Galileo Galilei
Il metodo della nuova scienza
Biografia (1564-1642) e opere principali
1564
1592
1604
1609
1610
1616
1623
1632
1633
1638
Nasce a Pisa. Il padre è musico e matematico. Inizia a studiare
medicina, poi si dedica alla matematica (Firenze, Pisa, Padova)
Insegna matematica presso l’Università di Padova
Nei cieli appare una supernova (osservata e studiata da molti
astronomi, fra i quali Galilei e Keplero)
Impiego del cannocchiale
Sidereus Nuncius. Si trasferisce a Firenze come matematico di
corte su invito di Cosimo II de’ Medici
Condanna del copernicanesimo e primo richiamo del Santo
Uffizio
Il Saggiatore
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e
copernicano
Processo e abiura. Condanna al domicilio coatto e al divieto di
pubblicare nuove opere
Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove
scienze (opera stampata in Olanda)
Sidereus Nuncius
ANNUNCIO
ASTRONOMICO
CHE CONTIENE E SPIEGA
OSSERVAZIONI DI
RECENTE CONDOTTE
CON L'AIUTO DI UN
NUOVO OCCHIALE SULLA
FACCIA DELLA LUNA,
SULLA VIA LATTEA E LE
NEBULOSE, SU
INNUMEREVOLI STELLE
FISSE, E SU QUATTRO
PIANETI DETTI ASTRI
MEDICEI NON MAI FINORA
VEDUTI
La “invenzione” del cannocchiale
«Sono dieci mesi incirca, che pervenne a’ nostri orecchi un certo grido, esser
stato fabricato da un tal Fiamingo uno occhiale, per mezzo del quale gli oggetti,
benché assai distanti dall’occhio, si vedevan distintamente come se fussero
vicini; e di questo effetto invero ammirabile si raccontavano alcune esperienze,
le quali altri credevano, altri negavano. L’istesso pochi giorni dopo fu
confermato a me per lettera di Parigi da un tal Iacopo Badovero, nobil francese;
il qual avviso fu cagione che io mi applicai tutto a ricercar le ragioni ed i mezzi
per i quali io potessi arrivare all’invenzione di un simile instrumento: la quale
conseguii poco appresso, fondato sopra la dottrina delle refrazioni. E mi
preparai primieramente un cannone di piombo, nelle estremità del quale
accomodai due vetri da occhiali, amendue piani da una parte, ma uno dall’altra
convesso e l’altro concavo: al quale accostando l’occhio, veddi gli oggetti assai
prossimi ed accresciuti; poi ché apparivano tre volte piú vicini, e nove volte
maggiori, di quello che si scorgevano con la sola vista naturale. Dopo mi
apparecchiai un altro strumento piú esatto, che rappresentava gli oggetti piú di
sessanta volte maggiori. Finalmente, non perdonando a fatica né a spesa
alcuna, pervenni a tal segno, che me ne fabbricai uno così eccellente, che le
cose vedute con quello apparivano quasi mille volte maggiori, e piú che trenta
volte piú prossime, che vedute dall’occhio libero. Quali e quanti siano i
commodi ed usi di questo instrumento, cosí in terra che in mare, sarebbe
affatto superfluo il registrargli. Di che accortomi allora, lasciando le cose
terrene, mi rivolsi alle speculazioni celesti». (Sidereus Nuncius)
Il cannocchiale strumento scientifico
«Ben è vero che le loro ragioni di dubitare sono molto frivole e puerili,
potendosi persuadere che io sia tanto insensato, che con lo
sperimentare centomila volte in centomila stelle e altri oggetti il mio
strumento, non vi abbia potuto o saputo conoscere quegl’inganni che
essi, senza averlo mai veduto, stimano avervi conosciuto; o pure che io
sia cosí stolido, che senza necessità alcuna abbia voluto mettere la mia
reputazione in compromesso e burlare il mio Principe. L’occhiale è
arciveridico, e i Pianeti Medicei sono pianeti, e saranno sempre, come
gli altri: hanno i loro moti velocissimi intorno a Giove, sì che il più tardo
fa il suo cerchio in 15 giorni incirca. Ho seguitato di osservargli, e
séguito ancora, se bene oramai per la vicinanza dei raggi del sole
cominceranno a non si poter vedere più per qualche mese. Questi che
parlano, doveriano (per fare il giuoco del pari) mettersi come ho fatto io,
cioè scrivere, e non commettere le parole al vento. Qua ancora si
aspettavano 25 che mi volevano scrivere contro; ma finalmente sinora
non si è veduto altro che una scrittura del Keplero, Mattematico
Cesareo, in confirmazione di tutto quello che ho scritto io, senza pur
repugnare a un iota: la quale scrittura si ristampa ora in Venezia, e in
breve V.S. la vedrà, sicome ancora vedrà le mie osservazioni molto più
ampliate e con le soluzioni di mille instanze».
Lettera a Matteo Carosi, 24 maggio 1610
La “verifica sperimentale” del
copernicanesimo (1)
Grazie al cannocchiale, Galilei può
osservare (e annunciare nel Sidereus
Nuncius):
• stelle più numerose e più lontane delle
stelle fisse (visibili ad occhio nudo)
• superficie lunare irregolare e scabra
• nebulose (non singole stelle ma “greggi di
stelle”)
• satelliti di Giove (“pianeti medicei)…
La “verifica sperimentale” del
copernicanesimo (2)
… e ancora, subito dopo la pubblicazione
del Sidereus Nuncius (1611-1612):
• aspetto tricorporeo di Saturno (l’anello,
non distinguibile con il cannocchiale di
Galileo)
• fasi di Venere (che dunque riceve luce dal
Sole come la Luna)
• macchie solari («il funerale o più tosto
l’estremo e ultimo giudizio della pseudo
filosofia»)
Nuove stelle
«Ma poi, al di là delle stelle di sesta grandezza, si
scorgerà con il cannocchiale un così numeroso
gregge di altre, sfuggenti alla vista naturale,
che appena è credibile; è dato infatti di vederne
di più di quante ne comprendono le altre sei
differenti grandezze».
Sidereus Nuncius, 41
Le nebulose
«Inoltre (meraviglia ancor più grande) le Stelle
chiamate fino ad oggi dai singoli astronomi
Nebulose, sono greggi di piccole Stelle
disseminate, in modo mirabile, e mentre
ciascuna di esse, per la sua esilità, ossia per la
grandisima distanza da noi sfugge alla nostra
vista, dall’intreccio dei loro raggi si genera quel
candore, che è stato creduto finora essere una
parte più densa del cielo capace di riflettere i
raggi delle Stelle e del Sole».
Sidereus Nuncius, 43
La Via Lattea
«È infatti la Galassia niente altro che una congerie
di innumerevoli stelle disseminate a mucchi;
chè in qualunque regione di essa si diriga il
cannocchiale, subito una ingente folla di Stelle
si presenta alla vista, delle quali parecchie si
vedono abbastanza grandi e molto distinte, ma
la moltitudine delle piccole è del tutto
inesplorabile».
Sidereus Nuncius, 43
La Via Lattea nel Sagittario
Confronto fra il disegno di Galileo della cintura di Orione ed una fotografia
La Luna (1)
«Già nel quarto o quinto giorno dopo la
congiunzione, quando la Luna ci si mostra con
i corni splendenti, il termine che divide la parte
oscura dalla luminosa non si stende
uniformemente secondo una linea ovale, come
in un solido perfettamente sferico dovrebbe
accadere, ma è segnato da una linea
diseguale, aspra e notevolmente sinuosa».
Sidereus Nuncius, 11
La Luna (2)
«Ma poi, non solo i confini fra le tenebre e la luce
si vedono nella Luna ineguali e sinuosi, ma, ciò
che induce a maggior meraviglia, nella parte
tenebrosa della Luna, appaiono moltissime
punte lucenti, totalmente divise e staccate dalla
regione illuminata, e da esse non di breve
intervallo distanti; le quali a poco a poco,
trascorso un certo tempo, aumentano di
grandezza e di luce, poi, dopo due o tre ore, si
congiungono con la restante parte lucida, già
fattasi più ampia».
Sidereus Nuncius, 13
Luna
Crateri lunari
zona centro-sud
Disegni della Luna di Galileo
Giove (1)
«il giorno 7 gennaio 1610, alla prima ora della notte
seguente, mentre guardavo gli astri celesti con il
canochiale, mi si presentò Giove; e poichè mi ero
preparato uno strumento proprio eccellente,
m’accorsi, [...] che gli stavano accanto tre Stelline
piccole invero, ma pur lucentissime; le quali per
quanto fossero da me credute del numero delle
fisse, tuttavia mi destarono qualche meraviglia, per
il fatto che apparivan disposte secondo un’esatta
linea retta parallela all’Eclittica, e più splendide
delle altre loro pari di grandezza, dalla parte
orientale c’erano due stelle, una sola invece verso
occidente»
Sidereus Nuncius, 45
Giove (2)
«essendo io tornato, non so da quale fatto
condotto, alla medesima indagine il giorno 8,
trovai una disposizione molto diversa; erano
infatti le tre Stelline tutte occidentali rispetto a
Giove, e fra di loro più vicine che nella notte
antecedente, e da uguali intervalli separate».
Sidereus Nuncius, 45
Giove
Satellite Io
Satellite
Callisto
Satellite Europa
Satellite
Ganimede
Macchie solari
Valore dell’osservazione
«Io scopersi pochi anni a dietro, come ben sa l’Altezza
Vostra Serenissima, molti particolari nel cielo, stati invisibili
sino a questa età; li quali, sí per la novità, sí per alcune
consequenze che da essi dependono, contrarianti ad
alcune proposizioni naturali comunemente ricevute dalle
scuole dei filosofi, mi eccitorno contro non piccol numero di
tali professori; quasi che io di mia mano avessi tali cose
collocate in cielo, per intorbidar la natura e le scienze. E
scordatisi in certo modo che la moltitudine de’ veri concorre
all’investigazione, accrescimento e stabilimento delle
discipline, e non alla diminuzione o destruzione, e
dimostrandosi nell’istesso tempo piú affezzionati alle
proprie opinioni che alle vere, scorsero a negare a far
prova d’annullare quelle novità, delle quali il senso istesso,
quando avessero voluto con attenzione riguardarle, gli
averebbe potuti render sicuri»
Lettera a Cristina di Lorena Granduchessa di Toscana, 1615
Galilei e Aristotele
«io internamente sono ammiratore di un tanto uomo, quale
è Aristotile. [..] Io stimo che l’esser veramente Peripatetico
consista principalissimamente nel filosofare conforme alli
aristotelici insegnamenti, procedendo con quei metodi e
con quelle mere supposizioni e principii sopra i quali si
fonda lo scientifico discorso. […] Tra queste supposizioni è
tutto quello che Aristotile ci insegna nella sua Dialettica,
attenente al farci cauti nello sfuggire le fallacie del discorso.
[…]
Se Aristotele tornasse al mondo, egli riceverebbe me tra i
suoi seguaci, in virtù delle mie poche contradizioni, ma ben
concludenti, molto più che moltissimi altri che, per
sostenere ogni suo detto per vero, vanno espiscando dai
suoi testi concetti che mai non li sariano caduti in mente».
Aristotele… e gli aristotelici
Galilei critica coloro che
«vogliono che il ben filosofare sia il ricevere e
sostenere qual si voglia detto e proposizione
scritta da Aristotele, alla cui assoluta autorità
si sottopongono, e per mantenimento della
quale si inducono a negare esperienze
sensate o a dare strane interpretazioni a’ testi
di Aristotele».
Contro il principio di autorità (ipse dixit)
Galilei
– distingue l’atteggiamento originario di Aristotele e
quello della tradizione degli aristotelici suoi seguaci,
condannando il cieco dogmatismo della scuola
– smaschera l’aristotelismo contemporaneo che aveva
stravolto l’empirismo di fondo del pensiero del
maestro
– si riconosce peripatetico nella misura in cui aderisce
all’esigenza di un metodo
– critica la tortuosa verbosità e la preconcetta
apologetica della tradizione peripatetica
Le due rivelazioni: il “realismo” galileiano…
«[…] procedendo di pari dal Verbo divino la Sacra
Scrittura e la natura, quella come dettatura dello
Spirito Santo, questa come osservantissima
esecutrice degli ordini di Dio; ed essendo, di più,
convenuto nelle Scritture, per accomodarsi
all’intendimento dell’universale, dir molte cose
diverse, in aspetto e quanto al nudo significato
delle parole, dal vero assoluto; ma all’incontro,
essendo la natura inesorabile e immutabile, e […]
nulla curante che le sue recondite ragioni e modi di
operare sieno e non sieno esposti alla capacità
degli uomini…
… e la natura “inesorabile esecutrice”
… pare che quello degli effetti naturali che o la
sensata esperienza ci pone dinanzi agli occhi o
le necessarie dimostrazioni ci concludono, non
debba in conto alcuno esser revocato in dubbio,
non che condannato, per luoghi della Scrittura
che avessero nelle parole diverso sembiante;
poi che non ogni detto della Scrittura è legato ad
obblighi così severi com’ogni effetto di natura
[…]».
Lettera a don Benedetto Castelli, 1613
Le due rivelazioni e il rapporto ragione/fede
Galilei sostiene una dottrina che, in un certo senso, è
paragonabile al concordismo tomista. Non può esservi un
conflitto tra la verità della Scrittura e la verità della scienza,
discendendo entrambe dal Verbo divino.
Secondo Galilei, quindi, non ci sono doppie verità, come
invece si credeva in ambiente aristotelico-padovano.
«Intenzione dello Spirito Santo essere
di insegnarci come si vadia in cielo,
e non come vadia il cielo»
Linguaggio della scrittura, linguaggio della natura
Dio - Verbo
Linguaggio della Scrittura
Linguaggio della Natura
Convenzionale
Inesorabile e immutabile
Serve a persuadere gli
uomini e indurli alla
fede mediante un
linguaggio figurato e
allegorico
In caso di apparente
conflitto tra le parole della
Bibbia e la verità scientifica
occorre mettere in dubbio il
senso della Scrittura (i cui
interpreti possono errare)
Il gran libro della natura
Il mondo fisico
– è intrinsecamente razionale
– è strutturato secondo schemi matematici
immanenti
– non rinvia ad archetipi trascendenti
– è ordinato
– è labirintico solo se si ignora il linguaggio
matematico-geometrico
La natura e il suo alfabeto
«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che
continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico
l’universo), ma non si può intendere se prima non si
impara a intender la lingua e a conoscer i caratteri, ne’
quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i
caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure
geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a
intenderne umanamente parola; senza questi è un
aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto».
Il Saggiatore
Le male interpretationi della Sacra Scrittura
«Stante questo, ed essendo di più manifesto che due verità
non posson mai contrariarsi, è offizio de’ saggi espositori
affaticarsi per trovare i veri sensi de’ luoghi sacri,
concordanti con quelle conclusioni naturali delle quali prima
il senso manifesto o le dimostrazioni necessarie ci avesser
resi certi e sicuri. Anzi, essendo, come ho detto, che le
Scritture, ben che dettate dallo Spirito Santo, per l’addotte
cagioni ammetton in molti luoghi esposizioni lontane del
suono litterale, […] crederei che fusse prudentemente fatto
se non si permettesse ad alcuno l’impegnar i luoghi della
Scrittura e obbligargli in certo modo a dover sostenere per
vere alcune conclusioni naturali, delle quali una volta il
senso e le ragioni dimostrative e necessarie ci potessero
manifestare il contrario»
Lettera a don Benedetto Castelli, 1613
Galilei: “matematico” e “meccanico”
La nuova scienza nasce anche grazie al fecondo
connubio con la tecnica (cfr. Alexandre Koyré,
Dal mondo del pressappoco all’universo della
precisione, 1950, trad. it.: 1967):
• cannocchiale
• saggiatore (bilancino di precisione degli orafi)
• piano inclinato
• orologio ad acqua
NB: Newton, per la stessa esigenza, perfezionerà
il telescopio (da sistema a rifrazione a sistema
a riflessione) / Bacon esalta la tecnologia (New
Atlantis, 1627)
La meccanica
La meccanica per Galilei assicura un ponte tra il mondo
degli enti naturali ed artificiali e la razionalità dei modelli
matematici; la macchina si dispone nella natura
sfruttandone l’ordine a vantaggio dell’uomo; essa è
costruita conformemente ad un progetto meccanico che ha
i suoi fondamenti nella geometria.
Per evitare gli impacci accidentali della materia si deve fare
astrazione così da concepirla perfetta e inalterabile e
passibile di una elaborazione matematica rigorosa.
Rendendo via via più complesso l’universo astratto della
fisica matematica si giunge per approssimazione
all’universo effettivo.
La macchina
La macchina si presenta come materializzazione fisica del
disegno matematico.
L’idealizzazione del fenomeno fisico e la sua riduzione allo
schematismo geometrico garantiscono la sua intelligibilità.
Della matematica si accentua l’impronta ingegneristica
eliminandone i tratti mistici che ancora conservata in
contemporanei come Keplero.
Galilei è innovativo perché favorisce:
–
–
–
–
una maggiore sensibilità per il progresso
una superiore disponibilità alla revisione
una prospettiva ad una concorso cooperativo tra ricercatori
una valutazione della scienza in chiave pratico-trasformativa
Essenze e fenomeni
«perché o noi vogliamo specolando tentar di penetrar
l’essenza vera ed intrinseca delle sustanze naturali; o
noi vogliamo contentarci di venir in notizia d’alcune loro
affezioni. Il tentar l’essenza, l’ho per impresa non meno
impossibile e per fatica non men vana nelle prossime
sustanze elementari che nelle remotissime e celesti».
Galilei rinuncia alla presunzione di conoscere l’essenza
degli enti naturali riconoscendo come campo adeguato di
indagine quello fenomenico, nel dominio delle affezioni.
Affezioni
passibili di misurazione e quindi
di elaborazione matematica
Qualità oggettive e qualità soggettive
Ne Il Saggiatore Galilei esibisce il suo orientamento
riduzionista concentrandosi sui fenomeni registrabili e
facendo astrazione da tutti gli aspetti soggettivi per fissare
gli elementi di oggettività.
Qualità primarie
Qualità secondarie
Figura, grandezza, posizione,
quantità di moto
Colore, sapore, odore
Intendere umano e intendere divino
«Il modo col quale Iddio conosce le infinite proposizioni,
delle quali noi conosciamo alcune poche, è
sommamente più eccellente del nostro, il quale procede
con discorsi e con passaggi di conclusione in
conclusione, dove il suo è di un semplice intuito: e dove
noi per esempio per guadagnar la scienza d’alcune
passioni del cerchio, che ne ha infinite, cominciando da
una delle più semplici e quella pigliando per sua
definizione, passiamo con discorso ad un’altra, e da
questa alla terza, e poi alla quarta, ecc, l’intelletto
divino, con la semplice apprensione della sua essenza
comprende, senza temporaneo discorso, tutta l’infinità
delle passioni».
Conoscere intensive ed extensive
Salviati: «Convien ricorrere a una distinzione filosofica, dicendo che
l’intendere si può pigliare in due modi, cioè intensive o vero
extensive: e che extensive, cioè quanto alla moltitudine degli
intelligibili, che sono infiniti, l’intender umano è come nullo, quando
bene egli intendesse mille proposizioni, perché mille rispetto
all’infinità è come uno zero; ma pigliando l’intendere intensive, in
quanto cotal termine importa intensivamente, cioè perfettamente,
alcuna proposizione, dico che l’intelletto umano ne intende alcune
così perfettamente, e ne ha così assoluta certezza, quanto se
n’abbia l’istessa natura; e tali sono le scienze matematiche pure,
cioè la geometria e l’aritmetica, delle quali l’intelletto divino ne sa
bene infinite proposizioni di più, perché le sa tutte, ma di quelle
poche intese dall’intelletto umano credo che la cognizione agguagli
la divina nella certezza obiettiva, poiché arriva a comprenderne la
necessità, sopra la quale non par che possa esser sicurezza
maggiore». (Dialogo sopra i due massimi sistemi)
L’assenza di un abisso tra uomo e Dio
«Or questi passaggi, che l’intelletto nostro fa con tempo e
con moto di passo in passo, l’intelletto divino, a guisa di
luce, trascorrere in un istante, che è l’istesso che dire,
gli ha sempre tutti presenti. Concludo per tanto,
l’intender nostro, e quanto al modo e quanto alla
moltitudine delle cose intese, esser d’infinito intervallo
superato dal divino; ma non però l’avvilisco tanto, ch’io
lo reputi assolutamente nullo; anzi, quando io vo
considerando quante e quanto maravigliose cose hanno
intese investigate ed operate gli uomini, purtroppo
chiaramente conosco io ed intendo, esser la mente
umana opera di Dio, e delle più eccellenti» (Dialogo
sopra i due massimi sistemi)
Coincidenza di intensive ed extensive in Dio
Intendere divino
Dio abbraccia in un solo sguardo istantaneo tutte le verità
Verità 1
Verità 2
Verità 3
Verità n
La mente umana coglie un numero finito di verità in successione
Intendere umano
Il metodo resolutivo
Simplicio: Aristotele fece il principal suo fondamento sul discorso a
priori, mostrando la necessità dell’inalterabilità del cielo per i suoi
principi naturali, manifesti e chiari; e la medesima stabilì dopo a
posteriori, per il senso e per le tradizioni de gli antichi.
Salviati: Cotesto è il metodo col quale egli ha scritta la sua dottrina, ma
non credo già che e’ sia quello col quale egli la investigò, perché io
tengo per fermo ch’e’ procurasse prima, per via de’ sensi,
dell’esperienze e delle osservazioni, di assicurarsi quanto fusse
possibile della conclusione, e che dopo andasse ricercando i mezi da
poterla dimostrare, perché così si fa per lo più nelle scienze
dimostrative; e questo avviene perché, quando la conclusione è vera,
servendosi del metodo risolutivo, agevolmente si incontra qualche
proposizione già dimostrata o si arriva a qualche principio per sè noto;
ma se la conclusione sia falsa, si può procedere in infinito senza
incontrar mai verità alcuna conosciuta, se già altri non incontrasse
alcun impossibile o assurdo manifesto. (Dialogo sopra i due massimi
sistemi)
Il metodo scientifico
• sensate esperienze
(induzione→ esperienza)
• necessarie dimostrazioni
(deduzione → matematica, logica)
NB: Necessità della loro compresenza per
avere una conoscenza scientifica… ecco
perché si parla di metodo osservativosperimentale, ipotetico-deduttivo,
resolutivo-compositivo…
Il metodo: momento risolutivo-analitico…
•osservazione di un fenomeno
•scomposizione del fenomeno nei suoi
elementi semplici/costitutivi
•misurazione/matematizzazione di tali
elementi
•formulazione di un’ipotesi matematica
esplicativa
… e momento compositivo-sintetico
• esperimento (riproduzione artificiale del
fenomeno)
• verifica dell’ipotesi formulata (→legge
oppure →nuova ipotesi)
NB: Differenza profonda fra esperienza ed
esperimento!
Gli esperimenti mentali
• il corpo caduto dall’albero della nave in
movimento cade alla sua base (il moto
impresso appartiene al corpo, non al
motore)
• il piano inclinato (aiuta a dimostrare come
si comporterebbe il corpo in movimento in
assenza di attrito→ moto uniformemente
accelerato)
• il “gran naviglio” (principio della relatività
galileiana)
Il principio di relatività galileiana
«rinserratevi con qualche amico nella maggiore stanza che sia
sotto coverta di alcun gran navilio, e quivi fate d’aver
mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco in gran
vaso d’acqua, e dentrovi de’ pescetti; sospendasi anco in
alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vadia
versando dell’acqua in un altro vaso di angusta bocca, che
sia posto in basso […] voi non riconoscerete una minima
mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di questi
potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma»
Dialogo sopra i due massimi sistemi
Principio di relatività dei moti
Osservatore A
Osservatore B
Il corpo si muove rispetto all’osservatore
A, mentre B - che si trova all’interno del
medesimo sistema e pure si muove - non
riesce a percepirne il moto
Corpo C
Sistema di moto rettilineo
uniforme in un tempo t1
Osservatore B
Corpo C
Sistema di moto rettilineo
uniforme in un tempo t2
Il principio di inerzia
Galilei neutralizza tutte le esperienze che vanno contro il
sistema copernicano delineando una nuova configurazione
della meccanica. Il principio della relatività dei moti infatti
stabilisce che, sulla base di osservazioni meccaniche
compiute all’interno di un determinato sistema, è
impossibile asserire se tale sistema sia in quiete o in moto
rettilineo uniforme. Tanto la quiete quanto il moto sono due
stati dei corpi, sono cioè sullo stesso piano ontologico…
NB: Nonostante questa intuizione, G. non arriverà a
formulare in modo esplicito il principio d’inerzia (manca in
lui la “teoria unificante” e, pensando solo alla Terra, non è
concepibile un moto rettilineo che prosegua all’infinito…)
La condanna di Galilei
“con cuor sincero e fede non finta abiuro,
maledico e detesto li sudetti errori e
eresie, e generalmente ogni e qualunque
altro errore e eresia […] contraria alla
Santa Chiesa”, e conseguente condanna
“al carcere formale in questo Santo Offizio
ad arbitro nostro”
La villa “Il Gioiello” in Arcetri, Firenze
Gli ultimi anni di Galileo
L’addio di Galileo
“Ma haimè, Signor mio, il Galileo, vostro caro amico e
servitore, è fatto irreparabilmente da un mese in qua
del tutto cieco. Or pensi V. S. in quale afflizione io mi
ritrovo, mentre che vo considerando che quel cielo,
quel mondo e quell’universo che io con le mie
meravigliose osservazioni e chiare dimostrazioni
avevo ampliato e cento e mille volte di più del
comunemente veduto dà sapienti di tutti i secoli
passati, ora per me s’è diminuito e ristretto chè non è
maggiore di quel che occupa la persona mia.”
Una ferita solo in parte rimarginata
Dopo la morte, Galilei è sepolto insieme agli altri grandi
fiorentini nella Basilica di Santa Croce (Firenze), ma solo
nel 1737 è eretto il solenne monumento funebre.
Bertolt Brecht
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