Scuola di Specializzazione in Geriatria, Università di Napoli “Federico II”, Dir. Prof. Nicola Ferrara - Seminario del 2 dicembre 2015 Meccanismi dell’invecchiamento secondo la tesi dell’invecchiamento programmato (Programmed Aging Paradigm) Giacinto Libertini www.r-site.org www.programmed-aging.org [email protected] Vi sono due interpretazioni antitetiche per spiegare l’invecchiamento [1]. Esse sono del tutto differenti fra di loro e con importanti opposte implicazioni. Per tale motivo meritano la definizione di “paradigma” [2]. La prima (“vecchio paradigma”) spiega l’invecchiamento come l’effetto cumulativo di fattori eterogenei insufficientemente contrastati dalla selezione naturale [3]: l’invecchiamento è forse il principale fallimento dell’evoluzione! La seconda (“nuovo paradigma”) spiega l’invecchiamento come un fenomeno fisiologico determinato e favorito dalla selezione a livello sopra-individuale in particolari condizioni [4]: l’invecchiamento è fra le straordinarie conquiste dell’evoluzione! Per definizione, i due paradigma sono incompatibili fra di loro. [1] Goldsmith T. The Evolution of Aging (3rd ed.). Azinet Press, USA, 2013. [2] Kuhn TS. The Structure of Scientific Revolutions. The University of Chicago Press, Chicago, 1962. [3] Kirkwood TBL & Austad SN. Why do we age? Nature 2000; 408:233-8. [4] Libertini G. Empirical evidence for various evolutionary hypotheses on species demonstrating increasing mortality with increasing chronological age in the wild. TheScientificWorld Journal 2008; 8:183-93. Secondo il vecchio paradigma l’invecchiamento NON esiste come entità distinta ed è solo un termine di comodo per indicare un insieme di fenomeni eterogenei e distinti. In coerenza con tale paradigma: - Nella vigente classificazione internazionale delle malattie (la 10 [1]), e anche nelle precedenti (v. ad es. la 9 [2]), non esiste un codice distinto per definire l’invecchiamento. - Nelle stime statistiche 2014 dell’OMS / WHO, che considerano 86 cause di morte, l’invecchiamento NON è considerato fra le cause di morte [3]. Anziana donna sarda, morta a 110 anni nel 2015 [4] Nessuno, nemmeno un ultracentenario, può morire ufficialmente di vecchiaia! [1] ICD-10, www.who.int/classifications/apps/icd/icd10online/ [2] ICD-9-CM, icd9cm.chrisendres.com/ [3] Word Ranking Total Deaths, www.worldlifeexpectancy.com/world-rankings-total-deaths [4] www.sardegnalive.net/it/news/centenari-di-sardegna-lelenco-delle-persone-in-vita-piu-longeve-dellanostra-isola Al contrario, secondo il nuovo paradigma, l’invecchiamento è un fenomeno fisiologico con una sua distinta identità e che ha, come tutti i fenomeni di questa natura: A) un normale funzionamento (ovvero fisiologia) [1]; B) una sua patologia [1]; C) cause evoluzionistiche [2]; D) una sua filogenesi [3]. Per ovvie necessità di tempo, in questa relazione ci occuperemo solo del punto A. [1] Libertini G. Prospects of a longer life span beyond the beneficial effects of a healthy lifestyle. In: Handbook on longevity: genetics, diet & disease. Nova Science Publ., New York, 2009, pp. 35-96. [2] Libertini G. Non-programmed Versus Programmed Aging Paradigm. Curr Aging Sci 2015; 8:56-68. [3] Libertini G. Phylogeny of aging and related phenoptotic phenomena. Biochem (Moscow) 2015; 80:152946. Definizione descrittiva dell’invecchiamento: Decremento della fitness, ovvero incremento della mortalità, in funzione dell’età in popolazioni in condizioni naturali [1] vale a dire: senescenza attuariale in condizioni naturali [2] Questa definizione non implica alcuna causa o meccanismo per l’invecchiamento e ne descrive solo l’aspetto principale. [1] Libertini G. An Adaptive Theory of the Increasing Mortality with Increasing Chronological Age in Populations in the Wild. J Theor Biol 1988; 132:145-62. [2] Holmes DJ, Austad SN. Birds as Animal Models for the Comparative Biology of Aging: A Prospectus. J Gerontol A Biol Sci 1995; 50:B59-66. Alcuni concetti debbono essere chiariti in via preliminare per evitare equivoci Primo La condizione in cui l’invecchiamento ha causato alterazioni massimali delle funzioni dell’organismo, condizione che potremmo definire “stato senile” (ad esempio, il novantenne o il centenario), NON è un sinonimo di invecchiamento ma solo la fase finale di tale fenomeno Kirkwood e Austad ritenevano che poiché non si osservano individui in tale stato in condizioni naturali, l’invecchiamento non esiste allo stato selvatico e pertanto non può essere oggetto di selezione naturale [1]. [1] Kirkwood TBL, Austad SN. Why do we age? Nature 2000; 408:233-8. Secondo L’invecchiamento è presente in condizioni naturali Nel 2000 Kirkwood e Austad sostenevano che vi era scarsa evidenza che l’invecchiamento contribuisse in modo significativo alla mortalità in condizioni naturali [1]. Tredici anni dopo, cinque autori (fra cui l’ultimo era Austad!) dichiaravano una inconfutabile evidenza del fatto che la senescenza è comunemente rilevata in condizioni naturali. Ciò era documentato per 175 differenti specie animali sulla base di 340 differenti studi! [2] “That animals do not senesce in their natural environment is an oft-quoted fallacy” [2] Ma in realtà questo era ben noto e documentato assai prima del 2000 [3, 4]! [1] Kirkwood TBL , Austad SN. Why do we age? Nature 2000; 408:233-8. [2] Nussey DH et al. Senescence in natural populations of animals: Widespread evidence and its implications for bio-gerontology. Ageing Res Rev 2013 ; 12(1):214–25. [3] Libertini G. An Adaptive Theory of the Increasing Mortality with Increasing Chronological Age in Populations in the Wild. J Theor Biol 1988; 132:145-62. [4] Ricklefs RE. Evolutionary Theories of Aging: Confirmation of a Fundamental Prediction, with Implications for the Genetic Basis and Evolution of Life Span. Am Nat 1998; 152:24-44. Terzo L’invecchiamento non è affatto una condizione universale Esistono molte differenti forme di curve di sopravvivenza (life table): l’invecchiamento come l’abbiamo definito e come ci è familiare è solo una di tali forme [1]. Da notare l’esistenza di molte specie in cui la mortalità non cresce in funzione dell’età (“negligible senescence” [2]). In certi casi addirittura decresce [1]. [1] Jones OR et al. Diversity of ageing across the tree of life. Nature 2014; 505:169–73. [2] Finch CE, Longevity, Senescence and the Genome. The University of Chicago Press, London, 1990. Terzo (continuazione) - Per il nuovo paradigma, l’invecchiamento è un particolare tipo di una categoria generale di fenomeni definita come “fenoptosi” (phenoptosis) Il concetto di fenoptosi [1, 2] include una vasta categoria di fenomeni ben noti [3], caratterizzati dall’autosacrificio di un individuo. Essi sono geneticamente causati o indotti e regolati, e favoriti dalla selezione naturale in termini di selezione sopra-individuale. Etc. Autogeny Aphagy in adult insects Hormonally triggered senescence in plants Death after spawning Death of the male associated with mating / reproduction invecchiamento (“slow phenoptosis” [4]) Endotokic matricide [1] Skulachev VP. Aging is a specific biological function rather than the result of a disorder in complex living systems: biochemical evidence in support of Weismann's hypothesis. Biochem (Mosc) 1997; 62(11):1191-5. [2] Libertini G. Classification of Phenoptotic Phenomena. Biochem (Mosc) 2012; 77(7):707-15. [3] Finch CE. Longevity, Senescence and the Genome, University of Chicago Press, London, 1990. [4] Skulachev VP. Programmed Death Phenomena: From Organelle to Organism. Ann NY Acad Sci 2002; 959:214-37. Quarto I meccanismi dell’invecchiamento e i loro effetti non debbono essere confusi con le molte malattie di cui frequenza e gravità crescono con l’età [1] Queste malattie sono la conseguenza di stili di vita a cui l’organismo non è adattato e sono frequentissime nel mondo moderno. Spesso costituiscono una accelerazione dei processi fisiologici dell’invecchiamento. La distinzione fondamentale è che tali processi sono perfettamente prevenibili con un corretto stile di vita (= quello per il quale siamo modellati dall’evoluzione) e possono essere oggetto di cure mentre i meccanismi dell’invecchiamento non sono prevenibili in alcun modo. Inoltre l’invecchiamente può essere modificato (con tutte le riserve tecniche ed etiche del caso) ma non può essere oggetto di cure in quanto è un processo fisiologico e non una malattia (definita come alterazione di un processo fisiologico). [1] Libertini G. Prospects of a longer life span beyond the beneficial effects of a healthy lifestyle. In: Handbook on longevity: genetics, diet & disease. Nova Science Publ., New York, 2009, pp. 35-96. Come si invecchia e muore in condizioni primitive? Ecco cosa accade secondo uno studio molto attento e minuzioso [1]. CAUSA DI MORTE Violenza e accidenti 69% Infezioni / intossicazioni 20% Cause congenite 5% Età anziana 2% Parto 1% Altre cause / sconosciuta 3% 100% Probabilità di decesso in funzione dell’età (in alto) e life table (in basso) del popolo Ache in condizioni naturali (periodo della foresta). Data from Hill and Hurtado [1]. [1] Hill K, Hurtado AM. Ache Life History. Aldine De Gruyter, New York, 1996. 30% 20% Come si può avere una idea del calo della fitness utilizzando dati da individui di popolazioni in condizioni di vita moderna? I record mondiali di velocità distinti per gruppi di età sono ottimi in quanto si riferiscono a individui sicuramente in ottimali condizioni di salute. Record a seconda dell’età. Fonti: per le età < 35 (record http://en.wikipedia.org/wiki/World_records_in_athletics; per gli altri gruppi http://www.world-masters-athletics.org/records_output/rec_list_outdoor_m.php. mondiali), di età, In questa esposizione non saranno discussi gli argomenti teorici e l’evidenza empirica a favore o contro i due paradigmi, esposti altrove [1]. Saranno descritti altresì nelle loro linee generali i meccanismi dell’invecchiamento. Il Nuovo Paradigma predice, e richiede in modo assoluto, l’esistenza di meccanismi, geneticamente determinati e regolati, che determinano l’invecchiamento [2]. Al contrario, il Vecchio Paradigma esclude la possibilità che tali meccanismi esistano [3]: la loro esistenza pertanto dimostra di per sè che il vecchio paradigma è falso [2]. Nella successiva esposizione saranno utilizzate solo evidenze empiriche chiare, conosciute e indiscusse. [1] Libertini G. Non-programmed Versus Programmed Aging Paradigm. Curr Aging Sci 2015; 8:56-68. [2] Libertini G. Empirical evidence for various evolutionary hypotheses on species demonstrating increasing mortality with increasing chronological age in the wild, TheScientificWorld Journal 2008; 8:183-93. [3] Kirkwood TBL & Austad SN. Why do we age? Nature 2000; 408:233-8. Già nell’ottocento Weissmann a riguardo del meccanismo dell’invecchiamento osservò che le cellule dei vari tessuti e organi erano soggetti a continuo turnover e che un rallentamento o il blocco di tale turnover avrebbe progressivamente pregiudicato o azzerato la fitness dell’organismo [1]. Ma un premio Nobel, Alexis Carrel, “dimostrò” con esperimenti poi rivelatisi erronei che cellule coltivate in vitro si moltiplicavano un numero illimitato di volte [2] e che quindi l’ipotesi di Weissmann era insostenibile. Nel 1961 Leonard Hayflick dimostrò che al contrario le cellule riuscivano a moltiplicarsi solo un numero limitato di volte [3] e successivamente, nel 1977, ipotizzò che la base cellulare dell’invecchiamento fosse proprio in questo limite nella capacità di duplicazione [4]. In pratica dopo 80 anni l’ipotesi di Weissmann era di nuovo ammissibile! [1] Kirkwood TBL, Cremer T. Cytogerontology Since 1881: A Reappraisal of August Weissmann and a Review of Modern Progress. Hum Genet 1982; 60:101-21. [2] Carrel A. Contributions to the study of the mechanism of the growth of connective tissue. J Exp Med 1913; 18:287-99. [3] Hayflick L, Moorhead PS. The serial cultivation of human diploid cell strains. Exp Cell Res 1961; 25:585-621. [4] Hayflick L. The cellular basis for biological aging. In: Handbook of the biology of aging. Finch CE, Hayflick L eds, Van Nostrand Reinhold Company, New York, 1977. All’inizio non si capiva il meccanismo di questo limite nella duplicazione. Si vide poi che ogni molecola di DNA alla fine ha una sequenza monotamente ripetitiva [1], definita telomero, e che l’enzima che permette la duplicazione del DNA, la polimerasi, non riesce a duplicare la parte terminale del telomero. Il progressivo accorciamento del telomero è il fattore che risulta alla base dei limiti nella duplicazione cellulare [2]. Ma un enzima, la telomerasi, è in grado di allungare il telomero e di annullare gli effetti dell’incompleta duplicazione della molecola di DNA ad opera della telomerasi [3]. [1] Blackburn EH, Gall JG. A tandemly repeated sequence at the termini of the extrachromosomal ribosomal RNA genes in Tetrahymena. J Mol Biol 1978; 120:33-53. [2] Olovnikov AM. A theory of marginotomy: The incomplete copying of template margin in enzyme synthesis of polynucleotides and biological significance of the problem. J Theor Biol 1973; 41:181-90. [3] Greider CW, Blackburn EH. Identification of a specific telomere terminal transferase activity in Tetrahymena extracts. Cell 1985; 51:405-13. Nelle cellule germinali la telomerasi è perfettamente attiva e quindi la capacità di duplicazione è illimitata. Nelle cellule somatiche la telomerasi è inattiva e quindi la duplicazione è limitata al massimo. Nelle cellule staminali dei vari tipi cellulari e di vario livello l’attività dell’enzima telomerasi è intermedia ed è inoltre finemente e variamente modulata. Per brevità, i dettagli a riguardo sono omessi ma gli stessi e i riferimenti bibliografici sono reperibili facilmente (v. [1, 2]). [1] Libertini G. The role of telomere-telomerase system in age-related fitness decline, a tameable process. In: Telomeres: function, shortening and lengthening. Nova Science Publ., New York, 2009, pp. 77-132. [2] Libertini G. Phylogeny of aging and related phenoptotic phenomena. Biochem (Moscow) 2015; 80:1529-46. Tuttavia, alcune evidenze empiriche indicavano che il meccanismo era più complicato e varie cose necessitavano una spiegazione. In particolare: A) Con l’accorciarsi del telomero si osservano una serie di alterazioni delle funzioni cellulari [1]; B) Fra due ceppi di topo con differente lunghezza del telomero, uno di 10 kb e l’altro di 20 kb, non si osserva una differenza di longevità [1]; C) La longevità di animali clonati a partire da cellule somatiche, e quindi con telomeri ridotti, in genere non risulta ridotta [1]; D) Nel confronto fra le specie, mancanza di correlazione fra longevità e lunghezza del telomero [2] o attività della telomerasi [3]; E) Partendo da una popolazione omogenea di cellule, il blocco delle capacità di duplicazione non avviene in sincronia in tutte le cellule ma appare come un evento casuale nelle varie cellule ma influenzato dall’accorciarsi del telomero [4, 5]. [1] Fossel MB. Cells, Aging and Human Disease. Oxford University Press, New York, 2004. [2] Slijepcevic P, Hande MP. Chinese hamster telomeres are comparable in size to mouse telomeres. Cytogenet. Cell Genet 1999; 85:196-9. [3] Gorbunova V, Bozzella MJ, Seluanov A. Rodents for comparative aging studies: from mice to beavers. Age 2008; 30:111-9. [4] Jones RB, Whitney RG, Smith JR. Intramitotic variation in proliferative potential: stochastic events in cellular aging. Mech Ageing Dev 1985; 29:143-9. [5] Pontèn J, Stein WD, Shall S. A quantitative analysis of the aging of human glial cells in culture. J Cell Phys 1983; 117, 342-52. Queste difficoltà sono tutte perfettamente superabili (per una sintesi si veda: [1]). A) Con l’accorciarsi del telomero si osservano una serie di alterazioni delle funzioni cellulari; Nella cellula capostipite di una linea cellulare, nella “fase di reset”, si forma un cappuccio nucleoproteico di lunghezza proporzionale alla lunghezza del telomero. Man mano che il telomero si accorcia con le successive divisioni cellulari, il cappuccio - che rimane di lunghezza fissa - scivola sulla porzione adiacente di telomero (“subtelomero”) e inibisce delle sezioni del DNA che regolano l’espressione di altre zone del DNA [1]. Questo effetto è stato chiamato “telomere position effect”[2] ma è forse più chiaro definirlo “gradual senescence” [3]. [1] Fossel MB. Cells, Aging and Human Disease. Oxford University Press, New York, 2004. [2] Gottschling DE et al. Position effect at S. cerevisiae telomeres: reversible repression of Pol II transcription. Cell 1990; 63:751-62. [3] Libertini G. Phylogeny of aging and related phenoptotic phenomena. Biochem (Moscow) 2015; 80:1529-46. B) Fra due ceppi di topo con differente lunghezza del telomero, uno di 10 kb e l’altro di 20 kb, non si osserva una differenza di longevità [1]; C) La longevità di animali clonati a partire da cellule somatiche, e quindi con telomeri ridotti, in genere non risulta ridotta [1]; Nella fase di reset, il cappuccio nucleoproteico si modella sulla lunghezza del telomero. Pertanto un telomero più o meno lungo NON influenza la successiva inbizione del subtelomero che è in funzione dell’accorciamento del telomero e non in funzione della sua lunghezza. Ciò spiega benissimo sia B che C [1]. [1] Fossel MB. Cells, Aging and Human Disease. Oxford University Press, New York, 2004. D) Nel confronto fra le specie, mancanza di correlazione fra longevità e lunghezza del telomero o attività della telomerasi; Quanto detto prima mostra che la lunghezza del telomero non deve necessariamente essere correlata con la longevità. Elemento critico è altresì la lunghezza del subtelomero e la sua organizzazione. Se la specie A nei confronti della specie B possiede un telomero più lungo e altresì un subtelomero più compatto e più rapidamente represso dall’accorciamento del telomero, essa invecchierà più rapidamente di B [1]. [1] Libertini G. Phylogeny of aging and related phenoptotic phenomena. Biochem (Moscow) 2015; 80:1529-46. E) Partendo da una popolazione omogenea di cellule, il blocco delle capacità di duplicazione non avviene in sincronia in tutte le cellule ma appare come un evento casuale nelle varie cellule con probabilità crescente in funzione dell’accorciarsi del telomero. Il cappuccio nucleoproteico non è rigidamente fissato al telomero. Il telomero oscilla fra una condizione “capped” (incappucciata) e condizione “uncapped” che diventa sempre più prevalente con l’accorciarsi del telomero. Nella condizione “uncapped” la cellula è vulnerabile all’attivazione di un meccanismo che blocca la capacità di duplicazione (“replicative senescence”) [1] ma altera anche gravemente le funzioni cellulari [1] (“on/off senescence” [2]). [1] Blackburn EH. Structure and function of telomeres. Nature 1991; 350:569-73. [2] Libertini G. Phylogeny of aging and related phenoptotic phenomena. Biochem (Moscow) 2015; 80:1529-46. La “on/off senescence” e la “replicative senescence” insieme costituiscono la “cell senescence”, che può essere attivata anche da altri fattori ed è determinata da un meccanismo in cui è coinvolta la proteina p53. E’ caratterizzata sia dal blocco del ciclo cellulare che da una lunga serie di alterazioni nelle espressioni dei geni che regolano le funzioni cellulari [1]. Questi cambiamenti includono alterazioni della secrezioni cellulari che causano modifiche della matrice extracellulare, infiammazione, ridotta secrezione di importanti proteine strutturali come l’elastina e il collagene e la compromissione delle cellule vicine [1]. Queste alterazione sono fisse e predicibili: la cell senescence è stata descritta come un “fundamental cellular program” [2]. [1] Fossel MB. Cells, Aging and Human Disease. Oxford University Press, New York, USA, 2004. [2] Ben-Porath I & Weinberg R. The signals and pathways activating cellular senescence. Int J Biochem Cell Biol 2005; 37:961–76. I fenomeni anzidetti (“gradual senescence”, “on/off senescence”, “replicative senescence”), con qualche limitazione, a livello cellulare sono del tutto reversibili mediante l’attivazione della telomerasi [1-5]. Con il reset dei telomeri in cellule della pelle di soggetti anziani si ottiene un tessuto identico a quello di soggetti giovani [6]. Questa completa reversibilità è del tutto incompatibile con la tesi del Vecchio Paradigma secondo la quale dovrebbero essere la conseguenza dell’accumulo di danni irreversibili di molteplice natura. cell senescence program non-senescent cell senescent cell telomerase activation [1] Bodnar AG et al. Extension of life-span by introduction of telomerase into normal human cells. Science 1998; 279:349-52. [2] Counter CM et al. Dissociation among in vitro telomerase activity, telomere maintenance, and cellular immortalization. Proc Natl Acad Sci USA 1998; 95:14723-8. [3] Vaziri H. Extension of life span in normal human cells by telomerase activation: a revolution in cultural senescence. J Anti-Aging Med 1998; 1:125-30. [4] Vaziri H & Benchimol S. Reconstitution of telomerase activity in normal cells leads to elongation of telomeres and extended replicative life span. Cur Biol 1998; 8:279-82. [5] de Lange T & Jacks T. For better or worse? Telomerase inhibition and cancer. Cell 1999; 98:273-5. [6] Funk WD et al. Telomerase expression restores dermal integrity to in vitro-aged fibroblasts in a reconstituted skin model. Exp Cell Res 2000; 258:270-8. Moltissimi sembrano essere inconsapevoli di questa realtà. Hayflick ritiene che le alterazioni metaboliche scatenate dalla “gradual senescence” e dalla “on/off senescence” sono la causa dell’invecchiamento della cellula confondendo grossolanamente l’effetto con la causa. Questo errore è ben descritto da Fossel: “Le cellule non invecchiano per usura ma poiché permettono che l’usura abbia effetto in conseguenza di una alterata espressione dei geni. La riattivazione della telomerasi ripristina efficacemente la condizione iniziale, permettendo che i geni si esprimano secondo il loro pattern originale. … le cellule non invecchiano come conseguenza del danno, ma al contrario permettono il danno perché invecchiano. I processi omeostatici sono sufficienti per un tempo infinito nelle cellule della linea germinale; sono sufficienti nelle cellule somatiche se l’invecchiamento è cancellato.” (tradotto da [1]) Da notare che tutto ciò implica che l’invecchiamento è un processo attivo, facoltativo e reversibile. [1] Fossel MB. Cells, Aging and Human Disease. Oxford University Press, New York, 2004. Vediamo ora le conseguenze di questi meccanismi sull’organismo e sui singoli tessuti e organi La “gradual senescence” e la “on/off senescence” gradualmente aumentano la percentuale di cellule con funzioni più o meno compromesse. Queste cellule secernono sostanze che alterano la funzione di altre cellule, causando un declino della funzione degli organi e dei tessuti [1]. [1] Fossel MB. Cells, Aging and Human Disease. Oxford University Press, New York, 2004. Per valutare poi gli effetti della “replicative senescence”, occorre considerare prima i fenomeni di morte cellulare programmata (“Programmed Cell Death”, PCD*) *Attenzione: PCD è spesso usato erroneamente come sinonimo di apoptosi! Una cellula può morire per necrosi a causa di eventi dannosi (trauma, ustione, infezione, …), o in conseguenza di uno fra vari tipi di PCD, ad es.: - La cheratinizzazione delle cellule dell’epidermide, delle unghie o dei peli; - Il distacco delle cellule dalle mucose dell’intestino o di altre cavità del corpo; - Gli osteociti fagocitati dagli osteoclasti; - La trasformazione degli eritroblasti in eritrociti e la loro successiva rimozione da parte dei macrofagi; - L’apoptosi, un ordinato processo di autodistruzione con eliminazione senza dei dei detriti cellulari, elementi che la distinguono nettamente dalla necrosi. Il fenomeno fu per la prima volta descritto e chiarame differenziato dalla necrosi nello studio di epatociti di fegato sano [1]. Una funzione chiave dell’apoptosi nei vertebrati è legata al turnover cellulare in organi adulti sani, come è ben documentato per molti tessuti e organi [2]. [1] Kerr JFR et al. Apoptosis: a basic biological phenomenon with wide-ranging implications in tissue kinetics. Br J Cancer 1972; 26:239-57. [2] Libertini G. The Role of Telomere-Telomerase System in Age-Related Fitness Decline, a Tameable Process, in Telomeres: Function, Shortening and Lengthening, Nova Sc. Publ., New York, 2009. La continua morte delle cellule ad opera di fenomeni di PCD è bilanciata da una equivalente proliferazione di appropriate cellule staminali, la quale è regolata e limitata dal sistema telomero-telomerasi. Ogni giorno circa 50-70 miliardi di cellule in un adulto medio muoiono a causa di fenomeni di PCD [1]. Tale numero corrisponde a oltre 690000 cellule al secondo! In un anno muore ed è sostituita una massa di cellule all’incirca pari al peso dell’intero corpo [1]. [1] Reed JC. Dysregulation of Apoptosis in Cancer. J Clin Oncol 1999; 17:2941-53. Duplicazione delle cellule staminali TURNOVER CELLULARE Morte delle cellule causata da PCD Il turnover cellulare è una caratteristica generale dei vertebrati, ma non di tutti gli animali (ad es., lo stadio adulto del verme C. elegans ha un numero fisso di cellule e la mosca D. melanogaster solo per la mucosa dell’intestino mostra un certo turnover cellulare). Il ritmo del turnover cellulare varia grandemente a seconda del tipo cellulare e dell’organo. Ai due capi estremi, nell’epitelio intestinale le cellule sono rimpiazzate in 3-6 giorni [1], mentre l’osso ha un turnover di 8-10 anni nell’uomo [1]. Il cuore, erroneamente ritenuto un organo perenne, rimpiazza tutti i miocardiociti in circa 4,5 anni [2]. Per altri dati relativi ai turnover si veda [3]. VERY SLOW SLOW VERY QUICK QUICK [1] Alberts B et al. Essential Cell Biology, 4° ed., Garland Science, 2013. [2] Anversa P et al. Life and Death of Cardiac Stem Cells. Circulation 2006; 113:1451-63. [3] Richardson BR et al. Greater organ involution in highly proliferative tissues associated with the early onset and acceleration of ageing in humans. Experim Geront 2014; 55:80-91. I fenomeni anzidetti (“gradual” e “on/off senescence”, “replicative senescence”) portano, per ogni organo o tessuto, alla “atrophic syndrome”, che è caratterizzata da [1]: a) ridotta capacità media di duplicazione cellulare e rallentato turnover cellulare; b) ridotto numero di cellule (atrofia nel numero); c) sostituzione di cellule specializzate mancanti con cellule non specializzate; d) ipertrofia delle singole rimanenti cellule specializzate; e) alterate funzioni delle cellule dovute alla “gradual senescence” e alla “on/off senescence”; f) alterazioni della sostanza intercellulare e delle cellule dipendenti dalle funzioni delle cellule senescenti o mancanti; g) vulnerabilità al cancro in conseguenza della instabilità indotta dalla disfunzione del telomero eccessivamente ridotto [2]. [1] Libertini G. The Role of Telomere-Telomerase System in Age-Related Fitness Decline, a Tameable Process, in Telomeres: Function, Shortening and Lengthening, Nova Sc. Publ., New York, 2009, pp. 77-132. [2] DePinho RA . The age of cancer. Nature 2000; 408:248-54. ALCUNI ESEMPI DI INVECCHIAMENTO LA PELLE Il turnover dell’epidermide è determinato da cellule staminali localizzate nella giunzione derma-epiderma, una superficie corrugata. Negli anziani tale giunzione è spianata, un segno indiretto della riduzione delle cellule staminali dell’epidermide, e il ritmo del rinnovo dell’epidermide è ridotto [1]. Nel derma, come verosimile conseguenza dell’esaurimento di specifiche cellule staminali si ha una riduzione generale di tutte le sue componenti (melanociti, cellule di Langerhans, capillari, vasi sanguigni nel reticolo dermico, mast cells, ghiandole eccrine, peli, neurorecettori, etc.) e inoltre le unghie crescono più lentamente [1]. “The study of aging skin is one that presents a paradigm for aging of other organs.” [1] [1] Griffiths CEM. Aging of the Skin. In: Tallis, RC et al. (eds), Brocklehurst’s Textbook of Geriatric Medicine and Gerontology (5th Ed.). New York, Churchill Livingstone, 1998. D-E junction EPITELIO DELL’INTESTINO TENUE In ogni cripta intestinale, vi sono 4-6 cellule staminali che con la loro intensa attività riproduttiva rinnovano continuamente l’epitelio del piccolo intestino [1]. In individui anziani sani, nei confronti con individui giovani il tempo di transito delle cellule dalle cripte agli apici dei villi, dove esfoliano, aumenta e i villi diventano più larghi e corti e con meno cellularità [2]. Queste modifiche, di certo dovute al declino dell’attività mitotica delle cellule staminali delle cripte, come ipotizzato da lungo tempo [2], riduce la funzionalità dell’ileo e verosimilmente la fitness. [1] Barker N et al., H (2007) Identification of stem cells in small intestine and colon by marker gene Lgr5. Nature 2007; 449:1003-7. [2] Webster SGP. The gastrointestinal system – c. The pancreas and the small bowel. In: Brocklehurst, JC (ed) Textbook of Geriatric Medicine and Gerontology (2nd Ed.). Churchill Livingstone, New York 1978. IL MUSCOLO Alle età di 50 e 80 anni è persa rispettivamente il 10% e il 50% della massa muscolare [1]. Figura 78-4 da [2]: Declino correlato con l’età nella massima volontaria forza isometrica (MVF, simboli bianchi) e nell’area di sezione (CSA, simboli neri) in vari muscoli. [1] Cumming WJK. Aging and neuromuscolar disease. In: Tallis, RC et al. (eds), Brocklehurst’s Textbook etc., 1998. [2] Bruce S. Muscle strength. In: Tallis, RC et al. (eds), Brocklehurst’s Textbook etc., 1998. L’OSSO E LA CARTILAGINE La rarefazione del tessuto osseo inizia fra i 35-40 anni, verosimilmente per declino della funzione osteoblastica [1]. In parallelo, il declino della funzionalità e del numero dei condrociti compromette le capacità di rinnovo e di resistenza agli stress meccanici della cartilagine [2]. “There is a markedly-reduced cellularity in articular cartilage with aging, and a moderate to strong positive correlation exists between the degree of cartilage damage and chondrocyte apoptosis” [2]. Le articolazioni si usurano poiché sono invecchiate le componenti cellulari di osso, cartilagine e altri elementi strutturali quali legamenti, capsule e muscoli. L’inverso, cioé usura -> invecchiamento, è una falsa interpretazione. [1] Francis RM. Metabolic Bone Disease. In: Tallis et al., Brocklehurst’s textbook etc., 1998. [2] Hwang HS, Kim HA. Chondrocyte Apoptosis in the Pathogenesis of Osteoarthritis. Int J Mol Sci 2015; 16:26035-54. IL POLMONE I volumi polmonari (FEV1, FVC) si riducono con l’età [1]. Si ha riduzione e rarefazione degli alveoli (enfisema senile) e anche riduzione del numero delle cellule degli epiteli delle ghiandole e delle vie aeree [2] polmone giovane enfisema senile in un polmone anziano [1] Enright PL et al. Spirometry Reference Values for Women and Men 65 to 85 Years of Age. Cardiovascular Health Study. Am Rev Respir Dis 1993; 147:125-33. [2] Connolly MJ. Age-Related Changes in the Respiratory System. In: Tallis et al. (eds.), Brocklehurst’s textbook etc., 1998. ENDOTELIO Nel 2003 fu dimostrato [1], con conferme in successivi studi [2], che il numero di cellule endoteliali progenitrici (EPCs) era negativamente correlato con il ben noto Framingham Risk Score e con i rischi di accidenti vascolari [3]. I cosiddetti fattori di rischio cardiovascolari riducevano i livelli di EPCs mentre i farmaci cosiddetti cardioprotettivi e un corretto stile di vita li aumentavano. L’interpretazione di questi dati è che le cellule endoteliali sono in continuo turnover, ad opera delle EPCs, che derivano da cellule primarie staminali del midollo osseo. Fattori di rischio e fattori protettivi, rispettivamente accelerano e frenano questo turnover, modificando così il rischio cardiovascolare [1]: rallentato turnover cellulare -> disfunzione endoteliale -> complicazioni vascolari In assenza di fattori di rischio, in età senile si giunge ad un fisiologico esaurimento delle EPCs e quindi il rischio di accidenti vascolari incomincia a diventare sensibile [1]. [1] Hill JM et al. Circulating endothelial progenitor cells, vascular function, and cardiovascular risk. N Engl J Med 2003; 348:593-600. [2] Werner N et al. Circulating endothelial progenitor cells and cardiovascular outcomes. N Engl J Med 353:999-1007. [3] Wilson PW et al. Coronary risk prediction in adults (the Framingham Heart Study) Am J Cardiol 1987; 59:91-4G. IL CUORE Una vecchia e radicata credenza è che il cuore sia un organo incapace di rigenerazione e senza turnover cellulare. Ma, in un cuore normale, ogni giorno circa 3 milioni di miociti muoiono per apoptosi e sono rimpiazzati da cellule staminali cardiache: “the entire cell population of the heart is replaced approximatively every 4.5 years … The human heart replaces completely its myocyte population about 18 time during the course of life, independently from cardiac diseases.” [1]. Il cuore dell’anziano ha un numero decrescente di miociti a causa del progressivo declino nelle capacità di rimpiazzo ad opera delle cellule staminali [1]. Ma le camere cardiache, per il deficit della capacità contrattile, possono essere dilatate e così, benché vi sia atrofia come numero di cellule, vi è morfologicamente ipertrofia [2]. Con il passare degli anni, vi è anche una progressiva riduzione nel numero delle cellule pacemaker nel nodo del seno “with 10 percent of the number of cells present at age 20 remaining at age 75.” [2] [1] Anversa P et al. Life and Death of Cardiac Stem Cells. A Paradigm Shift in Cardiac Biology. Circulation 2006; 113:1451-63. [2] Aronow WS (1998) Effects of Aging on the Heart. In In: Tallis et al. (eds.), Brocklehurst’s textbook etc., 1998. Come si spiega l’invecchiamento per cellule senza turnover? Le cellule nervose sono riccamente connesse tra di loro e proprio queste connessioni determinano le funzioni cerebrali di ogni tipo. Non è quindi concepibile il turnover delle cellule nervose senza un danno per la funzione da loro svolta. I FOTORECETTORI I fotorecettori (coni e bastoncelli) sono cellule nervose altamente differenziate con nessun turnover, ma metabolicamente dipendenti da altre cellule con turnover, le cellule pigmentate della retina (RPCs), che sono gliociti altamente differenziati. Infatti, ogni giorno il 10% delle membrane su cui sono collocate le molecole fotorecettrici (fotopsine) è fagocitato dalle RPCs permettendone quindi il totale rinnovo in 10 giorni. Senza l’attività macrofagica delle RPCs i fotorecettori non possono sopravvivere e gradualmente si ha la age-related macular degeneration [1]. [1] Berger JW et al. Age-related macular degeneration, Mosby, USA, 1999. I NEURONI DEL CERVELLO I neuroni del cervello dipendono da particolari tipi di gliociti (cellule della microglia per il corpo cellulare e astrociti per gli assoni, in particolare). Questi gliociti, fra l’altro, degradano le proteine β-amiloide [1] e α-sinucleina [2] ed è noto che queste funzioni sono alterate nella m. di Alzheimer [3] e nella m. di Parkinson [4] con il conseguente dannoso accumulo di tali proteine. L’ipotesi che la m. di Alzheimer è causata dal declino del turnover della microglia è stata proposta [5-7]. Lo stesso è proponibile per la m. di Parkinson [8]. [1] Qiu WQ et al. Insulin-degrading enzyme regulates extracellular levels of amyloid beta-protein by degradation. J Biol Chem 1998; 273:32730-8. [2] Brück D et al. Glia and alpha-synuclein in neurodegeneration: A complex interaction. Neurobiol Dis 2015; pii:S09699961(15)00064-9. [3] Bertram L et al. Evidence for genetic linkage of Alzheimer's disease to chromosome 10q. Science 2000; 290:2302-3. [4] Morales I et al. The degeneration of dopaminergic synapses in Parkinson's disease: A selective animal model. Behav Brain Res 2015; 289:19-28. [5] Fossel MB. Cells, Aging and Human Disease. Oxford University Press, New York, 2004. [6] Libertini G. Prospects of a Longer Life Span beyond the Beneficial Effects of a Healthy Lifestyle, Ch. 4 in Handbook on Longevity: Genetics, Diet & Disease, Nova Sc. Publ., New York, 2009. [7] Flanary B. Telomeres: Function, Shortening, and Lengthening, in Telomeres: Function, Shortening and Lengthening, Nova Science Publishers Inc., New York, 2009. [8] Libertini G, Ferrara N. Aging for perennial cells and organ parts according to Programmed Aging Paradigm. 2015, in preparazione. E’ proponibile uno schema generale per il declino delle funzioni neuronali in conseguenza dell’azione diretta (ad es.: cellule dell’olfatto) o indiretta del declino del turnover cellulare [1]. [1] Libertini G, Ferrara N. Aging for perennial cells and organ parts according to Programmed Aging Paradigm. 2015, in preparazione. SCHEMA GENERALE DELL’INVECCHIAMENTO Cause evoluzionistiche che favoriscono una riduzione della longevità Sistema telomero - subtelomero- telomerasi Gradual senescence Cell senescence (on/off senescence + replicative senescence) Sindrome atrofica di tutti gli organi e tessuti (alterazioni delle funzioni cellulari e dei liquidi intercellulari, atrofia nel numero delle cellule e alterazioni derivate) Progressivo declino della fitness, cioè invecchiamento Alcuni aspetti di questi fenomeni non hanno alcuna spiegazione se non come meccanismi che determinano l’invecchiamento. Poiché ciò è in totale contrasto con la visione del Vecchio Paradigma, i sostenitori di tale tesi tentano di giustificare per lo meno i limiti nella duplicazione cellulare come una difesa generale contro il cancro [1,2]. Ma: - Le specie con negligible senescence (vale a dire, con individui che non mostrano un declino della fitness correlato con l’età) non hanno una riduzione dell’attività telomerasica correlata con l’età e nessun incremento di mortalità dovuta a cancro [3]. - Nella specie umana, studiata in condizioni di vita selvatica, il declino della fitness (vale a dire, l’invecchiamento) raggiunge livelli notevoli senza che vi sia una rilevabile incidenza di mortalità da cancro. E’ insostenibile che una ipotetica difesa contro il cancro uccida larga parte di una popolazione prima che il cancro come causa di morte divenga rilevabile [4]. [1] Campisi J. The biology of replicative senescence. Eur J Cancer 1997; 33(5):703–9. [2] Wright WE & Shay JW. Telomere biology in aging and cancer. J Am Geriatr Soc 2005; 53(9 S):S292–4. [3] Libertini G. Empirical evidence for various evolutionary hypotheses on species demonstrating increasing mortality with increasing chronological age in the wild. The Scientific World Journal 2008; 8:182-93. [4] Libertini G. Evidence for Aging Theories from the Study of a Hunter–Gatherer People (Ache of Paraguay). Biochem (Mosc) 2013; 78(9):1023-32. Conclusione E’ ora possibile una definizione interpretativo-descrittiva dell’invecchiamento: E’ una progressiva sindrome atrofica di tutti i tessuti e organi, geneticamente determinata e regolata mediante il sistema telomero-subtelomero-telomerasi, che causa un progressivo declino della fitness / incremento della mortalità. Essendo un fenomeno fisiologico non può essere oggetto di cure ma, in linea teorica, è possibile ipotizzare una sua modifica o anche un suo completo controllo [1], argomento questo che necessita di una discussione a parte. [1] Libertini G. Prospects of a Longer Life Span beyond the Beneficial Effects of a Healthy Lifestyle, Ch. 4 in Handbook on Longevity: Genetics, Diet & Disease, Nova Science Publishers Inc., New York, 2009. Questa relazione è disponibile anche sulla mia pagina personale: www.r-site.org (e-mail: [email protected]) Grazie per l’attenzione!