Agorà
ANNO III N. 3. 6 MAGGIO 2000. 2.500 LIRE
AGORÀ 6 maggio 2000
1
IENA RIDENS
Mi prude l’ano:
odore di corpa
Investito da una valanga di polemiche, il nostro megacollaboratore di Aci San Crispello si sente oberato
dall’obbligo di difendersi a tutti i costi. “Una cosa mi
preme che vi devo dire – ha detto al nostro direttore in
privato, durante una cena di lavoro – spero che abbiate
squaglio”
di Mino Sproporzionato
B
UONASERA A TUTTI, O
popolo di teste di brioscia.
Rieccomi qua che vi porto una
ventata di scaltrenza e di
alfabetismo intellettuale, avanti che
simpicate. Cercate di riprendervi
nell’aria, altri catapasmoni che non
siete altro: non è che ogni volta devo
venire io per svegliarvi dalle bombe;
dovete cercare di essere voi un po’ più
sospiratelli, se no non ci trovo neppure
l’ospizio di calarvi la facciata, con la
mia gran classe di professore
scientifico gironalaio che possiedo nel
mio cervello. Patti chiari e buttate
sangue. Ma torniamo a noi.
Vi scrivo innanzituttamente per fare un
po’ di chiarezza intorno a voi, e per
cercare di dire a tutti quelli che ce
l’avete con me che state andando nello
zappato. State prendendo busciche per
lanterne, altri intronati, perché io non
ho mai fatto male a nessuno. Ve lo
ingiuro sul vostro sindaco storto.
Andiamo per ordine.
Io me la prendo con il vostro sindaco
perché è più forte di me stesso e mi
viene spontanio caricargli la sorba,
perché è troppo nacchio e indifeso. Ma,
in fondo, io lo rispetto: l’altra volta,
tanto per dirne una, era venuto il capo
dei minorati nel mio studio privato e mi
aveva detto in tutta confidenza che era
pronto, con tutti i suoi sudditi minorati,
a fargli una bucata al sindaco, qualche
domenica sera che lui passeggia avanti
alla banca; e allora io gli ho detto di no,
e loro a tipo che insistevano, e io gli ho
ridetto di no, e loro a tipo che
2
continuavano a insistere, e io gli ho
ridetto ancora di no, e loro a tipo che
continuavano a insistere, allora ho
afferrato una sedia in potere, l’ho
sollevata in aria e gliel’ho lasciata
correre nel commale del capo
minorato. Gli hanno dato venti punti
nel cervello, ma hanno detto che tutta
la caniglia che c’era non la potevano
levare in una volta sola perché era
sbarroante, per la marina; e quella non
era certamente colpa mia. Avete
capito? Che vi pare, che sono un tinto,
io? Quando ci vogliono sono meglio
che andare di corpo, ma quando no…
Comunque, ho incontrato, l’altro
giorno, all’assessore delle bilance del
vostro paese: per tutte le buffe della
colla, ma che è libero streuso? Peggio
che mangiar di notte… L’ho visto e
questo mi guardava, io camminavo per
i fatti miei e questo mi guardava, io
prendevo per un lato e questo mi
guardava: alla fine ho guardato se
avevo il maiazene sessuale aperto, ma
era tutto apposto. E allora perché mi
guardava, altro storto che non è altro?
A leggigli in quei libri…
Un’ultima cosa; l’altro giorno mio gran
comparello segretario dei Diesis del
vostro paese mi ha telefonato nello
studio; da quello che ho riuscito a
capirgli mi ha detto che qualcuno gli ha
fatto la niezione e gli ha comparso il
bozzo e ora devo andare io a risolvergli
la problematica. Questo, vedete, mi
rattrista e mi ustiona.
Sono Sproporzionato, e voi lo sapevate.
La bacheca
delibere di giunta
GIUNTA DEL 30/3/2000
49 Approvazione progetto di lavori
socialmente utili avente obiettivi di
carattere straordinario per l’utilizzazione
di 28 lavoratori prioritari di cui all’art. 7
commi 2 e 3 della legge regionale 21/12/95 n. 85.
Si tratta di una proroga non superiore a
sei mesi per gli ex “articolisti”, che continueranno a essere impiegati in attività di
supporto agli uffici comunali. Sul bilancio comunale graverà una spesa di
1.350.000 lire.
50 Autorizzazione al sindaco a resistere nel giudizio promosso innanzi
alla Corte d’appello di Messina dai
signori Riz Carmelo e Riz Franco.
Nomina difensore degli interessi del Comune.
La causa riguarda un esproprio. I firmatari del ricorso chiedono l’annullamento
della sentenza del Tribunale di Barcellona n. 2/99 che ha riconosciuto la legittimità dell’esproprio. La giunta ha impegnato la somma di un milione di lire come acconto per le spese legali.
GIUNTA DEL 11/4/2000
51 Elezioni referendum popolari del
21 maggio 2000. Impegno e assegna-
zione somme per allestimento seggi, spazi elettorali e trasporto handicappati.
Spesa complessiva 1.700.000 lire.
52 Referendum popolari del 21
maggio 2000. Determinazione degli
spazi destinati alle affissioni per la propaganda da parte dei partiti o gruppi politici, dei promotori e dei fiancheggiatori.
Le ubicazioni sono in piazza Duomo, via
Marconi e piazza IV novembre
(propaganda diretta); piazza Duomo, via
Garibaldi e piazza IV novembre
(propaganda indiretta).
53 Intervento straordinario di emergenza nel settore igienico-sanitario.
L’intervento consiste nella pulitura delle
caditoie stradali di raccolta acque bianche e dei pozzetti fognari intasati, nella
pulizia straordinaria delle erbacce di tutte
le strade e muri del centro storico, nella
sostituzione di alcune caditoie non funzionanti. Assegnata la somma di 35.199.504 lire.
54 Contributo soggetto in caso di
bisogno. 450.000 lire.
AGORÀ 6 maggio 2000
Sommario
sabato 6 maggio 2000
Agorà
periodico di politica
attualità cultura
Direttore responsabile:
Giuseppe Spadaro
COPERTINA
4
I LOCALI DI PROPRIETÀ DEL COMUNE. Immobili in crescita
5
E il centro diurno per anziani cambia pelle
POLITICA
8
10
Redazione: via Garibaldi, 19
98046 S. Lucia del Mela
Editore: associazione culturale Girasole
Presidente Francesco Carrozza
Via Garibaldi, 19 S. Lucia del Mela
Stampa: Girasole via Garibaldi, 19 S.
Lucia del Mela
Abbonamenti:
12 numeri L. 24.000
Il versamento va effettuato sul conto
corrente postale n. 16092983 intestato a
Associazione culturale Girasole via
Garibaldi 19 — 98046 S. Lucia del Mela
Arretrati:
Versamento sul c. c. p. n. 16092983
intestato a Ass. Girasole, specificando
nella causale i numeri richiesti
Le opinioni espresse nei testi
pubblicati impegnano solo gli autori
dei medesimi
Reg. Trib. Barcellona n. 32/98
Anno III numero 3
6 maggio 2000
CONSIGLIO COMUNALE. Finisce a colpi di mafioso
Lino Calderone e i predatori dell’arca (da tempo) perduta
La pagellina
PREVENZIONE. S. Lucia si dà alla protezione civile
SPECIALE
11
TAVOLA ROTONDA CON GLI AMMINISTRATORI. I nostri
primi due anni
CULTURA
21
23
LA PRELATURA. Gli ultimi vescovi di S. Lucia di Libero Rappazzo
PRIMO MAGGIO. La festa del lavoro di Santo Brunetta
RUBRICHE
2
6
7
IENA RIDENS. Mi prude l’ano: odore di corpa
LA BACHECA. Delibere di giunta
BLOCK NOTES. 19 contratti di diritto privato per gli
articolisti / Penso questo e il suo contrario / Prusst: secondi
dietro Siracusa / Il Coreco approva il bilancio di previsione /
Ds, visita del segretario provinciale / Manifesti, Primo maggio
sì, 25 aprile no /Lui non dorme. E piglia pesci
IL DIBATTITO. Dove scritto è…
NEL PROSSIMO NUMERO
Piano regolatore generale: le delibere approvate dal
consiglio comunale
Documenti: la relazione conclusiva del Centro di
aggregazione giovanile
In edicola a L. 2.500
Copie arretrate L. 3.000
Chiuso in redazione il 5 maggio 2000
Garanzia di riservatezza:
L’editore garantisce agli abbonati che i
loro dati personali non saranno
comunicati a terzi o altrimenti diffusi, in
conformità alla legge 675/96
AGORÀ 6 maggio 2000
3
COPERTINA
I LOCALI DI PROPRIETÀ DEL COMUNE
Immobili in crescita
di Filippo De Mariano
Dopo il
trasferimento di
alcuni uffici
comunali nel
palazzo dei servizi
sociali in via Pietro
Nenni, altri locali di
proprietà del
Comune si sono resi
disponibili per
ospitare servizi. Le
novità più
importanti
riguardano la
guardia medica e il
centro diurno per
anziani
4
L’
opposizione non ci ha pensato più di tanto a usarlo
come argomento di polemica. E certo questa scelta
non ha suscitato molto interesse.
Il trasferimento di alcuni uffici comunali nel palazzo per i servizi socioculturali di via Pietro Nenni propone
il tema dei locali di proprietà del Comune e dell’uso che
ne viene fatto. Partendo proprio dall’ “ultimo nato” è possibile fare una ricognizione delle proprietà immobiliari del
Comune. Da quelle esistenti a quelle in costruzione.
PALAZZO SERVIZI SOCIALI. Da eterna incompiuta
che era, negli ultimi sei mesi ha ospitato una serie di manifestazioni di rilievo, ha finalmente permesso al Comune
di avere una sala consiliare, senza dovere più chiedere
ospitalità a scuole o parrocchie, e, da qualche settimana, è
sede di alcuni uffici. Il che significa che, ora, anche i cittadini possono considerarlo “aperto”. Non del tutto, però,
perché restano da completare gli ultimi due piani.
I lavori per la realizzazione dell’edificio erano stati affidati alla ditta “Eurocentrale” di Roma, che di lì a pochi anni
fallì. Tra il ’97 e il ’98 l’amministrazione Calderone decise di rescindere il contratto in danno dell’impresa (quel
contenzioso, però, non si è ancora concluso – vedere servizio a pag. 11) e di procedere all’appalto per il completamento
dello stralcio di lavori finanziato. Questo venne completato, ma
da allora nessun finanziamento è stato concesso per la prosecuzione dei lavori. Così, con alcune sequenze di delibere la giunta
Pandolfo ha proceduto al collaudo amministrativo dei lavori già
eseguiti, ha disposto la rifinitura di alcuni locali e ha acquistato
gli arredi necessari.
La prima “infornata” di provvedimenti dell’ esecutivo coincide
con la visita del ministro degli esteri di Saint Lucia George Odlum. Il 3 settembre l’ingegnere Francesco Bella riceve l’incarico per il collaudo amministrativo dello stralcio (il
primo e fino a oggi unico) di lavori finanziati. Nella seconda metà di quello stesso mese si dà avvio ai
lavori per la tinteggiatura, la pulizia e la illuminazione del piano terra. Inoltre vengono acquistate
cento sedie in metallo per il pubblico, che
“integreranno” la gradinata, e venti poltroncine per
le autorità. Spesa di questi primi accorgimenti: 31
milioni di lire.
Odlum se ne va e l’ amministrazione pensa a rifinire con lo stesso metodo anche il primo piano. Il 2
dicembre destina quattro milioni e 100 mila lire per l’illuminazione e sei milioni e 800 mila lire per la tinteggiatura delle stanze di quel piano. Quindici giorni dopo, il 17 dicembre, altri sette
milioni sono stanziati per chiudere con dei pannelli in alluminio
alcuni varchi delle pareti interne: in questo modo vengono ricavati ambienti più piccoli e funzionali a ospitare gli uffici che vi
Sopra, il palazzo dei
servizi sociali di via
Pietro Nenni, nuoa
sede, fra l’altro del
comando di polizia
municipale. Sotto, la
piazza Milite Ignoto,
dove invece si trovava
la precedente sede
AGORÀ 6 maggio 2000
COPERTINA
saranno destinati. L’ultima delibera che
riguarda il palazzo di via Pietro Nenni è
del 18 gennaio: altri quattro milioni e 300
mila lire vengono assegnati per la fornitura e la collocazione di altre lampade.
I locali del primo piano sono pronti. Con
una determinazione del 6 aprile, il sindaco stabilisce il trasferimento nel palazzo
degli uffici dell’area economicofinanziaria (quindi, ragioneria e ufficio
tributi), del comando di Polizia municipale, della biblioteca comunale e dell’archivio storico. Con questo provvedimento si
avvia un vero e proprio “effetto domino”
su altri locali di cui il Comune è proprietario.
COMANDO DI PIAZZA MILITE IGNOTO. Con il cambio di sede del comando
di Polizia municipale e della biblioteca, il
locale di piazza Milite Ignoto resta vuoto.
Proprio quest’ultima scelta può suscitare
qualche perplessità. Infatti, un ufficio
come quello dei vigili urbani aveva avuto
fino a oggi un’eccellente collocazione,
proprio al centro del paese e nel tratto di
strada che, nelle ore di punta, presenta più
traffico. Insomma, i vigili avevano da
svolgere una parte importante del loro
lavoro proprio davanti alla porta. Ora
invece si trovano in una posizione più
decentrata, che può creare qualche disagio
ai cittadini che devono rivolgersi a esso.
Quanto al locale di piazza Milite Ignoto,
per il momento resta inutilizzato. Entro
breve tempo, però, vi dovrebbe trovare
sistemazione la guardia medica. Così almeno si sono accodati il Comune e la Asl.
E’ indubbio che si tratterebbe di una soluzione vantaggiosa per tutti. La guardia
medica finalmente troverebbe una collocazione stabile e strategicamente comoda.
I cittadini, specie quelli della parte alta
del paese, non sarebbero più costretti agli
spostamenti disagevoli del passato (specie
nell’ultimo anno, da quando l’ufficio sanitario si trova addirittura in via Cimitero).
L’EX ASILO DI VIA GARIBALDI. I locali
che fino a poche settimane fa hanno ospitato l’ufficio tributi e (si fa per dire) l’archivio storico, ora sono completamente
vuoti. Restano aperti solo un giorno alla
settimana per la minima attività di rappresentanza che l’ufficio circoscrizionale del
lavoro svolge a S. Lucia.
Se per l’immobile di piazza Milite Ignoto
un nuovo e sempre importante utilizzo
sembra vicino, per questi locali la sorte
sembra più incerta. La parrocchia dell’
Annunziata ha chiesto al sindaco la possibilità di utilizzare alcune stanze per il
catechismo, ma è chiaro che si tratterebbe
comunque di una soluzione di tono minore. Il che, per certi versi, è anche inevitabile. Quell’immobile, anche piuttosto
grande, si trova in un punto del paese che
ha perso qualsiasi ruolo. Lì si trovava la
prima scuola materna che è stata chiusa in
seguito al decremento della popolazione.
Lì, soprattutto, quando operava l’ufficio
tributi nascevano grossi problemi per la
circolazione stradale, specie in alcuni
periodi dell’anno (ad esempio, quelli in
cui i contribuenti ricevevano le bollette di
acqua e spazzatura e andavano in quell’ufficio per reclamare). La pessima viabilità della zona, insomma, costringe a
“pensare in piccolo” per quell’immobile.
Le novità più significative, comunque, si
preparano per il centro diurno anziani
(vedere scheda in questa pagina), mentre
la sede di riferimento del Comune resta
quella di piazza Duomo. A essa bisogna
rivolgersi per i documenti anagrafici e per
tutto ciò che è di competenza dell’ufficio
tecnico, del settore servizi sociali e della
segreteria.
E il centro diurno per anziani cambia ancora pelle
OSPITERÀ UN PROGETTO PER DISABILI PSICHICI
C
omune e Asl insieme per creare un centro di
accoglienza per disabili psichici. E’ questa l’iniziativa promossa dall’ assessore ai servizi sociali
Santino Vaccarino che potrà aprire una nuova stagione per il centro diurno anziani. Dopo quella dei
vari centri sociali e l’altra, ancora in pieno dispiegamento, contrassegnata dalla presenza della guardia
medica e della banda musicale Michele Randisi, il
centro – per il quale è stato anche chiesto il finanziamento per completarne i lavori (vedere servizio
a pagina 11) – si aprirà ai disabili psichici.
Si sono svolte già due riunioni con le cooperative
che operano nel settore e con l’Asl, dalle quali è
emersa la disponibilità dell’azienda diretta da Poli a
completare la struttura con le attrezzature necessarie a ospitare il centro. Il personale specializAGORÀ 6 maggio 2000
zato per la gestione dell’ attività sarebbe messo a
disposizione dalla stessa Asl. Esso si occuperebbe
di una serie di interventi che riguardano la fase di
prima accoglienza dei disabili psichici.
In particolare è prevista la creazione di un centro
diurno propriamente rivolto ai disabili, di una sezione riservata ai prelievi e di un consultorio che
svolgerebbe attività informativa e di assistenza psicologica. Un’ associazione di Milazzo, la “Amici per
caso”, composta da disabili psichici, dovebbe gestire alcune attività all’ interno del centro diurno, fra
cui un piccolo bar.
Comunque, tutto resta sul piano della programmazione. L’accordo con l’Asl deve essere ancora perfezionato.
5
Block notes
fatti e personaggi
UFFICI COMUNALI
CARMELO BELLA
19 contratti di diritto privato
per gli articolisti
Penso questo
e il suo contrario
A
C
nche per gli ex articolisti del comune di S. Lucia del Mela è
arrivato il momento della stipula dei contratti di diritto privato
che consentirà la prosecuzione in un clima meno incerto del loro
rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione. Sono 19 gli ex
articolisti che usufruiranno di questi contratti. Essi continueranno a
essere impiegati in attività di supporto agli uffici comunali, ma rispetto al passato si vedranno riconosciuto un profilo giuridico in
tutto identico a quello degli impiegati comunali. Quanto alle ore di
lavoro e allo stipendio i contratti non prevedono nessuna novità di
rilievo: quattro ore al giorno di lavoro, dieci per cento della retribuzione a carico del bilancio comunale e la restante parte di competenza della Regione siciliana. Le eventuali ore di straordinario saranno
interamente retribuite dal Comune.
PRUSST
Secondi dietro
Siracusa
L
a graduatoria finale dei Prusst (piani
di riqualificazione urbanistica e sviluppo sostenibile del territorio) presentati
in Sicilia promuove il Prusst Valdemone,
che è stato valutato come il secondo migliore progetto presentato. Un punteggio
più alto è stato ottenuto solo dal Prusst di
Siracusa. Nel piano Valdemone è compreso anche il consorzio del comuni tirrenici
di cui fa parte S. Lucia del Mela, che è
anche comune capofila per i beni culturali. Vista la valutazione conseguita, la possibilità che il Prusst venga finanziato appare ora meno improbabile.
armelo Bella deve avere qualche problema con le sue
idee. Solo così si spiegano le sue mutevoli prese di posizione sulla questione del raddoppio dello stipendio del sindaco. A novembre dichiarò a questo giornale: “Se la legge gli
consente questa possibilità, è giusto che lo faccia”. E affermazioni analoghe ha pronunciato in consiglio comunale la
sera del 29 febbraio. Ora, però, pare abbia cambiato idea, se
è vero che il suo nome campeggia tra i firmatari del manifesto del gruppo di minoranza nel quale si sostiene che il raddoppio dello stipendio è “ingiustificato” dal momento che il
sindaco “non si trova né nella condizione di lavoratore dipendente in aspettativa senza retribuzione, né in quella di lavoratore non dipendente”.
le rigettando le osservazioni formulate
dall’opposizione consiliare.
DS
Visita del segretario
provinciale
N
PESCA E RECORD
icola Bozzo, segretario provinciale
dei Democratici di Sinistra, visiterà
venerdì 5 maggio la sezione di S. Lucia
del Mela del partito.
A riceverlo ci sarà il segretario di sezione,
Mimmo Cirino, e i tesserati luciesi del
partito, con i quali Bozzo discutere di
temi di politica nazionale e locale.
FESTE E MANIFESTI
RICORSI
Il Coreco approva
il bilancio di previsione
I
l ricorso contro l’approvazione del bilancio di previsione 2000 presentato dal
gruppo di minoranza non ha avuto effetto.
Il Coreco di Palermo, infatti, venerdì 21
aprile ha approvato il documento contabi-
6
Primo maggio sì,
25 aprile no
C
l’Italia repubblicana. Per il primo maggio,
invece, un manifesto ha ricordato la triade
“democrazia-lavoro-solidarietà” e annunciato un’ esibizione della banda musicale
Michele Randisi per l’ occasione.
Anche noi, nel nostro piccolo, revisioniamo. Male.
i sono ricorrenze e ricorrenze. Almeno così deve pensarla l’ amministrazione comunale. Che ha fatto passare sotto silenzio il 25 aprile, cioè il 55° anniversario della liberazione dell’ Italia dall’
occupazione tedesca. Niente di niente per
una data fondamentale nella nascita del-
Lui non dorme.
E piglia pesci
I
l più bravo pescatore della zona. E,
paradosso non di poco conto, cittadino
di S. Lucia del Mela, un comune collinare. E’ Mimmo Piccolo, “il professore”
per gli amanti del settore, o, più semplicemente, per gli appassionati della pesca,
che si radunano sulla spiaggia di Giammoro a tirare in acqua l’amo. Gli esperti
del settore chiamano questo “sport” col
termine di “spinning”. “Non è del tutto
esatto” ci ha confidato Piccolo. “La mia è
una tecnica un po’ diversa, più particolare…”. Comunque sia, il nostro
“campione” si è guadagnato uno spazio di
tutto rispetto su una rivista specializzata,
“Pescare edizione mare”, del mese di
maggio, da cui è tratta la foto che pubblichiamo. Auguri.
AGORÀ 6 maggio 2000
le voci della città
g
L
Dove scritto è...
A MINORANZA DEL CONSIGLIO COMUNALE HA tando nozioni di Bilancio che avranno reso ardua la lettura anche
redatto un nuovo manifesto. Anche stavolta ricco di am- al Marcaione più attento? Probabilmente niente. O meglio, niente
miccanti neologismi (quel dis-amministrazione…) e a parte che semplice “condimento” del piatto principale (il cosempre capace di “sviscerare” (ci permettiamo di adope- municato stampa di cui sopra). Non spetta a chi scrive, certamenrare un termine già usato dagli stessi autori del manifesto cui te, fare il punto sulla legittimità o meno dell’impiego di somme
facciamo riferimento), un mai ben celato astio nei confronti della in bilancio, o sugli errori tecnici (possibili) di cui in quel testo si
squadriglia amministrativa. Una incompatibilità, questa, ormai fa denuncia, ma vediamo di capirci: se quel manifesto avesse
archiviata nel capitolo della prassi ordinaria, ma che, una volta di voluto rappresentare un esempio (l’ennesimo) di obiettività e ri
più, ci offre simpatico spunto di commenti, quantomeno utili a rigore politico, avrebbe dovuto spiegare, ad esempio, cosa signiriempire questa pagina di giornale.
ficano termini come “nepotismo sfrenato” oppure “spreco delle
Primo pensierino: Cosa sta succedendo dalle parti della minoran- risorse”; no, perché, visto così, quello scritto sembra buttato giù
za? La logica ci porta a pensare che dopo qualche piccola con la sufficienza di chi dice le cose perché le ha dette sempre e
“scossa tellurica” degli ultimi giorni, ne sarebbe scaturita una ci ha preso gusto. Se poi l’intento principe era quello di suscitare
serie di “processi di assestamento”, i quali, meno evidenti ma in il vespaio e dare spunto a qualche “giornalista” dilettante di scriquesto caso più importanti del sisma stesso, andavano amplificati vere quanto sta scrivendo, sarebbe bastato stampare, tanto per
e resi noti. Quel manifesto, è dunque ragionevole supporre, rapessere chiari, impiegando poco più di tre-quattro righe, i nomi
presenta prima di tutto un comunicato stampa. Il cui intento prin- del sindaco e dei vari assessori con accanto due-tre epitati improcipale è informare circa il numero delle “vittime” del terremoto, nunciabili: sicuramente avrebbero sortito un effetto anche mima soprattutto circa il numero (e lo
gliore di quel fiume di inchiostro e
stato di “salute”) dei “superstiti” alla
di arcani amministrativi in larga
calamità. Così, dopo tutto, ci viene
parte poco chiari.
da pensare che nessuno si sia fatto
Terzo pensierino (e ultimo): quel
gli errori del numero scorso
male. Anzi, forse qualcuno. Uno, per
manifesto doveva essere letto con
essere precisi. Insomma, non credia- „ Nel commento “Socialmente illusi” pubblicato a diffidenza? Sì, almeno per un motimo ci siano molti in giro, in questo pagina 4 si parlava di un progetto di lavori social- vo: quella dichiarazione di
momento, che andrebbero pazzi di mente utili organizzato dal Comune. In realtà i gio- “autosospensione” del gruppo di
indossare i panni di un tal Carmelo vani attualmente impegnati nella pulizia delle stra- minoranza… Ora, fateci capire, per
Bella. Lui, il terremoto, deve averlo de cittadine rientrano nel progetto “Work handicap” favore, in cosa consiste un’autosoavvertito un po’ più forte degli altri, organizzato dalla cooperativa Utopia e al quale ha spensione e, visto che ci siete, dateci
e anche se quel “comunicato stam- aderito anche il comune di S. Lucia del Mela. La una panoramica (esaustiva) sul mopa” minimizza (o cerca di minimiz- proposta partita dalla minoranza e dal consigliere do che avete di concepire la politica
zare) l’entità dei danni, forse le ferite D’Antoni, invece, ancora non è stata attuata, ragion in senso lato, dal momento che qualmaggiori se le lecca proprio il pove- per cui quel commento non risponde al vero. Ce ne cuno di noi era rimasto con la mente
re consigliere; che deve aver definiti- scusiamo con i lettori e con gli interessati.
a a concetti nobilissimi come quello
vamente capito, a questo punto, chi è
di “correttezza nei confronti degli
a comandare là dentro. Potenza della „ Nell’articolo “Intossicati da un articolo. O da qual- elettori” per i quali sarebbe sempre
geologia. O di Lino Calderone, fate cos’altro?”, pubblicato alle pagine 15 e 16, a un valsa la pena rimanere seduti al procerto punto si parla dell’ “isola di Acapulco”. Purvoi.
prio posto in consiglio (anzi, per
Secondo pensierino: cosa vuol dire troppo, a meno di prossime catastrofi naturali, Aca- essere fedeli al testo, “al posto che
tutta la parte centrale, quella, per pulco è una città del Messico. Si trova sulla costa, gli elettori hanno scelto”). E, per
intenderci, dove si fa riferimento a ma pur sempre sulla costa della terraferma.
cortesia, non fateci scrivere più comquesto e quell’articolo di legge, cimenti di questo tipo. Grazie.
Errata corrige
AGORÀ 6 maggio 2000
7
POLITICA
CONSIGLIO COMUNALE
Finisce a colpi di “mafioso”
In aula Calderone e Pandolfo animano il dibattito e preannunciano denunce alla magistratura
di Filippo De Mariano
S
ONO STATI SANTINO PAN-
dolfo e Lino Calderone, sindaco e
capogruppo di minoranza, i protagonisti principali della seduta di
consiglio comunale del 28 aprile. I due
hanno lungamente “duellato” sui punti
dell’ ordine del giorno relativi al piano
regolatore generale, ma prima ancora
hanno catturato l’attenzione dei presenti
per una accesa discussione scatenata da
un commento sottovoce del sindaco.
Dopo avere approvato alcune modifiche
al piano delle aree riservate al commercio
ambulante, il consiglio comunale ha discusso una questione di importanza molto
relativa: il riconoscimento di un debito
fuori bilancio pari a poco più di 589 mila
lire, risalente al 1995, al periodo, cioè, in
cui era in carica l’ amministrazione Calderone. Il dibattito ha fatto segnare le
prevedibili contrapposizioni sulle colpe
degli amministratori del tempo nella creazione di quel debito. La vicenda riguarda
una fornitura di registri commissionata
alla casa editrice Pantano e che quest’ultima non si è mai vista pagare. La ditta ha
più volte sollecitato il pagamento della
relativa fattura senza chiedere mai gli
interessi maturati nel frattempo. Il sindaco
e l’assessore al bilancio Marcaione hanno
sostenuto che la precedente amministrazione non solo aveva provocato quel debito fuori bilancio, ma non aveva mai provveduto a farlo riconoscere al consiglio.
Dall’altra parte, Calderone ha replicato
che le norme di legge in vigore fino al ’97
non gli consentiva di muoversi diversamente da come aveva fatto e che, dopo
quella data, l’ufficio competente aveva
ricevuto il sollecito della casa editrice
Pantano ma non aveva mai preparato la
proposta di delibera.
Nella discussione si è poi inserito il consigliere di maggioranza Francesco Rizzo
che, nel suo intervento, ha citato una vicenda risalente a quattro anni fa, quando
di fronte alla decisione del consiglio comunale del tempo di non riconoscere un
debito fuori bilancio, l’allora sindaco Calderone inviò gli atti alla Procura della
Repubblica di Barcellona chiedendo che
valutasse il comportamento dei consiglieri
(questi in seguito non vennero nemmeno
rinviati a giudizio).
Replicando a Rizzo, Lino Calderone ha
affermato che non aveva nulla da rimproverarsi per quanto fatto allora poiché, da
sindaco, aveva il dovere di denunciare
quei comportamenti che gli sembravano
ledere gli interessi del Comune. Il capogruppo di minoranza ha poi spiegato che
esistono per gli amministratori due tipi di
comportamento: quello di chi presenta le
denunce e quello di chi è omertoso.
A questo punto, il sindaco ha commentato
sottovoce che omertosi sono i mafiosi (o
almeno questo abbiamo sentito noi – e il
particolare, come vedremo fra poco, è
tutt’altro che irrilevante). Calderone ha
sentito molto bene l’ultima parola e da lì
deve avere ricavato che il sindaco gli stava dando del mafioso, così ha replicato
che lui certo non è mafioso, piuttosto i
Lino Calderone e i predatori dell’arca
(da tempo) perduta
S
e mai dovesse esserci una seduta di consiglio comunale come quella di venerdì 28 aprile, per favore avvisateci prima. Per niente al mondo vorremmo perderci quel
popò di cinema. E’ per azzuffaglie come quella, infatti, che
vale la pena spendere due orette del proprio pomeriggio,
fare una passeggiata e andare alla nuova aula consiliare.
Dove, nonostante l’acustica pessima (veramente schifosa)
si riesce a trovare un’ interessante alternativa alla monotonia dei pomeriggi primaverili; una alternativa a metà strada tra il Processo di Biscardi e un film giallo di terza categoria, che non sarà un granché, d’accordo, ma pur sempre
un’alternativa è.
Stavolta, nella seduta di cui sopra, qualcosa di molto simile a una rissa da stadio ha tenuto banco per più di un’ora,
con sensibili ripercussioni sulla tenuta dei nervi dei presenti, che per qualche recondita clausola del loro codice
etico hanno preferito lasciare tutto sul piano verbale, evitando la scazzottata.
8
Si parlava – anche se il termine più appropriato sarebbe
“urlava” – di qualcosa riguardo omertà e mafia. A un tratto
e non si capisce bene come, il consigliere Calderone, in un
suo intervento nell’ambito del terzo punto all’ordine del
giorno, non resiste all’impulso di dire ciò che gli suggerisce il cuore e si lascia scappare una frase “strana” (se fosse stata una partita di calcio di serie A e se, al posto di
questa frase, avessimo avuto un’azione dubbia da rigore,
avremmo avuto quantità industriali di moviole…) nella
quale, molto arditamente, si accostava il concetto di mafia
a quello di amministrazione.
Logiche e prevedibili le reazioni. Con nel viso un’ espressione da giocatore di football americano lanciato a meta, e
nella mente, se non tutti, almeno metà dei santi che popolano il calendario, l’assessore Marcaione avrà seriamente
temuto, per un istante, di volare sul tavolo, fare un piccolo
balzo verso il consigliere accusatore e guadagnarsi un posto in prima fila a qualche processo nei suoi confronti, per
AGORÀ 6 maggio 2000
POLITICA
comportamenti dell’ attuale amministrazione sono di tipo mafioso,
ovvero omertoso. Da questo momento è
nato un parapiglia nel quale si è inserito
anche l’assessore Marcaione e che ha
coinvolto suo malgrado la segretaria comunale. Calderone, Pandolfo e Marcaione
pretendevano che la segretaria avesse
verbalizzato esattamente quello che era
stato detto, cosa naturalmente impossibile. La segretaria ha letto il riassunto che
aveva messo per iscritto, dopodiché ognuno dei “contendenti” ha dettato una dichiarazione con la quale spiegava cosa
aveva detto o sentito. Pandolfo ha dichiarato di avere commentato che i comporta-
menti omertosi sono quelli dei mafiosi
senza fare riferimento a nessuno in particolare. Calderone, dal canto suo, ha fatto
mettere a verbale di avere sentito dire al
sindaco che chi presenta le denunce è un
mafioso. A verbale è stata annotata anche
la “testimonianza” di alcuni consiglieri di
maggioranza, seduti in posti più vicini al
sindaco, i quali hanno confermato la versione di Pandolfo (vi chiediamo scusa per
lo stile da verbale di interrogatorio, ma i
fatti ci impongono di fare questo).
Va segnalato anche che prima ancora che
nascesse la discussione tra Pandolfo e
Calderone, il consigliere Carmelo Bella
aveva abbandonato l’aula per protesta
contro l’intervento di
Rizzo; mentre nei minuti
in cui infuriava la tenzone
tra attuale ed ex sindaco,
Io so. […] Io so i nomi delle persone serie e importanti
gli altri consiglieri di miche stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le
noranza presenti (Amalfi,
suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani
D’Amico e Ragusa) –
o no, che si sono messi a disposizione, come killer e
peraltro seduti più vicini
sicari.
al sindaco rispetto a CalIo so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle
derone – hanno lasciato i
istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
banchi del consiglio seIo so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
guendo la discussione tra
il pubblico.
Pier Paolo Pasolini, Che cos’è questo golpe?,
Sia Calderone che Panin “Corriere della Sera” del 14 novembre 1974
dolfo hanno preannunciato che denunceranno alla
satura
lesioni personali aggravate. Accanto a lui il sindaco. Teneva a freno, sì, il suo collega di giunta, ma al contempo non
poteva fare a meno di rispondere al boato d’orgoglio che
gli saliva dallo stomaco e che lo tramortiva, spingendolo a
urlare (anche lui) alla segretaria comunale di “mettere a
verbale che il consigliere Calderone sta lanciando l’accusa
di collusione con la mafia, bla, bla, bla…”. Qualche metro
più in là, la schiera dei consiglieri del gruppo di maggioranza sembrava essersi trasformata all’improvviso in una
fetta del pubblico della scena madre del film “Ben Hur”,
quando il protagonista corre sulla biga, in una sfida mortale ed eccitante.
Nel frattempo, tuttavia, quell’uomo, dalla stazza notevole,
dalle cui dichiarazioni era scaturito questo parapiglia apocalittico, chissà cosa avrà pensato. I bookmakers inglesi,
avessero visto la scena, avrebbero sicuramente pagato
meno di 1,75 chi scommetteva che al centro dei pensieri
di quell’omone (non a caso capo dell’opposizione) c’era in
primis il forte desiderio di tornare con il nastro indietro e
di tagliare qualche scena maldestra. E una frase (quella
frase) in particolare, che sapeva veramente di esagerazione.
Forse non tutti hanno visto i film di Harrison Ford; fra que-
AGORÀ 6 maggio 2000
magistratura quanto successo in aula. Sta
di fatto che, pur nel generale scadimento
del tono, per un momento si è ricreata
l’atmosfera della scorsa campagna elettorale, quando erano state denunciate le
presunte “relazioni pericolose” della giunta Calderone con ambienti malavitosi.
Naturalmente è stato proprio il ricordo di
quei giorni ha infuocare gli animi.
LE ALTRE DECISIONI DEL CONSIGLIO.
Una volta superata la buriana, in aula si è
tornati a trattare i punti all’ ordine del
giorno.
Il debito di 589 mila lire è stato riconosciuto all’unanimità (la minoranza aveva
affermato da subito di volere votare a
favore proprio per dimostrare che gli amministratori del tempo presenti in consiglio riconoscevano l’irregolarità commessa allora).
Alcuni punti, approvati con il voto compatto della maggioranza e con l’astensione del gruppo di minoranza, riguardavano
il piano regolatore generale. Trattandosi
di questioni tecniche, ci ripromettiamo di
pubblicare nel prossimo numero, per
quanto possibile, gli atti discussi dal consiglio, così che ognuno abbia la possibilità
di valutare personalmente i documenti
riguardanti questa materia storicamente
molto delicata e, soprattutto, - almeno per
quello che ci riguarda – di difficile com-
sti ce n’è uno in cui l’attore interpreta un indomito archeologo a caccia d’avventure (e di guai), di nome Indiana Jones; ora, a un certo punto del film Indiana Jones si trova a
tu per tu con un indigeno, in un’isola popolata da cannibali suoi nemici. Un rapido consulto all’arsenale di cui dispone (un fucile, una pistola, l’inseparabile frustino, un pugnale…) ed ecco che il nostro eroe decide di lanciarsi all’
inseguimento del selvaggio, convinto che avrebbe avuto la
meglio. I due cominciano a correre, incalzati da una colonna sonora e pica e ironica al contempo, uno avanti, l’altro
dietro. Scompaiono dalla scena. Due secondi dopo rieccoli
apparire: stavolta, però, è Harrison Ford-Indiana Jones a
stare davanti, correndo a gambe levate verso il biplano
(che lo avrebbe poi tratto in salvo), con una mano stretta
sul cappello, per evitare che gli voli dalla testa durante la
precipitosa ritirata, inseguito da un’orda di cannibali inferociti e urlanti. Ricordate, adesso, questo film?
E alla fine, fatte le debite proporzioni, riuscite ancora a
non provare simpatia per quest’uomo, il cui cuore (per un
attimo scollegato dal cervello ha imposto alle gambe di
fare un passo fin troppo lungo? Chi ha risposto sì, per cortesia, che venga messo a verbale.
Francesco Carrozza
9
POLITICA
prensione per il comune cittadino. La discussione su questo argomento è stata
molto ampia e a essa è seguita la votazione di un ultimo argomento. Il consiglio,
infatti, ha modificato il regolamento comunale per i contributi alle associazioni e
alle società sportive. Tra l’altro, la maggioranza ha proposto un emendamento,
approvato all’unanimità, così come la
proposta di delibera nel suo complesso, in
base al quale d’ora in poi tutte le associazioni e le società sportive che riceveranno
contributi dal Comune dovranno sponsorizzare il Comune stesso. La novità più
importante è per le squadre sportive che
dovranno portare sulle maglie il logo del
Comune e la dicitura “Città di S. Lucia
del Mela”, a prescindere dalla presenza di
eventuali sponsor commerciali.
La pagellina
Santino Marcaione 5. Nell’ episodio
della seduta di consiglio del 28 aprile
(per intenderci, quello a proposito di
mafia e amministrazione), si lascia
trovare impreparato e fin troppo animoso. Poco ci manca che rifili un gancio a Calderone, rischiando, per giunta, di farsi ammonire per “fallo di reazione”. Non è così che si reagisce al
gioco pericoloso dell’ avversario.
Angelo Ragusa 4. L’episodio è sempre
quello incriminato, anche se lui la parola la prende quando nell’ aula consiliare sembra essere tornata la calma.
Poteva risparmiarsi quella sortita nei
confronti del presidente del consiglio,
rimproverandogli la colpa di lasciare
troppo spazio ai commenti a bassa
voce. Così facendo, Ragusa dimostra
di non avere tenuto conto del fatto che
i commenti a “volume ridotto” li fa
anche lui. Come tutti, del resto.
Buon senso 3=. Questa astratta entità
che dovrebbe regolare l’ andamento
del vivere civile in senso lato, continua
ad avere incredibili svarioni, soprattutto durante le sedute del consiglio comunale. E’ solo sua, infatti, la colpa,
quando si toccano certi picchi di insanità mentale e si arriva a litigare, per
ore, su una frase detta in un modo
anziché in un altro. Quando la differenza che passa tra un civico consesso e
un branco di lupi si riduce, fino a divenire
esilissima.
10
PREVENZIONE
S. Lucia si dà
alla protezione civile
Firmato a Catania un
protocollo d’intesa con i
comuni della Sicilia
orientale. Pronto un
regolamento comunale
S
anta Lucia del Mela si dà alla
protezione civile. Con una serie
di incontri in provincia e fuori, il
nostro comune sta lavorando alla
costituzione di un gruppo intercomunale
che si occupi della tutela del territorio e
dell’ opera di pronto intervento in caso di
necessità. L’11 aprile nella sala consiliare
di S. Lucia si è svolto un incontro promosso dagli uffici di protezione civile dei
comuni di S. Lucia e San Pier Niceto al
quale sono stati invitati a partecipare i
responsabili del settore dei comuni di
Condrò, Gualtieri, Merì, Monforte San
Giorgio, Pace e S. Filippo del Mela. Oggetto della riunione era la costituzione di
un consorzio tra tutti questi comuni che
dia vita a una struttura intercomunale di
protezione civile che si occupi delle responsabilità che la nuova legislazione
attribuisce al sindaco.
Sul piano della collaborazione con altri
centri un passo più significativo è stato
compiuto il 3 maggio, quando a Misterbianco si sono dati appuntamento i comuni della Sicilia orientale (ma la partecipazione è stata scarsa, specie dalla provincia
di Messina) per firmare insieme al sottosegretario alla Protezione Civile Barberi e
all’assessore regionale alla Presidenza
Crisafulli un protocollo di intesa che costituisce un primo passo concreto verso la
realizzazione di un coordinamento tra tutti
i comuni della Sicilia orientale sul problema. Il comune di S. Lucia è stato rappresentato dal responsabile dell’ ufficio di
protezione civile, il comandante dei vigili
Sergi, e dal consigliere comunale D’Antoni.
Il protocollo firmato a Misterbianco punta
in particolare su alcuni aspetti, a cominciare dalla distribuzione delle risorse per
la prevenzione del rischio sismico negli
edifici pubblici e privati – un problema
particolarmente vivo in quest’area – per
continuare con l’incentivazione di ogni
forma di collaborazione tra tutti i comuni
(non solo in caso di calamità, ma anche
durante la fase della prevenzione) e tra
questi e i gruppi di volontari. Ma il risultato più importante raggiunto con il protocollo d’intesa è la costituzione del Coordinamento degli assessori per la protezione civile dei comuni della Sicilia orientale.
Esso
dovrà
favorire
la
“razionalizzazione delle attività e degli
interventi in materia di protezione civile”.
A guidare l’organismo sarà un coordinatore, al quale si affiancheranno dei vice
coordinatori, scelti su base provinciale.
In ambito comunale S. Lucia, che aveva
provveduto già negli anni scorsi a individuare il responsabile del settore, ha predisposto un regolamento che disciplinerà
l’attività di un organismo composto da
volontari che affiancherà l’ ufficio comunale di protezione civile. L’ organismo è
stato chiamato “Gruppo comunale di volontari di protezione civile”. Per i volontari l’accesso al gruppo avverrà con la presentazione al sindaco di una domanda, di
cui sarà disponibile un modello predefinito. Prima di partecipare alle attività del
gruppo di protezione civile i volontari
dovranno sostenere un corso organizzato
dalla Prefettura e tenuto dai tecnici dei
Vigili del fuoco e del Corpo forestale.
Quanti supereranno il corso saranno inseriti nel registro prefettizio dei volontari di
protezione civile e riceveranno materiale
ed equipaggiamento necessari allo svolgimento delle attività previste. Responsabile
del gruppo sarà un coordinatore, nominato dal sindaco. I volontari, in base al regolamento comunale, saranno impegnati in
dieci tipi di attività: formazione della coscienza civile, informazione collettiva,
conferenze, simulazioni, primo soccorso,
controllo igienico delle sorgenti d’acqua,
tecnologistica, ricetrasmissione, salvaguardia del patrimonio naturale e artistico, sorveglianza antincendio.
AGORÀ 6 maggio 2000
SPECIALE
TAVOLA ROTONDA CON GLI AMMINISTRATORI
I nostri primi
due anni
Due anni fa, di questi tempi scrivevano il programma elettorale e preparavano la lista dei candidati al consiglio comunale. Oggi sono prossimi a girare la boa di metà mandato. Abbiamo radunato attorno a un tavolo il sindaco, due
consiglieri comunali e il segretario dei Democratici di Sini-
I
stra che sostiene la coalizione “Oltre l’orizzonte”. Per sottoporgli alcuni temi di interesse generale. Per farli confrontare. E per capire che bilancio traggono dei primi due anni e
cosa hanno in mente per i prossimi.
colloquio con Santino Pandolfo, Rosa Maria Bella, Giovanni D’Antoni e Mimmo Cirino
L SINDACO, DUE CONSIGLIEri di maggioranza e il segretario dei
Democratici di Sinistra attorno a un
tavolo per parlare dei primi due anni
del loro impegno politico e amministrativo. Gli abbiamo sottoposto alcuni problemi di rilevanza generale invitandoli a dibatterne tra loro, anche lasciando emergere gli eventuali dissensi. Ecco cosa è emerso dalla discussione.
I giovani e la droga
Cosa pensate del binomio giovanitossicodipendenza, che a S. Lucia
sembra essere sempre più reale e
che recentemente è stato proposto
in termini anche duri da un articolo
del settimanale “Centonove”?
PANDOLFO: A proposito di quell’artico-
lo io, avendo capito dal colloquio telefonico avuto con il giornalista che la sua
intenzione era quella di affrontare con un
tono pesante l’argomento, mi sono preoccupato di non amplificare ulteriormente il
problema per non danneggiare l’immagine del paese, che è già sufficientemente
malridotta. Ciò non toglie che oggi, rispetto al passato, certe azioni criminali
non si verifichino più. Come amministrazione ci siamo impegnati molto nella prevenzione con vari progetti, a cominciare
da quello del centro di aggregazione.
D’ANTONI: Ma io non penso che il centro abbia raggiunto risultati particolarmente significativi.
PANDOLFO: Il progetto del centro di
I protagonisti del dibattito
Santino Pandolfo è sindaco di S. Lucia del Mela dal maggio 1998. E’
iscritto ai Democratici di Sinistra
Rosa Maria Bella è consigliere comunale di maggioranza. Durante il
dibattito sul raddoppio dell’addizionale Irpef ha espresso il suo dissenso sul provvedimento promosso dall’amministrazione comunale
Giovanni D’Antoni è consigliere comunale del gruppo di maggioranza “Oltre l’Orizzonte”. Spesso in questi due anni si è trovato in disaccordo con la maggioranza e la giunta, specie su questioni riguardanti i servizi sociali. E’ l’unico consigliere di maggioranza ad avere firmato interrogazioni, alcune delle quali insieme a consiglieri dell’opposizione
Mimmo Cirino è segretario di sezione dei Democratici di Sinistra dal
dicembre 1999. E’ sostenitore dell’amministrazione comunale fin dal
’98.
AGORÀ 6 maggio 2000
aggregazione era stato finanziato dal ministero di Grazia e Giustizia, quindi aveva
una finalità ben precisa: si rivolgeva a
giovani che avevano problemi con la giustizia. Inizialmente, però, vi avevano partecipato soprattutto ragazzi con alle spalle
famiglie senza particolari problemi, successivamente si avvicinarono anche ragazzi di diversa estrazione, sociale e familiare. A quel punto gli altri ragazzi dissero
agli operatori del centro: o noi o loro. Il
rischio era quello di avere il centro, ma
non i ragazzi sui quali e con i quali lavorare. Io dissi agli operatori del centro che
la provenienza del finanziamento doveva
ricordarci la finalità specifica del progetto
e che questa non andava tradita. Così,
iniziò una seconda fase nella vita del centro, caratterizzata proprio dalla presenza
di questi ragazzi più disagiati. Non è vero,
quindi, che non sono stati ottenuti risultati. I risultati ci sono stati, anche se solo
con i due- tre ragazzi che hanno continuato a frequentare il centro, perché poi molti
hanno abbandonato. Quelli che sono rimasti, si sono sentiti importanti: hanno
dipinto i carri, hanno disegnato… Per la
prima volta hanno trovato un posto pubblico dove andare.
Alcuni di questi ragazzi ora rientreranno
in un nuovo progetto, finanziato dal ministero di Grazia e Giustizia che prevede il
loro inserimento nel mondo lavorativo
attraverso un sussidio di 590 mila lire
mensili.
D’ANTONI: Durerà dieci mesi, il progetto, se non mi sbaglio.
11
TAVOLA ROTONDA
PANDOLFO: Dieci o dodici mesi, non
poi creare qualcosa di più importante.
informazioni.
ricordo con esattezza. Sei di questi ragaz- D’ANTONI: Io spero solo che il progetto D’ANTONI: Ma io cerco una collaborazi lavoreranno e, in seguito, se la dittà vada oltre la sua scadenza temporale. E zione più elastica con gli assessori. Non è
presso la quale saranno impiegati riterrà poi sarebbe bene che alla realizzazione il sindaco a non volere questo.
che avranno raggiunto un certo grado di del progetto collaborassero i consiglieri BELLA: Ognuno ha il proprio carattere, e
professionalità, potrà scegliere di tenerli comunali, altre persone disponibili in que- bisogna tenerne conto. Io, personalmente,
alle proprie dipendenze. Le imprese inter- sto senso. Anche questo dobbiamo fare, prima di arrivare allo scontro cerco sempellate ci stanno aiutando, mostrandosi secondo me: stimolare la partecipazione pre di pensare che sono io a sbagliare
disponibili. Ecco perché io non ritengo di terzi soggetti. Io, invece, ho saputo prima degli altri. Tu invece sbagli prima
tutti questi progetti negativi e inutili. Non dell’esistenza di questo progetto due gior- di fare sbagliare gli altri.
me la sento di dire che quello che ha fatto ni fa. E sono un consigliere comunale. D’ANTONI: Dimmi perché sbaglio io.
l’assessore Vaccarino sia stato rivolto Consigliere comunale di maggioranza, BELLA: Perché poni sempre le questioni
in maniera, come dire, conflittuale.
solo alla cura degli interessi della coope- soprattutto. Dobbiamo collaborare tutti.
rativa Utopia: sarebbe riduttivo per l’im- BELLA: Ma possibilmente altri consiglieri D’ANTONI: Ma se l’assessore non mi
pegno che l’assessore personalmente ha lo sapranno dopo di stasera, ma non han- dice nulla, come posso porre le questioni.
messo in tutto questo lavoro, per la sua no la pretesa, l’astio quasi, di chi vuole A me piacerebbe che l’assessore dicesse:
capacità di parlare con questi ragazzi e di sapere tutto e subito. Io ti potrei dare ra- sto facendo questo e voi potete collaboracapirli. Questo non significa che dobbia- gione se tu fossi andato dal sindaco o da re in questo modo. Questo io vorrei che
mo ricevere medaglie, però non si può un assessore, avessi chiesto notizie e que- succedesse.
BELLA: Io penso che un’ amministrazione
dire che Vaccarino non abbia fatto niente. sti non ti avessero risposto.
C’è pure un progetto di assistenza a domi- D’ANTONI: Ma siccome si parla di de- vada valutata per quello che alla fine riecilio per ragazze-madri e donne con diffi- mocrazia partecipativa, io gradirei essere sce a realizzare.
coltà… Non so se prima si fossero fatti informato, invece alle nostre riunioni par- D’ANTONI: No, no, questo non te lo latecipano sempre i soliti due assessori. Se scio dire, perché io come consigliere voprogetti simili a S. Lucia.
BELLA: D’Antoni obietta che tutti questi
deve esserci collaborazione con la giunta, glio lavorare pure. Se l’assessore Vaccarisono progetti che durano dieci mesi e poi non possiamo riunirci sempre e solo un no mi dice in consiglio comunale che non
finiscono. Ebbene io gli rispondo che se giorno prima di un consiglio comunale. I ha bisogno del mio aiuto, allora io cosa
in piazza o nelle imprese nelle quali sa- problemi si affrontano giorno dopo gior- devo fare? Aspettare che finisca il suo
ranno assunti, questi ragazzi non trove- no.
mandato e solo allora dire qualcosa?
ranno coetanei che li prendono in giro BELLA: Sì, ma noi consiglieri non dobbia- Signor Cirino, lei vuole dire qualcoperché vanno a lavorare per 600 mila lire mo dimenticare di avere dei doveri verso sa sull’ argomento?
al mese o altre cose simili, sarà un risulta- la cittadinanza. Non dobbiamo aspettare CIRINO: Confesso la mia ignoranza nel
le riunioni. In questi due anni il sindaco trattare in modo scientifico con le persone
to.
D’ANTONI: Ma è la cultura del paese a
non ci ha mai imposto dei limiti per acce- di cui stiamo parlando. E mi pare che
determinare certi comportamenti.
dere negli uffici comunali e per prendere stiamo parlando di persone che hanno
BELLA: Ecco, allora vedi che
svantaggi, che hanno la tragedia
anche tu dici che ci dobbiamo
di essere caduti nell’uso della
I temi affrontati
scontrare con un problema moldroga, ma che sono sempre perto più serio: la cultura, che è
sone. Io, se provassi ad avvicinon-cultura, di questo paese. La
narmi a queste persone, proba- I giovani di S. Lucia del Mela e i rischi della tossicocultura di un paese che non ha
bilmente farei più danno che
dipendenza: polemiche e realtà del problema
cultura.
bene, nel senso che non basta
- Le opere pubbliche incompiute: tra lavori che proceD’ANTONI: Ma alla fine, questi
“sentire” un problema come si
dono a rilento e altri rimasti nel limbo
ragazzi dovrebbero essere in
può sentire lo scirocco: bisogna
- Il livello della tassazione comunale.
grado di creare una propria imavere i mezzi e la competenza
- La metanizzazione tra infiltrazioni mafiose, contropresa: questa dovrebbe essere la
per affrontarli. D’Antoni dice
versie legali e immobilismo
finalità di un progetto.
che vuole collaborare con gli
- La tutela dell’ambiente nell’area della valle del Mela.
BELLA: Una volta finita la borLe prospettive per la gestione dei rifiuti
assessori. E’ una critica spudorasa-lavoro, l’impresa potrà usu- Il rapporto tra gli uffici comunali e i ittadini: novità e
ta alla definizione di democrazia
fruire di tali vantaggi fiscali
vecchi abusi
partecipativa, che non è stata
che, se avrà la volontà, potrà
- Il gemellaggio con Saint Lucia: un’iniziativa senza
capita. “Partecipativa” non signiinserirli stabilmente nel mondo
continuità?
fica assolutamente che uno che
del lavoro.
- La “democrazia partecipativa” e i modi di ricerca del
ha la delega a fare una determiD’ANTONI: Bisogna cambiare
consenso tra passato e futuro
nata cosa, prima debba fare il
la mentalità delle persone per- Gli scenari politici della coalizione in vista delle elegiro per dire agli altri come sta
ché questo avvenga.
zioni del 2002 e i dissensi interni registratisi fino a
per muoversi: egli deve portare a
BELLA: E io dico che bisogna
oggi
termine il suo progetto. E non è
cominciare con poco per potere
assolutamente compito di un
12
AGORÀ 6 maggio 2000
TAVOLA ROTONDA
consigliere comunale fermarsi, offendersi
o volere sapere perché nessuno gli ha
detto niente. Ognuno deve svolgere la
propria mansione senza invadere quella
degli altri. Si può evitare di rispondere a
qualcuno che vuole collaborare: “io non
ho bisogno di te”. Ma chi ottiene questa
risposta deve domandarsi: “mi sono posto
correttamente il problema?”.
Io ho letto il titolo di “Centonove” e mi
sono subito scandalizzato per come tartassava l’immagine del paese. Dopo, ho letto
il testo dell’ articolo e non ci ho trovato
nulla di scandaloso, certo si può discutere
sullo stile, ma le obiezioni si fermano a
questo. Io, come segretario dei Ds, ho
chiesto a D’Antoni cosa si potesse fare
per questo problema.
D’ANTONI: E io le ho risposto che bisogna cercare di inserire questi giovani in
un progetto ampio e che duri nel tempo,
per cercare di farli lavorare. Io non sono
competente: un’idea posso dare.
CIRINO: Un’idea pure io ce l’ho.
D’ANTONI: Ho cercato solo di interessarmi.
CIRINO: Ma nessuno ti dice di non interessarti, adesso dobbiamo collaborare, ma
come? Siamo in un Comune senza soldi,
di quali somme disponiamo per un investimento? Di niente. La via, quindi, è
quella di inserirsi in progetti. Collaborare,
allora, in questo contesto significa spulciare le leggi e trovare un progetto nuovo,
poco sfruttato e suggerirlo al collega dell’amministrazione. Poi possiamo anche
discutere diversamente, ad esempio nel
partito. Una mozione della Sinistra giovanile approvata al congresso ha chiesto la
liberalizzazione delle droghe leggere. Io
personalmente non sono per questa scelta,
ma se nel mio partito questa linea è stata
presentata, si tratta di un orientamento
che va tenuto in considerazione. A S. Lucia questa soluzione può essere praticabile? Cosa faremmo: passeremmo lo spinello del Comune? La soluzione per il fatto
in sé, qui a S. Lucia, non ce l’abbiamo. Io
ti rinnovo l’invito a preparare una serie di
proposte precise e insieme analizzarle.
Però non ci si può piangere addosso se
non caviamo un ragno dal buco, né si può
accusare le altre persone.
D’ANTONI: Sì, ma in passato i partiti e le
amministrazioni non hanno capito questo
problema, se invece lo avessero affrontato
per tempo, quando i tossicodipendenti
erano cinque-sei, sarebbe stato più facile
AGORÀ 6 maggio 2000
affrontarlo. Ora la situazione è molto più
critica.
CIRINO: Ma non è accusando che la si
risolve. Né proponendo soluzioni che non
hanno nessuno appiglio nella legislazione
esistente.
Le “incompiute”
Un altro argomento che poniamo
alla discussione è la questione delle
tante opere pubbliche incomplete. Si
tratta di progetti ereditati da passate amministrazioni tra i quali è difficile muoversi. Oltretutto non sembrano rispondere a un progetto organico di città: il centro diurno per
anziani in posizione isolata; gli impianti sportivi altrettanto isolati, ma
da un’altra parte; un mercato alla
produzione che non si capisce fino a
che punto possa servire... Ecco, come vi siete mossi fino a oggi e con
quali criteri?
PANDOLFO: Comincio dalla palestra. E’
l’opera che, per il tipo di gara con cui è
stata aggiudicata (il ribasso è stato intorno
al 30 per cento), era più “a rischio” di
altre. Pur con molte difficoltà stiamo
completando questo lotto di lavori, dopodiché ne mancherà un ultimo di un miliardo e 150 milioni. Puntiamo a ottenere
questo ultimo finanziamento perché è
forse l’opera che più di altre vogliamo
completare. Ora S. Lucia è stata inserita
dalla Regione nel piano triennale delle
opere pubbliche per l’edilizia scolastica,
che viene finanziato con somme della
Cassa depositi e prestiti e con mutui a
totale carico dello Stato. Ciò non significa
che abbiamo i soldi, ma il passo essenziale per poterli avere (cioè essere inseriti
nel piano) è stato fatto. Il piano si riferisce agli anni ‘99-2001. Noi in questo an-
no contiamo di completare il lotto e presentare la contabilità finale per potere
ottenere, in questo o nell’esercizio del
2001, la somma per il completamento.
Tra le cinque opere dell’edilizia scolastica
per le quali abbiamo chiesto finanziamento, questa è al primo posto nelle priorità.
Quindi, la nostra strategia, relativamente
a questa opera, è quella di completarla.
Il centro diurno per anziani pensavamo di
poterlo utilizzare solo in modo marginale,
ma non certo per la finalità principale per
cui era stato concepito, nonostante la precedente amministrazione lo avesse inaugurato proprio per questo scopo benché
mancassero porte e molti altri strumenti
minimi che lo rendessero funzionale. Noi
abbiamo cercato di inventarci un uso per
questa opera. Grazie all’assessore Vaccarino abbiamo quasi raggiunto un accordo
con l’Asl per ospitarvi un centro diurno
per disabili psichici (vedere articolo a
pagina 6). Così potremo utilizzare una struttura che altrimenti avrebbe rischiato di
rimanere vuota. Nell’eventualità che l’accordo con l’Asl
non dovesse andare in porto,
noi abbiamo anche chiesto il
finanziamento per completare
l’opera.
Per gli impianti sportivi di
contrada Grazia ancora oggi
non ho capito molto. So solo
che abbiamo una causa in corso con la ditta.
Per l’arginale del Floripotema
una precedente amministrazione e la ditta
si stavano accordando per una transazione
di 600 milioni di lire. L’avvocato del Comune, però, pensava di poterla spuntare in
tribunale per molto meno e in effetti siamo stati condannati a pagare una somma
di 50 milioni più gli interessi. A quel punto abbiamo deciso di non ricorrere in appello e abbiamo raggiunto un accordo con
la ditta per 256 milioni con soli 50 milioni
riconosciuti come danno per l’impresa.
Quell’opera quindi non ha più una causa
in corso, così ora potremo tentare di ricostruire la contabilità del finanziamento
allora ottenuto (dovrebbero essere rimasti
poco meno di 6 milioni), portare le carte a
Palermo e richiedere alla Regione i fondi
per completare l’opera.
Anche per il palazzo socioculturale di via
Nenni avevamo raggiunto un accordo per
porre fine al contenzioso, stranamente
13
TAVOLA ROTONDA
però un giudice lo ha rigettato. Con la
ditta Eurocentrale, che non portò a termine i lavori per fallimento, avevamo stabilito questo: siccome il Comune aveva
chiesto all’impresa le somme per il ritardo, pari a 158 milioni, e quella doveva
ricevere dal Comune denaro per tre stati
di avanzamenti dei lavori, cioè 108 milioni, l’accordo stipulato tra il nostro avvocato e il curatore fallimentare della ditta
prevedeva che il Comune non pagasse i
tre stati di avanzamento e in cambio non
chiedesse la penale per la ritardata consegna dei lavori. E’ vero che avremmo perso 50 milioni, ma ne avremmo sbloccati
108. Ora, invece, dopo il rifiuto del giudice, non sappiamo quando avremo la penale di 158 milioni poiché la Eurocentrale è
fallita e probabilmente non potrà pagare
nulla. Il giudice ha stabilito che con questo tipo di transazione il Comune avrebbe
potuto avere un danno, ma la responsabilità per una simile evenienza me l’ero
assunta io nel momento in cui avevo firmato la delibera, quindi, se danno ci sarebbe stato, sarei stato io a pagare. Stranamente, però, il giudice ha deciso che siccome il Comune può ottenere più soldi, la
causa deve andare avanti.
Un’opera che secondo me non rimarrà
un’incompiuta è la scuola materna di contrada Pattina. Il rischio che divenisse tale
c’era se tutto fosse rimasto come era al
momento del nostro insediamento: un
miliardo e 200 milioni di finanziamento
ottenuto nel ’94 e 16 mila lire al metro
quadrato per le espropriazioni in zona C –
cioè in una zona d’espansione per la quale
il Comune aveva riconosciuto tramite
l’Ici un valore di 85 mila lire. Ne sarebbe
nato un lungo contenzioso con gli espropriati, noi invece abbiamo raggiunto un
accordo per cui pagheremo 47 mila lire al
metro quadrato per le espropriazioni. E
attenzione i soldi per pagare le espropriazioni li abbiamo ottenuti dalla Regione
attingendo al fondo per maggiori oneri di
espropriazione. Inoltre abbiamo già ottenuto un altro miliardo e 800 milioni per il
secondo lotto, che dovevamo appaltare
entro dicembre ‘99 e che abbiamo appaltato. Resta da finanziare un terzo lotto, di
poco superiore al miliardo, con il quale
sarà possibile completare tutte le aule
(delle cinque previste, con questi fondi
possiamo realizzarne tre).
Il mercato alla produzione penso che si
farà. E’ un progetto del 1992 che, come
14
molte opere pubbliche, potrebbe essere
inutile, ma se usato attentamente, potrebbe rivelarsi interessante. L’opera garantirà
una serie di strumenti per la commercializzazione dei prodotti. E’ vero che a S.
Lucia abbiamo poco sotto questo punto di
vista, ma quello che abbiamo va valorizzato. Ad esempio, stiamo tentando di organizzare la produzione del maiorchino,
un formaggio tipico delle nostre zone. Il
fatto che, anche senza riunire gli allevatori, ma lasciando che ognuno lo produca da
sé secondo certe caratteristiche, ci sia un
punto dove convogliare questo tipo di
prodotto e commercia-lizzarlo può essere
importante. Tornando all’opera in sé, penso che sarà completata senza difficoltà
perché i lavori sono stati aggiudicati con
un ribasso dello 0,56 per cento.
Ci stiamo battendo anche per l’Istituto
Calderonio. Dopo due anni, tutto quello
che era nelle nostre competenze dal punto
di vista amministrativo è stato fatto. Manca solo la revisione dei prezzi, ma quella
potremo farla noi del Comune direttamente, senza intervento di altri enti. Ora i
lavori sono sbloccati.
Questo è quello che abbiamo trovato.
Ma un minimo di progettazione l’ abbiamo tentata anche noi.
BELLA: Il parco urbano non è andato perduto.
PANDOLFO: Non solo non è andato perduto ma con un parere legale abbiamo
potuto sbloccare la gara e procedere alle
espropriazioni pagando i terreni per quello che sono, cioè zone agricole e non edificabili. Abbiamo perso qualche mese di
tempo, ma ci sono serviti per convincerci
della correttezza della procedura da seguire. Il finanziamento non è stato perso e
oggi siamo tranquilli di non avere arrecato danni alle casse del Comune. Questo
noi abbiamo fatto. E senza un esperto da
cinque milioni al mese..
Poi c’è la progettualità di questa amministrazione. Per il centro storico abbiamo
presentato una richiesta di finanziamento
nell’ambito del piano “Restauro Sicilia”,
anche se ora ho l’impressione che si potrà
ottenere poco visto che, mentre inizialmente i finanziamenti dovevano essere
destinati ai comuni con meno di diecimila
abitanti, adesso invece vogliono elevare il
limite a ventimila abitanti. Alcuni interventi simili sono previsti nel Prusst, che è
stato valutato al secondo posto. Io non so
se il Prusst sarà finanziamento, ma se ciò
accadesse significherebbe avere studio di
fattibilità e progettazione esecutiva. E S.
Lucia è comune capofila per i beni culturali. Ma non dobbiamo dimenticare che
nel Prusst il finanziamento pubblico è
proporzionato a quello privato: nel comprensorio S. Lucia-Villafranca, nel quale
secondo alcuni non dovevamo entrare,
sono stati raccolti 90 miliardi di finanziamenti privati. Da S. Lucia sapete quanti
fondi privati sono stati messi a disposizione? Zero. Nessuna impresa privata ha
voluto investire. Quindi, con il consorzio
del comuni della zona abbiamo raccolto
90 miliardi, preparato progettazioni per
180 miliardi, siamo entrati nel Prusst Valdemone perché ci eravamo resi conto che
il nostro consorzio era troppo piccolo, ma
all’ interno del Prusst Valdemone abbiamo fatto valere il nostro pacchetto di proposte ottenendo di potere contare in proporzione ai finanziamenti privati che portavamo. S. Lucia da sola non avrebbe
potuto fare niente, così invece è stata riconosciuta comune capofila per i beni culturali. Ora stiamo pure lavorando con il
comune di Lipari per la creazione di un
itinerario turistico attorno a Peloritani,
Eolie e Nebrodi. Ci stiamo impegnando in
questo perché centro storico e valorizzazione dei beni culturali possono creare
posti di lavoro. E il nostro, ricordiamocelo, è l’impegno di un comune che nel piano regolatore non ha previsto un piano
particolareggiato per il centro storico,
piuttosto ha predisposto 14 prescrizioni
esecutive per le zone edificabili, cioè per
aree in cui i privati avrebbero tutto l’interesse a spendere per le opere di urbanizzazione, mentre nel centro storico nessuno investirà se il Comune non si fa carico
del miglioramento della viabilità e dei
servizi essenziali. Ecco, con il Prusst e gli
altri progetti di questo tenore abbiamo
tentato di creare quel piano particolareggiato per il centro storico che altri, quando potevano, non hanno previsto. Oggi
una piazzetta o un parcheggio nel centro
storico non possono essere realizzati perché non c’è un piano particolareggiato.
Lino Calderone però una delibera l’aveva
fatta: un incarico di 437 milioni per il
progetto di massima di un piano particolareggiato del centro storico, con un acconto al professionista di 30 milioni. Ma il
progetto di massima esiste solo nelle opere pubbliche, tutt’al più si poteva fare uno
studio preliminare. Quindi oggi abbiamo
AGORÀ 6 maggio 2000
TAVOLA ROTONDA
un incarico da 437 milioni, senza copertura finanziaria, però con un acconto da 30
milioni e per un progetto di massima.
Prima questo era stato fatto per il centro
storico. Siccome Prusst e “Restauro Sicilia” consentono di andare in deroga al
piano regolatore, stiamo tentando di risolvere in questo modo la questione.
Ci siamo mossi, poi, per l’acquedotto per caduta. Il Comune aveva un
progetto del 1986 rimasto per anni
al Genio Civile perché mancava la
copertura finanziaria. Noi abbiamo
partecipato a un bando della Regione che metteva a disposizione 154
miliardi per gli acquedotti. Il bando
chiedeva o un progetto esecutivo
senza legge 21 oppure un progetto
di massima senza la legge 10/93:
noi non avevamo nessuno dei due
progetti. Restando quel vecchio
progetto bloccato al Genio Civile,
noi abbiamo dato un incarico di 7
milioni e 900 mila lire per un progetto di massima allo stesso progettista interpellato nel 1986: Lino
Calderone per il progetto di massima dell’area artigianale aveva pagato 54 milioni. Ognuno ha i propri
prezzi.
BELLA: E i propri progettisti.
PANDOLFO: Con questo progetto di
massima abbiamo partecipato al bando
ma non abbiamo ottenuto il finanziamento solo perché i finanziamenti della Regione sarebbero arrivati dal Pop 94/99 e
c’era l’obbligo di appaltare i lavori entro
il dicembre ’99. La Regione ha privilegiato i progetti esecutivi a quelli di massima
perché per rendere questi ultimi esecutivi
e per appaltare i lavori ci sarebbero stati
sei mesi a disposizione: troppo pochi. Per
l’acquedotto interno invece (cioè, la rete
idrica) abbiamo a Roma una richiesta di
finanziamento per un miliardo e 350 milioni per un progetto esecutivo. Il progetto
è diviso in tre stralci che coincidono con i
tre nostri serbatoi. Noi abbiamo privilegiato il primo lotto, quello riguardante il
serbatoio del castello, per due motivi:
perché per il rifacimento dell’acquedotto
servirebbe solo una parte del finanziamento e l’altra verrebbe utilizzata per
risistemare le strade del centro storico. Le
pratiche in questo momento sono bloccate
perché i 62 miliardi destinati alla Regione
Sicilia sono stati utilizzati l’anno scorso
per la missione Arcobaleno. Ma noi non
AGORÀ 6 maggio 2000
ci siamo fermati qui, e abbiamo chiesto la
trasformazione del progetto di massima
dell’acquedotto per caduta in progetto
esecutivo così che al primo bando che
verrà pubblicato per gli acquedotti (e in
Agenda 2000 uno dei settori più interessati ai finanziamenti sarà proprio questo),
potremo presentarci con un progetto ese-
cutivo.
La metanizzazione
Un argomento affine a quello delle
opere pubbliche è la metanizzazione, per la quale da tempo non si
muove più nulla. Quali sono le prospettive?
PANDOLFO: Questa è una vicenda che
ho anche portato all’ attenzione del consiglio comunale nel gennaio del ’99. Il comune di S. Lucia del Mela è stato uno dei
pochissimi (forse sono otto in tutta la Sicilia) che hanno fatto una convenzione in
base all’articolo 42 ter con la Comest.
Questa procedura è l’unica che consente
l’affidamento diretto di lavori pubblici a
trattativa privata. Stiamo parlando di otto
miliardi e 900 milioni. Con l’articolo 42
ter il privato si sostituisce al pubblico. Ad
esempio: un privato costruisce il campo
sportivo e in seguito fa pagare al Comune
l’affitto per l’utilizzo dell’ impianto. Progettazione e costruzione dell’ opera sono
affidate al privato: non c’è bisogno di
gara, a meno che non si presenti qualche
altra ditta che formuli una proposta più
vantaggiosa. A S. Lucia il Comune aveva
deciso di seguire questa procedura: si è
presentata una sola ditta, la Comest. La
giunta accetta questa proposta. Successivamente la metanizzazione in Sicilia riparte: molte delle somme non spese nei
Pop 94/99 vengono destinate alla metanizzazione. I comuni che sono metanizzabili singolarmente, perché hanno l’allaccio vicino al proprio territorio, possono
presentare istanza alla Regione. Tutti,
tranne quelli che hanno affidato la metanizzazione in base all’ articolo 42 ter. S.
Lucia, nella nostra provincia, è forse l’unico comune a non potere presentare richiesta di finanziamento, benché sia metanizzabile singolarmente e metanizzabile
per estensione, cioè pur avendo tutte le
caratteristiche per essere scelti come primi o tra i primi. Il ragionamento della
Regione è corretto: voi non avete voluto
fare la gara, quindi il metanodotto lo costruite con i soldi dei privati. Ma la convenzione Comune-Comest è fatta diversamente, infatti dice che la ditta si sostituisce al Comune per tutti i finanziamenti
che questo potrebbe avere. Quindi la Comest si è aggiudicata i lavori nella prospettiva di prendere i finanziamenti che
sarebbero potuti arrivare al Comune.
Ma la convenzione dice anche un’altra
cosa. A suo tempo il nostro Comune,
quando aveva scelto di essere metanizzato singolarmente, aveva presentato un
progetto, questo ora, secondo l’accordo
con la Comest, è passato alla ditta, che
quindi dovrebbe pagare il progettista.
Quest’ultimo, quando gli ho detto di questo passaggio, mi ha risposto che non
aveva mai dato l’assenso a questo cambio
del committente e vuole fare causa al Comune perché pretende i soldi da quest’ultimo. Ora la Regione ci dice che nulla ci è
dovuto e, se abbiamo affidato i lavori alla
Comest, la ditta deve cominciarli. La ditta, nel frattempo, viene inquisita per associazione a delinquere di stampo mafioso.
Cioè, questa è la mafia. Però chi viene
inquisito? Gli amministratori: la ditta è
pulita. Quindi può lavorare. Se il reato
fosse stato esteso alla ditta, tutte le convenzioni da questa stipulate sarebbero
decadute. Questa è la ditta che abbiamo a
S. Lucia: l’amministrazione Calderone,
unica nella provincia, ha avuto questo
lampo di genio.
In questo momento l’unica soluzione è la
rescissione del contratto. Siccome il con15
TAVOLA ROTONDA
tratto è un faldone grosso così, non vorrei
che in caso di rescissione, la ditta potesse
chiederci il pagamento del mancato guadagno. Insomma, non possiamo rischiare
di passare da un attimo all’altro dalla parte del torto. Così, abbiamo affidato a un
avvocato l’incarico di studiare attentamente il contratto in tutti i suoi punti per
valutare quale margine d’ azione abbiamo
per chiederne la rescissione. Intanto abbiamo inviato già tre lettere alla Comest
informandola che il Comune è disponibile
a non procedere alla rescissione del contratto in suo danno purché non ci chieda
nulla, cioè ognuno prende la propria strada facendo finta che non ci siamo mai
incontrati. Ma loro non hanno risposto.
Ufficiosamente ci hanno detto che sono
pronti a iniziare i lavori, ma i lavori non
cominciano.
Per il momento stiamo ricostruendo tutta
la pratica, stiamo pure cercando all’ ufficio tecnico se per caso la ditta ci ha inviato in qualche occasione un documento in
cui ci chiedeva qualcosa per potere iniziare i lavori. La nostra principale preoccupazione è quella di non creare danni al
Comune e di non dare alla Comest un
qualche appiglio perché chieda la rescissione del contratto in danno del Comune,
visto quanto complicata è la situazione.
Poi, quello che non riesco a capire è perché la delibera di affidamento dei lavori
in base all’articolo 42 ter, approvata dalla
giunta, sia stata portata per ben tre volte
in consiglio comunale dall’ amministrazione Calderone e sempre respinta da
questo. Di chi era la competenza?
Ci sono interventi su questo argomento?
BELLA: Abbiamo perso una grande occa-
sione per vedere iniziare la metanizzazione.
PANDOLFO: Altri comuni hanno già
iniziato.
BELLA: S. Lucia, invece, nel 2000 non ha
nemmeno iniziato.
Le tasse comunali
Un argomento spesso dibattuto e
che alimenta gran parte delle polemiche tra maggioranza e minoranza
è quello delle tasse comunali. Quali
di queste sono aumentate e cosa
intendete fare per il futuro?
PANDOLFO: Vediamo quali sono le tasse
che abbiamo aumentato.
L’Ici. Quando ci siamo insediati era al sei
16
per mille…
BELLA: E al sei per mille è.
PANDOLFO: E’ al sei per mille, ma c’è
di più: da quest’anno, per la prima volta,
è stata introdotta una serie di sgravi. Ad
esempio se un figlio si sposa e va ad abitare in una casa di proprietà del padre,
questo ha diritto a una detrazione, cosa
che prima non avveniva.
CIRINO: Può darsi che il “nepotismo” sia
questo…
PANDOLFO: Può darsi. Ma passiamo
alla tassa sui rifiuti. Che funziona in un
certo modo: devi incassare almeno il 70
per cento delle spese effettivamente sostenute per la gestione del servizio. Quindi,
due sono le possibilità: o è vero quello
che dice Lino Calderone, e cioè che abbiamo cinque netturbini, o è vero quello
che dico io, e cioè che ne abbiamo otto, di
cui sette si occupano di quel servizio.
Quindi non possiamo imbrogliare sulla
spesa che sosteniamo per i netturbini:
sette sono quelli che si occupano dei rifiuti. Il costo del servizio è stato calcolato in
base al lavoro di sette netturbini, a un
terzo del lavoro dell’ impiegata che si
occupa del servizio rifiuti solidi urbani
(poiché tra le sue mansioni rientrano anche altre attività), al costo della benzina e
così via. Tutte spese consolidate. La legge
prevede che entro il 2003 dovremo coprire il cento per cento dei costi del servizio:
noi abbiamo mantenuto la percentuale al
70 per cento. In questo settore c’è stato
l’unico aumento, ma solo perché abbiamo
calcolato il costo del servizio secondo la
realtà: sette netturbini e non cinque.
L’acquedotto. Prima coprivamo l’80 per
cento dei costi del servizio, ora siamo
passati al 90 per cento. Ma non perché
abbiamo aumentato le tariffe al metro
cubo. L’unica differenza è che abbiamo
sistemato 400 utenze per le quali prima
non si incassava nulla: 200 contatori sono
stati chiusi e altri 200 installati. La differenza di quel dieci per cento sta tutta in
questo. L’unico aumento che c’è stato
riguarda lo smaltimento delle acque reflue. Ma non dipende da noi, infatti mentre prima per le acque reflue non bisognava pagare l’Iva, ora invece è obbligatoria.
Ma l’Iva non va al Comune: è incassata
dallo Stato.
Poi c’è l’addizionale Irpef.
PANDOLFO: E arriviamo all’ addiziona-
le. Che è una scelta che noi abbiamo fatto. Ah, attenzione: ci sono tasse che abbiamo diminuito: all’asilo nido con
Lino Calderone si pagava 170 mila
lire al mese, col risultato che a frequentare erano appena otto bambini,
lo stesso numero delle maestre. Non
si può prevedere che per ogni bambino che non frequenta più, le rette perse vadano distribuite sui bambini che
restano: è una logica che non porta a
nulla. Ma questo era stato fatto. Con
in più un balletto di cifre. Si era partiti da 250 mila lire, si era scesi a 210,
poi era stata adottata una determina
per 170 mila lire. Infine i genitori si
erano autoridotti la tariffa a 100 mila
lire.
D’ANTONI: Legge fai da te.
PANDOLFO: Noi siamo stati i “tinti” che
hanno fatto pagare quelle 70 mila lire
mensili non versate in violazione della
determinazione del sindaco Lino Calderone.
E stanno pagando queste somme?
PANDOLFO: Certo che le stanno pagan-
do, perché noi abbiamo in bilancio dei
residui attivi.
CIRINO: Che non si incassavano.
PANDOLFO: Oggi abbiamo una determina che prevede una retta di 140 mila
lire al mese. Risultato: da otto siamo passati a 31 bambini, con 22 frequentanti.
Ma la retta come va calcolata? Tenendo
conto del numero dei frequentanti. Se ho
una maestra in più, non posso farla pagare
ai frequentati: è un eccesso di personale
determinato dal Comune, che può decidere di metterla in mobilità oppure di tenerla là ma senza farla gravare su quei bambini che frequentano.
Oltre a questo abbiamo previsto delle
agevolazioni per le famiglie in difficoltà
AGORÀ 6 maggio 2000
TAVOLA ROTONDA
economiche. I figli di tossicodipendenti,
di detenuti, di coniugi separati, a meno
che non superino un certo reddito, non
pagano. I soldi vengono anticipati dal
Comune, ma quei bambini possono stare
in mezzo ai loro coetanei, e in bilancio
non si accumulano residui attivi che non
sarebbero incassati mai. Inoltre abbiamo
previsto per le famiglie che hanno tre figli
tra asilo nido e scuola materna una riduzione del 50 per cento. Non sono miracoli, ma si tratta di segnali che stiamo inviando in certe direzioni.
E veniamo all’ addizionale Irpef. Al momento di preparare il bilancio di previsione, noi abbiamo chiesto agli uffici di prepararci le tabelle delle spese indispensabili e che non potevano essere in nessun
modo eliminate. E sulla base di quelle
spese abbiamo studiato le entrate. Quando
si viene in consiglio comunale e si parla
di sperpero del denaro pubblico, mi si
dovrebbe dire quali spese, inutili, si tagliano pur di rinunciare all’ addizionale
Irpef. E siccome il nostro bilancio è fatto
solo di spese necessarie, non credo che
troverebbero qualcosa da tagliare. E’ anche vero che qualche aggiustamento nel
bilancio lo abbiamo introdotto: ad esempio, se una persona vuole ristrutturare una
facciata nel centro storico, non paga la
tassa di occupazione del suolo pubblico.
E’ un’entrata in meno, ma noi pensiamo
che vi si possa rinunciare in nome di un
obiettivo utile. Ma in bilancio ci sono solo
le spese per il mantenimento degli uffici.
Quando abbiamo chiesto agli uffici i tabulati delle spese, ci eravamo trovati con
una differenza tra uscite e entrate di 12
milioni. Il bilancio lo abbiamo comunque
chiuso in pareggio perché abbiamo incassato, unico comune, gli arretrati dell’Ici
degli anni ’93, ’94, ’95 e ’96. Stiamo andando avanti perché abbiamo recuperato
tutta questa evasione: circa 250 milioni.
Così è fatto il bilancio. Quindi, se non
vogliamo incassare 90 milioni di addizionale Irpef, mi si deve dire dove non vogliamo spendere 90 milioni. A meno che
non vogliamo fare finta di non spenderli e
poi trovarci magari, come è successo a
me, 400 milioni di debiti da pagare. L’addizionale può essere impopolare, ma
quantomeno a fine anno ci permette di
avere un bilancio veritiero. E attenzione,
nonostante questo, i problemi non sono
risolti. Ci sono nuove sentenze passate in
giudicato per le quali dovremo pagare
AGORÀ 6 maggio 2000
circa 100- 150 milioni, il che significa che
avremo altre spese non eliminabili.
E’ importante capire un’altra cosa: l’ addizionale Irpef su chi grava? Se abbiamo
bisogno di 90 milioni, possiamo scegliere
di recuperarli con le tasse colpendo tutti.
L’addizionale Irpef colpisce chi ha una
buona busta paga. Sarà impopolare, ma
chi ha una tredicesima…
CIRINO: Io ho pagato 17 mila lire.
PANDOLFO: Ecco lui ha pagato 17 mila
lire: il prossimo anno ne pagherà 34.
Quindi tutto questo agitarsi è per 34 mila
lire in un anno. Io preferisco fare pagare
34 mila lire a chi ha una busta paga anziché addossare 90 milioni a tutti, a gente
che può pagare e a gente che non può
pagare.
Le agevolazioni previste per l’asilo nido
hanno un costo, ma aiutano le fasce più
deboli. Qualcuno deve pagare, noi stiamo
facendo pagare non chi è più ricco, ma
chi ha qualcosa in più di altri, perché oggi
chi ha uno stipendio sta meglio di chi non
lo ha.
D’ANTONI: Vorrei sapere se gli arretrati
delle tasse comunali sono stati incassati.
PANDOLFO: Ho detto che per l’Ici sono
stati preparati gli arretrati per ’93, ’94,
’95, ’96 e ’97.
D’ANTONI: Sono rientrati questi soldi.
PANDOLFO: No, sono quantificati, stiamo inviando i bollettini, ma dovranno
pagare. Manca il ’98, e in più cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto pagare per le
aree edificabili sovrapponendo il vecchio
con il nuovo piano regolatore.
Ma per l’evasione non c’è il rischio
della prescrizione?
PANDOLFO: No, ci stiamo muovendo
secondo la legge. Per l’acquedotto il limite è di dieci anni, per le acque reflue di
cinque.
BELLA: Io un appunto vorrei fare. Riguardo all’ addizionale. Concordo che 37 o 50
mila lire su uno stipendio…
PANDOLFO: Questa è una scelta politica.
BELLA: Lo so che è una scelta politica,
però mi auguro che quel uno per mille
che ci separa dal tetto massimo dell’ addizionale quest’anno non venga aumentato. Perché è vero che paga chi ha uno
stipendio…
CIRINO: Ma è anche vero che ci sono
tante “buste nere”.
PANDOLFO: Lo so, ma purtroppo…
BELLA: Mi auguro che si possano reperire
fondi da qualche entrata comunale.
PANDOLFO: Gli unici fondi che ci restano da incassare sono quelli dei terreni
montani. Ora il regolamento c’è, si tratta
di assegnarli e di incassare nuove entrate.
BELLA: Se andrà avanti questo settore, a
prescindere dalla questione dell’ addizionale, sarà un risultato importante.
PANDOLFO: Andrà avanti pure questo.
L’ambiente e i rifiuti
La questione ambientale è sempre
in agguato. A tratti si ripropone con
maggiore forza, in altri momenti
l’attenzione sembra scemare… Cosa
pensate, qual è la vostra posizione
sull’ argomento? Sempre se c’è una
posizione precisa.
PANDOLFO: No, no, c’è una cosa già
fatta. Dopo la partecipazione di padre
Trifirò a “Uno Mattina”, il ministero dell’Ambiente si era impegnato a venire in
questa zona per monitorare il livello di
inquinamento. Il ministero ha mantenuto
la promessa, alcuni funzionari sono venuti
qui e hanno interpellato anche gli enti
locali, visitando Milazzo, Pace, S. Filippo, S. Lucia, San Pier Niceto, Gualtieri e
Condrò. La scelta emersa dai colloqui era
quella di dichiarare l’area “ad alto rischio
ambientale”. Tutto sembrava essersi arenato perché la competenza per questo tipo
di dichiarazione nel frattempo era passata
dal ministero all’ assessorato regionale
Ambiente e Territorio, che opera attraverso un decreto del presidente della Regione. Noi, di questi comuni, abbiamo parlato con l’assessore Martino chiedendogli
qual era la sua volontà ,perché il problema sta tutto qui: nella volontà dei politici,
i dati non lasciano dubbi. Martino si è
mostrato disponibile.
CIRINO: Sia perché la cosa aveva una sua
drammaticità sia per il legame particolare
che sente con il nostro territorio.
PANDOLFO: Ora la Regione ha avuto
finanziato uno studio da affidare all’ Enea. L’intenzione era quello di effettuarlo
sull’area di Gela, ma quella zona è già
stata monitorata a sufficienza. Così si è
pensato di dirottare lo studio su Milazzo.
Il 28 marzo i sindaci interessati siamo
stati convocati all’ assessorato regionale,
presente anche un rappresentante del ministero dell’ Ambiente, e qui abbiamo
siglato un accordo di programma con il
quale si auspica che l’area di Milazzo
venga dichiarata ad alto rischio ambientale. Il ministero dell’ Ambiente, sulla base
17
TAVOLA ROTONDA
dei dati raccolti, in quella sede ha affermato che c’erano gli estremi per procedere in questo senso. La dichiarazione avverrà con un decreto del presidente della
Regione, dopodiché inizieranno le mappature dei rischi e gli interventi di risanamento, gli studi sull’
inquinamento elettromagnetico e altro ancora.
D’ANTONI: A questo
proposito, vorrei chiedere al sindaco: noi abbiamo due patti territoriali,
uno per l’agricoltura e
uno per il turismo. Dichiarando la zona ad
alto rischio, questi patti non subiranno
delle conseguenze?
PANDOLFO: Questa è la posizione, che
io non condivido, di Legambiente. Secondo cui la dichiarazione di zona ad alto
rischio ambientale sarebbe un “marchio”
per Milazzo. Io ho proposto di non chiamarla zona ad alto rischio ambientale di
Milazzo, ma area ad alto rischio ambientale della valle del Mela, così Milazzo,
che ha già i turisti, non li perderebbe.
Forse gli ambientalisti non hanno capito
che questa dichiarazione significa mettere
sotto controllo l’ inquinamento esistente
in zona. E’ come il malato che non vuole
sentirsi dire di esserlo, così si crede in
salute. Dichiarare l’area ad alto rischio
ambientale significa iniziare il controllo
del territorio.
D’ANTONI: Legambiente ha anche fatto
delle denunce che riguardano S. Lucia, in
particolare il taglio degli alberi e il prelevamento di materiale nei torrenti.
PANDOLFO: Queste due denunce hanno
avuto esito perché per entrambe le vicende sono stati individuati i colpevoli.
D’ANTONI: A proposito di ambiente, il
sindaco ha dato il via libera alla costituzione di un gruppo comunale di protezione civile che si occuperà anche di tutela
ambientale e prevenzione antincendio.
PANDOLFO: Un’ultima cosa che abbiamo fatto è l’ingresso nel patto territoriale
del Niceto. Vedremo dopo se sarà finanziato, ma tutto quello che dovevamo fare
è stato fatto: i progetti sono stati presentati, compresi quelli di operatori di S. Lucia, alcune opere pubbliche sono state
inserite, e tra queste una nostra. Su 70
miliardi previsti per le imprese private, 12
miliardi vengono a S. Lucia. La realizzazione di queste imprese prevede la crea18
zione di 41 posti di lavoro. Inoltre avremo
la possibilità di avere finanziata per due
miliardi e 250 milioni l’area artigianale.
CIRINO: A proposito dell’ambiente io
faccio un appello ai cittadini che sono
sensibili all’argomento, i quali possono
aderire alle autonomie
tematiche dei Ds per
territorio e ambiente,
oltre alle altre. L’adesione non è vincolata all’iscrizione al partito, ma
si propone solo di creare
un circuito di persone
attente all’ evoluzione
del territorio.
E per i rifiuti solidi urbani come vanno le cose?
PANDOLFO: Ormai tutto dipende dal
piano regionale per lo smaltimento, che
prevede la realizzazione di alcune piattaforme dove i rifiuti umidi e secchi vengono separati. La piattaforma cui dovrebbe
fare riferimento S. Lucia sorgerà a Barcellona o a Milazzo, però ancora è tutto a
livello di programmi. Nel frattempo si
continua con le discariche provvisorie.
Noi per altri tre mesi potremo usare pizzo
Frara. Dopo non sappiamo come fare.
Non ci sono più comuni disponibili a ricevere i rifiuti di altri paesi, e l’idea di creare discariche in grado di ospitare più comuni è stata abortita visto che il prefetto
non è riuscito ad aprirne nemmeno una.
L’unica discarica ancora ipotizzabile è
quella di Mazzarrà, che però dopo due
anni ancora non è stata costruita per i
ricorsi presentati dai comuni vicini.
Una cosa che si sta facendo sono le piazzole per i comuni con meno di diecimila
abitanti in cui stockare i prodotti della
raccolta differenziata. Noi, o ne faremo
una con altri quattro comuni della zona,
oppure ne faremo due che servano tutti i
comuni tra S. Lucia e Villafranca. Per il
futuro si sta pensando anche a un accordo
tra questi comu-ni perché gestiscano direttamente la raccolta differenziata, senza
affidarla a ditte esterne come avviene
oggi.
Un’altra cosa che stiamo tentando di fare
è la soluzione dello scarico di lavatrici e
altri elettrodomestici nei torrenti: abbiamo
già speso cinque milioni per rimuoverli,
ora ne spenderemo altri tre.
D’ANTONI: Non si può individuare un’area apposita?
PANDOLFO: Stiamo tentando di fare
questo. Abbiamo trovato una legge che
permette per un periodo non superiore a
tre mesi la realizzazione di un’area di
stockaggio provvisoria che non superi il
volume di 20 metri cubi. In questo modo
le persone potranno portare gli elettrodomestici in quell’area e noi ogni tre mesi li
rimuoveremo attraverso una convenzione
con una ditta specializzata.
D’ANTONI: E per il materiale prodotto
nell’attività edilizia?
PANDOLFO: Per questo il problema è più
complesso. Al momento l’unica discarica
autorizzata nella zona si trova a Rometta.
Speriamo di potere firmare una convenzione che ci permetta di utilizzarla a un
prezzo non eccessivo.
D’ANTONI: E come faremo a convincere
le persone a portare gli inerti a Rometta?
PANDOLFO: C’è solo una soluzione:
obbligarli, al momento del rilascio della
concessione edilizia, a presentare una
sorta di ricevuta dell’avvenuto smaltimen-
to degli inerti in area autorizzata. Non c’è
altra soluzione.
Gli uffici comunali
Vogliamo chiedervi qualcosa sugli
uffici comunali. Però non ci interessano gli spostamenti o la pianta organica, vorremmo sapere se, secondo voi, è cambiato qualcosa nel rapporto tra gli impiegati e i cittadini:
la percezione degli uffici comunali
che ha il cittadino è diversa rispetto
al passato oppure quando si rivolge
a essi assiste al solito rimbalzo delle responsabilità?
PANDOLFO: Non tutto è cambiato. Non
sono convinto che tutto quello che volevo
fare si è realizzato. Però sono sicuro di
una cosa. Noi abbiamo stabilito un metodo: per i pronti interventi, che in passato
garantivano il vero clientelismo, oggi non
c’è bisogno di parlare con l’ assessore. La
segnalazione viene fatta direttamente all’ufficio senza passare dall’ amministratore. Da me vengono sempre meno persone
a chiedere cose di questo genere, anzi
forse vengono da me quando la disfunzioAGORÀ 6 maggio 2000
TAVOLA ROTONDA
ne che hanno segnalato non è stata risolta.
Io, come sindaco, mi interesso dei pronti
interventi solo controllando l’elenco delle
segnalazioni giunte al Comune, che ho
voluto che venga compilato, e se sono
state sistemate.
Per il resto le cose funzionano. Gli attestati dell’ufficio commercio vengono rilasciati con una rapidità forse mai vista
prima e non privilegiando logiche di appartenenza, ma a tutti indistintamente.
In passato, poi, le maggiori pressioni e i
ricatti più pesanti avvenivano con la commissione edilizia. Oggi qualcuno mi rimprovera che paghiamo i commissari: è
vero gli diamo un gettone di presenza pari
a quello di un consigliere comunale, però
i componenti della commissione edilizia
non hanno presentato progetti. Oggi la
gente va dove vuole per commissionare
un progetto. Le persone che hanno avuto i
progetti approvati non sono mai state
chiamate da noi per essere informate e per
fargli capire implicitamente che ci aspettiamo di essere ricompensati in seguito.
Abbiamo chiamato solo quei cittadini a
cui abbiamo bocciato i progetti per spiegargli le ragioni tecniche della bocciatura.
E i lavori della commissione procedono
velocemente. Oggi sono in attesa di valutazione progetti presentati il 18 marzo,
cioè un mese e mezzo fa: questi sono i
tempi di esame della commissione edilizia.
Detto questo, non penso che le cose vadano bene, che tutto sia stato risolto: certe
cose ancora vanno fatte. Un’idea che avevamo lanciato era quella di creare un ufficio pubbliche relazioni al quale i cittadini
possano segnalare dopo trenta giorni dalla
presentazione di una richiesta i ritardi
degli uffici così da capire perché in trenta
giorni nessuno si è mosso.
Il gemellaggio
Ora che si sono conclusi gli scambi
di chiave, che significato ha avuto il
gemellaggio con Saint Lucia e che
continuità potrà avere?
PANDOLFO: I soldi che abbiamo speso
per il gemellaggio sono rimasti quasi tutti
al Comune, con l’aula consiliare, le sedie…
Io non penso che i gemellaggi possano
portare grandi scambi economici e vantaggi reciproci. Un caso particolare è
quello della “Charta delle Judeche”, che
però, più che un gemellaggio, è una fedeAGORÀ 6 maggio 2000
razione tra comuni e risponde ad altri
criteri.
Il gemellaggio con Saint Lucia io l’ho
visto sotto questo aspetto: in questo comune sono stati sperperati soldi in ogni
modo e quegli otto milioni per chiavi e
rinfreschi sono stati usati per tentare di
dare a S. Lucia un’immagine diversa.
Questo paese ha bisogno anche di questo,
di costruirsi un’immagine diversa, perché
certamente non siamo i numeri uno ma
non siamo nemmeno quello che si dice in
giro. In fondo la venuta di Fulci e di Odlum non incrementerà gli scambi commerciali, però quegli otto milioni spesi
per l’immagine di S. Lucia sono stati spesi bene, per la risonanza che ha avuto
l’evento, per la curiosità che ha suscitato,
per quelle (poche) persone, anche autorità, che hanno partecipato e che non conoscevano il nostro paese e ci sono tornati
dopo con le loro famiglie. Anche queste
cose possono servire.
Altra cosa è la “Charta delle Judeche”
che, dal lato culturale ci permette di partecipare all’incentivazione del dialogo tra i
paesi del Mediterraneo, e dal lato pratico
ci dà la possibilità di essere soci della
Regione siciliana e dello stato d’ Israele,
che ha messo a disposizione dei 52 associati alla “Charta” la propria rete commerciale.
CIRINO: A questo proposito si è pensato,
se si otterrà il finanziamento, di istituire
un corso di cucina ebraica e musulmana,
che potrebbe essere anche un incentivo
per i nostri ristoratori che potrebbero specializzarsi pure in
questo tipo di produzione culinaria considerando la forte presenza musulmana nella nostra
provincia.
La partecipazione
e il voto del 2002
Più che di democrazia partecipativa vorremmo farvi
parlare di un altro argomento. Nelle prossime elezioni, nel 2002, cosa cambierà, se cambierà qualcosa, nella ricerca del consenso rispetto al 1998?
CIRINO: Come segretario dei Ds spero
che alle prossime elezioni siano presenti i
partiti, perché se, come io penso, i movimenti hanno avuto un’epoca, ora la pale-
stra della politica e delle idee devono tornare a essere i partiti. Occorrerà ripulire la
mentalità di chi si avvicina a un partito
per tornare alla politica delle idee, nella
quale, per citare una battuta che non è
mia, bisogna seguire delle cose non per
quanto ti fruttano ma per quanto ti costa
farle. Chi scende in politica non si deve
schermire e dire: “io faccio l’amministratore ma non la politica”. Politica non è
quella sporca, è quella regolare, delle
persone serie. Quindi mi auguro che ci
siano presenti partiti, certo con accorpamenti che tengano conto del modello politico nazionale, anche assieme a movimenti che abbiano coerenza nelle idee.
PANDOLFO: Per rispondere a questa
domanda bisogna partire dal presupposto
che noi alle prossime elezioni ci ripresenteremo. Se nel ’98 cercammo il consenso
per le cose che volevamo fare, nel 2002
dovremo cercarlo per quello che avremo
fatto, se pensiamo di averle fatte bene.
A proposito di quello che dice Mimmo
Cirino io ho sempre una mia idea personale: quando uno fa il sindaco, amministra tutti e io penso di essermi comportato
in questo modo fino a oggi, senza destra e
senza sinistra ma preoccupandomi dei
bisogni delle persone. Ho fatto pochissime determine e le ditte chiamate a lavorare per il Comune sono state fatte ruotare.
Non si possono fare classifiche delle imprese che con noi hanno lavorato di più.
Abbiamo evitato il più possibile i lavori
di urgenza proprio per invitare tutte le
ditte a partecipare alle gare. Se
qualcuno vuole
tornare indietro a
quando bastava
essere imprese
vicine all’ amministrazione per
lavorare,
non
dovrà darci il
consenso. Oggi
scrivono i manifesti, ma possono
usare solo parole:
fatti concreti che
dimostrino favoritismi non ce ne
sono. L’esempio della commissione edilizia è lampante. Questa amministrazione
non ha niente a che fare con ambienti
poco chiari, poco puliti. Se qualcuno vorrà tornare indietro, non dovrà darci il con19
TAVOLA ROTONDA
senso.
La democrazia partecipativa può avere
due significati. Per alcuni è solo fare assemblee o magari comizi per dire quanto
siamo bravi. Io sono restìo a quest’ultimo
tipo di comportamento. Il Comune mi
paga due milioni e 600 mila lire netti al
mese per fare quello che faccio, non ho
bisogno di andare a vantarmi davanti alla
gente di quanto sono bravo. Partecipazione per me significa impedire favoritismi,
distinzioni tra amici e nemici. A fare la
differenza sarà l’adesione o il dissenso
verso questo metodo. E non penso che i
buoni siano sempre da una parte e i cattivi
sempre dall’altra. Formule e schemi non
funzionano: se in un paese pensiamo che
la sinistra debba sconfiggere la destra,
allora vogliamo ridurre a uno schema
troppo sintetico e superficiale i problemi
reali. Io penso che ci siano non destra e
sinistra, ma onesti e disonesti: vediamo se
riusciamo a mettere gli onesti tutti da una
parte…
E Mercadante?
Mercadante nel ’98 è stato utile a un
gruppo di persone
che pensano di essere oneste per vincere.
Sarà utile anche la
prossima volta?
Dipende da cosa farà
e cosa chiederà in
questi quattro anni.
In questi primi
due anni cosa ha
cercato?
Niente a livello di
ricatti. Anzi se dovessero esistere atteggiamenti di questo genere non li ammetteremmo, né con lui né con gli altri assessori né con i consiglieri comunali.
CIRINO: Escludendo la parte su destra e
sinistra, che ovviamente non è distinzione
che attiene l’onestà ma la diversità di metodo, quanto ha detto il sindaco conferma
l’idea di un partito nuovo che ha interesse
dell’altro, di chi ha bisogno.
Poi, la partecipazione non è partecipare
alle assemblee, partecipazione è interessarsi ai problemi che sono intorno a noi.
PANDOLFO: La partecipazione è la volontà di costruire qualche cosa, non riconoscersi in un partito e poi limitarsi a
discutere di quanti posti tocchino a me e
quanti a quell’altro. Contano le persone
che vogliono costruire qualcosa e queste
20
molto spesso non si trovano nei partiti, lì
si trovano molte volte persone che vogliono costruirsi una posizione personale.
BELLA: Io concordo con il sindaco che la
democrazia partecipativa non è fare comizi, però, a distanza di due anni, con un’opposizione che non fa altro che gettarci
fango addosso, bisognerebbe informare i
cittadini e fare chiarezza. Non tanto per
rispondere all’ opposizione, quanto per
fare capire alle persone come stanno le
cose, per fare capire quello che abbiamo
detto qui stasera.
PANDOLFO: E a quale scopo? Per ricandidarci tra quattro anni?
BELLA: No. Per evitare negli ultimi sei
mesi, se decidi di ricandidarti, la rendicontazione che non hai fatto negli anni
precedenti. In quel caso sì che daresti
l’idea di avere fatto tutto solo per ricandidarti.
PANDOLFO: Abbiamo ottenuto finanziamenti e non lo abbiamo scritto sui manifesti… Forse questo è un mio limite.
D’ANTONI: Io non sono molto soddisfatto della mia esperienza di consigliere comunale. Il gruppo
“Oltre l’Orizzonte”
non esiste più e questo è grave per la politica luciese: le persone che sostenevano
questo gruppo hanno
preso strade diverse,
non seguono la politica attiva. Stasera mi è
stato detto dal signor
Cirino che io non posso collaborare con un
assessore…
CIRINO: La collaborazione abbiamo appena detto che è interessarsi.
D’ANTONI: Ma il nostro progetto qual
era? La gente parlava con noi consiglieri,
noi ci affiancavamo ai vari assessori per
collaborare… Stasera vengo a sapere che
tutto questo non esiste. Allora ci siamo
presi in giro. Era o non era questo il nostro progetto?
PANDOLFO: Ti faccio solo una domanda: quante iniziative hai intrapreso per le
quali io non ti ho dato il mio appoggio?
D’ANTONI: Da parte tua ho avuto la massima soddisfazione.
PANDOLFO: Ma non solo da parte mia.
Ora faccio il capo, rinuncio alla democrazia partecipativa, e chiedo a tutti coloro
che hanno preso un’iniziativa e l’hanno
portata all’attenzione dell’ amministrazione, se l’amministrazione ha negato il proprio appoggio. C’è stato un solo caso di
questo genere? Non possiamo nascondere
le cose che non facciamo dietro frasi come “Mimmo Cirino mi ha detto…”,
“Vaccarino mi ha detto…”. Democrazia
partecipativa significa che se tu hai un’idea utile per la collettività e la porti avanti, non c’è sindaco o assessore che ti debba bloccare. E dirò di più: io rimprovero i
consiglieri comunali, e ve l’ho det-to nelle riunioni, per le cose che non avete fatto. Eravate liberi ma non vi siete mossi.
“Oltre l’Orizzonte” ha vinto una campagna elettorale e alle prossime elezioni, se
vorrà presentarsi, dovrà presentarsi “Oltre
l’Orizzonte”, se penserà che le cose fatte
saranno meritevoli di essere sottoposte al
giudizio degli elettori. Domani non dobbiamo cambiare faccia e dire che dovranno votarci perché siamo contro quelli di
centrodestra. Il voto andrà cercato solo
sulle cose che avremo fatto. Il resto sono
artifizi. I partiti devono essere chiari. Non
è possibile che persone che stanno nel
mio stesso partito, oggi scrivono che sperpero denaro pubblico e domani, solo perché dobbiamo fare il centrosinistra, saranno contenti di stare assieme a me.
D’ANTONI: Io personalmente mi sono
trovato male in questa esperienza, per
questo penso che non mi ricandiderò. Se
farò politica, sarà dall’esterno. Un’ ultima
cosa che voglio dire è questa: forse ho un
modo di fare strano, sono troppo impulsivo, ho un concetto rivoluzionario della
politica, ma non per questo ce l’ho con
l’assessore Vaccarino, con il sindaco o
con la giunta. Un anno fa sono stato l’unico a difendere Vaccarino quando all’interno della maggioranza è stato attaccato.
Nei prossimi due anni continuerò a essere
fedele al mio schieramento.
PANDOLFO: Ma da questo punto di vista
non ci sono dubbi. Anzi il gruppo consiliare non ha dato assolutamente problemi
all’ amministrazione. E questo è importante: significa che un sindaco, un assessore può dedicare gran parte del suo tempo a fare qualcosa per il suo paese, non a
risolvere le beghe interne.
BELLA: Non vorrei però che questa massima collaborazione venisse sentita all’
esterno come appiattimento. I contrasti
interni ci sono stati, ma sono sempre serviti per crescere e non per sgretolare il
gruppo.
AGORÀ 6 maggio 2000
I PRELATI CULTURA
LA PRELATURA
Gli ultimi vescovi di S. Lucia
di Libero Rappazzo
62 GUIDO TONETTI. Da Trecate
(Novara), dottore in teologia e in diritto
canonico, il 25 luglio 1950 venne eletto
prelato ordinario e coadiutore dell’ arcivescovo di Messina con diritto di successione. Pastore di straordinaria bontà, si
fece da subito amare dal popolo, verso cui
si dimostrò sempre premuroso e affettuoso. Una volta la settimana da Messina si
portava a S. Lucia e a piedi si recava al
Palazzo. Durante il tragitto si intratteneva
cordialmente con quanti incontrava sul
suo cammino, dispensando un sorriso,
una parola buona o una calorosa stretta di
mano. E’ stato tra i vescovi più amati dai
luciesi, che furono presi da profondo
sconforto non appena appresero, il 16
febbraio 1957, che il loro “Guido” era
stato nominato vescovo di Cuneo. Il 21
marzo, al tramonto, l’ amatissimo pastore,
nella cerimonia di commiato, con la sua
bella voce rotta dalla commozione così si
rivolgeva ala moltitudine di fedeli adunati
nella piazza: “Diletti figli, in questo giorno che segna l’inizio della primavera,
mentre fanno ritorno le rondini, io vado
via, ma lascio tra voi il mio cuore”. E si
commossero pure le pietre. La domenica
31 marzo, in occasione del suo solenne
ingresso nella diocesi piemontese, così
diceva: “Io non vi posso nascondere che
nei giorni scorsi ho pianto di tristezza a
causa dei dolorosi distacchi che hanno
lacerato il mio cuore. Ho provato tanta
amarezza nel lasciare la Sicilia, dopo quasi sette anni di permanenza, ho provato
tanto rammarico nel lasciare Messina e la
mia prelatura di S. Lucia del Mela … Voi
mi consentirete di continuare a ricordarli,
i miei messinesi e i miei luciesi; di continuare ad amarli, anche perché vi posso
assicurare che il posto che essi continueranno a tenere nel mio cuore, non toglierà
nulla all’amore che io devo e voglio avere
per voi”.
A lui si deve il completamento della strada che oggi porta il suo nome.
63 FRANCESCO RICCERI. Da Biancavilla (Catania), dottore in teologia e
AGORÀ 6 maggio 2000
diritto canonico, il 15 marzo 1957 fu
nominato prelato ordinario. Nei suoi quattro anni di governo pastorale si distinse
per la imponente mole di opere compiute:
la costruzione di due nuove parrocchie,
della Vergine Addolorata, a Cattafi, e
della Madonna della Catena, ad Archi;
l’affidamento della parrocchia Sacro Cuore ai padri del Terz’Ordine Regolare e la
costruzione del primo e secondo piano del
convento; il riammodernamento del palazzo vescovile; interventi di restauro
sulle chiese della Cattedrale, dell’Annunziata, di Olivarella, di Gualtieri e di Soccorso; la parificazione prima e poi la statizzazione della scuola media, ecc.
Il 15 maggio 1961 fu trasferito a Trapani.
Il consiglio comunale, in seduta straordinaria, il 15 giugno 1962 gli conferì per le
sue benemerenze la cittadinanza onoraria
della città di S. Lucia del Mela.
64 FRANCESCO TORTORA. Dell’
ordine dei Minimi, dottore in teologia e in
lettere, nato a Boscotrecase (Napoli). Nel
Concistoro del 19 marzo 1962 Giovanni
XXIII lo destinò alla nostra prelatura accompagnando la bolla di nomina con tali
bellissime espressioni: “S. Lucia è stata
resa nota ed illustre dalla sua storia, dalla
bellezza delle sue chiese, dalla sentita
pietà dei suoi abitanti, ravvivata ognora
dallo zelo dei suoi presuli”.
Fu consacrato vescovo dal cardinale Ruffini il pomeriggio del 20 maggio nella
cattedrale di Palermo, presenti le autorità
civili ed ecclesiastiche della nostra città e
circa ottocento fedeli provenienti dal territorio della prelatura. Fece il solenne
ingresso il 24 giugno 1962, accolto in
piazza Milite Ignoto da una folla imponente e da numerose autorità tra cui i l
presidente dell’assemblea regionale Stagno d’Alcontres, gli onorevoli Santalco,
Celi, Aieni, Germanà, il sindaco di S.
Lucia del Mela Francesco Mirabile unitamente ai sindaci degli altri comuni della
prelatura, di San Pier Niceto e del vice
sindaco di Milazzo. Mentre monsignor
Tortora ringraziava per le calorose accoglienze tributategli, una miriade di luci
colorate illuminavano il colle Makkarruna, il castello, la cattedrale, il palazzo
vescovile, il palazzo del Comune, le vie e
le piazze.
Il 21 ottobre 1972 venne nominato vescovo di Locri – Gerace dopo quasi dieci
anni di governo pastorale in cui eccelse
nelle doti di bontà e di zelo. Viene ricordato con nostalgia poiché fu l’ultimo vescovo – prelato con residenza stabile a S.
Lucia.
L’8 novembre 1972 la Santa Sede nominava amministratore apostolico (a motivo
di ciò non viene inserito nell’elenco del
prelati ordinari), di S. Lucia del Mela e di
Lipari, che nel frattempo s’era resa sede
vacante, monsignor Salvatore Di Salvo da Zafferana Etnea (Catania). Laureato in diritto canonico nella Pontificia Università Lateranense, fu consacrato vescovo il 21 dicembre 1968, ausiliare dell’arcivescovo di Rossano Calabro e, in un
secondo tempo, dell’ arcivescovo di Reggio Calabria. E’ stato un pastore molto
attivo e assai vicino alla gente umile.
Spesso sostituiva con semplicità i parroci
nel loro ministero pastorale. Amò molto i
giovani, per i quali erano sempre aperte le
porte del Palazzo, scendeva nelle piazze a
intrattenersi con loro e non era raro vederlo al campo sportivo assistere a un incontro di calcio. Il 20 dicembre 1976 Paolo
Dal 1950 a oggi si sono succeduti cinque vescovi. L’ultimo
a risiedere nel palazzo vescovile è stato monsignor Tortora,
fino al 1972. Da Guido Tonetti a Giovanni Marra, rassegna
degli ultimi prelati luciesi e di un insolito amministratore
apostolico: monsignor Salvatore Di Salvo
21
CULTURA I PRELATI
VI trasferiva monsignor Di Salvo alla va arcivescovo della nuova circoscrizione ve e segretario generale del Vicariato.
sede di Nicosia ed egli apprendeva la no- ecclesiastica sorta dall’unione all’arcidio- Nominato arcivescovo ordinario militare
tizia della nomina mentre predicava per la cesi di Messina della diocesi di Lipari e il 14 novembre 1989, è stato eletto alla
novena di Natale in una contrada delle della prelatura con la denominazione di chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del
campagne di Lipari.
Messina – Lipari – S. Lucia del Mela. I Mela il 17 maggio 1997. Il 21 giugno
65 IGNAZIO CANNAVÒ. Da Fiume- luciesi sono particolarmente grati a mon- faceva il suo solenne ingresso in diocesi.
freddo di Sicilia (Catania). Contestual- signor Cannavò per avere avviato il pro- L’ “Osservatore Romano” nella stessa
mente alla nomina di monsigiornata dedicava un’intera
gnor Di Salvo a vescovo di
pagina allo storico avvenimenNicosia venne nominato prelato. Domenica 3 agosto il nuoto di S. Lucia del Mela. Convo arcivescovo faceva la sua
seguì la laurea in filosofia nel
prima visita a S. Lucia del
1948 e in teologia nel 1953
Mela. Ad attenderlo in piazza
presso la Pontificia Università
Milite Ignoto le autorità e una
Gregoriana. Venne consacrato
folla festante. La banda musivescovo il 13 dicembre 1970
cale, gli spari, lo scampanio
nella cattedrale di Acireale dal
festoso di tutte le chiese hanno
cardinale Carpino, arcivescovo
voluto esprimere ancora una
di Palermo, con la partecipavolta l’affetto che unisce da
zione di tutto l’episcopato sicicirca otto secoli questa nostra
liano. Monsignor Cannavò
città al proprio pastore. Lungo
cominciò il suo ministero epiil percorso verso la cattedrale,
scopale come ausiliare nella
l’arcivescovo si è fermato più
diocesi di Acireale. Il 14 febvolte a salutare i fedeli, accabraio 1976 venne trasferito a
rezzare i bambini, confortare
Messina come vescovo coagli ammalati e gli anziani. La
diutore con diritto di succescittà era sfarzosamente illumisione dell’ arcivescovo Frannata per l’imminente festività
cesco Fasola. Il 20 dicembre
della Madonna della Neve. E
dello stesso anno venne nomiproprio il 5 agosto, durante il
nato da Paolo VI prelato di S.
solenne pontificale, monsignor
Lucia, dove fece il solenne
Marra ai piedi della Nivea
ingresso il 14 gennaio 1977.
Madonna dava un segno tangiE’ alquanto singolare il fatto
bile del suo affetto e della sua
che, avendo ricevuto l’ordinapremura nei confronti della
zione episcopale il giorno di
comunità luciese nominando
santa Lucia, la prima sede veparroco dell’Annunziata come
scovile da titolare di monsisuccessore del compianto pagnor Cannavò sia stata la predre Gaetano La Spada, padre
latura che porta il nome della
Paolo Impalà. Possiamo affersanta siracusana. Toccante il
mare che scelta più felice non
suo discorso, sulla missione
poteva essere fatta, in quanto
che era stato chiamato a comil giovane parroco ha ripagato
piere, ai fedeli che gremivano
degnamente la fiducia del pala cattedrale, presenti gli ecclestore con la sua incessante e
siastici distintisi nel tempo per L’ingresso del palazzo vescovile di S. Lucia del Mela,
zelante azione ministeriale per
essere stati strenui assertori dei sede della Prelatura
una sempre maggiore crescita
diritti della prelatura: padrae
spirituale della porzione del poGiovanni Parisi, monsignor Salvatore cesso di beatificazione di monsignor An- polo di Dio che gli è stata affidata. Ciò è
Cambria, monsignor Vito Guidara, il can- tonio Franco.
un’ulteriore prova che la nostra prelatura
celliere della Curia monsignor Dionigi 66 GIOVANNI MARRA. Nato a Cin- può vantare un grande intercessore in
quefrondi (Reggio Calabria), venne ordi- cielo, il più santo tra i suoi prelati: monsiScoglio.
Subito dopo la benedizione finale, nel nato sacerdote il 19 settembre 1953. E’ gnor Antonio Franco.
palazzo comunale, durante una breve ceri- stato a servizio della Santa Sede nella
(4 – fine)
monia l’amministrazione comunale offrì curia romana dal 1960 al 1986. Ricevuta
l’ordinazione episcopale il 28 giugno 19al nuovo vescovo un artistico calice.
(La cronologia dei prelati è stata tratta
Nel 1986, in seguito al riordino delle dio- 86, è stato eletto vescovo ausiliare di Roda La Prelatura Nullius di S. Lucia del
cesi italiane, monsignor Cannavò diveni- ma per le attività pastorali e amministratiMela di monsignor Cambria)
22
AGORÀ 6 maggio 2000
PRIMO MAGGIO CULTURA
114 ANNI FA NEGLI STATI UNITI
Primo maggio, festa del lavoro
Un ricco patrimonio storico e ideale del movimento operaio che non può andare disperso
di Santo Brunetta
I
L PRIMO MAGGIO È UN MOMENTO IMPORTANTE
della storia del movimento operaio internazionale. Col passare degli anni, però, esso ha perso buona parte dei suoi
connotati originari. Oggi, infatti, sono in molti a considerare
tale data semplicemente come occasione per compiere una scampagnata (primo maggio = lunedì di Pasqua). Ciò è avvenuto non
tanto perché sono trascorsi 114 anni dai tragici fatti che l’hanno
determinato e il tempo che scorre, solitamente, travolge un po’
tutto, ma perché così hanno voluto (e ci sono quasi riusciti) le
classi dominanti, con la complicità di un certo sindacato dei lavoratori e di una certa sinistra, i quali, da un certo tempo ormai,
ci hanno fatto ben intendere di non possedere più un’anima
(rivoluzionaria e di classe). E se oggi il mondo del lavoro non è
nelle condizioni di andarea vanti (anzi spesso è costretto a ripiegare), ciò è potuto avvenire semplicemente perché sindacato e
sinistra hanno perso la memoria (storica) e, di conseguenza, sono
venuti meno all’espletamento del proprio ruolo. Ritengo pertanto
che oggi una seria riflessione si imponga nel sindacato e nella
sinistra. Al passato glorioso del movimento operaio occorre, a
mio avviso, far ricorso per andare avanti verso un domani migliore, continuando così il cammino che altri, prima di noi, hanno intrapreso.
Il passato non si cancella. Il presente è il prodotto del passato.
Senza passato non vi potrà essere né presente, né futuro. E il
domani, se vogliamo che sia migliore, ce lo dobbiamo costruire
noi con le nostre mani e con la nostra intelligenza, altrimenti
saranno altri a realizzarlo, secondo logiche diverse che fanno a
pugni con l’interesse del mondo del lavoro. Facciamo in modo di
non essere così sciocchi da affidare (per quanto concerne la realtà nostra italiana) al “Cavalier Berlusca” (l’uomo più ricco d’Italia) l’incarico di stabilire lui quello che dovrà essere il futuro
nostro e dei nostri figli. Coloro che sono economicamente potenti (quelli che stanno dall’altra parte) hanno anch’essi un loro
modello (di sviluppo della società) e vorrebbero addirittura che
glielo costruissimo noi (“Voi vi immaginate uno Stato ideale, e
noi operai dovremmo fabbricarvelo. Noi sempre gli esecutori, e
voi sempre i dirigenti, eh?”. Bertolt Brecht, Diario di profughi).
Cerchiamo adesso di prendere in esame (evidentemente con una
certa approssimazione storica) i fatti da cui è scaturita la Festa
del lavoro.
I
L PRIMO MAGGIO DEL 1886 AVVENIVANO IN AME-
rica, a Chicago, i tragici fatti che dovevano dar corso alla
festa internazionale del lavoro. In questo giorno si vuole
rievocare il sacrificio degli otto compagni dirigenti operai
condannati alla forca. Per quella data era stata indetta una grande
AGORÀ 6 maggio 2000
manifestazione operaia per porre all’attenzione delle autorità
l’esigenza, molto avvertita, di ridurre a otto ore la giornata lavorativa. I padroni delle fabbriche, al fine di aumentare sempre di
più i loro profitti, imponevano una giornata lavorativa molto
lunga: lasciavano ai lavoratori solamente poche ore per dormire.
Questo tipo di sfruttamento disumano portava non solo all’esaurimento fisico e psichico del lavoratore, ma anche alla morte
precoce: non c’è da meravigliarsi che negli anni 1880 la vita
media degli operai operanti nella realtà di cui ci stiamo occupando non superasse i 30 anni. A tale riguardo, nel primo volume de
Il Capitale, Marx documenta i tragici effetti di tale bestiale sfruttamento sulla vita dei lavoratori e anche su quella dei fanciulli e
delle donne. Nella realtà americana di quel tempo, un’ impressionante descrizione delle condizioni estremamente pesanti a cui
erano costretti a sottostare i figli dei proletari occupati nel settore
produttivo viene fatta, nel 1881, da S. Gompers, al primo congresso della Federazione delle Trade Unions del sindacato dei
lavoratori del tabacco: “Ho visto bambini di sei, sette e otto anni
che nel bel mezzo di una stanza piena di polvere e di fango erano
intenti a sfogliare il tabacco. Erano bambini piccolissimi, pallidi,
con sul volto un’aria preoccupata, bambini che lavoravano con le
loro manine dall’alba al tramonto… Quando chiesi loro quante
ore lavorassero ogni giorno non mi capirono, non potevano capirmi… La stanchezza e il sonno erano spesso più forti di loro,
per cui si addormentavano su una balla di tabacco”.
Il basso salario percepito dai capifamiglia spingeva inevitabilmente a lavorare anche la moglie e i figli di questi ultimi. I guadagni ottenuti grazie al lavoro femminile e minorile ammontavano negli Usa negli anni 1880 a quasi il 33 per cento del bilancio
familiare. “Prima – scrisse Marx – l’operaio vendeva la propria
forza lavoro della quale disponeva come persona libera formalmente. Ora vende moglie e figli”.
Il primo maggio del 1886, com’era stato stabilito, segnò l’inizio
di una manifestazione generale del proletariato americano. Nonostante la mancanza di una direzione unitaria, la lotta assunse
subito carattere di massa. Un apporto, non trascurabile dal punto
di vista numerico, veniva dato alla manifestazione dai tanti senza
lavoro. La chiusura di diverse fabbriche aveva in quegli anni
contribuito a far crescere il numero dei disoccupati.
“Oggi – scrisse un testimone di quegli avvenimenti – per tutto il
nostro Paese si aggirano armate di pellegrini senza casa, centinaia di migliaia, se non addirittura milioni di uomini. Cercano
invano un lavoro… E tra chi lavora, un’occupazione garantita e
permanente è un’eccezione”. I “vagabondi”, come li chiamò la
stampa capitalista, ma in realtà erano disoccupati ridotti alla fame, costretti a girare per il Paese in cerca di fonti di sostentamento. Giornali di singoli gruppi socialisti e di gruppi anarcosindacalisti si occupavano, in quel tempo, di diffondere tra gli
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CULTURA PRIMO MAGGIO
operai la propaganda socialista. Tra i più attivi organi di propaganda in lingua inglese il primato spettava al settimanale
“Alarm”, diretto da Parsons. Parlando degli scopi del suo giornale egli sottolineava che questo si proponeva di aiutare l’umanità
a liberarsi dal giogo dell’ingiustizia, “dando la possibilità a
chiunque si trascinasse nelle catene dei monopoli di portare il
suono di queste catene sulle pagine dell’ “Alarm”.
La manifestazione del primo maggio si faceva così carico del
diffuso malessere collettivo. Ora, per meglio comprendere gli
accadimenti successivi, occorre tenere conto che allora sia le
forze dell’ordine, sia i giudici erano al soldo dei padroni. La manifestazione del primo maggio si svolgeva, come nelle intenzioni
degli organizzatori, in maniera pacifica. A un tratto, senza che ve
ne fosse l’esigenza, avveniva la carica da parte della polizia. Nella confusione generale veniva lanciata sulla folla una bomba e la
polizia interveniva con le armi. alla fine si contavano morti e
feriti.
Responsabili degli incidenti sono stati accusati (in numero di
otto) gli organizzatori operai. arrestati e trascinati in tribunale,
essi si difesero con grande dignità, respingendo ogni addebito.
Al processo, nonostante l’accusa non avesse potuto dimostrare
che essi erano stati i lanciatori della bomba (episodio assai strano
in quanto semmai uno solo di loro e non otto avrebbe potuto
Gli impiccati di Chicago
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AGORÀ 6 maggio 2000
lanciare la bomba), i giudici (di cui abbiamo parlato prima) decisero di condannarli ugualmente, con la motivazione che trattandosi di anarchici dovevano essere considerati capaci di compiere
un simile atto. Furono pertanto condannati alla forca, passando
così alla storia come gli “impiccati di Chicago”.
La Festa del lavoro fu deliberata dal congresso di Parigi del 1889
che fondò la Seconda Internazionale. In tale occasione fu stabilito: “Sarà organizzata una grande manifestazione internazionale a
data fissa, per modo che in tutti i paesi e in tutte le città, contemporaneamente, in uno stesso giorno prestabilito, i lavoratori pongano ai Poteri pubblici la condizione di ridurre legalmente a otto
ore la giornata di lavoro. I lavoratori delle diverse nazioni organizzeranno questa manifestazione nelle condizioni che sono loro
imposte dalla situazione sociale dei loro paesi … Visto che una
manifestazione simile è stata già indetta per il primo maggio del
1890 dall’American Federation of Labour, questa data è adottata
per la manifestazione universale”.
Il primo maggio è, dunque, una data da non dimenticare. Si tratta
di una ricorrenza dai connotati rivoluzionari in cui gli oppressi di
tutto il mondo, senza distinzione alcuna, si riconoscono fratelli e
compagni di lotta, attraverso una solidarietà (internazionalismo
proletario) che travalica i confini nazionali per abbracciare il
mondo intero.
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Il comune è immobile