cos’è, a che serve, come opera la
cittadinanza attiva
le tecnologie di tutela
il rapporto con la politica
come si fa il cittadino
Che significa essere
cittadini attivi?
prendiamo il caso del
signor Cirillo
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cittadinanza attiva
2
La cittadinanza tradizionale si può definire
come un insieme di diritti e doveri che
regolano il rapporto tra il cittadino e lo
stato a cui esso appartiene.
L’esercizio del diritto di voto è la forma più
alta di espressione della cittadinanza, ma
nello stesso tempo indica una concezione
riduttiva del cittadino, considerato maturo
solo fino al punto di scegliere altre
persone che si occuperanno della cura
dell’interesse generale.
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cittadinanza attiva
3
La cittadinanza del signor Cirillo, invece, è
qualcosa di più concreto, che si realizza non
solo al momento del voto ma tutti i giorni
Possiamo definire la nuova cittadinanza
come esercizio di poteri e responsabilità
del cittadino nella vita quotidiana della
democrazia, dove si affrontano problemi
di rilevanza pubblica.
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4
come e perché si diventa
cittadini attivi?
consideriamo le ragioni
della signora Maria
Grazia
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5
quindi le ragioni per cui si
diventa cittadini attivi possono
essere:

il desiderio di stare
insieme ad altri in
modo più autentico
 la voglia di conoscere
la realtà “in diretta”,
senza mediazioni

il desiderio di giustizia
 la solidarietà
 il cambiamento della
realtà
 la voglia di contare ed
essere protagonisti
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6
alcuni esempi di
organizzazioni di
cittadinanza attiva

movimenti di
rappresentanza e di
tutela
 network e coalizioni
 organizzazioni non
governative





volontariato
associazionismo
imprese sociali
comunità di
accoglienza
gruppi di auto-aiuto
michele de pasquale - corso di
cittadinanza attiva
7
una definizione di
cittadinanza attiva
Cittadinanza attiva è la
capacità dei cittadini
di organizzarsi
autonomamente in
una molteplicità di
forme per tutelare
diritti esercitando
poteri e responsabilità
nelle politiche
pubbliche per la cura
dei beni comuni.
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8
a che serve la
cittadinanza attiva?
Serve a prendersi cura dei beni comuni
I beni comuni sono beni di proprietà di tutti e che
ciascuno può utilizzare liberamente. Sono beni comuni
l’ambiente, la salute, la cultura e altri pilastri della vita
sociale. Essi sono continuamente minacciati da un uso
egoistico e speculativo. Il loro impoverimento equivale
a un impoverimento di tutta la società.
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9
prendersi cura dei beni
comuni è possibile
perché abbiamo il
potere di incidere sulla
realtà e sui
comportamenti di altri
soggetti
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cittadinanza attiva
10
i poteri specifici del cittadino





il potere di produrre informazioni e
interpretazioni sulla realtà;
il potere di cambiare le coscienze usando i
simboli;
il potere di costringere le istituzioni a
funzionare in coerenza con la loro missione;
il potere di cambiare concretamente le
situazioni;
il potere di creare alleanze e partnership.
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11
a che serve la cittadinanza attiva?
serve per rendere effettivi i diritti che sono
proclamati nelle leggi
questi diritti, come sappiamo bene, sono
garantiti con molta difficoltà, e spesso non
lo sono affatto, dalle pubbliche istituzioni
che se ne dovrebbero occupare, se queste
sono da sole a farlo.
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non è facile tutelare i diritti
quando qualche
cittadino si
rimbocca le
maniche e risolve
problemi di
interesse pubblico,
invece che essere
ringraziato, spesso
viene multato.
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cittadinanza attiva
13
i cittadini attivi, oggi, dovrebbero essere più
garantiti grazie a questo articolo inserito
nella Costituzione
“Stato, regioni, province, città
metropolitane e comuni favoriscono
l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli
e associati, per lo svolgimento di attività
di interesse generale sulla base del
principio di sussidiarietà”.
(art.118 quarto comma)
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14
come opera la
cittadinanza attiva?
ecco alcuni esempi
michele de pasquale - corso di
cittadinanza attiva
15
gli strumenti per rendere efficace
l’azione della cittadinanza attiva:
le tecnologie di tutela
Si possono definire
tecnologie di tutela
quell’insieme di modalità
operative attraverso le
quali le organizzazioni
civiche partecipano a
pieno titolo alla
definizione, alla
progettazione, alla
messa in opera e alla
valutazione delle
politiche pubbliche.




Tecnologie dell’azione
diretta
Tecnologie della
mobilitazione delle risorse
Tecnologie della
interlocuzione
Tecnologie
dell’attivazione delle
istituzioni
michele de pasquale - corso di
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16
tecnologie dell’azione diretta







carte dei diritti
strutture di ascolto, assistenza e
consulenza
monitoraggio
azioni simboliche
azioni di sensibilizzazione e
informazione
gestione dei conflitti
organizzazione di nuovi servizi
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17
tecnologie della mobilitazione
delle risorse





addestramento e
reclutamento
raccolta di firme e di
adesioni
raccolta e diffusione di
buone pratiche
formazione
uso civico di internet
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18
tecnologie della interlocuzione

accordi e protocolli
d’intesa
 tavoli
 conferenze dei servizi
 partnership
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19
tecnologie dell’attivazione
delle istituzioni

attuazione degli istituti
di tutela previsti dalle
leggi
 intervento giudiziario
 lobbying
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20
cittadinanza attiva e politica
la cittadinanza attiva è
un’esperienza di tipo
politico, ma è del tutto
differente dai partiti
che concorrono alle
elezioni
michele de pasquale - corso di
cittadinanza attiva
21
i partiti si occupano della
direzione dello stato
la cittadinanza attiva contribuisce al
governo della società restandovi in
mezzo
non c’è una corrispondenza tra organizzazioni della cittadinanza attiva
e schieramenti politici, anche se ci sono singole organizzazioni
schierate con questo o quel partito o coalizione
il consenso e l’appoggio che si raccoglie come cittadinanza attiva non si
traduce in voti né in capacità di influenzare l’elettorato
c’è una differenza irriducibile, e spesso un conflitto, tra l’agenda dei
partiti e quella dei cittadini
i partiti e le coalizioni hanno punti di vista e posizioni di schieramento
che sono radicalmente differenti da quelle della cittadinanza attiva, la
quale è schierata su politiche e su problemi, pur non rinunciando a
proporsi obiettivi generali
michele de pasquale - corso di
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22
una democrazia ha bisogno sia dei partiti che
delle organizzazioni civiche
La necessità di questa cooperazione è
affermata dal nuovo approccio ai
problemi del governo della società
che, con una parola intraducibile in
italiano, viene definito della
“governance”.
michele de pasquale - corso di
cittadinanza attiva
23
In base all’approccio della governance, si prende atto
che i governi (governments) da soli non ce la fanno
più a gestire i problemi che hanno di fronte e che
ce la possono fare soltanto responsabilizzando
tutti i soggetti pubblici, privati e sociali (ivi
compresi i cittadini) coinvolti in quei problemi.
Per governare le società, insomma, ci vuole un
“governo condiviso”, un “governo di partnership”, in
cui i cittadini non siano più soltanto i beneficiari
delle politiche pubbliche, ma corresponsabili della
loro progettazione, messa in opera e valutazione.
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cittadinanza attiva
24
il lavoro di cittadino

Addetto alle pubbliche relazioni: è un cittadino
che crea e garantisce contatti stabili con gli
interlocutori (politici, istituzionali, civici, ecc.) in
collaborazione con il Coordinatore
dell’Assemblea.

Archivista: è un cittadino che conserva e
classifica tutto ciò che viene prodotto
dall’assemblea o dalle Reti di Cittadinanzattiva in
essa presenti: rapporti, dossier, griglie di
monitoraggio, articoli di stampa, fotografie, ecc.
per conservare la memoria storica dell’assemblea
e del movimento in generale.
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cittadinanza attiva
25
il lavoro di cittadino

Cittadino collaudatore: ha il compito di andare a
verificare il funzionamento effettivo di attrezzature,
macchinari, servizi, procedure, ecc. nel settore di
intervento sul quale avrà deciso di impegnarsi (salute,
territorio, scuole ecc.) e di rendere noto il risultato della
sua indagine.

Cittadino convocatore: è un cittadino che sa coinvolgere
altre persone nelle attività delle assemblee, contribuendo
all’individuazione, per ogni nuovo aderente, di un ruolo
consono agli interessi, alle capacità e alle necessità
personali, dell’assemblea e del territorio.
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26
il lavoro di cittadino

Comunicatore o giornalista civico, è un cittadino che
dopo aver appreso le tecnologie minime per fare
informazione a livello locale, si impegna a diffondere le
informazioni prodotte nell’attività di tutela, tenere i
rapporti con la stampa e gli altri mass media.

Cronista degli sprechi: è un cittadino che, anche in
collaborazione con le Reti operanti nel territorio, individua
situazioni di spreco, raccoglie la documentazione relativa a
dati e casi emblematici non solo per denunciarli ma,
soprattutto, per contribuire alla loro risoluzione.
michele de pasquale - corso di
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27
il lavoro di cittadino

Formatore alla cittadinanza attiva: è una persona che per
la sua professione o per aver partecipato a iniziative di
carattere formativo a livello nazionale, regionale, o per aver
organizzato e gestito iniziative analoghe sul proprio territorio,
continua a svolgere questo ruolo organizzando iniziative
formative sui temi generali della cittadinanza attiva, della
partecipazione civica e della tutela dei diritti o su temi
specifici a favore di nuovi aderenti, di gruppi di cittadini, di
amministratori, ecc.

Fund raiser: è un cittadino che si dedica a promuovere
iniziative e prodotti per l’autofinanziamento delle attività
della propria assemblea o segreteria regionale, secondo il
piano di finanziamenti individuato concordemente con il
Coordinatore dell’assemblea.
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28
il lavoro di cittadino

Informatore: è un cittadino che facilita l’accesso
dei cittadini alla informazione su temi di
importanza vitale e sui quali la informazione non è
disponibile. Ne è un esempio l’informatore euro.

Monitore civico: è un cittadino che partecipa a
gruppi di monitoraggio promossi dalle Reti o
direttamente dall’Assemblea, che attraverso
l’osservazione diretta e ricorrente di luoghi e
situazioni contribuisce al miglioramento della
qualità dei servizi e della tutela dei diritti dei
cittadini.
michele de pasquale - corso di
cittadinanza attiva
29
il lavoro di cittadino

Professionista volontario ed esperto: è un cittadino che mette
le proprie competenze a disposizione per esempio del back
office dei Pit locali, o del centro di tutela giuridica della propria
assemblea, o tenendo dei semplici corsi di formazione su
argomenti di interesse specifico dell’assemblea o di alcuni dei
suoi aderenti, ecc.

Redattore: è colui che ha il compito di curare e coordinare la
stesura di dossier e documenti e la produzione di stampati.

Volontario front line, è un cittadino che si rende disponibile
all’ascolto dei cittadini, per esempio nelle strutture dei Pit locali
che si stanno formando in molte città italiane.
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cittadinanza attiva
30
FINE
michele de pasquale - corso di
cittadinanza attiva
31
Governance: un esempio
All’inizio del 1997 i Procuratori dei cittadini hanno promosso
un monitoraggio degli uffici postali. In quella occasione
furono raccolte informazioni su 1.458 sportelli di 192
uffici postali di tutto il paese. Le informazioni
riguardavano tra l’altro la quantità di sportelli aperti
rispetto a quelli esistenti, le file e le liste di attesa, la
disponibilità di panche e di servizi igienici, la esistenza di
cartellini di riconoscimento del personale, la presenza di
barriere architettoniche. Sulla base del dossier preparato
dal Movimento, l’ente poste ha avviato la progettazione di
un nuovo modello di ufficio postale coinvolgendo nella
progettazione le stesse organizzazioni civiche, con
particolare attenzione a quelle dei disabili. Un prototipo del
nuovo ufficio postale è stato “collaudato” dalle
organizzazioni civiche e modificato sulla base delle loro
osservazioni. Quindi, il nuovo ufficio postale è stato
introdotto, con significativi effetti sull’efficienza e la
qualità del servizio.
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32
La “Carta dei diritti negati dei cittadini di Catania”
Proclamata il 18 maggio 2001 alla presenza di centinaia di cittadini residenti, frutto
delle centinaia di segnalazioni e questionari raccolti dal locale Collegio dei
Procuratori dei cittadini, vuole essere allo stesso tempo un documento di denuncia
dello stato di degrado del territorio e dell’assenza di servizi essenziali ma anche
una agenda con richieste di intervento da parte di tutti gli organi istituzionali in
cui i cittadini siano riconosciuti come interlocutori stabili.
Questa Carta si compone di 10 diritti: diritto al tempo (soprattutto nei servizi
pubblici), diritto all’informazione e al decentramento amministrativo (esistenza
servizi in loco; completezza e puntualità nell’informazione), diritto alla salute
(soprattutto per la prevenzione), diritto alla legalità ed alla sicurezza; diritto allo
sport ed al tempo libero; (avere adeguati spazi per vari tipi di attività); diritto alla
qualità della vita (ambienti pubblici sani, edifici scolastici sicuri e attrezzati, spazi
verdi e curati); diritto alla partecipazione (al governo della città); diritto alle
attività di prevenzione (libertà di segnalare situazioni che minano l’incolumità
personale); diritto alla credibilità (dare il giusto riconoscimento alle informazioni
dei cittadini circa i problemi e i rischi del territorio); diritto alla interlocuzione
pubblica e istituzionale (possibilità di interloquire almeno in merito alla
sicurezza).
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33
Il Pit: servizio integrato di ascolto, assistenza e tutela dei diritti
Il Pit è un servizio che raccoglie richieste di consulenza e intervento che giungono dal
territorio sul funzionamento e la qualità dei servizi e sullo stato di attuazione di
leggi e provvedimenti che riguardano la tutela dei diritti dei cittadini nei campi
della salute (animato dal Tribunale per i diritti del malato) e dei servizi di interesse
generale (animato dai Procuratori dei cittadini). Una struttura front-line raccoglie
per telefono, fax, posta e posta elettronica le richieste dei cittadini e vi risponde
direttamente fornendo informazioni, strumenti di tutela o attivando le reti al livello
locale. I casi più complessi vengono invece trattati da consulenti di diverse
materie. Sulla base delle segnalazioni ricevute, il Pit promuove campagne a tema
in merito a problemi che coinvolgono larghe fasce di utenti ed elabora politiche di
tutela dei dei cittadini. Alla struttura centrale sono collegati gruppi locali delle reti
e altre associazioni civiche e professionali. Sulla base delle richieste di intervento e
consulenza, registrate in un database, viene prodotto un rapporto annuale sullo
stato dei diritti dei cittadini nei diversi settori che rappresenta un punto di
riferimento per tutti gli attori delle politiche di cui il servizio si occupa e una
indicazione di lavoro per il Movimento.
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34
Lo Statuto degli studenti e delle studentesse nelle scuole superiori italiane
Nel quadro della collaborazione tra Movimento Studenti di Azione Cattolica e
Cittadinanzattiva, è stata promossa una indagine sullo stato di attuazione dello
Statuto delle studentesse e degli studenti negli istituti superiori. Lo Statuto delle
studentesse e degli studenti è un documento varato nel maggio ‘98 che indica, a 60
anni di distanza dal precedente regolamento scolastico, i diritti e i doveri degli
studenti e che impegna le istituzioni scolastiche, oltre che gli studenti, a essere
parte attiva del loro rispetto. Con la inchiesta si è voluto mettere sotto
osservazione lo stato di conoscenza e di attuazione di questo documento, ma anche
descrivere aspetti legati alla vita scolastica quali il funzionamento del servizio
scolastico, la sicurezza, i provvedimenti disciplinari, i sistemi di valutazione, ecc.
L’inchiesta ha coinvolto 40 città per un totale complessivo di 87 istituti tra cui 41
Licei, 29 Istituti Tecnici, 17 Istituti Professionali. Alcuni dati di questo rapporto:
nel 60% dei casi non c’è nessuno che presenti e spieghi agli studenti lo Statuto; 60
scuole su 100 non hanno la Carta dei servizi al proprio interno; almeno un istituto
su due è ancora fortemente gravato dalla presenza di barriere architettoniche.
michele de pasquale - corso di
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35
Monitoraggio delle strutture scolastiche
del Liceo Scientifico di San Severo
(Comitato studentesco-Liceo Scientifico)
Il Comitato Studentesco riunitosi nel giorno 18/10/2001, accogliendo con parere fortemente positivo la
notizia dell'arrivo del PIT BUS nella nostra scuola, si è prodigato per esercitare attivamente il potere
di controllo e di vigilanza sulla sicurezza e ha deciso di compiere un monitoraggio sugli standard di
sicurezza.
Il monitoraggio è stato svolto nella terza settimana di ottobre 2001 utilizzando schede di rilevazione.
I risultati si espongono di seguito, evidenziando in particolare le carenze che presenta la nostra struttura e
le violazioni alle norme di sicurezza igienico-sanitarie.
Localizzazione della scuola: La scuola si affaccia su una delle strade più trafficate della città, raramente
sono presenti vigili urbani che regolino il flusso di autovetture e comunque essi sono in servizio
davanti la scuola solo per pochi minuti durante l'orario d'entrata.
Perimetro area esterna: L'edificio non è dotato di un'area esterna sufficientemente ampia in rapporto al
numero degli alunni e l'accesso alle persone non autorizzate non è in alcun modo impedito.
Nel perimetro scolastico vi sono spazi che potrebbero essere attrezzati a verde, ma ora crescono solo
erbacce e vi sono presenti vetri in frantumi, pericolosi per noi utenti.
La rampa che permette l'accesso al perimetro scolastico è contemporaneamente utilizzata dai veicoli e
dai pedoni, creando evidenti problemi logistici.
Spazi all'aperto: Lo spazio all'aperto utilizzato a volte per le attività ginniche presenta una
pavimentazione fatiscente, vi sono buche, sporgenze, dislivelli e ci sono delle aree dove crescono
erbacce.
michele de pasquale - corso di
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36
Ci sono inoltre degli spazi, praticamente inutilizzati da noi ragazzi, dove , oltre ad esserci materiale di
vario genere (banchi, tavole di legno ecc.), sono state trovate siringhe e bottiglie di alcolici.
Requisiti generali dei locali: I locali sono provvisti di alcune uscite di sicurezza, anche se a volte le
porte antipanico vengono tenute chiuse con i saliscendi.
Il ricambio d'aria a volte non è sufficiente, soprattutto nei bagni.
Le finestre, quelle non ancora cadute, sono sprovviste di vetri infrangibili e non ci sono tende che
riparino dai raggi solari.
Inoltre ci sono grate di ferro su tutti i piani dell'edificio, fatto pericolosissimo in quanto esse ci
precludono ogni forma di uscita in caso di incendio o di emergenza.
Le aule a volte risultano di grandezza sproporzionata rispetto al numero di alunni, a volte troppo grandi
altre troppo piccole.
I radiatori risultano insufficienti a riscaldare le aule, soprattutto quelle più grandi.
Barriere architettoniche: Il piano terra è accessibile ai portatori di handicap, data la presenza di
apposite rampe, ma l'accesso ai piani superiori, dove sono situati tutti i laboratori, è
completamente precluso.
Palestra e spogliatoi: La palestra sarebbe sufficientemente grande se fosse utilizzata da un congruo
numero di persone, ma in tale struttura a volte vi giocano anche 50 alunni e in questi casi la
struttura risulta inadeguata.
Gli spogliatoi non sono abbastanza capienti, ma sono sufficientemente areati e illuminati.
Pulizia dei locali: La pulizia dei locali viene effettuata giornalmente con l’utilizzo di attrezzature
autoaspiranti e autolavanti. Per detergenti, detersolventi disinfettanti, detergenti abrasivi,
disincrostanti, disgorganti, deodoranti, vengono usati guanti e sono tutti tenuti in una aula
adibita a deposito.
Impianto termico: La centrale per il riscaldamento degli impianti e per la produzione dell’acqua
calda è ubicata in un locale idoneo. Il bruciatore dell’impianto a gas è munito di un
dispositivo automatico di interruzione del flusso di gas in caso di spegnimento accidentale
della fiamma.
michele de pasquale - corso di
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Impianto idrico: L’acqua non risponde in pieno a quelli che sono i canoni igienici. Con buona
approssimazione può tuttavia essere ritenuta potabile. Non vi è erogazione di acqua calda.
Illuminazione: Tutti i locali dispongono di luce naturale adeguata e di luce artificiale aggiuntiva.
Sono dotati di illuminazione di emergenza, anche se essa fornisce un’illuminazione sicuramente non
idonea. Nei laboratori mancano tende o veneziane che assicurino un opportuno oscuramento per
l’uso di proiettori, videoregistratori, TV.
Dispositivi di protezione individuale: Non sono a disposizione del personale guanti per la
manipolazione di oggetti a rischio di taglio o abrasioni e per curare ferite con perdite di
sangue, né mascherine nel caso di disinfestazioni o uso di sostanze disinfettanti.
Laboratori: Nella scuola vi sono laboratori e aule speciali ben chiusi a chiave quando non sono
utilizzati. Non ci sono a disposizione mezzi di sicurezza per l’attività di laboratorio.
Videoterminali: Vi sono videoterminali e personal computer e lavoratori che li utilizzano per
almeno 4 ore consecutive. Gli addetti non vengono sottoposti a visita medica preventiva per il
giudizio di idoneità e quelli con età maggiori ai 45 anni non vengono sottoposti ad una visita
periodica.
I sedili sono stabili, non regolabili in altezza con schienale fisso e non rivestito da materiale traspirante.
I tavoli sono sufficientemente opachi, di altezza standard e anch’essi non regolabili. Sono situati ad una
distanza visiva ottimale tra operatore e schermo. I videoterminali sono posizionati in maniera
corretta rispetto alle fonti luminose ma nell’aula mancano tendine perciò viene meno una perfetta
visibilità.
L’illuminazione non produce abbagliamenti diretti, riflessi o eccessivi. Il monitor è orientabile ed
inclinabile per adeguarlo alle esigenze dell’operatore. La stampante, sufficientemente silenziosa, è
collegata direttamente al videoterminale. Non vengono utilizzati schermi antiriflesso e
antiradiazione.
Servizi igienici: Nella scuola vi è un solo bagno per i portatori di handicap situato al piano terra.
I servizi sono separati per sesso ma manca un’adeguata segnaletica.
Nei bagni maschili non vi sono le condizioni per assicurare un’opportuna privacy (le porte dei gabinetti
non hanno la chiave).
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cittadinanza attiva
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L’acqua corrente viene regolarmente erogata, i servizi necessitano inoltre di mezzi detergenti e asciuganti.
Rifiuti: Nella scuola non vi sono contenitori per la raccolta differenziata.
Prevenzione incendi: Esiste un piano antincendio conosciuto da tutti i lavoratori e sono state fatte delle
simulazioni. Mancano però idranti con riserva d’acqua. Gli estintori sono segnalati e in posizione
raggiungibile, ma non sono sottoposti a controllo ogni sei mesi, anzi a volte sono stati tenuto per lungo
tempo oltre la data di scadenza.
Le uscite d’emergenza ci sono (tre su cinque previste), anche se a volte sono state trovate chiuse a chiave.
Resta il grande problema delle grate alle finestre, che impediscono l’uscita in caso di impossibilità di utilizzo della
porta.
Pronto soccorso: Il giudizio riguardante il pronto soccorso è nettamente negativo: non vi sono cassette di primo
intervento, manca una sala di medicazione e anche in palestra le attrezzatura sono altamente insufficienti.
Arredamento: Cattedre, banchi e sedie non rispondono a canoni ergonomici. Le superfici dei tavoli da lavoro non
sono dotate di superfici non riflettenti e anche alcune lavagne presentano lo stesso problema.
Formazione-informazione: Anche su questo fronte il giudizio non può che essere negativo, nonostante gli sforzi
fatti dai docenti preposti, i lavoratori presentano carenze per quanto riguarda la conoscenza dei rischi e sui
metodi di valutazione degli stessi.
Conclusioni. La struttura presenta molte carenze sul piano strutturale, anche perché ormai non più moderna.
Ma quello che più ci ha colpiti è la trascuratezza e a volte un vero e proprio stato di abbandono di alcune
parti della struttura. Pensiamo che molti problemi riscontrati potrebbero essere risolti in breve tempo se
solo ci fosse un più attivo interesse da parte dei responsabili. Anche noi alunni siamo in parte colpevoli
dell’incuria della struttura.
Vogliamo inoltre stigmatizzare alcuni comportamenti scorretti avuti da una parte degli intervistati, il nostro gruppo di
lavoro ha dovuto infatti abbattere parecchi muri di reticenza per visionare alcuni tipi di documentazioni in merito
alle strutture e alle misure di prevenzione dei rischi.
Vorremmo inoltre riappropriarci del cortile perimetrale rendendolo agibile, esteticamente più bello e soprattutto più
pulito.
Ringraziamo Cittadinanzattiva che, grazie al suo interessamento ci ha dato la possibilità di avere un momento di
crescita, focalizzando le nostre attenzioni su quelli che sono i nostri compiti di cittadini attivi.
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I cittadini recintano una enorme buca
Roccella Ionica- ottobre 2000 . In occasione della tappa del Pit Bus, gli abitanti
segnalarono la presenza di una enorme buca (lunghezza 100 m., larghezza 3 m.,
profondità 3 m. circa) su una delle strade principali creatasi sia per le intense
precipitazioni delle settimane precedenti ma anche per l’avvio dei lavori di
sistemazione del tratto stradale (poi sospesi). Gli abitanti della zona non
lamentavano tanto il ritardo nel prosieguo dei lavori quanto la assenza di
recinzione e di segnalazioni di pericolo, soprattutto perché in quella zona
transitano molti bambini e ragazzi per recarsi nella vicina scuola. L’equipe del
pulmino contattò immediatamente il Comune, chiedendo un incontro su questo
problema e sulle misure da prendere. Constatata la totale indisponibilità degli
interlocutori comunali, l’equipe acquistò a proprie spese un rotolo di carta
segnaletica e, con l’aiuto di alcuni cittadini, recintò la buca e appose dei cartelloni
in cui si segnalava il pericolo. Durante queste operazioni sopraggiunsero due
rappresentanti del Comune che contestarono duramente l’iniziativa giustificando
l’impossibilità tecnica del Comune di provvedere in tempi rapidi. In tarda serata
una troupe televisiva locale trasmise la notizia e le interviste realizzate sul posto.
Il giorno successivo una squadra di operai del Comune transennò l’intera zona.
michele de pasquale - corso di
cittadinanza attiva
40
50 seminari di formazione per informatori euro
Nell’ambito del progetto “Informatori euro”, avviato dai
Procuratori dei diritti dei cittadini e sostenuto dalla
Commissione Europea e dal Ministero del Tesoro italiano,
si sono tenuti 50 seminari di formazione, della durata di 8
ore ciascuno, in altrettante città italiane, con la
partecipazione di circa 30 persone per ciascun seminario,
tenutisi da giugno a novembre.
Tali seminari sono stati tenuti da formatori precedentemente
‘formati’ attaverso la partecipazione a corsi organizzati
dalla Commissione europea e dall’equipe di
Cittadinanzattiva. La Scuola di cittadinanza attiva ha
prodotto il Manuale per i formatori e il Vademecum per gli
informatori euro che sono stati consegnati rispettivamente
ai 50 formatori e ai 1500 informatori euro.
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15 luglio 94 – Caso esaminato dalla Commissione Conciliativa di Lucca
Descrizione del caso: la signora ha lamentato che la madre da lei
accompagnata alla visita medica per ottenere il riconoscimento del
diritto all’accompagnamento, sia stata accolta in un seminterrato
adibito a magazzino, Non è stata visitata ed è stata esaminata una
minima parte della documentazione prodotta.
Professionalità coinvolte: medici
Strutture sanitarie coinvolte: commissione medica per il riconoscimento
della invalidità.
Determinazione della pronuncia: avendo registrato la diversità tra le
versioni, fornite dall’esponente e dai membri della Commissione
medica, la C.M. C. ha preso atto che è stata riconosciuta l’inidoneità
del locale nel quale vengono effettuate le visite ed ha suggerito che in
breve tempo si realizzi un ambulatorio privo di barriere
architettoniche, dove possano essere visitati anche i pazienti barellati.
La C.M.C .ha stigmatizzato la cattiva abitudine di convocare più
pazienti (in questo caso 15) alla stessa ora, dimostrando scarsa
sensibilità e poca considerazione per le esigenze dei cittadini
soprattutto malati.
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42
Provincia di Pordenone: la consegna dei farmaci a domicilio
E’ un servizio attivato il I giugno 2000 dall'associazione titolari di farmacia della provincia di Pordenone,
dal Tribunale per i diritti del malato, dall'azienda Sanitaria n. 6 "Friuli Occidentale" e dall'Istituto di
Vigilanza "La sicurezza Pordenone", per la consegna, durante le ore notturne, di medicinali urgenti alle
persone che vivono sole e sono impossibilitate, a causa delle loro condizioni fisiche permanenti o
temporanee, a recarsi autonomamente in farmacia. Come funziona: il medico della Guardia Medica
Notturna, constatato che il paziente si trova nelle condizioni sopra ricordate, contatta il Servizio di
Vigilanza che invia un suo operatore presso l'abilitazione del paziente. L'incaricato ritira la ricetta, si
reca nella farmacia di turno più vicina, preleva quanto descritto e lo recapita immediatamente al
domicilio del paziente che dovrà rimborsare all'operatore solo l'eventuale costo del medicinale
recapitato. Il servizio è attivo nei giorni feriali tra le ore 22.00 di ciascun giorno della settimana e le ore
6.00 del mattino successivo; di domenica e nei giorni festivi dalle ore 22.00 del giorno precedente fino
alle ore 6.00 del giorno successivo a quello festivo. Il servizio (di consegna) non comporta alcuna
spesa per i cittadini. Per una parte del territorio provinciale l'onere è sostenuto dall'Istituto di Vigilanza
mentre per il resto della provincia è a carico dell'Associazione Titolari di Farmacia.
Roma, II circoscrizione - Una Banca del tempo
Lezioni di computer in cambio di una torta; un massaggio shatzu al posto di una piccola riparazione in
casa; lezioni di lingua francese in cambio di lingua spagnola. Questo e molto altro chiedono e danno
gli iscritti alla Banca del Tempo, un gruppo di cittadini che si scambiano tempo e servizi
indipendentemente da condizioni economiche, sociali e da professione, età e sesso. E’ una forma
originale di baratto in cui l’unità di misura del valore dello scambio sono le ore. Le modalità di
gestione sono simili a quelle di una tradizionale banca: conti correnti personali, libretti degli assegni.
Ma dei soldi non c’è traccia: si deposita e si ritira tempo. A Roma oggi le “agenzie” aperte sono 22
presenti in quasi tutte le zone della città. Le persone che hanno deciso di depositare il proprio tempo,
per lo più donne, sono più di 3.000.
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I monitori civici della sicurezza
Nell’ambito della campagna “Ospedale sicuro”, promossa da
Cittadinanzattiva nel 1998, il Tribunale per i diritti del malato ha
reclutato, in varie città italiane, oltre 300 cittadini che sono
diventati monitori civici della sicurezza negli ospedali. Ciò è
avvenuto tramite la diffusione di un bando presso tutte le sezioni
del Tdm presenti in Italia ed anche attraverso il sito internet di
Cittadinanzattiva. Dopo aver effettuato una selezione delle
domande pervenute sulla base dei criteri precedentemente indicati,
sono stati realizzati decine di seminari interregionali di
formazione, della durata di circa 6 ore ciascuno, per addestrare i
cittadini selezionati. La formazione riguardava sia la trasmissione
di conoscenze generali relative ai rischi presenti in ospedale, sia la
conoscenza degli strumenti di rilevazione dei dati (griglie e
questionari) e l’illustrazione di una guida al loro corretto utilizzo.
Terminato il seminario di formazione con la consegna di attestati
di “monitore civico della sicurezza”, i monitori, in piccoli gruppi,
iniziavano la rilevazione dei dati negli ospedali precedentemente
individuati.
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Raccolta di firme per la potatura di alberi di un quartiere di
Roma
Un gruppo di cittadini, stanchi del fatto che i passanti e le
macchine posteggiate lungo un tratto della strada Via
Donna Olimpia, fossero fatte ‘bersaglio’ dalle continue
cadute di rami di diversa dimensione dopo folate di vento o
brevi piogge, decidono di passare all’azione. Per
scongiurare danni seri, soprattutto per le persone, poiché il
servizio giardini del Comune di Roma non si decideva a
potare le acacie del viale, si è proceduto in pochi giorni
alla raccolta di 400 firme che sono state consegnate alla
sede della XVI Circoscrizione e all’Ufficio Giardini del
Comune di Roma. A seguito di questa protesta, anche se
con ritardo, il servizio apposito è intervenuto a potare le
piante.
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“Programma di comunità”
E’ il titolo di un progetto sperimentale che le Asl di Grosseto e Rimini, in
collaborazione con varie cooperative sociali e organizzazioni civiche hanno
avviato in queste due città fino dal 1999. Tale progetto rappresenta un modello di
sperimentazione organizzativa relativa all’integrazione di servizi pubblici, privati e
sociali nella comune lotta all’AIDS.
Questo progetto è rivolto ai giovani che vengono raggiunti da campagne di
informazioni in tutti i luoghi di incontro e di aggregazione presenti sul territorio:
scuola, discoteca, centri sociali, ecc.; è rivolto anche agli operatori in quanto sono
stati organizzati moltissimi corsi di formazione per tutti coloro che entrano in
relazione con i giovani: educatori, assistenti sociali, psicologi, obiettori di
coscienza, insegnanti, studenti leader nelle scuole, ecc). Tale progetto per
l’interesse e l’innovatività che presenta è stato inserito nella Banca dati delle
buone pratiche in sanità di Cittadinanzattiva. Dopo tre anni di attività e di presenza
sul territorio anche il Ministero della Sanità ha riconosciuto l’efficienza e
l’efficacia delle attività previste dal progetto al punto che intende finanziarie
iniziative analoghe anche nelle altre regioni italiane.
Questo progetto come altri aventi il comune denominatore della salute per i giovani,
hanno trovato ampio spazio all’interno di un seminario tenutosi a Roma nel corso
della II Settimana della Cittadinanzattiva.
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Seminario di formazione per responsabili di organizzazioni civiche e di volontariato
della provincia di Campobasso
Organizzato dalla Cesvo e da Cittadinanzattiva di Campobasso, si è svolto dal mese di
febbraio a quello di aprile 2001 con 4 moduli formativi di 3 ore ciascuno.Il primo
ha fornito una introduzione generale sulla cittadinanza attiva e alle tecnologie di
tutela dei diritti; il secondo modulo ha riguardato la progettazione; il terzo la
ricerca dei fondi; il quarto le risorse umane.
20 le associazioni presenti di cui la gran parte di dimensione locale Per i primi tre
moduli è stata prevista la partecipazione di un testimonial, una persona che ha
portato la propria esperienza relativa al tema del modulo presentato.
L’organizzazione del seminario ha consentito l’alternanza di persone diverse
appartenenti alla stessa organizzazione, secondo il tema trattato. Le persone che
complessivamente hanno partecipato al seminario erano più di trenta.Nel mese di
giugno è stato possibile avere un importante indicatore dell’efficacia del corso in
quanto, rispetto allo scorso anno, le associazioni hanno presentato
complessivamente molti più progetti alla Regione Molise, la gran parte dei quali
frutto della collaborazione di più associazioni.
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L’ approvazione della legge sulla terapia del dolore
Il 19 dicembre 2000 il Tribunale per i diritti del malato sollecita con una lettera aperta
al Presidente della Camera e alla Commissione Affari Sociali della Camera
l’approvazione in tempi rapidi delle nuove norme sulla terapia del dolore. La
Commissione le approva in sede legislativa ed invia il testo alla corrispondente
commissione del Senato perché venga approvato con la stessa procedura.
17 gennaio 2001 – 5 senatori rimettono in discussione tale provvedimento,
vanificando lo sforzo della Commissione Affari Sociali della Camera teso ad
approvare il testo prima della chiusura delle Camere.
18 gennaio 2001 – Viene diffuso un comunicato stampa in cui si dice che nel sito
internet di Cittadinanzattiva sono indicati i nomi dei politici che hanno bloccato il
provvedimento legislativo e i loro indirizzi e mail con l’invito ai cittadini a
scrivere loro. Il Movimento si impegna a pubblicare nel sito i commenti dei
cittadini e le copie delle lettere ai senatori; cosa che puntualmente avviene.
19 gennaio 2001 – Il testo di legge ritorna in sede deliberante e viene approvato a
seguito della campagna on line del Movimento e dell’intervento del Presidente del
Senato.
8 febbraio 2001 – La norma viene pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.
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Protocollo d’intesa sul percorso chirurgico
Al fine di assicurare al cittadino una migliore accessibilità e una più alta qualità del percorso
chirurgico, i medici di famiglia della Fimmg e i medici ospedalieri dell’Anaao-Assomed si
impegnano a promuovere e rispettare le seguenti procedure:
richiesta di visita specialistica ambulatoriale da parte del medico di famiglia (scritta in
modo leggibile, insieme alle informazioni sanitarie pertinenti e importanti);
referto ambulatoriale del medico specialista (chiaro e leggibile, contenente i suggerimenti
diagnostici e terapeutici, con riguardo alle note del CUF)
scheda di accesso al ricovero da parte del medico di famiglia (redatta chiaramente con la
storia clinica del paziente)
medico di riferimento (viene identificato un medico-tutor nel reparto che sarà la figura di
riferimento per il malato durante la degenza)
visita del medico di famiglia (deve recarsi a visitare il suo paziente degente se lo ritiene
necessario o se ciò gli è richiesto dai medici del reparto o dal malato stesso)
sportello telefonico di reparto (con orario stabilito, per ricevere le telefonate del medico
curante)
reperibilità del medico di famiglia (per tutta la durata del ricovero del suo paziente)
consenso informato (medici di famiglia e ospedalieri devono informare dei rischi, dei
benefici dell’intervento ma anche degli eventuali disturbi e delle successive cure).
lettera di dimissioni (con precise informazioni sull’intervento, il relativo decorso, le
possibili complicazioni,, ecc.)
Liste d’attesa (massima trasparenza sui tempi e sui criteri in base ai quali vengono
compilate le liste d’attesa);
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Il Tavolo per la sicurezza nelle strutture ospedaliere
Il tavolo è costituito da esperti nel campo della
sicurezza (organismi tecnico-scientifici,
associazioni professionali, istituzioni della qualità,
produttori, medici e aziende sanitarie) si riunisce
periodicamente per discutere dei temi da trattare
nel corso della campagna e per approntare gli
strumenti tecnici per il monitoraggio (questionari e
griglie per i sopralluoghi). Il Tavolo della
sicurezza si occupa, inoltre di alcuni ambiti nei
quali l’emergenza sicurezza risulta
particolarmente grave, ad esempio la sicurezza
delle sale operatorie e dei laboratori di analisi.
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Conferenza dei servizi sanitari a Venosa
Due anni fa a Venosa la Asl ha riunito la Conferenza dei servizi
sanitari La sua convocazione aveva richiesto molto tempo ma alla
fine erano presenti quasi 500 persone in rappresentanza
dell’amministrazione sanitaria, degli operatori, dei sindacati, delle
organizzazioni civiche (tra cui il Tribunale per i diritti del malato)e
di volontariato, di tanti singoli cittadini. Aveva per oggetto la
verifica dei rapporti tra azienda sanitaria e cittadini, in particolare
il livello di soddisfazione di questi ultimi nei confronti dei servizi
sanitari erogati; la valutazione dei programmi realizzati e la
presentazione delle principali iniziative future. Molto efficace la
raccolta di testimonianze filmate tra i cittadini comuni circa il
funzionamento dei servizi sanitari da cui emergevano molti nodi
problematici nei confronti dell’amministrazione. Non sono
mancate le critiche neanche da parte degli operatori presenti.
Durata della Conferenza : quasi 5 ore. A conclusione è stato
presentato un ordine finale sugli impegni che la amministrazione
sanitaria, alla luce di quanto emerso, ha deciso di assumere.
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Stazioni aperte ai cittadini
Il progetto Stazioni Aperte, promosso dai Procuratori dei cittadini
insieme con le Ferrovie dello Stato, che si è svolto da maggio a
dicembre 2000, si è posto l'obiettivo di valorizzare la stazione
ferroviaria, dando ai cittadini l'occasione per conoscerla in tutte le
sue parti, anche quelle che, poco note, sono ugualmente
importanti per assicurare il corretto funzionamento degli impianti
e dei servizi. Sono stati realizzati 28 appuntamenti, in 28 stazioni
d'Italia, comprendenti ciascuno una visita di circa 45 minuti, tra le
ore 10 e le ore 13, dedicati alla scoperta del funzionamento di
impianti e servizi di stazione; uno spazio a disposizione dei
cittadini, dalle ore 10 alle ore 16, dove formulare proposte, dare
suggerimenti, chiedere informazioni, ricevere materiale e gadget;
un incontro, dalle ore 17 alle ore 19, tra i cittadini e coloro che
operano nelle Ferrovie dello Stato, nelle istituzioni locali e negli
organi di informazione. Complessivamente hanno partecipato alla
iniziativa 16.000 cittadini.
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Ricorso all’Antitrust
Dopo l’inchiesta sulla tariffe telefoniche realizzata dai
Procuratori dei Cittadini nel gennaio 2001, sono stati
inviati dati, informazioni e tariffe esplicative all’Antitrust
(Autorità delle comunicazione e per la concorrenza) per
evidenziare le problematiche legate al mancato
riconoscimento della tutela dei diritti dei cittadini e per
richiedere un intervento almeno su quattro punti: il
superamento dello scatto alla risposta, la definitiva
adozione del secondo come unità di misura sia nella
telefonia fissa che mobile, l’eliminazione del costo della
ricarica, l’obbligatorietà per le compagnie telefoniche di
presentare offerte commerciali con l’indicazione del prezzo
“tutto incluso”. L’Antitrust ha riconosciuto pubblicamente
l’esistenza dei problemi denunciati e contribuito ad avviare
a soluzione alcuni di questi.
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Costituzione di parte civile del Tribunale per i diritti del malato
Gaeta - Ad una partoriente alla quarantasettesima settimana, durante il parto viene somministrata
ossitocina al fine di accelerare le contrazioni e viene anche eseguita una aminioresi (rottura provocata
delle acque) in modo non corretto; inoltre, non viene riscontrata una grave sofferenza fetale in atto. Le
conseguenze di tali errori e ritardi sia diagnostici che terapeutici sono drammatici: la morte del
bambino, la rottura dell’utero e l’esportazione della vescica della signora. La donna si rivolge a Pit
Salute, i cui consulenti rilevano una grave responsabilità nell’operato da parte dei sanitari. Viene
presentata una denuncia per omicidio colposo e lesioni gravissime. Nel processo contro i medici, il
Tribunale per i diritti del malato si costituisce parte civile e viene ammesso in giudizio. Il processo si
è concluso di recente con la condanna dei medici, con il risarcimento dei danni per la signora e con il
riconoscimento di un danno anche al Tribunale per i diritti del malato che verrà quantificato in un
separato giudizio civile.
Azione inibitoria contro le clausole vessatorie dei contratti bancari
Con la sentenza del 21 gennaio 2000 il Tribunale civile di Roma condanna due importanti istituti di
Credito la Banca Popolare di Milano e Banca Fideuram e l’Abi, associazione delle banche italiane, a
rivedere la gran parte dei contratti bancari per eliminare una serie di clausole giudicate vessatorie per i
clienti. Il giudice Antonio Lamorgese accoglie così il ricorso presentato da Cittadinanzattiva nel
quadro del progetto delle Trenta Cause Pilota, progetto realizzato da Giustizia per i diritti e sostenuto
dalla Commissione Europea.
Dalle condizioni previste nei principali contratti bancari emerge uno squilibrio tra banca e cliente a tutto
vantaggio della prima. La sentenza vale così l’inibizione dell’uso di 32 clausole (sulle 42 proposte) sia
nei rapporti già in essere che in quelli futuri e l’obbligo per l’Abi a modificare le istruzioni date alle
banche associate tramite apposita circolare.(un esempio nell’esempio: sono vessatorie le clausole che
consentono il recesso dalle aperture di credito, da fidi, o comunque dagli altri rapporti bancari:si tratta
di clausole equivoche e non trasparenti, in quanto operano senza preavviso e non sono subordinate a
giustificato motivo. Un altro successo è stato ottenuto contro l’Ania e la Nuova Tirrenia.
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Modifiche delle note limitative della Commissione Unica del Farmaco (CUF)
A partire dalla seconda metà del 1999, in seguito alle segnalazioni dei cittadini
pervenute al servizio Pit Salute in merito alle decisioni prese dalla CUF su molti
farmaci, sono state interpellate altre associazioni soprattutto quelle dei malati
cronici per avere un punto di vista ancora più interno al problema. In seguito
alle informazioni raccolte è stato redatto un dossier che è stato inviato a tutti i
componenti della Commissione Unica del Farmaco, e in particolare al suo
direttore generale, presentando precise richieste in relazione alla modifica di
certe limitazioni all’accesso ai farmaci. Di fronte a queste richieste la CUF ha
convocato i soggetti firmatari (Tdm e Ass. malati Cronici), ma l’incontro si è
risolto in un nulla di fatto. In seguito a ciò si è deciso di proseguire nell’invio ad
oltranza di lettere con richiesta di modifiche per molti farmaci e con la richiesta
di incontri con la Commissione. Tale carteggio veniva puntualmente inviato
anche al Ministro della sanità. Contemporaneamente a ciò è partita una
massiccia campagna di informazione utilizzando tutti gli eventi pubblici ai quali
il Tdm era invitato per amplificare quanto più possibile queste notizie. Sono
state coinvolte anche le commissioni Affari Sociali e Sanità di Camera e Senato.
Tutto ciò ha portato, nell’ottobre 2000, al riconoscimento quasi totale delle note
proposte dal Tdm, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale del gennaio 2001 ed
entrate in vigore il 24 febbraio 2001. Sono state abolite 15 note, ne sono state
accorpate 8 ed è stato abolito il registro Usl per 11 note.
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Il signor Cirillo, un piccolo imprenditore sulla sessantina, molti anni fa andò a
Roma da una regione del sud per ricoverarsi in un grande ospedale.
Cardiopatico, doveva subire una operazione per mettere un pace-maker.
Arrivato all’ospedale, fu ricoverato nel reparto di cardiochirurgia dove trovò
un’altra ventina di malati in attesa della stessa operazione. Non comprendendo
la ragione della presenza di così tante persone si informò e scoprì che
l’ospedale aveva finito i soldi per comprare i pace-maker: in quella voce di
bilancio non c’era più nulla e bisognava quindi aspettare non si sa cosa per
poter acquistare questi strumenti e quindi operare i malati.
Il signor Cirillo non era certo un malato molto paziente, e del resto non era affatto
contento di stare chiuso in una camerata con il pigiama a fare nulla e dovendo
oltretutto subire quegli orari assurdi. Ma la sua pazienza si esaurì del tutto non
appena fece quattro conti e scoprì che con i soldi che l’ospedale stava
sperperando per tenere venti malati in ospedale senza far loro niente si sarebbe
potuto comprare un numero di pace-maker molto superiore alle necessità,
addirittura sufficienti per arrivare alla fine dell’anno (era luglio).
Fu così che il signor Cirillo decise di cominciare uno sciopero della fame in
ospedale. Comunicò la decisione ufficialmente alla caposala, telefonò ai
giornali locali e al Tribunale per i diritti del malato.
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Naturalmente la notizia dello sciopero fece il giro della città e soprattutto gettò
nel panico i responsabili dell’ospedale, anche perché subito l’assessore
regionale e lo stesso ministro della sanità cominciarono a loro volta ad
agitarsi. Del resto, non era una cosa da tutti i giorni che un cardiopatico
ricoverato in attesa di una operazione facesse uno sciopero della fame.
Tutti i tentativi di convincere il signor Cirillo a smettere lo sciopero, fatti dal
direttore sanitario e dal primario del reparto, risultarono vani. Cirillo era
irremovibile. Anche i tentativi di spaventarlo enfatizzando i danni alla salute
che gli potevano derivare non fecero altro che aumentare la sua
determinazione: se mi succede qualcosa, disse, sarà per colpa vostra.
Ci fu anche un tentativo, piuttosto ingenuo, di corruzione: chissà come, i sanitari
trovarono un pace-maker e corsero da lui per operarlo subito. Ma Cirillo disse
che non ci pensava per niente e che lui si sarebbe operato per ultimo perché
prima avrebbero dovuto operare tutti gli altri.
Alla fine, non si sa come, i soldi furono trovati, i pace-maker comprati e i
pazienti operati. Tutti ne ebbero un vantaggio: i pazienti che videro tutelato il
loro diritto alla salute e lo stato che interruppe un assurdo spreco di risorse
finanziarie.
Il signor Cirillo, vinta la sua battaglia, salutò tutti e se ne tornò a casa.
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La denuncia che intendo presentare al Tribunale per i diritti del malato riguarda il ricovero e il
decesso di mia figlia Valentina, avvenuto nel 1978 presso la seconda clinica pediatrica del
Policlinico di Roma.
Voglio premettere che consegnare nelle vostre mani quanto porto con me da due anni non significa
solo fornirvi dei dati utili per il vostro lavoro, che è anche il mio, ma affidarvi anche qualcosa di
estremamente delicato, sofferto in prima persona e che segna la mia coscienza di un grave senso
di responsabilità. Sono convinta che parte della colpa di quanto oggi avviene negli ospedali
ricada su coloro che subiscono tacendo.
Prima di tutto voglio dire qualcosa sulla mia presenza, mia e di altre madri, nell’ospedale. Faccio
notare che è ben diverso avere il diritto di assistere il proprio figlio in ospedale anziché avere un
permesso a discrezione di un primario. La soggezione psicologica che si viene a verificare fa sì
che la madre abbia letteralmente paura di inimicarsi anche l’ultimo dei portantini per il rischio
di essere mandata via. (…)
L’ospedale è per i bambini dolore, paura fisica, una dimensione assurda e ingiustificata che ti fa
sentire diverso, punito per la tua malattia. La terapia delle iniezioni veniva praticata a
mezzogiorno e a mezzanotte, credo per una suddivisione del lavoro nei turni delle infermiere,
senza tener conto dell’esigenza dei bambini che dovrebbe essere primaria. Mia figlia faceva
delle iniezioni molto dolorose di due tipi di antibiotici mescolati insieme. A mezzogiorno, poco
dopo la terapia le veniva portato il pranzo che mia figlia, sfinita dal pianto e dallo stress
emotivo, quasi sempre saltava, addormentandosi. Ancora più drammatico a mezzanotte, quando
venivamo svegliati di soprassalto dalla luce al neon accesa in camera. Il primo giorno di
ricovero, al termine di una giornata stressante tra prelievi, analisi, visite, lastre, di notte, dopo
aver sperimentato per la prima volta con grande stupore questa incredibile prassi, subimmo una
ulteriore, crudele follia: dopo che la bambina si era calmata e stava per prendere sonno venne la
stessa infermiera che in malo modo mi disse di spogliarla nuda per poterla pesare e misurare
l’altezza. Nonostante le mie proteste, i miei richiami a un minimo di ragionevolezza, pretese di
adempiere a quella disposizione a cui si sarebbe potuto ottemperare tranquillamente la mattina
dopo, suscitando altro pianto e paura perfettamente inutili.
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Per quanto riguarda il personale devo dire che se c’è in qualche caso un comportamento più umano ciò dipende solo
dalla sensibilità e dalla buona volontà individuale. Non c’è nessuna norma in proposito a cui appellarsi per
ottenerne rispetto. Può capitare di essere trattati villanamente per motivi futili e assurdi, sia dalla portantina che
dal primario barone. (…)
C’è poi un altro grave problema: l’atteggiamento paternalistico del medico, che ti considera un intralcio escludendoti
dalla gestione della malattia di tuo figlio, immaturo tanto da non volerti spiegare diffusamente e chiaramente le
cause del male. Questo fa sì che i genitori non siano assolutamente preparati alle eventuali conclusioni tragiche
della malattia del proprio figlio, cosa che purtroppo è capitata anche a noi che ci siamo trovati ad affrontare la
morte della bambina mentre ancora ci si davano speranze, nonostante che le condizioni di mia figlia fossero così
gravi e irrevocabili che perfino un profano poteva capire che non ce l’avrebbe fatta. Ritengo che il genitore
abbia diritto all’informazione costante e chiara come anche che le sue opinioni debbano avere un minimo di
credito presso i medici. Spesso ho segnalato durante la visita fatti notati da me e da mia figlia stessa che sono
sempre stati disattesi, salvo poi essere puntualmente verificati magari due o tre giorni dopo come scoperte fatte
dai medici. Si può solo assistere impotenti: non si possono condividere i rischi della terapia né conoscerne
l’utilità.
Questa espropriazione si verificherà anche oltre il decesso: il corpo non è tuo ma ancora una volta dell’ospedale. (…)
Così quella sera, quando la bimba morì, dopo averla accompagnata alla camera mortuaria avvolta solo in un
lenzuolo per un lunghissimo percorso nei sotterranei dell’ospedale, ce ne dovemmo tornare a casa, né io la potei
accudire in alcun modo. E che dire del personale della camera mortuaria che veste camici imbrattati di sangue e
bestemmia caricando e scaricando salme al piano superiore per le autopsie? Grazie a una lauta mancia sono
potuta stare mezz’ora accanto a mia figlia e uno di questi inservienti si è avvicinato proponendomi in tono
complice l’acquisto di un loculo per il cimitero. Di lui ho saputo che era già stato in prigione per lenocinio ed è
stato lui che l’indomani ha vestito mia figlia per l’ultima volta perché a me non è stato concesso di farlo.
Se riferisco questi particolari non è certo per morbosità o per sadismo ma perché voglio con tutte le mie forze che la
situazione cambi e che altri non debbano soffrire quello che abbiamo sofferto noi. Avrei molti altri episodi da
raccontare ma credo che questi possano bastare per descrivere una situazione che, se cambiasse, non potrei altro
che essere contenta. Non desidero infatti la vendetta che potrei avere per altre strade. Resta però il fatto che mia
figlia ha finito i suoi giorni in uno squallido e triste modo, fra tante sofferenze inutili e tanta paura che si
sarebbero potute evitare se le mamme che prima di me hanno passato la stessa esperienza avessero parlato e
protestato
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Chi dovrebbe tutelare i diritti …
Qualche anno fa, una donna è morta di parto. Il medico è stato indagato e rinviato
a giudizio per omicidio colposo, ma il processo non si è mai celebrato. Scioperi
del settore, carenza di magistrati, cambi del titolare della inchiesta, e
probabilmente qualcosa di peggio, hanno fatto sì che il processo di primo grado
non sia mai nemmeno cominciato. Passati cinque anni, il reato è stato
prescritto. Il Movimento, nell’ambito di un programma finanziato dalla
Commissione Europea, ha patrocinato una causa civile della famiglia contro il
Ministero di grazia e giustizia che ha la responsabilità della organizzazione
degli uffici giudiziari. Il processo di primo grado si è concluso e ha dato torto
alla famiglia: nella sentenza c’è scritto che il cittadino non ha diritto a un
processo in tempi rapidi e che, anzi, non c’è proprio nessun diritto soggettivo o
interesse legittimo alla giustizia per il cittadino. Si aspetta ora il processo di
appello che è stato promosso dalla famiglia con il sostegno del Movimento. Per
fortuna, comunque, la Corte europea di giustizia condanna regolarmente lo
stato italiano a risarcire i cittadini a causa della lunghezza dei processi.
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cittadinanza attiva
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Imputati per eccesso di cittadinanza
Roma
Gli abitanti del quartiere di Torbellamonaca edificano un campo di calcio su un terreno di proprietà del
comune di Roma, da tempo abbandonato e divenuto ormai una vera e propria discarica. Per questo
vengono denunciati. Per anni avevano chiesto al Comune di intervenire per la bonifica di quel terreno.
Avellino
I ragazzi di un centro sociale ristrutturano un asilo comunale in disuso, quasi distrutto dai teppisti e rimasto in
pessime condizioni per molto tempo, e lo adibiscono a spazio di incontro e di ricreazione. I ragazzi sono
stati fatti sgombrare mentre lo rimettevano a posto, alcuni sono stati denunciati, due o tre di essi hanno
subito un processo per “occupazione di suolo pubblico”.
Corcolle (Roma)
Viste le condizioni nelle quali sono le strade e i marciapiedi del loro quartiere, gli abitanti di Due Colli si
mettono d’accordo e li riparano, da soli, con le ruspe. Vengono denunciati dal comune di Roma, i
marciapiedi sono smontati, le ruspe requisite.
Taranto
Alcuni avvocati del locale coordinamento Giustizia per i diritti vengono denunciati al loro ordine
professionale per aver patrocinato gratuitamente la causa di un cittadino senza mezzi. L’accusa è di
concorrenza sleale. Rimangono sospesi e indagati per parecchio tempo.
Vicenza
Un’associazione di ex alpini, ospite in un edificio del comune, a sue spese rivernicia e cambia gli infissi della
sede. Per questo viene multata.
Roma
Un tabaccaio mette a disposizione all’interno del suo locale un contenitore per lo smaltimento delle pile
esaurite. Provvede poi lui a smaltirle, una volta che il contenitore si è riempito, portandole al raccoglitore
comune, che si trova in un luogo impervio e difficilmente raggiungibile. Multato.
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Livorno
I ferrovieri della tratta Livorno-Bologna chiedono la sostituzione di un locomotore sprovvisto di
dispositivo di sicurezza. Multati.
Roma
I genitori ripuliscono di svastiche e frasi razziste i muri della scuola dei loro ragazzi. Multati.
Allume-Giglio (Grosseto)
Alcuni cittadini risistemano una strada sterrata, trascurata al punto da essere diventata impraticabile.
Multati.
Sapri (Salerno)
Il gruppo locale del Tribunale per i diritti del malato si reca presso l’ospedale per effettuare un sopralluogo,
regolarmente autorizzato dall’azienda sanitaria. Ma di fronte ai reclami degli esponenti del Tribunale
per la gravità della situazione trovata, le autorità ospedaliere li denunciano per interruzione di pubblico
servizio. Al processo vengono assolti solo perché una televisione locale aveva ripreso il sopralluogo,
filmando la situazione di estremo degrado dell’ospedale.
Roma
Una commerciante ripulisce il marciapiede davanti al proprio negozio dagli escrementi dei cani e da altri
rifiuti che i netturbini non hanno provveduto a eliminare. Le viene comminata una multa dai vigili, con
l’accusa che, bagnandolo, ha reso scivoloso il marciapiede.
Rieti
Il Circolo locale di Legambiente dà inizio a una campagna di sensibilizzazione contro un progetto
dell’amministrazione comunale, che prevede la costruzione di un parcheggio proprio al di sotto di una
piazza del centro storico. L’amministrazione comunale denuncia per diffamazione gli aderenti al
Circolo e i vigili urbani li multano per aver distribuito senza autorizzazione dei volantini.
Busto Arsizio (Varese)
In treno un viaggiatore viene multato dal controllore perché, visto che la macchinetta obliteratrice è rotta,
ha annullato il suo biglietto scrivendovi data e ora dell’inizio del viaggio.
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L’ emergenza idrica
A Foggia l’acqua viene razionata dal mese di novembre. Nelle abitazioni ai piani medi l’acqua arriva ai rubinetti
fino alle ore 12.30. Il problema esiste da molti anni ma quest’anno la situazione è allarmante.
Nel mese di gennaio 2001 è stato promosso e realizzato dall’Assemblea territoriale di Cittadinanzattiva di Foggia
un convegno pubblico (mobilitazione) sull’annoso problema dell’acqua. Nel corso del convegno è stato
presentato un dossier dal coordinatore dell’assemblea contenente dati, informazioni e proposte. Dal
convegno sono scaturite tre piste di lavoro:
avvio di una campagna sull’acqua attraverso un monitoraggio capillare esteso anche alle regioni limitrofe;
costituzione di un tavolo interregionale con i rappresentanti pubblici e sociali delle regioni più coinvolte;
avvio di una campagna d’informazione e di sensibilizzazione nei confronti della popolazione sul tema
dell’uso razionale delle risorse idriche. Da tempo si è avviato un rapporto di interlocuzione con i
rappresentanti dell’acquedotto pugliese ma anche di collaborazione, basti pensare all’importante
coinvolgimento dei rappresentati di Cittadinanzaattiva nella stesura della Carta dei servizi
dell’Acquedotto pugliese.
2 - Azioni civiche contro l’inquinamento elettromagnetico
Di recente a Roma è stata messa sotto sequestro dalla magistratura una emittente radiofonica in attesa della
delocalizzazione delle antenne non solo radiofoniche ma anche televisive, presenti su tutta l’area della
Scuola elementare “Leopardi”, grazie alla mobilitazione dell’assemblea dei genitori degli alunni della
scuola stessa.
Tra le attività realizzate da questa assemblea dei genitori, ci sono le seguenti.
Dopo lunga ricerca, si riescono ad acquisire i dati relativi alle misure di campo elettrico effettuate
dall’ARPA del Lazio sull’area interessata. Questi dati allarmanti (valori di campo elettrico superiore a
6V/m causati per il 95,4% dalla trasmittente radio) vengono fatti conoscere a tutto il quartiere tramite
ripetuti volantinaggi e con comunicati stampa (sensibilizzazione e informazione).
Attraversamento pacifico della adiacente via Trionfale da parte di un nutrito gruppo di genitori, con
ripercussioni sul traffico, allo scopo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul grave problema
(azioni simboliche).
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Una delegazione viene ricevuta dall’assessore regionale il quale si impegna ad avviare una campagna
sistematica per la verifica del mantenimento del livello di campo elettrico entro valori accettabili. Il
giorno successivo il Vice Sindaco si presenta a scuola e accoglie buona parte delle richieste avanzate
dall’Assemblea dei genitori (interlocuzione).
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Una delle mamme inizia uno sciopero della fame (azione simbolica).
Inizia una raccolta di firme in tutto il quartiere con la richiesta di risarcimento dei
danni per gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche e si boicottano i prodotti
reclamizzati dall’emittente radiofonica (azione simbolica). Viene consegnata una
denuncia–querela alla Procura della Repubblica (intervento giudiziario) per
ottenere il sequestro delle antenne. La richiesta ha successo.
3 - Il Tribunale per i diritti del malato interviene sulle leggi finanziarie
Da qualche anno il Tdm si mobilita per l’inserimento, nelle leggi annuali di bilancio, di
stanziamenti e norme programmatorie a tutela dei diritti in settori o per soggetti
particolarmente svantaggiati.
L’iter seguito in diverse occasioni è stato il seguente.
- Esame accurato del documento di programmazione economica e finanziaria e
costituzione di gruppi di lavoro con rappresentati di altre organizzazioni civiche,
per elaborare un documento di proposte comuni (partnership).
- Incontri con esponenti del governo e delle varie commissioni parlamentari per presentare
la propria posizione e le proposte, cercando di farle introdurre direttamente nel testo
(lobbying).
- Se ciò non avviene, si contestano le deliberazioni delle Commissioni Parlamentari.
Contemporaneamente si pubblicizzano le proprie posizioni e proposte attraverso i media
(informazione).
- Si fanno sottoscrivere a più soggetti possibile, gli emendamenti proposti (raccolta di
firme e adesioni).
Mediante queste azioni è stato possibile incidere significativamente su questioni cruciali
come i ticket, la spesa farmaceutica, l’oncologia, i servizi di lungodegenza, ecc.
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