TECNOLOGIE COMUNICATIVE E MEDIA EDUCATION
A.A. 2009/2010
Prof.ssa Eleonora Camaioni
MEDIA EDUCATION
Introduzione alla materia e inquadramento
teorico :
concetti e parole chiave
1
MEDIA EDUCATION: definizioni
Per Media Education (ME) si intende una disciplina a metà
tra le scienze della comunicazione e le scienze
dell’educazione.
Pensiamo alle due parole di cui si compone la locuzione
MEDIA EDUCATION
MEDIA
EDUCATION
cosa sono?
cosa si intende?
2
MEDIA EDUCATION
MEDIA
cosa sono?
*LIVOLSI, Marino (2003),
Manuale di sociologia della comunicazione, Roma-Bari,
Laterza Editore.
Medium: mezzo che si interpone, canale attraverso il quale le informazioni sono trasmesse. I
media non sono una finestra trasparente sul mondo. I media “mediano” la realtà*.
Media: il termine include l’intera varietà dei mezzi di comunicazione: giornali, televisione,
cinema, radio, fotografia, pubblicità, musica, videogiochi, internet,.
Testi dei media: sono i programmi, le immagini, i film, i siti internet.
Mass media: sono i media che hanno la capacità di raggiungere un pubblico molto vasto
(cinema, radio, televisione, giornale).
Personal media: sono i mezzi di comunicazione di cui solitamente usufruisce un singolo
soggetto (personal computer, telefono cellulare, i-pod, consolle videogioco).
Social media: spazi di aggregazione dell'informazione e della comunicazione nei quali gli
attori dello scambio sono alla pari, e l'attendibilità della fonte avviene attraverso un
3
processo di accreditamento collettivo. Es. Facebook, Twitter, Delicious.
MEDIA EDUCATION
EDUCATION
cosa si intende?
Il significato originale ed etimologico della parola educazione viene dal latino
e-ducere o ex-ducere
che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce
qualcosa che è nascosto.
Processo attraverso il quale l'individuo riceve e impara quelle particolari regole di
comportamento che sono condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto
sociale in cui è inserito. Atto, effetto dell'educare o come buona creanza, modo di
comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali.
4
MEDIA EDUCATION
- la parola ai ricercatori e agli studiosi -
…viene intesa come quel particolare ambito delle scienze
dell’educazione e del lavoro educativo che consiste nel produrre
riflessione e strategie operative in ordine ai media intesi come
risorsa integrale per l’intervento formativo.
Rivoltella (Carocci, 2001)
… consiste in due aree di saperi ed intervento:
1. prassi educativa, campo metodologico e intervento didattico;
2. riflessione teorica sulle prassi, individuazione obiettivi,
elaborazione di metodologie atte a conseguirli, messa a punto di
strategie valutative opportune.
Masterman (La Scuola, 1997)
5
MEDIA EDUCATION
- la parola ai ricercatori e agli studiosi -
… la media education (educazione ai media), dunque, è il processo di
insegnamento e apprendimento centrato sui media; la media literacy
(alfabetizzazione ai media) ne è il risultato – altro non è che la
conoscenza e le competenze che si acquisiscono in tema di mezzi di
comunicazione …
… la media literacy implica il saper “leggere” e “scrivere” i media.
La media education si propone dunque di sviluppare sia una
comprensione critica sia una partecipazione attiva … è finalizzata a
sviluppare le potenzialità critiche creative dei ragazzi e ha dunque
inevitabilmente a che fare con l’insegnamento e l’apprendimento.
ovvero acquisire una competenza mediale che richiede la
comprensione del processo con cui i media sono prodotti, il prendere le
distanze dai loro messaggi, la valutazione dei loro linguaggi e i
contenuti.
6
Buckingham (Erickson, 2006)
MEDIA EDUCATION
- la parola ai ricercatori e agli studiosi … un modo di leggere e stare nel mondo dei media pensando alla
formazione dell’individuo come soggetto ricevente ma anche emittente di
comunicazione. E’ un modo per riportare la persona al centro del processo
di formazione e di crescita, dando all’individuo la possibilità attraverso la
conoscenza dei media di vivere consapevolmente la realtà.
Adamoli (Ave editrice, 2007)
ME:
- educazione con i media, considerati come strumenti da utilizzare nei
processi edu-comunicativi;
- educazione ai media, comprensione critica dei media intesi non solo come
strumenti, ma anche come linguaggio e cultura;
- educazione per i media, rivolta alla formazione dei professionisti.
Giannatelli (Franco Angeli, 2001)
7
MEDIA EDUCATION
- la parola ai ricercatori e agli studiosi -
Che cos’è in definitiva la Media Education?
Lo scopriamo attraverso le parole di Elisabeth Thoman nella rivista
“Media & Values”:
… espressione globale che include tre fasi che conducono il bambino al
media empowerment o competenza mediale:
FASE 1 - gestire con equilibrio la dieta mediatica, la scelta e il tempo da
destinare ai media (tv, internet, cellulari, ...);
FASE 2 - far acquisire specifici skills of critical viewing o abilità di lettura
dei prodotti audiovisivi: che cosa appare sullo schermo? Come le
immagini sono costruite? Che cosa è stato lasciato fuori?;
FASE 3 - analizzare i condizionamenti sociali, politici, economici dei
media e come si viene influenzati da essi. Cosa c’è dietro lo schermo?
8
Chi ha prodotto le immagini e per quale scopo? Chi ci guadagna?...
MEDIA EDUCATION
Morcellini
- temi chiave -
D’Amato
ME prodotta da un
cambiamento partito dalle
persone non dalle fedi
politiche o confessionali.
“comunicazionisti vs
educazionisti “
Rivoltella
Buckingham
5 parole chiave
Ricerca
Curricolo
Scuola
Contesto
MED
4 attenzioni Media
Literacy
Representation
Language
Production
Audience
3 d della Me
DAVANTI (audiences)
DIETRO (produzione)
DENTRO (testualità)
Jacquinot
4 coppie dialettiche
entusiasmo e disciplina
educazione a e per i media
specializzazione eintegrazione
antichi e nuovi media
9
MEDIA EDUCATION
Pier Cesare Rivoltella
RICERCA
CURRICOLO
5
parole chiave
SCUOLA
MED
CONTESTO
10
MEDIA EDUCATION
RICERCA
La ricerca sulla Media education ha bisogno di passare da
una ricerca teorica (nomotetica) a una maggiore attenzione
per la ricerca sperimentale: la cosiddetta RICERCA
AGITA.
Per RICERCA AGITA si intende quella ricerca che si basa su:
- monitoraggio delle esperienze;
- misurazione dell’incidenza della ME sugli apprendimenti;
- ricerca sulla valutazione;
- revisione dei metodi della ME;
- individuazione e discussione delle questioni didattiche fondamentali.
11
MEDIA EDUCATION
CURRICOLO
Il problema del curricolo è connesso alla questione concettuale della
ME ovvero alla necessità di ripensarne ruolo e funzione in relazione
allo sviluppo di media-culture diverse e sempre in evoluzione nei
contesti scolastici.
I due modelli di curriculum fino ad ora proposti sono:
- modello disciplinare per il quale la media education è una materia
come le altre, con il suo insegnante e il suo monte-ore settimanale;
- modello trasversale per il quale si tratta di distribuire le competenze
media-educative tra le diverse discipline del curricolo.
Forse bisognerebbe leggere la media education come una svolta
comunicativa per l’educazione (o meglio ancora per la cultura digitale)12
MEDIA EDUCATION
SCUOLA
e…
La scuola è vista come il luogo deputato allo sviluppo della media
education ma bisogna trovare direzioni diverse per fare ME a scuola.
A) Gli spazi consentiti dall’autonomia scolastica, in modo particolare
in relazione all’articolazione della quota locale del curricolo;
B) la formazione degli insegnanti, partendo dalla formazione in
servizio per giungere alla formazione permanente in servizio.
… oltre?
13
MEDIA EDUCATION
CONTESTO
E’ bene ricordarsi che non si può pensare la ME come fattibile solo in
un sistema scuola-centrico per due ordini di fattori:
1) i bambini incontrano le tecnologie soprattutto fuori dalla scuola,
costruendo una cultura che è molto diversa da quella appresa sui
banchi;
2) l’attenzione sempre crescente mostrata dai contesti organizzativi
del no profit e dell’azienda.
Insomma ci possono essere frontiere altre per la media education!
14
MED
MEDIA EDUCATION
MED o M(edia) ED(ucation)
Il MED, Associazione Italiana per l’Educazione ai Media e alla
Comunicazione, è nato per volontà di un gruppo di docenti universitari, di
professionisti dei media, di educatori (soprattutto della scuola) e si costituisce
come luogo ideale di collegamento e di servizio nel dialogo tra esperti e
professionisti della comunicazione, insegnanti ed educatori.
Il MED intende:
- porsi come organismo di collegamento tra coloro che sono sensibili alle tematiche relative
all’educazione ai media e coloro che vogliono impegnarsi per una nuova qualità della
comunicazione, rispettosa della dignità della persona ed aperta alla solidarietà;
- promuovere lo studio dei media attraverso una prospettiva educativa, nonché la sperimentazione
di laboratori e curricoli di educazione ai media e la verifica degli stessi;
- incoraggiare momenti di ricerca e di confronto atti a sviluppare nel territorio un’informazione
corretta e democratica;
- favorire un’attenzione critica verso le strutture sociali ed i condizionamenti politici ed economici
dei media;
- proporsi come laboratorio di idee e di formazione degli esperti sia del settore dell’educazione sia
della comunicazione.
da sito www.medmediaeducation.it
15
MEDIA EDUCATION
MED
MED vuol dire rete, networking.
L’associazione è nata con l’idea di creare una rete di esperienze e di
persone e dare origine a un movimento.
Ci sono reti nazionali e reti regionali che attraverso link sociali
comunicano tra loro e si parlano. In molti casi vi è anche una
apertura al di là dei confini nazionali con legami alle realtà Inglese,
Francese, Portoghese, Austriaca e anche transoceanica (paesi del
Sud America primo fra tutti il Brasile).
16
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
Il concetto principale della Media Education è quello di rappresentazione:
i MEDIA NON RIFLETTONO LA REALTA’, ma la RAPPRESENTANO.
I media sono SISTEMI SIMBOLICI o SEGNICI
Se i media fossero come delle “finestre sul mondo” o riflettessero la realtà,
studiarli sarebbe superfluo come studiare una lastra di vetro. Non si
studierebbero i media in sé e per sé, ma solo gli argomenti e i contenuti
che essi veicolano (es. sport, notizie, fiction).
Lo studio dei media deve essere basato sull’assunto che essi non sono
trasparenti, ma anzi sono capaci di modellare il contenuto dandogli certe
forme caratteristiche.
17
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
Uno degli obiettivi fondamentali è quello di
SMASCHERARE la FALSA NATURALEZZA dei MEDIA
La ME sfida la “naturalezza” delle immagini mediali, rivelandone la
natura di costrutto attraverso lo studio:
a. delle questioni relative alla PRODUZIONE;
b. delle questioni relative all’IMPATTO IDEOLOGICO delle costruzioni
mediali presentate come “buon senso”;
c. delle diverse modalità con cui il PUBBLICO legge e reagisce dinanzi al
contenuto mediale.
18
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
La ME è principalmente INVESTIGATIVA.
Non cerca di imporre valori culturali specifici. Mira a crescere la
comprensione da parte degli studenti dei modi in cui i media
rappresentano la realtà.
L’obiettivo è quello di produrre cittadini ben informati che sappiano
formulare i loro giudizi di valore, essa cerca di incoraggiare gli
studenti ad esplorare l’insieme di giudizi sulla base delle informazioni
disponibili.
Nel caso dei giudizi di valore, essa cerca di incoraggiare gli studenti ad
esplorare l’insieme dei giudizi riguardanti un dato testo esaminandone
le fonti e gli effetti.
Non impone alcun preconcetto su ciò che costituisce tv o cinema o
giornali di qualità buona o cattiva.
19
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
La ME si costruisce attorno ad alcuni concetti-chiave considerati come
strumenti di analisi e non come contenuto alternativo.
Le prime forme di ME erano basate sull’analisi del contenuto dei testi.
Il problema principale nasceva dal fatto che nello studiare i diversi media
venivano impiegati principi, concetti e modalità di investigazione
diversi e solo quando ci si rese conto di quanto fosse importante
trovare per la ME una propria specificità concettuale e metodologica
essa cominciò ad imporsi come area di studio.
20
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
La ME è un processo a lungo termine che dura tutta la vita.
I mezzi di comunicazione sono l’interesse principale per i bambini fin
dalla prima età e durano per tutta la vita adulta.
ARTICOLI
“La video-esistenza dei nativi digitali” di Marco Magrini
Nova - 29 gennaio 2009
“Bambini a più dimensioni” di Alessio Jacona
Nova – 14 maggio 2009
21
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
La ME mira a raggiungere non solo la comprensione critica, ma anche
l’autonomia critica.
Questo obiettivo produce delle importanti conseguenze sul piano dei
contenuti dei corsi, delle metodologie didattiche e della valutazione.
Non è sufficiente rielaborare o riprodurre le idee e le informazioni che si
ricevono: ma è importante per un media educator incoraggiare le
persone che si sottopongono ad una progettualità per creare in loro la
capacità e la volontà di praticare una autonomia critica sempre.
22
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
L’efficacia della Media Education può essere valutata sulla base di
due criteri generali:
A. la capacità di applicare ciò che si conosce (idee e principi critici)
a situazioni nuove;
B. il grado di impegno, interesse e motivazione dimostrato.
23
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman I principi base
La MEDIA EDUCATION parte sempre dall’attualità ovvero cerca sempre
di illuminare le situazioni della vita quotidiana sfruttando l’interesse e
l’entusiasmo suscitato dagli eventi di attualità riportati dai media.
La ME usa a scopo educativo la grande quantità di materiali e di risorse
offerta dai media.
Ma non deve limitarsi all’attualità, deve piuttosto usarla per aprire quelle
prospettive politiche e storiche di più ampio respiro che i media in
genere ignorano e per esplorare mondi più vasti (storia, cultura,
religione, problemi della giustizia, della pace, del mondo in generale).
24
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Perché studiare i media?
1) pervasività dei media
2) media come mezzi di espressione culturale e di
comunicazione
3) media come “fabbrica reale delle notizie”: l’ha detto la tv,
l’ho letto su Internet
4) influenza dei mezzi di comunicazione sui processi di
socializzazione fin dall’infanzia
5) la convergenza digitale attorno al mezzo computer
6) la globalizzazione della comunicazione
25
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Obiettivi e condizioni per una ME efficace
- avere idee chiare sugli obiettivi da perseguire
- discutere tali obiettivi con gli studenti, avendo cura di apporre eventuali
modifiche alla luce dei loro comportamenti, priorità ed entusiasmi.
- controllare periodicamente, valutare e revisionare gli obiettivi, e
naturalmente alla fine del corso condurre una valutazione più formale.
Masterman descrive anche come debbano essere gli obiettivi:
ambiziosi, provocatori, aperti e liberanti ma anche precisi e per fare ciò
occorre promuovere un tipo di insegnamento e di apprendimento sui
media rigoroso.
26
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Tre approcci nell’insegnamento dei media
1. Approccio INOCULATORIO:
i media come agenti di declino culturale
2. Paradigma delle ARTI POPOLARI:
i media come arti popolari
3. Paradigma della RAPPRESENTAZIONE:
i media come sistemi simbolici
27
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio INOCULATORIO
media come agenti di declino culturale
Anni 30-40
Approccio caratterizzato dalla profonda sfiducia nei confronti dei media
“il cinema e […] la stampa […] corrompono sottilmente i gusti e le abitudini delle
giovani generazioni” e […] Hollywood possiede un “qualcosa di contagioso”
(Rapporto sull’educazione secondaria, London, 1938)
I media sono visti come una influenza corruttrice o malattia infettiva che
minaccia la salute morale e culturale degli individui soprattutto dei
bambini e si nutre di una tradizione anche più lunga di paure e
avversioni medio-borghesi nei riguardi dei divertimenti volgari e
scadenti delle classi popolari.
28
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio INOCULATORIO
media come agenti di declino culturale
Anni 30-40
L’idea dei media intesi come malattia infettiva, veicolo di anti-cultura ha
prodotto due diverse reazioni da parte degli insegnanti.
1)
2)
i media possono essere ignorati perché irrilevanti, se non addirittura
antitetici ai processi e alle funzioni legittime di una educazione volta a
trasmettere e a salvaguardare certi standard culturali
la crescente popolarità e pervasività dei media ha spinto la scuola ad
avere un ruolo più attivo di resistenza culturale alle vacue reazioni
emotive che i media sembrano incoraggiare.
ME come un movimento difensivo e paternalistico il cui obiettivo era quello
di introdurre certe forme di cultura popolare nella scuola, salvo poi
respingerle come commerciali, manipolatrici e poco originali.
ME educazione contro i MEDIA.
29
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman -
Paradigma delle ARTI POPOLARI:
i media come arti popolari
Anni 50-60
Periodo nel quale vi è l’affermazione delle forme culturali popolari
soprattutto del cinema.
Le istanze protezionistiche non vengono tanto abbandonate quanto
modificate ed estese. L’acquisizione del senso di discernimento,
la capacità di dare giudizi di valore critici, rimaneva l’obiettivo
principale, sebbene indirizzato non più contro i media in
generale, ma contro alcuni di essi in particolare.
La svolta decisiva del Movimento delle Arti Popolari fu resa possibile
dallo sviluppo delle teorie sul cinema nei tardi anni ’50.
30
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Paradigma delle ARTI POPOLARI:
i media come arti popolari
Anni 50-60
In Francia venero pubblicati i Cahiers du cinéma che legittimarono le teorie filmiche
tanto da influire direttamente sulle pratiche educative dell’Europa e del Nord
America.
Un grande autore Françoise Truffaut nel 1954 parlò per la prima volta
de La politique des auteurs
nella quale definì il diverso grado di interesse ed importanza del lavoro di alcuni
registi.
Sosteneva lo sviluppo della Nouvelle Vague du cinéma insieme ad altri autori francesi e
americani Godard, Rohner, Riveite, Chabrol, Hitchcock, Fuller, Sirk.
La politique o auteur theory divenne un vero e proprio sistema di valutazione e
classificazione del cinema
31
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Paradigma delle ARTI POPOLARI:
i media come arti popolari
Anni 50-60
Gli influssi teorici sul cinema ebbero un enorme influsso sulla
MEDIA EDUCATION
Il cinema fu prescelto come arte privilegiata di studio e per tutto il decennio molte
istituzioni educative in Europa e nel Nord America si affrettarono ad
introdurre dei corsi sul cinema.
Studi sul cinema: 2 fasi distinte
FASE A
scarso interesse verso i
film popolari
FASE B
elevazione di alcuni registi
della Hollywood
commerciale allo status di
“artisti” seri
32
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman -
Paradigma delle ARTI POPOLARI:
i media come arti popolari
Anni 50-60
Il Movimento delle Arti Popolari da un lato segnò il distacco dall’approccio
inoculatorio, ma dall’altro non sempre riuscì a superare certi vecchi
atteggiamenti.
La ME rimase fondamentalmente protezionistica e nell’incoraggiare gli studenti a
saper distinguere tra film “buoni” e “cattivi” impose l’idea che i gusti degli
studenti dovessero essere migliorati. Approccio difensivo e di rifiuto, incapace di
mobilitare le energie e gli entusiasmi di insegnanti e studenti.
33
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Perché studiare i media?
Alla luce dei due approcci possiamo domandarci di nuovo
perché studiare o insegnare i media?
A) Per controbilanciare il conformismo e la passività indotti
dai media, la vacuità dei valori da questi offerti e la natura
manipolatrice dei loro testi educando gli studenti agli eterni
valori e qualità morali della cultura “alta” dominante;
B) per rendere gli studenti capaci di discriminare tra il buono e
il cattivo, tra l’autentico e l’inautentico dei media.
Entrambe queste due risposte sono state messe in discussione a
partire dalla metà degli anni ‘70.
34
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman -
Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
Le metodologie didattiche applicate al mondo del cinema potevano
essere applicate anche allo studio degli altri media: tv e giornali
in particolare.
Alcune discipline e teorie vennero in soccorso ai media educator:
SEMIOTICA
TEORIE sull’IDEOLOGIA
CONTESTI SOCIALI
legati alla produzione e al consumo dei media.
35
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
SEMIOTICA
Vi è un rinnovato interesse per lo studio dei SEGNI e dei SISTEMI SEGNICI
con l’apporto di De Saussure (1916 – Corso di Linguistica generale) nello
studio dell’analisi dei testi e dei fenomeni della cultura popolare ad
opera di Roland Barthes.
Pubblicazione del Libro
Mythologies (1957)
raccolta di brevi saggi su
diversi aspetti della cultura
popolare.
Riflessioni stimolate da media
pre-televisivi.
Tradotto nel 1972 in inglese fu usato
come strumento ideale per comprendere
la televisione il medium creatore di miti
36
per eccellenza.
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
La SEMIOTICA viene usata per attaccare apertamente la visione dei media
come “finestra sul mondo”, come riflesso neutrale della realtà esterna.
I media sono attivamente prodotti, i loro messaggi accuratamente codificati.
Sono sistemi segnici che richiedono un’attenta lettura critica e questo fu
all’epoca un messaggio alquanto radicale e liberante in quanto i media
tendevano (e tendono) costantemente a glissare sui loro modi di
produzione e sulla creazione di immagini apparentemente “naturali”, di
storie “reali” che possono essere facilmente accettate dal pubblico.
37
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
La SEMIOTICA contribuì all’affermazione del primo principio della ME:
2.
1.
la NON TRASPARENZA dei MEDIA: i media non sono la
presentazione della realtà, ma la rappresentazione della stessa. I media
sono dei sistemi simbolici, non riflessi della realtà che devono essere
accertati tout court, ma linguaggi che richiedono un’attenta opera di
lettura e di interpretazione.
la QUESTIONE del VALORE: con l’opera di Barthes vengono messe in
discussione tutte quelle distinzioni tra oggetti culturali basate su
presunti valori e qualità intrinseche che per anni avevano dominato sia
gli studi letterari che quelli sui media. Cultura alta vs cultura bassa.
38
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
IDEOLOGIA
Il concetto di ideologia è stato sempre sfuggente, può riferirsi a qualsiasi
insieme di credenze (di tipo fascista o nazista ad esempio)
esplicitamente politiche (generalmente dottrinarie ed inflessibili) o anche
appartenere al senso comune così come si manifesta nelle idee date per
scontate e nel linguaggio quotidiano.
La media education in questo periodo vede i MEDIA come “terreno di
scontro”, uno scontro nel quale sia gli insegnanti di media che i loro
studenti possono giocare un ruolo importante.
39
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
La questione ideologica deriva anche dalla concezione di MITO data da
Barthes ovvero un modo di rappresentazione o un tipo di discorso
caratterizzato soprattutto dalla sua “naturalezza”.
Produrre il mito vuol dire realizzare una duplice repressione:
quella della storia e quella della politica.
Il mito priva di ogni storia l’oggetto del suo discorso. In esso la
storia evapora; è come una domestica ideale: prepara, porta,
dispone, il padrone arriva e lei scompare silenziosamente: non
resta che rallegrarsi senza domandarsi da dove viene il
bell’oggetto. O meglio, può venire solo dall’eternità […] Niente
è prodotto, niente è scelto: non resta che possedere questi nuovi
oggetti, di cui si è fatta sparire ogni traccia inquinante di
origine o di scelta. Tale miracolosa evaporazione della storia è
un’altra forma di un concetto comune alla maggior parte dei
miti borghesi: l’irresponsabilità dell’uomo.
Roland Barthes, 1962:243
Il mito è sempre una parola depoliticizzata.
Roland Barthes, 1962:236
40
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
Ciò che il mito “dimentica” è che la realtà si forgia dialetticamente, che è
sempre il risultato dell’attività e della lotta umana.
Barthes descrive la funzione del mito come uno “svuotare la realtà”, una
perenne fuoriuscita, un’emorragia, un’evaporazione, in breve un’assenza
percepibile.
Questi discorsi alti sull’ideologia furono trasferiti nella classi scolastiche dagli
insegnanti di media. Come?
Incoraggiarono gli studenti a mettere in discussione l’esposizione decorativa di
“ciò-che-va-da-sé” nei media, a sfidare le rappresentazioni giustificate dal
buon senso, a cominciare a porsi domande su quali interessi i media
servono, su come sono costruiti e su quali rappresentazioni alternative ad
essi sono state ignorate.
Furono usate strategie di demistificazione per trattare in classe i testi mediali 41
d’attualità e lavorare con i media contemporanei.
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Approccio della RAPPRESENTAZIONE
media come sistemi simbolici
Anni 70
CONTESTI SOCIALI
legati alla produzione e al consumo mediale
Gli anni ‘70 videro anche la crescita dell’interesse verso la sociologia delle
comunicazioni di massa e verso lo studio dei contesti sociali all’interno dei quali
i testi mediali vengono prodotti e consumati.
Per una migliore interpretazione del testo incominciò ad imporsi la necessità di andare
oltre al testo stesso ed esplorare un insieme di questioni che andavano al di là dei
tradizionali confini della critica letteraria e dei modelli di comunicazione.
Inizia lo studio delle istituzioni dei media, delle pratiche, delle routine tipiche dei
professionisti del settore, soprattutto dei giornalisti, le questioni relative alla
proprietà e al controllo dei media, all’influenza delle fonti di notizie, dei
pubblicitari, dei governi, del sistema legale e del pubblico sulla produzione di
significato dei media.
42
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman Attualmente nei sistemi educativi europei, possono essere
identificati quattro modelli di Media Education:
a.
b.
c.
d.
come SETTORE di STUDI SPECIALIZZATO (programma dei media
studies);
come ELEMENTO coerentemente INSERITO in una DISCIPLINA più
TRADIZIONALE (in generale l’insegnamento della madre lingua, ma
anche gli studi sociali o la storia dell’arte, del teatro);
come ATTIVITA’ condotta attraverso tutto il CURRICULUM. Essa può
essere opportunamente integrata nell’insegnamento della lingua, della
letteratura, della storia, della geografia. L’ideale sarebbe avere un
coordinatore che stimoli e faccia procedere il lavoro interessando anche
discipline come le scienze e la matematica;
come STUDIO di PARTICOLARI ASPETTI dei MEDIA all’interno di
un curriculum integrato generalmente condotto da una equipe
interdisciplinare.
43
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman La Media Education negli anni ’90
Scopi e obiettivi
La ME negli anni ’80 ha cercato di rispondere ad una serie di trasformazioni
della società contemporanea:
-
-
la SATURAZIONE dei MEDIA e l’alto CONSUMO di PRODOTTI
MEDIALI da parte degli individui;
l’INFLUENZA dei MEDIA come INDUSTRIE della COSCIENZA: la
loro costruzione della conoscenza sociale; la loro opera di agenda
setting; le loro definizioni del significato relativamente dominanti; il loro
controllo delle rappresentazioni;
la
CRESCITA
di
CONTROLLO
e
MANIPOLAZIONE
dell’INFORMAZIONE e la sua DISSEMINAZIONE attraverso i media;
le crescenti PRESSIONI a livello nazionale e internazionale miranti a
privatizzare l’informazione e a trattarla come un bene di consumo
qualunque;
la crescente PENETRAZIONE dei MEDIA nei nostri più vitali processi 44
democratici.
MEDIA EDUCATION
- Len Masterman La Media Education negli anni ’90
Strategie e priorità immediate:
-
difesa e la trasformazione dei sistemi pubblici di informazione;
collaborazione sempre più stretta con i professionisti dei media
(dalla concezione insegnante vs giornalista all’idea di
collaborazione);
costruzione di reti nazionali ed internazionali di Media
Education;
introduzione dei corsi di base di Media Education come diritto di
tutti gli studenti;
nuovo paradigma per la ME: l’insegnamento critico delle
tecniche di marketing;
“attrezzarsi per l’attualità”: l’impegno al cambiamento continuo.
45
MEDIA EDUCATION
- David Buckingham -
La Media Education oggi
focus sulla Media Literacy:
Oggi il termine MEDIA LITERACY sembra essere preferito a quello di
MEDIA EDUCATION.
MEDIA LITERACY = ALFABETIZZAZIONE ai MEDIA
Oggi l’estrema attenzione verso i media digitali ha portato alla nascita del
termine
MULTIALFABETIZZAZIONE o
ALFABETIZZAZIONE MULTIMEDIALE
46
MEDIA EDUCATION
- David Buckingham La Media Education oggi
focus sulla Media Literacy:
Il termine Media Literacy si riferisce alle conoscenze, alle capacità e alle
competenze richieste per poter usare e interpretare i media.
Tuttavia la definizione non è semplice.
L’alfabetizzazione a cui si fa riferimento non è solo una alfabetizzazione
funzionale – cioè della capacità di dare senso a un programma
televisivo o di far funzionare una telecamera.
Non è neppure una specie di “cassetta degli attrezzi” cognitiva che rende le
persone capaci di comprendere e di usare i media.
47
MEDIA EDUCATION
- David Buckingham La Media Education oggi
focus sulla Media Literacy:
La MEDIA LITERACY è una forma di alfabetizzazione critica che implica
capacità di analisi, di valutazione e di riflessione critica.
Comporta l’acquisizione di un metalinguaggio come mezzo di descrizione di
forme e strutture di diverse modalità di comunicazione e prevede
un’ampia comprensione dei contesti sociali, economici e istituzionali
della comunicazione, e come tutto ciò incide sull’esperienza e sulla vita
delle persone.
Prevede altresì la capacità di usare e interpretare i media, ma implica anche
una comprensione analitica molto più ampia.
48
MEDIA EDUCATION
- David Buckingham La Media Education oggi
focus sulla Media Literacy:
TEORIA SOCIALE delle “alfabetizzazioni”
L’attenzione alla pluralità delle alfabetizzazioni non riguarda solo la
molteplicità delle modalità o dei mezzi di comunicazione, ma anche la natura
intrinsecamente sociale dell’ALFABETIZZAZIONE e le forme che
l’alfabetizzazione acquisisce nelle diverse culture.
Nel caso della Media Literacy non possiamo guardare all’alfabetizzazione
come se fosse un set di abilità cognitive di cui gli individui in qualche modo
vengono in “possesso” una volta per tutte.
I media sono una parte integrante del tessuto delle vita quotidiana dei
minori ed essere consapevoli del fatto che gli individui hanno storie di
esperienza con i media che magari si sono verificate in particolari
49
contesti sociali o grazie a particolari “eventi di alfabetizzazione”.
MEDIA EDUCATION
- David Buckingham La Media Education oggi
focus sulla Media Literacy:
Come poter definire la MEDIA LITERACY in modo da poterla anche
insegnare?
E’ possibile specificare le parti costitutive della media literacy e identificare in
quale modo i ragazzi si aspetterebbero di acquisirle?
Buckingham riprende la mappa delle “alfabetizzazioni mediali” ma ne
individua i limiti considerando la media literacy non come un modello
di apprendimento progressivo, ma un modello di valutazione
(assessment)
vedi tabella 3.1 - Cineliteracy: messaggi e valori - pg. 61 di Buckingham.
50
MEDIA EDUCATION
- David Buckingham In sintesi:
La Media Literacy come afferma Roger Silverstone (1999)
contempla la “capacità di decifrare, apprezzare, criticare e comporre”, ma
richiede anche una comprensione più vasta dei contesti sociali, economici
e storici in cui i testi sono prodotti, distribuiti e fruibili dal pubblico.
L’attenzione all’alfabetizzazione riguarda un argomento che viene spesso
trascurato nella ME. Come l’alfabetizzazione implica il leggere e lo
scrivere, così la media literacy deve necessariamente prevedere sia
l’interpretazione che la produzione.
Il modello di apprendimento dei media proposto da Buckingham è finalizzato a
fornire un approccio più dinamico e riflessivo che combina l’analisi critica
e la produzione creativa.
51
MEDIA EDUCATION
- David Buckingham La Media Education oggi
focus sulla Digital Literacy:
Con l’avvento delle tecnologie digitali anche il concetto di alfabetizzazione si
relaziona con la tecnica della digitalizzazione.
Buckingham ammette che siamo sempre più andando verso la
DIGITAL LITERACY
ovvero verso una alfabetizzazione non meramente funzionale.
Pensiamo ai bambini le capacità che devono avere in relazione ai media
digitali non sono confinate alla ricerca di informazioni, non necessitano
di lezioni sull’uso dei media digitali, ma di risorse che permettano loro
di valutare e usare le informazioni in modo critico se devono
trasformarle in sapere.
La digital literacy è qualcosa di più che una questione di protezione dei
bambini dai pericoli dei media digitali.
52
BIBLIOGRAFIA
ADAMOLI, Patrizia, “Oltre il luogo tra virtuale e reale”, in Notarstefano, Giuseppe (a cura di) (2007),
Piccoli grandi messaggi. La scelta educativa nel tempo della multimedialità, Roma, Ave.
BARTHES, Roland, (1963) trad. it. (a cura di Fabbri P. e Pezzini I.), Mitologie, Parma, Pratiche, 1987.
BUCKINGHAM, David (2006), Media Education. Alfabetizzazione, apprendimento e cultura
contemporanea, Trento, Erickson.
BUCKINGHAM, David (2004), Né con la tv, né senza la tv. Bambini, media e cittadinanza nel XXI secolo,
Milano, Franco Angeli.
GIANNATELLI, Roberto e P.C. RIVOLTELLA (2001), Mediare i media. Ruolo e competenze del media
educator, Milano, Franco Angeli.
LIVOLSI, Marino (2003), Manuale di sociologia della comunicazione, Roma-Bari, Laterza Editore.
MASTERMAN, Len (1997), A scuola di media. Educazione, media e democrazia, Brescia, La Scuola.
MORCELLINI, Mario e Pier Cesare RIVOLTELLA (a cura di) (2007), La Sapienza di Comunicare. 10
anni di Media Education in Italia ed in Europa, Roma, Carocci.
RIVOLTELLA, Pier Cesare (2001), Media Education. Modelli, esperienze, profilo disciplinare, Roma,
Carocci.
E inoltre per approfondimenti si consiglia la lettura di:
BRUSCHI, Barbara e Alberto PAROLA (2005), Figli dei media, Torino, Sei.
MORCELLINI, Mario (2004), La scuola della modernità. Per un manifesto della Media Education,
Milano, Franco Angeli.
PAROLA, Alberto (2008), Territori mediaeducativi, Trento, Erickson.
RIVOLTELLA, Pier Cesare (2006), Screen Generation. Gli adolescenti e le prospettive dell’educazione53
nell’età dei media digitali, Milano, Vita e Pensiero.
Scarica

MEDIA EDUCATION - alfabetico dei docenti 2009