Marzo 2008 I Comun nsieme tà Castel S. Pietro, Monte, Campora e Casima Incontro allaPasqua Comunità Insieme Riconciliazione con Dio L’altare del Crocifisso nella nostra chiesa parrocchiale. Lunedì Santo 17 marzo ✔ ore 10.00-11.30 Comunione ai malati e anziani a Corteglia, paese. ✔ ore 20.00 Confessione Comunitaria con possibilità di confessarsi singolarmente. Saranno presenti diversi confessori. Martedì Santo 18 marzo ✔ ore 10.30-11.30 Comunione ai malati e anziani a Gorla e Obino 2 Venerdì Santo 21 marzo ✔ ore 10.30 Confessione per i bambini di 4° e 5° elementare e ragazzi di prima media. Preparazione comunitaria. ✔ dalle 16.30 alle 18.30 Confessore straordinario Sabato Santo 22 marzo ✔ ore 10.30 Confessione per i ragazzi delle scuole medie e per i giovani. Preparazione comunitaria. ✔ dalle 14.30 alle 17.30 Confessore straordinario. Giovedì Santo L’umiltà e il rispetto G esù, nella notte in cui fu tradito, prese il pane e rese grazie con la preghiera di benedizione lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo dato in sacrificio per voi”. E, dopo la cena, allo stesso modo prese il calice e rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e bevetene tutti: questo è il mio sangue della nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”. ✔ ore 9.30 in Cattedrale: Eucaristia e Benedizione degli Olii ✔ ore 20.00 in Parrocchia: celebrazione eucaristica nella Cena del Signore Lavanda dei piedi con i bambini della Prima Comunione Reposizione del Santissimo Sacramento e adorazione eucaristica Il Giovedì Santo la Chiesa ricorda l’istituzione dell’Eucarestia: qui a lato l’ostensorio all’altare di Sant’Antonio da Padova nella chiesa di Castel S. Pietro. 3 Comunità Insieme Venerdì Santo La morte insegna l’amore G esù ha detto una parola assolutamente inaudita: “Quando sarò innalzato sulla croce eserciterò sul mondo il mio potere di attrazione” (Gv. 12, 32). In tutta la storia dell’umanità non esiste centro d’interesse più forte della Croce. L’uomo appeso al patibolo, nel mondo, è più amato di tutti gli artisti, campioni, filosofi, conquistatori, sapienti. Dire “più amato” non vuol dire “più ammirato”. Amare uno è vivere con lui, in lui, fare una cosa sola con lui. Perché il Crocefisso del Calvario è irresistibile? Perché è il Vero Amore. Quello che si chiama “amore” spesso è egoismo mascherato: in colui che si pretende di amare o si crede di amare si ricerca se stessi, il proprio tornaconto, il piacere procurato, l’interesse o la ricchezza apportata, la situazione sognata e conquistata, l’onore e la soddisfazione assicurata: lo si considera una cosa come il tesoro dell’avaro; e non lo si ama per se stesso, per la sua riuscita, per la dignità della persona umana in lui o per la dimensione di figlio di Dio. L’amore vero si ispira a Cristo in 4 GIORNO DI MAGRO E DI DIGIUNO ✔ ore 15.00 Celebrazione della Passione del Signore e Adorazione della Croce ✔ ore 16.30 - 18.30 Confessione in Chiesa Parrocchiale Croce. Si dona agli altri ed è pronto a dimenticarsi. Gesù diceva: “Non esiste amore più grande di colui che dà la propria vita per quelli che ama”. È difficile. È crocifiggente. Ma è proprio questo amore a donare al cuore la gioia vera, ad aprirsi e sfociare in Dio, perché Dio non può accettare un amore macchiato di egoismo. Tutti i crocefissi del mondo - quelli delle chiese, dei crocevia, delle piazze, dei cimiteri, delle case, delle camere nuziali; quelli che si portano su di sé diventati gioielli - come segni di croce tracciati sulla persona o sulle cose significano e gridano sempre: “Ti ho amato e ho dato la mia a vita per te”. Sabato Santo Le ore dell’attesa …Questa dunque è la notte, che, con la colonna di fuoco, ha dissipato le tenebre del peccato. Notte che, oggi, per tutta la terra restituisce alla grazia e alla santità ricongiunge i fedeli del Cristo, già strappati ai vizi del mondo e sottratti alle tenebre del peccato. Notte in cui, infrante le catene della morte, il Cristo dagli inferi è asceso vittorioso: poiché essere nati a nulla ci serve “se non fossimo già stati redenti… O notte veramente beata, che sola ha meritato di provare il momento in cui il Cristo è risorto dagli inferi! Notte di cui è stato scritto: “Splenderà la notte come il giorno, e mi farà luce la notte sulla mia gioia”. Notte in cui si unisce il cielo alla terra e il divino si unisce all’umano! VEGLIA E SOLENNITÀ DELLA PASQUA ✔ ore 21.00: Solenne Veglia pasquale. Liturgia della luce e benedizione del fuoco nuovo e del cero Annuncio pasquale (Exultet) liturgia della Parola liturgia battesimale liturgia eucaristica della Risurrezione del Signore 5 Comunità Insieme Pasqua di Risurrezione Alleluia! Il Signore è veramente risorto. Alleluia, alleluia! “Fratelli purificatevi dal vecchio lievito per essere un impasto nuovo, poiché siete azzimi. Infatti il Cristo, la nostra Pasqua, è stato immolato. Facciamo dunque festa, non con il vecchio lievito di malizia e perversità, bensì con azzimi di sincerità e verità”. (1 Cor 5, 7-8) “Fratelli, se dunque voi siete risorti col Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo e asceso alla destra di Dio; volgete l’animo alle cose di lassù, non alle cose della terra”. (Col 3, 1-2) DOMENICA 23 MARZO ✔ ore 9.00 Corteglia: Eucaristia di Pasqua 6 ✔ ore 10.30 Eucaristia di Pasqua in Parrocchia. Al termine della Messa, segue aperitivo Fuori dalle abitudini La sorpresa della Pasqua ci cambia la vita di don Ambrogio Bosisio I l “colpo di testa” che provoca Le donne che vanno al sepolcro, rivoluzioni in famiglia, la i discepoli che perplessi ne ascolmalattia improvvisa che scom- tano la testimonianza, i due delubina tutti i piani, un dissesto eco- si verso Emmaus… Cosa potevanomico, una morte inattesa…: no sperare dopo la tragedia del “sorprese” tutt’altro che positive o Golgota? E infatti i loro discorsi gradite. Alla parola “sorpresa” mol- e comportamenti fanno pensare te volte si dà una connotazione ad una pietosa “gestione del cadanegativa (“speriamo non ci siano vere” per poi ritornare alla vita di sorprese”, siamo soliti dire): chissà, prima: tutto è finito, peccato… forse per scaramanzia o pessimi- Invece la mattina di Pasqua sono colti di sorpresa smo inveterato… dal sepolcro vuoIn questa prima to e ancor più poi di Pasqua che dagli incontri celebro con voi con Gesù risorto: mi piace abbinare è vivo, ha cose la sorpresa al belimportanti da lo della vita, a ciò dirgli, rianima il che, inaspettato, gruppo ed invia “folgora” e camin missione. “È il bia l’esistenza Signore!”: e qui quotidiana. Percambia la vita ché quella Pasqua davvero, s’inaudi duemila anni fa gurano pagine ha portato la sornuove per la stopresa più grande, Nella notte del fuoco e dell’acqua ria del mondo. situazioni e gioie proromperà festoso dall’organo La sorpresa della proprio inattese, parrocchiale l’Alleluia di Pasqua sulle note dell’Exsultet. Pasqua! ma belle! 7 Comunità Insieme Una sorpresa, un dono ora nelle nostre mani. Il nostro cantare “Alleluia”, la vita fraterna nella comunità, la gratuità che la caratterizza, la spinta continua a testimoniare e ad annunciare il Risorto… non sono sorprendenti già di per sé? Forse talora prevale l’abitudine che ci rende scialbi; o ci rassegniamo a subire numeri e situazioni non gratificanti nel rimpianto di un passato spesso mitizzato: ma la Pasqua è novità per l’oggi, è sorpresa nella nostra vita. I bambini, e non solo, si appassio- nano per la sorpresa nell’uovo di Pasqua: i cristiani riusciranno a gioire per un Dio sempre nuovo, vicino, appassionato della vita? Riusciranno a sorprendersi ancora per il Risorto e cominciare questa lieta meraviglia? La Pasqua può far sorprendere anche il mondo d’oggi: con la speranza e l’amore testimoniati nel nome di Gesù, il Signore della vita nuova. Buona Sorpresa per la Pasqua di Gesù davvero risorto… don Ambrogio Chiesa parrocchiale Chiesa di Obino Chiesa di Corteglia 8 Nella parrocchiale di Sant’Eusebio Urgenza di restauri per stucchi e affreschi C he ci sia bisogno di un intervento di restauro nella chiesa parrocchiale di S. Eusebio in Castel San Pietro è sotto gli occhi di tutti coloro che vi entrano. C’è una situazione di progressivo degrado degli stuc- chi, da collegare in prima istanza al cattivo stato del tetto e alle conseguenti infiltrazioni piovose e di umidità. Il Consiglio parrocchiale si sta già occupando di questo primo passo urgente da fare ed ha avviato l’iter con le Gli agenti atmosferici, infiltrazioni d’acqua e umidità, il tempo hanno lasciato il loro segno pesante su affreschi e stucchi della parrocchiale; si impongono urgenti interventi di restauro e salvaguardia di un patrimonio prezioso di storia, arte e fede. 9 Comunità Insieme competenti autorità e uffici cantonali per avere il necessario benestare. Appena ci sarà risposta, la comunità verrà informata di quanto si andrà a fare. C’è un altro intervento che si impone ed è quello che riguarda gli stucchi, un’opera d’arte preziosa e importante, che è motivo di storia e di identità oltre che naturalmente di fede per tutto il paese. Gli stucchi stanno a dimostrare e a ricordare la vitalità della comunità, della nostra gente in tempi sicuramente più ardui e difficili per tutti, pensiamo soltanto al diffuso fenomeno dell’emigrazione, che s’è protratta fino a metà Novecento. Castello era un paese soprattutto agricolo, ma come tutti i paesi tenevano moltissimo al decoro della loro chiesa e all’arricchi- mento della stessa con opere d’arte che documentassero il profondo sentire della gente. Oltre agli stucchi è il caso di ricordare alcuni notevoli affreschi, per non parlare del venerato crocifisso che risale al XVI secolo. Una chiesa, insomma, che è una pinacoteca, esempio di scuola barocca, che merita di essere salvaguardata e valorizzata. I nostri padri sono riusciti a tramandarci questa testimonianza, sarebbe davvero imperdonabile che noi non facessimo il massimo sforzo per assicurarne il decoro. Si sta considerando quindi un progetto di massima per ridare l’antico splendore all’interno della parrocchiale e non appena si sarà in fase più avanzata si procederà a una necessaria e puntuale informazione. VACANZE A S. BARTOLOMEO AL MARE La Parrocchia di Castel San Pietro propone un periodo di vacanze per il gruppo anziani, a San Bartolomeo al Mare, in Villa San Giuseppe da lunedì 8 al 13 settembre. Durante il rientro è prevista una fermata a Casale Monferrato per una S. Messa nella Cattedrale, ce- 10 lebrata da don Ambrogio. I prezzi, a dipendenza dei partecipanti, sono: tra 640 e 690 fr. (supplemento per camera singola 45 fr.). Gli interessati possono ritirare la circolare di informazione presso il parroco. Eventuali iscrizioni sono da inoltrare entro il 14 aprile. 150 anni dalle apparizioni Il miracolo di Lourdes nella carità quotidiana di Mario Collarini L città pirenaica sulle rive del Gave è il cuore della devozione mariana in Europa. Più di 5 milioni all’anno i pellegrini che giungono ai piedi della grotta delle apparizioni. Alla ricorrenza della Beata Vergine di Lourdes (11 febbraio) in questo 2008 è stato applicato un arricchimento degli infiniti motivi che rendono tale data una delle più care e celebrate nel mondo cattolico. Esso consiste nel ricordo di quanto avvenne nello stesso giorno, 150 anni or sono, nell’allora piccolo, sperduto borgo situato in riva al Gave de Pau, nel dipartimento degli Alti Pirenei, nella Francia sudoccidentale: Bernadette Soubirous, presso la grotta alla rupe di Massabielle, vide per la prima volta la “bianca signora” che poi le apparve in altre 17 occasioni (l’ultima fu il 16 luglio 1858); al sedicesimo appuntamento (il 25 marzo) la luminosissima figura le rivelò di essere “l’Immacolata Concezione” (esaltata nel dogma proclamato da Pio IX nel 1854); e in altri incontri la stimolò a incitare la gente a far penitenza e ad erigere una cappella in quel luogo, nel quale la guidò pure a scoprire una sorgente d’acqua di cui nessuno immaginava l’esistenza. Bernadette aveva allora 14 anni. Era analfabeta e soffriva d’asma. Suo padre faceva il mugnaio per tirare avanti la propria famiglia tra mille difficoltà e stenti. Per dare una mano in casa, Bernadette andava a custodire pecore e capre, sì da ottenere in cambio latte e formaggio, e a raccogliere legna. 11 Comunità Insieme Quando incappò nell’evento che le cambiò la vita, era in compagnia di una sorella e di un’amica. Le capitò poi di avere le “visioni” tra molta gente accorsa incuriosita e speranzosa di essere partecipe dei suoi privilegi. La ragazzina si beccò anche l’accusa di essere una visionaria. Il resto della sua non lunga esistenza fu quasi un calvario, tra incomprensioni e malattie. Ma la Madonna glielo aveva preannunciato. E lei accettò ogni prova con serenità. Attorno ai 20 anni si ritirò in convento, prima a Lourdes e successivamente a Nevers. Prese il velo e assunse il nome di suor Maria Fernanda. Morì il 16 aprile 1879, all’età di 35 anni. Nel luogo ove ella aveva visto le “apparizioni” già esisteva una vasta basilica voluta da Pio IX. Pio XI la proclamò Santa l’8 dicembre 1933, cioè proprio nella solennità dell’Immacolata. Il culto pubblico mariano a Lourdes fu ufficialmente autorizzato a partire dal gennaio del 1862, dopo un’inchiesta canonica protrattasi per circa tre anni e mezzo. Nella zona già si muovevano folle enormi, spesso scosse e attratte da voci di prodigiose guarigioni. Da allora il movimento non ha fatto che crescere. L’antico villaggio si è trasformato in cittadina sempre più attrezzata 12 per accogliere pellegrini e soprattutto ammalati, portativi da ogni parte d’Europa e da altri continenti con iniziative particolari, anche da associazioni votate a questo scopo. Oggi Lourdes è uno dei santuari più frequentati in senso assoluto. Ogni anno vi giungono oltre cinque milioni di fedeli, che partecipano con estrema devozione alle celebrazioni ormai codificate da una tradizione profondamente consolidatasi. Moltissimi sono coloro che vi tornano per rivivere un’esperienza che unanimemente definiscono “unica”. Alla basilica originaria si è aggiunto un maestoso tempio sotterraneo, in grado di ospitare oltre ventimila persone. Lo consacrò - dedicandolo a San Pio X - il 25 marzo 1958 l’allora cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, il quale da patriarca di Venezia sette mesi più tardi - il 28 ottobre 1958 - sarebbe salito al trono di Pietro come successore di Pio XII con il nome di Papa Giovanni XXIII. Pure queste “combinazioni” singolari certamente troveranno il dovuto risalto nelle iniziative che si succederanno a Lourdes, dopo il grandioso inizio dell’11 febbraio scorso che non a caso è stato scelto come data più confacente per l’annuale celebrazione della “Giornata mondiale dei malati”. Cavalcata dei Magi Oro, incenso e mirra anche per il nostro tempo È una classica antica e ogni anno conosce una sorprendente vitalità. Buon segno per la tradizionale “Cavalcata dei Re Magi”, che il 6 gennaio, festa dell’Epifania, chiude il tempo natalizio. Notevole l’affluenza di gente e in particolare di genitori e di bambini. Il tutto si è svolto in un bel pomeriggio che è cominciato ad animarsi al Collegio S. Angelo di Loverciano: qui sono partiti i Re Magi, che erano impersonificati da Fabio Solcà, Lorenzo Fontana e Claudio Petraglio accompagnati dai pastori con alcune pecore. Il gruppo ha mosso verso il piazzale della Coop, dove si è formato il corteo che si è diretto verso la piazza della chiesa e qui i Re Magi sono stati accolti e salutati dal parroco don Ambrogio Bosisio, che ha fatto loro un test di carattere religioso, 13 Comunità Insieme ben superato dai Magi. Poi la gente è entrata in chiesa, dove è stata impartita una benedizione ai bambini e si è proceduto al bacio di Gesù Bambino. L’atmosfera natalizia è stata allietata dalle musiche di due zampognari. All’uscita i bambini hanno ricevuto un gradito dono (un dolce a forma di cammello) e il festoso incontro si è concluso con una tombola che aveva in palio marenghi. L’organizzazione è stata curata dal Carnevale di Cavri e dall’Assemblea dei genitori. Due zampognari con le loro musiche natalizie hanno dato atmosfera e calore alla manifestazione dei Re Magi nel corteo e poi dentro la chiesa. Il corteo dei Re Magi è partito dall’Istituto Sant’Angelo di Loverciano e si è diretto verso la chiesa attraversando il paese. Molto vissuta la cerimonia con i bambini protagonisti. 14 Immagini dell’Epifania, che come sempre “tutte le feste si porta via”. Gente riunita per accogliere e celebrare l’annuale e puntuale ritorno gioioso dei Re Magi. 15 Comunità Insieme 16 17 Comunità Insieme Addobbato dai bambini L’albero dei valori L’ anno scorso Benedetto XVI aveva ricordato il valore dei simboli natalizi che diffondono il clima stesso della festa e della partecipazione all’evento. Per il Papa il presepe e l’albero di Natale non sono segni secondari della celebrazione del Natale ma costituiscono il cuore di una tradizione popolare e di fede. Con lo scopo di capire sempre meglio le nostre tradizioni popolari, il periodo dell’Avvento è stato vissuto dalle allieve e dagli 18 allievi di scuola elementare come un’occasione privilegiata di riflessione. Attraverso la lettura di racconti i bambini hanno approfondito temi importanti quali l’amicizia, la comprensione reciproca, la tolleranza, il rispetto dell’altro, la solidarietà e l’unità. Ogni giorno un bambino per classe, accompagnato a turno da un docente diverso, si portava sotto l’albero per appendere la piccola opera d’arte che aveva realizzato con le sue mani. Piano piano l’al- bero assumeva una forma completa a significare che, solamente con il contributo di tutti, è possibile raggiungere la meta che ci si propone. Lo sforzo creativo scaturito da 200 piccole mani ha dato vita ad un solo grande albero. La sua struttura essenziale ci diceva che abbiamo bisogno di semplicità; i colori degli addobbi vogliono trasmetterci gioia e serenità ma soprattutto speranza in un mondo migliore. I nostri bambini, meglio di ogni altro essere umano, sanno donarci questo messaggio, proprio come fece un altro Bambino venuto fra noi duemila anni fa. Allievi e docenti dell’Istituto SI-SE L’albero dei simboli immaginati dalla fantasia di cento bambini, il presepio missionario, la festa dei Re Magi: qui c’è il percorso del nostro tempo natalizio. Comunità Insieme Un presepe missionario I l nostro Natale, caldo di simboli, di ricordi e anche di abbondanza, si allungherà per tutto un anno scaldando il cuore di chi non ha niente ed è stato aiutato da un gesto di generosità, da un sacrificio, da un qualsiasi aiuto che è stato indirizzato verso un punto lontano, precistamente in Etiopia. Era stata promossa infatti un’Azione umanitaria da parte delle parrocchie di Balerna, Castel San Pietro, Mendrisio e Morbio Inferiore. Unendo gli sforzi di generosità e di cuore sono stati messi assieme 65.000 franchi. Molti e a vario titolo hanno dato, tra questi sono da ricordare le donazioni fatte dall’Associazione Medaglia Miracolosa, 20 dalla Bottega del Mondo, dal Carnevale Benefico. Altro sostegno è arrivato dal mercatino delle scuole elementari, dalla vendita delle corone d’Avvento, da studi medici, di architettura e da altre iniziative di bontà e di rinuncia. La destinazione prescelta per quest’azione era la missione di Padre Giorgio, al confine tra l’Etiopia e il Sudan, in una realtà di miseria, di fame, di malattia e con il dramma di profughi, soprattutto donne e bambini. Don Angelo Crivelli di Mendrisio e don Gian Pietro Ministrini hanno portato gli aiuti raccolti nella missione etiope di Pugnido. Grazie a questi fondi sarà possibile assicurare per un anno intero una mensa quotidiana. Un romanzo di Edy Bernasconi Quel Natale del 1390 nella “chiesa rossa”… S ì, anche una chiesa può raccontare. E di memorie, di fatti, di attese, di confidenze, di angosce, di speranze e soprattutto di volti ne ha da ricordare. Edy Bernasconi si è fatto interprete di questo lungo viaggio nel tempo e sotto forma di romanzo ha ripercorso i fatti che accaddero nella notte di Natale del 1390 a Castel San Pietro, nella “chiesa rossa”, un edificio che è ben conosciuto anche oltre i confini parrocchiali non solo per il colore che dà il nome a questo edificio ma anche per l’architettura della chiesa stessa. L’autore si è ispirato per il suo racconto a un’opera di Luigi Lavizzari: ne è uscito un itinerario che si muove tra fantasie, leggende, tradizioni popolari. Sullo sfondo le vicende di una guerra che ha attraversato anche le contrade del Mendrisiotto, la lunga epopea tra i Guelfi e i Ghibellini. È un libro da leggere, da scoprire pagina dopo pagina, da gustare, cogliendo - dentro un’agile e avvincente narrazione - il respiro di un passato che comunque ci appartiene e merita di essere conosciuto. Il libro è stato presentato nel salone parrocchiale di Castel San Pietro, davanti ad un numeroso e attento pubblico dal critico musicale Fernando De Carli. 21 L’importanza dell’ascolto o i d bambini c n a u Q hiedono di Luca Saltini Q uando un bambino gioca, quando sperimenta cose nuove, quando si arrampica, quando è felice cerca sempre lo sguardo dei suoi genitori: “guardami, guardatemi” è il suo invito. Spesso vuole raccontare qualcosa, esprimere l’esperienza della vita che cresce in lui, trasmettere i suoi pensieri mentre prendono forma, allora dice: “Ascoltami, ascoltatemi”. Altre volte, infine, si sente in ritardo, leggermente staccato, meno vicino di quanto vorrebbe ai suoi affetti, così esorta ad attenderlo: “Aspettami, aspettatemi”. Questi richiami non costituiscono un invito occasionale da parte del bambino, ma manifestano un aspetto determinante del rapporto con il genitore: quello dello sguardo dell’adulto sempre fisso su di lui, dell’attenzione del grande puntata sulla sua persona; a questa egli si aggrappa come ai pioli di una scala. Grazie a tale presenza, il bambino riesce a capire l’amore da cui è pervaso e può crescere autonomo e sicuro. Per questa ragione conta soprat- 22 tutto il tempo dello stare insieme, un tempo che deve essere lungo. È necessario sfatare il mito secondo cui non è importante la “quantità” delle ore trascorse col proprio figlio, ma la “qualità”; se si è stanchi, è necessario dormire per un certo periodo al fine di recuperare e il tempo non si dimezza con un sonno “di qualità”. Allo stesso modo, è soltanto con una presenza dilatata che il bambino percepisce l’amore dei propri genitori. Naturalmente i ritmi di oggi rendono difficile questa pre- senza, ma essa può comunque sussistere come donazione totale alla propria famiglia, in un impegno quotidiano il quale comunichi come la lontananza del genitore non sottragga il suo sguardo, non vada mai oltre il necessario. Il padre e la madre, in effetti, hanno un potere di dare gioia a una persona - il loro figlio - che è immenso. Nella vita raramente è concessa la possibilità di regalare ad un altro in felicità tanto quanto possiamo con un nostro figlio. Il bambino è lieto solo perché andiamo da lui e lo guardiamo. Questo è evidente nell’attenzione con cui osserva il papà e la mamma, nel suo studiarne quasi ogni singolo gesto; si manifesta in questo atteggiamento l’assoluta apertura dei bambini ai genitori. Ogni volta che si Un primo piano dalla festa dei Re Magi per l’Epifania a Castel San Pietro con protagonisti i bambini. voltano le spalle a questa attenzione, si dà un dolore ai propri figli, ogni volta che si risponde alla loro tensione con sincerità, gli si dà una gioia. Tante di queste piccole gioie fanno un bambino felice, tante di quelle piccole delusioni e dispiaceri fanno un bambino triste. Questa potenzialità di dare gioia, prima di essere un dono per il bambino, è un dono per il genitore. Forse non ci si riflette abbastanza, ma se un padre o una madre sta bene con il proprio bambino, è il genitore il primo ad approfittarne, perché egli usa il suo tempo nel modo migliore, sfrutta la possibilità di dare gioia, di essere davvero importante per qualcuno e consentirgli di crescere. In questa donazione risiede il proprio compimento. Il guadagno di essere genitore è nascosto qui, in questo investimento che si riscuote subito con la grande felicità da cui si è travolti. Se poi, tale investimento in termini di tempo e presenza farà sì che il proprio figlio diventi anche un uomo in gamba, che il legame perduri nel tempo anche quando sarà indipendente, se magari il figlio sarà chiamato ad assistere il padre o la madre da vecchi, tutto questo è valore aggiunto, é un di più da non preventivare, né tanto meno pretendere, perché l’individuo, anche il figlio, è libero. Comunità Insieme Testimonianza di Alessandro Pronzato La vita è bella nonostante tutto N ella vecchiaia si produce un certo disincanto che consente di osservare il tutto con uno sguardo nuovo, spogliare la realtà dalle apparenze ingannevoli, sorridere di certe frenesie, fare emergere le cose che contano (poche, ma sono quelle che non deludono). Il denaro stesso occupa il posto quasi irrilevante nei pensieri. I sentimenti prevalgono sugli interessi e i calcoli. La vita, avviata verso il traguardo finale, assume un sapore ancora più appetitoso, e si apprezzano soprattutto le piccole cose. Diceva Indro Montanelli: “La vita è come il pane: con il trascorrere del tempo divente più dura ma quanto meno ne resta, tanto più la si apprezza”. E anche quando il panorama che si presenta davanti agli occhi risulta piuttosto squallido, in caso non manca mai almeno un elemento, una scheggia di bellezza, sia pure avvolta in una crosta grigia, che giustifichi un apprezzamento. Scrive Giovanni Paolo II nella stupenda “Lettera agli anziani” (per la quale non 24 sarà mai lodato abbastanza, più che per tutti gli altri documenti pur importanti del suo pontificato): “Mentre vi auguro, cari fratelli e sorelle anziani, di vivere serenamente gli anni che il Signore ha disposto per ciascuno, mi viene spontaneo parteciparvi fino in fondo i sentimenti che mi animano in questo scorcio della mia vita… Nonostante le limitazioni sopraggiunte con l’età, conservo il gusto della vita. Ne ringrazio il Signore”. Un sorriso al giorno Mi confidava una donna, rinchiusa in un ricovero per anziani, decisamente cupo (purtroppo ne esistono ancora di questi luoghi squallidi che bastano a squalificare una società). “La vita mi ha sempre presentato dei conti salati da pagare. Mi ha costretto a inghiottire tanti bocconi amari. Ho versato fiumi di lacrime in segreto, e altrettante ne ho trattenute. Anche qui sto vivendo l’esperienza dolorosa della cruda ingratitudine dei figli. Per loro sono già scesa nella bara della dimenticanza…”. “Ma nonostante tutto questo, io ho sempre amato la vita e continuo ad amarla. E ogni giorno ringrazio il Signore per questo regalo in cui non mancano le spine. Mi sono punta tante volte le dita, sa?… e anche il cuore, fino a gridare…”. “Ancor oggi mi pungo. Eppure cerco sempre di sorridere ai giovani. Ebbene, io che sono vecchia, sorrido alla vita, anche se lei qualche volta si è dimenticata e continua a dimenticarsi di sorridermi”. È normale che uno sorrida quando si affaccia all’esistenza. Ma il miracolo più superfacente è quello di una persona che sorride alla vita dopo averla conosciuta nella sua faccia meno simpatica, aver visto il conto. Quando mancano i denti, non si riesce più a mangiare il pane secco. Ma si può sempre sorridere, magari di nascosto, col cuore. Qualcuno lo fa, ne sono testimone io stesso, ogni giorno. Una donna che ha superato la soglia dei 95 anni, nel “mia” Casa per anziani, mi ha lasciato sbalordito, qualche tempo fa, confidandomi: “È ora che muoia. Ho già troppe cose per cui devo ringraziare il Signore, e ha paura di non ricordarmele tutte…”. Posso assicurare che la vita di questa signora è stata tutt’altro che facile: sacrifici inenarrabili, fatiche incredibili, prove squassanti, difficoltà di ogni genere, lutti che l’hanno compita a tradiUna bella meridiana ticinese fissata dall’obiettivo di Jo Locatelli: il latino dice “Qui è l’ora”. 25 Comunità Insieme mento rubandole le persone più care, solitudine. A proposito di riconoscenza. I vecchi sono quelli che non dimenticano mai di dire “grazie”. Anche per le più piccole cose, i più minuscoli segni di attenzione nei loro confronti. Se voglio sentire dei “grazie”, detti col cuore più che con la bocca, non devo far altro che accostare gli anziani. Anche questa è una lezione importante che ci viene da loro. E pure un rimprovero per noi che, abitualmente, diamo tutto per scontato, per dovuto e non sappiamo più ringraziare. Finalmente tempo per vivere! Nella vecchiaia - se interpretata nella maniera giusta - c’è tempo per vivere. Mentre troppi di noi, presi negli ingranaggi dei molteplici impegni, della fretta, della sma- nia di arrivare a tutto, abbiamo solo tempo per agitarci, gli anziani ridiventano padroni del tempo. Ecco perché la terza età, invece di suscitare compatimento, dovrebbe provocare attenzione e perfino ammirazione se non invidia. Il cervello dei vecchi funziona, in molti casi, a ritmi lenti, ma nella direzione giusta. Lo sguardo si indebolisce ma si riesce a mettere a fuoco la realtà nell’ottica giusta. Scompaiono certe spigolosità e durezze, e affiora la dolcezza, la tenerezza. Gli anziani si mostano capaci di indulgenza, tolleranza, comprensione benevola nei confronti delle persone, anche verso quelle che non sono tenere nei loro riguardi. Al posto dell’artificiosità e delle ricchezze formali, un’evidente spontaneità, e anche ingenuità, il candore. Oserei addirittura parlare di freschezza di certi anziani. Alessandro Pronzato È MORTO IL PAPÀ DI SABRINA CATTANEO Alla vigilia di Natale, proprio quando la famiglia stava per entrare nel cuore della festa, è mancato improvvisamente Giorgio Cattaneo, papà di Sabrina, abitante nel nostro paese e preziosa collaboratrice del nostro periodico. L’uomo è stato stroncato da un infarto; aveva 59 anni. Lascia la moglie Heidi e le figlie Sabrina e Scilla. A loro e familiari tutti le nostre più sentite condoglianze. 26 Davanti al dolore Quando la sofferenza interroga la fede di Giuseppe Zois V eniamo da giorni e momenti che hanno posto a tutti, anche a chi non ne è toccato direttamente - per fortuna sua - dalla prova del dolore, interrogativi che non fanno sconti. La malattia quando esplode fa partire schegge che colpiscono il singolo e le persone che gli stanno vicino. C’è stato il primo, grande momento che ci è rimbalzato da Lourdes, dove sono cominciate le manifestazioni per i 150 anni delle apparizioni della Madonna Immacolata a Bernadette Soubirous. E Lourdes è una delle icone più riconosciute e riconoscibili del dolore, con le quotidiane pro- cessioni di malati davanti alla Grotta e nella “prateria”, con i “flambeaux”, alla sera, in una luce e un’atmosfera che sono unici di questa città pirenaica, adagiata attorno alle rive del Gave. All’inizio di marzo, come sempre, in tutta la Svizzera si celebra la Giornata del Malato, che è un’occasione per pensare a quanti sono costretti in un letto, privati della salute e obbligati a confrontarsi comunque con una condizione che questo tempo tende a rimuovere dal nostro panorama quotidiano. Ma mai come in questo tempo siamo stati confrontati con la realtà del dolore che non è più solo quello Comunità Insieme della contrada o del paese di una volta, ma nel “villaggio globale” ci interpella da ogni dove. E in ogni nostra chiesa, in ogni nostro paese, c’è una statua o un affresco o un dipinto o una cappelletta che ci presenta la Madonna addolorata ai piedi della croce o con Gesù deposto, adagiato sulle sue ginocchia nell’ultimo, estremo, accorato gesto di madre verso la sua creatura umiliata e devastata dal supplizio più atroci. Quanti dolori, gemiti, disperazioni hanno raccolto anche queste nostre effigi della Madonna. Diceva Tolstoj che siamo tutti uguali nella felicità, ma tutti terribilmente, straordinariamente diversi nel dolore, quando per molti, forse per ciascuno di noi, anche il giorno si fa notte. Padre David Maria Turoldo ci ha lasciato scritti alcuni pensieri (“Anche Dio è infelice”, edizioni Piemme) e versi (“Canti ultimi”, Garzanti) di un’intensità e di una drammaticità uniche, coinvolgenti, che avvertiamo come un urlo nelle nostre esistenze quando dobbiamo fare i conti con il dolore: “… E poi calarti giù nell’abisso come esploratore dentro il cratere e dire e non dire il dramma di Dio quanto sia in pena per l’uomo l’immensamente debole e condizionato Iddio 28 Non chiedo che tu mi guarisca: offesa sarebbe la domanda che esaudire non puoi chiedo che tu mi salvi che non mi lasci per sempre soggiacere a questa quotidiana morte. Ciò che più conta - aggiungeva il frate poeta friulano - è che siamo eterni, che dureremo, che sopravviveremo. Eppure, subito dopo, tornava a scuoterci, con quella prospettiva alla quale ci imponiamo accuratamente di non pensare, il dolore poi la fine. Eppure è l’evento che tutto muta e di altra natura si fanno le cose e i giorni Subito senti il tempo franarti tra le mani: l’ultimo tempo, quando non vedrai più questi colori e il sole, né con gli amici ti ritroverai a sera. Dunque, per quanto ancora? Ho in mente un quadro che mi si è impresso dentro, nell’animo: rivedo il frate friulano, che cammina stanco, ormai atterrato dal cancro che l’ha uncinato per quattro anni, trovando in lui una gagliarda resistenza. Padre Turoldo si reca in visita nel cimitero vicino alla sua abbazia di S. Egi- dio, a Fontanella. È una mattina d’inverno, sugli alberi c’è galaverna, il sole manda qualche rasoiata di timidi raggi. Passi lenti, Turoldo varca il cancello, si toglie il cappellaccio da vecchio contadino, benedice la tomba di una giovane mamma strappata troppo presto agli affetti della sua famiglia, poi si avvia verso l’angolo più a est. Indica un albero spoglio, coperto di brina: “Vedi, sembra morto, ma dentro c’è la vita, scorre la linfa che farà esplodere le gemme tra pochi giorni, quando la primavera si annuncerà”. Ecco, Turoldo, nel cuore dell’inverno, vedeva la Pasqua, la resurrezione: “Nessuno muore, ripeteva. I nostri cari non sono morti, ma defunti. Sono venuti meno alla funzione della vita, come l’albero è venuto meno in inverno alla funzione del verde, del fare ombra, del darci ossigeno. Ma poi la vita riesploderà in tutta la sua grandezza. Così i nostri defunti, che già vivono in Dio e sono nello splendore”. Facciamo un salto lungo nel nostro tempo e incontriamo il cantautore, che è anche professore e scrittore, Roberto Vecchioni. Che confessa: “Con l’età diventa difficile dare filo conduttore alla vita. E spesso mi sono sentito disarmato da un sistema che spaccia per verità l’esibizionismo di gente che se soffrisse davvero non lo andrebbe a dire in tv. Anche l’amore mi è parso a tratti non più raggiungibile. Negli ultimi anni ho passato momenti duri, e sicuramente nei dischi si sentiva. Ma il peggio sono stati gli ultimi due anni: con la sofferenza per i problemi che ha avuto mio figlio”. Vecchioni veste i panni di Giobbe. Forse come Giobbe urla e bestemmia. Vuole fare un patto impossibile con Dio: “Non ti offro la mia vita, è già tua; ti do quanto ho vissuto se su dài a mio figlio le rose blu” (che sono l’immagine della felicità perduta). “Questa canzone - conclude il cantautore - in fondo mi ha rieducato. Ho sempre tratto speranza dal dolore. Ho ripreso a farlo, forse con più misura e sincerità di un tempo. In questi ultimi due anni mi sono avvicinato molto a Dio. La mia fede è cresciuta anche per i dolori che ho vissuto in questo tempo: ci deve essere una forza credibile che va oltre la mediocrità terrena. Spesso prego. Dico l’Ave Maria, il Credo, il Pater Noster. Il bello è che con Dio si può parlare ovunque, in chiesa come per strada”. Ecco la lezione della malattia e della sofferenza e delle riflessioni che le accompagna da parte di chi è sano: impariamo a vivere. Non è mai troppo tardi. 29 Comunità Insieme La gente e il credere Portare la croce di Sandro Vitalini S pesso noi immaginiamo una divinità trionfante, onnipotente, che dirige con sapienza e impassibilità il corso della storia. Ma non sono solo gli atei a negarla. Anche noi cristiani, se siamo imbevuti di Vangelo, sappiamo che Dio nostro Padre ci ha rivelato tutto se stesso nella fragilità di un bambino, nell’impotenza del crocefisso. Anche dopo la sua risurrezione, Gesù è perseguitato e ferito nelle membra del suo corpo che siamo noi, tanto che Pascal ci ricorda che egli è in agonia fino alla fine dei tempi. La sua onnipotenza si identifica con il suo amore invincibile ed eterno, che assorbe in un abbraccio di perdono anche il peccato del mondo. Paolo, nella lettera ai Filippesi, chiede ai cristiani di assumere gli stessi sentimenti di Cristo e cita l’antichissimo inno che esalta quel Gesù che ci ha servito morendo per noi e ci ha rivelato, in questo suo svuotamento, che cosa significa essere il Signore. Il Signore è il mendicante che bussa alla porta del nostro cuore e ci 30 sollecita ad accettarlo, ad accoglierlo, a nutrirci di lui. Siamo chiamati a prolungare il mistero della sua incarnazione, a visibilizzare il suo amore. Una spiritualità falsa e bugiarda ci ha dato a volte l’idea che noi “portiamo la croce” facendoci del male per dargli soddisfazione. Ma i flagelli e i cilici che ci fanno sanguinare contrastano la volontà del Creatore, che ci vuole nel giardino della sua pace e della sua gioia già sulla terra. Noi portiamo la sua croce cercando di diffondere il suo amore, condividendo con i poveri ciò che abbiamo, frenando la lingua, riconoscendo anche nel nemico un fratello per il quale pregare. Una spiritualità dolorista è la negazione del Vangelo. Ma non dobbiamo “offrire” i nostri patimenti a Dio? Più che di un’offerta si tratta di un riconoscimento di identificazione con i patimenti di Gesù, che assume in sé anche i nostri. Ma la nostra lotta dichiarata, proprio perché siamo sue membra, è contro ogni forma di male, di miseria, di ingiustizia, di oppressione. Gesù si è impegnato per i poveri e gli affamati. Non solo ha compiuto miracoli per loro, ma ha denunciato gli strozzini, gli usurai, gli sfruttatori, gli ipocriti del suo tempo, che non hanno esitato a mandarlo sulla croce. Il cristianesimo si è diffuso come un lampo nei primi tre secoli perché i cristiani hanno vissuto l’amore, il servizio, la dedizione al prossimo, impressionando e con- vertendo i pagani. La partecipazione alla sofferenza di Cristo avviene per noi nella nostra lotta contro ogni forma d’ingiustizia e di sopraffazione, che ci porta anche a un impegno concreto e a una denuncia politica. Più siamo coerenti con il Vangelo e più arrischiamo di morire martiri. è per il suo impegno politico che Cristo è stato crocifisso. Noi, sue membra, non possiamo rimanere inerti, mentre egli ancora agonizza nei fratelli. Come spiegare la coscienza C he cos’è la coscienza? Si può scomodarla per lo sport? Come “ascoltarla”, come tenerne conto e seguirla in un tempo, come il presente così disorientante, in cui non si sa neppure che cos’è, questa benedetta coscienza? La coscienza è luce dall’alto che arde in noi ed orienta il nostro comportamento. Questa luce può crescere o affievolirsi a seconda del nostro comportamento. Se incomincio a rubare, la prima volta sento un urlo interiore di disapprovazione: la fiamma mi brucia. Ma se mi abituo al furto, la fiamma si attenua e tende a spegnersi. Un violento, un disonesto non ha più coscienza e si lascia andare a comportamenti da disapprovare con la massima disinvoltura. La coscienza è dunque il termometro che misura la nostra umanità, nella vita e dunque anche nello sport. La fiamma si fa luminosa se l’alimentiamo con una vita coerente, limpida, altruista. Si fa sentire più fioca se diamo spazio alla menzogna, alla violenza, all’ingiustizia. Perdendo la nostra dignità di uomini, godiamo sinistramente di farla perdere anche agli altri. Abbiamo bisogno di silenzio, di riflessione, di ascolto, per coltivare e illuminare la coscienza. Così impariamo ad essere liberi e a beffarci delle sirene che vogliono incatenarci a modi di vivere (di morire) egoistici ed assurdi. Comunità Insieme Battesimi ✔ Medici Vincenzo, di Gianmario e Paola, il 15.04.2007 ✔ Cereghetti Krystel, di Nerio e Daniela, il 22.04.2007 ✔ Demian Jones, di Taras e Silvia, il 13.05.2007 ✔ Truglia Lucrezia, di Pietro e Bruna, il 26.05.2007 ✔ Morosoli Elia, di Francesco e Marisa, il 17.06.2007 ✔ Bernasconi Emma, di Daniele e Simona, il 17.06.2007 ✔ Marazzato Sara, di Paolo e Angela, il 14.10.2007 ✔ Riva Martina, di Elio e Sabrina, il 29.09.2007 Matrimoni ✔ Tela Ornella e Rezzonico Alfredo, il 1 settembre 2007 ✔ Colombo Silvie e Piras Igor, il 29 settembre 2007 Anniversari di nozze 9 dicembre 2007 ✔ Angela e Leonardo Ceppi, 20° anniversario ✔ Emanuela e Giuseppe Polonijo, 25° anniversario 32 ✔ Marialuisa e Giammario Bernasconi, 35° anniversario ✔ Linda e Marco Travella, 40° anniversario ✔ Lidia e Giuseppe Maggi, 50° anniversario Prima Comunione Si stanno preparando a ricevere la Prima Comunione eucaristica (domenica 18 maggio, ore 10.30) i seguenti bambini di terza elementare: ✔ Bernardi Leonardo ✔ Borella Eleonora ✔ Borella Federico ✔ Cereghetti Giulia ✔ Codoni Greta ✔ Colombo Amos ✔ Coppola Simona ✔ Corti Cristina ✔ Galli Katya ✔ Mantegazza Riccardo ✔ Mari Arianna ✔ Mariangeloni Claudia ✔ Meroni Giulia ✔ Meroni Martina ✔ Montorfano Viviana ✔ Moretti Camilla ✔ Moro Ramona ✔ Peyer Alan ✔ Peyer Kevin ✔ Piazzoli Mora ✔ Piffaretti Michele ✔ Robbiani Matteo ✔ Sabato Chiara ✔ Soeima Roberta ✔ Trezzini Emanuele ✔ Trezzini Elisa ✔ Trapanese Filippo ✔ Vanini Andrea ✔ Wiesendanger Giuditta Nella Cena del Giovedì Santo Gesù volle lasciare come segno di unione senza fine il dono dell’Eucarestia, il pane e il vino come nutrimento non solo simbolico nelle difficoltà e fatiche della vita. La Prima Comunione è l’incontro con Cristo. 33 Comunità Insieme Cresima Si stanno preparando a ricevere la Cresima (sabato 31 maggio, 17.30) i seguenti cresimandi: 1992 ✔ Bassi Simone ✔ Bernasconi Nicolas ✔ Bonardi Joëlle ✔ Kübler Isabella ✔ Mucha Julian ✔ Ortelli Enzo ✔ Parravicini Matteo ✔ Ribeiro Pinto Nicola ✔ Robbiani Manuel ✔ Solcà Enrico ✔ Valsangiacomo Nico 1993 ✔ Bernasconi Kevin ✔ Bordignon Marco ✔ Brazzola Eliana ✔ Bruschi Bryan ✔ Coduri Donna ✔ Fontana Luca ✔ Fontana Valentina ✔ Grinzato Eros ✔ Grisoni Francesca ✔ Hug Guglielmo ✔ Ortelli Francesco ✔ Pellegri Federica ✔ Solcà Cristian 1994 ✔ Bassi Silvia ✔ Bernasconi Jacopo ✔ Bernasconi Katia ✔ Borella Isabella ✔ Collovà Andrea ✔ Coppola Nicole ✔ Gabaglio Federica ✔ Gatti Giorgio ✔ Mariangeloni Letizia ✔ Mazzetti Davide ✔ Nicoli Gianluca ✔ Ortelli Lucio ✔ Parravicini Cecilia ✔ Parravicini Michele ✔ Yüce Matteo Pentecoste è il simbolo della Cresima, ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e sulla Madonna nel Cenacolo. La Cresima è il sacramento della maturità nella scelta cristiana. 34 I nostri defunti ✔ Maggi Bruno, di anni 81, deceduto il 01.01.2007 ✔ Solcà Pietro, di anni 77, deceduto il 21.02.2007 ✔ Sabato Salvatore, di anni 71, deceduto il 15.03.2007 ✔ Negri Laura, di anni 87, deceduta il 22.03.2007 ✔ Briccola Ernesto, di anni 80, deceduto il 14.04.2007 ✔ Brazzola Pierfranco, di anni 68, deceduto il 26.05.2007 ✔ Petraglio Alberto, di anni 80, deceduto il 05.06.2007 ✔ Arnaboldi Edi, di anni 59, deceduta il 29.08.2007 ✔ Solcà Bruna, di anni 71, deceduta il 03.09.2007 ✔ Villa Iginia, di anni 88, deceduta il 16.09.2007 ✔ Fontana Egide, di anni 87, deceduta il 20 settembre 2007 Il poeta spagnolo Pedro Solinas diceva che “le mani di coloro che amano terminano in angeli”. ✔ Armango Francesco, di anni 55, deceduto il 10 novembre 2007 ✔ Medici Sergio, di anni 88, deceduto il 27 novembre 2007 ✔ Gabaglio Ines, di anni 85, deceduta il 30 gennaio 2008 ✔ Bernasconi Felicina, di anni 94, deceduta il 1 febbraio 2008 35 Comunità Insieme Ritorni: Parroco di 6874 Castel San Pietro Foto di copertina: primo piano dalla festa dei Re Magi, un cammino che ha portato rapido verso il tempo della Pasqua. Foto Leonardo Ceppi Chiesa di Corteglia con l’ulivo simbolo della pace di Pasqua. Foto Sabrina Cattaneo. Parrocchia di Castel San Pietro Parrocchia di Sant’Eusebio 6874 Castel San Pietro parroco: don Ambrogio Bosisio tel. +41 91 646 14 16 fax +41 91 630 16 58 Conti correnti postali Pro Opere parrocchiali 69-3572-3 Amministrazione parrocchiale 69-2798-8 36 Comunità Insieme - Pasqua Responsabile: don Ambrogio Bosisio Testi: Mario Collarini, Alessandro Pronzato, Luca Saltini, Sandro Vitalini, Giuseppe Zois Foto: Sabrina Cattaneo, Leonardo Ceppi, Jo Locatelli, Elio Riva Impaginazione: Camilla Mandelli