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(CONTO CORRENTE CON LA POSTA)
LA CROCE
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ORGANO DEL COMITATO DIOCESANO PER L'OPERA DEI CONGRESSI CATTOLICI IN ITALIA.
D eus Vos benedicat, dummodo Veritas praecedat, comitetur et sequatur. P PP. IX.
LEONE
PIO IX agli Scrittori della CROCE PISANA.
ID'.z2s..MMINISTRAZIO1NT=
Borgo Largo,
Le
numero 12.
lettere non affrancate si respingono. — I manoscritti ancorchè non
pubblicati non si restituiscono. — Si rende conto dei Libri e Giornali spediti all' Ufficio. .
PERSEGUITITI E NON VINTI
Combattenti di Cristo, controsegnati dal
trofeo della Redenzione, dobbiamo sprezzare il sogghigno beffardo dell'incredulo
e del materialista, che empiamente insultano alla nostra Fede chiamandola superstizione.
Essi vanno dicendo, gli umanitari generosi!. . anche nei pubblici manifesti, che
si deve beneficare chiunque non domandando a qual fede politica e religiosa appartenga ; frattanto però si studia ogni
mezzo per scristianizzare, per indurre le
masse all'indifferentismo in materia di religione; e mentre di religione farisaicamente da questi ipocriti e rinnegati si
simula non volersene occupare, al contrario
si studiano e profittano d'ogni circostanza
per far pompa di razionalismo, con appelli
ai loro compagni di fede ....(vedi contraddizione) ossia d'odio settario e anticlericale,
specie nei trasporti funebri dalla forma
PURAMENTE! ... civile! ... che dovrebbe dirsi
poco civile, dove i numerosi cortei, le ghirlande, i discorsi, tutto prova assai chiaro,
altro non essere che dimostrazioni anticattoliche, anticristiane, antireligiose, realmente e sostanzialmente.
Ci vengano poi certe società a domandare
soccorsi mistificando i loro fini o cercando
di occultarli; i veri e sinceri cattolici stiano
bene in guardia con questa gente che vuol
servirsi di essi qual cieco strumento nelle
loro mani, perchè spezzando la moneta offerta per cospirare alla nostra Santa Religione vi troveremmo il sangue tradito
di Cristo.
In quanto all' avversario, esso sappia., che
prerogativa caratteristica della Religione
di Gesù Cristo è l'essere perseguitata e non
vinta, la storia di diciannove secoli di lotte
e di vittorie conferma luminosamente il
fatto, quindi torna inutile ogni sforzo rivolto contro di Essa, non servendo le persecuzioni che a procurarle nuovi trionfi.
I trentatre anni di vita del Divino suo
64
APPENDICE
La genesi d'una conversione
—È loro la villa? domandò la Baronessa
Edle.
— No, rispose il Monini, è d' un cristianone all' antico, il Prof. Cesare Del Chicca,
che la dà loro in affitto.
— O che le Suore, domandò la Contessa,
sono già venute in villeggiatura ?
— Eh non è questo il tempo della loro
villeggiatura, rispose il Monini, sono veunte qua a fare una scampagnata, perchè
credo che sia oggi il giorno della vacanza,
concesso alle educande da Mons. Arcivescovo pel suo onomastico.
— O come l'Arcivescovo ... voleva domandare la Baronessa Edle.
— L'Arcivescovo, riprese il Monini, ebbe
un graziosissimo trattenimento dalle edu-
5
Si pubblica la Domenica
« Benedico tutti gli associati alla CROCE PISAN
AgE0301NT.A.M=NTTI
Un ANNO . . . Lire 4,00 — Per un SEMESTRE . . . Lire 2,00
Per ESTERO aumento della spesa postale.
ANNUNZI ed INSERZIONI Centesimi 15 per linea o spazio di linea.
l' ITALIA
Fondatore, ossia di permanenza sulla terra,
sono un argomento continuo di persecuzioni e lotte terribili sostenute dalla nascita
sino al supremo sacrifizio sul Golgota, e
i suoi Vicari, i Romani Pontefici, hanno
tutti più o meno salito il loro Calvario, nè
potea essere diversamente dovendo ricopiare chi rappresentano; il Divino Maestro.
Infatti i cinquantadue primi Papi non
ebbero che la corona del martirio; gli altri in appresso, quali dovremo combattere
scismi ed eresie, quali sostenere i diritti
della Chiesa a sacrificio della propria persona; di qui le persecuzioni e le calunnie,
la prigionia e l' esiglio.
Dodici e più secoli addietro gli Unui,
gli Eruli, i Goti, insieme ai Longobardi
volevano farla finita col Papato e colla
Chiesa di Cristo; e trascinati dalla imprudente fierezza di un assoluto e barbaro
potere, tripudiavano apertamente sui sconsacrati templi, convertendo in danaro ed
in verghe gli ori e gli argenti sacri, ed
erogando a benefizio dei loro duchi e langravi i beni dei vescovi e dei chiostri.
Poi, resi più audaci dalla facile preda
dispersa in orgie e barbari grandeggiamenti non paghi di aver ridotti alla miseria i preti ed i monaci per l' usurpato
dominio — andavano sempre più opprimendo il potere del Papa; e nei turriti
castelli dei rozzi cavalieri Lombardi suonava Ogni giorno la parola del dileggio
contro il Padre della vasta famiglia cattolica.
Però di Astolfo e di Desiderio, di Attila
e altri capi non rimase più che il nome
alla storia. Una valanga • di altre genti
piombò su quegli uomini conquistatori ;
fu restituita ai Pontefici la loro piena libertà ed indipendenza, le chiese risorsero,
i monaci tornarono alle violate magioni.
Si edificarono nuovi chiostri nelle solinghe
vallee. La croce, già vilipesa, torreggiò
sulle più alte cime dell'Alpi e la Chiesa
risorse trionfante sulla forza brutale.
Ma nelle lotte continue avvennero nuove
oppressioni e avverranno nuovi trionfi, avendo il Divin Redentore promesso di es-
sere con Lei sino alla consumazione dei
secoli.
Ecco perchè la Chiesa di Dio ha sempre
Vionfato su gli abbattuti nemici; su tiranni
coronati e senza coronare, e arbitra dell'intero universo detta leggi e insegna ai
popoli, additandoli la via che essi debbono tenere per raggiungere la perfezione,
la VERA civiltà, il VERO progresso, la. salute
eterna.
Quindi, niente civiltà, niente progresso,
niente benessere civile e sociale potranno
conseguire i popoli allontanandosi da essa,
bensì cadendo nelle mani di falsi magistrati, di reggenti la cosa pubblica empi
e immorali, si troveranno vittima d'ogni
spudorata passione, avranno la decadenza
e la tirannia nel posto della vera libertà,
libertà sì oggi tanto decantata; ma invece
oppressa in una maniera la più dispotica
da quel mostro di setta che è la massoneria.
Del resto tutti i secoli hanno avuto i
loro errori, e la Chiesa come non ha temuto nel passato nemmeno oggi teme i suoi
carnefici. Quindi, chi non la conosce la impari a conoscere a proprio vantaggio presente e avvenire, e renda omaggio a una
istituzione conto la quale, le porte dell'in-
cande e, dopo aver fatto loro distribuire
da Suor Maria gli inevitabili confetti e
pasticcini e biscotti, ha loro dato anche
un giorno di vacanza: e oggi sono venute
a goderselo in campagna.
— Ben fatto, disse la Baronessa Edle,
ogni tanto, anche durante le occupazioni
della scuola e del lavoro, una corsa in aperta campagna rianima tutti, ma ìn modo
par ticolare la gioventù. Dopo una scampagnata i giovani si sentono meglio fisicamente e moralmente.
— Ma qui, sig. Priore, disse la Contessa,
bisogna cambiar discorso! Cotesto tema
è bellissimo, ma noi vogliamo sapere qualche cosa della storia di questi luoghi.
— La signora Contessa, disse il Monini,
ha perfetta ragione, tanto più che ci avviciniamo alle Mulina di Quosa, paese che
ha una pagina importante nella Storia Pisana per le lotte fra i Pisani e i Lucchesi.
— E dunque antico il paese ? chiese la
Baronessa Edle, la quale, pratica della Sto-
ria, conosceva qualche cosa anche delle
lotte sostenute dalla gloriosa Repubblica
Pisana.
— Antico assai! rispose il Monini. Nell' archivio capitolare di Pisa ho visto due
pergamene, nelle quali è ricordato il Castello di Quosa, il quale allora si chiamava
Castello e non Mulina di Quosa, giacchè
la sostituzione di Mulina a Castello venne
dopo che Uguccione della Faggiola ebbe
fatto smantellare il castello per Vedere se
poteva sottrarlo alla ferocia dei popoli vicini rivali dei Pisani. E queste due pergamene sono una del 1082 e I' altra del 1099.
— Ma ci sarà ben poco ora dell' antico
paese ? disse la Contessa Teresa.
— Del Castello, rispose il Monini, che
era posto sopra i più alti mulini, che fiancheggiano il torrente, non c' è più che un
pezzo di muro, lungo un quaranta metri
e sporgente nn metro da terra; e della
Chiesa pure, che era dedicata a S. Fabiano,
rimangono alcune reliquie di mura, che
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ferno non prevarranno giammai.
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Nel decorso mese il signor Sautumier,
il più giovane dei deputati della Camera
francese, socialista possessore di una rendita di 40,000 lire si precipitò dal terzo
piano in una corte della casa dov' erasi
ammalato presso un'attrice di teatro. Accorse frettoloso un prete vicino, M. Riaiti
des Connieres, segretario dell' arcivescovato, e lo soccorse e gli parlò di Dio.
Quindi fu chiamato l' abate Ferret, vicario
di S. Sulpizio per amministrargli i sacramenti. Il giovane suicida, che nella sua
prima età era stato educato cristianamente
e poscia si era traviato a Parigi, diè in
morte segni non dubbii di peti ti!opn to e
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Un Numero Centesimi Cinque.
coraggio XIII al Direttore (16 Ottobre r881) di pietà. Il suo contis4sore ne racconta così
l'agonia e la line
— 11 signor Sautumier fu sì contento
di vedermi che raccolse tutte le sue forze
per abbracciarmi — Volete vi confessi?
gli dimandai — Si — Io pregai allora' le
persone presenti di lasciarmi solo con lui,
e lo confessai. Gli dimandai poscia se desiderasse la Estrema Unzione. Egli vi acconsentì senza la minima difficoltà, mostrando desiderio che suo padre assistesse
a questo atto religioso. Io mi recai alla
chiesa di S. Pietro du Gros-Caillou, donde
portai subito l'Olio santo, che amministrai
al moribondo in presenza di alquanti testimoni, del padre, del cognato e dei medici. Era in piena conoscenza, e dopo aver
ricevuta la Estrema Unzione, mi supplicò
di assisterlo sino alla fine. Mi arresi volentieri a questo desiderio. Il moribondo
ripetè con me, divotamente, gli atti di fede,
speranza, carità e contrizione. Qualche minuto più tardi, io recitai ad alta voce e in
ginocchio presso il letto, le preghiere degli
agonizzanti. Egli morì tra le mie braccia'.
2 morto, dissi a quelli che erano venuti ad assistere agli ultimi momenti del
signor Sautumier. Signori, auguro a ciascuno di voi morte -così cristiana. —
Il degno sacerdote che con tanta carità e
zelo curò la salvezza dell' anima di quel
giovane infelice, racconta ancora che gli
chiuse gli occhi, lo vestì e posegli tra le
mani un crocifisso. Il padre con tutta la
effusione del cuore gli espresse la propria
riconoscenza. Senonchè troppo debole di
animo, per umano rispetto, non mise nelle
lettere d'annunzio di morte le parole: munito dei sacramenti della Chiesa. Ciò favorì
le naire dei socialisti, i quali 'vollero dare
al defunto un interramento civile, ad onta
che fosse morto cristianamente. Non mancarono però le buone persone, e tra queste
il suddetto sacerdote, che accorsero al cimitero a pregare per il riposo eterno di lui.
E qui cade in acconcio un' osservazione.
Se un sacerdote cattolico non fosse spontaneamente, accorso a richiamare sulla retta via il giovane moribondo, si sarebbe
—
attestano con qu elle del Castello, la solidità
delle costruzioni d' allora.
— E poi? domandò la Contessa.
— Non credo che di antico eí sia rimasto altro. Forse qualche muro di quelle
case, che sono sulla dritta e sulla sinistra
del torrente Quosa, può esser che si ricordi
dello smantellamento del castello ordinato
da Uguccione della Faggiola.
— Così poca cosa adunque, insistè la
Contessa Teresa,, rimane dell'antico castello
di Quosa?
— Che vuole, riprese il Monini, il castello
di Quosa fu di frequente dal secolo XII
al XV, anche dopo smantellato da Uguecione della Faggiola, sottoposto alle escursioni dei Lucchesi e de' Fiorentini, i quali
ultimi, secondo che narra il Portoveneri
nel suo memoriale dettero alle fiamme nel
1503 tutto quanto il paese.
— Che cosa non può l' odio di parte!
esclamò il Barone.
-
(Continua).
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LA CROCE PISANA
questi salvato ? ... Eppure in certi spedali
dove predomina la Massoneria si giunge
a tale, da tenere come delitto se un buon
cappuccino o altro ministro del Signore,
va, non chiamato, al letto di qualche moribondo peccatore per riconciliarlo con Dio.
Questo è il non plus altra della spietatezza settaria e diabolica. Gesù Cristo ne
ha insegnato che è il buon pastore che
va in cerca della pecorella smarrita, e non
questa in cerca del pastore. Ma i settari
a nome della libertà di coscienza vogliono
trascinar seco nel baratro di perdizione
anche quelli che colle ree massime e pessimi esempii hanno pervertii. D. S.
DEO GRATIAS!
Conversazione tra due uomini di buon senso.
— Perbacco bacchissimo! ... è tanto fircile capirla, che non si sa come mai i cosiddetti giornali benfatti non la capiscano un
corno e ci ricamino su tante e poi tante
scipitaggini
— Che cosa ambachi ?!
— Voleva dire dei prigionieri italiani.
Il Papa non gli ha potuti avere direttamente perchè quando il Negus sì accingeva a consegnarli a Monsignor Macario
il Governo italiano gli andò attraverso colla
cattura delle malaugurate armi. Ora però
i nostri fratelli hanno avuto la piena libertà e il Papa ne gode certamente, come
ne godono tutti gli uomini di cuore. Egli,
il Padre comune di tutti i cristiani aveva
persuaso il vittorioso Imperatore degli
Etiopi a far prevalere i doveri della fratellanza umana sugli spietati diritti della
guerra e appena il Governo italiano ha
mostrato di voler davvero la pace il Negus
si è mostrato larghissimo verso di noi,
mentre prima che egli avesse meditato la
Lettera del Papa opponeva alle nostre
proposte di pace tali condizioni umilianti
ed onerose da non potersi accettare.
— Dunque la liberazione dei soldati italiani prigionieri in Africa non è un fiasco
del Vaticano, come si blatera dagli italianissimi, ma è invece P appagamento degli
ardentissimi voti del cuore paterno e generoso del gran Leone XIII, e la prova più
autentica di sua efficace mediazione.
— Si può adunque concludere che se
abbiamo non solo la liberazione dei prigionieri, ma ancora la cessazione di una
guerra insensata, deve ringraziare il Sigitore, che nella sua infinita misericordia
ha ascoltato le preghiere del popolo cristiano ed ha concesso che la mediazione
del Papa sortisse un esito felicissimo.
.••••••■■
111 CARD.COSIMO, ODIARCI 1ES! CORSI
.
-
XVIII.
Era la sera del 19 maggio, e verso l'ora
del tramonto un velo caliginoso e melanconico copriva il bel cielo primaverile,.
quasi in segno di vicina sciagura. E triste
avvenimento infatti veniva a contristare
l animo dei buoni pisani; già una voce
correva di bocca in bocca: il nostro Arcivescovo, dicevasi, sta per essere arrestato
questa sera stessa sarà condotto via da Pisa.
La notizia era pur troppo vera, e la cattura,
del Cardinale Corsi ha lasciato una pagina
dolorosa nella storia della Chiesa Pisana.
Rileggiamola adesso nella sua genuina
narrazione, quale fu data alle stampe in
quell' anno 1860; anno quant' altro mai
procelloso per la Chiesa ed i suoi fedeli
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« Sono tali le commoventi circostanze
del doloroso fatto che prendo a narrare,
che se a voce le dovessi esporre non so
se le lacrime mi lascierebbero finire; nondimeno anche scrivendole, farò come colui
che piange e dive.
« Nel giorno dell'Ascensione di N. S., 17
maggio, dopo avere assistito la mattina
alle sacre funzioni nella Primaziale, sul far
della sera, il Card. Arcivescovo di Pisa
desi comparire davanti nel suo palazzo
l'Ufficiale Crespi venuto da Firenze, ap- Presso Etninentissimo Arcivescovo trovaportatore di un dispaccio del Principe Eu- vasi il Vicario generale Mons. della Fangenio, Luogotenente, col quale gli si facea teria, i segretarii, i sacerdoti di servizio del
conoscere l'ordine di S. E. il Presidente Cardinale, e parecchi canonici e parrochi ;
dei Ministri, Cavour, di portarsi immedia- ed ecco entrare nella sala d' udienza il catamente a Torino, per conferire col Ministro pitano Ceva, e il prefetto Luciani, e dietro
degli affari ecclesiastici. L'intrepido Car- a loro quattro carabinieri, due in abito
dinale rifiutò immantinente di accettare militare e due alla borghese, che furono
così fatto invito, adducendo la ragione che fatti rimanere nell' anticamera.
« Il Cardinale Corsi sempre sereno e imsenza un ordirle espresso del suo superiore,
il Pontefice, non potea con sicurezza di perturbabile, levatosi in piedi dimandò al
coscienza lasciare la diocesi, se non forse capitano qual fosse estensione dei suoi
la forza ve! costringesse.
ordini : e rispostogli che, in caso di rifiuto,
« Nella sera poi del giorno 18 quasi al- aveva ordine di usare di tutti quei mezzi
l' ora medesima si presentarono allo stesso che erano a sua disposizione, e perciò anCardinale il Prefetto di Pisa avv. Luciani, e che della forza, ebbene (riprese il Cardinale)
il Capitano de' carabinieri, Ceva di Noceto. ne dia un segno che faccia conoscere a questi
L' Arcivescovo con mirabile calma si fece' Signori che mi si usa violenza per istraploro incontro, porgendo incrociate le mani, panni dalla mia Diocesi. Il capitano stese
e soggiunse: Signori, se mi vogliono cattu- allora la mano toccando il braccio dell'Arrare, eccomi pronto! Chi a tale atto di man- civescovo ; e questi dichiarò di presente che
suetudine non Si sarebbe commosso? Ep- l'atto di violenza essendo consumato, da
pure il sig. Prefetto con aria burbanzosa, quel momento metteasi a sua disposizione,
senza rispetto alla veneranda canizie del- facesse pure, riguardo al corpo ciò che gli
l'inerme Arcivescovo, ardì rispondere : Si piaceva. Quindi ordinò a Mons. Vicario che
plachi, Eminenza, non è anche tempo! L' uf- distendesse la relazione di quanto era avficiale dei carabinieri invece con gentile venuto in quella sera, perchè rimanesse
maniera prese ad esporre il motivo di lor a perpetua memoria negli atti della sua
venuta, dovergli cioè annunziare di nuovo Diocesi. La relazione dichiarava gli ordini
l' invito di recarsi a Torino entro il ter- del capitano Ceva ricevuti dal Governo,
mine di 48 ore! Sotto l' usbergo del sentirsi 1' atto di violenza sulla persona, del Carpuro, il Cardinale ripetè con somma calma dinale, una protesta contro sì fatto" attenle ragioni del suo rifiuto, protestò contro tato, e dichiarava pure, essere incorsi nelle
la violenza che gli si faceva; disse che non censure ecclesiastiche tutti coloro che avesi sarebbe mai allontanato dalla sua dio- vano efficacemente concorso all' arresto.
cesi se non costretto dalla forza; che nulla
« Dopo di ciò, il prigioniero. Arcivescovo,
avrebbe fatto che potesse dare indizio del tranquillo della coscienza e sereno nel volconcorso di sua volontà, e che tranquil- to, rivolse alcune parole agli autori e coolamente avrebbe aspettato nel suo palazzo peratori dell' attentato, rammentando loro
l' ora della cattura. Chi il crederebbe Il che un giorno sarebbero comparsi davanti
Prefetto spinto, non saprei da qual atra a Dio giusto giudice; che la storia avrebbe
bile, prese a vomitare tali detti e parole giudicato per parte di chi stava la giustizia;
da stomacarne ogni onesto uomo; cotalchè e al prefetto in particolare soggiunse, che
lo stesso mansuetissimo Cardinale non po- provvedesse alla sua coscienza; ma egli
tendo reggere a simile insulto, ebbe a dire quasi con dispetto replicò: me la intendo
al capitano Ceva che gentilmente gli si fra me e Dio! Al capitano che dissegli
esibiva in quello che gli occorresse: Una non esser quello il tempo di produrre le
sola grazia, signor Capitano, chiederei, che sue ragioni, il Cardinale rispose che egli
facesse tacere il signor Ptefetto! La scena non le adduceva per' discolparsi davanti a
di questa seconda sera finì coli' intimazione lui, ma perchè fossero conosciute dai teall'Arcivescovo, che nella dimane alla stessa stimonii del fatto, da tutta la Diocesi, da
ora spirava il tempo assegnato dal dispac- tutta la Chiesa: del resto non sarebbesi
cio governativo, oltre il quale sarebbesi egli nè difeso, nè discolpato dinanzi a qualunque tribunale venisse condotto ; facesusata la forza.
« Ma un commoventissimo spettacolo già sero pur di lui quel che volessero, il tecominciava nelP Arcivescovato di Pisa. La stimonio della buona coscienza lo avrebbe
notizia del prossimo arresto dell' amato accompagnato in ogni luogo. Il Prefetto
Pastore sparsasi per la città, riempì di co- volle, come a proprio discarico, che fosse
sternazione tutti gli animi dei buoni. Ed letto da Mons. Vicario il dispaccio goverecco i Canonici della Primaziale, i Parrochi nativo risguardante la cattura dell'Arcivedella città, e molti della campagna che ne scovo, e poi con aria baldanzosa soggiunse:
ebbero contezza, i Cappellani del Duomo, Sono ora soddisfatti? Ma tutti si tacquero...
gli alunni del Seminario, molti altri del
« Il Cardinale chiese un momento per
clero secolare e regolare, non che un buon ritirarsi in camera, e sicuramente si ritirò
numero di laici delle principali famiglie, per alcuni minuti nella sua cappella ove
andare e venire continuamente presso il sempre era solito ricorrere a Dio; e poscia
loro Padre e Pastore; e colle lacrime agli ricomparso in abito da viaggio, ma senza
occhi chiedere la benedizione, e cercar di alcuna suppellettile, proprio come dice il
confortare chi forse di conforto non abbi- Vangelo sine sacculo, sine pera, con voce
sognava, perchè sempre ilare, sempre tran- tranquilla disse al capitano ECCO9ni a sua
quillo, sempre colla fiducia in Dio. Ed egli disposizione! E voltosi al suo Vicario: Montutti a consolare, tutti a benedire, a lasciare sig•ore (egli disse) a lei lascio la mia Dioa tutti qualche buon ammonimento di ri- cesi....
« Dolorosissimo spettacolo! Ecco un vecordo. Di così fatta dimostrazione d'affetto
poterono essere spettatori quegli stessi ca- nerando e santo Arcivescovo, un illustre
rabinieri che nel giorno di sabato qua e principe di S. Chiesa, un erede forse 'del trolà comparivano a guardia intorno al pa- no di S. Pietro, posto in mezzo a un capitano
lazzo, quasi temessero che dovesse fuggire e a un prefetto, e seguito da 4 ministri della
innocente vittima. E questa medesima pubblica forza! !.... Veniano dietro con. Medimostrazione serve a dare una solenne sta fronte i canonici, i parrochi, e i preti,
smentita a quel dispaccio ufficiale, che ali- e tutti i famigli lo accompagnavano mestissimi alla carrozza. Tutto era silenzio,
n iniziando P arresto del Card. Arcivescovo
di Pisa, non si vergognò di far sapere che interrotto tal fiata da singhiozzi mal ì-e— il paese applaudì a quest'atto di energia pressi. Discese le scale, e avvicinatasi la
del Governo. Menzogna! Ben pochi possono vettura, tutti i sacerdoti e i servi si gitavere applaudito, i quali sono al soldo del tarono in ginocchio , e chiedendogli la
Governo, e con quanto ne avevano in gola benedizione gli baciarono lacrimando la
già gridarono alla venuta in Pisa del sig. mano. Egli tutti benedisse e incoraggiò;
e colla fiducia in Dio e nel suo Angelo
Bettino
« Giunta finaltuente la sera del 19 (sa- tutelare, salì in carrozza col capitano e con
bato) circa la prima ora di notte entra nel U11 prete suo famigliare. Apertosi il porcortile del palazzo una vettura a quattro tone, ne uscì la vettura, e tutti rimasero
cavalli, e tosto viene chiuso il portone. nel più profondo e doloroso silenzio.... Chi
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si trovò spettatore di questa memoranda
scena non potrà mai dimenticare la dignitosa calma, e l'intrepido coraggio dell' illustre prigioniero, che facea spiccato con
trasto coll'agitazione del Prefetto, il cui
volto aggrottato e contratto manifestava
a chiare note la inquietudine dell' animo,
mista forse anche ad una esultanza feroce
che in quell' istante provava pel compimento de' suoi voti, forse per l' esito felice
di una personale vendetta. Il sig. Prefetto
soggiunse ancora un ultimo insulto, e rivolto al Cardinale, ironicamente gli disse:
Eminenza, buon viaggio! ...
« Tutte le persone di senno, e perfino
gli stessi liberali hanno sentenziato essere
questo il più illegale, il più ingiusto, il più
impolitico atto che possa immaginarsi!...
La mia penna si arresta.... La storia compirà il suo uffizio ». 1 D. S.
--
liela..- iatie wítentica <kW ai.reslo dd Card. Co.ylmo Coni,
Arcivescovo di Pisu. Genova, preso Gio. l'assi-Conio, Editore
Libraio, piazza S. Matteo n. 24, 1860.
Terribile inondazione
in Atene ed al Pireo.
Un dispaccio da Atene alla Neae freie
Presse annunzia che la città è in gran
parte inondata, in seguito a violentissimi
acquazzoni. 11 fiume Ilisso, le cui acque
scorrono per solito tranquillissime, si gonfiò
in modo spaventevole e portò seco tutti i
ponti e le case site sulle sponde. Diciassette persone perirono nella catastrofe.
Al Pireo la bufera cagionò ancor più
terribili devastazioni. Le imbarcazioni delle
navi estere, .ì cui equipaggi si prestarono
con rara abnegazione, salvarono circa cento
persone dalla morte.
11 treno fra il Pireo e Atene deviò e il
macchinista fu ucciso. Tutte le congiunzioni telegrafiche furono interrotte.
Al Pireo crollarono numerosissime case.
La città rimase improvvisamente immersa
nelle tenebre più profonde; in mezzo a
quell'oscurità, che veniva qua e là interrotta soltanto dai raggi della luce elettrica
delle navi estere, si devono essere svolte
scene strazianti.
Fino ad ora si è constatato che mancano più di 50 persone; vi sono molti feriti. Le ferrovie non hanno potuto riprendere ancora l'esercizio.
I giornali hanno aperto delle sottoscrizioni per alleviare i danni del disastro.
Una grazia di S. Antonio
Il Pélerin del 15 novembre decorso racconta una grazia di S. Antonio che sempre
meglio conferma la di lui valevole intercessione nel far ritrovare le cose smarrite.
Due contadini, marito e moglie, si presentarono tempo fa al curato di un piccolo
villaggio, in Francia, e gli dissero che erano
stati derubati della somma di 700 franchi,
frutto delle loro fatiche e risparmi, e di
due catenelle d'oro. 11 curato dimandò loro
se avessero sospetti 'su qualche persona,
ed essi risposero che un pensiero avevano
concepito riguardo ad un loro fittaiuolo,
ma non essendo certi della cosa si guardavano bene dall' accusare il prossimo.
Aggiunsero, che avendo saputo essere nella
chiesa del villaggio un Santo miracoloso
(specialmente per far ritrovare le cose
smarrite) venivano per visitarlo.
11 curato capì che essi parlavano di S.
Antonio da Padova, e gli esortò a raccomandarsi di cuore a lui, che realmente
opera tante meraviglie a pro de' suoi divoti. Insegnò loro a invocarlo con promessa di elargire qualche cosa in suo onore;
il che essi promisero di fare.
Due settimane dopo ritornò la donna,
afflitta di non avere ancora scoperto il
ladro. Il buon curato di nuovo la esortò
a confidare nel Santo de' miracoli e perseverare con maggior fede e fervore nelle
preghiere. Ed ecco qualche giorno dopo
ritornare ella tutta allegra a riferire al
curato che i 700 franchi erano stati ritrovati e scoperto il ladro.
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LA CROCE PISANA
Disse che essendole venuta l'idea di andare a chiedere al fittainolo un po' di danaro in prestito, questi cangiando di colore
in volto, aveva confessato il suo fallo e
restituite le catenelle d' oro e la somma
involata, alla quale però mancando 25 lire
che a aveva già spese, si esibiva restituirli:
scontandoli sulla mesata.
S. Antonio dunque aveva fatto la grazia,
i due coniugi la riconobbero e pieni di
contentezza dissero che non si sarebbero
mai immaginata cosa sitfatta. La fama del
fatto si divulgò tosto e servì ad accrescere
la divozione verso S. Antonio.
GROSSO FALLIMENTO
A Breganze, provincia di Vicenza, è fallita la ditta Pedon-Faccioli. Vi sono com-
promessi i principali Istituti di credito della
Provincia: la Banca Popolare per lire 125
mila, la Provinciale per lire 49,000. la Cattolica per lire 90,000, la Banca d'Italia
per lire 100,000. Più quella di Thiene ed
altre.
Così i giornali locali o quasi locali.
L)A LIVOHìNO.
30 Novembre.
11 18 corrente dal nostro egregio prefetto sig.
Conte Capitelli fu visitato lo Spedale Civile, e si
ebbero parole di encomio per la loro eroica abnegazione le ottime Suore Infermiere, tanto malvedute dai settarii.
••
Il tempo costantemente piovoso si è alquanto
modificato perciò i nostri agricoltori possono seminare qualche po' di grano. Di ciò dobbiamo esserne grati anche alla nostra Proteggitrice Celeste
S. Giulia V. e M., le cui insigni reliquie vennero
esposte alla pubblica venerazione il 19 corrente,
e per tre giorni vi fu grande affluenza di fedeli.
Se non cessa però nel popolo cristiano l'infernale
bestemmia e la profanazione dei giorni festivi non
potremo scongiurare del tutto i flagelli della Divina Giustizia. Intanto ier mattina, tra le sette e
mezzo e le nove, furono sentite due piccole scosse
di terremoto. Sono avvisi del Cielo. Non facciamo
i sordi e convertiamoci a Dio.
••
Nella Parrocchia di S. Andrea Ap. quell'attivissimo Comitato ha costituito la sezione giovani,
intitolandola da Leone XIII. Il 29 corr. quei cari
giovinotti, unitamente al Circolo S. Francesco di
Assisi, spedirono un bellissimo telegramma al Santo
Padre e ne ebbero questa preziosissima risposta:
« Santo Padre grato sentimenti Circoli Cattolici
benedice di tutto cuore » Coraggio! o giovani cattolici! l'avvenire della patria è nelle nostre mani.
••
Mi sembra di non aver mai fatto parola del Comitato di S. Maria del Soccorso. £ bene si sappia
che anch' esso è attivissimo.
••
Il Circolo S. Francesco d'Assisi ha gentilmente
concessa la sua Sede per le Conferenze Domeninicali agli abbonati del Momento , e coteste Conferenze, sebbene private, sono frequentatissime. La
prima Conferenza fu tenuta dal bravo Direttore
del succitato Periodico. Egli tratteggiò molto bene
il tema : Fiesole e l' azione Cattolica in Italia.
••
All'Istituto l'Immacolata ebbe luogo per la Festa di S. Caterina la solita premiazione alle alunne
della Scuola esterna gratuita. Oh ! quanto bene
fanno quelle Suore che educano alle virtù cristiane
le Figlie della Provvidenza in cotesto Pio Istituto ...
Basti dire che sono state distribuite in un anno
più di diciottomila minestre ad alunne povere.
••
Le Cucine Economiche hanno stabilito anche
dei boni da cinque centesimi per facilitare l'elemosina a chi non è molto facoltoso. Questa istituzione è nelle mani di quei sinceri cattolici che non
si adontano d'esser chiamati clericali. Ma intanto
la gestione di cotesta azienda non potrebbe essere
tenuta meglio e tutti i cittadini di buon cuore,
anche di partito avverso, la soccorrono perchè
sanno che vi regna la carità e il disinteresse.
•• . .
Per la festa di S. Leonardo da Porto Maurizio
terminò nella Chiesa della Madonna un Corso di
Spirituali Esercizi, che ebbe risultati veramente
maravigliosi.
••
stato affisso un Manifesto del Comitato Cittadino per le onoranze funebri a Mons. Girolamo
Gavi. Si aspettano di grandi cose, e a tumularne
le ceneri nella nostra Cattedrale concorreranno
4
5:
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.
1
1:
*
tutti, anche coloro cui dovrebbe ricuoprire di rossore il volto la semplice lettura delle ultime parole che il piissimo Prelato lasciò come testamento
ai suoi cari livornesi. Dio faccia che la tomba del
primo Vescovo di Livorno sia per le loro anime
la via di Damasco. P1SCATOR.
DA 31 ASSA.
Il nuovo Collegio Vescovtle — Un bravo sacerdote
nuovo Mamsionario — Favori della S. Sede.
— Un
Il nostro Collegio Vescovile Alberico Cybo Malaspiva, grazie alla solerzia ed alle assidue cure
del nostro carissimo Vescovo e di quel zelante
sacerdote, che è il Prof. Alceste Boschetti, direttore del Ginnasio Vescovile, ha dato anch'esso
una lampante prova della stima e del rispetto che
la popolazione di Massa nutre verso i ministri
di Dio. Poiché, mentre l' anno scorso il Convitto
contava appena sette alunni, ora il numero di essi
è tre volte maggiore e speriamo che sempre accresca. Rendiamo intanto grazie a Dio! I desiderii
del nostro Presule, di tutto il clero e dei cattolici
sono stati appagati !
**
Giacche siamo a parlare di lodi dovute meritamente a sacerdoti, debbo registrare un atto molto
caritatevole del bravo Mansionario D. Paolo Candi,
Cappellano delle carceri della nostra città, il quale
si è prefisso il santo scopo di mettere assieme
col concorso dei buoni Massesi una biblioteca di
onesti libri nella carcere, affinché i suoi cari figli
sventurati non passino il tempo nell' ozio, ma nella
lettura di amene e buone opere. Chi vorrà astenersi dal cooperare a questa si bella iniziativa,
colla quale consoliamo quelle sciagurate creature,
sulle quali è caduta la inesorabile spada della
legge ? Dal canto nostro applaudiamo di cuore a
questa nobile e generosa idea e ci congratuliamo
col bravo Don Landi. Ora non possiamo fare a
meno di dire che questo è un altro solenne fiasco
pei nemici della Chiesa, i quali dicono che i preti,
i frati e le monache sono inutili e che i sacerdoti
sono cretini ed ignoranti! ! !
Il Rev. Chierico Ferdinando Cecchieri è stato
nominato, con maggioranza di voti, Mansionario
della Cattedrale di Massa, essendo rimasto vacante
tal beneficio per la rinunzia dell'ex Delegato Vescovile Don Carlo Boni, ora Canonico Penitenziere
a Montalcino. Appena che giungerà il regio exequatur, immediatamente prenderà possesso. Al
nostro egregio amico le più sincere congratulazioni ed i più vivi augurii.
••
La S. Sede, dietro la fatta istanza, ha accordato
all'esimio Don Carlo 13oni, nostro ex Delegato
Vescovile, le rare doti del quale rifulsero nella
nostra Diocesi per non poco tempo, la dispensa
dell'età non ancora raggiunta pel Canonicato di
Penitenzieria. Le nostre cordiali felicitazioni. Iddio
lo conservi. o Don Carlo, ad multos, ad multos
annos!PAX.
DA 9r.lEkt_E4INCA.
24 Novembre.
11 giorno 23, u. s., sacro a S. Clemente P. e. M.,
fu celebrata la consueta festa in onore del nostro
celeste patrono. E siccome la festa di quest'anno,
per le circostanze che l' accompagnarono, è riuscita oltremodo bella e solenne, non posso dispensarmi dal parlarne pubblicamente : e ciò per la
maggiore gloria di Dio e per edificazione degli
uomini.
Eccone i particolari.
11 giorno 22, vigilia della festa, vi fu gran concorso dei popoli limitrofi e lontani, venuti anche
per sentire il nuovo organo che fu inaugurato alla
Messa solenne delle 11, celebrata dal M. R. Priore
Sac. Giosuè Donati. Funzionò ai primi vespri e
cantò nel giorno seguente la Messa solenne il M.
R. P. Girolamo Tognocchi, Priore di S. Niccola, di
Pisa. La sera della vigilia, con l' intervento della
filarmonica di Ruosina, fu fatta la solita processione all' oratorio di S. Rocco; e, malgrado il cattivo tempo, il concorso fu veramente straordinario. Tornati dalla processione, nella nuova Chiesa
parrocchiale, fu data la benedizione con la reliquia del Santo. La mattina della festa vi furono
moltissime messe lette; e fu tale il concorso ai
SS. Sacramenti che, sebbene otto fossero i Sacerdoti confessori, pure alle ore 11 veniva sempre
impartito il Pane degli Angeli.
Alle ore 11 fu cantata la Messa solenne in musica dai dilettanti del paese. Sonava l' organo l' esimio Professore Enrico Barsanti di Pisa, assistito
dall'umile, ma bravo maestro Gaetano Casati di
Firenze, domiciliato a Pietrasanta, e dal Cav..Filippo Tronei autore del nuovo e magnifico organo.
I secondi vespri furono cantati solennemente
dal M. R. Parroco Priore Don lacopo Parra, dal
quale poi fu data la benedizione papale ai Terziari di S. Francesco e la benedizione con la sacra
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reliquia al popolo; quindi fu cantato il Te Deum.
Così ebbe fine la festa.
In tale circostanza, come giù abbiamo accennato, fu inaugurato il nuovo e bellissimo organo
del valore di seimila lire circa. e di cui fu fatto
il collaudo dai suddetti professori Enrico Barsanti
e Gaetano Casati. L' organo è composto dei seguenti principali registri:
Pieno dolce e robusto - Bordoni - Flauto - Voce
umana - Cornetta - Ottavino - Corno inglese - Corni
dolci - Trombe basse - Voce angelica - Trombe nei
bassi al pedale - Contrabbassi - Banda turca e
Cariglione.
Inutile dire che il nuovo Organo piacque moltissimo al popolo e a quanti ebbero la fortuna
di sentirlo, e la commissione va suberba di aver
posto un degno suggello alla bellissima orchestra,
in marino breccia, che costò non meno di diecimila lire.
Unisco qui la relazione fatta dai citati professori.
Terrinea, 23 novembre 1896.
Noi sottoscritti dichiariamo con coscenza, che
« l' Organo costruito dal Cav. Filippo Tronci di
« Pistoia e rinnovato in questo stesso giorno nella
« chiesa prioria di S. Clemente a Terrinca, lo ab« biamo riscontrato conforme al progetto fatto
(( dallo stesso sig. Tronci, e lo abbiamo trovalo
« così eccellente in tutte le sue parti, da non poter
« desiderare di più e ci rallegriamo non solo col
« fabbricante, ma ancora con la onorevole Coane missione per avere affidato questo lavoro al
« sullodato artista ».
« Firmati - Gaetano Casati Maestro di Cappella a
« Pietrasanta.- Prof. Enrico Barsanti di Pisa ».
Un mirallegro di cuore al Parroco, ai professori
Casati e Barsanti, all'artista Tronci, alla Commissione e al Popolo,
I)A () t A r r
-
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Nou di solo pane vive l'uomo s.
Quest'essere misterioso e irrequieto, che si aggira sulla terra. in cerca della felicità e che nel
suo cuore racchiude i germi dei più grandi vizi
e delle più eroiche virtù; ha bisogno di credere,
di sperare e di amare. Spinto sovente dalla foga
delle passioni, sedotto dai cattivi esempi, si lascia
trascinare al male; ma poi stanco del vizio, inasprito dai rimorsi, spesso non ha più il coraggio
di rialzarsi. Allora soltanto egli diventa veramente
perverso e tenta di trascinare gli altri sullo stesso
pendio. Ma se un cuore buono e generoso, saprà
indovinare le sue lotte e gli stenderà la mano,
chiamandolo fratello, figlio e amico, sentirà rivivere la scintilla della Fede e tornerà nuovamente
a sperare.
Si, perchè il figlio della colpa, non nasce interamente perverso e nell'angolo più riposto del
suo cuore, esiste il germe del bene; solamente la
Fede e la Carità, potranno dargli forza e vigore.
E tu, o Popolo di Oratoio, nei giorni passati
mostrasti, che la Fede è in te solamente sopita.
I tuoi giovani, le tue fanciulle, i tuoi padri, sentono sempre lo slancio per il bene e pochi sono
Moro del tutto perversi!
La pioggia incessante minacciava di allagare
le tue fertili campagne, la desolazione e il pianto
regnavano ovunque. Ma ecco che alla voce del tuo
amato Pastore, ti levasti in massa e corresti ad
ascoltare la parola di Dio; e ciò per nove giorni
continui, la mattina allo spuntare del' alba e la
sera verso il crepuscolo.
Al risveglio di tanta fede tutti rimasero compresi di stupore e di meraviglia e i proseliti di
Satana, lividi di rabbia, come belve feroci, si rinchiusero nelle loro tane. La domenica mattina
del 15 novembre, la Comunione Generale riuscì
addirittura teneramente imponente e lo zelo del
Pastore, fu compensato da tanto trionfo. Fino dalla
vigilia molti dotti sacerdoti, rimasero a disposizione di tutti e si riconciliarono con Dio anche
quelli, che da anni e anni ne erano lontani; siechè
il numero delle Comunioni passò il seicento.
Il lunedi poi, 16 novembre, vi fu verso sera la
processione di penitenza e riuscì commovente al
punto da strappare le lacrime a ognuno.
Era dappertutto silenzio e solenne raccoglimento
e le innumerevoli coppie con candele accese, che
accompagnavano il venerato simulacro della Vergine Addolorata erano seguite da una folla immensa e riverente.
Non v' era una casa che non fosse ornata di
lumi e in più luoghi, nelle diverse strade, venne
fatta alla Regina dei Martiri, l' rifferta di bellissimi
ceri, che la Pietà e lo zelo di buone creature, avevano procurato, raggranellando centesimo a ceni tesimo.
Bella innnortal benefica
-
Fede ai trionfi avvezza
Scrivi
ancor questa
E tu, o Vergine dei dolori, dolce e divina Maria,
proteggi il Popolo che tanto ti ama, benedici i
tuoi tigli, feconda le campagne, compensa con le
tue celesti consolazioni, le fatiche di coloro, che
a Te consacrano il vigore, la vita, la mente e il
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Il S. Padre nel Concistoro segreto tenuto lunedì 30 novembre si degnò di annoverare al S. Collegio il Rev.ino P. Pierotti Domenicano, Maestro dei SS. Palazzi
Apostolici ed il M. R. D. Prisco, Napoletano, canonico di quella Metropolitana e
professore di Filosofia. Giovedì 3 decembre al Concistoro Pubblico furono presentati i due nuovi Eminentissimi Cardinali
cui fu imposto il Cappello Cardinalizio.
Oltre l' Aristocrazia Romana ed il Corpo
diplomatico accreditato presso la S. Sede,
intervenne al Concistoro in forma officiale
S. M. il Re Alessandro di Serbia con il suo
seguito che prese posto in una apposita
tribuna vicino al trono Papale.
Riceviamo e pubblichiamo
Illustre barone di Filettole,
Stupisco che Ella abbassi così miseramente il suo blasone, tino a colpirmi con
una insinuazione, non dico sleale, tua ignobile addirittura.
Non sono barone, ma, conscio dei doveri
di rispetto che si debbono a persona, oòlta
da domestica sventura, so di essere anch'io
un gentiluomo. Se avessi saputo, come Ella
va malignando, la grave sventura toccata
al Conti per la perdita di un suo congiunto
avrei senz' altro sospesa o differito a tempo
più opportuno la pubblicazione del mio
articolo. In conferma di quanto riferisco
e della sincerità dei miei sentimenti, prego
Lei, signor barone, a presentare da parte
mia le più vive condoglianze all'amico
suo Conti, verso il quale, se per esigenza
di polemica fui talora un po' vivace, mai
però ebbi maligne intenzioni.
Per sua norma io non sono prete, ma
laico, e disto da Pontedera un'ora circa
di viaggio pedestre. Ciò perchè cessi una
volta la sua fantasia di andare in cerca
di preti, ove non sono.
Dovrei ora rispondere al suo articolo,
ma per non mescolare il sacro col profano,
rimetterò a domenica la risposta.
DON PROSPERO.
9g- 9 I
anMernco A BfRTf/iI C
conserva io smalto
distnietta la bocca
profuma IaIito. 1 A N O • 4 O dr, 1,frif rì
/.75
COSE LOCALI
Memorandum. — E stato mosso il dubbio,
se nei sabati dell'Avvento si possa far uso
delle carni. Facciamo notare che tal dub-
bio è ingiustificato, dichiarandosi aperta-
mente nella notificazione del 5 agosto 1896,
alla quale rimandiamo senz' altro, che è
concessa ai fedeli di questa Città e Archi-
diocesi, non astretti da voto speciale, la dispensa da siifitto iwecetto (dai cibi di magro) iì tutti i giorni di sabato, pure/tè in
essi non cada obbligo di digiuno (come nele Avvento, nei quattro tempi e nelle
SS. Missioni nella chiesa del Carmine.
-
— Colla sera del 14 decembre circa le ore
4 e 15, nella venerabil chiesa di S. Maria
del Car in in e avrà principio un corso di
missioni, predicate da tre RR. PP. Cappuccini , per predisporre gli ani mi alla
solennità del Santo Natale. La mattina a
buon ora, alle 5 e 30, vi sarà la Santa
Messa, dopo la quale uno dei Padri Cappuccini terrà la me di tazion e, seguita
dalla novena del S. Natale. Alle 11 altro
Padre terrà il discorso di riforma dopo
di che vi sarà la S. Messa. La sera circa
le ore 4 e 15 altro padre terrà analogo
discorso e quindi sarà ripetuta la novella
del S. Natale, nel modo solenne che ogni
anno è solito tenersi in. detta Chiesa.
Nel giorno del S. Natale oltre un buon
numero di Messe alle ore 7 vi sarà quella
della Comunione Generale, preceduta da
fervorino, alle 11 Messa cantata in musica
della solennità, la sera verso le 4 e mezzo
chiusa, con discorso di circostanza, delle
SS. Missioni e Benedizione Papale.
Ci auguriamo che le fatiche dei buoni
...
cuore.
DUE NUOVI CARDINALI
A. A.
PP. Missionari non rimarranno senza il
loro frutto. Perciò procuriamo ogni giorno
di intervenire alle prediche e accostarci
alla fine delle missioni alla sacra Mensa
Eucaristica con quella purezza e santità
che richiede sì tremenda azione.
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Misto 0,1040,14; 1 I I ON't% se
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LA CROCE PISANA
All'Ospedale. — Martedì p. p., L decembre, un lieto avvenimento rallegrava le
buone suore di S. Chiara. Quattro giovani
donzelle, ricevendo dalle mani del ministro
di Dio, l'abito religioso, celebrarono le loro
mistiche nozze con l' Agnello Divino, e venivano ad accrescere il numero di quelle
eroine di abnegazione e di carità, di cui è
tanto feconda la religione cristiana.
La mattina di baou'ora le novelle monacande, inginocchiate a piè di Gesù Sacramentato, aspettavano con ansia il felice
momento di essere rivestite di quella santa
divisa che dovrà per sempre annoverarle
fra le candide spose di Gesù Cristo. E difatto
ad ore 7 e mezzo secondo (Invasi principio
alla commovente funzione nella ,juale, insieme alla, veste mondana, abbandonavano
il loro nome di Battesimo e ricevevano,
col nuovo abito di santità, il relativo nome
e Marta.
o.
di suor Ubaldesca 5 Pia Marerita
La sacra cerimonia venne compiuta dal
Revano sig. Canonico F. Rafeaelli segretario Arcivescovile assistito da altri sacerdoti. Numerose e distinte persone tanto
fra gli impiegati dell'Ospedale quanto fra
le più note famiglie della città intervennero ad accrescere con la loro presenza
la solennità di quel lieto avvenimento; e
in tutto quel giorno il convento di Santa
Chiara fu animato da tale allegrezza e da
tutte quelle innocenti espansioni dell'animo, come proprio s' addice a uno de' più
fausti giorni della vita.
Noi mandiamo alle novelle Suore un
fraterno e rispettoso saluto pregandole. di
metterci a parte de' loro meriti appresso
Dio. Possa il loro esempio aprire gli occhi
a tanti infelici e far loro conoscere il vero
merito di tali creature che, spregiate dal
mondo sacrificano i loro giorni a salute e
conforto dei poveri infermi.
LE INSERZIONI
Ci scrivono da Reggio di Calabria, 26,
dice l'Osservatore Cattolico, che da un processo svoltosi in un -paese di Calabria si
‘t constato quanto segue : — l'imputato ha
dichiarato ch'egli apparteneva alla massoneria e nel tempo stesso era socio del
Comitato diocesano di A domanda del
magistrato, che gli faceva notare tale sua
incoerenza, ha spiegato di essere entrato
nel Comitato cattolico per incarico della
massoneria, a fine di creare disturbi e promuomere la dissoluzione del comitato.
Attenti, attenti, attenti!
SCOPEI1TApolnionaie.
SCALNTIFICA
Un' altra conversione in Inghilterra.
ANNUNZI BIBLIOGRAFICI.
LAI. CAN i Età c_iattolica del 5 dicem,
bre 1896 contiene:
I. Il Papa e i prigionieri d' Africa. 11. L' obolo
per le povere Monache d'Italia. III. L'Etiopia moderna o l' Abissinia. IV. Le Litanie Lauretane. Studio storico critico. V. Emma, prima e dopo. VI.
Rivista. della stampa, 1. Centenario dei prodigi di
Maria Santissima, avvenuti in Roma nel 1796.
Sunto delle memorie compilate da D. Giovanni
Marchetti, con aggiunte storiche, pubblicato dal
Circolo dell'immacolata. Mercati I. M., sac. doct.
Bibliothecae ambrosianae. — Miracula 13. Prosperi
Episcopi et Confessoris ad fidem librorum manu
TUTTE LE FARMACIE. — ALL' I
Dicembre.
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-
Z>zzattzt,A cztrzazz,$zurA z:)==.1,41rmrsQ 3.?$4k.
Una chioma folta e fluente
è degna corona
della bellezza.
— Sotto Sorgo, S, p. 2.
Il Celebre CIOCCOLATO dei signori
MORIONDO E GARIGLIO di Torino si
di VINO che vendesi al Negozio
Crist iani in Pisa (Porta a Lucca).
4-
ed Ani() SACII,O.
miracoli dal medesimo Cristo operati (S. Mat. XI).
S. Niccolò di Bari V. taumaturgo. Festa in S. Niccola, al Duomo per cura dei Chierici e in S. Andrea.
Al Duomo predica a ore 11.
7 Lun. S. Ambrogio V. e D. In S. Appollonia a
ore 21 Uffizio della Madonna.
8 Mart. IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA VERGINE
MARIA. Al Duomo messa con assistenza pontificale
di Mons. Arcivescovo: indi predica. Festa titolare
alla parrocchia della Madonna dell' Acqua. Festa
in S. Croce, in S. Chiara con messa cantata a ore
8 e mezzo, nell' Oratorio delle Cappuccine, in S.
Anna, in S. Appollonia, in San Donnino dei cappuccini, in S. Eufrasia, con assoluzione ai Terziari
e in S. Stefano extra-mnenia. In S. Frediano festa
di N. S. di Lourdes. In S. Marco festa per cura
del Comitato Parrocchiale : ivi si espone il simulacro della Madonna di Lourdes. In S. Michele
degli Scalzi festa per cura della Sezione Giovinetti
di S. Ubaldo, del Comitato Parrocchiale.
9 Merc. S. Siro C. In S. Niceola e in S. Michele
in Borgo triduo di S. Lucia.
10 Giov. Traslazione della S. Casa Lauretana
della B. V. Maria. In S. Rocco festa della Madonna
di Loreto. In S. Marco alle Cap. trid. di S. Lucia.
11 Ven. Digiano. S. Dainaso P. e Conf.
12 Sab. Digiuno. S. Melchiade P. e M. le cui reliquie si conservano nella Primaziale.
*
Il giorno dell'Immacolata Concezione verrà esposta alla pubblica venerazione nella chiesa di Riglione la sacra Immagine di Maria Santissima sotto
il titolo di Divina Pastora, e, permettendolo il tempo, verrà portata in solenne processione la sera
per tutto il paese. Ciò in rendimento di grazie
della cessazione delle lunghe pioggie, che tanto
hanno ritardato quest' anno la sementa del grano.
I lettori del nostro giornale sanno già con quanto
divoto fervore il popolo riglionese fece ricorso
alla medesima Vergine Santissima il 10 del decorso mese. Giova sperare che il concorso a detta
processione sia straordinario, essendovi anche per
i nostri concittadini la comodità della Trainvia
circa ore 14.
Sono vagii anni che non ha avuto luogo quella
processione, che d' ordinario suol farsi per la festa
d' Agosto.
nianosso PARIGI. 20. Bue Saint-Lazare.
N" C> il
3IR
Questa fatale e terribile malattia, che fra tutte
dà il maggiore contingente di morti, meriterebbe
uno studio analitico e profondo, ciò che noi non
siamo al caso di fare per la brevità che e' impone
Io spazio.
É dovere della Stampa il rendere pubblico ciò
che la Scienza fa di buono a favore dei sofferenti.
L' occasione ce l'offre il Prof. Salvatore Garofalo
di Palermo colla_ sua scoperta dell' Antibacillare.
liquore antisettico, balsamico, sedativo tonico, rimedio per eccellenza efficacentissimo per guarire
qualunque malattia di petto anche a periodo
inoltrato.
Distinti medici che lo sperimentarono, hanno
dovuto constatare essere, l' Antibacillare, l'unico
farmaco che in atto la scienza può offrire con
successo per curare e guarire la Tubercolosi.
Infatti essendo un liquore antisettico, crea nel
circolo sanguigno delle condizioni spaciali per cui
la vitalità del microrganismo patogeno specifico
(Bacillo di Koch) si rende impossibile; come balsamico modifica gradatamente la superficie della
mucosa brouchiale e polmonale, così da rendere
espettorato scarso e meno purulento, sino ad
ottenere in seguito la riparazione dei tessuti. Con
esso inoltre scompaiono i sudori notturni e la
febbre, cessano gli sputi sanguigni, aumenta l' appetito, ritornano le forze e in poche settimane subentra quel benessere generale che è prodomo
di una completa guarigione.
.
Scrivono da Londra alla Voce delta Verità:
« Vi segnaliamo un' altra bella conversione. Il Rev. Patrizio Russel Ministro
Anglicano di Londra ha abbandonato l'eresia entrando in grembo alla Chiesa Cattolica con quattro suoi figli. La moglie di
lui non ha ancora seguito l' esempio del
marito e dei figli, tua si spera nelle preghiere dei fedeli per ottenere anche la sua
con versione ».
la Semola) 2--go
UPla
P
olvere
zZO,
Un Palimpsesto Ambros. dei Salmi Esapli, e una
antica versione latina del commentario perduto
di T. di Mopsuestia al Salterio. 3. Paolo Sabatier.
— Vita di S. Francesco d'!Assisi. Traduzione dei
Professori Carlo Ghidiglia e Costantino Pontani.
VIE. Bibliografia. VHI. Cronaca. contemporanea. 1.
Cose romane. — 2. Cose italiane. —3. Cose straniere. (Corrispondenze speciali). Grecia, Irlanda,
Rumenia. — 1. COR
dall'estero si ricevono esclusivamente per il nostro Giornale presso l'ufficio principale di Pubblicità A. MANZONI e C. MILANo,Via S. Paolo i i -- ROMA, Via di Pietra 91 — GENOVA, Piazza Fontane Marose — PARIGI, Rue de Alaubeuge 41 — LONDRA, E. C. Edmund Prine io Alderseste Street
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PERSEGUITITI E NON VINTI