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Avanti piano, quasi fermi
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Evocato e declinato in mille
modi (rimbalzo, ripresa, ripresina, nuovo sviluppo…),
il rilancio dell'economia nazionale richiederà comunque
ancora molti mesi prima che
si possa considerare come un
obiettivo a portata di mano.
A quel punto inizierà anche
il conto alla rovescia per quanto riguarda il miglioramento
delle prospettive locali, tenuto conto che la provincia di
Savona si accoda sempre con
sensibile ritardo al trend delle aree economicamente più
forti.
Questo per dire che non è davvero il caso, agli inizi di settembre, di scrutare l'orizzonte in cerca di sostanziali novità sulla crisi. Oggi più che
mai è necessario avere pazienza, nervi saldi e capacità
di mantenere la rotta indicata già alle prime avvisaglie
dell'incombente recessione.
Savona può uscire da una situazione di eccezionale gravità se saprà utilizzare questo periodo per rafforzare le
proprie infrastrutture, potenziare il sistema produttivo,
La crisi e una dura opposizione
rischiano di bloccare i progetti-pilastro
per lo sviluppo della provincia di
Savona. Ma, in mancanza di un
modello alternativo, il declino
è dietro l'angolo
rendere più competitivi i servizi, ad iniziare dal turismo e
dal sistema portuale e logistico. Un traguardo ambizioso
che però può contare sulla disponibilità di rilevanti risorse da investire (in gran parte
private) su alcuni progetti che
trovano larga condivisione e
che possono assicurare non
solo concrete opportunità di
sviluppo ma anche - attraverso l'attività che possono generare per la loro realizzazione - importanti occasioni di
lavoro in periodo di crisi.
Il riferimento è naturalmente alle iniziative per la piattaforma portuale Maersk di
Vado Ligure, al nuovo progetto energetico di Tirreno
Power, al trasferimento di
Piaggio Aero a Villanova d'Albenga, al recupero produtti-
vo di Ferrania e dell'ex sito
Acna, alle operazioni di riqualificazione urbana di Finale Ligure (le aree Piaggio
ed ex Ghigliazza), agli investimenti nel comparto industriale del vetro. A questi interventi si sommano altre opere funzionali allo sviluppo sia
turistico, sia produttivo: l'autostrada Albenga - Val Bormida - Predosa e la piattaforma logistica dell'Albenganese da un lato, il rafforzamento dei poli per la nautica da
diporto dall'altro. Si tratta di
miliardi di euro, un paio dei
quali da impegnare in progetti che sono praticamente giunti alla conclusione dell'iter autorizzativo, che fanno del territorio savonese una delle province italiane a più alto indice di risorse immediatamen-
te impiegabili.
In presenza di questo quadro,
ci si può legittimamente chiedere perché anche in questa
occasione l'auspicata ripresa
- anziché anticipare i tempi rischia di arrivare a Savona
con il tradizionale forte ritardo rispetto ad altre aree del
Paese. La spiegazione, molto semplice, è che nessuna
delle opere citate ha in questo momento ragionevoli possibilità di essere rapidamente messa in cantiere e che quasi tutte sono soggette a contestazioni, più o meno forti.
E la novità, rispetto alla situazione di inizio anno, è che
il fronte del “no” - nonostante la crisi che dovrebbe indurre a non lasciarsi sfuggire le
occasioni di lavoro - tende ad
ampliarsi coinvolgendo alcune delle amministrazioni locali che si sono insediate all'inizio della stagione estiva.
In questo modo, alcuni atti rilevanti, quali la Valutazione
di Impatto Ambientale positiva per la piattaforma portuale di Vado e la centrale Tirsegue a pag. 2
Aree
pronte
all'uso
Acna (nella foto), Ferrania, IP di Quliano: tre “contenitori” che, insieme, rappresentano qualcosa come 75 ettari di aree industriali da utilizzare per
nuovi insediamenti produttivi. Il recupero di questi siti, tuttavia, è reso
complicato da problemi
diversi. Ma sono opportunità che non vanno
messe a rischio.
a pag. 8 e 9
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reno Power, che in altri momenti avrebbero potuto essere definiti “decisivi”, hanno
finito col perdere di efficacia, almeno sul piano della
comunicazione, a fronte dell'acuirsi delle tensioni a livello territoriale e dell'indisponibilità ad approvare le
due iniziative manifestate dalla nuova amministrazione comunale di Vado Ligure. La
quale ha messo in chiaro che
intende rispettare una pausa
di riflessione lunga almeno
un anno e mezzo, da dedicare a studi approfonditi sull'impatto ambientale delle due
grandi opere, per poi riprendere un confronto sulle cose
che si possono fare (e tra queste non figureranno comunque né il terminal contenitori di Maersk, né il nuovo gruppo a carbone nella centrale
Tirreno Power). Difficile che
su queste basi possa essere
aperto un confronto in grado
di superare la situazione di
stallo che si è creata: non ci
sono di mezzo incomprensioni ma una visione radicalmente diversa dei problemi da affrontare. Da aggiungere anche che, se sulla questione
portuale l'amministrazione
comunale vadese è sostanzialmente isolata, sulla contrarietà al potenziamento della centrale termoelettrica trova invece importanti sostegni
nella Regione Liguria e nei
Comuni di Savona e di Quiliano. Per dire che il progetto Maersk appare, tra i due,
quello meno a rischio, mentre Tirreno Power ha dalla sua
soltanto il via libera del ministero dell'Ambiente e le ricorrenti sollecitazioni governative a diversificare le fonti per la generazione di energia, oggi dominate dall'uso
del metano (60% del totale)
mentre in Europa il 60% è
rappresentato da un mix di
carbone e nucleare. Ma al di
là dei numeri la realtà è che i
due interventi (450 milioni il
terminal, 800 milioni Tirreno Power, di cui 180 da investire sul fronte delle energie
rinnovabili) appaiono bloccati.
Ad aggravare la situazione
sta contribuendo, purtroppo
con grande efficacia, la già
citata crisi economica. Il rallentamento congiunturale dell'industria aeronautica mondiale coinvolge anche Piaggio Aero Industries, che ha
visto slittare alcuni ordini importanti con la conseguenza
di dover rallentare l'attività
produttiva e di riprogrammare l'avvio di nuove iniziative,
tra cui quella rivolta allo sviluppo del nuovo aereo chia-
Andrea De Filippi, presidente
della Camera di Commercio di
Savona dal 1984 al 1992, imprenditore, già presidente nazionale dei Concessionari Fiat,
è morto nell'agosto scorso all'età di 88 anni. Questo il ricordo di Anna Rosa Gambino, ex
segretaria generale della Camera e già direttrice di Savona
Economica
Conobbi Andrea De Filippi quando, nel 1971, venne nominato
nel Collegio dei Revisori dei
Conti dell'Ente camerale. Nella
sede tecnica di controllo della
spesa, ne ricordo il rigore essenziale, la capacità di analisi
che rilevavano doti di lucidità e
di coerenza davvero rari. Erano appassionanti le riunioni del-
Andrea De Filippi,
grande presidente
la Giunta camerale, allora presieduta da Leopoldo Fabretti,
direttore dell'Unione Industriali, nell'alternanza di Segretari
Generali, dirigenti del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato.
In un contesto economico e politico in cui campeggiavano ancora valori e figure di grande profilo per la passione civile, Andrea
De Filippi diede un'impronta di
linearità e di efficienza con relazioni ai bilanci elaborate con il
pregio della chiarezza, della capacità analitica e dell'essenzialità, assolutamente innovative.
Quando venne nominato presidente circa vent'anni dopo (era
il 1984), i rapporti di lavoro, nelle sue quotidiane visite all'ente
che guidò per otto anni, furono
densi di insegnamenti, di sfide,
di obiettivi raggiunti, di un impegno intenso e straordinario.
Capace analista di bilanci, sapeva scrivere con efficacia ed
eleganza il testo di un discorso, che esponeva, poi, con incisiva sapienza ed acuto senso della misura, riuscendo a colpire nel segno senza mai lasciare indifferenti.
Fermo nella decisione, delinea-
nuto conto di un possibile ridimensionamento dei ricavi
(con i quali dovrà essere finanziato il trasferimento dell'azienda nell'Albenganese).
Nel frattempo anche il rilancio dell'attività industriale a
Ferrania appare un'impresa
ben più “faticosa” di quanto
preventivato. L'iniziativa nel
settore fotovoltaico, peraltro,
è stata avviata nei termini previsti dal piano industriale presentato dal gruppo Messina
con l'obiettivo di creare uno
dei poli di riferimento per l'energia solare nell'Italia Settentrionale. Con la gradualità
dettata da un mercato che risente della situazione generale e dai tempi necessari a
ricercare dei partner di livello internazionale, Ferrania Solis è chiamata a dare risposte
importanti sia sotto il profilo
produttivo, sia occupazionale. La piattaforma tecnologica, studiata per dare le basi
alla reindustrializzazione diffusa dell'ex area industriale
chimica, è stata finanziata ma
si attendono sviluppi concreti. La piccola centrale termoelettrica a biomasse vegetali
attende il necessario nulla osta
dal Comune di Cairo Montenotte. A tre anni e mezzo dalla firma dell'Accordo di Programma con il Governo e con
la Regione Liguria, i risultati appaiono ancora modesti,
soprattutto se raffrontati alle
aspettative. Nel frattempo sono tramontate le opere “cardine” previste in rapida successione: centrale termoelettrica da 300 megawatt e laminatoio da un milione e mezzo di tonnellate/anno.
Da chiarire, infine, sotto diversi e molteplici aspetti, le
prospettive delle iniziative riguardanti la catena della logistica (dalle strade alle ferrovie, dai centri intermodali
merci all'aeroporto ed al riuso dei vecchi contenitori industriali dismessi). Da un lato la contrazione degli scambi commerciali impone una
riflessione, dall'altro - per lo
stesso motivo - si sono allontanati i tempi della possibile
saturazione delle infrastrutture attualmente disponibili
e che avrebbero bisogno di
alternative. Non tutto il ma-
Molti progetti
zero cantieri
mato a sostituire il P180 Avanti. L'azienda è solida, i suoi
prodotti sono al top nel settore degli “executive”, i piani sono confermati. Tuttavia
è indubbio che la necessità di
avviare al più presto il nuovo stabilimento di Villanova
non è più così pressante come sembrava scontato solo
lo scorso anno, mentre l'investimento sul nuovo velivolo può attendere qualche mese in più. A cascata, questa
fase riflessiva si porta dietro
il rallentamento delle iniziative di recupero delle aree industriali di Finale Ligure, alle quali è legato il “trasloco”
della fabbrica. Tra l'altro la
frenata del “business” immobiliare, che pure sembra aver
interessato solo marginalmente le località costiere della Riviera ligure, ha reso necessario un ricalcolo del valore dell'operazione urbanistica che
interesserà l'area su cui è oggi insediato lo stabilimento
Piaggio. Nel senso che va te-
va gli obiettivi suggerendo le linee per perseguirli. Il suo tavolo
di lavoro e di confronto era un
luogo di discussione aperta e ricco di scambi, denso di notazioni. Lavorare quotidianamente per
tanti anni con Andrea De Filippi
è stata una preziosa occasione
per capire e crescere.
Fu maestro a molti di noi che seppero riconoscere in lui le qualità
di leader attento ed innovatore.
Un uomo, un grande imprenditore, un presidente camerale
eccellente che seppe portare
la Camera di commercio al centro dello scenario economico
locale, innestando nelle tradizioni di professionalità e di rigore dell'ente stesso linfa nuova di modernità.
Anna Rosa Gambino
le viene per nuocere, ci si potrebbe consolare, di fronte al
fatto che la crisi ha decongestionato strade e ferrovie. Il
problema è, però, che dietro
l'angolo, assieme al male, c'è
anche l'impoverimento del
territorio e di chi lo abita.
Un decadimento inaccettabile che impone quindi di
mantenere alto l'impegno sul
fronte infrastrutturale. Anche perché aree preziose, come quelle dell'ex Acna di
Cengio ed ex IP di Quiliano
sono state bonificate e sono
pronte ad accogliere iniziative in grado di sostenere l'economia locale e l'occupazione. L'agricoltura di Albenga attende di risolvere almeno in parte i propri problemi
di competitività con la realizzazione della piattaforma logistica che avrà funzioni di raccolta, stoccaggio e smistamento dei prodotti, innovando profondamente la filiera agro-alimentare generata dalla piana ingauna. Albenganese e Val
Bormida vedono nella costruzione della bretella autostradale tra Albenga e Predosa un potente fattore di
consolidamento e sviluppo,
funzionale sia alle attività
produttive e al turismo, sia
al miglioramento delle condizioni ambientali costiere,
che beneficerebbero dei minori attraversamenti di mezzi pesanti. Più reddito e migliore vivibilità, un binomio perfetto per una provincia che sogna un turismo
di maggiore qualità, da attirare anche con la costruzione di nuovi porticcioli.
Margonara a Savona e Chiariventi a Spotorno sembrano in pole position. Ma anche in questo caso molta acqua ha ancora da passare tra
uno scoglio e l'altro.
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Mille emozioni
sopra Verezzi
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Festival teatrale n. 43 con dedica speciale a Napoli ed a Giorgio Albertazzi
Ancora una volta, non ha tradito le attese. E, concluso il
43° Festival teatrale di Borgio Verezzi, il direttore artistico Stefano Delfino non ha
dubbi: “Sono molto soddisfatto e ritengo che, per qualità e
varietà di proposte, sia stata
la migliore edizione della mia
gestione, tanto più che il programma era piuttosto innovativo e quindi un poco a rischio”.
E analogo compiacimento hanno espresso anche il sindaco
Giancarlo Vadora, “patron”
della manifestazione e il presidente della Camera di Commercio, ente che contribuisce
alla sua realizzazione.
Sette gli spettacoli proposti,
sei dei quali in Prima nazionale (e la metà di essi erano
novità assolute), mentre il settimo era un “reading” di grande classe: “Ognuno diverso
dagli altri e tutti accolti con
calore dal pubblico”, commenta Delfino. E, nonostante le ripercussioni della crisi
economica anche sulle presenze turistiche nella Riviera di Ponente, l'affluenza si è
mantenuta elevata, soprattutto per alcuni spettacoli, che
hanno registrato il “tutto esaurito”.
Il bilancio non può che essere positivo. L'idea di dedicare il Festival a Napoli e alla
sua cultura ha avuto larga eco
sugli organi di informazione,
in particolare al Sud, e ha ricevuto molti elogi, tra cui quello rivolto dal presidente Giorgio Napolitano al sin-
daco Giancarlo Vadora. E un
buon impulso promozionale
ha dato il francobollo che le
Poste Italiane hanno dedicato a Verezzi in occasione dell'inaugurazione del Festival.
Il cartellone ha spaziato da
classici collaudati, colonne
portanti della manifestazione
(Shakespeare, Goldoni), a novità contemporanee internazionali o italiane, e ha messo
a confronto la tradizionale
commedia partenopea di Eduardo De Filippo con quella di
oggi, portata in scena da Marina Confalone, sino alla «chicca» finale con Toni Servillo,
l'attore italiano del momento,
tra l'altro fresco reduce dall'ennesimo premio internazionale ricevuto al Festival del
Cinema di Locarno.
Dice ancora Delfino: “Era una
scommessa, anche perché, forse per la prima volta, sono state abbandonate le facili vie dei
titoli o dei protagonisti di grande richiamo per puntare invece sulla coralità delle compagnie (la Gank di Genova ne è
l'esempio più lampante, ma
non bisogna dimenticare il
Thea-
ma Teatro di Vicenza e l'affiatato gruppo di Marina Confalone): ma è stata vinta, perché
la risposta degli spettatori è
sempre stata entusiastica”.
Avvio nel solco della tradizione, con uno dei pochi testi di
Shakespeare non ancora rappresentati al Festival: “Amleto”, con Maximilian Nisi, anche autore dell'adattamento,
protagonista d'eccezione: uno
spettacolo costruito “ad hoc”
per piazza Sant'Agostino, in
parte utilizzata anche scenograficamente. Spiega Delfino: “Era uno dei miei sogni
nel cassetto, e sono felice, grazie a Nisi, di essere riuscito a
realizzarlo. Sapevo perfettamente che era l'ennesimo Amleto della stagione di prosa.
Ma questo era un Amleto tutto nostro, e gli spettatori hanno apprezzato”.
In questo filone tradizionale
si è inserita anche “La bottega del caffè” di Goldoni: una
commedia, prodotta in collaborazione con il Teatro di Genova (dove sarà riproposta durante la stagione invernale) e
egregiamente interpretata dagli affiatati attori della
Compagnia
Gank,
diretti con mano felice da Antonio Zavatteri. Tra le novità,
da sottolineare la calorosa accoglienza tributata a “Musicanti”, portato in scena da Tosca e Venturiello: un emozionante viaggio tra le note in un
mondo ancestrale, che abbraccia l'intero bacino del Mediterraneo, e non solo.
Ad aprire il segmento partenopeo è stato “La fortuna con
la effe maiuscola”: un'altra
new entry per Verezzi, perché
mai in precedenza Eduardo
De Filippo era stato rappresentato qui. E una novità assoluta è anche stato il nipote
Luigi, figlio di Peppino, che
della commedia, divertente e
amara al tempo stesso, era protagonista e regista. Come Marina Confalone, anche lei al
debutto al Festival, con “Sam
Capuozzo”, commedia gialla
con musiche, pensata inizialmente come soggetto per un
film.
Per quanto riguarda il consueto spettacolo di estrazione cinematografica, dopo i titoli
collaudati delle scorse stagioni (Il paradiso può attendere,
Sabrina, Sul lago dorato, I ponti di Madison County e Scandalo al sole) ne è stato proposto uno legato a un film
di Al Pacino, ancora non uscito in Italia, cioè “Chinese Coffee”. Prodotto dal Nuovo Teatro di Napoli, con due straordinari protagonisti, Paolo Sassanelli e Max Malatesta e diretto con mano felice da Giancarlo Sepe, ha conquistato la
platea e si è meritato lusinghiere recensioni.
E in un Festival come questo,
dedicato a Napoli, il sigillo finale non avrebbe potuto che
essere apposto da un carismatico Toni Servillo: in forma
smagliante, con il suo raffinato recital “Letture napoletane” (da Salvatore di Giacomo, Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani ed Enzo Moscato) ha entusiasmato l'affollatissima platea, che a forza di
battimani lo ha costretto a concedere un paio di bis.
Un successo, insomma, al quale hanno contribuito anche altre due felici scelte. La prima,
da parte della giuria dei critici del 39° Premio Veretium,
che ha assegnato il riconoscimento a Giorgio Albertazzi,
un beniamino del pubblico; e
la seconda degli abbonati al
Festival, che hanno attribuito
a Paolo Pietrantonio, acclamato interprete di Erricuccio
ne “La fortuna con la effe maiuscola”, il 19° Premio Provincia di Savona, destinato al miglior attore o attrice non protagonista tra gli spettacoli in
cartellone.
Conclude Delfino: “Di questa edizione restano anche parecchi ricordi emozionanti. La
suggestiva apparizione dello
Spettro (con la voce registrata di Glauco Mauri) sul tetto
di una delle case che si affacciano sulla piazza. Le lacrime
di Marina Confalone, quando, poco prima del debutto, il
vento l'aveva costretta a sopprimere parte della scenografia. O ancora i tre deliziosi
fuori-programma concessi a
fine recita da Luigi De Filippo, a conferma del “feeling”
che si era instaurato con piazza Sant'Agostino”.
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La manifestazione che trova tra gli sponsor la Camera
di Commercio, è stata, sotto il profilo degli eventi orientati a far conoscere la Liguria nella sua dimensione
culturale e del “saper fare”, un'estate intensa, con
appuntamenti di grande rilievo e di notevole impegno
per gli enti istituzionali, economici ed i soggetti privati
che vi sono stati coinvolti. L'obiettivo promozionale è
stato indubbiamente raggiunto, tenuto conto del
numero di visitatori.
La XXVIII rassegna “Libri di Liguria” si è chiusa a Peagna con
la consegna dei riconoscimenti
per il Libro Ligure dell'Anno a Pier
Paolo Cervone, con il volume “I
dittatori, le guerre e il piccolo re”,
diario 1925-1945 di Enrico Caviglia, il premio per la Promozione e la Diffusione della Cultura
e dei Libri di Liguria assegnato
alla Fondazione Giorgio e Lilli
Devoto di Genova, mentre il Premio per le Arti figurative è andato al genovese Giannetto Fieschi. Infine il riconoscimento per
il Cinema di Liguria è stato assegnato a Claudio G. Fava, critico e autore di numerose monografie su attori e registi italiani.
Positivo il bilancio fatto dal presidente dell'associazione “Amici di Peagna”, Fratesco Gallea,
che ogni anno cura questa rassegna: “Non possiamo che essere soddisfatti del successo
della rassegna. Come ogni anno abbiamo scelto temi di particolare interesse e rilevanza,
ottenendo attenzione da parte
del pubblico e degli esperti dei
vari settori. Vi è, in Liguria, una
ricca produzione che molto spesso rimane sommersa perché legata ai finanziamenti di enti, associazioni o amministrazioni che
non hanno alcun interesse economico nel diffondere le proprie
pubblicazioni su larga scala. Se
si pensa che i costi di distribuzione arrivano a incidere per il 65%
Registrazione:
Tribunale di Savona al numero 129
del 17 ottobre 1957
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Sergio Ravera
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Paolo Campostano, Ennio Fazio,
Mariano Cerro, Franco Zino (componenti), Maurizio Scaiola (segretario generale)
Grafica e stampa:
Le Officine Creative
di Matteo Fossati
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Coop Tipograf - Savona
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il periodico è inviato gratuitamente
alle unità locali iscritte nel Registro
delle Imprese di Savona, Enti pubblici ed Associazioni di categoria.
Tiratura: l’Editore attesta la produzione di 26.000 copie a numero.
Delle opinioni espresse in articoli e
rubriche sono responsabili i singoli Autori.
del prezzo di vendita e che a questa cifra sono da aggiungere tutte le altre spese accessorie, si
comprende come diventi addirittura controproducente mettere sul mercato questi testi. In
merito a questo annoso problema ho proposto non una ricetta, che purtroppo non ho,
ma che l’istituzione di un tavolo di confronto, serio ed onesto, tra le varie parti in causa
(autori, piccole case editrici ed
enti commissionanti); credo
che questo potrebbe essere
un buon inizio”.
La mostra, quest'anno, ha visto
esposte circa 1.800 pubblicazioni di argomento ligure: 650
volumi prodotti nel 2009, a cui si
sono sommati i circa 1.200 prodotti tra il 2007 ed il 2008. All'esposizione si sono affiancate se-
Sigillo d'autore
sui Libri Liguri
La rassegna di Peagna premia Pier Paolo Cervone
rate culturali, incontri del pubblico con gli autori. Si è iniziato sabato 29 agosto con “La parola e
l'immagine”: proiezione di cortometraggi a cura di Beppe Rizzo,
a cui sono intervenuti Natalino
Bruzzone e Claudio G. Fava.
Domenica 30 agosto, si è parlato di “Enogastronomia di Liguria.
Tradizione e professionalità”, con
Andrea Carpi, Maria Gramaglia,
Antonello Maietta, Mattia Noberasco e Fulvio Santarelli.
Lunedì 31 agosto si è trattato
dell'importanza del settore ceramico per l'economia della nostra terra con “Arte di Liguria.
Otto secoli di ceramica”; sono
intervenuti Alexandre Gardini,
Antonio Licheni, Giacomo Lusso, Loredana Pessa, Giovanni
Poggi e Simona Poggi.
Martedì 1 settembre, è stata la
volta del tanto attuale tema del
dialetto ad animare l'auditorium
con “Dialetti di Liguria. Dal mare all'oltregiogo”; hanno partecipato Giannino Balbis, Eugenio Coccino, Luigi Ferrando, Angelo Gastaldi, Giorgio Marrapodi e Federica Pennino.
Mercoledì 2 settembre, si è parlato di strade, viste come vie di
comunicazione e di scambi, con
“Viaggi e viaggiatori. Strade e
comunicazioni in Liguria”; il dibattito ha visto la partecipazione di Erminia Virenti, Corrado
Bozzano, Alessandro Giacobbe, Marco Lengueglia, Tiziano
Cannoni e Franco M. Zumino.
Giovedì 3 settembre, l'argomento è stato: “Costume di Liguria.
Elementi unificanti della tradizione ligure”, con gli interventi
di Massimo Angelici, Massimo
Campora, Silvia Genta, Mara
Moncalvo, Tullio Pagano.
Venerdì 4 settembre, ultima serata, si è trattato il tema: “Musica
di Liguria. Nicolò Paganini”; sono
intervenuti Carmela Dongiovanni, Patrizia Conti, Flavio Menardi Noguera, Maria Rosa Moretti.
Aggiunge il sindaco di Ceriale,
Ennio Fazio: “La Rassegna di
Peagna rende, da 28 anni, un
grande favore alla cultura della
nostra terra. Il lavoro svolto dall'associazione 'Amici di Peagna'
non può che definirsi egregio ed
anche quest'anno sono stati proposti temi molto attuali e di grande interesse, primo fra tutti quello del dialetto. Un patrimonio,
quello dialettale, che va ben al
di là della mera comunicazione ma rappresenta un vero e
proprio modo di vivere i rapporti umani; riuscire a mantenerlo
vivo significa salvaguardare le
nostre tradizioni. Questo è uno
degli importanti lavori che svolge l'Associazione di Pegna, la
salvaguardia delle peculiarità
culturali della nostra terra. Uno
dei sogni che coltivo è proprio
quello di esportare un simile
approccio culturale sull'intero
territorio regionale: la nostra è
una terra ricca di tradizioni che
vale senz'altro la pena di riscoprire e valorizzare.
Erica Marzo
A fine agosto si è anche chiusa, a Casella, la terza edizione del festival “Antichi Borghi
di Liguria”. Una kermesse ai
cui esordi, nel 2007, avevano
preso parte nove tra città e
paesi della provincia di Savona e che quest'anno ha annoverato la partecipazione di borghi in tutte quattro le province
liguri.
L'importanza assunta nel corso degli anni dalla rassegna
è testimoniata dalla targa inviata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
come riconoscimento del valore sociale e culturale del Festival, voluto e organizzato dall'associazione “Music Liguria
International”.
Gli spettacoli, non solo hanno
permesso di scoprire, e riscoprire, angoli unici della nostra
regione, ma hanno anche supportato giovani artisti liguri
emergenti, consentendo loro
di debuttare accanto a grandi
nomi dello spettacolo.
Gli eventi, gratuiti e aperti a
tutti, sono stati numerosi, ed
hanno visto esibirsi prestigiosi nomi della musica nazionale ed internazionale, al fianco, appunto, di giovani talenti locali.
I concerti si sono tenuti: il primo luglio ad Albisola Superiore, il 4 luglio a Finale Ligure,
il 14 dello stesso mese a Ceriale, il 17 a Santo Stefano al
Mare, il 24 a Varese Ligure, il
25 a Savona e a Mendatica, il
26 nuovamente a Finale Ligure, mentre il 30 è stata la volta di Fanghetto; agosto è iniziato con un doppio appuntamento, a Montegrosso e Castelvecchio di Rocca Barbena, il 2 agosto è stata la volta
di Balestrino, mentre il 7 ci sono state due esibizioni, una a
Bajardo e l'altra ad Alassio;
doppio appuntamento anche
“Antichi Borghi”
per unire
mare e montagne
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Fascino artigiano
nelle vie di Celle
N° 3 - 2009
“Man d'Ommu”, evento di grande richiamo
per il 10 agosto, con i concerti di Garlenda ed Ortovero, il
Festival si è chiuso con la IX
Rassegna internazionale della fisarmonica, il 29 agosto a
Casella, che ha visto l'esibizione di Alexander Dmitriev,
Vitaly Dmitriev e Nadezda Guseva. Molti i nomi noti della
musica classica, lirica e jazz,
oltre a tanti nuovi talenti. Proprio questa sapiente unione,
nella splendida cornice dei borghi liguri, è la carta vincente
di questo Festival, che ha riscosso un sempre crescente
consenso in questi suoi primi
tre anni di vita.
Spiega Marinella Mantovani,
presidentessa dell'Associazione “Music Liguria International”: “Il progetto è nato tre anni fa con l'intento di promuovere lo sviluppo e la conoscenza della musica cosiddetta 'colta' attraverso un Festival estivo itinerante da tenersi prevalentemente negli antichi borghi delle cittadine liguri, offrendo al pubblico una proposta
articolata di spettacoli studiati sulle esigenze di ogni singolo paese aderente e che non
vengono mai ripetuti nell'ambito della stessa provincia, af-
fiancando grandi interpreti internazionali e giovani artisti
emergenti locali. L'iniziativa
dell'Associazione e dei Comuni aderenti è volta a promuovere le bellezze del nostro territorio e ad elevare la qualità
e la quantità dell'offerta musicale, valorizzando al tempo
stesso gli incantevoli borghi
medievali che ospitano la kermesse e promuovendone direttamente e indirettamente lo
sviluppo economico e sociale”.
Il Festival include uno o più
concerti per ciascun Comune,
localizzati negli angoli più caratteristici dei rispettivi borghi.
A seconda delle disponibilità
di ciascuna Amministrazione,
sono stati previsti concerti sinfonici, di musica classica, récitals di musica operistica, concerti jazz, offrendo una varietà
di proposte tali da incontrare
il gusto del numeroso pubblico estivo.
Continua Marinella Mantovani: “Nell'ambito della programmazione del Festival ci siamo
avvalsi anche del contributo di
una prestigiosa iniziativa che
la nostra Associazione ha realizzato di recente con l'Ammi-
“Le mani dell'uomo e quanto
di bello riescono a produrre”:
è questo il sottotitolo ideale che
sintetizza il significato della
manifestazione “Mand'Ommu” che si è svolta nel luglio
scorso a Celle Ligure. Giunto
alla quattordicesima edizione,
organizzato dal Comune di Celle Ligure e dal Consorzio Promotur, l'appuntamento è stato
sostenuto dalla Camera di Commercio di Savona, da Confartigianato e dalle associazioni
di categoria locali che hanno
contribuito a valorizzare il senso più profondo del lavoro artigianale in Liguria. “Si tratta
di una manifestazione che ripetiamo da parecchi anni - ha
commentato Luigi Chierroni,
assessore alla Cultura del Comune di Celle - in quanto la
giudichiamo importante per
due aspetti: prima di tutto costituisce un evento che piace
molto ai cellaschi e ai turisti
che ogni anno si spostano anche dalle località vicine per poter assistere all'evento, unico
nel suo genere. Inoltre
“Mand'ommu” promuove il
valore del lavoro antico, del lavoro che nasce dalle mani del-
l'uomo per produrre un artigianato che ha origini nel passato, ma che è sempre attuale.
Per questo nei prossimi anni
l'amministrazione concentrerà
un impegno ulteriore per valorizzare questo appuntamento”.
Non è meno importante il fatto che, manifestazioni come
questa, costituiscano l'unica
occasione per veder svolgere
alcuni “mestieri” che si stanno estinguendo, come ad esempio l'impagliatura delle sedie
e le lavorazioni della carta, del
ferro e del cuoio. In questo senso, a Celle è stato possibile assistere in modo diretto alla elaborazione e all'esposizione di
manufatti di diverso genere:
accanto al settore alimentare,
con le produzioni delle aziende agricole che spaziano dall'olio con l'attività di Rosciano Sandra di Toirano, al miele con l'Agricola Apiario Benedettino, al salame di Parodi
Federico di Sant'Olcese, ai formaggi di Lo Manto Mario Aldo con “I Formaggi del boschetto” di Albenga, erano presenti vari ambiti. Di rilievo il
restauro dei mobili rappresen-
nistrazione comunale di Finale Ligure, ovvero di interagire
artisticamente e di progettare
ulteriori eventi musicali con gli
studenti che nell'anno solare
2009 hanno partecipato ad un
Corso di Formazione Orchestrale interamente finanziato
dalla Comunità Europea e ri-
volto a giovani musicisti parzialmente occupati e diplomati. Un'iniziativa volta principalmente a far esibire i musicisti
nel Festival “Antichi Borghi di
Liguria” così da arricchire significativamente il calendario
delle manifestazioni già in programma con ulteriori spetta-
tato da Gigliotti Gianfranco De Alexandris Paolo di Savona, la produzione di oggetti in
vetro dei Tre Archi sas di Ballarin Giuseppe di Sanremo, la
lavorazione del legno di Camogli Roberto di Varazze, la
produzione di macramè e pizzo al tombolo di Demartini Nicoletta e Scaldaferri Giuliana
di Chiavari e la lavorazione del
legno al tornio della Baita di
Curato Carla. Infine, ampio rilievo alla produzione ceramica, che nel savonese ha una tradizione antica e sempre attiva,
rappresentata da un abile ceramista e artista, Marcello Mannuzza, titolare con il figlio Andrea della manifattura Il Tondo di Celle Ligure. L'evento di
Celle, quindi, pur mantenendo le caratteristiche di un momento piacevole nell'arco dell'estate di una località turistica, apre un discorso di grande
importanza: quello della tutela dell'artigianato e di alcuni
mestieri che, senza un adeguato sostegno e una specifica valorizzazione, rischiano di scomparire portandosi via un pezzo
di storia della nostra terra.
Silvia Campese
coli”.
La terza stagione del Festival,
da poco conclusasi, è stata patrocinata da: Provincia di Savona, Camera di Commercio di
Savona, Unioncamere Liguri e
Confartigianato Liguria.
Erica Marzo
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La continuità di Atzori:
“Non fermate i progetti”
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Cambio della guardia alla presidenza dell'Unione Industriali
Si può cambiare comparto,
passando dalla chimica all'impiantistica meccanica, e
si può cambiare area geografica, traslocando dal comprensorio vadese alla Valle Bormida. Ma non si cambia linea. Così il passaggio delle
consegne, ad inizio estate, al
vertice dell'Unione Industriali di Savona è stato improntato alla continuità. Si è passati da un ingegnere ad un altro, da Marco Macciò a Fabio Atzori, ma sono stati confermati sia i giudizi sulla situazione globale, nazionale,
locale, sia le priorità da perseguire per andare oltre la crisi. Difficile, d'altra parte, muoversi e agitarsi quando si è in
trincea, con l'elmetto ben calato sulla testa, in attesa che
passi il momentaccio. Difficile ma non scontato, perché
tutto intorno l'agitazione è invece all'ordine del giorno e
mantenere una rotta equilibrata appare già una piccola
impresa.
Le elezioni amministrative
hanno causato una mezza rivoluzione sia a livello provinciale, sia in alcuni dei Comuni più “sensibili” ai problemi industriali. Nel contempo, dal Governo (ampliamento centrale Tirreno Power)
e dalla Regione Liguria (realizzazione della piattaforma
portuale Maersk) sono giunti chiari incitamenti ad andare avanti con i progetti, ritenuti compatibili con il territorio sotto il profilo ambientale.
Piattaforma contenitori di Vado Ligure, potenziamento della centrale Tirreno Power,
nuove infrastrutture logistiche e di collegamento, trasferimento di Piaggio Aero Industries a Villanova d'Albenga, piano industriale di Ferrania, riqualificazione di importanti aree urbane a Finale e Pietra Ligure, investimenti nel settore vetrario. “Non
ci sono alternative - ha tenuto a sottolineare il neo-presidente dell'Unione Industriali -, non si tratta di buttare a
mare que-
sto o quel progetto, ma di decidere a quali condizioni si
debbano fare. Perdere anche
soltanto una di queste opportunità è un lusso che non ci
possiamo permettere, per noi
ma soprattutto per i nostri figli”.
E pazienza se non tutti sono
d'accordo perché l'unanimità
non è di questo mondo e le
posizioni di chi la pensa in
un altro modo sono del tutto
rispettabili. Però non è possibile rifiutare l'unico modello di sviluppo che può consentire alla comunità savonese di mantenere gli attuali livelli di benessere (e quindi
di qualità della vita) in un periodo in cui ci si sta invece
da altre parti attrezzando a ridurre l'impatto della recessione e la conseguente caduta di reddito.
“Il nostro
territorio ha già patito molto
duramente in passato la deindustrializzazione - ha detto
Atzori -: questo ci permette
di vivere la crisi con la stessa preoccupazione ma anche
con uno spirito diverso rispetto al resto del Paese, aiutati
in questo dall'opportunità di
cogliere alcune grandi occasioni che possono rilanciare
lo sviluppo di Savona molto
più rapidamente rispetto ad
altre province consolidando
per decenni la capacità di produrre valore aggiunto e reddito per le famiglie”.
Naturalmente la condizione
da soddisfare è che le aziende - nella gran parte dei casi
si tratta di risorse private messe a disposizione del sistema
economico locale - siano sostenute dalle pubbliche amministrazioni nei loro piani
di investimento. “Gli amministratori devono adoperarsi
Fabio Atzori, a sinistra, riceve il
testimone da Marco Macciò in
assemblea, sotto gli occhi del
direttore Luciano Pasquale. Sotto,
due temi “caldi” da affrontare:
l'autostrada in Val Bormida (nella
foto l'ex statale 30) e il trasferimento di Piaggio a Villanova
perché sul territorio si affermi un clima di collaborazione con chi fa impresa - ha aggiunto l'ingegner Atzori - avviando un circolo virtuoso
che, a partire dalla migliorata competitività delle aziende e dall'incremento del loro
giro d'affari, si diffonda sul
territorio attraverso la distribuzione di maggiori quote di
reddito contribuendo ad elevare i livelli di benessere della comunità, con la consapevolezza che solo una maggiore disponibilità di risorse può
consentire di vincere anche
la più complessa delle sfide
ambientali. Il caso di Tirreno Power è, in questo senso,
emblematico. La centrale termoelettrica è in funzione da
30 anni, esiste un piano che
garantisce la diminuzione
dell'inquinamento e c'è l'impegno a destinare importanti risorse, 180 milioni di euro, per lo sviluppo delle energie alternative in provincia
di Savona e nell'entroterra
ligure. Ci sono dei problemi, ma
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è necessario affrontarli con
cognizione di causa e superarli attraverso un dialogo
aperto”.
Un messaggio chiaro il nuovo presidente degli industriali savonesi ha voluto spedirlo anche agli istituti di credito, vicini e lontani. “Le banche - ha detto illustrando il
piano d'azione della sua presidenza - sono i partner di cui
abbiamo bisogno per sostenere l'attività delle nostre imprese e finanziarne gli investimenti. Nuove forme di collaborazione e strumenti più
efficaci di garanzia degli affidamenti per le aziende sono le strade da percorrere per
un rapporto più efficace tra
chi raccoglie ed eroga le risorse finanziarie e chi rappresenta l'economia reale”.
Fabio Atzori ha anche spezzato una robusta lancia a sostegno delle nuove opere infrastrutturali, sia quelle funzionali alle iniziative portuali, sia quelle rivolte a potenziare le strade di attraversamento della provincia e della Liguria in generale. A cominciare, ha sottolineato, dalla bretella autostradale che
dovrà unire il comprensorio
di Albenga con l'Alessandrino attraverso la Valle Bormida. “Un'opera al servizio di
tutta l'economia - ha osservato -, sia perché risolverebbe i problemi di congestio-
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Quattro vicepresidenti
In Demont da 6 anni
Fabio Atzori è stato eletto a fine giugno presidente dell'Unione
Industriali di Savona raccogliendo in Assemblea un consenso
quasi plebiscitario (il 95% dei voti tra le oltre 300 aziende associate). E' nato a Piacenza, ha 41 anni e ricopre l'incarico di amministratore delegato del Gruppo Demont di Millesimo, di cui è
anche socio. Sposato con Lorenza Dellepiane, figlia del fondatore e presidente di Demont, Aldo Dellepiane, vive a Savona ed
ha quattro figli.
Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano a soli
23 anni, Atzori ha iniziato a lavorare in Ansaldo dove è rimasto per
nove anni, in gran parte trascorsi all'estero (Asia, India, Sud America, Medio Oriente), fino a diventare responsabile del settore Avviamenti e Service. Alla metà del 2000 è entrato nella multinazionale francese Alstom, con un incarico in Cile, prima come Station
and Contract Manager, poi come amministratore delle attività di
Service, Esercizio e Manutenzione per la costa occidentale del
Sud America. L'ingresso in Demont è del 2003 con l'incarico di direttore della Divisione Industriale. Successivamente è stato presidente del Consorzio Demont Maintenance, poi consigliere di amministrazione del Gruppo, direttore generale e amministratore delegato.
namento della direttrice autostradale costiera, attirando
buona parte del traffico diretto da o verso la Pianura Padana, sia perché darebbe nuovo impulso
al turismo del Ponente e all'economia in generale della
Valle Bormida. Risultati che
non si potrebbero certo ottenere solo con un miglioramento dell'attuale viabilità
ma che richiedono collegamenti di livello superiore, in grado di connettersi rapid a -
Questa la “squadra”, completamente rinnovata, dei quattro vicepresidenti che affiancheranno il nuovo presidente Fabio Atzori alla guida dell'Unione Industriali di Savona:
Roberto Buzio, 55 anni, residente ad Albisola Superiore, è Direttore Risorse Umane di Saint-Gobain Vetri, società leader nei contenitori in vetro cavo, che ha in Valle Bormida, a Dego, la sede
centrale delle sue unità produttive in Italia Settentrionale.
Giovanni Gosio, 57 anni, nato a Rovato, in provincia di Brescia, è
CEO (amministratore delegato) di Tirreno Power, sesta società di
produzione di energia elettrica a livello nazionale, con sede in Roma e unità produttiva nei comuni di Vado e Quiliano.
Roberto Marson, 46 anni, residente ad Albissola Marina, Amministratore unico della Sicel costruzioni, fondata dal padre Guglielmo nel 1975, con sede nel comune di Stella. Dal 2005 è presidente della Sezione Edili dell'Unione Industriali.
Mattia Noberasco, 31 anni, risiede ad Albenga ed è Amministratore delegato di Agrifood Srl, con sede a Vado Ligure, azienda di
produzione che fa capo al gruppo Noberasco. Dal 2007 è presidente del Comitato Piccola Industria della provincia di Savona.
mente con i corridoi europei”.
Quanto alle partite aperte sul
fronte più propriamente industriale, il nuovo presidente dell'Unione Industriali di
Savona ha assicurato il massimo impegno per un positivo sviluppo delle iniziative
riguardanti il trasferimento
della Piaggio da Finale Ligure a Villanova e la reindustrializzazione dell'area di Ferrania. “Il compito principale
del mio mandato sarà di assecondare lo sviluppo di questa provincia - ha ribadito - .
Trovo paradossale che mentre a Vado Ligure si contesta
l'ampliamento del porto e di
una fabbrica a Finale sia invece faticosissimo far traslocare uno stabilimento che occupa il lungomare di una città
turistica. Sotto questo punto
di vista la vicenda Piaggio è
surreale: tutti hanno da guadagnare qualcosa con il trasferimento ma sembra quasi
che si vada alla ricerca delle
complicazioni. Tanto più che
questa è un'operazione che si
dovrà comunque fare. Quindi, perché non farla subito? Si aprirebbe anche
un'importante occasione di
sviluppo dell'indotto aeronautico nel comprensorio ingauno, con la crescita di piccole
e medie imprese innovative”.
Apertissima anche la partita di Ferrania, mentre segna
qualche battuta a vuoto il
recupero produttivo delle
aree ex Acna. “Non siamo
comunque fermi sulla linea
di partenza - ha osservato
l'ingegner Atzori -. A Ferrania la piattaforma tecnologica è stata finanziata ed
è in fase di avvio, con importanti investimenti già deliberati, il polo per l'energia
fotovoltaica. Il riutilizzo dell'ex Acna è frenato dall'iter
di cessione delle aree e dalla difficoltà di stabilirne il
prezzo. Il terreno è stato
completamente bonificato,
messo in sicurezza e caratterizzato. E' quindi pronto
ad ospitare nuovi insediamenti. Tuttavia è indispensabile, per rendere più attrattivo il sito di Cengio, disporre di un raccordo stradale tra l'ex Acna e il casello autostradale di Millesimo. Senza collegamenti efficaci il successo di un polo industriale e, ancor più,
di un centro logistico sarebbe seriamente
a rischio”.
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Se nell'economia valessero
le antiche leggi della fisica e,
soprattutto, quell'“horror vacui” con cui Aristotele negava la possibilità di esistenza
del vuoto, allora si potrebbe
guardare con un po' più di ottimismo sul recupero dei grandi ex contenitori industriali
intorno a Savona, la cui pluriennale inattività fa crescere il sospetto che, forse, il vuoto non solo esiste a livello
scientifico, come è stato dimostrato dai fisici moderni,
ma anche nella programmazione industriale.
L'Acna di Cengio, ad esempio, è stata chiusa definitivamente nel 1999, dopo vari anni di agonia produttiva, e dieci anni dopo ci si sta ancora
interrogando sul futuro di
quelle aree. L'obiezione che
viene immediatamente opposta a questa considerazione è
che la bonifica del “sito inquinato” di Cengio rappresenta una delle poche operazioni del genere (e l'unica di
grande rilievo per dimensioni e complessità) ad essere
stata completata. Il fatto è che,
proprio considerando gli ostacoli superati, non si capisce
perché da due anni non si riesca a risolvere un problema
apparentemente molto più
semplice, in quanto si tratta
di stabilire da una parte l'ammontare del “danno ambientale” che Eni dovrà risarcire
al territorio e dall'altra parte
il prezzo che gli Enti del territorio (cioè la Regione Liguria e, per la parte di sua
competenza, la Regione Piemonte che si sono impegnate all'acquisto) dovranno pagare alla società Syndial (controllata da Eni) per ottenere
la proprietà delle aree. Circa
un anno fa sembrava essere
stata raggiunta un'ipotesi di
accordo molto salomonico:
le aree valgono quanto il danno ambientale. Nel senso che
Contenitori vuoti
in attesa di scelte
I casi (irrisolti) dell'Acna, dell'ex IP e di Ferrania
“
A dieci anni dalla chiusura, l'ex
Acna di Cengio, con i suoi 25 ettari di
aree bonificate da utilizzare per nuovi
insediamenti industriali, è bloccata da
un contenzioso che oppone l'Eni alle
istituzioni locali
l'ex Acna sarebbe passata nella disponibilità delle istituzioni liguri in cambio della
rinuncia, da parte del ministero dell'Ambiente, alla richiesta di risarcimento del
danno ambientale. Questa cessione a prezzo politico avrebbe anche permesso di accelerare la reindustrializzazione di almeno una parte dell'ex fabbrica chimica. Lo stru-
mento che avrebbe dovuto
consentire di giungere a questa conclusione sarebbe stato un decreto legge che autorizza i dirigenti del ministero a concordare una transazione sul danno ambientale
a carico di Eni, valutato in
prima istanza nell'ordine di
800 milioni di euro tenendo
conto non solo della situazione Acna ma anche di altre criticità in tutta Italia.
Solo che questo percorso si
è subito dimostrato molto
stretto e impervio. Perché le
aree Acna - 550 mila metri
quadrati complessivi - si trovano quasi interamente in territorio ligure (Cengio) mentre il danno ambientale si è
registrato quasi tutto in territorio piemontese. E gli enti
locali piemontesi sono determinati a non fare sconti. Se i
soldi non li mette l'Eni, sostengono, intervenga il ministero, visto che è pronto a fare l'accordo sulle aree. Ma il
ministero, soprattutto con i
chiari di luna dell'economia
nazionale, non appare in grado di reperire le risorse necessarie a tacitare i piemontesi. E, da parte sua, l'Eni ha
già lasciato ampiamente intendere di “avere già dato”
Sopra, e in alto nella pagina a
fianco, due scorci della “vecchia”
Acna sopravvissuti alle
demolizioni. Sotto, a sinistra, l'ingresso delle aree IP di Quiliano,
alle spalle del porto. Sotto a sinistra il grande piazzale di Ferrania
per l'Acna ben più di quanto
sarebbe stato oggettivamente giustificato (150 milioni di
euro per la bonifica) avendo
“ereditato” la situazione di
Cengio quando già la sorte
della fabbrica era segnata.
Con queste premesse, non ci
si può stupire se una riunione “chiarificatrice” convocata in giugno a Roma tra le due
Regioni e l'Eni sia finita con
l'abbandono del tavolo da parte della holding chimica, contrariata dall'andamento del
confronto e per nulla disposta ad incassare nuove perdite. Agli inizi di settembre è
stata la nuova amministrazione comunale di Cengio a cercare di rimettere in moto la
trattativa, chiedendo informazioni in Regione Liguria,
ma il contenzioso è tuttora in
piedi, sempre più aggrovigliato, mentre le aree ormai
bonificate potrebbero cominciare ad essere cedute - a lotti - alle aziende interessate
agli insediamenti, individuate con l'intervento di IPS, l'agenzia savonese per lo sviluppo produttivo.
A complicare il quadro, c'è
un altro contenitore vuoto,
l'ex deposito costiero IP, anche questo “targato” Eni, sul
territorio del comune di Quiliano, alle spalle delle banchine di Vado Ligure. In questo caso l'“aspirante acqui-
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rente” è l'Authority portuale
in quanto si tratta di aree preziose perché i traffici sono in
aumento, almeno oggi in prospettiva, e la capacità di stoccaggio a filo di banchina si è
praticamente saturata. L'ex deposito costiero è collocato in
posizione strategica, tra Savona e Vado, ad un paio di chilometri dalle banchine, a poche centinaia di metri dagli
svincoli autostradali e dotato
di raccordo ferroviario diretto con Parco Doria e la rete.
Si tratta di 70 mila metri quadrati completamente bonificati e caratterizzati su cui hanno da tempo messo gli occhi,
oltre all'Autorità Portuale, anche i principali terminalisti
portuali. Che tuttavia devono fare i conti da un lato con
l'Eni, proprietario delle aree,
che ha avanzato richieste economiche “importanti” (si parla di 4 milioni di euro) e, dall'altro con il Comune di Quiliano, che intende riservare
un 20 per cento della superficie ad attività commerciali
e, per il resto, punta ad insediare attività produttive ad alta intensità occupazionale.
L'Eni, in passato, sembrava
interessata a cercare una soluzione unica per le sue “proprietà” savonesi, privilegiando l'interlocutore Autorità Portuale sia per l'ex Acna (vista
come possibile piattaforma
logistica retro portuale) sia
per l'ex IP. Ma poi è subentrato l'interesse della Regione Liguria su Cengio e, soprattutto, ha cominciato ad
alzare la voce il Comune valbormidese, che punta su una
“
Entro il perimetro di Ferrania
Technologies ci sono 43 ettari di aree
industriali subito utilizzabili per
nuove iniziative in grado di dare un
robusto contributo alla soluzione dei
problemi occupazionali
reindustrializzazione ad alta
intensità occupazionale e non
sull'occupazione delle aree a
fini logistici, che garantiscono meno posti di lavoro. L'obiettivo è quello di creare a
Cengio almeno 250 posti di
lavoro sui 25 ettari di terreno potenzialmente recuperabili per attività industriali.
A Ferrania, dove non ci sono
problemi di bonifica e dove
l'attività industriale si è ridotta ma non fermata, i metri
quadrati disponibili per nuo-
vi insediamenti sono invece
430 mila. Ovvero 43 ettari di
aree industriali che non sono
interessati dalle nuove iniziative di Ferrania Technologies.
In pratica si tratta dell'85 per
cento dell'intero sito aziendale, mentre il restante 15 per
cento sarà sufficiente ad ospitare il polo produttivo per l'energia fotovoltaica (sarà utilizzato l'ex magazzino prodotti finiti delle “vecchia”
Ferrania), la centrale a biomasse vegetali, le attività di
supporto e le residue lavorazioni tradizionali. Anche in
questo caso il ventaglio delle possibili opzioni è variegato: distripark, grande distribuzione, piccola e media
industria. La realizzazione
della (prevista) piattaforma
tecnologica dovrebbe facilitare l'insediamento di attività
produttive orientate all'innovazione piuttosto che attirare interessi commerciali o logistici. Tuttavia la (prevista)
realizzazione di svincoli stradali con la nuova variante di
Vispa e il rifacimento (previsto) del raccordo ferroviario con la linea Savona - San
Giuseppe di Cairo potenzieranno notevolmente la rete
infrastrutturale al servizio
dell'area di Ferrania, aumentandone l'attrattività anche
per impieghi diversi dalla
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produzione. L'effettiva presa di possesso del sito di Ferrania da parte del gruppo Messina - azionista unico della
società - è avvenuta solo di
recente. Quindi, in tema di
ritardi, non si può addebitare alla proprietà di aver indugiato nella definizione delle scelte. Semmai ritardi ed
incertezze riguardano altre
partite aperte da anni, a cominciare dall'attuazione dell'Accordo di Programma sottoscritto - in buona compagnia - tre anni e mezzo or sono. Certo che adesso, con l'arrivo dei sostegni finanziari
della Regione e con la definizione del contenzioso con
i commissari dell'Amministrazione Straordinaria, non
ci sono più ostacoli formali
al rilancio dell'area. Ma per
la rilevanza del problema e
per l'alto numero di lavoratori coinvolti è più che mai
necessaria un'iniziativa di
supporto da parte degli Enti
locali e dei loro bracci operativi per agevolare la ricerca di soggetti interessati ad
investire.
Acna, IP, Ferrania: tre vuoti (o quasi) che non devono
essere considerati “a perdere”. Passa su queste aree una
parte rilevante delle opportunità di nuovo sviluppo industriale (ma non solo) dell'economia locale, soprattutto valbormidese. Un comprensorio, quello dell'entroterra, che non può continuare a contare su ipotesi suggestive di riconversione o di
cambio di “vocazione” ma
che deve saper utilizzare al
meglio sia il patrimonio di
professionalità che ha accumulato in più di un secolo
di tradizione industriale, sia
i contenitori che le grandi ristrutturazioni e la rivoluzione digitale ha svuotato di impianti e di lavoratori.
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Grande successo a Millesimo della 17a Festa Nazionale
Alla ricerca dei tartufi
con la mappa del tesoro
Nel territorio della provincia
di Savona - soprattutto in Val
Bormida, ma non solo - sono presenti tutte le tipologie
di tartufi, sia bianchi che neri, che crescono nei diversi
periodi dell'anno. Diverse pubblicazioni edite negli ultimi
decenni lo documentano; ora
è stato ultimato lo strumento
scientifico ufficiale, previsto
dalla recente normativa regionale, ovvero la completa
mappatura delle zone tartufigene esistenti nell'ambito
territoriale della Comunità
Montana Alta Val Bormida.
Lo studio cartografico è stato curato dal Dip.Te.Ris. (Dipartimento per lo Studio del
Territorio e delle sue Risorse
dell'Università di Genova) in
collaborazione con l'Associazione Ligure Tartufai e Tartuficoltori, che ha sede a Millesimo, presieduta da Maurizio
Bazzano.
In merito a tale iniziativa, l'infaticabile ed appassionato
Meo Bertone, che dell'Associazione Tar tufai è stato il
primo presidente, in carica
per 23 anni, fino ai mesi scorsi, osser va: “Questo strumento della mappatura del
territorio, finalizzato ad identificare le aree tartufigene,
con le indicazioni dei terreni e delle tipologie di tartufi
che vi si trovano, è fondamentale per il settore specifico e per il quadro economico in generale. Con questa prima cartografia delle
aree tartufigene dell'Alta Val
Bormida si può finalmente
arrivare anche alla quantificazione del prodotto ed a
stime attendibili del valore
dei nostri tartufi nonché dell'incidenza economica che il
tartufo apporta.”
Spiegano i tecnici della Comunità Montana valbormidese: “Con la mappatura delle zone tartufigene si
pongono le basi
per l'avvio della filiera legata al
tar-
tufo e per la razionalizzazione della stessa, nell'ambito
della Comunità Montana Alta Va Bormida. Il tartufo, infatti, possiede le potenzialità per fare da traino all'economia locale e ad altri prodotti, sia per quanto riguarda gli aspetti economici e di
marketing, sia relativamente alla gestione territoriale.
Attraverso la cartografia e la
georeferenziazione è possibile conseguire una migliore
conoscenza della distribuzione delle tartufaie esistenti e
stabilire le linee di approfondimento, ricerca e sperimentazione future sulle quali potranno prendere avvio nuove
fasi del progetto, oltre a caratterizzare le porzioni di territorio a sviluppo tartufigeno
in relazione alle diverse specie, usufruendo di uno strumento utile e dinamico nella determinazio-
ne delle priorità di intervento.”
I tartufi, oltre a catalizzare la
passione dei cercatori nonchè costituire un motivo di attrazione per i buongustai, rappresentano un indubbio fattore economico. Continuano
dalla Comunità Montana: “Un
elemento altrettanto importante è il marketing territoriale legato al tartufo: la posizione strategica del territorio andrebbe sfruttata per promuovere il prodotto su più fronti,
soprattutto mettendo in risalto il fatto che in Val Bormida
sono presenti tutte le specie
commercializzabili in Italia, il
che permette di coprire, seppure con tartufi diversi, quasi tutti i mesi dell'anno.
Sarà auspicabile lo sviluppo
di attività imprenditoriali direttamente collegate alla fi-
liera del tartufo, sia per quanto riguarda la ristorazione,
trasformazione e commercializzazione del prodotto, sia
relativamente alla creazione
di figure in grado di lavorare
su tartufaie coltivate e naturali, affiancando le attività tradizionali, già peraltro ben sviluppate, dei tartufai.
La valorizzazione del tartufo
potrà essere implementata
con altri modelli di sviluppo
di filiere non legnose ma sempre legate al bosco, come ad
esempio funghi, castagne,
piccoli frutti, miele, prodotti
zootecnici ed ortofrutticoli, al
fine di valorizzare i territori
dell'entroterra ligure, offrendo anche ai turisti della zona
costiera l'opportunità di variare paesaggio a pochi chilometri dal mare, riscoprendo il verde della natura e le
tradizioni della Val Bormida.”
I proff. Mario Pavarino e Mirca Zotti, dell'Universtà di Genova, hanno spiegato la metodologia della mappatura: “I
tartufi, poiché di numerose
specie si tratta e non solo del
'tartufo bianco e nero', maggiormente noti, nascono grazie ad una simbiosi tra l'apparato radicale di una specie
arborea e un fungo ascomiceta. In primo luogo risulta,
quindi, essenziale individuare e localizzare quelle specie
arboree che possono produrre la simbiosi con una determinata specie di tartufo.
Queste ultime possono essere numerose, e volendone
soltanto ricordare alcune potremmo citare la roverella, il
tiglio, il pioppo bianco, il nocciolo. Complesse, ed ancora
poco note, sono inoltre le interazioni che si creano tra le
specie di tartufo e le altre specie a livello radicale.
La conoscenza della distribuzione delle specie ospiti
però non è sufficiente ad individuare le possibili piante
in grado di produrre tartufi. E'
infatti necessario considerare le caratteristiche del suolo, le condizioni climatiche, e
i caratteri morfologici del territorio in un approccio multiscala. Per tutta que-
sta serie di motivi risulta estremamente complesso individuare metodologie lineari per
lo studio di come i siti idonei
alla produzione di tartufi siano localizzati sul territorio.
L'individuazione della migliore metodologia deve indubbiamente iniziare dalla ricognizione dell'area (con l'aiuto fondamentale dell'Associazione Tartufai e degli amici “a
quatto zampe”), seguita dalla fase di censimento delle
aree tartufigene note.
Contestualmente alla fase
esplorativa, si predispone uno
schema per la raccolta di quei
dati che possano rivelarsi utili per poi predisporre le carte della distribuzione dei siti
tartufigeni.
Le caratteristiche morfologiche del territorio vengono,
invece, con maggiore precisione individuate attraverso l'analisi dei modelli tridimensionali del territorio, utilizzando programmi informatici specifici.
Alla fase di descrizione del
fenomeno oggetto di studio
segue, poi, l'analisi esplorativa dei dati effettuata con
software che permettono di
integrare tra loro tutti i dati
raccolti in precedenza anche
se provenienti da componenti differenti del territorio (vegetazione, suolo, morfologia).
Si passa, quindi, a definire la
stima di una misura opportuna che permetta di identificare una correlazione spaziale
tra le osservazioni.”
Come ogni anno, a Millesimo - località che aderisce
all'associazione nazionale
delle Città del Tartufo - è stata organizzata la diciassettesima edizione della Festa
nazionale del Tartufo nelle
giornate di sabato 26 e domenica 27 settembre, con
convegno (in cui è prevista
la presentazione delle conclusioni del progetto “Studio
per la caratterizzazione del
tartufo della Val Bormida”),
esposizioni, bancarelle e attività collaterali.
La manifestazione è stata preceduta da una Gara di ricerca dei tartufi organizzata a
Cosseria nella mattinata di
domenica 20 settembre.
LoRenzo Chiarlone
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Ventuno progetti divisi tra le
cinque filiere previste dal
bando regionale si divideranno i 35 milioni provenienti
dal Fondo sociale europeo
rivolto alle risorse umane
(Fse, 19.600.000 euro) e dal
Fondo europeo di sviluppo
regionale dedicato alle imprese e all'innovazione (Fesr, 15.400.000 euro). Un gioco di squadra che indirizza
risorse pubbliche verso azioni di stimolo sull'economia
con un occhio di riguardo alla creazione di nuovi posti di
lavoro. "Per la prima volta in
Italia - ha sottolineato facendo il punto sull'iniziativa il vicepresidente della Regione
Massimiliano Costa - sono
state unificate le risorse provenienti dai due fondi per finanziare progetti che, oltre alle risorse, condividono anche
le finalità dei fondi: formazione finalizzata all'occupazione e attenzione alle categorie svantaggiate per il Fse;
incremento della competitività dei territori attraverso le
imprese per il Fesr".
Quindici Comuni, quattro
Comunità Montane, l'Ente
Parco regionale delle Alpi liguri e il Parco nazionale delle Cinque Terre hanno presentato in tutto 34 progetti e,
di questi, 21 sono stati ammessi a finanziamento. Dei
tredici progetti esclusi, la
bocciatura ha riguardato soltanto tre idee,
mentre gli altri non
sono riusciti a raggiungere il punteggio necessario ad ottenere il
finanziamento e
potranno essere riproposti.
Ogni progetto
va da un minimo di 750.000
a un massimo
Dare più lavoro
con idee innovative
Finanziati in provincia 5 progetti di sviluppo locale
di 2,5 milioni di euro di finanziamento. Sono tutti progetti
"di rete": coinvolgono cioé diversi enti e diverse realtà del
territorio. Le cinque filiere sono: sviluppo sostenibile; occupazione nei settori ad alto
contenuto di ricerca e innovazione; valorizzazione turistico culturale e agroalimentare
dell'entroterra; potenziamento del sistema portuale; occupazione delle categorie svantaggiate e coinvolgimento delle imprese del terzo settore.
Il coinvolgimento “a rete” degli enti pubblici è stato accompagnato, come prescritto
dal bando, dall'apporto di capitali privati che sono andati
ad aggiungersi, per un importo di quasi 19 milioni, alle risorse pubbliche. In questo modo il valore globale degli interventi approvati sale da 34,7
ad oltre 53,5 milioni. In questo modo, nel corso della loro
elaborazione, i vari progetti si
sono orientati lungo le direttrici auspicate: creazione di
opportunità imprenditoriali da
un lato e incremento dei livelli occupazionali dall'altro, con
un occhio di riguardo alla preparazione delle figure professionali da impiegare.
"Abbiamo fatto un esperimento - ha detto l'assessore allo
sviluppo economico, Renzo
Guccinelli -; la sfida è appena lanciata e non è ancora vinta: abbiamo chiesto ai territori di organizzare progetti
per creare professionalità intorno a opportunità vere di lavoro e di impresa. Partendo
dalle loro specificità, ma attenendosi agli assi stabiliti
dalla Regione in conformità
con gli obiettivi di Fse e Fe-
sr. Vorremmo evitare, in primo luogo, di erogare formazione per futuri disoccupati,
come accaduto più volte in
passato. E vogliamo partire
dalle esigenze concrete del
nostro tessuto di piccole e medie imprese, che rischiano facilmente l'isolamento".
I ventuno progetti finanziati
invece riguardano i piccoli
centri e interessano più o meno tutto il territorio regionale: otto sono nella provincia
di Genova, cinque in quella
di Savona (a presentarli sono
stati i Comuni di Vado Ligure, Albenga, Cairo Montenotte, Spotorno e Varazze), quattro nell'imperiese e quattro nello spezzino. Molti
puntano sul collegamento tra costa ed entroter-
N° 3 - 2009
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ra, in particolare sulla sinergia tra turismo balneare della costa e turismo culturale ed
escursionistico dell'entroterra. In molti casi si prevede di
affidare la gestione dei servizi collegati (ad esempio di
strutture per la pratica di attività sportive tradizionali o
innovative) a nuove cooperative di giovani, erogando la
formazione necessaria e fornendo gli aiuti per l'avvio dell'impresa.
Sono interessate zone ad alto potenziale di sviluppo turistico. Alcuni esempi: Varazze e la via del Beigua; le
Cinque Terre, il recupero dei
muretti a secco e di coltivazioni tipiche; Badalucco e il
recupero della tradizione della ceramica; Spotorno e immediato entroterra, incentivazione dell'agriturismo e
coordinamento con il turismo balneare.
Il pacchetto di iniziative riguardanti Vado è incentrato
su progetti logistico portuali e coinvolge anche i comuni confinanti, la Provincia,
le forze sociali. Studiato in
prospettiva della piattaforma
Maersk è caratterizzato dalla scelta portuale come motore dello sviluppo. Si tratta,
in assoluto, dell'intervento
più rilevante per importo: 5,2
milioni di euro, di cui meno
della metà provenienti dai
fondi pubblici.
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N°3 - 2009
I Piani di Sviluppo Locale
Sotto il Beigua
voglia di turismo
Si chiama “RivierAmbienteSviluppo” il piano di sviluppo locale integrato del levante savonese ammesso a finanziamento regionale. L'iniziativa è
stata realizzata dai Comuni di
Varazze (capofila), Celle Ligure, Albissola Marina, Albisola
Superiore, Arenzano, Cogoleto, dalla Provincia di Savona e
dall'Ente Parco del Beigua.
Il Piano prevede interventi a
sostegno dell'occupazione per
un valore di 797 mila euro con
il contributo del Fondo Sociale Europeo, rivolti sia a disoccupati, sia ai lavoratori occupati per assicurarne il necessario aggiornamento professionale.
Attività di indirizzo e formazione, dunque, ma anche azioni
di ricerca, informazione e sensibilizzazione. Un secondo filone del piano “RivierAmbienteSviluppo” consiste nel sostegno allo sviluppo del tessuto
imprenditoriale del territorio. In
questo caso impiegati 610 mila euro attraverso il contributo
del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). L'obiettivo è stimolare la nascita di
nuove aziende e fornire alle imprese già esistenti incentivi per
l'innovazione.
Complessivamente si tratta di
1,6 milioni di euro provenienti
dai fondi europei ai quali si aggiungeranno ulteriori risorse
private per 1,1 milioni, per un
totale di 2,7 milioni di euro da
gestire per iniziative rivolte alla crescita sostenibile e al tu-
rismo.
Potranno essere finanziati progetti che riguardano la formazione professionale di giovani
in cerca della prima occupazione, lavoratori in cassa integrazione o disoccupati, la ricerca e sviluppo per il riutilizzo di aree dismesse o da riconfigurare e programmi di investimento per le piccole e medie imprese che vogliono ridurre l'impatto ambientale, aumentare il risparmio energetico e
la propria efficienza produttiva. Gli uffici comunali sono a
disposizione di tutti coloro che
sono interessati all'iniziativa e
intendono approfondirne il merito o chiedere comunque chiarimenti e informazioni.
“Vogliamo portare a conoscenza di tutti i soggetti potenziali
destinatari di questi finanziamenti della disponibilità di tali
fondi - ha sottolineato il vicesindaco Andrea Valle - al fine
di metterli in condizione di poter presentare per tempo i progetti che mirano allo sviluppo
della propria azienda ed al miglioramento della professionalità dei propri collaboratori, guardando in particolare all'aumento del numero degli occupati
ed alla stabilizzazione del loro
contratto di lavoro. Per questi
motivi gli uffici del Comune sono a disposizione di tutti coloro che necessitano di chiarimenti ed informazioni in merito. Il nostro obiettivo principale è quello di creare occupazione”.
Ambiente e gastronomia
must della Val Bormida
La Regione Liguria, attraverso
i fondi europei rivolti alla tutela dei lavoratori ed allo sviluppo delle imprese innovative, ha
concesso un finanziamento di
1 milione 227 mila euro al Comune di Cairo Montenotte per
la realizzazione di un progetto
finalizzato a favorire lo sviluppo locale, in particolare, un sistema eco-gastronomico valbormidese, capace di valorizzare le produzioni agroalimentari tipiche, le risorse naturali,
ambientali, turistiche e culturali dei diciotto comuni del territorio.
La Regione ha approvato la
proposta, frutto di una concreta collaborazione tra i comuni
dell'entroterra savonese, che
ha l'obiettivo di favorire una reale crescita in termini di attività
economica e di nuova occupa-
zione, nel rispetto della compatibilità ambientale.
Il progetto, denominato “Radici”, del quale il Comune di Cairo è capofila e coordinatore,
prevede l'avvio di una collaborazione attiva tra tutti i comuni
valbormidesi, per la creazione
di un sistema integrato e collettivo di economia locale, centrato soprattutto sulle risorse
agricole, sulle produzioni alimentari e gastronomiche e sulla valorizzazione delle attrattive naturali del territorio.
Partendo dall'omogeneità del
territorio e dall'importante sistema produttivo esistente, la
cooperazione tra i soggetti coinvolti dovrà generare opportunità interessanti per il mercato, così come migliorare le relazioni culturali e sociali e le attrattive turistiche.
Questo ambizioso obiettivo, secondo gli enti promotori, parte
dal presupposto che i primi beneficiari della proposta devono
essere gli stessi valbormidesi,
che vivono e lavorano sul territorio, e non soltanto i destinatari esterni.
Il programma di sviluppo prevede una scansione triennale degli interventi e sarà delineato in maniera specifica,
per ogni singola azione, d'intesa tra tutti gli enti partecipanti. Da sottolineare che il
“budget” a disposizione delle
amministrazioni comunali valbormidesi comprende anche
772 mila euro che dovranno
essere garantiti da soggetti
privati interessati all'iniziativa,
portando così a 2 milioni di
euro le risorse complessivamente disponibili.
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Mare-entroterra
“sinergia cercasi”
Vado e i suoi dintorni
credono nella portualità
Il Comune di Vado Ligure come capofila, d'intesa con i Comuni di Savona, Quiliano e Bergeggi, con il supporto progettuale e operativo dell'agenzia
per lo sviluppo savonese IPS
e con l'adesione al parternariato delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, hanno presentato alla Regione Liguria il
Progetto integrato di sviluppo
locale. Il piano, che in graduatoria è stato inserito al terzo posto (su 21 ammessi a finanziamento) dalla giunta regionale,
ha lo scopo di permettere al territorio di cogliere, e con ruoli
qualificati, le opportunità di lavoro collegate alla filiera logistico portuale. Il progetto avrà
una durata di trenta mesi, da
metà 2009 a tutto il 2011. Queste le principali azioni previste
a sostegno dell'occupazione e
dell'attività produttiva:
- 8 corsi per 8 persone ciascuno di aggiornamento per occupati in piccole e medie imprese;
- contributi fino al 50% dell'investimento in attrezzature, formazione e consulenze per la
creazione di nuove imprese
(obiettivo 12 nuove imprese);
- predisposizione di interventi
per favorire l'accreditamento
di PMI locali a erogare forniture e servizi per i maggiori
operatori logistico portuali;
- formazione per 12 macchinisti/ operatori ferroviari, per 12
operatori al Sistema Metrocargo, per 12 saldatori;
- attività di orientamento e inserimenti lavorativi per 20 persone;
- contributi a investimenti di piccole e medie imprese per una
percentuale del 30% che sale al 50% nel caso di acquisti
di servizi tecnologicamente
avanzati;
- sostegno alla realizzazione di
aggregazioni e reti tra imprese, con contributi del 60% degli investimenti sostenuti.
Le risorse pubbliche ottenute
ammontano a circa 2 milioni e
mezzo, di cui 1.580.000 euro
per i contributi alle imprese, con
la concreta previsione di sollecitare investimenti privati per
altri 2.720.000 euro. Risorse
importanti (si tratta del progetto più rilevante per valore
tra tutti quelli ammessi a finanziamento) che serviranno
a dare strumenti concreti a favore di disoccupati, lavoratori e imprese per cogliere le
opportunità dell'ipotizzato sviluppo portuale.
Vale 2 milioni 650 mila euro il progetto presentato dal
Coimune di Albenga e che
ha ottenuto l'ammissione a
finanziamento da parte della Regione Liguria, nell'ambito dei piani di sviluppo
locale integrati. Tra le 21
iniziative approvate, quella che vede il Comune ingauno come capofila si è
piazzata in ottava posizione. Il piano di sviluppo del
Ponente savonese è destinato a rivitalizzare l'economia del comprensorio
grazie ad una maggiore interazione tra la costa e l'entroterra. Il progetto, che
sarà finanziato grazie a 1,5
milioni di euro stanziati dalla Regione e provenienti
dai fondi europei Fse e Fesr, ai quali dovranno aggiungersi un milione 160
mila euro resi disponibili
dai soggetti privati, vede
come ente capofila il Comune di Albenga, in collaborazione con le amministrazioni di Arnasco, Ortovero, Villanova, Vendone,
Zuccarello, la Provincia di
Savona, oltre che con le
cooperative “Ortofrutticola” di Albenga, “Olivicola” di Arnasco e “Viticoltori Ingauni” di Ortovero.
L'impegno congiunto degli
enti locali e delle cooperative agroalimentari coinvolte permetterà di mettere in sinergia il sistema economico territoriale. L'obiettivo è mettersi in rete
con gli altri progetti già
esistenti nel comprensorio,
13
e non solo lungo la filiera
agricola, ma ampliando e
dando spessore alla collaborazione già in corso tra
le asssociazioni del settore primario e quelle del turismo per la diffusione dei
prodotti locali.
Significative le convenzioni che si stanno sottoscrivendo tra le associazioni
degli operatori turistici e
quelle del settore agricolo.
Ricalca le linee guida del
Progetto Outdoor il Piano
di sviluppo locale integrato dei Comuni del medio
ponente savonese. Non a
caso, con il Comune di Spotorno come capofila, sono
coinvolti - dopo aver sottoscritto un protocollo d'intesa - i comuni di Bardineto, Bergeggi, Boissano,
Borgio Verezzi, Calice Ligure, Calizzano, Castelbianco, Finale Ligure, Giustenice, Loano, Magliolo,
Noli, Orco Feglino, Osiglia, Pietra Ligure, Rialto, Toirano, Tovo San Giacomo, Vezzi Portio, la Comunità Montana Pollupice, la Provincia di Savona, il CONI, comitato di
Savona. Il progetto vale
3,2 milioni di euro, oltre
la metà dei quali (1,754
milioni) sotto forma di contributo regionale e il resto
da attivare con soggetti
privati. L'obiettivo è quello di incentivare l'agriturismo e di rafforzare i legami tra il turismo dell'entroterra e l'attività balneare costiera.
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Pasquale: nuovo patto
fra banche e imprese
N°3 - 2009
Intervista al presidente della Cassa di Risparmio di Savona
“
Uno spreco di risorse ed energie
che andrebbero invece utilizzate per
cercare soluzioni in grado di andare
oltre la crisi. Così il nuovo presidente
di Carisa giudica la contrapposizione
tra il mondo del credito e quello
dell'economia reale
Tra le molte conseguenze negative della crisi, una delle
più evidenti è la contesa quotidiana, combattuta anche attraverso i media, tra le imprese e le banche: le prime accusano le seconde di avere
stretto eccessivamente il credito, negando finanziamenti
e richiedendo rientri anticipati; le seconde accusano le
prime di avere ridotto la qualità e la quantità della domanda.
Un testimone privilegiato, a
cui chiedere quale sia l'effettivo stato delle cose nella nostra provincia, è senza dubbio Luciano Pasquale, che alla sua qualità di banchiere (da
pochi mesi è presidente di
Banca Carisa) unisce la particolare sensibilità maturata
in oltre 25 anni di direzione
dell'Unione Industriali di Savona.
- Allora, Presidente, chi ha
ragione: le banche o le imprese?
"Diciamo che entrambe hanno espresso con convinzione
le proprie ragioni", concede
diplomaticamente Pasquale.
"Ed aggiungo che anche se,
dal punto di vista della banca, non posso dire che tutti
gli argomenti delle imprese
siano condivisibili, va peraltro compreso che la crisi nel
suo complesso, non solo dal
punto di vista finanziario, sta
sottoponendo gli imprenditori a forti tensioni.
Detto questo, ritengo che il
conflitto tra banche ed imprese - al quale, come ancora in
questi giorni, si aggiunge di
quando in quando la politica
- sia un errore da parte di tutti: le risorse e le energie vanno dedicate piuttosto a definire soluzioni efficaci."
- Ad esempio?
"Ad esempio, cominciando a
sgombrare il campo da ipotesi demagogiche come il tetto imposto ai tassi di interesse e a ragionare, invece, sul-
la riduzione di alcuni vincoli imposti alle banche, come
quelli derivanti da Basilea 2
o dal regime fiscale degli accantonamenti sui crediti in
sofferenza."
- Beh, Presidente, non sarete cattivi come vi dipingono,
ma di qui a fare le vittime ...
"Il vittimismo non c'entra niente. Ma non è accettabile che
si debba fare sempre la parte
dei killers: provi a dare un'occhiata oltre confine!"
- Perché, cosa vedrei?
"Vedrebbe come il sistema
bancario italiano abbia resistito brillantemente all'urto
Luciano Pasquale, direttore
dell'Unione Industriali di Savona
dagli inizi degli anni Ottanta, è da
cinque mesi al timone della banca
savonese
della crisi mondiale: il Regno
Unito ha dovuto destinare il
20% del PIL al finanziamento delle banche, l'Irlanda il
40% e quasi altrettanto la Germania; l'Islanda è praticamente in bancarotta.
In Italia, invece, il Governo
non ha dovuto sottrarre neppure un euro ad altri scopi,
come il sostegno degli ammortizzatori sociali."
- Come si spiega questa differenza?
"Con tre fattori: le regole della Banca d'Italia; lo straordinario vantaggio competitivo
rispetto agli altri Paesi che è
il risparmio delle famiglie italiane; e la tradizionale virtù
della prudenza che ci viene
così spesso rimproverata, ma
che ci ha messo al riparo dal
confondere l'invenzione di
strumenti finanziari esoterici con la creazione di autentico valore."
- Le imprese dicono che siete "troppo" prudenti ...
"Ascolti, noi come banca
locale non l'avvertiamo, tutta questa tensione con le imprese.
Nonostante la crisi, i nostri
impieghi tra il 30 giugno dell'anno scorso e la stessa data
di quest'anno sono lievemente cresciuti. Non abbiamo mai
perso di vista l'obiettivo primario di reinvestire nell'economia reale del territorio il
risparmio depositato presso
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di noi: considerando che a
fronte di depositi diretti per
1.220 milioni vi sono impieghi per 1.158 milioni, possiamo dire che in pratica prestiamo tutti i soldi che riceviamo."
- In generale, qual è l'andamento del credito in provincia, dal punto di vista di Carisa?
"L'erogazione del credito in
provincia appare condizionata più dalla carenza di domanda che da particolari restrizioni. Comunque, nel primo
semestre 2009 l'erogazione
netta è cresciuta del 2,9% rispetto allo stesso periodo del
2008. Si tratta soprattutto di
finanziamenti a medio termine anche perché, come sempre accade nei momenti di
crisi, il credito a breve tende
a diminuire per motivi fisiologici.
- La recessione si è fatta sentire anche sulla qualità del
credito? Qual è il rapporto
tra nuove sofferenze e totale
dei finanziamenti?
"Al momento, il peso delle
sofferenze sul totale erogato
non risulta in crescita. Per una
valutazione definitiva conviene attendere l'evoluzione
dei prossimi mesi. I rapporti
di lunga durata con i clienti
e l'attenzione che dedichiamo al merito creditizio sono
la chiave per ridurre i rischi
d'insolvenza e mantenere una
buona capacità di sostenere
le aziende sane. "
- Il presidente di ABI, Faissola, ha invitato a rafforzare
le strutture patrimoniali e le
politiche di contenimento dei
costi: qual è la vostra situazione?
"La struttura patrimoniale di
15
L'economia savonese ha bisogno
di banche e imprese solide ed efficienti. A fondo pagina il consiglio
di amministrazione della Cassa di
Risparmio di Savona al gran completo
Carisa è solidissima, ha una
dotazione di capitale proprio
in grado di assorbire eventuali perdite sui finanziamenti in
essere ed assicurare la crescita delle erogazioni nei prossimi 5 o 6 anni.
La nostra Banca è giunta al
termine di un processo di ristrutturazione che ha realizzato un importante contenimento dei costi ed ha creato
le basi per il miglioramento
dei servizi, sul quale stiamo
investendo sia sotto l'aspetto
tecnologico che organizzativo e di formazione del personale. Siamo dunque attrezzati sotto tutti i punti di vista
per dare soddisfazione ai nostri clienti e per svolgere un
ruolo primario per sostenere
l'economia reale del territorio savonese. Voglio comunque ribadire che le banche,
come tutte le altre imprese,
sono alla continua ricerca di
efficienza e competitività.
Spesso si tende a sottovalu-
tare il valore dei servizi bancari. Ad esempio, tenere a disposizione la somma di denaro destinata ad un cliente
affidato, indipendentemente
dall'utilizzo, è un servizio importante che ha anch'esso un
costo, peraltro difficile da percepire. "
- All'avviso comune per la
sospensione dei debiti delle PMI - la c.d. moratoria
dei debiti - ha aderito anche il gruppo Carige. Uno
strumento utile, anche per
le nostre imprese?
"Credo di si, sarà un'opportunità di capitalizzazione
per quelle imprese che sapranno proporre un valido
piano di crescita, orientato
oltre la crisi.
Peraltro, il nostro carattere distintivo è quello di essere banca locale, cioè legata ai propri clienti da rapporti di lunga durata, nei quali si arriva
a conoscere bene non solo le
imprese, ma anche gli impren-
ditori: quindi le dilazioni dei
pagamenti, quando legate a
contingenze e non a deficit
strutturali, per noi non sono
una novità.
Anche se a volte questo può
scontare l'aggressività dei concorrenti che vengono da fuori, noi restiamo legati alla nostra vocazione territoriale, in
cui l'alta qualità del credito si
sostanzia anche di un dialogo franco e quotidiano con la
clientela; questa tradizione,
che ci tiene saldamente ancorati all'economia reale e lontani dalle sirene dell'economia di carta, è stata ampiamente rivalutata in questi tempi difficili."
- Le semestrali dei grandi
gruppi bancari, pubblicate in questi giorni, mostrano tutte degli utili. La domanda sarà brutale, ma credo che qualche imprenditore potrebbe farla: allora
dobbiamo pagarla solo noi,
la crisi?
"Intanto precisiamo che riguardano prevalentemente le
società quotate e che si tratta appunto di relazioni semestrali e non di bilanci annuali: quindi è presto per parlare di utili. Per quanto riguarda Carisa, posso dirle che, pur
avendo lavorato di più (sono
aumentati sia i depositi sia gli
impieghi), prevediamo che i
nostri utili a fine anno diminuiranno.
Peraltro, voglio ricordare che
bilanci solidi costituiscono
anche una garanzia di tranquillità per i nostri clienti.
E poi, il vero problema è il
fax ...".
- Prego?
"Se il fax non sputa ordinativi, se il telefono non squilla,
se - insomma - manca il lavoro per le imprese e per le
persone, un sistema basato su
incentivi ed ammortizzatori
potrà, forse, essere opportuno nel breve periodo, ma certamente non risolutivo.
Come banca, aspettiamo anche noi con ansia una ripresa stabile del lavoro: quello
che le imprese hanno diritto
di attendersi da noi, per l'immediato e per il futuro, è un
dialogo senza infingimenti
che possa portare a finanziare i loro investimenti in tempi brevi, in un ambiente di
piena sicurezza per entrambi. Carisa sta lavorando per
assicurare tutto questo."
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Liguria più bella
con Miss Muretto
N°3 - 2009
Ad Alassio un successo di stile (e di prodotti)
La bellezza è sbarcata in Riviera con la cinquantaseiesima edizione di Miss Muretto,
che si è conclusa sabato 5
settembre con la proclamazione della reginetta 2009:
Federica Teso, 19 anni, veneziana. Ancora una volta la
città del Muretto si è posta al
centro di uno degli eventi di
maggiore richiamo nazionale con la sfida fra trenta splendide ragazze che si sono contese la corona di “più bella
del reame” in uno scenario
tra i più attrattivi e accoglienti.
Dice Giancarlo Grasso, presidente della Camera di Commercio di Savona: “Una manifestazione che si ispira alla bellezza rappresenta anche un'importante vetrina per
promuovere le produzioni locali, le loro eccellenze e il territorio della provincia di Savona e della Liguria in generale. Miss Muretto si è così
potuta trasformare anche in
una quattro giorni di grandi
opportunità ed è stata anche
una grande occasione per fare immagine all'industria del
tempo libero e delle strutture turistico ricettive del Ponente”.
È stato l'incontro tra due “must”: la bellezza al femminile
e la suggestione del territorio, “prodotti” entrambi di eccellenza che spingono ad
esprimere qualità e perfezione anche in tutto quello che
circonda la gara di bellezza,
sino a far diventare un evento nell'evento l'insieme delle
iniziative collaterali, che non
a caso mettono in campo risorse importanti e soprattutto rivolte ad esprimere il meglio della Liguria.
Ecco perché anche quest'anno, accanto agli sponsor del
concorso, sono stati presenti partner istituzionali e di impresa, tra i quali la Camera
di Commercio di Savona che,
attraverso la sua Azienda Speciale per la Promozione e d'intesa con la Regione Liguria
e la Confartigianato Liguria,
ha proposto dal 2 al 5 settembre un fitto calendario di
attività ed eventi con l'obiettivo di promuovere e valorizzare le “eccellenze di prodotto” presenti su tutto il territorio ligure.
Miss Muretto è bellezza (que-
Quattro giornate
di grandi eventi
sto il messaggio che parte da
Camera di Commercio, Regione Liguria e Confartigianato) ma a renderla prestigiosa è il fatto che ad Alassio questa bellezza è affinata e impreziosita dallo stile ligure. “Liguria protagonista di
stile” è stato infatti il tema di
questa edizione 2009 del concorso. Per dimostrarlo sono
stati realizzati una serie di
appuntamenti che hanno visto direttamente coinvolte le
Miss finaliste in attività della
tradizione regionale che hanno messo alla prova la loro
creatività e le loro capacità,
animando simpaticamente le
giornate del Miss Muretto Village e l'intera città di Alassio.
Luca Costi, direttore di Confartigianato Liguria, spiega:
“Ritengo che abbinare i nostri prodotti di eccellenza alla bellezza delle Miss in concorso sia stata un'idea vincente, proprio nell'ottica della promozione e della diffusione delle nostre tipicità. Ancora molta strada c'è da percorrere per promuovere quanto la Liguria ha da offrire; pertanto, auspico che il cammino intrapreso quest'anno con
Miss Muretto possa continuare a dare ottimi frutti anche
nelle edizioni future”.
Con la preziosa collaborazio-
ne degli operatori di imprese
specializzate, infatti, è stato
possibile seguire le Miss finaliste impegnate nel giardinaggio, nella decorazione ceramica, nella preparazione
del pesto genovese con il mortaio, nella cura e salute del
corpo, nel comportamento a
tavola e in una sfilata di moda. La Miss che si è maggiormente distinta nelle varie prove e durante la serata finale
del concorso è stata Arianna
Polgatti, eletta per questo
“Miss Protagonista di Stile”.
Conclude Angelo Galtieri, presidente dell'Unione Albergatori e rappresentante del turismo nel Consiglio della Camera di Commercio: “A conclusione di questa importante kermesse, posso dire che
l'obiettivo che ci eravamo fissati è stato raggiunto: permettere una conoscenza maggiore delle nostre eccellenze
tramite la bellezza e freschezza delle giovani Miss in concorso. Bisognerà aspettare
qualche mese per poter delineare una valutazione più
precisa sull'impatto mediatico ma gli albergatori locali,
nello specifico, hanno mostrato grande soddisfazione
per come sono stati gestiti ed
organizzati gli eventi collaterali”.
Quattro giorni di sfilate e di
appuntamenti con la tradizione e il “modo di vivere” dei liguri, per suscitare la curiosità delle aspiranti Miss Muretto e promuovere al di fuori della regione attività (e specialità) poco note oppure ben
conosciute ma non sempre
collegate, nell'immaginario
comune, alla Liguria. Eccone una carrellata.
Miss & ceramiste - Presso lo
stand “Liguria Protagonista
di Stile” promosso da Regione Liguria, da Camera di Commercio di Savona e di Confartigianato Liguria all'interno del Village di Miss Muretto le ragazze, accompagnate da Raffaella e Silvia di “GG
Arte Ceramica Pegli” di Genova, si sono cimentate con
l'arte ceramica e hanno avuto la possibilità di realizzare
e decorare la propria “piastrella del Muretto”. La ditta
GG Arte Ceramica Pegli è tra
le prime in Liguria a potersi
fregiare del marchio di qualità rilasciato dalla Regione
Liguria “Artigiani In Liguria”,
a testimonianza di grandi capacità e professionalità, ma
anche di tradizione.
Miss & Chef - Mercoledì 2 le
miss finaliste, suddivise in
gruppi, sono state ospiti d'onore presso due ristoranti di
Alassio: l'Hotel Toscana e l'Hotel Corso. Al Toscana la famiglia Mantellassi ha proposto
un prezioso menù ligure, tra
zucchine ripiene, ravioli di
borragine al burro e salvia,
crema al vermentino. Il tutto
accompagnato da una degustazione di oli di oliva prodotti e proposti dal Frantoio Aldo Armato di Alassio. All'Hotel Corso è stato presentato
un buffet estivo ligure, con
musica dal vivo dai ritmi sudamericani. Tra le tante portate, prodotti selezionati della ditta Sommariva di Albenga, conosciuta per il suo olio
extra vergine di oliva “mosto”,
pressato a freddo, ma anche
per le olive in salamoia, il pesto da agricoltura biologica
ed altre conserve e specialità della vecchia cucina ligure. In entrambe le occasioni
Liguriastyle.it ha offerto un
assaggio di dolci di produzione locale.
Miss & Giardini - Giovedì 3,
in piazza Partigiani, il Comune di Alassio ha messo a disposizione un'aiuola su cui
si sono messe al lavoro le ragazze. Si trattava di sistemare una composizione floreale che ricordasse l'evento. Le
aspiranti miss sono state guidate nel lavoro da Andrea Minuto, del Centro Regionale
di Sperimentazione ed Assistenza Agricola della Camera di Commercio. I tecnici del
CeRSAA hanno messo a disposizione le proprie conoscenze per guidare le 22 ragazze.
Il dottor Minuto ha anche spiegato come il CeRSAA abbia
a cuore lo stato di salute e la
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Le concorrenti a Miss Muretto impegnate in alcuni fuori programma dedicati all'arte,
all'enogastronomia e all'artigianato ligure. Nella pagina a fianco, foto di gruppo all'ombra del più famoso muretto d'Italia.
bellezza del verde pubblico
ornamentale, e non solo, nella città di Alassio. Il piccolo
giardino è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione del “Giardino dell'Orchidea”
di Sandro Ferrando di Ceriale, azienda attiva da oltre
trent'anni che dal 2007 porta
avanti un progetto di fattoria
didattica, offrendo la possibilità di riscoprire la campagna,
l'ambiente, ma anche gusti,
tradizioni e mestieri ormai lontani. “Per creare questa aiuola - ha spiegato Ferrando - abbiamo utilizzato 300 mini ciclamini, giocando sui colori,
per realizzare l'immagine della corona di Miss Muretto. La
scritta centrale è stata, invece, fatta con pietre di marmo
bianco di Carrara”.
Miss & Assaggi - Dopo il lavoro di giardinaggio, le Miss
finaliste, giovedì sera, sono
state ospiti dei ristoranti dell'Hotel Regina sul Mare e dell'Hotel Lamberti.
Il buffet del Regina sul Mare
è stato accompagnato da una
degustazione di crema di olive prodotta ancora secondo
un'antica ricetta da Tabius di
Pietrabruna. Il laboratorio, di
cui è titolare Aldo Boschi, prende il nome da un mitico e forse mai esistito 'Gladiatore Tabius', che sarebbe alle origini
di Taggia e delle olive taggiasche. Le miss ospiti del ristorante/cantina “Il Lambertino”
dell'Hotel Lamberti sono state invece impegnate in una
degustazione “a sorpresa” di
vini tipici del ponente ligure
offer ti e proposti da Durin
Azienda Agricola, con cantina a Ortovero.
Gli hotel di Alassio, dimostran-
dosi dinamici ed ospitali, hanno dato un esempio di eleganza, cortesia e gusto, con la
fattiva collaborazione dell'Associazione Comunale e dell'Unione Provinciale Albergatori, presieduta dall'alassino
Angelo Galtieri: “L'idea - spiega - è nata dal desiderio di valorizzare le tipicità del nostro
territorio, che ha indubbie eccellenze. Abbinare bellezza e
qualità di prodotto è un modo
nuovo di proporci sul mercato turistico”.
Miss & Benessere - Venerdì
4, presso lo stand “Liguria Protagonista di Stile” nel Muretto Village, le Miss sono state
condotte dal dottor Paolo Rossi di AMEB, Associazione Medicina Estetica Benessere di
Savona, in un percorso che le
ha viste affrontare numerosi
temi: benessere psicofisico,
prevenzione delle patologie,
l'educazione alla salute e un
corretto stile di vita. E, ancora prima, le ragazze in concorso si sono cimentate in una
breve maratona promossa da
“AlassioSalute”, affiancate da
veri maratoneti che si stano
preparando per la Venicemarathon del 25 ottobre. Così il
dottor Paolo Rossi: “Ragazze
come quelle che sfilano a Miss
Muretto sono molto spesso
prese ad esempio dalle adolescenti, per questo è molto
importante partire di qui per
diffondere l'idea di uno stile di
vita più sano. Abbiamo proposto alle ragazze una serie di
quesiti sulle loro abitudini quotidiane ed abbiamo poi analizzato le risposte. I principali
'errori' nel loro stile di vita sono legati ad uno scarso consumo di carboidrati ed acqua
ma direi che nell'insieme nessuna sembra avere un errato
approccio con il cibo o con l'attività fisica”. Il dottor Rossi si
è avvalso della collaborazione di due operatori degli istituti Dimensione Estetica di Savona e In Linea di Carcare. Le
attività pratiche con cui le miss
si sono misurate, sono state
rese possibili grazie all'utilizzo dei prodotti messi a disposizione da ESI di Albissola Marina, azienda di rilevanza internazionale nel settore dei
prodotti fitoterapici, dietetici e
degli integratori alimentari.
Miss & Grand Hotel - Sempre venerdì, giornata priva di
sfilate, le venti miss finaliste
sono state ospiti del Gran Hotel Diana, in occasione dell'incontro con la stampa. Giancarlo Quadrelli ha accompagnato miss e invitati durante
il buffet in terrazza dalla quale gli ospiti hanno potuto così godere non solo di un'incantevole vista sul mare e sull'isola Gallinara ma anche di
sapori raffinati della cucina tipica ligure e del mare. Alla sera le ragazze sono state ospiti di due importanti nomi della ristorazione alassina: il ristorante Panama e l'Hotel Beau
Rivage.
Al Panama sono state coinvolte in un divertente ma istruttivo momento di animazione
con la degustazione di oli di
oliva, tra cui l'olio di oliva taggiasca lavorata ancora con il
sistema tradizionale a freddo e con macine di pietra,
presentato dal Frantoio Armato. Il menù a base di pesce e carni crude è stato molto apprezzato delle giovani
concorrenti.
Così Nuccia Cosso, del ristorante Panama: “Collaboriamo
molto con slow food e utilizziamo prodotti locali. Recentemente ho costituito, insieme
ad altri ristoranti della Riviera, quello che credo sia il primo consorzio interregionale
insieme a Langa ed Astesana: la 'Riviera del Piemonte'.
Lo scopo è di promuovere un
turismo non solo balneare ma
anche enogastronomico”.
Le miss sono state anche ospiti dell'Hotel Beau Rivage, attese da un ricco e fresco buffet da gustarsi all'ombra del
giardino popolato di piante verdi e arbusti, di fronte al mare
di Alassio. Caratteristica del
Beau Rivage è la semplicità
dell'ambiente, caldo ed accogliente, in riva al mare, con
una cucina semplice e leggera che valorizza i piatti tipici
della zona.
Miss & Olio - Durante tutte le
serate le miss in concorso hanno avuto modo di assaggiare
ed apprezzare l'olio di oliva
prodotto ancora artigianalmente e secondo la tradizione con
le olive taggiasche dal Frantoio Armando Garello di Nasino e dal Frantoio Aldo Armato di Alassio. Così Alberto
Coddetta, della ditta Garello:
“Produciamo olio extra vergine da olive taggiasche con
segue a pag. 18
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macine in pietra, oltre ad
una serie di altri prodotti,
come le olive snocciolate,
quelle in salamoia, il patè,
le conserve ed anche alcuni prodotti di bellezza vegetali. Promuovere i sapori della nostra terra tramite le bellezze in gara ad Alassio può
rivelarsi un ottimo volano
per far conoscere le eccellenze locali anche fuori dai
soliti circuiti”.
In tutte le serate organizzate con le miss finaliste, partner è stato Liguriastyle.it,
centro regionale dell'artigianato d'eccellenza. Così Raoul
Bollani, direttore commerciale
di
Liguriastyle.it:
“Liguriastyle.it nasce con Confartigianato e CNA, grazie al
contributo della Regione Liguria tramite Liguria International. Lo scopo è di promuovere il binomio tradizione ligure e cultura, in questo caso intesa come valore legato all'artigianato, cioè all'arte
del 'saper fare'.Vogliamo portare soprattutto i giovani alla
scoperta del valore artistico
dell'artigianato”.
Miss & Pesto - Sabato 5,
nel pomeriggio, in piazza
Partigiani ad Alassio, presso lo stand “Liguria Protagonista di Stile”, le miss si
sono cimentate con i segreti della ricetta del pesto genovese al mortaio, mettendosi simpaticamente alla
prova.
L'evento è stato curato dall'Associazione “Palatifini” di
Genova che ha dotato le ragazze finaliste di un grembiule, mortaio e pestello,
per poi metterle alla prova
del cuoco. Le miss si sono
sfidate all'ultimo colpo di
pestello, per vincere la gara ed avere il diritto di fregiarsi del titolo di “reginetta” alla finale del 3° Campionato Mondiale del Pesto
Genovese al Mortaio che si
terrà sabato 20 marzo 2010
a Genova, presso Palazzo
Ducale.
“La nostra presenza a Miss
Muretto - ha detto il presidente dell'associazione Palatifini, Roberto Panizza - è
nata dal coinvolgimento voluto da Confartigianato che
ci ha così permesso di usufruire di questa importante
occasione per promuovere
il nostro lavoro. Credo fermamente nel valore culturale della gastronomia, frutto ed espressione della terra”. La vincitrice della competizione, Valerie, ha acquisito il diritto di partecipare
al prossimo Campionato del
Mondo del Pesto.
Erica Marzo
L'ambasciatrice
dello “stile” ligure
Arianna Polgatti, 23 anni, di Milano, ha conquistato la fascia
di “Miss Protagonista di Stile”,
riservata da Regione Liguria,
Camera di Commercio di Savona e Confartigianato ligure
alla ragazza, tra le finaliste di
Miss Muretto, che fosse riuscita a superare al meglio le prove “extra - passerella” cui sono
state sottoposte le giovani durante la quattro giorni della kermesse alassina.
Tutti i pomeriggi, infatti, le ragazze si sono cimentate in diverse prove: dal giardinaggio,
alle creazioni in ceramica, passando poi alla maratonina ed
ai test sul benessere, per finire con la gara di pesto. In ciascuna di queste occasioni le
giovani Miss sono state scrupolosamente osservate dai responsabili delle tre associazioni che hanno valutato le loro capacità manuali, oltre alla
loro disponibilità, fantasia e voglia di mettersi in gioco. Unanimi sono stati i pareri sulla
grande disponibilità delle ragazze che sono state al gioco, accettando di buon grado
di lavorare la terra, dipingere
piastrelle in ceramica, correre e preparare il pesto.
Questa iniziativa faceva parte
di quel più ampio ed esteso
progetto volto a promuovere le
tipicità liguri, siano esse prodotto dell'artigianato o dell'enogastronomia; in questo senso sono andate tutte le iniziative e simpatiche gare proposte alle Miss che, grazie alla loro bellezza, possono rappresentare un ottimo veicolo per
far conoscere quanto la Liguria può offrire in termini di ricchezza e varietà di offerta. Non
solo mare, dunque, ma anche
buon cibo, ottimi oli, vini doc e
prodotti artigianali di altissimo
valore.
La vincitrice, oltre alla fascia,
ha ottenuto la possibilità di essere testimonial per un intero
anno degli eventi e delle manifestazioni organizzati da Regione, Camera di Commercio
e Confartigianato, ruolo importante che in passato ha portato molta fortuna alla reginetta
eletta: Miss Protagonista di Stile 2007, la genovese Anna Bagnasco, è oggi tra le finaliste di
Miss Italia 2009. Chissà che la
bella Arianna non possa ripercorrere le sue orme.
Anche durante la serata finale
della cinquantaseiesima edizione conclusa con la consacrazione, quale Miss Muretto
2009, della veneziana Federi-
ca Teso, i prodotti della Liguria
sono stati protagonisti: le ragazze, infatti, sono state modelle d'eccezione per quattro
case di moda liguri: Creazioni
di Anna Vigliarolo di Bordighera, Creazioni Giunta Santina di
Savona, RR di Rossana Rubino di Imperia, Sartoria Mangano di Genova.
L'estro e la raffinatezza, declinate all'originalità ed alla
qualità delle produzioni artigiane liguri trovano la loro
massima rappresentazione
nelle collezioni 2009-2010
presentate, tra gli applausi del
pubblico presente.
Anna Vigliarolo realizza il suo
sogno di sempre nel 1984, con
l'apertura del suo atelier, Creazioni. Da oltre vent'anni le collezioni di accessori moda creati dall'estro di Anna, stilista e
pittrice, si contraddistinguono
per la loro originalità. Borse,
cinture, sciarpe, ma anche de-
liziosi bijoux, tutti esemplari unici, dipinti a mano con particolari tecniche che permettono alla stilista di utilizzare materiali sempre nuovi e raffinati, come tessuti pregiati, pietre dure, madreperla. Le collezioni, firmate “Creazioni”,
soddisfano diversi stili e gusti femminili.
È dal connubio di diversi stili e
materiali che nel laboratorio
Creazioni di Santina Giunta nascono accessori moda unici nel
loro genere: borse, foulard, cappellini e bijoux. Ideatrice del laboratorio è Anna Santina Giunta, pittrice e stilista eclettica che
con inesauribile creatività realizza le diverse collezioni, utilizzando solo materiali pregiati e di lusso, quali seta italiana,
pietre naturali, madreperla e
argento. Uno stile inconfondibile per valorizzare la femminilità con accessori moda dalla
forte impronta.
La ditta RR Visioni è stata inaugurata di recente da Rossana
Rubino. Frutto di esperienze diverse, la creatività della stilista visita il passato ma lo reinterpreta in chiave moderna;
il mondo dei bijoux come ornamento nasce proprio dalla
sua passione di assemblare
e riciclare. Protagonista è la
resina che si sposa con foglie
naturali, pizzi, piume, stoffe e
pregiate passamanerie. Ogni
pezzo realizzato è unico ed
eseguito a mano.
La sartoria Mangano è nata
nel 1991 ed ha avuto fin dalle sue origini una forte accezione artigianale, con cura del
particolare e con uno studio
accurato dei tessuti. In questo atelier ogni abito rispecchia la personalità del cliente
che lo commissiona. La sartoria, infatti, è specializzata
nella creazione di vestiti per
ogni occasione, sia per uomo
che per donna.
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Tra mandrie e greggi
spuntano nove bufali
Sono oltre trecento gli allevamenti in provincia di Savona
Allevamenti
bovini 2009
Comuni
Numero
Alassio
Albenga
Albissola M.
Albisola S.
Altare
Andora
Arnasco
Balestrino
Bardineto
Bergeggi
Boissano
Borghetto Santo Spirito
Borgio Verezzi
Bormida
Cairo Montenotte
Calice Ligure
Calizzano
Carcare
Casanova Lerrone
Castelbianco
Castelvecchio di R. B.
Celle Ligure
Cengio
Ceriale
Cisano sul Neva
Cosseria
Dego
Erli
Finale Ligure
Garlenda
Giustenice
Giusvalla
Laigueglia
Loano
Magliolo
Mallare
Massimino
Millesimo
Mioglia
Murialdo
Nasino
Noli
Onzo
Orco Feglino
Ortovero
Osiglia
Pallare
Piana Crixia
Pietra Ligure
Plodio
Pontinvrea
Quiliano
Rialto
Roccavignale
Sassello
Savona
Spotorno
Stella
Stellanello
Testico
Toirano
Tovo S. Giacomo
Urbe
Vado Ligure
Varazze
Vendone
Vezzi Portio
Villanova d'Albenga
Zuccarello
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(Dati attinti dalla BDN dell'anagrafe zootecnica istituita dal Ministero delle Salute presso il
CSN dell'IZS Abruzzo e Molise.)
In provincia di Savona sono
attivi oltre 300 allevamenti di
bovini, che complessivamente contano oltre quattromila
capi, localizzati soprattutto
nell'entroterra. I comuni con
una più significativa presenza di bovini sono Cairo Montenotte, Sassello, Calizzano,
Dego, Piana Crixia, Cengio,
Bardineto e poi Cosseria, Murialdo, Mioglia e Stella.
Molto meno presenti gli allevamenti nei centri della costa:
in molti comuni sono completamente assenti, altri registrano presenze di qualche unità allevamenti; fa eccezione Varazze, con il suo ampio territorio
che comprende il Monte Beigua, che conta ben 14 allevamenti di bovini. Una curiosità,
sempre restando in tema di bovini, è rappresentata dalla presenza di un allevamento di bufali nel territorio di Sassello,
con 9 capi.
Pecore e capre sono presenti in
maniera apprezzabile sul territorio savonese, con quasi otto-
mila capi: 4.801 ovini e 2.912
caprini (ed il censimento è ancora in corso) distribuiti in 448
allevamenti di ovini e 605 di
caprini.
Poi ci sono i cavalli ed affini
(pony, muli, asini e bardotti), il
cui censimento è diventato ob-
Un tempo ogni macellaio aveva il
suo piccolo impianto. Poi, sono
sorti i macelli pubblici, in seguito
chiusi. Oggi arrivano i grossi macellatori e gli importatori da fuori
provincia; prelevano le bestie, le
pagano poco e le portano via, fuori dal territorio. Nonostante una consistente presenza di buoni allevamenti, soprattutto di bovini di razza piemontese, presenti in provincia di Savona, la situazione del
comparto è abbastanza critica.
Lo fa presente Bruno Dogliotti, pre-
sidente dell'A.P.A. (Associazione
Provinciale Allevatori), l'organizzazione che - tra l'altro - si occupa
dell'anagrafe degli allevamenti e
gestisce un macello a Piana Crixia,
l'unico esistente in provincia di Savona, accanto ad una struttura privata attiva a Calizzano.
“Abbiamo anche pensato di chiudere il nostro macello - spiega Dogliotti -; una struttura che serve i
soci della nostra cooperativa ed
anche terzi. Ma i costi sono alti e
operiamo con una normativa sem-
pre più restrittiva. Durante l'ultimo
Consiglio Direttivo si è discusso
a lungo e solo per la ferma volontà di alcuni consiglieri si è deciso al fine di proseguire, nonostante le difficoltà che la gestione
del macello oggi comporta”.
“La situazione dell'allevamento resta ciò nondimeno pesante e seria. - osserva il presidente Dogliotti. - Basti pensare che, come produttori, siamo arrivati a vederci
pagare i bovini 3 euro al chilo”.
(LR Ch)
Un macello (forse due)
per tutta la provincia
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bligatorio in ottemperanza alle
normative europee dal 2007,
per cui è ancora in fase di aggiornamento. Ad oggi sono stati registrati 534 equidi, appartenenti a 355 proprietari ed allevati in 291 aziende presenti
sul territorio provinciale.
I dati circa i capi di bestiame,
che vengono forniti ai centri nazionali di elaborazione ed archiviazione, possono essere raccolti da diversi organismi delegati (dall'APAalle ASL alle associazioni di categoria); per la
nostra provincia relativamente
a bovini, equini e ovicaprini il
compito è espletato essenzialmente dall'Associazione Provinciale Allevatori (85 %) presso la struttura di loc. Bellini, a
Cairo M., collegata telepaticamente con la Banca Dati di Teramo. Massimo Calcagno è incaricato dell'informatizzazione
dei dati di tutta la provincia; è
lui che ci ha gentilmente fornito le informazioni riportate.
Vittorio Viazzo, direttore provinciale dell'APA di Savona e
Imperia, ci ricorda che l'Associazione ha festeggiato lo scorso anno i suoi cinquant'ani di
attività nella nostra provincia,
attestazione di un costante impegno a favore degli allevatori. Al di là dell'analisi dei dati,
che rivelano una sostanziale stabilità rispetto ai periodi precedenti, sottolinea la tipologia di
attività degli allevatori, rappresentata al 50% circa da addetti a tempo pieno e per l'altra
metà da persone che praticano
l'allevamento come integrazione di altre attività lavorative.
“Significativo - sottolinea il dott.
Viazzo - è l'incremento di allevamenti ovicaprini nella fascia
costiera.”
LoRenzo Chiarlone
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La Camera di Commercio di Savona, in collaborazione con le
associazioni artigiane della provincia di Savona - Confartigianato e Cna -, ha dato vita al progetto “Marine di Liguria - Il portale per i diportisti della Liguria”,
che ha beneficiato di un finanziamento dell'Unioncamere, con
l'obiettivo di valorizzare sotto il
profilo promozionale la risorsa
turismo-nautico nella provincia
di Savona.
L'iniziativa - presentata a Palazzo Lamba Doria dal presidente
della Camera di Commercio
Giancarlo Grasso, affiancato dal
direttore di Confartigianato Savona Mariano Cerro e dal dirigente di CNA Savona Carlo Decia - si è tradotta nella realizzazione del sito Internet www.marinediliguria.it, un portale facilmente accessibile dedicato al
mondo della nautica da diporto
per valorizzare i porti turistici savonesi e rendere visibili sul Web
le imprese del settore mettendole in diretto contatto con gli
utenti “del mare”.
“Il progetto 'Marine di Liguria' spiega il presidente della Camera di Commercio Giancarlo
Grasso - è ispirato dalla consapevolezza che la nautica da diporto rappresenta da tempo non
solo un settore in forte crescita
in tutta Italia, ma anche una
realtà e un'opportunità di sviluppo e di competitività dell'economia provinciale. Muovendo da
tali premesse, insieme alle associazioni di categoria del comparto artigiano, abbiamo voluto dar vita a un luogo 'virtuale'
dove domanda e offerta di prodotti e servizi per la nautica potessero facilmente incontrarsi
e dove i porti turistici della provincia potessero presentare la
gamma delle strutture e dei
servizi a disposizione dei diportisti. Nello stesso tempo, il
sito Marine di Liguria ha l'obiettivo di valorizzare il sistema territoriale e culturale che
ruota attorno alla
Marine di Liguria
portale del diporto
Servizio “on line” per i naviganti della Liguria
nautica da diporto e di diffondere la conoscenza dei porti
turistici della provincia”.
Un portale di servizi, quindi, ma
anche uno strumento di marketing territoriale, una sorta di “ponte” tra le esi-
genze dell'utente-diportista e i
servizi a terra e, più in generale, una vetrina di tutte le offerte
del territorio, in chiave turistica
e culturale.
Nel portale www.marinediliguria.it
è infatti possibile trovare le informazioni re-
lative all'offerta di prodotti e servizi delle imprese operanti nella filiera nautica e turistica che
hanno aderito all'iniziativa attraverso un'azione di marketing
realizzata dalle associazioni artigiane che hanno selezionato
le imprese somministrando una
serie di que-
stionari per la rilevazione dei
prodotti e servizi. D'altra parte,
è stata rilevata l'offerta di servizi ai diportisti nautici espressa
dai soggetti gestori delle marine della provincia di Savona e
dagli operatori economici operanti in ambito portuale. Attualmente sul portale sono presenti circa un centinaio di operatori del settore, e le marine di Savona, Alassio, Andora, Celle Ligure, Finale Ligure, Loano e Varazze. Oltre all'offerta di prodotti e servizi specializzati (abbigliamento, accessori, riparazioni, carpenteria, motori, ecc.), il
sito propone numerose informazioni utili per i naviganti: dalle
previsioni meteo all'elenco scuole vela, dalla normativa sulla
nautica da diporto ad una selezione di eventi culturali e turistici di particolare interesse.
Dopo una prima fase sperimentale in cui il sito ha “galleggiato”
sul Web con le proprie forze grazie ad una solida presenza sui
principali motori di ricerca, a breve verrà lanciata un'azione promozionale più incisiva per consentire, da un lato, alle aziende
che lo desiderino di entrare a
far parte - gratuitamente - dell'area “inserzionisti” del portale
e dall'altro ai diportisti di utilizzare più diffusamente lo strumento. Per questo motivo l'iniziativa verrà promossa anche
in occasione dell'edizione di quest'anno del Salone Nautico con
la diffusione di materiale informativo presso gli stand delle associazioni di categoria.
E questi, in sintesi, sono i dati
più significativi sugli accessi al
sito registrati nei primi due anni di avvio del progetto (2008 e
2009). Il numero dei visitatori in
tutto il 2008 è stato pari a 11.577,
già superato con 11.993 visitatori nel periodo gennaio-agosto
del 2009. Il numero delle pagine visitate è salito dalle 63.528
dello scorso anno alle 84.155
dei primi otto mesi del 2009. L'incremento delle pagine consultate è stato quindi pari al 32%
(e manca ancora il quadrimestre settembre - dicembre).
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Calano consumi e malattie
con il riscaldamento basale
Un sistema (elettrico) oggi diffuso su larga scala in agricoltura
Un modo innovativo di contenere i consumi energetici
in vivaio consiste nel portare la fonte di calore il più vicino possibile all'apparato
radicale delle giovani piante in fase di sviluppo, utilizzando un sistema ben isolato dall'ambiente esterno, in
modo che l'unica reale dispersione avvenga nella direzione desiderata - ovvero
verso le piante - pronto ad
attivarsi quando necessario
fornendo calore con la minore inerzia possibile ed altrettanto pronto a interrompere il flusso di energia, quando non più necessario.
Queste caratteristiche appaiono calzanti per tutti quegli impianti che prevedono
l'uso diretto dell'energia elettrica che, scaldando una serpentina posizionata all'interno di un sistema di distribuzione opportunamente
schermato, porti il calore in
prossimità delle radici delle giovani piante in accrescimento.
Il sistema non è una novità
in termini assoluti vista l'esistenza di diversi tipi di impianti, uno dei quali già collaudato in passato dallo stesso CeRSAA in collaborazione con ENEL, ma la loro applicazione crescente negli ultimi anni riveste senz'altro
carattere di innovazione di
prodotto e di processo produttivo. Quando, infatti, i primi impianti furono presentati sul mercato, ormai una
decina di anni fa, l'accoglienza fu “tiepida” - tanto per rimanere in tema - non per la
qualità dei risultati, assolutamente positiva nel favorire la germinazione dei semi o lo sviluppo radicale
delle talee, quanto per la ridotta scelta dei modelli, per
il valore elevato dell'investimento iniziale e per il
prezzo concorrenziale del
calore prodotto dai combustibili fossili.
Ora che sul mercato sono presenti produttori anche italiani che propongono impianti
di riscaldamento basale elettrico a prezzi competitivi rispetto a quelli proposti un
decennio addietro ed il prezzo dell'energia prodotta dai
combustibili fossili è notevolmente cresciuto, prodot-
ti di questo tipo tornano ad
essere interessanti e sono destinati ad esserlo ancora di
più se si prevede di combinarli con impianti fotovoltaici, in grado di produrre
energia con cui alimentarli.
Con questo spirito, il CeRSAA è tornato a saggiare le
caratteristiche di un impianto di riscaldamento basale
elettrico all'interno del pro-
getto MIPAAF “FLORENER”, traendo risultati interessanti che confermano la
validità delle osservazioni
compiute un decennio addietro ed ottenendo nuove indicazioni tecniche.
Come è fatto l'impianto riscaldante elettrico, quali sono gli aspetti impiantistici e
qual è l'efficienza del sistema.
Gli elementi radianti dell'impianto saggiato dal CeRSAA
sono costituiti da un film resistivo in lega di alluminio,
collocato fra due superfici
protettive in materiale plastico, per uno spessore complessivo di 0,3 mm. La forma dei fogli riscaldanti è rettangolare con larghezza fissa di 380 mm, di cui la parte attiva ai fini del riscalda-
In tabella 1 si ripor ta un
esempio dei risultati delle
prove effettuate dal CeRSAA
su numerose specie ornamentali tra cui Begonia sp.,
Cyclamen sp. Fucsia spp.,
Geranio edera (Pelargonium
peltatum) e Geranio zonale
(Pelargonium zonale), Gerbera jamesonii, Lavandula
spica, Mentha sp., Rosmarinus officinalis e Lippia sp..
Nelle prove sono stati messi a confronto i seguenti sistemi:
- il sistema elettrico regolato a 20 e a 25°C;
- un sistema di riscaldamento a termosifone, posto sotto i bancali, comunemente impiegato per il vivaismo
ortofloricolo regolato alla
temperatura di 18-20°C;
- l'allevamento in serra su
bancale, senza riscaldamento diretto del substrato di germinazione.
La temperatura dell'ambiente di coltivazione è stata lasciata libera di oscillare, con
interventi di soccorso in caso di abbassamento della
temperatura sotto i 10°C.
I dati raccolti confermano
che il sistema di riscaldamento basale elettrico è in
grado di produrre risultati positivi, stimolando un'accelerazione dei processi di sviluppo e favorendo una riduzione, talvolta consistente,
della lunghezza dei cicli pro-
duttivi, rispetto a quella rilevata nella parcelle in cui il riscaldamento è stato effettuato con il sistema tradizionale preso a confronto, o in
assenza di riscaldamento.
Inoltre, il riscaldamento portato nelle immediate vicinanze dell'apparato radicale in
periodi stagionali particolarmente favorevoli all'attacco
di agenti di marciumi delle
radici ne ha sfavorito la presenza e la diffusione, riducendo le fallanze di produ-
Risultati
ottenuti
in vivaio
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mento occupa 254 mm, mentre la lunghezza è selezionabile dall'utilizzatore fra valori multipli del modulo elementare, lungo 610 mm circa (Figura 1). I fogli riscaldanti, alimentati alla tensione di sicurezza di 24 V mediante un trasformatore 220/24
V, sono distesi sul bancale
affiancandoli fra loro in modo da riscaldare omogeneamente la superficie ottenendo una densità di potenza fino a circa 150 W/m2.
Il sistema di controllo della
temperatura è rappresentato
da una sonda di temperatura (PT100) collegata ad un
semplice pannello che comanda l'accensione dei fogli
riscaldanti.
Con un buon isolamento termico tra fogli riscaldanti e
bancali, oltre il 90% dell'energia assorbita dai fogli viene trasmessa al substrato e
quindi all'apparato radicale
delle piante. La maggior parte dei costruttori dichiara
una durata dei fogli superiore a 10 anni, che nel caso dell'impianto attualmente in esercizio al CeRSAA si è dimostrata molto superiore. Il monitoraggio dell'impianto ha
evidenziato consumi di energia elettrica di circa 0,250,40 kWh/m2/giorno per il
bancale riscaldato a 20°C e
di circa 0,75-1.00 kWh/
m2/giorno per quello riscaldato a 25°C.
Giovanni Minuto
zione ed il numero degli interventi fitosanitari. La resa
economica delle coltivazioni, calcolata moltiplicando il
prezzo di vendita di mercato per pianta per il numero
di piante pronte per metro
quadrato ottenute con i vari regimi di riscaldamento al
termine del periodo di prova e sottraendo il costo energetico del riscaldamento anch'esso riferito al metro quadrato, ha confermato i vantaggi del sistema elettrico.
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AgricUltura News in tivù
N°3 - 2009
Dal mese di settembre sono iniziate le trasmissioni
di “AgricUltura News”, un'iniziativa fortemente voluta
dal CeRSAA e dalle imprese liguri che operano nel settore agricolo e agroalimentare.
Finanziata dalla DG AGRI
di Bruxelles, questa trasmissione vuole informare sulla ricaduta territoriale della Politica Agricola Comunitaria presentando i riflessi di questa sui diversi settori produttivi agricoli e su
quelli non agricoli ad essi
collegati (commercio, artigianato, turismo e industria).
Per tali ragioni verranno toccati temi “sensibili”, dall'impatto ambientale delle
attività agricole, alla certificazione delle produzioni
e alla qualità degli alimen-
ti, ragionando sulle possibilità applicative delle energie rinnovabili, sullo sfruttamento intelligente delle
risorse idriche e sulla generale riduzione dell'impatto
delle attività agroalimentari sull'ambiente, tutti temi
fondamentali per le prospettive future di sviluppo del
settore agricolo e di quelli
ad esso collegati.
“AgricUltura News” è organizzato in rubriche: Politica agricola comunitaria e
ricadute regionali, Ambiente, Economia, Sociale e salute, Dizionario, Hottest
news, Scienza in pillole, Come si fa, Non solo agricoltura.
Il “telegiornale dell'agricoltura” è sviluppato dal CeRSAA con la collaborazione
di Nomisma e di numerosi
Le serre diventano
generatori elettrici
Non solo agricole, con l'installazione di pannelli fotovoltaici
Un po' ovunque in Italia sta crescendo l'interesse di imprenditori, società di servizi e installatori verso la copertura parziale
delle serre con pannelli fotovoltaici. Questo fermento imprenditoriale è, da un lato, legato alla possibilità di utilizzare le serre come base già esistente per
impianti integrati capaci di produrre energia usufruendo della
massima incentivazione offerta
dal GSE e dall'altro alla possibilità di ottenere produzioni agricole in serre così trasformate.
I risultati del lavoro sperimentale attualmente in corso presso
due serre sperimentali del CeRSAA ha messo in evidenza una
serie di aspetti tecnici che possono influire in maniera importante sul risultato finale atteso.
Va, infatti, detto che prima dell'installazione di un impianto fotovoltaico su una o entrambe le
falde di una serra deve essere
ben chiara la finalità con cui tale installazione viene effettuata,
ovvero se si intende ottenere il
massimo rendimento energetico, o un compromesso tra produzione di energia e produzione agricola.
I prodotti fotovoltaici attualmente disponibili sul mercato a prezzi accessibili non permettono,
almeno per il momento, il raggiungimento della massima resa fotovoltaica contemporaneamente a quella agricola, come
pure gli aspetti strutturali delle
serre devono ancora essere sviluppati per una migliore gestione della copertura fotovoltaica
e della luce disponibile.
Il progetto sviluppato dal CeRSAA ha potuto rispondere alla
seconda necessità, ovvero la
realizzazione di un impianto fotovoltaico che non pregiudichi
la coltivazione delle principali
specie vegetali, orticole, o floricole, comunemente allevate in
ambiente protetto, realizzando
il concetto di serra “a duplice attitudine”.
Il risultato è stato raggiunto sostituendo il 50% delle vetrature
delle parti fisse del tetto di una
serra con pannelli fotovoltaici
Wuerth Solar a base di diseleniuro di rame e indio in cui il materiale fotoattivo è stato distribuito sul 50% della superficie di
un “sandwich” realizzato con vetro trasparente per uno spessore complessivo di 7 mm. Il “trapianto” sulle falde della serra ha
realizzato un impianto perfettamente integrato nella struttura
(figura 1). In questo modo, la
Radiazione Fotosinteticamente
Attiva (PAR) misurata nella serra fotovoltaica è stata di solo il
7-10% inferiore a quella misurata nella serra gemella ed identicamente esposta utilizzata come controllo. La produzione di
energia per metro quadrato di
superficie fotovoltaica netta è risultata confrontabile con quel-
la ottenuta da pannelli fotovoltaici realizzati con silicio monocristallino esposti in direzione
Sud e presenti anch'essi presso le strutture del CeRSAA. Sul
fronte delle produzioni vivaistiche (figura 2), non sono state
osservate differenze significative tra le coltivazioni allevate sot-
professionisti esperti di politica agricola comunitaria
ed è messo in onda grazie
alla collaborazione di giornalisti impegnati nel settore.
TeleGenova mette in onda
“AgricUltura News” ogni
sabato dal 26 settembre al
29 maggio dalle 12.30 alle
12.45, e mensilmente, nella stessa fascia oraria, avviene la messa in onda nazionale grazie al network
nazionale Odeon TV (figura 1). Due dibattiti televisivi di circa 50 minuti sono
in programmazione per il
mese di gennaio e di aprile
2010.
Per maggiori informazioni
è possibile contattare la redazione
all'indirizzo
[email protected].
to questo tipo di impianto e quelle allevate sotto un tetto in vetro convenzionale per un nutrito gruppo di specie coltivate (in
tabella).
Questa opzione non consente
di raggiungere il massimo rendimento produttivo sotto il profilo energetico; per dare risposte concrete e risultati ripetibili
il CeRSAA avvierà entro breve
tempo una nuova sperimentazione con l'impiego di prodotti e
soluzioni impiantistiche innovative finalizzata ad ottenere il miglior compromesso tra produzione agricola e produzione fotovoltaica - ove quest'ultima venga privilegiata- sia per impianti
da realizzare in serre esistenti,
con le proprie caratteristiche
strutturali e di esposizione alla
luce solare, sia per serre da realizzare ex-novo.
Progetto realizzato con un contributo del MIPAAF (progetto Florener), della Regione Liguria e
dell'Istituto Regionale per la Floricoltura di Sanremo.
Per maggiori informazioni è possibile contattare il CeRSAA all'
indirizzo cersaa.direzione@
sv.camcom.it.
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Corso di formazione
sull'impiego dei terricci
I substrati (terricci) di coltivazione sono essenziali per la
coltivazione delle piante in vaso e la loro qualità - nonché i
criteri di scelta e di composizione in funzione della specie
e delle condizioni di coltivazione - sono fattori importanti per la buona riuscita delle
produzioni.
Per questa ragione, nelle giornate del 26 e 27 novembre
2009, il Centro Regionale di
Sperimentazione e Assistenza Agricola ed il Dipartimento di Produzione Vegetale dell'Università di Milano - con la
collaborazione dell'Associazione Produttori Substrati e
Ammendanti e della Regione
Liguria - propongono un corso di formazione sui substrati per il florovivaismo ispirato
al recente avvio dell'applica-
zione del D.L. 217/06 sui fertilizzanti che, all'allegato 4,
prevede la normativa del settore dei substrati. Il corso si
svolgerà ad Albenga, presso
l'aula esercitazioni ed i laboratori del Centro Regionale di
Sperimentazione e Assistenza Agricola.
Per meglio rispondere alle richieste, il corso sarà organizzato in due sessioni: una “di
campo”, in cui affrontare, in
aula e in aziende florovivaistiche, gli aspetti più pratici e
concreti dell'uso dei substrati e dei problemi colturali e fitopatologici ad esso connessi, ed una “di laboratorio”, in
cui saranno sviluppati gli aspetti analitici collegati alla caratterizzazione e alla certificazione delle produzioni,
Il corso è destinato a Tecnici
assistenti di campo (agronomi e agrotecnici), Tecnici di rivendite di prodotti per agricoltura, Tecnici e venditori di substrati, Tecnici di impianti di
compostaggio, Ispettori Fitosanitari, Tecnici di Regioni impegnati nella redazione dei disciplinari di produzione, Tecnici di laboratorio impegnati
nelle determinazioni analitiche
di substrati e terreni (ASL, ARPA, Laboratori privati, ecc). Ai
partecipanti verrà rilasciato un
Attestato di frequenza. Per rendere il corso effettivamente professionalizzante, si rendono disponibili soltanto 20 posti, sia
per il modulo “Campo” che per
il modulo “Laboratorio” e il costo dell'iscrizione a ciascun corso è stato fissato in 300 euro
più IVA 20%.
Elenco provvisorio dei docen-
ti: Alberto Pardossi, UniPI; Andrea Minuto, CeRSAA; Costantino Cattivello, ERSA Friuli Venezia Giulia; Daria Orfeo,
Aipsa; Franco Macchiavello,
ICQ Genova; Giovanni Minu-
Bulbose coltivate fuori suolo
Nuova sfida per le imprese floricole del Ponente
L'ortofloricoltura è un segmento del comparto agricolo contraddistinto da grande dinamicità ed in continua ricerca di
innovazioni sia di prodotto che
di processo per mantenere efficiente la sua capacità competitiva con i Paesi concorrenti.
Le colture idroponiche sono
uno dei risultati più interessanti di questo processo di
sviluppo e sebbene siano innovazioni già mature, la loro
diffusione nel settore agricolo avviene con gradualità. In
tempi recenti si è assistito, anche per ragioni sanitarie, ad
un più largo uso di questa tec-
nologia con destinazione prevalente alle colture più ricche.
La diffusione nel nostro Paese è avvenuta in modo graduale e oggi si possono stimare complessivamente circa 700 ettari di colture idroponiche con netta prevalenza
della tipologia con substrato.
La superficie rimane abbastanza limitata, rispetto agli
altri Paesi del Nord Europa,
ma possiamo ritenerla interessante se si considera che
nel 1990 era solamente di 50
ha. Una superficie modesta è
invece utilizzata per il floating
impiegato nella coltivazione
di lattughe da taglio o di pian-
te aromatiche. Le aree maggiormente interessate a questa tecnologia sono quelle che
per tradizione sono dedite alle colture ortofloricole e tra
queste possiamo ricordare la
Sardegna, il Lazio, la Sicilia,
il Veneto, la Campania, la Toscana e la Liguria.
Mentre il fuori suolo su colture come la rosa (foto a destra),
o la gerbera è una tecnica ormai consolidata, non altrettanto può essere detto per colture il cui interesse di mercato è più recente. È il caso di
ranuncolo e anemone che, pur
essendo posizionati molto in
basso nella classifica dei fio-
ri recisi più venduti all'Asta di
Aalsmeer, rappresentano una
nuova opportunità produttiva
per aree floricole in difficoltà,
come quella sanremese (foto
sotto). Attualmente si coltivano circa 6,5 milioni di piante
di ranuncolo e 1,5 milioni di
anemoni nella provincia di Imperia per un estensione di superficie di circa 80 ha. Le aziende interessate a questa coltura sono circa 600 e la coltivazione fuori suolo di questa
coltura si può attestare in circa 2 ha, con un interesse crescente verso questo tipo di
tecnica colturale, in relazione
soprattutto alle difficoltà di disinfestazione del terreno per
il contenimento dei parassiti
del suolo.
Un'importante impresa agricola ligure (Az. Agricola La
Marca s.s.) ed il CeRSAA, a
seguito dell'approvazione da
parte del ministero per le Politiche Agricole del progetto
Applicazione del Fuori Suolo
a ciclo chiuso per la coltivazione di specie bulbose proposto sul bando OIGA DM
2065 del 13/02/2008, si sono
posti come obiettivo quello di
valutare ed illustrare le reali
possibilità applicative del fuori suolo e le tecnologie disponibili sul mercato per la corretta scelta del substrato di
coltivazione, la più idonea gestione della difesa fitosanitaria ed il migliore sfruttamento
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to, CeRSAA; Laura Crippa,
UniMI; Luca Incrocci, DBPA,
UniPI; Massimo Centemero,
CIC; Patrizia Zaccheo, UniMI;
Stefano Pini, LaboCAAR Regione Liguria.
della soluzione nutritiva. Il progetto prende in considerazione l'impiego di differenti tipologie di substrati:
- convenzionali: a base di perlite, torba, cocco e fibra di
vetro in quantità relative variabili considerati singolarmente o in miscela;
- aziendali: a base di substrati pronti normalmente impiegati in aziende produttrici di specie floricole
- “innovativi”: a base di compost
Successivamente, verranno
anche sperimentati sacchi biodegradabili realizzati in amido termoplastico quali mezzi
per la conservazione e il trasporto del compost, o per la
copertura della superficie dei
substrati esporti alla luce nei
casi di impieghi di questi su
canalette.
Ila lavoro analizzerà gli aspetti quali-quantitativi della produzione delle due specie oggetto di studio (ranuncolo e
anemone) permettendo l'elaborazione di un bilancio economico basato sulla valutazione dei costi/benefici derivanti dall'impiego di tecniche
colturali diverse in funzione
della tipologia di substrato scelta. Sarà pertanto possibile definire un piano aziendale di
coltivazione che, in base alle
valutazioni
di
natura
tecnico/economica svolte, suggerirà alle imprese interessate la miglior combinazione di
mezzi tecnici, e in particolare
del substrato di coltivazione,
per l'ottenimento dei migliori
risultati produttivi.
Giovanni Minuto
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