ISOLA NOSTRA «... e là fantasticando coi miei pensieri, ai miei occhi s’apria, la giacente città, e l’alpi e il mare e la seminascosta, Isola mia» Pasquale Besenghi PERIODICO DELLA COMUNITÀ DEGLI ISOLANI ANNO XLII N. 372 TRIESTE, 15 marzo 2008 Poste Italiane S.p.A.-Sped. in Abb. Post . D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Taxe perçue - Tassa pagata Attenzione! In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Trieste C.P.O. detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa. ISOLA NOSTRA - Via XXX Ottobre, 4 - 34122 TRIESTE - ITALIA Tel. 040.638.236 E-mail: [email protected] I titoli Il confine della sofferenza 10 febbraio: «Giorno del Ricordo» Isola Nostra piange due amici e validi collaboratori S.N. “Pullino’’:Calderon sociale 2007 e assemblea Giani Stuparich: ricordi istriani La Pasqua ad Isola DOMENICA 11 MAGGIO 2008 Gita della Colomba Sono aperte le iscrizioni alla Gita della Colomba, che quest’anno giungerà alla sua decima edizione. Il programma prevede la celebrazione della Santa Messa nel santuario della Madonna delle Grazie a Gorizia e il pranzo al Ristorante Belvedere di Tricesimo. Adesioni e informazioni, anche su altre eventuali fermate dei pullman in città, presso: Mario Depase – tel. 040-226853 Silvana Svettini – tel. 040-820259 Isola Nostra – tel. 040-638236 I pullman partiranno da Borgo San Sergio in direzione Piazza Oberdan alle ore 8.00, con fermata successiva in piazza Foraggi. Partenza da piazza Oberdan alle ore 8.30. LUNEDÌ 24 MARZO 2008 Pellegrinaggio a Strugnano Appuntamento alle ore 15.00 a Strugnano per la tradizionale processione a cui seguirà la Santa Messa. C I DISSERVIZI POSTALI ome si può leggere nella stampa nazionale, i disservizi postali continuano ad essere nell’occhio del ciclone e non accennano a diminuire, anzi peggiorano sempre più. Già il numero di settembre 2007 di Isola Nostra era stato recapitato con fortissimi ritardi, ma quanto è successo con il numero di dicembre ha dell’incredibile. Anche se con una settimana di ritardo rispetto agli anni precedenti ( per motivi non dipendenti dalla nostra volontà), Isola Nostra è stata consegnata al Centro Operativo delle Poste di via Brigata Casale nella giornata del 19 dicembre. Alcuni (pochissimi…) lo hanno ricevuto prima di Natale, tantissimi anche dopo un mese e tanti non lo hanno mai ricevuto, come lo dimostrano le decine e decine di segnalazioni che abbiamo ricevuto… E parliamo di spedizioni su Trieste stessa… Negli anni ’70 Isola Nostra veniva consegnato all’Ufficio Postale alla sera e al mattino successivo era nelle cassette postali… Oltre alle segnalazioni alle Poste (che ovviamente lasciano il tempo che trovano…) non possiamo proprio farci niente, se non scusarci con i nostri lettori e ricordare che in caso di mancato ricevimento basta telefonare in sede e richiedere un’altra copia, almeno fino a disponibilità delle stesse. Ricordiamo che Isola Nostra viene sempre inviata a tutti, ma se qualcuno non fosse più interessato a riceverlo è pregato di segnalarlo, ad evitare inutili spese di stampa e di spedizione. Grazie. Q Ai lettori uesto numero di Isola Nostra esce senza le otto pagine centrali a colori (più costose), che da alcuni anni davano maggior risalto alle nostre manifestazioni e agli avvenimenti lieti dei nostri compaesani, che hanno sempre dimostrato di apprezzare questa iniziativa. Anche al numero di Natale 2007 non era stato allegato il tradizionale calendario, con dispiacere di parecchie persone. Tutto questo è dovuto alla nostra situazione economica, che attualmente risulta piuttosto incerta e ci costringe a limitare le spese. Gli isolani hanno sempre dimostrato grande generosità nei confronti di Isola Nostra, ma il calo delle entrate riteniamo sia ormai fisiologico: basta guardare nelle pagine dedicate a quelli che ci lasciano e accorgersi che gli anni passano (e Isola Nostra è entrata nel suo 44° anno di vita…). Al costante aumento dei prezzi (di cui tutti quotidianamente ci accorgiamo) si è purtroppo anche aggiunto nel 2007 il trasloco nella nuova sede di via XXX Ottobre: la zona è centrale, e quindi facilmente raggiungibile anche dai più anziani, ma ha provocato un forte aumento del canone di affitto rispetto alla sede di piazza S.Antonio. Nella speranza che nei prossimi mesi la nostra situazione economica migliori, un sincero ringraziamento deve andare comunque a tutti i nostri amici lettori, che sentiamo sempre vicini e che ci sono di sprone a continuare questa nostra iniziativa. La Redazione VENERDI’ 18 APRILE 2008 I (non più) sessantenni a tavola Quindicesimo appuntamento per gli amici ex-sessantenni che ogni anno ad aprile si ritrovano numerosi per una tavolata in allegria nel ristorante di Basovizza. Per conferma, telefonare ad Alfredo (tel. 040- 280084) almeno una settimana prima. AVVISO IMPORTANTE L'uscita del prossimo numero di Isola Nostra è prevista per la metà del mese di GIUGNO 2008. Per evitare spiacevoli disguidi è necessario che il materiale destinato alla pubblicazione arrivi in redazione (anche per posta o e-mail) entro il 10 maggio 2008 Grazie per la collaborazione. 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA Periodico trimestrale della Comunità degli esuli d’Isola d’Istria fondato da Don Attilio Delise nel 1965 Direttore responsabile Franco Stener Assistenti di redazione Anita Vascotto Attilio Delise Umberto Parma Hanno collaborato a questo numero: Marisa Berani Mario Bressan Nicoletta Brigadini Gino Dagri Assunta Degrassi Loredano Degrassi Mario Depase Licinio Dudine Emilio Felluga Alessandro Gargottich Mario Lorenzutti Walter Pohlen Romano Silva Franco Stener Tullia Toti Maria Vascotto Turco Don Pietro Zovatto Gianni Zvitanovic Direzione, Redazione, Amministrazione Via XXX Ottobre, 4 34122 TRIESTE Editrice: Associazione “ISOLA NOSTRA’’ Autorizzazione del Trib. di Trieste n. 843 del 4.5.1992 Conto corrente postale n. 11256344 Orario degli uffici: Martedì dalle 10 alle 12 Giovedì dalle 10 alle 12 Venerdì dalle 16 alle 18 Telefono 040/63.82.36 Grafica e stampa: STUDIO 92 RO-MA Tel. 040/945161 1 ISOLA NOSTRA La Pasqua, vertice del Credo cristiano E ccoci di nuovo arrivati alla Pasqua, dopo una Quaresima che ci ha portato alla meditazione aspra e penitente del credo cristiano. La fede non può considerarsi un rito opzionale nei riguardi di Dio. Essa esige da noi, viandanti nel tempo della salvezza, uno stile di vita austero e coerente con quella professione che ci immette nel mistero cristiano. La vita si può considerare un cammino disseminato di tentazioni, quelle stesse esperimentate da Cristo nel deserto, quando pregava e digiunava in una trascendente unione con la volontà del Padre che l’aveva inviato all’epopea della redenzione presso il popolo eletto con un messaggio universale. Le tentazioni sono date dal “pane” con il quale l’uomo deve cimentarsi per avere il suo dignitoso tenore di vita. Non si può pretendere che Dio faccia dei miracoli per sostenere il tenore di vita dell’uomo. Esiste anche la tentazione dello “spettacolo” per coloro che vogliono rendere la loro fede spettacolarità folkloristica sull’onda dei “media”. Trascurando così l’interiorità del credere puro ed essenziale, fondato nella parola di Dio, sulla tradizione e sull’insegnamento dei pastori nel loro apostolato. Anche la relazione vissuta con le realtà terrene con l’esigenza del dominio, per signoreggiare sui popoli, rappresenta quasi la pretesa di sostituirsi a Dio, che è creatore liberale e provvidente. La Pasqua evento immanente – la Crocifissione – e trascendente – la Resurrezione – rappresenta il culmine dell’amore di Dio per ciascuno di noi. E’ la parte più drammatica e più esaltante del disegno divino nei nostri riguardi. La Pasqua diventa così metamorfosi di purificazione ascetica e di elevazione di grazia per l’uomo moderno stordito da troppe tentazioni Un crocifisso vitale dissolvitrici della sua integra personalità. Sotto questo profilo la Pasqua costituisce il vertice del Quel Crocifisso ha inchiodato credo cristiano e la più insigne occasione per la lingua a clero e cristiani. saper risorgere dal torpore di una vita cristiaIn hillo tempore il Figlio na di ordinaria amministrazione. La Pasqua è del falegname ha gridato l’ebbrezza dello spirito in unione con il Cristo più alto dei grattacieli: morto e risorto. Guai a voi ricchi Don Pietro Zovatto perché sazi di caviale quando i poveri avevano le ferite leccate dai cani sotto le tavole imbandite. Ha turbato i benpensanti osando urlare a scribi e farisei: Le meretrici vi precederanno nel Regno dei Cieli. Ora che lo vogliono abbattere dai muri ove silenzioso sopravvive alla ignoranza degli studenti, il Crocifisso non è più morto, parla con la penna degli agnostici. Ti difendono quale cavaliere di civiltà, perché pedagogo ai barbari delle emozioni del bello, del senso del bene e del male. Il sacerdozio nelle polverose sacristie tace dondolandosi tra incenso e broccati. Il Crocifisso è risorto da lontano, è morto per i vicini servi inutili. Pietro Zovatto 2 Il confine della sofferenza P roprio così, dopo lunghissimi anni cade per noi istriani quel muro o quel confine che per noi è stato di lunga e amara sofferenza. Ma noi, gente dell’esodo, come dobbiamo comportarci? Dobbiamo gioire per questo avvenimento, anche se non dobbiamo dimenticare il nostro passato? Per quel confine passò quasi tutta la nostra gente e la nostra storia… il popolo istriano, pur di sentirsi libero, dopo tanti soprusi scelse la via dell’esilio… e che esilio fu. Abbiamo abbandonato tutto, siamo stati sradicati per sempre dalla nostra terra… siamo stati derisi, siamo stati umiliati. Un popolo buono e laborioso, gente che non ha mai disturbato nessuno, per colpe non nostre è stato costretto a lasciare tutto quello che aveva di più caro. Ora tutto sta cambiando, sono caduti i muri, cadono le barriere, ed è giusto che sia così. Ma di noi e del nostro dramma chi si ricorderà? In quelle cerimonie si parlerà anche del nostro Esodo? O si preferirà sorvolare il tutto? Quante sofferenze, quanti ricordi amari, quanti pianti sono passati sotto quelle sbarre. Vite spezzate, famiglie divise, cimiteri abbandonati, il nostro modo di vivere cambiato per sempre… Dov’è la giustizia, dov’è il riconoscimento per la nostra tragedia, c’è veramente la volontà di dialogare e fare giustizia o, come sempre, si preferirà il silenzio? Le Nazioni che oggi si considerano civili e democratiche dovrebbero riconoscere i torti che noi abbiamo subito. Si parla tanto di Pace, Democrazia e Libertà, ma se queste Nobili Parole non si mettono in pratica 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA rimarranno solo parole… Se si vuole vivere in armonia bisogna almeno riconoscere che ci sia stato “il nostro Esodo”… ma la nostra gente sta ancora aspettando. Ciao dal Canada da Mario Lorenzutti, uno che passò quel confine con la morte nel cuore... La caduta del confine A bbiamo visto di tutto, noi nati in queste contrade nel secolo in cui si sono combattute aspramente ben due guerre mondiali. Abbiamo visto di tutto e le lacrime che ci offuscavano gli occhi non ci impedirono comunque di “vedere” chiaramente quello che stava succedendo. E questo”capire” fu penalizzante per noi perché molti altri, ad occhi ben asciutti, “vedevano” assai più confusamente quello che accadeva. Solo nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, i meno disonesti intellettualmente e politicamente dovettero riconoscere, spesso a denti stretti, che grande ingiustizia era stata compiuta in Istria e che gli Istriani avevano subito e pagato per tutti, soprattutto per i fratelli che avevano maggiori responsabilità. Tutto questo è stato: è Storia. Le nostre vicende particolari continueranno a vivere con noi e con i nostri figli, forse per certi aspetti anche nei libri di storia, quando verrà raccontata senza pregiudizi ideologici. Oggi, tra il 20 e il 21 dicembre 2007 abbiamo la grazia di “vedere” un altro fatto difficilmente immaginabile fino a qualche tempo fa: la caduta del confine. La “cortina di ferro” che si era comunque allentata negli anni, non esiste più anche se relativamente all’Istria è solo stata spostata, ma già questo è un fatto di grande importanza, storicamente di rilievo. Solo poco più di dieci anni fa vedevo dalla finestra di casa mia i bagliori e sentivo i rumori degli spari sul confine. Adesso il confine non c’è più e nemmeno gli spari che, in questo caso, riguardavano il disfacimento della Jugoslavia. Cessati dunque gli spari, ci auguriamo per sempre. Grande momento, dunque, da vivere con ottimismo di cuore e di intelletto, da consegnare ai nostri figli come risultato ultimo e insperato di conflitti sanguinosi, come speranza di composizione possibile delle più diverse posizioni, come aurora dai colori tenui e già per questo più rassicuranti. Fatta l’Europa, bisogna fare gli Europei. E che Dio ce la mandi buona… Tullia Toti 10 febbraio: T ardivamente – meglio tardi che mai – il Parlamento Italiano ha voluto istituire il 10 febbraio di ogni anno la “Giornata del Ricordo”, al fine di ricordare e far conoscere la tragedia abbattutasi alla fine del secondo conflitto mondiale sulle popolazioni giuliane, che hanno pagato il prezzo di una guerra perduta. Quei lutti e quelle sofferenze non solo non sono state mai diffusamente divulgate ma spesso totalmente ignorate da una gran parte del popolo italiano. Il tema dell’esodo, degli eccidi, delle foibe era argomento riservato al Friuli Venezia Giulia e tutt’al più veniva ricordato da qualche membro politico nazionale a Trieste in occasione di qualche comizio elettorale. Dal 2004 un giorno – il 10 febbraio appunto – richiama l’attenzione dell’intero popolo italiano su una fase storica ignorata dai libri di testo scolastici: dopo il muro di Berlino si solleva un velo che per anni ha oscurato fatti e misfatti. Recentemente sono stati abbattuti i confini che separano l’Italia dalla Slovenia: ci sono stati per l’occasione molti festeggiamenti, ma non si può dimenticare quello che quei confini hanno rappresentato per due generazioni di istriani, che solo varcandoli hanno trovato sicurezza personale al prezzo di dolorose rinunce: è venuto a mancare un pezzo di memoria tangibile, ma il ricordo rimane. Dal 25 aprile 1945 le date storiche impresse nella memoria si snodano nel corso di lunghi dolorosi anni: 9 giugno 1945 – Accordo provvisorio tra gli Alleati e la Jugoslavia di Tito per la creazione della Zona A e B, la prima sotto controllo alleato, la seconda assegnata alla Jugoslavia. 15 Marzo 2007 Giorno del Ricordo 10 febbraio 1947 – firma del Trattato di Pace – dolorosa stazione della Via Crucis istriana – in cui la Jugoslavia ottiene, a titolo temporaneo, l’Amministrazione della Zona B con l’impegno di “assoluta imparzialità tra i gruppi etnici” (la Jugoslavia invece avrebbe poi applicato tutti i possibili mezzi per cancellare ogni traccia di italianità…) La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del Ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. (art. 1 Legge 92/2004) 3 ISOLA NOSTRA 5 ottobre 1954 – a Londra viene sottoscritto il “Memorandum d’Intesa” e il successivo 26 ottobre l’Italia riassume l’amministrazione della Zona A e la Jugoslavia quella della Zona B. 10 novembre 1975 – con gli accordi di Osimo la linea di demarcazione tra le due zone diventa confine di Stato tra Italia e Jugoslavia: un percorso storico ben presente in coloro che lo hanno vissuto! “Il giorno del Ricordo” ha la funzione di colmare un vuoto di memoria nazionale in un momento in cui purtroppo i protagonisti di questa vicenda scompaiono dalla scena della vita: i diretti testimoni se ne vanno ma non devono essere dimenticate le loro amare vicende che fanno parte di un tassello di storia nazionale che non può, non deve essere ignorato. Romano Silva Non dimentichiamo... Nella ricorrenza del “Giorno del Ricordo” ho voluto buttare giù queste righe, con la speranza di ricordare a tutti – con questo piccolo contributo - la nostra disavventura alla metà del secolo scorso. Con l’occasione un cordiale saluto a tutti gli isolani, veci e zoveni, sparsi ai quattro lati della terra. Nel sinquantasinque compivo sedise primavere quando lassavo con la famiglia le mie tere. Da quei giorni tanti ani xe passai… e quell’esodo no lo dimenticarò mai. El tempo passava, un velo de nebia stendeva, i ricordi lontani poco se intravedeva un tempo, una calma, nessun parla la nostra “storia” dovremo racontarla. Xe passai sessant’ani, la popolasion lassa la tera dei avi per no’ restar in presòn, gente che pitosto de viver col stranier preferissi far le valigie e diventar forestier. Da alora xe questa la nostra condision, el nostro viver, la nostra dimension. Nissun ricorda le traversie de ‘sta gente, del suo passato, ma gnanche del presente. Dopo tanto silensio, solitudine e ignoransa a qualchedun ghe vien un forte mal de pansa, per liberarse e farse perdonar i pensa de istituir un “giorno” per ricordar. Ricordarse dei veci governanti, solleciti e bravi de come i gà vendù le nostre tere ai slavi… Dimenticandose de noi italiani patochi istriani, dalmati e fiumani… Dopo tante spinte, solecitudini e premura I pensa de istituir, per no’ far bruta figura, el “Giorno del Ricordo” a futura memoria, giorno che nele intension paserà ala storia. Xe dal’istitusion de ‘sta “giornata” che la nostra storia xe stada racontada. Finalmente la television e i giornai i raconta l’esodo de quei giorni passai. La nostra gente però no’ se gà dimenticà le tantissime promesse fate con ambiguità, consapevole de esser davanti a tuti italiana, sensa rinunciar a esser dalmata o istriana. Sarà sempre qualchedun che parlerà de noi, racontarà la nostra storia ai sui fioi. Fiducioso nel prossimo futuro con tristessa ricordo i bei tempi dela nostra giovinessa. Con la speransa de no’ esser più considerai nati in tera straniera, ma italiani più che mai. No’ posso dimenticar i veci che ne gà lassà, perché xe merito loro quel che gavemo conquistà. A voi tuti una streta de man, me firmo, son Mario Bressan, metà talpa e l’altra metà tocio (Brescia) 4 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 Il mio Giorno del Ricordo, in Canada I sola, 8 febbraio 1956 – London, Canada, 8 febbraio 2008. Proprio così, lasciai il mio paese natio l’8 febbraio 1956, quando ero poco più che un ragazzino. Come vivo oggi il “Giorno del Ricordo”? Fuori, qui a London, nevica, fa molto freddo ma la visuale è stupenda: tutto è coperto da un manto bianco, immacolato, sembra un paesaggio da cartolina. Osservo tutto dalla mia finestra, e mi da una sensazione di pace e di sereni- ESODO N ello spirito della “Giornata del Ricordo” l’Associazione delle Comunità Istriane ha presentato in una affollatissima “Sala mons. Bonifacio” il volume “Esodo”, raccolta degli atti del seminario che la stessa Associazione ha tenuto nel 2007 sul tema “Itinerario di informazione sull’esilio degli italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia”. E’ risultato un libro corposo ed interessante, che analizza le vicende, le radici storiche, i tragici eventi e le conseguenze del dramma giuliano. Presenza gradita dagli organizzatori e dal pubblico – che lo ha accolto con un caloroso applauso – quella del vescovo di Trieste mons. Ravignani, che ha ricordato la dura persecuzione del clero verificatasi in Istria a seguito dell’occupazione jugoslava. Il suo intervento si è concluso con l’incitamento alla concordia tra le genti, senza però dimenticare. Senza ricordi non c’è memoria e senza memoria non c’è storia. L’intento di questa pubblicazione, presentata dallo storico prof. Salimbeni, è la diffusione tra il personale docente, al quale è già stata fatta pervenire, in modo che un importante capitolo di storia nazionale ignorato o poco conosciuto sia divulgato tra gli studenti. tà… e penso a quella data così lontana nel tempo, ma ancora tanto presente nel mio cuore. Rivedo mio padre che con tanta emozione consegnava le chiavi della nostra casa al finanziere jugoslavo: tutto finiva, una vita di lavoro e sacrificio svaniva in pochi attimi. Vedo le lacrime di mia madre mentre si voltava, quasi volesse salutare per l’ultima volta la nostra casa. Qui, a casa mia, ho un piccolo crocifisso che comperai ad Isola quand’ero piccolino, avevo si e no sei sette anni. Faceva bella mostra di se nella vetrina di una bottega del nostro paese e convinsi mia madre a comperarmelo. Da quel giorno quel crocifisso è sempre stato con me, prima in camera da letto, sopra il lettone dei miei genitori ad Isola, poi nel Campo Profughi di Opicina, e anche a Sistiana, ultima dimora di mia mamma. Ogni volta che tornavo in visita a Trieste, mia madre, sapendo che era “mio”, mi diceva: Perché no’ te lo porti in Canada, xe un bel ricordo… E io rispondevo: Finché vivi quello sarà sempre con te a farti compagnia. Quante preghiere ha sentito quel crocifisso: mia madre alla sera si addormentava pregando per tutti noi e invocando la Sua protezione. Ora quel crocifisso è a casa mia, a London… accenderò una candela, metterò accanto un fiore e dirò una preghiera per tutta la nostra gente che non c’è più e per tutti quelli che sono sparsi per il mondo. Vicino al crocifisso ho un bel vasetto di ceramica, che mi è stato regalato da una signora istriana, e che contiene dei piccoli ricordi: una pietra del mio paese, e tante altre raccolte nei vari paesi istriani… e una pigna raccolta ai margini di una foiba. Così mi sembrerà di essere vicino a tutti, noi gente dell’esodo. Virtualmente sarò presente a qualche cerimonia del 10 febbraio, data ufficiale del Ricordo… Guarderò negli occhi mia moglie, i miei figli, ringraziando il Signore per tutto quello che ci ha dato. Magari pensando che anche se così lontani siamo e saremo sempre orgogliosamente istriani. Senza odio, senza rancore, ma sperando in un futuro migliore. Comunque, senza mai dimenticare. Questo sarà il mio giorno del Ricordo Mario Lorenzutti, Canada 18 novembre: San Mauro S empre rispettosi delle nostre tradizioni, anche quest’anno ci siamo ritrovati domenica 18 novembre nella chiesa di Santa Teresa di Trieste per assistere alla Santa Messa in onore di san Mauro, nostro patrono mai dimenticato e sempre amato. Un grazie a mons. Giuseppe Rocco (che tanti anni fa fu anche cooperatore della parrocchia di Isola) che ha celebrato il Santo Sacrificio e al coro dei Carabinieri in congedo di Trieste che con i loro canti hanno dato ulteriore solennità alla celebrazione. Dopo la funzione, tutti invitati nel salone della parrocchia per un cordiale ritrovo, ricco di tanta bonisima jota e parsuto caldo. Per completare bene la giornata, alcuni si sono ritrovati poi a Borgo San Nazario per una abbondajnte mangiata di castagne arrostite all’aperto, con un’aria pungente ma immediatamente vinta e riscaldata da un ottimo vin brulè, offerto con tanto calore dal bravo Massimo, dai suoi compaesani e dal simpatico parroco del Borgo. Grazie di cuore a tutti i partecipanti e un saluto affettuoso da Mario e Graziella Depase. 15 Marzo 2007 5 ISOLA NOSTRA Isola Nostra piange due amici e validi collaboratori Ci hanno lasciato Mariuccia Depase Carboni e Olivo Colomban - “Pronto, Isola Nostra!” Per quanti anni abbiamo sentito al telefono la voce argentina di Maria Depase Carboni, meglio nota come Uccia, la moglie de Gigi? Per tanti! Innamorata del suo paese natale, dedicava ad Isola Nostra tutto il tempo possibile, pur presa dagli impegni familiari e da quelli con la “Pullino” del marito Gigi. Spontanea e sorridente non creava mai situazioni di disagio quando si trovava in compagnia. E’ stata, è il caso di dire, al servizio della nostra associazione con spirito di dedizione e di entusiasmo, senza mai nulla chiedere e contenta quando poteva soddisfare le richieste dei nostri lettori che a lei si rivolgevano quando arrivavano in sede. Poi, qualche anno fa, è stata colpita da un male che non lascia scampo, ma lo ha affrontato con il coraggio di sempre e fino all’ultimo, quando il male le dava qualche minuto di tregua, diceva che presto sarebbe tornata in sede… Ma il destino è più malvagio della nostra bontà. Sabato 26 gennaio l’abbiamo accompagnata nel suo ultimo viaggio al cimitero di Sant’Anna, tra il compianto generale di quanti Le hanno voluto bene. Vogliamo essere vicini a Gigi e ai suoi cari, e ringraziarla per quanto ci ha dato. Non avevamo fatto in tempo a salutare Uccia nel suo ultimo viaggio quando ci è giunta la notizia della perdita di Olivo Colomban. Anch’egli, come Uccia, lavorava con serenità e dedizione, sempre disponibile ad aiutare la nostra Associazione. Tanti lo ricorderanno anche tra gli organizzatori delle gite di Isola Nostra. Una emiparesi l’aveva colpito lo scorso ottobre, proprio pochi giorni prima della tradizionale gita di San Mauro. Sembrava che certe cure riabilitative, se non completamente, almeno in parte avrebbero potuto fargli riacquistare certe funzioni. Ma purtroppo così non è stato. Ancora una volta sabato 2 febbraio ci siamo ritrovati in tanti al cimitero per rendergli omaggio, accompagnandolo con il ricordo dolce e sereno che ci aveva lasciato. Addio, Olivo! Un abbraccio ai suoi familiari ai quali era tanto legato. EF MARIA DEPASE in CARBONI OLIVO COLOMBAN nata a Isola il 19 gennaio 1944 morta a Trieste il 21 gennaio 2008 nato a Isola il 9luglio 1927 morto a Trieste il 28 gennaio 2008 Non potranno mai dimenticarla il marito Gigi, il figlio Daniele, i nipoti Mattia, Marta e Michela, il fratello Pieretto e la cognata Annamaria insieme a tutti i parenti ed amici, che ringraziano quanti sono stati loro vicini e hanno partecipato al loro dolore. Ringrazio tutti gli isolani per l’affettuoso saluto che avete rivolto a mio papà nel giorno del suo ultimo viaggio su questa terra. Vi ringrazio anche per avergli dato la possibilità di sviluppare in questi anni il suo entusiasmo e la sua voglia di fare partecipando alla vita della Comunità Isolana. Anche se abito lontano da Trieste e non ho ricordi di Isola vi sono vicino e vi abbraccio tutti. Il figlio Giuliano insieme ai familiari tutti Dott. Romildo Degrassi Il 18 gennaio è stata celebrata una S. Messa in suffragio del dott. Romildo Degrassi nel giorno del primo anniversario della scomparsa. Purtroppo, per un errore di trascrizione, nell'ultimo numero di Isola Nostra l'annuncio riportave erroneamente la data del 18 febbraio. Ci scusiamo con la famiglia per l'involontario errore. 6 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 Noi, terza generazione Alessandro Gargottich E ccomi di nuovo tra voi, con quella che ormai possiamo considerare come una vera e propria rubrica fissa. Rubrica che è, come avrete capito, dedicata all’ultima generazione di figli dell’Istria e di Isola in particolare ma che – spero vivamente – venga letta (mi auguro con interesse) da tutti gli isolani. Nel numero precedente di Isola Nostra terminavo il mio articolo d’esordio con una esortazione a tutti i nipoti di istriani, lettori del giornale, affinché mi contattassero, per raccontare cosa fanno nella loro vita. In modo da ottenere un doppio risultato: quello di far sapere alla gente istriana che i loro discendenti sono riusciti a farsi spazio nella comunità territoriale che li ha (volente o nolente) ospitati e quello di costituire una mini-comunità di “nipoti dell’Istria”. Devo dire sinceramente che il mio appello sarebbe sembrato cadere nel vuoto dell’indifferenza se non fosse stato per una bella mail scritta da una signora nata a Trieste ma figlia di isolani. Lettera che mi ha particolarmente colpito perché emozionante, pur nella sua semplicità e brevità. La riporto così di seguito: “Sono anch’io della terza L’associazionismo sportivo D a ormai tre anni mi sono letteralmente infilato in un mondo che conoscevo veramente poco, quello cioè dell’associazionismo sportivo. Per una serie di vicissitudini, o chiamiamoli casi della vita, ho avuto modo di conoscere il Presidente nazionale di un importante Ente di Promozione Sportiva, il “C.N.S. Fiamma”. La semplice conoscenza iniziale e lo scoprire di avere in comune una visione di quelli che sono i valori che dovrebbero essere fondamentali nello sport, soprattutto in quello amatoriale, come la lealtà, il rispetto quasi religioso per l’avversario e la solidarietà cameratesca con i compagni di squadra, ha fatto si che la frequentazione mia con il presidente Fiorenzo Pesce continuasse, fino a che lo stesso mi ha chiesto di diventare addirittura coordinatore regionale dell’Ente e di riorganizzare le attività del CNS-Fiamma. Onorato per tale proposta, accettai subito e – eravamo nell’agosto del 2005 – a settembre avevo, assieme ad uno sparuto gruppo di amici, fondato la mia prima associazione sportiva dilettantistica, la “Podistica Fiamma Trieste”. L’inizio, come sempre avviene, non è stato facile. Prima di tutto perché dovevo scoprire man mano quali fossero tutti i vari adempimenti che l’italica burocrazia impone, cioè l’affiliazione della squadra alla FIDAL regionale, quella di ogni singolo atleta alla FIDAL provinciale, la trafila per effettuare le visite mediche al Centro di medicina dello Sport, ecc. Ma ricordo ancora la mia emozione quando la squadra ha partecipato alla prima gara ufficiale, nel marzo del 2006. Si trattava di una corsa campestre organizzata presso Trieste, nell’area del Sincrotrone. Eravamo (perché oltre ad essere presidente, corro pure, anche se con scarsi risultati) in dieci e un paio dei “miei” si piazzarono in buona posizione. Avevamo rotto il ghiaccio. Sono passati poco più di due anni e adesso la Podistica Fiamma si pone ai vertici del panorama della corsa amatoriale nella nostra provincia. Una soddisfazione immensa per me e gli altri fondatori: siamo passati dai 6 tesserati del primo mese di attività agli attuali 40. Con il passare del tempo, l’attività del CNS-Fiamma è aumentata, espandendosi in altre discipline sportive; sono nate quindi la “Nuova Fiamma Yamato”, società di judo, i “Fiamminghi”, che si occupa di calcio a sette e, ultima arrivata a gennaio, la “Fiamma Daruma Shotokan” per chi vuol praticare il karate tradizionale. Il mondo dell’associazionismo sportivo è un mondo splendido perché fatto di persone che amano lo sport per passione vera e sincera, visto che i guadagni non esistono proprio, anzi molto spesso i bilanci consuntivi finiscono con perdite più o meno cospicue, ma le soddisfazioni si guadagnano sul campo di gara e – credetemi – meritano tanti sacrifici. Chi volesse conoscere meglio le attività praticate nell’ambito del CNS-Fiamma di Trieste, guardi pure il nostro sito Internet www.sportnazionalefiamma.it. Buona visione. Alessandro Gargottich generazione. Leggo Isola Nostra da quando la mia cara mamma non c’è più, mi pare di starle più vicino. Mi manca tanto e per me è un conforto leggere della sua gente, di quello che può aver vissuto lei e di tante cose che non sapevo. Da bambina, con mamma, papà, sorelle e fratello si andava in ferie a Isola, ospiti di una zia. Eravamo in tanti e stretti… ma molto contenti e allegri. La sera si cantava in cucina e alle volte si usciva in compagnia. Di giorno al mare (punta de galo)… erano giorni e anni bellissimi per me bambina. Mi fa molto piacere che il giornale resista nel tempo, mia mamma lo leggeva sempre e mi raccontava di una o dell’altra persona… quanto vorrei ascoltarla ancora. Ora ogni tanto vado a Isola con mio zio, si fa la passeggiata, mi mostra la loro casa di fronte alla scuola, dove giocavano… so tutto a memoria ma ascolto sempre con piacere e ricordo un periodo della mia infanzia con nostalgia. Non so perché le ho scritto… ho solo ascoltato il mio cuore. M.F., una triestina figlia di isolani.” Nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, la lettera di M.F. è l’unica giuntami e ciò mi fa riflettere sulle motivazioni per cui nessun altro giovane (o presunto tale come il sottoscritto) abbia sentito il desiderio di mandarmi anche solo due righe per raccontare qualcosa di sé. Non credo che tutti i nipoti di istriani abbiano un “quotidiano” piatto ed insignificante; immagino che tra tanti (perché parliamo sicuramente di centinaia, se non migliaia di persone) ci sia qualche avvocato, ingegnere, dirigente, carabiniere, artista, musicista, pittore ecc. Oppure tutti hanno un “lavoro qualsiasi” che non solo non dà loro nessuna soddisfazione ma hanno addirittura una remora a parlarne. O invece, si 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA 7 Dulcis in fundo C arissimi amici, la Befana mi ha recapitato i vostri auguri (oltra a un saco pien de carbonela e un par de fulminanti par impissarlo) dei quali, esprimendo gratitudine all’arzilla vecchietta, contraccambio a Voi ed agli amici che mi hanno reso partecipe del modo in cui hanno “consumato” (nelle varie parti del mondo dove “villeggiano”) il Capodanno e, da come descrivono la “nottata” di San Silvestro, immagino che non si sono risparmiati. I nostri paesani di un tempo, in questa notte di “consumismo”, si sono “sostenuti e dissetati” con gli alimenti e bevande dei luoghi dove risiedono (tanto e ben) ma, a parte duto, dove li metemo i nostri crostoli, le fritole (sensa santonego, perché riservade a Pasqua), el strucolo de pomi, i bigoli cole capelonghe, i crodeghini coi capussi garbi, i bengai soto l’albero (che tante volte ciapava anca fogo…), el bongiorno dela banda par le strade de Halietum e, scusè un pochetin se xe poco…, i elisir dele contrade isolane, dal refosco ala malvasia, dal ribolla alla graspa fata in casa che, a qualchedun, in un certo periodo, oltre che a insinghenarghe la testa, ghe faceva vignir i sbisighessi drio dela schena… e non solo… Go pur savù, con tanto piaser missià a mestisia, che qualchedun de voi gà tentà de far n’altra matada pr festegiar l’arivo del novo anno ma ormai, fioi mii, i anni xe quei che xe e el giorno dopo, ‘pena sveiai, de sicuro gavarè trovà le solite robe de sempre, de sicuro vece, ansi sempre più vece…e voi con un anno in più sula schena, incucai dale libagion e imbambolai dai dolori reumatici e artritici. Da parte mia, ale diese de sera, me son ficà tal leto co’ un libro, me son impirà i tapi sule rece par no’ diventar sordo colpa dei sbari e, a mesanote, dormivo za dela grosa. La matina dopo, qualchedun me gà dito che iera passà n’altro anno e che avevo meso in tela gropa el numero setanta e alora, par dismentigar ‘sto evento e farme coraio, a pranzo gò esagerà coi tortellini in brodo, lasagne al forno, zampone e crodeghin col kren, patate in tecia e capussi garbi. E come diseva i Romani, par “dulcis in fundo”… ‘na feta de pinsa vansada da Pasqua (cussì go risparmià sul paneton…), un par de savoiardi imbrombai de malvasia dolsi (de quela istriana tegnida da parte come ‘na tratta solo di un atteggiamento apatico e disinteressato, dovuto ad una mancanza di legame vero e profondo con le proprie origini. Se la motivazione è quest’ultima, allora i “vecchi isolani” dovrebbero fare un mea culpa per non essersi impegnati quanto basta per tramandare a figli e nipoti quella “tradizione orale” che è indispensabile per non tranciare le secolari radici storiche e culturali. Sinceramente però non ritengo sia questo il motivo ma solo quella che è la principale causa di ogni conflitto odier- no nel microcosmo familiare, la mancanza cioè di tempo da dedicare alla comunicazione interpersonale. Si vive di fretta (e nessuno ci ricorda che la fretta è cattiva consigliera), si corre a portare i figli a scuola, si corre al lavoro, si corre a casa a pranzo, poi via di nuovo a recuperare i figli e magari portarli in piscina o a calcio o a quant’altro, si arriva alla fine della giornata stanchi e distrutti dal “quotidiano affanno” e ci si pone davanti alla tv a vedere quiz e veline, con lo stordimento mentale che ne consegue. Si conclude la giornata senza reliquia), un bicerin de graspa co’ la ruda par digerir el duto… e finir (e ‘sto qua ghe tocai a levri…) in astanteria a far ‘na lavanda gastrica. Eco, me son dito, l’anno comincia ben… co’ un cristero in boca, ma, a parte el fatto che divento sempre più imberlà e fora de bartuele… son sempre pronto a cominciar de novo e ‘ndar ‘vanti (come sempre,) testardo come el mus de lontana e cara memoria. Ecco qua, cari amici lontani, basta poco per riportar la “cronaca giornaliera “missiandola” ai momenti lontani, e perciò mi sono detto: perché non approfittare dell’occasione per rivolgere un invito a quanti ricevono Isola Nostra, incitandoli a spedire un loro scritto, oppure un aneddoto, chi con una pagina, chi con due o magari tre, per integrare quella “Storia” che si sta esaurendo? E dato che gli anni se ne vanno ed essendo consapevoli che le nostre fila di assottigliano sempre di più ora più che mai dobbiamo stringere più saldamento quell’esile filo che ci lega al nostro passato perché… finiti noi… finito tutto. Quindi, con un piccolo impegno da parte vostra (‘na penna, anca se de oca fa l’istesso, ‘na boceta de inchiostro e un toco de carta…), fate pervenire alla nostra Redazione le vostre impressioni, un fatto successo tanto tempo fa, un vostro ricordo. Non lasciate che il pennino si spunti e l’inchiostro si prosciughi perché – tenetelo ben presente – sulla punta di quel pennino e dentro quel calamaio – sono custodite le vostre storie, il nostro dialetto e i nostri ricordi… basta tirarli fuori. E allora, viva tutto ciò che ci può regalare la memoria del tempo passato, dale nosèle ale mandole, dala carta de argento al mandorlato, dai mandarini tacai col spago, da l’albero de Nadal (che era squasi sempre un ginepro…) al presepio col mus’cio dei agueri, dai bomboni col rosolio a l’armonia dela famiglia missiada con l’amor de casa nostra e… “Quanto è bella giovinezza che ci sfugge tuttavia…”. Un abbraccio, carissimi amici, datevi da fare e scrivete a Isola Nostra, scrivete, scrivete, che, in questo modo, passarè anca el tempo… e tantissimi auguri per l’anno nuovo. Walter Pohlen, Capodanno 2008 rendersi conto che non ci si è scambiata nemmeno una parola (se non le classiche come xe andà a scola?) con la propria moglie e i propri figli. Mi rendo conto che sto filosofeggiando e forse sono andato un po’ fuori dal seminato, ma penso di aver reso l’idea e di aver (molto, ma non troppo, umilmente) dato un consiglio a genitori e mariti: parlate con le vostre mogli e i vostri figli. Vale molto di più, in termini formativi, un racconto magari inventato (come faccio io con i miei due bambini), una battuta o una risata che gli “assordanti silenzi” davanti alla tv. Spero quindi che il motivo delle vostre “mancate lettere” sia solo la banale insufficienza di tempo per scriverle. In un altro articolo, che troverete più avanti, vi racconto cosa faccio io nella vita, oltre al mio lavoro (che mi da il pane, e anche qualche soddisfazione) che è quello di maresciallo della Polizia Municipale da ormai dodici anni. Prendete spunto e raccontatemi la vostra vita… io insisto e non mi perdo d’animo, cocciuto come sono, da bravo figlio d’isolana. 8 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA Isola d'Istria – Estate 1952 È un nuovo DVD con filmati d’epoca disponibile in sede, su prenotazione, il DVD di cui avevamo dato notizia nel numero di dicembre e che contiene dei preziosi filmati risalenti all’estate del 1952 a Isola, cortesemente inviati in Redazione dagli Stati Uniti dai signori Elodino Degrassi e Francesca Fragiacomo, che ancora una volta vogliamo ringraziare per la cortesia. Sono immagini molto suggestive, anche se riprese con la rudimentale tecnologia di allora: la processione del Carmine, la consa delle reti in piazza, i tuffi dei ragazzi, gente di contrada… immagini poi tecnicamente migliorate e musicate dalle “sapienti” mani dell’amico Walter Pohlen. L’ISOLA CHIAMATA RICORDO DVD di Walter Pohlen Isola quando l’abbiamo lasciata: oltre 500 foto accompagnate da una suggestiva colonna musicale che raccontano delle sue vie e piazze, chiese, feste, lavoro, divertimenti, sport… PASSEGGIANDO PER TRIESTE DVD con 400 foto su Trieste di Lionello Morpurgo, accompagnate da canzoni note e meno note cantate da Gino Dagri (biri). libri sono Il DVD e i sede. Su disponibili in ssono anrichiesta po s p e d it i a c h e e s s e re . mezzo posta Fra i tanti apprezzamenti che abbiamo ricevuto per quest’opera, ne vogliamo riportare due, particolarmente significativi perché pervenutici dall’Australia e dal Canada: Livio Chicco, dall’Australia Mi è arrivato, in brevissimo tempo, il DVD con i filmati dell’estate 1952 per cui voglio ringraziarvi di cuore. Le immagini sbiadite, proprio come in un sogno, hanno rievocato in me ricordi di luoghi e persone ormai svaniti. Nonostante le grosse nubi che allora oscuravano l’orizzonte, quelle immagini rispecchiano palesemente la semplicità della gente di contrada, con il sorriso stampato sui volti. Dagli indumenti che allora si portavano, fra i bimbi e gli adulti (anche se io probabilmente non c’ero in quelle immagini) ho visto un po’ di me e dei miei parenti. Quello che eravamo un po’ tutti a quei tempi… in quell’estate io avevo appena sette anni. Le immagini della processione, accompagnate da uno struggente sfondo musicale, mi hanno commosso e provocato il più forte senso di perdita definitiva e l’impossibilità di recupero finora provato. Più di tutto con questo Dvd ho sentito la tragica e insostituibile perdita della nostra identità sociale e culturale. Voglio ringraziare anche i signori Degrassi e Fragiacomo LA FAVOLA DELL’AMPELEA di Luca Dibenedetto Ed. Cortinovis – 550 pagine con 800 foto e oltre 100 biografie dei calciatori che hanno fatto la storia della squadra isolana dalla fondazione negli anni ‘20 fino all’esodo. per aver reso disponibile il loro filmato e l’amico Walter per l’ ottima elaborazione di questo dvd, da conservare per la posterità. ITINERARI ISTRIANI di Piero Parentin con foto a colori di Corrado Ballarin – edito dall’Associazione delle Comunità Istriane – 16 itinerari tematici alla scoperta di un’Istria suggestiva ma poco conosciuta dal turista, spesso attratto soltanto dal suo mare. Mario Lorenzutti, dal Canada Abbiamo avuto l’opportunità di vedere il DVD su Isola – Estate 1952: un bellissimo ricordo di casa nostra e della gente che vi abitava. Un documento storico emozionante e di sicuro irripetibile. Direi un vero gioiello, specie per noi lontani dall’Italia. Un sentito grazie agli amici che lo hanno inviato in redazione e a Walter Pohlen per il lavoro svolto nell’assemblare le immagini. 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA 9 Lo scorso 20 novembre presso l’Università degli Studi di Trieste CHIARA DELISE ha conseguito con 110 e lode la laurea in odontoiatria e protesi dentaria discutendo con la prof. De Stefano la tesi su “Effetti dell’ozono in odontoiatria sui sistemi adesivi”. Alla “neo-dott” congratulazioni vivissime, insieme all’augurio di un brillante futuro, dai genitori Daniela e Attilio, dalla sorella Anna, dalla nonna Gina, da Davide insieme a tutti i parenti ed amici. Il 21 dicembre 2007 è nata NINA DRIOLI: il suo arrivo ha portato tanta gioia alla bisnonna Egidia Drioli e ai cuginetti TOMMASO e FEDERICO Riabbracciarsi dopo cinquant’anni di lontananza…Lo scorso settembre è venuta a trovarmi dal Canada la mia cara amica ANITA VASCOTTO (nella foto con il vestito chiaro) insieme alla sorella. E’ stato veramente bello rivedersi: mi rimarrà sempre un caro ricordo e tanta nostalgia. Tanti saluti ed auguri da Nivia Degrassi A CHIARA e SARA GOINA fanno gli auguri e mandano tanti bacini i nonni Pina e Nino, i genitori Paolo e Gabriella, gli zii Gianfranco e Loredana e la cugina Monica. AVVENIMENTI LIETI Presente il vescovo di Trieste mons. Eugenio Ravignani, all’Unione degli Istriani è stato ricordato dalla Comunità di Cittanova don Luigi Parentin, cantore e profondo conoscitore della terra istriana a dieci anni dalla sua scomparsa. In quell’occasione l’amico Gino Dagri ha voluto presentare e fare omaggio al presule del suo DVD “Passeggiando per Trieste”. Nella foto, con Gino e mons. Ravignani, Denis Zigante, presidente della Comunità di Cittanova. AVVENIMENTI LIETI 10 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 Molte feste negli ultimi mesi hanno allietato a Capriva del Friuli la famiglia di Neri Drioli. Nella prima foto, la famiglia della primogenita ANNAMARIA DRIOLI e CLAUDIO LORENZUTTI il 30 settembre 2007 in occasione della Cresima della primogenita Marta (è la prima nipotina di Neri). Con loro gli altri due figli: il piccolo Francesco e Massimiliano, che lo scorso maggio aveva ricevuto la Prima Comunione. Il 24 giugno Annamaria e Claudio hanno anche festeggiato il loro 20° anniversario di matrimonio. Nell’altra foto, la secondogenita di Neri, FRANCA DRIOLI e VALTER SIVILOTTI, che lo scorso 15 settembre hanno celebrato il loro matrimonio. Il 13 dicembre 2007 a Varese JACOPO PARMA ha festeggiato il suo primo compleanno, per la gioia dei genitori Claudia e Massimiliano, dei nonni Cristina e Bruno Parma, dei nonni Adele e Alessandro Boldetti e degli zii e cugini tutti. Con Jacopo continua così la generazione dei biasusso di Isola d’Istria… Non capita tutti i giorni di raggiungere un traguardo così ambito, ma qualche volta (con l’aiuto di Dio e lo zampino della fortuna) i 60 anni di matrimonio possono essere raggiunti e nel caso specifico – sono molto fiducioso vedendo lo stato di salute dei due – saranno superati e spero anche di molto. Io ho la fortuna do conoscere i protagonisti di questo bellissimo evento non molto frequente: la signora SILVIA RUSSIGNAN e il marito ALDO VASCOTTO, nostri compaesani isolani. Nel lontano 1947, e precisamente il 23 agosto, mons. Emilio Stolfa li aveva uniti in matrimonio a Isola, nel Duomo di San Mauro. E per festeggiare questo avvenimento si sono ritrovati, dopo 60 anni, nella chiesa di Perteole (Udine) dove don Flaviano, amicissimo di famiglia, ha benedetto e rinnovato il loro “Sì” davanti a Dio. Tra i moltissimi presenti, in prima fila la figlia Luisa e le nipoti Barbara e Alessia, la sorella della sposa Gigliola e la sorella dello sposo Lidia Delise, accompagnate dai cognati e dai parenti tutti. Un elogio particolare al caro Aldo che, nonostante la non più giovane età, si mette sempre e volentieri a disposizione della comunità degli isolani di Monfalcone. Che cosa possiamo ancora augurare a Silvia e Aldo? Naturalmente tanta salute e poi di poter raggiungere il prossimo traguardo possibile che sarà tra …. anni (mai porre limiti alla Provvidenza) affinché, accompagnati sempre dai loro familiari ed amici, possano nuovamente ritrovarsi per celebrare davanti a Dio la loro promessa di matrimonio. Auguri di cuore, cari amici! Mario Depase 15 Marzo 2007 11 ISOLA NOSTRA Cari nonni Ezio ed Elide, la vita è un dono per ogni uomo e ogni donna, è un dono in ogni momento. Tutta la vita è un dono da non sciupare, è un dono da non bruciare. Anche nei giorni tristi la vita è amore. anche tra le bufere la vita è amore. La vita è sempre un dono che Dio ci dà. In questo giorno di festa, cari nonni EZIO ed ELIDE partecipiamo con gioia il vostro 75° anniversario di matrimonio, un traguardo di un lungo percorso di vita insieme che tutti vorremmo poter raggiungere un giorno con la stessa devozione e amore che avete sempre dimostrato nel vostro matrimonio. Buon anniversario da tutta la famiglia: Vi vogliamo bene! Emanuela e Marco, Alessio, Igor e Claudia, Nivea e Marino, Maria e Claudio, Ezio e Rina, Roberto e Pinucci Lo scorso 25 febbraio RAFFAELLA DEGRASSI ha festeggiato i suoi primi 80 anni. A questa bella signora, in una foto di qualche annetto fa, infiniti auguri dal marito Pino Benvenuti (sisoti) e dalla figlia Elviana con Michele. Isola bella Isola bella, ma perché sei lontana? Ti vorrei vicina per stare con te. Isola bella, in riva al mar vorrei tornar e andar a spasso de qua e de là, e cantar con amor solo per te. Isola bella, tutto passa e alla sera mi vien la nostalgia perché la lontananza fa male al cuore. Isola, Isola paese mio, eri un angolo di paradiso. Gino Dagri, biri Il 4 marzo DANIELE DEPASE (bianchin) ha festeggiato i suoi meravigliosi 9 anni. Un augurio che possa sempre essere felice dalla mamma Gabriella, papà Massimo e dai nonni tutti. Eccoci qua! Questi sono NICCOLO’ e MATTIA, nipotini di Donatella Ispiro e Lorenzo Colella nonché pronipoti di Nella Degrassi e Bruno Ispiro. A queste due “meraviglie” auguriamo un futuro roseo e tanta serenità. Bacioni dai nonni Donatella e Lorenzo e da zia Elisa. AVVENIMENTI LIETI Grado, 4 marzo 2008 12 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 PULLINO PULLINO PULLINO CALDERON SOCIALE Da sinistra: Corrado Delise, Gigliola Berni Visintin, Sergio Tendella, Donato Corvasce con il presidente Franco Degrassi (formazione prima classificata). Da sinistra: Maurizio Fragiacomo, Alessandro Visintin, Giulia Delise e Grazia Angelini Colomban (formazione seconda classificata). C ome tradizione, ogni qual tanto la protagonista del “calderon” è la bora. Così anche quest’anno. Ma i dirigenti non si son dati per vinti e come esperienza insegna hanno tirato fuori i remo ergometri ed estratti a sorte gli equipaggi, questi si son dati battaglia “all’asciutto” usufruendo di questi apparecchi, che simulano la vogata. Il tradizionale “calderon” societario si è potuto tenere egualmente come programmato, giovedì 1° novembre; esso è stato vinto da Corrado Delise, Gigliola Berni Visintin, Sergio Tendella, Donato Corvasce. Secondi: Giulia Delise, Mariagrazia Angelini Colomban, Maurizio Fragiacomo, Alessandro Visintin e terzi Francesca Finocchiaro, Matteo Santin, Boris Pecchiari e Adriano Riaviz. La festa sociale è stata ampliata con le prove Padri e Figli vinta da Umberto e Matteo Santin, Lui e Lei adulti con in testa Andrea Costagliola e Lia Buzzai e un Lui e Lei giovani vinto da Roberto Piller e Giulia Piccirillo. Nelle prove individuali giovanili ricordo i primi posti di: Martina Zullich (allieve B), Robert Lamesa (allievi B), Roberto Piller (allievi C) e tra le piccolissime Miriam Haipel, Rebecca Zolli e Alice Ambrosi. Alla fine spaghettata in canottiera per tutti i partecipanti. Come ogni fine anno, eccoci all’assemblea societaria. Domenica 2 dicembre 2007, nella palestra della canottiera, con inizio in seconda convocazione alle ore 10.15, essa si è svolta davanti a una nutrita presenza di soci. Presidente dell’assemblea è stato nominato Duilio Tedesco, presidente del Comitato regionale FIC-FVG e come segretario il cav. Fabio Colocci. Il presidente dott. Franco Degrassi ha letto e commentato dettagliatamente la sua relazione morale e quella di previsione , approvate all’unanimità come poi anche le relazioni tecnica ed economica, esposte rispettivamente dal dt Donato Ciacchi e dal dott. Ennio Drioli. Alcuni istanti di raccoglimento sono stati dedicati alla memoria dei soci scomparsi durante l’anno: il dott. Romildo Degrassi e il rag. Mario Bologna. Si son ricordati i numerosi lavori svolti, grazie allo spirito di abnegazione dei membri del direttivo, dei soci e amici. In allestimento è il nuovo pontile, che permetterà Partecipanti in gara sui remo ergometri. 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA 13 PULLINO PULLINO PULLINO 2007 E ASSEMBLEA Il dt Donato Ciacchi. Dino Gubertini con Rosaria. Il vicepresidente Fabio Vascotto in relax. Lorenzo Baldini con papà Manuele. il prosieguo dell’attività, con nuove prospettive. Durante l’anno si è proceduto alla sostituzione del verricello per il sollevamento del motoscafo, alla riparazione del vecchio pontile, all’elevazione del gradino della vasca voga, alla sistemazione della copertura del container e dell’adiacente deposito, per finire con la revisione e inizio della verniciatura dell’ “otto” in legno. Come si è ricordato, grande impegno è stato profuso nell’attività agonistica a favore dei giovani, grazie alla completa dedizione degli allenatori con la fattiva collaborazione dei genitori, molti dei quali si sono fatti soci e si sono appassionati di questo sport. I corsi estivi sono stati svolti con grande profitto da Donato Ciacchi coadiuvato dall’ex atleta Alessandro Jurman. Si è ricordato inoltre il dono del singolo 720 da parte dell’Hotel San Souci di Mirabella di Rimini, ove si recano numerosi soci e amici con partenze dirette da Muggia. Il presidente ha menzionato pure, che nel giugno 2007 è stata realizzata nuovamente la regata sui 500 metri lungo la riviera di Muggia (martedì 12 e mercoledì 13 giugno 2007) con la partecipazione di atleti provenienti anche dalle vicine Repubbliche di Slovenia e Croazia riservata alle categorie giovanili e inserita nell’ambito della Regata dei Tre golfi (9-17 giugno 2007), proposta dal Circolo della Vela di Muggia. Alla fine dei lavori, il direttivo è stato riconfermato in toto. Subito dopo, soci, genitori e atleti si sono ritrovati nella palazzina,sede del Circolo della Vela di Muggia, in largo N. Sauro, dove Manuele Baldini, coadiuvato da numerosi genitori, ha organizzato il pranzo sociale. Gradito ospite è stato l’istriano cav. Ferruccio Calegari, residente a Milano, già corrispondente della Gazzetta dello Sport, nativo di Parenzo. Presente il sindaco di Muggia dott. Nerio Nesladek e il nuovo delegato del CONI Prov.le Trieste per Muggia dott. Ferdinando Parlato. Non vanno dimenticati infine gli appuntamenti, che hanno animato la canottiera in occasione dell’ultimo dell’anno con il veglione sociale di lunedì 31 dicembre, ripetuto per carnevale con grande soddisfazione di soci e simpatizzanti sabato 2 febbraio. (F.S.) 14 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 Giani Stuparich: ricordi istriani Un episodio delle vacanze a Isola dello scrittore triestino Il breve racconto che segue è tratto dal libro “Ricordi Istriani” dove lo scrittore triestino racconta episodi della sua infanzia prima e dopo la Grande Guerra e le sue vacanze estive trascorse a Isola insieme alla famiglia. “Ricordi Istriani” venne pubblicato a Trieste dalle Edizioni dello Zibaldone nel 1961, anno della scomparsa dello scrittore. Molti sono certamente i triestini e i giuliani che ricollegano nella memoria i primi idilli sentimentali con le spiagge e le terre dell’Istria. Dove fanciulli e fanciulle si uniscono in compagnia per godere la gioia delle vacanze, del sole e del mare, è naturale che fioriscano anche dei teneri o più o meno innocenti idilli: il batticuore, il primo bacio, quel misterioso ed affascinante contatto tra femmina e maschio, che si fa sentire molto presto, anche se i calzoni sono corti e le sottane arrivano appena ai ginocchi. Se qualcuno di noi ripensasse a quel gelso o a quel fico, o a quel canneto, a quel angoluccio di spiaggia, a quella barca tirata in secco, insomma al luogo e all’origine di quell’idillio vissuto, la sua memoria risentirebbe subito tutto il profumo e la luce della terra e del mare istriani. Per conto mio so che, purtroppo, non c’è più quel gruppetto di acacie sullo scoglio di Isola; ma basta che ci ripensi perché il mio animo si riempia subito di caldo profumo, di sole, di maestrale, di salsedine. Erano quattro o cinque albarelle d’acacia, quasi in mezzo al grande prato che dalle villette di Dudine e di Patai si stendeva fino al mare. Là ci si rifugiava noi ragazzi nelle ore più calde della giornata, quando i grandi facevano la siesta; si scavalcava un muricciolo e ci si accovacciava sotto le rame. Era il nostro bosco: ci bastava quell’esile trama d’ombre per darci l’idea del vero bosco. Il mio amico Aldo ed io approfittavamo di quella solitudine, in cui non si udiva se non il rumore del vento e delle onde contro lo scoglio, per scambiarci i progetti più azzardosi e, come avviene ai ragazzi, solo col par- larne e col fantasticarne ci pareva già di realizzarli: si trattava di immaginarie cacce al delfino o agguati tesi ai nostri “nemici”, i ragazzi delle altre ville, che qualche volta venivano sullo scoglio a fare il bagno, abusiva- mente secondo noi, usurpando il territorio nostro. Si tiravano fuori anche le armi, che erano certe fionde a cui avevamo lavorato per settimane e settimane e che portavamo alla cintura assieme ad un sacchetto con due scom- SANGUE BLU La storia di una nobile famiglia istriana La casa editrice “Ore@ttive” di Tolmezzo, con il contributo della Banca Popolare di Cividale, dell’IRCI, della Provincia di Udine e dell’Unione degli Istriani, ha recentemente dato alle stampe il volume “Sangue Blu”, scritto da Gianpaolo Polesini. Il marchese Polesini, che vive e lavora a Udine, ripercorre la storia interessante della sua nobile famiglia che, dal lontano 1278 alla fine della seconda guerra mondiale, interseca le proprie vicende familiari nel contesto storico che ha interessato purtroppo negativamente tutta l’Istria. L’autore, ultimo discendente della famiglia, destinata dopo la sua scomparsa - che ci auguriamo molto remota - all’estinzione, descrive con distacco professionale – è giornalista – gli avvenimenti storici in ordine cronologico e si immedesima da novello turista in visite in quelle che erano state le proprietà di famiglia. Ricordi giovanili e puntuali riferimenti storici si intrecciano nel racconto che scorre rapido grazie al linguaggio che usa e che avvince il lettore. Da proprietario a turista l’autore rivisita i possedimenti della sua famiglia e l’ironia stempera l’amarezza che però traspare dal racconto. Dal castello di Montona a quello di san Nicolò i ricordi si intrecciano al presente. Dal museo di Parenzo emergono figure degli avi esposte nei saloni e che tanto hanno contribuito alla storia di questa importante famiglia istriana, e le loro effigi compaiono anche nelle pagine del libro. Come non ricordare il documento di investitura del 23 maggio 1788 con il quale veniva riconosciuto ai fratelli Polesini il titolo di Marchesi, titolo che 140 anni dopo il fascismo riconosceva iscrivendo la famiglia nel Libro d’Oro della Nobiltà d’Italia. La convinzione dell’autore è forse racchiusa in una frase che riporta e che Marcello Mastroianni nel film “La terrazza” del 1980 dice alla moglie Carla Gravina: “Io credo che le epoche si chiudano così all’improvviso!”. L’Autore colloca l’inizio del suo lavoro e la fine nella campagna toscana, forse perché originaria terra dei Polesini o forse perché il paesaggio che offre è molto simile a quello istriano, che ha dovuto lasciare ma che è vivo nel suo ricordo. Al momento della sua immaginaria fine uno sfogo amaro sgorga dal suo animo, irrompe e ricorda “l’indifferenza verso una diaspora che nessuno nominava, quella degli Istriani. Migliaia di anime prima disperse dalla guerra, poi umiliate dalla politica, da quella politica che preferiva abbracciare i padrini di Palermo che poveri esiliati…”. Rispetta il passato e non smettere mai di cercarlo quando non trovi la forza di costruire il futuro. Questa frase spicca sul retro della copertina: ogni commento è superfluo. partimenti, in cui conservavamo le munizioni: dei grossi fagioli e delle lucide ghiande. Ma un giorno che Aldo per punizione era stato trattenuto a casa, io mi avviai solo al boschetto e mi sdraiai sotto i rami, come usavo fare con lui. Stavo ruminando tra me e me vari modi di vendetta contro i genitori di Aldo quando – ne riprovo ancora lo stupore - vicinissimo, si fece largo tra le fronde il viso di una bambina: era un viso tutto chiaro, occhi celesti, biondissimo. - Che vuoi? – le dissi drizzandomi a sedere – come sei venuta qua? Mi parve di riconoscere nella bambina una del gruppo degli usurpatori. - Mostrami la tua fionda – sussurrò lei movendo appena le labbra. - Come sai che ho una fionda? - L’ho vista mentre la mostravi al tuo amico. Sono tre giorni che sto qui a guardarvi. - Allora sei una spia? - Sì – rispose con fermezza, e con decisione si aprì un varco tra i rami spinosi: tutta la sua personcina passò e venne a sedersi accanto a me. - Mostramela! – disse ancora energicamente, indicando col dito teso il posto alla cintura dove tenevo la fionda. - Non te la mostrerò mai – ribattei – è un segreto di guerra. Ero pronto a difendere la mia fionda. Ma la bambina tacque; la sua espressione da espressiva si fece dolce; socchiuse un po’ gli occhi. Stemmo zitti per qualche minuto: si udivano le onde, sferzate dal maistro, percuotere rumorosamente gli scogli. Oggi direi che la durata di quel tempo fu interminabile. Poi la bambina disse: - Ti piace questo odore? Era il profumo dei fiori d’acacia. Me ne accorsi per la prima volta. Ma anche di un’altra cosa m’accorsi allora per la prima volta: d’un sentimento dolce che mi turbava l’anima. - No, non mi piace – le dissi; mi levai in piedi di colpo e scappai via sotto il solleone. Giani Stuparich 15 Marzo 2007 GIOVANNI IV, UN PAPA DALMATA Abbiamo avuto modo di conoscere Papi di origine bergamasca, cadorina, ma non avevamo mai sentito palare di papi dalmati. A questa nostra – purtroppo non sola – lacuna ci ha pensato un dalmata zaratino, il dott. Sereno Detoni, che ha pubblicato presso la Libreria Editrice Vaticana il volume “Giovanni IV papa dalmata”. Si tratta appunto di papa Giovanni IV che resse la Cattedra di Pietro per quasi due anni, dal 640 al 642. L’interessante ricerca dello scrittore zaratino descrive, superando comprensibili difficoltà oggettive dovute alla lontananza dei tempi, oltre il soggetto in esame anche la società che lo circonda. Non è una semplice celebrazione di un personaggio, ma il risalto e l’importanza della figura papale nell’Alto Medio Evo. La Dalmazia, in cui videro la luce anche due importanti imperatori romani, Probo e Diocleziano, ebbe tra i suoi figli anche un Padre della Chiesa, san Gerolamo, e due papi, San Caio dal 283 al 296 e appunto Giovanni IV dal 3 agosto 640 al 12 ottobre 642. Sacerdote quest’ultimo che ben seppe operare per il bene della Chiesa riuscendo a riunire la Chiesa cattolica e quella Orientale: “…Uno solo è Dio che opera in tutti noi…” Il volume, uscito in una edizione tipografica molto curata, è stato favorevolmente accolto dalla critica ed ha avuto numerose favorevoli recensioni, trovando anche ampio consenso negli ambienti cattolici croati. In copertina l’effige di papa Giovanni IV – papa dalmata – tratta dal testo secentesco “Bullarium Romanum” dl 1638. ISOLA NOSTRA 15 Preghiera dell'esule Nel lontano 1949-50 nel collegio “Nicolò Tommaseo” di Brindisi, dove eravamo tutti esuli ed orfani di guerra, si stampava il giornaletto “La Zanzara”, scritto da noi collegiali. E lì fu pubblicata la preghiera dell’Esule. Sono passati tantissimi anni ma il ricordo di quella preghiera ogni tanto riaffiorava, lasciandomi insofferente per il fatto che non ne ricordavo le parole. Ora dovete sapere che “La Zanzara” ha ripreso le pubblicazioni da alcuni anni, tenuta in vita da vecchi nostalgici collegiali, organizzando incontri per tenersi informati di chi è vivo, chi no, chi ha fatto carriera, chi si è ritirato, e così si ricordano anche quei tempi tristi, ma anche allegri e camerateschi. Così ho scritto loro chiedendo se si ricordavano quella preghiera e con mia grande gioia l’hanno pubblicata. Ed eccola qui, con la speranza che trovi un posticino su Isola Nostra. Un caro saluto a tutti voi da Licinio Dudine (Stati Uniti). Signore, perché noi figli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, dispersi nel doloroso esilio in Patria e nel mondo, conserviamo il conforto di una vita cristiana e la serenità di una vita familiare Ti preghiamo, ascoltaci Signore! Signore, perché nel difficile mondo di oggi, Tu ci insegni a credere in Te, Dio vero ed assoluto, nella Patria che sognammo nobile e fiera, nella famiglia forte e serena, Ti preghiamo, ascoltaci Signore! Signore, perché dopo tanta ingiustizia sofferta, tanto dolore patito, Tu ci conservi intatta la nostra fede, Ti preghiamo, ascoltaci Signore! Signore, perché mantenendoci questa fede meravigliosa Tu continui a darci sempre tanta forza, tanta speranza, per cui questa vita merita di essere vissuta, Ti preghiamo, ascoltaci Signore! Signore, perché Tu conceda a tutti i nostri morti, sia a quelli sepolti in tanti anonimi cimiteri sparsi nel mondo, sia a quelli raccolti nei nostri cimiteri abbandonati e a quelli dispersi ed infoibati, il conforto di una giusta pace Ti preghiamo, ascoltaci Signore! Isola 1953, vicino alla ex stazione ferroviaria – Un affettuoso saluto alla mia cara amica Nelly (a sinistra nella foto) ricordando i bei tempi della nostra gioventù. Marisa 16 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA La Pasqua ad Isola Tra sacri riti e tradizioni familiari la grande festa della Cristianità F ervevano i preparativi per la solennità della Pasqua fin dalla domenica degli Ulivi. Noi bambine aspettavamo con gioia le splendide palme che il nonno era solito confezionare con rami di ulivo intrecciati ad arte. Erano pronte la mattina delle “Palme” per essere portate in Duomo per la benedizione durante la Santa Messa solenne delle 11, quella lunghissima perché veniva recitato e cantato il Passio (la Passione di Nostro Signore). Quel giorno l’altare maggiore del nostro Duomo indossava l’abito più bello, fatto di drappo rosso, riccamente ornato di fregi e di putti dorati, illuminato da tante candele che toglievano la vista; era pronto per le “Quaranta ore” di preghiera , di raccoglimento e di meditazione davanti al S.S. Sacramento esposto. Ai suoi piedi, ad ogni ora, inginocchiati in adorazione si alternavano uomini vestiti completamente di rosso: indossavano una tunica con cappuccio. A volte c‘era pure il papà, quando faceva parte della Confraternita del SS. Sacramento. Il lunedì seguente iniziava la Settimana Santa e molta gente, durante la giornata – come pure il martedì – si recava in chiesa per un’ora di adorazione davanti al Santissimo, mentre alla sera una vera folla partecipava alla funzione religiosa con predica. Intensa era l’emozione al canto del Tantum ergo accompagnato dal suono dell’organo! Dal mercoledì mattina, in segno di lutto, le campane rimanevano mute sino al Sabato Santo. Si celebravano varie funzioni e riti religiosi in chiesa, dove i ragazzi battevano i banchi in ricordo della flagellazione di Gesù; essi poi seguivano il nostro sacrestano, Mario rate, per le contrade del paese, agitando le rumorose “raganelle” il cui suono stridulo, in quei giorni tristi, sostituiva quello delle campane.j Al giovedì, per i sacerdoti, c’era la lavanda dei piedi. Il Venerdì Santo poi era particolarmente suggestivo: sui gradini dell’altare, spogliato del suo splendore, veniva steso il Crocifisso, simbolo della Passione, del dolore ma anche dell’amore, e veniva lasciato alla devozione dei fedeli per l’intera giornata. Alle tre del pomeriggio, per commemorare degnamente il sacrificio di Cristo, sempre in Duomo si partecipava, tutti compunti, alla rito della Via Crucis, le cui stazioni erano rappresentate da tredici dipinti a olio. Era d’obbligo pure una visita al sepolcro di Gesù, riprodotto presso un altare a destra della navata centrale. Quindi ci si preparava per la grande, imponente processione della sera guidata dai sacerdoti, protetti da un baldacchino assieme al parroco che reggeva una croce nera e dorata, contenente – secondo la tradizione - una preziosa scheggia del legno della croce portato da Nostro Signore nel suo calvario. Quale straordinario concorso di popolo: uomini, donne, ragazzi, anziani sfilavano in questa processione che si snodava per le vie della cittadina, tra i canti, il salmodiare dei sacerdoti e il suono della banda che intonava musiche consone alla mestizia della Croce. Dalle finestre delle case, addobbate con drappi bianchi e rossi, le fiammelle tremolanti delle candele illuminavano il percorso. Nell’aria si espandeva la fragranza del buon pane fatto in casa, nonché delle pinze e delle tìtole che uscivano dal forno di Ralza, situato proprio nei pressi di Piazza Grande. L’atmosfera era unica, indimenticabile e, a distanza di tanti anni, suscita in me dolci emozioni, ma anche un senso di malinconica nostalgia per un mondo inesorabilmente perduto. E’ ormai sabato mattina: le campane finalmente si sciolgono in un tripudio festoso. E’ l’inno di gloria! E’ risorto, è risorto! La vita ha vinto, ha trionfato! Quale commozione per tutti noi! La nonna da tempo aveva messo in serbo l’acqua benedetta per bagnarci gli occhi in quel giorno pieno di luce, in segno di purificazione, per preservarci da ogni male, per proteggerci. Questo era un rito importante del Sabato Santo come quello celebrato nelle chiese dove i preti si stendevano proni per qualche minuto ai piedi dell’altare in segno di riconoscenza per rendere ancora grazie al Signore, Salvatore dell’umanità. Ricordo ancora con quanta fatica riusciva a sollevarsi da terra il mio vecchio catechista Nel Duomo di Isola, per San Mauro Con queste parole, Assunta Degrassi (che si firma ‘na vecia isolana dei tempi passai) ricorda la sua partecipazione nel Duomo di Isola alla Santa Messa solenne, celebrata dal vescovo di Capodistria, in occasione della festa del Patrono san Mauro nel novembre dello scorso anno. Xe tanti anni che manco de qua… son nata… e dopo sposà xe el posto che no’ posso scordar… Mario Depase, che sa organisar me telefona e disi: Vien qua pel nostro Patron, San Mauro, qua in catedral. Domenica me son presentà, son entrada in ’sta cesa che i gà ‘sai ben rinovà. Messa granda, cantada xe qua, gente nova e vecia se incontra. Iera el vescovo a presensiar, el paroco e le Orsoline che de 40 anni le xe sempre qua. Una funsion tanto bela che no’ posso scordar, e duti assieme gavemo pregà. La cesa xe piena, e no’ duti xe sentai. Xe un coro che me fa ‘sai sognar… xe i tempi che iero ‘sai picia e vignivo a pregar. Finida la Messa, de fora i ne gà preparà de mgnar e la gente se gà messo a parlar. Mi devo ‘sai forte voi duti ringrasiar: el vescovo, el paroco, le suore che con grande affetto ne gà volù ospitar. Assunta Degrassi San Mauro, uno dei tanti “attrezzi” che fanno bella mostra di sé nel Duomo di Isola e che venivano portati in processione per le vie della cittadina in occasione delle festività più importanti. Questo era uno dei più pesanti e pochi avevano quindi l’onore (e l’onere) di portarlo, 15 Marzo 2007 don Antonio Dubaz, il quale abitualmente celebrava messa nella chiesa della Madonna. Il pomeriggio di quello stesso giorno si spendeva quasi tutto negli ultimi preparativi per la grande festa, la più significativa dell’anno. Le donne erano affaccendate in cucina a spennare la gallina, ad arrostirne sulla piastra le zampe, che si cuoceranno nel brodo assieme al resto; si pulivano le verdure, si lucidavano le pinze con un pennello apposito intinto nella chiara d’uovo sbattuta. Poi, con grande frenesia, si lucidavano pure le maniglie di ottone delle porte, si puliva con il petrolio il portone di casa, si lavavano le superfici lisce dei mobili della cucina, la nostra sala da pranzo, si inamidavano e si stiravano i centrini ricamati su cui collocare qualche soprammobile ed il bellissimo orologio di porcellana con dama e cavalieri del ‘700; si dava l’ultimo tocco alle tendine della finestra da cui penetrava già qualche timido raggio di sole primaverile. Dal cassettone della camera dei nonni si prendeva la tovaglia bianca, ricamata con il monogramma della bisnonna: sono stampate ancora nella mia mente quelle lettere: M.S. (Maria Siroti). Noi bambine eravamo impegnate a disegnare, su qualche cartoncino d’auguri o sui quaderni di scuola, uova colorate, campanelle legate assieme da un nastro, pulcini, candidi agnellini. Poi ci spingevamo fino ai prati della periferia per raccogliere qualche ramo di pesco e di biancospino e magari un mazzetto di primule, per rendere più bella la nostra casa. E le uova? Non esistevano ISOLA NOSTRA ancora quelle di cioccolato nelle luccicanti e raffinate confezioni, ma erano semplici uova di gallina, vero simbolo della vita che rinasce, che si rinnova. Già al mattino si facevano bollire perché diventassero sode; poi, avvolte in un candido tovagliolo assieme ad una manciata di sale e a qualche fetta di pane e di pinza, venivano porte in chiesa per la benedizione. Si consumavano religiosamente, badando a non sprecarne nemmeno un pezzettino, durante la prima colazione del giorno di Pasqua. Al mattino della Domenica di Risurrezione si era svegliati da uno scampanio allegro che si diffondeva ovunque, arrivava in ogni casa, portava il più gradito messaggio augurale, avvicinava i cuori ed infondeva speranza, anche negli anni bui della guerra. Il primo pensiero di noi bambine andava alla titola, un pane a treccia, dolce come la pinza, con inserito un uovo fermato da due striscioline di pasta in croce. Certamente l’avvenimento più importante era la S. Messa solenne officiata dal parroco assieme ad altri due sacerdoti, che vestivano i sacri paramenti color giallo-oro adatti alla liturgia pasquale. Il Duomo era affollato sino all’inverosimile, le parole del parroco durante l’omelia andavano diritte al cuore. C’era tanta fede, la fede delle persone semplici, oneste, laboriose. Dopo la Messa era usanza fare la passeggiata sino alla Grisa anche per sfoggiare il bel vestitino nuovo, per incontrarsi con gli amici, per organizzarsi per il pomeriggio. A casa poi ci aspettava il pranzo delle grandi occasioni, fatto non di elaborati manicaretti ma di gustosi cibi genuini, caratteristici della sana civiltà contadina: il riso in brodo di gallina, arricchito dai fegatini della stessa, un classico!. “Il brodo – diceva il nonno – deve essere giallo come la mitria del vescovo!”. Come secondo piatto, il bollito misto con salsa di cren, l’arrosto con contorno di crocchette di patate (gli “storti”), di spinaci al tegame e di radicchio rosso. Come sottaceti, le olive in salamoia preparate in casa. Quindi frutta fresca e secca: le mandorle e le nocciole di Saleto. Il tutto era innaffiato da ottimo refosco delle nostre terre, mentre al momento 17 di tagliare la pinza si stappavano le bottiglie di spumante (sciampagna!) vanto del papà. Erano ancora tanto lontani gli anni del consumismo, dei viaggi esotici, delle vacanze in esclusive località montane o marine, ma era quella la vera, autentica Pasqua vissuta in semplicità, in un’atmosfera familiare di grande serenità ed armonia, quando si riusciva a cogliere intatto lo spirito cristiano con i suoi valori: amore per il prossimo, quindi solidarietà umana, che dovrebbero, oggi più che mai, far sperare in un mondo di pace. Maria Vascotto Turco, Udine Bruna Derossi, un'amica sincera S ono passati alcuni anni dalla sua scomparsa della cara Bruna e mi sento in dovere di ricordarla amichevolmente e con tanto rimpianto. Sono certo che insieme a me la vorranno ricordare anche tutti coloro che hanno collaborato con lei. Il suo prezioso aiuto ci manca molto, la sua collaborazione ci è stata di grandissima utilità. Mi ricorderò sempre il gran sacrificio fisico che le metteva a disposizione della comunità isolana, e di questo noi dobbiamo essere grati. Approfitto anche, in questa occasione, di ricordare suo marito Ervino che è mancato un paio d'anni prima di lei. Sicuramente questa mancanza ha influito sulla salute precaria della cara Bruna ed il suo cuore ne ha risentito, purtroppo per noi tutti. Tutti noi oggi ci troviamo un po' in difficoltà, non avendo una persona come lei disponibile ed amabile. Sarebbe bello che qualcuno potesse dedicare, volontariamente come tutti noi, un po' del loro tempo libero per fare in modo che “IUsola Nostra’’ continui a vivere ancora per gli anni futuri. Mario Depase Suor Serafina, con Isola sempre nel cuore C arissimi, ho ricevuto il numero di dicembre di Isola Nostra e vi ringrazio anche per la pubblicazione della mia lettera; mi ha anche sorpreso leggere la poesia “Natale” di suor Federica, nostra carissima missionaria. Grazie! Conoscendo il desiderio della redazione di ricevere notizie dei nostri compaesani, mi sono decisa a scrivervi. Sento di volervi bene per il bel lavoro che svolgete a favore di noi isolani e sono molto contenta di sentir parlare del mio amato paese, verso il quale mi sento molto legata perché là riposano tutti i miei cari. La rivista, arricchita da tante foto, si presenta molto bene, e piace anche alle mie consorelle che si divertono a sfogliarla. Belle sono le feste, le gite, piacevoli i ricordi del passato che ci fanno capire com’era la nostra gente: simpatica, coraggiosa, socievole e molto generosa. Ringrazio Mario Depase per il prezioso lavoro che fa impiegando il suo tempo con non poco sacrificio. L’ho conosciuto due anni fa a Opicina e ne ho avuto un’ ottima impressione. Auguro a lui e a quelli che lavorano insieme un futuro sereno e di speranza. Da qualche mese mi trovo a Udine, ho lasciato con un po’ di nostalgia il simpatico ambiente e il bel panorama di Villasantina. Bisogna ubbidire! Al Collegio Paulini di Udine mi trovo bene, non ho impegni fissi e dedico il mio tempo aiutando le consorelle bisognose, leggo, scrivo e dò molta importanza alla preghiera. Ogni giorno vi ricordo al Signore, chiedo grazie particolari per voi che lavorate per la diffusione di Isola Nostra. Fate un grande bene perché, avendo abbandonato tutto, ci tenete ancora uniti portandoci in casa notizie della nostra amata Isola. Grazie di tutto cuore. Augurandovi ogni bene, suor Serafina Degrassi, Udine 18 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 La Madonna del Cedro Mario Depase F ra tanti fatti storici o leggendari della nostra tradizione, probabilmente la storia della “Madonna del Cedro” è una di quelle che pochissimi conoscono e che io ho avuto la fortuna di sapere grazie ai racconti fattimi da vecchi isolani. La storia non si sa esattamente in che secolo possa essere inserita, ma sappiamo che i protagonisti sono i componenti della famiglia Zanon, navigatori e commercianti isolani che si dedicavano alla diffusione delle merci del loro piccolissimo paese nelle zone costiere mediterranee e particolarmente lungo i porti orientali. Questa famiglia possedeva un edificio che in quel periodo veniva chiamato “Casamento”, essendo molto grande e costruito nello stesso periodo del palazzo dell’altra famiglia nobile dei Besenghi, molto conosciuti tuttora anche a Trieste, che gli ha voluto dedicare una via. Durante uno dei loro viaggi – come ho detto prima, non si sa il periodo ma si presuppone al tempo delle Repubbliche Marinare – avevano trasportato con la nave le loro merci in Libano e naturalmente si aspettavano il pagamento in moneta contante. Ma i ricevitori di parte del loro carico erano un po’ in crisi e non avevano il denaro necessario per saldare il loro debito e così proposero ai Zanon un baratto: la merce in cambio di una statua della Madonna con il Bambino Gesù con in mano un cedro, tutta fatta di legno, naturalmente di cedro. Loro accettarono, non con troppo entusiasmo perché forse in quel periodo dopo tanto tempo di navigazione era più utile la moneta contante che una statua seppur della Madonna con il suo Gesù; inoltre bisognava pagare anche i marinai che si trovavano con loro. Comunque, chi si accon- tenta gode (qualche volta)! Si portarono così a casa la statua e la riposero in un bellissimo posto del loro “Casamento”, studiando il modo più semplice di farla conoscere a tutti. Decisero così di metterla a disposizione di tutto il paese. Parlarono con la cittadinanza e, essendo i Zanon molto ascoltati e stimati, proposero di vestirla con l’abito delle spose che si sarebbero succedute nell’arco degli anni. Puntualmente la loro idea fu accettata da tutti e ad ogni matrimonio la “Madonna del Cedro” veniva vestita e svestita con gli abiti delle spose che si maritavano, con somma gioia di queste ultime perché così il loro abito da sposa poteva essere ammirato da tutti addosso alla Madonna. L’ultima sposa che prestò l’abito alla statua della Vergine fu una certa Albina che andò in sposa (fortuna sua!) ad uno dei discendenti della famiglia Zanon, un certo Libero; e questo vestito le rimase così addosso sino a sessant’anni fa, seppure in pessime condizioni: era tutto nero, sgualcito e irrecuperabile in tutti i sensi. Per secoli la statua era rimasta nella casa dei Zanon, fino al 1954, anno in cui fu trasferita nel Duomo di Isola dal parroco don Attilio Delise. Fu messa sotto una grande teca di vetro per preservarla meglio ed anche per paura – credo – che venisse rubata e venduta, poiché quello era stato un periodo molto difficile per tutto ciò che riguardava la Chiesa e non solo. Precisamente era stata posizionata in fondo alla chiesa, vicino all’altare di Sant’Anna, credendo così che sarebbe stata più protetta. Alla fine dl 1955 anche don Attilio prese la via dell’esodo lasciando la sua amata Isola, e così dopo la sua partenza la statua sparì e non si ebbero più notizie sulla sua ubicazione. Nel 2005, cinquant’anni dopo quella strana sparizio- La Madonna del Cedro esposta nel piccolo museo del Duomo di Isola. Secondo la tradizione dal Libano sarebbe giunta nel nostro paese su una barca della famiglia Zanon. ne, ho insistito molto per ricercarla ed assieme ad altre persone abbiamo scoperto il posto dove era stata messa: un armadio piuttosto antico in cui mai si sarebbe sospettato di poter trovare la statua della Madonna del Cedro. Il nuovo parroco di Isola, don Janez Kobal, è stato molto gentile e così gli ho spiegato un po’ la storia di questa statua “libanese” promettendogli che alla prossima occasione sarei stato più esauriente e completo nell’esporgli le peripezie di questo pezzo di tradizione isolana poco conosciuta. Questo bravo sacerdote ha anche creato in Duomo un piccolo museo della parrocchia di Isola, in un locale accanto all’altare maggiore, dove ha esposto la statua che può essere ammirata insieme ad altri cimeli, sempre appartenenti ad Isola: reliquie di numerosi santi, un bellissimo quadro della Madonna del Carmine (dicono che sia l’originale!), una rinomata pala di san Pietro, diversi candelabri d’argento, un busto di San Donato e diversi piviali e pianete sempre appartenenti ai vari preti che si sono succeduti nella parrocchia di Isola. Spero che questo mio elenco di cose che si possono trovare nel piccolo museo invogli anche qualche isolano trapiantato a Trieste ad andarlo a visitare, perché ho parlato con parecchie persone ma sono pochissimi quelli che ne conoscono l’esistenza. E per concludere mi augurerei che qualche anziano che fosse in grado di ricordarsi degli aneddoti o delle storie riguardanti la nostra cara Isola, le esponesse magari con qualche articolo su Isola Nostra in modo che tutti possiamo venirne a conoscenza, per non dimenticare la vita e le tradizioni più radicate dei nostri avi. Un caro saluto in particolare a chi vorrà collaborare in tal senso. 15 Marzo 2007 L ISOLA NOSTRA 19 Quanti ricordi in quelle vecchie foto o scorso 20 dicembre è venuto a trovarci in sede Luciano Degrassi (viola), che vive in Germania, a Offenburg, da oltre cinquant’anni. E’ stato un incontro commovente e rievocativo, anche perché ha voluto portare con sé alcune foto scattate ad Isola alla fine degli anni ’40, che ritraggono persone e luoghi ormai scomparsi o radicalmente mutati e che vogliamo, almeno in parte, mostrare ai nostri cari lettori. Tra le altre cose ci ha raccontato che si dilettava a suonare la fisarmonica e che fu invitato a farlo anche in manifestazioni di parte “partigiana”, insomma inneggiante agli occupatori. “Non mi sentivo di farlo semplicemente perché ero italiano” - ci ha raccontato Luciano. A causa del rifiuto fu convocato a Capodistria, sottoposto a lungo interrogatorio e gli fu ritirato il documento di identità. Dopo alcune ore si ritrovò in un corridoio e attese. Più tardi un giovane dai modi gentili gli restituì la carta di identità e gli comunicò molto cortesemente che entro due ISOLA NOSTRA, il nostro trimestrale Un giovane Luciano Degrassi con la sua prima Isola, fine anni ’30 – La corte di via Alieto con fisarmonica. Con lui la sorella Lidia e Vinicio, figlio alcuni dei suoi abitanti: seduti da sinistra: Luciano Degrassi con la sorellina Lidia (ora settantenne…) dell’altra sorella Norma. e il cognato Mario Ulcigrai (benèto). In mezzo il fratello Bruno (viola, purtroppo deceduto) insieme giorni doveva lasciare Isola e a Duilio ed Ervina Degrassi. Dietro le mamme Lucia l’Istria per sempre. Pochi anni Degrassi (pis’cia) e Lucia Degrassi (viola). dopo anche sua madre, già vedova, prese la via dell’esilio con gli altri figli: uno raggiunse la lontanissima Australia. La vita nella Germania del dopoguerra fu durissima. Poi la sua serietà e laboriosità con- quistarono stima e amicizia del nuovo paese dove il nostro caro compaesano vive molto serenamente con la moglie e i figli, con Isola sempre nel cuore. Italiana la terra che ci diede i natali Sempre ricordarla da persone sensali Operosa la vita col pensiero rivedo Laddove ho vissuto a volte non credo Avevo amicizie con giochi gioiosi. Nel nostro mar fra piere e marosi Ora invece lontani, sparsi nel mondo Sempre di meno, un disagio profondo Tanta l’attesa dell’arrivo per posta Rivedere luoghi, vecchie foto, la costa; All’impegno di trovare argomenti: Don Attilio (da lassù farà i suoi commenti…) Acrostico di Mirella Bacci Ed Emilio Prata, Milano) Isola, anni ’30 – Un gruppo di scolari della quinta classe elementare con il maestro Piccoli. 20 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 In ricordo di Francesco Degrassi Isola, 1950 – Un piccolo gruppo di bambine davanti al portone del Duomo: dietro, Annamaria Derossi (che ha inviato la foto) e davanti, da sinistra, Maria Grazia Carboni (+ 1988) e Mariuccia Depase Carboni, che purtroppo ci ha lasciato nel gennaio di quest’anno. Con loro la piccola Ester. Una grande donna: Lucia Dudine, mia madre Mia madre Lucia è volata in cielo il 18 gennaio. Aveva compiuto da pochi mesi i 98 anni. Ha vissuto in pieno la vita sia nel bene che nel male, crescendo nel frattempo tre figli, sempre da sola, lavorando sodo e sempre con il sorriso, sempre contenta perché amava la vita. Ora è lassù, finalmente riunita al marito Dino, sicuramente felice perché ha lasciato figli, nipoti e pronipoti cresciuti a sua immagine: esempio di onestà e laboriosità. Vorrei che questo fosse un piccolo omaggio ad una grande donna: mia Madre. Te la ricordi, mamma, quella mattinata Lucia Vascotto in Dudine Nata a Isola il 1° ottobre 1909 Morta a New York il 18 gennaio 2008 di sole nella quale tenendomi per mano mi conducesti a scuola? Si era già in autunno, ma sembrava che l’estate non volesse cedere alla triste stagione. Io ti trottavo al fianco con sottobraccio la mia brava cartella, che aveva ancora quello strano odore delle cose nuove, ed avevo paura. La mia mano tremava nella tua e tu per darmi coraggio, in un muto segno di comprensione, me la stringesti. “Forza figliolo – doveva dire il tuo cuore – non spaventarti, lo so: è la paura dell’ignoto che ti colpisce. Non temere, stai per salire il primo gradino della lunga e penosa scala della vita. Diverrai pure tu un uomo “. Mamma, chissà quante altre cose avrebbe voluto dirmi il tuo cuore, ma tu mi stringesti solo la mano. Anni sono passati da quel giorno, e in tutto questo tempo ho cominciato ad imparare che la vita è sacrificio, è battaglia continua, è morte. Ed ora, ecco un anno nuovo e tu non ci sei più. Ma so che tu mi sarai sempre vicino, sento accanto a me la tua presenza, come in quel giorno lontano nel quale il tuo cuore di mamma, che vede il figlio affrontare il primo ostacolo della vita, mormorò. “Coraggio figliolo!. Dio, quanto mi manchi già! Licinio A dieci anni dalla sua scomparsa vogliamo ricordare un padre esemplare: Francesco Degrassi, per tutti Checco bava el botèr, poiché aggiustava le botti di legno prima della vendemmia. Una vita laboriosa ed attiva, densa di affetti e di valori, onesto ed infaticabile lavoratore: a 14 anni la sua prima occupazione fu nella fabbrica Arrigoni. Riuscì sempre a trovare il tempo per la sua passione, la pesca: con la sua barca, la togna ed un secchio che, prima di intraprendere la strada del ritorno doveva essere obbligatoriamente piena di pesci; a nessuno dei suoi parenti ed amici mancò mai sulla tavola il pesce fresco… Arrivato a Trieste dopo l’esodo, visse i primi anni nel Campo Profughi di San Giovanni: per raggiungere prima della luce del sole l’ormeggio della sua barca in Ponterosso certe volte andava anche a piedi… Sofferente per la distanza dalla sua grande passione per il mare e la pesca, decise di trasferirsi presso la chiesa di Sant’Antonio Nuovo, dove, assieme alla moglie Angela Zaro, svolse il ruolo di custode per più di vent’anni. Tutti quelli che lo hanno conosciuto gli hanno voluto bene, come pure di sacerdoti (ai quali non è mai mancato il pesce fresco…). Dopo ben 62 anni di matrimonio seppe conservare anche negli anni della vecchiaia e della malattia un carattere sereno ed allegro. Vogliamo ricordarlo così, sin da giovane, felice ed orgoglioso mentre sorrideva e mostrava i frutti della pesca. I suoi figli, Nivia, Almira e Silvano Francesco Degrassi, Checco bava el botèr (1909-1998) 15 Marzo 2007 ISOLA NOSTRA Nel ricordo di Livio Carpenetti Il giorno 19 dicembre 2007, a Vienna, l’amico Livio Carpenetti di San Simòn (come amava definirsi), dopo una lunga degenza è stato accolto nella Casa del Signore. Assieme a quanti lo hanno conosciuto, sono vicino al dolore della sua famiglia con mestizia e riconoscenza. Con Livio mi sono rincontrato (dopo 60 anni) grazie ad un mio scritto pubblicato su Isola Nostra dove si parlava di “stavimo in riva al mar…”. Da quel momento cominciammo a scriverci raccontandoci fatti lontani, ricordi, amarezze e delusioni provate per l’abbandono della terra natia. Livio per me è stato una “vera fonte” di notizie, ricordi, impressioni, vergate con impeto e tanta, tanta nostalgia dei luoghi a noi noti e per sempre perduti. Ogni tanto si dilettava a spedire qualche “ricordo” a Isola Nostra, l’ultimo dei quali è apparso nello scorso numero di dicembre 2007, dal titolo proprio “Nostalgia”. Desidero qui ricordarlo con un suo scritto, sicuro che avrebbe approvato. Caro el me amico Walter, el mondo xè cambià. La gente xè cambiada. Non si pensa più. Non si fanno più piani per un domani non sicuro. E, a malincuore, dico che noi siamo diventati vecchi tenendoci le utopistiche speranze. Siamo vissuti in un’altra era che, da bella che fu, terminò col facendoci girare dappertutto e lasciare tutto. Meno male che a noi non hanno tolto né potranno mai toglierci i ricordi, gli usi e le tradizioni che i nostri nonni ci hanno insegnato. Tu mi scrivi che hai girato il mondo, l’oltremare e via così. Complimenti! Io, meno “crociato”, mi sono accontentato dell’Europa, girando in lungo e in largo per poi stabilirmi nella città dei valzer, dove ci abito da 40 anni (una vita…). Devo dirti che, nei primi tempi, non si stava bene… ma neanche male. Del resto è così in ogni dove: finché non ci si abitua. Ricordo che infinite volte, quando mi chiedevano da dove venissi, rispondevo “dall’Istria”. “Ah, italiano?” – “No – dicevo – istriano, di Isola d’Istria”. Di nuovo loro rimbeccavano “Jugoslavo?” al che io ribattevo: “La mona de tò mare!”. Poi, per fargli meglio capire, spiegavo loro i nostri “fattacci”, le nostre peripezie; così ora, che sono diventato mezzo “crucco”, ormai non me lo chiedono più… forse anche vedendo oggidì ‘sta massa di gente di ogni nazione e colore, nessuno o quasi si interessa della loro provenienza e del perché. Povera umanità! Ti ripeto, non sono stato né sto male qua. Solo che spesso, guardando la foto grande di Isola che tengo in salotto, dico tra me e me: “Che cretino, abitar qua quanto tanto bello era là…”. Ed è questo “era” che mi consola un po’, che mi allevia la tristezza e la tanta, tanta nostalgia. Perché, credimi, se Isola fosse rimasta come “era” qui non ci sarei di certo. Decenni addietro erano i nostri connazionali del Sud a trovarsi in ogni posto, più tardi – forza maggiore – siamo stati anche noi, fioi della piasseta, mesagrisa, callelarga o vier… ad essere sbalotai de qua e de là. Beati noi che siamo vecchi e ci ricordiamo… perché la Storia a volte si nasconde o viene nascosta. Sapendo però dove si nasce ma non dove si morirà… Grazie Livio, grazie delle tue lettere, del tuo grande amore per Isola Nostra, San Simòn, Porto Apollo, i pasteni e l’albero di more rosse dell’orto della tua casa di un tempo, quella che si trovava “vissin del mar”…. Che il Signore ti accolga in pace. Walter 21 In morte di don Pino Radole, figlio dell’Istria Don Giuseppe Radole, recentemente scomparso, era nato a Barbana d’Istria e alla sua terra era rimasto sempre legato da profondo amore, diffondendone i tesori della tradizione, del folklore, delle usanze, dei canti popolari, dei riti religiosi. Non più di un anno fa aveva dato alle stampe la sua ultima opera: “Tradizioni popolari d’Istria”, una raccolta di filastrocche, canzoni, giochi, ricette delle nostre terre che ci aveva fatto capire quanto l’Istria sia stata ricca nella sua diversità da un paese all’altro, pur fra radici e tradizioni comuni. E’ stato un sacerdote che ha dato molto alla comunità cristiana, un pastore buono, disponibile, fedele al suo ministero, e dal cuore aperto ad ogni istanza dei suoi fedeli. In suo ricordo vogliamo riproporre quanto Luigi Miotto ha scritto sulle pagine di “Voce Giuliana”, che ha visto don Pino tra i suoi più insigni collaboratori. Arrivederci, don Pino mons. Radole, come abitualmente ero abituato a chiamarlo: don Pino perché, innanzitutto e soprattutto, sacerdote (Tu es sacerdos in aeternum), e monsignore perché meritatamente elevato ai ranghi della gerarchia ecclesiastica. Del sacerdote don Pino ha avuto la dignità dell’altare, la misericordia del confessionale, la saggezza della parola. Dopo aver officiato la Messa del mattino, avviandosi verso casa era solito acquistare il pane quotidiano, espressione anche questa dell’umanità , della semplicità, della modestia che rendevano ancor più grande la sua conosciuta personalità di musicologo, compositore, organista, docente di armonia al Conservatorio triestino. Molte delle sue ricerche e dei suoi studi hanno illuminato e completato la storia della musica sacra, del canto popolare istriano, dell’arte organaria italiana; molte delle sue pubblicazioni sono state zolle di terra dove far rifiorire il folklore dell’Istria e di Trieste. Ma ora don Pino mons. Radole non è più chino sul computer del suo studio: è adesso chino sulla tastiera dell’universo, partecipe della liturgia del cielo per cantare, a piene canne d’organo, la bellezza e la gloria di Dio. 22 ISOLA NOSTRA 15 Marzo 2007 QUELLI CHE CI HANNO LASCIATO Il 10 settembre 2007 in Australia ci ha lasciato la nostra cara mamma Ederina Pugliese ved. Sabrini n. 8.6.1925 Annunciandone la scomparsa la ricordano con rimpianto le figlie Ivana e Marisa unitamente ai nipoti, pronipoti e parenti tutti. Nella triste circostanza un affettuoso ricordo ai cari nonni Giovanni Pugliese Il 28 dicembre 2007 ci ha lasciato la nostra cara Maria (Ucci) Drioli ved. Vascotto n. 14.3.1925 Addolorati ne annunciano la scomparsa la figlia Fulvia con Olivio, l'amato nipote Andrea e i parenti tutti. Ricorderemo sempre la nostra cara amica: Nerina, Anita, Nella, Egidia, Luciana, Giustina, Nada, Ervina, Silvana, Malvina, Leda, Ucci, Carmela. Francesco Benvenuti (paladin) n. 15.10.1900 m. 13.4.1958 Anita Benvenuti Goina n. 4.6.1922 m. 9.3.1990 Nivia Degrassi n. 21.11.1935 La ricorderanno sempre con grande rimpianto e tanto amore i figli Roberto, Daria e Roger, la sorella Mariucci, il fratello Marino e i familiari tutti. Giuseppe Degrassi (nadal) n. 1-3-1904 m. 12.4.1956 Maria Degrassi n. 21.11.1910 m. 11.3.1974 Sono passati tanti anni dalla scomparsa dei nostri cari genitori, ma l'amore e il ricordo rimangono sempre nei nostri cuori. Mariucci e Marino insieme ai familiari tutti. Il 2 gennaio 2008 ci ha lasciato Da Franca, Mariuccia, Livia e Bianca un affettuoso ricordo al papà Francesco a 50 anni dalla scomparsa, alla sorella Anita ed alla sorella Vilma nel primo anniversario della scomparsa. Mario Degrassi (fritola) n. 29.11.1938 Annunciandone la scomparsa, lo ricordano sempre la moglie Rita, i figli Roberto e Gianfranco, il fratello Sergio con Gigliola e i nipoti. Una Santa Messa in suffragio della cara Vilma sarà celebrata Anna Gisella Perentin ved. Depase n. 15.6.1908 m. 8.1.1987 Nel centenario della loro nascita li ricordano con rimpianto i figli Mario e Lucia, la nuora Graziella e i nipoti Massimo e Roberto. Giacomo Colomban Dora Benvenuti n. Colomban Luisa Colomban Li ricorda sempre con affetto e rimpianto Caterina Eva ved. Colomban. Anna Marchesan Chicco n. 6.9.1887 m. 19.12.1963 Giovanni Chicco n. 21.9.1886 m. 28.3.1975 Carla Bosich Chicco n. 28.5.1914 m. 25.1.1970 giovedì 3 aprile 2008 alle ore 18.30 nella chiesa di Sant'Antonio Vecchio (piazza Hortis). Maria Cerin in Dodich n. 8.2.1931 m. 20.2.2003 in Canada Valerio Depase n. 7.10.1908 m. 6.5.1979 Nell'8° anniversario della sua scomparsa è sempre ricordato con tanto affetto e rimpianto dalla moglie Violetta Cernivani insieme alle figlie, generi, al nipote e ai parenti tutti. Vilma Benvenuti n. 3.4.1920 m. 20.2.2007 Giuseppina Bembich Pugliese Raggiungendo il marito Mario e i genitori, dopo lunga sofferenza il 23 dicembre 2007 in Canada è tornata alla Casa del Signore Livio Chicco n. 29.7.1919 m. 8.4.2000 Sono trascorsi cinque anni dalla sua scomparsa ma il suo ricordo rimane nel cuore del marito Romano insieme ai familiari e amici tutti. Anna Felluga in Degrassi n. 18.4.1914 m. 5.2.2005 Nel terzo anniversario della scomparsa la ricordano i figli Vilma, Milvia, Willy assieme ai nipoti tutti. Mario Chicco n. 16.9.1910 m. 21.6.1990 Alma Chicco ved. Depase n. 23.12.1920 m. 12.1.2005 a Grado Violetta Cernivani ricorda con affetto i cari suoceri e cognati. Lo scorso gennaio a Chicago, negli Stati Uniti, ci ha lasciato Adriano Chicco di anni 82 Da Trieste, un affettuoso ricordo dalla cognata Violetta. 15 Marzo 2007 Carlo (Nino) Cernivani n. 13.5.1920 m. 16.7.2003 A cinque anni dalla sua scomparsa lo ricordano sempre con affetto la moglie Neverina, il figlio Carlo con Nancy e gli adorati nipotini, la sorella Violetta, la cognata Vanda e tutti i familiari. Giuseppe Cernivani n. 2.1.1896 m. 29.2.1972 Rosalia Iancovich Cernivani n. 21.2.1898 m. 21.10.1986 Albino Cernivani n. 8.9.1922 m. 11.3.1958 ad Anversa Dalla figlia e sorella Violetta un affettuoso ricordo ai cari genitori e al fratello Albino. Giovanni Vascotto n. 13.7.1899 m. 21.3.1980 Vittoria Bologna ved. Vascotto n. 15.2.1905 m. 1.3.1993 Li ricordano affettuosamente i figli con i familiari, il fratello Germano, le cognate, i nipoti e pronipoti. 23 ISOLA NOSTRA Uliano Bologna n. 25.3.1928 m. 19.4.2004 A quattro anni dalla sua morte è ricordato con tanto rimpianto dalla moglie Licia, dalla figlia Giuliana, dal genero Roby e dai nipoti e parenti tutti. Giovanni Bologna n. 21.12.1891 m. 25.4.1984 Anna Drioli Bologna n. 29.1.1900 m. 11.2.1975 Sono ricordati dalle nuore, nipoti e parenti tutti. Maria Zaro ved. Menis n. 31.12.1919 m. 6.5.2006 Salvatore Menis n. 25.12.1912 m. 18.6.2001 Bortolo Degrassi (Nino viola) n. 14.3.1921 m. 21.3.2006 Romeo Degrassi (viola) n. 2.2.1917 m. 4.3.2003 a Sydney Nel secondo anniversario della sua dipartita la moglie Lida lo ricorda sempre con rimpianto e tristezza. A 5 anni dalla sua scomparsa con dolore e rimpianto lo ricordano sempre la moglie Mira, i figli Lucio e Romeo, le nuore e i nipoti, i fratelli e la sorella. Ettore Cocian n. 21.4.1899 m. 15.8.1976 Maria De Jurco in Cocian n. 7.9.1901 m. 21.9.1968 Li ricordano sempre con tanto affetto i figli Lida e Mario insieme alla nipote Mary con il marito e la pronipote Allison. Lucia Delise ved. Degrassi (viola) n. 9.4.1892 m. 9.5.1973 Mario Bologna n. 22.10.1911 m. 24.1.1990 Maria Ladillo Bologna n. 21.3.1913 m. 2.8.1990 A 18 anni dalla loro scomparsa, un affettuoso ricordo ai cari genitori dalle figlie Silva e Mirella insieme alle nipoti Arianna e Patrizia e al genero Giuliano. Pietro Bologna n. 26.6.1875 m. 5.6.1949 Antonio Degrassi n. 23.9.1887 m. 21.6.1949 Siete sempre nei nostri cuori. I figli Bruno e Valerio, le nuore Caterina e Daniela, la nipote Raffaella e i parenti tutti. Anita Degrassi ved. Deste n. 15.5.1916 m. 11.2.2005 Nel terzo anniversario è ricordata sempre con tanto amore dai figli Corrado e Maria Carmen, dalla nuora, genero e nipoti tutti. Sono sempre ricordati con affetto e rimpianto dai figli Luciano e Lidia insieme alle nuore e ai nipoti. Bruno Degrassi n. 22.9.1919 m. 30.7.2004 Francesca Bologna n. 12.9.1885 m. 22.2.1969 A tanti anni dalla loro scomparsa un caro ricordo dal figlio Germano con la nuora e dai nipoti Pina Ucci e Bruno insieme ai familiari tutti. Terzo anniversario Luciana Bologna Vascotto n. 14.12.1939 m. 27.3.2005 Lo ricordano con affetto il figlio Riccardo con la moglie Agata e il nipote Stefano, i fratelli, la sorella e i parenti tutti. Con rimpianto Ti ricordano il marito Lucio, le figlie Manuela e Sandra con i mariti e le nipotine Eleonora e Giulia. 24 ISOLA NOSTRA Guerrino Dudine n. 28.1.1912 m. 11.2.1977 Maria Lorenzutti ved. Delise n. 5.7.1913 m. 12.3.2007 Ad un anno dalla sua scomparsa la ricordano con amore i figli Roberto e Luciano, la nuora Renata e i nipoti. Nella circostanza un ricordo affettuoso per il papà Anna Lorenzutti ved. Dudine n. 15.10.1919 m. 8.6.1997 Carlo Delise n. 15.2.1913 m. 26.9.1998 Antonia Degrassi ved. Lorenzutti n. 1885 m. 11.5.1969 A dodici anni dalla sua scomparsa lo ricordano sempre con immenso affetto la moglie Bruna, la figlia Daniela, il genero Fabio, la cara nipote Sara e il fratello Giacomo in Australia. Mario Parma n. 13.2.1913 m. 9.11.1967 Lo ricordano la sorella Bruna insieme a tutti i nipoti. Loriana e Corrado con tanto affetto e rimpianto ricordano a parenti ed amici i cari genitori Guerrino e Anita e la nonna Antonia. Nicolò Bressan n. 5.4.1890 m. 14.5.1972 Antonietta Troian ved. Dudine n. 29.9.1919 m. 21.11.2005 a Milano Giuditta Stocovaz in Bressan n. 12.4.1895 m. 20.1.1972 È ricordata con affetto e rimpianto dai figli Tiziano ed Edy con i loro familiari. Un affettuoso ricordo anche per il papà e fratello Ottavio Dudine n. 12.3.1914 m. 31.7.1969 Sono sempre ricordati con affetto dai figli Bruno, Luigi, Anita e Mario con i loro familiari e dai parenti tutti. Virgilio Benvenuti n. 6.10.1906 m. 17.2.1955 Maria Bologna ved. Benvenuti n. 17.3.1907 m. 28.7.2006 Roberto Dudine n. 31.12.1940 m. 20.5.2001 a Milano Come l’erba i nostri giorni passano: tu, Signore, sei per sempre. Carlo Carboni n. 28.12.1920 m. 30.4.1996 liturgia Nel secondo anniversario della scomparsa della mamma Maria, i cari genitori sono ricordati con tanto rimpianto dai figli Luciana con Nerio e Siro con Maria unitamente ai nipoti Alessandro, Nicoletta e Fabio e ai parenti tutti. Giovanni Degrassi n. 8.4.1902 m. 26.12.1983 Irma Benvenuto ved. Degrassi n. 11.1.1914 m. 14.2.2001 15 Marzo 2007 Giuseppe (Bepi) Dandri n. 20.11.1904 m. 20.10.1999 Vorrei dirti tante cose... sempre più sento la tua mancanza Lidia Maria (Meri) Pahor n. 12.3.1915 m. 14.4.2000 Cara Meri, Ti sentiamo sempre vicina a noi... Lidia, Lida e Dea Edi Walter Pugliese (caregheta) n. 8.1.1948 m. 16.2.1996 Nel dodicesimo anniversario della scomparsa, lo ricordano con immenso dolore i genitori Silvana e Antonietto, la moglie Adriana, il figlio Andrea ed il fratello Franco. Cari genitori, siete sempre nei nostri cuori. I figli Ervina, Maria Giovanna e Claudio con il genero, la nuora e i nipoti. Giovanni Delise n. 3.1.1912 m. 23.1.1990 Ada Delise Degrassi n. 11.2.1921 m. 24.2.2006 Lisetta Stolfa ved. Delise n. 10.9.1917 m. 6.7.2006 Giliante Degrassi n. 14.6.1918 m. 8.2.1999 La figlia Fiorenza insieme ai familiari tutti ricorda con affetto e rimpianto i cari genitori. Livio Delise n. 10.6.1937 m. 5.6.1974 Li ricordano caramente il figlio e fratello Marino con la moglie Graziella e le amate nipoti Tiziana e Francesca. 15 Marzo 2007 Flora Goina n. Delise n. 22.7.1905 m. 26.2.1982 Pietro Goina n. 6.6.1901 m. 10.10.1973 Sono ricordati caramente dai figli Lida, Dorina e Duilio con i loro familiari, dalla sorella e cognata Maria e dai nipoti. Luigi Dagri n. 13.6.1909 m. 8.2.1990 È ricordato dalla moglie Angela e dai figli Gino, Nerina, Nivea con Vasco e Marino con Tiziana e Loredana e parenti tutti. Lucio Fragiacomo n. 14.12.1944 m. 2.4.1980 Lo ricordano la moglie Loredana e la figlia Samantha con i suoi cari. Maria Zaro n. Calligarich n. 18.6.1934 m. 19.4.2005 Nel terzo anniversario della scomparsa è ricordata sempre con affetto e dolore dal marito Elvio, dai figli Doriana e Giuliano, dal genero Massimo, dalla nuora Nadia, dagli amatissimi nipoti Giovanna e Stefano e dai parenti tutti. 25 ISOLA NOSTRA Bruno Bressan n. 27.9.1921 m. 3.5.2005 Nel terzo anniversario della sua scomparsa, la moglie Antonia Crevatin, i fratelli e i nipoti ricordano con affetto il loro caro. Carlo Parma n. 20.3.1911 m. 19.1.1985 Olimpia Crevatin ved. Parma n. 24.11.1914 m. 25.4.2003 Sono sempre ricordati con affetto dai figli Bruno con Cristina e Annamaria con Dario, insieme ai nipoti tutti e alle sorelle. Giacinto Menis n. 22.3.1914 m. 11.3.1998 a Monza Lucia Felluga n. 27.1.1920 m. 28.1.1984 La figlia Franca con i fratelli ricordano con amore il papà Giacinto nel decimo anniversario della scomparsa e la mamma Lucia nel 24° anniversario. Anna Radin ved. Petrina n. 10.10.1905 m. 10.8.1994 Un caro ricordo dal figlio Claudio unitamente ai familiari tutti. Antonietta Benvenuti ved. Menis n. 19.12.1904 m. 14.1.2005 a Casarsa Adalgerio Menis n. 4.10.1903 m. 17.12.1993 a Casarsa Sempre presenti nel cuore e nella vita delle figlie Lucia e Luisa e di tutti i familiari. Luigi Ulcigrai n. 6.4.1903 m. 28.8.1973 Anna Marchesan ved. Ulcigrai n. 31.1.1908 m. 2.3.1996 Li ricordano sempre con affetto le figlie Bruna e Gianna, i generi Gino e Alfredo e i nipoti tutti. Libera Valenti ved. Ulcigrai n. 22.12.1908 m. 18.2.1996 Salve Carboni in Pantarrotas n. 15.8.1937 m. 21.2.2005 Nel terzo anniversario della scomparsa un ricordo affettuoso dal marito Evi, dal figlio Thanassy e dalla sorella Laura. Salvatore Carboni n. 17.12.1894 m. 21.3.1959 Adele Derossi ved. Carboni n. 15.4.1906 m. 31.1.1987 A tanti anni dalla loro scomparsa li ricorda sempre la figlia Laura insieme al genero e al nipote. Anna Degrassi n. Degrassi n. 6.7.1899 m. 8.5.1990 Giovanni Degrassi n. 26.2.1897 m. 25.9.1993 Elvino Ulcigrai n. 5.2.1911 m. 24.4.1982 Vinicio Ulcigrai n. 24.8.1943 m. 27.4.1989 Li ricorda caramente il figlio e fratello Alfredo, la figlia e sorella Etta e la nuora e cognata Gianna. Silvia Degrassi n. 7.12.1923 m. 18.9.1937 Li ricordano sempre con rimpianto i figli Venerina, Franco e Valeria insieme ai familiari. Un caro ed affettuoso ricordo anche per la sorella Silvia. 26 ISOLA NOSTRA Walter Felluga n. 3.12.1938 m. 25.4.2002 Maria Grazia Carboni in Felluga n. 19.12.1942 m. 8.2.1988 Un affettuoso ricordo dal fratello e cognato Franco Carboni insieme ai familiari. Mario Carboni (rate) n. 25.8.1906 m. 13.1.1973 Giulio Mondo n. 30.5.1915 m. 9.1.1995 Pietro Prelaz n. 18.9.1900 m. 15.1.1990 Anna Bibalo ved. Prelaz n. 4.1.1908 m. 24.8.1991 Sono ricordati sempre con affetto dai figli Pietro e Alfieri con i familiari. Silvio Prelaz n. 24.2.1928 m. 14.3.1994 in Australia È sempre ricordato con affetto dai fratelli Pietro e Alfieri insieme ai familiari. Cesira Vascotto in Carboni n. 14.4.1904 m. 25.1.1987 Sono ricordati caramente dal figlio Franco con i familiari. Bruno Lorenzutti n. 24.10.1927 m. 27.1.1997 Nell'undicesimo anniversario della sua scomparsa lo ricordano sempre con tanto affetto e rimpianto la moglie Luciana, i figli Roberto e Fabrizio, la nuora Federica e le nipoti Francesca e Fabiana. Alice Goina ved. Vascotto n. 16.1.1911 m. 27.2.2006 Nel secondo anniversario della Sua scomparsa la ricordano con immutato affetto le figlie Maria, Nivia e Anita insieme ai generi, nipoti e pronipoti. Claudia Prelaz n. 21.12.1954 m. 17.12.1994 La ricordano sempre con tanto affetto gli zii Pietro e Alfieri e ai familiari tutti. Giorgio Prelaz n. 27.8.1929 m. 4.3.2003 È sempre ricordato con affetto dal figlio, dai fratelli e dai familiari tutti. Libero Parma n. 10.12.1932 m. 14.1.2004 Nel quarto anniversario della scomparsa è ricordato sempre con tanto affetto dalla moglie Lucia, dal figlio Alberto con Elena e la nipote Chiara, dalle sorelle e dai parenti tutti. Vittoria Gottinger Mondo n. 30.4.1920 m. 10.4.1967 Sono sempre ricordati con tanto affetto e rimpianto dalle figlie Liana e Franca insieme ai nipoti e ai parenti tutti. Olivo Lugnani n. 10.4.1906 m. 22.6.1987 in Australia Gina Carboni Lugnani n. 16.9.1911 m. 17.10.2003 in Australia Li ricordano sempre i figli Nerio con la moglie Laura e Nivia con il marito Franco insieme ai nipoti e parenti tutti. Antonia Drioli ved. Bressan n. 24.1.1911 m. 13.2.2003 a Brescia Emilio Bressan (talpa) n. 5.9.1909 m. 2.3.1991 a Brescia Sono ricordati con immutato affetto dai figli Silva e Mario con Annamaria e dai nipoti Sergio e Roberto con le rispettive famiglie. 15 Marzo 2007 Bruno Vascotto n. 8.3.1906 m. 23.8.1989 Lucia Russignan Vascotto n. 10.8.1906 m. 29.12.1985 Restano sempre vivi nel cuore della figlia Edda, genero Dario, nipoti e parenti tutti. Mariano Carboni n. 5.3.1898 m. 21.8.1959 Anna Pozzetto in Carboni n. 2.6.1904 m. 20.2.1996 Sono ricordati con affetto dal figlio Dario, nuora Edda, nipoti e parenti tutti. Anna Bosich ved. Millo n. 11.11.1907 m. 15.3.2000 Rodolfo Millo n. 13.4.1906 m. 7.5.1979 Ferruccio Millo n. 15.2.1934 m. 5.8.1957 La figlia e sorella Silvia ricorda sempre con immutato amore i suoi cari. 15 Marzo 2007 Silvano Dudine n. 31.12.1921 m. 1.2.1991 Lucia Minozzo ved. Paoli n. 12.2.1894 m. 11.3.1973 A 17 anni dalla sua scomparsa è ricordato con tanto amore dalla moglie Maria, dai figli Silva, Rossana e Sergio, dal genero Giorgio, dalla nuora Eleonora e dai nipoti tutti. Nel 35° anniversario della scomparsa è ricordata caramente dai figli Severina ed Elvio unitamente ai nipoti e ai parenti tutti. Giuseppe Li Pira n. 29.6.1922 m. 10.7.1989 Frida Perentin n. 8.1.1905 m. 24.3.1986 Beniamino Boi n. 25.9.1896 m. 8.4.1983 Irene Paoli ved. Dagri n. 14.10.1925 m. 18.7.2005 in Australia I figli Rina e Filiberto ricordano con immutato affetto i cari genitori. Nel terzo anniversario della scomparsa di Irene, un affettuoso ricordo dalla moglie e sorella Severina insieme alle figlie e ai nipoti. Fortunato Derossi n. 8.4.1899 m. 20.1.1968 Elisabetta Ulcigrai n. 15.12.1907 m. 10.11.1979 Giovanni Musizza n. 12.3.1909 m. 5.9.1973 A tanti anni dalla loro scomparsa li ricordano con affetto i figli Nadia e Arduino. Domenico Dudine (ghetto) n. 14.4.1923 m. 15.4.2006 a Grado Nel secondo anniversario della sua scomparsa lo ricordano sempre con affetto la moglie Olga, i figli Ivan, Maurizio e Paolo insieme alle nuore e ai nipoti tutti. 27 ISOLA NOSTRA Felicita Carboni ved. Derossi n. 25.2.1905 m. 21.8.1984 La figlia Anna Maria ricorda con affetto i cari genitori. Libera Benvenuto ved. Colomban n. 14.2.1915 m. 24.3.2003 A cinque anni dalla scomparsa la ricordano con amore i figli Anita, Bruno, Giuseppe e Berta insieme ai familiari tutti. Il 22 gennaio sono trascorsi vent'anni da quando, all'ospedale di Verona, ci lasciava Cecilia Goina ved. Degrassi n. 17.2.1919 m. 8.5.2007 Norma Sandrin ved. Dudine raggiungendo così il suo Elviano e i genitori Giorgio e Vittoria. Un affettuoso ricordo dalla cugina Romana con Olivo. Maggiolina Russignan in Pugliese n. 23.5.1926 m. 24.3.1998 Nel 10° anniversario è ricordata sempre con tanto affetto e rimpianto dal marito Pini, dai figli Giuliano, Daniela e Guido con i rispettivi familiari. Lucia Scher n. Pugliese n. 15.6.1919 m. 14.3.1998 Dario Scher n. 23.12.1919 m. 7.2.2005 Nel 10° e 3° anniversario della Loro scomparsa il nostro dolore rimane immutato. Ad aiutarci è la Vostra perenne presenza nei nostri cuori. Con molto rimpianto Amina e Giorgio Ennio Drioli n. 27.10.1927 m. 2.3.2003 Nel quinto anniversario della morte ti ricordiamo sempre. Edda con Cinzia e Paolo. Marcello Degrassi n. 18.4.1915 m. 10.1.1970 Ad un anno dalla scomparsa della mamma, i cari genitori sono ricordati con rimpianto dai figli Lucio con Veleda e Loredano con Livia insieme ai nipoti Davide, Daniele ed Elena con le rispettive famiglie, ai pronipoti e ai parenti tutti. Renata Degrassi ved. Benvenuto n. 14.2.1926 m. 19.6.2002 Antonio Benvenuto (garbo) n. 24.7.1917 m. 26.8.1995 Li ricordano sempre con affetto i figli Liviana, Adeliano e Fulvio insieme alla nuora, generi, nipoti, pronipoti e parenti tutti. Giovanni Vascotto n. 12.12.1904 m. 17.12.1979 Lucia Russignan Vascotto n. 10.8.1906 m. 29.12.1985 Sono ricordati dai nipoti Liviana, Adeliano, Fulvio, Lucio e Loredano insieme ai parenti tutti. 28 PRO ISOLA NOSTRA DALL’ITALIA • Bruno Parma (Varese) € 30 in occasione del 1° compleanno di Jacopo e in ricordo dei genitori Olimpia e Carlo • Antonia Crevatin (Marano/UD) € 30 in memoria del marito Bruno Bressan • Silvia Bologna Moretti (Lodi) € 50 in memoria dei defunti delle famiglie Bologna e Moretti • Eliana Dellore (Roma) € 15 • Edda e Salvatore Chicco (Monfalcone) 25 in ricordo dei nostri defunti • Ezio Degrassi (Grado) € 30 • Maria Parma (Varese) € 50 • Livio Menis (Bassano del Grappa) 50 in memoria dei familiari defunti • Carmen Benvenuto (Roma) 50 • Fabio Ricasoli (Genzano di Roma) € 30 • Annamaria e Dino Degrassi (Venezia) 50 in memoria dei nostri cari genitori ISOLA NOSTRA Un sentito grazie a... • Giovanni Dudine (Aiello del Friuli) 10 in memoria del papà Domenico • Mario Vascotto (Genova) € 25 • Bruno Moscolin (Carpi/ MO) 50 in memoria del papà Giovanni e della mamma Alma Marchesan • Edda e Salvatore Chicco (Monfalcone) 25 in memoria dei nostri cari defunti • Franca Menis (Monza) 50 ricordando il papà Giacinto e la mamma Lucia Felluga • La moglie Gemma Bettoso con il figlio, la nuora e il nipote (Carpi/MO) 50 in ricordo di Albino Giorda a 23 anni dalla scomparsa • Giorgio Vascotto (Roma) 50 in ricordo dei genitori Attilio Vascotto (baster) e Argia Druscovich • Sergio Brusadin (Noventa Vicentina) € 30 • Albino Paniek (Udine) € 50 • Silva Bressan (Brescia) 25 in ricordo dei genitori Antonia DALL’ESTERO • Livio Braccini con i familiari (USA) $ 200 ricordando il papà Augusto, la mamma Luigia Del Gos, la sorella Gianna e lo zio Ottavio Perentin (+ 27.5.2007). A tutti i parenti ed amici (e specialmente a Claudio Degrassi) l’augurio di tanta salute e che Dio protegga tutti. • Romano Dodich (Canada) $ 150 con un affettuoso ricordo alla moglie Maria Cerin nel quinto anniversario della scomparsa • Elvina Bacci Fatutta $ 50 ricordando i genitori Guido e Ofelia e la cara cugina Mariuccia Depase • Ivana Sabrini (Australia) $ 50 in ricordo della mamma Ederina Pugliese e dei nonni Giovanni e Giuseppina • Luciano Degrassi (viola) (Germania) € 50 • Gianna Fradel (Australia) $ 50 in memoria dei familiari defunti • Nerio Lugnani (Australia) $ 50 in memoria dei genitori Olivo Lugnani e Gina Carboni • Mariucci Degrassi (Canada) $ 100 in memoria della sorella Nivia e dei genitori Maria e Giuseppe • Mario Dagri (biri – Canada) $ 50 in memoria dei cari genitori Vittoria e Antonio • Giovanni Bacci (zalo – Canada) $ 50 in memoria dei genitori Celso e Giovannina • Mario Lorenzutti (grilo – Canada) $ 50 in memoria del caro fratello Argeo e dei genitori Valeria e Giovanni • Licinio Dudine (USA) $ 25 in ricordo della mamma Lucia Vascotto • Livio Chicco (Australia) € 20 • Claudio e Rina Tomadin (Australia) $ 20 • Pina Giani Konobely $ 50 in ricordo della cugina Bianca Giani (ci scusiamo per l’errore nel numero di dicembre) ed Emilio • Mario Bressan (S.Zeno/BS) 25 in ricordo dei genitori Antonia ed Emilio • Imperia Dudine (Staranzano/GO) 20 in ricordo della cara amica Nivia Degrassi ved. Tragin (+ 23.12.2007 in Australia) • Licia Corselli Grillo (S. Daniele del Friuli) € 50 • Edda Dandri (Roma) 30 in memoria dei cari genitori Gemma e Luigi • Vittorina Stolfa (Padova) € 30 • Sergio Zucca (Monfalcone) € 25 in ricordo di don Attilio Delise • Sergio Zucca 25 ricordando l’amico Gianni Vascotto (susta) • Lucia e Luisa Menis (Udine) 50 ricordando il papà Adalgerio e la mamma Antonietta Benvenuti • Severina Paoli (Gorgonzola/MI) 70 in memoria della mamma Lucia Minozzo, del marito Giuseppe Li Pira e della sorella Irene • Edda con i figli Cinzia e Paolo (S.Lorenzo/GO) 30 in ricordo del marito e papà Ennio Drioli • Nerina e Marina Bacci (Monfalcone) 50 • Nicolò Mario Bressan (San Giorgio di Nogaro) 20 in ricordo dei genitori Nicolò e Giuditta Stocovaz • Neri Drioli (Capriva del Friuli) 25 • Villi Drioli (Pesaro) 50 • Giuseppina Colomban (Villaguadia/CO) 30 • Rina Boi (Caluso/TO) 40 ricordando con tanto affetto e nostalgia i genitori Beniamino e Frida Perentin • Filiberto Boi (Caluso) 40 in ricordo dei cari genitori Beniamino e Frida • Mario Rossi Fizzotti (Milano) 50 • Silva Chicco (Como) 25 • Alfieri e Elvia Fragiacomo (Monfalcone) 100 in memoria dei genitori e della sorella Mira (ci scusiamo per l’errore nel numero di dicembre) 15 Marzo 2007 DA TRIESTE • Bianca Gerin € 50 in ricordo di Augusto Vascotto • Nerio Gruber (Muggia) € 20 ricordando i propri defunti • Livio Degrassi € 20 • Nivia Delise € 50 • Elda Delise (Muggia) € 25 • Nerina Pugliese Degrassi 25 in memoria del marito • Fulvia Vascotto 50 ricordando la mamma Maria (Ucci) Drioli • Le amiche 150 in ricordo di Maria (Ucci) Drioli ved. Vascotto • Gigi Carboni 30 con un affettuoso ricordo alla moglie Mariuccia Depase • I cugini Stelio, Dario e Corinno Carboni con i familiari 75 per onorare la memoria di Mariuccia Depase Carboni • Edda Vascotto e Dario Carboni 50 ricordando i rispettivi genitori • Annamaria Derossi 50 ricordando i genitori Fortunato e Felicita e le care amiche Mariuccia Depase e Maria Grazia Carboni • Ersilia Bernobi 20 ricordando l'amico Olivo Colomban • Nerina Colomban 50 ricordando il cugino Olivo Colomban e tutti i familiari defunti • Nerina, Uccia, Alma, Luci e Silvana 50 in ricordo del caro amico Olivo Colomban • Vilma e Romedio 30 in ricordo dei cari amici Olivo Colomban e Mariuccia Depase Carboni • Famiglie Fedele e Campitelli € 50 • Mariucci Dandri e Vinicio Degrassi 50 in memoria dei defunti delle famiglie Dandri e Degrassi • Laura Carboni € 50 in ricordo dei genitori Salvatore e Adele e della sorella Salve • Franco Carboni (rate) 50 ricordando caramente i familiari defunti • Alma Capello Codiglia con il figlio Paolo 20 in ricordo del marito e papà Gualtiero • Corinno Carboni (Duino) 30 in memoria dei genitori Anna e Mariano • Bruno Russignan 30 in memoria di tutti i cari defunti • Loredana Dagri 25 in memoria del marito Lucio Fragiacomo • Gino Dagri 60 in memoria del papà Luigi, del cognato Lucio Fragiacomo e dei familiari tutti • Arduino Musizza 20 ricordando il papà Giovanni e la mamma Elisabetta Ulcigrai • Attilia Ocovich 50 in memoria del marito Giuseppe Ragusin • Maria Russignan (Muggia) 30 ricordando i familiari defunti • Maria Contesini € 30 • Libero Giorgesi 20 in memoria di tutti i cari defunti • Oscar e Clara Dudine 50 ricordando con affetto i genitori Cesare e Antonia • Nadia Derossi 20 in memoria dei cari defunti • Luciana Dapas 50 in ricordo del marito Bruno Lorenzutti • Franca Benvenuti 25 in memoria del papà Francesco (paladin) e delle sorelle Vilma e Anita • Stelio, Elida e Gianna Benvenuto 30 in memoria della mamma Vilma Benvenuto • Nevio Vascotto € 30 • Claudio Petrina 50 ricordando la mamma Anna Radin e tutti i cari defunti • Vilma, Milvia e Willy Degrassi 30 in ricordo della mamma Anna Felluga • Nerina Chicco Derossi 30 in ricordo del marito Mario • Loretta Ragaù € 20 • Fiorenza Degrassi 50 in ricordo dei genitori Ada Delise e Giliante Degrassi • Bruno e Gianna Fragiacomo € 20 • Bruna e Bruno Ruzzier 20 in memoria dei propri cari defunti • Antonietta Bergamasco Mugittu 30 in ricordo dei genitori Antonio ed Emilia e del fratello Umberto • Marisa Delise 30 ricordando i genitori Isolina e Aurelio • Gabriella, Paola, Adriana e Fabrizio 20 in memoria del nonno Giovanni Moscolin (+ 17 gennaio 1970) • Gemma Vascotto Trevisini 20 • Milvia Codellia € 40 • Bruna Parma 30 in ricordo del marito Carlo Carboni e del fratello Mario • Maria Costanzo 30 in ricordo dei cari genitori Maria e Francesco, delle sorelle Alma, Alice e Anita e del cognato Bruno • Mariucci Chelleri 60 ricordando tutti i propri cari defunti • Giuliana Chelleri 50 in ricordo del marito Bruno e della suocera Maria • Bruno Carboni 60 in memoria dei propri cari defunti • Elvio Zaro 30 in ricordo della moglie Maria Calligarich • Dorina e Veraldo Vascotto 30 in memoria dei genitori e suoceri Pietro e Flora • Roberto Delise 50 in memoria dei genitori Carlo e Maria Lorenzutti e di tutti i cari defunti • Lidia Dandri 50 ricordando con affetto il marito Bepi e la cara amica Meri Pahor • Bruno e Valerio Menis 30 in memoria dei genitori Maria Zaro e Salvatore Menis • Licia Bologna (Muggia) 30 in ricordo del marito Uliano e dei suoceri Anna e Giovanni • Silvia Millo 50 ricordando con affetto i genitori Anna e Rodolfo e il fratello Ferruccio • Franco (da Como) e Venerina Degrassi con le famiglie 30 in memoria dei genitori e nonni Anna e Giovanni e della sorella Silvia • Gino e Gigliola Dandri 50 ricordando i defunti delle famiglie Dandri e Depase • Gino e Gigliola Dandri 25 ricordando con affetto gli amici Duilio, Eliano, Raffaele e Albino • Gianna e Alfredo Bussani 30 in memoria dei cari defunti • Nivia e Almira Degrassi 50 ricordando i genitori Angela e Francesco • Cosetta Zaro 20 in memoria dei cari defunti • I genitori Silvana e Antonietto, la moglie e i familiari 30 ricordando Edi Pugliese nel 12° anniversario della scomparsa • Odilla Zanon 30 in memoria del marito Livio • Romana e Olivo Menis 10 in ricordo dell’amica Norma Sandrin ved. Dudine • La moglie Rita con i figli Roberto e Gianfranco 50 in ricordo del marito e papà Mario Degrassi (fritola) • Lucia Degrassi 20 in memoria del marito Libero Parma • Pietro Prelaz 20 in memoria dei cari defunti • Franca e Liana Mondo 30 in memoria dei genitori Giulio e Vittoria • Maria Paoletti 25 in ricordo del marito Silvano Dudine • Lidia Verk 50 in ricordo dei genitori Rosa e Giuseppe, della sorella Vanda e del marito Aquilino Zubin • Lidia Verk 15 con un affettuoso ricordo e sentite condoglianze per la scomparsa delle zie Nerina e Ada • Lidia Verk 15 in memoria della zia Giovanna Vesnaver, del cugino Fabio e di tutti i defunti delle famiglie Verk e Vesnaver • Mariacarmen Deste 30 in ricordo della mamma Anita Degrassi • Dino Palci e Bruna Giani 20 ricordando i rispettivi genitori Giuseppe con Giuseppina Degrassi e Giovanni con Maria Pugliese • Anita e Lino Brigadini 20 ricordando la cara mamma e suocera Alice Goina ved. Vascotto • Nicoletta 10 ricordando nonna Alice • Mario Del Gos € 30 • Aldo Poropat (Isola) € 20 • Lina Sponza Vellam 25 in ricordo del marito, delle sorelle e dei fratelli • Ovidio Carboni 25 in memoria della moglie Anita Vellam • Luciana Benvenuti 25 in ricordo del marito Giovanni Manzutto • Nerio Degrassi € 20 • Caterina Eva ved. Colomban 60 in ricordo del marito Giacomo, della cognata Dora e della cara Luisa Colomban • Pina e Nino Goina 25 ricordando i genitori e suoceri Giovanni e Vittoria • La moglie Violetta con le figlie e i familiari 30 in ricordo di Livio Chicco • Violetta Cernivani 30 in ricordo dei defunti delle famiglie Chicco e Cernivani • Violetta Cernivani 20 ricordando il cognato Adriano Chicco • Fabio Delise € 30 • Mario Vascotto e Carmela Carboni 40 • Silva Bologna 30 in memoria dei genitori Mario e Maria Ladillo • Mirella Bologna 20 in ricordo del marito Sergio Pompili • Siro Benvenuti 40 in memoria dei genitori Virgilio e Maria • Lucio, Manuela e Sandra Vascotto 50 in ricordo della moglie e mamma Luciana Bologna Vascotto • Eleonora e Giulia 20 in ricordo della nonna Luciana Bologna Vascotto • Dino Chicco 30 in memoria dei genitori Giovanni e Romilda Degrassi • Antonio Dudine (Isola) 30 ricordando i genitori Francesco e Fausta • Bruno Ficiur 20 in memoria dei genitori Giusto e Maria • Pina, Ucci e Bruno 25 in ricordo dei nonni Francesca e Pietro Bologna • Lida Degrassi 60 ricordando il marito Nino, i genitori e i suoceri • Fulvio, Adeliano e Liviana Benvenuto 60 in ricordo dei genitori Renata e Antonio e dei nonni Giovanni e Lucia • Lucio e Loredano Degrassi con le famiglie 40 in ricordo della mamma Cecilia Goina e del papà Marcello • Anita, Bruno, Giuseppe e Berta 50 in ricordo della mamma Libera Benvenuto ved. Colomban • Giuseppe Pugliese con i figli 20 in ricordo della moglie e mamma Maggiolina e di tutti i cari defunti • Bruno e Samuela Fragiacomo 50 ricordando i genitori e i fratelli Libero e Nella • Evelina Degrassi Marini 25 • Giovanni Vascotto (Sistiana) 20 • Gina Slanovitz 20 • Egidia Drioli Russignan 50 in occasione della nascita della nipotina Nina • Pino Benvenuti 50 in occasione del 80° compleanno della moglie Raffaella Degrassi ASSOCIAZIONE ISOLA NOSTRA VIA XXX OTTOBRE, 4 – 34122 TRIESTE TELEFONO 040-638236 Conto Corrente Postale n. 11256344 Coordinate bancarie (IBAN): Naz. Check Cin Cod. ABI IT 86 X 07601 CAB 02200 N° Conto 000011256344 Codice BIC SWIFT: BPPIITRRXXX ORARIO UFFICIO: martedì-giovedì ore 10 - 12 venerdi 16 - 18 E-mail: [email protected] Tanti (ormai sessantenni…) si ritroveranno in questa foto, scattata a Isola nel 1954 davanti alla scuola di via Besenghi: è la prima classe elementare con il maestro Bruno Zaro. Il sorriso dolce e sereno del maestro sembra accentuare il clima di grande tranquillità che traspare dalla foto. E’ davvero la quiete “prima” della tempesta.