Agorà ANNO III N. 3. 6 MAGGIO 2000. 2.500 LIRE AGORÀ 6 maggio 2000 1 IENA RIDENS Mi prude l’ano: odore di corpa Investito da una valanga di polemiche, il nostro megacollaboratore di Aci San Crispello si sente oberato dall’obbligo di difendersi a tutti i costi. “Una cosa mi preme che vi devo dire – ha detto al nostro direttore in privato, durante una cena di lavoro – spero che abbiate squaglio” di Mino Sproporzionato B UONASERA A TUTTI, O popolo di teste di brioscia. Rieccomi qua che vi porto una ventata di scaltrenza e di alfabetismo intellettuale, avanti che simpicate. Cercate di riprendervi nell’aria, altri catapasmoni che non siete altro: non è che ogni volta devo venire io per svegliarvi dalle bombe; dovete cercare di essere voi un po’ più sospiratelli, se no non ci trovo neppure l’ospizio di calarvi la facciata, con la mia gran classe di professore scientifico gironalaio che possiedo nel mio cervello. Patti chiari e buttate sangue. Ma torniamo a noi. Vi scrivo innanzituttamente per fare un po’ di chiarezza intorno a voi, e per cercare di dire a tutti quelli che ce l’avete con me che state andando nello zappato. State prendendo busciche per lanterne, altri intronati, perché io non ho mai fatto male a nessuno. Ve lo ingiuro sul vostro sindaco storto. Andiamo per ordine. Io me la prendo con il vostro sindaco perché è più forte di me stesso e mi viene spontanio caricargli la sorba, perché è troppo nacchio e indifeso. Ma, in fondo, io lo rispetto: l’altra volta, tanto per dirne una, era venuto il capo dei minorati nel mio studio privato e mi aveva detto in tutta confidenza che era pronto, con tutti i suoi sudditi minorati, a fargli una bucata al sindaco, qualche domenica sera che lui passeggia avanti alla banca; e allora io gli ho detto di no, e loro a tipo che insistevano, e io gli ho ridetto di no, e loro a tipo che 2 continuavano a insistere, e io gli ho ridetto ancora di no, e loro a tipo che continuavano a insistere, allora ho afferrato una sedia in potere, l’ho sollevata in aria e gliel’ho lasciata correre nel commale del capo minorato. Gli hanno dato venti punti nel cervello, ma hanno detto che tutta la caniglia che c’era non la potevano levare in una volta sola perché era sbarroante, per la marina; e quella non era certamente colpa mia. Avete capito? Che vi pare, che sono un tinto, io? Quando ci vogliono sono meglio che andare di corpo, ma quando no… Comunque, ho incontrato, l’altro giorno, all’assessore delle bilance del vostro paese: per tutte le buffe della colla, ma che è libero streuso? Peggio che mangiar di notte… L’ho visto e questo mi guardava, io camminavo per i fatti miei e questo mi guardava, io prendevo per un lato e questo mi guardava: alla fine ho guardato se avevo il maiazene sessuale aperto, ma era tutto apposto. E allora perché mi guardava, altro storto che non è altro? A leggigli in quei libri… Un’ultima cosa; l’altro giorno mio gran comparello segretario dei Diesis del vostro paese mi ha telefonato nello studio; da quello che ho riuscito a capirgli mi ha detto che qualcuno gli ha fatto la niezione e gli ha comparso il bozzo e ora devo andare io a risolvergli la problematica. Questo, vedete, mi rattrista e mi ustiona. Sono Sproporzionato, e voi lo sapevate. La bacheca delibere di giunta GIUNTA DEL 30/3/2000 49 Approvazione progetto di lavori socialmente utili avente obiettivi di carattere straordinario per l’utilizzazione di 28 lavoratori prioritari di cui all’art. 7 commi 2 e 3 della legge regionale 21/12/95 n. 85. Si tratta di una proroga non superiore a sei mesi per gli ex “articolisti”, che continueranno a essere impiegati in attività di supporto agli uffici comunali. Sul bilancio comunale graverà una spesa di 1.350.000 lire. 50 Autorizzazione al sindaco a resistere nel giudizio promosso innanzi alla Corte d’appello di Messina dai signori Riz Carmelo e Riz Franco. Nomina difensore degli interessi del Comune. La causa riguarda un esproprio. I firmatari del ricorso chiedono l’annullamento della sentenza del Tribunale di Barcellona n. 2/99 che ha riconosciuto la legittimità dell’esproprio. La giunta ha impegnato la somma di un milione di lire come acconto per le spese legali. GIUNTA DEL 11/4/2000 51 Elezioni referendum popolari del 21 maggio 2000. Impegno e assegna- zione somme per allestimento seggi, spazi elettorali e trasporto handicappati. Spesa complessiva 1.700.000 lire. 52 Referendum popolari del 21 maggio 2000. Determinazione degli spazi destinati alle affissioni per la propaganda da parte dei partiti o gruppi politici, dei promotori e dei fiancheggiatori. Le ubicazioni sono in piazza Duomo, via Marconi e piazza IV novembre (propaganda diretta); piazza Duomo, via Garibaldi e piazza IV novembre (propaganda indiretta). 53 Intervento straordinario di emergenza nel settore igienico-sanitario. L’intervento consiste nella pulitura delle caditoie stradali di raccolta acque bianche e dei pozzetti fognari intasati, nella pulizia straordinaria delle erbacce di tutte le strade e muri del centro storico, nella sostituzione di alcune caditoie non funzionanti. Assegnata la somma di 35.199.504 lire. 54 Contributo soggetto in caso di bisogno. 450.000 lire. AGORÀ 6 maggio 2000 Sommario sabato 6 maggio 2000 Agorà periodico di politica attualità cultura Direttore responsabile: Giuseppe Spadaro COPERTINA 4 I LOCALI DI PROPRIETÀ DEL COMUNE. Immobili in crescita 5 E il centro diurno per anziani cambia pelle POLITICA 8 10 Redazione: via Garibaldi, 19 98046 S. Lucia del Mela Editore: associazione culturale Girasole Presidente Francesco Carrozza Via Garibaldi, 19 S. Lucia del Mela Stampa: Girasole via Garibaldi, 19 S. Lucia del Mela Abbonamenti: 12 numeri L. 24.000 Il versamento va effettuato sul conto corrente postale n. 16092983 intestato a Associazione culturale Girasole via Garibaldi 19 — 98046 S. Lucia del Mela Arretrati: Versamento sul c. c. p. n. 16092983 intestato a Ass. Girasole, specificando nella causale i numeri richiesti Le opinioni espresse nei testi pubblicati impegnano solo gli autori dei medesimi Reg. Trib. Barcellona n. 32/98 Anno III numero 3 6 maggio 2000 CONSIGLIO COMUNALE. Finisce a colpi di mafioso Lino Calderone e i predatori dell’arca (da tempo) perduta La pagellina PREVENZIONE. S. Lucia si dà alla protezione civile SPECIALE 11 TAVOLA ROTONDA CON GLI AMMINISTRATORI. I nostri primi due anni CULTURA 21 23 LA PRELATURA. Gli ultimi vescovi di S. Lucia di Libero Rappazzo PRIMO MAGGIO. La festa del lavoro di Santo Brunetta RUBRICHE 2 6 7 IENA RIDENS. Mi prude l’ano: odore di corpa LA BACHECA. Delibere di giunta BLOCK NOTES. 19 contratti di diritto privato per gli articolisti / Penso questo e il suo contrario / Prusst: secondi dietro Siracusa / Il Coreco approva il bilancio di previsione / Ds, visita del segretario provinciale / Manifesti, Primo maggio sì, 25 aprile no /Lui non dorme. E piglia pesci IL DIBATTITO. Dove scritto è… NEL PROSSIMO NUMERO Piano regolatore generale: le delibere approvate dal consiglio comunale Documenti: la relazione conclusiva del Centro di aggregazione giovanile In edicola a L. 2.500 Copie arretrate L. 3.000 Chiuso in redazione il 5 maggio 2000 Garanzia di riservatezza: L’editore garantisce agli abbonati che i loro dati personali non saranno comunicati a terzi o altrimenti diffusi, in conformità alla legge 675/96 AGORÀ 6 maggio 2000 3 COPERTINA I LOCALI DI PROPRIETÀ DEL COMUNE Immobili in crescita di Filippo De Mariano Dopo il trasferimento di alcuni uffici comunali nel palazzo dei servizi sociali in via Pietro Nenni, altri locali di proprietà del Comune si sono resi disponibili per ospitare servizi. Le novità più importanti riguardano la guardia medica e il centro diurno per anziani 4 L’ opposizione non ci ha pensato più di tanto a usarlo come argomento di polemica. E certo questa scelta non ha suscitato molto interesse. Il trasferimento di alcuni uffici comunali nel palazzo per i servizi socioculturali di via Pietro Nenni propone il tema dei locali di proprietà del Comune e dell’uso che ne viene fatto. Partendo proprio dall’ “ultimo nato” è possibile fare una ricognizione delle proprietà immobiliari del Comune. Da quelle esistenti a quelle in costruzione. PALAZZO SERVIZI SOCIALI. Da eterna incompiuta che era, negli ultimi sei mesi ha ospitato una serie di manifestazioni di rilievo, ha finalmente permesso al Comune di avere una sala consiliare, senza dovere più chiedere ospitalità a scuole o parrocchie, e, da qualche settimana, è sede di alcuni uffici. Il che significa che, ora, anche i cittadini possono considerarlo “aperto”. Non del tutto, però, perché restano da completare gli ultimi due piani. I lavori per la realizzazione dell’edificio erano stati affidati alla ditta “Eurocentrale” di Roma, che di lì a pochi anni fallì. Tra il ’97 e il ’98 l’amministrazione Calderone decise di rescindere il contratto in danno dell’impresa (quel contenzioso, però, non si è ancora concluso – vedere servizio a pag. 11) e di procedere all’appalto per il completamento dello stralcio di lavori finanziato. Questo venne completato, ma da allora nessun finanziamento è stato concesso per la prosecuzione dei lavori. Così, con alcune sequenze di delibere la giunta Pandolfo ha proceduto al collaudo amministrativo dei lavori già eseguiti, ha disposto la rifinitura di alcuni locali e ha acquistato gli arredi necessari. La prima “infornata” di provvedimenti dell’ esecutivo coincide con la visita del ministro degli esteri di Saint Lucia George Odlum. Il 3 settembre l’ingegnere Francesco Bella riceve l’incarico per il collaudo amministrativo dello stralcio (il primo e fino a oggi unico) di lavori finanziati. Nella seconda metà di quello stesso mese si dà avvio ai lavori per la tinteggiatura, la pulizia e la illuminazione del piano terra. Inoltre vengono acquistate cento sedie in metallo per il pubblico, che “integreranno” la gradinata, e venti poltroncine per le autorità. Spesa di questi primi accorgimenti: 31 milioni di lire. Odlum se ne va e l’ amministrazione pensa a rifinire con lo stesso metodo anche il primo piano. Il 2 dicembre destina quattro milioni e 100 mila lire per l’illuminazione e sei milioni e 800 mila lire per la tinteggiatura delle stanze di quel piano. Quindici giorni dopo, il 17 dicembre, altri sette milioni sono stanziati per chiudere con dei pannelli in alluminio alcuni varchi delle pareti interne: in questo modo vengono ricavati ambienti più piccoli e funzionali a ospitare gli uffici che vi Sopra, il palazzo dei servizi sociali di via Pietro Nenni, nuoa sede, fra l’altro del comando di polizia municipale. Sotto, la piazza Milite Ignoto, dove invece si trovava la precedente sede AGORÀ 6 maggio 2000 COPERTINA saranno destinati. L’ultima delibera che riguarda il palazzo di via Pietro Nenni è del 18 gennaio: altri quattro milioni e 300 mila lire vengono assegnati per la fornitura e la collocazione di altre lampade. I locali del primo piano sono pronti. Con una determinazione del 6 aprile, il sindaco stabilisce il trasferimento nel palazzo degli uffici dell’area economicofinanziaria (quindi, ragioneria e ufficio tributi), del comando di Polizia municipale, della biblioteca comunale e dell’archivio storico. Con questo provvedimento si avvia un vero e proprio “effetto domino” su altri locali di cui il Comune è proprietario. COMANDO DI PIAZZA MILITE IGNOTO. Con il cambio di sede del comando di Polizia municipale e della biblioteca, il locale di piazza Milite Ignoto resta vuoto. Proprio quest’ultima scelta può suscitare qualche perplessità. Infatti, un ufficio come quello dei vigili urbani aveva avuto fino a oggi un’eccellente collocazione, proprio al centro del paese e nel tratto di strada che, nelle ore di punta, presenta più traffico. Insomma, i vigili avevano da svolgere una parte importante del loro lavoro proprio davanti alla porta. Ora invece si trovano in una posizione più decentrata, che può creare qualche disagio ai cittadini che devono rivolgersi a esso. Quanto al locale di piazza Milite Ignoto, per il momento resta inutilizzato. Entro breve tempo, però, vi dovrebbe trovare sistemazione la guardia medica. Così almeno si sono accodati il Comune e la Asl. E’ indubbio che si tratterebbe di una soluzione vantaggiosa per tutti. La guardia medica finalmente troverebbe una collocazione stabile e strategicamente comoda. I cittadini, specie quelli della parte alta del paese, non sarebbero più costretti agli spostamenti disagevoli del passato (specie nell’ultimo anno, da quando l’ufficio sanitario si trova addirittura in via Cimitero). L’EX ASILO DI VIA GARIBALDI. I locali che fino a poche settimane fa hanno ospitato l’ufficio tributi e (si fa per dire) l’archivio storico, ora sono completamente vuoti. Restano aperti solo un giorno alla settimana per la minima attività di rappresentanza che l’ufficio circoscrizionale del lavoro svolge a S. Lucia. Se per l’immobile di piazza Milite Ignoto un nuovo e sempre importante utilizzo sembra vicino, per questi locali la sorte sembra più incerta. La parrocchia dell’ Annunziata ha chiesto al sindaco la possibilità di utilizzare alcune stanze per il catechismo, ma è chiaro che si tratterebbe comunque di una soluzione di tono minore. Il che, per certi versi, è anche inevitabile. Quell’immobile, anche piuttosto grande, si trova in un punto del paese che ha perso qualsiasi ruolo. Lì si trovava la prima scuola materna che è stata chiusa in seguito al decremento della popolazione. Lì, soprattutto, quando operava l’ufficio tributi nascevano grossi problemi per la circolazione stradale, specie in alcuni periodi dell’anno (ad esempio, quelli in cui i contribuenti ricevevano le bollette di acqua e spazzatura e andavano in quell’ufficio per reclamare). La pessima viabilità della zona, insomma, costringe a “pensare in piccolo” per quell’immobile. Le novità più significative, comunque, si preparano per il centro diurno anziani (vedere scheda in questa pagina), mentre la sede di riferimento del Comune resta quella di piazza Duomo. A essa bisogna rivolgersi per i documenti anagrafici e per tutto ciò che è di competenza dell’ufficio tecnico, del settore servizi sociali e della segreteria. E il centro diurno per anziani cambia ancora pelle OSPITERÀ UN PROGETTO PER DISABILI PSICHICI C omune e Asl insieme per creare un centro di accoglienza per disabili psichici. E’ questa l’iniziativa promossa dall’ assessore ai servizi sociali Santino Vaccarino che potrà aprire una nuova stagione per il centro diurno anziani. Dopo quella dei vari centri sociali e l’altra, ancora in pieno dispiegamento, contrassegnata dalla presenza della guardia medica e della banda musicale Michele Randisi, il centro – per il quale è stato anche chiesto il finanziamento per completarne i lavori (vedere servizio a pagina 11) – si aprirà ai disabili psichici. Si sono svolte già due riunioni con le cooperative che operano nel settore e con l’Asl, dalle quali è emersa la disponibilità dell’azienda diretta da Poli a completare la struttura con le attrezzature necessarie a ospitare il centro. Il personale specializAGORÀ 6 maggio 2000 zato per la gestione dell’ attività sarebbe messo a disposizione dalla stessa Asl. Esso si occuperebbe di una serie di interventi che riguardano la fase di prima accoglienza dei disabili psichici. In particolare è prevista la creazione di un centro diurno propriamente rivolto ai disabili, di una sezione riservata ai prelievi e di un consultorio che svolgerebbe attività informativa e di assistenza psicologica. Un’ associazione di Milazzo, la “Amici per caso”, composta da disabili psichici, dovebbe gestire alcune attività all’ interno del centro diurno, fra cui un piccolo bar. Comunque, tutto resta sul piano della programmazione. L’accordo con l’Asl deve essere ancora perfezionato. 5 Block notes fatti e personaggi UFFICI COMUNALI CARMELO BELLA 19 contratti di diritto privato per gli articolisti Penso questo e il suo contrario A C nche per gli ex articolisti del comune di S. Lucia del Mela è arrivato il momento della stipula dei contratti di diritto privato che consentirà la prosecuzione in un clima meno incerto del loro rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione. Sono 19 gli ex articolisti che usufruiranno di questi contratti. Essi continueranno a essere impiegati in attività di supporto agli uffici comunali, ma rispetto al passato si vedranno riconosciuto un profilo giuridico in tutto identico a quello degli impiegati comunali. Quanto alle ore di lavoro e allo stipendio i contratti non prevedono nessuna novità di rilievo: quattro ore al giorno di lavoro, dieci per cento della retribuzione a carico del bilancio comunale e la restante parte di competenza della Regione siciliana. Le eventuali ore di straordinario saranno interamente retribuite dal Comune. PRUSST Secondi dietro Siracusa L a graduatoria finale dei Prusst (piani di riqualificazione urbanistica e sviluppo sostenibile del territorio) presentati in Sicilia promuove il Prusst Valdemone, che è stato valutato come il secondo migliore progetto presentato. Un punteggio più alto è stato ottenuto solo dal Prusst di Siracusa. Nel piano Valdemone è compreso anche il consorzio del comuni tirrenici di cui fa parte S. Lucia del Mela, che è anche comune capofila per i beni culturali. Vista la valutazione conseguita, la possibilità che il Prusst venga finanziato appare ora meno improbabile. armelo Bella deve avere qualche problema con le sue idee. Solo così si spiegano le sue mutevoli prese di posizione sulla questione del raddoppio dello stipendio del sindaco. A novembre dichiarò a questo giornale: “Se la legge gli consente questa possibilità, è giusto che lo faccia”. E affermazioni analoghe ha pronunciato in consiglio comunale la sera del 29 febbraio. Ora, però, pare abbia cambiato idea, se è vero che il suo nome campeggia tra i firmatari del manifesto del gruppo di minoranza nel quale si sostiene che il raddoppio dello stipendio è “ingiustificato” dal momento che il sindaco “non si trova né nella condizione di lavoratore dipendente in aspettativa senza retribuzione, né in quella di lavoratore non dipendente”. le rigettando le osservazioni formulate dall’opposizione consiliare. DS Visita del segretario provinciale N PESCA E RECORD icola Bozzo, segretario provinciale dei Democratici di Sinistra, visiterà venerdì 5 maggio la sezione di S. Lucia del Mela del partito. A riceverlo ci sarà il segretario di sezione, Mimmo Cirino, e i tesserati luciesi del partito, con i quali Bozzo discutere di temi di politica nazionale e locale. FESTE E MANIFESTI RICORSI Il Coreco approva il bilancio di previsione I l ricorso contro l’approvazione del bilancio di previsione 2000 presentato dal gruppo di minoranza non ha avuto effetto. Il Coreco di Palermo, infatti, venerdì 21 aprile ha approvato il documento contabi- 6 Primo maggio sì, 25 aprile no C l’Italia repubblicana. Per il primo maggio, invece, un manifesto ha ricordato la triade “democrazia-lavoro-solidarietà” e annunciato un’ esibizione della banda musicale Michele Randisi per l’ occasione. Anche noi, nel nostro piccolo, revisioniamo. Male. i sono ricorrenze e ricorrenze. Almeno così deve pensarla l’ amministrazione comunale. Che ha fatto passare sotto silenzio il 25 aprile, cioè il 55° anniversario della liberazione dell’ Italia dall’ occupazione tedesca. Niente di niente per una data fondamentale nella nascita del- Lui non dorme. E piglia pesci I l più bravo pescatore della zona. E, paradosso non di poco conto, cittadino di S. Lucia del Mela, un comune collinare. E’ Mimmo Piccolo, “il professore” per gli amanti del settore, o, più semplicemente, per gli appassionati della pesca, che si radunano sulla spiaggia di Giammoro a tirare in acqua l’amo. Gli esperti del settore chiamano questo “sport” col termine di “spinning”. “Non è del tutto esatto” ci ha confidato Piccolo. “La mia è una tecnica un po’ diversa, più particolare…”. Comunque sia, il nostro “campione” si è guadagnato uno spazio di tutto rispetto su una rivista specializzata, “Pescare edizione mare”, del mese di maggio, da cui è tratta la foto che pubblichiamo. Auguri. AGORÀ 6 maggio 2000 le voci della città g L Dove scritto è... A MINORANZA DEL CONSIGLIO COMUNALE HA tando nozioni di Bilancio che avranno reso ardua la lettura anche redatto un nuovo manifesto. Anche stavolta ricco di am- al Marcaione più attento? Probabilmente niente. O meglio, niente miccanti neologismi (quel dis-amministrazione…) e a parte che semplice “condimento” del piatto principale (il cosempre capace di “sviscerare” (ci permettiamo di adope- municato stampa di cui sopra). Non spetta a chi scrive, certamenrare un termine già usato dagli stessi autori del manifesto cui te, fare il punto sulla legittimità o meno dell’impiego di somme facciamo riferimento), un mai ben celato astio nei confronti della in bilancio, o sugli errori tecnici (possibili) di cui in quel testo si squadriglia amministrativa. Una incompatibilità, questa, ormai fa denuncia, ma vediamo di capirci: se quel manifesto avesse archiviata nel capitolo della prassi ordinaria, ma che, una volta di voluto rappresentare un esempio (l’ennesimo) di obiettività e ri più, ci offre simpatico spunto di commenti, quantomeno utili a rigore politico, avrebbe dovuto spiegare, ad esempio, cosa signiriempire questa pagina di giornale. ficano termini come “nepotismo sfrenato” oppure “spreco delle Primo pensierino: Cosa sta succedendo dalle parti della minoran- risorse”; no, perché, visto così, quello scritto sembra buttato giù za? La logica ci porta a pensare che dopo qualche piccola con la sufficienza di chi dice le cose perché le ha dette sempre e “scossa tellurica” degli ultimi giorni, ne sarebbe scaturita una ci ha preso gusto. Se poi l’intento principe era quello di suscitare serie di “processi di assestamento”, i quali, meno evidenti ma in il vespaio e dare spunto a qualche “giornalista” dilettante di scriquesto caso più importanti del sisma stesso, andavano amplificati vere quanto sta scrivendo, sarebbe bastato stampare, tanto per e resi noti. Quel manifesto, è dunque ragionevole supporre, rapessere chiari, impiegando poco più di tre-quattro righe, i nomi presenta prima di tutto un comunicato stampa. Il cui intento prin- del sindaco e dei vari assessori con accanto due-tre epitati improcipale è informare circa il numero delle “vittime” del terremoto, nunciabili: sicuramente avrebbero sortito un effetto anche mima soprattutto circa il numero (e lo gliore di quel fiume di inchiostro e stato di “salute”) dei “superstiti” alla di arcani amministrativi in larga calamità. Così, dopo tutto, ci viene parte poco chiari. da pensare che nessuno si sia fatto Terzo pensierino (e ultimo): quel gli errori del numero scorso male. Anzi, forse qualcuno. Uno, per manifesto doveva essere letto con essere precisi. Insomma, non credia- Nel commento “Socialmente illusi” pubblicato a diffidenza? Sì, almeno per un motimo ci siano molti in giro, in questo pagina 4 si parlava di un progetto di lavori social- vo: quella dichiarazione di momento, che andrebbero pazzi di mente utili organizzato dal Comune. In realtà i gio- “autosospensione” del gruppo di indossare i panni di un tal Carmelo vani attualmente impegnati nella pulizia delle stra- minoranza… Ora, fateci capire, per Bella. Lui, il terremoto, deve averlo de cittadine rientrano nel progetto “Work handicap” favore, in cosa consiste un’autosoavvertito un po’ più forte degli altri, organizzato dalla cooperativa Utopia e al quale ha spensione e, visto che ci siete, dateci e anche se quel “comunicato stam- aderito anche il comune di S. Lucia del Mela. La una panoramica (esaustiva) sul mopa” minimizza (o cerca di minimiz- proposta partita dalla minoranza e dal consigliere do che avete di concepire la politica zare) l’entità dei danni, forse le ferite D’Antoni, invece, ancora non è stata attuata, ragion in senso lato, dal momento che qualmaggiori se le lecca proprio il pove- per cui quel commento non risponde al vero. Ce ne cuno di noi era rimasto con la mente re consigliere; che deve aver definiti- scusiamo con i lettori e con gli interessati. a a concetti nobilissimi come quello vamente capito, a questo punto, chi è di “correttezza nei confronti degli a comandare là dentro. Potenza della Nell’articolo “Intossicati da un articolo. O da qual- elettori” per i quali sarebbe sempre geologia. O di Lino Calderone, fate cos’altro?”, pubblicato alle pagine 15 e 16, a un valsa la pena rimanere seduti al procerto punto si parla dell’ “isola di Acapulco”. Purvoi. prio posto in consiglio (anzi, per Secondo pensierino: cosa vuol dire troppo, a meno di prossime catastrofi naturali, Aca- essere fedeli al testo, “al posto che tutta la parte centrale, quella, per pulco è una città del Messico. Si trova sulla costa, gli elettori hanno scelto”). E, per intenderci, dove si fa riferimento a ma pur sempre sulla costa della terraferma. cortesia, non fateci scrivere più comquesto e quell’articolo di legge, cimenti di questo tipo. Grazie. Errata corrige AGORÀ 6 maggio 2000 7 POLITICA CONSIGLIO COMUNALE Finisce a colpi di “mafioso” In aula Calderone e Pandolfo animano il dibattito e preannunciano denunce alla magistratura di Filippo De Mariano S ONO STATI SANTINO PAN- dolfo e Lino Calderone, sindaco e capogruppo di minoranza, i protagonisti principali della seduta di consiglio comunale del 28 aprile. I due hanno lungamente “duellato” sui punti dell’ ordine del giorno relativi al piano regolatore generale, ma prima ancora hanno catturato l’attenzione dei presenti per una accesa discussione scatenata da un commento sottovoce del sindaco. Dopo avere approvato alcune modifiche al piano delle aree riservate al commercio ambulante, il consiglio comunale ha discusso una questione di importanza molto relativa: il riconoscimento di un debito fuori bilancio pari a poco più di 589 mila lire, risalente al 1995, al periodo, cioè, in cui era in carica l’ amministrazione Calderone. Il dibattito ha fatto segnare le prevedibili contrapposizioni sulle colpe degli amministratori del tempo nella creazione di quel debito. La vicenda riguarda una fornitura di registri commissionata alla casa editrice Pantano e che quest’ultima non si è mai vista pagare. La ditta ha più volte sollecitato il pagamento della relativa fattura senza chiedere mai gli interessi maturati nel frattempo. Il sindaco e l’assessore al bilancio Marcaione hanno sostenuto che la precedente amministrazione non solo aveva provocato quel debito fuori bilancio, ma non aveva mai provveduto a farlo riconoscere al consiglio. Dall’altra parte, Calderone ha replicato che le norme di legge in vigore fino al ’97 non gli consentiva di muoversi diversamente da come aveva fatto e che, dopo quella data, l’ufficio competente aveva ricevuto il sollecito della casa editrice Pantano ma non aveva mai preparato la proposta di delibera. Nella discussione si è poi inserito il consigliere di maggioranza Francesco Rizzo che, nel suo intervento, ha citato una vicenda risalente a quattro anni fa, quando di fronte alla decisione del consiglio comunale del tempo di non riconoscere un debito fuori bilancio, l’allora sindaco Calderone inviò gli atti alla Procura della Repubblica di Barcellona chiedendo che valutasse il comportamento dei consiglieri (questi in seguito non vennero nemmeno rinviati a giudizio). Replicando a Rizzo, Lino Calderone ha affermato che non aveva nulla da rimproverarsi per quanto fatto allora poiché, da sindaco, aveva il dovere di denunciare quei comportamenti che gli sembravano ledere gli interessi del Comune. Il capogruppo di minoranza ha poi spiegato che esistono per gli amministratori due tipi di comportamento: quello di chi presenta le denunce e quello di chi è omertoso. A questo punto, il sindaco ha commentato sottovoce che omertosi sono i mafiosi (o almeno questo abbiamo sentito noi – e il particolare, come vedremo fra poco, è tutt’altro che irrilevante). Calderone ha sentito molto bene l’ultima parola e da lì deve avere ricavato che il sindaco gli stava dando del mafioso, così ha replicato che lui certo non è mafioso, piuttosto i Lino Calderone e i predatori dell’arca (da tempo) perduta S e mai dovesse esserci una seduta di consiglio comunale come quella di venerdì 28 aprile, per favore avvisateci prima. Per niente al mondo vorremmo perderci quel popò di cinema. E’ per azzuffaglie come quella, infatti, che vale la pena spendere due orette del proprio pomeriggio, fare una passeggiata e andare alla nuova aula consiliare. Dove, nonostante l’acustica pessima (veramente schifosa) si riesce a trovare un’ interessante alternativa alla monotonia dei pomeriggi primaverili; una alternativa a metà strada tra il Processo di Biscardi e un film giallo di terza categoria, che non sarà un granché, d’accordo, ma pur sempre un’alternativa è. Stavolta, nella seduta di cui sopra, qualcosa di molto simile a una rissa da stadio ha tenuto banco per più di un’ora, con sensibili ripercussioni sulla tenuta dei nervi dei presenti, che per qualche recondita clausola del loro codice etico hanno preferito lasciare tutto sul piano verbale, evitando la scazzottata. 8 Si parlava – anche se il termine più appropriato sarebbe “urlava” – di qualcosa riguardo omertà e mafia. A un tratto e non si capisce bene come, il consigliere Calderone, in un suo intervento nell’ambito del terzo punto all’ordine del giorno, non resiste all’impulso di dire ciò che gli suggerisce il cuore e si lascia scappare una frase “strana” (se fosse stata una partita di calcio di serie A e se, al posto di questa frase, avessimo avuto un’azione dubbia da rigore, avremmo avuto quantità industriali di moviole…) nella quale, molto arditamente, si accostava il concetto di mafia a quello di amministrazione. Logiche e prevedibili le reazioni. Con nel viso un’ espressione da giocatore di football americano lanciato a meta, e nella mente, se non tutti, almeno metà dei santi che popolano il calendario, l’assessore Marcaione avrà seriamente temuto, per un istante, di volare sul tavolo, fare un piccolo balzo verso il consigliere accusatore e guadagnarsi un posto in prima fila a qualche processo nei suoi confronti, per AGORÀ 6 maggio 2000 POLITICA comportamenti dell’ attuale amministrazione sono di tipo mafioso, ovvero omertoso. Da questo momento è nato un parapiglia nel quale si è inserito anche l’assessore Marcaione e che ha coinvolto suo malgrado la segretaria comunale. Calderone, Pandolfo e Marcaione pretendevano che la segretaria avesse verbalizzato esattamente quello che era stato detto, cosa naturalmente impossibile. La segretaria ha letto il riassunto che aveva messo per iscritto, dopodiché ognuno dei “contendenti” ha dettato una dichiarazione con la quale spiegava cosa aveva detto o sentito. Pandolfo ha dichiarato di avere commentato che i comporta- menti omertosi sono quelli dei mafiosi senza fare riferimento a nessuno in particolare. Calderone, dal canto suo, ha fatto mettere a verbale di avere sentito dire al sindaco che chi presenta le denunce è un mafioso. A verbale è stata annotata anche la “testimonianza” di alcuni consiglieri di maggioranza, seduti in posti più vicini al sindaco, i quali hanno confermato la versione di Pandolfo (vi chiediamo scusa per lo stile da verbale di interrogatorio, ma i fatti ci impongono di fare questo). Va segnalato anche che prima ancora che nascesse la discussione tra Pandolfo e Calderone, il consigliere Carmelo Bella aveva abbandonato l’aula per protesta contro l’intervento di Rizzo; mentre nei minuti in cui infuriava la tenzone tra attuale ed ex sindaco, Io so. […] Io so i nomi delle persone serie e importanti gli altri consiglieri di miche stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le noranza presenti (Amalfi, suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani D’Amico e Ragusa) – o no, che si sono messi a disposizione, come killer e peraltro seduti più vicini sicari. al sindaco rispetto a CalIo so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle derone – hanno lasciato i istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. banchi del consiglio seIo so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. guendo la discussione tra il pubblico. Pier Paolo Pasolini, Che cos’è questo golpe?, Sia Calderone che Panin “Corriere della Sera” del 14 novembre 1974 dolfo hanno preannunciato che denunceranno alla satura lesioni personali aggravate. Accanto a lui il sindaco. Teneva a freno, sì, il suo collega di giunta, ma al contempo non poteva fare a meno di rispondere al boato d’orgoglio che gli saliva dallo stomaco e che lo tramortiva, spingendolo a urlare (anche lui) alla segretaria comunale di “mettere a verbale che il consigliere Calderone sta lanciando l’accusa di collusione con la mafia, bla, bla, bla…”. Qualche metro più in là, la schiera dei consiglieri del gruppo di maggioranza sembrava essersi trasformata all’improvviso in una fetta del pubblico della scena madre del film “Ben Hur”, quando il protagonista corre sulla biga, in una sfida mortale ed eccitante. Nel frattempo, tuttavia, quell’uomo, dalla stazza notevole, dalle cui dichiarazioni era scaturito questo parapiglia apocalittico, chissà cosa avrà pensato. I bookmakers inglesi, avessero visto la scena, avrebbero sicuramente pagato meno di 1,75 chi scommetteva che al centro dei pensieri di quell’omone (non a caso capo dell’opposizione) c’era in primis il forte desiderio di tornare con il nastro indietro e di tagliare qualche scena maldestra. E una frase (quella frase) in particolare, che sapeva veramente di esagerazione. Forse non tutti hanno visto i film di Harrison Ford; fra que- AGORÀ 6 maggio 2000 magistratura quanto successo in aula. Sta di fatto che, pur nel generale scadimento del tono, per un momento si è ricreata l’atmosfera della scorsa campagna elettorale, quando erano state denunciate le presunte “relazioni pericolose” della giunta Calderone con ambienti malavitosi. Naturalmente è stato proprio il ricordo di quei giorni ha infuocare gli animi. LE ALTRE DECISIONI DEL CONSIGLIO. Una volta superata la buriana, in aula si è tornati a trattare i punti all’ ordine del giorno. Il debito di 589 mila lire è stato riconosciuto all’unanimità (la minoranza aveva affermato da subito di volere votare a favore proprio per dimostrare che gli amministratori del tempo presenti in consiglio riconoscevano l’irregolarità commessa allora). Alcuni punti, approvati con il voto compatto della maggioranza e con l’astensione del gruppo di minoranza, riguardavano il piano regolatore generale. Trattandosi di questioni tecniche, ci ripromettiamo di pubblicare nel prossimo numero, per quanto possibile, gli atti discussi dal consiglio, così che ognuno abbia la possibilità di valutare personalmente i documenti riguardanti questa materia storicamente molto delicata e, soprattutto, - almeno per quello che ci riguarda – di difficile com- sti ce n’è uno in cui l’attore interpreta un indomito archeologo a caccia d’avventure (e di guai), di nome Indiana Jones; ora, a un certo punto del film Indiana Jones si trova a tu per tu con un indigeno, in un’isola popolata da cannibali suoi nemici. Un rapido consulto all’arsenale di cui dispone (un fucile, una pistola, l’inseparabile frustino, un pugnale…) ed ecco che il nostro eroe decide di lanciarsi all’ inseguimento del selvaggio, convinto che avrebbe avuto la meglio. I due cominciano a correre, incalzati da una colonna sonora e pica e ironica al contempo, uno avanti, l’altro dietro. Scompaiono dalla scena. Due secondi dopo rieccoli apparire: stavolta, però, è Harrison Ford-Indiana Jones a stare davanti, correndo a gambe levate verso il biplano (che lo avrebbe poi tratto in salvo), con una mano stretta sul cappello, per evitare che gli voli dalla testa durante la precipitosa ritirata, inseguito da un’orda di cannibali inferociti e urlanti. Ricordate, adesso, questo film? E alla fine, fatte le debite proporzioni, riuscite ancora a non provare simpatia per quest’uomo, il cui cuore (per un attimo scollegato dal cervello ha imposto alle gambe di fare un passo fin troppo lungo? Chi ha risposto sì, per cortesia, che venga messo a verbale. Francesco Carrozza 9 POLITICA prensione per il comune cittadino. La discussione su questo argomento è stata molto ampia e a essa è seguita la votazione di un ultimo argomento. Il consiglio, infatti, ha modificato il regolamento comunale per i contributi alle associazioni e alle società sportive. Tra l’altro, la maggioranza ha proposto un emendamento, approvato all’unanimità, così come la proposta di delibera nel suo complesso, in base al quale d’ora in poi tutte le associazioni e le società sportive che riceveranno contributi dal Comune dovranno sponsorizzare il Comune stesso. La novità più importante è per le squadre sportive che dovranno portare sulle maglie il logo del Comune e la dicitura “Città di S. Lucia del Mela”, a prescindere dalla presenza di eventuali sponsor commerciali. La pagellina Santino Marcaione 5. Nell’ episodio della seduta di consiglio del 28 aprile (per intenderci, quello a proposito di mafia e amministrazione), si lascia trovare impreparato e fin troppo animoso. Poco ci manca che rifili un gancio a Calderone, rischiando, per giunta, di farsi ammonire per “fallo di reazione”. Non è così che si reagisce al gioco pericoloso dell’ avversario. Angelo Ragusa 4. L’episodio è sempre quello incriminato, anche se lui la parola la prende quando nell’ aula consiliare sembra essere tornata la calma. Poteva risparmiarsi quella sortita nei confronti del presidente del consiglio, rimproverandogli la colpa di lasciare troppo spazio ai commenti a bassa voce. Così facendo, Ragusa dimostra di non avere tenuto conto del fatto che i commenti a “volume ridotto” li fa anche lui. Come tutti, del resto. Buon senso 3=. Questa astratta entità che dovrebbe regolare l’ andamento del vivere civile in senso lato, continua ad avere incredibili svarioni, soprattutto durante le sedute del consiglio comunale. E’ solo sua, infatti, la colpa, quando si toccano certi picchi di insanità mentale e si arriva a litigare, per ore, su una frase detta in un modo anziché in un altro. Quando la differenza che passa tra un civico consesso e un branco di lupi si riduce, fino a divenire esilissima. 10 PREVENZIONE S. Lucia si dà alla protezione civile Firmato a Catania un protocollo d’intesa con i comuni della Sicilia orientale. Pronto un regolamento comunale S anta Lucia del Mela si dà alla protezione civile. Con una serie di incontri in provincia e fuori, il nostro comune sta lavorando alla costituzione di un gruppo intercomunale che si occupi della tutela del territorio e dell’ opera di pronto intervento in caso di necessità. L’11 aprile nella sala consiliare di S. Lucia si è svolto un incontro promosso dagli uffici di protezione civile dei comuni di S. Lucia e San Pier Niceto al quale sono stati invitati a partecipare i responsabili del settore dei comuni di Condrò, Gualtieri, Merì, Monforte San Giorgio, Pace e S. Filippo del Mela. Oggetto della riunione era la costituzione di un consorzio tra tutti questi comuni che dia vita a una struttura intercomunale di protezione civile che si occupi delle responsabilità che la nuova legislazione attribuisce al sindaco. Sul piano della collaborazione con altri centri un passo più significativo è stato compiuto il 3 maggio, quando a Misterbianco si sono dati appuntamento i comuni della Sicilia orientale (ma la partecipazione è stata scarsa, specie dalla provincia di Messina) per firmare insieme al sottosegretario alla Protezione Civile Barberi e all’assessore regionale alla Presidenza Crisafulli un protocollo di intesa che costituisce un primo passo concreto verso la realizzazione di un coordinamento tra tutti i comuni della Sicilia orientale sul problema. Il comune di S. Lucia è stato rappresentato dal responsabile dell’ ufficio di protezione civile, il comandante dei vigili Sergi, e dal consigliere comunale D’Antoni. Il protocollo firmato a Misterbianco punta in particolare su alcuni aspetti, a cominciare dalla distribuzione delle risorse per la prevenzione del rischio sismico negli edifici pubblici e privati – un problema particolarmente vivo in quest’area – per continuare con l’incentivazione di ogni forma di collaborazione tra tutti i comuni (non solo in caso di calamità, ma anche durante la fase della prevenzione) e tra questi e i gruppi di volontari. Ma il risultato più importante raggiunto con il protocollo d’intesa è la costituzione del Coordinamento degli assessori per la protezione civile dei comuni della Sicilia orientale. Esso dovrà favorire la “razionalizzazione delle attività e degli interventi in materia di protezione civile”. A guidare l’organismo sarà un coordinatore, al quale si affiancheranno dei vice coordinatori, scelti su base provinciale. In ambito comunale S. Lucia, che aveva provveduto già negli anni scorsi a individuare il responsabile del settore, ha predisposto un regolamento che disciplinerà l’attività di un organismo composto da volontari che affiancherà l’ ufficio comunale di protezione civile. L’ organismo è stato chiamato “Gruppo comunale di volontari di protezione civile”. Per i volontari l’accesso al gruppo avverrà con la presentazione al sindaco di una domanda, di cui sarà disponibile un modello predefinito. Prima di partecipare alle attività del gruppo di protezione civile i volontari dovranno sostenere un corso organizzato dalla Prefettura e tenuto dai tecnici dei Vigili del fuoco e del Corpo forestale. Quanti supereranno il corso saranno inseriti nel registro prefettizio dei volontari di protezione civile e riceveranno materiale ed equipaggiamento necessari allo svolgimento delle attività previste. Responsabile del gruppo sarà un coordinatore, nominato dal sindaco. I volontari, in base al regolamento comunale, saranno impegnati in dieci tipi di attività: formazione della coscienza civile, informazione collettiva, conferenze, simulazioni, primo soccorso, controllo igienico delle sorgenti d’acqua, tecnologistica, ricetrasmissione, salvaguardia del patrimonio naturale e artistico, sorveglianza antincendio. AGORÀ 6 maggio 2000 SPECIALE TAVOLA ROTONDA CON GLI AMMINISTRATORI I nostri primi due anni Due anni fa, di questi tempi scrivevano il programma elettorale e preparavano la lista dei candidati al consiglio comunale. Oggi sono prossimi a girare la boa di metà mandato. Abbiamo radunato attorno a un tavolo il sindaco, due consiglieri comunali e il segretario dei Democratici di Sini- I stra che sostiene la coalizione “Oltre l’orizzonte”. Per sottoporgli alcuni temi di interesse generale. Per farli confrontare. E per capire che bilancio traggono dei primi due anni e cosa hanno in mente per i prossimi. colloquio con Santino Pandolfo, Rosa Maria Bella, Giovanni D’Antoni e Mimmo Cirino L SINDACO, DUE CONSIGLIEri di maggioranza e il segretario dei Democratici di Sinistra attorno a un tavolo per parlare dei primi due anni del loro impegno politico e amministrativo. Gli abbiamo sottoposto alcuni problemi di rilevanza generale invitandoli a dibatterne tra loro, anche lasciando emergere gli eventuali dissensi. Ecco cosa è emerso dalla discussione. I giovani e la droga Cosa pensate del binomio giovanitossicodipendenza, che a S. Lucia sembra essere sempre più reale e che recentemente è stato proposto in termini anche duri da un articolo del settimanale “Centonove”? PANDOLFO: A proposito di quell’artico- lo io, avendo capito dal colloquio telefonico avuto con il giornalista che la sua intenzione era quella di affrontare con un tono pesante l’argomento, mi sono preoccupato di non amplificare ulteriormente il problema per non danneggiare l’immagine del paese, che è già sufficientemente malridotta. Ciò non toglie che oggi, rispetto al passato, certe azioni criminali non si verifichino più. Come amministrazione ci siamo impegnati molto nella prevenzione con vari progetti, a cominciare da quello del centro di aggregazione. D’ANTONI: Ma io non penso che il centro abbia raggiunto risultati particolarmente significativi. PANDOLFO: Il progetto del centro di I protagonisti del dibattito Santino Pandolfo è sindaco di S. Lucia del Mela dal maggio 1998. E’ iscritto ai Democratici di Sinistra Rosa Maria Bella è consigliere comunale di maggioranza. Durante il dibattito sul raddoppio dell’addizionale Irpef ha espresso il suo dissenso sul provvedimento promosso dall’amministrazione comunale Giovanni D’Antoni è consigliere comunale del gruppo di maggioranza “Oltre l’Orizzonte”. Spesso in questi due anni si è trovato in disaccordo con la maggioranza e la giunta, specie su questioni riguardanti i servizi sociali. E’ l’unico consigliere di maggioranza ad avere firmato interrogazioni, alcune delle quali insieme a consiglieri dell’opposizione Mimmo Cirino è segretario di sezione dei Democratici di Sinistra dal dicembre 1999. E’ sostenitore dell’amministrazione comunale fin dal ’98. AGORÀ 6 maggio 2000 aggregazione era stato finanziato dal ministero di Grazia e Giustizia, quindi aveva una finalità ben precisa: si rivolgeva a giovani che avevano problemi con la giustizia. Inizialmente, però, vi avevano partecipato soprattutto ragazzi con alle spalle famiglie senza particolari problemi, successivamente si avvicinarono anche ragazzi di diversa estrazione, sociale e familiare. A quel punto gli altri ragazzi dissero agli operatori del centro: o noi o loro. Il rischio era quello di avere il centro, ma non i ragazzi sui quali e con i quali lavorare. Io dissi agli operatori del centro che la provenienza del finanziamento doveva ricordarci la finalità specifica del progetto e che questa non andava tradita. Così, iniziò una seconda fase nella vita del centro, caratterizzata proprio dalla presenza di questi ragazzi più disagiati. Non è vero, quindi, che non sono stati ottenuti risultati. I risultati ci sono stati, anche se solo con i due- tre ragazzi che hanno continuato a frequentare il centro, perché poi molti hanno abbandonato. Quelli che sono rimasti, si sono sentiti importanti: hanno dipinto i carri, hanno disegnato… Per la prima volta hanno trovato un posto pubblico dove andare. Alcuni di questi ragazzi ora rientreranno in un nuovo progetto, finanziato dal ministero di Grazia e Giustizia che prevede il loro inserimento nel mondo lavorativo attraverso un sussidio di 590 mila lire mensili. D’ANTONI: Durerà dieci mesi, il progetto, se non mi sbaglio. 11 TAVOLA ROTONDA PANDOLFO: Dieci o dodici mesi, non poi creare qualcosa di più importante. informazioni. ricordo con esattezza. Sei di questi ragaz- D’ANTONI: Io spero solo che il progetto D’ANTONI: Ma io cerco una collaborazi lavoreranno e, in seguito, se la dittà vada oltre la sua scadenza temporale. E zione più elastica con gli assessori. Non è presso la quale saranno impiegati riterrà poi sarebbe bene che alla realizzazione il sindaco a non volere questo. che avranno raggiunto un certo grado di del progetto collaborassero i consiglieri BELLA: Ognuno ha il proprio carattere, e professionalità, potrà scegliere di tenerli comunali, altre persone disponibili in que- bisogna tenerne conto. Io, personalmente, alle proprie dipendenze. Le imprese inter- sto senso. Anche questo dobbiamo fare, prima di arrivare allo scontro cerco sempellate ci stanno aiutando, mostrandosi secondo me: stimolare la partecipazione pre di pensare che sono io a sbagliare disponibili. Ecco perché io non ritengo di terzi soggetti. Io, invece, ho saputo prima degli altri. Tu invece sbagli prima tutti questi progetti negativi e inutili. Non dell’esistenza di questo progetto due gior- di fare sbagliare gli altri. me la sento di dire che quello che ha fatto ni fa. E sono un consigliere comunale. D’ANTONI: Dimmi perché sbaglio io. l’assessore Vaccarino sia stato rivolto Consigliere comunale di maggioranza, BELLA: Perché poni sempre le questioni in maniera, come dire, conflittuale. solo alla cura degli interessi della coope- soprattutto. Dobbiamo collaborare tutti. rativa Utopia: sarebbe riduttivo per l’im- BELLA: Ma possibilmente altri consiglieri D’ANTONI: Ma se l’assessore non mi pegno che l’assessore personalmente ha lo sapranno dopo di stasera, ma non han- dice nulla, come posso porre le questioni. messo in tutto questo lavoro, per la sua no la pretesa, l’astio quasi, di chi vuole A me piacerebbe che l’assessore dicesse: capacità di parlare con questi ragazzi e di sapere tutto e subito. Io ti potrei dare ra- sto facendo questo e voi potete collaboracapirli. Questo non significa che dobbia- gione se tu fossi andato dal sindaco o da re in questo modo. Questo io vorrei che mo ricevere medaglie, però non si può un assessore, avessi chiesto notizie e que- succedesse. BELLA: Io penso che un’ amministrazione dire che Vaccarino non abbia fatto niente. sti non ti avessero risposto. C’è pure un progetto di assistenza a domi- D’ANTONI: Ma siccome si parla di de- vada valutata per quello che alla fine riecilio per ragazze-madri e donne con diffi- mocrazia partecipativa, io gradirei essere sce a realizzare. coltà… Non so se prima si fossero fatti informato, invece alle nostre riunioni par- D’ANTONI: No, no, questo non te lo latecipano sempre i soliti due assessori. Se scio dire, perché io come consigliere voprogetti simili a S. Lucia. BELLA: D’Antoni obietta che tutti questi deve esserci collaborazione con la giunta, glio lavorare pure. Se l’assessore Vaccarisono progetti che durano dieci mesi e poi non possiamo riunirci sempre e solo un no mi dice in consiglio comunale che non finiscono. Ebbene io gli rispondo che se giorno prima di un consiglio comunale. I ha bisogno del mio aiuto, allora io cosa in piazza o nelle imprese nelle quali sa- problemi si affrontano giorno dopo gior- devo fare? Aspettare che finisca il suo ranno assunti, questi ragazzi non trove- no. mandato e solo allora dire qualcosa? ranno coetanei che li prendono in giro BELLA: Sì, ma noi consiglieri non dobbia- Signor Cirino, lei vuole dire qualcoperché vanno a lavorare per 600 mila lire mo dimenticare di avere dei doveri verso sa sull’ argomento? al mese o altre cose simili, sarà un risulta- la cittadinanza. Non dobbiamo aspettare CIRINO: Confesso la mia ignoranza nel le riunioni. In questi due anni il sindaco trattare in modo scientifico con le persone to. D’ANTONI: Ma è la cultura del paese a non ci ha mai imposto dei limiti per acce- di cui stiamo parlando. E mi pare che determinare certi comportamenti. dere negli uffici comunali e per prendere stiamo parlando di persone che hanno BELLA: Ecco, allora vedi che svantaggi, che hanno la tragedia anche tu dici che ci dobbiamo di essere caduti nell’uso della I temi affrontati scontrare con un problema moldroga, ma che sono sempre perto più serio: la cultura, che è sone. Io, se provassi ad avvicinon-cultura, di questo paese. La narmi a queste persone, proba- I giovani di S. Lucia del Mela e i rischi della tossicocultura di un paese che non ha bilmente farei più danno che dipendenza: polemiche e realtà del problema cultura. bene, nel senso che non basta - Le opere pubbliche incompiute: tra lavori che proceD’ANTONI: Ma alla fine, questi “sentire” un problema come si dono a rilento e altri rimasti nel limbo ragazzi dovrebbero essere in può sentire lo scirocco: bisogna - Il livello della tassazione comunale. grado di creare una propria imavere i mezzi e la competenza - La metanizzazione tra infiltrazioni mafiose, contropresa: questa dovrebbe essere la per affrontarli. D’Antoni dice versie legali e immobilismo finalità di un progetto. che vuole collaborare con gli - La tutela dell’ambiente nell’area della valle del Mela. BELLA: Una volta finita la borLe prospettive per la gestione dei rifiuti assessori. E’ una critica spudorasa-lavoro, l’impresa potrà usu- Il rapporto tra gli uffici comunali e i ittadini: novità e ta alla definizione di democrazia fruire di tali vantaggi fiscali vecchi abusi partecipativa, che non è stata che, se avrà la volontà, potrà - Il gemellaggio con Saint Lucia: un’iniziativa senza capita. “Partecipativa” non signiinserirli stabilmente nel mondo continuità? fica assolutamente che uno che del lavoro. - La “democrazia partecipativa” e i modi di ricerca del ha la delega a fare una determiD’ANTONI: Bisogna cambiare consenso tra passato e futuro nata cosa, prima debba fare il la mentalità delle persone per- Gli scenari politici della coalizione in vista delle elegiro per dire agli altri come sta ché questo avvenga. zioni del 2002 e i dissensi interni registratisi fino a per muoversi: egli deve portare a BELLA: E io dico che bisogna oggi termine il suo progetto. E non è cominciare con poco per potere assolutamente compito di un 12 AGORÀ 6 maggio 2000 TAVOLA ROTONDA consigliere comunale fermarsi, offendersi o volere sapere perché nessuno gli ha detto niente. Ognuno deve svolgere la propria mansione senza invadere quella degli altri. Si può evitare di rispondere a qualcuno che vuole collaborare: “io non ho bisogno di te”. Ma chi ottiene questa risposta deve domandarsi: “mi sono posto correttamente il problema?”. Io ho letto il titolo di “Centonove” e mi sono subito scandalizzato per come tartassava l’immagine del paese. Dopo, ho letto il testo dell’ articolo e non ci ho trovato nulla di scandaloso, certo si può discutere sullo stile, ma le obiezioni si fermano a questo. Io, come segretario dei Ds, ho chiesto a D’Antoni cosa si potesse fare per questo problema. D’ANTONI: E io le ho risposto che bisogna cercare di inserire questi giovani in un progetto ampio e che duri nel tempo, per cercare di farli lavorare. Io non sono competente: un’idea posso dare. CIRINO: Un’idea pure io ce l’ho. D’ANTONI: Ho cercato solo di interessarmi. CIRINO: Ma nessuno ti dice di non interessarti, adesso dobbiamo collaborare, ma come? Siamo in un Comune senza soldi, di quali somme disponiamo per un investimento? Di niente. La via, quindi, è quella di inserirsi in progetti. Collaborare, allora, in questo contesto significa spulciare le leggi e trovare un progetto nuovo, poco sfruttato e suggerirlo al collega dell’amministrazione. Poi possiamo anche discutere diversamente, ad esempio nel partito. Una mozione della Sinistra giovanile approvata al congresso ha chiesto la liberalizzazione delle droghe leggere. Io personalmente non sono per questa scelta, ma se nel mio partito questa linea è stata presentata, si tratta di un orientamento che va tenuto in considerazione. A S. Lucia questa soluzione può essere praticabile? Cosa faremmo: passeremmo lo spinello del Comune? La soluzione per il fatto in sé, qui a S. Lucia, non ce l’abbiamo. Io ti rinnovo l’invito a preparare una serie di proposte precise e insieme analizzarle. Però non ci si può piangere addosso se non caviamo un ragno dal buco, né si può accusare le altre persone. D’ANTONI: Sì, ma in passato i partiti e le amministrazioni non hanno capito questo problema, se invece lo avessero affrontato per tempo, quando i tossicodipendenti erano cinque-sei, sarebbe stato più facile AGORÀ 6 maggio 2000 affrontarlo. Ora la situazione è molto più critica. CIRINO: Ma non è accusando che la si risolve. Né proponendo soluzioni che non hanno nessuno appiglio nella legislazione esistente. Le “incompiute” Un altro argomento che poniamo alla discussione è la questione delle tante opere pubbliche incomplete. Si tratta di progetti ereditati da passate amministrazioni tra i quali è difficile muoversi. Oltretutto non sembrano rispondere a un progetto organico di città: il centro diurno per anziani in posizione isolata; gli impianti sportivi altrettanto isolati, ma da un’altra parte; un mercato alla produzione che non si capisce fino a che punto possa servire... Ecco, come vi siete mossi fino a oggi e con quali criteri? PANDOLFO: Comincio dalla palestra. E’ l’opera che, per il tipo di gara con cui è stata aggiudicata (il ribasso è stato intorno al 30 per cento), era più “a rischio” di altre. Pur con molte difficoltà stiamo completando questo lotto di lavori, dopodiché ne mancherà un ultimo di un miliardo e 150 milioni. Puntiamo a ottenere questo ultimo finanziamento perché è forse l’opera che più di altre vogliamo completare. Ora S. Lucia è stata inserita dalla Regione nel piano triennale delle opere pubbliche per l’edilizia scolastica, che viene finanziato con somme della Cassa depositi e prestiti e con mutui a totale carico dello Stato. Ciò non significa che abbiamo i soldi, ma il passo essenziale per poterli avere (cioè essere inseriti nel piano) è stato fatto. Il piano si riferisce agli anni ‘99-2001. Noi in questo an- no contiamo di completare il lotto e presentare la contabilità finale per potere ottenere, in questo o nell’esercizio del 2001, la somma per il completamento. Tra le cinque opere dell’edilizia scolastica per le quali abbiamo chiesto finanziamento, questa è al primo posto nelle priorità. Quindi, la nostra strategia, relativamente a questa opera, è quella di completarla. Il centro diurno per anziani pensavamo di poterlo utilizzare solo in modo marginale, ma non certo per la finalità principale per cui era stato concepito, nonostante la precedente amministrazione lo avesse inaugurato proprio per questo scopo benché mancassero porte e molti altri strumenti minimi che lo rendessero funzionale. Noi abbiamo cercato di inventarci un uso per questa opera. Grazie all’assessore Vaccarino abbiamo quasi raggiunto un accordo con l’Asl per ospitarvi un centro diurno per disabili psichici (vedere articolo a pagina 6). Così potremo utilizzare una struttura che altrimenti avrebbe rischiato di rimanere vuota. Nell’eventualità che l’accordo con l’Asl non dovesse andare in porto, noi abbiamo anche chiesto il finanziamento per completare l’opera. Per gli impianti sportivi di contrada Grazia ancora oggi non ho capito molto. So solo che abbiamo una causa in corso con la ditta. Per l’arginale del Floripotema una precedente amministrazione e la ditta si stavano accordando per una transazione di 600 milioni di lire. L’avvocato del Comune, però, pensava di poterla spuntare in tribunale per molto meno e in effetti siamo stati condannati a pagare una somma di 50 milioni più gli interessi. A quel punto abbiamo deciso di non ricorrere in appello e abbiamo raggiunto un accordo con la ditta per 256 milioni con soli 50 milioni riconosciuti come danno per l’impresa. Quell’opera quindi non ha più una causa in corso, così ora potremo tentare di ricostruire la contabilità del finanziamento allora ottenuto (dovrebbero essere rimasti poco meno di 6 milioni), portare le carte a Palermo e richiedere alla Regione i fondi per completare l’opera. Anche per il palazzo socioculturale di via Nenni avevamo raggiunto un accordo per porre fine al contenzioso, stranamente 13 TAVOLA ROTONDA però un giudice lo ha rigettato. Con la ditta Eurocentrale, che non portò a termine i lavori per fallimento, avevamo stabilito questo: siccome il Comune aveva chiesto all’impresa le somme per il ritardo, pari a 158 milioni, e quella doveva ricevere dal Comune denaro per tre stati di avanzamenti dei lavori, cioè 108 milioni, l’accordo stipulato tra il nostro avvocato e il curatore fallimentare della ditta prevedeva che il Comune non pagasse i tre stati di avanzamento e in cambio non chiedesse la penale per la ritardata consegna dei lavori. E’ vero che avremmo perso 50 milioni, ma ne avremmo sbloccati 108. Ora, invece, dopo il rifiuto del giudice, non sappiamo quando avremo la penale di 158 milioni poiché la Eurocentrale è fallita e probabilmente non potrà pagare nulla. Il giudice ha stabilito che con questo tipo di transazione il Comune avrebbe potuto avere un danno, ma la responsabilità per una simile evenienza me l’ero assunta io nel momento in cui avevo firmato la delibera, quindi, se danno ci sarebbe stato, sarei stato io a pagare. Stranamente, però, il giudice ha deciso che siccome il Comune può ottenere più soldi, la causa deve andare avanti. Un’opera che secondo me non rimarrà un’incompiuta è la scuola materna di contrada Pattina. Il rischio che divenisse tale c’era se tutto fosse rimasto come era al momento del nostro insediamento: un miliardo e 200 milioni di finanziamento ottenuto nel ’94 e 16 mila lire al metro quadrato per le espropriazioni in zona C – cioè in una zona d’espansione per la quale il Comune aveva riconosciuto tramite l’Ici un valore di 85 mila lire. Ne sarebbe nato un lungo contenzioso con gli espropriati, noi invece abbiamo raggiunto un accordo per cui pagheremo 47 mila lire al metro quadrato per le espropriazioni. E attenzione i soldi per pagare le espropriazioni li abbiamo ottenuti dalla Regione attingendo al fondo per maggiori oneri di espropriazione. Inoltre abbiamo già ottenuto un altro miliardo e 800 milioni per il secondo lotto, che dovevamo appaltare entro dicembre ‘99 e che abbiamo appaltato. Resta da finanziare un terzo lotto, di poco superiore al miliardo, con il quale sarà possibile completare tutte le aule (delle cinque previste, con questi fondi possiamo realizzarne tre). Il mercato alla produzione penso che si farà. E’ un progetto del 1992 che, come 14 molte opere pubbliche, potrebbe essere inutile, ma se usato attentamente, potrebbe rivelarsi interessante. L’opera garantirà una serie di strumenti per la commercializzazione dei prodotti. E’ vero che a S. Lucia abbiamo poco sotto questo punto di vista, ma quello che abbiamo va valorizzato. Ad esempio, stiamo tentando di organizzare la produzione del maiorchino, un formaggio tipico delle nostre zone. Il fatto che, anche senza riunire gli allevatori, ma lasciando che ognuno lo produca da sé secondo certe caratteristiche, ci sia un punto dove convogliare questo tipo di prodotto e commercia-lizzarlo può essere importante. Tornando all’opera in sé, penso che sarà completata senza difficoltà perché i lavori sono stati aggiudicati con un ribasso dello 0,56 per cento. Ci stiamo battendo anche per l’Istituto Calderonio. Dopo due anni, tutto quello che era nelle nostre competenze dal punto di vista amministrativo è stato fatto. Manca solo la revisione dei prezzi, ma quella potremo farla noi del Comune direttamente, senza intervento di altri enti. Ora i lavori sono sbloccati. Questo è quello che abbiamo trovato. Ma un minimo di progettazione l’ abbiamo tentata anche noi. BELLA: Il parco urbano non è andato perduto. PANDOLFO: Non solo non è andato perduto ma con un parere legale abbiamo potuto sbloccare la gara e procedere alle espropriazioni pagando i terreni per quello che sono, cioè zone agricole e non edificabili. Abbiamo perso qualche mese di tempo, ma ci sono serviti per convincerci della correttezza della procedura da seguire. Il finanziamento non è stato perso e oggi siamo tranquilli di non avere arrecato danni alle casse del Comune. Questo noi abbiamo fatto. E senza un esperto da cinque milioni al mese.. Poi c’è la progettualità di questa amministrazione. Per il centro storico abbiamo presentato una richiesta di finanziamento nell’ambito del piano “Restauro Sicilia”, anche se ora ho l’impressione che si potrà ottenere poco visto che, mentre inizialmente i finanziamenti dovevano essere destinati ai comuni con meno di diecimila abitanti, adesso invece vogliono elevare il limite a ventimila abitanti. Alcuni interventi simili sono previsti nel Prusst, che è stato valutato al secondo posto. Io non so se il Prusst sarà finanziamento, ma se ciò accadesse significherebbe avere studio di fattibilità e progettazione esecutiva. E S. Lucia è comune capofila per i beni culturali. Ma non dobbiamo dimenticare che nel Prusst il finanziamento pubblico è proporzionato a quello privato: nel comprensorio S. Lucia-Villafranca, nel quale secondo alcuni non dovevamo entrare, sono stati raccolti 90 miliardi di finanziamenti privati. Da S. Lucia sapete quanti fondi privati sono stati messi a disposizione? Zero. Nessuna impresa privata ha voluto investire. Quindi, con il consorzio del comuni della zona abbiamo raccolto 90 miliardi, preparato progettazioni per 180 miliardi, siamo entrati nel Prusst Valdemone perché ci eravamo resi conto che il nostro consorzio era troppo piccolo, ma all’ interno del Prusst Valdemone abbiamo fatto valere il nostro pacchetto di proposte ottenendo di potere contare in proporzione ai finanziamenti privati che portavamo. S. Lucia da sola non avrebbe potuto fare niente, così invece è stata riconosciuta comune capofila per i beni culturali. Ora stiamo pure lavorando con il comune di Lipari per la creazione di un itinerario turistico attorno a Peloritani, Eolie e Nebrodi. Ci stiamo impegnando in questo perché centro storico e valorizzazione dei beni culturali possono creare posti di lavoro. E il nostro, ricordiamocelo, è l’impegno di un comune che nel piano regolatore non ha previsto un piano particolareggiato per il centro storico, piuttosto ha predisposto 14 prescrizioni esecutive per le zone edificabili, cioè per aree in cui i privati avrebbero tutto l’interesse a spendere per le opere di urbanizzazione, mentre nel centro storico nessuno investirà se il Comune non si fa carico del miglioramento della viabilità e dei servizi essenziali. Ecco, con il Prusst e gli altri progetti di questo tenore abbiamo tentato di creare quel piano particolareggiato per il centro storico che altri, quando potevano, non hanno previsto. Oggi una piazzetta o un parcheggio nel centro storico non possono essere realizzati perché non c’è un piano particolareggiato. Lino Calderone però una delibera l’aveva fatta: un incarico di 437 milioni per il progetto di massima di un piano particolareggiato del centro storico, con un acconto al professionista di 30 milioni. Ma il progetto di massima esiste solo nelle opere pubbliche, tutt’al più si poteva fare uno studio preliminare. Quindi oggi abbiamo AGORÀ 6 maggio 2000 TAVOLA ROTONDA un incarico da 437 milioni, senza copertura finanziaria, però con un acconto da 30 milioni e per un progetto di massima. Prima questo era stato fatto per il centro storico. Siccome Prusst e “Restauro Sicilia” consentono di andare in deroga al piano regolatore, stiamo tentando di risolvere in questo modo la questione. Ci siamo mossi, poi, per l’acquedotto per caduta. Il Comune aveva un progetto del 1986 rimasto per anni al Genio Civile perché mancava la copertura finanziaria. Noi abbiamo partecipato a un bando della Regione che metteva a disposizione 154 miliardi per gli acquedotti. Il bando chiedeva o un progetto esecutivo senza legge 21 oppure un progetto di massima senza la legge 10/93: noi non avevamo nessuno dei due progetti. Restando quel vecchio progetto bloccato al Genio Civile, noi abbiamo dato un incarico di 7 milioni e 900 mila lire per un progetto di massima allo stesso progettista interpellato nel 1986: Lino Calderone per il progetto di massima dell’area artigianale aveva pagato 54 milioni. Ognuno ha i propri prezzi. BELLA: E i propri progettisti. PANDOLFO: Con questo progetto di massima abbiamo partecipato al bando ma non abbiamo ottenuto il finanziamento solo perché i finanziamenti della Regione sarebbero arrivati dal Pop 94/99 e c’era l’obbligo di appaltare i lavori entro il dicembre ’99. La Regione ha privilegiato i progetti esecutivi a quelli di massima perché per rendere questi ultimi esecutivi e per appaltare i lavori ci sarebbero stati sei mesi a disposizione: troppo pochi. Per l’acquedotto interno invece (cioè, la rete idrica) abbiamo a Roma una richiesta di finanziamento per un miliardo e 350 milioni per un progetto esecutivo. Il progetto è diviso in tre stralci che coincidono con i tre nostri serbatoi. Noi abbiamo privilegiato il primo lotto, quello riguardante il serbatoio del castello, per due motivi: perché per il rifacimento dell’acquedotto servirebbe solo una parte del finanziamento e l’altra verrebbe utilizzata per risistemare le strade del centro storico. Le pratiche in questo momento sono bloccate perché i 62 miliardi destinati alla Regione Sicilia sono stati utilizzati l’anno scorso per la missione Arcobaleno. Ma noi non AGORÀ 6 maggio 2000 ci siamo fermati qui, e abbiamo chiesto la trasformazione del progetto di massima dell’acquedotto per caduta in progetto esecutivo così che al primo bando che verrà pubblicato per gli acquedotti (e in Agenda 2000 uno dei settori più interessati ai finanziamenti sarà proprio questo), potremo presentarci con un progetto ese- cutivo. La metanizzazione Un argomento affine a quello delle opere pubbliche è la metanizzazione, per la quale da tempo non si muove più nulla. Quali sono le prospettive? PANDOLFO: Questa è una vicenda che ho anche portato all’ attenzione del consiglio comunale nel gennaio del ’99. Il comune di S. Lucia del Mela è stato uno dei pochissimi (forse sono otto in tutta la Sicilia) che hanno fatto una convenzione in base all’articolo 42 ter con la Comest. Questa procedura è l’unica che consente l’affidamento diretto di lavori pubblici a trattativa privata. Stiamo parlando di otto miliardi e 900 milioni. Con l’articolo 42 ter il privato si sostituisce al pubblico. Ad esempio: un privato costruisce il campo sportivo e in seguito fa pagare al Comune l’affitto per l’utilizzo dell’ impianto. Progettazione e costruzione dell’ opera sono affidate al privato: non c’è bisogno di gara, a meno che non si presenti qualche altra ditta che formuli una proposta più vantaggiosa. A S. Lucia il Comune aveva deciso di seguire questa procedura: si è presentata una sola ditta, la Comest. La giunta accetta questa proposta. Successivamente la metanizzazione in Sicilia riparte: molte delle somme non spese nei Pop 94/99 vengono destinate alla metanizzazione. I comuni che sono metanizzabili singolarmente, perché hanno l’allaccio vicino al proprio territorio, possono presentare istanza alla Regione. Tutti, tranne quelli che hanno affidato la metanizzazione in base all’ articolo 42 ter. S. Lucia, nella nostra provincia, è forse l’unico comune a non potere presentare richiesta di finanziamento, benché sia metanizzabile singolarmente e metanizzabile per estensione, cioè pur avendo tutte le caratteristiche per essere scelti come primi o tra i primi. Il ragionamento della Regione è corretto: voi non avete voluto fare la gara, quindi il metanodotto lo costruite con i soldi dei privati. Ma la convenzione Comune-Comest è fatta diversamente, infatti dice che la ditta si sostituisce al Comune per tutti i finanziamenti che questo potrebbe avere. Quindi la Comest si è aggiudicata i lavori nella prospettiva di prendere i finanziamenti che sarebbero potuti arrivare al Comune. Ma la convenzione dice anche un’altra cosa. A suo tempo il nostro Comune, quando aveva scelto di essere metanizzato singolarmente, aveva presentato un progetto, questo ora, secondo l’accordo con la Comest, è passato alla ditta, che quindi dovrebbe pagare il progettista. Quest’ultimo, quando gli ho detto di questo passaggio, mi ha risposto che non aveva mai dato l’assenso a questo cambio del committente e vuole fare causa al Comune perché pretende i soldi da quest’ultimo. Ora la Regione ci dice che nulla ci è dovuto e, se abbiamo affidato i lavori alla Comest, la ditta deve cominciarli. La ditta, nel frattempo, viene inquisita per associazione a delinquere di stampo mafioso. Cioè, questa è la mafia. Però chi viene inquisito? Gli amministratori: la ditta è pulita. Quindi può lavorare. Se il reato fosse stato esteso alla ditta, tutte le convenzioni da questa stipulate sarebbero decadute. Questa è la ditta che abbiamo a S. Lucia: l’amministrazione Calderone, unica nella provincia, ha avuto questo lampo di genio. In questo momento l’unica soluzione è la rescissione del contratto. Siccome il con15 TAVOLA ROTONDA tratto è un faldone grosso così, non vorrei che in caso di rescissione, la ditta potesse chiederci il pagamento del mancato guadagno. Insomma, non possiamo rischiare di passare da un attimo all’altro dalla parte del torto. Così, abbiamo affidato a un avvocato l’incarico di studiare attentamente il contratto in tutti i suoi punti per valutare quale margine d’ azione abbiamo per chiederne la rescissione. Intanto abbiamo inviato già tre lettere alla Comest informandola che il Comune è disponibile a non procedere alla rescissione del contratto in suo danno purché non ci chieda nulla, cioè ognuno prende la propria strada facendo finta che non ci siamo mai incontrati. Ma loro non hanno risposto. Ufficiosamente ci hanno detto che sono pronti a iniziare i lavori, ma i lavori non cominciano. Per il momento stiamo ricostruendo tutta la pratica, stiamo pure cercando all’ ufficio tecnico se per caso la ditta ci ha inviato in qualche occasione un documento in cui ci chiedeva qualcosa per potere iniziare i lavori. La nostra principale preoccupazione è quella di non creare danni al Comune e di non dare alla Comest un qualche appiglio perché chieda la rescissione del contratto in danno del Comune, visto quanto complicata è la situazione. Poi, quello che non riesco a capire è perché la delibera di affidamento dei lavori in base all’articolo 42 ter, approvata dalla giunta, sia stata portata per ben tre volte in consiglio comunale dall’ amministrazione Calderone e sempre respinta da questo. Di chi era la competenza? Ci sono interventi su questo argomento? BELLA: Abbiamo perso una grande occa- sione per vedere iniziare la metanizzazione. PANDOLFO: Altri comuni hanno già iniziato. BELLA: S. Lucia, invece, nel 2000 non ha nemmeno iniziato. Le tasse comunali Un argomento spesso dibattuto e che alimenta gran parte delle polemiche tra maggioranza e minoranza è quello delle tasse comunali. Quali di queste sono aumentate e cosa intendete fare per il futuro? PANDOLFO: Vediamo quali sono le tasse che abbiamo aumentato. L’Ici. Quando ci siamo insediati era al sei 16 per mille… BELLA: E al sei per mille è. PANDOLFO: E’ al sei per mille, ma c’è di più: da quest’anno, per la prima volta, è stata introdotta una serie di sgravi. Ad esempio se un figlio si sposa e va ad abitare in una casa di proprietà del padre, questo ha diritto a una detrazione, cosa che prima non avveniva. CIRINO: Può darsi che il “nepotismo” sia questo… PANDOLFO: Può darsi. Ma passiamo alla tassa sui rifiuti. Che funziona in un certo modo: devi incassare almeno il 70 per cento delle spese effettivamente sostenute per la gestione del servizio. Quindi, due sono le possibilità: o è vero quello che dice Lino Calderone, e cioè che abbiamo cinque netturbini, o è vero quello che dico io, e cioè che ne abbiamo otto, di cui sette si occupano di quel servizio. Quindi non possiamo imbrogliare sulla spesa che sosteniamo per i netturbini: sette sono quelli che si occupano dei rifiuti. Il costo del servizio è stato calcolato in base al lavoro di sette netturbini, a un terzo del lavoro dell’ impiegata che si occupa del servizio rifiuti solidi urbani (poiché tra le sue mansioni rientrano anche altre attività), al costo della benzina e così via. Tutte spese consolidate. La legge prevede che entro il 2003 dovremo coprire il cento per cento dei costi del servizio: noi abbiamo mantenuto la percentuale al 70 per cento. In questo settore c’è stato l’unico aumento, ma solo perché abbiamo calcolato il costo del servizio secondo la realtà: sette netturbini e non cinque. L’acquedotto. Prima coprivamo l’80 per cento dei costi del servizio, ora siamo passati al 90 per cento. Ma non perché abbiamo aumentato le tariffe al metro cubo. L’unica differenza è che abbiamo sistemato 400 utenze per le quali prima non si incassava nulla: 200 contatori sono stati chiusi e altri 200 installati. La differenza di quel dieci per cento sta tutta in questo. L’unico aumento che c’è stato riguarda lo smaltimento delle acque reflue. Ma non dipende da noi, infatti mentre prima per le acque reflue non bisognava pagare l’Iva, ora invece è obbligatoria. Ma l’Iva non va al Comune: è incassata dallo Stato. Poi c’è l’addizionale Irpef. PANDOLFO: E arriviamo all’ addiziona- le. Che è una scelta che noi abbiamo fatto. Ah, attenzione: ci sono tasse che abbiamo diminuito: all’asilo nido con Lino Calderone si pagava 170 mila lire al mese, col risultato che a frequentare erano appena otto bambini, lo stesso numero delle maestre. Non si può prevedere che per ogni bambino che non frequenta più, le rette perse vadano distribuite sui bambini che restano: è una logica che non porta a nulla. Ma questo era stato fatto. Con in più un balletto di cifre. Si era partiti da 250 mila lire, si era scesi a 210, poi era stata adottata una determina per 170 mila lire. Infine i genitori si erano autoridotti la tariffa a 100 mila lire. D’ANTONI: Legge fai da te. PANDOLFO: Noi siamo stati i “tinti” che hanno fatto pagare quelle 70 mila lire mensili non versate in violazione della determinazione del sindaco Lino Calderone. E stanno pagando queste somme? PANDOLFO: Certo che le stanno pagan- do, perché noi abbiamo in bilancio dei residui attivi. CIRINO: Che non si incassavano. PANDOLFO: Oggi abbiamo una determina che prevede una retta di 140 mila lire al mese. Risultato: da otto siamo passati a 31 bambini, con 22 frequentanti. Ma la retta come va calcolata? Tenendo conto del numero dei frequentanti. Se ho una maestra in più, non posso farla pagare ai frequentati: è un eccesso di personale determinato dal Comune, che può decidere di metterla in mobilità oppure di tenerla là ma senza farla gravare su quei bambini che frequentano. Oltre a questo abbiamo previsto delle agevolazioni per le famiglie in difficoltà AGORÀ 6 maggio 2000 TAVOLA ROTONDA economiche. I figli di tossicodipendenti, di detenuti, di coniugi separati, a meno che non superino un certo reddito, non pagano. I soldi vengono anticipati dal Comune, ma quei bambini possono stare in mezzo ai loro coetanei, e in bilancio non si accumulano residui attivi che non sarebbero incassati mai. Inoltre abbiamo previsto per le famiglie che hanno tre figli tra asilo nido e scuola materna una riduzione del 50 per cento. Non sono miracoli, ma si tratta di segnali che stiamo inviando in certe direzioni. E veniamo all’ addizionale Irpef. Al momento di preparare il bilancio di previsione, noi abbiamo chiesto agli uffici di prepararci le tabelle delle spese indispensabili e che non potevano essere in nessun modo eliminate. E sulla base di quelle spese abbiamo studiato le entrate. Quando si viene in consiglio comunale e si parla di sperpero del denaro pubblico, mi si dovrebbe dire quali spese, inutili, si tagliano pur di rinunciare all’ addizionale Irpef. E siccome il nostro bilancio è fatto solo di spese necessarie, non credo che troverebbero qualcosa da tagliare. E’ anche vero che qualche aggiustamento nel bilancio lo abbiamo introdotto: ad esempio, se una persona vuole ristrutturare una facciata nel centro storico, non paga la tassa di occupazione del suolo pubblico. E’ un’entrata in meno, ma noi pensiamo che vi si possa rinunciare in nome di un obiettivo utile. Ma in bilancio ci sono solo le spese per il mantenimento degli uffici. Quando abbiamo chiesto agli uffici i tabulati delle spese, ci eravamo trovati con una differenza tra uscite e entrate di 12 milioni. Il bilancio lo abbiamo comunque chiuso in pareggio perché abbiamo incassato, unico comune, gli arretrati dell’Ici degli anni ’93, ’94, ’95 e ’96. Stiamo andando avanti perché abbiamo recuperato tutta questa evasione: circa 250 milioni. Così è fatto il bilancio. Quindi, se non vogliamo incassare 90 milioni di addizionale Irpef, mi si deve dire dove non vogliamo spendere 90 milioni. A meno che non vogliamo fare finta di non spenderli e poi trovarci magari, come è successo a me, 400 milioni di debiti da pagare. L’addizionale può essere impopolare, ma quantomeno a fine anno ci permette di avere un bilancio veritiero. E attenzione, nonostante questo, i problemi non sono risolti. Ci sono nuove sentenze passate in giudicato per le quali dovremo pagare AGORÀ 6 maggio 2000 circa 100- 150 milioni, il che significa che avremo altre spese non eliminabili. E’ importante capire un’altra cosa: l’ addizionale Irpef su chi grava? Se abbiamo bisogno di 90 milioni, possiamo scegliere di recuperarli con le tasse colpendo tutti. L’addizionale Irpef colpisce chi ha una buona busta paga. Sarà impopolare, ma chi ha una tredicesima… CIRINO: Io ho pagato 17 mila lire. PANDOLFO: Ecco lui ha pagato 17 mila lire: il prossimo anno ne pagherà 34. Quindi tutto questo agitarsi è per 34 mila lire in un anno. Io preferisco fare pagare 34 mila lire a chi ha una busta paga anziché addossare 90 milioni a tutti, a gente che può pagare e a gente che non può pagare. Le agevolazioni previste per l’asilo nido hanno un costo, ma aiutano le fasce più deboli. Qualcuno deve pagare, noi stiamo facendo pagare non chi è più ricco, ma chi ha qualcosa in più di altri, perché oggi chi ha uno stipendio sta meglio di chi non lo ha. D’ANTONI: Vorrei sapere se gli arretrati delle tasse comunali sono stati incassati. PANDOLFO: Ho detto che per l’Ici sono stati preparati gli arretrati per ’93, ’94, ’95, ’96 e ’97. D’ANTONI: Sono rientrati questi soldi. PANDOLFO: No, sono quantificati, stiamo inviando i bollettini, ma dovranno pagare. Manca il ’98, e in più cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto pagare per le aree edificabili sovrapponendo il vecchio con il nuovo piano regolatore. Ma per l’evasione non c’è il rischio della prescrizione? PANDOLFO: No, ci stiamo muovendo secondo la legge. Per l’acquedotto il limite è di dieci anni, per le acque reflue di cinque. BELLA: Io un appunto vorrei fare. Riguardo all’ addizionale. Concordo che 37 o 50 mila lire su uno stipendio… PANDOLFO: Questa è una scelta politica. BELLA: Lo so che è una scelta politica, però mi auguro che quel uno per mille che ci separa dal tetto massimo dell’ addizionale quest’anno non venga aumentato. Perché è vero che paga chi ha uno stipendio… CIRINO: Ma è anche vero che ci sono tante “buste nere”. PANDOLFO: Lo so, ma purtroppo… BELLA: Mi auguro che si possano reperire fondi da qualche entrata comunale. PANDOLFO: Gli unici fondi che ci restano da incassare sono quelli dei terreni montani. Ora il regolamento c’è, si tratta di assegnarli e di incassare nuove entrate. BELLA: Se andrà avanti questo settore, a prescindere dalla questione dell’ addizionale, sarà un risultato importante. PANDOLFO: Andrà avanti pure questo. L’ambiente e i rifiuti La questione ambientale è sempre in agguato. A tratti si ripropone con maggiore forza, in altri momenti l’attenzione sembra scemare… Cosa pensate, qual è la vostra posizione sull’ argomento? Sempre se c’è una posizione precisa. PANDOLFO: No, no, c’è una cosa già fatta. Dopo la partecipazione di padre Trifirò a “Uno Mattina”, il ministero dell’Ambiente si era impegnato a venire in questa zona per monitorare il livello di inquinamento. Il ministero ha mantenuto la promessa, alcuni funzionari sono venuti qui e hanno interpellato anche gli enti locali, visitando Milazzo, Pace, S. Filippo, S. Lucia, San Pier Niceto, Gualtieri e Condrò. La scelta emersa dai colloqui era quella di dichiarare l’area “ad alto rischio ambientale”. Tutto sembrava essersi arenato perché la competenza per questo tipo di dichiarazione nel frattempo era passata dal ministero all’ assessorato regionale Ambiente e Territorio, che opera attraverso un decreto del presidente della Regione. Noi, di questi comuni, abbiamo parlato con l’assessore Martino chiedendogli qual era la sua volontà ,perché il problema sta tutto qui: nella volontà dei politici, i dati non lasciano dubbi. Martino si è mostrato disponibile. CIRINO: Sia perché la cosa aveva una sua drammaticità sia per il legame particolare che sente con il nostro territorio. PANDOLFO: Ora la Regione ha avuto finanziato uno studio da affidare all’ Enea. L’intenzione era quello di effettuarlo sull’area di Gela, ma quella zona è già stata monitorata a sufficienza. Così si è pensato di dirottare lo studio su Milazzo. Il 28 marzo i sindaci interessati siamo stati convocati all’ assessorato regionale, presente anche un rappresentante del ministero dell’ Ambiente, e qui abbiamo siglato un accordo di programma con il quale si auspica che l’area di Milazzo venga dichiarata ad alto rischio ambientale. Il ministero dell’ Ambiente, sulla base 17 TAVOLA ROTONDA dei dati raccolti, in quella sede ha affermato che c’erano gli estremi per procedere in questo senso. La dichiarazione avverrà con un decreto del presidente della Regione, dopodiché inizieranno le mappature dei rischi e gli interventi di risanamento, gli studi sull’ inquinamento elettromagnetico e altro ancora. D’ANTONI: A questo proposito, vorrei chiedere al sindaco: noi abbiamo due patti territoriali, uno per l’agricoltura e uno per il turismo. Dichiarando la zona ad alto rischio, questi patti non subiranno delle conseguenze? PANDOLFO: Questa è la posizione, che io non condivido, di Legambiente. Secondo cui la dichiarazione di zona ad alto rischio ambientale sarebbe un “marchio” per Milazzo. Io ho proposto di non chiamarla zona ad alto rischio ambientale di Milazzo, ma area ad alto rischio ambientale della valle del Mela, così Milazzo, che ha già i turisti, non li perderebbe. Forse gli ambientalisti non hanno capito che questa dichiarazione significa mettere sotto controllo l’ inquinamento esistente in zona. E’ come il malato che non vuole sentirsi dire di esserlo, così si crede in salute. Dichiarare l’area ad alto rischio ambientale significa iniziare il controllo del territorio. D’ANTONI: Legambiente ha anche fatto delle denunce che riguardano S. Lucia, in particolare il taglio degli alberi e il prelevamento di materiale nei torrenti. PANDOLFO: Queste due denunce hanno avuto esito perché per entrambe le vicende sono stati individuati i colpevoli. D’ANTONI: A proposito di ambiente, il sindaco ha dato il via libera alla costituzione di un gruppo comunale di protezione civile che si occuperà anche di tutela ambientale e prevenzione antincendio. PANDOLFO: Un’ultima cosa che abbiamo fatto è l’ingresso nel patto territoriale del Niceto. Vedremo dopo se sarà finanziato, ma tutto quello che dovevamo fare è stato fatto: i progetti sono stati presentati, compresi quelli di operatori di S. Lucia, alcune opere pubbliche sono state inserite, e tra queste una nostra. Su 70 miliardi previsti per le imprese private, 12 miliardi vengono a S. Lucia. La realizzazione di queste imprese prevede la crea18 zione di 41 posti di lavoro. Inoltre avremo la possibilità di avere finanziata per due miliardi e 250 milioni l’area artigianale. CIRINO: A proposito dell’ambiente io faccio un appello ai cittadini che sono sensibili all’argomento, i quali possono aderire alle autonomie tematiche dei Ds per territorio e ambiente, oltre alle altre. L’adesione non è vincolata all’iscrizione al partito, ma si propone solo di creare un circuito di persone attente all’ evoluzione del territorio. E per i rifiuti solidi urbani come vanno le cose? PANDOLFO: Ormai tutto dipende dal piano regionale per lo smaltimento, che prevede la realizzazione di alcune piattaforme dove i rifiuti umidi e secchi vengono separati. La piattaforma cui dovrebbe fare riferimento S. Lucia sorgerà a Barcellona o a Milazzo, però ancora è tutto a livello di programmi. Nel frattempo si continua con le discariche provvisorie. Noi per altri tre mesi potremo usare pizzo Frara. Dopo non sappiamo come fare. Non ci sono più comuni disponibili a ricevere i rifiuti di altri paesi, e l’idea di creare discariche in grado di ospitare più comuni è stata abortita visto che il prefetto non è riuscito ad aprirne nemmeno una. L’unica discarica ancora ipotizzabile è quella di Mazzarrà, che però dopo due anni ancora non è stata costruita per i ricorsi presentati dai comuni vicini. Una cosa che si sta facendo sono le piazzole per i comuni con meno di diecimila abitanti in cui stockare i prodotti della raccolta differenziata. Noi, o ne faremo una con altri quattro comuni della zona, oppure ne faremo due che servano tutti i comuni tra S. Lucia e Villafranca. Per il futuro si sta pensando anche a un accordo tra questi comu-ni perché gestiscano direttamente la raccolta differenziata, senza affidarla a ditte esterne come avviene oggi. Un’altra cosa che stiamo tentando di fare è la soluzione dello scarico di lavatrici e altri elettrodomestici nei torrenti: abbiamo già speso cinque milioni per rimuoverli, ora ne spenderemo altri tre. D’ANTONI: Non si può individuare un’area apposita? PANDOLFO: Stiamo tentando di fare questo. Abbiamo trovato una legge che permette per un periodo non superiore a tre mesi la realizzazione di un’area di stockaggio provvisoria che non superi il volume di 20 metri cubi. In questo modo le persone potranno portare gli elettrodomestici in quell’area e noi ogni tre mesi li rimuoveremo attraverso una convenzione con una ditta specializzata. D’ANTONI: E per il materiale prodotto nell’attività edilizia? PANDOLFO: Per questo il problema è più complesso. Al momento l’unica discarica autorizzata nella zona si trova a Rometta. Speriamo di potere firmare una convenzione che ci permetta di utilizzarla a un prezzo non eccessivo. D’ANTONI: E come faremo a convincere le persone a portare gli inerti a Rometta? PANDOLFO: C’è solo una soluzione: obbligarli, al momento del rilascio della concessione edilizia, a presentare una sorta di ricevuta dell’avvenuto smaltimen- to degli inerti in area autorizzata. Non c’è altra soluzione. Gli uffici comunali Vogliamo chiedervi qualcosa sugli uffici comunali. Però non ci interessano gli spostamenti o la pianta organica, vorremmo sapere se, secondo voi, è cambiato qualcosa nel rapporto tra gli impiegati e i cittadini: la percezione degli uffici comunali che ha il cittadino è diversa rispetto al passato oppure quando si rivolge a essi assiste al solito rimbalzo delle responsabilità? PANDOLFO: Non tutto è cambiato. Non sono convinto che tutto quello che volevo fare si è realizzato. Però sono sicuro di una cosa. Noi abbiamo stabilito un metodo: per i pronti interventi, che in passato garantivano il vero clientelismo, oggi non c’è bisogno di parlare con l’ assessore. La segnalazione viene fatta direttamente all’ufficio senza passare dall’ amministratore. Da me vengono sempre meno persone a chiedere cose di questo genere, anzi forse vengono da me quando la disfunzioAGORÀ 6 maggio 2000 TAVOLA ROTONDA ne che hanno segnalato non è stata risolta. Io, come sindaco, mi interesso dei pronti interventi solo controllando l’elenco delle segnalazioni giunte al Comune, che ho voluto che venga compilato, e se sono state sistemate. Per il resto le cose funzionano. Gli attestati dell’ufficio commercio vengono rilasciati con una rapidità forse mai vista prima e non privilegiando logiche di appartenenza, ma a tutti indistintamente. In passato, poi, le maggiori pressioni e i ricatti più pesanti avvenivano con la commissione edilizia. Oggi qualcuno mi rimprovera che paghiamo i commissari: è vero gli diamo un gettone di presenza pari a quello di un consigliere comunale, però i componenti della commissione edilizia non hanno presentato progetti. Oggi la gente va dove vuole per commissionare un progetto. Le persone che hanno avuto i progetti approvati non sono mai state chiamate da noi per essere informate e per fargli capire implicitamente che ci aspettiamo di essere ricompensati in seguito. Abbiamo chiamato solo quei cittadini a cui abbiamo bocciato i progetti per spiegargli le ragioni tecniche della bocciatura. E i lavori della commissione procedono velocemente. Oggi sono in attesa di valutazione progetti presentati il 18 marzo, cioè un mese e mezzo fa: questi sono i tempi di esame della commissione edilizia. Detto questo, non penso che le cose vadano bene, che tutto sia stato risolto: certe cose ancora vanno fatte. Un’idea che avevamo lanciato era quella di creare un ufficio pubbliche relazioni al quale i cittadini possano segnalare dopo trenta giorni dalla presentazione di una richiesta i ritardi degli uffici così da capire perché in trenta giorni nessuno si è mosso. Il gemellaggio Ora che si sono conclusi gli scambi di chiave, che significato ha avuto il gemellaggio con Saint Lucia e che continuità potrà avere? PANDOLFO: I soldi che abbiamo speso per il gemellaggio sono rimasti quasi tutti al Comune, con l’aula consiliare, le sedie… Io non penso che i gemellaggi possano portare grandi scambi economici e vantaggi reciproci. Un caso particolare è quello della “Charta delle Judeche”, che però, più che un gemellaggio, è una fedeAGORÀ 6 maggio 2000 razione tra comuni e risponde ad altri criteri. Il gemellaggio con Saint Lucia io l’ho visto sotto questo aspetto: in questo comune sono stati sperperati soldi in ogni modo e quegli otto milioni per chiavi e rinfreschi sono stati usati per tentare di dare a S. Lucia un’immagine diversa. Questo paese ha bisogno anche di questo, di costruirsi un’immagine diversa, perché certamente non siamo i numeri uno ma non siamo nemmeno quello che si dice in giro. In fondo la venuta di Fulci e di Odlum non incrementerà gli scambi commerciali, però quegli otto milioni spesi per l’immagine di S. Lucia sono stati spesi bene, per la risonanza che ha avuto l’evento, per la curiosità che ha suscitato, per quelle (poche) persone, anche autorità, che hanno partecipato e che non conoscevano il nostro paese e ci sono tornati dopo con le loro famiglie. Anche queste cose possono servire. Altra cosa è la “Charta delle Judeche” che, dal lato culturale ci permette di partecipare all’incentivazione del dialogo tra i paesi del Mediterraneo, e dal lato pratico ci dà la possibilità di essere soci della Regione siciliana e dello stato d’ Israele, che ha messo a disposizione dei 52 associati alla “Charta” la propria rete commerciale. CIRINO: A questo proposito si è pensato, se si otterrà il finanziamento, di istituire un corso di cucina ebraica e musulmana, che potrebbe essere anche un incentivo per i nostri ristoratori che potrebbero specializzarsi pure in questo tipo di produzione culinaria considerando la forte presenza musulmana nella nostra provincia. La partecipazione e il voto del 2002 Più che di democrazia partecipativa vorremmo farvi parlare di un altro argomento. Nelle prossime elezioni, nel 2002, cosa cambierà, se cambierà qualcosa, nella ricerca del consenso rispetto al 1998? CIRINO: Come segretario dei Ds spero che alle prossime elezioni siano presenti i partiti, perché se, come io penso, i movimenti hanno avuto un’epoca, ora la pale- stra della politica e delle idee devono tornare a essere i partiti. Occorrerà ripulire la mentalità di chi si avvicina a un partito per tornare alla politica delle idee, nella quale, per citare una battuta che non è mia, bisogna seguire delle cose non per quanto ti fruttano ma per quanto ti costa farle. Chi scende in politica non si deve schermire e dire: “io faccio l’amministratore ma non la politica”. Politica non è quella sporca, è quella regolare, delle persone serie. Quindi mi auguro che ci siano presenti partiti, certo con accorpamenti che tengano conto del modello politico nazionale, anche assieme a movimenti che abbiano coerenza nelle idee. PANDOLFO: Per rispondere a questa domanda bisogna partire dal presupposto che noi alle prossime elezioni ci ripresenteremo. Se nel ’98 cercammo il consenso per le cose che volevamo fare, nel 2002 dovremo cercarlo per quello che avremo fatto, se pensiamo di averle fatte bene. A proposito di quello che dice Mimmo Cirino io ho sempre una mia idea personale: quando uno fa il sindaco, amministra tutti e io penso di essermi comportato in questo modo fino a oggi, senza destra e senza sinistra ma preoccupandomi dei bisogni delle persone. Ho fatto pochissime determine e le ditte chiamate a lavorare per il Comune sono state fatte ruotare. Non si possono fare classifiche delle imprese che con noi hanno lavorato di più. Abbiamo evitato il più possibile i lavori di urgenza proprio per invitare tutte le ditte a partecipare alle gare. Se qualcuno vuole tornare indietro a quando bastava essere imprese vicine all’ amministrazione per lavorare, non dovrà darci il consenso. Oggi scrivono i manifesti, ma possono usare solo parole: fatti concreti che dimostrino favoritismi non ce ne sono. L’esempio della commissione edilizia è lampante. Questa amministrazione non ha niente a che fare con ambienti poco chiari, poco puliti. Se qualcuno vorrà tornare indietro, non dovrà darci il con19 TAVOLA ROTONDA senso. La democrazia partecipativa può avere due significati. Per alcuni è solo fare assemblee o magari comizi per dire quanto siamo bravi. Io sono restìo a quest’ultimo tipo di comportamento. Il Comune mi paga due milioni e 600 mila lire netti al mese per fare quello che faccio, non ho bisogno di andare a vantarmi davanti alla gente di quanto sono bravo. Partecipazione per me significa impedire favoritismi, distinzioni tra amici e nemici. A fare la differenza sarà l’adesione o il dissenso verso questo metodo. E non penso che i buoni siano sempre da una parte e i cattivi sempre dall’altra. Formule e schemi non funzionano: se in un paese pensiamo che la sinistra debba sconfiggere la destra, allora vogliamo ridurre a uno schema troppo sintetico e superficiale i problemi reali. Io penso che ci siano non destra e sinistra, ma onesti e disonesti: vediamo se riusciamo a mettere gli onesti tutti da una parte… E Mercadante? Mercadante nel ’98 è stato utile a un gruppo di persone che pensano di essere oneste per vincere. Sarà utile anche la prossima volta? Dipende da cosa farà e cosa chiederà in questi quattro anni. In questi primi due anni cosa ha cercato? Niente a livello di ricatti. Anzi se dovessero esistere atteggiamenti di questo genere non li ammetteremmo, né con lui né con gli altri assessori né con i consiglieri comunali. CIRINO: Escludendo la parte su destra e sinistra, che ovviamente non è distinzione che attiene l’onestà ma la diversità di metodo, quanto ha detto il sindaco conferma l’idea di un partito nuovo che ha interesse dell’altro, di chi ha bisogno. Poi, la partecipazione non è partecipare alle assemblee, partecipazione è interessarsi ai problemi che sono intorno a noi. PANDOLFO: La partecipazione è la volontà di costruire qualche cosa, non riconoscersi in un partito e poi limitarsi a discutere di quanti posti tocchino a me e quanti a quell’altro. Contano le persone che vogliono costruire qualcosa e queste 20 molto spesso non si trovano nei partiti, lì si trovano molte volte persone che vogliono costruirsi una posizione personale. BELLA: Io concordo con il sindaco che la democrazia partecipativa non è fare comizi, però, a distanza di due anni, con un’opposizione che non fa altro che gettarci fango addosso, bisognerebbe informare i cittadini e fare chiarezza. Non tanto per rispondere all’ opposizione, quanto per fare capire alle persone come stanno le cose, per fare capire quello che abbiamo detto qui stasera. PANDOLFO: E a quale scopo? Per ricandidarci tra quattro anni? BELLA: No. Per evitare negli ultimi sei mesi, se decidi di ricandidarti, la rendicontazione che non hai fatto negli anni precedenti. In quel caso sì che daresti l’idea di avere fatto tutto solo per ricandidarti. PANDOLFO: Abbiamo ottenuto finanziamenti e non lo abbiamo scritto sui manifesti… Forse questo è un mio limite. D’ANTONI: Io non sono molto soddisfatto della mia esperienza di consigliere comunale. Il gruppo “Oltre l’Orizzonte” non esiste più e questo è grave per la politica luciese: le persone che sostenevano questo gruppo hanno preso strade diverse, non seguono la politica attiva. Stasera mi è stato detto dal signor Cirino che io non posso collaborare con un assessore… CIRINO: La collaborazione abbiamo appena detto che è interessarsi. D’ANTONI: Ma il nostro progetto qual era? La gente parlava con noi consiglieri, noi ci affiancavamo ai vari assessori per collaborare… Stasera vengo a sapere che tutto questo non esiste. Allora ci siamo presi in giro. Era o non era questo il nostro progetto? PANDOLFO: Ti faccio solo una domanda: quante iniziative hai intrapreso per le quali io non ti ho dato il mio appoggio? D’ANTONI: Da parte tua ho avuto la massima soddisfazione. PANDOLFO: Ma non solo da parte mia. Ora faccio il capo, rinuncio alla democrazia partecipativa, e chiedo a tutti coloro che hanno preso un’iniziativa e l’hanno portata all’attenzione dell’ amministrazione, se l’amministrazione ha negato il proprio appoggio. C’è stato un solo caso di questo genere? Non possiamo nascondere le cose che non facciamo dietro frasi come “Mimmo Cirino mi ha detto…”, “Vaccarino mi ha detto…”. Democrazia partecipativa significa che se tu hai un’idea utile per la collettività e la porti avanti, non c’è sindaco o assessore che ti debba bloccare. E dirò di più: io rimprovero i consiglieri comunali, e ve l’ho det-to nelle riunioni, per le cose che non avete fatto. Eravate liberi ma non vi siete mossi. “Oltre l’Orizzonte” ha vinto una campagna elettorale e alle prossime elezioni, se vorrà presentarsi, dovrà presentarsi “Oltre l’Orizzonte”, se penserà che le cose fatte saranno meritevoli di essere sottoposte al giudizio degli elettori. Domani non dobbiamo cambiare faccia e dire che dovranno votarci perché siamo contro quelli di centrodestra. Il voto andrà cercato solo sulle cose che avremo fatto. Il resto sono artifizi. I partiti devono essere chiari. Non è possibile che persone che stanno nel mio stesso partito, oggi scrivono che sperpero denaro pubblico e domani, solo perché dobbiamo fare il centrosinistra, saranno contenti di stare assieme a me. D’ANTONI: Io personalmente mi sono trovato male in questa esperienza, per questo penso che non mi ricandiderò. Se farò politica, sarà dall’esterno. Un’ ultima cosa che voglio dire è questa: forse ho un modo di fare strano, sono troppo impulsivo, ho un concetto rivoluzionario della politica, ma non per questo ce l’ho con l’assessore Vaccarino, con il sindaco o con la giunta. Un anno fa sono stato l’unico a difendere Vaccarino quando all’interno della maggioranza è stato attaccato. Nei prossimi due anni continuerò a essere fedele al mio schieramento. PANDOLFO: Ma da questo punto di vista non ci sono dubbi. Anzi il gruppo consiliare non ha dato assolutamente problemi all’ amministrazione. E questo è importante: significa che un sindaco, un assessore può dedicare gran parte del suo tempo a fare qualcosa per il suo paese, non a risolvere le beghe interne. BELLA: Non vorrei però che questa massima collaborazione venisse sentita all’ esterno come appiattimento. I contrasti interni ci sono stati, ma sono sempre serviti per crescere e non per sgretolare il gruppo. AGORÀ 6 maggio 2000 I PRELATI CULTURA LA PRELATURA Gli ultimi vescovi di S. Lucia di Libero Rappazzo 62 GUIDO TONETTI. Da Trecate (Novara), dottore in teologia e in diritto canonico, il 25 luglio 1950 venne eletto prelato ordinario e coadiutore dell’ arcivescovo di Messina con diritto di successione. Pastore di straordinaria bontà, si fece da subito amare dal popolo, verso cui si dimostrò sempre premuroso e affettuoso. Una volta la settimana da Messina si portava a S. Lucia e a piedi si recava al Palazzo. Durante il tragitto si intratteneva cordialmente con quanti incontrava sul suo cammino, dispensando un sorriso, una parola buona o una calorosa stretta di mano. E’ stato tra i vescovi più amati dai luciesi, che furono presi da profondo sconforto non appena appresero, il 16 febbraio 1957, che il loro “Guido” era stato nominato vescovo di Cuneo. Il 21 marzo, al tramonto, l’ amatissimo pastore, nella cerimonia di commiato, con la sua bella voce rotta dalla commozione così si rivolgeva ala moltitudine di fedeli adunati nella piazza: “Diletti figli, in questo giorno che segna l’inizio della primavera, mentre fanno ritorno le rondini, io vado via, ma lascio tra voi il mio cuore”. E si commossero pure le pietre. La domenica 31 marzo, in occasione del suo solenne ingresso nella diocesi piemontese, così diceva: “Io non vi posso nascondere che nei giorni scorsi ho pianto di tristezza a causa dei dolorosi distacchi che hanno lacerato il mio cuore. Ho provato tanta amarezza nel lasciare la Sicilia, dopo quasi sette anni di permanenza, ho provato tanto rammarico nel lasciare Messina e la mia prelatura di S. Lucia del Mela … Voi mi consentirete di continuare a ricordarli, i miei messinesi e i miei luciesi; di continuare ad amarli, anche perché vi posso assicurare che il posto che essi continueranno a tenere nel mio cuore, non toglierà nulla all’amore che io devo e voglio avere per voi”. A lui si deve il completamento della strada che oggi porta il suo nome. 63 FRANCESCO RICCERI. Da Biancavilla (Catania), dottore in teologia e AGORÀ 6 maggio 2000 diritto canonico, il 15 marzo 1957 fu nominato prelato ordinario. Nei suoi quattro anni di governo pastorale si distinse per la imponente mole di opere compiute: la costruzione di due nuove parrocchie, della Vergine Addolorata, a Cattafi, e della Madonna della Catena, ad Archi; l’affidamento della parrocchia Sacro Cuore ai padri del Terz’Ordine Regolare e la costruzione del primo e secondo piano del convento; il riammodernamento del palazzo vescovile; interventi di restauro sulle chiese della Cattedrale, dell’Annunziata, di Olivarella, di Gualtieri e di Soccorso; la parificazione prima e poi la statizzazione della scuola media, ecc. Il 15 maggio 1961 fu trasferito a Trapani. Il consiglio comunale, in seduta straordinaria, il 15 giugno 1962 gli conferì per le sue benemerenze la cittadinanza onoraria della città di S. Lucia del Mela. 64 FRANCESCO TORTORA. Dell’ ordine dei Minimi, dottore in teologia e in lettere, nato a Boscotrecase (Napoli). Nel Concistoro del 19 marzo 1962 Giovanni XXIII lo destinò alla nostra prelatura accompagnando la bolla di nomina con tali bellissime espressioni: “S. Lucia è stata resa nota ed illustre dalla sua storia, dalla bellezza delle sue chiese, dalla sentita pietà dei suoi abitanti, ravvivata ognora dallo zelo dei suoi presuli”. Fu consacrato vescovo dal cardinale Ruffini il pomeriggio del 20 maggio nella cattedrale di Palermo, presenti le autorità civili ed ecclesiastiche della nostra città e circa ottocento fedeli provenienti dal territorio della prelatura. Fece il solenne ingresso il 24 giugno 1962, accolto in piazza Milite Ignoto da una folla imponente e da numerose autorità tra cui i l presidente dell’assemblea regionale Stagno d’Alcontres, gli onorevoli Santalco, Celi, Aieni, Germanà, il sindaco di S. Lucia del Mela Francesco Mirabile unitamente ai sindaci degli altri comuni della prelatura, di San Pier Niceto e del vice sindaco di Milazzo. Mentre monsignor Tortora ringraziava per le calorose accoglienze tributategli, una miriade di luci colorate illuminavano il colle Makkarruna, il castello, la cattedrale, il palazzo vescovile, il palazzo del Comune, le vie e le piazze. Il 21 ottobre 1972 venne nominato vescovo di Locri – Gerace dopo quasi dieci anni di governo pastorale in cui eccelse nelle doti di bontà e di zelo. Viene ricordato con nostalgia poiché fu l’ultimo vescovo – prelato con residenza stabile a S. Lucia. L’8 novembre 1972 la Santa Sede nominava amministratore apostolico (a motivo di ciò non viene inserito nell’elenco del prelati ordinari), di S. Lucia del Mela e di Lipari, che nel frattempo s’era resa sede vacante, monsignor Salvatore Di Salvo da Zafferana Etnea (Catania). Laureato in diritto canonico nella Pontificia Università Lateranense, fu consacrato vescovo il 21 dicembre 1968, ausiliare dell’arcivescovo di Rossano Calabro e, in un secondo tempo, dell’ arcivescovo di Reggio Calabria. E’ stato un pastore molto attivo e assai vicino alla gente umile. Spesso sostituiva con semplicità i parroci nel loro ministero pastorale. Amò molto i giovani, per i quali erano sempre aperte le porte del Palazzo, scendeva nelle piazze a intrattenersi con loro e non era raro vederlo al campo sportivo assistere a un incontro di calcio. Il 20 dicembre 1976 Paolo Dal 1950 a oggi si sono succeduti cinque vescovi. L’ultimo a risiedere nel palazzo vescovile è stato monsignor Tortora, fino al 1972. Da Guido Tonetti a Giovanni Marra, rassegna degli ultimi prelati luciesi e di un insolito amministratore apostolico: monsignor Salvatore Di Salvo 21 CULTURA I PRELATI VI trasferiva monsignor Di Salvo alla va arcivescovo della nuova circoscrizione ve e segretario generale del Vicariato. sede di Nicosia ed egli apprendeva la no- ecclesiastica sorta dall’unione all’arcidio- Nominato arcivescovo ordinario militare tizia della nomina mentre predicava per la cesi di Messina della diocesi di Lipari e il 14 novembre 1989, è stato eletto alla novena di Natale in una contrada delle della prelatura con la denominazione di chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del campagne di Lipari. Messina – Lipari – S. Lucia del Mela. I Mela il 17 maggio 1997. Il 21 giugno 65 IGNAZIO CANNAVÒ. Da Fiume- luciesi sono particolarmente grati a mon- faceva il suo solenne ingresso in diocesi. freddo di Sicilia (Catania). Contestual- signor Cannavò per avere avviato il pro- L’ “Osservatore Romano” nella stessa mente alla nomina di monsigiornata dedicava un’intera gnor Di Salvo a vescovo di pagina allo storico avvenimenNicosia venne nominato prelato. Domenica 3 agosto il nuoto di S. Lucia del Mela. Convo arcivescovo faceva la sua seguì la laurea in filosofia nel prima visita a S. Lucia del 1948 e in teologia nel 1953 Mela. Ad attenderlo in piazza presso la Pontificia Università Milite Ignoto le autorità e una Gregoriana. Venne consacrato folla festante. La banda musivescovo il 13 dicembre 1970 cale, gli spari, lo scampanio nella cattedrale di Acireale dal festoso di tutte le chiese hanno cardinale Carpino, arcivescovo voluto esprimere ancora una di Palermo, con la partecipavolta l’affetto che unisce da zione di tutto l’episcopato sicicirca otto secoli questa nostra liano. Monsignor Cannavò città al proprio pastore. Lungo cominciò il suo ministero epiil percorso verso la cattedrale, scopale come ausiliare nella l’arcivescovo si è fermato più diocesi di Acireale. Il 14 febvolte a salutare i fedeli, accabraio 1976 venne trasferito a rezzare i bambini, confortare Messina come vescovo coagli ammalati e gli anziani. La diutore con diritto di succescittà era sfarzosamente illumisione dell’ arcivescovo Frannata per l’imminente festività cesco Fasola. Il 20 dicembre della Madonna della Neve. E dello stesso anno venne nomiproprio il 5 agosto, durante il nato da Paolo VI prelato di S. solenne pontificale, monsignor Lucia, dove fece il solenne Marra ai piedi della Nivea ingresso il 14 gennaio 1977. Madonna dava un segno tangiE’ alquanto singolare il fatto bile del suo affetto e della sua che, avendo ricevuto l’ordinapremura nei confronti della zione episcopale il giorno di comunità luciese nominando santa Lucia, la prima sede veparroco dell’Annunziata come scovile da titolare di monsisuccessore del compianto pagnor Cannavò sia stata la predre Gaetano La Spada, padre latura che porta il nome della Paolo Impalà. Possiamo affersanta siracusana. Toccante il mare che scelta più felice non suo discorso, sulla missione poteva essere fatta, in quanto che era stato chiamato a comil giovane parroco ha ripagato piere, ai fedeli che gremivano degnamente la fiducia del pala cattedrale, presenti gli ecclestore con la sua incessante e siastici distintisi nel tempo per L’ingresso del palazzo vescovile di S. Lucia del Mela, zelante azione ministeriale per essere stati strenui assertori dei sede della Prelatura una sempre maggiore crescita diritti della prelatura: padrae spirituale della porzione del poGiovanni Parisi, monsignor Salvatore cesso di beatificazione di monsignor An- polo di Dio che gli è stata affidata. Ciò è Cambria, monsignor Vito Guidara, il can- tonio Franco. un’ulteriore prova che la nostra prelatura celliere della Curia monsignor Dionigi 66 GIOVANNI MARRA. Nato a Cin- può vantare un grande intercessore in quefrondi (Reggio Calabria), venne ordi- cielo, il più santo tra i suoi prelati: monsiScoglio. Subito dopo la benedizione finale, nel nato sacerdote il 19 settembre 1953. E’ gnor Antonio Franco. palazzo comunale, durante una breve ceri- stato a servizio della Santa Sede nella (4 – fine) monia l’amministrazione comunale offrì curia romana dal 1960 al 1986. Ricevuta l’ordinazione episcopale il 28 giugno 19al nuovo vescovo un artistico calice. (La cronologia dei prelati è stata tratta Nel 1986, in seguito al riordino delle dio- 86, è stato eletto vescovo ausiliare di Roda La Prelatura Nullius di S. Lucia del cesi italiane, monsignor Cannavò diveni- ma per le attività pastorali e amministratiMela di monsignor Cambria) 22 AGORÀ 6 maggio 2000 PRIMO MAGGIO CULTURA 114 ANNI FA NEGLI STATI UNITI Primo maggio, festa del lavoro Un ricco patrimonio storico e ideale del movimento operaio che non può andare disperso di Santo Brunetta I L PRIMO MAGGIO È UN MOMENTO IMPORTANTE della storia del movimento operaio internazionale. Col passare degli anni, però, esso ha perso buona parte dei suoi connotati originari. Oggi, infatti, sono in molti a considerare tale data semplicemente come occasione per compiere una scampagnata (primo maggio = lunedì di Pasqua). Ciò è avvenuto non tanto perché sono trascorsi 114 anni dai tragici fatti che l’hanno determinato e il tempo che scorre, solitamente, travolge un po’ tutto, ma perché così hanno voluto (e ci sono quasi riusciti) le classi dominanti, con la complicità di un certo sindacato dei lavoratori e di una certa sinistra, i quali, da un certo tempo ormai, ci hanno fatto ben intendere di non possedere più un’anima (rivoluzionaria e di classe). E se oggi il mondo del lavoro non è nelle condizioni di andarea vanti (anzi spesso è costretto a ripiegare), ciò è potuto avvenire semplicemente perché sindacato e sinistra hanno perso la memoria (storica) e, di conseguenza, sono venuti meno all’espletamento del proprio ruolo. Ritengo pertanto che oggi una seria riflessione si imponga nel sindacato e nella sinistra. Al passato glorioso del movimento operaio occorre, a mio avviso, far ricorso per andare avanti verso un domani migliore, continuando così il cammino che altri, prima di noi, hanno intrapreso. Il passato non si cancella. Il presente è il prodotto del passato. Senza passato non vi potrà essere né presente, né futuro. E il domani, se vogliamo che sia migliore, ce lo dobbiamo costruire noi con le nostre mani e con la nostra intelligenza, altrimenti saranno altri a realizzarlo, secondo logiche diverse che fanno a pugni con l’interesse del mondo del lavoro. Facciamo in modo di non essere così sciocchi da affidare (per quanto concerne la realtà nostra italiana) al “Cavalier Berlusca” (l’uomo più ricco d’Italia) l’incarico di stabilire lui quello che dovrà essere il futuro nostro e dei nostri figli. Coloro che sono economicamente potenti (quelli che stanno dall’altra parte) hanno anch’essi un loro modello (di sviluppo della società) e vorrebbero addirittura che glielo costruissimo noi (“Voi vi immaginate uno Stato ideale, e noi operai dovremmo fabbricarvelo. Noi sempre gli esecutori, e voi sempre i dirigenti, eh?”. Bertolt Brecht, Diario di profughi). Cerchiamo adesso di prendere in esame (evidentemente con una certa approssimazione storica) i fatti da cui è scaturita la Festa del lavoro. I L PRIMO MAGGIO DEL 1886 AVVENIVANO IN AME- rica, a Chicago, i tragici fatti che dovevano dar corso alla festa internazionale del lavoro. In questo giorno si vuole rievocare il sacrificio degli otto compagni dirigenti operai condannati alla forca. Per quella data era stata indetta una grande AGORÀ 6 maggio 2000 manifestazione operaia per porre all’attenzione delle autorità l’esigenza, molto avvertita, di ridurre a otto ore la giornata lavorativa. I padroni delle fabbriche, al fine di aumentare sempre di più i loro profitti, imponevano una giornata lavorativa molto lunga: lasciavano ai lavoratori solamente poche ore per dormire. Questo tipo di sfruttamento disumano portava non solo all’esaurimento fisico e psichico del lavoratore, ma anche alla morte precoce: non c’è da meravigliarsi che negli anni 1880 la vita media degli operai operanti nella realtà di cui ci stiamo occupando non superasse i 30 anni. A tale riguardo, nel primo volume de Il Capitale, Marx documenta i tragici effetti di tale bestiale sfruttamento sulla vita dei lavoratori e anche su quella dei fanciulli e delle donne. Nella realtà americana di quel tempo, un’ impressionante descrizione delle condizioni estremamente pesanti a cui erano costretti a sottostare i figli dei proletari occupati nel settore produttivo viene fatta, nel 1881, da S. Gompers, al primo congresso della Federazione delle Trade Unions del sindacato dei lavoratori del tabacco: “Ho visto bambini di sei, sette e otto anni che nel bel mezzo di una stanza piena di polvere e di fango erano intenti a sfogliare il tabacco. Erano bambini piccolissimi, pallidi, con sul volto un’aria preoccupata, bambini che lavoravano con le loro manine dall’alba al tramonto… Quando chiesi loro quante ore lavorassero ogni giorno non mi capirono, non potevano capirmi… La stanchezza e il sonno erano spesso più forti di loro, per cui si addormentavano su una balla di tabacco”. Il basso salario percepito dai capifamiglia spingeva inevitabilmente a lavorare anche la moglie e i figli di questi ultimi. I guadagni ottenuti grazie al lavoro femminile e minorile ammontavano negli Usa negli anni 1880 a quasi il 33 per cento del bilancio familiare. “Prima – scrisse Marx – l’operaio vendeva la propria forza lavoro della quale disponeva come persona libera formalmente. Ora vende moglie e figli”. Il primo maggio del 1886, com’era stato stabilito, segnò l’inizio di una manifestazione generale del proletariato americano. Nonostante la mancanza di una direzione unitaria, la lotta assunse subito carattere di massa. Un apporto, non trascurabile dal punto di vista numerico, veniva dato alla manifestazione dai tanti senza lavoro. La chiusura di diverse fabbriche aveva in quegli anni contribuito a far crescere il numero dei disoccupati. “Oggi – scrisse un testimone di quegli avvenimenti – per tutto il nostro Paese si aggirano armate di pellegrini senza casa, centinaia di migliaia, se non addirittura milioni di uomini. Cercano invano un lavoro… E tra chi lavora, un’occupazione garantita e permanente è un’eccezione”. I “vagabondi”, come li chiamò la stampa capitalista, ma in realtà erano disoccupati ridotti alla fame, costretti a girare per il Paese in cerca di fonti di sostentamento. Giornali di singoli gruppi socialisti e di gruppi anarcosindacalisti si occupavano, in quel tempo, di diffondere tra gli 23 CULTURA PRIMO MAGGIO operai la propaganda socialista. Tra i più attivi organi di propaganda in lingua inglese il primato spettava al settimanale “Alarm”, diretto da Parsons. Parlando degli scopi del suo giornale egli sottolineava che questo si proponeva di aiutare l’umanità a liberarsi dal giogo dell’ingiustizia, “dando la possibilità a chiunque si trascinasse nelle catene dei monopoli di portare il suono di queste catene sulle pagine dell’ “Alarm”. La manifestazione del primo maggio si faceva così carico del diffuso malessere collettivo. Ora, per meglio comprendere gli accadimenti successivi, occorre tenere conto che allora sia le forze dell’ordine, sia i giudici erano al soldo dei padroni. La manifestazione del primo maggio si svolgeva, come nelle intenzioni degli organizzatori, in maniera pacifica. A un tratto, senza che ve ne fosse l’esigenza, avveniva la carica da parte della polizia. Nella confusione generale veniva lanciata sulla folla una bomba e la polizia interveniva con le armi. alla fine si contavano morti e feriti. Responsabili degli incidenti sono stati accusati (in numero di otto) gli organizzatori operai. arrestati e trascinati in tribunale, essi si difesero con grande dignità, respingendo ogni addebito. Al processo, nonostante l’accusa non avesse potuto dimostrare che essi erano stati i lanciatori della bomba (episodio assai strano in quanto semmai uno solo di loro e non otto avrebbe potuto Gli impiccati di Chicago 24 AGORÀ 6 maggio 2000 lanciare la bomba), i giudici (di cui abbiamo parlato prima) decisero di condannarli ugualmente, con la motivazione che trattandosi di anarchici dovevano essere considerati capaci di compiere un simile atto. Furono pertanto condannati alla forca, passando così alla storia come gli “impiccati di Chicago”. La Festa del lavoro fu deliberata dal congresso di Parigi del 1889 che fondò la Seconda Internazionale. In tale occasione fu stabilito: “Sarà organizzata una grande manifestazione internazionale a data fissa, per modo che in tutti i paesi e in tutte le città, contemporaneamente, in uno stesso giorno prestabilito, i lavoratori pongano ai Poteri pubblici la condizione di ridurre legalmente a otto ore la giornata di lavoro. I lavoratori delle diverse nazioni organizzeranno questa manifestazione nelle condizioni che sono loro imposte dalla situazione sociale dei loro paesi … Visto che una manifestazione simile è stata già indetta per il primo maggio del 1890 dall’American Federation of Labour, questa data è adottata per la manifestazione universale”. Il primo maggio è, dunque, una data da non dimenticare. Si tratta di una ricorrenza dai connotati rivoluzionari in cui gli oppressi di tutto il mondo, senza distinzione alcuna, si riconoscono fratelli e compagni di lotta, attraverso una solidarietà (internazionalismo proletario) che travalica i confini nazionali per abbracciare il mondo intero.