Marzo
2008
I
Comun nsieme
tà
Castel S. Pietro, Monte, Campora e Casima
Incontro allaPasqua
Comunità Insieme
Riconciliazione con Dio
L’altare
del Crocifisso
nella nostra chiesa
parrocchiale.
Lunedì Santo 17 marzo
✔ ore 10.00-11.30
Comunione ai malati
e anziani a Corteglia, paese.
✔ ore 20.00
Confessione Comunitaria
con possibilità di confessarsi
singolarmente. Saranno
presenti diversi confessori.
Martedì Santo 18 marzo
✔ ore 10.30-11.30
Comunione ai malati
e anziani a Gorla e Obino
2
Venerdì Santo 21 marzo
✔ ore 10.30
Confessione per i bambini
di 4° e 5° elementare
e ragazzi di prima media.
Preparazione comunitaria.
✔ dalle 16.30 alle 18.30
Confessore straordinario
Sabato Santo 22 marzo
✔ ore 10.30
Confessione per i ragazzi
delle scuole medie
e per i giovani. Preparazione
comunitaria.
✔ dalle 14.30 alle 17.30
Confessore straordinario.
Giovedì Santo
L’umiltà e il rispetto
G
esù, nella notte in cui fu
tradito, prese il pane e
rese grazie con la preghiera di benedizione lo spezzò, lo
diede ai suoi discepoli e disse:
“Prendete e mangiatene tutti:
questo è il mio corpo dato in
sacrificio per voi”.
E, dopo la cena, allo stesso modo
prese il calice e rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e bevetene tutti: questo è il
mio sangue della nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per
tutti in remissione dei peccati.
Fate questo in memoria di me”.
✔ ore 9.30
in Cattedrale: Eucaristia
e Benedizione degli Olii
✔ ore 20.00
in Parrocchia:
celebrazione eucaristica
nella Cena del Signore
Lavanda dei piedi
con i bambini
della Prima Comunione
Reposizione
del Santissimo
Sacramento e adorazione
eucaristica
Il Giovedì Santo la Chiesa
ricorda l’istituzione
dell’Eucarestia: qui a lato
l’ostensorio all’altare
di Sant’Antonio da Padova
nella chiesa di Castel S. Pietro.
3
Comunità Insieme
Venerdì Santo
La morte insegna l’amore
G
esù ha detto una parola
assolutamente inaudita:
“Quando sarò innalzato
sulla croce eserciterò sul mondo il
mio potere di attrazione” (Gv. 12,
32). In tutta la storia dell’umanità non esiste centro d’interesse
più forte della Croce. L’uomo
appeso al patibolo, nel mondo, è
più amato di tutti gli artisti, campioni, filosofi, conquistatori,
sapienti. Dire “più amato” non
vuol dire “più ammirato”. Amare
uno è vivere con lui, in lui, fare
una cosa sola con lui.
Perché il Crocefisso del Calvario è
irresistibile? Perché è il Vero Amore. Quello che si chiama “amore”
spesso è egoismo mascherato: in
colui che si pretende di amare o si
crede di amare si ricerca se stessi,
il proprio tornaconto, il piacere
procurato, l’interesse o la ricchezza apportata, la situazione sognata e conquistata, l’onore e la soddisfazione assicurata: lo si considera una cosa come il tesoro dell’avaro; e non lo si ama per se stesso, per la sua riuscita, per la dignità della persona umana in lui o
per la dimensione di figlio di Dio.
L’amore vero si ispira a Cristo in
4
GIORNO DI MAGRO
E DI DIGIUNO
✔ ore 15.00
Celebrazione
della Passione del Signore
e Adorazione della Croce
✔ ore 16.30 - 18.30
Confessione in Chiesa
Parrocchiale
Croce. Si dona agli altri ed è
pronto a dimenticarsi. Gesù diceva: “Non esiste amore più grande di
colui che dà la propria vita per
quelli che ama”. È difficile. È crocifiggente. Ma è proprio questo
amore a donare al cuore la gioia
vera, ad aprirsi e sfociare in Dio,
perché Dio non può accettare un
amore macchiato di egoismo.
Tutti i crocefissi del mondo - quelli delle chiese, dei crocevia, delle
piazze, dei cimiteri, delle case,
delle camere nuziali; quelli che si
portano su di sé diventati gioielli
- come segni di croce tracciati sulla persona o sulle cose significano
e gridano sempre: “Ti ho amato e
ho dato la mia a vita per te”.
Sabato Santo
Le ore dell’attesa
…Questa dunque è la notte,
che, con la colonna di fuoco,
ha dissipato le tenebre del peccato.
Notte che, oggi, per tutta la terra
restituisce alla grazia e alla santità ricongiunge
i fedeli del Cristo,
già strappati ai vizi del mondo
e sottratti alle tenebre del peccato.
Notte in cui, infrante le catene della morte,
il Cristo dagli inferi è asceso vittorioso:
poiché essere nati a nulla ci serve
“se non fossimo già stati redenti…
O notte veramente beata,
che sola ha meritato di provare il momento
in cui il Cristo è risorto dagli inferi!
Notte di cui è stato scritto:
“Splenderà la notte come il giorno,
e mi farà luce la notte sulla mia gioia”.
Notte in cui si unisce il cielo alla terra
e il divino si unisce all’umano!
VEGLIA E SOLENNITÀ
DELLA PASQUA
✔ ore 21.00:
Solenne Veglia pasquale.
Liturgia della luce
e benedizione del fuoco
nuovo e del cero
Annuncio pasquale (Exultet)
liturgia della Parola
liturgia battesimale
liturgia eucaristica
della Risurrezione del Signore
5
Comunità Insieme
Pasqua di Risurrezione
Alleluia!
Il Signore è veramente risorto.
Alleluia, alleluia!
“Fratelli purificatevi dal vecchio
lievito per essere un impasto nuovo,
poiché siete azzimi. Infatti il Cristo,
la nostra Pasqua, è stato immolato.
Facciamo dunque festa, non
con il vecchio lievito di malizia
e perversità, bensì con azzimi
di sincerità e verità”.
(1 Cor 5, 7-8)
“Fratelli, se dunque voi siete risorti
col Cristo, cercate le cose di lassù,
dove Cristo e asceso alla destra
di Dio; volgete l’animo alle cose
di lassù, non alle cose della terra”.
(Col 3, 1-2)
DOMENICA 23 MARZO
✔ ore 9.00
Corteglia: Eucaristia
di Pasqua
6
✔ ore 10.30
Eucaristia di Pasqua
in Parrocchia.
Al termine della Messa,
segue aperitivo
Fuori dalle abitudini
La sorpresa della Pasqua
ci cambia la vita
di don Ambrogio Bosisio
I
l “colpo di testa” che provoca Le donne che vanno al sepolcro,
rivoluzioni in famiglia, la i discepoli che perplessi ne ascolmalattia improvvisa che scom- tano la testimonianza, i due delubina tutti i piani, un dissesto eco- si verso Emmaus… Cosa potevanomico, una morte inattesa…: no sperare dopo la tragedia del
“sorprese” tutt’altro che positive o Golgota? E infatti i loro discorsi
gradite. Alla parola “sorpresa” mol- e comportamenti fanno pensare
te volte si dà una connotazione ad una pietosa “gestione del cadanegativa (“speriamo non ci siano vere” per poi ritornare alla vita di
sorprese”, siamo soliti dire): chissà, prima: tutto è finito, peccato…
forse per scaramanzia o pessimi- Invece la mattina di Pasqua sono
colti di sorpresa
smo inveterato…
dal sepolcro vuoIn questa prima
to e ancor più poi
di Pasqua che
dagli incontri
celebro con voi
con Gesù risorto:
mi piace abbinare
è vivo, ha cose
la sorpresa al belimportanti da
lo della vita, a ciò
dirgli, rianima il
che, inaspettato,
gruppo ed invia
“folgora” e camin missione. “È il
bia l’esistenza
Signore!”: e qui
quotidiana. Percambia la vita
ché quella Pasqua
davvero, s’inaudi duemila anni fa
gurano pagine
ha portato la sornuove per la stopresa più grande,
Nella
notte
del
fuoco
e
dell’acqua
ria del mondo.
situazioni e gioie
proromperà festoso dall’organo
La sorpresa della
proprio inattese,
parrocchiale l’Alleluia
di Pasqua sulle note dell’Exsultet.
Pasqua!
ma belle!
7
Comunità Insieme
Una sorpresa, un dono ora nelle nostre mani. Il nostro cantare
“Alleluia”, la vita fraterna nella
comunità, la gratuità che la
caratterizza, la spinta continua a
testimoniare e ad annunciare il
Risorto… non sono sorprendenti già di per sé?
Forse talora prevale l’abitudine
che ci rende scialbi; o ci rassegniamo a subire numeri e situazioni non gratificanti nel rimpianto di un passato spesso mitizzato: ma la Pasqua è novità per
l’oggi, è sorpresa nella nostra vita.
I bambini, e non solo, si appassio-
nano per la sorpresa nell’uovo di
Pasqua: i cristiani riusciranno a
gioire per un Dio sempre nuovo,
vicino, appassionato della vita?
Riusciranno a sorprendersi ancora per il Risorto e cominciare questa lieta meraviglia?
La Pasqua può far sorprendere
anche il mondo d’oggi: con la
speranza e l’amore testimoniati
nel nome di Gesù, il Signore della vita nuova.
Buona Sorpresa per la Pasqua di
Gesù davvero risorto…
don Ambrogio
Chiesa parrocchiale
Chiesa di Obino Chiesa di Corteglia
8
Nella parrocchiale di Sant’Eusebio
Urgenza di restauri
per stucchi e affreschi
C
he ci sia bisogno di un
intervento di restauro nella chiesa parrocchiale di
S. Eusebio in Castel San Pietro è
sotto gli occhi di tutti coloro che
vi entrano. C’è una situazione di
progressivo degrado degli stuc-
chi, da collegare in prima istanza al cattivo stato del tetto e alle
conseguenti infiltrazioni piovose
e di umidità. Il Consiglio parrocchiale si sta già occupando di
questo primo passo urgente da
fare ed ha avviato l’iter con le
Gli agenti
atmosferici,
infiltrazioni
d’acqua
e umidità,
il tempo hanno
lasciato il loro
segno pesante
su affreschi
e stucchi della
parrocchiale;
si impongono
urgenti
interventi
di restauro
e salvaguardia di
un patrimonio
prezioso
di storia, arte
e fede.
9
Comunità Insieme
competenti autorità e uffici cantonali per avere il necessario
benestare. Appena ci sarà risposta, la comunità verrà informata
di quanto si andrà a fare.
C’è un altro intervento che si
impone ed è quello che riguarda
gli stucchi, un’opera d’arte preziosa e importante, che è motivo di storia e di identità oltre
che naturalmente di fede per tutto il paese. Gli stucchi stanno a
dimostrare e a ricordare la vitalità della comunità, della nostra
gente in tempi sicuramente più
ardui e difficili per tutti, pensiamo soltanto al diffuso fenomeno
dell’emigrazione, che s’è protratta fino a metà Novecento. Castello era un paese soprattutto
agricolo, ma come tutti i paesi
tenevano moltissimo al decoro
della loro chiesa e all’arricchi-
mento della stessa con opere
d’arte che documentassero il
profondo sentire della gente. Oltre agli stucchi è il caso di ricordare alcuni notevoli affreschi,
per non parlare del venerato crocifisso che risale al XVI secolo.
Una chiesa, insomma, che è una
pinacoteca, esempio di scuola
barocca, che merita di essere salvaguardata e valorizzata. I nostri
padri sono riusciti a tramandarci questa testimonianza, sarebbe
davvero imperdonabile che noi
non facessimo il massimo sforzo
per assicurarne il decoro. Si sta
considerando quindi un progetto di massima per ridare l’antico
splendore all’interno della parrocchiale e non appena si sarà in
fase più avanzata si procederà a
una necessaria e puntuale informazione.
VACANZE A S. BARTOLOMEO AL MARE
La Parrocchia di Castel San
Pietro propone un periodo di
vacanze per il gruppo anziani,
a San Bartolomeo al Mare, in
Villa San Giuseppe da lunedì
8 al 13 settembre. Durante il
rientro è prevista una fermata
a Casale Monferrato per una
S. Messa nella Cattedrale, ce-
10
lebrata da don Ambrogio. I
prezzi, a dipendenza dei partecipanti, sono: tra 640 e 690
fr. (supplemento per camera
singola 45 fr.). Gli interessati
possono ritirare la circolare di
informazione presso il parroco. Eventuali iscrizioni sono
da inoltrare entro il 14 aprile.
150 anni dalle apparizioni
Il miracolo di Lourdes
nella carità quotidiana
di Mario Collarini
L
città pirenaica sulle rive del
Gave è il cuore della devozione mariana in Europa.
Più di 5 milioni all’anno i pellegrini che giungono ai piedi della
grotta delle apparizioni.
Alla ricorrenza della Beata Vergine di Lourdes (11 febbraio) in
questo 2008 è stato applicato un
arricchimento degli infiniti motivi che rendono tale data una delle più care e celebrate nel mondo
cattolico. Esso consiste nel ricordo di quanto avvenne nello stesso giorno, 150 anni or sono, nell’allora piccolo, sperduto borgo
situato in riva al Gave de Pau,
nel dipartimento degli Alti Pirenei, nella Francia sudoccidentale:
Bernadette Soubirous, presso la
grotta alla rupe di Massabielle,
vide per la prima volta la “bianca
signora” che poi le apparve in
altre 17 occasioni (l’ultima fu il
16 luglio 1858); al sedicesimo
appuntamento (il 25 marzo) la
luminosissima figura le rivelò di
essere “l’Immacolata Concezione”
(esaltata nel dogma proclamato
da Pio IX nel 1854); e in altri
incontri la stimolò a incitare la
gente a far penitenza e ad erigere una cappella in quel luogo, nel
quale la guidò pure a scoprire
una sorgente d’acqua di cui nessuno immaginava l’esistenza. Bernadette aveva allora 14 anni. Era
analfabeta e soffriva d’asma. Suo
padre faceva il mugnaio per tirare avanti la propria famiglia tra
mille difficoltà e stenti. Per dare
una mano in casa, Bernadette andava a custodire pecore e capre, sì
da ottenere in cambio latte e formaggio, e a raccogliere legna.
11
Comunità Insieme
Quando incappò nell’evento che
le cambiò la vita, era in compagnia di una sorella e di un’amica.
Le capitò poi di avere le “visioni”
tra molta gente accorsa incuriosita e speranzosa di essere partecipe dei suoi privilegi. La ragazzina si beccò anche l’accusa di
essere una visionaria. Il resto della sua non lunga esistenza fu quasi un calvario, tra incomprensioni e malattie. Ma la Madonna
glielo aveva preannunciato. E lei
accettò ogni prova con serenità.
Attorno ai 20 anni si ritirò in
convento, prima a Lourdes e successivamente a Nevers. Prese il
velo e assunse il nome di suor
Maria Fernanda. Morì il 16 aprile 1879, all’età di 35 anni. Nel
luogo ove ella aveva visto le
“apparizioni” già esisteva una
vasta basilica voluta da Pio IX.
Pio XI la proclamò Santa l’8
dicembre 1933, cioè proprio nella solennità dell’Immacolata. Il
culto pubblico mariano a Lourdes fu ufficialmente autorizzato a
partire dal gennaio del 1862,
dopo un’inchiesta canonica protrattasi per circa tre anni e mezzo. Nella zona già si muovevano
folle enormi, spesso scosse e
attratte da voci di prodigiose guarigioni. Da allora il movimento
non ha fatto che crescere. L’antico villaggio si è trasformato in
cittadina sempre più attrezzata
12
per accogliere pellegrini e soprattutto ammalati, portativi da ogni
parte d’Europa e da altri continenti con iniziative particolari,
anche da associazioni votate a
questo scopo. Oggi Lourdes è
uno dei santuari più frequentati
in senso assoluto. Ogni anno vi
giungono oltre cinque milioni di
fedeli, che partecipano con estrema devozione alle celebrazioni
ormai codificate da una tradizione profondamente consolidatasi. Moltissimi sono coloro che vi
tornano per rivivere un’esperienza che unanimemente definiscono “unica”. Alla basilica originaria si è aggiunto un maestoso
tempio sotterraneo, in grado di
ospitare oltre ventimila persone.
Lo consacrò - dedicandolo a San
Pio X - il 25 marzo 1958 l’allora
cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, il quale da patriarca di Venezia sette mesi più tardi - il 28
ottobre 1958 - sarebbe salito al
trono di Pietro come successore
di Pio XII con il nome di Papa
Giovanni XXIII. Pure queste
“combinazioni” singolari certamente troveranno il dovuto risalto nelle iniziative che si succederanno a Lourdes, dopo il grandioso inizio dell’11 febbraio scorso
che non a caso è stato scelto
come data più confacente per
l’annuale celebrazione della
“Giornata mondiale dei malati”.
Cavalcata dei Magi
Oro, incenso e mirra
anche per il nostro tempo
È
una classica antica e ogni
anno conosce una sorprendente vitalità. Buon segno
per la tradizionale “Cavalcata dei
Re Magi”, che il 6 gennaio, festa
dell’Epifania, chiude il tempo
natalizio. Notevole l’affluenza di
gente e in particolare di genitori
e di bambini. Il tutto si è svolto in
un bel pomeriggio che è cominciato ad animarsi al Collegio S.
Angelo di Loverciano: qui sono
partiti i Re Magi, che erano impersonificati da Fabio Solcà, Lorenzo Fontana e Claudio Petraglio accompagnati dai pastori con
alcune pecore. Il gruppo ha mosso verso il piazzale della Coop,
dove si è formato il corteo che si
è diretto verso la piazza della
chiesa e qui i Re Magi sono stati
accolti e salutati dal parroco don
Ambrogio Bosisio, che ha fatto
loro un test di carattere religioso,
13
Comunità Insieme
ben superato dai Magi. Poi la gente è entrata in chiesa, dove è stata impartita una benedizione ai
bambini e si è proceduto al bacio
di Gesù Bambino. L’atmosfera natalizia è stata allietata dalle musiche di due zampognari. All’uscita i bambini hanno ricevuto un
gradito dono (un dolce a forma di
cammello) e il festoso incontro si
è concluso con una tombola che
aveva in palio marenghi. L’organizzazione è stata curata dal Carnevale di Cavri e dall’Assemblea
dei genitori.
Due zampognari con le loro musiche
natalizie hanno dato atmosfera e calore
alla manifestazione dei Re Magi
nel corteo e poi dentro la chiesa.
Il corteo dei Re Magi è partito dall’Istituto Sant’Angelo di Loverciano e si è diretto verso
la chiesa attraversando il paese. Molto vissuta la cerimonia con i bambini protagonisti.
14
Immagini dell’Epifania, che come sempre
“tutte le feste si porta via”. Gente riunita
per accogliere e celebrare l’annuale
e puntuale ritorno gioioso dei Re Magi.
15
Comunità Insieme
16
17
Comunità Insieme
Addobbato dai bambini
L’albero dei valori
L’
anno scorso Benedetto
XVI aveva ricordato il valore dei simboli natalizi
che diffondono il clima stesso
della festa e della partecipazione
all’evento. Per il Papa il presepe e
l’albero di Natale non sono segni
secondari della celebrazione del
Natale ma costituiscono il cuore
di una tradizione popolare e di
fede. Con lo scopo di capire sempre meglio le nostre tradizioni
popolari, il periodo dell’Avvento
è stato vissuto dalle allieve e dagli
18
allievi di scuola elementare come
un’occasione privilegiata di riflessione. Attraverso la lettura di racconti i bambini hanno approfondito temi importanti quali l’amicizia, la comprensione reciproca,
la tolleranza, il rispetto dell’altro, la solidarietà e l’unità. Ogni
giorno un bambino per classe,
accompagnato a turno da un
docente diverso, si portava sotto
l’albero per appendere la piccola
opera d’arte che aveva realizzato
con le sue mani. Piano piano l’al-
bero assumeva una forma completa a significare che, solamente con il contributo di tutti, è
possibile raggiungere la meta che
ci si propone. Lo sforzo creativo
scaturito da 200 piccole mani ha
dato vita ad un solo grande albero. La sua struttura essenziale ci
diceva che abbiamo bisogno di
semplicità; i colori degli addobbi vogliono trasmetterci gioia e
serenità ma soprattutto speranza
in un mondo migliore. I nostri
bambini, meglio di ogni altro
essere umano, sanno donarci
questo messaggio, proprio come
fece un altro Bambino venuto fra
noi duemila anni fa.
Allievi e docenti
dell’Istituto SI-SE
L’albero
dei simboli
immaginati
dalla fantasia
di cento
bambini,
il presepio
missionario,
la festa dei Re
Magi: qui c’è
il percorso del
nostro tempo
natalizio.
Comunità Insieme
Un presepe missionario
I
l nostro Natale, caldo di simboli, di ricordi e anche di
abbondanza, si allungherà per
tutto un anno scaldando il cuore
di chi non ha niente ed è stato
aiutato da un gesto di generosità,
da un sacrificio, da un qualsiasi
aiuto che è stato indirizzato verso un punto lontano, precistamente in Etiopia. Era stata promossa infatti un’Azione umanitaria da parte delle parrocchie di
Balerna, Castel San Pietro, Mendrisio e Morbio Inferiore. Unendo gli sforzi di generosità e di cuore sono stati messi assieme 65.000
franchi. Molti e a vario titolo hanno dato, tra questi sono da ricordare le donazioni fatte dall’Associazione Medaglia Miracolosa,
20
dalla Bottega del Mondo, dal Carnevale Benefico. Altro sostegno è
arrivato dal mercatino delle scuole elementari, dalla vendita delle
corone d’Avvento, da studi medici, di architettura e da altre iniziative di bontà e di rinuncia.
La destinazione prescelta per quest’azione era la missione di Padre
Giorgio, al confine tra l’Etiopia e
il Sudan, in una realtà di miseria,
di fame, di malattia e con il dramma di profughi, soprattutto donne
e bambini. Don Angelo Crivelli di
Mendrisio e don Gian Pietro Ministrini hanno portato gli aiuti raccolti nella missione etiope di Pugnido. Grazie a questi fondi sarà
possibile assicurare per un anno
intero una mensa quotidiana.
Un romanzo di Edy Bernasconi
Quel Natale del 1390
nella “chiesa rossa”…
S
ì, anche una chiesa può raccontare. E di memorie, di
fatti, di attese, di confidenze, di angosce, di speranze e
soprattutto di volti ne ha da ricordare. Edy Bernasconi si è fatto interprete di questo lungo viaggio nel tempo e sotto forma di
romanzo ha ripercorso i fatti che
accaddero nella notte di Natale
del 1390 a Castel San Pietro, nella “chiesa rossa”, un edificio che
è ben conosciuto anche
oltre i confini parrocchiali non solo per il
colore che dà il nome a
questo edificio ma
anche per l’architettura
della chiesa stessa. L’autore si è ispirato per il
suo racconto a un’opera di Luigi Lavizzari: ne
è uscito un itinerario
che si muove tra fantasie, leggende, tradizioni
popolari. Sullo sfondo
le vicende di una guerra che ha attraversato
anche le contrade del
Mendrisiotto, la lunga
epopea tra i Guelfi e i
Ghibellini. È un libro da leggere,
da scoprire pagina dopo pagina,
da gustare, cogliendo - dentro
un’agile e avvincente narrazione
- il respiro di un passato che comunque ci appartiene e merita
di essere conosciuto. Il libro è
stato presentato nel salone parrocchiale di Castel San Pietro,
davanti ad un numeroso e attento pubblico dal critico musicale
Fernando De Carli.
21
L’importanza dell’ascolto
o
i
d
bambini c
n
a
u
Q
hiedono
di Luca Saltini
Q
uando un bambino gioca, quando sperimenta
cose nuove, quando si
arrampica, quando è felice cerca
sempre lo sguardo dei suoi genitori: “guardami, guardatemi” è il
suo invito. Spesso vuole raccontare qualcosa, esprimere l’esperienza della vita che cresce in lui,
trasmettere i suoi pensieri mentre
prendono forma, allora dice:
“Ascoltami, ascoltatemi”. Altre
volte, infine, si sente in ritardo,
leggermente staccato, meno vicino di quanto vorrebbe ai suoi
affetti, così esorta ad attenderlo:
“Aspettami, aspettatemi”.
Questi richiami non costituiscono un invito occasionale da parte del bambino, ma manifestano
un aspetto determinante del rapporto con il genitore: quello dello sguardo dell’adulto sempre fisso su di lui, dell’attenzione del
grande puntata sulla sua persona;
a questa egli si aggrappa come ai
pioli di una scala. Grazie a tale
presenza, il bambino riesce a capire l’amore da cui è pervaso e
può crescere autonomo e sicuro.
Per questa ragione conta soprat-
22
tutto il tempo dello stare insieme,
un tempo che deve essere lungo.
È necessario sfatare il mito secondo cui non è importante la “quantità” delle ore trascorse col proprio figlio, ma la “qualità”; se si è
stanchi, è necessario dormire per
un certo periodo al fine di recuperare e il tempo non si dimezza
con un sonno “di qualità”. Allo
stesso modo, è soltanto con una
presenza dilatata che il bambino
percepisce l’amore dei propri
genitori. Naturalmente i ritmi di
oggi rendono difficile questa pre-
senza, ma essa può comunque
sussistere come donazione totale
alla propria famiglia, in un impegno quotidiano il quale comunichi come la lontananza del genitore non sottragga il suo sguardo,
non vada mai oltre il necessario.
Il padre e la madre, in effetti, hanno un potere di dare gioia a una
persona - il loro figlio - che è immenso. Nella vita raramente è concessa la possibilità di regalare ad un
altro in felicità tanto quanto possiamo con un nostro figlio. Il bambino è lieto solo perché andiamo da
lui e lo guardiamo. Questo è evidente nell’attenzione con cui osserva il papà e la mamma, nel suo
studiarne quasi ogni singolo gesto;
si manifesta in questo atteggiamento l’assoluta apertura dei bambini ai genitori. Ogni volta che si
Un primo piano
dalla festa dei Re Magi
per l’Epifania
a Castel San Pietro con
protagonisti i bambini.
voltano le spalle a questa attenzione, si dà un dolore ai propri figli,
ogni volta che si risponde alla loro
tensione con sincerità, gli si dà
una gioia. Tante di queste piccole
gioie fanno un bambino felice, tante di quelle piccole delusioni e dispiaceri fanno un bambino triste.
Questa potenzialità di dare gioia,
prima di essere un dono per il
bambino, è un dono per il genitore. Forse non ci si riflette abbastanza, ma se un padre o una
madre sta bene con il proprio
bambino, è il genitore il primo ad
approfittarne, perché egli usa il
suo tempo nel modo migliore,
sfrutta la possibilità di dare gioia,
di essere davvero importante per
qualcuno e consentirgli di crescere. In questa donazione risiede il
proprio compimento. Il guadagno
di essere genitore è nascosto qui,
in questo investimento che si
riscuote subito con la grande felicità da cui si è travolti. Se poi, tale
investimento in termini di tempo
e presenza farà sì che il proprio
figlio diventi anche un uomo in
gamba, che il legame perduri nel
tempo anche quando sarà indipendente, se magari il figlio sarà
chiamato ad assistere il padre o la
madre da vecchi, tutto questo è
valore aggiunto, é un di più da
non preventivare, né tanto meno
pretendere, perché l’individuo,
anche il figlio, è libero.
Comunità Insieme
Testimonianza di Alessandro Pronzato
La vita è bella
nonostante tutto
N
ella vecchiaia si produce
un certo disincanto che
consente di osservare il
tutto con uno sguardo nuovo,
spogliare la realtà dalle apparenze ingannevoli, sorridere di certe frenesie, fare emergere le cose
che contano (poche, ma sono
quelle che non deludono). Il
denaro stesso occupa il posto
quasi irrilevante nei pensieri. I
sentimenti prevalgono sugli interessi e i calcoli. La vita, avviata
verso il traguardo finale, assume
un sapore ancora più appetitoso,
e si apprezzano soprattutto le
piccole cose. Diceva Indro Montanelli: “La vita è come il pane:
con il trascorrere del tempo divente più dura ma quanto meno ne
resta, tanto più la si apprezza”.
E anche quando il panorama che
si presenta davanti agli occhi
risulta piuttosto squallido, in
caso non manca mai almeno un
elemento, una scheggia di bellezza, sia pure avvolta in una crosta grigia, che giustifichi un apprezzamento. Scrive Giovanni
Paolo II nella stupenda “Lettera
agli anziani” (per la quale non
24
sarà mai lodato abbastanza, più
che per tutti gli altri documenti
pur importanti del suo pontificato): “Mentre vi auguro, cari fratelli e sorelle anziani, di vivere serenamente gli anni che il Signore ha
disposto per ciascuno, mi viene
spontaneo parteciparvi fino in fondo i sentimenti che mi animano in
questo scorcio della mia vita…
Nonostante le limitazioni sopraggiunte con l’età, conservo il gusto
della vita. Ne ringrazio il Signore”.
Un sorriso al giorno
Mi confidava una donna, rinchiusa in un ricovero per anziani, decisamente cupo (purtroppo
ne esistono ancora di questi luoghi squallidi che bastano a squalificare una società). “La vita mi
ha sempre presentato dei conti salati da pagare. Mi ha costretto a inghiottire tanti bocconi amari. Ho
versato fiumi di lacrime in segreto, e altrettante ne ho trattenute.
Anche qui sto vivendo l’esperienza
dolorosa della cruda ingratitudine
dei figli. Per loro sono già scesa
nella bara della dimenticanza…”.
“Ma nonostante tutto questo, io ho
sempre amato la vita e continuo ad
amarla. E ogni giorno ringrazio il
Signore per questo regalo in cui
non mancano le spine. Mi sono
punta tante volte le dita, sa?… e
anche il cuore, fino a gridare…”.
“Ancor oggi mi pungo. Eppure cerco sempre di sorridere ai giovani.
Ebbene, io che sono vecchia, sorrido alla vita, anche se lei qualche
volta si è dimenticata e continua a
dimenticarsi di sorridermi”.
È normale che uno sorrida quando si affaccia all’esistenza. Ma il
miracolo più superfacente è quello di una persona che sorride alla
vita dopo averla conosciuta nella sua faccia meno simpatica,
aver visto il conto.
Quando mancano i denti, non si
riesce più a mangiare il pane secco. Ma si può sempre sorridere,
magari di nascosto, col cuore.
Qualcuno lo fa, ne sono testimone io stesso, ogni giorno.
Una donna che ha superato la
soglia dei 95 anni, nel “mia” Casa
per anziani, mi ha lasciato sbalordito, qualche tempo fa, confidandomi: “È ora che muoia. Ho già
troppe cose per cui devo ringraziare il Signore, e ha paura di non
ricordarmele tutte…”.
Posso assicurare che la vita di
questa signora è stata tutt’altro
che facile: sacrifici inenarrabili,
fatiche incredibili, prove squassanti, difficoltà di ogni genere,
lutti che l’hanno compita a tradiUna bella
meridiana ticinese
fissata dall’obiettivo
di Jo Locatelli:
il latino dice
“Qui è l’ora”.
25
Comunità Insieme
mento rubandole le persone più
care, solitudine.
A proposito di riconoscenza. I
vecchi sono quelli che non
dimenticano mai di dire “grazie”.
Anche per le più piccole cose, i
più minuscoli segni di attenzione
nei loro confronti. Se voglio sentire dei “grazie”, detti col cuore
più che con la bocca, non devo
far altro che accostare gli anziani.
Anche questa è una lezione importante che ci viene da loro. E
pure un rimprovero per noi che,
abitualmente, diamo tutto per
scontato, per dovuto e non sappiamo più ringraziare.
Finalmente
tempo per vivere!
Nella vecchiaia - se interpretata
nella maniera giusta - c’è tempo
per vivere. Mentre troppi di noi,
presi negli ingranaggi dei molteplici impegni, della fretta, della sma-
nia di arrivare a tutto, abbiamo
solo tempo per agitarci, gli anziani ridiventano padroni del tempo.
Ecco perché la terza età, invece di
suscitare compatimento, dovrebbe provocare attenzione e perfino
ammirazione se non invidia. Il
cervello dei vecchi funziona, in
molti casi, a ritmi lenti, ma nella
direzione giusta. Lo sguardo si
indebolisce ma si riesce a mettere a fuoco la realtà nell’ottica giusta. Scompaiono certe spigolosità e durezze, e affiora la dolcezza,
la tenerezza. Gli anziani si mostano capaci di indulgenza, tolleranza, comprensione benevola
nei confronti delle persone, anche
verso quelle che non sono tenere nei loro riguardi.
Al posto dell’artificiosità e delle
ricchezze formali, un’evidente
spontaneità, e anche ingenuità,
il candore. Oserei addirittura parlare di freschezza di certi anziani.
Alessandro Pronzato
È MORTO IL PAPÀ DI SABRINA CATTANEO
Alla vigilia di Natale, proprio quando la famiglia stava per entrare
nel cuore della festa, è mancato improvvisamente Giorgio
Cattaneo, papà di Sabrina, abitante nel nostro paese e preziosa
collaboratrice del nostro periodico. L’uomo è stato stroncato da
un infarto; aveva 59 anni. Lascia la moglie Heidi e le figlie Sabrina
e Scilla. A loro e familiari tutti le nostre più sentite condoglianze.
26
Davanti al dolore
Quando la sofferenza
interroga la fede
di Giuseppe Zois
V
eniamo da giorni e momenti che hanno posto a
tutti, anche a chi non ne è
toccato direttamente - per fortuna sua - dalla prova del dolore,
interrogativi che non fanno sconti. La malattia quando esplode fa
partire schegge che colpiscono il
singolo e le persone che gli stanno vicino. C’è stato il primo, grande momento
che ci è rimbalzato da Lourdes, dove sono
cominciate le
manifestazioni
per i 150 anni
delle apparizioni della Madonna Immacolata a Bernadette
Soubirous. E Lourdes è una delle
icone più riconosciute e riconoscibili del
dolore, con le
quotidiane pro-
cessioni di malati davanti alla
Grotta e nella “prateria”, con i
“flambeaux”, alla sera, in una luce
e un’atmosfera che sono unici di
questa città pirenaica, adagiata attorno alle rive del Gave.
All’inizio di marzo, come sempre, in tutta la Svizzera si celebra
la Giornata del Malato, che è
un’occasione per pensare a quanti sono costretti in un letto,
privati della salute e obbligati
a confrontarsi
comunque con
una condizione che questo
tempo tende a
rimuovere dal
nostro panorama quotidiano.
Ma mai come
in questo tempo siamo stati
confrontati con
la realtà del dolore che non è
più solo quello
Comunità Insieme
della contrada o del paese di una
volta, ma nel “villaggio globale” ci
interpella da ogni dove.
E in ogni nostra chiesa, in ogni
nostro paese, c’è una statua o un
affresco o un dipinto o una cappelletta che ci presenta la Madonna addolorata ai piedi della croce
o con Gesù deposto, adagiato sulle sue ginocchia nell’ultimo,
estremo, accorato gesto di madre
verso la sua creatura umiliata e
devastata dal supplizio più atroci. Quanti dolori, gemiti, disperazioni hanno raccolto anche queste nostre effigi della Madonna.
Diceva Tolstoj che siamo tutti
uguali nella felicità, ma tutti terribilmente, straordinariamente
diversi nel dolore, quando per
molti, forse per ciascuno di noi,
anche il giorno si fa notte.
Padre David Maria Turoldo ci ha
lasciato scritti alcuni pensieri (“Anche Dio è infelice”, edizioni Piemme) e versi (“Canti ultimi”, Garzanti) di un’intensità e di una
drammaticità uniche, coinvolgenti, che avvertiamo come un urlo
nelle nostre esistenze quando dobbiamo fare i conti con il dolore:
“… E poi calarti giù nell’abisso
come esploratore dentro il cratere
e dire e non dire il dramma di Dio
quanto sia in pena per l’uomo
l’immensamente debole
e condizionato Iddio
28
Non chiedo che tu mi guarisca:
offesa sarebbe la domanda
che esaudire non puoi
chiedo che tu mi salvi
che non mi lasci per sempre
soggiacere a questa
quotidiana morte.
Ciò che più conta - aggiungeva il
frate poeta friulano - è che siamo
eterni, che dureremo, che sopravviveremo. Eppure, subito dopo,
tornava a scuoterci, con quella
prospettiva alla quale ci imponiamo accuratamente di non pensare, il dolore poi la fine.
Eppure è l’evento che tutto muta
e di altra natura
si fanno le cose e i giorni
Subito senti il tempo franarti
tra le mani: l’ultimo
tempo, quando
non vedrai più questi colori
e il sole, né con gli amici
ti ritroverai a sera.
Dunque, per quanto ancora?
Ho in mente un quadro che mi si
è impresso dentro, nell’animo:
rivedo il frate friulano, che cammina stanco, ormai atterrato dal
cancro che l’ha uncinato per
quattro anni, trovando in lui una
gagliarda resistenza. Padre Turoldo si reca in visita nel cimitero
vicino alla sua abbazia di S. Egi-
dio, a Fontanella. È una mattina
d’inverno, sugli alberi c’è galaverna, il sole manda qualche rasoiata di timidi raggi. Passi lenti,
Turoldo varca il cancello, si toglie
il cappellaccio da vecchio contadino, benedice la tomba di una
giovane mamma strappata troppo
presto agli affetti della sua famiglia, poi si avvia verso l’angolo
più a est. Indica un albero spoglio, coperto di brina: “Vedi, sembra morto, ma dentro c’è la vita,
scorre la linfa che farà esplodere le
gemme tra pochi giorni, quando la
primavera si annuncerà”. Ecco,
Turoldo, nel cuore dell’inverno,
vedeva la Pasqua, la resurrezione:
“Nessuno muore, ripeteva. I nostri
cari non sono morti, ma defunti.
Sono venuti meno alla funzione
della vita, come l’albero è venuto
meno in inverno alla funzione del
verde, del fare ombra, del darci
ossigeno. Ma poi la vita riesploderà in tutta la sua grandezza. Così
i nostri defunti, che già vivono in
Dio e sono nello splendore”.
Facciamo un salto lungo nel
nostro tempo e incontriamo il
cantautore, che è anche professore e scrittore, Roberto Vecchioni.
Che confessa: “Con l’età diventa
difficile dare filo conduttore alla
vita. E spesso mi sono sentito disarmato da un sistema che spaccia
per verità l’esibizionismo di gente
che se soffrisse davvero non lo
andrebbe a dire in tv. Anche l’amore mi è parso a tratti non più raggiungibile. Negli ultimi anni ho
passato momenti duri, e sicuramente nei dischi si sentiva. Ma il
peggio sono stati gli ultimi due
anni: con la sofferenza per i problemi che ha avuto mio figlio”.
Vecchioni veste i panni di Giobbe. Forse come Giobbe urla e bestemmia. Vuole fare un patto impossibile con Dio:
“Non ti offro la mia vita, è già tua;
ti do quanto ho vissuto se su dài a
mio figlio le rose blu” (che sono
l’immagine della felicità perduta).
“Questa canzone - conclude il
cantautore - in fondo mi ha rieducato. Ho sempre tratto speranza
dal dolore. Ho ripreso a farlo, forse con più misura e sincerità di un
tempo. In questi ultimi due anni
mi sono avvicinato molto a Dio.
La mia fede è cresciuta anche per
i dolori che ho vissuto in questo
tempo: ci deve essere una forza credibile che va oltre la mediocrità
terrena. Spesso prego. Dico l’Ave
Maria, il Credo, il Pater Noster. Il
bello è che con Dio si può parlare
ovunque, in chiesa come per strada”. Ecco la lezione della malattia e della sofferenza e delle riflessioni che le accompagna da parte di chi è sano: impariamo a
vivere. Non è mai troppo tardi.
29
Comunità Insieme
La gente e il credere
Portare la croce
di Sandro Vitalini
S
pesso noi immaginiamo
una divinità trionfante, onnipotente, che dirige con
sapienza e impassibilità il corso
della storia. Ma non sono solo gli
atei a negarla. Anche noi cristiani, se siamo imbevuti di Vangelo,
sappiamo che Dio nostro Padre ci
ha rivelato tutto se stesso nella
fragilità di un bambino, nell’impotenza del crocefisso. Anche
dopo la sua risurrezione, Gesù è
perseguitato e ferito nelle membra del suo corpo che siamo noi,
tanto che Pascal ci ricorda che
egli è in agonia fino alla fine dei
tempi. La sua onnipotenza si
identifica con il suo amore invincibile ed eterno, che assorbe in un
abbraccio di perdono anche il
peccato del mondo.
Paolo, nella lettera ai Filippesi,
chiede ai cristiani di assumere gli
stessi sentimenti di Cristo e cita
l’antichissimo inno che esalta
quel Gesù che ci ha servito morendo per noi e ci ha rivelato, in
questo suo svuotamento, che cosa significa essere il Signore. Il
Signore è il mendicante che bussa alla porta del nostro cuore e ci
30
sollecita ad accettarlo, ad accoglierlo, a nutrirci di lui. Siamo
chiamati a prolungare il mistero
della sua incarnazione, a visibilizzare il suo amore.
Una spiritualità falsa e bugiarda ci
ha dato a volte l’idea che noi
“portiamo la croce” facendoci del
male per dargli soddisfazione. Ma
i flagelli e i cilici che ci fanno
sanguinare contrastano la volontà del Creatore, che ci vuole nel
giardino della sua pace e della
sua gioia già sulla terra. Noi portiamo la sua croce cercando di
diffondere il suo amore, condividendo con i poveri ciò che
abbiamo, frenando la lingua, riconoscendo anche nel nemico un
fratello per il quale pregare. Una
spiritualità dolorista è la negazione del Vangelo.
Ma non dobbiamo “offrire” i nostri patimenti a Dio? Più che di
un’offerta si tratta di un riconoscimento di identificazione con i
patimenti di Gesù, che assume
in sé anche i nostri. Ma la nostra
lotta dichiarata, proprio perché
siamo sue membra, è contro ogni
forma di male, di miseria, di
ingiustizia, di oppressione. Gesù
si è impegnato per i poveri e gli
affamati. Non solo ha compiuto
miracoli per loro, ma ha denunciato gli strozzini, gli usurai, gli
sfruttatori, gli ipocriti del suo
tempo, che non hanno esitato a
mandarlo sulla croce.
Il cristianesimo si è diffuso come
un lampo nei primi tre secoli perché i cristiani hanno vissuto l’amore, il servizio, la dedizione al
prossimo, impressionando e con-
vertendo i pagani. La partecipazione alla sofferenza di Cristo avviene
per noi nella nostra lotta contro
ogni forma d’ingiustizia e di sopraffazione, che ci porta anche a un
impegno concreto e a una denuncia politica. Più siamo coerenti con
il Vangelo e più arrischiamo di
morire martiri. è per il suo impegno
politico che Cristo è stato crocifisso. Noi, sue membra, non possiamo rimanere inerti, mentre egli
ancora agonizza nei fratelli.
Come spiegare la coscienza
C
he cos’è la coscienza? Si può
scomodarla per lo sport?
Come “ascoltarla”, come tenerne
conto e seguirla in un tempo, come
il presente così disorientante, in cui
non si sa neppure che cos’è, questa
benedetta coscienza?
La coscienza è luce dall’alto che
arde in noi ed orienta il nostro
comportamento. Questa luce può
crescere o affievolirsi a seconda
del nostro comportamento. Se
incomincio a rubare, la prima
volta sento un urlo interiore di
disapprovazione: la fiamma mi
brucia. Ma se mi abituo al furto,
la fiamma si attenua e tende a
spegnersi. Un violento, un disonesto non ha più coscienza e si
lascia andare a comportamenti
da disapprovare con la massima
disinvoltura. La coscienza è dunque il termometro che misura la
nostra umanità, nella vita e dunque anche nello sport. La fiamma
si fa luminosa se l’alimentiamo
con una vita coerente, limpida,
altruista. Si fa sentire più fioca se
diamo spazio alla menzogna, alla
violenza, all’ingiustizia. Perdendo
la nostra dignità di uomini,
godiamo sinistramente di farla
perdere anche agli altri. Abbiamo bisogno di silenzio, di riflessione, di ascolto, per coltivare e
illuminare la coscienza. Così
impariamo ad essere liberi e a
beffarci delle sirene che vogliono
incatenarci a modi di vivere (di
morire) egoistici ed assurdi.
Comunità Insieme
Battesimi
✔ Medici Vincenzo,
di Gianmario e Paola,
il 15.04.2007
✔ Cereghetti Krystel,
di Nerio e Daniela,
il 22.04.2007
✔ Demian Jones,
di Taras e Silvia,
il 13.05.2007
✔ Truglia Lucrezia,
di Pietro e Bruna,
il 26.05.2007
✔ Morosoli Elia,
di Francesco e Marisa,
il 17.06.2007
✔ Bernasconi Emma,
di Daniele e Simona,
il 17.06.2007
✔ Marazzato Sara,
di Paolo e Angela,
il 14.10.2007
✔ Riva Martina,
di Elio e Sabrina,
il 29.09.2007
Matrimoni
✔ Tela Ornella e Rezzonico
Alfredo, il 1 settembre 2007
✔ Colombo Silvie e Piras Igor,
il 29 settembre 2007
Anniversari di nozze
9 dicembre 2007
✔ Angela e Leonardo Ceppi,
20° anniversario
✔ Emanuela e Giuseppe
Polonijo, 25° anniversario
32
✔ Marialuisa e Giammario
Bernasconi, 35° anniversario
✔ Linda e Marco Travella,
40° anniversario
✔ Lidia e Giuseppe Maggi,
50° anniversario
Prima Comunione
Si stanno preparando a ricevere la Prima Comunione eucaristica (domenica 18 maggio, ore 10.30) i seguenti bambini di terza elementare:
✔ Bernardi Leonardo
✔ Borella Eleonora
✔ Borella Federico
✔ Cereghetti Giulia
✔ Codoni Greta
✔ Colombo Amos
✔ Coppola Simona
✔ Corti Cristina
✔ Galli Katya
✔ Mantegazza Riccardo
✔ Mari Arianna
✔ Mariangeloni Claudia
✔ Meroni Giulia
✔ Meroni Martina
✔ Montorfano Viviana
✔ Moretti Camilla
✔ Moro Ramona
✔ Peyer Alan
✔ Peyer Kevin
✔ Piazzoli Mora
✔ Piffaretti Michele
✔ Robbiani Matteo
✔ Sabato Chiara
✔ Soeima Roberta
✔ Trezzini Emanuele
✔ Trezzini Elisa
✔ Trapanese Filippo
✔ Vanini Andrea
✔ Wiesendanger Giuditta
Nella Cena del
Giovedì Santo
Gesù volle
lasciare come
segno di unione
senza fine
il dono
dell’Eucarestia,
il pane e il vino
come nutrimento
non solo
simbolico
nelle difficoltà
e fatiche della
vita. La Prima
Comunione
è l’incontro
con Cristo.
33
Comunità Insieme
Cresima
Si stanno preparando a ricevere la Cresima (sabato 31
maggio, 17.30) i seguenti cresimandi:
1992
✔ Bassi Simone
✔ Bernasconi Nicolas
✔ Bonardi Joëlle
✔ Kübler Isabella
✔ Mucha Julian
✔ Ortelli Enzo
✔ Parravicini Matteo
✔ Ribeiro Pinto Nicola
✔ Robbiani Manuel
✔ Solcà Enrico
✔ Valsangiacomo Nico
1993
✔ Bernasconi Kevin
✔ Bordignon Marco
✔ Brazzola Eliana
✔ Bruschi Bryan
✔ Coduri Donna
✔ Fontana Luca
✔ Fontana Valentina
✔ Grinzato Eros
✔ Grisoni Francesca
✔ Hug Guglielmo
✔ Ortelli Francesco
✔ Pellegri Federica
✔ Solcà Cristian
1994
✔ Bassi Silvia
✔ Bernasconi Jacopo
✔ Bernasconi Katia
✔ Borella Isabella
✔ Collovà Andrea
✔ Coppola Nicole
✔ Gabaglio Federica
✔ Gatti Giorgio
✔ Mariangeloni Letizia
✔ Mazzetti Davide
✔ Nicoli Gianluca
✔ Ortelli Lucio
✔ Parravicini Cecilia
✔ Parravicini Michele
✔ Yüce Matteo
Pentecoste è il simbolo
della Cresima, ricorda
la discesa dello Spirito
Santo sugli apostoli e sulla
Madonna nel Cenacolo.
La Cresima è il sacramento
della maturità
nella scelta cristiana.
34
I nostri defunti
✔ Maggi Bruno, di anni 81,
deceduto il 01.01.2007
✔ Solcà Pietro, di anni 77,
deceduto il 21.02.2007
✔ Sabato Salvatore, di anni
71, deceduto il 15.03.2007
✔ Negri Laura, di anni 87,
deceduta il 22.03.2007
✔ Briccola Ernesto, di anni
80, deceduto il 14.04.2007
✔ Brazzola Pierfranco,
di anni 68, deceduto
il 26.05.2007
✔ Petraglio Alberto, di anni
80, deceduto il 05.06.2007
✔ Arnaboldi Edi, di anni 59,
deceduta il 29.08.2007
✔ Solcà Bruna, di anni 71,
deceduta il 03.09.2007
✔ Villa Iginia, di anni 88,
deceduta il 16.09.2007
✔ Fontana Egide, di anni 87,
deceduta il 20 settembre 2007
Il poeta spagnolo Pedro Solinas diceva
che “le mani di coloro che amano
terminano in angeli”.
✔ Armango Francesco,
di anni 55, deceduto
il 10 novembre 2007
✔ Medici Sergio, di anni 88,
deceduto il 27 novembre 2007
✔ Gabaglio Ines, di anni 85,
deceduta il 30 gennaio 2008
✔ Bernasconi Felicina,
di anni 94, deceduta
il 1 febbraio 2008
35
Comunità Insieme
Ritorni:
Parroco di
6874 Castel San Pietro
Foto di copertina: primo piano dalla festa
dei Re Magi, un cammino che ha portato
rapido verso il tempo della Pasqua.
Foto Leonardo Ceppi
Chiesa di Corteglia
con l’ulivo simbolo
della pace di Pasqua.
Foto Sabrina Cattaneo.
Parrocchia di Castel San Pietro
Parrocchia di Sant’Eusebio
6874 Castel San Pietro
parroco:
don Ambrogio Bosisio
tel. +41 91 646 14 16
fax +41 91 630 16 58
Conti correnti postali
Pro Opere parrocchiali
69-3572-3
Amministrazione parrocchiale
69-2798-8
36
Comunità Insieme - Pasqua
Responsabile:
don Ambrogio Bosisio
Testi: Mario Collarini,
Alessandro Pronzato, Luca Saltini,
Sandro Vitalini, Giuseppe Zois
Foto: Sabrina Cattaneo, Leonardo
Ceppi, Jo Locatelli, Elio Riva
Impaginazione:
Camilla Mandelli
Scarica

Incontro Pasqua Incontro - Parrocchia di Castel San Pietro