LA FORZA DELLA MENTE NELLA
STORIA
“La Sapienza è la Vita che Dio ha creato in Cristo
attraverso lo Spirito. Le persone sono sapienti non
perché sono intelligenti, ma perché vivono e si
mantengono nel rapporto profondo d’amore tra la forza
di Dio e le loro forze personali da cui scaturisce la vita e
l’ordine di tutte le cose.”
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La mente sapiente ha occhi che vedono ed orecchie che
odono le immagini ed i suoni che provengono da
un’anima in relazione d’Amore con il proprio Creatore ed
ha un cuore aperto alla relazione, che sa e conosce al là
dell’esperienza sensibile e dei ragionamenti.
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Presso i popoli antichi la mente non ha nome, non perché essi non
ne facciano uso, piuttosto perché non è un’entità separata dal resto
delle forze dell’uomo.
E’ ovvio che, se pensiamo all’uomo primitivo, non possiamo credere
che non abbia usato la mente.
La mente del Neanderthal o del Cro-Magnon non era però staccata
dalla realtà, perché era vitale per quest’uomo entrare in relazione
con l’ambiente attraverso le sue forze personali per risolvere
problematiche quali il freddo e la fame; vi era però anche
l’intuizione, quella che gli psicologi chiamano “insight”, attività
inconscia capace di trovare risoluzioni geniali che ancora oggi gli
antropologi non sanno spiegare con le loro intelligenze razionali.
La scoperta del fuoco, la ruota, la lavorazione dei metalli, la
scrittura, la matematica, l’astronomia non sono state scoperte
casuali né ragionate, ma frutto di una mente in collegamento con le
forze inconsce, capaci di osservare ma anche di intuire e di scoprire
quindi la natura e le sue leggi non per dominarla ma per entrare in
relazione con lei.
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Le civiltà antiche
Nonostante i loro limiti, le riduzioni ed i
condizionamenti culturali i popoli antichi non
parlano della mente. Essi parlano di “cuore”,
ovvero di inconscio.
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Per gli Egiziani, nel “Libro dei Morti”, quando
il defunto si presenta davanti al dio Osiride e
proclama la propria innocenza davanti ad un
lungo elenco di colpe, è il suo cuore che
viene messo su un piatto della bilancia,
mentre sull’altro vi è l’immagine di Ma’at dea
dell’ordine cosmico, ma anche dell’ordine
morale e sociale, del regolare
funzionamento di ogni cosa.
Avere un cuore giusto significa dunque aver
rispettato l’ordine naturale che regola la vita
dell’uomo e del cosmo.
I Greci di Omero
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I Greci di Omero non sono il popolo che noi conosciamo
storicamente, soprattutto Troia e la sua guerra non sono
quelle di Schlimann e della collina di Hissarlik.
La cecità della mente razionale dei filologi del ‘700/800,
persi in mille ragionamenti se Omero fosse cieco o no,
se fosse veramente esistito o no, se avesse scritto lui o
no entrambi i poemi famosi, non erano stati in grado di
vedere la verità. L’ha vista un ingegnere.
I poemi giunti fino a noi, secondo questa recente
interpretazione, sembrano parlarci di una popolazione
nordica, che abitava la penisola scandinava intorno al
XV secolo a.c.
Questo popolo è un popolo forte, che pur con numerosi
limiti, percepiva l’immortalità dell’anima e la presenza
delle divinità accanto a loro, non proprio dentro di loro,
ma molto vicine e presenti, capaci di sostenere o di
condannare l’uomo alla gloria o alla morte, senza una
precisa ragione per la verità, ma consapevoli di non
essere i signori della propria vita.
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La mente dei Greci
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I Greci di Omero non avevano una sola parola per indicare la mente,
essi, come per il corpo e per la vista, avevano una serie di parole
che indicavano non l’atto in sé, bensì l’atteggiamento, i gesti, il
movimento, le emozioni che accompagnavano l’azione o la funzione
sempre intesa come un sistema, un complesso di eventi che
concorrevano a caratterizzare vari momenti del vedere o del
comprendere.
Il corpo, per esempio, cambiava nome spesso, veniva chiamato
“membra” se era movimento, “pelle” se si voleva indicare la sua
superficie, l’involucro corporale che dava il colore del corpo, “soma”
se invece era un corpo morto, un cadavere.
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Anche il vedere riceveva il suo significato autentico
dall’atteggiamento che lo accompagnava.
Saper vedere
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Il “vedere” per la lingua Omerica non era mai la semplice
funzione, bensì il modo intuitivo in cui si vedeva.
 Si può vedere “ in modo sinistro” e terribile,
lampeggiante, ed è il modo in cui viene colto lo sguardo
del veggente, dell’indovino ed anche del serpente, ma
anche il guardare con nostalgia lontano; oppure si può
guardare in modo fiero, gioioso e libero o in modo
meravigliato, spalancando la bocca.
Quando questo sistema di intendere l’atto visivo si
perderà il verbo più usato per vedere avrà il significato di
“essere spettatore” o “di stare a guardare”, “osservare”.
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La mente
Per indicare la mente poi avevano essenzialmente tre
parole: “thumos” che indicava le emozioni, le passioni,
che animano il corpo e imprimono il movimento agli arti e
che accomuna gli uomini agli animali; “psichè”, che
indicava il soffio vitale, l’anima che scende nell’Ade
quando abbandona il corpo e la più nota “ nous”, che,
per gli studiosi, non è assolutamente scindibile dallo
“thumos” e dalla “psichè” e che è colei che permette la
percezione delle immagini, nel significato di intendere e
penetrare in profondità, collegato alla funzione del
“vedere”, anzi preferibilmente del “sapere”.
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La mente che vede e sa
Uno dei verbi più usati per “vedere”, non è un caso, ha
anche il significato di sapere. In quanto ho visto, so, ma
questa conoscenza non è affidata alla semplice funzione
visiva, bensì ad una partecipazione dell’anima alla vista
che genera conoscenza, questa è la mente, il vous, per i
Greci di Omero, lo spirito che vede con chiarezza e sa.
 Tutte e tre, insieme, thumos, psichè e nous, sentimenti
ed emozioni, soffio vitale che anima le membra e
immagini che danno una visione chiara e sapiente,
animano il corpo vivente, senza vi è il “soma”, il
cadavere.
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Una mente “primitiva”
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Gli studiosi della lingua greca chiamano questo modo di
esprimersi “primitivo” e ritengono moderno invece la
successiva espressione dell’atto conoscitivo e visivo,
ridotta e fissata in un unico significato, incapaci di
cogliere la ricchezza di questo modo “omerico” di
percezione della realtà dell’uomo che accedeva ad
un’altra via di conoscenza, oltre il mondo sensoriale.
Ovviamente anche questo modo “omerico” è molto
lontano dalla verità e dalla vera natura dell’uomo, ma
appare migliore certamente del successivo approccio
che i Greci storici avranno con questa dimensione della
conoscenza.
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La filosofia
Perduta questa esperienza della conoscenza, vi è la filosofia, che
non “sa” più vedere e conoscere, perché può solo affidarsi agli
organi di senso.
 Empedocle ( filosofo eleatico del V sec. a.c.) dice a tal proposito:
“Gli organi di senso sono fortemente limitati, poiché molte miserie li
colpiscono che rendono ottusi i pensieri, ben poco si scorge nella
propria vita, si muore presto e si ha la certezza solo del poco in cui
ci si è imbattuti. Chi può affermare di aver trovato il tutto? L’uomo
non lo può vedere, né udire, né afferrare con la mente (vous).”(fr.3)
 Empedocle con queste parole ci testimonia come sempre più ci si
allontana dalla conoscenza e come la mente non è più in grado di
fornire risposte soddisfacenti, perché sempre più limitata.
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Dal nous al logos

Per Eraclito (VI-V sec.a.c.) il nous, che ha
ancora il significato di penetrare
nell’interpretazione, ha però bisogno di
certezze, di un criterio pubblico e comune,
quello della ragione, il logos, da tutti
condiviso e pubblicamente riconosciuto.

Con Anassagora (462 a.c.), il nous diviene
Intelletto Cosmico che imprime movimento
ai corpi che si uniscono e si respingono,
come l’intelletto muove le membra del
corpo umano,perdendo per sempre quella
dimensione complessa omerica che dava
vita al corpo, thumos, psichè e nous.
Il sillogismo aristotelico
Quando Aristotele (384-322 a.c.) svolge
un’indagine sui ragionamenti, intende
studiarne la forma e non il contenuto,
divenendo l’inventore della logica
formale, con l’intento di costruire
ragionamenti corretti.
Se le premesse sono vere la conclusione
non può essere falsa.
La validità del sillogismo però risiede nella
sua struttura formale e non nella verità o
falsità delle premesse, ci possono essere
conclusioni corrette anche se le
premesse sono false e quindi le deduzioni
possono essere valide ma non
necessariamente vere.
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Tutti gli animali sono mortali
Tutti gli uomini sono animali
Tutti gli uomini sono mortali
Tutti gli animali sono immortali
Tutti gli uomini sono animali
Tutti gli uomini sono immortali
La verità intuita
Lo stesso Aristotele quando deve definire in
quale modo si ottengono premesse prime, gli
assiomi, quelle comuni a tutte le scienze, come
per esempio il principio di non-contraddizione
(A=A non può essere A=B), di identità (A=A non
è non-A) o del terzo escluso (A=B oppure A=non
B), anche lui deve ricorrere ad una verità
intuitiva, non meglio definita ma certamente non
dimostrabile attraverso il ragionamento,
riconoscendo implicitamente i limiti del suo
procedere.

La retorica
L’arte del parlare su qualsiasi cosa, anche le più inutili, avendo
come punto di riferimento non il Bene , ma l’utile personale è un
male che, attraverso la sofistica, dalla Grecia giunge fino a noi. E’ un
male che i Greci ridotti e deboli, senza Dio e senza anima, colpiti
nella sessualità e quindi nei nervi e nel corpo, coltivano come unica
possibilità di accesso alla realtà che però diviene per loro sempre
più incomprensibile.

Le ultime scuole filosofiche infatti, epicureismo, scetticismo,
storicismo, non cercheranno nemmeno più di comprendere il
mondo, ma cercheranno solo la felicità, senza trovarla, per un uomo
che sempre più sofferente tenderà ad isolarsi ed a rinchiudersi in se
stesso per paura del dolore divenuto ingovernabile.
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
La retorica però è l’insegnamento per eccellenza nelle scuole e
nelle Università per molti secoli ed anche la filosofia.
Il ragionare è diabolico
Il ragionamento è diabolico, è il mezzo
attraverso il quale il serpente tenta Eva, è il
mezzo attraverso cui il diavolo tenta Gesù
stesso.
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
Stacca la ragione dal collegamento con le altre
forze e fa credere all’uomo, come fu per Adamo
ed Eva, di poter, per suo mezzo, conquistare
l’immortalità e divenire come Dio, precipitandolo
invece nell’abisso della cecità e della sordità.
“Allora la donna vide che l’albero era buono
da mangiare, gradito agli occhi e
desiderabile per acquistare saggezza; (…)
allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si
accorsero di essere nudi.” (Gen.3,1e7).

Usando la ragione e riducendo la mente
alla sola attività razionale, si crede di
vedere e di udire ciò che prima non si era
visto ed udito, in realtà colpiscono i sensi
immagini e suoni che scollegati dall’anima e
da Dio, separati dall’inconscio e dalle forze
in collegamento con l’Albero della Vita, non
si sanno più spiegare e quindi
comprendere, facendo della terra un luogo
che produce spine e cardi, della vita stessa
dolore e delle relazioni desiderio di dominio
e/o necessità di sottomissione.
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La dea Mens
I Romani avevano un tempio sul
Campidoglio per la dea Mens. Questa era
la dea dell’ordine, del comportamento
adeguato, governato dal potere, anzi
sottomesso al potere politico.

Essa era il contrario del furore,
dell’invasamento,dei comportamenti che
non rispettavano le regole imposte
dall’ideologia dello Stato.

Anche la mente a Roma è sottomessa
all’ideologia dello stato, si può pensare
solo ciò che serve allo stato, il resto è caos
e quindi vietato
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Il ragionare dei cristiani

Non dimentichiamo che i cristiani perdono Cristo
quando cominciano a cedere al ragionamento
ed alle argomentazioni filosofiche greche, pur di
essere accettati e non più criticati come
irrazionali seguaci di una fede senza logica.
Le eresie nascono dal ragionare su Cristo,
ovvero dall’accostarsi a Lui con una ragione che
non comprende “il cuore” del cristianesimo,
stoltezza per la mente, follia per la ragione.

Le eresie
Eresia, scelta sul significato della parola e della natura di Cristo,
soggetta a varie interpretazioni.
 L’arianesimo fonda il suo ragionamento sull'affermazione che ciò
che è generato non può essere di pari potenza del suo creatore e
che quindi Cristo non poteva essere della stessa natura divina del
Padre, piuttosto umana.
 Il Nestorianesimo da Nestorio, patriarca di Costantinopoli, ammette
che in Cristo convivessero due nature e due persone, unite tra loro
da un rapporto puramente spirituale. Nestorio negava anche la
"favola pagana", per usare suoi termini, di Maria come madre di Dio
e Dio stesso avvolto in fasce e crocifisso.
 Lo Gnosticismo, (da gnosi, ovvero conoscenza), afferma che la
salvezza è data da Dio soltanto a pochi uomini, ai quali è stata
trasmessa attraverso una conoscenza particolare ed elitaria. La
salvezza non è trasmessa da Cristo, ma da ciò che l'uomo conosce
e può raggiungere con le proprie facoltà mentali e attraverso la
propria azione, secondo ciò che ha dentro di sè.

Le eresie
Il Pelagianesimo. Trae origine da Pelagio (350-425 d.C. circa), un
monaco britannico. Egli sosteneva che la salvezza dell'uomo non
fosse nelle mani assolute di Dio, ma che l'uomo potesse arrivare da
sè, con le proprie forze, alla grazia e alla redenzione.



Il Donatismo si caratterizza come movimento scismatico. Le sue
origini risalgono già al periodo delle persecuzioni dei primi cristiani e
predica la necessità che la Chiesa si configuri come
un'organizzazione fortemente elitaria e selettiva, composta da
cristiani puri (non ammetteva infatti il rientro in seno alla Chiesa dei
sacerdoti convertiti sotto persecuzione).
Il monofisismo. Nel 448 a.c., Eutiche, un monaco di Costantinopoli,
in polemica con Nestorio afferma la presenza di due persone distinte
(l'una divina e l'altra umana) nel Cristo incarnato; Eutiche ipotizzò
che, prima dell'incarnazione, c'erano due nature, ma dopo una sola,
quella divina, derivata dall'unione delle due nature stesse (ek duo
physeon).
In questa maniera, Eutiche negò che la natura di Cristo fosse
consustanziale alla nostra, fatto che, quindi, impedirebbe di redimerci
attraverso di Lui.

Non è possibile accogliere Cristo se non
con il “cuore”.
“Perché il cuore di questo popolo si è
indurito, son diventati duri di orecchi e
hanno chiuso gli occhi, per non vedere
con gli occhi, non sentire con gli orecchi e
non intendere con il cuore” (Mt, 13 15).
Nel Medioevo

La tensione religiosa, la ricerca della propria anima e della relazione
profonda con Dio nel Medioevo corrono di pari passo con gli studi
dialettici e retorici che comunque sono ritenuti l’istruzione per
eccellenza insieme allo studio del latino e di quegli autori
sopravvissuti e tramandati attraverso le trascrizioni amanuensi.

La formazione culturale nelle Università del XII secolo partiva dallo
studio delle “arti liberali” che erano sette, tre erano le arti del trivio :
grammatica retorica e dialettica, mentre quelle del quadrivio erano
aritmetica, geometria, musica e astronomia. Lo studio del diritto era
svolto nell’ambito della retorica, con la quale aveva stretti legami
già nella cultura greca e in quella romana.

La filosofia poi fioriva tramandando il pensiero dei greci e dei latini
tutto teso alla ricerca della felicità inseguita attraverso le spiegazioni
ragionate dell’epicureismo, lo stoicismo, lo scetticismo
Umanesimo e Rinascimento
L’Umanesimo ed il Rinascimento pensano di poter
dimenticare le sofferenze di una sessualità negata, di un
corpo e di nervi duramente provati dalla lontananza
dell’anima da Dio esercitando la ragione, la filosofia e la
riscoperta dei classici, che invece contribuiscono a far
sentire sempre più forte il senso della morte e di inutilità
della vita, che dunque và vissuta senza illusioni e per
quello che offre.

Si apre così la via nei secoli successivi allo studio
anatomico dei corpi senza vita, sui quali esercitare la
ragione e l’intelligenza senza più essere in grado di
cogliere ciò che non è più evidente: l’uomo non è solo
carne senza vita, l’uomo non è solo esercizio della
ragione.

La dea Ragione

Nel 700 la sofferenza per i numerosi
condizionamenti della sessualità, dei
nervi, del corpo, divenuti modo
d’essere, fissati nelle cellule nervose
di ognuno, creano un inconscio
malato ed una mente mal
funzionante, nel senso che là dove
si pensa di comprendere tutto e di
risolvere tutto, soprattutto il
malessere e la sofferenza della
persona, con una ragione ormai
svincolata, separata e divisa da Dio
e dalle altre forze, si consente al
diavolo di stabilire sede stabile per
le sue opere.
Nuovi Ideali: la democrazia
Fratellanza, libertà uguaglianza. Questi i nuovi “valori” che
l’illuminismo in accordo con la massoneria esporta in tutto il mondo
innanzi tutto attraverso la rivoluzione francese. Da qui nasce l’idea
della democrazia.


Sostanzialmente, gli studiosi e gli storici più onesti non credono che
la democrazia sia mai esistita. Dietro questa parola si celano gli
interessi di una classe sociale, che, dal ‘700 ad oggi, attraverso il
razionalismo, il relativismo morale, il capitalismo e gli attacchi alla
religione ed a Cristo, ha mirato unicamente al mantenimento di un
potere fondato sulla ricchezza, governando “ masse” di uomini dei
quali disporre per elezioni, per manifestazioni e scioperi, per una
lotta di classe alla ricerca di una giustizia sociale, che in realtà non
ha mai cambiato la vera sofferenza dei più poveri, ma che
soprattutto ha reso gli uomini “consumatori di beni”, a tutto
vantaggio dei loro produttori.

Le libertà proclamate dalla rivoluzione si
scontrano nella stessa Francia con una
realtà fatta di schiavismo e razzismo su
cui si fonda l’imperialismo anche di gran
parte delle nazioni europee, bisognose
di manodopera e nuovi mercati per i loro
profitti. La Francia per prima, mentre in
patria fa la rivoluzione, nelle colonie
mantiene la schiavitù.
Il continuo riferimento ai Greci ed ai
Romani durante la rivoluzione francese,
il Neoclassicismo, l’arte tutta tesa alla
loro imitazione mira al recupero di valori
disancorati dalla religione e soprattutto
dal cristianesimo, in quanto le civiltà
antiche erano pagane e dunque
potevano essere prese come modello di
libertà e democrazia.

La
rivoluzione poi si fa attacco violento di un gruppo sociale di non
possidenti, i giacobini, contro le classi privilegiate ed a ben guardare la
parte giacobina sanguinaria ed estremista sarà proprio quella destinata
all’insuccesso, per il pericoloso attacco alla “libertà della ricchezza” di cui
si era resa promotrice (1793-1795).



La rivoluzione francese intende inoltre
procedere ad un radicale programma di
scristianizzazione della società.
Viene sostituito il calendario gregoriano
con un nuovo calendario rivoluzionario in
cui sono soppresse tutte le festività
religiose sostituite da festività civiche, in
cui i “martiri della libertà” divengono
oggetto di vera e propria venerazione.
Si moltiplicano le persecuzioni contro i
preti e numerose chiese, compresa Notre
Dame, vengono consacrate al culto della
Dea Ragione, guida spirituale della
rivoluzione e “della lotta dell’uomo contro
la superstizione ed i pregiudizi”.
Napoleone Bonaparte
Illuminista e massone, Napoleone è
la figura chiave della trasformazione
della rivoluzione in rivoluzione
borghese con il ripristino della
schiavitù coloniale, formalmente
abolita dai giacobini, e l’abolizione
del suffragio universale.

Dall’altra persegue una politica di
conquista e non certo di libertà di cui
farà le spese anche l’Italia e continua
nell’attacco alla Chiesa ed al
cristianesimo, da sradicare
totalmente, almeno nei suoi progetti.

Gli occhi di Maria
Mentre le truppe di Napoleone invadono lo
Stato pontificio, saccheggiandolo e
devastandolo, nel luglio 1796, si manifestò un
fenomeno inspiegabile: più di cento immagini
sacre (in gran parte mariane) si 'animarono'.
Muovono gli occhi, mutano colore, talvolta
cambiano espressione. Il fenomeno, iniziato ad
Ancona, aveva avuto come testimone lo stesso
Napoleone, ma fu a Roma che ebbe
larghissima diffusione, per mesi, senza che
nessuno lo smentisse, anche fra i non cattolici.

Le autorità religiose - pur desiderose di non irritare
gli invasori - furono 'costrette' ad aprire un
rigoroso processo, dove sfilarono decine di
testimoni e uomini di scienza. La sentenza
finale non poté che confermare quanto tutti
pensavano: davvero la Madonna aveva voluto
testimoniare la sua protezione per la città
minacciata.
Vittorio Messori, scrittore noto per le sue ricerche sui 'carismi'
mariani, ritiene una tale ondata di prodigi, proprio mentre la
Rivoluzione investiva il centro del cattolicesimo, non casuale, essa
sembrerebbe inscriversi in un enigmatico piano provvidenziale di
cui - dati e nomi alla mano – egli tenta di discernere le linee.


Questi eventi fanno anche pensare ad un invito della Madonna ad
aprire gli occhi, a guardare la realtà veramente, a comprendere che
senza Dio, senza anima, senza Cristo non può esserci salvezza per
gli uomini. Gli uomini di quel tempo risposero all’invito di Maria e per
due anni vi furono ovunque veglie, preghiere e processioni, i delitti e
i furti praticamente scomparvero, ma quando il pericolo finì,
finì anche la tensione religiosa, Roma e la Chiesa erano salve, ci
dice Messori, ma fu effettivamente così?


“ Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché
non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete
per padre il diavolo e volete compiere i desideri del
padre vostro” ( Gv 8, 43-44).
La presenza del diavolo nei condizionamenti di questa
cultura è così forte che nemmeno il miracolo degli occhi
di Maria riesce a convertire profondamente il cuore delle
persone. Le orecchie sono sorde e la mente non
comprende il vero significato di quanto accade…e la
storia continua il suo corso.
Facciamo l’Italia...e l’italiano!
Tutti credono alla libertà ed alla democrazia e tutti credono che
garantire libertà e democrazia significhi risolvere oppressioni e
schiavitù.
Tutti gli intellettuali italiani sono impegnati a vario titolo in questa
impresa, incapaci di vedere la verità che pure hanno davanti agli
occhi: l’Italia non esiste.

Divisa subito dopo la fine dell’Impero romano di Occidente, non è
mai più stata unita, ha subito invasioni diverse, ha avuto storie
diverse, ha generato culture diverse, lingue diverse. Sono 1500 anni
di storia. La vita di una civiltà. Nemmeno la lingua Italiana esiste,
Manzoni la deve inventare ex novo, con i Promessi Sposi, ma a che
serve?
 Quando nasce il novello Regno d’Italia, creato dai vari massoni
Mazzini, Garibaldi, e dai Savoia, con lui nasce la questione
meridionale, la questione di una terra che aveva una sua storia, una
sua lingua, una sua cultura, nemmeno viste, tanto meno prese in
considerazione. Subito il banditismo, di lì a poco la piaga della
mafia.

La Giovine Italia

I punti su cui si fonda la Giovine Italia di
Mazzini sono i medesimi della rivoluzione
francese.
La Giovine Italia (Marsiglia 1831) è la
fratellanza degli Italiani credenti in una
legge di progresso e di dovere; il pensiero
e l’azione per restituire l’Italia in nazione
una, indipendente e sovrana e (…)
repubblicana l’unica istituzione che
assicuri la libertà, l’uguaglianza e la
fraternità.


I mezzi dei quali La Giovine Italia deve
valersi per raggiungere lo scopo sono
l’educazione e l’insurrezione.
Il tricolore

Lo stesso Tricolore Italiano, dai colori bianco,
rosso e verde, fu consacrato quale simbolo
della patria il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia,
dal Congresso dei rappresentanti di Bologna,
Ferrara, Reggio Emilia e Modena, che pochi
mesi prima aveva proclamato la nascita della
Repubblica Cispadana. I colori rosso e bianco
vennero scelti su imitazione della bandiera
francese, il verde era simbolo della libertà, e
proprio a Reggio Emilia era stato piantato
L’Albero della Libertà.
La bandiera bianca, rossa e verde con la
costituzione della Giovine Italia diventerà il
simbolo della libertà e della volontà di
rinnovamento e di unità nazionale del popolo
italiano. Esso recava, da una parte, la scritta:
"Libertà, Uguaglianza, Umanità"; e dall'altra:
"Unità, Indipendenza".

Libertà fraternità uguaglianza
Non è la rivoluzione né francese né italiana che
può rendere gli uomini liberi, uguali e fratelli.
In questo modo si diventa solo “cittadini” di una Patria
che si è sostituita a Dio, di uno Stato che impone
leggi pur proclamando diritti e che ha bisogno del
voto per governare e quindi bisogno di indirizzare
le opinioni dei più.

La libertà vera è quella che si conquista con la
lotta contro i propri condizionamenti, l’uguaglianza
è quella che abbiamo in quanto figli di Dio tutti
creati a Sua immagine e somiglianza, ma tutti unici
ed irripetibili, con un Io Potenziale da esprimere,
libero da ogni legame e dipendenza, fratelli se
nell’esperienza dell’Amore del Padre nell’Albero
della Vita, riusciamo a ricevere rispetto e dare
rispetto e ad amarci nella Verità della nostra natura
profonda.

Cristo, Sapienza di Dio
“Solo se la persona, dal concepimento alla
morte, continua a vivere la relazione totale
ed indisturbata con Dio, tutte le sue
energie sono sane ed egli vive.”
 “E’ l’esperienza personale di tutte le forze
di Dio, dell’anima, del sesso, del corpo
che, inconsce, irrorano il conscio. E’
l’esperienza personale di Cristo, quella
che ha vissuto la Madonna”.

Istruzione e comunicazione

Queste idee continuano comunque a diffondersi anche
dopo la caduta delle monarchie europee, anche quando
si formano gli stati nazionali. Anzi sono proprio le nazioni
che, nate da queste idee, continuano a propagarle
attraverso l’istruzione e la comunicazione. La percezione
dell’importanza dell’educazione è già presente nella
“Dichiarazione dei Diritti” del 1793.
Alla fine dell’800 non si parla più di libertà, è sentito
piuttosto come indispensabile educare le masse all’dea
dello “stato nazionale”; la nazionalizzazione delle masse
serve per farle identificare con le idee che servono alla
elite dominanti per mantenere i loro poteri.



La scuola diviene uno strumento di questo
programma.
Soprattutto in Italia, dove non esiste nemmeno
una lingua unitaria,è necessario procedere ad
un programma di alfabetizzazione e di
insegnamento dell’”italiano standard”, la lingua
inventata dal Manzoni che ancora oggi è regola
e riferimento di ciò che si può o non si può dire.
La storia viene poi manipolata e travisata,
raccontata in prospettiva nazionalista, per la
nascita degli eroi nazionali e delle virtù nazionali
(“Cuore “ di E.De Amicis) che infiammano i cuori
ed i sentimenti per la Patria, il Tricolore, i soldati,
difensori della Patria; tutto questo permetterà la
Prima Guerra Mondiale e poi nei vari paesi
europei l’instaurarsi delle dittature (nazista,
fascista e comunista)…ma tutte queste idee
sono costruzioni mentali, molto lontane dai
bisogni reali delle persone che soffrono e non
sanno il perché.


Vi è inoltre il contributo della comunicazione con
la diffusione di stampa e letteratura popolare
orientate alla diffusione delle medesime idee.
Emergenza maestri


Il nuovo Stato italiano si trova poi di
fronte all’impellente necessità di
sostituire, con personale laico, il clero
dedito fino ad allora all’educazione ed
ostile alla nuova configurazione politica
del paese.
In questa fase “di emergenza” la qualità e
la formazione degli insegnanti vennero
messe in secondo piano, furono immessi
nelle scuole maestri dotati di spirito
“patriottico e nazionalistico”, facendo
prevalere le garanzie politiche che essi
offrivano sui requisiti culturali e
professionali.
Il livello qualitativo del corpo insegnante era pertanto basso. Esistevano
maestri - sarti, calzolai o sagrestani - di umili origini, privi di preparazione,
ispirati fondamentalmente dal buon senso, che venivano in corrispondenza
retribuiti con bassi stipendi.
La professione del maestro, pertanto, si presentava assai poco interessante dal
punto di vista economico, precaria e poco redditizia poiché i maestri
dipendevano dalle instabili condizioni finanziarie delle amministrazioni comunali.
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Maria Montessori

Maria Montessori (1870-1950) medico e psichiatra, lavorando con
bambini anormali si rende conto della realtà, per prima vede il
bambino per quello che è veramente: il bambino è completo,
possiede energie creative e “ disposizioni morali “ come l’amore,
che l'adulto invece ha ormai compresso dentro di sé rendendole
inattive. Gli adulti hanno la tendenza a reprimere la personalità del
bambino e spesso lo costringono a vivere in un ambiente di altra
misura con ritmi di vita innaturali.
Il principio fondamentale deve essere, a suo avviso, la libertà
dell'allievo, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino
già presente nella sua natura. Dalla libertà emerge da sè la
disciplina. Un individuo disciplinato è capace di regolarsi da solo
quando sarà necessario seguire delle regole di vita.
Il periodo infantile inoltre per lei è una fase della vita in cui la mente
del bambino assorbe le caratteristiche dell'ambiente circostante
facendole proprie, crescendo per mezzo di esse, in modo naturale
e spontaneo, senza dover compiere alcun sforzo cognitivo.


La Montessori critica la psicologia scientifica, dei primi anni del
secolo.
 Questa, nella sua cecità di fondo, riteneva che fossero sufficienti
una osservazione pura e semplice e una misurazione scientifica per
creare una scuola nuova, rinnovata ed efficiente.
 L'oggetto dell'osservazione non è invece il bambino in sé, secondo
la Montessori, ma la scoperta del bambino nella sua spontaneità ed
autenticità.
 Della scuola tradizionale infantile Maria Montessori critica il fatto
che, in essa, tutto l'ambiente sia pensato a misura di adulto. In un
ambiente così concepito il bambino non si trova a suo agio e quindi
non si trova nelle condizioni per poter agire spontaneamente.

Il compito dell'insegnante è l'organizzazione dell'ambiente. Deve
attendere che i bambini si concentrino su un determinato materiale,
per poi dedicarsi all'osservazione dei comportamenti individuali.
L'insegnante aiuta il bambino, lo sviluppo del quale deve compiersi
secondo i ritmi naturali e in base alla personalità che il bambino
dimostra

“Il bambino è padre dell’umanità e della
civilizzazione. E’ il nostro maestro anche nei
riguardi della sua educazione.”
La Montessori realizza del materiale didattico specifico
per l'educazione sensoriale e motoria del bambino
incentrato su un'unica qualità dell'oggetto, per esempio
peso, forma e dimensioni, per l’educazione sensoriale;
materiale didattico autocorrettivo, per educare il bambino
all'autocorrezione dell'errore e al controllo dell'errore
senza l'intervento dell'educatore e materiale didattico
attraente, oggetti di facile manipolazione e uso, creato
per invogliare il bambino all'attività di gioco-lavoro con
esso.
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Il bambino è libero nella scelta del materiale. Tutto deve
scaturire dal suo interesse spontaneo, sviluppando così
un processo di autoeducazione e di autocontrollo.
Ad eccezione del tentativo di
Mussolini di fare anche delle
scuole Montessori uno strumento
di propaganda fascista, l’Opera
Nazionale Montessori non viene
particolarmente ostacolata anzi
desta interesse in tutto il mondo
scientifico del primo Novecento,
ma le scuole di metodo
Montessori in Italia oggi sono
poche decine, per il 90% nidi e
materne, praticamente inesistente
un percorso che accompagni
l’intero arco di sviluppo del
bambino.

La scuola oggi
La nostra scuola è erede non dell’esperienza di Maria Montessori, ma
di quella scuola che impone contenuti ed idee e che vuole uniformare
tutti a stessi “valori”, falsi perché atei e radicati in una razionalità
esasperata, improntati ad una pretesa ricerca di oggettività a tutti i
costi ed in ogni campo che priva l’esperienza umana della bellezza e
della complessità della scoperta del creato e dell’uomo.

Gli insegnanti sono eredi delle manie di protagonismo della scuola
gentiliana, dove la qualità della lezione era data dalle abilità oratorie di
un professore, che non aveva mai altro uditorio al di fuori di quelle
mura e che doveva fare sfoggio delle sue conoscenze, senza mai
dubitare di quanto insegnato.
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Oggi i libri di testo sono ancora indiscutibili (lo dice il libro) insieme
alla libertà di creare percorsi autonomi di letture affidate
esclusivamente alla formazione ed alla sensibilità del docente.
Nelle nostre scuole si continua a diffondere una cultura relativista ed
atea, dissociata e schizofrenica, che produce malessere e
disinteresse tra i ragazzi, perché non rispetta la loro vita e le loro
energie personali.
La nostra “cultura”
La storia poi insegnata nelle nostre scuole, ci presenta un uomo che
discende dalla scimmia e che non si sa ancora come si è evoluto
fino a camminare su due piedi e che per caso ha fatto scoperte
enormi che hanno cambiato il corso della storia dell’umanità.

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I Greci sono il prototipo dalle democrazia e della civiltà, i Romani
grandi uomini, conquistatori e fondatori dell’Impero. Cristo uno dei
tanti profeti, laddove trovi ancora un posto nei libri. La Chiesa è una
istituzione, essenzialmente politica e corrotta, integrata con il potere,
che ha generato l’Inquisizione, persecuzioni e sofferenze.

La letteratura poi ci costringe a studiare tra gli altri Foscolo, ateo e
illuminista che anela solo “al nulla eterno” e che invita al culto dei
sepolcri, simbolo di valori civili, familiari ed anche poetici, per cui
l’arte è l’unica a donare l’immortalità.
Solo mente…

Nessuno è in grado di spiegare che Leopardi, venerato
ancora oggi dai docenti di Italiano, soffriva nel corpo e
nello spirito i condizionamenti culturali di generazioni e
generazioni, giunti indisturbati fino a lui attraverso
genitori severi che non avevano saputo amarlo, che gli
avevano inflitto molte sofferenze fino a costringerlo a
vivere di puro esercizio mentale, traduzioni di classici
latini e greci, composizioni in greco di poemetti e
composizione di testi di critica e filosofia, mentre fuori
dalle sue finestre la vita correva e lo chiamava ad una
più piena realizzazione di sé, impossibile per lui da
raggiungere senza una cultura che con Cristo facesse
luce sui mali dell’inconscio. Da qui la depressione ed il
dolore che stringe inesorabile la sua esistenza.
“Sul tuo ventre camminerai e polvere
mangerai per tutti i giorni della tua vita”
(Gen. 3 14)
Tutta la nostra cultura e la nostra istruzione è puro
esercizio mentale, sradicato dalla profonda realtà
dell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio,
chiamato a vivere, come la Madonna la pienezza delle
sue forze in collegamento con Dio nell’Albero della Vita
per vivere l’Amore e amare gli altri.
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Tale sradicamento, frutto del paziente lavoro del diavolo
comodamente annidato nelle connessioni malate della
nostra mente, ci rende ciechi e sordi alla verità della
nostra natura, all’ordinato sviluppo delle nostre forze e
non sentiamo più e non vediamo più cosa stiamo
facendo e dove stiamo andando.
Il decadentismo
Il nome che viene dato a tutta la cultura del primo
novecento parla della morte che si è impossessata della
mente, del corpo, dei nervi, del sesso e dell’anima
dell’uomo.
 Nessuno, nemmeno i poeti, dotati in genere di
particolare sensibilità ed intuito, sono più in grado di
comprendere dove sia la verità e cosa essa sia. Essi
dicono che è possibile solo cogliere frammenti e
brandelli di essa, strappandoli all’inconscio, ma senza
avere più strumenti per interpretarli correttamente.
 Quasi per un assurdo controsenso la poesia riesce a
comunicare parole che vengono dal profondo, ma non
sa cosa esse significhino per la persona.

Freud con la scoperta dell’inconscio ha
comunque gettato uno spiraglio di luce
sull’oscuro mondo inconscio, ma nemmeno lui
sapeva cosa esso fosse e comunque vi
percepiva forze negative e di morte alle quali il
conscio poneva forti resistenze, per impedirne
l’arrivo alla coscienza.
 I condizionamenti inconsci, il dolore che essi
provocano, portano a pensare ad un inconscio
negativo, da tenere lontano e da maneggiare
con cautela, per non farsi altro male.
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“I fiori del male” di C.Baudelaire, “La pioggia
feroce che lava ai selciati lordure e
menzogne nell’anime impure” di C.Rebora,
“L’anima stanca di godere e di soffrire, che
giace come il corpo, ammutolita, tutta piena
di una rassegnazione disperata” di
C.Sbarbato, parlano della sofferenza di cuori
riarsi dall’uso della ragione,incapace di
impedire il dilagare del male dell’anima e del
corpo.
Su queste sofferenze e cecità educhiamo i
nostri ragazzi, loro vogliono essere felici e
noi permettiamo che venga instillato nella
loro anima il pessimismo, la debolezza, la
malattia e il ragionamento.
L’esistenzialismo
L’apice della distruzione della persona si
raggiunge quando l’uomo, ormai annientato
da questo inutile lavoro mentale, della cui
inutilità ormai ha fatto esperienza ed ha la
piena consapevolezza, è rappresentato
dall’esistenzialismo.
 L’esistenza è inautentica, dominata
dall’impersonalità, l’unica autenticità risiede
nell’avvertire l’angoscia verso il nulla, che è
l’essere per la morte, nullificazione possibile
di tutte le possibilità e quindi possibilità
decisiva, che sottrae all’impersonalità ed alla
dispersione della quotidianità ( Heidegger
1889-1976).
L’uomo dunque attraverso l’esercizio sempre
più perverso della ragione, arriva, attraverso
la filosofia, alla perdita totale di sé.
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Heidegger
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E.Montale (1896-1981) scrive “Spesso il
male di vivere ho incontrato/ era il rivo
strozzato che gorgoglia/ era l’incartocciarsi
della foglia/ riarsa, era il cavallo
stramazzato” perché non vi è un altro modo
per rappresentare l’aridità che pervade
l’uomo, la sofferenza che lo distrugge e
nello stesso tempo lo crocifigge ad
un’esistenza senza significato.
“Non chiederci la parola che squadri da ogni
lato/ l’animo nostro informe”, non ci sono più
nemmeno parole da pronunciare che
possano più spiegare o dare ragione del
male che grava sul cuore, perché si è
perduto l’orientamento, la storia di questo
male perverso e profondo che lentamente
distrugge l’uomo.
E.Montale, premio Nobel per la Letteratura
nel 1975…con le sue poesie vengono
“educati” i nostri giovani.
Il discorso di S.S.Benedetto XVI
a Ratisbona
Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: "In
principio era il λόγος". È questa proprio la stessa parola che usa
l'imperatore: Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos. Logos significa
insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di
comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha
donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in
cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica
raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il
logos, e il logos è Dio, ci dice l'evangelista. L'incontro tra il
messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La
visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell'Asia
e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: "Passa
in Macedonia e aiutaci!" (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere
interpretata come una "condensazione" della necessità intrinseca di
un avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco.

Così, nonostante tutta la durezza del disaccordo con i sovrani
ellenistici, che volevano ottenere con la forza l'adeguamento allo
stile di vita greco e al loro culto idolatrico, la fede biblica, durante
l'epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte
migliore del pensiero greco, fino ad un contatto vicendevole
che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura
sapienziale. Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell'Antico
Testamento, realizzata in Alessandria – la "Settanta" –, è più di una
semplice (da valutare forse in modo addirittura poco positivo)
traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a
se stante e uno specifico importante passo della storia della
Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo
che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto
un significato decisivo.[9] Nel profondo, vi si tratta dell'incontro tra
fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo
veramente dall'intima natura della fede cristiana e, al contempo,
dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede.


Il Papa prosegue affermando che questo legame tra ragione e logos
è solo una parte del discorso, l’altra riguarda l’amore, il Dio Eros ed
Agape, che chiama l’uomo incessantemente a sé e che si dona
gratuitamente, superando radicalmente la visione dei filosofi greci
avevano di Dio.

“Perché con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell'uomo, vediamo
anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo
chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e
fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la
limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile
nell'esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua
ampiezza. In questo senso la teologia, non soltanto come disciplina
storica e umano-scientifica, ma come teologia vera e propria, cioè
come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto
nell'università e nel vasto dialogo delle scienze”.

La ragione e la teologia dunque ci consentono di affrontare la
questione dell’uomo e la questione di Dio con tutto il rigore e
l’impegno della nostra intelligenza, contro il relativismo ed il
positivismo scientifico del nostro tempo.

Maria, Madre di Dio e nostra Madre, non
ha avuto bisogno di studiare teologia e
di aprire alla ragione nuovi e più vasti
orizzonti per vivere la pienezza del suo
Io Potenziale nell’Albero della Vita.
 Lei ci mostra la Via in Cristo, per
liberarci dai condizionamenti che
devastano il nostro cuore, che ci
rendono cechi e sordi, ridotti ad usare
una ragione che è la morte delle nostre
energie personali.

Messaggio a Mirjana 2 Maggio 2007
"Cari figli, oggi vengo a voi con il desiderio
materno che mi doniate i vostri cuori.
Figli miei, fate questo con totale fiducia e
senza paura. Io metterò nei vostri cuori
mio Figlio e la sua misericordia. Allora,
figli miei, guarderete con occhi diversi il
mondo che è attorno a voi. Vedrete il
vostro prossimo, sentirete i suoi dolori e
le sue sofferenze. Non volgerete la testa
da coloro che soffrono, perché mio Figlio
volgerà la testa da quelli che fanno così.
Figlioli, non esitate.”
“Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla
verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto
ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi
glorificherà, perché prenderà del mio e ve
l'annunzierà.”(GV 16)
“Dio attraverso il suo Spirito ci chiama alla luce sulla
creazione che è in noi, sulle forze della Vita che sono in
noi e che esigono rispetto e scambio di rispetto. Lo
Spirito si è fatto presente nella storia e si fa presente
ogni volta che collaboriamo con la nostra Croce per la
redenzione che in noi opera Cristo con la Sua Croce fino
alla Resurrezione.”
 Solo così potremo avere una mente sapiente,
purificando la forza dell’anima, del sesso, dei nervi e del
corpo, dagli inganni del diavolo, sperimentando la libertà
e l’Amore.

Come risolvere in Cristo secoli e secoli di storia
che hanno portato l’uomo a questa malattia della
mente?


Per entrare pienamente in contatto con la Forza
di Dio dentro e fuori di noi che ci trascende e
nello stesso tempo intimamente ci appartiene,
dobbiamo essere liberi dai condizionamenti
personali e culturali che derivano dalle
generazioni che ci hanno preceduto.
Abbiamo bisogno di risolvere dentro e fuori di noi
le contraddizioni che, attraverso una mente
malata, ci hanno portato ad una scienza staccata
dalla fede e ad una fede staccata dalla vita e
arrivare a partecipare in Cristo allo Spirito e verità
Una nuova cultura per risolvere in
Cristo le fissazioni della mente a partire
dall’anima
E' tempo che ci risvegliamo, che ci
liberiamo, che ci convertiamo e, con
la forza dataci in natura, percorriamo
un cammino di sviluppo di vita che ci
permetta di risolvere in Cristo dentro e
fuori di noi le “fissazioni” a partire
dall’anima, per vivere le nostre
energie di sessualità, nervi e corpo e
tornare alla pulizia ed alla libertà di
una mente sapiente, capace di
collaborare con la forza di Dio
Una nuova cultura
per tornare alla sapienza della mente
E’ evidente la necessità:

Di luce sulla realtà inconscia dentro e fuori
dell’uomo

Di una nuova proposta culturale libera dalla
storia degli uomini e conforme alla Parola di Dio
scritta in ciascuno come Vita

Della formazione di testimoni che sperimentino
questa proposta, incontrino Cristo nella
liberazione dai loro condizionamenti personali e
culturali e la portino agli altri

trasmettendo Cristo, scacciando i diavoli e
guarendo ogni infermità, come facevano gli
apostoli.
Solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo,
è Amore


Solo Dio è Amore e chi sta nell'Amore rimane in Dio e Dio
in lui : è questa la fonte della forza di Dio e della salute
delle forze del nostro Albero della Vita personale, che
ci porta alla vera Sapienza.
Ma, come dice Cristo, "solo i puri di cuore vedranno Dio" e
saranno beati nell'Amore. Solo dando il primato alla natura
ed alla sacralità esiste la possibilità di un'autentica libertà
umana e quindi la capacità di un vero incontro con Dio e
con l'altro nell'amore. Cristo non solo proclama questa
realtà, ma anche, in ogni Suo gesto, la testimonia.
La Sapienza è Cristo


Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d'allora.
[23]Dall'eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra. (Pr 8 23)
Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: «Quelli che sono vestiti
di bianco, chi sono e donde vengono?». 14 Gli risposi: «Signore mio,
tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la
grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col
sangue dell'Agnello. 15 Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli
prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede
sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
16 Non avranno più fame,
né avranno più sete,
né li colpirà il sole,
né arsura di sorta,
17 perché l'Agnello che sta in mezzo al trono
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi». (Ap. 7,13-17)
Cristo, l’Albero della Vita, è Sapienza di Dio e ci chiama
a lavare le nostre vesti per essere con Lui nella Vita.
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