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MENSILE
OTTOBRE 2007
N. 10 € 3,50
MOSTRA
DA LEONI
Ecco i film da
non perdere
KEIRA LA
RIBELLE
Sogni e progetti
di una diva
Festa in
maschera
Cate Blanchett a Roma dopo la Coppa Volpi
veneziana. Insuperabile regina Elisabetta
per Shekhar Kapur
TENDENZE
EXTRA
Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.L.
353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1,
comma 1, DCB Milano
La sezione cult
della kermesse
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BELL
CREDITI NON CONTRATTUALI
Medusa Film.
Il grande cinema
passa per Roma.
Seta
di francois girard
con keira knightley e michael pitt
Before the Devil Knows
You’re
Dead
di sidney lumet
con ethan hawke, philip seymour hoffman
marisa tomei e albert finney
La
Terza Madre
di dario argento
con asia argento
August
Rush
di kirsten sheridan
con freddy highmore, keri russel
johnathan rhys meyers, terrence howard
e robin williams
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PUNTI DI VISTA
CINEMA TELEVISIONE RADIO
TEATRO INFORMAZIONE
Nuova Serie - Anno 77
Numero 10
Ottobre 2007
In copertina Cate Blanchett per
Elizabeth: The Golden Age
Dopo Venezia,
Roma: il nostro
impegno per il
terzo polo
cinematografico
italiano
Dario Edoardo Viganò
CAPOREDATTORE
d
Rivista del Cinematografo
DIRETTORE RESPONSABILE
Marina Sanna
REDAZIONE
EDS FA FESTA
Dopo Venezia, Roma. Dopo il Premio Robert Bresson
consegnato dal Patriarca di Venezia Angelo Scola al regista russo
Aleksandr Sokurov, la seconda edizione di Cinema - Festa
Internazionale di Roma. Al Lido l’affollata cerimonia di
premiazione del Bresson, a cui hanno partecipato il presidente
della Biennale Davide Croff, il direttore della Mostra Marco
Müller e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, ha
testimoniato il decisivo salto di qualità compiuto dalla
Fondazione Ente dello Spettacolo in questi ultimi anni. Un
traguardo che consideriamo trampolino di lancio per la
costituzione di un terzo polo nel panorama cinematografico
italiano, la cui missione sveleremo più avanti. In questa
prospettiva, ci presentiamo alla Festa di Roma con un carnet
ricchissimo, numerose iniziative che si intrecceranno nei giorni
della kermesse per proseguire ad evento concluso. Via il 18
ottobre con la rassegna “I luoghi dello spirito”, che, nell’arco di
tre giorni al Monastero di Santa Scolastica nella Comunità
Montana dell’Aniene, prevede la proiezione de Il grande silenzio
di Philip Gröning, alla presenza dell’autore, The Island di Pavel
Longuine e In memoria di me, accompagnato dal regista Saverio
Costanzo.
Secondo appuntamento in partnership con la Festa sarà il
convegno internazionale “Neorealismo e presente
dell’immagine. Il reale come progetto del film”, a cui il 23 e 24
ottobre prenderanno parte i maggiori studiosi di cinema italiani
e internazionali, critici, filosofi e noti intellettuali. Tra gli altri,
Noa Steimatsky (Yale University), Uta Felten (Universität
Leipzig) e Laurence Schifano (Université de Paris X Nanterre).
Il convegno sarà accompagnato dalla mostra fotografica
“L’attimo neorealista. Fotogrammi 1941-1952”, allestita dal 22
ottobre presso la sede del Centro Sperimentale di
Cinematografia. Da Roma, città aperta a Ossessione, da Ladri di
biciclette a La terra trema, 80 immagini tratte da 33 opere del
periodo neorealista, che saranno esposte al Centro Sperimentale
fino al 22 novembre e successivamente in tour itinerante a
Milano, Lucca, Verona, Venezia, Vicenza e Lecce.
Terzo appuntamento della sinergia tra EdS e Festa, la rassegna
“Inquietudini critiche”, che presenterà al pubblico i film della
discordia, ovvero quelli che hanno spiazzato e diviso la critica
italiana: La dolce vita di Fellini, La ricotta di Pasolini e I pugni in
tasca di Bellocchio, proiettati dal 22 al 24 in alcune sale romane.
Un carnet in piena sintonia con lo spirito che ci anima:
l’innovazione della tradizione.
Diego Giuliani, Federico Pontiggia,
Valerio Sammarco
CONTATTI
[email protected]
[email protected]
[email protected]
ART DIRECTOR
Alessandro Palmieri
HANNO COLLABORATO
Andrea Agostini, Carlo Amoruso, Pietro
Coccia, Ermanno Comuzio, Silvio
Danese, Alessandro De Simone, Bruno
Fornara, Brando Giannoni, Enrico
Magrelli, Luca Malavasi, Massimo
Monteleone, Franco Montini, Morando
Morandini, Giorgia Priolo, Alessandro
Scotti, Eleonora Silvani, Boris Sollazzo,
Marco Spagnoli, Paolo Travisi, Davide
Turrini, Chiara Ugolini, Paolo Zelati
REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA
N. 380 del 25 luglio 1986
Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007
STAMPA
Società Tipografica Romana S.r.l.
Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM)
Finita di stampare il 26 Settembre 2007
MARKETING E ADVERTISING
Eureka! S.r.l.
Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano
Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710
e-mail: [email protected]
DISTRIBUTORE ESCLUSIVO
Pieroni Distribuzioni S.r.l. - Viale Vittorio
Veneto, 28 - 20124 Milano
ABBONAMENTI
ABBONAMENTO PER L’ITALIA
(10 numeri) 30,00 euro
ABBONAMENTO PER L’ESTERO
(10 numeri) euro 110,00
SERVIZIO CORTESIA
Direct Channel S.r.l. – Milano
Tel. 02-252007.200 Fax 02-252007.333
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PROPRIETA’ ED EDITORE
PRESIDENTE
Dario Edoardo Viganò
DIRETTORE
Antonio Urrata
COMUNICAZIONE E SVILUPPO
Franco Conta
COORDINAMENTO SEGRETERIA
Livia Fiorentino
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma
Tel. 06-663.74.55 - Fax 06-663.73.21
[email protected]
Associato all'USPI
Unione Stampa
Periodica Italiana
Iniziativa realizzata con il
contributo della Direzione
Generale Cinema – Ministero
per i Beni e le Attività Culturali
MINI e
. Incontro al vertice della tecnologia. Consumi (litri/100km) ciclo misto: da 4,4 (MINI Cooper D) a 6,9 (MINI Cooper S). Emissioni CO2 (g/km): da 118 (MINI Cooper D) a 164 (MINI Cooper S).
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OMAGGIO A KRZYSZTOF KIESLOWSKI.
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sommario
Numero 10 > Ottobre 2007
In copertina
16 Cate Blanchett
La Golden Age della diva più
trasformista di Hollywood:
ieri alter ego di Bob Dylan,
oggi regina Elisabetta per
Shekhar Kapur
(Enrico Magrelli)
Servizi
22 Venezia, il dopofestival
Bufale d’Oro, tempo da lupi
e Leoni ripetenti. Animali e
sorprese della 64ª Mostra:
tra beffe, contaminazioni e
colpi di fulmine
(Bruno Fornara, Morando
Morandini, Federico Pontiggia,
Valerio Sammarco, Marina Sanna)
32 Keira Knightley
A tu per tu con la spigolosa
eroina di Espiazione e Seta:
su Chanel, Dylan Thomas e
la scandalosa duchessa a
cui presterà il volto
(Federico Pontiggia)
FOTO: BRANDO GIANNONI
I film
50
54
54
55
57
57
58
58
59
60
61
61
63
63
63
64
66
67
67
68
68
In questo mondo libero
Planet Terror
L’ora di punta
Ratatouille
Hairspray
2 giorni a Parigi
The Invasion
Funeral Party
Michael Clayton
Becoming Jane
Mr. Brooks
Away From Her
Il buio nell’anima
Piano, solo
Un’impresa da Dio
Stardust
Angel
Espiazione
Il dolce e l’amaro
Io non sono qui
Cemento armato
(A. De Simone, D. Giuliani,
F. Pontiggia, V. Sammarco, B.
Sollazzo, D. Turrini, P. Zelati)
22
Charlize Theron
In laguna per
In the Valley of
Elah di Haggis
Luglio-Agosto 2007 RdC 7
sommario
Numero 10 > Ottobre 2007
Speciale
37 Roma Extra Large
Anteprima sulla sezione più
ricca e sperimentale della
Festa. Dalle parole del
direttore Mario Sesti ai
fatti: Coppola, Malick e
Sophia Loren. Con un
occhio a Totò e Lucio Dalla
e le orecchie ben aperte
per le Parole sante di
Ascanio Celestini
(Federico Pontiggia,
Marina Sanna, Eleonora
Silvani)
Le rubriche
10 Tutto di tutto
News, festival, divi e
fornelli
(Andrea Agostini, Diego
Giuliani, Massimo
Monteleone, Morando
Morandini, Chiara Ugolini)
72 Dvd & Satellite
Duri e puri: Katharine
Hepburn, Dario Fo, Bruce
Willis…
(Alessandro Scotti,
Federico Pontiggia)
78 Inside Cinema
L’arte del sarto (e quella
dei sequel)
(Franco Montini, Marco
Spagnoli)
80 Libri
Critici e registi in via
d’estinzione
(Luca Malavasi, Giorgia
Priolo, Paolo Travisi)
82 Colonne sonore
Un Lido di note
(Ermanno Comuzio,
Federico Pontiggia)
8 RdC Luglio-Agosto 2007
16
La metamorfosi
di Cate Blanchett.
Dopo Bob Dylan,
la regina
Elisabetta
Settembre 2006 RdC 8
TuttoDiTutto
Ultimissime in pillole dal pianeta cinema: tendenze, news, divi e fornelli
A cura di Diego Giuliani
chi fa cosa di Andrea Agostini
Irresistibile Kate
Dopo Clark Kent, anche Paulo Coelho cede al suo fascino. Kate Bowworth, la Lois Lane
di Superman Returns, sarà la protagonista di Veronica decide di morire, tratto
dall’omonimo bestseller dello scrittore brasiliano. La storia è quella di una donna che si
risveglia in un ospedale psichiatrico, dopo aver tentato invano di suicidarsi, per scoprire
che il suo cuore è debole e le rimangono pochi giorni di vita. Diretto da Emily Young, il
film sarà girato in inverno a New York.
Brillanti per Scarlett
Altro che mummia!
“Diamonds are a girl’s best friend”.
Così cantava Marilyn Monroe ne Gli
uomini preferiscono le bionde; e così
forse, canterà Scarlett Johansson in
Brilliance, storia di ladri, rapine e
diamanti, targato Samuel Bayer. Ma
cosa c’entra la musica in tutto questo?
Colpa dello stesso regista, che ha già
voluto l’attrice nel fortunatissimo (e
interminabile) video musicale “What
goes around…comes around”, hit di
Justin Timberlake. Ancora non si sa se
Brilliance sarà un musical, ma i motivi
per crederlo, almeno per ora, ci sono
davvero tutti.
Maria Bello come Rachel Weisz.
E’ la prova del nove per la bionda
protagonista di E.R. e World Trade
Center, che nel terzo capitolo de La
mummia sostituirà il premio Oscar
Weisz per interpretare la coraggiosa
Evelyn Carnahan, nel film moglie di
Brendan Fraser. Stesso personaggio, ma
look differente. La “nuova” Evelyn sarà
una donna d’azione, esperta di lotta con
la spada, kick-boxing e arti marziali.
Non da meno, le comprimarie eccellenti
che l'affiancheranno in questa
avventura: Jet Li e Michelle Yeoh.
Gwyneth della
porta accanto
Turberà i sonni dei vicini di
casa Gwyneth Paltrow. E forse
anche troppo, a giudicare dalle
premesse. A fare le spese del suo
fascino sarà questa volta Joaquin
Phoenix. Two Lovers è il titolo del
film in cui si troverà a scegliere fra
lei, bella e irraggiungibile
dirimpettaia, e un’amica di
famiglia che i genitori
vorrebbero accollargli. Anche
se a prima vista sembra la
10 RdC Ottobre 2007
solita commedia romantica, la
vicenda assume invece toni
drammatici. La regia del
progetto è affidata a James
Gray, che ha già diretto
Phoenix in The Yards e nel
drammatico We Own the
Night. La Paltrow, di
recente sul set per il
fratello Jake in The
Good Night, tornerà
poi sullo schermo in
The Iron Man di Jon
Favreau.
Il fascino della
Bosworth miete
vittime. Dopo
Superman anche
Paulo Coelho
TuttoDiTutto
Morandini in pillole
Quello che gli altri non dicono: riflessioni e note a posteriori di un critico DOC
di Morando Morandini
> 1 Settembre “Provo un’antipatia incoercibile verso
qualsiasi persona di cui impongono la fotografia due volte al
giorno” (Arthur Waugh, 1903-1966, scrittore inglese).
> 2 Settembre Esistono notizie che contano, ma che
raramente sono riportate e commentate sulle riviste di
cinema. Mediaset ha comprato il 100% del Gruppo Medusa da
Fininvest che, a sua volta, possiede il 35,9% di Mediaset. 152 milioni di euro è il valore
dell’operazione. Le società del gruppo sono Medusa Film, Medusa Cinema, Medusa
Multicinema e Medusa Video, cioè occupano i settori della produzione, della distribuzione,
dell’esercizio e dell’homevideo. Alla presidenza del gruppo è stato nominato Carlo
Rossella, mentre Giampaolo Letta (non confonderlo con altri Letta) è stato confermato
vicepresidente e amministratore delegato. Nel 2006 il gruppo ha registrato un attivo di
bilancio di 6, 7 milioni di euro (su ricavi di 195,5 milioni), il 18,3% in più rispetto al 2005.
> 5 Settembre Cult-movie è quel film per il quale l’atto di andare a vederlo diventa
più importante della stessa visione.
> 6 Settembre Negli anni Ottanta a Ferrara, nella sala Boldini di via Previati 18, fu
organizzata una rassegna intitolata “I film che avrei voglia di rivedere – Michelangelo
Antonioni”. Erano sei: Otto e 1/2 (1963) di Fellini, La règle du jeu (1939) di Renoir, versione
originale; Les dames du bois de Boulogne (Perfidia, 1944-45, versione originale) di Bresson;
Rashomon (1950) di Kurosawa; Sfida infernale (1946) di John Ford; Quarto potere (1941) di
Orson Welles.
> 9 Settembre Nel saggio Esquisse d’une psychologie du cinéma; pubblicato negli anni
Trenta, André Malraux (1901-76) scrisse: “Una star
non è in alcun modo un’attrice che fa del cinema.
E’ una persona capace di un minimo talento
drammatico, il cui viso esprime, simbolizza,
incarna un istinto collettivo. Marlene Dietrich non
è un’attrice come Sarah Bernhard: è un mito
come Frine”. (So che faccio piovere sul bagnato,
ma i giovani non hanno mai preso quella pioggia).
> 10 Settembre D’accordo: nel mestiere
dello spettatore/critico non bisogna trascurare
le emozioni, cioè la propria soggettività.
Attenzione, però: nell’emozione c’è una parte di
irresponsabilità.
12 RdC Ottobre 2007
Oltre i confini
(della realtà)
Estero e Second Life: l’Enel Digital
Contest apre a nuove frontiere
L’Enel Digital Contest guarda
oltreconfine. Arrivato alla quarta
edizione, il concorso web per
videomaker si apre anche all’estero:
per inviare le proprie opere, da
qualsiasi angolo del pianeta, c’è
tempo fino al 31 dicembre, mentre la
scadenza per le iscrizioni è fissata
per la fine di ottobre. “È stato un
crescendo fin dalla nascita - spiega
Fabio Cioffi, responsabile new media
dell’Enel, che promuove l’iniziativa
insieme all’Associazione Amici del
Future Film Festival -. Il successo
riscontrato ci ha spinto a
coinvolgere anche altri paesi. Una
scelta per di più coerente con il
crescente respiro internazionale
della nostra azienda. Come già fatto
in Italia, condurremo campagne di
comunicazione, mirate soprattutto
alle scuole di cinema”.
Tema del concorso è il futuro
dell’energia. La competizione, a cui è
possibile iscriversi dal sito
www.enel.it/digitalcontest, è soltanto
uno dei canali a cui l’Enel si affida
per la sua avveniristica
comunicazione. Di recente la
compagnia è approdata anche su
Second Life: “Tutto sta nell’adeguarsi
al linguaggio – dice Cioffi -. La realtà
virtuale è un gioco e non un luogo di
business. Si presta perfettamente a
trasmettere valori e progetti
aziendali. Esattamente quello che
facciamo sull’isola Enel Park”.
Ulteriore conferma è l’attenzione da
sempre riservata ai partecipanti al
concorso: “Non si esaurisce col
premio. Continuiamo a seguire i
registi anche dopo, promuovendo i
loro lavori. Proprio di recente, oltre
che su Second Life, una raccolta dei
filmati delle scorse edizioni è stata
anche distribuita in edicola”.
appuntamenti
> 20 Agosto Una buona notizia? In Rai hanno scoperto l’indice di qualità, un sistema
da affiancare all’Auditel per conoscere meglio i gusti della platea televisiva. Dovrebbe
entrare in funzione all’inizio del 2008, forse lo battezzeranno Qualitel. Non è una novità.
Già negli anno ’60 il Servizio Opinioni della Rai rilevava settimanalmente l’indice di
gradimento attraverso appositi gruppi d’ascolto. Ricordo che,
come critico tv del Giorno, diedi notizia che 8 e 1/2 di Fellini
aveva ottenuto un gradimento molto basso, com’era
prevedibile. Quell’indice fu gradualmente abbandonato finché
lo abolirono, non so in quale anno. Nel 1996 la Rai approvò un
nuovo metodo – elaborato col CIRM (Centro Internazionale
Ricerche di Mercato) – per ripristinare l’indice di gradimento,
ma ad uso interno: meglio al popolo non far sapere quant’è
buono il formaggio con le pere. Adesso ci risiamo e staremo a
vedere. Rimane una domanda angosciosa: è di sinistra o di
destra l’indice di gradimento?
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ph. Joseph Cardo
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TuttoDiTutto
f> IL PERSONAGGIO
Nome Andrea Guerra
Provenienza Santarcangelo
di Romagna
La colonna sonora d’esordio
Viaggio d’amore
La migliore colonna sonora
Tornando a casa
L’ultima colonna sonora
L’uomo di vetro
> LE SPECIALITA’
cappelletti in brodo e
Piadina,
tagliatelle con il ragù
e amatriciana
Carbonara
vegetariana con verdure
estivo: spaghetti
Piatto
all’avocado
墍> LA SCELTA
E’ uno dei compositori di
maggior talento. Lavora
moltissimo con il cinema
italiano (David per la musica de
La finestra di fronte) ma anche
con gli americani (La ricerca
della felicità), ma per sua
ammissione passa più tempo ai
fornelli che al pianoforte. “Da
buon romagnolo – racconta –,
la passione per la cucina me
l’ha trasmessa mia madre.
Quando sono venuto a Roma, la
nostalgia per alcuni piatti mi
ha portato a cucinare, che è
anche un modo per rilassarmi.
Avendo lo studio in casa, i
fornelli sono un appuntamento
quotidiano”. Così ai piatti
romagnoli ha aggiunto quelli
della sua seconda città, ma con
alcune varianti come
l’amatriciana vegetariana. La
creatività la esprime anche in
nuove pietanze. Per i mesi
caldi suggerisce un
condimento semplice ma
alternativo per gli spaghetti:
un pesto di avocado (mezzo a
persona), limone, olio, sale e
pepe. L’intervista si conclude
con uno scambio: una ricetta
dei tortini di cioccolato.
14 RdC Ottobre 2007
CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE
DI ROMA - ROMEFILMFEST
Sito web www.romacinemafest.org
Dove Roma, Italia
Quando 18-27 ottobre
Resp. Presidente Goffredo Bettini
tel. (06) 454683900
fax. (06) 454683700
E-mail [email protected]
II edizione del grande evento - un
festival che è innanzitutto una festa
per il pubblico - dedicato al cinema
ma anche alla città del cinema per
eccellenza e ai suoi luoghi simbolici.
Si svolge in gran parte all’Auditorium
Parco della Musica, e si articola in
cinque sezioni principali fra cui la
Competizione per 14 film inediti di
autori internazionali.
UNIMOVIE – FESTIVAL
INTERNAZIONALE DI CINEMA
BREVE
Sito web www.unimovie.it
Dove Pescara, Italia
Quando 3-6 ottobre
Resp. Alessandro Nico Savino
tel. (06) 87450909 (rifer. a Roma)
fax. (06) 87450910
E-mail [email protected]
CHICAGO INTERNATIONAL FILM
FESTIVAL
Sito web
www.chicagofilmfestival.com
Dove Chicago (Illinois), USA
Quando 4-17 ottobre
Resp. Michael Kutza
tel. (001-312) 6830121
fax. (001-312) 6830122
E-mail [email protected]
XLIII edizione per il più anziano
festival mondiale del Nord America a
carattere competitivo. Sullo
schermo previsti 150 lungometraggi,
ed anche “corti”, documentari,
opere studentesche.
FESTIVAL GRINZANE CINEMA
Sito web www.grinzane.it
Dove Stresa (Verbania), Italia
Quando 10-13 ottobre
Resp. Stefano Bellu
tel. (011) 8100111 (rif. a Torino)
fax. (011) 8125456
E-mail [email protected]
V edizione della rassegna dedicata
al rapporto tra cinema e
letteratura. Previste varie sezioni,
fra cui quattro per proiezioni
cinematografiche e
approfondimenti tematici (“Dalla
letteratura al cinema”, “I luoghi del
cinema”, “Letteratura, cinema,
informazione”, “Cibo letto, cibo
guardato”). Incontri e dibattiti con
personalità dello spettacolo e della
cultura.
XI edizione della manifestazione che
presenta cortometraggi da ogni
parte del mondo e di ogni genere
(anche documentari, animazione e
videoarte), selezionati nei due
concorsi (nazionale e
internazionale). Prevista una
rassegna sul cinema breve
messicano.
RELIGION TODAY FILM FESTIVAL
Sito web www.religionfilm.com
Dove Bolzano-Trento-RomaNomadelfia-Ferrara-Milano, Italia
Quando 4-28 ottobre
Resp. Lia G.Beltrami
tel. e fax. (0461) 981853
E-mail [email protected]
FILMS FROM THE SOUTH
Sito web www.filmfrasor.no
Dove Oslo, Norvegia
Quando 4-11 ottobre
Resp. Lasse Skagen
tel. (0047-22) 822480
fax. (0047-22) 822489
E-mail [email protected]
XVII edizione della vetrina
scandinava competitiva sul cinema
dell’America Latina, Africa e Asia.
Lungometraggi a soggetto,
documentari e corti.
X edizione del “Festival
internazionale di cinema e
religione”, inteso a promuovere la
conoscenza delle opere in cui
l’esperienza religiosa assume una
cifra estetica su cui riflettere. Il
tema odierno è “Conflitto e
compassione nei percorsi della
fede”. Tre sezioni (film a soggetto,
documentari, corti).
XXVI edizione del prestigioso festival
sul cinema muto mondiale,
organizzato dalla Cineteca del Friuli
e da Cinemazero. Rarità ritrovate e
classici restaurati. Fra le
retrospettive: “L’altra Weimar” e il
periodo muto di René Clair. Ospita la
XII edizione di FilmFair, fiera del libro
e del collezionismo cinematografico.
WARSZAWSKI MIEDZYNARODOWY
FESTIWAL FILMOWY
Sito web www.wff.pl
Dove Varsavia, Polonia
Quando 12-21 ottobre
Resp. Stefan Laudyn
tel. (0048-22) 6214647
fax. (0048-22) 6216268
E-mail [email protected]
XXIII edizione della rassegna
competitiva di lungometraggi
internazionali a soggetto e
documentari. E’ il più grande
happening di cinema in Polonia.
EUROVISIONI 2007
Sito web www.eurovisioni.it
Dove Roma, Italia
Quando 14-18 ottobre
Resp. Henry Ingberg
tel. (06) 59606372
fax. (06) 59606571
E-mail [email protected]
XXI edizione del festival
internazionale di cinema e
televisione. Il colloquio di quest’anno
(16-18) verterà sul futuro del
finanziamento della produzione e
creazione audiovisiva, messo a
rischio dai cambiamenti prodotti
dalla rivoluzione digitale e sulla
diversità culturale.
CINEKID
Sito web www.cinekid.nl
Dove Amsterdam, Olanda
Quando 14-21 ottobre
Resp. Sannette Naeye
tel. (0031-20) 5317890
fax. (0031-20) 5317899
E-mail [email protected]
XXI edizione della manifestazione
competitiva internazionale di
cinema, televisione e new media,
indirizzata ai bambini e ai ragazzi.
festival del mese di Massimo Monteleone
divi al fornello di Chiara Ugolini
LE GIORNATE DEL CINEMA
MUTO/PORDENONE SILENT FILM
FESTIVAL
Sito web www.cinetecadelfriuli.org/gcm
Dove Sacile - Pordenone, Italia
Quando 6-13 ottobre
Resp. David Robinson
tel. (0432) 980458 (riferimento a
Gemona - Udine)
fax. (0432) 970542
E-mail [email protected]
CON
E
Una STella CadrÀ e Inizierà La magia
DAL 12 Ottobre AL CINEMA
COVER STORY
La regina
Dall’alter ego androgino di Bob Dylan ai sontuosi panni della
sovrana Elisabetta: Shekhar Kapur consacra la Golden Age della
trasformista Cate Blanchett. In anteprima a Roma
DI ENRICO MAGRELLI
è nuda
Ottobre 2007 RdC 17
A dieci anni
dall’Oscar per
Elizabeth, Cate
Blanchett di nuovo
nei panni della
sovrana inglese
ess is back. La regina Elisabetta è
tornata. Lunga parrucca rossa
con i boccoli a ingentilire
l’armatura da condottiera in sella
a un destriero la cui criniera è stata cotonata
per ben comparire nei fotogrammi e negli
schizzi di qualche pittore/cronista di guerra.
La sovrana guarda il cielo squassato dai
lampi e il mare in tempesta dove si avanzano
minacciose le navi della Armada spagnola
del cattolico Filippo II di Spagna, deciso a
distruggere il regno della protestante e
B
18 RdC Ottobre 2007
vergine regina. Cate Blanchett indossa la
collezione di parrucche e i bellissimi
costumi, degni di una nomination al premio
Oscar, con la precisione, la dedizione, la
metamorfosi anatomica che ne fanno una
delle attrici più sorprendenti e straordinarie
del cinema contemporaneo. Non a caso è la
donna/interprete che meglio di ogni altro
(meritata la Coppa Volpi alla Mostra di
Venezia) afferra lo spirito e l’anima di un
uomo, Bob Dylan, in Io non sono qui di
Todd Haynes. Per il regista Shekhar Kapur,
nato a Lahore nella British India negli anni
Quaranta, la regina Elisabetta è una
passione storica e una vocazione
cinematografica. Figura complessa e
maestosa gli appare, nel suo splendore,
sovradimensionata rispetto alla vita.
Personaggio, persona e personalità che
evocano il mito e sollecitano la predilezione
di Kapur per il cinema epico, per il kolossal
“old fashion” nella composizione figurativa,
nel lusso da esposizione delle sequenze e nei
tempi del racconto. Nei titoli di coda si
segnala un prestito da La figlia di Ryan di
David Lean. Storie votate all’eccesso
figurativo e mélo tipiche dei generi della
metà del Novecento, percorse, però,
repentinamente da accensioni, da nodi
emotivi, da fragilità svincolati
dall’avvicendarsi dei secoli. Elizabeth - The
Golden Age (inaugura la Première della Festa
del Cinema di Roma) è il secondo capitolo
di un’agognata trilogia dedicata alla regina
d’Inghilterra, immaginata da Kapur. Il
regista ha voluto che fosse di nuovo Cate
Blanchett a scivolare morbidamente nella
pelle di Elisabetta, come aveva già fatto
magnificamente nel 1998 con Elizabeth
(interpretazione con la quale l’attrice aveva
vinto l’Oscar). A distanza di quasi dieci anni
la Blanchett resta sublime e affronta il ruolo
come se fosse al suo primo incontro con il
personaggio. Non imita se stessa e non si
appoggia alle effimere certezze di una
perfomance riuscita e importante per la sua
COVER STORY
PER TUTTI I GUSTI
Del Toro, Redford, Lumet e un antipasto di Winx: il cartellone dalla A alla Z
PREMIÈRE
Elizabeth: The Golden Age
di Shekhar Kapur
Un’altra giovinezza
di Francis Ford Coppola
Across the Universe
di Julie Taymor
Rendition di Gavin Hood
Silk di François Girard
Giorni e nuvole
di Silvio Soldini
Rumore di Henry Bean e
Martin Schmidt
The Dukes di Robert Davi
Into the Wild di Sean Penn
Things We Lost in the Fire
di Susanne Bier
EVENTI SPECIALI
La terza madre di Dario
Argento (Premiére)
Before the Devil Knows
You Are Dead di Sidney
Lumet (Fuori concorso)
No Smoking… ! di Anurag
Kashyap (Focus India)
La recta provincia
di Raoul Ruiz (Omaggio a
Raoul Ruiz)
Winx – Il segreto del
regno perduto di Iginio
Straffi (anteprima 35’ –
Alice nella Città)
August Rush di Kirsten
Sheridan (Alice nella Città)
Come d’incanto di Kevin
Lima (Alice nella Città)
On dirait que…
di Françoise Maire (Alice
nella città – Cinema 2007)
CONCORSO
Caotica Ana
di Julio Medem
Le deuxième souffle
di Alain Corneau
Hafez di Abolfazl Jalili
La giusta distanza
di Carlo Mazzacurati
L’amour caché
di Alessandro Capone
Fugitive Pieces
di Jeremy Podeswa
Ce que mes yeux ont vu
di Laurent de Bartillat
Reservation Road
di Terry George
Mongol di Sergei Bodrov
Barcelona, un mapa
di Ventura Pons
L’uomo privato
di Emidio Greco
El pasado di Hector Babenco
Juno di Jason Reitman
And the Spring Comes
di Chang Wei Gu
FUORI CONCORSO
L’abbuffata
di Mimmo Calopresti
Leoni per agnelli
di Robert Redford
Liebesleben
di Maria Schrader
ALICE NELLA CITTA’
> CONCORSO
Un château en Espagne
di Isabelle Doval
Have Dreams, Will Travel
di Brad Isaacs
Buddha Collapsed Out of
Shame di Hana Makhmalbaf
And When Did You Last
See Your Father?
di Anand Tucker
Seachd: The Innaccessible
Pinnacle di Simon Miller
Canvas di Joseph Greco
Choose Connor
di Luke Eberl
La tête de maman
di Carine Dardieu
La misma luna
di Patricia Riggen
Partes usadas
di Aaron Fernandez
Survivre avec les loups
di Vera Belmont
September
di Peter Carstairs
Into the Faraway Sky
di Isao Yukisada
Meet Mr. Daddy
di Kwang Su Park
carriera. Le sue vibrazioni, i suoi scatti
nervosi, i suoi smarrimenti, i suoi
momentanei cedimenti, i suoi desideri
trattenuti e traslati sono una tela leggera e
resistente che sostiene tutto il film. Un film
con una messa in scena fastosa e ondivaga e
con una pletorica eterogeneità stilistica. La
protagonista riesce sempre a governare la
vicenda con la stessa abilità con cui governa,
nella storia, il suo Paese. Aiutata in questa
impresa dagli altri attori. Nel cast ci sono
anche Rhys Ifans e Geoffrey Rush nella
parte di Sir Francis Walsingham. Su tutti
svetta Samantha Morton. Una Maria di
Scozia che diventa indimenticabile
nonostante le poche scene previste dal
copione. Sorrisi abbozzati, sguardi
raggelanti, gesti secchi, in questo sequel,
Elisabetta si prepara alla guerra con la
Spagna, forte di un numero imponente di
navi e soldati, e mentre cerca di salvare il
suo trono e di garantire al suo popolo un
lungo periodo di prosperità e di pace si
innamora, alla sua maniera, di un
avventuriero, di un “pirata” di mare e di
cuori, Sir Walter Raleigh (Clive Owen dice
le battute e sorride pensando ad Errol
Flynn). La sceneggiatura, la colonna sonora,
le eccentriche scene di corte e la bella
sequenza della battaglia navale confermano
che la “golden age” che Kapur custodisce
nella sua memoria visiva è quella
dell’adorata e fiera Regina e quella dei
drammi storici, delle spettacolari fiction,
regali di una Hollywood diventato un relitto
nel fondo del mare come i vascelli
dell’Invincible Armada.
Cate Blanchett
o Bob Dylan?
Accanto Del Toro in
Things We Lost
in the Fire
> FUORI CONCORSO
Pride di Sunu Gonera
Il nostro Rwanda
di Cristina Comencini e
Carlotta Cerquetti
Die Drei Rauber
di Hayo Freitag
Ottobre 2007 RdC 19
COVER STORY
UN COCKTAIL PER CATE?
Feste e spazio Vip, con fiumi d’alcol e vista sul tappeto rosso. Frutto dell’immaginazione?
Le prove dicono di no. E insieme ai giornalisti, inchiodano anche Volo, Cappuccio...
Agli habitué della scorsa
edizione è rimasta impressa
per gli aperitivi al tramonto.
Quelli che hanno alzato un po’ il
gomito non la ricordano invece
per niente. A giudicare dalle
foto in circolazione, bisogna
però dare ragione a quei pochi
che l’hanno vissuta da sobri: la
MINI Lounge è un gran bel
posto, dove si fanno feste e
incontrano Vip. Scatti impietosi
del 2006 ritraggono un Fabio
Volo particolarmente alticcio e
molesto, Eugenio Cappuccio in
amabile corteggiamento di
20 RdC Ottobre 2007
una sconosciuta e poi ancora
orde di giornalisti assalire il
buffet di sushi alla festa dello
Young Directors Project. A
prova della serata restano
gadget in forma di rudimentali
megafoni gialli e inossidabili
amori nati con vista sulla cavea
e il tappeto rosso. Premesse e
promesse impossibili da
rifiutare: per la seconda
edizione, insieme alla squadra
di Hollywood Party, si sono già
prenotati Lucio Dalla e Peter
Bogdanovich. Che per il tè delle
cinque non passi anche la
regina Cate Blanchett?
(D.G.)
sonypictures.it
Venezia > Il dopofestival
La Mostra
delle beffe
Tempo da lupi e pronostici impazziti: la 64ma edizione
ha riservato più di una sorpresa
di Marina Sanna foto Carlo Amoruso, Pietro Coccia, Brando Giannoni
22 RdC Ottobre 2007
L’arrivo a sorpresa
di Chahine,
accanto Ang Lee si
tiene stretto il
Leone e lascia la
Bufala d’Oro alla
Theron e Paul
Haggis (sopra)
Ottobre 2007 RdC 23
Venezia > Il dopofestival
A CHACUN SON CINEMA
dovrebbe essere il motto di tutti i
festival, specie di una giuria formata
da soli registi. Era prevedibile che il
risultato quest’anno sarebbe stato
difficile da partorire. Ognuno di
loro, pensiamo non solo al
presidente cinese Zhang Yimou ma
anche all’australiana Jane Campion,
al messicano Alejandro Iñarritu o
all’olandese Paul Verhoeven,
proviene da paesi e culture distanti,
e non solo dal punto di vista
geografico. Gli stessi rappresentanti
italiani, Emanuele Crialese e Ferzan
Ozpetek, hanno percorsi formativi
diversi, uno con background
americano, l’altro con le sue radici
turche. Così il Leone d’Oro al
posto di vincerlo Paul Haggis per il
toccante In the Valley of Elah, con
l’immenso Tommy Lee Jones, o il
superfavorito Abdellatif Kechiche
Premiati e felici:
Hafsia Herzi,
protagonista di
La graine et le mulet
e, a lato, il regista
Abdellatif Kechiche
ECCO I PREMIATI
Il bis di Ang Lee a due anni da
Brokeback Mountain. Regia a De
Palma, Giuria ex-aequo per
Kechiche e Todd Haynes. Coppa
Volpi a Cate Blanchett e Brad Pitt
LEONE D’ORO al film
Lust, Caution di Ang Lee
LEONE D’ARGENTO per la regia
Redacted di Brian De Palma
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
(ex aequo)
La graine et le mulet
di Abdellatif Kechiche
Io non sono qui di Todd Haynes
COPPA VOLPI MASCHILE
Brad Pitt - The Assassination of
Jesse James by the Coward Robert
Ford di Andrew Dominik
COPPA VOLPI FEMMINILE
Cate Blanchett - Io non sono qui
PREMIO MARCELLO MASTROIANNI
a un attore o attrice emergente
Hafsia Herzi - La graine et le mulet
OSELLA per il contributo tecnico
Rodrigo Prieto - direttore della
fotografia di Lust, Caution
OSELLA per la sceneggiatura
Paul Laverty - In questo mondo
libero di Ken Loach
LEONE SPECIALE PER L’INSIEME
DELL’OPERA
Nikita Michalkov - 12
PREMIO ORIZZONTI
Sügisball di Veiko Öunpuu
PREMIO ORIZZONTI DOC
Wu Yong di Jia Zhang-ke
MENZIONE SPECIALE
Kagadanan sa Banwaan ning mga
Engkanto di Lav Diaz
LEONE DEL FUTURO
“Premio Venezia Opera Prima Luigi
De Laurentiis”
La zona di Rodrigo Plà
per La graine et le mulet è andato a
Lust, Caution. Per una volta si è
arrivati alla fine della Mostra col
fiato sospeso, i pronostici impazziti,
nessuna certezza e tempo da lupi.
Poi lo “scandalo”: Ang Lee, di
nuovo. E allora che cosa dire di In
questo mondo libero di Ken Loach,
attualissimo nel tema, immigrati di
tutte le nazionalità che cercano di
sopravvivere a Londra, e una
24 RdC Ottobre 2007
Due anni dopo, rivince
Ang Lee. E scatta il
provincialismo italiano
straordinaria protagonista
(Kierston Wareing), di cui non
sappiamo praticamente nulla, e che
avrebbe meritato a maggior ragione
la Coppa Volpi? E il grande vecchio
Youssef Chahine, dato per
moribondo e arrivato a sorpresa a
Venezia per accompagnare il suo
meraviglioso Le chaos? Chi l’ha
visto (è passato l’ultimo giorno del
Concorso) tifava per un premio,
almeno della Giuria, invece il suo
melò folgorante, ricco di citazioni e
dialoghi brillanti, non ha ricevuto
neanche una menzione. O la
distribuzione nelle sale. Eppure il
colpo di coda del festival era
proprio in Le chaos, carico come
una soap opera, melenso come Via
col vento e straripante di disordini e
corruzione, metafora della
situazione in cui vivono oggi gli
egiziani del Cairo. Condivisibile o
meno, la giuria ha premiato Ang
Lee, a distanza di due anni
dall’altro Leone d’Oro (I segreti di
Brokeback Mountain). Il
regolamento non impedisce che un
regista possa vincere più di un
Leone nel corso della sua carriera e
qui la dimostrazione della
piccolezza da cui non riusciamo ad
emanciparci: i fratelli Dardenne si
sono portati a casa due Palme
d’Oro, rispettivamente per Rosetta
e L’enfant. E’ vero, è successo a
distanza di sei anni e forse questo
fa la differenza, ma in mezzo Il
figlio aveva vinto per
l’interpretazione maschile e a dirla
tutta L’enfant non è il loro film
migliore. Lust, Caution non è
affatto brutto, anzi è la prova della
Aleksandr Sokurov
riceve dal patriarca
Scola il Premio
Bresson della RdC.
Sullo sfondo Gaetano
Blandini
bravura e versatilità del taiwanese
Ang Lee, che a seconda del genere
confeziona sempre un ottimo
prodotto. Casomai, come accade
raramente, i film belli erano molti
e sceglierne uno su tutti era quasi
impossibile. Tra i momenti più
commoventi di questa edizione
infatti, oltre all’abbraccio del
99enne Manoel De Oliveira al
nostro premiato Aleksandr
Sokurov, e Bernardo Bertolucci
con il Leone alla carriera poggiato
sul deambulatore, ci sono anche
quelli passati vedendo Lust,
Caution.
MISSIONE
SIMPATIA
Delude l’Italia in Concorso:
si abbandoni la spocchia per
ricominciare a sorridere
Non si può chiedere di più a
Fabrizio Gifuni. Presente alla Mostra di
Venezia con due titoli, Il dolce e
l’amaro (con Lo Cascio, in Concorso) e
La ragazza del lago (Settimana della
Critica), l’attore romano prova a
sorreggere il cinema italiano,
portandolo in braccio. Questa volta
non è stato un gran successo,
eccezion fatta forse per l’esordio di
Molaioli, applaudito da pubblico e
critica. Per il resto, il trittico della
selezione ufficiale, Porporati-FranchiMarra, delude le aspettative di quanti,
noi in primis, speravano in
un’affermazione forte, a livello
internazionale, del giovane cinema
nostrano. Sarà per un’altra volta.
Intanto ci si interroghi su altro, su
quella patina di presunzione che ha
accompagnato i tentativi dei registi in
questione di controbattere alle
polemiche: non sarebbe stato meglio
affrontarle con un sorriso, magari
prendendosi meno sul serio?
L’auspicio è che si possa ripartire
proprio da questa immagine, in barba
alla spocchia e in braccio alla
simpatia.
VALERIO SAMMARCO
Ottobre 2007 RdC 25
Venezia > Il dopofestival
I Fantastici 4
La detective-story pacifista di Haggis, il biopic visionario
su Bob Dylan e non solo: gli imperdibili del concorso
secondo Morando Morandini (*)
In the Valley of Elah di Paul
Haggis. “Che cosa siamo
diventati?” si domanda Michael
Moore in Sicko. In modi diretti o
indiretti si sono così interrogati
De Palma, Haynes, Demme e
tanti altri prima di loro,
rispondendo a Maupassant: già
due secoli fa scriveva che bisogna
diffamare la guerra. Il canadese
Haggis lo ha fatto con una
“detective-story” in cui un padre,
patriottico reduce dal Vietnam, fa
appendere in una scuola la
26 RdC Ottobre 2007
bandiera a stelle e strisce a testa in
giù, segnale per dire “siamo in
gravi difficoltà, aiutateci!”.
Io non sono qui di Todd Haynes.
“Io non sono qui” (B. Dylan), “Io
è un altro” (A. Rimbaud). È un
biopic a mosaico, il più originale,
visionario, multiplo, difficile e
libero nella storia di Hollywood.
C’è dentro l’America di ieri e le
sue visioni, le sue lotte. Uno dei
miti della cultura e della
controcultura nordamericana è
messo in immagini e suoni (una
trentina di canzoni) in forma di
ballata frantumata, che rievoca
l’effervescenza anche politica degli
anni Sessanta. Entra nella testa di
Dylan e poi ne esce per sei volte.
In mezzo una miracolosa Cate
Blanchett in bianconero.
La graine et le mulet di
Abdellatif Kechiche. Hanno
scritto che è imperfetto e troppo
lungo (151’). Lo è, imperfetta,
questa storia di avventura, un
sogno, una ricerca di dignità.
Data la sua oralità – che è
Richard Gere; Hafsia Herzi et le mulet; Gli amori di Rohmer e Heath Ledger
sapienza registica nel dirigere gli
attori e nel dare l’impressione di
una realtà colta nel vivo con
digressioni e sospensioni, è lungo,
non prolisso. Pochi, però, ne
hanno colto la ricchezza tematica,
la complessità, la desolazione di
un finale sottotono in cui muore
il protagonista: vecchio e stanco,
povero e arabo.
Gli amori di Astrea e Céladon
di Eric Rohmer. In una Gallia
immaginaria del V secolo d.C. abitata da nobili, pastori, druidi e
ninfe - è la storia di un amore
contrastato (dall’interno,
soprattutto). Appare assurda,
inverosimile benché filtrata da
una premeditata e leggera ironia,
ma vi si ritrovano i temi e le
costanti stilistiche dell’autore. È
un film che esige pazienza dallo
spettatore non rohmeriano. Se
l’avrà avuta, si godrà l’ultima
mezz’ora in cui vedrà come si può
mettere in immagini la sensualità
con arte e grazia.
(*) Tra i 23 film in concorso per
me almeno dieci erano “da
vedere”, cioè da consigliare agli
amici. I quattro che ho scelto
sono in ordine alfabetico per
registi.
“Dei 23 titoli in gara,
almeno 10 erano da
consigliare agli amici”
Ottobre 2007 RdC 27
Venezia > Il dopofestival
Poker
Colpo di fulmine: Redacted
Blog e videodiari di un finto plotone in Iraq: De Palma punta sulla
falsa testimonianza, per raccontare la verità sulla guerra
QUANTO DOBBIAMO CHIEDERE
alle immagini oggi? Il mondo come
rappresentazione, la verità,
l’illusione confortante, la prova che
sono finte-vere? Secondo me
l’ultima cosa. La prova che sono
quel che sono, la traccia del vero
nella coscienza del falso,
l’esposizione del “filtro”. Redacted è
fornito col sottotitolo “a fictional
documentary”. Uno legge, l’altro
spara cazzate, un altro li riprende e
un altro ancora riprende quello che
lo riprende, poi sono al posto di
blocco, urlano, hanno paura, si
annoiano, sparano, uccidono,
ridono, i soliti marines dei soliti
film di guerra dalle solite guerre
americane. Sono attori, ma
ricalcano i documenti (videotape
dei soldati, blog di Internet,
reportage giornalistici, videocamere
di sorveglianza) e anche il modello
scelto dalla regia finisce per
richiamare un ricalco dei tentativi di
cinema-verità (dall’autocitazione di
Vittime di guerra e di memorabili
spezzoni di Kubrick – con
un’estrazione musicale da Barry
Lyndon, la Sarabanda di Haendel
per dilatazioni temporali – al gesto
28 RdC Ottobre 2007
iperrealistico delle cineprese di
Salvate il soldato Ryan, Tigerland,
brandelli di Lettere da Iwo Jima.
Ecco, queste “lettere” sono già altri
tempi, per Brian De Palma. Non
riesco a sapere esattamente né dalle
dichiarazioni di De Palma, né dal
press-book, quanto e in che
perimetro le immagini siano
ricopie, a partire dal fantomatico
video della violenza carnale di una
quindicenne irachena, poi uccisa e
bruciata, con corollario dello
sterminio della sua famiglia.
Ricalcando scrupolosamente i
documenti, De Palma rifà tutto
con gli attori, costruendo nel
mondo di fiction un’ipotesi di
verità accertata. Questa scelta
accende un’attenzione diversa dello
spettatore. Come nuovo “effetto
straniamento” posiziona lo
spettatore nell’“effetto”, spingendo
a considerare l’incoscienza e lo
spudorato nichilismo dei
personaggi come una distorsione
più ampia, sociale, culturale, da cui
nasce un gesto critico motivato e
ineludibile. Impresa “novissima”,
da Leone d’Oro.
SILVIO DANESE
L’indiano
“andersoniano” di
The Darjeeling
Limited; sotto,
Claude Chabrol tra
Valeria Cavalli e
Ludivine Sagnier
Le chaos di Youssef Chahine e
Khaled Youssef. È un
melodramma sociale intinto di
colori e umori da anni Cinquanta.
Un quartiere popolare del Cairo.
Un poliziotto corrotto e brutale
desidera una giovane donna
innamorata di un integerrimo
giudice. Nel finale, un mare di
gente occupa ogni spazio, i cattivi
si arrendono e il mondo (almeno
in un film!) prende un’altra
direzione. Chahine, 81 anni, non
si preoccupa di fare il moderno: fa
il suo mestiere di regista
appassionato e libero.
d’assi
Appunti e note a margine di Bruno Fornara. Dal melodramma
sociale di Chahine a Kechiche, che manca la vittoria (ma fa la
parte del Leone): la Mostra in 4 film
The Darjeeling Limited di Wes
Anderson. Tra le ultime leve
americane, lo stravagante Wes
Anderson viaggia in un mondo a
parte con personaggi che pensano
di avere un obiettivo ma, appena
si muovono, deviano dal percorso:
per una certa qual attrazione per
l’instabile. Tre fratelli vanno in
India, in cerca della madre, suora
in un monastero himalayano. E il
film si perde subito per strada, si
innamora di colori e profumi, si
mette a girovagare su se stesso.
Incantevole, leggero Anderson!
Nessuno meglio di lui sa fare del
perdersi un luogo di piccoli
turbamenti e inutili delizie...
La graine et le mulet di
Abdellatif Kechiche. Non ha
vinto il Leone d’oro ma resta il
più bel film del concorso. Due ore
e mezza dentro un turbine di
affetti e sentimenti. Dentro il
desiderio del sessantenne Slimani
di rifarsi una vita e aprire un
ristorante. Si mobilitano tutti, l’ex
moglie, l’amante, figli e figlie, per
preparare una prima cena
esemplare. Kechiche nuota dentro
le situazioni, va dritto al cuore
delle persone, insegue ogni
attimo, vibra in sintonia con ogni
personaggio. Cinema esuberante,
felice di raccontare e guardare.
La fille coupée en deux di
Claude Chabrol. La storia è
divisa tra uno scrittore cinico e un
ricco giovanotto viziato e
mentalmente instabile. Come
sempre in Chabrol, la borghesia
sta al centro e in alto. Gli altri,
anche la volenterosa ragazza, le si
aggrappano, per venire poi
abbandonati al loro destino. Il
film fila come un diretto. Chabrol
non ha bisogno di fare commenti
o inventarsi arditezze stilistiche.
Tutto è talmente chiaro e
semplice: così va il mondo. E
basta.
Ottobre 2007 RdC 29
Venezia > Contaminazioni
Cinema a
regola d’arte
Il pittore Schnabel dedica Berlin a Lou Reed. Produttore
al Lido, Tsai Ming-liang gira invece al Louvre
Di Federico Pontiggia
Julian Schnabel
in quadrettoni
d’artista; sopra,
Tsai Ming-liang e
Lee Kang-sheng
a Venezia
Schnabel, ricci e capricci…
Perché Lou Reed? “Perché mi piace.
Mi piacciono i suoi ricci”. Ironica e
divertita, è la ragione per cui
l’artista-regista Julian Schnabel ha
dedicato a Lou Reed Berlin, a
Venezia in Orizzonti Doc. Del
ventennale amico e compatriota Lou
Reed, Schnabel filma l’esecuzione
dal vivo dell’album Berlin, composto
nel 1973, affossato dal flop
commerciale e resuscitato nel 2006.
Il rockumentary riprende il primo alla St. Ann’s Warehouse di New
York - dei cinque concerti di Berlin:
Schnabel era stato chiamato da Reed
per curarne l’allestimento scenico, al
posto del compenso, ha chiesto e
ottenuto di riprendere le esibizioni.
D’altra parte, il leader dei Velvet
Underground era già finito 20 anni
fa nel libro CVJ: Nicknames of
Maitre D’s and Other Excerpts from
Life, in cui Schnabel fondeva
“elementi della mia e della sua vita”.
Il risultato è “non il film di un
concerto, ma un’opera in cui Reed
canta e suona, diventando il
narratore della sua vita”. Sullo
sfondo scenografico con stampe
cinesi e immagini fluttuanti
realizzato da Schnabel, Reed è
ripreso con la consueta t-shirt rossa,
mentre le sequenze del concerto
vengono inframmezzate da due
corti: Caroline, girato dalla 23enne
figlia di Schnabel, Lola, protagonista
Emmanuelle Seigner, e Floating
Forniture. Al Lido in camicia
scozzese - quasi un cliché per lui - e
crema solare, Schnabel prima fa le
fusa - “Si vede che voglio bene a
Lou? Era ciò che volevo emergesse
più di ogni altra cosa...” – e poi tira
la zampata d’artista: “Un film che mi
è piaciuto? Le scaphandre et le
papillon (da lui diretto e premiato
per la miglior regia all’ultimo festival
di Cannes, ndr)”.
Tsai, Salomé al museo
Tsai Ming-Liang al Louvre.
Produttore e scenografo di Help Me
Eros, diretto dal suo attore-feticcio
Lee Kang-sheng e in concorso alla
Mostra, Tsai girerà presto nel museo
parigino. Sul set nel 2008, il film
ruoterà intorno alla figura di
Salomè, e nel cast troveremo Lee
Kang-sheng, Maggie Cheung e JeanPierre Leaud. Se è “impossibile” che
venga in futuro diretto da Lee, Tsai
della collaborazione nello scandaloso
Help Me Eros dice: “Lavoriamo
insieme da tanto tempo, qui ci
siamo invertiti le parti, ma non è
cambiato nulla. Non mi interessa se
e quanto l’abbia influenzato: il film
mi piace molto”.
DAL 26 OTTOBRE AL CINEMA
SO
“Se non mi
spogliassi, il mio
mestiere sarebbe
monco”
32 RdC Ottobre 2007
Personaggi
“Adoro i personaggi romantici, meglio se
tratti da romanzi”, rivela la diva Knightley.
Tra orgoglio e pregiudizi, spigoli e spot, il suo
futuro “cartaceo”: Seta, Dylan Thomas e
una scandalosa duchessa
di Federico Pontiggia
GNANDO
Keira
eira: “Adoro interpretare
personaggi romantici, meglio se
tratti da romanzi: con un libro hai
più materiale da cui attingere, più elementi
per studiare il ruolo”. Knightley: “Sono
così di costituzione. L’anoressia la conosco,
ne hanno sofferto mia madre e mia nonna,
ed è un male assai più complicato: non
bastano le fotografie delle top model sui
rotocalchi per farlo insorgere”.
Keira Knightley: “Essere il volto di Chanel
rinnega il mio impegno civile? Non credo.
Le riviste di moda devono proporre facce
da sogno. Il problema è un altro. E’ che ci
dovrebbero essere anche volti di donne
comuni, vecchie o giovani, belle o brutte
che siano”.
Classe 1985, figlia di un attore e di una
sceneggiatrice, sofferente nell’infanzia di
presunta dislessia, la Knightley è arrivata
al successo con Sognando Beckham, l’ha
K
Folla di ammiratori
per Keira Knightley,
star in Mostra
consolidato con King Arthur per crearsi il
definitivo posto al sole con la trilogia
Pirati dei Caraibi. Sulla saga Disney, al
Lido l’efebica Keira ha rivelato due cose:
“No, non ci sarà una quarta puntata, tre è
il numero perfetto”; “Chi bacia meglio fra
Orlando Bloom e Johnny Depp? Direi
James McAvoy, il mio partner in
Espiazione...”. Fin qui tutto bene,
ordinario bon ton made in Hollywood,
come stigmatizza lo stesso McAvoy: “Fosse
stata qui non con me, ma con Bloom o
Depp avrebbe detto lo stesso di uno di
loro…”. Ma il meglio, il Keira-style, deve
ancora venire: “Il mio e quello di voi
giornalisti sono universi paralleli, senza
punti di tangenza”, ovvero: “Il mio lavoro
è il film, non la vendita del film”. In altre
parole, meno “ossute”, il suo interesse è
altrove, sul set: “Cerco qualcosa di nuovo,
ruoli intellettualmente stimolanti, come la
Ottobre 2007 RdC 33
Personaggi
”Il successo
è un corollario,
voglio fare ciò
che mi piace”
Cecilia di Espiazione (in origine il regista
Joe Wright aveva pensato a lei per il ruolo
della middle Briony, ndr), che considero il
migliore della mia carriera”. Amante del
turismo, gelosa senza isterismi della propria
privacy, non esclude in futuro “di poter far
convivere maternità e professione”, ma per
ora chiude la porta: “Nessuna cerimonia
potrebbe uguagliare le mie nozze sul grande
schermo: sono stata sposata cinque volte nei
film, ho avuto tre bambini e innumerevoli
proposte. Basta, e avanza”. E poi, con
snobismo preppy, torna a graffiare: “Il
successo è un corollario, voglio fare quello
che mi piace”.
Finora il piacere maggiore Keira l’ha trovato
nelle trasposizioni: la prima – e unica –
nomination agli Oscar l’ha ottenuta
prestando volto e corpicino a Elizabeth
“Lizze” Bennet in Orgoglio e pregiudizio,
adattamento da Jane Austen. A suo agio tra
trini e merletti, con Pride and Prejudice la
Knightley incrocia per la prima volta Joe
Wright, destinato a dirigerla nell’altra
trasposizione doc di Espiazione da Ian Mc
Ewan e nello spot della maison Chanel:
“Non avevo letto Atonement, anche se era fra
i romanzi che mia madre mi ha regalato negli
anni. La lettura del copione mi ha fatto
piangere: per questo ho partecipato al film.
Mi sono subito innamorata del personaggio
di Cecilia, una gran donna, a mio giudizio,
anche se priva di direzione. E poi la storia
34 RdC Ottobre 2007
della ragazza che cresce e diventa donna
l’avevo già esplorata con Joe in Orgoglio e
pregiudizio”. Incroci del destino, se Keira è
stata Lizze, è invece Anne Hathaway a
portare sullo schermo la sfortunata Jane
Austen, che, prima della celebrità letteraria, si
innamora dell’Irishman James McAvoy in
Becoming Jane.
Corsi e ricorsi cine-letterari, che per Keira
non si fermano qui: nel carnet dell’attrice,
troviamo Seta dal bestseller omonimo di
Sopra e a lato,
Seta da Baricco;
qui, Keira con
James McAvoy
in Espiazione
Baricco Première alla Festa di Roma (“Ma
non credo di accompagnarlo, dovrei essere
sul set”) e, progetto sulla carta assai più
lusinghiero, The Edge of Love, biopic di
Dylan Thomas, il più pazzo e alcolizzato dei
poeti inglesi, nel quale affiancherà un’altra
skinny diva, Sienna Miller. Non è finita: il 23
settembre a Londra sono partite le riprese di
The Duchess, basato sulla biografia della
scandalosa aristocratica inglese Giorgiana,
duchessa di Devonshire. Coproduzione
franco-inglese tra Pathé e BBC Films,
accanto alla settecentesca duchessa Keira
troveremo Ralph Fiennes, in un inno al
British style. Non dovrebbero mancare scene
di nudo, che per la Knightley non sono mai
state un problema: “Se non fossi disposta a
togliermi i vestiti sul grande schermo, non
avrei la possibilità di esplorare una vasta area
del mio mestiere”. Decisamente più arduo
metterla a nudo in un’intervista…
Domenico Procacci presenta
GIOVANNI CAPOVILLA
VALENTINA LODOVINI
AHMED HAFIENE
GIUSEPPE BATTISTON
CON IVANO MARESCOTTI
E CON LA PARTECIPAZIONE DI
FABRIZIO BENTIVOGLIO
lagiusta
distanza
UN FILM DI
CARLO MAZZACURATI
Soggetto Doriana Leondeff Carlo Mazzacurati
Doriana Leondeff Carlo Mazzacurati Marco Pettenello Claudio Piersanti
Scenografia Giancarlo Basili Costumi Francesca Sartori
Suono Remo Ugolinelli Montaggio Paolo Cottignola Direttore della Fotografia Luca Bigazzi
Una produzione Fandango con Rai Cinema
Prodotto da Domenico Procacci Regia di Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura
www.kataweb.it/film/lagiustadistanza
DAL 19 OTTOBRE AL CINEMA
EXTRA
LARGE
Sophia Loren, Terrence Malick
e le nuove tendenze: alla
scoperta della “meglio” sezione
della Festa di Roma
Ottobre 2007 RdC 37
Speciale Roma > Cult
Documelò folgoranti,
saggi filosofici, film muti
in bianco e nero,
incontri con grandi
autori. E’ il programma
di Extra, la cui
scommessa è in parte già
vinta, come ci racconta
in anteprima il direttore
Mario Sesti
di Marina Sanna
38 RdC Ottobre 2007
ALTRE
NELLA GRANDE FESTA,
tra Première, Concorso,
Alice nella città, incontri,
proiezioni ed eventi
collaterali, c’è il rischio di
perdersi. Per questo vale la
pena di soffermarsi sulla
sezione che tra tutte
risponde più all’idea di
festival, nel senso artistico
e sperimentale del termine.
A distanza di un anno
Extra è cresciuta, meglio si
è dimezzata, le opere in
anteprima, europea o
internazionale, sono
diventate 16 più 13 fuori
concorso, mentre nella
precedente edizione si
aggiravano intorno alle 45.
Snellimento e maggiore
VISIONI
Ottobre 2007 RdC 39
Speciale Roma > Cult
razionalizzazione nella scelta dei
titoli sono quindi i criteri guida della
squadra di Extra, diretta da Mario
Sesti, che speriamo non soccomba
(mediaticamente e non solo) sotto il
peso del Concorso e le anteprime di
gala. La selezione è sorprendente e i
prodotti in competizione
confermano l’esistenza di un
fenomeno che negli ultimi anni sta
prendendo sempre più piede:
l’evoluzione del documentario che,
alla ricerca di spazi maggiori, si
contamina e attinge da altri generi,
creando a sua volta un sub-genere.
Primo tra tutti il norvegese Natural
Born Star, un vero e proprio
documelò su Fred Robsahm, in arte
attore e nella vita marito di Agostina
Belli. Strappalacrime, commovente,
originale, una storia vera che perdura
nella coscienza dello spettatore a
distanza di settimane. Non meno
accattivante (e intelligente)
l’esperimento di Guido Chiesa (lo
stesso del Partigiano Johnny), Le pere
di Adamo, che associa le previsioni
meteorologiche, o meglio la
stratificazione delle nubi ai
mutamenti sociali, le precipitazioni
ai movimenti e alla precarietà del
nostro tempo, inteso come epoca e
condizione climatica (la massima è:
le cose precipitano, le emozioni
prendono il sopravvento poi tutto
finisce e torna il sereno). Straziante,
e privo di enfasi, è il belga La
position du lion couché di Mary
Jimenez, prodotto dai fratelli
40 RdC Ottobre 2007
Dardenne. In un centro di
accoglienza per malati terminali,
Anne cerca di organizzare la propria
morte in funzione dei suoi amici, i
primi a sentire la sua mancanza.
“Ormai parlare di documentario è
inesatto – dice Sesti - . Penso sia
l’unico dei generi tradizionali
cinematografici che vive un grande
All’appello Coppola,
Demme e, sopra,
addirittura il
marito di Agostina
Belli
rigoglio e perciò prende un po’
dappertutto, così in Extra ci sono
opere molto comiche o molto
drammatiche, altre che assomigliano
al giornalismo di inchiesta, biografie
come L’universo di Keith Haring che
ripercorre la vita dell’artista fin
dall’infanzia con un eccellente
materiale di repertorio, o saggi
filosofici: è il caso di Le pere di
Adamo di Guido Chiesa. Ho
l’impressione che il cinema italiano
abbia ancora potenzialità inespresse”.
Un esempio oltre a Chiesa?
Franco Battiato. Niente è come
sembra sono 70 minuti pieni di
concetti, di dialoghi ma trattati con
emozione. Il bello di questi
documentari è che a fronte di un
rigore, inevitabile nel momento in
cui devi ricostruire un fatto, c’è
l’emotività che solitamente
appartiene alla finzione. Senza tenere
conto che oggi quando vai al cinema
hai spesso un’impressione di déjà vu,
come se tutti i buoni soggetti fossero
già stati raccontati.
Non è il caso di Forbidden Lies…
La vicenda di Norma Khoury,
autrice del libro Forbidden Love, è
impressionante. Ha inventato
l’omicidio della sua amica giordana
da parte del padre e del fratello ed è
diventata una scrittrice di bestseller,
poi due giornalisti hanno trovato
alcune incongruenze e incominciato
un’inchiesta. Ce lo racconta Anna
Broinowski in un docuthriller pieno
di colpi di scena. Tante storie
realmente accadute sono più
romanzesche di quelle scritte per i
film.
Cult e gli altri, qual è la
differenza?
Per il concorso, quindi cult, le opere
devono avere la caratteristica di
cinema della realtà, che chiamiamo
“documentario”, ed essere almeno
delle anteprime europee, quindi
inedite in Italia e in Europa. Gli altri
invece o sono dei film di finzione o
non sono anteprime. Auschwitz di
Saverio Costanzo è inedito, ma è la
cronaca di un viaggio al seguito di
Walter Veltroni, prodotto dal
Comune di Roma.
Fuori competizione c’è anche il
nuovo documentario di Jonathan
Demme su Katrina, New Home
Movies From the Lower 9th Ward.
E’ ambientato a New Orleans a
distanza di un anno dalla tragedia
dell’uragano. Il titolo fa riferimento
alle case prefabbricate di uno dei
IN TAXI TO THE DARKSIDE
ALEX GIBNEY INDAGA
SULLE TORTURE DEL DOPO
11 SETTEMBRE
Ottobre 2007 RdC 41
Speciale Roma > Cult
quartieri più poveri e quindi
devastati della città. Ho preferito
metterlo fuori concorso per dare agli
altri le stesse opportunità.
E il bianco e nero di Rolf De Heer?
Dr. Plonk è un film sorprendente. Il
protagonista è uno scienziato del
secolo scorso che, convinto che la
terra morirà, costruisce una
macchina del tempo e parte alla
scoperta del futuro. In realtà, il
nostro presente. Muto, in bianco e
nero, con didascalie e commento al
pianoforte è molto di più che un
omaggio al cinema delle origini. In
concorso vorrei segnalare anche In
Prison My Whole Life, prodotto
dall’attore Colin Firth, che
racconta la storia di Mumia Abu
Jamal, un giornalista ex membro
delle Pantere Nere, condannato a
morte nel 1982 per l’omicidio,
presunto, di un agente di polizia. Poi
c’è Pop Skull di Adam Wingard, che
ha uno stile psichedelico costruito
con montaggio, ritmo e
inquadrature incredibili, tanto che
all’inizio una didascalia sconsiglia la
visione a soggetti epilettici.
Attraverso una continua
stimolazione di immagini e suoni
viene riprodotto nello spettatore lo
stato estremo della coscienza del
protagonista, che non riesce a capire
se ha assistito realmente a un
omicidio.
Qual è la scommessa di Extra?
Diventare qualcosa di diverso dai
festival tradizionali. Buona parte del
Il direttore di Extra
Mario Sesti e Niente
è come sembra di
Battiato. Sopra
Le pere di Adamo
GIOVENTU’ COPPOLIANA
IL GODFATHER DEI REGISTI TORNA CON UN LOW BUDGET DA PREMIÈRE
A ridosso della Seconda Guerra
Mondiale, la vita del professore
rumeno Dominic Matei cambia
drasticamente, in seguito a un
incidente. Costretto alla fuga, si
sposta tra Romania, Svizzera e
Malta, arrivando a toccare l’India.
E’ la scarna sinossi di quello che
“rappresenta un nuovo periodo
nella mia carriera”: Un’altra
giovinezza di Francis Ford
Coppola, uno dei pezzi forti della
sezione Première. Dopo dieci
anni di assenza, il Godfather dei
registi ritorna dietro la macchina
da presa per un low-budget
girato a Bucarest. Sullo schermo,
il romanzo Gioventù senza
gioventù del controverso
antropologo e storico della
religioni rumeno Mircea Eliade,
apprezzato, tra gli altri, da
42 RdC Ottobre 2007
Giovanni Papini e Julius Evola.
Coppola ha scritto la
sceneggiatura e prodotto il film
con la sua American Zoetrope.
Del cast fanno parte Tim Roth,
Bruno Ganz, Alexandra Maria
Lara, Marcel Lures e un
“uncredited” Matt Damon, il
registro dovrebbe essere
drammatico, con escursioni nel
genere thriller. Ma da Coppola è
lecito – e auspicabile – aspettarsi
di tutto…
FEDERICO PONTIGGIA
programma, per esempio, sono gli
incontri con gli autori che poi
sperimentano una piccola, ma
consistente, tradizione che abbiamo
già all’Auditorium.
I duetti con gli attori e registi.
Pensiamo che stabilire un rapporto
di intimità immaginaria con un
attore o un regista di un film amato
sia un’esperienza significativa e non
univoca. Autori importanti come i
fratelli Coen hanno apprezzato
molto questa opportunità.
Il contatto con il pubblico?
Non solo. Oggi un grande autore
viene trattato da giornali e tv come
chiunque altro, sei importante nel
momento in cui sei presente e hai al
massimo 5 minuti per parlare del
tuo prossimo film. L’idea che ci si
prenda del tempo per parlare con
attenzione e nel dettaglio è un
privilegio e non è detto che un
regista famoso riesca a ottenerlo.
Come avete convinto Coppola?
Non è stato facile, il dialogo con lui
dura da parecchio. Era dibattuto se
farlo o meno, quali sequenze
utilizzare. Con Antonio Monda
stiamo scegliendo le immagini, forse
faremo vedere un documentario sulla
sua famiglia, girato da un italiano,
che ripercorre le rotte dei primissimi
avi arrivati a San Francisco.
Anche se la vera perla è
l’inafferrabile Terrence Malick.
E’ da un anno che ci stiamo
lavorando. Ha accettato solo a patto
di parlare di cinema italiano, i suoi
pezzi forti saranno Totò, Sedotta e
abbandonata, Il posto e Lo sceicco
bianco.
UNPRINCIPEIN VESPA
Totò guida la carica degli omaggi: con Jane Fonda e Sophia Loren, per scoprire il
Novecento inedito di Depardieu e Bertolucci (e ascoltare le Parole sante di Celestini)
di Eleonora Silvani
DOCUMENTARI, FILM DI FINZIONE,
videoarte, cinema per il web. Ma
anche retrospettive e incontri con
grandi maestri a cominciare dal più
misterioso di tutti, Terrence Malick, e
un faccia a faccia con il pubblico della
divina Sophia Loren in occasione della
consegna del premio Acting Award.
Inoltre la seconda parte del focus
sull’Actors Studio con le testimonianze
di attrici del calibro di Jane Fonda e
Cloris Leachman, la Frau Blucher di
Frankenstein Junior, passando per gli
omaggi a Totò, con il documentario
Un principe chiamato Totò che contiene
l'inedita Principessa di Lucio Dalla,
Freda, Kim Arcalli, Ferreri, Grifi e la
lezione di cinema di Bernardo
Bertolucci che, a 31 anni di distanza,
incontrerà nuovamente Depardieu
sullo sfondo di alcune sequenze mai
montate di Novecento. E per finire, nel
mosaico che compone la sezione più
avanzata di Cinema - Festa
Internazionale di Roma, non poteva
mancare la televisione con l’anteprima
di Donne assassine di Herbert Simone
Paragnani, una crime story con
Donatella Finocchiaro e Sabrina
Impacciatore prodotta da Fox Italia,
Ottobre 2007 RdC 43
Speciale Roma > Cult
DENUNCIA O INTIMISMO, LO SCOPO E’
INCHIODARE A UN INTERROGATIVO
ma girata in Argentina, e la presenza di
Joel Surnow, autore del rivoluzionario
24. Insomma Extra è una tela infinita
che abbraccia temi e generi, formati e
mezzi, attori e registi un po’ ovunque
nel mondo. A caccia di tesori nascosti,
Mario Sesti si è lasciato guidare da uno
sguardo libero, portando alla luce
tasselli che brillano per linguaggio
innovativo e forza dei temi affrontati.
Che si tratti di documentari o di
finzione, i film raccontano la nostra
epoca, senza che nulla o quasi venga
tralasciato: guerre, genocidi,
sentimenti, riflessioni sull’arte, la vita,
la morte e, non ultimo, il cinema.
L’ottica può essere strettamente privata
- l’ammaliante dittico costituito da
Children e Parents del semisconosciuto
regista islandese Ragnar Bragason, e il
dolente My Fair Son del cinese Cui
Zi’en - o scopertamente pubblica - il
grandioso affresco Namibia: The
Struggle for Liberation del veterano
Charles Burnett e l’atto d’accusa War
Dance di Sean Fine e Andrea Nix, che
affronta la tragedia dei bambini
sopravvissuti al genocidio in Uganda ma su tutto prevale la volontà di non
distogliere mai la macchina da presa
dalla realtà, perché Extra privilegia il
cinema che bandisce
l’autoreferenzialità e inchioda lo
spettatore a un punto di domanda.
Non a caso la parte del leone nella
sezione la fa il concorso dedicato al
documentario, genere interrogativo
per eccellenza, con titoli spiazzanti,
The Gates di Antonio
Ferrera e Albert
Maysles. Sopra
Bernardo Bertolucci
44 RdC Ottobre 2007
intensi, corrosivi. Su quali puntare?
C’è solo l’imbarazzo della scelta: da La
sombra del iceberg di Hugo Domènech
e Raul Montesinos, autopsia della
famosa foto del miliziano ucciso in
battaglia che nel ’36 fece la fortuna di
Robert Capa ma che oggi induce a ben
più profondi quesiti sull’eticità di
mostrare la morte al lavoro, a Parole
sante di Ascanio Celestini, epopea di un
gruppo di precari impiegati in call
center, a The Gates di Antonio Ferrera e
Albert Maysles, l’arte nel suo farsi
attraverso la ventennale gestazione di
un’installazione degli artisti Christo e
Jeanne-Claude. E dietro a tutto, anzi
prima di tutto, il cinema. Dove sta
andando e come sta cambiando
attraverso l’analisi del linguaggio e della
fruizione, a partire dal web, ma anche il
cinema come era e come continuerà ad
essere nelle parole di Coppola e Malick.
Autori dallo spirito mai domato ed
eccentrici per vocazione: il primo
continuamente dentro e fuori
l’industria, l’altro probabilmente
l’ultimo dei maverick.
Musica e Parole
sante: Lucio Dalla
e Ascanio
Celestini
Ottobre 2007 RdC 45
Speciale Roma > I pezzi forti
LA CLASSE DEL VICHINGO
DALL’ISLANDA UN REGISTA (E DUE DOCUMENTARI) SU CUI SCOM
Viene dalla fredda Islanda,
ha 36 anni, ha realizzato più
di ottanta produzioni tra
cinema, video musicali,
documentari e pubblicità,
eppure continua a essere
poco noto anche tra gli
addetti ai lavori. Filmaker
autodidatta di grande talento,
muovendosi tra circuiti e
festival indipendenti si è
CADUTO SUL CAMPO
MORTE DI UN MILIZIANO DI ROBERT CAPA: LIMITI, DILEMMI MORALI E RETROSCENA
DI UNO SCATTO CHE HA FATTO STORIA
Il 5 settembre 1936 il fotografo Robert
Capa è a fianco dei miliziani della
Confederación Nacional del Trabajo. E’ il
giorno in cui scatta una delle foto più
famose, Morte di un miliziano, quella che
lo fa conoscere in tutto il mondo
aprendogli le porte del successo. A
cinquanta anni di distanza Doménech e
Riebenbauer si interrogano su
quell’immagine: fu il caso a favorire Capa
o Capa a manipolare la realtà? Fu giusto o
no ritrarre il miliziano mentre incontra la
morte? E soprattutto, la foto andava resa
nota o sepolta negli archivi? Il
documentario non offre risposte, semmai
lascia aperto un interrogativo ancora più
profondo: esiste un limite invalicabile
anche per l’arte?
ESPERIMENTO IN ROSA
IL CASO DONNE ASSASSINE: FINOCCHIARO E IMPACCIATORE
IN ARGENTINA PER SFIDARE IL MERCATO
Gli esterni sono stati girati a Torino, gli
interni in Argentina. Capita quando un’idea
produttiva supera i confini nazionali e
coniuga un budget ridotto alla
professionalità: location limitate, sequenze
il più possibile realizzate in interni, pochi
personaggi ma affidati ad attori esperti
quali Donatella Finocchiaro, Giorgio
Colangeli e Sabrina Impacciatore. Ma Donne
assassine è anche un prototipo che si
alimenta di modelli famosi, a cominciare
dalla serie Requiem City, andata in onda su
Fox e girata proprio in Argentina, nel
tentativo di imporre uno stile riconoscibile.
Una scommessa di Fox Italia che punta a
stupire gli appassionati di thriller, quelli che
hanno fatto la fortuna del canale Fox Crime.
46 RdC Ottobre 2007
METTERE: RAGNAR BRAGASON, CON LE SUE VARIAZIONI SULLA FAMIGLIA STILE MIKE LEIGH
costruito una fama
sotterranea e ora è in attesa
della consacrazione. A Roma
Ragnar Bragason arriva con
due titoli, Children (2006) e
Parents (2007), variazioni sul
tema della famiglia,
raccontate in uno stile che si
ispira a Mike Leigh, Jean-Luc
Godard e John Cassavetes. Il
risultato è sorprendente per
intensità e rigore. Presto
sapremo se è definitivamente
nato un autore.
KEITH HARING & SOCI
“IMPACCHETTATORI” D’OPERE D’ARTE
E AVANGUARDIA D’AUTORE: DIETRO LE
QUINTE DELLA CREATIVITA’
Lo stato dell’arte secondo due
documentaristi che hanno indagato la
creatività della coppia Christo e JeanneClaude, famosi per aver impacchettato alcuni
tra i più importanti monumenti al mondo, e di
Haring, pittore divenuto un vero e proprio
fenomeno sociale. Gli uni portavoce di
un’arte concettuale per eccellenza, l’altro in
grado di arrivare facilmente al grande
pubblico, pur essendo agli antipodi si
rivelano tuttavia accomunati dalla passione,
dalla costanza nel perseguire le idee e i
progetti, dalla capacità di incidere
nell’immaginario. Entrambi i documentari,
The Gates di Ferrera e Maysles e L’universo
di Keith Haring di Christina Clausen, si
avvalgono di rari materiali d’epoca e
interviste che, oltre a ripercorre il cammino
degli artisti, compongono un quadro sociale
particolarmente significativo.
IL BRASILE DEI CONTRASTI
SEQUESTRI E CHIRURGIA ESTETICA NELLA TERRA DELLA
DISPERAZIONE: UN RITRATTO IMPIETOSO
Il Brasile è il paese dove si
praticano il maggior numero di
interventi di chirurgia plastica. E’
anche quello del maggior numero di
sequestri lampo. Esiste una
correlazione tra i due primati? Sì,
secondo Kohn, che partendo da
testimonianze spietate, in Manda bala
– Send a Bullet ricostruisce una realtà
agghiacciante: molti ricchi brasiliani
vengono prima sequestrati e poi
amputati di parti non vitali per
spingere i familiari a pagare il
riscatto. Da qui il ricorso alla chirurgia
estetica. Ma se non ci fosse l’enorme
divario tra immensamente ricchi e
immensamente poveri (che è una
delle piaghe brasiliane), tutto questo
accadrebbe? Kohn è allievo del
leggendario Errol Morris e sfodera
uno stile che dimostra quanto bene
abbia imparato la lezione.
Ottobre 2007 RdC 47
#REDITINONCONTRATTUALI
ISTITUTOL UCE CINEMAFESTAI NTERNAZIONALED IR OMAI STITUTOL UCE CINEMAFESTAI NTERNAZIONALED IR OMAI STITUTOL UCE CINEMAFEST
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.INO&RASSICA
0AOLO"RIGUGLIA
%LENA"OURYKA
,ORENZO$I#IACCIA
,ELE.UCERA
Punto critico: manuale per
DA NON in
PERDERE
☺☺☺☺☺ CAPOLAVORO
☺☺☺☺
sopravvivere
alle uscite
sala ☺☺☺ BUONO ☺☺ DISCRETO ☺ DELUDENTE
IN QUESTO
MONDO LIBERO
IN SALA
Coerente e irriducibile: dal “solito” Loach, un orgoglioso e
riuscito ritorno ai temi del lavoro
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
KEN LOACH
Kierston Wareing, Juliet Ellis
Drammatico, colore
Bim
96’
“Il solito Loach”, commentava
qualcuno con aria ironica dopo la
proiezione veneziana di In questo
mondo libero, l’ultimo grande film
della prolifica coppia Loach-Laverty, di
ritorno sulle scene solo un anno dopo
l’aver trionfato sulla Croisette con Il
vento che accarezza l’erba.
Evidentemente è spiazzante
riconoscere che Ken Loach sia uno
degli ultimi registi rimasti a seguire
fedelmente, da anni, un percorso
programmatico serio, preciso e
coerente, immune dalle mode e,
soprattutto, senza quei compromessi
“d’essai” che gli avrebbero fruttato
molti più premi nel corso della sua
lunga carriera. Bastava essere un po’
più furbi, dare un colpo al cerchio ed
uno alla botte (ma veramente e non
come è stato ingiustamente accusato
di aver fatto in Il vento che accarezza
l’erba), smussare qualche tono
(magari con qualche bella metafora) e,
cosa più importante, “sapersi
rinnovare”. Cosa voglia veramente dire
quest’ultima frase ancora non è ben
chiaro; di sicuro c’è solo che viene
usata come arma a doppio taglio nei
confronti di alcuni autori quando e se
(come lo stesso Loach ha fatto
nell’intenso ed incredibilmente
sottovalutato Un bacio appassionato)
provano a seguire un taglio narrativo
leggermente diverso dal solito. La
protagonista di In questo mondo libero
si chiama Angie (Kierston Wareing), è
una donna sulla trentina e ha un figlio
di nome Jamie. Ha fascino ed energia,
e proviene da una famiglia operaia
molto rispettabile e molto orgogliosa;
per campare lavora sodo (viene
definita come “la migliore”) in una
delle tante agenzie interinali situate a
Londra. Un giorno, senza una ragione
valida, la donna viene licenziata e
quindi, superati i primi momenti di
sgomento, decide, insieme all’amica e
coinquilina Rose (Juliet Ellis), di fare
un rischioso investimento e aprire una
propria agenzia per la selezione del
personale. Per acquisire clienti e
cominciare a guadagnare, le decisioni
da prendere sono drastiche: sfruttare
PRECARIATO E IMMIGRAZIONE: LA NOVITÀ È NEL PUNTO DI VISTA DEGLI SFRUTTATORI
50 RdC Ottobre 2007
iFilmDelMese
Ottobre 2007 RdC 51
FOTO: BRANDO GIANNONI
iFilmDelMese
decine di lavoratori immigrati senza il
permesso di soggiorno, perlomeno
fino a quando le cose miglioreranno
un po’. Ma la situazione peggiora
drasticamente quando Angie, ormai
52 RdC Ottobre 2007
accecata dalle “logiche di mercato”, si
trova ad affrontare il sottobosco della
malavita e, contemporaneamente, un
gruppo di lavoratori che la sua
agenzia ha involontariamente
truffato. Dopo aver raccontato la
difficile condizione di lavoro dei
messicani a Los Angeles in Pane e
rose (2000) e la difficoltà di
integrazione dei pakistani in
Inghilterra (Un bacio appassionato,
2004), Loach torna a parlare di
immigrazione ma, questa volta,
predilige il punto di vista degli
sfruttatori piuttosto che quello, forse
inflazionato e “troppo facile”, degli
sfruttati. Tutta l’abilità di Paul Laverty
(giustamente incluso nel bizzarro
palmares veneziano) come
sceneggiatore si evince da come
l’ambivalente personaggio di Angie –
descritto dallo stesso Loach come “il
prodotto della controrivoluzione
thatcheriana, che ha posto l’accento
sugli affari e sulle capacità
imprenditoriali, che ha premiato
l’atteggiamento in cui ci si fa strada e
si cerca di avere successo
sgomitando” – riesca ad incarnare le
contraddizioni di una società in cui
passare da sfruttata a sfruttatrice
(“tanto lo fanno tutti”) viene naturale
e non comporta, perlomeno a livello
conscio, un così grande travaglio
morale. Loach e Laverty hanno
compreso (proprio come Costa Gavras
in quel capolavoro agghiacciante che
è Il cacciatore di teste) che la vera
tragedia del nostro tempo si chiama
“precariato” e affidano ai dialoghi tra
Angie e i genitori (alcuni dei momenti
più alti di tutto il film) il compito di
illustrare un conflitto/confronto
generazionale che, ormai, sembra
senza soluzione. E se la pellicola è così
efficace, buona parte del merito va
assegnato a Kierston Wareing,
splendida semi-esordiente che
conferma il fiuto di Ken Loach in
quanto scopritore di talenti. All’interno
di un festival in cui il cinema italiano
propone un fiacco remake di Quei
bravi ragazzi (Porporati), una fiction
imbarazzante (Marra) e celebra “il
valore politico della masturbazione”
(Franchi), un film come In questo
mondo libero rappresenta una
boccata d’aria fresca nonché una
grande lezione di stile. Il solito Loach
quindi? Sì, e non ne siamo mai stati
così contenti.
PAOLO ZELATI
☺☺☺☺
Istituto di Studi Teologici e Storico Sociali
Terni Narni Amelia
Maria Grazia Cucinotta
Raz Degan
Claudio Malaponti
Krzysztof Zanussi
Franco Battiato
Pasquale Scimeca
Vittorio Moroni
Francesco Salvi
Enrico Brizzi
Enrico Lo Verso
Alvaro Buela
www.studioimago.it
Paolo Bianchini
filmfestival
popoliereligioni
Terni,
terza edizione
dal 4 all’11
novembre ‘07
per informazioni:WHOZZZÀOPIHVWLYDOSRSROLHUHOLJLRQLLWLQIR#ÀOPIHVWLYDOSRSROLHUHOLJLRQLLW
come raggiungerci da Roma:GLUH]LRQH)LUHQ]HXVFLWDD2UWHGLUH]LRQH7HUQL6SROHWRXVFLWD7HUQL2YHVW
Ministero
per i Beni e le
Attività Culturali
Fondazione
Diocesi
di Terni Narni Amelia
Comune di Terni
Università di Perugia
3ROR6FLHQWLÀFR
Didattico di Terni
Cassa di Risparmio di Terni e Narni
iFilmDelMese
PLANET TERROR
Splatter sanguinolento con patina d’antan. Rodriguez convince col suo Grindhouse
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
ROBERT RODRIGUEZ
Rose McGowan, Marley Shelton
Horror, colore
Medusa
105’
Un inchino per la coppia più horror
del mondo: il principe del reame
tarantiniano Robert Rodriguez e la
nuova eroina Rose McGowan, insieme
sul set di Planet Terror (presto in
quello di Barbarella) e nella vita. E’
vero, far concentrare un americano
medio per più di tre ore è utopia, ma
dopo aver visto il Tex-Mexploitation del
regista di Sin City, è sempre più
incomprensibile il flop di Grindhouse.
Rodriguez ci regala un horror splatter
filologicamente corretto: sensuale,
violento, sanguinolento, perfetto film di
serie b da sala grind di trent’anni fa. Un
film mordi e fuggi, con montaggio a
scatto, salti di pellicola e un esilarante
finto trailer (Machete) per ridipingere
l’atmosfera di sale puzzolenti e
provinciali in cui emarginati
(adolescenti nerd, latitanti, senzatetto,
maniaci) guardavano altri emarginati
(lesbiche, assassini, neri, matti da
legare). Intendiamoci: Planet Terror
IN SALA
NON E’ IL
GIOIELLO DI
TARANTINO,
MA STUPISCE
PER RISPETTO
FILOLOGICO
non è il gioiello Death Proof. Anche
perché Rodriguez è rimasto fedele al
progetto e al genere: da qui il suo
horror slasher-politico su morti viventi,
Iraq e armi chimiche americane. E su
Bin Laden, specie da proteggere da
patrioti troppo zelanti. Uno zombiemovie di razza, godibile e tecnicamente
ottimo, in cui Rodriguez è tutto, anche
operatore di macchina. Geniali e
sensuali le trovate femminili: Marley
Shelton spara-siringhe e Rose
McGowan con la gamba-mitragliatrice
sono destinate a diventare delle icone
sexy-pop.
BORIS SOLLAZZO
☺☺☺
L’ORA DI PUNTA
IN SALA
Corruzione e ascesa sociale vanificate dalla
sceneggiatura: delude Vincenzo Marra
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
VINCENZO MARRA
Michele Lastella, Fanny Ardant
Drammatico, colore
01 Distribution
90’
Con facile battuta, diremmo che
quella di Marra è un’Ora di punta
spuntata. Terzo lungometraggio di
finzione del regista partenopeo, segue
l’ascesa sociale di Filippo Costa
(Michele Lastella), giovane agente della
Guardia di Finanza ambizioso e
spregiudicato. Ogni mezzo è lecito,
come la più grande, ricca e bella di lui
Caterina (Fanny Ardant), grimaldello
per accedere alle alte sfere. Filippo
lascia la GdF, ma non la corruzione
condivisa con il comandante e un
collega. A “insaporire” il tutto una
relazione molla-prendi-molla con la
giovane Francesca (Giulia Bevilacqua) e
un omicidio riparatore... Sul fronte delle
interpretazioni, il quasi deb Lastella è
misurato in un ruolo difficile; viceversa,
54 RdC Ottobre 2007
FANNY
ARDANT E LA
BEVILACQUA:
L’APPORTO
DELLE ATTRICI
NON AIUTA
i risultati femminili sono drastici: la
Ardant regala una prova ai minimi
termini, seguita a ruota dalla
Bevilacqua all’acqua di rose. Se la regia
si adagia sulla fiction tv, il problema
fondamentale è la sceneggiatura,
scritta dal regista: su furbetti del
quartierino, corruzione, legami politicafinanza, parvenu d’assalto, non
fornisce nulla di nuovo, banalizzando
quanto nel documentario civile
L’udienza è aperta lo stesso Marra
aveva dimostrato. Ancor più fastidiosa
è l’inverosimiglianza dei dialoghi e delle
situazioni, con Lastella-Ardant
protagonisti al primo incontro di una
battuta da ricordare: “Francese?”.
Gravi problemi d’identità, di cui a
soffrire è il film (e lo spettatore).
FEDERICO PONTIGGIA
☺
ANTEPRIMA
RATATOUILLE
Citazioni colte e dialoghi pungenti: gustosissima l’elegia del topo cuoco
Quando il gatto non c’è i topi, si sa,
ballano. Che cucinassero, però,
questo non era sospettabile. Ma il
cinema ci ha sempre abituati
all’eclettismo di queste simpatiche
bestiole: dall’ingegnoso Jerry, nemesi
del gatto Tom, all’antropomorfo
Mickey Mouse, passando per i
tuttofare di Cenerentola. Ora siamo
arrivati all’elegia del ratto: alla lotta
di classe di Giù per il tubo e alle
avventure nei sobborghi proletari di
Ratropolis dell’aristocratico topo da
camera Roddy targato DreamWorks,
la Disney/Pixar (ultimo film in
tandem, le due major si fonderanno)
risponde con lo chef Remy, il cui
viaggio è inverso, dai bassifondi alla
SFRENATA L’IMMAGINAZIONE DEL
PREMIO OSCAR BRAD BIRD
gloria. E’ lui il protagonista di
Ratatouille, titolo che nasce da un
gustoso gioco di parole che unisce la
parola ratto a quella di un
famossissimo piatto nizzardo a base
di verdure. Remy è un diverso, non è
un “vero ratto”: non ama rubare né
rovistare nella spazzatura, è un
buongustaio, ama l’igiene e sa
cucinare grazie ai libri di Auguste
Gusteau (altro gioco di parole: un
anagramma), la cui massima è
“chiunque può cucinare”. Un topo
solo al comando contro tutti i
pregiudizi, dei familiari e dei
“colleghi”, condannato a nascondere
il suo talento dietro un corpo non
suo. Il regista Brad Bird, Oscar per Gli
incredibili, coadiuvato nell’ombra da
quel geniaccio del suo boss, John
Lasseter, si sbizzarrisce: ogni
dettaglio è curato con divertita
REGIA
Genere
Distr.
Durata
BRAD BIRD
Animazione, colore
Buena Vista
110’
precisione, dalla colonna sonora alla
fotografia di una Parigi “ad altezza di
topo”. Citazioni colte e dialoghi
irresistibili cuociono a puntino lo
spettatore per cui sarà impossibile
non ridere dell’imbranato Linguini o
non innamorarsi della femminista
Colette. E farà riflettere il monologo
finale di redenzione dell’implacabile
critico culinario Anton Ego (in
originale Peter O’Toole), che vive e
lavora in un ufficio a forma di bara:
“C’è più dignità in un’opera d’arte
mediocre che in una mia stroncatura,
che pur è divertente da scrivere per
me e da leggere per voi”. Meditate,
colleghi, meditate. E come lui non
abbiam paura di cercare il meglio,
magari proprio in una topaia.
BORIS SOLLAZZO
☺☺☺
Ottobre 2007 RdC 55
iFilmDelMese
HAIRSPRAY
Straripante per taglia e bravura, l’esordiente Nikki Blonsky si candida all’Oscar
IN SALA
IN SALA
2 GIORNI A PARIGI
Scrittura graffiante e regia misurata
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
ADAM SHANKMAN
Nikki Blonsky, John Travolta
Musical, colore
Moviemax
117’
Baltimora, primi anni ’60. La giovane
Tracy Turnblad farebbe carte false per
prendere parte al “Corny Collins
Show”, programma musical/televisivo
che tiene incollati allo schermo tutti i
teenager della città. Certo, la stazza
non l’aiuta – e la quanto mai apprensiva
Edna, la mamma, fa di tutto per
dissuaderla – ma il suo sogno diventa
realtà non appena viene notata al ballo
della scuola. Nemmeno la reginetta
incontrastata dello show – l’odiosa
Amber, figlia dell’ancor più algida
vedova Von Tussle, direttrice del canale
sul quale va in onda lo spettacolo –
potrà contenere l’ascesa di Tracy,
ormai vera e propria attrazione del
programma. A distanza di quasi
vent’anni dall’omonimo film culto di
John Waters (qui presente in un
cammeo, l’esibizionista con
l’impermeabile) e sull’onda del
successo racimolato in seguito dal
conseguente musical, Hairspray torna
sugli schermi e si candida con
prepotenza a vender cara la pelle alla
prossima notte degli Oscar:
trascinante, divertente e con il giusto
mix di ironia e buonismo, il film di
Adam Shankman – regista/coreografo
attualmente impegnato alla postproduzione di Bedtime Stories – ha
fatto letteralmente impazzire gli
americani, incassando quasi 110 milioni
di dollari solo nel mese di agosto.
Arriva in Italia con un traino che dire
“di peso” è poco, quel John Travolta
“rigonfiato” ad arte per vestire i panni
della oversize Edna (ai tempi
dell’originale interpretata dal mitico
Divine), mamma della protagonista con
il sogno represso del ballo, ora
concentrata solo sulla famiglia. Ma a
sorprendere è altro: l’incredibile
simpatia e bravura dell’esordiente Nikki
Blonsky, tanto ingombrante quanto
aggraziata, l’ormai definitiva virata
verso i ruoli brillanti di un mostro come
Christopher Walken, nel film marito di
Edna, e la maschera perfetta di una
deliziosamente insopportabile Michelle
Pfeiffer nei panni della perfida Velma
Von Tussle. Colonna sonora avvolgente
curata da Marc Shaiman e comprimari
di altissimo livello – James Marsden
conduttore dello show, Queen Latifah
nelle vesti di Motormouth Maybelle, il
giovane Zac Efron fidanzato e
compagno di ballo di Amber (Brittany
Snow) e Jerry Stiller (padre
dell’attore/regista Ben) proprietario di
un atelier per taglie extralarge, nel film
del 1988 impegnato nel ruolo oggi
affidato a Walken – concorrono alla
perfetta riuscita dell’operazione,
attualissimo amarcord per cinéphiles e
non solo.
TRAVOLTA
TORNA A
BALLARE NEL
RUOLO CHE
JOHN WATERS
RISERVO’ A
DIVINE
JULIE DELPY
Julie Delpy, Adam Goldberg
Drammatico, colore
Dnc
93’
“Perché gli hai dato l’indicazione
sbagliata? Sono tuoi connazionali!”.
“Hanno votato Bush e stanno
facendo un Da Vinci Tour.
L’incarnazione di tutto ciò che è
sbagliato”. “Sei un essere spregevole,
ma hai ragione. Ti amo!”. E’ un
dialogo illuminante di 2 giorni a
Parigi, commedia sentimentale,
sociale e politica sulle inevitabili e
irresistibili differenze tra americani
ed europei. Lei è Marion (Julie Delpy,
adorabile e insopportabile), francese
libera e libertina, di famiglia
sessantottina. Lui è Jack (Adam
Goldberg, perfetto), americano,
progressista nella politica e
conservatore puritano nel corpo e nel
cuore. In una sosta obbligata a Parigi
si (ri)scoprono nuovi e diversi, dopo
due anni insieme. Julie Delpy è
regista, protagonista e factotum
(canta persino sui titoli di coda),
ancora alle prese con amori e viaggi,
in un’opera che nulla ha da invidiare
ai suoi “padri”, Prima dell’alba e
Prima del tramonto, deliziosi
melodrammi di cuore con Ethan
Hawke e diretti da Richard Linklater.
Jesse e Celine vanno in naftalina,
l’amore da romantico diventa
dolcemente disperato. Pregiudizi e
stereotipi, con una leggerezza unica e
perfida ci regalano la (di)visione del
mondo di Julie Delpy, donna
emancipata con il cuore diviso tra la
natia Francia e gli adottivi Stati Uniti.
La scrittura, alla Billy Crystal, è
graffiante, la regia è delicata e molto
presente, quasi pressante sui volti
degli attori (bel cammeo di Daniel
Bruhl). Un week-end da non perdere.
VALERIO SAMMARCO
BORIS SOLLAZZO
☺☺☺
☺☺☺
Ottobre 2007 RdC 57
iFilmDelMese
THE INVASION
IN USCITA
Ultracorpi alla deriva, con Kidman e Craig. Poco
accurata la trasposizione da Finney
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
OLIVIER HIRSCHBIEGEL
Daniel Craig, Nicole Kidman
Fantascienza, colore
Warner Bros.
99’
Datato 1955, il romanzo di
fantascienza di Jack Finney The Body
Snatchers ha avuto vita
cinematografica lunga e fortunata.
Fino ad oggi. Elemento comune ai
precedenti adattamenti è stata
paradossalmente l’eterogeneità,
declinata in differenti riscritture, che
privilegiavano le idiosincrasie dei
registi e peculiari setting stelle &
strisce: se nel classico di Don Siegel,
L’invasione degli ultracorpi (1956) il
terrore altro era incuneato nella
cittadina Americana; Philip Kaufman
(Terrore dallo spazio profondo)
avrebbe rincarato la dose 23 anni
dopo a San Francisco, facendo da
scivolo al Body Snatchers ferrariano,
di mood antimilitarista, nel 1993.
OCCASIONE
SPRECATA:
IL RISULTATO
MORTIFICA
L’APPEAL
DI STAR E
PREMESSE
Positivo anche il giudizio sulla
trasposizione spuria di Robert
Rodriguez Faculty (1998), viceversa
quest’ultima The Invasion manca il
campo. Produttivamente sciagurato,
con i fratelli “Matrix” Wachowski
subentrati in un secondo tempo
all’insoddisfacente – Warner Bros.
dixit – Olivier Hirschbiegel (La
caduta), il film è confusionario nel
plot e finisce per facilitare
l’indifferenza dello spettatore,
sprecando l’appeal commerciale di
Nicole Kidman e Daniel Craig. Non
solo, embedded si rivela un assunto
inquietante: sono guerra e violenza a
renderci umani. Povero Hirschbiegel,
era riuscito a far “cadere” Hitler, ha
dovuto soccombere a Bush…
FEDERICO PONTIGGIA
☺
FUNERAL PARTY
Humour britannico a corrente alternata: Frank Oz diverte, senza lasciare il segno
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
FRANK OZ
Matthew Macfayden, Rupert Graves
Commedia, colore
Mikado
90’
Humour rigorosamente britannico
e grandi prove d’attore. Frank Oz
torna a divertire, ripescando la
ricetta di un tempo. Meno glam e più
irriverente di In & Out, riesce in una
scoppiettante commedia a corrente
alternata: partenza lenta al limite del
soporifero, buona comicità di
crociera e finale con concessioni
retoriche. Il pubblico di Locarno lo
applaude e premia con un pizzico
d’indulgenza: il meccanismo ingrana,
il circo umano è al limite del
grottesco, ma i due spunti di numero
vengono spremuti fin quasi
all’esasperazione. Fulcro e pretesto
comico della vicenda sono tutte nel
titolo: il pirotecnico Funeral Party,
che richiama la sconclusionata
combriccola dei protagonisti. Fra
nani, ballerine e convitati di pietra, si
consuma il prevedibile tracollo di
ogni etichetta. La premessa è facile
facile, ma Frank Oz sfiora il miracolo.
58 RdC Ottobre 2007
IN SALA
SPUNTI
DEBOLI E
RIPETITIVI,
MA SI RIDE
GRAZIE ALLE
PRESTAZIONI
SUL SET
Dove la scrittura non arriva (e fa
capolino la ripetitività), ci pensano
mimica e coralità del cast: perfetti
intesa e gioco di squadra, con cui la
nutrita schiera di comprimari si
serve assist e mette a segno
esilaranti gag. A dare fluidità
all’azione, la sapiente gestione dei
tempi comici da parte di Oz. A tratti
si ride, e anche di gusto, ma tenere il
ritmo è impossibile anche per lui.
Divertimento pret-a-porter, insomma:
assicurato per un’ora e mezzo, ma
che svanisce rapidamente, senza
lasciare il segno.
DIEGO GIULIANI
☺☺
FOTO: BRANDO GIANNONI
IN SALA
MICHAEL CLAYTON
Legal thriller a corto di emozioni. Interessante lo sviluppo dei personaggi
George Clooney ha pensato bene di
farci bere la storia di un avvocato dal
cuore d’oro, evidente contraddizione in
termini. L’ex dottor Ross, infatti, è
Michael Clayton, brillante procuratore
trasformato in esattore
azzeccagarbugli da un potentissimo
studio associato. Si ritrova, trascinato
dalla lucida follia dell’amico Arthur
(Tom Wilkinson, perfetto), nello sporco
affare della U-North, multinazionale
che ha ucciso con un defoliante quasi
500 persone. Clayton-Clooney è nella
task force che deve difendere il colosso
colpito da un’azione legale collettiva da
tre miliardi di dollari. Il gioco più grande
di lui lo coinvolgerà, portandolo fuori,
MAI COSI’ NOIR, CLOONEY FA IL PAIO
CON L’OTTIMA TILDA SWINTON
suo malgrado, dalla grigia ambiguità in
cui si era rifugiato. La regia
dell’esordiente Tony Gilroy, già
sceneggiatore action - glamour
(L’avvocato del diavolo), è diligente,
probabilmente sotto la supervisione
dell’inscindibile duetto Soderbergh (qui
produttore) - Clooney. C’è il loro
marchio, dall’aspetto politico ai
pianosequenza spezzati, “da ufficio”. Il
film risulta incompleto, sappiamo
troppo poco dello scandalo legale e
non ci si appassiona tanto, ma il lavoro
sui personaggi è molto interessante.
George è ambiguo come poche altre
volte, Tilda Swinton, sempre più
“strega cattiva”, è bravissima
nell’interpretare la necessità del male.
Solita storia, da Coppola (L’uomo della
pioggia, Tucker) a Soderbergh (Erin
Brockovich), l’eroe indolente, cinico e
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
TONY GILROY
George Clooney, Tilda Swinton
Thriller, colore
Medusa
119’
spesso veniale, viene illuminato dal
senso di giustizia in un crescendo
catartico in barba al Sistema. Una
scorciatoia che non ci impedisce di
apprezzare Clooney, mai così noir e
“sgualcito” e la Swinton, legale della
multinazionale e ingranaggio fragile e
feroce di una macchina da guerra.
Dispiace per il finale consolatorio: cifra
di un’America che non riesce a
guardarsi davvero allo specchio. E non
ci si nasconda dietro gli schemi del
genere: Grisham e Pollack (qui ottimo
nella parte del decano Marty) ne Il
cliente lo seppero fare. E non parliamo
di pericolosi terroristi anarchici ma di
maestri del mainstream. Di secondo
nome fanno bestseller e blockbuster.
BORIS SOLLAZZO
☺☺
Ottobre 2007 RdC 59
iFilmDelMese
IN USCITA
BECOMING JANE
La Austen prima di Orgoglio e pregiudizio: un delicato romanzo di formazione
Orgoglio e pregiudizio, il prequel. In
estrema sintesi, è questo il sottotitolo
di Becoming Jane, che si configura
letteralmente quale romanzo di
formazione. Durante e dopo, ovvero il
“coming to age” di Jane Austen e il
suo successivo fissarsi su carta nel
celebre romanzo. Buon film, questo
diretto da Julian Jarrold (Kinky
Boots), da vedersi in coppia con il
gemello Pride and Prejudice del 2005,
regia di Joe Wright starring Keira
Knightley. I punti di tangenza, anzi di
effettiva congruenza, sono molteplici:
la Lizzie della Knightley rivive qui negli
occhioni e nella maturità di Jane /
Anne Hathaway, in un incontro-
MATURA E FRIZZANTE, ANNE
HATHAWAY E’ LA CELEBRE SCRITTRICE
60 RdC Ottobre 2007
scontro a distanza che vede
primeggiare ai punti l’attrice
americana. Oltre a forma (regia Bristh
style da trasposizione), costumi e
setting socio-ambientale, un’altra
liaison indiretta riguarda James
McAvoy, al fianco di Keira in
Espiazione, e qui contrastato oggetto
del desiderio di Jane, nei panni di un
avvocato in erba irlandese, il dandy
povero in canna Tom Lefroy. Sono i
suoi pregi e gli altrettanti difetti che
daranno vita cartacea a Mr. Darcy, nel
frattempo troviamo Jane
nell’Hampshire rurale dell’Inghilterra
meridionale, figlia del reverendo
Austen (James Cromwell). Tra una
mattiniera esecuzione al pianoforte e
impeti letterari a stento governabili,
Jane non è sicuramente il prototipo
della figlia di un reverendo di fine XVIII
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
JULIAN JARROLD
Anne Hathaway, James McAvoy
Biografico, colore
Eagle Pictures
120’
secolo, tanto da rifiutare la corte
dell’atono e facoltoso Mr. Wisley
(Laurence Fox): “I suoi soldi non mi
compreranno”. Una delle sapide
battute disseminate nello script dagli
sceneggiatori Kevin Hood e Sarah
Williams, che rievocano – e rendono
frizzante su schermo – la prosa della
Austen. Interessante è anche la mise
en abyme del Tom Jones di Fielding,
che Tom dona a Jane, dopo averne
castrato la scrittura rosa-pulp. Sono
proprio la Hathaway e McAvoy,
protagonisti di casti duetti che pure
trasudano passione e alchimia, la cosa
migliore di Becoming Jane, a cui
difettano solo smalto e ritmo. Film in
divenire, al presente imperfetto.
FEDERICO PONTIGGIA
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MR.
BROOKS
Inedito e con successo. L’assassino Costner fa a pezzi l’American Dream
IN SALA
IN SALA
AWAY FROM HER
LONTANO DA LEI
Struggente opera prima di Sarah Polley
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
BRUCE A. EVANS
Kevin Costner, Demi Moore, Dane Cook
Drammatico, colore
Buenavista
120’
Arriva sempre, nella carriera di un
attore, il momento di confrontarsi con
il proprio lato oscuro e accettare un
ruolo da cattivo. Basti pensare a
Henry Fonda, scelto da Sergio Leone
per C’era una volta il West per una
parte ben lontana dalla
personificazione dell’America a cui il
pubblico era abituato. Kevin Costner è
l’erede proprio di quella generazione
di attori, perché nel corso della sua
carriera è diventato un’icona dei più
classici ideali americani, dal mito della
frontiera (Balla coi lupi, Terra di
confine) a quello del baseball, grande
metafora della cultura a stelle e
strisce. Ma Costner, personaggio
controverso anche nel privato, è
sempre riuscito a creare degli antieroi
con macchie e paure, scelte che
hanno segnato più volte la sua
carriera, ma che col tempo gli hanno
dato ragione, rendendolo oggi una
delle poche vere stelle hollywoodiane
capaci di reggere il confronto con i
miti dei tempi d’oro. Mr. Brooks è per
lui l’occasione di mostrare l’altro volto
dell’America, quello che c’è dietro il
sogno, la famiglia, la casa col giardino
e la station wagon nel vialetto. Earl
Brooks, imprenditore di successo,
ricco, con una bella famiglia,
apparentemente un pilastro della
società, è nel tempo libero anche un
pacifico serial killer, con la sua brava
personalità multipla, una mente
fredda e analitica capace di
pianificare gli omicidi nei minimi
particolari. Ovviamente farà un
piccolo errore e verrà braccato da una
detective risoluta con qualche
scheletro nell’armadio (Demi Moore,
convincente come non la si vedeva da
molto tempo) e il film diventa un
classico gioco tra il gatto e il topo. Ma
mettendo da parte nodi di trama e
colpi di scena, quello che colpisce è la
lucidità con cui vengono affrontati
temi delicatissimi negli Stati Uniti di
oggi, dalla società dell’immagine al
nichilismo adolescenziale, analizzati
attraverso gli occhi di un rispettabile
omicida seriale. Mr. Brooks è un film
complesso e sociologicamente
importante, ben diretto da Bruce
Evans, sceneggiatore di Starman di
Carpenter e Stand By Me di Rob
Reiner, e interpretato magnificamente
da Costner, qui in una delle sue
migliori prove d’attore in assoluto. Mr.
Brooks in fondo non è diverso dal
Charley Waite di Terra di confine. Lì il
cowboy era stato addestrato per
uccidere. Brooks uccide per
sopravvivere a se stesso. Ma in fondo,
tutti e due uccidono per quel grande
paese che è l’America.
DAGLI OCCHI
DEL KILLER
L’IMPIETOSA
RADIOGRAFIA
DI UN PAESE
ALLO SBANDO
SARAH POLLEY
Gordon Pinsent, Julie Christie
Drammatico, colore
Videa CDE
110’
Attrice più volte chiamata da Atom
Egoyan (qui produttore esecutivo),
ultimamente capace di farsi
apprezzare per la collaborazione
artistica con Isabel Coixet (La mia
vita senza me, La vita segreta delle
parole), Sarah Polley debutta alla
regia di un lungometraggio a soli 27
anni, dopo aver realizzato tre/quattro
corti, partendo da un racconto breve
di Alice Munro – L’orso attraversò la
montagna, pubblicato da Einaudi
nella raccolta Nemico, amico,
amante… – anche autrice dello script,
per esplorare il delicato e
ardimentoso terreno dell’amore ai
tempi dell’Alzheimer. Encomiabile per
sobrietà e gentilezza, la Polley – che
intelligentemente evita di mettersi in
scena – si affida alla rifrangente
cornice mozzafiato delle nevi
canadesi per raccontare il dramma di
Fiona e Grant, sposati da oltre
quarant’anni, ora costretti ad
allontanarsi perché lei deve essere
ricoverata a causa della
degenerazione della malattia. La
battaglia tra un eterno amore e
l’inesorabilità dell’oblio si combatte
sui volti di una commovente Julie
Christie, eterea come la bellezza
senza tempo, e Gordon Pinsent,
chiamato al ruolo forse più difficile, in
bilico tra la speranza di veder
conservati i ricordi dalla donna amata
e la disperazione di saperla sulla via
della totale dimenticanza, strada
dove la presenza di lui non sarà più
contemplata, se non per testimoniare
lo sbocciare di un nuovo, ingenuo
amore. Struggente.
ALESSANDRO DE SIMONE
VALERIO SAMMARCO
☺☺☺
☺☺☺
Ottobre 2007 RdC 61
IN SALA
iFilmDelMese
IN SALA
PIANO, SOLO
Rossi Stuart straordinario nella parte
del jazzista suicida Luca Flores
L’idillio di un’infanzia africana.
Lo shock dell’incidente che gli portò
via la mamma. Poi il rientro in Italia,
l’amore e la separazione da Cinzia
(Trinca), la morte di Chet Baker,
della quale ritenne responsabili “le
sue scale in mi minore”. E’ un Kim
Rossi Stuart ancora alle prese con
l’instabilità mentale (dopo Senza
pelle) ad interpretare Luca Flores,
pianista jazz morto suicida a 39
anni. Riccardo Milani parte dal libro
di Walter Veltroni (Il disco del
mondo) e gestisce il racconto in
maniera “ordinaria”, servendosi
però di un attore straordinario,
capace da “solo” di assorbire e
rendere il dolore di un ragazzo
comune dal talento eccezionale.
VALERIO SAMMARCO
☺☺
IN SALA
IL BUIO NELL’ANIMA
Jodie Foster angelo della vendetta per Neil Jordan. Disturbante
UN’IMPRESA DA DIO
stupro, Il buio nell’anima deve molto
a Ms. 45 (L’angelo della vendetta) di
Abel Ferrara, modello implicito di
questa perlustrazione della violenza
e della vendetta, intelligentemente
declinate al femminile. Il femminile
spigoloso e pragmatico di Jodie
Foster, giustiziere di una notte in cui
la legge ha perso l’orizzonte, fino a
paventare la legittimità della
giustizia personale. Ambiguità
etiche, in cui Jordan sguazza,
calando la dualità bene/male,
giusto/sbagliato in una cornice
seventies, con la Grande Mela a fare
da “set esistenziale”. Non un film
riuscito, ma una prova a carico della
nostra sete di vendetta. Senza
traumi, ma disturbante.
Se Morgan Freeman recita
divinamente, questo non autorizza a
propinarcelo nelle vesti
dell’Onnipotente con ogni pretesto. Il
sequel dell’esilarante Una settimana
da Dio ne è solo una sua copia
sbiadita. Il sopravvalutato Steve Carell
non è Jim Carrey. La storia è quello di
un neodeputato al congresso che
prega di poter cambiare il mondo:
Dio-Morgan lo ascolta e lo designa
come novello Noè. Rischierà
reputazione e matrimonio, o almeno
così vogliono farci credere.
Ecologismo didascalico, antipolitica
qualunquista, comicità facilotta
strappano appena qualche sorriso.
Con i santi non si scherza, se non si
ha un raffinato senso dell’umorismo.
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
NEIL JORDAN
Jodie Foster, Terrence Howard
Thriller, colore
Warner Bros.
121’
Da vittima a carnefice. E’ questa la
“mostruosa” (ipse dixit)
trasformazione di Jodie Foster ne
Il buio nell’anima (The Brave One) di
Neil Jordan, di cui è protagonista e
produttrice. Colpita dalla violenza
metropolitana nella notte newyorkese,
che lascia in fin di vita lei e uccide il
compagno, Erica Bain/Jodie Foster è
ossessionata dalla paura. Trova
conforto in una pistola automatica,
che scaricherà contro le potenziali
minacce, in un crescendo
sanguinario che il detective Terrence
Howard potrebbe fermare, o forse
no. Rape revenge movie senza
FEDERICO PONTIGGIA
☺☺
Grande Freeman in un sequel sbiadito
UN FILM
AMBIGUO
CHE PESCA
DA MS. 45 DI
FERRARA E
DAGLI ANNI
SETTANTA
BORIS SOLLAZZO
☺☺
Ottobre 2007 RdC 63
iFilmDelMese
IN USCITA
STARDUST
Fantasy senza guizzi né fine. Non bastano De Niro & Co. a salvare dalla noia
Dalla notte dei tempi un muro di
cinta separa il villaggio britannico di
Wall dal regno di Faerie, popolato da
streghe, unicorni, pirati e creature
misteriose. L’unica breccia presente è
costantemente sorvegliata da un
guardiano, impegnato ad evitare che
gli abitanti del villaggio raggiungano il
bosco. Nulla potrà, però, quando il
giovane Tristran decide di passare
dall’altra parte: per convincere l’amata
Victoria a sposarlo le promette di
andare a recuperare una stella caduta
oltre la linea. L’avventura che lo
aspetta è di quelle che non si potranno
dimenticare.
Oltre due ore di effetti speciali,
EFFETTI SPECIALI E VOCE FUORI CAMPO:
MATTHEW VAUGHN NON OSA DI PIÙ
64 RdC Ottobre 2007
letteralmente incollati ad un
polpettone che sembra non aver mai
fine (130’ si fanno sentire, eccome!) e
che non rende un buon servizio al
romanzo omonimo di Neil Gaiman,
illustrato da Charles Veiss: logorroico
e ridondante, il lavoro di Matthew
Vaughn non riesce a svincolarsi dalla
solita, insopportabile voce fuori campo
nel prologo e nell’epilogo del film (di
Ian McKellen nella versione originale),
si affida all’intangibile presenza di
Charlie Cox (già visto nel Mercante di
Venezia e in Casanova) per raccontare
la vicenda di un timido garzone che al
termine del suo incredibile viaggio
diventerà niente meno che un re.
Prima dovrà scoprire cosa significa
amare veramente – lo farà proprio
grazie alla stessa stella (una fastidiosa
Claire Danes) che avrebbe dovuto
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
MATTHEW VAUGHN
Michelle Pfeiffer, Claire Danes
Fantasy, colore
Universal
128’
portare al primo amore (Sienna Miller)
– ed impedire che una malefica strega
(Michelle Pfeiffer) si impossessi del
cuore della sua nuova “fiamma” per
garantirsi giovinezza eterna. In mezzo
a tutto questo, avrà modo di imparare
l’arte della spada e del portamento
grazie ad un apparentemente burbero
pirata, il capitano Shakespeare, a cui
presta il volto e (segretamente)
effeminate movenze un Robert De
Niro gigione e di facile presa sul
pubblico. A molti divertirà anche, resta
il fatto che Stardust è il classico fumo
negli occhi – le inutili presenze di Peter
O’Toole e Rupert Everett sono lì a
dimostrarlo – che si diraderà non
appena terminati i titoli di coda.
VALERIO SAMMARCO
☺
Delizie del Gattopardo.
Col sole dentro.
Si apre l’antica dispensa delle Delizie del Gattopardo e si ritrova il profumo intenso
della caponata di melanzane, dei sughi siciliani, dei pomodorini di Pachino.
Colpiscono i colori vivi delle creme di ortaggi, delle marmellate di frutta e dei patè
di pesce proposti in combinazioni inedite.
Si scoprono tutti i prodotti tipici siciliani: hanno dentro il sapore del sole, la sapienza
amorosa dei nostri cuochi, il gusto smarrito dei tempi lontani.
www.deliziedelgattopardo.it - www.ifg-food.com
iFilmDelMese
IN SALA
ANGEL
Ozon punta su eccesso e superlativo. Esilarante la sua farsa del melodramma
Sguardi languidissimi,
romanticismo stucchevole, lusso
smodato e di cattivo gusto.
Canzonatorio e dissacrante, François
Ozon si prende gioco di canoni e
spettatori con un’esilarante farsa del
melodramma. Stilemi e cliché dei
grandi classici vengono esasperati,
calcando il piede sull’eccesso e il
superlativo. In sintonia con
l’operazione, tutto prende spunto dal
romantico sogno di una giovane di
emanciparsi dalle sue umili origini
sfondando nella scrittura. Bravissima
nell’interpretarne rozzezza e
ingenuità è la rivelazione Romola
Garai, da poco vista anche in
CANZONATORIA L’ESASPERAZIONE
DEI CLICHE’ DEL GENERE
66 RdC Ottobre 2007
Espiazione. A impreziosire il cast del
film, basato su un racconto
dell’autrice britannica Elizabeth
Taylor, anche la partecipazione di
Charlotte Rampling. Siamo nella
provincia inglese d’inizio secolo.
Eccessi e tinte forti accompagnano la
vicenda fin dalla caratterizzazione
della protagonista: presuntuosa,
sfrontata e irriverente, la Angel del
titolo riesce presto a sfuggire al suo
destino di stenti, seducendo il
pubblico vittoriano con la prosa
zuccherosa e gli amori impossibili dei
suoi romanzi. Il successo le schiude
le porte dell’alta società in cui
irrompe e sguazza senza prestare la
minima attenzione a costumi ed
etichetta. Esilarante, nella vorticosa
ascesa che le riserva l’adattamento,
il tratteggio di Ozon che la presenta
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
FRANÇOIS OZON
Romola Garai, Charlotte Rampling
Drammatico, colore
Teodora Film
118’
come un’arricchita figlia del popolo
che “apprezza vagamente
Shakespeare tranne quando prova a
fare lo spiritoso”, costella la sua
reggia di drappi e statue senza il
minimo gusto e, in intimità col
marito, lo prega di “non farlo davanti
al cane”. Dalle scenografie alle
musiche, fino agli sguardi languidi
della protagonista è tutta
un’esasperazione e un dileggio del
melodramma classico. Il culmine è
nei paesaggi artefatti e da cartolina
che accompagnano i suoi viaggi tra
piramidi, gondole e templi greci,
mentre la sua villa si trasforma in
improbabile rifugio per pappagalli,
pavoni e altre esotiche fiere.
DIEGO GIULIANI
☺☺☺
ESPIAZIONE
IN SALA
Riuscito adattamento del capolavoro di Ian
McEwan. Interpreti all’altezza
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
JOE WRIGHT
James McAvoy, Keira Knightley
Drammatico, colore
Universal
130’
Due esistenze irrimediabilmente
compromesse dall’accusa di un crimine
mai commesso e il conseguente,
corrosivo senso di colpa della persona
responsabile di tale infamia. Riducendo
a due sole righe quello che Espiazione
racconta potremmo cavarcela così. In
realtà, della “riduzione”
cinematografica di quello che lo stesso
Hampton – sceneggiatore del film – ha
considerato il più bel romanzo da 25
anni a questa parte, ciò che rimane è
ben altro: una costruzione armonica e
dirompente sulla concezione dello
spazio/tempo, un concerto d’attori di
altissimo livello – con la piccola Saoirse
Ronan e la veterana Vanessa Redgrave
due facce di un’unica, incredibile
medaglia (l’aspirante scrittrice e la
SAOIRSE
RONAN E
VANESSA
REDGRAVE:
DUE FACCE DI
UN’UNICA,
INCREDIBILE
MEDAGLIA
letterata affermata, Briony Tallis,
ragazzina artefice di cotanta
disperazione, poi autrice di un romanzo
atto ad espiare, per l’appunto, il dolore
causato alla sorella e al di lei amato,
Keira Knightley e James McAvoy) -,
una regia solida e lussuosa, che il Joe
Wright di Orgoglio e pregiudizio
infarcisce ancora una volta servendosi
di un pianosequenza da brividi per
raccontare la desolazione postbellica
sulla spiaggia di Dunkerque, agli inizi
del giugno 1940. Ian McEwan, autore
del romanzo, qui produttore esecutivo,
ha approvato l’operazione nel suo
complesso. Il pubblico, crediamo, farà
lo stesso, e il ticchettio ipnotico della
macchina da scrivere che scandisce la
narrazione non gli lascerà scampo.
VALERIO SAMMARCO
☺☺☺
IL DOLCE E L’AMARO
Porporati con riserva: guarda a Scorsese, lambisce la fiction e si salva grazie a Lo Cascio
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
ANDREA PORPORATI
Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni
Drammatico, colore
Medusa
98’
La cosa più imperfetta è
probabilmenteil titolo. Oltretutto
ripetuto in chiave chiarificatrice un
paio di volte durante il film.
L’intestazione è sbilanciata su due
termini inadeguati a reggere il peso
dell’architrave poetico/interpretativa
di un’opera che parla di scelte etiche
nell’Italietta mafiosa. Bastava lasciare
l’intuizione allo spettatore. Per
esempio parliamo dell’emulazione
scorsesiana, perché Porporati vuole
raccontare una fettina di “Cosa
Nostra”, spettacolarizzando quaranta
minuti di inizio film. Il risultato non è
da strapparsi i capelli, ma vent’anni di
vita mafiosa di Saro Scordia non sono
un quartino di “eroiche” imprese di
Riina o Provenzano. Ci si concentra più
sul singolo individuo, il relativo
scorrimento di sangue e la personale
affermazione criminale in un limitato
contesto ambientale. Quando il
gruppetto di mafiosi si sposta a
IN SALA
MAFIA E
ANTIMAFIA
CON CAMPO
STRETTO SU
UN SOLDATO
DI COSA
NOSTRA
Milano, il racconto prende corpo,
facendo capire i confini limitati in cui
può scorazzare. In quel recinto, che sia
chiaro grazie all’interpretazione di Lo
Cascio e di almeno un paio di ficcanti
comprimari non diventa fiction tv,
Porporati sa come muoversi e ha in
mano il timone del comando. In
aggiunta prova a lavorare sul suono e
sulla musica, nascondendo e
usufruendo di fonti diegetiche e non.
In nuce si possono scorgere buoni
propositi poetico/estetici per il loro
futuro a breve. Qualche produttore più
coraggioso sarà la chiave di volta.
DAVIDE TURRINI
☺☺
Ottobre 2007 RdC 67
iFilmDelMese
IO
NON
SONO
QUI
Vincente il biopic impossibile con Heath Ledger. Il suo Bob Dylan è pura poesia
IN SALA
IN SALA
CEMENTO ARMATO
Martani indica la via italiana al noir
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
TODD HAYNES
Cate Blanchett, Richard Gere
Musicale, Colore / BN
BIM
135’
I’m Not There, Io non sono qui. Non
c’è Bob Dylan nel film di Todd Haynes,
non c’è perché non si tratta di un
biopic musicale, bensì di suggestione
poetica. E’ una premessa necessaria
per accostare il quarto lungometraggio
del regista californiano, premio
speciale della giuria ex aequo con La
graine et le mulet alla 64ma Mostra del
Cinema di Venezia. Di Dylan non ci
sono le canzoni più note, eccetto Like a
Rolling Stone, “confinata” a ridosso dei
titoli di coda, appoggiata al primissimo
piano, anzi particolare, del vero Bob
Dylan con armonica a bocca, l’unico del
film, da cui ci congeda per fare ritorno
alle nostre rispettive enciclopedie
musicali. Haynes di non-Dylan ne
mette in scena sei: Woody (Guthrie),
interpretato dal sorprendente
giovanissimo Marcus Carl Franklin,
afroamericano con chitarra, on the
road su carri bestiame; il contestatore
Arthur (Rimbaud), con il volto di Ben
Whishaw; Jack (Rollins), interpretato
da Christian Bale, che ha lasciato il
palco per l’altare, dove lo troviamo
pastore-cantante; Robbie (Heath
Ledger), anni ‘70, denaro, successo e
una moglie (Charlotte Gainsbourg)
lasciata a se stessa; Jude, la
folgorante, metamorfica Cate
68 RdC Ottobre 2007
Blanchett, in bianco e nero
psichedelico, a testa bassa contro il
sistema media; Billy, Richard Gere,
Billy the Kid (Dylan recitò e scrisse le
musiche di Pat Garrett & Billy the Kid
di Peckinpah, 1973) nella città di
Enigma, fantasmagorica polis
minacciata dall’autostrada della
modernità e dimensione simbolica
della non-raccontabilità di Dylan. Tutti
simulacri, ovvero copie di un originale
Dylan mai esistito: sono sei personaggi
in cerca d’autore, che non è appunto
Bob il menestrello, ma Todd il regista.
Lui sì che lo trovano, in una
drammaturgia potente e variegata.
Puzzle mai biografico, ma Gestalt
poetica. Dylan non è qui. Ed è una
fortuna. Haynes gira dunque l’ultimo
(non)biopic possibile: cast perfetto,
sacrosanta Coppa Volpi alla
Blanchett, ammaliante selezione
musicale e, soprattutto, un altro – “Io
è un altro”, scriveva Rimbaud… modo di fare “musicinema”, che tra
dieci anni verrà studiato nelle scuole
di cinema. Dopo aver “fotocopiato,
ricalcato e cancellato” David Bowie,
Iggy Pop e Lou Reed in Velvet
Goldmine, Haynes dimostra qui come
sia possibile portare più in là i confini
delle “immagini per musica”,
costruendo una nowhere’s land postidentitaria che ha il sapore, antico,
dell’art pour l’art.
CAST DELLE
MERAVIGLIE
E PREMIO
DELLA GIURIA
A VENEZIA:
HAYNES FARA’
SCUOLA
MARCO MARTANI
Nicolas Vaporidis, Carolina Crescentini
Thriller, colore
01 Distribution
105’
Negli ultimi due anni, forti anche
di una letteratura che dalle nostre
parti conta tanti talenti, ci sono stati
molti tentativi di creare una via
italiana al noir, da Romanzo
criminale a La cura del gorilla e
Arrivederci amore ciao
(rispettivamente da De Cataldo,
Dazieri, Carlotto). Cemento armato,
esordio alla regia di Marco Martani,
insieme a Massimiliano Bruno e
Fausto Brizzi artefice dei
cinepanettoni e dei due Notte prima
degli esami, è un tentativo ancora
più coraggioso. Un soggetto originale
di un giovane esordiente, Luca
Poldelmengo, preso in mano da
Brizzi e Martani e messo a
disposizione di un team di attori
collaudato. Ma questa volta la notte
è segnata da paura, violenza e
crudeltà; insomma, un prodotto hard
boiled come in Italia non si vedeva
dagli anni Settanta, con una
confezione degna di un prodotto
americano, sebbene girato con molti
meno soldi, grazie all’ottima regia di
Martani e alla fotografia livida di
Marcello Montarsi.
Cast eccellente, con un Faletti
luciferino e Carolina Crescentini che
conferma le sue qualità, dimostrando
anche notevoli doti drammatiche.
Due plausi. Il primo a Nicolas
Vaporidis che con questo film
dimostra di non saper fare solo il
liceale. Il secondo alla produzione, la
IIF, che ha avuto il coraggio di
scommettere su una factory
creativa. Segno che in Italia le idee ci
sono, basta avere un po’ di sana
incoscienza.
FEDERICO PONTIGGIA
ALESSANDRO DE SIMONE
☺☺☺☺
☺☺☺
WARNER BROS. PICTURES
PRESENTA UN FILM PRODOTTO DA
LIONELLO CERRI
margheritabuy antonioalbanese
Giorninuvole
e
silviosoldini
FOTO DI PHILIPPE ANTONELLO
UN FILM DI
albarohrwacher giuseppebattiston
WARNER BROS. PICTURES PRESENTA UN FILM PRODOTTO DA LIONELLO CERRI UNA COPRODUZIONE ITALO - SVIZZERA LUMIÈRE & CO. - AMKA FILMS E RTSI - TELEVISIONE SVIZZERA
MARGHERITA BUY ANTONIO ALBANESE UN FILM DI SILVIO SOLDINI GIORNI E NUVOLE ALBA ROHRWACHER GIUSEPPE BATTISTON FABIO TROIANO CARLA SIGNORIS PAOLO SASSANELLI ANTONIO FRANCINI
TECO CELIO E CON ARNALDO NINCHI SOGGETTO DORIANA LEONDEFF FRANCESCO PICCOLO SILVIO SOLDINI SCENEGGIATURA DORIANA LEONDEFF FRANCESCO PICCOLO FEDERICA PONTREMOLI SILVIO SOLDINI
RAMIRO CIVITA (ADF) MONTAGGIO CARLOTTA CRISTIANI MUSICA GIOVANNI VENOSTA © BY WARNER CHAPPELL MUSIC ITALIANA S.R.L. SUONO FRANÇOIS MUSY SCENOGRAFIA PAOLA BIZZARRI COSTUMI SILVIA NEBIOLO
PATRIZIA MAZZON CASTING JORGELINA DEPETRIS (UIC) AIUTO REGIA CINZIA CASTANIA ORGANIZZATORE GENERALE ANTONELLA VISCARDI COPRODOTTO DA TIZIANA SOUDANI PRODOTTO DA LIONELLO CERRI REGIA DI SILVIO SOLDINI
CON LA PARTECIPAZIONE DI
DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI
EURIMAGES MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DGC ITALIA UFFICIO FEDERALE DELLA CULTURA SVIZZERA (DFI) REPUBBLICA E CANTONE TICINO
giornienuvole.msn.it
DAL 26 OTTOBRE AL CINEMA
OK
Telecomando
Homevideo, musica, industria e letteratura: novità e bilanci dal cinema
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
SEMPRE
PIU' ‘‘HARD’’
Per la prima volta in dvd,
tutta la saga dell'agente
Willis. In attesa del
quarto episodio, in sala
dal 26 ottobre
Ottobre 2007 RdC 71
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
di Alessandro Scotti
Katharine
Hepburn
Un secolo da diva
A cent’anni dalla nascita un cofanetto da Oscar: in cinque titoli
l’omaggio all'attrice evergreen, prediletta da Liz Taylor
UNA DONNA SI
RIBELLA
IL DIAVOLO E’
FEMMINA
SUSANNA
PRIMO AMORE
DOLCE INGANNO
Distr. Medialia
72 RdC Ottobre 2007
A un secolo dalla sua nascita il
tempo non ha scalfito il mito
di una delle più grandi attrici che il
cinema ricordi, Katharine Hepburn:
vera icona per generazioni di
pubblico e punto di riferimento per
molte delle colleghe che l’hanno
seguita. Della Hepburn, Liz Taylor
ha detto: “Volevamo tutte essere
come lei”; quello che le invidiavano
non era solo la bellezza, l’eleganza,
la bravura, la Hepburn infatti aveva
doti che non si imparano agli
Studios. Arguta, pronta di spirito,
estroversa, a queste caratteristiche
univa cultura, propensione alla
libertà e all’indipendenza. E’ nata il
12 maggio del 1907 nel Connecticut
da una famiglia dell’alta borghesia
americana: il padre fu un urologo di
fama e la madre una delle prime
femministe d’oltreoceano. L’infanzia
venne bruscamente e tragicamente
segnata dal suicidio del fratello. Lo
shock fu tale da spingere la famiglia
ad affidare l’educazione di
Katharine a insegnanti privati nel
tentativo di proteggere la sua
adolescenza e aiutarla a recuperare
serenità. Attratta fin da piccola dal
teatro e dal cinema, di cui la madre
era assidua frequentatrice, con
ostinazione si dedicò alla carriera
artistica fino a concludere gli studi
di arte drammatica a Filadelfia.
Iniziò così una luminosa carriera
che aveva visto la luce negli
spettacoli organizzati dalla madre
(sempre a sfondo dichiaratamente
femminista) e a cui la Hepburn
partecipava con entusiasmo. Dotata
di grande versatilità, interprete
ugualmente intensa nei ruoli
drammatici e in quelli brillanti: il
mondo del cinema ne sancì la
straordinaria bravura con quattro
premi Oscar (record non ancora
eguagliato da nessun’altra attrice):
nel ‘33 per La gloria del mattino, nel
‘67 per Indovina chi viene a cena,
l’anno successivo con Il leone
d’inverno e nell’81 per Sul lago
dorato. Ai successi cinematografici
si sommano quelli teatrali,
importante passione di questa
straordinaria interprete che ha dato
vita a personaggi di spessore in
opere di Shakespeare e Shaw. Il
cofanetto a lei dedicato in
ricorrenza del centesimo
anniversario della nascita propone
alcuni dei suoi evergreen: cinque
opere che rendono giustizia alla
personalità di Katharine Hepburn,
una donna emancipata che ha
sempre sfidato il pregiudizio e il
sessismo, arricchendo il fascino
femminile di coraggiosa
intelligenza.
A LEI IL MERITO DI AVER
ARRICCHITO IL FASCINO
FEMMINILE DI CORAGGIOSA
INTELLIGENZA
Ottobre 2007 RdC 73
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
La classe dei classici A CURA DI BRUNO FORNARA
NEW
I DIMENTICATI
DI PRESTON STURGES CON JOEL McCREA, VERONICA LAKE
Una delle più belle commedie di sempre (che
è ben più di una commedia!). Titolo
originale: Sullivan’s Travels, i viaggi di
Sullivan (Joel McCrea), un regista di film
disimpegnati che si è messo in mente di
girarne uno drammatico per far conoscere la
disgraziata vita dei poveri, intitolato Fratello
dove sei? (se ne ricorderanno i Coen). I
produttori gli fanno notare che di povertà
non sa niente: e Sullivan parte vestito da
vagabondo, incontra la stupenda Veronika
Lake, patiscono la fame, lui finisce anche in
carcere dove si accorge che i detenuti sono
felici davanti a un cartone di Topolino e
Pluto. Dedicato a “tutti quelli che ci hanno
fatto ridere”, I dimenticati è un film che non
si dimentica, ricco di invenzioni, capace di
ribaltare i punti di vista e di guardare le cose
da un’inedita prospettiva. Secondo il
produttore, Sullivan è un comunista.
Sbagliato. La morale finale è infatti molto
pragmatica: per sollevare l’animo degli
afflitti vale più una risata che non qualche
tristezza cinematografica aggiuntiva. Una
pecca nel dvd: i sottotitoli italiani riprendono
la versione doppiata d’epoca, in molti punti
parecchio lontana dall’originale.
DISTR. FLAMINGO VIDEO
Duro
a morire
Inossidabile Bruce Willis. In attesa del quarto Die Hard,
la trilogia sull’agente McLane in un box da collezione
DIE HARD - TRAPPOLA
DI CRISTALLO
DIE HARD - 58
MINUTI PER MORIRE
DIE HARD - DURI A
MORIRE
Distr. 20th Century Fox
In occasione dell’uscita in sala del quarto capitolo
della saga del detective John McLane, i tre film
della serie Die Hard vengono proposti per la prima volta
in un unico cofanetto (fino ad oggi le distinte proprietà
dei diritti di distribuzione homevideo avevano inibito
questa coraggiosa operazione di “Willis feticismo”).
Rivedendolo a distanza di anni John McLane conserva
intatto il fascino di una strana creatura meticcia: un
incrocio fra il gommoso Mel Gibson di Arma letale e un
Texas Ranger con la camicia (a tinta unita) strappata e
il sorriso facile. Di volta in volta l’audace spirito libero
dell’America gagliarda e scanzonata, è vanamente
intrappolato in improbabili inferni di cristallo, aerei
dirottati a corto di carburante e città pronte ad
esplodere. Il nemico di sempre è il terrorismo... ma al di
là di ogni vocazione John McLane è The
wrong guy, in the wrong place, at the wrong
time: arguto titolo del documentario che nel
cofanetto ripercorre le imprese di McLane e
anticipa il prossimo Die Hard - Vivere o
morire. I dubbi sull’opzione scelta da Willis
sono pochi...
Per la prima volta
insieme, l’intera saga
inaugurata da John
McTiernan nel ‘95
74 RdC Ottobre 2007
Freschi di sala
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI COLLECTION
Dopo l’audace cofanetto in simil jeans che aveva
accompagnato la prima edizione, la saga torna in
versione collection arricchita di Notte prima
degli esami oggi e di un cuscinetto pieno d’acqua
(?!). Epopea del packaging, povertà di contenuti.
DISTR. 01 DISTRIBUTION
IL MATRIMONIO DI TUYA
Giovane mongola si fa carico del marito rimasto
storpio e di due figli. L’unica soluzione è trovare
un nuovo marito, senza minare la dignità
dell’attuale. Delicata elegia di un modo di vivere
che va scomparendo. Orso d’Oro a Berlino.
DISTR. LUCKY RED
CRONACA DI UNA FUGA
Coraggiosa trasposizione della storia di Claudio
Tamburrini: portiere di calcio, fatto prigioniero e
torturato nell’Argentina della dittatura. Dal
regista Israel Adrian Caetano un film asciutto e
di grande forza civile.
DISTR. FANDANGO
Bergman nel cuore
Dal Settimo sigillo al Posto delle fragole:
cinque capolavori per non dimenticare
Il cinema non sarà più lo stesso. L’arte colta e
raffinata di Bergman gli sopravvive, ma il
vuoto che lascia è palpabile. Il grande regista
svedese si è spento dopo aver regalato al mondo
un cinema penetrato da uno sguardo intenso
dentro i grandi temi della vita e della morte, della
felicità, della nevrosi e di un mondo senza Dio. I
lunghi anni della sua carriera cinematografica
hanno segnato svolte importanti nel suo approccio
narrativo, dal realismo degli esordi, al successivo
taglio intimista, proiettato verso i risvolti
psicologici della condizione femminile. Affronta i
grandi temi esistenziali della religione, della morte
e della natura umana. A due mesi dalla scomparsa,
l’occasione per non dimenticarlo è la preziosa
riedizione di cinque suoi capolavori: Il settimo
sigillo, Il posto delle fragole, Sussurri e grida,
Scene di un matrimonio e Luci d’inverno.
DISTR. 01 DISTRIBUTION
Tele(visioni)
BATTLESTAR
GALACTICA
CRIMINI
HE-MAN
E I DOMINATORI
DELL’UNIVERSO
Riuscito remake della
serie tv Galactica.
Fantascienza e temi
anni ’70 vengono qui
aggiornati con trovate
e preoccupazioni
tipicamente
contemporanee. A
tenere banco nella
serie canadese, per la
prima volta in onda
nel 2003, è la
rinnovata lotta con i
Cyloni per il dominio
sulle Dodici Colonie.
L’armistizio con gli
esseri umani dura da
anni e la Battlestar
Galactica si appresta
al pensionamento
insieme ad altre navi
da guerra, quando
l’attacco provoca uno
sterminio. Dal
genocidio si salvano
sparuti gruppi, su cui
incombe il compito di
preservare la civiltà
umana.
Affresco d’Italia
realizzato in otto
storie di altrettanti
scrittori votati al
giallo. Un poliziesco
con forti agganci a un
contesto, di cui scopre
facce inedite.
L’operazione tv adatta
racconti di Carlotto,
De Cataldo, Faletti,
Lucarelli, De Silva,
Dazieri, Fois e
Camilleri. Percorre
l’Italia da Nord a Sud
lungo il comun
denominatore delle
contraddizioni fra le
anime che la
popolano. Stili diversi,
e strutture narrative
diverse non minano
l’unitarietà di un’opera
nata come un “album
fotografico”.
Ciascun film è
commercializzato a
parte. La serie è
curata da Giancarlo
De Cataldo.
Per la gioia dei fan un
cult imperdibile degli
anni ’80. Finalmente
in dvd, i primi 33
episodi della serie, in
originale He-Man and
the Masters of the
Universe, preludono
all’edizione dell’intera
stagione.
Protagonista
dell’animazione, che si
rifà a una celebre
linea di giocattoli, è la
lotta fra il l’eroe che le
dà il nome e il
malvagio Skeleton.
L’uscita è
accompagnata da due
ricchissimi extra. Fra i
più gustosi un
documentario sulle
origini segrete di HeMan, lo storyboard
animato di una
episodio e la
sceneggiatura in Cd
Rom di alcuni episodi.
DISTR. UNIVERSAL
DISTR. 01 DISTRIBUTION
DISTR. DOLMEN
Antologia da brivido
Carpenter & gli altri
Maestri horror a confronto. In 13 mediometraggi
Un progetto
ambizioso
quello di Mick Garris:
coinvolgere i maestri
storici del genere
horror per realizzare
ad hoc un’antologia
di film da circa
un’ora l’uno. Fra i 13
Masters of Horror
che hanno aderito, i
nomi di Dario
Argento, John
Carpenter, Joe
Dante, John Landis,
Larry Cohen, Don
Coscarelli, John
McNaughton, Mick
Garris, Stuart
Gordon, Tobe
Hooper, William
Malone, Takashi
Miike e Lucky
Mckee. Il risultato è
una collezione di
mediometraggi
d’autore, e una
valevole carrellata
nel genere. I primi
sei episodi sono
distributi in un
cofanetto da
altrettanti dischi.
DISTR. 01 DISTRIBUTION
Ottobre 2007 RdC 75
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
DARATT
Quando il cinema diventa finestra
sul mondo senza tralasciare temi
universali. Sullo sfondo
dell’aministia in Ciad del 2006 ai
criminali di guerra, il giovane orfano
Atim viene investito dal nonno del
ruolo di vendicatore per la perdita
subita tempo addietro. Si recherà a
N’Djamena per scoprire che
l’assassino del padre fa il panettiere.
Atim lo avvicinerà, allacciando con
lui un rapporto, fino all’attesa resa
dei conti illuminata dal sole
abbacinante del daratt: la stagione
secca, inevitabile seguito di quella
cruenta delle piogge.
DISTR. LUCKY RED
Due modi di dire impegno
Pippo Delbono e Dario Fo: testimonianze militanti, dal teatro e dalla piazza
IO NON SONO UN
MODERATO
Regia Andrea Nobile
Con Dario Fo, Franca
Rame
Genere
Documentario
Pericolosamente in bilico fra
cinema e teatro, fra
documentario e messinscena.
Coniugando generi e stili. Il primo, più
ordinario, Io non sono un moderato
racconta la discesa in politica di Dario
Fo in occasione delle primarie per la
GRIDO
Regia Pippo Delbono, candidatura a sindaco di Milano. Un
tradizionale dietro le quinte,
Con Pippo Delbono,
Bobò, Pepe Robledo intercalato da spezzoni dei suoi
Genere
spettacoli più gettonati, con un
Documentario
impianto tradizionale, tenuto in piedi
Distr. Dolmen
dall’istrionicità del premio Nobel. La
passione civile di Fo diventa qui
proposta per il rinnovamento di una
situazione stagnante, impantanata, il
cui l’autore rassicura gli elettori: “Io
non sono un moderato”. Ne fa la
bandiera della propria campagna:
non è tipo da inciuci, non ha paura di
confrontarsi con scelte radicali.
Diversi intellettuali lo appoggiano, ma
politica e media sembrano preferire i
nomi, le logiche e le leggi cui la
politica si è assuefatta e ci ha
abituato. Pippo Delbono è ancora
meno moderato: il suo Grido è
lacerante, entusiamente, drammatico,
toccante. L’autore ripercorre la sua
vita e i suoi incontri come in uno
sgangherato, inebriante trenino da
montagne russe. È una corsa senza
fiato, in cui procede per
accumulazione, comprimendo la
potenza dell’urlo straziante e
silenzioso del sordomuto Bobò (già
protagonista di alcuni suoi lavori sulla
scena). Un capolavoro per gli
appassionati di Delbono e per chi
ancora non lo conoscesse.
FILM IN ORBITA SUGGERIMENTI TV DALLA GALASSIA SATELLITARE
76 RdC Ottobre 2007
VIA DA LAS VEGAS
Storia d’amore fra lo sceneggiatore
alcolizzato Ben e l’angelica
prostituta Sara. Lui ha perso tutto moglie, figlio e lavoro - e a Las Vegas
cerca di annegarsi nella bottiglia. Lei
è vittima delle violenze impietose di
un protettore sadico. Insieme
faranno di tutto per uscire dal
vortice dell’autodistruzione. Ma il
loro destino è segnato. Così come il
destino dello scrittore inglese John
O’Brien, suicida a trentaquattro
anni, solo due settimane dopo aver
venduto a Figgis i diritti del romanzo
di ispirazione autobiografica da cui il
film è tratto.
DISTR. UNIVERSAL
A CURA DI FEDERICO PONTIGGIA
ALPHA DOG
SATURNO CONTRO
PROFONDO ROSSO
(Mediaset Premium)
Rap e violenza nonsense,
ovvero fatti e misfatti dei
rampolli americani: sotto
la lente impietosa di Nick
Cassavetes, un
microcosmo di ordinaria
follia. Con l’esordio di
Justin Timberlake.
(Mediaset Premium)
Un affresco corale sui
volti della separazione.
Ozpetek naviga a vista
nelle tempestose
relazioni umane,
dirigendo un cast
simpatetico. Su tutti, la
rivelazione Ambra.
(Sky)
In occasione dell’uscita
de La terza madre, Sky
serve su un piatto D.
Argento Profondo Rosso,
Suspiria, Il fantasma
dell’Opera e Jenifer
(Masters of Horror). Per
celebrare Halloween…
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
ECONOMIA DEI MEDIA DI FRANCO MONTINI
Provaci ancora, ciak
Quando il film diventa un marchio. Ovvero: il fenomeno sequel.
Esigenza di mercato, per fidelizzare il pubblico ed economizzare in
promozione, marketing e fantasia
L’estate americana,
notoriamente la stagione
più ricca e importante per il
cinema d’oltreoceano, ha
sfornato quest’anno un’enorme
quantità di sequel. L’elenco
comprende almeno nove titoli:
Spider-Man 3; Harry Potter e
l’Ordine della Fenice; Pirati dei
Caraibi ai confini del mondo; I
fantastici 4 e Silver Surfer;
Ocean’s Thirteen; Shrek Terzo;
Die Hard - Vivere o morire; The
Bourne Ultimatum; Rush Hour
3. Secondo alcuni analisti il
diffondersi del fenomeno
sarebbe diretta conseguenza
della crisi di idee dell’industria
hollywoodiana. Ora non c’è
dubbio che il cinema americano
abbia mostrato nelle ultime
stagioni un progressivo
impoverimento per ciò che
riguarda la creatività. Le
78 RdC Ottobre 2007
sceneggiature, un tempo
autentico punto di forza del
cinema hollywoodiano e in
particolare della produzione di
genere, appaiono sempre più
elementari e ripetitive,
prevedibili e superficiali.
Tuttavia non è solo, né
principalmente questa carenza
creativa ad aver favorito la
proliferazione estiva di film
numeri 2, 3, 4 e 5. A
determinare la moltiplicazione
di sequel è soprattutto un
aspetto squisitamente
economico: la progressiva
crescita dei costi di promozione
e marketing. Per il lancio delle
produzioni più impegnative, gli
studios hollywoodiani spendono
cifre spesso equivalenti ai costi
di produzione. Per lanciare un
nuovo personaggio, incuriosire
il pubblico a una storia,
informare tutti i potenziali
spettatori di una pellicola, è
necessario organizzare
campagne pubblicitarie
tambureggianti e naturalmente
costose. Ma se il personaggio è
già noto e la storia conosciuta,
in altre parole il film è una sorta
di marchio, i rischi si riducono,
così come si possono contenere
anche le spese di promozione.
Si può dire che nel caso dei
sequel, il risultato al botteghino
è maggiormente prevedibile, di
quanto non accada con gli altri
film. E’ raro che una serie
giunta al terzo o quarto
capitolo possa raddoppiare gli
incassi dei precedenti episodi,
le serie anzi tendono
progressivamente a diminuire
la propria redditività, e tuttavia
il successo ottenuto
precedentemente garantisce
quasi sempre un incasso quanto
meno soddisfacente, anche a
prescindere dal risultato
artistico e spettacolare. Lo
confermano proprio i film
dell’estate americana: Pirati dei
Caraibi ai confini del mondo è
piaciuto pochissimo, ma in ogni
caso è stato in grado di
rastrellare 308 milioni di dollari
sul mercato americano e 16
milioni e mezzo di euro nel
nostro paese. Shrek Terzo è
sicuramente più ripetitivo e
prevedibile dei precedenti
capitoli, ma ciò non gli ha
impedito di superare la soglia
dei 320 milioni di dollari in Usa
e di partire fortissimo anche da
noi. Certo l’effetto traino sui
sequel è direttamente
proporzionale al ricordo del
precedente capitolo. Perciò
quanto più le uscite sono
ravvicinate, tanto più il sequel è
favorito. Non è affatto un caso
che Pirati dei Caraibi 3 sia stato
distribuito a pochi mesi di
distanza dai Pirati dei Caraibi 2.
Forse proprio la convinzione
che il terzo capitolo della serie
era particolarmente debole ha
spinto i produttori a stringere i
tempi. Pirati dei Caraibi 3 non
poteva contare sul passaparola,
ma doveva puntare invece sul
ricordo del precedente.
Qualcosa di simile è accaduto
anche da noi con la serie Notte
prima degli esami. Il primo film,
uscito nel febbraio 2006,
superò inaspettatamente i 12
milioni di euro, esplodendo alla
terza settimana di
programmazione, grazie
all’incredibile gradimento
ottenuto. Il secondo film, Notte
prima degli esami oggi,
approdato in sala ad un anno di
distanza, ha ottenuto lo stesso
risultato, ma ha rastrellato
l’80% dell’incasso complessivo
nei primi dieci giorni di
programmazione, dimostrando
scarsa tenuta. Senza pericolo di
smentite, si può affermare che
almeno 9 dei 12 milioni di euro
di Notte prima degli esami oggi,
in realtà appartengono al primo
film. Se non ci fosse stato il
precedente, il secondo film
sarebbe passato del tutto
inosservato. Lo scarso
gradimento ottenuto dal sequel
ha praticamente messo fine alla
saga. Alla luce di quanto
esposto può sembrare curioso
che fra i sequel dell’estate
americana ci sia il quarto Die
Hard, ovvero un film che arriva
Fra i vantaggi
anche il risparmio
in pubblicità e la
la prevedibilità
dei risultati al
botteghino
a dodici anni distanza dalla
precedente puntata. Ma in
questo caso si può ipotizzare
che i produttori abbiano fatto
affidamento non al ricordo del
film in sala, anche perché
all’epoca dell’uscita di Duri a
morire, 1995, molti degli
spettatori di oggi
frequentavano l’asilo, quanto al
fatto che la saga è fra quelle più
noleggiate e vendute in
formato home video. Insomma
nonostante i dodici anni
trascorsi, si può pensare che
anche il pubblico degli odierni
teenager già conoscesse il
poliziotto John McClane
interpretato da Bruce Willis, e
su questo hanno fatto
affidamento i produttori.
CAST & CREW DI MARCO SPAGNOLI
L’arte del sarto
Anne Larlarb
Cucire l’emozione intorno a una storia. Il costumista fra moda e psicologia
Collaboratrice di Danny Boyle dai
tempi di The Beach, Suttirat Anne
Larlarb ha preso due lauree a Yale e a
Stanford. Tra i suoi credits da
costumista, nel cinema, titoli come Il
destino nel nome, Alfie, Garfield, Men in
Black II ed Enigma. Il suo ultimo film è
Sunshine, per cui è stata anche
responsabile dell’originale design delle
tute spaziali degli astronauti.
Quando ha deciso di fare questo
lavoro?
Da teenager ero ossessionata dalla
moda. Disegno vestiti dall’età di cinque
anni. All’università sono entrata nel
dipartimento di teatro e ho iniziato a
studiare i costumi. Ho scoperto così che
si potevano combinare le cose che
amavo di più: moda, cinema, psicologia,
storia e teatro. Sono diventata parte di
un gruppo di persone che non si
accontenta di “vestire le persone”, ma –
in pratica – crea dei mondi.
Le qualità necessarie?
Mettersi al servizio del regista ed essere
ISTRUZIONI PER L’USO
collaborativa con lui, ma non altrettanto
disponibile con gli altri. Spesso ci sono
“troppi cuochi in cucina”. Bisogna avere il
coraggio di andare avanti per la propria
strada e di restare fedeli alla propria
visione. Una costumista non guarda come
vanno vestiti i personaggi, ma come
vivono tutti quanti nel contesto della
storia e del mondo che si sta creando.
Il suo segreto?
Cerco sempre di spingere tutte le
“Con gli abiti non si vestono i
personaggi, ma si crea un mondo”
persone che lavorano con me al
massimo delle loro capacità.
Un consiglio a un aspirante
costumista?
Guardarsi sempre intorno. Leggere
riviste di moda e studiare il cinema dal
punto di vista dei costumi. L’osservazione
è tutto: si impara ogni giorno. E’
necessario anche leggere moltissimo.
Indirizzi e raccomandazioni, per provarci senza fare una brutta fine
IL CASO SUNSHINE
“Lavorare in un film
ambientato nello spazio è il
sogno di qualsiasi designer.
Vivo a New York e qui il
cinema è sempre molto
realistico. Sunshine è
totalmente diverso”.
PESCUCCI DOCET
“Considero Gabriella Pescucci
un modello: il suo lavoro con
Fellini, Tim Burton, Martin
Scorsese è semplicemente
straordinario per il grado di
perfezione nel presente e nel
passato”.
FANTASCIENZA MON AMOUR
“Dal punto di vista dei
costumi Gattaca è il mio film
preferito. Per la sua capacità
di avere un grande stile,
nonostante l’atmosfera della
pellicola sia molto rarefatta e
contenuta”.
Ottobre 2007 RdC 79
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
Palla al centro
Critica o regia? Dai consigli per i giovani alla lezione di Tornatore,
identikit e istruzioni per l’uso di due professioni “avversarie”
Da non perdere a cura di Giorgia Priolo
GUIDA AL CINEMA PER RAGAZZI
Raccolta di analisi di film per ragazzi dai 6 ai 18 anni
Francesco Rufo, ed. Dino Audino - € 16,00
Ci sono film che i ragazzi dovrebbero vedere, ma ci sono
anche film che i ragazzi vogliono vedere e ogni genitore
e educatore dovrebbe cercare di capire il perché. Questa
guida, che nasce dall’esperienza più che trentennale del
festival del cinema per ragazzi di Giffoni, raccoglie in 143 approfondite
schede i film adatti al pubblico più giovane. Suddivisi per fasce di età, i
film, con un linguaggio semplice, sono analizzati nei contenuti e nel
contributo formativo che forniscono ai piccoli spettatori. Sarebbe
bellissimo fare di questo libro la base per un programma scolastico di
educazione all’arte cinematografica e all’immagine.
80 RdC Ottobre 2007
I FILM DI STENO
Massimo Giraldi, ed. Gremese, € 30,00
Regista simbolo del cinema popolare, mai sdoganato
completamente dalla critica, Stefano Vanzina, in arte
Steno, con i suoi 73 film ha divertito il pubblico italiano
per più di quarant’anni. Davanti alla sua cinepresa sono
passati tutti i grandi del nostro cinema: da Totò e Sordi
a Manfredi, Tognazzi, Mastroianni e Walter Chiari. Uno a uno, Massimo
Giraldi analizza i suoi film, dalla commedia di Un giorno in pretura al
poliziottesco di La polizia ringrazia. Una lunghissima carriera, che
annovera veri e propri cult come Febbre da cavallo e Un americano a
Roma, ed equivale a un tuffo nella storia non solo del cinema, ma anche
del costume italiano.
IL NARRATORE
Giuseppe
Tornatore - Uno
sguardo dal set
Ninni Panzera,
ed. Silvana,
€ 30,00
IN VIA DI ESTINZIONE
“Tornatore racconta,
qualunque sia il mezzo
tecnico usato”. Ne parla così Ninni
Panzera, curatore di Giuseppe
Tornatore – Uno sguardo dal set,
elegante e curato volume che il
Taormina Film Fest ha dedicato al
regista di Bagheria. “Uno
spudorato raccontatore di
emozioni” si definisce in questo
modo l’autore siciliano,
ironizzando sulle definizioni
(giornalistiche) che sempre
tentano di sintetizzare il suo
lavoro. Nel libro, diviso in saggi, si
affrontano i diversi aspetti della
sua cinematografia. La sua
passione per l’intreccio
romanzesco, per la memoria
condotta sul filo della nostalgia, il
rapporto professionale e di
amicizia con il maestro Ennio
Morricone. Altrettanto interessanti
gli aspetti meno noti della carriera
di Peppuccio Tornatore. Gli esordi
negli anni ’70, quando nella sua
Bagheria riprendeva in Super8 gli
aspetti quotidiani (non banali)
della vita nel paese siciliano. Di qui
la sua passione per il
documentario, attività che svolge –
prima di debuttare nel cinema –
nella tv di stato. Non mancano
approfondimenti sull’attività di
regista pubblicitario che l’autore di
Nuovo Cinema Paradiso alterna
alla realizzazione dei film. Ricca la
galleria di foto e di schede
dettagliate sui lungometraggi e
sulle altre produzioni audiovisive.
Un testo che restituisce
pienamente le differenti identità di
uno tra i più apprezzati registi
italiani nel mondo. Fiero narratore
di una Sicilia arcaica e magica
raccontata sullo schermo con la
lucidità del ricordo di chi quella
terra ha lasciato da tempo.
PAOLO TRAVISI
RIDLEY SCOTT - BLADE RUNNER
Roy Menarini, ed. Lindau, € 12,00
“Volevo girare un film ambientato tra quarant’anni con
lo stile di quarant’anni fa”. Sarà stato davvero questo
gusto retrò a ispirare Ridley Scott per il film che ha
rivoluzionato l’estetica hollywoodiana? Fiumi di
inchiostro sono stati versati per analizzare la genesi di
Blade Runner, tanto che qualunque appassionato di cinema potrebbe
citarvi l’aneddoto di Rutger Hauer che, esasperato dalle indecisioni di
Scott, improvvisa sul set il celebre monologo: “Ho visto cose che voi
umani...”. Eppure l’ottimo Roy Menarini riesce, con questo saggio
sintetico dallo stile effervescente, a proporci ancora nuove e
affascinanti chiavi di lettura.
Professione ingrata, difficile e
poco nota, diceva Truffaut
della critica cinematografica. E si
potrebbe aggiungere, guardando
all’oggi: ostracizzata, ininfluente
(rispetto al destino commerciale di
un film), di servizio. E del resto,
come già notava più di un decennio
fa Daney, la figura del critico è
ormai decaduta, non restandogli, in
La critica
cinematografica molti casi, che la ratifica
Alberto Pezzotta, dell’esistente, in cui distingue al
ed. Carocci,
massimo “ciò che è da portare” da
€ 9,50
“ciò che non lo è”, alla stregua di un
critico di moda. Ma a ripassare tutta
la storia, tolta una manciata d’anni
(quelli caldi in cui parlare di film
significava, anche, fare politica), il
“mestiere” non ha mai goduto di
buonissima salute. Lo si capisce
leggendo la prima parte del nuovo
libro di Alberto Pezzotta, un
volumetto agile ma esaustivo che,
alla ricostruzione storica e all’analisi
dei generi della critica, affianca
(nella seconda) una sezione più
“didattica”, ispirata alla retorica
sulle “forme” del ragionamento e
dell’argomentazione. Un utile
“avviamento a”, rivolto in primo
luogo agli aspiranti critici in rapido
aumento negli atenei italiani, dove
la critica si è ormai trasformata in
materia di insegnamento. E proprio
alle penne di domani sembra
rivolgersi in molti punti l’autore:
ricordando da un lato che ogni buon
critico dovrebbe conoscere per
bene la “famiglia” a cui appartiene
(e di cui si dà nel libro una riuscita
foto di gruppo) e, dall’altro, che la
critica, per sopravvivere, deve
imparare a cambiare pelle. Come?
Per esempio, imparando a variare
“oggetti” (non di soli Autori si vive)
e a muovere lo sguardo (dal culto
del bello alle strategie culturali e
commerciali).
LUCA MALAVASI
IL FILM DOCUMENTARIO NELL’ERA DIGITALE
Ansano Giannarelli (a cura di), ed. Ediesse, € 15,00
Quale rapporto esiste oggi tra il film documentario e il
“dominio digitale”? Quali sono le modifiche strutturali che
si profilano all’orizzonte? A chiederselo è Ansano
Giannarelli, regista e studioso, nonché uno dei fondatori
dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e
democratico, nei cui Annali rientra questo saggio da lui curato. Diviso in
due sezioni (la prima a focalizzare i macro-cambiamenti apportati dal
digitale; nella seconda l’analisi delle mutazioni del processo produttivo), il
saggio offre anche un aggiornato glossario tecnico. Uno strumento
prezioso per conoscere lo stato dell’arte documentaria, fugando dubbi e
luoghi comuni.
Ottobre 2007 RdC 81
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
di Ermanno Comuzio
Visti da vicino
A RITMO DI FESTIVAL
Suoni e musiche dal Lido di Venezia
La Mostra di Venezia
del 2007 offre colonne
sonore assortite: in film che
si occupano di musica e
musicisti, che utilizzano
musiche preesistenti o con
suoni incorporati più o meno
funzionali. Una segnalazione
al merito va alla colonna
sonora di En la ciudad de
Sylvia, totalmente priva di
musica (e quasi di dialoghi)
ma basata su una
straordinaria partitura di
rumori. Banali, in apparenza,
“naturalistici”, e invece
calibrati con una perizia
magistrale in una sorta di
iper-realismo magico.
Pellicole con la musica a
protagonista, per
cominciare. Come Die Stille
vor Bach del catalano Pere
Portabella, bellissimo
discorso non solo sul
musicista di Eisenach ma
anche e soprattutto sulla
sua permanenza nel giorno
d’ oggi; e come Callas
assoluta di Philippe Kohly,
biografia più attenta ai
drammi personali della
cantante che alle sue qualità
canore ed espressive.
E poi c’è Io non sono qui di
Todd Haynes, bislacca
non-biografia di Bob Dylan
abbondantemente intinta di
canzoni sue, ma non solo. Un
“rockumentary” è
Dallaltrapartedellaluna di
Per tutti i gusti
DIE HARD - VIVERE O MORIRE
A firmare l’adrenalinico score dell’ultima
impresa di John McLane è Marco
Beltrami, italiano di passaporto musicale
hollywoodiano. Lo “ascolteremo” anche
nel western 3.10 to Yuma: della serie,
l’eclettismo è il mio mestiere.
82 RdC Ottobre 2007
Baldi e Marengo, che
racconta nascita ed
evoluzione dei “Negramaro”.
Un posto a parte riveste
Berlin di Julian Schnabel, con
musica e testi di Lou Reed.
Quanto alla musica classica,
ci limiteremo a segnalare i
casi più interessanti. Come le
chansons e i coretti
trobadorici di Gli amori di
Astrea e Céladon di Rohmer
e l’uso spiritoso di Schubert
nel frizzante Un baiser, s’il
vous plait! di Emmanuel
Mouret. Incomprensibilmente
goffo, per contro, il ricorso
all’addio alla vita di Mario
Cavaradossi (“…e muoio
disperato!”) sulle immagini
finali di Redacted di De
Palma. Strepitosa, invece, la
lezione magistrale su un
passo della Norma belliniana
di Mein Jahrhundert und
mein Tier di Akexander
Kluge. Se vi accontentate,
ecco la musica pop eseguita
da strumenti indiani in The
Darjeeling Limited e le
chitarre elettriche dello
spaghetti western in salsa
giapponese per Sukiyaki
Western Django. Meglio il
valzerino stralunato, alla
Ravel, che accompagna il
girotondo d’alto virtuosismo
tecnico (un piano sequenza
unico!) dei personaggi di
Valzer di Salvatore Maira. Il
resto è silenzio.
di Federico Pontiggia
IL BUIO NELL’ANIMA
Dopo Espiazione, Dario Marianelli
concede il bis in una grande produzione
internazionale. Partitura thrilling per
accompagnare l’ascesa vendicativa di
Jodie Foster, e buone chance per una
nuova nomination agli Academy Awards.
CEMENTO ARMATO
Paolo Buonvino direttore d’orchestra per
il debutto alla regia dello sceneggiatore
Marco Martani. Partitura duttile, pronta a
inseguire fragorosamente gli scoppi
action di questo noir metropolitano: con
le note, Buonvino fa buon sangue.
www.chanel.com
La Linea di CHANEL - Numero con addebito ripartito 840.000.210 (0,08 € al minuto)
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