Amadeus
Maratona al Gewandhaus
Mozart, Schubert/Liszt, Schumann, Čajkovskij
Emilio Aversano, pianoforte
Orchestra Filarmonica
di Stato “M. Jora” di Bacau
Ovidiu Bălan, direttore
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CD 1 (T.T.: 51:24)
CD 2 (T.T.: 71:22)
Wolfgang Amadeus
Mozart
Robert Schumann
(1756 - 1791)
Concerto per pianoforte e
orchestra in la maggiore
n. 23 K 488
1 Allegro (11:58)
2 Adagio (6:50)
3 Allegro assai (alla breve) (8:57)
(1810 - 1856)
Concerto per pianoforte e
orchestra in la minore op. 54
1 Allegro affettuoso (16:00)
2 Andantino e Rondò (16:47)
ˇ
Pëtr Il’icˇ Cajkovskij
(1840 - 1893)
Franz Schubert
(1797 - 1828)
Wanderer Fantasie in do maggiore
D 760
(trascr. per pianoforte e orchestra:
Franz Liszt)
4 Allegro con fuoco
ma non troppo (6:35)
5 Adagio (7:50)
6 Presto (5:07)
7 Allegro (4:02)
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Concerto per pianoforte
e orchestra in si bemolle minore
n. 1 op. 23
3 Allegro non troppo e molto
maestoso (22:07)
4 Andantino semplice (7:35)
5 Allegro con fuoco (8:49)
Emilio Aversano, pianoforte
Orchestra Filarmonica di
Stato “M. Jora” di Bacau
Ovidiu Bălan, direttore
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guida all’ascolto
te, scolpita a immagine e somiglianza
dell’idea di armonia nella forma, nel ritmo e nella metrica. La conseguente cura
dei molteplici dettagli contenuti nella
scrittura diventa poi decisiva nel definire la linea che racchiude il pensiero come
simbolo di unità mente-cuore, dunque
l’anima dell’uomo. E la scelta dei quattro
concerti vuole riflettere la storia dell’uomo, rivissuta nel canto solitario desolato
struggente, che apre l’Adagio del Concerto K 488 di Mozart, denso di epos
omerico, poiché richiama alla mia mente
quel commovente momento dell’Iliade in
cui il poeta accomuna la stirpe dell’uomo
a quella delle foglie. Quel canto, lo rintracciamo poi, quasi come un figlio, nella
melodia immortale del Wanderer di Schubert, manifesto poetico del romanticismo
musicale. Ancora il canto si trasforma,
sdoppiandosi, nelle fantastiche figure di
Florestan ed Eusebius che percorrono il
Concerto di Schumann, e sfocia infine
nell’eroica figura del solista che deve accettare un confronto impari con un’orchestra sinfonica al completo in tutte le sue
sezioni, come avviene nel Primo Concerto di Čajkovskij.
Mozart, Schubert/Liszt,
ˇ
Schumann, Cajkovskij
Maratona al Gewandhaus
di Emilio Aversano
E
siste una relazione simbolica tra
l’artista, che impegna le energie
della propria natura e tende a perfezionare oltre ogni limite il proprio talento
e il segno della propria personalità, e l’atto
supremo della creazione. Di conseguenza, è quasi “religiosa” la ragione ultima
di questa maratona pianistica, che trae
ispirazione dall’assidua frequentazione
dell’arte dei grandi classici, da Omero a
Platone (quanto hanno influenzato Beethoven!), da Skopas a Michelangelo.
La chiave dell’interpretazione che superi i ristretti confini del “personale” per
specchiarsi nell’“universale” risiede, così
credo, nell’applicare al testo musicale i severissimi principi che governano quell’ar3
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È l’eroe, come Fidippide, il velato protagonista di questa maratona, in quanto essere umano, creazione unica e irripetibile
dalle possibilità illimitate. Il cimentarsi
in un’impresa apparentemente travestita
di “spettacolarità” rappresenta invece la
ricerca della liberazione dell’anima dal
peso del corpo, come ci ricorda la Tomba
del Tuffatore rinvenuta a Paestum, eroe
celebrato per le imprese sportive, ma il
cui tuffo, tuttavia, esprime il passaggio
tra la vita e la morte.
ripiegarsi fra i sentieri dell’inconoscibile
percorre il celebre Adagio 2, canto denso
di malinconia che ricorda quello del pastore Melibeo, il cui destino, improvvisamente privo di certezze e irto di ostacoli,
sembra assurgere a simbolo del dramma
dell’uomo di fronte al mistero della natura. Infine, l’oscurità del fa diesis minore
lascia spazio all’Allegro assai del Finale
in forma di rondò 3, dove i passaggi apparentemente virtuosistici del pianoforte
sono il sapiente svolgimento di una linea
fiorita contraddistinta da spunti melodici
sempre nuovi e sorprendenti. Il Concerto si chiude con un finale concitato che
richiama l’atmosfera festosa di luce e di
colori del solstizio d’estate.
Il Concerto in la maggiore K 488 di Wolfgang Amadeus Mozart, composto per le
Accademie viennesi che si svolsero nella Quaresima del 1786, è probabilmente
fra i più fulgidi esempi di composizioni
musicali classiche. I temi che compongono l’Allegro iniziale 1 hanno carattere
sereno e luminoso, e la delicata tessitura orchestrale accompagna una scrittura
pianistica quasi impalpabile, che si sviluppa come un meraviglioso intreccio di
trame d’artista e pietre preziose. Il tutto
è immerso in un’atmosfera che sembra richiamare le Bucoliche virgiliane, poesia
sospesa tra il sogno e la realtà. Un cupo
La Wanderer Fantasie in do maggiore
D 760 fu composta da Franz Schubert
nel novembre 1822. Non corriamo il rischio di essere troppo netti nel giudizio
se riconosciamo in essa la composizione
pianistica che, con i suoi caratteri intrinseci, rappresenta più di ogni altra,
in sintesi, il manifesto poetico del romanticismo musicale. La Fantasia è articolata in quattro tempi come la sonata
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classica, ma il carattere di novità è il loro
succedersi senza interruzione (Allegro
con fuoco ma non troppo 4, Adagio 5,
Presto 6, Allegro 7). La struttura della
Wanderer si fonda pertanto su una logica ciclica, nella quale ogni movimento si
origina dalla trasformazione di un materiale tematico di base. Dal punto di vista
dell’impianto tonale, questa straordinaria composizione si rivela un vero punto
di partenza per i compositori romantici:
trascurando la “classica” dialettica tra tonica, dominante e sottodominante, essa
fonda i quattro movimenti sui rapporti tra
gli intervalli di terza maggiore (do, mi, la
bemolle, do). Sotto l’aspetto metrico, la
Wanderer è indissolubilmente legata alla
poesia classica. L’uso del ritmo dattilico,
che è alla base del Lied Der Wanderer,
presente al centro della composizione, si
propaga in tutti gli altri movimenti contribuendo a generare un’unità formale ed
emotiva fino ad allora sconosciuta. Franz
Liszt fu profondamente colpito dalla monumentalità della composizione e avvertì
fortemente il desiderio di trasformarla
in partitura orchestrale. Nacque dunque,
nel 1851, la rielaborazione che qui viene
eseguita. Essa ebbe in passato notevole
successo fra i concertisti, che usavano sovente inserirla nel proprio repertorio per
pianoforte e orchestra. Nei tempi moderni, invece, non è facile ascoltarla in sala
da concerto, ma rimane senza dubbio una
pietra miliare nella storia dello strumento.
Il Concerto in la minore op. 54 fu ultimato da Robert Schumann nel 1845, e si
caratterizza per una visione formale “fantastica”, nella quale avvertiamo l’influsso
di quel legame indissolubile tra i movimenti che Schubert aveva sperimentato.
Il secondo e il terzo tempo costituiscono
infatti un tutto unico senza soluzione di
continuità. L’autore lo fa precedere da un
primo movimento composto qualche anno
prima, nel 1841, in forma di fantasia. Non
a caso Schumann amava indicare così sui
programmi da concerto: «1) Allegro affettuoso; 2) Andantino e Rondò». Il desiderio di comporre il Concerto fu espresso
in una lettera che l’autore scrisse a Clara
Wieck nel 1839, un anno prima di sposarla. Nelle intenzioni di Schumann c’era il
raggiungimento di una «via di mezzo tra
la sinfonia, il concerto e la sonata gran5
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de». Se l’anelito del genio tedesco era partorire un testo che succedesse come spirito avveniristico alla Wanderer-Fantasie
di Schubert, possiamo affermare che ciò
ha preso forma nel segno dell’intimità e
dell’eleganza con cui l’intimità si esprime.
Non esiste una composizione originale per
pianoforte e orchestra che sia avvicinabile
al Concerto di Schumann: esso pare infatti riunire la sperimentazione ciclica della
Wanderer di Schubert con la delicatezza
classica del Concerto K 488 di Mozart. I
temi del primo tempo (Allegro affettuoso
1) sgorgano e fluiscono con la freschezza
d’un ruscello d’altura, la melodia pare incedere dapprima mesta, poi interrogativa,
poi contemplativa, poi ancora passionale,
e sembra percorsa ininterrottamente dalla
fragile sensibilità incantata di un infante. L’Andantino 2 è un sommesso ma
fermo dialogo tra pianoforte e orchestra,
inframezzato da un tema di plastica bellezza affidato al violoncello, e sfocia nel
Rondò finale, nel cui tema iniziale, già
annunciato dal clarinetto e dal fagotto
nelle ultime battute dell’Andantino, sembrano riecheggiare i passi della marcia
ideale dei Davidsbündler contro i filistei.
Il movimento conclusivo procede deciso,
delineando una scrittura a tratti tenue ed
a tratti ricca di un’irrefrenabile vivacità
interiore ai limiti dell’eroismo, secondo
le sensibilità inconciliabili di Eusebius e
Florestan, le due espressioni dell’anima di
Schumann. Il concerto si conclude con un
valzer fantastico ove profuma nell’aria la
straordinaria varietà dei sentimenti amorosi per Clara, quasi un affresco preraffaellita pervaso di sensibilità leopardiana.
Il Concerto in si bemolle minore n. 1 op. 23
di Pëtr Il’ič Čajkovskij fu composto tra
il 1874 e il 1875. L’autore ne fece una revisione tra il 1888 e il 1890. La struttura
del Concerto è insolita e, insieme, affascinante. Il celeberrimo tema iniziale del
movimento d’apertura (Allegro non troppo e molto maestoso 3), affidato prima
all’orchestra accompagnata da poderosi
e cristallini accordi del pianoforte, viene ripreso da quest’ultimo e poi suonato
insieme in un grandioso tutti che segna
da subito la climax dell’opera. Così si
configura ciò che è innanzitutto un’introduzione all’idea di concerto per solista e orchestra coltivata da Čajkovskij, e
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l’autore vi espone i motivi su cui fonda
la composizione. Esaurita tale funzione
essa scompare completamente, e non sarà più richiamata successivamente nella
partitura. A questo, crediamo, è dovuto
il successo internazionale di una pagina
di musica che consegue una forte unità
strutturale proprio in virtù di quest’introduzione straordinariamente ricca di
motivi e di atmosfere. L’amore per i temi
popolari della sua terra, per i grandiosi
paesaggi della pianura russa e per la natura, si trasfigura in opera d’arte attraverso
una scrittura pianistica irta di difficoltà
estreme: il loro superamento passa per la
presa di coscienza da parte dell’esecutore
di quest’unità strutturale, da tradursi in
una scansione metrica ferma e risoluta.
L’Allegro con spirito che succede all’introduzione è infatti una sorgente inesauribile di emozioni legate a un’alternanza di
idee tematiche sconosciuta fino ad allora.
È un’alternanza che realizza in musica
il concetto tutto occidentale, “ellenico”,
dell’unità nella molteplicità. La cadenza
“a tempo rubato” si presenta quasi come
un inganno per l’esecutore, una sirena
ammaliatrice e invitante a un “ad libitum”
che farebbe implodere all’istante l’idea
generatrice del concerto. A ben pensare,
è sorprendente quanto l’incedere di questo concerto possa essere accomunato al
periglioso cammino di Ulisse nell’Odissea. Tutto converge verso questo tipo di
interpretazione: la nostalgica malinconia dei vari temi melodici che ricorda la
lontananza dalla patria e dagli affetti familiari, la remota bellezza dei paesaggi,
del sorgere del sole e dei tramonti; la purezza del semplice canto dell’Andantino
4 alternato all’elegantissima atmosfera
danzante del prestissimo centrale; la veemenza del ritmo ternario nel terzo tempo
(Allegro con fuoco 5) e la forza primigenia generata dai passaggi in ottave, sono
tutti elementi comuni a un’opera il cui vero protagonista è l’Eroe, figura simbolica
che a partire dai grandi classici greci e
latini percorre tutta la storia dell’estetica
occidentale. Già Beethoven, con il suo
sinfonismo, aveva posto l’Eroe al centro
della sua Weltanschauung. Čajkovskij
prova senza dubbio lo stesso sentimento
e pone i suoi esecutori dinanzi a un Parnaso colmo di emozioni, il cui approdo è
la Bellezza.
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interpreti
Emilio Aversano
Seguono recitals a Salisburgo, Bruxelles,
al “B. Britten Theatre” at Royal College
of Music di Londra e all’Università di
Oslo con l'Orchestra dell'Università di
Parma. Nel 2008, presso il Teatro Dal
Verme di Milano, ha eseguito una maratona di quattro concerti nella stessa
serata (Mozart K 488, Rachmaninov n.
2, Čajkovskij n. 1 e Liszt n. 2) suscitando l’entusiasmo di Gian Mario Benzing
(Corriere della Sera): «Mai visto nulla
di simile». Nel 2010, al concerto d’apertura delle Serate Musicali di Milano, è
stato protagonista di un’altra maratona
concertistica durante la quale ha suonato
di seguito, oltre ai quattro concerti già
eseguiti due anni prima, anche il Concerto di Schumann. Nel 2013 ha tenuto
a Milano una nuova maratona musicale
e nell’occasione il TG1 ha trasmesso un
servizio con un’intervista al pianista, che
dal Corriere della Sera è stato definito
l’«inventore di un genere». Ancora a Milano, alla Biblioteca Centrale Sormani, è
stato prima in dialogo con Benzing sul
tema Beethoven e la poesia di Omero e
Shakespeare, poi ha eseguito tre Sonate
del compositore tedesco. Su Il Sole 24
S
alernitano di nascita, svolge attività
concertistica in recital (Amici della
Musica di Palermo, Festival di Ravello, anche in collaborazione con il Nuovo Quartetto Italiano, Teatro Politeama di
Catanzaro) e da solista con l’orchestra, accompagnato da Orchestre Filarmoniche
quali Bacau, Ploiesti e la SBS Youth Orchestra della Radiotelevisione di Sidney. Nel 2002 esordisce per la Società dei
Concerti di Milano nella Sala Verdi del
Conservatorio, eseguendo nella stessa serata il Concerto n. 1 di Čajkovskij
e il Concerto n. 2 di Rachmaninov con
l’Orchestra di Bacau diretta da Ovidiu
Bălan. Al successo tributato dagli oltre
1.600 presenti segue la pubblicazione di
un cd live edito da Phoenix Classics, che
ha ricevuto ampi consensi dalla critica
specializzata (Gazzetta di Parma - Gian
Paolo Minardi, Il Sole 24 Ore - Carla
Moreni). Ha poi suonato nella Sala Verdi
del Conservatorio di Torino eseguendo
anche il Concerto K 488 di Mozart, oltre
ai due già in programma a Milano.
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Ore il filosofo della musica Quirino Principe ha scritto: «Incontrando a Milano il
pianista Emilio Aversano avevamo avuto
la viva illuminazione di quanto possa essere colto e raffinato, ellenico ed europeo
insieme, un artista del nostro Sud». Nel
2014 ha tenuto di seguito due maratone al
Konzerthaus di Berlino e al Gewandhaus
di Lipsia.
Vincitore del concorso a cattedra per
titoli ed esami, è docente di pianoforte principale presso il Conservatorio di
Vibo Valentia. Ha conseguito la laurea
in lettere moderne con 110 e lode presso l’Università di Salerno con una tesi su
Dante e la musica. Tra le sue guide, quella prestigiosa di Aldo Ciccolini.
chestra sotto la direzione di importanti
maestri come Eugen Pricope e Igor Ciornei. Oggi annovera 75 elementi, molti dei
quali membri di diversi complessi da camera come Tescana, Trio Syrinx, Quartetto di fagotti Fagottissimo, Quartetto
d’archi Consonante e Duo Capriccio.
Il repertorio dell’orchestra comprende sinfonie, musica sinfonico-vocale e
concerti da camera di tutte le epoche e
di tutti gli stili, dal barocco al classico,
dal romantico al contemporaneo. Oltre
ai concerti settimanali della Stagione
musicale, la Filarmonica organizza rassegne internazionali come il Festival
Enescu Orfeo Moldavo, il Festival di
musica contemporanea, il Laboratorio
di giovani compositori. Negli ultimi
vent’anni l’orchestra ha preso parte a
numerose manifestazioni internazionali, accompagnando i semifinalisti e i finalisti di concorsi pianistici, per violino
e per strumenti a fiato: Citta di Cantù,
Valsesia Musica, Barletta, Brescia, Les
Floraisons Musicales (Aix-en-Provence), Madrid.
Ha collaborato con prestigiose case discografiche come la Electrecord di Bu-
Orchestra Filarmonica di
Stato “M. Jora” di Bacau
H
a tenuto la sua prima apparizione pubblica il 16 ottobre 1956; da
quel giorno è iniziata una costante attività musicale dei membri dell’or9
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carest e ha sostenuto più di mille concerti
tra Italia, Francia, Germania, Spagna,
Grecia, Stati Uniti, Olanda, Austria,
Svizzera, Russia, Ucraina, Moldavia,
Corea. È stata inoltre invitata a partecipare all’Altamura Music Festival on the
greene a New York e al XX anniversario
del Ludwig van Beethoven Festival (Long
Island, Usa, 2001).
Ha poi studiato con J. Fournet, M. Constant e F. Quattrocchi. Nel 1973 è stato
allievo negli Usa di E. Ormandy con la
Philadelphia Symphony Orchestra, di
Sir Georg Solti e la Chicago Symphony,
di Zubin Mehta e la Los Angeles Symphony Orchestra, di Aldo Ceccato e la
Detroit Symphony, di Lorin Maazel e la
Cleveland Symphony, di Pierre Boulez e
la New York Symphony e di Seiji Ozawa
con la Boston Symphony.
Ha vinto The Art Critics Association
Award per l’interpretazione della Nona
Sinfonia di Beethoven e il The Journalists Award per la più ricca attività artistica in Italia nell’anno 2000.
Negli Usa (1988) ha diretto circa 50 concerti con l’Orchestra Sinfonica di Constanza ed è poi stato invitato dall’Altamura Center for the Arts di New York nel
2001.
Ha diretto orchestre in Spagna, Italia,
Germania, Austria, Russia, Olanda,
Grecia. Membro di giuria in importanti
concorsi internazionali, è il Direttore stabile dell’Orchestra e membro della giuria
dell’International Piano and Orchestra
Competition Città di Cantù.
˘
Ovidiu Balan
A
cclamato come uno dei più grandi
direttori d’orchestra provenienti
dalla tradizione europea orientale, ha una carriera ben nota in Europa,
dove ricopre i seguenti incarichi: dal
1968 Direttore esecutivo, Direttore musicale e Direttore principale dell’Orchestra
sinfonica “M. Jora” di Bacau, dal 1995
Direttore principale dell’Orchestra sinfonica di Ploiesti.
Nato nel 1942, ha studiato dapprima presso la Scuola Superiore di Musica e poi al
Conservatorio C. Porumbescu di Bucarest, dove si è laureato con lode nel 1968.
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Amadeus
n. 311 (10/2015)
Periodico registrato al Tribunale di Milano 186/19-03-1990
𝖯 e 𝖢 2015
s.r.l.
Direttore responsabile Gaetano Santangelo
Redazione Andrea Milanesi
Grafica Dario Codognato
Impaginazione Riccardo Santangelo
Registrazione dal vivo 19 ottobre 2014, Gewandhaus, Lipsia (D)
Tecnico del suono Mircea Dragan
Editing e Mastering Lucio Ranieri
In copertina Emilio Aversano (foto di Tecla Doria Nicosia)
N.B.: È possibile scaricare questo booklet in formato digitale
all'indirizzo www.amadeusonline.net/books/201510.pdf
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Amadeus
CD 1 (T.T.: 51:24)
CD 2 (T.T.: 71:22)
Wolfgang Amadeus
Mozart
Robert Schumann
(1810 - 1856)
(1756 - 1791)
Concerto per pianoforte e orchestra
in la maggiore n. 23 K 488 (27:45)
1Allegro
2Adagio
3Allegro assai (alla breve)
11:58
6:50
8:57
1Allegro affettuoso 2Andantino e Rondò
16:00
16:47
ˇ
Pëtr Il’icˇ Cajkovskij
(1840 - 1893)
Franz Schubert
Concerto per pianoforte
e orchestra in si bemolle minore
n. 1 op. 23 (38:31)
(1797 - 1828)
Wanderer Fantasie
in do maggiore D 760 (23:34)
(trascr. per pianoforte e orchestra:
Franz Liszt)
4Allegro con fuoco ma non troppo
5Adagio
6Presto
7 Allegro
Concerto per pianoforte e orchestra
in la minore op. 54 (32:47)
3Allegro non troppo
6:35
7:50
5:07
4:02
e molto maestoso 4Andantino semplice
5Allegro con fuoco
22:07
7:35
8:49
Emilio Aversano, pianoforte
Orchestra Filarmonica di Stato “M. Jora” di Bacau
Ovidiu Bălan, direttore
NON IN VENDITA SEPARATAMENTE DA AMADEUS
SU LICENZA ESCLUSIVA DI SONY MUSIC ENTERTAINMENT ITALY S.P.A.
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