POESIE
DI
GIOVANNI
MARRADI
NOVAMBNTE
RACCOLTE
AFFRESCHI.
TOSCANO.
-MAR
OMBRE
ORDINATE.
STORIA.
INTIMA
VECCHI
E
E
Quinta
PBNOMBRE.
edizione.
FIRENZE,
G.
BARBÈRA,
1907,
EDITORE.
-
ELEVAZIONI.
190/
FIRENZE,
112-1907-8.
Alfani
e
-
Vbntuui
Barbèra
Tipografia
proprietari.
75-^676
Compiute
0
le
traduzione
formalità
sono
proscritte
riservati.
dalla
Leggo,
i
diritti
di
riproduzione
A
MARTINI
FEEDINANDO
CON
LMMUTATO
E
DEDICA
ANCORA
GIOVANNI
ANIMO
IiMMUTABlLE
E
MARRADI.
SEMPRE
LIBRARY
754676
UNIVERSITY
OF
TORONTO
VII
NOTA
(PROEmO
BIBLIOGRAFICA
ALLA
TERZA
EDIZIONE).
stampa per la terza volta questa
sarà forse
delle mie poesie,
edizione completa
non
notizia
inutilené discara al lettorebenevolo qualche
che !a precederono.
Ho detto
delle raccolte parziali
che
edizione completa,
per non dire edizione scelta,
umilmente superba
;
potrebbe
parere espressione
tanto più che la scelta delle mie liriche giovanili
nel
è sembrata ad alcuni criticitroppoindulgente,
troppo
tempo stesso che alcuni altrila giudicavano
nò inesplicabile
curiosa ma non infrequente
severa:
che mi fa quasisperare d'aver trovato
contradizione,
quelgiustotemperamentoin cui si concili
il mio alto rispetto
per Tartò con una non troppo
la mia giovinezza.
cieca condiscendenza verso
In ogni modo, le rime più vecchie,che qui
che un'assai
chiudo in pace nel Cinerarium,
non
sono
nel
da me pubblicate
piccola
parte di quelle
Efl
I
ora
che sì
PROEMIO.
vili
moderne, edito
Canzoni
delle
libro
nel
Zanichelli,e in quellodelle Fantasie
primo
di tali due
libri uscì
G, M. Lahronio, col
di
in
poesie accolte
del Carducci
un
Le Canzoni
dopo
il mio
moderne, che
Il
il
'70, e le Fantasie
potato
Sommaruga
di
i Ricordi
le
con
edizione
e
usciron
diverse.
pensare
iìdV
è
rono
fu-
poi
in
corretto
e
A
senza
un
con
più forte,E
nell' '84,
alcuna
cordi
i Ri-
i canti d'amore
della Yita nova,
ammonitrici
Carducci
bel
un
Epicedio,e
mi
e
si riferivano
quellaraccolta
ed
in
e
pure,
parte,oltre
il gruppo
compongono
quali Giosuè
a
mi
di fretta,vennero
comprendevano,
gran
parole,animatrici
le
che
poesie messe
allora di moda,
lirici,che
altre rime
Giuseppe
marine, che
sfrondato,
e
era
sua
in
fiorentini
qui
di
Angelo Sommaruga
suddivisione, il ciclo funebre
che
netto
giovi-
me
fuoco.
con
volumetto
a
le
erano
maggior peccato
volume,
e
concesso
indimenticabile.
maestro
ristampate neh' '83 da
penna
poesie
numero
e
dirigevaquel periodico,
nell'arte
insieme
suo
grandissima benevolenza
che
Chiarini
dal '72 firmai
periodicolivornese, //
grande
onore
:
dalla
solo
pato
stam-
in luce col pseudonimo
quale fin
Mare, che pubblicavain ogni
stato
marine,
dal
Pistoia neir '81.
a
Il
1879
ad
un
incuorava
le buone
tempo,
a
tare
can-
parole del
PROEMIO.
grande
un' arte
Maestro
IX
segnaron
il
me
per
principiodi
meditata.
più
Nel 1887, per invito di Carlo Trivcrio
Angelo Solerti,che
professore
del
a
Torino
ristampaiin
e
Il libro
anno.
quei
tutti i versi da
peggio di
r
di
uno
elegantiil men
Ferdinando
a
quel-
a
Martini,
portava il titolo generale di Poesie,conservando,
già
speciali
Vennero
Collezione
sono
mi
permetta
E
esso
novo
3"
mie
poesiegiovanili,
nome
Lei
avuta
Alcune
liriche nuove,
mai
e
per
della
di buon
cordiale
riunite
autorevole
libretto,il quale vorrebbe
indegno di
sempre
oggi
larmente
singo-
feci tre anni
quella ristampa,mi
essere
possa
modo
Le
parte, non
poichéil suo
a
essi
che
oggi queste
la massima
portò fortuna
che
gradirein
la dedica
di offrirle
almeno, per
in volume.
di
ristampadelle
una
or
dedicati
bijou,e
dal
questa lettera:
con
benevolo
d'
Canti,accolti nel 1891
Ella mostrò
Poiché
"c
colte
rac-
ricordate.
sua
al Martini
pure
diviso, i titoli delle
era
i Nuovi
poi
nella
Treves
al
contemporanea,
fino
pubblicati
me
dedicato
era
nei varii cicli in cui
0
volumetti
e
iniziata
avevano
Biblioteca di letteratura
una
editore
e
caro
lasci sperare
augurio anche
apparir
bontà
meno
eh' Ella ha
me.
delle rime
che furono
aggiuntea quel
PROEMIO.
volume
nell' edizione
po' eterogeneo
un
definitiva nel volumetto
in forma
le ritroverà
ordinata
è la raccolta
presente, che
le ritroverà
ragionidi arte, perchè, come
più consapevole,così
più matura
e
anche
scritte
tutte
state
autore
che
or
che
il colmo
tocco
V
triste scende,
in
ed
mio
a
inferiore alle speranze
fra i
quali Ella
parole soltanto. E
in tanta
più
di
r affetto
forse
oltre
cui
ferita,
una
Ferrari,
Severino
forse
riman
dei
troppo
un
primi,e
voli,
benenon
pallidoraggio di
le frondi
l'
alluna
imperante
ha
mi
a
anelito
mio
qualche
ora
mostrato
"
Ella
sa
"
che
ed
di
se
,
questi canti
con
vita,
di realismo
che
arco
agliauguriidi quei
Ella, che
intemperante. Ma
il dono
d'
fu sempre
meridiana
luce
amor
e
1' effetto d'
farà
Ideale
della
questo libro, che
Lei
queir
di
arco
palpo più
cuor
sospira l'amico
come
suo
le altre in un'età
quale la giovinezzava diventando per il loro
linconico.
ricordo e un
rimpianto sempre più maun
Ed
offro
con
ai benevoli
parvero
inizio d' un' arte
nella
lirici,
da sé fra non
molto;
ripubblicati
qui per ragioni di cronologiae per
quali saranno
sono
di
corretta
e
i Ricordi
quanto pubblicaisparsamente dopo
i
tolata,
Lei inti-
a
li
è
piccolacosa,
consacra
a
Lei
è ben
il
suo
grande
G. M.
».
PROEMIO.
XI
Nella stessa edizione del Treves comparve nel '93
la definitiva ristampadei Ricordi lirici,
preceduti
di Enrico Panzacchi,
e divisi in
prefazione
Vita giovanile,
tre parti,
rispondenti
Mortuaria,Yita nova, corai tre cicli compresiqui sotto il nome
di Intima storia.In riguardo,
alla prima
pertanto,
del realismo o verismo
parte del libro,e a proposito
nota
che già tramontava, avvertivo in una
da
una
finale:
«
Di certa
rature
poesiada alcove,raschiata dalle do-
Musset, del Gautier,del Baudelaire
del
dei minori cesellatoridel
da
verso
io mi
francese,
e
sento
di Enrico Pan-^
meno
pezzo, non
zacchi e di altri nobili cavalieri dell'Arte pura,
qualiil Carducci,il Chiarini e il Nencioni ; col
nauseato
un
qualeripeterò
per
finire:
Libertà assoluta in arte,
—
fino air oscenità esclusive,
—
di
non
da
me
Oscenità io
so
bene
mai
scritte;.
ma, per quelrispetto
dell'arte che mi è cresciuto con glianni,ho condannato
altri versi che più manifestamente indulgevano
correnti dieci anni ada gustied a mode
dietro
fra noi,sebbene di codesti versi io ne facessi
averne
e
ne
di moda
avessi
I
da
sero
fos-
in Italiad.
nel
Seguirono
Roma
già pubblicati,
prima che
Enrico
'95 le Ballate
Vogherae
moderne,edite
dirette al
a
compianto
PROEMIO.
XII
Enrico
Nencioni
con
dedicatoria
una
che
ciava
incomin-
così:
((
Dedico
mi
Ella
che
senza
Lei
a
il
venne
questo libro, perchè da
se
lo fosse
più
autorevole
probabilmente proposto,
impulso
Ella, infatti,qualche
lettori
ai
dimostrò
allora
d'
che
volta,
e
chiudersi
di
in
se
Il resto
note
con
con
chiaro
ne
le
ora
l'iirtista
monotono
stesso
già, e
tanto
quasi me
forma
una
più
scriverne
non
per
di
unica
e,
concetto
e
durmi
indel
ghii,
inva-
ne
me
po' per
un
accorgessi,son
pubblico,per
non
genere
non
come
possa
rischio
fissa,senza
imitator
lungo andare,
a
da
più, convinto,
in
tre
più
sempre
prime ballate, a
io
io, che
riuscire
Canti,
ch'io avessi
prime
invaghir
fosse. E
cinquanta. E
anch'
Nuovi
miei
amavo
un
che
che
pensarcipiù e
di
farmi
con
voluto
senza
le
—
,
quelle tre
diventate
sono
da
—
coltivarla
avrei
come
ddVAniologiai
di lirica che
forma
a
late.
bal-
addietro, presentando
anno
quellaraccolta,
stampate
una
scriver
a
predilezionecosì singolare per
una
ballatine di
Lei,
».
di
cui
questa lettera
si chiude
quali propositiio
quelle ballate,
e
il
mi
perchè
è
riferito in
presente volume,
accingessiad
le
chiamassi
delle
una
e
dice
elaborare
Ballate
derne.
mo-
PROEMIO.
le
Dopo
uscita
fino
in
prima
alla
Milano, nella
Poche
Un
del
insaputa da più
Ecco,
di
quel tempo,
in
breve,
versi, più
quanto
le notizie
che
si
E
critici.
davvero
da
che
completa,
e
e
precedenti edizioni
Livorno,
20
il
benevoli
loro
intitolata
come
nuova,
ricorda,
a
a
hnente, di
alcuni
pubblico si
questo
a
nova
in tutto
uscirono
volume
voli
bene-
sono
mio
strati
mo-
libro,
della
sente
pre-
Rapsodiagaribaldi
il resto
alle due
nell'aprilee
passato.
febbraio
e
questo proposito
darne
della
identica
che
ed
peggio
natura
favore, l'onore
ristampa, accresciuta
lugliodell'anno
essere
compiacquero
tanto
prima
giornale politico.
potuto
col
affrettargli,
per la
essa
alla
stampata
i critici
(1860)
qui
diata
l'impressione imme-
sotto
e
a
le diedi
di questo
bibliografìa
esatta
abbian
non
Verri
Rapsodia, e
appariscaqui
d'un
la
Casa
quella,però,
tragico avvenimento
in
venne,
la
dopo
fa,
d'Italia,
'99.
sparse;
fu scritta vent'anni
mia
del
martire, sebbene
novo
circa
per
Rivista
dalla
riviste, riunendole
le Rime
fra
volta
verso
della
opuscolo
liriche scrissi
a
un
Rapsodia garibaldina,che,
primavera
giornalie
più
fascicolo
un
poi pubblicata in
fu
a
feci
quali,non
quattro anni,
XIII
d903.
0.
M,
nel
7
INVOCAZIONE.
MabSadi.
—
Poesie.
f
ALMA
POESIS.
0 Poesia,del Vero luce ideal,
che
agliuomini
sorridi nel silenzio dei secoli
profondo,
che di fulgenti
auguri,d'illusioni olimpiche
la pallida
consoli malinconia del mondo;
tu che per
tutto,occulta nel tuo divin sopore,
d'intimo foco avvivi
quantosi
muove
o
sta,
fin che talora,
al soffio del vate animatore,
in
folgori
non
odi:
e
i
—
Se
a
te
incendii che
sereno
irraggiano
ognietà ;
sempre
elevai lo
sogniche m'impenna d'ali
sonore
spirito
il verso,
lungamente,
pago d'altera solitudine,
nel girodel limpido
universo,
t'interrogai
se
?
POESIS.
ALMA
10
illumina
di
e
sì
di
come
la
de'
tuoi
cade,
mia
veli
avvolto
ebri
io
fantasiosi
nel
strada,
solinga
quest'occhi
accendi
visioni
cinto
lampi
manto
di
te,
cada,
d'oj^o,
un
re.
CINEEARIUM.
i3
15
GIOVINEZZA.
Io
sono
giovin cavaliere
un
che
in
nei
castelli
sfido
della
scure
d'oro
e
d'adamante
giganti e maghi
cinti di
Io
ignote e
avventure,
cerco
che
selve
errante
draghi.
donna
mia
mentr'ella
seguo
mi
i
vestigi,
s'invola
pallidae sola;
io seguo
l'amor
chiama
Re
Carlo
mio,
i suoi
Mano.
mentre
a
Parigi
prodi invano
GIOVINEZZA.
16
lo
fra
vo
i
ghiacci
cavallo
mio
sul
r
eh'
ingegno
E
cavalco
perdo
io
a
a
poco
poco
alcuna
Torrida
T
boscaglia
ambagi
fatate
d'aurei
palagi,
mio,
amor
i
chiama
Ile
loco
-
per
insegno
in
luna.
nella
entro
e
sabbie
baio
serba
lo
virtù
su
le
d'acciaio;
aspro
nò
Ira
e
Carlo
suoi
Mano.
mentre
prodi
a
invano
battaglia
17
SU
Come
»in
ROTONDA
LA
esercilo d'enormi
l'onde sul
e
accavallandosi
e
mentre
or
fiochi
fanal
E
muggono,
vigilo
l'acquefolgora.
su
nembi
lontane onde
t
fiammeggiano,
vividi riflessi il
i lidi esalano
che
fuochi i labronici
nel ciel
or
ingrossano,
infrangonsi,
alla rotonda
monti
e
s'incalzano,
mar
innumeri
d'.
rettili
di
balsami,
di musica,
di mestizie slanche, ineffabili
empion
la notte
e
glianimi.
18
SU
Oli
ma
che
LA
ROTONDA.
tutti i tuoi balsami,
importano
tutti i tuoi blandi
0
Notte,
all'anima
di
Ben
di labbra
altri murmuri
questa
fresca
agile in
mar
qui gli ellluvii
di femminea
fiori
Oh
oh
fra
si
mar
mescono
beltà
patrizia
I
elegantie fragili
fronti dov'ardono
che
lampeggiano;
amor
di seni
e
i riccioli
d' omeri
I
gl'inanimi fuochi dell'aere
son
in
Oh
protendesi^
gli agevoli ventaglie
candor
Che
penisola
dolci ellluvii,
aristocratiche
occhi
del
rosee
Tauro
candida
ai vostri
0
affaticano
giovinezzagl'impeti?
eh'
e
che
mia
bisbighano per
su
murmuri,
di che
faccia
a
voi. Dee
gracili?
pallidolanguor v'illumina
il bianco
astro
fantastico!
20
BEVERIE.
I.
Ogni
fanale è
nella
città
e
come
spento
tranquilla,
Tacque pendulo
giù dentro
il riflesso lunar
Ampia
di flutti
ci
solitudin
d'argento
infinito angue
un
brilla ed
oscilla.
d'aere
e
avvolge,e
in obliosa
nel limpido silenzio,
felicità,
l'anima
E
i
vanno
quasi
in
migranti
riposa.
sogni pel ceruleo
all'avvenire
all'avvenir
si
s'adagiae
mia
vano
incognito,
lontano,
cerca
uccelli
di nido
a
più
sereno
lido.
UÈVEUIE.
-21
IL
Va
l'acuta
sfuman
le
le
Oh
dalla
gli
e
mi
se
amari
sopra
ancor
azzur/.o
i
e
colli.
molli
e
i
sogni
miei,
diceria,
braccia!
faccia
rosea
poesia,
sitibondo
nel
tu
calde
tue
piovimi
e
susurro
sereno
vaporose
l'onde
cullan
fra
E
piagge
lievi
ampio
nel
e
spume,
come
mi
venti
riccioli
fra
prua
d'argentee
Oh
di
fresco
con
piovimi
amore
cuore!
cingan
tedii
il
cuor
benedirò
l'anima
onde
la
vita
è
prorompimi,
l'alma
naturai
dura,
22
NOTTURNO.
IDILLIO
Quanto
ancor
succinta
in
vaga
veste,
quella
amata,
o
stella,
splendi,notturna
dalla finestra usata,
sotto
il gran
ciel di
onde
soavi
cheti
con
ti
e
desioso
guardano
Dolce
il tuo
raggio
i
pianeti!
dir
quasi gorgheggi
dalla tua
un
coro
maggio
fresca
trabocca,
e
voli
bocca
d'usignoli;
NOTTURNO.
IDILLIO
dalle tue
pupille
profonde e
sorridenti
e
piovon su
scintille
me
di desideri ardenti,
qualialle
nei
notti afose
taciti interluni
luminose
meteore
bruni.
dai firmamenti
E dal
giardinche olezza
in rorido
è
una
il far
Ma
divina
tremi,
dentro
il tuo
e
ebbrezza
te alF amore!
con
il freddo
punge
E
splendore
ti
ore
stanco;
corpo
stringiinvano
il tuo
queste
montano
aere
scialle bianco.
d'oblio
dileguanofugaci,
né
al petto avido
ti scaldo
M/r.nADT.
—
Poesie.
colmici
mio
baci,
NOTTURNO.
IDILLIO
24
la
e
sfavilla,
alla
notte
Ancora
salga!
ch'io
Lascia
dell'aurora
nunzia
la
lodola
non
trilla,
la
lodola
che,
in
Amiamo,
sorella:
morti
tu
Amiam
pianto.
poeti
dei
o
lianlastica
ma
in
estasi
breve
canto,
Giulietta
di
volgea
son
il
all'alba
levando
la
fretta,
sei
i
Capuleti,
viva
(l'ora
e
bella.
c'invita
sommessi)
con
murmuri
fino
a
obliar
la
tino
a
obliar
noi
vita,
stessi.
MATTINO
CAMPESTRE
(fkammento).
Dalle
luminoso
del
il
sole
e
esultano
lodole
figlie
di
deste
dei
alla
dei
campi,
pupille
riso
correr
mi
se
le
il
di
cariche
0
cui
viso,
vostre
un
graziosi
io
in
il
frotte
capo
mattiniere
salute
al
ove
cielo,
sento
in
a
robuste
cantando,
vendemmia.
tanto
Belle
e
città,
d'ottobre
aria
trillanti
che,
campi,
melagrana
delle
le
bacio
primo
fresca
l'azzurro
per
erompe
al
e
questa
a
recente
figlie
mattino,
già
muovono
di
circostanti
montagne
infiora
folgorìo
si
specchia
nelle
tremito
abiti, ad
vene
giocondo.
ogni
CAMPESTRE.
MATTINO
26
v'accoglie,
tutte
sorrise
fra
le
dei
giovani
pei
solchi
ogni
Ma
è
noti;
vi
sen
più bella
candida
grandissime
pupille,
la
che
gioventù
son
dal
due
di
sol
fioriscono
le
come
impeti
facile
e
al
Le
rose
e
primavera.
ride
piangendo,
che
brilla, molle
al
cuore
e
È
di
a
tutta
nervosa;
pianto. E
simile
i bacì
bocca,
umida
voluttà; gaia
riso
in
profumati
e
quella
a
risplende
ove
irradiate
maggio;
su
campi,
sue
sorride
le
viole
pure
altere.
forme
Galatea.
come
turge
piccola, bionda,
signora mia,
la
vi
e
voi, figlie dei
di
d'oro,
giugno
palpita,
delle
contorno
chine
quando,
o
nel
spigolar
a
del
l'onda
ardenti
parolette
ben
uscite
diporto
a
se
e
antica
pieve
festa, l'erma
di
giorno
un
rugiade,
quante
bel
al
volte
giglio
sole!
28
CONGEDO.
Or
dunque
Con
addio!
pioveano in
che
mi
con
le dolci
cuor
che
l'autunno
pallidoè
regna
sul colle
muoia
Oh
come
Addio.
trascorrere
in
di noia
che
or
lugubre
il
cipresso
muoia,
or
dispogliato,
anch'esso!
l'amore
decrepitoed
poless'io,
r inverno
oblio,
tenti
mi
muore,
il cielo, e
ed
fiamme
pupilleancor
inutilmente.
Or
pupilleardenti
le
che
inerte
avviluppa
le
lunghe
un
oblio
ore
il
deserte
profondo;
mondo,
CONGEDO
e
dileguare
di
che,
rotta
a
29
al
inconsciamente,
abbandonata
nave
poco
a
dilungasi
all'onda,
pei
poco,
e
pari
silenti
sprotoudu'
mari
30
BIONDO
FANTASMA.
delle
Talor,
neir
ombra
chiedo
al
bicchier
ma
come
tu
stai
in
biondissimo
che,
sempre
triste
in
fantasma
fiammeggiando
sorridi
col
un
sorriso
che
di
l'oblio, l'oblio
grande
al
fondo
limpido specchio,
mi
sere,
bicchiere,
mio
innanzi
te;
a
me:
evanescente,
di
gentil
occhio
piangere
mi
pietà,
languente
fa.
81
RICORDO
Quando
AUTUNNALE.
in
cantano
fra
gli olivi
ed
T anima
poi
0
vi
nelFarte
che
la ferita del
né
pampini, gli uccelli
i
mia
voi
a
sempre
al
s'addensa
cor
raggela il pianto?
d'amar
dotta
follemente
cor
pensa
rimpianto,
rabbia
sùbita
e
e
lieti cori,
secreto
con
ma
giornifreschi
i vendemmiatori,
ed
perchè
ai
in autunno,
signora
amai,
sanguina
ancora
guarirà più mai;
belli,
AUTUNNALE.
RICORDO
32
che
dai
oh
vostri
dolci
troppo
vi
desìo
di
un'onda
quaQdo
su
fioriscono
occhi
la
procaci,
rosea
i
traoocca
bacii
bocca
»
33
OMBRA
Chi
sei
respiro
Perchè,
t'ho
tu
che
di
viventi,
del
divin
fianco,
sul
più
mio
nulla,
sogno
sei
che
tu?
custode,
e
più?
immane
piombò?
nulla,
il mio
lasci
mi
non
cervel
ahi
s'ode
non
inesorata,
cupa,
una
ove
chi
oh
dèmone
al
malinconia
Perchè
parli
mi
invisibil
sempre
Perchè
SEGUACE.
mi
cor
rimane
sognò?...
34
PLENILUNIO.
Questa
nella
più
che
luna
fantastica
notte
la vedo
non
ombre
alterna
tranquilla
e
in tremoli
dolce
riflessa dalla
tua
Ride
agli obliati
del
e
la luna
giardino che
invano,
noto
il rintocco
che
nostro
etere
in
pupilla.
fiori
lei rorido
rintocco
e
brilla,
cheti
lento
contava,
amor
oscilla:
che
allor
faccia, in queste verdi
tuoi
luce,
in
s'immergeva
albori
l'ore, ahi fuggitive,
degli occhi
come
fulgori
donna, fra' suoi
o
squillaun
del
a
splendori
e
nella
serena
la stanca
rive,
profonda
onda
di
anima
al
e
pia
lago,
mia.
vago
30
MAOMETTISMO,
Fumando
come
un
arabo
lento, oblioso,inerte,
fìsso nel
ciel che
sfolgora
dalle finestre
aperte,
fisso nel
che, splendido,
mar
biancheggia di
sto
di
sogni e
Come
fra
di
fra
nuvoli
fragranze.
volteggianagili
r ombre
r onde
che
dio
un
come
paranze,
della
sala
odorose, i vortici
la mia
pipa esala,
37
MAOMETTISMO.
la
pipa lunga
crogiuoldi strega,
in
come
inquietudini
le torbe
e
nel
che,
della
via per
Forse
nel
e
V immenso
io dovevo
azzurro
a' vecchi
nel
sontuoso
Ira
un
nascere
oriente
d'oppio
tempi
assidermi
Alhambra
luccicar
di diamanti
e
fantastico
d'ambra,
lampeggiar di
mobili
pupillecastigliane,
sotto
!
pascià indolente,
un
un
solvonsi
tenue
inebriarmi
fra
libero
e
susurro,
magico
come
0
vasto
marea
fumo
in
rinnega,
r anima
che
ov' ardono,
marmoree
moresche,
cupole
arabe, isj)ane.
MAOMETTISMO.
3S
sorbendo
ad
atomo
dovunque,
l'ore,
tutte
a
immemori,
tutti i sensi
da
atomo,
gloria,opulenza,amore....
0
Bosforo
del conteso
dominator
supremi,
belle attendono
cui tante
aròmi,
vigilati
nei
io
troni
e
i fastosi
di gran
ma
i
vi invidio
non
fulgidi
orgogli,
potendolo,
cuor,
prenderei le mogli,
vi
quelle circasse indomite,
quelleelegantigreche,
che
dei lor baci
le fronti aride
Fuor
è
del
irraggianvì
e
bieche.
o
despoti,
serraglio,
troppo vii fatica
regger
della
l' imperio
barbarie
e
il carico
antica;
MAOMETTISMO.
troppo profonda i secoli
la mina
scavarono
che
vi dovrà
nell'ultima
Oh
oh
quanti sogni rosei
mentre
mentre
la mia
Poesie.
mare
Torà
inavvertita
—
il libero
susurro,
marea
Saigon dal
Mabbadi.
rovina....
freme
come
della
travolgere
sul
azzurro,
pendolo
passa,
le Parche
filano
vital mala.ssal
40
BORGIA
LUCREZIA
(musicadi DONIZETTI).
che
Dicon, Duchessa,
di
lussuria
dal
pure
che
labbro
vostro
che
arde
veleni
pure,
udendovi, il
della
al fascino
di
possente
anima
scolorandovi
ed
e
gemiti
il dolce
atroce;
voi
a
mi
prostro.
fondo
dal
vostra
viso
vostro,
veloce,
batte
io cedo
un'onda
se
nostro.
il bacio
acre
cor
voce
una
animo
uccide
e
i vostri
Che
esce
il ribelle
come
sì che
mostro
un
implacabilee feroce;
soggioga
Dicon
siete
voi
emana
biondo,
rapito in quell'armonica fiumana,
sento
son
che
tutte
l'onte
infamie
che
v'appone
dell'invidia
il mondo
umana.
41
MACBETH
LADY
Siiakspeare).
(rileggendo
Dite, Milady: 11
serpente di demone
di
non
gioì
una
notte
Oh,
se
dovea
mai
d'oblio
mai
lo
che
in
e
omicide
e
Jena
ardore
serena?
voi
come
diventar
l'amore
piena
una
furore
si sfrenai
voluttà
anch'io, pel gusto di quel bacio
per
dominar
per
dormirvi
(Dio
a
mi
atroce,
quell'infernaleingegno,
Lady Macbelh,
e
folle
core
provaste, anche
da
romper
di
e
femminile
con
devastatrice,
E
terreo
vostro
sul
cor
bianco
anch'io
dato
e
feroce.
avrei
mano
perdoni) a conquistarvi il
trucidare
il vecchio
Re
Duncano.
regno
42
MAGDALENA.
Quando
refrigeridel
ai
dal
inondate
o
la delicata
e
il
convengono
mar
le dolci bellezze
quando,
lido labronico
sul fresco
d'Italia
lunare;
riso
Signora, degna
fronte
Ella
volgermi
marmorea
lampo degli occhi sereni,
agitando il ventagliopiumato;
fra tanta
passa
mi
esser
com'
ampia
sembra
solo
esser
e
la musica
cui
folla,su
romba
solo
felice
con
di turbine,
e
felice,
Lei,
MAGDALENA.
41
Oh
da
un
purificato,
0
se
con
fede
come
rediviva
il
anch'Elia
consolasse
di
del
morrei
gli
lacrima
uomini,
Magdala,
forte
mio
baci
sua
mondo.
per
di
santa
una
lanciarmi
seno
Cristo
da
indomila
battaglia
ferrea
nella
E
bacio,
quel
da
saprei
suo
e
di
martirio
pianto.
45
NOTTURNINO.
la marina
Su
il firmamento,
s'incurva
tutta,
argentea
mio, cingendola
amor
abbracciamento.
d' immenso
E
noi
ridente
il
grande
vigila
occhio
lunar
soli, abbracciati, immemori,
tra
firmamento
Oh
com'è
com'è
visto
del
dolce
divino
a
tuo
bel
a
onde
la tua
lutto
d'amore
mar.
il vivere,
il mondo,
i riccioli
traverso
visto
e
e
capo
biondo;
il fascino
traverso
beltà
di felicità!
inondami
46
DIANA.
tu, dolcezza
Ricordi
del
mia, quel canto
delle favole antico?
dentro
vive
mar
più lunghe
mentre
voluttuosi
la persona
chiome
guardo
che
ti
Eppure,
—
mi
figuro
più
agitar su
e
greca
spalleimmersa,
potesse scendere
di te nei fonti ed
E
e
!
come
trasparenti
fino alle
ripenso a Diana,
non
la Bellezza
nelle
oh
come,
luminosi
t'ammiro
del
Oh
—
versi
in fantasmi
acque
che
quei
a
quando
io
il mondo
Leopardi ov'ei rimpiange
bella
l'onda
più verginee braccia.
quei flutti
immobile
cingon
bianchissima,
tutta
tu
sguazzi
47
DIANA.
folle
nell'acqua
di
trionfando
d'amore
ne'
tuoi
e
denti,
scoppiano
gioia.
desio
occhi
il
svelando
dalla
risa
Oh
tua
in
gitli
che
misteri
soavi,
nitido
tesoro
bocca
rosata
cristalline
viso,
allora
tremano
fascinatori
mentre,
dei
di
la
me
e
e
fresche
1
48
IL
ritratto, o
Il tuo
può tentarlo
non
di beltà
regina,
pittore al mondo.
alcun
occhio
quell'affascinante
Oh
è
RITRATTO.
mio, troppo divina!
amore
cosa,
Troppo
in
sei fresca
quel
nimbo
nivea
e
troppo hai
la
Bella
se
con
nel
del
se
leggera,
sicura
di
dolce
franca
stanca,
e
greca
pallor di
e
pantera.
posi, abbandonata
l'eleganzad'una
tuo
spina;
giocondo.
mar
forme
quell'agili
Bella
fior di
nuoto, Naide
rompi Tacque
capellibiondo
limpida, argentina,
voce
trillo di lodola
con
di
come
come
a
profondo
etera
statua
bianca.
49
FRAMMENTO.
Siamo
che
troppo feliciI
lima
mi
notte
fin che
Oh
pensiero
mi
tormenta
erranti
castel fatato
larve
giorno inseguiam
e
ci
un
il
e
i cavalieri
leggenda, in
della
non
il cervello
Come
assiduo.
ecco
l'incanto
non
d'amore,
si rompa
il
e
vero
vita.
ripiombi nell'infausta
potessistrappartiall'esecrata
vita, strappartiall'esecrato
di chi
ti strinse
al consorzio
e
a'
e
alle tue
più
vivere
al viver
del mondo,
intimi
amplesso
strapparti
suo;
ed
a
te
stessa,
tuoi dolci ricordi,
fedi oltremondane,
della sola anima
farti
e
mia !,..
—
FRAMMENTO.
BO
fragoroso
Ahi
su
verdastra
la
la
contro
forza
vastamente
poco
felicità
fa
si
vento
scatena
immensità
schiumando
che,
che
il
di
rabbia,
ond'è
meraviglioso
urla
quieto
e
la
come
e
infido
mare,
e
il
percosso:
cerulo
sorridea,
del
nostra
l
s'avventa
mare
{Ì2'
Oh
il
e
CONFRONTO.
mio
livido
dai
guardo
bel
Come
!
sogno
—
davaiiiì
Apennino
cristalli
la
sera
aperti
triste
una
muraglia
ora
mi
del
all'aure
clie
umani
bronzea
sta,
crepuscolo
echi
non
ha.
53
LETTERA.
ULTIMA
Se
Addio.
sotto
che
la selva
sul tuo
batterà
non
0
mai
così
il cuore,
più
che
sfolgora,piìifreddo
e
che
fantasticar
per
un
sì
antico
gelido sorriso
0
—
dolce
nel
roseo
amica,
mondo
nostro
delizioso,in quelle
tepide notti, in quel
in
l'amore
il detestabil
il mondo,
sognavam
giorno
un
guglie
marmoree
silenzio.
amaro
va
di
Duomo
avrem
un
c'incontreremo
sopor
del mare,
di
quel silenzio,in quell'oblio
E
i mille
ci
piovean raggi
rutilanti
e
occhi
tutto.
del cielo
complici sorrisi,
54
LETTERA.
ULTIMA
e
l'anime, in
sol bacio
un
viaggiavano estatiche
leggere
e
Io stellante oceano,
per
ridea, come
te
nel
Ofelia
Saffo,era
Francesca
l'ardente
Margherita: alte, immortali
e
questa tragediadell'amore
Sento
i ricordi
battere
ancora,
in un'assidua
sentii
e
tristo
mio
nel
anima,
sangue
tutta
assorta,
lido tirreno. E
malinconico
vive
miasmi
come
visione
e
eterna.
serpermi
là, fra i memori
è sempre
mi
e
cervcl
l'inferma
venefici;e
mio
nel
rei
implacabilie
e
Nerina,
e
dell'Arte,in cui s'incarna
forme
del
insieme
sospirosa,e,
pia. Silvia
Desdemona
con
bianco
cognite,adorate
poeti:Era
dei
canto
sogni,
sorella, un
a
forme
di
stuolo
creato
ove,
dalla possente illusion de'
a
confuse,
oleandri
li rividi,
solo io li rividi,
stringere il
cuore.
Anch'essi,
mio, cangiarono.Decembre
dolce
amor
li ha
soffocati
in
suo
lenzuol
di
ghiaccio,
ULTIMA
e
sta
fra
Irionfator
giù
popol di
Continua
decrepito.
la neve,
il freddo
te
con
sogghignavo,e
JfA
sbadì.
-
e
a
dell'oblio.
a
pensavo
bianchi
fantasmi
l'argenteachiarità
per
scendea
e
un
55
LETTERA.
Poesie.
—
una
mi
me
dell'aria
scendea
Senti:
in
strana
strozzava
nel
cuore
quell'ora
angoscia,
il
pianto.
5G
RITORNO,
ritrovate,o memori,
Ben
0
il mio
piagge ove
care
Oh
potessi starmene
se
a
incontro
me
di trilli
ondate
fresche
che
in
quii
eternamente
eternamente,
Ecco
fiorì.
cor
petto
muovono
e
di
fragranze,
ritentano
mi
l'inebriante fior delle speranze.
Con
mi
un
ribaciano
e
fremito
commosso
in
faccia
i natii
venti,
ondeggian, salutandomi,
le tamerici
lungo
il
mar
pallenti.
57
RITORNO.
E
Perchè
mai,
bisbigliano,
—
torni
perchè
Oh
fra
potevi
se
Anche
i
qui!
Tirren
splendide
arde
—
susurrami
soave,
e
spiana
carezzevoli
mia
riva
gentil
in
rifrangendo
e,
così?
startene
più
flutti
la
verso
calma
il
susurro
suo
triste
eternamente
eternamente,
il
noi
la
e
solenne
iridi
onda
diffusa
spumeggia.
del
toscana;
mio
solare,
—
Inghiotlimi
dolce
mare
I
58
DOPO
VEGLIA.
LA
Talor, dopo la vegliaprodottanelFopra de' versi
laboriosa
e
assidua,
spossata dalla dolce fatica mi cade
e
E in
un
gli occhi
quasi colonne
più
zampillanoi
versi
gittoinesauribile,
d'acqua che salgono
su
i
si velano.
sopor veggente allor mi
con
Sono
mi
la testa
da
una
bei fantasmi
vasca
elastiche al cielo
argentea.
dell'anima
mia
di
poeta
ch'erompono spontanei,
come
i versetti lievi che
dal
labbro
al vento
spargea
inconsapevole;
la Sibilla
63
IIEU
FELIX....
NIMIUM
I.
pochi giorni,e
Son
si
ebra
di madre
esultanza
gentilee
alla
Son
pochi giorni,e
che
nostra
piange
Ahi
sul
piange
e
il tuo
tu
sul tuo
madre;
misero
e
il
sposo
tu, sorella mia,
non
mi
si schianta
portata via,
mia!
sepolcro,Itala
sepolcrodella
la
petto
madre, dal cordoglioaffranta,
l'angosciadel
serran
ma
t'han
ripensar che
nel
il
tanta
fiorìa.
sogni l'avvenir
di
mèsse
aprìa
cui
quella tua giovine anima,
santa
li vedi. E
sua
figliola
genitore intanto
entro
la
convulso
gola
pianto;
gelida e sola,
t'adoravan
tanto
I
HEU
G4
NIMIUM
FELIX....
IL
Morir
felicità li
e
la culla d'una
su
morir
a
balzar
d'un
dal tuo
le
è
sanie
infante
sicura;
e
vita esuberante,
di sposa
sepoltura
amata
alle tue
figlia
che
ci
piombi
lento
carni
troppa, è troppa infamia,
piangendo
dalla mia
in così
amante;
e
gelido e
mutar
che
verme
nella
della dolce
carezze
pregar
e
bionda
vegliarlieta
tratto
nido
nel contatto
del
più
sue
così, tu giovine,tu pura,
di florida
tu
le
promellea Natura,
cominciavi
e
quando
così,
rea
s'appiglia:
o
Dio
che
famiglia,
tormento!
sento
HEU
G5
FELIX....
NIMIUM
111.
Oh
quante
nel
mio
che
da
credere
volle
profondo immobile
subita
giacque
quante volte credere
che
per
che
l'umida
E
pur
te
co' baci
pur
tremo
stanche
davanti
mirando
di
le tue
a
in
amore,
addosso,
giovin cuore!
vista nel tuo
tentai scaldar
posso
sole nò
terra
sul tuo
e
irrigidita,
pur
E
non
più
l'umida
terra
t'ho
c'è
non
ti sta
stupore,
vita il fiore!
della tua
così
posso,
folgorepercosso
Oh
e
non
estremo
sonno
indarno
gelide gote!
nostra
quel
madre
suo
io tremo,
viso
scarno
pianto le pupilleimmote!
60
TRENO
IN
(da Milano
E
dunque addio,
A
vanite
viva
il
ove
forza
a
che
mi
Dio
gelsi
di
mi
svelsi
alza
una
un
verde
nembo
la macchina
gigante
eccelsi;
culmini
con
sguardo!
mio
incessante
fuga
le ville,
i fiumi, passano
passano
mentre
di colà
dinanzi
me
passa
a
e
rapidial
gotico tempio
i trionfali
e
sì
pian lombardo,
sereno
addio, file di vetrici
che
Bologna).
a
infinità di
di fumo
esala
opaco
assai,frizzando.Tumide
piante,
e
di faville,
e
denso,
pupille.
IN
Or
m'importa dunque,
che
di cieli
questo riso
la
dove
che
or
la Morte,
Oh
e
alla nostra
a
speranze
io
in
da
sepoltura?
telegramma
sentii
diacciare,
te
mamma:
lunghe
sì
condotta,
fiamma.
in
e
e
care
tempo
giunta
partii,questa terribil punta
portando
E
di sì viva
vederti, o sorella, agonizzare!
per
te
mura
pensai povera
mamma
povera
Ed
io mi
m'importa
corta,
Itala,ti
lessi il fiero
morivi,
tu
che
or
verdura
giaci,fredda,
quando
che
o
ardeano
che
mi
che
di
e
fu tanto
gioia tua
gli occhi
or
TRENO.
da
in
cuore
e,
implacabilfebbre
m'affacciavo
al gran
troppo lento per
avesse
l'ale
come
me,
del
presago
arsa
e
vero,
consunta.
convoglio nero,
che
il mio
avrei
voluto
pensiero.
IN
E
ripiombavo,
mi
mai
Così,
nient'
che
altro
al
le
Io
sentivo
stillar
sue
lacrime,
m'abbandonai
scoppiando
ed
su
in
altro,
cadavere
giù
ed
le
largo,
fronti
Un
preci
per
alfine,
baciai.
le
con
sommessi.
leggeva
muto.
passai
un
ti
mai,
strazio
quello
e
Ietto,
tuo
singhiozzavan
silenziose
finiva
angosciosa;
notte
Tutti,
abbattuto
non
l'eternità
così
d'una
e
viaggio
quel
69
immobile,
cuscini
sui
TRENO.
chine,
sacerdote
latine.
le
gote
affranto
tue
in
membra
disperato
immote,
pianto.
70
LIVORNO,
E
la mia
e
la mia
rivedrò
il
che
E
di
diffuso
rivedrò
una
foresta
dall'oleosa
di
spaziosevie
vedrò
nei
vedrò
nell'aria
ma
te
volti
sbocciato
a
stagnante
acqua
d'antenne
ampio
sempre
animate,
splendere l'amore,
splendere l'estate;
te
dolce
quelle aperte
cui
fosti tolta, povera
per
andare
a
solenne.
e
fulgidesignore
rivedrò,
non
piante.
giuliva
inalbera
vedrò
le
ombran
faccia all'orizzonte
Ancor
riva
l'incantata
e
la darsena
su
le
rumoreggiante,
misteri
freschi
che
in
città
bella
mar
città nativa,
morir
fiore
aure
odorate,
sorella,
giovine e
bella.
71
BUFERA.
Cosi,cosi ! Rovesciati sul lastrico
della città monotona,
scroscia
e
imperversa fra baleni
e
turbini,
o
Itala,
diluvio interminabile I
Così,cosìi Se il vecchio
oggi al
suo
fin
precipita,
rimpiantidormirai
senza
che
mondo,
nel tumulo
sì giovine.
t'inghiottì
Corri, 0 pioggia,le vie, scroscia, rovesciati
su
e
la città monotona,
in rete
tu
cingila
Mabbaoi.
—
Pveaie.
di foco, ira de' fulmini,
terra
e
schiantala.
72
NOVEMBRE.
Sia
tutte
su
le
cose
un
pien di tristezza
il mio
come
r
su
Stilla
tutta
il vento
con
come
Itala,
o
giacinti,
di
lontana.
la
e
malinconica
pianura,
silenziose
la tua
su
umana,
pioggia eterna
le mie
come
tua
urna
una
su
E
serto
pallorgelido
lacrime
sepoltura.
a' vetri
brividi
miei
geme
e
s* insinua
glaciali,
aleggiantialla
tua
quest'innifunerali.
fredda
lapide
73
NOVEMBRE.
Ahi
Torbe
lutto
a
come
0
tomba
una
verso
agonizzando
te
migra
sacra
urna
rotea
arcana,
il
mio
lontanai
solingo
spirito,
74
NEVICATA.
ì fiocchi dilatati e
Danzano
su
le deserte
come
Candido
nella
0
bianchi
spiriti
dal freddo
dell'eternità.
il monte
e
rigido sovrasta
gravità monumentale....
sua
triste
su
voi l'ombra
piazza austera
coi tetti
sembra
il
di
solitudin vasta,
illusioni,
0
com'è
La
vie della città,
ridda
una
ch'escon
stanchi
e
un
il
recinto
il silenzio incombe,
ove
tempio
invernale!
che
di
biancheggian su,
marmoree
recinto, o sorella,ove
sei tu.
tombe,
76
IDILLIO
FUNEBRE.
L
Non
che
aveva
venti
ai soli dei Tirreno,
guancia
si colorìa
su
porporeggianli
davanti
a' suoi
e
in
la
del
casa
finestra.
sua
sedea
macchina
succinto
abito
quiete stanze
quellafresca
tutta
gerani
l'agevolruota,
con
sfaccendava
a
i
gerani,afiaiicando
l'ago fulmineo
le
lei la mollo
a
la
all'industre
per
e
come
Quando
0
anni, fiorili
aperte al sole
aria
suo
marina, empiva
dolce
canto
luminosa
di
capinera,e
un'onda
di
gioventù ci
diffondeva
Di
fuori, intanto, le giungean salubri
aliti
d'alga e
della
labroniche.
di catrame,
e
del cantiere,
martellamento
urlo
intorno.
fra
marea
Ed
in
le
quel
il ferreo
e
il
lungo
scogliere
vasto
frastuono
FUNEBRE.
IDILLIO
si senlìa
fra lo scrosciar
marino
uccel
lieta,come
77
delle natie
tempeste.
II.
Non
apertidel
ai soli
e
venti anni, fioriti
che
aveva
La
tutti l'adoravano.
nel
esuberava
di
ella
della
da
—
Oh
serena
breve
gran
terrazzo
altissimo
ella
seguìa tutta giulivail
che
dalle navi
in
roteanti
destavano
i chiassosi
in
queiranima
m'era
e
larghe ale
con
nelle
tenera
lunghe
de' cari occhi
restia talora
mare
fumo
i
gabbiani
a
fior
d'acqua
entusiasmi
fior;quando nei giochi
indivisibil sempre,
compagna
alunna
sul
serpentineanella
torpido si svolgea;quando
di
idillio
prima adolescenza, quando
sua
un
ardente
fede
con
la vita.
amava
vita
core
suo
giovinezza,e
bel Tirreno,
suo
studiose
mia
sotto
materni!
veglie
lo
Ahi,
sguardo
ma
mano
all'inesperta
se
troppo
FUNEBRE.
IDILLIO
78
la ferrea
il viso
e
un
come
stillar
lo risento
me
di foco.
lacrime
in
pianto.
assiduo
persegue
rimorso, ed io
dagli occhi
in
prorompeva
quel pianto mi
Ora
bambina,
accorata, povera
chinava
foglio,
crucciavo; ed ella
mi
d'impazienzaio
tutta
sul
le stridea
penna
III.
Non
ai soli
quando
andò
di
che
aveva
aperti del
da
sposa
noi
anni, fioriti
venti
natio
lontana
Tirreno,
Itala nostra
felice;e le promisi
raggiungerlapresto a goder
nelle lombarde
vigne
E
della vendemmia.
il dolce
seco
mese
di vendemmia
mentre
tripudiavanle vigne lombarde,
ella
moriva;
mentre
a
lei
terribile volavo, ella il mio
ripeteavagellando;e
ansia
con
nome
mentre
un
biondo
il primo
angiolo,a lungo idoleggiato,
latte
cercava
ella immota
al
giovine suo
giaceasi,ella
era
petto,
morta.
79
NOTTE
Allaga
di
il
la stanza
sui cristalli tremola
vivi baleni
Lontani
un
plenilunio
limpido albore
e
con
PRIMAVERA.
DI
d'argento.
echi
ripetono
trillo di vecchia
cui
da' salotti
romanza
fulgidi
rapisce il sospirodel
Dai
si
boschi
spande
dai
e
un'acerba
e
gran
su
fiorente
murmurc
musiche
la terra
di verde
pomarii
fragranza
primaverile,un
di cento
vento.
e
cento,
giovine,
speranza,
meravigliosoe placido
scintilla il divin
firmamento.
la
Ma
intanto,
testa
adorabile
suo
il
il
col
di
suo
ghigni
sembra
che
cieli
gelide,
amplesso.
l'avide
è
il
tuo
pallor
decrepito
imbianca,
tumulo
di
scheletro
impresso,
Morte,
occhiaie
vivere,
promesso:
astro
terribili
vivere,
t'abbranca
freddo
la
il
è
sorella,
il
invano
cipresso.
strette
0
dai
viver
ma
che
il
formidabile
Dolce,
Itala,
immobile
e
fossa
sue
o
stanca
sorella,
0
l'umida
nelle
nel
intanto,
e
giganteggia
te
Dolce,
ma
ah
nell'urna,
posi
su
PRIMAVERA.
DI
NOTTE
80
o
Itala,
spalanca.
81
SOGNO,
IN
mio
Fila il battello
che
corteggiano
vanisce
corso
Diafano
su
le
il battello
fra le
con
per
un
poeti
i canneti
dondolando
mio
Dea
gelide braccia
sorriso
di
al vento.
nell'infinita
l'obliosa
la bianca
verso
dei
il deslin
serenità, come
giù giù
luna, in lento
degli abeti.
lidi,ove
strepitanblandi
d'argento,
il firmamento
pallidefronti
dai
fiume
dalla
il bosco
sorride
salutanti
Fila
bel
un
inondato
mentre,
i roseti
lungo
lo
spinge,
acqua
ch'Itala
e
marmorea
a
se
fiorita,
stringe
m'invita
Sfinge
82
UNA
PARTENZA.
Perchè
quel giorno, al
impeto
novo,
la madre
in
Perchè
dolor
suo
ad
del
0
sentii
Itala
cimitero
anima
addio
nell'anima
ove
presaga,
che
sempre
schianto
uno
in
dormìa
o
tenne?
mi
un
convenne,
canto
ventenne?...
doloroso
nel
pensier rivedo
cordoglio superstizioso,
un
ben
io v* intendo,
che
mi
lei pur
pensai, sola
con
or
tanto
perenne,
stretto
sue
quando togliermi a
e
partir,con
mia, rigandomi di pianto,
le braccia
entro
mio
mia
madre
presentimenti che
in lacrime
e
è
morta
schernii
; ora
nel
mi
sciolgo,
vi credo,
volgo!
DEI
NOTTE
84
figliuol
il
nella
senti,
lo
Non
sospiro
tuo,
che
0
pio
che
il
ti
sentir
non
tanto
pianto
cui
muto,
e
algido
tumuli
forte,
diffondesi
solitudine,
in
come
nel
e
tenebre
di
morte,
buia
nella
parvemi
fiamma?
una
sui
mai
caligine
come
della
silenzio
penso
e
Tumida
marmo
lugubre
il
io
te
superstite
mamma,
povera
grigio
capo
grava
or
a
del
notte,
per
giunge
MORTI.
sangue
nel
mio
quest'ore
brivido,
tanto
cuore
I
VITA
NUOVA
8f
RAGGIO
Ah
finalmente
campi
nell'anima
che
che
E
ancor
fiorita d'erbe
una
palpitae vuole,
ancor
ed
anela,
e
d'aliti freschi imbalsama
mi
e
carezzan
che
mi
della
E
che
io le intendo, e
Ed
susurran,
lo
boscagliadalle
questo musical
che
l'intensa
per
sento
llAEnADi.
negliocchi
—
Poesie.
desiai
e
ama
dì viole
la
via,
magiche parole,
blande
musiche
sole
mia,
nell'anima
e
sogna
SOLE.
raggiodi
bel
un
brilla nei
DI
l'apriim'invia.
l'adorabil
ripeteil
arboree
nome
canto
chiome.
fascino è tanto,
ebrezza, io
il tremolio
non
del
so
come,
pianto.
NOVA.
ANIMA
in
m'agita
Che
in
a
un
Lo
Lo
che
di
sai
che
non
sa
della
da
tanto
d'aprii
raggio,
mia,
la
sai
tenebra
nulla,
vita
ciel
intensi?
come
che
a
su
la
immensi
che
fra
al
la
carezza
d'incensi?
molle
tuo
meteora
come
spezza
dolcezza
tuoi,
occhi
un
attraversar
di
e
si
mi
cuore
fantasie,
pace
sensi
giovinezza?
tua
tripudi
alate
quest'aura
l'anima
0
di
negli
sogno
il
tumulto
sai
la
petto
vicino
te
paradisi
di
ignoti intimi
sai, Lilia, che
Lo
passar,
suole
universa?
nulla
torrenti
terraquea
il
sole
versa
mole?
traversa
89
DIVINO
Questa, divino
di
festa
e
di
boschi
dei
Sogna
un
mi
di
varia
centenaria
le verdi
per
in calma
altre
in
nuota
aiole
solitaria
parole.
un
fulgore
d'estasi, rapita
e
per
ardente
che
una
lampeggia
lui la rifiorita
giovinezza, e dalle
circola
viole,
ombra
e
e
occhio
sorride
mia
e
sogna,
r anima
di visioni
da
verdi
murmuri
altri
rose
mia, che
l'anima
e
dell' aria
murmure
sopisce air
e
immensa
fior, di rondini, di sole,
profumata
e
maggio,
quest'immenso
culla
MAGGIO.
fresca
vene
onda
al
cuore
di vita.
amore;
90
OR
Or,
dormi,
mentre
serenità
dei
incendio
della
sul
convessa,
0
mar
firmamenti,
0
l'aere
d'un
voi
ne' suoi
versate
onde
a
di
inebriata
e
polline furtivo;
popolo
sogni,
o
nembi
melodia,
estivo;
esalata
fiumi
erranti, mistiche
gara
inviolata
vivo
silenzio
misteriosi
invisibil
0
—
lido nativo,
mio
dei fiori il
d'armonia
per
nel
calda
nell'aria
o
:
stellata
cupola
dall'alighedel
freme
io prego
di balsami
dolcezza
ove
DORMI.
MENTRE
Numi:
di
pure
di
raggi
favelle
di
cose
belle,
e
profumi,
stelle !
—
«2
NOTTURNA,
PASSEGGIATA
Mentre
della luna,
come
china
il
giallo
riposa
mar
di cristallo,
languido ogni
il boccio
viva
alla luce
d'amor
odorosa,
in fioro
anima
i calici
schiude
rosa
di corallo
la folta erba
la tua
e
e
piano
un
mentre
tra
il disco
sorge
fragranti
dell'amore,
folgoreggianti
i tuoi occhi
hanno
di due
diamanti.
neri
il
fulgore
NOTTURNA.
PASSEGGIATA
Oh,
fra
d'oleandri
gelsomini,
affascinata
divini
incantesimi
da
E
e
ride
come
ti
innamorata!
faccia
tua
al
stringi
con
un
dolce
con
un
trepido
e
col
de'
ti
mio
braccio
rapimento,
il
guarda
desio,
firmamento
tremolio
sereno
suoi
marini,
costellata
selva
nella
la
aliti
gli
93
mille
occhi
d'argento.
94
PARTENDO,
Come
via
va
la
per
Va
fredda
notte
urlando,
il treno
nella
turbina
ripido pendio,
in
lorrcnlc
il treno,
mia
in
precipitandosi
selve
l'infernale
e
testa
stridìo,
sfrenata....
corsa
fuggitive,addio!
0
mare,
Sì
presto addio, felicità volata!
o
i vetri
Rombano
di tedio
in
Va
e
un
velo
occhi
lume
di fumo
il treno,
già
tintinnando,
dal
emana
il buio
va,
urlìo
intronata.
ferreo
con
va,
sconsolata
e
con
fra noi
umido
che
e
infornai
stendesi
e
un
senso
muore
denso.
fragore,
immenso,
di Lilia mia, stelle d'amore!
95
COLLI.
DAI
Ma
che
m'importa
degli oliveti
marina
come
me
cieli
raggiantid'oro
importa
cui le tue
cantano
Mi
n'
un
dai tu
i baci
ridente
di due
argenteo
s'agita
colli
dal vento?
mossa
Che
a
e
ineguale dei
l'onda
su
luccica
il verde
se
de' tuoi diafani
e
di porpora,
selve, o Natura,
inno
forse
ardenti
d'acque e
gli ardenti
d'una
nel vivo
cara
baleno
pupillediamantine?
di fiori?
palpiti,
anima
COLLI.
DAI
D(5
Dammi
e,
come
al
fremito
dal
tuo
Deh
fra
ch'io
pallido
con
la
ci
con
le
la
stanchezza
noi
le
meraviglie
infinito.
mentre
glorie,
di
su
pieghi
d'un
mare
mesceremo
tutte
mi
volto
nell'eterno
sale
bella
stringa,
braccia,
mie
confondermi
grembo
materno
il
E
che
immenso
fiordaliso.
dell'essere
consapevoli
con
dell'universo.
palpiti,
quei
godrò
tempo,
un
le
dammi
baci,
quei
tutte
giubilo,
l'omero
I
97
MONTI
DAI
F
su
nnror,
pompeggia qui
dove
qui
fra
le
levano
i monti
il mio
pie',da
sotterraneo
un
mina
giù, snodandosi
ruina
a
giìi,vertiginoso,
teco,
lungi da rupi
all'amor
rose
sotto
mio
d'inverno
un
sonoro,
valle.
titano,
o
fumido
e
lungi da foreste,
bel mare,
al mio
per
all'amor
che
sul
mio
langue,ahi
lontano;
come
pendio montano
sole
pallido-
foro
calle
l'aereo
il vapore,
e
spalle
orlate d'oro.
nubi
sbuca
Portami
algidee gialle,
l'imperialealloro,
gloriadi
una
Sotto
le balze
per
umide
e
meste.
queste
98
NOSTALGIA,
sorride
tutto
e
gli occhi
e
così
Perchè
ed
di
triste mi
scintillano
del
ciel
turbini
bonaccia
son
e
dove
come
l'ampie
il radiante
un'aerea
silenzioso
pieni,
il verso?
sereni
placido e terso,
tirreni
àlbatro
perpetuo d'acque sterminate
dov'erran
seni
sperso?
quell'ondeggiamento
lo rende
me
lacrime
rampolla
sospiro ai
nella
come
più profondi
limpido universo,
miei
lassù
io
Chi
il
gli astri
tutti
dai
Perchè
Senti:
sinfonie
arco
e
del
chiare
vento,
lunare
gondola d'argento
naviga
sul
mare?
100
RONDÒ,
la
e
Precipita,
o
raggiante
tra
si
notte
intero
dorme,
nei
eterne
il
l'ore
son
sia
vita
giorno
qui stella
s'oblia,
si
notte,
che
sì
o
non
o
sia
il
per
notte,
cor.
ciel:
assiduo
tempo,
lenta
fantastica,
precipita,
del
d'un'
insonne
Precipita,
0
d'or:
stellato
corso
palpito
o
folgori
profondasi
sogni
Precipita,
0
sole, precipita
ci
numera
crudel.
ansia
precipita,
me:
si
dorma
ride, qui sole
non
o
si
c'è.
vigili,
101
RITORNANDO.
nubi
vaniscon
pisane, e via,
il
corrono
il
pian
visioni
che
fin dove
rocchio
selve
le lucide
il
lungo
e
in
di
desiderio
vapore!
a
m'aspetta:
lei che
mandi
il
fuggitive,alterne
materne
e
corso
il sìbilo tuo
ella
e
come
gaie.
muto,
m'aspetta;
acuto,
tortuoso,
col
sì
vedetta,
Alla
impaziente
spiandoti da lunge,
ella
rotaie,
si stendono
mar
scerne,
giuncaie,
praterie
Vola, ferreo
con
giogaie
svaria
le ventilate
d'eterne
l'ultime
pian
che
di
Cinte
vapori
Vola, ferreo
desio
un
t'aftrelta
saluto.
10£
FELICITÀ.
Io fho
lieta
meco
e
solitudine
fra l'incendio
musica
una
e
del
Cielo ed
meco.
della
gl'ideali
Cielo ed
e
noi
e
fra
i diafani
mare.
ci
acqua
susurrano
infinita,
fari,mi
sereni, come
nell'argentea
lunare,
delle stelle
incantesimi
Io t'ho
sola
lampeggiano
vita.
si confondono
acqua
d'ogni parte
in
lungo abbracciamento,
un
liberi circonda
solitudine
questa limpida
d'argento.
r
FELICITA.
E nel
che propagasi
grande epitalamio
dalle
tutta r anima
come
Uabuadi.
103
-"
ro«$i0.
cose
mi
un
arcanamente
giubiladi
organo
cantici
vivente.
ióì
INCUBO.
sui vetri
Calda
e
su' miei
nervi,
un' oppressura
mi
lenta
pesava.
Lieve
travolgevaseco
lontano
palpebre
stanchezza,
sognavo.
pur
rallìca,
le mie
su
d' insonne
velate
E
miiggla la
per
1'aere
la radica
lontano
lontano
con
rapimento vertiginoso,
con
rapimento
voce
e
d'abisso
che
di
che
soffocavamì
respiro,precipitandomi
in abisso
spavento
mi
nel
vuoto
circondava.
INCUBO.
E
suolo
tendevo
sforzo
fui
al
mentre
con
me
su
Nel
desto.
105
lume
terribile
un
gravandomi,
notturno
—
tu
mi
dormivi
rosea
sul
core.
106
VIAGGIO.
IN
I.
Sotto
la fredda
entra
il
tu
ti
di terror
il buio
Invan
lo smorto
di baci
la mia
Ah
ti
stringia
ci
lume
voce
in
fin che
sbuca
tutta
dall'antro
Tarla
quando
manca.
a
quando
blando
susurro
un
quasi il monte,
affretti il mostro
e
t'imbianca;
ti culla
gravi addosso,
a
tremando,
me
avvolge
pallidiriverberi
invan
bianca
convoglioimpetuoso, e
mentre
di
tuonando,
galleria,
ti rinfranca.
e
che
il vapor
con
tronche
che
la via
la
sua
trafora,
parole
divora;
ferrea
mole
fischiando,ed improvviso ancora
t' inonda
e
ti rinfranca
il soie.
108
SCAMPAGNATA.
Ti ricordi?
In
occidente
slava
il sol di termidoro
come
un
Cielo ed
grande
acqua,
orbe
rovente.
d'oro
come
incandescente,
e
liquefatto
loro.
fra
rispecchiavansi
E
noi
due,
affondando
strati
correvamo
senza
entro
guardare,
quei
d'alga lungo
agilie
molli
il mare,
folli
solare
neir
aperta onda
che
avvolgeva isole
e
colli;
109
SCAMPAGNATA.
l'ansia
in van
mentre
viva
amici
neglettiilari
dei
già
chiamandoci, inseguiva,
noi,,
già sordi, ebri,:felici,
noi
fra i
cespuglidella riva,
fra le dense
tamerici.
Ti ridea
la
la
tra
boscaglia
pupillaluminosa
ala di
sotto
l'ampia
e
leggiadroabito
ti
un
stringeacome
Ti ricordi?
che
ancor
rosa
maglia
una
Oh
—
fascino
quella dolce
se
paglia,
flessuosa.
la persona
con
*
ora
a
nelle nostre
in
nel
impresse
s
d'amore,
germina
di speranze
noi
tal mòsse
pieno
anime
fiore
stessei
core
SCAMPAGNATA.
110
Che
ci
poesia
nel
se
se
il
dì
rigoglio
arride
il
Tonda
tramonto
ricordo
ancora
della
silenzio
ancor
selvaggia
piaggia,
ci
vapora,
ci
ancor
di
queir
orai
raggia
Ili
DEDICA.
Poi
che
crebbe
irrorala dalle lue
sì cara,
la selva
Lilia,al
tuo
core
malinconica
ricordi
de' miei
lacrime
in fiore,
la solitaria flora dell'anima
di cui raduno
se
le scaldi
me
che
questo
mi
serto
illumini
di fior selvalici
consente
cingo
e
sparte,
sol dell'Arte,
il vivo
io
le fronde
al tuo
alla tua
pia
la Natura
capo
fronte
giovine,
pura,
DEDICA.
112
alla
le
tua
fronte
candide
nuziali
sospiro
e
su
delle
orgoglio
cui
fioriscono
rose,
vergini
delle
spose.
II.
AFFEESCHI.
VECCHI
117
PAESAGGIO
ROMANESCO.
dalla nebbia, che
Fuor
cuopre
vel cinereo
d'un
pensilecastello
la valle, il
sprigionasinell'aria agile e fosco,
fantasima
gigante
questa
su
colli sol pasce
e
sbarra
alla
pianura,ove,
l'occhio
inopinatomostro
si
nel
seno
il foco
immane!
selvaggio
impaurito e
di fumo
urla
dilegua.Addio,
ch'eterno
Ovunque,
i desolati
sopra
il bufalo
che
e
d'intorno
montagne, incombe
di
conca
il verno;
umido
cui
schiamazzando.
i corvi
ruotano
a
di
mugge
avvolto,
il vapore
ferreo
Prometeo
Il nuvolo
titano,
nudri
d'argento,
118
ROMANESCO.
PAESAGGIO
che, pari a smisuralo
sul tuo
passaggio trionfale,inonda
la mia
serenamente
di
stanza
quest'aerel'accidia.
i metallici
fulmineo
fili ove
il
vento
il
fasci enormi
solitudine
lo
aspetto o
varca
l'anima
e
il sangue
Or
si
mentre
dal sol
ciclopici
templi.
—-
balze
toscane
onde
il Tirreno
core
Oh
percossi
guglie
soleggiate
pallided'olivi,
mio
sotto
quiete del meriggio arde
queste
stagna,
ghiacciati
fiammeggian là, quasi marmoree
di
in
perde
nel mio
i culmini
che
dell'Appennino,
industri
femmine
erra
inerte
al passo,
in capo.
brulla
sguardo, e
via
suono
ciociaro
un
paziente asino
s'affrett^nper
sonoro.
murmurc
un
giunge qui. Solo
con
viaggio,
tuo
pensiero
Altro del civil mondo
e
Al
rompe
vola, e nel silenzio alpestre
squillanoal
cavalca
e
ronzando
vigiliscorte, plaudono
non
serpeggia
angue,
l'immensa
diffuso,
d'argenteiguizzi scintillando! Oh
donne
ROMANESCO.
PAESAGGIO
dalla persona flessuosa,
a cui
fluiscepuro
del
l'eloquio
monotone
e
Petrarca!
una
sul core,
limpidodal
ove
—
Ahi di canzoni
mi
piomba
desio triste rampolla
lungaeco
un
labbro
di ben altre canzoni. Arno
gentile:
errando
quando,nel vasto plenilunio,
fra'tuoi molli giuncheti,
l'aura d'Aprii
un'armonia di fresche voci ondeggia
lenta per l'aere,
e nella cheta notte
malinconicamente
I
MAniiADi.
—
Poeti*.
si
dilegua.
119
120
GUERRAZZI,
F.D.
Su
la vetta
bel Montenero
del tuo
ben
natia
riposi,o titano,
dalle lotte dell'arte
Mal
ombra
a
l'umile
e
chi scuotea
Uso
del cimitero
orror
cor
meno
Fonor
pensiero.
suo
fra i turbini
procellosoalti orizzonti,
te volesti unica
fu ben
sopita
un'età
tutta
solcar
a
del tuo
E
pia
selvaggiovigor del
col
a
la
si convien
della vita.
e
tomba
dritto. Ad
indomiti
i monti.
altri,
ingegni e
d'esequieofìiciali
i
men
e
il
frementi,
tempio
Croce. Al
di Santa
vecchio
e
vi stridono
te
venti,
le bufere.
e
esultano
montani
rimormoran
Rimormora
mormorii
strani.
leggende
n
di feroci amori,
e
storie sublimi
colpe e
te
con
d* odii feroci
orrende
e
di virtìi,che
ed
sbigottirono
0
i
primavere,
gli alberi
di
sepolcroliberi,
tuo
i falchi
d'intorno
le verdi
e
121
fischiano
gladiator,
0
A
GUERRAZZI.
D.
F.
arsero.
mille
cuori
Bei
tempi,
—
Livornese, quando
fra
un
popolo di schiavi
affollati
le tue
come
e
frementi
gittavi
prose
spade
roventi!
Sorgevano, avvampando
tuo, tutte le genti
dell'atroce
odio
d'Italia in
armi;
l'austriaco
birro, il vigilprete invano
e
perseguìa furibondo
il tuo
civil poema.
invano
122
F.
E
ancor
Io
il
vigile
prete
tuoi
figli,
ed
E
noi
che
al
che
piccoli
siamo
noi
Siam
0
l'oro,
rettili
v'odiò
muto
è
ma
i
il
dell'ara
L'indomito
che
cuori,
stupendi
a' tuoi
fiero
o
i
e
vate,
maggiori.
rea
strisciate
Lisciatevi,
ovunque
e
dell'età
te
per
giovanili
faccia
tanto,
alate
pagine
tue
in
te
a
noi
estri
gli
trema.
ne
ancor
delle
foco
mondo,
il
ammira
scaldammo
noi
GUERRAZZI.
D.
fiammeggia,
sol,
vostro
e
della
reggia!
e
tanto
odiaste
titano,
tanto
per
figli
sempre
suoi
vi
e
piìi
schiaccerà
invano,
vi
non
n
la
calpesta;
testa.
eroi
ARTIFICIALI.
FUOCHI
124
II.
E
mentre,
si
spandon
io
quellafiamma, quellafiamma
de' tuoi
E
le
fonti di scintille in
grandi
mentre
del tuo
risalti candida
dipintain
come
mormorii
tepido il
un
tuo
vola
caldo
di zafliro.
campo
cari
co' suoi
baci
su
e
ti contrae
tanta
desio,
l'impetuosouccel
sera
leggera
e
e
sangue
altera
aspiro,
voluttuosi
del vento, che
mentre
della
alito
soave
giro,
trasognatiammiro,
occhi
fragranzeacerbe
piene
Oh
fata, in magica raggiera
o
delle
le nari,
di teste
onda
come
t'investe
su
i mari
tempeste!
ARTIFICIALI.
FUOCHI
125
III.
Ah
i tuoi desìi cadono,
forse
com'
aquile ferite
che
l'occhio
E
in cielo fosco,
stanco
fisa nella
calma
gran
sembri
Dagli occhi
in
faccia
i
raggiano
con
in
te
lido tosco,
innamorata,
aereo
chiosco.
il
seren
baglior vivido
miri
che
d'oro
e
in
mare
al vento,
rabbrividisce
nel
sogni
i razzi
piogge
a
bosco.
del
tuoi, cangianti come
raggiano
come
sultana
una
i fiori d'un
alta tra
che
fulminata
stellata,
bel
del
nell'ampia calma
tu
Fala
e
fra le silenti ombre
chiudon
fata,
o
lunare;
e
lento,
dileguare
grandini d'argento.
196
RUPE.
UNA
Terribile
che
la lesta
con
domini,
dirupo
eretto
enorme
e
cupo
fantasma, il ciel che
la notte,
sei forse, entro
tacito al buio
Io
e
al
gelo,
spettro di Nembrotte
che
scalar
Che
fai,che
silenzioso
0
dorme,
contro
terribile
pensa
e
il cielo?
fai,diritto
cupo,
il ciel confìtto
dirupo?
Non
T
quando
di
e
le
incoroni.
le
E
tua
che
e
questo
stagna
percote,
rotte
e
immote.
foreste
l'occhio
da
ti
fulminate
alla
lotte
tue
che
dio
tue
monte,
fronte
aerea
nuvole
Invidio
col
o
falconi
tuoi
de'
l'ala
invidio,
ma
so;
127
RUPE.
UNA
invano
cima
il
reo
e
desio
s'aderge
pantano
mi
sommerge.
128
OMBRE
le felici ombre
Passano
assiduamente,
quasi
un
com'
di Strauss,
profumi
mentre,
casca
passar
per
un
mendico,
e
intanto
de' balli
onda
tra
esultanza,
i vetri.
su
il fascino
fragranza
metri
felici,e dolce
via,
l'ombre
di
e
ritmica
con
all'obliosa
mesce
danza.
ai sinuosi
via,
stanza,
spetri,
di luce
ebbre
e
di
infrenabil
mar
l'ombre
Passan
de'
la vaga
le felici ombre
passano
e
per
i vetri
su
esercito
lievi in
entro
cedon
si
e
notturno
girano
Per
FELICI.
del
canto;
i fervidi
vede
felici entro
pur
cavalli
fra '1
pianto
i cristalli.
129
ISCHIA
de*
Ischia, amor
golfo natio,
nel
che
poeti,isola
sazia
simile
t'adagi fresca,
a
in
pur
ieri il sol, nell'ora
maga
ebra
che
s' infiori,
dilaga
grembo all'acque gli ultimi
di
ti salutò
deliziosa
dei
canti
lieti
Ed
oggi
e
vaghi sogni
sopra
un
dei
sereni
da
immenso
putrefarviuna
amori.
le fontane,
e
di felici accolta
tessea
il sole eruppe
splendori,
plaga
fra le terme
schiera
una
ove
a
di odori,
una
letto di smeraldo
che
vaga
per
una
la dimane,
notte
cumulo
città
folta
di frane
sepolta.
130
UMBRO.
PAESAGGIO
sole di
Frangonsii raggi del
riscintillando
sul verde
di
come
stelle d'oro,
lago,entro
il cui
fondo,
a
guisa
pendule piramidi sfumanti,
capovoltitraspaiono i
selvosi
colli di Piediluco. Arde
il
silenzioso,e immobile
lago e
0
Giugno,
su
rinfrescatemi
date
giù
sul vitreo
incombe.
i colli smeraldini
dell'umbro
dal salir
meriggio
Appennino
voi
gli arsi polmoni
lungo emunti,
ossigeno al
salubri,
aure
largamente
intorpidito
sangue
nella valle umida
e
e
bassa.
—
Addio,
UMBRO.
PAESAGGIO
132
riscintillando
mi
lago,
nel
e
vertiginosamente.
il
rapitemi
nella
che
si
precipita
di
bianchissime
immoto
Velino,
alveo,
tuonando,
valanga
come
Oh
nevi.
dolce
cosa
—
in
esser
della
piombi
lanciato
vita
fra
a
smarrir,
i
di
nuvola
quell'immensa
massi
e
m'involga
il
onda
giù
correnti
che
dall'alpestre
gonfio
fiamma
corpo
sin
ruinosa
sua
di
mio
voi,
con
ardente
cervello
Acque
—
abbracciate
che
d'oro,
immagini
scintillano
Giugno,
di
sole
stelle
come
verde
sul
del
raggi
i
Frangonsi
volo,
ed
prima
della
spume
ogni
che
Nera
senso
il
corpo
infranto!
stanco,
133
MONTI
DAI
PISTOIESI.
I.
Altissima
la
sovrasta
muraglia
dell'Appennino,urgendo
la città bassa
Tumida
e
veste
E
al
cipresseti,
che
come
soffio della brezza
assiderato
il viso
sorgono
boscaglia
i colli di selvatichezza.
che
i
di tristezza
aguzzi
di
selve
nella
lance
aspra
mi
taglia,
grigiaampiezza
irte in
battaglia.
Sorgono aguzzi, immobili, sottili,
allineati minacciosamente
delle ville
a
guardia
e
del cenobio, dove
stuol
signorili
penitente
un
si dissolve ne' suoi
sepolto vivo
in
questo
claustri
verno
umili,
algente.
PISTOIESI.
MONTI
DAI
134
II.
0
natie dove
costiere
spirano l'acque un
tutte
nel
0
risvegliodell'alba
in
cavalloni
vasta
a' lunghi
la
oh
che
ansia
da
umida
fresca;
e
urlanti
gigantesca,
e
meriggi
smania
lunghi
in
acuta, oh
lungi l'anima
canti
argentine squillanole
delle
bagnanti e vegeta
sazia
d'eflluvi
e
con
che
s'affisa
immensità
quella vostra
ove
pésca,
nostalgìamarinaresca:
piange
con
di
cangianti
fuga
bianca
la criniera
mentre
odor
sano
lungo brivido
con
con
in
smaglianti
giuliva,
risa
la riva
dal tramonto
arrisa!
viva
DAI
135
PISTOIESI.
MONTI
IIL
Qui
i vasti
sotto
e
gelidiacquazzoni
s*arriccian torbi i fiotti del torrente,
fulve criniere di leoni
come
ruggenti in
E
se
paurosamente.
corsa
il tramonto
folgorasu
calano
dell'Appennino,
e
dalla
su
scheletro
fin che
dalle braccia
tutto
altro appar
immensa
cenere
Mjibbadi.
—
di metallo
Poetie.
ardente.
vegetale
boscaglia,
la nebbia
fuma
né
ponente
s'accavallan rossi i nuvoloni,
quasi montagne
E
a
i coni
che
erte
cinerea
sommerge
un
nel
gelo,
sale;
ugual velo,
cenere
glaciale,
dalla terra
al ciclo.
che
136
VALLE.
UNA
Fra
una
dì
conca
malinconiche
rompe
il mio
e
rupi
gialle
passo i
cupi
silenzi della valle,
ed il rombo
calcareo
passirispondo
ripalpita
echeggiando
dalle goleprofonde.
che a'miei
Per tutto s'accavallano
rupisu rupi,come
la vision fantastica
d'un' urbe
senza
nome,
tutta
obelischi
tutta
silenzio
il
sotto
E
in
non
buio
spiccasi
dal
vertice
cielo.
incavamento:
qui,
o
di
della
cantico
non
fronde
fosse
come
pensier
del
profondasi
voce
d'acque
Sol,
gelo,
e
pallor
valle
la
cupole,
e
solitudine,
alta
in
137
VALLE.
UNA
un
sua
muto
un
d'un
al
torvo
fronte,
corvo
monte.
vento.
138
ANTICO
D'organi e
salìa per
d'inni
SOGNO.
cantico
un
le navate,
e
piovea blando
dalle bifori il sole, il tuo
capo
quando
dal
del
sorriso
ti
pio
me
preci il raggio
levasti. Oh
Tra
Chi eri tu?
e
come
rifulgeanoin quel fulgor di Maggio
gli occhi
io
reclino
indorando,
libro delle
in
argentino
non
tutto
vedea
mi
che
i fumi
il tuo
sparìa,come
e
1
le chiome
dell'incenso
bel capo
in
un
nuvolo, il mondo.
biondo,
denso
140
STEPPA.
NELLA
scende
Mentre
ìa
larghifiocchi
a
neve
silenziosi,morbidi, stellati,
e
stocchi
s'appuntano al cielo, come
lucenti
freddi, i
e
traverso
i
vetri, ad
guardo immoto,
dall'intensa
E
nel
come
vedo
un
strani
ad
or
mi
e
bianchezza
sogno
aridi ciocchi,
gli occhi
si velan
immaginoso
fantasimi
candida
vampati
affaticati.
e
truce,
sfilare,
sfilar silenti nell'immensa
d'una
or
fantasticare,
profondo mio
in
inargentati,
nell'ombra
dai fiammanti
io
rami
luce
steppa aquilonare,
tutti in catene;
e
un
manigoldo
è duce.
STEPPA.
NELLA
141
IL
Sempre avanti, o forzati,entro
ghiacci della steppa
i
bufere
e
avanti
sempre
e
ti
trista
o
flagella,
del Norde
spietatamentecandida
sempre!
Avanti
la tua
Siberia
Avanti,
0
dalla frusta
e
la neve,
la sparge
misericorde,
salvò
in
0
la vita
illividita!
mille
carne
nelle miniere.
—
briganti
dal freddo
e
lontanai
mai
di
carne
spiana.
Czar
cui
a
il vento.
ti scalderai
si
quant'ò
carne
l'Imperatore,o
Fiocca
0
—
umana!
carne
solitudine
L'immensa
arcana;
ti morde
che
al vento
le sorde
aghi
frizzanti
intirizzita,
Avanti!
NELLA
142
STEPPA.
III.
sempre,
deserti
della steppa interminata,
mentre
salta la
di
e
ghiaccio,in
la
e
cresce,
orsi, che
guata,
branchi
a
ove
e
uno
tutto
candido
mare,
alla cadente
su
dorme,
alta, silente;
sempre,
nell'uniforme
scompar
e
affamata.
stuol d'esuli
cresce
fin che
si dondolano
stanchi
pazienteansia
e
s'addensa
neve
capanna
alle betulle, e
mezzo
i cacciatori
lunga
la
i banchi
jurta squallidae gelata
assediando
con
su
agii fra
renna
i boreali
fugge
cingon
E
nevica
i bianchi
Nevica
quel
gli orsi
mare
avidi
a
algente
torme.
143
STEPPA.
NELLA
IV.
sole mai,
Non
fil di verde
un
in
fra
mai
non
l'uragano
quel biancheggiamento
implacabildell'Asia,in quel
sotto
Non
in
quel
mai
in
un
si stanca
l'occhio
già
su
di vivi
rumor
doloroso
agita il
dei
gelido mar
po'di verde,
si
senza
anela
un
arcano,
spazia invano:
vi
le mine
condannati, entro
fatto vitreo, che
un
deserto
vento
abbagliamento
l'occhio che
l'occhio che
un
pallidod'argento.
quel silenzio,in quel
ove
in
cielo
piano,
gran
perde
e
annega
confine;
indarno
po'di
e
indarno
sole alfine
gli eterni ghiacciaidentati
a
sega.
prega
NELLA
144
STEPPA
V.
E
profondodella
nel
i condannati
propria tomba
la
Scavano,
ogni
la
scavan
Fatta
E
sin
a
cupo
gara
di bara
scavan
sempre
in
quei
un
infornai
e
biechi.
dissolvitori
la l'accia,
levano
fìl d'aria
angoscia amara,
scheletriti
da
plumbea
che
ciechi,
qua'funerei spechi.
rumor
sempre,
un
l'antro
in
patria con
esalamenti
se
con
scavano
avara
colpo ripercoton gli echi.
lor
Pensan
e
e
Già
scavano.
riposo mai,
senza
terra
il lor sangue
con
tremule
ristori.
braccia,
scoppio di vapori
flammeo
non
arso
li
travolge e schiaccia.
NELLA
STEPPA.
145
VI.
—
Laggiù, laggiù,gli amanti
nei
si scaldan
qui
sbarba
il vento
qui
diaccia
il
i
pianto
che
scaldano
dai
occhi
qui
nelle
gelan
materni
che
le tombe
E
noi
miniam
la santa
in
la Russia
Russia
le betulle,
a
rivi.
le culle
giulivi;
brulle
torreggia enorme
morbidi
tepidii sogni
miniamo
lascivi;
c'inghiottonvivL
Pietroburgo,ai
scendon
le fanciulle
versiamo
e
irrigidite
rocce
Laggiù, laggiù,dove
San
e
pini e
Laggiù, laggiù,si
sorrise
:
palagi alti
e
in
signori
rosee
questi eterni
che
si scalda
torme.
algori,
dorme,
e
degl'impiccatori.
—
140
NELLA
Nel
del
verdissimo
di sé
0
coi rami
Terbe
mentre
nei
piano
deboli
Sangue
d'Europei
torma
della
bianchi; e
per
sangue,
non
o
s'arrischia
pampa,
la mischia,
sol
un
ne
I II
che
gli avi tuoi, prole
arricchì
i tuoi
gemiti
per
l'ampia
nel
gran
terra
silenzio
pingue
il vento
che
della
scampa.
d'Europei leggiadri
pallidefacce
Ed
lìschia
stampa
selvaggi.Orribile
i
e
giganti agii si mischia,
una
i
vampa
snodasi
mostruoso
vergini deserti
ecco
nella
e
il boa
Tropico, ove
e
PAMPA.
suol
ti
perde
di ladri.
disperde
invadeano
pampa
i
padri,
verde.
148
PAESAGGIO
Al
fine,
d'un
miro
e
nel
la
Maiella
e
che
e
in
tutto,
eccelsi,
coi
la
mezzo
snoda
lungi,
l'Adriatico
le
sue
fra
intraveduto
azzurro
che
in
il Gran
Sasso
infinito
fondo,
e
di
confondasi
piedi,
neve,
d'Italia,
d'acciaio
al sole
scaldandosi
ineguale
l'onda
sfuma
a' miei
bianchi
serpente
spire giù
sorride
ventoso,
disteso
vertici
lato, dall'altro
Pescara,
parti
colle
dall'eremo
l'Abruzzo
un
le
tutte
cielo
del
lontana
curva
intorno,
sereno
da
da
fine,
Al
meravigliosa.
la
fine
sorriso
limpido
io
al
Lilia,
0
ABRUZZESE.
dei
al
colli,
ciclo.
;
EICOEDI
FIORENTINI.
151
CITTÀ
che Firenze, de' bei soli al
Or
trionfa in
che
per
al
ben
è
donne
qui
che
—
in
un
l'otain.
ad
amare
invita,
intellctlo d'amore,
gloriainfinita
una
di rose,
e
s'effonde
LauUaui.
avete
ride
dove
d'arte
su' vostri labbri il fiore
ancor
eloquioche
del puro
ballata
gonfalonselvaggio:
l'arboreo
dolce
linguaggio
maggiolata,
della medicea
suon
passa
toscan
suo
vie la
le storiche
la vallata
il ciel di
di canti sotto
piena è
or
tutta
fulge,e
marmorea
raggio,
odorata,
di fioriti rosai tutta
e
FIORI.
DEI
e
dalle
rosee
fragranteinno
flore
la vita.
IO
CITTÀ
ÌS2
FIORI.
DEI
IL
mille all'alba roride corolle,
Da
da
come
di
sospirie
un
alla
brilla in
l'Arno
fra
di balsami
ch'esulta
inno
e
bocche,
rosee
tripudiodi
in
esce
selvaggio
un
al colle,
pianura e
lento
suo
linguaggio
viaggio
fiori. Oh
che
con
molle
tepor d' incensi dalle floree zolle
spirigli ambrosii
Forse
tuttor, qual rise alla
fantasia,fra
de' Greci
una
e
serena
terra
e
cielo
progenie olimpicas'aggira;
canta
in
palpitaun
in
fiati,alba di Maggio I
ogni
ogni
fonte
cuor
di Ninfa
tronco
un'anima
una
Sirena,
in
ogni stelo,
sospira
CITTÀ
153
FIORI.
DEI
IIL
E
tu, sorella mia, più d'
dimenticasti
il tuo
una
volta
odorato
mare
per
quest'ombrìa d'olivi allegrae folta,
per
questo regno
de' fiori incantato.
E
t'auguravid'essere
in
quel
sotto
bianco
recinto
salice
un
questa
tu
con
corrente
e
pio, sotto
meravigliosadel
Ricordi
sepolta
mesto
e
desiderio
limpida frescura
tetra
del tuo
dall'ombra
morta
della
d'albe
non
la volta
cielo stellato.
dall'ombra
dove
ventilato
scende
fragrantie
mai,
cimiterio?
sepoltura
mai
d'aria
refrigerio
aperta
e
pura?
CITTÀ
154
FIORI.
DEI
IV.
i
Ecco
su
ì colli e
su
ecco
su
i marmi
il sol di
il sole,
fastigi
primavera,
nel cui sorriso esaltasi la mole
di Brunellesco
e leggera.
olimpica
Nell'aria calda,olente di viole,
il campanilmeraviglioso
impera,
e
al
pienoodor
delle vicine aioie
fìammando
spalancasi
Oh ben sorridi con
ogni vetriera.
l'antico vanto,
italo Maggio,al vecchio San Giovanni
e
ove
in cima
un
al
tempiotrionfale e santo,
popoloartista a'più forti anni
devoto udìa del
e
poi s'armava
suo
a
Poeta il canto,
fulminar tiranni.
CITTÀ
156
DEI
FIORI.
VI
Un
lìmpidosorriso
inazzurra,
aere
si rianima
popol di
Su
divino
suo
statue, la divina
poggi
piazza.
là del Casentino
al vento
accese
che
le spazza
d*oro; qui nel ciel turchino
nuvole
un'allegriadi
Maggio
ridon
di guazza
umida
al dì, col
i dolci
sfumano
e
il mattutino
rondini
trionfa. Del
le antiche
schiamazza.
suo
riso, in festa,
vie, gli atrii severi,
gli affreschi d'ogni loggiae d'ogni sala.
E
la città de' fiori
onda
e
d' incensi, che
apresia questa
da' suoi
dalle ville fìesolane esala.
verzieri
CITTÀ
FIORI.
DEI
157
Yir.
Ricordi
Fiesole
Di
tu?
noi scendevamo
di fantastica
maUnconia
stanchi
notte,
un'aerea
cinta
di stelle
e
Santa
serenità
il resto
come
mentre
la tua
un.
quel
divina
una
in
cuore.
nell'argentina
Maria
vanìa
mare
del Fiore.
nella
pallente
lontana
effuso
trasparente,
e
alle voci della notte
voce
quellasua
chiarore
di sottil vapore,
solitudine
in
in
gigantescapina,
solitaria emergea
sfumata
e
ci sorrideva
Come
Tutto
la china
mescea
arcana
limpidamente
.musicale onda
soprana.
CITTÀ
168
DEI
FIORI.
Vili.
E
dalle cedue
deliziosi onde
protendono i
uscìan
il
di
core
un
fior
lungo
E
melodia
fluttuava
armonioso,
in
blande
leggeri,
indefinito
e
era
sentìa
grande.
un
in
quel
lontano
tremare
del Poliziano.
l'anima
in
i sentieri,
con
di frondi,
fruscio
ghirlando
tutti i misteri
si bevea
strepitod'acque, ov'io
la fresca
in
ove
murmuri
con
quel concerto
Era
s'espande
musiche
secreto
malinconie,
e
lontan
effluvio di rose,
tanto
si
dai verzieri
siepie
mare
sovrano,
quell'oblio
quell'immensapoesia lunare.
CITTÀ
159
FIORI.
DEI
IX.
Ricordi
tu
lo
splendido viale
i colli
biancheggiantefra
il zacintio
ove
Con
la
riflesso tenue
un
dal
E
il
i
pianeti?
su' pendii cheti
cipressie
cimitero
marmoreo
d'eflluvi
nella
sale
Miniato, qualche frullo d'ale
svegliandofra
E
e
d'opale
prim'alba apparìa
di San
gli oliveti,
ondeggia
carme
il divin silenzio dei
sotto
e
e
d'armonie
quiete della
fra i roseti.
un' onda
scendeva
olente
valle fonda,
giovinettoDavide, sorgente
dall'alta
piazza con
vegliavaaereo
in
man
la fionda,
la città dormente.
CITTÀ
160
FIORI.
DEI
X,
Ed
io pensavo:
che
il
ove
le donne
tempo
i cavalieri
e
quanta grandezza
e' invidiaron
gli agi
cortesia;
fraterne
si spense
della
sua
fiorian
cantavano
poi tempi malvagiI
—
Guicciardini,
Galileo nei tetri
lunga
notte
le ville storiche
in gran
V incendio
stragi,
quanta poesia
e
i colli,intanto, cari al
ove
e
e
gonfalonedella Signoria
vergine,allora,di
Su
palagi
di malinconia,
veste
invogliavanoamore
0
nobili
0
—
coro
ozi divini,
d*Arcetri,
i cardellini,
del sole ardea
su' vetri.
IGt
Ma
se
dunque
per
per
chi sorride
elegiadi
snodasi
giù
immacolata
salici
per
corre
con
la torre
e
vasta
piangenti
molli,
l'aure
gai serpeggiamenti
Colli,
de'
d'Arnolfo, emula
contempla
queste pensilitombe
piena
gelo,
di cielo?
l'ampio Vial
e
il
marmo
beltà
tanta
Un'
voi, scheletri,basla
breve
d'un
CROCL
ALLE
MONTE
audace,
solitaria
e
di sole
questa paco
e
d'aria.
ne' fastosi mausolei
Yoi
0
e
invan
Tutto,
romba
giù
0
e
scheletri, tutto, anche
il Buonarroti
da
ancor
e
E
a
cui
al sol che
muore,
languido e
morir
questiavelli
San
fil d'argento,
un
come
suo
campanil di
perenni
lavacri.
Arno,
indugia il
il
enorme,
dai silenzii sacri
luccica
su
gloria
questiruderi solenni
fluiscono
che
la
monumento
alla convallc,
Ivi il cheto
la storia
qui dorme,
onor
le inalzò
d'un
impera
frange accanto
vi si
di vite.
marea
del nostro
che
fra tanto,
scheletri,dormite,
tanta
e
CROCI.
ALLE
MONTE
162
in fiore.
Miniato
emana
squilli,
lunghi improvvisi
cui mescesi
una
fresca
di murmuri
e
onda
lontana
di trilli....
lento
164
LA
CONGIURA
BE'
Folgora austero
e
i vetri
traverso
PAZZI.
blando
istoriati il sole
primaveril,raggiando
l'abside maestosa
Santa
trema
e
scampanìi gioconda.
d'assidui
r eccelsa
l'aitar
incensi
e
poderosiorgani il
D' echi
romban
maggiore
cupola profonda.
Salgono
sale dei
stole.
del Fiore
Maria
Fuma
sotto
l'auree
le arcate
solenni
su
d'un
e
canti,
suono.
santi
popol
prono.
E
lutti
delle
gli olezzi
nel
Firenze
qui
che
or
entra
0
da' sontuosi
qui:
son
ecco,
il
ecco
un
a
Ecco
Signore
cuore
i vindici
tratto
il mediceo
ed
dai merli,
o
essa
i
la storica
guarda
e
codarda.
congiurati
Arnolfo,
di tua
penderàn giù
su
che
esangue
plebagliaattonita
Per
pugnali.
sangue
spicciaal cospetto di Gesù,
immobile
—
a' mortali,
in
dei tiranni
e
tanta
scanni....
ai tiranni !
morte
nell'ostia mistica
scendono
prole.
popolo sovrano,
Ed
scende
grande
e
Giuliano
e
Dio
165
viole
sue
la medicea
tempio
prostransia
PAZZI.
spande
temuta
Lorenzo
i tiranni
DE'
CONGIURA
LA
vecchia
mole
strozzati
piazza,in faccia
al sole.
166
RICORDI
GOLIARDICI
li 31ago di Seyeulno
(r.F.r.GENDO
0
Severino
e
beffardo
nella
deir occhiolin
0
Severino, che
mi
del
arguta
dall'argutoghigno,
e
dolce
dalla barba
Ferrari).
cor
suscita
punta
acuta
benigno,
ondeggiar
nel
di
sogni
lago
quest'aura di
memorie
ad
ogni
capitolodel Magol
È dunque l'aura de' bei giornispenti
che
0
miei
per
mi
circonda
fratelli
e
ammalia,
sparsia' quattro venti
le terre
d' Italia?
RICORDI
Che fu di noi?
167
GOLIARDICI.
Rivedo nello
—
del
purissimo
specchio
cielo
salir la torre di Palazzo Vecchio
come
e
un
penderela
stelo,
aereo
luna
su
i
tranquilli
silenzi del viale
fra l'Arno
ove,
e
un'armonia
Oh,
corale.
d'entusiasmi
e
sani
grandeArte
del Rinascimento
i colli fiesolani,
delle nostre
quando al tripudio
indulgeanmuti e sacri
i
di trilli
fermento
quellenotti limpide,
in
fra la
il bosco,erra
dalle
vigilanti
marmorei
sere
nicchie austere
simulacri !
—
Il Landi,intanto,
ci chiedea cortese
gliarticoli di fondo,
che
a
lor comodo
alla
Marra
?
DI.
—
uscìan, più tardi
un
mese,
gloriadel mondo.
Poesie.
11
GOLIARDICI.
RICORDI
168
e
sospirava. 0 inebrianti
noi
per
—
d'ebrietà
serena
dite voi, dunque,
de'
liete
inspiratrici
goliardieroi,
il Landi
si
quando
Ditelo
struggea d'ansie
pensava
noii
a
borghese
Biagi in guanti
pseudo-goliardoGuido
Lo
in barba
Straccali
occhi
e
tu, si
di
mentre
corta
inglese!
rideaglidai soavi
suo
un
come
un
riso blando,
istrice,t'armavi
punte, infuriando;
il
Mago Merlino,
Merlino
a
il taciturno
mio, ridea
solennemente,
eco
segrete
voi, rimproveriincessanti
dell'ottimo
e
Chianti
della cena,
il fumo
tra
se
del
prodotte veglieonde
nelle
e
Merlin
l'aere
notturno
facea*
RICORDI
c
l'olimpico
suo
Genga,
di
in
silenzio
la
e
Viva,
e
il
triste
vino
forse
ti
pensi
il
ai
per
vin
il
ti
sa
toscano
terre
sei
solo,
silenzio,
il
anneghi
duolo
tuo
d'assenzio.
de'
circonda
fratelli
le
Ora
tuo
ove
nell'aura
che
leone,
Genga!
è
dolce
Forse,
sano
rivoluzione.
olimpico
e
ben
nel
petto
maturava
ÌCO
GOLIARDICI.
bei
e
sparsi
d'
giorni
spenti
ammalia,
a'
Italia.
quattro
venti
170
NUZIALE.
SERENATA
È chiusa
e
noi
0
al vento
cantiamo
bionda
la
nel silenzio della stanza
Severino
mentre
vi cerca,
sale cantando
nera
Sposa bionda,
o
a
voi la serenata.
Severino:
0
dell' anima
E
voi
mia
0
—
pura
fiore!
dolce
viola I
—
pensate,pallidad'amore,
ai vecchi
che
lasciandovi
del
sera
quietelimpidae profonda
in
Mormora
spento,
vi circonda,
di mistero
e
è
la ballata.
—
Sposa, tepidaè
d' ombra
che
e
la finestra, il lume
con
detto
v' han
lui
oggi Figliola
trepidae
purissimoarancio
-
sola
incoronata.
NUZIALE.
SERENATA
172
di
spemi
se
rida
0
è
luna,
nel
vigilando
Baldo
per
è
lo
alta
vi
e
e
sul
non
Ave,
ed
cor,
quiete
l'ora.
protegge
voi
buio.
sposo,
dormirgli
innamorata!
sposa
pende,
la
gentile
realtà
la
d*una
voi
sopra
virile,
età
innamorata,
Sposa
Alta
noi
a
occhi
negli
nell'
rosee
è
la
vedete,
Signorai
lontana
l'alba
ancora,
stellata
1
173
DIRETTO
TRENO
(fra
Che
fu?
Dal
Ecco
un
roseo
sì
e
limpido fra
la
mesce
sua
mio
la valle in festa
brillar.
questo che, in
magnifica verdura,
che
la campagna
per
mancar,
tremolio
È dunque l'Arno
foltezza di
desta.
mi
d'acqua per
tortuoso
con
voce
rotte,
stelle della notte
l'ultime
corso
Firenze).
le membra
con
brivido
nell'oriente
e
fi
sonno,
mattutino
un
auezzo
i
fiorisce
pioppi argentei va,
fragorosae
alle voci
canta
e
pura
deli' immensità
?
tanta
TRENO
174
DIRETTO.
È dunque
l'Arno
croscianti
nella pace
le
con
alta del
questo che, folto d'umide
affrettasi
alla marina
me?
con
Eccomi,
di mia
terra
0
gioia mesta,
con
mia
l'anima
casentinesi
con
d'odio
tempi
nei
verso
il paese
ov'ella
canto
suo
ansia
come
giorno
i verdi
poggi
Alighiercantò.
che
qui palpitail
mentre
11
anc'oggi
già traboccò,
addietro
più superbo
Ma
lo torno
in te s'esalta
e
vallea
sfumano
già
te!
madre!
rasserenata.
nella fresca
toscano,
nostalgicodi
il desio
m'arse
piano
giuncaie,
quante volte, bel fiume
Oh
e
pescaie
sue
e
piìiselvaggio
in riva
all'acquo,
trepidaviaggio,
che
non
mia
ove
più,
tornan
madre
nacque,
dorme, pallida,
laggiù.
nostro, di quanto dolore,
0
Dante
di
quanto
se
mai, più mai
amor
tuo
quell'odio
non
nasceva,
il
quietasti
core
DIRETTO.
TKENO
nel suolo
patriache
nella
Bice
la tua
ove
175
fiorì,
si leva
al sole, ecco,
meravigliosae fulgidacosìl
Oh
che
con
spira trionfai,dal
fiume
lupi e
botoli cruento,
vitrea
che
specchia tremolo
in
fecer
che
dall'onda
fondo
vi fluttua
e
vel,
senza
d'argento
traspare il viator fumo
ch'entro
il lume
dell'aere
in cieli
nube
come
Addio, fuggentinella mattinale
verdissime
serenità
Su
tanta
e
giovinezzavegetale
l'estiva
versa
colline!
aurora
incendii
d'or,
imporpora le ville fiorentine
fra il
pallordegli olivi,in
E
gli olivi
fra
e
i fior,lungo i
i tralci in rorida
conserte
ai fior.
mezzo
ciglioni,
catena,
ondoleggiando in penduti festoni,
sfilano
vigne
passa
n
vigne
e
e
luccicano
poi vigne, in
davanti
al mio
al
vision
sol;
serena,
rapido voi.
DIRETTO.
TRENO
176
io
Ed
de'
suoi
reduce
la
a
me
cerchio
Inondi
Tirreno.
refrigeranti
stanco
braccia
e
al
volo
aliti
il
m'abbia
nelle
che
m'attende
sposa
sfolgori
dell'acque
il
mare
che
dal
confin
il
mare
figlio;
care
là,
vermiglio
non
ha.
177
NOTTE
ponti che s'inarcan
Sotto
1
passa
l'Arno
i
[
linee
due
tra
tra
e
FIORENTINA.
trionfali
di fanali,
palagistorici,
i fanali,capovolticon
le
sponde,
rifìammeggianoe s'allunganonelFonde
razzi
come
La
medicea
Firenze
fra la cerchia
sotto
e
si
de' suoi
il
riposa
colli,vaporosa
plenilunio,
nell'alta solitudine
si devolve
penduli.
sovrana
come
limpida fiumana
l'inno
d'Ugo Foscolo,
178
NOTTE
FIORENTINA.
a' marmorei
che,
odon
l'anime
concilii
degli avi
dei silenti
Risaluto, pien di
raccolte,
dalle volte
portici.
dolcezza,
memore
dell'argolica bellezza
questa eterna
primavera italica,
splende d'
ove
nei miracoli
i fulmini
contro
stette
quando
l'alto
dai
dell'oste
la
imperialo
Repubblica,
della Patria
cuore
r onda
gloria
ineguale
ove
tradimento,
là su' colli eroici, a
da
Ecco
nella
e
storia
cupole.
aeree
i baluardi
saluto
popolo la
gran
de' marmi
delle
E
un
Clemente
fu
spento
settimo.
degl'incensi
che
vapora
dai terrazzi,dalla
giardini,
dei boschetti cedui,
flora
180
FIORENTINA.
NOTTE
Quanto
la
ne'
cui
de*
statue
nei
del
susurri
che
di
dinanzi
cui
laureati
più
mi
nulla,
tranne
giovine
odo
tempo
e
a
l'onde
risuscita
miei
nostr'
I
la
Santa
voce
Croce
esalano.
il
fratelli,
la
vati
de'
e
dall'Arno
l'aure
E
principi
mio
parte
classiche,
esaltai
giovine
d*ogni
quell'arte
sembianti
rigidi
m'
E
di
nell'aure
qui
le
rifulge
visione
serena
fra
mi
meglio
passato,
è
qui
animai
cangiato,
183
SANTO.
SABATO
I.
Or
mentre,
dall'aria
mia, dal piano adorno^
anima
giovanilmenteserena,
Sirena
pilidolce d'ogni omerica
vien
Primavera
fra Tonda
de* suoi
di voluttà
mi
Pur
de' bronzi
giorno
sorrise
declini lu:
piena
per
giorno
appena.
tu, nel solenne
scampanìo, quasi romita
aquila che gelate ebbe
t'esalti,anima
le penne,
mia, nell'infinita
gioia del sole, e
ascension
ritorno,
balsami, che
me
giovinezzache
non
suo
palpitad'intorno,
già declina per
la
il
canta
e
ridi alla perenne
de) mondo
e
della vita.
SANTO.
SABATO
184
II.
alla Vita!
Gloria
lume
inno
alla
Gloria
de'
Pasqua
al
mentre
a' nuvoli
dall'alto
È Pasqua,
è
da* suoi
dolori
l'umana
e
tutta,
spandesi
dal
il
le
sue
giorno
e
dalle
per
fosse
frecce
d'oro.
perdono. Oppressa
sue
peccata,
anch'essa;
oggi rinata,
le vie, d'alta
benigno del Sole
giocondo,
del
gente si rinnova
come
il tesoro
dispersi in fondo,
ancor,
scaglia ei
coro
il mondo.
pia ch'apre
Sole, al Yincitor
biondo
sonoro
rinnova
che
alla Terra
germi
pieno
squillano un
bronzi
e
In
vìnto.
in
i cieli, e
esultano
organi
ha
Il Sole
occhio
promessa
affìdata.
185
ARTE
E
(a Gabriele
VITA
D'Annunzio).
I.
0
Gabriele, di cui dolce
in
gloria d'Isaotta
fermasti
ove
i diamanti
troppo
destar
a
della
e
bagliori,
parola il
il cesello
lunga
con
che
suscita
di luce
a
una
sonoro
corona
gentilpersona
tesoro.
ci vibra
e
argenteo, brunita
spirituale,
balzi la scintilla
la fiamma
ideal
dal metal
flettere in
ritmico
voluttà
pilifervida
or
nona,
piacque
dalla strofe,che
sotto
e
della rima
noi
d'oro
verso
sottil lavoro
con
giovin capo,
un
Or
a
il
suona
della vita
folgora,e sale.
squilla
VITA.
E
ARTE
180
IL
Oh
su
non
se
il
l'ale d'un
ha
non
Indarno
l'effonde
il vate
al
l'anima
ai
puri
che
rime
cose,
e
che
gelido silenzio
candido
lunare
la freddezza
asceta
sola.
d'artista
prezioseincidi
più
con
si disseta
grido delle
nel
serenità
segreta.
Gautier, miracolo
le tue
parola
aperta gola,
con
della Bellezza inanimata
0 gran
vola
non
il fior della
profumi
è sordo
se
pensieroalto, o poeta;
rivi del canto
se
è tutto
non
verso
statuario,
marmo
ove
in
quellatrista
sorridi
del tuo
marmo
parlo1
188
MATELDA.
I.
dal iragrante Eden, cantando
che
Sei tu
fra il verde
ridi
in
la terra
su
Io
dolce
Matelda ?
come
un'antica
verso
di noi, col
—
piena
Lete,
e
cantico
suo
Poeta
e
ove
austero
musici
anch' io d'
quando,
blando,
qual'eri
e
immergermi
del tuo
macro,
verzieri.
obliar tumulti, opre,
nella dolcezza
Ma
so.
inghirlandataa festa,
di fior tra
sogno
Io
ridesta,
io ti vedo
al tuo
dinanzi
mesta,
non
vision
Primavera
io ti penso,
E
avvallando
splendidaa noi, gli occhi
serenatori
vien
foresta,
della tua
eterno
pio
nel
sacro
pensieri,
lavacro.
MATELDA.
189
IL
Solo
sorgente della Grazia
la mistica
quell'onde obliviose
in
poserà
tu
sola
Or, passo
noi
di
verno
sorridiamo
Primavera
Matelda
che
eterna
di Lete,
ber
al fiume
passo,
malinconici
traendo
aridità
il dolce
chete
e
sogni spazia
Acqua
finalmente.
darai
fra'
che
errante
r anima
liete.
di speranza
all'alme
promessa
Solo
che
inestinguibilsete,
vivi
dei
tanta
ber
ii dolce
quell'ondeè
in
che
sazia.
sospirato
tanta
per
sconsolato,
in
estasi
innova
che
alla santa
oggi
s' infiora
il creato,
e
canta.
sazia
111.
MARE
TOSCANO
193
D'INFANZIA.
RICORDO
Qui sul
e
in
lido ov'ebbi
toscano
quel palazzo che
prospetta il
vissi l'infanzia,pallidae
in
come
Ancor
la
s'affaccia
mi
ancor
in
come
freddo
silenzio
loggia su
e
e
alba
gli scogli del
polare.
ardita
tetto
albor
piangere
a
quei giorni e
quand'io sentìa,
fra
dal
in
e
lunare,
m' invita
quelle notti
nell'ore insonni
Molo
mare
romita
s'apre al pieno
guarda
vita
del
e
e
ad
ora
giungere
caldo
ad
a
ora
me
un
dalla
vigilerintocco
città dormente,
soffiando il vento
lente,
Marzocco
singhiozzar l'onde faticosamente,
di scirocco.
amare,
194
LABRONICO.
TRAMONTO
Guarda
che
quadro
vivente
laggiùcon
quadro,o
quale
iridescente
solenne
sul Tirreno
che
amore
Oh
la
mio,
ardel
sì
un'orgia di
ne
sembran
lucei
erran
quasi ammirando.
mar
l'onda
de* cieli
Io mai
oggi
vinti,e
silenziosamente
—
calda
non
vidi,
splendidotramonto.
giovin natura
in
sul
arco
e
tinte
purpuree
precipitail
0
Guarda
luminoso!
e
magnificenzadi
mìo, che immenso
amore
la calma,
Anche
con
s'inebria
gli uccelli
più
tardi
giri
l'aria
per
Limpida sorrido
e
con
tremolìi
azzurreggia;mentre
la
d'oro
Gorgona
19é
TRAMONTO
stende
su
le
ale
smisurate
Sierre
le
LABRONICO.
e
di
vigorose
schiatte
libertà
o
di
giovin
ramifica
sotto
il
buon
terra
promessa
terra
dell'avvenire,
terra
—
feconda
Washington,
Colombo
macchine,
riposo
0
tempestose?
di
di
in
di
e
terra
possenti
la
ove
pianta
secura
di
parafulmine
della
razza
io
ti
Franklin,
umana,
saluto!
197
(di
IN
PIROSCAFO
Porto
Santo
Stefano).
I.
Son
prigionieroin un'aperta baia
con
pochi
del cielo
Son
qui
del
o
davanti
mar
assordarci
bagni.
giogaia
vicini
le navi
di continui
stagni
su
la furia
Ma
la prua
mal
salta ai
lagni.
sfide
d' Italia,altere
all'uragano,in
e,
ci
gaia,
o
gli uccelli acquaticia migliaia
vengon
Stan
fosca
Tonda
all'arida
dai
e
dell'Argentario,
ad
compagni,
aspettando,all'aria
sempre
se
malinconici
e
maestà
tranquilla,
il sol ride.
dell'acqueove
sotto
costretta
il
pie'nostro
che
all'ancora
colpidell'onde
e
a
vacilla
stride,
lungo
oscilla,
IN
198
PIROSCAFO.
IL
Ecco:
Dal
salpan l'itale navi,
cullandosi
sfdan
E
van,
dinanzi
dietro
lento,
corso
leggere
sciolte.
e
al vento,
le bandiere
le verdi
a
in
accolte,
ondulamento,
noi
a
tutte
con
e
lene
con
placidesu
che
dormìano
golfo,ove
acque
sconvolte,
lor, dall'elica travolte,
s'allunganoin
gran
un
solco
d'argento.
Solo, in disparte,a vista della brulla
il sole imbianca,
tristezza litoral che
sta
il nostro
Saldo
legno
all'ancora
sua
sta, riluttando; e
ferocemente
e
e
lo
il
si dibatte
che
mar
il fondo
se
palleggiae
ne
e
rulla.
abbranca
trastulla
stanca.
IN
PIROSCAFO.
199
IlL
Oh che tumulto dì strida
levan
su
le
e
di voli
roteando a prova,
gliuccelli,
fuggenti
prue ch'alto a' due poli
recan
il tuo
pei mari
o nova
vessillo,
Salute,o della Patria
Patria!
—
nova
forze viventi,poderosemoli
di cui fumida
che
r anima
esulta
nel
a
tutti i soli
grembo igneavi
cova!
0 navi formidabili dal rostro
di ferro,che filando erte ed acute
ci tuonate
il
congedo ultimo vostro,
che, da tutti i pelaghibattute,
e
direte
tutti i venti il
a
nome
nostro,
forti avanguardie
italiche: Salute!
Makuadi.
I
—
Pueaie.
13
200
NAUFRAGIO.
e
altissimo
profonda,e
Notte
e
penembre, e
fulgori,
serenità
per
tutto;
voci
il
secoli
e
e
lungo
gemito
suo
del mare,
secoli
mille
con
taciturni
ripeteai
questa vuota
in
il fiotto lamentevole
da
sconfinata
e
serenità, misterioso
che
silenzio,
cieli
immenso.
Ecco:
—
dal ciel sorride
come
un
volto
placidamente,e
le soavi
stelle
scintillan tutte,
r inviolato
così
cui
un
azzurro.
tranquillae
con
e
in
ogni
—
francese; e
fendea
i
la luna
umano
esulta
la notte
così blando
fervida prua
vapore
Era
seno
e
il mare,
diritto
cinquecento
201
NAUFKAGIO.
suoi
vedean
del
li
forse
già
del
e
pane
branda,
che
li
ruggì
breve
furibondi,
di
calda
Poi
non
d'un
rari,
buio
vita
in
che
e
formidabile
naufragio;
rimormorò
di
volean
non
che
e
sommessamente
in
e
preghiere
dell'onda
lotta
pieni
morire.
silenzio,
i frantumi
limpido,
vittime
fanale
il vero,
una
sentìansi
galleggiaron
centinaia
ampio
terribile
e
di
morte
languido
urla
disperate
Nel
disperate.
della
intravedendo
nave
in
ruppero
al
e
il vuoto
parte
e
schianto;
fida
la
d'ogni
stringeva;
altra
d'un'
orrendo
un
dell'acqua
sonni
quei
ricercar
sentiron
fame
la
lor
ed
a
il freddo
ed
promessa
ove
ruppe
brancolando
sonno
terra
lavoro,
orrendo
cozzo
e,
la
Ma
sospingea.
un
confidente
in
migratori
su
sparsi
nuove
sepolte,
il
mare.
202
IDILLIO.
VECCHIO
sospiravo: 0
Io
che
a
canne
cui, crosciando, le palustri
vigilail
inseminata
povere
dell'amor
che
larghi fossi stagna
in
la campagna
Marzocco
il
lungo
nostro
e
il libeccio
piene
di
tornate
felici
stanchi
della
pésca,
delle tamerici
battea
troppo fuggitiveore
quando
d'argento;
mar
ove,
capanne
all'ombra
posammo
0
sul lido sonnolento
il Tirreno
ove
0
dall'ira del vento
ci salvaste
piegavano
e
capanne
povere
—
con
l'ala
fresca;
incantate,
voi, quando tornate,
poesia marinaresca
?
—
204
MONTENERO,
I.
La
prima
ascesi
e
questo vecchio
a
ridente
dell'azzurra
al
di reverenza,
d'onde,
tesor
C'era
sacra
solitario
onda
tirrena,
adduceami, piena
pio reliquiario,
vario
Maria, letifichi d'un
o
di
che
madre
mia
santuario
fra il bosco
ancor
il cerchio
c'era
che, fanciullo appena,
volta
grazie la vallea
mia
La
madre.
al tuo
de'
gigliche
Ed
io sentivo
stagion fiorile,
tuoi. Vergine
del cielo
e
del
giunger le voci,
e
fra i due
abissi ebra
cernii
l'altare
ti vestìa
nome,
son
serena.
l'anima
umile.
mare
infantile
tremare.
MONTENEllO.
205
IL
mia
E
a
come
venne
per
consolar
uno
recò
e
a
sul
la terra
dorso
qui
Maria
volle
alpestrevia
Ave, Maria.—
—
i
grazia tutti
Così disse mia
Sovrana,
dimora;
pian, dal monte,
sacra
T
quest'ombrìa montana
in
E
di
Toscana;
l'umile
prostrò salutando:
dal
di
storpioper
Lei, sanato,
tanta
Vergin pia,
quassia dall'Albania
si
da
piana,
e
soave
della
narrarmi
prese
come
quel dì,
madre
e
battezzati,
trassero
madre;
e
a
me
meravigliaestasiati
quellastellante
vision
tocchi
ridea.
alla Dea.
negli occhi
MONTENERO.
906
III.
Ahimè, quanti anni
vita da
quanta mia
Con
che
quel tempo
bel santuario, alla tua
Come
al
balzan
selva
la madre,
è
giù, presso
E
che
dolcezza
in
uno
limpido soggiorno,
di
e
lunghi riposi
la marina
qui dov' ampio digrada il
di fresca
scendono
alla volta,
grandi acque, sepolta!
le
promette l'aere
e
folta!
superstited'intorno
figliuol
vivi i ricordi
mentre
voltai
è
oggi ritorno,
fede
diversa
quel giorno,
da
corser
ubertà
i colli
e
il
monte
piano
sacro,
meravigliosi
tuoi, verde
alle delizie del marin
Antignano,
lavacro!
MONTENERO.
207
lY.
Ben
qui
il tuo
nell' eminente
impeti, 0
re
ruggita in
E
ben
nella
e
te
miti
faccia ai
prepotentie
sensi
carità
postuma
onde, dal
A
della lerribil prosa
quell'almache
parla di
a
sia dolce il
i venti
ed
sdegnosa
tonò
gentili
noi ti riconcili.
della morte
sonno
del cielo natio
il mar,
lungi alle turbe;
poi che dell'odio fa l'amor
ed
il tuo
verbo,
vegliadair
alto
a' vili!
affettuosa
voce
marmo,
fra la rupe
di febbrili
stanco
core
gran
riposa
arca
a
come
più forte,
quel
benedir
d'
un
dio,
quest'urbe
I
MONTENERO.
208
Y,
E
il tuo
anch'esso
come
pellegrinando,
venne
e
su
di
urgealo
questi monti
della greca
poi
qui
a
poetar
fisando
e
ne
che
il
il fato,
chieder
cavaliere
mosse
con
mar
partiaper
lo addormì
a
seguace,
pace,
libertà pugnace
Addio, villa d' Aroldo,
e
tormentato
assidua, vulture
un'ansia
T audace
periodo alato,
pallidoAroldo,
il tuo
da
nel
emulasti
verso
Poeta, onde
lui
con
aver
ove
a
sognare
Shelley convenne
desiderio intenso;
tomba
nell'armonia
in cui vive oramai
armato.
il
mare
solenne
spiritoimmenso.
209
MONTENERO.
VI.
Ecco:
qui
A
—
con
Una
confidente
donna,
l'amante
le
pallido,
lui, geloso e
pupilleardeano;
e
guardò, si
le si strozzò:
li
Chi
avea
quel dì,
lutto
schiva
ma
così
non
sopra
gola
lei s' uccise.
sposi,accanto,
insanguinatoe
—
in
urlo
ogni dirupo
due
come
li oblia.
un
dall'aurora
correr
il burrone
e
colpo di pistola
d'un
visti per
di Montenero
parola.
Ella sorrise,
fé'bianca,
ei l'infida,e
spense
fise
facea
non
Poi, la baciò convulso.
lo
si assise.
stanca
suo
sola,
e
Del
parlano i vecchi
e
fiero
narra
caso
cupo,
ancora
il canto.
MONTENERO.
210
VII.
E
canta
montenerese
che
e
E
le abbronzò
squillail
bianca
ove,
già
un
pochi romiti
di macchie
suo
e
dei
inonda
la rupe
di ville al solleone,
dì, vivean
d'orazione
fonda.
in solitudin
d'umane
giù
opre
il lido, la batteano
suonasse
dalla
che
carnagione
bionda.
treccia
canto
Tale, pria che
il
allo stellone,
l'adusta
la voluminosa
tutta
E
gioconda
così, spigolando,
una
sotto
i venti
impenetrabili
coperta.
fiero silenzio
solingavoce
cinghialiche
era
interrotto
dei torrenti
stridean
su
l'erta.
MONTENERO.
212
IX.
Poi, quando giacque
cozzo
il
abbatteron
la torre
su
alta
oscurità
senz'astri
invasero
d'un
e
muti
il fanale
il labronico
tue,
litorale;
il
tratto
scalo
e
le diserte
Repubblica feroce,
depredare,arsero
la
la
Capraiae
di farti
sorgean,
luna,
senza
e
una
per
ruppero,
e
fortuna,
Meloria; e remigando, quale
compagnia,
spiritai
opere
la
la trista duna
in
e
micidiale
pisano orgoglioe
i Genovesi
della
nel
Gorgona,
siepe all'Arno
come
in
in
dantesche
su
caccia,
incerte
la foce,
ombre,
là in
faccia.
MONTENERO.
213
X.
Ed
in faccia, dorme
ora,
priva
di suoni
Tarco
sotto
il
suo
E
ridono
in
E
e
immensità
silenzio
sola immensità
una
mezzo
al gran
le due
custodi
vi diffonde
a
lei declina.
quiete cristallina
divino
sorgon
E
in
d'onde
fulgorie
del ciel,che
serene
un
in
di
limpido azzurro
le due
che
e
la marina
profonde,
e
occupa
divina.
silenzio
dantesche
e
al gran
solitarie del Tirreno.
azzurreggiano al sole, al sol che
in
un
sereno
isole ancora,
gli odii sepoltialle bell'acquein
e
fonde
fuoco
d'amor
l'orbe
ignora
seno,
incolora.
214
VOGATA.
E
il silenzio sopisce in
mentre
dolcezza
le
cose
che
sul
liquidoargento
nel
cuor
E
spinta dal
su
cheto
E
un
di
e
remeggio
la barca
vitreo
su,
s'inarca
affondasi
che
vo.
giù.
l'acque riflesso azzurreggia
dentro
concavo
senz'onda,
mare
fantastica,io
cielo che
limpido abisso
giù
sfumò,
l'acque,vi scivola
leggera fra il
il
del
della notte
si culla
e
l'ombra
profonda
cielo che
naufraghe
fondo
stelle pur
esso
non
ha;
fiammeggia,
lunghe, a fisarlo,vertiginidà.
VOGATA.
E l'anima, errante
firmamenti
tra due
agliastri
vi
in
narra
[ARRAor.
che
—
col ritmo
211
del fiotto,
librata così,
brillan di sopra
e
di sotto
bei sogni d'un
silenzio,
Poesie.
dìl
J4
216
MAREA.
ALTA
Monta, fiottando
nel
buio
immenso,
dalla
attratta
fuor
Monta
e
in
E
in
che
poi
tutto
sua
esce
dal
o
in
gioco
percossa,
rossa
una
di
mar
un
oblio, tutto
un
poco.
per
fanal
ingrossa,
possa
assiduo
con
lampi
che
marea
d'incendio, quale
tenebra
foco.
un'arcana
involge.Solitario,intanto,
nell'alta
palpitae
come
d'ombre
sùbiti
fiamma
la
rotti
fiottando, e
di luci
arde
luna
da' nuvoli
gorgoglìoroco
con
se
pianga
quietudine lontana,
sale
a
all'erma
il divin
spire larghe
Notte,
Silenzio
in
onde
un
voce
di
canto,
umana,
pianto.
217
TREMULO
Laggiùdove
con
tremolio
SUB
LUMINE....
il Tirreno arde
scintilla
e
silenzioso,
(ilfaro
ormai
languepallido
nel vasto
splendore
argenteoche
pienade' sogni che
su
e
chiaro
l'acqueoscilla)
sognar m'è
caro
laggiìi
s'appuntal'avida pupilla,
un'isola ride erma, tranquilla,
ove
lontana al mondo
senza
fine amaro;
dov'io vorrei,lungo da tutti,
laggiìi
bevere a larghisorsi il refrigerio
delle maree,
mentre
senza
la mìa
I
posandodalla vita,
scorresse,
un
cullata dai flutti,
senza
rimpianto,
un
beatitudine infinita.
desiderio,
•218
LUNARE.
INCANTO
Non
soffio fra le
un
della
tamerici
l'aria
tace
e
sponda:
il fascino
Tace
il vento
sotto
il
il
tace
che
mare
lo inonda,
l'occhio
nel
stellare.
taci,
pur
hai
e
inargenta la profonda
solitudine
e
lunare.
raggio
solitudine
Tu
Tonda
tace
sotto
che
rare
nella
e
vuota
smarrito
estatico
grande
la stanca,
ti nuota;
occhio
rapito
intima, ignota
nostalgìadell'Infinito!
CREPUSCOLO
220
MARINO.
di fiamma,
quell'occhio
E
sbarrato
malìa
silenzi
nei
intensa
con
fìsso,
e
tragiche forme
evoca, nell'immensa
solitudine
dal
sua,
glauco abisso,
tragiche forme
che
nell'ombra
crepuscolotranquillo,
del
l'elmo, nelle
che
sotto
han
di sei
Ed
a
nembi
la ferocia
tra
il
frecce
luci,
sigillo.
d'argento
larva
quell'occhio,
e,
mira
vitree
lunghi secoli
volar
truci
coruscan
gigantesca
del combattimento,
conte
Ugolino Della Gherardesca,
come
quel dì che,
fu tutta
Tonda,
tutta
Oh
un
grand'urlo
mentre
deliziosa
s'accende
luce
la marina
e
tanta
grido
un
e
il lido...
pace,
dei colori,
il molo
d'alighee
tutta
pisane,
limpido sul lido, in
indugio della
strage immane,
e
scarmigliatefemmine
di
r
sangue
nella
e
l'aria tace
di fiori,
Mediterraneo
raggia da
e
e
giro del cangiante seno,
esalasi,percosso
seno
in
lunga ebrezza,
immenso
un
sospirami le
l'anima
Shelley,il
tua
nell'anima
dinanzi
tuo
e
accolse
a
che
nel
riposo
il luminoso
il
cuor
d'un
Nume.
solitario
faccia all'infinito,
gli avvolge
porporeggianteil
mare.
argentee spume
monte
in
io sento
core,
gran
del
come
te; sul
Guerrazzi
il vespero
tuo
delle
queste rive
cuore
L'oceano
dorme
a
il vento
mentre
e
del mar,
abissi
de' verdi
di focol
fragranze amare,
sue
0
m'inebrio
Io
roco,
rosso
circolo
di luce,
Io m'inebrio
io sento,
fremito
un
si delinea
l'orizzonte
come
e
l'acque di smeraldo,
tutte
il
tutto
fulgor sereno
con
il
tutto
di
il caldo
a' riflessi del tramonto,
mentre,
da
221
MARINO.
CREPUSCOLO
d'un
letto di
velario
granito.
CREPUSCOLO
222
Di
contro,
cernia,
odora
e
in
glorificata
MARINO.
Alpe
l'apuana
giù
pieno
da*
boschi
fior
dall'addio
la
si
dalle
e
terra
del
perde
sole.
verde
aiolo
223
ARSURA
all'eremo
Bianco, dinanzi
di Montenero,
nello
arde
E
non
sul
ombre
non
e
costa
dall'acre
dagli acri
languono
Languon
rinfrescate
ad
sonnolento
e
ogni
e
polvere
salmastri
sopite,e
Uniche
a' gran
raggio.
e
sparse
riarse,
e
arse
soli
sognano.
oh
Oh
roride
ciuffo di lor chiome
aura
un
l'egre tamerici.
d'ottobre!
ogni
ha
cicl voli,
in
non
onda
abitatrici,
sbiancan
e
quando ogni
trema
mar,
argento,
alla campagna.
dell'assetata
tutte
immoto
in circolo il mare,
vele
villaggio
fuso
come
stellone
SETTEMBRE.
DI
lungo
il
mar
felici
albe,
scialbe
selvaggio!
224
BOSCO
Come
del
in
tempio, aperto
gran
un
a' venti
cielo
di
colonnati
E
è
della
piaggia il
a
un'alta
bianca
mirò
fumo
il tuo
inni
suo
fiotto
pira, ove
pallidocome
E
consacrato.
gentil d'
e
in
il
verso
frangente
marea,
lui
fiamma
con
alla
un
In
questa calnij
quieta
pianger fioco,
un
la salma
naufrago Poeta,
Byron
die' fuoco.
ascendere
ogni
ed
in
poco
co' venti,
spirito,0 Shelley,ove
un'eco
giocondo.
mar
—
giacca
vanir, mescendosi
ebbe
sfondo
fuggenti pini
bosco
tempio
nello
agli aliti marini,
e
s'allunga il
il
SACRO,
armonia
in
fulgenti
del
mondo.
225
ROSSORE,
SAN
Stanchi
trottano
neir inerzia
fra le selve
della
e
a' due
la
erra
che
strada
i cavalli trafelati
d' ogni
folteggianoa' due
pisana arsa
che
dell'immobile
erra
dietro
sparve
il verde
pianura,
fra
gli anditi si perde
verdura;
l'occhio,riposando,fra l'opaca
dei verd' archi
onde
Iati
polverosa,
lati,d'onde
l'occhio
cosa
un
alito
ombra
fuggente,
già ventila,già placa
questa greve
afa silente.
ROSSORE.
SAN
226
E
del
la
ch'effondesi
Ave,
0
mare
e
che
che
mare
già
riposi,
e
fremon
lievi frulli fra
densità
d'erbe
la
selvaggi
nel biondo
quei lunghi anditi
vibrando
messaggi
di solel
argenteo che tremoli
di
ove
ardi
con
parole....
riso interminabile
solleone
salini.
traluci dai
colonnati, ebro
Di
di brezza
s'annunzia
di
olezza
pini,
aspri e
che
profumi
ed
freschissimo
d'eflluvi
il Nume
di
dei
brivido
pien
Sento
pinete
magnificaforesta.
dalle resine
un
si desta
d'aromatiche
Già, col balsamo
ecco
quiete
meriggio.Ecco
olente
tutta
l'immobile
s'anima
già
e
di
nel fondo
ombrosi
una
varia
vepri,
nell'acredine
dell'aria
fragranzadei ginepriI
228
ANIMA
Ti vidi mai
che
i
nel
seno
e
sì
luna
da tanto
Ti sentii mai
sì
culli de' miei
culli nel
Oh
sotto
sonar
tra
dolci ricordi
gli albori
il breve
la pace
da
si
profondo,
specchiano
piena, serenità dell'anima,
tutti
riso
di
immensa
gli astri
la beltà
cerulea
dell'infantile età?...
poter qui,qui sempre,
mescere
sen
profondociel
nell'ampiadel passato illusion
sfumante
dell'oceano,
i silenzi fantastici del mondo?
annegano
che
chiara,bonaccia
sogni della
ove
MARE.
E
con
quellodell'oceano
questa pace
cui
di
sentì
mia,
già Pitagora
limpida armonia!
ANIMA
anima
Son
Oggi
due
luminosi
Sovr'
e
canta
esse
dove
azzurri
il
gran
l'Infinito
due
mare
e
MARE,
E
mistero
dentro
229
confin
dei
e
solitudini,
pure
è.
non
firmamenti
d'intorno
inarcasi,
a
me.
IV.
ELEVAZIONI.
Mabradt.
Poesie.
—
15
CANTICO
I
UMBRO.
SINFONIALE.
236
È
dalla
che
è
che
il
canto
voce
è
verso,
terra
al
luminosa
rideal
persegue
nota
cielo
che
musicale
dell'inno
tumultuando
palpita,
nell'alla
va,
che
sale,
immensità.
237
LUCO.
MONTE
I.
strepitinel
che
tu
più
alto ancor,
In
in alto !
rivolo
spoletana1
la valle
piligrande agli occhi
salgo,e
dalla
In
una
forza
miei
l'Umbria
boscagliache mareggia
giù giù, dove
inabissasi
tutta
pende
a
sul capo
la
Tessino
in
picco il
arborea
si
monte
sua
nel
al vento.
il fiotto
selvagge gole
rotto.
giovin mole
mio, mentre
s' adagia l'Umbria
lento
vegetaleemana
alto, in alto ! Del
urla
E
d'argento,
scendi, io salgo,e nel salir mio
Tu
montana
serpeggiamento,
tuo
scendi, io salgo.0
salutami
Acqua
—
di sotto
pollordel
sole.
spiana;
MONTE
LUCO.
IL
S'
adagia 1' Umbria
e
l'ardua
si
di
Rócca
squadrano
da
gitta fra
i due
fluviale.
grandi
È silenzio per tutto;
lo rompe
in
a
tratti
dal lor
colossale.
frullo d'ale
un
d'un
sparvero
a' due
e
macro,
quieti
del montan
solenni
fonte.
raggiava lì sacro
ove
profiloestasiato
quest'acqua
dinanzi
ponte
degli anacoreti
quanti secoli
come
il
emuli
il mormorio
e
questa pace,
entusiasmo
fronte
a
degli archi obliquae
r ombra
Oh
il Monte
Spoleto e
lungi,emuli
divisi dall' abisso
E
pallorvernale,
nel
emuli
lavacro
atleti ?
239
LUCO.
MONTE
III.
Forse
la Rócca
pensa
:
Io
—
la storia
son
tempi ignotie degl'ignotiumani.
de'
di
Stan
Pelasgie
i travertini miei
Vidi
in
Annibale
d' Umbri
vanto
e
e
di Romani
memoria.
fuga (epicagloria)
ai piani,
scalpitargiù, precipitando,
e
d' Italia. Io
vidi il serto
E
il Monte
le mie
pensa:
i tuoi
E
quassù
vedrò
Io
son
—
Il
giovani chiome,
rode
di
Duchi, in guerre
a* miei
sul fronte
in
massi
e
le tue
son
la storia.
immani,
—
tempo che rinverde
o
peritura,
in atomi
li
sperde,
ciclòpeemura
polvere tutte,
io sempre
la forza della Dea
Natura.
verde.
—
240
LUCO.
MONTE
IV,
grata
ove
giorno
Lucrezia
nel tuo
del monte
E
la ducal
porgetemi
verdissima
E
la
come
tue
batte
il vento
falda
e
minaccia.
il sole scalda,
dall' alto, elei,le braccia !
di
sue
sorride
eccelse
come,
forze
la
dalle
il sole scalda
nella magna
intatte,
montagna
aeree
pallidavegliateumbra
elei che
faccia.
sua
l'ombre
Air alto, all'alto ! Oh
esuberanza
balda
silenzio,e alF ima
arboreo
voi, che
salda
una
fulgidae
mostrò
Borgia
a
prigioners' affaccia,
il
di ferro
un
Resta
! Ora
ciclòpeaRócca
Addio,
e
I
fratte
campagna,
il vento
batte !
LUCO.
MONTE
Ed
in
la cima, ecco,
alfìn
ecco
241
schietta
frondeggiamento, più selvaggia e
r oliera
a
verde,
Ecco
da
profonda
mar
di ville
salir candide
E
arrampicata
dalla
un
air
come
il Dio
ara
qui
nubi
d'
fu.
chiostro
Ei
in
di
e
Dio
forse
dal
immenso,
vetta
d' incenso.
ozi della
trasse:
sera
romito
di
suono
preghiera ;
rapito,
V anima
naufragar lungi, in
stretta.
castella
fumi
Negli
altissime
e
soggetta,
questa
giungcagli un
visioni
sentìa
Umbria
a
un
Michelangiolqui
e,
vigor più intenso,
con
tronchi
mille
denso
suo
mezzo
severa
all'infinito.
242
NEBBIA
Un
la suddita
da
cui,
come
s'aderge in
della
montagna
che
mare
a
e
dov' io sogno
una
stagna ;
di silenzio
zampillandocon
tant' acqua
dal
il mio
la vita.
seno
le arterie,
dolce
brumai
boschi
e
infinita,
pace
inondami
ei nella
espandonsì i
solenni
e,
sul
mezzo
pallidoanch'
dove
d' alberi s' aderge
e
la vita esubera
Larga
qui
montagna.
palpitaa larghe onde
vi
campagna
isola,emerge
florida
pie'la
r isola verde
e
verde
una
di sole
Piena
umbra
sguardo
al mio
il mio
sotto
pallidosommerge
di nebbia
mar
PIANO.
AL
Tirreno
temperie;
al ciel
sereno
di macerie,
gioiatranquilla,
argentea
mormora
e
scintilla.
il
essi
Seguivan
visione
di
i
alberi
degli
vivi
pei
in
e
ogni
parla,
nelle
qui
r
V
cantavano
e
tue
dove
eterna
e
;
cespo
si
V
in
dell'
chi
rupi
coro
armonia
ondeggia
ancora
pia
rinfiora,
Terra,
a
in
leggenda
una
verde
glorie,
poesia
E
loro
a
alberi
dell'acque
madre
effondi
intorno
e
acque.
;
cimiero
paurosa
grandi
boschi
o
una
fiamma
susurravano
del
lampo
da
abbagliati
come
PIANO.
AL
NEBBIA
244
chi
a
ti
sente
di
infinito.
s' oblia
e
granito
adora,
245
PRIMAVERILE.
RISVEGLIO
I.
che cingete il
tranquilli
Fiumi
d'
correntie
irrigatrici
d'
come
il
ove
una
suo
l'ami
sole che
onde
0
lo
e
un
raggi
di fiori
e
tondo
piene
biondo;
ecco,
animata
palpitosonoro,
Terra
largo soffio
e
lume
tuo
;
schiene,
nelle calde
immenso
la
risvegliasi
di
le selvose
avvolgi del
vostro
vene
percorriin
che
fiumi, 0 venti, o sole:
dal
e
di
circoli fecondo
sangue
giovin orbe
del
serene,
vital trama
forza de' venti
mondo
addormentata,
mescola
d'armonie,
in
tutta
quel
coro
stellata
argentei da' begli occhi d' oro.
RISVEGLIO
246
PRIMAVERILE.
IL
0
o
acque,
tutta
piena
come
un
voci
r anima
con
il mio
bevo
E
che
da
suoni
vien
che
dalle
un
fendo,
verdura
in solitaria altura.
tua, viva
della
un
Natura,
tua
stupendo.
fragranza
boschi, dalle siepi in fiore,
ogni
stelo occulta,
alta speranza
umana
valli in
immenso
frescura
murmurc
vita in
r
io
ai silenzi ascendo
dall'acre
dai
tanta
risaluto
in
ed
neir onda
inebriato
sole, eccomi:
spiritomescendo,
canoro
di mille
o
voi, T umbra
di
oceano,
pieni di
E
venti,
florido
inno
vigore
di verde
esulta.
247
tra
il fiero
mirando
Sempre,
ROCCA,
LA
sono
rupi sul vuoto, onde,
due
silenzi infaticato sale ;
ne* bui
da
il
fogliame de*
cui la Rócca
roveri
torrioni
simile
mostro
a
un
dall' ebra
sempre
credo
su
cui
diffonda
fantasia
io
a
la notte, in
un
sua
spettrale
lato,
aligerocreato
medioevale:
ripenso a
un' opra
a
prolisso
in
emerge
coi
rigidità,
e
al serale
dell' abisso
V urlo
foscheggiamento,
tra
ponte infìsso
grande incantamento
un
di
negromanzia,
suo
vel d' antica
pallord' argento,
poesia.
248
SOTTO
Ma,
ne'
gai poemi
a
di
cavalleria,
che
dall' umbro
Ahi
quel grido,che
scolta
lasciatemi
eh' io
piovon le
Con
che
ridendo
brillan
a
cui
gemermi
dolor
che
per
tutti è
son
nel
core
in voi chiudete!
il mondo
è
pio,
la sventura
vinti.
Oh
—
stelle nella notte
una
più liete,
età
sogni d' amore,
misterioso
a
in altre
che
dei tristi che
ripete,
testimoni
mura
sognar
sacra
si
scerete
0
—
senta
non
Lasciatemi
che
!
sognar
il muto
tutto
e
lungo
d' armi
e
dai torrioni
su
lacrime
espiatrici
di danze
fiorìa.
me
a
disperazioni,
mute
dei condannati
e
silenzio
scolta
a
vegliale
le
scolta armata
vision si sfata
romanzesca
da
ogni portento
tratto
un
grido d'una
nel
così
la
sfuma
come
RÒCCA.
LA
quanto oblio
pura!
tremolio,
migliore età futura,
dall' alio i fari della vita,
la Terra, in
pei silenzi
sua
corsa
del ciel tende
infinita,
sicura !
249
NOTTE
0
letargodi
fra
la
quanti sogni
sogna
UMBRA.
macerie
grande
colossali
ombra
medievali
dai
silenzi
qui
la storia
quanti sogni che
silvana,
la luna
umana,
del
suo
raggio
limpidissimo inargenta,
e
che
il
va
cullando
V anima,
mentre
del
erra
de* rivoli
murmurc
e
tuo
perdesi
della
in
dal
onda
tenue
dir
lento
fra
il verde
selvaggio
lenta,
susurro
cullata,
grande Umbria
e
fra l'azzurro
stellala !
250
BORGIA.
LUCREZIA
la via di
Per
di
Lucrezia
fra
corteo
un
preti e gentiluomini.La
bellezza
della
il lume
de* socchiusi
secondava
Sognava
dal
oro
chioma
sua
onda
la molle
in
si
le
perdea
r acciaro
La
e
il
palafreno
seno.
via
nell' implacata
Ritmico
tinnìa
della cavalcata
silenzio,e 1' Umbria
nel gran
di ville
del
ombrava,
dormivegliaella, cullata
fra il verde.
e
raggiante
abondante
occhi
palafrenocandido.
Flaminia
luce
fiammante
flava
in cadenza, al passo,
mentre
r
e
d'agosto,lenta cavalcava
nel sol
Donna
Spoleto,erta
di città
tacite nella greve
fiorìa
pensiliintorno
afa del
giorno.
BORGIA.
LUCREZIA
252
aragonese
fior di
nelle
dei
case
pendea
a
giovinezza
cui sul
Borgia,a
del Valentino
il
ora
core
pugnale
idillio nuziale.
quel!'
troncar
Quand' ella aperse, stanca, le pupille
il Monte
Luco
la verdissima
Le
si
due
come
azzurre
cupola nel
in
Ed
sole.
alte
e
sereno
un
ed
ecco
tranquille
mole
sprigionavandall' aerea
della città,che
di ville,
sparsa
ergea,
della Rócca
torri
viole,
molli
sospendeasioscura
golfo di verdura.
ecco,
ad
inchinar
la bionda
Governatrice, da lungi s'avanza
la
spoletanaSignoria,fra
d'alabardieri
mentre
una
in
lucida
folla,che
un' onda
ordinanza;
di sitibonda
impazienza palpita,in
distanza
spia quellavaga
giovinetta
che
d'
un
testa
quarto marito
i baci
aspetta.
BORGIA.
LUCREZIA
E
quella vaga
testa
a
253
d'intorno
cui
aleggerà la gloriosarima
di
Ludovico,
che
e
al gran
Bembo
un
giorno
risplenderàd' ogni pensiero in cima,
sotto
il
pieno fulgor del mezzogiorno
donnescamente
arride
e
capigliatura,
salutando
Sosta
e
E
il leardo
s' impenna.
candido
lungo seguitoregale,
al
popol
r araldo
che
annunzia
:
avido
La
—
d'Alessandro
clemenza
a
accenna.
il
sosta
mentre
fra 1' opima
mantener
su
fa
ressa
pontificale
v'ha
concessa,
la città ducale
i dritti della Chiesa, la Duchessa
Lucrezia
Borgia,con
sacro
decreto
reggente di Foligno e di Spoleto.—
E
porge
le fan
T
il
Breve,
omaggio
un
tripudiodi
ed
un
e
i nobili Priori
delle chiavi.
musiche
e
Ondeggia
di fiori,
gioiososcampanìo festeggia
BORGIA
LUCREZIA
254
r
E
avvenimento.
s'apre
dall'Arce
tuona
la
alto,
omai
Rócca
eh'
in
ombran
l'artiglieria
come
di
di
amori
reggia,
una
secoli
salve
agli
ove
noia,
gioia.
MONTI
COLLINE.
E
257
APUANE.
IMPRESSIONI
I.
ERAT
questii
Eran
miei
e
voti.
agli Dei
chiesi io pure
anch* io fui pago
le gran
ho
Panie
VOTIS.
IN
0
—
Pindemonte,
monti
bianche
:
d'intorno,
e
le selve, e
stan
d' ariostesche
e
vedo
ser
te
Ludovico
ruminar
Oh
sopra
mio
e
fra
festa d'aranci
che
sembri
nel verde
Oh
tuo
boschi
passo
fulgore
lasso,
amori
un'infinita
in
ed
armi.
fra i marmi
aurea
luminosa
accesa,
un
a
Governatore,
ser
Poeta!
mare
raggiarmi;
il cavai
quei
a
un
parmene
fantasie
cenerine
il
e
Qui dell'alpestre
Garfagnana
mi
colline,
e
e
varia,
luminaria
fra marina
e
monte!
fronte.
258
IMPRESSIONI
APUANE.
ir.
MONTI
Or
qui, da
ne' bei
ove
lo
—
la
a
posso
il
e
mi
il
e
Ma
mare.
e
in alto la
sento
cantar
melodia
la
minaccia.
dai monti
sale,
spiritale
dentro
e
faccia;
indago
traccia
corusca
che
le stelle
procelle
l'avvenir
lampi
eterno
di
Mago,
in
io v'
non
presagi: fosco
verso
dantesca
il
dorme
Io seguo
e
Arunte
mi
giorno.
un
argenteo che
tuoni
del
Arunte
come
e,
fra i marmi
guardar
le stelle
con
ebbe
—
beli' agio anch' io
mare
segni
affisarmi,
amo
Dante
lo narra;
soggiorno,
aereo
di Luni
narra
LUNI.
spelonca il Mago
sua
Dante
e
verde
un
monti
DI
d'intorno.
APUANE.
IMPRESSIONI
IV.
FRA
Sparso
MARMI.
I
vigor pugnace
di blocchi, con
divelti a' natii culmini
apuani,
quadrati e
biancheggia il lido,ove
li
raggia il
Quanti gran
ne
blocchi
balzerà da
gloriadi
logge
statue
al suolo
da
e
brace.
come
acceso
vespro
candida
inerti,e quale
colonne
e
serena!
Qual fasto d'atrii dalle nivee
fatte
perchè
le scenda
Qual
il
maestà
di
quante,
oh
bianchissime
le sfiori appena
piede che
d'altari
quante,
urne
scale
vaghe gentildonne
ove
versino, orando, l'anime
e
immani
ove
ogni
I
pena
ferite,
fra l'erbe
si dorme
fiorite,
in
pace!
APUANE.
IMPRESSIONI
261
V.
CASTELLO
E
voi sien
a
del Castel
grazie,o inclite
Malaspino,alle
il Poeta
batté
MULAZZO.
DI
cui
ruine
porte
che, sfuggendo
a
morte,
fine!
vi
respiròda
Di
quanti affanni risparmiastea Luì
per
l'Italia
ansie
senza
fuggiasco,e
gli raddolciste
in
tanti
anni
cammin
per
tante
scendere
grazie a voi, pie
guancia! posò quel
quel
dannò
sacro
alla
capo
scure
cui
e
crudele,
salire
fiele;
mura,
capo
ire
scale altrui
e
di
lacrime
ringhiottendosi
sien
quante
suo
quand'Egli,oimè,
dovè
di
ove
a
un
fremebondo,
l'odio del
incoronò
di
mondo
spine!
fedele
IMPRESSIONI
262
APUANE.
VERSO
Non
voce
una
dì felci
verde
Tace
al
il fiume
In
canta.
dirocciando
la
E
te
tra
te
faccia
e
il lito
rupestre
fiorito.
agliapuani
il ciel che
della
scintilla al sole
e
la
per
i floridi
rapida corrente
canta
poggi
d'aura
fremito
un
i
Cisa, ogni pendio
vertici azzurri, sotto
senza
CIBA,
giallodi ginestre.
e
meriggio, su
via della
E
lungo
LA
o
flagra
frullo d'ale,
un
castani,
Magra
tropicale.
continuo, solitario,uguale,
solo ascolto
0
inno
e
che
strepitartra
interminabile
mi
culli in
un
che
i
sassi,
passi
sogno
infinito!
263
il Gran
Ecco
MAIELLA.
ALLA
DAVANTI
Sasso. Col
aguzzo,
cono
suo
statuaria,
raggiante di bianchezza
nell'alte solitudini dell'aria
ride
al vespero
E
Maiella,dal sole già basso
la
di fuochi
coronata
sorrisi d'oro
dal bianco
E
re
dell'Abruzzo.
adamantini,
folgoraal Gran
di
i monaci
marmo
dall'estatica Terra
—
Sasso
piedestaldegliAppennini.
ascendeano
sembra
Mabbadl
sta,
la Maiella. Ardua
sacra
ove
e
Poeti».
un
fra i
a
geli
pregare,
gigantescoaltare
oflerto ai Cieli.
n
'264
lei flettono in
i Cieli sopra
E
l'arco solenne
a
cui cantano
e
vaporan
Ben
l'aure
le nubi
onde
cercò
la calma
fra le
tempeste della
ragionava
ei la cocolla
a
un
Che
lucido
fu
0
piange
ancor
visionario
e
la
in
sole.
dal muto
quella notte
amara,
fulgidatiara
la viltà del
sul monte
rifiuto?
gran
candido
e
sublime
spiritos'aggira,
dal silenzio delle
al mondo,
fede,
pura
pendea raggio di
Inferno, errando
e
parole;
di lui ? Forse
ora
maledice
al piede,
sorrideagli
con
sua,
Maiella.
sua
dolci
Dio
con
quella
a
orazione
lunga
il mondo
mentre
d'incenso.
di Morene
Pietro
traendo
in
immenso
pia storia
una
volsero, ed
seicent'anni
gloria
tempio
un
come
vetta
Ei,
MAIELLA.
ALLA
DAVANTI
ch'ei
aeree
cime
fuggì,guarda
e
sospira?.
Tace
il
il
la
e
le
argentee
la
stan
a
A
la
te,
te
sì
i suoi
nel
vapora
1
sacerdoti
sotto
il
il sogno
d* un' età
i morti.
rima
Maiella.
vive,
anima
fuochi
in
etèrno,
te. Natura,
fiaccole
votive,
solitudin
ella
nubi
pura.
solenne
crepuscolare.
seren
sparvero,
tempio
in
la
e
A
dell' Inferno
novella,
Alte,
Maiella.
bianche
di
grigio
piano
monte;
come
fastigio,
volge tranquilla.
l'universale
cui
leva
sue
dafites*;a
sacra
per
spire
nell'alba
riposano
È
nel
il gran
sfuma
T ultimo
su
giù
Pescara
Tace
e
ancor
Sfavilla
candido.
monte
gran
vespro
MAIELLA.
ALLA
DAVANTI
del
e
Ciel
perenne
fuma
l'altare.
266
SINFONIA
BOSCO.
DEL
I.
Resta
laggiù,come
di
livida nebbia
0
stagnante al piano
palude impura,
pallidotedio
sul
vecchia
mondano
d'archi
malinconia
di mura!
e
Qui, d'ogni parte, sul pendio
in archi
flettesi il bosco
e
qui, sospese
mille
cupole
e
mossi
0
torrentelli fra
castagni luccicanti
al vento
murmureggianti
0
cantilene
che
0
a'
delle
lunghi
delle selve
com'è
ergonsi a'
verdi
bei
dolce
del
verdura,
i lor vivi steli,
su
0
di
monlaiiu
con
cieli.
al sole
soavi
ondate,
selvagge gole
in
limpide cascate,
poggiaiole
meriggio
ozi
squillate,
respiroprofondo,
fra voi l'oblio del
mondo!
BOSCO.
DEL
SINFONIA
208
III.
il ciclone, ed
Ecco
nell'urto
scricchiolando
cedere
al turbin
che
e
le
dense
chiome
e
ondeggiar tutta
sue
di braccia
che
Ecco
re
scrolla
ne
i
rupi
contro
con
su
una
battaglia
cento
a
di vento,
cento
a
dell' invisibil possa
rotti
con
impeti l'ossa.
e
in
stuolo
del
silenzio archi
gran
investono, giganti
boschi
giganti,e
passan
formidabile
piccolae
aereo
collere sonanti
d'alterne
urlo
la
empie
scaglia
i volanti
randagi spiriti,
gli opposti in
e
lei si
come
della forza, che
cingon
boscaglia,
violento,
su
mostruose
il passar
contro
la
ecco
sorda
e
oltre
a
volo,
profondo,
ira del mondo.
polo,
269
BOSCO.
DEL
SINFONIA
IV.
fanfara
Ti riconosco, armonica
che
in
sfrenan
e
la
bevo
assidui
nella macchia
d'occulti
infaticabil gara
folle,immensa,
gli uccelli
le cicale
e
nel
mute
grilli;
fantasie
fragor sonoro
che
han
e
E
in alto intrecciansi
dove
d' oliera
gioveniltutte
gran
lustrano
serpi che
al sole in
rigermoglianoa
dolci memorie
mi
i
piene d'idilli,
ombrìe
alle note
farfalle
e
e
fragranza de' ginepri amara
ov'erran
come
squilli,
ricanta
quanti in
essa
me
che
la
l'ali d'oro.
le
rame
ricinte
di verdi
squame
lunghi nodi avvinte,
di tra
parca
no
il
fogliame
estinte,
boscaglia in fiore
pensai canti d'amore.
SINFONIA
270
Or
stormìa
canoro,
rollerà
sola
che
che
alberi al cielo
di
i lecci al sol, vecchia
ridono
trame
dai libecci,
grandi
gelo.
falange
gioventìiringiovanita,
la notte
piange
all'alba in candida
fiorita.
rugiade che
le
in
i
dove
di verde
Ride
intatta
in arboree
lieti di sol, bianchi
Ridono
e
rame
giganteschilecci,
l'ellera industre
ridon
fogliame
in flessuosi intrecci
avvolgesialle
dei taciturni
rampica
il
gelalo,ove
nel bosco
ramificando,
BOSCO.
DEL
e
ogni
il bosco,
lacrima
stilla
mesce
vecchiezza
un
si
rifrange
raggio della vita,
eterna,
e
e
con
eterno
gioventù,sorriso
incanto,
e
pianto,
271
METAURENSI.
FANTASIE
I.
PRESSO
Pace
de' monti, mi
Rupi
a
scendono
de* monti,
ne' tuoi
Ch'io
alfine!
manca,
innanzi
a
massi
erema
seminan
mille,
Qui l'onda
con
corre
sue
sola
musiche
al Me tauro
cartaginesi. Oh
—
indietro,
tetro
argentine.
acque
accogli
assetato
un
fra'tuoi boschi
trovi
e
di silenzio liete I
l'oblio del civil mondo
dove
nel burron
pace,
verginiregni
di te, fra l'ombre
CATRIA.
sei data
picco.Giù
a
fra neri
spuman
Pace
ed
destra
IL
e
rompe
pace
fra'tuoi
scogli
insanguinato
sol
un
la
blande,
che
e
vi miete!
quiete
e
obliò
senza
in
lunghe ambagi
le
stragi
fine!
FANTASIE
272
METAURENSI.
IL
DANTE.
SEMPRE
dalle tue
Forse
batte
e
sfronda,
non
lungi,assai lungi,il
E
corsi anni
son
la rima
del Poeta
canta
il tuo
ancor
dall'ombre
chiama
nome
Ei
esule
che
l'orme
italiche
degl'italici monti,
sculse
Ei
la
e
ad
ancora
macro
all'ombre
boschive;
tue
indora
la luna
cenobio
stanche
sacro
fuggitive.
e
le rive
Così, pellegrinando,
su
delle marine
ciclo materno.
suo
ai silenzi del
cui trasse
di Dante
secoli: ed
e
verno
Gatria gigante,
o
occhio
il lacrimoso
cercava
il
selve alte, che
e
nel
ogni
sasso
passo
gloriadel Poema
eterno.
METAURENSl.
FANTASIE
273
III.
METAURENSE.
VALLE
Dorme,
giù
in fondo, nel sopor
di
scoscendimenti
in
Dorme,
la valle in
la solca
pieno
a
memoria)
dove
tutta
lucido
un
angue,
l'urlo
fuggìan,distrutta,
di sangue.
rossa
migliaia (e ormai
v'ebber
poi raggiò questa luna,
fluì
del Furio,
ardue
punica, fra
quell'ondafluì
Sanguinando
appare.
oblio. Ma
che
degli elefanti
rupi
come
forza
cupi
quest'arduerupi,
faccia alle
il fiume
fu la gran
fin la
faccia ai
la valle del Metauro
chiara
e
e, in
Marca;
la montuosa
lunare,
quell'ondache
li
i
tomba
e
su
ne
languo
vinti;
gli estinti
spinse al
mare.
FANTASIE
274
METAURENSI.
IV.
PALAZZO
(dalla
Era
di
rócca
d'armi
irreverenti
Pace
a
sdraiavi
voi. Duchi.
e
ad
pei rotti muri,
il
Or
da' verdi
sovrasta
Pace
e
ancor
a
le
suono
è
stamberga
terga
L' inclita
magione
agio
vi passa,
suo
popolo e
pendii di
indarno
l'aula del
e
l'ispidocolono.
mina,
vostra
luce
e
di feste. Ora
e
e
proletari,
Fossombrone).
di
ostello di Duchi,
n'uscìa
ROVINA
IN
il rovaio.
Fossombrone
alla città
giù bassa
trono, ohimè, fatta
voi, morti.
Sfolgoraapriigaio,
sul vostro
porta viole
e
granaio!
oblio.
largo alla plebe che
secolar
—
letargo
Principi,largo,
vi invade
il trono
I
METAURENST.
FANTASIE
270
VI.
DUCALE
REGGIA
(NEL
Né
all' ime
valli
dell'ardue
Tace
la
Tace.
dame
delle
le
s' aprono
invan
grandi
—
0
storiche
su
industri.
architetture
Un
popol
di
figure
soggiorno.
—
palagi storici,ove
s'adagiò Italia
meglio
e
gli anditi quieti
su
il tacito
popola solo
altera
mole
principie poeti
e
di stanze:
Meglio !
sua
grazie dell' ingegno adorno,
spandean
fughe
in
guardo impera.
le valli umili
Ove
balaustri
più, dai
or
reggia che
all'ombra
URBINO).
torri,il ducal
ancora
regna
D'
PALAZZO
in
codardia
voi 1' oblio ; ben
tombe,
i vostri
un
giorno
superba,
veste
marmi
1' erba,
illustri.
CITTÀ
DEI
SOGNI,
279
SENESE
EPISTOLA
(à
Pascoli).
Giovanni
magis UH
Cor
Or
rifìora,o Pascoli, ogni
che
de' bei colli senesi
i
s' accendono
solitudine tua
e
in
lascia per
La
poco,
mia
t'aspetta
vieni
e
t' apparecchiagraziosoloco,
qui
me.
dove
casa
te, pensoso
a
trovadore,
Siena, città de' sogni,apre il
Vieni da
da' colli
la
e
me.
Saluteremo
gai che
svariano
Valdichiana,gran
il
vetta
la diletta
e
a
mare
suo
—
l'oe^ie.
core.
in festa,
infiniti,
in
tempesta,
Chianti, patriadelle ambrosie
Mabbadi,
pandlt.
foco
roseo
tramonti, or
Sena
viti.
18
EPISTOLA
280
E
noi d' ambrosio
a
di
serenità
estri
il gran
discese
onde
propineremo
quando
da
nel
muta
che
mia,
Duomo
Maria
a
ciel
spiccarsial
quasi candide
nel
fonte
rinacque umano,'
su
a
con
volo
storia
tanta
dei castelli
sasso
alzarono
d*un
sol pagano
riaperse1'ali
casa
cuspidi del
le
fronte
storia d' odii mortali.
tanta
Vedrai
e
che
secol
il riso antico
su
Poliziano,
zampillò di
1' ottava
limpida al
vicin monte
lui, serena
a
bicchieri.
e
del
giovinettail
cui baciò
questa
Angiolieri
amerai
il vino
se
a
campi rinverditi,
fervidi spumeranno
Che
vino, in faccia
patria di Cecco
nella
e
SENESE.
arcigni,
(inno di gloria
gli avi sanguigni)
agile vittoria
ale di
cigni,
argenteo raggio arder
mistico
silenzio
della
luna.
ciascuna
1 Sazie
i"oesia
sogni! Oh
Oh
a
prosiernavansi
ferrale
genli,cui
corti d'
amore
Allor
le
sorgean
nella
Dio
per
empion
la notte.
svelando
i bui
che.
il
d'
ogn' intorno
pian
giunge
innanzi
trae
ai
l'ombra
coi
a
palagi,
cava
visioni
la luna, stanca,
s'apre in
giù giù
me,
androni,
ghibellineimbianca,
lungo nuirmurio
un
E
Se
per
che
valloni
candidi
sfumasi
in
Fontebranda
da
e
medioevali
strade
e
i
iu estasi passava.
mille, qui, dantesche
le vecchie
gli agi
steli,al sole,
l' itale vie V ossuta
faccia di Dante
E
mole
di mandòle.
cupole e
fiorìan le toi'ri,
comf
e
di slrag
pia
fra
ridean
suoni
e
281
SENESE.
EPISTOLA
e
ritmo
par
subilo
manca,
lento
lamento.
richiamo,
quell'acquaai liquidirumori
assetata
sontuosi
del Maestro
gozzovigliatori
;
Adamo
SENESE.
EPISTOLA
282
livido
che
E
Sapìa di
contrita
vien
del
Campo
traggesicol
Ma
suo
come
se
che
son
su
i
pugnace
piano
che
dorme
oramai
-—
rintocca
fra T ombre
dalla torre
1' ora
tace
colorati i rivi,
rosso
guelfe echeggiando.
su
-
pallenticlivi,
nel
ancora
:
la Pia.
d' urla
mentre
fatica,
a
armonia
in attitudine
volgansiin
severo,
di mistero,
e
di me,
la città fosca
e
il collo altero.
dolcissima
Ricorditi
s' erge
pianto.
immagine pudica,
velata
sospiracon
E
di
carco
gran
un'accorata
di fascino
-
tacito
umiliando
terra
a
santo
Salvani, per l'antica
Provenzan
curva
dolor
cuciti occhi
gonfia i
le
d' invidi rancori,
tempo
un
il viso gramo
mite
levando
mentre,
e
nei
alta
Oh
quanta pace
degli olivi,
e
tranquilla
silenzi oscilla !
EPISTOLA
284
E
in
sogneremo
arte
d'Italia
fantasticando,
corti
d'amore
SENESE.
due,
i
e
suoni
un
la
tra
oliveti,
pensili
sotto
e
qui
atrio
di
muto,
lento.
fiera
AMOR.
YINGIT
1.
Alla
del
città che,
olivo
mite
i tre
su
tutta
sola, nel buio, geme
lunghe
E
ride;
fecer
il
passa
popolo
han
Ma
nei
ode
te
e
delle
in
suo
che
secol
silenzi della
notte,
o
voce
d'amor
diva
rosso,
addosso,
Sapìa.
o
Pia,
piangi ed aneli,
Caterina, ai cieli
salir,fiamma
;
palagi,
di tristezza
invida
che
stragi
gli odi oblia
ignora, o
te
sente,
la tua
di dolore.
e
turriti alti
tanto
e
passa
Fontebranda
colorata
l'Arbia
fiore,
s' inghirlanda,
indòtto
e,
fra i marmorei
che
colli in
storie di sangue
Siena
che
•
d' amerei
AMOR.
VINCIT
280
IL
Luce
iniellettual,cuore
virtù
raggiastid'
salve,
e
operoso
pia Caterina,
0
del tuo
Per
che
popol
fedel
splendore
o
ave,
ti vanta
sua
segnò
r
per
quella man
non
macolata,
soccorritrice
Cristo
di
orme
che
che
e
in
alta
scendea
quell'ardentecarità
che
al tuo
pia Donna,
intelletto d'
amor,
sicura ;
e
ti fé'
tutti
su
alla sventura;
per
0
lutti,
e
tutti benedisse
mezzo
popol
I
scrisse
fieramente
a' mitrati, fra discordie
che
ave,
amore,
che
che
quella man
tanta
sì pura
sacra
salve,
o
cuore
di
e
divina:
Caterina,
santa
1
287
DUOMO.
IN
I.
non
muta
e
solenne, che
nembi
del mondo
r
nell' ombra,
Qui prega
un
dai marmi
della
E
prega
d'organi e
ai cieli
dolora
e
spera.
colonne,
i santi d'
oro.
madonne
popol d'angelie
navata,
triplice
grandi affreschi,dal
qui
preghiera
cupola stellata,
azzurra
luminosi
che
una
i crudeli
Dio, dall'ardue
Qui pregan
dai
solleva
estasiata,oltre
l'anima
sotto
È il tempio
si prega.
Qui
mirabil
il silenzio,ancor
laudi
mentre,
rapita in
l'anima
ascende
come
un
un
vapor
e
Coro.
sonoro
inno
immenso,
d' incenso,
oblia, lenta
e
leggera.
è88
DUOMO.
IN
IL
nel
Sorgono ancor
in riva
le vinte
e
di
stan
sacro
a
Montapertie
Stanno;
e
d'Arbia
Maria
curvò
dall' alto, come
cernia
sorse
da
terreno
snelle.
i dolori
umani
un
ciel sereno,
volta, aurea
di stelle.
d' umide
Così
dal buio
esce
r iride chiara,
flette sul mondo
segnacolo di
vittoria.
agilie
su
perenne
lor
con
d'arcate
raggiando,e
sua
trofeo
di furor
Sorse
la
ostili antenne,
della gran
il Duomo
sanguigni cozzi
in trionfo
tempio (atramemoria)
e
procelle
vincitori
i mistici colori,
pace,
arco
di
gloria.
immani
289
DUOMO.
IN
III.
E
qui
sostò
litanie vittoria
di
sacra
invocò
al
tacito
orò
la muta
ed
dall' anima
caldi
sua,
prece
delle
i voti
i fiori che
volavan
tutti
Oh
€he
con
d' ansie
discese
trono
e
ei prono,
all'ara
profonda.
incensi
il
mentre
faci,
e
suo
nome
popol ghibellinoin festa;
fra il
correa
e
giovinetto;e
Vergin salìa,tra
Alla
Un' onda
Corradino.
re
avean
a
donne
i baci
e
le chiome,
dentro
quella bionda
alteri
sogni
e
testa.
che
in
tempesta
regali allor, da queste alture,
incontro
quella testa
di
all' angioina
svevo
ultima
scure
e
bionda
I
290
LIBERTAS.
I.
Invan, pugnando,
qua' tuoi
contro
mediceo
E
difese
sì
d' armi
reo
d'
e
agguati
sforzo, o libertà senese!
invan, pugnando, procombeva.A
cadder
qui
d' eroiche
cantando
cui
e
popol
gran
spaldifulminati
memori
tanto
un
le trincee,
donne
a
sfida
la ferrea
immobil
che
gloriaimmortale
le ergean
una
di guerra
canzon
d'intorno
cantando,
oste
ducale
rispondea cannoneggiando.
Poi, degne faci al funere
nefando
della vinta
stragi,
città
fìammeggiaron
combusti
terra
i
piena
nel
buio
campi, e
di
arsi i
le castella
palagi,
accese.
292
FORTEZZA.
DALLA
I.
Splende al
Siena, alla sul fondo
vespero
de' suoi
grigi oliveti. Obliquee
raggian
le
al vespero
giorno
un
dirizzasi la Torre
sfidando
dal sol percosse,
colli,altissima
dai tre
come
sue,
di guerra
lampi
E
mura
torre, emula
cui la
d'Arnolfo
E
il sol tramonta.
perdesi in
e
-
canta
Deh
cielo il
qui
che
è
nemica,
aulica,
impennò
l'ale.
strale
Come
un
verso
d'Alighieri,
rasserenato
non
piano
lontano
aere
la fiorentina
mano
sul
comunale,
nell'
ancor
giocondo.
spiar 1' oste
a
rosse
tutta
aureo
:
.Alfieri
Toscana
il mondo
!
FORTEZZA.
DALLA
II.
Qui, per le
cupe
e
mute
Vittorio
movea
in volto, a
pallidissimo
E
qui dal petto
del ferreo
e
petto
ne' suoi
onda
versi
senz' aiuto
per
ci sol, di
destava
tempeste
d' Oreste
il furor
come
quando
di viventi
darti, o Italia,un
scura.
di tribuno,
rompea,
in tumulto
Alfieri,
ruggìano orgogli
sdegni di patrizioe
r ira d* Icilio ed
E
notte
dalle
suo,
ove
mura
austeri,
turrite, fra gli androni
un'ombra
come
vie,,lungo le
fra
scogli
il cielo è bruno.
alcuno,
popolo novello,
qui, possente Ezcchiello,
i morti
dalla
sepoltura.
FORTEZZA.
DALLA
294
III.
in pace
Sogna
oramai,
silenzioso il lume
Siena
che
le colline tue
su
Sogna
il
pur
lungo
vecchia
Ben,
della luna,
solitaria
dormi
d'
e
pace
notturna
Salvani !
marmi, posa
taciturna,
sepolcrale,
come
in
tanta
storia di rei secoli umani
Io miro
un
monumento
ascender
sopra
cupole e guglie al
sorvolando
il
fango
con
ciel
bianche
della vita
1
medioevale,
tuo
città di Provenzan
fra' tuoi
bruna
argillameste
nella gran
sogno
li veste
mentre
e
le
I
gli odii vanì
come
ali
preghiere,
leggere
tempeste.
V.
OMBRE
Uabbadi.
E
Poesie.
—
PENOMBRE.
19
FANTASMI
DELL'OMBRA.
MISTERO.
300
Va
dell'
la
gran
nave
infinito,
e
Oh
dove
cui
d'ogn'
vai
umana
nulla,
tu
intorno
nulla
dunque,
avvolge
stellanti
li
per
il
gran
mortai
nave
l'oscura
oceani
ne
sa.
infaticabile
Eternità?
301
D'OLTREMARE.
I.
Tu
ormai,
pure
sole entro
il morituro
di nubi,
tu
dietro
sei muta,
pur
al peso
e
una
stanchezza
e
un
e
pieghi la gioconda
E
sogni le
ogni
a
lacrima
in
vespro
inonda,
senso
e
t'accascia.
d'argento
tranquille
ove
fogliedei castagnial
le
mentre
trema
tuo
stellate albe
dell'Appennintoscano,
una
ambascia,
languido desio t'ange
treman
dall'onda
si lascia,
d' un' intensa
anima
E
fascia
una
rosseggiandoigneo
e
malinconia
tanta
laggiù sprofonda
mentre
piangono
pia,frenata
a
silenzio nelle tue
le
vento,
squille,
stento,
pupille.
D'
302
OLTREMARE.
Il
Oli Io
quel
so
scoglilasciando
lungi dalle
ben
e
—
il tristo
tu
l'anima
Tu
lieta
rivedrai
Pensi
la tua
che
il Tirreno
non
casa
spirti
il ciel sereno,
consolata
i ritorni, e
il seno,
e
quel dì, sentirti
pensi,o Lilia,che
anche
appieno.
amari
saranno
con
oltre
occhi
quei
asciutti
mari.
quando, risolcati i flutti,
ci si faranno
non
e
gl'irti
sirti
salubri
nel sangue
potrai,neppur
non
porto
ultime
sarde
giocondamente, e più
e' infonderà
Il dì che,
pensi!
ci schiumerà
la prua
sotto
che
incontro
i nostri
cari,
tutti,ohimè, li troverai;non
tutti I
D'OLTRSMAlvE
303
III.
Bla 10, (lì notte,
rintocca
il
e
i
la campana
quarti delle vigiliore,
grido delle scolte s'allontana
di su'
prossimispaldie
io penso
che
quando
al buio
chiude,
lento
della mole
in faccia
di reietti dal mondo.
muore,
arcana
a
noi, tanto
E
d'una
strana
pietà mi
piange
Io penso
agliangiportiignotial
da
cui
scova
vien
che
e
trabocca
un
il
cuore.
sole
volgo affranto
terribil mole.
dagliangiportiumidi
nella notte
sembra
mi
la fame
popolatordella
E
e
dolore
palpitae
un
canto
si duole,
della triste isola il
pianto.'
D'
304
OLTREMARE.
R
la sinistra cantilena ! Io
Oh
ogni
sento
e
in
popol
parmi
occhi
in
d'ombre
il mio
e
respiro,e
di
che
il vento
e
spetro
co' biechi
impietro.
il faticoso incanto,
sfuma
tu
che
mi
la
falange
dormi
ancor
accanto,
a' vetri si
rapir lungi a' tuoi riposiil
in lontananza
lo
mentre
di terrore
e
sangue;
de' rei fantasmi,
io prego
arda
tetro.
piangendo imprechi
udir,
pallidaFebbre
Poi, quando, scosso
sorgo
che
quel canto
ciechi
il ritmo
sotto
oppresso,
un
della
tristo metro,
suo
dormivegliam'agito, da
incubi
E
del
notte
gli echi
frange
canto
palpitae piange.
305
YEiNERDi
Sale
gemito lungo
un
della
e
di
di gemme,
Gerusalemme
Dio
a
sacra
il lutto
rinnova
la santa
per
tempio, vedovo
del
ombra
che
SANTO.
squallor s'ammanta.
Sale, anelante, il gemito d'
dall' ombra,
prorompendo
face
Un
lamento
nel
pio
e
E
nel
di
ancor
romba
e
che
che, in
suo
ne
gemito pio
che
guerrier Davidde,
misericordia
ale.
muore
il
sei tu
V estrema
gravi organi
silenzio
silenzio
ove
armoniche
agonizza, con
cuore,
un
dal
supplichi nel
sale.
tuo
cuor
umiliato
trema,
e
regale,
calmo,
salmo
gemito eterno, ascende
e
canta.
300
NOTTE
A
FEURARA.
Qual ansia dì voli,se
m'accendi
0
luna
E
Astolfo
del
che
vago
Sei tu, gran
che
Oh
tu,
d'umano
sognare
in alto
sorriso
lassù?
rapiscei
Ippogrifosu
un
canto
quanto silenzio la mole
cerca
sensi
l'ale?
tripudiigià
immortale?
t'imbruna
lieta I
quanta tristezza la tacita
vi
miei
palagiodei principiEstensi,
mormori
d'ardenti
Con
a
io ti fiso,
lungo
nell'anima
ch'effusa
m'inviti
a
il
suo
luna
gaio Poeta,
808
INVERNO
MODENESE
(solee neve).
al sol d'aureo
Raggia Modena
d'alabastro
qual
che
di
per
opra
e
placidafiamma
E
pian
da'
tutta
ride
ai
città
solinga
interiore
magìa splenda così
di
guglia al
un' altissima
dal
una
candore,
che
deserto
ciel
sospinga
biancheggia al
dì.
platanisuoi, fulgenteschiera
di vitreo
gel biancofìorita,
l'augurio della primavera
campi
che
la
neve
alta
pallentesolitudine
infinita
che
e
il sole
indora
che
adeguò,
scaldar
non
può.
INVERNO
E
sei
vista
bella
accende
che
e
quanta
malinconia
quanto
staippò
la
del
man
città
così,
lungi,
da
MODENESE.
tempo
nel
ducale,
candor
tranquillo
d'un
veste
grava
di
309
ferreo
e
dei
sorriso
su
eguale
te,
sigillo
tiranni
il
pie.
310
INVERNO
MODENESE
(MARE
Non
un
della
di vita. Alta, sul velo
segno
caliginche
la Ghirlandina
come
nel
piano stagna,
appuntasi nel
strai che
uno
nebbia).
DI
i
pioppi eccelsi
Vo,
nel
per
un
verso
silenzio d'
mare
ogni
come
a
un
che
campagna
cui da
quei pioppi,come
d' antenne
i miei
a
di nebbia
selva
vibrò,
ignota man
sovraneggiando 1' umile
e
cielo
lunge io
voce
umana,
opaco
a
e
morto,
lontana
una
m' inviti
naviglioche
vo.
a
sé,
in
radduca
fantasmi, naufraghi con
me.
porto
assidua d*un
E r ombra
mi
sta di contro
simile
sempre
stai,vecchia
e
davanti
aerea
pensiertenace
immobile, diritta,
te, che, in
a
mezzo
e
a
—
aguglia,contro
Poesie.
tanta
sempre
solitaria nel!'immensità.
MiinaAni.
311
MODENESE.
INVERNO
pace,
là,
il ciel confìtta
312
VARCANDO
Sparì nella
GLI
notte
e
in buio
su
dal
treno, che
i suoi
sussultano
a
un
tratto
agita e allunga
le fosche
che
e
le selve
e
contr'esso
infinite
ogni
braccia;
sue
vampando
imminenti
spettrali.
fugge, novissima
passa
dormenti
all'ombre
fischi infernali,
de' frassini antichi
ei zufola
treno
pe'toscani Appennini.
saetta
Ed
argentini,
profondo s'inerpicail
su
Riscosse
la striscia del Reno
d'albori
tremante
APPENNINI.
e
belva
minaccia.
selva
in antri
imbucasi
E
lanciando
ai lecci che
uno
il
credean
Ei senton
del
che
radici
romba
vedon
giù
come
il
per
carico
fóri,
piano,
dolori,
gli umani
umano.
l'alba ridesta
ei forse, squassando la testa,
pallidastirpedei vivi,
i monti
stirpeinquietache
per
da' suoi
loro, dai liberi clivi
compiangon
la
guerra.
rettile al
un
schiara
suo
selvaggio
di
sbucar
basso
E, pieni de'soflii che
al
sotterra,
fuochi
con
all'alba,che
deporre
la
l'oltraggio
viola il lor alto silenzio
strisciar
e
soli in eterno.
che
e
cupi,
degli ardui dirupi
l'ime
urli
e
di scherno
sbuffo
sasso
mostro
con
Lo
reconditi
regnar
con
313
APPENNINI.
GLI
VARCANDO
correr
raggio
con
d'un' altra
promessa,
trafora,
lena
affannala
men
torbida
lontana, invocala.
aurora
314
(A G.
Tu
dormì, lo
non
NOZZE
DI
VIGILIA
M.
rigidoil
migrano
incoronata.
volo
tua
sogni della
vita
e
dietro
l'ultima
Oh
con
Oh
che
notte
i
e
che
fiore
dell'amore,
tu
lunga! Oh
gli occhi
in
ridono
sogni l'anima
notte
gelata.
l'ala
con
sogni umani
i
e
verno,
nell'anima
Ma
i
a
che domani
tu
so,
sarai del fior d'arancio
Pende
B.).
vola
tua
dormi
ansie
sola.
dell'attesa
fìssi nel buio
visioni della mente
allacciasi al mistero
e
nel vuoto!
accesa
dell'Ignoto!
I
316
LUNAE.
SILENTIA
I.
ne'
Quando
le selve
nuotan
roride
di
gelo,
d'argento luccica ogni
come
e
sì chiare
pienialbori, ove
pie stelle brillano più
le
quando
in cerchio
estatiche
rare;
e
specchiano l'acque il grande
e
la calma
su
milioni
dolcezza
bevon
par
nella
come
velo
senza
ozio lunare,
mare
limpidooblio piove dal cielo;
tanto
e
limpida del
stelo
di
che
F intensa
d'anime
e
umana
il fascino
profondo
quell'immoto occhio
nel
lume
tristezza del
in onda
suo
suo
mesto
che
e
pensa:
giocondo,
riso immensa,
letèa, naufraghi il mondo.
SILENTIA
317
LUNAE.
li.
la dolcezza
cui
dallo
stellato
sfiora
tutti i
in
de'
tacito
sogni infinita
alla
popolo
da
vien
raggia
tutto
in
bianco
impero,
ferrea
quiete ove
dorme
ville
pieno
leggero
e
civile
percossi dal
mezzo
mortai
e
ogni ferita,
gli oppressi dalla
tutti
mistero
lunar
sopra
volo
con
sopita,
olimpico emisfero
la schiera
mentre
non
del
balsami
piove
E
umanità
la stanca
Posa
o
(eco
da
vita.
l'oppresso
di voci
tuguri alcuna)
là presso
sul colle, ermo
di
l'argentea dolcezza
marmoree
della
croci,
luna.
318
SORELLE.
ARTI
cui di
I fanciulli,
a
visioni
di colori
e
splende l'anima
de'
le
grandi
ampie
occhi
tele
nell'estasi
sognatori,
fantastiche,
aman
piene d'aria, entro
trionfanti
d'ansie
sfondi
volano
angeli biondi.
gli ardenti
che
i cui
argentee nubi
sopra
E
fulgide
occhi
de'
giovani
trepideinquieti,
vegliaronsu
lacrimate
dei
le
pagine
poeti,
nell'azzurro,
sale
un
di musiche
ove
pianto alto
e
s'inalza
canoro,
del cantico
vaghi, ebri
nuotan
che
319
SORELLE.
ARTI
spire d'oro.
a
più limpido
Ma
gli adulti,a
nei
pensosi occhi balena
l'intelletto
della
il
e
cui
placido
senso
grande Arte
serena,
idoleggianoaltre immagini
antiche
di Bellezza
nei
i
statuarie.
vegliardiaman
le solenni
che
agilie candide
il cielo ergono
in
pace
si
l'arco
l'ali;
interminabile,
nell'oblio dell'urne
sotto
le mislichc
cattedrali,
in silenzio
verso
ove
miracoli
marmorei
delle forme
Più
varie
e
d'una
riposa anime
bianche,
cupola
stanche.
D'INVERNO.
D'AUTUNNO
BALLATE
E
324
FIN
Ed
Estate, addio!
ora,
cielo il tuon
Oh
tristo,su
del
mar
Oh
del
romba
e
Nel
cenerino
minaccia.
di lontan
la livida bonaccia
senz'onda, cielo settembrino!
settembre
che
tristi ! In
congedi
dilegua il
r ultimo
che
SETTEMBRE.
DI
tuon
su
tuono,
e
declina
brontolio
un
1'ultimo
poi più
muore
e
tetro
Appennino
nulla.
E
:
il cuore,
sospirando si rivolge indietro,
ripensa la
Pensa
e
sospira, come
e
che
va
che
sosta
la via
vita
sua
senza
un
percorsa,
e
a
destino.
suo
un
riposo e
tratto
il
mai
pellegrino
non
rimirar
seguita
giunge;
da
lunge
il cammino.
325
VENDEMMIA.
Dormono
fra i
e
poggi
già
E
desta
verdi
una
Redi
mattinando
dalla
già
oh
che
che
e
o
notte
nel
possiatevoi
pur,
il mondo
sua
alacre
i lor
vendemmia,
a
la vallata
rima
snella.
in
coro
valle, a* cui felici
Pampinea
posando
Amiata,
profonda
s' alza
tepidi sonni
Buona
è
alla
e
serenità
signori il sole,
versa
le castella
di vendemmiatrici
canzone
autunnal
neir
e
il cerulo
e
1' alba
con
al buon
cara
le ville
ancor
è
campi inonda,
sogni
d'
oro.
! Oh,
figlie
dal
lavoro
pio casolare,
stanche, sognare
giusto e
che
la vita
è
bella !
326
CADUTA
Non
più
la
per
le
In
montagna.
il
tristezze
piangono
tutta
copron
r inno
r
le
e
le
di
foglie,che
dell' albe
in
al faticoso
di
pianto gli occhi
ogni passo
sembra
di
d'
scolorisce
alpestrevia
vento
fragranze.
pioggie alla
E
ad
rapisce il
pallidoautunno
aduggia
lamento
di
voce
1' ultime
prime fogliee
Quando
e
di trilli argute risonanze
la selva, cui
geme
FOCLIE.
DI
improvvise
il
campagna,
fango
intrise
giocondo
slormìan
vetta
mondo,
alla
montagna.
viator, cui bagna
che
una
in
stanchezza
quel fango
calpestarsogni
e
nova,
ei muova,
speranze.
327
CASTAGNI,
Nulla è
più
bello dei frondosi
ampi
e
castagni,a selve sterminate, in
a
questi monti
si sogna
ove
all'umido
mentre
Nulla è
al
ginepro che
grosse
nel cardo,
sguscia fresca
Casca
in gran
sotto
copia e
tonfi
quando
a
gonfi
imbruna;
con
cascano
lampi.
vien, zirlando,
il tordo
le bacche
leggerile castagne,e
ne
i
più dolce. Mormorano
quest'ombre, e
suo
al rezzo,
il sol dà
verde
rii fra
mezzo
quando
a
piede alcuna.
il
tutte
l'erbe
impruna
di bei cardi
spinosiil frutto buono,
che
i
se
sfamerà
desco
pel suo
Mabrìidi.
del
figlioli
—
Poesia,
non
dan
colono
pane
i
campi.
21
328
SOGNI
e
rivolo
a
che
erba
fra l' ingiallita
Scorre
un
RICORDI.
E
limpida
sotto
me,
r onda
di
de' soorni
viva,
acqua
ombra
mite
una
muore
lenta
scorre
tardiva,
in
cuore.
'O'
Né
fu così
mai
dell' avvenire,
come
ora
la vision
nelle
Oh
or
come,
0
che
è
dolce
che
memorie,
langue
quando più
illusion della
la verde
a
in
ormai,
me
del
sfuma
e
sfiorì del
lo infiora
speranza,
lontan
passato
si scolora
cernia
distanza.
dell'avvenir
il sogno
roseo
alato
il sogno
dolce
che
avanza
pallidoed incerto,
tuo
giovinezza mia, l'estremo
serto,
fiore 1
329
SOGNI
AUTUNNALI.
le
son
di
che
d'
tramonto
memorie,
serenità
di
un
velo
umane.
infinito
sogno
stanca
dimane
senza
ondeggia
un' incerta
ad
plaghe
a
la vision
delle
languide
e
di
polar
cielo,
;
viaggia V animo, rapito
mentre
e
tuo
sognato nella pace
par
dalle
in
come
ai'Cane
e
terra
di mestizie
e
nel
sei tu
un
tuoi
gli occasi
lunghi sogni
Dolce
che, fra
penombre
sfuman
ed
sei tu ; dolci
Dolce, Autunno,
note
lui, fra
passate
tristi
come
e
un
e
bianca
strane;
pianger
cose,
morte
primavere pallide,lontane.
rose
di campane.
330
MARTINO.
DI SAN
ESTATE
Tutte di sole esultano le caste
trasparenzedel cielo,e
tutta fiori
svaria la terra in tenui colori
fra lontananze
Ma
luminose
e
vaste.
le aiole,
olezzo i fiori ornan
senza
sacri alla morte
e
al vento
che fra 1'urne
e
ed
fra i salici piibisbiglia
E
privoanch'
che imbianca
ove,
esso
erra.
di calore è il sole
a' morti l'arche
dormono
obliati,
taciturne
sotterra.
E freddo,oh freddo assai,piìi
della terra,
poverimorti, che vi
forse è
ora
sta
su
l'ossa,
per voi dentro la fossa
r oblio dei vivi che
nel mondo
amaste.
832
FINE
Addio,
languide,pie, virgiliane
dolcezze
in
vel
un
le faticose
tranne
silenzio,al
in
! Ora
dell' autunno
smuore
E
D'AUTUNNO.
bifolchi
buoi
e
di
mattino
i
quel
interminabile
a' gran
Ahi
non
—
di
splendca
tutti
per
signor
il tuo
111,genitriceTerra, equo
e
già
mille
tuguri
senza
e
più
fuoco
mille
e
e
urge
senza
goduto
mòssi
mobile
seno
mondo
del
Quanti han
granai.
soli
muto,
e
indefessi
a'
colmarono
che
umido
risolcano
che
posa,
umane.
opere
campi,
cosa
tulio
piogge, e
gli oscuri
mare
ogni
e
biondo
fecondo
materno;
l'inverno
panel
?
333
ABBATTUTA.
QUERCIA
Tu
tuo
giaci,0 quercia; e quante volte,
vedesti
che
verde
rezzo
i
d' intorno
Ed
or
che
or
che
a
il
lei, rosei vociando
a
colpi di
scure
alacri
veglie della
casa,
i bimbi
mentre
in
ad
braccia
gioconderai d*
l'avola
a
la
addensa
verno
le tue
cascarono
vampe
ove
novellar
bufera,
ad
una
I
una
sfrondate,
sera
a
raduna
di
fate;
lei fisse,trepide,incantale,
le testine
auree
splendono
al
il tuo
il villino ombrava,
bimbi, in compagnia dell'ava,
saltar
le
al blando
nell'opaca sala
focolare, in cui s'esala
spirito antico, alto fìammando.
334
OLIVETA.
NELL'
Oh
pia
nel
cui
verno,
riso di verde, l'ombra
che
Maturano
copia
in silenzio
sembra
che
che
di pace
sento
fra il
fluir la pace
come
che
dorma.
mister
suo
—
a
stelo
0
sacro
profondo
stelo
a
ad
ogni gente
sul mondo
augure
frondeggiante al gelo;
glauco
tua
fluisce Tolio
da'
in
sola!
e
ei la clemente
li nudre
palladioolivo, o
ramo
ignuda
valle
de' frutti,e
la terra
degli olivi,
argentee, dai clivi,
di lor selve
inghirlandan la
consola
nessun
bosco
nelle
tuo
e
mie
il
mare
vene,
lene
pieni frantoi limpido cola.
e
il cielo
335
NOTTE
Or
altri di, mentre
io penso
di
la campana
Oh
il presepe
Né
valevan
quel
Ceppo
mio
antico,
presepe
L* astro
fulgea d'
creduli
C
e
bimbi,
e
allora
più
fosti
bel
fior
messa
:
questa
palagi
in
Re
n' udivam
a
in
pia gloria
l'umile
dei
intorno
allor di dover
tu, che
nel
;
tutti
eravam
ignara
oro
o
ove
miei
festa.
a
di mortella!
e
templi
svolgeasiagli occhi
vi
chiama
e
musco
me
per
di Betelemme.
martella
domestico, che
io fiorìa di
notte
NATALE.
DI
dramma
Magi
la storia,
una
gran
anche
tu,
fiamma.
mamma,
pianger tanto;
in
camposanto
degli anni
tuoi, sorella.
336
U
È
ben
CHIESA
Ecco
la chiesa.
questa
squillantial inondo,
Tutto
io
in
che
suono
riprendon
da' cernii
fra
a
flutti
vita
un
sfolgoraIddio padre.
io che
anni.
A
col blande
me,
guardo
immoto
gli angeli,fiammando
dalle
e
aureole
ancora
alle
salga,da
gran
tempo
coro
ignoto
un
l'organo diffonde,
che
femminea
squadre
nube,
rossa
infantili ; al
occhi
sembrami
navate
una
tanti
gli anni
tornan
dalla
qui riconosco,
qui dopo
son
E
alto
le
le tube
degli angeli fatali,ecco
r ira onde
RICORDI.
DEI
voce
immenso
bionde.
profonde
muta,
conosciuta
di
pie laudi.
—
Oh
madre
!
337
biancheggian
sorgon
e
non
rigidie
ha
Tacitamente
tutto
o
bei
di
su
e
agghiaccia un
piova silenzio,e
voli
verdi
nevica
campi muti;
brivido
un
che
aura,
erranti,
gli alberi grami;
stan
un'eco
strepitavafra'
i
sfondo.
cinereo
un
polverìo d'atomi
bianco
r immobil
su
severe,
fantasmi, visioni bianche
Bianchi
un
tondo
primavere
d'
penombra
nella
algidiin
rigide e
selve
di defunte
fantasmi
fra
de' colli
il candore
Fra
CAMPAGNA.
IN
NEVE
pare
e
neanche
canti
fogliami.
i rami
tutto
imbianca
oblio. Par
un
sogno
che
un
gelo,
dal
cielo
il mondo.
338
E
da
neve
neve
e
al tuo
muta
E
striscia argentea di cielo,
una
edifìci alta
fra i neri
che
freddo
nel
fra i
vive
qualche
sotto
giù giù
muto
fiocca
a
quando,
bella
ancor
ove
marmo,
refugi tepidi la vita,
ombra
affrettasi,pestando,
umana
il fioccar
ogni
che
candor
molle
in
bianca
pioggia di
vien
volteggia
e
soffio,aria di gelo.
quel
E
serpeggia,
silenzio,a quando
palagi di
in
CITTÀ.
IN
NEVE
danzando
ogni
giù giù
soffio che
lieve
a
fra i
palagi di
una
come
marmo,
ne
orma
cancella,
fiorita.
fiori infinita
neve
tu
su
neve,
soffìi lieve
aria
di
gelo.
340
grasso.
martedì
È buio, è freddo
alta
una
qui
fuma
fuori
Pur
;
di ben
fiamma
il vento
m'
tepore che
fin che
quasi rimorso,
assiderando, lacrime
che
a' vetri
ad
in
trapassando col
vento
maschere
ciurma
nel
che
eie! de'
ebbre
ha
fame
io sento
avvolge
chi
piange,
Ahi,
or
il vento,
mentre
si
cupo
frange,
gelide folate,
trapassa urlando
di
colmo;
ben
il carnevale.
v' ha
ad
or
sale
ignorate
cruda.
la notte
sotto
e
e
olmo:
arido
bicchier
nel
il ponce
imperversa
del
qui splende
ma
urlano
per
e
sogni poter
ondate
la notte
salta. E
batter
oscura,
m'
è
V ale.
ventura
341
BALLATA.
LA
Quando
alla
dava
il magno
tutta
alla
Firenze
di feste
più
e
e
non
tu,
fra il
Triste
per
una
e
pazze
l'Italia assorta.
le
festeggiail popolo
che
con
de'
novi
meste
il
e
gai tempi
è
piazze
ha
fame,
morta.
spiritirisorta,
popol danzi,
è
grassa.
per
la ballata
Né
e
pubblico certame
oblii tenne
le vie
per
ornate
epiche
in
guidò, che
l'Arte
rime
borghese
consentìa
ballate,
e
oro
sue
le mascherate
Allor
Ora
Lorenzo
gioia di
lassa,
di stenti
plebe, non
poeta,
gente che
e
o
ballatetta
l'Arte
non
è
antica.
vii fatica
guarda
e
passa.
RIME
Mabbadi.
Poesie.
—
SPARSE,
22
345
SOGNANTI.
OCCHI
Giacinta,angela bionda
pupillafonda
dalla
piena d'azzurri
che
e
sogna
lunghe
tu?
misteriosa
di
Qual vaga
noi ti
il
splende,
grand'occhio
fiso
sorriso
spiritai
il tuo
tutto
Tu
mare
plaga
da
quando
e
stellanti;
vedi
lunge
fa sognare
fra cielo
serenità
che
incanti,
non
che
alla
nel
tuo
volto accende?
lo sai. Fra
l'erba
stagione acerba
giardino aulisce,
'846
OCCHI
0
SOGNANTI.
bella creatura,
la
fresca
rosa
fiorisce:
del viso tuo
in giro,
pupilla,
la
ma
divin
specchia il
deir
e
pura
e
ampia
zaffiro
aria remota,
letizie blande
con
più fulgidae più grande
nell'estasi ti nuota.
0
estatica
pupilla
brilla
ceruleo
dove
che
il sogno
t'allieta,
intenti
fantasmi
di che
popoleraile
ardenti
vigiliedel poeta,
quando
nei
limpidisereni
della tua
0
baleni
l'amor
un
la terra
ti sorride
giorno,
un
lacrimoso
t'ombri
ch'or
luce
velo
e
il cielo
intorno!
348
PRIMO
Ben
—
popolo
in
e
E
Maggio
più
non
le
proccdea
Ma
torna.
il lievito de' truci
a
questo sole che
e
le vendette
innanzi
in
cui
agli occhi,
darà
forse
porpora
alle
al colle
e
verdura;
il mondo
matura.
visione
oscura,
giorno selvaggio,
un
pie
calda
piano.
odii ribolle
rintìora
d'
al
giocondo
mese
agli uomini
la minaccia
sta
e
piano
della gran
e
e
E
nel
s* allegran del
genti
nuove
maggiolata
la
fiorenti al colle
rose
il toscano
cantava
—
nell'agileballata;
di
un
festa
le
tra
Maggio
venga
MAGGIO.
DI
rose
di
il sangue
Maggio
umano.
349
PINETA.
LA
0,
verde
al cerulo
arborea
sopra
tutta
0, tutta
selva
io torno
a* tuoi sereni
e
Né
le città la bruma
in cui
così
ch'esalano
se
l'erbe
al vento
di menta
odorano
di
resine
ragia.
l'aroma
amare,
ondeggi, simile
la bellissima tua
s'adagia
sonnolenta,
m'inebriò
le tue
che
or
gli alti pini stillano
mai
brulli,
all'alito marino,
alpestree
selva
i monti
fremi, trepida di frulli,
che
al soflìo
su
mattino,
ad
un
giovanilchioma,
mare,
350
PINETA.
LA
tranquilloe
né
mai
fu
quest'oziode' merli,
cosi
inviolato
sol
ove
giunge, da lungo, qualche
a
E
cui
gli echi
muoion
valli,dove
e
subito
risponde un
tutte
in
sordo
in
nelle vaporose
la nebbia
ima
dilaga,
un'argentea spuma
vaga
Ecco
vanir
il
quell'argenteaspuma
le città, coi cimiteri
con
cose.
pian disparve
sparsi.
languidosfumarsi,
il Tirreno
le vele
sparo
latrato.
lente, in silenzio,naufragan le
E
raro
tenui
come
larve.
! Io, da' pendii
Addio, larve pallenti
densi
bevo
di felci
i
più
d'obliose ombrìe
che
l'oceano
quassù
nei
soavi
non
piede,
diede
mai
oblii.
cingeraiil
al sol d'autunno
Laggiù
il
nuota
raggi dell'alba,e
calice ambrosio
E
mi
ove
lacrima
verde
di
gelo.
perdesi nel cielo,
sogni
l'anima
si
perde.
351
GUIDO
Sarzana.
Ecco
di Dante,
di tue
te
in
pur
poesia maestro,
estro
ripenso,o Guido.
te
tolse
ebbre
ed
all'ovile
lupi e albergo
d' ira,
sospinse a struggertidi
febbre
di
covo
in
volse
Penso
;
Perch'
sul
e
io
cuor
pianto il
labbro
non
E, modulato
nel
a
fido
e
questo esilio,o epicureo gentile,
che
-
in
amico
Qual forza di selvagge
—
passionite
e
primo
il malinconico
cuore
ballate, e
Penso:
fatto
0
—
dolce
o
in
risento
CAVALCANTI.
mi
spero
in
canto
un
lira?
mi
sospira:
verso
di tornar
commoventi
piange
di tua
1' ultimo
giammai....
?
lai,
tuo
—
grido.
(a
0
sabbie
delle
ai
lascia
del
Etiopia
lascia
l'Affrica
miglior
là
dove
olezzi
suoi
alla
Musa
di
indulgi
con
del
nel
Plauto
sereno
ci
che
Renatico
gli
di
tuo
regno,
maestra,
guerreggiar
rea
cielo,
GoYcrnatore,
frenetici
in
parte
anelo
patrio
tuo
ser
Ras,
Tarsa
la
reduce
e
a' suoi
dall'ardore
e
eritree
Ferdinando
ser
e
ambe
freschi
venti
MaRTINI).
i^ERDINANDO
torride
dalle
RENATICO
DI
VILLA
sequestra
prode
ingegno,
nel
silenzio,
vapora
e
rezzo
e
di
animo
Terenzio
ancora.
VILLA
Oh
RENATICO.
DI
solitudine
Ser
piai
—
Ferdinando,
il
quante volte nell'anima
soli,che
Quante volte a' gran
di
refrigerio
sognastiil
tuo
E
alla tua
clamando
a
placa
al
opaca?
gentile
amici,
a
sera,
porta ospitaliera,
dal parco
signorile,
Rcnatico, che, insigne
canteremo
fiori,dall' ombrìa
ride alla valle industre
e
selva
tua, torna
bussando
di molti
la tua
noi, gli antichi
te
non
fiato,
soave
e
alla selva
nido!
Nievole
blando
poggetto ventilato
tuo
di Monsummano
Torna
suo
ille ti ridisse Orazio?
Beatus
mai
Lazio
ai vati del feroce
amica
353
fra
scorre
ci udiran
fra il verde,
lungi alla
d'
un
lungi al
rozza
e
l' irrigua
pometi e vigne;
le querce
dir la dolcezza
ove
contigua
solitarie
febeo
ritrovo
vecchio
mondo
e
alla civil barbarie.
al novo,
VILLA
354
Che
si
se
lator
d'
via
e
la
te
insegua
te
su
la
che
noi
Affrica
torrida
là
con
o
nella
irrigua
tua
Nievole
corriero
messaggi,
gridi
messaggio
impediremo
ombra
eritrei
minacce
con
caccerem
e
famulo
appressi
sospetto
noi
KENATICO.
DI
e
di
selvaggi
messaggero,
sua
lunga
pugnace
fresca
pace,
raggiunga!
356
CASTIGLIONCELLO
(ad
Ugolini).
Aurelio
Presto, Aurelio, verrò. Da
desolatrici
e
le
che
piogge
libeccio
il vastator
spopolaronoil golfopeschereccio
e
fecero
sprangar
mai
sì dolce
non
e
mi
e
e
villini
richiamò, col mormorio
con
l'urlo
verrò.
vinceran
tornerò
del mar,
logge,
solicello
al mite
al silenzio de' candidi
Presto
e
cancelli
dei
pini
Castiglioncello.
Quelle armonie
forse il tedio che
diffuse
m'ingombra,
poeta, io, qui nell' ombra,
troppo oblioso delle alate Muse.
357
CASTIGLIONCELLO.
Verrò
questa fredda
da
infinita.
della luce
Oh
in
Sognar
Rosignano
onde
di
e
sfavilla alto
splendono, fino
e
corusco,
al lido etrusco
Populonia,tutte l'acque e
risentirmi
d'ogni
vivo,
vivente!
—
raggio d'ottobre
da
a' tramonti
onde
lume
roseo
I
remoti
della Corsica
nel
tanta
di
in
i
monti,
quell'assenza
Aurelio, questo bianco
che
traluce
stanco
vapori evanescenza,
questo languido raggio che
m'accese
vo'
goderlo
d'
improvvisa letizia,io
fra i nostri
e
noti
Giglio,alla Capraia,
faccia all' Elba, al
ai monti
ben
!
baia,
nella schiumante
delle maree,
sogno
gli urli
fra
sognare,
ancor
grand'aria,
alla
spaziarnel
acqua
e
bisogno
solitaria,
torre
dalla medicea
fra cielo
Oh,
—
Ho
ombra.
vepri dove
fioriscon le
rose
d'
fischia il merlo
ogni
mese,
CASTIGLIONCELLO.
358
che
fra i canneti
fra i tamarisci
che
tu, dolce
mentre
gì'inni che
Lo
Io
pendon
alla luce
chiama
verde
in
infinita
ancora
selva
la gran
torre
austero,
io
perenne,
selva
pini,il
come
contenne,
viale
gran
pacata
la navata
cattedrale.
verrò, da questo freddo
e
putre
tedio, a' miei secolari alberi soli,
che, giocondi di musiche,
e
di
ignave
grand'aria
selvaggiaimmensa
una
che
solitaria
la gran
dei
so
fronda
sua
alla
e
lo
grave,
nel sole smorto.
l'estatica anima
su
s'inarca
Ed
ben
sue
dalla medicea
d'
pergoladell'orto,
le braccia
Ma, sempre
che
ozi alunno;
a' bei dì cantai.
più ombre;
ha
non
autunno,
pampinei grappolisì
di
già
la
so:
scolora
de' miei
ridirai
so,
a' rovai,
crosciano
fragranze,la pia
terra
di voli
nutre.
359
CASTIGLIONCELLO.
tempio verrò, dove adorare
Al gran
V Iside
infinita,
possa io pur
anche
dalla navata
romita,
altissima,
piena del
MaBBADI.
-.
sacro
P99H0.
cantico
del
mare,
28
360
GOLDONI
RILEGGENDO
(da Monteneuo
Fra
ombrìe, dove
queste verdi
s' ebbe
Rosaura
la
padre Goldoni,
code
e
di ciondoli
e
pura
giocondo
in
come
e
in
e
s*allieta.
viavai
passanmi innanzi,
parrucche
ritorno;
mia
te. Con
a
inquieta
villeggiatura,
te
a
festività l'anima
Ritorno
Livornese).
specchio,
uno
guardinfantie sfoggi
d' inchini.
è
Ed
mondo,
il tuo
padre Goldoni, incipriatoe vecchio,
che
vivo
Son
le
di
figure e
Montenero
fuggendo
fra
intorno
a
mi
oggi.
i
i casi ond' anche
poggi
popolar venisti,
i botoletti
queste verdi
risuscita
irosi
ombrìe,
e
tristi
stanco
Poeta
I
SGi
NOVO
UN
MARTIRE
188^}.
(xx Decembue
Fu
dunque
sogno! Ci
un
d'ogni viltà,d'ogni
e
all'improvviso ci
delle vecchie
Su,
in
su,
pieno
sole
tramortiscon
Oh
il mondo
ancora,
fluiscon
il terrore.
i martiri
giovinetti,
pendono
su'
Chi te lo disse,
che
percote 1'anima
1 I
Su, sognatori,che
le madri
generoso
è bello
ancora
strozzati.
italiche
figliassassinati
o
e
e
!
Enotrie,
l' avvenire
al gran
rii di sangue
liberi
servii tremore,
tirannidi
dormenti
credemmo
mare
rii di
è
santo
de* secoli
piantoI
?.
3G2
civile,in
Oh, neirevo
ci
silenziosi
guardiam
despotie schiavi
E
quando
sorrideranno
pienidi vita, e
vedova, tu, pel
non
tremerai
che
tu
Gli
a
pel
nudristi
avevan
povera
o
diletto;
figlici
Guglielmo eroico
tuo
del tuo
santo
petto.
la livrea dell'Austria,
messa
lui d' Italia
ei la
crescere
al boia I
penseremo
tuo
parvoli
gioia,
più dovrai tremare,
non
ma
i
nostro
di vederli
noi tremeremo
Ahi
lupi ed agnelli.
ancor,
chiassosa
con
fratelli,
pallidi,
e
noi dell*amor
a
ai simili
mezzo
ci sentiam
anche
nostri, non
e
MARTIRE.
NOVO
UN
devoto
gentilcuor
gittò,risalutò
:
V ultimo
con
grido la patria,e penzolò nel
vuoto....
0
un
madre
il tuo
Oh
d'
un
madre
eroe,
dolore, il capo
sia
d'ogni
quel
sangue
vergogna
tuo
e
nostra
d'
ci è
martire,
sacro.
questo pianto italico
almen
lavacro!
364
UN
E
e
benedette
di
madri
saran
libere
de'
le
dal
NOVO
sole
lacrime
forti,
tombe
MARTIRE.
dei
liberi
cosperse,
madri
ohe
de'
il
dolor
magnanimi,
v'aperse.
365
ETRUSCA,
CAMPAGNA
Sotto la
di
squallidebiancane
Dal
al
monte
fumee
dal
su
la vallata
pioggia smuore
la bassura
la
ignava,
secol grava,
tanto
e
pioggia che
le crete
smuore
in silenzio la campagna
Smuore
e
vanisce
color
in
suo
su
i sonni
di
che
la
le crete
e
cenere
la vecchia
che
la
lava
e
ondata.
informe,
maremma
negl'ipogei,misteriosa
sotto
lente
alla città silente
brumoso
cui tant' ombra
sotto
caligain
piano, ove
perpetue
mar
desolata.
di lava,
Etruria
dorme
cava,
pioggia lava
tacita, trista,assidua, gelata.
Sotto la
delle
sue
pioggia smuore
poche
fronde
la vallata
già sfrondata.
366
PIANTO
D'ITALIA
(xxix Luglio
Pianto
d' Italia che, in
1900),
solo
un
e
altissimo
grido atterrito,
da
castella
e
città
rompi,
fra
gl'itali
mari, infinito;
pianto che
dalla
pio
e
per
di
Reggia
esci in
un
gemito
preghiera,
l'italo ciel corri
con
rapido
voi di bufera:
lava
il sangue
tu
da
aperte
a
tre
che
ferite
tradimento
cuor
sgorgò purpureo
del
nel
Re
magnanimo
mite !
PIANTO
E
silenzio
tu,
grande
questo
silenzio
tu,
fronte
d'un
parla
tu,
che
—
Pace,
0
meglio
d*
senza
al
innanzi
che
degno
pallido
e
abbassa
Re
neirora
Patria
percosso
costernata
del
della
tutto,
popol
la
flutto
pianto
versasi
or
il
ove
367
dell'inclita
tragico
Urbe,
di
D'ITALIA.
feretro
passa,
ogni
voce,
e
pregagli
oscura:
de*
paura
tuoi,
1
—
Re
senza
macchia,
ANELITO,
Né
mai
miro
vi
inargentate,
che
senza
con
0
da
le
altissimi
la
saltante
s'
indugia
sempre,
sospiro
ove
il
confina
intatta
camozza,
ove
voi,
da
silenzio
si
a'
stanca
tramonti
il
iridescenze
imo
questo
serenità
delle
monti
intorno;
dove
silenzio
col
dei
ghiacciai
sempre
bianca
e
umili
lunghe
all' infinito
e
aneli.
onde
valli
in
a
granito,
desiderio
inferiori
come
geli
all' alto
dell'Alpe
appaion
0
di
cuore
intenso
vertici
perpetui
rupi
o
il
novo
cui
di
soggiorno
superne,
nevi
alto
eterne
dei
giorno
cieli.
:
LIVORNO-CECINA.
FERROVIA
(ai
Fratelli
Catone?
veduto,
Hai
Castiglioncello
ormai
ferve
ti
di
col
Ezio,
di
il
triglie
rosee
che
lanci
con
ti
fremer
guizzan
pomario.
il
e
giuliva
di
e
merli
di
traino
invan
popolo
vaporiera
la
ormai
pergola,
suo
deprecata
costiera
pergola
e
solitario
l' erema
e
tua
fringuelli
sovrasta
la
la
vocal
Il
d'opre;
minaccia
Alla
Foraboschi).
di
frosoni,
vagoni
locomotiva.
tuo
d'atre
cefali
e
di
murene
argentini,
pinne
nelle
nasse
in
serpentini
piene,
LIVORNO-CECINA.
FERROVIA
370
migrerà presto
cacciato
che
poi
è forza
via dall'urlo
il bel nido
che
la civiltà che
ho
visto le
già
violate
Ho
visto il
i
Verrà
sovr'
tre
ove
altri
voi
con
che
io
di ferro
oggi
barbarie:
sua
selci
rotte
in
lunga
il traino
che
c'insegno,
chiasso, uomini
e
fuggiremo
pini ci
nasse
della
la schiera
ove
dien
e
tratta
fiorìan le felci.
ove
esse
al fresco
con
in
veduto
verdeggiava intatta,
campi
le
Ho
grigio delle
porterà folla
noi
s'imborghi.
già spaccatii poggi.
e
correre
e
che
e
giunge
pescatore
pinete centenarie
verghe
le
di
nostro!
la macchia
dove
del vapore,
tuo
s'inurbi
Addio, bel nido
e
più quietigorghi
a
con
e
altre
ombre
le
e
merci;
querci,
tregue:
gabbie
e
il
pergola vi esulta;
de' fantasmi
nel silenzio dell'anima
canoro.
occulta
coro
Oh
se
tu
d'anni,
o
ben
fossi
dire
il
cui
nel
che
della
ci
un'
Città
de'
Sentiresti
cui
sapresti
come
esali
sue
il
fiore
dormono
in
delle
fragranze,
sconsolo.
sere
ventenni
cuor
altere.
allo
e
isole
riva
a'
primavere
speranze
quell'aura,
in
ozio,
le
di
germogliavan
i
e
solo
antico
quando
le
fiori,
amico,
te
a
mi
mai,
aulìan
volo
tempo
delle
più
d'Arno
al
teco
aura
tornan
non
silenzi
io
anni
oggi
come
rimpianto
tal
un
belli
vorrei
verso,
Risentiresti
de'
o
qui
mio
Dopo
qui!
Savino,
anch'io
DOPO.
ANNI
VENTICINQUE
372
a
stellare
e
paranze,
questo
mare
ricordanze
così
dolci
e
amarci
solenni
373
GRAZIE
DELLE
VILLA
(dai monti
pistoiesi).
Qui dall'aerea villa,a cui
diedero
oh
il
dolce
che
e
nome
immerger
le estatiche
due
a
nel
valli
a
sereno,
mai
pupillenon
mentre,
in faccia alla torre
Catilina
e
impera,
sera,
sazie,
che
il distrutto
strage ampia risogna,
la
serpeggia a
le Grazie
valle
e
filo
un
d'acqua
agogna
fra
pacificheselve Ombrone
asciutto!
Oh
dolce
giù
fra la nebbia,
bolle Firenze
mirar
città
e
e
soffoca
castella
ove
in fondo
Pistoia,
con
la
di sentirsi,quassù, fuori del
gioia
mondo,
e
ad
freme
e
ed
qui
poetar
è
al
ogni
stellata
stellato
di
GRAZIE.
DELLE
VILLA
874
fresco,
aura
fuochi
di
sue
che
ove
ogni
stelo
gli
alberi
fra
appar
glorie
la
il
terra,
cielo!
erra,
375
NOZZE
(a Michele
Così
Marradi
dunque, dal
dal gran
D'ORO
il
tuo
giorno che sai, vecchio
ritornò
Cinquantavolte
su
felicità senz'ombra
l'anima
le noverò
il gran
la tua
(e ad
tua
giorno,e
quieta
una
Cinquantainverni
primavera
di
ecco
illuminò
—
Poesie.
una
circondarti
ciascuna
in tanta,
fortuna.
e
corsero,
giovinezzache sorride
Habradi.
ad
segreta)
d'ogni tua
fu compagna
poeta,
Gennaio!
volta il sorriso di colei,che
via
1904).
giorno più gaio,
cinquanta volte
tornò
Gennaio
xxx
una
santa
ancora
e
canta,
24
primavera
nei
figlide'
tuoi
come
d'un
lume
Onde
sereno
il
e
puoi, di
te
da
Ed
a
Eccola,
0
che,
lo
0
le
con
casa
rosee
ridervi
a
e
a
il bel
poeta,
ami.
appresi alla
la vita
rimorso.
onesta,
dita.
sposi antichi, àlacre
salutevole riso
dorso
Poesia, l'ambita
nell'a-ttesa alba,
modulandovi
sa
corso
risospinge,
che
uom
non
di tua
rose
già
assiderti sul
pago,
erta, com'
offrirti
Sfinge
la
si
pensiero tuo
ospiteassidua
aurora.
al cammin
se
l'Alma
ricinge
perpetua
giusto che
ecco
ti
puoi guardar
l'occhio
fornì
si rinfiora
e
figli,
di
dell'avvenire;e
dell' ascesa
che
d'amor
ORO.
D'
NOZZE
376
tua
il
e
presta
fresco
suo
farvi festa,
metro
dantesco
Adolescente
scola, anzi
imberbe
al tuo
desco,
D'
NOZZE
quando,
e
levando
mio
dal
verso
m'avviai
lei,
a
lei
da
come
per
cuore,
mossi,
dietro
e
a
al
le,
e
in
acerbe
tumulto
superbe,
Poesia
dell'Alma
Tansie
pio
l'anima
dentro
già
con
piccolette
forze
con
377
ORO.
suo
duca
culto
un'ara,
un
cammin
Silvestro
sacrario
e
maestro.
occulto
378
La
impallidita
luna
nel
langue
malinconia
de'
incerto
d* oriente.
per
migrano
ale
deserto
mar
leggere
sfuman
mondo.
barlume
un
balzo
Nubi
profondo
sonnolente;
le stelle
e
del
sul
Languon
dal
ciel
V infinita
velando
spunta
SOGNI.
DEI
FINE
e
bianche
l'aria scialba,
le stanche
sogni.— È
Falba.
381
HARMONIA.
E
il
sognatore ascolta. Traversano
di melodia
ale di canto, ondate
e
larghisorsi
a
spira,alito
che
Guarda
il
ove
udì
ove
Dante
genti,l'eco
il
dell'armonia
e
a
voi
sonar
poeta l'eco
che
e
universa.
d'arcane
età,
l'Eternità.
misteriosa, il palpito
gli astri perennemente
rapisce,in
suoni alla terra
murmurc
dai cieli infaticabili
vide
d' infaticabii canto
Sente
V indefinibil
ondeggi, nell' alte solitudini,
che
e
dispersa,
dall'anima
enorme,
par
d'altre
coro
ei beve
la tenebra
ritmo
di
al cielo
come
gira,
sapientimusiche,
a
un' immensa
lira.
HARMONIA.
Come
a
una
delle
concento
e
la
ode
lira
per
sinfonia
immensa,
cose
gli
azzurri
de'
sogni
rapisce
che
nel
suo
silenziosi
che
l' anima
accordi
cor
all' intimo
vibrò,
ascendere
sognò.
Jp]
NOTE,
385
INTIMA
scelta delle mie
La
liriche
il titolo di Cinerarium,
ed
stile,affinchè, almeno
nella
ammessa
e
Milano
a
Chi
sa
che
canti
in
per
prova
sia stata
non
dei
Ricordi
non
rivivere
nei
il
un
meglio
ventennio
dei
:
rarmi
rimproveprimi
tiva,
defini-
troppi versi da
dalle Canzoni
Rapsodia garibaldinadel
anche
ricordi
'98
e
di
raccolte in volume.
AFFRESCHI.
Piediluco, piccolo ma
scorre
derne
mo-
alle poche
Pag.
col Velino, che
da
Uria
la scelta de' miei
umbro
lago
quella già
novissima, che, in forma
oltre
VECCHI
Il
nare
sto-
a
Poesie, nell' 87,
vorrà, spero,
non
comprendere
del '79, alla
liriche sparse,
sia dolce
come
questa edizione
pubblicatiper
Paesaggio
poco,
delle mie
di
cure
abbia
non
a
edizione
nuova
nuove
formale,
libro,è, presso
tramontata,
più severa
dovrebbe
me
con
dai Treves.
gioventù
della
emendata
ristampa torinese
poi riprodotta nella
data
accolta qui sotto
giovanili,
dal lato
del
col rimanente
STORIA.
nella
130
delizioso,comunica
valle reatina
per
poi precipitare
grande altezza nella sottoposta valle ternana,
NOTE.
gittandosi nella
Nera
la
cascala
meravigliosa
da Terni.
(il Nar
delle
da
Ricordi
Giosuè
Carducci
con
e
Il
Sommaruga.
tra
bel
ebbe
in
onesta, molto
liete
trascorse
sere
stessi
Barile,essi
V arte ; riboccanti
il
ma
scolaresca
noi
ormai
studenti,quando
Straccali
non
una
zoni
Maz-
studiosi
al fiasco nella
;
di
che
bohème
molto
nel
Marradi
ebbe
allegra,ed
si credessero
quanto, nelle
bottega del
pieni di
buon
ardore
per
di sanità fisica e intellettuale : i Goliardi
e,
un
risveglioefficace
per consenso,
periodico /
poco
renze,
Fi-
Luigi
e
raro) meriterebbe
anche
dell' università di Pisa ammirammo
il
a
Goliardi^ che
nmvi
disteso. Fu
innanzi
non
fino dal
fiorentini (scrisseGuido
di lei.... Più
fiorentina
nacque
potè
per
1884
ingloriosa.
non
divenuto
di
satira letteraria
dall' autore
periodico /
di provocare
il merito
ebbero
ideato
Biagi,Alfredo
colta,molto
degno
cantore
fronte
heiniana, piena di tratti genialment
vita di
nostra
Guido
la raccontasse
alcuno
166
sieme
Guerrini, che in-
specie di
stato
vita breve
libro
un
in
poemetto, edito nel
una
e
vita dei Goliardi
La
"
è
era
Gentile,pubblicavamo
nel 1877
al
ariostesca
con
di Olindo
sonetto
Mago
della
tempo
insieme
noi
intero
un
Ferrari, Il Mago, fra un' ode
un
felici ; ed
onde
a
la prima volta
per
preludevano
me
d' invenzione
Che
che ripete
Pag.
di Severino
poemetto
un
è V eco,
goliardici
Questa lirica comparve
più
distanza
poca
all' altra fino
riva
una
a
formando
endecasillabo.
verso
dal
Marmore,
singolaritàdi quel lago
Una
chiarissimamente
al
degli antichi)e
mumi
1' esempio di
Goliardi,
fra la
fra la
pisana.
quell'audacia
e
in alcuno
quei giovani che
osavano
di
NOTE.
ELEVAZIONI.
Monte
(sonetto V)
Luco
Michelangelo
e
il 18
e
ho
Io
€
dello
avuto
perchè
Roma,
»
questi dì
a
che
io
e'
veramente
d'
innocente
una
del
se
mezzo
a
fra' boschi.
non
Duca
fior di
Alessandro
da
Alfonso
VI
a
nozze
come
fiore;
un
giovinezza....
Spoleto,aveva
governare
il
terzo marito,
suo
che
in quarte
oltre che
di
del
Paradiso
alla tradizione
Fonte
Avellana
di dichiarare
e
19
anni,
vinetto
gio-
e
richiami
una
ricordare
ai
di
crezia
Lu-
Alfonso
il duca
nozze
nel
avvennero
neanche
occorre
XXI
data
man-
il bello
di
1501.
Dante
Non
fu
Valentino, affinchè
dal
dopo
poco
potesse sposare
Ferrara:
bello
d'Aragona, principe di Biseglie;il quale
assassinar
fatto
carezza
Borgia,nell'agostodel 1499,
teneramente
amava
d' amore,
l'ultima
Alfonso,
Lucrezia
Quando
251
l' ebrezza
occhi
vision
sognasse
aragonese
ricordi
pace
quei
Pag.
ne' semichiusi
quasi
Sempre
si trova
non
che
men
:
spesa
visitar
Spoletia
di
Borgia
Avea
canto
grande disagio e
un
ritornato
son
al Vasari
scriveva
anno
nel 1556,
Luco
(Cfr.Vasari, Vite ec.)
—
Lucrezia
fu
stesso
piacere nelle montagne
gran
romiti, in modo
e
fu sul Monte
Buonarroti
settembre
241
Pag.
i notissimi
Pag.
272
versi
del
quali si inspiraquesta ballata,
soggiorno
un
nel
di Dante
vento
con-
sul Gatria. Sento
sogno
piuttosto il bi-
volta
che,
danteschi
per
sempre
sembreranno
un
se
questi
po' troppo
NOTE.
l'eccesso,
male
gran
un
liriche,io riconosco
mie
frequenti nelle
non
ma
ogni giorno,
italiane
portando
vado
di versi
Palazzo
rovina
Il
m
di
che
Passando
il
un
il
occupa
st' antica
del
po' al di
sotto
secoli
or
AVG
C;ESAR
da
in fronte
tuttora
a
gran
CVRAVJT
FACIVNDVM
gli antichi
que-
lettere
murmurio
s' io vedessi
0
commentatori
in
par
ritmo
non
darei
intesero
Fontebranda
lento,
Adamo
qui 1' anima
o
279
lamento.
Maestro
d'Alessandro
Fontebranda
alla famosa
che
Inferno
:
.
.
Fontebranda,
delV
Guido
Per
più
.
.
da
XXX
Di
Urbino,
Pag.
lungo
Ma
275
durissima
rupe
senese
canto
ròcca
VESPASIANVS
.
.
MAX
Giunge
si accenni
serba
e
distanza
poca
nella
romani
sono,
.
un
domina
e
dell' antica
iscrizione,incisa nella pietraviva
PONT
Epistola
Urbino,
colle.
del
sommo
Cagli a
e
.
E
d'
274
minia
Furio, per il quale passa la via Fla-
dagli schiavi
IMP
Nel
ai duchi
Pag.
tra Fossombrone
di diciotto
qualche piccolo
Fcrlo
Il fóro mirabile
scavato
erudita,
prosa
Pag.
palazzo apparteneva
in rovina, che
in tanto
grossa
in-
tornano.
la città di Fossombrone,
fu
tanto
che
poi
utilmente
sempre
di tanta
tosto
piut-
sarà
dantesca
non
straniere
e
anch'io
contributo
letteratura
ingombra
ed
il difetto,
o
pentirmene. Non
posso
all' enorme
se
le biblioteche
389
di
la
dice
:
trista
lor
frate,
vista.
concordemente
di Siena.
Ma
che
vi
gì'inler-
300
NOTE.
recenti
pretipiù
un'altra
fontana
ammettono
che
vi si possa
di tal nome,
che
vecchi
esistila presso
dove
del
Battista.
quale
la
«
che
c'è
non
di
senesi
Ln
poesia veder
di cui
E
impresa
che
d' accordo
nel
di Porta
subito
vittoria nella
Adamo,
doveva
in
cordi
ai tanti ri-
reale
dalle
dame,
accompagnato
loro
chiesa
j^er Siena,
fortezza
lo
della
Verona,
a
riceverlo
Al
Siena.
arrivo,
suo
dai
signori, dal
Madonna
di Svevia
implorar
eglivotò
dove
la
delle Grazie.
e
il
sw
polo,
po-
sua
—
gio
'passag-
1892.)
Come
in
con
entusiasticamente
(ballataI)
perdesi
che
tato
invi-
avevano
in trionfo ad
come
maggiore,
1' altare
su
per
accolto
fu
l'
al-
la vita, i Senesi,
costare
passaggio
Camollia
289
ItaUa, movendo
aiuto, si prepararono
suo
bito
su-
pensar
e
cielo
Pag.
un
il
a
sacro.
in
scese
(Gfr.A. PiiOFESSiONE, Corradino
Dalla
senza
gli altri ghibelliniitaliani
pompa
porpora
credo,
possibile,
Coiradlno....
re
di Svevia
loro
quella
come
Pag.
qui sostò
gli
con
venir
e
è
il poema
infatti,il giovine principe
fuori
Nò
"
versi,
indòtta, che
fontana,
Maestro
a
io fo
Ma
popolare, secondo
Fontebranda
abbonda
Corradino
Quando
gran
Dante.
sterebbero
atte-
lega suggellata
La
(ballata
III)
duomo
a
da
a
nel Casentino,
Siena, anche
la celebre
Alighierie
Dante
a
in
persona
fu rammentata
cultore
un
"
la tradizion
seguo
additi al forestiero
non
falsificò
Questo per la critica storica.
"
critica;perciò
non
documenti
il castello di Romena
Adamo
Maestro
alludere
ixwx^q
verso
strale
d'Alighieri.
292
391
KOTE.
Tutti
XXIX,
Dalla
122 ;
V.
chiamò
Dante
Purg.,
xiii,
e.
gente
luoghi del
due
perchè) in
si sa bene
(e non
e.
che
sanno
i senesi
vana
150.)
v.
Pag.
II)
(ballata
fortezza
L'ira
d'Icilio
versi
ne' suoi
ed
rompea
...
tre
Virginiae VOreste, ol-
coìigiurade' Pazzi,
La
e
293
d'Oreste
il furor
Vittorio Alfieri scrisse in Siena la
V Agamennone
{I7if.,
Poema.
e
il trattato Della
tirannidt}.
OMBRE
La
Pag.
Ballata
credere
ragione di
che
gì'intendimenti
—
ballate
.
.
.
furon
onde
di
fuor
pensate
mi
così
e
—
ho
terli
luogo il ripee
composte
le
di questa antica forma
innamorato
sono
.
di stile e di
risuscitare modi
poeticaper
del
0
qui
dimenticab
all'in-
:
Non
«
sia
non
341
delle Ballate
(Roma, E. Voghera, 1895), dichiaravo
moderne
altri. Nulla
ballatine. Già
io nelle mie
poeti viventi ha
metrica
vecchia
fresca
con
senza
ostentazioni,senza
di strofe,
—
Poesie.
non
perchè
esprimere anche sentimenti
modernità di linguaggio e
Mabrabt.
si
antiquato ho
voluto
uno
fra i nostri
migliori
può
far
poesia
opportunamente
io
e
del trecento
di
decorazioni,senza
ballatetta toscana
suoi schemi
d'
più
che
mostrato
immagini
è stato fatto,recentemente
quattrocento,com'
magistralmente,da
vecchia
quale dedicavo
il volumetto
Nencioni
Enrico
mie
la
con
lettera-prefazione,
Nella
e
PENOMBRE.
E
mi
ho
nuova
ringiovanita,
artifici.E alla
chiesto che
parve
e
docile
pensieri moderni
dei
uno
e
atto
con
di stile.
26
ad
viva
392
NOTE.
j"
Milo
Mi
fosse
che
argomenti
che
consentiti.
E
che
forme
V
le furono
mi
metrica
e
;
cercai
da
nel
fermandovi
e
qualche
molto
inutili,e che
furon
paghi
fantasmi
in
in
cattedra,
paghi
rico
sto-
nel
cose,
alla
tura,
na-
si sa,
di cui
ma
poesia chiedon
di salire in tribuna
canto
d'
cantare
od
:
dell' universa
volgo nei
uman
più
e
passa,
che
della
o
il mondo,
coloro
loro,
mai
se
passi nel
come
rapidamente qualche ricordo
permetterle
secondo
dell'
netto
so-
prescrivere al poeta gli argomenti che
senza
dovrebbe,
esso
al
e
ogni tempo
poetici,senza
fezione
per-
movimento
snodandola
riformano
non
sua
derna
mo-
qualche sospiro. Tutte
o
sogno
varie
ballata
di
intimo, qualche impressione della vita
0
mai
invidiare
da
meno
la
per
atteggiarlaa quel tipo
vagheggiato,
me
ritmo,
aver
in
aveva
scelsi, fra le
proprie, quella che
sembra
di
le
non
e
casi potesse
abusalo, anche
tanto
convinzione,
questa
liriche
più
in molti
popolare
sua
da
canzone
intonazioni
il sonetto
origine
in
ad
umile
e
finora, e che
ebbe
sostituire
onoratamente
1'antica
di elevarsi
capace
quelle
Gite di
che
inoltre
parve
vita,
dolori
l'eco
suo
antico
smarrita,
volta, fra
una
i
sogni
e
le visioni di
queste ballate.
»
e
di
alla
Che, per
sogni,
vita,
VAlma
essa
ideal
Luce
libro
più vivo,
1' arte
è
si
mia
poi così oziosa
di rime
con
son
s"
un
del
;
e
senso
Vero
da
"
di visioni
compiaccia
qualche ipercriticola
Poesis,
nuove.
non
come
"
altro mio
quanto
così
straniera
sentenziò
nandola.
condan-
e
invocai
la
tale concetto
del reale
e
dell'
Poesia
che
umano
ho
in
delpre
sem-
riche
nate, qualunque sieno, queste tenui li-
NOTE.
Aggiungo
a
un
vecchio
mio
Eccone
qui
una
citala
sopra
capitolo inedito, anch'
Nencioni,
compianto
la terzina
che
ora
393
proposito di
a
parte, che
gran
un
appartiene
diretto
esso
medaglione.
suo
ricollegaalla lettera
si
precedente :
Ed
Nencioni,
or,
m'invian
e
da'
timido
la
versi
che
d'amore
dove
le donne
Amo
l'Arte
ale
ne
Già
del
avrò
i
la
ma
che
non
Lo
so:
so, lo
su
non
il Prometeo
le
d'augurio
in
e
ci
ascolta,
E
sia!
verso
e
;
terso,
il Checcucci
a
Dante,
io l'Atlante
il
nove
d'esalar
armonia,
o
l'universo....
leverà
d'età
d'ansia
col
agile
tutto
sue
volta
una
risolta
ancor
sarò
spalle
contento
cuore,
a
non
che
del
d'
ho
non
come
so,
fondo
mi
qualcun
stilista
uno
dia
sognatore.
sociale
descriver
Io
Se
ch'io
sono
amando.
che
critici,lo sai, più
qncstion
eh' io
più blando,
passano
vacuo
sentenziaron
romanzi,
solatia
tue
sogni.
oblio, lasciando
di
cosi, l'Arte
a' miei
dianzi
pur
aere
landa
verde
una
cor
prose
in
teco
si scioglie in fumo,
tutto
e
consumo
innanzi
mi
e
nel
e
profumo,
io mi
fulgido, che
giunse,
venir
per
timido
lunga
fiamma
voce
te mi
da
in
in
s'alza
viole
s' aflfuccia il sole,
ciel
mio
le
un
nell' ansia
dell' Ideal
odo
campi
dal
mentre
mi
mentre
e
dal
mondo,
sante.
fondo
qualche
un
al
avvenir
sospiro
giocondo,
^•"t
NOTE.
d' ascoltare
e
nel
dell'universo
l'anima
pago
dell'
nel
da'
mai
se
Shelley
che
nelle
tue
e
dei
d'affetto
a
quel
Medaglioni
A
delle
che
e
nobile
del
e
pensose.
destinati
non
della
al
che
poeta
pubblico,
d'ammirazione
omaggio
di
cuor
Fiume
cose
senti, Enrico,
tu
ultimo
un
aprico
mare
Montenero
sue
commedie
che
fa
vita.
Pag
commedie
della
si
di
antica
il Goldoni
pose
Le
più belle,
parte
fra
la
a
Goldoni
i livornesi
a
la
Livorno
in
ed
tradizione.
Fine.
città.
a
360
delle
una
villeggiatura,
della
awenture
Livorno,
di
scena
trilogia, la quale
nota
svolge
Carlo
l'autore
fu
Goldoni
Rileggendo
ed
rendere
di
sembra
smarrita,
eco
voce
vision
alte
antico
dal
la
udiva,
vita,
qui questi versi,
Riportando
mi
1'
se
me
a
respiro,
dolori
mio
boschi,
anche
parli
nei
canto
il
ed
universa
volgo
uman
passi
dell'
mai
se
infinita,
dell'acque
il palpito
giro
perpetuo
nelle
E
altre
di
Montenero,
un
due
giorno
sog-
è viva
3y""
INDICE.
Lucrezia
Borgia
Macbctb
Lady
Pag.
40
41
Magdalena
42
Notturnino
45
Diana
46
Il ritratto
48
Frammento
49
Confronto
51
lettera
Ultima
53
Ritorno
56
la
Dopo
veglia
58
Epicedio.
nimium
Hen
In
felix
treno
63
66
Livorno
70
Bufera
71
Novembre
72
Nevicata
74
Idillio
funebre
di
Notte
In
primavera
82
partenza
Notte
dei
Vita
nuova.
llaggìo
79
81
sogno
Una
76
Morti
di sole
83
87
Anima
nova
88
Divino
Maggio
89
Or
In
mentre
Partendo
colli
90
91
giardino
Passeggiata
Dai
dormi
notturna
92
94
95
INDICE.
Dai
monti
397
V-Ag.
07
Nostalgìa
98
Tristezza
99
Rondò
100
Ritornando
101
Felicità
102
Incubo
104
In
106
viaggio
Scampagnata
108
Dedica
Ili
II.
Paesaggi
e
Paesaggio
-
VECCHI
AFFRESCHI.
figure.
romanesco
117
F. D. Guerrazzi
120
Fuochi
123
Una
artificiali
126
rupe
Ombre
felici
128
Ischia
129
Paesaggio
monti
Dai
Una
umbro
130
pistoiesi
133
valle
Antico
136
sogno
138
Nella
steppa
140
Nella
pampa
146
Nella
foresta
147
abruzzese
Paesaggio
Ricordi
Città
fiorentini.
dei
fiori
alle
Monte
La
148
congiura
Bicordi
Croci
de' Pazzi
goliardici
151
161
104
1G6
398
INDICE.
Pag-
nuziale
Serenata
173
diretto
Treno
177
fiorentina
Notte
170
Epodo.
Sabato
Arte
e
Santo
183
vita
1^5
188
Matclda
III. -MARE
193
d'infanzia
Ricordo
194
labronico
Tramonto
In
TOSCANO.
197
piroscafo
200
Naufragio
202
idillio
Vecchio
Montenero
201
Vogata
214
Alta
21G
marea
Tremulo
sub
Incanto
lunare
Crepuscolo
Arsura
Bosco
San
217
lumino
218
219
marino
223
di Settembre
224
sacro
?"
225
Rossore
Anima
e
228
mare
IV.
Cantico
Nebbia
ELEVAZIONI.
umbiio.
Sinfoniale
Monte
-
Luco
al piano
Risveglio primaverile
235
237
242
215
391»
INDICE.
Sotto
Ròcca
la
Notte
umbra
Lncrezia
249
250
Borgia
Monti
colline.
e
Impressioni
I.
III.
Fra
—
V.
VI.
Davanti
alla
Sinfonia
del
Fantasìe
259
260
i marmi
Verso
—
258
Massa
a
Castello
—
ivi
di Lunì
Inverno
—
IV.
in votis
Monti
—
257
apuane
Erat
—
II.
di
la
261
Mulazzo
Cisa
262
Maiella
263
bosco
266
Metaurensi
I.
Presso
—
IL
Valle
—
IV.
V.
VI.
dei
Epistola
Vincit
Metaurense
273
rovina
274
il Furio
275
in
276
ducale
Reggia
—
Città
272
Passando
—
ivi
Dante
Palazzo
—
271
il Catria
Sempre
—
III.
In
P.if?.247
sogni.
279
senese
Amor
285
Duomo
.';
Libertas
Dalla
287
290
Fortezza
292
V.
Fantasmi
—
OMBRE
E
PENOMBRE.
dell'ombra.
Mistero
200
D' oltremare
301
Venerdì
305
Santo
4W
INDICE.
Notte
Ferr.ii-Ji
a
Tng.
306
Inverno
modenese
308
Inverno
modenese
310
Varcando
di
Vigilia
Silentia
Arti
gli Appennini
312
nozze
314
lunae
316
318
sorelle
d'autunno
Ballate
e
d'inverno.
Antignano
323
Fin
324
di Settembre
Vendemmia
325
Caduta
di
foglie
Castagni
327
Sogni
e
Sogni
autunnali
Estate
326
ricordi
di
san
328
329
Martino
330
Nostalgia
.331
Fine
332
d'autunno
Quercia
Neil'
oliveta
Notte
La
abbattuta
di
334
Natale
chiesa
333
dei
335
ricordi
336
Neve
in
campagna
337
Neve
in
città
338
Dopo
la
neve
3.39
Martedì
La
Grasso
Ballata
340
341
Rime
sparse.
Occhi
sognanti
345
Primo
di
348
La
Maggio
pineta
Guido
Cavalcanti
349
351
INDICE.
Villa
401
Pag.
Renatico
di
352
355
filanda
La
356
Castiglioncello
Un
3G0
Goldoni
Rileggendo
iXX
martire
novo
Campagna
1882)
Decenibre
361
365
etrusca
d'Italia
Pianto
{XXIX
Luglio
366
1900)
368
Anelito
anni
Venticinque
di
Villa
Grazie
delle
d'oro
dei
dopo
(in
Foraboschi)
Fratelli
risposta
a
una
«
lettera
369
aperta
(a
»
371
Varazzani)
Savino
Nozze
Fine
(ai
Livorno-Cecina
Ferrovia
(dai
Michele
monti
Marradi
373
pistoiesi)
il
XXX
Gennaio
1901]..
375
378
sogni
EPILOGO.
Harmonia
381
Note
383
Collezione
gialla.
SETA
FIRENZE.
Trattato del Sec. XV
IN
la
raccolti
da G. Gargiolli.
e
pubblicato
prima volta, Dialoghi
per
x-336
Un volume in 16*^,
L. 3.
pagine
(L') DELLA
ARTE
—
—
(Orazio),SAGGI
BACCI
LETTERARI.
Un
—
volume
in
16^ pagine
2. 50
viii-210
Su alcuni caratteri delle prose di Franco
Sacchetti.
Contiene: Prefazione,
del volgare nel Quattrocento. L'ode " Al signor di Montgolfier"
I documenti
Monti.
Don Ferrante
nei "Promessi
di Vincenzo
Fra i nostri poeti.
Sposi."
Pensieri
canti " di Giovanni Marradi.
A propositodei " Nuovi
La prosa viva.
—
—
—
—
—
—
—
critici.
BARBÈRA
(G.),MEMORIE
DI
dai Figli;
EDITORE, pubblicate
UN
lettere di
Capponi,Carrer, Carducci,Bonghi,Aleardi,D'Azeglic
Guerrazzi,Lambruschini, Gualterio,
Niccolini,
Ugoni, Mayer, Coni
La
altri.
Marmora
vari
Un volui
Selvatico,Ranieri,Tenca,
e
623
5.
in 16°, con
ritratto,
pag.
con
—
Legato in piena tela
BARBÈRA
(Piero),EDITORI
Libraio.
un
volume
Un
—
7.
E
in
AUTORI.
Studi
passatempi
e
16°,pag. 350
4.
Contiene: Stampatoriumanisti del Rinascimento.
Niccolò Bettoni.
Davi^
Vincenzo Batelli.
Gli ultimi anni di un
Editore (Gaspero Barbèra^
L'ultimo dei classici (Paolo Galeati). La Stampa e il Risorgimento italiani
di un
di ui
Ricordi tipografici
Ricordi tipografici
viaggio agli Stati Uniti.
I progressidella tipografia,
viaggio all'Argentina. Autori e editori.
—
—
Passigli.
—
—
—
—
—
—
—
—
BECCARIA
(Cesare).Vedi
BELTRAME
In PALESTINA
(Giovanni,Missionario),
Cantù.
alcuni RICORDI
Viaggio,con
proEAugusto
e
geografica
Un volume
ritratto inciso in
Conti.
un
; l'ultimo mie
TERRA
SANTA premessida
in 16",pag. xxvii-378
cartaj
con
DELLA
—
~4
^
rame
Sommario
IIL Da Giaffa a]
dei capitoli:
\. Giafi'a. IL Da Giaffa al Carmelo.
V.
Carmelo
Carmelo
lY.
Il
monte
Carmelo.
Dal
Gio^
a San
(continuazione).
vanni d'Acri.
VI. La Palestina in generale.
VII. La Galilea da San Giovanna
d'Acri a Nazaret.
VIIL II Tabor
X. La Sa"
Genezaret.
IX. Tiberiade.
e
maria.
XI. La Samaria
XIII. Betlemme*
(continuazione). XII. La Giudea.
XIV.
Betlemme
(continuazione). XV. Escursione al deserto di San Gio»
vanni.
XVI. Gerusalemme.
XVII. Gerusalemme
(continuazione). XVIII. Be-!
thania e l'Olivete.
Gerusalemme
XIX. Di nuovo
XX.
a Gerusalemme.
(con-i
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
(
tinuazione).
(Domenico, deputatoal Parlamento),Di
BERTI
riformatore
BERTI
a
Pietro
Riberi
e
politicoe
Giovanni
VINCENZO
—
gine 356
BONGHI
3.
(Ruggiero),LA
SINI.
Narrazione
ViTA
corredata
da
E
I TEMPI
documenti
DI
—
Un
Contiene:
—
voi. in
16?
5.
I. I primi anni.
II. Primi scritti.
V. La strada ferrata lombardo-veneta.
—
—
—
IIL In Vicenza.
VI. L'Accademia
—
50(1
PaI
VALENTINO
inediti.
pag. iv-960
scritti.
GlO-|
Lettere inedite|
sue
ministro, con
in 16**,
volume
Un
Baracco.
parj
—
IV. Nuovi
Olimpica.
—
Collezione
gialla.
VIIL II
IL L'istituto veneto di scienze,lettere ed arti; la teorica della rendita.
XI. L'esilio.
lisorgimento. IX. La missione a Parigi. X. Venezia sola,
XIIL La dimora in Firenze.
del 1860.
XIV. Il Parlamento
XII. Il rimpatrio.
—
—
—
—
XV.
—
Il
Parlamento
primo
d'Italia.
(Maria Alinda,
BRUNAMONTI
Viaggio,
—
—
—
dal Diario inedito.
Un
—
Bonacci), RICORDI
nata
volume
in
DI
16°, pag. 400, con
L. 4.
ritratto
Contiene: Prefazione.
A
A Venezia.
—
Per l'Alta
Italia. A Bologna. A Ravenna.
A Padova.
A Verona.
A Torino.
VicenzaA Milano.
nova.
A GeIn Toscana.
A Firenze.
Ad Arezzo
Firenze.
Di
Alla Spezia.
e
In Urbino.
Nelle
Marche.
A Sinigaglia. A Recanati.
Firenze.
a
nuovo
A Foligno, Trevi, Tenti, Spoleto. A Città di Castello,Gubbio,
Nell'Umbria.
A Bevagna.
A Santa Maria degli Angeli.
A Orvieto.
Foligno, Montefalco.
-
—
-
-
-
—
-
-
-
-
-
-
-
-
—
-
—
-
-
(Lord),IL PELLEGRINAGGIO
BYRON
da
Carlo
Faceioli.
Pier
Damiano
San
DI
Tabarrini.
—
D' AROLDO.
voi. in 16",pag.
suo
del
e
(Gino),Scritti
CAPPONI
Un
—
Poema
xii-250
di
.
.
dotto
tra-
3.
.
—
Due
volumi
4.
editi
e
Due volumi in 16°,pag.
Voi. II: Scritti inediti.)
—
~
STORIA
Napoli),
tempo.
xxx-273, 274-594
16°,pag.
editi.
-
(Alfonso,prete dell'Oratorio
CAPEOELATRO
in
-
dei Nomi.
Indice
—
—
inediti, per cura di Marco
x-504,xiv-472. (Voi.I : Scritti
8.
—
Scritti editi: Osservazioni sull'esame critico del primo
mondo.
Della Storia di Tucidide volganuovo
rizzata,
Studi sopra le lettere di Cicerone; a Silvestro Centofantì.
libri otto.—
dei Longobardi in Italia,cinque lettere a P. Capei.
tratto
RiSulla dominazione
Savonarola
sotto le sembianze
di san Pietro martire,quadro
di fra Girolamo
Della Porta.
L'Officio proprio per fra Girolamo
in tavola di fra Bartolommeo
scritto
nel
suoi
secolo
e
compagni,
XVI, e ora per la prima volta
Savonarola,
Lettere di santa Caterina de' Ricci raccolte e illustrate
pubblicatocon un Proemio.
Guasti.
da Cesare
Sopra un articolo della Reime dea Deux-Mondea
Notizia intorno alla Vita di Pietro Colletta.
Sulla
intorno a -Giuseppe Giusti.
lettera a G. P. Vieusseux.
Se sia alcuna speciedi vero
storia di Pietro Colletta,
in Italia una
stre
nella opinionedi quelliche vogliono,doversi ammettere
lingua illuPensieri sull'educazione.
distinta dal dialetto della Toscana, tre lezioni.
toscana fatte all'Accademia
dei Georgofili. Lettera al
Letture di economia
Tartini-Salvatici.
Mr. Thomas
cavalier Ferdinando
Bayloy Potter honorary se*Sui moti di Rimini.
Alcune parole sulla
cretaryof the Cobden Club London.
Sul matrimonio
civile,lettera al senatore Gaetano
legge della guardia civica.
Sul plebiscito
discorso detto al Senato nella tornata del
De Castillia.
romano,
29 dicembre 1870. Sulle guarentigie del Pontefice,discorso detto al Senato nella
conto G. di Velo,
tornata del 29 aprile1871.
Necrologie (F.Sabatelli,L. Collini,
C. Balbo, M. D'Azeglio,C. Matteucci, P. Capei,6. De Castillia). LetC. Mliller,
tere
intorno a Maurizio Bufallni.
a F. Marietti
Volume
Contiene:
I.
—
viaggio di Amerigo Vespucci al
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
stero.
Volume
II.
Scritti inediti: Ricordi (1796-1849). Settanta giorni di miniSul libro di Emilio Dandolo
/ volontari lombardi, lettera indirizzata al
Introduzione all'Istoria Civile de' Papi, ovvero
traduttore.
Saggio sull'Istoria
Storia di Pietro Leopoldo, frammenti.
del Cristianesimo ne' primi due secoli.
Alcuni ricordi storici: Le comte Vittorio Fossombroni; il capitano Tommaso
Hardy;
Carlo IV re di Spagna e il mio Nonno.
Pensieri diversi.
Programma
per
di Firenze.
la facciata del Duomo
Por album.
Epigrafi.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
Collezione
gialla.
(David),GLI EBREI.
";ASTELLI
raria.
Un
—
Sunto
di
storia
e
politica
voi. in 16°,pag. xvi-465
let"|
L. 4.
—
Contiene: A Pasquale Villari.
Bibliografia. Gap. I. Le originidegliEbrei
II. L'età eroica del popolo ebreo.
III. Samuel
La Palestina.
e Saul.
V. La divisione dello Stato.
I due regni.
VL Li
IV. David e Salomone.
Fatti sincroni uelh
dinastia di Jehù, e le ultime vicende del regno di Samaria.
VIII, L'esilio babilonese
VII. Gli ultimi tempi nel regno
Giudea.
giudaico.
X. L'opera dei primi scribi
IX. Gli Ebrei sotto la dominazione
persiana,
—
—
—
—
—
—
-
-
—
-
—
—
—
—
della bibbia ebraica.
XI, Gli Ebrei sotto la dominazion('
da Matatia
Giovanni
XIII. Svolgimenti
Ircano.
XII. Gli Asmonei
a
^reca.
XIV. Gli Asmonei
Ir'i
da Giovanni
delle idee civili e religiosenel giudaismo.
i suoi discendenti.
XV. Erode
Erode.
XVI. La
di sollel
e
a
cano
guerra
XVII. Sguardo generale sugli Ebre;
Distruzione di Gerusalemme.
vazione.
formazione
La
—
—
—
—
—
—
—
—
-
sulla loro cultura.
dispersionee
nella
Indice
—
alfabetico.
(Giovan Maria),COMMEDIE
OECCHI
di Giovanni
xvi-454
gine
Tortoli
cura
Contiene: Le
La
pubblicate
peij
INEDITE,
note.
con
|
Un
—
volume
in
16^, pa.
Pellegrine.
—
L'Ammalata.
Il Medico,
—
3. 4i
II diamante.
ovvero
—i
Maiana.
.^
(Benvenuto),LA
CELLINI
riscontrata
mente
Gaetano
in
Guasti.
scritta da
medesimo, nova''
lui
sul Codice Laurenziano
note e illustrazionii
con
ritratte'
Un volume in IQ"",
con
xxvii-672,
pag.
fototipia
APPELLI
CHI
—
VlTA,
^-
(Alessandro,Professore
Dalla
Trilogia
nella R. Università di Napoli),
volume
in 16^ pa—Un
gine
Dante.
di
3,
figure
vii-286,con
"~
-
Avvertenza.
Alla contessa Natalia Francesetti di Malgrà.
L'en- '
I
L'Odissea
dantesca.
di
consorti
del
trata
Dante
nell'Inferno.
conte Ugolino.
del Purgatorio.
Dal Valdarno
alla Romagna
nel cauto XIV
La rosa
di Dante.
mistica nel Paradiso
I. Vanni Fucci
Appendice.Dante e Pistoia.
II. Campo Piceno.
Contiene:
—
—
—
—
—
—
—
—
—
MEMORIE
(Giuseppe),
CHIARINI
DUCCI, raccolte da
tata.
—
Vita
- —
con
un
Amico.
in
16",pag. 506, con
volume
Un
Giacomo
di
—
VlTA
DELLA
Seconda
Leopardi.
—
DI
GlOSUE
edizione corretta
ritratto
Un
volume
e
CAR-:^
auraen-j
4.
—
16°,pag. 450i
in
illustrazioni
4.
—
j^
Gap. I. I genitori.
Prefazione.
II. La fanciullezza e 1' adole
1798-1813.
III. Studi giovanili,1813-1817.
IV. Le prime relazion [i
scenza,
Pietro
VI. Le du(i
1816-1817.
V.
I
1817-1819.
con
Giordani,
primi amori,
Contiene:
—
—
—
—
—
—
VII. Lo Zibaldone e gli Appunti e Ricordi, 1819^
prime Canzoni, 1816-1819.
Vili, Gli Idilli,
IX. Dispera:
la Canzone
al Mai La Tdesilla, 1819-1821.
Leo 5
zione e rassegnazione. 1820-1821.
Giacomo
X. Le nuove
Canzoni.
XL
logna,
BoA
XIIL
1822-1823.
—XII.
Le
1823-1824.
pardi a Roma,
OperetteMorali,
—
—
—
—
—
—
XIV. Sempre a Bologna, 1826.
XV.
Da Recanati
a Firenze;
XVI, A Pisa e a Firenze, 1827-1828.
L' ultima dimor»
XVIL
II sussidio fiorentino e il sodalizio col Ranieri'
XVIIL
-a Recanati,1828-1830.
1 due sodai:
1830-1831.
XX.
XIX.
La fine dell'ultimo amore, 1831-1833.
Gì
XXIL
1835-1837.
XXL
Palinodia
a
1833-1835.
La
eia.
Ginestra,
Napoli,
ultimi scritti e la morte, 1837.
1825.
1826-1827,
—
—
—
—
—
—
—
—
—
Collezione
gialla.
Collana
Letteratura
Patria.
e
Un
—
renze),
Fi-
Nazionali.
Ricordi
di
di
Superiori
di Studi
(Augusto, professorenell'Istituto
l CONTI
voi. in 16**,
pag.
L. 4.
x-444
—
Beatrice.
Severino Boezio.
Dante.
Contiene: Parte I. Dotti r Letterati:
Paolo
Savi e Maurizio
Galileo.
Bufalini,segnitatori recenti
Petrarca.
della scuola galileiana. Manzoni.
Giuseppina Turrisi e la Sicilia d'anni fa.
Guasti.
Tommaseo.
Capponi.
Fornaciari, Larabruschini.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
Parte IL Personaggi
Umberto
I.
II.
e
—
Carlo Alberto.
politici:
avvenimenti
nuele
Vittorio Ema-
—
—
MEMORIE.
(11padre),
CUIICI
voi. in 16^ pag. xviii-408,con
Un
—
5.
ritratto
D'AZEGLIO
(M.),SCRITTI
Seconda
edizione.
Contiene: La
-
I Miei
POSTUMI,
volume
Un
—
Lega Lombarda.
in
cura
a
16°,pag.
di Matteo
xii-512
Ricci.—
4.
—
Epistolario.
Scritti politici. Scritti vari.—
—
—
—
Ricordi, con
r aggiunta dei Bozzetti della Vita italiana.
illustrazioni
ricavate in partedalle opere pittoNuova
con
riche
ed
dell'Autore, uno
splendidoritratto del medesimo, inciso in
Tre volumi in XQ",pag. iv-399,
acciaio dal professore
L. Bigòla.
8.
375, 344
edizione
—
—
(Edniondo),SPAGNA.
AMICIS
DE
volume
in
Costituzionale
Manzoni.
tela
e
Spoglida
pagine xiii-535,con
un
Un
—
DeGOLA,
Conversione
la
curioso
voi. in 16",con
—
famiglia
volume
Un
—
facsimile
in 16**,
4.
—
Uomini
vignette,
pag.
—
CLERO
IL
della
carteggioinedito.
un
FlORENTIA.
(Isidoro),
LUNGO
\}n
6.
(Angelo),EUSTACHIO
GUBERNATIS
DEL
edizione.—
Quattordicesima
4.
Elegantementelegatoin
DE
—
16°,pag. 492
del
cose
e
cento.
Quattro-
viii-462
4.
—
Nello studio
Contiene: Il Poliziano in patria,in famiglia,nel parentado.
In teatro.
Lauri sub umbra.
fiorentino.
Alla storia aneddota dell'umanismo.
—
—
—
DEMOSTENE
ESCHINE,
e
Le
—
tradotte
ORAZIONI,
illustrate
e
Seconda ediz.
dall'Avv. P. Marietti,
Deputato al Parlamento.
incisioni e
Tre volumi in 16°, pag. xiii-404,xl-378, xxxii-590, con
l'ordine delle mail Codice civile degliAteniesi compilatosecondo
terie
12.
del Codice civile italiano
—
—
—
VARO
FA
—
Un
(A.),Galileo
volume
in
Galilei
e
Maria
suor
Celeste.
4.
16",pagine 440
giovinezza di Galileo.
—
fino all'incontro
Contiene: l. La
II. Galileo in Padova
Marina
Gamba.
III. Dalla nascita di Virginia al ritorno in Toscana.
di Galileo alla monacazione
IV. Dal ripatriare
delle figlie. V. Suor Maria Celeste
nel monastero.
VI. Padre e figlia
VII. Dalla fine del produrante il processo.
cesso
tere
alla morte di suor
IX. LetVili. Ultimi anni di TJalileo.
Maria Celeste.
di suor
Maria Celeste a Galileo Galilei.
con
—
—
—
—
—
—
—
—
Collezione
gialla.
(Luigi),CENTOVENTI
FERRETTI
SONETTI
di L.
con
MANESCO,
prefazionee note
in 16^ pag. iv-164
Le OdI
(Niccola),
TESTA
con
greco
volume
Un
da
D.
E
voi. in
Un
—
in
1G°, pag, ix-518,
3.
(Vito),Della
inciso in
che
pletazioni,
Gesù
di
Cristo,
possono
libri tre.
9, Libro secondo,L. 8.
in 8° : Libro primo,L.
in 16*': Libro secondo,L. 7.
Edi'
—
)
I NAPOLETANI
(Giustino),
FORTUNATO
1799.
DEL
Un voi.
—
16«, pag. 88
1.
Contiene : I giustiziatidi Napoli.
Il Te Deum
de' Calabresi.
Serafini.
Libero
Notar
—
cerno.
—
è esaurita cosi nell'edizione di 3
5 volumi in 16"",rimangono alcune scom^
ai prezziqui indicati:
;
acquistarsi
Edizione
zione
ram€
volun^
opera
quelladi
in
8'^,come
Vita
~
LETTERE.
E
ritratto
un
Teste
^.
Questa celebre
in
MEMORIE
con
voIuok
L. 2. 5(
DI BaCCHILIDE.
16^ pag. xxxix-175.
FRAMMENTI
I
note.
RO
Un
—
Chiassone
FORNARi
in
e
(Francesco),BELLINI,
PLORIMO
—
traduzione
DIALETTO
IN
Morandi.
I morti
—
:
—
di Pi-
—
GALLENGA
(A.),L'ITALIA
Statistica generale. Un
PRESENTE
volume
—
E
FUTURA,
Note
con
16°,pagine xv-401
in
4.
....
Sommario:
III. Diplomazia.—
Introduzione.
l. Esercito.
II. Marina.
IV. Agricoltura.
Vili. Finanze.
V. Commercio.
VI. Colonie.
VII. Politica.
IX. Chiesa.
X. Insegnamento.
XII. Poesia e dramma.
XI. Professioni.
cietà.
XVI. SoXIII. Romanzo
XV. Educazione.
storia.
e
XIV. Scienza ed arte.
XVII. Costumi.—
Conclusione.
Note di statistica generale.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
MEMORIE
GARIBALDI,
zione.
Un
—
volume
in
AUTOBIOGRAFICHE.
IG**,
pag. 490
—
Tredicesima
Elegantementelegatoin piena tela
ei
3.
o.
Contiene: Prefazione alle mie memorie.
Primo
periodo:I. I miei genitor
V. Ro«
II. I miei primi anni.
IV. Altri viaggi.
III. I miei primi viaggi.
setti.
VI. Corsaro.
VIL
VIII.
IX.
X. LuigiCarniglia. XI. Prigij
niero.
XII. Libero.
XIV. Quattordicicontro cent
XIII. Ancora
corsaro.
XVII.
e cinquanta.
XVI. Naufragio.
XV. Spedizione
di Santa Caterina.
XIX. Aii«
salto e presa della laguna di Santa Caterina.
Innamorato.
XVIIL
XXII. Vita
ed incendio.—
Cora
corsaro.
XX. Ritirata.
XXI. Combattimento
—
—
—
—
—
—
—
—
—
-
—
—
-
—
—
Aa^
—
—
—
—
—
—
XXIV.
giorno
Sogmilitare per terra;vittoria e sconfitta.
XXIII. Ritorno in Lagos.
Combattimento
in Lages. Discesa della Serra, e combattimento.
XXV.
di
di fanteria.
XXVI.
XXVII.
Invernata e preparazione
Spedizionedel Nord.
Montevideo.
XXVIII.
XXIX.
canoe.
Ritirata disastrosa per la Serra.
battimento
XXXI. ComXXX.
Comando la squadra di Montevideo.- Combattimenti
nei fiumi.
glia
BattaCorrientes.
di due giorni con
Ritirata
su
XXXII.
Brown.
PrinXXXIV.
di resistenza.
XXXIII.
dell'ArroyoGrande.
—
—
-
—
—
—
—
—
—
—
-
—
Preparativi
—
—
Primi fatti della legione italiana.
XXXV.
cipio dell'assedio di Montevideo.
XXXVI.
XXXVII.
fatti di questa.
Pugne brillanti della legione
Flottiglia;
—
—
—
Collezione
1/
gialla.
XXXVIII.
XXXIX.
Il matrero.
XL. Jaguary.
italiana.
Spedizionedel Salto.
L'Hervidero.
Anzani.
XLII. Arrivo al
XLI. Spedizionea Gualeguaychu.
XLIV.
XLIII. Arrivo d'Urquiza.
Assediato
nel
Salto.- Vittoria del Tapeby.
Sant'Antonio.
XLV.
XLVI
Rivoluzione
MonSalto da Lamos
a
e Vergara.
XLVII.
Combattimento
de Dayman.
Alcuni morti
tevideo e Corrientes.
e
—
—
—
-
—
-
—
—
—
—
—
—
-
XLVIII.
Ritorno a Montevideo.
feriti della legione.
II. A Milano.
III. A Como, Sesto
Secondo periodo:I. Viaggio in Italia.
in Lombardia.
V. Inazione e tedio,
IV. Ritorno
Calende, Castelletto.
ed arrivo in Roma.
VII. Proclamazione
della RepubVI. Nello Stato romano
blica
Vili. Difesa di Roma.
IX. Ritirata.
X. Esigilo.
Roma.
su
e marcia
XI. Ritorno alla vita politica. XII. Nell'Italia centrale.
di Sicilia,
II. Il 5 maggio 1860.
Terzo periodo:I. Campagna
maggio 1860.
IV. Calataftmi,15 maggio 1860.
V. Da CalaIII. Da Quarto a Marsala.
Pilo e Corrao.
VI. Rosalino
VII. Continua
da Calatafimi
tafimi a Palermo.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
VIII. Assalto
IX. Milazzo.
Palermo.
di Palermo, 27 maggio 18G0.
XI. Nello Stretto di Messina.
XII. Sul conCombattimento
di Milazzo.
tinente
XIII. Assalto di Reggio.
XIV. Ingresso in Napoli,7 settembre
napoletano.
XV. Preludi della battaglia del Volturno, !"" ottobre 1860.
1860,
XVI. Battaglia del Volturno.
XVII. Bronzetti a Castel Morene, 1° ottobre 1860.
XVIII. Combattimento
di Caserta Vecchia, 2 ottobre 1860.
Quarto periodo {dal 1860 al 1870}: I. Campagna d'Aspromonte, 1862.
IV. Combattimento
III. Battaglie, combattimenti.
II. Campagna del Tirolo.
a
—
—
X.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
sul mare.
V. Agro romano.
VI. Sardegna. -Traversata
1867,
VII. Assalto di Monterotondo.
Vili. Mentana, 3 novembre
di Lantenay e
II. Combattimenti
Quinto periodo:I. Campagna di Francia.
Antun.
III. 21, 22 e 23 gennaio 1871.- 1871. Ritirata,Bordeaux, Caprera.
Appendice alle mie Memorie. (Civitavecchia15 luglio 1875.)
di
Bezzeeca, 21 luglio.
—
-Continente.
—
—
—
—
—
—
(Carlo),MACHIAVELLI
GIODA
in
E
SUE
LE
OPERE.
volume
Un
—
L. 4.
16°,pag. 572
—
II. Le opere minori.
Contiene: Introduzione.
Parte prima. I. Le Legazioni.
IV. Operette letterarie in versi.
III. Operetteletterarie in prosa.
V. Operette attribuite a Niccolò Machiavelli.
VI. Lettere famigliari.
I. Il Principe.
Parte seconda:
II. I discorsi sopra la prima deca di Tito
Livio.
IV. Libro dell'arte della guerra.
III. Le Istorie Fiorentine.
Parte terza: Epilogo.Machiavelli e i suoi tempi.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
della Edizione
MEMORIE.
(Carlo),
Riproduzione
integra
nel
vivente
l'Autore,a
1787,
a
originale
francese^
Parigi
pubblicata
GOLDONI
cura
e
e
di Guido
note
con
Mazzoni.
—
Due
volumi
in
7.
fac-simile
GRAVINA
(Gianvincenzo),PROSE
Emiliani-Giudici.
tratto
ri-
16", con
—
Un
volume
Contiene: Della ragion poetica.
mione.
Delia divisione d'Arcadia.
Della ragion civile.
degli studi.
—
—
—
in
di Paolo
4.
pubblicateper cura
16",pagine lxiii-400
Discorso
Della tragedia.
Della istituzione dei poeti.
—
—
—
—
.
.
sopra
l'Endi-
Regolamento
—
GUEHZONI
(Giuseppe),GARIBALDI.
xxxvi-516,612,con
GUICCIARDINI
Canestrini
uiocia.rdini.
Contiene
:
volumi
in
in tela
inediti,
ec, legati
documenti
Seconda
ediz.
—
Un
INEDITE,
—
16°, pagine
.
14.
—
illustrate da Giuseppe
dei conti Piero
e Luigi
4.
voi. in 16°,pag. xxvni-376.
cura
—
Considerazioni
Deca di Tito Livio.
Due
.
OPERE
(Francesco),
e
pubblicate
per
—
—
intorno ai discorsi del Machiavelli
sopra
Discorsi politici.
Ricordi politicie civili.
—
la Prima
Collezione
(monsignorGiovanni), OPERE
GUIDICCIONI
ordinate
e
a
pagine lxxx-360,
Contiene
Lucca.
Volume
di Carlo
cura
(Enrico),MEMORIE
.
la storia
Per
Frammenti
delle
alla Re^
Presidenza
—
Lettere
—
di diversi
LETTERE
SUE
italiana autorizzata.
Un
—
4.
...
di Heine.
Memorie.
—
E
volume
giovinein cromotipia.
I
Appendice
—
foglitrovati fra le carte lasciate'
II. Nuovi
—
Orazione
Spagna.
CON
Memorie
delle
Memorie.
prime
di
Marca.
della
ritratto di Heine
16°,pag. 340, con
—
di vari al Guidiccioni.
POSTUME
Traduzione
inedite.
Lettere
Governo
—
—
Contiene:
—
—
di negozi: Nunziatura
Lettere
Guerra di Fallano.
Romagna.
Monsignor Guidiccioni.
in
nuovamente
colte
racDue volumi in 16**^
L. 6.
^
Rime.
preliminare.
familiari.
Lettere
—
—
—
primo. Discorso
secondo.
Poesie
Minutoli.
476
Volume
:
pubblicadi
HEINE
gialla.
poesie dalle carte lasciate da Heine e varianti di maggior
IV. Nuove
lettere di Enrico Heine (a Goethe,
importanza alle poesie edite.
Carolina Jaubert, Michele Schloss e dott. Wertheimer).
da Heine.
IH.
—
Nuove
—
(conteCarlo),EPIGRAFI
LEONI
e
prefazione
note
xoix-595
con
Contiene: Prefazione.
Stranieri. Varie.
-
di Padova.
nuovo
LEOPARDI
Note.
-
-
Patavine.
Documenti
(1848).
-
Giovanili,
a
di Prospero
Viani.
età giovanile,
inciso in rame
cura
LINAKER
Lk
(Arturo),
—
in
Padovani.
Eroi
-
Il Bello nel Vero.
della
-
Dell'Arte
-
e
16**,
gine
pa—
Italiane.
-
del teatro
cronaca.
ALL' EPISTOLARIO
(Giacomo), APPENDICE
Scritti
con
inedite,
volume
Un
—
5.
-
Cronaca
-
Querzoni.
Epigrafia.
—
Versioni,
-
edite ed
PROSE
E
di Giuseppe
ritratto
E
AGLI
per
compimento delle edizioni fiorentine,
col ritratto del Leopardiin
Un voi. in 16^*,
daD.
pag. LXXXvi-258.
Chioasone,
VlTA
E
I
TEMPI
DI
ENRICO
3.
\
—
MAYER
documenti
inediti della Storia della Educazione
e del Risorgimento
Italiano (1802-1877). Due
volumi in 16% pag. xiii-568
con
—
e
577
con
un
(Niccolò),SCRITTI
MACHIAVELLI
LA
Storia
da
G.
e
esso
tenuto
1499.
del 1504.
Un
-
tratti dal
(1499-1512),
dei
come
segretario Dieci, ed
volume
in
16*',
pagine lx-398
ficiale
carteggioofillustrati da
4.
—
della Valdichiana
di Arezzo.
e
Spedizionecontro Pisa,
Spedizionecontro Pisa,'
Spedizionedopo la lega con Francia.
Spedizionedopo la rotta dell'Ai-.
Spedizionecontro Pisa, del 1505.
Milizia nazionale:
Negozi e provvedimenti vari, 1499-1506.
Ribellione
—
—
—
—
—
Viano, 1505.
Ordinanza
—
—
RISGUARDANTI
INEDITI
Milizia
la
Canestrini.
Contiene:
del
8.
ritratto
—
—
della
fanteria, 1506-1512.
J 511-1512.
—
Milizia
nazionale:
Ordinanza
della
valleria,
ca-
Collezione
10
gialla.
nascente
Chiesa di Roma.
La costituzione p:
nel Cristianesimo
e l'originaria
mitiva della Chiesa cristiana.
La genesi dell'antica Chiesa cristiana.
dottrina dei dodici Apostolie la critica storica.
—
—
—
V. Le apologienei primi tre secoli della Chiesa.
Volume
Le cagioni e gif
La costituzione episcopale
Il monachismo
effetti.
della Chiesa cristiana.
ne|
Costantino
Magno e la Chiesa cristiana al IV secolo^
passato e nel presente.
Il primato del Pontefice romano
istituzione divina"
Le origini del Papato.
-
—
—
—
—
—
(Raffaele),
PAPA, CLERO
MARIANO
CHIESA
E
Polemiche
e dibattiti.Scritti varii. Volume
xxxviii-458
pag.
VI.
ITALU
IN
Un
—
volume
in 16*'
L. 5.
—
Contiene: Prefazione.
Proemio nuovo
ve
a cose
Dopo più di trent'anni.
chie.
Padre Curci e il problema religioso-ecclesiastico
in Italia.
Papato
socialismo ai giorni nostri.
Ultimo
libro del Curci.
Il Vaticano Regio.
Lettei
La chiesa cattolica italiana riformata.
pensiero religiosoin Italia
L' Italia cattolica è cristiana
aperta al Ministro Ugo Janni in San Remo.
Perchè una
rinnovazione
pagana?
Appendice alla uv
religiosasia ardua.
moria
A
Il
l'Italia.
di
alcune recenti inv(
e
precedente.
proposito
Papato
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
cazioni di Dio.
Intorno
—
—
Rosmini
—
la
e
Storia
alla
condanna.
sua
Chiesa.
della
gazioni.Scritti varii. Volume
VII.
Un
—
voi. in
Discorsi ed investi
16°, pag. 484. 5.
-
Contiene: La mia professione di fede e ilmovimento
cattolico in Italia. Proe
Li
l' insegnamento della Religione.
mio al presente volume.
Lo Stato
e
Il processo storie
storia della Chiesa. Sua natura, suoi rapporti e suo metodo,
della Chiesa cristiana.
Il ritorno delle Chiese cristiane all'unità cattolica.
Per la reintegrazion
Appendice. Un po' di schiarimento. Lettera a R. Bonghi.
storica del Savonarola;
Sulla riconciliazione del Cristianesimo
la cultun
con
Polemiche
Harnackiane, I e II.
Loisy ed Haruack.
pagana.
—
—
—
—
—
—
—
—
Uomini
—
Un
Idee.
e
volume
in
Scritti
Saggi biografico-critici.
488.
16«",
pag.
Contiene:
Giordano
Bruno.
vita, il pensatore,l'uomo.
—
commemorativo.
scorso
Fra
—
libri
cose
e
Studii
SOFIA.
Le
—
e
.
.
%
vita e il suo
La sua
Il Padre C. M. Curci.
Memorie
di
storia,
di
ideale.
Augusto Vera,
De Sanctis. Di
Francesco
—
—
(Gaspero Barbèra).
Editore
un
varii. Voi. Vili
5.
religione
arte,
saggi.Scritti varii. Voi. IX.
—
Un
500
pag.
filo^
e
volume
in 16*J
5.
-
Contiene:
Dei
cristiani
donimi
e
del
libero
preliminari
Osservazioni
esame.
II. Il Ms
Biografi e critici del Machiavelli. I. Il Machiavelli del Villari.
Art
chiavelli del Tommasini.
Fra Tommaso
Campanella del prof.Amabile.
In ari
e
moderno.
nell'arte e nel romanzo
religione. Il brutto e il male
in Germania
lihertaa?
Di un
indirizzo recente
nelle idee e negli studii religiosi
Il ritorno a Kant
i Neokantiani.
Il Neokantismo
dell'ogg
Note critiche.
e
ed il giovane clero cattolico filosofeggiante.
Appendice alle noto critiche precedenti
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
Dall'
idealismo
nuovo
a
quello
di
Hegel.
—
Motivi,rt
sulle dottrine hegeliane;con
e
un'Appendice
Università germaniche ed italiane (Voi.X degliScrittivarii). Ul
5.
voi. in 16°,pag. 460
sonanze
variazioni
—
—
Parte
Contiene: Proemio.
Prima : Le fattezze e radici intellettuali dell'idea*
lismo nuovo.
Introduzione.
I. Intuizioni fondamentali dell'idealismo nuovo.
della vecchia sinistra hegeII. Riscontri con
l'anarchismo.
III. Esumazione
—
—
-
—
^
Collezionegialla.
V. Professione di fede nella
IV. Legami col criticismo neo-kantiano.
VI. Epilogo e passaggio
ad una ulteriore e più larga ricerca.
Partk
Seconda:
Ciò clie dell'idealismo di Hegel è morto e ciò che non può morire.
Introduzione.
gica.
I Formalismo
II. Il valore metafisico della loe schematismo.
III. La sostanza propria della conoscenza.
IV. Il metodo vero della
V. Il sapere filosoficoin quanto sistema.
VI. Il pensieroconoconoscenza.
scitore
VII II divenire e l'assoluto.
assoluta.
assoluto; ma la conoscenza
non
Vili. La ragion filosoficae la religione. IX. Il concetto di Dio nell'idealismo
nità.
dell'Hegel. X. La tradizione storica del pensieroe della vita dell'umaXI. La venerazione dell'Hegelper la tradizione della verità.
Epilogo.
QuESTioxi Scolastiche : Università germaniche ed italiane.Studenti,
professori
I. Libertà d' insegnare e di apprendere. II.
e disciplina. Introduzione.
Scuole di magistero.
III. Esami.
IV, Lezioni.
V. Professori e studenti.
VI. Disciplina. VII. Porro unum
Conclusione.
necessariim.
liana.
—
—
ragione.
—
—
—
-
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
MARIOTTI
DANTE E LA STATISTICA
DELLE
(Filippo),
LINGUE,
la
raccolta
dei
Versi
della
Commedia
Divina
messi
in musica da
con
Gr.Donizetti,
F. Marchetti e R. Schumann.
G. Rossini,
Un volume
in IG*^,
e 64 di musica,con
una
fotografiaL, 3.
pag. 116 di testo,
—
—
.
POESIE, novamente
(Giovanni),
MARRADI
Un
(1875-1900). Quintaedizione.
—
—
raccolte
volume
in
ordinate
e
16°,pag. 454, con
ritratto
4.
—
Contiene: Invocazione.
I. Intima storia: Cinerarium.
Epicedio. Vita
II. Vecchi affreschi: Paesaggi e Figure.-Ricordi fiorentini. Epodo.
nuova.
III. Mare toscano.
(^ittà
Monti e colline.
IV. Elevazioni: Cantico umbro.
dei sogni.
V. Ombre
dell'ombra.
Ballate d'autunno e
e penombra: Fantasmi
d'inverno.
Rime sparse.
Epilogo.
-
-
—
—
-
—
-
-
—
La MONARCHIA
(Ernesto),
MASI
in
—
-
-
—
16°,pagine200
.
.
SAVOIA,
DI
Studio.
Un
—
lume
vo-
2. 50
.
Contiene: Duo righe di prefazione. Trasformazione
della Monarchia di Savoia
di feudale in assoluta,
La Monarchia di Savoia fra Spagna e Francia.
Monarchia di Savoia e la Rivoluzione Francese.
—
—
—
La
CESARE
(Antonio),
MATSCHEG
IL
ED
edizione migliorata
e
16°,pag. xiv-597
voL in
SUO
Storia critica.
TEMPO.
accresciuta dall'Autore.
Seconda
—
Un
—
4.
—
Contiene: Introduzione.
Parte prima. Continuità e coerenza
dell'opera
litica
poParte seconda e terza. Rinnovamento
di Cesare.
dello Stato.
Appendice.
I. Intorno alla congiura catilinaria. II. Esame
critico dei giudiciidi Napoleone
rato
III intorno al fine politicodi Cesare.
III. Carattere di Cesare considesì nella vita pubblicacome
nella vita privata.
—
—
—
—
—
(Pompeo),VENEZIA:
MOLMENTI
—
Un
volume
in
nuovi
studi di storia
16°,pag. 416
e
d'arte.
4.
—
dell'età di
Contiene: L'arte e l'industria a Venezia.
L'arte enciclopedica
Le Momarie:
teatrale veneziana.
antica forma di rappresentazione
Un veneziano spiritobizzarro.
La decadenza e la fine della Repubblicaveneta.
Giacomo Favretto.
—
mezzo.
—
—
—
—
I
—
Sebastiano
Un
voi. in
Veniero e la battaglia
di Lepanto.
16°,pag. xvi-380,con una fotoincisione
Studio.
4.
—
Collezione
12
(Alfredo)(Ottone di Banzole),MATRIMONIO
ORIANI
Un
—
PITRÈ
Un
gialla.
voi. in 16«,pag.
NOVELLE
(Giuseppe),
volume
in
VORZIO.
DI-
E
444
L. 4.
POPOLARI
—
illustrate.
TOSCANE,
—
3. 50
16°, pag. 362
Contiene: Le novelle popolari. Bibliografiadelle
popolarid'Italia citate in questo volume.
—
di
raccolte
principali
velle
no-
II. I tre Cani.
III. Il Mago delle sette teste.
Serie prima. I. La Maga.
VIL I peV. Il Beccuccio d'oro.
IV. La coscia di Monaca.
VI. La Mela.
sci
IX. La Locandiera
X. Il Negrod'oro.
Vin. La Vacchina.
di Parigi.
mante.
XI. La Bella del mondo.
XII. La Golpe.
XIII. La Maestra.
Della figliadel
XV. Il rapo.
XVI. Soldatino.
XVIL
XIV. Il re Pollacca.
l'aveva per isposa. XVIII. Il cappellaccio.
giìil'albero,
re, che chi buttava
Giovanni.
XIX.
XX.
Le anime
XXI. Don
La
del Purgatorio.
gamba.
XXII. I du' gobbi.
XXIII. Fa-bene
XXIV.
Il diavolo fra i frati.
e Fa-male.
il paradiso.
Il citto che va
XXV.
di san Pietro.
XXVI. La mamma
a
cercare
XXX.
La
XXVII.
XXIX.
La fava.
Gesù e san
Pietro.
XXVIIL
Pierone.
XXXIII.
Giucca
XXXI.
Giucca.
Giucca.
favola del Falchetto.
XXXII.
matto.
le stecche.
XXXIV.
Giucco
XXXV.
Giucco
il Falchetto.
e
e
vannino
GioII matto.
La moglie giucca. XXXIX.
XXXVL
Ciucco.
XXXVIL
XXXVIIL
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
senza
paura.
Buchettiuo.
Serie
—
—
I sette
XL.
XLIV.
seconda. XLV.
Nonno
Coccone.
LI. Tosetta.
eiotta.
LV. Il lupo.
—
—
—
—
—
—
XLVIII.
—
—
—
XLIII.
-
-
—
—
La
XLI. Il ladro.
di Buchettino.
maghi.
novella
La
ricotta.
XLIX.
La
LII. L' asino.
—
XLVI.
—
—
Il
cece.
margolla.
capra
—
LUI.
La
—
L'orco.
XLVII.
SalsicL. Madonna
LIV. Il galletto.
—
—
—
lodola.
Cecino.
XLII.
—
—
—
LVIIL
I frati.
LVII. La socera
Serie terza. LVI. Il tappeto,
avara.
LXII. Il
LIX, Il porco e il castrato.
LX. Il medico
Grillo.
LXI. Vocaboli.
LXV.
Il prete
fattore delle monache.
LXIII. La gazza.
LXIV.
Peggio.
troia.
LXVIIL
La
i
LXVI
Scrolla
LXVII.
tordi.
fico.
I
merli
e
pregno.
E il figliolo?
LXIX.
LXXIL
LXX.
LXXL
Il frate.
Il ceco.
Le tre parole.
LXXV.
Che
LXXm.
Il piovano e il Fagioli. LXXIV.
Il Fagioli e i ladri.
Altezza buggerona.
LXXVI.
La testa di Santa Maria Maggiore.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
POESIE
con
Un
VENEZIANE
studio sulla
voi. in 16°, pag.
uno
POGGI
(Enrico,senat.
DÌ 8
PONT
AGOSTO
1846.
scelte e illustrate da Raffaello
Barbiera,
Venezia.
di
vernacola
sul
dialetto
e
poesia
5.
xlvii-308,legatoin tela
del
—
Regno),STORIA
Due
voi. in
D'ItALIA
1814
DAL
16«,pag. vi-592,iv-612.
(Ioannisloviani)CARMINA,
ANI
—
—
testo fondato
9.
.
sulle
AL
—
stampe
ed
Introduzione bibliografica
originalie riveduto sugli autografi,
Due
Soldati.
Appendice di poesieinedite,a cura di Benedetto
—
volumi
in
16°, pag. c-270, 454,
(F.),LEZIONI
RANALLI
DI
con
8.
illustrazioni
STORIA.
—
Due
volumi
in
16% pagine
8.
Lxxxvi-552, xvi-628
REUMONT
volume
(A.),SAGGI
in
DI
16**,
pagine vi-483
STORIA
E
LETTERATURA.
—
—
Un
—
4.
—
Indice dei capitoli
la principessadi Craon e i primi tempi della
: Il principee
FéPietro Leopoldo, GiuseppeII e la Toscana.
Reggenza lorenese in Toscana,
—
—
Collezione
gialla.
13
derigo Manfredini
dei primi anni di Ferdinando
e la politicatoscana
III.
Dei
di Carlo Quinto imperatore. Il cardinale Wolsey e la Santa Sede.
alle Vite di Vespasiano da Bisticci.
Le iscrizioni
Gregorio Correr: Commentario
cristiane di Roma
dei primi sei secoli.
Dell'introduzione del Cristianesimo
in Prussia e della parte presavi dalla Santa
Sede.
Dei tre Prelati ungheresi
menzionati
da Vespasiano da Bisticci: Commentario.
Un'Ambasciata
veneziana
in Ungheria (I500-I503).
Il Monte
di Venere in Italia.
Milton e Galileo:
Lettera al cav.
Delle relazioni fra la Letteratura
italiana e
Giuseppe Palagi.
nel seicento.
Dei Soci esteri dell'Accademia
della Crusca.
quella di Germania
Roma
Elogio di Giovanni re di Sassonia.
e la Germania.
—
Commentari
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
(E.),Storia
RICOTTI
Monarchia
della
piemontese.
—
Sei voi. in 16^ pag. 342, 536, viii-442,466, 476, 364
L. 24.
Volume
Primo.
Introdnzione.
Re^no di Carlo III.
[Dall'anno 1504 al 1553.]
4.
—
.
—
.
-
—
--
Volume
Secondo.
1528 al 1580.]
di
Regno
—
Emanuele
Filiberto.
l'
[Dal-
—
4.
anno
Terzo
Volumi
Quarto.
1630.]
e
al
[Dall'anno1580
Regno
—
Carlo
di
Emanuele
—
I.
8.
—
—
Volumi Quinto e Sesto.
La Reggenza
I.
Tittorio Amedeo
contrastata.
1630 al 1642.]
La Reggenza
anno
tita.
consen[Dall'
La Reggenza
dissimulata.
II.
Regno di Carlo Emanuele
[Dall'anno1642 al 1675.] GoYcrno interiore.
[Dall'anno1630
al 1675.]
8.
-
-
—
—
-
-
—
—
—
-
G.
di
raccolte e annotate per cura
Un voi. in 16°,pag. vi-364, con
(Gioacchino),LETTERE
BOSSINI
F.
Mazzatinti,
G.
e
Manis.
—
ritratto
4.
(Ermolao), STORIA
RUBIERI
Un
—
Contiene:
volume
Introduzione.
in
16",pag.
Parte
—
POESIA
DELLA
POPOLARE
LIANA.
ITA-
viii-686
6.
prima. La poesia popolare
—
italiana estrinsecamente
Parte seconda. La
per tipi,forme, origini,fasi.
popolare italiana considerata ne' suoi caratteri psicologici. Parte terza.
Conclusione.
caratteri dell'italiana popolare poesia.
considerata
—
poesia
—
—
Morali
—
SALTINI
MEDICEE
(Guglielmo Enrico),TRAGEDIE
sui documenti,premessavi
narrate
una
(1557-87),
sul governo
ritratto
Contiene:
duchessa
I.
—
Un
voi. in
l. Maria
de' Medici, primogenitadi Cosimo
di Ferrara.
I. —VI.
III. Il caso
—
e
di don Giovanni
Sforza Almeni.
Di Francesco
I
e
Udori,
con
lxxviii-377
1.
e
V. Cammilla
con
un
—
II. Lucrezia
don Garzia
—
de' Medici
de' Medici.
Martelli,seconda
—
moglie
Cappello.
raccolte
di Filippo
prefazione
ag. Lii-392,460
—
Bianca
(fraPaolo), LETTERE,
SARPI
16",pag.
4.
degli Albizi
IV. Leonora
di Cosimo
di Cosimo
CHE
DOMESTI-
introduzione
e
Perfetti.
annotate
Due
—
da F. li. Povolumi
in 16",
8.
—
Collezione
H
(II)
SAVONAROLA
G-iorgetti
A.
di F.
Tocco.
E
CRITICA
LA
Prefazione
C. Benetti.
e
Un
—
gialla.
voi. in
TEDESCA.
di P.
Traduzioni
di
Introduzione
Villari
16'',
pag. l-446, con
e
ritratto
L. 4.
.
—
Introduzione.
Contiene: Prefazione.
Il Savonarola
Giuseppe Sclinitzer.
I. Pastor e Luotto.
alla luce della letteratura recentissima.
II. Condotta del
Savonarola
cedimenti
rispettoalla politicae al Concilio. Suo spiritoprofetico. III. Prodel Savonarola
IV. « Disobbedienza
»
di Alessandro VI.
e scomunica.
Hermann
Grauert.
Savonarola.
ecclesiastica.
Spectator. Lettere di politica
M. Brosch.
alla controversia sul Savonarola.
Savonarola
Contributo
sandro
e Alesdi C. Benetti.)
VI nella Storia dei Papi di L. Pastor. (Dalla traduzione
—
—
-
-
-
-
-
-
—
-
-
—
—
—
-
FIORENTINE
(Bernardo),ISTORIE
SEGNI
al MDLV,
pubblicate
per
da Scipione
cura
Ammirato.
Racconti
Un
—
—
.
—
VITA
NELLA
volume
Un
storici.
in
.
.
ARTISTI.
DEGLI
16'*,
pag. xii-528
Contiene: Dante e Giotto.
Sanmicheli
Bellini e Durerò.
Veronica
Sofonisba
Franco
e Tintoretto.
e Vittoria.
Strozzi.
Ernestiua
la disegnatrice.
Bernardo
Dyck.
—
vone
MDXXVII
Gargani, giustauna copiascritta
voi. in 16°,pag. xx-606.
4.
L'ARTE
(Pietro),
SELVATICO
dall'anno
di G.
—
—
—
4.
Vasari.
e
—
Sc'nia-
—
Anguissola e Yan
—
—
(abatePierantonio),LA
SERASSI
VITA
TORQUATO
DI
TASSO.
da C. Guasti.
ediz. curata
e postillata
Segue un Catalogo
de' manoscritti,
dell'edizioni e delle traduzioni in diverse linguedelle
Due voi. in 16**,
8.
opere di TorquatoTasso.
pag. xii-352,528.
Terza
—
—
—
.
SUL
(Pietro),
SICILIANI
POSITIVA
Italia.
IN
RINNOVAMENTO
voi. in
Un
—
FILOSOFIA
DELLA
16°,pag. xvii-540
.
.
.
4.
—
Contiene: Introduzione:
Positivismo, Idealismo assoluto e Filosofia positiva
italiana.
terpreti
Libro primo: Storia della Scienza Nuova e critica de'critici;degliinLibro secondo: Interpretae
degli espositoridelle dottrine del Vico.
zione
cidente
della dottrina filosofica.
Indice degli autori che di propositoo per intrattano della dottrina del Vico.
—
—
—
LIBERATA.
(Torquato),GERUSALEMME
TASSO
Edizione
critica sui manoscritti
Solerti
Voi.
I.
e
e
le
prime stampe
»
cura
eroico:
gelo
di An-
delle stampe e
dei manoscritti,
Bibliografia
della musica
Tramutazioni.
Cinque Canti di Camillo
con
Camilli,
gliargomentia ciascun
aggiuntial Goffredo,
Introduzione
—
lì.
m.-
a
Cooperatori.
-
-
-
»
Poema
—
di Francesco
Melchiorri.
canto
Gerusalemme
I-X.
Liberata,C.
»
Edizione
in
I volumi
II
16°,L. 10.
legaturabodoniana, L. 45.
»
—
I.
Rimario.
-
Indici.
xi-xx.
Edizione
di
III,contenenti il Poema,
sol volume, legatoin tela pergamena
e
-
lusso in 8°
massimo, in
si vendono
riuniti in un
8. 50
Góllemone
LA
(Enrico),
ZANONI
NELLE
gialla.
MENTE
FRANCESCO
DI
POLITICHE
OPERE
i5
GUICCIARDINI
Un
STORICHE.
E
volume
in
16^
—
L.
xvi-444
pagine
4.
—
Contiene
Parte
:
I.
Prima.
La
scienza
di
Stato.
Considerazioni
II.
del
ciardini
Guic-
—
intorno
discorsi
ai
del
Machiavelli
sulla
Prima
Tito
di
Deca
Livio.
—
in.
Discorsi
I
IV.
politici.
V.
fiorentino.
Del
corrispondenza
La
—
Parte
—
VIIL
Seconda.
intorno
Reggimento
—
VIL
Discorsi
alle
mutazioni
La
di
Firenze.
riforme
e
—
VI.
del
Ricordi
I
verno
go-
civili
e
—
le
epistolaria,
scienza
nella
relazioni,
storia.
IX.
Storia
La
le
difese,
le
di
litici.
po-
orazioni.
Firenze
dai
—
Cosimo
di
t-empi
d'Italia.
de'
XI.
Medici
del
quelli
a
Continuazione
Storia
d'Italio,
Lettere
inedite
della
Sederini.
gonfaloniere
X.
La
XII.
—
dati
Giudizi
Parte
Terza.
di
Francesco
cesco
Fran-
su
—
Guicciardini.
Storia
—
Guicciardini.
—
—
Carte
Strozziane,
dal
1509
al
scritte
853,
n.
Carte
1539.
Copie
—
nell'Archivio
comunale
di
di
Guicciardini
Francesco
filza
Strozziane,
—
1516-1517.
anno
da
lettere
Modena.
Letterata
124.
di
dal
Lettere
Magliabechiana,
Lettere
depositario.
da
scritte
dal
da
1533
1529
al
—
Guicciardini
Francesco
a
Un
voi.
16",
in
Contiene:
Studi
"
lì.
Volume
Codice
al
Contiene:
Terzo
La
periodo
periodo
Ultimo
Conclusione
—
poetico
su
erudizione
di
Zibaldone
scritte
1.
Volume
LEOPARDI.
e
Secondo
».-
volume
in
(1834-37).
il
-
-
I
—
—
letteratura.
Primo
sulla
tico.
poe-
3.
390
pag.
e
50
poetico.
l' Inno
ai
Patriarchi.
Le
50
Prose.
—
Poesia
contemplativa.
Paralipomeni
periodo
-
16°,
Poesia
pensiero,
di
periodo
Leopardi;
del
(1828-32).
tutto
27
3.
religiosa
poetico
Magliabechiana,
della
vano
tro-
Lanfredini,
xiv-336
Un
poesia
si
Codice
1534,
Bartolomeo
a
28
SUL
—
—
dini,
Guicciarche
Lanfredini.
STUDI
giovanili
lo
Attraverso
-
pag.
1532,
Bartolomeo
(Bonaventura),
ZUMBINI
Guicciardini
Francesco
persone
Francesco
Guicciardini,
Francesco
—
della
varie
a
e
dottrina
amorosa.
-
tutti
i
e
canti
l'arte
composti
del
—
a
Leopardi.
poli.
Na-
Raccolta Dantesca.
16
%nttxx\tn ^nnH^tn
(^Collezione Gialla.)
altre edizioni delle opere
Per
(Dante), LA
ALIGHIERI
Pietro
Dantesche
vedi
catalogogenerale.
DIVINA
COMMEDIA, col Comento di
edizione riveduta da un Letterato toscano.
storici intorno al Poeta col suo
ritratto
ì»Juova
Fraticelli.
Nuova
—
Cenni
di Rimario,compilatada L. Polacco
in vece
Concordanza
speciale
del poema
Tavole
Sommario
Indice dei nomi
e delle cose
L.
voi.
in
vi-624-cli
4.
tre
Un
dei
16°,pag.
regni.
grafiche
-
—
-
-
-
—
—
.
5. 50
Legato in tela-pergamena
NB.
—
a
—
Il
Concordanza
La nuova
L. 1. 50. (Vedi pag.
specialein
vece
di Rimario
si vende
ratamente
pure sepa-
28.)
Canzoniere,
annotato e illustrato da Pietro Fraticelli, aggiuntovi
le 'Rime sacre
le Poesie latine dello stesso Autore.
e
4.
Sesta Edizione.
Un volume in 16°,pagine 452
—
—
—
Opere minori, volume
—
I.
La
Vita Nuova, l trattati De Vulgari
Eloquio,De Monarchia e
la QuestioneDe A qua et Terra; con traduzione italiana delle Opere
Fraticelli.
scritte latinamente,e note e illustrazioni di Pietro
4.
Ottava edizione.
in 16°,pag. 452
Un volume
—
—
—
Opere minori, volume
Il Convito
—
Fraticelli
e
e
le
II.
Epistole,
d'altri.
—
Nona
tro
illustrazioni e note di Pievolume in 16°J
Un
edizione.
con
—
4.
pagine 568
Opere minori, volume
BLANC
e
prima volta recato in italiano da G. Carbone.
tjn voi. in 16°,pag. xiv-384
e
'
III.
Dantesco
(L. G.), Vocabolario
della
Divina Commedia
di Dante
ragionato
Dirigere commissioni
—
vaglia a G«
o
Dizionario critico
ora
Alighieri,
—
per la
Quinta edizione.
4.
BARBÈRA, Editore, FIRENZE.
—
j
—
Scarica

- Forgotten Books