Lezione 6
Corso di “Economia Industriale Internazionale”
Davide Arduini
1. Monopolio e Regolamentazione (1)
Monopolio: le cause
A) Cause “non tecnologiche”:
- Barriere legali
- Barriere all’entrata derivanti dal controllo su alcuni input
indispensabili per attivare un certo processo produttivo
(materie prime; brevetti; …..)
- Cartelli tra imprese
B) Cause “tecnologiche”, essenzialmente:
- rendimenti di scala crescenti (che, nell’ipotesi di prezzi
costanti dei fattori, si traducono in una riduzione del costo
medio del bene al crescere del livello di produzione)
-
elevati costi fissi necessari per intraprendere l’attività e
“irrecuperabilità” dell’investimento (sunk costs = costi
2
affondati)
1. Monopolio e Regolamentazione (2)
Monopolio: le conseguenze
 La presenza di una condizione di monopolio comporta
tipicamente perdite di benessere per la collettività:
- La conseguenza indesiderabile tradizionalmente messa in
luce dalla letteratura economica è che il monopolista
tipicamente produrrà/offrirà una quantità inferiore a quella
efficiente e i consumatori sopporteranno un prezzo
superiore a quello che avrebbero dovuto pagare ad una
impresa
operante in una
industria
concorrenziale
(inefficienza allocativa)
 Ma anche altre conseguenze indesiderabili sono state
progressivamente messe in luce dalla letteratura economica:
- il possesso di potere di mercato consente al monopolista di
non doversi preoccupare di produrre nel modo tecnicamente
3
più efficiente: può massimizzare i profitti senza curarsi della
minimizzazione dei costi (inefficienza produttiva)
1. Monopolio e Regolamentazione (3)
- poiché il potere di mercato deriva dall’esistenza di barriere
all’entrata, il monopolista, per salvaguardare il proprio
vantaggio, destinerà risorse (e, quindi, accrescerà i costi)
per preservare/rafforzare le barriere
esempio: investimenti pubblicitari per fidelizzare la clientela,
o attività di lobbying per assicurarsi una protezione legale
(rent seeking)
- minore innovatività (ma su questo punto teoria economica
ed evidenze empiriche non suggeriscono risultati univoci)
il potere di mercato di cui dispone l’impresa scoraggerebbe le
imprese ad innovare per accrescere la propria competitività
- ma c’è chi ritiene che proprio il fatto che il potere di
mercato riduce la “rischiosità” degli investimenti in
innovazione, il monopolio, a differenza della concorrenza,
4
favorirebbe il progresso tecnologico
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (1)
 passaggio dell’impresa da “price taker” (impresa in
concorrenza perfetta) a “price maker” (impresa monopolista)
 monopolio: situazione nella quale un’unica impresa, produce e
vende un bene non fungibile
Tipologie:
 monopolio delle risorse: una sola impresa detiene una risorsa
chiave)
 monopolio legale: una sola impresa detiene il diritto esclusivo
di produzione di un bene)
 monopolio naturale: una sola impresa è in grado di fornire
all’intero mercato un bene o un servizio a costi più bassi di
5
quelli che affronterebbero due o più imprese
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (2)
Decisioni di produzione e di prezzo
 elemento determinante che differenzia il monopolio dalla
concorrenza è la percezione della domanda: immaginata
dall’impresa concorrente; reale per l’impresa monopolista con
la totalità del mercato
 Le imprese concorrenziali prendono il prezzo come dato e
quindi si confrontano con una domanda orizzontale
Figura 1
 Poiché il monopolista è l’unico venditore sul proprio mercato,
si comporta con una curva di domanda inclinata verso il basso
 Ne consegue che il monopolista deve accettare un prezzo più
basso se vuole vendere più prodotto
Figura 2
6
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (3)
 La curva di domanda del monopolista illustra la relazione tra
quantità e prezzo del bene
 La curva del ricavo marginale illustra di quanto il ricavo
dell’impresa cambia a fronte di un incremento unitario della
quantità venduta
 Poiché il prezzo di tutte le unità vendute diminuisce
all’aumentare della quantità venduta il ricavo marginale è
sempre inferiore al prezzo del bene (MR < P)
Figura 3
 È questa una differenza fondamentale rispetto all’impresa in
concorrenza dove invece abbiamo MR = P
7
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (4)
Massimizzazione del profitto
 Il monopolista ha convenienza ad aumentare la produzione
vendibile fino a quando:
RM > CM
 Si conclude che la quantità per la quale il monopolista
massimizza il profitto è identificata in base a
P > RM = CM
 Mentre per il concorrente è identificata da
P = RM = CM
8
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (5)
MC=P
qc
 Quindi, in concorrenza perfetta essendo MC = P, tutta l’area
punteggiata è la rendita del consumatore (RC) o surplus del
consumatore (SC)
9
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (6)
 In monopolio essendo la condizione di equilibrio della
massimizzazione del profitto MC = MR, avremo
SC
Pm
π=PS
EL
MC=P
qm
10
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (7)
 La rendita del consumatore (RC o SC) si riduce a causa
dell’aumento del prezzo da Pc a Pm e della riduzione della
quantità da Qc a Qm
 L’impresa si appropria di parte di questa riduzione (in forma
di profitto), ma una parte viene dispersa in perdita di
efficienza allocativa (EL, Efficiency Loss)
 Se le risorse del sistema fossero allocate in modo da
produrre di più fino al livello Qc, EL diminuirebbe fino ad
annullarsi
 Possiamo riformulare la massimizzazione del profitto del
monopolista utilizzando la nozione di elasticità della
domanda rispetto al prezzo:
d ( q )
0
dq

MR  MC
(1)
11
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (8)
 Poiché
R(q)  P(q)q
 Dove P(q) denota la funzione inversa di domanda D (p)
 Si ha che
dP(q)
MR 
q  P(q )
dq
1

 P1  


(2)
 Dove, ε è l’elasticità della domanda rispetto al prezzo:
dq P
 
dP q
12
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (9)
 Sostituendo la (1) nella (2) si ha
 1
MC  P1  
 
(3)
 Da cui discende la regola dell’elasticità
P  MC 1

P

(4)
 Quindi, il margine di profitto (markup) del monopolista è
inversamente correlato all’elasticità della domanda (ε)
 Riportiamo, di seguito, il prezzo ottimale per diverse funzioni
di domanda (domande più o meno elastiche)
13
2. Efficienza allocativa in monopolio e in concorrenza perfetta (10)
P1m
P2m
MC=P
MC=P
qm
qm
 A parità di costi e di quantità vendute, abbiamo P1m > P2m
perché la domanda nel secondo caso è più elastica
14
3. Imprese Dominati (1)
 I casi di monopolio puro (ossia esiste solo un impresa che
detiene il 100% del mercato) sono piuttosto rari
 È più realistico trovare casi con industrie in cui una sola
impresa detiene una quota di mercato del 50% o anche
maggiore e un insieme (frange) di imprese piccole che
operano come in concorrenza si dividono il resto del mercato
 Supponiamo che queste piccole imprese abbiano una capacità
produttiva limitata pari a K
 Quindi questo significa che l’impresa dominate avrà una
domanda residua (DR) ottenuta spostando la domanda di
mercato totale (D) verso sinistra di K unità
d(p) = D(p) - K
Figura 4
15
3. Imprese Dominati (2)
 Non è detto che una situazione con impresa dominante dia
luogo a maggiore efficienza allocativa di una situazione di
monopolio puro
 Il risultato dipende da ε
 Una situazione di monopolio con ε alta, da luogo a (P-MC)/P
inferiore a quello che si avrebbe con impresa dominante e
domanda più rigida
 Quindi: più delle quote di mercato controllate dalle imprese
contano le caratteristiche della domanda (ε) e il
comportamento (di prezzo e non di prezzo) delle imprese
 Risultato analogo si verifica in oligopolio
16
4. Monopolio naturale (1)
Caratteristiche
 rendimenti di scala crescenti che, nell’ipotesi di prezzi
costanti dei fattori, si traducono in una riduzione del costo
medio del bene al crescere del livello di produzione
 elevati costi fissi necessari per intraprendere l’attività e
l’“irrecuperabilità” dell’investimento (sunk costs)
 Esempi di monopoli naturali
- Servizi infrastrutturali (“servizi a rete”, public utilities):
telecomunicazioni, elettricità, gas, acqua, ferrovie, porti,
aeroporti
17
4. Monopolio naturale (2)
Attenzione:
 In molti settori il cambiamento tecnologico e lo sviluppo della
domanda hanno modificato e/o stanno modificando le
condizioni di costo:
- telecomunicazioni: grazie all’aumento della capacità
trasmissiva delle reti terrestri e allo sviluppo della telefonia
cellulare non si può più ritenere che esistano diffuse economie
di scala se non in segmenti particolari delle telecomunicazioni
- elettricità: le condizioni di monopolio naturale permangono
essenzialmente nel trasporto ad alta tensione
 Ciò spiega la crescente attenzione nei confronti della
regolamentazione dell’accesso alle reti (reti telefoniche, reti
ferroviarie, linee di trasporto gas, elettricità) come strumento
per favorire la concorrenza nei segmenti non caratterizzati da
18
condizioni di monopolio naturale
5. Regolamentazione e Antitrust (1)
 Il costo sociale del monopolio non sta tanto nel profitto del
monopolista quanto nel fatto che il monopolista sceglie di
collocarsi a un livello di produzione inferiore a quello che
massimizza la rendita totale dato che pratica un prezzo
superiore al costo marginale
 Scelte di tipo politico per rimediare al costo sociale del
monopolio:
- regolamentare il comportamento delle imprese monopolistiche
- stimolare la concorrenza mediante la normativa antitrust
- istituire imprese pubbliche
- rimanere inattivi
19
6. Problemi di regolamentazione (1)
 Anche se il monopolio naturale è efficiente dal punto di vista
produttivo, rimane l’inefficienza allocativa: l’attività di
regolamentazione si deve porre l’obiettivo di ridurla al minimo
A
B
E
F
AC
C
D
MC
20
6. Problemi di regolamentazione (2)

L’attività di regolamentazione si deve porre come obiettivo
prioritario quello di ridurre al minimo l’inefficienza allocativa

Le possibili soluzioni sono:
1) Imporre pR = MC
- si annullerebbe la perdita di efficienza allocativa, ma il
monopolista produrrebbe in perdita, dati gli elevati costi fissi
che caratterizzano il monopolio naturale
- in presenza di costi fissi, l’area del profitto si riduce rispetto
al caso visto in precedenza, senza costi fissi
- in particolare, la parte di surplus del produttore (ABCD)
definita dall’area ECDF copre i costi fissi ,e i profitti del
monopolista sono dati dall’area ABFE
- imponendo pR = MC il monopolista incorrerebbe in una perdita
pari all’ammontare dei costi fissi (ECDF)
21
6. Problemi di regolamentazione (3)
2) Imporre pR = MC e fornire sussidi al monopolista
per coprire la perdita ECDF, ma:
- richiede il finanziamento del sussidio (ad esempio
attraverso la tassazione), con conseguenti effetti
negativi in termini di efficienza (riduzione del surplus
del consumatore)
- rischio di “regulatory capture”, ovvero rischio di
influenzabilità del regolatore dall’attività di lobbying,
che per di più ha rilevanti costi sociali
22
6. Problemi di regolamentazione (4)
3) Average cost pricing (pR = AC = D)
AC
pR
MC
qR



In questo modo il monopolista riesce a ripagare i costi fissi
Il surplus del produttore è esattamente uguale ai costi fissi
Problemi:
- asimmetria informativa
- scarso incentivo ad abbassare i costi medi (se pR si adatta
23
istantaneamente ad AC)
6. Problemi di regolamentazione (5)
4) Price cap
 Si fissa un prezzo che copra AC e non lo si varia (se non a
lunghe scadenze), incentivando incrementi di produttività,
oppure si incorpora in pR un esplicito incentivo in funzione di
aumenti di efficienza
 Teoricamente fornisce al monopolista forti incentivi ad
aumentare l’efficienza durante il periodo in cui i prezzi sono
fissati
 Problemi:
- quanto deve essere lungo il periodo di fissazione del
prezzo?
- come assicurare la qualità del prodotto/servizio
24
7. Inefficienza allocativa (1)
 Potere di Mercato (PM): è la capacità dell’impresa di
aumentare in modo profittevole il prezzo al di sopra di un
certo livello dei costi (P > MC)
 Il PM delle imprese influenza le caratteristiche
dell’equilibrio di mercato (prezzi, quantità, benessere) e
quindi l’efficienza allocativa
 Vediamo come il PM è in grado di influenzare il Benessere
Sociale (BS = ∑ Sc + Sp)
 Supponiamo che la tecnologia (costi) usata sia data e la
più efficiente tra quelle disponibili
MC = costante
 OO’ = domanda di mercato lineare
Figura 5
25
7. Inefficienza allocativa (2)
Alcune considerazioni:
 In concorrenza, rispetto al monopolio, aumenta il BS
netto
 In concorrenza, rispetto al monopolio, peggiora il Surplus
del produttore (Sp=0) (inefficienza allocativa del
monopolio)
 I consumatori spingeranno, con meno successo, verso una
maggiore concorrenza nel settore
26
7. Inefficienza allocativa (3)
Le determinanti della perdita netta
-
La perdita di BS non è solo conseguenza di un P = Pm, ma in generale per tutti
i casi in cui P > CM
-
Più alto è P, maggiore è la perdita del BS, maggiore è il PM
-
Quindi, un altro fattore a incidere sul BS è l’elasticità della Domanda (εD)
1) Domanda perfettamente elastica
1.1) la curva OO’ è orizzontale
1.2) il monopolista non può fissare P > CM (i consumatori non sarebbero
disposti ad acquistare il bene per ogni aumento infinitesimo di P)
1.3) non si ha perdita netta del BS
2) Domanda sempre più anelastica
2.1) se si riduce
εD il monopolista può fissare P > CM
2.2) aumenta la perdita netta del BS
27
7. Inefficienza allocativa (4)
Attività di rent - seeking
- La possibilità di godere di profitti elevati (da monopolio) incentiva
i produttori a impiegare risorse/attività aggiuntive (rent –
seeking) per spingere le autorità pubbliche verso la creazione di
monopoli legali
- Le risorse/attività rent – seeking aumentano la perdita attesa di
BS (in quanto sono spese improduttive) che si somma alla perdita
di Sp
- Queste spese improduttive (costo sociale di monopolio) coincidono
graficamente all’area pmpcTR (Figura 5)
- Le maggiori spese in azioni rent – seeking permetteranno di
conservare o conquistare condizioni di monopolio (elevate rendite)
- La forte concorrenza può spingere le imprese a spendere in
attività rent – seeking per un ammontare pari al totale dei profitti28
attesi da monopolio
7. Inefficienza allocativa (5)
- Quindi: le imprese preferiscono raggiungere condizioni di monopolio
sacrificando tutte le rendite. I motivi sono diversi:
1) esiste CP tra le imprese che sviluppano attività rent – seeking
2) la tecnologia di rent – seeking ha rendimenti di scala costanti
3) le attività (rent – seeking) necessarie per avere condizioni di
monopolio non hanno valore sociale
- Alcune precisazioni:
A) esistono imprese più efficienti di altre nello sviluppare attività
rent – seeking: quindi non sempre le rendite perse coincidono con
l’intero profitto da monopolio
B) in alcuni casi le attività rent – seeking producono risultati dotati
di valore sociale: le spese in pubblicità migliorano l’informazione
necessaria ai consumatori per comprendere le caratteristiche
29
distintive del prodotto
8. Inefficienza produttiva (1)
 Un PM elevato non solo provoca Inefficienza Allocativa
“IA” ma anche Inefficienza Produttiva “IP” (ulteriore
perdita di BS)
 Inefficienza
produttiva:
l’impresa
utilizza
una
combinazione di fattori della produzione diversa da quella
che minimizza i costi di produzione
 Ipotizziamo che il monopolista abbia costi marginali (C’)
maggiori delle imprese in concorrenza (C)
C’ > C
Figura 6
30
8. Inefficienza produttiva (2)
 Perché un monopolista dovrebbe produrre con una
tecnologia meno efficiente (quindi sopportando maggiori
costi) ?
 Due motivazioni:
- il monopolista non avendo rivali (nessuno mette a rischio
le sue rendite) è meno spronato a innovare e adottare la
migliore tecnologia disponibile (effetto di rimpiazzo)
- l’ambiente competitivo seleziona le imprese più
efficienti (che continuano a operare nel mercato) da
quelle inefficienti (che falliscono); mentre in un mercato
monopolistico non avviene nessuna selezione e le imprese
sopravvivono anche se inefficienti
31
9. Efficienza dinamica (1)
 Efficienza dinamica: possibilità di introdurre
processi e prodotti da parte delle imprese
nuovi
 Cosa cambia:
- da un punto di vista statico, indaghiamo se la concorrenza
spinge le imprese ad operare sulla frontiera dell’efficienza
produttiva corrente
- dinamicamente, indaghiamo se la concorrenza stimola le
imprese
a
spostare
la
frontiera
dell’efficienza
produttiva/tecnica più velocemente e in avanti
Minori incentivi ad innovare in monopolio
 Il monopolista risulta inefficiente (a livello dinamico)
perché non incentivato ad adottare nuove tecnologie di
produzione
Figura 7
32
9. Efficienza dinamica (2)
 Il minore incentivo del monopolista risiede nel fatto che la sua
decisione viene presa tenendo conto del solo profitto addizionale
(prodotto dalla nuova tecnologia); mentre l’impresa in concorrenza
tiene conto dell’intero profitto
 Gli alti profitti del monopolista (senza innovare) lo disincentivano
all’adozione della nuova tecnologia
 Il maggiore incentivo per l’impresa in concorrenza risiede nel fatto
che i suoi profitti (senza innovare) sono nulli
 In questo modo si dimostra che il monopolista ha minori incentivi
ad innovare rispetto le imprese in concorrenza
 Questo risultato va contro l’idea di fondo di Schumpeter che
sosteneva che era il potere di monopolio ad incentivare gli sforzi in
R&S
 Conclusioni: l’ambiente più idoneo per investire in R&S prevede una
situazione intermedia caratterizzata da un certo grado di
concorrenza e un potere di mercato sufficientemente elevato 33
Scarica

Lezione_6_Monopolio_Regolamentazione