R I V I STA D E L C I N E M ATO G R A FO WWW.CINEMATOGRAFO.IT MENSILE OTTOBRE 2007 N. 10 € 3,50 MOSTRA DA LEONI Ecco i film da non perdere KEIRA LA RIBELLE Sogni e progetti di una diva Festa in maschera Cate Blanchett a Roma dopo la Coppa Volpi veneziana. Insuperabile regina Elisabetta per Shekhar Kapur TENDENZE EXTRA Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano La sezione cult della kermesse capitolina im r p e t n a in a iv r r a ” “ALPHA DOG . m iu m e r P e r t s e r r a TV sul Digitale Te A ottobre su Mediaset Premium. Il grande cinema di Mediaset Premium diventa ancora più ricco. Ogni sera i campioni d’incasso al botteghino ti aspettano sul digitale terrestre. Tutti i lunedì un nuovo blockbuster e il venerdì appuntamento con i film più premiati dalla critica internazionale. 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A R U A P A D O BELL CREDITI NON CONTRATTUALI Medusa Film. Il grande cinema passa per Roma. Seta di francois girard con keira knightley e michael pitt Before the Devil Knows You’re Dead di sidney lumet con ethan hawke, philip seymour hoffman marisa tomei e albert finney La Terza Madre di dario argento con asia argento August Rush di kirsten sheridan con freddy highmore, keri russel johnathan rhys meyers, terrence howard e robin williams rC PUNTI DI VISTA CINEMA TELEVISIONE RADIO TEATRO INFORMAZIONE Nuova Serie - Anno 77 Numero 10 Ottobre 2007 In copertina Cate Blanchett per Elizabeth: The Golden Age Dopo Venezia, Roma: il nostro impegno per il terzo polo cinematografico italiano Dario Edoardo Viganò CAPOREDATTORE d Rivista del Cinematografo DIRETTORE RESPONSABILE Marina Sanna REDAZIONE EDS FA FESTA Dopo Venezia, Roma. Dopo il Premio Robert Bresson consegnato dal Patriarca di Venezia Angelo Scola al regista russo Aleksandr Sokurov, la seconda edizione di Cinema - Festa Internazionale di Roma. Al Lido l’affollata cerimonia di premiazione del Bresson, a cui hanno partecipato il presidente della Biennale Davide Croff, il direttore della Mostra Marco Müller e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, ha testimoniato il decisivo salto di qualità compiuto dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in questi ultimi anni. Un traguardo che consideriamo trampolino di lancio per la costituzione di un terzo polo nel panorama cinematografico italiano, la cui missione sveleremo più avanti. In questa prospettiva, ci presentiamo alla Festa di Roma con un carnet ricchissimo, numerose iniziative che si intrecceranno nei giorni della kermesse per proseguire ad evento concluso. Via il 18 ottobre con la rassegna “I luoghi dello spirito”, che, nell’arco di tre giorni al Monastero di Santa Scolastica nella Comunità Montana dell’Aniene, prevede la proiezione de Il grande silenzio di Philip Gröning, alla presenza dell’autore, The Island di Pavel Longuine e In memoria di me, accompagnato dal regista Saverio Costanzo. Secondo appuntamento in partnership con la Festa sarà il convegno internazionale “Neorealismo e presente dell’immagine. Il reale come progetto del film”, a cui il 23 e 24 ottobre prenderanno parte i maggiori studiosi di cinema italiani e internazionali, critici, filosofi e noti intellettuali. Tra gli altri, Noa Steimatsky (Yale University), Uta Felten (Universität Leipzig) e Laurence Schifano (Université de Paris X Nanterre). Il convegno sarà accompagnato dalla mostra fotografica “L’attimo neorealista. Fotogrammi 1941-1952”, allestita dal 22 ottobre presso la sede del Centro Sperimentale di Cinematografia. Da Roma, città aperta a Ossessione, da Ladri di biciclette a La terra trema, 80 immagini tratte da 33 opere del periodo neorealista, che saranno esposte al Centro Sperimentale fino al 22 novembre e successivamente in tour itinerante a Milano, Lucca, Verona, Venezia, Vicenza e Lecce. Terzo appuntamento della sinergia tra EdS e Festa, la rassegna “Inquietudini critiche”, che presenterà al pubblico i film della discordia, ovvero quelli che hanno spiazzato e diviso la critica italiana: La dolce vita di Fellini, La ricotta di Pasolini e I pugni in tasca di Bellocchio, proiettati dal 22 al 24 in alcune sale romane. Un carnet in piena sintonia con lo spirito che ci anima: l’innovazione della tradizione. Diego Giuliani, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco CONTATTI [email protected] [email protected] [email protected] ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Andrea Agostini, Carlo Amoruso, Pietro Coccia, Ermanno Comuzio, Silvio Danese, Alessandro De Simone, Bruno Fornara, Brando Giannoni, Enrico Magrelli, Luca Malavasi, Massimo Monteleone, Franco Montini, Morando Morandini, Giorgia Priolo, Alessandro Scotti, Eleonora Silvani, Boris Sollazzo, Marco Spagnoli, Paolo Travisi, Davide Turrini, Chiara Ugolini, Paolo Zelati REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007 STAMPA Società Tipografica Romana S.r.l. Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM) Finita di stampare il 26 Settembre 2007 MARKETING E ADVERTISING Eureka! S.r.l. Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] DISTRIBUTORE ESCLUSIVO Pieroni Distribuzioni S.r.l. - Viale Vittorio Veneto, 28 - 20124 Milano ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) euro 110,00 SERVIZIO CORTESIA Direct Channel S.r.l. – Milano Tel. 02-252007.200 Fax 02-252007.333 [email protected] PROPRIETA’ ED EDITORE PRESIDENTE Dario Edoardo Viganò DIRETTORE Antonio Urrata COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta COORDINAMENTO SEGRETERIA Livia Fiorentino DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma Tel. 06-663.74.55 - Fax 06-663.73.21 [email protected] Associato all'USPI Unione Stampa Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali MINI e . Incontro al vertice della tecnologia. Consumi (litri/100km) ciclo misto: da 4,4 (MINI Cooper D) a 6,9 (MINI Cooper S). Emissioni CO2 (g/km): da 118 (MINI Cooper D) a 164 (MINI Cooper S). MINI.IT ´ OMAGGIO A KRZYSZTOF KIESLOWSKI. SPONSOR DI “CINEMA - FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA”. sommario Numero 10 > Ottobre 2007 In copertina 16 Cate Blanchett La Golden Age della diva più trasformista di Hollywood: ieri alter ego di Bob Dylan, oggi regina Elisabetta per Shekhar Kapur (Enrico Magrelli) Servizi 22 Venezia, il dopofestival Bufale d’Oro, tempo da lupi e Leoni ripetenti. Animali e sorprese della 64ª Mostra: tra beffe, contaminazioni e colpi di fulmine (Bruno Fornara, Morando Morandini, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco, Marina Sanna) 32 Keira Knightley A tu per tu con la spigolosa eroina di Espiazione e Seta: su Chanel, Dylan Thomas e la scandalosa duchessa a cui presterà il volto (Federico Pontiggia) FOTO: BRANDO GIANNONI I film 50 54 54 55 57 57 58 58 59 60 61 61 63 63 63 64 66 67 67 68 68 In questo mondo libero Planet Terror L’ora di punta Ratatouille Hairspray 2 giorni a Parigi The Invasion Funeral Party Michael Clayton Becoming Jane Mr. Brooks Away From Her Il buio nell’anima Piano, solo Un’impresa da Dio Stardust Angel Espiazione Il dolce e l’amaro Io non sono qui Cemento armato (A. De Simone, D. Giuliani, F. Pontiggia, V. Sammarco, B. Sollazzo, D. Turrini, P. Zelati) 22 Charlize Theron In laguna per In the Valley of Elah di Haggis Luglio-Agosto 2007 RdC 7 sommario Numero 10 > Ottobre 2007 Speciale 37 Roma Extra Large Anteprima sulla sezione più ricca e sperimentale della Festa. Dalle parole del direttore Mario Sesti ai fatti: Coppola, Malick e Sophia Loren. Con un occhio a Totò e Lucio Dalla e le orecchie ben aperte per le Parole sante di Ascanio Celestini (Federico Pontiggia, Marina Sanna, Eleonora Silvani) Le rubriche 10 Tutto di tutto News, festival, divi e fornelli (Andrea Agostini, Diego Giuliani, Massimo Monteleone, Morando Morandini, Chiara Ugolini) 72 Dvd & Satellite Duri e puri: Katharine Hepburn, Dario Fo, Bruce Willis… (Alessandro Scotti, Federico Pontiggia) 78 Inside Cinema L’arte del sarto (e quella dei sequel) (Franco Montini, Marco Spagnoli) 80 Libri Critici e registi in via d’estinzione (Luca Malavasi, Giorgia Priolo, Paolo Travisi) 82 Colonne sonore Un Lido di note (Ermanno Comuzio, Federico Pontiggia) 8 RdC Luglio-Agosto 2007 16 La metamorfosi di Cate Blanchett. Dopo Bob Dylan, la regina Elisabetta Settembre 2006 RdC 8 TuttoDiTutto Ultimissime in pillole dal pianeta cinema: tendenze, news, divi e fornelli A cura di Diego Giuliani chi fa cosa di Andrea Agostini Irresistibile Kate Dopo Clark Kent, anche Paulo Coelho cede al suo fascino. Kate Bowworth, la Lois Lane di Superman Returns, sarà la protagonista di Veronica decide di morire, tratto dall’omonimo bestseller dello scrittore brasiliano. La storia è quella di una donna che si risveglia in un ospedale psichiatrico, dopo aver tentato invano di suicidarsi, per scoprire che il suo cuore è debole e le rimangono pochi giorni di vita. Diretto da Emily Young, il film sarà girato in inverno a New York. Brillanti per Scarlett Altro che mummia! “Diamonds are a girl’s best friend”. Così cantava Marilyn Monroe ne Gli uomini preferiscono le bionde; e così forse, canterà Scarlett Johansson in Brilliance, storia di ladri, rapine e diamanti, targato Samuel Bayer. Ma cosa c’entra la musica in tutto questo? Colpa dello stesso regista, che ha già voluto l’attrice nel fortunatissimo (e interminabile) video musicale “What goes around…comes around”, hit di Justin Timberlake. Ancora non si sa se Brilliance sarà un musical, ma i motivi per crederlo, almeno per ora, ci sono davvero tutti. Maria Bello come Rachel Weisz. E’ la prova del nove per la bionda protagonista di E.R. e World Trade Center, che nel terzo capitolo de La mummia sostituirà il premio Oscar Weisz per interpretare la coraggiosa Evelyn Carnahan, nel film moglie di Brendan Fraser. Stesso personaggio, ma look differente. La “nuova” Evelyn sarà una donna d’azione, esperta di lotta con la spada, kick-boxing e arti marziali. Non da meno, le comprimarie eccellenti che l'affiancheranno in questa avventura: Jet Li e Michelle Yeoh. Gwyneth della porta accanto Turberà i sonni dei vicini di casa Gwyneth Paltrow. E forse anche troppo, a giudicare dalle premesse. A fare le spese del suo fascino sarà questa volta Joaquin Phoenix. Two Lovers è il titolo del film in cui si troverà a scegliere fra lei, bella e irraggiungibile dirimpettaia, e un’amica di famiglia che i genitori vorrebbero accollargli. Anche se a prima vista sembra la 10 RdC Ottobre 2007 solita commedia romantica, la vicenda assume invece toni drammatici. La regia del progetto è affidata a James Gray, che ha già diretto Phoenix in The Yards e nel drammatico We Own the Night. La Paltrow, di recente sul set per il fratello Jake in The Good Night, tornerà poi sullo schermo in The Iron Man di Jon Favreau. Il fascino della Bosworth miete vittime. Dopo Superman anche Paulo Coelho TuttoDiTutto Morandini in pillole Quello che gli altri non dicono: riflessioni e note a posteriori di un critico DOC di Morando Morandini > 1 Settembre “Provo un’antipatia incoercibile verso qualsiasi persona di cui impongono la fotografia due volte al giorno” (Arthur Waugh, 1903-1966, scrittore inglese). > 2 Settembre Esistono notizie che contano, ma che raramente sono riportate e commentate sulle riviste di cinema. Mediaset ha comprato il 100% del Gruppo Medusa da Fininvest che, a sua volta, possiede il 35,9% di Mediaset. 152 milioni di euro è il valore dell’operazione. Le società del gruppo sono Medusa Film, Medusa Cinema, Medusa Multicinema e Medusa Video, cioè occupano i settori della produzione, della distribuzione, dell’esercizio e dell’homevideo. Alla presidenza del gruppo è stato nominato Carlo Rossella, mentre Giampaolo Letta (non confonderlo con altri Letta) è stato confermato vicepresidente e amministratore delegato. Nel 2006 il gruppo ha registrato un attivo di bilancio di 6, 7 milioni di euro (su ricavi di 195,5 milioni), il 18,3% in più rispetto al 2005. > 5 Settembre Cult-movie è quel film per il quale l’atto di andare a vederlo diventa più importante della stessa visione. > 6 Settembre Negli anni Ottanta a Ferrara, nella sala Boldini di via Previati 18, fu organizzata una rassegna intitolata “I film che avrei voglia di rivedere – Michelangelo Antonioni”. Erano sei: Otto e 1/2 (1963) di Fellini, La règle du jeu (1939) di Renoir, versione originale; Les dames du bois de Boulogne (Perfidia, 1944-45, versione originale) di Bresson; Rashomon (1950) di Kurosawa; Sfida infernale (1946) di John Ford; Quarto potere (1941) di Orson Welles. > 9 Settembre Nel saggio Esquisse d’une psychologie du cinéma; pubblicato negli anni Trenta, André Malraux (1901-76) scrisse: “Una star non è in alcun modo un’attrice che fa del cinema. E’ una persona capace di un minimo talento drammatico, il cui viso esprime, simbolizza, incarna un istinto collettivo. Marlene Dietrich non è un’attrice come Sarah Bernhard: è un mito come Frine”. (So che faccio piovere sul bagnato, ma i giovani non hanno mai preso quella pioggia). > 10 Settembre D’accordo: nel mestiere dello spettatore/critico non bisogna trascurare le emozioni, cioè la propria soggettività. Attenzione, però: nell’emozione c’è una parte di irresponsabilità. 12 RdC Ottobre 2007 Oltre i confini (della realtà) Estero e Second Life: l’Enel Digital Contest apre a nuove frontiere L’Enel Digital Contest guarda oltreconfine. Arrivato alla quarta edizione, il concorso web per videomaker si apre anche all’estero: per inviare le proprie opere, da qualsiasi angolo del pianeta, c’è tempo fino al 31 dicembre, mentre la scadenza per le iscrizioni è fissata per la fine di ottobre. “È stato un crescendo fin dalla nascita - spiega Fabio Cioffi, responsabile new media dell’Enel, che promuove l’iniziativa insieme all’Associazione Amici del Future Film Festival -. Il successo riscontrato ci ha spinto a coinvolgere anche altri paesi. Una scelta per di più coerente con il crescente respiro internazionale della nostra azienda. Come già fatto in Italia, condurremo campagne di comunicazione, mirate soprattutto alle scuole di cinema”. Tema del concorso è il futuro dell’energia. La competizione, a cui è possibile iscriversi dal sito www.enel.it/digitalcontest, è soltanto uno dei canali a cui l’Enel si affida per la sua avveniristica comunicazione. Di recente la compagnia è approdata anche su Second Life: “Tutto sta nell’adeguarsi al linguaggio – dice Cioffi -. La realtà virtuale è un gioco e non un luogo di business. Si presta perfettamente a trasmettere valori e progetti aziendali. Esattamente quello che facciamo sull’isola Enel Park”. Ulteriore conferma è l’attenzione da sempre riservata ai partecipanti al concorso: “Non si esaurisce col premio. Continuiamo a seguire i registi anche dopo, promuovendo i loro lavori. Proprio di recente, oltre che su Second Life, una raccolta dei filmati delle scorse edizioni è stata anche distribuita in edicola”. appuntamenti > 20 Agosto Una buona notizia? In Rai hanno scoperto l’indice di qualità, un sistema da affiancare all’Auditel per conoscere meglio i gusti della platea televisiva. Dovrebbe entrare in funzione all’inizio del 2008, forse lo battezzeranno Qualitel. Non è una novità. Già negli anno ’60 il Servizio Opinioni della Rai rilevava settimanalmente l’indice di gradimento attraverso appositi gruppi d’ascolto. Ricordo che, come critico tv del Giorno, diedi notizia che 8 e 1/2 di Fellini aveva ottenuto un gradimento molto basso, com’era prevedibile. Quell’indice fu gradualmente abbandonato finché lo abolirono, non so in quale anno. Nel 1996 la Rai approvò un nuovo metodo – elaborato col CIRM (Centro Internazionale Ricerche di Mercato) – per ripristinare l’indice di gradimento, ma ad uso interno: meglio al popolo non far sapere quant’è buono il formaggio con le pere. Adesso ci risiamo e staremo a vedere. Rimane una domanda angosciosa: è di sinistra o di destra l’indice di gradimento? Prodotto e Distribuito da: FGF INDUSTRY_www.fgf-industry.com ph. Joseph Cardo www.sweetyears.it TuttoDiTutto f> IL PERSONAGGIO Nome Andrea Guerra Provenienza Santarcangelo di Romagna La colonna sonora d’esordio Viaggio d’amore La migliore colonna sonora Tornando a casa L’ultima colonna sonora L’uomo di vetro > LE SPECIALITA’ cappelletti in brodo e Piadina, tagliatelle con il ragù e amatriciana Carbonara vegetariana con verdure estivo: spaghetti Piatto all’avocado 墍> LA SCELTA E’ uno dei compositori di maggior talento. Lavora moltissimo con il cinema italiano (David per la musica de La finestra di fronte) ma anche con gli americani (La ricerca della felicità), ma per sua ammissione passa più tempo ai fornelli che al pianoforte. “Da buon romagnolo – racconta –, la passione per la cucina me l’ha trasmessa mia madre. Quando sono venuto a Roma, la nostalgia per alcuni piatti mi ha portato a cucinare, che è anche un modo per rilassarmi. Avendo lo studio in casa, i fornelli sono un appuntamento quotidiano”. Così ai piatti romagnoli ha aggiunto quelli della sua seconda città, ma con alcune varianti come l’amatriciana vegetariana. La creatività la esprime anche in nuove pietanze. Per i mesi caldi suggerisce un condimento semplice ma alternativo per gli spaghetti: un pesto di avocado (mezzo a persona), limone, olio, sale e pepe. L’intervista si conclude con uno scambio: una ricetta dei tortini di cioccolato. 14 RdC Ottobre 2007 CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA - ROMEFILMFEST Sito web www.romacinemafest.org Dove Roma, Italia Quando 18-27 ottobre Resp. Presidente Goffredo Bettini tel. (06) 454683900 fax. (06) 454683700 E-mail [email protected] II edizione del grande evento - un festival che è innanzitutto una festa per il pubblico - dedicato al cinema ma anche alla città del cinema per eccellenza e ai suoi luoghi simbolici. Si svolge in gran parte all’Auditorium Parco della Musica, e si articola in cinque sezioni principali fra cui la Competizione per 14 film inediti di autori internazionali. UNIMOVIE – FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA BREVE Sito web www.unimovie.it Dove Pescara, Italia Quando 3-6 ottobre Resp. Alessandro Nico Savino tel. (06) 87450909 (rifer. a Roma) fax. (06) 87450910 E-mail [email protected] CHICAGO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL Sito web www.chicagofilmfestival.com Dove Chicago (Illinois), USA Quando 4-17 ottobre Resp. Michael Kutza tel. (001-312) 6830121 fax. (001-312) 6830122 E-mail [email protected] XLIII edizione per il più anziano festival mondiale del Nord America a carattere competitivo. Sullo schermo previsti 150 lungometraggi, ed anche “corti”, documentari, opere studentesche. FESTIVAL GRINZANE CINEMA Sito web www.grinzane.it Dove Stresa (Verbania), Italia Quando 10-13 ottobre Resp. Stefano Bellu tel. (011) 8100111 (rif. a Torino) fax. (011) 8125456 E-mail [email protected] V edizione della rassegna dedicata al rapporto tra cinema e letteratura. Previste varie sezioni, fra cui quattro per proiezioni cinematografiche e approfondimenti tematici (“Dalla letteratura al cinema”, “I luoghi del cinema”, “Letteratura, cinema, informazione”, “Cibo letto, cibo guardato”). Incontri e dibattiti con personalità dello spettacolo e della cultura. XI edizione della manifestazione che presenta cortometraggi da ogni parte del mondo e di ogni genere (anche documentari, animazione e videoarte), selezionati nei due concorsi (nazionale e internazionale). Prevista una rassegna sul cinema breve messicano. RELIGION TODAY FILM FESTIVAL Sito web www.religionfilm.com Dove Bolzano-Trento-RomaNomadelfia-Ferrara-Milano, Italia Quando 4-28 ottobre Resp. Lia G.Beltrami tel. e fax. (0461) 981853 E-mail [email protected] FILMS FROM THE SOUTH Sito web www.filmfrasor.no Dove Oslo, Norvegia Quando 4-11 ottobre Resp. Lasse Skagen tel. (0047-22) 822480 fax. (0047-22) 822489 E-mail [email protected] XVII edizione della vetrina scandinava competitiva sul cinema dell’America Latina, Africa e Asia. Lungometraggi a soggetto, documentari e corti. X edizione del “Festival internazionale di cinema e religione”, inteso a promuovere la conoscenza delle opere in cui l’esperienza religiosa assume una cifra estetica su cui riflettere. Il tema odierno è “Conflitto e compassione nei percorsi della fede”. Tre sezioni (film a soggetto, documentari, corti). XXVI edizione del prestigioso festival sul cinema muto mondiale, organizzato dalla Cineteca del Friuli e da Cinemazero. Rarità ritrovate e classici restaurati. Fra le retrospettive: “L’altra Weimar” e il periodo muto di René Clair. Ospita la XII edizione di FilmFair, fiera del libro e del collezionismo cinematografico. WARSZAWSKI MIEDZYNARODOWY FESTIWAL FILMOWY Sito web www.wff.pl Dove Varsavia, Polonia Quando 12-21 ottobre Resp. Stefan Laudyn tel. (0048-22) 6214647 fax. (0048-22) 6216268 E-mail [email protected] XXIII edizione della rassegna competitiva di lungometraggi internazionali a soggetto e documentari. E’ il più grande happening di cinema in Polonia. EUROVISIONI 2007 Sito web www.eurovisioni.it Dove Roma, Italia Quando 14-18 ottobre Resp. Henry Ingberg tel. (06) 59606372 fax. (06) 59606571 E-mail [email protected] XXI edizione del festival internazionale di cinema e televisione. Il colloquio di quest’anno (16-18) verterà sul futuro del finanziamento della produzione e creazione audiovisiva, messo a rischio dai cambiamenti prodotti dalla rivoluzione digitale e sulla diversità culturale. CINEKID Sito web www.cinekid.nl Dove Amsterdam, Olanda Quando 14-21 ottobre Resp. Sannette Naeye tel. (0031-20) 5317890 fax. (0031-20) 5317899 E-mail [email protected] XXI edizione della manifestazione competitiva internazionale di cinema, televisione e new media, indirizzata ai bambini e ai ragazzi. festival del mese di Massimo Monteleone divi al fornello di Chiara Ugolini LE GIORNATE DEL CINEMA MUTO/PORDENONE SILENT FILM FESTIVAL Sito web www.cinetecadelfriuli.org/gcm Dove Sacile - Pordenone, Italia Quando 6-13 ottobre Resp. David Robinson tel. (0432) 980458 (riferimento a Gemona - Udine) fax. (0432) 970542 E-mail [email protected] CON E Una STella CadrÀ e Inizierà La magia DAL 12 Ottobre AL CINEMA COVER STORY La regina Dall’alter ego androgino di Bob Dylan ai sontuosi panni della sovrana Elisabetta: Shekhar Kapur consacra la Golden Age della trasformista Cate Blanchett. In anteprima a Roma DI ENRICO MAGRELLI è nuda Ottobre 2007 RdC 17 A dieci anni dall’Oscar per Elizabeth, Cate Blanchett di nuovo nei panni della sovrana inglese ess is back. La regina Elisabetta è tornata. Lunga parrucca rossa con i boccoli a ingentilire l’armatura da condottiera in sella a un destriero la cui criniera è stata cotonata per ben comparire nei fotogrammi e negli schizzi di qualche pittore/cronista di guerra. La sovrana guarda il cielo squassato dai lampi e il mare in tempesta dove si avanzano minacciose le navi della Armada spagnola del cattolico Filippo II di Spagna, deciso a distruggere il regno della protestante e B 18 RdC Ottobre 2007 vergine regina. Cate Blanchett indossa la collezione di parrucche e i bellissimi costumi, degni di una nomination al premio Oscar, con la precisione, la dedizione, la metamorfosi anatomica che ne fanno una delle attrici più sorprendenti e straordinarie del cinema contemporaneo. Non a caso è la donna/interprete che meglio di ogni altro (meritata la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia) afferra lo spirito e l’anima di un uomo, Bob Dylan, in Io non sono qui di Todd Haynes. Per il regista Shekhar Kapur, nato a Lahore nella British India negli anni Quaranta, la regina Elisabetta è una passione storica e una vocazione cinematografica. Figura complessa e maestosa gli appare, nel suo splendore, sovradimensionata rispetto alla vita. Personaggio, persona e personalità che evocano il mito e sollecitano la predilezione di Kapur per il cinema epico, per il kolossal “old fashion” nella composizione figurativa, nel lusso da esposizione delle sequenze e nei tempi del racconto. Nei titoli di coda si segnala un prestito da La figlia di Ryan di David Lean. Storie votate all’eccesso figurativo e mélo tipiche dei generi della metà del Novecento, percorse, però, repentinamente da accensioni, da nodi emotivi, da fragilità svincolati dall’avvicendarsi dei secoli. Elizabeth - The Golden Age (inaugura la Première della Festa del Cinema di Roma) è il secondo capitolo di un’agognata trilogia dedicata alla regina d’Inghilterra, immaginata da Kapur. Il regista ha voluto che fosse di nuovo Cate Blanchett a scivolare morbidamente nella pelle di Elisabetta, come aveva già fatto magnificamente nel 1998 con Elizabeth (interpretazione con la quale l’attrice aveva vinto l’Oscar). A distanza di quasi dieci anni la Blanchett resta sublime e affronta il ruolo come se fosse al suo primo incontro con il personaggio. Non imita se stessa e non si appoggia alle effimere certezze di una perfomance riuscita e importante per la sua COVER STORY PER TUTTI I GUSTI Del Toro, Redford, Lumet e un antipasto di Winx: il cartellone dalla A alla Z PREMIÈRE Elizabeth: The Golden Age di Shekhar Kapur Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola Across the Universe di Julie Taymor Rendition di Gavin Hood Silk di François Girard Giorni e nuvole di Silvio Soldini Rumore di Henry Bean e Martin Schmidt The Dukes di Robert Davi Into the Wild di Sean Penn Things We Lost in the Fire di Susanne Bier EVENTI SPECIALI La terza madre di Dario Argento (Premiére) Before the Devil Knows You Are Dead di Sidney Lumet (Fuori concorso) No Smoking… ! di Anurag Kashyap (Focus India) La recta provincia di Raoul Ruiz (Omaggio a Raoul Ruiz) Winx – Il segreto del regno perduto di Iginio Straffi (anteprima 35’ – Alice nella Città) August Rush di Kirsten Sheridan (Alice nella Città) Come d’incanto di Kevin Lima (Alice nella Città) On dirait que… di Françoise Maire (Alice nella città – Cinema 2007) CONCORSO Caotica Ana di Julio Medem Le deuxième souffle di Alain Corneau Hafez di Abolfazl Jalili La giusta distanza di Carlo Mazzacurati L’amour caché di Alessandro Capone Fugitive Pieces di Jeremy Podeswa Ce que mes yeux ont vu di Laurent de Bartillat Reservation Road di Terry George Mongol di Sergei Bodrov Barcelona, un mapa di Ventura Pons L’uomo privato di Emidio Greco El pasado di Hector Babenco Juno di Jason Reitman And the Spring Comes di Chang Wei Gu FUORI CONCORSO L’abbuffata di Mimmo Calopresti Leoni per agnelli di Robert Redford Liebesleben di Maria Schrader ALICE NELLA CITTA’ > CONCORSO Un château en Espagne di Isabelle Doval Have Dreams, Will Travel di Brad Isaacs Buddha Collapsed Out of Shame di Hana Makhmalbaf And When Did You Last See Your Father? di Anand Tucker Seachd: The Innaccessible Pinnacle di Simon Miller Canvas di Joseph Greco Choose Connor di Luke Eberl La tête de maman di Carine Dardieu La misma luna di Patricia Riggen Partes usadas di Aaron Fernandez Survivre avec les loups di Vera Belmont September di Peter Carstairs Into the Faraway Sky di Isao Yukisada Meet Mr. Daddy di Kwang Su Park carriera. Le sue vibrazioni, i suoi scatti nervosi, i suoi smarrimenti, i suoi momentanei cedimenti, i suoi desideri trattenuti e traslati sono una tela leggera e resistente che sostiene tutto il film. Un film con una messa in scena fastosa e ondivaga e con una pletorica eterogeneità stilistica. La protagonista riesce sempre a governare la vicenda con la stessa abilità con cui governa, nella storia, il suo Paese. Aiutata in questa impresa dagli altri attori. Nel cast ci sono anche Rhys Ifans e Geoffrey Rush nella parte di Sir Francis Walsingham. Su tutti svetta Samantha Morton. Una Maria di Scozia che diventa indimenticabile nonostante le poche scene previste dal copione. Sorrisi abbozzati, sguardi raggelanti, gesti secchi, in questo sequel, Elisabetta si prepara alla guerra con la Spagna, forte di un numero imponente di navi e soldati, e mentre cerca di salvare il suo trono e di garantire al suo popolo un lungo periodo di prosperità e di pace si innamora, alla sua maniera, di un avventuriero, di un “pirata” di mare e di cuori, Sir Walter Raleigh (Clive Owen dice le battute e sorride pensando ad Errol Flynn). La sceneggiatura, la colonna sonora, le eccentriche scene di corte e la bella sequenza della battaglia navale confermano che la “golden age” che Kapur custodisce nella sua memoria visiva è quella dell’adorata e fiera Regina e quella dei drammi storici, delle spettacolari fiction, regali di una Hollywood diventato un relitto nel fondo del mare come i vascelli dell’Invincible Armada. Cate Blanchett o Bob Dylan? Accanto Del Toro in Things We Lost in the Fire > FUORI CONCORSO Pride di Sunu Gonera Il nostro Rwanda di Cristina Comencini e Carlotta Cerquetti Die Drei Rauber di Hayo Freitag Ottobre 2007 RdC 19 COVER STORY UN COCKTAIL PER CATE? Feste e spazio Vip, con fiumi d’alcol e vista sul tappeto rosso. Frutto dell’immaginazione? Le prove dicono di no. E insieme ai giornalisti, inchiodano anche Volo, Cappuccio... Agli habitué della scorsa edizione è rimasta impressa per gli aperitivi al tramonto. Quelli che hanno alzato un po’ il gomito non la ricordano invece per niente. A giudicare dalle foto in circolazione, bisogna però dare ragione a quei pochi che l’hanno vissuta da sobri: la MINI Lounge è un gran bel posto, dove si fanno feste e incontrano Vip. Scatti impietosi del 2006 ritraggono un Fabio Volo particolarmente alticcio e molesto, Eugenio Cappuccio in amabile corteggiamento di 20 RdC Ottobre 2007 una sconosciuta e poi ancora orde di giornalisti assalire il buffet di sushi alla festa dello Young Directors Project. A prova della serata restano gadget in forma di rudimentali megafoni gialli e inossidabili amori nati con vista sulla cavea e il tappeto rosso. Premesse e promesse impossibili da rifiutare: per la seconda edizione, insieme alla squadra di Hollywood Party, si sono già prenotati Lucio Dalla e Peter Bogdanovich. Che per il tè delle cinque non passi anche la regina Cate Blanchett? (D.G.) sonypictures.it Venezia > Il dopofestival La Mostra delle beffe Tempo da lupi e pronostici impazziti: la 64ma edizione ha riservato più di una sorpresa di Marina Sanna foto Carlo Amoruso, Pietro Coccia, Brando Giannoni 22 RdC Ottobre 2007 L’arrivo a sorpresa di Chahine, accanto Ang Lee si tiene stretto il Leone e lascia la Bufala d’Oro alla Theron e Paul Haggis (sopra) Ottobre 2007 RdC 23 Venezia > Il dopofestival A CHACUN SON CINEMA dovrebbe essere il motto di tutti i festival, specie di una giuria formata da soli registi. Era prevedibile che il risultato quest’anno sarebbe stato difficile da partorire. Ognuno di loro, pensiamo non solo al presidente cinese Zhang Yimou ma anche all’australiana Jane Campion, al messicano Alejandro Iñarritu o all’olandese Paul Verhoeven, proviene da paesi e culture distanti, e non solo dal punto di vista geografico. Gli stessi rappresentanti italiani, Emanuele Crialese e Ferzan Ozpetek, hanno percorsi formativi diversi, uno con background americano, l’altro con le sue radici turche. Così il Leone d’Oro al posto di vincerlo Paul Haggis per il toccante In the Valley of Elah, con l’immenso Tommy Lee Jones, o il superfavorito Abdellatif Kechiche Premiati e felici: Hafsia Herzi, protagonista di La graine et le mulet e, a lato, il regista Abdellatif Kechiche ECCO I PREMIATI Il bis di Ang Lee a due anni da Brokeback Mountain. Regia a De Palma, Giuria ex-aequo per Kechiche e Todd Haynes. Coppa Volpi a Cate Blanchett e Brad Pitt LEONE D’ORO al film Lust, Caution di Ang Lee LEONE D’ARGENTO per la regia Redacted di Brian De Palma PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA (ex aequo) La graine et le mulet di Abdellatif Kechiche Io non sono qui di Todd Haynes COPPA VOLPI MASCHILE Brad Pitt - The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford di Andrew Dominik COPPA VOLPI FEMMINILE Cate Blanchett - Io non sono qui PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un attore o attrice emergente Hafsia Herzi - La graine et le mulet OSELLA per il contributo tecnico Rodrigo Prieto - direttore della fotografia di Lust, Caution OSELLA per la sceneggiatura Paul Laverty - In questo mondo libero di Ken Loach LEONE SPECIALE PER L’INSIEME DELL’OPERA Nikita Michalkov - 12 PREMIO ORIZZONTI Sügisball di Veiko Öunpuu PREMIO ORIZZONTI DOC Wu Yong di Jia Zhang-ke MENZIONE SPECIALE Kagadanan sa Banwaan ning mga Engkanto di Lav Diaz LEONE DEL FUTURO “Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis” La zona di Rodrigo Plà per La graine et le mulet è andato a Lust, Caution. Per una volta si è arrivati alla fine della Mostra col fiato sospeso, i pronostici impazziti, nessuna certezza e tempo da lupi. Poi lo “scandalo”: Ang Lee, di nuovo. E allora che cosa dire di In questo mondo libero di Ken Loach, attualissimo nel tema, immigrati di tutte le nazionalità che cercano di sopravvivere a Londra, e una 24 RdC Ottobre 2007 Due anni dopo, rivince Ang Lee. E scatta il provincialismo italiano straordinaria protagonista (Kierston Wareing), di cui non sappiamo praticamente nulla, e che avrebbe meritato a maggior ragione la Coppa Volpi? E il grande vecchio Youssef Chahine, dato per moribondo e arrivato a sorpresa a Venezia per accompagnare il suo meraviglioso Le chaos? Chi l’ha visto (è passato l’ultimo giorno del Concorso) tifava per un premio, almeno della Giuria, invece il suo melò folgorante, ricco di citazioni e dialoghi brillanti, non ha ricevuto neanche una menzione. O la distribuzione nelle sale. Eppure il colpo di coda del festival era proprio in Le chaos, carico come una soap opera, melenso come Via col vento e straripante di disordini e corruzione, metafora della situazione in cui vivono oggi gli egiziani del Cairo. Condivisibile o meno, la giuria ha premiato Ang Lee, a distanza di due anni dall’altro Leone d’Oro (I segreti di Brokeback Mountain). Il regolamento non impedisce che un regista possa vincere più di un Leone nel corso della sua carriera e qui la dimostrazione della piccolezza da cui non riusciamo ad emanciparci: i fratelli Dardenne si sono portati a casa due Palme d’Oro, rispettivamente per Rosetta e L’enfant. E’ vero, è successo a distanza di sei anni e forse questo fa la differenza, ma in mezzo Il figlio aveva vinto per l’interpretazione maschile e a dirla tutta L’enfant non è il loro film migliore. Lust, Caution non è affatto brutto, anzi è la prova della Aleksandr Sokurov riceve dal patriarca Scola il Premio Bresson della RdC. Sullo sfondo Gaetano Blandini bravura e versatilità del taiwanese Ang Lee, che a seconda del genere confeziona sempre un ottimo prodotto. Casomai, come accade raramente, i film belli erano molti e sceglierne uno su tutti era quasi impossibile. Tra i momenti più commoventi di questa edizione infatti, oltre all’abbraccio del 99enne Manoel De Oliveira al nostro premiato Aleksandr Sokurov, e Bernardo Bertolucci con il Leone alla carriera poggiato sul deambulatore, ci sono anche quelli passati vedendo Lust, Caution. MISSIONE SIMPATIA Delude l’Italia in Concorso: si abbandoni la spocchia per ricominciare a sorridere Non si può chiedere di più a Fabrizio Gifuni. Presente alla Mostra di Venezia con due titoli, Il dolce e l’amaro (con Lo Cascio, in Concorso) e La ragazza del lago (Settimana della Critica), l’attore romano prova a sorreggere il cinema italiano, portandolo in braccio. Questa volta non è stato un gran successo, eccezion fatta forse per l’esordio di Molaioli, applaudito da pubblico e critica. Per il resto, il trittico della selezione ufficiale, Porporati-FranchiMarra, delude le aspettative di quanti, noi in primis, speravano in un’affermazione forte, a livello internazionale, del giovane cinema nostrano. Sarà per un’altra volta. Intanto ci si interroghi su altro, su quella patina di presunzione che ha accompagnato i tentativi dei registi in questione di controbattere alle polemiche: non sarebbe stato meglio affrontarle con un sorriso, magari prendendosi meno sul serio? L’auspicio è che si possa ripartire proprio da questa immagine, in barba alla spocchia e in braccio alla simpatia. VALERIO SAMMARCO Ottobre 2007 RdC 25 Venezia > Il dopofestival I Fantastici 4 La detective-story pacifista di Haggis, il biopic visionario su Bob Dylan e non solo: gli imperdibili del concorso secondo Morando Morandini (*) In the Valley of Elah di Paul Haggis. “Che cosa siamo diventati?” si domanda Michael Moore in Sicko. In modi diretti o indiretti si sono così interrogati De Palma, Haynes, Demme e tanti altri prima di loro, rispondendo a Maupassant: già due secoli fa scriveva che bisogna diffamare la guerra. Il canadese Haggis lo ha fatto con una “detective-story” in cui un padre, patriottico reduce dal Vietnam, fa appendere in una scuola la 26 RdC Ottobre 2007 bandiera a stelle e strisce a testa in giù, segnale per dire “siamo in gravi difficoltà, aiutateci!”. Io non sono qui di Todd Haynes. “Io non sono qui” (B. Dylan), “Io è un altro” (A. Rimbaud). È un biopic a mosaico, il più originale, visionario, multiplo, difficile e libero nella storia di Hollywood. C’è dentro l’America di ieri e le sue visioni, le sue lotte. Uno dei miti della cultura e della controcultura nordamericana è messo in immagini e suoni (una trentina di canzoni) in forma di ballata frantumata, che rievoca l’effervescenza anche politica degli anni Sessanta. Entra nella testa di Dylan e poi ne esce per sei volte. In mezzo una miracolosa Cate Blanchett in bianconero. La graine et le mulet di Abdellatif Kechiche. Hanno scritto che è imperfetto e troppo lungo (151’). Lo è, imperfetta, questa storia di avventura, un sogno, una ricerca di dignità. Data la sua oralità – che è Richard Gere; Hafsia Herzi et le mulet; Gli amori di Rohmer e Heath Ledger sapienza registica nel dirigere gli attori e nel dare l’impressione di una realtà colta nel vivo con digressioni e sospensioni, è lungo, non prolisso. Pochi, però, ne hanno colto la ricchezza tematica, la complessità, la desolazione di un finale sottotono in cui muore il protagonista: vecchio e stanco, povero e arabo. Gli amori di Astrea e Céladon di Eric Rohmer. In una Gallia immaginaria del V secolo d.C. abitata da nobili, pastori, druidi e ninfe - è la storia di un amore contrastato (dall’interno, soprattutto). Appare assurda, inverosimile benché filtrata da una premeditata e leggera ironia, ma vi si ritrovano i temi e le costanti stilistiche dell’autore. È un film che esige pazienza dallo spettatore non rohmeriano. Se l’avrà avuta, si godrà l’ultima mezz’ora in cui vedrà come si può mettere in immagini la sensualità con arte e grazia. (*) Tra i 23 film in concorso per me almeno dieci erano “da vedere”, cioè da consigliare agli amici. I quattro che ho scelto sono in ordine alfabetico per registi. “Dei 23 titoli in gara, almeno 10 erano da consigliare agli amici” Ottobre 2007 RdC 27 Venezia > Il dopofestival Poker Colpo di fulmine: Redacted Blog e videodiari di un finto plotone in Iraq: De Palma punta sulla falsa testimonianza, per raccontare la verità sulla guerra QUANTO DOBBIAMO CHIEDERE alle immagini oggi? Il mondo come rappresentazione, la verità, l’illusione confortante, la prova che sono finte-vere? Secondo me l’ultima cosa. La prova che sono quel che sono, la traccia del vero nella coscienza del falso, l’esposizione del “filtro”. Redacted è fornito col sottotitolo “a fictional documentary”. Uno legge, l’altro spara cazzate, un altro li riprende e un altro ancora riprende quello che lo riprende, poi sono al posto di blocco, urlano, hanno paura, si annoiano, sparano, uccidono, ridono, i soliti marines dei soliti film di guerra dalle solite guerre americane. Sono attori, ma ricalcano i documenti (videotape dei soldati, blog di Internet, reportage giornalistici, videocamere di sorveglianza) e anche il modello scelto dalla regia finisce per richiamare un ricalco dei tentativi di cinema-verità (dall’autocitazione di Vittime di guerra e di memorabili spezzoni di Kubrick – con un’estrazione musicale da Barry Lyndon, la Sarabanda di Haendel per dilatazioni temporali – al gesto 28 RdC Ottobre 2007 iperrealistico delle cineprese di Salvate il soldato Ryan, Tigerland, brandelli di Lettere da Iwo Jima. Ecco, queste “lettere” sono già altri tempi, per Brian De Palma. Non riesco a sapere esattamente né dalle dichiarazioni di De Palma, né dal press-book, quanto e in che perimetro le immagini siano ricopie, a partire dal fantomatico video della violenza carnale di una quindicenne irachena, poi uccisa e bruciata, con corollario dello sterminio della sua famiglia. Ricalcando scrupolosamente i documenti, De Palma rifà tutto con gli attori, costruendo nel mondo di fiction un’ipotesi di verità accertata. Questa scelta accende un’attenzione diversa dello spettatore. Come nuovo “effetto straniamento” posiziona lo spettatore nell’“effetto”, spingendo a considerare l’incoscienza e lo spudorato nichilismo dei personaggi come una distorsione più ampia, sociale, culturale, da cui nasce un gesto critico motivato e ineludibile. Impresa “novissima”, da Leone d’Oro. SILVIO DANESE L’indiano “andersoniano” di The Darjeeling Limited; sotto, Claude Chabrol tra Valeria Cavalli e Ludivine Sagnier Le chaos di Youssef Chahine e Khaled Youssef. È un melodramma sociale intinto di colori e umori da anni Cinquanta. Un quartiere popolare del Cairo. Un poliziotto corrotto e brutale desidera una giovane donna innamorata di un integerrimo giudice. Nel finale, un mare di gente occupa ogni spazio, i cattivi si arrendono e il mondo (almeno in un film!) prende un’altra direzione. Chahine, 81 anni, non si preoccupa di fare il moderno: fa il suo mestiere di regista appassionato e libero. d’assi Appunti e note a margine di Bruno Fornara. Dal melodramma sociale di Chahine a Kechiche, che manca la vittoria (ma fa la parte del Leone): la Mostra in 4 film The Darjeeling Limited di Wes Anderson. Tra le ultime leve americane, lo stravagante Wes Anderson viaggia in un mondo a parte con personaggi che pensano di avere un obiettivo ma, appena si muovono, deviano dal percorso: per una certa qual attrazione per l’instabile. Tre fratelli vanno in India, in cerca della madre, suora in un monastero himalayano. E il film si perde subito per strada, si innamora di colori e profumi, si mette a girovagare su se stesso. Incantevole, leggero Anderson! Nessuno meglio di lui sa fare del perdersi un luogo di piccoli turbamenti e inutili delizie... La graine et le mulet di Abdellatif Kechiche. Non ha vinto il Leone d’oro ma resta il più bel film del concorso. Due ore e mezza dentro un turbine di affetti e sentimenti. Dentro il desiderio del sessantenne Slimani di rifarsi una vita e aprire un ristorante. Si mobilitano tutti, l’ex moglie, l’amante, figli e figlie, per preparare una prima cena esemplare. Kechiche nuota dentro le situazioni, va dritto al cuore delle persone, insegue ogni attimo, vibra in sintonia con ogni personaggio. Cinema esuberante, felice di raccontare e guardare. La fille coupée en deux di Claude Chabrol. La storia è divisa tra uno scrittore cinico e un ricco giovanotto viziato e mentalmente instabile. Come sempre in Chabrol, la borghesia sta al centro e in alto. Gli altri, anche la volenterosa ragazza, le si aggrappano, per venire poi abbandonati al loro destino. Il film fila come un diretto. Chabrol non ha bisogno di fare commenti o inventarsi arditezze stilistiche. Tutto è talmente chiaro e semplice: così va il mondo. E basta. Ottobre 2007 RdC 29 Venezia > Contaminazioni Cinema a regola d’arte Il pittore Schnabel dedica Berlin a Lou Reed. Produttore al Lido, Tsai Ming-liang gira invece al Louvre Di Federico Pontiggia Julian Schnabel in quadrettoni d’artista; sopra, Tsai Ming-liang e Lee Kang-sheng a Venezia Schnabel, ricci e capricci… Perché Lou Reed? “Perché mi piace. Mi piacciono i suoi ricci”. Ironica e divertita, è la ragione per cui l’artista-regista Julian Schnabel ha dedicato a Lou Reed Berlin, a Venezia in Orizzonti Doc. Del ventennale amico e compatriota Lou Reed, Schnabel filma l’esecuzione dal vivo dell’album Berlin, composto nel 1973, affossato dal flop commerciale e resuscitato nel 2006. Il rockumentary riprende il primo alla St. Ann’s Warehouse di New York - dei cinque concerti di Berlin: Schnabel era stato chiamato da Reed per curarne l’allestimento scenico, al posto del compenso, ha chiesto e ottenuto di riprendere le esibizioni. D’altra parte, il leader dei Velvet Underground era già finito 20 anni fa nel libro CVJ: Nicknames of Maitre D’s and Other Excerpts from Life, in cui Schnabel fondeva “elementi della mia e della sua vita”. Il risultato è “non il film di un concerto, ma un’opera in cui Reed canta e suona, diventando il narratore della sua vita”. Sullo sfondo scenografico con stampe cinesi e immagini fluttuanti realizzato da Schnabel, Reed è ripreso con la consueta t-shirt rossa, mentre le sequenze del concerto vengono inframmezzate da due corti: Caroline, girato dalla 23enne figlia di Schnabel, Lola, protagonista Emmanuelle Seigner, e Floating Forniture. Al Lido in camicia scozzese - quasi un cliché per lui - e crema solare, Schnabel prima fa le fusa - “Si vede che voglio bene a Lou? Era ciò che volevo emergesse più di ogni altra cosa...” – e poi tira la zampata d’artista: “Un film che mi è piaciuto? Le scaphandre et le papillon (da lui diretto e premiato per la miglior regia all’ultimo festival di Cannes, ndr)”. Tsai, Salomé al museo Tsai Ming-Liang al Louvre. Produttore e scenografo di Help Me Eros, diretto dal suo attore-feticcio Lee Kang-sheng e in concorso alla Mostra, Tsai girerà presto nel museo parigino. Sul set nel 2008, il film ruoterà intorno alla figura di Salomè, e nel cast troveremo Lee Kang-sheng, Maggie Cheung e JeanPierre Leaud. Se è “impossibile” che venga in futuro diretto da Lee, Tsai della collaborazione nello scandaloso Help Me Eros dice: “Lavoriamo insieme da tanto tempo, qui ci siamo invertiti le parti, ma non è cambiato nulla. Non mi interessa se e quanto l’abbia influenzato: il film mi piace molto”. DAL 26 OTTOBRE AL CINEMA SO “Se non mi spogliassi, il mio mestiere sarebbe monco” 32 RdC Ottobre 2007 Personaggi “Adoro i personaggi romantici, meglio se tratti da romanzi”, rivela la diva Knightley. Tra orgoglio e pregiudizi, spigoli e spot, il suo futuro “cartaceo”: Seta, Dylan Thomas e una scandalosa duchessa di Federico Pontiggia GNANDO Keira eira: “Adoro interpretare personaggi romantici, meglio se tratti da romanzi: con un libro hai più materiale da cui attingere, più elementi per studiare il ruolo”. Knightley: “Sono così di costituzione. L’anoressia la conosco, ne hanno sofferto mia madre e mia nonna, ed è un male assai più complicato: non bastano le fotografie delle top model sui rotocalchi per farlo insorgere”. Keira Knightley: “Essere il volto di Chanel rinnega il mio impegno civile? Non credo. Le riviste di moda devono proporre facce da sogno. Il problema è un altro. E’ che ci dovrebbero essere anche volti di donne comuni, vecchie o giovani, belle o brutte che siano”. Classe 1985, figlia di un attore e di una sceneggiatrice, sofferente nell’infanzia di presunta dislessia, la Knightley è arrivata al successo con Sognando Beckham, l’ha K Folla di ammiratori per Keira Knightley, star in Mostra consolidato con King Arthur per crearsi il definitivo posto al sole con la trilogia Pirati dei Caraibi. Sulla saga Disney, al Lido l’efebica Keira ha rivelato due cose: “No, non ci sarà una quarta puntata, tre è il numero perfetto”; “Chi bacia meglio fra Orlando Bloom e Johnny Depp? Direi James McAvoy, il mio partner in Espiazione...”. Fin qui tutto bene, ordinario bon ton made in Hollywood, come stigmatizza lo stesso McAvoy: “Fosse stata qui non con me, ma con Bloom o Depp avrebbe detto lo stesso di uno di loro…”. Ma il meglio, il Keira-style, deve ancora venire: “Il mio e quello di voi giornalisti sono universi paralleli, senza punti di tangenza”, ovvero: “Il mio lavoro è il film, non la vendita del film”. In altre parole, meno “ossute”, il suo interesse è altrove, sul set: “Cerco qualcosa di nuovo, ruoli intellettualmente stimolanti, come la Ottobre 2007 RdC 33 Personaggi ”Il successo è un corollario, voglio fare ciò che mi piace” Cecilia di Espiazione (in origine il regista Joe Wright aveva pensato a lei per il ruolo della middle Briony, ndr), che considero il migliore della mia carriera”. Amante del turismo, gelosa senza isterismi della propria privacy, non esclude in futuro “di poter far convivere maternità e professione”, ma per ora chiude la porta: “Nessuna cerimonia potrebbe uguagliare le mie nozze sul grande schermo: sono stata sposata cinque volte nei film, ho avuto tre bambini e innumerevoli proposte. Basta, e avanza”. E poi, con snobismo preppy, torna a graffiare: “Il successo è un corollario, voglio fare quello che mi piace”. Finora il piacere maggiore Keira l’ha trovato nelle trasposizioni: la prima – e unica – nomination agli Oscar l’ha ottenuta prestando volto e corpicino a Elizabeth “Lizze” Bennet in Orgoglio e pregiudizio, adattamento da Jane Austen. A suo agio tra trini e merletti, con Pride and Prejudice la Knightley incrocia per la prima volta Joe Wright, destinato a dirigerla nell’altra trasposizione doc di Espiazione da Ian Mc Ewan e nello spot della maison Chanel: “Non avevo letto Atonement, anche se era fra i romanzi che mia madre mi ha regalato negli anni. La lettura del copione mi ha fatto piangere: per questo ho partecipato al film. Mi sono subito innamorata del personaggio di Cecilia, una gran donna, a mio giudizio, anche se priva di direzione. E poi la storia 34 RdC Ottobre 2007 della ragazza che cresce e diventa donna l’avevo già esplorata con Joe in Orgoglio e pregiudizio”. Incroci del destino, se Keira è stata Lizze, è invece Anne Hathaway a portare sullo schermo la sfortunata Jane Austen, che, prima della celebrità letteraria, si innamora dell’Irishman James McAvoy in Becoming Jane. Corsi e ricorsi cine-letterari, che per Keira non si fermano qui: nel carnet dell’attrice, troviamo Seta dal bestseller omonimo di Sopra e a lato, Seta da Baricco; qui, Keira con James McAvoy in Espiazione Baricco Première alla Festa di Roma (“Ma non credo di accompagnarlo, dovrei essere sul set”) e, progetto sulla carta assai più lusinghiero, The Edge of Love, biopic di Dylan Thomas, il più pazzo e alcolizzato dei poeti inglesi, nel quale affiancherà un’altra skinny diva, Sienna Miller. Non è finita: il 23 settembre a Londra sono partite le riprese di The Duchess, basato sulla biografia della scandalosa aristocratica inglese Giorgiana, duchessa di Devonshire. Coproduzione franco-inglese tra Pathé e BBC Films, accanto alla settecentesca duchessa Keira troveremo Ralph Fiennes, in un inno al British style. Non dovrebbero mancare scene di nudo, che per la Knightley non sono mai state un problema: “Se non fossi disposta a togliermi i vestiti sul grande schermo, non avrei la possibilità di esplorare una vasta area del mio mestiere”. Decisamente più arduo metterla a nudo in un’intervista… Domenico Procacci presenta GIOVANNI CAPOVILLA VALENTINA LODOVINI AHMED HAFIENE GIUSEPPE BATTISTON CON IVANO MARESCOTTI E CON LA PARTECIPAZIONE DI FABRIZIO BENTIVOGLIO lagiusta distanza UN FILM DI CARLO MAZZACURATI Soggetto Doriana Leondeff Carlo Mazzacurati Doriana Leondeff Carlo Mazzacurati Marco Pettenello Claudio Piersanti Scenografia Giancarlo Basili Costumi Francesca Sartori Suono Remo Ugolinelli Montaggio Paolo Cottignola Direttore della Fotografia Luca Bigazzi Una produzione Fandango con Rai Cinema Prodotto da Domenico Procacci Regia di Carlo Mazzacurati Sceneggiatura www.kataweb.it/film/lagiustadistanza DAL 19 OTTOBRE AL CINEMA EXTRA LARGE Sophia Loren, Terrence Malick e le nuove tendenze: alla scoperta della “meglio” sezione della Festa di Roma Ottobre 2007 RdC 37 Speciale Roma > Cult Documelò folgoranti, saggi filosofici, film muti in bianco e nero, incontri con grandi autori. E’ il programma di Extra, la cui scommessa è in parte già vinta, come ci racconta in anteprima il direttore Mario Sesti di Marina Sanna 38 RdC Ottobre 2007 ALTRE NELLA GRANDE FESTA, tra Première, Concorso, Alice nella città, incontri, proiezioni ed eventi collaterali, c’è il rischio di perdersi. Per questo vale la pena di soffermarsi sulla sezione che tra tutte risponde più all’idea di festival, nel senso artistico e sperimentale del termine. A distanza di un anno Extra è cresciuta, meglio si è dimezzata, le opere in anteprima, europea o internazionale, sono diventate 16 più 13 fuori concorso, mentre nella precedente edizione si aggiravano intorno alle 45. Snellimento e maggiore VISIONI Ottobre 2007 RdC 39 Speciale Roma > Cult razionalizzazione nella scelta dei titoli sono quindi i criteri guida della squadra di Extra, diretta da Mario Sesti, che speriamo non soccomba (mediaticamente e non solo) sotto il peso del Concorso e le anteprime di gala. La selezione è sorprendente e i prodotti in competizione confermano l’esistenza di un fenomeno che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede: l’evoluzione del documentario che, alla ricerca di spazi maggiori, si contamina e attinge da altri generi, creando a sua volta un sub-genere. Primo tra tutti il norvegese Natural Born Star, un vero e proprio documelò su Fred Robsahm, in arte attore e nella vita marito di Agostina Belli. Strappalacrime, commovente, originale, una storia vera che perdura nella coscienza dello spettatore a distanza di settimane. Non meno accattivante (e intelligente) l’esperimento di Guido Chiesa (lo stesso del Partigiano Johnny), Le pere di Adamo, che associa le previsioni meteorologiche, o meglio la stratificazione delle nubi ai mutamenti sociali, le precipitazioni ai movimenti e alla precarietà del nostro tempo, inteso come epoca e condizione climatica (la massima è: le cose precipitano, le emozioni prendono il sopravvento poi tutto finisce e torna il sereno). Straziante, e privo di enfasi, è il belga La position du lion couché di Mary Jimenez, prodotto dai fratelli 40 RdC Ottobre 2007 Dardenne. In un centro di accoglienza per malati terminali, Anne cerca di organizzare la propria morte in funzione dei suoi amici, i primi a sentire la sua mancanza. “Ormai parlare di documentario è inesatto – dice Sesti - . Penso sia l’unico dei generi tradizionali cinematografici che vive un grande All’appello Coppola, Demme e, sopra, addirittura il marito di Agostina Belli rigoglio e perciò prende un po’ dappertutto, così in Extra ci sono opere molto comiche o molto drammatiche, altre che assomigliano al giornalismo di inchiesta, biografie come L’universo di Keith Haring che ripercorre la vita dell’artista fin dall’infanzia con un eccellente materiale di repertorio, o saggi filosofici: è il caso di Le pere di Adamo di Guido Chiesa. Ho l’impressione che il cinema italiano abbia ancora potenzialità inespresse”. Un esempio oltre a Chiesa? Franco Battiato. Niente è come sembra sono 70 minuti pieni di concetti, di dialoghi ma trattati con emozione. Il bello di questi documentari è che a fronte di un rigore, inevitabile nel momento in cui devi ricostruire un fatto, c’è l’emotività che solitamente appartiene alla finzione. Senza tenere conto che oggi quando vai al cinema hai spesso un’impressione di déjà vu, come se tutti i buoni soggetti fossero già stati raccontati. Non è il caso di Forbidden Lies… La vicenda di Norma Khoury, autrice del libro Forbidden Love, è impressionante. Ha inventato l’omicidio della sua amica giordana da parte del padre e del fratello ed è diventata una scrittrice di bestseller, poi due giornalisti hanno trovato alcune incongruenze e incominciato un’inchiesta. Ce lo racconta Anna Broinowski in un docuthriller pieno di colpi di scena. Tante storie realmente accadute sono più romanzesche di quelle scritte per i film. Cult e gli altri, qual è la differenza? Per il concorso, quindi cult, le opere devono avere la caratteristica di cinema della realtà, che chiamiamo “documentario”, ed essere almeno delle anteprime europee, quindi inedite in Italia e in Europa. Gli altri invece o sono dei film di finzione o non sono anteprime. Auschwitz di Saverio Costanzo è inedito, ma è la cronaca di un viaggio al seguito di Walter Veltroni, prodotto dal Comune di Roma. Fuori competizione c’è anche il nuovo documentario di Jonathan Demme su Katrina, New Home Movies From the Lower 9th Ward. E’ ambientato a New Orleans a distanza di un anno dalla tragedia dell’uragano. Il titolo fa riferimento alle case prefabbricate di uno dei IN TAXI TO THE DARKSIDE ALEX GIBNEY INDAGA SULLE TORTURE DEL DOPO 11 SETTEMBRE Ottobre 2007 RdC 41 Speciale Roma > Cult quartieri più poveri e quindi devastati della città. Ho preferito metterlo fuori concorso per dare agli altri le stesse opportunità. E il bianco e nero di Rolf De Heer? Dr. Plonk è un film sorprendente. Il protagonista è uno scienziato del secolo scorso che, convinto che la terra morirà, costruisce una macchina del tempo e parte alla scoperta del futuro. In realtà, il nostro presente. Muto, in bianco e nero, con didascalie e commento al pianoforte è molto di più che un omaggio al cinema delle origini. In concorso vorrei segnalare anche In Prison My Whole Life, prodotto dall’attore Colin Firth, che racconta la storia di Mumia Abu Jamal, un giornalista ex membro delle Pantere Nere, condannato a morte nel 1982 per l’omicidio, presunto, di un agente di polizia. Poi c’è Pop Skull di Adam Wingard, che ha uno stile psichedelico costruito con montaggio, ritmo e inquadrature incredibili, tanto che all’inizio una didascalia sconsiglia la visione a soggetti epilettici. Attraverso una continua stimolazione di immagini e suoni viene riprodotto nello spettatore lo stato estremo della coscienza del protagonista, che non riesce a capire se ha assistito realmente a un omicidio. Qual è la scommessa di Extra? Diventare qualcosa di diverso dai festival tradizionali. Buona parte del Il direttore di Extra Mario Sesti e Niente è come sembra di Battiato. Sopra Le pere di Adamo GIOVENTU’ COPPOLIANA IL GODFATHER DEI REGISTI TORNA CON UN LOW BUDGET DA PREMIÈRE A ridosso della Seconda Guerra Mondiale, la vita del professore rumeno Dominic Matei cambia drasticamente, in seguito a un incidente. Costretto alla fuga, si sposta tra Romania, Svizzera e Malta, arrivando a toccare l’India. E’ la scarna sinossi di quello che “rappresenta un nuovo periodo nella mia carriera”: Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola, uno dei pezzi forti della sezione Première. Dopo dieci anni di assenza, il Godfather dei registi ritorna dietro la macchina da presa per un low-budget girato a Bucarest. Sullo schermo, il romanzo Gioventù senza gioventù del controverso antropologo e storico della religioni rumeno Mircea Eliade, apprezzato, tra gli altri, da 42 RdC Ottobre 2007 Giovanni Papini e Julius Evola. Coppola ha scritto la sceneggiatura e prodotto il film con la sua American Zoetrope. Del cast fanno parte Tim Roth, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Marcel Lures e un “uncredited” Matt Damon, il registro dovrebbe essere drammatico, con escursioni nel genere thriller. Ma da Coppola è lecito – e auspicabile – aspettarsi di tutto… FEDERICO PONTIGGIA programma, per esempio, sono gli incontri con gli autori che poi sperimentano una piccola, ma consistente, tradizione che abbiamo già all’Auditorium. I duetti con gli attori e registi. Pensiamo che stabilire un rapporto di intimità immaginaria con un attore o un regista di un film amato sia un’esperienza significativa e non univoca. Autori importanti come i fratelli Coen hanno apprezzato molto questa opportunità. Il contatto con il pubblico? Non solo. Oggi un grande autore viene trattato da giornali e tv come chiunque altro, sei importante nel momento in cui sei presente e hai al massimo 5 minuti per parlare del tuo prossimo film. L’idea che ci si prenda del tempo per parlare con attenzione e nel dettaglio è un privilegio e non è detto che un regista famoso riesca a ottenerlo. Come avete convinto Coppola? Non è stato facile, il dialogo con lui dura da parecchio. Era dibattuto se farlo o meno, quali sequenze utilizzare. Con Antonio Monda stiamo scegliendo le immagini, forse faremo vedere un documentario sulla sua famiglia, girato da un italiano, che ripercorre le rotte dei primissimi avi arrivati a San Francisco. Anche se la vera perla è l’inafferrabile Terrence Malick. E’ da un anno che ci stiamo lavorando. Ha accettato solo a patto di parlare di cinema italiano, i suoi pezzi forti saranno Totò, Sedotta e abbandonata, Il posto e Lo sceicco bianco. UNPRINCIPEIN VESPA Totò guida la carica degli omaggi: con Jane Fonda e Sophia Loren, per scoprire il Novecento inedito di Depardieu e Bertolucci (e ascoltare le Parole sante di Celestini) di Eleonora Silvani DOCUMENTARI, FILM DI FINZIONE, videoarte, cinema per il web. Ma anche retrospettive e incontri con grandi maestri a cominciare dal più misterioso di tutti, Terrence Malick, e un faccia a faccia con il pubblico della divina Sophia Loren in occasione della consegna del premio Acting Award. Inoltre la seconda parte del focus sull’Actors Studio con le testimonianze di attrici del calibro di Jane Fonda e Cloris Leachman, la Frau Blucher di Frankenstein Junior, passando per gli omaggi a Totò, con il documentario Un principe chiamato Totò che contiene l'inedita Principessa di Lucio Dalla, Freda, Kim Arcalli, Ferreri, Grifi e la lezione di cinema di Bernardo Bertolucci che, a 31 anni di distanza, incontrerà nuovamente Depardieu sullo sfondo di alcune sequenze mai montate di Novecento. E per finire, nel mosaico che compone la sezione più avanzata di Cinema - Festa Internazionale di Roma, non poteva mancare la televisione con l’anteprima di Donne assassine di Herbert Simone Paragnani, una crime story con Donatella Finocchiaro e Sabrina Impacciatore prodotta da Fox Italia, Ottobre 2007 RdC 43 Speciale Roma > Cult DENUNCIA O INTIMISMO, LO SCOPO E’ INCHIODARE A UN INTERROGATIVO ma girata in Argentina, e la presenza di Joel Surnow, autore del rivoluzionario 24. Insomma Extra è una tela infinita che abbraccia temi e generi, formati e mezzi, attori e registi un po’ ovunque nel mondo. A caccia di tesori nascosti, Mario Sesti si è lasciato guidare da uno sguardo libero, portando alla luce tasselli che brillano per linguaggio innovativo e forza dei temi affrontati. Che si tratti di documentari o di finzione, i film raccontano la nostra epoca, senza che nulla o quasi venga tralasciato: guerre, genocidi, sentimenti, riflessioni sull’arte, la vita, la morte e, non ultimo, il cinema. L’ottica può essere strettamente privata - l’ammaliante dittico costituito da Children e Parents del semisconosciuto regista islandese Ragnar Bragason, e il dolente My Fair Son del cinese Cui Zi’en - o scopertamente pubblica - il grandioso affresco Namibia: The Struggle for Liberation del veterano Charles Burnett e l’atto d’accusa War Dance di Sean Fine e Andrea Nix, che affronta la tragedia dei bambini sopravvissuti al genocidio in Uganda ma su tutto prevale la volontà di non distogliere mai la macchina da presa dalla realtà, perché Extra privilegia il cinema che bandisce l’autoreferenzialità e inchioda lo spettatore a un punto di domanda. Non a caso la parte del leone nella sezione la fa il concorso dedicato al documentario, genere interrogativo per eccellenza, con titoli spiazzanti, The Gates di Antonio Ferrera e Albert Maysles. Sopra Bernardo Bertolucci 44 RdC Ottobre 2007 intensi, corrosivi. Su quali puntare? C’è solo l’imbarazzo della scelta: da La sombra del iceberg di Hugo Domènech e Raul Montesinos, autopsia della famosa foto del miliziano ucciso in battaglia che nel ’36 fece la fortuna di Robert Capa ma che oggi induce a ben più profondi quesiti sull’eticità di mostrare la morte al lavoro, a Parole sante di Ascanio Celestini, epopea di un gruppo di precari impiegati in call center, a The Gates di Antonio Ferrera e Albert Maysles, l’arte nel suo farsi attraverso la ventennale gestazione di un’installazione degli artisti Christo e Jeanne-Claude. E dietro a tutto, anzi prima di tutto, il cinema. Dove sta andando e come sta cambiando attraverso l’analisi del linguaggio e della fruizione, a partire dal web, ma anche il cinema come era e come continuerà ad essere nelle parole di Coppola e Malick. Autori dallo spirito mai domato ed eccentrici per vocazione: il primo continuamente dentro e fuori l’industria, l’altro probabilmente l’ultimo dei maverick. Musica e Parole sante: Lucio Dalla e Ascanio Celestini Ottobre 2007 RdC 45 Speciale Roma > I pezzi forti LA CLASSE DEL VICHINGO DALL’ISLANDA UN REGISTA (E DUE DOCUMENTARI) SU CUI SCOM Viene dalla fredda Islanda, ha 36 anni, ha realizzato più di ottanta produzioni tra cinema, video musicali, documentari e pubblicità, eppure continua a essere poco noto anche tra gli addetti ai lavori. Filmaker autodidatta di grande talento, muovendosi tra circuiti e festival indipendenti si è CADUTO SUL CAMPO MORTE DI UN MILIZIANO DI ROBERT CAPA: LIMITI, DILEMMI MORALI E RETROSCENA DI UNO SCATTO CHE HA FATTO STORIA Il 5 settembre 1936 il fotografo Robert Capa è a fianco dei miliziani della Confederación Nacional del Trabajo. E’ il giorno in cui scatta una delle foto più famose, Morte di un miliziano, quella che lo fa conoscere in tutto il mondo aprendogli le porte del successo. A cinquanta anni di distanza Doménech e Riebenbauer si interrogano su quell’immagine: fu il caso a favorire Capa o Capa a manipolare la realtà? Fu giusto o no ritrarre il miliziano mentre incontra la morte? E soprattutto, la foto andava resa nota o sepolta negli archivi? Il documentario non offre risposte, semmai lascia aperto un interrogativo ancora più profondo: esiste un limite invalicabile anche per l’arte? ESPERIMENTO IN ROSA IL CASO DONNE ASSASSINE: FINOCCHIARO E IMPACCIATORE IN ARGENTINA PER SFIDARE IL MERCATO Gli esterni sono stati girati a Torino, gli interni in Argentina. Capita quando un’idea produttiva supera i confini nazionali e coniuga un budget ridotto alla professionalità: location limitate, sequenze il più possibile realizzate in interni, pochi personaggi ma affidati ad attori esperti quali Donatella Finocchiaro, Giorgio Colangeli e Sabrina Impacciatore. Ma Donne assassine è anche un prototipo che si alimenta di modelli famosi, a cominciare dalla serie Requiem City, andata in onda su Fox e girata proprio in Argentina, nel tentativo di imporre uno stile riconoscibile. Una scommessa di Fox Italia che punta a stupire gli appassionati di thriller, quelli che hanno fatto la fortuna del canale Fox Crime. 46 RdC Ottobre 2007 METTERE: RAGNAR BRAGASON, CON LE SUE VARIAZIONI SULLA FAMIGLIA STILE MIKE LEIGH costruito una fama sotterranea e ora è in attesa della consacrazione. A Roma Ragnar Bragason arriva con due titoli, Children (2006) e Parents (2007), variazioni sul tema della famiglia, raccontate in uno stile che si ispira a Mike Leigh, Jean-Luc Godard e John Cassavetes. Il risultato è sorprendente per intensità e rigore. Presto sapremo se è definitivamente nato un autore. KEITH HARING & SOCI “IMPACCHETTATORI” D’OPERE D’ARTE E AVANGUARDIA D’AUTORE: DIETRO LE QUINTE DELLA CREATIVITA’ Lo stato dell’arte secondo due documentaristi che hanno indagato la creatività della coppia Christo e JeanneClaude, famosi per aver impacchettato alcuni tra i più importanti monumenti al mondo, e di Haring, pittore divenuto un vero e proprio fenomeno sociale. Gli uni portavoce di un’arte concettuale per eccellenza, l’altro in grado di arrivare facilmente al grande pubblico, pur essendo agli antipodi si rivelano tuttavia accomunati dalla passione, dalla costanza nel perseguire le idee e i progetti, dalla capacità di incidere nell’immaginario. Entrambi i documentari, The Gates di Ferrera e Maysles e L’universo di Keith Haring di Christina Clausen, si avvalgono di rari materiali d’epoca e interviste che, oltre a ripercorre il cammino degli artisti, compongono un quadro sociale particolarmente significativo. IL BRASILE DEI CONTRASTI SEQUESTRI E CHIRURGIA ESTETICA NELLA TERRA DELLA DISPERAZIONE: UN RITRATTO IMPIETOSO Il Brasile è il paese dove si praticano il maggior numero di interventi di chirurgia plastica. E’ anche quello del maggior numero di sequestri lampo. Esiste una correlazione tra i due primati? Sì, secondo Kohn, che partendo da testimonianze spietate, in Manda bala – Send a Bullet ricostruisce una realtà agghiacciante: molti ricchi brasiliani vengono prima sequestrati e poi amputati di parti non vitali per spingere i familiari a pagare il riscatto. Da qui il ricorso alla chirurgia estetica. Ma se non ci fosse l’enorme divario tra immensamente ricchi e immensamente poveri (che è una delle piaghe brasiliane), tutto questo accadrebbe? Kohn è allievo del leggendario Errol Morris e sfodera uno stile che dimostra quanto bene abbia imparato la lezione. Ottobre 2007 RdC 47 #REDITINONCONTRATTUALI ISTITUTOL UCE CINEMAFESTAI NTERNAZIONALED IR OMAI STITUTOL UCE CINEMAFESTAI NTERNAZIONALED IR OMAI STITUTOL UCE CINEMAFEST )34)454/,5#%3P! 6IA4USCOLANA 2OMA TEL FAX WWWLUCEIT SOCIETgDELGRUPPO #INECITTg(OLDING STAI NTERNAZIONALED IR OMAI STITUTOL UCE CINEMAFESTAI NTERNAZIONALED IR OMAI STITUTOL UCE CINEMAFESTAI NTERNAZIONALED IR OMA SELEZIONEUFFICIALE INCONCORSO SELEZIONEUFFICIALE FUORICONCORSO SEZIONEEXTRA ALTREVISIONI ,´5/-/02)6!4/ ,´!""5&&!4! !53#(7)4: 5NFILMDI %MIDIO'RECO 5NFILMDI -IMMO#ALOPRESTI 5NDOCUMENTARIODI 3AVERIO#OSTANZO #ON4OMMASO2AGNO -YRIAM#ATANIA 'IULIO0AMPIGLIONE #ON$IEGO!BATANTUONO 'mRARD$EPARDIEU 6ALERIA"RUNI4EDESCHI $ONATELLA&INOCCHIARO .INO&RASSICA 0AOLO"RIGUGLIA %LENA"OURYKA ,ORENZO$I#IACCIA ,ELE.UCERA Punto critico: manuale per DA NON in PERDERE ☺☺☺☺☺ CAPOLAVORO ☺☺☺☺ sopravvivere alle uscite sala ☺☺☺ BUONO ☺☺ DISCRETO ☺ DELUDENTE IN QUESTO MONDO LIBERO IN SALA Coerente e irriducibile: dal “solito” Loach, un orgoglioso e riuscito ritorno ai temi del lavoro REGIA Con Genere Distr. Durata KEN LOACH Kierston Wareing, Juliet Ellis Drammatico, colore Bim 96’ “Il solito Loach”, commentava qualcuno con aria ironica dopo la proiezione veneziana di In questo mondo libero, l’ultimo grande film della prolifica coppia Loach-Laverty, di ritorno sulle scene solo un anno dopo l’aver trionfato sulla Croisette con Il vento che accarezza l’erba. Evidentemente è spiazzante riconoscere che Ken Loach sia uno degli ultimi registi rimasti a seguire fedelmente, da anni, un percorso programmatico serio, preciso e coerente, immune dalle mode e, soprattutto, senza quei compromessi “d’essai” che gli avrebbero fruttato molti più premi nel corso della sua lunga carriera. Bastava essere un po’ più furbi, dare un colpo al cerchio ed uno alla botte (ma veramente e non come è stato ingiustamente accusato di aver fatto in Il vento che accarezza l’erba), smussare qualche tono (magari con qualche bella metafora) e, cosa più importante, “sapersi rinnovare”. Cosa voglia veramente dire quest’ultima frase ancora non è ben chiaro; di sicuro c’è solo che viene usata come arma a doppio taglio nei confronti di alcuni autori quando e se (come lo stesso Loach ha fatto nell’intenso ed incredibilmente sottovalutato Un bacio appassionato) provano a seguire un taglio narrativo leggermente diverso dal solito. La protagonista di In questo mondo libero si chiama Angie (Kierston Wareing), è una donna sulla trentina e ha un figlio di nome Jamie. Ha fascino ed energia, e proviene da una famiglia operaia molto rispettabile e molto orgogliosa; per campare lavora sodo (viene definita come “la migliore”) in una delle tante agenzie interinali situate a Londra. Un giorno, senza una ragione valida, la donna viene licenziata e quindi, superati i primi momenti di sgomento, decide, insieme all’amica e coinquilina Rose (Juliet Ellis), di fare un rischioso investimento e aprire una propria agenzia per la selezione del personale. Per acquisire clienti e cominciare a guadagnare, le decisioni da prendere sono drastiche: sfruttare PRECARIATO E IMMIGRAZIONE: LA NOVITÀ È NEL PUNTO DI VISTA DEGLI SFRUTTATORI 50 RdC Ottobre 2007 iFilmDelMese Ottobre 2007 RdC 51 FOTO: BRANDO GIANNONI iFilmDelMese decine di lavoratori immigrati senza il permesso di soggiorno, perlomeno fino a quando le cose miglioreranno un po’. Ma la situazione peggiora drasticamente quando Angie, ormai 52 RdC Ottobre 2007 accecata dalle “logiche di mercato”, si trova ad affrontare il sottobosco della malavita e, contemporaneamente, un gruppo di lavoratori che la sua agenzia ha involontariamente truffato. Dopo aver raccontato la difficile condizione di lavoro dei messicani a Los Angeles in Pane e rose (2000) e la difficoltà di integrazione dei pakistani in Inghilterra (Un bacio appassionato, 2004), Loach torna a parlare di immigrazione ma, questa volta, predilige il punto di vista degli sfruttatori piuttosto che quello, forse inflazionato e “troppo facile”, degli sfruttati. Tutta l’abilità di Paul Laverty (giustamente incluso nel bizzarro palmares veneziano) come sceneggiatore si evince da come l’ambivalente personaggio di Angie – descritto dallo stesso Loach come “il prodotto della controrivoluzione thatcheriana, che ha posto l’accento sugli affari e sulle capacità imprenditoriali, che ha premiato l’atteggiamento in cui ci si fa strada e si cerca di avere successo sgomitando” – riesca ad incarnare le contraddizioni di una società in cui passare da sfruttata a sfruttatrice (“tanto lo fanno tutti”) viene naturale e non comporta, perlomeno a livello conscio, un così grande travaglio morale. Loach e Laverty hanno compreso (proprio come Costa Gavras in quel capolavoro agghiacciante che è Il cacciatore di teste) che la vera tragedia del nostro tempo si chiama “precariato” e affidano ai dialoghi tra Angie e i genitori (alcuni dei momenti più alti di tutto il film) il compito di illustrare un conflitto/confronto generazionale che, ormai, sembra senza soluzione. E se la pellicola è così efficace, buona parte del merito va assegnato a Kierston Wareing, splendida semi-esordiente che conferma il fiuto di Ken Loach in quanto scopritore di talenti. All’interno di un festival in cui il cinema italiano propone un fiacco remake di Quei bravi ragazzi (Porporati), una fiction imbarazzante (Marra) e celebra “il valore politico della masturbazione” (Franchi), un film come In questo mondo libero rappresenta una boccata d’aria fresca nonché una grande lezione di stile. Il solito Loach quindi? Sì, e non ne siamo mai stati così contenti. PAOLO ZELATI ☺☺☺☺ Istituto di Studi Teologici e Storico Sociali Terni Narni Amelia Maria Grazia Cucinotta Raz Degan Claudio Malaponti Krzysztof Zanussi Franco Battiato Pasquale Scimeca Vittorio Moroni Francesco Salvi Enrico Brizzi Enrico Lo Verso Alvaro Buela www.studioimago.it Paolo Bianchini filmfestival popoliereligioni Terni, terza edizione dal 4 all’11 novembre ‘07 per informazioni:WHOZZZÀOPIHVWLYDOSRSROLHUHOLJLRQLLWLQIR#ÀOPIHVWLYDOSRSROLHUHOLJLRQLLW come raggiungerci da Roma:GLUH]LRQH)LUHQ]HXVFLWDD2UWHGLUH]LRQH7HUQL6SROHWRXVFLWD7HUQL2YHVW Ministero per i Beni e le Attività Culturali Fondazione Diocesi di Terni Narni Amelia Comune di Terni Università di Perugia 3ROR6FLHQWLÀFR Didattico di Terni Cassa di Risparmio di Terni e Narni iFilmDelMese PLANET TERROR Splatter sanguinolento con patina d’antan. Rodriguez convince col suo Grindhouse REGIA Con Genere Distr. Durata ROBERT RODRIGUEZ Rose McGowan, Marley Shelton Horror, colore Medusa 105’ Un inchino per la coppia più horror del mondo: il principe del reame tarantiniano Robert Rodriguez e la nuova eroina Rose McGowan, insieme sul set di Planet Terror (presto in quello di Barbarella) e nella vita. E’ vero, far concentrare un americano medio per più di tre ore è utopia, ma dopo aver visto il Tex-Mexploitation del regista di Sin City, è sempre più incomprensibile il flop di Grindhouse. Rodriguez ci regala un horror splatter filologicamente corretto: sensuale, violento, sanguinolento, perfetto film di serie b da sala grind di trent’anni fa. Un film mordi e fuggi, con montaggio a scatto, salti di pellicola e un esilarante finto trailer (Machete) per ridipingere l’atmosfera di sale puzzolenti e provinciali in cui emarginati (adolescenti nerd, latitanti, senzatetto, maniaci) guardavano altri emarginati (lesbiche, assassini, neri, matti da legare). Intendiamoci: Planet Terror IN SALA NON E’ IL GIOIELLO DI TARANTINO, MA STUPISCE PER RISPETTO FILOLOGICO non è il gioiello Death Proof. Anche perché Rodriguez è rimasto fedele al progetto e al genere: da qui il suo horror slasher-politico su morti viventi, Iraq e armi chimiche americane. E su Bin Laden, specie da proteggere da patrioti troppo zelanti. Uno zombiemovie di razza, godibile e tecnicamente ottimo, in cui Rodriguez è tutto, anche operatore di macchina. Geniali e sensuali le trovate femminili: Marley Shelton spara-siringhe e Rose McGowan con la gamba-mitragliatrice sono destinate a diventare delle icone sexy-pop. BORIS SOLLAZZO ☺☺☺ L’ORA DI PUNTA IN SALA Corruzione e ascesa sociale vanificate dalla sceneggiatura: delude Vincenzo Marra REGIA Con Genere Distr. Durata VINCENZO MARRA Michele Lastella, Fanny Ardant Drammatico, colore 01 Distribution 90’ Con facile battuta, diremmo che quella di Marra è un’Ora di punta spuntata. Terzo lungometraggio di finzione del regista partenopeo, segue l’ascesa sociale di Filippo Costa (Michele Lastella), giovane agente della Guardia di Finanza ambizioso e spregiudicato. Ogni mezzo è lecito, come la più grande, ricca e bella di lui Caterina (Fanny Ardant), grimaldello per accedere alle alte sfere. Filippo lascia la GdF, ma non la corruzione condivisa con il comandante e un collega. A “insaporire” il tutto una relazione molla-prendi-molla con la giovane Francesca (Giulia Bevilacqua) e un omicidio riparatore... Sul fronte delle interpretazioni, il quasi deb Lastella è misurato in un ruolo difficile; viceversa, 54 RdC Ottobre 2007 FANNY ARDANT E LA BEVILACQUA: L’APPORTO DELLE ATTRICI NON AIUTA i risultati femminili sono drastici: la Ardant regala una prova ai minimi termini, seguita a ruota dalla Bevilacqua all’acqua di rose. Se la regia si adagia sulla fiction tv, il problema fondamentale è la sceneggiatura, scritta dal regista: su furbetti del quartierino, corruzione, legami politicafinanza, parvenu d’assalto, non fornisce nulla di nuovo, banalizzando quanto nel documentario civile L’udienza è aperta lo stesso Marra aveva dimostrato. Ancor più fastidiosa è l’inverosimiglianza dei dialoghi e delle situazioni, con Lastella-Ardant protagonisti al primo incontro di una battuta da ricordare: “Francese?”. Gravi problemi d’identità, di cui a soffrire è il film (e lo spettatore). FEDERICO PONTIGGIA ☺ ANTEPRIMA RATATOUILLE Citazioni colte e dialoghi pungenti: gustosissima l’elegia del topo cuoco Quando il gatto non c’è i topi, si sa, ballano. Che cucinassero, però, questo non era sospettabile. Ma il cinema ci ha sempre abituati all’eclettismo di queste simpatiche bestiole: dall’ingegnoso Jerry, nemesi del gatto Tom, all’antropomorfo Mickey Mouse, passando per i tuttofare di Cenerentola. Ora siamo arrivati all’elegia del ratto: alla lotta di classe di Giù per il tubo e alle avventure nei sobborghi proletari di Ratropolis dell’aristocratico topo da camera Roddy targato DreamWorks, la Disney/Pixar (ultimo film in tandem, le due major si fonderanno) risponde con lo chef Remy, il cui viaggio è inverso, dai bassifondi alla SFRENATA L’IMMAGINAZIONE DEL PREMIO OSCAR BRAD BIRD gloria. E’ lui il protagonista di Ratatouille, titolo che nasce da un gustoso gioco di parole che unisce la parola ratto a quella di un famossissimo piatto nizzardo a base di verdure. Remy è un diverso, non è un “vero ratto”: non ama rubare né rovistare nella spazzatura, è un buongustaio, ama l’igiene e sa cucinare grazie ai libri di Auguste Gusteau (altro gioco di parole: un anagramma), la cui massima è “chiunque può cucinare”. Un topo solo al comando contro tutti i pregiudizi, dei familiari e dei “colleghi”, condannato a nascondere il suo talento dietro un corpo non suo. Il regista Brad Bird, Oscar per Gli incredibili, coadiuvato nell’ombra da quel geniaccio del suo boss, John Lasseter, si sbizzarrisce: ogni dettaglio è curato con divertita REGIA Genere Distr. Durata BRAD BIRD Animazione, colore Buena Vista 110’ precisione, dalla colonna sonora alla fotografia di una Parigi “ad altezza di topo”. Citazioni colte e dialoghi irresistibili cuociono a puntino lo spettatore per cui sarà impossibile non ridere dell’imbranato Linguini o non innamorarsi della femminista Colette. E farà riflettere il monologo finale di redenzione dell’implacabile critico culinario Anton Ego (in originale Peter O’Toole), che vive e lavora in un ufficio a forma di bara: “C’è più dignità in un’opera d’arte mediocre che in una mia stroncatura, che pur è divertente da scrivere per me e da leggere per voi”. Meditate, colleghi, meditate. E come lui non abbiam paura di cercare il meglio, magari proprio in una topaia. BORIS SOLLAZZO ☺☺☺ Ottobre 2007 RdC 55 iFilmDelMese HAIRSPRAY Straripante per taglia e bravura, l’esordiente Nikki Blonsky si candida all’Oscar IN SALA IN SALA 2 GIORNI A PARIGI Scrittura graffiante e regia misurata REGIA Con Genere Distr. Durata REGIA Con Genere Distr. Durata ADAM SHANKMAN Nikki Blonsky, John Travolta Musical, colore Moviemax 117’ Baltimora, primi anni ’60. La giovane Tracy Turnblad farebbe carte false per prendere parte al “Corny Collins Show”, programma musical/televisivo che tiene incollati allo schermo tutti i teenager della città. Certo, la stazza non l’aiuta – e la quanto mai apprensiva Edna, la mamma, fa di tutto per dissuaderla – ma il suo sogno diventa realtà non appena viene notata al ballo della scuola. Nemmeno la reginetta incontrastata dello show – l’odiosa Amber, figlia dell’ancor più algida vedova Von Tussle, direttrice del canale sul quale va in onda lo spettacolo – potrà contenere l’ascesa di Tracy, ormai vera e propria attrazione del programma. A distanza di quasi vent’anni dall’omonimo film culto di John Waters (qui presente in un cammeo, l’esibizionista con l’impermeabile) e sull’onda del successo racimolato in seguito dal conseguente musical, Hairspray torna sugli schermi e si candida con prepotenza a vender cara la pelle alla prossima notte degli Oscar: trascinante, divertente e con il giusto mix di ironia e buonismo, il film di Adam Shankman – regista/coreografo attualmente impegnato alla postproduzione di Bedtime Stories – ha fatto letteralmente impazzire gli americani, incassando quasi 110 milioni di dollari solo nel mese di agosto. Arriva in Italia con un traino che dire “di peso” è poco, quel John Travolta “rigonfiato” ad arte per vestire i panni della oversize Edna (ai tempi dell’originale interpretata dal mitico Divine), mamma della protagonista con il sogno represso del ballo, ora concentrata solo sulla famiglia. Ma a sorprendere è altro: l’incredibile simpatia e bravura dell’esordiente Nikki Blonsky, tanto ingombrante quanto aggraziata, l’ormai definitiva virata verso i ruoli brillanti di un mostro come Christopher Walken, nel film marito di Edna, e la maschera perfetta di una deliziosamente insopportabile Michelle Pfeiffer nei panni della perfida Velma Von Tussle. Colonna sonora avvolgente curata da Marc Shaiman e comprimari di altissimo livello – James Marsden conduttore dello show, Queen Latifah nelle vesti di Motormouth Maybelle, il giovane Zac Efron fidanzato e compagno di ballo di Amber (Brittany Snow) e Jerry Stiller (padre dell’attore/regista Ben) proprietario di un atelier per taglie extralarge, nel film del 1988 impegnato nel ruolo oggi affidato a Walken – concorrono alla perfetta riuscita dell’operazione, attualissimo amarcord per cinéphiles e non solo. TRAVOLTA TORNA A BALLARE NEL RUOLO CHE JOHN WATERS RISERVO’ A DIVINE JULIE DELPY Julie Delpy, Adam Goldberg Drammatico, colore Dnc 93’ “Perché gli hai dato l’indicazione sbagliata? Sono tuoi connazionali!”. “Hanno votato Bush e stanno facendo un Da Vinci Tour. L’incarnazione di tutto ciò che è sbagliato”. “Sei un essere spregevole, ma hai ragione. Ti amo!”. E’ un dialogo illuminante di 2 giorni a Parigi, commedia sentimentale, sociale e politica sulle inevitabili e irresistibili differenze tra americani ed europei. Lei è Marion (Julie Delpy, adorabile e insopportabile), francese libera e libertina, di famiglia sessantottina. Lui è Jack (Adam Goldberg, perfetto), americano, progressista nella politica e conservatore puritano nel corpo e nel cuore. In una sosta obbligata a Parigi si (ri)scoprono nuovi e diversi, dopo due anni insieme. Julie Delpy è regista, protagonista e factotum (canta persino sui titoli di coda), ancora alle prese con amori e viaggi, in un’opera che nulla ha da invidiare ai suoi “padri”, Prima dell’alba e Prima del tramonto, deliziosi melodrammi di cuore con Ethan Hawke e diretti da Richard Linklater. Jesse e Celine vanno in naftalina, l’amore da romantico diventa dolcemente disperato. Pregiudizi e stereotipi, con una leggerezza unica e perfida ci regalano la (di)visione del mondo di Julie Delpy, donna emancipata con il cuore diviso tra la natia Francia e gli adottivi Stati Uniti. La scrittura, alla Billy Crystal, è graffiante, la regia è delicata e molto presente, quasi pressante sui volti degli attori (bel cammeo di Daniel Bruhl). Un week-end da non perdere. VALERIO SAMMARCO BORIS SOLLAZZO ☺☺☺ ☺☺☺ Ottobre 2007 RdC 57 iFilmDelMese THE INVASION IN USCITA Ultracorpi alla deriva, con Kidman e Craig. Poco accurata la trasposizione da Finney REGIA Con Genere Distr. Durata OLIVIER HIRSCHBIEGEL Daniel Craig, Nicole Kidman Fantascienza, colore Warner Bros. 99’ Datato 1955, il romanzo di fantascienza di Jack Finney The Body Snatchers ha avuto vita cinematografica lunga e fortunata. Fino ad oggi. Elemento comune ai precedenti adattamenti è stata paradossalmente l’eterogeneità, declinata in differenti riscritture, che privilegiavano le idiosincrasie dei registi e peculiari setting stelle & strisce: se nel classico di Don Siegel, L’invasione degli ultracorpi (1956) il terrore altro era incuneato nella cittadina Americana; Philip Kaufman (Terrore dallo spazio profondo) avrebbe rincarato la dose 23 anni dopo a San Francisco, facendo da scivolo al Body Snatchers ferrariano, di mood antimilitarista, nel 1993. OCCASIONE SPRECATA: IL RISULTATO MORTIFICA L’APPEAL DI STAR E PREMESSE Positivo anche il giudizio sulla trasposizione spuria di Robert Rodriguez Faculty (1998), viceversa quest’ultima The Invasion manca il campo. Produttivamente sciagurato, con i fratelli “Matrix” Wachowski subentrati in un secondo tempo all’insoddisfacente – Warner Bros. dixit – Olivier Hirschbiegel (La caduta), il film è confusionario nel plot e finisce per facilitare l’indifferenza dello spettatore, sprecando l’appeal commerciale di Nicole Kidman e Daniel Craig. Non solo, embedded si rivela un assunto inquietante: sono guerra e violenza a renderci umani. Povero Hirschbiegel, era riuscito a far “cadere” Hitler, ha dovuto soccombere a Bush… FEDERICO PONTIGGIA ☺ FUNERAL PARTY Humour britannico a corrente alternata: Frank Oz diverte, senza lasciare il segno REGIA Con Genere Distr. Durata FRANK OZ Matthew Macfayden, Rupert Graves Commedia, colore Mikado 90’ Humour rigorosamente britannico e grandi prove d’attore. Frank Oz torna a divertire, ripescando la ricetta di un tempo. Meno glam e più irriverente di In & Out, riesce in una scoppiettante commedia a corrente alternata: partenza lenta al limite del soporifero, buona comicità di crociera e finale con concessioni retoriche. Il pubblico di Locarno lo applaude e premia con un pizzico d’indulgenza: il meccanismo ingrana, il circo umano è al limite del grottesco, ma i due spunti di numero vengono spremuti fin quasi all’esasperazione. Fulcro e pretesto comico della vicenda sono tutte nel titolo: il pirotecnico Funeral Party, che richiama la sconclusionata combriccola dei protagonisti. Fra nani, ballerine e convitati di pietra, si consuma il prevedibile tracollo di ogni etichetta. La premessa è facile facile, ma Frank Oz sfiora il miracolo. 58 RdC Ottobre 2007 IN SALA SPUNTI DEBOLI E RIPETITIVI, MA SI RIDE GRAZIE ALLE PRESTAZIONI SUL SET Dove la scrittura non arriva (e fa capolino la ripetitività), ci pensano mimica e coralità del cast: perfetti intesa e gioco di squadra, con cui la nutrita schiera di comprimari si serve assist e mette a segno esilaranti gag. A dare fluidità all’azione, la sapiente gestione dei tempi comici da parte di Oz. A tratti si ride, e anche di gusto, ma tenere il ritmo è impossibile anche per lui. Divertimento pret-a-porter, insomma: assicurato per un’ora e mezzo, ma che svanisce rapidamente, senza lasciare il segno. DIEGO GIULIANI ☺☺ FOTO: BRANDO GIANNONI IN SALA MICHAEL CLAYTON Legal thriller a corto di emozioni. Interessante lo sviluppo dei personaggi George Clooney ha pensato bene di farci bere la storia di un avvocato dal cuore d’oro, evidente contraddizione in termini. L’ex dottor Ross, infatti, è Michael Clayton, brillante procuratore trasformato in esattore azzeccagarbugli da un potentissimo studio associato. Si ritrova, trascinato dalla lucida follia dell’amico Arthur (Tom Wilkinson, perfetto), nello sporco affare della U-North, multinazionale che ha ucciso con un defoliante quasi 500 persone. Clayton-Clooney è nella task force che deve difendere il colosso colpito da un’azione legale collettiva da tre miliardi di dollari. Il gioco più grande di lui lo coinvolgerà, portandolo fuori, MAI COSI’ NOIR, CLOONEY FA IL PAIO CON L’OTTIMA TILDA SWINTON suo malgrado, dalla grigia ambiguità in cui si era rifugiato. La regia dell’esordiente Tony Gilroy, già sceneggiatore action - glamour (L’avvocato del diavolo), è diligente, probabilmente sotto la supervisione dell’inscindibile duetto Soderbergh (qui produttore) - Clooney. C’è il loro marchio, dall’aspetto politico ai pianosequenza spezzati, “da ufficio”. Il film risulta incompleto, sappiamo troppo poco dello scandalo legale e non ci si appassiona tanto, ma il lavoro sui personaggi è molto interessante. George è ambiguo come poche altre volte, Tilda Swinton, sempre più “strega cattiva”, è bravissima nell’interpretare la necessità del male. Solita storia, da Coppola (L’uomo della pioggia, Tucker) a Soderbergh (Erin Brockovich), l’eroe indolente, cinico e REGIA Con Genere Distr. Durata TONY GILROY George Clooney, Tilda Swinton Thriller, colore Medusa 119’ spesso veniale, viene illuminato dal senso di giustizia in un crescendo catartico in barba al Sistema. Una scorciatoia che non ci impedisce di apprezzare Clooney, mai così noir e “sgualcito” e la Swinton, legale della multinazionale e ingranaggio fragile e feroce di una macchina da guerra. Dispiace per il finale consolatorio: cifra di un’America che non riesce a guardarsi davvero allo specchio. E non ci si nasconda dietro gli schemi del genere: Grisham e Pollack (qui ottimo nella parte del decano Marty) ne Il cliente lo seppero fare. E non parliamo di pericolosi terroristi anarchici ma di maestri del mainstream. Di secondo nome fanno bestseller e blockbuster. BORIS SOLLAZZO ☺☺ Ottobre 2007 RdC 59 iFilmDelMese IN USCITA BECOMING JANE La Austen prima di Orgoglio e pregiudizio: un delicato romanzo di formazione Orgoglio e pregiudizio, il prequel. In estrema sintesi, è questo il sottotitolo di Becoming Jane, che si configura letteralmente quale romanzo di formazione. Durante e dopo, ovvero il “coming to age” di Jane Austen e il suo successivo fissarsi su carta nel celebre romanzo. Buon film, questo diretto da Julian Jarrold (Kinky Boots), da vedersi in coppia con il gemello Pride and Prejudice del 2005, regia di Joe Wright starring Keira Knightley. I punti di tangenza, anzi di effettiva congruenza, sono molteplici: la Lizzie della Knightley rivive qui negli occhioni e nella maturità di Jane / Anne Hathaway, in un incontro- MATURA E FRIZZANTE, ANNE HATHAWAY E’ LA CELEBRE SCRITTRICE 60 RdC Ottobre 2007 scontro a distanza che vede primeggiare ai punti l’attrice americana. Oltre a forma (regia Bristh style da trasposizione), costumi e setting socio-ambientale, un’altra liaison indiretta riguarda James McAvoy, al fianco di Keira in Espiazione, e qui contrastato oggetto del desiderio di Jane, nei panni di un avvocato in erba irlandese, il dandy povero in canna Tom Lefroy. Sono i suoi pregi e gli altrettanti difetti che daranno vita cartacea a Mr. Darcy, nel frattempo troviamo Jane nell’Hampshire rurale dell’Inghilterra meridionale, figlia del reverendo Austen (James Cromwell). Tra una mattiniera esecuzione al pianoforte e impeti letterari a stento governabili, Jane non è sicuramente il prototipo della figlia di un reverendo di fine XVIII REGIA Con Genere Distr. Durata JULIAN JARROLD Anne Hathaway, James McAvoy Biografico, colore Eagle Pictures 120’ secolo, tanto da rifiutare la corte dell’atono e facoltoso Mr. Wisley (Laurence Fox): “I suoi soldi non mi compreranno”. Una delle sapide battute disseminate nello script dagli sceneggiatori Kevin Hood e Sarah Williams, che rievocano – e rendono frizzante su schermo – la prosa della Austen. Interessante è anche la mise en abyme del Tom Jones di Fielding, che Tom dona a Jane, dopo averne castrato la scrittura rosa-pulp. Sono proprio la Hathaway e McAvoy, protagonisti di casti duetti che pure trasudano passione e alchimia, la cosa migliore di Becoming Jane, a cui difettano solo smalto e ritmo. Film in divenire, al presente imperfetto. FEDERICO PONTIGGIA ☺☺☺ MR. BROOKS Inedito e con successo. L’assassino Costner fa a pezzi l’American Dream IN SALA IN SALA AWAY FROM HER LONTANO DA LEI Struggente opera prima di Sarah Polley REGIA Con Genere Distr. Durata REGIA Con Genere Distr. Durata BRUCE A. EVANS Kevin Costner, Demi Moore, Dane Cook Drammatico, colore Buenavista 120’ Arriva sempre, nella carriera di un attore, il momento di confrontarsi con il proprio lato oscuro e accettare un ruolo da cattivo. Basti pensare a Henry Fonda, scelto da Sergio Leone per C’era una volta il West per una parte ben lontana dalla personificazione dell’America a cui il pubblico era abituato. Kevin Costner è l’erede proprio di quella generazione di attori, perché nel corso della sua carriera è diventato un’icona dei più classici ideali americani, dal mito della frontiera (Balla coi lupi, Terra di confine) a quello del baseball, grande metafora della cultura a stelle e strisce. Ma Costner, personaggio controverso anche nel privato, è sempre riuscito a creare degli antieroi con macchie e paure, scelte che hanno segnato più volte la sua carriera, ma che col tempo gli hanno dato ragione, rendendolo oggi una delle poche vere stelle hollywoodiane capaci di reggere il confronto con i miti dei tempi d’oro. Mr. Brooks è per lui l’occasione di mostrare l’altro volto dell’America, quello che c’è dietro il sogno, la famiglia, la casa col giardino e la station wagon nel vialetto. Earl Brooks, imprenditore di successo, ricco, con una bella famiglia, apparentemente un pilastro della società, è nel tempo libero anche un pacifico serial killer, con la sua brava personalità multipla, una mente fredda e analitica capace di pianificare gli omicidi nei minimi particolari. Ovviamente farà un piccolo errore e verrà braccato da una detective risoluta con qualche scheletro nell’armadio (Demi Moore, convincente come non la si vedeva da molto tempo) e il film diventa un classico gioco tra il gatto e il topo. Ma mettendo da parte nodi di trama e colpi di scena, quello che colpisce è la lucidità con cui vengono affrontati temi delicatissimi negli Stati Uniti di oggi, dalla società dell’immagine al nichilismo adolescenziale, analizzati attraverso gli occhi di un rispettabile omicida seriale. Mr. Brooks è un film complesso e sociologicamente importante, ben diretto da Bruce Evans, sceneggiatore di Starman di Carpenter e Stand By Me di Rob Reiner, e interpretato magnificamente da Costner, qui in una delle sue migliori prove d’attore in assoluto. Mr. Brooks in fondo non è diverso dal Charley Waite di Terra di confine. Lì il cowboy era stato addestrato per uccidere. Brooks uccide per sopravvivere a se stesso. Ma in fondo, tutti e due uccidono per quel grande paese che è l’America. DAGLI OCCHI DEL KILLER L’IMPIETOSA RADIOGRAFIA DI UN PAESE ALLO SBANDO SARAH POLLEY Gordon Pinsent, Julie Christie Drammatico, colore Videa CDE 110’ Attrice più volte chiamata da Atom Egoyan (qui produttore esecutivo), ultimamente capace di farsi apprezzare per la collaborazione artistica con Isabel Coixet (La mia vita senza me, La vita segreta delle parole), Sarah Polley debutta alla regia di un lungometraggio a soli 27 anni, dopo aver realizzato tre/quattro corti, partendo da un racconto breve di Alice Munro – L’orso attraversò la montagna, pubblicato da Einaudi nella raccolta Nemico, amico, amante… – anche autrice dello script, per esplorare il delicato e ardimentoso terreno dell’amore ai tempi dell’Alzheimer. Encomiabile per sobrietà e gentilezza, la Polley – che intelligentemente evita di mettersi in scena – si affida alla rifrangente cornice mozzafiato delle nevi canadesi per raccontare il dramma di Fiona e Grant, sposati da oltre quarant’anni, ora costretti ad allontanarsi perché lei deve essere ricoverata a causa della degenerazione della malattia. La battaglia tra un eterno amore e l’inesorabilità dell’oblio si combatte sui volti di una commovente Julie Christie, eterea come la bellezza senza tempo, e Gordon Pinsent, chiamato al ruolo forse più difficile, in bilico tra la speranza di veder conservati i ricordi dalla donna amata e la disperazione di saperla sulla via della totale dimenticanza, strada dove la presenza di lui non sarà più contemplata, se non per testimoniare lo sbocciare di un nuovo, ingenuo amore. Struggente. ALESSANDRO DE SIMONE VALERIO SAMMARCO ☺☺☺ ☺☺☺ Ottobre 2007 RdC 61 IN SALA iFilmDelMese IN SALA PIANO, SOLO Rossi Stuart straordinario nella parte del jazzista suicida Luca Flores L’idillio di un’infanzia africana. Lo shock dell’incidente che gli portò via la mamma. Poi il rientro in Italia, l’amore e la separazione da Cinzia (Trinca), la morte di Chet Baker, della quale ritenne responsabili “le sue scale in mi minore”. E’ un Kim Rossi Stuart ancora alle prese con l’instabilità mentale (dopo Senza pelle) ad interpretare Luca Flores, pianista jazz morto suicida a 39 anni. Riccardo Milani parte dal libro di Walter Veltroni (Il disco del mondo) e gestisce il racconto in maniera “ordinaria”, servendosi però di un attore straordinario, capace da “solo” di assorbire e rendere il dolore di un ragazzo comune dal talento eccezionale. VALERIO SAMMARCO ☺☺ IN SALA IL BUIO NELL’ANIMA Jodie Foster angelo della vendetta per Neil Jordan. Disturbante UN’IMPRESA DA DIO stupro, Il buio nell’anima deve molto a Ms. 45 (L’angelo della vendetta) di Abel Ferrara, modello implicito di questa perlustrazione della violenza e della vendetta, intelligentemente declinate al femminile. Il femminile spigoloso e pragmatico di Jodie Foster, giustiziere di una notte in cui la legge ha perso l’orizzonte, fino a paventare la legittimità della giustizia personale. Ambiguità etiche, in cui Jordan sguazza, calando la dualità bene/male, giusto/sbagliato in una cornice seventies, con la Grande Mela a fare da “set esistenziale”. Non un film riuscito, ma una prova a carico della nostra sete di vendetta. Senza traumi, ma disturbante. Se Morgan Freeman recita divinamente, questo non autorizza a propinarcelo nelle vesti dell’Onnipotente con ogni pretesto. Il sequel dell’esilarante Una settimana da Dio ne è solo una sua copia sbiadita. Il sopravvalutato Steve Carell non è Jim Carrey. La storia è quello di un neodeputato al congresso che prega di poter cambiare il mondo: Dio-Morgan lo ascolta e lo designa come novello Noè. Rischierà reputazione e matrimonio, o almeno così vogliono farci credere. Ecologismo didascalico, antipolitica qualunquista, comicità facilotta strappano appena qualche sorriso. Con i santi non si scherza, se non si ha un raffinato senso dell’umorismo. REGIA Con Genere Distr. Durata NEIL JORDAN Jodie Foster, Terrence Howard Thriller, colore Warner Bros. 121’ Da vittima a carnefice. E’ questa la “mostruosa” (ipse dixit) trasformazione di Jodie Foster ne Il buio nell’anima (The Brave One) di Neil Jordan, di cui è protagonista e produttrice. Colpita dalla violenza metropolitana nella notte newyorkese, che lascia in fin di vita lei e uccide il compagno, Erica Bain/Jodie Foster è ossessionata dalla paura. Trova conforto in una pistola automatica, che scaricherà contro le potenziali minacce, in un crescendo sanguinario che il detective Terrence Howard potrebbe fermare, o forse no. Rape revenge movie senza FEDERICO PONTIGGIA ☺☺ Grande Freeman in un sequel sbiadito UN FILM AMBIGUO CHE PESCA DA MS. 45 DI FERRARA E DAGLI ANNI SETTANTA BORIS SOLLAZZO ☺☺ Ottobre 2007 RdC 63 iFilmDelMese IN USCITA STARDUST Fantasy senza guizzi né fine. Non bastano De Niro & Co. a salvare dalla noia Dalla notte dei tempi un muro di cinta separa il villaggio britannico di Wall dal regno di Faerie, popolato da streghe, unicorni, pirati e creature misteriose. L’unica breccia presente è costantemente sorvegliata da un guardiano, impegnato ad evitare che gli abitanti del villaggio raggiungano il bosco. Nulla potrà, però, quando il giovane Tristran decide di passare dall’altra parte: per convincere l’amata Victoria a sposarlo le promette di andare a recuperare una stella caduta oltre la linea. L’avventura che lo aspetta è di quelle che non si potranno dimenticare. Oltre due ore di effetti speciali, EFFETTI SPECIALI E VOCE FUORI CAMPO: MATTHEW VAUGHN NON OSA DI PIÙ 64 RdC Ottobre 2007 letteralmente incollati ad un polpettone che sembra non aver mai fine (130’ si fanno sentire, eccome!) e che non rende un buon servizio al romanzo omonimo di Neil Gaiman, illustrato da Charles Veiss: logorroico e ridondante, il lavoro di Matthew Vaughn non riesce a svincolarsi dalla solita, insopportabile voce fuori campo nel prologo e nell’epilogo del film (di Ian McKellen nella versione originale), si affida all’intangibile presenza di Charlie Cox (già visto nel Mercante di Venezia e in Casanova) per raccontare la vicenda di un timido garzone che al termine del suo incredibile viaggio diventerà niente meno che un re. Prima dovrà scoprire cosa significa amare veramente – lo farà proprio grazie alla stessa stella (una fastidiosa Claire Danes) che avrebbe dovuto REGIA Con Genere Distr. Durata MATTHEW VAUGHN Michelle Pfeiffer, Claire Danes Fantasy, colore Universal 128’ portare al primo amore (Sienna Miller) – ed impedire che una malefica strega (Michelle Pfeiffer) si impossessi del cuore della sua nuova “fiamma” per garantirsi giovinezza eterna. In mezzo a tutto questo, avrà modo di imparare l’arte della spada e del portamento grazie ad un apparentemente burbero pirata, il capitano Shakespeare, a cui presta il volto e (segretamente) effeminate movenze un Robert De Niro gigione e di facile presa sul pubblico. A molti divertirà anche, resta il fatto che Stardust è il classico fumo negli occhi – le inutili presenze di Peter O’Toole e Rupert Everett sono lì a dimostrarlo – che si diraderà non appena terminati i titoli di coda. VALERIO SAMMARCO ☺ Delizie del Gattopardo. Col sole dentro. Si apre l’antica dispensa delle Delizie del Gattopardo e si ritrova il profumo intenso della caponata di melanzane, dei sughi siciliani, dei pomodorini di Pachino. Colpiscono i colori vivi delle creme di ortaggi, delle marmellate di frutta e dei patè di pesce proposti in combinazioni inedite. Si scoprono tutti i prodotti tipici siciliani: hanno dentro il sapore del sole, la sapienza amorosa dei nostri cuochi, il gusto smarrito dei tempi lontani. www.deliziedelgattopardo.it - www.ifg-food.com iFilmDelMese IN SALA ANGEL Ozon punta su eccesso e superlativo. Esilarante la sua farsa del melodramma Sguardi languidissimi, romanticismo stucchevole, lusso smodato e di cattivo gusto. Canzonatorio e dissacrante, François Ozon si prende gioco di canoni e spettatori con un’esilarante farsa del melodramma. Stilemi e cliché dei grandi classici vengono esasperati, calcando il piede sull’eccesso e il superlativo. In sintonia con l’operazione, tutto prende spunto dal romantico sogno di una giovane di emanciparsi dalle sue umili origini sfondando nella scrittura. Bravissima nell’interpretarne rozzezza e ingenuità è la rivelazione Romola Garai, da poco vista anche in CANZONATORIA L’ESASPERAZIONE DEI CLICHE’ DEL GENERE 66 RdC Ottobre 2007 Espiazione. A impreziosire il cast del film, basato su un racconto dell’autrice britannica Elizabeth Taylor, anche la partecipazione di Charlotte Rampling. Siamo nella provincia inglese d’inizio secolo. Eccessi e tinte forti accompagnano la vicenda fin dalla caratterizzazione della protagonista: presuntuosa, sfrontata e irriverente, la Angel del titolo riesce presto a sfuggire al suo destino di stenti, seducendo il pubblico vittoriano con la prosa zuccherosa e gli amori impossibili dei suoi romanzi. Il successo le schiude le porte dell’alta società in cui irrompe e sguazza senza prestare la minima attenzione a costumi ed etichetta. Esilarante, nella vorticosa ascesa che le riserva l’adattamento, il tratteggio di Ozon che la presenta REGIA Con Genere Distr. Durata FRANÇOIS OZON Romola Garai, Charlotte Rampling Drammatico, colore Teodora Film 118’ come un’arricchita figlia del popolo che “apprezza vagamente Shakespeare tranne quando prova a fare lo spiritoso”, costella la sua reggia di drappi e statue senza il minimo gusto e, in intimità col marito, lo prega di “non farlo davanti al cane”. Dalle scenografie alle musiche, fino agli sguardi languidi della protagonista è tutta un’esasperazione e un dileggio del melodramma classico. Il culmine è nei paesaggi artefatti e da cartolina che accompagnano i suoi viaggi tra piramidi, gondole e templi greci, mentre la sua villa si trasforma in improbabile rifugio per pappagalli, pavoni e altre esotiche fiere. DIEGO GIULIANI ☺☺☺ ESPIAZIONE IN SALA Riuscito adattamento del capolavoro di Ian McEwan. Interpreti all’altezza REGIA Con Genere Distr. Durata JOE WRIGHT James McAvoy, Keira Knightley Drammatico, colore Universal 130’ Due esistenze irrimediabilmente compromesse dall’accusa di un crimine mai commesso e il conseguente, corrosivo senso di colpa della persona responsabile di tale infamia. Riducendo a due sole righe quello che Espiazione racconta potremmo cavarcela così. In realtà, della “riduzione” cinematografica di quello che lo stesso Hampton – sceneggiatore del film – ha considerato il più bel romanzo da 25 anni a questa parte, ciò che rimane è ben altro: una costruzione armonica e dirompente sulla concezione dello spazio/tempo, un concerto d’attori di altissimo livello – con la piccola Saoirse Ronan e la veterana Vanessa Redgrave due facce di un’unica, incredibile medaglia (l’aspirante scrittrice e la SAOIRSE RONAN E VANESSA REDGRAVE: DUE FACCE DI UN’UNICA, INCREDIBILE MEDAGLIA letterata affermata, Briony Tallis, ragazzina artefice di cotanta disperazione, poi autrice di un romanzo atto ad espiare, per l’appunto, il dolore causato alla sorella e al di lei amato, Keira Knightley e James McAvoy) -, una regia solida e lussuosa, che il Joe Wright di Orgoglio e pregiudizio infarcisce ancora una volta servendosi di un pianosequenza da brividi per raccontare la desolazione postbellica sulla spiaggia di Dunkerque, agli inizi del giugno 1940. Ian McEwan, autore del romanzo, qui produttore esecutivo, ha approvato l’operazione nel suo complesso. Il pubblico, crediamo, farà lo stesso, e il ticchettio ipnotico della macchina da scrivere che scandisce la narrazione non gli lascerà scampo. VALERIO SAMMARCO ☺☺☺ IL DOLCE E L’AMARO Porporati con riserva: guarda a Scorsese, lambisce la fiction e si salva grazie a Lo Cascio REGIA Con Genere Distr. Durata ANDREA PORPORATI Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni Drammatico, colore Medusa 98’ La cosa più imperfetta è probabilmenteil titolo. Oltretutto ripetuto in chiave chiarificatrice un paio di volte durante il film. L’intestazione è sbilanciata su due termini inadeguati a reggere il peso dell’architrave poetico/interpretativa di un’opera che parla di scelte etiche nell’Italietta mafiosa. Bastava lasciare l’intuizione allo spettatore. Per esempio parliamo dell’emulazione scorsesiana, perché Porporati vuole raccontare una fettina di “Cosa Nostra”, spettacolarizzando quaranta minuti di inizio film. Il risultato non è da strapparsi i capelli, ma vent’anni di vita mafiosa di Saro Scordia non sono un quartino di “eroiche” imprese di Riina o Provenzano. Ci si concentra più sul singolo individuo, il relativo scorrimento di sangue e la personale affermazione criminale in un limitato contesto ambientale. Quando il gruppetto di mafiosi si sposta a IN SALA MAFIA E ANTIMAFIA CON CAMPO STRETTO SU UN SOLDATO DI COSA NOSTRA Milano, il racconto prende corpo, facendo capire i confini limitati in cui può scorazzare. In quel recinto, che sia chiaro grazie all’interpretazione di Lo Cascio e di almeno un paio di ficcanti comprimari non diventa fiction tv, Porporati sa come muoversi e ha in mano il timone del comando. In aggiunta prova a lavorare sul suono e sulla musica, nascondendo e usufruendo di fonti diegetiche e non. In nuce si possono scorgere buoni propositi poetico/estetici per il loro futuro a breve. Qualche produttore più coraggioso sarà la chiave di volta. DAVIDE TURRINI ☺☺ Ottobre 2007 RdC 67 iFilmDelMese IO NON SONO QUI Vincente il biopic impossibile con Heath Ledger. Il suo Bob Dylan è pura poesia IN SALA IN SALA CEMENTO ARMATO Martani indica la via italiana al noir REGIA Con Genere Distr. Durata REGIA Con Genere Distr. Durata TODD HAYNES Cate Blanchett, Richard Gere Musicale, Colore / BN BIM 135’ I’m Not There, Io non sono qui. Non c’è Bob Dylan nel film di Todd Haynes, non c’è perché non si tratta di un biopic musicale, bensì di suggestione poetica. E’ una premessa necessaria per accostare il quarto lungometraggio del regista californiano, premio speciale della giuria ex aequo con La graine et le mulet alla 64ma Mostra del Cinema di Venezia. Di Dylan non ci sono le canzoni più note, eccetto Like a Rolling Stone, “confinata” a ridosso dei titoli di coda, appoggiata al primissimo piano, anzi particolare, del vero Bob Dylan con armonica a bocca, l’unico del film, da cui ci congeda per fare ritorno alle nostre rispettive enciclopedie musicali. Haynes di non-Dylan ne mette in scena sei: Woody (Guthrie), interpretato dal sorprendente giovanissimo Marcus Carl Franklin, afroamericano con chitarra, on the road su carri bestiame; il contestatore Arthur (Rimbaud), con il volto di Ben Whishaw; Jack (Rollins), interpretato da Christian Bale, che ha lasciato il palco per l’altare, dove lo troviamo pastore-cantante; Robbie (Heath Ledger), anni ‘70, denaro, successo e una moglie (Charlotte Gainsbourg) lasciata a se stessa; Jude, la folgorante, metamorfica Cate 68 RdC Ottobre 2007 Blanchett, in bianco e nero psichedelico, a testa bassa contro il sistema media; Billy, Richard Gere, Billy the Kid (Dylan recitò e scrisse le musiche di Pat Garrett & Billy the Kid di Peckinpah, 1973) nella città di Enigma, fantasmagorica polis minacciata dall’autostrada della modernità e dimensione simbolica della non-raccontabilità di Dylan. Tutti simulacri, ovvero copie di un originale Dylan mai esistito: sono sei personaggi in cerca d’autore, che non è appunto Bob il menestrello, ma Todd il regista. Lui sì che lo trovano, in una drammaturgia potente e variegata. Puzzle mai biografico, ma Gestalt poetica. Dylan non è qui. Ed è una fortuna. Haynes gira dunque l’ultimo (non)biopic possibile: cast perfetto, sacrosanta Coppa Volpi alla Blanchett, ammaliante selezione musicale e, soprattutto, un altro – “Io è un altro”, scriveva Rimbaud… modo di fare “musicinema”, che tra dieci anni verrà studiato nelle scuole di cinema. Dopo aver “fotocopiato, ricalcato e cancellato” David Bowie, Iggy Pop e Lou Reed in Velvet Goldmine, Haynes dimostra qui come sia possibile portare più in là i confini delle “immagini per musica”, costruendo una nowhere’s land postidentitaria che ha il sapore, antico, dell’art pour l’art. CAST DELLE MERAVIGLIE E PREMIO DELLA GIURIA A VENEZIA: HAYNES FARA’ SCUOLA MARCO MARTANI Nicolas Vaporidis, Carolina Crescentini Thriller, colore 01 Distribution 105’ Negli ultimi due anni, forti anche di una letteratura che dalle nostre parti conta tanti talenti, ci sono stati molti tentativi di creare una via italiana al noir, da Romanzo criminale a La cura del gorilla e Arrivederci amore ciao (rispettivamente da De Cataldo, Dazieri, Carlotto). Cemento armato, esordio alla regia di Marco Martani, insieme a Massimiliano Bruno e Fausto Brizzi artefice dei cinepanettoni e dei due Notte prima degli esami, è un tentativo ancora più coraggioso. Un soggetto originale di un giovane esordiente, Luca Poldelmengo, preso in mano da Brizzi e Martani e messo a disposizione di un team di attori collaudato. Ma questa volta la notte è segnata da paura, violenza e crudeltà; insomma, un prodotto hard boiled come in Italia non si vedeva dagli anni Settanta, con una confezione degna di un prodotto americano, sebbene girato con molti meno soldi, grazie all’ottima regia di Martani e alla fotografia livida di Marcello Montarsi. Cast eccellente, con un Faletti luciferino e Carolina Crescentini che conferma le sue qualità, dimostrando anche notevoli doti drammatiche. Due plausi. Il primo a Nicolas Vaporidis che con questo film dimostra di non saper fare solo il liceale. Il secondo alla produzione, la IIF, che ha avuto il coraggio di scommettere su una factory creativa. Segno che in Italia le idee ci sono, basta avere un po’ di sana incoscienza. FEDERICO PONTIGGIA ALESSANDRO DE SIMONE ☺☺☺☺ ☺☺☺ WARNER BROS. PICTURES PRESENTA UN FILM PRODOTTO DA LIONELLO CERRI margheritabuy antonioalbanese Giorninuvole e silviosoldini FOTO DI PHILIPPE ANTONELLO UN FILM DI albarohrwacher giuseppebattiston WARNER BROS. PICTURES PRESENTA UN FILM PRODOTTO DA LIONELLO CERRI UNA COPRODUZIONE ITALO - SVIZZERA LUMIÈRE & CO. - AMKA FILMS E RTSI - TELEVISIONE SVIZZERA MARGHERITA BUY ANTONIO ALBANESE UN FILM DI SILVIO SOLDINI GIORNI E NUVOLE ALBA ROHRWACHER GIUSEPPE BATTISTON FABIO TROIANO CARLA SIGNORIS PAOLO SASSANELLI ANTONIO FRANCINI TECO CELIO E CON ARNALDO NINCHI SOGGETTO DORIANA LEONDEFF FRANCESCO PICCOLO SILVIO SOLDINI SCENEGGIATURA DORIANA LEONDEFF FRANCESCO PICCOLO FEDERICA PONTREMOLI SILVIO SOLDINI RAMIRO CIVITA (ADF) MONTAGGIO CARLOTTA CRISTIANI MUSICA GIOVANNI VENOSTA © BY WARNER CHAPPELL MUSIC ITALIANA S.R.L. SUONO FRANÇOIS MUSY SCENOGRAFIA PAOLA BIZZARRI COSTUMI SILVIA NEBIOLO PATRIZIA MAZZON CASTING JORGELINA DEPETRIS (UIC) AIUTO REGIA CINZIA CASTANIA ORGANIZZATORE GENERALE ANTONELLA VISCARDI COPRODOTTO DA TIZIANA SOUDANI PRODOTTO DA LIONELLO CERRI REGIA DI SILVIO SOLDINI CON LA PARTECIPAZIONE DI DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI EURIMAGES MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DGC ITALIA UFFICIO FEDERALE DELLA CULTURA SVIZZERA (DFI) REPUBBLICA E CANTONE TICINO giornienuvole.msn.it DAL 26 OTTOBRE AL CINEMA OK Telecomando Homevideo, musica, industria e letteratura: novità e bilanci dal cinema DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore SEMPRE PIU' ‘‘HARD’’ Per la prima volta in dvd, tutta la saga dell'agente Willis. In attesa del quarto episodio, in sala dal 26 ottobre Ottobre 2007 RdC 71 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore di Alessandro Scotti Katharine Hepburn Un secolo da diva A cent’anni dalla nascita un cofanetto da Oscar: in cinque titoli l’omaggio all'attrice evergreen, prediletta da Liz Taylor UNA DONNA SI RIBELLA IL DIAVOLO E’ FEMMINA SUSANNA PRIMO AMORE DOLCE INGANNO Distr. Medialia 72 RdC Ottobre 2007 A un secolo dalla sua nascita il tempo non ha scalfito il mito di una delle più grandi attrici che il cinema ricordi, Katharine Hepburn: vera icona per generazioni di pubblico e punto di riferimento per molte delle colleghe che l’hanno seguita. Della Hepburn, Liz Taylor ha detto: “Volevamo tutte essere come lei”; quello che le invidiavano non era solo la bellezza, l’eleganza, la bravura, la Hepburn infatti aveva doti che non si imparano agli Studios. Arguta, pronta di spirito, estroversa, a queste caratteristiche univa cultura, propensione alla libertà e all’indipendenza. E’ nata il 12 maggio del 1907 nel Connecticut da una famiglia dell’alta borghesia americana: il padre fu un urologo di fama e la madre una delle prime femministe d’oltreoceano. L’infanzia venne bruscamente e tragicamente segnata dal suicidio del fratello. Lo shock fu tale da spingere la famiglia ad affidare l’educazione di Katharine a insegnanti privati nel tentativo di proteggere la sua adolescenza e aiutarla a recuperare serenità. Attratta fin da piccola dal teatro e dal cinema, di cui la madre era assidua frequentatrice, con ostinazione si dedicò alla carriera artistica fino a concludere gli studi di arte drammatica a Filadelfia. Iniziò così una luminosa carriera che aveva visto la luce negli spettacoli organizzati dalla madre (sempre a sfondo dichiaratamente femminista) e a cui la Hepburn partecipava con entusiasmo. Dotata di grande versatilità, interprete ugualmente intensa nei ruoli drammatici e in quelli brillanti: il mondo del cinema ne sancì la straordinaria bravura con quattro premi Oscar (record non ancora eguagliato da nessun’altra attrice): nel ‘33 per La gloria del mattino, nel ‘67 per Indovina chi viene a cena, l’anno successivo con Il leone d’inverno e nell’81 per Sul lago dorato. Ai successi cinematografici si sommano quelli teatrali, importante passione di questa straordinaria interprete che ha dato vita a personaggi di spessore in opere di Shakespeare e Shaw. Il cofanetto a lei dedicato in ricorrenza del centesimo anniversario della nascita propone alcuni dei suoi evergreen: cinque opere che rendono giustizia alla personalità di Katharine Hepburn, una donna emancipata che ha sempre sfidato il pregiudizio e il sessismo, arricchendo il fascino femminile di coraggiosa intelligenza. A LEI IL MERITO DI AVER ARRICCHITO IL FASCINO FEMMINILE DI CORAGGIOSA INTELLIGENZA Ottobre 2007 RdC 73 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore La classe dei classici A CURA DI BRUNO FORNARA NEW I DIMENTICATI DI PRESTON STURGES CON JOEL McCREA, VERONICA LAKE Una delle più belle commedie di sempre (che è ben più di una commedia!). Titolo originale: Sullivan’s Travels, i viaggi di Sullivan (Joel McCrea), un regista di film disimpegnati che si è messo in mente di girarne uno drammatico per far conoscere la disgraziata vita dei poveri, intitolato Fratello dove sei? (se ne ricorderanno i Coen). I produttori gli fanno notare che di povertà non sa niente: e Sullivan parte vestito da vagabondo, incontra la stupenda Veronika Lake, patiscono la fame, lui finisce anche in carcere dove si accorge che i detenuti sono felici davanti a un cartone di Topolino e Pluto. Dedicato a “tutti quelli che ci hanno fatto ridere”, I dimenticati è un film che non si dimentica, ricco di invenzioni, capace di ribaltare i punti di vista e di guardare le cose da un’inedita prospettiva. Secondo il produttore, Sullivan è un comunista. Sbagliato. La morale finale è infatti molto pragmatica: per sollevare l’animo degli afflitti vale più una risata che non qualche tristezza cinematografica aggiuntiva. Una pecca nel dvd: i sottotitoli italiani riprendono la versione doppiata d’epoca, in molti punti parecchio lontana dall’originale. DISTR. FLAMINGO VIDEO Duro a morire Inossidabile Bruce Willis. In attesa del quarto Die Hard, la trilogia sull’agente McLane in un box da collezione DIE HARD - TRAPPOLA DI CRISTALLO DIE HARD - 58 MINUTI PER MORIRE DIE HARD - DURI A MORIRE Distr. 20th Century Fox In occasione dell’uscita in sala del quarto capitolo della saga del detective John McLane, i tre film della serie Die Hard vengono proposti per la prima volta in un unico cofanetto (fino ad oggi le distinte proprietà dei diritti di distribuzione homevideo avevano inibito questa coraggiosa operazione di “Willis feticismo”). Rivedendolo a distanza di anni John McLane conserva intatto il fascino di una strana creatura meticcia: un incrocio fra il gommoso Mel Gibson di Arma letale e un Texas Ranger con la camicia (a tinta unita) strappata e il sorriso facile. Di volta in volta l’audace spirito libero dell’America gagliarda e scanzonata, è vanamente intrappolato in improbabili inferni di cristallo, aerei dirottati a corto di carburante e città pronte ad esplodere. Il nemico di sempre è il terrorismo... ma al di là di ogni vocazione John McLane è The wrong guy, in the wrong place, at the wrong time: arguto titolo del documentario che nel cofanetto ripercorre le imprese di McLane e anticipa il prossimo Die Hard - Vivere o morire. I dubbi sull’opzione scelta da Willis sono pochi... Per la prima volta insieme, l’intera saga inaugurata da John McTiernan nel ‘95 74 RdC Ottobre 2007 Freschi di sala NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI COLLECTION Dopo l’audace cofanetto in simil jeans che aveva accompagnato la prima edizione, la saga torna in versione collection arricchita di Notte prima degli esami oggi e di un cuscinetto pieno d’acqua (?!). Epopea del packaging, povertà di contenuti. DISTR. 01 DISTRIBUTION IL MATRIMONIO DI TUYA Giovane mongola si fa carico del marito rimasto storpio e di due figli. L’unica soluzione è trovare un nuovo marito, senza minare la dignità dell’attuale. Delicata elegia di un modo di vivere che va scomparendo. Orso d’Oro a Berlino. DISTR. LUCKY RED CRONACA DI UNA FUGA Coraggiosa trasposizione della storia di Claudio Tamburrini: portiere di calcio, fatto prigioniero e torturato nell’Argentina della dittatura. Dal regista Israel Adrian Caetano un film asciutto e di grande forza civile. DISTR. FANDANGO Bergman nel cuore Dal Settimo sigillo al Posto delle fragole: cinque capolavori per non dimenticare Il cinema non sarà più lo stesso. L’arte colta e raffinata di Bergman gli sopravvive, ma il vuoto che lascia è palpabile. Il grande regista svedese si è spento dopo aver regalato al mondo un cinema penetrato da uno sguardo intenso dentro i grandi temi della vita e della morte, della felicità, della nevrosi e di un mondo senza Dio. I lunghi anni della sua carriera cinematografica hanno segnato svolte importanti nel suo approccio narrativo, dal realismo degli esordi, al successivo taglio intimista, proiettato verso i risvolti psicologici della condizione femminile. Affronta i grandi temi esistenziali della religione, della morte e della natura umana. A due mesi dalla scomparsa, l’occasione per non dimenticarlo è la preziosa riedizione di cinque suoi capolavori: Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Sussurri e grida, Scene di un matrimonio e Luci d’inverno. DISTR. 01 DISTRIBUTION Tele(visioni) BATTLESTAR GALACTICA CRIMINI HE-MAN E I DOMINATORI DELL’UNIVERSO Riuscito remake della serie tv Galactica. Fantascienza e temi anni ’70 vengono qui aggiornati con trovate e preoccupazioni tipicamente contemporanee. A tenere banco nella serie canadese, per la prima volta in onda nel 2003, è la rinnovata lotta con i Cyloni per il dominio sulle Dodici Colonie. L’armistizio con gli esseri umani dura da anni e la Battlestar Galactica si appresta al pensionamento insieme ad altre navi da guerra, quando l’attacco provoca uno sterminio. Dal genocidio si salvano sparuti gruppi, su cui incombe il compito di preservare la civiltà umana. Affresco d’Italia realizzato in otto storie di altrettanti scrittori votati al giallo. Un poliziesco con forti agganci a un contesto, di cui scopre facce inedite. L’operazione tv adatta racconti di Carlotto, De Cataldo, Faletti, Lucarelli, De Silva, Dazieri, Fois e Camilleri. Percorre l’Italia da Nord a Sud lungo il comun denominatore delle contraddizioni fra le anime che la popolano. Stili diversi, e strutture narrative diverse non minano l’unitarietà di un’opera nata come un “album fotografico”. Ciascun film è commercializzato a parte. La serie è curata da Giancarlo De Cataldo. Per la gioia dei fan un cult imperdibile degli anni ’80. Finalmente in dvd, i primi 33 episodi della serie, in originale He-Man and the Masters of the Universe, preludono all’edizione dell’intera stagione. Protagonista dell’animazione, che si rifà a una celebre linea di giocattoli, è la lotta fra il l’eroe che le dà il nome e il malvagio Skeleton. L’uscita è accompagnata da due ricchissimi extra. Fra i più gustosi un documentario sulle origini segrete di HeMan, lo storyboard animato di una episodio e la sceneggiatura in Cd Rom di alcuni episodi. DISTR. UNIVERSAL DISTR. 01 DISTRIBUTION DISTR. DOLMEN Antologia da brivido Carpenter & gli altri Maestri horror a confronto. In 13 mediometraggi Un progetto ambizioso quello di Mick Garris: coinvolgere i maestri storici del genere horror per realizzare ad hoc un’antologia di film da circa un’ora l’uno. Fra i 13 Masters of Horror che hanno aderito, i nomi di Dario Argento, John Carpenter, Joe Dante, John Landis, Larry Cohen, Don Coscarelli, John McNaughton, Mick Garris, Stuart Gordon, Tobe Hooper, William Malone, Takashi Miike e Lucky Mckee. Il risultato è una collezione di mediometraggi d’autore, e una valevole carrellata nel genere. I primi sei episodi sono distributi in un cofanetto da altrettanti dischi. DISTR. 01 DISTRIBUTION Ottobre 2007 RdC 75 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore DARATT Quando il cinema diventa finestra sul mondo senza tralasciare temi universali. Sullo sfondo dell’aministia in Ciad del 2006 ai criminali di guerra, il giovane orfano Atim viene investito dal nonno del ruolo di vendicatore per la perdita subita tempo addietro. Si recherà a N’Djamena per scoprire che l’assassino del padre fa il panettiere. Atim lo avvicinerà, allacciando con lui un rapporto, fino all’attesa resa dei conti illuminata dal sole abbacinante del daratt: la stagione secca, inevitabile seguito di quella cruenta delle piogge. DISTR. LUCKY RED Due modi di dire impegno Pippo Delbono e Dario Fo: testimonianze militanti, dal teatro e dalla piazza IO NON SONO UN MODERATO Regia Andrea Nobile Con Dario Fo, Franca Rame Genere Documentario Pericolosamente in bilico fra cinema e teatro, fra documentario e messinscena. Coniugando generi e stili. Il primo, più ordinario, Io non sono un moderato racconta la discesa in politica di Dario Fo in occasione delle primarie per la GRIDO Regia Pippo Delbono, candidatura a sindaco di Milano. Un tradizionale dietro le quinte, Con Pippo Delbono, Bobò, Pepe Robledo intercalato da spezzoni dei suoi Genere spettacoli più gettonati, con un Documentario impianto tradizionale, tenuto in piedi Distr. Dolmen dall’istrionicità del premio Nobel. La passione civile di Fo diventa qui proposta per il rinnovamento di una situazione stagnante, impantanata, il cui l’autore rassicura gli elettori: “Io non sono un moderato”. Ne fa la bandiera della propria campagna: non è tipo da inciuci, non ha paura di confrontarsi con scelte radicali. Diversi intellettuali lo appoggiano, ma politica e media sembrano preferire i nomi, le logiche e le leggi cui la politica si è assuefatta e ci ha abituato. Pippo Delbono è ancora meno moderato: il suo Grido è lacerante, entusiamente, drammatico, toccante. L’autore ripercorre la sua vita e i suoi incontri come in uno sgangherato, inebriante trenino da montagne russe. È una corsa senza fiato, in cui procede per accumulazione, comprimendo la potenza dell’urlo straziante e silenzioso del sordomuto Bobò (già protagonista di alcuni suoi lavori sulla scena). Un capolavoro per gli appassionati di Delbono e per chi ancora non lo conoscesse. FILM IN ORBITA SUGGERIMENTI TV DALLA GALASSIA SATELLITARE 76 RdC Ottobre 2007 VIA DA LAS VEGAS Storia d’amore fra lo sceneggiatore alcolizzato Ben e l’angelica prostituta Sara. Lui ha perso tutto moglie, figlio e lavoro - e a Las Vegas cerca di annegarsi nella bottiglia. Lei è vittima delle violenze impietose di un protettore sadico. Insieme faranno di tutto per uscire dal vortice dell’autodistruzione. Ma il loro destino è segnato. Così come il destino dello scrittore inglese John O’Brien, suicida a trentaquattro anni, solo due settimane dopo aver venduto a Figgis i diritti del romanzo di ispirazione autobiografica da cui il film è tratto. DISTR. UNIVERSAL A CURA DI FEDERICO PONTIGGIA ALPHA DOG SATURNO CONTRO PROFONDO ROSSO (Mediaset Premium) Rap e violenza nonsense, ovvero fatti e misfatti dei rampolli americani: sotto la lente impietosa di Nick Cassavetes, un microcosmo di ordinaria follia. Con l’esordio di Justin Timberlake. (Mediaset Premium) Un affresco corale sui volti della separazione. Ozpetek naviga a vista nelle tempestose relazioni umane, dirigendo un cast simpatetico. Su tutti, la rivelazione Ambra. (Sky) In occasione dell’uscita de La terza madre, Sky serve su un piatto D. Argento Profondo Rosso, Suspiria, Il fantasma dell’Opera e Jenifer (Masters of Horror). Per celebrare Halloween… telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore ECONOMIA DEI MEDIA DI FRANCO MONTINI Provaci ancora, ciak Quando il film diventa un marchio. Ovvero: il fenomeno sequel. Esigenza di mercato, per fidelizzare il pubblico ed economizzare in promozione, marketing e fantasia L’estate americana, notoriamente la stagione più ricca e importante per il cinema d’oltreoceano, ha sfornato quest’anno un’enorme quantità di sequel. L’elenco comprende almeno nove titoli: Spider-Man 3; Harry Potter e l’Ordine della Fenice; Pirati dei Caraibi ai confini del mondo; I fantastici 4 e Silver Surfer; Ocean’s Thirteen; Shrek Terzo; Die Hard - Vivere o morire; The Bourne Ultimatum; Rush Hour 3. Secondo alcuni analisti il diffondersi del fenomeno sarebbe diretta conseguenza della crisi di idee dell’industria hollywoodiana. Ora non c’è dubbio che il cinema americano abbia mostrato nelle ultime stagioni un progressivo impoverimento per ciò che riguarda la creatività. Le 78 RdC Ottobre 2007 sceneggiature, un tempo autentico punto di forza del cinema hollywoodiano e in particolare della produzione di genere, appaiono sempre più elementari e ripetitive, prevedibili e superficiali. Tuttavia non è solo, né principalmente questa carenza creativa ad aver favorito la proliferazione estiva di film numeri 2, 3, 4 e 5. A determinare la moltiplicazione di sequel è soprattutto un aspetto squisitamente economico: la progressiva crescita dei costi di promozione e marketing. Per il lancio delle produzioni più impegnative, gli studios hollywoodiani spendono cifre spesso equivalenti ai costi di produzione. Per lanciare un nuovo personaggio, incuriosire il pubblico a una storia, informare tutti i potenziali spettatori di una pellicola, è necessario organizzare campagne pubblicitarie tambureggianti e naturalmente costose. Ma se il personaggio è già noto e la storia conosciuta, in altre parole il film è una sorta di marchio, i rischi si riducono, così come si possono contenere anche le spese di promozione. Si può dire che nel caso dei sequel, il risultato al botteghino è maggiormente prevedibile, di quanto non accada con gli altri film. E’ raro che una serie giunta al terzo o quarto capitolo possa raddoppiare gli incassi dei precedenti episodi, le serie anzi tendono progressivamente a diminuire la propria redditività, e tuttavia il successo ottenuto precedentemente garantisce quasi sempre un incasso quanto meno soddisfacente, anche a prescindere dal risultato artistico e spettacolare. Lo confermano proprio i film dell’estate americana: Pirati dei Caraibi ai confini del mondo è piaciuto pochissimo, ma in ogni caso è stato in grado di rastrellare 308 milioni di dollari sul mercato americano e 16 milioni e mezzo di euro nel nostro paese. Shrek Terzo è sicuramente più ripetitivo e prevedibile dei precedenti capitoli, ma ciò non gli ha impedito di superare la soglia dei 320 milioni di dollari in Usa e di partire fortissimo anche da noi. Certo l’effetto traino sui sequel è direttamente proporzionale al ricordo del precedente capitolo. Perciò quanto più le uscite sono ravvicinate, tanto più il sequel è favorito. Non è affatto un caso che Pirati dei Caraibi 3 sia stato distribuito a pochi mesi di distanza dai Pirati dei Caraibi 2. Forse proprio la convinzione che il terzo capitolo della serie era particolarmente debole ha spinto i produttori a stringere i tempi. Pirati dei Caraibi 3 non poteva contare sul passaparola, ma doveva puntare invece sul ricordo del precedente. Qualcosa di simile è accaduto anche da noi con la serie Notte prima degli esami. Il primo film, uscito nel febbraio 2006, superò inaspettatamente i 12 milioni di euro, esplodendo alla terza settimana di programmazione, grazie all’incredibile gradimento ottenuto. Il secondo film, Notte prima degli esami oggi, approdato in sala ad un anno di distanza, ha ottenuto lo stesso risultato, ma ha rastrellato l’80% dell’incasso complessivo nei primi dieci giorni di programmazione, dimostrando scarsa tenuta. Senza pericolo di smentite, si può affermare che almeno 9 dei 12 milioni di euro di Notte prima degli esami oggi, in realtà appartengono al primo film. Se non ci fosse stato il precedente, il secondo film sarebbe passato del tutto inosservato. Lo scarso gradimento ottenuto dal sequel ha praticamente messo fine alla saga. Alla luce di quanto esposto può sembrare curioso che fra i sequel dell’estate americana ci sia il quarto Die Hard, ovvero un film che arriva Fra i vantaggi anche il risparmio in pubblicità e la la prevedibilità dei risultati al botteghino a dodici anni distanza dalla precedente puntata. Ma in questo caso si può ipotizzare che i produttori abbiano fatto affidamento non al ricordo del film in sala, anche perché all’epoca dell’uscita di Duri a morire, 1995, molti degli spettatori di oggi frequentavano l’asilo, quanto al fatto che la saga è fra quelle più noleggiate e vendute in formato home video. Insomma nonostante i dodici anni trascorsi, si può pensare che anche il pubblico degli odierni teenager già conoscesse il poliziotto John McClane interpretato da Bruce Willis, e su questo hanno fatto affidamento i produttori. CAST & CREW DI MARCO SPAGNOLI L’arte del sarto Anne Larlarb Cucire l’emozione intorno a una storia. Il costumista fra moda e psicologia Collaboratrice di Danny Boyle dai tempi di The Beach, Suttirat Anne Larlarb ha preso due lauree a Yale e a Stanford. Tra i suoi credits da costumista, nel cinema, titoli come Il destino nel nome, Alfie, Garfield, Men in Black II ed Enigma. Il suo ultimo film è Sunshine, per cui è stata anche responsabile dell’originale design delle tute spaziali degli astronauti. Quando ha deciso di fare questo lavoro? Da teenager ero ossessionata dalla moda. Disegno vestiti dall’età di cinque anni. All’università sono entrata nel dipartimento di teatro e ho iniziato a studiare i costumi. Ho scoperto così che si potevano combinare le cose che amavo di più: moda, cinema, psicologia, storia e teatro. Sono diventata parte di un gruppo di persone che non si accontenta di “vestire le persone”, ma – in pratica – crea dei mondi. Le qualità necessarie? Mettersi al servizio del regista ed essere ISTRUZIONI PER L’USO collaborativa con lui, ma non altrettanto disponibile con gli altri. Spesso ci sono “troppi cuochi in cucina”. Bisogna avere il coraggio di andare avanti per la propria strada e di restare fedeli alla propria visione. Una costumista non guarda come vanno vestiti i personaggi, ma come vivono tutti quanti nel contesto della storia e del mondo che si sta creando. Il suo segreto? Cerco sempre di spingere tutte le “Con gli abiti non si vestono i personaggi, ma si crea un mondo” persone che lavorano con me al massimo delle loro capacità. Un consiglio a un aspirante costumista? Guardarsi sempre intorno. Leggere riviste di moda e studiare il cinema dal punto di vista dei costumi. L’osservazione è tutto: si impara ogni giorno. E’ necessario anche leggere moltissimo. Indirizzi e raccomandazioni, per provarci senza fare una brutta fine IL CASO SUNSHINE “Lavorare in un film ambientato nello spazio è il sogno di qualsiasi designer. Vivo a New York e qui il cinema è sempre molto realistico. Sunshine è totalmente diverso”. PESCUCCI DOCET “Considero Gabriella Pescucci un modello: il suo lavoro con Fellini, Tim Burton, Martin Scorsese è semplicemente straordinario per il grado di perfezione nel presente e nel passato”. FANTASCIENZA MON AMOUR “Dal punto di vista dei costumi Gattaca è il mio film preferito. Per la sua capacità di avere un grande stile, nonostante l’atmosfera della pellicola sia molto rarefatta e contenuta”. Ottobre 2007 RdC 79 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore Palla al centro Critica o regia? Dai consigli per i giovani alla lezione di Tornatore, identikit e istruzioni per l’uso di due professioni “avversarie” Da non perdere a cura di Giorgia Priolo GUIDA AL CINEMA PER RAGAZZI Raccolta di analisi di film per ragazzi dai 6 ai 18 anni Francesco Rufo, ed. Dino Audino - € 16,00 Ci sono film che i ragazzi dovrebbero vedere, ma ci sono anche film che i ragazzi vogliono vedere e ogni genitore e educatore dovrebbe cercare di capire il perché. Questa guida, che nasce dall’esperienza più che trentennale del festival del cinema per ragazzi di Giffoni, raccoglie in 143 approfondite schede i film adatti al pubblico più giovane. Suddivisi per fasce di età, i film, con un linguaggio semplice, sono analizzati nei contenuti e nel contributo formativo che forniscono ai piccoli spettatori. Sarebbe bellissimo fare di questo libro la base per un programma scolastico di educazione all’arte cinematografica e all’immagine. 80 RdC Ottobre 2007 I FILM DI STENO Massimo Giraldi, ed. Gremese, € 30,00 Regista simbolo del cinema popolare, mai sdoganato completamente dalla critica, Stefano Vanzina, in arte Steno, con i suoi 73 film ha divertito il pubblico italiano per più di quarant’anni. Davanti alla sua cinepresa sono passati tutti i grandi del nostro cinema: da Totò e Sordi a Manfredi, Tognazzi, Mastroianni e Walter Chiari. Uno a uno, Massimo Giraldi analizza i suoi film, dalla commedia di Un giorno in pretura al poliziottesco di La polizia ringrazia. Una lunghissima carriera, che annovera veri e propri cult come Febbre da cavallo e Un americano a Roma, ed equivale a un tuffo nella storia non solo del cinema, ma anche del costume italiano. IL NARRATORE Giuseppe Tornatore - Uno sguardo dal set Ninni Panzera, ed. Silvana, € 30,00 IN VIA DI ESTINZIONE “Tornatore racconta, qualunque sia il mezzo tecnico usato”. Ne parla così Ninni Panzera, curatore di Giuseppe Tornatore – Uno sguardo dal set, elegante e curato volume che il Taormina Film Fest ha dedicato al regista di Bagheria. “Uno spudorato raccontatore di emozioni” si definisce in questo modo l’autore siciliano, ironizzando sulle definizioni (giornalistiche) che sempre tentano di sintetizzare il suo lavoro. Nel libro, diviso in saggi, si affrontano i diversi aspetti della sua cinematografia. La sua passione per l’intreccio romanzesco, per la memoria condotta sul filo della nostalgia, il rapporto professionale e di amicizia con il maestro Ennio Morricone. Altrettanto interessanti gli aspetti meno noti della carriera di Peppuccio Tornatore. Gli esordi negli anni ’70, quando nella sua Bagheria riprendeva in Super8 gli aspetti quotidiani (non banali) della vita nel paese siciliano. Di qui la sua passione per il documentario, attività che svolge – prima di debuttare nel cinema – nella tv di stato. Non mancano approfondimenti sull’attività di regista pubblicitario che l’autore di Nuovo Cinema Paradiso alterna alla realizzazione dei film. Ricca la galleria di foto e di schede dettagliate sui lungometraggi e sulle altre produzioni audiovisive. Un testo che restituisce pienamente le differenti identità di uno tra i più apprezzati registi italiani nel mondo. Fiero narratore di una Sicilia arcaica e magica raccontata sullo schermo con la lucidità del ricordo di chi quella terra ha lasciato da tempo. PAOLO TRAVISI RIDLEY SCOTT - BLADE RUNNER Roy Menarini, ed. Lindau, € 12,00 “Volevo girare un film ambientato tra quarant’anni con lo stile di quarant’anni fa”. Sarà stato davvero questo gusto retrò a ispirare Ridley Scott per il film che ha rivoluzionato l’estetica hollywoodiana? Fiumi di inchiostro sono stati versati per analizzare la genesi di Blade Runner, tanto che qualunque appassionato di cinema potrebbe citarvi l’aneddoto di Rutger Hauer che, esasperato dalle indecisioni di Scott, improvvisa sul set il celebre monologo: “Ho visto cose che voi umani...”. Eppure l’ottimo Roy Menarini riesce, con questo saggio sintetico dallo stile effervescente, a proporci ancora nuove e affascinanti chiavi di lettura. Professione ingrata, difficile e poco nota, diceva Truffaut della critica cinematografica. E si potrebbe aggiungere, guardando all’oggi: ostracizzata, ininfluente (rispetto al destino commerciale di un film), di servizio. E del resto, come già notava più di un decennio fa Daney, la figura del critico è ormai decaduta, non restandogli, in La critica cinematografica molti casi, che la ratifica Alberto Pezzotta, dell’esistente, in cui distingue al ed. Carocci, massimo “ciò che è da portare” da € 9,50 “ciò che non lo è”, alla stregua di un critico di moda. Ma a ripassare tutta la storia, tolta una manciata d’anni (quelli caldi in cui parlare di film significava, anche, fare politica), il “mestiere” non ha mai goduto di buonissima salute. Lo si capisce leggendo la prima parte del nuovo libro di Alberto Pezzotta, un volumetto agile ma esaustivo che, alla ricostruzione storica e all’analisi dei generi della critica, affianca (nella seconda) una sezione più “didattica”, ispirata alla retorica sulle “forme” del ragionamento e dell’argomentazione. Un utile “avviamento a”, rivolto in primo luogo agli aspiranti critici in rapido aumento negli atenei italiani, dove la critica si è ormai trasformata in materia di insegnamento. E proprio alle penne di domani sembra rivolgersi in molti punti l’autore: ricordando da un lato che ogni buon critico dovrebbe conoscere per bene la “famiglia” a cui appartiene (e di cui si dà nel libro una riuscita foto di gruppo) e, dall’altro, che la critica, per sopravvivere, deve imparare a cambiare pelle. Come? Per esempio, imparando a variare “oggetti” (non di soli Autori si vive) e a muovere lo sguardo (dal culto del bello alle strategie culturali e commerciali). LUCA MALAVASI IL FILM DOCUMENTARIO NELL’ERA DIGITALE Ansano Giannarelli (a cura di), ed. Ediesse, € 15,00 Quale rapporto esiste oggi tra il film documentario e il “dominio digitale”? Quali sono le modifiche strutturali che si profilano all’orizzonte? A chiederselo è Ansano Giannarelli, regista e studioso, nonché uno dei fondatori dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, nei cui Annali rientra questo saggio da lui curato. Diviso in due sezioni (la prima a focalizzare i macro-cambiamenti apportati dal digitale; nella seconda l’analisi delle mutazioni del processo produttivo), il saggio offre anche un aggiornato glossario tecnico. Uno strumento prezioso per conoscere lo stato dell’arte documentaria, fugando dubbi e luoghi comuni. Ottobre 2007 RdC 81 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore di Ermanno Comuzio Visti da vicino A RITMO DI FESTIVAL Suoni e musiche dal Lido di Venezia La Mostra di Venezia del 2007 offre colonne sonore assortite: in film che si occupano di musica e musicisti, che utilizzano musiche preesistenti o con suoni incorporati più o meno funzionali. Una segnalazione al merito va alla colonna sonora di En la ciudad de Sylvia, totalmente priva di musica (e quasi di dialoghi) ma basata su una straordinaria partitura di rumori. Banali, in apparenza, “naturalistici”, e invece calibrati con una perizia magistrale in una sorta di iper-realismo magico. Pellicole con la musica a protagonista, per cominciare. Come Die Stille vor Bach del catalano Pere Portabella, bellissimo discorso non solo sul musicista di Eisenach ma anche e soprattutto sulla sua permanenza nel giorno d’ oggi; e come Callas assoluta di Philippe Kohly, biografia più attenta ai drammi personali della cantante che alle sue qualità canore ed espressive. E poi c’è Io non sono qui di Todd Haynes, bislacca non-biografia di Bob Dylan abbondantemente intinta di canzoni sue, ma non solo. Un “rockumentary” è Dallaltrapartedellaluna di Per tutti i gusti DIE HARD - VIVERE O MORIRE A firmare l’adrenalinico score dell’ultima impresa di John McLane è Marco Beltrami, italiano di passaporto musicale hollywoodiano. Lo “ascolteremo” anche nel western 3.10 to Yuma: della serie, l’eclettismo è il mio mestiere. 82 RdC Ottobre 2007 Baldi e Marengo, che racconta nascita ed evoluzione dei “Negramaro”. Un posto a parte riveste Berlin di Julian Schnabel, con musica e testi di Lou Reed. Quanto alla musica classica, ci limiteremo a segnalare i casi più interessanti. Come le chansons e i coretti trobadorici di Gli amori di Astrea e Céladon di Rohmer e l’uso spiritoso di Schubert nel frizzante Un baiser, s’il vous plait! di Emmanuel Mouret. Incomprensibilmente goffo, per contro, il ricorso all’addio alla vita di Mario Cavaradossi (“…e muoio disperato!”) sulle immagini finali di Redacted di De Palma. Strepitosa, invece, la lezione magistrale su un passo della Norma belliniana di Mein Jahrhundert und mein Tier di Akexander Kluge. Se vi accontentate, ecco la musica pop eseguita da strumenti indiani in The Darjeeling Limited e le chitarre elettriche dello spaghetti western in salsa giapponese per Sukiyaki Western Django. Meglio il valzerino stralunato, alla Ravel, che accompagna il girotondo d’alto virtuosismo tecnico (un piano sequenza unico!) dei personaggi di Valzer di Salvatore Maira. Il resto è silenzio. di Federico Pontiggia IL BUIO NELL’ANIMA Dopo Espiazione, Dario Marianelli concede il bis in una grande produzione internazionale. Partitura thrilling per accompagnare l’ascesa vendicativa di Jodie Foster, e buone chance per una nuova nomination agli Academy Awards. CEMENTO ARMATO Paolo Buonvino direttore d’orchestra per il debutto alla regia dello sceneggiatore Marco Martani. Partitura duttile, pronta a inseguire fragorosamente gli scoppi action di questo noir metropolitano: con le note, Buonvino fa buon sangue. www.chanel.com La Linea di CHANEL - Numero con addebito ripartito 840.000.210 (0,08 € al minuto)