COMUNE DI BRESCIA
Sindaco
On. Prof. Paolo Corsini
Assessore alla Protezione Civile
Dionigi Guindani
Responsabile del Settore
Sicurezza Urbana e Protezione Civile e Commercio
Dott. Silvano Franzoni
Responsabile del Settore
Vigilanza – Corpo di Polizia
Municipale
Dott.ssa Elsa Boemi
GRUPPO DI LAVORO
Consulenze tecnico – scientifiche
Piano Comunale di Protezione
Civile – Revisione anno 2007
Dott. Prof. Pier Luigi Vercesi
(rischio idrogeologico)
Redattori
Geom. Giammarco Pilia
Comune di Brescia
Dott.ssa Carola Di Alessandro
Ing. Sergio Tropenscovino
Comm. Agg. Giovanni Alberti
Dr. Carmelo Scarcella
Comune di Brescia
(DiMa Regione Lombardia)
(consulenza generale per la stesura del Piano)
Consulenza generale per la
Contributi specifici
revisione 2007
Ing. Giuseppe Santalucia
Attività amministrativa di supporto
Sig.ra Claudia Bosio
Sig.ra Clara Groppelli
Rielaborazione grafica e cartografica
Arch. Marilena Tocchella
(rischio sismico)
Dipartimento della Protezione Civile – Ufficio Servizio Sismico
Nazionale
Regione Lombardia
Ufficio Territoriale del Governo di
Brescia
Provincia di Brescia
Comando Provinciale Vigili del
Fuoco
Coordinamento Provinciale del
Corpo Forestale dello Stato
Struttura Sviluppo del Territorio
Sede di Brescia
A.S.L. Brescia
A.R.P.A. sede di Brescia
Autorità di Bacino del Fiume Po
S.S.U.Em 118
Associazioni di Volontariato di
Brescia
Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A.
Brescia Mobilità S.p.A. - Società
Metropolitana di Mobilità
Telecom Italia S.p.A.
Si ringraziano inoltre tutti gli enti, società pubbliche e private e i settori del
Comune di Brescia che, a vario titolo,
con documenti, informazioni e supporto in genere hanno contribuito alla stesura e alla revisione del Piano.
2
Indice
1.
Parte generale .........................................................................................................4
1.1
Premessa.................................................................................................................4
1.2
1.2.1
1.2.2
Introduzione .............................................................................................................7
Definizione, contenuti, limiti e gestione del Piano comunale di protezione civile.....7
Evoluzione dell’attività del Comune di Brescia nel campo della protezione civile. ..9
1.3
1.3.1
1.3.1.1
1.3.1.2
Quadro normativo di riferimento ............................................................................12
Legislazione nazionale. .........................................................................................12
Riferimenti normativi nazionali ...............................................................................13
Legislazione della Regione Lombardia ..................................................................15
1.4
1.4.1
1.4.2
1.4.3
1.4.4
1.4.4.1
1.4.4.2
1.4.5
1.4.6
1.4.6.1
1.4.6.2
1.4.7
1.4.8
1.4.8.1
1.4.8.2
1.4.8.2.1
1.4.8.2.2
1.4.8.2.3
1.4.8.2.4
1.4.8.2.5
1.4.8.2.6
1.4.8.2.7
1.4.8.2.8
1.4.9
Analisi del contesto fisico-sociale del territorio ......................................................17
Premessa...............................................................................................................17
Descrizione del territorio ........................................................................................17
Rete stradale .........................................................................................................20
Rete metropolitana ................................................................................................23
Descrizione generale del progetto .........................................................................23
Inizio lavori, tempi di realizzazione e data di entrata in esercizio .........................24
Rete idrografica ………………………………………... ………………………………25
Inquadramento geologico e geomorfologico..........................................................26
Inquadramento geologico-strutturale .....................................................................26
Aspetti morfologici .................................................................................................34
Inquadramento climatico........................................................................................36
Servizi tecnologici-industriali..................................................................................38
Sicurezza delle reti di distribuzione e degli impianti...............................................38
Descrizione dell’attività del Gruppo ASM Brescia S.p.A. .......................................40
Energia Elettrica…… .............................................................................................41
Gas Naturale .........................................................................................................42
Teleriscaldamento e Teleraffrescamento ...................... .......................................43
Manutenzione delle reti .........................................................................................44
Ciclo Idrico Integrato..............................................................................................44
La gestione Acquedottistica e Distribuzione Idrica ...............................................44
La gestione Fognature e Depurazione ..................................................................46
Ambiente ...............................................................................................................47
Dati numerici relativi al territorio.............................................................................49
3
1. Parte generale
1.1
Premessa
Il Piano comunale di protezione civile, approvato con deliberazione di G.C. n. 297/10906 P.G.
in data 19 marzo 2003 P.G. e revisionato con questa nuova edizione, è stato elaborato con lo
scopo di fornire al Comune uno strumento operativo utile a fronteggiare l’emergenza locale,
conseguente al verificarsi di eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo.
E’ necessario sottolineare che ci si riferisce ad eventi che per loro natura ed estensione possono essere contrastati mediante interventi attuabili autonomamente dal Comune con
l’eventuale supporto di enti e organizzazioni esterni. Per i casi di più rilevante dimensione il
Piano rappresenta lo strumento di primo intervento e di prima gestione dell’emergenza sapendo che servirà poi il supporto dei soggetti che operano a livello regionale o nazionale.
Nello specifico caso del Comune di Brescia è indubbio che in caso di necessità, oltre
all’indispensabile coinvolgimento delle strutture operative (Vigili del Fuoco, ASL, SSUEm. 118
etc.) che svolgono attività di soccorso a livello istituzionale, il Comune potrà richiedere il supporto di quelle realtà presenti sul territorio cittadino, le quali per organizzazione, disponibilità
di risorse e professionalità possono concorrere efficacemente ad affrontare l’emergenza.
In tale contesto si pensi a ciò che le società partecipate del Comune (Gruppo A.S.M. Brescia
S.p.A., Brescia Mobilità S.p.A. - Società Metropolitana di Mobilità, etc.) sono in grado di mettere in campo in caso di necessità.
Non ci si può, inoltre, dimenticare del contributo offerto dall’attività svolta dal volontariato che
ricopre un ruolo fondamentale non solo durante il soccorso alla popolazione, ma anche in tutte le altre fasi che contraddistinguono l’attività di protezione civile. Il contributo delle varie associazioni è stato ricercato in modo selettivo badando alle reali competenze e capacità operative e pensando alla possibilità di integrazione con le procedure e le finalità del Piano.
Inoltre, non si può non sottolineare che di fronte all’emergenza potrà in alcuni casi essere necessario ricorrere all’ausilio delle risorse tecnologiche e strumentali che lo sviluppato tessuto
delle attività economiche private del nostro territorio può mettere a disposizione.
Come già accennato il Piano rappresenta un ausilio per il superamento di emergenze causate da calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbano essere necessariamente fronteggiate a livello regionale o nazionale, ma che richiedono, comunque, una gestione delle prime ore della crisi a livello locale: infatti, se è vero che in tali situazioni si mette in moto un meccanismo di aiuto di dimensione nazionale o,addirittura, internazionale, è altrettanto vero che il maggior numero di vite umane salvate si concretizza nei
momenti che seguono immediatamente l’evento calamitoso.
Il Piano, che non ha un carattere definitivo, in questa edizione ha subito un’attenta revisione
con i necessari aggiornamenti e vere e proprie integrazioni specificatamente apportate per la
4
previsione di nuovi scenari di rischio. Tutto ciò, tenendo conto, di tutte le evoluzioni che si sono verificate sul territorio ed anche al rideterminarsi delle risorse a disposizione del Comune.
A tale proposito si evidenzia che, seppur implementati, non tutti gli scenari conseguenti al verificarsi di possibili eventi estremi sono stati esaminati e trattati nel presente documento: il
processo di definizione di tali scenari presuppone, infatti, l’acquisizione di valutazioni specifiche sui rischi che non sono di competenza, fra l’altro, del solo Comune, ma anche e soprattutto della Regione e della Provincia in quanto titolari, in primis, dei Programmi di Previsione e
Prevenzione.
Per rendere a tutti gli effetti il presente documento funzionale alle logiche operative, nel corso
degli anni sono state organizzate e realizzate numerose esercitazioni e simulazioni. A tal proposito si ricorda che presso la sede centrale del Corpo di Polizia Municipale opera per il concorso all’attività operativa di soccorso, da oramai venticinque anni, il Nucleo comunale di protezione civile composto da 33 operatori soggetti a specifica e continua formazione, affinata
anche attraverso una qualificata attività esercitativa con il coinvolgimento di altro personale
alle dipendenze del Comune di Brescia e le associazioni di volontariato che hanno dato la loro disponibilità a collaborare con il Comune. L’importanza ed efficacia dell’attività svolta dal
citato Nucleo ha spinto l’Amministrazione comunale a prevedere una recente implementazione, aumentando il numero dei componenti dai 24 originari agli attuali 33.
Ulteriore presupposto fondamentale per l’efficacia del Piano in caso di emergenza è che lo
stesso sia conosciuto non solo dai soggetti che a qualsiasi titolo saranno chiamati a gestire le
varie fasi di crisi, ma anche dai cittadini.
La struttura del Servizio Protezione Civile del Comune di Brescia è fortemente impegnata a
proseguire il percorso informativo nei confronti della popolazione relativo ai rischi presenti sul
territorio cittadino. Il percorso, iniziato qualche anno fa, prosegue con la realizzazione periodica di incontri pubblici presso le circoscrizioni cittadine e la diffusione di opuscoli informativi
sul tema del rischio di incidente industriale rilevante.
Oltre alla sua divulgazione per mezzo della distribuzione in formato CD, il Piano è consultabile via internet sul sito del Comune di Brescia e mediante una diretta distribuzione di specifici
opuscoli, in occasione di incontri pubblici o in momenti di approfondimento nelle scuole o
presso altre strutture e sedi associative.
Si è pensato ad un Piano non solo per addetti ai lavori, ma prodotto e diffuso in una logica di
piena trasparenza, partendo dal principio che nessuno dei pericoli o dei rischi presenti sul territorio deve essere nascosto o sottovalutato nell’informazione alla popolazione. Vale ugualmente l’obbligo di affrontare il rapporto con la cittadinanza con metodologie e livelli di competenza che consentano di evitare qualsiasi inutile allarmismo o sviamento nella corretta percezione del pericolo che ci si potrebbe trovare a dovere affrontare.
5
E’ rilevante ricordare che la maggior parte delle ricerche, studi, indagini ed informazioni utilizzati per la costruzione del Piano provengono dai diversi Settori comunali: in particolare, per la
parte relativa al rischio idrogeologico, importante è stato il supporto del Settore Urbanistica.
Va inoltre sottolineato il fatto che gran parte dell’elaborazione del Piano e della sua revisione
è avvenuta attraverso l’utilizzo delle professionalità e delle competenze presenti nell’Area
della Sicurezza Urbana del Comune ed in particolare di quelle del Servizio Protezione Civile,
coadiuvate da tecnici esperti nelle diverse tipologie di rischio considerate.
E’ importante, infine, evidenziare come in fase di revisione, dato l’evidente mutamento morfologico della città, a seguito della realizzazione di nuovi insediamenti abitativi e terziari e della
realizzazione di nuove infrastrutture destinate alla viabilità (Metrobus), si è provveduto a modificare, integrandoli, gli elaborati cartografici allegati al Piano, inserendo i Nuovi Piani Attuativi, le aree verdi e il tracciato della metropolitana con le relative stazioni, secondo le indicazioni fornite dal Settore Urbanistica.
Particolare attenzione è stata posta, alla luce e in base alle esperienze acquisite a seguito
degli avvenimenti degli ultimi anni, all’esame della pianificazione di protezione civile in caso di
“Rischio Black- Out”, inserendo una specifica previsione di intervento relativa a tale tipologia
di rischio.
E’ giusto, infine, ricordare la preziosa collaborazione prestata dai numerosi enti esterni al
Comune, sia pubblici che privati.
6
1.2 Introduzione
1.2.1
Definizione, contenuti, limiti e gestione del Piano comunale di protezione civile
Il Piano Comunale di Protezione Civile o Piano Comunale d’Emergenza1, di seguito nel testo
denominato Piano, è uno strumento di pianificazione indispensabile per fronteggiare le emergenze di massa in aree soggette ad eventi estremi, ma anche quando tali fenomeni si sviluppano con ridotta frequenza e comportano, comunque, il perdurare di un rischio residuale.
Il Piano si può definire come il modello organizzativo di risposta agli scenari che conseguono
al verificarsi nell’ambito del territorio comunale di eventi capaci di produrre effetti distruttivi nei
confronti dell’uomo, dell’ambiente e del patrimonio, che debbano essere fronteggiati con un
intervento straordinario.
Il Piano, sulla base di scenari di riferimento, individua e disegna le diverse strategie finalizzate alla riduzione del danno ovvero al superamento dell'emergenza ed ha come finalità prioritaria la salvaguardia delle persone, dell’ambiente e dei beni presenti in un'area a rischio.
Il Piano è sostanzialmente costituito2 da alcuni Scenari di evento e da un Modello di intervento di emergenza e di soccorso. Ogni singolo scenario costituisce elemento di supporto decisionale nella predisposizione del suddetto modello di intervento.
Lo scenario non è altro che la descrizione della dinamica dell'evento e si realizza attraverso
l'analisi, sia di tipo storico che fisico, delle fenomenologie.
I limiti della costruzione di uno scenario sono da ricercarsi nel livello di indeterminatezza dei
diversi fenomeni che lo generano.
A tale riguardo, si possono sostanzialmente riconoscere tre classi di fenomenologie:
-
fenomeni noti e quantificabili, quindi con una casistica di riferimento ed una modellistica
di simulazione e previsione sufficientemente attendibili (per esempio fenomeni di inondazione in senso stretto);
-
fenomeni noti non quantificabili o scarsamente quantificabili per i quali si riesce a raggiungere esclusivamente una descrizione qualitativa (per esempio fenomeni di trasporto
solido od alcune tipologie di frana);
-
fenomeni non noti o scarsamente noti che per intensità e dimensioni sono riconducibili a
fenomeni rari e, pertanto, difficilmente descrivibili anche a livello qualitativo.
1
Così come definito dall’art. 108, comma 1, lett. c, punto 3, del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 e dal cap. 3
dell’allegato A alla Deliberazione G.R. Lombardia 28 ottobre 1999 – n. 6/46001 relativa all’approvazione della Direttiva Regionale per la Pianificazione di emergenza degli Enti locali.
2
Fonte: Dipartimento della Protezione Civile – Linee guida per la predisposizione del Piano Comunale di Protezione Civile – anno 2000.
7
A fronte di una simile casistica di limiti oggettivi non è, perciò, quasi mai concretizzabile il
raggiungimento di una descrizione completa di tutte le situazioni; d’altro canto le variabili nelle
modalità di risposta allo scenario sono molto più contenute.
Per la gestione del Piano sono indispensabili attività di supporto quali:
-
predisposizione di schemi informativi diretti alla popolazione;
-
verifica delle strutture comunali che garantiscono, anche con l'ausilio ed il supporto di
esercitazioni, l'operatività dei contenuti del Piano;
-
analisi dei benefici ottenuti attraverso il modello decisionale utilizzato in fase di emergenza, sia a seguito di simulazioni, che di evento reale;
-
aggiornamento dei dati di base ad intervalli temporali regolari e ravvicinati;
-
verifica continua dei meccanismi di interfaccia con:
-
altri enti territoriali competenti nella gestione dell'emergenza e del soccorso;
-
società pubbliche o private quali Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A., Brescia Mobilità
S.p.A., Telecom Italia S.p.A., etc.;
-
associazioni di volontariato.
E’ importante precisare che la cartografia di supporto al Piano e il database ad essa associato sono stati prodotti mediante l’utilizzo dei diffusi programmi informatici Autocad (Autodesk),
Word, Excel (Microsoft) e Photoshop.
Allo stato attuale è ancora allo studio la possibilità di gestire i documenti e la cartografia del
Piano con un sistema GIS3 tipo Arcview4 (ESRI) in quanto l’utilizzo di tale software consentirebbe l’effettuazione di importanti operazioni grafiche, nonché un efficiente e relativamente
semplice accesso ai dati anche in situazioni di emergenza.
Per quanto concerne la possibilità di avere in dotazione un sistema informatico che consenta
lo scambio dei dati tra settori interni al Comune (o tra il Comune ed soggetti esterni), si precisa che l’analisi dei vari applicativi utilizzati da altre strutture ha permesso, ad oggi, di individuare nel prodotto Assioma della ditta ABACO il software in grado di rispondere alle esigenze
sopra citate. Tale programma dovrà però essere opportunamente integrato mediante la definizione di funzionalità aggiuntive e delle modalità necessarie al trasferimento dei dati dal vecchio al nuovo applicativo.
Nell’ambito della collaborazione per la soddisfazione dei fabbisogni informativi del Piano,
l’Unità di Staff Statistica rimane impegnata nell’impostazione del Sistema Informativo per la
protezione civile, come derivazione del Sistema informativo statistico territoriale.
3
4
GIS = Sistemi Informativi Territoriali
Una licenza del software Arcview è già in dotazione al Servizio di Protezione Civile.
8
Il progetto Sistema informativo statistico territoriale, dopo una prima implementazione mediante
l’integrazione di sistemi informativi amministrativi e statistici di differenti origini e il suo aggiornamento
con le attività censuarie, è ora in fase di adeguamento.
Il Settore Servizi Demografici prosegue nelle attività di aggiornamento del viario anagrafico con
l’indicazione di scala, piano e interno dei numeri civici cittadini e ha terminato le attività di verifica confrontando le informazioni censuarie con quelle d’archivio.
Il Settore Mobilità e Traffico è attualmente impegnato nell’adeguamento dello stradario, attività propedeutica all’ulteriore aggiornamento del Sistema informativo della Popolazione e del Sistema informativo
statistico territoriale.
Il Sistema informativo statistico territoriale ha come base la definizione della griglia territoriale di riferimento derivata dagli archivi amministrativi del Comune e delle società di gestione delle utenze del
Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A..
La griglia territoriale costituisce il nucleo del Sistema informativo statistico territoriale che consente, attraverso gli elementi identificativi univoci degli edifici e delle unità immobiliari, di gestire i raccordi con
gli altri sistemi informativi del Comune. Lo stesso, nelle sue diverse articolazioni e collegamenti, è
un’importante fonte di informazioni per la gestione delle situazioni di emergenza, ma deve essere integrato con informazioni di pertinenza propria del Servizio Protezione Civile e dei necessari strumenti
software di gestione (interrogazione, visualizzazione, analisi, ecc.) e progettazione (cartografia digitalizzata, sistemi esperti, etc.).
Alla luce di quanto sopra, proseguirà la collaborazione tra Servizio Protezione Civile e Unità di staff
Statistica per la definizione dei fabbisogni informativi del Servizio e per la progettazione e realizzazione
di analisi statistiche mirate alla loro soddisfazione.
E’ giusto a questo punto ricordare che l’elaborazione del presente documento è stata anticipata da un lavoro preliminare finalizzato alla definizione dell’architettura del Piano stesso; in
pratica, nel corso dell’anno 2001, il Servizio Protezione Civile del Comune ha effettuato la
progettazione del Piano attraverso:
-
l’analisi del contesto fisico-sociale del territorio;
-
la preliminare valutazione dell’esposizione ai rischi;
-
l’analisi delle funzioni e dell’organizzazione del Comune;
-
la preliminare definizione del modello gestionale dell’emergenza;
-
la definizione del sistema informatico di supporto al piano.
Il suddetto lavoro si è concretizzato con la produzione, nel mese di dicembre 2001, del documento denominato Piano Comunale di Protezione Civile - Primo rapporto.
1.2.2
Evoluzione dell’attività del Comune di Brescia nel campo della protezione civile.
La Legge 225/92 (istitutiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile) assegna all’ente locale
Comune ed al Sindaco, in qualità di Ufficiale di Governo e, pertanto, autorità comunale di protezione civile, importanti e determinanti ruoli nell’ambito della pianificazione e gestione
dell’emergenza.
La spinta alla costituzione di una struttura di protezione civile al Comune di Brescia è partita
all’inizio degli anni 80 con la costituzione di una prima, semplice struttura.
Tale struttura fu costituita dal Comune nell’anno 1980 in fase di riorganizzazione degli uffici e
dei servizi con l’approvazione da parte della Giunta municipale della deliberazione n. 4254
del 30.12.1980.
9
Non appena costituita la stessa instaurò una proficua collaborazione con il “C.O.D.A.” (Centro
Operativo Difesa Ambiente) per l’elaborazione di uno studio preliminare sulla protezione civile
nell’ambito territoriale bresciano.
Nel 1983 fu istituito, con deliberazione della Giunta Comunale n. 3564/PG 30418, il Comitato
Tecnico comunale di protezione civile, il quale si collocava nel contesto giuridicoamministrativo (Regolamento di esecuzione della Legge 996/70) non solo come strumento di
coordinamento per la gestione di emergenze, ma anche come servizio di previsione e prevenzione di eventi calamitosi.
La stessa deliberazione prevedeva altresì l’istituzione di un Nucleo Operativo Permanente di
Pronto Intervento composto da circa 30 unità. Nel 1984 il citato nucleo, composto da 24 Agenti del Corpo di Polizia Municipale, formati e debitamente equipaggiati, entrò in funzione
per garantire l’intervento in situazioni di emergenza5.
Con l’entrata in vigore della Legge 225/92, che all’art. 15 definisce nel dettaglio le competenze del Comune e le attribuzioni al Sindaco, si è manifestata ancora più forte la necessità di
definire e rinforzare una struttura specifica di protezione civile all’interno del Comune.
L’emanazione del D.Lgs 112/98, il cui disposto conferiva ulteriori importanti funzioni agli Enti
locali, e la volontà del Comune determinarono nell’anno 2000 il definitivo decollo della struttura permanente di protezione civile e l’attribuzione alla stessa di risorse umane, strutturali e finanziarie, finalizzate al raggiungimento di concreti obiettivi di prevenzione e gestione delle
emergenze.
Dopo l’approvazione del Piano, a seguito di un’attenta valutazione degli interventi messi in
campo dalla struttura comunale di protezione civile per gli eventi che hanno colpito la città di
Brescia nel corso degli ultimi anni (black-out del 28 settembre 2003 e sisma del 24 novembre
2004), si è evidenziata la necessità di operare un allargamento del Nucleo Operativo. Ciò con
l’intento di dare maggiore incisività operativa a tutta la struttura comunale di protezione civile
e per l’esigenza di soddisfare una maggiore copertura temporale di intervento che permetta
un monitoraggio pronto e costante del territorio e sia garanzia di un servizio pienamente rispondente alle necessità della gestione dell’emergenza. L’ampliamento del citato Nucleo, implementato dagli originari 24 componenti agli attuali 33, è stato preceduto da una selezione
5
Si pensi, a titolo esemplificativo, agli interventi messi in campo nel gennaio 1985 in occasione dell’eccezionale
nevicata, al Piano Emergenza Neve elaborato nel 1986, ai piani elaborati negli anni 1988 e 1990 per
l’evacuazione di massa - rischi da incidente rilevante, ai piani d’emergenza correlati al ritrovamento di ordigni bellici nel 1995-1996-1997, agli interventi effettuati negli anni 1989 e 1990 per fronteggiare l’emergenze conseguenti
alle inondazioni a nord della città.
10
del personale effettuata mediante valutazione dei curricula personali e la realizzazione di prove esercitative completate nel corso dell’anno 2006.
Ultimate le operazioni di selezione, il personale prescelto è stato sottoposto ad attività formativa tesa all’acquisizione delle necessarie nozioni inerenti la gestione dell’emergenza di protezione civile.
11
1.3
Quadro normativo di riferimento
1.3.1
Legislazione nazionale.
Il testo normativo fondamentale in materia di protezione civile attualmente in vigore in Italia è
la Legge n. 225 del 24.02.1992, istitutiva del Servizio Nazionale della Protezione Civile, che
così è definito all’art. 1 comma 1:
«È istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile al fine di tutelare la integrità della vita,
i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi».
Il sistema delineato dal nuovo impianto normativo, tuttora in evoluzione, prevede che al vertice dell’organizzazione sia posto il Presidente del Consiglio dei Ministri, o altro Ministro da lui
specificatamente delegato, il quale, avvalendosi del Dipartimento della Protezione Civile,
promuove e coordina tutte le Amministrazioni dello Stato (centrali e periferiche), Regioni,
Province, Comuni, Enti pubblici e privati ed ogni altra organizzazione pubblica o privata.
Il nuovo impianto normativo riprende alcuni concetti introdotti dalla normativa previgente e li
rafforza ulteriormente, classificando le attività ed i compiti di protezione civile in :
-
PREVISIONE;
-
PREVENZIONE;
-
SOCCORSO;
-
SUPERAMENTO DELL’EMERGENZA.
Altri aspetti importanti introdotti dalla L. 225/92 sono la distribuzione e il coinvolgimento fra le
varie Amministrazioni centrali e periferiche (artt. 12,13,14,15) delle competenze in materia, la
giusta valorizzazione del volontariato (artt. 8 e 18) quale componente fondamentale nella
gestione dell’emergenza, la chiara definizione della tipologia degli eventi ed i relativi ambiti di
competenza (art. 2), nonché la precisa indicazione delle strutture operative nazionali che costituiscono il Servizio Nazionale della Protezione civile (art. 11).
Nel campo specifico relativo alle diverse tipologie di rischio si segnalano il D.L.vo n. 3346 del
17.08.1999, relativo al controllo dei pericoli di incidente rilevante connessi con determinate
sostanze pericolose, la Legge n. 267 del 3.08.1998 ed il D.P.C.M. 24.05.2001, inerenti al rischio idrogeologico, e la Legge n. 64 del 02-02-1974 e il D.M. 5 marzo 1984 inerenti al rischio
sismico.
6
Il D. Lg.vo 334/99 ha recepito la direttiva 96/82/CE detta “Seveso 2” modificando ed integrando, di fatto, il precedente quadro normativo di riferimento (in particolare il DPR 175/88 e la L. 137/97).
12
Altri strumenti legislativi di particolare importanza ai fini delle problematiche afferenti alla protezione civile sono le recenti leggi sul volontariato (L. 266/91- DPR 194/01), alle quali fa peraltro specifico riferimento la normativa base, il D.L.vo 267/2000 “Testo Unico delle leggi
sull’ordinamento delle autonomie locali”, il D.L.vo 112/98 e la L. 265/99.
1.3.1.1 Riferimenti normativi nazionali
Sono di seguito riportati i principali riferimenti normativi in materia di protezione civile utilizzati
per la revisione del Piano:
Anno
Estremi dell’atto
1970
L. 8 dicembre 1970, n. 996. Norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità.
1981
D.P.R. 6 febbraio 1981, n. 66. Regolamento di esecuzione della L. 8 dicembre 1970,
n.996, recante norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità.
1984
D.P.C.M. 14 settembre1984. Organizzazione del Dipartimento della protezione civile.
1987
Circ. 12 gennaio 1987, n 1/DPC/87. Tipologia e terminologia delle esercitazioni di
protezione civile.
1988
D.P.R. 17 maggio 1988 n. 175. Attuazione della direttiva CEE n. 82/501, relativa ai
rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali, ai sensi della
legge 16 aprile 1987, n. 183. (Direttiva Seveso).
1989
O.M. 30 marzo 1989, n. 1676/FPC. Nuova disciplina del comitato per l’attività di
previsione, prevenzione e soccorso, prestata dai gruppi associati di volontariato.
1990
D.P.C.M. 13 febbraio 1990, n. 112. Regolamento concernente istituzione ed organizzazione del Dipartimento della protezione civile nell’ambito della Presidenza del
Consiglio dei ministri.
1992
L. 24 febbraio 1992, n.225. Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile.
1993
D.P.R. 30 gennaio 1993, n. 50. Regolamento concernente la costituzione ed il funzionamento del Consiglio nazionale della protezione civile.
1993
D.P.R. 30 gennaio 1993, n. 51. Regolamento concernente la disciplina delle ispezioni sugli interventi di emergenza.
1993
D.M. 10 febbraio 1993. Individuazione e disciplina dell’attività dei gruppi nazionali di
ricerca scientifica al fine di consentire al Servizio nazionale della protezione civile il
perseguimento delle proprie finalità in materia di previsione delle varie ipotesi di rischio.
1993
D.P.C.M. 26 luglio 1993. Riorganizzazione del comitato nazionale di volontariato di
protezione civile.
13
1994
Circ. 16 novembre 1994, n.1768 U.L. Istituzione dell’elenco delle associazioni di volontariato di protezione civile ai fini ricognitivi della sussistenza e della dislocazione
sul territorio nazionale delle associazioni da impegnare nelle attività di previsione,
prevenzione e soccorso. Adempimenti finalizzati all’erogazione di contributi per il potenziamento delle attrezzature ed il miglioramento della preparazione tecnica.
1994
Circ. 29 novembre 1994, n.314. Regolamento recante norme concernenti la partecipazione delle associazioni di volontariato nelle attività di protezione civile.
1995
D.L. 29 dicembre 1995 n. 560. Interventi urgenti a favore delle zone colpite da eccezionali eventi calamitosi del 1995 e ulteriori disposizioni riguardanti precedenti alluvioni, nonché misure urgenti in materia di protezione civile, convertito, con modificazioni nella legge 26 febbraio 1996, n.74.
1998
D.L.vo 31 marzo 1998, n. 112. Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo
1997, n. 59.
1999
D.L.vo 30 luglio 1999, n. 300. Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma
dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59.
1999
D.L.vo 30 luglio 1999, n. 303. Ordinamento della Presidenza del consiglio dei Ministri, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n.59.
1999
D.L.vo 17 agosto 1999 n. 334. Attuazione della direttiva 98/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.
(Seveso 2).
2000
D.L.vo 18 agosto 2000, n. 267. Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali.
2001
D.P.R. 8 febbraio 2001, n.194. Regolamento recante nuova disciplina della partecipazione delle organizzazioni di volontariato alle attività di protezione civile.
2001
D.M. 9 maggio 2001. Statuto dell’Agenzia di protezione civile.
2001
D.L. 7 settembre 2001 n. 343 (convertito, con modificazioni, dall'art. 1, L. 9 novembre 2001, n. 401). Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo
delle strutture preposte alle attività di protezione civile e per migliorare le strutture
logistiche nel settore della difesa civile.
2002
O.P.C.M. 15 giugno 2002, n. 3220. Disposizioni urgenti di protezione civile.
2003
O.P.C.M 20 marzo 2003 n. 3274. Primi elementi in materia di criteri generali per la
classificazione sismica del territorio nazionale di normative tecniche per la costruzione in zona sismica.
2004
Dir.P.C.M. 27 febbraio 2004. Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile.
2005
Dir.P.C.M. 2 febbraio 2005 – Linee guida per l’individuazione di aree di ricovero di
emergenza per strutture prefabbricate di protezione civile.
2005
D.P.C.M. 25 febbraio 2005. Linee Guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna.
14
2005
D.L.vo 21 settembre 2005 n. 238. Attuazione Direttiva 2003/105/CE. (Seveso 3).
2006
D.P.C.M. 3 aprile 2006 n. 1250 – Composizione e modalità di funzionamento della
Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi (Repertorio n. 1250).
2006
Dir.P.C.M. 6 aprile 2006 – Coordinamento delle iniziative e delle misure finalizzate a
disciplinare gli interventi di soccorso e di assistenza alla popolazione in occasione di
incidenti stradali, ferroviari, aree ed in mare, di esplosioni e crolli di strutture e di incidenti con presenza di sostanze pericolose.
2006
Dir.P.C.M. 6 aprile 2006 – Gestione del flusso delle informazioni con la Sala situazione Italia del Dipartimento della protezione civile – Presidenza del Consiglio dei
Ministri.
2006
D.P.C.M. 23 ottobre 2006 - Modifiche all’organizzazione interna del Dipartimento della protezione civile.
2006
D.P.C.M. 21 novembre 2006 – Costituzione e modalità di funzionamento del Comitato operativo della protezione civile.
2007
D.P.C.M. 16 febbraio 2007. Linee guida per l'informazione alla popolazione sul rischio industriale.
1.3.1.2 Legislazione della Regione Lombardia
Dopo l’emanazione della L. 225/92 la Regione Lombardia, operando nell’ottica del perseguimento degli obiettivi dettati dalla normativa nazionale, ha adeguato il proprio impianto legislativo
Si segnalano i seguenti provvedimenti legislativi utilizzati per la revisione del Piano:
2000
L.R. 5 gennaio 2000, n. 1. Riordino del sistema delle autonomie in Lombardia.
2001
R.R. 8 giugno 2001, n. 3. Attuazione dell’Albo Regionale del Volontariato di Protezione Civile.
2001
Delib.G.R. 11 dicembre 2001 n. 7/7365. Attuazione del Piano Stralcio per l'Assetto
idrogeologico del bacino del fiume Po (PAI) in campo urbanistico. Art. 17, comma 5
della legge 18 maggio 1989, n. 183.
2002
Delib.G.R. 20 dicembre 2002 n. 7/11670: Direttiva Temporale per la prevenzione dei
rischi indotti da fenomeni meteorologici estremi sul territorio regionale, a’sensi della
L.R. n. 1/2000, art. 3, comma 131, lettera i).
2003
Delib.G.R. 21 febbraio 2003 n. 7/12200: Revisione della Direttiva Regionale per la
Pianificazione di Emergenza degli Enti locali.
2003
Delib.G.R. 7 novembre 2003, n. 7/14964. Disposizioni preliminari per l’attuazione
dell’Ordinanza Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003
“Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”.
15
2003
D.Dirig. 21 novembre 2003 n. 19904: Approvazione elenco tipologie degli edifici e
opere infrastrutturali e programma temporale delle verifiche di cui all’art. 2, commi 3
e 4 dell’ordinanza P.C.M. n. 3274 del 20 marzo 2003, in attuazione della delib. n.
7/14964 del 7 novembre 2003.
2004
L.R. 22 maggio 2004, n. 16. Testo unico delle disposizioni regionali in materia di
protezione civile.
2005
Delib.G.R. 7 febbraio 2005 n. 7/20486 “Direttiva regionale per la gestione della postemergenza (Modifiche e integrazioni della direttiva approvata con Delib. G.R. n.
7/15803 del 23 dicembre 2003).
2005
Delib.G.R. 24 marzo 2005 n. 7/21205 “Direttiva regionale per l’allertamento del rischio geologico e idraulico e la gestione delle emergenze regionali”.
Se per la redazione del Piano, particolarmente significativa è risultata la realizzazione del 1°
Programma Regionale di Previsione e Prevenzione, approvato con deliberazione di G.R. n.
6/46001 in data 28.10.1999, per la sua revisione ci si è conformati alle indicazioni metodologiche e all’architettura generale di riferimento deliberate dalla Giunta Regionale con provvedimento n. 7/12200 in data 21.02.2003.
16
1.4
Analisi del contesto fisico-sociale del territorio
1.4.1 Premessa
La conoscenza degli elementi rappresentativi della realtà territoriale, demografica e sociale
del Comune di Brescia costituisce una premessa indispensabile per una corretta pianificazione d’emergenza.
1.4.2
Descrizione del territorio
La città di Brescia è situata a 149 m s.l.m. al margine settentrionale della pianura padana. Il
suo territorio è collocato alle falde dei rilievi prealpini (costituiti dalle ultime propaggini del
monte Maddalena e dei Ronchi) ed allo sbocco della Valtrompia posizionandosi, infine,
sull’asse ferroviario e stradale Milano-Venezia.
Il nucleo antico, sviluppatosi ai piedi della parte meridionale del Colle Cidneo, e racchiuso da
una cinta di mura romane, ha avuto un primo sviluppo urbano soprattutto verso ovest nel IX e
X secolo d.c. seguito poi da un primo ampliamento murario tra il 1174 ed il 1186.
Un secondo ampliamento avvenne tra il 1236 ed il 1249, spostando sia ad ovest che a sud il
perimetro murario; il tracciato delle successive mura venete ricalcò, con poche varianti, quello
del secolo XIII circoscrivendo in pratica lo sviluppo cittadino fino a che le nuove esigenze della civiltà industriale indirizzarono l’espansione della città oltre l’antico tracciato urbano.
I primi insediamenti industriali furono prevalentemente dislocati a nord e a sud della città lungo le principali direttrici di approvvigionamento e commercio.
In anni più recenti si è assistito a fenomeni di espansione edilizia residenziale e commerciale.
L’espansione edilizia residenziale7 ha interessato più direzioni ed ha visto il sorgere di numerosi centri satellite a ovest, oltre il fiume Mella (Villaggio Badia e Villaggio Violino), a nord (Villaggio Prealpino) e a sud (Villaggio Lamarmora e Villaggio Sereno).
L’espansione più evidente della città si è però concretizzata nelle grandi “addizioni” di S. Polo
a sud e sud-est e della zona industriale Girelli a sud-ovest. Altrettanto evidenti, come fanno
notare Bernardo Secchi e Paola Viganò8, sono «la tendenza degli insediamenti produttivi a
collocarsi lungo le maggiori infrastrutture viabilistiche, la forza di attrazione dei caselli autostradali e delle due tangenziali per gli insediamenti commerciali e l’addensamento delle e-
7
E’ da notare che un fortissimo sviluppo edilizio, seguito dalla creazione di nuovi impianti ospedalieri e sportivi, si
è avuto verso nord a seguito della realizzazione della galleria Tito Speri, iniziata nel 1943 e conclusasi nel 1951.
8
Bernardo Secchi e Paola Viganò: responsabili del gruppo di lavoro che ha studiato e progettato il Piano Regolatore di Brescia del 1998.
17
spansioni residenziali attorno ai centri esterni ora inglobati in un'unica grande area urbana in
via di progressiva densificazione.
Il nuovo Comparto Milano rappresenta, invece, il più significativo intervento di riqualificazione
urbana che vedrà una radicale trasformazione urbanistica interessante tutta l’aria sud- ovest
della città, posta a ridosso delle vecchie mura venete, area originariamente fortemente caratterizzata da insediamenti industriali presenti fin dall’inizio del secolo scorso (Bisider S.r.L,
ATB S.p.A., Tempini S.p.A., IMI S.p.A.).
Ciò che negli ultimi vent’anni è avvenuto nell’area bresciana, come in diverse altre regioni italiane ed europee, non è solo l’allargamento progressivo di una città centrale, ma l’aggiunta di
sempre nuove e più distanti periferie, l’accrescersi della città ed il suo trasformarsi in una vasta area metropolitana».
Località che oggi fanno parte del territorio cittadino:
Badia
Noce
Bettole
Pendolina
Buffalora
S. Bartolomeo
Chiesanuova
S. Gottardo
Costalunga
S. Polo
Fiumicello
S. Eufemia
Folzano
Stocchetta
Fornaci
Verziano
Mandolossa
Villaggio Prealpino
Mompiano
Villaggio Sereno
Violino
18
Circoscrizioni e quartieri
19
Circ. Q.re
Descrizione
Circ.
Q.re
Descrizione
1
2
Borgo Trento
5
20
Chiesanuova
1
22
Casazza
5
9
Fornaci
1
17
S. Bartolomeo
5
24
Villaggio Sereno
1
28
S. Eustacchio
6
6
Don Bosco
2
30
Crocifissa di Rosa
6
8
Folzano
2
11
Mompiano
6
10
Lamarmora
2
29
S. Rocchino
2
15
Vill. Prealpino
7
12
Porta Cremona
7
13
Buffalora
7
19
S. Polo
3
5
Chiusure
3
21
Urago
3
23
Villaggio Badia
8
14
Porta Venezia
3
25
Villaggio Violino
8
16
Caionvico
8
18
S. Eufemia
4
7
Fiumicello
4
3
Porta Milano
9
27
Centro storico Sud
4
26
Primo Maggio
9
4
Centro storico Nord
9
1
Brescia antica
Fonte: Unità di Staff Statistica del Comune di Brescia
Comuni confinanti con la città:
Gussago
Rezzato
Cellatica
Castenedolo
Collebeato
Borgosatollo
Concesio
S. Zeno Naviglio
Bovezzo
Flero
Nave
Castelmella
Botticino
Roncadelle
1.4.3
Rete stradale
Brescia, per la sua posizione geografica a est del territorio lombardo (ultima provincia prima
della Regione Veneto), è crocevia e transito di primaria importanza a livello nazionale ed internazionale (vedasi il collegamento con l’autostrada del Brennero per il nord Europa).
Inoltre, le molteplici e diversificate attività produttive che la collocano fra le aree maggiormente industrializzate del Paese e la vastità territoriale della sua provincia, che oltre all’aspetto
20
fortemente industrializzato offre opportunità turistiche rilevanti, la pongono fra le città maggiormente urbanizzate e conseguentemente con maggiori problematiche afferenti la mobilità
viabilistica.
La città è attraversata dalla rete di tangenziali ad alta intensità di traffico di seguito descritta:
-
TANGENZIALE OVEST: strada a due corsie per ogni senso di marcia, divise da spartitraffico, che attraversa il territorio comunale da nord a sud. Sul suo percorso sono presenti due punti critici per la viabilità:
-
a sud per l’intersezione con le bretelle di collegamento con la tangenziale sud;
-
a nord per l’intersezione con strada ad altissima densità di traffico che collega la
città alla Valtrompia e a parte della Valsabbia.
-
TANGENZIALE SUD: strada provinciale (già ex SS n.11) a due corsie per ogni senso di
marcia, divise da spartitraffico, che attraversa il territorio da ovest a est senza intersezioni così dette “a raso”.
-
VIA SERENISSIMA: strada comunale di scorrimento che collega la tangenziale sud con
la zona est della città.
In tale contesto si evidenzia che, a causa della presenza del Monte Maddalena, manca il collegamento diretto tra la parte nord e la parte est del territorio comunale.
All’interno dell’area individuata dalle tangenziali la rete stradale è suddivisa in residenziale, di
transito e di collegamento. In particolare può essere così descritta:
-
il centro storico cittadino è costituito da strade strette e tortuose con andamento prevalentemente circolare. La viabilità in questa area è regolamentata con Zona a Traffico
Limitato e da aree pedonali urbane;
-
due strade di circonvallazione denominate “ring” e “contro-ring” delimitano il centro storico con andamento circolare in senso opposto una all’altra; tali strade consentono il collegamento fra le diverse zone della città ed intersecano e raccolgono il traffico delle
strade cosiddette “di penetrazione”;
-
le strade di penetrazione o collegamento, caratterizzate da grande afflusso di traffico,
provengono dalla provincia e penetrano nella città dall’estrema periferia o dalle tangenziali.
Fra le altre si segnalano:
-
a ovest: Via Valcamonica - via Milano di collegamento alle strade provinciali (ex SS510
e ex SS 11);
-
a nord: Via Triumplina, che raccoglie tutta la rete viaria dei comuni della Valtrompia e
anche parzialmente della Valsabbia (Strada Provinciale ex SS 345 e SS 237);
-
a est: Viale S. Eufemia - Bornata di collegamento con la Strada Provinciale ex SS 11;
21
-
a sud-est: Via Bettole (Strada Provinciale ex SS 236 per Mantova);
-
a sud: Via Volta (Strada Provinciale ex SS 45bis per Cremona) e la Via Flero (SP22);
-
a sud-ovest: Via Labirinto di collegamento con la Strada Provinciale Quinzanese;
-
a ovest: Via Orzinuovi di collegamento con la Strada Provinciale ex SS 235 Orceana.
Sono di seguito elencate le principali arterie di grande traffico che insistono sul territorio comunale:
-
Autostrada Serenissima A4 (Milano - Venezia): ad elevatissima intensità di traffico. Con
andamento est - ovest attraversa tutta la parte sud del territorio. Lungo il suo tragitto insistono sul territorio comunale 2 caselli autostradali (Brescia Ovest - Brescia Centro)
raccordati con la rete viaria cittadina;
-
Autostrada A21 (Brescia – Piacenza - Torino): ad elevata intensità di traffico. È raccordata all’autostrada A4 all’altezza del casello autostradale Brescia Centro. Insiste sul territorio comunale a sud per circa 2-3 km;
-
Strada Provinciale ex SS n. 11 (Via Alcide de Gasperi), denominata anche Tangenziale
Sud. Arteria a due corsie per ogni senso di marcia ad elevatissima intensità di traffico
attraversa tutto il territorio comunale da est a ovest parallelamente all’autostrada A4 e a
nord della stessa.
La Tangenziale sud, da tempo dimostratasi insufficiente a sostenere il flusso di traffico
quotidiano che la interessa, è in fase di ampliamento per la creazione della terza corsia
per ogni senso di marcia che, una volta completata, permetterà una maggiore scorrevolezza all’asse viabilistico est – ovest, consentendo altresì, una maggiore fluidità e sicurezza al traffico che si interseca con la Tangenziale Ovest.
-
Strada Provinciale ex SS n. 236 Brescia – Mantova: penetra nel territorio comunale con
denominazione Via delle Bettole, nella parte sud-est della città, per poi raccordarsi alla
Tangenziale Sud;
-
Strada Provinciale ex SS n. 45 bis Brescia – Cremona: interessa il territorio comunale
con la denominazione di Via della Volta, nel comparto sud della città, intersecando e
raccordandosi alla Tangenziale Sud;
-
Strada Provinciale ex SS n. 235 (Orceana): interessa il territorio comunale nel comparto
ovest con la denominazione di Via Orzinuovi. Si interseca con la Tangenziale Ovest e si
raccorda con la stessa e la Tangenziale Sud;
-
Strada Provinciale ex SS n. 345 (della Valtrompia): interessa il territorio comunale nel
comparto nord con la denominazione di Via Triumplina e si raccorda alla Tangenziale
Ovest. Trattasi di unica arteria, ad elevatissima intensità di traffico leggero e pesante, di
collegamento della Valtrompia (bassa-media e alta) con la città;
22
-
Strada Provinciale ex SS n. 237 (del Caffaro): interessa il territorio comunale nel comparto nord-est con la denominazione di Via Conicchio. Si raccorda con la Tangenziale
Ovest collegandosi con Via Triumplina. L’arteria, che collega la città con la Valsabbia
(sede di numerosissime industrie metallurgiche e siderurgiche), è interessata notevolmente anche dal traffico pesante;
-
Strada Provinciale n. 10: interessa il territorio comunale nel comparto nord-ovest con la
denominazione di Via Torricella di Sopra. Strada di penetrazione alla città per il collegamento con i comuni siti a nord-ovest della Provincia;
-
Strada Provinciale IX (Quinzanese). Interessa il territorio comunale nel comparto sudovest con la denominazione di Tangenziale Ovest – tronco sud.
La rete stradale del territorio comunale è rappresentata nella tavola A2 di supporto al piano.
1.4.4 Rete metropolitana
1.4.4.1 Descrizione generale del progetto
La Metropolitana leggera Automatica di Brescia è un sistema di trasporto a guida vincolata, in
sede propria, e a guida completamente automatica (driverless) per la lunghezza complessiva,
in ambito urbano, di circa 18 Km con n. 23 stazioni.
La prima tratta funzionale PREALPINO – S. EUFEMIA, attualmente in costruzione, ha una
lunghezza complessiva di 13,1 Km, con 17 stazioni. La linea si sviluppa per 1,7 km in viadotto, 1,7 km a raso, 3,8 km in trincea coperta e 5,9 km in galleria profonda.
Le stazioni della prima tratta funzionale sono n. 17, di cui n. 2 in viadotto, n. 2 a raso, n. 5 in
trincea coperta e n. 8 in galleria profonda. La prima tratta funzionale comprende anche
l’insediamento del Deposito-Officina ubicato presso il terminale sud-est, di superficie complessiva pari a mq. 100.000 circa, di cui circa 16.000 mq coperti, 29.000 mq scoperti per la
circolazione dei treni e 55.000 mq scoperti per la viabilità interna, piazzali e fasce di rispetto.
La linea si sviluppa in direzione nord-sud a partire da Via Triumplina, all’altezza dell’innesto
con la tangenziale est (stazione PREALPINO) fino alla stazione ferroviaria (stazione FS), per
poi proseguire in direzione est fino a S. EUFEMIA.
In direzione nord-sud, dopo la stazione PREALPINO si incontrano nell’ordine: la stazione
CASAZZA (sulla Triumplina, all’altezza dell’incrocio con Via Conicchio), la stazione STADIO,
la stazione MOMPIANO (su Viale Europa, all’altezza di Via Boccacci), la stazione EUROPA
(in corrispondenza del parcheggio dell’Università di Medicina), la stazione OSPEDALE, antistante l’ingresso principale degli Spedali Civili, la stazione MARCONI, la stazione S. FAUSTINO, in corrispondenza di Piazzale C. Battisti, la stazione VITTORIA, la stazione FS.
In direzione est, partendo dalla stazione FS, la linea prosegue nell’ordine verso la stazione
BRESCIA 2, su Via Cefalonia in corrispondenza dell’incrocio con Via Corfù, stazione LA-
23
MARMORA, sulla via omonima all’altezza della Via A. Moro, stazione VOLTA, stazione POLIAMBULANZA, stazione S. POLO PARCO, stazione S. POLO CIMABUE, stazione SANPOLINO e stazione S. EUFEMIA.
All’estremo est della linea, in corrispondenza della Via Serenissima, è situato il deposito, che,
oltre a rappresentare la struttura per il rimessaggio, il controllo e la manutenzione dei veicoli,
ospita la centrale operativa e di controllo dell’intero sistema automatico della metropolitana.
Le stazioni sono tutte dotate di banchina di lunghezza pari a circa 40 mt e corredate di N. 6
porte automatiche.
La via di corsa è a doppio binario (scartamento 1.435mm), con marcia a destra.
La pendenza massima è del 4,3% e il raggio minimo di linea è pari a mt. 180,00.
Sul percorso da stazione a stazione delle tratte in galleria, naturale ed artificiale (cut & cover)
è previsto l’inserimento di un pozzo per l’accesso di emergenza dei Vigili del Fuoco.
La flotta iniziale sarà di n. 18 treni, di cui n. 16 in linea, n. 1 a disposizione e n. 1 in manutenzione.
1.4.4.2 Inizio lavori, tempi di realizzazione e data di entrata in esercizio.
I lavori di realizzazione hanno avuto inizio nel novembre 2003 e attualmente risultano realizzati al 32% circa.
La data prevista per la loro fine è il 31.10.2011 e l’entrata in esercizio, come risultante dai
documenti contrattuali, è fissata per il novembre dell’anno 2011.
Allo stato attuale di avanzamento dei lavori sono ancora in fase di studio gli interventi e le
procedure da attuarsi sul percorso della metropolitana in caso di: evento calamitoso, di guasti
in condizioni ordinarie, piani e procedure di emergenza in caso di danni lungo il percorso della metropolitana connessi ad eventi calamitosi.
24
1.4.5
Rete idrografica
Sul territorio comunale di Brescia è presente una complessa rete idrografica nella quale sono
individuabili due distinti reticoli idrici:
1)
2)
il reticolo idrico principale9, di competenza regionale, costituito da:
-
Fiume Mella, che attraversa, in zona ovest, da nord a sud il territorio cittadino;
-
Torrente Garza, che circonda Brescia a nord, ad ovest ed a sud;
-
Torrente Val Carobbio (a nord-est della città);
-
Torrenti Gandovere e Canale (ad ovest della città).
-
Torrente Musia
il reticolo idrico minore10, di competenza comunale, costituito dai corsi d’acqua non
compresi nel reticolo idrico principale.
9
Il reticolo idrico principale è stato individuato con deliberazione della Giunta Regionale Lombardia del
25/01/2002-n. 7/7868 e successive integrazioni e modifiche. Attualmente la gestione dei corsi d’acqua del reticolo
idrico principale è in parte dell’AIPO (Fiume Mella e Torrente Garza) ed in parte dalla Struttura Sviluppo del Territorio (ex Genio Civile) (Torrenti Val Carobbio, Gandovere,e Canale e Musia).
10
Alcuni corsi d’acqua sono gestiti da Consorzi di Bonifica come da elenco incluso nella deliberazione della Giunta Regionale Lombardia del 25/01/2002-n. 7/7868 e successive integrazioni e modifiche.
25
Fra gli altri si ricorda: il Bova, che scende da S. Bartolomeo e sotto la città dà origine al Dragone e poi si unisce al Celato e al Garzetta; il Naviglio Grande derivato dal Chiese (a Gavardo), che affianca la strada statale padana superiore ed a S. Eufemia piega verso sud lungo
Via Mantova; la roggia Fiume Grande, che scende da S. Bartolomeo; la roggia Porcellaga nei
pressi di Via Chiusure.
Il reticolo idrografico del territorio comunale è rappresentato nella tavola A3 di supporto al
piano.
1.4.6
Inquadramento geologico e geomorfologico
1.4.6.1 Inquadramento geologico-strutturale11
Il territorio comunale di Brescia si colloca in corrispondenza dello sbocco nell’alta pianura
lombarda della valle del Fiume Mella (Valtrompia).
Esso risulta caratterizzato per la maggior parte della sua estensione da una morfologia di tipo
pianeggiante; il settore centro e nord-orientale è occupato dal rilievo del Monte Maddalena
(m. 873), quello nord-occidentale dal rilievo del Monte Picastello (m. 373) che si prolunga
verso Sud Ovest nell’altura del Colle della Badia.
La porzione pianeggiante del territorio comunale coincide con il tratto terminale della Valtrompia e, più estesamente, con lo sviluppo del Fiume Chiese.
Il conoide alluvionale del Fiume Mella deve la sua genesi alla locale intensa attività deposizionale operata dallo stesso fiume durante il Quaternario in corrispondenza del suo sbocco in
pianura, in diretta connessione con i rilevanti fenomeni erosivi che interessavano i retrostanti
rilievi montuosi.
Esso risulta costituito da depositi prevalentemente grossolani che sono stati cartografati come Alluvioni antiche ed Alluvioni fluvio-glaciali e fluviali.
Le prime, d’età olocenica (post-glaciali), sono rappresentate da materiali sabbioso-ghiaiosi; le
seconde, più antiche, d’età pleistocenica, sono costituite da depositi ghiaiosi, sabbiosi e limosi che presentano generalmente uno strato d’alterazione superficiale argilloso da brunastro a
11
Il presente paragrafo è tratto integralmente dallo “Studio Geologico” del Prof. Pier Luigi Vercesi prodotto al Comune nell’anno 1996 in occasione della revisione del Piano Regolatore Generale. Lo Studio Geologico è custodito
presso il Settore Urbanistica.
Avvertenza: la cartografia alla quale si fa riferimento più volte nel paragrafo (ove non diversamente indicato) è da
intendersi quella allegata allo Studio Geologico.
26
giallo-rossiccio di ridotto spessore e risultano localmente ricoperte da una più o meno esigua
coltre limosa.
Alluvioni antiche ed Alluvioni fluvio-glaciali e fluviali costituiscono una superficie più o meno
uniformemente degradante verso Sud con i terreni più antichi diffusi nella zona tra il Villaggio
Badia e Roncadelle, nella zona tra il Villaggio Prealpino e l’Ospedale di Brescia e nella zona
di pianura posta a Sud del complesso roccioso del Monte Maddalena (settore sud orientale
territorio comunale), nonché nei pressi di Fornaci (nel settore di Sud-Ovest del territorio comunale), ed i terreni più recenti che si sviluppano all’interno di una fascia di territorio, interna
a quella di diffusione delle Alluvioni antiche, che si allarga progressivamente verso Sud a partire dall’altezza di Collebeato.
Lungo l’alveo del Fiume Mella, fino all’altezza di Urago Mella, sono cartografabili lembi di Alluvioni attuali e recenti, costituite da depositi ghiaiosi e sabbiosi.
L’individuazione di ripiani alluvionali di genesi recente non risulta possibile lungo il restante
corso del Fiume Mella nell’ambito del Comune di Brescia per via dei massicci interventi (urbanizzazione, attività estrattiva, etc.) che hanno talora radicalmente modificato la morfologia
originaria.
Tutti i depositi alluvionali sinora menzionati presentano assetto e caratteri strutturali sostanzialmente simili con giaciture orizzontali o suborizzontali o localmente inclinate in relazione ad
episodi deposizionali specifici (foresets laterali di meandro, fronte di barre longitudinali o trasversali in zona braided) o per appoggio su superfici inclinate modellate in roccia; i rapporti
tra i vari litotipi presentano caratteri di estrema variabilità con frequenti variazioni verticali e laterali che si ricollegano ai meccanismi erosivo-deposizionali (con rapporti laterali per sovrapposizione in sequenze sia negative che positive) che caratterizzano gli ambienti alluvionali; i
litotipi prevalenti sono quelli grossolani (sabbie e ghiaie).
I limiti tra le unità alluvionali, sinora descritte, sono da intendersi in genere come indicativi in
quanto non sempre sussistono elementi morfologici (scarpate alluvionali o perlomeno marcati
dislivelli del piano di campagna che ne indichino la precedente esistenza), litologici o pedologici tali da consentire una distinzione più o meno netta tra le unità medesime.
Per quel che concerne la natura dei rilievi presenti all’interno del territorio comunale, essi sono costituiti da rocce sedimentarie prevalentemente calcaree di età mesozoica, con la sola
eccezione del Colle della Badia modellato in depositi clastici più recenti di età miocenica.
27
La sequenza dei terreni mesozoici affioranti nel territorio comunale di Brescia comprende le
unità formazionali di seguito elencate, ordinate secondo la loro regolare successione stratigrafica che va (in senso crescente di età) dal Crepaccio superiore (Scaglia lombarda) al
Triassico superiore (Corna):
Scaglia lombarda
Maiolica
Selcifero lombardo
Formazioni di Concesio
Medolo
Corna
La Scaglia lombarda, affiorante nell’ambito comunale solo sul versante orientale del Monte
Maddalena, è suddivisibile dal punto di vista litologico nelle sottounità della Scaglia rossa e
della Scaglia variegata.
La Scaglia rossa, stratigraficamente più recente ed arealmente più diffusa, è costituita da
marne fogliettate calcaree, talora argillose, e calcari marnosi rosa-salmone e rossi; la Scaglia
variegata, costituente zone di affioramento più ridotte, è invece costituita da marne fogliettate,
talora argillose, policrome (grigiastre, nerastre, rosso-vinate, grigio verdastre e rosa salmone)
cui seguono verso l’alto stratigrafico calcari marnosi scagliosi dapprima chiari grigio-verdi o
grigio-giallastri, poi rosati o verdini con noduli, lenti e letti di selce nera, rossa o nocciola scuro.
I terreni ascrivibili alla Scaglia lombarda sono contraddistinti da giaciture irregolari che si ricollegano alla marcata tettonizzazione locale (la formazione costituisce il nucleo di una struttura
sinforme strettamente piegata posta immediatamente ad Est di un fronte di sovrascorrimento
tettonico).
La Maiolica, diffusa nell’area di Monte Picastello – Monte Ratto e presente in limitati affioramenti a Nord di Caionvico, è costituita da calcari biancastri compatti ben stratificati,a frattura
concoide, con selci chiare, passanti verso l’alto stratigrafico a calcari più o meno marnosi a
stratificazione sottile con selci scure, alternatisi a marne scagliose verdi, grigie o nere.
28
Per quel che concerne le condizioni giaciturali della Maiolica, esse si presentano sufficientemente regolari nella zona del Monte Picastello e decisamente scompaginate nei pressi di
Caionvico per la presenza di sovrascorrimento tettonico già precedentemente menzionato.
Il Selcifero lombardo, affiorante solo lungo il versante meridionale del Monte Picastello, è
rappresentato da argille silicee con lenti di selce seguite da calcari marnosi e marne con liste,
lenti e noduli di selce con intercalazioni di argilliti silicee e selci stratificate (=Radiolariti) passanti verso l’alto stratigrafico a calcari marnosi rossi con selce rossastra in lenti, noduli o liste
(Rosso ad aptici) poco rappresentanti.
L’assetto giaciturale del Selcifero lombardo si presenta abbastanza regolare.
La Formazione di Concesio, presente analogamente alle precedenti nell’area di Monte Picastello, e nella zona del Monte S. Giuseppe a Nord di Mompiano, è costituita da calcari marnosi prevalentemente grigiastri stratificati separati da sottili giunti marnoso-argillosi, con selci
spesso listate, talora clastici o bioclastici, passanti ad arenarie, con intercalazioni di marne
grigio-verdastre e raramente rosso-vinate.
Il Medolo, che tra i terreni mesozoici è l’unità arealmente più diffusa nell’ambito del territorio
comunale, costituendo gran parte dell’ossatura dell’esteso rilievo del Monte Maddalena (affioramenti sono presenti anche alla base del versante meridionale del Monte Picastello), è rappresentato da calcari generalmente marnosi ben stratificati, talora con letti e noduli di selce,
con intercalzioni più o meno abbondanti di marne, marne argillose o argilliti grigio-verdastre.
L’ultima formazione mesozoica presente è quella della Corna, estesamente affiorante sul
versante orientale del Monte Maddalena.
Tale unità è costituita da calcari talora dolomitici in genere compatti, di colore bianco-avorio,
nocciola, giallo-grigiastro, o grigiastro, a tessitura da cristallina a detritica con numerosi allochemi, in strati per lo più potenti o a stratificazione indistinta.
La formazione di Concesio, il Medolo e la Corna presentano giaciture regolari e sono interessate da ondulazioni connesse ad ampie strutture sinclinaliche ed anticlinaliche a disposizione
all’incirca giudicariense (assi a direzione Sud Ovest-Nord Est); localmente sono presenti pieghe a scala più ridotta (mesopieghe) con analoga disposizione assiale.
29
Il Colle della Badia, prolungamento verso Sud Ovest del Monte Picastello, è modellato in depositi clastici miocenici (Miocene sup.) riferibili al Conglomerato di Montorfano costituito da
conglomerati poligenici ad elementi prevalentemente calcarei, calcareniti e siltiti calcaree con
rari livelli marnosi.
Tali depositi presentano giaciture generalmente suborizzontali, con stratificazione organizzata
in prevalenti sequenze positivi con superfici erosive caratterizzate dalla rara presenza di rare
strutture di corrente (flute casts ed embriciatura) e di carico, con locali accenni ad andamenti
lenticolari dovuti a canalizzazioni.
Sul versante occidentale del Colle della Badia si segnala la presenza di alcuni grossi massi
erratici, testimonianze di fenomeni di glacialismo non databili e riferibili genericamente al
Quaternario antico o ad epoche pre-quaternarie.
Le fasce di raccordo tra i rilievi esistenti all’interno del territorio comunale e le adiacenti aree
di pianura sono sovente caratterizzate dalla presenza di depositi eluviali e/o colluviali (localmente ricoperte da argille rosse residuali di derivazione colluviale) e da falde e coni di detrito
che possono essere considerati in genere inattivi in quanto stabilizzati e colonizzati dalla vegetazione e dalle colture.
All’interno di tali depositi detritico-terrosi che bordano i rilievi sono talora distinguibili, in corrispondenza di talune significative incisioni vallive, alcuni conoidi di deiezione.
Tra questi risulta particolarmente evidente il cospicuo conoide di deiezione della Val Carobbio
sui cui sorge l’abitato di S. Eufemia.
Da quanto sopra sinteticamente illustrato appare evidente l’esistenza di un’ampia lacuna
temporale e, presumibilmente anche sedimentaria, tra i depositi della Scaglia lombarda ed il
Conglomerato di Montorfano; essa corrisponde, infatti, ad un intervallo di circa sessanta milioni di anni durante i quali o non si è avuta sedimentazione dei termini paleogenici ed oligocenici oppure, se questi si sono deposti, sono stati successivamente erosi nel corso delle fasi
orogeniche alpine.
L’elemento tettonico più significativo nell’ambito del territorio comunale è rappresentato dal
sovrascorrimento del Monte Maddalena, piano di dislocazione orientato circa in senso Nord
Nord Est-Sud Sud Ovest (direzione giudicariense) localmente disturbato da faglie trasversali,
30
che ha portato i terreni della Corna ad accavallarsi, scorrendo verso Est, su terreni più recenti
ripiegati a costituire la struttura sinclinalica di Botticino Sera.
Quest’ultima struttura tettonica presenta nella sua parte meridionale, quella di specifico interesse, un andamento parallelo a quello dell’appena citato scorrimento.
Il fianco occidentale della struttura sinclinalica di Botticino Sera, al cui nucleo affiora la Scaglia lombarda, è quasi interamente assente; la Corna viene infatti direttamente a contatto con
la Scaglia lombarda con la locale interposizione di lembi di Maiolica a Nord di Caionvico.
La Corna, verso Est, come appena visto, in contatto tettonico con la Scaglia lombarda, verso
Ovest viene in contatto stratigrafico con i più recenti terreni del Medolo, ad essa sovrapposti
secondo la regolare successione stratigrafica; il limite tra Corna e Medolo corre poco al di
sotto della dorsale del Monte Maddalena.
Lembi di Medolo sono presenti lungo il margine della fascia orientale della Corna tra S. Eufemia e Caionvico; il contatto tra le due unità in questione è in caso interessato da una serie
di dislocazioni tettoniche.
Nell’ambito del Medolo, la cui zona di diffusione si spinge dalla dorsale del Monte Maddalena
fino a ridosso del nucleo storico di Brescia (sono presenti affioramenti nei pressi del castello)
e dell’area di Mompiano, si rilevano, come in precedenza sottolineato, alcune blande deformazioni anticlinaliche e sinclinaliche con assi approssimativamente orientati in senso Nord
Est-Sud Ovest.
Nell’estremo settore nord-occidentale del complesso roccioso del Monte Maddalena (Monte
S. Giuseppe), dove al Medolo si sovrappone stratigraficamente la Formazione di Concesio, le
giaciture delle assise sedimentarie presentano importanti immersioni all’incirca dirette verso
Nord - Ovest.
Sempre in corrispondenza del Monte San Giuseppe vengono segnalate due faglie ad andamento Est - Ovest.
Per quel che concerne l’assetto strutturale del settore nord-occidentale del territorio comunale
coincidente con il versante meridionale dell’altura di Monte Picastello – Monte Ratto, i terreni
mesozoici ivi presenti vengono a costituire una serie monoclinalica diritta immergente
all’incirca verso Nord (con giaciture a reggipoggio); tale serie comprende dal basso verso
31
l’alto: il Medolo, la Formazione di Concesio, il Selcifero Lombardo e la Maiolica affiorante alla
sommità della dorsale rocciosa.
La serie in questione fa parte del fianco meridionale della sinclinale del Monte Peso, blanda
piega ad andamento Ovest-Est con asse centrato sul rilievo omonimo (sito a Ovest di Collebeato).
Il Colle della Badia, a Sud-Ovest del Monte Picastello, rappresenta all’interno del contesto
territoriale in esame una struttura geologicamente diversa dai rilievi sinora descritti in quanto i
depositi entro cui risulta modellato sono, come precedentemente sottolineato, di natura clastica, e di età miocenica; essi poggiano in discordanza erosiva sui sottostanti depositi marini
mesozoici costituenti l’ossatura della Prealpi Bresciane.
Si segnala, infine, che in carta è riportata la proiezione in superficie del fronte di sovrascorrimento sepolto delle unità calcaree mesozoiche verso la pianura.
L’esame dello stralcio del “Modello strutturale d’Italia” realizzato dal C.N.R. (riportato alla pagina seguente) consente di inquadrare gran parte delle informazioni di carattere geologico sinora fornite e di definire compiutamente nelle sue linee generali l’assetto geologico-strutturale
della zona che comprende il territorio comunale di Brescia.
32
Stralcio tratto dal “Modello Strutturale d’Italia”
(C.N.R. “Progetto finalizzato geodinamica” - Dir.: Barberi F., “Sottoprogetto Modello strutturale tridimensionale” –
Resp.: Scandone P. - Cord.: Bigi G., Casentino D., Parlotto M., Sartori R., Scandone P.)
33
1.4.6.2 Aspetti morfologici
Lo Studio Geologico12 evidenzia in primo luogo le emergenze più significative del rilievo, ovvero i crinali principali e quelli secondari (talora interrotti da insellature più o meno marcate)
che rappresentano le linee di spartiacque tra bacini e sottobacini imbriferi.
Rimanendo sempre nell’ambito delle zone interessate dai rilievi le tavole evidenziano le principali scarpate morfologiche distinguendo quelle ad evoluzione naturale (ad esempio quella
imponente della Maddalena ) da quelle artificiali di cave abbandonate in roccia.
Risulta interessante la scarpata presente nella zona di Monte Rotondo (versante Sud Monte
Maddalena) che delimita una vecchia paleosuperficie e che risulta interrotta nella sua continuità da incisioni valliformi.
I rilievi calcarei sono interessati dalla diffusa presenza di forme carsiche, (quali grotte assorbenti temporanee e permanenti, risorgenti temporanee) e doline; le grotte sono particolarmente frequenti nelle zone del Monte Maddalena: in particolare un’elevata concentrazione di
tali forme carsiche si rileva sul versante occidentale della Val Carobbio nei pressi di S. Eufemia.
Sui versanti collinari e montuosi, impostati in roccia e localmente terrazzati (vedasi ad esempio il Colle della Badia), si rilevano solo sporadicamente fenomeni di tipologia franosa, corrispondenti a localizzate ed in genere ridotte (e come tali difficilmente cartografabili) movimentazioni dei materiali detritici che costituiscono la coltre eluvio-colluviale a copertura del substrato roccioso o a crolli in corrispondenza di scarpate; solo sul versante occidentale del rilievo del Colle della Badia l’analisi geomorfologia ha consentito di rilevare la presenza di alcuni
corpi di paleofrana relativamente significativi che appaiono comunque nel complesso stabilizzati.
Localmente sono state individuate aree interessate da ruscellamento diffuso e di conseguenza potenzialmente soggette a fenomeni di creeping (o di decorticazione superficiale) e smottamenti.
Nell’ambito delle zone di raccordo tra i rilievi e la pianura, dove sono diffusi depositi eluvio/colluviali e falde e coni di detrito, si rileva la presenza di coni di deiezione collocati allo
12
Il presente paragrafo è tratto integralmente dallo “Studio Geologico” del Prof. Pier Luigi Vercesi prodotto al Comune nell’anno 1996 in occasione della revisione del Piano Regolatore Generale. Lo Studio Geologico è custodito
presso il Settore Urbanistica.
AVVERTENZA: la cartografia alla quale si fa riferimento più volte nel paragrafo è da intendersi quella allegata allo
Studio Geologico; in particolare il paragrafo è stato redatto a commento delle tavv. 2A; 2B; 2C e 2D allegate a tale
studio
34
sbocco di depressioni vallive secondarie (si veda soprattutto il versante sud del complesso
roccioso del Monte Maddalena); si tratta comunque di forme morfologiche inattive, come già
precisato in precedenza.
L’analisi fotointerpretativa delle zone montuose, utile nell’individuare le forme morfologiche
sinora descritte ha consentito di individuare la presenza di alcuni evidenti lineamenti morfotettonici, presumibilmente corrispondenti a faglie, che sono stati cartografati accanto agli altri elementi tettonici già noti (alcune faglie ed il sovrascorrimento di Monte Maddalena) e presentati sulla Carta di inquadramento geologico-strutturale e sulla Carta idrogeologica e del sistema idrografico.
Passando alle zone di pianura, la carta in esame evidenzia gli alvei attivi del Mella e del Garza mettendo in luce alcuni tratti fluviali o torrentizi caratterizzati da andamento meandriforme.
Tale tipo di andamento, peraltro indice di naturalità del percorso di un corso d’acqua, si riscontra nettamente anche lungo alcuni tratti di un canale che dal casello autostradale di Brescia Centro corre in direzione di S. Zeno Naviglio
Lungo l’alveo attivo del Mella vengono segnalati tratti interessati da fenomeni di sovralluvionamento (generalmente osservati lungo le sponde).
Sono poi messe in luce aree golenali o depressioni artificiali prossime agli alvei del Fiume
Mella e del Torrente Garza, ovvero aree potenzialmente soggette a fenomeni di esondazione
ove non protette da idonee arginature.
Riscontri morfologici e litologici consentono poi di individuare nella zona di Sud-Ovest del territorio comunale la traccia di un paleoalveo del Mella; tale vecchio percorso fluviale, abbastanza evidente all’esame del F.°47 Brescia della C .G.I., proseguiva a valle di Flero in direzione di Bagnolo Mella passando sul fianco orientale del blando rilievo collinare di Capriano
del Colle e Poncarale.
La superficie alluvionale è talora segnata dallo sviluppo di alcune scarpate d’erosione fluviale,
localizzate prevalentemente in adiacenza agli attuali tragitti dei corsi d’acqua, come quella
che segna il limite tra le alluvioni attuali e recenti del Mella ed i depositi più antichi sopraelevati rispetto ad esse.
35
L’osservazione della carta morfologica permette anche di rilevare la presenza di una serie di
cave, recenti/attive e abbandonate nell’ambito della superficie alluvionale; l’intenso sviluppo
dell’attività estrattiva ha talora prodotto (v. settore sud-orientale del Comune) un pesante degrado del territorio, sottolineato dalla presenza di estese e profonde fosse di cava al cui interno affiorano frequentemente le acque di falda.
1.4.7
Inquadramento climatico
Il clima della pianura Padana è abbastanza uniforme e sostanzialmente di tipo continentale,
caratterizzato da inverni rigidi ed estati calde e relativamente umide.
Le precipitazioni nella Regione Lombardia sono piuttosto limitate (600-1100 mm/anno) e relativamente ben distribuite durante tutto l’anno; esse presentano due massimi, uno principale in
autunno ed uno secondario in primavera.
La ventosità è ridotta e frequenti sono gli episodi temporaleschi estivi.
Brescia gode comunque nel complesso di un clima salubre, sia per la vicinanza delle colline
dei Ronchi e sia per la sua posizione allo sbocco della Valtrompia. Tuttavia le estati sono calde e spesso afose e gli inverni rigidi dovuti a venti settentrionali.
Sono inoltre abbastanza frequenti le nebbie nella stagione invernale.
E’ di seguito riportata una tabella con i dati riassuntivi climatologici della città.
Media delle temperature minime invernali
-7°
Media delle temperature massime estive
+34
Pressione atmosferica media
mm 747
Precipitazioni annuali
mm 850
Media annua delle massime nevicate
<cm.7-10
Vento:
Dominante da nord-est
36
Precipitazioni medie annue in mm Q50 e Q90 (Fonte: Programma regionale di previsione e prevenzione)
Precipitazioni con tempi di ritorno di 40 e 80 anni (Fonte: Programma regionale di previsione e prevenzione)
37
1.4.8
Servizi tecnologici-industriali
I principali servizi a carattere tecnologico-industriale della città di Brescia sono gestiti in forma
integrata dal Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A..
A.S.M. è nata nel 1908 come azienda speciale del Comune di Brescia, trasformandosi
nell’anno 1998 da azienda speciale a società per azioni, controllata dal Comune stesso.
1.4.8.1 Sicurezza delle reti di distribuzione e degli impianti
Le attività del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A., per quanto riguarda la sicurezza, si rivolgono a
due problematiche diverse fra di loro, ed esattamente relative a:
-
gestione delle reti di distribuzione
-
impianti di produzione, trattamento e smaltimento.
Per il primo aspetto si parte dal principio che non può esistere sicurezza se non vengono adottate procedure di manutenzione atte a prevenire tutti i principali inconvenienti che possono
derivare dalla gestione di reti (acqua, gas, fognatura, teleriscaldamento, teleraffrescamento,
elettriche e per trasmissioni dati), così vaste e così articolate come quelle esistenti sul territorio comunale e gestite dal Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A..
A tal fine sono state previste ed attuate procedure e normative interne per consentire le attività di controllo, di manutenzione e di pronto intervento 24 ore su 24.
I controlli delle reti e degli impianti avvengono con frequenza stabilita da criteri di qualità del
servizio, adottando programmi di ricerca delle dispersioni con particolare riferimento a quelle
di gas, essendo queste quelle suscettibili di maggior pericolosità.
In effetti lo stato delle reti di distribuzione e trasporto di gas, il tipo di materiale utilizzato per le
condutture, i procedimenti di posa in opera e la continua ispezione e manutenzione delle
stesse rendono estremamente improbabile il verificarsi di un incidente con gravi conseguenze.
A tale conclusione si perviene anche analizzando i dati statistici sugli avvenimenti dall’inizio
del servizio ad oggi.
Per quanto riguarda gli impianti e le reti dell’acquedotto le situazioni di rischio da considerare
(dovendosi ovviamente escludere quelle per dispersioni in condotta e per gli impianti di potabilizzazione) in relazione alle possibili condizioni di pericolosità delle stesse sono connesse
alla gestione dei pozzi e delle sorgenti per inquinamento delle acque captate e per la possibilità di intrusione dolosa da parte di estranei.
38
Tenuto conto che il controllo diretto dei pozzi e delle sorgenti risulta oggettivamente di difficile
applicazione (anche a causa della loro elevata reciproca distanza) il Gruppo A.S.M. Brescia
S.p.A. ha predisposto il telecontrollo dei principali impianti unitamente all’impiego di un servizio di guardiania che esegue verifiche periodiche sugli stessi.
In ogni caso i problemi sopra esposti sono stati oggetto di un’attenta analisi del rischio connesso alle reti di distribuzione gas ed acqua che non ha evidenziato particolari situazioni di
criticità, mentre sono in corso di redazione i piani di emergenza, che verranno prossimamente
adottati, per gli impianti di gas in B.P. ed in M.P. e per gli impianti acqua.
Diversa è la problematica che si presenta ai fini della sicurezza per gli impianti per la produzione di energia elettrica e calore (centrale termo-elettrica Lamarmora, centrale termoelettrica Nord e Termoutilizzatore).
Tali impianti non hanno sino ad oggi richiesto l’attuazione dei relativi piani di emergenza, da
tempo predisposti, a dimostrazione dell’alta tecnologia impiegata, della formazione del personale, delle protezioni attive e passive, nonché dei programmi di manutenzione attivati.
Tuttavia sono sempre attuali e continuamente ricercate procedure di intervento al fine di fronteggiare efficacemente eventi incidentali13.
Dal punto di vista generale si può ritenere che l’effetto di eventuali danni alle reti aziendali di
trasporto e distribuzione non comporta particolari conseguenze all’utenza dal momento che la
zona del danno può essere facilmente isolata e l’utenza servita dalla restante parte della maglia.
Del pari situazioni di danno con il coinvolgimento del singolo stabilimento non producono, di
fatto, sensibili effetti sull’utenza, poiché il servizio può essere ripristinato utilizzando l’apporto
degli altri impianti.
13
Tra questi casi sono certamente da escludere gli eventi sismici, dal momento che gli impianti in questione soddisfano le normative sismiche; in particolare la presenza di strade e di aree esterne garantisce il deflusso delle
persone senza inconvenienti o danni.
La presenza delle strade e delle aree esterne riducono altresì il rischio di incidenti nel caso di azioni di sabotaggio
o di scoppi interni, mentre è da escludere del tutto l’innesco del cosiddetto effetto “domino” per l’assoluta mancanza di aziende vicine.
39
1.4.8.2 Descrizione dell’attività del Gruppo ASM Brescia S.p.A.
Il Gruppo ASM Brescia S.p.A. ha per oggetto l’esercizio, in proprio e/o per conto terzi, sia in
via diretta che attraverso società controllate e/o collegate, delle attività connesse ed inerenti
a:
-
captazione, sollevamento, potabilizzazione, trasporto e distribuzione dell’acqua;
-
servizi di collettamento e depurazione delle acque reflue;
-
acquisto, produzione, trasporto, trasformazione, distribuzione e vendita dell’energia elettrica;
-
produzione, trasporto, stoccaggio, manipolazione e distribuzione del gas;
-
produzione e distribuzione di calore per usi civili e industriali;
-
trasporto cose per conto terzi;
-
servizi di igiene urbana quali raccolta, trasporto e smaltimento, anche con riciclaggio e
recupero energetico, dei rifiuti; raccolta differenziata, lavaggio e spazzamento stradale;
-
raccolta, trasporto, trattamento, smaltimento anche con recupero energetico e riciclaggio dei rifiuti ospedalieri, industriali, tossico-nocivi, pericolosi e di ogni tipo;
-
produzione e distribuzione del freddo;
-
servizi di condizionamento,climatizzazione e di riscaldamento anche con esercizio e
manutenzione di caldaie;
-
gestione di caldaie e di impianti di climatizzazione di terzi;
-
impianto ed esercizio di reti di pubblica illuminazione e gestione delle lampade votive
nelle aree cimiteriali;
-
installazione. manutenzione ed esercizio di reti e di servizi telematici ed informatici;
-
servizi telematici ed informatici inerenti applicazioni, in campi di interesse o affini alle attività aziendali;
-
cablatura, impianto ed esercizio di reti e di sistemi telematici ed informatici;
-
servizi pubblici di interesse turistico.
Il Gruppo può inoltre svolgere qualsiasi attività connessa, complementare o affine a quelle
sopra indicate da chiunque commissionate, quali quelle di studio, di consulenza, di assistenza e di progettazione e costruzione degli impianti necessari.
Dal 01/01/2005 l’attività del Gruppo ASM Brescia S.p.A. si è estesa ad un’ampia area del territorio della provincia di Bergamo a seguito di fusione con la società B.A.S. Bergamo S.p.A..
Nell’area bergamasca l’attività si articola nella gestione del servizio idrico (n. 48 Comuni per
un totale di 353.000 abitanti), nella distribuzione di gas (n. 23 comuni per un totale di 186.000
40
abitanti), nella raccolta e smaltimento rifiuti attraverso un impianto di termoutilizzazione e nel
teleriscaldamento (progetto in corso di sviluppo).
Nel seguito vengono analizzate le singole aree di attività con particolare riferimento alla Provincia di Brescia.
1.4.8.2.1
Energia Elettrica
Il Gruppo ASM Brescia S.p.A. produce, trasporta, distribuisce e, tramite ASMEA S.r.l. e ASM
Energy S.r.l., vende energia elettrica. In particolare il Gruppo, tramite ASMEA S.r.l., vende
energia elettrica ai clienti vincolati localizzati nel Comune di Brescia e in n. 45 comuni della
provincia bresciana, con un bacino, al 31/122005, di n. 344.500 abitanti corrispondenti a n.
218.544 clienti e ai clienti idonei in MT.
Tramite ASM Energy S.r.l. vende, invece, energia elettrica ai clienti idonei in AT.
Produzione.
La produzione del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. viene effettuata tramite impianti di generazione, che
utilizzano in parte fonti rinnovabili o assimilate, aventi una potenza complessiva installata di 750 MWe
(quota ASM), costituita per circa il 97% da impianti termoelettrici o di cogenerazione.
Impianti Termoelettrici.
Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. è proprietario dei seguenti impianti:
-
la Centrale termoelettrica di Cassano d’Adda in regime di comunione per una quota del 25%;
la Centrale termoelettrica di Ponti sul Mincio per una quota del 45%.
Nel territorio del Comune di Brescia sono ubicati i seguenti impianti:
-
la Centrale di cogenerazione Sud - Lamarmora - costituita da turbogruppi a vapore e da
tre caldaie che possono essere alimentate con diversi combustibili; in particolare, due
sono alimentate a olio combustibile e gas naturale ed una è alimentata a carbone, olio
combustibile e gas naturale;
-
la Centrale Nord, in regime di comunione per una quota del 94%. La tecnologia di cogenerazione adottata nella Centrale Nord è basata sul recupero di calore dall’olio di lubrificazione, dall’acqua di raffreddamento, dall’aria di sovralimentazione e dai gas di
scarico dei due motori diesel installati. (Impianto tenuto in riserva fredda – non operativo).
-
Impianti di Produzione a Termoutilizzazione.
Il termoutilizzatore è una centrale di produzione combinata di energia elettrica e termica, che
ha per obiettivo il trattamento ed il recupero energetico dei rifiuti non utilmente riciclabili come
materiali. Infatti, grazie alla presenza della rete di teleriscaldamento, è possibile produrre non
solo energia elettrica, ma anche recuperare energia termica.
41
Impianti Idroelettrici.
La Società possiede sei centrali idroelettriche ad acqua fluente, ubicate in diversi siti nelle vicinanze
del Comune di Brescia, per una potenza installata di competenza pari a 10,6 MW.
Impianti a Biogas
La Società possiede quattro centrali di generazione a biogas, ubicate in diversi siti nelle vicinanze delle
discariche gestite dalla Società stessa nella Provincia di Brescia. L’unico impianto ubicato nel territorio
comunale e’ quello di Buffalora.
Attività di illuminazione pubblica
Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. gestisce il servizio di illuminazione pubblica dei Comuni di Brescia e
Collebeato.
Tale servizio riguarda la progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione di oltre n. 36.800 punti
luminosi presenti nel territorio dei comuni citati e di n. 43.600 lampade votive ripartite negli n. 11 cimiteri ubicati nel Comune di Brescia.
Il servizio di Illuminazione pubblica viene svolto anche sul territorio del Comune di Bergamo con oltre
n. 18.000 punti luminosi di competenza.
1.4.8.2.2
Gas Naturale
Le Società Retragas srl e CiGe SpA del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A., svolgono, attraverso
una rete di trasporto AP e distribuzione MP/BP che si snoda per circa 2300 km, l’attività di
trasporto e distribuzione del gas naturale nel Comune di Brescia ed in altri 53 comuni della
Provincia di Brescia con un bacino stimato di circa 453.000 abitanti corrispondenti, alla data
del 31 dicembre 2005, a oltre 200.000 utenze.
Approvvigionamento
Plurigas, società partecipata da A.S.M. Brescia S.p.A. (nella misura del 30% del suo capitale), è
dall’ottobre 2001 l’unico fornitore del gas naturale distribuito dal Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A..
Il gas approvvigionato da Plurigas viene acquistato all’estero dal gruppo Eni ed è destinato a soddisfare in modo prioritario il fabbisogno di A.S.M. Brescia S.p.A. e degli altri soci di Plurigas. Il contratto stipulato nel 2001 ha durata decennale.
Trasporto e Distribuzione
Le diverse fasi attraverso le quali il gas naturale fornito da Plurigas viene trasportato e distribuito ai
clienti finali possono essere così sinteticamente riassunte:
prelievo dai metanodotti Snam Rete Gas, principale operatore italiano per il trasporto ed il dispacciamento del gas in Italia, attraverso stazioni ricevitrici dotate dei necessari sistemi di misura;
stoccaggio ad alta pressione finalizzato al taglio delle punte di prelievo;
prima riduzione del gas naturale con cabina di primo salto REMI;
trasporto e distribuzione gas in AP e MP;
cabine di riduzione finale (secondo salto MP/BP) ed immissione nella rete di distribuzione a bassa pressione;
distribuzione in BP e consegna e misura al cliente finale.
La rete gas è dotata di più punti di alimentazione dove avviene l’odorizzazione del gas ai
sensi di legge. Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A., inoltre, ha dotato la rete di un sistema di controllo del grado di odorizzazione presso alcuni punti della rete individuati in modo tale da essere rappresentativi di ogni punto della rete stessa, riducendo così il numero di punti di prelievo e di conseguenza le analisi e potendo così intensificare la periodicità dei controlli.
Sicurezza e manutenzione degli impianti.
42
La ramificazione delle reti di trasporto e di distribuzione è stata realizzata dal Gruppo A.S.M.
Brescia S.p.A. con l’obiettivo di consentire una soddisfacente continuità del servizio anche in
occasione d’interventi di manutenzione che possono comportare l’interruzione del flusso del
gas in un determinato punto.
I principali impianti di riduzione e misura, inoltre, sono assistiti da sistemi di telecontrollo, telelettura e telecomando centralizzati che consentono di controllare in remoto gli impianti, attraverso l’acquisizione di dati e allarmi e quindi di attivare con maggiore tempestività i provvedimenti necessari. Tale sistema permette di acquisire in tempo reale tutti gli allarmi (blocco delle linee, anomalie, etc.) e le misure delle condizioni di esercizio (pressioni, temperature, portate, etc.).
Al fine di provvedere all’esigenza della sicurezza degli impianti, personale del Gruppo A.S.M.
Brescia S.p.A. è specificamente dedicato all’attività di controllo, manutenzione e pronto intervento 24 ore su 24 secondo procedure e normative interne formalizzate, oltre che nel rispetto
delle normative tecniche e di legge vigenti in materia.
II controllo della rete e degli impianti di riduzione della pressione del gas è sistematico ed avviene con frequenza stabilita da criteri interni di qualità del servizio che prevedono un programma di ricerca delle dispersioni di gas elaborato per soddisfare gli obblighi di servizio imposti dalla delibera n. 236/00 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.
Le attività di manutenzione sono svolte prevalentemente da personale interno, mentre
l’esecuzione di opere di scavo e posa tubazioni è appaltata ad imprese. Il Gruppo A.S.M.
Brescia S.p.A. ha adottato tale sistema al fine di focalizzare la propria struttura sulle attività di
manutenzione ad elevata tecnologia, che presentano aspetti critici e necessitano, pertanto, di
elevata specializzazione, appaltando, invece, le opere di scavo a ditte specializzate, che effettuano esclusivamente tale attività e possono garantire all’occorrenza adeguate risorse per
l’esecuzione in contemporanea di molteplici lavori.
1.4.8.2.3
Teleriscaldamento/Teleraffrescamento
Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. gestisce il servizio di teleriscaldamento nei Comuni di Brescia, Bovezzo (Bs) e Concesio (Bs).
Questo servizio consiste nella fornitura di calore agli edifici in forma di “acqua calda” (sia ad
uso riscaldamento urbano che per la produzione di acqua calda sanitaria) mediante una rete
di distribuzione sotterranea. Il calore, per un totale di 742 MWt, è prodotto congiuntamente
all’energia elettrica nelle centrali denominate Centrale Sud Lamarmora, Centrale Nord e Termoutilizzatore e da impianti minori.
Lo stesso Gruppo gestisce inoltre il servizio di teleraffrescamento, che consiste nella fornitura
di acqua refrigerata (alla temperatura di esercizio di 6°C.) all’Ospedale Civile di Brescia.
43
L’estensione complessiva delle reti di teleriscaldamento del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. era
pari, al 31/12/2005, a 522 km di doppia tubazione sotterranea.
La rete copre attualmente l’area del Comune di Brescia e di una parte dei comuni di Concesio
(Bs) e di Bovezzo (Bs).
1.4.8.2.4
Manutenzione delle reti
Al fine di provvedere all’esigenza della sicurezza degli impianti, personale del Gruppo A.S.M.
Brescia S.p.A. è specificamente dedicato all’attività di controllo, manutenzione e pronto intervento 24 ore su 24 secondo procedure e normative interne formalizzate, in aggiunta alle normative tecniche e di legge vigenti in materia. In particolare, il Gruppo è dotato di un sistema
di telecontrollo centralizzato presso il quale sono gestiti i segnali di comando, allarme, misure
idrauliche e di calore.
II controllo della rete è sistematico ed avviene con frequenza temporale prestabilita e consente di evitare l’insorgere di fenomeni di corrosione e quindi di perdite sulle condotte di distribuzione.
La manutenzione avviene secondo una pianificazione degli interventi di riparazione dei guasti
rilevati nel corso dei controlli e secondo interventi periodici preventivi di mantenimento degli
impianti. Il servizio di pronto intervento viene fornito 24 ore su 24 attraverso un numero telefonico dedicato (contact center) che attiva tempestivamente i tecnici e le squadre di pronto intervento.
Le segnalazioni e gli esiti degli interventi vengono registrati su un sistema informativo dedicato con l’obiettivo di analizzare i fenomeni e di ottimizzare i tempi di intervento delle squadre di
manutenzione.
1.4.8.2.5
Ciclo idrico integrato
Nell’ambito dell’area ciclo idrico integrato, il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. svolge i seguenti
servizi:
-
captazione, trattamento, adduzione e distribuzione dell’acqua potabile nel Comune di
Brescia e in n. 57 comuni della Provincia di Brescia. La rete idrica si estende per circa
2.965 km, con un bacino di n. 530.000 abitanti corrispondenti a n. 182.709 utenze;
-
fognatura e depurazione delle acque reflue relativamente al Comune di Brescia e a n.
38 Comuni per il servizio di fognatura e a n. 46 Comuni per il servizio di depurazione.
1.4.8.2.6
La gestione acquedottistica e distribuzione idrica
Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. cura l’approvvigionamento, il trattamento, la distribuzione, il
trasporto e, tramite ASMEA S.r.l., la vendita del servizio acqua.
44
Le fonti esistenti in Brescia in zona Mompiano e nel Comune di Villa Carcina (località Cogozzo) appartengono al demanio acquedottistico del Comune di Brescia, le condotte di trasporto
(di circa km 26) aventi diametro maggiore o uguale a 500 millimetri sono di proprietà del Comune di Brescia, mentre sono di proprietà del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. tutti i pozzi del
Comune di Brescia e la rete di trasporto e distribuzione inferiore a 500 millimetri avente una
lunghezza pari a km 641 circa.
Nel corso dell’anno 2005, il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. ha immesso in rete circa 87 Mm3
di acqua ed erogato all’utenza (corrispondente a n. 530.000 abitanti) 57,2 Mm3 di acqua, di
cui 25,3 Mm3 nel Comune di Brescia e 31,9 Mm3 nel territorio della Provincia di Brescia.
Nel corso del 2005, il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. ha somministrato acqua potabile a n.
59.020 utenze (corrispondenti a n. 191.059 abitanti) nel Comune di Brescia e n. 123.689 utenze (corrispondenti a n. 339.000 abitanti) nei comuni della Provincia di Brescia.
Approvvigionamento.
Le fonti di approvvigionamento d’acqua erano costituite al 31/12/2005 da n. 150 pozzi (di cui n. 41 nel
Comune di Brescia e n.109 nei comuni della Provincia di Brescia) e n. 121 fonti (di cui n. 3 a servizio
del Comune di Brescia e n. 118 nei comuni della Provincia di Brescia) che rappresentavano, rispettivamente, circa l’83% (71,9 Mm3) ed il 17% (14,3 Mm3) dell’approvvigionamento complessivo alla medesima data.
La strategia di valorizzazione delle risorse idropotabili sotterranee si muove in parallelo alle attività di
monitoraggio dei corpi idrici sotterranei e su due linee principali: il recupero dei pozzi esistenti e la immissione in rete dei nuovi, per sopperire ad eventuali necessità.
Sul fronte del monitoraggio, il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. è attivo da diversi anni mediante la gestione della rete piezometrica, in attuazione di un programma coordinato della Regione Lombardia.
Trattamento delle acque
Per fronteggiare i fenomeni di inquinamento in tempi ragionevolmente brevi sono state adottate misure
per l’abbattimento delle sostanze presenti oltre il livello di concentrazione massimo ammissibile.
A tal fine il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. ha provveduto ad installare impianti di trattamento specifici.
Particolare rilievo assumono gli impianti a biossido di cloro, destinati alla prevenzione
dell’inquinamento microbiologico, con clorocopertura in tutti i punti della rete di trasporto e distribuzione. L’efficacia di un simile trattamento è confermata dalle analisi effettuate dall’ASL di competenza sui
campioni prelevati nel corso del 2001.
Per la prevenzione e l’abbattimento del fenomeno dell’inquinamento sono, altresì, stati istallati filtri a
carboni attivi presso i pozzi e le sorgenti per l’inquinamento da solventi clorurati e da atrazina e sistemi
di filtrazione biologica per l’inquinamento da ferro, manganese, acido solfidrico, ammoniaca ed arsenico.
Allo scopo di soddisfare eventuali richieste di interventi rapidi a fronte di particolari fenomeni di inquinamento, il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. si avvale anche di impianti mobili di trattamento.
Distribuzione
La consistenza in km delle reti del sistema acquedottistico e di distribuzione gestito dal Gruppo A.S.M.
Brescia S.p.A. è pari a 2965 km, dei quali circa n. 667 nel Comune di Brescia.
Con la finalità principale di garantire la continuità del servizio acquedottistico, il Gruppo A.S.M. Brescia
S.p.A. ha realizzato collegamenti di interconnessione tra le reti di diversi comuni: una prima dorsale,
che collega attualmente la zona est del capoluogo con il Comune di Lonato (BS), è destinata a proseguire fino al Lago di Garda. È in progetto anche una dorsale ad ovest del capoluogo per il collegamento con il Comune di Ospitaletto (Bs).
Le reti di distribuzione del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A., al 31/12/2005, sono costituite da tubazioni in
ghisa sferoidale a giunto rapido (36%), in acciaio (36%), in cemento (2%) e in PEAD + PVC (26%). Nel
Comune di Brescia la rete è stata realizzata quasi totalmente con tubazioni in ghisa sferoidale con rivestimento interno di cemento centrifugato, materiali che apportano il doppio vantaggio di una resi-
45
stenza meccanica simile all’acciaio e di una maggiore difesa alla corrosione esterna dovuta alla posa
della tubazione nel terreno.
Le reti di trasporto sono utilizzate per convogliare l’acqua dai punti di approvvigionamento ai serbatoi o
alle reti di distribuzione.
Le condotte di distribuzione sono utilizzate per distribuire l’acqua ai clienti tramite derivazione d’utenza
provvista di idoneo misuratore di volume di acqua consegnata.
L’acqua viene pompata in serbatoi pensili o in vasche sopraelevate oppure immessa direttamente in
rete con un sistema di pompaggio a giri variabili.
La sala di telecontrollo/telecomando effettua la gestione remota degli impianti stessi.
Manutenzione
Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. opera al fine di ottenere una costante attività di controllo e
monitoraggio del sistema acquedottistico.
La manutenzione elettromeccanica dei macchinari (pompe sommerse e non, valvole, riduttori,
stazioni di disinfezione e di trattamento, ecc.) si realizza attraverso un controllo preventivo e
periodico a rotazione nelle diverse zone del territorio, cui fanno seguito gli interventi programmati ed eseguiti in base alle necessità che si evidenziano in occasione degli stessi controlli. Tali controlli, effettuati dai tecnici interni del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. sono volti a
consentire l’effettuazione di interventi puntuali su eventuali guasti dei macchinari prima che gli
stessi provochino delle perdite o danni di rilevante entità.
Il monitoraggio delle reti è attuato attraverso il controllo sistematico della quantità di acqua
non contabilizzata (rappresentata dalla differenza tra il volume immesso in rete e quello misurato al punto di consegna delle utenze), che permette di pianificare gli interventi da effettuare.
Il controllo dell’acqua non contabilizzata ha rilevanza anche sulla gestione ottimale degli acquedotti.
Tutti gli interventi di manutenzione sono inoltre registrati al terminale della sala di telecontrollo/telecomando.
Per quanto concerne le verifiche igieniche effettuate sul sistema, si precisa che sia gli impianti che le reti vengono sottoposti ad espurghi delle tubazioni, alla pulizia dei serbatoi, alla
verifica dell’integrità dei presidi di protezione, e alle restanti operazioni di manutenzione necessarie, secondo le disposizioni contenute nel D.M. 26.03.1991 in tema di “norme tecniche
di prima attuazione del DPR 24.05.1988 n. 236”.
Ricerca e laboratorio analisi
Conformemente a quanto previsto nel D.P.R. n. 236/88, il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. ha costituito,
all’interno della propria struttura, un laboratorio chimico di supporto alla gestione degli acquedotti non
solo con attività di campionamento ed analisi ma anche con un vero e proprio servizio di assistenza
specialistica sugli impianti di produzione, distribuzione e trattamento.
1.4.8.2.7
La gestione fognatura e depurazione
Il sistema di depurazione e fognatura della città di Brescia, gestito dal Gruppo A.S.M. Brescia
S.p.A., è attualmente costituito da una rete di collettamento delle acque reflue con n. 17 sta46
zioni di risollevamento, una rete di distribuzione e di raccolta delle acque costituita da vasi,
rogge e fossi, quasi tutti in gran parte coperti, un impianto di depurazione principale a sud
nella località di Verziano.
Depurazione.
L’impianto di Verziano ha una capacità effettiva di n. 380.000 “Abitanti Equivalenti”, corrispondenti a
circa 70.000 metri cubi giornalieri di acque reflue.
Al fine di assicurare l’affidabilità e l’efficacia del servizio di depurazione, sono stati recentemente realizzati diversi importanti interventi volti a favorire la depurazione dei reflui collettati in un impianto avente adeguata dimensione per permettere la realizzazione di idonee fasi di trattamento e garantire
un’attenta gestione centralizzata. I fanghi prodotti dall’impianto di Verziano sono in parte conferiti a ditte specializzate per lo spandimento in agricoltura ed in parte inviati al termoutilizzatore per la combustione. È stata attuata la progressiva riduzione dei fanghi destinati in discarica ed al termoutilizzatore a
favore del loro totale recupero in agricoltura.
L’impianto di Verziano comprende anche una stazione di pre-trattamento di percolato di discarica della
potenzialità di 300 m3 al giorno.
Manutenzione ed esercizio delle reti.
Il trattamento ed il funzionamento delle macchine adibite al servizio di depurazione e fognatura richiede un attento controllo dell’intero processo.
I principali controlli effettuati direttamente dai tecnici interni del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A.,
al fine di garantire il mantenimento e il miglioramento del sistema di depurazione e fognature,
sono:
-
il telecontrollo per il monitoraggio dei parametri e delle attrezzature dell’impianto di Verziano;
-
il telecontrollo di tutte le stazioni di sollevamento della rete fognaria.
1.4.8.2.8
Ambiente
Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. opera direttamente in ogni fase del ciclo della gestione dei rifiuti ed in particolare:
-
raccolta e trasporto, inclusa la pulizia di strade ed aree pubbliche;
-
trattamento, comprensivo della selezione per il recupero di materiali;
-
incenerimento con recupero energetico;
-
produzione e recupero energetico di biogas;
-
compostaggio;
-
trattamento delle terre di dragaggio;
-
smaltimento definitivo della frazione residuale in discariche controllate.
Raccolta rifiuti
Raccolta indifferenziata14,.
La raccolta indifferenziata viene svolta per mezzo di n. 12.539 contenitori (cassonetti, cassoni e cestini), con una capacità complessiva di circa 33.005 metri cubi, posizionati sul territorio del Comune di
Brescia e in altri n. 118 comuni.
14
Nella sezione del documento denominata “Risorse” sono elencati gli automezzi per la raccolta rifiuti a disposizione del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A..
47
Nel Comune di Brescia lo svuotamento dei cassonetti avviene di norma 6 giorni su 7, mentre il lavaggio e la disinfezione dei contenitori avvengono mediamente n. 40 volte in un anno.
I rifiuti provenienti dalla raccolta indifferenziata e, pertanto, non utilmente riciclabili vengono conferiti
all’impianto di termoutilizzazione, dove sono utilizzati come combustibile per la produzione di energia
elettrica e termica. La parte residuale dopo la combustione – scorie pesanti - viene successivamente
smaltita nella discarica del Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. sita nel Comune di Montichiari (Bs).
Raccolta differenziata.
La raccolta differenziata nel Comune di Brescia è iniziata nel 1975 con la raccolta della carta, a cui è
seguita quella di vetro e lattine, pile, medicinali, siringhe, rifiuti ingombranti a domicilio, plastica ed organico.
A questo scopo sono stati installati n. 11.627 cassonetti, con una capacità complessiva di circa 26.684
metri cubi.
Negli anni successivi il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. ha esteso tale servizio anche ad altri comuni.
Il Gruppo A.S.M. Brescia S.p.A. gestisce n. 39 isole ecologiche e centri multiraccolta, ai quali è possibile conferire inerti, materiali ferrosi, legno, batterie, oli esausti, elettrodomestici, apparecchi elettricielettronici e rifiuti ingombranti.
Per questi ultimi il Gruppo, avvalendosi di cooperative, ha attivato altresì un servizio gratuito di raccolta
a domicilio, mediante il quale i materiali ritirati sono separati a seconda che siano riciclabili, riutilizzabili
tramite un mercato dell’usato gestito dalle cooperative, e non recuperabili.
Trattamento dei rifiuti
Selezione per il recupero dei materiali.
La selezione dei rifiuti avviene attraverso una piattaforma che è autorizzata al trattamento di 60.000
t/anno di rifiuti solidi speciali non pericolosi ed urbani ingombranti, I materiali in ingresso sono rappresentati da:
giornali ed imballaggi da raccolta differenziata, che vengono selezionati, puliti ed inviati alle cartiere per il macero;
rifiuti urbani ingombranti e rifiuti speciali non pericolosi, che vengono selezionati ed imballati;
pneumatici fuori uso, che vengono divisi per tipologia ed inviati al recupero energetico;
imballaggi di plastica, che viene selezionata, pulita e spedita alle aziende per il riciclaggio e la
granulazione;
legname da raccolta differenziata presso le aziende, che viene triturato ed inviato al recupero per
essere utilizzato nei pannelli truciolati;
metalli ferrosi e non, che vengono accumulati ed inviati in fonderia;
rifiuti da fibre tessili, che vengono accumulati ed inviati al recupero.
Incenerimento con recupero energetico
I rifiuti urbani provenienti dalla raccolta indifferenziata vengono avviati all’impianto di termoutilizzazione
per il recupero, dove diventano combustibile per la produzione di energia elettrica e termica, che alimenta la rete del teleriscaldamento. Vengono, inoltre, conferiti al termoutilizzatore scarti di lavorazione
di prodotti tessili, della carta ed agricoli.
Produzione del biogas.
Il biogas è il prodotto della decomposizione dei rifiuti smaltiti in discarica e viene utilizzato per la produzione di energia elettrica.
Compostaggio
Il compostaggio è il trattamento di rifiuti urbani e scarti vegetali (c.d. umido) per il recupero della parte
organica, da cui si ottiene il compost, un fertilizzante utilizzato nell’agricoltura.
Il trattamento viene eseguito presso l’impianto di compostaggio sito nel Comune di S. Gervasio Bresciano.
Smaltimento dei rifiuti
I rifiuti non utilmente riciclabili e le scorie pesanti della combustione prodotte con la termoutilizzazione
dei rifiuti vengono inviate a discariche controllate.
48
1.4.9
Dati numerici relativi al territorio
2
Superficie territoriale
Estensione Nord-Sud
Estensione Est-Ovest
km 90,68
km 11,00
km 11,5
Altezza s.l.m. (Piazza Loggia)
minima
m 149
m 104
massima (Monte Maddalena)
m 875
Strade
km 16,6
km 65
km 10
km 540
Statali
Vicinali
Autostrade
Comunali
Parchi urbani (anno 2007)
Verde comunale in manutenzione (anno 2007)
n. 52
m2 3.518.026
Area Parco delle Colline di proprietà comunale (anno 2007)
m 610.000
2
Fonte: Unità di Staff Statistica e Settore Verde Pubblico ed Arredo Urbano del Comune di Brescia
POPOLAZIONE RESIDENTE (al 31.12.2005)
Residenti
n. 194.097
Densità abitativa
n./km 2.140
Nuclei familiari
n. 90.540
2
Tasso di natalità (rapporto, moltiplicato per mille, tra le nascite e la popolazione media annua)
Tasso di mortalità (rapporto, moltiplicato per mille, tra le morti e la popolazione media annua)
9,16
9,58
Residenti con più di 65 anni di età
n. 43.753
Residenti in età prescolare (da 0 a 6 anni)
n. 12.028
Residenti al 31.12.2005 in età della scuola dell’obbligo (da 7 a 14 anni)
n. 13.056
Fonte: Unità di Staff Statistica del Comune di Brescia
49
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sezione 1: parte generale