ISOLA
NOSTRA
«... e là fantasticando coi miei pensieri, ai miei occhi s’apria,
la giacente città, e l’alpi e il mare e la seminascosta, Isola mia»
Pasquale Besenghi
PERIODICO DELLA COMUNITÀ
DEGLI ISOLANI
ANNO XLII
N. 372
TRIESTE, 15 marzo 2008
Poste Italiane S.p.A.-Sped. in Abb. Post . D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n° 46) art. 1, comma 2, DCB
Taxe perçue - Tassa pagata
Attenzione! In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Trieste C.P.O. detentore
del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.
ISOLA NOSTRA - Via XXX Ottobre, 4 - 34122 TRIESTE - ITALIA  Tel. 040.638.236
E-mail: [email protected]
I titoli
Il confine della sofferenza
10 febbraio: «Giorno del Ricordo»
Isola Nostra piange due amici e validi collaboratori
S.N. “Pullino’’:Calderon sociale 2007 e assemblea
Giani Stuparich: ricordi istriani
La Pasqua ad Isola
DOMENICA 11 MAGGIO 2008
Gita della Colomba
Sono aperte le iscrizioni alla Gita della Colomba, che
quest’anno giungerà alla sua decima edizione.
Il programma prevede la celebrazione della Santa
Messa nel santuario della Madonna delle Grazie a
Gorizia e il pranzo al Ristorante Belvedere di Tricesimo.
Adesioni e informazioni, anche su altre eventuali
fermate dei pullman in città, presso:
Mario Depase – tel. 040-226853
Silvana Svettini – tel. 040-820259
Isola Nostra – tel. 040-638236
I pullman partiranno da Borgo San Sergio in direzione Piazza Oberdan alle ore 8.00, con fermata successiva in piazza Foraggi.
Partenza da piazza Oberdan alle ore 8.30.
LUNEDÌ 24 MARZO 2008
Pellegrinaggio
a Strugnano
Appuntamento alle ore 15.00 a Strugnano per la tradizionale processione a cui seguirà la Santa Messa.
C
I DISSERVIZI POSTALI
ome si può leggere nella stampa nazionale, i disservizi postali continuano ad essere nell’occhio
del ciclone e non accennano a diminuire, anzi peggiorano sempre più.
Già il numero di settembre 2007 di Isola Nostra
era stato recapitato con fortissimi ritardi, ma quanto
è successo con il numero di dicembre ha dell’incredibile. Anche se con una settimana di ritardo rispetto
agli anni precedenti ( per motivi non dipendenti dalla nostra volontà), Isola Nostra è stata consegnata
al Centro Operativo delle Poste di via Brigata Casale nella giornata del 19 dicembre. Alcuni (pochissimi…) lo hanno ricevuto prima di Natale, tantissimi
anche dopo un mese e tanti non lo hanno mai ricevuto, come lo dimostrano le decine e decine di segnalazioni che abbiamo ricevuto… E parliamo di spedizioni su Trieste stessa… Negli anni ’70 Isola Nostra
veniva consegnato all’Ufficio Postale alla sera e al
mattino successivo era nelle cassette postali…
Oltre alle segnalazioni alle Poste (che ovviamente lasciano il tempo che trovano…) non possiamo
proprio farci niente, se non scusarci con i nostri lettori e ricordare che in caso di mancato ricevimento
basta telefonare in sede e richiedere un’altra copia,
almeno fino a disponibilità delle stesse.
Ricordiamo che Isola Nostra viene sempre inviata a tutti, ma se qualcuno non fosse più interessato
a riceverlo è pregato di segnalarlo, ad evitare inutili
spese di stampa e di spedizione.
Grazie.
Q
Ai lettori
uesto numero di Isola Nostra esce senza
le otto pagine centrali a colori (più costose), che da alcuni anni davano maggior risalto alle nostre manifestazioni e agli
avvenimenti lieti dei nostri compaesani, che
hanno sempre dimostrato di apprezzare questa iniziativa.
Anche al numero di Natale 2007 non era
stato allegato il tradizionale calendario, con
dispiacere di parecchie persone.
Tutto questo è dovuto alla nostra situazione
economica, che attualmente risulta piuttosto
incerta e ci costringe a limitare le spese. Gli
isolani hanno sempre dimostrato grande generosità nei confronti di Isola Nostra, ma il calo
delle entrate riteniamo sia ormai fisiologico:
basta guardare nelle pagine dedicate a quelli
che ci lasciano e accorgersi che gli anni passano (e Isola Nostra è entrata nel suo 44° anno
di vita…).
Al costante aumento dei prezzi (di cui tutti
quotidianamente ci accorgiamo) si è purtroppo anche aggiunto nel 2007 il trasloco nella
nuova sede di via XXX Ottobre: la zona è centrale, e quindi facilmente raggiungibile anche
dai più anziani, ma ha provocato un forte aumento del canone di affitto rispetto alla sede
di piazza S.Antonio.
Nella speranza che nei prossimi mesi la nostra situazione economica migliori, un sincero
ringraziamento deve andare comunque a tutti
i nostri amici lettori, che sentiamo sempre vicini e che ci sono di sprone a continuare questa nostra iniziativa.
La Redazione
VENERDI’ 18 APRILE 2008
I (non più) sessantenni a tavola
Quindicesimo appuntamento per gli amici ex-sessantenni che ogni anno ad aprile si ritrovano numerosi per una tavolata in allegria nel ristorante di
Basovizza.
Per conferma, telefonare ad Alfredo
(tel. 040- 280084) almeno una settimana prima.
AVVISO IMPORTANTE
L'uscita del prossimo numero di Isola Nostra è prevista per la metà del mese di GIUGNO 2008. Per evitare spiacevoli disguidi è necessario che il materiale
destinato alla pubblicazione arrivi in redazione (anche per posta o e-mail) entro il
10 maggio 2008
Grazie per la collaborazione.
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
Periodico trimestrale della
Comunità degli esuli d’Isola
d’Istria fondato da
Don Attilio Delise nel 1965
Direttore responsabile
Franco Stener
Assistenti di redazione
Anita Vascotto
Attilio Delise
Umberto Parma
Hanno collaborato a questo numero:
Marisa Berani
Mario Bressan
Nicoletta Brigadini
Gino Dagri
Assunta Degrassi
Loredano Degrassi
Mario Depase
Licinio Dudine
Emilio Felluga
Alessandro Gargottich
Mario Lorenzutti
Walter Pohlen
Romano Silva
Franco Stener
Tullia Toti
Maria Vascotto Turco
Don Pietro Zovatto
Gianni Zvitanovic
Direzione, Redazione,
Amministrazione
Via XXX Ottobre, 4
34122 TRIESTE
Editrice: Associazione
“ISOLA NOSTRA’’
Autorizzazione del Trib. di
Trieste n. 843 del 4.5.1992
Conto corrente postale
n. 11256344
Orario degli uffici:
Martedì dalle 10 alle 12
Giovedì dalle 10 alle 12
Venerdì dalle 16 alle 18
Telefono 040/63.82.36
Grafica e stampa:
STUDIO 92 RO-MA
Tel. 040/945161
1
ISOLA NOSTRA
La Pasqua, vertice del
Credo cristiano
E
ccoci di nuovo arrivati alla Pasqua, dopo una Quaresima che ci ha portato alla
meditazione aspra e penitente del credo cristiano. La fede non può considerarsi
un rito opzionale nei riguardi di Dio. Essa esige da noi, viandanti nel tempo
della salvezza, uno stile di vita austero e coerente con quella professione che ci immette
nel mistero cristiano.
La vita si può considerare un cammino disseminato di tentazioni, quelle stesse
esperimentate da Cristo nel deserto, quando pregava e digiunava in una trascendente
unione con la volontà del Padre che l’aveva inviato all’epopea della redenzione presso
il popolo eletto con un messaggio universale.
Le tentazioni sono date dal “pane” con il quale l’uomo deve cimentarsi per avere
il suo dignitoso tenore di vita. Non si può pretendere che Dio faccia dei miracoli per
sostenere il tenore di vita dell’uomo.
Esiste anche la tentazione dello “spettacolo” per coloro che vogliono rendere la loro
fede spettacolarità folkloristica sull’onda dei “media”. Trascurando così l’interiorità
del credere puro ed essenziale, fondato nella parola di Dio, sulla tradizione e sull’insegnamento dei pastori nel loro apostolato.
Anche la relazione vissuta con le realtà terrene con l’esigenza del dominio, per signoreggiare sui popoli, rappresenta quasi la pretesa di sostituirsi a Dio, che è creatore
liberale e provvidente.
La Pasqua evento immanente – la Crocifissione – e trascendente – la Resurrezione
– rappresenta il culmine dell’amore di Dio per ciascuno di noi. E’ la parte più drammatica e più esaltante del disegno divino nei nostri riguardi.
La Pasqua diventa così metamorfosi di purificazione ascetica e di elevazione di grazia per
l’uomo moderno stordito da troppe tentazioni
Un crocifisso vitale
dissolvitrici della sua integra personalità. Sotto
questo profilo la Pasqua costituisce il vertice del
Quel Crocifisso ha inchiodato
credo cristiano e la più insigne occasione per
la lingua a clero e cristiani.
saper risorgere dal torpore di una vita cristiaIn hillo tempore il Figlio
na di ordinaria amministrazione. La Pasqua è
del falegname ha gridato
l’ebbrezza dello spirito in unione con il Cristo
più alto dei grattacieli:
morto e risorto.
Guai a voi ricchi
Don Pietro Zovatto
perché sazi di caviale
quando i poveri avevano
le ferite leccate dai cani
sotto le tavole imbandite.
Ha turbato i benpensanti
osando urlare a scribi e farisei:
Le meretrici vi precederanno
nel Regno dei Cieli.
Ora che lo vogliono abbattere
dai muri ove silenzioso
sopravvive alla ignoranza
degli studenti, il Crocifisso
non è più morto, parla
con la penna degli agnostici.
Ti difendono quale cavaliere
di civiltà, perché pedagogo
ai barbari delle emozioni del bello,
del senso del bene e del male.
Il sacerdozio nelle polverose
sacristie tace dondolandosi
tra incenso e broccati.
Il Crocifisso è risorto da lontano,
è morto per i vicini servi inutili.
Pietro Zovatto
2
Il confine della sofferenza
P
roprio così, dopo lunghissimi anni cade per noi
istriani quel muro o quel
confine che per noi è stato di
lunga e amara sofferenza.
Ma noi, gente dell’esodo,
come dobbiamo comportarci?
Dobbiamo gioire per questo
avvenimento, anche se non
dobbiamo dimenticare il nostro
passato? Per quel confine passò
quasi tutta la nostra gente e
la nostra storia… il popolo
istriano, pur di sentirsi libero,
dopo tanti soprusi scelse la via
dell’esilio… e che esilio fu.
Abbiamo abbandonato tutto,
siamo stati sradicati per sempre dalla nostra terra… siamo
stati derisi, siamo stati umiliati.
Un popolo buono e laborioso,
gente che non ha mai disturbato
nessuno, per colpe non nostre
è stato costretto a lasciare tutto
quello che aveva di più caro.
Ora tutto sta cambiando, sono
caduti i muri, cadono le barriere, ed è giusto che sia così.
Ma di noi e del nostro dramma chi si ricorderà? In quelle
cerimonie si parlerà anche del
nostro Esodo? O si preferirà sorvolare il tutto? Quante sofferenze, quanti ricordi amari, quanti
pianti sono passati sotto quelle
sbarre. Vite spezzate, famiglie
divise, cimiteri abbandonati, il
nostro modo di vivere cambiato
per sempre… Dov’è la giustizia,
dov’è il riconoscimento per la
nostra tragedia, c’è veramente
la volontà di dialogare e fare
giustizia o, come sempre, si
preferirà il silenzio?
Le Nazioni che oggi si considerano civili e democratiche
dovrebbero riconoscere i torti
che noi abbiamo subito. Si parla
tanto di Pace, Democrazia e
Libertà, ma se queste Nobili
Parole non si mettono in pratica
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
rimarranno solo parole… Se si
vuole vivere in armonia bisogna almeno riconoscere che ci
sia stato “il nostro Esodo”…
ma la nostra gente sta ancora
aspettando.
Ciao dal Canada da Mario
Lorenzutti, uno che passò
quel confine con la morte nel
cuore...
La caduta del confine
A
bbiamo visto di tutto, noi
nati in queste contrade
nel secolo in cui si sono combattute aspramente ben due
guerre mondiali. Abbiamo
visto di tutto e le lacrime che
ci offuscavano gli occhi non
ci impedirono comunque di
“vedere” chiaramente quello che stava succedendo. E
questo”capire” fu penalizzante
per noi perché molti altri, ad
occhi ben asciutti, “vedevano”
assai più confusamente quello
che accadeva.
Solo nel 1989, con la caduta
del muro di Berlino, i meno
disonesti intellettualmente e
politicamente dovettero riconoscere, spesso a denti stretti,
che grande ingiustizia era stata
compiuta in Istria e che gli
Istriani avevano subito e pagato per tutti, soprattutto per i
fratelli che avevano maggiori
responsabilità.
Tutto questo è stato: è Storia.
Le nostre vicende particolari continueranno a vivere con
noi e con i nostri figli, forse per
certi aspetti anche nei libri di
storia, quando verrà raccontata
senza pregiudizi ideologici.
Oggi, tra il 20 e il 21 dicembre 2007 abbiamo la grazia di
“vedere” un altro fatto difficilmente immaginabile fino a
qualche tempo fa: la caduta del
confine. La “cortina di ferro”
che si era comunque allentata
negli anni, non esiste più anche
se relativamente all’Istria è solo
stata spostata, ma già questo è
un fatto di grande importanza,
storicamente di rilievo.
Solo poco più di dieci anni
fa vedevo dalla finestra di casa
mia i bagliori e sentivo i rumori
degli spari sul confine. Adesso
il confine non c’è più e nemmeno gli spari che, in questo caso,
riguardavano il disfacimento
della Jugoslavia.
Cessati dunque gli spari, ci auguriamo per sempre.
Grande momento, dunque, da
vivere con ottimismo di cuore
e di intelletto, da consegnare
ai nostri figli come risultato
ultimo e insperato di conflitti
sanguinosi, come speranza di
composizione possibile delle
più diverse posizioni, come
aurora dai colori tenui e già per
questo più rassicuranti.
Fatta l’Europa, bisogna fare
gli Europei. E che Dio ce la
mandi buona…
Tullia Toti
10 febbraio:
T
ardivamente – meglio tardi che mai
– il Parlamento Italiano ha voluto istituire il
10 febbraio di ogni anno
la “Giornata del Ricordo”,
al fine di ricordare e far
conoscere la tragedia abbattutasi alla fine del secondo
conflitto mondiale sulle
popolazioni giuliane, che
hanno pagato il prezzo di
una guerra perduta. Quei
lutti e quelle sofferenze
non solo non sono state mai
diffusamente divulgate ma
spesso totalmente ignorate
da una gran parte del popolo italiano. Il tema dell’esodo, degli eccidi, delle foibe
era argomento riservato
al Friuli Venezia Giulia e
tutt’al più veniva ricordato
da qualche membro politico
nazionale a Trieste in occasione di qualche comizio
elettorale.
Dal 2004 un giorno – il
10 febbraio appunto – richiama l’attenzione dell’intero popolo italiano su una
fase storica ignorata dai libri di testo scolastici: dopo
il muro di Berlino si solleva
un velo che per anni ha
oscurato fatti e misfatti.
Recentemente sono stati
abbattuti i confini che separano l’Italia dalla Slovenia:
ci sono stati per l’occasione
molti festeggiamenti, ma
non si può dimenticare
quello che quei confini
hanno rappresentato per
due generazioni di istriani,
che solo varcandoli hanno
trovato sicurezza personale
al prezzo di dolorose rinunce: è venuto a mancare un
pezzo di memoria tangibile,
ma il ricordo rimane.
Dal 25 aprile 1945 le date
storiche impresse nella memoria si snodano nel corso
di lunghi dolorosi anni:
9 giugno 1945 – Accordo
provvisorio tra gli Alleati
e la Jugoslavia di Tito per
la creazione della Zona A e
B, la prima sotto controllo
alleato, la seconda assegnata
alla Jugoslavia.
15 Marzo 2007
Giorno del Ricordo
10 febbraio 1947 – firma del Trattato di Pace
– dolorosa stazione della
Via Crucis istriana – in
cui la Jugoslavia ottiene, a
titolo temporaneo, l’Amministrazione della Zona
B con l’impegno di “assoluta imparzialità tra i gruppi
etnici” (la Jugoslavia invece avrebbe poi applicato
tutti i possibili mezzi per
cancellare ogni traccia di
italianità…)
La Repubblica riconosce il 10 febbraio
quale «Giorno del Ricordo» al fine di conservare e rinnovare
la memoria della tragedia degli italiani e
di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo
dalle loro terre degli
istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.
(art. 1 Legge 92/2004)
3
ISOLA NOSTRA
5 ottobre 1954 – a Londra
viene sottoscritto il “Memorandum d’Intesa” e il
successivo 26 ottobre l’Italia
riassume l’amministrazione
della Zona A e la Jugoslavia
quella della Zona B.
10 novembre 1975 – con
gli accordi di Osimo la linea
di demarcazione tra le due
zone diventa confine di
Stato tra Italia e Jugoslavia:
un percorso storico ben presente in coloro che lo hanno
vissuto!
“Il giorno del Ricordo”
ha la funzione di colmare
un vuoto di memoria nazionale in un momento in
cui purtroppo i protagonisti
di questa vicenda scompaiono dalla scena della
vita: i diretti testimoni se
ne vanno ma non devono
essere dimenticate le loro
amare vicende che fanno
parte di un tassello di storia
nazionale che non può, non
deve essere ignorato.
Romano Silva
Non dimentichiamo...
Nella ricorrenza del “Giorno del Ricordo” ho voluto buttare
giù queste righe, con la speranza di ricordare a tutti – con
questo piccolo contributo - la nostra disavventura alla metà
del secolo scorso.
Con l’occasione un cordiale saluto a tutti gli isolani, veci e
zoveni, sparsi ai quattro lati della terra.
Nel sinquantasinque compivo sedise primavere
quando lassavo con la famiglia le mie tere.
Da quei giorni tanti ani xe passai…
e quell’esodo no lo dimenticarò mai.
El tempo passava, un velo de nebia stendeva,
i ricordi lontani poco se intravedeva
un tempo, una calma, nessun parla
la nostra “storia” dovremo racontarla.
Xe passai sessant’ani, la popolasion
lassa la tera dei avi per no’ restar in presòn,
gente che pitosto de viver col stranier
preferissi far le valigie e diventar forestier.
Da alora xe questa la nostra condision,
el nostro viver, la nostra dimension.
Nissun ricorda le traversie de ‘sta gente,
del suo passato, ma gnanche del presente.
Dopo tanto silensio, solitudine e ignoransa
a qualchedun ghe vien un forte mal de pansa,
per liberarse e farse perdonar
i pensa de istituir un “giorno” per ricordar.
Ricordarse dei veci governanti, solleciti e bravi
de come i gà vendù le nostre tere ai slavi…
Dimenticandose de noi italiani
patochi istriani, dalmati e fiumani…
Dopo tante spinte, solecitudini e premura
I pensa de istituir, per no’ far bruta figura,
el “Giorno del Ricordo” a futura memoria,
giorno che nele intension paserà ala storia.
Xe dal’istitusion de ‘sta “giornata”
che la nostra storia xe stada racontada.
Finalmente la television e i giornai
i raconta l’esodo de quei giorni passai.
La nostra gente però no’ se gà dimenticà
le tantissime promesse fate con ambiguità,
consapevole de esser davanti a tuti italiana,
sensa rinunciar a esser dalmata o istriana.
Sarà sempre qualchedun che parlerà de noi,
racontarà la nostra storia ai sui fioi.
Fiducioso nel prossimo futuro con tristessa
ricordo i bei tempi dela nostra giovinessa.
Con la speransa de no’ esser più considerai
nati in tera straniera, ma italiani più che mai.
No’ posso dimenticar i veci che ne gà lassà,
perché xe merito loro quel che gavemo conquistà.
A voi tuti una streta de man,
me firmo, son
Mario Bressan, metà talpa e l’altra metà tocio
(Brescia)
4
ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
Il mio Giorno del Ricordo, in Canada
I
sola, 8 febbraio 1956 –
London, Canada, 8 febbraio
2008. Proprio così, lasciai
il mio paese natio l’8 febbraio
1956, quando ero poco più che
un ragazzino.
Come vivo oggi il “Giorno
del Ricordo”? Fuori, qui a London, nevica, fa molto freddo
ma la visuale è stupenda: tutto
è coperto da un manto bianco,
immacolato, sembra un paesaggio da cartolina. Osservo tutto
dalla mia finestra, e mi da una
sensazione di pace e di sereni-
ESODO
N
ello spirito della “Giornata del Ricordo” l’Associazione delle Comunità Istriane ha presentato
in una affollatissima “Sala
mons. Bonifacio” il volume
“Esodo”, raccolta degli atti
del seminario che la stessa
Associazione ha tenuto nel
2007 sul tema “Itinerario di
informazione sull’esilio degli italiani dall’Istria, Fiume
e Dalmazia”. E’ risultato un
libro corposo ed interessante,
che analizza le vicende, le radici storiche, i tragici eventi e
le conseguenze del dramma
giuliano.
Presenza gradita dagli
organizzatori e dal pubblico
– che lo ha accolto con un
caloroso applauso – quella
del vescovo di Trieste mons.
Ravignani, che ha ricordato
la dura persecuzione del
clero verificatasi in Istria a
seguito dell’occupazione
jugoslava. Il suo intervento si
è concluso con l’incitamento
alla concordia tra le genti,
senza però dimenticare.
Senza ricordi non c’è memoria e senza memoria non
c’è storia. L’intento di questa
pubblicazione, presentata
dallo storico prof. Salimbeni,
è la diffusione tra il personale
docente, al quale è già stata
fatta pervenire, in modo che
un importante capitolo di storia nazionale ignorato o poco
conosciuto sia divulgato tra
gli studenti.
tà… e penso a quella data così
lontana nel tempo, ma ancora
tanto presente nel mio cuore.
Rivedo mio padre che con
tanta emozione consegnava le
chiavi della nostra casa al finanziere jugoslavo: tutto finiva,
una vita di lavoro e sacrificio
svaniva in pochi attimi. Vedo
le lacrime di mia madre mentre si voltava, quasi volesse
salutare per l’ultima volta la
nostra casa.
Qui, a casa mia, ho un piccolo crocifisso che comperai ad
Isola quand’ero piccolino, avevo si e no sei sette anni. Faceva
bella mostra di se nella vetrina
di una bottega del nostro paese
e convinsi mia madre a comperarmelo. Da quel giorno quel
crocifisso è sempre stato con
me, prima in camera da letto,
sopra il lettone dei miei genitori ad Isola, poi nel Campo
Profughi di Opicina, e anche a
Sistiana, ultima dimora di mia
mamma.
Ogni volta che tornavo in
visita a Trieste, mia madre,
sapendo che era “mio”, mi diceva: Perché no’ te lo porti in
Canada, xe un bel ricordo… E
io rispondevo: Finché vivi quello sarà sempre con te a farti
compagnia. Quante preghiere
ha sentito quel crocifisso: mia
madre alla sera si addormentava pregando per tutti noi e
invocando la Sua protezione.
Ora quel crocifisso è a casa
mia, a London… accenderò
una candela, metterò accanto
un fiore e dirò una preghiera
per tutta la nostra gente che
non c’è più e per tutti quelli
che sono sparsi per il mondo.
Vicino al crocifisso ho un bel
vasetto di ceramica, che mi è
stato regalato da una signora
istriana, e che contiene dei
piccoli ricordi: una pietra del
mio paese, e tante altre raccolte
nei vari paesi istriani… e una
pigna raccolta ai margini di
una foiba. Così mi sembrerà di
essere vicino a tutti, noi gente
dell’esodo. Virtualmente sarò
presente a qualche cerimonia
del 10 febbraio, data ufficiale
del Ricordo… Guarderò negli
occhi mia moglie, i miei figli,
ringraziando il Signore per tutto
quello che ci ha dato. Magari
pensando che anche se così
lontani siamo e saremo sempre orgogliosamente istriani.
Senza odio, senza rancore, ma
sperando in un futuro migliore.
Comunque, senza mai dimenticare. Questo sarà il mio giorno
del Ricordo
Mario Lorenzutti, Canada
18 novembre: San Mauro
S
empre rispettosi delle nostre tradizioni, anche quest’anno ci
siamo ritrovati domenica 18 novembre nella chiesa di Santa
Teresa di Trieste per assistere alla Santa Messa in onore di san
Mauro, nostro patrono mai dimenticato e sempre amato.
Un grazie a mons. Giuseppe Rocco (che tanti anni fa fu
anche cooperatore della parrocchia di Isola) che ha celebrato
il Santo Sacrificio e al coro dei Carabinieri in congedo di
Trieste che con i loro canti hanno dato ulteriore solennità alla
celebrazione.
Dopo la funzione, tutti invitati nel salone della parrocchia
per un cordiale ritrovo, ricco di tanta bonisima jota e parsuto
caldo.
Per completare bene la giornata, alcuni si sono ritrovati poi
a Borgo San Nazario per una abbondajnte mangiata di castagne
arrostite all’aperto, con un’aria pungente ma immediatamente
vinta e riscaldata da un ottimo vin brulè, offerto con tanto calore dal bravo Massimo, dai suoi compaesani e dal simpatico
parroco del Borgo.
Grazie di cuore a tutti i partecipanti e un saluto affettuoso
da Mario e Graziella Depase.
15 Marzo 2007
5
ISOLA NOSTRA
Isola Nostra piange due amici e validi collaboratori
Ci hanno lasciato Mariuccia Depase Carboni e Olivo Colomban
- “Pronto, Isola Nostra!”
Per quanti anni abbiamo sentito al telefono la voce argentina di Maria Depase Carboni, meglio nota come Uccia, la moglie
de Gigi? Per tanti! Innamorata del suo paese natale, dedicava ad Isola Nostra tutto il tempo possibile, pur presa dagli impegni
familiari e da quelli con la “Pullino” del marito Gigi. Spontanea e sorridente non creava mai situazioni di disagio quando si
trovava in compagnia.
E’ stata, è il caso di dire, al servizio della nostra associazione con spirito di dedizione e di entusiasmo, senza mai nulla chiedere e contenta quando poteva soddisfare le richieste dei nostri lettori che a lei si rivolgevano quando arrivavano in sede.
Poi, qualche anno fa, è stata colpita da un male che non lascia scampo, ma lo ha affrontato con il coraggio di sempre e fino
all’ultimo, quando il male le dava qualche minuto di tregua, diceva che presto sarebbe tornata in sede…
Ma il destino è più malvagio della nostra bontà.
Sabato 26 gennaio l’abbiamo accompagnata nel suo ultimo viaggio al cimitero di Sant’Anna, tra il compianto generale di
quanti Le hanno voluto bene. Vogliamo essere vicini a Gigi e ai suoi cari, e ringraziarla per quanto ci ha dato.
Non avevamo fatto in tempo a salutare Uccia nel suo ultimo viaggio quando ci è giunta la notizia della perdita di Olivo
Colomban.
Anch’egli, come Uccia, lavorava con serenità e dedizione, sempre disponibile ad aiutare la nostra Associazione. Tanti lo
ricorderanno anche tra gli organizzatori delle gite di Isola Nostra.
Una emiparesi l’aveva colpito lo scorso ottobre, proprio pochi giorni prima della tradizionale gita di San Mauro. Sembrava
che certe cure riabilitative, se non completamente, almeno in parte avrebbero potuto fargli riacquistare certe funzioni.
Ma purtroppo così non è stato. Ancora una volta sabato 2 febbraio ci siamo ritrovati in tanti al cimitero per rendergli
omaggio, accompagnandolo con il ricordo dolce e sereno che ci aveva lasciato.
Addio, Olivo! Un abbraccio ai suoi familiari ai quali era tanto legato.
EF
MARIA DEPASE in CARBONI
OLIVO COLOMBAN
nata a Isola il 19 gennaio 1944
morta a Trieste il 21 gennaio 2008
nato a Isola il 9luglio 1927
morto a Trieste il 28 gennaio 2008
Non potranno mai dimenticarla il marito Gigi, il figlio Daniele, i nipoti Mattia, Marta e Michela, il fratello Pieretto e
la cognata Annamaria insieme a tutti i parenti ed amici, che
ringraziano quanti sono stati loro vicini e hanno partecipato
al loro dolore.
Ringrazio tutti gli isolani per l’affettuoso saluto che avete
rivolto a mio papà nel giorno del suo ultimo viaggio su questa terra. Vi ringrazio anche per avergli dato la possibilità di
sviluppare in questi anni il suo entusiasmo e la sua voglia di
fare partecipando alla vita
della Comunità Isolana.
Anche se abito lontano da
Trieste e non ho ricordi di
Isola vi sono vicino e vi
abbraccio tutti.
Il figlio Giuliano insieme
ai familiari tutti
Dott. Romildo Degrassi
Il 18 gennaio è stata celebrata una S. Messa in suffragio del dott. Romildo Degrassi nel giorno del
primo anniversario della scomparsa. Purtroppo, per un errore di trascrizione, nell'ultimo numero
di Isola Nostra l'annuncio riportave erroneamente la data del 18 febbraio.
Ci scusiamo con la famiglia per l'involontario errore.
6
ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
Noi, terza generazione
Alessandro Gargottich
E
ccomi di nuovo tra voi,
con quella che ormai
possiamo considerare come una vera e propria
rubrica fissa. Rubrica che è,
come avrete capito, dedicata
all’ultima generazione di
figli dell’Istria e di Isola in
particolare ma che – spero
vivamente – venga letta (mi
auguro con interesse) da tutti
gli isolani.
Nel numero precedente di
Isola Nostra terminavo il mio
articolo d’esordio con una
esortazione a tutti i nipoti di
istriani, lettori del giornale,
affinché mi contattassero,
per raccontare cosa fanno
nella loro vita. In modo da
ottenere un doppio risultato:
quello di far sapere alla gente
istriana che i loro discendenti
sono riusciti a farsi spazio
nella comunità territoriale
che li ha (volente o nolente)
ospitati e quello di costituire
una mini-comunità di “nipoti
dell’Istria”.
Devo dire sinceramente
che il mio appello sarebbe
sembrato cadere nel vuoto
dell’indifferenza se non fosse
stato per una bella mail scritta
da una signora nata a Trieste
ma figlia di isolani. Lettera
che mi ha particolarmente
colpito perché emozionante,
pur nella sua semplicità e
brevità. La riporto così di
seguito:
“Sono anch’io della terza
L’associazionismo sportivo
D
a ormai tre anni mi sono letteralmente infilato in un mondo che conoscevo
veramente poco, quello cioè dell’associazionismo sportivo. Per una serie
di vicissitudini, o chiamiamoli casi della vita, ho avuto modo di conoscere
il Presidente nazionale di un importante Ente di Promozione Sportiva, il “C.N.S.
Fiamma”. La semplice conoscenza iniziale e lo scoprire di avere in comune una
visione di quelli che sono i valori che dovrebbero essere fondamentali nello sport,
soprattutto in quello amatoriale, come la lealtà, il rispetto quasi religioso per l’avversario e la solidarietà cameratesca con i compagni di squadra, ha fatto si che
la frequentazione mia con il presidente Fiorenzo Pesce continuasse, fino a che lo
stesso mi ha chiesto di diventare addirittura coordinatore regionale dell’Ente e di
riorganizzare le attività del CNS-Fiamma.
Onorato per tale proposta, accettai subito e – eravamo nell’agosto del 2005 – a
settembre avevo, assieme ad uno sparuto gruppo di amici, fondato la mia prima
associazione sportiva dilettantistica, la “Podistica Fiamma Trieste”.
L’inizio, come sempre avviene, non è stato facile. Prima di tutto perché dovevo
scoprire man mano quali fossero tutti i vari adempimenti che l’italica burocrazia
impone, cioè l’affiliazione della squadra alla FIDAL regionale, quella di ogni singolo atleta alla FIDAL provinciale, la trafila per effettuare le visite mediche al Centro
di medicina dello Sport, ecc. Ma ricordo ancora la mia emozione quando la squadra
ha partecipato alla prima gara ufficiale, nel marzo del 2006. Si trattava di una corsa
campestre organizzata presso Trieste, nell’area del Sincrotrone. Eravamo (perché
oltre ad essere presidente, corro pure, anche se con scarsi risultati) in dieci e un paio
dei “miei” si piazzarono in buona posizione. Avevamo rotto il ghiaccio.
Sono passati poco più di due anni e adesso la Podistica Fiamma si pone ai vertici del panorama della corsa amatoriale nella nostra provincia. Una soddisfazione
immensa per me e gli altri fondatori: siamo passati dai 6 tesserati del primo mese di
attività agli attuali 40.
Con il passare del tempo, l’attività del CNS-Fiamma è aumentata, espandendosi
in altre discipline sportive; sono nate quindi la “Nuova Fiamma Yamato”, società di
judo, i “Fiamminghi”, che si occupa di calcio a sette e, ultima arrivata a gennaio, la
“Fiamma Daruma Shotokan” per chi vuol praticare il karate tradizionale.
Il mondo dell’associazionismo sportivo è un mondo splendido perché fatto di
persone che amano lo sport per passione vera e sincera, visto che i guadagni non
esistono proprio, anzi molto spesso i bilanci consuntivi finiscono con perdite più o
meno cospicue, ma le soddisfazioni si guadagnano sul campo di gara e – credetemi
– meritano tanti sacrifici.
Chi volesse conoscere meglio le attività praticate nell’ambito del CNS-Fiamma
di Trieste, guardi pure il nostro sito Internet www.sportnazionalefiamma.it. Buona
visione.
Alessandro Gargottich
generazione. Leggo Isola
Nostra da quando la mia cara
mamma non c’è più, mi pare
di starle più vicino. Mi manca
tanto e per me è un conforto
leggere della sua gente, di
quello che può aver vissuto lei
e di tante cose che non sapevo.
Da bambina, con mamma,
papà, sorelle e fratello si andava in ferie a Isola, ospiti di
una zia. Eravamo in tanti e
stretti… ma molto contenti e
allegri. La sera si cantava in
cucina e alle volte si usciva
in compagnia. Di giorno al
mare (punta de galo)… erano
giorni e anni bellissimi per
me bambina.
Mi fa molto piacere che
il giornale resista nel tempo,
mia mamma lo leggeva sempre e mi raccontava di una o
dell’altra persona… quanto
vorrei ascoltarla ancora. Ora
ogni tanto vado a Isola con
mio zio, si fa la passeggiata,
mi mostra la loro casa di
fronte alla scuola, dove giocavano… so tutto a memoria ma
ascolto sempre con piacere e
ricordo un periodo della mia
infanzia con nostalgia. Non so
perché le ho scritto… ho solo
ascoltato il mio cuore. M.F.,
una triestina figlia di isolani.”
Nel momento in cui sto
scrivendo questo articolo, la
lettera di M.F. è l’unica giuntami e ciò mi fa riflettere sulle
motivazioni per cui nessun
altro giovane (o presunto tale
come il sottoscritto) abbia
sentito il desiderio di mandarmi anche solo due righe per
raccontare qualcosa di sé.
Non credo che tutti i nipoti di istriani abbiano un
“quotidiano” piatto ed insignificante; immagino che
tra tanti (perché parliamo
sicuramente di centinaia, se
non migliaia di persone) ci sia
qualche avvocato, ingegnere,
dirigente, carabiniere, artista,
musicista, pittore ecc. Oppure
tutti hanno un “lavoro qualsiasi” che non solo non dà
loro nessuna soddisfazione
ma hanno addirittura una
remora a parlarne. O invece, si
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
7
Dulcis in fundo
C
arissimi amici, la Befana mi ha recapitato i vostri auguri
(oltra a un saco pien de carbonela e un par de fulminanti par impissarlo) dei quali, esprimendo gratitudine
all’arzilla vecchietta, contraccambio a Voi ed agli amici che mi
hanno reso partecipe del modo in cui hanno “consumato” (nelle
varie parti del mondo dove “villeggiano”) il Capodanno e, da
come descrivono la “nottata” di San Silvestro, immagino che
non si sono risparmiati.
I nostri paesani di un tempo, in questa notte di “consumismo”, si sono “sostenuti e dissetati” con gli alimenti e bevande
dei luoghi dove risiedono (tanto e ben) ma, a parte duto, dove
li metemo i nostri crostoli, le fritole (sensa santonego, perché
riservade a Pasqua), el strucolo de pomi, i bigoli cole capelonghe, i crodeghini coi capussi garbi, i bengai soto l’albero (che
tante volte ciapava anca fogo…), el bongiorno dela banda par
le strade de Halietum e, scusè un pochetin se xe poco…, i elisir
dele contrade isolane, dal refosco ala malvasia, dal ribolla alla
graspa fata in casa che, a qualchedun, in un certo periodo, oltre
che a insinghenarghe la testa, ghe faceva vignir i sbisighessi
drio dela schena… e non solo…
Go pur savù, con tanto piaser missià a mestisia, che qualchedun de voi gà tentà de far n’altra matada pr festegiar l’arivo
del novo anno ma ormai, fioi mii, i anni xe quei che xe e el
giorno dopo, ‘pena sveiai, de sicuro gavarè trovà le solite robe
de sempre, de sicuro vece, ansi sempre più vece…e voi con un
anno in più sula schena, incucai dale libagion e imbambolai
dai dolori reumatici e artritici.
Da parte mia, ale diese de sera, me son ficà tal leto co’ un
libro, me son impirà i tapi sule rece par no’ diventar sordo colpa
dei sbari e, a mesanote, dormivo za dela grosa. La matina dopo,
qualchedun me gà dito che iera passà n’altro anno e che avevo
meso in tela gropa el numero setanta e alora, par dismentigar
‘sto evento e farme coraio, a pranzo gò esagerà coi tortellini
in brodo, lasagne al forno, zampone e crodeghin col kren,
patate in tecia e capussi garbi. E come diseva i Romani, par
“dulcis in fundo”… ‘na feta de pinsa vansada da Pasqua (cussì
go risparmià sul paneton…), un par de savoiardi imbrombai
de malvasia dolsi (de quela istriana tegnida da parte come ‘na
tratta solo di un atteggiamento apatico e disinteressato,
dovuto ad una mancanza di
legame vero e profondo con
le proprie origini.
Se la motivazione è quest’ultima, allora i “vecchi
isolani” dovrebbero fare un
mea culpa per non essersi
impegnati quanto basta per
tramandare a figli e nipoti
quella “tradizione orale” che
è indispensabile per non tranciare le secolari radici storiche
e culturali.
Sinceramente però non ritengo sia questo il motivo ma
solo quella che è la principale
causa di ogni conflitto odier-
no nel microcosmo familiare,
la mancanza cioè di tempo da
dedicare alla comunicazione
interpersonale. Si vive di
fretta (e nessuno ci ricorda
che la fretta è cattiva consigliera), si corre a portare i figli
a scuola, si corre al lavoro, si
corre a casa a pranzo, poi via
di nuovo a recuperare i figli
e magari portarli in piscina
o a calcio o a quant’altro, si
arriva alla fine della giornata
stanchi e distrutti dal “quotidiano affanno” e ci si pone
davanti alla tv a vedere quiz
e veline, con lo stordimento
mentale che ne consegue. Si
conclude la giornata senza
reliquia), un bicerin de graspa co’ la ruda par digerir el duto…
e finir (e ‘sto qua ghe tocai a levri…) in astanteria a far ‘na
lavanda gastrica. Eco, me son dito, l’anno comincia ben… co’
un cristero in boca, ma, a parte el fatto che divento sempre più
imberlà e fora de bartuele… son sempre pronto a cominciar de
novo e ‘ndar ‘vanti (come sempre,) testardo come el mus de
lontana e cara memoria.
Ecco qua, cari amici lontani, basta poco per riportar la “cronaca giornaliera “missiandola” ai momenti lontani, e perciò mi
sono detto: perché non approfittare dell’occasione per rivolgere
un invito a quanti ricevono Isola Nostra, incitandoli a spedire
un loro scritto, oppure un aneddoto, chi con una pagina, chi con
due o magari tre, per integrare quella “Storia” che si sta esaurendo? E dato che gli anni se ne vanno ed essendo consapevoli
che le nostre fila di assottigliano sempre di più ora più che mai
dobbiamo stringere più saldamento quell’esile filo che ci lega
al nostro passato perché… finiti noi… finito tutto.
Quindi, con un piccolo impegno da parte vostra (‘na penna,
anca se de oca fa l’istesso, ‘na boceta de inchiostro e un toco
de carta…), fate pervenire alla nostra Redazione le vostre impressioni, un fatto successo tanto tempo fa, un vostro ricordo.
Non lasciate che il pennino si spunti e l’inchiostro si prosciughi
perché – tenetelo ben presente – sulla punta di quel pennino e
dentro quel calamaio – sono custodite le vostre storie, il nostro
dialetto e i nostri ricordi… basta tirarli fuori.
E allora, viva tutto ciò che ci può regalare la memoria del
tempo passato, dale nosèle ale mandole, dala carta de argento
al mandorlato, dai mandarini tacai col spago, da l’albero de
Nadal (che era squasi sempre un ginepro…) al presepio col
mus’cio dei agueri, dai bomboni col rosolio a l’armonia dela
famiglia missiada con l’amor de casa nostra e… “Quanto è
bella giovinezza che ci sfugge tuttavia…”.
Un abbraccio, carissimi amici, datevi da fare e scrivete a
Isola Nostra, scrivete, scrivete, che, in questo modo, passarè
anca el tempo… e tantissimi auguri per l’anno nuovo.
Walter Pohlen,
Capodanno 2008
rendersi conto che non ci si è
scambiata nemmeno una parola (se non le classiche come
xe andà a scola?) con la propria
moglie e i propri figli.
Mi rendo conto che sto
filosofeggiando e forse sono
andato un po’ fuori dal seminato, ma penso di aver reso
l’idea e di aver (molto, ma non
troppo, umilmente) dato un
consiglio a genitori e mariti:
parlate con le vostre mogli e i
vostri figli.
Vale molto di più, in termini formativi, un racconto
magari inventato (come faccio
io con i miei due bambini),
una battuta o una risata che
gli “assordanti silenzi” davanti alla tv.
Spero quindi che il motivo
delle vostre “mancate lettere”
sia solo la banale insufficienza
di tempo per scriverle. In un
altro articolo, che troverete
più avanti, vi racconto cosa
faccio io nella vita, oltre al
mio lavoro (che mi da il pane,
e anche qualche soddisfazione) che è quello di maresciallo
della Polizia Municipale da
ormai dodici anni. Prendete
spunto e raccontatemi la
vostra vita… io insisto e non
mi perdo d’animo, cocciuto
come sono, da bravo figlio
d’isolana.
8
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
Isola d'Istria – Estate 1952
È
un nuovo DVD con filmati d’epoca
disponibile in sede, su prenotazione, il DVD di cui avevamo dato notizia nel numero di dicembre e che contiene dei preziosi filmati risalenti all’estate del 1952 a Isola, cortesemente
inviati in Redazione dagli Stati Uniti dai signori Elodino Degrassi e Francesca Fragiacomo,
che ancora una volta vogliamo ringraziare per la cortesia.
Sono immagini molto suggestive, anche se riprese con la rudimentale tecnologia di allora:
la processione del Carmine, la consa delle reti in piazza, i tuffi dei ragazzi, gente di contrada…
immagini poi tecnicamente migliorate e musicate dalle “sapienti” mani dell’amico Walter
Pohlen.
L’ISOLA CHIAMATA
RICORDO
DVD di Walter Pohlen
Isola quando l’abbiamo lasciata: oltre 500 foto accompagnate
da una suggestiva colonna
musicale che raccontano delle
sue vie e piazze, chiese, feste,
lavoro, divertimenti, sport…
PASSEGGIANDO PER
TRIESTE
DVD con 400 foto su Trieste
di Lionello Morpurgo, accompagnate da canzoni note
e meno note cantate da Gino
Dagri (biri).
libri sono
Il DVD e i
sede. Su
disponibili in
ssono anrichiesta po
s p e d it i a
c h e e s s e re
.
mezzo posta
Fra i tanti apprezzamenti che abbiamo ricevuto per quest’opera, ne vogliamo riportare
due, particolarmente significativi perché pervenutici dall’Australia e dal Canada:
Livio Chicco, dall’Australia
Mi è arrivato, in brevissimo
tempo, il DVD con i filmati
dell’estate 1952 per cui voglio
ringraziarvi di cuore. Le immagini sbiadite, proprio come in
un sogno, hanno rievocato in
me ricordi di luoghi e persone
ormai svaniti. Nonostante le
grosse nubi che allora oscuravano l’orizzonte, quelle immagini rispecchiano palesemente
la semplicità della gente di
contrada, con il sorriso stampato sui volti.
Dagli indumenti che allora
si portavano, fra i bimbi e
gli adulti (anche se io probabilmente non c’ero in quelle
immagini) ho visto un po’ di
me e dei miei parenti. Quello
che eravamo un po’ tutti a quei
tempi… in quell’estate io avevo
appena sette anni.
Le immagini della processione, accompagnate da uno
struggente sfondo musicale, mi
hanno commosso e provocato
il più forte senso di perdita
definitiva e l’impossibilità di
recupero finora provato. Più di
tutto con questo Dvd ho sentito
la tragica e insostituibile perdita della nostra identità sociale
e culturale.
Voglio ringraziare anche i
signori Degrassi e Fragiacomo
LA FAVOLA
DELL’AMPELEA
di Luca Dibenedetto
Ed. Cortinovis – 550 pagine
con 800 foto e oltre 100 biografie dei calciatori che hanno fatto
la storia della squadra isolana
dalla fondazione negli anni ‘20
fino all’esodo.
per aver reso disponibile il
loro filmato e l’amico Walter
per l’ ottima elaborazione di
questo dvd, da conservare per
la posterità.
ITINERARI ISTRIANI
di Piero Parentin
con foto a colori di Corrado Ballarin – edito dall’Associazione
delle Comunità Istriane – 16
itinerari tematici alla scoperta
di un’Istria suggestiva ma poco
conosciuta dal turista, spesso
attratto soltanto dal suo mare.
Mario Lorenzutti,
dal Canada
Abbiamo avuto l’opportunità di
vedere il DVD su Isola – Estate
1952: un bellissimo ricordo
di casa nostra e della gente
che vi abitava. Un documento
storico emozionante e di sicuro irripetibile. Direi un vero
gioiello, specie per noi lontani
dall’Italia.
Un sentito grazie agli amici
che lo hanno inviato in redazione e a Walter Pohlen per il
lavoro svolto nell’assemblare
le immagini.
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
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Lo scorso 20 novembre presso l’Università degli Studi di Trieste CHIARA
DELISE ha conseguito con 110 e lode la laurea in odontoiatria e protesi
dentaria discutendo con la prof. De Stefano la tesi su “Effetti dell’ozono
in odontoiatria sui sistemi adesivi”.
Alla “neo-dott” congratulazioni vivissime, insieme all’augurio di un brillante futuro, dai genitori Daniela e Attilio, dalla sorella Anna, dalla nonna
Gina, da Davide insieme a tutti i parenti ed amici.
Il 21 dicembre
2007 è nata NINA
DRIOLI: il suo
arrivo ha portato tanta gioia alla
bisnonna Egidia
Drioli e ai cuginetti TOMMASO e
FEDERICO
Riabbracciarsi dopo cinquant’anni di lontananza…Lo
scorso settembre è venuta a trovarmi dal Canada la mia cara
amica ANITA VASCOTTO (nella foto con il vestito chiaro)
insieme alla sorella. E’ stato veramente bello rivedersi: mi
rimarrà sempre un caro ricordo e tanta nostalgia.
Tanti saluti ed auguri da Nivia Degrassi
A CHIARA e SARA GOINA fanno gli auguri e mandano tanti bacini i nonni Pina e Nino, i genitori Paolo
e Gabriella, gli zii Gianfranco e Loredana e la cugina
Monica.
AVVENIMENTI LIETI
Presente il vescovo di Trieste mons. Eugenio Ravignani, all’Unione degli Istriani è stato ricordato dalla
Comunità di Cittanova don Luigi Parentin, cantore e
profondo conoscitore della terra istriana a dieci anni
dalla sua scomparsa. In quell’occasione l’amico Gino
Dagri ha voluto presentare e fare omaggio al presule
del suo DVD “Passeggiando per Trieste”. Nella foto,
con Gino e mons. Ravignani, Denis Zigante, presidente della Comunità di Cittanova.
AVVENIMENTI LIETI
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ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
Molte feste negli ultimi mesi hanno allietato a Capriva del Friuli la famiglia di Neri Drioli.
Nella prima foto, la famiglia della primogenita ANNAMARIA DRIOLI
e CLAUDIO LORENZUTTI il 30 settembre 2007 in occasione della
Cresima della primogenita Marta (è la prima nipotina di Neri). Con loro
gli altri due figli: il piccolo Francesco e Massimiliano, che lo scorso
maggio aveva ricevuto la Prima
Comunione.
Il 24 giugno Annamaria
e Claudio hanno anche
festeggiato il loro 20°
anniversario di matrimonio.
Nell’altra foto,
la secondogenita
di Neri, FRANCA
DRIOLI e VALTER
SIVILOTTI, che lo scorso
15 settembre hanno celebrato
il loro matrimonio.
Il 13 dicembre 2007 a Varese JACOPO PARMA ha festeggiato il suo primo
compleanno, per la gioia dei genitori Claudia e Massimiliano, dei nonni
Cristina e Bruno Parma, dei nonni Adele e Alessandro Boldetti e degli zii
e cugini tutti.
Con Jacopo continua così la generazione dei biasusso di Isola d’Istria…
Non capita tutti i giorni di raggiungere un traguardo così ambito, ma
qualche volta (con l’aiuto di Dio e lo zampino della fortuna) i 60 anni di
matrimonio possono essere raggiunti e nel caso specifico – sono molto
fiducioso vedendo lo stato di salute dei due – saranno superati e spero
anche di molto. Io ho la fortuna do conoscere i protagonisti di questo
bellissimo evento non molto frequente: la signora SILVIA RUSSIGNAN
e il marito ALDO VASCOTTO, nostri compaesani isolani.
Nel lontano 1947, e precisamente il 23 agosto, mons. Emilio Stolfa li aveva
uniti in matrimonio a Isola, nel Duomo di San Mauro. E per festeggiare
questo avvenimento si sono ritrovati, dopo 60 anni, nella chiesa di Perteole (Udine) dove don Flaviano, amicissimo di famiglia, ha benedetto e
rinnovato il loro “Sì” davanti a Dio. Tra i moltissimi presenti, in prima
fila la figlia Luisa e le nipoti Barbara e Alessia, la sorella della sposa
Gigliola e la sorella dello sposo Lidia Delise, accompagnate dai cognati
e dai parenti tutti.
Un elogio particolare al caro Aldo che, nonostante la non più giovane età,
si mette sempre e volentieri a disposizione della comunità degli isolani
di Monfalcone.
Che cosa possiamo ancora augurare a Silvia e Aldo? Naturalmente tanta
salute e poi di poter raggiungere il prossimo traguardo possibile che sarà
tra …. anni (mai porre limiti alla Provvidenza) affinché, accompagnati
sempre dai loro familiari ed amici, possano nuovamente ritrovarsi per
celebrare davanti a Dio la loro promessa di matrimonio.
Auguri di cuore, cari amici!
Mario Depase
15 Marzo 2007
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ISOLA NOSTRA
Cari nonni Ezio ed Elide,
la vita è un dono per ogni uomo e ogni donna,
è un dono in ogni momento.
Tutta la vita è un dono da non sciupare,
è un dono da non bruciare.
Anche nei giorni tristi la vita è amore.
anche tra le bufere la vita è amore.
La vita è sempre un dono che Dio ci dà.
In questo giorno di festa, cari nonni
EZIO ed ELIDE
partecipiamo con gioia
il vostro 75° anniversario di matrimonio,
un traguardo di un lungo percorso di vita insieme
che tutti vorremmo poter raggiungere un giorno
con la stessa devozione e amore
che avete sempre dimostrato nel vostro matrimonio.
Buon anniversario da tutta la famiglia: Vi vogliamo bene!
Emanuela e Marco, Alessio, Igor e Claudia, Nivea e Marino, Maria e Claudio, Ezio e Rina, Roberto e Pinucci
Lo scorso 25 febbraio RAFFAELLA DEGRASSI ha
festeggiato i suoi primi 80
anni. A questa bella signora,
in una foto di qualche annetto
fa, infiniti auguri dal marito
Pino Benvenuti (sisoti) e dalla
figlia Elviana con Michele.
Isola bella
Isola bella,
ma perché sei lontana?
Ti vorrei vicina
per stare con te.
Isola bella,
in riva al mar
vorrei tornar
e andar a spasso
de qua e de là,
e cantar con amor
solo per te.
Isola bella,
tutto passa e alla sera
mi vien la nostalgia
perché la lontananza
fa male al cuore.
Isola, Isola paese mio,
eri un angolo
di paradiso.
Gino Dagri, biri
Il 4 marzo DANIELE DEPASE (bianchin) ha
festeggiato i suoi meravigliosi 9 anni. Un augurio che possa sempre essere felice dalla mamma
Gabriella, papà Massimo e dai nonni tutti.
Eccoci qua! Questi sono
NICCOLO’ e MATTIA, nipotini di Donatella Ispiro e Lorenzo
Colella nonché pronipoti di Nella Degrassi e
Bruno Ispiro. A queste
due “meraviglie” auguriamo un futuro roseo e
tanta serenità. Bacioni
dai nonni Donatella e
Lorenzo e da zia Elisa.
AVVENIMENTI LIETI
Grado, 4 marzo 2008
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ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
PULLINO PULLINO PULLINO
CALDERON SOCIALE
Da sinistra: Corrado Delise, Gigliola Berni Visintin,
Sergio Tendella, Donato Corvasce con il presidente Franco
Degrassi (formazione prima classificata).
Da sinistra: Maurizio Fragiacomo, Alessandro Visintin,
Giulia Delise e Grazia Angelini Colomban
(formazione seconda classificata).
C
ome tradizione, ogni qual tanto la protagonista del “calderon” è la bora. Così anche quest’anno. Ma i dirigenti
non si son dati per vinti e come esperienza insegna hanno tirato fuori i remo ergometri ed estratti a sorte gli equipaggi,
questi si son dati battaglia “all’asciutto” usufruendo di questi
apparecchi, che simulano la vogata. Il tradizionale “calderon”
societario si è potuto tenere egualmente come programmato, giovedì 1° novembre; esso è stato vinto da Corrado Delise, Gigliola
Berni Visintin, Sergio Tendella, Donato Corvasce. Secondi: Giulia Delise, Mariagrazia Angelini Colomban, Maurizio Fragiacomo, Alessandro Visintin e terzi Francesca Finocchiaro, Matteo
Santin, Boris Pecchiari e Adriano Riaviz.
La festa sociale è stata ampliata con le prove Padri e Figli
vinta da Umberto e Matteo Santin, Lui e Lei adulti con in testa
Andrea Costagliola e Lia Buzzai e un Lui e Lei giovani vinto da
Roberto Piller e Giulia Piccirillo. Nelle prove individuali giovanili ricordo i primi posti di: Martina Zullich (allieve B), Robert
Lamesa (allievi B), Roberto Piller (allievi C) e tra le piccolissime Miriam Haipel, Rebecca Zolli e Alice Ambrosi. Alla fine
spaghettata in canottiera per tutti i partecipanti.
Come ogni fine anno, eccoci all’assemblea societaria. Domenica 2 dicembre 2007, nella palestra della canottiera, con inizio
in seconda convocazione alle ore 10.15, essa si è svolta davanti
a una nutrita presenza di soci. Presidente dell’assemblea è stato nominato Duilio Tedesco, presidente del Comitato regionale
FIC-FVG e come segretario il cav. Fabio Colocci. Il presidente
dott. Franco Degrassi ha letto e commentato dettagliatamente la
sua relazione morale e quella di previsione , approvate all’unanimità come poi anche le relazioni tecnica ed economica, esposte
rispettivamente dal dt Donato Ciacchi e dal dott. Ennio Drioli.
Alcuni istanti di raccoglimento sono stati dedicati alla memoria
dei soci scomparsi durante l’anno: il dott. Romildo Degrassi e
il rag. Mario Bologna. Si son ricordati i numerosi lavori svolti,
grazie allo spirito di abnegazione dei membri del direttivo, dei
soci e amici. In allestimento è il nuovo pontile, che permetterà
Partecipanti in gara sui remo ergometri.
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
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PULLINO PULLINO PULLINO
2007 E ASSEMBLEA
Il dt Donato Ciacchi.
Dino Gubertini con Rosaria.
Il vicepresidente Fabio Vascotto in relax.
Lorenzo Baldini con papà Manuele.
il prosieguo dell’attività, con nuove prospettive. Durante l’anno
si è proceduto alla sostituzione del verricello per il sollevamento
del motoscafo, alla riparazione del vecchio pontile, all’elevazione del gradino della vasca voga, alla sistemazione della copertura del container e dell’adiacente deposito, per finire con la revisione e inizio della verniciatura dell’ “otto” in legno.
Come si è ricordato, grande impegno è stato profuso nell’attività agonistica a favore dei giovani, grazie alla completa dedizione degli allenatori con la fattiva collaborazione dei genitori,
molti dei quali si sono fatti soci e si sono appassionati di questo
sport. I corsi estivi sono stati svolti con grande profitto da Donato
Ciacchi coadiuvato dall’ex atleta Alessandro Jurman. Si è ricordato inoltre il dono del singolo 720 da parte dell’Hotel San Souci
di Mirabella di Rimini, ove si recano numerosi soci e amici con
partenze dirette da Muggia. Il presidente ha menzionato pure,
che nel giugno 2007 è stata realizzata nuovamente la regata sui
500 metri lungo la riviera di Muggia (martedì 12 e mercoledì 13
giugno 2007) con la partecipazione di atleti provenienti anche
dalle vicine Repubbliche di Slovenia e Croazia riservata alle categorie giovanili e inserita nell’ambito della Regata dei Tre golfi
(9-17 giugno 2007), proposta dal Circolo della Vela di Muggia.
Alla fine dei lavori, il direttivo è stato riconfermato in toto.
Subito dopo, soci, genitori e atleti si sono ritrovati nella
palazzina,sede del Circolo della Vela di Muggia, in largo N.
Sauro, dove Manuele Baldini, coadiuvato da numerosi genitori,
ha organizzato il pranzo sociale. Gradito ospite è stato l’istriano
cav. Ferruccio Calegari, residente a Milano, già corrispondente
della Gazzetta dello Sport, nativo di Parenzo. Presente il sindaco
di Muggia dott. Nerio Nesladek e il nuovo delegato del CONI
Prov.le Trieste per Muggia dott. Ferdinando Parlato.
Non vanno dimenticati infine gli appuntamenti, che hanno animato la canottiera in occasione dell’ultimo dell’anno con il veglione sociale di lunedì 31 dicembre, ripetuto per carnevale con
grande soddisfazione di soci e simpatizzanti sabato 2 febbraio.
(F.S.)
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ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
Giani Stuparich: ricordi istriani
Un episodio delle vacanze a Isola dello scrittore triestino
Il breve racconto che segue è tratto dal libro “Ricordi
Istriani” dove lo scrittore triestino racconta episodi della
sua infanzia prima e dopo la
Grande Guerra e le sue vacanze estive trascorse a Isola
insieme alla famiglia.
“Ricordi Istriani” venne
pubblicato a Trieste dalle
Edizioni dello Zibaldone nel
1961, anno della scomparsa
dello scrittore.
Molti sono certamente i triestini e i giuliani che ricollegano
nella memoria i primi idilli sentimentali con le spiagge e le terre
dell’Istria. Dove fanciulli e fanciulle si uniscono in compagnia
per godere la gioia delle vacanze,
del sole e del mare, è naturale
che fioriscano anche dei teneri
o più o meno innocenti idilli: il
batticuore, il primo bacio, quel
misterioso ed affascinante contatto tra femmina e maschio, che
si fa sentire molto presto, anche
se i calzoni sono corti e le sottane
arrivano appena ai ginocchi.
Se qualcuno di noi ripensasse a quel gelso o a quel fico, o a
quel canneto, a quel angoluccio
di spiaggia, a quella barca tirata
in secco, insomma al luogo e
all’origine di quell’idillio vissuto, la sua memoria risentirebbe
subito tutto il profumo e la luce
della terra e del mare istriani.
Per conto mio so che, purtroppo, non c’è più quel gruppetto di acacie sullo scoglio di Isola;
ma basta che ci ripensi perché il
mio animo si riempia subito di
caldo profumo, di sole, di maestrale, di salsedine. Erano quattro
o cinque albarelle d’acacia, quasi
in mezzo al grande prato che
dalle villette di Dudine e di Patai
si stendeva fino al mare. Là ci si
rifugiava noi ragazzi nelle ore
più calde della giornata, quando
i grandi facevano la siesta; si
scavalcava un muricciolo e ci si
accovacciava sotto le rame. Era
il nostro bosco: ci bastava quell’esile trama d’ombre per darci
l’idea del vero bosco.
Il mio amico Aldo ed io
approfittavamo di quella solitudine, in cui non si udiva se non
il rumore del vento e delle onde
contro lo scoglio, per scambiarci
i progetti più azzardosi e, come
avviene ai ragazzi, solo col par-
larne e col fantasticarne ci pareva già di realizzarli: si trattava di
immaginarie cacce al delfino o
agguati tesi ai nostri “nemici”,
i ragazzi delle altre ville, che
qualche volta venivano sullo
scoglio a fare il bagno, abusiva-
mente secondo noi, usurpando il
territorio nostro. Si tiravano fuori anche le armi, che erano certe
fionde a cui avevamo lavorato
per settimane e settimane e che
portavamo alla cintura assieme
ad un sacchetto con due scom-
SANGUE BLU
La storia di una nobile famiglia istriana
La casa editrice “Ore@ttive”
di Tolmezzo, con il contributo
della Banca Popolare di Cividale,
dell’IRCI, della Provincia di Udine e dell’Unione degli Istriani, ha
recentemente dato alle stampe il
volume “Sangue Blu”, scritto da
Gianpaolo Polesini.
Il marchese Polesini, che vive
e lavora a Udine, ripercorre la
storia interessante della sua nobile
famiglia che, dal lontano 1278 alla
fine della seconda guerra mondiale, interseca le proprie vicende
familiari nel contesto storico che
ha interessato purtroppo negativamente tutta l’Istria. L’autore, ultimo discendente della famiglia,
destinata dopo la sua scomparsa - che ci auguriamo molto
remota - all’estinzione, descrive con distacco professionale – è
giornalista – gli avvenimenti storici in ordine cronologico e si
immedesima da novello turista in visite in quelle che erano state
le proprietà di famiglia. Ricordi giovanili e puntuali riferimenti
storici si intrecciano nel racconto che scorre rapido grazie al
linguaggio che usa e che avvince il lettore.
Da proprietario a turista l’autore rivisita i possedimenti
della sua famiglia e l’ironia stempera l’amarezza che però
traspare dal racconto. Dal castello di Montona a quello di san
Nicolò i ricordi si intrecciano al presente. Dal museo di Parenzo
emergono figure degli avi esposte nei saloni e che tanto hanno
contribuito alla storia di questa importante famiglia istriana, e
le loro effigi compaiono anche nelle pagine del libro. Come non
ricordare il documento di investitura del 23 maggio 1788 con il
quale veniva riconosciuto ai fratelli Polesini il titolo di Marchesi,
titolo che 140 anni dopo il fascismo riconosceva iscrivendo la
famiglia nel Libro d’Oro della Nobiltà d’Italia.
La convinzione dell’autore è forse racchiusa in una frase che
riporta e che Marcello Mastroianni nel film “La terrazza” del
1980 dice alla moglie Carla Gravina: “Io credo che le epoche
si chiudano così all’improvviso!”.
L’Autore colloca l’inizio del suo lavoro e la fine nella campagna toscana, forse perché originaria terra dei Polesini o forse
perché il paesaggio che offre è molto simile a quello istriano,
che ha dovuto lasciare ma che è vivo nel suo ricordo. Al momento della sua immaginaria fine uno sfogo amaro sgorga dal
suo animo, irrompe e ricorda “l’indifferenza verso una diaspora
che nessuno nominava, quella degli Istriani. Migliaia di anime
prima disperse dalla guerra, poi umiliate dalla politica, da quella
politica che preferiva abbracciare i padrini di Palermo che poveri
esiliati…”. Rispetta il passato e non smettere mai di cercarlo
quando non trovi la forza di costruire il futuro. Questa frase
spicca sul retro della copertina: ogni commento è superfluo.
partimenti, in cui conservavamo
le munizioni: dei grossi fagioli e
delle lucide ghiande.
Ma un giorno che Aldo per
punizione era stato trattenuto
a casa, io mi avviai solo al
boschetto e mi sdraiai sotto i
rami, come usavo fare con lui.
Stavo ruminando tra me e me
vari modi di vendetta contro
i genitori di Aldo quando – ne
riprovo ancora lo stupore - vicinissimo, si fece largo tra le
fronde il viso di una bambina:
era un viso tutto chiaro, occhi
celesti, biondissimo.
- Che vuoi? – le dissi drizzandomi a sedere – come sei
venuta qua? Mi parve di riconoscere nella bambina una del
gruppo degli usurpatori.
- Mostrami la tua fionda
– sussurrò lei movendo appena
le labbra.
- Come sai che ho una
fionda?
- L’ho vista mentre la mostravi al tuo amico. Sono tre
giorni che sto qui a guardarvi.
- Allora sei una spia?
- Sì – rispose con fermezza,
e con decisione si aprì un varco
tra i rami spinosi: tutta la sua
personcina passò e venne a
sedersi accanto a me.
- Mostramela! – disse ancora energicamente, indicando
col dito teso il posto alla cintura
dove tenevo la fionda.
- Non te la mostrerò mai
– ribattei – è un segreto di
guerra.
Ero pronto a difendere la
mia fionda. Ma la bambina
tacque; la sua espressione da
espressiva si fece dolce; socchiuse un po’ gli occhi. Stemmo
zitti per qualche minuto: si
udivano le onde, sferzate dal
maistro, percuotere rumorosamente gli scogli. Oggi direi
che la durata di quel tempo fu
interminabile. Poi la bambina
disse:
- Ti piace questo odore? Era
il profumo dei fiori d’acacia.
Me ne accorsi per la prima
volta. Ma anche di un’altra cosa
m’accorsi allora per la prima
volta: d’un sentimento dolce
che mi turbava l’anima.
- No, non mi piace – le dissi;
mi levai in piedi di colpo e scappai via sotto il solleone.
Giani Stuparich
15 Marzo 2007
GIOVANNI IV,
UN PAPA DALMATA
Abbiamo avuto modo di
conoscere Papi di origine bergamasca, cadorina, ma non
avevamo mai sentito palare di
papi dalmati. A questa nostra
– purtroppo non sola – lacuna
ci ha pensato un dalmata zaratino, il dott. Sereno Detoni, che
ha pubblicato presso la Libreria Editrice Vaticana il volume
“Giovanni IV papa dalmata”.
Si tratta appunto di papa Giovanni IV che resse la Cattedra
di Pietro per quasi due anni,
dal 640 al 642.
L’interessante ricerca dello scrittore zaratino descrive,
superando comprensibili difficoltà oggettive dovute alla
lontananza dei tempi, oltre il
soggetto in esame anche la
società che lo circonda. Non è
una semplice celebrazione di
un personaggio, ma il risalto e
l’importanza della figura papale nell’Alto Medio Evo.
La Dalmazia, in cui videro
la luce anche due importanti imperatori romani, Probo
e Diocleziano, ebbe tra i suoi
figli anche un Padre della
Chiesa, san Gerolamo, e due
papi, San Caio dal 283 al 296
e appunto Giovanni IV dal 3
agosto 640 al 12 ottobre 642.
Sacerdote quest’ultimo che
ben seppe operare per il bene
della Chiesa riuscendo a riunire la Chiesa cattolica e quella
Orientale: “…Uno solo è Dio
che opera in tutti noi…”
Il volume, uscito in una edizione tipografica molto curata,
è stato favorevolmente accolto
dalla critica ed ha avuto numerose favorevoli recensioni, trovando anche ampio consenso
negli ambienti cattolici croati.
In copertina l’effige di papa
Giovanni IV – papa dalmata –
tratta dal testo secentesco “Bullarium Romanum” dl 1638.
ISOLA NOSTRA
15
Preghiera dell'esule
Nel lontano 1949-50 nel collegio “Nicolò Tommaseo” di Brindisi, dove eravamo tutti esuli
ed orfani di guerra, si stampava il giornaletto “La Zanzara”, scritto da noi collegiali. E lì fu
pubblicata la preghiera dell’Esule.
Sono passati tantissimi anni ma il ricordo di quella preghiera ogni tanto riaffiorava, lasciandomi
insofferente per il fatto che non ne ricordavo le parole. Ora dovete sapere che “La Zanzara” ha
ripreso le pubblicazioni da alcuni anni, tenuta in vita da vecchi nostalgici collegiali, organizzando incontri per tenersi informati di chi è vivo, chi no, chi ha fatto carriera, chi si è ritirato, e
così si ricordano anche quei tempi tristi, ma anche allegri e camerateschi.
Così ho scritto loro chiedendo se si ricordavano quella preghiera e con mia grande gioia l’hanno
pubblicata. Ed eccola qui, con la speranza che trovi un posticino su Isola Nostra.
Un caro saluto a tutti voi da Licinio Dudine (Stati Uniti).
Signore,
perché noi figli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, dispersi nel doloroso esilio in
Patria e nel mondo, conserviamo il conforto di una vita cristiana e la serenità di una
vita familiare
Ti preghiamo, ascoltaci Signore!
Signore,
perché nel difficile mondo di oggi, Tu ci insegni a credere in Te, Dio vero ed assoluto,
nella Patria che sognammo nobile e fiera, nella famiglia forte e serena,
Ti preghiamo, ascoltaci Signore!
Signore,
perché dopo tanta ingiustizia sofferta, tanto dolore patito, Tu ci conservi intatta la nostra
fede,
Ti preghiamo, ascoltaci Signore!
Signore,
perché mantenendoci questa fede meravigliosa Tu continui a darci sempre tanta forza,
tanta speranza, per cui questa vita merita di essere vissuta,
Ti preghiamo, ascoltaci Signore!
Signore,
perché Tu conceda a tutti i nostri morti, sia a quelli sepolti in tanti anonimi cimiteri
sparsi nel mondo, sia a quelli raccolti nei nostri cimiteri abbandonati e a quelli dispersi
ed infoibati, il conforto di una giusta pace
Ti preghiamo, ascoltaci Signore!
Isola 1953, vicino alla ex
stazione ferroviaria – Un
affettuoso saluto alla mia
cara amica Nelly (a sinistra nella foto) ricordando
i bei tempi della nostra
gioventù.
Marisa
16
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
La Pasqua ad Isola
Tra sacri riti e tradizioni familiari la grande festa della Cristianità
F
ervevano i preparativi per
la solennità della Pasqua
fin dalla domenica degli
Ulivi. Noi bambine aspettavamo con gioia le splendide
palme che il nonno era solito
confezionare con rami di ulivo
intrecciati ad arte. Erano pronte
la mattina delle “Palme” per
essere portate in Duomo per la
benedizione durante la Santa
Messa solenne delle 11, quella
lunghissima perché veniva
recitato e cantato il Passio (la
Passione di Nostro Signore).
Quel giorno l’altare maggiore del nostro Duomo indossava
l’abito più bello, fatto di drappo
rosso, riccamente ornato di fregi
e di putti dorati, illuminato da
tante candele che toglievano la
vista; era pronto per le “Quaranta ore” di preghiera , di
raccoglimento e di meditazione
davanti al S.S. Sacramento esposto. Ai suoi piedi, ad ogni ora,
inginocchiati in adorazione si
alternavano uomini vestiti completamente di rosso: indossavano una tunica con cappuccio. A
volte c‘era pure il papà, quando
faceva parte della Confraternita
del SS. Sacramento.
Il lunedì seguente iniziava la
Settimana Santa e molta gente,
durante la giornata – come pure
il martedì – si recava in chiesa
per un’ora di adorazione davanti
al Santissimo, mentre alla sera
una vera folla partecipava alla
funzione religiosa con predica.
Intensa era l’emozione al canto
del Tantum ergo accompagnato
dal suono dell’organo!
Dal mercoledì mattina, in segno di lutto, le campane rimanevano mute sino al Sabato Santo.
Si celebravano varie funzioni
e riti religiosi in chiesa, dove i
ragazzi battevano i banchi in ricordo della flagellazione di Gesù;
essi poi seguivano il nostro sacrestano, Mario rate, per le contrade
del paese, agitando le rumorose
“raganelle” il cui suono stridulo,
in quei giorni tristi, sostituiva
quello delle campane.j
Al giovedì, per i sacerdoti,
c’era la lavanda dei piedi. Il
Venerdì Santo poi era particolarmente suggestivo: sui gradini
dell’altare, spogliato del suo
splendore, veniva steso il Crocifisso, simbolo della Passione, del
dolore ma anche dell’amore, e
veniva lasciato alla devozione dei
fedeli per l’intera giornata. Alle
tre del pomeriggio, per commemorare degnamente il sacrificio
di Cristo, sempre in Duomo si
partecipava, tutti compunti, alla
rito della Via Crucis, le cui stazioni erano rappresentate da tredici
dipinti a olio. Era d’obbligo pure
una visita al sepolcro di Gesù, riprodotto presso un altare a destra
della navata centrale.
Quindi ci si preparava per la
grande, imponente processione
della sera guidata dai sacerdoti,
protetti da un baldacchino assieme al parroco che reggeva una
croce nera e dorata, contenente
– secondo la tradizione - una
preziosa scheggia del legno
della croce portato da Nostro
Signore nel suo calvario. Quale
straordinario concorso di popolo:
uomini, donne, ragazzi, anziani
sfilavano in questa processione
che si snodava per le vie della
cittadina, tra i canti, il salmodiare dei sacerdoti e il suono
della banda che intonava musiche consone alla mestizia della
Croce. Dalle finestre delle case,
addobbate con drappi bianchi
e rossi, le fiammelle tremolanti
delle candele illuminavano il
percorso. Nell’aria si espandeva
la fragranza del buon pane fatto
in casa, nonché delle pinze e delle
tìtole che uscivano dal forno di
Ralza, situato proprio nei pressi
di Piazza Grande. L’atmosfera
era unica, indimenticabile e, a
distanza di tanti anni, suscita in
me dolci emozioni, ma anche un
senso di malinconica nostalgia
per un mondo inesorabilmente
perduto.
E’ ormai sabato mattina: le
campane finalmente si sciolgono
in un tripudio festoso. E’ l’inno
di gloria! E’ risorto, è risorto!
La vita ha vinto, ha trionfato!
Quale commozione per tutti noi!
La nonna da tempo aveva messo
in serbo l’acqua benedetta per
bagnarci gli occhi in quel giorno
pieno di luce, in segno di purificazione, per preservarci da ogni
male, per proteggerci.
Questo era un rito importante del Sabato Santo come quello
celebrato nelle chiese dove i
preti si stendevano proni per
qualche minuto ai piedi dell’altare in segno di riconoscenza
per rendere ancora grazie al
Signore, Salvatore dell’umanità. Ricordo ancora con quanta
fatica riusciva a sollevarsi da
terra il mio vecchio catechista
Nel Duomo di Isola, per San Mauro
Con queste parole, Assunta Degrassi (che si firma ‘na vecia isolana dei tempi passai) ricorda
la sua partecipazione nel Duomo di Isola alla Santa Messa solenne, celebrata dal vescovo di
Capodistria, in occasione della festa del Patrono san Mauro nel novembre dello scorso anno.
Xe tanti anni che manco de qua…
son nata… e dopo sposà
xe el posto che no’ posso scordar…
Mario Depase, che sa organisar
me telefona e disi:
Vien qua pel nostro Patron,
San Mauro, qua in catedral.
Domenica me son presentà,
son entrada in ’sta cesa
che i gà ‘sai ben rinovà.
Messa granda, cantada xe qua,
gente nova e vecia se incontra.
Iera el vescovo a presensiar,
el paroco e le Orsoline
che de 40 anni le xe sempre qua.
Una funsion tanto bela
che no’ posso scordar,
e duti assieme gavemo pregà.
La cesa xe piena,
e no’ duti xe sentai.
Xe un coro che me fa ‘sai sognar…
xe i tempi che iero ‘sai picia
e vignivo a pregar.
Finida la Messa,
de fora i ne gà preparà de mgnar
e la gente se gà messo a parlar.
Mi devo ‘sai forte
voi duti ringrasiar:
el vescovo, el paroco, le suore
che con grande affetto
ne gà volù ospitar.
Assunta Degrassi
San Mauro, uno dei tanti “attrezzi” che fanno bella
mostra di sé nel Duomo di Isola e che venivano portati
in processione per le vie della cittadina in occasione delle
festività più importanti. Questo era uno dei più pesanti e
pochi avevano quindi l’onore (e l’onere) di portarlo,
15 Marzo 2007
don Antonio Dubaz, il quale
abitualmente celebrava messa
nella chiesa della Madonna.
Il pomeriggio di quello
stesso giorno si spendeva quasi
tutto negli ultimi preparativi per
la grande festa, la più significativa dell’anno. Le donne erano
affaccendate in cucina a spennare la gallina, ad arrostirne
sulla piastra le zampe, che si
cuoceranno nel brodo assieme
al resto; si pulivano le verdure,
si lucidavano le pinze con un
pennello apposito intinto nella
chiara d’uovo sbattuta. Poi, con
grande frenesia, si lucidavano
pure le maniglie di ottone delle
porte, si puliva con il petrolio il
portone di casa, si lavavano le
superfici lisce dei mobili della
cucina, la nostra sala da pranzo,
si inamidavano e si stiravano
i centrini ricamati su cui collocare qualche soprammobile
ed il bellissimo orologio di
porcellana con dama e cavalieri
del ‘700; si dava l’ultimo tocco
alle tendine della finestra da cui
penetrava già qualche timido
raggio di sole primaverile.
Dal cassettone della camera
dei nonni si prendeva la tovaglia bianca, ricamata con il
monogramma della bisnonna:
sono stampate ancora nella mia
mente quelle lettere: M.S. (Maria Siroti). Noi bambine eravamo impegnate a disegnare, su
qualche cartoncino d’auguri o
sui quaderni di scuola, uova
colorate, campanelle legate
assieme da un nastro, pulcini,
candidi agnellini. Poi ci spingevamo fino ai prati della periferia
per raccogliere qualche ramo di
pesco e di biancospino e magari
un mazzetto di primule, per rendere più bella la nostra casa.
E le uova? Non esistevano
ISOLA NOSTRA
ancora quelle di cioccolato nelle
luccicanti e raffinate confezioni, ma erano semplici uova di
gallina, vero simbolo della vita
che rinasce, che si rinnova. Già
al mattino si facevano bollire
perché diventassero sode; poi,
avvolte in un candido tovagliolo
assieme ad una manciata di sale
e a qualche fetta di pane e di pinza, venivano porte in chiesa per
la benedizione. Si consumavano
religiosamente, badando a non
sprecarne nemmeno un pezzettino, durante la prima colazione
del giorno di Pasqua.
Al mattino della Domenica
di Risurrezione si era svegliati
da uno scampanio allegro che si
diffondeva ovunque, arrivava in
ogni casa, portava il più gradito
messaggio augurale, avvicinava i
cuori ed infondeva speranza, anche negli anni bui della guerra.
Il primo pensiero di noi bambine andava alla titola, un pane a
treccia, dolce come la pinza, con
inserito un uovo fermato da due
striscioline di pasta in croce.
Certamente l’avvenimento
più importante era la S. Messa
solenne officiata dal parroco assieme ad altri due sacerdoti, che
vestivano i sacri paramenti color
giallo-oro adatti alla liturgia
pasquale. Il Duomo era affollato
sino all’inverosimile, le parole
del parroco durante l’omelia
andavano diritte al cuore. C’era
tanta fede, la fede delle persone
semplici, oneste, laboriose.
Dopo la Messa era usanza
fare la passeggiata sino alla
Grisa anche per sfoggiare il bel
vestitino nuovo, per incontrarsi
con gli amici, per organizzarsi
per il pomeriggio. A casa poi ci
aspettava il pranzo delle grandi
occasioni, fatto non di elaborati
manicaretti ma di gustosi cibi
genuini, caratteristici della
sana civiltà contadina: il riso in
brodo di gallina, arricchito dai
fegatini della stessa, un classico!. “Il brodo – diceva il nonno
– deve essere giallo come la
mitria del vescovo!”.
Come secondo piatto, il bollito misto con salsa di cren, l’arrosto con contorno di crocchette
di patate (gli “storti”), di spinaci
al tegame e di radicchio rosso.
Come sottaceti, le olive in salamoia preparate in casa. Quindi
frutta fresca e secca: le mandorle
e le nocciole di Saleto. Il tutto era
innaffiato da ottimo refosco delle
nostre terre, mentre al momento
17
di tagliare la pinza si stappavano
le bottiglie di spumante (sciampagna!) vanto del papà.
Erano ancora tanto lontani gli
anni del consumismo, dei viaggi
esotici, delle vacanze in esclusive località montane o marine,
ma era quella la vera, autentica
Pasqua vissuta in semplicità, in
un’atmosfera familiare di grande serenità ed armonia, quando
si riusciva a cogliere intatto lo
spirito cristiano con i suoi valori:
amore per il prossimo, quindi solidarietà umana, che dovrebbero,
oggi più che mai, far sperare in
un mondo di pace.
Maria Vascotto Turco, Udine
Bruna Derossi, un'amica sincera
S
ono passati alcuni anni
dalla sua scomparsa della
cara Bruna e mi sento in dovere di ricordarla amichevolmente e con tanto rimpianto.
Sono certo che insieme a me
la vorranno ricordare anche
tutti coloro che hanno collaborato con lei.
Il suo prezioso aiuto ci
manca molto, la sua collaborazione ci è stata di grandissima utilità.
Mi ricorderò sempre il
gran sacrificio fisico che le
metteva a disposizione della
comunità isolana, e di questo
noi dobbiamo essere grati.
Approfitto anche, in questa occasione, di ricordare
suo marito Ervino che è mancato un paio d'anni prima di
lei. Sicuramente questa mancanza ha influito sulla salute
precaria della cara Bruna ed
il suo cuore ne ha risentito,
purtroppo per noi tutti.
Tutti noi oggi ci troviamo un po' in difficoltà, non
avendo una persona come lei
disponibile ed amabile.
Sarebbe bello che qualcuno potesse dedicare, volontariamente come tutti noi, un
po' del loro tempo libero per
fare in modo che “IUsola Nostra’’ continui a vivere ancora
per gli anni futuri.
Mario Depase
Suor Serafina, con Isola sempre nel cuore
C
arissimi,
ho ricevuto il numero di dicembre di Isola Nostra e
vi ringrazio anche per la pubblicazione della mia lettera; mi
ha anche sorpreso leggere la poesia “Natale” di suor Federica,
nostra carissima missionaria. Grazie!
Conoscendo il desiderio della redazione di ricevere notizie dei nostri compaesani, mi sono decisa a scrivervi. Sento
di volervi bene per il bel lavoro che svolgete a favore di noi
isolani e sono molto contenta di sentir parlare del mio amato
paese, verso il quale mi sento molto legata perché là riposano
tutti i miei cari.
La rivista, arricchita da tante foto, si presenta molto bene,
e piace anche alle mie consorelle che si divertono a sfogliarla.
Belle sono le feste, le gite, piacevoli i ricordi del passato che
ci fanno capire com’era la nostra gente: simpatica, coraggiosa,
socievole e molto generosa. Ringrazio Mario Depase per il
prezioso lavoro che fa impiegando il suo tempo con non poco
sacrificio. L’ho conosciuto due anni fa a Opicina e ne ho avuto
un’ ottima impressione. Auguro a lui e a quelli che lavorano
insieme un futuro sereno e di speranza.
Da qualche mese mi trovo a Udine, ho lasciato con un
po’ di nostalgia il simpatico ambiente e il bel panorama di
Villasantina. Bisogna ubbidire! Al Collegio Paulini di Udine
mi trovo bene, non ho impegni fissi e dedico il mio tempo
aiutando le consorelle bisognose, leggo, scrivo e dò molta
importanza alla preghiera.
Ogni giorno vi ricordo al Signore, chiedo grazie particolari
per voi che lavorate per la diffusione di Isola Nostra. Fate un
grande bene perché, avendo abbandonato tutto, ci tenete ancora uniti portandoci in casa notizie della nostra amata Isola.
Grazie di tutto cuore. Augurandovi ogni bene,
suor Serafina Degrassi, Udine
18
ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
La Madonna del Cedro
Mario Depase
F
ra tanti fatti storici o
leggendari della nostra
tradizione, probabilmente la storia della “Madonna del Cedro” è una di quelle
che pochissimi conoscono
e che io ho avuto la fortuna
di sapere grazie ai racconti
fattimi da vecchi isolani.
La storia non si sa esattamente in che secolo possa essere inserita, ma sappiamo che i
protagonisti sono i componenti
della famiglia Zanon, navigatori e commercianti isolani che si
dedicavano alla diffusione delle
merci del loro piccolissimo
paese nelle zone costiere mediterranee e particolarmente
lungo i porti orientali. Questa
famiglia possedeva un edificio
che in quel periodo veniva
chiamato “Casamento”, essendo molto grande e costruito
nello stesso periodo del palazzo
dell’altra famiglia nobile dei
Besenghi, molto conosciuti
tuttora anche a Trieste, che gli
ha voluto dedicare una via.
Durante uno dei loro viaggi – come ho detto prima,
non si sa il periodo ma si
presuppone al tempo delle
Repubbliche Marinare – avevano trasportato con la nave
le loro merci in Libano e
naturalmente si aspettavano
il pagamento in moneta contante. Ma i ricevitori di parte
del loro carico erano un po’ in
crisi e non avevano il denaro
necessario per saldare il loro
debito e così proposero ai
Zanon un baratto: la merce
in cambio di una statua della
Madonna con il Bambino
Gesù con in mano un cedro,
tutta fatta di legno, naturalmente di cedro.
Loro accettarono, non con
troppo entusiasmo perché forse in quel periodo dopo tanto
tempo di navigazione era più
utile la moneta contante che
una statua seppur della Madonna con il suo Gesù; inoltre
bisognava pagare anche i
marinai che si trovavano con
loro. Comunque, chi si accon-
tenta gode (qualche volta)!
Si portarono così a casa la
statua e la riposero in un bellissimo posto del loro “Casamento”, studiando il modo più
semplice di farla conoscere a
tutti. Decisero così di metterla
a disposizione di tutto il paese.
Parlarono con la cittadinanza
e, essendo i Zanon molto
ascoltati e stimati, proposero
di vestirla con l’abito delle
spose che si sarebbero succedute nell’arco degli anni.
Puntualmente la loro idea
fu accettata da tutti e ad ogni
matrimonio la “Madonna del
Cedro” veniva vestita e svestita con gli abiti delle spose
che si maritavano, con somma
gioia di queste ultime perché
così il loro abito da sposa poteva essere ammirato da tutti
addosso alla Madonna.
L’ultima sposa che prestò l’abito alla statua della
Vergine fu una certa Albina
che andò in sposa (fortuna
sua!) ad uno dei discendenti
della famiglia Zanon, un certo
Libero; e questo vestito le
rimase così addosso sino a
sessant’anni fa, seppure in
pessime condizioni: era tutto
nero, sgualcito e irrecuperabile in tutti i sensi.
Per secoli la statua era
rimasta nella casa dei Zanon,
fino al 1954, anno in cui fu trasferita nel Duomo di Isola dal
parroco don Attilio Delise. Fu
messa sotto una grande teca di
vetro per preservarla meglio
ed anche per paura – credo
– che venisse rubata e venduta,
poiché quello era stato un periodo molto difficile per tutto
ciò che riguardava la Chiesa
e non solo. Precisamente era
stata posizionata in fondo
alla chiesa, vicino all’altare di
Sant’Anna, credendo così che
sarebbe stata più protetta.
Alla fine dl 1955 anche
don Attilio prese la via dell’esodo lasciando la sua amata
Isola, e così dopo la sua partenza la statua sparì e non si
ebbero più notizie sulla sua
ubicazione.
Nel 2005, cinquant’anni
dopo quella strana sparizio-
La Madonna del Cedro esposta nel piccolo museo del Duomo di
Isola. Secondo la tradizione dal Libano sarebbe giunta nel nostro
paese su una barca della famiglia Zanon.
ne, ho insistito molto per
ricercarla ed assieme ad altre
persone abbiamo scoperto il
posto dove era stata messa: un
armadio piuttosto antico in
cui mai si sarebbe sospettato
di poter trovare la statua della
Madonna del Cedro.
Il nuovo parroco di Isola, don Janez Kobal, è stato
molto gentile e così gli ho
spiegato un po’ la storia di
questa statua “libanese” promettendogli che alla prossima occasione sarei stato
più esauriente e completo
nell’esporgli le peripezie di
questo pezzo di tradizione
isolana poco conosciuta.
Questo bravo sacerdote
ha anche creato in Duomo
un piccolo museo della parrocchia di Isola, in un locale
accanto all’altare maggiore,
dove ha esposto la statua che
può essere ammirata insieme
ad altri cimeli, sempre appartenenti ad Isola: reliquie
di numerosi santi, un bellissimo quadro della Madonna
del Carmine (dicono che sia
l’originale!), una rinomata
pala di san Pietro, diversi candelabri d’argento, un busto di
San Donato e diversi piviali
e pianete sempre appartenenti ai vari preti che si sono
succeduti nella parrocchia
di Isola.
Spero che questo mio
elenco di cose che si possono
trovare nel piccolo museo
invogli anche qualche isolano trapiantato a Trieste ad
andarlo a visitare, perché ho
parlato con parecchie persone
ma sono pochissimi quelli che
ne conoscono l’esistenza.
E per concludere mi augurerei che qualche anziano che
fosse in grado di ricordarsi
degli aneddoti o delle storie
riguardanti la nostra cara Isola,
le esponesse magari con qualche articolo su Isola Nostra
in modo che tutti possiamo
venirne a conoscenza, per non
dimenticare la vita e le tradizioni più radicate dei nostri avi.
Un caro saluto in particolare a chi vorrà collaborare in tal senso.
15 Marzo 2007
L
ISOLA NOSTRA
19
Quanti ricordi in quelle vecchie foto
o scorso 20 dicembre
è venuto a trovarci in
sede Luciano Degrassi
(viola), che vive in Germania, a Offenburg, da oltre cinquant’anni. E’ stato un incontro
commovente e rievocativo,
anche perché ha voluto portare
con sé alcune foto scattate ad
Isola alla fine degli anni ’40,
che ritraggono persone e luoghi
ormai scomparsi o radicalmente
mutati e che vogliamo, almeno
in parte, mostrare ai nostri cari
lettori.
Tra le altre cose ci ha raccontato che si dilettava a suonare la fisarmonica e che fu
invitato a farlo anche in manifestazioni di parte “partigiana”, insomma inneggiante agli
occupatori. “Non mi sentivo
di farlo semplicemente perché
ero italiano” - ci ha raccontato
Luciano. A causa del rifiuto fu
convocato a Capodistria, sottoposto a lungo interrogatorio
e gli fu ritirato il documento
di identità. Dopo alcune ore si
ritrovò in un corridoio e attese.
Più tardi un giovane dai modi
gentili gli restituì la carta di
identità e gli comunicò molto
cortesemente che entro due
ISOLA NOSTRA,
il nostro trimestrale
Un giovane Luciano Degrassi con la sua prima Isola, fine anni ’30 – La corte di via Alieto con
fisarmonica. Con lui la sorella Lidia e Vinicio, figlio alcuni dei suoi abitanti: seduti da sinistra: Luciano
Degrassi con la sorellina Lidia (ora settantenne…)
dell’altra sorella Norma.
e il cognato Mario Ulcigrai (benèto). In mezzo il
fratello Bruno (viola, purtroppo deceduto) insieme
giorni doveva lasciare Isola e
a Duilio ed Ervina Degrassi. Dietro le mamme Lucia
l’Istria per sempre. Pochi anni
Degrassi (pis’cia) e Lucia Degrassi (viola).
dopo anche sua madre, già vedova, prese la via dell’esilio con
gli altri figli: uno raggiunse la
lontanissima Australia.
La vita nella Germania del
dopoguerra fu durissima. Poi la
sua serietà e laboriosità con-
quistarono stima e amicizia del
nuovo paese dove il nostro caro
compaesano vive molto serenamente con la moglie e i figli,
con Isola sempre nel cuore.
Italiana la terra che ci diede i natali
Sempre ricordarla da persone sensali
Operosa la vita col pensiero rivedo
Laddove ho vissuto a volte non credo
Avevo amicizie con giochi gioiosi.
Nel nostro mar fra piere e marosi
Ora invece lontani, sparsi nel mondo
Sempre di meno, un disagio profondo
Tanta l’attesa dell’arrivo per posta
Rivedere luoghi, vecchie foto, la costa;
All’impegno di trovare argomenti:
Don Attilio
(da lassù farà i suoi commenti…)
Acrostico di Mirella Bacci
Ed Emilio Prata, Milano)
Isola, anni ’30 – Un gruppo di scolari della quinta classe elementare con il maestro Piccoli.
20
ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
In ricordo di
Francesco Degrassi
Isola, 1950 – Un piccolo
gruppo di bambine davanti
al portone del Duomo: dietro,
Annamaria Derossi (che ha
inviato la foto) e davanti, da
sinistra, Maria Grazia Carboni (+ 1988) e Mariuccia
Depase Carboni, che purtroppo ci ha lasciato nel gennaio
di quest’anno. Con loro la
piccola Ester.
Una grande donna: Lucia Dudine, mia madre
Mia madre Lucia è volata in cielo il 18
gennaio. Aveva compiuto da pochi mesi
i 98 anni. Ha vissuto in pieno la vita
sia nel bene che nel male, crescendo nel
frattempo tre figli, sempre da sola, lavorando sodo e sempre con il sorriso, sempre contenta perché amava la vita.
Ora è lassù, finalmente riunita al marito Dino, sicuramente felice perché ha
lasciato figli, nipoti e pronipoti cresciuti
a sua immagine: esempio di onestà e laboriosità.
Vorrei che questo fosse un piccolo omaggio ad una grande donna: mia Madre.
Te la ricordi, mamma, quella mattinata
Lucia Vascotto in Dudine
Nata a Isola il 1° ottobre 1909
Morta a New York il 18 gennaio 2008
di sole nella quale tenendomi per mano
mi conducesti a scuola? Si era già in
autunno, ma sembrava che l’estate non
volesse cedere alla triste stagione. Io ti
trottavo al fianco con sottobraccio la mia
brava cartella, che aveva ancora quello
strano odore delle cose nuove, ed avevo paura. La mia mano tremava nella
tua e tu per darmi coraggio, in un muto
segno di comprensione, me la stringesti.
“Forza figliolo – doveva dire il tuo cuore
– non spaventarti, lo so: è la paura dell’ignoto che ti colpisce. Non temere, stai
per salire il primo gradino della lunga e
penosa scala della vita. Diverrai pure tu
un uomo “. Mamma, chissà quante altre
cose avrebbe voluto dirmi il tuo cuore,
ma tu mi stringesti solo la mano.
Anni sono passati da quel giorno, e in
tutto questo tempo ho cominciato ad imparare che la vita è sacrificio, è battaglia
continua, è morte.
Ed ora, ecco un anno nuovo e tu non ci
sei più. Ma so che tu mi sarai sempre vicino, sento accanto a me la tua presenza,
come in quel giorno lontano nel quale il
tuo cuore di mamma, che vede il figlio
affrontare il primo ostacolo della vita,
mormorò. “Coraggio figliolo!.
Dio, quanto mi manchi già!
Licinio
A dieci anni dalla sua scomparsa
vogliamo ricordare un padre esemplare: Francesco Degrassi, per
tutti Checco bava el botèr, poiché
aggiustava le botti di legno prima
della vendemmia.
Una vita laboriosa ed attiva, densa
di affetti e di valori, onesto ed infaticabile lavoratore: a 14 anni la sua
prima occupazione fu nella fabbrica
Arrigoni. Riuscì sempre a trovare il
tempo per la sua passione, la pesca:
con la sua barca, la togna ed un
secchio che, prima di intraprendere
la strada del ritorno doveva essere
obbligatoriamente piena di pesci; a
nessuno dei suoi parenti ed amici
mancò mai sulla tavola il pesce
fresco…
Arrivato a Trieste dopo l’esodo, visse i primi anni nel Campo Profughi
di San Giovanni: per raggiungere
prima della luce del sole l’ormeggio della sua barca in Ponterosso
certe volte andava anche a piedi…
Sofferente per la distanza dalla sua
grande passione per il mare e la
pesca, decise di trasferirsi presso
la chiesa di Sant’Antonio Nuovo,
dove, assieme alla moglie Angela
Zaro, svolse il ruolo di custode per
più di vent’anni.
Tutti quelli che lo hanno conosciuto
gli hanno voluto bene, come pure
di sacerdoti (ai quali non è mai
mancato il pesce fresco…). Dopo
ben 62 anni di matrimonio seppe
conservare anche negli anni della
vecchiaia e della malattia un carattere sereno ed allegro.
Vogliamo ricordarlo così, sin da
giovane, felice ed orgoglioso mentre
sorrideva e mostrava i frutti della
pesca.
I suoi figli, Nivia, Almira e Silvano
Francesco Degrassi,
Checco bava el botèr (1909-1998)
15 Marzo 2007
ISOLA NOSTRA
Nel ricordo di Livio Carpenetti
Il giorno 19 dicembre 2007, a Vienna, l’amico Livio Carpenetti di San Simòn
(come amava definirsi), dopo una lunga degenza è stato accolto nella Casa
del Signore. Assieme a quanti lo hanno conosciuto, sono vicino al dolore
della sua famiglia con mestizia e riconoscenza.
Con Livio mi sono rincontrato (dopo 60 anni) grazie ad un mio scritto pubblicato su Isola Nostra dove si parlava di “stavimo in riva al mar…”. Da
quel momento cominciammo a scriverci raccontandoci fatti lontani, ricordi,
amarezze e delusioni provate per l’abbandono della terra natia. Livio per me
è stato una “vera fonte” di notizie, ricordi, impressioni, vergate con impeto
e tanta, tanta nostalgia dei luoghi a noi noti e per sempre perduti.
Ogni tanto si dilettava a spedire qualche “ricordo” a Isola Nostra, l’ultimo dei quali è apparso nello scorso numero di dicembre 2007, dal titolo
proprio “Nostalgia”.
Desidero qui ricordarlo con un suo scritto, sicuro che avrebbe approvato.
Caro el me amico Walter, el mondo xè cambià. La gente xè cambiada.
Non si pensa più. Non si fanno più piani per un domani non sicuro. E, a
malincuore, dico che noi siamo diventati vecchi tenendoci le utopistiche
speranze. Siamo vissuti in un’altra era che, da bella che fu, terminò col facendoci girare dappertutto e lasciare tutto. Meno male che a noi non hanno
tolto né potranno mai toglierci i ricordi, gli usi e le tradizioni che i nostri
nonni ci hanno insegnato.
Tu mi scrivi che hai girato il mondo, l’oltremare e via così. Complimenti!
Io, meno “crociato”, mi sono accontentato dell’Europa, girando in lungo e
in largo per poi stabilirmi nella città dei valzer, dove ci abito da 40 anni (una
vita…). Devo dirti che, nei primi tempi, non si stava bene… ma neanche
male. Del resto è così in ogni dove: finché non ci si abitua.
Ricordo che infinite volte, quando mi chiedevano da dove venissi, rispondevo “dall’Istria”. “Ah, italiano?” – “No – dicevo – istriano, di Isola d’Istria”.
Di nuovo loro rimbeccavano “Jugoslavo?” al che io ribattevo: “La mona de
tò mare!”. Poi, per fargli meglio capire, spiegavo loro i nostri “fattacci”, le
nostre peripezie; così ora, che sono diventato mezzo “crucco”, ormai non
me lo chiedono più… forse anche vedendo oggidì ‘sta massa di gente di
ogni nazione e colore, nessuno o quasi si interessa della loro provenienza
e del perché. Povera umanità!
Ti ripeto, non sono stato né sto male qua. Solo che spesso, guardando la
foto grande di Isola che tengo in salotto, dico tra me e me: “Che cretino,
abitar qua quanto tanto bello era là…”. Ed è questo “era” che mi consola un
po’, che mi allevia la tristezza e la tanta, tanta nostalgia. Perché, credimi, se
Isola fosse rimasta come “era” qui non ci sarei di certo. Decenni addietro
erano i nostri connazionali del Sud a trovarsi in ogni posto, più tardi – forza
maggiore – siamo stati anche noi, fioi della piasseta, mesagrisa, callelarga
o vier… ad essere sbalotai de qua e de là.
Beati noi che siamo vecchi e ci ricordiamo… perché la Storia a volte si nasconde o viene nascosta. Sapendo però dove si nasce ma non dove si morirà…
Grazie Livio, grazie delle tue lettere, del tuo grande amore per Isola Nostra, San Simòn, Porto Apollo, i pasteni e l’albero di more rosse dell’orto
della tua casa di un tempo, quella che si trovava “vissin del mar”…. Che
il Signore ti accolga in pace.
Walter
21
In morte di don Pino Radole,
figlio dell’Istria
Don Giuseppe Radole, recentemente scomparso, era nato a Barbana d’Istria e alla sua terra
era rimasto sempre legato da profondo amore, diffondendone i tesori della tradizione, del
folklore, delle usanze, dei canti popolari, dei
riti religiosi. Non più di un anno fa aveva dato
alle stampe la sua ultima opera: “Tradizioni
popolari d’Istria”, una raccolta di filastrocche,
canzoni, giochi, ricette delle nostre terre che
ci aveva fatto capire quanto l’Istria sia stata
ricca nella sua diversità da un paese all’altro,
pur fra radici e tradizioni comuni.
E’ stato un sacerdote che ha dato molto alla
comunità cristiana, un pastore buono, disponibile, fedele al suo ministero, e dal cuore
aperto ad ogni istanza dei suoi fedeli.
In suo ricordo vogliamo riproporre quanto
Luigi Miotto ha scritto sulle pagine di “Voce
Giuliana”, che ha visto don Pino tra i suoi più
insigni collaboratori.
Arrivederci, don Pino mons. Radole, come
abitualmente ero abituato a chiamarlo:
don Pino perché, innanzitutto e soprattutto, sacerdote (Tu es sacerdos in aeternum),
e monsignore perché meritatamente elevato
ai ranghi della gerarchia ecclesiastica. Del
sacerdote don Pino ha avuto la dignità dell’altare, la misericordia del confessionale, la
saggezza della parola.
Dopo aver officiato la Messa del mattino,
avviandosi verso casa era solito acquistare
il pane quotidiano, espressione anche questa
dell’umanità , della semplicità, della modestia che rendevano ancor più grande la sua
conosciuta personalità di musicologo, compositore, organista, docente di armonia al
Conservatorio triestino.
Molte delle sue ricerche e dei suoi studi hanno illuminato e completato la storia della
musica sacra, del canto popolare istriano,
dell’arte organaria italiana; molte delle sue
pubblicazioni sono state zolle di terra dove
far rifiorire il folklore dell’Istria e di Trieste.
Ma ora don Pino mons. Radole non è più chino sul computer del suo studio: è adesso chino sulla tastiera dell’universo, partecipe della
liturgia del cielo per cantare, a piene canne
d’organo, la bellezza e la gloria di Dio.
22
ISOLA NOSTRA
15 Marzo 2007
QUELLI CHE CI HANNO LASCIATO
Il 10 settembre 2007 in Australia
ci ha lasciato
la nostra cara mamma
Ederina
Pugliese
ved. Sabrini
n. 8.6.1925
Annunciandone la scomparsa
la ricordano con rimpianto le
figlie Ivana e Marisa unitamente ai nipoti, pronipoti e
parenti tutti.
Nella triste circostanza un affettuoso ricordo ai cari nonni
Giovanni Pugliese
Il 28 dicembre 2007 ci ha lasciato
la nostra cara
Maria
(Ucci)
Drioli
ved. Vascotto
n. 14.3.1925
Addolorati ne annunciano la
scomparsa la figlia Fulvia con
Olivio, l'amato nipote Andrea
e i parenti tutti.
Ricorderemo sempre la nostra cara
amica: Nerina, Anita, Nella,
Egidia, Luciana, Giustina,
Nada, Ervina, Silvana, Malvina, Leda, Ucci, Carmela.
Francesco
Benvenuti
(paladin)
n. 15.10.1900
m. 13.4.1958
Anita
Benvenuti
Goina
n. 4.6.1922
m. 9.3.1990
Nivia
Degrassi
n. 21.11.1935
La ricorderanno sempre con
grande rimpianto e tanto amore
i figli Roberto, Daria e Roger,
la sorella Mariucci, il fratello
Marino e i familiari tutti.
Giuseppe
Degrassi
(nadal)
n. 1-3-1904
m. 12.4.1956
Maria
Degrassi
n. 21.11.1910
m. 11.3.1974
Sono passati tanti anni dalla
scomparsa dei nostri cari genitori, ma l'amore e il ricordo
rimangono sempre nei nostri
cuori. Mariucci e Marino insieme ai familiari tutti.
Il 2 gennaio 2008 ci ha lasciato
Da Franca, Mariuccia, Livia e
Bianca un affettuoso ricordo al
papà Francesco a 50 anni dalla
scomparsa, alla sorella Anita ed
alla sorella Vilma nel primo anniversario della scomparsa.
Mario
Degrassi
(fritola)
n. 29.11.1938
Annunciandone la scomparsa,
lo ricordano sempre la moglie Rita, i figli Roberto e
Gianfranco, il fratello Sergio
con Gigliola e i nipoti.
Una Santa Messa in suffragio
della cara Vilma sarà celebrata
Anna Gisella
Perentin
ved. Depase
n. 15.6.1908
m. 8.1.1987
Nel centenario della loro nascita li ricordano con rimpianto
i figli Mario e Lucia, la nuora
Graziella e i nipoti Massimo e
Roberto.
Giacomo Colomban
Dora Benvenuti n. Colomban
Luisa Colomban
Li ricorda sempre con affetto
e rimpianto Caterina Eva ved.
Colomban.
Anna
Marchesan
Chicco
n. 6.9.1887
m. 19.12.1963
Giovanni
Chicco
n. 21.9.1886
m. 28.3.1975
Carla
Bosich
Chicco
n. 28.5.1914
m. 25.1.1970
giovedì 3 aprile 2008
alle ore 18.30
nella chiesa di Sant'Antonio
Vecchio (piazza Hortis).
Maria
Cerin
in Dodich
n. 8.2.1931
m. 20.2.2003
in Canada
Valerio
Depase
n. 7.10.1908
m. 6.5.1979
Nell'8° anniversario della sua
scomparsa è sempre ricordato
con tanto affetto e rimpianto
dalla moglie Violetta Cernivani
insieme alle figlie, generi, al
nipote e ai parenti tutti.
Vilma
Benvenuti
n. 3.4.1920
m. 20.2.2007
Giuseppina Bembich Pugliese
Raggiungendo il marito Mario
e i genitori, dopo lunga sofferenza
il 23 dicembre 2007 in Canada
è tornata alla Casa del Signore
Livio
Chicco
n. 29.7.1919
m. 8.4.2000
Sono trascorsi cinque anni
dalla sua scomparsa ma il suo
ricordo rimane nel cuore del
marito Romano insieme ai
familiari e amici tutti.
Anna
Felluga
in Degrassi
n. 18.4.1914
m. 5.2.2005
Nel terzo anniversario della
scomparsa la ricordano i figli
Vilma, Milvia, Willy assieme
ai nipoti tutti.
Mario
Chicco
n. 16.9.1910
m. 21.6.1990
Alma
Chicco
ved. Depase
n. 23.12.1920
m. 12.1.2005
a Grado
Violetta Cernivani ricorda con
affetto i cari suoceri e cognati.
Lo scorso gennaio a Chicago,
negli Stati Uniti, ci ha lasciato
Adriano Chicco
di anni 82
Da Trieste, un affettuoso ricordo dalla cognata Violetta.
15 Marzo 2007
Carlo
(Nino)
Cernivani
n. 13.5.1920
m. 16.7.2003
A cinque anni dalla sua scomparsa lo ricordano sempre con
affetto la moglie Neverina, il
figlio Carlo con Nancy e gli
adorati nipotini, la sorella Violetta, la cognata Vanda e tutti i
familiari.
Giuseppe
Cernivani
n. 2.1.1896
m. 29.2.1972
Rosalia
Iancovich
Cernivani
n. 21.2.1898
m. 21.10.1986
Albino
Cernivani
n. 8.9.1922
m. 11.3.1958
ad Anversa
Dalla figlia e sorella Violetta
un affettuoso ricordo ai cari
genitori e al fratello Albino.
Giovanni
Vascotto
n. 13.7.1899
m. 21.3.1980
Vittoria
Bologna
ved. Vascotto
n. 15.2.1905
m. 1.3.1993
Li ricordano affettuosamente
i figli con i familiari, il fratello
Germano, le cognate, i nipoti e
pronipoti.
23
ISOLA NOSTRA
Uliano
Bologna
n. 25.3.1928
m. 19.4.2004
A quattro anni dalla sua morte
è ricordato con tanto rimpianto
dalla moglie Licia, dalla figlia
Giuliana, dal genero Roby e dai
nipoti e parenti tutti.
Giovanni
Bologna
n. 21.12.1891
m. 25.4.1984
Anna
Drioli
Bologna
n. 29.1.1900
m. 11.2.1975
Sono ricordati dalle nuore,
nipoti e parenti tutti.
Maria
Zaro
ved. Menis
n. 31.12.1919
m. 6.5.2006
Salvatore
Menis
n. 25.12.1912
m. 18.6.2001
Bortolo
Degrassi
(Nino viola)
n. 14.3.1921
m. 21.3.2006
Romeo
Degrassi
(viola)
n. 2.2.1917
m. 4.3.2003
a Sydney
Nel secondo anniversario della
sua dipartita la moglie Lida lo
ricorda sempre con rimpianto
e tristezza.
A 5 anni dalla sua scomparsa
con dolore e rimpianto lo ricordano sempre la moglie Mira, i
figli Lucio e Romeo, le nuore e i
nipoti, i fratelli e la sorella.
Ettore
Cocian
n. 21.4.1899
m. 15.8.1976
Maria
De Jurco
in Cocian
n. 7.9.1901
m. 21.9.1968
Li ricordano sempre con tanto
affetto i figli Lida e Mario insieme alla nipote Mary con il
marito e la pronipote Allison.
Lucia
Delise
ved. Degrassi
(viola)
n. 9.4.1892
m. 9.5.1973
Mario
Bologna
n. 22.10.1911
m. 24.1.1990
Maria
Ladillo
Bologna
n. 21.3.1913
m. 2.8.1990
A 18 anni dalla loro scomparsa, un affettuoso ricordo ai
cari genitori dalle figlie Silva
e Mirella insieme alle nipoti
Arianna e Patrizia e al genero
Giuliano.
Pietro
Bologna
n. 26.6.1875
m. 5.6.1949
Antonio Degrassi
n. 23.9.1887 m. 21.6.1949
Siete sempre nei nostri cuori.
I figli Bruno e Valerio, le nuore
Caterina e Daniela, la nipote
Raffaella e i parenti tutti.
Anita
Degrassi
ved. Deste
n. 15.5.1916
m. 11.2.2005
Nel terzo anniversario è ricordata sempre con tanto amore
dai figli Corrado e Maria Carmen, dalla nuora, genero e
nipoti tutti.
Sono sempre ricordati con
affetto e rimpianto dai figli
Luciano e Lidia insieme alle
nuore e ai nipoti.
Bruno
Degrassi
n. 22.9.1919
m. 30.7.2004
Francesca
Bologna
n. 12.9.1885
m. 22.2.1969
A tanti anni dalla loro scomparsa un caro ricordo dal figlio
Germano con la nuora e dai nipoti Pina Ucci e Bruno insieme
ai familiari tutti.
Terzo anniversario
Luciana Bologna Vascotto
n. 14.12.1939 m. 27.3.2005
Lo ricordano con affetto il figlio
Riccardo con la moglie Agata e
il nipote Stefano, i fratelli, la
sorella e i parenti tutti.
Con rimpianto Ti ricordano il
marito Lucio, le figlie Manuela
e Sandra con i mariti e le nipotine Eleonora e Giulia.
24
ISOLA NOSTRA
Guerrino
Dudine
n. 28.1.1912
m. 11.2.1977
Maria
Lorenzutti
ved. Delise
n. 5.7.1913
m. 12.3.2007
Ad un anno dalla sua scomparsa
la ricordano con amore i figli
Roberto e Luciano, la nuora
Renata e i nipoti.
Nella circostanza un ricordo
affettuoso per il papà
Anna
Lorenzutti
ved. Dudine
n. 15.10.1919
m. 8.6.1997
Carlo
Delise
n. 15.2.1913
m. 26.9.1998
Antonia
Degrassi
ved.
Lorenzutti
n. 1885
m. 11.5.1969
A dodici anni dalla sua scomparsa lo ricordano sempre con
immenso affetto la moglie
Bruna, la figlia Daniela, il
genero Fabio, la cara nipote
Sara e il fratello Giacomo in
Australia.
Mario
Parma
n. 13.2.1913
m. 9.11.1967
Lo ricordano la sorella Bruna
insieme a tutti i nipoti.
Loriana e Corrado con tanto
affetto e rimpianto ricordano a
parenti ed amici i cari genitori
Guerrino e Anita e la nonna
Antonia.
Nicolò
Bressan
n. 5.4.1890
m. 14.5.1972
Antonietta
Troian
ved. Dudine
n. 29.9.1919
m. 21.11.2005
a Milano
Giuditta
Stocovaz
in Bressan
n. 12.4.1895
m. 20.1.1972
È ricordata con affetto e rimpianto dai figli Tiziano ed Edy
con i loro familiari.
Un affettuoso ricordo anche per
il papà e fratello
Ottavio
Dudine
n. 12.3.1914
m. 31.7.1969
Sono sempre ricordati con
affetto dai figli Bruno, Luigi,
Anita e Mario con i loro familiari e dai parenti tutti.
Virgilio
Benvenuti
n. 6.10.1906
m. 17.2.1955
Maria
Bologna
ved.
Benvenuti
n. 17.3.1907
m. 28.7.2006
Roberto
Dudine
n. 31.12.1940
m. 20.5.2001
a Milano
Come l’erba
i nostri giorni
passano:
tu, Signore,
sei per sempre.
Carlo
Carboni
n. 28.12.1920
m. 30.4.1996
liturgia
Nel secondo anniversario della
scomparsa della mamma Maria,
i cari genitori sono ricordati
con tanto rimpianto dai figli
Luciana con Nerio e Siro con
Maria unitamente ai nipoti
Alessandro, Nicoletta e Fabio
e ai parenti tutti.
Giovanni
Degrassi
n. 8.4.1902
m. 26.12.1983
Irma
Benvenuto
ved. Degrassi
n. 11.1.1914
m. 14.2.2001
15 Marzo 2007
Giuseppe
(Bepi)
Dandri
n. 20.11.1904
m. 20.10.1999
Vorrei dirti tante cose... sempre
più sento la tua mancanza
Lidia
Maria
(Meri)
Pahor
n. 12.3.1915
m. 14.4.2000
Cara Meri, Ti sentiamo sempre
vicina a noi...
Lidia, Lida e Dea
Edi
Walter
Pugliese
(caregheta)
n. 8.1.1948
m. 16.2.1996
Nel dodicesimo anniversario
della scomparsa, lo ricordano
con immenso dolore i genitori
Silvana e Antonietto, la moglie
Adriana, il figlio Andrea ed il
fratello Franco.
Cari genitori, siete sempre nei
nostri cuori. I figli Ervina, Maria Giovanna e Claudio con il
genero, la nuora e i nipoti.
Giovanni
Delise
n. 3.1.1912
m. 23.1.1990
Ada
Delise
Degrassi
n. 11.2.1921
m. 24.2.2006
Lisetta
Stolfa
ved. Delise
n. 10.9.1917
m. 6.7.2006
Giliante
Degrassi
n. 14.6.1918
m. 8.2.1999
La figlia Fiorenza insieme ai familiari tutti ricorda con affetto
e rimpianto i cari genitori.
Livio
Delise
n. 10.6.1937
m. 5.6.1974
Li ricordano caramente il figlio
e fratello Marino con la moglie
Graziella e le amate nipoti Tiziana e Francesca.
15 Marzo 2007
Flora
Goina
n. Delise
n. 22.7.1905
m. 26.2.1982
Pietro
Goina
n. 6.6.1901
m. 10.10.1973
Sono ricordati caramente dai
figli Lida, Dorina e Duilio con
i loro familiari, dalla sorella e
cognata Maria e dai nipoti.
Luigi
Dagri
n. 13.6.1909
m. 8.2.1990
È ricordato dalla moglie Angela
e dai figli Gino, Nerina, Nivea
con Vasco e Marino con Tiziana
e Loredana e parenti tutti.
Lucio
Fragiacomo
n. 14.12.1944
m. 2.4.1980
Lo ricordano la moglie Loredana e la figlia Samantha con
i suoi cari.
Maria
Zaro
n. Calligarich
n. 18.6.1934
m. 19.4.2005
Nel terzo anniversario della
scomparsa è ricordata sempre con affetto e dolore dal
marito Elvio, dai figli Doriana
e Giuliano, dal genero Massimo, dalla nuora Nadia, dagli
amatissimi nipoti Giovanna e
Stefano e dai parenti tutti.
25
ISOLA NOSTRA
Bruno
Bressan
n. 27.9.1921
m. 3.5.2005
Nel terzo anniversario della sua
scomparsa, la moglie Antonia
Crevatin, i fratelli e i nipoti
ricordano con affetto il loro
caro.
Carlo
Parma
n. 20.3.1911
m. 19.1.1985
Olimpia
Crevatin
ved. Parma
n. 24.11.1914
m. 25.4.2003
Sono sempre ricordati con
affetto dai figli Bruno con Cristina e Annamaria con Dario,
insieme ai nipoti tutti e alle
sorelle.
Giacinto
Menis
n. 22.3.1914
m. 11.3.1998
a Monza
Lucia
Felluga
n. 27.1.1920
m. 28.1.1984
La figlia Franca con i fratelli
ricordano con amore il papà
Giacinto nel decimo anniversario della scomparsa e la mamma
Lucia nel 24° anniversario.
Anna
Radin
ved. Petrina
n. 10.10.1905
m. 10.8.1994
Un caro ricordo dal figlio
Claudio unitamente ai familiari tutti.
Antonietta
Benvenuti
ved. Menis
n. 19.12.1904
m. 14.1.2005
a Casarsa
Adalgerio
Menis
n. 4.10.1903
m. 17.12.1993
a Casarsa
Sempre presenti nel cuore e
nella vita delle figlie Lucia e
Luisa e di tutti i familiari.
Luigi
Ulcigrai
n. 6.4.1903
m. 28.8.1973
Anna
Marchesan
ved. Ulcigrai
n. 31.1.1908
m. 2.3.1996
Li ricordano sempre con affetto le figlie Bruna e Gianna,
i generi Gino e Alfredo e i
nipoti tutti.
Libera
Valenti
ved. Ulcigrai
n. 22.12.1908
m. 18.2.1996
Salve
Carboni
in Pantarrotas
n. 15.8.1937
m. 21.2.2005
Nel terzo anniversario della
scomparsa un ricordo affettuoso dal marito Evi, dal figlio Thanassy e dalla sorella
Laura.
Salvatore
Carboni
n. 17.12.1894
m. 21.3.1959
Adele
Derossi
ved. Carboni
n. 15.4.1906
m. 31.1.1987
A tanti anni dalla loro scomparsa li ricorda sempre la figlia
Laura insieme al genero e al
nipote.
Anna
Degrassi
n. Degrassi
n. 6.7.1899
m. 8.5.1990
Giovanni
Degrassi
n. 26.2.1897
m. 25.9.1993
Elvino Ulcigrai
n. 5.2.1911 m. 24.4.1982
Vinicio
Ulcigrai
n. 24.8.1943
m. 27.4.1989
Li ricorda caramente il figlio
e fratello Alfredo, la figlia e
sorella Etta e la nuora e cognata
Gianna.
Silvia
Degrassi
n. 7.12.1923
m. 18.9.1937
Li ricordano sempre con rimpianto i figli Venerina, Franco e
Valeria insieme ai familiari.
Un caro ed affettuoso ricordo
anche per la sorella Silvia.
26
ISOLA NOSTRA
Walter
Felluga
n. 3.12.1938
m. 25.4.2002
Maria
Grazia
Carboni
in Felluga
n. 19.12.1942
m. 8.2.1988
Un affettuoso ricordo dal fratello e cognato Franco Carboni
insieme ai familiari.
Mario
Carboni
(rate)
n. 25.8.1906
m. 13.1.1973
Giulio
Mondo
n. 30.5.1915
m. 9.1.1995
Pietro
Prelaz
n. 18.9.1900
m. 15.1.1990
Anna
Bibalo
ved. Prelaz
n. 4.1.1908
m. 24.8.1991
Sono ricordati sempre con affetto dai figli Pietro e Alfieri
con i familiari.
Silvio
Prelaz
n. 24.2.1928
m. 14.3.1994
in Australia
È sempre ricordato con affetto
dai fratelli Pietro e Alfieri insieme ai familiari.
Cesira
Vascotto
in Carboni
n. 14.4.1904
m. 25.1.1987
Sono ricordati caramente dal
figlio Franco con i familiari.
Bruno
Lorenzutti
n. 24.10.1927
m. 27.1.1997
Nell'undicesimo anniversario
della sua scomparsa lo ricordano sempre con tanto affetto
e rimpianto la moglie Luciana,
i figli Roberto e Fabrizio, la
nuora Federica e le nipoti
Francesca e Fabiana.
Alice
Goina
ved. Vascotto
n. 16.1.1911
m. 27.2.2006
Nel secondo anniversario della
Sua scomparsa la ricordano
con immutato affetto le figlie
Maria, Nivia e Anita insieme ai
generi, nipoti e pronipoti.
Claudia
Prelaz
n. 21.12.1954
m. 17.12.1994
La ricordano sempre con tanto
affetto gli zii Pietro e Alfieri e
ai familiari tutti.
Giorgio
Prelaz
n. 27.8.1929
m. 4.3.2003
È sempre ricordato con affetto
dal figlio, dai fratelli e dai familiari tutti.
Libero
Parma
n. 10.12.1932
m. 14.1.2004
Nel quarto anniversario della
scomparsa è ricordato sempre
con tanto affetto dalla moglie
Lucia, dal figlio Alberto con
Elena e la nipote Chiara, dalle
sorelle e dai parenti tutti.
Vittoria
Gottinger
Mondo
n. 30.4.1920
m. 10.4.1967
Sono sempre ricordati con
tanto affetto e rimpianto dalle
figlie Liana e Franca insieme ai
nipoti e ai parenti tutti.
Olivo
Lugnani
n. 10.4.1906
m. 22.6.1987
in Australia
Gina
Carboni
Lugnani
n. 16.9.1911
m. 17.10.2003
in Australia
Li ricordano sempre i figli Nerio con la moglie Laura e Nivia
con il marito Franco insieme ai
nipoti e parenti tutti.
Antonia
Drioli
ved. Bressan
n. 24.1.1911
m. 13.2.2003
a Brescia
Emilio
Bressan
(talpa)
n. 5.9.1909
m. 2.3.1991
a Brescia
Sono ricordati con immutato
affetto dai figli Silva e Mario
con Annamaria e dai nipoti
Sergio e Roberto con le rispettive famiglie.
15 Marzo 2007
Bruno
Vascotto
n. 8.3.1906
m. 23.8.1989
Lucia
Russignan
Vascotto
n. 10.8.1906
m. 29.12.1985
Restano sempre vivi nel cuore
della figlia Edda, genero Dario,
nipoti e parenti tutti.
Mariano
Carboni
n. 5.3.1898
m. 21.8.1959
Anna
Pozzetto
in Carboni
n. 2.6.1904
m. 20.2.1996
Sono ricordati con affetto dal
figlio Dario, nuora Edda, nipoti
e parenti tutti.
Anna
Bosich
ved. Millo
n. 11.11.1907
m. 15.3.2000
Rodolfo
Millo
n. 13.4.1906
m. 7.5.1979
Ferruccio
Millo
n. 15.2.1934
m. 5.8.1957
La figlia e sorella Silvia ricorda
sempre con immutato amore i
suoi cari.
15 Marzo 2007
Silvano
Dudine
n. 31.12.1921
m. 1.2.1991
Lucia
Minozzo
ved. Paoli
n. 12.2.1894
m. 11.3.1973
A 17 anni dalla sua scomparsa è
ricordato con tanto amore dalla
moglie Maria, dai figli Silva,
Rossana e Sergio, dal genero
Giorgio, dalla nuora Eleonora
e dai nipoti tutti.
Nel 35° anniversario della
scomparsa è ricordata caramente dai figli Severina ed
Elvio unitamente ai nipoti e ai
parenti tutti.
Giuseppe
Li Pira
n. 29.6.1922
m. 10.7.1989
Frida
Perentin
n. 8.1.1905
m. 24.3.1986
Beniamino
Boi
n. 25.9.1896
m. 8.4.1983
Irene
Paoli
ved. Dagri
n. 14.10.1925
m. 18.7.2005
in Australia
I figli Rina e Filiberto ricordano con immutato affetto i
cari genitori.
Nel terzo anniversario della
scomparsa di Irene, un affettuoso ricordo dalla moglie e
sorella Severina insieme alle
figlie e ai nipoti.
Fortunato
Derossi
n. 8.4.1899
m. 20.1.1968
Elisabetta
Ulcigrai
n. 15.12.1907
m. 10.11.1979
Giovanni
Musizza
n. 12.3.1909
m. 5.9.1973
A tanti anni dalla loro scomparsa li ricordano con affetto i
figli Nadia e Arduino.
Domenico
Dudine
(ghetto)
n. 14.4.1923
m. 15.4.2006
a Grado
Nel secondo anniversario della
sua scomparsa lo ricordano
sempre con affetto la moglie
Olga, i figli Ivan, Maurizio e
Paolo insieme alle nuore e ai
nipoti tutti.
27
ISOLA NOSTRA
Felicita
Carboni
ved. Derossi
n. 25.2.1905
m. 21.8.1984
La figlia Anna Maria ricorda
con affetto i cari genitori.
Libera
Benvenuto
ved.
Colomban
n. 14.2.1915
m. 24.3.2003
A cinque anni dalla scomparsa
la ricordano con amore i figli
Anita, Bruno, Giuseppe e Berta
insieme ai familiari tutti.
Il 22 gennaio sono trascorsi
vent'anni da quando, all'ospedale
di Verona, ci lasciava
Cecilia
Goina
ved. Degrassi
n. 17.2.1919
m. 8.5.2007
Norma
Sandrin
ved. Dudine
raggiungendo così il suo Elviano e i genitori Giorgio e Vittoria. Un affettuoso ricordo dalla
cugina Romana con Olivo.
Maggiolina
Russignan
in Pugliese
n. 23.5.1926
m. 24.3.1998
Nel 10° anniversario è ricordata
sempre con tanto affetto e rimpianto dal marito Pini, dai figli
Giuliano, Daniela e Guido con
i rispettivi familiari.
Lucia
Scher
n. Pugliese
n. 15.6.1919
m. 14.3.1998
Dario
Scher
n. 23.12.1919
m. 7.2.2005
Nel 10° e 3° anniversario della
Loro scomparsa il nostro dolore
rimane immutato. Ad aiutarci è
la Vostra perenne presenza nei
nostri cuori.
Con molto rimpianto
Amina e Giorgio
Ennio
Drioli
n. 27.10.1927
m. 2.3.2003
Nel quinto anniversario della
morte ti ricordiamo sempre.
Edda con Cinzia e Paolo.
Marcello
Degrassi
n. 18.4.1915
m. 10.1.1970
Ad un anno dalla scomparsa
della mamma, i cari genitori
sono ricordati con rimpianto
dai figli Lucio con Veleda e
Loredano con Livia insieme
ai nipoti Davide, Daniele ed
Elena con le rispettive famiglie,
ai pronipoti e ai parenti tutti.
Renata
Degrassi
ved.
Benvenuto
n. 14.2.1926
m. 19.6.2002
Antonio
Benvenuto
(garbo)
n. 24.7.1917
m. 26.8.1995
Li ricordano sempre con affetto i figli Liviana, Adeliano
e Fulvio insieme alla nuora,
generi, nipoti, pronipoti e
parenti tutti.
Giovanni
Vascotto
n. 12.12.1904
m. 17.12.1979
Lucia
Russignan
Vascotto
n. 10.8.1906
m. 29.12.1985
Sono ricordati dai nipoti Liviana, Adeliano, Fulvio, Lucio
e Loredano insieme ai parenti
tutti.
28
PRO ISOLA NOSTRA
DALL’ITALIA
• Bruno Parma (Varese) € 30
in occasione del 1° compleanno
di Jacopo e in ricordo dei genitori Olimpia e Carlo
• Antonia Crevatin (Marano/UD) € 30 in memoria del
marito Bruno Bressan
• Silvia Bologna Moretti
(Lodi) € 50 in memoria dei
defunti delle famiglie Bologna
e Moretti
• Eliana Dellore (Roma) € 15
• Edda e Salvatore Chicco
(Monfalcone) 25 in ricordo dei
nostri defunti
• Ezio Degrassi (Grado) €
30
• Maria Parma (Varese) € 50
• Livio Menis (Bassano del
Grappa) 50 in memoria dei
familiari defunti
• Carmen Benvenuto (Roma)
50
• Fabio Ricasoli (Genzano di
Roma) € 30
• Annamaria e Dino Degrassi
(Venezia) 50 in memoria dei
nostri cari genitori
ISOLA NOSTRA
Un sentito grazie a...
• Giovanni Dudine (Aiello del
Friuli) 10 in memoria del papà
Domenico
• Mario Vascotto (Genova)
€ 25
• Bruno Moscolin (Carpi/
MO) 50 in memoria del papà
Giovanni e della mamma Alma
Marchesan
• Edda e Salvatore Chicco
(Monfalcone) 25 in memoria
dei nostri cari defunti
• Franca Menis (Monza) 50
ricordando il papà Giacinto e
la mamma Lucia Felluga
• La moglie Gemma Bettoso
con il figlio, la nuora e il nipote (Carpi/MO) 50 in ricordo di
Albino Giorda a 23 anni dalla
scomparsa
• Giorgio Vascotto (Roma)
50 in ricordo dei genitori Attilio Vascotto (baster) e Argia
Druscovich
• Sergio Brusadin (Noventa
Vicentina) € 30
• Albino Paniek (Udine) € 50
• Silva Bressan (Brescia) 25
in ricordo dei genitori Antonia
DALL’ESTERO
• Livio Braccini con i familiari (USA) $ 200 ricordando il
papà Augusto, la mamma Luigia Del Gos, la sorella Gianna e
lo zio Ottavio Perentin (+ 27.5.2007). A tutti i parenti ed amici
(e specialmente a Claudio Degrassi) l’augurio di tanta salute e
che Dio protegga tutti.
• Romano Dodich (Canada) $ 150 con un affettuoso ricordo
alla moglie Maria Cerin nel quinto anniversario della scomparsa
• Elvina Bacci Fatutta $ 50 ricordando i genitori Guido e
Ofelia e la cara cugina Mariuccia Depase
• Ivana Sabrini (Australia) $ 50 in ricordo della mamma
Ederina Pugliese e dei nonni Giovanni e Giuseppina
• Luciano Degrassi (viola) (Germania) € 50
• Gianna Fradel (Australia) $ 50 in memoria dei familiari
defunti
• Nerio Lugnani (Australia) $ 50 in memoria dei genitori
Olivo Lugnani e Gina Carboni
• Mariucci Degrassi (Canada) $ 100 in memoria della sorella
Nivia e dei genitori Maria e Giuseppe
• Mario Dagri (biri – Canada) $ 50 in memoria dei cari genitori
Vittoria e Antonio
• Giovanni Bacci (zalo – Canada) $ 50 in memoria dei genitori
Celso e Giovannina
• Mario Lorenzutti (grilo – Canada) $ 50 in memoria del caro
fratello Argeo e dei genitori Valeria e Giovanni
• Licinio Dudine (USA) $ 25 in ricordo della mamma Lucia
Vascotto
• Livio Chicco (Australia) € 20
• Claudio e Rina Tomadin (Australia) $ 20
• Pina Giani Konobely $ 50 in ricordo della cugina Bianca
Giani (ci scusiamo per l’errore nel numero di dicembre)
ed Emilio
• Mario Bressan (S.Zeno/BS)
25 in ricordo dei genitori Antonia ed Emilio
• Imperia Dudine (Staranzano/GO) 20 in ricordo della
cara amica Nivia Degrassi
ved. Tragin (+ 23.12.2007 in
Australia)
• Licia Corselli Grillo (S. Daniele del Friuli) € 50
• Edda Dandri (Roma) 30
in memoria dei cari genitori
Gemma e Luigi
• Vittorina Stolfa (Padova)
€ 30
• Sergio Zucca (Monfalcone)
€ 25 in ricordo di don Attilio
Delise
• Sergio Zucca 25 ricordando l’amico Gianni Vascotto
(susta)
• Lucia e Luisa Menis (Udine)
50 ricordando il papà Adalgerio e la mamma Antonietta
Benvenuti
• Severina Paoli (Gorgonzola/MI) 70 in memoria della
mamma Lucia Minozzo, del
marito Giuseppe Li Pira e della
sorella Irene
• Edda con i figli Cinzia e
Paolo (S.Lorenzo/GO) 30 in
ricordo del marito e papà Ennio
Drioli
• Nerina e Marina Bacci
(Monfalcone) 50
• Nicolò Mario Bressan (San
Giorgio di Nogaro) 20 in
ricordo dei genitori Nicolò e
Giuditta Stocovaz
• Neri Drioli (Capriva del
Friuli) 25
• Villi Drioli (Pesaro) 50
• Giuseppina Colomban (Villaguadia/CO) 30
• Rina Boi (Caluso/TO) 40
ricordando con tanto affetto e
nostalgia i genitori Beniamino
e Frida Perentin
• Filiberto Boi (Caluso) 40 in
ricordo dei cari genitori Beniamino e Frida
• Mario Rossi Fizzotti (Milano) 50
• Silva Chicco (Como) 25
• Alfieri e Elvia Fragiacomo
(Monfalcone) 100 in memoria
dei genitori e della sorella Mira
(ci scusiamo per l’errore nel
numero di dicembre)
15 Marzo 2007
DA TRIESTE
• Bianca Gerin € 50 in ricordo
di Augusto Vascotto
• Nerio Gruber (Muggia) € 20
ricordando i propri defunti
• Livio Degrassi € 20
• Nivia Delise € 50
• Elda Delise (Muggia) € 25
• Nerina Pugliese Degrassi 25
in memoria del marito
• Fulvia Vascotto 50 ricordando la mamma Maria (Ucci)
Drioli
• Le amiche 150 in ricordo
di Maria (Ucci) Drioli ved.
Vascotto
• Gigi Carboni 30 con un
affettuoso ricordo alla moglie
Mariuccia Depase
• I cugini Stelio, Dario e Corinno Carboni con i familiari
75 per onorare la memoria di
Mariuccia Depase Carboni
• Edda Vascotto e Dario Carboni 50 ricordando i rispettivi
genitori
• Annamaria Derossi 50 ricordando i genitori Fortunato
e Felicita e le care amiche Mariuccia Depase e Maria Grazia
Carboni
• Ersilia Bernobi 20 ricordando l'amico Olivo Colomban
• Nerina Colomban 50 ricordando il cugino Olivo Colomban e tutti i familiari defunti
• Nerina, Uccia, Alma, Luci e
Silvana 50 in ricordo del caro
amico Olivo Colomban
• Vilma e Romedio 30 in
ricordo dei cari amici Olivo
Colomban e Mariuccia Depase
Carboni
• Famiglie Fedele e Campitelli
€ 50
• Mariucci Dandri e Vinicio
Degrassi 50 in memoria dei
defunti delle famiglie Dandri
e Degrassi
• Laura Carboni € 50 in ricordo dei genitori Salvatore e
Adele e della sorella Salve
• Franco Carboni (rate) 50
ricordando caramente i familiari defunti
• Alma Capello Codiglia con
il figlio Paolo 20 in ricordo del
marito e papà Gualtiero
• Corinno Carboni (Duino) 30
in memoria dei genitori Anna e
Mariano
• Bruno Russignan 30 in memoria di tutti i cari defunti
• Loredana Dagri 25 in memoria del marito Lucio Fragiacomo
• Gino Dagri 60 in memoria
del papà Luigi, del cognato
Lucio Fragiacomo e dei familiari tutti
• Arduino Musizza 20 ricordando il papà Giovanni e la
mamma Elisabetta Ulcigrai
• Attilia Ocovich 50 in memoria del marito Giuseppe
Ragusin
• Maria Russignan (Muggia) 30 ricordando i familiari
defunti
• Maria Contesini € 30
• Libero Giorgesi 20 in memoria di tutti i cari defunti
• Oscar e Clara Dudine 50
ricordando con affetto i genitori
Cesare e Antonia
• Nadia Derossi 20 in memoria
dei cari defunti
• Luciana Dapas 50 in ricordo
del marito Bruno Lorenzutti
• Franca Benvenuti 25 in
memoria del papà Francesco
(paladin) e delle sorelle Vilma
e Anita
• Stelio, Elida e Gianna Benvenuto 30 in memoria della
mamma Vilma Benvenuto
• Nevio Vascotto € 30
• Claudio Petrina 50 ricordando la mamma Anna Radin e tutti
i cari defunti
• Vilma, Milvia e Willy Degrassi 30 in ricordo della mamma Anna Felluga
• Nerina Chicco Derossi 30 in
ricordo del marito Mario
• Loretta Ragaù € 20
• Fiorenza Degrassi 50 in
ricordo dei genitori Ada Delise
e Giliante Degrassi
• Bruno e Gianna Fragiacomo
€ 20
• Bruna e Bruno Ruzzier
20 in memoria dei propri cari
defunti
• Antonietta Bergamasco Mugittu 30 in ricordo dei genitori
Antonio ed Emilia e del fratello
Umberto
• Marisa Delise 30 ricordando i
genitori Isolina e Aurelio
• Gabriella, Paola, Adriana
e Fabrizio 20 in memoria del
nonno Giovanni Moscolin (+
17 gennaio 1970)
• Gemma Vascotto Trevisini
20
• Milvia Codellia € 40
• Bruna Parma 30 in ricordo
del marito Carlo Carboni e del
fratello Mario
• Maria Costanzo 30 in ricordo
dei cari genitori Maria e Francesco, delle sorelle Alma, Alice
e Anita e del cognato Bruno
• Mariucci Chelleri 60 ricordando tutti i propri cari
defunti
• Giuliana Chelleri 50 in ricordo del marito Bruno e della
suocera Maria
• Bruno Carboni 60 in memoria dei propri cari defunti
• Elvio Zaro 30 in ricordo della
moglie Maria Calligarich
• Dorina e Veraldo Vascotto
30 in memoria dei genitori e
suoceri Pietro e Flora
• Roberto Delise 50 in memoria dei genitori Carlo e
Maria Lorenzutti e di tutti i
cari defunti
• Lidia Dandri 50 ricordando
con affetto il marito Bepi e la
cara amica Meri Pahor
• Bruno e Valerio Menis 30
in memoria dei genitori Maria
Zaro e Salvatore Menis
• Licia Bologna (Muggia) 30
in ricordo del marito Uliano e
dei suoceri Anna e Giovanni
• Silvia Millo 50 ricordando
con affetto i genitori Anna e
Rodolfo e il fratello Ferruccio
• Franco (da Como) e Venerina Degrassi con le famiglie
30 in memoria dei genitori e
nonni Anna e Giovanni e della
sorella Silvia
• Gino e Gigliola Dandri 50
ricordando i defunti delle famiglie Dandri e Depase
• Gino e Gigliola Dandri
25 ricordando con affetto gli
amici Duilio, Eliano, Raffaele
e Albino
• Gianna e Alfredo Bussani 30
in memoria dei cari defunti
• Nivia e Almira Degrassi 50
ricordando i genitori Angela e
Francesco
• Cosetta Zaro 20 in memoria
dei cari defunti
• I genitori Silvana e Antonietto, la moglie e i familiari 30
ricordando Edi Pugliese nel 12°
anniversario della scomparsa
• Odilla Zanon 30 in memoria
del marito Livio
• Romana e Olivo Menis 10
in ricordo dell’amica Norma
Sandrin ved. Dudine
• La moglie Rita con i figli
Roberto e Gianfranco 50 in
ricordo del marito e papà Mario
Degrassi (fritola)
• Lucia Degrassi 20 in memoria del marito Libero Parma
• Pietro Prelaz 20 in memoria
dei cari defunti
• Franca e Liana Mondo 30
in memoria dei genitori Giulio
e Vittoria
• Maria Paoletti 25 in ricordo
del marito Silvano Dudine
• Lidia Verk 50 in ricordo
dei genitori Rosa e Giuseppe,
della sorella Vanda e del marito
Aquilino Zubin
• Lidia Verk 15 con un affettuoso ricordo e sentite condoglianze per la scomparsa delle
zie Nerina e Ada
• Lidia Verk 15 in memoria
della zia Giovanna Vesnaver,
del cugino Fabio e di tutti i
defunti delle famiglie Verk e
Vesnaver
• Mariacarmen Deste 30 in
ricordo della mamma Anita
Degrassi
• Dino Palci e Bruna Giani 20
ricordando i rispettivi genitori
Giuseppe con Giuseppina Degrassi e Giovanni con Maria
Pugliese
• Anita e Lino Brigadini 20
ricordando la cara mamma
e suocera Alice Goina ved.
Vascotto
• Nicoletta 10 ricordando nonna Alice
• Mario Del Gos € 30
• Aldo Poropat (Isola) € 20
• Lina Sponza Vellam 25 in
ricordo del marito, delle sorelle
e dei fratelli
• Ovidio Carboni 25 in memoria della moglie Anita Vellam
• Luciana Benvenuti 25 in
ricordo del marito Giovanni
Manzutto
• Nerio Degrassi € 20
• Caterina Eva ved. Colomban 60 in ricordo del marito
Giacomo, della cognata Dora e
della cara Luisa Colomban
• Pina e Nino Goina 25 ricordando i genitori e suoceri
Giovanni e Vittoria
• La moglie Violetta con le
figlie e i familiari 30 in ricordo
di Livio Chicco
• Violetta Cernivani 30 in ricordo dei defunti delle famiglie
Chicco e Cernivani
• Violetta Cernivani 20 ricordando il cognato Adriano
Chicco
• Fabio Delise € 30
• Mario Vascotto e Carmela
Carboni 40
• Silva Bologna 30 in memoria dei genitori Mario e Maria
Ladillo
• Mirella Bologna 20 in ricordo
del marito Sergio Pompili
• Siro Benvenuti 40 in memoria dei genitori Virgilio e
Maria
• Lucio, Manuela e Sandra
Vascotto 50 in ricordo della
moglie e mamma Luciana Bologna Vascotto
• Eleonora e Giulia 20 in
ricordo della nonna Luciana
Bologna Vascotto
• Dino Chicco 30 in memoria
dei genitori Giovanni e Romilda Degrassi
• Antonio Dudine (Isola) 30
ricordando i genitori Francesco
e Fausta
• Bruno Ficiur 20 in memoria
dei genitori Giusto e Maria
• Pina, Ucci e Bruno 25 in
ricordo dei nonni Francesca e
Pietro Bologna
• Lida Degrassi 60 ricordando
il marito Nino, i genitori e i
suoceri
• Fulvio, Adeliano e Liviana
Benvenuto 60 in ricordo dei
genitori Renata e Antonio e dei
nonni Giovanni e Lucia
• Lucio e Loredano Degrassi
con le famiglie 40 in ricordo
della mamma Cecilia Goina e
del papà Marcello
• Anita, Bruno, Giuseppe
e Berta 50 in ricordo della
mamma Libera Benvenuto ved.
Colomban
• Giuseppe Pugliese con i figli
20 in ricordo della moglie e
mamma Maggiolina e di tutti i
cari defunti
• Bruno e Samuela Fragiacomo 50 ricordando i genitori e i
fratelli Libero e Nella
• Evelina Degrassi Marini 25
• Giovanni Vascotto (Sistiana) 20
• Gina Slanovitz 20
• Egidia Drioli Russignan 50
in occasione della nascita della
nipotina Nina
• Pino Benvenuti 50 in occasione del 80° compleanno della
moglie Raffaella Degrassi
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Tanti (ormai sessantenni…) si ritroveranno in questa foto, scattata a Isola nel 1954 davanti alla scuola di via Besenghi: è la prima classe elementare con il maestro Bruno
Zaro. Il sorriso dolce e sereno del maestro sembra accentuare il clima di grande tranquillità che traspare dalla foto. E’ davvero la quiete “prima” della tempesta.
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