umberto allemandi & C. N. 3, OTTObre-DICEMBRE 2015 Supplemento a «Il Giornale dell’Arte» n. 357 ottobre 2015 Foto: Paolo Borghi L’area del Mata, nuovo spazio per arte e cultura nell’ex Manifatura Tabacchi di Modena vedere IN EMILIA-ROMAGNA il giornale dell’arte www.mata.modena.it tutta l’arte da vedere da OTTOBRE A DICEMBRE Sabina Magrini, Stefano Casciu, il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e il ministro Dario Franceschini alla riapertura della Galleria Estense il 29 maggio scorso Vi presento l’Emilia-Romagna com’è oggi dopo il terremoto e la riforma del Mibact Sabina Magrini, dirigente da sette mesi del Segretariato regionale, illustra organizzazione, obiettivi e progetti inerenti al patrimonio culturale Bologna. Sabina Magrini, da sette mesi a capo del Segretariato regionale per l’Emilia-Romagna del Mibact, fa il punto sulla situazione e i progetti culturali della regione: dall’autonoma Galleria Estense di Modena al Polo regionale dei musei Mibact, dal futuro Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara al Polo culturale Sant’Agostino di Modena. Com’è cambiata la struttura dei musei del Ministero? Il Segretariato ha funzioni di coordinamento, garantisce che l’azione dei vari uffici in Regione vada nella medesima direzione. Esso presiede la «Commissione regionale per il patrimonio culturale», composta da tutti i soprintendenti di settore inclusi i dirigenti degli istituti culturali e il dirigente del polo museale nel territorio di competenza. La Commissione coordina e armonizza l’attività di tutela e di valorizzazione nella regione. La visione d’insieme e l’azione condivisa, il lavoro di squadra insomma, sono uno dei principali obiettivi della riforma. Ciò è evidente per i musei, dal momento che, a eccezione dei venti musei in tutta Italia cui è stata riconosciuta l’autonomia amministrativa e contabile (tra questi la Galleria Estense), gli altri sono riuniti all’interno dei poli museali regionali e diretti da un unico dirigente: Mario Scalini (direttore di tutti i musei statali dell’Emilia-Romagna). Suo il compito di programmare, indirizzare, coordinare e monitorare tutte le attività di gestione, valorizzazione, comunicazione e promozione del sistema museale statale presente nella regione e di promuoverne l’integrazione con le istituzioni e i luoghi della cultura non di proprietà dello Stato. Lei può già dire che lo stato dei musei e delle soprintendenze dell’Emilia-Romagna è migliorato? La riforma in buona parte è nata per questo motivo. Un cambiamento di questa portata non è però né indolore né istantaneo: la separazione tra tutela affidata alle Soprintendenze e valorizzazione assegnata ai poli museali comporta un totale riassetto organizzativo, trattandosi di un modello del tutto inedito nel nostro Paese. Quali sono i suoi compiti quotidiani? A volte mi sembra di essere un «cane pastore» impegnato a seguire costantemente il lavoro del segretariato (occupato su molti fronti: cantieri sisma, paesaggio, tutela, valorizzazione, turismo) e le infinite attività degli istituti della regione. Ha già conosciuto Martina Bagnoli, direttrice da agosto della Galleria Estense, nonché nuova responsabile del Palazzo Ducale di Sassuolo? Conoscevo alcune sue pubblicazioni ma non l’avevo mai incontrata. Due ore dopo aver saputo della sua nomina mi sono messa in contatto con lei a Baltimora, dove opera. Mi è sembrata curiosa di conoscere più da vicino il museo e il suo personale e piena di entusiasmo e di voglia di fare. Dopo la riapertura a tre anni dal sisma e il boom di pubblico iniziale, l’Estense sembra riassestata su un non alto numero di visitatori. L’affluenza di pubblico è una delle maggiori criticità della Galleria. Stiamo predisponendo un fitto programma di iniziative diversissime per rivolgerci a pubblici assai variegati. Vogliamo trasmettere l’idea che la Galleria sia un patrimonio di tutti e che tutti vi possano trovare qualcosa di speciale e di diverso a ogni visita. È in fase di stallo il progetto del Polo culturale Sant’Agostino a Modena, nel quale giocano un ruolo importante la Biblioteca Estense e il Mibact. Pensi che il suo predecessore Carla Di Francesco è stata accusata da Italia Nostra di avere «svenduto» la Biblioteca Estense ai privati della Fondazione Cassa di Risparmio proprietaria del palazzo antico. Assurdo. Non siamo fermi per nostra volontà: siamo in attesa della risposta del Tar ai ricorsi presentati; un’attesa fiduciosa, forte della totale approvazione del progetto da parte di Franceschini. Il trasloco della Biblioteca Estense non è una cessione gratuita del patrimonio librario a terzi. La riforma del Ministero con l’autonomia della Galleria Estense, attualizza ancora di più il progetto e rilancia con forza la creazione di un grande polo culturale per la città. Mario Scalini ha la responsabilità di tutti gli altri musei statali emiliani. Ce la farà? Una fatica improba, ma non impossibile. Quando la riforma sarà pienamente a regime non sarà del tutto solo, potendosi avvalere della collaborazione dei vari direttori dei singoli luoghi e musei scelti tra i funzionari già in servizio nel Ministero, figure valide, competenti, forgiate dall’esperienza sul campo e attaccate all’ente di appartenenza. Come valuta il livello dei musei ministeriali nelle città emiliane? In alcuni casi piuttosto elevato. Penso ad esempio al Museo Archeologico di Ferrara o alla Galleria Nazionale di Parma, che hanno investito molto per aggiornare allestimento e comunicazione, ai siti ravennati, da settembre riconfermati Patrimonio Unesco. Che cosa farebbe se avesse una bacchetta magica? Risolverei le croniche carenze di risorse umane ed economiche che rallentano o impediscono diverse attività di tutela e valorizzazione dei nostri uffici. Urge un ricambio generazionale. E trasferirei il Museo Bodoni di Parma in una sede, sempre all’interno della Biblioteca Palatina, più adeguata. Progetti imminenti? Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. È partito il cantiere che porterà entro la primavera del 2016 alla sistemazione di una vasta area cortiliva fruibile dal pubblico e che proseguirà fino all’estate 2017 con la consegna di un ampio fabbricato restaurato. La ricostruzione post sisma. Il Segretariato è impegnato in 17 cantieri tra cui quelli della chiesa di Sant’Apollonia a Ferrara, della chiesa di San Francesco a Mirandola, della chiesa di San Felice Vescovo a San Felice sul Panaro, degli Archivi di Stato di Ferrara e di Modena e della chiesa di San Barbaziano a Bologna. Siamo anche coinvolti nello sviluppo di progetti di promozione del turismo culturale, come quello lanciato dal ministro Franceschini sui percorsi estensi tra Ferrara, Modena e Reggio Emilia o il «Webgos», il portale cartografico interattivo del patrimonio culturale emiliano-romagnolo. q Stefano Luppi Sommario BOLOGNA Intervista a Laura Carlini Fanfogna Le mostre dei Musei Civici Tullio Pericoli a Palazzo Fava I Brueghel a Palazzo Albergati L’Opificio Golinelli In mostra al MAMbo Intervista ad Alessia Calarota La Galleria all’Oratorio 4 4 4 4 5 5 6 6 FERRARA Le mostre nel Palazzo dei Diamanti Boldini e De Pisis al Castello Estense Intervista a Roberto Mazzacurati La MLB Home Gallery 7 7 8 8 CESENA (FC) La Casa Museo Renato Serra 9 FORLÌ (FC) Gino Mandolesi a Palazzo Romagnoli 8 Afro nei Musei di San Domenico 8 La Galleria Marcolini 9 Il nuovo Mata Daniel Spoerri nella Galleria Civica La Fondazione Fotografia La 29ma fiera «7.8.Novecento» 12 12 12 13 LONGIANO (FC) La Fondazione Balestra CAMPOGALLIANO (MO) Intervista a Maurizio Salvarini 13 CARPI (MO) I Musei di Palazzo dei Pio 14 PARMA Il nuovo Studio Museo Mattioli Lo Csac Intervista ad Augusto Agosta Tota 16 16 15 FONTANELLATO (PR) Il Labirinto di Franco Maria Ricci 17 MODENA Il Circuito dei Castelli di Modena Le mostre nei Musei Civici 9 11 11 Vedere in EMILIA-ROMAGNA Beatrice Allemandi, product manager Claudia Carello, art director Cinzia Fattori, advertising manager (011.8199118 - [email protected]) Curatori: Stefano Luppi e Stella Ingino Guest editor: Jenny Dogliani Relazioni commerciali: Valeria Riselli ([email protected]) 19 REGGIO EMILIA In mostra a Palazzo Magnani Archeologia a Reggio Emilia La Galleria Bonioni 20 20 20 CORREGGIO (RE) Il Museo Civico 20 Artisti nella Stazione Mediopadana 21 GUALTIERI (RE) Ligabue a Gualtieri 21 RIMINI Il Museo della Città Il Castel Sismondo 21 21 MAMIANO DI TRAVERSETOLO (PR) Intervista a Stefano Roffi 16 SAN LEO (RN) La Fortezza di San Leo 21 PIACENZA I Musei di Palazzo Farnese 17 La Fondazione Cassa di Risparmio 18 SANTARCANGELO DI ROMAGNA (RN) Il Museo Tonino Guerra 21 RAVENNA Le mostre del Mar Archeologia a Ravenna 18 18 BAGNACAVALLO (RA) Il Museo Civico delle Cappuccine 19 SAN MARINO Anton Molnar nel Palazzo S.U.M.U.S.21 Il Calendario delle mostre 22 n. 3 ottobre | dicembre 2015 Società editrice Umberto Allemandi & C., piazza emanuele filiberto 13, 10122 Torino, tel. 011.8199111 fax 011.8193090 «vedere in emilia-romagna» è un supplemento di «il giornale dell’arte» Umberto Allemandi, direttore responsabile Franco Fanelli, vicedirettore Barbara Antonetto, caporedattore FAENZA (RA) Gli appuntamenti del Mic Francesca Scoto ([email protected]) Stampa: Arti grafiche Boccia spa, Salerno il giornale dell’arte Il giornale non risponde dell’autenticità delle attribuzioni delle opere riprodotte, in particolare del contenuto delle inserzioni pubblicitarie. Le opinioni espresse negli articoli firmati e le dichiarazioni riferite dal giornale impegnano esclusivamente i rispettivi autori. Si consiglia di verificare telefonicamente oppure online gli orari delle manifestazioni. www.ilgiornaledellarte.com Vedere IN EMILIA-ROMAGNA | 3 Laura Carlini Fanfogna. © Roberto Serra, Iguana Press Per Laura Carlini Fanfogna i musei bolognesi devono parlare inglese Le strategie della nuova dirigente dell’Istituzione Bologna Musei Bologna. Dal primo luglio scorso e fino al 30 settembre 2016 Laura Carlini Fanfogna, ex dirigente del settore musei dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia Romagna, dirigerà l’Istituzione Bologna Musei e l’Area arte moderna e contemporanea della medesima Istituzione di cui fa parte il MAMbo-Museo d’arte Moderna e contemporanea, precedentemente diretto da Gianfranco Maraniello, direttore dallo scorso giugno del Mart di Trento e Rovereto. Per questo ruolo Laura Carlini Fanfogna percepisce uno stipendio di 82mila euro più altri 25mila d’indennità. Durante l’estate ha incontrato il Consiglio di amministrazione, composto da Lorenzo Sassoli de’ Bianchi (presidente), Flavio Chiussi, Silvia Fanti, Rita Finzi e Alberto Salvadori, iniziando a lavorare sui primi dossier e sulle mostre. L’8 dicembre sarà inaugurata in Giappone la rassegna «Giorgio Morandi. Infinite varianti» (prima a Kobe, poi a Tokyo e infine a Iwate), realizzata in collaborazione con il Museo Morandi e il Comune di Bologna. «Vedere in Emilia Romagna» le ha rivolto tre domande. Quali sono i pregi e i difetti del sistema museale bolognese? I punti di forza sono il personale scientifico esperto e qualificato, sul quale so di poter contare da subito. E poi le collezioni diversificate dei musei dell’Istituzione, che raccontano Bologna da molti punti di vista. Penso a punte di eccellenza come la collezione egizia dell’Archeologico, al centro della mostra sugli Egizi, e il Museo della Musica. Più che difetti, vedo la necessità di sviluppare il processo di internazionalizzazione: per rendere i nostri musei accessibili agli stranieri bisogna parlare inglese e farsi conoscere negli alberghi. Va integrata l’offerta dei singoli istituti museali. In occasione della mostra sull’Egitto, per esempio, tutti i musei proporranno tra il 2015 e il 2016 una serie d’iniziative mirate a fornire di quest’antico popolo e della sua storia millenaria una visione non solo legata ai reperti archeologici, ma anche all’arte, alla scienza, alla musica e alla fotografia. Ci sarà continuità con il lavoro di Maraniello al MAMbo? Maraniello è stato bravissimo nel suo decennio di lavoro dunque ci sarà anche continuità nel solco del contemporaneo. Occorre però soddisfare varie tipologie di pubblico anche in questo segmento, dal più sofisticato a quello con minori strumenti. L’Istituzione museale ha finanziamenti pubblici e privati e un bilancio «sano» (come ricorda il presidente Sassoli). Dove cercherà ulteriori fondi? Bologna è all’avanguardia sul tema dei privati impegnanti nella cultura. Per fare tre esempi pensi al Mast di Seràgnoli, a Genus Bononiae di Roversi Monaco e alle attività di Marino Golinelli, che il 4 ottobre apre anche il suo Opificio. Inoltre ora c’è l’Art bonus a favore delle donazioni e dovremmo fare iniziative di richiamo in questo senso. q Stefano Luppi L’industria della fotografia Bologna. Il mondo del lavoro, dalla catena di montaggio alle moderne tecniche di produzione industriale, dalla creazione ex novo del prodotto al riciclaggio, sono il tema della seconda edizione della biennale «Foto/industria», ideata due anni fa dalla imprenditrice bolognese Isabella Seragnoli. La rassegna è promossa dalla Fondazione Mast Seragnoli in collaborazione con il Comune di Bologna e ha come direttore artistico François Hébel. Comprende 14 esposizioni, tutte a ingresso gratuito, visitabili dal 3 ottobre al primo novembre in dodici sedi del centro città: Pinacoteca Nazionale, MAMbo, Palazzo Pepoli Campogrande, Casa Saraceni, Spazio Carbonesi, Palazzo Paltroni, Museo di Palazzo Poggi e altri luoghi ancora. Tra le rassegne figurano quelle di David LaChapelle, Edward Burtynsky, O. Winston Link, Neal Slavin, Gianni Berengo Gardin (nella foto, un particolare di un suo scatto). Al Mast è di scena la mostra curata da Urs Stahel e intitolata «GD4PhotoArt», con foto di Marc Roig Blesa, Raphaël Dallaporta, Madhuban Mitra e Manas Bhattacharya. q S.L. Fondazione MAST, via Speranza 42, 0516474406, mar-dom 10-18 e Sedi varie, www.fotoindustria.it, «Foto/industria Bologna ’15» dal 3 ottobre all’1 novembre L’antico Egitto di cantori, faraoni e comandanti Bologna. Cinquecento testimonianze dell’antico Egitto, suddivise in sette sezioni lungo un percorso espositivo di quasi 1.700 metri quadrati, costituiscono la mostra del Museo Archeologico curata da Paola Giovetti e Daniela Picchi e prodotta da Comune di Bologna, Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Archeologico e da Arthemisia Group. I reperti esposti vanno dal periodo Predinastico all’epoca romana e provengono dal Museo Nazionale di Antichità di Leiden in Olanda, che possiede una delle raccolte egizie più importanti al mondo, e dalla collezione del museo bolognese, che comprende 3.500 oggetti circa ed è stata riallestita nel 1994 suddivisa in tre settori: il primo presenta i rilievi della necropoli di Saqqàra, il secondo i reperti dalle origini della storia egiziana all’epoca romana, il terzo alcuni aspetti fondamentali della società faraonica, come la scrittura, il culto funerario e la magia. La mostra presenta per la prima volta insieme fuori dal museo olandese la Stele di Aku (XII-XIII Dinastia, 1976-1648 a.C.) e gli ori attribuiti al generale Djehuty, che condusse per il faraone Thutmose III (1479-1425 a.C.) le truppe egizie vittoriose nel Vicino Oriente. Figurano poi le statue (nella foto) di Maya (soprintendente al tesoro reale di Tutankhamon) e Meryt (la «cantrice di Amon», XVIII dinastia, regni di Tutankhamon-Horemheb, 1333-1292 a.C.), oltre a oggetti che testimoniano il raffinatissimo stile di vita degli egiziani più facoltosi, come il delizioso manico di specchio del 1292 a.C. a forma di giovane fanciulla che tiene un uccellino in mano. Infine, per la prima volta dopo duecento anni dalla scoperta della tomba di Horemheb a Saqqara, la mostra offre l’occasione di vedere ricongiunti i più importanti rilievi (conservati a Leiden, Bologna e Firenze) del comandante in capo dell’esercito egiziano al tempo di Tutankhamon, poi ultimo sovrano della XVIII dinastia, dal 1319 al 1292 a.C. q S.L. Museo Civico Archeologico, via dell’Archiginnasio 2, 051/2757211, www.museibologna.it/archeologico, www.mostraegitto.it, «Egitto. Splendore millenario. Capolavori da Leiden a Bologna» 16 ott.-17 lug. La pittura è un affare di famiglia Bologna. In Palazzo Albergati è di scena la dinastia dei Brughel, i pittori fiamminghi attivi tra il XVI e il XVII secolo. La mostra è divisa in sette sezioni, comprende opere di Pieter Brughel il Vecchio, Pieter Brueghel il Giovane, Jan Brueghel il Vecchio, Jan Brueghel il Giovane, Abraham Brueghel e Ambrosious Brueghel e di artisti coevi quali Frans de Momper, Frans Francken, Hendrick van Balen e Joos de Momper. Apre il percorso la sezione «Il giudizio morale, tra salvezza e condanna», dove figurano la «Resurrezione» del 1563 di Pieter Brueghel il Vecchio e l’«Adorazione dei Magi» del figlio Pieter Brueghel il Giovane. Segue «La natura regina», con opere di Jan Brueghel il Vecchio accanto al grande «Paesaggio boschivo con la Vergine, il Bambino, san Giovannino e l’angelo» di Jan Brueghel il Giovane (1645-50 ca). Nella terza sezione «Soldati e cacciatori nella luce dell’inverno» spiccano invece «Trappola per uccelli» (1605) di Pieter Brueghel il Giovane e altri dipinti di Jan Brueghel il Giovane e Marten van Cleve. Il quarto spazio analizza Anversa nel Cinquecento, fulcro del commercio e dei grandi viaggi. Figurano qui incisioni quali «Nave da guerra a quattro alberi che lascia il porto» (1561) di Pieter Brueghel il Vecchio e altre di Frans Huys. La quinta sezione «La danza degli ultimi» comprende «La Danza nuziale all’aperto» del 1610 di Pieter Brueghel il Giovane (nella foto) e la serie di sei tavole «Matrimonio di contadini» di Marten van Cleve. Chiudono la mostra le allegorie e le nature morte di Jan Brueghel il Giovane, Ambrosius Brueghel, Peter Paul Rubens e Frans Snyders. q S.L. Palazzo Albergati, via Saragozza 28, Bologna, lun-dom 10-20, tel. 051/0301015, www.palazzoalbergati.com, «I Brueghel» dal 2 ottobre al 28 febbraio 2016 Vedere A bologna | 4 Pericoli seduce anche Umberto Eco Bologna. Fino al 26 novembre, in concomitanza con l’adiacente Museo Civico Medievale, Palazzo Fava-Palazzo delle Esposizioni di Genus Bononiae ospita la mostra dedicata alla produzione di Tullio Pericoli inerente il tema del paesaggio. Curato da Elena Pontiggia e Graziano Campanini, il percorso comprende 160 tra dipinti, acquerelli e matite realizzati dalla metà degli anni Novanta (nella foto, «Prima notte», 2012). L’esposizione vanta l’imprimatur di Umberto Eco, che a proposito dei paesaggi dell’artista scrive: «Così, sedendo e mirando, aveva guardato il suo infinito. E visto che di infinito si trattava, da allora in avanti, e per gli anni che seguiranno, immagino, Pericoli non ha mai cessato di scoprire nuove prospettive e nuove valli e nuove colline». Nato a Colli del Tronto (Ascoli Piceno) nel 1936 e residente a Milano dal 1961, Tullio Pericoli svolge innanzitutto il mestiere di pittore e disegnatore, le sue due attività di maggior rilievo. Dal 1995, inoltre, collabora come scenografo e costumista a opere per l’Opernhaus di Zurigo e per i milanesi Teatro alla Scala e Teatro Studio. q S.L. Palazzo Fava-Palazzo delle Esposizioni, Genus Bononiae, via Manzoni 2, Bologna, mar-ven/dom 10-19, sab 10-20, tel. 051/19936305, www.genusbononiae.it, «Tullio Pericoli. Sulla terra 1995-2015» fino al 26 novembre Storie di matite, battaglie e tappezzerie Bologna. In attesa della rassegna «Tra la Vita e la Morte. Due confraternite bolognesi tra Medioevo ed Età Moderna» (curata da Massimo Medica e Mark Gregory D’Apuzzo, in collaborazione con Genus Bononiae. Musei nella Città), che dall’11 dicembre al 29 marzo farà il punto sugli antichi ospedali bolognesi di Santa Maria della Vita e Santa Maria della Morte e la loro antica tradizione sociale e culturale, anche il Museo Civico Medievale ospita il pittore e disegnatore marchigiano Tullio Pericoli con una monografica curata da Stefano Salis sul libro «Storie della mia matita», pubblicato dalle Edizioni Henry Beyle in 575 copie numerate: un’autentica opera d’arte realizzata con strumenti e tecniche tipografiche rari (nella foto, «In bilico»). Nel Lapidario del Museo Civico Medievale, il Museo Nazionale del Soldatino presenta intanto la rassegna «Waterloo 1815», curata da Andrea Ventura. Soldatini, diorami, materiale iconografico, uniformi, colbacchi, spade, sciabole e accessori documentano dopo 200 anni le diverse fasi che precedettero la battaglia nella quale la settima Coalizione, comandata dal Duca di Wellington, si scontrò con l’esercito francese di Napoleone Bonaparte. L’Istituzione Bologna Musei, cui fa capo il Museo Civico Medievale, si arricchisce ora del tredicesimo tassello: il Museo della Tappezzeria, gestito dal 1966 dalla famiglia Zironi in Villa Spada con una raccolta di 6mila pezzi tra reperti tessili e antichi macchinari. q S.L. Museo Civico Medievale, via Manzoni 4, www.museibologna.it/arteantica, «Tullio Pericoli» fino al 29 novembre, «Waterloo 1815» fino all’8 nov. Antonio Danieli © Massimo Paolone Opificio Golinelli: il sogno di un giovane novantacinquenne Al filantropo e imprenditore Marino Golinelli non basta più una Fondazione e inaugura una nuova cittadella per la conoscenza e la cultura che affida al direttore Antonio Danieli Bologna. «Oggi ho 95 anni e guardo oltre, Opificio Golinelli è il segno concreto di questo mio impegno». L’imprenditore e filantropo emiliano Marino Golinelli, da sempre attivo a Bologna, sintetizza così la sua esistenza: «Gli studi universitari terminati con la laurea nel 1943 hanno acceso in me la passione per fare qualcosa di concreto: occuparmi della cura della società. Per questo ho pensato di realizzare prodotti farmaceutici per la salute dell’uomo e di farlo avviando un’impresa che al contempo creasse occupazione e ricchezza (Golinelli ha fondato Alfa Biochimici nel 1948, diventata in seguito la società farmaceutica Alfa Wassermann e oggi Alfasigma che incorpora Sigma-Tau con circa 2.800 dipendenti in 18 Paesi del mondo, Ndr). Il senso di responsabilità civile mi ha spinto a restituire alla società parte dalla fortuna che ho avuto come imprenditore: per questo ho creato la Fondazione Golinelli 27 anni fa e do oggi vita all’Opificio Golinelli, un centro per la conoscenza e la cultura, un luogo di ricerca e sperimentazione». L’Opificio è una «cittadella del sapere» di 9mila metri quadrati, frutto di un investimento di 12 milioni di euro provenienti dai fondi personali dell’imprenditore, inaugurata il 3 ottobre con l’obiettivo di promuovere educazione, formazione, cultura e scienza e di favorire la crescita intellettuale ed etica dei giovani e della società. È ubicato negli spazi riqualificati dallo studio di architettura bolognese Diverserighestudio e comprende: «Scienze in pratica», un laboratorio attrezzato per esperimenti; «Scuola delle idee», uno spazio ludico per i bambini dai 18 mesi; «Educare a educare», un programma di formazione per insegnanti; «Giardino delle imprese», attività formative per avvicinare all’imprenditorialità giovani studenti. Ad Antonio Danieli, 41enne, ingegnere, direttore della Fondazione Golinelli, abbiamo rivolto alcune domande. Il nuovo Opificio è un centro polifunzionale, non un museo. Diventerà un luogo necessario per Bologna? Non solo per Bologna, ma per l’Italia e per l’Europa. Il nostro ragionamento parte dal bisogno di sviluppo (che si attua attraverso la cultura e la conoscenza) e dalla constatazione dell’alta disoccupazione giovanile. Nel nostro Opificio s’impara facendo. Abbiamo l’ambizione non di sostituirci ai saperi tradizionali diffusi da scuola e università, ma di fornire una nuova cassetta degli attrezzi. Gli strumenti che essa contiene sono quelli che servono a imparare, sbagliare e sperimentare attraverso la passione e l’esercizio dello spirito critico. La scuola tradizionale è il luogo delle discipline e non delle idee: non siamo in antitesi con i percorsi scolastici, ci integriamo a essi. Golinelli, il Mast-Manifattura di Arti Sperimentazioni e Tecnologia di Isabella Seràgnoli, il futuro FicoFabbrica Italiana Contadina (progetto dedicato alle tradizioni enogastronomiche italiane): perché l’impegno dei privati a Bologna è così forte? I privati vanno messi in relazione con il pubblico in un territorio in cui sono forti la presenza pubblica, la coesione sociale e la presenza manifatturiera, ossia la capacità di fare le cose. Occorre andare oltre alla sussidiarietà molecolare, per dirla con De Rita: «Serve una visione e un approccio di sistema». I privati s’inseriscono in tale contesto a fianco del pubblico e del terzo settore per affrontare un mondo futuro che nessuno conosce. Quali sono i vostri progetti futuri? Per questo nuovo rinascimento del territorio mettiamo in campo tanti appuntamenti, a partire dalla mostra al MAMbo (cfr. box qui sotto) e dai due giorni d’inaugurazione dell’Opificio il 3 e 4 ottobre. Molto altro seguirà in nome della valorizzazione del territorio, penso ad esempio al Giardino delle imprese che si lega a un nuovo life style che deve favore le ispirazioni dei giovani. q S.L. Opificio Golinelli, via Paolo Nanni Costa, Bologna, tel. 051/0251001, www.fondazionegolinelli.it Liberi di essere liberi Bologna. È dedicata alla libertà e al funzionamento della mente umana la collettiva realizzata dalla Fondazione Golinelli e dal MAMbo, dov’è allestita con opere di Halil Altindere, Cao Fei, Pietro Ruffo, Bob and Roberta Smith, Ryan Trecartin, Nasan Tur e altri. Curato da Giovanni Carrada e Cristiana Perrella, il percorso combina arte e scienza ed è suddiviso in sei sezioni tematiche. Tra le opere figura «Die Gedanken sind frei», nella quale l’americana Susan Hiller presenta cento canzoni popolari che rimandano a diverse forme di espressione. Vanessa Beecroft e il tatuatore messicano Dr Lakra (Jerónimo López Ramírez) propongono invece opere e performance incentrate sull’uso del corpo, riflettendo sulla tendenza all’omologazione della società, la prima, e sul simbolismo e la superstizione dei culti religiosi ed esoterici, il secondo. Il lavoro di Tehching Hsieh, ancora, mette in luce come sia possibile contravvenire agli automatismi imposti dal ciclo biologico attraverso azioni ripetitive quotidiane, mentre Ryan McGinley illustra lo stupore di giovani a contatto con scenari naturali (nella foto, «Untitled (Hot Spring)», 2005 © l’artista e Team Gallery, NY). Chiude la mostra il «Liber Paradisus», un testo del 1257 con il quale Bologna proclamò l’abolizione della schiavitù. q S.L. MAMbo, via Don Giovanni Minzoni 14, tel. 051/6496611, mar-mer/ven 12-18; giov/sab-dom e festivi 12-20, www.artescienzaeconoscenza.it, www.mambo-bologna.org, «Gradi di libertà: dove e come nasce la nostra possibilità di essere liberi» fino al 22 novembre s. p.a. Vedere a BOLOGNA | 5 Alessia Calarota Nuove sezioni crescono nella Galleria Maggiore Tra i progetti della gallerista Alessia Calarota design, giovani artisti e mostre di Andy Warhol e Robert Indiana BOLOGNA. Fondata a Bologna da Franco e Roberta Calarota nel 1978, la Galleria d’Arte Maggiore prosegue con convinzione la propria attività attraverso un fitto programma di eventi locali, nazionali e internazionali. La direttrice Alessia Calarota illustra ai lettori del «Vedere in Emilia Romagna» i progetti, le collaborazioni, le mostre in programma e alcune esclusive rivelazioni sul futuro della Galleria. Quali sono le principali attività della sua Galleria? Da sempre la nostra attività si divide tra i due aspetti fondamentali del mondo dell’arte: il mercato e la promozione culturale. Per quanto riguarda il primo fronte, da anni abbiamo allargato i nostri orizzonti sulla scena internazionale: fiere di primo piano come l’Armory Show di New York e Art Basel Hong Kong sono ormai nostri appuntamenti fissi. Sul secondo fronte invece, la Galleria collabora con istituzioni e musei in Italia e all’estero per la realizzazione di mostre pubbliche: dal Metropolitan Museum di New York al Musée d’Art Moderne di Parigi, dal Reina Sofía di Madrid a Palazzo Fortuny di Venezia. Siete presenti nella Biennale di Venezia? Dopo il successo della mostra dedicata a Roberto Sebastian Matta e ai figli Gordon Matta-Clark e Pablo Echaurren organizzata alla Fondazione Querini Stampalia in concomitanza con la 55ma Biennale, abbiamo deciso di continuare la ricerca sul grande artista cileno. Siamo stati felici che il nostro progetto, dedicato alla produzione scultorea in bronzo di Roberto Sebastian Matta, sia stato accolto tra gli Eventi Collaterali Ufficiali. La mostra, curata da Flaminio Gualdoni, è ospitata fino al 15 ottobre nello splendido Giardino di Palazzo Soranzo Cappello, sede della Soprindendenza delle Belle Arti. Altrettanto interessante è la mostra «Antoni Clavé. Alchimia della materia» che abbiamo organizzato negli spazi della Scoletta dell’Arte dei Tiraoro e Battioro fino al 31 ottobre, in cui è evidente la continua sfida ai processi artistici tradizionali operata da Clavé. Quali progetti avete per l’estero? La Galleria ama i confronti tra storia e contemporaneità. Su questo principio abbiamo realizzato con la Kohn Gallery di Los Angeles la mostra di Giorgio Morandi e Robert Ryman, da poco inaugurata. Le opere di Morandi si astraggono da spazio e tempo grazie a un minimalismo antesignano, così all’avanguardia per i suoi tempi da anticipare le tendenze neoavanguardistiche di cui Ryman è esponente di spicco. Le opere di Morandi, per il quale siamo punto di riferimento internazionale, creano dialoghi intriganti con la contemporaneità, ne è un esempio la mostra che lo ha visto recentemente protagonista insieme a Ettore Spalletti nella nostra sede a Bologna. Oltre ai rapporti con la White Cube di Londra, siamo felici di continuare la collaborazione con la londinese Estorick Collection of Modern Italian Art: dopo le mostre di Morandi, de Chirico, Guttuso ed Echaurren, realizzeremo insieme la monografica delle sculture di Manzù a gennaio 2016. Sono previste novità sul fronte bolognese? La Galleria continua ad ampliare la propria proposta. Nel 2015 è nata Maggiore Design, sezione dedicata agli oggetti e ai mobili d’artista. La Bologna Design Week, dal 30 settembre al 3 ottobre, sarà l’occasione per presentare gli arredi e le opere di design a edizione limitata realizzate da Cleto Munari in collaborazione con artisti e architetti di livello internazionale, tra cui Mimmo Paladino, Sandro Chia, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass e Carlo Scarpa, per citarne alcuni. L’attenzione per i grandi maestri continua con le prossime mostre dedicate alla Pop Art di Andy Warhol, tra ottobre e novembre e a Robert Indiana tra dicembre e gennaio, ma daremo spazio anche alle nuove e giovani proposte, con una personale in novembre di Niccolò Montesi, il cui medium principale è la fotografia. Attraverso lo studio dei supporti rielabora l’immagine creando un’opera a tutto tondo che interagisce con lo spettatore attraverso aspetti molto pop e ludici. q Stella Ingino Galleria d’Arte Maggiore, G.A.M., via D’Azeglio, 15, Bologna, tel. 051/235843, lun 16-19,30, mar-sab 9-12,30 e 16-19,30, www.maggioregam.com, «Andy Warhol» da ottobre/novembre, «Robert Indiana» da dicembre/gennaio, «Niccolò Montesi» novembre L’Oratorio sotto le due torri Bologna. La Galleria Antichità all’Oratorio fondata nel 1972 ha desunto il proprio nome dalla sua sede originaria nei pressi dell’Oratorio dello Spirito Santo di Bologna. Successivamente trasferitasi in via de’ Giudei all’ombra delle due torri, la Galleria si sviluppa su tre piani destinati a opere di oreficeria, piccoli dipinti fondo oro, oggetti e sculture dal Medioevo al Rinascimento. Il 10 ottobre sarà inaugurata la decima edizione della mostra annuale «Millennium». La selezione di opere esposte documenta gli sviluppi dell’arte attraverso quattro epoche: barbarica, romanica, gotica e rinascimentale (nella foto, Madonna col Bambino proveniente dall’Abruzzo, della seconda metà del XIV secolo). Il percorso si apre con una fibula merovingia del VI secolo e si conclude con l’altorilievo in marmo alabastrino di Alfonso Lombardi del 1530 ca. Correda l’esposizione un catalogo a cura di Francesca Gualandi. Galleria Antichità all’Oratorio, via de’ Giudei 3/d, lun-sab 10-12,30/16-19,30, gio/dom su appuntamento, tel. 051/227370, www.antichitaoratorio.com, «Millennium. Secoli VI-XVI» dal 10 al 31 ottobre Maggiore Design Cleto Munari Carlo Scarpa Ettore Sottsass Mimmo Paladino Sandro Chia Arman Bertozzi & Casoni Alessandro Mendini In occasione di Bologna Design Week Dialoghi Creativi 30 Settembre - 15 Ottobre 2015 Maggiore Design - Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. via D’Azeglio 15, 40123 Bologna - tel. 342 1047123 - 348 4501919 - [email protected] - [email protected] - [email protected] Vedere a BOLOGNA | 6 Il de Chirico soldato che inventò la Metafisica A Palazzo dei Diamanti ottanta opere eseguite dal pittore metafisico e da artisti delle avanguardie europee a lui ispirati Ferrara. Dopo un periodo trascorso a Monaco di Baviera, nel 1909 Giorgio de Chirico (1888-1978) giunse in Italia per vedere la Biennale di Venezia. Non è ancora il pittore della Metafisica, lo sarà soltanto dal 1910, dopo avere dipinto a Firenze «Enigma di un pomeriggio d’autunno», una visione nata in piazza di Santa Croce con chiari riferimenti alla cappella Bardi, a Nietzsche e a Schopenhauer. È però in Emilia-Romagna, a Ferrara, che il pittore nato in Grecia troverà le condizioni, anche contingenti, per fare dilagare uno dei più noti movimenti artistici del secolo scorso. De Chrico arrivò a Ferrara con Savinio nel giugno 1915, veniva da Parigi (dove aveva conosciuto i poeti Valéry e Apollinaire). All’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale i due artisti decisero di arruolarsi nell’esercito italiano e furono inviati a Ferrara. Qui il pittore metafisico si lasciò influenzare dalla bellezza della città antica, dagli assolati e silenziosi paesaggi, ma anche da alcuni caratteri moderni minimi, come ad esempio le forme del pane ripetute in varie opere. Il centenario dell’arrivo di De Chirico a Ferrara è celebrato dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica, attraverso la rassegna curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos nel Palazzo dei Diamanti. Il percorso documenta la genesi e lo sviluppo della pittura metafisica insieme alle ricadute che le opere realizzate dall’artista nella città estense tra il 1915 e il 1918 ebbero sull’arte contemporanea italiana e sullo sviluppo delle avanguardie europee come Dadaismo, Surrealismo e Nuova Oggettività. Sono esposte ottanta opere (tra dipinti, acquerelli, disegni, collage e fotografie) incluse quelle degli artisti che s’ispirarono al maestro italiano. Al centro della mostra vi è un nucleo di dipinti realizzati da de Chirico nei pochi anni ferraresi. Nella città estense infatti restò poco, ma qui conobbe presso l’ospedale psichiatrico «Villa del Seminario» Carlo Carrà, con il quale teorizzò la Metafisica nata negli anni precedenti tra la capitale francese e Firenze. Accanto ai lavori di de Chirico figurano opere da Giorgio Morandi, che nel 1918-19 dipinse un ristretto numero di nature morte con elementi tipici dell’iconografia metafisica, a Filippo de Pisis, che non fu mai metafisico ma inserì nelle sue tele precisi riferimenti dechirichiani. Nel primo dopoguerra in tutta Europa si assistette a una diffusione capillare dei temi metafisici con artisti quali Man Ray, Raoul Hausmann, George Grosz, René Magritte, Max Ernst e Salvador Dalí, tutti influenzati dalle iconografie che de Chirico aveva elaborato a Ferrara. q S.L. Palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d’Este 21, Ferrara, tel. 0532/244949, www.palazzodiamanti.it, «De Chirico a Ferrara 1915-18. Pittura metafisica e avanguardie europee», dal 14 novembre al 28 febbraio 2016. «Il trovatore» di Giorgio de Chirico, 1917 © SIAE 2015 La videoarte risplende nel Palazzo dei Diamanti Ferrara. Prosegue sino al 18 ottobre «Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-79 Reenactment» la rassegna che rievoca la tradizione ferrarese per la video arte. Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta del secolo scorso la città estense è stata un laboratorio internazionale nella sperimentazione di questa forma artistica, ha visto nascere il Centro Video Arte, allora diretto da Lola Bonora con la collaborazione di Carlo Ansaloni, dove furono prodotti esperimenti con i mezzi elettronici da artisti quali Fabrizio Plessi, Christina Kubisch (nella foto, «Stille Nacht», 1975), Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian, Marina Abramovic e molti altri che svilupparono con il video i dettami di Arte concettuale, Body art, Performance art e Land art. Curata da Bonora e Ansaloni, in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara e i laboratori La Camera Ottica e Crea del Dams di Gorizia-Università di Udine, la mostra presenta inoltre opere di Claudio Cintoli e Giuliano Giuman. q S.L. Palazzo dei Diamanti, Sale Benvenuto Tisi da Garofalo), corso Ercole I d’Este 21, Ferrara, mar-dom 10-18, tel. 0532/244949, www.palazzodiamanti.it, «Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-79 Reenactment» fino al 18 ott. La modernità di Boldini e De Pisis nel Castello Estense Ferrara. In attesa del restauro della sede istituzionale di Palazzo Massari, i Musei civici ferraresi propongono nel piano nobile del Castello Estense una rassegna con opere di Giovanni Boldini e Filippo de Pisis». Nell’appartamento di rappresentanza dell’ex Reggia estense, Maria Luisa Pacelli, direttore della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Ferrara, ha sviluppato un racconto dell’intero percorso boldiniano attraverso una vasta selezione di dipinti e opere su carta: dalle prime prove eseguite a Firenze accanto ai macchiaioli alle brillanti invenzioni che evocano le atmosfere della vita moderna nella Parigi degli impressionisti, fino alle effigi di donne aristocratiche come la contessa de Leusse o Madame Lydig, vere icone della pittura boldiniana. Nei celebri Camerini di Alfonso sono invece esposte le opere di De Pisis (nella foto, «Ritratto di Allegro», 1940), articolate in un percorso che parte dalle testimonianze del periodo giovanile, con dipinti densi di memorie personali, fino alle creazioni della maturità, in cui ha assimilato il ricordo di de Chirico e della pittura metafisica. Chiudono la mostra i lavori dell’ultima stagione. q S.L. Castello Estense, largo Castello 1, Ferrara, mar-dom 9.30-17.30, tel. 0532/299233, www.castelloestense.it, «L’arte per l’arte. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis» fino al 2016 Vedere a ferrara | 7 Roberto Mazzacurati Magia dopo il Magi Questa casa è una galleria L’ex direttore museale, Roberto Mazzacurati, fonda una Galleria dedicata al Gutai, al ’900 e ai giovani Ferrara. Mazzacurati Fine Art, la Galleria di Roberto Mazzacurati aperta in luglio a Ferrara, inaugura ufficialmente il 3 ottobre con la mostra di Yasuo Sumi curata da Vittoria Coen, realizzata in collaborazione con Rosanna Chiessi e composta di quattordici opere su tela e carta di medie e grandi dimensioni eseguite tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Duemila. A dicembre seguirà la personale del colombiano Federico Romero Bayter. Dopo quattro anni come direttore commerciale del Museo Magi ’900 di Pieve di Cento (Bo), Roberto Mazzacurati racconta la sua nuova scommessa con la città di Ferrara. Con quali presupposti è nata la galleria? Il mio intento è di abbinare l’interesse per l’arte all’investimento. Spesso si crede che l’acquisto di un’opera d’arte sia un processo che si conclude quando l’opera è collocata nella propria abitazione. Io invece vorrei far capire che l’arte è un investimento importante che può fornire un ritorno economico. La Mazzacurati Fine Art è una scommessa che faccio con la mia città, Ferrara, perché si risvegli dal torpore in cui giace dopo i fasti del passato. Quale tipologia di mostre intende proporre? Non ho un preciso progetto artistico. Il mio sguardo è sul Novecento, con particolare attenzione al Gruppo Gutai, di cui sono esperto. Non a caso la prima mostra è su Yasuo Sumi. Già nel 2008 avevo curato con Vittoria Coen la performance dell’artista con Shozo Shimamoto «I colori della pace» al Museo Magi ’900. Il Gruppo Gutai è uno dei più importanti movimenti degli anni Cinquanta. È un movimento di liberazione dopo l’oppressione della seconda guerra mondiale, liberazione che si esplicita nel bandire l’uso del pennello in favore di una totale libertà dell’utilizzo del colore, tramite il movimento del corpo o l’uso di oggetti. La mostra è aperta sino al 31 ottobre poi si sposta alla Galleria Kompatscher di Bressanone. Ho intenzione di dare spazio ad artisti emergenti come Federico Romero Bayter, con cui ho un contratto di esclusiva. Dopo aver esposto a Parigi e a San Pietroburgo, in dicembre inauguriamo una sua mostra personale. q Stella Ingino Mazzacurati Fine Art, corso Martiri della Libertà 75, Ferrara, lun-mer/ven 16,30 -19,30, sab-dom 10-12,30/16,30-19,30, tel. 0532/207395-347/4820312, «Yasuo Sumi. Full Immersion» dal 3 al 31 ottobre, «Federico Romero Bayter» dicembre Mandolesi cent’anni dopo A Palazzo Romagnoli le ultime opere dell’artista forlivese Ferrara. La MLB Home Gallery è stata creata da Maria Livia Brunelli nel 2007 tra le mura della propria casa per presentare l’arte contemporanea in una dimensione più intima (nella foto, un salone. © Marco Caselli Nirmal). Gli artisti sono invitati a realizzare progetti specifici ispirati alle mostre del Palazzo dei Diamanti o collegati a grandi manifestazioni internazionali. In concomitanza con Expo galleria si può anche partecipare a «Cene ad Arte» (cene-performance). La prossima (su prenotazione) è «La seduzione a tavola» di Giovanna Ricotta, ma si possono anche gustare i piatti dello chef stellato Pier Luigi di Diego dopo «Art Tour O», la visita guidata alle mostre in città (su prenotazione). Il cibo è protagonista anche della riflessione sul rapporto cibo-denaro condotta fino all’8 novembre da Marcello Carrà con una decina di disegni, vetrocamere e una grande installazione. Dal 14 novembre saranno esposte le fotografie di Silvia Camporesi dedicate alle piazze d’Italia di De Chirico, realizzate avvalendosi di modellini ispirati alle opere in mostra nel Palazzo dei Diamanti (cfr. p. 7). Maria Livia Brunelli è anche co-curatore della mostra «Manichini. Una storia quasi metafisica», dall’11 novembre nella Palazzina di Marfisa D’Este. La rassegna ripercorre la storia del manichino e dei suoi vari utilizzi dalla fine del Settecento agli anni 1980. Nelle sale della Palazzina figureranno oltre 50 manichini di diverse epoche e una sezione d’arte contemporanea sul tema della Metafisica, tra gli artisti Mustafa Sabbagh. Si segnala infine la partecipazione della Mlb Home Gallery a «Scope Miami Beach 2015» in dicembre. MLB Home Gallery, corso Ercole I d’Este 3, Ferrara, sab-dom 15-19, tel. 346/7953757, www.mlbgallery.com, «Ricettario visionario» fino all’8 nov., «Silvia Camporesi» dal 14 nov., «Giovanna Ricotta-La seduzione a tavola» 31 ott., «Art/Tour O» prima domenica del mese «Ritratto di giovinetta (Gabriella Zoli)» di Gino Mandolesi Forlì (FC). Nella città vecchia, a pochi passi dai Musei di San Domenico, Palazzo Romagnoli era abitato sin dal 1806 dall’omonima famiglia di origine cesenate. L’edificio fu venduto al Comune nel 1965 e diventò sede del distretto militare della Provincia di Forlì per la visita di leva. Nel 2013, dopo il cambio di destinazione d’uso e i restauri, Palazzo Romagnoli è stato inaugurato come sede delle Collezioni Civiche del Novecento. L’esposizione permanente si articola su due piani dell’edificio, ove tuttora sono parzialmente visibili le decorazioni originali dei soffitti riconducibili, in parte, alla bottega di Felice Giani. Al piano terra sono allestite le opere della Collezione Verzocchi, donate al Comune di Forlì nel 1961 da Giuseppe Verzocchi. Si tratta di settanta dipinti sul tema del lavoro, realizzati da artisti italiani quali Guttuso, Donghi, Vedova e de Chirico. Il piano nobile ospita, invece, le opere pittoriche e grafiche di Giorgio Morandi (donazione Righini), le sculture di Adolfo Wildt e la sezione «La grande Romagna» con dipinti e sculture di artisti forlivesi del Novecento. La sala riservata alle mostre temporanee, al primo piano dell’edificio, ospita fino al 13 dicembre «Omaggio a Gino Mandolesi», curata da Flora Fiorini e Orlando Piraccini con la collaborazione di Sergio Spada. Il percorso celebra l’artista forlivese nel centenario della sua nascita con l’intero nucleo delle sue opere appartenenti alla Pinacoteca Civica, alcuni disegni (tra cui spiccano due rare «Nature morte») e dipinti e, ancora, tre «Paesaggi» provenienti da raccolte pubbliche e private quali il Palazzo della Provincia di Forlì-Cesena e la Cassa dei Risparmi di Forlì. La mostra verte sul periodo considerato di maggiore interesse nella breve vita di Gino Mandolesi (Forlì, 1915-55), ovvero sull’ultimo decennio di attività. Fu infatti dagli anni Quaranta in poi che l’artista fece definitivamente ritorno nella città natale, dopo un lungo soggiorno a Roma al seguito del maestro Maceo Casadei. Pur tormentato da una grave malattia, contratta nel 1943 sul fronte africano, Mandolesi si dedicò alla pittura con assiduità. La predilezione per i paesaggi e le nature morte, in cui è evidente l’influsso di Casadei, è accompagnata da una delicata atmosfera poetica che si manifesta attraverso una stesura pittorica lieve e graduata da equilibrati effetti cromatici. Palazzo Romagnoli, via Albicini, 12, Forlì , tel. 0543/712627, [email protected], www.cultura.comune.forli.fc.it, «Omaggio a Gino Mandolesi» fino al 13 dicembre Cinque volte Afro nei Musei di San Domenico Forlì (FC). Lo stretto legame tra i Musei di San Domenico e il Palazzo Romagnoli è sancito dalla mostra «Afro. Pensieri nella mano», curata da Cristina Ambrosini, Davide Ferri, Mario Graziani e Marco Mattioli. Il dipinto della collezione di Palazzo Romagnoli «Tenaglia e camera oscura» del 1949 (nella foto) dà il via a cinque sezioni cronologiche che ripercorrono la produzione di Afro Basaldella (Udine, 1912 - Zurigo, 1976) dagli anni del dopoguerra alla scomparsa. Oltre alle grafiche, agli otto arazzi degli anni Settanta e ai gioielli degli anni Cinquanta e Sessanta, sono esposte le fotografie dell’artista al lavoro o durante i momenti di svago (provenienti dagli archivi della Fondazione Afro) e le video-interviste fatte a lui e ai suoi collaboratori. La mostra rivela anche le modalità di fare arte, il lato pubblico e privato di Afro fuori e dentro lo studio, mediante bozzetti, disegni preparatori e materiali utilizzati. Il percorso espositivo si conclude con il manoscritto di una breve autobiografia risalente ai primi anni Settanta e con i materiali che documentano la corrispondenza tra Afro e l’imprenditore e collezionista forlivese Giuseppe Verzocchi. Nel corso della mostra, Palazzo Romagnoli ospita anche una tavola rotonda con storici dell’arte, critici e artisti sulla figura di Afro, il suo contesto storico e gli artisti contemporanei. Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12 , Forlì, mar-dom 9,30-18, tel. 0543/712 627, www.cultura.comune.forli.fc.it, «Afro. Pensieri nella mano» dall’11 ottobre al 10 gen. Vedere A FERRARA E FORLì-CESENA | 8 Maccari e il Novecento Il grande patrimonio della Fondazione Balestra Un particolare di una sala espositiva della Fondazione Tito Balestra Foto Alvise Raimondi Longiano (FC). «Se hai una montagna di neve tienila all’ombra». Il titolo del primo libro di Tito Balestra (edito nel 1974) racchiude le caratteristiche principali dell’autore: brillante, irriverente e ironico. Tito Balestra (1923-76) è stato poeta, collezionista, amante dell’arte e amico di pittori, scultori, giornalisti, attori e politici del secondo dopoguerra. Solo pochi intimi erano a conoscenza della sua passione collezionistica, che nell’arco di trent’anni gli permise di raggruppare quella che oggi è una delle più consistenti raccolte di arte contemporanea (per entità) di tutta l’Emilia Romagna, con 2.302 opere d’arte del Novecento italiano (già alla sua morte), da Mafai a Rosai, da De Pisis a Sironi, Guttuso, Vespignani, al consistente corpus grafico e pittorico di Mino Maccari (1.902 pezzi). Lo stesso Maccari rimase profondamente colpito nello scoprire alla scomparsa dell’amico l’immensa quantità di sue opere presenti nella collezione e decise di omaggiare la famiglia Balestra del grande dipinto «La stanza del selvaggio», opera simbolo della Fondazione. Nel 1986 Anna Maria de Agazio, moglie di Tito Balestra, donò la raccolta alla costituenda Fondazione, ospitata dal 1989 nel Castello Malatestiano. Dal 1991, sotto la direzione di Flaminio Balestra, la raccolta si è ampliata grazie a donazioni e lasciti, sino a contare oggi oltre cinquemila opere. Degno di nota è inoltre il corposo patrimonio archivistico e librario (circa 7mila titoli già catalogati) conservato nell’Archivio e nella Biblioteca. Nelle dieci sale del Castello si può ammirare una parte della collezione permanente che rivela, alla stregua di un’autobiografia, l’amore e il rigore con cui Tito Balestra scelse ogni singola opera, ciascuna connessa a un legame d’amicizia, a un incontro degno di nota o un avvenimento particolare. La diffusione della conoscenza delle arti grafiche e visive contemporanee promossa dalla Fondazione avviene non solo mediante l’esposizione permanente, ma grazie anche a numerose iniziative collaterali. In autunno sono in programma il ciclo d’incontri «Le ali della libellula», a cura di Flaminio e Massimo Balestra, e l’avvio di diversi laboratori sperimentali didattici per bambini e ragazzi e corsi serali per adulti. L’attività laboratoriale, iniziata nel 1999 e ora a cura della LSD (Laboratori Sperimantali Didattici), investe diversi ambiti d’interesse: dal corso di fotografia all’editoria, dal disegno alla pittura, al canto, al ballo, alla lavorazione dell’argilla, all’incisione. In dicembre sarà infine di scena il consueto appuntamento con il «Presepe d’artista». q S.I. Il primo anno di Marcolini è polifunzionale Forlì (FC). Il 13 dicembre 2014 Roberto e Federica Farneti hanno inaugurato a Forlì un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea internazionale, la Galleria Marcolini, una realtà culturale dinamica, non una semplice galleria ma uno spazio polifunzionale che accoglie l’interdisciplinarietà e la sperimentazione di linguaggi differenti, affiancando alla programmazione espositiva, talks ed eventi collaterali alle mostre. Situata a pochi passi dal Complesso di San Domenico e da Palazzo Romagnoli, la Galleria Marcolini ha dato inizio alla programmazione espositiva lo scorso dicembre con «Argonauta», la personale della giovane emiliana Nazzarena Poli Maramotti, cui ha fatto seguito la mostra «Another Symphony» del serbo Nebojsa Despotovic. Dopo la rassegna spot della fotografa Silvia Camporesi, la Galleria ha messo a disposizione i propri spazi per il Festival di arte performativa «Ipercorpo», esponendo le opere di Federico Pietrella e Antonio Rovaldi. In giugno Roberto Farneti ed Elena Dolcini, direttore e vicedirettore della Galleria, hanno curato la collettiva «Storie Naturali» con opere di CJ Taylor, Nikki Lam, Elena Hamerski e Adriano Valeri, mentre da poco hanno inaugurato «Group Psychology (and the analysis of the ego)», esposizione in corso che trae spunto dal titolo del libro di Sigmund Freud sulla psicologia di gruppo del 1921. «Per la prima volta, spiega Roberto Farneti, sperimentiamo il tema della convenzione sociale. I tre artisti esposti (Romina Bassu, Giovanni Lanzoni e Gigi Scaria) sono molto diversi tra loro per anno di nascita, provenienza culturale e medium utilizzato: pittura, collage e fotografia. A noi interessa esplorare tutte le varianti della figurazione su un unico tema: le dinamiche di gruppo (stereotipi, evoluzioni, dissoluzioni e ripercussioni sulla vita del singolo)». In ottobre la Galleria Marcolini partecipa ad Art Verona condividendo lo stand con Boccanera Arte Contemporanea di Trento, con cui è in corso una proficua collaborazione. Il 21 novembre sarà inaugurata in sede la collettiva «The Vegetable Eye», titolo tratto da una poesia di Dylan Thomas. L’esposizione ruoterà intorno a una delle grandi donne dell’arte del secondo Novecento: Renata Boero. Le sue opere saranno messe in dialogo con lavori di Astrid Svangren e Giorgia Severi. «L’artista genovese, racconta Roberto Farneti, è diventata l’artefice del matrimonio tra la natura e il supporto escludendo l’uso di pennelli o di strumenti convenzionali e lasciando che la natura imprimesse liberamente la propria impronta» (nella foto, una veduta della galleria, courtesy Nebojsa Despotovic, galleria Marcolini e Boccanera Gallery). q Stella Ingino Galleria Marcolini, via Francesco Marcolini 25/A, Forlì, mer-gio, 16,30-19,30; ven-sab 10-13/ 16,30-19,30, tel. 388/3711896, www. galleriamarcolini.it, «Group Psychology (and the analysis of the ego)» fino al 31 ottobre 2015, «The Vegetable Eye» dal 21 novembre al 31 dicembre Fondazione Tito Balestra Onlus, piazza Malatestiana I, mar-dom 10-12/15-19, tel 0547/665850- 665420, www.fondazionetitobalestra.org, «Jürgen Czaschka» fino al 29 nov., «Enzo Tinarelli» dal 7 nov. al 13 dic. «Alberto Zannoni» dal 5 dicembre al 10 gennaio, «Presepe d’artista. Lucio Del Pezzo» dal 19 dic. al 28 feb. Dall’inutilità della guerra al fumetto: Serra morto in battaglia a 31 anni Cesena (FC). Il 9 ottobre s’inaugura nella Casa Museo Renato Serra la mostra «Fragilis Mortalitas-1915: Renato Serra e la Grande Guerra», curata da Augusto Pompili e Marisa Zattini e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cesena. L’esposizione s’inserisce nella ricorrenza del centenario della morte di Renato Serra, straordinario scrittore e critico letterario caduto durante una battaglia della prima guerra mondiale nel 1915, a soli 31 anni. Allestito nella Casa Museo Renato Serra e nelle sale de Il Vicolo Galleria Arte Contemporanea, il percorso riflette sull’inutilità e l’assurdità degli eventi bellici attraverso le opere dei due artisti cesenati Federico Guerri e Luca Piovaccari. La Galleria Comunale d’Arte di Cesena partecipa invece alle celebrazioni della scomparsa dello scrittore con la rassegna «Il lettore di provincia», a cura di Giovanni Barbieri, Elisa Rocchi, Marco Turci e Paolo Zanfini. La mostra raccoglie tavole originali, bozzetti e illustrazioni della graphic novel dedicata a Renato Serra, realizzata da Giorgio Carta e Andrea Meucci (nella foto, la copertina). Dal 21 novembre al 2 dicembre la Galleria Comunale d’Arte ospiterà poi la rassegna fotografica di Matteo Bosi, cui seguirà (dal 5 dicembre) la personale di Rino Maraldi con quaranta dipinti che ne ripercorrono diacronicamente le due fasi della produzione artistica: dagli anni Settanta al più recente ritorno alla pittura. In occasione della mostra sarà inoltre presentato il catalogo generale dell’artista. q S.I. Casa Museo Renato Serra, viale Carducci 29, Cesena, www.comune.cesena.fc.it, Il Vicolo Galleria Arte Contemporanea via Chiaramonti 6, mer/sab 10,30-12,30/17-19; mar/ven/ dom 17-19, www.ilvicolo.com: «Fragilis Mortalitas-1915: Renato Serra e la Grande Guerra» dal 9 ott. al 22 nov., Galleria Comunale d’Arte, corso Mazzini 1, www.comune.cesena.fc.it, «Il lettore di provincia» dal 10 al 25 ottobre, «Matteo Bosi. Prima del silenzio» dal 21 novembre al 2 dicembre, « Rino Maraldi» dal 5 dicembre al 3 gennaio Vedere A FORLì-CESENA | 9 CASTElli di MOdENA RiANNOdARE i Fili dEllA STORiA dalla pianura all’Appennino, i 17 Castelli della provincia di Modena compongono un mosaico straordinario per valori di storia, d’arte e di cultura gastronomica. Rocche medievali divenute sedi sontuose di corti rinascimentali, poderose fortezze a presidio dei passi montani e delle vie dei pellegrini, manieri trasformati in accoglienti “palazzi di villeggiatura” nel verde di parchi storici: i castelli modenesi spalancano i loro portoni per rivelare bellezze sconosciute, misteri e affascinanti atmosfere. BASTIGLIA Referenze fotografiche: E. Colombini, C. dondi, F. Franchini, M. Orsini, l. Ottani, Venturelli. Provincia di Modena: Viale Martiri della libertà 34 - 41121 Modena - URP tel 059 209199 - Servizio Reti turisticoculturali tel. 059 200033 / 25 - [email protected] - www.castellidimodena.it - www.provincia.modena.it ROCCA ESTENSE PAlAzzO dEi PiO Comune di San Felice sul Panaro Comune di Carpi 4 2 CASTEllO dEi PiCO CASTEllO dEllE ROCChE Comune di Finale Emilia Comune di Mirandola Piazza Marconi, 23 - 41037 Mirandola Tel. 0535 29624 / 782 [email protected] www.comune.mirandola.mo.it inagibile dopo il sisma del 2012 1 3 Via Trento Trieste - 41034 Finale Emilia Tel. 0535 90871 - [email protected] www.comunefinale.net CASTEllO CAMPORi Comune di Soliera Piazza dei Martiri, 68 41012 Carpi Tel. 059 649955 [email protected] www.palazzodeipio.it Via Mazzini, 28 41038 San Felice sul Panaro Tel. 0535 86320 [email protected] www.comunesanfelice.net inagibile dopo il sisma del 2012 CASTEllO di SPEzzANO 5 P.zza F.lli Sassi, 2 - 41019 Soliera Tel. 059 568511 / 85 Biblioteca Campori [email protected] www.comune.soliera.mo.it BASTIGLIA Comune di Fiorano Modenese CASTEllO di FORMigiNE Comune di Formigine CASTEllO di MONTEgiBBiO Comune di Sassuolo 6 Piazza Calcagnini - 41043 Formigine Tel. 059 416145 / 244 [email protected] www.comune.formigine.mo.it 9 Via del Castello, 12 41042 Spezzano Fiorano Modenese Tel. 0536 833412 / 38 [email protected] Tel. 0536 073036 iAT Terra di Motori [email protected] www.fiorano.it/castello 8 Via Montegibbio 41049 Montegibbio, Sassuolo Tel. 0536 1844801 URP Comune di Sassuolo [email protected] www.comune.sassuolo.mo.it ROCCA RANgONi Comune di Spilamberto 7 ROCCA di MONTEFiORiNO Comune di Montefiorino CASTEllO di gUigliA Comune di guiglia 12 13 Via Rocca 1 - 41045 Montefiorino Tel. 0536 962815 [email protected] www.comune.montefiorino.mo.it ROCCA di VigNOlA CASTEllO di ROCCAPElAgO Fondazione di Vignola Comune di Pievepelago Via della Chiesa 41020 Roccapelago Pievepelago Tel. 0536 72319 / 71890 [email protected] www.roccapelago.it 11 Via di Vittorio - 41052 guiglia Tel. 059 709951 / 66 [email protected] www.comune.guiglia.mo.it www.promappennino.it 17 CASTEllO di SESTOlA Comune di Sestola CASTEllO di MONTECUCCOlO Comune di Pavullo nel Frignano ROCCA di MONTESE Comune di Montese 16 Via governatori del Frignano 41029 Sestola Tel. 0536 62324 iAT del Cimone [email protected] www.appenninomodenese.net Via della Rocca, 291 41055 Montese Tel. 059 971106 / 22 iAT di Montese [email protected] www.comune.montese.mo.it 14 Via Montecuccolo - 41026 Montecuccolo Pavullo nel Frignano Tel. 0536 29964 UiT del Frignano [email protected] www.comune.pavullo-nel-frignano.mo.it Piazzale Rocca Rangoni 41057 Spilamberto - Tel. 059 781270 iAT Unione Terre di Castelli [email protected] www.turismoterredicastelli.it 15 Piazza dei Contrari, 4 - 41058 Vignola Tel. 059 775246 [email protected] www.roccadivignola.it CASTEllO di lEVizzANO Comune di Castelvetro di Modena 10 41014 levizzano Rangone Castelvetro di Modena - Tel. 059 758880 [email protected] www.comune.castelvetro-di-modena.mo.it Diciassette castelli nella rete La storica dell’arte Graziella Martinelli Braglia illustra il Circuito di rocche e manieri della provincia di Modena Dall’alto: Graziella Martinelli Braglia, Rocca di Vignola, la Rocchetta Modena. Graziella Martinelli Braglia, storica dell’arte e funzionaria della Provincia di Modena, illustra ai lettori del «Vedere in Emilia Romagna» la nascita, le peculiarità e il funzionamento del Circuito dei Castelli di Modena e le varie iniziative promosse. Com’è strutturato il Circuito dei Castelli di Modena? Il Circuito comprende diciassette castelli distribuiti nell’area provinciale: il Castello delle Rocche a Finale Emilia, la Rocca Estense a San Felice sul Panaro, il Castello dei Pico a Mirandola, il Palazzo dei Pio a Carpi, il Castello Campori a Soliera, il Castello di Formigine, la Rocca Rangoni a Spilamberto, la Rocca di Vignola, il Castello di Levizzano Rangoni di Castelvetro di Modena, il Castello di Spezzano di Fiorano Modenese, il Castello di Montegibbio di Sassuolo, il Castello di Guiglia, il Castello di Montecuccolo di Pavullo nel Frignano, la Rocca di Montefiorino, il Castello di Montese, il Castello di Sestola, il Castello di Roccapelago di Pievepelago. Appartengono tutti ai rispettivi Comuni a eccezione di quello vignolese, di proprietà della Fondazione di Vignola. La Provincia di Modena (in base a un protocollo d’intesa del 2010 firmato dai 17 enti proprietari dei castelli) coordina la promozione turistico-culturale del Circuito secondo un programma condiviso e unitario che valorizza l’identità di ogni castello nei suoi molteplici aspetti, dall’arte alla storia, dalle eccellenze enogastronomiche alle emergenze naturalistiche e del paesaggio; tutto questo in stretto collegamento con gli indirizzi e la normativa della Regione Emilia Romagna. Com’è nata l’idea di una rete dei castelli? Dal 1998 è attivo il modello assai positivo del Sistema Museale Modenese, promosso e coordinato dalla Provincia a livello di comunicazione e promozione delle circa cinquanta realtà museali del territorio; la maggior parte dei castelli del Circuito è sede di musei e collezioni. Per l’ideazione del Circuito è stata determinante la consapevolezza che i castelli sono poli essenziali di riferimento identitario, d’aggregazione e di cultura per le rispettive comunità e al tempo stesso emergenze di grande potenzialità per attrattività turistica. La loro stessa dislocazione nella geografia territoriale, dalla bassa pianura all’Appennino, e la grande varietà delle epoche e delle vicende artistiche di cui sono i «testimoni» fanno sì che i diciassette castelli compongano una rete che copre l’intera provincia e ne esemplifica i periodi storico-culturali salienti. Si tratta, infatti, di rocche e castelli sorti a presidio di luoghi strategici, corsi fluviali, passi montani o vie dei pellegrini, attorno ai quali si svilupparono antichi tessuti urbani in pianura e borghi fortificati nell’Appennino. Talvolta circondati da parchi storici, documentano una civiltà più che millenaria, che va dal Medioevo al Rinascimento delle corti padane, dal barocco estense alla cultura sette-ottocentesca del «vivere in villa». Quali sono le criticità dei castelli modenesi? Soprattutto quelle determinate dal sisma del maggio 2012, che ha colpito in modo gravissimo i Castelli di Mirandola, San Felice e Finale: mentre il Castello delle Rocche di Finale, da tempo messo in sicurezza, ha potuto riaprire le sale dell’ala sud che ospitano le raccolte del Museo Civico, il Castello dei Pico di Mirandola e la Rocca Estense di San Felice rimangono ancora inagibili. Il Circuito Castelli ha dato risonanza a questa situazione estremamente critica promuovendo azioni volte alla ricerca di fondi. Nel 2013 ha partecipato al XX Salone del Restauro di Ferrara a fianco dei Comuni colpiti, curando la presentazione del pieghevole «Riannodare i fili della storia», relativo a tutti i castelli del Circuito ma con un’attenzione particolare per le strutture lesionate. La stessa attenzione è presente nei successivi prodotti a stampa, come gli inserti di pubblicizzazione del Circuito su riviste del settore, il volumetto «Archeologia nei Castelli di Modena» (prodotto di rete a cura del Comune di Formigine sulle ricerche archeologiche condotte in quel Castello e negli altri insediamenti del Circuito) e la «Guida» dei Castelli modenesi in lingua italiana e inglese, inserita nel progetto europeo «Transromanica-Grande Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa» e presentata nelle fiere europee del turismo culturale. Quali risultati avete raggiunto dall’anno dell’istituzione del Circuito dei Castelli? Il primo risultato è stato la creazione di un sistema d’identità visiva coordinata, distintivo dei «Castelli di Modena», con un logo e una grafica che contrassegnano la produzione pubblicistica del Circuito, a stampa e sul web. È stato infatti realizzato il sito web www.castellidimodena.it curato dalla Provincia, che pubblicizza i castelli e aggiorna sugli eventi culturali e turistici relativi ai castelli stessi e al loro territorio. Accanto al tema della comunicazione si è attivato il progetto «Standard di qualità», rivolto al miglioramento dell’accoglienza turistica, con contributi per la segnaletica, esterna e interna, servizi di front office, reception e bookshop. Nell’attività coordinata dei vari castelli, quello di Formigine ha coinvolto una fascia di pubblico giovanile nel contest «Suggestioni fra le torri», concorso per la presentazione di fotografie, slideshow fotografici e video sui castelli del Circuito, naturalmente inclusi quelli colpiti dal sisma. Queste azioni sono state premiate con un incremento del numero dei visitatori, anche stranieri, e con l’accresciuta consapevolezza negli stessi cittadini residenti dei valori di questo grande patrimonio di storia e cultura. Avete promosso iniziative specifiche anche per Expo? Oltre all’acquisto di pagine pubblicitarie su un periodico di settore, si è realizzato un video di promozione che compie un ideale itinerario tra i 17 Castelli e ne restituisce le atmosfere. È collocato nel touchscreen della piazzetta dell’Expo dedicata alla Regione Emilia Romagna e in seguito potrà essere utilizzato in postazioni presso gli stessi castelli, fiere e manifestazioni, diffuso tramite siti web, youtube e altri network. Castelli di Modena (sedi varie), www.castellidimodena.it, [email protected] Dai Savoia ai Galli, da Tassoni all’Albania Modena. I Musei Civici di Modena diretti da Francesca Piccinini sono composti dalle sezioni di Archeologia, Etnologia, Arte e Risorgimento e organizzano varie mostre. Il Museo Archeologico propone il percorso partecipato «Modena-Tirana, andata e ritorno», realizzato con l’Associazione Moxa-Modena per gli altri nell’ambito del progetto pluriennale «Italia-Albania, due sponde dello stesso mare», dedicato al rapporto tra i due Paesi. Dal 28 novembre verrà proposto un percorso parallelo alla mostra con materiali, cimeli e una raccolta di stampe autentiche dello Studio Fotografico Marrubi di proprietà del Museo civico. Nella rassegna figura invece la videoinstallazione di Adrian Paci e Roland Sejko «Sue proprie mani», nata da un’approfondita riflessione sul ritrovamento di centinaia di lettere di cittadini italiani in Albania presso l’Archivio di Stato albanese. Missive mai giunte a destinazione. La mostra offrirà inoltre informazioni sul «Training lab», un progetto dedicato al tema del viaggio, realizzato dall’associazione Voiceoff a bordo del traghetto Trieste-Ancona-Durazzo, rivolto a sei giovani studenti albanesi dell’Accademia di Cinematografia Marubi di Tirana e a sei emergenti videomaker italiani. Fino al 31 ottobre il Museo archeologico ed etnologico ospita anche «L’originale e la sua replica», una rassegna realizzata in collaborazione con l’Associazione Aes Cranna-Teuta Boica. Repliche eseguite da artigiani specializzati documentano il patrimonio dei reperti archeologici di epoca celtica del territorio modenese e dell’antica Gallia. Armi, armature, ornamenti, specchi bronzei o strumenti musicali come il «carnix» gallico, di cui si conservano frammenti più o meno importanti, sono riprodotti in forma completa e con le dimensioni reali. Le repliche si potranno maneggiare, indossare e soppesare. Nel Museo Civico d’arte, dal 12 dicembre al 13 marzo, vi è invece «Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro», la mostra realizzata per i 450 anni dalla nascita del grande scrittore (Modena, 1565-1635). Il libro più noto di Tassoni, il celebre «Secchia rapita» pubblicato per la prima volta nel 1622 a Parigi, figura nel percorso accanto alla meno nota attività giornalistica del poeta-scrittore, che fu autore di testi polemici e originali nei quali emergono il suo spirito bizzarro, la passione per il paradosso, ma anche la sua controversa carriera politico-diplomatica, poco fortunata, per fare un esempio, nei rapporti con la corte dei Savoia. Il percorso prende le mosse dai primi incarichi ufficiali di Tassoni (nella foto, un ritratto attribuito a Simon Vout), tra cui quello al servizio del cardinale Ascanio Colonna in veste di segretario e accompagnatore in Spagna. In questo primo periodo romano (1600-10) Tassoni si affacciò alla scena letteraria dando vita alle «Considerazioni sopra le rime del Petrarca» (1609), poi alla serie di scritti polemici che susseguirono: «Avvertimenti di Crescenzio Pepe» (1611), «Tenda rossa» (1613) e alle postille al primo Vocabolario della Crusca (1612). Agli anni romani risalgono anche i primi contatti con la corte dei Savoia, in particolare con il cardinale Maurizio (Torino, 1593-1657), tra i più munifici mecenati e fini connoisseurs del Casato savoiardo, e con Carlo Emanuele I (Rivoli, 1562 - Savigliano, 1630). In tale contesto Tassoni scrisse «Le Filippiche» (1615), testi di polemica antispagnola e di spirito irredentistico recuperati con entusiasmo nel periodo del Risorgimento. La mostra analizza inoltre i rapporti di Tassoni con il cardinale Ludovico Ludovisi (Bologna, 1595-1632) e gli anni modenesi alla corte del duca Francesco I d’Este (Modena, 1610-58) dove giunse nel 1633. L’allestimento, con ampie parti multimediali, comprende opere autografe, rare edizioni a stampa, documenti, ritratti di mecenati ed eruditi a contatto con il poeta, lavori di Alberto Martini, Salvatore Fiume, Paolo Monti, Mimmo Jodice e Franco Vaccari. Sono previsti inoltre rassegne collaterali, un convegno di studi (6-7 novembre), l’assegnazione del Premio letterario Tassoni e uno spettacolo teatrale. q S.L. Museo Civico archeologico, etnologico, d’arte e del Risorgimento, Palazzo dei Musei, largo Porta S. Agostino 337, tel. 059/2033100, www.museicivici.modena.it, «Modena-Tirana, andata e ritorno» dal 28 novembre, «L’originale e la sua replica» fino al 31 ottobre, «Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro» dal 12 dicembre al 13 marzo 2016 Vedere A MODENA | 11 Il sonno della critica genera manichini Una collettiva di 48 artisti da Basquiat a Chen Zhen sulla spettacolarizzazione dell’arte inaugura il nuovo Mata «Assemblage du Pain» di Daniel Spoerri, 1965 © Kern Archiv, Grossmai L’arte avanza con gli avanzi di cibo «Closed open closed» di Alex Katz, 2004 © Alex Katz. SIAE 2015-16 Modena. Il Comune di Modena apre (per i prossimi sei anni) un nuovo spazio espositivo denominato Mata, abbreviazione di Manifattura Tabacchi, l’ex fabbrica di sigarette che dopo un’attività di 150 anni è stata riqualificata nel 2011 e riconvertita, in parte, come sede di appartamenti, negozi e attività culturali. Al Mata nei prossimi anni troveranno spazio eventi di largo respiro con un’attenzione particolare ad artisti, intellettuali e personalità modenesi: un’occasione di visibilità in più per tutti gli istituti culturali cittadini in attesa dell’intervento nel Polo Sant’Agostino. Il complesso architettonico, nato nel 1513 come Monastero di Santa Maria Maddalena, poi di Sant’Orsola, fu trasformato in ospedale nel 1700, per diventare successivamente magazzino di salnitro e, dopo ancora, la più grande azienda cittadina capace di dare lavoro a inizio Novecento fino a oltre 1.500 dipendenti. A inaugurare il Mata, 500 metri quadrati in affitto al Comune per sei anni, è la mostra nata sotto le insegne del calendario locale dell’Expo intitolata «Il manichino della storia: l’arte dopo le costruzioni della critica e della cultura», visibile fino al 31 gennaio (catalogo Franco Cosimo Panini Editore). Curato da Richard Milazzo e prodotto da Comune di Modena-Galleria Civica con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Apt Servizi e con il sostegno di Confindustria Modena, il percorso comprende i lavori conservati in collezioni private del territorio emiliano ed è stato presentato dal critico e poeta italo americano Milazzo, un intellettuale che ha lavorato anche a Modena soprattutto con il gallerista-scopritore della Transavanguardia, Emilio Mazzoli. «In mostra, spiega Milazzo, solo per fare pochi esempi, c’è l’opera di De Maria, potente nella sua espressione di gioia che contrasta con quella piccola di Anastasi dal titolo “Gli ebrei”. D’impegno intenso è il lavoro di Kiefer (con riferimenti alla seconda guerra mondiale) che si rapporta ad altri lavori incentrati sulla condizione della donna in Medio Oriente. Impossibile citare ogni pezzo in mostra, scelto ed esposto per evocare vari scenari, comprese la guerra e la libertà: in sostanza, ho pensato d’immaginare il percorso come una critica all’arte che si è trasformata in spettacolo e come tale è diventata un “manichino”». Non a caso Milazzo ha scelto come metafora delle sue considerazioni l’opera di Goya «El Pelele» (1791-92) e ha affrontato il tema dei contenuti, niente affatto provinciali, del collezionismo contemporaneo locale. Il percorso con queste motivazioni è una rapida successione di stili e movimenti: Concettualismo, Appropriation art, Neo-Pop, Superkitsch, Arte povera, Transavanguardia, Neo-espressionismo, vari tipi di Realismo, YBA (Young British Artists), Scuola di Düsseldorf, Figurazione, Astrattismo e Iperrealismo. La rassegna raccoglie novanta opere, tra fotografie, installazioni, dipinti e sculture, di 48 artisti del secondo ’900 quali Jean-Michel Basquiat, Donald Baechler, Alighiero Boetti, Jake e Dinos Chapman, Sandro Chia, Franceso Clemente, Gregory Crewdson, Enzo Cucchi, Gino de Dominicis, Nicola de Maria, Urs Fischer, Nan Goldin, Andreas Gursky, Peter Halley, Jenny Holzer, Alex Katz, Anselm Kiefer, Louise Lawler, Annette Lemieux, Robert Longo, Allan McCollum, Malcolm Morley, Vik Muniz, Takashi Murakami, Shirin Neshat, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Richard Prince, Thomas Ruff, David Salle, Salvo, Mario Schifano, Julian Schnabel, Andres Serrano, Cindy Sherman, Kiki Smith, Haim Steinbach, Philip Taaffe, Wolfgang Tillmans, Felix González-Torres, Franco Vaccari, Meg Webster e Chen Zhen. q S.L. Mata, via della Manifattura dei Tabacchi 83, Modena, mar 15-18, mer-ven 10.30-13/15-18, sab e festivi 10.30-19, 25 dicembre e 1 gennaio 15-19, tel. 059/2032911, www.visitmodena.it, www.mata.modena.it, «Il manichino della storia: l’arte dopo le costruzioni della critica e della cultura» fino al 31 gennaio Nuovi premi, autori nordici e il primo talent della fotografia Modena. Rinnoverà i propri vertici in autunno la Fondazione Fotografia Modena, ente culturale della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, partecipato dal Comune di Modena. Ospitata da oltre un anno nel Foro Boario in attesa del restauro della sua sede storica nell’ex ospedale di Sant’Agostino, la Fondazione presenta due rassegne fino al 10 gennaio. «Fotografia contemporanea dall’Europa nord ovest. Capitolo I», curata da Filippo Maggia, s’inserisce nel filone dedicato alla fotografia contemporanea mondiale. Per la prima volta viene esposto un corpus di acquisizioni relative ai paesi nordici: 70 opere di 19 artisti tra cui Morten Andenæs, Johann Arens, Jonny Briggs, Sarah Jones, Melissa Moore, Olivier Richon e Gillian Wearing. La seconda mostra è una monografica curata da Maggia e Sune Nordgren, dedicata al norvegese Tom Sandberg (1953-2014). I suoi lavori visionari, con ampie sfumature paesaggistiche, sono pervasi da un’inquietudine tipicamente nordica (nella foto, uno scatto). L’edizione 2015 del Premio per la fotografia «Davide Vignali», intitolato al giovane fotografo scomparso nel 2011 e rivolto agli studenti del quinto anno delle scuole superiori dell’Emilia-Romagna, è stato invece vinto da Alice Vacondio, la cerimonia si svolgerà il 24 ottobre. Lo stesso giorno, e fino al 13 novembre, sarà inaugurata l’esposizione con i migliori lavori del concorso, tra gli autori: Sara Dotti (terza classificata), Alessia Sgarzi (seconda classificata), Mirea Papotto (Premio Venturi). Sino a fine anno la Fondazione propone anche una serie di workshop tra cui: «Timelapse, fotografia in movimento» di Giovanni Antico (dal 16 al 18 ottobre) e «Photo editing» con Giovanna Calvenzi (dal 13 al 15 novembre). Da non dimenticare, infine, la prima edizione del Premio Internazionale per la Fotografia, il cui vincitore verrà reso noto il 5 marzo 2016. A cadenza biennale, con un montepremi di 70mila euro, il premio è promosso da Fondazione Fotografia Modena e Sky Arte HD, i due enti che stanno inoltre collaborando per portare sullo schermo della pay-tv «Foto Factory Modena», il primo talent dedicato alla fotografia (le prime sei puntate su Sky Arte da novembre). q Stefano Luppi Fondazione Fotografia Modena, via Giardini 160, tel 029/224418, lun-ven: 9,30-17, mostre al Foro Boario, via Bono da Nonantola 2, www. fondazionefotografia.org, «Fotografia contemporanea dall’Europa nord ovest. Capitolo I» e «Tom Sandberg. Around myself», fino al 10 gennaio Vedere A modena | 12 Un’antologica di Daniel Spoerri nella Galleria Civica di Modena Modena. Nato in Romania il 27 marzo 1930 registrato all’anagrafe come Daniel Feinstein, Daniel Spoerri ha mutuato il nome con cui è noto dallo zio materno (e rettore dell’Università di Zurigo) Theophil Spoerri durante la Seconda Guerra Mondiale, quando per sfuggire ai nazisti si è trasferito in Svizzera con la propria famiglia. Tra gli artisti più noti in Europa, in particolare grazie ai cosiddetti tableaux-pièges realizzati dagli anni Sessanta, Spoerri è protagonista di una mostra itinerante che dopo essere stata nel M.a.x. di Chiasso la scorsa primavera giunge nella Galleria civica di Modena dal 10 ottobre al 31 gennaio. Intitolata «Daniel Spoerri. Eat art in transformation», allestita nel Palazzo Santa Margherita e nella Palazzina dei Giardini, curata da Susanne Bieri, Antonio d’Avossa e Nicoletta Ossanna Cavadini, è una delle ultime rassegne ideate da Marco Pierini, il direttore del museo emiliano dimessosi lo scorso 19 gennaio. Spoerri è stato il fondatore della Eat art, ma la sua carriera artistica non è nata nell’ambito delle arti visive, bensì in quello della danza. A vent’anni, infatti, s’impose come ballerino nella Berna degli anni Cinquanta prima di intraprendere (insieme alla passione per la poesia e le lettere) una seconda vita nell’ambito della ristorazione che alternava alle frequentazioni parigine di Marcel Duchamp, Man Ray e Robert Filliou. Il 18 giugno 1968 Spoerri aprì a Düsseldorf un ristorante nel quale serviva cibo preparato da lui stesso. E nel 1970, con la nascita della Eat Art Galerie sopra il Ristorante Spoerri, avviene la prima vera fusione tra cibo e arte. Il percorso si era così completato: erano infatti passati una decina di anni da quando l’artista rumeno-svizzero aveva fondato a Parigi la casa editrice Mat (Multiplication d’art transformable) dando vita ai primi quadri-trappola, i tableaux-pièges, nati incollando su tavole gli oggetti quotidiani ammassati nella sua stanza d’albergo. È da tali opere che successivamente matureranno le cristallizzazioni artistiche degli avanzi dei pasti. La sua prima mostra italiana fu a Milano nel 1961, curata da Arturo Schwarz. All’inizio Spoerri non credeva molto nell’intervento creativo di queste sue produzioni. Quando nel 1960 partecipò alla stesura del Manifesto del Nouveau Réalisme, infatti, dichiarò: «Io non faccio che mettere un po’ di colla su degli oggetti; non mi permetto alcuna creatività». Coprodotta dalla Galleria Civica con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la rassegna antologica ripercorre l’intera carriera dell’artista, con opere datate sin dal 1955-61, ovvero le sperimentazioni dei primi anni legate alla rivista Material. Figurano poi numerosi multipli cinetici oltre, naturalmente, ai celebri assemblaggi dei tableaux-pièges, composti da residui di cibo e stoviglie usate disposti casualmente e fissati nella resina. A seguire opere scultoree, alcuni esempi di grafica, ricette d’artista e i menù del Restaurant Spoerri di Düsseldorf accanto a quelli del Bistrot di Santa Marta realizzato dall’artista per la Fondazione Mudima di Milano nel 2014. A chiudere il percorso è un nucleo di lettere tra Spoerri e Jean Tinguely, Marcel Duchamp, Man Ray, Meret Oppenheim e Ben Vautier. Ricordiamo inoltre che sino al 31 ottobre è possibile visitare Il Giardino di Daniel Spoerri, fondato dall’artista nel 1997 nei pressi di Seggiano (Gr). Contiene 103 opere di cinquanta artisti, dislocate in un parco di 16 ettari (tel. 0564/950805, dal primo novembre fino a marzo solo su prenotazione). Del 2009, infine, l’Archivio Kunststaulager Spoerri, fondato in prima persona nella località austriaca Hadersdorf am Kamp. Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande 103, Modena, tel. 059/2032911, mer-ven 10,30-13; 15-18; sab, dom e festivi 10.30-19, www. galleriacivicadimodena.it, «Daniel Spoerri. Eat art in transformation» dal 10 ottobre al 31 gennaio Quanto pesa il Museo della Bilancia La storia e i progetti dell’istituzione dedicata alla metrologia illustrati dal direttore Maurizio Salvarani Campogalliano (MO). Campogalliano, piccolo centro tra Modena e Reggio Emilia, ospita da oltre 25 anni il Museo della Bilancia, una piccola istituzione culturale destinata in particolar modo al pubblico scolastico, agli esperti e ai collezionisti di strumenti per pesare. Ne parla il direttore Maurizio Salvarani. Chi è il vostro pubblico e quali sono le vostre principali offerte? Il Museo della Bilancia agisce da sempre per diffondere la conoscenza del proprio patrimonio operando a più livelli e con strategie differenti. Le scuole rappresentano numericamente il nostro pubblico di riferimento. I nostri punti di forza sono una collezione ineguagliabile (composta da oltre mille strumenti di misura di tutto il mondo dall’epoca romana a oggi, migliaia di documenti e una piccola raccolta d’arte a tema) e un approccio sperimentale che consente di «usare» strumenti di misura antichi e contemporanei per capirne meglio utilizzi e funzionamento. Nella convinzione che senza misure non è possibile fare scienza, abbiamo iniziato a sviluppare dal 2009 programmi di educazione e divulgazione scientifica e tecnologica. Svolgiamo laboratori per le scuole, ma curiamo anche la rassegna «MagicaScienza», che propone ogni ultima domenica del mese laboratori per giovani aspiranti scienziati, letture scientifiche o mostre temporanee. Da ottobre è possibile visitare la mostra «Il tesoro a pedali», un percorso dedicato alla bicicletta in cui l’evoluzione di questo mezzo di trasporto si unisce all’analisi dei principi fisici e dei meccanismi che la compongono. Non mancano corsi di riparazione, proiezioni e proposte di uscite turistiche a due ruote sul territorio. Quanto sono importanti la tradizione e la comunità locali per il Museo della Bilancia? Il nostro Museo ha un forte legame con il territorio. Dalla sua origine, nel 1983, ha iniziato a raccogliere testimonianze legate alla Maurizio Salvarani, il direttore del Museo della Bilancia dell’antico XXIX ModenaFiere, viale Virgilio 70/90, Modena, tel. 059/848380, 10-19, www.7-8novecento.it, «7.8.Novecento. Gran Mercato dell’antico» dal 20 al 22 novembre ModenaFiere io n e diz e Modena. L’ente Fiere di Modena presenta la 29ma edizione di «7.8.Novecento. Gran Mercato dell’antico», uno dei più importanti appuntamenti italiani dedicati all’antiquariato e all’oggettistica datata fino al XX secolo inoltrato. L’appuntamento è dal 20 al 22 novembre nei padiglioni di ModenaFiere (nella foto, una veduta della scorsa edizione). Per il secondo anno la manifestazione è organizzata direttamente da Modenafiere. Studiosi e appassionati avranno a disposizione 20mila metri quadrati con due padiglioni pronti ad accogliere un parterre di 300 espositori italiani e stranieri con i loro oggetti rari e preziosi, antichi e moderni. Le migliaia di visitatori che ogni anno varcano i cancelli del polo fieristico alla caccia del pezzo raro e introvabile, del monile proveniente da epoche lontane o dell’oggetto pop da collezionare e custodire con gelosia, quest’anno trovano una novità rilevante: un terzo padiglione tutto dedicato a «Vintage! La moda che vive due volte», dove saranno esposti capi unici che hanno fatto epoca, simboli dello stile e della creatività di ogni angolo d’Italia. Chi è a caccia del mobile o del complemento d’antiquariato e modernariato trova all’interno di «7.8.Novecento» statue antiche, sontuosi mobili vittoriani, trumeau settecenteschi e gioielli antichi accanto a pezzi di modernariato, in un format volutamente eclettico pensato per un pubblico che apprezza la pluralità di proposte per tutte le tasche. Tra gli stand spiccano le nuove tendenze dell’antico, come lo «shabby chic» («trasandato elegante»), uno stile sempre più amato caratterizzato da mobili trasformati attraverso il decapé, che risale all’epoca di Luigi XV e consiste nel decorare l’oggetto lasciandone intravedere il colore del legno sottostante. Chi ama gli arredi dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, trova inoltre oggetti dei Maestri del ’900, da Achille Castiglioni agli Eames, da Gaetano Pesce a Ettore Sottsass, dalla lampada Arco di Castiglioni (1962) alla poltrona Elda di Giò Colombo (1964), dalla Bubble Chair di Eerno Arnio (1968) fino alla libreria Carlton di Sottsass (1981). Infine la sezione «Vintage», salone mercato organizzato da Romagna Fiere, si trasferisce per la prima volta da Forlì a Modena, raccontando il periodo dagli anni ’20 agli anni ’80 attraverso moda, modernariato, articoli da collezionismo, profumi, capi sartoriali e design. q S.L. Museo della Bilancia di Campogalliano, via Garibaldi 34/a, Campogalliano, sab-festivi 10-12,30/15-18,30, lun-ven 9-12 (su richiesta), tel. 059/527133, www.museodellabilancia.it gran mercato © www.gilibertifotografia.it Anche vintage e shabby chic nella 29ma edizione di «7.8.Novecento» pesatura, estendendo in seguito il proprio campo di ricerca al mondo della misura in generale. La tradizione produttiva di Campogalliano è importante e s’inserisce nel processo di evoluzione metrologica alla ricerca della misura «perfetta»: qui si costruiscono bilance dal 1860 e ancora oggi sono varie le aziende attive nel campo della precisione. Il nostro tema è quindi universale e locale al tempo stesso. Avrete anche appuntamenti dedicati al cibo? Certo. Da buoni emiliani la tavola fa parte della nostra identità e come tale contribuiamo a conservarla e valorizzarla. Da tempo il museo si occupa anche di gastronomia, ha sviluppato un originale approccio all’acetaia comunale unendo il racconto della tradizione a semplici esperienze di stampo scientifico legate al balsamico. Abbiamo anche collaborato con l’associazione Butchers for Children, ospitando nel museo la prima mostra nazionale sull’arte della macelleria e organizzando il Festival della macelleria tradizionale, che ha riunito una trentina di artigiani provenienti da tutta Italia capitanati dal carpigiano Roberto Papotti. Da oltre dieci anni i ristoratori locali propongono inoltre nel mese di ottobre i «piatti della bilancia», un menù da intenditori che valorizza i prodotti locali e propone sapori bilanciati ed equilibrati. q S.L. 20-21-22 novembre [ orario: 10-19 ] Giovedì 19 novembre 8.00-18.00 DEBALLAGE PROFESSIONALE to to e l’insoli L’antiquaria i trovano a Modena s [email protected] sponsor: 7.8.Novecento www.7-8novecento.it con il patrocinio di: aderente Info: tel.059.848380 Vedere A MODENA | 13 Sulle tracce di Baldassarre Peruzzi, l’archistar del Duomo di Carpi I Musei di Palazzo dei Pio celebrano i 500 anni della Cattedrale ispirata a Raffaello Carpi (Mo). Giorgio Vasari nella «Vita» di Baldassarre Peruzzi (Ancaiano Siena, 1481 - Roma, 1536) del 1568 scrive che «fece il disegno e il modello del Duomo di Carpi, che fu molto bello». Il grande architetto e pittore rinascimentale fu autore a Roma della Villa Farnesina di Agostino Chigi e collaborò alla fabbrica di San Pietro con Bramante, prima, e Raffaello, poi. Lavorò assiduamente anche per la piccola corte dei Pio di Carpi. In particolare si dedicò alla progettazione della fabbrica del Duomo, come documenta la mostra dei Musei di Palazzo dei Pio curata da Andrea Giordano, Manuela Rossi ed Elena Svalduz, focalizzata sulle complesse vicende costruttive della Collegiata di Carpi, poi divenuta Cattedrale. È la prima mostra completa dedicata alla principale chiesa cittadina, intitolata alla Madonna Assunta e voluta cinquecento anni fa dal signore di Carpi Alberto III Pio. Suggestionato dalle opere romane dell’architetto e pittore senese, il principe Alberto Pio incarica Peruzzi nel 1514 e il modello arriva a Carpi nel 1515. Il modello ligneo per la nuova Collegiata, perduto entro il 1642, è noto grazie alle riproduzioni su vedute urbane e dipinti. Il cantiere durò dieci anni, nel 1525 si arrestò nonostante fossero già stati impostati cupola e transetto: il progetto verrà ripreso solo nel 1604, con altri fini che lo allontanarono dal modello di Peruzzi. Nel 1893, per incomprensione del progetto peruzziano, fu corretta e resa più ortodossa l’eccentrica soluzione immaginata da Peruzzi, che tuttavia resta Uno dei modelli lignei per Carpi una presenza fondamentale avendo Vedere A modena | 14 lavorato per Alberto Pio ad altri edifici come la pieve della Sagra, la chiesa di San Nicolò e il Portico del grano. La rassegna è composta da cinque sezioni, la prima ripercorre le fasi salienti della progettazione del Duomo carpigiano attraverso atti notarili antichi, lettere di Alberto Pio e progetti architettonici di Peruzzi. La sezione seguente racconta invece la storia del modello ligneo per la cattedrale carpigiana grazie a una ricostruzione tridimensionale dell’Università di Padova e comprende altri antichi progetti e opere di Baldassarre Peruzzi, Jacopo Sansovino, Paolo Farinati e Prospero Sogari. Il terzo spazio è focalizzato sugli aspetti che connotano il progetto del Peruzzi, come il pilastro reggi cupola e la sagrestia ottagonale. Il riferimento principale per l’architetto senese è il progetto di San Pietro elaborato da Raffaello (sul terzo progetto di Bramante), coevo al tempio carpigiano. Nella sezione seguente è sviluppato il tema dell’esecuzione della chiesa tra Sei e Settecento, quando il modello di Peruzzi viene abbandonato. L’ultima parte espone i progetti di ristrutturazione e ri-decorazione della cattedrale eseguiti da Achille Sammarini nel XIX secolo. A corredo della mostra sono organizzati numerosi percorsi artistici in città e conferenze: «Gli interventi ottocenteschi. Sammarini e il Duomo di Carpi» con Damiana Lucia Paternò dello Iuav di Venezia (18 ottobre); «Peruzzi, Carpi e Siena» con Giulia Ceriani Sebregondi (Mibact) ed Elena Svalduz, Università degli Studi di Padova (8 novembre); «Il Duomo di Carpi, modelli tra l’antico e San Pietro» con GianMario Guidarelli, Università degli Studi di Padova (22 novembre). Fino al 6 gennaio il Palazzo dei Pio ospita un’installazione multimediale con immagini di storici banchetti e foto di feste popolari e cerimonie private. q S.L. Musei di Palazzo dei Pio, piazza dei Martiri 68, tel. 059/649955, www.palazzodeipio.it: «Costruire il tempio, 1515-2015. Alla ricerca del progetto di Baldassarre Peruzzi per la Collegiata di Carpi» fino al 6 gen. Nelle Stanze del Vescovo CARPI (MO). I Musei di Palazzo dei Pio hanno in serbo per il prossimo triennio molte iniziative. La Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi parteciperà al programma con 270mila euro, insieme ad altri soggetti privati. Per il 2016 è stata annunciata l’esposizione delle fotografie di Helmut Newton legate alla casa di moda Blumarine. Nel 2017 saranno esaminati i collegamenti tra la corte dei Pio e quella francese con la rassegna «Alla corte del re di Francia», mentre la consueta Biennale di Xilografia vedrà protagonista Georg Baselitz. Nei prossimi anni sarà di scena Ferdinando Scianna. I proventi del recente Art Bonus sono invece destinati a sei progetti: il restauro degli affreschi nel Torrione degli Spagnoli, l’allestimento della Sala Aldo Manuzio, il restauro di un paliotto in scagliola e di un dipinto di Bernardino Loschi nella chiesa di San Nicolò, il restauro dei corali miniati della Biblioteca di San Nicolò, il restauro delle scenografie del teatrino di Emanuele Luzzati e la mostra sul Duomo. Ne parla il direttore di Musei di Palazzo dei Pio, Manuela Rossi. Avete una programmazione già definita per i prossimi anni? I Musei, che continuano a operare quotidianamente come istituto culturale e civico della città offrendo a tutti gli effetti servizi e non eventi, hanno predisposto un piano triennale di mostre che ha incontrato i favori di molti soggetti privati di Carpi. In questo modo contribuiscono in maniera significativa allo sviluppo della ricerca e delle esposizioni che organizziamo. Palazzo dei Pio che vi ospita necessita ancora di lavori o è già completamente aperto al pubblico? Il Palazzo dei Pio oggi è fruibile per l’80% della superficie. Rimangono due aree da recuperare, sulle quali sono attive progettazioni: il Torrione degli Spagnoli, magnifica struttura quattrocentesca del complesso che è passata dalla proprietà dello Stato al Comune nell’aprile 2014, nonché le cosiddette Stanze del Vescovo, da secoli di proprietà comunale, che collegano il Torrione agli spazi ora occupati dai Musei di Palazzo dei Pio, destinate a ospitare la Pinacoteca dei Musei. Questi due interventi porteranno, nel giro di pochi anni, alla completa fruibilità degli oltre 15 mila metri quadrati del Palazzo dei Pio, tutti a destinazione culturale. Folle, ancora inedito, sempre più emblematico Il presidente del Centro Studi Ligabue, Augusto Agosta Tota, ha studiato varie iniziative per i 50 anni dalla morte del magnifico outsider Parma. Augusto Agosta Tota, presidente del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue fondato a Parma nel 1983 per promuovere la figura dell’artista in Italia e nel mondo, racconta ai lettori del «Vedere in Emilia Romagna» le varie iniziative ideate per rendere omaggio al pittore nel cinquantesimo anniversario della morte. Quali sono state le principali iniziative del vostro Centro Ligabue in oltre trent’anni di attività? Il Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue era nato nel 1983 con l’intendimento di promuovere l’immagine dell’artista in Italia e nel mondo. Ha sede a Parma ed è proprio qui che sono state concepite e divulgate tutte le iniziative sinora realizzate. In oltre trent’anni, grazie all’apporto di tante personalità di rilievo, uomini di cultura, artisti e critici d’arte, abbiamo organizzato ventisei mostre presso enti pubblici. Tra le principali la più grande antologica mai realizzata su Ligabue con oltre 250 opere, tenutasi a Palazzo Reale di Milano nel 2008 e intitolata «Antonio Ligabue. L’arte difficile di un pittore senza regole» e due mostre nel 2010: «Ruggito. La lotta per la vita di Antonio Ligabue» da me curata a Palazzo Pitti di Firenze e «Antonio Ligabue. La follia del genio» nella Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo anch’essa curata da me, con saggi in catalogo di Pascal Bonafoux, Marzio dall’Acqua e Vittorio Sgarbi. Quali progetti ha preparato per il mezzo secolo dalla scomparsa? Abbiamo promosso tre iniziative nel circuito ufficiale dell’Expo di Milano che offrono la possibilità di conoscere tutti gli aspetti di Antonio Ligabue. Innanzitutto abbiamo collaborato con la Fondazione Franco Maria Ricci all’organizzazione della mostra «Arte e Follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi», curata da Vittorio Sgarbi e allestita nel Labirinto della Masone a Fontanellato (Pr). Raccoglie le opere più significative dei due artisti: trenta capolavori di Ligabue e cinquanta di Ghizzardi, selezionati per creare un appuntamento di particolare qualità e spessore. L’inaugurazione della rassegna a fine maggio è coincisa con l’apertura al pubblico del più grande labirinto al mondo creato da Ricci. A Mantova, all’interno del Palazzo della Ragione, abbiamo ricostruito il «Museo della Follia» di Matera, ideato e inaugurato da Vittorio Sgarbi nel 2012. Una delle sezioni è costituita da un’altra mostra antologica dedicata a Ligabue e Ghizzardi, con 190 opere di Antonio Ligabue (di cui 12 dipinti e 2 disegni inediti provenienti da collezioni private e rappresentative dei vari settori di interesse dell’artista: autoritratti, animali domestici e feroci) e 37 opere di Ghizzardi mai esposte e pubblicate. A Milano, infine, nello Spazio Eataly di Expo sono esposte due opere di Ligabue e Ghizzardi nella collettiva «I Tesori d’Italia» curata da Vittorio Sgarbi, una mostra che presenta 4 o 5 opere emblematiche per ogni regione. Il Novecento per l’Emilia Romagna è rappresentato dal «Leopardo» (1955) di Antonio Ligabue e per la Lombardia da «Orsola» (1950-60) di Pietro Ghizzardi. Programmi? Stiamo pensando di portare «Museo della Follia» e «Arte e Follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi» in Augusto Agosta Tota giro per l’Italia e all’estero. Abbiamo ricevuto diverse richieste, presto decideremo e renderemo note le località compatibilmente con le esigenze dei proprietari delle opere. q Stella Ingino Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue, viale Partigiani d’Italia 35, Parma, tel. 0521/245016, www.csaligabue.it, «Arte e Follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi» c/o Labirinto Della Masone, Fontanellato (Pr), fino al 31 Ottobre, lun/mer-dom 10-19; «Museo della Follia» c/o Palazzo della Ragione, piazza Erbe, Mantova, fino al 22 novembre (lun14-19, mart-ven/dom10-19, sab 10-22 Vedere A PARMA | 15 «Maggio» di Giacomo Balla, 1906 ca A destra il curatore Stefano Roffi Venite nello studio di La casa di Balla Mattioli, lui c’è ancora e la sedia di Van Gogh Anna Zaniboni Mattioli La nipote, curatrice dell’Archivio, non dimentica l’artista emiliano Parma. Il Museo Mattioli è un luogo «quasi magico» nel centro storico di Parma: tutto infatti è rimasto com’era nel 12 luglio del 1994, quando Mattioli scomparve. I tubetti sono aperti sulla tavolozza, gli oli appena stemperati, la giacca di lino bianca intrisa di mille colori è appoggiata accanto al cavalletto, ci sono anche il mozzicone di sigaretta e i fogli abbozzati. Dalla scomparsa dell’artista l’Archivio ha organizzato importanti mostre alla Fondazione Magnani Rocca (1995), al Museo della cattedrale di Barcellona (1998), alla Tour Fromage di Aosta (2000), alla Galleria Nazionale di Parma nel 2004, al Braccio di Carlo Magno in Vaticano, al Museo Morandi di Bologna nel 2011 e al Musma di Matera nel 2013. Aperto nella scorsa primavera nel Palazzo Smeraldi, dove Carlo Mattioli (Modena, 1911 - Parma, 1994) ebbe il suo studio, il nuovo Studio Museo Mattioli organizza varie iniziative che la curatrice Anna Zaniboni Mattioli, nipote del maestro emiliano, illustra ai lettori del «Vedere in Emilia Romagna». Quali sono le iniziative in programma? Per quanto riguarda l’artista, la retrospettiva «Riprese» organizzata a Palazzo Ducale di Sassuolo in occasione dell’ultimo festival filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo svoltosi a settembre. La rassegna, curata da Luca Silingardi e realizzata in collaborazione con Comune di Sassuolo, Galleria Estense di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e il sostegno del Gruppo Hera, prosegue fino all’8 dicembre. Stiamo inoltre valutando di organizzare una mostra in America, prima a Charleston e poi a New York, e il prossimo anno uscirà finalmente il catalogo generale dei dipinti. Quali sono invece gli appuntamenti nel Museo? Il 9 ottobre ospiteremo il dantista e scrittore Marco Santagata per il 750 anniversario della nascita di di Dante Alighieri. Mattioli ha illustrato alcuni canti della Divina Commedia, mentre Santagata è arrivato in finale al premio Strega con un romanzo sul grande poeta edito da Guanda. Con le eredi dell’editore abbiamo deciso d’inaugurare insieme le attività temporanee del Museo. Mattioli è stato il primo «grafico» di Guanda, per il quale ha realizzato splendide copertine: suo è anche il logo della casa editrice, la celebre fenice. Attorno a Guanda e Mattioli negli anni Quaranta ha gravitato un gruppo di grandi letterati e intellettuali, la cosiddetta «Officina parmigiana», come la chiamava Pasolini. Ci piaceva iniziare le attività del Museo con qualcosa di non prettamente artistico, anche se durante l’intervento di Santagata esporremo i disegni originali della Divina commedia. La vostra attività non è dunque solo legata all’arte visiva. Lo studio di Mattioli è stato un centro di cultura in senso ampio e così vorrei che fosse anche in futuro. Qui sono passati i più grandi poeti e letterati del ’900 suoi amici e qui lui ha illustrato i massimi capolavori della letteratura europea e italiana. L’anno prossimo vorrei anche proporre una mostra dedicata al ritratto nel ’900, un genere che Mattioli ha sempre praticato. q S.L. La grande mostra della Fondazione Magnani Rocca per il centenario del manifesto futurista Mamiano di Traversetolo (Pr). La mostra «Giacomo Balla. Astrattista Futurista» è promossa dalla Fondazione Magnani Rocca in occasione del centenario del Manifesto della «Ricostruzione Futurista dell’Universo» del 1915, firmato in calce: «Balla-Depero Astrattisti Futuristi». Stefano Roffi, curatore della mostra insieme a Elena Gigli, illustra il progetto e anticipa alcune novità che la Fondazione ha in serbo per l’autunno. Come avete strutturato la mostra? In nove sezioni che seguono i nove punti del Manifesto della «Ricostruzione Futurista dell’Universo», un testo teorico rivoluzionario e fondativo dell’arte futurista che si propone di riorganizzare l’universo in termini futuristi dettando i presupposti perché questo possa esser realizzato. Ad accogliere il visitatore vi sono manifesti con Balla firmatario, documenti, lettere e fotografie e una piccola ricostruzione di Casa Balla di via Oslavia a Roma, un caleidoscopio coloratissimo in cui l’arte era presente in ogni minimo dettaglio grazie anche all’aiuto delle due figlie Luce ed Elica, che ricamavano arazzi, cuscini e abiti su disegno del padre. Nella prima sezione, intitolata «Astratto», si trovano i pastelli di Villa Borghese, fonte d’ispirazione per le ricerche sulla luce che Balla svilupperà in maniera più scientifica nelle «Compenetrazioni iridescenti». Tra le opere esposte meritano un accenno «Maggio», il trittico divisionista del 1905 conservato presso la Corte Costituzionale, e «Finestra di Düsseldorf», che segna il passaggio da una fase figurativa a una fase più astratta nella ricerca della luce. «Dinamico» è il titolo della seconda sezione, che raccoglie gli studi sulla velocità e sul dinamismo: dall’automobile allo studio del volo delle rondini. «Volatile» è l’area dedicata alla figura femminile, che per Balla s’identifica sempre con una persona familiare. Seguono «Drammatico», la sezione legata alla guerra con il dipinto «Dimostrazione interventista» del 1915 (recentemente riscoperto sul retro della tela «Verginità» del 1926) e «Autonomo», sezione che ospita quattro autoritratti ironici e provocatori tra i quali «Autocaffè» e «Autoghigno», «Autoballarioso». Nell’ultima grande sala si spazia infine tra diverse sezioni: «Coloratissimo e Luminosissimo», con paesaggi artificiali che esplodono di colore; «Trasparentissimo», con il ciclo delle «Trasformazioni Forme e Spirito» e delle «Stagioni», «Scoppiante» con le sculture eseguite negli anni Dieci e lavori preparatori tra cui il «Pugno di Boccioni» (eseguita dopo la morte di Boccioni, avvenuta nel 1916), un pugno metaforico contro tutta l’arte passatista, un’esplosione di rabbia rivoluzionaria e di cambiamento. L’ultima sezione è denominata «Trasformabile» e allude alla capacità dell’artista di rinnovare e trasformare la concezione dell’uso dell’arte. Quante sono le opere e da dove provengono? Sono una settantina e provengono da importanti collezioni private e musei italiani fra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino, il Mart di Rovereto e l’Archivio Gigli di Roma. Avete altre collaborazioni in corso? Dopo la collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi (che ha prestato «La Seine à Champrosay» di Renoir), la Fondazione ha un buon rapporto anche con la National Gallery di Londra, alla quale prestiamo il nostro grande quadro di Francisco Goya «La famiglia dell’Infante Don Luis» (1783-84). La National Gallery ci concede a sua volta in prestito la «Sedia di Van Gogh» (1888), icona della produzione del maestro olandese. L’opera è esposta fino all’8 dicembre nella Sala Goya insieme a un apparato documentario e fotografico in cui viene rievocata la vita tormentata di Van Gogh. q S.I. Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Pr), mar-ven 10-18, sab-dom 10-19 (aperto lun 7 dicembre), tel. 0521/848327-848148, www.magnanirocca.it, «Giacomo Balla. Astrattista Futurista» fino all’8 dicembre 2015. Un programma triennale per 12 milioni di pezzi 12 settembre - 8 dicembre 2015 Fondazione Magnani Rocca Mamiano di Traversetolo, Parma La mostra Giacomo Balla Astrattista Futurista è realizzata grazie al contributo di Parma. Dopo l’apertura (continuativa) al pubblico dell’archivio-museo Csac-Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma presso l’antica abbazia di Valserena, una conquista del rettore Borghi, sono tante le attività autunnali in calendario. Nel mese di ottobre, a un anno dall’annuncio del progetto della struttura espositiva riqualificata, viene presentato il resoconto dei risultati e annunciata la programmazione triennale di ricerca attraverso un convegno sulle arti e la produzione culturale. È stato attivato il bando d’iscrizione al master di secondo livello in «Progettazione dei sistemi integrati delle arti», che avrà presso l’abbazia di Valserena uno dei principali laboratori di esperienza applicata. Il 6 e 7 ottobre a New York, nella Casa italiana della New York University, lo Csac viene presentato al pubblico americano. Il 6 novembre a Parma, nel Palazzo del Governatore, sarà inaugurata una mostra dedicata all’anno internazionale della luce, al quale l’ateneo di Parma parteciperà con un programma di attività e presso lo Csac sarà allestita una sezione dedicata all’arte cinetica. Il 7 novembre presso la Biblioteca civica di storia dell’arte Luigi Poletti di Modena si terrà la conferenza di presentazione dell’Archivio-museo parmense. Lo Csac, fondato nel 1968 da Arturo Carlo Quintavalle, in seguito diretto da Gloria Bianchino fino al 2014, raccoglie e conserva materiali originali della comunicazione visiva e della ricerca artistica e progettuale italiana del XX secolo. Sono più di 12 milioni i pezzi conservati, suddivisi in cinque sezioni: Arte (1.700 dipinti, 300 sculture, 17mila disegni), Fotografia (300 fondi e oltre 9milioni d’immagini), Media (7mila bozzetti, 2mila manifesti cinematografici, 11mila disegni di satira e fumetto e 3mila disegni per illustrazione), Progetto (1,5milioni di disegni, 800 maquettes, 2mila oggetti e circa 70mila pezzi tra figurini, disegni, schizzi, abiti e riviste di moda), Spettacolo (100 film originali, 4mila video-tape e numerosi apparecchi cinematografici antichi). Dal 1969 lo Csac ha organizzato in varie sedi di Parma 120 mostre, recentemente ha ideato uno spazio espositivo per 600 opere suddivise tra chiesa cistercense, sala delle Colonne, sala Ipogea e corte delle sculture di Lucio Fontana, Man Ray, Gio Ponti, Luciano Fabro, Emilio Isgrò, Mario Schifano e altri (nella foto, «La Porta» di Arnaldo Pomodoro, 1963-65). q S.L. Csac-Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Università di Parma, Abbazia di Valserena, strada Viazza di Paradigna 1, Parma, mar- ven 10-15, sab-dom 10-20, tel. 0521/033652, www.csacparma.it Vedere A parma | 16 Il Labirinto ispirato da Borges Franco Maria Ricci ha aperto la sua nuova eccentrica «folie» Franco Maria Ricci ©yannmonel Fontanellato (Pr). I numeri del Labirinto della Masone voluto da Franco Maria Ricci, sono impressionanti: 300mila piante di bambù nelle quali si snoda un percorso di 3 chilometri, un cammino in cui si sono inoltrati, nei primi tre mesi di apertura, già 20mila visitatori. È lo stesso Ricci (Parma, 1937), fondatore nel 1965 della sua nota casa editrice e nel 1982 della rivista «FMR», entrate nella storia dell’editoria e del gusto, cedute nel 2004 per finanziare il progetto del Labirinto e ora riacquistate da Ricci («FMR» riprenderà le pubblicazioni nel 2016), a parlarci della genesi del suo sogno e delle difficoltà per realizzarlo. «Il labirinto è il frutto di un percorso tortuoso e imprevedibile, nato da incontri, esperienze, emozioni, pensieri, confluiti e coagulatisi in un progetto. Innanzitutto ci fu l’incontro e l’amicizia con Jorge Luis Borges, a più riprese mio ospite a Milano e a Fontanellato. Le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano in spazi per me facili e familiari mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. Gli dissi, uno di quei giorni, che mi sarebbe piaciuto costruire un labirinto; aggiunsi, peccando un po’ di superbia, che sarebbe stato il più grande del mondo. Borges obiettò che il più grande labirinto del mondo esisteva già, ed era il deserto. Sapevo, sin da allora, che non avrei mai potuto costruire uno di quei labirinti infiniti descritti da Borges in “Finzioni” o “L’Aleph”. A conferire un principio di concretezza al progetto fu un altro incontro, negli anni Novanta, con Davide Dutto, un giovane di Torino studente in architettura che mi propose un affascinante progetto editoriale: ricostruire, con l’uso di nuovi software l’isola di Citera, il luogo descritto nel più prezioso fra i libri a stampa, l’“Hypnerotomachia Poliphili”, pubblicato a Venezia nel 1499 da Aldo Manuzio; il volume Il “Giardino di Polifilo” rivelò così l’immagine smagliante di quel luogo incantato e immaginario. Le immagini ottenute da Dutto col computer mi ricordarono il labirinto e la vaga intenzione di costruirne uno. Per un anno io e Dutto continuammo a disegnare labirinti irrealizzabili, finché grazie a lui e a Pier Carlo Bontempi, un architetto di Parma noto e attivo sul piano internazionale, da sempre affascinato come me dal gusto classico, o meglio neoclassico, non prese forma un progetto che comprendeva un Labirinto, un Museo, una Biblioteca. Ci sono voluti circa dieci anni per realizzarlo; abbiamo iniziato piantando il bambù e proseguito con la costruzione degli edifici, fase in cui ci siamo dovuti inoltrare in un altro labirinto, molto più arduo e intricato: quello delle autorizzazioni burocratiche. Il Labirinto è un vero e proprio Parco Culturale: oltre alla mia eclettica collezione d’arte che spazia dal ’500 al ’900, con più di 400 opere tra sculture, quadri e oggetti, e a uno spazio per mostre temporanee, che oggi ne ospita una dedicata ad Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi, i visitatori potranno vedere e consultare gran parte delle mie edizioni, fermarsi per un caffè o pranzare al ristorante, entrambi curati dagli chef stellati Spigaroli. Le maestose architetture sono poi il luogo di elezione per iniziative culturali e spettacoli che stiamo programmando, oltre che una sede perfetta per convegni ed eventi». q Sandro Parmiggiani Una terra di folli geniali Fontanellato (Pr). La mostra «Arte e follia», dedicata ai due pittori irregolari Antonio Ligabue (1899-1965) e Pietro Ghizzardi (1906-86), è perfetta per la nuova «folle» creatura dell’editore parmigiano Franco Maria Ricci, il labirinto (nella foto) che ospita al suo interno la collezione d’arte di Franco Maria Ricci (con 500 opere dal XVI al XX secolo), una cappella religiosa, aree per mostre e ristorazione e una biblioteca (con 1.200 volumi tra cui prime edizioni del tipografo settecentesco Giambattista Bodoni e 15mila libri d’arte). La mostra è curata da Vittorio Sgarbi e organizzata dal Centro studi e archivio Antonio Ligabue di Parma diretto da Augusto Agosta Tota. L’esposizione presenta 30 dipinti e sculture di Ligabue e 50 straordinari ritratti femminili di Ghizzardi (nove inediti). Si tratta di un nucleo che restituisce una panoramica pressoché completa di due autori affini per la marginalità sociale, le difficoltà dell’esclusione e della povertà, la modestia di una formazione e di un bagaglio culturale che si riverbera in una pittura di qualità, affabulatrice e metaforica. Il titolo scelto per la rassegna lega il nuovo labirinto alla produzione artistica dei due emiliani: «La parola francese Folie, spiega Ricci, significa follia, ma indica anche gli edifici Sei-Settecenteschi che aristocratici o alto borghesi facevano costruire nei propri parchi e giardini per ospitare concerti e altri svaghi. Qualcuno potrebbe essere tentato di chiamare il mio labirinto la Folie Ricci. Non mi dispiacerebbe. Fu la follia a riscattare la vita misera e disgraziata di Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi. Se fossero stati savi il loro talento sarebbe rimasto inespresso, la follia accese e fece brillare le loro dolorose parabole». La «folie» Ricci comprende anche un ampio spazio in cui è esposta la collezione d’arte allestita dallo scenografo Pier Luigi Pizzi. Figurano alcuni dei principali artisti dal ’600 al ’900, da Carracci, Correggio, Lanfranco, Reni e Bernini a Wildt, Petitot, Boudard, Hayez e Thorvaldsen, accanto a centinaia di celebri opere «minori» tra cui l’ormai notissimo «Codex Seraphinianus» di Luigi Serafini e i dipinti di Maurizio Bottoni. q S.L. Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, strada Masone 121, mer-lun 10-19, tel. 0521/827081, www.labirintodifrancomariaricci.it, «Arte e Follia. Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi», fino al 31 ottobre Il «Fegato etrusco» e il «Chinese Theatre» di Tuttofuoco Piacenza. I Musei Civici di Piacenza hanno sede nel complesso architettonico di Palazzo Farnese che comprende: il cinquecentesco Palazzo Ducale, progettato da Jacopo Barozzi e voluto da Margherita d’Austria e la cittadella trecentesca eretta dai Visconti. Alla fine degli anni ’80 il Palazzo è diventato sede dei Musei Civici, che comprendono l’armeria (con circa 400 pezzi), la sezione storica dedicata alla progettazione e realizzazione della residenza ducale, le sale delle sculture e degli affreschi, i Fasti Farnesiani (i dipinti, nella foto un particolare, voluti dal duca Ranuccio II per celebrare i suoi illustri predecessori), le collezioni di vetri e ceramiche, il Museo del Risorgimento, la Pinacoteca (con il celebre Tondo di Botticelli), il Museo delle Carrozze (con 70 esemplari) e il Museo Archeologico. Nei sotterranei del Palazzo è custodito il reperto più prestigioso delle collezioni: il «Fegato etrusco», realizzato in Etruria settentrionale tra il II-I secolo a.C. È la riproduzione in bronzo del corrispondente organo di una pecora connesso con l’epatoscopia (l’interpretazione del volere divino mediante l’osservazione del fegato delle vittime), un unicum al mondo. I Musei Civici promuovono le proprie collezioni con iniziative rivolte al grande pubblico come aperture serali, concerti, aperitivi a tema e lo sviluppo di una nuova app, che rilevando la posizione del visitatore attraverso lo smartphone fornisce approfondimenti sull’opera contemplata e permette l’accesso ad altri servizi personalizzabili. Negli ultimi anni l’attenzione dei Musei si è rivolta anche all’arte contemporanea. Sono presentate, tra l’altro, la personale dello scultore Christian Zucconi, le opere della scultrice Paola Foppiani e una mostra diffusa di arte e design del collettivo C.Ar.D. (Contemporary Art Design). Dal mese di ottobre nella Cappella Ducale si può ammirare l’opera di grandi dimensioni di Patrick Tuttofuoco «Chinese Theatre» che fa parte delle collezioni della Unicredit Art Collection. Concepita come una struttura architettonica utilizzabile, l’installazione è una coloratissima e giocosa rivisitazione di un teatro cinese nella quale i materiali plastici utilizzati per un esterno dal design ultratecnologico, dialogano con l’ambiente visionario e ludico dell’interno, che accoglie proiezioni di video e film di altri artisti. Il 17 ottobre inaugura la personale di Giuseppe Tirelli, esponente della scultura neofigurativa italiana, che mescola i caratteri della scultura classica alle atmosfere contemporanee e ha creato per l’occasione opere plastiche di diversi formati e materiali, ispirate alle collezioni del Museo. q Stella Ingino Musei Civici di Palazzo Farnese, piazza Cittadella 29, , tel. 0523/492661 www.palazzofarnese.piacenza.it, «Chinese Theatre» fino al 31 ottobre, «Contaminazioni farnesiane, angeli e cortigiane» dal 17 ott. al 10 genn. COMUNE DI PIACENZA Vedere a parma e piacenza | 17 «Selvaggia che danza» di Bot, 1931 Il ritorno di Oswaldo il Terribile Una rassegna ambiziosa e nuovi spazi espositivi nei progetti di Giorgio Milani, presidente della Commissione Arte e Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano PIACENZA. Centoventi anni fa nasceva a Piacenza Oswaldo Barbieri Terribile, meglio noto con l’acronimo di Bot. Figura eclettica dalla tenacia visionaria e dalla dionisiaca smania di ricerca, ha prefigurato alcuni sviluppi dell’arte del secondo Novecento. Una mostra curata da Elena Pontiggia e organizzata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano (presieduta da Massimo Toscani) ne documenta e approfondisce i caratteri più innovativi della ricerca artistica. Comprende circa 200 opere provenienti da collezioni private, da musei come il Mart di Trento-Rovereto, la Galleria Ricci Oddi di Piacenza, il Mim di San Pietro in Cerro (Pc) e da enti pubblici piacentini. Si spazia dalla produzione grafica ed editoriale di ascendenza futurista alle aeropitture, dalle innovative sferopitture o cartopitture agli oggetti e materiali ibridati, a fotografie, fotomontaggi e «opere coloniali». La mostra è tra le iniziative promosse dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, che dal 1991, anno della sua istituzione, porta avanti attività di sostegno allo sviluppo e al benessere sociale ed economico del territorio provinciale e comunale. Giorgio Milani, che è il presidente della Commissione Arte e Cultura, racconta ambiti e attività d’interesse della Fondazione suddivisi in cinque settori: Arte, attività e beni culturali; Educazione, istruzione e formazione; Ricerca scientifica e tecnologica; Assistenza agli anziani; Volontariato, filantropia e beneficienza. Milani, la Fondazione come contribuisce a promuovere l’arte e le attività culturali? La Fondazione di Piacenza e Vigevano è una piccola-media fondazione che gestisce un patrimonio di circa 400 milioni di euro, il cui ricavato viene investito per le varie attività sul territorio. La distribuzione delle risorse avviene, come da statuto, nei cinque settori rilevanti che sono stati individuati (Arte, Istruzione, Ricerca, Assistenza e Beneficienza). Al settore di cui mi occupo, Arte e Cultura, viene destinato il 25% delle risorse. Quest’anno eroghiamo in totale circa 5,5 milioni di euro. Di questi un milione e trecentocinquanta mila euro vanno al settore Arte e Cultura, suddivisi fra i territori di Piacenza e Vigevano (quest’ultimo costituisce il 12% del patrimonio). I settori nei quali investiamo sono principalmente il teatro e i festival (Valtidone Festival, Piacenza Jazz Fest, Festival dell’Appennino, le manifestazioni a Veleia Romana, Bobbio Film Festival). Vi sono altre iniziative? A metà luglio si è conclusa «C.Ar.D in città» (Contemporary Art & Design), una mostra diffusa di arte contemporanea e design declinata in luoghi e modi diversi nel tessuto urbano di Piacenza. 15 artisti hanno esposto le loro opere nei palazzi Sei e Settecenteschi delle città, creando un suggestivo accostamento tra antico e contemporaneo. È stata un’ottima occasione sia per creare una bella mostra con artisti internazionali, sia per dare la possibilità di visitare luoghi di grande interesse storico-artistico presenti sul territorio. Il 17 settembre, nello spazio mostre della Fondazione, abbiamo inaugurato «Bot. Oswaldo Barbieri Terribile. Dal futurismo all’arte pop. (Opere scelte 1925-55)» a cura di Elena Pontiggia (fino al 22 novembre). Abbiamo coinvolto dieci gallerie della città e una della provincia per creare una serie di eventi collaterali. Tutto il territorio ha reso omaggio a Bot con mostre di diverso taglio in modo da dare una visione completa di questa personalità per molti aspetti ancora poco conosciuta. I vostri progetti? L’anno prossimo intendiamo muoverci su due binari. Continueremo a promuovere mostre per la valorizzazione degli artisti che hanno operato qui e svilupperemo il progetto di uno spazio permanente dedicato all’arte contemporanea in maniera interdisciplinare (musica, teatro e arti visive). q S.I. Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, via Sant Eufemia 13, Piacenza, tel. 0523/311116, www.lafondazione.com, «Bot. Oswaldo Barbieri Terribile. Dal futurismo all’arte pop. (Opere scelte 1925-55)» fino al 22 novembre 2015 L’ambizioso Mar: premi, dipinti, disegni e poesia Un omaggio al Sommo poeta, un premio per i giovani mosaicisti, Balthus e altri grandi artisti del Novecento nel programma del Museo RAVENNA. Il Museo d’Arte della città di Ravenna inaugura la stagione autunnale con tre importanti eventi. Forte del grande successo ottenuto a Mamiano di Traversetolo nel 2012, il 3 ottobre arriva al Mar la mostra «Divina Commedia. Le visioni di Doré, Scaramuzza, Nattini», curata da Stefano Roffi. Il Museo, in collaborazione con la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (cfr. p.16), festeggia così il 750mo anniversario della nascita di Dante. I diversi stili e linguaggi dei tre talentuosi artisti sono messi a confronto nella raffigurazione dei canti della Divina Commedia. Articolato in due sezioni, il percorso comprende le illustrazioni di Amos Nattini (Genova, 1892 - Parma, 1985) realizzate nel 1919-39, il confronto tra le delicate illustrazioni di Francesco Scaramuzza (Sissa, 1803 - Parma, 1886) che richiamano Correggio e Raffaello e le coeve incisioni dal forte sapore romantico di Gustave Doré (Strasburgo, 1832 - Parigi, 1883). La mostra consta in tutto di oltre 500 opere tra incisioni, acquerelli e un olio. Il catalogo contiene testi di Emanuele Bardazzi, Francesco Parisi, Mauro Carrera, Anna Mavilla, Cinzia Cassinari e Stefano Roffi. Dal 10 ottobre all’8 novembre il Comune di Ravenna, in collaborazione con AIMC, Associazione Internazionale di Mosaicisti Contemporanei, organizza la quarta edizione del Festival Internazionale RavennaMosaico. Le due principali sedi espositive del 2015 sono il Museo d’Arte della Città di Ravenna e Palazzo Rasponi dalle Teste. Al Mar sono visibili la collettiva degli artisti selezionati per il «Terzo Premio Internazionale Gaem-Giovani Artisti e Mosaico» curata da Linda Kniffitz e Daniele Torcellini (esposizione corredata da catalogo bilingue) e la mostra monografica «Omaggio a Balthus» per la ricorrenza dei 20 anni della realizzazione da parte dell’autore dell’opera in mosaico «Chambre Turque» (prestata dal Museo a Expo 2015). Palazzo Rasponi ospita invece mostre e installazioni tra cui: l’ormai tradizionale «Opere dal Mondo» (una selezione di oltre 40 lavori di artisti internazionali soci di Aimc), «Un mare di mosaico» Vedere A PIACENZA E RAVENNA | 18 Giorgio Milani Amos Nattini, illustrazione della Divina Commedia, Purgatorio, canto XXX, versi 31-32 (progetto di Officine Bizantine Riunite), «Signs» di Caroline Jung e il progetto olandese «Social Sofa». Il programma di RavennaMosaico 2015 è arricchito inoltre da numerose iniziative quali incontri, presentazioni e conferenze, grazie anche al progetto d’internazionalizzazione delle imprese sostenuto dalla Regione Emilia Romagna con focus speciali sulla Russia e la Turchia. Negli ultimi giorni del festival vi sarà l’inaugurazione del monumentale mosaico dell’onda nel futuro Museo Archeologico di Classe (cfr. box accanto). Per l’anno venturo è prevista invece «La seduzione dell’antico. Da Picasso a Klein, da Carrà a Pistoletto», un’ampia rassegna curata da Claudio Spadoni, promossa dal Mar, realizzata con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Le opere ripercorrono la storia del secolo scorso attraverso importanti artisti italiani e stranieri che hanno rivolto particolare attenzione all’antico: si va da citazioni esplicite a riletture inedite, alle rivisitazioni più dissacratorie. Tra gli artisti esposti: Morandi, de Chirico, Carrà, Martini, Casorati e i protagonisti dei movimenti del Novecento, dal Realismo magico alla Pop art, all’Arte povera. q Stella Ingino Mar-Museo d’Arte della città di Ravenna, via di Roma 13, Ravenna, mar-dom 9-18, tel. 39 0544/482477-482356, www.mar. ra.it, «Divina Commedia. Le visioni di Doré, Scaramuzza, Nattini» dal 3 ottobre al 10 gennaio, «Gaem-Terzo Premio Internazionale Giovani Artisti e Mosaico» e «Omaggio a Balthus» dal 10 ottobre all’8 novembre, «La seduzione dell’antico. Da Picasso a Klein da Carrà a Pistoletto» dal 20 febbraio al 26 giugno 2016 Porti e mosaici di RavennAntica Ravenna. È stata prorogata sino al primo novembre l’apertura stagionale del Parco Archeologico Antico Porto di Classe (nella foto in basso), uno degli scali portuali più prestigiosi del mondo romano e bizantino, il cui progetto di musealizzazione a cielo aperto è stato inaugurato a luglio. Per tutti i weekend di ottobre sono previste visite guidate e attività per bambini. Il 9 ottobre nella Cripta Rasponi viene inaugurata la mostra «Le Quattro Stagioni in mosaico» che espone la donazione alla Fondazione RavennAntica delle opere degli otto mosaicisti italiani e stranieri che hanno partecipato al progetto espositivo «Mosaici Contemporanei in Antichi Contesti». L’iniziativa è promossa dalla Fondazione RavennAntica in collaborazione con la Provincia di Ravenna, il Sistema Museale Provinciale di Ravenna, il Comune di Ravenna, l’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei (Aimc) e il Credito Cooperativo ravennate imolese (Bcc). Nell’ambito del Festival RavennaMosaico, il 31 ottobre viene inaugurato «Il Mosaico dell’Onda», ideato dall’architetto Andrea Mandara e dal professor Paolo Racagni. Il Mosaico è stato realizzato dal Laboratorio di Restauro del Mosaico Antico di RavennAntica e verrà collocato nella rampa di ingresso del Museo di Classe, che sarà inaugurato nel 2016, per creare simbolicamente un collegamento tra il Museo, l’Antico Porto, gli scavi della Basilica di San Severo e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Il progetto «Il Mosaico dell’Onda» è promosso da RavennAntica e dal Comune di Ravenna vi collaborano Ravenna Capitale Italiana della Cultura 2015 e la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Antico Porto di Classe, via Marabina 7, Classe, Ravenna, lun-ven 10-14, sab-dom 10-18,30, tel. 0544.478100, www. anticoporto ravenna.it Cripta Rasponi e Giardini pensili, piazza San Francesco, Ravenna, «Le Quattro Stagioni in mosaico» dal 9 ottobre al 15 novembre Museo di Classe, via Classense, 31 Classe, Ravenna, «Il Mosaico dell’Onda» dal 31 ottobre. Una veduta della mostra del 49mo Premio Faenza Virus, batteri e ceramiche precolombiane Al Mic la 59ma edizione del Premio Faenza e una nuova sezione permanente Faenza (RA). Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza-Mic celebra la 59ma edizione del Premio Faenza con una mostra ad hoc. Si tratta di uno tra i premi artistici più antichi d’Italia, nato come concorso nazionale nel 1938, ma già attivo a livello regionale dal 1932 per volontà del museo faentino e della Enapi (Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie). Con 130 opere in ceramica provenienti da tutto il mondo, «la rassegna, spiega la direttrice del museo e curatrice della mostra Claudia Casali, racconta come questa tradizione rappresenti ancora oggi un punto di riferimento linguistico e di innovazione nel contemporaneo». La giuria del Premio è composta dalla direttrice Casoli, da Monika Gass, Grant Gibson e Daniela Lotta. Si apre con i lavori di Silvia Celeste Calcagno, vincitrice della sezione over 40, artista genovese (classe 1974) utilizza l’argilla per installazioni di ampia intimità, come documenta l’opera vincitrice «Interno 8-La fleur coupé» che mescola ceramica, fotografia e sonoro. I vincitori ex aequo della sezione under 40 sono l’austriaca Helene Kirchmair e lo statunitense Thomas Stollar: la prima ha dato vita a paesaggi invernali con virus, batteri e pollini, il secondo ha realizzato l’opera introspettiva «1900 steps#2». Tra gli autori figurano inoltre Yves Malfliet (premio d’onore della Presidenza del Senato), Kathy Ruttenberg (premio d’onore della Presidenza della Camera dei Deputati), Chiara Lecca (premio della Regione Emilia Romagna), Marie-Laure GobatBouchat (premio in Memoria di Eleuterio Ignazi), Schoedel-Mueller&Nowka (premio Rotary Club di Faenza), Zsolt József Simon (premio Monica Biserni), Irina Razumoskaya (medaglia della rivista D’A), Omur Tokgoz (premio Lions Club Faenza Host), Nicholas Lees (premio Cersaie), Anna Van Hoey (premio della Presidenza della Regione Emilia Romagna), Giulio Mannino (premio Valter Dal Pane), Erna Aaltonen (menzione d’onore e medaglia d’onore del Mic). Conviene seguire le visite guidate serali e gli incontri con gli artisti (www.micfaenza.org). Tra le iniziative del museo l’open day domenica 4 ottobre per la Giornata Unesco, con visite guidate, concerti e laboratori gratuiti; l’11ma «Giornata del Contemporaneo» celebrata dall’Amaci sabato 10 ottobre, cui il Mic partecipa collaborando a iniziative di altri attori locali (lo spazio d’arte Tesco dov’è organizzata la personale di Nico Vascellari e il Museo Zauli dove sono esposti i lavori di Jonathan Monk). Il Mic propone invece una personale di Giulia Manfredi, la presentazione delle edizioni d’arte «Atlas Italiae» di Silvia Camporesi (curata da Marinella Paderni) e «Kimchi (tales from)» di Nero//Alessandro Neretti, oltre all’installazione ceramica del romano Giuseppe Ducrot all’interno del progetto curato da Achille Bonito Oliva, intitolato «L’albero della Cuccagna, nutrimenti dell’anima». Sabato 7 novembre viene presentato il progetto «Faenza-Milano Makers» curato da Maria Christina Hamel, nel quale alcuni designer e architetti milanesi hanno lavorato con gli artigiani faentini per creare contenitori ceramici legati al tema del cibo in occasione di Expo, e la presentazione (sabato 12 dicembre) della guida alla sezione precolombiana del Mic curata da Antonio Guarnotta e Sonia Aviles, una delle raccolte più importanti al mondo di civiltà precolombiana. q Stefano Luppi Mic, viale Baccarini 19, mar-dom 10-19 (fino al 20 ottobre), mar-ven 10-13,30, sab-festivi 10-17,30 (dal 21 ottobre), tel. 0546/697311, www.micfaenza.org, «59mo Premio Faenza: mostra del 59mo Concorso internazionale delle ceramica d’arte contemporanea», fino al 24 gen. La fermezza di Velda Ponti e la caducità di Agostino Arrivabene Bagnacavallo (Ra). Il Museo Civico delle Cappuccine ripercorre con oltre cinquanta opere la carriera di Velda Ponti, pittrice faentina che dal 1969, anno del suo primo ciclo pittorico «Carciofi», ha progressivamente conferito ai propri dipinti una maggiore libertà cromatica e formale nelle serie di «Farfalle» e «Mangiatori di farfalle», ispirandosi a Mattia Moreni e al gruppo CoBrA. Nei primi anni Novanta Velda ha inserito nelle sue opere caratteri tipografici e la figura umana dal 2000 (nella foto, «Aspettando, aspettando», 1998). Il Museo propone inoltre una personale di Agostino Arrivabene nell’ex convento di San Francesco. Arrivabene è un artista che cerca una diversa realtà, attraverso il mito e la tradizione iconografica rinascimentale, creando opere di sofisticato simbolismo tecnicamente impeccabili. Sono esposte per la prima volta, oltre alle opere pittoriche, anche sculture e installazioni dell’artista. A fine dicembre il Museo Civico delle Cappuccine accoglierà invece la prima edizione della Biennale di Incisione «Giuseppe Maestri»-Bagnacavallo/Ravenna #2015. La manifestazione è inclusa negli appuntamenti di Ravenna 2015 Capitale Italiana della Cultura e comprende il Premio di Incisione «Giuseppe Maestri»/Ravenna #2015, il Premio per giovani incisori/ Bagnacavallo #2015 e la mostra «L’onirica navigazione. Omaggio a Giuseppe Maestri». q Stella Ingino Museo Civico delle Cappuccine, tel. 0545/280911, mar-mer 15-18, gio 10-12/15-18, ven-dom gio 10-12/15-19, www.museocivicobagnacavallo.it, «Velda Ponti. La corsa degli eroi» fino al 15 nov. e Biennale d’incisione «Giuseppe Maestri»Bagnacavallo/Ravenna #2015 c/o Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo e Palazzo Rasponi di Ravenna, dal 28 dicembre Ex convento di San Francesco, mar-dom 15-18, sab-dom 10-12/15-18, «Anábasis. Agostino Arrivabene» fino all’8 nov. Vedere A RAVENNA | 19 Lo Stemma dei da Correggio-da Brandeburgo Bill Viola e Giovanni Lanfranco a tu per tu Il coraggio di Correggio Reggio Emilia. Palazzo Magnani ospita dal 17 ottobre un suggestivo «dialogo» tra la videoarte di Bill Viola e le opere del pittore emiliano seicentesco Giovanni Lanfranco. La mostra, quarta edizione del ciclo «Arte in agenda. A tu per tu con….», è realizzata con la collaborazione di Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e pone a confronto l’«Ascensione di Isotta (La forma della luce nello spazio dopo la morte)», un video realizzato nel 2005 da Viola, con la tela «Santa Maria Maddalena Portata in cielo dagli angeli», dipinta nel 1605 da Lanfranco. Per l’occasione viene pubblicato un saggio di Salvatore Settis, archeologo ex direttore della Scuola Normale di Pisa e del centro di ricerca Getty di Los Angeles che terrà a Reggio Emilia una conferenza su Bill Viola. La relazione e il dialogo tra l’Ascensione di Isotta e l’Assunzione sono ravvisabili soprattutto sul piano compositivo e semantico. Nel costruire la sua narrazione per immagini, Bill Viola trae spesso ispirazione dallo stile e dai contenuti degli artisti italiani antichi. «Bill Viola pensa se stesso come un pittore, spiega Settis, vive la propria arte nel dialogo con l’arte del passato. Attraverso l’opera di Bill Viola noi, osservatori ora stupefatti ora commossi ora increduli, dobbiamo fare i nostri conti con l’arte, la sua e quella del passato». Dal confronto dei due lavori emergono l’intensità e i punti di contatto: Isotta e Maddalena si librano avvolte nei panneggi delle loro vesti lasciandosi trasportare verso il proprio destino con ardente accettazione. Il legame è tenace, sospeso tra la dimensione spirituale e materiale che emana da entrambe le immagini e si condensa in una tensione emotiva profonda. Il progetto «Arte in agenda. A tu per tu con…», inaugurato nel 2012, ha già portato alla Fondazione Palazzo Magnani nelle scorse edizioni diversi capolavori: nel 2012 «The last supper» di Andy Warhol del 1986 in dialogo con un raro disegno dell’«Ultima cena» leonardesca eseguito da Francesco Hayez nel 1856; «Femme sur un fauteuil. Buste (Donna seduta. Busto)» del 1962 di Picasso (nel 2013), con la partecipazione di Francesco Bonami e sempre nel 2013 un dialogo tra l’«Ombra della sera», opera della «Ascensione di prima metà del III sec. a.C. del Museo etrusco Guarnacci di Volterra e una Isotta (La forma «Femme debout» del 1956 in bronzo di Alberto Giacometti. q S.L. Correggio (RE). Il Museo Civico Il Correggio è situato al piano nobile del cinquecentesco Palazzo dei Principi. Il percorso è cronologico e occupa 7 sale. Quella dedicata all’archeologia raccoglie reperti etruschi, romani e medioevali, ed è seguita dalla Sala del Rinascimento con opere del XV secolo, come «Il Redentore» di Andrea Mantegna e lavori del primo ’500 tra cui «Volto di Cristo», «Pietà» e un disegno bifacciale di Antonio Allegri detto il Correggio. Nella Galleria del Cinquecento figurano opere della seconda metà del secolo (Pomponio Allegri, Polidoro da Lanciano, scuola di Bartolomeo Schedoni, Lavinia Fontana, Fermo Ghisoni, Francesco Madonnina e Arminio Zuccato) e le monete della zecca di Correggio, già Collezione Lusuardi. Il Salone degli Arazzi ospita il ricco paramento di arazzi fiamminghi della manifattura brussellese di Cornelius Mattens dell’ultimo quarto del XVI secolo che un tempo ornavano le pareti del palazzo. Nella Sala del Seicento vi sono i dipinti di Mattia Preti, Francesco Madonnina, Carlo Cignani, Baldassare Aloisi detto il Galanino, Jean Boulanger e di un ignoto pittore fiammingo autore di un «Ritratto di gentildonna», oltre a reliquiari a busto di scuola romana e altre opere tra cui due tele di Guido Reni e Lodovico Carracci. Il ’700 è documentato nella sala seguente con opere di Girolamo Donnini, Gaetano Callani, Giuseppe Carlo Pedretti e Mauro Soderini tra gli altri. L’adiacente Sala dell’Ottocento testimonia un clima artistico ancora vitale e fecondo, con opere di Adeodato Malatesta, Pompeo Marchesi, Samuele Jesi, Giuseppe Pisani, Vincenzo Vela e altri ancora. Chiude la Galleria Asioli con lavori grafici e pittorici di Luigi e Giuseppe Asioli e memorabilia del compositore Bonifazio Asioli. Per quanto riguarda le mostre temporanee, la Galleria Esposizioni ospita tra settembre e gennaio varie rassegne tra cui quella su due singolari artisti del primo Novecento: Pier Giacinto e Bruto Terrachini. Pier Giacinto fu geometra e architetto ed esponente del Liberty nel reggiano, mentre il suo figlio autodidatta Bruto fu un raffinato caricaturista e plasticatore. Le ripercussioni sulla società correggese e il ricordo dei caduti della grande guerra saranno il tema dell’evento che ricorderà il centenario del conflitto in Italia. A dicembre, 5 studenti dell’Accademia di Brera allievi di Omar Galliani presenteranno alcune opere incentrate su Matilde di Canossa, alla quale sarà anche dedicata una selezione di materiali e iconografie antiche prestate da un importante collezionista. Nel Salone degli Arazzi del Museo, Luciano Palmieri presenterà opere della serie «Infinite nature immateriali». Infine una rassegna sulla storica cantina Lini di Correggio (attiva dal 1910) e un’anteprima di una personale del fotografo Gigi Montali, entrambe legate a Expo. q S.I. L’antico e il contemporaneo a Palazzo Magnani della luce nello spazio dopo la morte)» di Bill Viola, 2005 Palazzo Magnani, corso Giuseppe Garibaldi 29, tel. 0522/454437, mar-ven 10-13/15-18, sab-dom 10-19, www.palazzomagnani.it, «Bill Viola e Lanfranco. Eterne visioni tra presente e passato», dal 17 ottobre al 10 gennaio Dagli etruschi a Mantegna, da Lodovico Carracci a Vincenzo Vela in mostra e in collezione nel Museo Civico Museo Civico Il Correggio, piazza Cavour 7, tel. 0522/691806, www.museoilcorreggio.org, «I Terrachini» fino al 18 ott. «Correggio ai tempi della grande guerra» 31 ott.-27 nov., «Memoriae Mathildis» 5 dic.-17 gen., «Gigi Montali. Po. Lungo il fiume paesaggio di sapore»17-31 ott., «La cantina Lini 1910 - 2015» 17-18 ott. Ligabue è tornato a Gualtieri Gualtieri (Re). L’esposizione (183 tra dipinti, disegni, incisioni, sculture in terracotta) celebra i cinquant’anni dalla morte di Antonio Ligabue, avvenuta il 27 maggio 1965 a Gualtieri, paese in cui visse dal 9 agosto 1919, quando vi giunse, scortato dai carabinieri, dopo essere stato espulso dalla Svizzera, dove era nato a Zurigo il 18 dicembre 1899. La mostra nel fastoso, spettacolare, affrescato Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio, cui fa da contrappunto il severo allestimento di Mario Botta, è aperta fino all’8 novembre: la prima iniziativa della Fondazione Museo Antonio Ligabue (Comune di Gualtieri, Banco Emiliano, Girefin, Boorea) per fare conoscere nel mondo il valore dell’artista e rinsaldarne l’associazione con Gualtieri. I 130 dipinti, tra i quali opere ritenute tra i massimi capolavori di Ligabue e numerosi inediti, ripercorrono la sua attività dalla fine degli anni Venti al 1962, approfondendo alcuni nuclei tematici (animali feroci e domestici; paesaggi svizzeri e padani; interni; ritratti; autoritratti), per verificare come variarono nel tempo i suoi centri di interesse e come si evolse un particolare motivo. Il catalogo della mostra, edito da Skira, documenta le opere esposte e contiene testi dei curatori, Sandro Parmiggiani e Sergio Negri, di Giuseppe Amadei, Daniel Abadie, Franco Fanelli, Nadia Stefanel, Luciano Manicardi (monaco di Bose) e un’intervista a Mario Perrotta, autore di una trilogia di spettacoli teatrali su Ligabue. Resta ancora molto da approfondire sul pianeta Ligabue, anche per liberarsi dei fuorvianti cliché interpretativi di naïf e di artista segnato dalla follia: in realtà è un grande «espressionista tragico» di valore europeo, che reinventa il semplice dato di partenza fondendo visionarietà espressiva (nelle forme e nel colore) ed elementi puramente decorativi (i mantelli degli animali, la vegetazione, le carte da parati negli interni). Un capitolo di amarissima poesia è quello degli autoritratti; su oltre 850 dipinti finora archiviati da Sergio Negri, gli autoritratti sono più di 150: orgogliosa dichiarazione del proprio valore d’artista, nonostante l’impietosa descrizione dei tratti del suo volto e la rivelazione di un perenne disagio esistenziale, comunque una violenta riaffermazione della propria identità, spesso negata o irrisa, di «straniero in terra straniera». q Sandro Parmiggiani Palazzo Bentivoglio, piazza Bentivoglio 36, mar-dom 10-13/15-19, tel. 0522/221869, «Antonio Ligabue 1899-1965» fino all’8 nov. Vedere A REGGIO EMILIA | 20 Generazioni a confronto e tensioni da Bonioni Il primo Museo Archeologico in 3D L’Aquila che morse l’elefante Reggio Emilia. La Galleria Bonioni Arte propone la collettiva «Tensioni» nell’ambito di «In contemporanea», iniziativa che dal 10 ottobre coinvolge diversi spazi espositivi cittadini. In Galleria sono esposte le opere di 25 artisti attivi dagli anni ’50 a oggi. Federico Bonioni, direttore dello spazio e curatore della mostra, dichiara di: «metter insieme artisti che hanno fatto la storia con artisti che la stanno facendo e la faranno, creando un confronto generazionale tra passato e presente. D’altronde i giovani di oggi sono i maestri di domani». Il titolo della collettiva si ispira a un’opera esposta di Paolo Cotani «Tensioni», eseguita nel 2007 con cinghie montate su una struttura d’acciaio: un riferimento alle varie tensioni che percorrono l’arte e il mondo contemporanei. Tra gli artisti in mostra Mario Radice, Giuseppe Capogrossi (nella foto, «Superficie n.11», 1951), André Masson, Georges Mathieu, Mario Nigro, Achille Perilli, Sam Francis, Hans Richter, Mario Schifano, Giulio Turcato, Emilio Scanavino, Daniel Spoerri, Omar Galliani, Eduard Habicher e Giorgio Laveri. Tra i più giovani Mirko Baricchi, Marco Bolognesi, Giacomo Cossio, José Demetrio, Marco Ferri, Fosco Grisendi, Pietro Iori, Luca Moscariello e Simone Pellegrini. La Galleria parteciperà alle fiere di Art Parma Fair, Art Verona 2015, Forlì Arte Contemporanea e Baf-Bergamo Arte Fiera. q S.I. Reggio Emilia. Il mosaico «Tesserae versicolores» della cattedrale cittadina e il progetto «Regium Lepidi» dei Musei Civici reggiani fanno di Reggio la capitale dell’archeologia emiliana. Scoperto nel 2009 sotto la cripta della Cattedrale, restaurato da Opus Restauri di Parma e ora esposto per la prima volta, il mosaico policromo del IV secolo d.C. (nella foto) è tra gli esemplari più importanti rinvenuti nel Nord Italia: un «tappeto di pietra» caratterizzato dall’alternanza tra elementi geometrici e figurazioni. Piccoli riquadri incorniciano pernici, colombe, pavoni e figure danzanti, negli emblemi principali compaiono figure femminili e maschili nude e ingioiellate. Secondo gli esperti era il pavimento di una domus affacciata sul foro della Reggio imperiale. Nei Musei Civici è stato da poco inaugurato il primo museo virtuale d’Europa: il Regium@Lepidi-Project 2.200, che integra reperti storici e nuove tecnologie. Comprende installazioni multimediali tra cui i caschi «OculusRift», postazioni olografiche, proiezioni 3D di «Dreamoc», QR code in realtà aumentata e la visualizzazione stereo-immersiva del paesaggio archeologico reggiano. I Musei propongono inoltre una rassegna sulla presenza etrusca nel Reggiano, con 200 oggetti tra iscrizioni etrusche, bronzetti, vasellame, corredi funerari etruschi, liguri e celti. q S.L. SAN LEO (RN). «Allo Aliphante el cor l’Aquila morse» è la metafora con la quale il poeta Giovanni Santi alludeva al tramonto del prestigio di Sigismondo Pandolfo Malatesta avvenuto durante la battaglia del 1462 per mano del duca Federico da Montefeltro. Le controversie tra queste due grandi personalità del Rinascimento erano iniziate già alcuni decenni prima, più precisamente nel 1441, quando il giovane Federico attaccato dai Brancaleoni aveva creduto alla falsa promessa di un eventuale appoggio da parte di Sigismondo. Da quel momento tra «l’Aquila» e «l’Elefante» (soprannomi dovuti agli stemmi delle rispettive famiglie) fu un susseguirsi di offensive e controffensive per il controllo del territorio e la salvaguardia dell’onore. A ripercorrere la storia dei due casati, attraverso lo studio dei documenti e delle fonti iconografiche dell’epoca, è la mostra «Federico e Sigismondo i simboli della rivalità: “Allo Aliphante el cor l’Aquila morse”» nella Fortezza di San Leo (nella foto, la locandina). Il percorso documenta l’araldica e gli stendardi dei Montefeltro e dei Malatesta, offre una ricostruzione tridimensionale a grandezza naturale dei due condottieri e le riproduzioni dell’abbigliamento civile tardo quattrocentesco. q S.I. Galleria Bonioni Arte, corso Garibaldi, 43, Reggio Emilia, mar-dom 10-13/16-20, tel. 0522/435765, www.bonioniarte.it, «Tensioni, 25 artisti dagli anni ’50 ai giorni nostri» dal 10 ottobre al 29 novembre Museo Diocesano di Reggio Emilia, via Vittorio Veneto 6, mar-ven 9,30-12,30, sab-dom 9,30-12,30/15,30-18,30, www.reggioemilia. chiesacattolica.it, «Tesserae versicolores» fino al 31 ott. Musei Civici di Palazzo San Francesco, via Spallanzani 1, mar-ven 9-12, sab-dom 10-13/16-19, www.musei.re.it, «Gli etruschi e gli altri» fino al 31 ott. Novanta bandiere ad alta velocità Reggio Emilia. «Novanta artisti per una bandiera», con opere di Eugenio Carmi, Tommaso Cascella, Bruno Chersicla, Giuliano della Casa e Wainer Vaccari (nella foto, «Senza titolo», 2013), è una mostra sui generis per almeno due motivi: per il fine benefico, a sostegno del nuovo ospedale Mire (Maternità Infanzia di Santa Maria Nuova di Reggio Emilia), e per la sede espositiva, la stazione alta velocità Mediopadana. I viaggiatori che attendono il convoglio ferroviario possono infatti osservare l’allestimento facente parte di un progetto pluriennale curato da Sandro Parmiggiani con l’associazione «CuraRE onlus» e Rete Ferroviaria Italiana. Novanta artisti hanno donato opere inedite realizzate partendo dalle bandiere esposte dal Comune di Reggio Emilia (città in cui nacque il Tricolore) nel 2011 per le celebrazioni del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia. Alcuni artisti sono intervenuti sulla bandiera stessa o su una sua parte, altri hanno utilizzato frammenti per eseguire dei collage, altri ancora hanno creata una bandiera del tutto autonoma. q Stefano Luppi Stazione Mediopadana, zona Mancasale, www.municipio.re.it/mediopadana, «Novanta artisti per una bandiera», fino al 31 ott. Bagnanti e pionieri della fotografia Rimini. Il Museo della Città e la Galleria dell’Immagine ospitano la quarta edizione di «Rimini Foto d’Autunno», il festival di fotografia che stupisce anche quest’anno per la rilevanza degli artisti coinvolti: dagli scatti del fotografo pioniere Theodor Kofler alle immagini rare e inedite dall’Archivio Silverbook di Mario Giacomelli, sino alle fotografie più recenti di Raniero Bittante e Luciano Leonotti, solo per citarne alcuni. Alla Far-Fabbrica Arte Rimini, invece, si rende omaggio al tema delle bagnanti. Le sculture in resina dell’artista statunitense Carole Feuerman concesse da Aria-Art Gallery di Firenze (nella foto, «The massage») dialogano con una selezione di manifesti balneari degli ultimi decenni. Accompagna la mostra il volume «Icona Rimini venti anni di grafica balneare» curato da Mariacristina Serafini, pubblicato dalla casa editrice Guaraldi. q S.I. Museo della Città, via Tonini 1, Rimini, mar-sab 8,30-13/16-19, dom 10-12,30/15-19 e Galleria dell’Immagine, via Gambalunga 27, mar-dom 16-20, www.museicomunalirimini.it, tel 0541/793851-704416, «Rimini Foto d’Autunno» fino al 25 ottobre. Far-Galleria Comunale d’arte moderna e contemporanea, piazza Cavour, mar-sab 8,30-13/16-19, dom 10-12,30/15-19, tel. 0541/704416-14, www.riminifar.it, «Le bagnanti» fino al 25 ottobre Fortezza di San Leo, via Leopardi, tel. 0541/916306-926967, info@ sanleo2000.it , www.san-leo.it, «Federico e Sigismondo i simboli della rivalità: “Allo Aliphante el cor l’Aquila morse”» fino a giugno 2016. L’eclettico Museo dell’eclettico Tonino Guerra Santarcangelo di Romagna (RN). Dal 2013 il Palazzo dell’ex Monte di Pietà di Santarcangelo ospita il Museo Tonino Guerra (nella foto, una sala). La collezione consta di 60 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, arazzi e tele stampate dell’eclettico poeta, scrittore e sceneggiatore. Tonino Guerra (1920-2012) si avvicinò al disegno negli anni giovanili, per poi dedicarsi anche alla poesia e alla sceneggiatura. Dopo l’incontro con la Russia negli anni ’80, sua seconda patria, iniziò il cosiddetto «periodo umanista», durante il quale riversò la propria creatività nella realizzazione di mostre, parchi, fontane e installazioni. Le opere conservate nel Museo sono disposte senza rigide scansioni cronologiche o stilistiche e dialogano liberamente tra loro creando un racconto fantasioso. Si possono vedere le «Lanterne di Tolstoj» e i «Vasi per un Fiore Soltanto» e si può compiere un salto nel passato nella sezione multimediale contenente tutti i film le cui sceneggiature furono firmate da Tonino Guerra, che aveva scritto per grandi registi come Vittorio de Sica, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Elio Petri, Mario Monicelli e Andrej Tarkovskij. Si possono anche rivedere le sue interviste, i suoi documentari, ascoltare le poesie da lui stesso recitate e sfogliare i suoi libri e le sue sceneggiature. q S.I. Museo Tonino Guerra, via della Costa 15, tel. 0541.626506, lun-mer/ven-dom 10-12,30/17-20 (da giu. a ott.), 10-12,30/16,3019,30 (novembre a maggio), www.museotoninoguerra.com Il diario di bordo dell’errabondo Anton Molnár San Marino. Appena fuori della porta del Paese, a ridosso della quattrocentesca cinta muraria del centro storico, si erge Palazzo S.U.M.S. (Società Unione e Mutuo Soccorso), sede operativa della Fondazione San Marino della Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino. Il Palazzo, eseguito nel 1990 laddove sorgeva il vecchio Silo Molino Forno (1941), ospita diverse manifestazioni culturali e sociali promosse dalla Fondazione. Fino al 22 novembre sono esposte opere dell’artista ungherese Anton Molnár. Nato nel 1957, Molnár mescola pittura e scultura e ha una spiccata predilezione per le cromie vivaci. I suoi lavori sono come le pagine di un diario di bordo che documentano esperienze di vita e di viaggio attraverso culture lontane. La rassegna è composta da una ventina di opere: brillanti rappresentazioni di atmosfere del XXI secolo restituite attraverso spaccati di vita quotidiana di diverse città del mondo, ritratti («Caractères») di soggetti dalla forte identità e personalità e nature morte (nella foto, «Câmara de lobos»). Palazzo S.U.M.S., via G.B. Belluzzi 1, San Marino-Repubblica di San Marino, tel. 0549/872571-872572, «Anton Molnàr: Paintings of an Exhibition» fino al 22 novembre Vedere A reggio emilia, rimini e san marino | 21 Che cosa vedere, dove e quando Provincia di Bologna Bologna Fondazione Cardinale Lercaro via Riva di Reno 57 www.fondazionelercaro.it Da Casorati a Vedova ➤ 22 novembre Fondazione del Monte via delle Donzelle 2 Magnus e l’altrove 1 novembre ➤ 1 dicembre Pal. Fava-Pal.delle Esposizioni via Manzoni 2, 051/19936305 Tullio Pericoli. Sulla terra ➤ 26 novembre MAMbo via Don Giovanni Minzoni 14 www.mambo-bologna.org Gradi di Libertà ➤ 22 novembre Museo Civico Archeologico via dell’Archiginnasio 2 Egitto. Splendore millenario 16 ottobre ➤ 17 luglio 2016 Museo Civico Medievale via Manzoni 4 Pericoli. Storie della mia matita ➤ 29 novembre Waterloo 1815 ➤ 8 novembre Palazzo Albergati via Saragozza 28 www.palazzoalbergati.com Brueghel 2 ottobre ➤ 28 febbraio Palazzo d’Accursio piazza Maggiore 6 Flavio Bertelli (1865-1941) 13 dicembre ➤ 10 febbraio Antichità all’Oratorio Via dei Giudei 3d Millennium. Secoli VI-XVI 10 ottobre ➤ 31 ottobre Cubo-Centro Unipol Bologna piazza Vieira de Mello 3 e 5 Sironi-Burri ➤ 18 ottobre Sedi varie Biennale Foto/Industria 2015 2 ottobre ➤ 1 novembre Galleria Maggiore G.A.M. via D’Azeglio 15, 051/235843 www.maggioregam.com Maggiore Design ➤ 15 ottobre Andy Warhol ottobre ➤ novembre Robert Indiana dicembre ➤ gennaio Niccolò Montesi ➤ novembre GRIZZANA MORANDI Fienili del Campiaro Ambiente, mente, paesaggio 3 ottobre ➤ 3 novembre Provincia di Ferrara FERRARA Castello Estense largo Castello, 0532/299233 www.castelloestense.it Boldini e De Pisis ➤ 26 ottobre Palazzina Marfisa d’Este c.so Giovecca 170, 0532/244949 Manichini 1 novembre ➤ 28 febbraio 2016 Palazzo dei Diamanti c,so Ercole d’Este 21 www.palazzodiamanti.it De Chirico a Ferrara 1915-18 14 novembre ➤ 28 febbraio Videoarte 1973-79 ➤ 18 ottobre Mazzacurati Fine Art Corso Martiri della Libertà 75 0532/207395 Yasuo Sumi. Full Immersion 3 ➤ 31 ottobre Federico Romero Bayter dicembre MLB home gallery corso Ercole I d’Este 3 346/7953757 www.mlbgallery.com Ricettario visionario ➤ 8 novembre Silvia Camporesi 14 novembre ➤ 14 dicembre Provincia di Forlì-Cesena CESENA Casa Museo Renato Serra viale Carducci 29, 0547/29557 R. Serra e la grande guerra 9 ottobre ➤ 22 novembre FORLi’ Musei di San Domenico piazza Guido da Montefeltro 12 0543/712606 Afro Basaldella 11 ottobre ➤ 10 gennaio Piero della Francesca 13 febbraio ➤ 26 giugno LONGIANO Fondazione Balestra piazza Malatestiana 1 0547/665850 Jürgen Czaschka ➤ 29 novembre Enzo Tinarelli 7 novembre ➤ 13 dicembre Alberto Zannoni 5 dicembre ➤ 10 gennaio Lucio Del Pezzo 19 dicembre ➤ 28 febbraio Galleria Marcolini via Francesco Marcolini 25/A 388/3711896 www.galleriamarcolini.it Group Psychology ➤ 31 ottobre The Vegetable Eye 21 novembre ➤ 31 dicembre Provincia di Modena MODENA Foro Boario via Bono da Nonantola 2 www.fondazionefotografia.org Tom Sandberg. Around myself ➤ 10 gennaio Fotografia Contemporanea dall’Europa Nord-Occidentale ➤ 10 gennaio Galleria Civica di Modena corso Canalgrande 103 059/2032911, www.comune. modena.it/galleria Daniel Spoerri 10 ottobre ➤ 31 gennaio Mata via della Manifattura dei Tabacchi 83, 059/2032883 Il manichino della storia ➤ 31 gennaio ModenaFiere viale Virgilio 70/90, 059/848380 www.modenafiere.it 7.8.Novecento 20 ➤ 22 novembre Musei Civici largo Porta S. Agostino 337 www.museicivici.modena.it L’originale e la sua replica ➤ 31 ottobre Alessandro Tassoni 12 dicembre ➤ 13 marzo Tirana, andata e ritorno 28 novembre ➤ 28 gennaio Luigi Ontani ➤ 3 gennaio CARPI I Musei di Palazzo dei Pio piazza dei Martiri 68 www.palazzodeipio.it Peruzzi e la Collegiata di Carpi ➤ 6 gennaio Tavole e tavolate festive ➤ 6 gennaio Trame e colori ➤ 1 novembre Provincia di Parma PARMA Galleria Nazionale piazza della Pilotta 5 L’800 a Parma ➤ 31 gennaio Amos Nattini ➤ 15 novembre Fiere di Parma viale delle Esposizioni 393A 0521/9961, www.fiereparma.it Art Parma Fair 3-4 /9-11 ottobre Mercanteinfiera 3 ➤11 ottobre Galleria Centro Steccata strada Garibaldi 23 www.centrosteccata.com Ligabue e Ghizzardi ➤ 30 ottobre FONTANELLATO Labirinto di Franco Maria Ricci strada Masone 121, 0521/827081, www.labirintodifrancomariaricci.it Ligabue e Ghizzardi ➤ 31 ottobre MAMIANO DI TRAVERSETOLO Fondazione Magnani Rocca via Fond. Magnani Rocca 4 0521/848327, www.magnanirocca.it Giacomo Balla ➤ 8 dicembre Provincia di Piacenza PIACENZA Musei civici di Piacenza piazza Cittadella 29 0523/492661 Chinese Theatre ➤ 31 ottobre Contaminazioni farnesiane 17 ottobre ➤ 10 gennaio Fond. Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano via Sant’Eufemia 13 www.lafondazione.com Oswaldo Barbieri Terribile ➤ 22 novembre Provincia di Ravenna RAVENNA Chiesa di San Domenico via Cavour www.ravennantica.com Tesori del passato ➤ 15 novembre MAR via di Roma 13, 0544/482041 www.museocitta.ra.it Doré, Scaramuzza, Nattini 3 ottobre ➤ 10 gennaio Omaggio a Balthus 10 ottobre ➤ 8 novembre La seduzione dell’antico. Da Picasso a Klein, a Pistoletto 20 febbraio ➤ 26 giugno GAeM: Terzo Premio 10 ottobre ➤ 8 novembre BAGNACAVALLO Ex convento di San Francesco 0545/280913 Agostino Arrivabene. Anábasis ➤ 8 novembre Mus. Civico delle Cappuccine via Vittorio Veneto 1 www.centrolecappuccine.it Velda Ponti. La corsa degli eroi ➤ 15 novembre Biennale di incisione. G. Maestri 28 dicembre ➤ 28 gennaio FAENZA Mic viale Baccarini 19, 0546/697311 www.micfaenza.org Premio Faenza ➤ 24 gennaio Giulia Manfredi 3 ottobre ➤ 11 ottobre Provincia di Reggio Emilia REGGIO EMILIA Collezione Maramotti via Fratelli Cervi 66 www.collezionemaramotti.org Corin Sworn: work in progress 4 ottobre ➤ 28 febbraio Enrico «La Caduta» David ➤ 18 ottobre Industriale immaginario 4 ottobre ➤ 31 gennaio Palazzo Magnani c.so Garibaldi 29 www.palazzomagnani.it Bill Viola e Lanfranco 17 ottobre ➤ 10 gennaio Stazione Mediopadana 90 artisti per una bandiera ➤ 31 ottobre Bonioni Arte corso Garibaldi 43 www.bonioniarte.it Tensioni, 25 artisti dagli anni ’50 10 ottobre ➤ 29 novembre CORREGGIO Mus. civico Il Correggio p.za Cavour 7 , 0522/691806 www.museoilcorreggio.org I Terrachini ➤ 18 ottobre Correggio e la grande guerra 31 ottobre ➤ 27 novembre Memoriae Mathildis 5 dicembre ➤ 17 gennaio Gigi Montali 17 ➤ 31 ottobre GUALTIERI Fond. Museo Antonio Ligabue piazza Bentivoglio, 36 Ligabue. Gualtieri. Il ritorno ➤ 8 novembre Provincia di Rimini SAN LEO Museo della Fortezza via Leopardi Federico e Sigismondo ➤ giugno Questo elenco è basato su dati forniti dalle fonti, ma sempre soggetti a possibili variazioni. Si consiglia di verificare se le date delle singole manifestazioni non siano state variate. Un calendario aggiornato quotidianamente dei principali eventi in Italia e nel mondo è consultabile all’indirizzo www.ilgiornaledellarte.com/vederenelmondo Museo Il CorreggIo Museo Il CorreggIo C.so Cavour, 7 42015 Correggio (RE) Telefono 0522 691806 Fax 0522 633017 [email protected] www.museoilcorreggio.org InforMaturIsMo Casa del CorreggIo Via Borgovecchio 39 42015 Correggio Telefono 0522 631770 Fax 0522 732558 [email protected] Vedere IN emilia-romagna | 22