anni, mi rimetterei pienamente al
giudizio di Lei per risolvere. Risposi allora alla Superiora trovar io necessario assicurarsi della
vocazione, e della sanità ora che maggiormente intesi le circostanze del fratello trovo doversi
riflettere anche, prima di riceverla che siasi certi che vi sarà persona a cui poterla consegnare, con
formata intelligenza di questa del fratello e della figlia, nel caso non avesse per qualsiasi cagione a
riuscire nel Noviziato.
Rapporto poi ai mezzi temporali sento non aver essa ne tutto il mantenimento pel tempo del
Noviziato, ne tutta la dote al compimento di questo. Scrissi dunque alla Superiora se la figlia entrar
volesse in qualità di educanda cioè Maestra, che per tal oggetto avrebbe il bastevole, e si proverebbe
la vocazione, e la sanità senza impegno, ma meglio riflettendovi poi. L’educazione delle Maestre
non è che di sette mesi, e terminati questi che se ne farebbe? Io ho è vero varj trattati di fondazioni:
Brescia, Cremona, come sa, Treviso per quel che può valere, Lonato e Bassano. Le due che
sembrano certe sono le due prime, forse si potrà collocarla, o nell’una o nell’altra, ma desso con
positiva certezza non lo posso dire. Se si concluderà con Bassano di certo parmi si potrà ricevere.
Le sottopongo di più anche un altro riflesso il qual è che pare assai dificile che nel decorso
dei tre anni di Noviziato in cui è vero non ha tutto; ma con trenta soldi veneti al giorno in comunità
poco vi si rimeterebbe che di tante vecchie che siamo alcuna non dia luogo, e se ne chiamasse
alcuna di Venezia varie di queste non hanno niente. Detto tutto ciò per ubbidirla mi rimetto di
nuovo pienamente a quant’Ella giudicherà a crederà secondo le sue facoltà disporre.
Molto mi consolo che la salute sua si difenda in una stagione sì rigida ed asiuta. Per carità
non se ne abusi, essendo veramente un freddo straordinario. Anch’io cerco avermi tutti i riguardi.
Ebbi venerdì bisogno d’un salasso ma però con molta cura me la passo bene. Non so poi spiegare
alla S.V.Ill.ma e Rev.ma il dolore che provai sentendo da Lei un imminente novello suo viaggio per
Roma. Il figliale ossequiosissimo attaccamento che professo al Santo Padre1 mi fa certamente
bramare ogni di Lui conforto, già dopo la grave perdita dell’Eminentissimo Zurla2 dovea
aspettarmelo, ben sapendo esser Ella forse la sola persona che possa compensare il cuor del Santo
Padre. Ciò che doppiamente in questo mi afflige si è che non posso conservare la speranza di
rivederla ripatriata da qualche mese come lusingavami l’anno scorso. Sappia Ella che due cose qui
ardisco soggiungerle. La prima capisco essere uno sfogo della vivissima gratitudine ch’io le
professo, e questa mi farà dire delle cose fuor di ragione e senza prudenza; ma non importa con Lei
che è Padre mi è lecito tutto.
Forse tra le persone che bramano la conservazione del Santo Padre una certo son io, avendo
riconosciuto, e riconoscendo per una delle più singolari misericordie di Dio verso la sua Chiesa la di
Lui esaltazione e conservazione, e per ciò ben volentieri darei la vita mia per conservare la sua. Io
spero anche che Dio non ci darà tale castigo, ma i peccati nostri meritano ogni pena. Io bramerei
dunque che se parte, comprendendo già di restare a Roma, Ella lasciasse disposte costì tutte le cose
1
2
Gregorio XVI, Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
Card. Placido Zurla, Vicario del Papa Leone XII (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
in modo, da poter però ritornare a Venezia quando Ella lo bramasse. Per carità mi perdoni, ma come
sò quando una cosa dà vera pena se ne pensano d’ogni sorte.
L’altra cosa di cui poi la prego si è di volermi dire precisamente quando abbia stabilito
partire. Non so se vi riuscirò, ma almeno tenterei di anticipare la mia venuta a Venezia per prima
rivederla.
Le parlerò adesso poi intorno a quanto Ella mi dice sulla fine dell’ossequiato suo foglio dei
nostri Bergamaschi3. Le confesso che tal notizia ritrovata successiva a quella di sua partenza mi
ricolmò d’amarezza. Già come abbiamo detto tante volte il Signor Don Francesco4 non mostrò
vocazione vera all’opera in conseguenza li compatisco: ma se non è Maria Santissima che faccia
delle sue imprese io vedo l’opera disfatta molto più coll’allontanamento di Lei.
Sappia che prevedendo anch’io che l’unione di questi tre5 con Don Francesco non sarebbe
durata, l’anno scorso dopo la di Lei partenza, interessai nella cosa quel degno Parroco ch’Ella
assegnò loro per Confessore, colla vista che prevedendo qualche contrattempo avessi potuto
trasferire i Bergamaschi presso di Lui, nella lusinga di poter ivi stabilire ciò che vedeva
impossibilitato a continuarsi da noi mancando questi tre. Quantunque la cosa continuasse com’era
non trovandomi mai sicura, poco più d’un mese fà scrivendomi il Vescovo di Chioggia6
nell’incontro delle Maestre, a qualche risentita amara parola che mi disse perché gli abbiamo levato
Giuseppe nel rispondergli doverosamente sul primo argomento senza entrare in dettagli sul secondo
lo assicurai della sincera mia premura per Chioggia come per Venezia, soggiungendogli che nel
lavorare per questa si lavorava anche per Chioggia che bramava fosse Egli servito non con un bene
effimero ma permanente, e che in voce avrei avuto l’onore di intendermela seco lui e ciò feci
pensando che colà vi fosse qualche buon sacerdote che con ispirito vero cominciasse con Giuseppe
incoraggito dal Prelato, l’opera veramente potrebbesi farla, e forse uno o ambedue de giovani se
Don Francesco non và subito sarebbe adatto.
Nel periodo del mese che qui mi trovo trattai; ma non si poté concludere con un degnissimo
Sacerdote che in voce poi le dirò atto a presiedere; di più m’informai d’un altro che a mio credere
accetterebbe sul punto e con ispirito vero, ma l’ardentissimo zelo del medesimo non mi lascierebbe
quieta senza di Lei perché potrebbero compromettersi, e rovinar tutto. Mi sono dunque ristretta a far
orazione, e sentirò l’esito della cosa, o restar con lui per quel po di bene cominciato.
PS. Mi perdoni se ho sempre timore di non avere detto tutto. Parlando delle investiture dei capitali
le norme generali io bene le ho, ma mi sarà pure una gran quiete ne timori miei potendo
tranquillizzare anche gli altri ricorrendo a Lei. Mi creda che chi vuol troppo credendo già che
possa farlo, e chi vuole troppo poco, onde il poter manifestare a Lei le successive circostanze le
quali sempre variano, facendo così conoscere che anche questo punto è compreso nelle
decizioni a Lei commesse dell’Istituto sarà per questo un gran bene. Mi dimenticava dirle come
qui vorrebbero ch’io permettessi d’essere eletta Superiora di questa prima Casa pel triennio
vegnente nel qual caso attese le circostanze sottoposte di sopra mi pare che mi si renderebbe
necessario nominare io la mia assistente, e le ministre. Ma Ella sa che non ho voti ne certo li
farei. Oltre di che mi ricordo avermi Ella detto che l’essere di Superiora d’una Casa porta il
soggiorno, è vero che gran parte dell’anno lo passo qui, ma anche le altre Case abbisognano di
qualche visita. Oltre le nuove fondazioni che abbiamo.. Che ne dice Lei?
[ Gennaio1835]
______________________
NB. Minuta, senza firma e con qualche lieve ritocco della Canossa
3
Giuseppe Carsana, Benedetto Belloni, il 3° non individuato.
Francesco Luzzo, inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
5
Giuseppe Carsana e Belloni Benedetto (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
6
Mons. Antonio Savorin, Vescovo di Chioggia (Ep. II/2, lett. 745, n. 1, pag. 849).
4
ACQUISTO DELLA CHIESETTA
DI S. MARIA DEL PIANTO
A DON ANTONIO PROVOLO
747(Milano#1830.11.03)
La Canossa non ha ancora trovato chi possa impegnarsi ad acquistare la sede per la potenziale opera di
Verona a favore dei ragazzi e dei sordomuti. Chiede a don Provolo, per il momento, di pagare l'affitto di
quei locali che gli sono necessari.
VGeM
Veneratissimo Signor Don Antonio
Colla maggior compiacenza rilevai dalla pregiatissima lettera di Vostra Signoria Molto
Illustre, e Reverenda com'ella si va rimettendo, e come dice che ha intenzione di governarsi. A dirle
il vero credo, che l'intenzione sarà buona, ma per i fatti non me ne i comprometto molto. Già
com'ella saprà, io non so fare complimenti, ma vorrei che si governasse unicamente per la Gloria e
pel servizjo del Signore.
Rapporto a quant'ella si compiace scrivermi intorno al discorso da lei tenuto coll'ottimo
signor Don Bertoni1, stia quietissimo, che al momento scriverò, e farò tutto quello, che sarà
necessario su tale argomento. Bella cosa sarebbe, che cominciassimo a servire il Signore con degli
scomunicati, onde per questa parte stia quieta. Veniamo adesso all'altro argomento riguardante i
mezzi per fare l'acquisto, sempre che i documenti siano stati presentati esaminati, e trovato la
compera sicura. Da quanto oggi mi scrive la mia compagna superiora2 di cotesta casa sento, che non
riuscì ne a lei, ne al veneratissimo signor Arciprete3 di trovare persona ch'assuma l'impegno
dell'acquisto. A me pure non riuscì a trovarla. Ho per altro in vista alcune persone mie amiche le
quali hanno qualche piccola somma da investire. Vorrei vedere se mi riuscise con queste combinare
di farne, o farne fare l'acquisto. La supplico intanto a volermi dire a posta corrente se riuscendomi la
cosa ella avrebbe difficoltà di pagare l'affitto di quella parte di casa che le fosse necessaria per dar
principio all'opera sino che il Signore ci manda dei mezzi, e che intanto il rimanente della casa
venisse affittata a buone persone per soddisfare agli impegni pel danaro che verrebbe investito.
In somma fretta per non perdere la posta raccomandandomi alle sante sue orazioni, piena di
venerazione me le protesto.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Milano li 3 novembre 1830
1
Don Gaspare Bertoni, fondatore degli Stimmatini (Ep. I, lett. 364, n. 2, pag. 574).
Superiora di Verona, Dabalà Rosa (Ep. II/1, lett. 585, n. 4, pag. 442)
3
Don Frisoni Giovanni Battista, arciprete (Ep. II/2, lett. 730, n. 3, pag. 823).
2
AL VICERÉ RANIERI
748(Verona#1831.05.08)
Supplica di Maddalena di Canossa, perché il Vicerè le ottenga di fare acquisto, fuori asta, di una piccola
Chiesa chiamata Santa Maria del Pianto, delta dei Colombini, appartenente alla Cassa d‟ammortizzazione
In essa e adiacenze, dovrebbe sorgere un‟opera, simile a quella delle Figlie della Carità, ma a favore dei
poveri ragazzi della contrada e dei sordomuti.
Altezza Imperiale
La clemenza e degnazione con cui l’A(l)tezza Vostra Imperiale1 si compiacque favorire replicate
volte l’umilissima sua serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità incoraggisce la stessa ad
avanzarle novella sua supplica.
Diretta è questa a dare il compimento, almeno l’accrescimento, a quel poco di bene, che la
Divina Misericordia degnossi ri cavare da quel minimo Istituto, che col miserabilissimo suo mezzo
mediante la protezione dell’Augusto Sovrano2 e dell’Altezza Vostra Imperiale venne da ben x anni
eretto nella Parrocchia di San Zeno in Verona. Ben noto è già all’Imperiale Altezza Vostra essere
questa Parrocchia l’abitazione permanente, e successiva delle famiglie più miserabili di questa
nostra città.
Per assistere le figlie di questi poveri prescelse la supplicante di quivi stabilirsi. Nel periodo
in cui vi si trova l’Istituto delle Figlie della Carità ha la consolazione di vedere dalla bontà del
Signore benedette le fatiche delle sue compagne a vantaggio spirituale temporale, e civile di queste
povere fanciulle, varie delle quali già collocate riescono nel povero loro stato buone madri di
famiglia.
Ma vorrebbe pure la riverente sottoscritta fare, se possibile ciò le si rendesse, a questa
misera popolazione un bene anche maggiore, a compimento, e per rendere stabile il poco già fatto
A quest’oggetto osservato perennemente avendo, come per la necessità di guadagnarsi un pò di
pane vengono i ragazzi nell’età la più tenera impegnati dai genitori in alcuni lavori relativi ai
prodotti del Paese, e quindi in gran parte non possono frequentare quelle scuole che la munificenza
sovrana ha negli Stati suoi graziosamente istituite, cosi vorrebbe essa approfittare delle caritatevoli
disposizioni di alcune pie persone le quali se avessero una bastante località gratuitamente si
presterebbero a far delle private scuole giusta i metodi delle scuole elementari minori a’ ragazzi
predetti nell’ora in cui restano questi in libertà dalle botteghe cogliendo tale opportunità per istilar
loro il santo timor di Dio ed il vivere cristiano.
Oltre di che essendo che queste persone stesse si esercitano gratuitamente in un altro Ramo di carità
dall’Augusto nostro Sovrano da molto tempo introdotto nelle primarie città del suo Stato, ch’è
l’insegnamento dei poveri sordi e muti, così in differente ora verrebbe ivi pure tenuta una privata e
gratuita scuola di questi infelici parlando sempre dei maschi, supplendo per quanto i preventivi loro
impegni di carità lo permettono le Figlie della Carità in questa loro casa pure gratuitamente per le
ragazze.
Susistendo dunque ancora nella Parrocchia invenduta una piccola Chiesa chiamata Santa Maria del
Pianto detta de Colombini al civico n.... e questa di ragione della Cassa d’amortisazione, locata
interinalmente ad un oste, l’umile sua serva supplica l’Altezza Vostra Imperiale a volerle concedere
la grazia di poterla acquistare dalla Finanza senza comperarla collo esperimento dell’asta
offerendosi a pagare oltre il prezzo della già seguita stima anche il 5% più della stima stessa.
Disposta a rispettare anche la locazione se non fosse questa, come ha motivo di credere, limitata
fino al momento dell’alienazione del fondo.
A vieppiù far conocere all’Altezza Vostra Imperiale quanto fondamento ci sia da riprometterci di
potere da tale acquisto ricavare un gran bene, unisce a questa rispettosissima supplica una
1
2
Arciduca Ranieri, Viceré del Lombardo Veneto (Ep. I, lett. 299, n. 4, pag. 459).
Francesco I, imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422)..
dichiarazione in proposito dalla ricorrente ottenuta dall’Illustre suo Prelato3 a conferma di quanto
osò rappresentarle.
Le prove dell’efficace interessamento con cui la pietà dell’Altezza Vostra Imperiale si compiacque
secondare le premure dell’ossequiosissima sua serva dirette queste alla Gloria di Dio e bene de’
poveri non mi lascia luogo a dubitare di non essere esaudita.
Per ciò ricolma della più viva ed eterna riconoscenza si onora di confermarsi colla venerazione più
profonda
Dell’Altezza Vostra Imperiale
Verona li 8 maggio 1831
____________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione autografa della Canossa. Nell’A.C.R. c’è un’altra
minuta quasi del tutto simile.
3
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646).
[ Conte ANTONIO PIATTI ]
749(Verona#1831.06.**)
[Verona] Giugno 1831
Dopo aver presentato al Vicerè la supplica per l‟acquisto della Chiesetta di Santa Maria del Pianto, la
Canossa si rivolge al Conte Piatti, se non si tratta di altro destinatario, poichè non è indicato, pregandolo di
chiarirle se il SUO procedimento e le proposte da lei fatte sono valide a raggiungere il suo scopo.
V G e M Eccellenza1
Vado pensando che l’Eccellenza Vostra abbia da restare non poco sorpresa vedendo che dopo molti
anni che non ho l’onore di vederla io mi prenda la libertà di scriverle. Quasi vorrei dirle che anch’io
mi sorprendo di farmi tanto coraggio. Ma animata per una parte dalla bontà con cui si compiacque
favorirmi se mi si presentò qualche volta l’occasione di disturbarla e spinta dal desiderio di
maggiormente giovare a questo povero popolo di San Zeno tra il quale, come è ben noto
all’Eccellenza Vostra ho il contento di passare gran parte della mia vita * mi faccio ardita
d’indirizzarmi direttamente a lei con questa rispettosa mia. (NB. se guono due periodi, messi in
parentesi e che sono incompiuti, perchè la Canossa vuole esprimersi diversamente) (Quando
ultimamente trovavami a Venezia non avendo coraggio
Dietro la supplica che dal Precettore del giovane Cavaliere di lei figlio le feci innoltrare)
* ed animata da quanto degnosi ella farmi dire ultimamente in proposito da mia sorella. *
L’Eccellenza Vostra si compiacque farmi dire avermi favorito in ciò di cui la pregai e di
questo non saprei dubitarne anzi distintamente ne la ringrazio ed accettai, benchè da miserabile, la
condizione di dimostrarle la mia riconoscenza pregando per lei la bontà del Signore come già ho
cominciato e continuerò qual sono a fare. Il male si è ch’io dubito per mancanza di cognizioni non
aver saputo domandare, ed è perciò che nuovamente ricorro alla bontà dell’Eccellenza Vostra
perchè nelle vie di rettitudine ed equità ch’ella calca e da cui neppur io non saprei allontanarmi, ella
voglia doppiamente favorirmi e giovare ai cari miei poveri a cui cercò ella esser utile più da vicino
quando si trovava a Verona.
Nella supplica da me fatta umiliare a Sua Altezza Imperiale il nostro buon Principe Vice Re
come ha veduto implorai di potere sulla stima fare acquisto dell’Oratorio di Santa Maria del pianto
detta dei Colombini posta nella Parrocchia di San Zeno nella remota strada di San Bernardino pel
doppio caritatevole oggetto gia esposto.
Come l’Eccellenza Vostra si figurerà io presi la misura di tale offerta dalla stima in relazione
dell’affitto scopersi non ha molto però che frequentemente alla stima predetta viene aggiunta quella
pure dei materiali in istato di demolizione la quale come sa non è mai nelle pubbliche aste
verificabile, e ben la saggezza ed esperienza dell’Eccellenza Vostra lo ricorderà anche nel caso
presente sempre che sia vero quanto è di mia cognizione cioè che la stima in ragion d’affitto quì
rilevata come decenio amonta ad austriache lire 768 : 86 e quella in istato di demolizione compresa
l’area fu fatta ascendere ad austriache lire 5121
Ben so che l’Eccellenza Vostra troppo giustamente farà per inviare le stime all’ottimo nostro
Principe ne mai la pregherei d’una grazia che alterar mai potesse la rettitudine, ed equità con cui
ella opera. (NB. Segue un periodo tutto cancellato).
Ciò di cui la supplico ecco a cosa si estende. O l’Eccellenza Vostra conosce, come ardirei
asserire, sinceramente e francamente non essere assolutamente verificabile ne con l’asta ne senza
asta la stima in istato di demolizione ed ella volesse aver la bontà di farlo conoscere al Principe
nell’accompagnare il suo voto o veramente ella non crede far questo ed allora io la supplico a voler
suggerire al Principe di darmi l’Oratorio a livello perpetuo e questo lo accetterei anche coll’attuale
affitto il quale supera il fondo della stima essendo in questo momento a cinquanta lire austriache
1
Conte ANTONIO PIATTI, procuratore del proprietario delle casette, Nobile Albertini.
che come l’Eccellenza Vostra vede, porta un fondo di austriarche mille il quale io assicurerei su
d’un fondo in terra.
A dirle il vero mi confondo a trattare con lei di queste minuzie, ma l’Eccellenza Vostra ben
sa che a San Zeno si fa stato d’un fondo di mille svanziche2 come in altra parte si farebbe di 10
mille zecchini3 per ciò per carità mi perdoni ma guardi ella il bene che spero ne abbia da risultare
per i poveri sordi e muti che non possono approfitare dei pubblici stabilimenti per mancanza di
mezzi, e che verranno gratuitamente ammaestrati e per educare un poco i poveri ragazzini di questa
parrocchia.
2
3
SVANZICA, nome della vecchia lira austriaca, circa ottantacinque centesimi di lira oro.
Zecchini, antiche monete d’oro di Venezia (Ep. I, lett. 197, n. 4, pag. 308).
A ROSA ORTI CANOSSA
750(Verona#1831.07.29)
Intermediaria la sorella di Maddalena, il Conte Piatti, Procuratore del proprietario, Nobile Albertini,
dovrebbe stendere la scrittura per l‟acquisto delle casette. Maddalena però ha un piano, che faciliterebbe
l‟affare, con giustizia per tutti, ma con minor dispendio. Lo sottopone per accertarsi della possibile
effettuazione.
Carissima sorella
Non posso dirti quanto ti sia restata obbligata, mia cara Orti1, e quanto obbligata mi professi.
All’ottimo signor Conte Piatti2 confermandomi sempre più nella stima che da quanto ne aveva
sentito a dire ne aveva formato, la tua bontà però e quella di quest’ottimo cavaliere mi per donerà se
prima ch’egli abbia il disturbo di stendere la scrittura, io ti sottopongo un progetto novello che mi
frastornò questa notte, e maturai questa mattina. Già tu sai che godendo da più di vent’anni la
cittadinanza di San Zeno, ho preso gli usi della contrada, ove i più rispettabili cercano operando
risparmiare tutte le spese che possono.
Riflettendo dunque a quanto gentilmente mi disse il sullo datto signor Conte, parmi che
potressimo fare una cosa sola con utile del venditore assicurando il di lui interesse, rispettando in
pari tempo le prudenti e giuste mire del signor Conte, e dall’al tro canto anch’io per mia parte
resterei quieta, e potrei più liberamente operare per la gloria del Signore, e per i cari miei poveri.
Senti dunque, io dico com’è che le tre casette in trattato so no un fondo in mal essere del quale
pagato il casatico3, non potendo per la loro qualità, ma più per la loro situazione, essere affittate se
non che a poveri, i quali da queste parti non usano pagare, divengono pel padrone un fondo più
passivo che attivo.
Non credere per altro che tra le mode da me addottate dalla Parocchia dei Gnocchi 4 questa
non l’avessi esclusa. Penso però che facendomi l’affittanza come si compiacque il signor Conte
assicurarmi, facendo in que’ ristaurj, e miglioramenti che per l’oggetto mi si renderanno necessarj, e
che già vorrei contemplare nella scrittura, parmi impossibile cogli affittuali presenti, che il padrone
non abbia da incontrare qualche spesa delle solite che si fanno indispensabilmente nelle case,
affittandole anche ai poveri, ma che pagano. Proporrei dunque di fare una cosa sola, e sarebbe
questa.
Che il signor Conte, per sua parte, ed io per la mia, facessi mo esaminare le tre casette dal
nostro muratore reciproco e vi stabilissero il prezzo, e il valore. Fatto questo colle misure e giuste
leggi di tali contratti, facesse con me un livello perpetuo.
Avverti che per parte mia lo desidererei affrancabile perchè allora quando il signor Conte ha
messo i suoi pezzi a segno quest’autunno, io pago subito se crede le casette, e se verificate le
circostanze giudicasse meglio per quel signore che continuassi a pagare il livello per qualche anno,
lo pagherò. In questo modo egli non avrebbe la minima spesa perchè sulla stima prenderei le case
come sono; non ha più casatico perchè il contratto, mettendo in me il possesso, me lo trasmette, ha
il pagamento al suo ritorno se lo vuole, e risparmiamo anche negli atti perchè colla sola Carta del
Livello abbiamo fatto tutto.
Per parte mia come ti dissi poi resto ad ogni evento per sempre assicurata, e quando trovo
qualche tesoro, perchè adesso conviene prendere con umiltà giusta la moda della parrocchia, e
questa addottata d’averne pochi posso fabbricare allegramente. Che ti pare, mia cara sorella, di
questi bellissimi progetti burattati nella burattina del venerdì gnoccolaro.
Comunica la cosa al signor Conte Piatti presentandogli i più distinti miei complimenti e
pregandolo a farvi sopra i suoi riflessi, e comunicarteli.
1
La sorella della Canossa, Rosa Orti (Ep. I, lett.4, n. 2. pag. 11).
Conte Antonio Piatti, procuratore del proprietario delle casette.
3
CASATICO, tassa sopra le abitazioni.
4
Quella di San Zeno di Verona.
2
Assicuralo ch’egli sarà sempre nell’orazione riguardato come un massimo benefattore di
quest’opera se può fargli questo bene. Tu pure lo sarai, mia cara amica e sorella, che di cuore
abbraccio col maggiore attaccamento.
Verona li 29 luglio 1831.
AD ANTONIETTA COCCHIGNONI
751(Verona#1831.07.30)
La Canossa sa che la risposta alla sua richiesta per la chiesetta è giunta al Gabinetto Reale. Sa anche a
quanto ammonta la stima. La Cocchignoni ne avverta il Conte Mellerio perchè la pratica possa essere
presto definita.
Verona 30 luglio 1831
1
Ti prego di far sapere a Sua Eccellenza il nostro Conte Mellerio che da quanto io sò, la risposta del
noto affare dovrebbe essere giunta al Gabinetto Reale. Che lo prego dunque a fare la carità di
compire quanto ha cominciato, e di sollecitare per quanto si può.
Dopo scritta la presente venni in cognizione, che il giorno 15 partì da Verona la rilevata
stima del noto locale, cioè della Chiesa di Santa Maria del Pianto, con piccoli annessi locali, ed un
locale superiore, e da quanto seppi da Venezia adesso che parlo posso dire che è certamente al
Gabinetto Reale. Già detta chiesetta non ha che le muraglie, ed il coperto, e la stima rilevata seppi,
oggi solo, essere di austriache L. 768.86- Riservatamente significa la cosa al nostro buon Conte
Mellerio, pregandolo di voler presso il piissimo nostro Principe 2 compir l’opera incominciata,
perchè abbiamo bisogno di placare la collera del Signore, che adesso ci minaccia con tante malattie,
e tu sai, che in questo caso la voce de’ poveri placherà e disarmerà la destra del Signore,
assicurandoti, che questi impegneranno Maria santissima ad ottenerci le benedizioni di cui abbiamo
bisogno.
Maddalena di Canossa
1
2
Conte Mellerio Giacomo, benefattore della Casa di Milano (Ep.I, lett. 387, pag. 624).
Vicerè Ranieri (Ep. I, lett. 299, n. 4, pag. 459).
AL CONTE MELLERIO
752(Verona#1831.07.**)
[ il luglio e l’agosto 1831]
Perchè si affretti la conclusione dell‟affare della chiesetta, la Canossa chiede al Conte se sarebbe utile
implorare l‟intervento dell‟Imperatrice. Qualunque sia la risposta del Mellerio, la Marchesa si affida
pienamente al suo operato e gliene è gratissima.
V: G: e M: Eccellenza
Incomodai replicate volte l’Eccellenza Vostra col mezzo del degnissimo nostro Signor Abate
Pollidori1. Questa volta soffrir voglia la bontà di lei che diretamente la disturbi.
Se fosse vero come vivamente desidero che l’affare della nostra chiesetta della mia
Madonna2 dipenda totalmente per la conclusione dal nostro buon Principe Vice Re3 questo sarebbe
il momento da poter ottenere una felice e pronta conclusione.
Sarà forse noto all’Eccellenza Vostra essere finalmente stato rimesso a Milano nel giorno
sabbato otto corrente sotto il n. 21548** essendo partite da Venezia le relative carte. (NB. L’aggiunta
è in margine).
Come bene si figurerà, meno che mi facessero pagare meglio sarebbe. Nondimeno, per
quanto mi è noto la Consulta del Magistrato Camerale 4 non credo si opponga niente, anzi mi pare
potermi assicurare che forse favorisca la massima di darmi la Chiesa in via di trattativa ma stando
alla stima di prezzo di demolizione ad area.
Parlando colla solita mia schiettezza all’Eccellenza Vostra meno che mi facessero pagare per
tutti i rapporti sarebbe meglio ma più di tutto perchè ne ho pochi. Nondimeno si tratta della mia cara
Madre santissima, la casa della quale è in mano de Giudei, e si tratta dei miei pur cari poveri onde
se per diminuire il prezzo ci volesse maggior larghezza di tempo o nuovi passi, volentieri e per una
grazia riceverà di pagarla al prezzo anche della stima in istato di demolizione il quale come già
m’onorai farle sapere si è d’austriache L. 5268.
La carità, lo zelo e l’attività dell’Eccellenza Vostra non ha bisogno di stimoli con nuove mie
suppliche, ardisco però rinnovarle le mie raccomandazioni. Già continuando a parlare colla stessa
candidezza qualunque fossero state sopra di noi le disposizioni del Signore mi sarei prestata per
quanto da me dipendeva alla consumazione di quest’opera, ma mi si raddoppiò l’impegno vedendo
che comincia a verificarsi quanto il prelodato Signor Abate Pollidori intorno quest’opera mi disse
che alla sua esecuzione Dio * (NB: aggiunta in margine)* senza dubbio in riguardo di Maria santissima
avrebbe ritirato il flagello che purtroppo meritano i nostri peccati. Dacchè potei, comperata già
l’ortaglia, formare l’enfiteusi delle annesse casette cominciò a moderarsi il cholera morbus ed io
spero che compita l’opera abbia questo da totalmente cessare, e vorrei che la Madre delle
misericordie ottenesse a questi nostri Stati una stabile pace e tranquillità. Mi perdoni l’Eccellenza
Vostra, ma unisca ella pure per simile intenzione i passi che per tale oggetto farà. Di più poi la
supplico nei caso che il nostro ottimo Principe non avesse la facolta di volere in questo da sè
derogare ai soliti metodi quantunque in tal caso risulti in vantaggio dello stato perchè nessuno
all’asta darebbe una tal somma e dovesse riportare l’affare a Vienna lo raccomando vivamente
anche colà alla sua protezione per una felice e pronta evasione. Se si rendesse necessario io non
avrei nessuna difficoltà d’interporre presso Sua Maestà anche la clemenza dell’Augusta nostra
Sovrana * (NB: aggiunta in margine) che con tanta degnazione si compiace riguardarmi avendo io qui
mezzo da poterlo fare direttamente e se l’Eccellenza Vostra lo giudicasse necessario avrei bisogno
1
Abate Polidori, segretario di Casa Mellerio (Ep.I, lett. 388, n. 1, pag. 625).
La chiesetta della Madonna del Pianto.
3
Arciduca Ranieri (Ep. I, lett. 299, n. 4, pag. 459).
4
Consulta del Magistrato Camerale, l’addetto al settore finanziario.
2
di sapere il numero del protocolo ed il Dicastero a cui rimessa fosse la cosa; questo parmi però un
passo che precisamente non saprei se potesse essere necessario e sbrigativo o indiferente perchè ho
veduto qualche volta che la moltiplicità de passi imbarazza ed allunga * (NB: aggiunta in margine) * e
parlandole col cuore ho più persuasione nei passi che possa far lei di quelli che possa far io.
Dipenderò per altro nel caso, pienamente dal consiglio dell’Eccellenza Vostra.
Per quanto mi reputi onorata dei venerati suoi caratteri non voglia ella disturbarsi anche a
rispondermi, il quale come dello stato delle cose può farmelo sapere o dal degnissimo signor Abate
Pollidori, o anche dalla buona nostra Antonietta5 alla quale però abbisogna di una spiegazione più
minuta essendo essa poi esattissima nel riferire giacchè per quanto onorata mi tenga da venerati suoi
caratteri mi riesce di pena il vedere che le si moltiplichino senza numero i disturbi.
Supplico umilmente Maria santissima a volerle retribuire ogni cosa coll’ottenerle le più
copiose benedizioni. Mi raccomando alle orazioni dell’Eccellenza Vostra assicurandolo delle
povere nostre se non le dispiace al signor Abate Pollidori abbia la bontà di credere che colla
massima...
(Nell’ultimo verso del foglio, con altra calligrafia, ma con inchiostro dello stesso colore:)
Lettera scritta al signor Conte Mellerio per l’affare della Chiesa detta de Colombini.
5
Antonietta Cocchignoni (Ep.II/1,lett. 529, n. 9, pag. 312).
AD ANTONIETTA COCCHIGNONI
753(Verona#1831.08.03)
Temendo di essersi spiegata male, la Canossa torna a scrivere alla superiora di Milano perchè chiarisca
meglio al Conte Mellerio quanto ha saputo. Il locale, per prassi consueta del Demanio, viene posto in
vendita con due stime: una in rapporto all‟affitto, che è più onerosa, l‟altra in stato di demolizione, più
affrontabile. La borsa della Canossa è piuttosto leggera, quindi cerchino di metterla in condizione di farne
l‟acquisto, ma alle migliori condizioni.
V. G. e M.
Carissima Figlia
L’affare della Chiesetta della mia Madonna santissima fà che torni subito ad iscriverti, mia cara
figlia. Tu puoi pensare e credere quanto mi preme i nostri poveri sordi muti, ed i miei cari Sanzenati
matti: meritano tutto l’impegno. Ti scrissi l’altro giorno di volo, e di sera in cui sono tanto
imbrogliata dal sonno credo per la debolezza, e stanchezza del giorno, ch’io non sò neppure quello
che abbia scritto almeno esattamente. Ti dirò peraltro che tenendomi certa che la premura delle cose
avrà supplito a quella maggiore descrizione che avrei fatto scrivendo con maggior riflesso, seppi
altre cose, che ho bisogno di subito comunicarti, perchè subito lo possa significare a Sua Eccellenza
il signor Conte Mellerio della carità e premura del quale mi tengo sempre in diritto. Seppi dunque,
che giusta il consueto metodo demaniale furono rilevate, e spedite due stime del locale suddetto.
L’una a tenore dell’affitto, e questo fù come ti scrissi di 168: 86 austriache, l’altra come stato di
demolizione, e questa risultò per quanto mi. è noto a circa austriache L. 3500. Presentemente come
altre volte mi pare averti scritto, è locata per cinquanta lire austriache all’anno.
Il nostro buon Principe, il quale sono certa che può in questa cosa decidere lui solo, essendo
riservata tal grazia, o all’Augusto nostro Sovrano, o al nostro buon Principe, sulle stime che gli
verranno, risolverà.
Già il signor Conte sa bene come vanno, e con quali regole, queste cose. Mi fù raccontato
che tra una stima, e l’altra prendono un valore medio. Non sò poi se sia vero. A Milano fù così
venduta la Chiesa della Rosa.
Giacchè Sua Maestà Imperiale ha la facoltà; mi premerebbe che facesse lui solo per
abbreviare il tempo, giacchè per la cosa mi terrò più che certa, che anche l’ottimo nostro Sovrano
me l’accorda volentieri.
Ti prego dunque informare il signor Conte di tutto o parlandogli se hai occasione, e gli
presenterai anche i miei distinti rispetti, o col mezzo del signor Abate Pollidori, al quale pure
presenterai i miei doveri, e del quale ti prego a darmi nuovamente le notizie. Mia cara figlia, porta
pazienza, ma iutami a far del bene ai poveri onde questi ci introducano nei celesti Tabernacoli, ed in
questa valle di miserie plachino la ira di Dio, e ci ottenghino la liberazione dal flagello del male
contaggioso che và minacciando.. Tornando sul mio argomento, conviene che ti dica un’altra cosa,
che già sarà innutile, perchè il nostro piissimo Principe, ed il buon signor Conte Mellerio ne sanno
più quando dormono, ch’io quando veglio. La mia sapienza consiste nella leggerezza delle mia
borsa, la quale bramerebbe essere rispettata. Io dunque dico, che domandando la grazia di
comperare senza asta la Chiesa, non domando per demolirla, ma per adoperar la, in conseguenza se
fosse possibile vorrei pagarla a ragione di stima d’affitto, col cinque, col sei, col dieci, anche col
venti per cento più della stima, ma non colla stima di demolizione, ch’io anzi ci metterò le finestre,
e la porta addattata, mancando di tutto per quanto sò, ed anche di selciato. Peraltro se questo amore
alla leggerezza della borsa, dovesse frastornare il contratto, o portare lunghezza maggiore nella
conclusione del contratto medesimo, prega il signor Conte di non esporre ostacolo alcuno, e lasciar
pur correre come verrà proposto, certa che non sarà mai il prezzo pari affitto; e cerchiamo di far
presto perchè se questa opera di carità ci tiene lontana la malattia, possiamo godere delle nostre
fatiche, ma se siamo morti addio Sanzenati. Confidiamoci però nella misericordia del Signore che
andremo a lodarlo in Paradiso, ma i Sanzenati mi restano per la strada, e tu sai che parlando, io
penso alla Divina Gloria, dice il Salmo: Non mortui laudabunt te, Domine. Guarda che ho sino
parlato latino, che vuoi di più? Termino subito abbracciandoti di tutto cuore unitamente a tutte le
care compagne. La mia salute, è bastantemente buona, tutte qui se la passano bene e le garelle 1
benino. Di cuore mi confermo
Di te carissima figlia
Verona San Giuseppe li 3 agosto 1831
La tua affezionatissima Madre
Maddalena di Canossa Figlia della Carità2
1
Le malaticce.
2
NB. Tutto autografo da « Di te, carissima figlia ».
A ROSA ORTI CANOSSA
754(Verona#1831.08.04)
Il conte Piatti sta per stendere il contratto, che renderà realizzabile il sogno della Canossa a favore dei
poveri sanzenatesi. La Marchesa prende con la sorella gli ultimi accordi.
V.G. e M. Carissima sorella ed amica
Gratissima e confusa della bontà e compiacenza dell’ottimo signor Conte Piatti 1, ecco che colla
possibile sollecitudine ne ap profitto, e nello stesso tempo in diritto della tua amicizia al solito ti
disturbo. Ti occludo la minuta che feci stendere pel livello delle tre casette2 confermandoti che se il
sulodatto signor Con te fatta la sua gita troverà che il vantaggio di quel signore porti
a]l’affrancazione del livello3, abbia egli la bontà di farmelo sa pere che subito l’affrancherò.
Troverà il prelodatto cavaliere che la minuta manca di molte cose per cui * si richiede (di
conoscere) di averne i fondamenti d’acquisto il censimento ed il valore delle tre casette. Se crederà
il signor Conte mandarmi il capo mastro che serve l’ottima famiglia Albertini 4, sentirò il giorno e
l’ora che lo stesso ha di libertà perchè avvertirò il nostro, e possono visitare le tre casette, e
rilevatone il valore, rifferirlo al signor Conte perchè dibattuto il casatico5, egli ne fissi il prezzo.
Dopo di questo fissi il signor Conte o da te, perchè so che accetti le mie visite volentieri, e
già te ne faccio sempre poche perchè tu sei quella che mi favorisce, o qui da me se più gli ac
comoda, faremo il nostro stromento.
Cara la mia Orti, quanta consolazione io provo vedendomi vicina a concludere una cosa non grande,
ma per mezzo della quale spero poter giovare assai ai miei cari Sanzenati 6 ed ai sordi e muti7. Ogni
giorno si farà un orazione particolare pel signor Conte Piatti e per te e sono già intesa.
La mia Madre santissima, che per essere la Madre della misericordia, tanto si compiace del
bene che si fa ai poveri, spero che si degnerà benedire in modo singolare con te il signor Conte.
Quando egli ti riscontrerà, tu me lo scriverai ed io subito lavorerò.
Ti abbraccio di tutto cuore, tanti complimenti al signor Con te e i più cordiali saluti alla tua
famiglia, in particolare alla mia Isotta.8
Sono di cuore
Verona San Giuseppe li 4 agosto (1831)
_______
* all’atto dell’Istromento si richiederanno di conoscere
2 - e combinare onde visitar possano unitamente le tre casette, e rilevatone il valore, riferirlo al
signor Conte perchè dibattuto il casatico, egli ne fissi il prezzo sul quale stabilito resti il livello,
appoggiandomi intieramente a Lui.
(NB. Le due postille servono per chiarire i richiami che appaiono nel corpo della lettera. Segue poi la ripetizione
del concetto già espresso da: « Dopo di questo... » con qualche variante).
Fatto questo fisserà il signor Conte o da te; parlo con questa libertà sapendo che accetti le mie visite
volentieri. Il mal è che te ne faccio poche venendo sempre da te favorita, o qui da me se più gli
1
Conte Antonio Piatti, procuratore (Cf. lett. 749).
Gli edifici che avrebbero ospitato il primo nucleo di Figli della Carità.
3
LIVELLO O ENFITE USI, contratto per la cessione a tempo deter minato, o in perpetuo, di un fondo, contro il
pagamento di un canone annuo.
4
Proprietaria delle casette.
5
Tassa sopra le abitazioni
6
I poveri ragazzi della parrocchia di San Zeno.
7
Gli emerginati di cui si voleva occupare in particolare il Provolo.
8
Isotta, la figlia di Rosa Orti, sorella di Maddalena (Ep. II/2, lett. 942, n. 4, pag. 1334).
2
accomoda e faremo il nostro stromento. Io ti invitto in forma ad essere la settima parte di testimonio
perchè noi donne ci fanno contar poco, sarai però testimonio pienissimo della mia consolazione che
provo già fino da ora vedendomi vicina a concludere una cosa non grande ma per mezzo della quale
spero poter giovare assai ai sordi muti ed ai miei amati poveri sanzenati. Ogni giorno si farà un
orazione particolare pel signor Conte Piatti, e per te e stane sicura.
A DON LUIGI POLIDORI
755(Verona#1831.08.10)
Anche se la Canossa è sicura che la superiora di Milano ha trasmesso al Conte Metterlo quanto le premeva,
preoccupata di chiarire meglio e di essere meglio aiutata, ripete quanto è venuta a sapere sulle condizioni
poste dal Demanio per l‟acquisto della Chiesetta. E‟ l‟ultimo ostacolo perché l‟attività a favore dei ragazzt
possa prendere vigore: infatti ha gia acquistato l‟orto, ha già tatto l‟enfiteusi perpetua per le casette, ora
manca l‟oratorio.
V: G: e M: Veneratissimo Signor Don Luigi1
Ella dirà che non contenta d’importunare la Signoria Vostra Illustrissima e Molto Reverenda, col
mezzo della mia Antonietta 2 venga anche direttamente a turbare il di lei riposo.
Ha ragione ma sappi(a) ch’è una gran trista cosa avere a che fare colle figlie della Carità le
quali pretendono per questo nome essere in diritto d’incomodar tutti. Guai poi quando conoscano
persone zelanti e caritatevoli. Ella ne ha molte prove, ed io continuo a renderla coll’esperienza più
certa di quanto le dico.
Supponendo che Sua Eccellenza l’ottimo signor Conte Mellerio, e la Signoria Vostra
Illustrissima e Molto Reverenda fossero a Milano, pregai la cara Antonietta a far loro sapere come
erami noto essere da qui partita la stima dell’Oratorio di Santa Maria del Pianto detta dei
Colombini, per Venezia ed io aveva un’indizio che mi pareva indubitabile che la stima fosse passata
a Milano. La stima che potei qui rilevare essere stata fatta risultava di austriache L. 768. In seguito
da un mio corrispondente, da Venezia fu scritto che l’affare tuttora trattatasi in Venezia che due
erano le stime ivi comparse, l’una in ragione d’affitto, e questa risultante in circa austriache L. 780,
l’altra come stima in istato di demolizione, e questa risultava di circa austriache 3500 e di più mi fu
detto, essere questo il consueto mettodo demaniale firmare le due stime nel modo suddetto, e che
poi tra le due costumano fissare un prezzo medio. Dopo di ciò, io quantunque poco persuasa di
quanto il mio corrispondente dicevami, continuai a fare le diligenze che potei per avere da Venezia
nuovi lumi, e nell’atto che lo stesso mio corrispondente mi confermo, che l’affare trovavasi ancora
a Venezia, e che le stime erano per l’esame al Genio mi soggiunse non esservi tra queste la grande
disparità che sul principio mi aveva detto, ed anzi sembrami capire che anche la stima di
demolizione s’avicini all’altra. Malgrado tutto ciò per una certa combinazione che la prima volta
che avrò l’onore di vederla le racconterò sono egualmente persuasa che l’affare sia già a Milano.
Siccome pur seppi essere cosa che il nostro buon Principe può decidere da se, quantunque il
piissimo nostro signor Conte ed ella pure si trovino in villeggiatura non posso propriamente nè star
quieta io, nè lasciar loro in pace, ma supplico la carità dell’uno e dell’altro dalla loro villeggiatura a
volere col mezzo di qualche amico informarsi se effettivame come io penso l’affare sia giunto al
Gabinetto Reale, e sollecitarne possibilmente la spedizione.
Veneratissimo signor Don Luigi se questa opera di carità come pure fosse quella di cui ella
mi parlò che avesse da placare la giusta collera di Dio che castiga i nostri peccati, e preservarci
dalla malattia contaggiosa che va facendo anche negli Stati dell’ Augusto Nostro Sovrano delle
stragi, perchè non cercheremo tutto ciò che da noi dipende da sbrigare?
Ella sa che mi ci volevano tre cose ossiano tre piccoli acquisti per dar comodo ai cari miei
poveri.
Il maggior che era l’ortaglia grazia al Signore, ed a Maria santissima l’ho acquistata. Le
casette in cui abiterano le caritatevoli persone che gratuitamente istruiranno i sordi muti, ed i miei
poveri ragazzetti sanzenati spero saranno mie nel corrente mese, essendo per concludersi un
contratto d’enfiteusi per una parte affrancabili, mi assistano poi anche loro a farmi ottenere la grazia
di comperare anche l’Oratorio che subito io comincio l’opera, e chi sa che la Divina Misericordia in
1
2
Don Luigi Polidori, segretario del Conte Mellerio (Ep.I, lett. 388, n. 1, pag. 625).
Antonietta Cocchignoni, la superiora di Milano (Ep.II/1,lett. 529, n. 9, pag. 312).
riguardo di Maria santissima Addolorata della quale cercarassi risvegliare la devozione non si
plachi, e non cessi il flagello.
Torno a dimandarle mille perdoni della libertà che mi prendo. In questo momento fanno
tante cose per precauzione della malattia, noi cerchiamo questo preservativo il quale se non lo
conosciamo più, certo sarà forse il più efficace.
La Signoria Vostra Illustrissima Molto Reverenda mi creda ch’io mi compiacio
sommamente che l’affare dipenda unicamente da Sua Altezza Imperiale il nostro buon Principe
Vice Re per sollecitare la cosa, ch’io mi tengo certa che se avessi dovuto ricorrere anche a Sua
Maestà sarebbe pure graziata, ma pel tempo che necessariamente ci vuole a fare il giro della corte,
non so se la malattia non fosse per prendere maggior piede.
Tanti rispetti all’ottimo signor Conte, e se la degnissima Famiglia Patrizj3 si trova costì tanti
doveri, ma in partìcolare mille cose alla mia Virginia 4.
Mi raccomando quanto posso alle orazioni di lei, e colla maggior venerazione passo
all’onore di segnarmi
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Verona li l0 agosto 1831
(Senza firma)
____________________
NB. La lettera, copiata da qualche segretaria della Canossa, è scritta su carta molto densa con righe
e margini segnati in matita.
3
4
Discendente dalla sorella del Conte Mellerio.
Virginia, figlia della contessa Patrizj-Somaglia
A ROSA ORTI CANOSSA
756(Verona#1831.08.18)
La Canossa, sempre in rapporto alla leggerezza della propria borsa, espone alla sorella molte cosiderazioni
perchè se ne faccia interprete presso il Conte Piatti.
Carissima sorella ed amica
Eccomi ad approfittare della tua amicizia, e della bontà dell’ot timo signor Conte Piatti1, mia cara
Orti2.
Sono obbligatissima a te per tanti tuoi disturbi e sono obbligata pur senza fine al prelodato
cavaliere non solo che concorre a procurarmi il mezzo di fare il divizato bene, ma anche per i
gentilissimi modi con cui mi favorisce.
Senti dunque, mia buona sorella, non abusiamo della di lui pazienza, in una cosa che per me
abitante di San Zeno3 (3) è gran de, ma per persone che hanno affari grandi sul serio, diviene una
minuzia, ed una importunità.
Riflettei dunque al progetto del signor Conte, che adoto senza altre stime.
Siccome però abito in San Zeno, mi conviene bensì al pro getto aggiungere varj
considerando come costumavasi sotto il cessato Governo, la conclusione dei quali era sempre che
nella borsa pochi se ne trovavano. Considerando io dunque l’ammontare del le imposte giusta la
nota del signor Conte favoritami, cadente sullo sentato d’estimo, volendolo desumere da un
quinquenio converebbe aggiungervi la communale4 tanto gravosa quest’anno, la quale non cesserà,
ne sarà più mite per gli anni avenire, e questa non fu osservata essendo notato il quinquenio dai
1825 al 1829 in cui la communale non vi era per quanto mi è noto.
Secondo considerando che se vi sono riparazioni urgenti istantanee vengono difalcate pel prezzo
perchè alla consegna delle case possono essere almeno in istato servibile, avendo inteso uno di
questi giorni essere caduti un volto *
NB. In una delle casette troverei portar ciò un altro ribasso.
seconda considerazione.
Finalmente considerando che attesa la situazione delle casette medesime, e la difficoltà di
poter esigere gli affitti pel privilegio, e uso inveterato degli abitanti di San Zeno di non pagare, la
detrazione d’un solo decenio per i ristauri ordinarj vacui, e per dite d’affitto pare troppo mite, quindi
questa domanda un altra deduzione, terza considerazione.
Adesso ti dirò poi un altro considerando differente dai primi, ma che colima pienamente coi
medesimi, e senti cosa è. Sappi che a noi donne di questa contrada piaciono i numeri rotondi, ed i
rotti ci imbrogliano la testa.
Per ciò se non ti pare che possa fare un dispiacere all’ottimo Conte Piatti, che piuttosto
abbrucio cento volte tutto il considerato, propongo, e guarda che bel numero rotondo, propongo
dissi di fissare l’annuo pagamento del Livello, pagandolo esatamente già s’intende, nella somma di
austriache lire 120, in conseguenza facendo a suo tempo lo sborso del capitale, fissarlo nella somma
di austriache lire 2400, ed ecco il cinque per cento giusto, cosa ti pare? non sembra a me che la
diminuzione in riflesso dell’antidetto sia grande.
Ti dirò poi un altra cosetta, mia cara Orti, fuori questa d’ogni considerando, per cui mi dò
più coraggio nel fare tale offerta. Io indirizzo tale opera di carità all’oggetto singolarmente di
placare la giustissima collera del Signore, ed impegnare la divina misericordia a ritirare o almeno
mitigare i flageli che ci minacciano, e sapendo che Dio è la stessa carità, e che santa Teresa dice che
1
Conte Antonio Piatti, procuratore del proprietario della casette (Cf. lett. 749).
Rosa Orti Canossa, sorella di Maddalena (Ep. I, lett.4, n. 2. pag. 11).
3
Della parrocchia omonima.
4
La COMMUNALE, nuova imposta sugli stabili.
2
per un opera di carità il Signore talvolta salva una città intera, io confido che la bontà del Signore
vorrà farlo. Così fin dove può, cerco che la pietà del Conte Piatti, giustificata dai consueti riflessi
che in simili contratti indiferentemente sogliono farsi, col la medesima intenzione cooperi a questa
caritatevole impresa, restandomi già come puoi figurarti molti altri gravi pensieri che dal Signore
solo spero avere il modo di condurli al termine per venire all’esecuzione dell’opera stessa.
Piuttosto però di rompere il contratto, rompo il numero rotondo e se il signor Conte non può,
aggiungerei altre cinquanta Bavare al fondo o capitale, che diverrebbe allora di austriache lire 2700
e l’annuo Livello sarebbe di austriache lire 122 non imbrogliando coi centesimi.
Ti prego sottoporre ogni cosa al prelodato signor Conte. Scrivimi subito la di lui risposta, ed
il giorno, ed ora che col minore di lui incomodo potrà con te favorirmi. Io terrò preparata la carta
fatta perchè egli non abbia che di segnarsi. Nel rispondermi mi dirai se tèco condurai anche il notajo
per riconoscere le firme, cosa bellissima e sicurissima come di poca spesa, ch’io con tutti i miei
considerando non sapeva.
Il rinfresco sarà sontuoso proporzionato all’ora che mi favorirai, oltre il rinfresco durevole
che sarà quello che ogni giorno si pregherà per té e pel signor Conte Piatti, al quale presenterai i più
distinti complimenti.
Ti abbraccio, mia cara amica e sorella, ed abbraccio pure la cara mia Isotta. Sono e sarò
sempre col più sincero attaccamento
di te carissima sorella ed amica
Verona San Giuseppe li 18 agosto 1831
Alla Orti
_________________________
NB. Copia scritta con cura evidentemente per lasciarla agli atti.
Il 24 agosto 1831, come risulta dal Documento, che fa parte dell’A.C.R. la Canossa procedette al
contratto di « enfiteusi, ossia livello perpetuo » per le tre casette confinanti con la chiesetta di S. Maria del
Pianto, di proprietà del Nobile Carlo Albertini, il cui Procuratore era il Conte Antonio Piatti.
Sistemato il problema dei locali, dove sarebbe iniziata l’opera per i sordomuti, la Canossa voleva
affrettare anche l’acquisto della chiesetta ad uso oratorio, per cui stese un PRO MEMORIA per il Conte
Mellerio e l’Abate Polidori, il cui intervento poteva risolverne le complicazioni. Di esso nell’A.C.R. ci sono
due minute, che presentano alcune differenze e non portano data.
AL CONTE MELLERIO
757(Verona#1831.11.26)
Il Conte Mellerio, con lettera che non si è rintracciata, deve aver comunicato la concessione demaniale di
acquisto della chiesetta e, insieme, consigliato la Canossa a seguire una certa procedura per chiedere la
diminuzione del prezzo. La Marchesa vi si atterrà.
V: G: e M:
Eccellenza
Non sò trovar termini per ispiegare all’Eccellenza Vostra la consolazione recatami dal venerato suo
foglio, che ricevetti jer sera. Rilevo dal medesimo, come la nostra cara Madre Maria santissima si è
compiaciuta benedire le sante fatiche di lei per condurre l’opera sua ad un felice termine. Ne la
ringrazio di cuore, e la supplico a voler dare a lei in questa vita, e nell’altra per ricompenza tutte le
grazie, che desidera sì spirituali, che temporali. Oltre di che, non posso a meno di non supplicare
l’Eccellenza Vostra a voler accettare anche i miei più distinti ringraziamenti per questa novella sua
carità, giacche io difficilmente avrei potuto riuscire nell’impresa senza il suo ajuto. E quantunque
obbligata me le professi per la gentile cordialità con cui ha la bontà di esebirmisi per altri incontri,
ritenendomi il diritto della sua carità, troppo bene conobbi, che non poteva operare con maggior
attività, vedute, premura, ed efficacia, di quello che fece.
Rapporto al suggerimento, che si compiace darmi per ottenere la diminuzione del prezzo le
rendo anche di questo infinite grazie, e oggi scrivo a Venezia ad un Cavaliere 1, che le assomiglia, e
Dio benedirà il rimanente, secondo la santissima di Lui volontà, essendo già col di lei mezzo fatto il
più.
Può credere quanto rincrescimento abbia provato sentendo la morte dell’ottimo Abate
Callini. Si affrettò egli tanto di riempire i suoi giorni d’opere sante, che si vede avere riempiuto
innanzi al grave numero degli anni, la sua misura. Vivo nella speranza che Maria santissima ci
otterrà un pari sostituto, giacche ad essa lascio la cura anche di questo, essendo delle nostre Case la
padrona assoluta.
Favorisca presentare i miei più distinti complimenti al signor Abate Pollidori 2, alle orazioni
del quale, come a quelle dell’Eccellenza Vostra, caldamente mi raccomando. Si assicuri della
continuazione delle povere nostre, e piena di venerazione mi confermo
Dell’Eccellenza Vostra
Verona San Giuseppe li 26 novembre 1831
Umilissima Devotissima Obbedientissima Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
2
Cavalier Francesco Giustiniani (Ep.II/2, lett. 758, pag. 882).
Abate Polidori, segretario del Conte Mellerio (Ep.I, lett. 388, n. 1, pag. 625).
A MONS. TRAVERSI
758(Verona#1831.11.27)
Sono sorte altre complicazioni per l‟ammontare esatto richiesto dal Demanio per la chiesetta. Forse
l‟intervento del Cavalier Giustiniani, che si era offerto di trattarne personalmente col Vicerè, potrebbe
chiarire e risolvere tutto. Potrebbe Monsignore interpellarlo?
NB. La risposta del Traversi del 6 dicembre 1831 dimostra positivo l’intervento del Cavaliere
Giustiniani il quale ha ottenuto che l’Intendenza di Verona fissi una somma determinata e
precisa, e indica nuovi passi da compiere.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Quantunque sia poco tempo che mi diedi l’onore di scrivere alla Signoria Vostra
Illustrissima e Reverendissima, soffra la bontà di Lei ch’io le replichi i disturbi. Lo faccio con
maggior coraggio trattandosi d’un affare nel quale Ella ha tanta parte, e che unitamente speriamo
abbia da ridondare in gloria particolare del Signore. Mi convien farlo anche quasi soffocatamente
trovandomi occupatissima in questi giorni per disporre ogni cosa cominciandosi martedì per la
prima volta in questa nostra Casa gli spirituali Esercizj delle Dame molto più che la mia salute
continua a non esser molto ferma assicurandola per altro che cerco d’aver mi la cura che posso.
Veniamo all’affare.
Ben si ricorderà la S.V.Ill.ma e Rev.ma la supplica, ch’io le diceva aver fatto umiliare a Sua
Altezza Imperiale il nostro buon Principe Vice Re per ottenere la grazia di potere acquistare senza
l’esperimento d’asta la Chiesa, o Oratorio di Santa Maria del Pianto detta dei Colombini come tutti
gli altri passi da me fatti durante il mio soggiorno costì. Giunta a Verona ove era stata rimessa per
l’informazione la cosa continuai a cercare di tenermi al fatto dell’andamento dell’affare. Siccome
non ho mai fatto acquisti d’oggetti demaniali, erami affatto ignoto il metodo che si formassero due
stime, l’una rilevando il valore considerato sullo stato d’affitto, l’altro considerato sullo stato di
demolizione, e se anche l’avessi saputo avrei giudicato questa seconda stima dovesse risultare
sempre minore dell’antecedente. Prima di formare la supplica io aveva gia saputo che la stima in
ragione d’affitto era stata fatta nel prezzo d’austriache lire 768, e per ciò aveva al Principe offerto
qualche cosa anche più della stima ma rilevato dopo essere quì giunto il mio Memoriale, la stima
seconda cioe in istato di demolizione tra materiale ed area ascese sino a 5193 se non mi sbaglio, che
se falassi sarebbe di dicine. Conosciuta tale stima consultai il degnissimo nostro Superiore 1, ed il
Signor Don Antonio2 cosa fosse da farsi giacche per l’ortaglia, e le casette erami regolata giusta la
nostra intelligenza cioè investendo il danaro in modo frutifero nell’ortaglia avendola affittata a
nostro vantaggio, ed essendo d’intelligenza col Signor Don Antonio per le casette che in luogo del
gravoso affitto ch’Egli pagò sin qui soddisfasse al livello, ed al casatico.
Maturate tutte le cose conclusero, e così parve a me pure ed a qualche altra persona
necessariamente consultata, ch’io dovessi continuare la trattativa anche al valore del prezzo di
demolizione.
Il Signor Don Antonio in progresso trovò persona che gli promise di dargli la somma parte pare in
dono, e parte sembra a Lui prestata. Scrissi dunque allora costì al Signor Presidente marcandogli la
smisurata distanza delle stime ma pero aggiungendogli che nel caso non si potesse deviare
dall’ultima stima non mi ritirava dalla fatta esebizione, e che avrei ricevuto per una grazia
l’ottenerla anche in quel modo ma senza l’asta.
1
2
Mons. Ruzzenenti Vincenzo, Superiore della Casa di Verona (Ep. II/1, lett. 490, n. 1, pag. 166).
Don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822).
Mi rispose una gentilissima lettera ministeriale però com’era troppo naturale dicendomi tra
le altre cose che l’affare avrebbe avuto un lungo corso perche Sua Maesta soltanto poteva accordare
tal grazia. Diede dopo questo però moto all’affare il quale tostamente fu spedito col voto del
Magistrato Camerale a Milano e per quanto seppi il voto era favorevole ma stabilito sul prezzo in
istato di demolizione. Come vigillava, come può credere anche colà tosto, che ne seppi l’arrivo
continuai a sollecitare la conclusione, che non potea lasciare di sperare non fosse facoltativo del
nostro buon Principe come erami stato fatto credere a Milano.
Ella sa chi fu il mio mediatore colà, ed a questo può figurarsi quanto e come aveva scritto il
prezzo, e sono certa avra fatto il possibile; jer sera favori scrivermi significandomi essere rimandato
dopo il giro del Senato Camerale e non so di qual altro Ministero l’affare a Venezia, e che quanto
prima dal nostro Governo di Venezia mi verrà significato la favorevole conclusione sempre però sul
prezzo in istato di demolizione. Mi soggiunge che sarebbe dice Egli conveniente che trovandosi il
nostro ottimo Principe costì lo facessi supplicare della grazia di voler tra il prezzo d’affitto e quello
di demolizione fissare un prezzo medio e compire in questo modo (la) grazia dicendomi ch’Egli
pensa si degnerà Sua Altezza accordarmi tal domanda riguardando questa con persuasione e
clemenza le mie suppliche da essa giudicate dirette al bene delle popolazioni, e de poveri. La
persona che farebbe questo passo costì l’avrei, ed è l’ottimo nostro Cavalier Giustiniani il quale
sulla narativa ch’io gli feci appositamente per un caso di bisogno spontaneamente mi esebi
occorrendo di presentarsi al Principe per me, ma non so se la cosa sia da farsi perche non vorrei, che
il Ministero mi ribaltasse tutto e mi facesse andare l’affare a Vienna, ed in questo modo per
risparmiare due o tre mille austriache andasse poi a farmi riuscire inutile tutto l’acquisto fatto.
Io per ciò non voglio risolvere di mia testa, ne trattai già come sa essere mio costume, e
dovere in ogni Paese col nostro Superiore del quale le presento i distinti complimenti, ed insieme
abbiamo concluso di ricorrere ai di Lei lumi esperienza e carità trovandosi anche pel luogo; se la
grazia può andare nulla, o essere anche soverchiamente differita crederebbe questo Superiore non
facessimo passo veruno. Se si potesse poi credere, che il Principe venendogli rappresentata la cosa
dal suddetto Cavaliere a diritura potesse stabilire e fissare da se un prezzo medio allora approfitterei
delle buone disposizioni del Cavalier Giustiniani, e farei che supplicasse Sua Altezza Imperiale di
quest’ultima grazia la quale verrebbe ad essere il compimento della prima.
Siccome temo di pregiudicare e perdere questa posta e che d’altronde le forze non mi
permettono di fare come voleva, e dovrei una lettera al medesimo se non crede, che facciamo passi
lasciamo andare ogni cosa, ma se credesse dovessimo fare qualche tentativo mi faccia la carità di
far pregare il detto Cavaliere di venire da Lei, per minore suo disturbo se gli fa leggere questa
lettera prende Egli un idea di tutto, ed insieme risolvano ciò, che sia da fare.
Le domando mille perdoni di tanta importunità ed raccomandandomi alle sante sue orazioni
passo all’onore di confermarmi
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona li 27 novembre 1831
_________________
NB. Senza autografo della Canossa.
A MONS. TRAVERSI
759(Verona#1831.11.**)
[Dopo il 27 novembre] 1831
La Canossa da tempo non gli scriveva assillata dalle tante pratiche necessarie a sistemare la sede della
nuova opera dei Figli della Carità. Ora manca il contratto per la chiesa, ed ella, tramite Monsignore, prega
il Cavalier Giustiniani che intervenga per ottenere la diminuzione del prezzo e affretti la spedizione
dell‟incartamento a Vienna.
V: G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Se non conoscesse la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima l’andamento degli
affari temerei ch’Ella mi giudicasse molto fredda ed inoperosa per quello che raccomandai alla
carità di Lei, per cui finalmente oggi ho l’onore di scriverle. Non le dico dunque le mie cure perchè
esauriti fossero i relativi necessarj passi, che già facilmente se li figurerà. Ma siccome furono
sbagliati i confini in gran parte, avendo io acquistata l’ortaglia, e fatto il livello delle casette qualche
mese dopo il rapporto di questo Signor ingegnere Milani a Venezia, così fu d’uopo regolar questi,
fare l’offerta d’accrescimento al prezzo di stima, indi passare all’atto che chiamano appuntamento,
che in sostanza salva la superiore approvazione ch’io chiamo contratto. Gliene occludo la esatta
copia. Vedrà che siamo riusciti di accrescere in due volte, solo centosei austriache e centesimi 47 e
di stabilire il pagamento in cinque rate, compreso il primo e maggiore sborso. Vedrà similmente
accennato in questo appuntamento, o contratto come ci parve ad un prezzo eccedente, e le ragioni di
tale giudizio, di modo che tanto Sua Altezza Imperiale l’ottimo nostro Principe come Sua Maestà
anche da se potrebbero ...rcarlo1. Se la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima lo giudica
opportuno mi faccia la carità dell’altra volta cioè di parlare a mio nome all’ottimo Cavalier
Giustiniani acciò volesse sollecitare presso a chi Ella giudica la spedizione a Vienna, onde
possiamo concludere l’affare in breve. Intanto grazie al Signore potei poi finalmente lunedì due
corrente avere in libertà intiera le due casette che una sola vengono a formare. Già come l’ultima
volta mi onorai di dirle sino nelle circostanze le più minime trovai sempre ostacoli superabili però
colla pazienza e coll’opera. Intanto necessariamente dovette il Signor Don Antonio 2 rimanersene
dove era, e quantunque nel tempo decorso abbia io potuto eseguire gli opportuni restauri in una
delle due unite casette, ora mi ci vorranno due o tre settimane a compire quanto resta nella prima ed
a fare gli addattamenti indispensabili al momento, nella seconda. Ella vede quanto tutto sia stato
ritardato. Io spero che per la festa del primo dolore di Maria santissima, cioè la Purificazione, le
cose saranno ridotte al segno di poter dare il primo principio sempre che non permetta il Signore al
gran demonio qualche altra novità. Vivo certa che la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima
ci continuerà anche l’assistenza delle sante sue orazioni delle quali io più di tutto il rimanente
abbisogno per fare un po di giudizio.
La mia salute è discreta ma abbiamo qui gran neve ed un freddo orrido per cui non finisco di
avermi riguardo. Mi fa un po di pena la Superiora di costì coll’attuale stagione. Basta sia fatta la
volontà di Dio in tutte le cose.
Se giudicherà parlar dell’affare detto di sopra al Cavalier Giustiniani la supplico al
medesimo de’ miei doveri.
Ella si compiaccia di accettare i rispetti delle mie Compagne mentre con vero ossequio passo
a ripetermi piena di venerazione.
1
2
Legg.: ricercarlo.
Don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822).
(NB: in margine con crocetta di richiamo, che però non appare, il seguente periodo:)
* Non le presento gli ossequi del Signor Don Antonio essendo egli andato in compagni(a) dei
Signori Conte Passi a dare i Santi Esercizi nel paese di Calcinate vicino a Bergamo. Il Signor Don
Francesco mi scrisse jeri e sento nella ristrettezza di operarj tutto camina bene.
1831
______________________
NB. Nel verso del foglio ultimo, con inchiostro del medesimo colore, ma con calligrafia diversa:
Copia d’una lettera scritta a Monsignor Traversi di Venezia relativa alla Chiesa dei Colombini.
A MONS. TRAVERSI
760(Verona#1831.12.10)
Contemporaneamente alla risposta del Traversi in data 6 dicembre 1831, era giunto alla Canossa da parte
dell‟Intendenza di Finanza l‟invito ad un appuntamento per stabilire il contratto della chiesetta, che si
sarebbe effettuato poi, come da documento (A.C.R.), il 30 dicembre. La Canossa, nell‟attesa glielo
comunica.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Il venerato foglio del giorno 6 con cui la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima mi
onorò mi fu recato appunto quand’era per significarle scrivendole avere io già ricevuta da questa
Regia Intendenza di Finanza l’invito per l’appuntamento onde stabilire il contratto. Questa volta
ebbi il contento prima di saperlo di combinare pienamente col di Lei saggio suggerimento giacche
avevammo concluso con Monsignor Ruzzenenti1 il Signor Don Antonio2 ed io venendo alla
trattativa di domandare e cercare che i pagamenti siano divisi in rate. Per l’accrescimento quando
non vi fosse: una prescrizione normale io tento di stare più bassa che posso.
Non so tacere però alla S.V.Ill.ma e Rev.ma di non essere restata sommamente sorpresa che
in questa sorte di affari abbiano da servire di base le lettere amichevoli giacche tale mi intesi che
fosse quella che scrissi al Signor Presidente molto più che non ritirandomi è vero dall’offerta gli
marcava però il mio sbalio di non aver saputo che si facessero due stime, e la grande differenza
dall’una all’altra. Pregandolo colla maggior delicatezza, che seppi a voler procurare che si
prendesse almeno un prezzo medio tra l’una e l’altra stima, la di Lui risposta fu diremo lettera
amichevole e di più gentilissima. La dissi ministeriale non già .perche provenisse da uffizio ma per i
termini e modi coi quali parlava dell’affare. In ogni modo non si deve temere nulla, essendo la cosa
tutta di Maria Santissima.
Io andrò innanzi sulle traccie che la carità di Lei e quella del Cavalier Giustiniani3 hanno la
bontà di suggerirmi. Concluso il contratto vedremo poi se sia o non sia opportuno fare altri passi.
Oggi mandai persona idonea all’Uffizio per trattare per me, e riconoscere le stime
verificando le località giacche nella lettera sopracitata della Regia Intendenza trovai uno sbalio nei
confini ch’io suppongo certamente sbalio di penna. Quando accaduta non fosse la dimenticanza
nella cancellazione d’acquisto d’altre proprietà demaniali, che se fosse la cosa reale la stima
verrebbe necessariamente a diminuirsi molto da se. Lunedì spero sapere l’esito della trattativa e
tosto che l’avrò finito tutto quì le significherò ogni cosa certa della continuazione della di lei
assistenza e carità.
Ritornando poi adesso all’antecedente pur veneratissimo suo foglio mi creda che sono
propriamente confusa di tanta sua carità e bontà come pure lo sono della clemenza del nostro buon
Principe, e della premura del Cavalier Giustiniani. Quando il Signore vuole una cosa si vede che lo
mette nel cuore a tutti quelli di cui vuole Egli servirsi. La ringrazio vivamente di tutto e la supplico
a ringraziare per me il prelodatto Cavaliere. Rilevai pure da questo il bel regalo fattole tenere dal
Santo Padre4. Prima ch’Ella si porti ai santi di Lui piedi già avrò occasione d’incomodarla altre
volte onde per ora del suo viaggio che non mancherò di far raccomandare al Signore, al presente
non parlo.
Quì si terminavano la festa dell’Immacolata gli spirituali Esercizj di queste Dame. Se altro
non succede pare, che questo ramo abbia messo radice giacche tanto se ne mostrarono queste
Signore soddisfatte che divizzarono il modo da renderlo stabile in progresso.
1
Mons. Ruzzenenti Vincenzo, Superiore della Casa di Verona (Ep. II/1, lett. 490, n. 1, pag. 166).
Don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822)
3
Cavalier Giustiniani (Ep. II/2, lett. 758, pag. 882).
4
Papa Gregorio XVI , Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
2
Rapporto alla mia salute l’assicuro che mi ho proprio cura.
Non sono affatto libera dalla mia tosse ma del rimanente sono guarita. Sento anche da cotesta
Superiora che si vada rimettendo e che ha già fatto cominciare i santi Esercizj da alcune Compagne.
Senza l’incoraggimento di Lei capisco che non avrebbe avuto animo di fare eseguire quest’anno tale
regola. Spero che il Signore metterà nel cuore di Monsignor Patriarca 5 il soggetto opportuno onde
venga eseguita l’altro pure del Confessore straordinario.
Accetti Ella intanto i doveri di Monsignor Ruzzenenti e del Signor Don Antonio e mi creda
quale con piena venerazione raccomandandomi alle sante sue orazioni mi confermo rispettosamente
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona li 10 dicembre 1831
_________________
NB. Minuta in cui non c’è nulla di autografo.
5
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
A MONS. TRAVERSI
[ Verona, febbraio 1832]
761(Verona#1832.02.**)
La salute precaria della Canossa le ha fatto ritardare l‟annuncio felicissimo dell‟inizio della nuova attività.
Don Antonio Provolo, con sua madre e due suoi collaboratori sono finalmente entrati ad abitare le casette.
Ragazzi e sordomuti frequentano numerosi. Si tratta ora di completare l‟affare della chiesetta. L‟incontro
alla Intendenza di Finanza è avvenuto, ma il contratto notarile conclusivo si fa molto aspettare.
V:G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Sono otto giorni ormai che cominciai questa lettera senza poter avere la consolazione di
terminarla. Torno a provare se mi riesce questa volta a compirla.
Questa volta che più dolce del solito mi riesce il procurarmi l’onore di scrivere alla
S.V.Ill.ma e Rev.ma non posso mai giungere a fare questa lettera. Piace alla bontà del Signore
visitarmi quest’anno frequentemente nella salute e adesso pure ch’io scrivo lo faccio con un po’ di
febbre la quale da dieci, o dodici giorni mi fa buona compagnia unitamente alla mia tosse. L’una e
l’altra però sono minorate assai e penso che tra pochi giorni si consumeranno. Volle oltre già il
bisogno che ho di fare un po di giudizio, temprare il Signore la vivissima consolazione che provai
per vedere finalmente messo il primo seme di quell’opera di carità da me tanto desiderata e della
quale Ella ha tanta parte. Il Signore di tutto sia benedetto.
Le dirò dunque che per quanto possa dubitare d’importunarla non so starmene in
quest’incontro colla S.V.II.ma e Rev.ma in silenzio che sembrerebbemi mancare a quella rispettosa
gratitudine ch’io le professo se non la metterei al fatto dei piccolissimi nostri progressi.
Sappia dunque che nella novena della festività della Purificazione primo dolore di Maria
Santissima il Signor Don Antonio1, che mi commise presentarle tanti ossequi, andò finalmente ad
abitare nella casetta, ed il mercoledì, vigilia della stessa festività andarono ad abitare con lui un di
lui amico sacerdote2, ed un giovane secolare3. Mi pare doverle dire che non mi dia una pienissima
retta perche come sa una cosa che si desideri efficacemente colla consolazione di vederla eseguita,
si può illudersi e vedere più bello di quella che è ma non posso tacerle il mio contento nel sentire
l’impegno di queste caritatevoli persone per i cari miei poveri il loro studio per essere loro utili e la
loro allegrezza, ed unione perfetta. Parlo per relazioni come si può figurare avendo passato e
passando tutto questo tempo tra la camera ed il letto. I sordi mutti hanno già imparato la strada di
andare a trovare il loro maestro e la sera hanno principiato una piccola scuola per i nostri ragazzi
poveri delle botteghe ma questa conviene che la misurino colla ristrettissima località. Potei cercare
come feci di renderla salubre, e decente ma grande non poteva di modo che tutto il gran palazzo è
occupato dal Signor Don Antonio il quale al momento, ha seco anche la sua mamma e dei suoi
compagni, quattro appunto essendo le camerine da dormire, e tre compresa la cucina, i luoghi
terreni.
Raccomando questa piccola pianta alla carità delle sante sue orazioni onde il Signore voglia
renderla fruttuosa colla sua benedizione. Per la località sulla fine di questo mese potremo
guadagnare una camerina se sarà vero che mi resti libera la terza casetta nella quale andrà ad abitare
la mamma del Signor Don Antonio, ma un buco ai poveri più esteso non si potrà fare sino alla
consumazione dell’affare della chiesa * di Santa Maria del Pianto del qual affare dopo avere
segnato quì alla Finanza l’appuntamento non ne seppi mai più la cosa la più minima. Se mai la
1
Don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822)
Don Corsara, aiutante di Don Antonio Provolo (Cf. lett. 730).
3
Giovanni Battista Vallalta (Cf. lett. 740).
2
S.V.Ill.ma e Rev.ma ne sapesse qualche cosa mi farebbe una grazia singolare a volermelo far
sapere. Gia il diavolo non è contento ancora di farmi combattere.
Seppi da cotesta mia Compagna Superiora4 esser Ella pure stata incornodata. Mi diceva però
ch’Ella erasi rimessa; voglia il Signore che lo sia stabilmente perchè con questa benedetta stagione,
e un pensier serio il poter riuscir ad istar sani. La salute di cotesta buona Compagna mi sta molto sul
cuore, ma da quello ch’io posso comprendere parmi si metta molto male.
Se il di Lei viaggio resta fermo per subito dopo pasqua secondo il Signore non me lo
impedisca Lui, faccio quanto mai mi è possibile per avere la sorte d’ossequiarla e di vederla prima
della sua partenza
* ed annesse abitazioni
Sento che ha da fare con M.
Per voce le contero poi il ri
(Queste le proposizioni incomplete in calce alla lettera e che forse erano appunti che la Canossa voleva fossero
sviluppati. Nella contropagina:)
Ella avrà passato come passai anch’io dei momenti d’angustia pel nostro Santo Padre5 pel quale
ogni giorno si fa una apposita devozione da questa comunità. Pare adesso a me peraltro che il
Signore mediante l’intercessione di Maria Santissima alla quale il Santo Padre in ogni circostanza
ricorre sempre sin qui abbia spiegata una sì aperta di Lui protezione sul suo Vicario che mi sono
messa in piena tranquillità.
_________________
NB. Minuta che presenta qualche lieve ritocco autografo della Canossa.
4
5
Terragnoli Giuseppa (Ep. I, lett. 398, n. 2, pag. 649).
Gregorio XVI, Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
AL CONTE MELLERIO
762(Verona#1832.02.25)
L‟affare di S. Maria del Pianto ritarda la conclusione perchè la copia dell‟appuntamento del 30 dicembre
1831 è passata dal Magistrato Camerale di Venezia al Gabinetto di Sua Altezza Imperiale a Milano.
Dovrebbe partire per Vienna e la Canossa prega il Conte che si rivolga al Vicerè per una rapida soluzione,
tanto più che l‟opera dei Figli della Carità non solo è iniziata, ma si sta molto incrementando.
Verona li 25 febbrajo 1832
V: G: e M:
Eccellenza
Per quanto mi dispiacia rinnovare i disturbi all’Eccellenza Vostra, pure in riflesso non solo della
bontà di lei, ma molto più del suo costante desiderio d’impiegarsi per la divina gloria sono ad
incomodarla, supplicandola a volermi continuar la sua assistenza per terminare quanto ha ella si
felicemente principiato. L’Eccellenza Vostra ben capisce, che parlo della Chiesa di Santa Maria del
pianto detta dei Colombini, la di cui trattativa è già bene innoltrata, come adesso mi onorerò di
dirle, colla maggior brevità che potrò. Sin da quando ella si compiacque significarmi che l’affare
era ritornato a Venezia, lo seguii cola. Ivi pure degnossi il nostro buon Principe Vice Re e lasciare e
confermare le clementi espressioni d’interessamento che con lei fece, mostrandosi disposto se
avessi io creduto di supplicare Sua Maestà per un ribasso nel prezzo, come a sostenere e sollecitare
tal mia domanda presso il Sovrano. Gratissima come può credere alla bontà di Sua Altezza
Imperiale, maturate bene tutte le cose, non mi parve (NB. Aggiunta in margine) * per motivi che mi
riservo a dirle in voce, di doverne approffittare parlando sull’articolo ribasso, e passato l’affare pel
contratto che chiamano appuntamento, mancando della superiore approvazione, a Verona, col
mezzo di un mio procuratore conclusi col prezzo già a ragione di stima di materiali ed area e con un
aumento giusta i soliti metodi che fù di austriache L. 107. Credo bene anzi di unire a questa mia la
copia del medesimo appuntamento in data del 30 dello scorso Decembre. Sino a jeri non mi riusci
averne più notizie; finalmente seppi che le carte in data 12 gennajo sotto li numeri 535/86 passarono
dal Magistrato camerale di Venezia al Gabinetto di Sua Altezza Imperiale a Milano.
L’Eccellenza Vostra facilmente capisce la grazia di cui adesso la prego. Questa si è di
volersi informare se sia l’affare partito per Vienna, e voler sollecitare il compimento con quella
prestezza che si può giacchè sappia che la vigilia della festa della purificazione di Maria santissima
passarono ad abitare in una delle casette annessa a detta Chiesa, da me acquistate, alcune delle
persone caritatevoli disposte ad impiegarsi ad ammaestrare i poveri sordi muti ed i miei cari ragazzi
sanzenati ed abbiamo la consolazione di vederne già il frutto.
I sordi muti sono nove, i ragazzi sono trentatre ma il male si è che questi ultimi ogni sera
crescono e a momenti non vi è più luogo di metterli. Già come sa questi poveri ragazzi sono quelli
che per la povertà loro debbono stare a bottegha tutto il giorno e non possono andare alle pubbliche
scuole. Non posso nasconderle quanto mi sia di allegrezza il vedere aperta un’opera caritatevole per
mezzo della quale spero potrà questo caro popolo di poveri avere tanti ajuti e si assicuri che il
Signore abbondantemente la retribuirà per quest’opera piccola in confronto delle grandi che Dio
degnossi volere da lei ma grande almeno al pari delle altre perchè è opera di Maria santissima,
madre amorosa dei miserabili.
La compiacenza della cosa mi ha fatto estendere più del dovere. Per carità mi perdoni. Se
non le dispiace favorisca de’ più cordiali complimenti all’amica Somaglia1, e tanti rispetti al signor
Abate Pollidori2. Mi raccomando alle sante loro orazioni confermando in pari tempo all’Eccellenza
Vostra la mia invariabile venerazione, e riconoscenza.
1
2
Contessa Maddalena Somaglia, sorella del Conte Mellerio (Ep.I, lett. 279, n. 12, pag. 415).
Abate Polidori, segretario del Conte Mellerio (Ep.I, lett. 388, n. 1, pag. 625).
Dell’Eccellenza Vostra
Verona li 25 febbrajo 1832
AL CONTE MELLERIO
763(Verona#1832.03.12)
La pratica per S. Maria del Pianto è giunta a Vienna. Se il Conte potesse farsi dare dalla Cancelleria del
Vicerè il numero di protocollo, un Agente aulico si sarebbe offerto di affrettarne i tempi. Però se il Mellerio
non lo crede opportuno, la Canossa se ne asterrà.
V G e M Eccellenza
Può facilmente figurarsi l’Eccellenza Vostra, con quanto piacere per ogni motivo abbia ricevuto la
pregiatissima sua lettera.
Il Signore le ricambi tanta sua carità, e premura nel verificare i passi fatti, e nello scrivere a
Vienna. Bramai sempre una sollecita conclusione dell’affare, non dimenticando mai quanto in tale
proposito mi disse il nostro degnissimo Abate Pollidori1. Si lavorò anzi quì nella scorsa estate per
quest’affare, sperando che tal opera di carità potesse placare la Divina Giustizia, e risparmiarci la
malattia del cholera. Quantunque non sia io che opera, non ho peraltro coraggio di dire che la
perservazione di cotesta malattia sia stata per tale oggetto. Fra le tante preghiere però che furono
fatte, la carità avrà certamente impegnato la Divina Misericordia. Secondo quello che pur mi disse il
prelodato signor Abate questa stessa opera caritatevole perchè in onore della Madre delle
Misericordie otterrà per le preghiere di lei la quiete, e pace, che tutti bramiamo, e per ciò pure se
mai ho cercato di sollecitare vorrei farlo adesso. A Vienna però io non ho nessuna relazione diretta.
Un di lei servitore, ed amico, che facilmente indovinerà chi è, mi esebì l’appoggio d’uno di quegli
Agenti Aulici. S’ella crede, che possa essere questo un mezzo propriamente opportuno per
sollecitare l’evasione della cosa, la supplico a tanti altri aggiungere quest’atto di bontà di far
rilevare dalla Cancelleria di Sua Altezza Imperiale sempre che si possa, il numero del protocollo
della spedizione dell’affare fatta il giorno 23 gennajo; e di più se vi fossero quelle piccole ma
necessarie nozioni ch’io dovrei aggiungere alla piccola informativa da mandare a tale Agente
determinandoci d’incaricarlo. Se poi ella che conosce a fondo tali mezzi li giudica superflui, allora
adoprerò il solo necessario in ogni modo, cioè fare moltiplicare l’orazione, e Dio compirà la cosa
coll’eccellente mezzo procuratomi dall’Eccellenza Vostra.
Debbo poi prevenirla essere stato qui da me giorni sono l’ottimo veneto Cavalier Lorenzo
Giustiniani, il quale mi favorì in quest’affare a Venezia, com’ella fece a Milano. Doveva tra pochi
giorni venire costì, e voleva aver l’onore d’ossequiare il nostro buon Principe. Lo pregai dunque di
umiliare a Sua Altezza Imperiale il mio rispetto, e ricordargli la cosa. Mi disse che ha il vantaggio
di conoscere l’Eccellenza Vostra, e che pranzarono a Corte insieme, ed io lo pregai a significarle
quanto il nostro buon Principe gli risponderà.
Si assicuri che da miserabile pregherò e farò pregare per l’oggetto ch’ella si compiace
indicarmi affinchè il Signore l’assista, e la benedica. Mi assista ella pure presso Dio avendone gran
bisogno.
M’onoro di ripetterle co’ vivi miei ringraziamenti i sentimenti del mio rispetto piena del
quale passo a segnarmi.
Dell’Eccellenza Vostra.
Verona San Giuseppe li 12 marzo 1832
Devotissima Obbedientissima Umilissima Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
Abate Polidori, segretario del Conte Mellerio (Ep.I, lett. 388, n. 1, pag. 625).
A MONS. TRAVERSI
764(Verona#1832.04.14)
La Canossa, fisicamente molto sofferente, non ha potuto ricevere il Cavalier Giustiniani. Prega Monsignore
che gli trasmetta le ultime notizie dell‟affare della chiesetta. Dal Conte Mellerio ha saputo che la pratica è a
Vienna, corredata dal voto favorevolissimo del Vicerè ed era partita da Milano il 23 gennaio. Un amico del
Giustiniani, venendone a conoscenza, s‟interporrà egli pure.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Dall’ottimo nostro Cavalier Giustiniani la S.V.Ill.ma e Rev.ma avrà inteso l’andamento tutto
dell’affar nostro a Milano.
Già ci vuole pazienza in tutto, ma fu una gran combinazione, che giungesse al nostro buon
Principe l’autorizzazione di simili contratti dopo, che le Carte erano partite per Vienna.
Il prelodato Cavaliere le avrà detto l’intelligenza in cui siamo restati quando al suo ritorno
quì venne a favorirmi. A tenore di questo, incomodo la carità di Lei anche perche desidero tenerla al
fatto di tutto. Io non ebbi quest’ultima volta il vantaggio di parlargli come gli avrà detto, piacendo
al Signore quest’anno di tenermi quasi sempre ammalata. Adesso sono convalescente. Vedremo se
mi rimetto o tornerò ad ammalarmi come feci sin quì.
Non so sia perche voglia Egli, che non possa da quì muovermi sino che non sia totalmente
conclusa la cosa, o veramente che voglia mandarmi male perche faccia un pò di giudizio. A dire il
vero parve, che fosse necessario, che qui mi trovassi, perche le cose tutte si appianassero, e pare
anche che ci sia bisogno che quì mi trovi al momento, che verrà la risposta da Vienna ma stando
bene non ho difficoltà di recarmi ove sarà bisogno, che già posso sempre ritornare al momento. Le
dirò per altro, che tanto, è il bene reale che già si fa ch’ebbi un più che bastante compenso di aver
male.
Tornando adesso all’affare mi fece ultimamente scrivere il buon Conte Mellerio aver Egli
ricevuto da Vienna riscontro com’erano colà giunte le Carte accompagnate dal voto il più
favorevole di Sua Altezza Imperiale il Principe Vice Re, e che speravano un sollecito
favorevolissimo Rescritto. Supplico indi la S.V. Ill. ma e Rev. ma a voler presentare i miei distinti
doveri al Cavalier Giustiniani significandogli tutto questo avendomi Egli fatto dire al suo ritorno da
Milano, che quando avessi avuto dal Conte Mellerio notizie della posizione dell’affare a Vienna
glielo facessi sapere perche attende egli colà un Signore suo amico, gli avrebbe scritto onde vedere
che fosse dato corso all’affare medesimo con quella maggiore sollecitudine che si può. Le Carte
partirono da Milano il giorno 23 gennajo.
Mi scrisse la Superiora1 di costì, che la S.V.Ill.ma e Rev.ma prima del mese di maggio non
avrebbe effettuato la sua gita.
Non so se le generali circostanze del mondo gliela fanno ritardare. Ad ogni modo vivo
quieta certa che la bontà di Lei me lo farà antecedentemente sapere bramando di poterla prima
ossequiare, è vedere sempre già che il Signore non me lo impedisca per la salute. Sento pure dalla
stessa Superiora passarsela essa un pò meglio, ed essere in istato di girare un pò per casa. Mi dice
pure di frequente non essere più in caso di regger la casa in qualità di Superiora, e lo dubito anch’io.
Nel mese di giugno l’elezione cade da se. L’assicuro per altro darmi un gran pensiero la mancanza
di soggetti opportuni di età matura. Basta, il Signore assisterà anche in questo. Mi raccomando
quanto posso alle sante sue orazioni. Non dubiti delle povere nostre.
Pel Santo Padre poi giornalmente da miserabili non manchiamo di fare delle particolari
devozioni.
Accetti i rispetti del Signor Don Antonio2 e delle mie Compagne e mi creda con invariabile
rispetto quale mi onoro di confermarmi.
1
2
Terragnoli Giuseppa (Ep. I, lett. 398, n. 2, pag. 649)
Don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822).
Della Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima
Verona li 14 aprile 1832
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità3
3
NB. Copia ma con firma autografa della Canossa.
AL CONTE MELLERIO
765(Verona#1832.05.12)
Comunicazione felicissima della Canossa: il 9 aprile, il Sovrano ha approvato il contratto per la piccola
chiesa. Entro un mese l‟affittuario dovrà lasciare la terza casetta. La Marchesa pagherà subito la prima
rata e l‟attività, già intensa, sarà libera da ogni remora. Grande la riconoscenza per il Conte, che dovrebbe
trasmetterne l‟espressione anche al Vicerè.
VGeM
Eccellenza
Per quanto possa sembrare importuna all’Eccellenza Vostra, non posso a meno di non incomodarla
anche questa volta, per l’argomento di Santa Maria del Pianto e suoi annessi.
La santissima ed amantissima nostra Madre le renda dunque le più copiose retribuzioni di
quanto ella fece al suo servizio, e sappia che le istancabili cure dell’Eccellenza Vostra ebbero il
pieno loro felicissimo effetto voglio dire non solo relativamente alla risposta affermativa, ma anche
a tutta quella sollecitudine, che si potè aver maggiore.
L’altr’jeri da questa Imperial Regia Finanza ebbi l’avviso essere stato da Sua Maestà il 9
aprile approvato l’appuntamento, ed io dirò il contratto, invitandomi come oggi farò, a versare nella
Cassa la prima convenuta rata, dicendomisi nella stessa lettera, che davano in pari tempo la diffida
all’affittuale, il quale per patto di scrittura devo metterla in libertà nel periodo di un mese, ed al
momento della consegna passeremo a fare l’istromento.
Può ella facilmente figurarsi quanta sia la mia consolazione, sperando, che questo
contribuisca sempre più ad impedire peccati, ed a guadagnare delle anime al Signore, come per
divina bontà fu già si felicemente cominciato.
Io la ringrazio vivamente di tutto, e la supplico in momento opportuno a voler umiliare i più
sinceri, e maggiori ringraziamenti a Sua Altezza Imperiale il nostro buon Principe, pel quale, come
per l’Eccellenza Vostra non si mancherà certamente di pregare, i sordi e muti nel loro linguaggio,
ed i cari miei Sanzenati lo faranno allegramente come porta il Paese, ma di cuore.
Mi favorisca de’ più cordiali complimenti all’amica Somaglia1, come de miei doveri al
signor Abate Pollidori2, e confermando all’Eccellenza Vostra li sentimenti della mia riconoscenza,
passo al vantaggio di raffermarmi ossequiosamente
Dell’Eccellenza Vostra
Verona li 12 maggio 1832
Devotissima Umilissima Obbedientissima Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
2
La sorella del Mellerio (Ep.I, lett. 387, pag. 624).
Il segretario, Abate Polidori (Ep.I, lett. 388, n. 1, pag. 625).
A MONS. TRAVERSI
766(Verona#1832.07.01)
La chiesetta di S. Maria del Pianto è ormai possesso completo della Canossa, acquistata fuori asta e col
versamento di tutto l‟ammontare. Attualmente ella sta pensando, nonostante i restauri di Verona, di cui si sta
occupando Don Provolo, di migliorare la sede di Venezia. Sta facendone il progetto con Don Antonio stesso.
Ora vorrebbe che Monsignore, che è a Roma, le ottenesse dal Santo Padre la benedizione su una sistemazione di
locali nel convento di Bergamo e chiedesse l‟autorizzazione che egli stesso potesse risolvere dubbi di non
estrema rilevanza, che, sorgendo tratto tratto nell‟Istituto, la costringono a ricorrere ai Cardinali.
V.G. e M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Soffra la carità della S.V.Ill.ma e Rev.ma che anche in Roma venga ad incomodarla.
Frequentemente ricevo le più consolanti notizie della sanità di Lei, e da quanto pure mi scrivono
comprendo, e mi figuro la consolazione ch’Ella proverà questo tempo, che si trova presso il Santo
Padre1. Sia ringraziato il Signore di tutto.
Io sono ancora in Verona non avendomi, come forse saprà, permesso la debole mia sanità di
poter servire le nostre buone Dame di Venezia per i consueti spirituali Esercizj, i quali furono assai più
del solito da queste frequentati essendo arrivate al numero di circa settanta.
Il nostro Don Antonio Provolo poi ebbe dal Signore la grazia per quanto sento, di fare un frutto
incredibile nei doppj Esercizj suoi.
Durante questo mio soggiorno in Patria ebbi la consolazione di poter terminare l’affare di Santa
Maria del Pianto, dalla clemenza di Sua Maestà concessami come sa, di poter acquistare fuori dell’asta.
Sabbato 16 corrente fu segnato l’istromento, e siccome aveva già soddisfatto il prezzo tutto, me ne fu
anche dato il possesso. Ora si sta riattando alcun poco, ed i cari miei poveri giornalmente ne sentono
sempre più il vantaggio. Sono certa che V.S.Ill.ma e Rev.ma che ha in ciò tanta parte molto se ne
rallegrerà. Nè dubiti che sia per dimenticarmi i poveri ragazzi di Venezia, che anzi vado riflettendo
divisando, e progettando, col Signor Don Antonio, il quale è instancabilmente occupato tra il suo
ministero, i piccoli ristauri, i sordi e muti, ed i poveri ragazzi, per ajutare anche Venezia. Se il Signore
degnerassi effettuare i nostri desiderj al ritorno di Lei le sottoporrò ogni cosa, e faremo quanto Ella
giudicherà.
Giacchè trovasi la S.V. costì e che ha disturbo co’ miei scritti senza incomodar anche
l’Eminentissimo Signor Cardinal Vicario, la supplico a voler per me implorare una novella benedizione
dal Santo Padre sopra un piccolo cambiamento che la Nobile Famiglia Camozzi2, la quale mi donò per
l’Istituto il Convento di Bergamo vorrebbe ora con noi fare. Il cangiamento consiste nella retrocessione
di un piccolo granajo, e d’un altro pezzo di soffitta, e per quanto credo, o nient’altro, o poco più; ed
invece darebbe a noi una qualche camera ch’era parte pure del convento, ma che non era compresa in
quella parte di convento, che ci fu donata. Il cambio sarebbe comodo, per loro, e d’utile per noi avendo
colà un locale ristretto, e se ne prova l’angustia singolarmente nei momenti dei Rami di carità, direi
straordinarj cioè Esercizj ed educazione delle maestre.
In pari tempo non posso a meno di non sottoporre alla S.V. Ill.ma e Rev.ma un’altro mio
pensiero del quale faccia poi tutto quello che crede. Io osservo che essendo l’Istituto nostro ancor
recente riesce quasi impossibile che tratto, tratto non insorgano nell’osservanza della Regola particolari
circostanze per cui nascono dubbi anche nei Superiori.
1
2
Gregorio XVI, Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
Famiglia Camozzi, benefattrice dell’Istituto (Ep.II/1, lett. 569, n. 2, pag. 404).
Qualche volta in simili casi mi rivolsi per cose di qualche entità all’esimia carità
dell’Eminentissimo Cardinal Odescalchi3 Superiore di tutti gl’Istituti, ma parmi che talor le cose non
meritino d’importunar soggetti sì illustri, e non si lascia per l’altra parte di stare con qualche pena.
Crederebbe Ella d’umiliare ciò pure a Sua Santità, e nello stesso tempo io confesso che
bramerei potesse aver Ella la facoltà di decidere su questi piccoli dubbj, essendo certissima che lo
farebbe, attenendosi a quello che ragionevolmente penserebbe essere secondo la mente del Santo Padre.
Se questo mio pensiere non le sembrerebbe diritto sia per non detto.
Quasi non ardisco supplicarla di mettermi con questo incontro ai sacri piedi del Santo Padre
temendo che sia troppa libertà. Faccia però Lei che già il mio cuore lo conosce e sa quanto mi conforti
la conferma dell’apostolica benedizione.
Quando ha l’incontro ricordi la prego il mio ossequio all’Eminentissimo Cardinal Vicario 4 con
gli altri due Odescalchi e Falsacappa5.
Mi raccomando alle sante sue orazioni. Accetti i rispetti delle Compagne, e mi creda quale con
invariabile venerazione mi onoro di protestarmi
Di V.S.Ill.ma e Rev.ma
PS. Prima ch’Ella parta da Roma supplichi il Santo Padre a voler diffondere l’apostolica benedizione
sopra il minimo nostro Istituto, e sopra il Signor Don Antonio, e la nascente caritatevole di Lui opera.
Verona San Giuseppe li 1 luglio 1832.
_____________________
NB. Scritta in bella copia, probabilmente per lasciarla agli atti, ma non firmata dalla Canossa.
3
Carlo Odescalchi , eletto Cardinale nel 1823 (Ep. I, lett. 407, n. 7, pag. 668).
Card. Placido Zurla, Vicario del Papa Leone XII (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
5
Carlo Odescalchi, eletto Cardinale nel 1823 (Ep. I, lett. 407, n. 7, pag. 668)
4
A DON ANTONIO PROVOLO
767(Verona#1833.09.09)
Poiché Don Provolo si è rivolto a Bonifacio Canossa per l'affare, probabilmente di S. Maria del Pianto, ora,
scrive la Canossa, a lui si rivolga per la risposta.
V.G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio
Riscontro il pregiato suo foglio 5 corrente, e mi dò il vantaggio di dirle ch'essendosi Ella rivolta
a mio fratello pel noto affare così Ella si rivolgerà al medesimo per la risposta.
Mi pregio di dirmi con distinta stima
Di Vostra Molto Illustre e Reverenda
Verona San Giuseppe li 9 settembre 1833
Dev.ma Umil.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendo Signore
Il Signor Don Antonio Provolo
S.O.M.
A DON ANTONIO PROVOLO
768(Verona#1834.01.**)
Per completare il dossier della chiesetta di S. Maria del Pianto e delle casette, che la Canossa aveva procurato
per l'incipiente opera dei sordomuti e delle scuole serali per i poveri ragazzi sanzenatesi, si pubblica la minuta
della Procura per la cessione degli stabili a Don Provolo, a carico del fratello di Maddalena, Marchese
Bonifacio Canossa. E' senza data, ma evidentemente del principio dell'anno 1834.
Volendo io sottoscritta aderire alle inchieste del Signor Don Antonio Provolo del fu Signor
Stefano qui domiciliato di vendergli la Chiesa detta di Santa Maria del pianto ossia dei Colombini per
servirsene all'uso pio, e caritatevole per cui fu da me acquistata da quest'Imperial Regia Intendenza con
istromento 16 giugno 1832, atti del Notajo Signor Antonio Dottor Maboni, perciò deputo, ed elego per
me ed eredi in mio special Procuratore il Nobil Signor Marchese Cavaliere Bonifacio di Canossa del fu
Nobil Signor Marchese Ottavio, mio fratello al quale impartisco le facoltà seguenti.
Di alienare tanto con pubblico, quanto con privato documento al nominato Signor Don Antonio
Provolo la Chiesa predetta di Santa Maria del pianto detta dei Colombini con tutte le aderenze e
pertinenze alla stessa spettante, così, e come venne da me acquistata, ed è descritta nell'istrumento
surriferito dal Noltajo Signor Dott. Maboni e nello stato in cui presentemente si ritrova per il prezzo di
austriache L. 5300: cinquemillatrecento, oltre le spese tutte da me incontrate per fare l'acquisto
medesimo.
Di dichiarare che il prezzo antedetto di L. 5300 austriache fu da me per la somma di L. 5185
realmente ricevuto, e conseguito dal suddetto Signor Don Provolo non restando che benchè L. 114,95
al compimento del totale di ricevere questa rimanenza e liberare in conseguenza il medesimo Signor
Don Provolo dal debito del prezzo medesimo facendogli perpetua liberazione e quietanza.
Di farmi ogni opportuna riserva pel conseguimento delle spese da me incontrate, e che
amicabilmente saranno fatte riconoscere al suddetto Signor Don Provolo.
Di cedere immediatamente allo stesso Signor Don Provolo il possesso della Chiesa predetta,
coll'obbligo al medesimo di sottostare al pagamento di tutte le imposte tanto per l'avvenire
come pel tempo decorso dall'epoca del mio acquisto a totale mio sollievo, così per patto
espresso.
Di autorizzarlo a farsi iscrivere come proprietario della Chiesa antedetta in qualsivoglia libro, e
registro.
Di promettere di evizione e garanzia del detto immobile pel mio fatto proprio soltanto, e non
d'avvantaggio, escludendo qualunque mia obbligazione per qualsivoglia evento.
Di consegnare al detto Signor Don Provolo i documenti originali, ed autentici da me riportati, e
che presso di me esistono relativamente al nominato acquisto.
Di stipulare in fine qualunque altro patto relativo alla natura dei contratti di compra, e vendita,
che il sopraddetto mio fratelo trovasse opportuno, e conveniente.
Prometto di non contravenire a quanto verrà da esso mio fratello operato, ed agito, e di avere il
tutto per fermo e valido. In fede.
(Nel verso dell'ultimo foglio):
Copia della procura della Signora Maddalena Canossa e la minuta delle spese.
APPENDICE
DA DON ANTONIO ROSMINI
A 103(Rovereto#1821.09.22)
Il sacerdote roveretano ha preso in esame il Piano dei Figli della Carità che la Canossa gli ha fatto avere, e
si è messo in contato con qualche sacerdote, ma si è reso conto che forse sarebbe possibile attuarlo con dei
laici e non con dei sacerdoti.
Rovereto 22 settembre 1821
Illustrissima Signora Marchesa
Io stesso voglio procacciarmi il piacere di scriverle alcuna cosa intorno al Piano da lei tracciato de’
Figli della Carità, e comunicatomi, per sua singolare gentilezza, col mezzo di mia sorella
Margherita. La posso assicurare, signora Marchesa, che io l’ ho letto e riletto più volte, non solo con
grande piacere, ma ben anche con ammirazione della saviezza, di cui Dio 1’ha foinita. Mi pare di
entrare perfettamente nelle sue idee, e veggo la cosa di sommo vantaggio pei nostri tempi. Le dirò
di più, che ho pensato un pezzo per vedere come si potesse avviare il principio. Rivolgendo però
intorno il guardo su tutto il clero che io conosco, ed esaminando i mezzi necessari per sì fatto
negozio, specialmente per quello che spetta le persone ho trovato (e qual meraviglia!) grandissima
difficoltà, e sono stato recato a non pochi riflessi intorno a simile affare. Da per tutto ho rilevato una
scarsezza grande di ecclesiastici, parrocchie senza pastori, pastori senza assistenza di cooperatori,
nella nostra Diocesi sono moltissimi. Quindi se fa conto di ogni prete, ognuno s’impegna in qualche
ufficio o ecclesiastico, o di pubbliche scuole. S’aggiunge una grande freddezza in molti, o nessun
gusto almeno a Comunità religiose. Per questo io non potrei trovare, per quanto cercassi nè pure un
prete solo, su cui io potessi fondare speranze di averlo come membro. Questo bisogno cli
ecclesiastici nella massima scarsezza, m’ha condotto in sul pensiero che l’ Istituto potrebbe essere
formato di laici, i quali però potrebbero avere un ecclesiastico che avesse cura di loro. Nel qual caso
però mi parrebbe difficilmente darmi che questo sacerdote fosse propriamente parte dello Istituto;
ma solo glii fosse aggiunto coll’officio di padre spirituale.
Di laici, com ella sa, erano forrnate le comunità dei regolari più antichi, come anche quelle
poi di San Francesco e di tutti i contemplativi a principio. Molti hanno esclamato (sebbene in
complesso a torto) perchè queste comunità di laici si sono, coll’andare del tempo, cangiate in
comunità di sacerdoti, e a questo hanno in parte attribuito la mutazione dello spirito antico di questi
ordini e della disciplina e del sistema loro.
Quand’anche in nessuna parte queste accuse fossero vere, tuttavia resterebbe però certo, che
abbiamo rispettabilissimi esempi di fiorite Comunità religiose formate interamente di laici.
Oltre a questo, allor quando si esamina il corso degli studi prescritti in questi tempi ai
sacerdoti si intende agevolmente la difficoltà grandissima che formi un numero grande di essi.
Andrebbe dunque per mio parere benissimo, che in questi tempi supplissero alla scarsezza
de’ preti dei laici bene istruiti e dabbene, il che difficilmente sì può fare, se non si uniscono in una
religiosa societa. Così questi sarebbero un corpo di sussidio alla Chiesa molto, non v’ ha dubbio,
vantaggioso: questi dovrebbero venire educati a un dipresso, come si educavano anticamente i preti,
nella lettura, nella spiegazione delle sacre per quello che riguarda la vita e nella pratica della virtù.
Ben istrtruiti così non in scienze di curiosità, ma nella religione e nella morale, la loro arte e
professione dovrebbe propriamente consistere nell’esercitar la carità verso gli altri, congiungendo
(come ella dice benissimo) la propria santificazione. Oh quanto non sarebbe utile una unione così
d’illuminati cristiani che professassero di giovare il prossimo in quei rami di carità che ella
accenna! e che con perfetto accordo prestassero degli aiuti ai Parroci ed ai Curati nella cura delle
anime! Io sono vivamente tocco da questo pensiero, sebbene molte difficoltà prevegga nella
esecuzione. Osservando fra i secolari, non mi parve impossibile rinvenirne forse alcuno, de’ buoni
non ne mancano; ma bisognerebbe che questi buoni avessero una educazione che alla comunità
religiosa si confacesse, o almeno che avessero una qualche idea di vita comune. Per fare questo io
credo che gioveranno moltissimo gli oratorj, specialmente de’ Padri dell’Oratorio1. In questi si
educano molti non solo alla pietà, ma ben anche a una certa regolarità ed all’esercizio dell’opere
caritatevoli. Persuaso della cosa, ho procurato d’introdurlo, ma fino ad ora invano. Pure, se Dio
vorrà, gli ostacoli saranno nulla. Preghiamo intanto, e se ella ha qualche buon lume, qualche
soggetto, e qualche mezzo opportuno, si degni di coniunicarmelo, perchè, se non altro, mi sarà di
sommo piacere. La ringrazio di avermi messo a parte del suo pensiero santissimo e che Dio
benedirà, se così gli piace. Mi raccomando alle sue orazioni, e con tutta la venerazione me le
protesto.
Obbligatissimo e Devotissimo Antonio Rosmini Prete
_________________
NB. La lettera è indirizzata a Verona.
1
Istituto dei Filippini a Verona (Ep.I, lett. 5, n. 5, pag 14).
DA DON ANTONIO ROSMINI
A 104(Rovereto#1822.03.10)
Già dal 1821, Don Antonio Rosmini aveva dichiarato nei suoi Scritti autobiografici che non gli pareva che il
Signore lo volesse nell‟opera della Canossa, ma poiché non gli era chiaro il suo avvenire, in questa lettera,
mostra pronta adesione alla richiesta d‟aiuto della Marchesa, specialmente se avesse dovuto sovvenire
economicamente quei laici di cui ella gli aveva parlato.
Illustrissima e Veneratissima Signora Marchesa
Mi è sommamente caro vedere come soavemente il Signore disponga tutte le cose. Le diverse
circostanze che ella mi espone fanno sempre più credere e che il Signore voglia che la cosa riesca, e
che questa si consegua a poco a poco ma con tanta maggior sicurezza e solidità. Sento che ella dice
aver bisogno di me, ed io ben volentieri mi presto in tutto quello che mai potessi, basta che mi
venga accennato il modo in cui io potrei giovare. Il tenore della mia vita e le molte brighe da cui
sono distratto e per cui Dio sa quanto stretto conto dovrò rendere, fa sì che io sia privo di aderenze e
come solitario in mezzo agli uomini. Questo mi rende inabile a trattare con affetto certi affari colle
persone collocate in qualche posto luminoso, colle quali avendo famigliarità o dalle quali almeno
essendo conosciuta, si potrebbe ricavare dei vantaggi e proporre con profitto quanto si crederebbe
utile. Non ostante io desidero solo che ella mi comandi, perchè io adempirò fedelmente come posso
quanto mi incumbe. Se poi l’aiuto che ella dice volere aver da me fosse qualche sovvenzione in
danaro in assistenza di quei buoni giovani che sento esser poveri e privi talora del necessario,
questo poi farò con sommo piacere per quanto possano le mie forze e li altri miei impegni. Ella mi
dica pure di quanto ci sarebbe bisogno ed io contribuirò quello che potrò. Oh Dio renda perfetta una
cosa tanto utile e per gli tempi nostri necessaria! Qui da noi sarebbero proprio necessari degli
uomini pieni di spirito caritatevole, perchè manchiamo molto, e se non siamo freddi c’è però una
gran tiepidezza. La sola dottrina cristiana dei ragazzi che potrebbe essere migliorata e fatta con più
metodo e con più spirito, sarebbe un oggetto di estrema rilevanza. Lo spirito da lei espresso nelle
Riflessioni sulle sette Commemorazioni e le sette Commemorazioni stesse dello spargimento del
preziosissimo Sangue di Nostro Signore danno assai bene l’imagine della carità che queste persone
si propongono di professare che è quella appunto di Gesù Cristo che arriva fino al sangue e per cui
San Paolo diceva d’esser crocifisso al mondo e il mondo a lui. Questo è quel carattere veramente
che debbe formare specialmente i Fratelli della Carità, i quali si propongono di spendere sè stessi
nelle opere caritatevoli verso gli altri. Mi è stato grato ancora sentire la bella opera della scuola di
carità eretta in Bergamo dal signor Canonico Benaglia1, e come sia buon occhio anche da Sua
Maestà. Ella mi saluti (quando ne ha l’occasione) quelle buone persone che amo senza conoscere, e
a cui ho fiducia che il Signore darà i mezzi di adempire i santi loro desideri. Preghino per me.
Anch’io nel Santo Sacrificio mi ricordo di loro. Se mi potesse dire quanti anni abbia questi che è
iniziato al sacerdozio e quale scuola studi, mi sarebbe caro di saperlo per una ragione che le dirò.
Intanto mi tenga incessantemente raccomandato al Signore a Maria santissima, e con tutta la
venerazione mi creda
Di Rovereto, 10 marzo 1822
Obbligatissimo e Umilissimo servitore
Antonio Rosmini prete
1
Canonico Benaglio Giuseppe, (Ep. II/2, lett. 699, n. 1, pag. 760 ).
(Timbro arrivo) (V)ERONA
MAR (zo)
14
All’Illustrissima Signora Marchesa
la Signora Marchesa Maddalena di Canossa
fondatrice delle Figlie della Carità
VERONA
ROVEREDO
DA DON ANTONIO ROSMINI
A 105(Rovereto#1824.01.09)
Don Antonio è spiacente perchè, nonostante le promesse fatte, si trova al momento, a non poter aiutare
l‟erigenda Congregazione dei Figli della carità. Ha dovuto contrarre qualche debito, ma se avrà, quanto
prima mezzi disponibili, li offrirà volentieri. Propone Treviso come prima sede, pur essendone incerto.
Tratteggia infine come vorrebbe la forma devozionale della nuova opera.
Veneratissima Signora Marchesa
E’ proprio del Signore e non di noi conoscere i tempi ed i momenti; e per questo non mi faccio
nessuna meraviglia se dopo aver fatto aspettare Vostra Signoria Illustrissima col suo pio desiderio,
ora sembri finalmente che voglia renderlo soddisfatto circa la meditata Istituzione de’ Fratelli della
Carità. Il sentire il principio di questa santa sua impresa a me fu di incredibile consolazione, perché
ne spero ogni bene: e sebbene questa radice sia ancora piccioletta, tuttavia veramente confido che il
Signore le darà aumento; e la consolerà a pieno.
I suoi consigli mi sembrano prudentissimi, per quanto posso vedere io da lontano, e non
dubito che avranno buon effetto. D’una cosa sommamente mi duole, che io non potrò dare a questa
bell’opera quell’assistenza ch’io vorrei. Ella si rammenterà, Veneratissima signora Marchesa, come
qualche altra volta le ho manifestato quel desiderio che nutriva di potere anch’io contribuire
all’opera con qualche somma. Adesso però sono nella impossibilità di ciò fare: nè voglio tacere a lei
la ragione, ma, pregandola però di segretezza, aprirgliela. Io ho disposto per qualche tempo di tutto
quel poco che mi avanzerà: e a dirgliele schiettamente ho arbitrato a fare anche qualche piccolo
debito. Potrebbe però avvenire che mi cessasse qualcheduna delle spese; e in questo caso mi sarà
carissimo potere adoperare quell’avanzo, qualunque fosse per essere, in favore de’ nuovi fratelli
della Carità. Il Signore però non lascierà mancare de’ mezzi necessari, quando a lui piacc NB. Tutto
autografo da « Di te, carissima figlia ».ia; ed io credo che gli piaccia. Prosegua adunque con quella
sua costanza, che nè pure ha bisogno di conforti. In quanto al luogo sarebbe certo desiderabile che
fosse presso un Vescovo che vi potesse attendere. Non potrebbe forse essere a proposito Treviso?
E’ vero che la città è piccola, ma in quanto all’animo del Vescovo1 sarebbe favorevolissimo. Ella
stessa lo conosce: io mi confido che non trascurerebbe nessuna cosa per potere giovar l’opera. Qui
da noi oh quanto sarebbe desiderabile che si potesse introdurre questo Istituto! ma è luogo troppo
freddo, per cominciare. Oltre che il nostro futuro Vescovo2, sebbene di ottimo cuore, è tutto nuovo,
e i Vescovi nuovi, com’ella sa, hanno infinite brighe e pensieri, fra i quali difficilmente troverebbe
luogo una nuova fondazione.
Non so quando mi verrà l’occasione di scrivergli: ma la prima volta che ciò avvenga farò
nella lettera qualche cenno della sua venerata persona, della Istituzione di cui è trattato delle Sorelle
della Carità, e non ometterò di dare un tocco anche de fratelli della Carità. Rispetto a questi non
posso tacere che sommamente me ne piace lo spirito. Nel che mi piacerebbe però ancora una cosa
cioè, che le forme esteriori delle loro devozioni fossero, per così dire, uno stile il più semplice, e per
quanto è possibile ne’ nostri tempi, conformato ai modi degli antichi cristiani, e alle pubbliche
funzioni della Santa Chiesa. Capisco bene che è cosa difficile che l’universale de’ cristiani gusti il
succo, per dir così, di cui sono pieni gli Uffici e le preghiere della Santa Chiesa, principalmente
perché sono latine e perciò dalla maggior parte non intese: ma non mi sembrerebbe però impossibile
che una particolare comunità di uomini dedicati a Dio non potessero da esse trarne tutto il frutto,
rivolgendo tutta la loro divozione nel bene intendere e usare con profitto di quelle preghiere
pubbliche. Questo servirebbe anche loro, mi pare, di uno studio per conoscere le nostre sante verità
1
2
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646).
Mons. Francesco Saverio Luschin, principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
più a fondo, e nelle espressioni, dirò così, originali: perchè le pubbliche preci sono dotte, e di solito
quanto sono più antiche, più dotte. Gioverebbe anche questo studio di perfezionare in se stessi
l’assistenza alle funzioni della Chiesa, per divolgarlo poi ad altri, e tirare molti ad una divozione più
solida. Così parimenti rispetto alla imitazione della antica semplicità, ben comprendo che questa
non si potrebbe universalmente riprodurre nella Chiesa; perché i cristiani sono più materiali e più
languidi di un tempo,e perciò più bisognevoli di cose esterne per sollevarsi a Dio: ma ciò non mi
parrebbe però impossibile a farsi, quando ciò si intenda discrezione, da una società di uomini
dedicati allo spirito. Questo pensiero l’ho esposto anche in un libretto intitolato Della Educazione
Cristiana che mi prendo la libertà di mandarle: e qui ho voluto toccarlo perchè penso in ciò di
convenire negli stessi suoi sentimenti circa le regole della divozione de’ Fratelli della Carità, nel che
sentirò con sommo piacere i suoi riflessi. Parmi forse d’averle dette cose simili in qualche altra
lettera: nel qual caso perdonerà la smemorataggine di ripetere le stesse cose. La prego mi
raccomandi al Signore nelle sue orazioni, perchè possa fare i miei doveri, e mi creda
Di Vostra Signoria Illustrissima e Veneratissima
Di Rovereto, 9 gennaio 1824
Devotissimo Umilissimo servitore
Antonio Rosmini Prete.
(Timbro arrivo)
BERGAMO
10 GENN.(aio)
(Timbro partenza) R OVE RE TO
All’Illustrissima Signora Marchesa
La signora Marchesa Maddalena di Canossa
Istitutrice delle Sorelle della Carità
BERGAMO
DA DON ANTONIO ROSMINI
A 106(Rovereto#1824.01.20)
Nel parlare col nuovo Vescovo, il Rosmini si atterrà a quanto ha chiesto la Canossa, alla quale spiega poi il
suo pensiero sulle pratiche devozionali, che vorrebbe si accentrassero, come già aveva esposto nel libretto
Della educazione cristiana, nelle preghiere della Chiesa, contenute nel Messale, nel Breviario, nel
Martirologio.
Veneratissima Signora Marchesa
Non dirò nulla scrivendo al nostro nuovo Vescovo1 de’ Fratelli della Carità come ella mi avverte, e gli farò
cenno solamente delle Sorelle della Carità.
Circa quella espressione o più tosto quel pensiero che ho posto nell’ultima mia intorno alla forma
esteriore della Divozione non altro
intendeva se non che mi sarebbe piaciuto infinitamente che una congregazione di buone persone dedicate al
Signore come verrebbero ad essere i Fratelli della Carità si uniformassero, più che mai fosse possibile, alle
forme pubbliche della Santa Chiesa. Mi spiegherò meglio. La Santa Chiesa ha registrate in alcuni libri le sue
preghiere e divozioni, e questi sono il Messale, il Breviario, il Martirologio. In questi libri vi è un tesoro
infinito di sentimenti solidissimi di pietà e di affetti tenerissimi. Ma, per il comune degli uomini, quasi
troppo sublimi e difficili. Le ragioni di ciò io credo che sieno la lingua latina andata in disuso, la poca
istruzione che v è ne’ cristiani per cui difficilmente oggidì gustano certe idee sostanziose ma gravi e serie, e
finalmente anche il canto ecclesiastico che si ascolta per diletto in vece di penetrare ne’ sentimenti che
esprime. Ora a me parrebbe la più utile cosa del mondo se una società di persone che può attendere a Dio si
occupasse tutta nel praticar bene ed assistere bene a queste santissime e ubertosissime pratiche della Santa
Chiesa. Per particolarizzare questo pensiero osserviamo quanti difetti pur ci sieno tra’ cristiani nella sola
assistenza alla Santa Messa. E perchè? perchè comunemente non si è abbastanza instruiti 1° nel mistero del
Santo Sacrificio, 2° nell’andamento di tutta questa augusta funzione, 3° nell’intelligenza delle parole che
dice il Sacerdote le quali le dice quasi sempre in plurale, cioè unito col popolo assistente, supponendo,
perchè questa sarebbe l’intenzione della Santa Chiesa, che tutto il popolo non solo intenda ma accompagni
que’ medesimi sentimenti, 4° nella conoscenza di quanto significano gli indumenti e i vasi sacri, e le
cerimonie che accompagnano la Santa Messa. Ora quanto utile è una Messa ascoltata con queste cognizioni!
quale unione non nasce intima fra Gesù Cristo, il sacerdote che anch’egli insieme offerisce la stessa Vittima
divina! Questa intelligenza retta e fondata fu la divozione ferma e magnifica istituita dagli Apostoli santi, e
lasciata da loro alla Santa Chiesa. Ma poichè per le cagioni dette, questa divozione si rese troppo difficile, si
cercarono delle altre divozioni, le quali spesso sono state bonissime ed hanno supplito al bisogno di que’
fedeli che non arrivavano o per mancanza di mezzi o d’altro alla divozione grande e pubblica della Chiesa:
ma queste divozioni buone sì, ma però nuove di forma e diverse da quelle della Santa Chiesa sono però un
bene minore per quelli che potrebbero usare, col loro studio, di quelle altre fondamentali; poichè queste
minori dividono in certa maniera i cristiani dalla pubblica, compiuta, ed esterna unione che nasce nelle
chiese quando il popolo prega allo stesso modo, co’ stessi sensi, e colle parole stesse de’ sacerdoti.
Ma so questo non è sperabile che ottener si possa rispetto al comun popolo; ma perchè dico io non
potrebbe proporselo per suo studio una congregazione di persone buone e che si suppongono debbano essere
più istruite della moltitudine, raccolte anzi per diffondere agli altri un buono spirito? In una parola
sommamente amerei che lo studio de’ Fratelli della Carità rispetto alle loro pratiche divote consistesse
nell’apprendere il modo di usare col massimo profitto di quanto si trova nei libri che usa la Chiesa e delle
sacre funzioni che essa pubblicamente eseguisce. Nel che però non intendo di porre questo rigore che ogni
altra pratica si debba escludere, che anche altre pratiche private possono essere e buone e necessarie
specialmente in un Ordine religioso: ma intendo solo avere accennato con questo lo spirito in generale della
divozione (a me) carissima. Se Vostra Signoria veneratissima vorrà darsi la pazienza di leggere il picciol
trattatello della divozione attuale che sta nel libretto accennato e propriamente abbraccia i capitoli IIII - XIX
del libretto III, troverà sviluppato con altre parole la stessa idea. La supplico di non credere che ciò abbia
detto per dare a lei qualche istruzione, ma solo per ispiegarmi un po’ meglio circa quanto forse oscuramente
1
Mons. Francesco Saverio Luschin, principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
nella precedente ho toccato. E’ cosa facile che un altro anno mi cessi una spesetta; allora almeno saranno a
sua disposizione buona parte delle mie messe il che farò con tutto il piacere. Anche il poco Iddio l’aggradisce
s’è dato allegramente, e così sono certo che farà anche la signora Marchesa. Non rida di questo: ma mi
raccomandi al Signore.
Umilissimo Obbligatissimo servo
Antonio Rosmini Prete
Di Rovereto 20 gennaio 1824
ROVEREDO
All’Illustrissima Signora Signora Reverendissima Colendissima
La Signora Maddalena di Canossa Figlia della Carità
a Santa Croce in Rocchetta
BERGAMO
DA DON LUZZO
A 107(Venezia#1831.02.19)
La casa, in cui a Venezia avrà inizio l‟opera per i ragazzi, è pronta ed egli lo annuncia alla Canossa con
evidente piacere e col desiderio di poter presto migliorare ed allargare la sua attività.
Eccellenza
Venezia li 19 febbrajo, 1831
Eccomi al punto di poter entrare ad abitar la nuova casa, che spero di molta gloria di Dio Signore, e
vantaggio grande pelle anime cristiane. L’oratorio è quasi al suo compimento, i luoghi necessari
all’opera sono anch’essi per essere approntati, qualche buon compagno si spera di avere fino sul
principio dell’entrare in casa, e perciò altro non resta per ora che dar cominciamento all’opra
proposta in quello cioè, che al presente si potrà, sempre per altro d’accordo col degnissimo signor
Monsignor Traversi1 nostro amoroso Superiore. Il parroco di questa contrada è tutto propenso a
favorirci, e soccorrerci in ciò, che ci abbisognasse. Che si desidera di più? Oh, quanto è buono,
quanto pietoso il Signore Iddio! Tocca a noi corrispondere alle sue infinite misericordie e perciò
prego Vostra Signoria Illustrissima a continuare colle sue preghiere a favor di me misero, ed
indegno Ministro dell’Altissimo, e della nascente santa Opera, la quale spero di non poca di Lui
gloria. Prego inoltre Vostra Signoria a dare la libertà a queste di lei figlie in Santa Lucia 2, che mi
aiutino, come erami promesso, con alcuni mobili, ed alcuni atrecci per uso di cucina pella povera
novella casa. Sicuro che al di lei venire a Venezia sarà ella contenta di quanto fu operato secondo
gli ordini suoi venerati. Stò attendendo quel momento, in cui anche spero, che si soddisferà alla
brama di queste signore Dame pegli Esercizi pè loro servi da barca, ed in cui avrò la soddisfazione
di aver a manifestarle il sommo contento per la intrapresa opera, che da tanto tempo si sospirava.
Frattanto prego di nuovo Vostra Signoria Illustrissima a compatirmi, se non iscrissi con maggior
attenzione, e pulitezza, giacchè mancami il necessario, ed opportuno tempo da impiegarsi nello
scrivere, mentre mi do l’onore a segnarmi quale mi protesto di essere
Di Vostra Signoria Illustrissima
Devotissimo Obbligatissimo servo
Francesco Luzzo Figlio della Carità.
1
2
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
Nella sede di Venezia.
DA MONS. TRAVERSI
A 108(Venezia#1834.10.07)
Gli stessi problemi, che la Canossa aveva esposto a Monsignor Traversi e che egli aveva risolti il 10
dicembre 1833, ritornano in parte l‟anno dopo, così che il 7 ottobre 1834, assicura la Marchesa che ha fatto
bene a negare l‟assenso al Vescovo di Chioggia per Giuseppe Carsana, che Don Luzzo di Venezia ha diritto
ad un periodo di vacanze ed egli troverà il modo di farlo sostituire, che le elezioni della superiora a Milano
e a Bergamo possono non essere del tutto conformi alla Regola, infine che la Marchesa può, senza alcuno
turbamento continuare a reggere l‟istituto anche senza Voti.
V.G. e M.
Pregiatissima Signora Marchesa
Rispondo alle due di lei graditissime lettere; e lo avrei fatto anche prima, se il dover dare
compimento a qualche altro affare molto pressante non me lo avesse impedito.
Quanto alla prima del 21 decorso, primieramente le dirò, che la di lei risposta a Monsignor
Vescovo di Chioggia1 non poteva essere più uniforme a quanto avea divisato io stesso: e spero che
lo zelo di quel degno Prelato per li suoi Diocesani non vorrà privare Venezia di un operajo tanto
necessario in questi momenti per lo stabilimento di un’istituzione tuttavia bambina e vacillante per
scarsezza di mezzi sì morali che materiali. Le dirò in secondo luogo, che io sono ben lungi dal fare
opposizione al sollievo desiderato dal signor Don Francesco Luzzo2: chè anzi ho combinate le cose
in modo, che la di lui assenza non sarà per portare alterazione veruna all’andamento regolare
dell’Istituto, fuori che la Messa nelle feste, a cui si supplirà col far condurre li ragazzi ad assistervi
agli Scalzi3. Per le istruzioni quotidiane della sera e per quelle dei giorni festivi ho ottenuto dal buon
Parroco di San Geremia, che durante la villeggiatura di Don Luzzo, mi conceda a prestito l’ottimo e
capacissimo giovane, ora Suddiacono, ad un tempo mia allievo, Todesco. Quanto alli due giovani
Bergamaschi4, quantunque meritino la più estesa fiducia per la loro sodezza, e bontà, verranno da
me medeismo frequentemente visitati, ed assistiti.
Rispondendo poi a ciò ch’è promiscuo ad entrambe le di lei lettere, usando della facoltà, cui
il Santo Padre ebbe la degnazione d’impartirmi, mi è grato di poterla autorizzare, come pienamente
l’autorizzo, a prendere nelle elezioni da farsi sì nella Casa di Milano, che in quella di Bergamo tutte
le misure che vede necessarie ed opportune per il miglior andamento di quelle Comunità, sebbene
non affatto conformi al prescritto della Regola, e segnatamente l’anticipazione della nomina della
maestra delle novizie e delle ministre. Accordo pure che dilazioni il preavviso ad estinzione della
cambiale indicatami, la quale ella potrà comprendere, per quanto mi sembra, nel pagamento dei
fondi ch’ella forse (sta) per acquistare. Quanto a tutto il restante della di lei lettera, non posso che
eccitarla, quantunque sia certo che lo farà anche senza eccitamenti, a ravvivare sempre più la sua
fiducia in Dio benedetto, il quale non lascierà certo di benedire un’opera, che in tutta l’estensione
del termine deve chiamarsi Opera Sua. Io poi dal mio canto non lascierò d’innalzare, indegnamente
in vero, ma con tutto il fervore li miei Voti all’Altissimo, perchè tutto succeda in modo per cui resti
Egli glorificato, il bene della anime sempre più promosso, ed il di lei spirito santamente confortato.
Continui ella pure a reggere pienamente l’Istituto da sè fondato con costanza, e con sempre
nuovo coraggio regolato dal timore della cristiana prudenza, e viva sicura che, non ostante il non
essere legata da Voti, non perderà no il Paradiso, ma si guadagnerà anzi un posto più elevato in
quella Patria Celeste.
1
Mons. Savorin Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
Don Francesco Luzzo inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
3
S. MARIA DI NAZARETH, che si affaccia sulle fondamenta degli Scalzi, cioè dei frati carmelitani, che la fondarono
all’inizio del Seicento
4
Carsana Giuseppe e Belloni Benedetto (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676-77).
2
Preghi e faccia pregare per me che sono il più indegno Ministro di Gesù Cristo, e continui a
riguardarmi quale sarò senza fine
Venezia 7 ottobre 1834
Suo aff.mo Obbl.mo Dev.mo Servo e Padre G.C.
Antonio Maria Traversi5
(Timbro partenza) VENEZIA
8 OTT.
(Timbro arrivo)
MIL. OTT.
11
Alla Nobile Signora
La signora Marchesa Maddalena di Canossa
Presso le Figlie della Carità
MILANO
______________________
Per completare il dossier dei Figli della Carità, si segnalano dei brani di lettere scritte da Mons. Traversi alla
Canossa:
— 22 gennaio 1934
« Giuseppe (Carsana) non soffrì che una breve indisposizione di stomaco. Al presente sta benissimo. Gran buoni
bergamaschi! Questi sì che hanno il vero spirito di Figli della Carità. Anche Don Francesco va a poco a poco
investendosene. Il suo temperamento focoso vi si oppone non di rado; ed i molti affari che lo occupano al di fuori
gl’impediscono bene spesso di farvi tutto il bene che potrebbe. Io gli sto sopra quanto posso e mi sembra non senza
profitto mediante il divino aiuto ».
— 26 dicembre 1834
« Li buoni, ma forse troppo focosi bergamaschi vogliono partire. E’ già buona pezza che io lo prevedeva. Ho ormai
perdute le speranze di poter più oltre impedire tale spiacevole emergenza ».
— 20 gennaio 1935
Il Traversi assicura che farà attendere i Bergamaschi fino alla venuta della Canossa a Venezia.
5
NB. Autografa.
Per S. Maria dei Pianto
DA DON PROVOLO
A 109(Verona#1831.06.10)
L‟Arciprete di San Lorenzo lo ha consigliato di chiedere una forte somma a un benefattore per acquistare un
orto in vendita, sul quale far sorgere l‟opera dei sordomuti e insieme la scuola serale per i ragazzi della
zona. E‟ disposto a fare la volontà di Dio, come lo ha consigliato Monsignor Traversi. Gode degli esiti che
sta ottenendo Don Luzzo nel suo oratorio. Chiede intanto l‟approvazione della Canossa sul possibile
acquisto.
V G e M Nobilissima Signore
Il mio Arciprete m’avea detto che dimandassi a quel signore, che mi fece larghe esibizioni, 220
talleri, per comperare l’orto del Bevilacqua, io gli ho fatto riflettere che è dimandar troppo, e credo
bene che basterebbe dimandarli imprestito, assicurarli sull’orto ed esibire di pagargli il suo frutto,
che egli poi farà quello che crederà. Che dice ella signora Marchesa? Un giorno vedendo egli il
bene che la Madonna mia farà coi muti, coi poveri fanciulli che imparano la sera, chi sa, egli stesso
(dico del signor Pietro) si potrebbe disporre a donar qualche cosa.
Prima peraltro di fare al signor Pietro questa dimanda io aspetto, come mi fu ordinato,
opportuna occasione, ora facendo la novena del Principe di Hohenloke1 e seguito i miei tridui
letterari e novene; raccomandi anch’ella la cosa alla nostra Signora, che sia fatto quello che è di
maggior sua gloria. Godo che Maria Addolorata benedica l’Oratorio di Don Francesco 2, melo
riverisca di cuore, e mi saluti il buon Domenico3. Le raccomando caldamente Don Clemente
Bonifacio: io desidero di saper qualche cosa del suo oratorio. Baci a Monsignor Traversi 4 per me, la
venerando mano, e mi raccomandi alle sue sante orazioni. Io sono tutto disposto alla Volontà del
Signore fiat - fiat - fiat. Mi perdoni se non ho risposto subito alla di lei pregiatissima, ma spero che
già per questo non sarà stata in ozio. Termino la lettera per non prolungarle il tedio.
Mi raccomandi proprio di cuore alla Madonna mia, perchè già ho risolto proprio di far bene
coll’ajuto della nostra buona Padrona.
Sono il suo povero servo
Provolo Antonio Prete
[Verona] li 10 giugno 1831
VERONA
11 GIU(gno)
Alla nobilissima Signora ornatissima
la signora Marchesa Maddalena di Canossa
istitutrice delle Figlie della Carità
a S. Lucia in VENEZIA
1
Novena di preghiere che il Principe ALESSANDRO DI HOHENLOHE SCHILLINGSFURST, prete nel 1821 dell’età
di 27 anni consigliava a chi si rivolgeva a lui per ottenere miracoli, come risulta dalla Dichiarazione di Luigi, Principe
Ereditario di Monaco di Baviera, che, il 27 giugno 1821, riacquistò miracolosamente l’udito, perduto dalla
fanciullezza, come la Dama di Corte Gratenzet, cieca da 25 anni, dopo le preghiere del giovane sacerdote, riacquistò
la vista. « Questi sono due casi per tacere gli altri »: così la Dichiarazione suddetta. (Ep.II/2, lett. A 109, n. 1, pag.
919)
2
Don Luzzo Francesco, (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
3
Uno dei collaboratori di Don Luzzo.
4
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
DA MONS. TRAVERSI
A 110(Venezia#1831.12.02)
Risposte varie a due lettere della Canossa, tra cui di maggior rilievo quanto egli e il cav. Giustiniani stanno
facendo per rendere possibile l‟acquisto della chiesetta di Santa Maria del Pianto
Signora Marchesa pregiatissima
La di lei lettera mi fu recata martedì sera, e mercoledì mattjna mi sono recato per la seconda volta
da Sua Altezza Imperiale1 cui doveva parlare di altro affare. Essendo con lui mi sono sentito
interiormente uno di quegli impulsi, cui non sono solito ripugnare, il quale mi spinse a parlargli
anche dell’affare di lei. Introdottone cautamente il discorso, che sarebbe troppo lungo l’espone in
detaglio, e fattegli molte interrogazioni che aveano l’apparenza di essere figlie della mia curiosità,
ho dalle di lui risposte rilevato, primo: che egli non avea facoltà di autorizzare la nota vendita senza
l’esperimento dell’asta, ma che ne avrebbe scritto sollecitamente e con tutto il favore a Sua Maestà,
da cui si riprometteva egualmente favorevole e sollecita risposta, secondo: ch’era egli stesso rimasto
sorpreso della grande differenza fra le due stime, ma che egli non potea deviare dalla maggiore, nè
accordarne diminuzione di sorta; terzo: che se la signora Marchesa avesse desiderato di ottenere
qualche ribasso, conveniva che ne facesse istanza speziale; nel qual caso egli avrebbe questa pure
innalzata con voto favorevole a Sua Maestà.
Nel partire dal palazzo mi sono incontrato nel Cav. Zustinian2, al quale ho significato di
dover conferire con lui per di lei commissione. Fissata per tale oggetto la giornata d’oggi, fu egli da
me questa mattina, ed abbiamo assieme opinato, che convenisse prima di tutto informarsi se, ed a
chi, ed in quali termini fosse stata data dalle Autorità di Milano la commissione di significare a lei,
come le scrisse il suo corrispondente di colà, l’evasione della di lei suplica. Di questo s’incaricò
l’ottimo Cavaliere, e tosto che ne sarà riuscito, ritornerà da me per determinare ciò che sembrerà più
espediente. Certo è per altro, che una nuova istanza può portare un accrescimento di ritardo: e se
sopra questa fosse mai per avventura interrogato il Ma gistrato Camerale 3, potrebb’esso rispondere,
ch’ella s’era già mostrata precedentemente disposta a stare all’ultima stima. In ogni caso le pratiche
del Cav. Zustinian potranno somministrarci dei lumi utilissimi sullo stato attuale dell’affare. Serva
tutto questo di risposta al gradito di lei foglio 27 decorso.
Quanto poi al precedente del 12 decorso, mi stava già per formar risposta quando mi giunse
l’ultimo, le dirò che superabundo gaudio per le benedizioni che il Signor Iddio si compiace versare
a lunga mano sulla nuova di lei istituzione, nel novero delle quali è da riporsi non solo il fervore che
vivo mantiene ed accresce negli individui che ne formano l’oggetto e l’appoggio, ma ben anche le
difficoltà e gl’intoppi ch’egli permette che s’incontrino nell’occupazione, e che debbono aversi
quale caparra di ottimo e felice riuscimento. Anche qui le cose vanno bene quanto lo permette la
ristrettezza dell’attual locale, e la mancanza di stabili cooperatori, li quali si renderebbero necessarj,
perchè lo stabilimento potesse prendere almeno un’iniziale forma d’Istituto: ma il Signore
provederà a tutto. In tanto spero che avrà un buon esito l’affare del Cav. Zustinian, che mi riservo a
trattare in persona col Santo Padre4 nella gita che ho stabilito, permettendolo il Signore, di fare a
Roma nel prossimo mese di aprile. Questa mia gita ha per principale oggetto l’adempiere ad un atto
di dovere verso il Santo Padre, che non credo di poter dispensarmi senza taccia d’insensibile ed
ingrato, per li tanti saggi di amorevolezza che mi ha dati singolarmente dopo la sua esaltazione al
Pontificato. Uno n’ebbi anche recentemente nel dono che mi fece del suo ritratto in miniatura
bellissima sopra l’avorio, ed in figura seduta e quest’intera con incassatura di leggiadro metallico
1
Il Vicerè Ranieri (Ep. I, lett. 299, n. 4, pag. 459).
Cavalier Giustiniani (Ep. II/2, lett. 758, pag. 882).
3
Magistrato del settore finanze.
4
Gregorio XVI Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
2
lavoro, il quale tutti dicono ch’è propriamente regalo da Sovrano, e che io chiamo regalo della più
fina cordialità, e che non cambierei con alcuna gemma più preziosa del mondo. Mi rallegro poi
anche moltissimo con lei perchè le sia finalmente riuscito d’introdurre anche costì la santa ed
utilissima pratica degli Esercizj spirituali alle Dame, e prego il Signore di cuore perchè voglia
benedire un opera sì bella ed interessante. Abbia ella per altro cura, per tutto quello che può da lei
dipendere, della sua salute e duranti li Santi Esercizj non pensi che a questi, e per tutto il resto
faccia conto di essere a Milano, od a Bergamo. Il Signore col permettere che quelli, li quali molto
affaticano per la di Lui gloria, vadano ordinariamente soggetti ad incomodi frequenti di salute, ha in
mira di far loro conoscere che quanto fanno è tutta opera della sua Grazia, e non delle loro forze; ciò
è verissimo, ma è altrettanto vero che non ci è permesso dal canto nostro il trascurare il ben essere
di questa salute, giacchè sarebbe questo un trasgredire la legge naturale ch’è legge di Dio stesso, ed
un esigere in certo modo da lui miracoli senza necessità.
Monsignor Calsiocane5 si trova tuttavia in Venezia non avendo per anche potuto dar
compimento all’affare che vel condusse, e ch’è la verificazione di un legato fatto a vantaggio della
Congregazione di Propaganda da un gran signore.
La superiora di Santa Lucia, che sono stato a visitare jeri è già per sortire anche questa volta
dal letto. In tale occasione sì è combinato il modo di fare gli Esercizj spirituali annuali, e ciò in
unione anche del Reverendo Confessore. Quanto al confessore straordinario, la cosa pende tuttavia
presso Monsignor Patriarca6: sicchè ci pensi egli.
Se io abbia bisogno di orazioni, ella può ben immaginarlo. Mi riverisca Monsignor
Ruzzenenti7, e mi saluti la Rizzi8. Tanti saluti pure a Don Antonio9. Durerà forse fatica a leggere
questa mia lunga diceria, ma ne incolpi l’averla io dovuta estendere a varie riprese perché non mi
lasciano mai quieto, e con mano mal ferma per un poco di convulsione. Dio la benedica.
Venezia 2 decembre 1831
Suo divotissimo servo
Antonio Canonico Traversi10
5
Minutante della Congregazione di Propaganda Fide.
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
7
Mons. Ruzzenenti Vincenzo, Superiore della Casa di Verona (Ep. II/1, lett. 490, n. 1, pag. 166).
8
RIZZI ANNA, discendente da nobile famiglia veneziana decaduta. Aveva frequentato le scuole delle Figlie della
Carità a Venezia ed era en trata nel noviziato di Verona il 29 luglio 1829. La Fondatrice le aveva pre detto, fin da
quando l’aveva conosciuta bambina e vivacissima, che non solo si sarebbe fatta religiosa, ma avrébbe assistito lei in
punto di mor te, come avvenne, nella sua qualità d’infermiera.
9
Don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto dei Sordomuti (Ep. II/2, lett. 730, n. 1, pag. 822)
10
NB. Tutta autografa.
6
DA MONS. TRAVERSI
A 111(Venezia#1831.12.06)
Consigli che egli dà alla Canossa per non complicare il possibile acquisto della Chiesetta dei Colombini.
Signora Marchesa pregiatissima
Ieri il signor Cav. Zustinian1 fu da me per significarmi che dietro alle prese informazioni questo
Magistrato Camerale, servendo alle prescrizioni delle leggi vigenti con Decreto 1 dicembre corrente
incaricò l’Intendenza di Verona di ridurre la di lei offerta in regolare appuntamento, vale a dire, io
credo, ad una somma determinata e precisa, la quale, già s’intende, non può essere minore della
stima de’ materiali, ma anzi secondo l’opinione del detto Cavaliere converrebbe a maggior
sicurezza dell’esito che la superasse almeno di quanto manca a rendere il numero rotondo. Potrebbe
ella invero implorare da Sua Maestà anche un ribasso in confronto della detta stima: ma forse le
informazioni del Magistrato, cui spetta pronunziare il proprio voto, non sarebbero favorevoli stante
l’esibizione da lei fatta nella sua lettera diretta al signor Presidente. In ogni caso ch’ella credesse
fare anche questo passo, io crederei che la dilazionasse al momento che avrà ottenuta l’esenzione
dall’asta; ed intanto potrà nella sua proposizione obbligarsi al pagamento in una o più rate, onde
poter domandare l’esenzione almeno dall’interesse.
Chiudo in fretta perché mi chiamano altrove.
Suo devotissimo servo
Antonio Traversi2
Venezia il 6 dicembre 1831
Alla Nobile Signora
Maddalena Marchesa di Canossa
San Giuseppe
VERONA
1
2
Cavalier Giustiniani (Ep. II/2, lett. 758, pag. 882).
NB. Tranne l’indirizzo, tutta autografa.
DA MONS. TRAVERSI
A 112(Venezia#1833.08.31)
Egli, che ritiene l‟opera del Provolo decisamente staccata dà quella della Canossa, dirime la questione delle
concessioni della Chiesa di Santa Maria del Pianto e degli annessi, con indicazioni perentorie.
V.G.M.
Pregiatissima Signora Marchesa
Ho tardato fino ad oggi a rispondere alla di lei graditissima 25 cadente in aspettazione della venuta
a Venezia del noto soggetto. Non essendo per anche capitato credo di non dovere più oltre
dilazionare il farle palese il mio invariabile parere sull’argomento in questione.
1° La Chiesa e la camera acquistata, nella massima parte, con fondi altrui, si cedano previo
l’incasso di quanto si è sborsato del proprio.
2° Le due casette si diano in affitto per l’importo del livello più un aggiunta equa per li fatti restauri.
3° L’orto si ritenga per le Figlie della Carità da lei attualmente rappresentato.
Ritengo che l’Istituzione di cotesti zelantissimi Sacerdoti sia cosa totalmente staccata
dall’Istituto delle Figlie della Carità, ed essenzialmente diversa da quella, sulla di cui base furono
fondate le pratiche intavolatesi presso la Santa Sede, e le concessioni dalla stessa ottenute, crederei
di operare contro coscienza, se divisassi diversamente da quanto le ho esposto.
La funzione del possesso di Sua Eminenza Patriarca1 quando avrà luogo? Non si sa. Vienna
non per anche ha parlato. Preghi il Signore per noi tutti. I miei doveri a Monsignor Superiore 2 di
costì, ed i miei saluti alle Figlie. Se mai vedesse Monsignor Vescovo3 le dica tante cose a mio
nome. Avanzi li miei complimenti anche al signor Marchese degno di lei fratello4. Dio la benedica.
Venezia 31 agosto 1833
PS. Le restituisco la Carta comunicatami, la quale è come non fosse per conto dell’affare in
questione, eccettato quanto riguarda la Chiesa e le stanze annesse
Suo aff.mo Obbl.mo servo
Antonio Maria Traversi5
(Timbro partenza) VENEZIA
1 Sett.(embre)
(Timbro arrivo) VERONA
2 sett.(embre)
Alla Nobile Signora
La Signora Marchesa Maddalena di Canossa
San Giuseppe
VERONA
1
Card. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
Mons. Ruzzenenti Vincenzo, Superiore della Casa di Verona (Ep. II/1, lett. 490, n. 1, pag. 166).
3
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646)
4
Bonifacio Canossa (Ep.I, lett. 351, pag. 553).
5
NB. Tutta autografa.
2
DA MONS. TRAVERSI
A 113(Venezia#1833.12.10)
Alla Santa Sede e non a lui si deve chiedere l‟autorizzazione al cambio del livello, probabilmente per le
casette, che dovrebbero passare a Don Provolo, il quale però potrà venire a trattative con la Canossa solo
se adotterà « pienamente e semplicemente la Regola dei Figli della Carità ». La Canossa, anche senza voti,
continui le sue mansioni. La superiora di Bergamo faccia i voti per acquisire voce attiva e passiva.
V. G. M.
Pregiatissima Signora Marchesa
Rispondo più prontamente che mi fu possibile al di lei foglio 6 corrente, e primieramente le
significo che io non potrei pronunziar opinione favorevole al cambio del livello in questione se non
nel solo caso che tale cambio tornasse vantaggioso all’Istituto: e che anche in tal caso converrebbe
ricorrere alla Santa Sede per l’autorizzazione, esponendo esattamente alla medesima li motivi per
cui il cambio stesso credesi utile ed opportuno. Sono queste le prescrizioni de’ Sacri Canoni relativi
ai beni di Chiesa, alla quale deve cedere ogni umano riguardo, e dalle quali non può dispensare che
il solo Supremo Gerarca, in cui risiede plenitudo potestatis. Saggissimo fu quindi il dubbio di
Monsignor Superiore, che riverirà a mio nome con ogni distinzione.
Quanto ai voti della Superiora di Bergamo conviene instare presso il confessore, e se occorra
e convenga, anche presso il Superiore, onde si compia quanto venne felicemente incominciato, onde
possa essere capacitata ad avere voce attiva e passiva nell’Istituto.
Per l’affare poi che riguarda la di lei persona in particolare, continui pure le mansioni finora
sostenute senz’alcuna inquietudine; e quando sarò a Roma ne parlerò a maggior di lei tranquillità al
Santo Padre. Se Don Provolo addotta pienamente e semplicemente la Regola dei Figli della Carità
qual fu presentata al Cardinal Odescalchi, potrà venire a qualche trattativa con lei, salva sempre la
proprietà dell’orto alle Figlie della Carità, del quale secondo il mio parere, non può farsi alcuna
cessione o disposizione di sorta senza il permesso della Santa Sede.
Chiudo la mia lettera, ringraziandola delle orazioni fatte, e fatte fare per me, alle quali debbo
ascrivere i lumi che il Signore si degnò d’impartirmi per vincere la mia ripugnanza di
accompagnare il Cardinale Patriarca a Roma, dove il Santo Padre mi attende con esso
Eminentissimo Porporato; lo che avrà luogo dopo Pasqua Voglia ella farmi la carità di continuarle,
e di far sì che siano continuate dalle di lei buone figlie, e mi creda senza eccezione quale mi pregio
di protestarmi
Venezia 10 dicembre 1833
Suo Divotissimo Obbhgatissimo Affezionatissimo
Servo Antonio Maria Traversi1
(Timbro partenza) VENEZIA
10 DEC.
(Timbro arrivo) VERONA
11 DEC.
Alla Nobile Signora
Signora Marchesa di Canossa
San Giuseppe
VERONA
1
NB. Tutta autografa.
Il medesimo Mons. Traversi, nella sua lettera del 3 gennaio 1834, dichiara, a riguardo di Don Provolo: « . . . ceda
pure oltre la Chiesa anche le casette, ben inteso che siano esattamente adempiti tutti li conguagli di giustizia
relativi».
NB. Per completare il dossier dei Figli della Carità sembra opportuno stampare in APPENDICE la lettera scritta da
Don Provolo a Roma a Monsignor Traversi, il 10 giugno 1835, due mesi esatti dopo la morte della Canossa. Non
richiede alcun commento, tanto più che tutta la corrispondenza che precede dà piena evidenza della
discordanza del piano della Canossa con quella del Provolo, anche se inizialmente pareva che le aspirazioni si
accordassero.
DA DON PROVOLO A MONS. TRAVERSI
A 114(Verona#1835.06.10)
VGeM
Stimatissimo Monsignore
Poiché Sua Signoria Reverendissima gode il bene di trovarsi vicino al Padre comune dei fedeli, mi
faccio ardito di supplicarla, di presentare al Santo Padre il ristretto del Piano dei Figli della Carità, che
insieme colla signora Marchesa Maddalena di Canossa, di felice e dolce memoria, ho scritto,
protestando umilmente, e sinceramente d’innanzi Sua Signoria Reverendissima ed a chiunque mi
conosce, che questi e non altri furono, sono, e colla grazia del nostro Signore, saranno sempre i miei
sentimenti, e che le diferenze che passarono colla Signora testè nominata, non furono che male
intelligenze le quali per grazia del Signore ora sono tolte, avendo parlato colla signora Cristina Pilotti la
quale mi assicurò che lo stesso Piano volea pure la signora Marchesa. Questo medesimo Piano da
qualche tempo l’ho umiliato al nostro dottissimo, e zelantissimo Vescovo, e si degnò di mostrarne
soddisfatto prometendomi assistenza e protezione, come fece sino a questo punto.
Io non ne bramo già un approvazione formale parendo non essere ancora venuto il momento
opportuno solo mi basta della benedizione del Vicario di Gesù Cristo il quale se mai si degnasse di
leggerlo, colla bocca per terra vorrei supplicarlo, di cancellare, e di aggiungere tutto quello che il
Signore gli ispirasse protestandomi che in ogni cosa, con l’ajuto del Signore gli sarò ubbidientissimo
servo, ed affezionatissimo figlio che, se sul Piano che in questa mia inchiudo, Sua Santità non trovasse
niente in contrario vorrei supplicarlo anche d’un altra grazia di compatirmi la sua Apostolica
Benedizione affinche, salvo il sostanziale dell’opera, potessi eseguirlo con libertà di spirito, facendo
quelle accessorie mutazioni che in pratica si vedessero utile e necessarie.
L’amore ardentissimo che Sua Signoria Reverendissima nutre per l’opera del Signore, e in
singolar modo per quelle dei Figli della Carità mi assicura che otterrà quanto dal Santo Padre sospiro
quantunque io ne sia per ogni ragione indegnissimo, e mentre pieno di sincero affetto, e di anticipata
gratitudine, bacio umilmente a Sua Santità il sacro piede e Sua Signoria Reverendissima la veneranda
mano, godo per vera stima e profonda venerazione di protestarmi
Di Lei Signoria Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Servo
Antonio Provolo Prete
Verona li 10 giugno 1835
_______________
Nel verso dell’ultimo foglio, con gli stessi caratteri e uguale inchiostro:« Copie del Piano e lettera di
Don Provolo diretta a Monsignor Traversi ».
1835
LONATO
PRESENTAZIONE
L’ amena località del Bresciano, ricca di torbiere e di manifatture seriche, era stata teatro di imprese napoleoniche,
tra cui quella del 1796, nella quale l’esercito francese aveva sconfitto gli Austriaci. Poi l’alternarsi delle vicende aveva
condotto il grosso borgo ad allinearsi alle altre terre del settentrione, in cui un’apparente passiva accettazione del governo
straniero, voluto da! Congresso di Vienna, non poteva far ignorare le trame della gioventù colta e volitiva e, insieme, il
disagio di un’altra parte della popolazione, fiaccata dall’ignoranza e dalla miseria.
Chi però avvertiva, con maggior incidenza, l’insostenibilità di una così forte distorsione sociale era quella parte del
clero che, in nome del Vangelo, voleva, non tanto cambiare i livelli sociali, prospettiva a quei tempi non programmata,
quanto smussare le asperità di una esistenza tormentosa per molti. Tra l’altro tanti ragazzi e ragazze, molti ancora in tenera
età, dovevano necessariamente lavorare per rendere meno inconsistente il salario settirnanale dell’intera famiglia.
I Governi, ufficialmente, avevano decretata obbligatoria la frequenza alla scuola, ma poiché l’ignoranza era un
coefficiente utile alla tranquilla soggezione, non si curavano affatto di eliminare la prassi, quasi abituale. dell’assenteismo.
Questa una delle ragioni che avevano suscitato tanta ammirazione per le scuole gratuite e serali, che molti volenterosi
avevano organizzato, o stavano organizzando e, nel campo femminile in particolare, per l’opera della Canossa,
Questa anche la ragione per cui molti Vescovi degli Stati Italiani del Settentrione e alcuni Cardinali per il Centro, appena
avuto sentore dell’attività caritativa della Marchesa veronese, si erano affrettati a chiederne schiarimenti ed interventi.
La seconda parte del 2° volume di quest’opera, dopo il problema dei Figli della Carità, dà una visione critica di
quella che non è una nuova fase della vita della Canossa, perchè cronologicamente affianca quasi tutto il suo diagramma
operativo, ma è la panoramica delle fondazioni richieste, lentamente e, spesso, faticosamente preparate e non attuate, o
attuate dopo la sua morte, da altre Superiore Generali dell’Istituto, anche a distanza dì molti anni.
In ordine cronologico, la prima richiesta per Lonato fu fatta, nel 1817, dall’Arciprete Gaspare Gaspari. Non erano
chiare a quel Sacerdote alcune particolari esigenze di una fondazione, per cui, dopo un primo incontro con la Marchesa che
nei suoi viaggi per o da Milano, non trovava grandi difficoltà ad una sosta a Lonato, lo scambio epistolare ha uno scopo più
ristretto: la Canossa avrebbe dovuto ricevere nel suo Istituto alcune giovani del paese per addestrarle ed istruirle nella
Scuola delle contadine, così da renderle atte a dare un intelligente e costruttivo aiuto al Parroco. Poi, a tempi e a livelli
economici migliori, si sarebbe profilata un’autentica fondazione.
Nel 1818, le giovani coadiutrici avevano già aperto le scuole per i ragazzi, che non potevano frequentare
regolarmente quelle pubbliche e stavano organizzando l’oratorio festivo.
Nel 1821, le insistenze dell’arciprete per una fondazione di Figlie della Carità sono più pressanti, ma la Canossa chiarisce
che certe dissonanze con la Regola, come il Gasperi prospetterebbe, non sarebbero accettabili Il Parroco entra allora nella
esatta visuale della Canossa e non recede dalla sua progettazione. Solo però nel 1832, può annunciare che ha trovato una
località adatta per l’Istituto, ma la fondazione si realizzerà nel lontano 1855.
La corrispondenza della Canossa, che cessa, allo stato attuale delle ricerche d’Archivio, al 10 settembre 1832, non
lascia intravedere il perchè delle nuove attese, troncate poi, nel 1835 dalla morte della Canossa, e riprese, in seguito, da M.
Angela Bragato.
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
769(Milano#1817.11.03)
Primo incontro con l'Arciprete di Lonato. La Canossa ha accettato il suo invito in vista di una futura
fondazione. Glielo annuncia con brevissima missiva.
Veneratissimo Signor Arciprete
Finalmente quando altro non succeda, domani partirò da Milano, e lunedì o martedì al più tardi,
spero di essere a Lonato, dove colla mia Compagna mi fermerò il giorno seguente, se Ella così
giudicherà. Per far vedere a Vostra Signoria Molto Reverenda che la cortesissima di Lei esibizione a
fatto frutto, smonterò alla di Lei casa, anticipandole intanto i miei ringraziamenti. Piena di venerazione,
me le protesto, raccomandandomi alla carità delle di Lei orazioni
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Milano 3 novembre 1817
Umil.ma Dev.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
(Timbro) M I L A N O
Al Molto Illustre e Reverendissimo
Il Signor Arciprete
di
LONATO
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
770(Verona#1817.11.20)
Da Lonato sono state mandate a Verona alcune giovani, perché vengano addestrate ed istruite in preparazione
ad un primo aiuto al Parroco, e, in seguito, se non ci saranno ostacoli, a formare un primo nucleo di Figlie
della Carità.
V.G.M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Con sommo piacere, ho il contento di rivedere, ed abbracciare le ottimi giovani dal di Lei zelo
divisate per l'opera di carita, che per l'intercessione di Maria Santissima, non dubito che sia per
istabilirsi costì. L'assicuro, che per parte nostra, niente trascureremo per far loro conoscere il poco che
sappiamo. Il tempo per verità non può esser più ristretto, a questo la supplico di supplire, col far
pregare Maria Santissima per le giovani e per noi. Abbiamo il conforto della capacità ed abilità di
queste buone figliuole, in somma io spero bene assai; e può esser certa che in tutto quello che posso, mi
sarà un gran contento di potermi prestare per una cosa tutta diretta alla Divina Gloria, come doppo di
questa, mi sarebbe un vero vantaggio potermi impiegare per servirla.
Non riscontrai l'altra pregiatissima lettera di cui mi favorì, aspettando questo incontro per farlo.
Veneratissimo Signor Arciprete, restiamo intesi per sempre. Io dove potrò, di cuore sono per servirla,
sapendo che ella cerca solo il servizio del nostro buon Signore, i complimenti li dimentico affatto,
troppo sarei felice se potessi dividermi in mille pezzi e contribuire in altrettanti luoghi a fare del bene.
Accetti intanto le proteste del mio rispetto, e della mia venerazione, con cui me le protesto in somma
fretta ringraziandola di tutto.
Di vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona San Giuseppe 20 novembre 1817
Umil.ma Obbl.ma Dev.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendissimo Signore
Il Signor Arciprete
di
LONATO
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
771(Verona#1817.11.18)
Le giovani, rientrate in sede, nonostante la defezione di una, stanno formando un valido aiuto al Parroco. La
Canossa ne è felicissima e assicura che invierà quanto prima quegli scritti che possono indicare la consistenza
dell'Istituto.
Veneratissimo Signor Arciprete
Non posso dirle quanto dispiacere abbia provato non poter riscontrare il pregiatissimo di Lei
foglio nel ritorno a Lonato delle ottime giovani che ebbi il contento di qui meco avere benchè per un
tempo troppo limitato. Le medesime sono certa avranno significato a Vostra Signoria Molto Illustre e
Reverendissima i miei doveri e langustia del tempo per cui mi riesce spesso impossibile l'esercitare i
miei doveri. Mi creda che quanto per la gloria e servizio di Dio abbiamo desiderato che quelle buone
Figliuole ritornassero alle case loro, altrettanto a tutte ci dispiacciono per le ottime loro qualità.
Spero che Maria Santissima benedirà l'opera cominciata sotto la sua protezione e che vorrà
consolare la di Lei attività e carità con un copioso frutto. In tutto quello che da me può dipendere con
cuore aperto mi comandi che l'assicuro divido la premura dell'esito felice di quest'opera santa. Mi
sorprese e dispiacque sentir la ritirata della Donzelini1, chi sa non riservarla il Signore a tempo più
inoltrato. Intanto ringraziamo il Signore che abbia sostituito altri soggetti come pure la portinara. La
molteplicità delle occupazioni non mi permise ancora di mettere in ordine le carte che voleva affidare
alla di Lei prudenza ed altre che promisi alle giovani, ma lo farò colla possibile sollecitudine.
Prima di finire questa mia conviene non che la preghi a non imparare da me perchè già Ella non
prende cattivi esempj, ma però a non privarmi di qualche notizia dell'esito di questi principj.
Sappia che ancora sono in dubbio di effettuare la mia gita a Venezia e quegli affari furono in
gran parte anzi veramente la cagione di ritardarmi tanto il vantaggio di scriverle. Se non le riesce
d'incomodo favorisca dei cordiali miei complimenti le due giovani e la buona Signora Catterina come
pure le Madri Cappucine ed il degno Signor Franceschini. Mi raccomando alla carità delle di Lei
orazioni e presentandole i doveri della compagna Teresa2 ma le raffermo invariabilmente
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona San Giuseppe 18 novembre 1817
Umil.ma Ubb.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
2
Una delle giovani preparate nel Corso di educazione per le maestre di campagna.
Teresa Spasciani, superiora a Venezia (Ep. I, lett. 279, n. 10, pag. 414).
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
772(Verona#1818.01.20)
Annuncio di altra visita della Canossa a Lonato.
Veneratissimo Signor Arciprete
Quasi non dovrei aver coraggio di scrivere a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
per aver mancato non solo di riscontro, ma anche del mio dovere di ringraziarla di tanto disturbo che
volle prendersi; ma siccome talvolta opprimono tanto le povere Figlie della Carità, che sembrano senza
gratitudine, e mancanti del loro dovere. Prima d’ogni altra cosa le protesto, che le sono obbligatissima,
ma che sinceramente mi dispiacque, che abbia voluto senza ragione incomodarsi.
Rapporto alla mia gita a Lonato, oltre gli affari, che mi tolsero il tempo tutto, come in voce le
racconterò, mi tenne sospesa anche la vacillante salute della Superiora di Venezia 1, la quale ora ha già
passato il solito fatale periodo di quella tal malattia, e benchè obbligata per ora sempre a letto,
nondimeno mi dà luogo a poter andare ritardando la mia andata a Venezia. Ciò dunque supposto,
sabbato a Dio piacendo, con Monsignor Dondio, e la Compagna già s’intende, sarò a Lonato. Porterò
meco le carte che aveva da qualche tempo preparate, che non ho spedito per mancanza d’incontro
sicuro. Il suddetto Signor Canonico mi commise significarle la di lui venuta in detto giorno. Già anche
pel legno siamo accomodati. Colla mia solita fretta, e sincerità peraltro. Riserbandomi a dirle il di più a
voce, supplicandola de’ miei soliti complimenti, passo all’onore di protestarmi
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona San Giuseppe 20 gennajo 1818
Ubb.ma Obbl.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
Spasciani Teresa (Ep. I, lett. 279, n. 10, pag. 414).
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
773(Verona#1818.02.04)
Coadiuvato dalle giovani che sono state ospiti a Verona, egli ha aperto le scuole per i ragazzi, che non possono
frequentare regolarmente quelle pubbliche e sta organizzando l‟oratorio festivo. La Canossa se ne congratula e
assicura preghiere.
Veneratissimo Signor Arciprete
Prima ch’io avessi tempo di presentare a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima i
distinti miei ringraziamenti per tante gentilezze praticatemi nei giorni della mia dimora costì e di darle
notizia del felicissimo nostro viaggio, mi vedo prevenuta da una gentilissima di Lei lettera contenente
le Reliquie da me perdute. La ringrazio dunque adesso di tutto e mi creda con tutta sincerità che sono
partita da Lonato consolatissima di quanto ho veduto e di quanto spero il Signore farà per la di Lui
gloria e servizio. Voglia Egli mettere in quiete anche relativamente all’oratorio per cui non mancherò di
far pregare in modo particolare.
Mi rallegro poi di sentire che la Signora Galinetti sia presto per cominciare a prestarsi in
qualche parte anch’essa per le scuole. Mi creda che l’esercizio del insegnar a leggere fa a noi pure
restar tra le mani tanta gioventù la quale o per la necessità del guadagno o per bizzaria de genitori non
può frequentar le scuole e queste ragazze vengono poi con noi alla chiesa alle dottrine e simili.
Mi prendo la libertà di occluderle tre immagini di Maria Santissima Addolorata l’una sulla
quale scrivo il mio nome come vuole la buona Signora Catterina e per la stessa, le altre due l’una per la
Betta alla quale un’altra volta manderò la corona che brama, l’altra per la Sigurtà. Non posso questa
volta diffondermi di più scrivendo dal letto dove mi trovo solo perché dovetti per la mia tosse fare due
emissioni di sangue. Ma già non è niente sentendomi, fuor della debolezza, adesso bene. La supplico
della carità delle sue orazioni anche per l’Istituto; dei miei doveri ai degnissimi di Lei Religiosi, dei
miei cordiali complimenti alle care Maestre ed alle altre persone impegnate nella santa opera di carità,
finalmente di essere persuasa dell’invariabile mia stima e del mio profondo rispetto.
P.S. Dopo che con suo comodo avrà letto quelle carte, eccettuate le cotidiane orazioni, la prego a
farmene tenere, trovandomi fra qualche tempo averne bisogno.
Verona San Giuseppe 4 febbraio 1818
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Umil.ma Dev.ma Obb.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
________________
NB. I nomi che ricorrono si riferiscono alle collaboratrici del Parroco.
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
774(Verona#1818.02.11)
La Canossa dovrebbe far avere, con la massima sicurezza, una lettera alla Marchesa da Bagno di Castiglione.
Prega quindi l‟Arciprete di Lonato che l‟affidi al signor Franceschini, che spesso raggiunge quella località.
Veneratissimo Signor Arciprete
Approfittando della di lei bontà, mi prendo la libertà di darle un nuovo disturbo.
So che l’ottimo Signor Francesco Franceschini1 va fraquentemente nel paese di Castiglione2; per un
affare che mi sta molto a cuore, bramerei fosse consegnata alla Signora Marchesa da Bagno, Prelata del
Collegio delle Signore Vergini3, l’occlusa lettera. Supplico dunque Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima, presentando i miei complimenti a detto Signor Francesco, pregarlo la prima volta, che
ha occasione di portarsi in quel paese, a volermi favorire di recapitarla sicura a quel Collegio.
Con questo incontro mi do altresì il vantaggio di ricordarmi alla di Lei memoria presso Dio e la
prego a volermi altresì riverire cordialissimamente tutte le carissime Maestre di Carità.
Questa volta scrivo alzata dal letto, e quasi ma non del tutto rimessa, credo però lo sarò tra
poco. Tante cose alla buona Signora Caterina. I miei rispetti ai suoi Religiosi. Ho l’onore di protestarmi
Di Lei Veneratissimo Signor Arciprete
Verona San Giuseppe 11 febbraio 1818
Umil.ma Ubb.ma Obbl.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità
Raccomandata al signor Arciprete di Pozzolengo per il suo recapito.
All’Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Il Signor Don Gasparo Gaspari
Arciprete Degnissimo
di
LONATO
Prego, al Canonico Pacetti che debbo io rispondere?
1
Francesco Franceschini di Lonato (Cf. lett. 771).
CASTIGLIONE delle Stiviere, centro agricolo e climatico in provincia di Mantova.
3
Marchesa Da BAGNO, superiora del Collegio delle Vergini, fondato nel 1608 dalle tre nipoti di San Luigi Gonzaga.
Attualmente l’Istituto, che si occupa, come agli inizi, dell’educazione della gioventù, è denominato delle «Vergini di Gesù
sotto la protezione di S. Luigi Gonzaga».
2
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
775(Verona#1818.02.25)
L‟Arciprete ha chiesto consiglio alla Canossa su qualche cambiamento che è costretto a fare nel gruppo delle
sue maestre. La Marchesa esprime il suo parere e lo prega di avvertire il suo collaboratore che, dovendo ella
assentarsi dalla città, non potrà assecondare il suo desidero di recarsi a Verona per conoscere l‟opera.
Veneratissimo Signor Arciprete
Sempre con nuova consolazione io sento l’ottimo proseguimento delle scuole di carità, eppure
con egual piacere la ricuperata tranquillità relativamente all’Oratorio; il Signore per la intercessione
della Santissima di Lui Madre spero vorrà sempre più benedire e perfezionare un tanto bene. Ho
veduto, giache così volle Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima, il fazzoletto che aveva
provveduto per la buona Gallina. Per ubbidirla dunque le dirò che anch’io lo trovai troppo vistoso e non
intieramente addattato per la medesima, che è molto soda. Se il Signore la provvede come già non
dubito di una buona portinara, trovo poco calcolabile la perdita della Sigurtà, giacche anche in questo
comanda che le dica quello che a me pare, io lascierei la Resini, e la Moroni, ambidue unite, tanto più,
che già nell’innoltrarsi la stagione, le ragazze diminuiranno di numero, e siccome anche queste due
buone persone, si convengono molto nel pensare, possono essersi di molto ajuto l’una all’altra, e la
vedova che è per prendere, potrebbe a mio credere far benissimo la portinara; e piuttosto se il numero
fosse ancora grande, mettere delle grandi colla Franceschini, e colla Gallina, alle quali similmente già
diminueranno per i lavori delle campagne le discepole. Insieme colla pregiatissima di Lei lettera una ne
ricevetti dal Veneratissimo Signor Don Paolo, nella quale, egli ripetendo i desiderj meco esternati dalla
buona Moroni mi dice, che questo, verso la metà della settimana santa, avrebbe opportuno incontro per
venire un po’ di giorni da noi.
Essendo ristrettissima di tempo dubito non potere a quest’ottimo Religioso far risposta, e perciò
la supplico di voler al medesimo significare il mio dispiacere di non poter per ora aver questo
contento, dovendo se la mia salute me lo permetterà, i primi dell’entrante settimana partir per Venezia,
da dove non potrò ritornare in così breve tempo. Mi riservo per questo ad altro momento bramando di
non perdere questa occasione di potermi prestare in cosa che mi sta tanto a cuore. Favorisca presentar
al medesimo come pure agli altri degni suoi Religiosi i miei rispetti. I soliti miei cordialissimi
complimenti alla buona Signora Catterina, alle Madri Cappuccine, ed alle care Maestre.
Restai consolata di sentire anche la buona disposizione della Gallinetti, e della Madre Sommai,
per supplire per la lettura, insomma ringrazio il Signore delle benedizioni che sparge sopra il di Lei
paese.
Riguardo alla mia salute, mi creda che lo stesso sarebbe stato se non fossi venuta costì, essendo
già il solito d’ogni anno dal più al meno, solo naturalmente siccome divengo vecchia si va sempre più
declinando come è giusto, ed ora mi è tornato la mia tosse, che già passerà di nuovo, sino che una volta
o l’altra passerò poi anch’io, ma per ora non ce né idea.
La ringrazio distintamente della lettera consegnata al Signor Franceschini, che similmente
riverisco. Le ricordo le note carte, che in assenza mia potrà far consegnare alla mia compagna,
Angelina Bragatto1 Figlia della Carità in San Giuseppe. Benche viva certa della di Lei carità, pure tanto
grande è il mio bisogno, che non posso a meno di raccomandarmi caldamente alle di Lei orazioni in cui
tanto confido.
1
Bragato Angela , maestra delle novizie a Verona (Ep.I, lett. 339, n. 4, pag. 529).
Le confermo il mio rispetto, e la mia venerazione, dichiarandomi per sempre
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona San Giuseppe 25 febbraio 1818
Umil.ma Ubb.ma Obbl.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità
All’Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Il Signor Gaspare Gaspari
Arciprete Degnissimo di
LONATO
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
776(Verona#1818.03.06)
La Canossa non è partita da Verona, come aveva annunciato, ma poiché non sta fisicamente bene, prega di far
ritardare il viaggio della signora Marta, un'altra delle possibili collaboratrici dell'Arciprete. Più tardi, con
maggior disponibilità, sarà felicissima di mostrarle quanto concerne l'opera di carità.
V .G.M. Veneratissimo Signor Arciprete
La ringrazio distintamente delle carte che ricevetti unitamente alla pregiatissima di Lei lettera.
Ben volentieri in altro momento darò da leggere a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
quella che non poté leggere adesso. Io mi trovo ancora a Verona avendo io fatto i conti, ed il Signore
gli ha disfatti. Già le dissi che ancora non mi trovava affatto rimessa quando era per partire cioè pochi
giorni prima dovetti mettermi nuovamente a letto, mi fecero altre due emissioni di sangue, e come sono
debole assai, e la tosse non cede ancora benche stia molto meglio, non so però quando potrò partire.
Sono d'opinione che sarò ancora qui la Settimana Santa, e se vedrò di potermi compromettere di restare
tutta l’Ottava, e di essere in istato di potermi prestare come si deve per la buona Signora Marta non
mancherò d'avvertirla. I miei soliti doveri e complimenti. Ringrazio Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima ed anche l'ottimo Signor Francesco Franceschini del doppio ricapito delle lettere; e
racccomandandomi quanto posso alla carità delle di Lei orazioni, ho l'onore di protestarmi per sempre.
Già siamo intesi che nel caso non potessi ricevere la Signora Marta adesso, lo farò a primo
opportuno incontro. Le ripeto le assicurazioni del mio rispetto.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe 6 marzo 1818
P.S. Avendo voluto rispondere due righette anche alla buona signora Elena, tardai sino ad oggi 13
marzo a spedire anche questa. Sono dunque ancora quì, e sto molto meglio, ma non ancora
rimessa, perciò non vedo combinabile la venuta della buona Signora Marta mancandomi
veramente le forze, e quando verrà trattandosi di si poco tempo desidero essere in istato di
potermi prestare da vero.
Umil.ma Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Il Signor Don Gasparo Gaspari
Arciprete Degnissimo di
LONATO
ALLA SIGNORA ELENA FRANCESCHINI
777(Verona#1818.03.13)
Le notizie, che la signora Franceschini ha mandato alla Canossa sul buon funzionamento delle scuole di
Lonato, le hanno procurato intenso piacere per cui ella ringrazia.
V. G. e M.
Stimatissima e carissima signora Elena1
Graditissima mi fu la di lei lettera mia cara signora Elena, potendola assicurare con tutta sincerità, che
oltre il vero attaccamento che le porto, mi riesce sempre di nuovo piacere il sentir le notizie delle loro
scuole, delle quali bramo vivamente il perfetto stabilimento.
Non dubiti che la santissima Direttrice2 con un po’ di pazienza perfezionerà l’opera da essa cominciata,
e grandemente mi consolai, sentendo che sono ricorse ad Essa, per esser questo il mezzo per ottenere
tutto quello che desideriamo giustamente. Mi figuro il dolore della povera Catterina Sigurtà, per dovere
lasciare le scuole, il Signore provvederà di altro soggetto.
La prego dei miei più cordiali complimenti alla cara signora Meneghina, alla signora Catterina,
ed a tutte le altre, che s’impiegano per le scuole di carità. Il primo momento che avrò, per potergliene
far copiare, le manderò alcune canzonette venute da Roma, perchè vi è l’indulgenza per chi le canta, e
per chi le fa cantare. I miei doveri alla sua famiglia. Tutte le compagne riveriscono, ma tanto tanto, lei e
la signora Meneghina. Tanti saluti alle sue buone ragazze, che intanto per caparra della loro vocazione,
la prego come faccio con loro, di ricordarsi di me con Maria santissima, della quale sono certa saranno
queste divote. Mia cara signora Elena, di vero cuore l’abbraccio, protestandole la mia stima ed il mio
attaccamento.
Di lei carissima signora Elena
Verona San Giuseppe 13 marzo 1818
Affezionatissima Obbligatissima amica
Maddalena Canossa Figlia della Carità
________________________
NB. Lettera ricopiata dal Notaio Albasini, che vi appone il suo sigillo, la firma e ne dichiara
« Concordat cum originali ».
1
2
ELENA FRANCESCHINI, consorte di Francesco e organizzatrice delle scuole parrocchiali di Lonato.
La Vergine Santa.
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
778(Verona#1818.07.22)
La Canossa sta per partire alla volta di Milano. Nelle due ore di sosta, si fermerà a Lonato. Sarà facile
combinare quanto necessita all'Arciprete e chiarire perché le lettere del Pacetti non sono pervenute al
destinatario.
V.G.M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Il pregiatissimo di Lei foglio in data 4 corrente non fù da me sul punto riscontrato, perche
essendo prossimo il mio ripatriamento mi trovava affollatissima di affari. Monsignor Paccetti 1, o non
ha ricevuto la di Lei preventiva lettera, o non me l'ha comunicato.
Mi dispiace molto, ma non mi sorprende di sentire, che il diavolo si diverta, ma già speriamo
che in breve terminerà la sua villeggiatura. Nella ventura settimana a Dio piacendo, io partirò per
Milano.
Le due ore di rinfresco vedrò di passarle a Lonato, piuttosto che a Desenzano2, ed in voce
combineremo meglio. Ho in vista una maestra che potrebbe essere a proposito, di questa pure
parleremo. Intanto il primo momento che avrò, scriverò alle maestre non potendolo far oggi,
trovandomi quì pure occupatissima per essere arrivata jeri. Al mio ritorno da Milano vedremo di
concertare il modo di compiacere la buona Signora Moroni. Mi creda che le scuole di Lonato mi
stanno fuor di modo a cuore.
Intanto Ella accetti le proteste del mio rispetto, e mi faccia la carità di raccomandarmi molto al
Signore, ed in somma fretta mi creda con venerazione
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona 22 luglio 1818
Umil.ma Dev.ma Obbl.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendissimo Signore
Il Signore Don Gaspero Gasperi
Arciprete Degnissimo
di
LONATO
1
2
Mons. Luigi Pacifico Pacetti, primo superiore ecclesiastico dell’Istituto (Ep. I, lett. 173, n. 1, pag. 280).
DESENZANO, centro industriale e turistico sulla riva sud-ovest del lago di Garda, in provincia di Brescia.
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
779(Venezia#1818.11.25)
L'Arciprete, per la sua scuola, ha bisogno di nuove maestre, e la Canossa aveva promesso che se le fossero state
proposte figliole per quella missione, avrebbe pensato anche a Lonato. Per ora però non ne ha di consigliabili.
Per il momento il colera non miete altre vittime.
V.G.M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Conviene che confessi di avere mancato di approffittare della bontà, e gentilezza di Vostra
Signoria Illustrissima e Reverendissima, passando per Lonato, ed il maggior motivo di non essermi
fermata qualche breve momento, fù appunto il prevedere di non saper resistere ai cortesissimi inviti, si
di Lei che degli ottimi suoi Religiosi, ed all'attaccamento delle care Maestre; e non essendomi
d'altronde dagli affari nostri permesso, di poter aver la sorte di trattenermi, quanto bastava per potermi
impiegar a servirli in qualche piccola cosa, passai facendomi violenza per non poter riverir nessuno.
Voleva scriverle dopo giunta a Verona, ma questo pure mi fù tolto dalla molteplicità degli affari.
Sappia però, che in ogni luogo mi sono ricordata le di Lei premure, ma sin'ora senza effetto. A
Milano quattro Figliuole mi furono proposte per me, ed io acconsentii di vederle, sperando trovarne
qualcuna addattata per Lonato, non volendo proporgliene nessuna, se prima non le vedeva, ed erano in
un paese circa dodici miglia lontano da Milano, e sino che io le stava aspettando, ci furono portate via
da un altro Parroco, tutte quattro per simile oggetto; venni a Verona, e trovai che la persona ch'io aveva in vista era stata nuovamente fermata nel luogo dov'era stata sin'allora, parlai con altre due, che
sembravanmi opportune, ma neppure con queste potei nulla concludere.
Nel venire a Venezia, mi fù parlato di un'altra, che farò il possibile di vedere nel ritorno. Già
continueranno a pregare Maria Santissima, ed essa compirà io spero la sua opera. Le sono
obbligatissima della domanda che mi fa intorno al tempo che io potrò venire a Lonato, ma non so a
questa in qual modo rispondere, non sapendo neppure quanto sia per essere lungo il mio soggiorno qui,
giacchè Ella sa meglio di me cosa sia il trattare affari, e cosa più lunga riesce quando sono trattati dalle
donne, alle quali non è permesso l'andare, ed il girare. Grazie al Signore però per cagione della nostra
Gran Madre tutto va benissimo riguardo a noi, e dalla medesima spero indubitatamente il compimento.
Le sarà forse noto come tutta Venezia riconosce di essere ancora immune dalla peste dalla
intercessione di Maria Santissima. Questa si trova però nel Lazzaretto, dove trovavasi a fare la
contumacia l'equipaggio di un legno per quanto sento proveniente da Scutari. Si sviluppò il morbo il
giorno trigesimo ottavo della contumacia, nell'aprirsi che fecesi un forzieretto di zecchini, all'aprirsi del
quale cadde morto quello che l'aprì.
Dopo un triduo di ringraziamento sabbato, giorno solenne quì per essere dedicato a Maria
Santissima della salute, fù cantato in ogni parrocchia il Te Deum. Si continua però a pregare per
ottenere la continuazione delle Divine Misericordie. Cessato il pericolo si farà poi una solennissima
funzione di ringraziamento. Siccome il Signore degnossi altra volta servirsi di Lei per fare tanto bene
alle anime in questa città, faccia adesso la carità di assisterla col tenerla, e farla tenere raccomandata
alla protezione della Regina del Cielo. Di me pure la supplico volersi ricordare col Signore e la
Santissima di Lui Madre, perchè possa servirlo meno indegnamente che sia possibile. I miei rispetti ai
di lei Religiosi, tanti complimenti alle buone maestre ed alla Signora Catterina. Subito che sarò
ritornata a Verona mi darò il bene di significarglielo, passo intanto a protestarle la mia venerazione, ed
il mio rispetto
Di Lei Veneratissimo Signor Arciprete
Venezia 25 novembre 1818
P.S. Il numero degli individui morti per la peste, è solo di circa nove, ed oggi si conta il giorno
decimoterzo che nessun'altro nel lazaretto sia stato attaccato.
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della
Carità
All'Illustrissimo Signore
Il Signor Don Gasparo Gaspari
Arciprete Degnissimo
LONATO
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
780(Venezia#1821.02.20)
La Canossa ha ritardato la sua risposta perché occupata dalle gravi condizioni della signora Teresa Guizzetti,
affetta da cancro alla bocca. Ora assicura che è certo disponibile per Lonato e chiarisce, a grandi linee, la
struttura del suo Istituto il quale, appena sia stabilizzato, non chiede, né allo Stato né ai privati, mezzi di
sussistenza. Le scuole sono gratuite e le Regole non contemplano l'accettazione di scuole concesse dallo Stato.
VGeM
Veneratissimo Signor Arciprete
Mi fù impossibile di riscontrare sul punto la pregiatissima lettera di Vostra Signoria Molto
Illustre e Reverendissima, trovandomi in questi giorni più che mai occupata nell'assistenza della buona
Signora Teresina Guizzetti1, la malattia della quale va sempre più innoltrandosi, a segno che oggi le fu
amministrata l'estrema Unzione, benchè per altro secondo il corso della malattia, si possa lusingarsi,
che l'avremo ancora con noi almeno qualche giorno. La di Lei bontà dunque vorrà perdonarmi questo
involontario ritardo, ed anche mi condonerà il modo con cui scriverò questa lettera, venendo interrotta
ogni momento, e non sapendo troppo, attesa la circostanza, dove mi abbia la testa.
Quando il Signore disponesse il modo, Egli è verissimo che non ricuserei di mettere una Casa
del minimo nostro Istituto anche in Lonato, semprechè potessimo combinarne lo stabilimento secondo
le Regole nostre. Ella ben sà, che uno dei principali nostri Rami sono le scuole di carità, ed in queste
cerchiamo d'attenerci ai sistemi delle scuole elementari minori, ma questo, come egualmente le è noto,
lo facciamo gratuitamente, e senza aggravio veruno ne del pubblico, né di nessuno; cioè lo facciamo,
non solo per vocazione, ma anche per poter continuare a farlo sempre nello stesso modo, anzi piuttosto
sempre aumentando, che declinando. L 'accettare per impegno di stabilimento le scuole elementari per
dovere, non è combinabile per noi, singolarmente in un principio di fondazione, dove si ricevono alla
scuola tutte quelle ragazze che possiamo, ma avendo anche riflesso a non riceverne un numero tale, che
ci renda impossibile poi la coltivazione dello spirito interno, senza del quale non potrebbe sussistere
lungamente lo spirito vero di carità, oltre l'occuparci altresì, a formare i soggetti, in tutto ciò che per le
scuole stesse conviene.
Ella ben conosce, che accettato l'impegno, si debbono ricever tutte, ed io non vedrei il modo,
sino almeno che la Casa non fosse bene stabilita, di soddisfare ad una cosa, ed all'altra. D’altronde,
eccettuati gli anni primi, nei quali non ci è ora possibile, per nuove fondazioni, stabilirci senza qualche
assistenza, quando vi è il locale, e vi sono i soggetti provveduti di quanto è abilito, noi non abbiamo
bisogno, ne di dotazione, ne di stipendio alcuno, vivendo col nostro, e prestandoci gratuitamente.
Forse in questo modo non soddisferò pienamente ai di Lei desiderj, Veneratissimo Signor
Arciprete. L 'assicuro sinceramente, che non solo per la stima che ho per Lei, ma per la premura, che ho
per Lonato, se le fosse riuscito di maggior opportunità, e che il tempo lo avesse permesso, non avrei
avuto difficoltà di ricever per sei, o sette mesi, due, o tre Figliuole di vocazione vera allo stato
verginale, ed all'assistenza della gioventù, ed educarle veramente per essere poi Maestre delle scuole
elementari; ma sarebbe stato necessario, che fossero persone libere, e che non avessero altri impegni.
Già tra circa due mesi dovrò passare da Lonato, ed in voce tratteremo meglio la cosa. Frattanto
non mancheremo da miserabili di caldamente raccomandare l'affare alla cara nostra Madre Maria
Santissima.
Ella pure faccia la carità di fare lo stesso, non dimenticandosi neppure di quella, che colma di
venerazione e di rispetto passa a protestarsi
1
Teresina Guizzetti, benefattrice dell’Istituto a Venezia (Ep. I, lett. 412, pag. 676).
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Venezia, Santa Lucia 20 febbrajo 1821
Um.ma Obb.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
Al Molto Illustre e Reverendissimo Signore
Il Signor Arciprete Gasparo Gasperi
LONATO
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
781(Bergamo#1821.07.26)
Le proposte di Don Gaspari per la nuova fondazione non collimano completamente con le direttive della
Canossa, per cui spiega come certi adattamenti potrebbero essere nocivi non solo alla buona fama, ma
anche all'esistenza dell'Istituto. Indica poi la necessaria procedura da seguire per ottenere i consensi delle
Autorità, gli accorgimenti per un buon funzionamento e quanto è assolutamente indispensabile perché si
possa realizzare.
V G e M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Se io non conoscessi pienamente, non solo la bontà di Vostra Signoria Molto Illustre e
Reverendissima, ma anche il suo modo di pensare, non saprei con quali termini domandarle scusa di
avere sì lungamente tardato a darle la risposta, che le doveva giusta la nostra intelligenza. Ma certa
ch'Ella desidera, che ben pesate, e maturate siano le cose, mi tengo certa, che sarò più facilmente
compatita, assicurandola, che non dimenticai certamente Lonato, ma considerando per una parte le
particolari circostanze di quest'ottimo Paese, e dall'altra la necessità, che questa fondazione se il
Signore la vuole, cammini di pari passo alle altre, che mi vengono domandate, non sapeva in qual
modo combinare le idee, ne in qual maniera spiegandogliele, sottoporle ai saggi di Lei riflessi. Ora
però meglio dal tempo maturata la cosa, cercherò di esporgliela al meglio, che mi sarà possibile,
confermandole prima con ogni sincerità, il verace mio desiderio di servire tanto la di Lei persona,
per la quale sono piena di venerazione, e di stima, quanto il di lei paese, pel quale ebbi sempre tutta
la premura.
Riflettei dunque a quanto Ella ebbe la bontà di propormi a tale oggetto, ma non vedo in
questa maniera il modo da condurre la cosa ad effetto, con tutta quella sicurezza e sollecitudine, che
unitamente bramiamo. Le molte occupazioni nostre, che la divina misericordia ci presenta nei
bisogni dei paesi rispettivi, ove sono le nostre Case, il numero nostro in confronto di questi molto
ristretto, le varie vicende di fondazioni novelle, che vengono fatte, mi mettono nell'impossibilità,
tanto di levare molti soggetti dalle Case già esistenti, quanto di fermarmi nelle Case novelle tutto
quel tempo, che si renderebbe necessario, per lasciare soggetti formati in nuove fondazioni.
Il dar principio ad una Casa senza esperimentate Compagne, diviene un vero asardo, che può
rendere vane le caritatevoli cure di chi si prestò in nostro vantaggio, e compromettere anche il buon
nome dell'Istituto, il quale sia ritenendo soggetti non opportuni, sia restandone privo, non avrebbe
l'intento di servire la popolazione che lo chiama, tanto più che probabilmente attese le circostanze
già dette, non avrebbe nej propri membri sostituzioni. Aggiunga a tutto ciò, che l'unione di carità tra
le nostre Case stabilita, in forza della quale, si cangiano occorrendo i soggetti richiede che vi sia
possibilmente in ogni Casa uno spirito solo. Per avere però il modo da prestarmi per i varj paesi,
ecco quanto ho offerto, e fu accettato negli altri luoghi, e quello che per Lonato pure mi pare il più
opportuno, e sicuro.
Prima di tutto convien fissare il numero che si può credere necessario pel buon avviamento
d'una Casa, per mantener in quella, coll'osservanza, l'esercizio delle opere di carità, e di quel tal
Ramo principale, che muove quel tal Paese a bramar l'Istituto, che in Lonato diremo le scuole, e per
questo paese come già dicemmo, per un principio con- veniente possono bastare sei in sette
soggetti, e questi conviene, che abbiano il loro mantenimento giusto la Regola. Per i motivi di sopra
addotti diviene necessario, che almeno la maggior parte di questi entrino intanto nel Noviziato che
pel momento è a Verona. In questo frattempo, si può preparare quanto di materiale occorre per la
Casa novella, cioè, locale addattato, mobiliato questo del necessario sì, ma semplicemente assai
come porta le nostre Regole. E per la prima volta sarà necessario di trovare una qualche provvista di
generi di prima necessità, che in seguito poi le Figlie della Carità si provvederanno da loro. Tutto
ciò fissato, quand'anche i soggetti non entrassero al momento tutti, purche siano certi, o almeno
certo sia il mantenimento, che in tal caso possiamo trovarne noi, allora sembra, anzi io tengo la
strada più retta esser quella, di rivolgersi, chi brama l'Istituto, al proprio Vescovo perche Egli ne
faccia la domanda alla rispettiva Delegazione, che deve essere già s'intende antecedentemente
disposta, e favorevolmente prevenuta, potendo così il Vescovo far anche conoscere, che vi sono i
soggetti pronti per cominciare. Tanti altri riflessi e rischiaramenti dovrei aggiungere, ma per non
perdere l'incontro dell'Amica Metilde, che potrà supplire in voce, ho l'onore di dirmi.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Bergamo, 26 luglio 1821
ALLA SIGNORA FRANCESCHINI
782(Verona#1822.03.14)
Tramite la signora Franceschini, un Canonico di Brescia aveva chiesto informazioni sull‟ammontare della dote
e delle spese per il noviziato, volendo proporre alcune giovani quali aspiranti all‟Istituto delle Figlie della
Carità. La Canossa ne dà ampia spiegazione.
V.G.M. Stimatissima e carissima signora Elena1
Mi riesce di doppio piacere il riscontrare il pregiatissimo di lei foglio in data 8 marzo. Mia carissima
signora Elena, e per servire quel degnissimo signor Canonico di Brescia, e per aver il contento di seco
lei trattenermi un qualche momento le avrei risposto prima, se non avessi ricevuta la cara sua solo che
l’altro jeri.
Benchè niente mi dica, mi lusingo però che la di lei salute sara buona, e che lo stesso sarà di
tutta la sua famiglia.
Per riguardo poi a quanto brama saper quel signor Canonico le diro che rapporto all’eta, non
abbiamo prescrizione alcuna nel le Regole nostre che la fissi pel ricevimento delle novizie, e perciò ve
ne sono entrate di giovanette, e ne abbiamo ricevuto anche di età matura quando colla vocazione
godano altresì buona salute. La spesa che ci vuole è questa. Pel tempo del noviziato, il quale dura tre
anni, d’una lira d’Italia giornaliera. Entrando portano il piccolo loro letto fornito già s’intende, e quella
biancheria e mobilia personale che si trovano avere, di qualunque sorta sia, purchè abbiano il bisogno
per que’ tre anni, o veramente per le piccole spese del vestiario, in questo tempo supplisce la famiglia.
Compito il noviziato il fondo, o dote che porteranno si è di sei mille lire milanesi oltre la mobiglia
prescritta dalla Regola, la quale è molto ristretta, di modo che io giudico, che possa esser la spesa di
circa altre mille lire pur di Milano e viene poi restituita alla famiglia, quanto portarono di mobiglia
entrando nella Casa Ella conosce i nostri appartamenti, e sa che le forniture delle nostre camere sono
affari quasi direi ridicoli onde poco li conto, al più le rimarco un armadio come mobile di maggior
entità, da mettervi la robba che porta. Non vi è oltre a ciò nessunissima altra spesa nè prima nè dopo.
Compito il noviziato se mai si ammalassero, la famiglia non ha il più piccolo pensiero
provvedendo a tutto la Casa. Rapporto poi al tempo che sono per quì trattenermi ella ben sa, mia cara
signora Elena, che su tempi lunghi non posso parlar con certezza. Quello che posso dirle di preciso si è
che mi fermerò in Verona sino alla settimana di Passione. Può essere che resti anche a fare le feste, ma
lo dubito molto dovendo passare a Venezia. Eccole tutto, mia cara signora Elena, adesso poi prima di
darmi il contento d’abbracciarla, mi permetta che le aggiunga, di non farmi tanti complimenti per
iscrivermi, giacchè ella può ben essere certa, che qualunque sia il motivo che mi procura le sue notizie,
mi è sempre del più vero piacere.
Aggradisca i doveri delle compagne; mentre col più cordiale attaccamento me le protesto
sinceramente
Di lei stimatissima e carissima signora Elena
Verona San Giuseppe
14 marzo 1822
Devotissima Affezionatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
____________________
NB. Lettera ricopiata dal Notaio Albasini, che vi appone firma, sigillo e dichiara « Concordat cum
originali ».
1
Elena Franceschini, moglie di Francesco e organizzatrice delle scuole parrocchiali di Lonato. (Ep. II/2, lett.. 777, n. 1,
pag. 944)
All’Ornatissima Signora
La signora Elena Franceschini
LONATO
ALL’ ARCIPRETE GASPARE GASPARI
782 bis(Milano#1825.07.20)
La richiesta fatta dal Vescovo di Brescia al Governo per far tenere le Missioni in Lonato non portava data. Di
qui il ritardo dell'assenso. L‟Arciprete colmi la lacuna e la Canossa se ne farà ancora intermediaria.
(Veneratissimo Signor Arciprete)
Quantunque le soverchie occupazioni mi abbiano tolto sin quì il contento, e l'onore di
riscontrare una pregiatissima lettera di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima però non ho
mancato di prestarmi come trovai migliore a servirla. Già tutto le sarà noto, nondimeno siccome trattasi
di affare che porta un giro di tempo, prima che abbiasi da eseguire, potrebbesi dare il caso, che tra le
molteplici occupazioni del Governo, non avesse avuto ancora il suo corso una cosa che non richiede
risoluzione pressante. Il tempo però, è sì pronto a volare, che Ella può aver genio di dare compimento
alla cosa, quantunque non sia il momento d'eseguirla. Se dunque ancora non fosse a Lei noto, sappia
che siccome nella ricerca, che il nostro Degnissimo Vescovo fece per ottenere il permesso della Santa
Missione in Lonato non era positivamente fissata l'epoca precisa, così questo General Governo ha
scritto al Regio Signor Delegato di Brescia, affinchè Egli abbia la bontà di scrivere a detto Signor
Nostro Vescovo perchè voglia compiacersi di specificare positivamente il tempo in cui vorrebbero le
Missioni, che a mio credere incontreranno veruna difficoltà.
Finisco subito trovandomi molto più del solito occupata con queste buone Dame di Milano, le
quali cominciarono jeri quì da noi i Santi Esercizj. Credo mi tratterrerò quì sino agli ultimi di questo
mese, e dopo due, o tre settimane che passerò a Bergamo, spero potermi ripatriare, e ricevere anche la
mia cara Betta, che intanto la prego salutarmi cordialmente. Mi raccomando quanto posso alla carità
delle di Lei orazioni e passo a rassegnarle l'ossequiosa mia venerazione.
La prego dei miei rispetti ai suoi zelantissimi religiosi.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
PS. Perdoni alla somma fretta gli spropositi straordinarj .
Milano dal locale della Certosina
a San Michele alla Chiusa li 20 luglio 1825
Umil.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità 1
(Timbro partenza)
MILANO
All 'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Il Signor Don Gaspare Gaspari
Arciprete Degnissimo di Lonato
BRESCIA per
LONATO
______________________
NB. Il bis di questa lettera non indica un rapporto diretto con la precedente, ma permette l'esatta
collocazione di essa, che fu reperita, a numerazione progressiva compiuta, nell'Archivio parrocchiale di
Lonato, dove ne fu fatta fotocopia.
1
Autografa la firma della Canossa.
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
[1827]
783(Verona#1827.09.**)
Una signora, che potrebbe essere una benefattrice per la futura fondazione di Lonato, dovrebbe trovare un
appartamentino, in riviera, per qualche mese. Alla Canossa parrebbe opportuno aiutarla, per cui ne prega Don
Gaspari. A voce ne spiegherà la ragione.
V:G: C M:
Veneratissimo Signor Arciprete
Questa volta, a dire il vero, parmi scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima per
un affare alquanto curioso del quale in voce le dichiarerò ogni circostanza, giudicandola tale, che semai
posso nel mio ritorno a Bergamo, ch'io credo seguirà dai 20 ai 30 d'ottobre, mi fermerò a Lonato
appositamente per informarla di tutto. Pare che il Signore mi abbia mandato un modo per favorire le
sante di Lei intenzioni, relativamente a mettere una nostra Casa a Lonato, cioè a procurare forse a
questa un qualche soccorso, però l'intralcio è curiosissimo, né saprei veramente assicurarmene, però
non voglio rimproverarmi di non aver fatto quanto posso per secondare la Divina Provvidenza, se sarà
vero, ch'Essa sia quella che me ne presenta il mezzo. In conseguenza di questa vista sono in necessità
di dare a Lei un disturbo.
Una Signora vedova di un medico, la quale presentemente è divorziata per giusti motivi, per
quanto mi dicono, col secondo marito, diretta dal Padre Pertesana della Fava1 da Lei ben conosciuto,
avendo bisogno per la sua salute di passare l'inverno in un clima dolce le fù suggerito, di andare o in
Toscana o a Nizza, o almeno sulla Riviera nostra. Bramerebbe Essa dunque di trovare in qualche
buona situazione, un'apartamentino in affitto, per 3 o sei mesi. Già le bastano due sole camere, ed il
luogo, o la comodità da farsi da mangiare, anzi mi disse che le basterebbe anche una stanza, ed uno
stanzino per la sua donna. Nella sua camera fornita con letto, e per la donna le basterebbe anche un
soffà-letto.
A dire il vero io non ho cognizione alcuna della Riviera, nè delle situazioni per l'oggetto
opportune. Nondimeno mi venne in pensiero che forse Sirmione2 potesse essere il caso, perciò se mai
ivi o in altra parte le riuscisse trovare tale appartamentino e farmi la grazia di significarmelo, lo riferirei
a detta Signora, e faressimo questo tentativo.
Bramerebbe essa l'abitazione che fosse situata in vicinanza della Chiesa del paese, almeno non
molto lontana.
Non propongo Lonato, essendovi del freddo l'inverno quanto si vuole, e poi se anche non fosse
frigido parmi migliore ci stia lontana.
Ripeto già le dirò tutto, e dipenderò poi dai di Lei consigli.
E superfluo, ch'io la preghi procurando questo alloggio di ritenere in Lei solo queste succinte
nozioni, sapendo la di Lei prudenza, e segretezza, non avendo poi anche la libertà di parlare, se non che
con Lei.
Raccomandiamo intanto ogni cosa a Maria Santissima, e frattanto supplicandola di aver
memoria di me miserabile dinnanzi a Dio, passo a raffermarle rispettosamente la verace mia stima.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Se volessero affittare l'appartamento suddetto anche mensualmente, parmi che sarebbe forse migliore,
ma non vedo obbietto neppure pel trimestre. Se mai Ella dovesse per qualche suo affare portarsi a
Verona, la prego a voler far la grazia di venire da me.
___________________
NB. Minuta senza firma.
1
2
Padre Pertesana Gianantonio, superiore degli Oratoriani di Venezia, con sede la Fava (Ep. II/2, lett. 783, n. 1, pag. 956).
Sirmione, centro climatico e termale sul lago di Garda, in provincia di Brescia.
ALLA SIGNORA FRANCESCHINI
784(Venezia#1828.12.11)
La Canossa non è ancora riuscita a trovare una giovane adatta per Lonato, come richiesta dalla signora Elena,
e se ne giustifica.
V.G.M. Stimatissima e carissima signora Elena 1
Aveva appena scritto al veneratissimo signor Arciprete quando fui favorita di una cara di lei lettera. Mi
creda che la mia premura per Lonato mi tiene continuamente presente il loro santo desiderio, e non ho
mai cessato, nè tralascio di cercare una figliuola adattata alle loro e mie brame, ma sin ora, benchè
abbia trattato per sette persone, ed abbia trattato ora con un’altra, non dimeno dubito che niente neppur
con questa faremo.
Mia cara signora Elena, non si smarrisca per questo, faccia molto pregare Maria santissima
dalle ragazze delle scuole, e vedrà che ci provvederà il Signore anche meglio forse di quello che
pensiamo. Mi preme solo che sì lei, che la cara signora Domenica continuino a prestarsi col loro solito
caritatevole zelo, che quanto più il Signore vorrà provare la loro costanza, altrettanto più grande sarà la
loro corona, ed anche in questo mondo io spero il loro contento. La prego alla medesima de’ miei più
cordiali complimenti, come pure di quelli di Teresa2, che a lei pure distintamente li presenta.
Niente so ancora riguardo al mio ritorno, quando questo accadrà io credo che non passerà
molto, che passando da Lonato non abbia il vantaggio di rivederla. La prego dei miei doveri col la sua
famiglia, e piena della più distinta stima raccomandandomi alle di loro orazioni, passo al piacere di
protestarmi
Di lei stimatissima e carissima signora Elena
Venezia Santa Lucia
11 dicembre 1828
Obbligatissima ed affezionatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
Alla Signora Signora Padrona Colendissima
la signora Elena Franceschini
Lonato
1
2
Elena Franceschini (Ep. II/2, lett. 777, n. 1, pag. 944)
Teresa Spasciani (Ep. I, lett. 279, n. 10, pag. 414).
ALL’ARC. GASPARE GASPARI
785(Verona#1832.09.10)
L'arciprete ha trovato una località adatta per la nuova fondazione. Sarebbe bene vederla e la Canossa promette
che passerà presto.
V:G: e M:
Veneratissimo Signor Arciprete
Non nasconderò alla Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima, che non mi sia riuscito
affatto inaspettato quanto si compiace di dirmi nell'ossequiato suo foglio. Coi sensi della più sincera
gratitudine vivamente la ringrazio della premura che conserva pel minimo nostro Istituto. Sappia però
che niente mi ricordo sull'ubicazione della località. Quand'Ella la trovi opportuna non esito un
momento di crederla tale anch'io. Una fortunata combinazione si dà per altro da poter meglio tutto
accertare, trattare e combinare, e questa si è che da una settimana all'altra io debbo fare una gita di
pochi giorni per la Valcamonica e così mi procurerò il vantaggio di venirla a rivenire, e senta se parlo
ad uso di San Zeno, verrò anche a ricevere le sue grazie, ed in quell'incontro parleremo di tutto. Non
potendo io eseguire per qualche impedimento questo piccolo viaggio, ho intenzione di farlo fare a due
Compagne, una di queste sarà Cristina1, e queste per me supplirano.
Se si combinasse essere quello il momento della sua gita al Santuario della Corona2 avrò la
sorte di riverirla al mio ritorno.
Di nuovo la ringrazio di tutto, e per non perdere questa posta, raccomandandomi caldamente
alle sante sue orazioni ricolma di venerazione, in somma fretta mi onoro di significarmi.
Della Signoria Vostra e Reverendissima
Verona li 10 settembre 1832
VERONA
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Il Signor Don Gaspero Gasperi
Arciprete degnissimo
di
LONATO
1
2
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
Santuario della Madonna della Corona (Ep. I, lett. 175, n. 2, pag. 283).
APPENDICE
DA DON GASPARI
A 115(Lonato#1821.02.08)
La Canossa avrebbe detto al signor Franceschini di non essere aliena di aprire in Lonato un piccolo centro di
attività caritativa con l‟apporto delle Figlie della Carità. L‟Arciprete che ha già sondato se ci possa essere
propensione da parte della I.R. Delegazione, della Deputazione Comunale e di qualche privato provveduto di
mezzi, comunica alla Marchesa che il piano sarebbe realizzabile. A sua volta la Canossa esprima il suo parere e
indichi l‟ammontare delle spese relative.
Viva Gesù e Maria
Il signor Franco Franceschini1, non ha molto, mi disse che tempo fa, ella a lui accennò che non
sarebbe stata aliena di fondare una famigliola delle sue Figlie di Carità anche in Lonato, quando si
potessero conciliare per ciò quelle cose che interessano in tale opera.
Questa notizia rallegrò (com’ella può ben imaginarsi) assai la signora Elena2, e qualche altra
persona, a cui parve di traspirarla, si esternò che quando ciò fosse si sentirebbe disposta a concorrervi
in qualche maniera. Io poi ho colta l’occasione che mi furon mandati gli Ordinamenti publici intorno le
scuole maschili e femminili per esplorar con brevità se, potendo ottenersi che venisse a Lonato delle
Figlie di Carità, si avrebbe buon vento dal lato dell’I.R. Delegazione per la consegna ad esse delle
scuole, e per ottenere un qualche sussidio. Mi fu risposto che s’incontrerebbe tutta la propensione per
parte dell’I.R. Delegazione, ma che converebbe, relativamente al sussidio, sentir come la pensasse la
Deputazione Comunale. Io ne parlerei perciò in segreto col Presidente, uomo assai probo, prudente, e
mio amico, e mi rispose che converebbe prima aver un’idea di ciò, a cui questo sussidio potesse
amontare, per veder se sia conciliabile co molti pesi di cui ora è carica la Comune. Ho anche, sotto il
solo titolo delle scuole, parlato a qualche privato per il locale: ed un’ultimo progetto mi parrebbe forse
realizzabile. Ho pure in vista due o tre giovani, che stimerei fatte a posta per riuscir ottime di lei
figliuole: cosichè non avrebbe bisogno di smembrar gran numero delle sue per questa fondazione.
Quindi io le comunico tutto questo perch’ella, se si sente mossa dal Signore di effettuare il piano,
voglia accennarmi le precise occorrenze per il medesimo. Dietro a ciò, se si vedrà che il progetto si
possa realizzare, si potranno nel di lei passaggio per Lonato discutere le cose con maggior
ponderazione, e con l’ajuto santo del Signore condurle ad effetto.
Intanto ella faccia la carità di far pregare dalle sue figlie la Madre santissima, acciochè voglia
intercedere anche questa grazia da S.P.M. a cui sempre sia lode e gloria ne secoli de secoli, e in tutte le
cose.
Sono con rispettosa stima
[Lonato] Il giorno 8 febbraio 1821
Il parroco di Lonato
Gaspare Gaspari
1
2
Elena Franceschini (Ep. II/2, lett. 777, n. 1, pag. 944)
Idem.
BRESCIA
PRESENTAZIONE
Il 4 settembre 1819 la Canossa riceveva dal Signor Carlo Manziana di Brescia una lettera con cui egli chiedeva il
«quadro » dell’Istituto, poiché la signora Emilia Panzerini offriva la propria casa, e i mezzi per restaurarla, a favore di un
Istituto religioso che si occupasse dell’elemento femminile più povero. Ne era già stata fatta richiesta al Sovrano, il quale
aveva dichiarato che l’avrebbe concesso, purchè l’Istituto fosse già approvato dal Governo.
Il solo che, allora, non fosse di clausura e che aveva l’approvazione governativa era quello della Canossa. Di qui
l’inizio di quel dossier, che chiarisce momenti oscuri di una storia molto complessa, ma anche incompleta, che appare, tra
l’altro, in G. Losio, Glorie bresciane, Brescia. Tip. Apollonio. 1887; in Brixia sacra, Memorie storiche della diocesi di
Brescia,aprile-giugno 1966; in Storia di Brescia Vol. IV. Morcelliana. Brescia, 1964; P. Guerrini, Le Dorotee di Brescia nel
carteggio dei loro fondatori Don Luca e Don Marco Celio Passi, Brescia, Tip. Pavoniana, 1942, pag. 23, n. 43 (Monografie
di storia bresciana, XXIII).
Storia complessa si è detto che comincia nel sec. XVI, quando esistevano due Istituti «denominati il primo le
Zitelle, il secondo del Soccorso, che si occupavano l’uno delle giovanette in pericolo di perdere l’onore, l’altro delle già
cadute
Nel 1800, il primo era stato cambiato in «ricovero», ed educazione dii figlie di famiglie civili ed oneste, ma di
scadute fortune » e il secondo, era stato soppresso. Allora alcune fanciulle delle più sventurate erano state accolte in casa di
una donna poverissima, ma piena di altruismo, Angela Lumini. che era stata confortata nella sua opera dalla Contessa
Ippolita Martinengo.
Aumentato il numero delle ospiti, i l prevosto Faustino Rossini, una delle figure !uminose di Brescia (Cf. nota,
lctt. 798) ne aveva voluto fare un Istituto chiamato di S. Spirito, con un organico ben stabilito, a protezione e ricupero delle
fanciulle pcricolanti.
A lui contemporanee, e nella stessa città di Brescia, altre anime generose avvertivano la gravità del problema dei fanciulli e
delle fanciulle, emarginati per la loro povertà e per la loro ignoranza. Tra queste la Nobile Erninia Panierini, nata nel 1751 a
Cedegolo da Lodovico e dalla Contessa Maria Bettoni. Erminia, la decima della numerosa famiglia, a 21 anni, alla morte
della madre, rimasta praticamente sola in casa, era entrata nell’opera delle «Sorelle Franzoni », creata in Brescia da
Giacinta Franzoni e da due sue collaboratrici, chiamate anche «Figlie della Beata Maria Vergine». L’istituzione però era
allora ridotta ai minimi termini, per cui Erminia, divenutane a conquanta sei anni la superiora, si era resa conto che
nonostante l’ottima situazione finanziaria non era posssibile rnantenere in vita un’ opera praticamente inconsistene. Si era
allora affidata al Vice Parroco dellaParrocchia di S. Afra, Don Fatistino Pinzoni che si interessava molto di scuole e di
insegnamento e che , nel 1814, aveva avuto in dono una forte sornma per aprire una scuola di carità per fanciulle povere
della parrocchia. Il Pinzoni avvertito il forte interesse di carità della Panzerini, aveva ritenuto opportuno afffidare a lei il
capitale, perché, secondo l’ideale di entrambi, si ottenesse dall’ Imperatore l’erezione di un Istituto senza clausura, che
avesse come scopo l’educazione delle fanciulle povere e la preparazione di abili maestre non solo per la città, ma anche per
paesi meno progrediti..
A questo punto gli autori delle Opere elencate più sopra sembrano ignorare l’esistenza del carteggio tra la
Panierini, il Manziana e la Canossa. I primi avrebbero voluto convincere quest’ultima ad una rapida fondazione di Figlie
della Carità in Brescia. Era poi intervenuta la scelta del Vescovo Nava, che aveva preferito e infine proposto, le Dimesse o
le Orsoline, facendo rinascere l’istituzione di S..Angela Merici sotto i due aspetti: le Orsoline di S. Angela, che avrebbero
mantenuto la clausura e le Figlie di S. Angela o Dimesse che sarebbero vissute nel secolo. Ne sarà collaboratrice in parte e
con alterne vicende, la Panzeri stessa, che morirà a Brescia, nel 1842, a 91 anni.
Il 10 gennaio 1831, una lettera sofferta, ed insieme esplosiva, del Manziana, altra figura bresciana luminosissima.
(Cf. App. A 116) riallaccia il carteggio con la Canossa. « E’ morto il troppo caro Pastore, il Padre dei Vescovi , il gran
cedro del Libano, che metteva odore di soavità per tutta quanta lìItalia (Cf. in. A.C.R. la lettera del Manziana del
10(1).1831, è morto il Vescovo Nava, ma… « in Brescia non vi è più ne dimesse, ne Francescane, ne Orsoline » (idem, c.s.)
quindi si dovrebbero sostituire con l’Istituto delle Figlie della Carità.
La corrispondenza riprende così serrata e sempre più convinta.
Chi mette ostacoli èla Canosa perché, per le varie fondazioni, non ha più disponibilità finanziarie, tanto più che la
casa della Panierini ha ormai nuove destinatarie.
Ma per il Manziana che sembra l’espressione viva della Provvidenza, non ci sono ostacoli; nel settembre del 1832
ha già trovato e la sede per il nuovo Istituto e ch offre i mezzi per acquistarla; il 29 novemhre 1833, è già pronto chi sancirà
il contratto di acquisto della casa, chi dispone il danaro per la cappellania e chi quello per il mantenimento delle Religiose,
senza limite di tempo, fino a quando cioè l’istituto potrà prendersene il carico.
La gioia del Manziana nell’annunciarlo è talmente intensa, che i suoi scritti acquistano il timbro caldo di un Salmo
di esultanza.
A riscontro le lettere della Canossa sono sempre una doccia fredda, perché si avverte in lei il timore che i fo ndi
non siano sufficienti e che la fondazione pesi troppo sugli offerenti.
Vince la certezza del Manziana, che si sente sicuro contro tutti gli ostacoli e fissa la data di fondazione: prirnavera
del 1835. Ignorava – lo possiamo dire ora noi che conosciamo la soluzione del dramma – che la morte della vera
protagonista avrebbe ritardato ancora la realizzazione del lungo sogno.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
786(Bergamo#1819.09.**)
La Canossa, che è in viaggio tra Bergamo e Milano, non può mandare subito il Piano richiesto, anche se ha un
forte interesse per Brescia. Lo farà quanto prima.
V:G: e M:
Illustrissimo Signor Carlo1
Mi fù impossibile nello scorso ordinario2 riscontrare il pregiatissimo di Lei foglio in data 4
settembre perchè affollata di occupazioni anche per essere il momento di fare una gitta a Bergamo per
affari dell'Istituto. Benché possibile non mi sia rispondere aggiungendo alla lettera il richiestomi
quadro dell'Istituto come bramerei neppur oggi trovandomi in viaggio trà Bergamo e Milano non
voglio però trascurare un momento libero che mi resta per assicurarla stimatissimo Signor Carlo della
mia più vera stima e del sincero mio interessamento per servire il veneratissimo di Lei Prelato 3, la Cara
Signora Erminia4 ed i comandi del
(NB La minuta a questo punto rimane interrotta. In quarta pagina, appena arrivata da Bergamo, la
Canossa fa stendere un'altra parte di minuta che ripete gli stessi concetti della prima, ma che rimane essa
pure incompleta.)
Appena giunta da Bergamo ove gli affari dell'Istituto per brevi momenti mi chiamarono, riscontro
sul punto il pregiatissimo di Lei foglio in data 4 corrente. Non già per avere il contento di servire sul
punto il veneratissimo loro Prelato e lo stimatissimo Signor Preposto per i quali ripiena sono di rispetto
e di venerazione, la degna di Lei persona e la buona Signora Erminia ma per protestare loro il mio più
vivo interessamento per Brescia e quanto prima diffusamente mi darò il piacere d'informarla d'ogni
1
CARLO MANZIANA (Ghedi 1770 - Brescia 1842). Da giovane venne a Brescia per iniziare su vasta scala il commercio
estero delle sete bresciane e, della larga fortuna che procurò alla sua famiglia, fece gran parte ad ogni iniziativa di bene
civile e religioso. Tra l'altro chiamò a Brescia le Figlie della Carità della Canossa e aiutò il nascente Istituto delle Ancelle
della Carità della Beata Crocifissa Di Rosa. L'epigrafe del cenotafio, che sorge nel cerchio dei Grandi bresciani nel
cimitero Vantiniano, lo definisce « nettissimo commerciante » mentre le altre iscrizioni dei vari specchi danno la misura
dei gravi dolori, che egli seppe inserire nella divina economia. Lo precedettero nella tomba nel 1824 la sorella Lucia, nel
1832 la moglie Elisabetta, in altri anni due sorelle e due bimbi appena nati, nel 1839 due fratelli, uno dei quali, Giuseppe,
giovane seminarista. L'attuale Vescovo di Crema, Mons. Carlo Manziana, dichiara che il suo trisavolo aveva una filanda a
Brescia, una a S. Eufemia della Fonte, sobborgo di Brescia, un negozio di seta in contrada della Mercanzia, ora Via
Goffredo Mameli, e una Messaggeria per rapporti commerciali con l'estero. Era pure entusiasta aderente alla rosminiana
«Società degli amici », come asserisce G. Garioni Bertolotti di Brescia, che scrisse sul Rosmini.
2
Servizio postale.
3
Mons. GABRIO MARIA NAVA, nato a Barzanò nel 1758, dottore in teologia, prevosto di S. Stefano in Milano, poi di S.
Ambrogio. Nel 1807 fu consacrato, a Milano, vescovo di Brescia e morì nel 1831.
4
ERMINIA PANZERINI: Cf. c.s. nell'introduzione all'AFFARE.
cosa e le manderò pure il Piano stesso che presentai ai 3 Prelati5 nelle Diocesi dei quali esistono le Case
che il Signore si è degnato…
[risposta alla lett. del 4 settembre 1819]
5
Mons. Liruti di Verona (Ep. I, lett. 326, n. 4, pag. 506), Mons. Gaysruck di Milano (Ep.I, lett. 326, n. 4, pag. 506), Mons.
Milesi di Venezia (Ep. I, lett. 305, n. 3, pag. 467).
A DONNA TERESA SIRTORI
787(Verona#1819.10.**)
[ Verona ,ottobre 1819]
L‟invito di una fondazione a Brescia non è venuto alla Canossa diretta mente dal Vescovo, per cui ella prega la
sorella di lui, che è una Dama di Milano, di manifestargli come e da chi le fu chiesto il Piano del suo Istituto e
che aderirà alla richiesta solo se invitata dal Prelato.
V:G: e M:
Stimatissima e carissima amica
Quanto mai resterete sorpresa mia carissima Donna Teresa1 di vedere che vengo a disturbarvi nella
vostra villeggiatura. Per altro sentite mia cara amica quanto sono piena di presunzione, sapendo quanto
grande sia la vostra bontà per me ho il coraggio di credere che non soffrirete mal volentieri tal disturbo.
Io intanto ho il contento di trattenermi un poco con voi benchè lontana. Mi lusingo che la vostra salute
continuerà ad esser buona e che i vostri nipotini saranno ben rimessi. Per me vi assicuro che in sostanza
mi sento sempre meglio e non vedo l’ora che possiamo stare ancora insieme per contarcela un poco.
Vedete cosa vuol dire avvezzare troppo bene le persone. Voi mi avete favorito tanto
nell’incontro dell’Erezione di Milano che approffitto adesso della vostra amicizia per un’altro affare
dell’Istituto ben differente peraltro di un’erezione.
La cosa è tanto semplice e senza fondamento che non dovrei neppure farne caso ma l’illimitata
venerazione che ho per Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Vescovo vostro fratello 2 non mi
farebbe star quieta se potesse egli in qualche momento dubitare ch’io avessi fatto un passo o una parola
per cercar d’introdurre l’Istituto in Brescia senza il di lui genio, volere, e senza una di lui chiamata. Mi
figuro che adesso godrete tutta la di lui compagnia e perciò vi prego umiliandogli il mio rispetto di
significargli quanto adesso vi dirò.
Sappiate che giorni sono un Religioso bergamasco molto attaccato all’Istituto mi scrive come
essendosi egli trovato da persona rispettabile di questo paese per un’affare di cui l’aveva io pregato
casualmente vi trovò il signor Vice Delegato di Brescia e siccome il discorso dell’affare avrà portato di
parlare forse dì me si fece un trattato sull’Istituto stesso verso il quale questo signore Vice Delegato
mostro molta propensione. Domandò egli in seguito di avere una informazione in iscritto del medesimo
e questa venne a me ricercata da detto Religioso.
Io altro non feci che semplicemente fargli tenere una ristretta copia del Piano dell’Istituto
esistente presso il Governo Lombardo e Veneto e presso anche qualche Delegazione ommettendo nel
farlo trascrivere tutto ciò che riguardava, e diveniva necessario, quanto si fece per ottenere
l’approvazione ed ebbi ogni avvertenza di non aggiungere neppur una parola sull’argomento. Ripeto,
già la cosa non ha un fondamento ma desidero che Monsignore Reverendissimo sappia a qualunque
evento la cosa, certo che già niente in nessun caso farei che quello ch’egli bramasse.
Mia cara amica adesso che vi ho scritto penso che quel signor Vice Delegato ha fato poi anche bene a
domandare questa informazione perchè intanto con questa bella ragione mi è venuto il pensiero di stare
un poco con voi che mi è sempre di tanta consolazione anche a Milano quando posso stare in vostra
compagnia essendo certa che mi credete perchè sapete che non so fare a parlare differentemente da
quello che sento.
Ricordatevi di raccomandarmi al Signore che sapete quanto ne ho bisogno. Vi abbraccio di vero
cuore e vi protesto la veracissima mia stima ed il mio sincero attaccamento
__________________
NB. Minuta con una correzione autografa della Canossa.
1
2
Donna TERESA NAVA, sposa del Nobile SIRTORI.
Mons. Nava Gabrio Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
788(Milano#1819.11.17)
Pur non avendo ricevuto risposta alcuna da Donna Teresa Sirtori, la Canossa si era presentata al Vescovo di
Brescia, che in quei giorni era di passaggio a Milano. Il prelato però si era mostrato all‟oscuro degli accordi
dei due mittenti e della signora Panzerini, giustificando la strana coincidenza con la sua lunga assenza dalla
sede. Aveva però accettato di prender visione del Piano dell‟Istituto.
V:G: e M.
Pregiatissimo Signor Carlo
A norma della nostra intelligenza non manco ragguagliarla pregiatissimo Signor Carlo della
conferenza tenuta col veneratissimo e degnissimo loro Prelato. Io credo che la mia relazione le sarà di
sorpresa quanto fù a me di sentire quello che Egli mi disse.
Domenica dunque mi presentai a Monsignor Vescovo, che mi accolse colla propria solita di lui
bontà ma quando gli esposi il motivo per cui erami data l'onore di ossequiarlo mi rispose che niente
affatto ne sapeva, e che anzi la Signora Erminia1 avevagli detto che il Piano nostro era troppo esteso e
che in conseguenza aveva egli già domandato la Regola delle Orsoline2. Io gli raccontai semplicemente
come la lettera del Conte Abate Mutoni avevami fatta determinare d'abboccarmi al mio passaggio da
Brescia colla Signora Erminia, gli dissi il discorso tenuto alla presenza del Signor Proposto di
Sant'Afra3 e della degnissima di Lei persona, la lettera ch'Ella favorì scrivermi, l'eccitamento loro di
presentarmi a Sua Eccellenza Reverendissima.
Concluse Egli allora come io pure con Lui, che tale mall'intelligenza non poteva dipendere da
altro motivo che dalla lunga di Lui assenza da Brescia per la quale saranno stati impossibilitati di
comunicargli l'affare. Umiliai a Monsignore il Piano dell'Istituto che mi diedi già il piacere di spedirle,
e qualche altra Carta a noi relativa che mi farà la grazia di restituirmi al di Lei ritorno da Ro4 che
seguirà io credo domenica prossima. Se prima di tal giorno Ella avesse un qualche lume da
comunicarmi lo riceverò per un vero piacere. Frattanto io la prego dei miei distinti doveri al Signor
Preposto ed alla Cara Signora Erminia, e raccomandandomi alle loro orazioni passo al vero vantaggio
di protestarmele in somma fretta
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Milano 17 novembre 1819
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
A Monsieur
Monsieur CHARLES MANZIANA
BRESCIA
1
(Timbro arrivo) BRESCIA
18 NOV(embre)
Erminia Panzerini, zia della fondatrice della Casa di Rovato (Ep. II/2, lett. 790, pag. 976).
Orsoline, Congregazione fondata da S. Angela Merici (Ep. I, lett. 18, n. 4, pag. 47).
3
Sac. FAUSTINO PINZONI uno dei principali ricostruttori religiosi dol primo Ottocento bresciano (Cf. Introduz. Affare
Brescia). Nel 1819, era stato eletto da poco Arciprete di S. Afra, quella Chiesa che, nel 1945 venne distrutta dalle bombe e
in seguito, fatta ricostruire dalle Orsoline laiche col nome di Santuario di S Angela Merici, in Via Francesco Crispi, 23,
nel territorio della parrocchia di S Eofemia di cui è sussidiaria; chiama ora S. Afra in S. Eufemia (Da indicazioni
dell‟Archivista Vescovo di Brescia, Sac. Antonio Conte Masetti Zannini).
4
RO, località della provincia di Milano, che però si scrive con grafia diversa: Rho.
2
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
[marzo l820]
789(Verona#1820.03.**)
La signora Erminia Panzerini, e il Manziana che tentano in ogni modo di convincere il Vescovo alla scelta delle
Figlie della Carità, si accorgono sempre più che il prelato propende per le Orsoline. La signora però vorrebbe
almeno incontrarsi con la Canossa e poiché sa che ella, andando a Bergamo, passerà per Brescia, insiste
perché faccia una sosta preannunciata nella sua città. La Marchesa aveva già risposto ad un suo anteriore
invito, ma la lettera doveva essere andata perduta. Nonostante queste pressioni, la Canossa dichiara che, per
quanto sia grata per la fiducia nel suo Istituto, farà soltanto quanto deciderà il Vescovo, perché, solo per mezzo
suo, riconoscerà la volontà del Signore.
Stimatissimo Signor Carlo
Unitamente alla pregiatissima di Lei risposta ricevetti una nuova lettera della buona Signora
Erminia1 la quale niente mi dice d'avere ricevuto la precedente mia risposta alla prima sua lettera e
nuovamente mi chiede un abboccamento al mio passaggio che non sò quando seguirà, aggiungendomi
esservi persona rispettabile, la quale comprendo sarà il Signor Consigliere2 da Lei indicatomi, che
vorebbe parlarmi.
Qui sotto già le trascrivo la lettera e la mia risposta.
Stimatissimo Signor Carlo io non mi ricuso di parlare con questa buona Signora e coll'ottimo
suo nipote ma non aderirò a qualsiasi più bella esibizione senza la libera e geniale volontà del
zelantissimo e santo loro Prelato3 nella voce del quale riconosco, parlando di Brescia, quella di Dio,
non solo per la singolare venerazione che allo stesso professo, ma perchè suole il Signore manifestare il
divin suo volere col mezzo dei suoi santi Ministri, così se Egli vorrà muoverà quello di Monsignore e
vedrà che in tal caso i desideri della Signora Erminia diverranno i suoi, ed io allora mi presterò con
tutto il cuore in quello che potrò. Per conto mio dell'intrigante4 manifestatosi la sera del 17 dicembre, il
di Lui soggiorno è sotto i piedi di Maria Santissima, onde io non lo conto per niente perchè comanda la
nostra Signora.
Per carità perdoni tanti disturbi che il Signore le rimunererà con tante altre sue carità ed abbia
intanto la bontà di essere persuasa di quella veracissima stima colla quale passo al vantaggio di
segnarmi
___________________
NB Minuta senza alcun autografo della Canossa
1
Erminia Panzerini (Ep. II/2, lett. 790, pag. 976).
Consigliere RONCHI, marito di una nipote della Panzerini.
3
Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
4
Il demonio.
2
ALLA SIGNORA ERMINIA PANZERINI
790(Verona#1820.03.15)
Nuovo invito della Signora Panzerini, nuova risposta di adesione ad un possibile incontro da parte della
Canossa.
V G e M Stimatissima Signora Erminia
Per verità non mi è ancora noto quando sarà il mio ritorno a Milano trovandomi anche circondata da
occupazioni. Nondimeno stia certa, stimatissima signora Erminia, che ben volentieri aderirò ai di lei
desiderj di parlarmi al mio passaggio da Brescia come mi significa nella pregiatissima di lei lettera.
Così avrò con quell’incontro il piacere altresì di vederla e di protestarle la vera mia stima. Mi
raccomando caldamente alla carità delle di lei orazioni e stia certa che da miserabili non manchiamo
d’averla presente col Signore e colla cara nostra Madre Maria santissima.
Piena di considerazione passo al vantaggio di rafermarmi
Di lei stimatissima signora Erminia
Verona San Giuseppe 15 marzo 1820
__________________________
NB. Minuta, senza alcun autografo della Canossa e in risposta alla lettera del 10 marzo 1820.
ALLA SIGNORA ERMINIA PANZERINI
791(Verona#1820.06.**)
[ Risposta alla lettera dell’11 giugno 1820)
La signora Erminia non si dà pace; insiste che la Canossa passi da Brescia. La rinnovata sua adesione non
serve tuttavia a fissarne la data, perchè una recente sua malattia non le permette l‟immediata partenza.
V G e M Stimatissima e carissima Signora Erminia
Ho dovere di riscontrare due pregiatissime di lei lettere; mia cara signora Erminia non mi fu
possibile darmi questo piacere prima d’ora perchè fui molestata da una tosse assai forte per cui
dovettero farmi un emissione di sangue. Adesso grazie il Signore altro non mi resta che debolezza
la quale presto pure passerà. Sono in dubbio che un nostro affare sia per proccur(ar)mi anche il
vantaggio di rivederla tra breve tempo dubitando io che per consumarlo dovrò fare una gita dalle
sue parti. Non dubiti che sarà certamente avertita. Stia pure egualmente certa della continua mia
memoria presso il Signore ed ho messo tutte le di lei premure nel Cuor Santissimo di Maria certa
che questa Madre universale condurrà ogni cosa secondo il volere e la gloria del Signore colla
soavità solita di quel Cuore amabilissimo.
Non si dimentichi di me miserabile nelle sue orazioni e mi creda quale con veracissima
stima me le protesto
_______________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
ALLA SIGNORA ERMINIA PANZERINI
792(Verona#1820.07.**)
[ Risposta alla lettera del 3 luglio 1820]
Il passaggio della Canossa da Brescia è sempre incerto.
V. G. e M. Stimatissima Signora Erminia
Mi lusingo ch’ella avrà ricevuto un altra mia lettera mia cara signora Erminia in risposta alla
pregiatissima in data...
Sono ancora nella medesima incertezza del tempo in cui seguirà il mio passaggio da Brescia.
Quando sarà per succedere non mancherò di rendermela preventivamente avertita come ella mi
significa desiderare.
Non mancai nel giorno di Maria santissima Addolorata benchè miserabile di ricordarmi in
modo particolare di lei con questa nostra cara Madre. Ella faccia la carità di farlo per me e mi creda
quale me le dichiaro con stima la più vera
_____________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
ALLA SIGNORA ERMINIA PANZERINI
793(Verona#1821.**.**)
[ Risposta alla lettera del 12 aprile 1821]
La nipote della Panzerini ha portato alla Canossa una lettera della zia con la rinnovata richiesta d‟incontro, il
quale, come scrive la Marchesa potrà avvenire fra pochi giorni.
V. G. e M. Stimatissima carissima signora Erminia
La ringrazio distintamente del piacere che mi procurò d’imparare a conoscere la signora di lei nipote,
stimatissima e carissima signora Erminia, e dalla medesima ebbi il contento di ricevere l’ottime di lei
notizie come pure una pregiatissima di lei lettera in risposta della quale le dico che se altro non succede
tra pochi giorni avrò il bene di rivederla personalmente dovendo per alcuni affari passare per Brescia.
Frattanto con somma fretta, raccomandandomi caldamente alle di lei orazioni, assicurandola
delle povere nostre, passo al vantaggio di segnarmi.
__________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
794(Bergamo#1830.04.24)
Malattie e spostamenti di sede hanno impedito alla Canossa di ricevere le lettere del sacerdote Panzerini e di
sua cugina Erminia. Il Manziana giustifichi ad entrambi il ritardo e li avverta che il suo passaggio da Brescia
sarà prossimo.
V.G. e M.
Pregiatissimo Signor Carlo
Eccomi ad approfittare dell'esperimentata di Lei bontà, pregiatissimo Signor Carlo, per
un'oggetto per cui l'incomodai l'ultimo volta, che fui a Brescia. Il Signor Don Vincenzo Panzerini 1 mi
scrisse da Brescia il giorno 22 ed oggi ricevo la di Lui lettera. Lo stesso una antecedente me ne aveva
scritto quì, quando era ancora a Milano, e le Compagne colà me la inviarono. Intanto che questa colà
giunse, io venni a Bergamo, ma incomodata di salute, e qui venni il venerdì di Passione intenzionata di
partire per Verona il lunedì Santo.
Effettivamente Michele2 era venuto anche col legno a prendermi, ma sussistendo la febbre con
una violentissima tosse, dovetti rimandare il legno a Verona, ed abbandonare sul più bello il progetto di
Trento.
Le Compagne di Milano credendomi a Verona colà inviarono la lettera, che fu poi trattenuta
anche a Verona perché restava la speranza, che mi vi ci sarei portata il martedì dopo Pasqua.
Quantunque migliorata, neppur a tal epoca potei mettermi in viaggio. Quando ciò seppero le
Compagne, la prima lettera del Signor Don Vincenzo qui spedirono. Da tutto questo Ella comprende
essermi anche la prima giunta recentemente. Da quella del prelodato Signor Don Vincenzo ricevuta
oggi, rilevo trovarsi Egli e la di Lui cugina Signora Erminia Panzerini in Brescia da varj giorni, e mi
domanda quando sarà il mio passaggio per costì.
Non essendovi alla lettera ricapito alcuno, e temendo che la mia risposta gli possa essere
ritardata, prego la sua bontà a volergli far sapere tutto questo, aggiungendogli, che siccome la mia
salute, è presso che ristabilita, a Dio piacendo lunedì sera, o al più tardi martedì conto d'essere a
Brescia, al mio solito alloggio già s'intende, vedrò anzi di sollecitare il possibile per avere una qualche
ora da trattare colla Signora Erminia, e con Lui.
Siccome però questa volta il mio viaggio deve essere sempre incerto, così mi resta il dubbio
della salute della mia Compagna Cristina3, la quale nei giorni scorsi ebbe una violenta specie di colica,
della quale anch'Essa sta molto meglio, ma non al caso da potermi assicurare pienamente che sarà in
istato di partire lunedì, o martedì .
Mi lusingo molto, che sarà in grado di farlo, non di meno se passasse anche martedì e non mi
vedessero, vorrà dire che sarò proprio obbligata a lasciarla curare alcuni giorni. Faccia grazia de miei
distinti complimenti al Signor Don Vincenzo, ed alla cugina.
Ella accetti i doveri di Cristina. Mi perdoni l'incomodo, che le reco, e mi creda quale piena
d'obbligazioni con pienezza di stima mi do il vantaggio di raffermarmi.
1
Sac. VINCENZO PANZERINI di Cedegolo, cugino di Erminia e fondatore del convento delle Suore Dorotee di Cemmo
insieme con M. Cochetti di Rovato. Dalle Monografie di Storia bresciana, si ricava che in un primo tempo si svalorizzò
l'incidenza di Don Vincenzo nella fondazione di Cemmo per attribuirla alla cugina Erminia, ma poi il Fossati « chiarì e
mise in giusto rilievo i meriti dei due Passi, della Cocchetti, dei due Panzerini » e degli altri cooperatori (pag. 13). Il
Panzerini fu anche Ispettore delle scuole di Valle Camonica.
2
Michele Masina, il vetturale (Ep. I, lett. 357, pag. 564).
3
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Bergamo li 24 aprile 1830 Santa Croce
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità 4
All' Ornatissimo Signore
il Signor Carlo Manziana
BRESCIA
4
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
795(Venezia#1830.06.05)
Preghiera di consegnare al Padre Angelo Taeri una lettera e accenno agli Esercizi spirituali delle Dame a
Venezia.
V. G. e M.
Pregiatissimo Signor Carlo
Da ogni paese ove mi trovo, vengo a disturbarla, pregiatissimo Signor Carlo, e già si vede che
nelle opere del Signore de’ suoi Paesi, Dio si compiace ch’Ella ne abbia sempre qualche parte. Ricevo
proveniente da Verona una lettera di quel gran Servo di Dio, Padre Angelo Taeri 1. Riscontrandola, per
essere certa che gli sia rimessa sicuramente, mi rivolgo alla di Lei bontà, e gliela accludo.
Perdoni la libertà, ed il disturbo. Io mi trovo a Venezia da quasi tre settimane, ove abbiamo
avuto per l’intera novena della Pentecoste gli Esercizj spirituali di queste buone Dame. Questo santo
Patriarca2 degnossi animarle sempre più col venire un giorno a far loro l’istruzione, e veramente le
ricolmò delle più sante consolazioni.
Sia di tutto benedetto il Signore. Mi raccomando alle sante sue orazioni, assicurandola che ogni
giorno da miserabili preghiamo per Lei.
Piena di obbligazioni, nella lusinga tra non molto di rivederla, colla stima maggiore godo di
raffermarmi
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Venezia Santa Lucia li 5 giugno 1830
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
_____________________
NB. Il notaio Ubaldo Albasini vi oppone firma, sigillo e dichiara: « Concordat cum originali ».
1
2
Padre ANGELO TAERI, oratoriano di Brescia o della Pace, già segretario del Vescovo Nava.
Card. Monico Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
796(Verona#1830.09.04)
Breve lettera di ringraziamento per quanto le è stato inviato e per lo scritto del Vescovo di Brescia, che le è
giunto gratissimo.
VGeM
Pregiatissimo Signor Carlo
Prima ancora di leggere quanto nell’involto da Lei pregiatissimo Signor Carlo, fattomi oggi
tenere, mi affretto di significarle, che mi fu consegnato. Non ebbi il tempo se non che di aprirlo, e di
confondermi nel leggere l’ossequiato foglio di Sua Eccellenza Reverendissima, il Santo loro Vescovo1.
Per non perdere la posta, e ch’Ella non istasse in pena per la consegna delle carte mi do il vantaggio di
scriverglielo subito.
Se non è troppo ardire, umili al santo Prelato il mio rispetto, e quanto prima m’onorerò di
riscontrarlo.
In somma fretta passo a confermarle la più distinta mia stima.
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Verona San Giuseppe li 4 settembre 1830
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità2
(Timbro partenza) VERONA
5 SET(tembre)
(Timbro arrivo)
BRESCIA 8 SETT(embre)
A Monsieur
Monsieur Charle Manziana3
BRESCIA
1
2
3
Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
NB. Autografa solo la firma.
Legg. Charles.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
797(Venezia#1831.05.26)
Intermediaria la Canossa, si vorrebbe saldare un debito in Brescia che risale a circa vent'anni prima.
V .G. e M. Pregiatissimo Signor Carlo
Anche da Venezia vengo ad impiegare la singolare di Lei carità, pregiatissimo Signor Carlo.
Questa volta per altro, tale disturbo ha un oggetto differente dai soliti, trattandosi che questo vien dato
da una pia persona, la quale vuole assicurarsi se sia stato soddisfatto un debito, perché se questo non
fosse estinto vuol cercare che sia pagato. Perchè Ella possa meglio comprendere la cosa di cui la prego
le trascriverò il paragrafo stesso che a me fu dato.
« Si desidera sapere se ne Registri del Signor Antonio Salvietti di Brescia, o suoi eredi, si
« trovasse una partita aperta a carico del Signor Antonio Cortivo di Vicenza, quale doveva
« essere saldata già da circa vent'anni da altro nome. Che se non fosse stata estinta verrà
«proccurato di farla saldare. »
« La risposta sarà data al Reverendo Padre Pietro Stefani. Al Soccorso1 Venezia » .
Ecco il nuovo favore di cui la prego pregiatissimo Signor Carlo, e con questo incontro
richiamandomi alla di Lei memoria, mi raccomanderò anche alle sue orazioni. Il nostro zelantissimo
Conte Don Luca2, insieme col parimenti ottimo pur nostro Don Giuseppe Angelini3, sento che sono a
Vicenza per dare i Santi Esercizj, anzi forse li avranno anche finiti. Io pure ebbi la novena della
Pentecoste in convento da noi gli spirituali Esercizj di queste buone Dame, dati loro dal Signor
Giuseppe Venturi4 veronese, e la pietà di queste Signore le determinò a far dar contemporaneamente i
santi Esercizj in un privato prossimo Oratorio ai loro barcajuoli da due altri Sacerdoti. Veramente ebbi
motivo da benedire il Signore delle benedizioni che degnossi Egli spargere d'ambi le parti.
Ringraziamolo di tutto. Intanto Ella si conservi, ed abbia la bontà di perdonarmi, come quella di
credermi piena di obbligazioni, e di distinta stima.
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Venezia, Santa Lucia 26 maggio 1831
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità 5
VENEZIA
28 MAG.(gio)
BRESCIA MAGGIO 30
All'Ornatissimo Signore
Il Signor Carlo Manziana
BRESCIA
1
Istituto S. Maria del Soccorso nella parrocchia dei Carmini.
Conte Don Luca Passi missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
3
Sac. GIUSEPPE ANGELlNI (1790 -1835) predicatore molto ricercato e fratello dei due sacerdoti: Don GIOVANNI, che
morì parroco di Timoline (Brescia) e Don CARLO, che fu prima prevosto di Rovato e poi divenne Abate di Pontevico,
dove morì nel1879. Era figlio di Antonio e Teodora Bonetti e nato a Olda Valle di Taleggio.
4
Abate Venturi, predicatore (Ep I, lett. 366, n. 3, pag. 578).
2
5
NB. Autografa solo la firma
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
798(Verona#1831.12.07)
Tra notizie che non hanno rapporto con la probabile fondazione, le condoglianze della Canossa per la morte del
Vescovo, Monsignor Gabrio Maria N ava.
V:G: e M:
Pregiatissimo Signor Carlo
Quante obbligazioni le professo Pregiatissimo Signor Carlo, e quanto grande è il mio dispiacere
di non averla potuto ringraziare e riscontrare prima d'ora.
Ebbi in questi giorni per la prima volta da noi i santi spirituali Esercizj delle Dame, i quali
domani mattina avranno a Dio piacendo la loro conclusione, e questi uniti a tutte le altre mie
occupazioni mi tolsero il piacere di scriverle prima d'ora. Può credere quanto gradito mi sarebbe stato il
bene di riverirla di persona, e quanta consolazione avrei avuto di vedere la mia Cara Giulia, ma
conviene essere contenti della Volontà del Signore.
La ringrazio vivamente di quanto si compiacque fare in vantaggio di quel buon Sacerdote
presso la Dama Erizzo1 alla quale sono pure obbligata de' cortesi suoi saluti, che avendone l'occasione
la prego a voler ricambiare co' miei doveri. Così anche al degnissimo Signor Preposto Rossini2. Sappia
però, che questo buon Sacerdote nulla sapeva della controcarta fatta da' suoi parenti. Questo fù il
motivo per cui non parlò dell'affare alla Dama vedendola. Essendo umilissimo, dipendentissimo de'
suoi non cercò mai conto né di danaro, né di Carte. Adesso egli sà la cosa, faccia lui. So bensì, che le di
Lui attuali ricerche erano dirette a santo fine.
Le presento i doveri di Cristina3. Non può credere Pregiatissimo Signor Carlo quale conforto sia
stato per me nell'amara perdita da loro fatta del santo loro Prelato, che si può dire perdita per tutta la
Chiesa il sentirlo illustrato dal Signore co' miracoli. Non dubiti, che proteggerà dal Cielo la cara sua
Brescia, e non si dimenticherà di Lei, che tanto amava. Conservo le di lui lettere tenendo per reliquie le
sottoscrizioni. Si ricordi di me nelle sante sue orazioni, e mi creda piena di riconoscenza con invariabile
estimazione
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Verona li 7 dicembre 1831
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità 4
1
Contessa BEATRICE ERIZZO MAFFEI, munifica finanziatrice, con altre Dame bresciane, delle varie iniziative benefiche
e religiose di Brescia. Tra esse emergeva la piissima Contessa Alessandrina Gambara (1773-1836).
2
Prevosto FAUSTINO ROSSINI, nato a Brescia nel 1762 da Giambattista e Margherita Cè. Laureatosi a Padova, fu
nominato Provicario generale e parroco di S. Giorgio nel 1792, poi, nel 1796 parroco di S. Giovanni. Nel 1797, quando il
Vescovo fu mandato in esilio, con poteri straordinari mandatigli da Roma, resse la diocesi. Ebbe poi altre sedi come
parroco e fu anche canonico della cattedrale. Morì di colera nel 1836, lasciando erede dei suoi beni l'Istituto Rossini o di
Santo Spirito (Cf. Intr.).
3
Cristina Pilotti , a Verona (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
4
NB. Autografa solo la firma.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
799(Verona#1832.01.19)
Dal 1821 al 1831 mancano evidentemente delle lettere, perché nel gennaio del 1832, la Canossa accenna a
un episodio, di cui non si ha notizia e che avrebbe interrotto i rapporti con la signora Panzerini, la prima
che offerse la casa per la fondazione a Brescia. Potrebbe trattarsi della decisa scelta del Vescovo che
l‟avrebbe convinta a passare il locale alle Suore Orsoline. Il Manziana però, il quale ha alimentato sempre
la sua speranza di attuare quell‟antico sogno, è già andato a vedere un edificio, che immaginava potesse
servire allo scopo, anche se è poi risultato non adatto.
V: G: e M
Pregiatissimo Signor Carlo
Mi dò il vantaggio di significarle Pregiatissimo Signor Carlo avere ricevuto dal suo amico il
plico contente la gentilissima sua lettera, e l'istromento del noto Religioso.
Mille ringraziamenti le rendo per tanti disturbi che anche per quest'affare la bontà di Lei si
prese. Il Signore gliene renderà il merito.
Le sono pure obbligatissima per l'interessamento, bontà, e premura, ch'Ella si compiace
prendere in ogni tempo pel minimo nostro Istituto. Rilevo con piacere come la carità sua va facendo
qualche progetto onde vedere d'introdurre l'Istituto nostro costà, e sento anche, che come a
quest'oggetto si prese il disturbo di dare a vedere una casa, che non le parve poi opportuna, attesa la
visualità, che la domina. Se questa non fosse generale in tutte le stanze, ma ne riguardasse soltanto
una qualche, si potrebbe a questo riparare con una griglia o persiana fatta a tromba come abbiamo
nella casa di Bergamo
Sappia Pregiatissimo Signor Carlo, che dopo l'accaduto colla Signora Erminia, non posso
dimettere il pensiero, che ancora il Signore non abbia da volere in un momento, e nell'altro una
nostra fondazione costi, avendo io da circa quell'epoca rimesso l'affare di cotesta fondazione sotto la
protezione dei santi loro protettori Faustino e Giovita1. Niente mi stupisco di sentire, che il sepolcro
del santo loro Prelato2, continui ad essere onorato.
Egli era veramente un anima grande, ed ora il Signore vuole premiare le sue virtù.
Compatisco oltre modo cotesta piissima Diocesi pel dolore, che sorte d'una perdita così grande.
L'assicuro, che quando penso di dovere passare per Brescia, e che più non vi sarà quel Vescovo
santo, quantunque rare volte l'andassi ad ossequiare, mi sento propriamente a stringere il cuore
Le presento i più distinti complimenti delle mie Compagne, che hanno il piacere di
conoscerla, in particolare della mia Cristina3, la quale meco si raccomanda caldamente alle sante
sue orazioni.
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Verona il 19 gennaio 1832
Dev.ma Ubb.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità4
VERONA
12 GEN(naio)
A Monsieur
Monsieur Charle Manziana5
BRESCIA
1
Santi FAUSTINO E GIOVITA, martiri rotto l'imperatore Adriano
Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
3
Cristina Pilotti, a Verona con Maddalena (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
4
NB. Autografa della Canossa solo la firma, Nell'A.C.R. c'è pure la minuta
5
Legg. Charles.
2
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
800(Bergamo#1832.09.06)
Per la salute, sempre più precaria, la Canossa ha ritardato il suo viaggio, ma sarà presto a Brescia per
risolvere qualche affare con la signora Panzerini, che Manziana dovrebbe avvertire.
V.G. e M.
Pregiatissimo Signor Carlo
Le sono obbligatissima Pregiatissimo Signor Carlo della sua bontà e premura per la mia salute.
Avrà già sentito dalla Signora Revellini, che grazie al Signore sono quasi ristabilita dalla sofferta
malattia, quantunque ancora debole di forze, con tutto ciò aveva stabilito jeri mattina partire da qui, ed
essere alla sera a Brescia per combinare qualche affaretto colla buona Signora Erminia 1. I miei
Superiori dopo aver io combinato il viaggio, non vollero lasciarmi in verun modo partire, dicendomi
avere bisogno di rinforzarmi qualche giorno ancora, spero però che trà poco mi daranno il permesso,
ma mi conviene stare al loro giudizio, com'è mio dovere.
La supplico intanto di avere la bontà di fare avere l'occlusa alla buona Signora Erminia
Panzerini.
Mi raccomando alle sante di Lei orazioni, e mi creda, che sono piena d'obbligazioni e di stima.
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Bergamo Santa Croce 6 settembre 1832
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità2
(Timbro partenza) BERGAMO Set(embre)
6
(Timbro arrivo) BRESCIA SETT(embre)
All’Ornatissimo Signore
Il Signor Carlo Manziana
BRESCIA
1
2
Erminia Panzerini (Ep. II/2, lett. 790, pag. 976).
NB. Autografa della Canossa solo la firma
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
[Verona, 6 agosto 1833]
801(Verona#1833.08.06)
La Canossa vorrebbe passare da Brescia il 7 agosto, ma poiché la Fiera della città si svolge proprio in quel
periodo, se Manziana lo ritiene opportuno, ritarderà.
Pregiatissimo Signor Carlo
Una sola riga Pregiatissimo Signor Carlo prima per presentarle in iscritto le sempre nuove
proteste della mia stima poi per raccontarle come io aveva dissegnato domani sera giorno sette, col
divino ajuto essere a Brescia per prosseguire la mattina dopo per Bergamo, ma colla certa speranza di
vederla, e parlar seco de nostri affari
Una combinazione che poi Le dirò mi fece sospendere il viaggio, e solo lunedì potrò eseguirlo.
Sapendo però essere la loro Fiera1 in tal epoca nel maggior suo fervore, la prego colla possibile
sollecitudine volermi rispondere e dirmi se giudica migliore ch'io lasci scorrere tutta la ventura
settimana, e poi ch'io parta, oppure se non vede difficoltà potendo ch'io parta lunedì.
Già per fermarmi a Brescia quanto si renderà necessario per ossequiare Sua Eccellenza
Reverendissima2, e Monsignore3 come per tutto quello ch'Ella crederà opportuno disserno farlo nel
ritorno.
In somma fretta colla gratitudine più viva e colla stima più distinta Le presento i doveri di
Cristina4 e delle Compagne, e passo a segnarmi
_____________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione della Canossa.
1
Periodo di contrattazione all'aperto che, in Brescia, ricorreva, e ricorre, nella prima metà di agosto in rapporto alla Festa
dell'Assunta a cui è dedicata la cattedrale.
2
Mons. Ferrari Domenico (Ep. II/2, lett. 802, n. 4, pag. 990).
3
Mons. Faustino Pinzoni (Ep. II/2, lett. 788, n. 3, pag. 973).
4
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
[Verona, ottobre 1833]
802(Verona#1833.10.**)
Il Manziana non conosce indugi: ha già trovato la casa per la nuova fondazione e anche i mezzi per acquistarla,
ma la Canossa è in apprensione perché non ha quasi più nulla dei suoi beni avendoli adoperati per le altre
fondazioni, ed ora la sussistenza delle religiose in Brescia dovrebbe ricavarsi dalle doti delle candidate a
Brescia stessa. Non ha però la certezza di poterle avere.
VGeM
Pregiatissimo Signor Carlo
Non le negherò Pregiatissimo Signor Carlo come non mi sia riuscita di grata sorpresa la notizia
ch'Ella si compiace comunicarmi nel pregiato suo foglio.
Veder in un momento trovato il locale1, e quello che più conta trovati i mezzi per farne
l'acquisto. Veramente pare che si possa con ogni sicurezza dire esser opera del Signore. Nell'atto, che
mi vedo dinnanzi a Dio a moltiplicare colle di lui misericordie i debiti di mia corrispondenza, sono
altresì ricolma della più viva gratitudine verso di Lei, del Reverendissimo Signor Arciprete della
Cattedrale2, e di tutte quelle persone, che concorrono in questa santa impresa. Pregiatissimo Signor
Carlo la gratitudine doverosamente raddoppia in me il desiderio che la misera nostra opera corrisponda
alla santa loro aspettazione, ma questa m'angustia poi pel timore, che facciano i passi prima ch'io possa
verificare ciò che per parte mia ci vuole perché la cosa abbia effetto.
Per parte di Rovato, da quanto mi disse ultimamente il Conte Luca Passi3 che occupato, al
Paradiso non va, non sembrerebbe che aver dovessimo opposizioni avendomi egli fatto esternare dal
suddetto Conte Luca il di Lui desiderio per le orfane. Una parola di Monsignor Ferrari 4 loro futuro
degnissimo Vescovo parmi facilmente terminerà d'appianare quello che potesse esservi di ancor
dubioso. Ma ciò che mi tiene ancor sospesa eccole cosa è. Malgrado la pena che mi reca proporre
dilazioni pel temporale pure prima che s'impegnino in una spesa, trovo doveroso di rimarcarle tutto.
Ella sà come del poco di cui piacque il Signore di provvedermi io ora quasi direi sono priva, avendolo
impiegato nello stabilimento, ed avviamento delle prime case. In conseguenza non potendo io disporre
del mio nel verificare una fondazione, conviene, che misuri quello, che portano le Compagne che
entrano. Desiderando io possibilmente che non siano ulteriormente disturbati i benefattori.
Come già le dissi, e le confermo, le quattro Compagne che ho per Rovato, e che io destinerei
per Brescia sono tutte provvedute della dote, ed anzi, hanno, tre di queste, qualche cosa più della dote,
e la quarta premorendo ad essa i genitori ha molto più di quello che sopra la dote hanno le tre altre
unite, che per essere in campagna rendevano più facile la sussistenza.
Noti però che di queste quattro io non ho nelle mani ancora la roba di nessuna perché quella
della buona Signora Margherita Caprini, la quale si obbligò con istromento, ma semprechè succedesse
la fondazione di Rovato. In questo viaggio io aveva già stabilito, fissata la massima di fondare, o
lasciare Rovato, di fare tutte le legali formalità per riconoscere le doti di tutte, ed assicurarmene nel
modo solito per la loro sussistenza non solo ma anche per vedere cosa risulterebbe tra tutto per eseguire
anche la fondazione accettandola.
1
Il locale per la fondazione.
Don Faustino Pinzoni, Arciprete della Cattedrale dal 1823 (Ep. II/2, lett. 788, n. 3, pag. 973).
3
Don Luca Passi missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
4
Mons. CARLO DOMENICO FERRARI, nato a Brescia nel 1769, consacrato vescovo di Brescia nel 1834, come riferisce
la Hierarchia Catholica, VII, ma dalle lettera della Canossa apparirebbe già nella sua sede vescovile nel febbraio 1833.
2
Il fondo che può avere la più ricca non si può con sicurezza accertarsene essendo affatto incerta
la morte, per quanto l'età sia notabilmente minore, nondimeno essendo nativa di Rovato, forse i genitori
per averla vicina avrebbero anticipato qualche sacrifizio. Quando fui adesso a Bergamo già predisposi
quanto potei per tutto verificare al mio ritorno colà che sarà a Dio piacendo nell'entrante settimana, ma
se poi tra tutto non avessi il bisognevole ancora, e che intanto loro avessero incontrata la spesa sarebbe
una vera pena per me se comperando cotesto locale il loro danaro restasse investito in modo, che
dall'affitto non ne ricavassero un bastante prodotto. Se poi avessero almeno assicurato il loro fondo,
avrei più coraggio. Altrimenti pregiatissimo signor Carlo io le ho detto tutto facciano loro tutto quello
che il Signore gl'ispira. Ritornando da Bergamo, lo che sarà dai dieci ai quindici di ottobre, altro non
succedendo, vedrò di sollecitare possibilmente il mio arrivo a Brescia ove farò tutto quello che vorrà.
Per riguardo a quella lontana visualità, che scorse nel locale per quella piccola cognizione che
ho coi mettodi attuali, è quasi impossibile il non trovarne in qualsiasi luogo. Sento che si potrà anche
difendersene colle piante di carpane5.
Resta adesso Pregiatissimo Signor Carlo, che ci uniamo più che mai dinnanzi al Signore per
potere in tutto adempire il Santissimo di Lui volere. La ringrazio di nuovo di tutto, e passo a
raffermarmi piena equalmente di obbligazione, di gratitudine, e di stima.
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
All'Ornatissimo Signore
II Signor Carlo Manziana
Brescia
_________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione autografa della Canossa.
5
Piante di CARPANE, forma dialettale per carpini, piante di alto fusto, del genere delle betullacee.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
803(Verona#1833.11.06)
E' sempre complicata la situazione finanziaria della Canossa per una prossima fondazione a Brescia, per cui,
non avendo mezzi sufficienti, espone quanto sarebbe necessario per il mantenimento delle Religiose, perchè la
casa, i restauri, il mobilio sono ormai tutti a carico dei benefattori della città.
Cf. App. A 118, 29 novembre 1833
VGeM
Pregiatissimo Signor Carlo
Per quanto abbia desiderato tutti li scorsi giorni di poterle dare Pregiatissimo Signor Carlo la
dovuta risposta intorno al concertato. Non mi fù possibile sin quì poterlo fare, per mille combinazioni,
e quella singolarmente, che per l'autuno non potei trattare dell'affare coi miei Superiori. Oggi
finalmente ho il vantaggio di soddisfare questo preciso dovere, pregandola a perdonare l'involontario
ritardo.
Comincierò per dirle, Pregiatissimo Signor Carlo, che la sua carità e quella del Veneratissimo
Padre Angelo Taeri1 pel minimo nostro Istituto, sempre più da me osservata, nell'ultimo nostro
abboccamento mi recò tale edificazione, ed interessamento, che andai tutto questo tempo pensando il
modo da soddisfare i santi loro desideri, e avrei voluto poter dimostrar loro co' fatti la vivissima mia
gratitudine, e riconoscenza.
Non piacendo però al Signore, ch'io abbia ora più mezzi miei propri le dirò quello, che potei
combinare co' miei Superiori per servirli alla meglio. Riuscendo loro di fare l'acquisto del locale, di
ristaurarlo ed amobiliarlo come favorirono assicurarmi, io accetto di fare la fondazione privatamente
per ora, come siamo intesi. Per poter poi fissare un epoca positiva per darvi principio, giacché la loro
bontà mi dona tutto il coraggio le dirò sinceramente quello, che abbisognerebbe.
Non potendo eseguirsi per ora per mancanza di modi2 la fondazione di Rovato per la quale sono
impegnata senza epoca positiva, potrei servirmi dei quattro soggetti disegnati per questa, per dar
principio intanto alla fondazione costì. Detti soggetti, come le dissi sono tutti, e quattro dotati, ma di
due non ho ancora potuto, come pur dissi loro ricavare quanto abbiano positivamente.
Per poter far io una fondata decisione sull’epoca da cominciare la fondazione, si renderebbe
necessario, che la loro illimitata carità potesse trovar modo, di aggiungere a quello, che sono disposti di
fare, una somma annua per supplire al di più, che potesse occorrere pel mantenimento dei quattro
soggetti, e di un quinto senza dote, assolutamente necessario per avviare la novella fondazione, e ciò
sino a tanto, che coll'ingresso d'altri soggetti vocati, e dotati, abbia la Casa modo da vivere del proprio,
senza disturbo altrui. Io direi che la somma di 1000 svanziche3 all'anno sarebbe sufficiente.
Ecco quanto posso dirle Pregiatissimo Signor Carlo. Mi creda che peno assai in dovere dare
loro tanti disturbi, ma per stabilire una Casa con qualche fondamento, non potendo far io, sono costretta
di esporre i bisogni, perché non abbiano a succedere dispiacenze in altri momenti, com'Ella sa essermi
succeduto altra volta.
S'Ella però trovasse che la mia domanda, non fosse combinabile, io accetto anche col solo
locale amobiliato, come abbiamo detto la fondazione, ma per l'epoca da eseguirla, mi riservo al
momento che potrò verificare i mezzi a ciò necessarj, assicurandola anche di quella diligenza, che potrò
per ritrovarli.
1
Padre Taeri Angelo, oratoriano di Brescia (Ep.II/2, lett. 795, n. 1, pag. 981).
Mezzi finanziari.
3
SVANZICA, nome della vecchia lira austriaca (Ep. II/2, lett. 749, n. 2, pag. 861).
2
Le presento i distinti complimenti della mia Cristina4, la quale meco si raccomanda alle sante
sue orazioni, e piena di stima, e di obbligazioni, mi protesto
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Verona li 6 novembre 1833
Dev.ma Obbl.ma Serva Maddalena 5
di Canossa Figlia della Carità
All'Ornatissimo Signore
Il Signor Carlo Manziana
BRESCIA
4
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
5
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
[novembre 1833]
804(Milano#1833.11.**)
Notizie varie, particolarmente accentrate su alcune giovani che vorrebbero far parte dell‟Istituto, chi per
Brescia, chi per Rovato.
Cf. App. A 117 lett. 12 novembre 1833
V.G.M.
Pregiatissimo Signor Carlo
Mentre dissegnava darmi il vantaggio di seco Lei trattenermi un pò in iscritto, Pregiatissimo
Signor Carlo, mi si presenta un incontro da incomodarla più plausibilmente essendomi stato consegnato
un pacchetto di libri provenienti per quanto ho sentito da quel Santo Religioso Scalzo Padre Casimiro.
Li mando dunque alle compagne di Bergamo affinché coll'occasione qualche di Lei amico glieli
facciano tenere. Debbo poi dirle, Pregiatissimo Signor Carlo, che quando favorì scrivermi l'ultima
stimatissima di Lei lettera, io penso abbia preso in prestito qualche penna del Paradiso, perché non
respirava questa che amor di Dio, e spirituali concetti, credo che il Signore lo faccia per dare a me
nuovo motivo di umiliarmi vedendomi sì lontana da quei sentimenti che Dio dona a persona obbligata
nel secolo. Ella voglia a Lui raccomandarmi affinché possa divenire quello ch'Ella mi suppone.
Rapporto poi a quella buona giovane di Manerbio, che tanto ama entrare da noi, essa dice, ch'io
le diedi un anno di tempo di prova, e siccome è incapace di dire una cosa falsa, forse avrò detto quella
parola, alla quale poteva si dare tal'interpretazione, ma quella, al debole mio giudizio, è una vocazione
che ha bisogno non d'un anno, ma di varj per essere maturata, onde non parlo neppure intorno al
temporale.
Io mi trovo ancora a Milano dove non sò positivamente quanto dovrò ancor trattenermi a
motivo che queste buone Dame hanno intavolato il progetto di volere in Quaresima fare da noi i Santi
Esercizj, ramo com'Ella ben sa dell'Istituto nostro.
A me pare impossibile possano tutto in questo intervallo combinare. Da ciò nondimeno
dipenderà il tempo del mio soggiorno qui, e quello in cui avrò la sorte di rivederla a Brescia, giacche
dopo Milano dato un saluto alle Compagne di Bergamo conto a Dio piacendo di restituirmi a Verona.
La ringrazio distintamente di tutti i disturbi che si prese anche per la buona Signora Margherita
Caprina1. Sappia che ho già accettata una giovanetta per Rovato che spero quando altro non succeda
poterle far conoscere al mio passaggio contemplando io, se entra, di condurla a fare il suo noviziato a
Verona. Ora sono in trattato con un'altra giovane bresciana; che se concludiamo vorrei avesse da essere
questa pure per Rovato. Ammiro, stimatissimo Signor Carlo, come piace al Signore che trà tante di Lei
belle opere abbia da giovare a noi pure, e non già in un sol luogo, ma in varie nostre Case. Io intanto di
nuovo la ringrazio.
Voglia gradire i doveri delle mie Compagne che hanno il vantaggio di conoscerla, e
riprotestandole la più distinta mia stima mi permetta che abbia la sorte di riprotestarmi.
_________________
NB. Minuta con qualche correzione autografa della Canossa
1
Margherita Caprini, una futura Figlia della Carità, che diede tutti i suoi beni per la fondazione di una Casa in Rovato.
(Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
805(Verona#1833.11.28)
Il provvido entusiasmo di Manziana, che vorrebbe precorrere i tempi per la fondazione, avrebbe già risolto i
problemi più rilevanti, ma la Canossa è sempre dubitosa perchè teme di esigere troppo dalla generosità dei
Bresciani, ma d'altra parte, non disponendo di mezzi propri, deve assicurarsi che l‟esclusivo non manchi. Per
questo, oltre ad altre chiarificazioni, espone la necessità di una cappellania per la Santa Messa comunitaria.
Cf. App. A. 118, lett. 29 novembre 1833
V.G.M.
Pregiatissimo Signor Carlo Manziana
Verona li 28 novembre 1833
Quasi quasi le ho dato motivo di pensar male di me. E' egli vero Pregiatissimo Signor Carlo?
Scrivermi Ella una lettera tanto gentile, fervorosa, e giubbilante, ed io non rispondere come fossi fatta
di pietra? Nò non mi creda indifferente anzi con lei vivamente ringrazio il Signore della sua bontà, e
misericordia per noi, e dopo la divina bontà ringrazio pur senza fine, Lei, e il Reverendissimo Signor
Arciprete ed il nostro Padre Angelo e supplico di cuore Dio a voler rendere loro un abbondante
ricompensa in questa vita e nell'altra.
Da quanto Ella favorisce indicarmi nella pregiatissima sua, rilevo la bellezza, salubrità ed
opportunità del locale. Il suo valore ed il tempo in cui potrà restar libero oltre di che sento pure la
caritatevole loro disposizione non solo di mobiliarlo ma anche di somministrare alla Casa per due anni
le mille lire austriache. Non può negarsi che non sia una carità segnalata , ma e che devo dire se non
che dovendo noi operare prudentemente e non mettere mano al ratro per rivolgerci poi indietro ci
converrà non precipitare il licenziamento delle famiglie in affitto sin che il Signore abbia finito di
provvedere. Non può credere quanto mi costi il dover ritornare su d'un trattato che sempre mi dà pena,
e che com'ella sa dovetti sottoporlo loro a Brescia e confermarlo nella mia lettera. Le due mille
austriache per i due primi anni sono un elemosina distinta, ma non avendo l'Istituto mezzi proprj onde
estendersi non può stabilirsi senza dare disturbi più lunghi di due anni.
Per tale oggetto dovetti scriverle nell'antecedente mia, che per alcuni anni avrei abbisognato di
tale soccorso sinche entrando nell'Istituto soggetti vocati e provveduti avesse questo potuto sussisterle
da se, e l'assicuro che se il primo anno Dio provvede non riceverei certamente le(mille) 1000.
austriache nel secondo, ma altrimenti accetto per mia parte la fondazione e confermo quanto dissi ma
conviene mi lascino quel tempo che mi si rende necessario ad avere i mezzi di sussistenza. Sappia anzi
Pregiatissimo Signor Carlo che tanta è la mia premura per servire Brescia che feci in questi giorni un
tentativo per la prima volta dacche ho l'Istituto per ottenere un piccolo soccorso da applicare alla
fondazione di Brescia. Non ho ancora la risposta e vedo che dovrei a ritardar troppo a scriverle se
volessi aspettarla prima di farlo. Non ommetto pratiche e cure prima per la gloria di Dio, e poi perche
sono a loro obbligatissima.
Se piacerà al Signore farmi riuscire glielo significherò, e ad ogni modo la terrò al fatto di tutto e
cammineremo dietro la Divina Providenza, prendendo tutte le misure dovute per non fare passi
anticipati per cui abbiamo poi da retrocedere.
Cristina1 penetratissima con me della loro ammirabile carità, e giubilante della loro bravura, mi
commette tanti doveri da presentare unitamente a miei più rispettosi al Reverendissimo Signor
1
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
Arciprete2 ed al Reverendissimo Padre Taeri3. Ci raccomandino al Signore e mi creda piena di
obbligazioni di gratitudine, e di stima; perché possiamo sollecitare da ogni parte metto in vista alla loro
carità se mai fosse possibile in questo periodo di tempo di ottenere che assegnata fosse una Capellania
alla capella della Casa nuova, come ci fu assegnata negli altri luoghi dove siamo...
______________________
NB. Minuta tormentata con la chiusura incompleta e con qualche breve correzione autografa della
Canossa. E' scritta da tre mani diverse.
2
3
Mons. Faustino Pinzoni (Ep. II/2, lett. 788, n. 3, pag. 973).
Padre Taeri Angelo, oratoriano di Brescia (Ep.II/2, lett. 795, n. 1, pag. 981).
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
806(Verona#1833.12.11)
Ritardano le risposte della Canossa per la molteplicità degli affari, ma ella sarebbe felicissima se, come
vorrebbe il Vescovo, si facessero insieme fondazione ed erezione canonica. Tuttavia gli ostacoli non sono tutti
risolti; le religiose disponibili per Brescia sono ancora troppo poche per ottenere l‟approvazione sovrana
V.G.M.
Pregiatissimo Signor Carlo
Le di Lei lettere, Pregiatissimo Signor Carlo, ecciterebbero il fervore anche nelle pietre. Ha
veramente ragione. La carità del Signore, in riguardo di Maria Santissima, e per le preghiere del santo
Vescovo Nava, diffonde sulla fondazione di Brescia le sue misericordie in modo sorprendente. Piena di
umile riconoscenza verso la divina bontà e ricolma di gratitudine verso tutti loro, eccomi a rispondere
al pregiatissimo foglio di Lei. Prima anzi di farlo debbo aggiungerle, ch'Ella voglia perdonarmi se
talvolta non sono nelle mie risposte tanto sollecita, trovandomi in questi momenti oppressa
straordinariamente da una moltitudine di affari, per cui mi passano i giorni coi giorni senza che mi
riesca di trovare un po' di tempo da scrivere una lettera, e a sera quando l'ora s'inoltra un poco mi trovo
stanca, e mi lusingo poterlo fare il giorno dopo, ma poi nuovi imbarazzi mi fanno portare le cose più a
lungo.
Comincierò a parlarle intorno alla Capellania, la quale conviene che le dica essere necessaria
anche le feste, giacché vanno alla parrocchia la festa di mattina quelle tali compagne, che si rendono
necessarie per l'assistenza delle ragazze per i Santi Sacramenti e per la Santa Messa. Oltre di che
siccome abbiamo la facoltà della Santa Sede di tenere il Divin Sacramento, così la santa Comunione,
parlando del corpo della Comunità, la facciamo nella propria nostra Chiesa. Può credere quanto mi
dispiaccia il peso che quella devota persona, che istituisce la Capellania, va ad incontrare per le festive.
Quì quando la Capellania è fondata e si ha un Capellano stabile non fa bisogno elemosine così
abbondanti per la festa, dandosi a dirittura al Capellano in conformità dell'intelligenza o mensilmente, o
semestralmente, o annualmente la rendita della Capellania. E chi sa che non possono combinare anche
loro in egual modo.
Sento poi che la carità dell'Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore1 vorrebbe che al
momento della fondazione si facesse anche l’erezione canonica. Pregiatissimo Signor Carlo che per le
licenze e facoltà governative credo non vi sarà la minima difficoltà. Ma il difficile sta che non potremo
ottenerle e che anzi sarebbe dubito, imprudente il domandarla con quattro o cinque soli soggetti. Non
potremo presentare al Governo a mio credere la domanda sino che Dio non avrà condotto nella di Lui
casa di Brescia un numero maggiore di Figlie della Carità per l’intercessione dell’Addolorata nostra
vicina, com’Ella mi dice. Io spero che nel 35 come la pietà loro desidera potremo cominciare vedendo
la loro carità senza limiti, ma ripeto con soggetti sì pochi non otterremo nulla.
Mi lasci però un po’ di tempo, che potrò su tale articolo dirle qualche cosa di più. Pendo
doppiamente in questo sentendo che la carità di Lei e del Veneratissimo Padre Taeri 2 sarebbero
disposti di fare una gita qui, ed io (non) resterò priva del vantaggio e contento di vederli, ma per
l’esperienza che ho, per una formale approvazione ci vuole un numero discreto ed il ricorrere a Sua
Maestà3 sarebbe affatto superfluo avendoci già accordato, che l’Istituto fosse stabilito tanto nel Regno
Lombardo che nel Veneto.
1
Mons. Ferrari Domenico (Ep. II/2, lett. 802, n. 4, pag. 990).
Padre Taeri Angelo, oratoriano di Brescia (Ep.II/2, lett. 795, n. 1, pag. 981).
3
Francesco I, imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422).
2
Ripeto mi lasci però un po’ di tempo e le scriverò su di ciò con maggior precisione.
Tanti rispetti al Veneratissimo Signor Arciprete, ed al Veneratissimo Padre Angelo. Cristina4
presenta loro il suo ossequio, e magnifica il Signore laudabile né suoi santi, tenendo per indubitato che
la fondazione di Brescia sia stata opera delle preghiere di Monsignor N ( Il notaio Albasini annota: la carta
è rosa, sarà Nava), cui l’appoggiò Ella visitando il di Lui sepolcro.
Con pienissima stima e riconoscenza passo a dichiararmi. Non le parlavo dell’ammirabile
pensiero della loro carità nel trovare anche i Protettori in terra nella persona di quel Cavaliere ottimo, e
di quella buona Dama. Tutte vengono loro in mente. Se crede bene presenti a questi pure i miei doveri
e ringraziamenti.
Di nuovo mi confermo
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Verona li 11 dicembre 1833
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
4
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
807(Verona#1834.01.17)
Nonostante le pressioni da Brescia, la Canossa pensa sia meglio iniziare l‟opera privatamente, perché, non
essendo sufficienti i soggetti, non sarebbe concessa l‟autorizzazione sovrana.
Pregiatissimo Signor Carlo
Che penserà mai di me Pregiatissimo Signor Carlo ch’io mi sia dimenticata o trascuri
l’interessantissimo nostro affare? Non già. Sappia, che per parlare con vero fondamento cercai di
andare alla fonte e siccome l’ottimo Cavaliere1, che mi favorì in altri simili incontri si trovava
ammalato, solo l’altr’jeri potei avere la risposta. Sono un poco mortificata perché questa non è tale, che
m’abbia da procurare il vantaggio, ed il contento di rivederla, e di rivedere anche il Degnissimo Padre
Taeri2, ma non è cattiva per altro.
Per riguardo dunque alla formale erezione non vi saranno difficoltà quando verrà il momento,
sempre che l’indubitata bontà di Monsignor Vescovo3 voglia domandarla; ma nel principio conviene
cominciare privatamente, ed eccole la ragione. Per una erezione formale per cui si richiede la
governativa approvazione conviene presentare non già il numero di cinque, ma un numero ragionevole
di soggetti per cui possa il Governo conoscere, che disimpegnati verranno i caritatevoli Rami
dell’Istituto abbracciati, e bisogna anche assicurare essere questi provveduti di mezzi di sussistenza.
Per ora com’Ella sa Veneratissimo Signor Carlo la cosa non è possibile, per ciò ci converrà lasciare al
Santo Divino Spirito la cura di condurci delle novelle sue spose. Comincieremo come si potrà, e
donandoci il Signore la grazia di benedire come si è degnato negli altri Paesi tanto pel numero, che per
l’operare, dichiarando la carità di Monsignor Vescovo al Governo l’ultilità che dall’Istituto contempla,
potendo aggiungervi esservi un numero ragionevole d’individui, e queste provvedute di mezzi di
sussistenza, otterrà senza dubbio d’erigere canonicamente l’Istituto.
Oltre di ciò, io continuo ad operare per verificare quanto hanno i soggetti di Rovato, ben
vedendo che conviene anticipare perché il diavolo non manca di mettere ostacoli in ogni parte, ma
Maria Santissima nostra Cara Madre trionferà di tutto. Intanto ho da combattere a piacimento con
alcuno. Si ricordi mi assista anche coll'orazione, e scrivendo alla Giulia mi raccomandi ad Essa pure.
Accetti i doveri della mia Cristina, e se non è troppo ardire presenti li ossequi miei a Monsignor
Vescovo, come a Monsignor Arciprete, ed al nostro santo Padre Angelo.
Si assicuri delle povere nostre orazioni, e mi creda quale colla più viva gratitudine, e stima mi
confermo.
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Verona li 17 gennajo 1834
Dev.ma Obbl.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità 4
A Monsieur
Monsieur Charle Manziana
BRESCIA
1
Cavalier Giustiniani (Ep. II/2, lett. 758, pag. 882).
Padre Taeri Angelo, oratoriano di Brescia (Ep.II/2, lett. 795, n. 1, pag. 981).
3
Mons. Ferrari Domenico (Ep. II/2, lett. 802, n. 4, pag. 990).
4
NB. Autografa della Canosssa solo la firma
2
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
808(Verona#1834.03.24)
Da Brescia si insisterebbe perché la Canossa, che ha tanta incidenza sulle decisioni del Sovrano, chiedesse
personalmente l'approvazione. La Marchesa invece dimostra che, non essendo sufficiente il numero dei soggetti,
è meglio che la domanda parta dal Vescovo di Brescia e che, per il momento, in forma privata, nonostante il
parere contrario della Curia bresciana.
V .G. e M.
Pregiatissimo Signor Carlo
Verona , 24 marzo 1834
Egli è ben vero che nel nostro carteggio frequentemente incontriamo delle circostanze per cui
non possiamo darci scambievole riscontro colla sollecitudine da noi bramata. Com'Ella dice benissimo
riguardiamo anche in questo il divino volere potendola per mia parte assicurare, come certa sono sarà
di Lei, che il ritardo nel rispondere è proprio si può dire involontario.
Sappia che ho quì da noi attualmente gli Esercizj delle Signore e colgo un ritaglio di tempo
sinche ascoltano Esse l'istruzione per iscriverle. Troverà quì unito un piccolo Piano ossia un'idea del
minimo nostro Istituto che mandai anche ad un altro Prelato per simile oggetto. Presentandolo a
Monsignore Reverendissimo mi faccia la grazia di umiliare al medesimo il mio ossequio.
Lo stesso bramerà, io penso, di conoscere in progresso anche le nostre regole, e certamente non
mancherò al primo incontro di passare per Brescia di meco portarle, onde anche poter trattare d'ogni
cosa. Intorno poi al desiderio che questo degnissimo Prelato, Monsignor Arciprete, e l'ottimo Signor
Carlo hanno che l'Istituto non ci cominci in via privata ma formale.
Per mia parte con tutto il cuore sono disposta ad una cosa come all'altra quando il Signore
voglia aprircene la strada.
Per parte di Monsignor loro Vescovo, quando la cosa sia combinabile rapporto ai soggetti, ed ai
modi di sussistenza, Egli potrà ottenere tutto. Non così facilmente potrei farlo io. Sappia però che
quanto mi diedi il vantaggio di significarle nell'ultima mia non sono cose dette superficialmente ma
sono le risposte positive ricevute da chi mi favorisce, propriamente governative, non già come Governo
ma in via privata ed amichevole. Ed appunto in quello stesso incontro potei, mi parve, comprendere che
Monsignor Vescovo1 potrà come Lui ottener tutto, sempre che siavi numero di soggetti bastanti a
disimpegnare i varj rami di carità dall'Istituto nostro abbracciati e che siano provveduti, ladoveche in
via privata possiamo cominciare come crediamo.
_____________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Mons. Ferrari Domenico (Ep. II/2, lett. 802, n. 4, pag. 990).
APPENDICE
DAL MANZIANA
A 116(Brescia#1821.01.10)
10 [gennaio] 1821
E‟ morto il Vescovo di Brescia, Mons. Nava, ma la città lo continua a rimpiangere, come lo rimpiange il
Manziana. Questi tuttavia è andato a vedere una casa, che è in vendita, e sarebbe ideale per l‟Istituto delle
Figlie della Carità, poichè tutte le altre Congregazioni hanno disertato il campo.
Veneratissima signora Marchesa
…Le dirò, mia veneratissima signora Marchesa, che nella scorsa settimana ebbi l’ispirazione di
andare a vedere una casa nobile, con cortile assai spazioso, e vi andai di fatto coll’immaginazione
che fosse idonea per l’Istituto delle Figlie della Carità; ma trovai il gran diffetto che era sopravvista
di altre case. Io sono uno di quelli, che cova castelli in aria, ed incapacissimo di ogni conclusione.
Vi andai però col consiglio di un Ecclesiastico riguardevole, sul riflesso che in Brescia non vi è più
ne Dimesse, ne Francescane, ne Orsoline, Case tutte religiose ch’esistevano senza clausura. Qual
grazia! qual soddisfazione, se si potesse sostituire il fiorente Istituto della Carità?
DAL MANZIANA
A 117(Brescia#1833.11.12)
Il 12 novembre, giorno in cui è stato stipulato il contratto per la nuova sede dell‟istituto delle Figlie della
Carità a Brescia, è anche quello in cui Manziana scrive alla Canossa per annunciarglielo. La lettera
potrebbe essere un nuovo Salmo cantato alla gloria del Signore, che è stato tanto generoso nel rendere così
facile la realizzazione, ormai imminente, del sogno dei Bresciani.
Veneratissima signora Marchesa
Viva Gesù, e Maria, in eterno, così sia.
Ho differito a riscontrare la veneratissima sua aspettando che l’acquisto della beata casa fosse
sancito con solenne istromento. In questo giorno la Dio mercè, è stato stipulato, e sarà un giorno
distinto fra i giorni che ha creato il Signore per la sua gloria. Nella gioja di santa allegrezza
invitiamo la signora Marchesa a cantare insieme con noi il versetto del Salmo 33: Magnificate
Dominum mecum, et exultemus nomen ejus in idipsum.
In unione col Reverendissimo signor Arciprete della Cattedrale1, e del Reverendo Preposto
2
Taeri siamo stati a vedere la magnifica casa prima di fare l’istromento, e fummo rapiti a delizia del
bell’acquisto, dicendo che un’eguale non si poteva ritrovare in Brescia allo scopo nostro. Il prezzo è
di L. 22/mila austriache, ma il suo merito è di più del doppio. Oltre la casa magnifica del colleggio,
avvi altra casa molto signorile con volta e sale maestose e solidissime, che si dilata lungo l’orto, e
che si riunisce in una sol casa. Il cortile di ambidue formerà un cortile solo. La posizione è così
aperta internamente che ha un’aria salubre e deliziosa, che guarda il mattino ed il mezzo giorno,
riparata dalla tramontana. O quante magnifiche sale contiene essa addattate per le scuole, e per
albergare i sacerdoti per i santi Esercizi! Questa è proprio una casa degna di abitarvi le virginee
Figlie della Carità. Convien dire che il Signore l’abbia tenuta celata a tutti per collocarvi questi
uccelletti di Paradiso, intenti solo a nutrirsi lo spirito, e a deliziare con Dio. Vi sono dentro tre
affittuali famiglie civili e riguardevoli, e resteranno libere per li maggio 1835 a disposizione
assoluta della signora Marchesa, e si farà a lei la cessione con atto solenne quando le piace.
Ella ci ha donato una soavissima soddisfazione in sentire esser disposta di eriggere l’Istituto
privatamente e presto, cioè per la fine di maggio 1835, posciachè il mobiliare si eseguisce in una
settimana, e per riattarla poche fatture occorrono. Il biancheggino farà l’ufficio suo in tre giorni,
purchè lunghi, e caldi.
Oltre il portone grande d’ingresso, evvi a mettà dell’atrio anche la mezza porta, che pare di
entrare in uno stabilimento pubblico. Ha l’ingresso anche la casa contigua, e fuori e dentro come si
vuole.
Acciocchè abbia effetto presto l’Istituto privato, vengono offerte per due anni lire mille
austriache all’anno ad esaurimento della di lei domanda in supplimento del loro vito.
Che ne dice, la mia veneratissima signora Marchesa, di questo prodiggio della bontà e
misericordia del nostro Dio? A me pare quasi un sogno. Sia dunque onore e gloria a quel gran
Signore, che ogni dì si rende sempre più gloriosus, amabilis, et ammirabilis in Sanctis suis. Amen.
Mi ha imposto la santa Contessa Durini3 di darle un cumulo di salutazioni cordialissime e
caldissime. In unione al Reverendo Preposto Taeri gli abbiamo fatto corteggio non meno di un’ora e
mezzo, ragionando delle sante Figlie delle Carità, e del soggiorno piacevole e santo che essa ha
goduto a Verona nel loro seno, giubilando eziandio della gran ventura di Brescia di vedere sì presto
ad un tratto ritrovato, e comperato la casa, e stabilita l’epoca di piantare il loro giardino. O il bel
1
Don Pinzoni Faustino, arciprete della Cattedrale (Ep. II/2, lett. 788, n. 3, pag. 973).
Prevosto Taeri Angelo, oratoriano di Brescia (Ep.II/2, lett. 795, n. 1, pag. 981).
3
Contessa Carolina Durini, amica di Maddalena (Ep. I, lett. 2, pag. 6).
2
cuore della signora Marchesa. Essa è stata proprio inspirata dall’alto a preferire la fondazione in
Brescia, piuttosto che altrove. In fatti noi siamo i più vicini al suo cuore.
Frattanto io la lascio nella dolce e santa dilezione di Dio, con umiliarle i più distinti ossequi
di gratitudine, e di venerazione. Ma nulla ho detto della signora Cristina4. Oh povero me! Faccia lei
le mie parti ardentissime.
Brescia li 12 novembre 1833
Umilissimo Obbligatissimo Servitore
Carlo Manziana
4
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
DAL MANZIANA
A 118(Brescia#1833.11.29)
Perchè ritardare la fondazione, oltre la data fissata per il maggio 1835, quando, con interventi disattesi e
miracolosi, si è trovata la casa, chi l‟ha pagata, chi sancirà il contratto, chi ha offerto la Cappellania e chi
dispone il danaro per il mantenimento delle Religiose senza limite di tempo? Queste le domande incalzanti del
Manziana, che ha fretta, ma che ignora che un‟altra data era già fissata: il 10 aprile 1835, la morte della
Canossa.
Veneratissima signora Marchesa
Viva Gesù e Maria in eterno e così sia
Ella mi ha prevenuto colla veneratissima sua 26 spirato, giuntami nel momento ch’io le scriveva per
sapere se occorreva la Messa cotidiana nella Capella dell’Istituto. Io aveva ordine d’interpellarla sopra
ciò, e di significarle che si è offerta persona incognita a fondare una Capellania, avendo a quest’ora
consegnato in mano del Reverendissimo signor Arciprete una somma di sole lire mille di Milano a tal
uopo, coll’assicurarlo che a poco a poco verserà anche il resto. Ella vede che la Divina Bontà
mirabilmente provvede a tutto, se si considera che in un giorno si ha trovato il locale, che non si poteva
trovare meglio, ed il 2° giorno persona nascosta, che si è offerta a pagarlo, il 3° giorno fù stabilito il
contratto, ed in quindici sancito con pubblico istromento, e poi persona incognita che si offre di
eriggere la Capellania. Al certo sono gli Angeli santi protettori delle Figlie della Carità e di Bergamo e
di Verona, che sono qui venuti a conferire coi nostri di Brescia per impegnarli ad inspirar cotali persone
onde formare il grande edifizio, che ardentemente si desidera effettuato e stabilito per il maggio futuro
1835.
Se il tutto colima a prestezza e sollecitudine, perché differire così opera sì santa, sì utile, e sì
cara a Dio? Non sarebbe un furto al pubblico bene, ed alla gloria del nostro Dio il ritardarla? Posciachè
non bastano le lire mille austriache all’anno per due anni; evvi persona solida, che si obbligherà e per
quattro, e per cinque anni con legale obbligazione per sè, ed eredi suoi, ed anche per sei anni. Ella vede,
che il Signore le preparerà tutti i fondamenti per l’edifizio di sua gloria. Ma che più. Senta, mia
veneratissima Matrona, aliquid mirabile. La gran Protettrice delle Figlie della Carità, Maria santissima
Addolorata, è concorsa, ed ha voluto che l’Istituto fosse eretto vicino a lei, quasi contiguo al suo altare.
Si certamente. Esiste la loro casa nella Parrocchia di Sant’Alessandro1 ove si venera questa grande
Madre in special modo da tutta Brescia, e Diocesi, ove sono aggregati immenso numero de’ devoti, e
ne ricevono grazie continue. Vi è inscritto per singolar divozione anche il Reverendo signor Don Pietro
Leonardi di costà. Se vedesse che feste solenni si fanno, e in quanta folla concorrono ad onorarla, e ad
interceder grazie! Ella vede, mia veneratissima Marchesa, che buon pro glie preparato a venire a
piantarsi all’ombra di questa adorabil Madre! Non si ricorda, che colla sola sua immagine ella scacciò
il diavolo da un ossessa?
Le abbiamo preparato anche un Protettore, ed una Protettrice di questa terra, sono due santi
Cavalieri di riguardo, marito e moglie di maschia pietà,saranno utili anche questi, e renderanno onore, e
gloria a Dio, ed all’Istituto.
Orsù dunque, veneratissima signora Marchesa, in omnibus operibus tuis esto velox, dice lo
Spirito Santo. Desidera il Reverendissimo signor Arciprete2, ch’ella privatamente acceleri, e faccia la
1
2
Parrocchia di S ALESSANDRO, che sorge nell’attuale Via Moretto
Mons. Faustino Pinzoni (Ep. II/2, lett. 788, n. 3, pag. 973).
domanda a Sua Maestà, adducendo, che se la facesse il mio Vescovo anderebbe per la trafila eterna del
Governo, con pericolo d’incontrare eccessioni, ostacoli e combattimenti per parte del mondo, e
dell’inferno, che necessariamente infieniranno, o per lo meno diranno che non è necessario questo
Istituto. Non è persuaso il prefato Monsignore d’installarlo privatamente, ma di fare il colpo assoluto in
una sol fiata col Decreto alla mano. Che se occorre il beneplacito del mio Vescovo glielo manderemo a
di lei richiesta, e sarà duopo che mi mandi in anticipazione le Regole da presentargli.
Al caso siamo disposti di fare una gitta a Verona ambidue, e per il terzo il Reverendo Preposto
Taeri per conferire ogni cosa nell’argomento. Già siamo d’accordo, ch’ella non verrà a piantare
l’Istituto, se non verrà pagato per intiero il locale, ed assicurata in forma legale delle lire mille per quei
anni ch’ella dichiarerà necessarie.
................................................................. ...............
Il mio Reverendissimo signor Arciprete n’è imbalsamato di questo Istituto, perché lo trova in tutto
eguale a quello delle Figlie di S. Angela Merici3, nostra cara bresciana.
Orsù dunque con santa ansietà si dia mano all’opera. Io sentirò cosa ella mi sa dire, ed al caso
ricorrerò a quel cuore disfatto della signora Cristina4 acciò la ecciti sino all’importunità ad esaudire le
nostre brame. Che ne dice essa di questi prodigi della bontà del no stro Dio?
Mille ossequj umilio devoti, e santi, di estimazione, e di servitù con altrettanti saluti di Paradiso
alla prefata signora Cristina, ed ai quattro campioni di anime bresciane destinate a piantare il santo
Giardino in Brescia, e far scintillare in questi cuori il celeste, e divino amore. Frattanto io mi preggio di
essere nel modo il più esteso e per sempre.
Brescia li 29 novembre 1833
Il servidore umile e schiavo delle
Figlie della Carità
Carlo Manziana
3
4
Congregazione delle Orsoline fondata da S. Angela Merici (Ep. I, lett. 18, n. 4, pag. 47)
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
ROVATO
PRESENTAZIONE
Durante il periodo di forzata rinuncia da parte del Manziana alla fondazione di un Istituto di Figlie della Carità in
Brescia, si inserisce, introdotto proprio dal Vescovo Nava, che, il 30 gennaio 1824, ne fa richiesta alla Canossa, il problema
della fondazione a Rovato.
Margherita Caprini, o Caprina, come scrive la Canossa, una benestante del grosso centro bresciano, vorrebbe farsi
seguace della Canossa, alla quale cederebbe la propria casa perchè fosse venduta e, col ricavato, si acquistasse l’incamerato
convento di San t’Orsola, sede adatta al funzionamento della nuova opera.
Ne è al corrente, anzi se ne fa convinto promotore il Conte Enrico Passi, padre dei due sacerdoti bergamaschi Don
Marco e Don Luca, ammiratori tutti della attività dell’Istituto della Canossa in Bergamo.
Chi però ufficialmente darà inizio agli approcci sarà proprio quel Prelato, Mons. Nava, che, in Brescia, aveva
preferito le Orsoline.
La vendita della casa Caprini, messa all’asta, non fu molto facile, tuttavia, nel novembre 1825, era un fatto
compiuto e, nel 1827, era già stato stipulato il contratto di compera dell’ex monastero di S. Orsola.
C’era ancora da risolvere l’acquisto di una casa attigua al convento perchè non sorgessero complicazioni
incresciose. Erano disposti ad intervenire il Curato Gianfilippo Tavecchi, e il padre del sacerdote Giuseppe Angelini, signor
Antonio, ma dovranno passare parecchi anni prima che tutto si possa sbloccare, tanto più che permaneva il gravoso
problema del numero delle aspiranti alla vita religiosa: la sua esiguità avrebbe reso improbabile una risposta positiva da
parte del Governo.
Nel 1833, appare, nel dossier, una lettera di Carlo Manziana, che manifestava la sua trepidazione e quella dei
Bresciani, che non avrebbero voluto che la fondazione di Rovato precedesse quella di Brescia.
Il 6 marzo 1835, un mese prima, dalla sua morte, la Canossa rifiutava una donazione in Brescia di « due case vuote
poste in Contrada detta Palle Marcate coi Curci, numeri 1112 e 1113 », perchè la stesura del contratto non era regolare.
Entrambe le fondazioni rimarranno così « in fieri », non per volere degli uomini, ma per quello di Dio e, solo il 26
luglio 1847, Rovato avrà l’Istituto delle Figlie della Carità.
A MONS. ZOPPI
809(Bergamo#1824.01.14)
La signora Margherita Caprini di Rovato ha messo a disposizione dell'Istituto delle Figlie della Carità, di cui
vorrebbe far parte, i suoi beni e la casa, che dovrebbe essere venduta per acquistare il convento di Sant'Orsola,
incamerato, e adatto a sede della fondazione. La Canossa non crede che il Vescovo di Brescia, Monsignor Nava,
voglia fare dei passi presso il Governo, ma chi tratta l'affare è il Conte Don Luca Passi, che riuscirà certo a
risolvere tutto bene. La Marchesa però, prima di iniziare trattative, vuole il beneplacito del suo ex Superiore
spirituale di Milano, Monsignor Zoppi.
Cf. App. A 119, 30 gennaio 1824
(NB. Si deve trattare di una copia da lasciare agli atti, perchè la scrivente inizia così: )
Squarcio di lettera scritta a Monsignor Zoppi Vescovo di Massa
14 gennajo 1824
Nulla più seppi di Roma, senza dubbio la malattia del Santo Padre1porterà in lungo ogni cosa. A Trento
pure l'affare sembra dover andare in lungo a motivo crede quel degnissimo Monsignor Vicario2 della
nomina del novello Vescovo. Adesso mi si propone nuovamente una fondazione a Rovato grosso paese
1
2
Leone XII eletto Papa il 28-9-1823 (Ep. I, lett. 340, n. 2, pag. 530).
Mons. Sardagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
della Bresciana. Di questa già se Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima si ricorda, abbiamo
altra volta parlato. La fondatrice3 la quale vuol abbracciare l'Istituto è disposta a dare la casa
bastantemente capace con giardino, credo provveduta di mobili e la sua dote ma in fondi e circa quasi
un'altra dote pure in fondi da supplire alle spese necessarie. Il Conte Don Luca Passi4 che tratta la cosa,
s'impegna di trovarmi altri quattro soggetti opportuni con dote e di combinare tutto con Monsignor
Vescovo di Brescia5 ed il Parroco6 ritenendo io sempre quanto ella mi ha prescritto intorno alle
fondazioni. Nondimeno avendo io ancora la sorte ch ' ella si trova a Milano non so progredire in questo
trattato senza umiliarglielo. Se non ha niente in contrario non perda tempo in rispondermi su nessun
argomento che già a me basta aver fatto il mio debito e poter operando ubbidire. Se mai la di lei
volontà fosse diferente si compiaccia di significarmelo con una parola sola.
Già a me pare impossibile che Monsignor di Brescia voglia far domande al Governo però s'ella
crede possiamo intanto col mezzo del Conte Passi scoprire il genio di cotesto Monsignore indi
dolcemente combinare la cosa, e quando questo Vescovo a me dimostrato il mio desiderio per la
fondatrice potrebbe fare i passi coll'appoggio del Prelato. Tutto sottopongo ai di lei riflessi pregandola
se così va bene a non darsi l'incomodo di rispondermi nulla.
Di un'altra carità la supplico nell'atto che vivamente la ringrazio dell'orazioni che fa per me ed è
questa di non pregar mai per la mia conservazione non servendo la medesima che ad aumentare nel
mondo il numero degli ingrati verso il Signore. Bensì faccia la gran carità di pregare per la mia
conversione e salvezza. lo indegnamente per Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima avendo in
dovere di farlo per ogni rapporto e riprotestarle la profonda mia venerazione implorando la sacra di lei
benedizione passo alI' onore di raffermarmi
Bergamo li 14 gennajo 1824
______________________
NB. Lo stile è a volte assai difficoltoso, evidentemente in conseguenza di una inesatta copiatura
dell'amanuense.
3
MARGHERITA CAPRINI. Nelle prime cronache della Casa di Rovato è segnalata come donna di singolare pietà, ricca di
censo, ma ancor più di zelo per le fanciulle pericolanti. Entrata a far parte delle Figlie della Carità il 7 ottobre 1828, aveva
già, con atto formale il 25 ottobre 1827, acquistata dal Demanio la casa con recinto e chiesetta, proprietà del- le monache
Orsoline, coinvolte nel generale sfratto delle Corporazioni religiose, e che sarebbe stata la prima sede della fondazione.
Convento e chiesa erano dedicati a S. Orsola. La Caprini era nata a Rovato da Angelo e Marta Calastri e vi morì di
apoplessia il 17 gennaio 1856.
4
Luca Passi, missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
5
Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
6
Prevosto ANGELO MARIA BOTTELLI di Brescia, dottore in teologia, uomo piissimo e dotto. Morì l'anno 1839. (Dagli
Archivi parrocchiali di Rovato).
ALLA SIGNORA MARGHERITA CAPRINI
810(Bergamo#1824.01.24)
Semplice accompagnatoria di una lettera che la signora Caprini dovrebbe consegnare a Don Luca Passi.
VGeM
Carissima Signora Margherita
Una sola parola per pregarla di un piacere; credo che il signor Conte Don Luca Passi 1 debba venire a
fare una gita a Rovato.
Nel caso ciò succedesse la prego di consegnargli l’occlusa sul punto perchè assai mi preme.
L’abbraccio di vero cuore riserbandomi a scriverle più in lungo, perchè la posta è prossima a
partire.
Tanti complimenti di tutte le compagne, in particolare di Cristina2. La lascio nel Cuore
santissimo di Maria
Di lei carissima signora Margherita
Bergamo 24 gennajo 1824
Tutta sua affezionatissima Maddalena di Canossa 3
Figlia della Carità
(Timbro partenza) B E R G A M O
Al1’Ornatissima Signora Margherita Caprina
ROVATO
1
2
Luca Passi, missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
3
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
AL VESCOVO DI BRESCIA GABRIO MARIA NAVA
811(Milano#1824.02.09)
Egli sollecita la fondazione per Rovato e la Canossa aderisce con trasporto.
V .G. M. Eccellenza Reverendissima
Onorata del veneratissimo foglio del giorno 30 gennajo 1824 n. 105 di cui l’Eccellenza Vostra
Reverendissima si degnò favorir mi, mi fù tolto il vantaggio di riscontrano com’era mio dovere sul
punto dalla combinazione d’aver dovuto il medesimo far il giro di Verona prima di giungermi quì in
Milano, dove momentaneamente mi trovo.
La bontà dell’Eccellenza Vostra Reverendissima mi voglia perdonare quest’involontario ritardo,
e voglia in pari tempo accettare i più umili ma vivi miei ringraziamenti, per la degnazione, con cui ella
si compiace eccitarmi ad accettare la fondazione di Rovato, esternando in pari tempo li cortesi
sentimenti verso questo minimo nostro Istituto.
Tanta di lei carità raddoppia in me l’impegno di prestarmi nel miglior modo che saprò per
questa fondazione medesima subii:o che avrò pronti i necessarj soggetti.
Frattanto nella lusinga, che nella mia venuta a Brescia l’Eccellenza Vostra Reverendissima mi
accorderà l’onore di personalmente ossequiarla per poterle render conto d’ogni cosa, riconoscerò di
persona la casa che la signora Margherita Caprina1 ha messo a mia disposizione, e colla massima
riconoscenza accetterò la caritatevole di lei disposizione di dare l’efficace necessario movimento a
quest’opera pia.
Nell’atto, che supplico l’Eccellenza Vostra Reverendissima a voler continuare a me, ed a questo
povero nostro Istituto l’autorevole di lei protezione, ed il benigno di lei compatimento imploro la sacra
pastorale di lei benedizione, e con profondo rispetto mi raffermo invariabilmente
Dell’Eccellenza Vostra Reverendissima
Milano li 9 febbrajo 1824
Umilissima Ubbidientissima Ossequiosissima
serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità2
A Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Gabrio Maria Nava
Vescovo Degnissimo
di
BRESCIA
1
Caprini Margherita, fondatrice di Rovato (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
2
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
AL SIGNORE CARLO MANZIANA
812(Milano#1825.06.08)
Carlo Manziana si interessa anche di Rovato e, con la Caprina, ha mandato il relativo progetto, che è stato
approvato dai Superiori. La Canossa glielo comunica.
Pregiatissimo Signor Carlo
Giacchè appena giunta poche ore sono ebbi la felice combinazione di poter esporre a chi doveva
il progetto che favorirono propormi per Rovato fù questo pienamente lodato ed approvato.
Non voglio perdere l'incontro del Signor Michele1 il quale passa di ritorno per Verona onde
comunicarlo subito alla di Lei carità ed in somma fretta passo al vantaggio di confermarmi colla stima
più distinta
Di Lei Pregiatissimo Signor Carlo
Milano li 8 giugno 1825
____________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa
1
Michele Masina, il vetturale (Ep. I, lett. 357, pag. 564).
AL SIGNOR ANGELINI
813(Verona#1825.09.21)
Ringraziamenti per l‟interesse con cui egli segue l‟affare della fondazione.
V:G: e M: Veneratissimo signor Don Giuseppe1
Dal degnissimo signor Giacomo Lazzaroni 2, ho ricevuto il pregiatissimo foglio di Vostra
Signoria Molto Illustre e Reverenda. Rilevo sempre più dal medesimo con quanta bontà, e premura
si stiano adoperando pel minimo nostro Istituto, e vivamente rinnovo a lei, ed al di lei signor padre i
miei distinti ringraziamenti.
Mi rallegro di sentire, che ogni cosa felicemente progredisca, vedendo che mi si apre così
più da vicino la strada di servirli.
Le confesso nondimeno, che sono un po’ curiosa di vedere alla prossima asta, a cosa
ammonteranno le esebizioni che verran fatte.
Speriamo nel Signore, che il tutto certamente Egli disporrà a compimento dell’opera sua.
Iersera entrò intrepidamente tra noi la buona e cara signora Domenica3; confidiamo che il
Signore ce la voglia benedire.
Mi dispiace assai l’indisposizione del veneratissimo signor Conte Don Marco4, la supplico a
prim’incontro di fare con lui, e con tutta quella degnissima famiglia i miei rispetti.
Parimenti mi farà grazia presentare molti complimenti alla stimatissima di lei famiglia, e
raccomandandomi alla carità delle sante di lei orazioni passo all’onore di protestarmi con tutta la
venerazione
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda
Verona San Giuseppe 21 settembre 1825
_________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Sac. Angelini (Ep.II/2, lett. 797, n. 3, pag. 983).
GIACOMO LAZZARONI, il padre di Domenica Lazzaroni
3
DOMENICA LAZZARONI, la postulante entrata a Verona il 20 set tembre 1825 figlia di Giacomo Lazzaroni.
4
Conte Don Marco Passi, fratello di Luca e figlio del Conte Enrico, missionario Apostolico (Ep. II/2, lett. 711, n. 6,
pag. 787 ).
2
AL SIGNOR ANGELINI
814(Verona#1825.10.02)
Il padre dei tre sacerdoti Angelini, il signor Antonio (Cf. lett. 797), si è assunto l‟incarico di vendere all‟asta
la casa di Margherita Caprini. Le offerte iniziali sono però troppo basse. La Canossa, richiesta, espone il
suo parere sul comportamento che si debba tenere nella riproposta dell‟asta e, se mai, della conclusione di
essa.
Pregiatissimo signor Antonio
Obbligatissima me le professo, pregiatissimo signor Antonio, non solo della premura, e bontà con
cui si presta pel noto affare, ma anche per la sollecitudine con cui si compiacque significarmi l’esi
to della seguita asta. Però voglio che speriamo bene, e non ci sgomentiamo di questo primo
esperimento.
Io pienamente con lei convengo, che gli aspiranti pensando, che vogliamo, e diro anche
dobbiamo vendere la località, hanno voluto fare anche per parte loro un esperimento, essendo ben
naturale che cercheranno di pagare meno che possono. Ella non ha bisogno de’ miei consigli,
perchè oltre le cognizioni sue, la canta, l’interessamento che ha per l’Opera le danno ogni lume Però
giacche così vuole le dirò quanto mi pare. Trovo molto giusto, ed utile il di lei pensiere di sentire la
nuova offerta dopo una settimana essendo troppo ragionevole per parte nostra di privatamente far
riflettere agli aspiranti la vastità del brolo, la comodità dell’acqua la quale oltre l’irrigazione del
recinto rende atta la casa a qualsiasi fabbrica, l’area di tutta la località, ed an che l’abitazione, non
bene disposta per una comunità religiosa, ma ottima ed addattata per una famiglia, la quale volesse,
o avere qualsiasi fabbrica propria, o ritenendo per se abitazione, e un pò d’ortaglia a suo uso,
affittare bene ad uso di comerciare il rimanente.
Detto però tra noi se fatta ogni diligenza non si potesse ri cavare maggior prezzo io dubito
che in riflesso del vistoso frutto del capitale da esportarsi per Sant’Orsola 1 diverrà forse più
espediente alienare la località, almeno pel prezzo, che si comperò Sant’Orsola, onde estinguere quel
primo debito. Per altro siccome di tale località non andiamo al possesso che a San Martino, chi sà
che non torni più conto se le offerte continuano così basse a mostrare un po’ d’indifferenza, e
rintracciare se si potessero ricavare trà il locale, ed il brolo l’affitto almeno delle cinquecento lire,
che dobbiamo pagare a quei Signori, che vendettero San t’Orsola, che in allora forse potressimo
venderlo ad altro prezzo. Si ricordi che altro non faccio secondo ella desidera, che esporre le cose
che mi vengono in mente parlando io senza cognizione del loro paese, del valore dè generi, dei
fondi, e delle località dalle loro parti, come anche degli affitti, che si possono ricavare.
E che per ciò io sottopongo i miei pensieri, ma loro che tutto conoscono, vederanno cosa
possa essere veramente il migliore, ed il più vantaggioso. Ben vedo che non avremo così subito in
questo modo i mezzi da passare a queste riduzioni, e fabbriche che occorrono nella novella località,
ma dall’altra parte ci conviene seguire le traccie della Divina Provvidenza, e contentarci quando
questa non aprisse inpensatamente altre strade di andare passo passo seguitandola.
Qualche credito anche dovressimo ricavare dal locale acquistato. Vorrà dire che in ogni caso
ci converrà portar pazienza e por mano alla fabbrica a momento opportuno. Ripeto stimatissimo
signor Antonio ch’altro non faccio che sottoporre a lei alla mia cara signora Margherita 2 ed a loro
tutti, che s’interessano tanto per loro bontà per questa fondazione ma parlo di quanto mi viene
sott’occhio, parlo quasi direi senza cognizione di causa.
Favorisca dei più distinti miei complimenti all’ottima di lei famiglia ed alla mia cara
Margherita e colla maggior stima mi dò il vantaggio di raffermarmi
Verona li 2 ottobre 1825
__________________
NB. Minuta con qualche correzione autografa della Canossa.
1
2
Il convento espropriato e acquistato per l’Istituto delle Figlie della Carità.
Margherita Caprini (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
AL SIGNOR ANGELINI
815(Verona#1825.10.13)
Sono state fatte proposte migliori per l‟acquisto della casa caprini e il signor Angelini chiede alla Canossa
se devono accettare quelle o attendere ancora. La Marchesa sarebbe del parere di aspettare qualche altra
offerta, tuttavia si rimette a chi è più competente, anche perchè, essendo sul luogo, può dare un giudizio più
valido. In quanto alla fabbrica nel convento di Sant‟Orsola e a accorgimenti, che sarebbero troppo costosi,
prega di attendere il suo arrivo a Rovato: la decisione sarà più facile.
V:G: e M:
Stimatissimo signor Antonio
Non voglio perdere l’opportuno incontro del signor N.N. cugino dell’ottima nostra novizia
signora Domenica Lazzaroni1 per riscontrare al punto che la ricevo la pregiata di lei lettera,
stimatissimo signor Antonio. Mi lusingo avrà ella dalla posta ricevuta un altra mia in riscontro
dell’antecedente pure gentilissima sua. Sento dunque come il Signore apertamente benedice le
nostre intenzioni, ed una delle particolari di Lui benedizioni si è il di lei interessamento per
quest’Opera, e per la di lei bontà.
Volendo ella però come tutti gli altri che per noi s’interessano sapere la debole mia
oppinione intorno alla conclusione del contratto della casa della buona signora Margherita Caprina2,
dietro le ultime esebizioni di cui quella del buon signor Lacellotti è sin qui la maggiore, sono
sempre nel doverle dire, al caso che ultimamente ebbi il vantaggio di significarle cioè, di dover par
lare senza piena cognizione di causa essendo solitamente tali affari da determinarli in relazione dei
Paesi potendo accadere in alcun luogo, che le esebizioni prime si diminuiscono non accettate subito,
ed in altri, che si aumentino le offerte. Nondimeno se avessi a dire io andrei procrastinando alcun
poco ancora parendomi, che si possa aspettarsi qualche altro aumento, ma in questo come per un
epoca stabile da concludersi il contratto, io mi rimetto alla di lei saggezza, e cognizione, come al
parere della mia stimatissima e cara signora Margherita.
Intorno poi a quanto ella mi riflette sulla fabbrica da eseguirsi, ben comprendo, che sarebbe
di bellissima simetria il continuare il porticato sino alla Chiesa, e farlo girare dietro a questa sino al
coro laterale già dissegnato, ma secondo me notabile molto più di quello ch’io m’intendeva,
andrebbe a divenire la spesa, giacchè questo porticato converrebbe poi anche diffenderlo dall’aria, e
chiuderlo conseguentemente, dovendo essere giorno, e notte la strada questa che conduce alla
Chiesa, e quando non vengano moltiplicate le offerte della casa che vendiamo, non abbiamo al
momento da poter disporre, se non che di sei, o sette cento svanziche3. Perciò io direi concluso al
momento che giudicheranno più vantaggioso il contratto, cominciare la fabbrica dai due coretti
laterali.
Del tempo necessariamente ci vorrà a maturare tutto ciò, in questo intervallo gli spirituali
Esercizj delle Dame di Milano mi obbligheranno di ripassare dalle loro parti, nel qual caso io verrò
qualche momento a Rovato dove oltre il piacere di riverirli, potrò in voce meglio comunicarle le
mie idee, e combinandole colle saggie di lei viste, misurate le nostre forze, con lei concludere il
migliore.
Per non perdere l’incontro termino subito, pregandola de’ miei cordiali complimenti alla mia
cara Margherita, come de’ miei doveri a tutta l’ottima di lei famiglia, e presentandole quelli della
buona Lazzaroni, estensibili alla degnissima di lei figlia signora Giuseppa4, passo a confermarmi
per sempre, raccomandandomi caldamente alle orazioni
Di lei stimatissimo signor Antonio
Verona San Giuseppe 13 ottobre 1825
__________________
NB. Minuta con qualche breve correzione autografa della Canossa.
1
Domenica Lazzaroni (Ep. II/2, lett. 813, n. 3, pag. 1021)
Margherita Caprini , « fondatrice» di Rovato (Ep. II, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
3
Svanzica, antica moneta austriaca (Ep. II/2, lett. 749, n. 2, pag. 861).
4
Giuseppa Angelini, figlia di Antonio Angelini e sorella del sacerdote Giuseppe Angelini (Ep. II/2, lett. 797, n. 3, pag.
983).
2
AL CONTE ENRICO PASSI
816(Verona#1825.11.19)
Il Conte Enrico Passi, padre dei due sacerdoti Don Marco e Don Luca, è l‟intermediario per la vendita della
casa Caprina e dell‟acquisto del con vento di Sant‟Orsola. Alla Canossa è stata chiesta una procura, che ella
manda e insieme segnala le direttive del suo legale.
V:G: e M:
Veneratissimo signor Conte
Eccomi anche da lontano ad incomodare la di lei carità, veneratissimo signor Conte, ed a
presentarle l’occasione di dare compi mento a quell’opera santa da lei, e dai degnissimi Religiosi di lei
figli cominciata. Il signor Antonio Angelini mi significa la seguita vendita della casa e brolo della
signora Margherita Caprina, pel prezzo di svvanzigher1 12000. oltre essersi obbligata la compratrice a
somministrare il legname per la fabbrica che si computa possa ascendere il valore a svanzigher 400.
Ella ben si rammenterà, pregiatissimo signor Conte, che il prezzo del convento di Sant’Orsola 2 è di lire
italiane 10000 dimodoche qualche piccola cosa può avvanzare per la fabbrica, soddisfatte prima le
spese d’istromenti, iscrizioni, asta, ed altro che potesse volervi.
Mi scrive il sullodato signor Angelini occorrere adesso una mia procura per passare al legale
istromento, cosa di cui la di lei bontà mi parlò quando fui a disturbarla a Calcinate3
Il Legale che quì ci assiste giudicava poter forse divenir inutile la proccura, e che in luogo di due
istromenti potesse anche bastare ch’ella avesse la bontà di significare nella compera di Sant’Orsola,
ch’ella l’acquista col danaro donatomi a tale oggetto dalla signora Caprina, senza conseguenza
d’evizione4 per mia parte.
Però meglio riflettendo stese la formula della proccura, che in originale mi do l’onore d’unirle,
sembrando alla mia poca cognizione possa esser meglio, e più sicuro in questo modo. Oltre che già
sono troppo certa ch’ella farà tutto quello, che sarà migliore.
Siccome la prego inoltre a verificare se abbiano potuto rintracciare a ritrovare què documenti, che a
Milano mi fu suggerito rendersi necessarj per cautare5 l’acquisto di Sant’Orsola, come similmente
sembrò al di lei avvocato, ed ella ben si ricorderà aver noi lasciato a Rovato l’elenco di cotali Carte.
A dirle il vero veneratissimo signor Conte, io mi confondo di doverle essere così importuna. Il
Signore soddisferà per me, ed io altro non posso, che professandomele obbligatissima rinnovarle i più
vivi miei ringraziamenti.
Sento da una lettera, di cui mi onorò jeri il degnissimo signor Conte Don Marco, che tra pochi
giorni si porterà col signor Conte Don Luca ad esercitare l’appostolico ministero da queste nostre parti.
Io mi lusingo, che attesa la vicinanza faranno essi qualche gita anche a Verona. Se non sono ancora
partiti, la supplico ai medesimi de’ miei rispetti, estensibili a tutta la rispetta bile di lei famiglia.
Mi raccomando caldamente alle sante di lei orazioni, e passo al vantaggio di confermarmi colla
maggior venerazione
Di lei veneratissimo signor Conte
Verona San Giuseppe 19 novembre 1825
_________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Svanzigher o svanzighe, l’antica lira austriaca (Ep. II/2, lett. 749, n. 2, pag. 861).
Convento di S. Orsola (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
3
CALCINATE, centro in provincia di Bergamo, dove sorgeva la villa dei Conti Passi.
4
EVIZIONE,termine giuridico che indica l’azione di richiedere in giudizio la cosa propria, indebitamente posseduta da altri.
5
Forse per cautelare
2
AL SIGNOR ANGELINI
817(Verona#1825.11.20)
La vendita della casa Caprina è ormai compiuta. La procura, che anche il signor Angelini ha chiesto, è stata
invece spedita, come da previ accordi, al Conte Enrico Passi: così segnala la Canossa.
V:G: e M: Stimatissimo Signore
Dobbiamo prima di tutto ringraziare umilmente la carità del Signore, e quindi invio a lei i miei
più distinti ringraziamenti che mediante la di lei bontà e premura, riuscì di concludere la ven dita del
contemplato nostro locale.
Capisco anch’io che l’aggravio a cui andavamo soggetti a San Martino1 di dover cominciare a
pagare il frutto per l’altro acquisto fatto, diveniva troppo pesante, e perciò ella fece benissimo ad
accettare la proposta fattale del fissato prezzo.
Non rinnovo però a lei il disturbo mandandole la mia proccura per stipulare formalmente il
contratto, poichè per istare attaccata alla prima mia intelligenza presa coll’ottimo signor Conte Enrico
Passi2, la spedisco a lui occlusa in una mia col corrente ordinario, rimettendo al detto signor Conte ogni
facoltà di agire in quest’affare in di lei compagnia, come giudicheranno meglio e più opportuno,
avendo troppe prove della bontà dell’uno e dell’altro, per istar certa, che il tutto faranno nel modo il più
sicuro, e più vantaggioso.
Favorisca dei miei più distinti complimenti a tutta la stimatissima di lei famiglia, ed alla mia
cara e buona signora Margherita Caprina3, ed a questa glieli presenti a nome anche della mia compagna
Cristina, e mi creda quale passo a dichiararmi colla stima maggiore
Di lei stimatissimo signore
Verona San Giuseppe 20 novembre 1825
_______________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Per epoca dei traslochi.
Il padre dei due sacerdoti Marco e Luca Passi, Conte ENRICO ANTONIO, (Bergamo 1765 - Calcinate 1831). Era fratello
del Vicario Generale Mons Marco Celio , marito della patrizia veneta Caterina Corner, da cui ebbe dieci figli. E’
tradizione familiare che dal 1797 al 1800 alienò gran parte delle sue sostanze per soccorrere i religiosi cacciati dai loro
conventi.
3
Margherita Caprini (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
2
A DON TAVECCHI
818(Milano#1826.03.28)
Notizie sul comportamento ottimo delle due novizie, Domenica Lazzaroni e Francesca Lucca, e annuncio del
prossimo arrivo della Canossa a Rovato.
V.G. e M.
Veneratissimo signor Curato1
Riscontro il veneratissimo foglio con cui Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima si
compiacque onorarmi.
Il motivo per cui non mi diedi il piacere nel mio passaggio di recarmi a Rovato fu la somma
fretta che aveva, e la ristrettezza del tempo, per cui se anche mi ci fossi portata, poco avressimo
potuto combinare, e perciò credetti bene piuttosto differir qualche pò di tempo, e fare le cose con
quiete.
La mia intenzione è di passare a Bergamo al più tardi martedì dell’entrante settimana
Quando sarò colà giunta subito, che vedrò di poter avere un giorno di libertà verrò a fare una gita,
nel qual’incontro, spero che tutto potremo concertare.
L’ottimo signor Antonio Angelini2 le avrà già detto essersi egli compiaciuto di venirmi a
vedere qui a Milano. Mi lusingava allora di poter da quì partire sabbato indubitatamente, in
conseguenza contava martedì venire a Rovato, ma nuove imprevedute combinazioni mi lasciano
tutt’ora incerta del giorno preciso di mia partenza, la quale però esser deve vicinissima.
Intanto vivamente la ringrazio di tanta bontà e premura. La supplico di aggiungere a queste
la carità delle sante di lei orazioni per me e pel felice stabilimento dell’Opera. Favorisca di tanti
cordiali complimenti alla mia buona Margherita3, che non vedo l’ora di abbracciare. Se crede tanti
rispetti al signor Preposto.
Mi dispiace molto la malattia della nipote della cara Margherita, come quella della sorella
dell’ottima signora Domenica Lazzaroni4 la quale si porta benissimo, ed è un vero angelo.
Non mancheremo da miserabili di pregare per le ammalate. Anche la mia Checchina 5 si diporta
eccellentemente. Ringraziamo di tutto il Signore. Colma di venerazione, ho l’onore di segnarmi
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Milano li 28 marzo 1826
NB. Sulla quarta pagina della minuta, con direzione verticale e senza che si riesca a capire se si tratta di un’aggiunta alla
minuta precedente, con calligrafia diversa, ecco quanto segue:
Mi permetta la Signoria Vostra Molto Illustre e Reverendissima d’aggiungere una sola riga
per rinnovarle i più distinti miei ringraziamenti per la bellissima palma, che si compiace favorirmi.
Il Signore si degni concedermi quella pace, che con tanta bontà ella mi desidera. La supplico
della carità delle di lei orazioni affinchè possa giungere un giorno al Regno della pace eterna.
Desidero a lei di vivo cuore ogni felicità e che il Signore ce la conservi lungamente pel di Lui
servizio, e per consolazione nostra. Presentandole nuovamente i miei ringraziamenti, mi onoro di
ossequiosamente protes(tar)mi.
___________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Sac. GIANFILIPPO TAVECCHI, canonico della Prepositurale di Rovato. A lui si devono le memorie storiche delle
figure più eminenti tra i parrocchiani, i cui nomi risultano nel registro dei morti.
2
Antonio Angelini, padre di Giuseppe (Ep. II/2, lett. 797, n. 3, pag. 983).
3
Margherita Caprini (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
4
Lazzaroni Domenica, postulante (Ep. II/2, lett. 813, n. 3, pag. 1021).
5
La Figlia della Carità Luca Francesca (Ep. III/2, lett. 1426, n. 2, pag. 882).
AL CONTE ENRICO PASSI
819(Verona#1826.09.18)
La Canossa è stata a Rovato dove ha potuto rendersi conto dei lavori della fabbrica, già in fase di
compimento. Non è invece molto chiaro, anche se esplicitamente glielo hanno spiegato, il problema della
proprietà della chiesa. Il Conte, quando andrà a Rovato per concludere, se ne interessi con la sua
competenza.
V:G: e M:
Veneratissimo signor Conte1
[Verona] 18 settembre 1826
Quest’è la seconda volta, che tento di darmi il vantaggio di scriverle pregiatissimo signor
Conte.
Non so se vi riuscirò perchè le molte occupazioni da cui sono circondata, e le numerose mie
compagne che ogni momento sono a farmi visita mi tolgono il tempo e quasi direi la testa da fare
quel che debbo. Cominicierò col dirle che ottimo fù il mio viaggio, e che giunsi felicemente alla
Patria.
Dopo aver avuto la sorte d’ossequiare con lei la degnissima di lei famiglia, passai come sà
ero intenzionata fare a Rovato, ove trovai ben innoltrata la fabbrica, però da compirsi, e da
asciugarsi. I due cori sono compiti parlandosi come fabbrica, resta io stabilirli a compimento, ciò
che stanno facendo. Nessuno mi parlò della Chiesa, ed io nel momento del partire domandai al
signor Don Angelini2 come la cosa era passata.
Mi disse che avevano con Monsignor Vescovo3 stabilito, che la Chiesa fosse del Vescovo di
Brescia pro tempore; che il mantenimento di questa verrà somministrato da chi la gode. Che ne
goderanno le Figlie della Carità ed anche l’oratorio, e mancando l’uno o l’altra dell’istituzione,
resterà dell’esistente, e venendo a cessare ambedue, la Chiesa sarà di proprietà del Vescovo.
Compresi in pari tempo essere il Prelato inteso di ciò con esso loro. Riflettei al momento che
secondo le poche mie cognizioni niente impedisce, che l’Istituto nostro dipenda immediatamente
dal Vescovo, perchè la Chiesa del medesimo è di proprietà vescovile, che tutte le chiese delle
monache sono già tutte di pieno ed unico diritto vescovile, almeno quì da noi certamente, e mi
mostrai col signor Don Angelini pienamente soddisfatta come lo sono. Rapporto agli altri concerti
che secondo me più sono di prudenza e di convenienza che di sostanza basterà forse combinare alla
prossimità della fondazione.
Ella nondimeno veneratissimo signor Conte quando avrà la bonta di andare a Rovato per la
conclusione delle carte, colla di lei caritatevole destrezza meglio di me rileverà ogni cosa.
Solo lunedi 25 corrente potro quando altro non succeda effettuare il mio piccolo viaggio. Da
miserabili a tenore della nostra intelligenza non mancherò di averla presente ai piedi della
santissima nostra Madre Maria. Ella pure faccia la carità di contraccambiare.
Favorisca di tanti miei doveri a tutta la degnissima di lei famiglia ed in particolare alla pregiatissima
signora Contessa di lei consorte4, ed al signor Conte Don Marco5, alle orazioni dei quali caldamente
mi raccomando. Il signor Conte Luca6 mi figuro sarà a far le sante Missioni. Noi qui siamo al
termine de santo Giubileo il quale va a chiudersi martedì giorno 26. Cristina meco si unisce a
presentar loro i suoi rispetti, ed io colma di venerazione, di riconoscenza, e di stima me le protesto.
_______________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione autografa della Canossa.
1
Conte Enrico Passi (Ep. II/1, lett. 817, n. 2, pag. 1028).
Don Giuseppe Angelini, sacerdote di Rovato (Ep.II/2, lett. 797, n. 3, pag. 983).
3
Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
4
Contessa Caterina Corner (Ep. II/1, lett. 817, n. 2, pag. 1028).
5
Conte, Don Marco Passi, missionario Apostolico (Ep. II/2, lett. 711, n. 6, pag. 787 ).
6
Conte Don Luca Passi missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag.
788).
2
AL CONTE LUCA PASSI
820(Verona#1827.**.**)
[Verona 1827]
Contiguo al monastero di Sant‟Orsola, c‟è una casa a cui aspirerebbe un macellaio. Per impedirne l‟acquisto, il
Curato di Rovato, Don Gianfilippo Tavecchi, vorrebbe comperarla, ma la proprietaria, madre della novizia
Francesca Lucca, esige una somma troppo alta. Con lettera del 19 gennaio 1827, il Curato aveva chiesto alla
Canossa di poter sanare la differenza, tra la sua proposta e la richiesta, con quanto mancava alla dote della
figlia. La Canossa aveva aderito e la novizia avrebbe dovuto stendere una lettera di accettazione. Per il
momento, lo scritto non è ancora pronto e la Marchesa si giustifica presso il Conte, che ne era in attesa.
V.G. e M. Veneratissimo signor Conte
A dire il vero dovrei arrossirmi vedendo la bontà e sollecitudine con cui Vostra Signoria
Illustrissima vuol favorirmi ed il non aver tutto pronto per accettare le di lei grazie, ma che vuole le
Figlie della Carità sentono sommamente la riconoscenza ma sono tanto ordinariamente soffocate dalle
occupazioni che hanno bisogno di doppio compatimento. Io dunque con questo passaporto in
prevenzione ringraziandola in primo luogo di tutto le dirò non poterle occludere se non che la Carta
relativa alla fondazione non già la lettera ostensibile riguardante la buona Checchina Luca1 che non
pote scrivere. Per altro dovendo con lei parlare con tutta la candidezza effettivamente mi disse non
posso prepararla, ma riflettendoci sopra pensai ch’ella ne sa più quando dorme che io quando penso, e
che senza mie lettere ella ben sa meglio di me quello che va fatto, onde sara carità doppia facendo tutto
lei.
Giovedì a Dio piacendo, conto partire per Milano non trattenendosi ivi Monsignor Zoppi2 che
circa quindici giorni; se mai potessi aver la sorte di servire, o lei, o il signor Conte Don Marco 3, o il
degnissimo di lei signor padre4, in somma se hanno comandi, e vogliono favorirmeli mi faranno un
vero regalo.
Mi raccomando sempre alla carità delle di lei orazioni e pregandola de’ miei rispeti a tutta la
venerata di lei famiglia passo all’onore di protestarle la massima mia venerazione.
__________________
NB. Minuta molto tormentata e con qualche correzione autografa della Canossa.
1
Francesca Luca (Ep. III/2, lett. 1426, n. 2, pag. 882).
Mons. Francesco Zoppi (Ep. I, lett. 275, n. 2, pag. 407)
3
Il fratello, Marco Passi, missionario apostolico (Ep. II/2, lett. 711, n. 6, pag. 787 ).
4
Conte Enrico Passi (Ep. II/1, lett. 817, n. 2, pag. 1028).
2
A DON TAVECCHI
821(Verona#1827.01.25)
Quanto aveva spiegato al Conte Luca Passi con lettera senza data, ma evidentemente dell‟inizio del 1827,
ora lo chiarisce direttamente a Don Tavecchi, al quale espone diverse scelte, perchè l‟Istituto sia
indipendente e tranquillo, e le spese non siano eccessive.
V:G: e M:
Veneratissimo Monsignore
In somma fretta per non perdere la posta d’oggi riscontro l’ossequiato foglio di Vostra Signoria
Molto Illustre e Reverendissima.
Riflettuto seriamente il progetto ch’ella favorisce significarmi, mi trovo imbarazzatissima a
rispondere, mancandomi le cognizioni locali. Quando si tratti di stabilirci la permanente quiete e
sicurezza della vicinanza, per mia parte non ho difficoltà che colla solita di lei delicatezza, dolcezza
e prudenza contrattando la cosa, domandi pure al di più delle duemila lire milanesi, ch’ella ha per le
orfane, in conto della dote della mia Checchina1, nel qual caso siccome io vengo in certo modo a
disporre di un fondo d’un soggetto particolare potressimo poi intenderci tra ella ed io, e fare le
nostre Carte.
In questo primo caso potrebbesi per ora affittare dopo anche allo stesso macellajo che la
comprerebbe la casa e bottega medesima, pagando io alla madre quel piccolo frutto, che le promisi
lasciarle pel periodo di tempo com’ella sà, ed ella potrebbe incassare la sua parte d’affitto e
servirsene poi a vantaggio delle orfane.
In seguito potremo vedere se convenga o no, metterle in detta casetta, o cambiarla per esse
con quella signora, che a fare tal cambio sembrava disposta. E da quì quasi direi alla cieca propenderei più a questo progetto, che a quello di lasciar andare in altre mani venduta la casa, temendo
che in seguito se ci disturbasse non potessimo più ottenerla, ed in alcuni paesi i piccoli macellaj
sono anche contrabbandieri, conseguentemente poco buoni vicini.
Oltre di che, se il macellajo non guadagna, non vorrei che avessimo in progresso a
combattere con osteria, o altri imbrogli.
Dopo detto questo aggiungerò i miei riflessi sull’opposto progetto, ch’è quello di lasciar
andare la casa. Su questo dunque dirò, che io non conosco niente cotesto paese, che la strada su cui
è posta la casa è strada grande, e la vicinanza di questa per noi vien a riuscire dalla parte dell’orto,
cosa che non porta quella conseguenza, come fosse dall’altra parte, giacchè da quel lato non
apriremo mai, o in caso solo di careggiatura, cosa rarissima.
Potrebbe essere che con facilità chi la compera adesso se ne privasse in altro momento, e che
la professione de’ macellaj da loro non fosse com’è in qualche altro luogo, ed allora verressimo a
sagrificarci per niente. In ogni modo prima di tutto avverta che per noi non siano daneggiate le
orfane. Detto ed esposto tutto ciò concludo col rimettermi al saggio di lei giudicio.
S’ella crede potrebbe sentirne il parere sull’affare del signor Don Gaetano Milesi 2 e del
signor Don Giuseppe Angelini3, e concludere tra di loro quello che giudicano migliore.
Si accerti della mia secretezza, ed in somma fretta mi creda
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona San Giuseppe 25 gennaio 1827
___________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Francesca Luca (Ep. II/1, lett. 579, n. 4, pag. 428).
GAETANO MILESI, parroco di Breno. Dal Registro dei morti di Rovato si rileva che fu « sacerdote integerrimo,
confessore zelantissimo, professore di belle lettere; domiciliato in contrada Castello, morto nel 1834 ».
3
Don Giuseppe Angelini, sacerdote di Rovato (Ep.II/2, lett. 797, n. 3, pag. 983).
2
AL MARCHESE FRANCESCO CASATI
822(Bergamo#1827.11.14)
La Canossa è grata al Marchese Casati delle sue profferte d‟aiuto, ma ella ritiene che sia troppo prematuro
il ricorso al Governo, quando mancano ancora molti dei coefficienti necessari per una fondazione.
Cf App. A 120, lett. 6 agosto 1827
V G e M. Pregiatissimo signor Marchese
La di lei carità giammai si stanca d’operare per noi pregiatissimo signor Marchese. Il Signore voglia
renderle il merito di tutto, ed ella accettar voglia le nuove proteste della mia riconoscenza, ed i più
distinti miei ringraziamenti.
Dal venerato di lei foglio intendo la favorevole disposizione di Monsignore di Brescia 1, per
innoltrare al Governo il mio Ricorso per la fondazione di Rovato, ed in pari tempo le gentilissime
disposizioni di lei di volerlo stendere per me; ma stimatissimo signor Marchese ella sà quanti
intralci, o dirò meglio ritardi si trovano in ogni fondazione. Anche questa dunque, ha i suoi non
piccoli, giache essendomi abboccata, dopo aver avuto l’onore di veder lei, colla buona fondatrice 2,
questa mi rese conto dello stato attuale delle cose, ed io desidero che prima d’ogni altra cosa estinto
venga ogni debito da essa incontrato per i piccoli ristaurj eseguiti, ed a tale oggetto le esebii se
vuole venire da noi; oltre di che fin’ora non vi sono che tre soggetti per quella fondazione accettati,
compresa la fondatrice, e quantunque creda che un’altra figlia accetterò per Rovato strada facendo
nel mio ritorno a Verona, qualche altra compagna ci vuole per mettere quella Casa in attività.
Dietro tutti questi riflessi adunque trovo necessario differire ancora a presentare il Ricorso,
nel quale non saprei nominare soggetti, che ancora non ho, e mi pare che vedendo la cosa ancora
lontana sarebbe un esporsi col fare una domanda tanto anticipata al Governo. Ritenendomi dunque
in quel diritto che l’inarivabile di lei carità da tanto tempo si compiacque darmi sulla di lei
assistenza, mi riservo quando verrò a Milano se lo vorrà il Signore, nell’incontro degli Esercizj
delle Dame a seco lei combinare la cosa in voce, ed intanto le rinnovo i miei piu distinti
ringraziamenti.
A Dio piacendo conto mercoledi 21 corrente partire per Verona, prima che la stagione
maggiormente si innoltri.
Voglia continuarmi la di lei bonta, ed assicurandola delle povere nostre orazioni, altro non
mi resta se non che di pregarla di volermi credere colla massima venerazione
Di lei pregiatissimo signor Marchese
Bergamo li 14 novembre 1827
Devotissima Obbligatissima Ubbidientissima serva
Maddalena di Canossa 3
1
2
Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
Margherita Caprini (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
3
NB. Autografa solo la firma.
A DON TAVECCHI
823(Milano#1833.11.**)
[Milano , novembre 1833]
Il Curato di Rovato aveva chiesto alla Canossa se avrebbe accettato, tra le attività dell‟istituto, anche
l‟orfanatrofio. La risposta è negativa, perché quel particolare ramo non entra nel piano della Regola.
VGeM
Veneratissimo signor Curato
Mi ritardai sin quì l’onore ed il vantaggio di scrivere a Vostra Signoria Molto Illustre e
Reverendissima non solo per le molteplici mie occupazioni, ma anche perche senza replicarle tanti
disturbi voleva nello stesso tempo essere al caso di darle la risposta già intesa dopo aver
consul(t)ato chi per me stà in luogo di Dio.
Prima però di entrare in questo argomento mi permetta di ringraziarla distintamente del
frontespizio dei libri ch’ebbe la bontà di favorirmi di cui appunto adesso potrò approfittare
trovandomi a Milano da circa quindici giorni.
Veniamo adesso al nostro affare, già la risposta è quale me la figurava cioè negativa
relativamente alle orfane. Li varj Rami di carità dall’Istituto abbracciati, l’essere l’Istituto nascente
in ogni luogo, lo scarso numero di compagne relativamente ai bisogni delle Case stabilite, ed alle
ricerche che vengono fatte, il non essere il Ramo delle orfane uno di quelli che noi esercitiamo,
tutto unitamente fece risolvere i Superiori a giudicare impossibile l’accettare quell’impegno.
L’assicuro che quantunque io pure così giudicassi pure per la venerazione che ho per Vostra
Signoria Molto Illustre e Reverendissima ho un pò di pena nell’atto che mi faccio un dovere di
significarglielo.
Ho avuto la consolazione di sapere nuova dell’esito felice dell’esame della buona Checchina
1
la quale lo significò alla mia Cristina. Per certa combinazione questa lettera ci pervenne
recentemente e quasi stavamo con qualche pena. Non posso pero chiaramente comprendere se
anche l’ottima signora Margherita2 sia stata esaminata essa pure.
Perdoni la libertà ma mi faccia la grazia de miei più cordiali complimenti si all’una che
all’altra unendosi pure le mie congratulazioni. Rapporto poi a quella giovane Teodora...
________________________
NB. La minuta, che è senza data e che non presenta alcun autografo della Canossa, rimane interrotta
e incompleta.
1
2
Francesca Luca (Ep. III/2, lett. 1426, n. 2, pag. 882).
Margherita Caprini (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
A DON TAVECCHI
824(Verona#1833.11.29)
Son intervenuti per Rovato dei contrattempi e anche dei malintesi. Don sercizi e lo stesso Curato Tavecchi
avevano detto, l‟uno al Conte Luca Passi, l‟altro alla novizia Margherita Caprini, che sarebbe stato meglio
insediare a Rovato un sercizi o o. Ora le nuove richieste da parte di entrambi, rivolte alla Canossa, la
lasciano perplessa, tanto più che i mezzi di sussistenza per le religiose non sono sufficienti. La Marchesa è
quindi ora del parere di anticipare la fondazione a Brescia e, sistemata quella, venire ad un‟ultima decisione
per Rovato. E‟ questa l‟ultima lettera reperita per Rovato.
Veneratissimo signor Curato
Non so neppur io quanti giorni sono ch’io desidero di scrivere alla Signoria Vostra Molto Illustre e
Reverendissima ma tanti furono i miei imbarazzi, che non potei mai riuscirvi.
Approfitto di questo momento di libertà e prima di tutto vivamente la ringrazio della pregiata
sua lettera da me ricevuta a Brescia e di tutti que lumi di cui mi favorisce.
Io però veneratissimo signor Curato approfittando della conosciuta bonta di lei mi trovo
desiderosa di raccontarle candidamente alcune cose di cui non credetti poter parlare quand’ella fu a
favorirmi a Bergamo siccome non ne feci cenno neppure col signor Don Carlo Angelini1 che prima di
lei ebbi il vantaggio di riverire a Milano.
Sappia dunque, che quando passai questo settembre da Brescia, l’ottimo signor Carlo
Manziana2 mi propose ivi una fondazione. Per quanto credessi che piantandosi una nostra Casa in
Brescia avrebbe potuto riuscire di gloria maggiore di Dio di quello che fosse mettendola a Rovato
siccome già sapeva che quest’estate il signor Giuseppe Angelini3 essendo stato in assenza mia a Verona
aveva detto a Cristina, che forse sarebbe stato maggior bene per Rovato il mettervi le orfane piuttosto
che le Figlie della Carità, mi presi tempo per risolvere sinchè verificava meglio il sentimento di questo
ed il suo. Per tale oggetto bramava io ch’ella mi favorisse della sua compagnia nel mio passaggio sino a
Bergamo per consultarla in unione del signor Don Angelini, che come sa allora ivi predicava.
La mia lettera a lei giunse troppo tardi e per ciò cercai di sapere ciò che ne giudicavano
separatamente. Giunta a Bergamo feci sapere al signor Don Giuseppe la mia brama di parlargli e lo
stesso mi mandò a dire dal signor Conte Luca Passi4 che giudicava meglio per Rovato le orfane.
Giunta a Milano mi scrissero le compagne ch’ella era stata a trovare la buona Caprina 5 e che
aveva detto a questa e a Cristina, che giudicava meglio le orfane. Ricevei pure a Milano una lettera del
signor Manziana che mi diceva che avevano trovato il locale ed entrammo in trattativa. Quando ella mi
diede il vantaggio di riverirla a Bergamo con somma mia sorpresa la trovai cangiata d’opinione, e si
ricorderà, che quando ella mi disse, che certamente sarebbe maggior Gloria di Dio se si facesse una
nostra Casa a Brescia piuttosto che a Rovato, io le risposi che sino allora da Brescia non aveva avuto
altro che buone parole com’era vero, non sapendo in quale stato fossero le trattative. Intanto io cercai
anche, come pure le dissi, di verificare quanto potevano avere i quattro soggetti destinati per Rovato
per conoscere se vi fosse stato modo da eseguire la fondazione, ma trovai, che siamo lontani molto più,
che com’ella ben sà quando si viene a stringere, spesso vi è molto da combattere, per avere anche il
proprio.
1
Don Carlo Angelini, prevosto di Rovato (Ep.II/2, lett. 797, n. 3, pag. 983).
Carlo Manziana (Ep. II/2, lett. 786, n. 1, pag. 969).
3
Don Giuseppe Angelici (Ep.II/2, lett. 797, n. 3, pag. 983).
4
Conte Luca Passi, missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
5
Margherita Caprini (Ep. II/2, lett. 809, n. 3, pag. 1015).
2
Al mio passaggio da Brescia mi fecero conoscere sempre più le cose e dopo aver io tutto
billanciato consigliato, e maturato accettai la fondazione di Brescia colle condizioni da me credute
opportune. Io le dico tutto Vostra Signoria e prima di tutto perchè sentendone parlare ella sappia
precisamente la cosa, in secondo luogo per confermarle poi che per mia parte sono nell’eguale
disposizione ch’io le dissi di fare tutto quello che posso anche per Rovato cercando possibilmente di far
quello che possa essere il maggior suo bene. Senta anche a questo proposito un mio pensiero. Io vedo
che ci troviamo parlando di mezzi di sussistenza, assai ristretti per qualsiasi opera si volesse piantare
anzi impossibilitati di farlo per ora se non si accrescono. Il veneratissimo signor Don Gaetano Milesi6
per poter facilitare ci aveva proposto una certa giovanetta Menoni la quale diceva egli avere gran mezzi
colla condizione che dovesse essere questa per Rovato.
Quando questa figliuola fu a fare i santi esercizj a Bergamo non parve alle compagne scoprire in
essa una certa attitudine ed apertura che ci vuole pel servizio dell’Istituto. Forse potrebbe ciò sembrare
per la timidità della figlia, e mi dicono che il signor Don Gaetano così ne senta. Io pensava dunque, che
col prossimo gennaio abbiamo quì in Verona un nuovo corso di educazione per le maestre. Le
propongo dunque se credesse di approfittarne e metterla in qualità di maestra, con questo passo
qualunque sia il pensiero della giovane verrebbe educata, e se sarà capace si costruirà in tutto quello,
che non sapesse. Potrebbe questa in qualche modo provare se non la Religione almeno il Ritiro indi,
compito il corso dell’educazione, ritornata la figlia alla propria casa potrebbe deliberare intorno
all’elezione del suo stato ed essendo come pare da quanto sento chiamata allo stato verginale potrassi
allora vedere il miglior bene di Rovato qual possa essere veramente, ed a quello appigliarsi.
Mi assicurano che a Brescia si troveranno delle aspiranti in gran numero. Se possiamo ivi
stabilirci potremo assistere nel modo migliore anche Rovato. Eccole il mio pensiero, veneratissimo
signor Curato.
Mi faccia la grazia con pari candidezza dirmi ciò che gliene pare, s’è o non è persuaso. Se la
cosa la crede combinabile ed in caso affermativo qual tempo. E’ supperfluo che glielo raccomandi ma
maturiamo tal cosa pure con molta orazione. Non si dimentichi neppure di me ne della secrettaria 7 della
quale come della nostra carissima Caprina le presento i rispetti, ed intanto colla maggiore, e più
rispettosa venerazione passo a segnarmi.
[Verona] 29 novembre 1833
______________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione autografa della Canossa.
6
7
Don Gaetano Milesi, parroco di Breno ( Ep. II/2, lett. 821, n. 2, pag. 1035).
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
APPENDICE
DA MONS. NAVA
A 119(Brescia#1824.01.30)
Desideroso di avere in Diocesi l‟Istituto delle Figlie della Carità, il Vescovo di Brescia prega la Canossa di
voler assecondare i desideri di Margherita Caprini.
N. 105
Brescia li 30 gennaio 1824
La signora Margherita Caprina di Rovato con lettera del giorno 26 scadente mi avvisa d’avere posto a
di lei disposizione la propria sua casa provveduta della necessaria mobiglia, e la propria persona col
rispettivo mantenimento affinché ella vi stabilisca l’Istituto da lei fondato delle Figlie della Carità.
Desiderando io pure di vedere nella mia Diocesi introdotto un Istituto che sul fondamento del santo
amore e timor di Dio si consagra al bene del prossimo, sono a pregarla fervorosamente affinché voglia
accettare la preghiera ed offerta dell’anzidetta signora Caprina, assumendosi il penoso incarico di
fondare il sullodato Istituto in Rovato nell’anzidetta casa col sovrano beneplacito.
Starò in attenzione del favorevole suo rescritto onde poter dare l’ulteriore movimento
Sono con perfetta stima e riconoscenza
Gabrio Maria Vescovo
N. 105
Strettamente ufficiale
(Timbro rotondo)
CURIA VESCOVILE DI BRESCIA
Alla Signora MADDALENA
Marchesa di CANOSSA
VERONA
DAL MARCHESE CASATI
A 120(Milano#1827.08.08)
Il Marchese Casati ha convinto il Vescovo di Brescia a chiedere, a nome della Canossa e in conseguenza del
dono da lei avuto di una casa in Rovato, la concessione governativa di una fondazione di Figlie della Carità in
quella località bresciana. Aggiunge altre direttive per compilare la pratica e si offre alla Marchesa come suo
segretario per la stesura di essa.
Veneratissima Signora Marchesa
Sono alla Certosina1 e ritrovo il corriere che si trattiene ancora un’istante onde possa scriverle poche
righe. Ho ossequiato Monsignor Vescovo di Brescia 2 in di lei nome, e gli ho significato i di lei senti
menti rapporto all’assenso da implorarsi dal Governo per la fondazione di Rovato: ed egli è disposto a
chiederlo in di lei nome come avevamo insieme già combinato. Rimane quindi che tosto ch’ella avrà
stipulato l’istromento di donazione del locale l’accompagni con suo ricorso a Monsignore esponendogli
come in conseguenza dell’eccitamento da esso avuto potrà accennare la data della lettera da lui scrittale
ella ha aderito all’istanze della benefattrice e che avendo ottenuto il dono del locale da lei riconosciuto
opportuno sarebbe in grado di potervi. stabilire una Casa dell’Istituto colle individue di cui le potrebbe
unire l’elenco, e che quindi ne chiede la di lui autorizzazione e insieme la grazie che le ottenga dall’I.R.
Governo l’approvazione appoggiato al Dispaccio di Sua Maestà3 in cui venne approvato per ambedue i
Regni Lombardo e Veneto. Se ella crede. favorendomi i materiali, me le offro come segretario a sten
derile la minuta del Ricorso sulle traccie di quello compilato per Bergamo, e glielo rimetterò.
Il corriere vuoi partire: mi raccomando alle di lei orazioni e me le protesto
Milano 8 agosto 1827
Divotissimo Obbligatissimo Servitore Osservantissimo
Francesco Casati
A Sua Eccellenza
La signora Marchesa Maddalena di Canossa
Direttrice delle Figlie della Carità
BERGAMO
1
La casa grande di Milano (Ep. I, lett. 337, n. 1, pag. 524).
Mons. Nava Gabrio Maria, Vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
3
Francesco I, imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422).
2
MASSA
PRESENTAZIONE
Il Ducato di Massa Carrara, nel 1823, era in possesso della Principessa Maria Beatrice d’ Este, vedova
dell’Arciduca Ferdinando d’Asburgo-Lorena, zio dell’Imperatore Francesco I.
Vi si stava istituendo una nuova Diocesi e, poichè Massa era piuttosto turbolenta ed irrequieta e, assai indifferente
nel carnpo religioso, la Principessa aveva chiesto al Sommo Pontefice Leone XII una guida ben dotata, che sapesse capire le
esigenze delle nuove generazioni degli Stati Italiani. Erano esse ormai insoffercnti di soggezioni straniere e, nell ‘ombra,
cercavano di costruire una propria identità politica e giuridica.
A Milano c’era una personalità spiccata, ricca di un potenziale intellettuale ed affettivo assai notevole, Mons.
Francesco Maria Zoppi, che da quindici anni reggeva come Prevosto, la grande parrocchia di Santo Stefano .A lui Leone
XII aveva chiesto ed ottenuto l’assenso.
Il 23 novembre 1823, lo Zoppi era stato consacrato vescovo a Roma (Cf. I, ind. an.) e nel 1824, aveva raggiunto il
nuovo campo di missione.
La ricchezza spirituale del nuovo Presule avrebbe potuto affrontare e superare gli innumeri ostacoli, che si
frapposero subito al suo lavoro, sofferto ed accettato con donazione evangelica. Quasi tutte le sue iniziative però urtavano
contro mentalità impreparate o volutamente sospettose, per cui lo Zoppi aveva sentita urgente, la necessità di una
collaborazione, che già conosceva come antidoto spesso risolutivo.
Si era così rivolto alla Canossa, e in una lettera dell’agosto 1823 le aveva annunciato che stava cercando un locale
adatto per dar inizio ad una fondazione di Figlie della Carità.
La Marchesa si era mostrata subito disponibile e la sua lettera del 28 agosto dà inizio a quel dossier, abbastanza
nutrito, che dà l’impressione di una insistente preoccupazione materna, che inverte la posizione dei due protagonisti.
A Milano, Monsignor Zoppi era padre spirituale, sostegno morale, guida illuminata e illuminante, atta a risolvere
tutte le difficoltà della fondatrice, non solo per le Case della metropoli lombarda, ma anche per quelle degli altri centri, dove
ormai ferveva l’opera delle Figlie della Carità. A Massa, il Vescovo era il padre dolorante, che avvertiva e portava a fatica
in sofferenze fisiche e morali per una Diocesi tanto diffici!e, e la Canossa era divenuta la consolatrice, la trepida cirenea,
che cercava la strada per arrivare a lui e sostenerlo, aiutarlo, rasserenarlo.
La sua corrispondenza va solo dal 1824 al 1828; e poiché lo Zoppi era rimasto a Massa fino al 18332, rinunciando
poi a quella Diocesi per tornare a Milano, vescovo titolare di Gera e canonico della cattedrale fino al suo ultimo ritiro a
Cannobio, evidentemente il dossier è incompleto. E’ tuttavia sufficiente per seguire i tentativi del Vescovo di organizzare in
Diocesi un Istituto di Figle della Carità, assecondato da programmazioni sostitutive della Canossa che cercava, in qualche
modo, di risolvere il difficile problema del Prelato.
Forse il non trovare una sede adatta, in quasi nove anni di ricerca, ha un significato diverso: forse era un non
volerla trovare, perché lui stesso dilazionava, avvertendo che non avrebbe potuto reggere a lungo in un ambiente quasi
ostile.
La Canossa però trova, nel frattempo, un ripiego: consiglia lo Zoppi di mandare a Milano — sede che sarà poi
cambiata con Verona — quattro giovani, atte ad essere istruite e preparate all’assistenza religiosa e scolastica dei ragazzi,
così da sostituire, in qualche modo, l’ opera delle Figlie della Carità.
Poìchè poi subentrano diversi intralci all’arrivo delle prescelte, ridotte a tre, le lettere su questo argomento non
sono poche, ma, più che altro, ogni missiva della Canossa ha lo scopo di informare il Vescovo lontano della crescita del suo
Istituto, così che egli se ne senta sempre padre, e si senta meno isolato.
A Massa, o a Milano, lo Zoppi è sempre il valido consigliere, al quale la Marchesa sottopone le sue dubbiosità.
L’ultima lettera del dossier è la richiesta dell’indirizzo del Prelato, che è in viaggio verso Roma, perché la Canossa
teme di avere urente bisogno del suo aiuto: è, a sua volta, sulle mosse per Coriano, quel centro della Romagna, che l’attira e
l’angustia insieme ( Cf. Aff. Coriano)
A MONS. ZOPPI
825(Milano#1824.08.28)
Il Vescovo di Massa, Monsignor Zoppi, sta cercando un locale adatto per una possibile fondazione di Figlie
della Carità nella sua Diocesi. e intanto la Canossa, che lo sa sofferente fisicamente e moralmente, lo conforta e
si dichiara disponibile ad essergli di aiuto.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Finalmente posso io stessa darmi l'onore di scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima. Pare una combinazione singolare, che a Milano non abbia mai da star bene. Basta
siamo contenti di tutto quello, che fa il Signore; adesso già stò meglio onde comincio a parlarle subito
di ciò, che più importa. L'amica Durini1, la quale si và giornalmente rimettendo, mi comette di
presentarle i più distinti suoi rispetti, e risponderà poi al Veneratissimo di Lei foglio, che mi parve le
sia riuscito di gran conforto. Credo si tratterrà a Fabbrica2 sino verso la metà di settembre.
Intesi poi con molto dispiacere dal degnissimo di Lei fratello, Signor Commissario, trovarsi Ella
tratto, tratto incomodata da flussioni, ed ora anche da male di gola.
Mi perdoni se mi prendo la libertà di dirle, che si riguardi dal dormire in camera posta a
tramontana, e siccome sento trovarsi Ella in fabbrica, non si trattenga in situazioni umide, e di fresco
lavoro. Da quanto Ella si degna manifestarmi della di Lei situazione, pare a me, che la sanità se le
renda sempre più necessaria, non solo per sostenere tanti pesi da cui facilmente comprendo trovarsi
Ella aggravata, ma altresì perché colla salute potrà superare più facilmente le angustie, che i bisogni del
di Lei popolo non potranno a meno di non eccittare in chi ha tanto zelo, e tanta carità. Monsignore
Reverendissimo chiaramente si vede, che il Signore vuole santificarla, per carità si dia coraggio, il
Signore certamente benedirà tante pastorali di Lei cure, e fatiche.
Rapporto a me, Ella sà, che non so dire belle cose, ma si assicuri, che sono, e col divino ajuto
sarò sempre la stessa, dispostissima a prestare la miserabile mia opera per servir Lei, ed il suo popolo,
quando il Signore ce ne apra la strada. Può ben credere che disposta come sono a servire ogni Prelato,
ed ogni popolazione bisognosa, doppiamente per venerazione, persuasione, rispetto, e riconoscenza lo
sono per servir Lei, ed un popolo, che sento bisognoso, e che credo più docile, e più atto a dar frutto di
molti altri.
Vorrei essere nella situazione, che era prima di cominciare la fondazione di Verona per poter
prestarmi in ogni modo, ma Ella conosce la mia situazione, come i miei desiderj.
Mi unirò a Lei nel confidare nel Signore, e nella quasi onnipotente intercessione di Maria. Chi
sà, che sino ch'Ella possa ottenere il locale, e che venga riattato, Dio non apra qualche mezzo, o strada
anche pel rimanente. Io sono com'Ella ben sà miserabilissima dinnanzi a Dio, però come posso non
mancherò di supplicamelo, come di significare a Lei altresì in progresso qualunque cosa potessi
conoscere atta a facilitare la fondazione.
Rapporto ai Conti Passi3 non mancai, subito ricevuta la pregiatissima di Lei lettera a Bergamo,
di far pregare il Conte Marco di venire da me.
Mi promise egli una risposta definitiva, ed anzi prima di ammalarmi ritornai a darmi l'onore di
scriverle sempre aspettando tale risposta, ma avendo piaciuto al Signore di chiamare a se una giovane
damina Passi sposa da due anni, tal morte mise in una tal desolazione tutta quella famiglia, che più non
1
Contessa Carolina Durini, amica di Maddalena ( Ep. I, lett. 2, pag. 6).
Fabbrica, dove si trovava la villa di Carolina Durini (Ep. I, lett. 329, n. 1, pag. 512.)
3
Famiglia dei Conti Passi (Ep. II/1, lett. 571, n. 1, pag. 408).
2
mi scrissero, né io non ebbi più coraggio di scriver loro. Già poca speranza mi restava dopo l'ultimo
abboccamento col Conte Marco tenuto su tale oggetto.
Non faceva loro difficoltà l'incontrare a proprie spese il viaggio, ma il dover corrispondere ai
Parochi dove anderebbero a predicare il loro mantenimento, formava loro una massima difficoltà, che a
mio credere resterà insuperabile. Sù di cio pure se avrò qualche consolante notizia mi onorerò di
significargliela. Ricevetti negli scorsi giorni una al solito paterna lettera dalla persona a cui Ella si
compiacque portare l'anno scorso quei libri. Mi mandò alcune carte di grazie, che mi vengono
concedute, però l'articolo maggiore non è ancora stabilito, ma mi assicura della piena persuasione del
Capo Supremo, della persuasione sua propria, e di quella di alcuni altri suoi fratelli.
Per questa volta dovrò contentarmi d'implorare la sacra di Lei benedizione per me, e per tutto
l’Istituto, non permettendomi le poche mie forze di diffondermi maggiormente. Per atto di carità non si
dimentichi di me nelle sante di Lei orazioni, e voglia essere certa, che sono, e sempre mi troverà quale
ossequiosamente col massimo rispetto mi segno
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Milano li 28 agosto 1824
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità4
MILANO
VOGHERA
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo degnissimo di Massa e Carrara
GENOVA per
MASSA
A
4
NB. Autografa della Canossa la sola firma.
A MONS. ZOPPI
826(Verona#1824.06.**)
Le nuove fondazioni delle Figlie della Carità: Trento, Casa nuova di Milano, Ospedale delle Convalescenti a
Venezia, Burano, vanno al rallentatore, anche se avanzano. La Canossa dà notizie di tutte.
V. G. e M
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Se la invariabile bontà di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima non si fosse
compiaciuta scrivendo ultimamente alla buona Elena1 di darmi coraggio, io non avrei certamente ardito
adesso incomodarla co' miei caratteri per quanto desiderassi presentarle le proteste del mio rispetto,
come quelle della sempre viva mia riconoscenza. Aspettava bensì una qualche concludente risposta da
quella persona, a cui Ella favorì consegnare que' nostri libri per avere un plausibile pretesto da farlo.
Ma poiché degnasi Ella permettermelo in ogni modo, voglia esser certa non solo della mia illimitata
venerazione, ma anche della continua memoria delle tante mie obbligazioni.
Ebbi però in questo tempo la compiacenza di sentire da Milano le di Lei notizie e di essere
assicurata della continuazione della buona di Lei salute. Spero che proseguirà questa bene anche al
presente e supplico la bontà del Signore a volere spargere le più copiose benedizioni non solo sopra di
Lei, ma altresì sulle molteplici opere, che in una novella Diocesi ella avrà da eseguire. Rapporto poi a
noi Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima non aveva bisogno di farmi dire la di Lei
propensione pel minimo nostro Istituto. Troppe sono le prove di fatto, che in ogni tempo la di Lei carità
ce ne diede e la supplico a non volersi prendere sù di ciò la pena più piccola. Pare, che Maria
Santissima faccia andare in lungo ogni trattato di fondazione novella io penso per dar tempo ad uno
stabilimento maggiore delle Case già erette. Ella sà quanti passi erano innoltrati per quella di Trento
eppure si trova ancora nello stato in cui era quand'Ella si trovava ultimamente a Milano. Solo alcuni
giorni sono dopo l'approvazione data dalla Santa Sede a quel Principe Vescovo 2 si degnò egli farmi
significare le gentili e favorevoli di lui disposizioni di favorirci, cosa la qual dovrebbe dare eccitamento
ad una più sollecita conclusione. Già per me non saprei desiderare altro se non, che l'adempimento del
divino volere.
Se altro non succede penso entro il corrente mese recarmi a Milano sembrando da quanto mi
scrivono, che potrassi circa quest'epoca eseguire il traslocamento nostro nella Casa novella 3. Frattanto
mi ritrovo in Verona ritornata appena da Venezia dove nella novena della Pentecoste fecero da noi
quelle buone Dame i Santi Esercizj che frequentarono in maggior numero degli altri anni. E se ne
dimostrarono contente in modo che mi lasciarono luogo di sperare che tale Ramo in quella città possa
considerarsi per istabilito, anzi proposero per l'anno venturo di farli fare contemporaneamente in una
capella annessa al monastero nostro anche a loro barcajuoli.
L 'affar pure dell'Ospitale delle Convalescenti4 sembra incamminarsi assai bene, ma penso che
ad eseguirlo ci vorrà un po' di tempo, perché già il diavolo vorrà fare le sue diffese. Anche la mia
povera isola di Burano è ritornata in campo. Monsignor Patriarca, il Provicario di Venezia, il Parroco
ed i Deputati dell’isola me ne fanno premura. Mi esebiscono un monastero con Chiesa aperta, ed
uffiziata.
Il paese si offre d'acquistare e ristaurare il locale, ma poi nient'altro. Non v'ha dubbio che così
1
Elena Bernardi (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
Mons. Luschin Francesco Saverio, principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
3
In Via della Chiusa (Ep. I, lett. 337, n. 1, pag. 524).
4
Cf. Aff. Ospedale delle Convalescenti (Ep. II/2, lett. 1590, n. 5, pag. 1224).
2
poveri fanno molto, ma io non ho avuto coraggio né d'impegnarmi mancandomi sin qui i soggetti, né di
rifiutarmi per gli eccessivi bisogni e per le premure assolute che me ne fecero i Superiori. Faccia anche
in questo il Signore la santissima di Lui volontà, e la carità di Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima voglia assistermi coll'orazione.
Il nostro Superiore di Venezia è di parere che, compito nel modo che potrò lo stabilimento
nostro in Milano, qui mi restituisca per mettere a tutto punto di Regola questa primiera Casa
dell'Istituto giacché pare che l'attuale numero nostro lo possa quì permettere, tanto che se il Signore
volesse disporre della mia vita vi sia una Casa che possa servir di norma alle altre. Non creda per
questo che abbia adesso male, che anzi stò meglio assai di quello che stava prima di andare a Venezia.
Allora mi trovava incomodata pareva seriamente, ma adesso sono rimessa al mio solito. Vivo per altro
certa che non vorrà ella dimenticarsi dell'anima mia dinnanzi al Signore che voglia usarmi un giorno la
sua grande misericordia.
Non vorrei abusare della di Lei sofferenza con tante mie ciarle, ma che ho da dire quando comincio a
trattare con Lei non sono capace di regolarmi se non che nel modo che sempre feci cioè col cuor in
mano. Accetti Ella nonpertanto le umili proteste del mio rispetto mentre implorando la sagra di Lei
benedizione ossequiosamente ho l'onore di segnarmi.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
[Verona, giugno 1824]
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma Serva
Maddalena di Canosssa Figlia della Carità5
5
NB. Bella copia con firma autentica. Nell'A.C.R. c'è pure la minuta con varie correzioni autografe
della Canossa.
A MONS. ZOPPI
827(Milano#1824.12.03)
Notizie abbastanza diffuse dello svolgersi delle attività nelle due Case di Milano, dove difettano solo le
vocazioni.
V .G. e M
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Milano Santo Stefano 3 dicembre 1824
Finalmente eccomi a rinnovare a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima le proteste del
mio rispetto, ed a proccurarmi l'onore di darle le notizie nostre della Casa di Santo Stefano1 dove venni
lo scorso luglio colle Compagne.
Non le dirò che la supplico a darmi le sue essendomi già note, proccurandomele io
frequentemente dalle persone che la venerano per compensarmi in qualche modo dell'impossibilità in
cui bene spesso mi pone la moltiplicità delle mie occupazioni di scriverle più di frequente, come
bramerei. Non creda però che quantunque non la importuni cò miei caratteri, mi dimentichi di quanto le
debbo, e non abbia presente la di Lei situazione, che sinceramente mi dà più pena delle angustie mie
proprie. Non manco da miserabile di pregare per Lei, e soltanto mi consola il pensiero, che Dio tratta
seco, come fece con tutti gli apostolici Prelati da lui eletti per fondatori di novelle Chiese, i quali
generalmente morirono poi tutti santi. Mi rallegro però, che la di lei salute si mantenga tra tante fatiche,
e circostanze
Io dirò alla di Lei bontà che anche la sanità mia sempre debole s'intende è però divenuta da un
pò di tempo a questa parte assai migliore. Vado pensando voglia con ciò il Signore eccitarmi a lavorare
più di quello, che feci sin quì, e mi confermo in questo vedendo che ogni momento sono costretta a
viaggi più piccoli, o maggiori, e che mi si presentano dinnanzi occupazioni non piccole. Prima però di
parlarle di ciò a cui mi sembra voglia Dio prepararmi le parlerò delle ora due nostre Case di Milano per
cui tanto Llla fece, e per le quali tanto interesse prende la di Lei carità.
Dopo l'istallamento dell'Istituto nella Casa della Certosa per varie circostanze e massimamente
per dare alle Compagne un pò di luogo a raccogliersi abbiamo passato quasi tutto il mese d'ottobre
senza operare. La scuola poi si aprì soltanto la vigilia di San Carlo 2, e siccome trattasi adesso, che
l'Istituto per quanto si può si stabilisca in ogni sua parte credetti di limitarmi pel momento ad un
numero discret...
(NB. La minuta a questo punto rimane interrotta. Su un altro foglio c'è una continuazione di notizie, scritte con
calligrafia diversa anche se simile, e che lascerebbe supporre si trattasse della medesima minuta. La
collocazione d'archivio è la medesima.)
Si assicuri essere tra le fondazioni una di quelle che mi stà a cuore singolarmente, penso però che
per la troppa compiacenza che avrei se dovesse questa effettuarsi, il Signore vorrà prima esser molto da
me pregato.
Mi scrivono da Venezia oggi poi dell'acquisto fatta da que' buoni negozianti di una gran parte del
locale che contemporavanno (?) per l'Ospitale delle Convalescenti.
Resterebbe adesso ch'io avessi lo spirito vero, e che lavorassi assai apprendomene il Signore tante
strade Ma per queste più di tutte mi raccomando caldamente alla carità delle di Lei orazioni.
Dopo averle parlato di varj Paesi, convien poi che le dica una parola anche di Milano,
1
2
Casa di Milano in via della Chiusa (Ep. I, lett. 337, n. 1, pag. 524).
3 novembre.
quantunque la nostra Elena gliene abbia già minutamente dato ragguaglio; nondimeno penso che la di
Lei bontà sentirà con maggior piacere la continuazione delle relazioni di un'opera, che dopo il Signore,
e Maria Santissima da Lei più che da ogn'altra persona riconosce la sua esistenza. Tutto quì dunque
cammina bene. In questa Casa di Santo Stefano3 trattandosi, che le compagne sono poche io stetti
ferma quanto potei per tenere un numero limitato, e cercare, che quanto si fa, si faccia con ordine, ed
esattezza massimamente che le compagne di questa Casa, oltre le altre nostre caritatevoli occupazioni
hanno anche quasi intieramente la visita dell'ospitale.
Alla Certosina poi tenni quanto mi fù possibile ristretto il numero, ma tal è l'affluenza di quella
gioventù, che ogni giorno sull'ora dell'istruzione superano le 150. ragazze. Le feste poi credo passino le
400.
Le Compagne di quella Casa assistono a tre Dottrine un poche per Chiesa. Ora cominciano a
parlarmi degli Esercizj Spirituali delle Dame, che vanno progettando fare in Quaresima, ma vi sono
tante cose da superare, cominciando dalla possibilità mia di qui fermarmi ancora qualche mese come si
renderebbe necessario, che non sò ancora come la cosa terminerà per tal tempo.
Non posso poi dirle quanto motivo abbiamo di ringraziare il Signore e Vostra Signoria
Illustrissima e Reverendissima d'averci dato, giacchè la dovevamo perdere, il Signor Preposto 4. Dio ha
levato un padre, e ce ne ha dato un'altro.
Tutte si trovano tranquille, e contente. Le vocazioni, come già ella sà che sempre mi aspettavo,
sono poche, pochissime, anzi parlando del momento nessuna. Faccia il Signore la santissima di Lui
volontà. Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore Ella dirà, che sono stata un gran tempo, ma che
l'ho annojata bastantemente, eppure avrei tante altre cose da dirle, ma mi riservo ad altro incontro.
La supplico nuovamente di ricordarsi di me dinnanzi al Signore, ed a Maria Santissima ed
implorando la sacra pastorale di lei benedizione passo a segnarmi con profondo ossequio.
________________________
NB. Minuta con qualche correzione autografa della Canossa.
3
4
Casa piccola in via della Signora (Ep. I, lett. 271, n. 3, pag. 401).
Sac. Burocco Bernardino, superiore della Casa di Milano (Ep. II/1, lett. 524, n. 1, pag. 302).
A MONS. ZOPPI
828(Milano#1825.01.19)
Le preoccupazioni del Vescovo di Massa sono tante e la Canossa ne condivide le pene, segnalando anche le
proprie, che però si assommano, per il momento, nelle malattie e a volte nella morte di alcune sue figlie. La
richiesta di fondazioni continua: Rovereto, Riva di Trento, Rovato di Brescia, Vicenza. Si faranno se il Signore
le vorrà.
V .G. e M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Vorrei lusingarmi, che questa volta non mi succederà quello che mi accadette circa un mese
voglio dire che potrò finir di scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima. Non credo di
aver provato tanto dispiacere di non poterlo fare come questa volta, essendo già tanto tempo che sono
priva di questo onore. Mi sono proccurata tante volte le di Lei notizie indirettamente, e sentendola
sopracarica di dispiacevoli imbarazzi ebbi sempre la consolazione di sentire buona la di Lei salute.
Le varie croci con cui piacque al Signore di andarmi visitando furono la cagione del mio
silenzio, ed anzi nel mese scorso le aveva io già scritta una ben lunga lettera non finita però, quando
chiamata sul punto nuovamente a Bergamo per una seconda malattia mortale di un'ottima mia
Compagna, dovetti dare la commissione alla nostra Elena1 di far le mie veci, e seppi poi dalla stessa,
che per tante occupazioni tardò lungamente a farlo dopo la mia partenza da qui. Maria Santissima però
mi diede la consolazione di ridonarmi la Compagna mediante una grazia miracolosa che dalla sera in
cui già munita dell'Estrema Unzione, e delle ultime benedizioni, disperata dal medico, temeva mi
morisse quella notte, la susseguente sera era già senza febbre.
Nondimeno dovetti fermarmi ancor lungamente essendo stata grazia miracolosa, ma non
compito miracolo, in conseguenza la convalescenza restò molto lunga, e dovetti molto tardare a
restituirmi a Milano. Qui giunta venni direttamente alla nostra primiera Casa di Santo Stefano2, dove
colle Compagne, che la nostra Elena le nominò, tutt'ora mi trovo. Pensava questa settimana passare alla
Casa della Certosa3, ma attualmente ho la mia Cristina4 incomodata; il medico la giudicò ammalata con
febbre reumatica di petto, ma spero che sarà una semplice costipazione, onde credo dovrò quì
trattenersi più giorni ancora. Sia di tutto il Signore benedetto, solo mi faccia la carità di supplicarlo a
volermi donar forza, perché dovrei essere morta a tutto, ma pur troppo vedo che sono molto viva, e
quando il Signore mi prende qualche Compagna, come una ne chiamò a se a Verona, o che manda a
loro malattie per cui temo di perderle, sento quanto viva io sia, e quanto io sia a loro attaccata.
Con sincerità assicuro Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima che da miserabile come
sono, ma di cuore, pregai anch 'io in questo tempo per lei in modo particolare sapendo che il Signore la
conduce sulla strada dei Santi, e l'unica consolazione ch'io abbia a di Lei riguardo si è il riflesso, che i
primi Vescovi di ogni Diocesi tutti furono santi, e così si vede, che il Signore fa con Lei.
Rapporto a noi dirò alla di Lei carità, che sono certa sentirà volentieri, che il Signore in
riguardo della Santissima di Lui Madre benedice copiosamente ovunque si trova l'Istituto e le croci di
cui le parlai, sono mie particolari per la ragione detta li sopra, ma non le chiamerò dell'Istituto, se non
che se il Signore mi prende, e gli piace s'infermino i soggetti singolarmente, e sono degli ottimi, è croce
bensì ma venuta immediatamente da quello che è poi l'arbitro della vita, e della morte.
1
Elena Bernardi (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
Casa piccola in via della Signora, Milano (Ep. I, lett. 271, n. 3, pag. 401).
3
Casa in via della Chiusa (Ep. I, lett. 337, n. 1, pag. 524).
4
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
2
Pochi giorni sono ebbi lettera da Monsignor Vicario di Trento5, il quale dopo mille espressioni
di bontà anche per parte del novello Principe Vescovo6, mi conferma in sostanza quanto già aveva io
più difusamente saputo per parte di Monsignor Patriarca di Venezia7, il quale fù a Vienna, cioè che Sua
Maestà l’Augusto nostro Sovrano8 conservando la solita sua clemenza per me era disposta a favorire in
tutte le forme quella fondazione. Risposi a Monsignore, eccitandolo anche a supplicare il Vescovo di
voler sollecitare l'evasione della cosa. Frattanto la buona mia amica Rosmini9 è già entrata nel
noviziato di Verona, che fa con tutto il fervore. Roveredo pure torna a fare progetti, Riva di Trento sta
aspettando la risoluzione della sua capitale Trento. Rovato di Brescia continua pure ad andar
disponendo per la sua fondazione, ed oltre la fondatrice, ho già accettato un'altro soggetto, giovanetta
assai, ma pare di buono spirito.
Ho un'altro trattato che sembra bene avviato a Vicenza, ma convien che diciamo le parole del
Divin nostro Maestro, la messe è molta, e le operaie poche, parlo delle provvedute del loro
mantenimento, come Ella ben sà, ed io l'assicuro, che vado innanzi coi trattati per l’ordine che ho di
così fare, ma umanamente parlando non lo farei al momento, confido nel Signore, ch'Egli aprirà la
strada. Non creda però Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima che mi dimentichi neppure di
Massa. Si assicuri essere trà le fondazioni una di quelle, che mi stà a cuore singolarmente, penso però
che per la troppa compiacenza che avrei se dovesse questa effettuarsi, il Signore vorrà prima esser
molto da me pregato.
Mi scrivono da Venezia oggi l'acquisto fatto da' que' buoni negozianti10 di una gran parte del
locale, che contemplavano per l'Ospitale delle Convalescenti11.
Resta adesso che il Signore mi doni lo spirito vero, e ch'io me ne approfitti per lavorar bene,
aprendomene il Signore tante strade. Per questo più di tutto mi raccomando assai alla carità delle di Lei
orazioni. Dopo averle parlato di varj Paesi, conviene poi che le dica una parola pur di Milano,
quantunque l'Elena gliene abbia già dato ragguaglio, pensando, che la di Lei bontà sentirà con maggior
piacer; a continuarsi le relazioni d'un'opera, che dopo il Signore e Maria Santissima da Lei più che da
ogn'altra persona riconosce la sua esistenza.
Tutto qui dunque và bene. In questa Casa di Santo Stefano, essendo le Compagne poche, stetti
ferma quanto potei per tenere un numero limitato di ragazze, e cercare che quanto si fa si faccia con
ordine, ed esattezza, massimamente che le Compagne di questa casa oltre le altre nostre caritatevoli
occupazioni, hanno anche quasi intieramente la visita dell’Ospitale di quella gioventù che ogni giorno
sull’ora dell’istruzione concorrono più di 190 ragazze. Le feste poi passeranno le 400. Le Compagne di
quella casa assistono a tre dottrine ma poche per Chiesa.
Ora mi parlano degli Esercizi delle Dame, che progettano far in Quaresima, ma vi sono tante
cose da superare cominciando dalla possibilità mia di qui fermarmi ancora tanto tempo. Non so ancora
come la cosa terminerà parlando di tal’epoca. Non posso poi dirle quanto motivo abbiamo di
ringraziare il Signore e Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima d’averci dato, giacché
dovevamo perderla il Signore Preposto.
Tutte si trovano contentissime. Solo le vocazioni come già m’aspettava, sono varissime.
Termino avendola annojata bastantemente, eppure avrei altre cose da dirle, ma mi riservo ad altro
incontro.
5
Mons. Sardagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
Mons. Luschin Francesco Saverio (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
7
Mons. Pyrcker Giovanni Ladislao, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 482, n. 1, pag. 156).
8
Francesco I., imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422).
9
Margherita Rosmini (Ep. I, lett. 342, n. 4, pag. 535)
10
I coniugi Padenghe e l'Alessandri (Ep. I, lett. 352, n. 1, pag. 555).
11
Cf. Aff. Osp. Convalescenti. (Ep. II/2, lett. 892, n. 2, pag. 1207).
6
Imploro la Santa Pastorale di Lei benedizione segnandomi ossequiamente
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Milano li 19 Gennajo 1825
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
A MONS. ZOPPI
829(Milano#1825.02.19)
Mentre il Vescovo Zoppi sta cercando di ottenere un conventino, come prima sede delle Figlie della Carità in
Massa, la Canossa cerca dei benefattori che possano contribuire, in tutto o in parte, al mantenimento di
aspiranti, prive di dote, e che potrebbero dar vita alla nuova fondazione.
VGeM
Illustrissimo Reverendissimo Monsignore
Questa volta la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima potrebbe trovarmi troppo
sollecita nel replicarle il disturbo de' miei caratteri, ma oltre che si gentilmente m'incoraggisce a farlo,
in ogni modo più che mai alla di Lei pietà deve attribuire questo incomodo novello.
L 'ultimo veneratissimo foglio di cui Ella mi onorò, diede l'ultima spinta al mio desiderio di
servirla, ed a quello di potermi prestare aprendomene il Signore la strada da quella miserabile, che sono
in vantaggio del di Lei popolo. I bisogni spirituali del medesimo, ch'Ella mi descrive, mi fecero nascere
la dolce idea, che potrebbe però essere una vera presunzione, di poter noi colle scuole prestarci per la
gioventù, e colle Terziarie1 a lei note, insinuarci nel cuore delle adulte, ed in tal modo essere utili alla
popolazione, avendo il di Lei sostegno, e come non dubito, la protezione anche della piissima loro
Sovrana2. Le confesso, che ho giudicato, ch'Ella abbia pregato per tale oggetto Maria Santissima non
trovandomi io quieta se non faccio quel poco che posso, per fare almeno un tentativo. Mi perdoni per
carità, ma Ella guardi bene trà le molte sue croci, a non prendersene una di più, bramando le Figlie
della Carità. Basta lasciamo questo, e parliamo un poco seriamente della cosa, troppo necessario
rendendosi, che i passi primi siano fatti diritti. Innanzi d'ogni cosa per altro debbo dirle, che me le
professo obbligatissima, per le caritatevoli di Lei esebizioni, l'apporto a qualche assistenza temporale.
Queste non mi sorprendono, avendo troppo presente il bene da Lei fatto a questa Casa. Ella ha altri
oggetti più importanti, e più degni, da impiegare alle di Lei elemosine. Disponendo però il Signore
questa fondazione, ritenendoci sempre in diritto della paterna di Lei carità, accadendo qualche grave
necessità, a questa potremo in un caso ricorrere. Adesso intanto dobbiamo studiare il modo di riuscire
nella cosa, per altra via. Le umilierò adesso quì, quello, che a me pare. Il poco che feci, è quanto mi
sembrerebbe da tentarsi, aspettando da' di Lei lumi, un maggiore rischiaramento.
Ricevuta dunque l'ultima ossequiosissima di Lei lettera, intenzionata già di scriverle sul
proposito, per iscoprire qualche strada tenni lontano discorso con alcuna delle persone che le
conservano particolare venerazione, e che potrebbero prestarsi a coadiuvare. Non parlo già del Signor
Preposto, il quale mi animò ad adoperarmi, anche col ritardo di qualche fondazione iniziata, ma in
paese meno bisognoso, per combinare questa più facilmente, ma voglio dire di alcuni Signori. Mi parve
dunque comprendere, che bramerebbero, che la località da Lei contemplata fossimo certe di poterla
ottenere. Mi parve altresì scoprire qualche favorevole disposizione, non però ancora maturata, come io
bramerei, o forse questa da me non iscoperta, per essere andata con somma riserbatezza nel parlare.
Ciò supposto a me sembrerebbe molto opportuno, s'ella pure così giudica, che volesse
assicurarsi, potendosi combinare il rimanente, presso la di Lei Sovrana del conventino di cui mi parla, e
sarebbe desiderabile, che la medesima vi facesse i necessarj ristauri, ed addattamenti. Già com'Ella ben
sà io né cerco, né amo galanterie, e bellezze, ma cose povere. Essere bensì chiuse bene, e diffese dalle
intemperie delle stagioni.
1
2
Piano delle Terziarie (Ep. II/1, lett. 640, n. 1, pag. 584).
Principessa Maria Beatrice d'Este, vedova dell’Arciduca Ferdinando d’Asburgo Lorena
Suppongo, che la località essendo convento avrà pure la sua piccola Chiesa, e credo che costì non
sarà né difficile, né molto dispendioso, trovare un Capellano, e chi sà, che forse Vostra Signoria
Illustrissima e Reverendissima come Vescovo della città, non abbia qualche Capellania d'assegnare, o
da restituire a quella Chiesa. Adesso poi per parte mia, comprendo, che dovrei, e vivamente bramerei,
di poterle esebire almeno quattro soggetti opportuni, e provveduti, i quali però per l'esperienza attuale
di questa nostra piccola Casa di Santo Stefano3 vedo, che sarebbero pochi, e che cinque almeno si
rendono indispensabili, ma la facenda si è che non ho neppure i quattro. Per levare di quelle Compagne,
che attualmente si trovano nelle Case, o queste benchè buone, non hanno le qualità necessarie, o le
hanno, e sono il sostegno delle Case stabilite, oltre di che molte di queste non hanno provvedimento
alcuno, e vivono nelle Case col totale del mantenimento, dal quale non si può levare il necessario
fondo, per dar loro sussistenza. Per riuscirvi dunque renderebbesi necessario, trovare il mantenimento
per questo numero di soggetti, che per le persone ne ho in vista alcune, le quali non potei sin quì
ricevere, per mancanza di mezzi, ma che sono di angelici costumi, di zelo indefesso, e di abilità, le
quali frequentano da noi a segno, che le considero come novizie quasi formate.
Per facilitare poi la cosa, vorrei detterminare trà queste possibilmente per Massa, alcune, che
essendo opportune, hanno anche una parte della dote. Solo una giovane, la quale oltre la schirpa 4, ha
due mille lire di Milano, un'altra ne ha quattro mille e cinque cento, due altre a proposito non hanno,
che la schirpa. Me ne viene ultimamente esibita un'altra a Bergamo, la quale ha tre mille lire di dote, è
un angioletto, ma non posso ancora assicurarmi pienamente della attività nelle opere di carità, ed in
ogni modo è da formare. Il mio pensiero dunque sarebbe, di tentare se da questi Signori quì si potesse
ottenere, o la lira d'Italia giornaliera per quattro soggetti, che renderebbesi necessario restasse perpetua,
non vedendo facilità, che si trovino neppur un progresso in Massa postulanti provvedute, o veramente,
che dassero il compimento delle doti a quelle, che non ne hanno che una parte; ed il mantenimento poi
a quelle, che non hanno niente. Sappia ma favorisca di non farne uso, che feci qualche lontana parola al
Conte Mellerio5, e mi parve disposto bene.
Se posso vedere Don Giulio Dugnani6 tenterò trattarne anche con lui. In somma prima di partire
da Milano, farò il poco che potrò. Mi dispiace che non sono buona da niente, ma confido in Maria
Santissima. Mi viene anche in pensiero s'ella accettasse adesso le esebizioni del Signor Don Gerolamo
Adelasio, proponendo come lei al medesimo questo bene. In conclusione Ella si degni significarmi cosa
crederebbe facessimo, e se io avrò qualche buona notizia mi farò un dovere di significargliela, e
favorisca dirigere a Bergamo la di Lei lettera, onorandomi di risposta. Le dico il vero appoggierei
volentieri questa trattativa al cuore eccellente, della prima Figlia di questa Casa 7, ma non ho ancora
saputo risolvermi a farlo temendo sempre che i suoi incomodi intorbidino i sinceri, ed ottimi desiderj
del suo cuore e non mi abbiano da mettere poi nella necessità d'angustiarci scambievolmente, per
trovarmi nell'impotenza d'appigliarmi, o ai soggetti, o alle strade da essa contemplate.
Nondimeno mi raccomanderò a Maria Santissima e risolverò sù questo a tenore delle
circostanze. Le parlo di prossima partenza perché le nostre Dame non hanno potuto combinare per la
Quaresima i Santi Esercizi, ed in vece li hanno stabiliti intorno alla festa del Sacro Cuore, essendo io
impegnata per la novena della Pentecoste colle Dame di Venezia. D'altronde aspettandosi quì per la
fine di marzo l'Augusto nostro Sovrano8, e sperandosi che il di lui soggiorno in questi Paesi sarà lungo,
non pare opportuno fare in quel tempo gli Esercizj. Già come può credere, o a Verona, o a Bergamo, o
3
Casa piccola, in via della Signora (Ep. I, lett. 271, n. 3, pag. 401).
Il corredo.
5
Conte Giacomo Mellerio, benefattore della Casa di Milano (Ep.I, lett. 387, pag. 624).
6
Dugnani Don Giulio (Ep I, lett. 340, n. 3, pag. 531).
7
Elena Bernardi (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
8
Francesco I, imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422).
4
a Milano, voglio ossequiarlo certamente lui, e la cara, e virtuosissima nostra Imperatrice9.
Raccomando caldamente il nostro affare, e la miserabile mia persona alla carità delle di Lei
orazioni, e mi perdoni, ma faccia pregare per ciò la Santissima nostra Madre. Imploro la sacra pastorale
di Lei benedizione, ossequiosamente raffermandomi
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Milano li 19 febbraio 1825
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena Canossa, Figlia della Carità10
9
10
Carolina Augusta Imperatrice (Ep. II/1, lett. 517, n. 3, pag. 293).
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
830(Verona#1825.03.27)
Il Vescovo di Massa sta per iniziare la visita pastorale nella Diocesi. La Canossa chiede dove far recapitare 1e
lettere, se necessitasse di qualche comunicazione urgente.
VG e M
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Avendo io inteso prima che partisse ultimamente da Milano, che Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima dopo la santa Pasqua si portava alla visita della Diocesi mi permetta, prima ch'Ella si
allontani da Massa, io mi dia l'onore di dirle pur qualche cosa intorno al nostro affare. Vero è che
niente ancora so di conclusivo, mi basta però poterle dire almeno che quantunque abbia dovuto
ritornare a Verona senza essermi riuscito di avvicinare a Milano le trattative, unicamente per aver
dovuto affrettare la mia partenza per alcuni affari nostri, continuo da quì a fare quanto posso, e subito
che potrò parlare con precisione, renderò poi intesa di tutto Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima. La supplico intanto di volermi far la grazia di dirmi se dovrò continuare a dirigere le
lettere a Massa, potendomi anche accadere nella trattativa d'aver bisogno di qualche di Lei lume e
direzione pel concludere; e perciò mi si rende necessario il sapere dove potrò indirizzare le mie lettere.
Sono quindici giorni che mi sono ripatriata, e come può credere, dopo otto mesi di lontananza
mi trovo soffocata dalle occupazioni. Conto di qui fermarmi se al Signore piacerà, sino la settimana
prima dell'Ascensione Se le Dame di Venezia non cambiano pensiere dovrò colà recarmi per gli
Esercizj loro, che caderanno nella novena della Pentecoste
Per Milano resta fissato per quelle Dame, che li comincieranno il giorno del Sacro Cuore,
dimodochè subito dopo Venezia dovrò passare a Milano.
Per non perdere quest'ordinario etcc.
Verona San Giuseppe 27 marzo 1825
__________________
NB Dalla conclusione si avverte che, più che minuta, doveva essere una copia da lasciare agli atti.
Niente di autografo della Canossa.
A MONS. ZOPPI
831(Bergamo#1825.07.06)
La Canossa non ha ancora trovato gli aiuti che sperava per una possibile fondazione a Massa, ma non deflette.
La Provvidenza le additerà altre strade.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
La brama di potere scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissimo con qualche
dettaglio, mi fece determinare a pregare l’ottimo di Lei fratello Signor Commissario a volerle
anticipare i miei doveri, riserbandomi a farlo col ritorno del Veneratissimo Signor Preposto Pianca, che
intesi allora doversi restituire trà qualche settimana a Massa. Non dirò a Vostra Signoria Illustrissima
quanta parte io prenda nelle fatiche ed angustie, ch'Ella incontra nella sacra pastorale di Lei visita, le
quali atteso il dono della mia vocazione forse più di altri io comprendo, essendo cosa a mio credere da
trattarne più con Dio, e con Maria Santissima, che oggetto di quì trattenerla. Le dirò solo quanto io feci,
e tentai sin quì per riuscire nell'altro oggetto, lusingandomi che potrebbe ciò esserle di qualche sollievo,
e sperando massimamente che potressimo operare per la gloria del Signore, e pel vantaggio de' poveri.
Però nel dirle il poco che feci, niente ho, è vero, di consolante da narrarle, se non che io vada
pensando, che il Signore abbia da verificare una volta, o l'altra i nostri comuni desiderj, sentendomi io
fermamente stabilita nella determinazione di tentare costantemente ogni mezzo, e per quanto sola io
possa vedermi, non voglio né perdere il coraggio, né la confidenza in Maria Santissima, che abbiamo
da riuscirvi, sempre che tale sia il piacer del Signore. Già Ella non permetterà di parlarle colla solita
mia apertura, e sincerità, ma se potessi vorrei ch'Ella mi promettesse di non prendersi pena anche per
queste, avendo Ella delle croci bastanti senza farsele accrescere dalla di Lei carità. Debbo dunque
confessare a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima che non piacque al Signore sin quì ch'io
trovi cooperatori all'impresa, tutti com'Ella mi disse impegnati a fare carità nei loro Paesi. Ma già per
questo niente paura, il Signore è morto per le anime di Massa, come per quelle di tutto il rimanente
dell'Italia e del mondo, e Maria Santissima è madre della di Lei Diocesi, come delle altre tutte, ed essi
provvederanno. Intesi solo una cosa a Milano, la quale la supplico a volermi significare chiaramente
per norma, aggiungendole però, che neppur questa né mi spaventa, né mi raffredda giacché senza
nessun mio merito il Signore mi ha dato, e mi dà il maggior impegno direi sempre per i Paesi più
bisognosi, e le difficoltà mi danno maggior coraggio, non sò se per poco giudizio, o perché il Signore
voglia sostenere la mia debolezza. Mi fu dunque detto a Milano che quelle Signore della Guastalla1, le
quali si trattennero costì del tempo, abbiano richiesto a Sua Altezza Imperiale l'ottima di Lei Sovrana 2
di una fondazione in Massa, e che la medesima abbia ricusato di accettarla.
Capisco bene esservi differenza trà quella istituzione e la nostra. Capisco anche che gli abbietti
politici per noi non sussistono, si combina che Sua Altezza Imperiale mi conosce, alloggiò, e fù servita
alcune volte dalla mia famiglia, nondimeno le confesso, che non mi par prudente tentare passi ulteriori
senza sapere poi se ci accetteranno, e se la Sovrana accorderà la da Lei indicatami località.
Questa volta io scrivo con ogni chiarezza essendo certa, che la lettera non anderà smarrita,
come tal volta per la posta succede, ma quando starò incerta dell'esito delle lettere io le scriverò più
laconicamente. Ella però dopo questa lettera mi intenderà in ogni modo.
Conobbi adesso a Milano Monsignor Ostini che fa le veci di Nunzio Apostolico a Vienna.
Piacque al Signore ch'Egli spiegasse una bontà smisurata per la miserabile mia persona, ed una grande
1
2
La Guastalla (Ep. I, lett. 202, n. 3, pag. 315).
Principessa Maria Beatrice d'Este, vedova dell’Arciduca Ferdinando d’Asburgo Lorena.
persuasione pel minimo nostro Istituto. Forse col mezzo del medesimo anch'io potrò sapere le
disposizioni della di Lei Sovrana verso di noi e se l'Altezza Sua ne sia persuasa, nel qual caso non
mancherò di comunicarle nel debito modo quanto mi sarà possibile. Ella intanto per carità perdoni la
libertà, ma mi risponda con quella sollecitudine che può, giacché se non sono insorti nuovi ostacoli,
nella novena di Sant'Anna avendo stabilito le Dame di Milano di fare li Santi Esercizj, io dovrò colà
restituirmi, e senza la di Lei risposta non saprò come regolarmi. Per non perdere il coriere debbo subito
terminare riserbandomi a darle in seguito le notizie dell'Istituto, che il Signore in ogni luogo benedisce.
Ho molte ricerche di fondazioni, ed io gia sempre aderisco, ma tante sono in ogni luogo le difficoltà da
superarsi, che non ne vedo una vicina.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore per carità diamoci coraggio, Ella ha un casco di
croci, ed a me qualche piccola non manca, ma già passa tutto, e anderemmo in Paradiso dove
riposeremmo per sempre.
Perdoni se tanto m'innoltro. Ella sa, che è il cuore, che parla. Mi raccomando quanto posso alla
carità delle di Lei orazioni, e rinnovandole le proteste del mio rispetto imploro la sacra pastoral di Lei
benedizione, ed ossequiosamente mi segno
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Bergamo Santa Croce li 6 luglio 1825
PS. Onorandomi di risposta diriga pure le lettere a Milano per tutto questo mese poi a Bergamo.
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità3
3
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
832(Verona#1825.08.27)
Il Vescovo, a suo conforto, sappia che nelle Case delle Figlie della Carità le opere sono in piena attuazione e la
Canossa è convinta che anche per lui, che trova non poche difficoltà nella sua Diocesi, verrà presto il sereno.
Ora la Marchesa vorrebbe sapere quale prassi seguire: se preparare prima l'ambiente per la fondazione a
Massa e poi interpellarne il Governo, o viceversa. Espone poi, con una certa ampiezza, il dubbio, che in lei
ritorna più angoscioso, sulla possibilità o meno di investire le doti delle religiose.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
L'ossequiatissimo foglio in data 26 luglio con cui Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima m'onorò, lo ricevetti a Bergamo, ma in una circostanza che mi rese impossibile darmi
il vantaggio di subito riscontrarlo, come bramava. Passata colà quasi immediatamente dopo gli Esercizj
di Milano, che come sà furono dal Signore felicemente prosperati, abbiamo ivi avuto subito gli Esercizj
similmente, non gia per le Dame, ma per le giovani, le quali vi concorsero in più di 60. Ebbi anche in
quest'incontro occasione d'ammirare la bontà del Signore, il quale degnossi benedire con mirabil frutto
anche questi, e portarono la conseguenza per la grande contentezza delle esercitande, che se ne
invogliarono delle Signore maritate comunemente del ceto mercantile, perché solo di poche Dame mi
fù parlato. Ne venne alcuna a trattar meco e se il Signore mi lascierà viva, ed in libertà questa
Quaresima, in cui come le avranno forse detto le amiche, se ne farà un’altra muta, credo che prima
veranno fatti questi di Bergamo.
Per altro con tutte queste belle cose io mi trovo in tanta pena, e tanto soffocata d’occupazioni,
che malgrado la più viva mia premura mi fu impossibile di scriverle sin qui. Ella vedrà la mia lettera
dattata da Verona, dove giunsi felicemente la sera del 20 corrente, e dove sembra abbia da trattenermi
alquanto tempo, perché vorrei pure in tutto stabilire questa prima casa in modo, ch’abbia da servire di
norma a tutte le altre, e perciò mi raccomando caldamente alla carità delle di lui orazioni, dandomi più
pensiero tal cosa, che dieci fondazioni, perché si richiederebbe per farlo bene uno spirito di perfezione
di cui Ella ben sa, che non conosco neppur il nome onde mi faccia questa gran carità di pregar su tale
soggetto Maria Santissima per me, ch’io non mancherò di farlo fare dalle buone mie Compagne per
Lei, come faranno anche pel nostro affare.
E venendo a parlare di questo, quantunque dovrei arrossirmi di dover io dar coraggio alla
Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima conviene che prima domandi perdono, ma che la preghi
di nuovo a volersi dar animo, non solo in questo, ma in tutto, che già il Signore essendo con Lei, mi
tengo certa l’abbia anche qui in terra da far godere il premio della di Lei pazienza e delle di Lei fatiche.
Non ci sgomentiamo di quanto le scriverò sul proposito. Ella ben sa che gli affari di Maria Santissima
sono sempre cause vinte. Il fatto… la risposta ricevuta da Monsignor Ostini sembra non lasciar luogo a
speranza veruna. Egli parlò per quanto mi fece sapere colla Maggior Donna, la quale rispose, che dopo
l’imprudenza di quelle Signore giudicava inutile… che piacendo alla nostra Santissima Madre, essa in
un momento cambia tutto. Trovo per altro indispensabile ch’Ella si compiaccia dichiararmi una cosa,
attesa questa tale circostanza. Nell’ultima veneratissima di Lei lettera Ella mi dice, che nel caso
potessimo offerire all’ottima di Lei Sovrana tutto ciò, che per la fondazione si richiede fuori delle
località, Ella non esiterebbe di dirigere direttamente alla stessa un ossequiosa interpellanza. Bramerei io
dunque ch’Ella favorisse di dirmi, se nello stato attuale di cose ella crede più prudente scoprir prima le
disposizioni di Sua Altezza Imperiale prima d’inoltrare qualche passo, o se dobbiamo così nell’incerto
far tentativi per disporre la cosa, ed aspettar Ella a fare il passo colla Sovrana dopo che avremo tutto
pronto.
Già come ben sà tutte le speranze nostre sono unicamente appoggiate a Maria, dobbiamo però
ancor noi al momento opportuno fare il poco che possiamo. Stavo dunque aspettando innanzi ad ogni
cosa la di Lei risposta.
Con questa occasione mi trovo in necessità d'incomodarla per altro affare del quale abbiamo
varie volte trattato in Milano, e sul quale Ella troverà forse che dovrei star quieta, ed appoggiata a
quanto ultimamente me ne disse. Veramente vi stetti molto tempo, ma poi m'insorse un dubbio che
allora non le manifestai, ed avendolo domandato a chi mi comanda adesso mi fù suggerito di
rivolgermi a Lei.
La Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima ricorderà le mie angustia sull'articolo
d'investire il danaro, aumentate queste dalla varietà dei pareri dai quali necessariamente mi conviene
dipendere. Si ricorderà pur anche avendo io, per mettermi pur in quiete, fatto interpellare la santa
memoria di Pio VII1 quale gran Pontefice aveva io per meglio essere intesa... in iscritto. Per mio
sbaglio fù tale carta passata alla Sacra Penitenzieria, ed Ella ben sà la risposta che mi fù fatta. So bene,
che la di Lei carità interrogò sù questi miei timori il Cardinal Castiglioni2 Penitenziere maggiore, e che
poi Ella favorì prima scrivermi, e poi dirmi, che con tutta sicurezza di coscienza io continuassi ad
investire il danaro. Il dubbio mio si è, se nel consultar detto Cardinal Penitenziere, Ella gli abbia
mostrato la carta già antecedentemente presentata alla Sacra Penitenzieria, e sulla medesima abbia il
Cardinale deciso, o se veramente il Cardinale abbia risposto sulle ragioni, ch'Ella come Superiore, e
pienamente conoscente dell'Istituto abbia creduto adurgli. In questo secondo caso io debbo riposare
sopra di Lei, e continuare a fare le mie investiture senza produrre altre dubietà, anzi non più parlar della
cosa, ma se il Cardinale le avesse dicise sulla mia carta avendo io prodotto che stava già in traccia di
qualche fondo in terre, e che presentandomisi un'opportuna occasione in tal compera avrei impiegato il
danaro, vorrei sapere se come debbo regolarmi essendo a Lei ben noto singolarmente in Milano ma già
nelle attuali circostanze quasi in ogni luogo, dalla piccola nostra dote impiegata in fondi difficilmente
per non dire impossibilmente si può cavare il mantenimento. Già per questo Ella pur sà; ch'io tutto
grazie al Signore sono disposta di sacrificare al mio dovere. Il mio maggior imbarazzo si è dove non
posso operar sola, parlando di questo solo articolo, ma in continua dipendenza dai Superiori locali, i
quali, chi è deciso... che venga decisione di Roma... 3
Termino questa mia lunghissima lettera col ripetere a Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima le umili proteste del mio rispetto. Ella accetti gli ossequiosi rispetti... e voglia
accordarci la sacra pastorale di Lei benedizione.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona li 27 agosto 1825 San Giuseppe
Umil.ma Ubbl.ma Osseq.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità4
1
Pio VII, Sommo Pontefice fino 1823 (Ep. I, lett. 146, n. 3, pag. 240).
Cardinale Castiglioni , penitenziere maggiore ( Ep. I, lett. 348, n. 12, pag. 547).
3
I puntini indicano parole illeggibili per la corrosione della carta operata dall'inchiostro.
2
4
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
833(Verona#1825.12.24)
La contessa Durini, in viaggio per l'Italia, arriverà probabilmente anche a Massa. Il Vescovo dia le notizie che
la Canossa attende: più che le sue condizioni fisiche, quelle morali, perché lo sa sofferente per l'iniziale
disimpegno della sua Diocesi. Lei è a Verona, dove dovrebbe organizzare la Casa con una maggior aderenza
alle Regole, così che possa rispondere al suo ruolo di Casa madre.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
La speranza ed il desiderio di potere nell'atto che rinnovavo alla Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima le invariabili proteste del mio rispetto, significarle anche alcune notizie dell'Istituto mi
fecero restar priva tanto tempo dell'onore di scriverle. Ed a ciò mi determino per non privarmi più a
lungo di questo vantaggio coll'intenzione di rinnovarle il disturbo quando saranno maturate le trattative,
e gli affari. Intanto le dirò esser io molto desiderosa di sapere se la di Lei salute si conserva tra tante
fatiche sempre egualmente buona. Vorrei aggiungere, ma non ho coraggio, che bramerei pur sentire se
il Signore vadi alleviando le di Lei croci. Mi creda che sinceramente proverei una sorte di sollievo se la
sentissi sollevata. Per rapporto a noi non si prenda la più piccola pena. Se il Signore ci vorrà costì, al
momento suo verremo senza dubbio.
La supplico unicamente di pregare su di ciò Maria Santissima la quale intercederà certamente
quello, che sarà della maggior Gloria di Dio. Certa che la di Lei carità si interesserà sempre egualmente
per quel minimo Istituto per cui in ogni tempo tanta cura si prese, le dirò quì alcune cose relative,
lasciando poi che la cara mia amica Durini se può riuscire nel suo intento di venirle a fare una visita
ritornando da Roma, le racconti minutamente ogni cosa. So bene che la stessa non ritorna sì presto,
nondimeno più potrà dirle di Milano quanto più tarderà. Le dirò dunque, che sono ancora a Verona,
dove credo mi fermerò almeno sino ai primi di febbrajo.
Il motivo che mi ritardò l'onore di scriverle fù quello altresì che quì mi tiene più lungo tempo.
Gli attuali miei Superiori, conformi a quanto Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima pensava,
vogliono che mi occupi a mettere nella possibile attività le Regole in ogni luogo cominciando da questa
prima Casa. Siccome però pendeva una trattativa di fondazione, che portava grande impegno per le
circostanze sin che non aveva ricevuto una deffinitiva risposta dal primo dei miei Superiori, non vollero
ch'io mettessi mano all'opera. Ogni ordinario di posta aspettava tale risposta, ma ritardata questa mi
venne sino al principio del corrente mese. Fui lasciata in libertà per alcun tempo, così passai, pochi
giorni dopo, alla formale elezione della Superiora della Casa la quale era presso a compire i sei anni
dalla Regola prescritti dopo i quali conviene necessariamente cambiarla.
Fu eletta la maestra delle novizie, e dal quel punto può credere che non ho propriamente un
respiro perché vorrei che tutto si stabilisse. L 'unico timore di non far riescere come vorrei, non l'ho
sinceramente parlandole, che sopra di me, solo confido in Maria. Le mie Compagne sono angeli. Non
creda però che mi affatichi troppo, che prendo i miei gran riposi, e conviene dire, che piaccia al Signore
ch'io mi occupi a lavorare godendo da varj mesi una salute molto, ma molto migliore del tempo
passato. Le fondazioni di Trento, e di Rovato di Brescia si vanno lentamente avvicinando. Le
Compagne di Milano se la passano bene in ambidue le Case.
Eccole quanto posso dire per ora, concludendo solo di aver gran bisogno d'orazione e che per
ciò mi raccomando quanto posso alle sante orazioni di Lei.
Mi permetta, prima di chiudere la presente, ch'io desideri di vero cuore alla Signoria Vostra
Illustrissima e Reverendissima ogni più copiosa celeste benedizione nelle vicine sante Feste e nel
prossimo novello anno, supplicando umilmente il Signore a voler essere il di Lei conforto nei lunghi
anni che le desidero, come sarà poi la di Lei corona negli anni eterni.
Accetti questi veraci miei sentimenti, e si degni di accettar anche i rispetti delle mie Compagne,
le quali con me mai dimenticheranno il bene che ci ha fatto; ed implorando la sacra pastorale di Lei
benedizione passo ad ossequiosamente rafermarle la massima mia venerazione
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona, San Giuseppe, li 24 dicembre 1825
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità1
All’Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo Degnissimo di Massa e Carrara
G E N O V A per
MASSA
1
NB. Nell’A.C.R. c’è questa bella copia con firma autografa, ma c’è pure la minuta piuttosto
tormentata con indirizzo e alcune correzioni autografe della Canossa
A MONS. ZOPPI
834(Verona#1826.01.29)
Poichè il peso della Diocesi di Massa, sprovveduta moralmente ed economicamente crea non poche difficoltà a
Monsignor Zoppi, la Canossa propone una forma devozionale che, pensa, possa ottenere maggiormente la
protezione della Vergine santa. Il Vescovo, dovrebbe scegliere un giorno del mese, in cui celebrare una Messa
di ringraziamento alla Santissima Trinità per i privilegi concessi alla Madonna, come già fanno altri sacerdoti
pregando ciascuno per tutti gli altri devoti.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Non posso nascondere a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima la grande amarezza recatami
dall’ossequiato di lei foglio del giorno 31 dicembre. Vivamente bramerei ch’ella potesse darsi il
possibile coraggio, rincrescendomi somamente quell’ostinata sua veglia. Vedrà che la bontà del
Signore, la quale or. si compiacque di diffondere sul di lei popolo una sorgente di misericordie col
mezzo dei di lei patimenti, le darà anche in questa vita la consolazione di raccoglierne il frutto. Sono
anzi certa, che s’ella a di lei conforto vorrà riflettervi, troverà d’aver già levati a quest’ora molti abusi,
ed introdotte molte opere sante. Sono però persuasissima, che in un Paese per se miserabile, di
territorio montuoso, e boschivo, dove non vi era Vescovo suo proprio, vi saranno ancora bisogni senza
numero. Maria santissima non dubito non abbia da fare anche costì da madre, com’è.
Se non temessi abusarmi della di lei bontà, e degnazione nel soffrire i miei scritti, vorrei
innoltrarmi un pò più, ma non so come avanzarmi tanto. Vero è però che la sola brama di vederla
sollevata, è quella, che mi determina ad iscriverle, così conviene che mi perdoni se vado con figliale
libertà. Vorrei dunque prima di tutto proporle una divozione, che mi venne in pensiero pochi mesi
sono, e che ho già cominciato ad istabilire nell’Istituto, ed anche nelle nostre Terziarie, siccome adesso
si và dilatando in alcuni sacerdoti. Sappia dunque che considerando le innumerabili misericordie da me
ricevute dall’Avvocata de’ peccatori, considerando in qualche modo corrispondere, scrissi alle
compagne dell’Istituto di applicare tutti i mesi tre Comunioni in ringraziamento alla Santissima Trinità
dei doni, e privilegj concessi a Maria santissima, supplicando la medesima di ottenerci tre grazie
spirituali, e di continuare la sua protezione all’Istituto. In seguito poi riflettei quanto più piacerebbe a
Maria se per lo stesso fine venissero celebrate delle Messe, e ne parlai a varj sacerdoti, tutti di pietà
singolare, ed alcuni di particolare santità.
Sin ora ne ho dicianove, non avendo fretta di trovare il rimanente, bramandoli tutti simili. Già a
me basta trovarne trentuno che corrispondino ai giorni di un mese. Questi sacerdoti celebrano dunque
una Messa al mese, in ringraziamento alla Santiissima Trinità dei doni, e privileggi concessi a Maria,
pregando ogni uno per tutti e per noi, e noi da miserabili per essi tutti.
In quest’incontro mi è venuto il pensiero di significare tal cosa alla Signoria Vostra Illustrissima
e Reverendissima per domandarle s’ella pure volesse degnarsi di entrare in questo numero,
sembrandomi che questo sarebbe un gran mezzo per impegnare la Madre delle misericordie a compire
quelle che ha già cominciate. Ed a proposito d’orazione le dirò anzi, che avendo noi un angelico, e
copioso noviziato, queste buone giovani si sono proposte di fare una divozione singolare per Massa,
senza però conoscerne il nominativo, ma solo generalmente i bisogni d’una Diocesi. Premessa dunque
l’orazione, un’altra cosa mi venne in pensiero che potrebbe farsi, ma ho bisogno del rispettato di lei
consiglio, perchè non vorrei pregiudicare, piuttosto che portare giovamento, ed ella è in istato di
conoscerlo. Io ritengo benissimo la risposta fattami da Monsignor Nunzio Ostini, il quale scoprì
terrenno, è vero, ma non parlò direttamente. S’ella lo giudicasse quando possa prima combinare quanto
si renderà necessario, io penserei di fare io stessa un tentativo diretto. Conosco personalmente, e sono
conosciuta. Nel farlo vorrei valutare sommamente quanto fù fatto, e quanto si vuol fare. Solo
rimarcherei, che per quanti sacrificj pecuniarj si possano fare, non bastano per supplire al dono della
vocazione, che viene solo da Dio, che in conseguenza ardisco asserire la debole mia servitù,
aggiungendo com’è vero, che non sarebbe l’onore, che a me fosse concesso, di nessun carico a chi me
lo accordasse, bastandomi l’abitazione, e per questa la tale località ecc.
Eccole cosa io farei quando il Signore volesse prima benedire le pratiche che sono disposta a
fare per le dovute predisposizioni necessarie, prima di tentare simile passo con persona sì rispettabile,
ma ripeto non mi muovo senza il di lei parere. Nel caso ella fosse persuasa sarei a pregarla di dirmi il
nome di quel conventino da lei trovato opportuno. Dubito, che converrebbe contentarci della località
come si trova, e ciò porterebbe non v’ha dubbio un peso maggiore. Dio è grande, e l’intercessione di
Maria santissima quasi onnipotente, onde confidiamo. Ma ella intanto si dia coraggio. In ogni caso se
non piacesse al Signore di provvedermi i mezzi, o ella non credesse adesso il momento le parlerò d’un
altro progetto meno diffuso, e meno permanente che potrà darle intanto qualche susidio nell’operare.
Termino bramando di non perdere anche questa posta. Le domando mille perdoni, e la supplico
della continuazione delle sante di lei orazioni perchè il Signore mi salvi, ed implorando la sacra di lei
benedizione, ossequiosamente mi segno
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona 29 gennajo 1826
Umilissima Ubbidientissima Ossequiosissima serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità1
1
Autografa solo la firma della Canossa.
A MONS. ZOPPI
835(Verona#1826.02.18)
Egli aderisce volentieri all‟invito della Canossa per la ce/ebrazione della Messa devozionale, ma chiede qualche
schiarimento che ella invierà quanto prima. Per il momento nuova proposta altrettanto utile per il Vescovo:
mandi quattro figliole ben intenzionate a Milano. La Canossa a proprie spese, le istruirà ed, entro un anno,
potranno ritornare in Diocesi, valide collaboratrici per l‟evangelizzazione e il miglioramento sociale di una
popolazione tanto sprovveduta.
V:G: e M: Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Essendo sul punto di partire per Trento, per andare a riconoscere quel locale 1 che la clemenza di Sua
Maestà si degnò con suo decreto testè concedermi gratuitamente per l’Istituto, mi affretto di
significarlo alla Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima, certa che la di lei carità se ne
rallegrerà.
Di volo bensì, ma non voglio partire senza riscontr are l’ ultimo ossequiatissimo di lei foglio.
Rapporto dunque a quella Compagnia, in cui ella degnasi d’entrare, quantunque anch’io lo
desideri, non mi fu possibile sin quì, che i sacerdoti che la compongono si fissino una giornata,
essendone alcuni d’impegnati la festa. Spero però a poco a poco di riuscire anche in questo, ed allora
mi onorerò d’avvertirla, bastando intanto ch’ella faccia la carità applicare la Santa Messa una volta al
mese pel fine già detto. L’altro progetto di cui le parlai, secondo me facilissimo sarebbe questo. Nella
città di Massa, o nella Diocesi vi saranno certamente delle buone giovani, desiderose di darsi al
servizio di Dio. So che il talento in questi paesi non manca. I di lei fedeli cooperatori in particolare
i Padri Barnabiti 2 ne avranno certamente alcune in vista. Io dunque penserei, ch’ella me ne mandasse
quattro a Milano quand’ella credesse il progetto opportuno, ed abbia la bontà di significarmelo, vedrò
di trovare io un modo, onde senza peso veruno delle loro famiglie, possano vivere sei mesi, o un anno
con noi. Anch’io con tutto il cuore farò il poco che potrò.
Già non credo ci vogliano tanti studi, e potremo meglio impiegare il tempo nell’insegnar loro a leggere
bene, a cucire, a far calze, in somma i lavori d’una famiglia, e ben fondamentarle nell’istruzione,
secondo l’uso nostro, di Verona singolarmente. In quel caso mi basterebbe ella si compiacesse di dirmi,
quali lavori e cose ella bramasse maggiormente s’insegnasse loro. Forse le condurrei in altro Paese che
a Milano, e poi passato il tempo se il Signore si volesse degnare di benedire coteste, come ha benedetto
quelle di Bergamo, senta se gliela dico grossa, ritornate a Massa in sei mesi io spero con fondamento
ella trova una differenza notabile nella città. E se due fossero della città, e due di qualche paese,
potressimo sperare un giovamento grande anche nei paesi. Queste poi tenendo scuola di guadagno
possono essere d’ajuto alle loro povere famiglie, ed ella avere qualche operaria per la Dottrina
cristiana, capace di educare poi le altre nell’istruzione e nel leggere. Già per la pura sincerità le
confesso, che Maria santissima fu quella che tanto frutto fece ricavare dalle bergamasche, ed essa non
dubito non faccia il medesimo con queste. Eccole il mio progetto.
Per non perdere questa posta sono costretta subito a terminare.
Sappia però, che a Trento conto di fermarmi solo questa settimana e nella terza settimana di
Quaresima, conto a Dio piacendo partire per Bergamo, per indi passare a Milano, dove abbiamo nella
1
2
Il convento di S. Francesco a Trento (Ep. I, lett. 342, n. 3, pag. 535).
Padri Barnabiti della CONGREGAZIONE DI SAN PAOLO fondata neI 1530 a Milano da S. Antonio Maria Zaccaria
insieme a Giacomo Morigia e Bartolomeo Ferrari, patrizi milanesi.
quarta settimana gli Esercizj spirituali delle nostre Dame, che verranno loro dati dal Padre Milani3, e
dal Padre Malerba4 .
Mi raccomando quanto posso alla carità delle di lei orazioni. Onorandomi di risposta, prima
della quarta settimana, favorisca dirigere la lettera a Bergamo.
La supplico della sacra pastorale benedizione, e le rassegno nuovamente l’ossequioso mio
rispetto.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe 18 febbrajo 1826
Umilissima Ubbidientissima Ossequiosissima
Maddalena di Canossa Figlia della Carità5
3
4
Padre Milani, valente oratore (Ep. II/1, lett. 545, pag. 350).
Padre MALERBE, uno dei predicatori degli Esercizi alle Dame.
5
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
836(Milano#1826.03.18)
La Canossa ha ritardato a rispondere alla missiva del Vescovo per molte e varie ragioni che espone. E‟
contenta che egli abbia giudicata positiva la sua proposta di preparare quattro giovani per collaborare con lui
per le scuole serali e per l‟oratorio festivo. Non si preoccupi dell‟onere finanziario e gliele mandi, che lei e le
sue consorelle faranno quanto di meglio sarà loro possibile.
V G e M Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Al mio arrivo in Milano ritrovai il veneratissimo foglio del giorno 1 marzo con cui la Signoria Vostra
Illustrissima e Reverendissima mi onorò, al quale non diedi un subito riscontro, come bramava, per due
motivi. Primieramente perchè occupatissima per gli Esercizj di queste nostre Dame, i quali sono sul
comp In secondo luogo perchè aspettava più dettagliate di lei notizie; dall’ottimo Conte Mellerio1. Jeri
solo fù questo a favorirmi, mi portò i gentili di lei saluti, e fui assicurata dall’Abate Pollidori2 che la di
lei salute si sostiene, malgrado le tante combinazioni, per cui dovrebbe vacillare.
Suppongo, che da un giorno, all’altro, ella avrà il contento di rivedere la buona mia amica
3
Durini , ed io dai nostri buoni milanesi, potrò così distintamente, sapere la nuove di lei.
Certa di fare cosa gradita alla di lei carità, voglio dirle che il mio viaggio a Trento ebbe un
felicissimo esito. Quel Principe Vescovo4, il tanto interessato Monsignor Vicario5, le Autorità, la città
tutta, non potevano darmi maggiori attestati di premura, e di bontà.
Il riatamento del locale però a mio credere, non sarà possibile si termini così sollecitamente, essendovi
grande lavoro da farsi, nè sò persuadermi, possa essere abitabile, se non che nella primavera dell’anno
1827. Una parola le aggiungerò pure degli Esercizj di quì. Questa volta s’incontrarono sul principio
molte difficoltà per combinarli, a riflesso della stagione, che temevasi troppo fredda, ma finalmente la
cosa riuscì, e grazie al Signore, con piena sodisfazione di tutti, maggior concorso dell’altra volta, e solo
mostrano queste Dame, che siano al termine molto di spiacere.
Scrivo queste due righe mentre esse stanno alla meditazione. Ho poi molto piacere che alla
Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima sia stato di gradimento il mio progetto, di educarle
intanto le quattro figlie, di cui possa valersi per l’istruzione della gioventù. Per di lei norma conto a Dio
piacendo quì fermarmi la settimana santa, e la settimana di Pasqua, sino al sabbato in Albis, nel qual
giorno vorrei ripassare a Bergamo, dove il ceto mercantile, mi richiese di venire a fare i santi Esercizj
da noi, e questi saranno i primi che si faranno per le Signore. Colà pure mi fermerò da circa quindici
giorni, indi ripatrierò. Se dunque le riesce in questo tempo possibile, di mandarmi le dette giovani, me
le condurrò poi meco a Verona, avendo ivi maggior opportunità di formarle, giusta i comuni nostri
desiderj. Cercai quì d’interessare qualche persona a tale oggetto, e spero con qualche frutto,
quantunque però non ne abbia ancora risposta positiva, me le mandi liberamente, che già il Signore è
grande, ed io l’assicuro, che insieme alla soddisfazione di poterla in questa piccolissima cosa servire,
provo una dolcezza impareggiabile, considerando di potermi addoperare con persone, che lavoreranno
pel Signore, e pel bene delle anime, in un luogo dove sento esservi un vero bisogno. Assista bensì
queste figlie, e noi, colla carità delle di lei orazioni, onde possiamo soddisfare noi coll’insegnare, ed
esse coll’apprendere.
1
Conte Giacomo Mellerio , benefattore della Casa di Milano (Ep.I, lett. 387, pag. 624).
Abate Polidori, segretario del Conte Mellerio (Ep.I, lett. 388, n. 1, pag. 625).
3
Contessa Carolina Durini (Ep.I, lett. 2, pag. 6).
4
Mons. Luschin Francesco Saverio principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
5
Mons. Sardagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
2
Per non perdere anche questa posta, sono costretta di terminare, umiliandole i rispettosi ossequj
delle mie compagne e supplicandola della sacra di lei benedizione
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Milano li 18 marzo 1826
Umilissima Obbedientissima Ossequiosissima
serva Maddalena Canossa Figlia della Carità6
6
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
837(Bergamo#1826.04.15)
Ragioni particolari impediscono alla Canossa di ricevere subito le quattro future maestre di campagna. La
dilazione non significa disinteresse, che anzi la Marchesa è in pena perchè non prevede prossima neppure la
fondazione a Massa.
V:G: e M: Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Non essendomi stato possibile darmi l’onore di scrivere alla Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima da Milano lo faccio da Bergamo, ove da giorni mi trovo, e da dove penso partire più
presto di quello ch’io dissegnava, avendo dovuto differire ad altro tempo l’esecuzione del progetto
degli spirituali Esercizi delle mercanti attesa una grave malattia di cui venne attaccata quella signora,
che li promosse. D’altronde alcuni pressanti impegni mi chiamano almeno momentaneamente a
Verona.
Già il degnissimo signor Commissario di lei fratello, mi avrà senza dubbio favorito presso di lei
come mi promise, ed avrà e pregato la di lei bontà a tener sospesa ancora la partenza delle buone
giovani, che avremo la consolazione di educare meglio che sapremo. Ardisco tenermi certa, che tale
ritardo non avrà in lei fatto nascere il minimo dubbio sulla mia disposizione, e vivissima brama di
servirla. Nell’atto che debbo supplicarla nuovamente di ritardare a mandarle sino ad un mio avviso le
soggiungerò che la remora, che le domando non ha altro oggetto se non di giovar loro maggiormente.
Sappia, che per certa imprevveduta combinazione tutta mia, che in altro momento le significherò, per
qualche settimana non mi posso assicurare di fermarmi in Verona, ne che fermar vi si possa quella
compagna, la quale si compiacque la bontà del Signore benedire abbondantemente nell’educazione
delle maestre di campagna di quì.
Conseguentemente bramando di trovarmi io all’arrivo delle sue giovani, e di poter vederle io
stessa istradate almeno un mese nelle mani di questa compagna, più delle altre esercitata in tale
impiego, sono costretta a cercare una dilazione di quello che non vedo il momento di poter eseguire.
Tra poche settimane mi onorerò di rispondere decisamente in proposito, e sono certa che pure non solo
troverà opportuno quello ch’io penso, ma che in questi momenti non me le manderebbe sapendo le
circostanze mie, neppure se io glielo scrivessi. La di lei carità non si metta per me in pensiero. Non vi è
niente di male. Anzi ho motivo di ringraziare il Signore, ma ho bisogno d’orazione.
Rapporto alla strada poi per cui Vostra Signoria Illustrissi ma e Reverendissima potrà mandarle
debbo confessarle, che non conosco quale sia la più breve. Io le avevo proposto la via di Milano,
perche pensava non vi fosse altra strada ma la di lei ricerca mi risvegliò la idea di persona da me
conosciuta, la quale aveva una certa relazione da coteste parti, ed era di Reggio. Se per tal via possono
venire, da Reggio per la via di Mantova a Verona, la strada nella lunghezza non è confrontabile con
quella da Massa a Milano. Rapporto alla ricerca ch’ella mi fà di quello che debbono seco portare
quando verranno, faccia prendino seco la loro biancheria personale, ed i loro vestiti; per carità mi
perdoni se parlo chiaramente, se hanno la loro biancheria da letto, piccola quantità già s’intende, e solo
il bisognevole da cambiarsi, la portino, se non l’hanno la prego a non prendersi pensiero di fargliela lei,
che adopereranno della nostra.
Quando sarà il momento da mandarle avrà similmente la bontà di scrivermi quali cose in
particolare ella brama per cotesti Paesi, che imparino, perche vorrei pure avessero da essere di
giovamento. Già sono certa, che nello sciegliere ella non isbaglierà certamente. L’unica cosa di cui mi
raccomando, e per poterla servire davvero, ed anche per non restare noi atteso il numero nostro sempre
assai limitato in confronto delle occupazioni, impossibilitate dall’addestrar di queste figlie, e le altre,
che con esse per altri Paesi verranno educate, si è che siano persone di buona salute, avendo noi
l’esperienza di quelle di Bergamo, che trà il cambiamento dell’aria, quello del metodo di vita, il
passaggio dalla libertà se non campestre almeno della propria casa, al legame d’una applicazione
continua, quelle di salute vacillante, e debole si ammalarono, e ci impedirono non solo d’attende(re) ad
esse, che invece conveniva curarle, ma anche d’assistere le altre.
Rapporto alla fondazione di Massa poi che le dirò Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore?
Se parliamo umanamente non pare tanto vicina. Maria santissima però, è quasi onnipotente, ed ecco
l’appoggio illimitato, ch’io ci vedo. Ella può esser certa, che quello che da me dipenderà lo farò con
tutto il cuore, crederei mancare a quella candidezza, che per ogni titolo le debbo se volessi dirle, che
ottenendo ella la località, Massa sarà la fondazione, che seguirà la prima, e innanzi anche a quella di
Trento. Le sottopongo non solo i bisogni ch’ivi pure si trovano, ma di più l’impegno già preso. La
località che vi abbiamo, i soggetti già pronti, i mezzi egualmente preparati. Laddove che per Massa,
quando bene avremo la località ci conviene pensare a tutto il rimanente, e si ricorderà, che nella mia
lettera in cui mi diedi l’onore di significarle quel mio pensiero di supplicare io la di lei Sovrana le
diceva però, che l’avrei fatto condizionatamente vale a dire che non mi sarei preso colla stessa
un’impegno positivo, ma che avrei cercato di scoprire se in un caso in cui avessi pouto servirla, questa
avrebbe aggradito la mia servitù, e mi avrebbe conceduto la località, e che dietro una favorevole
risposta della Principessa mi sarei adoperata per ricercare i mezzi necessarj. Le ripeto però si assicuri la
Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima di tutto il mio impegno, e perche si tratta del servizio di
Dio e per l’ossequiosa venerazione, e riconoscenza che le professo.
Termino coll’implorare la sacra pastorale di lei benedizione, umiliandole i rispetti delle
compagne, raccomandandomi di nuovo alle sante di lei orazioni, ed onorandomi di confermarmi
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Diriga pure le lettere intanto sempre a Verona.
Bergamo li 15 aprile 1826
Umilissima Ubbidientissima Ossequiosissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità1
1
NB. Autografa della Canossa l’aggiunta in calce e la firma.
A MONS. ZOPPI
838(Verona#1826.06.17)
Nuova dilazione per il viaggio delle future maestre a Verona, causata non solo da malattia della Canossa e da
un forzato viaggio a Venezia, ma anche da una causa, che il nobile Dugnani, nel suo passaggio da Massa, potrà
chiarire.
V:G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Non credo voglia la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima per quanto lungo sia il mio
silenzio, e quantunque non possa sempre sul punto riscontrare gli ossequiatissimi di Lei fogli, come
bramerei, dubitare mai della sempre nuova mia premura, e del più vivo mio interessamento, per tutto
quello che la riguarda.
Il recente motivo dunque, per cui anche adesso dovetti lasciar passare qualche tempo, senza
potermi dar l'onore di scriverle si fù perché in questo intervallo feci la gita mia solita di questa stagione
a Venezia, ove dopo aver assistito agli Esercizj spirituali di quelle pie Dame, dovetti trattenermi di
soprapiù altre tre settimane, per combinare molti altri affari. Si figuri, che non seppi di dover fare tal
viaggio, che dal dopo pranzo alla sera, del giorno antecedente alla mia partenza, avendo prima sempre
sostenuto questo nostro Superiore1, ch'io dovessi trattenermi quì, e mandare invece due Compagne a
suplire per me; ma momentaneamente combinossi un certo affare, per cui fu costretto a mandarmi a
Venezia. Durante la mia dimora colà, che fu di un mese circa, l'assicuro che mi trovai direi quasi
soffocata dalle occupazioni, per lo che non avendo ivi avuto un momento di respiro in mezzo a tante
cose e pensieri, appena quì ritornata caddi ammalata, e tutt'ora dal giorno 6 a questa parte sono di
camera, e non posso parlare che pochissimo.
Già de' miei mali soliti, cioè fui attaccata da una delle mie fortissime tossi con febbre, per la
quale dopo avermi fatto un emmissione di sangue, e dovuto stare qualche giorno anche in letto, ora me
la passo un pochetto meglio, ma poco, che già alcuni giorni conviene passarli. Non si prenda di ciò la
minima pena la di Lei carità, che sà bene che tutto poi termina in niente, e così sarà anche questa volta.
Tutto questo estesamente le ho voluto quì soggiungere, solo perché mi preme tenere Vostra Signoria
Illustrissima e Reverendissima sempre più assicurata, che alle volte l'impotenza mi priva del contento
di poter fare ciò che sarebbe del pari mio dovere, come vivo mio desiderio. Non però di tal tempera
come i miei, sono per quello che sento i di Lei mali. Ella sì che ha molto da soffrire. La prego dunque a
volersi fare tutto quel coraggio che può, e di confidare in Maria Santissima, e vedrà che questa
carissima Madre le otterrà la necessaria fortezza, ed un perfetto ristabilimento, come vivamente lo
desidero. A proposito di Maria Santissima sappia la Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima,
che a momenti ho completo il numero de' sacerdoti2, che celebrano la Santa Messa una volta il mese,
coll'intenzione ch'Ella già sà; ma adesso vò facendo a tutti una nuova supplica, la quale si è, che
vogliano celebrare detta Santa Messa ad un altare privilegiato, onde liberare un'anima del Purgatorio a
scielta di Maria Santissima, perché questa vada ai piedi della nostra gran Regina ad impetrarci quelle
grazie, che Le chiediamo. Di tal cosa ardisco supplicar pure la Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima, certa che gioverà anche alla di Lei Diocesi.
E' superfluo ch'io le rinnovi le sincere proteste del mio interessamento per la fondazione, solo a
rischiarimento in ogni caso m'onoro di dirle, che quando sente da me degli obbietti, non creda provenir
questi da raffreddamento, ma solo dalle momentanee circostanze, e tante volte lo stesso desiderio mi fa
1
2
Mons. Ruzzenenti Vincenzo, Superiore della Casa di Verona (Ep. II/1, lett. 490, n. 1, pag. 166).
Quasi trenta. In A.C.R. c'è l'elenco nominale.
vedere opposizioni, essendo anche tanto avvezza ad incontrare ritardi, che me ne aspetto anche dove le
cose sono appianate. Effettivamente osservi, come sembrava che verso la fine d'autunno dovesse aver
luogo la fondazione di Trento, ed invece tante sono le cose da eseguirsi, che sarò contentissima possa
aver luogo l'autunno dell' 827.
Veniamo adesso a dire una parola intorno alle buone giovani, che dovranno essere quì educate
Dirà, che vado da un polo all'altro, ma vedrà che i due poli si orizzonteranno perfettamente.
Intesi dal buon Marchese Casati3, che l'ottimo Signor Don Giulio Dugnani4 colla Dama di lui
consorte è in viaggio di ritorno da Napoli a Milano, e sento anche ch'Egli doveva fra pochi giorni
essere a Firenze. Ciò mi fece pensare, che abbia preso cotesta strada per darsi il contento di rivederla.
Le scrivo dunque appositamente in prevenzione di tale suposto arrivo, perch'Ella voglia farsi raccontare
dal medesimo l'attuale mia situazione, conoscendola egli quasi direi intieramente, e la Signoria Vostra
Illustrissima e Reverendissima potrà facilmente comprendere il motivo, per cui non posso ancora
accettare le buone giovani di Massa. Si assicuri delle continue, e fervidissime orazioni delle ottime
nostre novizie, le quali sono dodeci, e propriamente angeli, e le medesime non interrompono mai la
intrapresa divozione per Massa.
Mi raccomando alla continuazione della di Lei memoria dinanzi a Dio, ed umiliandole i rispetti
delle Compagne, implorando per esse e per me la sacra pastorale di lei benedizione, mi raffermo con
sempre maggiore venerazione
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe 17 giugno 1826
Umil.ma Dev.ma Osseq.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità5
3
4
Marchese Francesco Casati, benefattore dell’Istituto (Ep.I, lett. 78, n. 1, pag. 138).
Don Giulio Dugnani, patrizio milanese (Ep I, lett. 340, n. 3, pag. 531).
5
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
839(Verona#1826.10.29)
La Canossa chiede che si mandi le quattro ragazze a Verona, dove si sta per iniziare il corso di educazione.
V. G. M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Egli è pure un gran tempo, che non mi dò l'onore di scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima. Forse da Milano Ella avrà saputo, che io feci una gita a Rimini, e a Coriano 1, e
trovandomi allora solo due giornate lontana da Loreto2, fui a visitare quell'amato Santuario.
Non essendovi per ora da quanto potei arguire idea di quel lungo viaggio di cui a Lei parlò il
Signor Don Giulio Dugnani3 pensai di approfittare intanto di quest'intervallo di libertà per fare un corso
di educazione alle Figlie di campagna. Sono arrivata jeri, ma per non perdere giornate inoltrandosi la
stagione mi riserbo a scriverle lungamente un altra volta, ma oggi solo con questa posta le dico, che se
ha lo stesso genio di mandarmi quelle quattro Figlie di Massa io sono prontissima con tutto il cuore a
riceverle, e me le spedisca pure qui a Verona quando comanda. Se mai per qualche circostanza Ella non
credesse, o non potesse la supplico a posta corrente di significarmelo, anzi ardisco aggiungerle, che in
ogni modo mi faccia la grazia di rispondermi subito, per mia norma. Imploro la sacra pastorale sua
benedizione, e col massimo rispetto mi segno.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe 29 ottobre 1826
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità4
(Timbro partenza) V E R O N A
(Timbro arrivo intermedio) V O G H E R A
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo degnissimo di Massa e di Carrara
GENOVA per
MASSA
1
Coriano (Ep. I, lett. 339, n. 3, pag. 528)
Santuario della Madonna di Loreto (Ancona), santuario della Madonna (Ep. I, lett. 265, n. 1, pag. 393).
3
Dugnani Don Giulio (Ep I, lett. 340, n. 3, pag. 531).
2
4
NB. Autografa solo la firma
A MONS. ZOPPI
840(Verona#1826.11.12)
Egli trova difficoltà per il viaggio delle ragazze a Verona. La Canossa fa alcune proposte e dà insieme notizie
del ritardo necessario alla fondazione di Trento.
V: G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Non posso negare a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima, che la bontà del Signore
non siasi degnata d'assistermi in modo particolare anche sull'articolo salute nel già fatto viaggio. Prima
d'intraprenderlo atteso la mia poca virtù era in timore di non reggervi, ma si vede che volle il Signore
farmi vedere che quand'egli vuole fa fare quello che non si crederebbe ed era del tempo che non aveva
goduto salute simile a quella, che godei in questo viaggio.
Certo che cresce in me il desiderio d'essere pronta a qualunque disposizione di Dio nel caso si
verificasse quanto Don Giulio1 le disse.
Veniamo adesso al nostro argomento delle buone giovani di cui da tanto tempo trattiamo.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore per quanto io ci abbia riflettuto non saprei proprio
quì ritrovare una persona a proposito, per ogni rapporto da mandarle a ricever costì. Quattro giovani
forestiere sono mercanzie troppo gelose, oltre di che trattasi che la situazione di Massa diviene per noi
un paese fuori di strada, di modo che eccettuata la strada di Genova, o di Firenze altra non se ne
conosce per venirvi da quanto posso sapere. L 'illimitata di Lei bontà mi perdonerà se ardisco umiliarle
quanto a me passò per pensiero sù tale rapporto. Mi par dunque, che la Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima assicurata che si fosse prima se realmente siavi come realmente suppongo una strada
che conduca da Massa a Reggio, o a Modena direttamente se, atteso lo smisurato imbarazzo che noi
donne siamo in viaggio, trovasse incompatibile mandare tutte quattro le Figlie, potrebbe mandarne due,
scegliendo le più opportune o forse anche tre, e farle accompagnare dal padre di alcuna di esse nel caso
che alcuno ve ne sia di cui possa compromettersene, e dall'ottimo di Lei secretario il quale, poi da
Mantova, da quì lontana solo ventiquattro miglia, potrebbe continuar per Milano, e le due Figlie col
padre continuar potrebbero per Verona. Con ciò a me sembrerebbe provveduto alla sostanza, ed
all'apparenza.
Spero che la di Lei bontà vorrà essere persuasa che il solo desiderio di servirla mi determina a
sottoporle questa mia idea, aggiungendole in pari tempo che nel caso ella non potesse combinare tal
viaggio, sempre egualmente resterà in me viva la premura per Massa, ed invariabile la mia disposizione
d'impiegarmi per servirla, debolmente bensì ma di cuore, al momento che il Signore fosse per aprircene
la strada.
Sono unicamente costretta a supplicarla di nuovo di prontamente onorarmi di quanto avrà
potuto determinare per mia norma, assicurandola che sono tanto circondata d'impegni, che mi conviene
misurare il tempo come l'oro.
Anche questa volta per la ristrettezza del tempo poco potrò dirle intorno al povero nostro
Istituto, per cui la di Lei carità s'interessò sempre. Voglio almeno dirgliene qualche cosa, e prima di
tutto voglio significarle, come la nostra fabbrica, ossiano i ristauri di Trento vanno avvanzandosi, però
non vedo sperabile, che la fondazione abbia luogo prima dell'autunno venturo. Di Milano Ella già sà il
cambiamento della Superiora2, e grazie al Signore tutto và benissimo, e con piena armonia, ed
intelligenza trà la Casa grande, e la Casa piccola. Quello che dà pena a Milano è la salute vacillante del
1
2
Dugnani Don Giulio (Ep I, lett. 340, n. 3, pag. 531).
Spasciani Teresa (Ep. I, lett. 279, n. 10, pag. 414).
Signor Preposto di San Giorgio3.
Il rimanente glielo dirò un altra volta, bastandomi oggi ripeterle l'ossequiosa mia venerazione,
ed implorare la sacra pastorale benedizione.
Di Vostra Signora Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe 12 novembre 1826
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità4
(Timbro partenza) V E R O N A
(Timbro arrivo intermedio) V O G H E R A
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Degnissimo Vescovo di Massa e Carrara
GENOVA per
MASSA
3
Don Burocco Bernardino (Ep. II/1, lett. 524, n. 1, pag. 302).
4
NB. Autografa solo la firma. Nel1'A.C.R. c'è pure la minuta
A MONS. ZOPPI
841(Verona#1826.12.02)
Nuovi accordi per risolvere le difficoltà del viaggio delle aspiranti al « Corso di educazione », nuovo invito
della Canossa a diffondere una devozione proposta dal defunto Papa Pio VII in onore della Madonna.
V: G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Perdoni per carità la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima se nuovamente vengo ad
importunarla co' miei caratteri, ma non vedendo risposta all'ultima mia, del giorno 11 prossimo passato
novembre, colla quale m'onorava riscontrare l'antecedente di cui Ella pochi giorni prima mi favorì, non
posso a meno di non ripeterle il disturbo.
Non creda, che mi dispiaccia, ch'Ella non risponda sul punto questa volta, ma sapendo quanto
grande sia la di Lei bontà, e gentilezza nel farlo sempre, ho solo timore che la mia lettera sia andata
smarrita, ch'Ella non vedendo riscontro, possa dubitare della mia viva premura di servirla. Su tal
dubbio le ripeterò quì sucintamente, quanto detta lettera conteneva sull'articolo delle Figliuole da
educarsi per maestre. Le dicevo dunque, non aver neppur io quì persona addattata da poter inviare a
riceverle a Massa, e ciò non solo per non poter adoperare, né un vecchio solo, né un giovane solo, ma
anche perché quì non conosciamo minutamente le strade, che dalla via di Milano, o di Reggio condur
possano a Massa.
Erami permesso di soggiungerle, che mi pareva più facile, s’Ella avesse potuto, scegliendo
almeno le due più opportune, farle accompagnare dal padre d'una di queste, e dal di Lei Segretario, il
quale avrebbe potuto da Mantova proseguire per Milano, facendo a mio credere una strada più corta di
quella di Genova. In pari tempo, la supplicava come ora nuovamente faccio nel caso vedesse
conciliabile tal gita, ad essere però certa dell'invariabile mia disposizione di servirla, e di prestarmi per
la di Lei Diocesi, con egual desiderio e cuore, quando verrà il momento che al Signore piacerà.
Aggiungo di più quì pure la preghiera di non disturbarsi rispondendomi, a volermi rendere
ragioni, che già ella ben sa, come sempre la pregavo di risposte assolute, avendo troppo cognizione
delle smisurate di Lei occupazioni, della di Lei bontà, dei di Lei lumi, e dirò anche figurandomi le
combinazioni che possono accaderle, nell'attuale di Lei situazione.
Giacchè per mia quiete debbo importunarla, soffra che mi prenda un altra volta la libertà
d'umiliarle un mio desiderio al quale darà il peso che merita, e che perdonerà non dubito a quell'affetto
pur troppo ben debole, ma che però professo alla Santissima nostra Madre Maria, la di cui materna
misericordia vorrei pure restasse sempre più impegnata a benedire la di Lei Diocesi.
Le sarà certamente noto, come il defonto immortale Pio VII1 tra gli uffizj de Santi novelli, fece
mettere pure un nuovo Uffizio della Gran Madre di Dio, sotto il titolo di Auxilium Christianorum, il
quale cade nel maggio, mese in cui non ricorre alcuna particolare festività di Maria Santissima.
Quest'Uffizio, che mi dicono divotissimo e tenero, fu addottato ed ordinato da qualche Vescovo delle
nostre parti, ed io ardo di desiderio, ch'Ella pure lo estenda alla di Lei Diocesi.
Le domando mille perdoni del mio ardire, ed assicurandola della continuazione delle orazioni di
queste fervorosissime nostre novizie, per la di lei Diocesi, imploro per me e per tutte la sagra pastorale
di lei benedizione, ed ossequiosamente mi confermo.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
1
Papa Pio VII (Ep. I, lett. 146, n. 3, pag. 240).
Verona San Giuseppe 2 dicembre 1826
Umil.ma Dev.ma Osseq.ma
Maddalena di Canossa Figlia della Carità2
Voghera
(Timbro arrivo intermedio)
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo Degnissimo di Massa e Carrara
GENOVA per M A S S A
2
NB. Autografa della Canossa la sola firma. Nell' A.C.R. c'è pure la minuta.
A MONS. ZOPPI
842(Verona#1826.12.19)
[Verona] 19 dicembre 1826
Le ragazze, segnalate nelle lettere precedenti, tre e non quattro, sono felicemente giunte a destinazione. Età di
una e gracilità fisica delle altre due impediranno forse la preparazione completa per certi lavori, come
richiederebbe il Vescovo, ma il tempo lo dimostrerà. Intanto la Canossa dà ampie notizie sulle fondazioni e
particolarmente sul suo viaggio a Coriano.
V: G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Dopo un felicissimo viaggio jeri dopo pranzo quì giunse l'ottimo Signor Giovanni Brunetti colle
tre nostre buone Figlie.
Non posso a meno di non dire a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima, che non saprei
a qual altra persona Ella avesse potuto affidarle più degna per ogni rapporto di questo Signore. Io ne
sono edificata ed ammirata insieme. Dallo stesso più minutamente in voce intenderà tutto il corso del
viaggio, che fu dal Signore copiosamente benedetto, come spero sarà il di lui ritorno. La contentezza
delle buone Figlie non può a meno di non essere mescolata da un po' di confusione, trovandosi in
mezzo a tanta novità. La troppo grande di Lei carità verso di me mi dispensa dall'assicurarla di tutto il
mio impegno, e della premura delle care mie Compagne, onde cercare che si formino veramente
secondo i comuni nostri desiderj. Giacché poi Ella desidera che le dica ingenuamente cosa a me pare
delle medesime, le confesso che quella di quarantaotto anni mi dà un po' di pensiero, sembrandomi
molto difficile che nella sua età sia in caso di appendere cose nuove, e più difficilmente delle altre potrà
addattarsi alla vita di applicazione, e di ritiro che necessariamente conviene che conducano per essere
formate nel periodo, come sà de' sette mesi.
Non voglio peraltro che ci perdiamo di coraggio, io farò il poco che potrò, ma si ricordi che
confido nelle di Lei orazioni. Un'altra cosa che mi dispiace si è il dubbio che nessuna abbia ad essere
atta ad imparare a tessere come Ella brama, quando non fosse quella che si chiama Francesca, essendo
mestiere di molta fatica, e sembrandomi queste Figlie singolarmente la Colomba, e la Teresa molto
gracili. Ripeto il Signore ci assisterà e faremo quanto sarà possibile, né mancherò tratto, tratto di tenerla
al fatto sinceramente di tutto.
Giacché ho questa sicura occasione ne approfitto per dirle succintamente qualche cosa intorno
al minimo nostro Istituto; ciò che per l'addietro non feci perché sempre scrivere le dovetti per la posta.
Dietro la cognizione ch’Ella dunque ha del trattato della fondazione di Trento, sappia che al
presente ci avviciniamo al momento di effettuarla, poiché i ristauri del locale all'uopo destinato sono
già avvanzati, e già tengo in pronto più soggetti formati per la medesima.
Così si prossegue la fabbrica a Rovato di Brescia; ma Riva di Trento, che pure fece l'acquisto
del locale, chiesa e recinto con entrata, per avere una nostra fondazione mi pressa più che mai,
bramando anche quella piccola città che volessi andare ad effettuarla quanto prima potrò. Nella
prossima primavera dovrò fare una gita a Trento per dare un occhiata alla fabbrica, e per combinare le
cose prossime alla fondazione, alla quale però non vedo si potrà dare principio che nel prossimo
autunno del 1827.
Con quell'incontro passerò anche a Riva, per dare ivi pure un occhiata prima che restaurino.
Parlandole poi del mio viaggio fatto di recente a Rimini le dirò che colà pure mi portai per una
chiamata ed invito che da gran tempo mi aveva fatto quel Parroco di Coriano1.
Ciò che ben non mi ricordo, se a Lei abbia significato prima della di Lei partenza da Milano.
Trovai dunque colà un drapello di 12 vergini ritirate in un Conservatorio2, le quali sotto la direzione del
suddetto Parroco vivono veramente una vita angelica. Di questo si concluse ridurlo una delle case
dell'Istituto nostro, ed a tale uopo condussi meco una Damina3 riminese dell'età di 24 anni, bravissima
di tutto, e giovane che per ogni rapporto promette assai. Questa fondazione però non potrà essere molto
prossima, per gli altri impegni suddetti, che in queste parti prima mi obbligano. Prima di portarmi a
Rimini già s'intende ho interpellato il volere e la licenza di quel Sovrano. Avrei molto più a quì
soggiungere, ma l'angustia del tempo, essendo l'ottimo Signor Giovanni per partire, mi priva del
vantaggio di potermi più dilungare. Solo ancora la supplico di volermi la di Lei carità assistere colle
sante di Lei orazioni, veggendone Ella l'urgentissimo mio bisogno. Faccia grazia presentare i più
distinti e cordiali miei doveri alla Carissima Signora Querengo 4, facendole pure le mie scuse se in
questo punto non posso darmi il piacere di riscontrarla, lo che farò per la posta.
Imploro per me, e per tutte le care mie Compagne la sagra pastorale di Lei benedizione, e colla
più profonda venerazione mi riconfermo.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Umil.ma Osseq.ma Serva
Maddalena Figlia della Carità5
1
Don Gabellino Giacomo (Ep. II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599).
La prima sede delle Maestre Pie dell'Addolorata (Cf. Aff. Coriano).
3
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542).
4
Donna Teodolinda Quarengo, una Dama collaboratrice del Vescovo di Massa.
2
5
NB. Autografa della Canossa la sola firma.
A MONS. ZOPPI
843(Verona#1827.01.21)
Egli è contentissimo delle notizie positive delle candidate maestre, ma gli servirebbe molto di più una
fondazione di Figlie della Carità. La Canossa è sempre disponibile, ma è necessario attendere ciò che vorrà la
Provvidenza.
V: G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Con molta compiacenza rilevo dall'ossequiato foglio di Vostra Signoria Illustrissima e
Reverendissima, il ritorno dell'ottimo Signor Giovanni Brunetti, al quale non poteva a meno di non
andar pensando, attesa la pessima stagione, non tanto opportuna per viaggi. Ringrazio il Signore, che
quella degna persona sia arrivata felicemente.
Supplico la di Lei bontà a non volersi prender pena, per la combinazione accaduta dell'età
innoltrata della Vignaroli1. Sono accidenti, che appunto tra le tante occupazioni succedono. Peraltro le
dirà, che per l'imparare ha molta prontezza, anzi più di tutte, né io posso lagnarmi di essa. Si mostra
adesso contenta ed intenzionata di operare al suo ritorno. Nondimeno non mi assicuro della sua
vocazione, vedremo andando innanzi. Per le altre due poi le dirà, che la Teresa Vaccà ancor noi la
troviamo un angioletto, ma ha molta difficoltà ad imparare, contuttociò spero bene, ma nel suo piccolo.
La Francesca Manucci finalmente è un ottimo soggetto, che per le sue qualità, pel suo spirito, in
somma per tutto, da quanto sin quì si è potuto conoscere, non troverei difficoltà se si trattasse di una
postulante, di giudicarla a riuscire ottimamente nel nostro Istituto. Il tempo e l'esperienza, forse anche
una non interotta coltivazione, ci faranno conoscere il di più; ed io non mancherò tratto, tratto, di
tenerla al fatto dell'andamento delle cose, e di sottoporle i deboli miei riflessi, ch’Ella raddrizzerà e
dirigerà a maggior gloria del Signore, ed al maggior vantaggio del suo popolo.
La Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima si assicuri di tutto il mio desiderio, per poter
da quella miserabile che sono a questo giovar davvero.
Sento, come già ben m'immaginava, ch'Ella batte e ribatte per ottenere qualche cosa di più che
le maestre, e sento pure l'orazione che per tal oggetto fa fare. Il Signore disponendo, che il caritatevole
di Lei zelo venga soddisfatto, aprirà a me pure la strada da coadiuvarvisi, ma intanto si accerti che nel
caso per parte mia sono disposta a fare quello che potrò, e per ora quì continueremo ad unirci a Lei
nell’orazione.
La ringrazio molto della premura che ha per la mia salute, che non la merita. Si vede
propriamente, che il Signore secondo la vocazione dona le forze. Per non darle pena, nel dirle che fui
ammalata nello scorso estate, non le dissi d'esserlo stata lungamente e sul serio.
Prima di andare a Rimini non sapeva come avrei potuto superare un tal viaggio, ed invece
piacque al Signore, che mi rimettessi, dimodo chè malgrado l'eccessivo freddo che quì abbiamo, non so
dirle il tempo che me l'abbia passata tanto bene, avendo da lavorare eccessivamente.
Mi dimenticava di dirle, che rapporto al tessere farò quanto sarà possibile, perché almeno la
Francesca ne prenda una idea dicendosi da queste Figliuole, che per Massa la tela e l'altra tessitura
semplice importa poco, venendo fatta la tela a prezzo vilissimo nella montagna; che quello
occorrerebbe per costì sarebbe la tessitura operata, e questa porta una machina troppo grande e
fatturosa. Oltre di che le cose da insegnar loro sono tante, e sette mesi scorrono presto. Ripeto
comincerò a far imparare alla Francesca, che sola a mio credere può sostenere il tellajo le cordelle, in
1
COLOMBA VIGNAROLI, TERESA VACCA' e FRANCESCA MANNUCCI, furono mandate a Verona dal Vescovo ,
Mons. Zoppi, per essere preparate a divenire sue collaboratrici nella Diocesi di Massa.
seguito vedremo, ed in un caso vedrò di supplire con altri lavori.
Quando vede l'ottima Donna Teodolinda2, se mi fa la grazia, farle aggradire i miei doveri. Io
penso, e tengo per una delle misericordie che il Signore fece a Massa averle mandato questa
virtuosissima Signora.
Mi raccomando alle sante di Lei orazioni, perché io sappia approfittare delle forze maggiori del
mio solito per fare il mio dovere, e per impegnare la divina bontà ad usarmi poi misericordia.
Implorando la pastorale sagra di Lei benedizione per me, e per le Care Compagne, e piena di
venerazione rispettosamente mi riprotesto.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe 21 gennajo 1827
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità.3
All’Illustrissimo Reverendissimo Signore
Monsignore Francesco Maria Zoppi
Degnissimo Vescovo di Massa e Carrara
GENOVA per MASSA
2
Donna Quarengo (Ep. II/2, lett. 842, n. 4, pag. 1091).
3
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
844(Venezia#1827.06.09)
L'educazione delle tre maestre di Massa è ormai completata e la Canossa dà al Vescovo un giudizio positivo, ma
diverso per ciascuna delle tre, che spera possano tornare utilissime alla Diocesi.
V. G. e M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
S'ella mi conoscesse meno, e se io avessi minor cognizione della di Lei bontà non ardirei piu di
scriverle perché giustamente temerei che la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima avesse
pensato che per trascuranza, e pigrizia non avessi voluto esercitar un atto di dovere da tanto tempo.
Siccome però certa sono che ben facilmente Ella si persuade di quanto le dico come anche con tutta
schiettezza e sincerità io le parlo, così candidamente l'assicuro avrei io realmente sofferto per non
poterle scrivere, e forse adesso più che mai sento la privazione di non poterle scrivere io stessa, ma di
dovermi servire dell'altrui mano giachè le occupazioni dell'Istituto si vanno sempre più accrescendo,
come ancor più fanno le mie, conseguentemente, o sono occupata io, o le poche volte che potrei, non
possono le compagne. In somma Ella mi perdoni dell'involontaria mia tardanza, e mi permetto
rinnovandole le proteste del massimo mio rispetto di richiamarmi altresì alla di Lei memoria.
Non parlo a Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima del breve mio soggiorno a Milano,
né delle copiose benedizioni che degnossi il Signore spargere sui Santi Esercizj di quelle buone Dame,
perché già Ella ne sarà stata informata da quei zelanti Signori di Lei amici che ci favoriscono, bensì le
soggiungo come appena compiti gli Esercizj di Milano, e stata qualche giorno più di quello che voleva
a Bergamo anche per un trattato di una novella fondazione in Val Camonica1 di cui non sò ancor l'esito,
visitai Rovato di Brescia2, ove trovai quel piccolo convento bastantemente riatato, ma non ho ancora
soggetti per cominciare. Dopo pochi giorni che fui a Verona mi portai a Trento per aderire al genio di
Monsignor Vicario3, che bramava rivedessi la fabbrica come io desiderava prendere tutti i concerti per
la fondazione. Il medesimo vorebbe che questo seguisse il prossimo ottobre, io lo bramerei, ma non
ispero, che tutto possa essere in pronto a quell'epoca.
Venni poi a Venezia ove ebbi pure gli Esercizj delle Dame che compirono nella solennità della
scorsa domenica. Vorrei qui fermarmi almeno un mese, avendo se ben Ella si ricorda anche l'Ospitale
delle Convalescenti4 da avviare. Non sò per altro se né pur questa volta potrassi dare al medesimo
principio, quantunque la casa sia provveduta, e riattata, ma molte cose restano da predisporsi, ed io
desidero che quando sarà il principio tutto sia ordinato in modo onde abbia ogni cosa da progredire
felicemente.
Detto adesso bastantemente dell'Istituto veniamo a noi, vale a dire parliamo un poco delle
buone maestre di Massa. Per parte mia l'assicuro che non ho se non a lodarmi di tutte. La Colomba5
oltre il diportarsi benissimo, à imparato bene un po' di tutto. Nondimeno un por per l'età, un po' per la
salute, un poco perché non parmi abbia una positiva vocazione, non saprei assicurarmi avesse da
riuscire per maestra.
La Teresa6 è buona assai, prudente, ma limitata nel talento, à imparato per i lavori, ma non tanto
per lo studio non essendo atta a fare di più su tale articolo; per altro parmi che lo sara bastantemente per
1
Val Camonica , solco vallivo nelle Prealpi Lombarde. Vi scorre il fiume Oglio.
Margherita Caprini (Ep. II/2, lett. 804, n. 1, pag. 994).
3
Mons. Sardagna Emanuele, Vicario Capitolare di Trento (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
4
Ospedale delle Convalescenti (Ep. II/2, lett. 826, n. 3, pag. 1054).
5
Colomba Vignaroli (Ep. II/2, lett. 843, n. 1, pag. 1092).
6
Teresa Vaccà (Ep. II/2, lett. 843, n. 1, pag. 1092).
2
giovare ed assistere con frutto nella scuola di sua sorella. La Francesca7 poi, noi la troviamo sempre più
un gran soggetto. Buona non solo, ma di vocazione ottima, piena di zelo, brava, attiva, in somma per
quanto a noi pare, se ci si presentasse una postulante delle qualità di Francesca, non esiteressimo un
momento a riceverla per Compagna. Quando questa ottima figliuola sarà ritornata a Massa, Cristina 8 ed
io crederessimo che se alla stessa fosse possibile lasciarle trovare una Compagna di sua confidenza, e
che l’assomigliasse, sarebbe in caso di formarla, e di fare del gran bene.
Può credere quanto io lo bramo e quanta consolazione per me sarebbe il sentire che tutte e tre
nel loro genere, avessero da esserle di ajuto. Voglia Ella assistere anche questo po' di resto colle sante
di Lei orazioni, e mi faccia la carità di ricordarsi pure di questa miserabile che le scrive.
La supplico della sacra pastorale di Lei benedizione, e colla maggior venerazione mi dò l'onore
di raffermarmi.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Venezia Santa Lucia 9 giugno 1827
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità9
(Timbro partenza) V O G H E R A
(Timbro arrivo) V E N E Z I A
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo degnissimo di Massa e Carrara
GENOVA per MASSA
7
8
Francesca Mannucci (Ep. II/2, lett. 843, n. 1, pag. 1092).
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
9
NB. Autografa solo la firma della Canossa. Nell’A.C.R. c'è pure la minuta
A MONS. ZOPPI
845(Verona#1827.07.09)
Il Vescovo può mandare a prendere le sue tre neo maestre, senza però un termine perentorio. E' morta a Verona
la giovane tirolese, lasciando un profondo vuoto. Pare che si riprendano i piani per la fondazione a Burano.
V. G. e M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Dovetti accelerare il mio ritorno da Venezia per una visita che piacque al Signore fare a quella
Casa, chiamando a se venerdì sera, giorno del mio arrivo, quella buonissima e bravissima giovane
tirolese1, di cui già debbo averle parlato più volte. Questa, benché giovane di trentaun anno era
sottosuperiora da un anno e mezzo. Detta perdita riempì tutte noi di amarissimo cordoglio. La sua
morte fu quella de' giusti, siccome santa la vita. Speriamo ch'ella sarà già a quest'ora a godere il
Sommo Bene, poiché oltre all'essere stata virtuosissima la sua condotta, ebbe anche campo di far
penitenza in questo mondo nella lunga e penosissima malattia che sofferse con esemplar pazienza e
rassegnazione. Tuttavia faccia la carità, Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima di raccomandar
caldamente l'anima della defunta al Signore, e così pur tutte noi, e specialmente me, affinché
l'imitiamo, e ci dia lume e modo di provedere alla sostituzione, cosa molto difficile in un'Istituto
nascente che abbonda per bontà del Signore di gioventù che dà le migliori speranze, ma che poi
sommamente scarseggia di soggetti maturi.
A norma poi di quanto Ella si compiacque scrivermi, ho l'onore di significarle essere al suo
termine il corso dell'educazione delle maestre e perciò la Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima può mandarle a prendere quando che comanda. La supplico solo ad avere riguardo
unicamente al di Lei comodo, opportunità, o minore dispendio pel loro viaggio, essendo per me
indifferente una settimana come l'altra, bramando solo ch'Ella abbia a minorarsi il peso quanto può. Già
come le scrissi altra volta spero che la cara Francesca sarà un eccellente soggetto, benché di tutte non
posso dargliene altro, che sempre più buone nuove.
Vorrei lusingarmi che anche per li lavori Ella resterà contenta, solo non mi fu possibile far loro
imparare il lavoro a telajo, per aver trovato esser cosa troppo greve, come meglio in voce le diranno.
Ne hanno però appresi di tante altre sorti. Dell'Istituto non le dico nulla nella presente, avendogliene
già parlato nell'ultima mia.
Questa volta poi ho il contento di dirle che ho nuovamente un barlume di speranza per la
fondazione di Burano, che è quell'isola abbandonata, alla quale da tanto tempo aspiro, avendo il nostro
buon Principe Vicerè2 date buone speranze al Parroco3 di colà, di assisterlo per quest'oggetto, onde
faccia l'acquisto d'un diroccato convento. Ed anzi condussi qui meco una buranella. Vegga Vostra
Signoria Illustrissima e Reverendissima come adesso il Signore mostra di voler esaudire le brame di
quel Parroco, e di quel povero popolo e tutto per cagione di Maria Santissima.
Mi tengo sicura che un momento o l'altro Egli farà lo stesso per Massa e sopra le mie
disposizioni in tutto quello che posso ella sempre conti liberamente.
Aggradisca Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima i sinceri sentimenti della mia
distinta venerazione, e del mio rispetto.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
1
Olivieri Beatrice di Riva di Trento (Ep. I, lett. 339 n. 5, pag. 529).
Principe Ranieri (Ep. I, lett. 299, n. 4, pag. 459).
3
Sac. Giovanni Giuriatti, parroco di Burano (Ep. II/1, lett. 668, pag. 444)
2
PS. Mi faccia la carità di domandare per me fortezza al Signore, avendone proprio in questa circostanza
propriamente bisogno.
Verona San Giuseppe 9 luglio 1827
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità4
(Timbro partenza) VERONA
(Timbro arrivo intermedio) VOGHERA
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo Degnissimo di Massa e Carrara
GENOVA per MASSA
4
NB. Autografi della Canossa poscritto e firma.
A MONS. ZOPPI
846(Verona#1827.08.05)
La lettera precedente non è giunta a destinazione, come attesta lo scritto del Vescovo, recato a mano
dall'incaricato di riaccompagnare a Massa le tre neo maestre, di cui la Canossa dà ancora ragguagli ottimi.
Ella vorrebbe dare un aiuto ancora più valido a Monsignor Zoppi, ma, in quel momento deve accettare le croci
che trova nelle varie Case, tra 1'altra la morte della tirolese e il necessario ritorno a Coriano della Damina
Ferrari, che non regge al clima di Verona.
V: G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Dall'ossequiato foglio di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima recatomi dall'ottimo
Signor Giovanni Brunetti1 parmi comprendere non aver Ella ricevuto l'ultima mia lettera nella quale
nell'atto, che in risposta alla pure pregiata antecedente di Lei lettera le diceva, essere al suo termine il
corso delle studio delle figliuole che abbiamo ammaestrato, mi onorava altresì di dirle, che non si
prendesse però una soverchia sollecitudine, nel mandare a prendere le sue Figlie, ma che cercasse il
modo per Lei più opportuno, e meno dispendioso, niente a me decidendo settimana meno settimana
più. In somma questo adesso più non giova, onde veniamo all'argomento presentemente il più
interessante, ma prima mi permetto di supplicarla di risparmiare con me per sempre ringraziamenti che
non merito per verun rapporto, e che ad altro non servono, che a raddoppiarmi la pena di non poterla
servire in qualche cosa di proposito.
Parlando adesso di queste buone Figlie, altro non sò, che ripeterle quanto già ebbi l'onore di
dirle. L 'abilità non manca in nessuna. La più brava è la Manucci 2. Questa e la Teresiana Vaccà3, hanno
anche grande inclinazione al ritiro. La Colomba Vignaroli4 dice sempre d'essere disposta a tutto quello
ch'Ella crederà. E' assai buona, ed abile anch'Essa, ma pel suo fisico non posso accertarmene
pienamente. Mi lusingo che per i lavori resterà pienamente contenta, ma non fù possibile far loro
imparare il tessere perche troppo faticoso. Già la Vignaroli e la Vaccà, si vedono senz'altro, ma a
confidarlo a Lei sola, la Francesca Manucci quantunque sanissima, non sarebbe per oggetto fisico atta a
tale lavoro, che potrebbe impedire il maggior bene, che spero farà, non potendo reggere a questa fatica.
Imparò bensì a fare il bindello5. Grazie al Signore mostrano tutte tre un gran fervore, ed impegno di
operare per la divina gloria. Mi lusingo pur dunque, che corrisponderanno al meno in qualche parte
all'ardente di Lei zelo, e carità. Siccome mi tengo certa, che il Signore darà a lei il lume da collocarle
ove Dio sarà più servito.
La sacra di Lei visita sento esser presto al termine. Mi figuro quante fatiche Ella avrà divorato.
Qual consolazione sarebbe per me se in quello che a me è possibile, potessi sollevarla. Ma la mia
vocazione come sà, è d'esser sola, nè piacque al Signore sin qui, ch'io mi trovassi in una Diocesi di
potere col Vescovo lavorare indefessamente. Il Signore sia di tutto benedetto. Intendiamoci non posso
se non che lodarmi di tutti li miei Superiori, ma voglio dire che quell'operare che farei se fossi nella
sua Diocesi non ho occasione di fare nelle altre.
Le di Lei Figlie le diranno che sono stata ammalata. Adesso è passato tutto, da molta debolezza
in fuori restatami.
Le dirò anche che il Signore mi và visitando con delle croci relative alle Care Compagne, una
1
L'accompagnatore delle giovani mandate dal Vescovo a Verona.
Francesca Mannucci (Ep. II/2, lett. 843, n. 1, pag. 1092).
3
Teresa Vaccà (Ep. II/2, lett. 843, n. 1, pag. 1092).
4
Colomba Vignaroli (Ep. II/2, lett. 843, n. 1, pag. 1092).
5
Forse fettuccia fatta a maglia.
2
delle quali Egli chiamò a se stesso giorno del mio arrivo a Venezia, ed era quella bravissima tirolese6
di cui tante volte le parlai. La mia Damina di Rimini7 dovrà ritornarsene per la salute, ed a Milano pure,
tra la Maddalena8 spedita dal medico e mi fanno temere della Poli9, e della Tagliabue10.
Non si prenda pena per me, che già il Signore ha troppi motivi da darmi delle croci. Mi basta,
che mi usi misericordia nella morte. Non posso nasconderle per altro, che non mi trovi sopracarica
d'occupazioni dovendo supplire anche per chi mi manda. A me basta che mi faccia la carità di
raccomandarmi al Signore, ed a Maria Santissima: del rimanente il Signore mi assisterà.
Le presento i rispetti di Cristina11, e delle compagne tutte e hanno l'onore di conoscerla, e
ringraziandola di tutto passo a domandarle la sacra pastorale di lei benedizione, ossequiosamente mi
segno.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona San Giuseppe li 5 agosto 1827
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità12
6
Olivieri Beatrice (Ep. I, lett. 339 n. 5, pag. 529).
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542)
8
Crippa Maddalena (Ep. II/1, lett. 530, pag. 314).
9
Polli Rosa (Ep. II/1, lett. 541, n. 5, pag. 338).
10
Tagliabue Antonietta (Ep. III/2, lett. 1630, n. 1, pag. 1304).
11
Cristina Pilotti con Maddalena a Verona (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
7
12
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
A MONS. ZOPPI
847(Verona#1827.12.07)
Notizie varie, tra cui il ricordo penoso della morte della tirolese, Beatrice Olivieri e della partenza, per il
forzato ritorno a Coriano, della Damina Ferrari a causa della precaria salute.
V.G. e M.
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Egli è pure tempo una volta ch'io rompa l'involontario, ma tanto lungo mio silenzio, e che
soddisfi alla mia brama di venire in iscritto ad ossequiare la Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima. L 'unica cosa che mi tenga quieta quando non posso scriverle si è la certezza che Ella
per mancanza delle mie lettere non dubiterà mai dell'invariabilità della mia venerazione, e del mio
interessamento per la di Lei Diocesi. Non di meno l'aver dovuto perdere il bell'incontro di quel
degnissimo Cavaliere Cicopieri, e quella pure d'un Padre Barnabita di costì, che trovavasi a Milano
quando io vi giunsi, mi fu propriamente di mortificazione. Che vuole che le dica Illustrissimo e
Reverendissimo Monsignore, dovetti girar molto e fermarmi poco in ogni luogo, conseguentemente nei
Paesi mi trovo tanto soverchiata dagli affari che mi riesce spesse le volte impossibile supplire a quei
doveri che tante volte più desidero.
Questo anno, ha piaciuto al Signore di visitarmi in modo diferente però dividendomi da due de'
migliori soggetti dell'Istituto. Della mia buona Tirolese1 già gliene parlai, e la raccomandai ai di Lei
suffragi. Ma poi la vacillante sanità di quella bravissima Damina2, che meco venne da Rimini fece che i
nostri medici non vollero assolutamente arrischiare che nel frigido nostro clima passasse questa
l'inverno. Dovetti quindi ricondurla sino a Modena, ove sua madre venne a riceverla. La prima mi
tengo certa di non averla perduta che per la terra, ma che presso il divin Trono stia pregando per noi. La
seconda si adoprerà quanto può per istabilire una Casa dell'Istituto nel piccolo Coriano 3, paese lontano
otto miglia da Rimini. Io sono contenta delle divine disposizioni, quantunque mi dispiaccia la
lontananza e dell'una e dell'altra. Quando fui a Modena parlai di Lei con un degnissimo sacerdote, ed
andava pensando che erami a lei avvicinata per linea retta perché per quella parte non vi sono strade per
quanto credo praticabili.
Ritornata a Verona passai a Bergamo per cambiare la Superiora che aveva terminato i sei anni
del suo governo, e perché anche dopo la morte della tirolese io mi trovava in questa prima Casa tanto
sopracarica di affari, che mi pareva aver da cedere sotto il peso, quantunque ringraziando il Signore
abbia anche qui de' soggetti eccellenti, ma sono giovanette, e quelle poche di età matura sono soffocate
dalle occupazioni, o logore dalle fatiche. Fui costretta a levare la buona Domenica 4 da Milano, e la cara
Durini non mi fulminò per miracolo, anzi per indurmi a fare una gita direi quasi di qualche ora di più a
Milano, ebbe la bontà di condurmi la Compagna a Bergamo, ed io andai quattro giorni a Milano
coll'amica. Colà trovai tutte le cose in ordine, ma la Maddalena5 umanamente parlando mi dà assai
poche speranze. Si sono però accresciute di numero essendo entrate quattro novizie. Tornata a
Bergamo, e terminato un pò di ritiro alle maestre di campagna che poterono intervenirvi, fatti li Santi
Esercizi alle Compagne, istradata la novella Superiora, ritornai a Verona colla deposta che farò
sottosuperiora in luogo della defonta, ed ora starò qui quanto potrò per avviare questa pure, e lasciare
1
Beatrice Olivieri (Ep. I, lett. 339 n. 5, pag. 529).
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542).
3
Coriano (Ep. I, lett. 339, n. 3, pag. 528)
4
Faccioli Domenica (Ep.I, lett. 360, n. 1, pag. 568).
5
Maddalena Crippa , della Casa di Milano (Ep. II/1, lett. 530, pag. 314).
2
nel migliore stabilimento che potrò questa prima Casa, e potere così mettermi sempre più in libertà per
le novelle fondazioni, che il Signore si degnerà in progresso di volere da me. Questo continuo girare,
questa unione di occupazione furono le cagioni del mio silenzio.
Intesi con grande soddisfazione, e dal venerato di Lei foglio, e dalle persone provenienti da
Massa i buoni diportamenti delle figliuole che qui furono educate. Ringrazio la bontà del Signore che
abbia accompagnato il piccolo nostro lavoro molto bene. Desidero che abbiano da perseverare, e stiamo
nella speranza che quelle di costì siano per preparare la strada a cose maggiori. Spero che la di Lei
salute continuerà ad essere buona. Si vede propriamente che Dio tra mille croci la sostiene, e per di Lui
servizio, e per di Lui gloria.
Ha piaciuto al Signore togliermi il santo nostro Superiore di Venezia, il Padre Provinciale de
Cappuccini6 il quale però aveva nominato il suo successore7. Tutte queste anime sante vanno a godere
nel Cielo, ed io vorrei almeno fare un poco di giudizio.
Mi assista per carità colle sante di Lei orazioni. Le umilio gli ossequiosi doveri di tutte le
Compagne ed implorando la sacra pastorale di lei benedizione mi onoro di riprotestarmi col maggiore
rispetto
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona li 7 dicembre 1827 San Giuseppe
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità8
6
7
Padre Marino da Cadore, provinciale dei Cappuccini a Venezia (Ep. I, lett. 533, n. 3, pag. 557).
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
8
NB. Autografa della Canossa la sola firma.
A MONS. ZOPPI
848(Bergamo#1828.02.23)
Mons. Zoppi non sta bene, assillato anche dalle troppe cure pastorali. Probabilmente, a stagione migliorata,
passerà qualche tempo a Milano, dove spera rivedere la Canossa. Ella però teme di dover rinunciare al
prezioso incontro per gli impegni della sua missione e stende un itinerario dei suoi viaggi, che pare non lascino
parentesi di riposo.
V:G: e M: Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Non posso significare alla Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissimo quanta mortificazione
mi abbia portato l'ultimo ossequiato di Lei foglio, dal quale rilevai l'indebolimento della sua salute. Le
domando mille perdoni se di troppo m'innoltro, ma io vorrei supplicarla a riflettere più ai disordini, che
la bontà del Signore le fece togliere sin qui, ed al bene, che ha già introdotto nel suo popolo, che ai
grandi bisogni, che restano per pienamente provvedere al medesimo A poco, a poco, vedrà che Dio
appianerà le cose, ma il maggiore ostacolo, ch'Ella vi possa mettere si è quello, di non darsi coraggio, e
conseguentemente pregiudicarsi nella salute Mi riuscì per altro di molto piacere il sentirla in
disposizione di recarsi a Milano sull'aprirsi della stagione. Io mi lusingo, che ciò ch'abbia da rimetterla
pienamente pur che non lasci troppo andare innanzi la cosa
Non so sperare di avere in quell'incontro la sorte di ossequiarla. Ella ben sa, che la mia
vocazione personale è quella de' sacrificj, cosi sapessi corrispondere al Signore. In quest'incontro però
tali sono i miei legami, ed i miei impegni che dovrò eseguire in ciò la mia vocazione, e sacrificare al
Signore la consolazione, che avrei di rivederla. Sappia, che dall'ultimo giorno di carnovale io mi trovo
a Bergamo, ove il ceto mercantile mostra desiderio di venire a fare i Santi Esercizj da noi. Siccome si
tratta di mettere qui pure in attività uno dei nostri Rami, che per le maritate non fù ancora praticato,
promisi loro se li combinano, di quì fermarmi sino la terza settimana di Quaresima, sul principio della
quale vorrei recarmi a Milano per istare otto, o dieci giorni colle care Compagne, indi servire le Dame
similmente per i Santi Esercizj compiti appena i quali, ritornerò quì per essere a Verona nell'ottava
pasquale.
Subito dopo questo debbo passare a Venezia avendo colà tra gli altri affari, d'aprirsi spero
l'Ospitale delle Convalescenti1, e compiti ivi pure dalle Dame gli Esercizj mi conviene subito ripartire
per Verona avendo la fondazione di Trento, che quel degnissimo Monsignor Vicario2 desidera si faccia
entro il prossimo maggio. Da questo itinerario com'Ella ben comprenderà, mi verrà tolto il bene
d'ossequiarla che volentieri poi rinunzio al Signore, restando nella lusinga di poterlo fare in altro
momento e chi sa che non sia quando abbia da prestarmi per servirla.
La di Lei carità sò, che sentendo tutti questi miei giri vorrà raccomandarmi d'avermi cura. Io la
prevengo col dirle, che cerco d'avermi tutta quella che posso, molto più perché gli anni si accrescono, e
mi conviene confessare, che le forze vanno diminuendosi, quantunque la salute sia discretta, ma non
sono più capace d'incontrare le fatiche di petto, come faceva una volta.
Sento che le buone figliuole da noi educate si prestano alla meglio nell'educazione della
gioventù. Voglia il Signore, che lavorino molto, come di cuore desidero.
Termino col raccomandarmi quanto posso alle sante di Lei orazioni, solo perché possa giungere
quando sarà il divino piacere al porto dell'eterna salute, ed umiliandole i rispettosi doveri delle
Compagne la supplico della sacra pastorale benedizione, e colma di venerazione, rispettosamente mi
segno
Di Vostra Illustrissima e Reverendissima
1
2
Ospedale delle Convalescenti (Ep. II/2, lett. 844,, pag. 1095).
Mons. Sardagna Emanuele, Vicario Capitolare di Trento (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
Bergamo li 23 febbraro 1828
Santa Croce
Umil.ma Dev.ma Osseq.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità3
(Timbro di partenza) BERGAMO
(Timbro arrivo intermedio) VOGHERA
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo Degnissimo di Massa e di Carrara
GENOVA
per
MASSA
3
NB Autografa della Canossa solo la firma. Nell’A.C.R. c’è anche la minuta.
A MONS. ZOPPI
849(Trento#1828.07.29)
La Canossa sta preparandosi per andare, in settembre, a Coriano. Ne è un poco preoccupata per cui chiede
preghiere. Dà poi notizie di Milano, dove l‟attività caritativa è sempre più intensa, e di Trento, dove, il 21
giugno, è avvenuta l‟erezione formale.
VG e M
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Egli è pure del tempo, che desidero aver l’onore di scrivere alla Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima. Il continuo mio girare, le occupazioni straordinarie, che mi circondano quando vado
come feci nelle nostre Case per l'esercizio di qualche Ramo di carità dell'Istituto, e le occupazioni della
novella fondazione in cui mi trovo, resero sin quì infruttuosi i miei desiderj Adesso però che le cose quì
in Trento sono già avviate, voglio approfittare dei primi momenti di libertà per proccurarmi questo
vantaggio. Desidero, e spero che la di Lei salute sia buona, ma vorrei esserne assicurata Io pure grazie
al Signore me la passo al mio solito, vale a dire colla mia frequenza de' salassi, e con qualche
incomodetto, ma senza aver mai bisogno di letto, e potendo supplire negli incontri per bontà del
Signore ai doveri maggiori.
Le confesso che propriamente anche in questa fondazione ho esperimentato l'ajuto del Signore,
e veramente mi dà Egli prove tali d'assistenza negli incontri, che dovrei aver coraggio d'incontrare
qualsiasi cosa anche la più ardua. Eppure veda quanto sia grande la mia debolezza. Questo settembre
debbo portarmi nuovamente in Romagna, essendo indispensabile una nuova mia gita a Coriano 1 per
quella proposta fondazione che si ricorderà essere vicina a Rimini. Eppure per molte circostanze mi dà
un gran pensiero, e supplico caldamente la di Lei carità a voler raccomandare al Signore più del solito
l'oggetto di questo nuovo viaggetto Le scriverò poi da colà. Cominciai da quello che mi resta da fare, e
nulla dissi alla Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima di quello che il Signore ha fatto.
Forse mi abuserò della di Lei sofferenza a scriverle si lungamente ma mi parerebbe mancare a
quella continua, e grata rimembranza di quanto deve alle paterne caritatevoli di Lei premure il minimo
nostro Istituto, se ogni volta che le scrivo non gliene dassi le notizie. Non le parlerò di Milano dove gli
Esercizj furono si numerosi che si cominciò a trattare di farli due volte all'anno, e ove crescono
rapidamente le Compagne mediante le premure dei buoni Milanesi, già sarà di ciò da Milano informata,
ma le dirò che oltre i soliti Esercizj a Venezia si cominciò finalmente l'Ospitale delle Convalescenti2, il
quale naturalmente essendo nel suo principio non lascia di darmi cure, e pensieri, ma va bene. Anche
quel degnissimo, e santo novello Patriarca3 vi ha tutto l'impegno. I trattati della cara mia isola di
Burano per l'Istituto pure sono ricominciati avendone interessato il nostro ottimo Principe Vice Re 4, Il
Patriarca ed il Parroco5, ma io credo che per questo affare Maria Santissima si abbia una protezione
particolare. Di quest'ultima cosa forse sarà una mia supposizione. Insomma vedremo.
Veniamo a Trento ove mi trovo da circa due mesi. Quì si trasferirono da Verona otto Compagne
entrate per questa Casa, oltre di me e di Cristina. Il giorno di San Luigi da questo Principe Vescovo6 fù
fatta l'erezione formale nella nostra Chiesa dedicata alla Santissima nostra Madre Addolorata, della
1
Coriano (Ep. I, lett. 339, n. 3, pag. 528)
Ospedale delle Convalescenti (Ep. II/2, lett. 844,, pag. 1095).
3
Mons Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
4
Principe Ranieri (Ep. I, lett. 299, n. 4, pag. 459).
5
Sac. Giuriatti Giovanni, parroco di Burano (Ep. II/1, lett. 668, pag. 444)
6
Mons, Luchin Francesco Saverio, principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
2
quale il convento ha preso il nome. Non posso dirle la bontà per noi del Prelato, di Monsignor
Sardagna7, ora Decano, e non più Vicario, e di tutti i Trentini.
Nella erezione tenne il Principe Vescovo il modo stesso della funzione di Milano che ricavò dal
processo verbale di colà. Ci fece una bellissima omelia, e mi mandò poi un altrettanto bello Decreto, in
cui approva le Regole, e ci dichiara immediatamente a Lui soggette. Avendo i soggetti parte formati, e
parte ben istradati, la Casa è già avviata, essendo in attività la scuola, l'istruzione delle ragazze nel dopo
pranzo, il ricevimento della festa della gioventù, e l'assistenza alla Dottrina parrocchiale, Si comincierà
l'istruzione delle adulte tra giorni. In conseguenza circa i 10 d'agosto conto ripatriarmi. Eccole tutto.
Mi raccomando quanto sò alle sante di Lei orazioni e chiedendole la pastorale benedizione
m'onoro di riconfermarmi
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Trento li 29 luglio [1828] dall'Addolorata
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità
VOGHERA
All’Illustrissimo Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo Degnissimo di Massa e Carrara
MILANO per GENOVA e MASSA
7
Mons. Srdagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
A MONS. ZOPPI
850(Verona#1828.08.28)
Monsignor Zoppi sta per partire per Roma e la Canossa, che dopo non molto, dovrà recarsi a Coriano, ne
chiede l‟indirizzo dando il proprio in Romagna. E‟ l‟ultima lettera del carteggio con lo Zoppi.
VGeM
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Forse sarà Ella già partita, ma sul dubbio riscontro sul punto l'ossequiato di Lei foglio del
giorno 15 agosto, da me ricevuto questa sera giorno 27.
La supplico volermi scrivere il suo indirizzo in Roma, giacche dovendo io portarmi a Coriano di
Rimini in Romagna1, potrebbe accadere, che per questo paese avessi bisogno d'incomodarla
Io non conto di poter partire da qui, che circa la metà di settembre, ed in allora il mio indirizzo
sarà dopo il mio nome Rimini per Coriano. Sul dubbio, che questa la trovi ancora a Massa, imploro la
sacra pastorale benedizione, ed ossequiosamente mi rafermo
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona li 28 agosto 1828
Umil.ma Osseq.ma Ubb.ma
Serva Maddalena Canossa Figlia della Carità2
(Timbro partenza) V E R O N A
All'Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Monsignor Francesco Maria Zoppi
Vescovo Degnissimo di
CARRARA e MASSA
1
2
Coriano di Rimini, in Romagna (Ep. I, lett. 339, n. 3, pag. 528)
NB. Autografa della Canossa solo la firma.
APPENDICE
DA MONS. ZOPPI
A 121(Massa#1826.11.02)
Egli non trova chi possa accompagnare a Verona le tre candidate al «.Corso di educazione ». Se la Canossa
potesse mandare qualche persona di sua fiducia a prelevarle, completerebbe la sua prestazione generosa.
V. G. e M.
Illustrissima signora Marchesa
Devo ben credere, che il Signore l'abbia rimessa in buona salute da quanto mi annuncia colla carissima
sua lettera delli 29 p.p. ottobre e del viaggio fatto a Rimini1, e Coriano2, e quindi alla Santa Casa di
Loreto, e dell'occupazione di formare un corso di educazione delle figlie di campagna, e ne godo
vivamente, e spero, che alcun poco avrà parlato anche di me, e di questa povera mia Diocesi a Maria
santissima in quel beato Santuario.
Così io penso che il Signore la disponga all'altro più lungo viaggio, che per quanto me ne disse
il signor Don Giulio Dugnani3 sembra voluto dalla divina misericordia per estendere assai più le sue
grazie. Ella a buon conto vi si prepari coll'avere diligente cura della sua salute.
Le mie giovani sono smaniose d'averle per maestra, e madre, e tosto che avessero compite le
opere ingionte per conseguire il Santo Giubileo, che va a chiudersi quì nel giorno della presentazione di
Maria santissima, volerebbero costì, ed io sono sempre nel più ardente desiderio di mandarle, e di
approfittare della di lei carità, che deve poi fruttare a bene delle mie poverelle. Ma per quanto io abbia
pensato, e ripensato durante il lungo intervallo di tempo, in cui trattiamo di questa missione, non mi è
mai riuscito di ritrovare persona a proposito, a cui affidarle pel lungo viaggio. Mi era quasi determinato
di mandarle col mio Segretario contro mio genio, perchè ha l'apparenza d'essere troppo giovine, e un po
allegro, sebbene sappia, ch'egli è veramente buono. Ma a giorni deve partire per urgenze della sua
famiglia, e recarsi a Milano, alla sua, e mia patria sul Lago Maggiore 4, e trattenervisi forse un po' a
lungo. Se a lei riescisse facile il mandare quà qualche buon sacerdote, od anche secolare di sua confidenza a levarle, aggiungerebbe una nuova carità a tante altre; e in questo caso la pregherei a
volermene dare un previo avviso per tenere le giovani preparate, inteso però sempre che addebitasse a
me le spese siccome di questo viaggio, così del loro ritorno a suo tempo. Questa libertà; prosegua a
raccomandarmi a Dio, dal Quale le imploro ogni benedizione; compartendole intanto la mia passo a
ripetermi con piena costante stima
Massa Ducale li 2 novembre 1826
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo servitore
+ Francesco Maria Vescovo
(Timbro partenza) MASSA DUCALE
(Timbro arrivo) VERONA
1
Coriano, centro importante della Romagna
Coriano (Ep. I, lett. 339, n. 3, pag. 528)
3
Dugnani Don Giulio, patrizio milanese (Ep I, lett. 340, n. 3, pag. 531).
4
Cannobio.
2
NOV. (embre)
Alla Illustrissima Sig.ra Signora Padrona Colendissima
La Signora Marchesa Maddalena di Canossa
Fondatrice delle Figlie della Carità
GENOVA per
CORIANO
PRESENTAZIONE
Quando la Canossa nel 1825, ricevette la lettera dì Don Giacomo Gabellini, Parroco di S Innocenza a Monte
Thuro, frazione di Coriano, questo comune era un centro di una certa rilevanza della Romagna.
Era un antico castello medioevale dei Malatesta, « un grazioso paese, situato sul dorso di un’amena collina », che,
degradando, « giunge di fronte al litorale adriatico a pochi chilometri dalla città di Rimini ».
Ci si deve necessariamente rifare a questi brevi tratti geograficì, perchè il dossier della Canossa si riallaccia, per
questo AFFARE, ad un antefatto, che non si può ignorare e le cui fonti si ricavano dal « Fatto informativo sul principio e
progresso del Conservatorio di Coriano fino al giorno 16 luglio 1827 », steso da Don Giacomo Gabellini e diretto al Papa
Leone XII, per ottenere un sussidio che l’aiutasse ad estinguere i debiti contratti per l’acquisto della Casa del Conservatorio
di Coriano (L’autentico è presso l’Arch. di Stato di Roma, Tes. Gen. Comp. R.C.A., Div. Sa e li, Beni eccl., Busta 114).
La Romagna, nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, tornava a far parte dello Stato Pontificio, ma gli animi,
specialmente dei giovani, erano rimasti turbati ed inquieti e, nonostante le riforme del Papa romagnolo, Pio VII, e le
condanne repressive del governo più rigido dì Leone XII, le agitazioni accrescevano il disagio di una popolazione già
oppressa dalla miseria.
C’era reale impreparazione e incapacità da parte degli uffici amministrativi, ma c’era pure in molti un rifiuto,
ormai irreversibile, del governo pontificio.
Gli stessi tumultuanti non avevano una linea programmatica chiara: chi avrebbe voluto affidarsi al Granduca di
Toscana, chi all’Austria, purchè la grave disoccupazione e lo spettro della fame si risolvessero in una vita più ordinata e
tranquilla. Si cercava un orientamento migliore, ma intanto odio e immoralità avvelenavano sempre più gli animi, con
conseguenze deleterie anche nel campo femminile.
Per questo, a Coriano, le due autorità comunali preminenti, chiamati sul luogo « anziani », Camillo Vasconi e
Pietro Paolini, cercarono un mezzo per arginare, almeno per le future spose e madri, tanta distorsione morale. Coinvolsero
in questo un sacerdote di larghe vedute, ardente e generoso, Don Giacomo Gabellini, che fece subito suo l’urgente problema
del Governo e degli Anziani, e riuscì a sua volta a coinvolgere la signora Prudenza Uccellini. Don Gabellini la convinse a
passare a Coriano.
Era oriunda di Ravenna, ma abitava a Rimini presso l’Arciprete di San Bartolomeo e da tempo si dedicava
all’istruzione ed educazione cristiana della gioventù femminile.
Donna di alte virtù e di un potenziale intellettuale ed affettivo ricchissimo, la Uccellini accettò, suo malgrado, il
nuovo campo di lavoro, e vi si trasferì il 27 maggio 1818. L’iter di sistemazione fu abbastanza faticoso, ma, aiutata da tre
altre volonterose, si insediò in una casa, che Don Gabellini era riuscito ad acquistare e subito la scuola e l’oratorio festivo
furono molto frequentati.
L’istituzione fu chiamata « Pio Ritiro » o « Conservatorio » e maestre la Uccellini e le sue collaboratrici, che
vivevano insieme senza però nessuna imposizione di Regole o di divisa uniforme.
Nel frattempo, quando ormai vi funzionava già un educandato, alcune Suore espulse dai monasteri dalle
soppressioni napoleoniche, chiesero di far parte del Pio Ritiro e, tra queste, Suor Maria Agnese dei Conti Fattiboni di
Cesena, del Monastero di Santa Chiara in Forlì.
Fu un inserimento provvidenziale perchè, due anni dopo l’inizio del Conservatorio, il 16 novembre 1820, Prudenza
Uccellini moriva e la Fattiboni la poteva sostituire alla guida della istituzione.
Era sempre coadiuvata da Don Gabellini, il quale stava ormai accarezzando una idea luminosa: costruire un
Oratorio pubblico, contiguo al Conservatorio. Il problema finanziario, che era l’ostacolo più grave, era stato risolto con
l’aiuto di benefattori inattesi e il 31 maggio 1825, la chiesa era aperta ai fedeli.
Per un nuovo intervento provvidenziale, il 29 aprile 1824, entrava a far parte del Conservatorio una trentottenne di
famiglia facoltosa, Elisabetta Renzi, nata da Gianbattista e dalla Contessa Vittoria Boni di Urbino. Era ancora probanda
quando, con le monache era stata estromessa dal Monastero che sorgeva a Pietra Rubbia, altro fortilizio malatestiano e, per
quanto la famiglia avesse insistito perchè rimanesse fuori del chiostro, Elisabetta aveva preferito la vita diversa, ma povera,
del Conservatorio.
Nello stesso anno il Pio Ritiro avvertiva una particolare forma di disagio: mancava quella stabilità che poteva
derivare dal « riconoscimento ecclesiastico » e la Renzi, ormai provetta nel campo della vita religiosa, aveva consigliato la
Fattiboni di risolvere l’ambigua posizione canonica delle religiose.
Da non molto, aveva letto un discorso tenuto da Mons. Zop pi durante l’erezione canonica dell’Istituto delle Figlie
della Carità in Milano. Poichè anche la Marchesa veronese inculcava alle sue figlie la particolare devozione all’Addolorata,
così, come nel Conservatorio, il dolore della Vergine era centro del complesso devozionale, la Direttrice si rivolse alla
Canossa per sondare una possibile unione delle Maestre del Conservatorio con le Figlie della Carità.
Suor Agnese ne fu persuasa e incaricò la Renzi stessa di iniziare le trattative, lasciando però la precedenza a Don
Gabellino.
Le prime risposte della Canossa, dirette appunto all’Arciprete, sono del febbraio 1825. Vi si intravede molta
prudenza, molta cautela, la forte preoccupazione che, prima che se ne parli pubblicamente, si chieda l’approvazione dei
Superiori Ecclesiastici.
Poi, il 25 marzo dello stesso anno, quando ella è ben convinta che l’autorità ecclesiastica locale e quella romana
sono propense, si dichiara disponibile e anzi desiderosa di entrare, col suo Istituto, a far parte anche dello Stato Pontificio.
Tuttavia non ha fretta e, per non far sorgere pericolose complicazioni in un momento politico tanto difficile, assicura che
andrà in Romagna, ma quando le sarà stato concesso il passaporto per Rimini, con l’intento di raggiungere Loreto, dove si
sente fortemente attirata per un incontro di preghiera con la Vergine Santa.
La Canossa usciva così dai suoi schemi spirituali: non a vrebbe mai concertato un viaggio per una devozione
persona», ma in questo momento serviva da schermo ai suoi viaggi apostolici, così come in molte lettere se ne servirà per
frenare l’ansia di Don Gabellini e il desiderio delle aspiranti ad esserle figlie.
Intanto ella chiede luce e consiglio al Card. Zurla a Roma e le sue domande, come le risposte del Porporato,
segnano un diagramma significativo di alti e bassi che indicano l’oscillar co tinuo di assensi, di consigli di attesa, di
trepidazioni, di dissensi, infine di deciso consenso, che la morte della Canossa renderà nullo; alti e bassi che segnano pure le
tappe della storia del povero Conservatorio e della Romagna, straziata dalle passioni più violente e dai più amari
risentimenti, che sfociano, nel 1828, in un ciclone distruttore.
Il Conservatorio riesce a continuare la sua strada, ma dopo che, nel 1828, le due vittime, Don Gabellini e Suor
Agnese Fatti boni, fatti oggetto delle calunnie più malvage e ingiuste, avranno lasciato, con la più profonda amarezza, il
campo del loro lavoro.
Rimarrà a raccogliere l’eredità di dolore e di amore Suor Elisabetta Renzi che, lentamente, spesso con angoscia,
sempre con fiducia, ridarà vigore al virgulto intristito. Essa, fino al 1835, quando già l’Ordinario della Diocesi l’avrà
proclamata superiora del Conservatorio, chiamato delle Maestre Pie dell’Addolorata che già operava anche a Sogliano,
continuerà a implorare dalla Canossa una soluzione positiva per la piccola istituzione, che voleva trovare un appoggio
sicuro.
La Canossa era stata a Coriano nel 1826 e al termine del 1828; si era affettuosamente legata alle Maestre del
Conservatorio che chiamava sue figlie; ne aveva condotto a Verona perchè vi facesse il noviziato e tornasse a Coriano per la
fondazione, ma non si era mai decisamente convinta di poterla realizzare per le tante ragioni, che rendevano troppo
improbabili le opere richieste dalla Regola.
Non ne era convinta la Canossa, perchè inconsciamente avvertiva che, negli orizzonti della storia umana, si stava
delineando un’altra figura, quella della Renzi che, superate le innumeri difficoltà, sarebbe diventata, come lei, una guida
approvata, capace, suscitatrice di tanto bene e di un Istituto, le Maestre Pie dell’Addolorata, con una propria fisionomia.
A DON GABELLINI
851(Milano#1825.02.05)
Dovrebbe essere la prima lettera con cui la Canossa risponde a Don Gabellini di Coriano. Si mostra disponibile
alle richieste dell'Arciprete per una possibile fusione delle Povere del Crocifisso con l'Istituto delle Figlie della
Carità, purché, per il momento, la cosa non sia di dominio pubblico. Si chieda invece l'approvazione dei
Superiori ecclesiastici.
V .G. e M. Veneratissimo Signor Arciprete1
Mi affretto a riscontrare Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima quantunque non possa
sul punto definitivamente rispondere a quanto la di Lei bontà ha la compiacenza di dirmi. Le dirò per
altro, che sapendo la bontà del Signore, non restai sorpresa, ma non potei a meno però di non ammirare
le singolari benedizioni colle quali la Divina Provvidenza và prosperando i santi di Lei disegni, e me le
1
Don GIACOMO GABELLINI, nato a San Giovanni in Marignano, parroco di S. Innocenza in Monte Tauro, frazione del
Comune di Coriano, poi Arciprete di Coriano, che abbandonò nel 1828, per ritirarsi in volontario esilio a Firenze, dopo la
campagna di calunnie di cui fu vittima con la Fattiboni, in seguito alle agitazioni politiche di quegli anni.
professo obbligatissima per la degnazione con cui Ella mi mette a parte d'ogni cosa. Si assicuri, che da
miserabile, se piacerà al Signore ch'io m'impieghi a servirla lo farò con tutto il cuore. Se dovessi anzi
giudicare da quanto Dio fin qui fece, ardirei quasi di assicurarmene. Però adesso che la trattativa è
giunta a quel segno di dover anche per mia parte determinare, sono certa ch'Ella troverà troppo giusto,
che prima d'ogni altra cosa interpelli la volontà dei miei Superiori, senza la quale non potrei apportare
alla di Lei Istituzione se non che la tempesta di Giona. Subito che avrò la risposta mi farò un grato
dovere di significargliela, e ripeto vorrei lusingarmi da quanto Dio sin qui fece in questo affare che sarà
favorevole.
Per altro, come devo, io non farò che esporre semplicemente ogni cosa, e la decisione de' miei
Superiori sarà la mia. Frattanto sinché resta per mia parte la cosa pendente, se mai Ella fosse per fare
un qualche passo la supplico a non parlare per ora dell'Istituto nostro, desiderando io sempre che la
base sia sodamente stabilita prima di produrlo in qualsiasi modo. Frattanto io continuerò a far pregare
Maria Santissima. Faccia Ella la carità di fare altrettanto. Spero che questa adorata Madre ci otterrà la
grazia di eseguire veramente in ciò il Santissimo Divino Volere, e di operare per la maggiore Gloria del
Signore. Frà pochi giorni partirò per Bergamo, dove scrivendomi può dirigere per questa prima volta la
lettera, aggiungiendo al mio indirizzo: In Rocchetta Convento Santa Croce2.
Successivamente non mancherò di tenerla ragguagliata dove mi trasferirò, e sia certa della mia
disposizione di prestarmi, come mi sarà permesso, a servirla con ogni premura. Termino chiedendole la
grazia di presentare i miei doveri alle ottime di Lei Figlie alle orazioni delle quali, come a quelle di
Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima caldamente mi raccomando.
Se mai, non essendo molto lontana dal Santuario di Loreto, Ella avesse persona che dovesse
portarvisi, faccia ivi pure pregar molto Maria. Ho l'onore di riprotestarle la mia venerazione, e
nuovamente me le dichiaro.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Mlilano dal Locale della Certosa li 5 Febbraio 1825
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità3
Al Molto Illustre e Reverendissimo Signore
Il Signor Don Giacomo Gabellini
Arciprete Degnissimo di Coriano
Bologna per Rimini per
CORIANO
2
La seconda sede delle Figlie della Carità a Bergamo.
3
NB. Firma autografa.
A DON GABELLINI
852(Milano#1825.02.05)
Don Giacomo ha esposto alla Canossa quanto concerne l‟inizio e lo sviluppo del Conservatorio di Coriano ed
ora vorrebbe ricorrere a Roma per far conoscere l‟opera della Marchesa, perchè più facile si ottenga l'assenso
per la fusione. La Marchesa lo dissuade, esponendo, a sua volta, i suoi rapporti cordialissimi con la Santa Sede
e in particolare col Cardinal Vicario Zurla, che aveva conosciuto a Venezia, da semplice sacerdote.
V .G. e M.
Veneratissimo Signor Arciprete
La bontà con cui Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima si compiace con tanta apertura
significarmi il principio, avviamento, e stabilimento del di Lei Conservatorio, sempre più m'impegna a
metterla candidamente al fatto, non solo di quanto mi domanda, ma di varie altre cose in proposito,
ch'io giudico non sentirà mal volentieri; dopo di che soffrirà che le sottoponga i riflessi che feci di
quanto ha la bontà di comunicarmi nel Veneratissimo di Lei Foglio, per cui sarò poi a supplicarla di
una grazia, della quale facilmente comprenderà il motivo, e la ragionevolezza.
Prima però debbo dirle aver goduto sommamente nel sentire le preghiere, che coteste ottime di
Lei Figlie hanno cominciato a porgere per tale oggetto alla comune Santissima nostra Madre Maria. Da
miserabili noi pure ad esse ci uniremo onde ottenere col potentissimo Patrocinio di questa gran Signora,
che in questo affare tutto cammini sempre in conformità col Divino Volere, e tutto ordinato resti alla
maggior Gloria del Signore, e convien pur che, aggiunga, ch'Essa disponga in un caso, il cuore di tutte
loro in modo, che abbiano da essere veramente persuase, e contente giacchè le dico il vero a me pure
non fa riflesso né ricchezze né nascita, né altre cose umane, ma la vocazione sopra di tutto la reputo
indispensabile e più di tutto mi preme.
Veniamo adesso all'argomento. Sappia dunque V.S. Molto Illustre e Reverendissima rendersi
affatto superfluo ch'Ella inoltri a Roma la ristretta idea da me datale di questo minimo Istituto, essendo
il medesimo, le Regole sue, e la miserabile mia persona pienamente conosciute dal Regnante
Pontefice1.
Le dirò di più, che fino dal tempo in cui diede il Signore all'Istituto principio, ebbi la fortunata
opportunità nell'iscriverne le Regole, di poter fare, direi sopra di ogni una, consultare la Santità di
Nostro Signore il gran Pontefice Pio VII ed ho la consolazione d'aver potuto, come era mio dovere,
pienamente regolarmi secondo la di Lui volontà. Mi diede pure il Signore la grazia di parlargliene io
stessa a Piacenza nel di Lui ritorno da Genova, e da Lui eccittata col mezzo del fu Eminentissimo
Cardinal Fontana2, che non conosceva di persona, ma col quale aveva io particolar servitù; e che era
per noi fuor di modo impegnato, gliele feci umiliare in Roma, e degnossi Egli confortarmi con paterna
Apostolica Lettera, in cui commendando la Regola, mi animava a vieppiù stabilirla.
Passato poi a miglior vita, com'Ella ben sa, prima il Cardinale già detto, indi il Santo Pontefice,
mi provvide ben presto la bontà del Signore di altro Protettore e Padre del Sacro Collegio nella persona
dell'attuale Cardinal Vicario l'Eminentissimo Zurla3. Questo aveva io lungamente conosciuto a
Venezia, ove Egli pure trovavasi nel tempo che per lo stabilimento di quella nostra Casa ivi soggiornai.
Fu Egli testimonio occulare delle Misericordie che Dio sparse sull'Istituto, e per parte
dell'Augusto nostro Sovrano4, e per parte di quel zelantissimo Patriarca5 e per parte del nostro Governo.
1
Leone XII eletto Papa il 28-9-1823 (Ep. I, lett. 340, n. 2, pag. 530).
Cardinale Francesco Fontana, barnabita, era stato confessore della Durini (Ep. I. lett. 13, n. 1, pag. 35).
3
Card. Placido Zurla, Vicario del Papa Leone XII (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).I, pag. 527.
4
Francesco I, imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422).
5
Mons. Pyrcker Giovanni Ladislao, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 482, n. 1, pag. 156).
2
Passato Egli poi a Roma, seco portò la stessa bontà, e persuasione per noi. Restammo in relazione e
fatto Egli Cardinale poco dopo la morte dell’Eminentissimo Fontana, di pieno cuore accettò le mie
suppliche e s'impegnò di esserci Protettore e Padre. Tale effettivamente l'ho sempre da poi
esperimentato, Egli mi ottenne l'apostolica Benedizione dal Novello Pontefice subito dopo la di Lui
assunzione al Trono, indi col di Lui mezzo Sua Santità pienamente conobbe l'Istituto e degnossi la
medesima favorirlo con benefizi e privilegi. Da tutto ciò Ella ammirerà certamente, come per essere
l'Istituto nostro totalmente dedicato ed appartenente alla Gran Madre di Dio, in di Lei riguardo abbia il
Signore dimenticato la mia miseria e siasi ricordato soltanto della sua Misericordia. Siccome però mi
trovo col detto Cardinal Vicario in pieno carteggio, ecco la grazia di cui sono a supplicarla, e senza
ch'io mi diffonda Ella già comprende i miei riflessi. Nel caso Ella si determinasse per l'Istituto nostro,
non voglia fare passo alcuno, né presso il Santo Padre, né presso il Cardinale senza prima
comunicarmelo. Da quanto fin qui le dissi, Ella bene ne vede il motivo, però se disporrà il Signore
abbia la sorte di fare la di Lei conoscenza, in voce poi le significherò il di più.
Non mancherò intanto come può credere di tenerla informata del luogo dove mi troverò, per
avere in qualsiasi parte la sorte di ricevere le di Lei lettere, e non si formi riguardo per la posta, ma mi
scriva pure quanto crede opportuno. Per ora mi trovo ancora in Milano, Incerta quando potrò partire
atteso che queste buone Dame vorrebbero nella quaresima fare da noi i santi Esercizi, e se sarà vero che
giungano a combinarli, cosa non probabile in si breve tempo, dovrò in quel caso fermarmi essendo la
prima volta che ciò in nostra Casa farassi in Milano, essendo poco tempo che siamo nella nuova
località6, la quale offre bastante capacità da riceverle. Perciò la prima di Lei lettera l’indirizzi pure a
Milano, che già in ogni caso questa Superiora me la farà recapitare ove sarò. Sono obbligatissima alla
Signora Direttrice7, ed alla Signora Renzi8 dei gentili loro saluti, Favorisca contracambiarli co’ miei
doveri. Mi raccomando alle di Lei, e Loro orazioni confermandomi con sincero ed invariabile rispetto
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Milano dal Locale della Certosa li 5 Febbraio 1825
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità9
6
Casa di Via della Chiusa (Ep. I, lett. 337, n. 1, pag. 524).
Suor MARIA AGNESE dei Conti FATTIBONI di Cesena, del monastero di S. Chiara di Forlì, dal quale fu estromessa per
le leggi napoleoniche. Chiese allora ed ottenne di far parte delle Maestre del Conservatorio, di cui prese la direzione alla
morte della fondatrice Prudenza Uccellini (Cf. Introduzione) e dal quale dovette allontanarsi nel 1828, in seguito alla
gravosa campagna di calunnie. Entrò allora nel riaperto Monastero di Clarisse di Modiano.
8
Elisabetta Renzi, nata nel 1786 a Saludecio di Romagna, da Giambattista e dalla Contessa Vittoria Boni di Urbino. Faceva
parte dell’educandato delle Clarisse di stretta clausura, ma, nel 1807, aveva chiesto di passare al Monastero di Agostiniane
di Pietra Rubbia, da cui però venne estromessa, con le altre monache, per le leggi napoleoniche. Era rimasta poi in
famiglia fino al 1824, quando aveva domandato di far parte delle Maestre del Conservatorio di Coriano. Diverrà in seguito
fondatrice delle Maestre Pie dell’Addolorata. Morì nel 1859.
7
9
NB. Firma autografa.
A DON BUROCCO
853(Verona#1825.04.07)
Il Cardinal Zurla ha già trasmesso alla Canossa il compiacimento del Santo Padre per una possibile fondazione
a Coriano, ma poichè l‟Arciprete Gabellini, ansioso di realizzare il suo piano, vorrebbe raggiungerla a Verona
per accompagnarla in Romagna e la Marchesa non ne è convinta, chiede consiglio al Superiore di Milano.
Veneratissimo Signor Preposto
Sembrerebbe pure che la mia lontananza maggiore da Milano dovesse liberare Vostra Signoria Molto
Illustre e Reverendissima dai tanti disturbi che anche a mio particolare riguardo ella soffre, ma certa
della di lei carità, a questa pur anche da Verona ricorro, non avendo sin qui potuto ottenere una risposta
da quel santo Parroco nominatomi prima della sua morte dall’antecedente superiore, per successor suo,
in conseguenza mi riesce molto pesante il dover risolvere negli affari gravi di mia sola testa, e lo
scrivere, oltrechè non ho spesso il tempo di farlo, mi diviene riflessibile anche per esporre colla debita
chiarezza nel domandare ogni cosa per la posta.
Presentandomisi un privato incontro da poterle inviare le lettere da me ricevute e scritte, dopo la
mia partenza da costì, mi onoro occludergliene la copia, e la supplico con quella sollecitudine che può,
farmi la carità di scrivermi, come comanda che mi regoli. Non si formi verun riguardo a riscontrarmi
colla posta, essendo ben differente il domandare dal rispondere, molto più potendole con questa
occasione occludere le lettere stesse, che favorirà ritenere presso di sè. La prevengo che nè coll’Elena 1,
ne con nessuno in Milano farò cenno di quanto qui le dirò, nè della continuazione di questo trattato,
trovando necessario di conservare adesso il massimo silenzio. Troverà dunque qui unita la lettera
scrittami dal Cardinale2 in riscontro di quella ch’ebbi il vantaggio di mostrarle, la lettera in
conseguenza di questa da me scritta pochi giorni dopo al signor Arciprete di Coriano, accettando la
fondazione, ed un’altra lettera scrittami dallo stesso Arciprete3 giuntami solo martedì 5 aprile.
Le confesso che quest’ultima mi da un gran pensiero, e per questa singolarmente la disturbo.
Vedo per una parte il piacere del Santo Padre4, ed il desiderio del Cardinale Vicario, ed in ciò mi pare
dover dedurre il Divin Volere, riflettendo a ciò, sembrerebbe si dovesse aspettare adesso la risposta che
al Parroco verrà fatta da Roma, ma vediamo in questo un’attività sorprendente, e non vorrei che
appunto adesso che avrà ricevuto la mia lettera, egli moltiplicasse passi e parole, e m’intralciasse
l’affare. Vedo pure non esservi modo di battere per condur questo, la solita strada dai superiori
assegnatami, cioè di essere chiamata dall’Ordinario, ma non mi pare questa circostanza simile alle altre
volte, avendo in ciò la intenzione dichiarata del Pastore Supremo, il quale è anco il Sovrano temporale
di quegli Stati, come il Consiglio del Cardinal Protettore.
Io vivo nella certezza che il Signore mi darà la grazia di farmi da lei sapere come gli piace che
mi regoli. Voglio anzi sottometterle un’altro mio pensiere, per averle detto tutto, e non glielo direi se
dovessi temer ch’ella calcolasse le mie idee minimamente, e non mi dicesse schiettamente il di lei
volere. A me dunque venne in mente, che per conciliare conclusivamente ogni cosa, e maturarla con
sicurezza, non vi sarebbe altro plausibile ripiego che tutto coprisse, se non che io dicessi, ed effettuassi
una visita al Santuario di Loreto5 ed in quell’incontro, come per accidente, riconoscessi di persona ogni
cosa, e tentassi se ivi pure avessi la solita mia fortuna di darla ad intendere anche a quel Vescovo, e
1
E1ena Bernardi (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
Card. Placido Zurla, Vicario del Papa Leone XII (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
3
Don Gabellini Giacomo (Ep. II/2, lett. 851, n. 1, pag. 1119).
4
Leone XlI, eletto Papa il 28-9-1823 (Ep. I, lett. 340, n. 2, pag. 530)
5
Santuario della Madonna di Loreto (Ancona) (Ep. I, lett. 265, n. 1, pag. 393).
2
frattanto scrivessi al Parroco di sospendere ogni passo ulteriore, sinchè senza ch’egli si disturbi di
venirmi a prender come dice, e come io non sarei in nessun caso persuasa, non avrò l’incontro, andando
a Loreto, di portarmi anche colà. Non penserei di fare per ora questo viaggio, ma basterebbe secondo
me effettuarlo al più quest’autunno. Ma già, del tempo al mio ritorno a Milano per gli Esercizj della
Dame, potremo concludere in voce.
Ripeto mi faccia la carità di non badarmi in niente se vuole che stia quieta ma di dirmi solo
come pensa lei assolutamente.
Nulla più seppi del predicatore. Io scrissi ad un’altro ma questo pure è impegnato. Mi dica se è
provveduta, restandomi qualche altra vista. Qui vado facendo il poco che posso, ma mi trovo
sopracarica di occupazioni, come Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima ben si figurerà. I
primi di maggio a Dio piacenda passerò a Venezia per gli Esercizj delle Dame, sempre ferma
nell’intenzione di venir poi a Milano, giusto lo stabilito.
Mi raccomando quanto posso alla carità delle di lei orazioni, e mi confermo col massimo
rispetto, e colla maggiore venerazione
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona 7 aprile 1825
Maddalena di Canossa
__________________________
NB. La lettera è scritta, con molta cura, da Teresa Spasciani, che aggiunge pure il nome della Canossa,
evidentemente per mettere la copia agli atti.
A DON GABELLINI
854(Verona#1825.04.16)
Accordi sulla conduzione della corrispondenza per evitare disguidi e pericolose conseguenze.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Non mi fu di poca sorpresa il veneratissimo foglio del giorno nove aprile con cui Vostra
Signoria Molto Illustre e Reverendissima mi favorì. Com’Ella benissimo riflette fu uno sbaglio il non
aver affrancato l’altra mia lettera scrittale fino dal giorno 24 Marzo. Sappia però essere a me riuscito
questo sbaglio doppiamente inaspettato, essendo che avendo io voluto in altri incontri affrancare
lettere, le quali non erano, è ben vero, come questa per l’Estero, ma che però a Milano è necessario
affrancare, non vollero accettare tale affranco a Verona, e di più le dirò, che parmi il medesimo
ordinario che scrissi a Lei, o certamente pochi giorni correndo di differenza, scrissi anche a Monsignor
Zoppi1, il quale è, come ben sa, Vescovo dell’Estero2, né so, che neppure tal lettera sia stata affrancata,
come quando gli scrivo, faccio sempre a Milano; eppure fu spedita avendone anche ricevuta la risposta.
Comunque sia la cosa, ciò mi sarà di regola da qui innanzi, ed oggi in somma fretta tanto di non
lasciar passare senza riscontrarla anche quest’ordinario le dirò semplicemente con tutta la soddisfazione
come il lume, che sopra di me Dio diede ai miei Superiori si combina pienamente coi santi loro
desideri. Mi dispiace solo la mia incapacità, e d’altro non posso assicurarla, che di tutta la mia premura,
ed interessamento pel felice esito della cosa, per quanto da me può dipendere, e per quanto potranno
consentirmelo gli altri preventivi miei impegni.
Non mi diffondo dunque questa volta neppure a riscontrare l’ossequiato di Lei Foglio del giorno
15 Marzo, per la somma angustia del tempo, volendo tentare per non far confusioni di ritirare se sarà
possibile, l’antecedente mia lettera, nella quale le comunicava appunto la decisione sopra di me dei
miei Superiori. In seguito poi sono certa ch’Ella mi permetterà, che approfittando di quella bontà ed
apertura colla quale si compiacque trattare meco fin da principio, possiamo continuar a concertare nello
stesso modo il rimanente, troppo conoscendo anch’io necessario, che, ogni passo sia ben pesato, e
maturato, e che possiamo Ella, ed io aver la consolazione, che l’affare cammini direttamente, per ogni
parte alla maggior Gloria di Dio, con pari soavità, che sicurezza.
La supplico dei più cordiali, e distinti miei complimenti alle ottime di Lei Figlie, che quando
piacerà al Signore mi sarà di gran consolazione poter tutte abbracciare. Mi raccomando alle di Lei, e
loro sante orazioni, e passo subito al vantaggio di raffermarle la rispettosa mia venerazione.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Verona li 16 Aprile 1825 San Giuseppe Contrada S. Zenone
Continui pure a dirigere le lettere per tutto questo mese a Verona, il maggio poi a Venezia,
aggiungendo alla mia direzione, a Santa Lucia.
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità3
1
2
Mons. Francesco Zoppi, vescovo di Massa (Ep. II/1, lett. 625, n. 6, pag. 552).
In uno degli Stati italiani non dipendenti dall’Austria.
3
NB. Firma autografa.
A DON GABELLINI
855(Venezia#1825.05.11)
La Canossa, prima di iniziare accordi definitivi per la fusione del Conservatorio di Coriano con il suo Istituto,
desidera che Don Gabellini sottoponga le sue proposte al Vescovo Zollio, da cui deve partire il primo assenso.
Non ha ancora stabilito quando andrà in Romagna: deve attendere il permesso dei suoi Superiori e decidere
insieme di assecondare il proprio desiderio di visitare il Santuario di Loreto. La Canossa, dopo accordi presi
con la Santa Sede, cela, dietro un‟aspirazione devozionale, in un momento politico tanto difficile, il suo viaggio
in Romagna.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Questa volta mi do l’onore di scrivere a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima da
Venezia ove da otto giorni mi trovo, dovendosi in questa nostra casa, Venerdì primo giorno della
novena della Pentecoste, dare principio da queste buone Dame ai Santi Spirituali Esercizi.
Mi rallegro molto, che in questo maggio Ella sia occupata nelle Sante Missioni sperando che in
questo mese dedicato all'adorata nostra Madre Maria, Ella la farà pregare in modo particolare per l'affar
nostro. Sento ch'Ella faticherà coll'Illustre e Degnissimo Monsignor Cadolini1, che non ho l'onore di
conoscere di persona, ma che forse avrà qualche cognizione del minimo nostro Istituto per la relazione
che il medesimo fece in Venezia, per l'ultima volta che vi predicò, colla mia strettissima Amica la
Contessa Carolina Durini Trotti di Milano2, molto conosciuta dal di Lei amico Signor Neri. Questa
buona Signora accidentalmente qui trovavasi a quell'epoca come vi era ancor io, ed avevamo desiderio
ambedue di ossequiarlo. Non mi ricordo positivamente qual motivo m'abbia privato di questo
vantaggio, parmi più di tutto fosse per la difficoltà che sempre ho di sortire di casa, che potendo starei
sempre in convento e siccome a questo genio, mi conviene molto spesso rinunziare, essendo
frequentemente in viaggio, com'ella ben sà, quando mi trovo nelle nostre Case, ogni cosa mi serve forse
di pretesto per non sortire.
Sappia anzi, che prima che Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima mi scrivesse essere
Monsignor Zollio3 il loro Vescovo, mi avevano detto a Milano, che Monsignor Cadolini lo fosse, e
come lo conosceva per fama, ed in conseguenza molto lo venerava, me n'era propriamente compiaciuta.
Non dubito, che anche il loro Prelato non sia persona, che abbia tutti i numeri, e niente io calcolo, che
possa essere cauto e misurato nel contemplare un'Istituzione, che nasce, giacché Veneratissimo Signor
Arciprete, il Signore a me pare dona solo a chi impegna nelle Istituzioni una certa confidente sicurezza
nella povertà, che non concede a chi non ha uopo da usarne.
Sappia però, che sinora, tra le singolari misericordie concesse dal Signore in riguardo di Maria
Santissima al minimo nostro Istituto si è il favore ed adesione dei vari Vescovi, ove le nostre Case sono
situate e per me riesce di singolare conforto la benedizione dei rispettivi Prelati. Io bramerei dunque
sommamente, che a poco a poco Ella potesse far entrare in persuasione Monsignore di lei Vescovo, non
già per nessuno oggetto temporale, ma solo per avere un assenso paterno, e la di Lui Episcopale
Benedizione. Le dico il vero, questo è il maggiore mio desiderio giacchè non posso dubitare di quella
del Santo Padre che con tanta carità ci riguarda, ed Ella saprà bene dolcemente, ed a tempo opportuno,
insinuarsi nel di lui animo volendomelo indi significare per mia consolazione.
Adesso poi eccomi a rispondere a quanto Ella si compiace domandarmi, cominciando dal tempo
in cui potrei recarmi costì. Conviene, che per questo momento le risponda, non saper ancora quando i
miei Superiori me lo permetteranno e certamente prenderanno Essi le misure dalle generali circostanze
dell'Istituto. Peraltro io le dirò che come già di sopra le rimarcai, io viaggio spessissimo, ma quando il
dovere non mi costringe a sortire, mi fermo anche degli anni successivamente, parlando delle città,
senza vederle, né visitarle neppure i Santuari. Vero è che dove Gesù Sacramentato si trova, evvi il
1
Mons. ANTONIO CADOLINI, barnabita di Ancona, vescovo di Cesena.
Contessa Carolina Durini (Ep. I, lett. 2, pag. 6).
3
Mons. Ottavio Zollio, vescovo di Rimini (Ep. II/1, lett. 650, n. 4, pag. 605).
2
Santuario di tutti i Santuari. Però, indifferente forse più del bisogno per i Santuari in generale, è del
tempo che vivamente desidero di visitare quello di Loreto, ma pel solo oggetto di tal visita non ne avrei
mai parlato. Ora che Dio mi presenta un oggetto relativo all'Istituto, da verificarsi da coteste parti,
domandai, ed ottenni, di poter soddisfare a questo mio desiderio, ma non ne sono ancora in tempo,
giacché prenderò le misure dagli affari nostri. In conseguenza questa volta sarà superfluo, ch'Ella
s'incomodi a far viaggi. Nell'andare o nel ritornare da Loreto, io verrò a riverirla, e dandomi l'onore di
fare la di Lei conoscenza, procurami altresì il contento di abbracciare tutte le ottime di Lei Figlie, ed in
quell'incontro potremo tutto combinare, concertare, e stabilire, siccome fissare anche un'epoca per
l'incominciamento dell'Istituzione costì. Rapporto al paese piccolo di Coriano4, per me non fa il
minimo riflesso, mi basta vi sia da lavorare per la gloria di Dio, e pel bene delle anime. La nostra
vocazione rende per noi inutile tutto il rimanente né mi dà pensiero la casa piccola o grande, ma mi
consola grandemente la Chiesa interna ed esterna, e questa dedicata alla Santissima nostra Madre
Addolorata.
Non ritardi la benedizione della medesima per attendere la mia venuta, più presto che può
essere anche minimamente accresciuta in qualche modo la venerazione di Maria, ne ho una maggior
consolazione. Parmi bensì opportuno che coteste ottime Care Figlie non cangino vestiario per ora.
Rapporto al volo ch'Ella suppone ch’io potessi fare a Roma, quanto le dissi relativamente a Loreto, le
farà conoscere come mi trovo in dovere di sacrificare i miei desideri all’Istituto in cui mi collocò la
Divina Bontà. Conobbi benissimo il Signor Canonico Pacetti 5, il quale morì pochi anni sono, com’Ella
ben sa, e da queste parti la di lui memoria è in opinione di singolare pietà. Onorandomi di scrivermi,
indirizzi pure le lettere a Verona, da dove me le faranno tenere, ove mi troverò, essendo probabile ch’io
faccia una gita a Milano per ossequiare di nuovo gli Augusti nostri Sovrani 6, com’ebbi la sorte di poter
fare ultimamente a Verona. Mi raccomando quanto posso alla carità delle di Lei orazioni ed a quelle
delle buone di Lei Figlie, che di cuore abbraccio con pari stima che attaccamento, e frattanto
rinnovandole le proteste del mio rispetto mi confermo per sempre
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Umil.ma Dev.ma Obbl.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità7
Venezia Santa Lucia 11 maggio 1825
4
Coriano (Ep. I, lett. 339, n. 3, pag. 528)
Canonico Pacetti Luigi Pacifico, primo superiore ecclesiastico dell’Istituto (Ep. I, lett. 173, n. 1, pag. 280).
6
Francesco I e Carolina di Baviera.
5
7
NB. Autografa la firma.
A DON GABELLINI
856(Milano#1825.06.17)
La Canossa, che non avrebbe fatto un passo per visitare spontaneamente dei Santuari, insiste sull‟attesa di
raggiungere quello di Loreto e quello di San Ciriaco. Si cautela così contro le insistenze di Don Gabellini, che
desidera conoscere per concertare con lui il da farsi, ma a cui non può fissare un periodo.
V. G. e M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Mi andai ritardando il vantaggio di riscontrare Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
sulla lusinga di poterle pur dir qualche cosa di preciso intorno la bramata mia visita al Santuario di
Loreto. Ma vedendo, che per le tante circostanze ed occupazioni, niente ancora posso determinare, non
voglio almeno privarmi dell’onore di seco Lei trattenermi in iscritto. La ringrazio vivamente delle
gentilissime di lei esibizioni, e stia certa,che tosto che potrò stabilire la desiderata gita alla Santa Casa,
non mancherò di prevenirla, non solo, ma ben anche passerò da Rimini prima di colà portarmi per poter
col di Lei mezzo ossequiare Monsignor loro Vescovo1, conoscere s’Ella lo giudicherà opportuno la
Damina Ferrari2, indi recarmi al di Lei Conservatorio di Coriano3 per avere il contento di abbracciare
tutte coteste ottime Figlie e trattenermivi que’ pochi momenti che potrò, onde meglio possiamo in voce
tutto combinare, e concertare alla maggior Gloria del Signore.
Parlando poi di Loreto le dirò, che del Conservatorio dal Signor Canonico Cristianopoli, intesi
già da molto tempo a parlarne assai vantaggiosamente; parmi fosse diretto da una di Lui Sorelle. Mi
sarà cosa molto gradita poter fare la conoscenza d’una persona, che stimo da gran tempo per relazioni.
Rapporto ad Ancona spero non vi saranno difficoltà per cui non posso ripatriarmi da quella parte. Se il
Signore come non saprei dubitarne mi lascia effettuare questo piccolo viaggio, mi pare voglia
accordarmi tutte le soddisfazioni essendo che un altro de’ miei desideri era quello di venerare, e vedere
la miracolosa Imagine di Maria Santissima, in S. Ciriaco 4, ma neppur di ciò avrei parlato senza la
combinazione, ch’Ella mi presenta.
Frattanto faccia la carità di assistermi coll’orazione, perché io possa diventar santa davvero, com’Ella
desidera, e come io pure vorrei, ma fino adesso non ve ne è principio. Se anche alle volte passasse
qualche po’ di tempo senza ch’io le scrivessi, non tema Ella mai, ch’io mi dimentichi di Coriano, ma lo
attribuisca ai presenti miei viaggi ed ai molteplici miei affari.
Veda Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima com’io le scrivo questa volta da Milano,
ove mi portai per oggetto di ossequiare, come feci, gli Augusti nostri Sovrani5, i quali si degnarono
riguardare con tanta bontà l’Istituto, e la povera mia persona. Non so se qui mi fermerò anche il mese
venturo, dipendendo ciò dal fissarsi da queste Dame di Milano l’epoca in cui desiderano fare gli
Spirituali Esercizj, che non poterono eseguire al tempo antecedentemente stabilito, ch’era la festività
del Sacro Cuore. Adesso sono in qualche pensiero di farli la novena di Sant’Anna. In ogni modo per
maggior sicurezza scrivendomi, favorisca dirigere le lettere a Verona, da dove me le faranno tenere,
ove mi troverò.
Mi faccia la grazia dei più cordiali miei complimenti a coteste care Figlie, alle orazioni delle
quali pure assai mi raccomando, e confermandole le proteste della rispettosa mia venerazione, me le
raffermo.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
1
Mons. Zollio Ottavio, vescovo di Rimini (Ep. II/1, lett. 650, n. 4, pag. 605).
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542).
3
L’istituzione, per allora laica, che risaliva al Gabellini e a Prudenza Uccellini.
4
Ad Ancona.
5
Francesco I e Carolina di Baviera.
2
Milano li 17 Giugno 1825
Umil.ma Ubb.ma Dev.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità6
6
NB. Firma autografa
A DON GABELLINI
857(Bergamo#1825.08.05)
Non è ancora concesso alla Canossa il viaggio a Loreto, quindi ritarderà l‟incontro con l‟Arciprete e con le
Maestre del Conservatorio, ma è un problema a lei sempre caro e presente.
V.G. e M.
Veneratissimo Signor Arciprete
Quantunque mi tenga certa che la Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima abbia
ricevuta un’altra mia lettera nel tempo stesso in cui ricevetti qui quella che favorì Ella scrivermi per
gentilmente interompere il creduto mio silenzio, pure mi prendo la libertà di rinnovarle il disturbo de’
miei caratteri, perché non le venisse mai la tentazione di dubitare, ch’io mi dimentichi di Coriano.
Egli è peraltro bensì vero, che non posso dirle di preciso, se non che la mia premura per
servirla, e per servir pure le care di Lei Figlie, e sempre invariabile, ma ancora non so quale sarà il
tempo che potrò eseguire la bramata mia visita al Santuario di Loreto, non avendomi per anche i miei
Superiori permesso di stabilirlo, ed in conseguenza non sapendo neppure il momento in cui avrò la
sorte di personalmente fare la di Lei conoscenza, e quella delle buone Figlie di Coriano, come la
compiacenza di concertare tutti gli affari nostri. Vogliono i miei Superiori, e troppo giustamente, far
dipendere lo stabilimento di tale epoca, dalle circostanze generali dell’Istituto, e da questo deriva tale
incertezza. Non voglia però la prego, per ciò turbarsi, che già quella Divina Provvidenza nel seno della
quale esistono le piccole nostre opere, saprà al momento opportuno disporre le cose in modo che verrò,
e chi sa non abbia ad essere più presto di quello che pensiamo. Intanto se non le dispiace, e non le
riesce di troppo disturbo, mi dia le di Lei nuove, e quelle delle di Lei Figlie. Favorisca presentare alle
stesse i più cordiali miei complimenti, e mi rallegro seco loro della consolazione che avranno avuto
vedendosi colla benedizione dell’oratorio stabilite in una Casa positivamente consacrata a Maria SS.ma
Addolorata, e le confesso, che quantunque lontana, sono anch’io a parte di questo loro contento. Dica
loro, che non si stanchino di pregare la Madre delle Misericordie, la quale affrettò sempre il tempo
delle grazie ed Ella com’Esse, mi facciano la carità di ricordarsi anche di me, che da miserabile come
sono non mancherò d’unirmi a loro.
Io scrivo da Bergamo, ove da otto giorni mi trovo essendo stata nuovamente a Milano per
servire quelle buone Dame, le quali finalmente poterono combinare di venire a fare da noi per la prima
volta i Santi Spirituali Esercizi, che il Signore copiosamente degnossi benedire, ed attualmente qui li
stanno adesso facendo molte giovani nobili, alcune di quelle, che furono già da noi educate per
Maestre, e varie altre ancora. Spero che la Divina bontà vorrà benedire queste pure. Compiti tali
Esercizi dovrò passare sollecitamente a Verona, ove favorendomi può dirigere le lettere.
Per ora dovrò contentarmi di riprotestarle l’ossequiosa mia stima, e di passar a confermarmi con
tutto il rispetto.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Bergamo li 5 agosto 1825 Santa Croce
Dev.ma Ubb.ma Obbl.ma
Serva Maddalena di Canossa Figlia della Carità
A DON GABELLINI
858(Verona#1825.08.27)
Ancora incertezza sul viaggio in Romagna. Don Gabellini non si preoccupi di cercare beni materiali per la
nuova fondazione. La Canossa non ne ha chiesti mai né ai privati, né al Sovrano, anche se accetta quanto è
strettamente necessario per la fondazione richiesta.
V: G: e M:
Veneratissimo Signor Arciprete
Anche questa volta io credo che le nostre lettere si siano incontrate, avendo avuto il vantaggio
di ricevere proveniente da Verona la pregiatissima di Lei lettera del giorno 30 luglio. Erano due o tre
giorni, che erami dato l'onore di scriverle da Bergamo appunto perché a me pure sembrava troppo
tempo che mi vedeva priva delle loro notizie. Sono da otto giorni ripatriata e pare che dovrò qui
fermarmi un po di tempo, sinchè il Signore mi apre l'adito d'eseguire, come spero la bramata mia visita
al Santuario; giacchè la bontà di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima lo vuole, mi
compenserò tratto tratto del bene che mi viene per retti motivi differito, col farle qualche visita in
iscritto. Chi sa che non passi poco tempo ch'io non possa con una di queste annunziarle la mia gita in
persona. Vedrà che il Signore non permetterà, che abbia da portare ritardo alla maggior Gloria di Dio
questo mio differire non dipendendo ciò dalla nostra volontà.
Si assicuri, che appena saprò una cosa decisa, o dirò anche certamente prossima, tostamente ne
la renderò avvertita, e per quanto da me dipende io vado predisponendo quello che posso ardendo di
desiderio di venerare l'augusta Casa della Gran Madre di Dio1, dalla quale riconosciamo l'esistenza del
povero nostro Istituto e dalla quale ne spero il pieno stabilimento e la dilatazione. Veneratissimo Signor
Arciprete, non creda che a me per divina Bontà manchi né premura né genio di servirla, l'ho vivissima,
ma non so temere che al momento opportuno Dio non mi abbia da mettere in libertà. Ella vede che
l'autunno non è ancora cominciato, vedremo cosa l'amato mio Padrone farà di me. Intanto mi consolo
molto di sentire le particolari benedizioni, che il Signore sparge sopra il di Lei Conservatorio 2. Mi
perdonerà, se nulla scrissi all'Eminentissimo Zurla3, rapporto a quella possidenza, a cui aspirano.
Relativamente a beni temporali ho sempre avuto sistema di non ricercarne, né da privati, né dal mio
Sovrano. Questo mi favori bensì due località, ma né soccorsi, né pensioni, né possidenze non ne
accettai offerte, e neppure ne domandai.
Intendiamoci però, non già, che da mie Amiche private non abbia ricevuto alle volte dei doni
amichevoli, che non accetti adesso fondazioni novelle, quando non diano i Fondatori all'Istituto la
località mobiliata, ed i soggetti fissati colle loro doti, avendo io impegnato per l'Istituto il poco che
possiedo, ma per ricerche tali non le costumai, e molto meno avrei coraggio di farlo in altro Stato, dove
l'Istituto niente sin'ora ha fatto per servire il Sovrano ed il popolo. Ella dirà giustamente, che il Santo
Padre, è Padre universale, ed appunto perchè mi glorio di essergli Figlia, avrei ancor minor animo di
farlo con Lui. Già ben capisco, che facilmente Ella è per entrare nelle mie viste, lasciandomi in libertà
ella stessa nel propormi la cosa, assicurandola che per questo non manco d'interessamento per Coriano,
ma che ciò lo faccio per massima, come in ogni altro luogo invariabilmente praticai.
Faccia la grazia de' più cordiali miei complimenti, alla Degnissima Diretrice 4, alla Signora
Renzi5, ed a tutte le altre ottime e Care Figlie .
1
A Loreto (Ancona), santuario della Madonna (Ep. I, lett. 265, n. 1, pag. 393).
Conservatorio di Coriano (Ep. II/2, lett. 856, n. 3, pag. 1132)
3
Card. Placido Zurla, Vicario del Papa Leone XII (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
4
Suor Fattiboni (Ep. II/2, lett. 852, n. 7, pag. 1123).
5
Elisabetta Renzi (Ep. II/2, lett. 852, n.8, pag. 1123).
2
Per carità non si dimentichino di me col Signore, e con Maria Santissima, assicurandola, che
non mancherò del debole nostro contraccambio.
Piena di venerazione, ossequiosamente me le raffermo.
Di Vostra Signoria Molto Illustre e Reverendissima
Umil.ma Obbl.ma Dev.ma Serva
Maddalena Canossa Figlia della Carità
Verona San Giuseppe 27 Agosto 1825
AD ELISABETTA RENZI
859(Verona#1825.11.05)
Primo scambio epistolare con Elisabetta Renzi, che chiama figlia e che conoscerà con gran piacere, e alla quale
chiede di eliminare ogni espressione cortigiana.
V.G. e M.
Stimatissima e Carissima Signora Elisabetta
Per la prima volta, che mi dò il piacere di scriverle, debbo cominciare dal domandarle scusa
della mia tardanza nel riscontrare la graditissima di Lei lettera. L’assicuro che col desiderio, e col cuore
le risposi varie volte, ma le molte mie occupazioni, m’impedirono do farlo sin qui colla penna. Mia
Stimatissima Carissima Signora Elisabetta, anzi giacché la di Lei bontà così vuole le dirò anche, mia
Carissima Figlia, nell’atto che me le professo obbligatissima come lo sono al degnissimo Signor
Arciprete1, ed a tutte le altre ottime di Lei Compagne del compatimento, che hanno per me, e della
premura che pure hanno pel minimo nostro Istituto, la posso accertare ch’io pure bramo assai di fare la
loro conoscenza, e di poter servir loro nel poco di cui sarò capace. Le generali circostanze però, di un
Istituto nascente sono quelle, che vanno ritardando la licenza de’ miei Superiori sulla bramata mia
visita al Santuario di Loreto, nell’incontro della quale avrò la sorte di venirle a riverire ed abbracciare.
Però ogni momento queste circostanze possono cangiarsi, e come già m’onorai di dire al veneratissimo
loro Signor Arciprete, non sono avvezza ad avere certi riguardi per mettermi in viaggio, onde io stessa
non depongo mai la speranza, che ci vediamo anche presto. Vero è che talvolta la carità de’ Superiori
nei rigidi maggiori m’impedisce i viaggi lunghi. Però a quest’epoca pare manchi del tempo ancora. In
ogni modo mia Carissima Figlia, mi tengo intanto a loro unita col cuore, e caldamente mi raccomando
alle loro orazioni.
Le domando sino da ora una nuova prova della di Lei bontà per me; e questa si è di trattar meco
con ogni libertà, e di cominciare a farlo qualunque volta voglia favorirmi de’ suoi caratteri. Ella scrive
benissimo, ma se anche non lo facesse così bene, a me basta che c’intendiamo, e vivo nella lusinga di
quando avrò il contento di abbracciarla, la di lei timidità niente troverà da vincersi, e lascierà luogo al
suo desiderio della Divina Gloria, affinché concertare liberamente possiamo, quanto al divino servizio
potrà appartenere. Nò, nò mia Cara Figlia, non abbia tanti timori né del suo morale né del suo fisico.
Non solo nell’Istituto nostro non vi sono austerità ma si aspetti pure indubitatamente dalla bontà del
Signore tutto quello che si renderà necessario per soddisfare a que’ disegni, che la divina Misericordia
ha formati sopra di Lei.
L’unica grazia che domando a Lei, ed a tutte del Conservatorio di Coriano si è, che accrescano
quanto è possibile la divozione di Maria, Già questa Santissima Nostra Madre, volle già dedicarsi
Padrona e Madre del loro Conservatorio, come mi scrisse il Signor Arciprete, e siccome recò a me tal
cosa un impegno doppio per loro, così le prego a mantenersi sempre direi in diritto dell’amore
particolare dimostrato loro dalla Madre delle Misericordie coll’ossequio incessante, supplicandole a
ricordarsi innanzi ad Essa, pure di me miserabile.
Ella favorirà poi de’ miei rispetti al veneratissimo Signor Arciprete, come dei distinti e cordiali
miei complimenti alla Signora Direttrice2, Alla Damina Ferrari3 ed a tutte le degnissime di Lei
Compagne. Non dubitino della continua, benché debole mia memoria per tutte loro.
1
Don Gabellini Giacomo (Ep.II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599).
Suor Fattiboni Suor Fattiboni (Ep. II/2, lett. 852, n. 7, pag. 1123).
3
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542)
2
Per non perdere anche quest’ordinario sono costretta a terminare, abbracciandola di vero cuore
colla più distinta stima, e lasciandola nel Cuor Santissimo di Maria, con sincero attaccamento
Di Lei Stimatissima e Carissima Figlia
Verona San Giuseppe 5 novembre 1825
Dev.ma Obb.ma Serva ed
Aff.ma Madre Maddalena di Canossa
Figlia della Carità
All’Ornatissima Signora
La Signora Elisabetta Renzi
Nel Conservatorio di Coriano
Bologna per Rimini e
CORIANO
AD ELISABETTA RENZI
860(Verona#1825.12.16)
L‟Arciprete Gabellini è a Roma e vorrebbe notizie estese sulla struttura dell‟Istituto delle Figlie della carità, ma
non ha indicato l‟indirizzo. La Canossa manda alla Renzi la sua risposta, perché gliela faccia avere, ma limita
le segnalazioni strutturali della spiritualità interna alla recita delle sette commemorazioni dei Dolori di Maria.
V.G. e M.
Stimatissima e Carissima Signora Elisabetta
Questa volta non potrò darmi il contento di seco Lei trattenermi quanto pur bramerei mia
Stimatissima e Carissima Signora Elisabetta, trovandomi per molte combinazioni di affari più del solito
occupata. Nondimeno avrò il piacere se non altro di darle un cordiale abbraccio, e di confermarle le
variabili proteste della mia stima e premura per Lei mia Cara Figlia, e per tutto il Conservatorio.
L’oggetto per cui oggi debbo incomodarla egli è questo. Il veneratissimo Signor Arciprete 1 favorì
scrivermi, come partiva per Roma, e bramava che colà gli scrivessi. Non avendomi però indicato se
doveva diriggere la lettera ferma in posta, o con quale ricapito, sul timore, che andando la mia lettera
smarrita potesse arrecar dispiacere a questo si degno Ministro del Signore, mi prendo la libertà
d’occluderla a lei, affinché favorisca di fargliela avere sicuramente.
Bramerebbe detto Signor Arciprete ch’io le dessi una qualche idea dell’Istituto nostro rapporto
all’interno. Ciò non mi consente per questa volta l’angustia dei momenti. Solo le dirò, che essendo noi
dedicate a Maria Santissima Addolorata, in sette varie volte al giorno facciamo Commemorazione dei
suoi Dolori, recitando ciascuna volta una brevissima orazione relativa ad uno dei Dolori di Maria, poi
sette Ave Maria e concludendo sempre col oremus Deus, in cujus passionem etc.
Per questa volta mi perdoni, ma non m’è possibile diffondermi di più. Mi faccia la grazia de’
più distinti, e cordiali miei complimenti alla Signora Direttrice 2, alla Damina Ferrari3, ed a tutte le altre
ancora. A tutte desidero nelle vicine Sante Feste, e nel prossimo novello anno, ogni più copiosa celeste
benedizione. Mi raccomando alle orazioni di tutte, e col più sincero attaccamento abbracciandola di
vero cuore mi segno, quale lasciandola nel Cuor Santissimo di Maria, sono, e sarò sempre
Di Lei Stimatissima e Carissima Signora Elisabetta
Verona li 16 dicembre 1825
Dev.ma, Aff.ma Serva
e Madre Maddalena di Canossa
Figlia della Carità
1
Gabellini Giacomo (Ep.II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599).
Suor Maria Agnese Fattiboni (Ep. II/2, lett. 852, n. 7, pag. 1123).
3
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542).
2
AD ELISABETTA RENZI
861(Verona#1826.01.04)
La Canossa allega alla Renzi una lettera da consegnare all‟Arciprete e intanto la ragguaglia sul come vestono
le Figlie della Carità e su quali visite fanno all‟esterno.
Stimatissima e Carissima Figlia
Ci siamo incontrate nello scriverci mia Cara Figlia. Io mi lusingo che nel tempo stesso ch’io
ebbi il piacere di ricevere la pregiatissima di Lei lettera 20 corrente dicembre, Ella avrà ricevuto la mia
in data contemporanea. La ringrazio vivamente dei felici auguri, che nella medesima mi avvanza, e di
nuovo ben di cuore glieli ricambio, e supplico il Divino Infante a spargere su di Lei, e su tutte le
degnissime ed a me tanto care di Lei Compagne le più abbondanti celesti benedizioni. La di Lei bontà
mi dà coraggio di pregarla d’un favore. Questo si è di semplicemente significarmi con una sua riga, se
ha ricevuto la mia lettera di cui le parlo, contenente questa un’altra diretta al veneratissimo Signor
Arciprete1, certa essendo che l’avrà al medesimo spedita se l’ha ricevuta.
Non è già perch’io abbia premura d’averne risposta, solo avrei pena non fosse a Lei giunta per
non sembrare trascurata con questo degnissimo Sacerdote. Dovrei adesso compiacerla, e dirò anche
dare a me la consolazione di servirla, rispondendole adecquatamente a quanto Ella intorno al nostro
minimo Istituto mi domanda. Non essendomi possibile di farlo almeno intieramente, me ne rallegrerò,
pensando ch’avrò una ragione di più di scriverle un’altra volta. La posso per altro assicurare, che ricevo
per un vero piacere ch’Ella mi procura quando mi favorisce dei di Lei caratteri. Per dirle dunque oggi
pure qualche cosa intorno a noi, relativamente a quanto Ella mi domanda, le dirò, che quando sortiamo
di casa portiamo un velo lungo tre braccia, ed alto quasi la metà. Essendo cosa, che non porta invoglio
gliene occludo un piccolo pezzetto nella lettera. Nelle Case particolari non andiamo a visitare le
inferme, né nei Paesi ove vi è l’Ospitale né in quelli in cui non si trovasse.
La forma del nostro vestiario, è modestissima, ma nulla vi è di particolare, o monastico, di
modo che sarebbe parmi addattato ad una vergine secolare, che vivesse con proposito di verginità nella
propria casa, riuscendo il vestiario nostro altrettanto sodo, che, per quanto mi dicono, pulito.
Mia cara Figlia, per non perdere anche quest’ordinario sono costretta a terminare. Tanti doveri,
e complimenti alla Signora Direttrice2, alla Damina Ferrari3, ed in somma a tutte. Si ricordi di trattar
meco con tutta la libertà, e si assicuri, che con tutta la cordialità e premura le risponderò. Della
ingenuità ne sia pure parimenti certa, non essendomi possibile trattare diversamente. Non posso però
prometterle una egual sollecitudine trovandomi soffocata dalle occupazioni. Mi raccomando quanto
posso alla carità delle loro orazioni assicurandole delle debolissime mie. Le abbraccio tutte con pari
affetto che stima lasciandole nel Cuor SS.mo di Maria.
Dio Lei Stimatissima e Carissima Figlia
Verona S.Giuseppe. Terminata questa lettera
li 4 Gennaio 1826
Dev.ma Aff.ma Madre
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
Arciprete Giacomo Gabellini (Ep.II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599).
Suor Maria Agnese Fattiboni (Ep. II/2, lett. 852, n. 7, pag. 1123).
3
Isabella Ferrari passa a Verona con Maddalena (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542).
2
AD ELISABETTA RENZI
862(Verona#1826.02.01)
La Canossa è costretta a rimandare ancora il suo viaggio in Romagna. Pensa che Don Gabellino sia
tornato da Roma ed abbia ottenuto la richiesta elargizione straordinaria dalla Santa Sede, con cui
risolvere il problema della casa, gravata ancora da tanti debiti. Forse, per il momento sarebbe meglio
che la Renzi raggiungesse la Canossa nella località che lei stessa potrebbe scegliere.
Cf. App. A 122, 15 febbraio 1826
V.G. e M.
Stimatissima e Carissima Figlia
Le tante e varie mie occupazioni m’impedirono di soddisfare al gradito dovere di ringraziarla
della sollecita risposta che favorì dare alla mia lettera. Gliene sono obbligatissima mia Cara Figlia, e la
prego di accettarne i miei ringraziamenti.
Non ebbi riscontro dal veneratissimo Signor Arciprete1, ma non eravi nella mia lettera cosa che
lo richiedesse sollecito. Bastavami non avere la pena di non aver compiacciuto una si degna persona,
scrivendogli come m’indicò di bramare. Forse egli sarà ritornato, e desidero abbia potuto ricavare dal
di lui viaggio ogni cosa da lui desiderata.
La di Lei bontà mi eccita a sollecitare la bramata mia gita al Santuario di Loreto, nella quale
occasione avrei la consolazione altresì di tutte abbracciarle, e di protestar loro la mia stima, ed il mio
attaccamento. Ma mia Cara Figlia sappia, che i miei Superiori i quali si mostravano disposti mesi sono
ad accordarmi da un momento all’altro tale licenza, ora non si sanno determinare a concedermela.
La difficoltà però non istà nella massima, ma sono sospesi relativamente al tempo. Per parte
mia ho abbandonato questo mio desiderio nel Cuor Amorosissimo della Santissima Nostra Madre
Maria. Ella mia Cara Figlia faccia altrettanto, e non dubitiamo che la Madre comune non sia per
disporre con fortezza e soavità tutto per nostro bene. Il cuore degli uomini è in mano di Dio. Mi creda,
che tale ritardo è per me pure una vera privazione. Prima di tutto, perché da tanto tempo sospiro di
visitare il Santuario di Loreto, e poi per non poter si tosto far la loro conoscenza. Siamo contente della
Divina Volontà. Se mai però le di Lei circostanze glielo permetessero non potrebbe darmi un maggior
piacere che di venirmi a trovare.
Quantunque nelle nostre Case sono a di Lei disposizione, e purché lo sapessi colà mi troverei,
ove le fosse più comodo di venire, perché poi potesse stare con me tutto quel tempo, ch’Ella fosse per
fermarsi da queste parti. Certamente ch’Ella potrebbe tutto di persona conoscere, e vedere, e si assicuri
che tutte le Care mie Compagne la riceverebbero, e riterrebbero come una loro sorella.
Non voglio diffondermi maggiormente, per non darle pena in un caso sussista stabilmente
l’impedimento, che mi accenna esistere per una tal gita. Per altro ben capisco quant’ella vorrebbe
dirmi. Coraggio mia Cara Figlia e poi coraggio. Tutto andrà bene, e tutto si ordinerà. Dio ha cominciato
e le di Lui opere sono perfette. Non v’ha dubbio però, ch’Egli frequentemente non voglia servirsi delle
nostre croci per condurle a termine, e ciò fa Egli nella sua misericordia per formarci con queste la
eterna corona.
Ella favorisca dei più cordiali miei complimenti alla Signora Direttrice, alla Damina Ferrari, ed
a tutto il Conservatorio. Se il Signor Arciprete è ritornato tanti rispetti.
Mi raccomando vivamente alle loro orazioni, si assicurino delle povere nostre, ed
abbracciandola con verace stima, la lascio nel Cuore Santissimo di Maria, e me le protesto.
1
Arciprete Giacomo Gabellini (Ep.II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599).
Di Lei Stimatissima e Carissima Figlia
Verona S. Giuseppe primo febbrajo 1826
Sua Obbl.ma Serva ed Aff.ma
Madre Maddalena di Canossa2
Figlia della Carità
2
NB. Firma autografa.
AD ELISABETTA RENZI
863(Milano#1826.03.20)
Ottimo il piano che sta concertando la Renzi per la futura opera caritativa del Conservatorio, a fusione
avvenuta. Anche le Figlie della Carità contemplano la loro missione nei paesetti più poveri. Di tutto si tratterà
nel prossimo incontro, che però è sempre problematico.
V.G. e M.
Carissima Figlia
L’ultima pregiatissima, e cara di Lei lettera, non mi pervenne colla solita prontezza, mia
Stimatissima e Carissima Figlia, e ciò perché dopo aver fatto questa il giro di Verona, mi fu spedita qui
a Milano, ove da quindici giorni mi trovo. Oltre di ciò mi giunse in momento di somma occupazione,
essendo io qui venuta per assistere agli Esercizi di queste buone Dame, che solo l’altro jeri ebbero il
loro compimento.
E prima di tutto la prego per sempre di non farmi complimenti, né di formarsi mai riguardi nello
scrivermi. Vada con tutta la libertà, certa, che quando mi favorisce, graditissime mi sono le di Lei
notizie, e i di Lei caratteri, e quando non vedo lettere penso, che dalle occupazioni sia impedito di farlo,
conoscendo già la di Lei bontà, e si ricordi, la prego pure, di non parlarmi, né di carta, né di cerimonie,
che trà noi debbono essere bandite.
Sappia bensì non saper io bastantemente questa volta spiegarle quanta consolazione abbiami
reccato l’ultima di Lei lettera. Ammirai sempre più la Divina bontà nel dono, che a Lei fece della
vocazione, e presi un nuovo coraggio per rinnovare la mia speranza, che Dio voglia essere grandemente
servito anche da coteste parti. Sin qui trovo una uniformità pienissima del di Lei spirito colla nostra
vocazione, e bramo quando comodamente potrà, di sentir anche in qual modo intenderebbe di estendere
la carità pure nelle Compagne, o paesetti, cosa parimenti contemplata, e dal Signore, in riguardo
unicamente di Maria Santissima, già eseguita nel minimo nostro Istituto.
Cuor grande, mia Cara Figlia, cuor grande. Il Signore compirà in Lei le opere della sua
Misericordia, e se anche avremo da avere un po’ di pazienza riguardo al tempo, vedrà che il Signore se
ne servirà per maturar meglio, e predisporre ogni cosa. Egli è verissimo, che il venerato Signor
Arciprete m’onorò d’una sua lettera da Roma, nella quale mi accenna anche quanto Ella mi dice
intorno ad un paese, che brama un Conservatorio. Sono anzi al medesimo debitrice di risposta, ma non
dicendomi egli precisamente l’epoca del di lui ritorno a Coriano, scrivo intanto a Lei, e se mai fosse
giunto, favorisca anticipargli le proteste del mio rispetto riserbandomi a farlo io stessa quanto prima.
Dalla di lui ultima lettera, entrai in qualche dubbio di non avermi saputo bene spiegare
scrivendogli, giacché non opponendosi i miei Superiori in massima alla desiderata mia visita del
Santuario di Loreto, nel qual’incontro mi tengo certa, che avrò la sorte di fare la loro conoscenza,
potrebbero anche permettermelo più presto di quello che crediamo. Io ho risposto, come le dissi, questi
miei desideri nelle mani di Maria Santissima, e sono molto contenta, ch’Ella pure meco convenga di
fare lo stesso. Vorrei, che a noi si unisse anche il Signor Arciprete.
L’Amorosissima nostra Madre, può ben facilmente ottenerci questa reciproca consolazione.
Tanti complimenti poi alla Signora Direttrice, alla Damina Ferrari, e ad ognuna del Conservatorio.
Il Signore le ricolmi tutte, in queste Sante Feste, delle sue più dolci benedizioni, e le faccia
vivere sempre più unicamente a Lui, e per Lui. Non si dimentichino di questa miserabile nelle sante
loro orazioni, ed abbracciandola col più sincero attaccamento, la lascio nel Cuor Santissimo di Maria e
mi confermo per sempre
Di Lei Carissima Figlia
Milano dalla Certosina li 20 Marzo 1826
Dev.ma Serva ed Aff.ma Madre
Maddalena di Canossa1
Figlia della Carità
1
NB. Firma autografa.
AD ELISABETTA RENZI
864(Bergamo#1826.04.08)
L‟attesa si prolunga e la Renzi se ne rammarica. La Canossa, sempre trincerata dietro la visita devozionale a
Loreto, non può ancora dare una risposta positiva né a lei, né a Don Gabellini.
V:G: e M:
Carissima Figlia
Le nostre due ultime lettere si sono incontrate, mia Cara Figlia, che avrà ricevuto la mia al suo
giungere in Coriano, ove l’aveva diretta per più sicurezza, avendomi Ella nella precedente già detto,
che contava ritornarvi sollecitamente. Sappia, che anche l’ultima di Lei lettera mi recò consolazione,
sentendola determinata di rivolgersi a Maria Santissima nostra Madre, per ottenere quello, che in
qualche modo suppone, io voglia negarle.
Sappia ch’io tanto lo scorso autunno, quanto presentemente, ho fatto, e faccio quanto posso
presso i miei Superiori per ottenere la licenza di eseguire la bramata visita, al devotissimo Santuario di
Loreto, e poter così anche avere la consolazione di tutte conoscerle, ed abbracciarle; ma ancora non so’
cosa risolveranno. La prego dunque, mi facciano unitamente una gran carità e questa si è di fare tutte
unite una piccola novena a Maria Santissima di Loreto. Finita questa, Ella mi scriverà, qualche cosa
potrò dirle di più, dirà che posso scrivere io, senza che mi scriva Lei, e se avrò qualche buona nuova
lo farò; quantunque sbaglio a dire in questo modo, dovendo dire, se avrò una notizia secondo il nostro
genio gliela darò, giacché la buona nuova sarà sempre quella, che l’ubbidienza deciderà.
Mia Cara Figlia, presenti tanti rispetti al veneratissimo Signor Arciprete al quale stò aspettando
a scrivere, fino che possa dirgli una cosa precisa. A me pare di vederlo nel fuoco pel suo zelo
ardentissimo. Gli dica, ch’egli pure faccia una carità, di celebrare una Santa Messa in ringraziamento
alla Santissima Trinità per tutti i privilegi conceduti alla Madre Santissima, perché ci ottenga la grazia
di fare quello, che deve essere di Gloria , e secondo la volontà del Divino suo Figliuolo.
Tanti doveri alla Signora Direttrice, alla Damina Ferrari, ed a tutte del Conservatorio. Nel
Cuore di Maria Santissima le abbraccio, e le lascio, col maggior attaccamento.
Di Lei Carissima Figlia
Bergamo li 8 Aprile 1826
Scrivendomi diriga pure le lettere a Verona
Aff.ma Madre Maddalena di
Canossa Figlia della Carità
AD ELISABETTA RENZI
865(Verona#1826.07.01)
Ancora affettuoso interesse per Coriano, ma nessuna previsione di viaggio.
V.G. e M.
Stimatissima e Carissima Figlia
Nell’atto, che l’ultimo graditissimo foglio di cui Ella mi favorì era in posta, per giungermi, mia
Stimatissima e Carissima Figlia, suppongo di certo che contemporaneamente il veneratissimo Signor
Arciprete avrà ricevuto una mia lettera, colla quale mi diedi il vantaggio di significargli il mio ritorno
da Venezia, e la malattia che appena qui ritornata mi sopraggiunse, della quale era già migliorata.
Mi affretto adesso di scrivere a Lei mia Cara Figlia, giacché quantunque io niente meriti, pure
dal nostro carteggio ebbi occasione di comprendere la di Lei bontà per me, e stò con pena ch'Ella non
istia quieta a mio riguardo. Grazie al Signore vado sempre più migliorando, anzi non mi resta che della
tosse da consumare, e da riprendere le mie forze, trovandomi in una eccessiva debolezza, la quale credo
più la senta attesi gli estremi caldi , che quì abbiamo, ma spero che in breve mi libererò da tutto.
Com'Ella ben vede in questo momento non posso intavolare molti trattati di viaggio co'miei
Superiori. Peraltro si assicuri che non dimentico mai Coriano. Subito che potrò sapere a questo
proposito una cosa precisa, scriverò immediatamente al Signor Arciprete ed a Lei pure, stando io
sempre sul dubbio, che in questo santo tempo del Giubileo il Signor Arciprete sia occupato in qualche
Missione, ed io vorrei combinare un momento che fosse in libertà.
Intanto la prego di presentare i più distinti miei rispetti al medesimo suriferito Signor Arciprete,
favorisca pure de' più cordiali complimenti all'ottima Signora Direttrice, alla buona Damina Ferrari, ed
a tutte del Conservatorio, e raccomandandomi alla carità delle orazioni di tutte, passo a riconfermarle
l'invariabile mia stima, e il sincero mio attaccamento.
Di Lei Stimatissima e Carissima Figlia
Verona S. Giuseppe primo luglio 1826
Dev.ma Obbl.ma Aff.ma
Madre Maddalena Canossa Figlia della Carità
AD ELISABETTA RENZI
866(Milano#1826.08.16)
Risposta vaga ai problemi posti dalla Renzi e promessa di un non lontano incontro.
V. G. e M.
Carissima Figlia
Ricevetti a Milano la graditissima di Lei lettera del giorno 4 del corrente agosto la quale al
solito mi portò una vera consolazione.
Rapporto al di Lei progetto mia cara Figlia alla mia venuta c'intenderemo di tutto. Però tra la
madre, e le figlie, non si deve andare con tante sottigliezze. Ella non voglia prendersi pena per questo
mia cara Figlia. Fidiamoci di Dio, e dilatiamo il cuore a cercare sempre maggiormente la di Lui gloria,
ne ci stacchiamo un momento dai piedi di Maria Santissima nostra Madre.
Raddoppiamo bensì quanto possiamo l'orazione e confido nella bontà del Signore che tutto
andrà bene.
Occludo a Lei la mia lettera di risposta al veneratissimo Signor Arciprete, stando sempre sul
dubbio, che il medesimo non si ritrovi a Coriano per la circostanza del Santo Giubileo. Favorisca de'
miei doveri alla Signora Direttrice, alla Damina Ferrari, ed a tutto il Conservatorio.
Non mi diffondo di più, nella lusinga di presto avere il contento di seco lei trattenermi. Solo
abbracciandola col più sincero attaccamento, la lascio nel Cuor Amorosissimo di Maria.
Di Lei Carissima Figlia
Milano li 16 Agosto 1826
Obbl.ma Aff .ma
Madre Maddalena Canossa1
Figlia della Carità
1
NB. Firma autografa.
AL MARCHESE CASATI
867(Verona#1826.09.**)
[Verona, settembre 1826]
La Canossa ha finalmente ottenuto il passaporto per Rimini ed è decisa ad andare a Coriano. Vorrebbe però
partire con la benedizione del Santo Padre. Il Marchese dovrebbe ottenerla, scrivendo a Roma e incaricandone
il Nobile Giulio Dugnani o Monsignor Testa.
Giunta appena martedì sera di ritorno da Venezia, eccomi subito a darle un nuovo disturbo,
come già le accennai nell’antecedente mia, veneratissimo signor Marchese.
Finalmente per grazia del Signore e della Madre Santissima, ho ottenuto il passaporto per
Rimini. Questi miei Superiori dunque opinano ch’io faccia adesso una gita colà, ma prima essi con me
desiderano ch’ella pregiatissimo signor Marchese, ci faccia una grazia, la quale si è che volesse aver la
bontà, se il signor Don Giulio Dugnani1 è ritornato da Napoli in Roma, di scrivergli e pregarlo del
favore ch’egli immediatamente, o col mezzo di Monsignor Testa, volesse far presente al Santo Padre2,
premessi sempre gli umilissimi miei sentimenti di riconoscenza e d’illimitata sommissione,
quest’attuale mia combinazione.
Noti che Sua Santità è pienamente al fatto dei desideri di Coriano, per cui mostrò già tutto il
desiderio e l’adesione. Io vorrei dunque che semplicemente dall’una o dall’altra delle due rispettabili
sunominate persone, le fosse umiliato trovarmi molto pressata da Coriano, perchè andassi a fare colà
una gita, onde riconoscere se può aver luogo una nostra fondazione. E dall’altra parte vedendo che i
restauri vistosi della Casa di Trento richiedono un tempo tale, per cui a mio giudizio, non potrassi
effetuare che l’autunno dell’827 la fondazione, così approfitterei di questo tempo per soddisfare quelli
di Coriano. Solo bramerei essere accompagnata coll’apostolica benedizione.
Mi riservo ad affidare a lei in voce, pregiatissimo signor Marchese, i motivi per cui i miei
Superiori pensano e vogliono ch’io intraprendi adesso questo viaggio.
__________________
NB. Minuta senza data e senza firma.
1
2
Dugnani Don Giulio (Ep I, lett. 340, n. 3, pag. 531).
Pio VIII eletto Papa nel 1829 (Ep. I, lett. 348, n. 12, pag. 547).
AD ELISABETTA RENZI
868(Verona#1826.11.19)
La Canossa si è potuta finalmente incontrare con le componenti del Conservatorio di Coriano e con Don
Gabellini. Ricorda le nuove figlie con affettuosità materna e poiché ha con sè a Verona la damina Isabella
Ferrari, con lei e con i suoi compagni di viaggio ne parla spesso e ripensa a tutte col desiderio di rivederle.
VGeM
Stimatissima e Carissima Figlia
Sarà ora ch'io risponda alla mia Carissima Figlia Signora Elisabetta, che sinceramente ho nel
cuore, come tutte le altre care Figlie di Coriano. Mi pare tanto tempo che non ci vediamo, ed andiamo
parlando di loro colla cara Signora Isabella, e con queste nostre Compagne. La ringrazio della lettera,
che mi favorì, ed omettendo di parlare di quel fango in cui ci fece andare la mancanza delle di Lei
orazioni, mi restringo a dirle, che mi basta, che quando le scriverò il mio ritorno finché non mi vedo
seduta in camera sua sempre continui a pregare.
Desidero, e spero, che l'ottima Signora Superiora1 siasi riavuta che per rimettersi propriamente
ci vorrà un po' di tempo con tante emissione di sangue. La buona e cara Signora Isabella2 se la passò
bene di salute sino due, o tre giorni sono mangiando con genio dormendo bene. In somma stando bene.
Ebbe l'altro ieri una delle sue forti micranie ed oggi non è ancora del tutto ristabilita. Però è alzata ed
anzi è stata anche in refettorio a pranzo, e spero che domani starà ancor meglio. Essendo tanto buona si
mostra di tutto contenta. Già può credere, che per affetto, come per dovere la curo certamente,
quantunque abbia più bisogno di cura negativa, e di farla mangiare, che di rimedi. Continuino ad
assisterci coll'orazione che già nella loro carità, e bontà me ne tengo sicura.
Favorisca de' miei più distinti rispetti al degnissimo Signor Arciprete3 al quale mi darò l'onore
di scrivere nel prossimo ordinario, come farà anche l'Isabella essendo oggi occupata a cercare di
raccogliere il numero delle Figlie di campagna che debbono essere educate per maestre. Faccio il
possibile per fare adesso un corso di educazione; non so in questa stagione da noi se vi riuscirò essendo
l'inverno troppo quì avvanzato, ed oltre il bene in se faccio quanto posso per combinare tale educazione
anche perché la Signora Isabella possa prenderne un idea. I miei più cordiali complimenti alla cara
Superiora, ed a tutte, tutte le care Figlie, che di cuore abbraccio. Accettino i doveri della mia Cristina4 e
di Michele5, che con me nuovamente di tutto le ringraziano. Nulla le dico del Signor Don Tommaso6
essendo andato in campagna subito quasi dopo il nostro ritorno a terminare le sue opere.
La Signora Isabella presenta i suoi rispetti al Signor Arciprete ed a tutte loro dice mille cose che
sapranno meglio interpretare ch'io spiegare.
Mi raccomando di nuovo alle di Lei orazioni perché ho l'anima sconquassata. Le lascio tutte nel
cuor Santissimo di Maria protestandomi per sempre
Di Lei Carissima Figlia
Verona S. Giuseppe 19 novembre 1826
Sua Aff.ma Madre ed Amica
Maddalena Figlia della Carità7
1
Suor Maria Agnese dei Conti Fattiboni (Ep. II/2, lett. 852, n. 7, pag. 1123).
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542).
3
Don Gabellini Giacomo (Ep.II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599).
4
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
5
Michele Masina (Ep. I, lett. 357, pag. 564).
6
Il sacerdote che accompagnò la Canossa nel suo viaggio a Rimini e a Coriano, Don Tommaso Marani.
2
7
NB. Firma autografa.
AD ELISABETTA RENZI
869(Verona#1826.12.30)
Scambio di auguri per l'anno nuovo e invito ad una novena a Maria Santissima, perché le attese per Coriano
possano effettuarsi.
V. G. e M.
Carissima Figlia
Io pure vengo a darle un cordiale abbraccio mia Carissima Signora Betta, e a desiderarle ogni
benedizione e felicità nel novello anno che siamo per cominciare. Si mia Cara Figlia, si degni il
Signore benedire lei e tutte del Conservatorio, e voglia compire la loro santificazione. La ringrazio
vivamente di tutti i felici auguri che mi fa; a me basterebbe che si impegnasse col Signore, perché
volesse usar meco la sua misericordia. Sento poi, che la brama di vedere l’Istituto nostro stabilito è
tanto grande, che non vorrei dire giungesse a voler precorrere il momento di Dio. Ella sa però, che fu
quella che fece affrettare il tempo delle grazie, rivolgiamoci ad Essa.
Intanto se il veneratissimo Signor Arciprete, al quale la prego de’ distinti miei rispetti, è
contento, bramerei meco si unissero a fare una Novena a Maria Santissima Addolorata per Coriano e
Rimini, e venerdì comincieremo. La nostra buona Isabella, malgrado i freddi assai maggiori dei loro, se
la passa in pieno proprio benino, ed è piena di zelo quando opera per le anime.
La raccomandino però al Signore, affinché possa sempre più innamorarsi di lavorare pel
Signore. Non si dimentichino di me miserabile dinnanzi a Lui. Sono costretta a terminare, trovandomi
sopracarica di occupazioni.
Le abbraccio tutte di vero Cuore e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria.
Di Lei mia Carissima Figlia
Verona San Giuseppe 30 dicembre 1826
Sua Aff.ma Madre
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
AD ELISABETTA RENZI
870(Milano#1827.03.16)
La damina Ferrari continua bene il suo noviziato e gode di discreta salute. Per ora a Coriano non si prepari
mobilio diverso, ma, se mai, il materiale per i nuovi abiti delle Figlie della Carità
V.G. e M.
Carissima Figlia
La ringrazio di cuore, mia cara Figlia, della cordiale di lei lettera, e delle tanto a me care notizie
di tutte loro, e dell’amato Conservatorio di Coriano. Mi do il piacere di riscontrarla sollecitamente non
però da Verona, ma da Milano ove mi trovo da due giorni a questa parte. Comincerò per dirle, che la
nostra Carissima Isabella1 se la passa proprio benino di salute, ed eccellentemente di virtù. Si va
adoperando con gran dono, e con molto frutto per i prossimi e si diporta con edificazione di tutte le sue
Compagne, quantunque siano anch'esse angiolette. L'avrei meco condotta anche qui perché facesse
cognizione, e pratica del Ramo degli Esercizi delle Dame, oggetto che qui mi condusse in questa
stagione, ma trovandosi la stessa tanto tranquilla, e contenta nel suo Noviziato, glielo esibii ma non
volli obbligarla, molto più che la stagione era pessima, e ch'io doveva andando, e venendo fermarmi
nella nostra Casa di Bergamo, paese frigidissimo e di aria molto fina. Le feci però sapere le di Lei
notizie, e quelle del Conservatorio da qui.
Mi rallegro, che la Cara Maria Antonia2 siasi riavuta, e che alla buona Clotilde3 il Signore doni
la grazia della vocazione, come anche alle due di Cesena4. Voglia il Signore in riguardo di Maria
Santissima benedire ogni cosa in modo, che tutte le care Figlie di Coriano abbiano da riuscire una
semente benedetta, atta a produrre frutti di benedizione, e di gloria divina in coteste parti. Mi consolo
pure moltissimo, che l'ottima Madre Superiora si difenda sufficientemente, basta che abbia la pazienza
di aversi cura, perché il suo coraggio in qualche parte le pregiudica. Favorisca a questa, come a tutte le
care Compagne dei più affettuosi miei complimenti, uniti a quelli di tutte le loro Compagne di qui, che
meco, abbracciano distintamente lei pure. Mia Carissima Signora Betta a lei pare che il tempo adesso
passa meno veloce pel desiderio di rivederci; pienamente l'assicuro, ch'io pure non dimentico cotesti
Paesi, e che non cesso di formare pensieri, e riflessi onde poter nel mio niente servirle. Il momento che
piacerà al Signore dare compimento ai reciprochi nostri desideri, ancora non saprei precisarglielo, solo
replicherò anch'io, che l'orazione può tutto, e Maria Santissima fu quella che in ogni tempo affrettò il
momento delle divine Misericordie, ed Essa spero farà lo stesso per costì. Intanto la prego di essere
persuasa, come prego tutte le altre di volerlo essere parimenti, della più viva mia premura, ed
interessamento.
Sento come il veneratissimo Signor Arciprete5 sia a fare il Quaresimale a Rimini. Se mai avesse
occasione da scrivergli, come sarà facile, gli presenti i miei doveri, supplicandolo di assisterci colle di
lui orazioni, e con quelle della sua Udienza. Pare a me, che Sant'Antonio da Padova6 abbia da avere un
grande impegno per Rimini, dove fece de' principali suoi miracoli. Vorrei che il Signor Arciprete
interponesse presso Maria Santissima questo gran Santo.
1
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542).
Tutte educande, alcune delle quali chiamate alla vita religiosa.
3
Idem.
4
Idem.
5
Don Gabellini Giacomo, arciprete di Coriano (Ep.II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599).
6
S. Antonio di Padova (Ep. I, lett. 313, n. 8, pag. 484).
2
Tanti rispetti anche al degnissimo Signor Don Giacomo Rovelli7 al quale pure caldamente mi
raccomando.
Mia Carissima Figlia debbo poi risponderle relativamente alla mobiglia come Figlia della
Carità, di cui brama incaricare la sua Mamma8, che pregola riverirmi, quantunque non abbia il
vantaggio di conoscerla. Se vorrà la nota positiva, gliela farò tenere, ma a me pare, che possa bastare
adesso, che commetta gli abiti, i quali ordinariamente portano del tempo prima che sia in ordine la
bavella9 filata, e colorita, e che siano poi tessuti. Del rimanente presto al momento farà. Rispetto se
desiderasse poi la nota gliela manderò subito.
Mia cara Figlia termino questa lettera raccomandandomi alle di Lei orazioni, ed a quelle di tutte
le Care Figlie del Conservatorio; non le presento i complimenti di Cristina, avendola io lasciata a
Verona, ove presiede al corso di educazione delle Maestre di Campagna.
L 'abbraccio col più costante attaccamento, e la lascio come tutte le altre Figlie nel Cuore
Santissimo di Maria nostra Madre.
Di Lei Carissima Figlia
Milano li 16 Marzo 1827
Locale della Certosa a S. Michele alla Chiusa
P.S. Riflettei dopo scritto che oltre gli abiti potrebbe mia cara Figlia farsi preparare anche il
materazzo, dormendo noi come sà propriamente a letto.
Sua Aff .ma Madre Maddalena di Canossa
Figlia della Carità
7
Don GIACOMO ROVELLI, parroco di Montefiore.
Contessa Vittoria Boni (Cf. lett. 885).
9
BAVELLA, il filo dello strato esterno del bozzolo.
8
AD ELISABETTA RENZI
871(Bergamo#1827.11.02)
Isabella Ferrari è dovuta rientrare a Coriano momentaneamente per ricuperare le forze fisiche. Il clima di
Verona le è nocivo. Intanto i contrasti per Coriano sono ancora molti, perché quel piccolo centro sarà la radice
di un ampliarsi di Case e di opere e il demonio si affanna ad ostacolarlo.
V. G. e M.
Carissima Figlia
Ben facile mi riuscì mia Cara Figlia il figurarmi la di lei consolazione nel riacquistare la
Carissima nostra Isabella1. Il figurarmi il di lei contento mi fa manco sentire la lontananza di questa sì
Cara Figlia.
Non abbiamo né l’una, né l’altra timore mai del demonio, bestia legata, e condannata sin dal
principio a stare sotto il piede invitto dell’Amorosissima Nostra Madre.
Non vè dubbio mia Cara Signora Betta, ch’egli però non sia per fare le sue diffese,
considerando io nel piccolo Coriano la prima radice di tutte le Case che Maria Santissima vorrà
stabilirsi da coteste parti dalle povere sue Figlie della Carità. Cuori grandi anch’io ripeto, ma cuori
grandi non a paragone del mio, ma a paragone, o dirò meglio ad imitazione di quel gran Cuore, che sul
Calvario offerì per le anime tutta la vita del proprio Figlio. Peraltro mi raccomando che non
s’angustiano poi troppo né l’una, né l’altra, facciano quanto possono, ed a poco, a poco, vedrà che
riusciranno in tutto.
Ella mi dice che quest’anno le sembrerà un secolo ma con sincerità l’assicuro che a me pure mi
riesce molto lungo, e che non vedo l’ora di rivederla. Intanto da miserabile le avrò sempre presenti
dinnanzi a Dio, ed a Maria Santissima e sto lavorando quanto posso qui, perché la futura mia gita non
abbia da portare disturbo a questi nostri affari. Quantunque sia utile sapendo la di Lei premura per la
Cara Isabella gliela raccomando peraltro caldamente. La faccia governare, abbia attenzione che non
abbia scrupoli per la qualità, e quantità dei cibi. Già spero che il Signor Arciprete farà lui, che
altrimenti vorrei accludere in questa lettera quell’autorità che la bontà della mia Isabella, ha voluto
darmi sopra di essa.
Mi assistano per carità colle loro orazioni nei miei lavori affinche possa condur tutto a termine
se così piace al Signore, nel tempo che bramiamo. L’abbraccio di tutto cuore lasciandola nel Cuor
Santissimo di Maria.
Di Lei Carissima Figlia
Bergamo li 2 novembre 1827
La Sua Aff.ma Madre
Maddalena Figlia della Carità
1
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542)
AD ELISABETTA RENZI
872(Trento#1828.07.05)
La Romagna è in agitazione. L‟Arciprete Gabellini e Suor Agnese Fattiboni sono in piena tempesta e la Renzi
vorrebbe seguire Isabella Ferrari, che sta attendendo con ansia il suo ritorno a Verona. La Canossa però,
assicurando un suo viaggio in Romagna, cerca di tranquillizzare entrambe perché non prendano decisioni
inconsulte, ma attendano lei: a voce si intenderanno meglio.
V.G.M.
Carissima Figlia
Malgrado tutte le circostanze d’amarezza che circondano cotesto amato Conservatorio non può
credere mia Carissima Figlia quanta consolazione mi abbia apportato il graditissimo di Lei foglio del
giorno 21 giugno vedendo come la bontà del Signore le continua la fortezza ed il dono della vocazione
tra gli ostacoli, e le contrarietà.
Mia Carissima Signora Betta io scrissi anche alla Cara Isabella1 che purché non si perdino
abbandonando l’orazione io non temo di nulla. Lasci pure che i diavoli di Napoli abbiano svegliato
anche i romagnoli basta che non trascurino il ricorso a Maria Santissima tutto andrà bene.
L’Amantissima nostra Madre si è per i nemici nostri quella terribile falange disposta alla battaglia
sempre però potente ed invincibile, solo ripeto mie Care Figlie, non trascurate d’invocarla
coll’orazione.
Il Signor Arciprete2 mi scrisse pochi giorni sono, la cognizione in cui era venuto del motivo,
che suscitò tante incertezze rapporto a Suor Maria Agnese3. A me sembra spiritualmente, che siavi
ragione di rallegrarsi, vedendo una croce composta dalla Divina Carità per santificazione del Signor
Arciprete e per eccitare le Care sue Figlie a cercare Dio solo senza appoggi, e conforti neppure
spirituali, ma unicamente Dio.
Veniamo adesso a parlare degli interessantissimi nostri affari. In primo luogo confermo alla mia
Carissima Figlia Betta, quanto scrissi alla mia Cara Figlia Isabella, cioè che per mia parte sono sempre
nella assoluta determinazione di venirle ad abbracciare nel prosismo settembre. Il trattare però adesso
col di Lei fratello4 per venire all’ora meco a Verona mi sembra cosa intempestiva.
Convengo anch’io ch’egli non ignorerà la situazione del Conservatorio, ma a me pare che sino a
tanto che non ci siamo intese in voce, e che non abbiamo unitamente, riflettute e maturate tutte le
circostanze, non possiamo prudentemente concludere.
Giacché il di Lei Signor fratello non è mal impresso ne mal prevenuto verso l’Istituto nostro
s’Ella crede, trattando di ciò ch’Ella sa non essere a lui occulto, potrebbe aggiungere, che questo
settembre mi aspetta, e che bramando ella, ed io unicamente coll’adempimento della Divina Volontà il
Divino Servizio, e la Divina Gloria, bramiamo sentire anche il di lui parere per proccurare nel miglior
modo possibile l’uno e l’altro. Ed intanto non nominerei Verona per non allarmare forse per niente la
buona sua mamma5, come già si mise in agitazione la mamma della Cara Isabella6. Oltre di che,
parlandole secondo il proprio intimo mio sentimento, non mi pare che sia da abbandonarsi da un
momento all’altro, per difficoltà che si prevegano, il pensiero di vedere stabilito l’Istituto nella
1
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542
Don Gabellini Giacomo (Ep.II/1, lett. 647, n. 3, pag. 599)
3
Suor Maria Agnese Fattiboni (Ep. II/2, lett. 852, n. 7, pag. 1123).
4
Il conte Renzi, la cui figlia Giuseppina continuò l’opera della zia nell’Istituto delle Maestre Pie dell’Addolorata.
5
Contessa Vittoria Boni.
6
Contessa Virginia Nani (Ep. II/2, lett. 882, n. 3, pag. 1180).
2
Romagna dopo tutto quello che costa a lei, ed alla nostra Isabella questo progetto. In ogni modo se
anche le nostre cure non avranno effetto il Signore accetterà i nostri buoni desiderj, ed i nostri passi.
Per me già non so persuadermi che tanta orazione abbia da andare a vuoto. Vero è che noi
povere creature non sappiamo qual cosa abbia da riuscire la maggior gloria di Dio quale desideriamo.
Per non perdere questa posta termino subito mia Cara Figlia pregandole a volersi dare tutto il coraggio
ed a continuare a vicendevolmente sostenersi confortarsi, e dire le sue barzellette. Che certo quando io
vengo, conviene che ridiamo un poco per(chè) i Veronesi conducono seco loro ovunque l'allegria.
Questa Casa grazie al Signore si va giornalmente a poco a poco stabilendo. Non tema che da
miserabile che sono mi dimentichi di loro. Non si scordino col Signore di me, e non ci dipartiamo mai
collo spirito dai piedi di Maria nel Cuore Amorosissimo e santo della quale abbracciandole teneramente
ripongo con Lei la mia Isabella, tutte le altre Care Figlie, e mi protesto
Di Lei Carissima Figlia
Trento dal convento dell'Addolorata li 5 luglio 1828
La Sua Aff.ma Madre
Maddalena Canossa Figlia della Carità
A MONS. TRAVERSI
873(Trento#1828.07.12)
Lettera complessa, perché tratta di Trento e della erezione canonica di quella Casa ( 21 giugno ), poi del
prossimo viaggio della Canossa a Rimini e quindi a Coriano. Ella non riesce però a trovare un sacerdote
che l‟accompagni. Accenna ai continui ostacoli che incontra il Conservatorio di quel paesino.
VGeM
Veneratissimo e Reverendissimo Monsignore
[Trento] 12 luglio 1828
La buona mia Compagna Superiora di Santa Lucia mi significò il felice ritorno della
Signoria Vostra Molto Illustre e Reverenda da Treviso ma avrei bramato sentire, che quel soggiorno
le fosse stato più giovevole. Dubito che anche l’eccessivo caldo contribuisca al ritardo del perfetto
suo ristabilimento, e non vedo l’ora che sia passato ancora un mese sembrandomi, che circa a tal
epoca sia il termine dell’anno scolastico dè suoi alunni perch’Ella possa avere una maggior quiete e
cosi ristabilirsi pienamente. La mia Compagna le avrà già significato come il giorno di San Luigi
seguì la formale canonica erezione di questa novella casa sotto l’invocazione di Maria Santissima
Addolorata come me la incaricai. Mi ritardai l’onore di scriverle io stessa non solo per i molti
piccoli imbarazzi che mi circondano, ma anche perche prevedendo di doverla incomodare per altro
oggetto non voleva disturbarla replicatamente. Prima però voglio dirle sapendo che la di Lei carità
per noi lo sentirà volentieri, è come questa Casa va giornalmente stabilendosi. La premura, ed
interessamento di Monsignor Sardagna1 non è descrivibile.
Il principe Vescovo2 che si compiacque far la funzione di erezione ci dimostrò come gli altri
tutti la maggior bontà. Il Prelato mi fece poi tenere un bellissimo Decreto con cui ci dichiara
immediatamente a lui soggette.
Domenica scorsa abbiamo cominciato ad andare alla parrocchiale dottrina e sono già due
feste che riceviamo giusta il nostro costume le ragazze. Non so se sia per la novità ma il concorso di
queste e grande. Domani piacendo al Signore daremo principio alla scuola. Il Signore si degni di
compire quello che ha cominciato.
Io conto di qui fermarmi sino il principio d’agosto sembrandomi che lascierò le cose
bastantemente avviate per un principio avendo tutte le Compagne che quì vennero, passato del
tempo nella Casa di Verona. Il primo d’agosto entrerà anche una Novizia di quì.
Ella sà il motivo per cui cerco di afflettare 3 il qual e la mia gita in Romagna ove gli
ostaccoli si succedono continuamente. Mi è però sin qui riuscito che il Conservatorio 4 resti aperto, e
che la buona mia Damina5 ancora vi si trovi ma non posso dirle qual frequenza di carteggio mi ci
abbia fin qui voluto per ottenerlo. Anche dalla mia parte pero mi nasce un piccolissimo ostacolo pel
mio viaggio. In diritto come mi tengo della di Lei carità riservandomi ad interessarla nuovamente al
momento del passaporto giusta la nostra intelligenza anche con Sua Eccellenza il Signor Presidente
conviene che a questo ricorra per appiannare anche il primo se lo crede. Questa volta vedo quasi
impossibile, che quell’ottimo sacerdote6, che meco venne a Rimini due anni sono possa
accompagnarmi per essere impegnato in una famiglia come precettore. Per prendere in tempo le mie
misure considerate le circostanze a cui a tenore di quanto mi disse il Signor Presidente debbo aver
riguardo, non so trovare sin qui in Verona altro religioso da sostituire. Persona di piena mia
confidenza, e che mi sembrerebbe per ogni riguardo opportuno sarebbe il Signor Don Francesco
1
Mons. Sardagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
Mons. Luschin Francesco Saverio, principe vescovo di Trento (Ep. I, lett. 388, n 5, pag. 626).
3
Leggi : affrettare
4
Conservatorio: L’istituzione di Coriano (Ep. II/2, lett. 856, n. 3, pag. 1132)
5
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542)
6
Don Tommaso Marani (Ep. II/2, lett. 868, n. 6, pag. 1151).
2
Luzzo7 che senza impegno interpellai prima di partire per Venezia se in caso mi accompagnerebbe
non mi ricordo se gli abbia detto a Loreto o a Rimini. Lo trovai disposto solo mi chiede di essere
avvertito in un caso del tempo prima. Avverta ripeto che sono in piena libertà. Prima d’ogni cosa
per altro, pare a me, che ci si renderebbe necessario interpellare riservatamente Monsignor
Patriarca8 molto più avendomi confidato Don Luzzo, che fece già cenno al Prelato di avere
inclinazione ad una vocazione religiosa.
Se la Signoria Vostra Molto Illustre e Reverendissima avesse motivi per non farlo
personalmente la supplicherei di voler a mio nome significare la cosa a Monsignor Patriarca
assicurandolo del vivissimo mio interessamento perché questo buon Religioso resti operaio della
Diocesi, ed anzi della mia premura perché possa averne un servizio maggiore se mi riuscirà, come
non sono senza qualche lusinga, avendo preso buona piega i passi ultimi, che feci prima di partir da
Venezia dopo ch’ella erasi trasferita a Treviso.
Sinchè Ella mi onora di qualche risposta potrò cercare se da Verona mi riuscisse sapere se
potrò o non potrò aver Compagna, ed in conseguenza di quanto Ella vorrà compiacersi di
significarmi mi regolerò. A tanti incomodi vi aggiunga la carità di raccomandarmi al Signore
potendo ben credere quanto grandi sieno i miei bisogni e si assicuri del povero ma doveroso
perseverante contraccambio.
Le presento i rispetti della buona Compagna Rosmini9 Il Signor Don Antonio suo fratello
sulla fine del mese si porta a prendere le acque di Recoaro10, e poi viene a Roveredo.
Le dimando mille scuse della mia importunità e colla maggior venerazione mi onoro di
protestarmi
Di V.S. M.to Ill.stre e Rev.ma
__________________
NB. Minuta senza firma, quindi nulla di autografo della Canossa.
7
Don Francesco Luzzo inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
9
Margherita Rosmini (Ep. I, lett. 342, n. 4, pag. 535)
10
Recoaro Terme, centro idrotermale (Ep. I, lett. 313. n. 3, pag. 483).
8
A MONS. TRAVERSI
874(Verona#1828.08.24)
Monsignore dovrebbe procurare alla Canossa il passaporto per Rimini. Ella vorrebbe anche sapere quando
potrebbe incontrarsi con lui; per questo sarebbe disposta a ritardare ancora la sua partenza per Coriano, dove i
problemi sono sempre molto complessi.
V. G. e M.
Veneratissimo Monsignore
1
Cf. App. A 123, 4 settembre 1828
Prima di ricorrere alla carità della Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima per ottenere il
passaporto mi perdoni se le dò un’altro disturbo.
Nel pregiatissimo di Lei foglio Ella diede col mio mezzo alla buona mia Compagna Rosmini2
speranza d’aver quest’autunno la sorte di rivederla. Non dicendomi però Ella in qual tempo
precisamente sia per andare in Tirolo, nè quale strada sia per fare avendo d’altronde sentito che il
Signor Don Antonio Rosmini sulla fine d’agosto sarà a Roveredo, mi prendo la libertà di pregarla di
volermi con sollecitudine far sapere anche col mezzo della mia Compagna Superiora di Venezia 3 in
qual tempo ciò seguirà.
Le soggiungerò anche il sincero motivo di tale ricerca, il quali è che se la di Lei gita fosse nel
settembre non avanzato, e la di L ei strada fosse per Verona tenterei per quanto potessi di ritardare la
mia partenza per avere la sorte di ossequiarla e nuovamente parlarle di alcuni affari che male in lettera
s’esprimono.
La ringrazio senza fine di tanta bontà e premura come di avermi favorito presso Monsignor
Patriarca al quale pure mi professo obbligatissima.
Sono però in molta lusinga di non avere da incomodare l’ottimo Don Luzzo4 che temo potrebbe
difficilmente provvedere alla Cà di Dio.
Non ne sono affatto certa ancora, ma si assicuri che ho un bisogno d’orazione molto grande
divenendo per quanto mi pare assolutamente indispensabile la mia gita di Rimini, e dall’altra parte
trovandomi circondata da mille combinazioni per cui mi diviene un po’ gravosa e difficile da
combinare.
La supplico di tenermi raccomandata al Signore bramando per altro solo l’adempimento del
Divino Volere, e la di Lui Gloria. Mi consolai grandemente di sentirla rimessa; desidero abbia da
continuare a star bene.
Lasciai la casa di Trento bene avviata in ogni rapporto, e pochi giorni dopo il mio ritorno da
colà dovetti fare una gita momentanea a Bergamo da dove ritornai venerdì sera. Adesso vado
disponendomi all’altra gita di Romagna. Il Signore si degni tutto benedire.
In diritto sulla di Lei carità colla disposizione d’incomodarla quanto prima le rinnovo le proteste
del mio rispetto, le presento i doveri delle Compagne e passo a confermarle l’invariabile mia
venerazione.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Rev.ma
Verona li 24 agosto 1828
___________________
NB. Minuta senza firma. Autografa una sola parola corretta.
1
Mons. Antonio Traversi (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
Margherita Rosmini (Ep. I, lett. 342, n. 4, pag. 535)
3
Terragnoli Giuseppa (Ep. I, lett. 398, n. 2, pag. 649).
4
Don Luzzo Francesco , inizia il primo Oratorio a Venezia dei Figli della Carità (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
2
AL PRESIDENTE DI VENEZIA
875(Verona#1828.08.31)
Richiesta di passaporto per Rimini; durata tre mesi.
A Sua Eccellenza l’I.R. il signor Conte Presidente di Venezia del Regno Veneto.
La scrivente sottoscritta avendo alcuni particolari affari suoi a Rimini supplica umilmente l’Eccellenza
Vostra di volerle accordare un Passaporto per quella città duraturo pel periodo di mesi tre, e questo per
Maddalena di Canossa per la signora Cristina Pilotti, sua compagna, e per Michele Masina suo
cameriere di viaggio.
Si onora la scrivente di presentare a Sua Eccellenza il signor Imperial Regio Conte Presidente le
proteste della massima sua venerazione
Verona li 31 agosto 1828
______________________
NB. Minuta, senza alcun autografo della Canossa, scritta sullo stesso foglio della lettera indirizzata al
confessore di Trento.
AD ELISABETTA RENZI
876(Roma#1829.01.02)
La Canossa, dopo essere stata a Coriano, dove ha saputo con maggior immediatezza della gravissima tempesta
abbattutasi sul Conservatorio, si è diretta verso Roma e di là scrive alla Renzi, consigliandola ad accordarsi in
modo inequivocabile coll'Arciprete Gabellini che, da Firenze, dove si è trasferito dopo la bufera, lascia
intravedere che, un giorno o l'altro, dovrà vendere la casa che ospita le Maestre del Conservatorio. Prima di
tornare a Verona, passerà di nuovo a Coriano.
V. G. e M.
Carissima Figlia
Scrissi ieri due righe in somma fretta alla Carissima mia Isabella. Voglio oggi darmi il piacere
di trattenermi un poco anche con la Cara mia Signora Betta. Dopo avere jeri mandato la mia lettera in
posta, una lettera ricevetti in data 28 dicembre della Cara Isabella la quale mi confirma le notizie, che
aveva poi nella sua del 13 del nostro contrastatissimo Conservatorio. Mia cara Figlia Ella ha fatto
benissimo di andare a Rimini, e parlare con Monsignor Vicario 1. L 'impegno che il medesimo e
Monsignor Vescovo2 prendono per la sussistenza del Conservatorio non mi sorprende avendo io veduto
sempre la loro bontà. II mio desiderio sarebbe se così piace al Signore che potessero riuscire a
procurare al Conservatorio la Messa senza che questo avesse il peso del mantenimento del Cappellano.
Già mia Cara Betta non si sa positivamente pensare ch'abbia da essere più utile se non domandare Carta
alcuna al Signor Arciprete3, e provare ancora un po' di tempo se si può, o non si può andare avanti
veramente, se sia meglio venire ad una conclusione.
Io credo da quanto mi dice nella sua lettera del 28 la Cara Isabella, che la cosa l'avrà risolta il
Signore coll'abboccamento che sento doveva tenere dopo le feste Monsignor Vicario col Signor
Arciprete. Siccome le circostanze variano ogni momento, le confesso, che anch'io non saprei a qual
partito appigliarmi. Ripeto spero, che il Signore farà Lui senza di noi. Per altro se dovessimo dire
quello che sembrerebbe migliore prudentemente, pare, che ci vorrebbe una decisione la quale se anche
non venisse eseguita subito, restasse però una cosa stabilita da potervi fare fondamento, e prendere in
seguito le determinazioni, ch'andranno divenire necessarie. Da miserabile non mancherò d'unire alle
loro le deboli mie preghiere, affinché il Signore voglia condurre ad un termine felice quest'affare
imbrogliato.
Intorno alla mia partenza da qui non mi è ancora possibile di precisarne il giorno per la ragione,
che scrissi ieri alla mia Cara Isabella.
In una Capitale ove concorrono i ricorsi di tutto il mondo cattolico per quanto abbiano di bontà
ci vuole sempre il suo tempo a terminare gli affari e noi certo abbiamo gran motivo di ringraziare il
Signore e Maria Santissima e di essere obbligatissime alla carità del Santo Padre, e degli
Emminentissimi Cardinali d'aver fatto così presto non restando adesso, che una parte della mano
d’opera.
Appena avrò fissato il giorno della mia partenza lo scriverò subito alla Cara Isabella e
concerteremo pel mio arrivo cioè se avessi bisogno di lei mia Cara Betta a Rimini, e se potrò far sola
per poi venire a dar loro un abbraccio a Coriano ove poco potrò trattenermi.
Vivo certa delle loro orazioni. Abbraccio con lei la mia Cara Isabella e tutte del Conservatorio.
1
Mons. BRIOLI, Vicario Generale della Diocesi di Rimini.
Mons. Zollio Ottavio, vescovo di Rimini (Ep. II/1, lett. 650, n. 4, pag. 605).
3
Don Francesco Macchini, subentrato nell'Arcipretura di Coriano a Don Gabellini.
2
Cristina pure abbraccia tutte di vero cuore. Le presento i complimenti del Signor Don Giuseppe4 e di
Michele5 e col più cordiale attaccamento le lascio nel Cuor Santissimo di Maria. Sino che non le scrivo
che parto, continuino pure a mandarmi le lettere scrivendomi a Roma.
Di Lei Carissima Figlia
Roma li 2 gennaio 1829
P.S. Rapporto alla benedizione del Santo Padre stia quieta che per Lei c'è e pel Conservatorio se
Dio lo conserverà ne avremo delle migliaia.
_______________
NB. Senza firma.
4
5
Il sacerdote che aveva accompagnato la Canossa nella seconda visita a Coriano.
Michele Masina (Ep.I, lett. 357, pag. 564).
AD ELISABETTA RENZI
877(Verona#1829.05.06)
La Renzi aveva manifestato alla Canossa il desiderio di ritirarsi a vita contemplativa nel « deserto », ma la
Marchesa la dissuade, assicurandola che è ben diversa la volontà del Signore. Isabella Ferrari sta preparandosi
alla vestizione religiosa. Aggiunge, come da richiesta, un regolamento sulla pratica della generosità.
V: G : e M:
Carissima figlia
Mi fu tanto Cara la di Lei lettera, mia Cara Figlia, e nello stesso tempo mi fece tanto da ridere
per la vocazione del deserto che non posso dimeno di non riscontrarla sul punto.
Rapporto al lamento che mi fa di esser priva di mie lettere, sappia mia Cara Figlia, che dovetti
andare a Bergamo, poi a Milano, ed è poco tempo, che mi trovo ritornata a Verona.
Restai sorpresa sentendo, che la Cara Isabella non le abbia spedito scrivendole i gradi di virtù,
come già eravamo intese. Per darle un attestato mia Cara Figlia della premura che ho per Lei, su questa
mia gliene scriverò intanto uno, e poi farò che gliene scrivano degli altri.
Ritornata che fui a Verona, la Cara Isabella mi mostrò la sua lettera che spediva a Lei, che a
quest'ora avrà già anche ricevuta. Io poi mi trovo sopracarica d'imbrogli, e mi manca proprio il tempo
di fare quello che tanto desidererei.
Riguardo alla nostra salute stia quieta, che grazia al Signore, l'Isabella si difende proprio
benino, ed io me la passo, ma con un poco di tosse, non è però delle più grandi, la Cristina secondo il
solito.
Rapporto poi alla vocazione del deserto, quando vi penso non posso a meno di non ridere.
Sappia mia Cara Figlia, che il Signore la vuole tra noi mortali, e non la vuole nella vita contemplativa.
Se aspetta di andare nel deserto, quando in me sarà scemato l'amore e la premura che ho verso di Lei,
ed al Conservatorio, glielo dico con tutta la compiacenza, che dunque lei non ci va mai più, nè viva, nè
morta. Le dò la nuova che jeri entrò nei Santi spirituali Esercizj la nostra Cara Isabella per la
vestizione. Non posso spiegarle il giubilo che prova per essere prossima a vestirsi del santo abito. La
suddetta l'abbraccia caramente unitamente alle altre care Figlie, il medesimo fan la Cristina, e tutte le
altre, raccomandandoci tutte alla carità delle loro orazioni. L'abbraccio di vero cuore, in somma fretta,
lasciandola nel cuor Santissimo di Maria mi segno.
Di Lei Carissima Figlia
Sua Aff.ma
Madre Maddalena Canossa
Figlia della Carità
Verona li 16 maggio 1829
Generosità mista colla pace
1° grado. Abbracciar tutto quello che si presenterà di disgustoso, e contrario nella giornata non dicendo
alcuna parola denotante turbazione.
2° grado. Abbracciandolo non mostrerete turbamento negli occhi e nel volto.
3° grado. Abbracciandolo non farete nessuna azione esterna che mostri turbamento ed angustia.
4° grado. Abbracciandolo quanto nel primo grado si disse, mostrerete esterna contentezza.
5° grado. Per poter eseguire stabilmente tutto ciò, e fondamentarvi in questa virtù, per dissipare ogni
turbamento quando nelle cose contrarie, e disgustose vi si susciterà cercherete di calmarlo,
rivolgendo altrove ed isvagando il pensiero, a riflesso della cosa che vi turba.
6° grado. Nel caso di qualche mancamento di qualsiasi sorte, non lasciate entrar perturbazione
nell'anima, ma umiliatevi, pentitevi, e quietatevi risolvendo generosamente d'esser fedele
nell'avvenire, fortificando nel mancamento stesso la vostra risoluzione.
AD ELISABETTA RENZI
878(Venezia#1829.07.10)
La Canossa ribadisce il suo dissenso alla vocazione contemplativa della Renzi e la consiglia a continuare la sua
missione nel Conservatorio. Oltre ad altre direttive, le acclude delle norme sulla pratica dell‟ubbidienza.
V.G.M.
Carissima Signora Betta e Figlia Amatissima
Cosa mai dirà di me la Cara Signora Betta? Mi figuravo che questo mio lungo ritardo nel
riscontrare la graditissima sua lettera in data del primo di giugno le avrà dato occasione di pensare male
di me, o almeno le avrà rinnovato l'idea del deserto. Già io le ho scritto altra volta, che la sua vocazione
non è pel deserto onde non vi deve neppur più pensare, ma esser ben sicura, che il Signore la vuole in
questo Conservatorio ove molto può contribuire alla Divina Gloria, ed alla salute delle anime. Ora poi
vengo a fare le mie scuse, per aver tanto ritardato a risponderle. Mia Cara Signora Betta, Ella già sa
quanto molteplici sieno le mie occupazioni in tutte le Case, ma molto più queste si aumentano allorchè
mi trovo in quelle Case in cui sono solita andare una sol volta all'anno. Ricevetti appunto la sua lettera
pochi giorni dopo che fui arrivata a Venezia, e in tempo in cui mi trovava occupatissima, per gli
Esercizj di queste buone Dame. Terminati questi, tale, e tanta è stata la moltitudine degli affari, che mi
hanno circondata, che non mi è mai riuscito di trovare un ritaglio di tempo da scrivere alla mia Betta,
quantunque mi stesse sempre sul cuore. Lo creda pure mia Carissima Figlia.
Come vede mi servo dell'Isabella1, che condussi in mia compagnia a Venezia. Questa
cordialmente la saluta, ed abbraccia unitamente a tutte le altre compagne. Nel passar da Vicenza feci
avvisare il Padre Biagio Migani, zio della Tonina2, che io mi trovava alla tal locanda e che molto avrei
gradito di poterlo riverire, ma siccome era il giorno di San Filippo mi fece dire, che molto gli
dispiaceva ma che non poteva essendo occupatissimo, per le funzioni di chiesa, che si facevano ai
Filippini, cioè nella chiesa già s'intende del suo convento. Mandai Michele la seconda volta per darle le
nuove della nipote, e ne rimase soddisfattissimo. Al mio ritorno a Verona, che sarà in breve, cercherò
nel passar da Vicenza di potergli parlare ma sarà difficile, perché stante il caldo passerò in ora non
opportuna, ma farò di tutto per fargli avere le buone nuove della Tonina, di lei e del Conservatorio dal
Signor Michele3.
Da questo comprenderà Cara Betta, che io non mi dimentico nè di Lei, nè del caro
Conservatorio, ma se non le scrivo quanto pur vorrei si assicuri, che proprio è per mancanza di tempo.
Quando sarò a Verona farò di tutto, per mandarle le Regole ne sia pur certa ma se non lo farò subito lo
attribuisca sempre alla stessa ragione. Intanto vedrò che Isabella le trascriva qualche grado di virtù.
Ho piacere, che sia per venire (anzi a quest'ora sarà già venuta) la Margheritina Renzi, e spero
proprio, che tanto questa, che la Tonina mediante la di Lei cura, e vigilanza abbiano da fare un ottima
riuscita. Gradirò assai di sapere se quell'Arciprete di Stregara sia poi venuto al Conservatorio, e se la di
lui visita abbia portato qualche buon effetto presso il Signor Salvi4. Confidi nel Signore cara Signora
Betta, e non tema. Fa bene a far premura ai fratelli delle Beccari. Già mi figuro, che a quest'ora avranno
concluso qualche cosa.
1
Isabella Ferrari (Ep. I, lett. 347, n. 5, pag. 542)
Padre Biagio Migani , oratoriano di Vicenza, zio di un'aspirante alla vita religiosa nel Conservatorio.
3
Michele Masina, il vetturale (Ep.I, lett. 357, pag. 564).
4
L'Arciprete di Strigara (e non Stregara), frazione di Sogliano, aveva promesso di chiedere al signor PIETRO SALVI di
collaborare con aiuti finanziari alla costruzione di un Oratorio pubblico e il Salvi non solo aderì, ma divenne il più forte
benefattore del Conservatorio.
2
Rapporto all'obbligare le ragazze a venire la festa da loro alla Dottrina, senta come la penso. Per
quei giorni, che non vi sarà alla Parrocchia possono obbligarle a venire al Conservatorio, ma in quelle
feste che la faranno alla Parrocchia bisogna, che le esortino ad andarvi, e se ancora non potrà andarvi
nè Lei, nè le altre ci vorrà pazienza, ma vi vadino le ragazze almeno.
Non approverei per ora, che portasse al collo la Madonna5 come portiamo noi ancorchè
nascosta. Quella, che lasciò qui l'Isabella era di una ammalata, che io le avevo anzi detto di abbruciarla.
La prego di riverire da mia parte e dell'Isabella il degnissimo Signor Arciprete, il Signor Don
Francesco6 ed il Signor Don Paolo7. Sono anch'io del sentimento di Monsignor Vicario8 che non debba
rinunziare i censi, perché poi è meglio qualche cosa che niente. La mia salute, e quella dell'Isabella va
benino. Di lenzuoli, foderette, e altre cosette, che sono nello scattolone, che erano dell'Isabella ne
faccia pure quell'uso, che crede. Per la Maestra si assicuri mia cara Figlia, di tutta la mia premura,
faccia orazione, che il Signore me la farà trovare. Preghi pure il Signore per molti altri miei bisogni, e
lo faccia fare da tutte codeste buone figliuole, che di cuore saluto. Abbracciandola la lascio nel Cuor
Santissimo di Maria.
Di Lei mia Cara Figlia
Sua Aff.ma Madre
Maddalena Canossa Figlia della Carità
Venezia Santa Lucia 10 luglio 1829
UBBIDIENZA
1°. Ubbidire subita ad ogni cosa, che venga dalla voce della Superiora comandata.
2°. Interrompere subito ogni cosa, che si stesse facendo quando la Superiora o un’altra ne comanda.
3°. Ubbidire come si è detto nel primo grado, non solo prontamente, ma anche allegramente.
4°. Ubbidire nel modo detto nel terzo grado, non solo prontamente ed allegramente, ma anche
ciecamente.
5°. Ubbidire alla volontà conosciuta e a noi palese della Superiora, ancorchè non vi sia l’attuale
comando.
6°. Ubbidire sempre in ispirito di fede riguardando Iddio nella Superiora.
7°. Tenendo collo stesso spirito di fede il suo volere, conosciuto come volontà di Dio.
8°. Ubbidire con semplicità senza replicare con parole all’ubbidienza.
9°. Ubbidire con semplicità interna troncando ogni riflesso, ed ogni ragione, che ci si presenta alla
mente.
5
Tablò, medaglione con l’immagine di Maria Addolorata (Ep.I, lett. 343, n. 3, pag. 536).
Don Macchini (Ep. II/2, lett. 876, n. 3, pag. 1164).
7
Don Paolo Bellini, altro sacerdote di Coriano.
8
Mons. Brioli, vicario generale della diocesi di Rimini
6
10°. Ubbidire allegramente, ed amorosamente per amore di quello che per noi si fece ubbidiente sino
alla morte di croce.
11°. Per questo medesimo amore amar tanto l’ubbidienza da voler sempre per genio nostro ubbidire, e
formare perciò della nostra una sola volontà con quella della superiora.
12°. Ubbidire confidentemente tenendo per certo che quello, che viene dall’ubbidienza disposto sia il
migliore, tanto pel vantaggio proprio, che per quello della cosa, che si ha per le mani.
13°. Nell’egual modo ubbidire qualunque Compagna, che sia prima d’impiego tanto proprio, come a
tutti degli altri impieghi.
14°. Ubbidire in simil modo alle Regole tutte possibili nel proprio impiego.
15°. Per amore dell’ubbidienza assoggettarsi in simil modo in tutto quello, che il dover nostro lo
permette, e senza danno delle disposizioni della Superiora, e della Regola, ad ogni Compagna
anche inferiore.
AD ELISABETTA RENZI
879(Trento#1829.09.23)
La Renzi chiede ancora consiglio alla Canossa per le decisioni più importanti dell‟Istituto di cui ormai, anche
senza volerlo, è diventata Superiora e la Marchesa la consiglia a rivolgersi all‟Autorità ecclesiastica del luogo.
A Sogliano hanno chiesto una fondazione delle Maestre del Conservatorio e se – così la Canossa – la nuova
istituzione fosse ben affermata, essendo quel paese molto più grande, potrebbe divenire il centro della nuova
attività religiosa.
V.G.M.
Carissima Figlia
Io credo che le nostre lettere si saranno incontrate mia Cara Figlia essendo io partita da Verona
per Trento il giorno 10 corrente, ed avendo lasciato alla cara Isabella una lettera da impostare per Lei
quello stesso giorno. Spero che avrà trovato nella lettera quanto desiderava, ed avrà pure inteso come le
significavamo aver parlato a vicenda col P. Migani1, il quale veramente mostrò il più vivo
interessamento per la nipote.
Mia Carissima Figlia come già le scrissi l’affare di Sogliano se può lo consulti col P. Vitale 2.
Per la cosa in sé è bella, due riflessi però contrari l’uno all’altro io trovo. Il primo chi potrà mettere in
iscuola a Coriano mancando la Maria Antonia e la Teresa, io secondo che inteso avendo dalla Isabella
essere Sogliano paese popolato e piuttosto grosso, chissà che non potesse ivi verificarsi la pianta
dell’Istituto. Questo è quanto ch’io vorrei ch’Ella proponesse al P. Vitale se ancora vi è, e se questo
non ci fosse, a Mons. Vicario3. Pensai ancora che quando la Teresa andò a prendere le acque della
valle, Ella avrà supplito in qualche maniera nella Scuola, onde coll’esperienza fatta potrà tutto
sottoporre ai sulodati personaggi. Che se l’affare di Sogliano andasse a prendere una pianta veramente
stabile e fondata, come mi pare abbiano sempre detto, si potrebbe continuare a Coriano una scuola per
le care nostre contadinelle, e trasportare la pianta a Sogliano. Così dico alla buona, ma sono cose queste
che richiedono orazione, maturità e consiglio. Cara la mia Betta, quanto mi consolo pensando che il
Signore voglia servirsi di Lei per essere glorificato nei suoi paesi. In ogni modo a me pure sembrerebbe
necessario che prima di mandare nessuna andasse ella in persona a visitare il luogo, ed a riconoscere
esattamente ogni cosa. Per li 25 scudi l’Isabella lo sapeva dalla sua mamma alla quale aveva questo
scritto in proposito, e può ben credere con quanto cuore.
Molte mi dispiace l’imminente perdita del Signor D. Giacomo. Il Signore chiama a se un gran
soggetto, ma conviene essere contenti della volontà di Dio. Non dubito che Mons. Vescovo e Mons.
Vicario non siano stati contentissimi degli Esercizi che diede loro il P. Vitali, essendo questi une
persona tanto santa e tanto degna. Se ancora si trova da coteste parti, favorisca di presentargli i miei
rispetti e gli domandi come va l’affare di Fossombrone4. Io mi trovo a Trento da 12 giorni a questa
parte e vado ricordando con piacere ricorrere adesso un anno che io godeva la loro compagnia.
Quest’anno invece mi trovo in mezzo alle montagne. Per altro scrivendomi diriga pure le lettere a
Verona giacchè qui non credo che mi fermerò lungamente. Non ho qui meco né Isabella né Cristina
essendo ambedue a Verona, l’ultima singolarmente per la poca sua salute.
Le saluterò da parte sua al mio ritorno. Non si scordino di me al Signore, e le raccomando anche
Cristina. Ho tanta consolazione che Ella e tutte trovino consolate e fortificate nel divino servizio col
mezzo dei S. Esercizi.
1
P. Migani Biagio, oratoriano di Vicenza
P. Vitale Corbucci, predicatore degli Esercizi spirituali e Arciprete di Sogliano.
3
Mons. Brioli, vicario generale della diocesi di Rim ini
4
Comune in provincia di Pesaro e Urbino, situato alla sinistra del fiume Metauro, il cui Vescovo, LUIGI UGOLINI,
consacrato per quella sede, nel 1824, aveva chiesto alla Canossa una fondazione.
2
Credi mia cara Figlia che il Signore ha sopra di te dei disegni di Misericordia. L’abbraccio
unitamente a tutte le altre care Figlie del Conservatorio, e piena di attaccamento tutte le lascio nel Cuor
Santissimo di Maria
Di Lei Carissima Figlia
P.S. Mi dimenticava di dirle che la cara di Lei lettera non la ho ricevuta che ieri, mi figuro pel
giro che ha dovuto fare prima di venir qui. Glielo dico solo perché non dubiti della premura nel
rispondere.
Trento 23 settembre 1829
(Timbro) Stati Ereditari Austriaci
26 settembre
________________
NB. Senza firma.
AD ELISABETTA RENZI
880(Verona#1830.01.06)
La Renzi non ha proprio deposto l‟idea che il Conservatorio possa fondersi con l‟Istituto delle Figlie della
Carità e la Canossa non ha detto l‟ultima parola, per cui chiede molti chiarimenti intorno alle nuove possibilità
di espansione dell‟opera.
V.G. e M.
Carissima Figlia
A dirLe il vero mia Cara Figlia, non la credevo già sepolta avendo io sempre pensato, come
penso, che il Signore l’abbia eletta nella sua Misericordia per un piccolo istromento della divina di Lui
Gloria. Non sapeva però cosa pensare del così lungo di Lei silenzio, e ne andavamo parlando colla cara
Isabella. Quando questa ricevette la pregiata lettera del Signor Arciprete, restammo sempre egualmente
sorprese di non vedere nessuna delle care sue. In conseguenza doppiamente gradita la di Lei lettera ci
riuscì. Da questa comprendo trovarsi Ella in buona salute e sempre stata occupata nel servizio di Dio.
La Cara Isabella che di tutto cuore l'abbraccia, la prega di fare le sue scuse col Signor Arciprete di
Soliano1 per non avere potuto rispondergli. Sappia che quest'ottima e Cara Figlia si trova da alcune
settimane incomodata da frequentissimi mali di testa. Come Ella sa nel periodo di questi le riesce
impossibile di cibarsi, onde questo benedetto male le portò un indebolimento di stomaco che le cagiona
il solito suo vomito, e tuttora un giorno sta meglio, ed un giorno sta peggio, e la raccomando vivamente
alle loro orazioni.
Fu dunque, ed è nell'impossibilità di rispondere per ora al Signor Arciprete ed Ella voglia fare
con questo le parti sue. Io pure sono convalescente d'una fortissima tosse per cui in pochi giorni mi
fecero tre emmissioni di sangue; ma non solo stò meglio, che di più, faccio conto quanto prima di stare
benissimo. Qui pure abbiamo gran nevi, ed un freddo, che supera il solito di questi Paesi. Questo o
colpa, o non colpa, che ne abbia, viene accusato dei nostri incomodi. Insomma questo giugno farà caldo
e staremo tutte bene, se il caldo non ci pregiudicherà. Veniamo alle cose serie. Dalla pregiata sua,
penso si trovi adesso a Coriano, ed ivi dirigo questa risposta. Sento colla maggiore compiacenza il lume
che il Signore le diede per cui con tanta prudenza si regolò con Monsignor Vescovo, e con Monsignor
Vicario2. Già Ella sa mia cara Figlia, che io col divino aiuto non mi ritiro dallo stabilire il nostro
minimo Istituto in qualsiasi luogo. Prima di tutto per la Gloria di Dio, e pel bene delle anime, oggetto a
cui l'Istituto è diretto, ma anche per l'affetto che ho sempre portato a Lei mia Cara Figlia. Questa volta
però dopo l'accaduto, trovo necessario che ci piantiamo bene alla prima. Che non azzardiamo passi, ma
che con ogni diligenza e cautela verifichiamo e maturiamo innanzi di tutto ogni cosa.
Vorrei dunque ch'Ella favorisse significarmi alcune cose per conoscere lo stato dell'affare. In
primo luogo mi dica se le due ragazze di Soliano, e le due di Montiano venendo collocate, resterà col
loro collocamento finito l'impegno di avere quattro ragazze interne, o se sortendo queste, vi sia il
dovere di sostituirne altre, di modo che questa casa dovesse avere una specie di Orfanotrofio. In
secondo luogo mi sappia dire quante anime vi siano in Soliano. Mi dica pure se la Casa sarà grande
come il Conventino di Coriano, se vi sarebbe luogo da fabbricare, se fosse possibile in caso cambiarla
con qualche casa capace contigua ad una qualche Chiesa, e molto più se ci fosse qualche Chiesa poco
frequentata, come sarebbe a Coriano la piccola Chiesa di S. Sebastiano. Così pure mi dica se questo
fondo dei 5 milla scudi di cui ella mi parla si intenda tra la casetta, i mobili, insomma tutto, e se il di
più pel valore di questa e questi, siano fondi in terre, censi, o altro. Mi dica anche cosa diceva il Signor
1
2
P. Corbucci Vitale, predicatore degli Esercizi
Mons. Brioli , vicario generale della diocese di Rimini (Cf. lett. 876).
Arciprete Gabellini3, quali disposizioni per questa opera novella mostrava il Signor Salvi4; chi delle
buone figlie di Coriano, ella lasciò a Soliano per quelle quattro ragazze, e se oltre di queste, hanno
aperto anche colà la scuola e di quante ragazze sia questa composta.
Quante cose Ella dirà che desidero sapere. Mia cara Figlia porti pazienza, ma mi risponda a
tutto. Non so se si ricordi non avermi Ella mai risposto intorno a Fossombrone. Coraggio mia Cara
Betta ed orazione.
Desidero a Lei ed a tutte le Care Figlie del Conservatorio ogni più copiosa benedizione in
questo novello anno. Accettino tutte i complimenti della Cara Isabella e della Cara Cristina. I miei
rispetti al Signor Don Paolo5. Mi dica cosa ne sia di Don Rovelli. L'abbraccio di vero cuore e la lascio
col maggiore attaccamento nel Cuore Santissimo di Maria
Di Lei Carisssima Figlia
Verona il 6 Gennaio 1830
Sua Aff.ma Madre
Maddalena di Canossa6
Figlia della Carità
3
Arciprete Giacomo Gabellini (Ep.II/1, lett. 571, n. 5, pag. 410)
Signor Pietro Salvi, benefattore del Conservatorio (Ep. II/2, lett. 878, n. 4, pag. 1169).
5
Don Bellini Paolo, sacerdote di Coriano (Ep. II/2, lett. 878, n. 7, pag. 1169).
4
6
NB. Firma autografa.
AD ELISABETTA RENZI
881(Verona#1830.02.24)
Nel 1826 le Maestre Pie dell'Addolorata, così come ormai si chiamavano le ex Maestre di Coriano, erano state
invitate a Sogliano per reggere il Conservatorio, voluto da Don Orazio Antimi come proprio erede dopo la sua
morte. Nel 1830, la Renzi, che il Vescovo di Rimini aveva dichiarata Superiora delle Maestre Pie, come aveva
chiesto ed ottenuto l'approvazione del gruppo di religiose di Coriano, lo stava chiedendo anche per quelle di
Sogliano, ma intanto continuava ad insistere presso la Canossa perché la sua opera fosse aggregata a quella
delle Figlie della Carità. La Marchesa, per la prima volta, dopo tante speranze sempre deluse da involontarie
attese, dichiara che i passi compiuti dalla Renzi annullano altri possibili piani di accordo. Tuttavia sarebbe
davvero opportuno che la Renzi stessa raggiungesse la Canossa in una delle sue Case per chiarire meglio la
situazione.
VGeM
Carissima Figlia
Ricomincio a scriverle mia Carissima Figlia avendo adesso due lettere sue da riscontrare invece
d'una. Prima di tutto le dirò, che grazie al Signore la cara Isabella è notabilmente migliorata, ma prima
che si rimetta, e che sia in caso di scriverle ci vorrà del tempo, perché la stagione quì è ancora fredda, e
nel tempo scorso fù tale, che il nostro fiume quantunque grande si gelò più volte, nè siamo liberi dalla
neve, e nei contorni vi è alta mezzo braccio, cosa affatto insolita e straordinaria, al segno che non vi è
persona vecchia, che si ricordi un inverno simile. Da loro mi figuro, che comincierà la primavera.
Veniamo ai nostri affari. Senta mia Cara Figlia, io sinceramente sono sempre la stessa, e quasi direi di
sentire più che mai, la premura pel bene spirituale di cotesti Paesi. Ma a dirle ciò che mi pare, trovo che
l'approvazione da Lei ricercata, ed ottenuta, diviene un'ostacolo non piccolo alla pianta dell'Istituto
nostro. Questo ostacolo andrebbe a crescere doppiamente s'Ella domanda al degnissimo loro Vescovo
di essere fatta Superiora di Sogliano, giacché dietro l'approvazione necessariamente ne verrà ch'Ella
sarà nominata Superiora delle Maestre Pie.
Io ripeto, di cuore sono sempre la stessa, contenta della volontà di Dio, e reputandomi ben felice
se potessi coadjuvare al servizio di Dio in qualsiasi luogo, ma se bramano loro il nostro minimo Istituto
pare a me, che adesso si renda necessario non progredir altro a far passi, e quando sarà il momento mi
pare, che altro non vi potrebbe essere se non che il Signor Arciprete di Sogliano 1, faccia conoscere a
Monsignor Vescovo2 la disposizione testamentaria del benefatore, che vuole una Religione, e nello
stesso tempo converrebbe gli si facesse conoscere essere troppo poco per Sogliano l'Istituto delle
Maestre Pie, facendogli conoscere pure la Bolla, o Decreto Pontificio esistente per lo stabilimento delle
Salesiane a cui potrebbe soggiungere che non trovandosene del terzo ordine, egli vorrebbe tentare di
avere le Figlie della Carità, lusingandosi, se potesse ottenerle, di averla, Lei che ha modi, la cara
Isabella, forse anche, che pure ha modi e così a poco, a poco far entrare il Vescovo in persuasione,
avendo a me sembrato, che l'unico objetto del degnissimo loro Prelato intorno all'Istituto, fosse il modo
di sussistenza. Su questo riflesso a me non sembrerebbe il momento di domandare l'istituzione delle
Maestre Pie per Coriano, parendomi che non faremo altro che raddoppiare gli ostacoli per i soggetti,
che poi dovessero essere traslocati a Sogliano per l'Istituto nostro.
Riguardo poi alla gita, ch'Ella contempla fare per questo settembre, può credere mia Cara Figlia
di quanta consolazione sarebbe per me, per la Cara Isabella, per la mia Cristina, e per tutte di rivederla,
e godere un poco la grata sua compagnia, che volentieri voressimo goder per sempre.
1
2
Nel 1830, Arciprete di Sogliano Don GIUSEPPE MAGGIOLI.
Mons. Rollio Ottavio, vescovo di Rimini (Ep. II/1, lett. 650, n. 4, pag. 605).
Per parte mia le ricordo, che le nostre Case sono pur case sue, e venga pure quando vuole che
sempre ci sarà cara. Per parte sua poi guardi Lei, ciò che più le convenga, e possa essere migliore. Per
riguardo alla Tonina parmi dovervi far fare i suoi riflessi. La nostra educazione per le Maestre non dura
che pel corso di 7 mesi, e finiti questi tornano alle loro case. Come si farebbe dopo i sette mesi a
restituirla in Coriano? Oltre di che è necessario vedere bene la vocazione della ragazza essendo tanto
giovanetta, saper anche dove andrebbe a fare la maestra, perche se fosse per essere in qualche luogo
isolata, e sola sarebbe troppo giovane. Ci rifletta mia Cara Figlia e vi faccia sopra orazione. In seguito
mi scriverà mancando già molti mesi a settembre.
Veniamo adesso al Signor Arciprete di Sogliano. Si vede che è piuttosto incredulo. Mi sarebbe
molto caro in questo caso non già d'aver detto una falsità ma, ch'egli avesse ragione, e che Isabella non
avesse avuto il male ch'ebbe, e ch' ha. Per altro farò rispondere all'Isabella, ma per altra mano sentendo
che gli dispiace. Io pensava che scrivendo a Lei potesse bastare per risposta anche sua finche Isabella si
rimetterà.
Abbraccio tutte le figlie del Conservatorio. Mi dimenticavo dirle che nel caso dovesse aver
luogo l’Istituto nostro a Sogliano, e volessero sostituire due figliuole di Sogliano, e due di Montiano
con vocazione, alle quattro ragazze, io non so dire né bene, né male, ma pienamente farsi quello, che il
Santo Padre fosse per determinare.
Accetti i cordiali complimenti d’Isabella e Cristina estenzibili a tutte. Mi raccomando
caldamente alle sante loro orazioni, e faccia pregar molto Maria Santissima e Sant’Antonio per i nostri
affari. La lascio col più sincero attaccamento nel Cuor Santissimo di Maria
Di Lei Carissima Figlia
Verona San Giuseppe li 24 febbrajo 1830
Sua Aff.ma Madre
Maddalena Canossa Figlia della
Carità
Scrivendomi fino alla settimana santa diriga le lettere a Milano a mio nome nel locale della Certosa San
Michele alla Chiusa.
PS. Rapporto alla maestra ch’Ella vorrebbe ch’io le preparassi, non sarebbe impossibile il trovarla
ma mia Cara Figlia ella rifletta che nessuna si allontanerebbe tanto dal proprio suo paese senza
sapere con certezza ciò che deve preticare, e senza avere un’appoggio stabile trattandosi poi di
donne e di viaggio lungo. Seguitiamo dunque a far orazione e poi mi scriverà quello ne pensa.
All’Ornatissima Signora
La Signora Elisabetta Renzi
Nel Conservatorio di Coriano
BOLOGNA per RIMINI e
CORIANO
AD ELISABETTA RENZI
882(Bergamo#1830.04.21)
Malattie e viaggi hanno impedito alla Canossa di rispondere alla Renzi, la quale ha fatto bene a
rimandare una aspirante priva di vera vocazione.
VGeM
Carissima Figlia
Sono propriamente angustiata per essere tanto tempo ch'io voleva risponderle e non potei mai
farlo. Se sapesse mia Cara Figlia, quanto mi sta nel cuore, ma quest'anno piacque al Signore che la mia
salute fosse vacillante più del solito. Ritornata a Bergamo da Milano, ove ricevetti la cara sua, per la
violenza della tosse con febbre non potei più proseguire per Verona, e mi ritardai anche il contento di
risponderle. Per farlo in tutta la sua estensione mi pare d'aver bisogno di rileggere l'antecedente sua in
cui mi parlava di Sogliano, e di parlare anche colla Cara Isabella, la quale credo che anche quest'anno
darà al Conservatorio quel piccolo soccorso. Mi lusingo nella prossima entrante settimana essere a
Verona, e subito le scriverò io, o la Isabella. Questa va rimettendosi, ma lentamente. Mi parerebbe bene
ch'ella le scrivesse qualche volta, assicurandola che anche l'Isabella le conserva con me il più vero
attaccamento ed amicizia.
Cara la mia Betta, ho qualche speranza per un certo mio affare, che non istarò molto tempo
senza abbracciarti. Noti per altro che è speranza che parla, e non certezza. Rapporto alla Maria Beccari,
non poteva far meglio che andarsene, quando non si sentiva chiamata. Le figliuole senza vocazione
come quelle ch'hanno la testa corta nelle Comunità sono grandi imbrogli. Per la Margherita Renzi 1 ne
parlai l'altra volta ch'Ella me ne scrisse colla cara Isabella. Io non me la ricordo, ma questa pure mi
confirmò quant'Ella me ne dice, cioè me ne disse un gran bene. E' giovinetta, è vero, ma farà il Signore
conservandole la chiamata se viene da Lui.
Mi riservo a scriverle in lungo quanto prima, solo le aggiungo che non si pensi di dire il Nunc
Dimittis quando sarà nel nostro Istituto, perche allora conviene che viva per aiutare a dilatarlo, e per
operare pel Signore. Per quella tarifa che desidera il suo Signor Fratello 2, quantunque abbia parlato non
ho ancora un'incontro per coteste parti e la farò tenere alla Signora Contessa Ferrari3 per Lei. Presento
allo stesso suo fratello i miei complimenti. Ella accetti quelli della mia Cristina, e mi riverisca, ed
abbracci tutte le Care Figlie del Conservatorio, e la buona Mariuccia, ed in somma fretta mi creda quale
di cuore abbracciandola la lascio nel Cuore Santissimo di Maria. Tanti rispetti al Signor Don Paolo 4, ed
al Padre Vitale5 .
Di Lei Carissima Figlia
Bergamo S.ta Croce li 21 Aprile 1830
Scrivendomi diriga le lettere a Verona
La Sua Aff.ma Madre
Maddalena Canossa Figlia della Carità 6
(Timbro) Regno Lombardo Veneto
1
Una educanda, che tende a farsi consorella delle Maestre Pie.
Il Conte Renzi, fratello di Elisabetta (Ep. II/2, lett. 872, n. 4, pag. 1157).
3
Contessa Virginia Nani, ved. Ferrari (Ep. II/2, lett. 882, n. 3, pag. 1180).
4
Don Bellini Paolo, sacerdote di Coriano
5
Padre Vitale Corbucci , predicatore degli Esercizi. (Ep. II/2, n. 2, pag. 1172).
2
6
NB. Firma autografa.
AD ELISABETTA RENZI
883(Verona#1830.04.30)
A Coriano stanno passando un'altra ora difficile per le agitazioni politiche, ma per il momento non debbono
denunciare conseguenze penose. Sono invece penose le notizie della salute della Ferrari.
VGeM
Carissima Figlia
Rilevo col maggior piacere dall'ultima sua lettera mia cara Figlia il buono stato di loro salute e
come non abbiano sofferti disturbi, o sinistri. Ringraziamo di tutto la bontà del Signore ed Ella cerchi
di aversi cura per continuare a servire il Signore nei suoi poveri. Con vivo dispiacere conviene che le
dica mia Cara Figlia che il Signore non si compiace sin qui di esaudire le nostre comuni orazioni per la
Cara Isabella. La salute della medesima è sempre in cattivo stato e basta che le dica che sono quindici
giorni che non è in caso di riffarsi il letto neppure trasportandola da un letto ad un altro. Seguitiamo a
fare orazione Dio è onnipotente e questa è la sola speranza che ci resta.
Rapporto ai venticinque scudi da Lei rascossi dalla Signora Contessa Ferrari stia quieta e li
ritenga, se piacerà al Signore ridonare alla Cara Isabella la salute chissà che non continui qualche altra
scadenza ma se Dio la conserva così inferma ed aggravata non la trovo disposta assolutamente. Per ora
non rinnovo trattati colla medesima su di ciò non essendo proprio in istato. Vedremo cosa Dio disporrà
in progresso e la terrò ragguagliata dalle notizie di questa si cara inferma. Mia Cara Figlia le prego tutte
di orazione per essa, ed anche per noi che ci troviamo veramente afflitte. Quelle di loro che andranno a
Loreto le prego della carità d'una visita per me alla Santa Casa.
Prima ch'Ella vada al Santo Monte d' Alvernia7 spero che ci scriveremo ancora. Non s'innamori in quei
boschi ed in quelle grotte perche noi dobbiamo stare colle ragazze e cercare il Signore nelle opere di
Carità.
In somma fretta di vero cuore l'abbraccio con tutte le Care Figlie del Conservatorio. Non le
presento i cordiali complimenti dell'Isabella perche non sa ch’io le scrivo ma già li interpreto. I miei
doveri al Signor Don Paolo alle orazioni del quale tanto mi raccomando specialmente quando sarà a
Loreto. Accetti i cordiali complimenti della mia Cristina, e di tutte le Compagne di questa Casa, e la
lascio piena di attaccamento nel Cuore Santissimo di Maria
Di Lei Carissima Figlia
Verona li 30 Aprile 1830
Sua Aff.ma Madre
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
7
Regione e antica provincia del Massiccio Centrale della Francia.
AD ELISABETTA RENZI
884(Verona#1830.07.03)
La Renzi è a Sogliano e la Canossa, oberata dagli affari e quindi nella impossibilità di confermare il suo
viaggio in Romagna, le manda il suo incoraggiamento e le notizie, anche se poco rassicuranti, della salute di
Isabella F errari.
V.G.M.
Carissima Figlia
Se la cara Isabella non avesse per me supplito scrivendole, io sarei piena non dirò di rimorsi, ma
di dispiacere per il mio lungo silenzio.
Sappia, mia cara Figlia, ch'egli è un po di tempo, ch'io mi trovo talmente sopracarica di affari
che mi fu sempre impossibile per quanto lo bramassi scriverle almeno quattro righette. Sono da qualche
giorno ritornata da Venezia, e prima che qui pure mi soffochino d'imbarazzi, voglio almeno darle un
abbraccio.
Intesi dalla gradita lettera da Lei scritta alla nostra buona Isabella come si trova a Sogliano.
Cara la mia Betta quanto motivo di ringraziare il Signore il qual degnasi col di Lei mezzo farsi servire
costì. Le mie lusinghe di abbracciarla quest'autunno dalle sue parti si vanno scemando. Non so se possa
sperare da parte sua che possiamo rivederci come tempo fa mi scrisse. Siamo contente in ogni modo del
divino volere. Il Signore ci darà questa reciproca consolazione nel momento che a Lui piacerà.
Passando per Vicenza il sabato scorso ebbi il vantaggio di vedere l'ottimo Padre Milani. Non
può credere quanto questo se le professi obbligato per la cura che ha di Tonina1. Quest'autunno
dissegna di venire a Rimini. Sono certa ch'Ella lo stimerà quanto io lo stimo essendo una persona
degnissima. Della nostra Cara Isabella non posso darle le buone notizie, che desidererei. E' vero che il
vomito non è come era quest'inverno, ma propriamente affatto non cessa. In conseguenza si mantiene
molto debole. Sta però alzata tutto il giorno ma io stò con della pena. Può credere che si tenta
l’impossibile per così dire, per rimetterla; ripeto miglioramento molto da quest'inverno ci è, ma
ricuperata del tutto sin'ora non può dirsi. La raccomando assai alle loro orazioni. Questo è il motivo per
cui è poco in caso di poter scrivere, e perciò mai ha scritto a cotesto Signor Arciprete2 al quale se crede
presenti i miei rispetti. Abbraccio tutte le care Figlie del Conservatorio compresa già la Maria Antonia.
Isabella e Cristina mi comettono di dirle mille cose. Mi raccomando caldamente alle sante loro
orazioni. Non le parlo del danaro avendomi detto Isabella come le scrisse che questo settembre riceverà
unitamente i cinquanta scudi.
Piena di attaccamento la lascio nel Cuor Santissimo di Maria.
Di Lei Carissima Figlia
PS.
Non sapendo dove dirigere la lettera a Sogliano per più sicurezza ho pensato anche questa volta
di dirigerla a Coriano. Se poi avesse piacere di aver le nostre lettere a dirittura a Sogliano faccia
grazia quando mi scrive di darmi la direzione. Di nuovo l'abbraccio.
Verona li 3 luglio 1830
Sua Aff.ma Madre
Maddalena Figlia della Carità
1
2
Padre Biagio Migani, oratoriano di Vicenza (Ep. II/2, lett. 878, n. 2, pag. 1168).
Don Maggioli Giuseppe, parroco di Sogliano (Cf. lett. 881).
AD ELISABETTA RENZI
885(Milano#1830.11.11)
Richiesta di notizie perché la Renzi non scrive da tempo.
VGeM
Carissima Figlia
Milano li 11 novembre 1830
Giacchè mi trovo avere un po' di tempo libero non posso a meno di non iscriverle due righe mia Cara
Figlia Non so comprendere da che derivi un si lungo silenzio. Mi viene timore, ch'Ella si trovi
ammalata, e per ciò non mi scriva. La Cara Isabella che dovetti lasciare a Verona, circa sullo stesso
piede di salute, sospirava sue nuove. Non so s'Ella si trovi a Soliano o a Coriano. In quest'ultimo paese
però io dirigo la mia lettera, tenendomi certa che se non ci sarà gliela faranno tenere. Io mi lusingava
quasi non vedendo scritti, che volesse farmi un improvvisata in persona, ma l'innoltrata stagione mi
toglie adesso la speranza. Non la depongo però per sempre mia cara Figlia, giacchè in modo, o
nell'altro mi tengo certa che avrò il contento di nuovamente abbracciarla. Quante cose mai avrei da
dirle per sua consolazione, ma prima di farlo conviene che sappia ove si trova.
Io sono a Milano da quindici giorni, e conto a Dio piacendo quì fermarmi alcune settimane onde
diriga la sua risposta che spero vorrà darmi per mia quiete in questo modo. Dopo il mio solito indirizzo
aggiunga. Nel locale della Certosa S. Michele alla chiusa.
Mi dia le notizie della sua mamma1, di suo fratello, e del Signor Don Paolo2, e di tutte le Care
Figlie del Conservatorio, e queste tutte abbraccio di vero cuore. Mi dia nuove della Margaritina Renzi
della Tonina, insomma della Casa. Cristina di tutto cuore l'abbraccia, e ci raccomandiamo caldamente
alle loro orazioni. Coraggio mia Cara Betta, preparati a servire assai, e glorificare il Signore. Col
maggiore attaccamento la lascio nel Cuor Santissimo di Maria.
Di Lei Carissima Figlia
Sua Aff .ma Madre
Maddalena Canossa Figlia della Carità
1
2
Vittoria Boni, mamma di Elisabetta Renzi (Cf. lett. 852).
Don Paolo Bellini, di Coriano (Cf. lett. 878).
AD ELISABETTA RENZI
886(Milano#1830.11.26)
Forse, secondo la Canossa, si potrà risolvere il problema di Coriano e di Sogliano. Le é stata richiesta una
fondazione a Ravenna. Se si stabilisse in quel centro di Legazione una Casa, sarebbe poi facile aiutare,
direttamente, o per mezzo di maestre, tutti i paesi che ne facessero richiesta. Chiede alla Renzi il suo parere.
V. G. e M.
Carissima Figlia
Quando ricevetti la gradita di Lei lettera del giorno 7 corrente, che fù subito dopo averle io
scritto l'altra mia, pensai che convien sempre, che le nostre lettere s'incontrino. Adesso sono a
riscontrare non solo la prima, ma quella altresi da me ricevuta l'altro giorno in risposta a quello, che le
scrissi.
Prima di tutto le dirò mia Cara Figlia, che mi dispiace aver inteso essere Ella stata incomodata.
Mia Cara Betta io la prego ad aversi propriamente cura e ciò unicamente per la Gloria, e pel servizio di
Dio. Ho piacere, ch'abbia ricevuto i 50 scudi della Cara Isabella alla quale lo feci subito sapere, perche
ne stava desiderosissima. Ho il sommo dispiacere di non poterle dare le notizie, che umanamente
bramerei di questa Cara Figlia. Essa continua nella sua infermità, e per quanti rimedi, e tentativi
abbiamo fatto, il male non migliora niente, per ciò la raccomando assai alle loro orazioni. Comincio a
rispondere adesso all'una, ed all'altra delle sue lettere. Io sento con molto piacere l'impegno con cui Ella
opera mia Cara Figlia. Io però adesso in risposta alle due sue lettere, voglio confidarle una cosa, ch'io
credo le farà molto piacere, e che a me pare, che bene eseguita questa sia fatta la radice, e l'apertura del
minimo nostro Istituto nella Romagna. Sappia dunque, che il degnissimo Monsignor Arcivescovo di
Ravenna1 fino da quando fui a Roma, mi mostrò un vivissimo desiderio di una fondazione nostra in
quella città. Il Signor Cardinale Vicario2, ed il piissimo Cardinale Odescalchi3, Prefetto della
Congregazione dei Vescovi, e Regolari, me la raccomandarono, ed io ne parlai anche al nostro Cesareo
Ambasciatore4 .
Nel ritorno da Roma dopo Corriano fui a Ravenna, ove m'abboccai col prelodato Signor
Arcivescovo, col Signor Cardinale Legato5, e col Signor Gonfaloniere6 di quella città. Tutti sono
bramosi della fondazione. Monsignor Arcivescovo mi da il locale con Chiesa, e tutto il rimanente è pur
combinato.
Senta dunque mia Cara Figlia a me sembrerebbe, che per fare una cosa di proposito
sostenessimo per ora a Corriano ed a Soliano una semplice scuola tanto di non abbandonare i paesi, e le
nostre care contadinelle, ma che ci unissimo a stabilire propriamente una casa formale, e perfetta a
Ravenna, capo di Legazione, ove abbiamo non solo l'adesione ma il favore, e la brama di tutti quelli
che comandano. Stabilita bene quella Casa, e conosciuto, che sia l'Istituto, allora vedremo se si
appianeranno le difficoltà degli altri paesi, o se resteranno insuperabili, parlo di Corriano, e di Soliano.
Già Corriano come abbiamo veduto non è addattato per mettervi una nostra Casa; vuol dire che
si potranno, educare delle buone Maestre, che col tempo possono assistere, e supplire per quelle Care
Figlie, ch'ora vi sono, che meritano tutti i riflessi, ma per Soliano potrebbe essere, che col tempo si
1
Mons. Falconieri Mellini Chiarissimo, arcivescovo di Ravenna del 1826 al 1859.
Card. Placido Zurla Vicario del Papa Leone XII (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
3
Cardinale Odescalchi, penitenziere eletto Cardinale nel 1823 (Ep. I, lett. 407, n. 7, pag. 668).
4
Ambasciatore De Lutzen , Ambasciatore d’Austria a Roma (Ep. II/1, lett. 657, n. 3, pag. 620).
5
Card. Guseppe Zacchia Rondinini, pro Legato nel 1830.
6
Lovatelli conte Giovanni, Gonfaloniere di Ravenna dal 1828 al 1830.
2
facesse ivi pure una Casa. Altrimenti si possono educare delle Maestre anche per quel paese ed io ben
so che non vi sarà tempo neppure da terminare Ravenna che altre Diocesi domanderanno l'Istituto.
Sappia mia Cara Figlia, che quest'è il parere anche della Cara Isabella, la quale cercò possibilmente di
determinarmi ad abbracciare la fondazione di Ravenna, come feci, e mi fece conoscere tutte quelle
ragioni, che per essere di que' paesi essa conosce più di me. E' superfluo mia Cara Figlia, ch'io le
raccomandi di non trattare di questo con nessuno, eccettuato il Signor Don Vittale7, e qualche altro
Sacerdote simile a Lui, come sarebbe Monsignor Vicario di Rimini8. Dicendo loro il mio progetto,
come sta la mia disposizione di servire ogni Paese se potessi, come penso fare per piantare una radice, e
metterci in istato di servire, chi ci vorrà. Parlando con questi soggetti lo confidi loro in secretto, e ciò lo
dico nel caso ella volesse consigliarsi di qualche cosa per sé, o per quelle ch'aspirano all'Istituto nostro,
sembrando a me ch'avendoci Dio dato un punto d'appoggio forse il migliore dopo Roma di tutta la
Romagna, sia necessario che ci combiniamo insieme, e ci assistiamo a bene stabilirlo, e fatto questo
passo mi par di vedere la mia Cara Betta apostola de' suoi paesi. Se vorrà poi andare quaranta giorni
nell'Alvernia e ritornare colle Stimate sarò contenta, ma operare poi da un paese all'altro, come fece S.
Francesco.
Mi risponda presto, e più presto, che può mia Cara Figlia, perche anch'io possa regolarmi.
Raccomandi molto quest'affare al Signore ed a Maria Santissima. Siamo ne' tempi de' Misteri d'Amore
onde orazione, e poi orazione. Tanti doveri al Signor Don Paolo. Se vede Monsignor Vicario, o il Padre
Vitale, ricordi loro il mio rispetto.
Le abbraccio tutte di vero cuore, e tutte le lascio nel cuor Santissimo di Maria. Le presento i
cordiali complimenti di Cristina. Nelle sue orazioni non si dimentichi di pregare anche
Sant’Appollinare, mandato da S. Pietro a Ravenna nella quale fù il primo Vescovo, e ne fù poi sempre
l’amoroso protetore.
Di Lei Carissima Figlia
Milano li 26 novembre 1830
Dal Locale della Certosa
San Michele alla Chiusa
Sua Aff.ma Madre
Maddalena Canossa F. d. C.9
7
8
9
Padre Vitale Corbucci , predicatore degli Esercizi spirituali. (Ep. II/2, lett. 879, n. 2, pag. 1172).
Mons. Brioli, vicario generale della diocesi diRimini (Ep. II/2, lett. 876, n. 1, pag. 1164).
NB. Firma autografa.
AD ELISABETTA RENZI
887(Verona#1831.08.18)
La Canossa manda alla Renzi le notizie ultime della Ferrari, la quale, in seguito alla compiuta devozione,
consigliata dal Principe Hohenlohe, sta meglio, anche se la sua malattia persiste.
VG e M
Carissima Signora Betta
Sappia mia Cara Signora Betta, ch'io mi trovavo un po sorpresa di non sapere più nuova della
sua salute, ne di quella delle buone Figlie del Conservatorio, e pensava, che qualche lettera potesse
essersi smarrita. Sento ch'Essa aspettava le notizie della Cara Isabella per iscrivermi, e veda come non
ci intendevamo, perch’ io aspettava le sue nuove per darle le nostre, non sapendo poi anche se si
trovasse a Coriano o a Soliano.
Comincierò dunque per dirle essere io quasi un mese, che sono ritornata da Venezia ove stetti in
quella nostra Casa due mesi. Quando sono da qui partita la nostra cara ammalata non poteva ritenere
come sa cibo veruno, ed appena le restava nello stomaco quanto bastava per tenerla viva. Sino da
quando mi trovavo a Milano erami riuscito trovar mezzo da poter scrivere al Santo Principe Alessandro
Hoenlhoe1 per mezzo del quale opera Dio segnalati miracoli. Trovandomi a Venezia ricevetti una delle
solite lettere circolari, che il medesimo manda quando viene supplicato, ed in questo giusto il suo
costume mi diceva, che nel giorno 15: 21: e 24 giugno pregherebbe per Essa, ingiungendo una
divozione, che fu fatta da tutto l'Istituto. Il giorno 15 cessò alla Cara Isabella totalmente il vomito, e
presentemente mangia e ritiene benissimo il cibo. Peraltro continua ad essere in istato di malattia. Si
alza qualche poco a farsi il letto, ed abbiamo non può negarsi del miglioramento notabile. Con tutto ciò
non possiamo troppo lusingarci, perche i medici dicono, che lo sconcerto del sistema glandulare tutt'ora
insiste. Continuiamo mia Cara Signora Betta l'orazione e lasciamo poi fare a Dio, il quale vede meglio
di noi quello, che ci conviene.
Se avessimo quest'anno in qualche modo potuto effettuare la nostra gita, può credere quanto
grande sarebbe stato il mio contento nel rivederla. Ma giacché non ha piaciuto al Signore
abbandoniamoci alla Santissima di Lui volontà. Rilevo dalla Cara sua, che la sua salute va benino.
Supplico il Signore a volergliela se gli piace conservare per la sua Gloria. La mia pure è discreta
Le presento i più cordiali complimenti della Cara Isabella uniti a quelli della mia Cristina. Ella
faccia aggradire i miei a tutte coteste Figlie del Conservatorio, che abbraccio cordialmente e mi
raccomando alle loro orazioni. I miei rispetti al Signor Don Paolo2 alle orazioni del quale come alle sue
caldamente mi raccomando.
Piena di attaccamento abbracciandola di cuore la lascio nel Cuor Santissimo di Maria.
Di Lei Carissima Signora Betta
Verona S. Giuseppe li 18 Agosto 1831
Sua Aff.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità3
1
2
Hohenlohe principe Alessandro (Ep.II/2, lett. A 109, n. 1, pag. 919)
Don Bellini Paolo, altro sacerdote di Coriano
3
NB. Firma autografa.
AD ELISABETTA RENZI
888(Verona#1831.10.16)
Ancora notizie discrete della Ferrari, anche se permane lo stato patologico. La Renzi trattenga ancora per
Coriano l‟assegno mensile di Isabella.
Carissima Figlia
Non so se questa mia lettera la troverà più a Coriano mia Cara Figlia, ed avrei voluto scriverle
prima se mi fosse stato possibile, ma insomma se anche fosse partita per Sogliano, gliela manderanno
ove si troverà.
Comincierò per dirle, che la Cara Isabella, che l’abbraccia continua nel suo miglioramento
intorno al vomito, il quale grazie al Signore intieramente cessò nel giorno assegnatole da quel santo
Principe, ma fin’ora non piacque al Signore di ristabilirla veramente. Essa anzi non crede abbia da
succedere il suo ristabilimento. Io però spero, che quel Dio, che ha cominciato abbia da compire
l’opera sua. Nondimeno fin qui è dalla sedia al letto. Però il poter ritenere il cibo, il sortire dal letto
dallo stato, ch’era a quello, che si trova, è un gran miglioramento.
Non mancai di farle vedere la Cara sua lettera. Per carità, mia Cara Figlia, tanto Isabella, ch’io
ci ricordiamo, come pensando Ella pure si ramenterà, che per quel danaro io proposi di lasciarlo al
Conservatorio per due, o tre anni, ed Isabella vi acconsentì. Ultimamente quando Isabella le scrisse, che
non poteva darglielo, sappia ch’io non c’era neppure a Verona, ma fu propriamente la delicatezza
dell’ammalata, la quale vedendo quanto le abbisognava per la sua malattia, cercò di dare tutto
l’assegnamento suo a questa casa, né creda per questo, che non abbia tutta la premura, ed attaccamento
anche per Coriano. Senta dunque mia Cara Figlia, anche questa volta viene ad essere il compimento dei
tre anni, scrive la Cara Isabella alla sua famiglia di passare la somma consueta a compimento di quanto
abbiamo detto.
Sento con molta consolazione che il Signore benedice le sue fatiche, e che spera di
fondamentarsi a Sogliano veramente. Cara la mia Betta, ella non ne ha bisogno, ma soffra, che da
madre le raccomandi quello, che già le preme, cioè la Gloria del Signore, e la salute delle anime. Che
possa confidando nella Misericordia di Dio, vederla un giorno con una gran corona in Paradiso.
I più cordiali saluti a tutte le Figlie del Conservatorio. I miei doveri al Signor Don Paolo.
Cristina le dice tante cose, raccomandandoci coll’Isabella caldamente alle loro orazioni, le abbraccio, e
lascio nel Cuor Santissimo di Maria.
Di Lei Carissima Figlia
Verona li 6 ottobre 1831
Sua Aff.ma Madre
Maddalena Figlia della Carità
PS. Faccia pure domandare alla famiglia Ferrari li 25 Scudi avendoli la Isabella prevenuti di
consegnarglieli quando Ella glieli domanderà. Non mi dice se siano poi state a visitare Maria
Santissima a Loreto. Basta mi raccomandino a questa Madre delle Misericordie anche a Coriano,
confermandomi di nuovo.
Sua Aff.ma Madre
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
AD ELISABETTA RENZI
889(Verona#1833.02.05)
Scambio di affettuose dimostrazioni di stima, anche se si avverte che la Canossa ha lasciato cadere l‟idea di una
fondazione in Romagna.
Carissima Figlia
Dalla Carissima sua lettera mia Carissima Figlia rilevo, che le nostre lettere sono andate
smarrite, sentendola priva da tanto tempo delle nostre nuove. Sappia, ch’io pure era in pena credendo il
suo silenzio prodotto dal trovarsi Ella meco disgustata, per non avere più l’Isabella creduto di
proseguire a contribuire la piccola somma al Conservatorio attesa la continuazione de’ suoi incomodi, e
la continua incertezza di poter proseguire, a stare, o non istare nell’Istituto nostro.
L’assicuro mia Cara Signora Betta, ch’io non ho minimamente perduto tanto verso di Lei, che
verso il Conservatorio quell’attaccamento, che sinceramente le dimostrava avere per lo passato, e
vorrei poterglielo dimostrare co’ fatti, ma le mie circostanze non me lo permettono.
Si tenga certa dunque, ch’io la riguardo, e terrò sempre per mia Cara Figlia, e stia certa, che da
miserabile non la dimentico mai nelle povere mie orazioni. Supplico di cuore il Signore a volerle
donare tutti que’ lumi ed aiuti, che le sono necessari per ben dirigere le opere riguardanti la di Lui
gloria, che le diede nelle mani. Del Conservatorio si assicuri, che non ho sentito a dire una parola la più
piccola svantagiosa, onde anche per questo si metta in quiete perfetta. Le disposizioni ammirabili di
Dio sono tante, e potrebbe ancora darci la consolazione di vederci e di poter operare unitamente pel
bene di cotesti paesi. Intanto la prego a volermi continuare le sue nuove, e quelle delle Care Figlie del
Conservatorio che abbraccio.
La mia salute quest’anno è migliore dell’anno scorso, ed anche l’inverno l’ho passato molto
meglio avendomi però dei riguardi per isfugire la tosse. L’Isabella pure passò l’invernata meno male.
Poté alzarsi tutti i giorni dal letto. La malattia glandulare però insiste, ed ha bisogno delle loro orazioni.
Le presento della stessa i più cordiali, ed affettuosi complimenti. Favorisca presentare i miei
distinti rispetti al Signor Don Paolo. Quando mi scrive mi dia nuove del Signor Don Vitale di
Fossombrone.
Tanti e poi tanti cordiali saluti a tutte le Figlie del Conservatorio anche per parte dell’Isabella e
di Cristina. Nella lusinga d’aver di nuovo presto sue notizie, l’abbraccio, e lascio nel Cuor Santissimo
di Maria
Di Lei Carissima Figlia
Verona li 5 Febbraio 1833
Aff.ma Madre Maddalena di Canossa
Figlia della Carità
AD ELISABETTA RENZI
890(Verona#1834.03.10)
La Renzi non disarma; vorrebbe proprio che la Canossa le desse una risposta esplicita sulla sua volontà o meno
di fondere insieme le due opere. La Marchesa le chiede allora se sarebbe pronta a trasferire l‟attività di
Coriano in altra sede più vasta e più atta a permettere l‟attuazione dei cinque Rami dell‟Istituto. La prega
insieme di darle un mese di tempo perché possa concertare coi suoi Superiori la soluzione ultima. E‟ però
l‟ultima lettera trovata negli Archivi, diretta alla Renzi.
Carissima Figlia
Sono debitrice di riscontro ad una Carissima sua da vari mesi mia Cara Signora Betta, e se non
conoscessi la sua bontà temerei, ch’Ella fosse per attribuire a mancanza di premura un sì lungo silenzio.
Mi creda avere io provato tutto questo tempo non poca pena vedendomi nell’impossibilità di soddisfare
un sì gradito dovere. L’affollamento continuo degli affari, che mi circondano, alcune visite del Signore
di malattie che si compiacque mandare a varie delle Compagne con la perdita anche d’una di loro mi
tennero tanto occupata come può figurarsi di dovere trascurare necessariamente tutto ciò, che non era di
assoluta necessità al momento. Le dico tutto questo perche ella veda mia Cara Figlia, che non fu mia
colpa il ritardo, ma disposizione di Dio. Per parte mia può essere certa mia Cara Figlia che l’ho sempre
nel cuore, ne dimentico certamente le sue premure.
Veniamo ora a quanto Ella mi scrive intorno ai suoi desideri per cotesto ottimo paese. Ella
vorrebbe dunque, ch’io potessi darle una decisione pronta s’io sia per potere, o non potere accettare la
fondazione. Senta mia Cara Figlia giacché ha dovuto aspettare tanto tempo questa mia risposta pazienti
Ella ancora un altro poco, e mi dia un mese di tempo dopo il quale cercherò di darle la decisa
determinazione dovendo dipendere io dai miei Superiori, e perché voglio anche far fare una particolare
orazione per conoscere il Divino Volere. Vorrei bensì, che intanto Ella mi scrivesse se avrebbe
difficoltà di traslocare in qualche altra cità, costì vicina l'’pera di Corriano se i Superiori dell’Istituto
giudicassero che il paese fosse troppo piccolo per la pianta dell’Istituto. Sappia essermi state fatte delle
ricerche in più d’una delle città di coteste parti ed anche da qualche Vescovo, ma dovetti lasciare per
non trovar modo al momento di aderire ai desideri delle pie persone.
S’Ella dunque potesse combinare in modo ch’avessimo un numero di soggetti vocati, e
proveduti ho fondata lusinga, che riusciressimo di stabilire in una città, o nell’altra l’opera. Mi scriva
dunque in proposito ciò, che gliene pare. Ho piacere che la buona Margheritina Renzi 1 conservi la
vocazione. Desidero alla stessa le più copiose benedizioni del Signore, e ch’abbia da essere un
istromento della Gloria di Dio. Me la saluti tanto a nome anche di Cristina, che abbraccia di cuore Lei
pure.
Rapporto all’educazione che desidera di dare a questa come all’altra giovane ch’aspira, ad
essere Maestra la consiglio a volersi fidare di Dio il quale non mancherà di darle que’ lumi, che le sono
necessari per formare secondo il suo volere il cuore di queste due buone anime. Veda che si
fondamentino più di tutto nell’esercizio delle virtù, che pel rimanente sono tutte cose piccole.
L’Isabella quest’inverno lo passò meno male degli altri anni avendo potuto reggere quasi
sempre in piedi cioè fuori del letto. Anche il vomito non la molestò che una qualche rara volta. Oggi
però si trova a letto avendo avuto bisogno di un salasso ma spero, che andando nella buona stagione
andrà sempre meglio. Aggradisca della medesima i più cordiali saluti.
1
L’educanda aspirante alla vita religiosa.
Domani in questa nostra casa cominceranno i santi Esercizi delle Dame. Gli oratori che li
daranno sono santi e doti2, uno di essi è il Vicario generale della Città. La prego di fare orazioni perché
si degni il Signore cavarne frutto. Pare che le concorrenti abbiano da essere in gran numero.
Le raccomando mia Cara Figlia d’avere cura della sua salute, e di non volere far troppo se vuole
operare pel divino servizio, e riuscire nell’impresa di convertire tutto il mondo. Mi continui le sue
notizie per mia quiete, giacche parmi comprendere, che quando mi scrisse fosse disturbata da’ suoi
incomodi nervali più del solito. Chissà che ora si trovi bene, tuttavia desidero saperlo.
Non si dimentichi di me nelle sante sue orazioni avendone veramente bisogno estremo. La mia
salute al presente è discreta, e conto dopo la Quaresima di passare a Venezia ove ho tanti affaretti, che
mi attendono da gran tempo. Tanti saluti per me a tutte coteste buone Figlie di Coriano che con Lei
abbraccio e lascio nel Cuor Santissimo di Maria.
Di Lei Carissima Figlia
Verona li 10 marzo 1834
2
Legg. dotti.
APPENDICE
DALL’ARCIPRETE GABELLINI
A 122(Roma #1826.02.15)
Da Roma, Don Gabellino assicura la Canossa che il Santo Padre sarebbe contento se fosse possibile una
fondazione a Coriano e anzi la vorrebbe anche a Roma. Poi smantella, con una certa tensione, tutte le
obiezioni che la Marchesa aveva opposto al suo invito.
A Sua Eccellenza
La Sig.ra Maddalena di Canossa
Fondatrice delle Figlie della Carità
J.M.J.
Eccellenza
Dopo due mesi dacchè mi trovo in questa Capitale non si sgomenti l’Eccellenza Vostra, se non ha
più veduti i miei caratteri. L’ultima sua era risponsiva ad una mia, e non richiedeva risposta. Ho
sempre differito dall’una all’altra settimana per la speranza di poterle significare qualche cosa di
consolante relativamente al nostro Conservatorio. Non prima di questa mattina ho potuto avere
udienza dal S. Padre1, il quale mi ha ricevuto colle più dolci ed amabili maniere. Ha sentito con
gran piacere i nostri progetti. Le sia di prova ciò che mi ha detto, che anch’Egli Sua Santità spera
dall’Eccellenza Vostra di avere una dama per un Conservatorio in Roma, Mi ha parlato a lungo
sulla necessità di allontanarsi in gran parte dall’Istituto di Francia, approvando perciò la Riforma
additata ai costumi d’Italia, secondo che mi scrisse la prima volta l’Eccellenza Vostra.
Qui mi sono stati fatti dei progetti, che io non ho potuto accettare. Si voleva che avessi
chiuso il Conservatorio di Coriano, chiamando tutte le Convittrici in questa Dominante, per essere
Maestre, e Direttrici di un Conservatorio di circa seicento donne di tutte le età, dove mi hanno fatto
dare i Santi Spirituali Esercizi, che in verità sono stati accompagnati dalle più larghe benedizioni del
Cielo. Questo sì che sarebbe un campo assai vasto, in cui traficare in tutti i rami dell’Istituto, senza
uscire di Casa, ma non era impresa adattata alle forze delle componenti del Conservatorio di
Coriano: oltredicchè non sta in regola, che si dia fine ad un bene inoltrato, per incominciarne un
altro. Si ricorderà che una volta scrissi all’Eccellenza Vostra, che in un altro Paese era desiderato un
Conservatorio, cioè in S. Giovanni in Marignano, mia Patria diocesi di Rimini: ora le aggiungo, che
nuovamente sono richiesto di una o due Maestre per darvi principio, giacchè sono pronti alcuni
fondi, ed anche il locale. Voglio dire che l’Istituto è desiderato benché non lo si conosce ancora,
molto più lo sarà, se avremo la sorte di conoscerlo bene nei suoi effetti. Sento dalla Signora Renzi 2,
che viene dall’E.V. consigliata a portarsi costì, per apprendere l’idea dell’Istituto. Ciò mi conferma
che le circostanze generali dell‟Istituto, non le permettono di ricarsi nelle nostre parti. Eppure ci
vorrà pazienza. Io non ho mai giudicato che Coriano sia un luogo che meriti di essere a tutti gli altri
anteposti, com’ella mi dice, ma sono di parere, che il Conservatorio di Coriano possa molto
contribuire alla propagazione dell’Istituto nascente, lacchè non può stare in opposizione colle
circostanze generali dell’Istituto medesimo. Va benissimo, che l’Ecc. Vostra stia nelle mani
dell’ubbidienza, ma è necessario che i Superiori abbiano giuste le relazioni, e sotto ogni rapporto. Io
però non posso e non voglio entrare dove non mi è lecito. Anche fra gki Angeli Custodi nacque una
volta una contesa, perché ogn’uno trattava una causa, che non era conciliabile con quella dell’altro.
Vede che se l’Eccellenza Vostra non si decide di portarsi almeno per giorni nel Conservatorio di
Coriano, poco o niente concluderemo. Resto bensì nella mia tranquillità, abbandonato alla Divina
1
2
Leone XII, eletto Papa il 28-9-1823 (Ep. I, lett. 340, n. 2, pag. 530)
Elisabetta Renzi , direttrice del Conservatorio
Provvidenza, e starò a vedere dove la barca andrà ad approdare. Spero di presto sbrigare i miei
affari, e di essere di ritorno a Coriano al più tardi la settimana di Passione. Colà sarò ansioso delle
sue nuove, che voglio ancora sperare favorevoli.
Frattanto le ripeto i sentimenti della mia più perfetta stima con cui mi pregio di essere
costantemente
Dell’Eccellenza Vostra
Roma li 15 Febbraio 1826
Umilissimo ed Obbligatissimo Servitore
Giacomo Arciprete Gabellini
DA MONS. TRAVERSI
A 123(Venezia#1828.09.04)
Non sarà molto facile che prima del viaggio a Rimini, la Canossa s‟incontri con Monsignore, il quale però ora
esorta: «Amerei ch‟ella approfittasse della stagione, e non ritardasse più oltre il suo viaggio per la Romagna,
ove Dio la chiama, e vuole da lei qualche cosa ». Così nella lettera del 1 settembre, a cui fa seguito quella del 4,
dove le acclude il passaporto e la esorta a partire presto.
V.G. e M.
Signora Marchesa pregiatissima
Eccole il passaporto, e la lettera di cui siamo rimasti intesi. Si affretti alla partenza, e si ricordi che
questa volta conviene ad ogni costo recarsi ove ella già sa. Io le mando la santa benedizione, e prego
Iddio Signore che le sia di scorta e protezione sù di lei divisamenti diretti unicamente alla di Lui gloria.
Ella pure si ricordi di me, e faccia per me pregare anche alle dì lei figlie e sorelle. I miei
complimenti al signor Marchese1 di lei degnissimo fratello. La di lei lettera mi giungeva tutt’a via, ed
ella avrà anche ricevuta la risposta alla prima. Tante cose a Sua Eccellenza di Cremona 2. Mi riguardi
sempre quale mi raffermo
Venezia 4 settembre 1828
P.S. La lettera che le accompagno è chiusa in maniera che si può facilmente aprire, e ciò a bella posta,
affinché possa ella leggerla prima di consegnarla. Si ricordi di me a Loreto. Mercoledì andrò col
signor Padenghe3 a visitare l’ospitale delle Convalescenti.
Suo aff.mo obbligatissimo devotissimo
in Gesù Cristo Antonio Traversi
1
March. Bonifacio Canossa (Ep.I, lett. 351, pag. 553).
Mons. Sardagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
3
Padenghe Francesco Ep. I, lett. 352, n. 1, pag. 555).
2
OSPEDALE DELLE CONVALESCENTI
PRESENTAZIONE
Il dinamismo della Canossa, la cui donazione di sé agli altri, nella proiezione del Divino Donatore , era
un’istancabile espressione dell’ardore di bene che la consumava, non le dava tregua. Ma non era mai sola: trovava
collaboratori, che si entusiasmavano del suo stesso entusiasmo e che l’aiutavano a realizzare i Suoi piani caritativi.
Da tempo ella si rammaricava perché donne o fanciulle , prive di parenti o di mezzi finanziari, pericolanti o
cadute, dopo un loro temporaneo ricovero in ospedale, non riuscendo a procurarsi la necessaria sussistenza, finivano a
cadere, o a ricadere nel vizio.
Nella lettera alla Durini del 12 giugno 18l3 (Ep. I, pag. 378), aveva accennato alla confidenza di un Religioso
che stava, mentalmente, programmando una istituzione che servisse al totale ricupero elle pericolanti. L’idea l’ aveva
entusiamata e l’aveva coltivata nel suo animo, cercando come realizzarla, a sua volta, nel Veneto.
Sapeva che a Cremona o a Genova, già funzionava una simile istituzione e aveva chiesto all’amica che gliene
fornisse qualche particolare.
Il Card. Zurla. nella lettera del 5 dicembre l826 (Cf. A 86), aveva accennato ad un opera simile che la principessa
Doria, coadiuvata dallo stesso Porporato e da vari volonterosi, gestiva in Roma.
Il 18 gennaio 1825 , ella pure, con vera esultanza, poteva congratularsi col suo Procuratore di
Venezia,Francesco Padenghe, che era riuscito, mettendoci anche del proprio, ad acquistare il locale delle Campanare e
un vecchio convento incamerato, situato nella parrocchia di S. Nicola dei Bolentini.
Avevano collaborato nell’acquisto alcune Dame venete, tra cui la Michieli (Ep. I, pag. 642), che ne divenne
una delle principali sostenitrici.
La Canossa aveva ottenuto il consenso della Nobile Marianna Francesconi, una delle sue Figlie della Carità,
che aderiva, suo malgrado e con qualche riserva, a dirigere l’Ospedale delle Convalescenti, per cui la nuova opera
poteva avere inizio, però con una dimensione unica. per le sole pericolanti, e non, come a vrebbe voluto la Michieli,
anche per le pericolate (Ep. I, pag. 643, 644). Erano insufficienti i mezzi e il personale. In seguito — dichiarava la
Canossa — ad affare ben sistemato, si sarebbe potuto pensare ad un possibile ampliamento.
La corrispondenza che ne tratta ed ha come destinatario quasi esclusivo , Francesco Padengheìe, con due sole
lettere all’Alessandri, va dal gennaio 1825 all’agosto del 1828 e si limita a consigli sul come trovare i mezzi di
sussistenza, sul come orientare i restauri, sull’accettare, o meno, le visite dei benefattori.
L’ospedale cuntinuerà, con una esistenia piuttosto dìfficoltosa, anche dopo la morte della Canossa, ma nel
1848/49, risulta già assorbito dalle Figlie della Provvidenza, dirette da Don Andrea Falsi, parroco di S. Pantaleone,
come risulta dallo Stato personale del Clero della città e Diocesi di Venezia.
AL SIGNOR ALESSANDRI
891(Milano#1825.01.14)
Alessandri è alle prese con la carenza di mezzi per sovvenzionare l‟Ospedale delle Convalescenti e sta
tentando tutte le strade per realizzarli. La Canossa lo conforta, fiduciosa nell‟aiuto della « sua Madonna ».
Stimatissimo Signor Giuseppe
Non posso negarle che la pregiatissima di lei lettera del giorno 7 corrente non poteva essere
più bella.
Ho riso la mia parte nel leggerla rilevando nella medesima il di lei cuore che parla. E lo fa
tanto bene in ogni rapporto che non si saprebbe che aggiungere se non che se verranno questi
bramati soldi, e che la loro bravura cerca tirare come la calamita tira il ferro, sarà una gran bella
cosa.
Lessi parimenti la bella Carta da lei estesa; stimatissimo signor Giuseppe, alle parlate del
cuore nessuno a mio credere deve mettervi mano. Daltronde io lodo sommamente il loro zelo la loro
attivissima carità; sono com’ella ben sa anch’io piena di premura per la cosa, e farò quel poco che
potrò e ben di cuore; non saprei però non entrare dettagliatamente a specificare quali cose farà in
servizio della Casa delle Convalescenti l’Istituto, solo può esser certa che farà quel che potrà.
Giudico dunque meglio che la bella e candida di lei carta abbia corso com’è. Lo stesso io
penso di quelle, o quella dell’ottimo signor Francesco Padenghe essendo queste, figlie della loro
carità, perciò senz’altro si servano di quelle che credono più opportune.
Sento aver ella scritto al buon Calzeverde. Quella Chiesa è di Maria santissima, farà essa.
Però quando ha incontri, rinfreschi al medesimo ed al Parroco la memoria.
Lui pure si aspetta l’Altezza Nostra Sovrana1 e da una par te, o dell’altra io pure bramo
vederlo professandogli come ben sa il più fedele attacamento come alla cara e tanto pia Sovrana2
Io sono ancora a Milano dove tra poco tempo avrò finito quel poco che vi ci aveva da fare, e
sono attualmente nella piccola Casa di Santo Stefano.3 Sono quindici giorni che qui mi trovo,
passerò poi novellamente nella Casa della Certosa4 per godere anche la compagnia di tutte le loro
compagne, che per contentarle mi convien stare un poco per parte.
Non so ancora quanto dovro qui fermarmi. Intanto ella mi raccomandi a Maria santissima ed
accetti i complimenti delle compagne che la conoscono.
Si governi, ed in somma fretta mi permetta di darmi il vantaggio di protestarmi colla più
distinta stima
Di lei stimatissimo signor Giuseppe
Milano 14 gennajo 1825
1
Il Vicerè Ranieri (Ep. I, lett. 299, n. 4, pag. 459).
Carolina Augusta di Baviera, imperatrice (Ep. II/1, lett. 517, n. 3, pag. 293).
3
Casa piccola in Via della Signora, Milano (Ep. I, lett. 271, n. 3, pag. 401).
4
Casa grande, in via della Chiusa (Ep. I, lett. 337, n. 1, pag. 524).
2
A FRANCESCO PADENGHE
892(Milano#1825.01.18)
Egli, che è uno dei due Procuratori della Canossa a Venezia, ha acquistato il locale delle Campanare per
organizzarvi l‟Ospedale delle Convalescenti. Vorrebbe cambiarne il nome, ma la Canossa lo dissuade.
V:G: e M: Pregiatissimo signor Francesco1
Doppiamente ella volle favorirmi stimatissimo signor Francesco, e coi di lei pregiati caratteri e colla
consolante notizia dell’acquisto da lei fatto dal signor Benvenuti del locale delle Campanare 2. Sia
mille volte ringraziata la bontà del Signore, a cui piace provveder come non voglio dubitare, alle
necessità spirituali, e corporali di tante poverette. Mi permetta che vivamente seco lei mi rallegri
della grazia del Signore a lei concessa, di eleggerla per principale istromento di un’opera così santa.
Pare a me, che in questo caso singolarmente si verifichi col fatto, come indubitatatamente per parte
di Dio adempirassi a suo tempo, la promessa fatta ai caritatevoli nel Salmo che dice < Beatus quis
intelligit super egenum et pauperem, in die mala liberabit eum Dominus ».
Stimatissimo signor Francesco, e qual mai altra opera di Carità potrà come questa chiamarsi
diretta a sopra intendere vera mente al forestiere, ed al povero? e conseguentemente a qua! mai altra
opera possiamo noi con sicurezza attribuire, e sperare la liberazione per chi la fece, nel gran
momento della morte?
Mi consolo di cuore, che a lei singolarmente sia toccata sì bella sorte.
Dato sfogo alla mia consolazione, veniamo adesso a parlare della cosa. Io non so dubitare,
che la bontà del Signore non sia per concorrere provvedendo il modo del pagamento. Mosse egli
anche il cuore del Benvenuti3 al ribasso da lei indicatomi, non v’ha dubbio però che occorrono
caritatevoli somministrazioni per pagare il già comperato, e per compire l’acquisto totale. Lessi con
tutto il piacere la carta da lei estesa, che trovai formata dal la di lei pietà. Però giacchè ella si
compiace domandarmi sulla medesima il mio parere, colla solita mia schiettezza, glielo dirò. Pare a
me dunque, ch’io non cambierei sulla carta a questa casa il nome di Ospitale delle Convalescenti e
ciò per varie ragioni. La prima per tenerci in libertà d’accogliere, credendo, e volendolo fare, anche
delle povere isolate, giovani, o donne che non cadono nella categoria delle traviate, ma nella quale
poi andranno a ridursi se non si raccolgono. La seconda perchè col titolo di convalescenti, se anche
avremo qualche giovane bisognosa di custodia, e di raddrizzamento, seguito questo, con assai
maggior facilità, potremo poi appoggiarla in qualche buona casa, o parimente se sara chiamata in
matrimonio Ed in ogni modo pare a me più edificante il titolo di Ospitale di Convalescenti, avendo
noi di cio anche l’esempio di quello che fece in Roma il Servo di Dio, Venerabile Fratel Angelo,
carmelitano. Perciò io cercai, ritenendo pienamente la sostanza della Carta da lei favorita, di ridurla
in modo, che possa aver luogo ogni nostro riflesso, e lasciarci in liberta di seguir poi nell’esercizio
di quest’opera caritatevole, quelle traccie più, o meno estese, che la Divina Provvidenza vorrà
manifestarci a tenore della santissima Volontà del Signore, e le...
Intanto, pregiatissimo signor Francesco, ella voglia favorire di presentare i più distinti miei
complimenti all’ottima signora Teresina4, e raccomandandomi alle sante loro orazioni, mi per metta
di passare al vantaggio di raffermarle la stima più dovuta, e più sincera.
Di lei pregiatissimo signor Francesco
Milano li 18 gennaio 1825
Devotissima Obbligatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
Francesco Padenghe, procuratore di Maddalena a Venezia (Ep. I, lett. 352, n. 1, pag. 555).
Ex convento, che appare anche nello Stato personale del Clero del la città e Diocesi di Venezia con questo nome e che
sorgeva nella parrocchia di S. Nicola dei Tolentini.
3
Il proprietario dell’ex convento, acquistato dal Demanio.
4
La moglie di Francesco Padenghe (Ep. II/2, lett. 894, n. 3, pag. l213).
2
AL SIGNOR ALESSANDRI
893(Verona#1825.10.19)
Si dovrebbe mettere un custode all‟Ospedale delle Convalescenti, perchè difenda lo stabile nell‟attesa che la
nuova opera possa funzionare. E‟ stata proposta una famiglia sfrattata, ma la Canossa dimostra come non
sia da accettare, essendo essa composta anche da due bambini piccoli, che osta colerebbero la prestazione
dei genitori. Suggerisce a chi rivolgersi per trovare la persona adatta. C‟è anche la futura Direttrice, la
nobile Marianna Francesconi, che ha una sorella maritata e senza figli, la quale sarebbe assai utile.
V.G. e M. Stimatissimo signor Giuseppe
Verona 19 ottobre 1825
Le sarà già stato noto stimatissimo signor Giuseppe la gita di Monsignor Albricci 1 a Verona.
Ricevetti la pregiatissima di lei lettera domenica sera, ed il medesimo partiva la susseguente mattina
onde non potei consegnargli la mia risposta. Mi affretto per altro di scriverle sentendo com’ella
giustamente brama un riscontro sollecito. Prima di tutto dunque le dirò che non posso a meno di
non ridere intorno allo spoglio democratico fatto da quel buon laico nella nostra casa e chiesetta,
sentendo tutte le circostanze del Dottorato. In somma sono poi molto contenta che ci resti l’altar
maggiore Quello che m’imbarazza piu di tutto si e la situazione attuale della povera Teresa Maria 2
che per attacca mento, per istima, e per amicizia, vorrei contentare, e consolare, ma vorrei farlo
senza condiscendere a cose che potessero formar ostacoli al caro nostro ospitale Nel progetto che
questa buona anima ci fa di prendere intanto quella famiglia, ecco quel che rifletto.
Questa famiglia viene ricoverata in questa casa perchè attesa la demolizione della casa dove abita al
momento non sa dove andare, e questa famiglia resta composta di padre, madre, e due figli, piccoli
ambedue. Questa dunque non è nè può assolutamente mai essere al caso di restare per servizio
dell’ospitale in qualità di casanti come abbiamo detto avendo noi bisogno di coniugati senza figli,
dei quali possiamo servirci nelle occasioni con libertà, e senza il pericolo, e l’imbarazzo di ragazzi.
Conseguentemente questa famiglia conviene rimandarla quando il Signore comincierà l’opera.
Questo principio può essere sollecito, e può essere lontano. Se dovesse essere sollecito,
come una famiglia può sollecitamente trovarsi poi casa in altra parte, e non sembrar noi crudeli di
metterla su d’una strada. Se il principio dell’opera è lontana, accomodata per un tratto di tempo la
famiglia ivi senza pagare, non troveremo più modo da farla determinare ad appoggiarsi pagando se
non con dispiacere. A me dunque sembrerebbe una cosa per cui mi dispiace dover proporre un
nuovo disturbo o a lei, o all’ottimo signor Padenghe3, ma affidata alla loro carità la dico.
Io pensava dunque se uno, o l’altro di loro avessero trà la gente di loro servizio, nei, loro negozj
qualche buon uomo, o solo, o anche colla famiglia, ma che potessero comandargli, e questo
metterlo ivi a dormire, e anche ad abitare se credessero, perchè essendo sotto i loro comandi quando
fosse il momento senza contrasti la famiglia partirebbe. Se fosse un buon uomo timo rato di Dio
solo, mi pare che si potesse donargli qualche bagatella, o mensuale, o alla fine, ed ancora ci
tornerebbe conto. Potrebbe anche farmi la grazia di pregare il signor Padenghe il quale e amico del
Pievano attuale dei Tolentini, perche domandasse al medesimo se avesse qualche buon uomo da far
dormire in quella casa per questo tempo, e per non finire mai d’incomo darla ella mi faccia la carità
di parlar anche a Don Zulian, che essendo vicino può avere anch’esso qualche uomo fidato da farlo
ivi dormire. Di più voglio secretamente confidarle due cose.
La prima, che Marianna4 ha qualche vista, e molto deside rio nel caso possa combinare
trovando in ogni rapporto come pare sin quì le persone a proposito, di prendere per casanti 5 una sua
1
Mons. Albrizzi Giuseppe, canonico e parroco di S. Marco, , Venezia (Ep. II/1, lett. A 37, n. 1, pag. 226).
Dovrebbe essere non una Figlia della Carità, ma una conoscente di entrambi.
3
Francesco Padenghe (Ep. I, lett. 352, n. 1, pag. 555).
4
Marianna Francesconi (Ep. III/1, lett. 1095, n. 6, pag. 223).
5
Custodi
2
sorella maritata la quale non ha figli, e non è in caso di averne, la quale ha suo marito, che fu
beneficato in vita dal padrone a cui serviva, che morì. Non so poi se consentiranno questi di venire
ad abitare in Venezia, vivendo ora in terra ferma. Marianna lo spera, e la donna sarebbe persona di
cuore, ed attaccata, in un bisogno. Però neppure con questi ho voluto prendermi il minimo impegno
non conoscendoli io niente, e li vedrò e conoscerò quando piacerà al Signore, che possa venire a
Vene zia. L’altra cosa si è, che Marianna spontaneamente sentendo Ì’àfflizione di Teresa Maria, mi
esibì di venire a Venezia anchè subito, e di stare in compagnia della medesima per attendere ai
restauri, e per cercare anche qualche benefattore, dicendomi che voleva pero restare della Casa
nostra di Santa Lucia, da dove mi diceva avrebbe voluto le mandassimo il cibo, e tutto il rimanente,
ma col patto ch’io l’accompagnassi a Venezia. Io non ri fiutai, e non accettai, dipendendo
pienamente dai miei Superiori per la cosa in se stessa, ed anche per potermi muovere adesso da quì,
che già non vedo possibilità di farlo. Per altro lasciai che Marianna proponesse la cosa al signor
Arciprete Albrizzi, ma sembro a questo, che tal passo sia intempestivo, ed io pure vi scorgo molti
obbietti, nondimeno la cosa non è da disprezzarsi a mio credere, e mi pare una disposizione del
Signore per ridurre Marianna più dolcemente e questo passo.
Quello che intanto raccomando a lei, ed all’ottimo signor Francesco s e di sollecitare la
canta delle persone che disegnano pregare. Aspetto oggi di ritorno da Milano la buona Priùli6 col
nostro Don Marco7 , il quale tornerà io spero risuscitato da morte a vita, per un po’ di riposo.
Quando sarò colla Priùli sola senza Don Marco, voglio par lane del mio progetto delle 24
mille svansiche tra l’ospitale e Murano8, perche vorrei che s’impegnasse anch’essa, o per una cosa,
o per ] Quando passò da qui, poco potei parlarle an che per la mia tosse, la quale si è divertita dopo
la di lei partenza alquanto, ma ora ne sono quasi libera, quantunque dubiti che dovrò farmi levar
sangue; ma già sono cose da niente ed a momenti sono forte.
6
Dama Loredana Priouli, benefattrice dell’Istituto (Ep. I, lett. 397, pag. 646).
Don Cavanis Marco, col fratello si occupa dell’educaziojne dei ragazzi (Ep.II/1, lett. 438, n. 1, pag. 55).
8
Per rendere possibile la richiesta fondazione, che però non si effettuerà.
7
A FRANCESCO PADENGHE
894(Milano#1826.03.11)
I due Procuratori, Padenghe e Alessandri, continuano ad escogitare mezzi per raccogliere i tondi necessari
all‟Ospedale delle Convalescenti, e intanto il Padenghe chiede consigli alla Canossa sul come condurre i
restauri allo stabile. La Marchesa è grata per la fiducia del signor Francesco, ma lo consiglia ad attendere
qualche settimana, quando ella, tornando a Vene zia, potrà condurre con sè la futura Direttrice, la
Marianna Francesconi, che potrà dare indicazioni di maggior competenza.
V: G: e M: Pregiatissimo Signor Francesco
Milano dalla Certosina li 21 marzo 1826
Mi riesce finalmente di trovar un momento da soddisfare, benchè tardi, ad un preciso e graditissimo
dovere, il quale è di riscontrare la pregiatissima di lei lettera, ottimo signor Francesco. La
molteplicità delle mie occupazioni da ultimare, e replicati viaggi che dovetti ultimamente fare in
servizio dell’Istituto mi costrinsero a sembrare, benchè involontariamente, trascurata. Certa sono,
che la di lei bontà vorrà perdonarmi quest’involontaria mancanza, potendola sinceramente
assicurare averle io risposto, non so quante volte col desiderio.
Non posso dirle quanta consolazione io provi sentendo le benedizioni singolari, che degnasi
il Signore spargere sulle Caritatevoli loro fatiche, e vivamente spero abbia la bontà di Dio da
provvedere tutto il rimanente che resta onde supplire all’intero pagamento della casa, come anche
del rimanente per gli indispensabili restauri. La di lei gentilezza, non contenta di tutto quello che fa,
si compiace voler sentire il mio parere intorno alle fatture da farsi. Mi creda, che sa ella meglio le
cose dormendo, ch’io vegliando. Con tutto ciò, giacchè così vuole, eccole cosa a me sembrerebbe
per poterci ristringere per ora alle sole cose indispensabili. Sappia ch’io sul fine della prossima
settima na, conto, a Dio piacendo ritornare a Bergamo, ove credo avremo gli Esercizj delle signore
del ceto mercantile. Subito terminati questi ho intenzione di ripatriare, ed indi trasferirmi a Venezia
avvicinandosi la festa dell’Ascensione, subito dopo la quale, co me sà, abbiamo i santi Esercizj
Questa volta ho intenzione di condur meco Marianna1 che penso lasciar poi a Venezia. Se non le
dispiace dunque a me sembrerebbe migliore aspettare a metter mano a ristauri fino che Marianna
non vi sia, giacchè si tratta di un ritardo di tempo limitato, e così vedremo di contentarla alla prima,
e risparmiare altre fatturette, che noi potressimo trovar opportune, e che anche lo sarebbero, ma che
dovendo misurarle colle forze sarà meglio ommetterle e restringerli alle sole necessarie. Io per altro
dico quanto mi pare, ma si ricordi, che mi rimetto poi pienamente a quanto ella giudica migliore.
L’occasione del santo Giubileo, che sento con tanta edificazione già costì cominciato, darà forse un
maggior eccitamento all’opera del Signore. L’ottimo signor Giuseppe2, dal quale ricevetti jeri una
lettera, me ne fa la descrizione. Sia di tutto ringraziato il Signore, e tanto lei, che la degnissima
signora Teresina3 alla quale la prego de’ più distinti, e cordiali complimenti, facciano la carità di
ricordarsi anche di me, che da miserabile non mancherò di fare il contracambio. Accettino i doveri
delle compagne, che hanno il vantaggio di conoscerli, in particolare della mia Elena 4, ed ella mi
faccia la grazia di essere persuasa di quella inalterabile stima con cui sono e sarò sempre
Di lei pregiatissimo signor Francesco
Devotissima Obbligatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
1
Marianna Francesconi, direttrice dell’Ospedale delle Convalescenti (Ep. III/1, lett. 1095, n. 6, pag. 223).
Giuseppe Alessandri (Ep. I, lett. 257, n. 1, pag. 380)
3
Teresina Padenghe (Ep. II/2, lett. 894, n. 3, pag. l213).
4
Elena Bernardi (Ep. I, lett. 278, n. 2, pag. 411).
2
A FRANCESCO PADENGHE
895(Venezia#1826.05.18)
La Canossa, lo consiglia ad accettare e a far conoscere l‟aiuto finanziario di quei benefattori, che sono
disponibili per sovvenzionare, almeno in par te, un‟opera tanto grande quanto quella dell‟ospedale.
V:G: e M: Pregiatissimo signor Francesco
Col piu vivo piacere intesi jeri esser ella felicemente ritornata dalla campagna, pregiatissimo signor
Franco, e tanto più gradita mi riuscì tal notizia, quanto che l’ottima signora Teresina di lei consorte
avevami fatto dubitare, che non tanto sollecito fosse per essere il di lei ripatrio.
Animata dalla ben conosciuta di lei pietà, mi prendo la libertà appena giunta di venirla ad
importunare.
In riguardo però della Divina Gloria, a cui unicamente è l’o pera diretta, spero che accordarmi ella
vorrà un benigno compatirnento. Già ella conosce, ch’io sono per parlarle della grand’opera del
caro nostro Ospitale delle Convalescenti. Ben sò la di lei sollecitudine e premura per la medesima,
mi perdoni però, ma questo è il momento da rianimare più che mai queste belle disposizioni,
volendo adesso singolarmente accettare la pietà di que’ caritatevoli signori, i quali concorrer
volessero ad un tanto bene. I bisogni di questa vasta ed illustre città sono troppo noti a lei, ed a
qualunque delle degne persone ch’ella sarà per interessare, per non aver da impegnare le persone
pie a concorrere ad un’opera santa. La medesima ha in se delle proprietà particolari, che quasi direi
naturalmente la raccomandano. Io altra pia opera forse non conosco, la quale in se racchiuda più di
questa, maggiori e pronti motivi di consolazione, per quelle persone, che avranno la sorte di
potervisi prestare, giacchè oltre il punto esenziale che riguarda la Divina Gloria, e l’eterna
grandissima mercede, che dal Signore riceveranno nel Cielo, appena cominciato l’opera cogli occhi
propri ne vedranno subitamente il frutto, ed avranno la compiacenza di avere in questa città aperto
uno stabilimento che manca a molte città d’Italia, e che splendette con tanta utilità già in Roma, per
opera d’un gran Servo di Dio1 morto, credo, non molti anni sono. Le aggiungo, che sono quasi certa
che l’esempio di Venezia, darà eccittamento ad altre città del Regno a proccurarsi simile opera
santa, della quale facilmente conosceremo i vantaggi.
Mi affretto ad iscriverle tutto ciò, pregiatissimo signor Franco, e perchè non perdiamo l’attuale
propizia stagione, che non può essere più addattata per eseguire i necessarj restauri, e perchè come
ben sà mi sollecitai di quì condurre quella mia buona compagna, alla quale diede il Signore doni
particolari, onde prestarsi all’avviamento di questo sì benedetto ospitale.
Termino col domandarle di nuovo mille scuse del disturbo, e pregandola de’ miei distinti
complimenti alla signora Teresina, passo a protestarmi colla massima e più distinta stima
Di lei pregiatissimo signor Franco
[Venezia] Santa Lucia 18 maggio 1826
Devotissima Obbligatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
A Monsieur
Monsieur François Padenghe
S.R.M.
1
Il venerabile Fratel Angelo, carmelitano, di cui la Canossa scrive nella lett. 891.
A FRANCESCO PADENGHE
896(Verona#1828.01.17)
Finalmente la Canossa ha ricevuto notizie sull‟Ospedale delle Convalescenti da parte del signor Padenghe.
Gode che il nuovo Patriarca e il Viceré abbiano manifestato il loro gradimento e la loro disponibilità a
favorirlo.
V:G: e M:
Stimatissimo signor Francesco
Sempre gradite e pregiate mi sono le di lei lettere stimatissimo signor Francesco; le confesso aver io
nella mia mente giustificato il di lei silenzio giudicandolo prodotto dalla varietà e molteplicità delle
circostanze le quali a mio credere pare venghino a sempre più caratterizzare la bell’opera delle
Convalescenti per opera di Dio, non mancando questa d’intralci e di ritardi, cose di cui sono segnate
tutte le opere del Signore. La di lei invariabile costanza parimenti entra in carattere medesimo e non
posso tacerle che non mi edifichi e conforti grandemente. Sia di tutto benedetto e lodato il Padre
della misericordia. Mi tengo pure certissima che vorra il Signore compirla col mandare altresì tutto
ciò che ancora manca per cominciare la Casa. E’ vero che il formarle spesso le volte fa prima
sospirare il ritardo, ma quello che a lei infuse tanto del suo spirito e commosse il cuore delle altre
persone benefattrici vorra mandarci anche questo
Intesi come la buona Margherita non si dona almeno per ora di potersi unire alla buona
Marianna. Cominciai dunque in conseguenza a delle indagini per trovare un ripiego. Il male si è che
essendo lontana da costì e sembrando a me il migliore non potendo avere la buona Margherita,
ricercare prima di tutto una veneziana così non potendo agire da vicino mi pare di non poter operare
sollecitamente ne credo per ora sperabile riflettendo a tutto ciò che mi ricordo, di poter venire a
Venezia prima di Pasqua. Il rimedio ch’io trovo tacendo unitamente quanto posso si è di trovare
orazione.
Non può negarsi umanamente parlando che la gravissima malattia di Monsignor Albrizzi e
l’infortunio dell’ottimo signor Alessandri non abbiano ritardato l’avvanzamento dell’opera e ben
comprendo che il primo abbisogna nel suo penoso male di gran fortezza e che anche il secondo è in
uno stato di gran compassione. Non può credere quanto gli abbia ambidue nel cuore e quanta
orazione abbiamo per ciascheduno. Si vede che non siam degne di essere esaudite come vorressimo,
ma seguiteremo a pregare.
Mi riusci poi di vera compiacenza il sentire l’aggradimento che di quest’opera mostrò
cotesto degnissimo novello Patriarca1 le di lui disposizioni di favorirlo nel modo a lui possibile ed il
paterno perseverante impegno del clementissimo e piissimo nostro Principe Vice Re2
Tutte queste cose pure a me sono prove che il Signore vorrà stabilir bene quest’opera. Quanta
consolazione sarà per lei pregiatissimo signor Francesco, ed anche per me se possiamo arrivar a
vedere Dio glorificato, impediti i peccati e che tante anime amino il Signore per cagione di
quest’opera che a Lui costa tanto.
A dir il vero ella stette del tempo ad iscrivermi, ma mi da tante buone nuove. Anche la
signora Rosina lasciò dei mobili; in somma tutto si va disponendo bene.
Sono anche un po’ consolata di sentire il buon signor Giuseppe3 più sollevato di spirito e che abbia
fatto carta bianca a quell’eccellente e attissimo signor avvocato Gaspari. Forse potrà trovar qualche
ripiego. Le ricambio poi i più sinceri e cordiali felicissimi auguri per l’anno corrente quantunque
siamo di già in esso alquanto inoltrati e stimo ch’ella possa arrivar all’età di Matusalem per la gloria
di Dio e pel bene dell’anime, e che la cara signora Teresina 4, alla quale favorirà di presentare i più
1
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
Principe Ranieri (Ep.II/1, lett. 517, n. 4, pag. 293).
3
Giuseppe Alessandri (Ep. I, lett. 257, n. 1, pag. 380).
4
Teresina Padenghe (Ep. II/2, lett. 894, n. 3, pag. l213).
2
di stinti complimenti possa farle compagnia diventando una gran santa. Aggradisca pure anche i
doveri delle mie compagne, e colla maggior estimazione passo al vantaggio di raffermarmi
di Lei pregiatissimo signor Francesco
San Giuseppe li 17 gennaio 1828
Devotissima Obbligatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
A FRANCESCO PADENGHE
897(Trento#1828.07.22)
Tra i benefattori c‟è pure la Danza Michieli, la quale però inisiste in ciò che la Canossa non trova
opportuno: accettare nell‟Ospedale anche le «pericolate ». Prima di allargare il piano dell‟opera, è
necessario trovare una buona vedova, che affianchi intelligentemente Marianna Francesconi. In quanto poi
a permettere le visite al locale da parte dei benefattori, si decida dopo la partenza per la villeggiatura della
Michieli per non creare troppe difficoltà.
Stimatissimo Signor Francesco
Milla perdoni domando alla di lei bontà del involontario ritardo nel riscontrare la pregiata di lei
lettera del giorno 10 corrente. Facilmente ella si figurerà da quante cose mi trovi circondata,
conseguentemente mi conviene approfittare quando posso dei ritagli di tempo che posso avere.
Molto più devo comparire spesse volte negligente, perchè la sola solita mia secretaria può qui
assistermi a scrivere essendo tutte le altre compagne adete a questa fondazione occupate come può
figurarsi.
Le belle notizie contenute nel principio della gentillissima di lei lettera molto mi
consolarono. Il chiarissimo ed esato calcolo poi che la conclude mi spaventerebbe se non pensassi
che la bontà del Signore la quale tanti segni ci diede di volere questa santa opera non mi animasse a
confidare che la di lui provvidenza non abbia da continuare a farci esperimentare gli effetti di sua
misericordia. Nondimeno, pregiatissimo signor Francesco, com’ella dice benissimo conviene
proccurare con coraggio a fare quanto si può, e non mancherò al certo scrivendo ad alcune di
coteste buone Dame di animarle ed eccitarle a proccurare novelli benefattori. Sappia anzi che una
bella occasione ne ho già al momento per le mani e questa si è una lettera a cui debbo rispondere
nell’amica Micheli1 in cui mi significa le sante sue collere perchè non potei accogliere le pericolate.
Secondo il nostro ideato piano dal momento che il Signore ci doni mezzi di sussistenza, ed una
buona vedova vocata veramente e di piena confidenza e persuasione di Marianna2, siamo
prontissimi e col genio maggiore di soddisfare alla carità di questa santa Damina. L’accogliere poi
altre povere penitenti le di cui mancanze non sono note, la trovo anch’io una grand’opera di carità e
forse anche potrebbe essere uno de’ mezzi di sussistenza, ma oltre che ci vuole prima la prudente
vedova di cui abbiamo parlato, parmi sia cosa da maturarsi prima dinnanzi a Dio coll’orazioni
trattandosi d’un progetto nuovo escluso dal primo progetto. Uniamoci stimatissimo signor
Francesco a pregare a far pregare perciò, onde si degni il Signore manifestare la santissima di lui
volontà.
Rapposto al far vedere per una sola volta il locale alle persone state benefatrici o fossero per
divenirlo, so quanto grande sia la di lei prudenza e nello stesso tempo carità, e ragionevolezza per
non occupare soverchiamente Marianna, la quale so che si affanna ed ammazza in simili incontri
perchè la casa sia pulita, ch’io mi rimetto a lei. Solo la pregherei di lasciar andar in campagna la
buona mia amica Micheli perchè temo sempre che il gran cuore di quell’anima benedetta la trasporti
per fine santo s’intende a far vedere la casa persemprici lusinghe per cui senza vantaggi ci
esponiamo ad interrompere frequentemente mettodi e replicare a Marianna le fatiche. Questo lo
dico a lei solo, sapen do quanto sia la di lei prudenza e secretezza.
Mi consolai fuor di modo sentendo che gli affari del buon signor Alessandri3 vadino un po
raddrizzandosi. L’impareggiabile di lei carità riceverà anche da questa opera una gran corona.
1
Dama Michiel Bernardo, veneziana (Ep. III/2, lett. 1379, n. 6, pag. 785)
Marianna Francesconi, nella Casa di Venezia (Ep. III/1, lett. 1095, n. 6, pag. 223).
3
Alessandri Giuseppe, uno dei due procuratori di Maddalena a Venezia (Ep. I, lett. 257, n. 1, pag. 380).
2
Non mancheremo da miserabili di pregare pel degnissimo signor Arciprete Albrizzi 4. Già secondo
il periodo di quella qualità di malattie, adesso che andiamo a compir l’anno è il momento più
pericoloso.
Quando ha occasione di doversi trovare con Sua Eccellenza Reverendissima, il santo nostro
Patriarca5, favorisca umigliargli il mio ossequio. I miei più distinti e cordiali miei complimenti
all’ottima e carissima sgnora Teresina6 che, con lei, il Signore vorrà rimunerare per la tanta sua
carità.
Mi raccomando alle orazioni della medesima come alle sue, pregiatissimo signor Francesco e
pregandolo d’accettare i doveri delle mie compagne, voglia essere persuaso di tutta la mia stima e
considerazione.
Di lei pregiatissimo signor Francesco
Trento li 22 luglio 1828
4
Albrizzi Giuseppe, canonico e parroco di S. Marco, Venezia (Ep. II/1, lett. A 37, n. 1, pag. 226).
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
6 La signora Padenghe Teresina (Ep. II/2, lett. 894, n. 3, pag. l213).
5
A FRANCESCO PADENGHE
898(Verona#1828.08.28)
Con lettera del 9 agosto 1828, Francesco Padenghe aveva chiesto alla Canossa come comportarsi con le
due benefattrici Michieli e Da Mula, che non ritenevano opportune le visite ai locali dell‟Ospedale delle
Convalescenti. La Canossa risponde di chiarire a quelle Dame quale è lo scopo di quelle concessioni.
V. G. e M. Pregiatissimo signor Francesco
Mi lusingo che la buona superiora, mia compagna, avrà giustificato il mio ritardo nel riscontrarla,
pregiatissimo signor Francesco. La gita momentanea che dovetti fare a Bergamo mi rubò tutta la
scorsa settimana ed ecco il primo momento che posso trovare per procurarmi il gradito vantaggio di
risponderle.
Ella pensa colla solita prudenza e delicatezza relativamente alle Dame benefattrici che
potrebbero fare un rimarco venendo in cognizione, vedendo che si lascia ad alcuni vedere il locale
escludendo le persone loro conoscenti. Per non far io pasticci, ed anche per l’impossibilità in cui
frequentemente mi trovo di scrivere lungamente, la prego colla solita di lei bontà a voler far
comprendere la cosa alle Dame come è veramente quando se gliele presenterà naturalmente
l’incontro.
Per riguardo poi al ricevere un altra convalescente avendo proveduto il Signor col mezzo
della carissima signora Teresina il modo di mantenerla, puo credere se io ne sono piu che contenta.
Solo riflettendo io a quanto nella precedente graditissima di lei lettera, ella mi diceva intorno alle
convalescenti convertite, mi nasce dubbio se possa esser maggior gloria di Dio continuar ad
accrescere le convalescenti innocenti, o veramente se migliore sia nel caso si potessero trovare delle
provvidenze, ritenerle intanto poi la vedova che si rendera necessaria per cominciare pure questo
piano Io li metto pienamente al di lei giudizio la cosa, con tenta per parte mia di cio che puo essere
il maggior bene Sono confusissima della degnazione del santo nostro Patriarca 1 che si ricorda di me
miserabile, la prego allo stesso de’ più umili e cordiali miei ossequj. Non mancheranno le mie
compagne con me di averlo presente nelle povere nostre orazioni.
Termino subito per non ritardare ancor piu la mia risposta, domandandole scusa del mio
involontario ritardo La prego dei più distinti e cordiali miei complimenti alla cara signora Teresina 2
Accetti i doveri delle compagne e raccomandandomi alla carità delle di lei orazioni, passo a
confermarmi colla maggiore estimazione.
[Verona] 28 agosto 1828
Risposta alla lettera del
9 agosto 1828
______________________
NB. Si tratta di una brutta copia, da cui derivano le interruzioni e i richiami di ripresa
dell’argomento. Non ha firma.
1
2
Mons. Monico Giacomo, Patriarca di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 1, pag. 164).
La signora Padenghe Teresina (Ep. II/2, lett. 894, n. 3, pag. l213).
CREMONA
PRESENTAZIONE
Nel 1830, Mons. Carlo Emanuele Sardagna, il Vicario Capitolare di Trento, sta per essere consacrato vescovo nella sua
città, e non a Roma, per impedire conseguenze negative sulla sua salute a causa del lungo viaggio, e della diversità di clima.
Se ne è interessato il Conte Mellerio, pressato dalla Rosmini, dalla Durini e dalla Canossa.
La notizia ufflcìale però non è ancora a conoscenza degli interessati, per cui la Marchesa inizia la corrispondenza
col nuovo Vescovo, chiedendogli dove avverrà la sua consacrazione: vorrebbe esservi presente.
Il 29 luglio, il Sardagna risponde manifestando la riconoscenza per l’intervento a suo favore, e, per quanto sia
ancora incerto sulla nuova sede, si augura che, a Cremona « il Signore mandi il più devoto dei di lei servitori ed il più
fervente ammiratore del santo di lei Istituto.
La Canossa avrebbe certo mantenuti cordialissimi i suoi rapporti epistolari col Sardagna a cui doveva tanta
gratitudine per la fondazione di Trento, ma forse non immaginava che, neppure tre anni dopo, avrebbe dovuto iniziare con
lui un’altra corrispondenza d’affari.
ll 7 ottobre del 1833, il Vescovo le scrive che « Con un pensiero fisso in testa » vuole fondare in Cremona un
Istituto di Figlie della Carità. Il Rosmini gli ha concesso, come collaboratore per un anno uno dei suoi Fratelli della carità e
cugino del Vescovo stesso, il Barone Don Giulio Tedeschi, ma nel campo femminile necessita di un altro valido aiuto e la
Canossa glielo può far avere.
Temendo una risposta dubitativa. chiede il « patrocinio » di Cristina Pilotti. ma la Marchesa lo assicura subito che
la sua adesione è completa. Sarà invece, come al solito, lungo l’iter di effettuazione per la burocraiza governativa.
Per risolvere il problema finanziario il Sardagna si assume l’onere del mantenimento di sei novizie e, per l‘acquisto
della casa e del suo arredamento, si affida alla generosità dei suoi diocesani, ai quali propone la partecipazione volontaria.
La fiducia del Sardagna andrà non poco delusa per la poca generosità dei Cremonesi, ma non defleucrà dal suo
intento. Metterà a disposizìone qualche disponibilità personale e, intanto, si accorda con la Canossa che, non solo mandi
Regole e quanto necessita al curriculum di richiesta al Governo per l’erezione dell’Istituto, ma che, per copertura
rnomentanea, dichiari che, se le Figlie della Carità, che comporranno il gruppo di fondazione, non avranno, corne avviene
non poche volte, dote sufficiente al proprio mantenimento, l’Istituto se ne prenderà la diretta responsabilità, ciò che invece
avrebbe fatto il Sardagna.
Egli stava aspettando da Roma il decreto che avrebbe sancita la donazione di una somma che, come Vescovo,
poteva mettere a disposizione dell’Istituto, con una clausola però: se la fondazione non si fosse effettuata, quei beni
sarebbero passati ad altro convento. Il Decreto arrivò nel gennaio ed egli appunto lo comunica alla Marchesa il 25 gennaio
1835.
Unico ostacolo per il momento era l’impossibilità da parte della Canossa di produrre l’elenco nominale delle
Religiose e novizie, stabilite per la fondazione perché, essendo a Bergamo malata , non poteva raggiungere Verona., dove
aveva tutto l’archivio.
Il Sardagna che ha fretta, le indica come debba giustificare al Governo la mancanza di quel documento e la esorta
ad attendere con calma il suo rientro a Verona. Ciò avverrà nel marzo, ma con la soluzione più dolorosa e più inattesa: la
morte della Canossa, per cui la fondazione ritarderà fino al 1836 e sarà fatta senza la sua presenza.
A MONS. SARDAGNA
899(Verona#1830.06.25)
Tra notizie varie, ciò che preme maggiormente alla Canossa è sapere dove Monsignore sarà consacrato
Vescovo, perché gradirebbe incontrarlo.
V:G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Egli è presso che un mese ch'io desidero scrivere alla Signoria Vostra Illustrissima e
Reverendissima sempre dovendo sacrificare alle molteplici mie occupazioni ed ai varj miei impegni
questa mia brama. Al mio desiderio si unisce un dubbio che non facendolo subito dovrà passare del
tempo senza potermi procurare questo gradito onore non sapendo quale possa essere il luogo in cui Ella
sarà consacrata.
Comincierò questa mia col darle le notizie del nostro Serafini che ebbi il piacere di rivedere
venerdì scorso a Padova nel ritorno che faceva da Venezia. Il medesimo sta bene studia interrotamente
vale a dire studiò molto bene, adesso era un po' più languido. Mi raccontò peraltro che la di Lui Signora
Madre gli promise che se si porta bene lo condurrà seco a Cremona nel momento del di Lei ingresso, ed
io lo animai tanto a studiare per riuscirvi. E' pieno di talento e di vivacità. Forse io sarò troppo
indulgente ma quando i ragazzi sono così vivaci quantunque ora mi sembra più moderato non si può
ottenere subito tutto quello che si vorrebbe, d'altronde col gran capitale di talento che ha, crescendo
cogli anni e calmandosi sempre più il vivo suo temperamento, in un momento pareggierà i compagni.
Adesso poi Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore voglia Ella soffrire ch'io le domandi
notizie della rispettabilissima e da me tanto venerata di Lei persona. Mi dica se la sua salute continua
sempre buona? In qual luogo Ella verrà consacrata, e ciò le domando unicamente per vedere se posso
lusingarmi, o a Verona, o a Milano di aver la sorte d'ossequiarla, e rivederla.
Rapporto a quanto Ella si compiacque dirmi relativamente all'Istituto nostro per Cremona può
credere che volendolo disporre il Signore mi sarà del maggior contento d'impiegarmi per una Diocesi di
cui tanto venero il Pastore ed al quale professo obbligazioni senza numero. Chi sa che Dio non mi doni
la consolazione di poterla servire anche in altro modo più utile. Basta, raccomandiamo tutto alla bontà
del Signore affinche si degni benedire se così è in suo piacere. La mia buona Cattina ha fatto un
notabile miglioramento. L 'aria grossa di Venezia le giovò grandemente. Sin ora anche a Verona se la
passa proprio benino onde mi lusingo abbia a pienamente rimettersi.
Non le dò notizia del nostro Signor Don Leonardo1 non avendolo veduto dacche ritornai; credo
si trovi in villeggiatura con mio cugino Canossa2.
Rinnovo alla Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima le proteste della mia venerazione
ed umiliandole i rispetti delle mie Compagne ossequiosamente mi confermo
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Verona li 25 giugno 1830
Umil.ma Ubb.ma Osseq.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità3
1
2
Don Leonardo Leonardi, precettore di Carlino Canossa (Ep. I, lett. 147, n. 6, pag. 242).
Carlino di Canossa, cugino di Maddalena (Ep.I, lett. 8, n. 6., pag. 23).
3
NB.Autografa solo la firma della Canossa
A MONS. SARDAGNA
900(Verona#1830.07.23)
Margherita Rosmini aveva avvertito la Canossa che Monsignor Sardagna le aveva scritto una lettera. La
Marchesa si giustifica con il mancato recapito e chiarisce come abbia agito per ottenere da Roma, mediante
l‟intervento del Conte Mellerio (I, pag. 625), che la consacrazione fosse fatta a Trento.
V:G: e M:
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Verona 23 luglio 1830
La buona mia Compagna Rosmini m'indica nell'ultima sua avermi la V.S. Illustrissima e
Reverendissima favorito d'una sua lettera. Io veramente non la ricevetti e glielo dico perchè se mai
avesse questa contenuto argomento di risposta non posso far il mio debito del dovuto riscontro.
Essendo però molto tempo ch'io desiderava ricordarle il mio rispetto scrivendole, e non avendo avuto
coraggio di farlo, figurandomi quanto si troverà in questi momenti occupata, approffitto ben volentieri
direi quasi di questo per autorizzarmi a disturbarla.
Prima di tutto le dirò che la risposta, ch'io ricevetti dalla persona, che interessai per cooperare
affinche in vista della sua sinceramente preziosa salute Ella venga dispensata dal viaggio di Roma mi
da molta lusinga di felice riuscita.
Noti però la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima che a me parve meglio, che questo
passo secondario non venisse fatto come premura sua ne mia nominatamente ma lo combinai, come
premura di persona che s'interessa per la rispettabilissima sua persona, essendomi però riuscito di
trovar un mezzo ch'io so efficace. Vedremo poi cosa farà il Signore. Uno sbaglio o diremo un equivoco
accadette per altro, e questo si fu, che persona addetta pienamente a Monsignor Morlachi 1 scrivendomi
per altro oggetto da Bergamo mi disse: Lunedì il nominato nostro Vescovo parte per Roma. La persona
cauta, e destra, che me lo scrisse mi fece credere che effettivamente fosse, ma seppi poi, che il di lui
viaggio non seguì allora, e si supponeva non dovesse più aver luogo. Coll'ultimo ordinario poi mi
scrive la Superiora pure di Bergamo che Monsignor Morlachi parte per Roma i primi d'agosto. Già non
ne crediamo più una non dimeno a di Lei norma le dico tutto quello che so.
Intanto mi vado pascendo della speranza in un luogo o nell'altro di pur rivederla, incerta però
sempre anch'io del mio soggiorno, e della mia permanenza. Il nostro Don Leonardi è sempre in
villeggiatura con mio cugino Canossa, motivo per cui so meno nuove di Lei.
Una parola io poi debbo di risposta all'ultimo ossequiato foglio su di quanto Ella si compiaceva
dirmi relativamente all'Istituto nostro per Cremona. Può credere che volendolo disporre il Signore mi
sarà del maggiore contento impiegarmi per una Diocesi di cui tanto venero il Pastore ed al quale
professo obbligazioni senza numero. E chi sa che Dio non mi doni la consolazione di poterla servire
anche con altro modo più utile. Basta, raccomandiamo tutto alla bontà del Signore affinche si degni
tutto benedire. La mia buona Cattina ha fatto un notabile miglioramento. L’aria grossa di Venezia le
giovò grandemente. Sin ora quì a Verona se la passa proprio benino onde mi lusingo abbia a
pienamente rimettersi. Rinnovo alla Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima le proteste della
mia venerazione, ed umiliandole i rispetti delle mie Compagne ossequiosamente mi confermo.
A Monsignor Vescovo Sardagna
____________________
NB. Il Vescovo Sardagna, in data 29 luglio 1830 ringrazia la Canossa del suo prezioso intervento e
anche per la sua disponibilità ad una possibile fondazione a Cremona.
1
Mons. Morlacchi Carlo, Vescovo di Bergamo (Ep. I , lett. 388, n. 8, pag. 627).
A MONS. SARDAGNA
901(Verona#1833.11.09)
Con lettera del 7 ottobre 1833, il Vescovo di Cremona aveva scritto alla Canossa che, « con un pensiero fisso in
testa » voleva fondare in Cremona un Istituto di Figlie della Carità ed aveva elencato quanto si prefiggeva di
disporre per l'accettazione di sei novizie e per quanto avrebbe dovuto rendere facile la nuova istituzione. Ne
aveva parlato alla Rosmini, prima della sua morte. Con lettera del 21 ottobre, aveva ribadito il suo pensiero,
chiarendo ancora meglio l'ammontare dell'aiuto finanziario che avrebbe messo a disposizione per la desiderata
fondazione. La Canossa, in data 9 novembre, risponde alla seconda, ripetendo quanto lei e la Cristina Pilotti
avevano consigliato alla Rosmini, perché riuscisse a risolvere il problema di Cremona, ma ella non se ne era
mostrata convinta; poi la morte aveva troncato tutto. Ora la Marchesa ripropone quel piano, perché, se la
fondazione si potrà effettuare, non ci saranno vuoti economici, se non avverrà, 1'Istituto non avrà danni.
VGeM
Eccellenza Reverendissima
Se non fosse l'Eccellenza Vostra Reverendissima il santo Vescovo ch'è, io penserei ch'avesse
formato dei gran giudizj sopra di me. Eppure, ho l'onore d'assicurarla, che non si verificano
propriamente.
Impegnatissima pel desiderio di vedere dilatata la divina gloria e per quello di servirla, vado
pensando, e ripensando per ritrovarne il modo. Dovrei dirle che questa benedetta posta in alcuni paesi
fa portare pazienza; che dopo il mio ritorno a Verona, che seguì il giorno 24 ottobre l'ultimo venerato
suo foglio del 21 mi giunse giorni dopo, e che arrivata quì dovetti farmi fare un altro salasso per la
vacillante mia salute, ma ommettendo tutto questo, accennato solo perche l'Eccellenza Vostra
Reverendissima non mi credesse indiferente in ciò che la riguarda, entro subito nell'argomento, che
reciprocamente c'interessa.
Com'Ella dice, noto erami il progetto ch'aveva Ella fatto alla defonta sempre a me cara Rosmini.
Sappia anzi, che la medesima non trovava maniera da poterlo accettare. Cristina, ed io le avevamo
suggerito di accettarlo nel seguente modo.
La nostra proposizione era, che ricevesse dalle Figliuole vocate, e colle necessarie qualità, per
potere riuscire soggetti idonei per l'Istituto, ma in qualità di maestre da educare, per nostra parte senza
impegno, compito il corso dell'educazione, cercando però tra queste di avere alcuna ch'avesse almeno
una parte della dote osservando loro il vantaggio ch'avrebbero di essere ammaestrate gratuitamente
venendo l'Istituto soddisfatto pel loro mantenimento colle annue 300 austriache caritatevolmente per
esse disposte. Avendo luogo la fondazione, i sei soggetti già formati, troverebbero il loro stato in
Cremona, portando con sè, il poco, o molto che avessero. Non avendo luogo la fondazione coll'altra
carità di Lei, delle austriache 7200 si pareggiarebbe, chi ha parte della dote, e resterebbero queste
nell'Istituto, e le altre avendo goduto il frutto dell'educazione si collocherebbero per maestre, o in
qualche Ritiro, o in qualche paese come meglio inclinassero, venendo noi frequentemente richieste di
soggetti nell'Istituto educati per simili oggetti. L 'amata defonta, approvò il pensiero, ma non sentivasi
disposta di accettarlo per Trento.
Io sottopongo il progetto stesso ai riflessi dell 'Ecc. V. Reverendissima non potendomi
dispensare dall'aggiungervi qualche osservazione. La prima si è, che nell'attuale progetto pare a me
essere questo atto in pari tempo a servirla senza altra esposizione dell'Eccellenza Vostra che di quella
caritatevole dispossione ch'Ella propone, e per parte dell'Istituto parimenti non restare impegnato più di
quello, che potrebbe, poiche andando a vuoto la fondazione di Cremona non avrebbe modi di
aggravarsi di sei persone aventi una dote sì limitata, mentre neppure la dote nostra intiera non basta al
mantenimento dei soggetti e le Case stabilite andarono innanzi perche qualcheduna tra noi aveva
qualche cosa di proprio da sostenere in totale. In secondo luogo piacendole il progetto non potrei per
mia parte legarmi ne per Trento, ne per verun paese, non riuscendo la cosa per Cremona parlando dei
soggetti, che potrebbero restare, dovendo nel riceverle avere in riflesso tante circostanze, e
combinazioni per cui non potrei eleggere piuttosto Tirolesi per esempio, che Milanesi, ma quelle a
proposito, e con cui si potesse combinare, e per simile motivo dovrei destinarle in relazione, in caso
non venissero costì.
Eccole ciò che subordino all’Eccellenza Vostra Reverendissima.
Attenderò in proposito le risoluzioni di Lei su cui mi regolerò. Cristina le umilia i suoi rispetti,
ed io la supplico de miei al degnissimo Signor Baron Fratello della Carità 1, che tanto mi consolò sia in
sua compagnia parendo a me pure, ch'abbia da esserle di gran sollievo.
Martedì ho mandato le Compagne a Trento, l'Angelina da Lei veduta in qualità di Superiora
provvisoria sino alla mandata colà, e le altre due per assistere quella Casa nell'attuale circostanza degli
Esercizj delle Signore pel santo Giubileo. Oggi ebbi il piacere di rivedere il Signor Don Antonio
Rosmini in ottimo stato. Si ferma due o tre giorni.
Termino col supplicarla della sacra pastorale sua benedizione, e raccomandando con me
l'Istituto alle sante sue orazioni, passo ad ossequiosamente confer(mar)mi
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
Verona li 9 novembre 1833
___________________
NB. Copia evidentemente da lasciare agli atti perchè senza firma.
1
Un cugino di Mons. Sardagna, nipote della madre, Baronessa Luigia Pizzini, e membro dell'Istituto dell'Abate Rosmini.
A MONS. SARDAGNA
902(Verona#1833.12.11)
Monsignor Sardagna e la Canossa sono entrambi desiderosi di realizzare i1 piano per Cremona e la Marchesa
segnala che ha già in vista ottimi elementi, ma quasi tutti privi di dote. Vedrà come risolvere egualmente.
VGeM
Eccellenza Reverendissima
Tardai sino a questo momento a darmi l'onore di riscontrare
l’ossequiato foglio
dell'Ecc.V.Rev.ma per scemare possibilmente a tante sue occupazioni i disturbi di replicate mie lettere.
Tempo è però ch'io le sottoponga lo stato delle cose. Il desiderio sincero dunque che nutro di
poterla servire nel miglior modo mi fece ricercare nel più scrupoloso riflesso que soggetti ch'avessero
le necessarie qualità per riuscire addattati per corrispondere col fatto a comuni nostri desideri avuto
riflesso alle già maturate circostanze. Varj attualmente no ho per le mani, e tutti sembrano buoni. A
confessarle il vero mi da pena che tra questi buoni, alcuni sono eccellenti per vocazione, capacità,
salute, e questi sono privi di mezzi riducendosi ciò che si può sperare alla loro mobilia personale, e
poco più e d'altronde, essendo figliole di testa diritta e di pietà vera, le loro famiglie si addatterebbero
forse a distacarsele per un certo collocamento, ma non così per essere educate sull'incerto. Basta, si
assicuri che certamente farò tutto quello, che da me dipende e per quanto faccia non potrò arrivare al
desiderio che ho di riuscire proprio bene a servirla.
Se potrò riuscire vorrei nel prossimo gennajo dar principio molto più che sul principio di questo
avrà il suo compimento il corso di educazione delle Maestre di campagna di quì che la bontà del
Signore al solito degnossi benedire. Già quando avrò fissati i soggetti, e tutto combinato mi onorerò di
significarglielo. La supplicherei per una maggior mia norma, per sua parte benedicendo il Signore le
cose, quanto tempo Ella crede ci possa volere all'effettuazione della fondazione. Di più la prego a
volermi continuare l'assistenza delle sante sue orazioni onde riesca felicemente la scelta, ed abbia tutto
una buona riuscita.
Le umilio i rispetti della mia Cristina e chiedendole la sacra pastorale sua benedizione le
confermo il profondo mio rispetto
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
Verona li 11 dicembre 1833
____________________
NB. Minuta scritta da Cristina Pilotti senza alcun autografo della Canossa.
A MONS. SARDAGNA
903(Verona#1834.01.11)
Nella ricorrenza commemorativa dello sposalizio di Maria Santissima, entreranno a Verona sei soggetti, che
saranno formati nel Corso di educazione per le maestre e, a suo tempo, se persisteranno, faranno parte della
fondazione di Cremona. Intanto la Canossa chiede di poter sistemare la posizione economica in modo da non
causare altro aggravio al Vescovo.
Eccellenza Reverendissima
Verona li 11 gennajo 1834
Nell'atto che rinnovo all'Eccellenza Vostra Reverendissima le proteste del profondo mio
ossequio unite ai sensi della mia riconoscenza per tante prove non mai interrotte di premura e bontà per
noi vengo a dirle il poco che potei fare per combinare l'affare interessante dei soggetti per cotesta
fondazione. Ritardai a darmi l'onore di scriverle appunto per poterle dire qualche cosa conclusiva in
proposito. Sappia adunque che mi riuscì di combinare l'ingresso dei sei soggetti nell'Istituto pel giorno
dello sposalizio di Maria Santissima.
Confido, che questa benedetta Madre vorrà prenderle sotto la sua protezione, e cura, ed abbiano
a fare buona riuscita. Le dirò di più che fuori di una, avranno se riescono tutte anche qualche cosa di
dote al momento della fondazione. Quella che non ha niente di dote è dotata dal Signore di qualità tali
che credetti bene di unirla alle altre per la sua testa diritta, soda pietà e brava assai per ogni impiego
dell'Istituto nostro avendola esperimentata da più anni negli esercizj nostri.
Quando saranno giunte tutte, ed avrò osservato per alcuni giorni i loro diportamenti se
corrispondono all'informazioni, essendo alcuni di detti soggetti accettati, forestieri, ed avrò potuto
avere le carte di assicurazione del poco che ciascuna potrà avere di certo di dote, mi darò l'onore di
significarglielo, ed in allora potremo formare un giudizio positivo sulla somma che si renderà
necessaria di più per fare la fondazione con fondamento.
Sono intanto a supplicare l'Eccellenza Vostra Reverendissima, a scanso de miei timori, di
volermi dare una licenza generale ed è questa che riguarda il costo dei sei soggetti pel tempo del
noviziato. Siccome l'Ecc.V. Rev.ma dà a ciascuno 300 austriache annue, e l'Istituto esige la lira d'ltalia
così nel ricevere i soggetti ho procurato d'ottenere dai loro parenti qualche cosetta anche per questo ed
in una qualche spero d'esservi riuscita. Alcune non hanno niente affatto pel noviziato. Se dunque
l'Ecc.V.Rev.ma me lo permette penserei di fare in monte il pareggio onde combinare si possa senza
ulteriore aggravio di Lei e colla possibilità e metodo dell'Istituto. Troverà l'Eccellenza Vostra
Reverendissima occluso in questa rispettosissima mia un'idea dell'Istituto, che mi disse il Signor Don
Leonardo ch'Ella desiderava.
Nell'incontro che dovetti scrivere per altra fondazione al buon Marchese Casati lo pregai, o lui
direttamente o col mezzo di qualche mia amica colle quali tutte egli è in relazione venendo pregato per
tutte direi quasi le opere buone di Milano, di scrivere a Cremona com'Ella mi indicò dando un idea
degli esercizj dell'Istituto.
Le presento i rispetti della mia Cristina la quale meco raccomandandosi alle sante sue orazioni
implora anche con me la sacra sua pastorale benedizione, e ricolma d'ossequio mi raffermo
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
______________________
NB. Minuta scritta da Cristina Pilotti e senza alcun autografo della Canossa
A MONS. SARDAGNA
904(Verona#1834.02.19)
Il Vescovo vorrebbe sapere dalla Canossa l'ammontare del mantenimento di dodici Figlie della Carità e
dell'acquisto del mobilio per la loro sede. La Marchesa risponde che si farà mandare un preventivo da Venezia
e da Trento, perché non saprebbe essere esatta. Le novizie per Cremona danno ottime speranze.
V.G.M.
Eccellenza Reverendissima
Troppa ragione ha l'Eccellenza Vostra Reverendissima di dire che poco scrivo. Non le dirò che
quando non vedo un motivo necessario di farlo direttamente mi pare di doverle essere importuna, ma le
dirò bensì essere dal Natale a questa parte che piccole ma frequenti febbrette, unite spesso alla mia
tosse, mi lasciano di solito tanto indebolita che manco a tanti doveri, come mancai anche a questo
quantunque a me tanto onorevole, e caro. La mia secretaria Cristina è pure una gabella perfetta, onde
vede che bell'unione tra noi due facciamo.
Il Signor Don Leonardo il qual'ora è a fare il Quaresimale avrà già riscontrato Vostra
Eccellenza Reverendissima del danaro dallo stesso recuperato, e fattomi consegnare, di cui gliene
rendo le più distinte grazie. Non pensi Ella pel compimento della lira d'Italia giornaliera avendo io
formato il pareggio colle piccole annue somme delle Novizie. Per bontà del Signore sin'ora danno tutte
speranza di ottima riuscita e si assicuri che pregano molto perchè il Signore conduca a termine, e
benedica le cure caritatevoli dell'Eccellenza Vostra Reverendissima.
Lessi poi con molta confusione l'invito da Lei fatto mettere alle stampe per effettuare la
fondazione delle Figlie della Carità. Al vedere tanta sua bontà si raddoppiano in me i desiderii che
possiamo corrispondere veramente alle sante sue viste, e disegni. Per riguardo poi a quanto si compiace
domandarmi cioè quanta rendita, per lo meno sia necessaria pel mantenimento di dodici Figlie della
Carità, sul momento non saprei precisarla, non solo perchè come Ella ben sa, questa è più o meno
dispendiosa secondo i varj Paesi, e perchè non saprei indicarla neppur io, nondimeno la nostra Casa di
Venezia, e quella di Trento, ma singolarmente la prima da qualche anno era composta di dodici
soggetti, adesso colà sono quattordici, e tredici a Trento, mi farò mandare il totale della spesa pel
mantenimento annuo di una Casa, e dell'altra, e mi onorerò di spedirglielo. Per la spesa dei mobili, poi
io non la calcolo molto grande, giacchè quasi tutte quelle che entrano portano i loro letti, biancheria e
mobilia personale, e parlando delle mobilie del corpo della Comunità Ella ne conosce pienamente la
qualità, e l'entità, onde a me pare che possa calcolarsi spesa discreta. M'informerò peraltro, e qualche
cosa in progresso potrò dirle anche su di questo. Per di Lei norma il poco, che potei formare di quelle
Novizie, che quì mi ritrao avere si è un fondo di circa 12000. lire milanesi parlando di danaro, quattro e
forse cinque hanno i loro letti, e tutta la loro mobilia personale.
L'Eccellenza Vostra Reverendissima dirà che non scrivo tanto frequentemente, ma che quando
lo faccio non la finisco più. Per carità perdoni che mi abuso della di Lei sofferenza.
Accettar voglia gli ossequj della mia Cristina, la quale quantunque piena d'incomodi, è però la
maestra prima delle Novizie di Cremona. Raccomando con me questa e quelle alla continuazione
dell'assistenza delle sante sue orazioni, ed implorando la sacra sua benedizione, coll'ossequio maggiore,
penso a darmi l'onore di confermarmi.
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
Verona San Giuseppe li 19 febbrajo 1834
_______________
NB. Bella copia da lasciare agli atti. Nessun autografo della Canossa.
A MONS. SARDAGNA
905(Verona#1834.04.02)
Il Vescovo, fiducioso nella generosità della sua Diocesi, aveva lanciato un appello perché i fedeli aiutassero,
con offerte, l'acquisto della casa e il mantenimento di dodici Figlie della Carità, ma l'adesione era stata molto al
di sotto delle speranze, per cui con i contributi raccolti e con quelli personali di Monsignore, a stento si sarebbe
arrivati al solo acquisto della sede. La Canossa segnala che si potrebbe risolvere la prima difficoltà affittando
la parte del locale, per il momento, non necessaria all'opera.
V.G.M.
Eccellenza
Terminate le doppie sue cure pastorali per le scorse feste di Pasqua nel corso delle quali credetti
bene di non disturbarla eccomi tosto a dare il dovuto riscontro all'ossequiato foglio dell'Eccellenza
Vostra Reverendissima in data del giorno 23 marzo. Rilevo dal medesimo, come mediante la generosa
offerta di Lei unita alle altre dei buoni Cremonesi riuscì all'illimitata sua carità d'unire la somma di
austriache lire 35000. Non si prenda pena se tal somma non si avvicina sin quì a quella che il suo zelo
avrebbe bramato. Dio non mancherà di provvedere a suo tempo come ha fatto in ogni fondazione
nostra.
Sento avere Ella in vista una Casa opportuna all'oggetto, e che le austriache 35000. Ella crede
non saranno neppure bastanti per farne l'acquisto. Andando coll'Eccellenza Vostra Reverendissima col
cuore in mano le dirò che questi scorsi giorni andava pensando, che siccome l'entrata annua delle 2000
austriache non trovo essere assolutamente sufficente per sostenere una fondazione novella di sei
soggetti dovendosi avere in vista le spese straordinarie del casatico1 ristaurj malattie, ed altre spese
ancor che piccole ma continue, e puo dirsi giornaliere, che necessariamente s'incontrano per le opere di
carità dall'Istituto abbracciate mi venne in mente una cosa, che mi pare bene sottoporre ai saggi riflessi
dell 'Ecc.V.Rev.ma. Ho anche il coraggio di farlo giacche si degna Ella di volere il debole mio parere
sull'acquisto della casa stessa. Nell'atto dunque che mi professo obbligata senza fine a tanta sua bontà, e
l'assicuro, che qualunque disposizione Ella sia per fare riuscirà a me di piena soddisfazione, e ne
conserverò sempre grata memoria, le umilio ciò che mi venne in pensiero dietro a quanto fecero in
simile circostanza anche a Milano. Come le è noto fecero colà l'acquisto di una Casa assai vasta poi
ritennero ad uso dell'Istituto solo quella parte ch'era necessaria pel momento e l'altra parte divisa
pienamente la tennero per alcuni anni affittata, e cogli affitti ricavarono un non piccolo ajuto per
sostenere le spese della fondazione così forse potrebbe piacendole la cosa fare l'Eccellenza Vostra
Reverendissima. Costì, sempre che la località lo permetta addattando sol quella parte che giudicherà
necessaria per dar principio alla fondazione ed il rimanente tenerlo affittato a buone persone; in questo
modo unito il ricavato alle 2000 austriache diminuire possibilmente il peso della carità di Lei che ne
sostiene anche troppo. In progresso potendosi l'Istituto dilatare dietro i passi della Provvidenza si potrà
andar mettendo a poco a poco la Casa in libertà. Ripeto che qualunque sia il di Lei giudizio io ne sono,
e sarò sempre persuasissima.
Per rapporto alla buona Novizia Romelli2 non mi soviene in mezzo a tanti affari ch'io mi fossi
impegnata che col Signor Conte Luca3 che dovesse essere per Breno4 anzi confusamente mi pare che
un di Lui amico chiamato Signor Don Angelini mi dicesse, che l'aveva secondata nei passi necessarj
perchè fosse per un'altra fondazione.
1
CASATICO, tassa speciale sulle abitazioni.
ROMELLI GIULIA, nata nel 1809 a Cividate, entrò nel 1831 nell'Istituto a Bergamo. Fu a Cremona, per molti anni,
maestra delle novizie.
3
BRENO, centro in provincia di Brescia, sulle rive dell'Oglio.
4
Conte Luca Passi, missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
2
Già mi posso sbagliare. Ad ogni modo quando non avessi un impegno positivo ben volentieri
anzi con doppio piacere sono contentissima se posso servire in così piccola cosa l'Eccellenza vostra.
Molto più che le qualità morali della Figlia sono proprio le necessarie per essere pietra di una novella
fondazione. A dirlo con Lei sola il fisico non corrisponde al morale.
Anzi adesso che scrivo, il Signor Conte Passi, che non può conoscere la gracilità del
temperamento, non sa neppure che adesso abbia dovuto manifestare di avere una assai grossa nata 5 in
un ginocchio per la quale i Professori trattarono di fare un operazione alla quale mi sono opposta
quanto ho potuto, e con certo cerotto di Milano avalorato dalle ferventissime orazioni di questa
angelica Novizia, vi è del miglioramento. Vedremo il Signore disporrà, ben vedendo l'Eccellenza
Vostra Reverendissima che per una novella fondazione abbisognano soggetti buoni e vocati ma anche
sani, per non dare aggravio all'opera nascente. Questa ha tutta la sua dote. Forse al momento della
fondazione sarà ristabilita ed in istato d'essere unita alle altre sei.
La Cristina che le presenta i più distinti ossequj è sempre più contenta delle Novizie di Cremona
e non manca di far pregare da queste il Signore affinchè si degni felicemente compire l'opera della
carità di Lei intrapresa a dispetto del diavolo cremonese.
Mi raccomando caldamente alle sante orazioni dell'Ecc.V.Rev.ma e supplicandola della sacra
pastorale sua benedizione passo all' onore di segnarmi
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
Verona li 2 aprile 1834
____________________
NB. Minuta senza autografo.
5
Nata per natta, cisti sebacea, talvolta alquanto grossa, che si forma abitualmente sotto la pelle del capo; in questo caso
del ginocchio.
A MONS. SARDAGNA
906(Milano#1834.09.30)
La Canossa è sempre decisa a realizzare la fondazione a Cremona, ma è necessario convincersi che, se non
arriva l‟assenso sovrano, è inutile ogni passo presso il Governo: l'esperienza l‟ha edotta.
V .G.M.
Eccellenza Reverendissima
Persuasa come sono, che l'Eccellenza Vostra Reverendissima si troverà lontana da Cremona
occupata nella santa visita, pure approfitto della bella occasione del passaggio da Cremona, o di mio
fratello, o del cugino Carlo per far consegnare questa riverente mia al suo palazzo perchè le sia recata
quando avranno comoda occasione.
Prima di tutto io la supplico a voler essere persuasa del doveroso e vivissimo interessamento,
che io ho per la fondazione di Cremona, e che tutto quello, che può dipendere da me lo farò certamente.
Debbo però umiliarle venir io assicurata, che avendo creduto il Governo di domandare l'assenso
sovrano sinchè questo non è venuto si rende superfluo ogn'altro passo. L 'esperienza mi fece conoscere
lo stesso relativamente a Milano, ed a Bergamo. Del geniale assenso di Sua Maestà non ne so dubitare,
ma com'Ella dice benissimo vi vorrà il suo tempo ad avere la risposta da Vienna. Se potrò avere il
numero del Ricorso, come mi fu promesso, cercherò qualche mezzo colà per sollecitare. L 'ottimo
Cavaliere che qui mi favorisce è impegnato per farle intanto avere una qualche risposta pressochè
governativa che potesse in qualche nodo abilitare la delicatezza di Lei per le rascossioni e gli fù
promessa.
Rapporto al prendere la strada di Cremona al momento del mio ritorno a Verona, questo non mi
sarà possibile, dovendo ritornare a Bergamo ove avrò l'elezione della Superiora, che mi cade pur quì,
ragione, per cui quest'anno il mio soggiorno da queste parti, quando inaspettati urgentissimi affari non
me lo impedissero, sarà molto più lungo dell'anno scorso. Sarò per altro quindi più in caso io spero di
eseguire i suoi comandi.
La prevengo di non aver io veduto ancora la giovane lodigiana. Col massimo rispetto
supplicando l'Eccellenza Vostra Reverendissima della sacra pastorale sua benedizione mi raccomando
caldamente alle sante sue orazioni, e mi onoro di raffermarmi
Di Vostra Eccellenza Reverendissima
Milano dalla Certosina li 30 settembre 1834
Umil.ma Ubb.ma Oss.ma Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità1
1
NB. Autografa solo la firma.
A MONS. SARDAGNA
907(Bergamo#1834.12.22)
La Canossa aveva architettato con la Durini, che l'aveva raggiunta a Bergamo, di fare un viaggio sino a
Cremona, ma quando si era resa conto dell‟esatta distanza, vi aveva rinunciato, tanto più che il freddo era
troppo intenso.
[Bergamo] 22 dicembre 18351
Ella non saprà io credo cosa pensare di me, né in qual parte io li trovi ed è perciò che mi prendo
la libertà di venire ad ossequiare l’Eccellenza Vostra Reverendissima. Io mi trovo dunque a Bergamo
ritornatavi da Milano. Sono già più di tre settimane e vi ritornai persuasa come colà mi avevano
assicurato che trenta miglia soli passassero di distanza da Bergamo a Cremona; in conseguenza aveva
progettato all’Amica Durini che qui con me venne di far meco allora una gita costì, ma il fatto si è che
la strada da qui è circa come quella di Milano, né mi fu possibile allora combinare, e frattanto il freddo
si è innoltrato a segno, che mi toglie quasi ogni speranza di venire questa volta.
Dico quasi perché se appunto per la stagione e pei riguardi che mi conviene avere per la debole
mia salute dovessi ritardare sino ad un vero cambiamento, o da qua o da Brescia verrei anche a
Cremona. Può credere quanto desidero e dirò anche bisogno io abbia di ritornare a Verona centro
dell’Istituto. Michele2 il giorni 17 era venuto a prendermi ma non ebbi coraggio per l’eccessivo freddo
che qui abbiamo di mettermi in viaggio. Mi vado consolando coll’idea che nell’estate seguirà per
quanto pare la fondazione di Brescia e se non potrò combinare là una gita adesso, io verrò allora;
intanto se avessi qualche suo venerato comando da significarmi o qualche lume da darmi si compiaccia
avvanzarmelo in iscritto. Mi onoro di significarle che le caritatevoli sue cure per la Novizia Bedina
spero abbiano a riuscire a gloria del Signore promettendo molto questa giovanetta. L’ottima Romanelli
non è ancora rimessa va però migliorando sempre.
Soffra adesso l’Eccellenza Vostra Reverendissima che prima di chiudere la presente approfitti
della vicinanza dell’anno novello per umiliarle gli augurj più sinceri, e più vivi anzi dirò meglio che
l’assicuri delle debolissime ma cordiali mie suppliche al Signore perché voglia degnarsi di ricolmare la
sacra persona di Lei delle più copiose, e dolci benedizioni nel decorso di quello che siamo per
cominciare, come per molti altri che voglia concederle per di lui servizio e vantaggio della Chiesa,
come per consolazione di chi la conosce, e venera. Mi faccia la grazia di non iscordarmi nelle sante sue
orazioni mentre implorando la santa pastorale sua benedizione con pari venerazione, che rispetto mi
segno
_______________________
NB. Minuta scritta sulla pagina bianca di una lettera inviata alla Marchesa, come dimostra l'indirizzo,
scritto verticalmente al corpo della stessa minuta. In calce appare un altro periodo, evidentemente
parte di un'altra minuta, non rintracciabile; non se ne capisce il contenuto
1
2
Corr. 1834.
Michele Masina (Ep.I, lett. 357, pag. 564).
A MONS. SARDAGNA
908(**#1835.01.03)
[Bergamo, primi di gennaio 1835]
La Canossa, per via ufficiosa, ha saputo che da Vienna era giunto al Governo il riscontro favorevole alle istanze
del Vescovo di Cremona per la fondazione di un Istituto di Figlie della Carità. Trasmette la notizia a
Monsignore con copia esatta della missiva giunta a lei.
Eccellenza Reverendissima replicandole si presto mie lettere pensando però che non le sarà
discaro di saper subito quanto sono per farle l’onore di dirle mi fo coraggio a scriverle nuovamente.
Ebbi dunque oggi da Milano la notizia che
« il giorno 9 del corrente fù portato in seduta dall’Imperial Regio Governo il riscontro
favorevole giunto poco prima da Vienna relativo all’efficace istanza promossa dal zelantissimo
Monsignor di Cremona per lo stabilimento del di Lei benefico Istituto nella città, e venne conchiuso
che se ne debba dar tosto notizia al Prelato.
Questa mattina il Consigliere non potendo parlare perché continuava la seduta di jeri: seppi però
che la spedizione del Dispaccio a Monsignore sarebbe andato presto alla visione del Governatore, ed io
non mancherò di sollecitare la spedizione, ma già vi vorranno quattro, o cinque giorni ancora.
Domandai in segreteria se v’erano condizioni: mi fù risposta che non sembrava vi fosse aggiunta
all’assenso fuori che di attenersi per la fondazione al praticato nelle altre città del Regno. Parlando poi
col Signor Consigliere potrò darle più particolari notizie».
A proporzione questa risposta fu molto sollecita. Non vedo l’ora però ch’Ella abbia ricevuto il
Decreto lo che dovrebbe essere a momenti. Questi freddi così eccessivi ed asciuti tengono di nuovo un
po’ vacillante la mia salute per cui ho una delle mie tossi di non ischivare un secondo salasso perciò
non mi diffondo questa volta di più.
Raccomandandomi sempre alle sante orazioni dell’Eccellenza Vostra Reverendissima, imploro
la sacra pastorale benedizione passando a confermarmi col rispetto, e venerazione maggiore
Dell’Eccellenza Vostra Reverendissima
______________________
NB. Minuta piuttosto tormentata e senza alcun autografo della Canossa
A MONS. TRAVERSI
909(Bergamo#1835.01.17)
E‟ arrivato il Decreto di concessione sovrana per la fondazione di Cremona. Ora il Governo chiede copia delle
Regole presentate per le fondazioni del Regno Lombardo Veneto. Poiché però la fondatrice ha avuto da Roma
l‟approvazione su di un testo più conciso nella forma come era stato richiesto dai Cardinali, può ora presentare
quello e non l‟altro più diffuso
Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Veramente sembrami d’essere proprio come la tempesta che un grano non aspetta l’altro, ma la
necessità è quella che mi costringe proprio a dovere nuovamente incomodare la S.V.Ill.ma e Rev.ma.
Questa mattina ho ricevuto lettera del Degnissimo Vescovo di Cremona 1 ove mi spedisce anche
il Decreto contenente la concessione sovrana per l’erezione da farsi in Cremona. Il Governo significa al
Prelato di dimandare a me le Regole già presentate per l’erezione formale nelle fondazioni del Regno
Lombardo cioè di Milano, e di Bergamo coll’appendice allora fatta in conformità e ad evasione delle
condizioni del Governo apposte alla erezione fatta già colle avvertenze dovute, come mi pare d’averle
già altra volta raccontato. Ora sono a supplicare la carità di Lei a volermi dire una cosa. Trà la Regola
approvata dalla Santa Sede, e quella allora presentata al Governo, ed approvata dai Vescovi la
differenza è proprio piccola consistendo in sostanza nella concisione prescrittami dal Cardinal Vicario2
per cui dovetti omettere tutto quello che nelle Regole Governative vi era di incitamento all’osservanza
e la descrizione delle Regole particolari di ciascun Ramo di carità e forse qualche altra piccola cosa
omessa che non so bene o per dimenticanza, o veramente perché non essendo esperimentata quanto
voleva, temeva esporre la coscienza delle Compagne ad angustie se non mi assicurava bene
dell’esercizio avendo l’approvazione del Santo Padre3 e di più vi è il Padre spirituale che già diviene
spirituale veramente. Fu omesso il sottoporre al Governo il rendiconto di ciò che si possiede se
l’Istituto ne avesse, e l’appendice riguardando questa le massime governative di questo nostro Stato
cioè l’ammaestramento secondo i metodi normali, essendo una massima di questo nostro Governo, in
cui, volendo metter Case convien ubbidire, ma non cose spirituali, qualunque furono in carta separata
annesse al volume della Regola richiedendo da me l’osservarle, cioè la promessa d’osservarle. Ritenga
che fu fatta cauta. Supplico dunque la carità di Lei a scrivermi con quella sollecitudine possibile se
posso mandare subito queste Regole al Governo richieste al Vescovo essendovi queste piccole varietà
con quelle di Roma perche ripetto nella fittanza non si possono osservare quelle di Roma senza
osservare quelle del Governo.
In somma fretta imploro la sacra paterna sua benedizione e mi do l’onore di raffermarmi.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima
Bergamo li 17 gennaio 1835
__________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Mons. Sardagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
Card. Zurla Placido (Ep. I, lett. 339, n. 2, pag. 527).
3
Pio VII (Ep. I, lett. 146, n. 3, pag. 240).
2
A MONS. SARDAGNA
910(Bergamo#1835.01.20)
Il Vescovo di Cremona annuncia, con lettera d‟ufficio, la concessione sovrana e chiede alla Canossa che gli
faccia avere la documentazione necessaria. La Marchesa, costretta da forte malessere a non lasciare Bergamo,
teme di dover ritardare perché tutto il dossier è a Verona e lo potrà avere quando la raggiungerà. Intanto però,
quasi avvertendo la prossimità della sua morte, che sarebbe avvenuta qualche mese dopo (10 aprile) , prega il
Vescovo di rilasciarle un documento che accerti del possesso da parte dell'Istituto, oltre della casa, anche della
somma impiegata dal Prelato per la fondazione e questa a favore delle sei candidate alla fondazione stessa.
Eccellenza Reverendissima
[Bergamo] 20 gennaio 1835
Questa volta le nostre lettere si sono incontrate. L’Eccellenza Vostra Reverendissima avrà
ricevuto una mia che m'onorai di spedirle il giorno del corrente, ed io jer l'altro ricevetti l'ossequiata sua
unitamente al Decreto Governativo che dichiara la concessione sovrana, e la veneratissima di Lei
lettera d'ufficio. Ebbi in progresso nuova relazione da Milano che erale stato tutto spedito, e mi si dice
essere la sovrana concessione assoluta, e non legata a condizioni, ma mi si fa cenno solo delle Regole e
dell' Appendice.
Con tutta quella maggiore sollecitudine che mi sarà possibile procurerò di mettere tutto in
ordine. A questa mia brama di sollecitare si oppone una dispiacevole combinazione, e questa si è di
trovarmi tutt'ora a Bergamo in conseguenza priva dei necessarj documenti, ed eccogliene la ragione.
Quando qui venne eseguita la formale Erezione non era ancora questa stata fatta in Milano non
avendola permessa il Governo sinchè l'Istituto non aveva colà casa sua propria. Tutte le altre
Guberniali disposizioni, e prescrizioni che anesse furono al sovrano Decreto erano già state presentate,
combinate, e digerite in conseguenza qui non mi venne neppure comunicato il Decreto, e sulla traccia
del concertato a Milano si passò subito all'Erezione.
Ne viene quindi l'inevitabile effetto di dovermi ritardare l'onore di tutto inviarle sinchè da
Milano non mi vengono quegli originali, e che ricavate le necessarie copie gliele possa spedire. Per una
parte sarà forse meglio giacchè non potei, come dubitavo, schivare il secondo salasso, ed ebbi anche
bisogno del terzo, perciò mi trovo indebolitissima, e in conseguenza inabile a reggere all'applicazione
un po' lunga. Riflettei per altro in questi giorni ed al Governativo Dispaccio, ed a quanto l'Eccellenza
Vostra Reverendissima si compiace rimarcare nella sempre ossequiata sua, e parlando sul primo, io
debolmente son d'avviso che avendo Sua Maestà approvato sin dal principio lo stabilimento del nostro
Istituto sulla base del primo Piano in cui viene espresso, e dal Sovrano per quanto mi ricordo nel primo
suo Decreto accettato che le Figlie della Carità vivano del proprio, così citato questo non vi sarà
bisogno se non chè del documento per parte dell'Eccellenza Vostra Reverendissima che l'Istituto ha
casa propria. Su quello poi ch'Ella per la sua inarrivabile carità mi dice che se il Signore benedir non
volesse la Casa di Cremona Ella dichiarerà nel consegnarmi la casa che la somma da Lei impiegata
nella fondazione prelevata abbia da essere in favore delle sei di Lei Figlie. Per grazia di Maria
Santissima il Signore sin quì non mi permise mai tale combinazione.
Per una di quelle circostanze per altro, perchè Dio permette che si porti la croce fino al
momento di dover quasi farlo per la Casa di Bergamo, ma dopo una formale seguita erezione senza
nuovi passi presso il Governo non si potrebbe eseguire uno scioglimento. Io dunque domando
all'Eccellenza Vostra Reverendissima mille perdoni, ma essendo la vita, e la morte in mano di Dio,
potrebbe il Signore chiamarmi a se prima che si eseguisse la fondazione, e la spesso vacillante mia
salute merita su di ciò un qualche riflesso, potrebbe anche Dio per castigo del suo popolo chiamare a se
Ella pure. Per non imbarazzarci scambievolmente tenendo però sempre io la speranza di venire a
servirla personalmente prima d'impegnarmi col Governo conviene che le domandi se potrebbe fare la
carità di farmi una Carta la quale mi assicurasse, nel solo caso segua la fondazione, dell'annua rendita
delle austriache lire 1500 che come mi dice Ella, oltre che l'esimia carità anche della Messa, è per
assegnare per cotesta Casa, le quali come pure ella rimarca avendo in aggiunta le altre milanesi L. 500
dei fondi complessivi di dote delle Figliuole vengono a formare una rendita d'andare vivendo.
Per carità mi perdoni se di tanto m'innoltro ma sono costretta a fare adesso ciò che faceva al
principio, e per avere impegnato il poco mio, e per non impegnare l'Istituto il quale non ha mezzi. Se
questo possibile non le fosse sapendo anch'io senza conoscere la cosa quante circostanze si possono
dare che quantunque Vescovo non le lasciasse modo da far tale disposizione, le proporrei nel darle il
dovuto formale riscontro ch'io la supplicassi prima di passare all'Erezione canonica di permettermi
d'iniziare privatamente l’Istituto come si fece quasi in ogni altro luogo approfittando poi della sovrana
clemenza al momento opportuno. Dipenderò nello stendere le Carte dalla sua risposta.
La supplico ricambiare i distinti miei complimenti al nuovo Delegato Provinciale ottimo Signor
Marchese Guerrieri1, come alla mia Carissima Cugina Marchesa di Lui moglie ed al degnissimo Conte
Don Marco Passi figurandomi che il fratello sarà partito.
Col massimo rispetto implorando la sacra pastorale sua benedizione passo a raffermarmi
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
_____________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Marchese BONAVENTURA GUERRIERI, cugino della Canossa, Consigliere Delegato di Cremona.
AL MARCHESE CASATI
911(Bergamo#1835.01.23)
La Canossa sta seguendo le direttive datele dal Casati per sistemare fondazione e beni destinati alla futura
comunità di Cremona. Ritarderà a completare tutto per le cattive condizioni fisiche, ma farà con la maggior
sollecitudine possibile. Intanto il Marchese appiani una sua preoccupazione. Ritorna all‟affare Valenti, di cui
molto fu trattato nel primo volume (pagg. 191, 202, 222), temendo di aver fatto una procura non valida, poichè
il Procuratore, zio della giovanetta, era allora morto.
V.G. e M. Illustrissimo Signor Marchese
Le sono debitrice di risposta a due gentilissime di lei lettere. La ringrazio infinitamente di tanta
premura, cura e disturbi che si prende a nostro riguardo. Allorchè fui favorita della seconda pregiata
sua, aveva già ricevuto da Monsignor di Cremona1 la Copia del Decreto Governativo, una lettera
ufficiale, ed un altra privata del Prelato. Anch’egli mi para delle Regole e dell’Appendice.
Mi nasce però una dispiacevole combinazione per cui non potrò sì prestamente aderire, ed alle
brame di Monsignore, ed al mio desiderio. Questa si è che oltre il trovarmi qui priva dei necessarj
documenti, i quali mi conviene farmeli mandare dalle al tre Case per trarne copia, alcuni giorni dopo
aver avuto il primo salasso fui sopra giunta d’un forte raffreddore e tosse, per cui non potei schivare
non solo il secondo, ma ebbi bisogno anche del terzo, e mi trovo perciò indebolitissima in conseguenza
inabile a reggere all’applicazione un po’ lunga, e questa fu pure la cagione per cui fui sì tarda a
riscontrare anche alle predette sue.
Nel riscontro che diedi al sullodato Monsignore mi sono regolata secondo il saggio di lei
consiglio, starò quindi a sentire cosa egli mi risponde. Anche il Prelato nel darmi i saluti degli ottimi
coniugi Marchese Guerrieri2 mi annunzia la favorevole combinazione d’essere il Marchese
Bonaventura, Delegato di Cremona.
Quando ha occasione di vedere il signor Consigliere, se crede, la prego umigliargli i miei
doveri, e ringraziamenti, e domandargli scusa in anticipazione se non sarò tanto sollecita quanto dovrei
perchè mi mancano le forze.
Adesso credo che la farò ridere perchè torno sull’affare del quale le parlai tante altre volte, e
quest’è l’affare della giovanetta Valenti3. Ella già sa la piena quietanza che mi fece il Procuratore della
medesima, senta che dubbio ancora mi resta. Questo Procuratore non era più suo zio4, ed io non vorrei
essere restata sciolta da una autorità non leggittima; porti pazienza ma sciolga questo scrupolo.
Mi raccomando assai alle sante sue orazioni, si assicuri delle povere nostre, ed abbia la bontà
d’essere persuaso della mia venerazione e rispetto.
Di lei pregiatissimo signor Marchese
Bergamo Santa Croce in Rocchetta li 23 gennajo 1835
Devotissima Obbligatissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità5
1
Mons. Sardagna Emanuele (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
Marchese Guerrieri , Bonaventura, cugino di Maddalena
3
Marianna Valenti, una delle due sorelle (Ep.I, pag. 222).
4
Can. Bussero Benedetto, canonico di S. Ambrogio (Ep.I, pag. 311).
2
5
NB. Autografa la firma e una correzione.
A MONS. SARDAGNA
912(Bergamo#1835.02.04)
Con lettera del 20 gennaio 1835, la Canossa aveva chiesto al Vescovo che le volesse rilasciare un suo scritto
che testimoniasse le sue intenzioni sul danaro messo a disposizione delle sei novizie stabilite per Cremona.
Monsignor Sardagna aveva chiesto a Roma l'autorizzazione, e avutala il 30 gennaio, l‟aveva comunicato alla
Canossa. La Marchesa ringrazia e segnala come sta facendo preparare la documentazione per il Governo e
come stia studiando la possibilità di mandare a Cremona, con le novizie, anche delle Religiose.
Eccellenza Reverendissima
[Bergamo] 4 febbrajo 1835
Impossibilitata venerdì dalle mancanti mie forze di approffittare di quella posta per darmi
l'onore di riscontrare l'Eccellenza Vostra Reverendissima aveva cominciato a farlo per la posta di oggi
quando mi vedo prevenuta da un altro ossequiatissimo suo foglio contenente la risposta del Santo
Padre1. Io non posso che benedire il Signore il quale in riguardo di Maria Santissima difonde le sue
misericordie sopra il minimo nostro Istituto e confondermi della carità, e bontà di Lui, di Lei, e di tutti.
Dirò dunque all'Eccellenza Vostra Reverendissima come nei giorni scorsi per poter tutto
disporre regolarmente, e con soddisfazione anche dell'I.R. Governo mi feci venire da Milano come
luogo più vicino tutta la fondazione in Regola comprese l'Appendice, e le Regole già dal Governo
conosciute. Queste stò già facendone fare la copia, e sollecitando lo scrittore che trovai meglio che fù
possibile e, subito compite insieme coll'Appendice, le farò tenere ogni cosa unitamente alla lettera
ufficiosa; ciò che alquanto m'imbarazza si è l'elenco nominale per cui renderebbesi necessario ch'io
potessi prima andare a Verona ove per altro lo scritto per ripiegare in un caso alla meglio. Debbo
sottoporle due combinazioni per cui l'elenco m'imbarazza giacchè per le qualificazioni altre non se ne
richiese neppure per Milano, se nonchè dichiarare la Superiora e l'assistente le novizie e quelle che non
lo sono, ed aggiungere al nome di ognuna la propria età. Le combinazioni che m 'imbrogliano sono
queste.
La prima che una delle sei ricevute in forza della carità di Lei per Cremona ora manifestò una
salute la quale nella vita nostra và sempre declinando malgrado tutti gli sforzi da Essa fatti per
superarsi e da noi per rimetterla, sono dunque costretta a doverla rimandare. Presto si farà a sostituire,
ma bramerei trovarmi anch'io presente a concretare e stabilire il soggetto. L 'altra combinazione per cui
bramerei trovarmi prima dell'elenco a Verona m'onoro di comunicargliela riservatamente. Sappia che
quando ultimamente mi trovava a Milano il Signor Consigliere Giudici parlando della fondazione di
Cremona con quel buon Cavaliere che presso di lui mi favorisce, disse al medesimo che ben si figurava
ch'io non avrei fatta codesta fondazione componendo la casa di novizie ma che pensava e credeva che
vi avrei messo delle provette per formare le giovani.
Al presente non è più da parlare di dubbio ma sappia che per bene la cosa è da Milano [N.B. Aggiunta incomprensibile].
Le invio questa mia lettera quantunque abbia la lusinga di vederla trà poche settimane siccome
però ebbi in questo frattempo bisogno di tre salassi quindi mi trovo indebolita assai, e vorrei pure
essere in istato di ultimare tutte le cose, tuttavia conto come le dissi nel mio passaggio di fermarmi tutto
quel tempo che le deboli mie forze me lo permetteranno.
1
Gregorio XVI, Sommo Pontefice eletto nel 1830 (Ep. I, lett. 407, n. 2, pag. 667).
Quando ha occasione di vedere il Signor Manziana2 la prego de' miei complimenti nonchè alla
buona Damina Rosa.
Caldamente mi raccomando alla carità delle di Lei orazioni, mentre colla massima venerazione
passo a confermarmi rispettosamente
_______________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
2
Carlo Manziana di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 1, pag. 969).
A MONS. SARDAGNA
913(Bergamo#1835.02.15)
La Canossa ha ritardato a spedire quanto le era stato chiesto da mandare al Governo, perché ancora le sue
condizioni fisiche sono assai precarie. Invia ora Regola e Appendice, manca l‟elenco nominale delle religiose,
che pensa inoltrare successivamente. L„aveva consigliata così il Vescovo stesso con lettera del 25 gennaio 1835.
Eccellenza Reverendissima
Non posso spiegare all'Eccellenza Vostra Reverendissima qual sia la mia dispiacenza nell'aver
dovuto ritardarmi tanto l'onore di riscontrare l'ossequiato suo foglio del giorno 13 p.p. gennajo a cui
Ella si compiacque d'unire il venerato Guberniale Dispaccio portante la clementissima sovrana
adesione alle caritatevoli, e zelanti domande di Lei per l'Erezione d'una Casa del minimo nostro Istituto
in Cremona.
Obbligata dalla vacillante mia salute a trattenermi in Bergamo ma vivendo sempre nella lusinga
di passare a Verona da una settimana all'altra ove unitamente ai documenti dal sullodato Dispaccio
richiesti avrei potuto unire il pur ricercato elenco nominale andai sempre ritardando.
Non voglio però maggiormente differire questo dovere, e piuttosto mi riserverò ad inviarle il
sopraddetto nominale elenco quando potrò passare a Verona troppo bramando di sempre più
accertarmi, e maturare di persona la scelta dei soggetti che esser debbono le prime pietre di cotesta
Casa. Desiderosissima di servire all'esimia carità di Lei non solo, ma di corrispondere in qualche modo
alla clemenza della sovrana concessione, ed all'interessamento dell'Eccelso I.R. Governo.
Riceverà Ella dunque unitamente a questa riverente mia l'esatta copia delle Regole già
superiormente presentate per la fondazione di Milano coll'annessa Appendice, le quali Carte unitovi il
semplice nominale elenco furono le precise, che per l'Erezione formale si presentarono a Milano.
Frattanto rinnovando alla bontà dell'Eccellenza Vostra Reverendissima i più devoti, e vivi miei
ringraziamenti ricolma di venerazione rispettosamente mi segno
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
Bergamo li 15 febbrajo 1835
________________________
NB. Minuta con una sola brevissima correzione autografa della Canossa.
A MONS. SARDAGNA
914(Bergamo#1835.02.19)
La Canossa, sempre fisicamente molto sofferente e desiderosa del Paradiso, segnala a Monsignore che presto
gli farà avere l‟incartamento completo per la richiesta della erezione canonica. Regola e Appendice sono già
state copiate e una lettera ufficiosa dichiarerà perché manca momentaneamente l'elenco nominale. In realtà non
le è facile compilarlo perché deve rimandare, per scarsa salute, una delle novizie destinate a Cremona. Potrà
facilmente sostituirla, ma deve tornare a Verona per poter avere un quadro esatto. Spiega poi come sostituirà le
novizie con religiose preparate, però con sostituzioni alternate. Chiarisce infine per quale timore aveva
progettato di iniziare privatamente la fondazione di Cremona. E‟ l‟ultima lettera spedita a Cremona.
VGeM
Eccellenza Reverendissima
[Bergamo] 19 febbraio 1835
Eccomi a riscontrare l'ossequiato foglio dell'Eccellenza Vostra Reverendissima da me ricevuto
lo scorso mercoledì e comincierò per domandarle mille perdoni dell'involontario ritardo prodotto da
questa benedetta mia salute per cui mi trovai tanto indebolita che mi fu impossibile il farlo nell'ultima
posta di venerdì come divisava. Non credesse Ella per altro che abbia trascurato l'affare.
Andai a tutto rifletendo, e per meglio assicurarmi mi feci mandare dalle buone mie Compagne
di Milano il corpo delle Carte della fondazione. La copia dell'Appendice, e le autentiche delle
approvate Regole. Di queste sole facendone fare una esattissima copia siccome farò poi trascrivere
l'Appendice colla lettera ufficiosa per far tenere tutto poi all'Eccellenza Vostra Reverendissima.
L'elenco nominale pure subito che potrò spedirglielo sarà fatto come quello che si presentò a Milano le
qualificazioni del quale consistono unicamente nel nominare la Superiora e l'assistente nella distinzione
delle novizie da quelle che non lo sono e dallo spiegare ad ogni Figlia della Carità anche l'età sua.
Sappia però che il maggior mio imbarazzo consiste nell'elenco permettendomi in questo
momento il Signore un piccolo incaglio per cui a fare una cosa di proposito e sicura necessario
renderebbesi ch'io potessi prima di mandarle l'elenco ritornar io a Verona. Già ho scritto per supplire
pel caso non potessi per del tempo ancora esser in istato di partire, ma sarei molto più quieta se potessi
prima colà recarmi.
L'incaglio ch'ora mi nasce si è che una delle sei ricevute in forza della carità di Lei per Cremona
ora manifesta col fatto una salute che non regge alla vita nostra malgrado tutti gli sforzi da essa fatti per
restare; sono dunque costretta a doverla rimandare.
Per sostituire sarà presto fatto ma vorrei, potendo, vedere e concretare anch'io. Un altra cosa mi
farebbe ciò desiderare, e questa riservatamente m'onoro di comunicarla all'Eccellenza Vostra
Reverendissima. Quando ultimamente mi trovava a Milano il Signor Conciliere Giudici, parlando della
fondazione di Cremona con quel buon Cavaliere che mi favorì disse col medesimo che me lo significò
poi che si figurava ch'io non avrei fatto cotesta fondazione componendo l'affare di novizie, ma che
pensava, e credeva che vi avrei messo delle già provete per formare le giovani.
Avendo anche come sa la fondazione di Brescia, per cui era impegnata prima di Cremona vado
studiando il modo di dare anche a Cremona pel primo momento alcune delle sei sue Figlie, e compire
intanto con altre di età più matura onde avere il numero fare la figura, e poi in progresso a poco a poco
eseguire i dovuti cambiamenti, e mettere quelle che veramente appartengono a cotesta Casa attribuendo
già subito a quelle che verranno i piccoli fondi che riguardano le nostre sei, ma anche per questa
operazione sembrarebbe necessario il mio ritorno a Verona perchè scarseggiando tanto di opportuni
soggetti mi conviene cercare il modo di sostenere le Case tutte.
Le dimando mille perdoni ma mi faccia la carità di scrivermi se mandandole le Regole
coll'Appendice Ella crede che possa portare danno il dire nella lettera ufficiosa che appena giunta a
Verona le sottoporrò l'elenco volendo prima nuovamente verificare la salute e piena idoneità dei
soggetti che impiegheransi nella fondazione, o cose simili. Già se posso combinare collo scrivere ai
documenti detti di sopra unirò anche l'elenco. Noti che tra i soggetti ve ne sarano di patentate.
Dalla sempre venerata sua del giorno compresi non aver io saputo bene spiegarmi intorno al dar
principio costì all'Istituto in via privata. Eccole ciò ch'io m'intendeva. Non sapendo che l'Eccellenza
Vostra Reverendissima potesse al momento assegnare all'Istituto la caritatevole rendita che dissegnava,
io le proponeva se credeva opportuno, ch'io avessi domandato di cominciare privatamente affine di
prender tempo onde verificare se i mezzi avrebbonsi potuti realizzare, trovandomi nella massima
dispiacenza di non poter supplir io come tanto mi sarebbe caro. Adesso non è più da parlarne.
Sono obbligatissima all'Eccellenza Vostra Reverendissima delle orazioni che fa per la mia
salute. Pur troppo i miei meriti non sono tali da vedermi innanzi il Paradiso aperto al momento della
morte. Ad ogni modo confido nella divina misericordia, e nei meriti di Gesù Cristo, ma se veramente
giungessi a servir Dio davvero mi sarebbe indiferente il viver, ed il morire. La supplico quanto posso di
rivolgere per questo oggetto le sante sue orazioni.
Imploro la sacra pastorale sua benedizione, e col maggio(r) ossequio ringraziandola vivamente
di tutto mi confermo per sempre
Dell'Eccellenza Vostra Reverendissima
______________________
NB. Minuta che completa quella che era stata stesa prima e che, nell'A. C.R., appare con collocazione
diversa (149). Si tratta invece di una prima minuta, che deve essere apparsa alla Canossa non del
tutto rispondente al suo pensiero e che venne subito rifatta. Le date corrispondono, anche se la
seconda presenta un 4 febbraio non del tutto leggibile. Due sono le segretarie, che si sono
suddivise l'incarico.
SEMPLICI RICHIESTE DI NUOVE FONDAZIONI
PRESENTAZIONE
I dossier che seguono sono ridotti, per ciascuna proposta di fondazione, a una o due lettere che si ritiene opportuno
elencare nella loro progressione cronologica, radunandole tutte in un unico settore.
I regesti sono sufficienti per chiarirne gli approcci d’ inizio, gli scarsi sviluppi, la sospensione di ogni trattativa, o
la successiva attesa di realizzazione per ostacoli insorti e non facilmente sbloccabili.
Eccone l’itinerario:
1819 : GANDINO, località bergamasca - Esito negativo.
1820 : VICENZA - La fondazione si effettuerà nel 1875.
1829 : RAVENNA - La realizzazione appare, con una certa evidenza, inattuabile fin dai primi contatti.
1830 : TREVISO - Il Vescovo, Mons. Soldati, aveva simpatizzato per l’opera della Canossa fin da quando era Vicario
Generale. Nel 1830, ne aveva iniziato le trattative, poi sospese per mancanza di mezzi. Nel 1833, migliorate le
condizioni economiche, gli accordi erano divenuti più consistenti, ma morirà la Canossa e, solo nel 1843, si
effettuerà la fondazione.
1831 : BRENO - In quell’anno il Vescovo di Brescia, Mons. Nava, si fa sostenitore di due sacerdoti, che si presentano alla
Canossa per programrnare una possibile fondazione. La Marchesa aveva subito avanzato forti dubbi e, nel 1833, fa
troncare ogni speranza in proposito.
1833 : MONZA - Per questa c’è una sola lettera, che evidenzia come il desiderio di fondazione da parte del richiedente sia,
almeno per il momento, irrealizzabile; si effettuerà però nel 1931.
1834 : CHIOGGIA - Il dossier di questa cittadina veneta non tratta di fondazione. Il Vescovo aveva pregato, e ottenuto, che
la Canossa ricevesse alcune giovani per la preparazione a maestre. ‘Nel 1834, il medesimo anno, avrebbe voluto
trattenere per sempre, nella sua città, il Figlio della Carità Giuseppe Carsana, che gli era stato concesso per la sola
organizzazione dell’oratorio festivo. La risposta non poteva essere che negativa.
(Senza data): PIAZZOLO - Richiesta di fondazione in una località del Bergamasco con prospettive non adeguate, per
cui la risposta della Canossa è subito negativa.
GANDINO
AL SAC. ROCCO BONASOLI
915(Venezia#1819.04.07)
A Gandino è funzionante una « Casa di educazione », ma le educatrici, che mancano di un organico, vorrebbero
inserirsi nell‟Istituto delle Figlie della Carità. La Canossa rin grazia della fiducia e prega che l‟Abate,
possibilmente in compagnia del Parroco, fissi una località non molto lontana dall‟itinerario che ella percorre
nei suoi viaggi, per iniziare un dialogo costruttivo.
Gandino
Veneratissimo signor Abbate1
7 aprile 1819 Santa Lucia [Venezia]
Per la prima volta che ho l’onore di personalmente ricevere i pregiatissimi di lei caratteri e di
trattenermi personalmente con V.S. Molto Illustre e Reverendissima potrei sembrarle trascurata
riscontrando solo oggi la di lei lettera in data 18 marzo. Ma sappia che questa soltanto jeri mi fu
1
Abate ROCCO BONASOLI (forse più esatto Bonazzoli), nel 1819 coadiutore della parrocchia di Gandino, di cui diverrà
poi Parroco.
consegnata e sul punto non voglio mancare di ringraziarla vivamente del sentimento che mi dimostra
verso il minimo nostro Istituto e della bella occasione che mi offre per la dilatazione e moltiplicazione
del medesimo. Se non ascoltassi che il mio cuore accetterei tutto sul punto, in riguardo anche alla
sincera venerazione e stima che nutro per la di lei persona, ma bramando anche per questo riguardo di
farlo in modo che possa riuscire a maggior gloria del Signore, e di lei soddisfazione come a quella del
Reverendo Parroco di Gandino2 non che di quelle pie persone componenti ora la Casa di educazione, e
nello stesso tempo combinare il bene universale del piccolo nostro Istituto, la supplico a voler accettare
quello che per ottener tutto ciò sembrami poterle offrire. Per una parte io ri fletto che le pie donne
aspiranti a seco noi unirsi debbono cono scere in ogni estenzione l’Istituto che fossero per abbracciare,
dall’altra mi trovo come può figurarsi in questi momenti son solo affollata, ma quasi oppressa dalle
occupazioni, essendo giunto solo lo scorso venerdi il Decreto sovrano della pienissima approvazione
dell’Istituto, il quale benche firmato come sà quando qui trovavasi il Sovrano 3, dovette trascorrere le
solite formalità, e questo attese le correnti sante giornate non è ancora ema nato Io direi dunque che
intanto continuassimo a pregare il Signore e Maria santissima nostra Madre perche tutto disponga
secondo il Divino servizio e volere. Appena terminato che avrò di stabilire ogni cosa qui, passo a far lo
stesso a Verona. Poi dovendo portarmi per lo stesso oggetto a Milano, se ella credesse propormi un
luogo di minore di lei incomodo per abboccarci ben volentieri divertirei dalla strada e molto piu facile
sarà l’intenderci di tutto in voce, di quello che potessimo farlo in iscritto Se quel degnissimo Parroco
volesse accompagnarsi con lei parmi sarebbe ancor meglio. Mostrerei loro in tal caso il Piano
dell’Istituto, farei loro conoscere pienamente le Regole di quello, e quando possiamo giudicare che il
Signore possa restare servito potremmo anche combinare i mezzi onde sollecitarne l’esecuzione e
sinchè compisco gl’impegni primieri, predisporre tutte le cose onde al primo momento che Dio me ne
dara la grazia potere dar mano al compimento di quest’opera, ben intesi che frattanto in quello ch’io
potessi essere capace di servirli riceverà per un favore i loro comandi, ne mi presterei meno volentieri
in quello che potessi nel caso che conoscendosi da loro non opportuno per qualche circostanza l’Istituto
pensassero di non introdurlo in Gandino. Per quanto mi è noto, il signor Don Zorzi 4 perseverò nei
buoni di lui sentimenti, e ringrazio la di lei carità di quanto pel medesimo ha operato. Io non mancherò
di significare le di lei grazie alla buona di lui sorella.
Ella voglia presentare i miei più distinti doveri al Reverendissimo Parrocho e disposta ai di lei
comandi passo al vantaggio di dichiararmele per sempre col più vero rispetto.
________________
NB. Nel verso del foglio, in calce è scritto: « Abbate Bonasoli, Bergamo per Gandino ».
E’ minuta scritta da Teresa Spasciani e porta qualche correzione autografa della Canossa.
2
Don FRANCESCO DELLA MADONNA, parroco di Gandino.
Francesco I.
4
Altro sacerdote di Gandino.
3
VICENZA
AL CONTE ABATI
916(Venezia#1820.**.**)
(Venezia 1820]
E‟ stata proposta alla Canossa una fondazione a Vicenza, che potrebbe sorgere nel locale « delle Citelle »,
appartenente alla Congregazione di Carità. Poichè a questo riguardo la Marchesa teme delle complicazioni,
chiede ulteriori spiegazioni.
Veneratissimo signor Conte Abati1
La moltiplicità delle cose di cui doveva parlare con Vostra Signoria illustrissima e Reverendissima
nel mio passaggio da Vicenza, e dall’altra parte l’angustia del tempo, che poteva ivi trattenermi, non
mi permisero nè di riflettere sul punto, nè di sottomettere alla di lei saggezza que’ riflessi che pure
mi sembreranno necessarj aversi, nel caso volesse il Signore, che fosse per aver luogo lo
stabilimento costì d’una casa di Figlie della Carità, rapporto al provvedimento di un locale. Le
domando mille scuse se mi prendo la libertà d’importunarla, anche forse intempestiva, e troppo
sollecitamente, animata però a ciò fare della cognizione della di lei bontà, e zelo per tutto ciò che
può riguardare il divino servizio; ma non posso a meno di farlo, temendo io sempre di dovere nel
progresso trovarmi in caso per non poter sottomettere l’Istituto a legami non suoi, d’essere costretta
a dare delle involontarie dispiacenze a persone, che certamente meriteranno ogni riguardo. Sappia
dunque che riflettendo io a quanto aveva ella avuto la bontà di accennarmi intorno al locale delle
Citelle sovvenendomi avermi ella detto altresì, appartener questo alla Congregazione di Carità, mi
venne timore, che quando il medesimo non venga liberamente acquistato, non potesse portare la
conseguenza di qualche mal inteso, essendo l’Istituto nostro anche per volere sovrano,
immediatamente soggetto ai rispettivi Ordinarj.
Le confesso che non poteva tranquillisarmi sinche non avessi esposto tutto ciò alla di lei
prudenza ancorchè si tratti di cosa la quale potrebbe essere ancora molto lontana. In ogni modo vivo
certa mi perdonerà l’attuale disturbo. Vado lusingandomi non nell’entrante, ma nella susseguente
settimana poter effettuare il mio ritorno a Verona e così aver l’onore di quivi rivederla e con
maggior tranquillità e chiarezza trattar della cosa.
Frattanto caldamente mi raccomando alla carità delle di lei orazioni. Se crede mi favorisca
de miei cordiali complimenti alla cara Contessa Ottavia, e piena delle più profonda venerazione
passo a protestarle l’invariabile mio rispetto.
Di lei veneratissimo signor Conte Abati
1
Appartenente alla nobiltà vicentina.
AL CONTE ABATI
917(Verona#1820.07.03)
La lettera tratta per buona parte di un argomento non definibile, ma poi conclude che, se la fondazione in quella
città è ostacolata, avrà senz‟altro buon esito per l‟intervento della Vergine Santa.
V:G: e M:
Veneratissimo signor Conte Abati
Non mi diedi l’onore di ricontrare sul punto il veneratissimo di lei foglio non solo perche non sapeva
quell’esito fosse per avere l’abboccamento di Gaetano Roberti colla madre, ma di più ancora, perchè io
credeva domani alla più lunga dover essere a Vicenza, ed ivi aver il vantaggio di tutto personalmente
significarle. Ma siccome attesa la stagione tanto calda, gli Esercizj delle Dame, quali erano stabiliti per
cominciarli li 12 corrente, sono differiti a tempo più opportuno, così non avendo più l’incontro per ora
di dovermi portare a Venezia, voglio darmi il bene di trattenermi con lei, veneratissimo signor Conte
Abbati qualche momento in iscritto.
Suppongo che già lo stesso Roberti, che pregai di presentar le i miei doveri, le avrà raccontato
come la madre sua serve ora in qualità di cameriera in una nobile locanda, non essendo troppo difficile
a cambiar padrone. Da me credo sia più di un anno, e mezzo, che non viene. Mi disse quell’uomo che
ci serve, che stettero madre e figlio, dieci minuti senza potersi parlare piangendo ambedue, ed il nostro
gastaldo1 faceva il terzo. Questo non seppe dirmi molto di più, perchè si parlarono secretamente, ma
pure da quel poco che mi disse, non formai speranza alcuna, che la nota unione sia per seguire, nè dopo
la donna si lasciò più vedere. Io credo che il motivo principale per cui questa si allontanò da me sia
stata, perchè a me non piaceva quel cambiare sì facilmente padrona, come non sarei mai stata persuasa
che andasse a servire in una locanda per quanto sia nobile.
Noti pero che niente mai ho sentito in nessuno dei luoghi ove è stata, che faccia torto alla sua
saviezza. Per altro potrebbe essere, che si combinasse col figlio In quell’incontro mi fece dire che
sarebbe venuta a salutarmi, ma poi non la viddi. Al caso che venga, dirò tutto quello che saprò, e
trovando la cosa combinata non mancherò comunicano alla di lei carità.
Intesi poi quanto ella ebbe la bontà di comunicarmi intorno al nostro affare. L’assicuro, che mi
sorprenderebbe molto più, il sentire tutto piano, e facile, che sentire degli ostacoli. Io credo che il
demonio farà maggiori sforzi per impedire la fondazione anche perchè il succeder questa con un
Prelato2 si degno e si santo come è il loro aprirebbe il campo da fare un doppio bene per la città e per la
campagna.
(NB. Questo periodo da: «Io credo» è scritto in calce da altra mano).
Per parte mia, ho rimesso la cosa nel Cuor santissimo di Ma ria, e nelle mani di San Gaetano
uno dei protettori dell’Istituto, e che con la protezione di Monsignore Vescovo, col di lei mezzo, e con
quello dell’ottima Contessa Ottavia, tutto riuscirà.
Mi raccomando intanto caldamente alle di lei orazioni, col più profondo rispetto, e colla
massima venerazione, passo all’onore di protestarmi. Se non le dispiace, la prego de’ miei complimenti
alla Contessa suddetta.
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda Verona
[Verona] San Giuseppe 3 luglio 1820
Umilissima Devotissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità3
1
2
Gastaldo per CASTALDO, fattore.
Mons. PERUZZI GIUSEPPE MARIA, Vescovo di Vicenza, dopo il suo trasferimento da Chioggia
3
NB. Autografa la firma.
RAVENNA
A UN MONSIGNORE DI RAVENNA
918(Venezia#1829.04.**)
[Venezia, aprile 1829]
La Canossa ringrazia dell‟accoglienza ricevuta a Ravenna e segnala il suo recapito a Verona se l‟Arcivescovo
necessitasse di qualche comunicazione.
V. G. e M. Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore
Dopo varj, ed incessanti viaggi (NB. Seguono parole cancellate che lasciano interrotto il periodo, il quale
continua poi senza un logico legame) di poter finalmente rivedere anche le care compagne della nostra Casa
di Venezia. Qui giunta rinnovai le ricerche presso quel degno religioso di cui abbiamo parlato, per
sapere se aveva nessuna lettera per me, della Signoria Vostra illustrissima e Reverendissima. Sentendo
non averne egli mai ricevute non voglio partire da questa città senza darmi l’onore di richiamarmi alla
di lei memoria, ed attestarle l’invariabile mia venerazione verso l’Eccellenza Reverendissima,
Monsignor Arcivescovo1, come verso di lei, siccome altresì la continuata doverosa memoria delle
gentilezza da me ricevute dal degnissimo Prelato, e da lei nel tempo del mio soggiorno a Ravenna.
Veneratissimo Monsignore quante circostanze e cambiamenti ha mai disposto in si breve
periodo di tempo il Signore. La morte del Santo Padre2, il Conclave non tanto breve, e l’innalzamento
al trono pontificio di un altro non men degno nè meno santo successore 3. Pensai che tutto ciò abbia
influito al di lei silenzio, ed io pure ne restai come sbalordita. Adoriamo in tutto i divini disegni, e le
sempre adorabili disposizioni del Signore.
A me basta intanto poterle rinnovare le proteste del mio rispetto, e supplicarla di umiliare a Sua
Eccellenza Reverendissima Monsignor Arcivescovo i sensi dell’ossequiosa mia servitù.
Se mai ella volesse onorarmi dei suoi caratteri dirigga pure la lettera a Verona facendovi una
sopra coperta coll’indirizzo al signor Gio Batta Verdari droghiere alla Porta de Borsari 4, perchè
indirizzandomela direttamente già mi perverrebbe ma alle volte si confondono colla mia famiglia, e
trovandosi questa tratto, tratto in villeggiatura le lettera mi ritardano.
Ella accettar voglia i doveri della mia compagna5 mentre che raccomandandomi alle sante di lei
orazioni passo all’onore di nuovamente protestarmi
__________________
NB. Minuta senza alcun autografo della Canossa.
1
Mons. Falconieri Mellini Chiarissimo, Arcivescovo di Ravenna (Ep. II/1, lett. 665, n. 10, pag. 637).
Leone XII, eletto Papa il 28-9-1823 (Ep. I, lett. 340, n. 2, pag. 530).
3
Pio VIII eletto Papa il 1829 (Ep. I, lett. 348, n. 12, pag. 547).
4
Giambattista Verdari (Ep. I, lett. 145, n. 6, pag. 239).
5
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
2
A MONS. CHIARISSIMO FALCONIERI
919(Bergamo#1830.04.16)
L‟Arcivescovo, dopo circa un anno, torna a proporre alla Canossa una fon dazione a Ravenna, ma con tre soli
soggetti. La casa sarebbe disponibile. La Marchesa è disposta ad assecondare i desideri del Prelato, ma non
può non dimostrare che le condizioni, se non modificabili, rendono impossibile la realizzazione dell‟opera.
V.G.M. Eccellenza Reverendissima 1
in risposta alla lettera del
5 aprile 1830
Colla maggior compiacenza e sorpresa insieme mi trovo onorata dell’ossequiato foglio dell’Eccelenza
Vostra Reverendissima.
Nell’atto, che la ringrazio di tanta sua degnazione, confermandole gli umili sentimenti
dell’illimitata mia venerazione posso assicurarla, vivere sempre in me lo stesso desiderio, nel mio
niente s’intende, ma di servirla, e l’invariabile mia premura per Ravenna. Tentai anzi l’anno scorso con
mezzo privato far sapere al l’Em.V.Rev.ma queste mie non interrotte disposizioni, ma la lettera penso
possa essersi smarrita. A me basta ciò dirle unicamente in attestazione della mia servitù. Prevedo, che
la brama di poterla servire non solo, ma di poterlo fare con isperienza di qualche riuscita andrà a
portarle de’ nuovi disturbi per darmi que’ lumi, e rischiaramenti i quali mi divengono necessarj onde
divisare e predisporre quanto da me dipende pel felice avviamento della cosa. Lessi dunque, e
considerai il progetto che l’Eminenza Vostra Reverendissima si compiace propormi, il quale per una
parte non v’ha dubbio faciliterebbe l’esecuzione della cosa, ma a mio credere toglierebbe a me il
contento che potesse stabilirsi, e mantenersi con piena di lei soddisfazione. Ed eccone il motivo.
Siccome si tratta di un Istituto religioso, e d’Istituto il quale ha il doppio scopo di cercare col bene de
prossimi la propria santificazione, e questa col mezzo di Esercizj, ed interne Regole sue proprie,
impossibile sarebbe che tre soli soggetti attendessero di proposito alle opere di carità della vocazione,
ed alle pratiche interne, senza le quali dificilmente conserverebbesi nei membri lo spirito. Per ciò
ritenendo quanto la carità dell’Eminenza Vostra è disposta a fare per l’Istituto, io vorrei per mia parte
veder pure di ridurre almeno a cinque i soggetti, che formar dovessero il principio della Casa di
Ravenna. Supplico quindi la bontà di lei a degnarsi di farmi sapere se la casa sia affatto contigua alla
Chiesa di cui ella mi parla, o se sia semplicemente vicina. Se nella casa stessa vi si trovi corte, piccolo
orto, o veramente sia casa affatto semplice. Non parlo della sua salubrità, e della salubre sua
ubicazione, perche gia la Ecc V Rev ma comprende bene essere troppo necessaria per un’Istituto, che
deve molto operare. Bensì la supplico a volermi dare un’idea della sua capacita per mia norma. Dietro a
questi lumi andro prendendo quelle misure che sapro migliori, e niente ultimero poi senza tutto
umiliarle. Sappia anzi che ritornata dal mio viaggio l’anno scorso avevo già messo gli occhi su qualche
soggetto che sembravami per ogni riguardo opportuno. Ma intese ch’ebbi le sempre adorabili divine
disposizioni sopra l’angusta
Persona del Sommo Pontefice Leone XII pensando che necessariamente almeno per del tempo dovea
restare ogni cosa sospesa, non innoltrai alcun passo, aspettando nuove dilucidazioni. Adesso poi
ripiglierò gli esami, e la trattative, pregandola caldamente di volermi assistere colle sante sue orazioni.
Voglia altresì l’Eccellenza Vostra Reverendissima avvalorarmi colla sacra pastorale di lei
benedizione, che imploro nell’atto in cui mi do l’onore di rispettosamente dichiararmi
Dell’Eccellenza Vostra Reverendissima
Bergamo, dal Convento di Santa Croce li 16 aprile 1830
1
Papa Leone XII, eletto Papa il 28-9-1823 (Ep. I, lett. 340, n. 2, pag. 530)
Onorandomi di sue lettere, favorisca dirigerle a Milano, nel locale della Certosa San Michele alla
Chiusa, dovendo colà passare.
_____________________
NB. Minuta scritta con una certa cura probabilmente da lasciare agli Atti .
A MONS. CHIARISSIMO FALCONIERI
920(Verona#1830.05.09)
La risposta della Canossa, per necessità impellenti, arriva in ritardo, ma la sua disponibilità è immutata. Certo
però non sarà possibile effettuare la fondazione in settembre, tanto più che la Marchesa deve ac certarsi che
l‟ambiente risponda alle esigenze di un‟opera piuttosto complessa. Pone a questo riguardo tante domande, però
la corrispondenza non avrà seguito, come non si effettuerà la fondazione.
V.G. e M. Eccellenza Reverendissima
Domando mille scuse all’Eccellenza Vostra Reverendissima se contro il mio desiderio e la mia premura
debba questa volta comparire trascurata nel darmi l’onore di riscontrare l’ossequiato suo foglio del
giorno 23 aprile.
Sappia che non avendo potuto ottenere di essere dispensata dal trovarmi anche quest’anno colle
Dame di Venezia nell’incontro che da noi vengono a fare gli spirituali Esercizj dovetti cambiare
direzione, ed invece di ritornare a Milano come credeva fui in necessità di ricondurmi a Verona per
passare poi a Venezia prima della festa dell’Ascensione facendoli da quelle signore nella novena della
Pentecoste i Santi Esercizj. L’ossequiata sua lettera dovette dunque fare il giro di Milano prima che mi
giungesse ed in tanto ecco per mia parte tutto ritardato.
Io sono confusa dell’interessamento, e carità dell’Eccellenza Vostra per questo minimo Istituto e non le
posso significare quanto sia il mio desiderio di poter corrispondere a tanta bontà renderla servita nel
miglior modo possibile.
Intorno a quanto poi ella degnasi domandarmi e per dovere mio proprio e per riuscire più
facilmente in uno stabilimento, utile ed opportuno ingenuamente riscontro le cortesi gentili ricerche
ch’ella mi fa. Non può dirsi propriamente parlando che per l’Istituto nostro la chiesa sia assolutamente
indispensabile ma però in pratica trovo utilissimo, e desiderabile essere avere una chiesa ancorchè
questa fosse inserviente, e sussidiaria della Parrocchia, come per esempio abbiamo a Venezia. In tal
caso noi non abbiamo veruna interna comunicazione colla chiesa stessa, che non viene da noi servita,
ma dall’interno coro ascoltiamo la santa Messa, ed abbiamo sempre il Divin Sacramento. Per la Santa
Comunione poi se non vi è opportunità di coro basso sortiamo dal convento, e dalla parte della strada
pubblica andiamo nella chiesa.
Oltre di ciò essendo uno dei nostri Rami di carità quello anche d’intervenire alla dottrina
parrocchiale, ed ivi secondo il beneplacito del Paroco, e superiori delle Dottrina prestarci in assistere
istruire e servire per la Dottrina medesima, così se nella chiesa si fanno la dottrina delle donne più
facilmente, ed in maggior numero si può prestarsi quando la Chiesa è anessa o almeno vicina
Dopo tutto questo io le dirò peraltro che se ella conosce l’esposizione dell’orto poter riuscire
pericolosa, trattandosi d’una casa di donne, non parlo solo per la visualità, che questa con qualche
pezzo di muraglia facilmente forse potrà togliersi, ma voglio dire positivamente per la sicurezza, allora
converebbe piuttosto avere un interna capella e così accomodarsi, alle saggie e prudentissime sue viste
io dunque pienamente ed intieramente mi rimetto bastandomi averle sottoposto i deboli miei riflessi. In
torno poi agli ambienti per se necessarj agli Esercizj dell’Istituto debbo con pari ingenuità confessarle
che essendo varj i Rami di carità da questo abbracciati non sarebbero questi pochi. Tali Rami
nondimeno non si possono tutti esercitare in un tratto riputandosi da noi, che oltre una piena interna
osservanza per praticarli stabilmente tutti, 30 soggetti siano necessarj ad una Casa completa giacchè
quando è questa in piena attività, ci dona il Signore la grazia di poter coll’educazione delle maestre di
campagna prestare un vantaggio anche della Diocesi come confido piacendo al Signore di benedirci
anche costì vedrà in progresso. L’Eccellenza Vostra Reverendissima comprende però che in un
principio di fondazione converrà andare a poco a poco, e dalle circostanze generali e particolari proprie
del Paese facilmente saprà giudicare, se meglio sia nel principio della fondazione accomodarsi alla
meglio si, ma come si può, aspettando l’accresci mento di questo per istabilirsi come si deve, o se sia
meglio in Ravenna vedere alla prima di stabilirsi positivamente in un modo quasi invariabile, esendo tal
cosa relativa ai Paesi.
Per mia parte vorrei pregarla anzi a non volersi soverchia mente incomodare, ed ella secondo la
descrizione del piccolo servizio che le possiamo rendere decida liberamente come crede meglio.
Pel corso di quattro settimane volendo onorarmi de’ suoi caratteri si compiaccia dirigere le
lettere a Venezia nel convento di Santa Lucia.
Riguardo all’epoca poi in cui potrò servirla, stia certa che farò il possibile per affrettarla, ma
siccome aveva intieramente abbandonato il progetto di Ravenna, così un pò di tempo mi si rende
indispensabile quindi precisamente per settembre certa mente non posso.
Ma su questo articolo mi riservo a parlarle in seguito con un po’ più di precisione.
Altro dunque in questo momento non mi resta se non che ripeterle i sensi dell’illimitata mia
venerazione, e nell’atto, che imploro la sacra pastorale sua benedizione, caldamente racco mandandomi
alla carità delle sante sue orazioni, rispettosamente passo a confermarmi
Dell’Eccellenza Vostra Reverendissima
Verona li 9 maggio 1830
San Giuseppe
Umilissima Obbligatissima Ossequiosissima serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità
_________________
NB. Nell’ultima facciata in bianco, al rovescio in calce, il copista ha scritto: Queste stesse copiate le ho
già mandate alla nostra degnissima signora Marchesa.
Non c’è infatti niente di autografo, neanche la firma, che ha lo stesso carattere della lettera.
TREVISO
A MONS. SEBASTIANO SOLDATI
921(Venezia#1833.06.14)
Dal 1830 le trattative da parte del Vescovo sono continuate, chiedendo insistentemente una visita della Canossa
e mandando a lei persone interessate. La Marchesa, che non aveva ancora trovato la possibilità di recarsi a
Treviso, si era fatta sostituire da due religiose. La signora Marianna Jnfom, una benefattrice, e la Contessina
Teresa Manfredini, che aveva chiesto di far parte delle Figlie della Carità, avevano riferito, come le due
visitatrici, grosse difficoltà perché la casa proposta fosse accettabile; tra l‟altro che, lungo il muro di cinta,
sorgeva la camera mortuaria. La Canossa dichiara che, se non si toglieranno questi ostacoli, non potrà
accettare.
V.G. e M. Eccellenza Reverendissima1
Cf. App. A 124, 3 giugno 1830
Era in pensiero di aspettare il ritorno della cara Damina Manfredini 2 per umiliare all’Eccellenza Vostra
Reverendissima il dovuto riscontro al venerato suo foglio dalla stessa recatomi. Vedendo che il termine
dei suoi affari, col lasciare a me il contento di godere più a lungo sì gradita compagnia mi
prolungarebbe però troppo l’onore di risponderle, approffitto dell’impareggiabile carità di lei, e
candidamente sono in pari tempo a sotto pone anche alcuni ostacoli ch’io trovo nella contemplata
località dietro le riflessioni da me fatte su quanto mi disse la degnissima signora Marianna 3, e mi
confermarono le compagne, e la buona Contessina.
Cominciando dall’ossequiata sua lettera; le dirò che alla mia partenza da Venezia quando
imprevedute insuperabili circostanze non me lo vietassero verrò certamente a Treviso, e mi creda che
sarà per me una grande consolazione nel rattificarle le pro teste del mio ossequio potermi un poco
trattenere con la rispettabilissima sua persona. Non sò poi quando ciò sia per essere sempre però che
ella lo creda opportuno dietro a quanto sono per mettere sotto i suoi riflessi a proposito di cotesta
località.
Per riguardo dunque all’estensione di questa, potendosi con eludere gli acquisti di que’ rustici di
cui erano in trattativa, e potendosi verificare la permuta dell’orto col Parroco, trovo da quanto mi
dissero le compagne che vi sarà per un principio mo do da disimpegnare le opere di carità con le dovute
divisioni. Del rimanente alcuni ostacoli io riscontro sull’argomento, tre de’ quali rimetto pienamente al
giudizio di lei. Un’altro è propria mente insuperabile, e quando non fosse possibile il toglierlo non
potrò accettare per l’Istituto la casa di cui trattiamo.
Parlando dei tre primi uno si è che colla visualità che hanno le camere d’abitazione sulla strada
evvi di piu la combinazione d’essere quello il luogo usato per la stazione dei cariaggi militari. Per
l’altro poi alla permuta dell’orto parocchiale con l’altro vicino, non parlerò della necessaria
benedizione della Santa Se de che ben sò quanto facilmente potrà ottenere, ma dell’assenso civile, o
governativo il quale dalle nostre parti alcuna volta non fu tanto facile ad averci. La giustissima
venerazione ch’ella merita è certo gran mezzo per farle superare anche questo. Il terzo ostacolo poi
ch’io credo che riuscirà affatto nuovo, ella che conosce individualmente l’ubicazione dell’ortaglia potrà
conoscere subito se sia, o non sia reale. La premurosissima Damina Manfredini avendo parlato
coll’agente della Famiglia Onigo4 proprietaria dell’orto che in parte dovrebbe essere ceduto al Parroco
1
Mons. SEBASTIANO SOLDATI, nato a Padova nel 1780, sacerdote nel 1803, rettore del Collegio di Castelfranco
Veneto, consacrato a Venezia Vescovo di Treviso nel 1829, morto nel 1849.
2
Darnina MANFREDINI, nata a Treviso nel 1802 dal Marchese Luigi, nobile veneziano.
3
MARIANNA INFOM, una delle Dame di Treviso, di cui però non sono rimaste notizie.
4
Famiglia ONIGO, appartenente a discendenza illustre.
per compenso, le disse che vi è il progetto, o trattato che sia di fabbricare ivi per la vicinanza del teatro
un casino relativo. Se la visualità di questo giungesse anche all’orto sarebbe peggiore dei cariaggi
militari, e penso che nè la vicinanza nè la visualità d’un simile casino potrà forse l’Eccellenza Vostra
Reverendissima trovare opportuno per l’orto parrocchiale che venisse ceduto.
Dopo tutto questo le esporrò adesso l’ostacolo insuperabile che per l’Istituto in cotesta casa io
trovo. Sento che nel pezzo d’orto che verrebbe ceduto ed in cui si potrebbe formare il passaggio ad una
specie di tribuna che vi si farebbe, vi è la camera mortuaria che direbbesi quì a Venezia scuoletta de’
morti nella quale si depositano dopo l’esequie i poveri defonti sino al momento del loro trasporto.
Quando non sia possibile il levarla to talmente, e metterla proprio altrove, io non posso accettare
assolutamente la località.
L’Eccellenza Vostra reverendissima riderà forse dicendo che sono paure di donne. Veramente
io non ho timore de’ morti, e quando ha portato l’occasione sono restata anche sola a tener loro
compagnia, ma questo timore regna molto nella gioventu, e sarebbe l’espor le compagne a perdere la
salute ed impedire le vocazioni il prendere una casa con simile abitazione. Oltre di che, cosa niente
meno di questa rilevante per l’esperienza accadutami in eventuali circostanze d’assai minor rilievo,
certa sono, che andressimo incontro ad incagli ed osservazioni governative per cui frequentemente
resteressimo esposte ad ogni qualsiasi influenza a chiudere le scuole, e l’adito alla gioventù, oltre
maggiori dispiaceri che potrebbonsi incontrare, ed allora le tanto caritatevoli cure loro per l’Opera
andrebbero a vuoto, come vane diverrebbero le nostre fatiche.
Ciò dunque ritenuto se ella giudicherà opportuno che ad ogni modo venga a Treviso, si
compiaccia di farmelo sapere nel modo di minore suo disturbo, e potendo verrò certamente a servirla.
Domando mille scuse all’Eccellenza Vostra Reverendissima della pazienza che le faccio portare con
tanto mio dire.
Accetti i rispettosi doveri della Damina Manfredini, e delle mie compagne; mi accordi la sacra
sua pastorale benedizione, e mi permetta di ripettermi con invariabile ossequio
Dell ‘Eccellenza Vostra Reverendissima
Santa Lucia Venezia li 14 giugno 1833
Umilissima Devotissima Ossequiosissima Serva
Maddalena di Canossa Figlia della Carità5
A Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Sebastiano Soldati
Degnissimo Vescovo
Di
TREVISO
5
NB. Autografa solo la firma.
A DON TREVISANI
922(Venezia#1833.**.**)
[Senza data]
La Canossa ha già stabilito di partire per Treviso, ma poiché per un certo affare, di cui non dà alcuna
indicazione, teme di dover essere contemporaneamente a Verona per impedire una lite, prega il destinatario di
consigliarla in proposito.
(Signoria) Illustrissima e Reverendissima1
Gli è pur vero che Iddio da il lume ai Superiori. Se la Signoria Vostra Illustrissima e Reverendissima
mi avesse accordato di partire giovedì prossimo venturo difficilmente avrei potuto riuscirvi avendo
lunedì sera ricevuto da Monsignore di Treviso la lettera che colla copia della risposta da me fattagli
questa mattina mi onoro di accludergliela perché la legga. Vero è che se avessi dovuto partire avrei
anticipato la mia gita a Treviso in questa settimana laddove che avendo già tempo, sul dubbio che mai
potesse abbisognare ch’io colà mi fermassi una giornata di più l’ho stabilita per lunedì sempre che la
giornata sia tranquilla non essendo troppo amica del vento quando andar debbo sull’acqua. Fissai senza
nuovamente domandarglielo sull’intelligenza già presa. Raccomando dunque caldamente l’esito di
questa gita alla carità delle sante sue orazioni tantochè per me non resti che non si adempia in tutto la
divina Volontà e che non impedisca la divina Gloria.
(NB. A questo punto lo scritto è separato da uno spazio bianco)
Lunedì dopo aver ricevuto la risposta della Signoria Vostra Illustrissima sulla sera mi fu recata da
quella signora dalla quale erami stato parlato di Treviso la lettera d’invito di quell’ottimo Vescovo. Mi
onoro di accludergliela colla risposta che questa mattina gli feci. Sul dubbio che due soli giorni non
fossero stati bastanti, concertai con quella signora di partire lunedì intenzionata, a Dio piacendo, già
essere a Venezia martedì ma di fermarmi sino mercoledì nel caso occorresse pel buon avviamento
dell’affare. Lo feci senza scriverglielo pensando tale essere il di lei volere in riflesso dell’intelligenza
già fatta. Scrissi anche questa mattina a Verona prendendo tutte le misure a tenore dei giorni da lei
indicatimi per la mia partenza. Una lettera che oggi ricevo dal nostro avvocato di Verona che pure mi
prendo la libertà di occluderle mancandomi il tempo di trascriverla, mi mette in dubbio se possa
divenire necessario che io affretti il mio ripatrio per non aver poi ad incontrare una qualche lite non
facendo subito la convenzione di cui questa parla. Pare che una procura potesse supplire, ma pare anche
differente il vedere le cose da se e che le vedano gli altri quantunque sappiano essi certamente più di
me. In ogni modo mi rimetto sempre egualmente al di lei giudizio. Non si stanchi ad iscrivermi come
pare, abbia solo la bontà con tutto suo comodo, lette le lettere, scrivere semplicemente sul mio
iglietto, fate come vi dissi, o pure ripiegate nel qual ultimo caso scriverò subito a Verona che se porta
danno la mia lontananza siano a prendermi mercoledì. Giovedì qui si fermerà quel Sacerdote, e venerdì
potrò partire
[Venezia 1833]
_________________
NB. Dopo la stesura di una prima minuta, la Canossa ne fa scrivere, sullo stesso foglio, una seconda più
completa, come appare dalla separazione. Qualche breve correzione autografa.
1
Sacerdote Luigi Trevisani, valente predicatore (Ep. II/1, lett. 444, n. 1, pag. 65).
APPENDICE
DA MONS. SOLDATI
A 124(Treviso#1830.06.03)
Monsignor Soldati, anche quando era Vicario Generale di Monsignor Grasser, aveva chiesto informazioni per
una possibile fondazione a Treviso, ma poi la penuria di mezzi finanziari li aveva dissuasi entrambi. Ora, poichè
ci sono prospettive migliori, il Vescovo prega la Canossa di volersi portare a Treviso per possibili accordi.
Nobile Signora Marchesa
L’Istituto utilissimo, di cui Dio volle propagatrice e madre Vostra Signoria Illustrissima è desiderato
sommamente da me1, perchè conosciuto proficuo alla santificazione di questa mia città e Diocesi. Fino
da quando Monsignor Grasser2 reggeva questa Chiesa, ed io aveva l’onore di servirlo in qualità di suo
Vicario Generale, mi torna a mente d’averle esposto questo medesimo desiderio, e d’averle chiesto in
nome di lui schiarimenti e dilucidazioni su tal punto. Per allora non la freddezza dell’animo, ma la
mancanza di mezzi parve sospendere la conchiusione d’un sì utile progetto. Ora se l’animo non
m’inganna, sembra esser giunto il tempo segnato negli eterni decreti all’esecuzione di sì bell’opra: e
pare che me lo promettano i generosi sforzi e la pia volontà di qualche benefattore. Ciò essento oserei
supplicare colla presente, Vostra Signoria Illustrissima, acciocchè associandosi all’ottima signora
Marianna Infom3, da cui le sarà stata fatta parola di questo fatto, volesse quanto prima recarsi quivi,
convenir sulla cosa, e darmi tutti que’ lumi e quelle direzioni che sono necessarie perch’io possa
parlare con queste locali Autorità, con qualche fondamento conoscere se i mezzi predisposti sono
bastevoli, e venire ad una prudente conclusione. Già vorrei sperare che non sieno per esservi obbietti:
ma ad ogni modo la prudenza mi suggerisce di parlare ancora con questo riserbo. Desideroso di vederla
quivi, mi raccomando alle sue sante orazioni, e mi do l’onore di essere con tutta la stima
Di Treviso li 3 giugno 1830
Onoratissimo Devotissimo in Gesù Cristo
Sebastiano Vescovo di Treviso
Alla Nobile Signora Marchesa
Maddalena De Canossa
Direttrice delle Figlie della Carità
VENEZIA
1
Mons. Sebastiano Soldati, vescovo di Treviso (Ep. II/2, lett. 921, n. 1, pag. 1281)
Mons. Grasser Giuseppe, Vescovo di Verona (Ep.I, lett. 379, n. 2, pag. 646)
3
Una delle benefattrici di Treviso.
2
BRENO
A DON GIOVANNI RONCHI E DON GIAMMARIA TABONI
923(Bergamo#1831.02.27)
Il Vescovo di Brescia, Monsignor Nava, aveva mandato alla Canossa una lettera dei due Sacerdoti, che
chiedevano una fondazione in Breno, av valendosi delle intenzioni e della eredità lasciata dalla defunta signora
Giustina Alberzoni. La Canossa risponde aderendo al loro invito. In un altra minuta però, che nell‟A.C.R. ha la
medesima collocazione della prima, rivolgendosi ad un ignoto destinatario, avanza forti dubbi sulla possibilità
di realizzare una fondazione a Breno.
Ai Molto Reverendi Sacerdoti
Signor Don Giovanni Ronchi e Signor Don Giammaria Taboni di Breno.
Sino dal giorno 30 agosto 1830 Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Nava1 zelantissimo loro
Vescovo si compiacque far mi tenere unitamente ad un ossequiato suo foglio la lettera, che circa a quel
tempo col di lui mezzo ebbero la bontà d’inviarmi.
Vivamente li ringrazio dei tanti disturbi che sin qui si presero, e del cortese eccittamento, che mi
danno affinche accettando l’eredità Alberzoni passi poi ad eseguire le intenzioni della piissima defonta
signora Giustina. Tali esternatemi loro desiderj si combinano pienamente con quelli che degnossi
significarmi l’Illustre, e santo loro Prelato.
In questi riconoscendo il divino volere accetto dunque, e con pienezza di cuore mi presterò con
tutto l’impegno a servir Breno, Non dubito, che a tanta gentilezza non siano per aggiungere l’assistenza
delle loro sante orazioni.
Io intanto pregandoli a conservarmi la loro buona grazia passo a dichiararmi col maggiore
rispetto.
Delle Signorie Loro Molto Illustri e Reverendissime
Bergamo Santo Croce li 27 febbraio 1831
(NB. Su altro foglio con la medesima collocazione H. 99, è stesa la minuta di una lettera, senza destinatario e senza
data, che manifesta dubbi sulla fondazione di Breno.)
Io non dubito un momento della di lei disposizione di dare uno stabilimento certo a cotesta
scuola, ma io non saprei assumere un’impegno quando non abbia di torvarmi in caso di supplirvi a
tenore di quanto m’impegnassi per cio se il trattato di Breno andasse a vuoto legata come sono ad un
Istituto non potrei accettare un’opera santa non v’ha dubbio ma da questo staccata ne intraprendere per
questa appositi viaggi, in conseguenza comprendendo di non poterli servire non dirò bene ma meglio
che posso non accetterei.
Lo stesso conviene che dica sulla gita che la V S Ill ma e M. to Rev.da bramerebbe che costi
facessi sulla fine di agosto Non la vedo propriamente eseguibile essendo appena ritornata da Venezia
soffocata qui da molteplici affari, per cui non so quanto dovrò trattenermi, dopo di che sono aspettata in
un’altra delle nostre Case ove da gran tempo non potei andare ed ecco subito quanto le diceva di sopra.
Aperta che sia una nostra casa in Breno siamo vicinissime ed allora attendendo all’impegno di
dovere, posso servire anche all’opera di canta Riguardo alla giovane Rosina mi fu domandata per altra
1
Mons. Nava Gabrio Maria , vescovo di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 3, pag. 969).
scuola non avendo pero preso ancora impegno ed avendo questa buona figlia conservata sempre
per la cara signora Erminia la piu tenera memoria ed inclinazione (*), ella favorirà scrivermi in
progresso cosa gudica, e vedremo cosa potremo concludere Io intanto cerco che si vada addestrando e
perfezionando in quello che sa Lo spirito mi pare ottimo, come buonissima è la sanità.
Tosto che saprò una conclusione per Breno non mancherò di significarghelo onde ella possa
prendere le misure che crederà.
Intanto mi raccomando vivamente alle sante orazioni di lei e calma di venerazione passo
all’onore di dichiararmi
* io per altra parte, non risolvo. 2
2
NB. La frase aggiunta in calce e corrispondente al richiamo, è autografa della Canossa, come lo è
qualche brevissima correzione.
AL CONTE LUCA PASSI
924(Verona#1833.11.08)
Dopo due anni, la Canossa avverte che non è possibile lasciar adito ancora a speranze per la fondazione di
Breno e scrive a Don Luca perchè, seguendo quanto ella propone, lasci, almeno per il momento, in libertà chi
sta manovrando per ottenerne la realizzazione.
Veneratissimo Signor Conte Luca1,
Verona li 18 novembre 1833
Eccomi costretta a dover disturbare nuovamente la carità della Signoria Vostra Illustrissima e Molto
Reverenda, relativamente all’affare di Breno. Sappia che al mio ritorno a Verona trovai qui una lettera
del signor Giovanni Giacomelli mio procuratore di cui le unisco la copia. Come ella vedrà vi è qualche
osservazione da fare su quanto egli scrive. La prima che io trovo indispensabile si è di mettere in libertà
anche prima del febraio l’appartamento impegnato in casa del signor Gian Maria Giacomelli non
trovando modo per ora di poter pensare per mancanza di mezzi di metter una nostra fondazione colà.
Mi creda che io peno a non potermi prestare in ogni opera che riguarda la gloria di Dio ma tanti
sono gl’impegni che attualmente mi circondano anche per la perdita da noi fatta della compagna
Rosmini, che non posso assumerne de’ nuovi.
Con tutto ciò la mia Cristina2 mi eccita a non abbandonare affatto il pensiero per altro momento
più opportuno.
Siccome i superiori dell’Istituto si unirono pienamente al parere della S.V.Ill.ma e M.to Rev.da
intorno alla fondazione di Brescia e giudicarono ch’io dovessi accettarla dietro alcune condizioni che
vennero accettate dall’illimitata carità dell’ottimo si gnor Carlo .Manziana3 e Padre Taeri 4La Cristina
dunque desidererebbe che la carità di lei andando a Breno cercasse d’im pegnare la buona signora
Lucia Cismondi perche potesse in qual che modo sussistere per qualche tempo la scuola, col mezzo
della buona Revellini. Dicendo la Cristina che avviata poi la fondazio ne in Brescia dell’Istituto nostro
potrassi vedere se ci riesce di levare una piccola colonia per fare pure colà una fondazione. A questo
pensiero di Cristina io non ho niente in contrario anzi avrei piacere che potesse un giorno venire
eseguito pel bene che sento ne riuscirebbe. Ma devo dirle colla solita mia ingenuità e dispiacere
insieme ch’io pel temporale non posso disporre minimamente di più del lascito Albersoni e se la cara
signora Lucia Cismondi non trova modo pel mantenimento della Revellini mi trovo nella necessità di
rinunziare all’ospitale il lascito e lasciar in libertà la stessa Revellini alla quale sarebbe necessaria a mio
parere un assistente se avesse a proseguire lungamente la scuola.
La carità dell’Illustrissima Signoria Vostra e Molto Reverenda, andando a Breno, la supplico
con ogni libertà di osservare e determinare ciò ch’ella giudicherà meglio nel Signore.
Io scrivo intanto al Procurattore per la mia impossibilità di ritenere l’appartamento, ma
essendovi tempo fino ai 24 di febbrajo gli scrivo anche di aspettare l’andata sua colà che se non mi
sbaglio deve essere nella Novena del Santo Natale.
Per Rovato al mio passaggio da Brescia con mia sorpresa mi raccontò il signor Manziana che
anche il signor Don Giuseppe Angelini5 gli disse che non vogliono più le orfane bensì le Terziarie6, ma
queste vogliono (Senta s’è da ridere) che sieno le quattro Figlie della Carità entrate per Rovato. Per non
1
Conte Luca Passi missionario apostolico e fondatore dell’Istituto di S. Dorotea (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
Cristina Pilotti (Ep. I, lett. 297, n. 7, pag. 454).
3
Carlo Manziana si occupa di una fondazione di Brescia (Ep. II/2, lett. 786, n. 1, pag. 969).
4
P. Taeri Angelo, oratoriano di Brescia (Ep.II/2, lett. 795, n. 1, pag. 981).
5
Don Giuseppe Angelini, predicatore (Ep. II/2, lett. 797, n. 3, pag. 983).
6
Piano delle Terziarie (Ep. II/1, lett. 640, n. 1, pag. 584).
2
entrare in discussioni superflue avendo anche fatto il bilancio di quello che avrebbesi se adesso si
cominciasse Rovato, e trovato che già non si può, ho pensato ad un ripiego di esperimento per giovare
pure anche a quel Paese. Senta il mio ripiego che scriverò quanto prima al signor Curato Tavecchi 7. Il
signor Don Gaetano Milesi8 propose una sua penitente rica assai ed unica alla quale egli crede abbia
donato il Signore la vocazione. A noi pare una fi gliuola semplice cioè inetta ad abbracciare con
fondamento un Istituto religioso. Io penso dunque propor loro che alla prima educazione di maestre che
quì in Verona terrassi venga questa giovane in educazione, O questa realmente è capace ed abbraccierà
l’Istituto e stabilito questo a Brescia, se sarà il miglior bene di quel Paese, potrassi pensare a Rovato, o
non sarà capace come noi dubitiamo, potrebbe allora essere la fondatrice di quel l’opera che vedremo
più utile o di Terziarie o di Orfane.
Non so dove la S.V. Ill.ma e Rev.ma si trovi se dalle parti di Bergamo; se vi è, la supplico de
miei rispetti a tutta la veneratissima sua famiglia e certa della sua memoria dinnanzi a Dio come può
essere sicura del contraccambio presentandole gli ossequj della mia Cristina passo all’onore di
confermarmi
__________________
NB. Minuta con qualche correzione autografa della Canossa.
7
8
Don Gianfilippo Tavecchi, canonico della Prepositurale di Rovereto (Ep.II/2, lett. 818, n. 1, pag. 1029).
Don Milesi Gaetano, parroco di Breno (Ep. II/2, lett. 821, n. 2, pag. 1035).
MONZA
AL PADRE GIANFILIPPO LEONARDI
925(Verona#1833.11.02)
Con due lettere del 1830 e una del 1831, la Canossa aveva trattato col Preposto Parroco di Monza di alcune
giovani aspiranti all‟Istituto delle Figlie della Carità. Con questa del 1833, ella conforta il destinatario della
sua pena per non poter realizzare, almeno per il momento, una fondazione in quel centro.
V.G. e M. Veneratissimo signor Preposto
Non mi fu possibile riscontrare a Milano ove lo ricevetti l’ossequiato foglio della Signoria Vostra
Molto Illustre e Reverendissima in data 16 ottobre per i tanti affari che mi circondarono nel mio
brevvissimo soggiorno colà. Lo faccio dunque da Verona approfittando del ritorno dell’amica Durini1.
E prima di tutto vivamente la ringrazio dell’interessamento e premura che si compiace di avere per
l’Istituto nostro. Niente mi sorprendono i nuovi incagli da lei trovati per riuscire nell’impresa progettata
di una fondazione nostra in Monza. La supplico a non volersi prendere per ciò alcuna pena. Se l’opera
sarà d’aggradimento del Signore non mancherà Egli nel momento dalla divina Sua sapienza dissegnato
di appianare le strade che ora sono chiuse.
Favorisca, ricambiare i miei più distinti rispetti al degnissimo suo religioso compagno.
Mi raccomando alle sante orazioni della S.V. M.to Ill.re e Rev.ma mentre piena di venerazione
ho l’onore di protestarmi
Della Signoria Vostra Molto Illustre e Reverendissima
Verona li 2 novembre 1833
Umilissima Devotissima Obbligatissima
serva Maddalena Canossa Figlia della Carità
__________________
NB. Copia da un dattiloscritto evidentemente poco fedele.
1
Contessa Carolina Durini (Ep. I, lett. 2, pag. 6).
CHIOGGIA
A MONS. ANTONIO SAVORIN
926(Verona#1834.**.**)
[Verona 1834]
La Canossa non ha potuto, per vari impedimenti, nè vedere, nè rispondere subito al Vescovo, ma si protesta
disponibile alle sue richieste.
Eccellenza Reverendissima1
Non so spiegare all’Eccellenza Vostra Reverendissima quale sia stata la mia dispiacenza a Venezia
per essermi trovata nell’impossibilità di darmi l’onore ossequiandola dì sentire personalmente i suoi
comandi ed a Verona per aver dovuto vitarmi sino a questo giorno il sospirato momento di
riscontrarla impedita dalle tante inevitabili occupazioni che mi circondarono al mio ritorno.
L’impareggiabile bontà di lei vorrà accorciarmi un benigno compatimento ed assicurarsi in
pari tempo della sincera e viva brama di prestarmi per quanto si estendono le mie forze per servire
all’incessante suo zelo sempre occupato pel bene di coteste città.
_________________
NB. Minuta incompleta, senza data, ma che presenta una correzione autografa della Canossa.
1
Mons. Antonio Savorin, Vescovo di Chioggia (Ep. II/2, lett. 745, n. 1, pag. 849).
A MONS. ANTONIO SAVORIN
927(Verona#1834.**.**)
[Verona 1834]
Ben contenta di coadiuvare in parte alle necessità di Chioggia, la Canossa riceverà con vero piacere le
figliole che il Vescovo volesse mandarle per il «Corso di educazione». Ne indicherà la data d‟inizio. Intanto
lo prega riferendosi alla giovane che già le aveva fatto visita, evidentemente non molto dotata, di scegliere,
per quella preparazione, elementi ricchi di calore spirituale e di buone capacità intellettuali, perchè l‟esito
non sia negativo.
Eccellenza Reverendissima
Mi do l’onore di riscontrare l’ossequiato foglio dell’Eccellenza Vostra Reverendissima del giorno
21 corrente, da me ricevuto il giorno prima di partire da Venezia.
In primo luogo nell’atto che vivamente la ringrazio di essersi degnata di onorarmi de’
veneratissimi suoi caratteri la supplico a volere colla solita sua bontà accettare le mie scuse pel
ritardo prodotto dalle molteplici mie occupazioni che non mi lasciano luogo sovente di soddisfare ai
più precisi doveri. Tenendomi certa del benigno suo compatimento passo subito a significarle le mie
premure per coadiuvare ove possa essere capace all’incessante suo zelo pel bene di cotesta città e
giacchè per mancanza della barca non potè avere l’onore di concertare in voce, come bramava, mi
onoro di farlo in iscritto.
Dalle mie buone compagne intesi le belle opere caritatevoli che si trovano costì gia istradate
con tanto vantaggio delle anime e come la carità dell’Eccellenza Vostra Reverendissima vorrebbe
vedere piantata una nuova scuola di educazione, e che le maestre fossero da noi educate. Ben
volentieri, e con tutto il cuore sono disposta di servirla come le feci già dire con tutto l’impegno
singolare nella prima educazione ch’avremo. Viddi la buona Cattina da lei inviatami all’oggetto.
Per quel poco che potei rilevare nei brevi momenti, che potei con essa trattenermi mi sembra assai
buona, e che per una semplice scuola istruita che sia riuscirà discrettamente. A me pare però che se
l’Eccellenza Vostra avesse delle mire più estese della sola scuola, sarebbe bene ch’ella ve desse di
trovare una qualche figliuola ancorche fosse rozza d’istruzione, poco importa perchè l’istruiremo
noi ma che avesse mente aperta bel temperamento, e maniere atte ad affezionarsi le ragazze e
ch’avesse in alle... (NB. Il foglio strappato non permette di terminare la frase) La pratica ci fece conoscere
che una figlia sola di tali qualità educata ed esercitata da noi nelle opere di carità quando ritorna alla
sua patria fa del gran bene non solo al proprio paese ma riesce utile anche a molti altri, ed al
contrario se sono fredde e poco aperte d’intelletto riescono poco meno che innutili le fatiche e le
spese che incontrano le persone desiderose del bene. Così mi dice anche quì la mastra di tale ramo.
Io mi trovo, come dissi di sopra all’E.V. Rev.ma, appena giunta alla Patria e circondata da
ogni parte d’impegni, ma piena di premura di servirla al più presto che mi sarà possibile. La
supplico quindi di farvi sopra i suoi riflessi, ed io tra pochi giorni le darò il disturbo d’un altra mia
colla quale le dirò precisamente l’epoca che potro avere il piacere di ricevere le figlie ch’ella
stabilirà per l’oggetto. Mi raccomando intanto alle sante sue orazioni ed implorando la sacra
pastorale sua benedizione ossequiosamente mi protesto.
____________________
NB. Minuta che presenta qualche lieve correzione autografa della Canossa.
A MONS. ANTONIO SAVORIN
928(Milano#1834.10.**)
[ Milano, ottobre 1834]
L‟educatrice delle maestre ha riacquistato la salute per cui inizierà il « Corso di educazione ». Il Vescovo mandi
quindi a Verona le giovani da prepa rare, purchè siano fisicamente sane. La Canossa, poi che con Monsignor
Traversi, aveva concesso che Giuseppe Carsana andasse, per qualche mese a Chioggia per organizzare
l‟oratorio dei ragazzi, è ben contenta che il Figlio della Carità soddisfi in tutto, ma prega il Presule di lasciarlo
ripartire all‟epoca fissata, per non danneggiare l‟opera dei Figli della Carità ai suoi inizi.
V G e M Eccellenza Reverendissima
Le orazioni dell’Eccellenza Vostra Reverendissima nelle quali tanto confido hanno ottenuto dal
Signore un sufficiente ristabilimento alla prima educatrice delle maestre. In conseguenza di ciò vengo
subito con questa riverente mia ad umiliarle ch’ella può mandare a Verona quando comanda le quattro
giovani da educarsi all’oggetto. Anzi subito che posso essere all’ordine, sarà bene che sollecitino, non
solo prima che s’inoltri la cattiva stagione, ma anche perchè possano approfittare di tutto il corso
d’ammaestramento, ritenuto già che per la più povera daremo il letto noi. Si assicuri in pari tempo di
tutta la nostra premura interessamento cure per cercare di renderle atte all’esercizio di questa vocazione
di carità.
Alle viste dell’Eccellenza e superfluo che io richiami la necessità che le figliuole a ciò elette
godano buona salute giacchè differentemente renderebbesi frustanea ed ineficace al suo fine l’esimia
carità di chi tanto si presta per essa.
Spero che giunta le sarà l’altra lettera che in risposta dell’ossequiata sua le scrissi da Milano ove
scrivo pur la presente, quantunque la riceverà, ella da Verona dove la mando perchè le sia spedita con
più sicurezza. Desidero che Giuseppe1 continui nel bene cominciato, rinnovando all’Eccellenza Vostra
Reverendissima la supplica di lasciarlo poi al tempo statogli prefisso ritornare a’ suoi fratelli, anche per
un maggiore, e perenna servizio di lei.
Non voglia dimenticarsi di me dinnanzi al Signore, mi accordi la sacra pastorale sua benedizione,
mentre passo a raffermarmi col massimo rispetto.
____________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione autografa della Canossa.
1
Giuseppe Carsana, uno dei primi Figli della Carità Canossiani (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
A MONS. ANTONIO SAVORIN
929(Milano#1834.11.28)
Le quattro giovani mandate a Verona dal Vescovo fanno bene e sono atte ad una buona preparazione. L‟ultima
lettera del Vescovo ha però procu rato amarezza alla Canossa, la quale è obbligata a far pressione per il ri toi
io di Giuseppe Ca; sana al proprio Istituto per non procurare danni a sè e agli altri confratelli. Ritornerà a
Chioggia in maggio per qualche altro periodo di aiuto.
Eccellenza Reverendissima
Quantunque mi sia noto, che la buona mia compagna maestra dell’educazione, si diede l’onore di
scrivere all’Eccellenza Vo stra Reverendissima in mia mancanza da Verona, avendomi pero la stessa
spedito l’ossequiato foglio del giorno 16 non voglio re star io defraudata del vantaggio di scriverle
anch’io.
Intesi dunque l’arrivo a Verona delle quattro buone figliole fornite dalla carità di lei, del loro
mantenimento, e bisognevole pel semestre Sin qui si annunziarono per quello che già mi aspettava, cioè
per molto buone Sarà tutto eseguito di quanto l’Eccellenza Vostra mi dice per quella di Pellestrina1. Si
assicuri di tutto il nostro impegno per renderla servita e perchè rie scano atte all’oggetto ch’elia, e noi
tanto desideriamo, cioè che ritornino desiderose, ed atte a ravvivare la carità di cui, com’ella dice, tanto
si abbisogna.
Le sante orazioni di lei saranno il nostro ajuto, e senza fine la ringrazio di quella memoria che si
degna avere di me nel Santo Sacrifizio, cosa che mi ricolma di consolazione.
Io mi trovo ancora a Milano, a Dio piacendo però entro la settimana prossima conto passare a
Bergamo, indi a Verona, ove anche l’educazione delle maestre mi fa bramare il ritorno.
Debbo poi confessare all’Eccellenza Vostra Reverendissima, che per la sincera e rispettosa
venerazione che le professo, restai veramente mortificata leggendo quanto ella mi scrive di Giuseppe2
sembrandomi ch’ella siasi disgustata nel restituirlo ai fratelli suoi. Mi conforta però una cosa, e questa
si è, che il tempo vola, e che il maggio non tarderà tanto a venire. Gran fatti che anche quest’anno, se il
Signore mi lascia venire come il solito a Venezia, mi abbia da mancare la barca, come quest’anno per
venire a Chioggia. Mi creda, che quando potrò parlarle ella vedrà che si lavora anche per Chioggia a
Venezia e che senza tal lavoro non sarebbe, nè l’una ne l’altra sostenuta. Lo zelo, ed il cuore
dell’Eccellenza Vostra Reverendissima mi fanno sentire quasi con impazienza la brama di vederla
servita ma bene proprio.
Intanto l’assicuro delle poverissime mie orazioni e supplicandola della sacra pastorale sua
benedizione con invariabile ossequio mi segno
Dell’Eccellenza Vostra Reverendissima
Milano 28 novembre 1834
_________________
NB. Minuta con qualche breve correzione autografa della Canossa.
1
2
Località della provincia di Venezia.
Giuseppe Carsana, uno dei primi Figli della Carità Canossiani (Ep. I, lett. 412, n. 4, pag. 676).
PIAZZOLO
AL SIGNOR SEBASTIANO
[Senza data]
930(Bergamo#**.**.**)
Risposta negativa della Canossa ad un invito di fondazione nella località del Bergamasco.
VG e M
Stimatissimo Signor Sebastiano
La mia dimora a Milano fu più lunga di quello ch’io mi credeva e soltanto la sera di mercoledì fui di
ritorno a Bergamo da dove mi dò il vantaggio, rinnovandole le proteste della mia stima, di darle la
promessale risposta intorno all’affare che la di lei pietà e quella della degnissima di lei sorella
ultimamente mi propose. Stimatissimo signor Sebastiano io feci i più serj riflessi sulla fondazione (*)
di cui mi parlarono (Aggiunta in margine] ma ben pesate le circostanze tutte, mi trovo nella dispiacevole
necessità (*) di non poterla (c.s.) ammettere per ora. L’assicuro sinceramente non dipendere ciò dalla
mia volontà, perchè anzi, mi sarebbe della maggior consolazione il poterli compiacere, e servire, ma
non so trovarne adesso il mezzo.
La sola cosa ch’io vedrei eseguibile quando loro accomodasse e la trovassero combinabile
sarebbe quella che nell’ultimo nostro abboccamento mi diedi il piacere di proporle, e questa fù che
trovassero due figliuole d’illibati costumi, di vocazione allo stato verginale ed alla coltura della
gioventù, fornite di bastante talento e capacità, ed assicurato a queste un mantenimento, come pure
abbiamo detto, quando ritornerò con qualche stabilità a Bergamo (*) io le riceverei (c.s.) se voranno
darmele per quel tempo che sarà necessario, e cercherò in ogni modo a me possibile di farle istruire
(Istruirle) nel poco che sapiamo (*) e con ogni cura di vedere (c.s.) che divengano atte all’oggetto
contemplato.
Chi sa che questo primo passo non apra e non faciliti per un altro giorno la strada a cosa
maggiore. Io non ardirei di assicurarlo ma però diverrebbe ciò un lontano iniziamento, ed in ogni modo
potrebbesi sperare di vedere (*) con ogni sollecitudine (c.s.) servito e le giovanette educate ed istruite.
Le ripetto stimatissimo signor Sebastiano non attribuisca questa risposta ad una indifferenza nel
prestarmi in servizio loro. Già ella sa quanto anche in voce le dissi mi avvanzo a replicarle la fattale
esebizione per fare intanto se non quanto vorrei, almeno quanto posso. La prego volere significare tutto
ciò alla degna di lei sorella presentandole in pari tempo i più distinti miei complimenti e pregandola di
raccomandarmi al Signore.
Devo poi adesso pregarla di un altra grazia. Forse le sarà noto come dalla rispettabile
Deputazione all’Amministrazione Comunale di Piazzoli fui onorata di una gentilissima Carta nella
quale compiacessi significarmi l’adesione non solo ma il genio suo altressì che avesse luogo la
fondazione già detta. Io vorrei dunque ch’ella avesse la bontà di presentare alla medesima i più vivi
miei ringraziamenti e nello stesso tempo significarle la dispiacenza che provo, per non poter
approffittare della sua compiacenza, e prestarmi personalmente in vantaggio della sua popolazione
come bramerei, assicurandola pure che siccome in me resta sempre il desiderio di servirla non ne
trascurerei l’occasione quando Dio me ne desse il modo. Devo concludere con dispiacere questa mia
lettera, stimatissimo signor Sebastiano, ma giacché non posso scrivere ciò che bramerei, ella voglia
accettare le proteste dell’invariabile mia stima, e mi creda per sempre quale mi protesto.
VARIE
ALLA SIGNORA VICENZA VERRI MELZI
931(Verona#1806.05.25)
I Francescani d‟Isola hanno ottenuto, anche per l‟intervento della Contessa Melzi, il Decreto che li sottrae
all‟incameramento secondo la legge napoleonica. La Contessa contempli l‟opera, pregando il Consigliere
Ecclesiastico Giudici di spedire quanto prima il Decreto stesso.
Stimatissima Signora Contessa1
Non saprei in qual modo, nè con quali termini ringraziarla stimatissima Signora Contessa, e dei tanti di
lei disturbi, e della grazia ottenuta al paese d’Isola. Troppe cose le direi se volessi pur dirle quanto le
sia di tutto obbligata, e quanto sia la gioja di quel paese, e la di lui riconoscenza verso di chi gli ha
proccurato questo bene. Accetti unitamente ai miei, i ringraziamenti di quella buona gente, che deve a
lei, e non a me ogni benedizione. Conoscendo la di lei bontà m’azzardo a domandarle un’altra grazia,
che sarà il compimento della prima. La gentilissima di lei lettera da me ricevuta, per non so quale
inusitato ritardo di posta il giorno diecianove del corrente mese, l’osservai datata dagli otto pure di
maggio, il Decreto dunque da noi desiderato è già sortito da diciassette giorni a questa parte; ma sino
ad ora non è prevenuto nè alla Prefettura di Mantova, nè a quella di Verona. So quanto il signor
Assessore Giudici2 sia affollato d’affari, la supplico dunque, se crede però, di farglielo rammemorare
perchè già che ha avuto la bontà di farlo, sia spedito. Perdoni anche questo nuovo disturbo, il quale
compirà i di lei favori.
Ho la compiacenza di confermarle ottime nuove della mia famiglia, la quale si trova tutta in
campagna, hanno avuto la bontà di lasciarmi in città dove sono colle mie ragazze. Ho però significato
le di lei grazie in iscritto alla mia cara Checchina3 , come pure quelle della contessa Gambarana4, alla
quale la prego dei miei doveri, unitamente a quelli di mia sorella Orti5, che mi farà ella pure la grazia
d’aggradire. Non le presento quelli delle altre mie sorelle, perchè sono in campagna. Sia persuasa, cara
signora Contessa, della continuazione dell’inalterabile mia stima, e riconoscenza, che mi farà sempre
desiderare incontri da poterle provare veramente che sono
di lei stimatissima signora Contessa
Verona 25 maggio 1806
Ubbidientissima Obbligatissima serva
Maddalena di Canossa
______________________
NB. Si ricollega all’argomento trattato nel I vol. lett. 159, 160, 168.
1
Contessa Vincenza Verri Melzi, una delle amiche milanesi della Durini (Ep. I, lett. 165, n. 7, pag. 267).
Consigliere Don Giudici, ministro del Culto del Governo Austriaco (Ep. I, lett. 158, n. 8, pag. 256).
3
Francesca Castiglioni in Canossa, sposa di Bonifacio (Ep.I, lett. 124, n. 3, pag. 208).
4
Contessa VERRI GAMBARANA, di cui il Gallavresi in Carteggio del Conte Federico Confalonieri, Milano 1940,
ricorda come il Conte CarloVerri, fratello di Pietro, lasciò in testamento due delle undici parti, in cui aveva diviso la sua
sostanza, alla contessa Gambarana, alla quale non era rimasta che la dote, poiché il marito «era morto fallito e si stava
aprendo il concorso dei creditori ».
5
Rosa Canossa in Orti, sorella di Maddalena (Ep. I, lett.4, n. 2. pag. 11).
2
(Timbro partenza): illeggibile
(Timbro arrivo): MIL.(ano) MAG.(gio)
27
A Madame
Madame Vincente Verri, nèe Melzi
MILAN
AL CONTE MELLERIO
932(Venezia#1815.03.25)
Il Mellerio è temporaneamente a Vienna come direttore della Cancelleria morava, carica che egli rifiuterà quasi
subito. La Canossa, sapendolo a diretto contatto con l‟imperatore, il quale ha chiesto preghiere perchè cessino
le agitazioni dei popoli sottomessi, lo incarica di ottenere il permesso di diffondere le Missioni nelle varie
parrocchie.
Stimatissimo Signor Conte1
Le recherà molto stupore, stimatissimo signor Conte, il vedere, che non avendo avuto che una sol volta
il vantaggio di riverirla, ed anche momentaneamente abbia il coraggio di scriverle non solo, ma di farlo
di più per tutt’altro oggetto di quello ch’ella potesse aspettarsi. Nondimeno essendomi tanto nota la di
lei pietà, stimolata io credo da quello spirito di quella vocazione d’impiegarmi pel bene dei prossimi di
cui degnossi il Signore, benchè indegnissima di favorirmi, e spinta dalla premura di una particolare
orazione, che da questi sacri Oratori fù caldamente raccomandata secondo la mente, e l’intenzione
dell’ottimo ed Augusto nostro Sovrano2 cosa, che fù di pari edificazione, e tenerezza insieme di tutta
questa città, mi sono determinata di farlo.
Avendo sempre avuto come sà la sorte di essere la mia famiglia suddita di Sua Maestà, ed
avendo altresì avuto quella come pure le è noto, di servire l’Augusta Famiglia più da vicino, per
conseguenza avendo cognizione della bontà del nostro Sovrano m’imagino quanto il paterno di lui
cuore tanto affezionato ai proprj sudditi si troverà angustiato per le nuove insorgenze. E per l’altra parte
le confesso spaventarmi unicamente il giustissimo sdegno di Dio troppo irritato dai nostri comuni
peccati. Non vi ha dubbio che l’orazione e molto più quella dei Sovrani, per essere voce di padre, e di
chi Dio ha mezzo in luogo suo, non abbia in ogni tempo disarmato il braccio del Signore, ma senza
conversione nei popoli, non sò se almeno pienamente potrassene vedere l’effetto; ed in simile caso Dio
saprà bene salvare il padre, e castigare i figlioli. Egli, è pure una gran pena veder tante anime
incamminandosi all’eterna perdizione, riempire sempre più coi peccati il Calice della Divina Giustizia,
ed insieme colla loro perdita attirare intanto nuovi castighi.
Mi fanno compassione anche esse, e giacchè il Signore nelle di cui mani stà il cuor dei
Regnanti, ha ispirato nuovamente il nostro Monarca di far pregare, io vorrei, che la di lei carità
cercasse, che questo santo sovrano desiderio, venisse eseguito in modo da poter essere esaudito dal
Signore, il che a mio credere non può farsi senza dar qualche mezzo per la conversione dei cattivi. In
questi infelici tempi in cui, per i mali costumi infruttuoso, è divenuto il solito modo di porgere la
Divina Parola, altro miglior mezzo parmi non potersi trovare di quello, che suole ordinariamente il
Signore accompagnare colle più copiose, ed efficaci benedizioni, quello cioè delle sante Missioni, non
solo nei paesi, ma anche nelle città, dove non sia vicino il teatro della guerra, e questo, è ciò, che forse
il Signore vuole a lei dare il merito di proccurare.
So bene, che nella molteplicità degli affari, ed in simili momenti queste cose non sono da
trattarsi come Ministero, ma a me pare altresì, che fatto presente tutto ciò alla esimia pietà, e clemenza
di Sua Maestà Imperiale una semplice mostra del suo desiderio per questo bene, esternata puramente ai
Dipartimenti delle rispettive città, che hanno la fortuna, e l’onore di circondare adesso il regio trono,
debba bastare per impegnarci ognuno pel compiacimento del Sovrano, e pel bene dei proprj paesi,
1
2
Conte Mellerio Giacomo , benefattore della Casa di Milano (Ep.I, lett. 387, pag. 624).
Francesco I, imperatore (Ep.I, lett. 283, n. 2, pag. 422).
giacche la sola mutazione dei costumi, è quella, che può portare la divina benedizione, ed una stabile
tranquillità sù d’ogni città, e provincia.
Stimatissimo signor Conte, per carità perdoni se di tanto m’inoltro, ed il disturbo, che le reco.
Se non sapessi quanto ella desideri davvero il bene, e se non mi fosse noto altresì il rispettoso di lei
attaccamento pel nostro Sovrano non avrei avuto l’ardire d’incomodarla. Mi perdoni le replico per
amore del Signore a cui ella serve, ed io desidero servire, e mi faccia la grazia di credere la veracità di
quella stima, colla quale passo al bene di protestarmele.
Di lei stimatissimo signor Conte
Venezia Santa Lucia 25 marzo 1815
Umilissima Devotissima Serva
Maddalena di Canossa
AL SIGNOR FRANCESCO DI VERONA
933(Milano#1820.10.25)
25 ottobre [ il 1815 e il 1820]
Per malinteso, il danaro di un benefattore non è arrivato nelle mani della persona beneficata. La Canossa,
risolto l‟equivoco, lo manda a destinazione.
Pregiatissimo Signore
Con molta sorpresa ricevetti oggi giorno 25 una pregiatissima di lei lettera proveniente da Verona in
data 30 settembre. Non posso comprendere come mai sia seguito questo ritardo, forse non vedendola
marcata col segno della posta, che mi sia stata mandata per un incontro particolare, e questa sia stata la
causa del ritardo, m’affretto perciò di riscontrarla sul punto.
A dir il vero, pregiatissimo signor Francesco, egli e proprio un curioso mal’inteso. Sappia che
fin dal tempo che la mia amica Franzago1 avevami scritto di avere ricevuto dal Padre Cornet quel
danaro, io l’avea pregata di tenerlo presso di sè, come fece per qualche tempo, essendo poi la medesima
sulle mosse per andar in campagna, con molto mio dispiacere improvvisamente me lo mandò sulla fine
d’agosto. Dovendo io tra poco portarmi a Milano, feci del medesimo un pacchettino scrivendoci sopra
che in caso di mia morte, se la intendessero o lo consegnassero al Padre Cornet, aggiungendo un
qualche detaglio per cui potessero le compagne trovar modo da farlo avere a chi lo diede senza rendere
poi tanti minuti conti della cosa, sapendo tale essere il desiderio della persona benefattrice. Giunta a
Milano, pregai l’ottima contessa Ciceri2, scrivendo a lei di addimandarle (precisamente non mi ricordo
i termini, ma se non isbaglio) cosa doveva fare del danaro del Padre Cornet o simile. Dopo non ebbi più
incontro da rivedere la buona Contessa per sapere la risposta di lei; credo che partirò da qui senza più
rivederla essendo, per quanto intesi, in campagna. Non può credere quanto gradita mi sia riuscita la
lettera di lei per poter restituire il danaro a chi me lo fece consegnare.
(NB. Segue un periodo che si ricopia, ma che poi la Canossa ha fatto cancellare per sostituirne con un altro.
Quello cancellato viene messo in parentesi).
(Se posso combinare il mio ritorno a Verona in breve tempo, come i miei affari domanderebbero per
andare più sicuramente, aspetterò a mandar io alla Franzago il danaro. Se poi vedro che il mio ripatrio
debba portare ancora in lungo, scriverò a Verona perchè le compagne cerchino di mandarglielo loro.)
Scriverò subito alle mie compagne che cerchino un sicuro incontro e rimandino il danaro alla
Franzago, che sarà da me avvertita di tenerlo a disposizione delle di lei sorelle monache.
Il Signore voglia benedire le tante intenzioni della persona benefattrice, che ben di cuore il
desidero. Ella voglia accettare le proteste più vere della mia stima, permettendo a me di avere il
vantaggio di protestarmi.
________________________
NB. Minuta senza firma e senza data che si può rilevare in parte.
1
2
Anna Olivari Fanzago , amica di Maddalena (Ep.I, lett. 400, pag. 654).
Laura Castelli Ciceri, sorella di Luisa Visconti Castelli (Ep. I, lett. 153, n. 1, pag. 249).
A MONSIGNOR TRAVERSI
934(Venezia#1821.03.14)
Il giovane Antonio Schiavoni, aspirante alle Missioni Estere, necessita di aiuto per realizzare la sua
vocazione. La Canossa manda a Monsignore la lettera di richiesta per concertare con lui sul da farsi.
Veneratissimo Signor Provveditore1
Mi prendo la libertà di compiegare a Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda la lettera
del Signor Antonio che jeri Ella si compiacque farmi tenere vedendo per una parte che questa
domanda una immediata risposta e per l’altra non potendo io dargliela senza prima concertarla con
Lei. Faccendomi però una gran compazione la situazione di quest’ottimo figliuolo per ciò se la di
Lei carità lo giudica la supplicherei di volere scrivergli due righe assicurandolo che coll’ordinario di
sabbato avrà una risposta decisiva.
Domani quando mi onorerà le renderò conto di quel poco che potei fare sin qui poi a norma
dei di Lei lumi combineremo ciò ch’Ella giudicherà doversi fare in progresso.
Mille scuse le chiedo di tanti disturbi mentre piena di stima passo all’onore di segnarmi
Di V.M.to Ill.re e Rev.da
Or ora [Venezia] Santa Lucia li 14 marzo 1821
_________________________
Copia da una minuta, che non presenta alcun autografo e il cui primo periodo è incompiuto.
1
Mons. Traversi Antonio , provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
NB. Le lettere che seguono fino al 940, si sono riunite cronologicamente tra loro ma non come le altre del settore
VARIE, perché trattano di un medesimo argomento che interessa il giovane SCHIAVONI, il quale, contro la
volontà dei genitori, ha chiesto aiuto anche alla Canossa per poter essere ammesso in Seminario ed essere ordinato
Sacerdote missionario.
A MONSIGNOR TRAVERSI
935(Venezia#1821.03.17)
Il giovane Schiavoni potrebbe essere ostacolato dal Conte Ivanovich.
V.G.M.
Veneratissimo Signor Provveditore
Ho l’onore d’inviare a V.S.M. Ill. e Rev. unitamente alla lettera per la mia Compagna della
quale abbiamo già parlato, il paragrafo di risposta riguardante il nostro affare, jersera soltanto
pervenutomi da Verona. Mi resta adesso da sapere se potrassi nel Seminario ottenere una camera
pel noto soggetto, e lasciando io la disposizione piena della direzione dell’affare alla di Lei
prudenza, ed avvedutezza, aggiungo solo che sul timore, che venendo in cognizione del Conte
Ivanovich, che il Signor Antonio si trovasse in Verona in una casa non pienamente addattata alla di
lui nascita, non facesse qualche passo forte onde farlo per forza da colà partire, se mai Ella lo
giudicasse migliore che ritardasse ancora qualche giorno sinchè fosse tutto concertato pel
Seminario, dove potesse passare se non immediatamente almeno poco dopo il suo arrivo, perché
sarebbe poi allora per modo di spiegarci in seno al Governo, ne potrebbe a mio credere essere
violentemente molestato. Ella (*) sà in ogni cosa meglio di me, e certamente in qualunque modo
Ella risolva non dubiterò un momento che non sia quello che và fatto.
Rafermandole la protesta dell’invariabile mio rispetto me le protesto per sempre
(*) non solo perché conosce le circostanze, ma per ogni riguardo.
[Venezia] 17 marzo 1821
________________________
NB. Minuta con una correzione autografa; ha in calce alla lettera una frase aggiunta con regolare
richiamo (*).
A MONSIGNOR TRAVERSI
[ Bergamo 1821]
936(Bergamo#1821.05.**)
Monsignor Traversi ha consigliato la Canossa di far ricevere il giovane Schiavoni nel Seminario di Trento. Il
Vicario è contentissimo di averlo e la Marchesa sta anche ottenendogli un piccolo sussidio. Il marchese
Bonifacio, suo fratello, lo ospiterà volentieri per la villeggiatura.
Veneratissimo Signor Provveditore
Finalmente mi riesce trovare un momento onde poter soddisfare al geniale dovere di scrivere a
Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda non solo per rinnovarle le proteste del mio rispetto, ma
anche per significarle giusta la nostra intelligenza, il poco che potei combinare a Verona per servire
l’ottimo signor Tonino.
Mi sarei proccurata prima questo vantaggio ma la moltitudine e varietà delle piccole mie
occupazioni me lo impedirono sempre sin qui. Non mancai appena giunta a Verona di fare scrivere
direttamente a Monsignor Vicario di Trento1 facendogli conoscere le qualità del giovane dal di lui
amico.
Mandando poi un altra lettera aperta al Signor Tonino perché potesse presentargliela
personalmente. Veramente si uni una felicissima combinazione giunta essendo questa lettera
contemporaneamente a quella che come ben saprà Monsignor Nunzio scrisse al medesimo oggetto da
Vienna. La risposta di quel degnissimo Vicario al suo amico a Verona non può essere più
soddisfacente. Non solo egli si trova contentissimo della condotta, ma anche del talento del Signor
Antonio che dice non essere sommo ma aperto e discretto. Non dissimule il timore ch’ebbe quando lo
ricevette, ma di questo pure Dio si prevalse pel vantaggio di questo giovine avvendogli conceduto uno
stanzino da solo appunto per timore. Ci assicura Monsignore della premura sua e di quella degli altri
professori per Lui.
Rapporto poi a procurargli qualche assistenza mi fu da persona promesso la stessa piccola
sovvenzione che gli stabilì Monsignor Albrizzi2 ma siccome a me pare che chi me la promise abbia
consultato più il suo cuore che i suoi impegni non me ne assicuro pienamente e prenderemo quello che
verrà. Ne potendolo avere a Verona, ebbi luogo a fare altri tentativi. Mio fratello 3 poi riceverà per un
vero piacere se il Signor Antonio vorrà nell’autunno approfittar della di lui villegiatura e siccome sono
debitrice di una risposta al Signor Antonio così gli scriverà che se vorrà gli manderò una lettera per mio
fratello che possa al caso farsi conoscere. Vedremo in progresso le divine disposizioni sopra
quell’anima prediletta e secondo quelle traccie se mai potessi in seguito esser utile, i di Lei lumi e la di
Lei carità mi favoriranno d’indicarmelo.
Giacchè mi si presenta quest’opportuno incontro ne voglio approffittare per raccomandarmi
caldamente alle di Lei orazioni trovandomi in Bergamo da due settimane per verificare il nostro
traslocamento4 subito che sarà in ordine il convento perciò la supplico ad avermi presente col Signore
affinché Egli voglia stabilire santamente questa novella sua casa. Rinnovandole le proteste della mia
venerazione passo all’onore di dichiararmi...
1
Mons. Sardagna Emanuele Vicario Capitolare di Trento (Ep. I, lett. 388, n. 5, pag. 626).
Mons. Albrizzi Giuseppe, canonico e parroco di S. Marco, Venezia (Ep. II/1, lett. A 37, n. 1, pag. 226).
3
Bonifacio Canossa (Ep.I, lett. 351, pag. 553).
4
Dalla casa di Borgo S. Caterina alla Rocchetta.
2
AD ANTONIO SCHIAVONI
937(Verona#1821.05.**)
Antonio Schiavoni vorrebbe vestire subito la talare ma poiché i genitori, dai quali si è sottratto, se venissero a
sapere dove è ospite, si opporrebbero, la Canossa lo consiglia a terminare gli studi e l‟anno seguente, raggiunta
la maggiore età, non avrà più opposizione alcuna.
V:G: e M:
Stimatissimo Signor Antonio
Ella mi dice, che le riuscì di sollievo la mia lettera ed io l'assicuro che mi fù di singolare
consolazione il sentirmi confirmare nella di Lei pregiatissima del giorno 21 maggio, come la Divina
Misericordia si degna chiamarla, a far del bene nel Levante, e lungo la Grecia, avendo io pure avuto
sempre una premura, o dirò meglio una pena, e sollecitudine particolare per i Greci; vedendo un
popolo, che si allontana dalla salute per motivi tanto falsi, quanto inconcludenti. Deve però perdonarmi,
se entrando io nei di Lei desiderj, mi prendo la libertà di dirle, ciò che a me pare delle di Lei agitazioni,
intorno alle difficoltà che prevede di vestire il santo abito clericale; già altro non intendo, che di dirle
quanto io penso per di Lei conforto, giacche il Signor Proveditore1, che tanto l'amai sà bene ciò che
sarà il meglio per Lei; a me par dunque, che avendo già venti tre anni compiti, il continuare i suoi studj
sino all'età ottima, non sia, né un ritardo, né un pregiudizio.
Compiuta tra un anno tale età, non vi sarà più ostacolo, né per le dimisorie, le quali al presente
il suo Ordinario senza l'assenso dei genitori non può darle sicuramente, ed il favor della legge viene in
allora a darle quella libertà, che presentemente l'affetto umano dei parenti le toglie. Volli però
informarmi del sistema di questi nostri Seminarj, cioè di questo di Bergamo, e sento, esservi le cose
tutte, ed in sostanza i medesimi legami che in quello di Trento si trovano. Stimatissimo Signor Antonio
si dia coraggio, ben vede come Dio l'ha sempre condotto e diffeso. Il Signore voglia compire l'opera
sua e renderla capace d'operare senza misura in di Lui servizio.
Per conto delle opposizioni di quel Signore di Venezia, non sono degne neppure di uno sguardo.
Ella può insegnare a me, per ogni ragione, ma essendosi degnato il Signore d'impiegarmi in cose sue,
ho provato per esperienza, che se Maria Santissima non avesse operato per me, niente mi sarebbe mai
riuscito. Si appoggi totalmente ad Essa, e vedrà che otterrà ogni cosa. Per riguardo poi del tempo della
villeggiatura, la prego di volere con tutta la libertà scegliere quello, che più le accomoda, assicurandola
che mio fratello riceverà per un vero piacere se Ella accetterà la sua casa.
[Risposta alla lettera del 21 maggio 1821 ]
_________________
NB. Minuta che non presenta niente di autografo della Canossa.
1
Mons. Traversi Antonio, provveditore dell’I. R. Liceo di Venezia (Ep. II/1, lett. 489, n. 2, pag. 165).
AD ANTONIO SCHIAVONI
938(Venezia#1822.05.**)
Il giovane Schiavoni ha ricevuto gli Ordini Sacri Minori ed è felice, ma la sua gioia è stata offuscata dalla morte
del suo Protettore, il Cardinal Fontana. La Canossa si congratula con lui e insieme lo consola.
G: e M:
Stimatissimo Signor Don Antonio
Con sommo piacere ricevetti la pregiatissima di Lei lettera, stimatissimo Signor Don Antonio, e
mi rallegro sommamente di sentirla in ottima salute, e tanto contenta. Io già dubitava, che non avesse
ricevuta la mia lettera scrittale da Milano.
Intendiamoci una volta per sempre senza complimenti ove posso mi comandi, che mi
impiegherò molto volentieri a servirla.
Il Signore volle temperare la di Lei allegrezza di ricevere gli Ordini Sacri, ancorche Minori, col
prendere seco il Degnissimo Cardinal Fontana1. L'assicuro che in questa perdita abbiamo diviso la
dispiacenza avendo Ella bensì sentito da Lui che mi conosceva, ma non avendogli poi dette tutte le
obbligazioni che io con lui aveva, anzi da tutte le Case del minimo nostro Istituto lo feci suffragare
come nostro singolar benefattore. Non posso però tacerle non ammirar io la particolare condotta, che la
Misericordiosa Divina Provvidenza tiene con Lei volendola nello stesso tempo sempre appoggiata, e
sempre spoglia d'ogni conforto, che già ben si vede condurla per la via apostolica alla quale l'attuale
sua situazione la istrada. Si dia coraggio, Stimatissimo Signor Don Antonio, l'umanità se ne risente ma
poi verrà il momento che a forza di privazioni la sua contentezza sarà non aver nessun conforto.
Mi trovo a Venezia da circa quindici giorni e conto restarvi ancora due settimane poi passerò a
Verona dove significherò alla mia famiglia le sue grazie. Tutti l'assicuro conservano la più grata
memoria della di Lei persona.
[Aprile o maggio del 1822]
___________________
NB. Minuta che non presenta né firma, né alcuna parola autografa della Canossa.
1
Cardinale Francesco Fontana (Ep. I. lett. 13, n. 1, pag. 35).
AD ANTONIO SCHIAVONI
939(Verona#1822.03.20)
Notizie sempre migliori del futuro novello Sacerdote che, a Pasqua, celebrerà la Santa Messa. La Canossa se ne
congratula e poiché sa che Don Antonio ha chiesto di andare in Cina, cerca di convincerlo ad una forte
devozione a Maria santissima, perché lo aiuti e protegga la sua opera evangelizzatrice.
V.G. e M.
Veneratissimo Signor Don Antonio
Quanto tempo è mai ch'io bramo di scriverle, Veneratissimo Signor Don Antonio, ma tanti
furono i miei imbrogli che non trovai un momento da farlo per quanto lo desiderassi, sino da quando ha
piaciuto al Signore di visitarci tirando a se il Degnissimo Cardinale Fontana1; aveva cominciato una
lettera che non potei finire. Adesso poi che prima dal Signor Don Antonio Rosmini2, poi da mio fratello
ebbi il vantaggio di avere le di Lei notizie, non posso a meno di non avvanzarle le mie congratulazioni,
sentendo che Dio le ha concesso la grazia tanto da Lei sospirata di legarsi con Lui, col mezzo del
Suddiaconato, e che la prossima Santa Pasqua Ella spera di celebrare la Santa Messa.
Veneratissimo Signor Don Antonio quantunque io abbia bisogni di convertirmi, pure essendo
interessantissima per la di Lei santifìcazione, non può credere con quanta allegrezza io senta questi suoi
abili avvanzamenti. Non può negarsi, che non3 abbiamo gran motivo di ammirare le divine
disposizioni, e di esaltare la divina misericordia sopra di Lei. Mi dice pure mio fratello, ch'Ella possa
essere, in progresso destinato per passare nella China. Io non mancherò per quest'ultimo oggetto
singolarmente di far pregare dalle mie povere ragazzine, la Madre delle misericordie, perchè Ella le
ottenga la grazia di poter coadjuvare alla conversione di anime senza numero, peraltro parmi aver
sentito altresì, che ci vorrà un po' di tempo prima della sua partenza. Maria Santissima la faccia andare
nel luogo destinatole dal Signore, per cogliere una gran messe, e certamente la parola del Santo Padre 4
sarà il lume per battere quella strada. Per carità mi perdoni se avendo io bisogno, che ognuno
m'insegni, l'assistenza però che la Madre di Dio degnossi dare al minimo nostro Istituto, ed il desiderio,
ch'Ella abbia uno scudo impenetrabile nella appostolica cariera, che è per intraprendere mi spinge a
prendermi la libertà di pregarla a prendere come già avrà fatto la Vergine Santissima per capo d'ogni
sua impresa, appoggiare ad Essa la conversione de' popoli, e ricorrere alla stessa in ogni angustia e
pericolo, inseparabili compagni delle missioni appostoliche, insomma io vorrei che in ogni luogo dove
Dio la condurrà Ella cercasse colla fede di stabilire una soda, ma altrettanto tenera divozione di Maria,
e quantunque confonda a dirglielo io vorrei che sino da ora Ella cercasse, che tutti gli illustri di Lei
compagni avessero da fare lo stesso, dubitando io che tutto il mondo si vedrebbe convertito, se in tutto
il mondo si facesse ricorso alla Madre universale.
So bene che ad Essa non ricorrono chi ha la disgrazia di non crederle, ma supliranno loro sul
principio, che già per poco che la facciano conoscere, Maria Santissima si farà amare. Le dimando di
nuovo scusa se tanto mi sono avvanzata, ma se sapesse che anche per quei benedetti Greci io la
importuno certamente, ma anche coloro mi stanno molto sul cuore, e non vedo neppure per questi altro
rimedio che Maria.
1
Cardinale Francesco Fontana (Ep. I. lett. 13, n. 1, pag. 35).
Antonio Rosmini, fratello di Margherita (Ep. II/1, lett. 494, pag. 172).
3
Legg. : noi.
4
Pio VII, Sommo Pontefice fino al 1823 (Ep. I, lett. 146, n. 3, pag. 240).
2
Credo che il Degnissimo Signor Don Rosmini le avrà scritto, esser io stata a ritrovarli a
Roveredo, così avendo voluto la mia Amica Signora Margherita 5. Abbiamo molto parlato di Lei con
quella buona famiglia, come aveva antecedentemente fatto col nostro ottimo Provveditore a Venezia. Io
poi sono per i miei piccoli viaggi però, ma spesso in moto. Dopo Roveredo passai a Bergamo tre mesi,
e quì ritornai per qualche affare otto giorni sono
(NB. Seguono altre righe, ma tutte cancellate e la minuta, non ostante il richiamo che dovrebbe indicare la ripresa,
rimane incompleta).
[20 marzo 1822]
5
Margherita Rosmini di Rovereto (Ep. I, lett. 342, n. 4, pag. 535).
AD ANTONIO SCHIAVONI
940(Verona#1823.12.**)
Don Antonio è a Roma ed entrato in Propaganda Fide, desideroso di partire per la Cina. La Canossa ne è
contentissima, ma avrebbe preferito che egli andasse in mezzo ai Greci, che le stanno tanto a cuore. Se il suo
Istituto avesse più anni di vita, avrebbe desiderato aprire una Casa a Zara. Si limiterà a seguire il novello
Missionario con la preghiera, fiduciosa che egli aumenti sempre più la sua devozione alla Vergine Santa.
V:G: e M:
Stimatissimo Signor Antonio
Per alcuni prudenziali riguardi mi fecero ritardare sin qui il vantaggio di riscontrare alcune delle
pregiatissime di Lei lettere, stimatissimo signor Antonio, l'ultima delle quali scrittami da Bologna.
L'assicuro che mi fù di vero piacere il sentirla consolata. Ora già la ritengo arrivata alla meta delle sue
brame, giunta a Roma, non solo, ma entrata anche nell'illustre e venerabile Congregazione di
Propaganda. Non posso a meno di non figurarmi quanta compiacenza abbia da provare un'anima ch'ami
un poco il Signore, di vedersi divenuta membro di un Corpo ch'anela di esporre la vita, e dare il sangue,
per amore di chi volle morir per noi, e già destinato a portare alle Nazioni il lume evangelico.
Mi rende allegrezza il figurarmi solo la loro fortuna. La prego della carità di ricordarsi al
Signore anche di me miserabile, ch'io indegna qual sono non mancherò di pregare per Lei. Vivo pure
nella speranza che non sarà per dimenticare, anche i poveri Greci, sapendo quanto le stasse sempre a
cuore il Levante. Come sa mi fecero sempre gran compassione, ma dacchè ebbi incontro di vedere
pochi mesi in Milano un Religioso della Dalmazia, ed intesi dal medesimo la situazione spirituale di
tutti que' Paesi, l'assicuro che non saprei dire se compassioni più i cattolici, che i scismatici. E tanta
pena mi danno, che se l'Istituto nostro fosse stabilito da più tempo, e per conseguenza più numeroso,
tenterei di mettere una nostra Casa a Zara, per provedere intanto in qualche modo all'educazione, ed
istruzione delle ragazze, e delle donne; non parlo di Corfù, e del rimanente delle isole, e del Levante,
perchè già Ella sà assai più di me per ogni rapporto. Ma io m'avveggo d'aver parlato senza pratica, non
sapendo se il sistema della venerata di Lei Congregazione sia di lasciar libera la scelta de' Paesi ove poi
faticare, o vengano dalla medesima stabilite; per ciò non più parlandole su questo argomento, le
soggiungerò bensì, che tenendomi certa ch'Ella conserverà non solo; ma accrescerà ancora e ravviverà
sempre più negl'altri illustri di lei compagni, quella tenera divozione, che sempre professò alla Madre
della Misericordia Maria Santissima non dubito di vedere benedetta, e felitata1 ogni sua impresa, ed io
pure mi prendo la libertà di pregarla a diffondere quanto può in tutti la divozione della nostra comune
Madre avvocata, tanto pel desiderio vivissimo che ho ch'Essa venga da ogni uno venerata ed amata
quanto per la certezza del vantaggio, che in tutti deriverà da farlo divozione. Ella poi non aveveva2
motivo alcuno di dirmi tante gentilezze. Si assicuri che desidero sinceramente ogni di Lei vantaggio.
Non le presento i complimenti della mia famiglia scrivendo da Milano, ove passai da Bergamo a dare
un saluto alle mie Compagne, prima di ritornare a Verona; ove spero d'essere la metà di dicembre.
Rinnovandole le proteste della più distinta mia stima, passo a segnarmi
Di Lei Stimatissimo Signor Antonio
[Verso la fine del 1823]
Dev.ma Obbl.ma
Serva Maddalena di Canossa3
1
2
Legg.: facilitata.
Legg.: aveva.
3
NB. Bella copia, con firma autografa della Canossa; una minuta che in A.C.R. è allegata a quella.
A DON GIUSEPPE SEGHETTI
941(Verona#1824.07.31)
[31 luglio 1824]
Don Seghetti, il precettore della casa del Marchese Bonifacio, ha scritto alla Canossa notizie penose sulla
situazione familiare del fratello dopo la sua vedovanza, particolarmente per la vocazione religiosa della prima
figliola e malattia della seconda. La Canossa dà i suoi consigli.
V.G. e M. Reverendissimo Signor Don Giuseppe
La sua bontà vuoi giustificarsi in qualche modo sembrandole di non avermi scritto con tanta
sollecitudine, ma che dovrò dir io che effettivamente ritardai a riscontraria sin qui? Posso però ben
assicurare Vostra Signoria Molto Illustre e Reverenda, procedere da impotenza, ma non da volontà
questo ritardo. Io le sono obbligatissima prima di tutto di tante di lei carità e premure per mio fratello e
per tutta la nostra famiglia, e la supplico a non istancarsi a continuar loro e segnatamente a mio fratello,
la di lei assistenza, chiaramente conoscendo esser ella l’unico conforto ch’egli possa avere tra tante sue
angustie. La ringrazio poi vivamente di tutte le notizie che mi favorisce, che può figurarsi a qual segno
m’interessino.
Sapia che qualche giorno dopo avere ricevuta la pregiatissima di lei lettera, un’altra me ne
scrisse mio fratello nella quale molte cose mi dice intorno alla di lui situazione ed ai di lui contrasti,
come anche intorno al cambiamento del confessore della cara Metildina1, domandando per sè la mia
opinione. Veneratissimo signor Don Giuseppe, ella ben comprenderà aver io il cuore diviso tra l’affetto
del fratello e quello dei nipoti. Oltre di ciò non ho lumi nè cognizioni da consigliare gli altri, avendo
bisogno sempre d’esser io consigliata. Desidero bensì ed unicamente per divina misericordia,
l’adempimento in tutto del divino volere perciò null’altro nella mia lettera di oggi gli risponderei se non
che gli faccio coraggio e gli prometto orazione. Oggi singolarmente, giornata di Sant’Ignazio,
protettore della nostra famiglia, misi in opera più del solito la carità delle buone mie compagne. Già
altro rimedio io non vedo che l’orazione.
Non mancherò di trovare anche a Milano dove devo passare sul principio dell’entrante
settimana. Se tratto tratto ella potrà continuarmi le notizie, mi farà una grazia singolare. Basta già a me
nel modo ch’ella fece, non potendo che sommamente loda re ed approvare le di lei cautele di non
entrare in iscritto in certi dettagli i quali neppur io bramerei e che per ogni rapporto mi sono affatto
superflui. Mio fratello mi dice che i medici nulla sperano della cara Marianna2. Già per questa pure
altro non bramo che l’adempimento della Divina Volontà quantunque mi convenga confessare che
umanamente non posso essere su tale articolo indiferente. Raccomando però anche questa buona figlia
alla di lei carità. Il cambiamento di confessore nella Metilde non vorrei avesse da essere oggetto
d’angustia alla Marianna e avesse a diminuirne le visite giacchè, come facilmente ella crederà, sen to
umanamente che questa giovine abbia da lasciare presto la vita, ma assai più mi preme che bene si
apparecchi e santamente incontri la morte e che possa destramente ed utilmente disporre le cose; a tal
mira io non vedo altro che lei.
Veniamo adesso all’altro affare che interessa la di lei carità. Io intendo le premure dell’ottima
famiglia di Valsugana e ben volentieri farò la conoscenza del signor Cavalier Lordi, ma per quanto sia
la mia premura ed il vivo mio desiderio di servirla, sul momento non oso ancora promettermi di avere
1
2
La prirnogenita di Bonifacio Canossa (Ep.I, lett. 356, n. 3, pag. 563).
La secondogenita di Bonifacio Canossa (Ep.I, lett. 361, n. 2, pag. 563).
questo contento. Parlai qui con una buona Damina che ha mano per simili facende, ma sin’ora nulla
feci. Stia certa però che non dimenticherò le di lei premure e parlando col Cavaliere predetto, spero in
voce poter meglio combinare le cose.
Per parte mia almeno non lascierò di avere ogni attenzione. Da miserabile per ogni dovere non
mancherò di averla presente dinnanzi a Dio e lo stesso farà la secretaria Cristina che unitamente a me la
prega continuarci la di lei memoria nel Santo Sacrifizio. Piena di venerazione, passo a segnarmi
invariabilmente.
_______________________
NB. Minuta stesa da Cristina Pilotti e non porta nè data nè firma, ma essendo stata scritta il giorno di
Sant’Ignazio, la data è senz’altro 31 luglio 1824.
AL CONTE LUCA PASSI
942(Verona#1825.10.01)
E‟ stato chiesto alla Canossa di preparare la figlia del signor Girelli, direttore del Conservatorio di Brescia,
per essere a sua volta maestra e Direttrice del medesimo Conservatorio dipendente dal Governo. La
Marchesa se ne schermisce. Chiede anche preghiere per la nipote Isotta Orti in Ravignani affetta da febbre
miliare, e per il suocero di lei, Conte Teodoro Ravignani, affetto a sua volta da cancro alla bocca.
V.G. e M Veneratissimo signor Conte1
Con somma mia sorpresa mi fu significato dall’ottima mia compagna superiora della Casa di
Bergamo2, come la lettera che mi diedi l’onore di scrivere a Vostra Signoria Illustrissima e Molto
Reverenda pochi giorni dopo essere quì arrivata, sia andata smarrita. Mi creda che per la
venerazione e distinte obbligazioni che le professo mi spiacque sommamente tal successo accidente,
perchè naturalmente le avrà sembrato ch’io non mi avessi voluto prendere cura dell’affare ch’ella
tanto mi raccomandò. Nella lusinga dunque ch’ella sarà più che persuasa della premura ch’io tosto
mi diedi secondo la nostra intelligenza di servirla, non posso fare che affrettarmi a replicarle quanto
già nella sopracennata mia le scrissi intorno alla buona Alessandra.
Ma prima debbo premetterle che a motivo delle diverse molteplici circostanze che
attualmente mi circondano non posso ancora dirle cosa alcuna precisa sul ricevere qui quest’anno le
buone propostemi giovani di campagna.
Venendo adesso al nostro affare di Brescia comincerò per dirle, quello che le aveva scritto
nella lettera smarrita, cioè essere io restata prima di tutto ammiratissima delle egregie qualità del
signor Girelli3. Questo signore vo(le)va che andassi a vedere il Conservatorio da lui con tanto
impegno diretto, ma il troppo breve mio soggiorno in Brescia non mi permise di compiacerlo. E già
a dirle il vero, per me fu cosa. graditissima il potermene dispensare non avendo io que’ lumi che mi
suppongono. Per altro da tutto quello, ch’egli mi disse richiedersi da una maestra estera in quelle
circostanze, a me ed a Cristina che si trovò presente a tutto il discorso pare, che non sia propria
mente impegno per l’Alessandra, quantunque a questa non apparterebbe di stare presente a trattati
di nozze, i quali da quanto detto signore mi raccontò, seguono con quell’ordine e santa condotta,
che si può aspettare dalla pietà e dalla prudenza di quell’ottimo signore che regge. A lui pare che ci
vorrebbe persona con numeri tali non solo di cuore, ma eziandio di mente, per cui potesse passar
poi ad essere superiora, e mi diceva egli che quando il soggetto non sia tale, piuttosto resta come
attualmente si trova.
Eccole esattamente quanto mi onorai di significarle in pro posi1 nell’antecedente mia che
andò perduta. Le avea poi soggiunto, come ora le ripeto ch’ella volesse riflettere bene sulla mas
sima, perchè se anche potessi aver la sorte di servirla ricevendo per li sette mesi la figlia, altra cosa
si è insegnare alla mede sima i lavori, ed altra ben differente il formarla per essere con tanti riguardi
maestra, direttrice in un Consevatorio soggetto al Governo, per servire il quale l’impegno diviene
sempre maggiore. Quest’è quanto per ora le posso dire su quest’argomento. Po sto poi che
determinatamente le potrò parlare sull’altro, non esiterò punto di rinnovarle il disturbo co’ miei
caratteri.
Dalla buona superiora dì Bergamo avrà ella senza dubbio sentite le nuove passate che tanta
pena ci diede della cara mia nipote Ravagnana4, e parimenti la dolorosa notizia del degnissimo
signor Conte Teodoro5 Sapedo io dunque quanta bontà ed attaccamento ella abbia per questa
famiglia, credo bene aggiungerle quì come adesso se la passino ambidue li pazienti in fermi.
1
Conte don Luca Passi (Ep. II/2, lett. 711, n. 7, pag. 788).
Rosa Dabalà (Ep. II/1, lett. 585, n. 4, pag. 442).
3
Il Direttore del Conservatorio o orfanatrofio di Brescia.
4
Isotta, figlia di Rosa Orti Canossa e sposa del Conte Francesco Ra vignani (Ep. II/2, lett. 942, n. 4, pag. 1334).
5
Conte Teodoro Ravignani, suocero di Isotta, figlio di Rosa Orti.
2
Mia nipote sino l’altro jeri fu sempre abbattuta da nuove irruzioni della sua espulsione
migliare, che da 40 giorni circa la teneva sempre ferma in letto, e non si poteva dire mai fuori di
pericolo. Adesso però sta meglio e si ritiene si può trovarsi la stessa in piena convalescenza.
Dovette peraltro risolversi con sommo suo dolore a prendere balia per ambidue i suoi bambini, dopo
averne sostenuto essa uno, sin quì, perchè bramava pure se poteva allevarselo da per se, ma dovette
in questo cedere.
Il buon signor Conte poi pena col suo cancro nel volto, com’ella pure già saprà, ma nel suo patire
serve d’indicibile ammirazione e pace con cui soffre quel veramente suo doloroso male.
Ogni tanto va a passarsela un’oretta in Chiesa da dove se ne ritorna lietissimo. Ella ben vede,
veneratissimo signor Conte, dopo aver sentito tutto ciò, come tanto la buona mia Isotta, come
l’ottimo suo suocero abbino tuttavia bisogno di orazione, anzi quest’ultimo ne ha grandissimo
bisogno, alla di lei carità dunque li raccomando, ma insieme la prego di ricordarsi anche di me
miserabile.
La nostra Bettina di Telgate 6 sta bene, e contentissima, si riporta da angelo.
Ella accetti i rispetti delle mie compagne, e favorisca de’ miei a tutta la rispettabile di lei famiglia.
Tanti saluti alle buone figlie che furono da me il giorno prima della mia partenza.
Mi creda la prego colma di ossequiso 7 rispetto, col quale invariabilmente mi segno
Di Vostra Signoria Illustrissima e Molto Reverenda
Verona 1 ottobre 1825
___________________
NB. Minuta con qualche brevissima correzione autografa della Canossa.
6
7
Una delle aspiranti alla vita religiosa.
Leggi: ossequioso.
A MONS. RUZZENENTI
943(Verona#1825.12.09)
[Verona 9 dicembre 1825]
La Canossa deve mandare a Roma, al Cardinal Zurla, una lettera che desidera che il Superiore spirituale
legga e corregga.
V G e M Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore1
A norma di quanto 
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epistolario ii / 2 - S.Maddalena di Canossa