PROVINCIA DI PISA
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Il cittadino come risorsa è un programma della Provincia di Pisa e dei Comuni di Lari,
Ponsacco, Pontedera, S. Croce sull’Arno e Volterra, finanziato dalla Regione Toscana.
Studio Come S.r.l. è partner del progetto.
Il cittadino come risorsa è finalizzato allo sviluppo dei servizi per la prima infanzia e
prevede
- Ricerca sulla domanda di servizi
- Ricerca sull’offerta di lavoro professionale e di servizi professionali
- formazione di 30 operatori d’infanzia
- creazione di nuovi servizi presso le famiglie e presso i servizi educativi comunali.
Provincia di Pisa
Servizi Politiche Sociali [email protected]
P.zza Vittorio Emanuele II, 14 – 53125 Pisa
Tel .050/929.441 – Fax: 050/929.442
Emma Ferrieri Caputi [email protected]
Angela Parini [email protected]
Comuni
Lari: Nicoletta Costagli 0587-687518 [email protected]
Volterra: Tamara Trafeli 0588-86050 [email protected]
Ponsacco: Grazia Marconcini 0587-738111 [email protected]
Santa Croce: Andrea Mirri 0571-360481 [email protected]
Pontedera: Laura Landini 0586-299301 [email protected];
[email protected]
Cooperativa “Il Cerchio”: Massimo Bettini 050/241666
[email protected]
Consulenza
Studio Come S.r.l.
Ornella Casale
V.le Regina Margherita 192, 00198 Roma
e-mail: [email protected]
2
INDICE
I. SINTESI DEL PROGETTO ....................................................................................................4
II.
RICERCHE .........................................................................................................................6
PRESENTAZIONE DEI RISULTATI............................................................................................6
LA RICERCA SULLA DOMANDA ...........................................................................................7
Introduzione ...................................................................................................................... 7
Gli strumenti dell’indagine ................................................................................................ 8
Le dimensioni della domanda di servizi socio-educativi e la voce dei genitori.................... 9
Indagine empirica sulla domanda di servizi da parte dei genitori di bambini inseriti in
strutture socio-educative .................................................................................................. 15
Scheda Partecipanti Focus Group .................................................................................................27
Questionari Raccolti.....................................................................................................................27
LA RICERCA SULL’OFFERTA..............................................................................................28
Gli strumenti di indagine ..............................................................................................................29
PARTE 1 - Indagine sulla percezione dell’offerta di servizi. La voce degli operatori socioeducativi......................................................................................................................................30
1. Caratteristiche generali dei servizi socio-educativi del territorio................................................31
2. Soddisfazione delle famiglie e domande inevase.......................................................................34
3. Organizzazione individuale delle famiglie.................................................................................38
4. Innovazione funzionale ed evoluzione dell’offerta ....................................................................40
5. Valutazioni d’insieme...............................................................................................................43
PARTE 2 - Il mercato del lavoro nel settore dell’educazione, custodia e cura dei bambini da 0
a 3 anni: la voce dei servizi per l’impiego ..................................................................................44
1. I Centri per l’Impiego ...............................................................................................................44
2. Informagiovani.........................................................................................................................51
3. Il liceo sociopsicopedagogico di Pontedera ...............................................................................55
4. Testimoni privilegiati intervistati ..............................................................................................58
III. Sviluppi futuri ......................................................................................................................59
La filiera e il welfare mix .............................................................................................................59
Le nuove risorse sul territorio .......................................................................................................60
Garanzie ai cittadini e sostegno alla domanda ...............................................................................60
Ipotesi di intervento per la progettazione territoriale dei servizi.....................................................61
V. ALLEGATI ...........................................................................................................................64
STRUMENTI DI RILEVAZIONE .................................................................................. 64
SPERIMENTAZIONI ..................................................................................................................80
3
I SINTESI DEL PROGETTO
I comuni di Lari, Ponsacco, Pontedera, Volterra, S. Croce sull’Arno con la provincia di
Pisa offrono alle famiglie nuovi servizi per la prima infanzia.
PER CHI
• famiglie in cui ci sono bambini piccoli (0-3 anni)
• soprattutto famiglie in cui la mamma svolge lavori con orari disagiati (turniste,
commercianti, libero professioniste)
PERCHE’
I Comuni in questi anni hanno sviluppato una rete dei servizi per l’infanzia: nidi, nidi
leggeri, centri gioco. Nonostante ciò i servizi ancora non coprono le esigenze di cura dei
bambini in età 0-3 anni, e spesso accade che un genitore, quasi sempre la mamma, rinunci
ad un proprio lavoro o limiti le proprie prospettive di espansione lavorativa, non riuscendo
a conciliare l’impegno famiglia-lavoro. Ancora più difficoltà incontrano le famiglie dove la
donna svolge lavori con orari disagiati: turniste in fabbrica o negli ospedali, commercianti,
libero professioniste. Un modo per far fronte a questo problema è quello di ricorrere ad
aiuti privati. Questi aiuti sono preziosi nella vita quotidiana ma non sono coordinati con gli
altri servizi e soprattutto l’onere dell’organizzazione è ad esclusivo carico della famiglia.
Accanto alle difficoltà che vivono le mamme nell’organizzare la quotidianità nel tentativo
di conciliare esigenze della famiglia e mantenimento del lavoro si assiste ad una
disoccupazione o sottoccupazione crescente tra le donne. Lo sviluppo dei servizi per la
prima infanzia intende da una parte consentire di mantenere il lavoro alle mamme e di
promuovere nuova occupazione per le donne che ancora non lavorano o lavorano in
maniera saltuaria.
OBIETTIVI
• aumentare e mettere a sistema la rete dei servizi socio-educativi per la prima infanzia,
privati e pubblici, domiciliari e territoriali, per offrire alle famiglie risposte adeguate e
diversificate alle nuove domande sociali.
• sviluppare il bacino occupazionale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia
creando una rete qualificata di lavoratrici autonome e promuovendo la costituzione di
piccole imprese cooperative qualificate nel settore.
• creare una rete integrata di servizi costituita da pubblico e privato coinvolgendo
direttamente le famiglie e le donne del territorio nella progettazione dei servizi
desiderati.
• promuovere tra i Comuni della Provincia la sperimentazione dei buoni all’acquisto di
servizi socio-educativi per la prima infanzia, non limitandoli all’asilo nido di tipo
tradizionale ma a tutta la gamma di servizi per la prima infanzia presente sul territorio.
In ogni comune verranno attivati diverse tipologie di servizi con l’obiettivo di rispondere ai
bisogni specifici del territorio. I servizi saranno di tipo modulare consentiranno cioè un uso
flessibile da parte delle famiglie. I servizi che saranno attivati saranno i seguenti:
4
• servizio di baby sitting, presso le famiglie o presso il domicilio dell’educatore sia per
singolo nucleo familiare sia per più nuclei familiari, nei giorni festivi e feriali, di giorno
e di notte
• micro nidi
• Centri gioco
ATTORI
Regione Toscana finanzia il progetto all’interno dei POR
Provincia di Pisa : promotore e coordinatore dell’intervento
Comuni Lari, Ponsacco, Pontedera, Volterra , S. Croce sull’Arno partner del progetto,
titolari dell’ampliamento dell’offerta dei servizi sui territori e della creazione della rete
Cooperativa “Il Cerchio” : partner del progetto, attiva nello sviluppo dei servizi per la
prima infanzia.
TEMPI
marzo 2002 febbraio 2003
AZIONI NEL PROGETTO
• Ricerca sulla domanda e sull’offerta di servizi
• Formazione educatrici
• Formazione per operatrici di agenzia
• Progettazione della rete territoriale dei servizi socio educativi e attivazione dei servizi
• Informazione ai cittadini sui nuovi servizi
• Convegno conclusivo
5
II.
RICERCHE
Le ricerche “Offerta dei servizi per la prima infanzia” e “Domanda dei servizi per la prima
infanzia” sono state svolte nell’ambito del progetto Il cittadino come risorsa e sono state
realizzate nel 2002 nel territorio della Provincia di Pisa e in particolare nei comuni di Lari,
Ponsacco, Volterra, S. Croce sull’Arno, Pontedera. Il progetto “Il cittadino come risorsa”, è
stato presentato dalla Provincia di Pisa e da Studio Come con la partecipazione di 5 comuni
e della confcooperative, su finanziamento del POR misura E1 nel 2000.
PRESENTAZIONE DEI RISULTATI
Durante l’iter di approvazione del progetto e della sua realizzazione alcune situazioni si
sono modificate a partire dalle indicazioni di intervento contenute nel “Piano regionale di
indirizzo per gli interventi educativi 2002-2004”.
In particolare sono stati attivati:
• buoni servizio da spendere in strutture accreditate o convenzionate per ridurre la lista
di attesa nei nidi d’infanzia
• gli albi di educatore domiciliare e educatore familiare nelle zone socio-sanitarie
• in alcuni comuni sono state sperimentate baby sitter come servizi aggiuntivi alla rete
dei servizi più tradizionali (Peccioli, Arezzo, Livorno)
Inoltre nello specifico territorio oggetto dell’intervento “Il cittadino come risorsa” oltre alle
innovazioni più sopra riportate sono stati aperti nuovi nidi (Pontedera), sono stati
trasformati Centri gioco in nidi d’infanzia (Ponsacco)
Tali cambiamenti generali e specifici non hanno intaccato il progetto, ma anzi ne hanno
rafforzato gli obiettivi che, inoltre, vengono riconfermati anche dalle ricerche ad hoc che
sono state svolte nel territorio dei Comuni partner.
In questa sede più che fare un’analisi attenta dei risultati, per la quale si rimanda alla lettura
del testo, vogliamo soffermare l’attenzione su alcune questioni che sono state alla base del
progetto e confrontarle con i risultati della ricerca
• I Comuni in questi anni hanno sviluppato una rete dei servizi per l’infanzia: nidi, nidi
leggeri, centri gioco, e, più di recente e ancora non a regime, l’albo degli educatori
domiciliari. Nonostante ciò i servizi ancora non coprono le esigenze di cura dei bambini
in età 0-3 anni: a volte perché la rete differenziata di servizi non è presente in tutti i
Comuni, dall’altra si assiste a liste di attesa anche forti che solo l’introduzione del
buono servizio ha allentato. Spesso accade che un genitore, quasi sempre la mamma,
rinunci ad un proprio lavoro o limiti le proprie prospettive di espansione lavorativa, non
riuscendo a conciliare l’impegno famiglia-lavoro. Anche il Piano regionale di indirizzo
per gli interventi educativi 2002-2004 individua nella promozione di offerta di servizi
mirati alla conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa un obiettivo prioritario
insieme a quello dello sviluppo di progetti per la creazione di impresa e di lavoro
autonomo per le donne nel settore dei servizi educativi per la prima infanzia .
• Ancora più difficoltà nella conciliazione incontrano le famiglie dove la donna svolge
lavori con orari disagiati: turniste in fabbrica o negli ospedali, commercianti, libero
professioniste in cui la rete di servizi strutturata non riesce a fornire risposte adeguate.
Anche il “Rapporto sulla situazione sociale nella provincia di Pisa” evidenzia un
aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e l’ampliamento dei
gruppi socio-professionali dei lavoratori autonomi. Un modo per far fronte a questo
6
problema è quello di ricorrere ad aiuti privati. Questi aiuti sono preziosi nella vita
quotidiana ma non sono coordinati con gli altri servizi e soprattutto l’onere della ricerca
e dell’organizzazione è ad esclusivo carico della famiglia.
A fronte di queste due grandi considerazioni la ricerca aveva l’obiettivo di:
• da una parte verificare le necessità e le strategie attivate da famiglie con bambini che
non frequentavano nessun servizio pubblico e capire le ulteriori necessità da parte delle
famiglie con bambini che invece frequentavano servizi pubblici
• dall’altra di indagare la percezione che gli operatori dei nidi hanno dei loro clienti, della
consapevolezza di nuovi bisogni e di eventuali iniziative attivate per rispondervi, e
individuare le politiche che la scuola e i servizi per l’impiego portano avanti per
sviluppare la formazione e l’occupazione nei settori della cura dell’infanzia.
Gli strumenti di indagine utilizzati sono stati: Focus Group, questionari strutturati,
interviste in profondità
PRINCIPALI RISULTATI
• Sono ancora prevalentemente le donne ad occuparsi di bambini (partecipanti FG e
risposte ai questionari). La conciliazione famiglia – lavoro è difficile. Spesso la
soluzione adottata è a scapito del lavoro.
• I Nidi sono visti come essenziali nella rete dei servizi per l’infanzia: offrono garanzie
educative, alta professionalità ecc. Chi è fuori li considera un vero e proprio traguardo
da raggiungere. A volte, inoltre, l’accesso innesca dei meccanismo di richiesta di
ampio utilizzo, anche se poi non sempre il nido viene utilizzato appieno
• Si sono delineate due tipologie territoriali molto caratterizzate: una che ha Pontedera
come modello l’altra Volterra. Le due realtà sono differenti per collocazione
geografica, sviluppo economico e sviluppo sociale. A Volterra troviamo un complesso
di servizi efficiente, e le reti primarie garantiscono ancora “performances” molto
elevate di aiuto e cura. A Pontedera si riscontra invece una situazione molto meno
consolidata, con esigenze diversificate e strettamente correlata al tipo di sviluppo della
città.
• Emerge l’esistenza sul territorio della Provincia di Pisa di una domanda pagante
rispetto ad un’offerta puntuale; una domanda rivolta sia ai servizi pubblici che a quelli
privati, che trascende le considerazioni legate agli aspetti economici a patto di
incontrare un’offerta particolare corrispondente a esigenze proprie, personalizzate,
diversificate e di qualità. Molti cittadini sono disposti a usufruire servizi finalizzati o a
colmare le fasce orarie più delicate e più scoperte .
• I servizi stanno cambiando, alcuni anche molto velocemente, e gli operatori conoscono
abbastanza cosa lamentano le famiglie che hanno bambini che frequentano.
• C’è una forte offerta di lavoro, spesso a-specifica e con le caratteristiche di
temporaneità, registrata dagli Informagiovani e dai Centri per l’Impiego (sono circa
1000) verso cui non si attiva nessuna politica.
LA RICERCA SULLA DOMANDA
Introduzione
La ricerca sulla Domanda dei servizi per la prima infanzia è stata realizzata nell’ambito del
progetto Il cittadino come risorsa nel 2002 nel territorio della Provincia di Pisa e in
particolare nei comuni di Lari, Ponsacco, Volterra, S. Croce sull’Arno.
7
L’analisi della domanda aveva l’obiettivo di:
1.ricostruire lo stato dell’arte dei servizi esistenti
2.approfondire la conoscenza dei principali bisogni di cura ancora inevasi delle famiglie
3.conoscere le soluzioni che le singole famiglie stanno autonomamente praticando
4.individuare quali miglioramenti e innovazioni le famiglie richiedono ai servizi per
l’infanzia esistenti
Per realizzare questi obiettivi si è provveduto ad utilizzare parallelamente due distinti
strumenti di indagine sociale: i focus group e i questionari.
Gli strumenti dell’indagine
I Focus group con le famiglie
L’analisi del bisogno è stata svolta attraverso 4 focus group composto da famiglie che
prevalentemente non usufruiscono degli asili nido. Il focus group o intervista di gruppo in
profondità, coinvolge circa 6-12 persone invitate a discutere di un particolare argomento ed
è diretta da un facilitatore che ha la funzione specifica di promuovere l’integrazione tra i
partecipanti e di assicurare che la discussione resti nei limiti dell’argomento di interesse. Il
metodo del Focus Group è stato scelto perché consente di:
- raccogliere esigenze e necessità più rapidamente
- individuare le strategie attivate individualmente
- stimolare la produzione di idee e proposte utilizzando lo stimolo del gruppo.
L’individuazione dei componenti del focus group è stata effettuata a partire dai seguenti
criteri:
- presenza di donne e uomini che svolgono lavori con orari disagiati (turniste/i sia in
ospedale che in fabbrica, lavoratrici/tori del commercio, libere/i professioniste/i)
- possibilmente che non utilizzano servizi
L’individuazione delle famiglie è stata curata direttamente dal responsabile servizi
educativi dei 4 Comuni. Attraverso i focus groups è stato possibile ricostruire sensibilità ed
aspettative, percezioni relativamente al quadro delle difficoltà incontrate dalle famiglie, ed
in particolare dalle donne, a conciliare i propri tempi di vita con i tempi di lavoro.
I questionari
Parallelamente e per cercare conferma empirica delle notazioni suggerite all’interno della
precedente rilevazione qualitativa, sono stati somministrati 148 questionari ai genitori dei
bambini di età compresa tra 0 e 3 anni iscritti ai servizi socio-assistenziali dei 4 Comuni del
territorio di interesse del progetto. Tale strumento ha puntualizzato il peso statistico delle
principali tendenze espresse dai focus groups (grado di compatibilità tra tempi di vita e
tempi di lavoro, livello di utilizzo delle strutture, ricorso a baby sitter a pagamento, grado
di soddisfazione, etc.), ed ha consentito di mettere in evidenza le più significative
caratteristiche socio-professionali delle madri dei bambini che accedono (così come di
quelle che, per differenza, non accedono) ai servizi socio-educativi del territorio. I due
capitoli che seguono riferiscono nel dettaglio il percorso analitico e le conclusioni
conoscitive cui hanno condotto le due ricerche.
8
Le dimensioni della domanda di servizi socio-educativi e la voce dei
genitori
Intervista a 4 gruppi focalizzati (focus groups)
Nell’ambito della ricerca sulla domanda di servizi per l’infanzia nella provincia di Pisa,
l’équipe di ricerca ha realizzato quattro focus groups nei Comuni di Volterra, Ponsacco (e
Lari), Santa Croce sull’Arno e Pontedera. Gli incontri hanno coinvolto 22 mamme ed un
papà, per un totale quindi di 23 genitori di bambini di età compresa tra 0 e 36 mesi.
Al primo focus group a Volterra erano presenti: una libera professionista mamma di un
bambino di 13 mesi, un’infermiera turnista con un bimbo di 21 mesi, una commerciante
mamma di due bambine (5 anni la più grande e 4 mesi la più piccola), un’impiegata
(pendolare) con una bambina di 15 mesi, una turnista par-time mamma di un bimbo di 10
mesi, un’impiegata mamma di un bimbo di 20 mesi, una maestra madre di tre figli (il più
piccolo ha 7 mesi).
A Ponsacco erano presenti: una donna che gestisce una pizzeria, mamma di un bambino di
2 anni, una mamma di due bambine di 9 e 5 anni che si è dovuta licenziare per accudirle, ed
una commerciante, mamma di un bimbo di due anni.
A S. Croce erano presenti: un’impiegata part-time in uno studio professionale mamma di 2
bambine, una donna in maternità con un bambino di 6 mesi, un’impiegata mamma di una
bimba di tre anni, una libera professionista, che ha una ditta con il marito, mamma di una
bambina di tre anni e di un’altra di due, infine un’ex-impiegata madre di due bambini di (di
8 e di 2 anni) che ha smesso di lavorare per “fare la mamma”.
A Pontedera hanno partecipato: una casalinga, mamma di una bambina di 2 anni; una
impiegata part-time mamma di un bimbo di 8 mesi; una madre di due bambini di 9 e 21
mesi che entro poche settimane comincerà a lavorare come turnista; un’impiegata in
Provincia madre di un bambino di alcuni mesi; la mamma ed il papà, entrambi infermieri
turnisti, di un bambino di due anni; una maestra di scuola di Ponsacco madre di una
bambina di 3 mesi e mezzo; ed infine la gestrice di una pescheria, mamma di un bimbo
pochi mesi.
La composizione dei gruppi non ha rilevato differenze sostanziali tra le partecipanti, quasi
tutte occupate e con figli inseriti in strutture socio-educative. Le specifiche accentuazioni
dipendenti dalla condizione lavorativa o dalle modalità di custodia del bambino in orario
lavorativo saranno messe a fuoco e discusse volta per volta nel corso dell’esposizione.
Un’ultima puntualizzazione da fare circa le caratteristiche dei partecipanti ai gruppi è
quella riguardante il loro accesso o meno ai servizi presenti sul territorio. Alcuni di essi
infatti accedono alle strutture per l’infanzia nei loro comuni, altri invece non accedono ai
servizi. Tra questi ultimi alcuni sono rientrati nelle liste d’attesa non riuscendo però ad
inserire i bambini nei nidi, altri non usufruiscono dei servizi per scelta o perché ritengono
di non averne bisogno. I gruppi quindi pur avendo una sostanziale omogeneità per quanto
riguarda i partecipanti, si presentano però come costituiti da soggetti che hanno differenti
rapporti con i servizi.
1. La complessità e la specificità dei bisogni
Nelle famiglie il compito della cura dei figli e della casa sembra completamente a carico
delle mamme che si trovano, nella maggior parte dei casi, sole e costrette ad organizzare i
9
propri tempi in relazione agli impegni familiari, sacrificando interessi personali e
opportunità professionali. La figura maschile, tranne in alcuni casi, appare assente dallo
scenario familiare, troppo impegnata dal lavoro e disponibile soltanto negli orari meno
critici: in particolare la sera. Le mamme quindi, durante la discussione, lamentano l’assenza
dei papà, che sembrano spendere poco tempo in famiglia nei giorni lavorativi e si fanno
poco carico dei compiti da svolgere in casa.
La riflessione delle mamme coglie il fatto che l’assenza dei padri è legittimata da una
società “organizzata a maschio”1, dove il lavoro è la dimensione predominante e le donne si
ritrovano spesso a dover condurre l’organizzazione familiare da sole. Questo le costringe a
dividersi tra famiglia e lavoro e a trascurare momenti di relax.
Le mamme presenti ai focus groups riconoscono che le famiglie con questo tipo di
problemi sono soprattutto quelle composte da: 1) bambini molto piccoli o in età scolare,
non ancora autonomi e bisognosi di essere continuamente seguiti; 2) genitori che svolgono
professioni particolarmente disagiate a causa degli orari e della lontananza del luogo di
lavoro.
Esse in genere sono turniste, libere professioniste o commercianti, impossibilitate a seguire
la famiglia nel corso della giornata, o addirittura nella notte.
Molto spesso la conciliazione tra il lavoro e la famiglia risulta difficile e, quando avviene,
costringe e sacrifica lo status e le prospettive di sviluppo professionale della donna
lavoratrice. Il “tempo di lavoro” assorbe gran parte del “tempo in famiglia”, quindi i
genitori (le mamme in particolare) sono obbligati ad usufruire di servizi pubblici o privati
per l’infanzia (nidi, ludoteche, ecc.), o di altre persone che si prendano cura, in loro
assenza, dei bambini. L’unico modo possibile per conciliare le due dimensioni del “lavoro”
e della “famiglia”, è quello di compiere rinunce rispetto alla prima dimensione ricorrendo a
soluzioni occupazionali part-time, limitando l’assunzione di responsabilità professionali,
sfruttando periodi assai lunghi di aspettativa o addirittura interrompendo l’attività
lavorativa.
I gruppi rivelano che i tempi di respiro individuali2, sia dal lavoro che dalla famiglia, sono
praticamente assenti per entrambi i coniugi, ed in molti casi i genitori occupati, troppo
impegnati dalla vita di tutti i giorni e nel lavoro, sembrano non rendersene conto o, con
rassegnazione, averne perso l’aspirazione. Quando però sono indotti a riflettere
sull’argomento dichiarano il bisogno di usufruire di momenti di “rottura” rispetto situazioni
abituali. Nella quotidianità risulta difficile (spesso impossibile) usufruire di tempo libero o
di “tempi di respiro” per se stessi o per la coppia: il lavoro e la cura dei figli assorbono
completamente la giornata dei genitori, e “guardare la tv, andare al cinema, lavarsi i capelli
o uscire per qualche ora sono privilegi”3. Frequentemente all’interno della famiglia, per
non lasciare soli i bambini, “ci si alterna e si cerca di scambiarsi tra genitori, nonni e altri
parenti” e questo conduce alla situazione che “la coppia si incontra raramente”4.
1
Focus S. Croce.
Con “respite times” (tempi di respiro) si intendono i momenti di svago e tempo libero che permettono uno
“stacco” dal ritmo quotidiano degli impegni lavorativi e familiari. I “tempi di respiro”, seppur brevi, si
alternano ai “tempi di lavoro”, consentendo così al soggetto di uscire momentaneamente dal “tempo sociale
dominante” per poi rientrarvi psicologicamente rigenerato.
3
Focus Volterra, S. Croce
4
Focus Volterra.
2
10
In più casi è emerso che “la domenica è l’unico giorno di respiro”. Anche se,
evidentemente, non è un giorno di reale stacco da tutti gli impegni, ma solo da quelli
lavorativi.
Per i motivi sopra richiamati le mamme che hanno partecipato ai quattro focus groups
esprimono il bisogno di avere un sostegno per la cura dei propri figli in alcune situazioni
“limite” individuate:
a) nei periodi di malattia dei bambini;
b) nella fascia oraria definita “critica”, cioè dalle 16.00 alle 19.00;
c) nei periodi di vacanza e di chiusura scolastica (estate, natale, festività).
2. I servizi esistenti: adeguatezza e rispondenza alle necessità
Dai quattro focus groups realizzati emerge che l’esperienza più diffusa di servizi per minori
è riferibile (almeno tra i partecipanti) soprattutto al nido, pubblico o privato. Questo è
dovuto da un lato perché questi servizi sono ormai diffusi e molto efficienti, ma anche
perché nel territorio mancano ancora strutture diverse, capaci di assolvere o integrare le
stesse funzioni del nido, o in grado di colmarne gli aspetti più carenti. Molti genitori
desiderano con forza inserire i bambini in questo servizio, in quanto esso consente di
lasciare il proprio figlio durante le ore di lavoro con persone fidate e in un luogo sicuro, al
tempo stesso costituisce per il bambino un indispensabile supporto formativo ed educativo,
grazie alla competenza delle educatrici e all’interazione con gli altri bambini. Le mamme
infatti individuano nel nido non solo una struttura dove lasciare i figli nelle ore di lavoro o
durante la giornata, ma riconoscono anche l’effetto profondamente positivo che ha sul
bambino. In particolare si mette in rilievo la capacità delle maestre di “educare il bambino
e di farlo crescere come una mamma da sola non saprebbe fare”5.
I genitori che hanno avuto la possibilità di usufruire del nido, dicono che le educatrici,
grazie alla loro professionalità, al maggior distacco rispetto ad una madre, e alla loro
preparazione culturale e pedagogica, riescono far sviluppare rapidamente nei bambini
atteggiamenti più “maturi” e responsabili. Per esempio sanno farli giocare con oggetti e
modi diversi dal solito, “farli mangiare nel momento giusto, e non quando vogliono loro e
piangono”. Inoltre l’interazione tra i bambini porta effetti sempre positivi: “essi imparano a
stare con i loro coetanei e a non sentirsi privilegiati”.
Alcune mamme giudicano positivamente la presenza di educatori maschi in alcuni asili e
ritengono che ogni scuola dovrebbe preoccuparsi di avere nel proprio personale non solo
donne, ma anche uomini. La figura maschile, che come abbiamo visto è poco presente in
ambito familiare, è considerata indispensabile per la crescita del bambino, e sarebbe un
necessario bilanciamento alla figura femminile che predomina nel settore educativo.
Rispetto a questo servizio però le mamme criticano i criteri di selezione per l’ammissione
(troppo stretti e tendenzialmente impari) e gli orari (eccessivamente contenuti e rigidi).
Proprio questi due fattori costituiscono i motivi per cui, in alcuni casi, non si utilizzano
questi servizi o li si utilizza poco.
Il fattore economico è indicativamente quello più rilevante nella scelta e nella selezione di
un nido a cui iscrivere il bambino. Ma il costo del nido non è invece giudicato sempre
vincolante: anzi alcune mamme dichiarano che sarebbero disposte anche a “pagare di più a
patto di avere un servizio più prolungato”6. In particolare altri due elementi entrano in
5
6
Pontedera, Volterra, Ponsacco e S. Croce
Focus S. Croce.
11
gioco per la selezione del nido: la distanza dalla zona in cui si abita, e l’aspetto fisico della
struttura (accoglienza dell’ambiente interno, ampiezza dello spazio esterno).
Nei casi in cui i genitori partecipanti ai gruppi focalizzati sono potuti entrare in contatto
con la ludoteca o con il Ciaf (centro infanzia adolescenti e famiglie), riferiscono di aver
apprezzato le esperienze di questi servizi. Si ritengono altamente formative sia l’interazione
tra bambini, che la presenza di personale qualificato operante anche in queste strutture.
Dai focus groups emerge con chiarezza che esiste ed è presente sul territorio della
provincia di Pisa una domanda pagante rispetto ad un’offerta puntuale; una domanda
rivolta sia ai servizi pubblici che a quelli privati, che trascende le considerazioni legate agli
aspetti economici a patto di incontrare un’offerta particolare corrispondente a esigenze
proprie, personalizzate e diversificate. Molti cittadini sono disposti a usufruire di servizi
indirizzati o a colmare le fasce orarie più delicate e più scoperte o a offrire contenuti
educativi specifici e innovativi.
3. Le soluzioni individuali, integrative/sostitutive ai servizi educativi pubblici
Purtroppo molti genitori lamentano il fatto di non poter usufruire del servizio del nido: 1) a
causa dell’impossibilità di entrare nelle graduatorie per l’ammissione; 2) a causa del costo
elevato di alcune strutture private alternative (che talvolta impongono rette di 450 euro
mensili).
Alcune mamme contestano i criteri di accesso al nido. In particolare il criterio del reddito,
secondo il quale le famiglie dove monoreddito sono avvantaggiate rispetto a quelle
plurireddito. Secondo le mamme questo porta ad un controsenso in quanto se i due genitori
lavorano, da un lato è vero che contribuiscono in misura maggiore al reddito familiare
complessivo, ma dall’altro hanno possibilità minori di prendersi cura dei figli; questo
conduce al paradosso per cui “conviene che uno dei genitori sia disoccupato”7.
Un altro fattore che ostacola la frequentazione del nido è l’orario, spesso poco flessibile e
di durata breve rispetto alle esigenze lavorative. Si individuano in particolare due fasce
orarie critiche: dalle 7.00 (talvolta 6.30) alle 7.30, cioè prima dell’entrata al lavoro, e dalle
16.00 alle 20.00, cioè in corrispondenza dell’uscita dal lavoro. Le due fasce sono raramente
coperte dal servizio di asilo nido, e questo costringe i genitori ad affrettarsi in quegli orari,
a ritardare l’entrata al lavoro o a cercare soluzioni integrative per colmare la loro assenza.
In caso di assenza del servizio o difficoltà a frequentarlo, le mamme si trovano concordi nel
dire che “è una tragedia”8. Si creano molti problemi, primo fra tutti la mancanza delle
sicurezze che offrono i nidi per le caratteristiche sopra descritte. La soluzione sostitutiva (o
integrativa) al nido o alla ludoteca generalmente adottata è il ricorso ai nonni. Questi però
non sono sempre disponibili e in alcuni casi non rappresentano una “sicurezza”, o perché
hanno un’età avanzata, o per incompatibilità caratteriali (talvolta si riporta la tipica
situazione dei “suoceri”). I nonni rimangono in ogni modo un punto di riferimento nei casi
in cui si verifichino le situazioni “limite” come la malattia del bambino, i ritardi a causa del
lavoro o la chiusura della scuola durante le vacanze. In loro assenza ci si appoggia
comunque alle “reti parentali” (sorella, cognata, ecc.).
Un’altra soluzione è la baby-sitter che però comporta spese elevate e rappresenta una figura
estranea rispetto alla famiglia. I criteri in base ai quali le partecipanti al focus scelgono una
baby-sitter sono la conoscenza ed il passaparola. Emerge infatti che conoscere una persona
7
8
Focus Volterra.
Pontedera (in particolare).
12
o averne sentito parlare da amici e persone fidate, costituiscono due condizioni necessarie e
allo stesso tempo sufficienti per contattarla per farle seguire i propri figli. Anche l’età
sembra essere un parametro importante: la ragazza scelta non deve essere né troppo
giovane (altrimenti ha poca esperienza e tende a cambiare spesso lavoro), né troppo avanti
con gli anni; si preferisce insomma una persona di 25/28 anni. Spesso però questa
soluzione viene giudicata come “l’ultima spiaggia” non solo per il costo, ma soprattutto
perché non offre quelle garanzie educative e formative tipiche del nido o dei servizi per
l’infanzia. A testimonianza della fiducia verso le strutture per l’infanzia, alcuni partecipanti
ai gruppi dichiarano che “la selezione della baby-sitter sarebbe bene che la facessero i
nidi”.
In alcuni casi si ricorre a conoscenti o amici per avere un sostegno nella cura dei figli.
Questa soluzione ha tre aspetti positivi: innanzitutto la conoscenza delle persone a cui si
affida il proprio figlio; in secondo luogo il bambino si trova in compagnia di suoi coetanei,
i figli degli amici; infine non si hanno “costi” se non quello di ricambiare il favore in un
momento successivo.
Le mamme con un’attività commerciale propria (negozio, locale, libera professione, ecc.)
ammettono che stante la mancanza di più adeguati servizi pubblici, per ovviare ai costi alti
di “tate” o di strutture private alternative, sono (o sarebbero) costrette a portare il proprio
figlio con sé durante l’orario di lavoro9. Questo con evidenti complicazioni e disagi sia per
loro che per i bambini.
4. Verso nuovi servizi
L’ultima parte del focus group cerca di far riflettere i partecipanti sulle loro aspirazioni e
sui loro desideri rispetto alla creazione di servizi nuovi ed innovativi. Occorre però
premettere che per le mamme coinvolte nei gruppi è risultato difficile elaborare e pensare
nuovi servizi, con caratteristiche diverse rispetto a quelle tradizionali.
In generale comunque il servizio a cui si aspira per il sostegno nella cura dei figli ha le
caratteristiche di flessibilità, accessibilità e disponibilità in qualunque momento. Una babysitter “sempre pronta e disponibile” può essere una buona soluzione, ma se è
adeguatamente formata e se offre garanzie di sicurezza (continuità e responsabilità 10).
Alcune mamme propongono una sorta di “118” per minori (o “assistenza domiciliare”) da
poter chiamare in momenti di necessità/urgenza e che consenta anche “personalizzazioni”
del servizio, sia per l’orario che per il luogo. Tale servizio dovrebbe assecondare il
desiderio per cui “chiamando qualcuno in momenti di urgenza si ha sempre una risposta
positiva”11. Altre propongono la costituzione di “associazioni di baby-sitter”12 dove portare
i bambini per far conoscere prima la ragazza che si occuperà del bambino, o comunque di
“strutture” che offrano garanzie rispetto alle baby-sitter e che magari le accreditino. Altre
ancora esprimono semplicemente il desiderio di avere i propri figli inseriti al nido o magari
dichiarano il sogno di “avere un’educatrice per ogni bambino”13.
Un suggerimento diverso dagli schemi tradizionali e consolidati è quello di creare un
“servizio-taxi” per neo-mamme14, simile a quello già attivo per gli anziani a Pontedera. Il
servizio dovrebbe assicurare l’accompagnamento ed il trasporto dei genitori impossibilitati
9
Focus Pontedera e Ponsacco.
Osservazione emersa in tutti i focus groups.
11
Focus Ponsacco.
12
Focus S. Croce.
13
Focus Pontedera.
14
Focus Pontedera.
10
13
per vari motivi ad usufruire di mezzi propri ed in difficoltà a muoversi con la carrozzina,
per svolgere commissioni in città o fuori zona, o anche solo per portare il bambino in
luoghi tranquilli come il parco giochi. Quindi non un servizio sostitutivo ai genitori, ma che
si integra con la loro presenza.
5. Quadro di sintesi dell’indagine qualitativa
Alla luce dei contenuti e delle considerazioni emerse nei focus groups appare ragionevole
affermare che i genitori, ed in particolare le madri, con condizioni lavorative svantaggiate
hanno una serie di bisogni e necessità che difficilmente trovano risposte nell’uso di
tradizionali servizi per l’infanzia o con l’aiuto di reti parentali.
In una società nella quale va ridefinendosi il ruolo della donna, non più presenza costante
in casa, ma soggetto capace di ricoprire ruoli professionali prima ad appannaggio esclusivo
dell’uomo, la cura e la tutela dei figli (e della casa) necessitano l’ausilio di strutture e
personale realmente in grado di colmare i momenti di assenza delle figure materna e
paterna. Questa situazione crea evidenti disagi, come sottolineato dai partecipanti agli
incontri, sia per i genitori, costretti a compiere rinunce sul lavoro o a non fornire ai figli le
attenzioni tradizionalmente offerte, che per i figli stessi, che spesso si trovano con
molteplici figure educative di riferimento e, parallelamente riducono i contatti con i
genitori, soprattutto con il padre.
Se da un lato molto frequentemente le strutture pubbliche o private che offrono servizi per
l’infanzia, non garantiscono una copertura sufficiente per le esigenze dell’intera
cittadinanza (è nota l’impossibilità dei nidi ad accogliere tutte le domande che annualmente
vengono presentate), dall’altro non sono ancora attivi servizi in grado di colmare questa
deficienza, e né il settore pubblico, né la popolazione sembrano avere elaborato strumenti
sostitutivi o integrativi.
I genitori dei bambini (come confermano i dati dei focus groups) vivono questa situazione
nell’incertezza quotidiana e con l’impressione che nell’eventualità che si verifichino le
“situazioni limite” più volte individuate, si debba ricorrere a soluzioni di fortuna, non
stabili né definitive (nonni, amici, baby-sitter).
A fronte di questa precarietà si esprime una domanda, seppure debole, di innovazione dei
servizi esistenti. Un’innovazione che deve introdurre caratteristiche presenti ancora in rari
casi, e soprattutto nel settore privato15: flessibilità, accessibilità, disponibilità immediata,
assistenza nei momenti di bisogno. Queste richieste anche se espresse con poca decisione
devono sicuramente essere tenute di conto, e vanno affiancate alle considerazioni
sull’adeguatezza dei servizi esistenti, e la complessità e la specificità dei bisogni. I
contenuti fatti emergere dai genitori sembrano infatti suggerire un ripensamento delle reti
tradizionali dei servizi per l’infanzia, o comunque l’affiancamento a queste reti di elementi
innovativi capaci di colmarne i punti di debolezza.
E’ doveroso infine specificare che a causa della composizione assai omogenea dei
partecipanti ai focus groups, dai quattro incontri sono uscite indicazioni piuttosto simili,
che conducono a conclusioni sostanzialmente identiche. Pur in questo spettro di sostanziali
omogeneità, si possono però individuare come situazioni “limite” ed “estreme” quelle di
Volterra e di Pontedera. Le due realtà esprimono da un lato la adesione a forme tradizionali
di servizi primari e dall’altro la sperimentazione di modelli nuovi e più aperti. A Volterra
infatti troviamo un complesso di servizi efficiente, e le reti primarie garantiscono ancora
15
Si vedano anche le interviste ai testimoni privilegiati.
14
“performances” molto elevate di aiuto e cura, disincentivando una forte domanda di
innovazione, che tuttavia è promossa autonomamente dal Comune. Questo sembra ben
riflettere sia i caratteri geografici della zona, che quelli della comunità locale, entrambe
distanti dalle realtà limitrofe16. A Pontedera si riscontra invece una maggiore apertura sia
nei servizi esistenti, che nei partecipanti ai gruppi. Qui si sperimentano soluzioni Welfare
Mix con un diverso ruolo del soggetto privato for profit. Infatti alcuni servizi prevedono
forme diverse di partecipazione come la divisione e la scelta di fasce orarie, o l’invio a
domicilio di educatrici in caso di malattia dei bambini. Inoltre i genitori mostrano una
maggiore propensione nel proporre soluzioni diverse da quelle abituali. Questo è
probabilmente dovuto anche alla realtà locale della città in costante contatto con l’esterno e
quindi maggiormente pronta ad accogliere elementi nuovi.
La maggior parte degli asili sembra, in realtà, già intenzionata a corrispondere alle richieste
dei genitori, ed è animata dallo sforzo di incontrare le domande ed i bisogni che si
presentano come nuovi. Le strutture per l’infanzia offrono orari più lunghi e più flessibili
rispetto a quelli tradizionali, e in alcuni casi inoltre provvedono a inviare educatori o
educatrici a domicilio nel caso in cui il bambino sia malato. Si constata anche
l’inserimento, seppur lento, di nuove figure all’interno dei nidi e degli asili, come il
pediatra e insegnanti specializzati con una formazione elevata (corsi professionali, laurea,
ecc.).
Indagine empirica sulla domanda di servizi da parte dei genitori di
bambini inseriti in strutture socio-educative
Per capire più direttamente l’esigenza e la domanda di servizi per minori da parte delle
famiglie è stata organizzata una survey condotta attraverso la somministrazione di un
questionario strutturato a donne che utilizzano tali servizi. Il questionario risulta strutturato
in 19 domande articolate in due sezioni: una prima sezione indaga le caratteristiche socioeconomiche del nucleo familiare, la seconda sezione riguarda le reti di protezione sociale, i
servizi attualmente usati per i minori ed il peso che hanno sul tempo di vita femminile. I
questionari sono stati distribuiti in tutti i Comuni facenti parte della ricerca. In totale sono
stati raccolti 148 questionari di cui 52 nel Comune di Pontedera, 38 a Volterra, 35 a Santa
Croce sull’Arno, 13 a Lari e 10 a Ponsacco.
Dall’indagine effettuata è emerso che le donne intervistate non sempre risiedono nel
Comune nel quale utilizzano i servizi per minori. Infatti il 16,2% delle mamme intervistate
risiede in un altro comune, e questo fatto si concentra soprattutto nei territori di Lari e
Pontedera. Ben il 69,2% delle mamme che usufruiscono del nido di Lari non risiedono nel
Comune di Lari ed il 28,8% di quelle che usufruiscono dei servizi per minori di Pontedera
non risiedono nel Comune di Pontedera.
Questo dato è piuttosto importante perché ci dà alcune indicazioni sul territorio e sulla
tipologia delle persone che li utilizzano: ad esempio ciò indica che nei servizi per minori di
questi due Comuni vi sono mamme che lavorano e che utilizzano tali nidi perché si trovano
vicino al luogo di lavoro, o comunque nel tratto casa-lavoro.
16
E’ stata ricorrente durante il focus di Volterra la frase: “Qui non c’è niente, nemmeno uno scivolo; siamo
fuori dal mondo”.
15
Le caratteristiche socio-anagrafiche dei rispondenti
Le intervistate hanno un’età compresa tra i 20 e i 49 anni e più della metà (il 61,5%) ha dai
30 ai 39 anni; questo dato conferma la propensione delle donne a posticipare la maternità.
Altro dato interessante è una buona percentuale (il 16,2%) di mamme tra i 40 e 44 anni,
percentuale che è superiore di ben 3 punti rispetto a quella delle mamme dai 25 ai 29 anni,
che sono il 12,8%. Da sottolineare le mancate risposte del 6,8% delle intervistate che hanno
mal interpretato la domanda indicando non la loro età ma quella del figlio/a.
Tabella 1 – Fasce d’età delle donne intervistate
Fasce d'età
N°
%
20-24
3
2,0
25-29
19
12,8
30-34
44
29,7
35-39
47
31,8
40-44
24
16,2
45-49
1
0,7
Nessuna risposta
10
6,8
148
100,0
Totale
6 donne su 10 affermano di avere solo un figlio di età tra 0 e 10 anni; mentre un terzo di
esse ha due figli e soltanto il 2,7% ha tre figli. Sembra, quindi, che anche in questi Comuni
sia prevalente la tipologia del figlio unico, che conferma una tendenza ormai presente in
Italia da qualche anno.
Tabella 2 – Numero di figli di età compresa tra 0 e 10 anni
Numero di figli tra 0 e 10 anni
N°
%
1
90
60,8
2
51
34,5
3
4
2,7
Nessuna risposta
3
2,0
148
100,0
Totale
Per quanto riguarda lo stato civile, le mamme intervistate, per la quasi totalità (92,6%),
risultano coniugate o comunque conviventi; le separate o divorziate sono il 5,4%, le nubile
il 2%, percentuali non molto elevate ma che comunque vanno tenute in considerazione per
quanto riguarda gli aspetti più problematici legati all’organizzazione della vita lavorativa e
del tempo “per sé” di queste donne che non possono fare affidamento sul partner.
Inoltre è stato verificato che le nubili hanno tutte un solo figlio ed un età molto giovane
(compresa tra i 20 e 29 anni), mentre le separate/divorziate sono più anziane (oltre 30 anni)
ed il 25% ha più di un figlio (2 su 8).
Tabella 3 – Stato civile
Stato civile
nubile
coniugata/convivente
N°
3
137
%
2,0
92,6
16
separata/divorziata
Totale
8
148
5,4
100,0
Il livello di istruzione è piuttosto alto, in quanto più della metà del campione ha il diploma
di scuola media superiore (il 24,3% ha frequentato il liceo o gli istituti magistrali, il 31,3%
gli istituti tecnici o professionali) e quasi un quarto possiede il diploma di laurea o la
laurea.
Tabella 4 – Titolo di studio
Titolo di studio
N°
licenza media inferiore
32
diploma media superiore (licei o Ist. 36
magistrali)
diploma media superiore (istituti tecnici o 46
prof.)
diploma di laurea
8
laurea
25
nessuna risposta
1
148
Totale
%
21,6
24,3
31,1
5,4
16,9
0,7
100,0
Il 90% delle donne intervistate svolge un’attività lavorativa17. Risulta quindi ormai quasi
tramontato il modello tradizionale di casalinga-moglie-madre mentre si diffonde il modello
multiruolo della “lavoratrice in coppia con figli”, comportando una difficile e faticosa
gestione di tempi e ruoli nella vita quotidiana. Per quanto riguarda la condizione
professionale, 7 mamme su 10 sono lavoratrici dipendenti; il 10,1% è imprenditrice o libera
professionista ed il 9,5% lavoratrice in proprio.
Tabella 5 – Condizione professionale
Condizione professionale
casalinga full time
disoccupata
dirigente
lavoratrice in proprio
imprenditrice/libera professionista
Lavoratrice dipendente
Nessuna risposta
Totale
N°
8
6
2
14
15
102
1
148
%
5,4
4,1
1,4
9,5
10,1
68,9
0,7
100,0
La condizione professionale incide senza dubbio sull’organizzazione della vita individuale
e della famiglia, soprattutto se il lavoro si svolge in orari svantaggiati o se rientra in una
delle categorie definite come “lavoro atipico”.
17
Non lavora il 9,5%, di cui il 4,1% risulta disoccupata e il 5,4% casalinga full time.
17
Le donne che affermano di svolgere un lavoro in orari svantaggiati, quale ad es. la turnista,
commessa o infermiera, sono il 31,1%, mentre coloro che svolgono un lavoro atipico sono
molte meno: l’8,1%. Incrociando le risposte ad entrambe le domande risulta, comunque,
che solo il 2% delle intervistate svolge un lavoro atipico in orari svantaggiati.
Tabella 6 – Lavoro svolto abitualmente in orari svantaggiati
Lavoro svolto in orari svantaggiati
N°
%
Sì
46
31,1
No
92
62,2
Nessuna risposta
10
6,8
Totale
148
100,0
Dai risultati emersi dall’indagine il fatto di svolgere un lavoro in orari svantaggiati non è
correlato con il titolo di studio o con l’età della donna lavoratrice, mentre si nota una
maggiore diffusione di questa tipologia di orari nelle donne che esercitano la libera
professione o che lavorano in proprio rispetto a quelle che svolgono un lavoro dipendente.
Il lavoro svolto abitualmente in orari svantaggiati sembra anche non incidere sul numero
dei figli (ciò non condiziona la scelta di avere un solo figlio), mentre si nota una maggiore
presenza di donne che lavorano in particolari orari nel Comune di Volterra e di Pontedera.
Le donne che hanno un contratto di lavoro che rientra in una delle categorie definite come
“lavoro tipico” sono invece soprattutto donne giovani, con un titolo di studio elevato ed
hanno per la maggior parte solo un figlio (mentre non c’è correlazione con la condizione
professionale e con il paese di residenza).
Tabella 7 – Forma del contratto di lavoro rientrante nella categoria “lavoro atipico”
Lavoro atipico
sì
no
nessuna risposta
Totale
N°
12
121
15
148
%
8,1
81,8
10,1
100,0
2. Condizione socio-anagrafica del coniuge-convivente
Abbiamo visto in precedenza che quasi la totalità delle intervistate era coniugata o
comunque conviveva, a queste donne (che esattamente sono 137) è stato chiesto il titolo di
studio e la condizione professionale del coniuge/convivente e se il loro lavoro si svolgeva
in orari svantaggiati o rientrasse fra quelli “atipici”.
Il titolo di studio degli uomini risulta inferiore rispetto a quello delle donne, in quanto quasi
il 40% possiede la licenza media, mentre il 48,2% ha il diploma di scuola media superiore
(conseguito soprattutto negli istituti tecnici e professionali) e solo l’11% possiede il
diploma di laurea e la laurea.
Tabella 8 – Titolo di studio del coniuge/convivente
titolo di studio
Nessuno/licenza elementare
N°
3
18
%
2,2
Licenza media inferiore
Diploma scuola media superiore (licei o istituti magistrali)
Diploma scuola media superiore (istituti tecnici o professionali)
Diploma di laurea
Laurea
Totale
53
20
46
2
13
137
38,7
14,6
33,6
1,5
9,5
100,0
Anche fra gli uomini il lavoro maggiormente diffuso risulta il lavoro dipendente (svolto dal
64,2%), vi sono comunque, rispetto alle donne, più lavoratori maschi che esercitano la
libera professione, dirigenti e lavoratori in proprio.
Tabella 9 – Condizione professionale del coniuge/convivente
Condizione professionale
N°
disoccupato
1
dirigente
7
imprenditore/libero professionista
17
lavoratore in proprio
23
lavoratore dipendente
88
nessuna risposta
1
137
Totale
%
0,7
5,1
12,4
16,8
64,2
0,7
100,0
Quasi inesistente è la percentuale degli uomini che svolge un lavoro atipico (solo l’1,5%),
mentre ben il 37,2% svolge un lavoro in orari svantaggiati. Questi ultimi sono soprattutto i
più giovani e svolgono professioni quali imprenditore, libero professionista o lavoratori in
proprio, sono residenti principalmente nel Comune di residenza.
Tabella 10 – Lavoro del coniuge/convivente svolto abitualmente in orari svantaggiati
Lavoro svolto in orari svantaggiati
N°
%
sì
51
37,2
no
84
61,3
nessuna risposta
2
1,5
137
100,0
Totale
Tabella 11 – Forma del contratto di lavoro del coniuge/convivente rientrante nella
categoria “lavoro atipico”
Lavoro atipico
N°
%
sì
2
1,5
no
129
94,2
nessuna risposta
6
4,4
137
100,0
Totale
3. Le reti di protezione sociale
La sezione 2 del questionario indaga sulle reti di protezione sociale; le domande riguardano
gli orari nei quali le donne sono occupate per lavoro, l’organizzazione dei propri figli, le
situazioni che creano le maggiori difficoltà, quali invece i servizi che potrebbero aiutare e
quanto tempo dedicano alle attività personali.
19
Ben il 90% delle donne intervistate lavora la mattina dalle 7 alle 13 e quasi il 70% lavora
invece dalle 15 alle 1918; ciò significa che sono molte le donne che lavorano sia la mattina
sia il pomeriggio.
Quasi la metà delle intervistate inoltre è occupata nella fascia pranzo ed una percentuale
abbastanza considerevole, quasi il 10%, lavora la sera dalle 19 in poi o la notte; queste
ultime sono quelle che possono avere maggiori problemi nell’organizzazione dei figli, non
potendo contare sui servizi esistenti per minori.
Grafico 1 – Orari nei quali la donna è occupata per lavoro
100,0
90,0
89,2
80,0
70,0
68,9
60,0
50,0
44,6
40,0
30,0
20,0
10,0
8,1
1,4
0,0
01:00-6:59
07:00-12:59
13:00-14:59
15:00-18:59
19:00-24:59
Grafico 2 – Come organizza i suoi figli di età inferiore ai 10 quando è al lavoro
(modalità di risposta sempre e spesso)
altro
2,0
servizi pubblici
58,8
centro privato
31,8
18,2
baby sitter
vicini
0,7
altri parenti
4,1
padre/suocero
14,2
madre/suocera
37,2
partner
soli
17,6
0,7
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
Le intervistate potevano dare più di una risposta, indicando quindi più di una fascia oraria nella quale erano
impegnate per lavoro. Le percentuali sono calcolate sul totale delle intervistate.
18
20
Le reti di riferimento nella cura dei figli per la donna che lavora sono sostanzialmente i
servizi pubblici, la madre o la suocera e i centri privati. Quasi il 60% delle mamme si affida
ai servizi pubblici per i figli quando è al lavoro, mentre la percentuale scende al 37,2% per
le madri/suocere; il 31,8% deve ricorrere a un centro privato. Altre figure di riferimento
sono poi la baby sitter, il partner e il padre o suocero.
Questi dati confermano la tendenza ad affidarsi ai servizi pubblici o privati e alle “reti
parentali”, soprattutto ai nonni.
Viene confermato quello che è emerso nel focus-group, cioè che la soluzione sostitutiva e/o
integrativa al nido generalmente adottata è il ricorso ai nonni, che rimangono un punto di
riferimento soprattutto nei casi in cui verificano situazioni “limite” come la malattia del
bambino o la chiusura delle scuole. Un dato da non sottovalutare è il ricorso di quasi un
terzo delle mamme ai servizi privati, cosa che comporta una maggiore spesa per queste
famiglie.
Tabella 12 - Situazioni che creano maggiori difficoltà nell’organizzare i figli
Situazioni di maggiore difficoltà
N°
%
anche mio marito lavora
22
14,9
la scuola chiude troppo presto
43
29,1
gli orari della scuola non coincidono con i 11
7,4
miei
quando il bimbo/a è malato
8
5,4
quando la scuola è chiusa
11
7,4
altro
4
2,7
nessun problema
11
7,4
nessuna risposta
38
25,7
148
100,0
Totale
Le situazioni che creano le maggiori difficoltà alle donne nell’organizzare i propri figli
sono soprattutto quelle legate agli orari delle scuole per minori, le quali chiudono troppo
presto (per il 29,1%) ed hanno orari rigidi che non coincidono con quelli del lavoro delle
donne (7,4%). Il 15% sente come difficoltà il fatto che anche il marito lavora; la
disponibilità di sostegni per la custodia e la cura dei figli diventa quindi cruciale soprattutto
per le famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano. Altre difficoltà si riscontrano nei periodi
di chiusura delle scuole, durante le festività di Natale, Pasqua e nei mesi estivi19, oppure
quando il figlio è malato e non può andare a scuola. Vengono quindi individuate alcune
situazioni in cui le mamme hanno bisogno di avere un sostegno per la cura dei propri figli
nei periodi di malattia dei bambini, nelle fasce orarie serali e nei periodi di vacanza e di
chiusura scolastica (estate, natale, festività). Da sottolineare purtroppo che un quarto del
campione non ha risposto alla domanda, cosa che potrebbe segnalare anche il fatto che
queste donne non hanno particolari problemi da segnalare così come ha dichiarato il 7,4%
delle intervistate.
19
Le mamme si lamentano anche per le giornate di chiusura delle scuole per scioperi o assemblee.
21
Grafico 3 – Servizi pubblici o privati che potrebbero aiutare
4 ,1
n e s s u n p ro b le m a
a lt ro
1 ,4
4 ,1
a t t ivit à p e r il d o p o s c u o l a
6 ,1
a s il o s e ra le
2 6 ,4
s e rviz i c h e c o s t a n o m e n o
3 7 ,8
m a g g io r e t e m p o d i a p e rt u r a
0 ,0
5 ,0
1 0 ,0
1 5 ,0
2 0 ,0
2 5 ,0
3 0 ,0
3 5 ,0
4 0 ,0
I servizi pubblici o privati che potrebbero aiutare le mamme in difficoltà, indicati da loro
stesse, riguardano soprattutto gli orari di apertura dei servizi per minori, in primo luogo un
maggior tempo di apertura delle strutture scolastiche, visto che la maggiore difficoltà
riscontrata era proprio quella dell’orario ridotto, orario che non va incontro alle esigenze
delle mamme lavoratrici e delle famiglie dove entrambi i genitori lavorano. Quasi il 40%
richiede un maggior tempo di apertura dei servizi, ed un ulteriore 6% vorrebbe l’apertura di
asili serali.
Più di un quarto delle intervistate vorrebbe che i servizi per i bambini costassero meno.
Il fattore economico gioca un ruolo sicuramente rilevante nella scelta e nella selezione del
nido in cui iscrivere il bambino (o nella scelta dei vari servizi per il minore) e può costituire
un motivo per cui in alcuni casi non si utilizzano questi servizi o li si utilizza poco.
Anche nei focus groups era emerso che molti genitori si lamentavano di non poter usufruire
del servizio nido sia a causa del costo elevato di alcune strutture private sia a causa
dell’impossibilità di entrare nelle graduatorie per l’ammissione.
La richiesta di attività alternative ai nidi viene avanzata da una piccola percentuale (4,1%);
queste mamme vorrebbero che fossero ampliate le attività come la ludoteca o il Ciaf
(Centri per l’Infanzia, gli Adolescenti e le Famiglie), ed emerge anche la richiesta dei
servizi educativi complementari al nido d’infanzia previsti dalla Legge della Regione
Toscana n. 22 del 14.04.1999 quali il “Centro gioco educativo” e i servizi di tipo
domiciliare (educatore familiare ed educatore a domicilio).
Si è cercato di individuare se vi fossero tra le donne intervistate alcune, con particolari
caratteristiche, che avessero maggiori difficoltà ed avanzassero maggiori richieste.
Sono state riscontrate situazioni di maggiori difficoltà fra le donne che lavorano per proprio
conto e fra le lavoratrici dipendenti, soprattutto per quanto riguarda gli orari delle scuole e i
periodi di chiusura20; confermando le aspettative, le donne che svolgono lavori in orari
svantaggiati indicano maggiori situazioni di difficoltà, soprattutto per quanto riguarda gli
orari di apertura delle scuole (per il 37% la scuola chiude troppo presto).
Fra le nubili non emergono grandi problemi, forse perché vivono la loro situazione di
mamme all’interno della famiglia di origine, mentre fra le separate/divorziate si conferma il
problema degli orari.
20
Le casalinghe e le disoccupate non hanno indicato alcuna situazione di difficoltà; il 25% delle casalinghe
ha espressamente affermato che non ha problemi.
22
Analizzando le intervistate secondo il Comune di residenza, si nota una diversificazione
delle richieste: a Lari il 76,9% si lamenta del fatto che la scuola chiude troppo presto, a
Ponsacco e Pontedera la maggiore difficoltà è rappresentata dal marito che lavora, a Santa
Croce sono espresse maggiori difficoltà per i periodi di chiusura della scuola e per i periodi
di malattia del bambino, a Volterra le donne si lamentano ugualmente degli orari ma c’è
una percentuale più alta (il 10,5%) che afferma di non avere particolari problemi.
Le maggiori richieste nell’ambito dei servizi pubblici e privati che potrebbero aiutare la
donna vengono avanzate dalle lavoratrici dipendenti, che richiedono un maggiore tempo di
apertura delle scuole e servizi che costano meno; questi ultimi rappresentano l’unico aiuto
reclamato dalle casalinghe full time e dalle disoccupate.
Anche per le donne che svolgono lavori in orari svantaggiati i servizi che potrebbero
aiutarle sono un ampliamento dell’orario ed una riduzione dei costi; inoltre fra esse emerge
la richiesta dell’asilo serale.
Le richieste analizzate secondo il Comune di residenza delle intervistate confermano i
fattori che determinano le situazioni di difficoltà: a Lari quasi l’80% vorrebbe un maggior
tempo di apertura delle strutture, richiesta espressa per la maggior parte anche dalle donne
residenti a Ponsacco; a Pontedera l’aiuto maggiore deriva da una riduzione dei costi, visto
che il 30,8% afferma che servizi che costano meno le aiuterebbe; fra le mamme di Santa
Croce e di Volterra non emerge una particolare richiesta ma vengono indicati un po’ tutti i
possibili servizi, anche se a Volterra si nota una maggiore propensione per l’asilo serale
(10,5%).
Grafico 4 – Tempo dedicato alla cura autonoma delle attività personali
d a 2 a 4 o re
11%
m e z z a g io rn a t a
3%
nes s una
ris p o s t a
2%
nem m eno un
m in u t o
30%
u n 'o ra
54%
I momenti di svago e tempo libero che permettono uno “stacco” dal ritmo quotidiano degli
impegni lavorativi e familiari sono praticamente assenti: ben 3 mamme su 10 affermano di
non avere nemmeno un minuto di tempo da dedicare alla cura autonoma delle proprie
attività personali, quali hobbies, sport, shopping, ecc., e la maggior parte di esse dedica a
queste attività solo un' ora.
23
Risulta quindi difficile usufruire di tempo per se stessi o per la coppia e il lavoro, la cura
dei figli ed i lavori domestici sembrano assorbire completamente la giornata della donna. Il
poco tempo libero a disposizione delle mamme è confermato dalla frequenza con la quale
svolgono le attività personali: occasionalmente per il 37,2%, raramente o mai per il 33,1%
delle intervistate.
Tabella 13 – Con quale frequenza si dedica alla cura autonoma delle attività personali
Frequenza
tutti i giorni
spesso
occasionalmente
raramente
mai
nessuna risposta
Totale
N°
12
21
55
29
20
11
148
%
8,1
14,2
37,2
19,6
13,5
7,4
100,0
24
Grafico 5 – Come organizza i suoi figli quando si dedica ad attività personali
4 ,1
a lt ro
1 6 ,2
s e rviz i p u b b li c i
4 ,1
c e n t r o p ri va t o
6 ,1
b a b y s it t e r
vic in i
0 ,0
2 ,7
a lt ri p a re n t i
7 ,4
p a d re /s u o c e ro
2 0 ,9
m a d re /s u o c e ra
3 3 ,8
p a rt n e r
s o li
0 ,0
0 ,0
5 ,0
1 0 ,0
1 5 ,0
2 0 ,0
2 5 ,0
3 0 ,0
3 5 ,0
(modalità di risposte sempre e spesso)
Nell’organizzazione dei figli la donna, per dedicarsi alle attività personali, si affida
soprattutto al partner. Possiamo quindi notare come il partner sia il primo punto di
riferimento per la donna affinché essa si dedichi ad attività del tempo libero, cosa che non
avveniva per l’organizzazione dei figli quando si trattava di lavoro.
Ci troviamo, infatti, di fronte a famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano e se per il
tempo di lavoro la donna cerca nelle strutture pubbliche o private un ambito integrativo di
custodia e cura dei propri figli, per il tempo libero si affida al partner.
Altra figura molto importante è ancora una volta la madre o la suocera, mentre in misura
minore le donne si affidano ai servizi pubblici, al padre/suocero e alle baby-sitter.
Questo risultato sembra confermare un aspetto emerso nei focus-group, cioè che nelle
mamme emerge un certo senso di colpa nel lasciare i figli ad altre persone per occuparsi di
attività personali, non considerate importanti e alle quali, quindi, preferiscono rinunciare.
La situazione che crea la maggiore difficoltà all’introduzione di respite times nei tempi di
vita e di lavoro della donna-madre-lavoratrice è sicuramente rappresentata dalla rigidità e
forse anche dalla preminenza economica e psicologica del tempo di lavoro del marito
rispetto al proprio (21,6%).
La impossibilità/indisponibilità del marito a potenziare il proprio impegno nel tempo di
cura (e sicuramente l’assenza di un partner convivente) limita nelle donne-madri la
possibilità di dedicarsi alle proprie attività personali21.
Altra situazione penalizzante è ancora una volta determinata dagli orari (per il 15,5% delle
intervistate la scuola chiude troppo presto).
21
Da sottolineare che la metà delle intervistate non ha risposto alla domanda
25
Grafico 6 – Situazioni che creano maggiori difficoltà nell’organizzare i figli
nes s un problem a
6,8
altro
3,4
quando la s c uola è c hius a
3,4
quando il bim bo/a è m alato
1,4
gli orari della s c uola non c oinc idono c on i m iei
2,0
la s c uola c hiude troppo pres to
15,5
anc he m io m arito lavora
21,6
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
Le mamme ribadiscono quali servizi pubblici e privati che potrebbero aiutarle una
maggiore apertura delle scuole in termini di orari (23%) ed una diminuzione dei costi dei
servizi (13,5%); una buona percentuale vorrebbe che fosse istituito l’asilo serale (7,4%),
segno che è soprattutto la fascia serale a rappresentare un problema per le mamme.
Grafico 7 – Servizi pubblici o privati di aiuto
25,0
23,0
20,0
13,5
15,0
7,4
10,0
4,1
5,0
4,7
1,4
0,0
maggiore
tempo di
apertura
servizi che asilo serale attività per il
costano
doposcuola
meno
26
altro
nessun
problema
Scheda Partecipanti Focus Group
Città
Professione
libera professionista
infermiera turnista
Figli
bambino di 13 mesi
bambino di 21 mesi
due bambine (5 anni la più grande e 4
mesi la più piccola)
bambina di 15 mesi
commerciante
Volterra
Ponsacco
Santa Croce
Pontedera
impiegata (pendolare)
turnista par-time
bambino di 10 mesi
impiegata
maestra
gestrice di una pizzeria
casalinga
commerciante
impiegata part-time in uno studio
professionale
impiegata (in maternità)
impiegata
libera professionista (ha una ditta
con il marito)
ex-impiegata
casalinga
impiegata part-time
casalinga (entro poche settimane
lavorerà come turnista)
impiegata in Provincia
infermiera turnista (mamma)
infermiere turnista (papà)
maestra elementare
gestrice di una pescheria
bambino di 20 mesi
tre figli (il più piccolo ha 7 mesi)
bambino di 2 anni
due bambine di 9 e 5 anni
bambino di due anni
due bambine
bambino di 6 mesi
bambina di tre anni
bambina di tre anni e un’altra di due
due bambini (di 8 e di 2 anni)
bambina di 2 anni
bambino di 8 mesi
due bambini di 9 e 21 mesi
bambino di 8 mesi
bambino di due anni
bambina di 3 mesi e mezzo
bambino 6 mesi
Questionari Raccolti
Comuni
Pontedera
Volterra
Santa Croce sull’Arno
Lari
Ponsacco
Totale
Numero Questionari
52
38
35
13
10
148
27
LA RICERCA SULL’OFFERTA
Introduzione
La ricerca “Offerta di servizi socio-educativi per la prima infanzia” è stata svolta
nell’ambito del progetto “Il cittadino come risorsa”, ed è stata realizzata nel territorio della
provincia di Pisa ed in particolare nei Comuni di Volterra, Pontedera, Ponsacco, Lari e
S.Croce sull’Arno.
L’analisi dell’offerta aveva i seguenti obiettivi:
- dare prime indicazioni sull’offerta di lavoro professionale e semi-professionale
- analizzare la percezione degli operatori sulla soddisfazione delle famiglie
- verificare le potenzialità di sviluppo dei servizi per la prima infanzia soprattutto per
rispondere alle domande ancora inevase
- analizzare le opportunità e i vincoli della nicchia di mercato del lavoro di cura con i
bambini
Per il raggiungimento di questi obiettivi è stato approfondito con particolare attenzione il
punto di vista degli operatori professionalmente coinvolti nella gestione dei servizi per la
prima infanzia. Questo approfondimento ha consentito un incrocio ideale con i commenti
sullo stato dell’offerta raccolti attraverso i focus groups ed i questionari ai genitori nella
ricerca sulla domanda dei servizi. E ha consentito di rilevare tanto l’immagine che i servizi
hanno tanto del grado di soddisfazione apportato ai bisogni dei genitori, quanto
dell’insieme di necessità ancora inevase e degli sforzi da fare per una loro presa in carico
adeguatamente efficace.
Inoltre, per mettere a fuoco le caratteristiche specifiche e le principali dinamiche e tendenze
del mercato del lavoro relativo alle professioni del child care sono state dedicate sezioni
specifiche dello schema di intervista, e l’analisi delle risposte ha consentito di mettere in
evidenza tanto le opportunità quanto i vincoli che tale nicchia di mercato presenta nel
contesto considerato.
L’insieme delle rilevazioni appena citate sono discusse nel primo capitolo del rapporto
(Cap. 1: “Indagine sulla percezione dell’offerta dei servizi. La voce degli operatori socioeducativi”).
E’ stata inoltre condotta un’indagine in profondità sui Centri per l’Impiego, gli sportelli
Informagiovani ed un Liceo sociopsicopedagogico.
Nel capitolo successivo (Cap. 2: “L’immagine del mercato del lavoro nel settore
dell’educazione, custodia e cura dei bambini da 0 a 3 anni. La voce dei mediatori
informali”), sono riportati i risultati di queste interviste che avevano lo scopo di avere un
primo quadro di riferimento sull’offerta di lavoro professionale e semi-professionale e di
verifica delle opportunità e dei vincoli di questa nicchia di mercato del lavoro. Queste
interviste hanno di fatto consentito anche di esplorare la coesione della rete più vasta dei
servizi territoriali potenzialmente coinvolti o coinvolgibili in un’azione complessa di
potenziamento delle politiche di sostegno alla famiglia, capace di rispondere
contemporaneamente ed in modo non episodico né parziale alle necessità (socio-educative)
dei bambini, a quelle (di sostegno al ruolo genitoriale ed alla capacità di conciliare tempi di
vita e tempi, di cura e di lavoro) delle mamme, a quella delle operatrici socio-educative
attuali e future (formazione).
Il percorso analitico ed i risultati conoscitivi di questi due distinti eppure complementari
percorsi di ricerca sono dettagliatamente descritti e commentati nelle pagine che seguono.
28
Gli strumenti di indagine
Sono state effettuate interviste semistrutturate a 12 responsabili e operatori di servizi
pubblici, convenzionati e accreditati, 3 responsabili dei Centri per l’impiego, 2
responsabili degli Informagiovani, 1 al Preside di un liceo socio-psico-pedagogico.
Lo schema di intervista agli operatori dei servizi infanzia si compone di 3 parti. La prima
descrive il servizio, la seconda indaga la percezione che hanno gli operatori della domanda
inevasa e delle possibilità di miglioramento/innovazione su cui i servizi possono lavorare,
la terza approfondisce le strategie delle famiglie e le garanzie per sostenere e garantire la
qualità delle strategie.
Lo schema di intervista agli operatori dei servizi per l’impiego si compone di 4 sezioni.
Nella prima sono riportate sommariamente le caratteristiche generali del servizio. Nella
seconda, sono raccolti i dati relativi all’immagine che il servizio intervistato si è costruito
relativamente all’offerta di lavoro nel settore della cura dei bambini di età compresa tra 0 e
3 anni nel territorio di propria competenza. Nella terza sezione si raccolgono le
informazioni relative alla percezione della domanda di servizi dello stesso tipo che
analogamente il servizio intervistato ha prodotto sulla base della propria esperienza
istituzionale. Chiude lo schema di intervista una sezione dedicata all’autovalutazione ed ai
giudizi relativi alle possibilità di miglioramento del servizio nelle sue funzioni di sostegno
dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro nel settore oggetto della nostra riflessione.
Lo schema di intervista al Preside del Liceo si compone di 4 sezioni. Nella prima sono
riportate sommariamente le caratteristiche generali del servizio. Nella seconda, si indaga il
tipo di offerta formativa e professionale che la scuola offre agli studenti e l’eventuale
indicazione di percorsi di inserimenti lavorativi anche in raccordo con le altre istituzioni
territoriali e provinciali. Nella terza sezione si indaga il fenomeno della qualità e quantità di
richiesta di personale che arriva direttamente alla scuola. Chiude lo schema di intervista
una sezione dedicata all’autovalutazione ed alle possibilità di miglioramento del servizio in
termini sia di offerta formativa che di sostegno e facilitazione dell’incontro tra domanda ed
offerta di lavoro nel settore oggetto della nostra riflessione.
29
PARTE 1 - Indagine sulla percezione dell’offerta di servizi. La voce degli
operatori socio-educativi
Nella ricerca è stata prevista anche una sezione di indagine sulla offerta di lavoro nel
settore dei servizi per la prima infanzia, per capire quali e quante sono le strutture che
operano in questo settore, quali sono le loro caratteristiche organizzative e professionali,
quale è la richiesta di personale di questo tipo sul territorio provinciale.
Per esplorare questa dimensione si è ritenuto opportuno intervistare alcuni testimoni
privilegiati, individuati in ciascuno dei cinque comuni pilota tra responsabili comunali o di
nidi e ludoteche, e operatori dei servizi. I testimoni data la loro esperienza e conoscenza
degli argomenti trattati, hanno effettivamente saputo fornire informazioni specifiche e
mirate, con le quali si è potuto costruire un quadro assai definito e aggiornato dello stato e
della situazione dei servizi per l’infanzia in ciascun Comune.
Gli esperti intervistati sono stati 12, distribuiti omogeneamente tra i Comuni partecipanti al
progetto: due a Volterra, due a Ponsacco, uno a Lari, tre a Santa Croce e quattro a
Pontedera. A Volterra sono state intervistate un’educatrice del centro educativo
“Giocamondo” e un’operatrice dell’asilo nido S. Lino; a Lari è stata intervistata una
responsabile comunale dei servizi per l’infanzia; a Ponsacco un’operatrice della ludoteca
“Il Bruco” e la responsabile centro gioco “Albero azzurro”; a Pontedera sono state raccolte
le opinioni della responsabile dei servizi sociali del Comune (che ha risposto anche come
coordinatrice dei nidi “La Coccinella” e “La Mongolfiera”), di un’operatrice dell’asilo nido
“Il Girasole”, della responsabile del nido “Cipì” e di un’operatrice del Centro Infanzia
“Cipì”22; infine a Santa Croce è stato intervistato il responsabile dei servizi per l’infanzia
del Comune (che ha risposto all’intervista insieme ad un’operatrice del nido comunale
descrivendo l’attività del nido “via Concetto Marchesi”), e la responsabile del Ciaf “Casa
Maricò”.
22
Per evitare equivoci si specifica che i due servizi con nome “Cipì” sono diversi tra loro e non collegati in
alcun modo: il Centro Infanzia è gestito dalla cooperativa “Il Progetto”, l’asilo nido invece è privato ed è
gestito dalla testimone privilegiata intervistata.
30
1. Caratteristiche generali dei servizi socio-educativi del territorio
Vengono riportate le 12 schede che raccolgono e riassumono le caratteristiche dei servizi:
l’inizio dell’attività, il numero degli utenti, gli orari, le risorse dedicate, le attività svolte ed
il tipo di informazione presente sul territorio.
Volterra
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Asilo nido “San Lino” (Volterra)
Settembre 1983
28 bambini di età compresa dai 18 ai 36 mesi
Dalle 7.45 alle 16.00 (dalle 16.00 alle 17.30 il servizio pubblico è integrato da un’attività
di ludoteca frequentata da 6 bambini)
4 educatrici e 3 “ausiliari”
Il servizio è aperto dal 1° settembre al 30 giugno. In alcune settimane del periodo estivo
viene offerto un servizio di mininido-ludoteca senza mensa, con orario 8-13, per bambini
di 2-3 anni
Centro educativo “Giocamondo” (Volterra), gestito dalla cooperativa Prezzemolo
15 ottobre 2001
15 bambini di età dai 18 ai 36 mesi
8.00-13.00; la fascia oraria di maggior frequenza è dalle 9.30 alle 12.15
Risorse
Informazioni
generali
2 educatrici
Da settembre 2002 verranno introdotte importanti modifiche nell’orario
Ponsacco – Lari
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Centro gioco “Albero Azzurro” (Ponsacco), gestito dalla cooperativa Il cerchio
Febbraio 2002
Attualmente frequentano 9 utenti. Il numero massimo è 20
Dalle 7.30 alle 13.30 (dalle 14 alle 19 servizio di baby-parking con utenti in parte diversi
rispetto alla mattina)
5 educatrici
Da settembre 2002 gli utenti avranno la possibilità di scegliere tra tre diverse fasce orarie
Ludoteca “Il Bruco” (Ponsacco), convenzionata con il comune
Il servizio di ludoteca nasce come attività dell’Associazione Fantagiocando, gruppo di
giovani costituitisi in associazione dal 1997. Dal 2001 il servizio è stato istituzionalizzato
con una specifica convenzione con il comune di Ponsacco
Bambini delle scuole sia materne che elementari (dai 3 ai 10 anni). I bambini più piccoli
devono essere accompagnati da un genitori, quelli più grandi possono essere lasciati senza
custodia
Apertura nei pomeriggi ed in giorni alternati a seconda delle fasce di età. Per le scuole
elementari il servizio è aperto 3 giorni la settimana dalle 16 alle 19; per le scuole materne
due giorni la settimana dalle 16.30 alle 19. Un sabato al mese sono organizzate attività
sperimentali
2 laureate in scienze dell’educazione ed una insegnante di scuola materna
31
Informazioni
generali
Il servizio si è dato la “motivazione” di prevenire il disagio minorile e di facilitare
l’integrazione sociale in una zona particolarmente segnata da fenomeni di immigrazione
lavorativa
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Asilo nido “Le Coccinelle” (Lari - Lavaiano)
Settembre 2001
27 bambini di età compresa tra i 18 e i 36 mesi
Risorse
Informazioni
generali
Dal lunedì al venerdì 8-16; l’entrata avviene tra le 8 e le 9, mentre l’uscita alle 13 oppure
alle 16. La fascia di maggiore frequenza è quella che va dalle 8 alle 13
3 insegnanti
Le attività svolte sono quelle atte a garantire la routine quotidiana e dedite alla cura dei
bambini. E’ presente il servizio mensa
Santa Croce
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Ciaf “Casa Maricò” (Santa Croce)
14 febbraio 1991
Bambini e ragazzi da 0 a 15 anni. L’accesso è libero, non è previsto un numero fisso
Per i bimbi di 0-3 anni il martedì e il giovedì dalle 10 alle 12, e dal lunedì al giovedì dalle
16 alle 19
Le figure presenti a Casa Maricò sono 2 operatrici al mattino e 2 al pomeriggio ed una
educatrice per le attività di gioco.
Nelle due aperture mattutine le attività sono di baby nursing (per i bambini senza la
presenza dei genitori) ed attività di gioco (i bambini presenti sono solitamente 8 o 9);
mentre al pomeriggio vengono svolte varie attività creative (musica, lettura di fiabe,
pittura, pasta di sale).
Casa Maricò è concepita come una vera e propria casa: c’è la cucina dove le operatrici
insieme alle mamme preparano la merenda o prendono il caffè, c’è una stanza dedicata
alla palestra per i più piccoli con tanti giochi, tante palline e una piscina, c’è la stanza del
libro piena di fiabe e cartonati, c’è la stanza per attività ricreative per fare pittura e pasta di
sale.
C’è una discreta informazione sui servizi presenti nel territorio
Asilo nido “via Concetto Marchesi” (Santa Croce)
1980
45 bambini di età compresa tra i 3 e i 36 mesi
L’orario di apertura è compreso tra le 7.40 e le 18.20; l’entrata è prevista tra le 7.40 e le
9.30; le uscite sono tre: alle 13, alle 16.20 e l' ultima alle 18,20. Fra le 16.20 e le 18.20 c’è
comunque flessibilità nel fare uscire i bambini. Il nido è chiuso per le vacanze di Natale e
di Pasqua e nei mesi estivi; nel mese di luglio viene offerto un servizio sostitutivo
riguardante i campi solari
Il personale è composto da 3 inservienti aiuto cuoco, da 7 educatrici (dipendenti del
Comune); nel pomeriggio e nel mese di luglio sono impiegate anche 3 ragazze di una
cooperativa
Le attività svolte sono varie; sono incentivate le attività che riguardano la lettura delle
immagini, quelle verbali e gestuali, le attività legate all’uso delle mani; molti lavori
vengono fatti anche sul libro. E’ presente il servizio mensa.
Viene fatta pubblicità sul servizio nei mesi di maggio e giugno con opuscoli e giornalini
32
Pontedera
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Centro infanzia “Cipì” (Pontedera – Località La Rotta), gestito dalla cooperativa “Il
Progetto”
Febbraio 1999
Circa 40 bambini di età da 6 a 36 mesi
7.30-17.30; aperto tutto l’anno, ma in agosto valutano se tenere aperto a seconda del
numero degli utenti
La coordinatrice più 5 educatrici, 1 educatore e una donna per le pulizie
Da settembre 2002 il servizio offrirà 3 pacchetti orari di 5, 7 o 9 ore, con tariffe
differenziate. In più verrà introdotto un ampliamento dell’orario (fino alle 19.30)
Asilo nido “La Coccinella” (Pontedera)
1979
38 bambini tra i quali un portatore di handicap grave, 11 lattanti
Per i lattanti 7.40-15.50; per i semidivezzi (12-24 mesi) e i divezzi (24-36 mesi) 7.4017.20
7 educatrici di ruolo, 2 cuoche.
Vengono offerti alcuni incarichi part-time e full time per sostituire le educatrici
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Asilo nido “La Mongolfiera” (Pontedera)
1979
28 bambini di età compresa tra i 12 e i 36 mesi
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Asilo nido “Il Girasole” (Pontedera) gestito da cooperativa
Gennaio 1999
Ci sono tre fasce di utenti: il nido per i bimbi da 12 a 36 mesi, le attività per i bimbi 4-6
anni e le attività extrascolastiche per bimbi da 6 a 11 anni.
Gli iscritti tra i 12 e 36 mesi sono 40; al momento i frequentanti sono 18 al mattino e 10 al
pomeriggio. E’ possibile l’inserimento dei bambini durante tutto l’anno; non ci sono limiti
di residenza
Orari
L’orario di apertura è compreso tra le 7.40 e le 18.20; l’entrata è prevista tra le
7.40 e le 9.30. Le fasce orarie di uscita sono tre: alle 13, alle 16.20 e l' ultima alle
18,20. Fra le 16.20 e le 18.20 c’è comunque flessibilità nel fare uscire i bambini. Il
nido è chiuso per le vacanze di Natale e di Pasqua e nei mesi estivi; nel mese di
luglio viene offerto un servizio sostitutivo riguardante i campi solari
Il personale del Girasole è costituito da una psicologa, da una pedagogista e da 4
educatori
Vengono svolte attività sui libri, sulle fiabe, attività psicomotorie, corsi di
massaggio infantile, attività di socializzazione e di gioco; ci sono vari laboratori
(delle attività manuali, creativi, della lettura, del travestimento); inoltre vengono
Risorse
Informazioni
generali
Dal lunedì al venerdì 7.40-17.20
6 educatrici di ruolo, 4 cuoche.
Vengono offerti alcuni incarichi part-time e full time per sostituire le educatrici
33
fatte attività per gli adulti, incontri, laboratori e corsi per la genitorialità.
C’è una capillare attività di informazione del servizio attraverso lettere alle
famiglie e brochure esplicative delle varie attività
Servizio
Inizio attività
Utenti: N° e
caratteristiche
Orari
Risorse
Informazioni
generali
Asilo nido “Cipì” (Pontedera) – struttura privata
Settembre 1999
22 bambini di età compresa tra i 13 e i 36 mesi
L’orario di apertura è compreso tra le 7.30 e le 16.30; i bambini possono entrare e uscire a
qualunque ora, quindi sono gli stessi genitori che scelgono l’orario di frequenza dei figli.
La fascia di maggiore frequenza è quella che va dalle 8.30 alle 13.30. Il nido è aperto dal
lunedì al venerdì dal 1 settembre al 31 luglio, ad agosto su richiesta
3 educatrici a tempi pieno ed una part-time
Nella struttura si provvede alla cura dei bambini, si svolgono attività ricreative, di
laboratorio e attività che incentivano la libera espressione e creatività del bambino. E’
presente il servizio mensa.
Rispetto ai servizi presenti nel territorio viene svolta un’informazione attraverso varie
attività di formazione che vengono fatte insieme agli altri servizi nel Comune
2. Soddisfazione delle famiglie e domande inevase
La seconda fase di indagine con interviste ai testimoni privilegiati riguarda il rapporto tra i
servizi e le famiglie, cercando di capire se i nidi e i centri gioco si pongono in ascolto degli
utenti, quali strumenti eventualmente utilizzano per realizzare questo ascolto e per creare
spazi relazionali autentici. Vengono così esplorate alcune dimensioni in grado di
individuare, sintetizzare e riassumere tutti gli aspetti che il rapporto tra servizi e famiglie
può proporre: capacità di soddisfare i bisogni delle famiglie, uso di strumenti di
(auto)valutazione da parte del servizio, domande degli utenti inevase, punti di forza e di
debolezza del servizio.
2.1 Soddisfazione dei bisogni delle famiglie dei bambini
I responsabili e gli operatori intervistati concordano tutti nel sostenere che attualmente i
servizi per l’infanzia rispondono in maniera piuttosto adeguata ai bisogni delle famiglie e
dei bambini. Essi ritengono infatti che le esigenze, espresse dagli utenti – flessibilità di
orario, proposte formative ed educative, e accesso in un ambiente gradevole e familiare –
siano tutte soddisfatte. E nei casi in cui servizi non sono ancora riusciti ad assecondare
alcune richieste, generalmente i responsabili stanno organizzandosi affinché in un futuro
prossimo queste possano essere realizzate.
Un esempio di questo sforzo continuo di ascolto all’utenza è il nido “Cipì” di Pontedera.
La responsabile dice infatti che i bisogni in termini di possibilità di accesso e di
funzionamento, delle famiglie con bambini iscritti al servizio, vengono soddisfatti anche se
vi è la necessità di estendere l’orario di apertura. Ecco allora che dal prossimo anno
(2002/2003) l’asilo nido Cipì diversificherà l’orario, con una apertura mattutina dalle 7.30
alle 13.30 (che risulta anche essere la fascia di maggiore frequenza), ed una apertura
pomeridiana dalle 15.30 con un prolungamento, fino ad ora richiesto con insistenza dai
genitori, fino alle 19.30.
L’intervista con l’operatrice del centro educativo “il Girasole” conferma questa tendenza ad
andare incontro all’utenza. Infatti di fronte alle richieste da parte dei genitori di aprire il
servizio il sabato, visto che molti clienti sono commercianti, e di avere personale che si
34
rechi nelle case quando il bimbo è malato (in alcuni momenti dell’anno il nido ha pochi
utenti a causa dell’influenza), si è ritenuto opportuno sia tenere aperto il centro anche il
sabato, sia istituire il servizio alternativo di assistenza domiciliare prestata dagli educatori
del Girasole.
Alcune domande da parte dei genitori rimangono però inevase: 1) quella di maggiori
incontri nel campo educativo con la psicologa e la pedagogista, per creare momenti di
scambio e confronto e per “meglio affrontare il mestiere di genitore”, e 2) quella di
organizzare un servizio a domicilio nei periodi di malattia dei bambini. Il personale del
servizio sta comunque cercando di organizzarsi per istituire anche questo tipo di servizio.
La responsabile del Centro per l’infanzia “Cipì” sostiene che gli orari del servizio sono
adeguati ai bisogni dei genitori e garantiscono una sufficiente flessibilità. Inoltre sia lo
spazio interno, appositamente progettato per la frequentazione di bambini piccoli, che lo
spazio esterno, che di anno in anno si amplia, offrono sicurezza e comfort all’utenza.
La situazione di Pontedera è infine sintetizzata piuttosto bene dalla responsabile dei servizi
sociali del comune. A giudizio dell’intervistata entrambi i nidi comunali rispondono in
larga misura ai bisogni delle famiglie che hanno iscritto i loro bambini. Rimangono tuttavia
inevase alcune esigenze derivanti dalla rigidità istituzionale caratteristica del tipo di
servizio. Forte è, infatti, la domanda di un’apertura del servizio nel mese di luglio, cui i nidi
provvedono attraverso incarichi esterni – spesso prolungando quelli attivati in inverno per
sostituzioni – ma sempre e comunque con qualche difficoltà, dipendente dal carattere
“straordinario” (non curricolare) dell’iniziativa. Tuttavia questo servizio risulta ormai una
consuetudine. Ancora inevasa è la domanda di un prolungamento pomeridiano fino alle
18.00 – 18.30.
Il quadro di Volterra, nella descrizione dei testimoni privilegiati, appare animato dalla
stessa costante “tensione” di ascolto per rispondere positivamente all’utenza. La
responsabile del nido “San Lino” sostiene che, rispetto ai bisogni delle famiglie con
bambini iscritti, il nido offre servizi ampiamente soddisfacenti anche perché è ormai
cambiata nelle famiglie l’immagine e la percezione del ruolo di questi servizi, e se ne
apprezza la specifica funzione di inserimento, socializzazione, sviluppo di abilità
individuali e sociali. Le famiglie riconoscono il nido non più come un loro duplicato
usufruibile in tempi di necessità, bensì un’occasione aggiuntiva di sviluppo del bambino.
L’operatrice del centro educativo “Giocamondo” ammette però che i genitori esprimono
l’esigenza di orari sempre più ampi, che purtroppo al momento non possono essere
soddisfatti da questo servizio. Nonostante ciò nei prossimi mesi sono previste variazioni
d’orario piuttosto consistenti in grado di garantire una buona flessibilità. Inoltre le relazioni
delle operatrici con i bambini e con i loro genitori sono ottime, e le educatrici, durante
l’anno, elaborano progetti per temi (colori, favole, socializzazione, gioco); l’adeguatezza
dei progetti viene poi valutata in itinere assieme alla cooperativa.
A Volterra le domande inevase riguardano anche l’accessibilità dei servizi, situati nel
centro storico, e quindi raggiungibili con grande difficoltà con i mezzi a motore. Questo
problema è destinato a persistere, a meno che, come richiesto dai genitori, non si istituisca
un permesso speciale per le famiglie dei bambini iscritti nelle scuole.
A Ponsacco e Lari si ripetono d’altronde le medesime condizioni appena descritte: i
servizi cercano in ogni modo di assecondare esigenze educative e di orario dovute ai forti
cambiamenti culturali e lavorativi instauratisi nella popolazione in maniera ormai molto
35
diffusa. Ecco allora che sia al nido di Lari “Le Coccinelle” che al centro gioco “Albero
azzurro” di Ponsacco, il bisogno prioritario che emerge è una maggiore flessibilità e
ampiezza negli orari, che vengono giudicati infatti troppo rigidi. Inoltre i genitori chiedono
anche una mensa. Queste domande saranno soddisfatte con alcune modifiche
nell’organizzazione dei tempi e degli spazi, che verranno apportate a settembre (2002). La
richiesta di un pediatra a scuola al momento invece non può essere assecondata, e rimane
inevasa. Le operatrici, inoltre, riconoscono che spesso i genitori chiedono inizialmente i
bisogni primari (orario, mensa, ecc.), poi se indotti a riflettere sul servizio, ne formulano
anche altri più complessi (proposte educative, personale specializzato – medico o
educativo).
Nel caso della ludoteca “Il Bruco” di Ponsacco, esiste una forte
consapevolezza tra gli operatori circa il ruolo della struttura anche in termini di
“prevenzione del disagio minorile”. Mentre nei primi anni di vita di tale esperienza la
ludoteca, infatti, ambiva ad essere un centro sociale di animazione ed educazione, oggi
(anche in forza della Convenzione che ne potenzia il ruolo di agenzia di socializzazione)
riconosce di avere una potenzialità da spendere nel settore dell’integrazione sociale in una
zona (quartiere) particolarmente segnata da fenomeni di immigrazione lavorativa dal sud
Italia e quindi soggetta a tendenziali processi di scollamento sociale. Non mancano, infatti,
in tale area fenomeni di vera e propria marginalità sociale, ai quali il servizio risponde
offrendo azioni di contrasto e di ri-socializzazione, attraverso i figli, anche dei genitori.
Significativa, a questo proposito, l’attività di coinvolgimento dei genitori in cicli di incontri
divulgativi o educativi serali sui temi della funzione e della capacità genitoriale
L’educatrice della ludoteca “il Bruco” a questo proposito sostiene che emerge un’ampia
soddisfazione tra i genitori dei bambini più piccoli, probabilmente dovuta al fatto che in
questa fascia di età non si avvertono le tensioni sociali (culturali-linguistiche, geografiche,
di classe) che invece cominciano a pesare sulle relazioni sociali dei bambini di età
superiore. “In questa fascia di età c’è più integrazione” afferma l’intervistata. Tra i bambini
delle scuole elementari che frequentano la ludoteca è invece possibile addirittura verificare
la costruzione di forme di stigma sociale e l’attivazione di processi di vera e propria
segregazione (tra gruppi di bambini “diversi”).
Anche a Santa Croce emergono le stesse tendenze riscontrate negli altri comuni. La
responsabile del Nido afferma che l’orario del servizio è adeguato rispetto alle esigenze
delle famiglie, visto che rimane aperto ben 11 ore al giorno, anche se alcuni genitori
vorrebbero una apertura ancora più ampia. Scarso risulta però il coinvolgimento dei
genitori nelle attività dell’asilo nido: in questo contesto molti di loro non vogliono essere
coinvolti, considerando l’asilo nido più come un “parcheggio”, che non un servizio
educativo. A “Casa Maricò”, rivela la responsabile, non esiste lista d’attesa, il servizio è
completamente gratuito e quindi non ci sono costi per le famiglie. Il servizio è un Ciaf,
quindi non è sostitutivo al nido e richiede la presenza dei genitori de bambini. Il numero di
presenze risulta gestibile dagli operatori e le attività praticate sono ben viste dai
partecipanti. Molto apprezzata è la dimensione della casa con la struttura a stanze ed i ritmi
“familiari” (attività di cucina, caffè, merenda.). Gli orari non sono rigidi ed ogni bambino
può arrivare ed uscire in qualsiasi momento. Al mattino i frequentanti sono i bimbi che non
vanno all’asilo nido.
E’ doveroso specificare che i testimoni intervistati dichiarano l’esistenza nelle varie
strutture di liste d’attesa piuttosto lunghe che, oltre a provocare un forte malcontento (cfr.
sezione di analisi sui focus groups), suscitano spesso vane speranze di inserimento
nell’asilo. In questa sede però non siamo in grado di quantificare il numero degli iscritti
36
anche perché gli stessi testimoni, al momento dell’intervista, non avevano a disposizione
l’elenco specifico degli iscritti alle liste.
2.2 Utilizzo di strumenti di valutazione
Dalle dichiarazioni dei testimoni privilegiati, l’uso di strumenti valutativi del servizio come questionari o schede di soddisfazione - appare disomogeneo. Alcune strutture
adottano già da tempo questi strumenti, mentre altre non lo fanno e in sostituzione
svolgono colloqui periodici con le famiglie dei bambini iscritti. Altri nidi non hanno ancora
pensato a metodi per valutare il proprio lavoro.
A Pontedera i servizi che usano tecniche di questo genere sono i due nidi comunali e il
centro educativo “Il Girasole”. I due asili hanno attivato strumenti e programmi di
valutazione dei servizi per la prima infanzia piuttosto complessi, messi a punto dalla
Società Emme Erre di Padova per conto della regione Toscana. “Il Girasole” invece ogni
anno a gennaio somministra dei questionari alle famiglie. L’asilo nido “Cipì” e il Centro
Infanzia “Cipì” invece non usano alcun strumento tecnico, ma svolgono durante l’anno
diversi colloqui con i genitori per sondare la loro soddisfazione e ascoltare le loro richieste
e le loro critiche. I colloqui avvengono sia individualmente che collettivamente. Al nido è
presente anche una bacheca dove affiggere proposte o lamentele.
Anche lo scenario di Volterra risulta assai poco omogeneo. Difatti mentre l’asilo “San
Lino” utilizza strumenti specifici (come questionari di accesso per una valutazione ex ante,
e verifiche di soddisfazione a fine anno per una valutazione ex post), mentre il centro gioco
non è dotato di queste tecniche e svolge un paio di colloqui annuali con i genitori per
verificare bisogni, soddisfazione o altre esigenze.
Il panorama che troviamo a Ponsacco, Lari e S. Croce è praticamente identico a quelli fin
qui descritti. Il centro gioco “Albero azzurro”, l’asilo nido “Le Coccinelle” e il nido di S.
Croce non hanno strumenti ad hoc, ma al massimo svolgono colloqui preliminari o durante
l’anno con le famiglie. La ludoteca “il Bruco” è invece dotata di tecniche di
autovalutazione: schede giornaliere di presenza e di valutazione delle attività, e un
questionario per misurare la soddisfazione dei genitori rispetto al lavoro delle educatrici.
2.3 Punti di forza e punti di debolezza
I testimoni privilegiati dimostrano una buona consapevolezza sia dei pregi che dei difetti
della loro attività. Chiamati a riflettere sui punti di forza e sui punti di debolezza del
servizio tutti hanno infatti individuato sia gli aspetti positivi che quelli negativi del servizio,
apparentemente senza il timore di rivelarne anche i punti carenti, e senza lasciarsi prendere
la mano dal sottolinearne soprattutto i lati positivi.
Generalmente responsabili ed operatori riconoscono come punti di forza dei loro servizi:
1) la flessibilità e l’ampiezza degli orari,
2) l’apertura durante quasi tutto l’anno solare,
3) la buona organizzazione interna della struttura e il lavoro di gruppo, dovuti spesso ad
una profonda e reciproca conoscenza delle educatrici e alla loro ottima formazione
professionale, che garantiscono un modello educativo valido ed efficace.
Considerazioni aggiuntive riguardo a questo aspetto vengono dall’educatrice del “Girasole”
di Pontedera che individua un ulteriore punto di forza nel servizio di assistenza domiciliare
praticato dalla struttura in caso di malattia dei bambini. L’operatrice della ludoteca “il
Bruco” non si limita a constatare la validità del lavoro degli operatori, ma insiste molto sul
ruolo del “gioco libero” come momento di promozione e stimolo delle abilità dei bambini.
Tra i punti di debolezza emergono spesso:
37
1) la limitatezza dello spazio esterno (giardino),
2) la necessità di una maggiore apertura verso il territorio in cui il servizio è situato, per
capire meglio il contesto in cui si opera ed inserirsi nella rete di servizi già attivi sul
territorio,
3) la mancanza di un coinvolgimento dei genitori nelle attività svolte nelle strutture, che
faciliterebbe la comprensione delle loro esigenze,
4) la tariffa del servizio, talvolta troppo elevata, imposta però da costi gestionali altrettanto
alti.
In alcuni casi si lamenta anche sia la limitatezza dei posti a disposizione, sia la scarsezza
delle risorse finanziarie che ricade anche sulla dotazione e sull’arredamento della struttura
(Nido S. Lino Volterra e Albero Azzurro Ponsacco). Da questa sezione di indagine sulla
soddisfazione delle famiglie appare con evidenza la capacità, da parte dei responsabili, di
avere ben presenti, a prescindere dagli strumenti di valutazione utilizzati, le esigenze, le
richieste, le opinioni – positive e negative – che i genitori hanno rispetto ai servizi per
l’infanzia. Questa capacità si traduce d’altronde nella consapevolezza, da parte del
personale delle strutture, dei propri limiti e delle proprie qualità, senza eccessi verso una
valutazione esclusivamente positiva o estremamente negativa del proprio lavoro e delle
proprie attività.
3. Organizzazione individuale delle famiglie
Il terzo momento dell’intervista ai testimoni privilegiati approfondisce un aspetto molto
importante ai fini della ricerca: l’organizzazione delle famiglie al di fuori degli orari e degli
spazi offerti dai servizi per la prima infanzia. L’obiettivo è insomma quello di capire, come
già è avvenuto nei focus groups, quali soluzioni integrative adottano i genitori per ovviare
alla loro assenza durante le fasce orarie di chiusura delle strutture, nei periodi di malattia
del bambino o di maggior impegno lavorativo.
3.1 Soluzioni integrative (e sostitutive)
Come già emerso dai gruppi focalizzati, durante la giornata si presentano per i genitori
alcune fasce orarie “critiche”, o durante l’anno si verificano periodi in cui il carico di
lavoro è più intenso. Si impone in queste situazioni la necessità di studiare alcune soluzioni
che consentano alle famiglie di proseguire le loro attività, nella consapevolezza e nella
tranquillità che i loro bambini sono seguiti da persone fidate e sicure.
Anche da questa sezione della ricerca risulta che la soluzione integrativa o sostitutiva più
frequentemente adottata è quella del ricorso ai nonni. Quasi tutti i responsabili infatti
confermano che, secondo le loro conoscenze, negli orari e nei periodi di chiusura delle
strutture le mamme si rivolgono ai nonni nella maggior parte dei casi, o in loro assenza si
ricorre comunque ad altri parenti.
Dai vari contesti comunali emerge anche che i nonni talvolta si presentano per
accompagnare i bambini al nido, o per riprenderli al momento dell’uscita. Questa
situazione si verifica comunque con una frequenza relativa, e riguarda soltanto famiglie con
bisogni particolari.
L’altra soluzione segnalata dai testimoni privilegiati corrisponde al ricorso a baby-sitter a
pagamento. Sembra però che sia adottata con continuità da poche famiglie, e la maggior
parte dei genitori si rivolge per la cura dei figli a queste figure “estranee” alla famiglia, in
maniera sporadica, e in determinate e brevi fasce orarie. Inoltre, secondo alcuni intervistati,
la baby-sitter è una soluzione alla quale ricorrono in particolare le famiglie che non sono
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riuscite ad inserire i bambini nelle strutture. Esistono tuttavia segnali di una certa variabilità
territoriale di questo fenomeno.
La responsabile del nido “S. Lino” dichiara che nella zona di Volterra la modalità
principale di organizzazione delle madri lavoratrici che non riescono ad usufruire del nido
(o per le quali i tempi di apertura dello stesso sono comunque non sufficienti) è
rappresentata dal ricorso ai nonni. Poche sono le baby-sitter, cui in genere si ricorre
occasionalmente e per poche ore (sabato mattina, prima dell’orario di entrata).
La responsabile dei servizi sociali di Pontedera, invece, afferma che in quel territorio le
madri che non riescono a inserire i propri figli al nido si organizzano soprattutto con babysitter a pagamento. L’intervistata segnala che in quel contesto comunale ci sono diverse
situazioni familiari nelle quali sono i padri a provvedere ai figli nei momenti di
indisponibilità delle madri. Ciò è sicuramente dovuto ad una significativa trasformazione
della famiglia e dei ruoli genitoriali in genere, ma dipende anche dalla sempre maggiore
diffusione di istituti innovativi quali quelli relativi al “congedo parentale” (Dlg 26/03/2001,
n. 151).
Ritroviamo quindi alcune possibili conferme dell’ipotetica articolazione tendenzialmente
dicotomica, già rilevata nei focus groups, tra l’area di Volterra, dove prevalgono stili di
relazione comunitaria e forme più tradizionali di cura dei bambini, e Pontedera,
maggiormente sollecitata dal ritmo delle trasformazioni economiche e sociali, e di
conseguenza più recettiva rispetto alle nuove soluzioni welfare mix.
3.2 “Richieste lavorative”
In alcuni casi, comunque non frequenti, i genitori si rivolgono direttamente alle educatrici
dei nidi o delle ludoteca o per chiedere loro di fare da baby-sitter ai bambini, o per avere
informazioni su persone competenti e responsabili alle quali affidare i loro figli per alcune
ore.
La responsabile del nido S. Lino (Volterra) per esempio rivela che il nido svolge una
importante funzione di luogo di incontro tra domanda e offerta di servizi di “baby-sitting”,
soprattutto perché il passaparola permette di valutare l’affidabilità e l’esperienza delle
persone ricercate, che diventeranno “un punto fisso” per le famiglie che a loro intendono
rivolgersi.
A Pontedera, sia al centro infanzia “Cipì” che all’asilo nido “Cipì”, si verifica con
frequenza che molti genitori si rivolgano al personale delle due strutture, evidentemente
ritenuto fidato e competente, per richiedere di svolgere un servizio a domicilio fuori degli
orari scolastici. Questo sta inducendo le educatrici del nido a costituire un gruppo di
persone (caratterizzate da una alta professionalità) per rispondere positivamente alle
esigenze delle mamme. Per il momento mettono a disposizione una bacheca, all’interno
della struttura, dove le mamme mettono le loro richieste e dove varie ragazze inseriscono il
loro annuncio presentandosi come baby-sitter. Anche questo nido costituisce quindi un
importante punto per l’incontro tra la domanda e l’offerta di personale a domicilio.
Infine, l’operatrice della ludoteca “Il Bruco”, segnala a Ponsacco, il caso dell’Associazione
Fantagiocando, che indica alle famiglie persone conosciute e di fiducia cui riferirsi, ed in
particolare promuove coloro che hanno svolto presso l’Associazione stessa dei percorsi
formativi specifici. Le famiglie richiedono in particolare servizi di custodia dei bambini in
orario serale (soprattutto nei casi di famiglie monogenitoriali e per esigenze di respite time
– es. cena/cinema con amici), ma arrivano richieste anche per le prime ore del mattino, tra
il momento in cui i genitori partono per il lavoro e l’ingresso a scuola/asilo. Il settore dei
servizi di custodia e cura dei bambini (baby sitter) sembra in evoluzione ed espansione,
39
soprattutto nel comune di Ponsacco. L’Associazione riceve molte offerte di lavoro da parte
di educatori professionali, ma non riesce a trovare personale, ad esempio, per l’animazione
di compleanni (una delle attività storiche e più redditizie dell’Associazione), o per il baby
sitting. La ludoteca riceve in genere pochissime offerte di collaborazione da parte di altre
associazioni, e solo in campi specifici, quali – ad esempio – quello del sostegno scolastico
(“ripetizioni”).
Il panorama dei servizi e delle soluzioni integrative, o anche sostitutive, ai servizi per la
prima infanzia risulta in conclusione piuttosto indefinito, ed ancora in fase di sviluppo. A
fronte di necessità e richieste anche esplicite da parte delle famiglie, come rilevato dalle
responsabili di alcuni nidi, o come emerso da gruppi focalizzati, sembrano mancare ancora
progetti specifici, sia da parte di strutture private che pubbliche.
In assenza di offerte in questo campo il ricorso alle strutture parentali (nonni, zie ecc.) e
alle baby-sitter si rivela ancora come il più frequente, ma le nuove esigenze educative dei
genitori, già accennate nei focus groups, sembrano mettere in crisi queste soluzioni, a
favore di altre che garantiscano non solo fiducia e continuità, ma anche una buona
preparazione professionale.
4. Innovazione funzionale ed evoluzione dell’offerta
Uno degli obiettivi della ricerca è di capire quali strategie innovative possono migliorare i
servizi, e creare una corrispondenza più forte tra questi e le diverse esigenze della società
attraversata da profondi cambiamenti. Questo aspetto della ricerca è già stato affrontato nei
focus groups, durante i quali si è chiesto ai genitori di pensare a servizi per l’infanzia con
caratteristiche nuove, in grado di rispondere ai loro bisogni. Come abbiamo osservato, i
partecipanti ai gruppi più che suggerire proposte concrete, individuano nella flessibilità,
nell’accessibilità e nella disponibilità le dimensioni e i caratteri dei servizi, che potrebbero
aiutarli nella vita di tutti i giorni.
I responsabili del settore invece, essendo più esperti degli utenti, sembrano avere un’idea
molto precisa di cosa potrebbe far sviluppare le loro strutture, facendole crescere, per
andare incontro alle esigenze delle famiglie, oltre che dei bambini.
4.1 Miglioramenti e potenzialità di sviluppo
In genere gli aspetti che si ritiene possibile e necessario sviluppare sono: 1) un aumento
delle risorse sia umane che economiche, che renda la struttura in grado di introdurre 2)
nuovi servizi quali la mensa, aree gioco o un prolungamento pomeridiano dell’orario (in
particolare per le ludoteche), oppure 3) servizi a domicilio.
Al nido S. Lino di Volterra, per esempio, per andare incontro alle domande insoddisfatte,
il servizio, secondo la responsabile, dovrebbe essere prima di tutto dotato delle risorse
necessarie a potenziare ed ampliare quelle esistenti. Inoltre dovrebbe estendere e migliorare
gli strumenti attualmente a sostegno della continuità educativa tra il nido e la scuola
materna, che invece fanno sperimentare ai bambini un salto un po’ troppo forte tra
progettualità educativa (nido) e progettualità didattica (materna). Un altro punto da
sviluppare è individuato nello scarso coinvolgimento dei genitori alla vita del nido: il loro
protagonismo e la loro partecipazione in molti casi si limita all’organizzazione di feste, mai
però nell’esplicitazione di loro esigenze e proposte educative concrete.
Il servizio nido di Santa Croce, invece, per andare incontro alle domande non soddisfatte,
dovrebbe aprire una sezione solo al mattino per i bambini che vogliono stare solo mezza
giornata. In questo modo si potrebbe diversificare le offerte, articolando l’orario per
accogliere più bambini, visto che ce ne sono molti che rimangono fuori dal servizio.
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Inoltre dovrebbe essere differenziata la spesa per i bambini che frequentano la struttura per
un numero minore di ore, rispetto a quelli che la frequentano tutto il giorno, e
parallelamente aumentare le opportunità per le famiglie che necessitano del servizio per
tutto il giorno perché entrambi i genitori sono impegnati a lavoro.
I responsabili dei servizi, anche se non ricevono richieste esplicite, dimostrano comunque
competenza e disponibilità nel cogliere i bisogni e le esigenze latenti delle famiglie. La
responsabile di Casa Maricò di Santa Croce, dichiara infatti che i genitori, pur non
formulando domande particolari, vorrebbero che fosse potenziato l’orario di apertura,
soprattutto al mattino: si riconosce infatti che due ore per due mattine la settimana sono
poche. Inoltre non è prevista l’apertura il venerdì e il sabato e durante le varie vacanze
dell’anno scolastico, cosa che andrà rivista. Le attività sono invece molto apprezzate, e
sono stati organizzati momenti educativi interessanti, sui quali però occorrerà lavorare
ancora.
A Ponsacco invece, l’educatrice è consapevole che si dovrebbe prevedere un servizio di
trasporto, visto che la struttura accoglie bimbi che vengono da varie parti del Comune e da
fuori Comune. Da potenziare sarebbe anche il coinvolgimento dei genitori nelle attività del
nido, istituendo incontri programmati con un vero e proprio calendario.
Per quanto riguarda l’aspetto dei servizi a domicilio le considerazioni più interessanti
vengono dalle educatrici della ludoteca “Il Bruco” e del centro educativo “Il Girasole”, e
dalle responsabili dei servizi comunali di Pontedera e Lari: tutte e tre individuano infatti
come punto di sviluppo e di innovazione per la prima infanzia l’area di servizi svolti
direttamente in famiglia. Si ritiene infatti che le strategie di miglioramento di questi servizi,
per quanto riguarda il settore pubblico, stia nell’attivazione dell’Albo degli educatori
domiciliari, che stimolerebbe e qualificherebbe sia l’offerta che la domanda di servizi
privati di cura per la prima infanzia.
Inoltre l’educatrice de “Il Girasole” dichiara che i miglioramenti da introdurre in quel
servizio sono stati pensati nella istituzione dei nidi familiari, vista la richiesta mirata ad
accudire il bimbo presso il suo domicilio. E’ stato infatti notato che i bambini nella
struttura sono soggetti ad ammalarsi in alcuni periodi dell’anno e quindi per ovviare a
questo problema si è pensato di creare dei nidi familiari presso una famiglia o presso la
casa dell’educatore/educatrice. Queste microstrutture sono state previste all’interno di un
progetto della Conferenza dei Sindaci, sul territorio pisano e della Valdera: una a Pisa, una
a San Giuliano Terme, due a Pontedera e due a Casciana Terme. L’intervistata quindi
conclude che sono sicuramente da incentivare sono i corsi per educatore familiare e
domiciliare.
Infine una considerazione che conferma la validità e l’effettivo bisogno di servizi in
famiglia, viene dalla responsabile del nido di Lari. L’intervistata dice che un servizio
alternativo al nido, che potrebbe effettivamente aiutare le mamme, è l’educatore/educatrice
a domicilio, cioè una persona con competenze specifiche e riconosciute, che accoglie i
bambini in una casa. Questo servizio potrebbe essere offerto anche da una mamma che
accetta di ospitare nella sua casa altri bambini. Le famiglie della zona di Lari sono molto
propense ad organizzarsi fra loro, e quindi ci sarebbe una buona aggregazione fra le stesse
famiglie per un servizio di questo tipo.
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4.2 Garanzie di qualità per i genitori
I testimoni privilegiati infine sono chiamati ad individuare una serie di condizioni che
possono garantire alle famiglie una buona qualità nelle diverse soluzioni adottate. Tali
condizioni quindi non si riferiscono soltanto ai servizi per l’infanzia, ma in generale alle
varie possibilità alle quali i genitori possono ricorrere per la cura dei figli nei momenti di
assenza.
Le caratteristiche riconosciute come capaci di garantire qualità sono in parte molto simili a
quelle precedentemente emerse dai focus groups. Gli intervistati ritengono infatti che, a
prescindere dal servizio utilizzato per i figli, le qualità ricercate dai genitori possono essere
sintetizzate con: 1) affidabilità e professionalità della/e persona/e a cui si affida il bambino,
2) estrema flessibilità di orario, 3) accreditamento da parte di una struttura esterna del
servizio o della baby-sitter scelti per la cura del proprio figlio.
La responsabile dei servizi sociali di Pontedera, per esempio, riconosce che l’apertura da
parte del Comune di un albo ufficiale delle baby sitter qualificate incontrerebbe
sicuramente le richieste di garanzia e rassicurazione dei genitori. Queste garanzie, dice la
responsabile di Lari, soprattutto in contesti raccolti e di piccole dimensioni, possono però
essere rafforzate, non solo dall’accreditamento, ma anche dalla conoscenza delle persone
che si scelgono. Quindi anche nell’affidare un bambino ad una baby-sitter, una delle cose
che premono di più la famiglia è la conoscenza della baby-sitter, in quanto questo criterio
porta come garanzia, magari in mancanza di accreditamenti esterni, anche la affidabilità e
la professionalità.
Si delinea anche in questo caso una differenziazione tra un contesto socioculturale aderente
a schemi tradizionali (in questo caso Lari), ed un altro più vicino al modello “urbano”
(Pontedera) ormai aperto e caratterizzato da forti spinte innovative dovute a esigenze
diversificate tra loro.
Abbiamo dunque osservato che la diversificazione dei bisogni e l’affiorare di nuove
necessità si rispecchiano in una riformulazione della domanda verso i servizi, dai quali
ormai non si attende più soltanto il semplice accudimento del bambino, ma specifiche
caratteristiche come la professionalità, l’ampiezza e la flessibilità di orario, l’accessibilità e
la disponibilità.
Pare quindi che, a prescindere dal servizio che il genitore ha scelto, o è stato costretto a
scegliere, si cerchino non solo quelle qualità familiari di conoscenza e fidatezza, ma anche
un’altra serie di qualità “specialistiche” in grado di garantire una crescita del bambino
adeguata alle diversificazioni in atto nel contesto sociale.
Questa “pretesa”, come si è visto, trova conferma sia nelle richieste dei genitori, consci di
non poter crescere i loro figli da soli senza la professionalità pedagogica e l’esperienza di
un’educatrice, sia nelle affermazioni degli operatori, consapevoli di dover sempre
aggiornare proprio quel bagaglio di professionalità e competenze, per svolgere al meglio il
proprio lavoro.
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5. Valutazioni d’insieme
Il complesso di informazioni raccolte nella sezione di ricerca condotta tramite le interviste
ai testimoni privilegiati, è piuttosto articolato e rispecchia probabilmente alcuni tratti
(anche se non tutti) dei contesti sociali, economici e lavorativi, non solo della provincia di
Pisa, ma della società italiana in generale.
La presenza di nuove esigenze nelle famiglie, come l’estrema flessibilità di orario dei vari
servizi, scaturisce da condizioni lavorative inedite fino ad alcuni anni fa, ed è sicuramente
una caratteristica riscontrabile in molte aree geografiche della penisola. L’estensione degli
orari di lavoro e la moltiplicazione di stimoli culturali hanno dunque costretto, un po’
ovunque, ad una riformulazione dei bisogni che si diversificano tra loro sempre di più, e si
traducono in ultima analisi in una richiesta, verso i servizi, di corrispondere a quella stessa
varietà, a quella articolazione e a quello stesso panorama frastagliato, propri del contesto
sociale. E’ quindi una situazione simile ad un cerchio da chiudere o ad uno scambio da
completare: è un meccanismo ancora in evoluzione ed in movimento.
Ma i “processi” sociali oltre a svolgersi e completarsi con ritmi e tempi difficilmente
prevedibili, sono anche recepiti spesso con ritardo dal contesto nel quale avvengono. La
“comprensione” di quei fenomeni ha bisogno quindi di varie fasi prima di giungere ad una
maturazione, prima cioè di corrispondere pienamente al cambiamento. Un ulteriore
momento, successivo alla comprensione, è costituito poi dal tentativo concreto di dare una
“risposta” al fenomeno: fase che, come le altre, deve svolgersi con percorsi e tempi propri.
Dunque tra le trasformazioni sociali e il loro riconoscimento non c’è quasi mai sincronia,
bensì un inevitabile e congenito sfasamento.
Ecco allora perché, come rivelano le interviste ai testimoni privilegiati di Volterra, Lari,
Ponsacco, Pontedera e Santa Croce, le strutture e l’apparato di servizi locali, pur avendo
constatato e rilevato una serie di cambiamenti ed esigenze nella popolazione e negli utenti,
ancora tardano ad organizzare una risposta adeguata. In questo scenario si assiste ad un
momento di sospensione, nell’attesa che a quella riformulazione di bisogni – educativi,
oltre che pratici, – fin qui descritta, corrispondano una riorganizzazione dei servizi
tradizionali e l’introduzione di altri con caratteristiche nuove. E’ un processo che, come si è
visto, è già stato avviato. Ma necessita d’altronde di varie fasi che consentano la piena
presa di coscienza delle criticità, il chiarimento degli obiettivi e la messa a punto degli
strumenti.
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PARTE 2 - Il mercato del lavoro nel settore dell’educazione, custodia e
cura dei bambini da 0 a 3 anni: la voce dei servizi per l’impiego
Il programma di ricerca dell’iniziativa “Il cittadino come risorsa” prevedeva la
realizzazione di una specifica indagine esplorativa dell’offerta di lavoro e di servizi
professionali, con riferimento ai servizi socio-educativi per bambini da 0 a 3 anni, presente
e potenziale nel territorio della Provincia di Pisa, ed in particolare dei Comuni di Lari,
Ponsacco, Pontedera, S.Croce sull’Arno e Volterra.
A questo proposito il gruppo di ricerca ha predisposto un set di interviste semi-strutturate a
6 testimoni privilegiati, rappresentativi dei servizi Informagiovani e Centro per l’Impiego
del territorio di competenza della ricerca, nonché dei un Istituto Superiore coinvolto nei
processi di formazione professionale delle future educatrici per minori.
In questa logica sono stati intervistati i responsabili o comunque i referenti
dell’Informagiovani di Volterra e Pontedera, dei Centri per l’Impiego di Volterra,
Pontedera e S.Croce sull’Arno, del Liceo sociopsicopedagogico “E.Montale” di Pontedera.
Lo strumento di raccolta delle informazioni emergenti durante l’intervista si compone di 4
sezioni. Nella prima sono riportate sommariamente le caratteristiche generali del servizio
intervistato. Nella seconda, sono raccolti i dati relativi all’immagine che il servizio
intervistato si è costruito relativamente all’offerta di lavoro nel settore della cura dei
bambini di età compresa tra 0 e 3 anni nel territorio di propria competenza. Nella terza
sezione si raccolgono le informazioni relative alla percezione della domanda di servizi
dello stesso tipo che analogamente il servizio intervistato ha prodotto sulla base della
propria esperienza istituzionale. Chiude lo schema di intervista una sezione dedicata
all’autovalutazione ed ai giudizi relativi alle possibilità di miglioramento del servizio nelle
sue funzioni di sostegno dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro nel settore oggetto
della nostra riflessione.
1. I Centri per l’Impiego
1.1 Caratteristiche generali del servizio
I Centri per l’impiego delle Province costituiscono dal dicembre 1999 i punti più avanzati
della nuove competenze di tali enti di governo del territorio in materia di politica attiva del
lavoro e collocamento.
Secondo un quadro organizzativo comune e disciplinato da specifici riferimenti normativi
(D.Lvo 181/2000; DPR 442/2000), i Centri per l’Impiego svolgono servizi di orientamento
ai soggetti in cerca di occupazione, attraverso attività di sportello informativo e primo
colloquio generalistico (orientamento di 1° livello) e, successivamente, attraverso presa in
carico diretta della domanda personale del richiedente, bilancio delle competenze e delle
abilità, colloquio specialistico di orientamento (orientamento di 2° livello). A questo
servizio si affianca un’azione mirata di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, sostenuta
anche attraverso la facilitazione dei contatti diretti tra azienda e disoccupato in possesso
delle caratteristiche reciprocamente richieste e proposte.
Per le sue caratteristiche istituzionali, settore funzionale delle Amministrazioni Provinciali
competente a raccogliere e trasferire alle aziende le domande di lavoro esplicitamente
presentategli dai cittadini disoccupati, questo servizio non ha ancora strutturato una
competenza strategica in grado di qualificarlo come attore delle politiche del lavoro e della
solidarietà locale. Ciò significa che ancora oggi gli sforzi maggiori del servizio sono diretti
a garantire l’efficienza e l’efficacia delle procedure di orientamento, selezione e placement
dei cittadini che espressamente ne fanno richiesta, considerare – invece - ancora come
44
marginale l’azione di sensibilizzazione ed animazione del territorio rispetto al tema del
lavoro e dell’occupazione (che potrebbe investire invece una sua specifica Unità Operativa,
costituita sul modello delle UO Educazione Sanitaria attivate presso le AUSL), così come
l’impegno nella partecipazione diretta alle reti territoriali di sostegno alle politiche attive
del lavoro (es. relazioni con i servizi sociali dei Comuni e delle AUSL, con le scuole, con
gli informagiovani, etc.). Gli intervistati hanno dichiarato di coordinarsi sul territorio quasi
esclusivamente con i servizi di Formazione Professionale della stessa Provincia di
appartenenza. Solo di recente, e secondo modalità ancora tutte in gran parte da potenziare, i
Centri per l’Impiego hanno attivato collegamenti istituzionali con le scuole superiori del
territorio (in riferimento alle nuove competenze relative al monitoraggio dell’obbligo
formativo). Sulla base di questa specifica collocazione funzionale e strategica, i Centri per
l’Impiego non rivolgono un’attenzione particolare alle famiglie né ai servizi per i bambini
da 0 a 3 anni. Il Centro per l’Impiego di S.Croce sull’Arno (che tratta circa 1300 utenti al
mese), ad esempio, affida la propria attività di comunicazione ed animazione territoriale
agli strumenti ordinari di promozione istituzionale della Provincia, e solo occasionalmente
produce azioni di informazione specifica su tematiche puntuali di sua stretta competenza
(es. apprendistato, servizi di orientamento, etc.).
Il Centro per l’Impiego di Volterra (nel cui registro risultano iscritti 2596 disoccupati
immediatamente disponibili al lavoro23) dichiara una analoga strategia informativa, anche
se riferisce l’utilizzo sporadico di strumenti di comunicazione maggiormente diffusivi:
stampa, TV, partecipazione alle Fiere del Lavoro, etc. In alcune occasioni, quest’ultimo
servizio, promuove una specifica informazione alla famiglia attraverso incontri di gruppo
con gli studenti delle scuole e con i loro genitori.
Il Centro per l’Impiego di Pontedera non si distingue dai due precedenti se non per il più
alto numero di utenti che ammontano a 7000 disoccupati iscritti, tra i quali vanno
considerati 2000 occupati precari (a tempo determinato o part time).
1.2 Domanda di lavoro nel settore della cura di bambini 0-3 anni
Come già anticipato nella sezione precedente, i Centri per l’Impiego non appaiono
predisposti (dal punto di vista istituzionale) ad accompagnare processi di costituzione e
consolidamento di nicchie di mercato così innovative ed autosufficienti (dal punto di vista
della capacità di recruitment) come i servizi educativi per i minori. L’incontro tra domanda
ed offerta di lavoro in detto settore, infatti, risulta perlopiù marginale rispetto alla capacità
di trattamento dei Centri per l’Impiego in quanto l’occupazione o segue procedure di
selezione concorsuali altamente formalizzate (settore pubblico), o si affida alla soggettiva
competenza selettiva delle cooperative e delle associazioni del settore (settore privato e no
profit). In molti casi, poi, le dinamiche occupazionali specifiche del settore dei servizi per i
minori da 0 a 3 anni, sfuggono anche queste ultime due modalità, in quanto si affidano alla
contrattazione libera, diretta e prevalentemente sommersa tra lavoratrici e famiglie in cerca
di baby sitter occasionali o a tempo. Tutte e tre queste ultime modalità sfuggono al campo
di osservazione dei Centri per l’Impiego i quali, pertanto, dichiarano un’esperienza ed una
percezione relativa e parziale del fenomeno.
S.Croce sull’Arno
La percezione generale dei responsabili del Centro per l’Impiego relativamente alle
tendenze attuali del mercato del lavoro nei servizi di educazione e cura dei bambini 0-3
23
Più precisamente al 31/07/2002 risultano iscritti alla prima classe 1001 disoccupati maschi e 1595
disoccupate femmine
45
anni riferisce di una grande domanda a-specifica ed a-specialistica a fronte di una ricerca
specifica di personale specializzato (soprattutto da parte di cooperative) che, per quanto
modesta, non riesce a trovare soddisfazione presso il servizio pubblico di orientamento e
collocamento.
Nel territorio di S.Croce sull’Arno, il Centro per l’Impiego registra infatti circa 300
domande annuali di lavoro nel settore della cura ed assistenza dei bambini da 0 a 3 anni. Le
richieste provengono in larghissima maggioranza da giovani ragazze, senza professionalità
specifica, in cerca di impieghi occasionali e compatibili con l’attività di studio superiore ed
universitario. E’ soprattutto l’estate il periodo nel quale il servizio registra il maggior
numero di domande di lavoro di questo tipo, trainate dalla chiusura stagionale delle scuole
materne e degli asili nido e dalla risposta solamente parziale dei bisogni delle famiglie da
parte di agenzie socio-educative alternative.
A fronte di questo significativo, anche se limitato, volume di domande, il Centro per
l’Impiego tuttavia non riesce a realizzare più di qualche decina di collocamenti all’anno.
Questo dato evidenzia con chiarezza quanto sopra riferito circa il carattere marginale del
settore rispetto alle competenze ordinarie dei Centri per l’Impiego, così come l’incapacità
di questi ultimi di sviluppare un’adeguata azione di intercettazione e sostegno della
“domanda di lavoro a rischio di immersione”.
Le procedure di primo e secondo orientamento adottate dal Centro per l’Impiego di
S.Croce, tuttavia, prevedono comunque sempre, per ciascun contatto di questo tipo,
l’informazione circa le possibilità offerte dal settore di interesse del richiedente ed una
specifico sostegno del senso di “responsabilità”, individuato e richiesto quale requisito
minimo indispensabile per lavorare nel settore.
Nessun risultato particolarmente significativo risulta però prodotto dalle attuali strategie di
sostegno a tali domande di lavoro.
In relazione alle potenzialità di ulteriore accompagnamento a questa specifica domanda di
lavoro, il servizio di S.Croce ha risposto di non essere in grado di attivare alcuna risposta
mirata ai bisogni formativi ed alle richieste di questa fascia particolare di utenti, e neppure
di sapere cosa potere fare di più o di meglio per andare incontro alle richieste di sostegno
all’occupazione delle lavoratrici attualmente impiegate nel settore dei servizi di cura dei
bambini 0-3 anni, se non di svolgere un ruolo indiretto di “spinta” e consulenza al settore
Formazione Professionale ed a quello Attività Produttive della Provincia.
In conclusione il responsabile del Centro afferma che due possono essere considerati i punti
maggiormente critici del ruolo di intermediari “informali” dell’incontro tra domanda ed
offerta di lavoro nel settore considerato:
a. il Centro per l’Impiego non possiede nessun mandato specifico a svolgere tale ruolo, né
ad occuparsi anche marginalmente della dimensione informale dell’occupazione
b. esiste una difficoltà strutturale del territorio ad intercettare una reale domanda di lavoro
qualificata.
Pontedera
Il Centro per l’Impiego di Pontedera registra esattamente 234 domande annuali di lavoro
nel settore della cura ed assistenza dei bambini. La quasi totalità delle domande è
presentata da donne, generalmente senza qualifica professionale specifica, disponibili
soprattutto per impieghi part time, afferenti a tre categorie:
46
• studentesse universitarie senza titolo specifico ed in cerca di una possibilità di svolgere
“lavoretti occasionali”
• diplomate presso il locale Liceo sociopsicopedagogico
• donne senza titolo specifico, nella fase centrale del proprio ciclo di vita, al rientro nel
mercato del lavoro
In tale numero, tuttavia, devono comprendersi tutti le utenti disoccupate che hanno
dichiarato la propria disponibilità ad accettare un lavoro in quel settore: tanto le
disoccupate che esprimono una chiara vocazione prioritaria al lavoro di cura con i bambini,
quanto le lavoratrici che nominano tale lavoro come un’opportunità (tra le altre) che non
rifiuterebbero.
L’impressione dei responsabili del servizio di Pontedera è che, al di là di questa cifra, il
numero dei soggetti che si rivolgono al Centro per l’Impiego e che siano effettivamente
interessati al settore sia assolutamente minimo. Costituisce infatti ormai un dato assodato
l’esistenza di un rapporto di 1 a 3 tra domanda reale e domanda nominale di lavoro presso
il Centro per l’Impiego: per ogni tre domande presentate, cioè, in media solamente 1
corrisponde ad una reale esigenza lavorativa e offre adeguate garanzie di risposta di fronte
ad una offerta concreta di occupazione. Nel caso delle richieste di lavoro nel settore della
cura di bambini 0-3 anni, per individuare la reale portata della domanda è necessario quindi
praticare tale “sconto fisiologico” e, in aggiunta, considerare il carattere spesso accessorio
di tale disponibilità.
Come conferma di queste tendenze di fondo, i responsabili del Centro di Pontedera
segnalano che nell’archivio informativo del servizio sono solamente 21 le domande di
lavoro catalogate sotto la voce “collaborazioni familiari” e “baby sitting”.
La percezione dei responsabili del Centro, quindi, è che a fronte di una consistente
domanda di lavoro nel settore, il Centro stesso riesca a promuovere un’adeguata azione di
intercettazione e di sostegno perché esso strutturalmente raccoglie solamente la porzione
residuale e marginale di tale fenomeno, che invece segue normalmente altri e più efficienti
canali di recruitment e di collocamento (concorsi pubblici, selezione diretta cooperative,
contatto diretto tra baby sitter e famiglia).
Per i motivi sopra elencati connessi alla specificità della domanda, il Centro per l’Impiego
di Pontedera non svolge alcuna attività di raccordo e di intermediazione specifica tra
domanda ed offerta di lavoro nel settore della cura dei bambini da 0 a 3 anni.
Ma a sostegno di questa impraticabilità de facto di simili azioni i responsabili del Centro
sostengono che a Pontedera anche l’offerta di occupazione nel settore non passa per i canali
istituzionali dei servizi per l’Impiego della Provincia. Le ragioni sono diverse:
come già visto nel caso del Centro per l’Impiego di S.Croce sull’Arno, le
•
cooperative e le associazioni titolari di servizi di educazione, assistenza e cura dei minori 03 anni provvedono autonomamente alla selezione ed al collocamento del personale di cui
necessitano, e quindi non si rivolgono al Centro per l’Impiego;
scarseggiano le richieste di personale nel settore, anche perchè
•
nel territorio di Pontedera esiste una tale offerta di lavoro in settori trainanti
•
dell’economia e dello sviluppo che i servizi di cura alla persona risultano assolutamente
marginali nelle strategie sia di collocamento individuale che di impegno imprenditoriale
Tuttavia un’azione di rafforzamento delle strategie di comunicazione con le cooperative e
di interfaccia istituzionale con il sistema della formazione professionale potrebbe offrire al
Centro l’occasione di svolgere un ruolo specifico in vista di una definizione e
qualificazione delle strategie di sostegno all’occupazione nel settore.
47
Volterra
Nel caso del Centro per l’Impiego di Volterra le domande di lavoro nel settore dei servizi
per i minori 0-3 anni sono molto poche. Il responsabile del servizio ne conta al massimo 35
l’anno, senza particolari stagionalità, e riconducibili prevalentemente alle seguenti due
tipologie:
giovani donne diplomate presso l’Istituto Magistrale o presso il liceo socio-psico•
pedagogico
donne fortemente motivate ed orientate a lavorare con i bambini
•
Come già emerso nel caso degli altri due Centri, anche a Volterra le poche richieste
presentano forti elementi di condizionalità di tipo temporale (richiesta di contratti part
time), ma in questo anche spaziale: dal momento che nel territorio volterrano lo spazio
significa anche e soprattutto tempo (vista la limitatezza dei mezzi pubblici di trasporto), la
disponibilità al lavoro risulta spesso condizionata alla vicinanza al luogo di residenza.
A fronte di questa domanda, il Centro di Volterra, anche se raramente, dichiara di svolgere
un ruolo di raccordo con l’offerta di lavoro. Durante le fasi di orientamento e tutoraggio
che accompagnano questa azione, gli operatori del Centro dichiarano di procedere ad
un’attenta selezione delle disponibilità raccolte sulla base della valutazione dei requisiti di
serietà ed affidabilità delle candidate, prima ancora ed in un certo qual modo a prescindere
dalla professionalità specifica, che tuttavia viene stimolata costantemente attraverso
l’indicazione dei percorsi e delle opportunità di formazione presenti sul territorio.
Il vero problema relativo al ruolo del Centro per l’Impiego di Volterra nel settore del lavoro
di cura per i bambini di età compresa tra 0 e 3 anni è localmente rappresentato,
nell’opinione dei responsabili del Centro, dalla limitatezza della offerta di lavoro regolare
nel settore. Per questo motivo l’azione di intermediazione domanda-offerta non risulta
particolarmente efficace.
Tuttavia una riqualificazione degli sforzi istituzionali che il Centro può compiere in tal
senso è pensabile, favorendo la messa in rete degli enti competenti in materia che risultano
operanti sul territorio, stimolando specifiche azioni di formazione professionale ad hoc, ma
soprattutto incentivando collegialmente nuovi investimenti pubblici e privati a sostegno
dell’offerta di servizi per bambini: azione che andrebbe sicuramente incontro al bisogno
delle famiglie, ma risponderebbe anche alla necessità di fare emergere e strutturare la parte
nascosta di questo lavoro di cura.
1.3 Offerta di lavoro nel settore della cura di bambini 0-3 anni
In quasi tutti i territori coinvolti nella ricerca L’offerta di impiego nel settore
dell’educazione, assistenza e cura dei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni proviene da tre
soggetti:
associazioni, cooperative e società commerciali alla ricerca di personale da
•
impiegare in servizi strutturati gestiti in proprio o (nella maggioranza dei casi) in regime di
convenzione con enti pubblici;
enti pubblici (Comuni, Stato) che reclutano insegnanti, educatori, operatori socio•
educativi ed inservienti per i propri servizi istituzionali (asili nido, scuole materne) e
territoriali (es. educativa territoriale, educativa domiciliare);
famiglie alla ricerca di baby sitter.
•
Ciascuna delle precedenti tipologie, in linea generale, stenta tuttavia per le proprie esigenze
di recruitment a riferirsi ancora al sistema dei Centri per l’Impiego.
48
Nel caso degli Enti pubblici, il dominio ancora esclusivo delle procedure concorsuali di
selezione e reclutamento del personale rende inutili gli strumenti (più sofisticati) della
selezione sulla base di colloqui attitudinali, di cui il Centro per l’Impiego attualmente
dispone degli strumenti e delle competenze necessarie e sui quali fonda una parte
determinante del proprio mandato istituzionale. Tuttavia tra Enti pubblici e Centro per
l’Impiego esiste una consuetudine di collaborazione ed una necessità istituzionale di
informazione (cfr trasparenza amministrativa) reciproca che potrebbe favorire la
sperimentazione di procedure di selezione più flessibili ed adeguate al settore di nostro
interesse. Nel caso dei soggetti privati (profit e no profit) erogatori di servizi di educazione,
assistenza e cura all’infanzia, vale pressappoco la stessa dimensione di autosufficienza
degli enti pubblici. Cambia però il fatto che questi enti non provvedono a reclutare il
proprio personale attraverso concorso, bensì attraverso gli strumenti più avanzati della
selezione delle risorse umane, sulla base di selezione diretta o affidamento a terzi (società
di selezione specializzate) delle azioni specifiche di recruitment. In questo caso la
limitatezza e visibilità delle società che sul territorio offrono lavoro nel settore di interesse
e la conseguente copiosa disponibilità presso di queste di curricula e segnalazioni, rende
superfluo il ricorso ai Centri per l’Impiego anche per la sola raccolta delle candidature.
Tuttavia anche in questo caso rapporti di reciproca convenienza strategica potrebbero
essere stabiliti e perfezionati.
Nel caso delle famiglie in cerca di baby sitter il Centro per l’Impiego viene coinvolto
solamente come snodo di informazioni informali, come luogo di transito e valutazione
informale di potenziali lavoratrici. Gli operatori dei Centri sono infatti spesso fatti oggetto
di richieste di segnalazioni da parte di famiglie che tuttavia non intendono procedere
attraverso l’iter previsto per le società (che del resto non sono né vogliono essere) ma
utilizzare opportunisticamente le proprie conoscenze dirette di funzionari ed operatori per
raccogliere indicazioni e garanzie da gestire successivamente in modo completamente
autonomo e, quasi sempre, irregolare (almeno dal punto di vista delle condizioni
contrattuali che si andranno a realizzare).
S. Croce
Nel caso di S.Croce sull’Arno, il Centro per l’Impiego ha registrato alcuni contatti sia di
famiglie che di cooperative che offrivano lavoro nel settore della cura dei minori.
Nel caso delle famiglie (per il quale valgono anche in questo territorio le notazioni generali
sopra richiamate) i responsabili del servizio riferiscono di un numero di offerte non
superiore a 7/8 per anno, provenienti generalmente da famiglie con status socioprofessionale medio alto e, generalmente, doppio reddito.
La tipologia del lavoro offerta non prevedeva una specifica concentrazione temporale della
prestazione, ma richiedeva personale disponibile per un impegno lavorativo di lungo
periodo. Tra le qualifiche personali più richieste spicca la precedente esperienza, a tutto
discapito del titolo di studio o di altra specificità legata al genere o all’età dell’eventuale
occupato.
Molto più rara, e tuttavia registrata, l’offerta di lavoro da parte di una sola cooperativa che,
in fase di avvio di un nuovo servizio educativo si era rivolta al Centro per essere aiutata
nelle fasi di selezione. Gli operatori del Centro non hanno successivamente registrato altra
offerta di lavoro nel settore.
Il profilo generale che esce dal quadro ricostruito dai responsabili del Centro di S.Croce
conferma le debolezze istituzionali di questo tipo di servizi che, nel caso specifico di questo
49
territorio, evidenziate come dipendenti dalla mancanza di una specifica competenza degli
uffici ad intervenire in settori e con metodologie che esulino da quanto previsto dal quadro
normativo di riferimento e dal ruolo marginale che – dal punto di vista delle procedure di
raccolta delle opportunità previste dai Centri per l’Impiego - ha l’offerta di lavoro regolare
nel settore dell’educazione, cura ed assistenza ai bambini di età 0-3 anni.
Pontedera
Nel caso del Centro per l’Impiego di Pontedera, non si registrano offerte di lavoro
provenienti da associazioni o cooperative. I responsabili del Centro riferiscono solamente
di contatti informali con alcune famiglie personalmente conosciute, le quali si erano rivolte
a loro per ottenere segnalazioni di personale serio e fidato da impiegare occasionalmente,
in periodi di particolare emergenza familiare (malattia, chiusura della scuola, altro)
variabili tra i 15 giorni ed alcuni mesi.
Questa scarsa propensione al collegamento dell’offerta di lavoro nel settore dell’infanzia
(eppure presente e considerevole) ed il Centro per l’Impiego, è da imputare – secondo i
responsabili del servizio per l’impiego – all’azione congiunta di due fattori:
il carattere marginale della domanda di lavoro formale nel settore (rispetto ad altri
•
spazi di mercato in carenza di manodopera che risultano molto più redditizi per gli occupati
e nei quali non è richiesta specifica qualificazione professionale: metal-meccanico, legno,
agricoltura, etc.)
il carattere prevalentemente irregolare e sommerso del settore
•
Il giudizio generale dei responsabili del centro in riferimento alle possibilità di
miglioramento o di innovazione del servizio con riferimento alla possibilità che questo
possa divenire un facilitatore dell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro nel settore
dell’educazione, cura ed assistenza dei bambini 0-3 anni non sembra confortante. La
mancanza di una reale offerta di lavoro regolare nel settore rimane il fattore determinante
sia del carattere sommerso delle occupazioni che della debole capacità di intervento degli
strumenti istituzionali di programmazione e sostegno delle politiche della formazione e del
lavoro. Unica possibilità per il Centro per l’Impiego rimane l’azione di stimolo indiretto
sulle attività di Formazione Professionale gestite dalla Provincia.
Volterra
Anche nel caso di Volterra, così come già visto nei due precedenti, la comunicazione ai
Centro per l’Impiego di offerte di lavoro nel settore dell’educazione, cura ed assistenza ai
bambini di età 0-3 anni, sia da parte di famiglie che da parte di cooperative o associazioni,
costituisce un evento raro.
La tipologia media delle famiglie che si rivolgono al Centro è composta da genitori
entrambi occupati, generalmente di estrazione sociale media, e richiede personale esperto,
per periodi medio-lunghi (senza particolari specificazioni di stagionalità).
Occasionalmente si sono rivolte al Centro anche Associazioni e cooperative del territorio,
richiedendo di poter usufruire del normale servizio di pre-selezione delle candidature, in
vista dell’assunzione di personale qualificato ed esperto. A fronte di questa richiesta il
Centro ha messo a disposizione delle società offerenti la possibilità di svolgere ricerche di
personale nelle proprie banche dati di personale, ed ha dato la massima diffusione – come
di routine – all’offerta di lavoro attraverso la sua pubblicazione sui quotidiani locali e su
internet.
50
La seppur minima maggiore possibilità di contatti e collaborazioni esterne relativamente al
tema dell’intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro nel settore di interesse, sollecita
i responsabili del Centro di Volterra a suggerire alcune possibilità di innovazione del
servizio, in funzione di una sua futura maggiore capacità di sostenere il rafforzamento e
l’occupazione in quel comparto.
Nonostante la scarsità delle offerte di lavoro, nel settore considerato gli operatori del
Centro rilevano una crescente (sebbene sommersa) domanda di occupazione. Il
potenziamento delle proprie funzioni di intermediazioni passano quindi per tre ordini di
azioni:
attività di indagine conoscitiva e comunicazione sulle aziende pubbliche e private
•
presenti sul territorio ed impegnate nel settore del lavoro con i minori, ed confronto delle
informazioni “con le esigenze dei lavoratori che chiedono di lavorare in questo settore”;
potenziamento degli investimenti nella formazione specifica dei disoccupati in
•
cerca di lavoro nel settore considerato, e sviluppo di maggiori occasioni di alternanza tra
formazione e lavoro;
promuovere la legittimità professionale ed il credito sociale del lavoro di cura, “non
•
farlo considerare più come lavoro dequalificato e dequalificante, ma come un lavoro bello e
di qualità”, in modo da stimolare una tensione alla qualificazione, regolarizzazione,
emersione dei settori sommersi di questo comparto.
2. Informagiovani
2.1 Caratteristiche generali degli Informagiovani
Il sistema degli Informagiovani nel territorio considerato dalla ricerca è costituito dal polo
(bicefalo) di Volterra e dai 12 sportelli della rete di Pontedera.
Nel primo caso si tratta di un servizio centralizzato di erogazione di servizi (di
informazione, autoformazione e consulenza), relativo ai 16 comuni dell’Alta Val di Cecina
ma articolato nelle due sedi di Lajatico e Volterra. Nel secondo il servizio risulta
organizzato in 12 punti di informazione articolati su un più vasto territorio.
Questa diversa configurazione dei servizi comporta una diversa capacità osservativa e di
rappresentazione dei singoli Informagiovani rispetto al tema di nostro interesse. Tale
peculiarità si è accentuata nelle nostre due interviste per la diversa posizione e ruolo degli
intervistati all’interno dell’organigramma degli enti. Nel caso di Pontedera, infatti, è stata
intervistata la responsabile generale dei 12 informagiovani del territorio; nel caso di
Volterra è stata intervistata direttamente, invece, un’operatrice del centro.
A parte questa diversità, come dire, prospettica dei due servizi intervistati, l’intervista ha
colto differenze strategiche e di contenuto tra loro, che appartengono alla storia ed
all’evoluzione degli stessi e che è necessario riferire prima di procedere oltre nel commento
dei risultati.
L’Informagiovani di Volterra (letteralmente: Informagiovani-Sportello Europa Volterra e
Banca del Tempo) nasce nel 1994 ed attualmente svolge il proprio servizio attraverso il
personale di una cooperativa sociale in regime di convenzione con il servizio Politiche
sociali del Comune di Volterra.
Questa stretta e diretta dipendenza con il sistema territoriale dei servizi sociali ha prodotto
nel territorio di Volterra e di Lajatico una progressiva tendenza ad utilizzare
l’Informagiovani come risorsa della rete locale di opportunità, di protezione e promozione
51
sociale. A fianco dell’informazione relativa ai percorsi formativi, medi, professionali e
superiori, alle offerte di lavoro ed alle vacanze studio (così come alle possibilità di svolgere
stage lavorativi all’estero o di beneficiare di vaucher individuali), il servizio di
Informagiovani offre:
servizi di consulenza e primo orientamento per i giovani in cerca di occupazione,
•
rispetto ai quali mantiene un rapporto di stretta collaborazione funzionale con gli operatori
dei servizi sociali comunali e del Centro per l’Impiego;
animazione territoriale relativamente alle problematiche giovanili (es.
•
l’Informagiovani di Volterra costituisce parte attiva e svolge un ruolo di primo piano
all’interno della Consulta Giovanile del Comune)
azioni di prevenzione e promozione sociale (es. l’Informagiovani di Lajatico ha
•
attivato un percorso di promozione sociale e culturale di specifici gruppi target di giovani);
servizio sperimentale di Banca del Tempo, “il luogo in cui desideri, bisogni e
•
disponibilità si incontrano per consentirti di prendere a prestito del tempo quando ne hai
necessità e di restituirlo, impiegandolo in modo gratificante, quando ne hai in abbondanza.
La Banca del Tempo è un "Istituto di Credito" particolare, promosso dai Comuni di Cecina
e Volterra, dove al denaro si sostituisce il tempo, organizzata come una vera banca con
tanto di libretti degli assegni ed estratti conto per il dare e l' avere”.
Il centro di Volterra realizza circa 2000 contatti l’anno. Per la sua collocazione funzionale
all’interno del sistema delle politiche di promozione sociale del Comune, così come per
l’alto numero dei contatti, l’Informagiovani di Volterra costituisce ormai una componente
strategica nelle attività di politiche giovanili dell’Ente. Anche dal punto di vista fisco,
infatti, il servizio risulta ubicato in una struttura dedicata all’ospitalità ed all’animazione di
gruppi giovanili, ed in futuro è in progetto che diventi anche sede della Consulta giovanile.
In questa veste il centro di Volterra dimostra anche una certa vivacità nelle attività di
comunicazione istituzionale, essendo impegnato in attività di costante informazione sulle
iniziative e su le azioni puntuali che mette in campo e mantenendo rapporti di
collaborazione stretti con la rete delle scuole locali.
La configurazione del sistema degli Informagiovani di Pontedera risulta radicalmente
diversa rispetto a quella di Volterra. Il servizio nasce nel 2000 in base all’aggiudicazione
della gara di affidamento dello stesso da parte del Consorzio di cooperative “Il Mosaico”, e
si articola, come abbiamo visto, in 12 sportelli locali di cui – però – la responsabile
generale non era in grado al momento dell’intervista di quantificare i contatti.
L’animazione e comunicazione con i territori non risulta né strategica né strutturata,
attivandosi solamente in occasioni specifiche o con target privilegiati di utenti: scuole e
giovani.
2.2 Domanda di lavoro nel settore della cura di bambini 0-3 anni
Volterra
Nel caso dei territori di Volterra e dell’Alta Val di Cecina, gli sportelli dell’Informagiovani
di Volterra e di Lajatico registrano mediamente 400 domande di lavoro all’anno nel settore
dei servizi di educazione, assistenza e cura dei minori (20 all’anno con riferimento
specifico allo sportello di Volterra).
Le richieste e le manifestazioni di interesse provengono prevalentemente da giovani
studentesse femmine (la cui età tende negli ultimi anni ad abbassarsi), disponibili per
incarichi di collaborazione part time in periodo estivo o di festività (es. periodo natalizio)
in chiara correlazione con la presumibile maggiore offerta di lavoro (visto il periodo di
chiusura delle scuole) e la maggiore disponibilità delle studentesse.
52
Rispetto a queste domande, l’Informagiovani di Volterra e Lajatico dichiarano di svolgere
anche un ruolo di intermediazione con le offerte di lavoro, raccogliendo ed archiviando in
una specifica banca informatizzata i dati anagrafici delle candidate, alle quali viene
richiesta espressamente esperienza nel settore. Nello svolgimento di tale compito, gli
operatori del Centro affiancano alle azioni più burocratiche di censimento ed archiviazione
delle domande, anche un’azione di orientamento alla formazione, indirizzando sempre le
persone a proseguire nella propria formazione professionale. Su questo versante, tuttavia, i
responsabili dell’Informagiovani rilevano una seria difficoltà intervenuta da quando,
avendo la Provincia in buona parte esternalizzato i servizi di Formazione Professionale e
concentrato le sedi (per l’area di interesse) nei soli territori dei Comuni di S.Miniato e
Pontedera, tale indicazione costringe le candidate ad una scomoda mobilità (che in larga
misura produce effetti di scoraggiamento).
Questo elemento costituisce ovviamente una provocazione ed una sfida rispetto alle attuali
strategie della formazione professionale in aree periferiche della provincia e, nel caso
specifico, nelle azioni di qualificazione e riqualificazione di professionalità deboli.
Pontedera
Nel caso del sistema degli Informagiovani di Pontedera non si registrano, a differenza del
caso precedente, un numero particolarmente significativo di domande di lavoro nel settore
(probabilmente perché, come riferisce anche la responsabile del servizio, è limitata
l’offerta).
Si tratta di qualche decina di domande di lavoro provenienti in maggioranza da giovani
donne non qualificate. Solo qualche caso a Pontedera corrispondeva a domande di
diplomate al Liceo Socio-psico-pedagogico. Come ormai già discusso in molti altri casi, le
richiedenti pongono condizioni di orario e spostamenti alla propria disponibilità di lavoro,
anche nel caso delle più giovani.
Il sistema degli Informagiovani svolge rispetto a queste domande un certo ruolo di
intermediazione con il sistema dell’offerta di lavoro nel settore di nostro interesse,
attivando funzioni di pre-selezione delle candidature sulla base della qualifica e, in
subordine, dell’esperienza nel settore. Dobbiamo ricordare che questa funzione costituisce
per il Consorzio di Cooperative che gestisce gli Informagiovani una forma di “recruitment”
parallelo e complementare rispetto alla normale propria attività di selezione del personale.
Gli Informagiovani raccolgono,così, domande di lavoro consapevoli della doppia natura di
tale servizio, e che quindi sono interessate a manifestare all’Informagiovani una richiesta
diretta anche (se non soprattutto) al Consorzio di Cooperative che lo gestisce.
Di fatto il sistema degli Informagiovani non ha investito e non prevede nel breve futuro di
investire energie né strategie per rispondere ai bisogni formativi ed alle richieste di questa
fascia di domanda che, per quanto riferisce la responsabile, costituisce un segmento
assolutamente marginale e – quindi – trattabile con gli strumenti ordinari di orientamento
ed informazione attivati presso i centri. Qualche innovazione potrebbe però arrivare con
l’auspicata riorganizzazione del sistema dei servizi di Informagiovani che, su sollecitazione
dell’ente gestore, dovrebbe poter realizzare una maggiore concentrazione delle attività su
2/3 sportelli e, di conseguenza, liberare risorse e strategie d’insieme per lavorare anche in
questo campo di attività.
53
2.3 Offerta di lavoro nel settore della cura di bambini 0-3 anni
Volterra
Nel caso del servizio di Informagiovani di Volterra, l’operatrice intervistata riferisce
mediamente si rivolgono al Centro ogni anno almeno 30 famiglie che offrono impieghi di
custodia di minori. Si tratta di famiglie giovani, con bambini di età compresa tra 0 e 10 ani,
spesso residenti in località svantaggiate (e quindi particolarmente sensibili alle
compatibilità tra tempi di cura e tempi di lavoro).
Nei periodi invernali le famiglie offrono generalmente incarichi di collaborazione per
periodi lunghi, anche se l’offerta maggiore si concentra nel periodo estivo, in
corrispondenza della chiusura dei nidi e delle scuole materne. Generalmente le famiglie
richiedono il titolo di studio.
Diversamente da quanto appena rilevato con riferimento al settore privato, non risultano
pervenute offerte di lavoro da parte di associazioni o cooperative, se non in un caso
specifico relativo all’occasionale ricerca di personale da parte di una cooperativa che apriva
nel territorio un nuovo servizio.
Sicuramente questo dato evidenzia le criticità del sistema dei servizi per l’infanzia a
Volterra che, anche se negli ultimi anni ha registrato un notevole salto di qualità (facendo
crescere da 18 a 23 il numero dei posti del nido, creando una ludoteca part time per altri 23
posti) che ancora necessiterebbe di interventi di potenziamento dell’offerta (es. creazione di
una rete di micronidi familiari) e di parallelo potenziamento delle funzioni istituzionali di
interfaccia con il settore privato nel settore della intermediazione tra domanda e d offerta di
lavoro.
Presso l’Informagiovani di Volterra, come abbiamo visto, è attiva una Banca del Tempo.
All’intervistata è stato richiesto se questa iniziativa fosse in grado di svolgere funzioni di
raccordo ed intermediazione informale tra domanda ed offerta di lavoro. E’ stato risposto
che in riferimento ai servizi per l’infanzia lo strumento della Banca del Tempo non risulta
praticamente utilizzata dagli utenti. A differenza di quanto i “correntisti” della Banca del
Tempo fanno relativamente all’utilizzo del servizio nei settore dei lavori di custodia e cura
per anziani o ammalati (rispetto ai quali si registra un significativo volume di transazioni),
le famiglie si dimostrano poco propense a reclutare baby sitter, anche occasionali,
attraverso il meccanismo della “reciprocità allargata ma anonima” della BdT.
Pontedera
Il caso del servizio Informagiovani di Pontedera risulta esattamente opposto rispetto a
quanto descritto per Volterra. Mentre non si registrano offerte di lavoro da parte di
famiglie, la responsabile riferisce che il sistema degli sportelli ha registrato qualche
richiesta, anche se poche, proveniente da cooperative o associazioni. In particolare tali
offerte sono pervenute nel periodo estivo in coincidenza con l’aumento stagionale della
domanda, l’andamento del piano ferie dei dipendenti, la necessità di provvedere a
sostituzioni.
Nonostante questo timido segnale di interfaccia tra l’offerta di lavoro proveniente dal
settore privato e funzioni pubbliche di informazione e sensibilizzazione del territorio, la
responsabile dei servizi di Informagiovani riferisce che di regola, nel settore dei servizi di
educazione, custodia e cura dei minori, non c’è scambio tra il sistema di recruitment
privato e pubblico, e che gli attori del terzo settore tendono a gestire autonomamente le
procedure di selezione relative al proprio personale.
54
Anche nel caso della Banca del Tempo (presente presso lo sportello Informagiovani di
Pontedera) non si segnalano richieste di lavoro nel settore di interesse.
Di fronte a questa situazione la responsabile degli Informagiovani suggerisce alcune
strategie di innovazione e miglioramento del servizio, connesse da un lato alla maggiore
promozione sul territorio del servizio (ancora poco conosciuto in quanto recente) ed al
recupero di risorse per il lavoro con esso (in funzione dell’auspicata riorganizzazione di cui
si è parlato), dall’altro sull’acquisizione di una competenza istituzionale in relazione alla
qualificazione dell’offerta formativa e di orientamento anche in collaborazione con le
scuole dei Comuni interessati.
Ovviamente, tali strategie saranno attivabili nella misura in cui i 12 Comuni coinvolti
dall’affidamento del servizio di Informagiovani potenzieranno una strategia unitaria “di
area” e di più lungo periodo, destinando anche maggiori risorse alle attività.
3. Il liceo sociopsicopedagogico di Pontedera
Caratteristiche generali del servizio
Come descritto dal Piano dell’Offerta Formativa, il Liceo Sociopsicopedagogico di
Pontedera mira, sulla base del curriculum specificamente elaborato dalla Commissione
Brocca, “alla formazione della persona considerata come sistema unitario, in tutte le sue
dimensioni costitutive, da quella affettiva a quella sociale, motoria, estetica, morale,
linguistica, cognitiva etc.”.
Con specifico riferimento all’attività didattica professionalizzante, il Preside dell’Istituto
riferisce che il Liceo ospita mediamente 405 iscritti (di cui solo 20 maschi) e che ogni anno
diploma 80/90 alunni. Il 20% di questi diplomati riesce a collocarsi nel settore di interesse
entro 1 anno dal conseguimento del Diploma; circa il 40%, comunque, ottiene lo stesso
risultato entro il 3° anno.
Offerta formativa e professionale
Il percorso formativo attivato dal Liceo di Pontedera si prefigge di fornire alle studentesse
un quadro esauriente di conoscenze, competenze e capacità capaci di definire il quadro
professionale delle figure inserite nei lavori di educazione e di assistenza sociale.
Al fine di perseguire adeguatamente questo obiettivo, all’attività curriculare si associano
molteplici attività complementari ed integrative (corsi di musica, laboratori espressivi, corsi
di lingua, visite guidate etc.), nonché Progetti speciali di formazione trasversale attivati in
osservanza alla Direttiva n.175/00 (progetto lingue2000, progetto biblioteche, progetto
intercultura, etc.). In questa ottica e con l’obiettivo di potenziare l’offerta di occasioni di
formazione professionalizzante, il Liceo prevede di un tirocinio annuale di durata minima
di 3 settimane, durante il quale le studentesse sono inserite in contesti lavorativi reali in
modo da verificare sul campo non solo le abilità, ma anche e soprattutto le reali attitudini al
settore di lavoro scelto. L’ingresso diretto in situazione, la verifica costante da parte di un
professore tutor così come la verifica collettiva in aula al termine del periodo di stage
consente infatti alle studentesse di confermare o modificare la scelta professionale fatta, nel
primo caso rafforzando la percezione (diffusa tra le diplomate) che il settore dei servizi
all’infanzia possa realmente costituire una reale opportunità lavorativa.
Questo obiettivo viene perseguito anche attraverso le attività di ri-orientamento
motivazionale specificamente svolte nell’istituto come segmento operativo dell’impegno di
contrasto della dispersione scolastica. Tale attività consente a ciascuna iscritta di
confrontare fin dal primo anno con un esperto le proprie attitudini ed i propri obiettivi, e
55
questi con le possibilità di occupazione (attraverso le attività di tirocinio ed il colloquio con
esperti).
L’istituto non si è ancora dotato di specifici strumenti di placement, di cui avverte la
mancanza anche in relazione alle possibilità di raccordo con le politiche del lavoro.
Tuttavia occasionalmente le società o le cooperative impegnate in servizi di cura per minori
nel territorio richiedono alla scuola nominativi ed elenchi di neo-diplomati, dai quali poi
attingono per le proprie selezioni, con risultati positivi per le aziende e per i neo-assunti
(almeno per quanto questi ultimi riferiscono agli ex professori ed al preside, e di cui lo
stesso ha riferito nel corso dell’intervista).
Dal punto di vista dell’inserimento dell’Istituto nella rete territoriale degli attori partners
delle politiche socio-educative, del lavoro e della formazione professionale, il Preside ha
riferito di un’intensa attività progettuale nella quale il Liceo è coinvolto. Negli anni passati
sono infatti stati attivati un corso IFTS per Mediatore Culturale ed un corso di Formazione
Professionale nel settore della cooperazione sociale. Ciò dimostra una consuetudine alla
progettazione in rete ed alla collaborazione territoriale che costituisce una ricchezza anche
per altri soggetti dell’area di Pontedera che, al contrario, non possiedono o non possono
esprimere analoghi livelli di performance.
Anche i rapporti con il Centro per l’impiego locale sono buoni. Esiste una consuetudine di
interscambio statistico e progettuale sulla base dei reciproci vincoli di flussi informativi
derivanti dal sistema dell’obbligo formativo e dai doveri di comunicazione istituzionale
regolati dall’attivazione dell’Osservatorio Scolastico Provinciale.
Un terreno che il Preside dell’Istituto individua come assolutamente fertile per costruire e
verificare più ampie e fruttuose collaborazioni territoriali è costituito dai servizi formativi
di aggiornamento e specializzazione degli operatori ed operatrici del settore
dell’educazione, assistenza e cura dei minori (spesso ex studenti). Il liceo ha partecipato
fino ad ora a 31 progetti di formazione media, superiore e di aggiornamento promossi da
terzi. Il Preside ritiene però adesso di poter sviluppare una progettualità propria ed originale
in questo settore, e per questo motivo (ad es.) parteciperà al Bando della Provincia di Pisa
per l’affidamento del corso di formazione inerente il progetto “Il cittadino come risorsa”.
Ritiene tuttavia di dover meglio e più approfonditamente sviluppare le attività di
comunicazione sociale e disseminazione dei risultati ottenuti, i cui livelli attuali non
rendono adeguatamente merito delle capacità che l’Istituto possiede di realizzare i suoi tre
obiettivi strategici di formazione al sapere, al saper fare ed al saper essere.
Offerta di lavoro per la cura dei bambini da 0 a 3 anni
Il Preside del Liceo riferisce di ricevere offerte di lavoro nella forma (ovviamente, più
consona per un istituto di formazione superiore) di una richiesta di elenchi nominativi di
neo-diplomati e dei loro curricula.
Generalmente tali richieste arrivano nei mesi di primavera, quando avvicinandosi l’estate le
società e le cooperative impegnate nel settore dei servizi per i minori si preparano a
fronteggiare un maggior carico di lavoro avendo a disposizione personale ridotto (a causa
delle ferie). Tuttavia in molti casi tali collegamenti sfociano in vere e proprie assunzioni, e
probabilmente gli elenchi del Liceo svolgono un ruolo di rilievo tra le fonti di selezione
strutturata di tali enti (che proprio a partire da questi in molti casi definiscono le proprie
politiche di inserimento in pianta organica). Nella maggioranza dei casi, infatti, dobbiamo
ricordare che tali enti assumono personale qualificato (e quindi prediligono il curriculum
scolastico) anche per assunzioni brevi, fino ad 1 anno (che peraltro rappresentano la
maggioranza dei casi)
56
In cambio di questi servizi, le aziende private e cooperative offrono al Liceo la propria
collaborazione per la realizzazione di stage (anche questi, spesso, vissuti come occasione di
pre-selezione) e per la consulenza didattica ad attività di docenza parallela (es. seminari).
La percezione generale offertaci dal Preside è significativamente positiva, e ci rimanda
l’immagine di una Scuola attiva, dinamica ed aperta al territorio ed all’innovazione
didattica. Tuttavia lo stesso dirigente non nasconde che importanti ostacoli continuano ad
esistere proprio all’interno dei funzionamenti dell’istituzione, ed in particolare nella
difficoltà di buona parte del corpo docente di recepire il nuovo ruolo della scuola e
conformarsi di conseguenza alle esigenze di flessibilità e modularità che questo impone.
57
4. Testimoni privilegiati intervistati
Responsabili Nidi
Città
Nome Intervistato/a
Ruolo
Struttura
Nadia Giannelli
educatrice
asilo nido “S. Lino”
Debora
educatrice
centro educativo
“Giocamondo”
Volterra
Francesca Pantani
responsabile servizi per
l’infanzia
educatrice
Chiara Filidei
responsabile
Nicoletta Costagli
Lari
Ponsacco
Comune
ludoteca “Il Bruco”
centro gioco “Albero
azzurro”
responsabile dei servizi
sociali
Comune
coordinatrice
nidi “La Coccinella” e
“La Mongolfiera
Laura Landini
Pontedera
Monica Bianchini
Debora Ceci
Francesca Romoli
educatrice
responsabile
operatrice
responsabile dei servizi
per l’infanzia
Andrea Mirri
Carla Corsagli
Santa Croce
educatrice
Antonella Galleschi
responsabile
Responsabili Servizio dell’impiego
Volterra
Informagiovani
Centro per l’impiego
Melissa Giaconi
Umberto Casarosa
Pontedera
Santa
sull’Arno
Silvia Aquilini
Patrizia Nannetti
Croce
Informagiovani
Centro per l’impiego
Pieranna Casali
Centro per l’impiego
Responsabile liceo socio-psico-pedagogico
IM “Montale”
Rocchi Pierangelo
Preside
58
asilo nido “Il Girasole”
nido “Cipì”
Centro Infanzia “Cipì”
Comune
nido comunale “via
Concetto Marchesi”
Ciaf “Casa Maricò”
III Sviluppi futuri
La filiera e il welfare mix
La Regione Toscana più di altre ha sviluppato, almeno nelle Leggi una diversificazione
ampia dei servizi per l’infanzia a partire dalla legge 22 del 1999 con relativi regolamenti
fino all’ultima in ordine di tempo Testo unico della normativa della Regione Toscana in
materia di educazione, istruzione e orientamento, formazione professionale e lavoro. I
territori stanno via via sperimentando diversi servizi e ridisegnando la rete dei servizi. La
Regione Toscana è tra le prime ad aver previsto la possibilità di sperimentare i buoni
servizio (LR 72/1997), quando ancora questo istituto non era stato generalizzato con la
riforma nazionale (L 328/2000). L’accreditamento dei servizi per l’infanzia è regolato con
LR 22/1999 e sempre in Toscana sono già stati sperimentati l’albo degli educatori
domiciliari e alcuni corsi per colf e baby sitter, primo passo verso il riconoscimento e
l’emersione di un mestiere sommerso. Il lavoratore singolo che si prende cura di bambini e
di anziani, se da un lato è una risorsa per la famiglia perchè aumenta la varietà dell’offerta
e dunque allarga le opportunità di scelta, dall’altro lato pone non pochi problemi in termini
di qualità.
In primo luogo, la coppia utente-singolo lavoratore, lasciata a se stessa, non sempre è in
grado di assolvere i compiti educativi e assistenziali necessari per dare qualità alla
prestazione; anche quando la famiglia paga interamente il costo di questa soluzione, è
opportuno che il servizio pubblico si faccia carico del monitoraggio, per esempio curando
la formazione dei lavoratori e coordinando questo nuovo “modulo” all’interno della rete dei
servizi pubblici. In secondo luogo, i lavoratori singoli spesso si dedicano a questa
occupazione in modo saltuario o a termine: giovani italiane che fanno le baby sitter per
mantenersi agli studi, donne immigrate mature che hanno il pensiero fisso alla famiglia
lontana di cui devono continuare a preoccuparsi. Il modo in cui si va strutturando il
mercato del lavoro in questo particolare segmento, non garantisce il cittadino che si affida
alle cure precarie di un lavoratore a termine. Occorrono agenzie di servizio che sorreggano
gli utenti in caso di abbandono senza preavviso e in tutte quelle emergenze che possono
succedere alle famiglie che si organizzano in proprio. Va in questo senso la nuova legge
toscana sui servizi educativi, che allarga i modelli organizzativi, fino a includere le attività
educative che si svolgono nelle case dei bambini.
La varietà e flessibilità dei servizi è un requisito di qualità, soprattutto se gli aiuti sono
coordinati tra loro e non grava sulla famiglia il compito oneroso di metterli d’accordo tra
loro, quando è richiesta sintonia. Ruolo dell’ente locale è di mettere a filiera una pluralità di
servizi, sia quelli programmati e finanziati dal piano educativo, sia quelli attivati dalle
famiglie. E’ questo il mix di aiuti che va governato. Si tratta di introdurre dal lato
dell’offerta maggiori possibilità di scelta per le famiglie e contemporaneamente estendere
alcune regole basilari e controlli di qualità a tutte le forme di aiuto alla persona, quelli
forniti da imprese e quelli svolti da singoli lavoratori. Solo in questo modo il cittadino esce
dalla scomoda alternativa tra utente assistito, che non può scegliere né il fornitore né il
contenuto del servizio, e libero compratore abbandonato a servizi scadenti.
Regolare questo mix è un compito nuovo per l’ente locale; tuttavia, può dare risultati
significativi nel medio periodo, perché aumenta l’adesione dei cittadini alle politiche socio
educative e li avvicina alle istituzioni.
59
Le caratteristiche che la filiera dei servizi per l’infanzia deve avere sono:
1. la flessibilità : di orari, di pacchetti utilizzabili separatamente
2. l’integrazione tra i servizi, non tutti si escludono, ma si integrano
3. l’accessibilità : informazione, dislocazione territoriale, ma anche equità
(i servizi si scelgono sulla base dell’esigenza specifica non del costo)
4. il coinvolgimento dei soggetti come premessa allo sviluppo e
all’attivazione del tessuto sociale (peraltro esplicitamente intrinseco al
servizio “nidi” a domicilio).
Nonostante gli investimenti che i diversi comuni hanno effettuato siamo ancora lontani
dalla costituzione di una rete completa ed efficace di servizi socio-educativi per l’infanzia e
la prima infanzia
Quindi primo obiettivo è la diversificazione dei servizi e la progettazione di pacchetti
fortemente integrati. Il lavoro presso il domicilio delle famiglie si inserisce in un quadro di
completezza dei servizi: non può sostituire nessun servizio, ma integrare i servizi esistenti
per completare un puzzle. Solo in rari casi i servizi possono essere tra loro alternativi.
Il “Cittadino come risorsa” intende aggiungere un pezzo a tutto il sistema dei servizi.
Le nuove risorse sul territorio
Il progetto ha fornito i territori di risorse aggiuntive:
- maggiore conoscenza della domanda e dell’attuale offerta di servizi educativi,
- dibattito e confronto tra tutti i componenti del gruppo strategico,
- 25 donne formate come educatori familiari e domiciliari di cui 9 formate come
operatrici di agenzia.
Il progetto ha coinvolti 5 comuni (Pontedera, Ponsacco, Lari, S. Croce, Volterra)
appartenenti a 3 diverse zone sociali (Valdera, Valdarno, Val di Cecina). I comuni sono
diversi per sviluppo dei servizi, composizione sociale, sviluppo economico, cultura locale.
Le donne sono state formate per poter entrare negli albi degli educatori domiciliari e
familiari come regolamentati dalla legge Toscana. Attualmente gli albi sono stati attivati
nella zona Valdera, ma sono ancora pochi gli iscritti.
I servizi che gli iscritti in questo albo possono fornire sono:
nidi con max 5 bambini a casa delle famiglie
nidi con max 5 bambini a casa dell’educatore
servizi educativi per singoli bambini
Gli scenari ipotizzabili sono strettamente connessi al tipo di “garanzie” che l’ente pubblico
intende offrire al cittadino e diversi modelli di regolazione che i Comuni intendono
attivare.
Garanzie ai cittadini e sostegno alla domanda
Albo
Un primo livello di garanzie è la costituzione di una rete di baby sitter sul territorio iscritte
all’albo.
60
L’albo/registro, è un elenco di persone, formate da enti pubblici, che si mettono a
disposizione delle famiglie. E’ un primo livello di intervento. La famiglia sa che può
contattare persone che offrono competenze di base, che hanno seguito un tirocinio presso
servizi educativi e che quindi non sono del tutto sprovviste.
Anche se le famiglie hanno a disposizione un elenco di persone, resta comunque
esclusivamente a loro carico l’organizzazione del servizio, la gestione delle emergenze e
della “dipendente”, la definizione del mix di servizi da utilizzare.
Facilitazione incontro famiglie e baby sitter
Non basta istituire l’Albo. Le possibilità di utilizzo delle baby sitter sono da promuovere e
sostenere. Proprio in questa direzione va la costituzione di una agenzia che facilita lo
sviluppo del nuovo servizio non solo con l’informazione, ma con una serie di servizi
aggiuntivi finalizzati a sostenere la famiglia nella gestione di una collaboratrice ponendo le
basi per garantire oltre alla qualità del servizio, anche i principi di accessibilità e pari
opportunità.
Oltre l’albo
Il ruolo dell’ente pubblico può continuare. Accanto ad una formazione e ad una
informazione puntuale sui nuovi servizi, si può affiancare una supervisione da parte del
comune ad esempio attraverso verifiche presso la famiglia (grado di soddisfazione delle
famiglie), supporto nella definizione del mix di servizi (nido+baby sitter+centro gioco…),
aiuto diretto nella messa a disposizione di materiali (è il caso di Grosseto che offre
materiali educativi) servizi che garantiscono la continuità del servizio (sostituzione in caso
di malattie, assenze…), sviluppi professionali per le donne che svolgono lavoro di cura (la
Regione sta definendo diversi profili professionali per garantire crediti formativi e sviluppi
di carriera delle lavoratrici autonome che lavorano con bambini - l’educatore familiare – e
con anziani -l’assistente familiare, sostegno alla domanda soprattutto nel caso di lavori con
orari svantaggiati (maggiore necessità assistenziali), incentivi alla domanda per evitare
fenomeni di lavoro sommerso ad esempio fornendo contributi che coprano il differenziale
del costo della messa in regola della lavoratrice (Comune di Roma per anziani che
utilizzano assistenti familiari), buoni servizio legato alle fasce ISEE per bambini in lista di
attesa nei nidi (Roma, Arezzo)
Ipotesi di intervento per la progettazione territoriale dei servizi
Di seguito si propongono delle azioni strettamente collegate tra loro e che rappresentano un
continuum di interventi che è possibile incrementare nel tempo e che vedono via via in
maniera crescente fattibilità, garanzie offerte, risorse economiche da investire.
1. Azione: iscrizione all’albo
Iscrizione delle donne formate all’albo già esistente nella zona Valdera cui appartengono 3
dei cinque comuni partner del progetto (Pontedera, Ponsacco e Lari).
Per la zona Val di Cecina in assenza dell’albo la proposta è di costituire un albo delle baby
sitter comunale a Volterra, magari in collaborazione con il Comune di Pomarance (3 allieve
provengono da quei paesi). Anche per la zona Valdarno la proposta è la costituzione di un
albo comunale a Santa Croce. La costituzione di questi albi può porre le basi per
sperimentare un albo di tutta la zona.
61
Già la costituzioni degli albi è di grosso aiuto alle famiglie. Quello su cui bisogna puntare
in questo caso è una capillare informazione sul territorio sull’esistenza dell’albo, delle
modalità con cui poter accedere, dei chiari riferimenti per tutte le informazioni.
2 azione: servizi di garanzia. Il primo livello di intervento può essere rafforzato da un
sistema che pur lasciando alla singola famiglia la gestione della baby sitter, prosegua nel
garantire servizi aggiuntivi finalizzati a facilitare il raccordo famiglie-lavoratrici iscritte
all’albo soprattutto nei territori caratterizzati da maggiore scarsità di legami sociali (zona
Valdera e in particolare Pontedera).
La proposta è la costituzione di una agenzia formata da 3-4 donne che hanno seguito il
corso per operatrici di impresa. La sede potrebbe essere, nella fase sperimentale, a
Ponsacco presso il Centro Gioco gestito dalla cooperativa Il Cerchio partner del progetto
che svolgerebbe anche il ruolo di incubatore della nuova impresa.
L’agenzia, forte della esperienza de Il Cerchio che sta già erogando servizi per l’infanzia in
diversi comuni della Provincia ha l’obiettivo di erogare i seguenti servizi:
- assicurare una risposta alle famiglie che richiedono una baby sitter anche in tempi
molto veloci contattando direttamente la lavoratrice
- garantire interventi di sostituzione
- supportare le famiglie negli adempimenti burocratici (conteggio e versamento dei
contributi)
- diffondere le informazioni sul territorio per facilitare l’accesso delle famiglie al servizio
- disseminare nuovi interventi educativi in altri comuni in collaborazione con le risorse
formate
- garanzia di aggiornamento periodico delle baby sitter
- verifiche di gradimento del servizio presso le famiglie
Questa agenzia potrebbe servire tutta la Valdera e rappresentare un punto informativo
anche per le altre due zone.
Oltre a lavorare con la rete di baby sitter potrebbe diventare nel tempo un punto
informativo su tutti i servizi educativi che operano nel territorio.
L’agenzia per erogare i servizi, dovrebbe associare sia le famiglie che intendono richiedere
i servizi sia le lavoratrici iscritte all’albo.
Impegno dei Comuni e della Provincia
Lo sviluppo dell’agenzia e della rete di baby sitter è, come tutte le imprese, affidata alla
presenza di una domanda pagante e alla capacità delle imprenditrici. Ciò non toglie che la
difficoltà a sviluppare nuove imprese nel settore dei servizi alla persona, richieda un
supporto anche da parte di enti pubblici.
L’aiuto che gli enti pubblici possono fornire per facilitare lo start up della nuova impresa
sono:
Informazione capillare sul territorio sia della rete di baby sitter che della presenza
dell’agenzia
Contributo alla fase di incubazione dell’agenzia (ad esempio compensando la cooperativa
che fa da tutor alla nuova impresa e che mette a disposizione locali e strumenti)
Attivazione di un numero verde per facilitare l’erogazione di informazioni e di prima
accoglienza delle famiglie
62
Il ruolo dell’ente pubblico può continuare in due grosse direzioni: sostenere e incentivare
la domanda verso servizi di qualità, riformulare la propria offerta inserendo la nuova
tessere del puzzle
3 azione: sostenere e incentivare la domanda verso servizi di qualità
Questa azione può essere affrontata anche da subito a fronte della disponibilità dei comuni
a supportare le famiglie nell’acquisto di servizi di cura di qualità. Il contributo può essere
diversamente articolato:
a) contributo per le mamme che svolgono lavori con orari disagiati tesi a coprire i costi
della baby sitter negli orari di chiusura dei nidi.
b) incentivi per evitare il lavoro sommerso ad esempio fornendo contributi che coprano il
differenziale del costo della messa in regola della lavoratrice
c) aiuto diretto nella messa a disposizione di materiali educativi
d) contributi, per fasce ISEE, per bambini ancora in lista di attesa nei nidi che si orientano
verso una baby sitter o un nido domiciliare
Impegno dei Comuni e della Provincia
1) prevedere l’accantonamento di un fondo all’interno dei bilanci comunali che in via
sperimentale sostenga la domanda finalizzato ad incrementare il lavoro qualificato e
regolare nei servizi educativi e di cura per i bambini
2) Partecipazione diretta della provincia a finanziare una quota destinata al fondo
incentivo nel prossimo Piano educativo
Azione 4: riformulare la propria offerta inserendo la nuova tessere del puzzle.
1) Rimodulazione dell’offerta dei nidi in pacchetti di servizi differenziati per durata
giornaliera, ma anche settimanale e ridefinizione delle tariffe. Questa attività oltre a
proseguire gli sforzi che gli asili nido stanno effettuando di ridefinire e contestualizzare
continuamente la propria offerta si inserisce negli obiettivi della regione Toscana
La ridefinizione dell’offerta e la progettazione di pacchetti di servizi, può partire
proprio avendo le lavoratrici che svolgono lavori con orari svantaggiati come target.
Strettamente collegata alla ridefinizione dell’offerta dei nidi sarà necessario progettare
e definire pacchetti di servizi integrati e nuove tariffe
Impegno dei Comuni e della Provincia:
1 Prevedere uno sviluppo dei servizi domiciliari
2 Attivare progetti per la riformulazione e la differenziazione dell’offerta dei nidi
3 Progettare pacchetti di servizi che attingono alle diverse tipologie di servizi e interventi
per l’infanzia e ridefinire il costo dei servizi
63
V ALLEGATI
STRUMENTI DI RILEVAZIONE
Schema di griglia per il Focus group
La conduzione del focus group, della durata di circa 2,5 - 3 ore, si articolerà nella sequenza
che segue:
Titolo
Obiettivi conoscitivi
1
Introduzione
-
Presentazione del disegno della ricerca, degli obiettivi che
si intendono raggiungere e dei ricercatori;
Presentazione del setting del FG;
Presentazione dei partecipanti e delle loro storie personali
(collocazione)
2
Fare riflettere il gruppo sui significati e le immagini relative
La complessità e la alla nozione di “servizio educativi per la prima infanzia”,
specificità dei bisogni esplorando la complessità interna alle esperienze sottese a
tale formula, così come le specificazioni/personalizzazioni
ritenute più adeguate in riferimento alle nuove configurazioni
sociali dell’aggregato familiare.
3
I servizi esistenti Indagare le diverse esperienze di servizi per minori, facendo
adeguatezza
e affiorare le aspirazioni dei diversi segmenti sociali con
rispondenza
alle riferimento alla professionalità degli operatori, agli obiettivi
necessità
ed ai contenuti educativi ritenuti (o verificati) di maggiore
efficacia e soddisfazione.
4
Le
soluzioni
individuali
integrative/sostitutive
ai servizi educativi pubblici
-
Se non utilizza servizi pubblici perché(liste di attesa,
scelta personale, orari non adeguati, non facile accesso)
Come si è organizzata per rispondere alle necessità
familiari
Difficoltà e pregi della soluzione scelta
Costo della soluzione,
Gestione delle emergenze
(cfr domande questionario)
5
Verso nuovi servizi
“esplosione” dei possibili servizi da creare o interventi da
attivare per facilitare la gestione delle soluzioni individuate
interesse a partecipare a gruppi di progettazione
64
Scheda Questionario sulla domanda di servizi per minori
Codice questionario [
]
Sezione 1: Scheda anagrafica
1
comune di residenza [……………………..]
2
data di nascita […] / […] / […]
3
numero di figli di età compresa tra 0 e 10 anni […]
(se il numero dei figli è 0, l'intervista è terminata)
4
stato civile
4.1
≤ nubile
4.2
≤ coniugata/convivente
4.3
≤ separata/divorziata
4.4
≤ vedova
5
titolo di studio
5.1
≤ nessuno/licenza elementare
5.2
≤ licenza media inferiore
5.3
≤ diploma scuola media superiore (Licei o Isituti magistrali)
5.4
≤ diploma scuola media superiore (Istituti Tecnici o professionali)
5.5
≤ diploma di laurea
5.6
≤ laurea
6
condizione professionale
6.1
≤ studentessa
6.2
≤ casalinga full time
6.3
≤ disoccupata
6.4
≤ dirigente
6.5
≤ lavoratrice in proprio (artigiana, commerciante, etc.)
6.6
≤ imprenditrice/libera professionista
6.7
≤ lavoratrice dipendente
6.7.1 Il suo lavoro si svolge abitualmente anche in orari svantaggiati
(turnista, commessa, infermiera, etc.)?
≤ si
≤ no
7
8
6.7.2 La forma del suo contratto di lavoro del rientra in una delle categorie
definite come "lavoro atipico" (prestazione occasionale, co.co.co,
lavoro interinale, etc.) ?
≤ si
≤ no
titolo di studio del coniuge/convivente
7.1
≤ nessuno/licenza elementare
7.2
≤ licenza media inferiore
7.3
≤ diploma scuola media superiore (Licei o Isituti magistrali)
7.4
≤ diploma scuola media superiore (Istituti Tecnici o professionali)
7.5
≤ diploma di laurea
7.6
≤ laurea
condizione professionale del coniuge/convivente
8.1. ≤ studente
65
8.2. ≤ disoccupato
8.3. ≤ dirigente
8.4. ≤ imprenditore/libero professionista
8.5. ≤ lavoratore in proprio (artigiano, commerciante, etc.)
8.6. ≤ lavoratore dipendente
8.6.1 Il lavoro del suo coniuge/convivente si svolge abitualmente anche in
orari svantaggiati (turnista, commessa, infermiera, etc.)?
≤ si
≤ no
8.6.2 La forma del contratto di lavoro del suo coniuge/convivente rientra
in una delle categorie definite come "lavoro atipico" (prestazione
occasionale, co.co.co, lavoro interinale, etc.) ?
≤ si
≤ no
Sezione 2: Reti di protezione sociale
9
Nell'arco della giornata, in quali orari le capita di essere occupata per lavoro? (sono
possibili più risposte)
9.1
≤ 01:00-06:59
9.2
≤ 07:00-12:59
9.3
≤ 13:00-14:59
9.4
≤ 15:00-18:59
9.5
≤ 19:00-24:59
10
Come organizza i suoi figli di età inferiore ai 10 anni quando lei è al lavoro? (dare
una risposta per ogni riga)
10.1
10.2
10.3
10.4
10.5
10.6
10.7
10.8
10.9
10.10
rimangono da soli
provvede il suo partner
provvede madre/suocera
provvede padre/suocero
provvedono altri parenti
provvedono dei vicini
paga una baby sitter
paga un centro privato
servizi pubblici
altro
sempre
spesso
a volte
poche volte
mai
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
11
Quali sono le situazioni che le creano maggiori difficoltà nell'organizzare i propri
figli di età inferiore ai 10 anni quando lei è al lavoro? (es. la scuola chiude troppo
presto; anche mio marito lavora; etc.)
12
Quali servizi pubblici o privati potrebbero aiutarla? (es. asilo serale; maggiore
tempo di apertura; servizi che costano meno…etc.)
13
Nell'arco della giornata quanto tempo le capita di dedicare, anche saltuariamente,
alla cura autonoma di sue attività personali (hobbies, sport, corsi-lezioni, shopping,
etc.)?
66
13.1
13.2
13.3
13.4
13.5
≤ nemmeno un minuto
≤ un'ora
≤ da 2 a 4 ore
≤ mezza giornata
≤ la giornata intera
14
Con quale frequenza?
14.1 ≤ tutti i giorni
14.2 ≤ spesso
14.3 ≤ occasionalmente
14.4 ≤ raramente
14.5 ≤ mai
15
Come organizza i suoi figli di età inferiore ai 10 anni quando lei si dedica a queste
attività? (dare una risposta per ogni riga)
15.1 rimangono da soli
15.2 provvede il suo partner
15.3 provvede madre/suocera
15.4 provvede padre/suocero
15.5 provvedono altri parenti
15.6 provvedono dei vicini
15.7paga una baby sitter
15.8paga un centro privato
15.9 servizi pubblici
15.10 altro
sempre
spesso
a volte
poche volte
mai
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
≤
16
Quali sono le situazioni che le creano maggiori difficoltà nell'organizzare i propri
figli di età inferiore ai 10 anni quando lei è al lavoro? (es. la scuola chiude troppo
presto; anche mio marito lavora; etc.)
17
Quali servizi pubblici o privati potrebbero aiutarla? (es. asilo serale; maggiore
tempo di apertura; servizi che costano meno…etc.)
67
Schema intervista operatori per i servizi educativi
Presentazione, descrizione progetto e obiettivi, finalità intervista, gruppo progettazione
operatori a settembre/ottobre
Note a cura dell’intervistatore
Intervista n. [.......]
Comune di:
_________________
Luogo dell’intervista:
_________________
Ora dell’intervista:
_________________
Appunti:__________________________________________________________________
_________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________
A. Caratteristiche dell’intervistato
1. sesso
a. ≤ M
b. ≤ F
2. età [……]
3. Titolo di studio
4. Ruolo all’interno del servizio:
[…………………………………………………………………….]
B. Caratteristiche generali del servizio
Denominazione servizio
Data inizio attività
Descrizione caratteristiche del servizio
Utenti: numero e caratteristiche
Orari di apertura e fasce di maggiore frequenza
Personale impiegato
Informazione sul territorio
C. Percezione relativa alla domanda di servizi per l’infanzia
Quale tipologia di familiari hanno maggiormente bisogno nell’orario di lavoro di un
sostegno nella gestione dei figli da 0 a 3 anni e perché?
Quali sono le fasce orarie di maggiore difficoltà per le famiglie che richiedono servizi?
Le famiglie trovano servizi che soddisfano il bisogno di cura dei figli durante l’orario di
lavoro?
Se si, quali?
Se no, quali servizi sarebbero necessari?
D. Miglioramenti/innovazioni servizio
Cosa potrebbe fare il servizio per andare incontro alle richieste non soddisfatte
Descrizione delle possibili potenzialità di sviluppo e di diversificazione del servizio
Quali sono le criticità evidenziate dagli utenti?
68
E. Soddisfazione delle famiglie e domande inevase
Le famiglie dei bambini iscritti sono soddisfatte del servizio (orari, spazi, relazioni, progetti
educativi…)?
Avete utilizzato strumenti per la valutazione della soddisfazione del servizio
(eventualmente avere materiali e dati)?
Quali sono i bisogni che non riuscite a soddisfare?
Come potrebbero essere soddisfatti?
Quali sono i punti di forza e di debolezza del servizio?
F. Percezione sulle strategie individuali
Come si organizzano le famiglie che non possono provvedere autonomamente alla gestione
dei figli nell’orario di lavoro quando il nido è chiuso?
Come si organizzano le famiglie che non utilizzano il servizio?
La struttura pubblica contribuisce a sostenere queste strategie?
Come?
Le società/cooperative di servizi contribuiscono a sostenere queste strategie?
Come?
Le famiglie utilizzano baby sitter (personale non professionista a pagamento)
Come avviene la selezione delle baby sitter da parte delle famiglie (per conoscenza diretta,
per raccomandazione di amici, per annuncio pubblico, attraverso mediatori)?
Avete ricevuto richieste da parete delle famiglie di segnalazione di personale (quantificare
e specificare se per periodi di vacanze, interruzione servizio, malattia del bambino, in
sostituzione del nido)
Indicazioni prevalentemente fornite (persone, persone in associazione, associazioni)
Quali sono le caratteristiche personali e professionali più richieste per la scelta della baby
sitter (titolo di studio, precedente esperienza, per raccomandazione di amici)?
Ci sono persone/associazioni che si rivolgono a voi mettendosi a disposizione per svolgere
il lavoro privatamente o anche nella struttura? (quantificare e definire il tipo di
professionalità)
G. Cosa potrebbe aiutare le mamme ad avere garanzie di qualità nelle diverse soluzioni
adottate
69
Intervista semi-strutturata ai Responsabili dei servizi per l’impiego nella provincia di
Pisa
Presentazione, descrizione progetto e obiettivi, finalità intervista
Note a cura dell’intervistatore
Intervista n. [.......]
Comune di:
_________________
Luogo dell’intervista:
_________________
Ora dell’intervista:
_________________
Appunti:__________________________________________________________________
_________________________________________________________________________
A. Caratteristiche generali del servizio
Nota: Per i servizi per l’impiego si intendono sia i centri per l’impiego che i servizi Informagiovani
1
Denominazione servizio ______________________________________________
2
Data inizio attività ___________________________________________________
3
Descrizione tipologia caratteristiche del servizio
_________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________
4 Utenti: numero e caratteristiche_________________________________________
_________________________________________________________________________
5
Come vengono informate le famiglie della presenza del servizio nel territorio?
_________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________
B. Offerta di lavoro per la cura di bambini 0-3 anni
6
Qual è, secondo la vostra esperienza, l’offerta di lavoro per la prima infanzia nel
vostro territorio?
_________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________
7
Si rivolgono a voi lavoratrici disoccupate che cercano impiego nel settore della cura
di bambini da 0 a 3 anni?
sì
no
Se “ no” andare alla domanda 28
Se “sì” andare alla domanda 8
8
9
Quante persone si rivolgono a voi mediamente in un anno per questo tipo di
impiego, che tipo di professionalità ed esperienza hanno?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Ci sono periodi di afflusso particolarmente intensi?
70
sì
Quali?
_______________________________________________
no
10
11
12
13
Specificare
Quali sono i motivi di queste variazioni nell’offerta di lavoro?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Quali sono le disponibilità ed i vincoli che pongono le persone che intendono
lavorare?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Vi capita di volgere un ruolo di raccordo e intermediazione tra domanda e offerta di
lavoro nel settore della cura dei bambini da 0 a 3 anni?
sì
no
Se “ no” andare alla domanda n. 28
Se “sì” andare alla domanda 13
Quali sono i requisiti che voi chiedete alle persone che offrono lavoro in questo
settore?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
14
Nella fase di orientamento al lavoro e orientamento alla formazione date indicazioni
delle possibilità esistenti in questo settore?
mai
a volte
spesso
sempre
15
Con quali risultati?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
15
Cosa fa in maniera specifica il servizio per rispondere ai bisogni formativi e alle
richieste di questa fascia particolare di lavoratori?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
17
Cosa potrebbe fare il servizio per andare incontro alle richieste delle lavoratrici?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
18
Cosa potrebbe fare il servizio per migliorare l’occupazione in questo settore?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Quali sono i punti critici che individuate nel vostro ruolo di intermediari informali?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
19
71
28
29
30
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Se “ no”:
Perché?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Cosa potrebbe fare il servizio per intervenire anche in questo settore? __________
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Cosa potrebbe fare il servizio per migliorare l’occupazione in questo settore?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
C. Domanda di lavoro per la cura di bambini 0-3 anni
31
Si rivolgono a voi famiglie che hanno bisogno di lavoratori per gestione dei
figli da 0 a 3 anni ?
sì
no
Se “sì” andare alla domanda 32
Se “no” andare alla domanda 37
32
Quante persone sono, che tipo di lavoro fanno e quali sono le caratteristiche socioeconomiche delle loro famiglie?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
33
Ci
sono
periodi
in
cui
le
richieste
sono
maggiori?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
34
Perché?
__________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Quali sono i servizi più richiesti dalle famiglie?
1) prestazioni per lungo periodo
2) prestazioni occasionali
3) altro (specificare) _______________________________________________
35
36
37
Quali sono le qualifiche personali e professionali delle lavoratrici più richieste dalle
famiglie?
1) titolo di studio
2) precedente esperienza
3) altro (specificare) ______________________________________________
Si rivolgono a voi associazioni o cooperative che hanno bisogno di lavoratori per la
gestione dei bambini 0-3 anni
sì
72
no
Se “sì” andare alla domanda 38
Se “no” andare alla sezione D
38
Ci sono periodi in cui le richieste sono maggiori? _________________________
39
Perché?
______________________________________________________________
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
40
Cosa potrebbe fare il servizio per andare incontro alle domande delle famiglie?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
41
Cosa chiedono ed offrono al vostro servizio le associazioni o le cooperative del
territorio?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
42
Come rispondete alle richieste di singoli, di associazioni o di cooperative che
offrono personale o prestazioni?
_________________________________________________
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
43
Quali indicazioni prevalentemente fornite alle associazioni o alle cooperative?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
D. Miglioramenti/innovazioni servizio
44
Cosa potrebbe fare il servizio per facilitare l’incontro tra l’offerta di lavoro e la
domanda di servizi in questo specifico settore?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
45
Quali sono i punti di forza e di debolezza del servizio sul tema del lavoro
con i bambini?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
46
47
Quali sono le criticità che individuate rispetto alle possibilità di innovazioni e
miglioramenti del proprio servizio?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
Quale diversificazione del servizio e delle attività ritenete possibile per promuovere
lo sviluppo di questo settore?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
73
E. Caratteristiche dell’intervistato
48
sesso
a. ≤ M
b. ≤ F
49 età ______
50 Titolo di studio _________________________________________________
51 Ruolo all’interno del servizio:______________________________________________
74
Intervista semi-strutturata ai Presidi delle Scuole Superiori nella provincia di Pisa
Presentazione, descrizione progetto e obiettivi, finalità intervista
Note a cura dell’intervistatore
Intervista n. [.......]
Comune di:
_________________
Luogo dell’intervista:
_________________
Ora dell’intervista:
_________________
Appunti:__________________________________________________________________
________________________________________________________________________
A. Caratteristiche generali del servizio
1. Denominazione servizio____________________________________________________
2. Descrizione tipologia caratteristiche del servizio ______________________________
3. Utenti: numero e caratteristiche
a. numero di iscritti: [
]
b. numero di iscritti maschi: [
]
c. numero di diplomati/anno: [
]
d. percentuale di collocati nel settore entro 1 anno dal Diploma: [
]
e. percentuale di collocati nel settore entro 3 anni dal Diploma: [
]
B. Offerta formativa e professionale
4. Quale è l’offerta formativa del vostro Istituto (POF)?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
5. Quali sono i requisiti professionali che voi intendete fornire alle studentesse che si
iscrivono presso il vostro istituto?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
6. Cosa fa in maniera specifica l’Istituto per formare future lavoratrici nel settore dei servizi
di cura per la prima infanzia?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
7. Lo sbocco professionale nel settore dei servizi di cura per la prima infanzia è percepito
dagli/dalle studenti/studentesse come una reale opportunità lavorativa?
≤ Si
≤ No
8. Durante il corso degli studi è prevista una attività di tirocinio professionalizzante nel
settore dei servizi di cura per la prima infanzia?
≤ Si
≤ No
9. Se si, di che durata: [
]
10. Quali sono le caratteristiche dell’attività di tirocinio in questo settore?
___________________________________________________________________
75
___________________________________________________________________
11. Quali sono i risultati che registrate in questa esperienza?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
12. Durante il corso degli studi, il vostro Istituto fornisce indicazioni sulle possibilità di
impiego nel settore dei servizi di cura per la prima infanzia (ORIENTAMENTO)?
mai
a volte
spesso
sempre
13. Se la risposta è affermativa, di che tipo e con quali risultati?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
14. Dopo il conseguimento del Diploma finale, il vostro Istituto fornisce agli ex allievi
azioni di accompagnamento al lavoro nel settore dei servizi di cura per la prima infanzia
(PLACEMENT)?
mai
a volte
spesso
sempre
15. Se la risposta è affermativa, di che tipo e con quali risultati?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
16. Il vostro istituto segnala agli studenti in uscita le ulteriori occasioni formative presenti
sul territorio o comunque esistenti nel settore dei servizi di cura per la prima infanzia?
≤ Si
≤ No
17. Se si, con quali risultati:
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
18. Esiste un collegamento nel settore dei servizi di cura per la prima infanzia con il
sistema provinciale/regionale di Formazione Professionale (FP) o Formazione Tecnica
Superiore (FTS/IFTS)?
≤ Si
≤ No
19. Se si, di che tipo e con quali risultati:
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
20. Esiste un collegamento nel settore dei servizi di cura per la prima infanzia con il
sistema dei Centri per l’Impiego della Provincia?
≤ Si
76
≤ No
21. Se si, di che tipo e con quali risultati:
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
22. Cosa potrebbe fare l’Istituto per andare incontro alle esigenze di aggiornamento o
specializzazione degli operatori/operatrici già occupati nel settore dei servizi di cura per la
prima infanzia?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
23. L’Istituto sarebbe disponibile ad organizzare azioni formative di aggiornamento nel
settore dei servizi di cura per la prima infanzia?
≤ Si
≤ No
24. Cosa potrebbe fare l’Istituto per formare soggetti maggiormente occupabili nel settore
dei servizi di cura per la prima infanzia?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
25. Quali sono i punti critici che individuate nella vostra offerta formativa?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
C. Domanda di lavoro per la cura di bambini 0-3 anni
26. Si rivolgono a voi famiglie che hanno bisogno di lavoratori per gestione dei
figli da 0 a 3 anni ?
sì
no
Se “sì” andare alla domanda 27
Se “no” andare alla domanda 32
27. Quante persone sono, che tipo di lavoro fanno e quali sono le caratteristiche socioeconomiche delle loro famiglie?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
28. Ci sono periodi in cui le richieste sono maggiori?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
29. Perché?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
30. Quali sono i servizi più richiesti dalle famiglie?
1) prestazioni per lungo periodo
2) prestazioni occasionali
3) altro (specificare) _______________________________________________
77
31. Quali sono le qualifiche personali e professionali delle lavoratrici più richieste dalle
famiglie?
1) titolo di studio
2) precedente esperienza
3) altro (specificare) _______________________________________________
32. Si rivolgono a voi associazioni o cooperative che hanno bisogno di lavoratori per
servizi di cura per la prima infanzia?
sì
no
Se “sì” andare alla domanda 33
Se “no” andare alla sezione D
33. Quali sono le tipologie di risorse maggiormente richieste (es. studenti/studentesse
ultimi anni, neo-diplomati/e, ex studenti/studentesse)?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
34. Ci sono periodi in cui le richieste sono maggiori?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
35. Perché?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
36. Cosa chiedono e offrono al vostro Istituto le associazioni o le cooperative del territorio
impegnate nel settore dei servizi di cura per la prima infanzia?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
37. Quali sono le tipologie di prestazioni più richiesti dalle Associazioni o Cooperative del
territorio che si rivolgono a voi?
1) prestazioni per lungo periodo
2) prestazioni occasionali
3) altro (specificare) _______________________________________________
38. Quali sono le qualifiche personali e professionali delle lavoratrici più richieste dalle
Associazioni o Cooperative del territorio che si rivolgono a voi?
1) titolo di studio
2) precedente esperienza
3) altro (specificare) _______________________________________________
39. Come rispondete alle richieste di singoli, di associazioni o di cooperative che offrono
personale o prestazioni?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
78
D. Miglioramenti/innovazioni servizio
40. Cosa potrebbe fare il vs. Istituto per facilitare l’incontro tra l’offerta di lavoro e la
domanda di servizi in questo specifico settore?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
41. Quali sono le criticità che individuate rispetto alle possibilità di innovazioni e
miglioramenti dell’offerta formativa relativa ai servizi di cura per la prima infanzia?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
42. Quale diversificazione del servizio e delle attività ritenete possibile per promuovere lo
sviluppo di questo settore?
___________________________________________________________________
___________________________________________________________________
E. Caratteristiche dell’intervistato
43. sesso
c. ≤ M
d. ≤ F
44. età ______
45. Titolo di studio _________________________________________________
46. Ruolo all’interno del servizi______________________________________________
79
SPERIMENTAZIONI
LIVORNO
“Tata familiare”
Soggetto
Comune di Livorno
Area sperimentale
Comune di Livorno
Specificità
Il progetto sperimentale ha anticipato la LR 22/1999 e i successivi regolamenti regionali
n.3/2000 e n.4/2000. “La tata familiare” è un servizio comunale svolto presso abitazioni
private, integrativo e/o alternativo all’asilo nido, che funziona per moduli flessibili non
superiori alle cinque ore giornaliere consecutive di permanenza individuale di bambini e
bambine, senza prevedere mensa e riposo organizzati collettivamente.
E’ un servizio fondato sull’autorganizzazione delle famiglie che, da un minimo di tre ad un
massimo di cinque, decidono di affidare collettivamente, in piccolo gruppo, la custodia e la
cura dei propri bambini, presso una delle proprie abitazioni. E’ un servizio che si svolge
all’interno di un rapporto di diritto privato tra famiglie committenti e Ditte/Cooperative
prescelte dalle famiglie e già accreditate dall’Amministrazione Comunale.
Destinatari
Famiglie: i cui bambini di età compresa tra 1 – 3 anni non frequentano il Nido d’infanzia;
disponibili ad auto-organizzarsi in gruppi, per affidare la custodia e la cura dei propri
bambini ad una baby-sitter qualificata, presso una (o più) delle proprie abitazioni private.
Tipo di servizi
Baby-sitter qualificate: custodia e cura presso le famiglie, attività di breve intrattenimento
ludico, attività volte allo sviluppo senso-motorio dei bambini.
Scelta delle famiglie
Ogni gruppo –famiglie o (nucleo di servizio) ha la facoltà di scegliere il Soggetto (Ditta o
Cooperativa) tra quelli accreditati.
Agenzia di Servizio
Il servizio “Tata familiare” è svolto da Ditte, Cooperative e Cooperative sociali di tipo A
accreditate da parte dell’Amministrazione Comunale. I soggetti accreditati sono vincolati
all’impiego di baby sitter in possesso di specifiche caratteristiche professionali: uno tra i
titoli di studio previsti dalla LR 47/1986 per la funzione di educatore in Asilo Nido
unitamente ad almeno uno dei titoli sotto elencati:
- qualifica conseguita nei corsi di formazione per “baby sitter” (1998) ed “educatore di
prima infanzia”(1998); attestato di frequenza al corso “Operatore Servizi Educativi”
realizzato nell’ambito del Progetto F.C.S. a Livorno nel 1997
Le baby sitter selezionate sono tenute ad una ulteriore qualificazione professionale
consistente in un tirocinio con tutoraggio presso i Nidi Comunali.
Ammontare del buono
L’erogazione dei buoni – servizio, non è subordinata ai limiti di reddito dei beneficiari.
80
Nel1°anno
disperimentazione,
!!"#$il %&buono
'%&
servizio è stato erogato per un valore di:
(*)+,-..0/123456378595:4;<!4!5=#6$/4 >&5>&5
Ogni famiglia riceve mensilmente dai competenti Uffici dell’U.O.va Attività Educative il
proprio buono-servizio, corrispondente al 50% del costo del servizio, e lo consegna al
Soggetto accreditato unitamente alla quota – parte a proprio carico.
Periodo della sperimentazione
Il progetto è stato avviato nel luglio 1999 ed è tuttora in corso.
Referenti
Dott.ssa Marta Rindi
Comune di Livorno
U.O. 5 – Attività Educative
Tel. 0586.82.0613
Cooperativa “Il Progetto”
Via Carducci, 8
Pontedera
Tel. 0587.52562
81
FIRENZE NORD OVEST
ZONA SOCIALE
“Introduzione sperimentale dei buoni – servizio nella Zona Fiorentina nord-ovest secondo
quanto previsto dalla LR 22/99 e relativo regolamento di attuazione ”
Soggetti
Soggetto titolare
Comune di Sesto Fiorentino – Istituzione per i Servizi Educativi, Culturali e Sportivi
Soggetto attuatore
Comune di Sesto Fiorentino – Istituzione per i Servizi Educativi, Culturali e Sportivi
Enti coinvolti
I Comuni della Zona Fiorentina Nord Ovest
Calenzano
Campi Bisenzio
Fiesole
Scandicci
Signa
Sesto Fiorentino
Lastra a Signa
Vaglia
Contesto
I Comuni della Zona Fiorentina Nord Ovest hanno avviato, sin dal 1999, un lavoro di
definizione di un regolamento unitario sulle problematiche dell’accreditamento e della
qualità dei servizi all’infanzia. Il progetto sui buoni - servizio integra e completa i progetti
e le iniziative precedenti, nel senso di un ulteriore allargamento della capacità di intervento
delle Amministrazioni, di una maggiore integrazione fra servizi pubblici e privati, della
sperimentazione di nuove forme gestionali.
Specificità
Il progetto prevede l’introduzione, in via sperimentale, del buono servizio all’interno della
Zona Fiorentina Nord Ovest con modalità ed una gestione comune per tutti gli Enti Locali
della Zona.
Finalità
Gli obiettivi e le finalità del progetto sono:
introdurre sperimentalmente all’interno della Zona Fiorentina Nord Ovest il sistema di
buoni servizio;
diminuire le liste di attesa comunali offrendo un servizio alternativo;
costruire con le strutture private di servizio un rapporto più organico basato sui principi
della qualità e dell’accreditamento superando il momento della semplice autorizzazione;
attuare in modo coordinato le previsioni della normativa regionale in materia di “Albo degli
educatori familiari” in modo da allargare l’offerta dei servizi all’interno della Zona;
accentuare la gestione comune dei servizi all’interno della zona adottando regolamenti
comuni, consentendo di utilizzare il buono servizio in tutte le strutture accreditate
all’interno della zona, incentivando l’adozione di una forma di accreditamento valida per
tutta la zona.
Destinatari
Possono usufruire del buono le famiglie che si trovano in lista di attesa nelle graduatorie
comunali e il cui reddito sia compreso entro una fascia predeterminata.
Secondo i dati contenuti nel Piano di Zona 2000, le famiglie potenzialmente interessate
potrebbero essere circa 600.
82
L’individuazione delle famiglie aventi diritto viene effettuata dal Comune di residenza che
comunica al Comune gestore i nominativi delle famiglie che potranno usufruire dei buoni
servizio.
Tipo di servizi
Erogazione di buoni servizio da utilizzare nei Servizi per l’infanzia:
asili nido
centri gioco
servizi integrativi
servizi domiciliari
Scelta del cittadino
Le famiglie possono utilizzare il buono servizio per:
usufruire di servizi presso strutture private accreditate e convenzionate (asili nido, centri
gioco, altri servizi integrativi previsti dalla LR 22/99);
usufruire di servizi domiciliari richiesti a persone e/o enti iscritti all’albo zonale degli
educatori domiciliari costituito in attuazione dell’art. 63 del Regolamento Regionale di
attuazione della LR 22/99.
Selezione dei fornitori
I Comuni individuano le strutture private presenti nel proprio territorio che hanno i requisiti
per poter essere accreditate (LR 22/99; Regolamento 3/2000 sui Servizi educativi per la
prima infanzia).
In attesa della emanazione dei regolamenti appositi, i Comuni potranno accreditare in via
provvisoria servizi che possiedano alcuni requisiti minimi definiti in sede di convenzione
attuativa.
Ammontare del BS
L’ammontare del buono è fissato in Lit. 300.000 mensili per un massimo di 10 mesi annui,
quindi per un massimo di Lit. 3.000.000 per famiglia per ogni anno scolastico.
Periodo della sperimentazione
La sperimentazione è inserita nel Piano Integrato Sociale Regionale 2001.
Sperimentazione avviata?
Finanziamenti
La sperimentazione è finanziata nell’ambito del Piano di Zona 2001.
E’ prevista una spesa totale di Lit. 310.000.000
Referenti
Daniela Boccacci
Responsabile Servizi Educativi
Comune di Sesto Fiorentino
Tel. -----------------Segreteria Tecnica Zonale
Caterina De Stefano
Comune di Sesto Fiorentino
Tel. 055.4498223
E_mail: [email protected]
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PECCIOLI E PARCO VALDERA
“A casa con una tata speciale”
Soggetto
Soggetti titolari - Centro Servizi Infanzia “Staccia Buratta” – Comune di Peccioli
Parco Valdera – Associazione di 6 Comuni:
Peccioli
Chianni
Palaia
Laiatico
Capannoli
Terricciola
Soggetto attuatore
Centro Servizi Infanzia “Staccia Buratta” – Comune di Peccioli
Specificità
E’ una nuova opportunità offerta alle famiglie con bambini piccoli del Comune di Peccioli
e dei Comuni del Parco dell’Alta Valdera che possono avere la necessità di affidare il
proprio bambino in caso di bisogno. Una lista di educatrici che hanno svolto un tirocinio e
una formazione presso i servizi educativi comunali, è disponibile per rispondere ai bisogni
delle famiglie. L’educatrice svolge il proprio compito di custodia e di cura presso il
domicilio del bambino che, restando negli spazi familiari, ha la possibilità di fruire di
sollecitazioni significative e diversificate con proposte di gioco e attività pensate per
rispondere ai suoi bisogni. Anche il bambino con questa proposta ha la possibilità di
rapportarsi con figure adulte diverse da quelle familiari e soprattutto con adulti
professionisti dell’educazione.
Destinatari
Famiglie con bambini di età compresa tra 0 e 6 anni
Tipo di servizi
Servizi per la prima infanzia: educatore a domicilio
Modalità di accesso al servizio
Per avere la “tata a domicilio”, le famiglie devono prenotarsi con 24 ore di anticipo,
chiamando direttamente il Centro Servizi Infanzia “Staccia Buratta”. La “tata” viene scelta
tra le educatrici a domicilio inseriti nella lista comunale. Formazione della lista degli
educatori a domicilio Per poter accedere alla lista, le “tate” devono aver svolto tirocinio e
corsi di formazione presso i servizi educativi comunali.
Periodo della sperimentazione
L’iniziativa è stata avviata nell’aprile del 2002 ed è tuttora in corso.
Finanziamenti
Il progetto “A casa con una tata speciale” è finanziato dalla Regione Toscana.
Costo del progetto: Referenti
Laura Arzilli
Centro Servizi Infanzia “Staccia Buratta”
Via della Resistenza, 2
56037 Peccioli (Pisa)
Tel. 0587.672054
fax. 0587.635367
E_mail: [email protected]
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AREZZO
“Una persona di fiducia in famiglia”
E' la prima esperienza ad Arezzo e tra le prime in Italia di applicazione del contratto di lavoro
domestico a baby-sitter, utilizzando una modalità prevista dal contratto in questione. Il rapporto
viene stabilito direttamente tra famiglia e baby-sitter o tra famiglia e Associazione, a seconda del
tipo di prestazione.
Area sperimentale
Comune di Arezzo
Destinatari
Famiglie con bambini dai primissimi mesi di vita ai 12 anni
Tipo di servizi
Baby-sitter qualificate: accudimento in famiglia e/o accompagnamento fuori, a scuola, in piscina
etc., a piedi o in auto e/o attività di breve intrattenimento ludico in uno spazio gioco attrezzato.
Partner
Un'associazione no profit associa le famiglie, in partnership con una associazione di baby-sitter.
L’associazione è stata selezionata con gara pubblica sulla base di vari requisiti, tra cui:
utilizzo di personale con una specifica specializzazione ed esperienza sull'infanzia
possesso di attestato di un corso per baby-sitter
disponibilità a frequentare corsi di formazione organizzati dal Comune
presentazione di un progetto educativo
prezzo del servizio in base al contratto di collaborazione domestica.
Il Comune non gestisce il servizio, controlla il rispetto dei prezzi, svolge la formazione delle babysitter, offre il tirocinio nei propri servizi per l'infanzia e la pubblicizzazione, mette a disposizione
uno spazio per le attività di gioco, esercita la supervisione.
Ammontare del buono
Il buono è sperimentale per il 2002, riservato a genitori compresi nella graduatoria per il nido che
rinunciano a questo servizio e preferiscono la baby-sitter. Da un minimo di 250.000 lire a un
massimo di 500.000 lire al mese, per redditi ISEE da 11 milioni a 40 milioni
Periodo della sperimentazione
Il progetto è attivo dal marzo 2001, l'utilizzo del buono servizio prende avvio nel giugno 2002.
Finanziamenti
15 ml costo dell’investimento per avviare la sperimentazione. Contributo una tantum
all’associazione. 20 ml gestione del servizio a regime escluso il buono. 20 ml buono servizio per il
periodo giugno-dicembre 2002
Modalità di accesso al servizio:
Una semplice telefonata all'associazione. Per la fruizione del buono servizio, richiesta all'Ufficio
Scuola del Comune di Arezzo. L'utente può scegliere la/il baby-sitter tra quelle/i proposti
dall'Associazione
Utenti
78 famiglie nell'anno. Mediamente, ogni giorno utilizzano il servizio 30 utenti per il servizio
a domicilio e per l'accompagnamento fuori e 9 utenti per lo Spazio gioco. Utilizzano il buono
servizio da un minimo di 4 a un massimo di 8 famiglie nel 2002. Nuovi occupati: 36
85
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