PROFEZIA SU ISRAELE «Così parla Dio, il Signore: "Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d'Israele. Voi conoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio! E metterò in voi il mio spirito, e voi ritornerete in vita; vi porrò sul vostro suolo, e conoscerete che io, il Signore, ho parlato e ho messo la cosa in atto" dice il Signore». L'UOMO È MORTALE O IMMORTALE? (Ezechiele 37:12-14) Distribuito gratuitamente - Aprile 2011 - Stampato in proprio Comunità Cristiana Piazza Macaluso 7 - 92024 Canicattì - AG www.comunitacristiana.org Puoi rivolgerti anche: Via Cattolica 34 - 92010 Montallegro – AG Tel. 0922-847613 - Cell. 389-2752801 ESISTE L'INFERNO? 2 È credenza diffusa che l’uomo possegga dentro di sé un’entità immateriale, chiamata “anima”, che alla morte abbandonerebbe il corpo per involarsene al Signore, in cielo. Secondo tale credenza, l’anima, una volta ascesa al cielo, verrebbe immediatamente giudicata e riceverebbe il premio della vita eterna, se anima pia, o la pena del purgatorio, se anima impura, oppure la pena dell’eterno inferno di fuoco, se anima dannata. Molte chiese cristiane sostengono che ciò sia insegnato dalla Parola di Dio, la Bibbia. Alcune chiese hanno persino accettato la teoria della provenienza dell'uomo dalla scimmia. Come stanno le cose? E che cosa insegna effettivamente la Sacra Scrittura? Risponderemo a tali domande, alla luce della Bibbia. 1) L’UOMO VIENE DAVVERO DALLA SCIMMIA? No, perché Dio creò tutti gli esseri viventi direttamente «secondo la loro specie» (Genesi 1:21-25). Per cui, una specie non può dare origine ad una specie diversa. Creò l’uomo a sua immagine e somiglianza (Genesi 1:26). L’uomo è quindi una creatura speciale, dotata di intelligenza e di ragione, simile al suo Creatore, e per tale ragione non può venire da una specie inferiore. La Bibbia dice: «Tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio» (Salmo 8:5). Chi ancora pensa che l’uomo venga dalla scimmia rifletta: Perché non esistono scimmie (e uomini) a progressivi stadi evolutivi? Come mai esistono solo scimmie allo stato puramente animale? Perché le scimmie esistono ancora? 2) COM’È FATTO L’UOMO? HA UN’ANIMA IMMORTALE? La Sacra Scrittura dice: «Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente» (Genesi 2:7). Nota: Salvo diversa indicazione, il testo biblico usato in questo opuscolo è la Versione Nuova Riveduta. Anima vivente, in ebraico “lenèfesh chaiyàh”, significa “creatura vivente che respira”. 23 I N D I C E: pagina 1) Luomo viene davvero dalla scimmia?.............................2 2) Com’è fatto l’uomo? Ha un’anima immortale?.................2 3) Perché in certi passi biblici sembra, invece, che l’uomo abbia un’anima o uno spirito immortale?..............3 4) Quando e dove è nata la menzogna dell’immortalità dell’anima. Chi l’ha inventata?......................................3 5) Che cosa succede all’uomo quando muore?....................4 6) I morti non sono in cielo, ma nelle tombe. L’unica certezza che dà Gesù per i morti è la risurrezione...........5 7) Bisogna essere morti e andare in cielo per essere Santi? Il culto ai santi è biblico? Chi ha il potere di santificare?...6 8) Esiste l’inferno?..........................................................8 9) La questione dell’anima..............................................12 10) Conclusioni.............................................................22 22 Ora, se gli uomini debbono cercare l’immortalità, è evidente che non la possiedono! E ciò vuol dire che gli uomini non sono immortali, non possiedono un’entità immateriale immortale chiamata “anima”. Se gli uomini fossero immortali, il sacrificio di Gesù sarebbe inutile! Insomma, Cristo non è venuto a morire per dare l’immortalità a chi già la possiede! Infatti, la Bibbia afferma che Gesù col suo sacrificio «ha distrutto la morte e ha prodotto in luce la vita e la immortalità mediante l’Evangelo» (2 Timoteo 1:10). Versione Riveduta. CONCLUSIONI: La dottrina dell’immortalità dell’anima e quella degli eterni tormenti in un inferno di fuoco sono errate perché: 1) non sono insegnate dalla Parola di Dio; 2) fanno di Dio un bugiardo ed un barbaro; 3) contrastano col divino Piano di salvezza e di restaurazione della creazione contenuto nella Sacra Scrittura; 4) rendono vano il sacrificio di Cristo; 5) annullano la speranza della resurrezione; 6) rendono inutile il ritorno ed il giudizio di Cristo. Dio, nella sua infinita bontà, ha predisposto un piano di redenzione dell'uomo, che prevede la sua rigenerazione e il dono della vita eterna sulla terra restaurata, adempiendo il suo grande disegno originario. Infatti, l'Onnipotente creò la terra quale ambiente adatto all'uomo, e l'uomo perché vivesse sulla terra. Quindi, l'uomo non fu creato per andare a vivere in cielo. Per cui, è un errore sostenere e insegnare che l'uomo abbia un'anima immortale che andrà vivere in cielo in eterno. Dio, essendo infinito amore, non ha mai concepito la tortura eterna per i figli disubbidienti. Qualunque padre terreno preferirebbe che un figlio sia morto piuttosto che tormentato e sofferente per l'eternità. Quanto più il Padre Celeste, che ci ha creati e ci ama infinitamente, preferirebbe la stessa cosa, pur con grande dolore! Nel futuro mondo perfetto che Dio ha concepito non potranno esistere né torturati né torturatori, perché non vi sarà più pianto né dolore. Quindi, l'inferno di fuoco è invenzione dell'uomo e del Diavolo, e non un'idea di Dio. Il Regno di Dio nel nuovo mondo esisterà per la gioia e la felicità dei suoi figli, e il Signore stesso gioirà assieme a tutti loro in eterno. 3 Le identiche parole ebraiche nella Bibbia vengono usate in riferimento alla creazione degli animali. Vedi: Genesi 1:20,21,30. Vedi anche: Ecclesiaste 3:19-21. Dunque, l’anima vivente non è qualcosa a sé stante dentro l’uomo, ma è l’uomo stesso, perché solo la fusione della materia e dell’alito vitale di Dio dà origine all’uomo. Se si separano questi due elementi, l’uomo non può esistere. La Bibbia conferma: «Tu [Dio] ritiri il loro fiato e muoiono, ritornano nella loro polvere» (Salmo 104:29). Vedi: Giobbe 34:14; Salmo 146:4. 2) PERCHÉ IN CERTI PASSI BIBLICI SEMBRA, INVECE, CHE L’UOMO ABBIA UN’ANIMA O UNO SPIRITO IMMORTALE? La parola anima, in ebraico “nèphesh” e in greco “psykhé”, originariamente significava: “essere” o “creatura vivente”, “vita” o “esistenza”. La parola spirito, in ebraico “ruach” e in greco “pneuma”, originariamente indicava l’“alito” o “soffio vitale di Dio” nelle creature (o anche il vento). Ma nel corso dei secoli, entrambe le parole sono state usate per significare anche: l’io, la coscienza, l’intimo, il cuore in senso figurato, la personalità, il carattere, l’intelletto o la sede dei pensieri e dei sentimenti. Per tale ragione è nata una grande confusione ed hanno avuto origine dottrine non bibliche che hanno influenzato anche i traduttori della Sacra Scrittura. Ma dal confronto dei passi biblici, la verità viene sempre alla luce. 4) QUANDO E DOVE È NATA LA MENZOGNA DELL'IMMORTALITÀ DELL'ANIMA? CHI L'HA INVENTATA? La menzogna dell'immortalità dell'anima nacque ad opera di Satana, nel Paradiso terrestre, dove Dio aveva posto la prima coppia umana, Adamo ed Eva. Scopo del Diavolo era quello di assoggettare i due alla sua volontà, per condurli alla morte. In sembianze di serpente, si presentò a loro quasi come un liberatore e un benefattore, dando ad intendere che Dio proibiva che essi mangiassero del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, perché non voleva che diventassero uguali a Lui. 4 21 Il Maligno disse ad Adamo ed Eva: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male» (Genesi 3:4-5). Invece Dio aveva detto ad Adamo: «Mangia pure da ogni albero del giardino [cioè il Paradiso terrestre], ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai» (Genesi 2:16-17). Adamo ed Eva, illusi di diventare uguali a Dio, cioè immortali, mangiarono il frutto proibito. Satana aveva loro detto: "Non morirete affatto", mentre Dio li aveva avvertiti: "Certamente morirete". E morirono! Eppure, la menzogna di Satana viene ancora creduta. Egli convince tuttora la maggior parte degli uomini che essi sono immortali. La loro morte è simbolo del cambiamento della loro condizione spirituale: 5) CHE COSA SUCCEDE ALL'UOMO QUANDO MUORE? La Parola di Dio insegna che la morte è l’esatto contrario della vita. Per cui, alla morte cessa ogni attività corporea e mentale dell’essere umano. Quando il primo uomo, Adamo, peccò, Iddio gli disse: «Sei polvere, e in polvere ritornerai» (Genesi 3:19). Dell’uomo che muore la Bibbia dice: «Il suo fiato se ne va, ed egli ritorna alla sua terra; in quel giorno periscono i suoi progetti» (Salmo 146:4). La Parola di Dio dice anche: «La sorte dei figli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e agli altri tocca la stessa sorte; come muore l'uno, così muore l'altra; hanno tutti un medesimo soffio, e l'uomo non ha superiorità di sorta sulla bestia; poiché tutto è vanità. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengono dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere» (Ecclesiaste 3:19-20). La Scrittura dice pure: «I viventi sanno che moriranno; ma i morti non sanno nulla… Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno dei morti dove vai, non c'è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza» (Ecclesiaste 9:5,10). La Parola di Dio è, dunque, chiarissima: l’uomo è una creatura mortale e quando muore cessa di esistere. > per il popolo d’Israele segna la fine quale popolo di Dio; > per il popolo dei Gentili segna la fine quale popolo rigettato da Dio. Tutto ciò avviene a causa del passaggio dalla Legge mosaica alla Legge di Cristo, mediante il suo sacrificio, per cui tra i due popoli vi fu una grande voragine (verso 26). Quindi, i Gentili che accettano Cristo non possono passare sotto la Legge mosaica, perché essa è stata sostituita. Gli Israeliti che non accettano Cristo non possono passare sotto la Legge della Grazia, ma restano nella morte. Fino ad allora il seno d’Abramo (verso 22), vale a dire la progenie spirituale di Abramo, era costituito esclusivamente da Israeliti. Da Cristo in poi, Israele viene rigettato (per aver rifiutato la salvezza e messo a morte Gesù), e al suo posto nel seno d’Abramo entrano a far parte i Gentili. Vedi: Galati 3:26-29; Romani 9:6-8; Giovanni 8:30-47. Gli angeli (o messaggeri) sono i servi di Cristo che annunciano la salvezza e l’elezione ai Gentili. È importante notare che: il ricco va nell’ades, cioè alla morte spirituale, e passa dalla vita alla morte (perché agli occhi di Dio ora è morto); Lazzaro va nel seno d’Abramo e passa dalla morte alla vita (perché agli occhi di Dio è ora vivo, come risuscitato) - versi 22-23. Ovviamente, Lazzaro ora è spiritualmente consolato e il ricco è nei tormenti, tribolato, per aver perso il favore divino (versi 23-25). I due, dunque, non sono morti fisicamente, perché, altrimenti non potrebbero né il primo (Lazzaro) godere le consolazioni, né il secondo (il ricco) subire le tribolazioni. I morti non provano né gioie né dolori (Salmo 146:4). Quindi, in questa parabola non si parla affatto di anime che vanno alle torture e ai tormenti eterni in un inferno di fuoco con diavoli e forconi, e di anime che vanno alle delizie in paradiso! La spiegazione dettagliata della Parabola del ricco e Lazzaro è disponibile a richiesta. 18) Per la spiegazione dei testi di Apocalisse 14:10-11 e 20:10, dove si parla del tormento dei demoni e di tutti i malvagi nello stagno di fuoco, vedi il punto 38. 19) In 1 Timoteo 6:14-16 è scritto che soltanto Dio possiede la immortalità, vale a dire l’immortalità per sua natura, in sé e per sé. Ciò vuol dire che, ad eccezione di Gesù che l’ha ereditata dal Padre (quindi, per concessione), nessun’altra creatura in cielo o in terra possiede l’immortalità. Questo è confermato in Romani 2:7, dove è detto che l’immortalità si deve cercare con la «perseveranza nel fare il bene». Ma, è ovvio, è concessa solo agli eletti. 20 Dal contesto del capitolo 6 si può notare che, senza dubbio, lo lo scenario è quello del tempo che precede il ritorno di Cristo. Infatti, vi sono descritte piaghe e tribolazioni per il mondo e paurosi fenomeni celesti. È lo stesso quadro profetico di Matteo 24:20-29. Quindi, se Gesù non è ancora ritornato, nessuno può essere risuscitato e glorificato. Il capitolo 7 parla di scelta di eletti Israeliti e Gentili. Il fatto che alle anime sotto l’altare sia detto che «si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli che hanno ad essere uccisi come loro» (verso 11), conferma che si tratta di una figurazione e che esse non sono ancora risuscitate, perché debbono aspettare nel riposo della morte ancora un po’, fino a quando gli altri santi siano chiamati. Le “anime” (cioè i santi morti) non possono essere glorificate prima dei santi che debbono ancora essere suggellati e scelti. L’apostolo Paolo dice che gli eletti incontreranno il Signore tutti assieme, e non chi prima e chi dopo. Vedi di nuovo 1 Tess. 4:15-17. Alle anime sotto l’altare «fu data una veste bianca» (verso 11) e fu loro detto di aspettare la chiamata degli altri santi. È chiarissimo che la veste bianca è il pegno della loro approvazione, per cui il loro premio di gloria è sicuro. Ma esse non possono ancora “indossare” quella veste bianca, cioè non possono essere ancora risuscitate in gloria, perché debbono attendere nel riposo della morte ancora un poco. Vedi Apocalisse 3:5-6. Il fatto stesso che le anime sotto l’altare “gridino” che sia vendicato il loro sangue, evidenzia che Dio non ha ancora proceduto a vendicarle. Perciò, nel quadro della visione, è chiaro che Gesù non è ancora ritornato e non è ancora avvenuta la risurrezione. Per cui, i santi non possono essere già in gloria prima del ritorno di Cristo, perché essi riposano ancora nella morte. 17) Leggi Luca 16:19-31 – La Parabola del ricco e Lazzaro. Pure questa parabola viene citata spesso per sostenere la dottrina dell’immortalità dell’anima; ma Gesù non la narrò per parlare di paradiso e inferno, di santificati e dannati, come la intendono molti. Il ricco ed il povero Lazzaro rappresentano due popoli: il ricco rappresenta il popolo d’Israele. Agli Israeliti, infatti, Dio aveva concesso per primi la ricchezza della chiamata all’elezione per l’eredità del Regno; ad essi aveva donato il grande privilegio del sacerdozio; il povero Lazzaro rappresenta il popolo dei Gentili, cioè tutte le altre genti non israelite. I Gentili erano poveri perché lontani da Dio e fino ad allora esclusi dalla chiamata all’elezione e dall’eredità del Regno e per tale ragione erano considerati morti (versi 30-31). 5 6) I MORTI NON SONO IN CIELO, MA NELLE TOMBE. L'UNICA CERTEZZA CHE DÀ GESÙ PER I MORTI È LA RISURREZIONE. Come abbiamo visto, la Bibbia dice che l'uomo è mortale. Se l’uomo possedesse davvero un’anima che sopravvive alla morte, sarebbe, invece, una creatura immortale. Nel qual caso, il sacrificio di riscatto fatto da Cristo per l’uomo risulterebbe inutile, in quanto Egli sarebbe venuto a morire per far riavere la vita ad uomini di per sé immortali! Ma la verità è che Gesù è venuto a riscattarci proprio dalla morte, e non dalla immortalità (che non possediamo). Egli infatti disse: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano ad esuberanza» (Giovanni 10:10). Nessun uomo, in nessun tempo, in nessun modo e in nessuna forma è salito in cielo presso Dio. Lo dichiarò Gesù stesso: «E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo» (Giovanni 3:13). Egli disse ai suoi discepoli: «Tornerò, e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi» (Giovanni 14:3). La qual cosa vuol dire che prima del suo ritorno nessuno può essere con Lui in cielo. La Sacra Scrittura, infatti, dichiara che sarà proprio al suo ritorno che «il Signore stesso... scenderà dal cielo» e tutti i credenti vivi e morti risuscitati andranno ad «incontrare il Signore nell’aria» (1 Tessalonicesi 4:16-17). Ma prima del suo ritorno nessuno può andare a Cristo in cielo, in nessuna maniera. La Bibbia è chiarissima. La dottrina dell’immortalità dell’anima e dell’ascesa dell’anima in cielo dopo la morte, non solo rende vano il sacrificio di Cristo, ma rende inutile anche il suo ritorno. Infatti, se tutte le anime degli uomini, buoni e cattivi, fossero già in cielo, e già giudicate e collocate ognuna al proprio posto, che bisogno ci sarebbe che Cristo ritorni? La verità è, invece, che Gesù deve ritornare per «giudicare i vivi e i morti» (2 Timoteo 4:1). E, come Egli stesso disse, per i morti vi è una sola speranza: la risurrezione, al suo ritorno. Infatti, disse che quando ritornerà «tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori» (Giovanni 5:28). Per cui, i morti non si trovano in cielo, ma nei sepolcri, da dove essi usciranno fuori alla risurrezione. 19 6 La Scrittura ancora chiarisce: «Or quando il Figliuolo dell’uomo sarà venuto nella sua gloria, avendo con sé tutti gli angeli, allora sederà sul trono della sua gloria. E tutte le genti saranno radunate dinanzi a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri» (Matteo 25:31-32). Quindi, prima del ritorno di Gesù nessuno può essere giudicato e nessuno può andare in cielo. E poi, qui è detto che dinanzi a Cristo non saranno radunate “tutte le anime”, ma «tutte le genti» fisicamente intese. E ciò vuol dire che non sarà l'anima, alla morte, ad essere giudicata, ma l'uomo nella sua interezza, alla risurrezione. Perciò, chi insegna e chi crede nell’immortalità dell’anima e nell’ascesa di essa a Dio, subito dopo la morte, è in grande errore, perché tale dottrina è in netto contrasto col piano di salvezza di Dio e annulla il ritorno di Cristo in gloria. 7) BISOGNA ESSERE MORTI E ANDARE IN CIELO PER ESSERE SANTI? IL CULTO AI SANTI È BIBLICO? CHI HA IL POTERE DI SANTIFICARE? Santi si diventa da vivi, non da morti. Solo mentre siamo in vita possiamo fare la volontà di Dio e possiamo ricevere il suo spirito, e solo da vivi possiamo essere da Lui approvati e santificati. Tant’è vero che la Bibbia dice: «Non sono i morti che lodano il Signore, né alcuno di quelli che scendono nella tomba» (Salmo 115:17). Come tutti gli altri uomini defunti, anche i santi che sono morti si trovano nei sepolcri, nella polvere. Ad esempio, al suo santo profeta Daniele il Signore disse: «Ma tu avviati verso la fine; tu ti riposerai, e poi sorgerai per ricevere la tua parte d'eredità alla fine dei giorni» (Daniele 12:13). Versione Riveduta. Pietro apostolo, parlando del santo profeta Davide, disse: «Fratelli, si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al giorno d'oggi tra di noi… Davide infatti non è salito in cielo» (Atti 2:29, 34). E perciò Gesù disse: «Tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce [di Gesù stesso] e ne verranno fuori» (Giovanni 5:28). 15) Leggi Matteo 17:1-13, Marco 9:2-13 e Luca 9:28-36. In questi passi si parla della Trasfigurazione. È narrato che apparvero Mosè ed Elia in gloria e che Gesù fu trasfigurato, cioè fu trasformato nell’aspetto in modo glorioso. I sostenitori dell’immortalità dell’anima, usando incautamente l’esperienza della Trasfigurazione, vorrebbero far credere che i profeti Elia e Mosè sarebbero già in gloria. Ripetiamo quanto detto al punto precedente: Gesù disse che prima di Lui nessuno è salito in cielo; Paolo disse che i santi saranno rapiti e glorificati esclusivamente al ritorno di Cristo e non prima. Quindi, non è assolutamente possibile che Elia e Mosè siano già stati glorificati prima della morte, risurrezione, glorificazione e ritorno di Gesù Cristo. Perché, dunque, la Trasfigurazione? Gesù precisò che fu una visione (cioè l’apparizione di Mosè ed Elia - Vedi Matteo 17:9), mediante la quale Egli diede ai discepoli una dimostrazione della gloria che i fedeli morti assumeranno nel regno di Dio. E la stessa trasfigurazione di Gesù, è la dimostrazione della trasformazione dei fedeli che saranno ancora vivi al suo ritorno. Vedi ancora: 1 Tessalonicesi 4:15-17. Vedi anche: Filippesi 3:20-21 e 1 Corinti 15:51-52. 16) Leggi Apocalisse 6:9-11. Qui si parla di “anime sotto l’altare”. Anche questo passo viene frequentemente preso da coloro che credono nell’immortalità dell’anima. Ma basta leggere il contesto, cioè gli interi capitoli 6 e 7 per rendersi conto di che cosa si parla. Chi sono quelle “anime sotto l'altare”? E perché si trovano «sotto l’altare» e “gridano”? Si legge che esse sono «le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio…» (Apoc. 6:9). Quindi, sono i santi morti che appaiono nella visione. Ma questo non vuol dire che essi siano risuscitati. Anche Mosè apparve “vivo” nella Trasfigurazione, ma sappiamo che Mosè è morto e risusciterà solo al ritorno di Cristo. Essi, infatti, vengono visti non in gloria ma “sotto l’altare”, cioè come vittime sacrificate. Ricordiamo che proprio “sotto l’altare” si depositava il sangue dei sacrifici animali, all’ingresso dell’antico Tabernacolo (Levitico 4:7). E siccome i santi sono anch’essi sacrifici a Dio (Romani 12:1), ecco la ragione per cui vengono visti sotto l’altare. Essi sono sotto l’altare perché sono ancora morti. E come figurativamente il sangue di Abele “grida” a Dio dalla terra (Genesi 4:10), così ci si può immaginare che nella visione le “anime”, cioè i santi, “gridino” a Dio che vendichi il loro sangue! (dato importantissimo – Apoc. 6:10). Altri elementi di grande importanza che provano quel che stiamo dicendo, contenuti nei capitoli 6 e 7 di Apocalisse: 18 13) Leggi 1 Samuele capitolo 28. Vi si narra che il re Saul consultò un’indovina perché gli evocasse lo spirito del profeta Samuele. Non sono pochi coloro che per sostenere la dottrina della immortalità dell’anima fanno uso di questo passo. Facciamo alcune considerazioni: consideriamo che Dio condanna le pratiche spiritiche e divinatorie (Levitico 19:31), cosa che Samuele e Saul sapevano bene (Vedi 1 Samuele 15:22-23 e 2:8-9); consideriamo che Samuele, in vita, non volle più parlare a Saul, da quando questi peccò gravemente contro Dio (1 Sam. 15:35); consideriamo che Saul aveva precedentemente consultato Dio, ma Dio non gli aveva risposto (1 Samuele 28:5-6). Ora, alla luce di quanto detto, chiediamoci: come poteva essere lo spirito del profeta Samuele quello poi apparso alla indovina? Chi era realmente lo spirito che apparve? Non ci sono dubbi: era uno spirito demoniaco che si spacciava per il profeta Samuele. Vedi 2 Corinti 11:14-15. 14) 2 Re 2:11. È scritto: «Essi [i profeti Elia e Eliseo] continuarono a camminare discorrendo insieme, quando ecco un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine». In Genesi 5:24 è scritto: «Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese». I due servi di Dio, Elia ed Enoc, furono “presi” da Dio. Che cosa significa? Essi furono forse portati in Paradiso? Questa tesi è sostenuta da chi crede nell’immortalità dell’anima. Ma ancora diciamo: riflettiamo. Com’è possibile pensare che Enoc ed Elia siano già in cielo, in Paradiso, se Cristo a quel tempo non era ancora venuto a sacrificarsi? Essi non potevano essere glorificati né prima che fosse risuscitato e glorificato Gesù, né prima del suo ritorno in gloria. Gesù stesso infatti aveva detto: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo» (Giovanni 3:13). E l’apostolo Paolo profetizzò che i santi saranno rapiti soltanto al ritorno di Cristo, e non prima (1 Tess. 4:15-17). Paolo stesso ci aiuta a chiarire il mistero. Riguardo al caso di Enoc, che vale anche per il caso di Elia, egli scrive: «Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via» (Ebrei 11:5). Con molta probabilità i due santi uomini ebbero una sorte simile a quella di Mosè, il quale salì in alto, sul monte Nebo e per volere divino passò dalla vita alla morte senza vedere le pene della morte. Poi Dio provvide alla sua sepoltura (Deuteronomio 32:48-50 e 34:6). Ma nessuno ha mai saputo dove fosse la tomba di Mosè. E nessuno ha mai saputo dove Enoc ed Elia siano stati posti da Dio. 7 Attenzione alle parole di Gesù! Egli non disse che i santi morti verranno fuori… dal cielo, ma disse che verranno fuori dalle tombe, alla risurrezione dei giusti. In cielo, presso Dio, quindi, non è salito nessuno dei santi, né da vivi né da morti. Lo dichiarò Gesù stesso: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo» (Giov.3:13). Gesù promise ai santi che li avrebbe accolti presso di Lui, in cielo, non subito dopo la loro morte, ma al suo ritorno, quando Egli stesso li risusciterà e si incontrerà con loro nell’aria. Infatti, Egli disse loro: «Tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi» (Giovanni 14:3). L'apostolo Paolo conferma: «Fratelli, non vogliamo che siate nell'ignoranza riguardo a quelli che dormono [cioè i morti], affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati. Poiché vi diciamo questo fondandoci sulla parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore» (1 Tessalonicesi 4:13-17). Come si può ben notare dalle parole di Cristo e di Paolo, prima del ritorno del Signore nessuno può essere con Lui in cielo, perché solo alla sua venuta vi sarà la risurrezione dei santi e l'incontro di essi con Lui. Soltanto quando il Signore ritornerà in gloria tutti i morti risusciteranno, e non prima. Perciò, né Maria, né gli apostoli e nessuno dei santi morti si trova in cielo. Quindi, è sbagliato e non biblico l’insegnamento che fa credere che i santi morti siano in cielo a fare da “avvocati”. L’apostolo Giovanni scrisse: «Se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» (1 Giovanni 2:1). Il nostro AVVOCATO presso Dio Padre è dunque uno solo: GESÙ. Non ve ne sono altri. 8 A conferma che santi si diventa da vivi, l’apostolo Paolo, scambiando saluti con i santi della Chiesa di Filippi, disse: «Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù… Tutti i santi vi salutano e specialmente tutti quelli della casa di Cesare» (Filippesi 4:21-22). Quanto alla santificazione, nessun uomo può santificare un altro uomo, perché gli uomini sono tutti peccatori. Solo Dio (in Cristo) può santificare i fedeli. Infatti, Egli dice: «Io sono il Signore, e vi santifico» (Levitico 20:8). Paolo scrisse ai santi di Tessalonica: «Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità… affinché otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo» (2 Tessalonicesi 2:13-14). Vedi anche: Ebrei 2:11 e 1 Giovanni 2:20. Quanto alle statue, alle immagini, alle reliquie di uomini di fede che sono morti, e cose simili, Dio dice: «Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso» (Esodo 20:4-5). Vedi anche: Deuteronomio 4:16 e 1 Giovanni 5:21. Davanti a questo chiaro comandamento di Dio, non ci sono scuse. Non ci si può giustificare dicendo che le statue e le immagini sono raffigurazioni o fotografie di persone sante da imitare, da venerare e a cui chiedere intercessioni presso Dio. L'unico INTERCESSORE presso il Padre è Cristo Gesù. Chi si rivolge ad altri, annulla il ruolo ed il sacrificio di Cristo, a parte che commette idolatria. Ancora l'apostolo Paolo scrisse ai fedeli di Corinto: «Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri… erediteranno il regno di Dio» (1 Corinti 6:10). Vedi Apocalisse 22:15. Chi vuole approfondire legga il punto 9, da pagina 12. 8) ESISTE L’INFERNO? In molte chiese si insegna che le anime dei malvagi morti vanno a finire in un luogo infuocato, in cielo, dove sarebbero tormentate dai diavoli in eterno. Vediamo, invece, come stanno le cose. Significato della parola “Inferno” La parola inferno, dal latino “infernus” o “inferus”, significa: ciò che è posto sotto, il sottoterra, la fossa, il sepolcro. È l’equivalente della parola ebraica “Sheol” e della parola greca “Hades”. 17 (riferito alla frase precedente), vale a dire nella gloria spirituale in cui Gesù fu risuscitato. Quindi, fu dopo la risurrezione che Gesù andò a predicare agli spiriti trattenuti in carcere. E chi sono questi spiriti? Pietro ci dà sufficienti indicazioni per identificarli. Afferma che questi spiriti furono ribelli al tempo di Noè. E li identifica nella sua 2^ Epistola al verso 4, dove dice che erano angeli ribelli. Pietro si riferiva a quanto scritto in Genesi 6:1-4. Anche il servo di Dio, Giuda, al verso 6 della sua Epistola riporta il medesimo fatto. Si tratta, dunque, di angeli (o figli di Dio) che nei tempi che precedettero il diluvio lasciarono i luoghi celesti e scesero sulla terra per provare i piaceri sessuali con le donne, dando vita a una discendenza innaturale ed estremamente malvagia. Per tale peccato Dio «li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio» (2 Pietro 2:4). Dunque, non si tratta di “anime” di uomini morti, bensì di angeli (o spiriti). Ne dà conferma la Settanta 1, la quale, dove in Genesi 6:2 si parla di “figli di Dio”, traduce “angeli”. 11) 1 Pietro 4:6 - Pietro scrisse: «Poiché per questo è stato annunziato l’evangelo anche ai morti; onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito» (Versione Riveduta). C’è chi usa tale passo, isolandolo dal contesto, nell’intento di sostenere la dottrina dell’immortalità dell’anima. Ma di che “tipo” di morti parlava Pietro? Egli parlava di coloro che non fanno la volontà di Dio, i quali agli occhi di Dio, benché vivi, è come se fossero morti. Leggi l’intero passo di 1 Pietro 4:1-6 e tutto sarà chiaro. Vedi: Luca 9:59-60; Efes.2:1; 1 Tim.5:5-6; Rom.6:12-13. 12) Leggere 1 Re 17:17-24 e Atti 20:7-12. In questi testi si parla della risurrezione di due ragazzi ad opera di Elia e Paolo, e viene detto che l’anima tornò in loro. Riflettiamo: se l’anima intesa quale entità immortale fosse davvero tornata (da chissà dove!) nei corpi dei due ragazzi, ciò che fecero Elia e Paolo, non aveva alcun senso! Che cosa fecero? Con i loro corpi coprirono i corpi morti dei due giovani e trasmisero in essi lo spirito vitale di cui erano stati dotati da Dio. Non dimentichiamo che l’uno era profeta e l’altro apostolo. Non fu, quindi, “l’anima” venuta da… luoghi celesti a tornare nei corpi morti dei fanciulli, ma fu la vita che tornò in essi, mediante la potenza dello spirito vitale trasmesso dai due servi di Dio. 1 Settanta: nome dato alla più antica versione greca della Bibbia ebraica (Vecchio Testamento), a cui lavorarono 72 esperti ebrei, fra il III ed il II secololo a. C. 16 9 Anche Pietro dice cose simili a quelle di Paolo: «E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce» (1 Pietro 5:4). E se qualcuno avesse ancora qualche dubbio su quando si verificheranno queste cose, Gesù toglie ogni dubbio, dicendo: «Tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi» (Giovanni 14:3). La qual cosa vuol dire che prima del suo ritorno nessuno può essere con Lui. Nella Bibbia inferno, sheol e Hades (o Ades) non danno mai l’idea di un luogo infuocato in cielo dove i malvagi morti sarebbero tormentati, ma indicano il luogo di sepoltura di tutti i morti, cioè il sepolcro. 9) Leggere 2 Corinti 12:1-5. Paolo parla di una sua esperienza spirituale avuta al tempo della sua conversione. In Atti 22:17-21 è narrato lo stesso episodio e Paolo dice d’essere stato «rapito in estasi». Paolo però non sa dire che cosa gli è successo esteriormente, appunto perché era in estasi. Infatti, lo spirito di Cristo lo indusse in uno stato di comunione con Lui, per cui egli ebbe le sublimi visioni di cui parla, non rendendosi più conto della realtà materiale. Se fosse stato rapito col corpo, Luca, che ha riportato il fatto in Atti 22:17-21, l’avrebbe senz’altro detto, considerando che il fatto stesso accadde nel tempio, dove v’erano dei testimoni da cui Luca l’avrà saputo informandosi “accuratamente”, come era sua abitudine fare (Luca 1:3). Quindi, Paolo fu rapito in spirito, in altre parole ebbe una visione. Confronta l’esperienza di Pietro in Atti 10:10-20 e quella di Giovanni in Apoc.1:10-11. Vedi anche Atti 11:5-10. La morte è inesistenza Nelle pagine precedenti abbiamo visto che la Scrittura dice che l’anima è l’uomo stesso (Genesi 2:7). Abbiamo pure visto che la condanna che Dio ha dato all'uomo peccatore è il ritorno alla polvere della terra, da dove fu tratto, e non di andare in cielo (Genesi 3:19), e che «i morti non sanno nulla» (Ecclesiaste 9:5). Per cui, i morti non si trovano in cielo, ma nei sepolcri, da dove essi «udranno la sua voce [di Gesù] e ne verranno fuori» (Giovanni 5:28). Perciò, essendo la morte l'esatto opposto della vita, chi muore non esiste più e non può essere tormentato né in un inferno di fuoco e né in nessun altro modo. La Sacra Bibbia dichiara che sia i giusti che i malvagi rivivranno alla risurrezione, quando Gesù ritornerà (Atti 24:15) e che soltanto allora saranno posti sotto giudizio, e non prima (2 Timoteo 4:1). 10) 1 Pietro 3:18-20. - Pietro scrisse che Gesù «fu messo a morte Geenna, Stagno di fuoco o Lago di fuoco, Fornace ardente quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. E in esso andò a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca…». Parecchi qui interpretano che quando Gesù morì il suo spirito (o la sua anima, come dicono) se ne andò a predicare agli spiriti dei peccatori morti. Intanto c’è da dire una cosa: se fosse vero che esiste un’anima o uno spirito immortale, Gesù non avrebbe certo avuto bisogno di essere «reso vivente quanto allo spirito», se lo spirito immortale ce l’aveva già. La verità è, invece, che Gesù fu «reso vivente quanto allo spirito» perché era proprio morto. Quindi, è evidente che Pietro parla della risurrezione e della glorificazione di Gesù non più nel corpo carnale, ma nella gloria spirituale. In Matteo 12:40 è scritto che Cristo risuscitò dopo “tre giorni e tre notti” dalla sua morte. E ciò vuol dire che prima della risurrezione, Gesù non poteva andare in nessun luogo. Le stesse parole di Pietro dicono: «E in esso andò a predicare agli spiriti trattenuti in carcere». “In esso”, significa “in spirito” La Bibbia non parla mai di un luogo infuocato in cielo, ma parla di geenna, stagno o lago di fuoco e di fornace ardente. Che cosa sono? La geenna di fuoco (ebraico: Geh Hinnòm, cioè Valle di Hinnòm) era la valle a sud di Gerusalemme dove c’era l’immondezzaio sempre acceso. In esso venivano gettati i peccatori giustiziati, i cui cadaveri erano consumati lentamente dal fuoco. Il fuoco della geenna è detto inestinguibile perché esso non si spegneva; bruciava e consumava in continuazione tutto ciò che vi era gettato, essendo anche alimentato dallo zolfo che vi si spargeva per facilitare la combustione dei rifiuti. A volte i cadaveri andavano a finire in zone dell’immondezzaio dove il fuoco era debole o quasi spento, per cui imputridivano ed erano consumati dai vermi. Gesù stesso, parlando agli Israeliti, indicò la geenna quale luogo di annientamento. Essi sapevano bene che cos’era e l’avevano in orrore. 10 15 Il Signore parlò della geenna soprattutto in relazione al Giorno del Giudizio. Egli ebbe a dire: «Se l’occhio tuo ti fa cadere in peccato, cavalo; meglio è per te entrare con un occhio solo nel regno di Dio, che avere due occhi ed essere gettato nella geenna, dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne» (Marco 9:47-48). Anche la fornace ardente, lo stagno di fuoco o lago di fuoco sono la medesima cosa della geenna, e cioè un luogo di eterna distruzione per i malvagi. Gesù disse: «Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità, e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti» (Matteo 13:40-42). Il paragone fatto da Gesù è straordinario e chiarissimo. Come delle zizzanie che vengono bruciate non resta nulla, così anche dei malvagi che verranno gettati nella fornace ardente non resterà nulla. La qual cosa vuol dire che la fornace ardente distrugge. Quanto al pianto e allo stridor di denti, vedi appresso. Ancora una dimostrazione: è scritto: «Ma per i codardi, gl’increduli gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda» (Apocalisse 21:8). Lo stagno di fuoco è dunque la morte seconda, quella definitiva. Quindi, non v’è alcun dubbio che la geenna, lo stagno di fuoco, la fornace ardente (e simili) sono la stessa cosa, cioè un mezzo di annientamento, e giammai di tortura eterna. Esso avrà ragione d’esistere solo per il periodo del compimento del Giudizio. perda la sua carnalità e riacquisti la spiritualità, così da essere integro al ritorno di Cristo (ritenuto imminente). Infatti, in un'altra occasione, Paolo stesso, di alcuni credenti che erano caduti nel peccato, scrive: «Tra questi sono Imeneo e Alessandro, che ho consegnati a Satana affinché imparino a non bestemmiare» (1 Timoteo 1:20). Vedi pure: 2 Corinti 12:7-10; Ebrei 12:4-11; 1 Pietro 4:1-6. Tormenti eterni o distruzione eterna? Che cosa è il tormento nei secoli dei secoli di cui si parla in certi passi biblici? Vediamo intanto i passi biblici in cui se ne parla. È scritto che alla fine del Giudizio «il diavolo che le aveva sedotte [le nazioni] fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia (*) e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli» (Apoc. 20:10). (*) La bestia: simbolo di una potenza governativa diabolica. 7) Leggere 2 Corinti 5:1-10. Fra i credenti era viva l’attesa della venuta di Cristo, da un giorno all’altro, e in questo passo l’apostolo Paolo parla ai credenti di farsi trovare integri, affinché al ritorno del Signore siano rivestiti dell’abitazione celeste. Egli parla della trasformazione dei santi che saranno ancora viventi alla venuta di Gesù. Vedi Filippesi 3:21 e tutto sarà chiarissimo. 8) In Filippesi 1:23-24 l’apostolo Paolo scrive: «Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne» (Versione CEI). Che cosa vuole dire Paolo con l’espressione “essere sciolto dal corpo per essere con Cristo”? Basta leggere due versi prima e Paolo stesso dà la spiegazione: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire guadagno» (Filippesi 1:21). Paolo quindi sta parlando di morire, e non di andarsene in cielo; e dice che preferisce la morte per essere liberato dal corpo carnale, che è solo causa di afflizioni. Morire è per lui avere conseguito la sicurezza di essere con Cristo, ovviamente al suo ritorno. In nessun modo Paolo intende dire che dopo morto la sua “anima” sarà con Cristo. Egli sarà con Cristo nel senso che, non essendovi nella morte cognizione del tempo, quando si sveglierà alla presenza di Lui sarà come se fosse passato solo un attimo. Identica cosa Paolo esprime in 2 Timoteo 4:6-8, scrivendo: «Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione». Qui Paolo precisa e chiarisce tutto: sente la sua morte vicina [sciogliere le vele], ma ha terminato la sua corsa, conservando la fede, per cui pur morendo è sicuro che sarà con Cristo, che gli darà la vita eterna in gloria (cioè, la corona di giustizia) in quel giorno, vale a dire al suo ritorno, quando Gesù la darà non solo a lui, ma a tutti i santi, come Paolo stesso profetizza in 1 Tess. 4:13-18. 14 modo: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (Versione CEI). Gesù stava parlando al buon ladrone. Secondo i sostenitori dell’immortalità dell’anima, Gesù avrebbe promesso al ladrone che immediatamente dopo la morte, cioè quel giorno stesso, Egli lo avrebbe portato con sé in cielo, in paradiso. Gesù, è vero, ha fatto al ladrone la promessa che sarà in paradiso con Lui. Ma quando lo sarà? La frase originale in greco è la seguente: «Veramente io dico a te oggi con me tu sarai in paradiso». Ora vediamo come stanno le cose. Gli Ebrei rimarcavano sempre il tempo in cui facevano delle promesse. E Gesù indicò oggi quale tempo della sua promessa. Tant’è vero che il ladrone stesso gli aveva detto: «Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno!» (Luca 23:42). E il ladrone, che era israelita, sapeva che il Messia doveva venire in gloria a ristabilire il regno di Dio, e sapeva che si trattava di un evento futuro. Infatti, dalle sue stesse parole notiamo che stava chiedendo una grazia che doveva avverarsi al ritorno di Cristo e alla risurrezione dei morti. Tutto ciò è confermato dai fatti accaduti dopo la risurrezione di Gesù. Infatti, Gesù fu risuscitato dopo tre giorni e tre notti dalla sua morte (Mat. 12:40); e dopo la risurrezione disse a Maria Maddalena di non essere ancora salito in cielo, al Padre. (Giovanni 20:17). Quindi, il buon ladrone non poteva essere in cielo con Gesù subito dopo la loro morte. E non poteva andarci prima di Gesù e senza di Gesù! Egli sarà con Gesù al suo ritorno in gloria, come tutti gli altri fedeli (1 Tessalonicesi 4:13-18). Questa è la verità. Alla luce di questi fatti, la promessa di Gesù deve essere tradotta con la giusta punteggiatura (che allora non esisteva) e cioè: «In verità ti dico oggi: tu sarai con me in paradiso». Tradotta con la giusta punteggiatura, la promessa di Gesù è riferita al futuro, quando Egli ritornerà in gloria, e non subito dopo la sua morte. E deve essere così, perché questa è la verità. 6) In 1 Corinti 5:5 Paolo parla di un credente che era caduto nel peccato di fornicazione e dice: «Ho deciso che quel tale sia dato in mano di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù» - Versione Riveduta. Alcuni, con questa frase di Paolo, vogliono far credere che egli dica che quel credente anche se perderà il corpo, non perderà l’anima immortale. Ma una interpretazione del genere distorce completamente il pensiero di Paolo. Che cosa vuole dire in realtà Paolo? Paolo dice ai fedeli di Corinto di abbandonare quel peccatore nelle mani di Satana, affinché sia schiaffeggiato dal Maligno fino a che 11 È pure scritto: «Chiunque adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell’ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all’Agnello. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli» (Apoc. 14:10-11). È scritto anche: «Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti» (Matteo 13:49-50). Non sono pochi coloro che prendendo questi passi cercano di far credere che i malvagi sarebbero gettati in un luogo infuocato (in cielo) chiamato “inferno”, dove piangerebbero e subirebbero atroci tormenti in eterno. Qual è la verità? Il pianto ed il tormento dei malvagi irrecuperabili, che saranno giudicati degni di distruzione, dureranno finché sopravverrà la morte. Il “fumo” è il ricordo del loro tormento e della loro morte, che sarà di monito a tutti. Un esempio ci è dato dalla distruzione di Sodoma e Gomorra. La Scrittura dice: «Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si abbandonarono, come loro, alla fornicazione e ai vizi contro natura, sono date come esempio, portando la pena di un fuoco eterno» (Giuda 7). Al riguardo Gesù disse: «Ricordatevi della moglie di Lot» (Luca 17:32). Ora, come abbiamo visto in precedenza, i malvagi subiranno la distruzione eterna. E la Scrittura non lascia dubbi in merito. Altre prove: L’apostolo Paolo scrisse che gli empi «saranno puniti di eterna distruzione» (2 Tessalonicesi 1:9) - Versione Riveduta. Vedi anche: Salmo 37:10. Gesù disse: «Io vi mostrerò chi dovete temere. Temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella geenna. Si, vi dico, temete lui» (Luca 12:5). Vedi anche Matteo 10:28. La profezia di Isaia è quanto mai chiara e precisa. Essa, riferendosi al Giudizio del Millennio, dice: «Quando gli adoratori usciranno, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati a me; poiché il loro verme non morirà, e il loro fuoco non si estinguerà; e saranno in orrore a ogni carne» (Isaia 66:24). Non c’è bisogno di commenti! 12 La dottrina degli eterni tormenti dei malvagi in un inferno di fuoco non è biblica. Essa è in aperto contrasto col piano divino di «restaurazione di tutte le cose» (Atti 3:21). Non è infatti concepibile che accanto al Regno eterno di pace, di amore, e di felicità per i giusti vi sia un luogo di eterni tormenti, dove i malvagi sono nel dolore, nel pianto e nella disperazione per sempre. Come si potrebbe nel regno di Dio vivere nella gioia, sapendo che in un altro luogo le “anime cattive” piangono e soffrono atrocemente? E come si fa a concepire che un uomo, per quanto male si sia comportato in questi settant’anni di vita, debba poi essere condannato a terribili sofferenze per l’eternità? Quale proporzione ci sarebbe fra il male fatto e la pena subìta? Coloro che credono che Dio abbia concepito la tortura eterna per i figli disubbidienti, riflettano meglio, perché il vero Dio non è né crudele, né sadico, né tanto meno un mostro. Egli è giustizia, amore e misericordia, e per tale ragione farà perire i malvagi irrecuperabili (come abbiamo dimostrato), ma non ha mai concepito di torturarli in eterno. La verità è che, come dice la Bibbia, nei nuovi cieli e nella nuova terra «non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate» (Apoc.21:4). 9) LA QUESTIONE DELL’ANIMA. (Per chi vuole approfondire). Esamineremo ora alcuni passi biblici che, a causa di inesatta traduzione e/o interpretazione o per altri motivi, sembrano dire che l’uomo abbia un’anima immortale. Vedremo, alla luce della Scrittura, qual è la verità. 1) In Genesi 2:7 è scritto che l’uomo è fatto di polvere e di alito vitale di Dio, mentre l’apostolo Paolo scrisse ai Tessalonicesi: «L’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Tessalonicesi 5:23). Paolo mise forse in dubbio l’atto creativo di Dio, dicendo che l’uomo comprende spirito, anima e corpo? No, perché l’anima di cui egli parla è la coscienza, l’io. 2) Matteo 10:28 - «Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna». 13 Per comprendere bene quel che Gesù effettivamente stava dicendo, è indispensabile confrontare i seguenti passi paralleli: Matteo 10:39; Giovanni 12:25; Luca 12:4-5 e 9:24-26; Matteo 16:25-27; Marco 8:35-37. In tutti questi passi, come in Matteo 10:28, le parole “anima” e “vita” sono tradotte dalla stessa parola greca “psykhé”. Considerato questo, ti renderai conto che Gesù non voleva dire affatto che chi perdeva il corpo non avrebbe perso l’anima intesa quale entità immateriale e immortale. Come avrai già capito, Gesù stava dicendo che chi perdeva questa vita terrena (di carne, di corpo) non avrebbe perso la vera vita, quella futura ed eterna. E Gesù non può contraddirsi, perché Egli disse: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo» (Giovanni 3:13). Quindi, quando l’uomo muore, muore l’intero suo essere e non c’è un’entità immortale che esce dal suo corpo e se ne vola in cielo. E poi, lo stesso versetto di Matteo 10:28 dice che Dio può uccidere non solo il corpo, ma anche l’anima nella geenna. Il che vuol dire che l’anima non è immortale, dato che può essere uccisa. Quindi, i sostenitori dell’immortalità dell’anima dovrebbero riflettere meglio, perché quando citano Matteo 10:28 per sostenere che l’anima non può morire, non fanno altro che dimostrare proprio il contrario! 3) In Matteo 27:50, Marco 15:37, Luca 23:46, Giovanni 19:30, Atti 7:59, Ecclesiaste 12:9 è detto che lo spirito viene rimesso a Dio o che torna a Dio. Tali espressioni non significano che alla morte l’anima, intesa quale entità immortale, salga a Dio. Significano, invece, che l’alito o principio vitale (o soffio o energia vitale) o la potenza spirituale, alla morte, viene a mancare, perché torna a Dio che l’ha dato. Infatti, è scritto: «Tu ritiri il loro fiato e muoiono, ritornano nella polvere» (Salmo 104:29). 4) Leggere 2 Corinti 4:16 ed Efesini 4:24. Che cosa vuol dire Paolo quando parla del «nostro uomo interiore» e «uomo nuovo che è creato a immagine di Dio»? Vuole forse dire che dentro il nostro corpo vive un’altra entità, un altro essere interiore indipendente creato appositamente da Dio? O parla, invece, di un cambiamento, di un rinnovamento profondo della nostra personalità, del nostro modo di essere, che avviene mediante la potenza rigeneratrice dello Spirito Santo? Prova a leggere: Efesini 4:17-32; Colossesi 3:1-17; Efesini 3:1521 e 2:1-10; Colossesi 2:11-13; Romani 6:1-14 e 7:21-25. Confronta 1 Pietro 1:22-25. 5) Diversi testi biblici traducono il passo di Luca 23:43 in questo