Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 2 DCB Milano) Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano 4|2012 ANNO LXV INCHIESTA Prescrizione per principio attivo: quanta confusione! • Al via la riorganizzazione della medicina territoriale • Responsabilità professionale: tutti scontenti • Dispositivi medici sempre più a rischio • Intramoenia: dalla riforma Bindi all’art. 2 del DL Balduzzi www.omceomi.it Collegati con l’Ordine Ricordiamo che, ai sensi dell’art. 16 comma 7 D.P.R. 185/2008, sei tenuto a comunicarci il tuo indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC). Se non lo hai già fatto, segnalalo inviandolo a: [email protected]. Grazie. I telefoni dell’Ordine Dirigente Gabriella SARTONI tel. 02.86471403 Commissione Odontoiatri - Aggiornamento/ECM Dott.sa Marina CASERTA tel. 02.86471405 Segreteria del Presidente Segreteria Consigliere Medicina Generale Giusy PECORARO tel. 02.86471410 Segreteria del Vice Presidente Segreteria del Consigliere Segretario Segreteria commissioni Laura CAZZOLI tel. 02.86471413 Area giuridica amministrativa Avv. Mariateresa GARBARINI tel. 02.86471414 ENPAM - Pratiche pensioni Gabriella Banfi tel. 02.86471404 Ufficio iscrizioni, cancellazioni, certificati Alessandra GUALTIERI Lorena COLOMBO Maria FLORIS Stefania PARROTTA tel. 02.86471402 tel. 02.86471412 tel. 02.86471417 tel. 02.86471417 Contabilità/Economato Antonio FERRARI Fernanda MELIS Ufficio Stampa Cinzia PARLANTI tel. 02.86471407 tel. 02.86471409 tel. 02.86471400 [email protected] Aggiornamento ECM Sara BALLARÈ tel. 02.86471401 Segreteria Commissione Odontoiatri Silvana BALLAN tel. 02.86471448 Pubblicità sanitaria e Psicoterapeuti Laura LAI tel. 02.86471420 CED Rossana RAVASIO Lucrezia CANTONI [email protected] tel. 02.86471419 tel. 02.86471424 Centralino tel. 02.864711 Si prega chiamare direttamente i numeri degli uffici per evitare intasamenti sulla linea principale. Poste Italiane SpA - Spedizione in D.L. abbonamento postale 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 2 DCB Milano) urghi iale Medici Chir Ordine Provinc no e Odontoiatri Mila Organo ufficiale di stampa dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Inviato agli Iscritti e ai Consiglieri degli Ordini d’Italia Autorizzazione Tribunale di Milano n° 366 del 14 agosto 1948 Iscritta al ROC Registro degli Operatori di Comunicazione al n. 20573 (delibera AGCOM n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008). Sommario Anno LXV - 4/2012 Direttore Responsabile: Roberto Carlo Rossi Comitato di Redazione: Valerio Brucoli, Costanzo Gala, Ugo Garbarini, Dalila Patrizia Greco, Maria Grazia Manfredi, Luigi Paglia, Alberto Scanni, Martino Trapani Redazione e realizzazione Tecniche Nuove SPA Via Eritrea 21 20157 Milano - Italy Redazione: Cristiana Bernini - 02 39090689 Impaginazione: Grafica Quadrifoglio S.r.l., via Eritrea 21, 20157 Milano e-mail [email protected] 4|2012 ANNO LXV INCHIESTA Prescrizione per principio attivo: quanta confusione! riale medicina territo nizzazione della • Al via la riorga tutti scontenti professionale: • Responsabilità sempre più a rischio zi • Dispositivi medici 2 del DL Balduz riforma Bindi all’art. • Intramoenia: dalla Editoriale Caro Candidato, ti scrivo… 2 Inchiesta La calda estate dei fuori brevetto 4 Segreteria Cinzia Parlanti Via Lanzone 31 – 20123 Milano Tel 02 86471400 e-mail: [email protected] Attualità Cure primarie 9 Gli articoli e la relativa iconografia impegnano esclusivamente la responsabilità degli autori. I materiali inviati non verranno restituiti. Il Comitato di Redazione si riserva il diritto di apportare modifiche a titoli, testi e immagini degli articoli pubblicati. I testi dovranno pervenire in redazione in formato word, le illustrazioni su supporto elettronico dovranno essere separate dal testo in formato TIFF, EPS o JPG, con risoluzione non inferiore a 300 dpi. Normativa Responsabilità professionale: tutti scontenti Tiziana Azzani, Caterina Lazzarini 13 Attualità Dispositivi medici sempre più a rischio 18 Cure palliative Il corretto “approccio palliativo” 22 Riflessioni La lectio vitae del Cardinal Martini 25 Intramoenia Dalla riforma Bindi all’art. 2 del decreto Balduzzi 26 Finestra sulla psichiatria L’obbligatorietà alla cura in psichiatria 29 L’intervista La medicina all’Opera 32 Luoghi simbolo L’Ospedale Sacco, tra corsi e ricorsi storici 36 Professione medica Antologia di luci e ombre, per una riflessione 41 Finestra sull’odontoiatria Igiene orale e donna in gravidanza 44 Corsi ECM 46 Concorso letterario L’ospite inatteso 62 Finestra sull’odontoiatria L’emergenza in studio 64 Stampa: Arti Grafiche Boccia, Salerno (SA) Trimestrale Poste Italiane SpA – Spediz. In abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, comma 2, DCB Milano Dati generali relativi all’Ordine Consiglio Direttivo Presidente Roberto Carlo Rossi Vice Presidente Giuseppe Bonfiglio Segretario Ugo Giovanni Tamborini Tesoriere Luigi Di Caprio Presidenti Onorari Roberto Anzalone, Ugo Garbarini Consiglieri Nicola Balduzzi, Luciana Maria Bovone, Giacinto Valerio Brucoli, Giovanni Campolongo, Giovanni Canto, Dino Dini, Costanzo Gala, Claudio Gatti, Maria Grazia Manfredi, Pietro Marino, Arnaldo Stanislao Migliorini, Massimo Parise, Giordano Pietro Pochintesta, Alberto Scanni, Maria Teresa Zocchi Commissione Albo Odontoiatri Presidente Giacinto Valerio Brucoli Segretario Ercole Romagnoli Componenti Nicola Balduzzi, Dino Dini, Claudio Gatti Collegio Revisori dei Conti Presidente Martino Trapani Revisori Giuseppe Brundusino, Maria Elena Pallaroni Revisore Supplente Tito Pignedoli Roberto Carlo Rossi Caterina Lazzarini Maria Cristina Parravicini Tiziana Azzani Federica Barberis Alberto Scanni Maria Cristina Parravicini Arcadio Erlicher Roberto Carminati Pierluigi Altea Giovanni B. Agus Luigi Paglia, Valeria Torchia Davide Volpi [bollettino OMCeOMI] 4/2012 1 EDITORIALE Caro Candidato, ti scrivo… Roberto Carlo Rossi C Lettera aperta ai Sig.ri politici candidati alle prossime elezioni nazionali e regionali Caro Sig. Candidato, tra pochi mesi avranno luogo le elezioni nazionali e, per noi lombardi, anche quelle per il rinnovo del Consiglio Regionale e del Governatore. Sono abituato, in prossimità delle elezioni, a parlare con diversi politici che vogliono illustrare con dovizia di particolari e con belle e convincenti locuzioni quanto del loro programma sia vicino alle mie/nostre idee. Sono abituato a sentire promesse e rassicurazioni in merito alla fattibilità di questo o quel desiderata. Tutto fino al giorno delle elezioni e poi (in molti casi) … più nulla! Come noto, ritengo strategico il ruolo degli Ordini dei Medici. Nella mia idea, sono Enti pubblici (e quindi di un braccio dello Stato), con competenze tecniche, custodi della deontologia e della qualità dell’atto medico e perciò posti a tutela del diritto, costituzionalmente garantito, ad essere ben curati, con competenza e umanità. Ancora più importante è oggi la loro funzione, poiché questo diritto è messo in discussione dalla così detta “crisi”. Viene ventilato un rischio concreto di tenuta del Sistema Sanitario Nazionale di stampo universalistico, che ha contribuito a rendere grande il nostro Paese. In questo scenario credo sia auspicabile che l’Ordine dei Medici e, segnatamente, che l’Ordine dei Medici di Milano, possa e debba porre dei quesiti a tutti coloro che si candidano a guidare la Regione (e perché no, il Paese), senza distinzione di parte o schieramento politico. Il primo problema che pongo è relativo alla responsabilità professionale del medico. La “legge Balduzzi” non ha, di fatto, depenalizzato la colpa medica. Non ha introdotto l’obbligo per le strutture sanitarie di assicurarsi. Non ha introdotto l’obbligo per le compagnie assicurative di assicurare i medici. Vorrei rimarcare che se non poniamo un rimedio a questi problemi, il medico sarà preda di compagnie assicurative di dubbia provenienza e reputazione, che lo ricatteranno con polizze dai premi stratosferici e, come al solito, a pagarne le conseguenze sarà il cittadino. Infatti nessun chirurgo e nessun internista si prenderà più la responsabilità [bollettino OMCeOMI] 4/2012 2 di trattare un paziente difficile e si sperpereranno milioni in esami inutili con l’illusione di precostituirsi una difesa valida in caso di contenzioso. Il secondo punto che pongo all’attenzione della politica riguarda la formazione dei Medici specializzandi e la formazione dei Medici del triennio di Medicina Generale. I primi hanno un’eccellente preparazione teorica ma sono carenti dal punto di vista della preparazione pratica. In teoria il curriculum formativo è deciso sulla base di ciò che avviene a livello europeo. Ma in pratica, tutti sappiamo che, anche per pastoie di ordine burocratico e legislativo, uno specializzando italiano difficilmente esce dall’università con una valida, approfondita e completa preparazione pratica. Per quanto poi riguarda la formazione in Medicina Generale, non si capisce perché questi colleghi non possano acquisire pienamente il titolo di specialista e non possano essere equiparati agli altri specializzandi anche da un punto di vista economico. Da ultimo voglio (vorrei!) che si avesse il coraggio civile di ben esplicitare EDITORIALE George Caleb Bingham - The County Election, 1852 il modello di sanità territoriale che si vorrà mettere in pratica. Si pensa ad una caduta dell’attuale sistema universalistico di Servizio Sanitario? Si vuole riorganizzare l’assistenza ai cronici dando in appalto tale servizio ai gruppi privati? Oppure si vuole buttare via la diffusa capillarizzazione sul territorio degli studi dei Medici di Famiglia accentrandoli e facendo viaggiare anacronisticamente le persone e non le informazioni? Io credo, caro il mio signor Candidato, che, se lo vorrai, dovremmo stringere innanzi tutto un patto. Un patto che entrambi i contraenti si impegnano pubblicamente a rispettare: se verrai eletto, prima di legiferare e farti venire (strane) idee in campo sanitario, consulterai gli Ordini dei Medici. Dal canto nostro, ci impegniamo a rispondere sempre all’appello e a fornire sempre e prontamente la nostra consulenza. Infine, se oltre che Candidato e politico sei anche un Medico, una raccomandazione. Se verrai eletto non fare come la maggioranza di [bollettino OMCeOMI] 4/2012 3 coloro che ti hanno preceduto. Quando siederai al tuo posto, in Consiglio Regionale o in Parlamento, ricordati che hai pronunciato il Giuramento Professionale al quale sei vincolato prima di ogni altra cosa; e ricorda che il Giuramento si chiude così: “Giuro… di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione”. INCHIESTA La calda estate dei fuori brevetto Caterina Lazzarini Con un blitz estivo il governo Monti ha modificato le modalità di prescrizione dei medicinali branded fuori brevetto, suscitando pareri contrastanti e molta confusione C ambiare la prescrizione per migliorare i conti della Sanità. È la ricetta del Governo Monti, maturata improvvisamente con il caldo estivo, che ha suscitato diverse perplessità sulla sua reale efficacia nel risanamento della spesa farmaceutica pubblica. Dal 16 agosto il medico, che prescrive un farmaco a brevetto scaduto, deve riportare sulla ricetta del Ssn solo la denominazione comune internazionale del principio attivo (DCI) al posto del più noto nome commerciale, e il farmacista deve dispensare il medicinale equivalente più economico pena la non rimborsabilità. Il medico può ancora richiedere la “non sostituibilità” ma solo in casi limitati (come motivi clinici o Lasa: look alike/sound alike) e non per volontà del paziente (facoltà prevista dalla norma in vigore fino al 15 agosto). La nuova ricetta è nata all’interno della “spending review” (decreto legge 9572012 convertito nella legge 135/2012) e vuole continuare la strada di incentivazione dei generici, iniziata a gennaio con il decreto “Cresci Italia”. La nuova legge quindi ha l’obiettivo di sfruttare al massimo i vantaggi economici dell’elevato numero di scadenze brevettuali dei farmaci blockbuster e non riguarda le prescrizioni Ssn dei farmaci ancora coperti da brevetto e lascia inalterate modalità di prescrizione su ricettario bianco. [bollettino OMCeOMI] 4/2012 4 INCHIESTA L’applicazione Le reazioni ufficiali La nuova norma è valida solo per le ricette del Ssn, che riguardano farmaci per cui sono disponibili medicinali equivalenti, destinate a pazienti trattati per la prima volta per una patologia cronica o per un nuovo episodio di patologia non cronica. Se si verificano queste condizioni il medico dovrà sempre indicare sulla ricetta la denominazione del principio attivo del farmaco, dosaggio, forma farmaceutica e, se necessaria, la via di somministrazione. Il medico può aggiungere all’indicazione del principio attivo, sempre obbligatoria, l’indicazione di un medicinale con nome di fantasia o con denominazione generica (nome del principio attivo seguito da denominazione del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco). Tuttavia l’indicazione così formulata non è vincolante per il farmacista, ma lo diventa se il medico aggiunge e motiva la clausola di “non sostituibilità” del medicinale specificato. In pratica, quando spedirà la ricetta in regime Ssn, il farmacista dispenserà il farmaco (equivalente o di marca), contenente il principio attivo, incluso nelle liste di trasparenza di Aifa e avente il prezzo inferiore. Quando più medicinali hanno un prezzo corrispondente a quello più basso, il farmacista terrà conto dell’eventuale preferenza del paziente. Qualora il medico prescriva un medicinale a prezzo più elevato e ne indichi la “non sostituibilità” (motivandola o meno) e/o il paziente, invece, richieda espressamente un medicinale più caro, questo dovrà pagare al farmacista la somma pari alla differenza fra il prezzo del medicinale richiesto e quello del farmaco erogabile con onere a totale carico del Ssn. “La norma – si legge in una nota del Ministero della Salute – servirà a consolidare la cultura del farmaco equivalente e consentirà nel medio e nel lungo periodo di abbassare i prezzi dei farmaci. Finalmente per la prima volta nella nostra legislazione si parla esplicitamente della prescrizione di un farmaco mediante l’indicazione del “principio attivo”. Ciò a vantaggio esclusivo dei cittadini e in particolare dei pazienti”. Al momento l’entrata in vigore del decreto non sembra avere avuto ancora effetti significativi sul mercato dei medicinali fuori brevetto che rimane per tre quarti ancora in mano ai medicinali di marca dato che nei primi mesi di attuazione, vuoi anche a causa del periodo estivo, le confezioni di equivalenti vendute sono passate da una media mensile di giugno-luglio di 5 milioni e 120mila a 5 milioni e 480mila (+6,9%). Tuttavia i produttori di generici si sono soddisfatti e tramite Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, dichiarano: «In queste ore si è sentito ripetere che questa norma non rientrerebbe nella spending review, in quanto non genera direttamente un risparmio di spesa. È un’interpretazione che rigettiamo. Questo meccanismo può liberare le dinamiche della concorrenza e contribuire a un’ulteriore riduzione della spesa per il Servizio sanitario in una proiezione futura. Ed è questo che dovrebbe fare una spending review: attivare meccanismi di razionalizzazione capaci di lavorare nel tempo, non tagli lineari il cui effetto si esaurisce tra una manovra economica e l’altra. Mi sembra che la norma approvata ora sia un esempio [bollettino OMCeOMI] 4/2012 5 IL TESTO «Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti, è tenuto a indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. Il medico ha facoltà di indicare altresì la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità di cui all’articolo 11, comma 12, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. Il farmacista comunque si attiene a quanto previsto dal menzionato articolo 11, comma 12». perfetto. Senza dimenticare che un maggiore ricorso ai farmaci equivalenti determinerebbe un risparmio consistente anche per i cittadini, che oggi spendono annualmente 770 milioni di euro per coprire la differenza di prezzo tra l’equivalente e il farmaco di marca a brevetto scaduto. Un vero ticket occulto di cui nessuno pare rendersi conto. Il Servizio sanitario ha il dovere di garantire al cittadino la migliore prestazione al miglior prezzo. Inoltre in questo modo la pratica prescrittiva italiana si avvicina a quella europea e nordamericana, con il giusto risalto dato al principio attivo, lo stesso risalto che gli è dato nei libri di testo su cui si formano i medici. Mi sembra che venga sancito una volta per tutte che è il principio attivo a curare, non la marca. Come mi sembra che siano smentite le paure di essere espropriati INCHIESTA Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici MEDICINALE GENERICO Un medicinale che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento nonché una bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità. I vari sali, esteri, eteri, isomeri, miscele di isomeri, complessi o derivati di una sostanza attiva sono considerati la stessa sostanza attiva se non presentano differenze significative, né delle proprietà relative alla sicurezza, né di quelle relative all’efficacia. Le varie forme farmaceutiche orali a rilascio immediato sono considerate una stessa forma farmaceutica. (D.Lgs. 219/2006, art 10, comma 5) Anna Rosa Racca, presidente di Federfarma di competenze, tesi questa espressa da una parte dei medici: è possibile chieder la non sostituibilità del medicinale a fronte di una motivazione. Un meccanismo che ricalca quello attuato con le note Aifa, per esempio». Secondo Anna Rosa Racca, presidente di Federfarma: «In questa fase di crisi economica, credo che faccia parte del ruolo professionale del farmacista aiutare Luigi Di Caprio, il paziente a curarsi al minor costo medico di Medicina possibile, senza naturalmente rinunciare Generale, Milano alla qualità. Anche se nulla cambia per il Servizio sanitario nazionale, in quanto in ogni caso la spesa per la parte pubblica è la stessa: cambia per il cittadino, costretto a pagare la quota di compartecipazione se sceglie un farmaco di marca. Tuttavia un maggior ricorso ai generici può far risparmiare il SSN nella misura in cui un aumento dei volumi di vendita permette ai produttori di abbassare Luciano Restelli, medico di Medicina ulteriormente i prezzi». Generale, Sesto San Giovanni, Mi Pro o contro, ma sempre umilati e offesi Al di là delle posizioni ufficiali di Ordine e Società scientifiche abbiamo raccolto l’esperienza di questi mesi e i commenti di due medici di medicina generale, attivi sul territorio milanese da diversi decenni. [bollettino OMCeOMI] 4/2012 6 Quale è la sua opinione sulla norma? Luigi Di Caprio (medico di Medicina Generale, Milano): Da un punto di vista personale e professionale sono sempre stato un fautore della prescrizione per principio attivo, perché è un atto etico. Tra l’altro gli studenti di medicina non studiano le specialità, ma i principi attivi e proprio per questo a inizio della carriera faticano a portare le loro conoscenze dal principio attivo alla specialità farmaceutica. Per questo motivo e perché ero stanco dell’informazione scientifica sponsorizzata dalle industrie farmaceutiche, dieci anni fa ho iniziato la mia battaglia con la burocrazia della Asl e i farmacisti per poter prescrivere il principio attivo. Tuttavia pur essendo favorevole a una norma come quella della spending review, trovo assurdo che questa disposizione, di tipo etico/ deontologico, sia entrata all’interno di una misura di tipo economico e non in un progetto più generale di Sanità. Questa imposizione non era assolutamente necessaria e ha mortificato i medici, che sono stati presentati come dei comparaggisti finalmente messi in riga da un governo forte che impone la prescrizione per principio attivo e li obbliga per legge a giustificare le loro scelte terapeutiche. È la solita questione: INCHIESTA in Italia anche le buone iniziative danno luogo a una serie di dubbi e difficoltà nella pratica di tutti i giorni agli operatori del settore. Questa norma non si sottrae di certo a questa abitudine. Luciano Restelli (medico di Medicina Generale, Sesto San Giovanni, Mi): Penso che questa legge introduca un ulteriore e inutile aggravio burocratico per il MMG, cui si aggiunge il rischio di una sanzione in caso di inadempienza. Il medico, peraltro, non può essere costantemente aggiornato sulla situazione brevettuale di tutte le specialità in commercio, né può conoscere l’esatta corrispondenza tra specialità e principio attivo in essa contenuto, relativamente ai farmaci di più raro utilizzo, soprattutto nel corso di visite domiciliari, quando non ha a disposizione il supporto informatico presente, invece, in ambulatorio. La legge sovverte un’abitudine consolidata senza portare vantaggi economici al servizio sanitario né la sicurezza al cittadino. Mentre impedisce al medico di prescrivere con libertà il farmaco che ritiene più idoneo per il suo paziente. Anche la scelta di indicare la non sostituibilità del prodotto potrebbe, alla lunga, ingenerare l’equivoco di voler privilegiare, da parte del MMG, una determinata azienda farmaceutica a scapito di altre. Questa norma, infine, andrebbe tolta anche perché ‘‘confonde’’ le competenze e le responsabilità di medici e farmacisti. Quale è la sua esperienza con i generici? Luigi Di Caprio: Come medico il mio obiettivo primario è quello di offrire al malato la terapia più efficace assicurandomi che l’accesso alla cure sia equo, cioè che il paziente a parità di LA SOSTITUIBILITÀ PER I FARMACISTI «Da sempre – dichiara Anna Rosa Racca, presidente di Federfarma – le farmacie sono impegnate a evitare la sostituzione nei casi in cui ciò può provocare problemi al paziente (anziani, cronici). La sostituzione di un medicinale con uno equivalente di pari prezzo in molti casi consente al cittadino di ottenere immediatamente il medicinale di cui ha bisogno e non lo costringe a tornare dal medico per indicare un’altra marca. In ogni caso è impossibile avere in farmacia tutte le confezioni esistenti di equivalenti, perché per alcuni principi attivi ne esistono molte decine: per esempio sono in commercio 60 confezioni di nimesulide con il medesimo dosaggio e la medesima forma farmaceutica, considerate dall’AIFA “equivalenti”, vale a dire perfettamente sovrapponibili e 25 hanno prezzo allineato a quello più basso. Il medico può impedire la sostituzione, indicando sulla ricetta la “non sostituibilità” e anche il cittadino può comunque rifiutare la sostituzione e pretendere il medicinale prescritto. Di norma la farmacia tende ovviamente a detenere i generici delle marche più prescritte nel proprio territorio. Va sfatato il pregiudizio secondo cui il farmacista consegnerebbe il generico sul quale guadagna di più. Le condizioni di costo (sia che paghi lui sia che paghi il Ssn) sia curato allo stesso modo. Ho avuto diversi pazienti in cui l’equivalente ha avuto un effetto terapeutico diverso da quanto sperimentato con il farmaco di marca, vuoi anche solo per quanto riguarda il tempo di insorgenza. Con questo non voglio mettere in discussione le assicurazioni di Aifa sulla bioequivalenza e non so se è un effetto nocebo, ma è un fatto che ho verificato con più di un paziente. Quanto detto mi pone qualche problema perché l’indicazione in ricetta del solo principio attivo può portare un mio paziente, [bollettino OMCeOMI] 4/2012 7 fornitura dei generici, infatti, sono regolate per legge e sono di fatto sovrapponibili per i farmaci di tutte le ditte. La sostituzione da parte del farmacista è incentivata in molti Paesi europei, che premiano i farmacisti in proporzione al numero di sostituzioni effettuate. Solo da noi si continuano a fare polemiche sulla sostituzione e, più in generale, su qualità ed efficacia dei farmaci generici, polemiche che si ripercuotono negativamente sul cittadino». magari cardiopatico e anziano, a ricevere un medicinale diverso da quello con cui era già efficacemente in terapia. Quindi per cercare di avere una continuità di trattamento con uno stesso prodotto, fatto molto importante specie nei pazienti in politerapia, scelgo sempre il medicinale di un produttore noto avente il prezzo inferiore, in modo da non avere una sostituzione in farmacia. Luciano Restelli: I principali problemi che ho riscontrato con l’impiego dei generici risiedono nella comparsa di eventi avversi normalmente di lieve entità come nausea, gastralgia, ma INCHIESTA IN PRATICA Spending review si applica a: • ricette Ssn • medicinali fuori brevetto con equivalenti in liste di trasparenza Aifa • patologie acute e croniche diagnosticate dopo 15 agosto Casistica Patologia cronica in trattamento prima del 15 agosto Spending review Medico No Farmacista Paziente Nome commerciale (o/e DCI) Medicinale a prezzo inferiore Medicinale di marca se richiesto dal paziente Non paga nulla Paga differenza prezzo Nome commerciale (o/e DCI) + non sostituibile Medicinale di marca Paga differenza prezzo Medicinale a prezzo inferiore Medicinale di marca se richiesto dal paziente Medicinale a prezzo inferiore Medicinale di marca se richiesto dal paziente Non paga nulla Paga differenza prezzo Non paga nulla Paga differenza prezzo Medicinale di marca Paga differenza prezzo Medicinale a prezzo inferiore Medicinale a prezzo inferiore Medicinale di marca se richiesto dal paziente Non paga nulla Non paga nulla Paga differenza prezzo Medicinale di marca Paga differenza prezzo DCI Patologia cronica diagnosticata dopo 15 agosto Sì Nuovo episodi di patologia non cronica Sì diagnosticata dopo 15 agosto DCI (e nome commerciale) DCI e nome commerciale + non sostituibile + motivazione DCI DCI (e nome commerciale) DCI e nome commerciale + non sostituibile + motivazione DCI: Denominazione comune internazionale. Tra parentesi le scelte facoltative. anche intolleranza verso l’equivalente: problemi spesso legati alla presenza di eccipienti diversi rispetto al brand. I frequenti disturbi legati all’utilizzo del farmaco generico sono ben noti al MMG, forse meno a chi li definisce “uguali’’ all’originale. Un altro problema è la sostituzione che spesso viene operata in farmacia. Essa confonde il paziente, che può essere tratto in inganno dalla confezione, differente per colore e forma da quella del farmaco abituale. Se è attento, torna dal medico e chiede informazioni, viceversa fa confusione, arrivando a prendere entrambi i farmaci. Bisognerebbe che la sostituzione fosse basata su evidenze cliniche, e non economiche, e per questo sarebbe auspicabile che Aifa stilasse un elenco dei medicinali equivalenti effettivamente intercambiabili sullo stile dell’Orange Book dell’FDA statunitense. Qual è l’atteggiamento dei suoi pazienti rispetto ai generici e come hanno reagito alla norma? Luigi Di Caprio: Da anni sto proponendo i generici dando tutte le spiegazioni possibili ai miei assistiti, se necessario, ai loro figli, nipoti e badanti con risultati stupendi. I miei pazienti ormai sono consapevoli e in grado di gestire la propria terapia anche in farmacia. Rispetto a 20 anni fa, quando ho iniziato la mia attività, i cittadini hanno migliorato le capacità di comprensione e la propria [bollettino OMCeOMI] 4/2012 8 consapevolezza delle possibilità e degli strumenti di cura. Molti miei pazienti dopo una buona campagna nazionale sui generici e all’aumento della compartecipazione alla spesa hanno chiesto loro stessi di indicare farmaci funzionanti, ma a minor costo. Io ho cercato di indicare i generici dove il cambiamento era possibile, ma li ho sconsigliati ai malati cronici ben stabilizzati con un trattamento di marca. Luciano Restelli: A parole i miei assistiti sono in gran parte a favore del farmaco brand, perché “non si deve risparmiare sulla qualità della cura’’, nella pratica non sempre decidono di pagare la differenza tra originale ed equivalente. Nella migliore delle ipotesi la nuova norma ha creato confusione. n ATTUALITÀ Cure primarie Maria Cristina Parravicini Dopo l’approvazione con fiducia dell’Aula del Senato lo scorso 31 ottobre, il Decreto Balduzzi è legge. Tra le altre disposizioni parte anche il conto alla rovescia per la riorganizzazione della medicina territoriale «I l progetto H24 contenuto nel Decreto Balduzzi – dichiara Giovanni Fossati, Medico di Medicina Generale – nasce con tre obiettivi: quello di alleggerire gli accessi in pronto soccorso, migliorare l’assistenza ai cittadini e ridurre i costi. In realtà, da come il Ministero si sta muovendo ora (il 12 ottobre è stata operata l’ultima modifica che, sostanzialmente, riscrive il decreto), sembra che intenda costituire delle congregazioni di medici, che io definisco ospedaloidi periferici, che comprende MMG, guardisti, pediatri, medici dei servizi e specialisti ospedalieri, con dotazioni e competenze tecniche che, a mio avviso, saranno molto al di sotto di quella che è l’attuale struttura ospedaliera, destinando la gestione del cronico all’esterno, secondo i modelli di sperimentazione del Cre.G. lombardo, che si rifà a linee guida rigide, improntate al risparmio e spersonalizzate. E qui aggiungo che, se dobbiamo seguire un paziente in base a rigidi protocolli votati al risparmio, non si potrà più curare la persona nel suo insieme. Inoltre, senza finanziamenti aggiuntivi, è previsto che, entro 180 gg dalla conversione in legge, vi sia il nuovo accordo collettivo nazionale solo per la parte normativa, senza parte economica. Personalmente ritengo che l’H24 non risolverà nulla. Non vi sarà un sostanziale alleggerimento del P.S.: il paziente che si rivolge all’ospedale, a prescindere dall’uso improprio, culturalmente lo fa per le urgenze, soprattutto nelle ore diurne in cui i nostri studi sono aperti. Quelli che ho definito ospedaloidi periferici, non solo non intercetteranno i pazienti sul territorio, ma anche il medico di turno, per problemi medico-legali, dirotterà certamente i casi dubbi in P.S.» «Per quanto riguarda il miglioramento dell’assistenza al cittadino – prosegue Fossati – ritengo che si arriverà a un peggioramento per diverse ragioni; in primo luogo perché il paziente anziano per esempio, per arrivare alla struttura periferica dovrà probabilmente percorrere qualche chilometro mentre, con l’assistenza attuale, si ritrova lo studio del suo medico a poche decine di metri da casa. Questo significa che verrà a mancare quella capillarità nella distribuzione della Medicina Generale nel territorio che è il suo vero valore aggiunto. Inoltre si profila [bollettino OMCeOMI] 4/2012 9 il grosso rischio di compromettere il rapporto medico/paziente così come è concepito ora, perché il cittadino non troverà sempre il proprio medico in servizio, ma quello che è di turno nella struttura. Infine, fatto ancora più grave, con l’esternalizzazione della gestione del cronico, imitando il modello lombardo di sperimentazione di Cre.G., il paziente sarà curato secondo dei protocolli standardizzati di economicismo spinto che nulla avranno a che vedere con una buona cura della Persona. Non vi sarà nemmeno l’auspicata riduzione dei costi per la collettività; anzi, molto probabilmente ATTUALITÀ limiti, si ha un guadagno ma, se si superano gli stessi, si registrerà una perdita che andrà rimessa di tasca propria. Questo configura un conflitto di interessi perché il Medico non può curare tenendo d’occhio il proprio guadagno: vi sarebbe il rischio di non curare bene, cioè di utilizzare magari Ottimizzazione del servizio un farmaco meno efficace o di al cittadino? non fare eseguire gli esami necessari, A fronte dell’invecchiamento della popolazione che comporta un evidente per stare nel tetto di spesa». Pietro Marino, incremento delle cronicità, come si Ma questo non comporterà un direttore del concilia la scelta dell’H24 in termini di incremento di contenziosi giudiziari? dipartimento ottimizzazione del servizio ai cittadini? Per Fossati «È un rischio effettivo. di emergenza accettazione dell’AO E dov’è il risparmio? «È proprio questo Il nostro Ordine infatti si è apertamente il punto incomprensibile – risponde schierato deontologicamente contro FatebenefratelliOftalmico di Milano Fossati. – Secondo quanto afferma la questo modo di intendere la Medicina. parte pubblica, la garanzia consiste Oggi il problema investe tutti i medici, nella possibilità per il paziente cronico dall’ospedaliero a quello di Medicina di essere seguito, a costi standard, Generale: tutti infatti nella stessa barca! secondo dei protocolli diagnosticoRicordiamoci che, oltre a essere medici, terapeutici, cioè secondo un modello siamo anche pazienti, per cui è normale uniforme e universalmente condiviso. chiederci se ci faremmo curare una aumenteranno. Per tre ordini di Questo, in realtà, comprometterebbe patologia cronica in un Cre.G. sapendo ragioni. La prima è che ci saranno la più importante funzione dell’attuale tutto quello che c’è dietro». comunque dei costi economici Medicina Generale (ad alto gradimento Non sarà che a questo punto il elevati per creare le strutture, sia in tra la popolazione) e porterebbe il paziente preferirà dirottarsi verso termini di spazi, di risorse umane paziente a non poter usufruire di una lo specialista privato e pagare di e di dotazioni strumentali. Inoltre i cura personalizzata, che scaturisce tasca propria la prestazione? «È costi aumenteranno anche perché, non solo dalle conoscenze scientifiche molto probabile – risponde Fossati mettendo a disposizione queste del MMG, ma soprattutto dalle – e rischierà di pagarla due volte: al strutture periferiche sempre aperte, conoscenze del vissuto psico-clinicopubblico per una cura imperfetta, e 24 ore su 24, aumenterà l’offerta ambientale della persona che ha al privato per avere una cura diversa. e, contestualmente, cresceranno lo stesso MMG. Per dirla con una Il timore è che dietro a tutte queste anche i consumi: le leggi di mercato metafora, il MMG conosce il film della sperimentazioni di cui si conoscono le dimostrano infatti che se aumenta vita del paziente, lo specialista ne criticità, ci siano altri interessi su cui l’offerta, aumentano sia i consumi e, conosce solo una fotografia; quello di non siamo in grado di agire». quindi, la spesa sanitaria. non essere curato secondo la propria Infine è molto probabile che affidando persona ma secondo la sola patologia Ambulatori distrettuali a terzi la gestione del paziente è un po’ quello che succede a livello Fatte queste considerazioni ci si potrà cronico secondo rigidi protocolli ospedaliero. Il punto più grave poi è chiedere cosa fare per alleggerire i economicistici della patologia che non che i Cre.G. lombardi sono a tetto di P.S. «Noi abbiamo una MG che è fra tengono conto della singola persona spesa: questo significa che, quando le migliori d’Europa – afferma Fossati malata, si genereranno costi ridondanti saranno a regime, se si rimane nei – come dimostrano le statistiche, Giovanni Fossati, Medico di Medicina Generale e spesso inutili, senza migliori risultati in termini di salute. Per questo motivo, esperienze simili in Europa (si veda il modello anglosassone “Pay for Performance” detto anche 4P4) sono state già abbandonate». [bollettino OMCeOMI] 4/2012 10 ATTUALITÀ abbiamo un indice di sopravvivenza e di invecchiamento che è tra i migliori al mondo, a riprova del fatto che il nostro SSN non è inadeguato, come affermano i relatori della riforma Balduzzi. La ricetta, secondo me, consiste nell’incrementare quello che abbiamo. Con un costo molto basso, si potrebbe potenziare la rete informatica tra i MMG, gli specialisti, i guardisti, gli ospedalieri, il P.S. e la ASL; con una rete forte, infatti, tutti i dati che noi possediamo potrebbero essere divulgati e condivisi nell’interesse del paziente. Sono i dati clinici che devono viaggiare, non i pazienti. In più, occorre istituire Ambulatori Distrettuali gestiti da MMG (con poche scelte) Pediatri, Medici di Continuità Assistenziale, magari con modalità H12, sulla falsariga dell’esperienza fatta con successo dalla ASL di Milano in un recente passato. Parallelamente occorrerebbe aumentare il costo dei ticket d’accesso al P.S per i casi non urgenti, facendoli, a differenza di quanto avviene oggi, veramente pagare a tutti. È indispensabile anche potenziare le risorse umane dei P.S. ospedalieri perché non è possibile che sia presente un solo medico di turno a fare fronte a tutti gli accessi». «Infine – conclude Giovanni Fossati – facendo un buon triage ospedaliero e dirottando le non urgenze sul territorio, agli Ambulatori Distrettuali o e agli studi dei MMG, l’eccesso di interventi impropri in P.S. penso si possa risolvere agevolmente». Meno ingressi in pronto soccorso con l’H24? Pietro Marino, direttore del dipartimento di emergenza accettazione dell’AO Fatebenefratelli- Oftalmico di Milano, dichiara: «Il primo aspetto è di carattere culturale perché oggi, nel sentire comune, il Medico di Medicina Generale non si occupa di emergenza/urgenza ma cura per lo più aspetti che riguardano la malattia cronica. Nel sentire comune poi, il cittadino ha sempre collocato il MMG (sbagliando nella maggior parte dei casi) nella veste di prescrittore di esami e di prestazioni ma sempre su indicazione dello specialista ospedaliero. E questo è un dato rilevante. Proviamo infatti a immaginare una persona che alle undici di sera avverte un dolore al petto. Dove andrà questa persona? Si rivolgerà alla neostruttura chiamiamola Balduzzi di MMG, oppure andrà in ospedale? Ovviamente si rivolgerà all’ospedale perché sa di trovare medici addestrati all’urgenza, perché sa che in ospedale ci sono gli strumenti per eseguire elettrocardiogramma, esami del sangue, radiografie ecc.». Se una volta il Medico di Famiglia era la prima figura di riferimento [bollettino OMCeOMI] 4/2012 11 per i cittadini in ansia per la propria salute, «oggi – sottolinea Marino – il mondo è cambiato. È stata creata comunque una rete di ospedali con il pronto soccorso, anche se in Italia in particolare esiste una situazione a “macchia di leopardo” nel senso che è possibile che in alcuni centri non esistano strutture ospedaliere vicine alle comunità; penso magari ad alcuni paesi di montagna dove l’associazionismo dei MMG può sicuramente dare un contributo fattivo all’aspetto dell’urgenza. A mio avviso il valore aggiunto di questo progetto Balduzzi potrebbe essere l’aumento dell’offerta sanitaria non tanto di urgenza quanto di disponibilità maggiore del MMG verso il cittadino. Questo indirettamente disincentiva una parte considerevole di persone che si rivolgono al pronto soccorso perché non trovano il proprio medico». Una recente inchiesta condotta dal Sole24Ore vede l’85% dei MMG contrario al decreto Balduzzi sull’associazionismo H24. Tra le ragioni di contrarietà, da una parte ATTUALITÀ la percezione di un cambiamento, se non addirittura di un venir meno del rapporto fiduciario tra medico e paziente e, dall’altra, di un aggravio dei costi determinato dai tagli nei bilanci regionali. A questa considerazione Marino ne aggiunge un’altra di carattere medico/legale: «Per quanto possa essere competente, un MMG, se gli arriva un paziente con una patologia acuta (dolore addominale, toracico ecc.), cosa potrà fare in assenza degli strumenti diagnostici necessari? (o anche nel caso venisse contemplata la possibilità di utilizzare degli strumenti diagnostici varrebbe sempre il concetto delle cosiddette “ore di volo” ovvero l’esperienza dei MMG nell’affrontare l’urgenza). Gli prescriverà un farmaco o preferirà inviarlo in ospedale perché possa fare gli esami del caso? Personalmente manderei il paziente in ospedale perché mai mi assumerei la responsabilità di curarlo in assenza degli strumenti diagnostici e competenze specialistiche adeguate. È evidente che se parliamo di patologie diagnosticabili anche in ambulatorio, il MMG è in grado di filtrare e di curare adeguatamente, non credo però che sugli H24 si rivolgeranno solo i pazienti con mal d’orecchie o mal di gola!». Marino prosegue: «In verità esiste anche un’altra faccia della medaglia il 77% circa di pazienti che si rivolgono al pronto soccorso non sono trasportati da autolettighe. Di queste circa il 20% dichiara che si è rivolta al PS perché è facilmente accessibile rispetto magari a uno studio medico con degli orari definiti. È possibile quindi che questa fetta di pazienti possa beneficiarsi del Decreto Balduzzi, ripeto non in termini di emergenza ma di maggiore offerta sanitaria». Ma la Regione Lombardia non ha avviato la famosa “continuità assistenziale”? Marino obietta: «Bisogna capire cosa si intende per “continuità assistenziale”. Nel caso del paziente cronico ricoverato per un’acuzie, alla dimissione vedo molto bene l’operato del MMG». Potenziamento delle strutture di pronto soccorso e della Guardia Medica? «Personalmente, come ho ricordato, sono un po’ ospedalecentrico nel senso che credo che l’emergenza/ urgenza debba essere comunque svolta all’interno dell’ospedale; quali poi siano le risorse da utilizzare, vedrei anche un supporto di medici del territorio (che abbiano fatto però dei percorsi formativi per l’urgenza, con una sorta di patentino regionale) che potrebbero a loro volta supportare i medici ospedalieri. È stata questa la filosofia che ha guidato Regione Lombardia che ha in essere un progetto con dei percorsi per i codici minori gestiti da medici del territorio. Anche se nella città di Milano ospedali come il S. Carlo e [bollettino OMCeOMI] 4/2012 12 Niguarda hanno già da tempo attuato questi ambulatori dedicati». Il Decreto Balduzzi sulle H24 potrebbe trovare una sponda nel FSE, Fascicolo Sanitario Elettronico? «Il FSE – dichiara Marino – è un’ottima innovazione e va verso l’informatizzazione che è un processo senza ritorno». Questo significa che, restando nell’ambito dell’H24, il paziente disorientato perché non si rapporta con il proprio curante, ha ugualmente davanti un medico che, in rete, trova immediatamente la sua storia clinica? Marino risponde che «Queste esperienze ci sono già sulle 12 ore anche in altre regioni. L’associazionismo di per sé non è una novità, ma la vera novità del decreto Balduzzi sta nell’individuare una sorta di Pronto Soccorso sulle 24 ore. Al momento questa novità è stata sì dichiarata ma non declinata, per cui non è chiaro quali ne siano i termini e quali i mezzi che verranno usati». Quanto a un potenziamento delle strutture di P.S., Pietro Marino conclude sottolineando che «oggi non è di moda essere ospedalecentrico, anche perché la tendenza è alla deospedalizzazione che, ovviamente, costa molto meno. Esistono però delle priorità e delle peculiarità che sono proprie dell’ospedale e, come tali, non delegabili». n NORMATIVA Responsabilità professionale: tutti scontenti Tiziana Azzani, Caterina Lazzarini Deludente e non risolutiva la norma approvata a colpi di fiducia in ottobre L a tutela della salute del cittadino e la diminuzione del ricorso alla medicina difensiva sono temi caldi della Sanità italiana. Il numero degli episodi di malpractice denunciati alla magistratura e alle compagne di assicurazione è in crescita costante, come pure gli importi dei risarcimenti riconosciuti dai tribunali. Una situazione comune a livello internazionale ha portato molti Paesi ad adottare un approccio integrato che prevede la costruzione di una cultura dell’errore, l’implementazione di un approccio in chiave di Risk Management, la formulazione di standard appropriati per la gestione del flusso di comunicazione medico-paziente. Con lo stesso scopo all’estero sono stati creati anche fondi pubblici o pubbliciprivati per aumentare la capacità del settore assicurativo privato e, a livello giuridico, si è passati da un sistema basato sulla responsabilità a uno “no fault” in cui, per determinate casistiche, è previsto un criterio di risarcimento standardizzato senza la ricerca e l’attribuzione della colpa (come la legge Kouchner, attiva in Francia da più di un decennio). In Italia, invece, il legislatore ha affrontato la questione principalmente con dispositivi riguardanti le coperture assicurative. Un approccio che, ad avviso di Dario Focarelli, direttore generale di Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), «non sembra apportare alcun beneficio né riguardo alla mitigazione del fenomeno né riguardo al miglior funzionamento del mercato assicurativo del settore». Sempre secondo Ania questa strategia italiana porta a maggiori costi diretti in termini di risarcimenti dovuti o di prezzi delle coperture assicurative, a maggiori difficoltà nel rapporto medicopaziente, a maggiori costi indiretti derivanti dalla medicina difensiva e alla rarefazione dell’offerta assicurativa a causa delle ingenti perdite economiche delle assicurazioni (per ogni 100 euro di premio incassato le assicurazioni [bollettino OMCeOMI] 4/2012 13 registrano 159 euro di costi legati al solo pagamento dei sinistri). Una norma attesa L’entrata in vigore di una legge atta a regolamentare il settore era attesa da tutti gli stakeholder ed è stato oggetto di un acceso dibattito che ha visto articoli e commi comparire, scomparire o riapparire modificati e limati nel giro di poche ore. Purtroppo gli articoli 3 (Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie) NORMATIVA e 3-bis (Gestione e monitoraggio dei rischi sanitari) del decreto Balduzzi (“Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute”, DL 158/2012), oltre a essere nati privi di alcuni vincoli, come l’obbligo per le assicurazioni a contrarre, sono arrivati alla fiducia in Parlamento privati dell’obbligo per le strutture sanitarie pubbliche e private ad assicurarsi e dell’obbligo di istituire unità di Risk management a livello Giorgio Cattaneo, Direttore Sanitario delle singole aziende sanitarie oltre che di un Osservatorio nazionale per il dell’Ospedale Giudo Salvini di monitoraggio del rischio clinico. È nata Garbagnate quindi una norma che non ha risolto diversi temi cruciali e che di fatto non ha modificato in meglio una situazione sempre più critica per quanto riguarda la colpa medica e la medicina difensiva. «A dispetto del titolo – commenta Attilio Steffano, broker assicurativo – il decreto non riuscirà a tutelare la Luigi Mastroroberto, medico legale DECRETO SANITÀ del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo. 2. Con decreto del Presidente Disposizioni urgenti per promuovere della Repubblica, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute. legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanarsi entro il 30 giugno 2013, su (D.L. 13 settembre 158/2012) proposta del Ministro della salute, Articolo 3 - Responsabilità di concerto con i Ministri dello professionale dell’esercente sviluppo economico e dell’economia le professioni sanitarie e delle finanze, sentite l’Associazione 1. L’esercente la professione nazionale fra le imprese assicuratrici sanitaria che nello svolgimento (ANIA), la Federazione degli Ordini della propria attività si attiene dei medici e degli odontoiatri, a linee guida e buone pratiche nonché le Federazioni nazionali degli accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente ordini e dei collegi delle professioni sanitarie e le organizzazioni sindacali per colpa lieve. In tali casi resta maggiormente rappresentative delle comunque fermo l’obbligo di cui categorie professionali interessate, all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione anche in attuazione dell’articolo 3, comma 5, lettera e), del decretolegge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, al fine di agevolare l’accesso alla copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie, sono disciplinati le procedure e i requisiti minimi e uniformi per l’idoneità dei relativi contratti, in conformità ai seguenti criteri: a) determinare i casi nei quali, sulla base di definite categorie di rischio professionale, prevedere l’obbligo, in capo a un fondo appositamente costituito, di garantire idonea copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie. Il fondo viene finanziato dal contributo dei professionisti che ne facciano espressa richiesta, [bollettino OMCeOMI] 4/2012 14 salute del cittadino, perché lo scenario creato dal decreto non aumenta, ma diminuisce, il numero delle società disposte ad assicurare i medici (non esiste infatti un obbligo per le compagnie a sottoscrivere le polizza per i sanitari), penalizza ulteriormente le compagnie per il contributo del 4% al Fondo e per l’obbligo a non disdire fino alla sentenza definitiva. Quindi la tutela del cittadino, sia esso consumatore o medico, ne risulta comunque compromessa, perché la copertura assicurativa non è garantita». Il decreto non sembra inoltre contribuire a limitare l’impiego della medicina difensiva perché non contiene misure efficaci destinate a migliorare l’analisi e la prevenzione dei rischi sanitari, come le unità di Risk management, che a livello internazionale sono considerati gli unici strumenti in grado di garantire il cittadino dai danni conseguenti alle prestazioni sanitarie. «Una versione iniziale l’articolo in misura definita in sede di contrattazione collettiva, e da un ulteriore contributo a carico delle imprese autorizzate all’esercizio dell’assicurazione per danni derivanti dall’attività medico professionale, determinato in misura percentuale ai premi incassati nel precedente esercizio, comunque non superiore al 4 per cento del premio stesso, con provvedimento adottato dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della salute e il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite la Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, nonché le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie; b) determinare il soggetto gestore del NORMATIVA 3 bis – sottolinea Mario Vatta, broker assicurativo – prevedeva l’introduzione di unità di Risk management in ogni azienda sanitaria, ma, poiché sembrano sempre prevalere le logiche economiche e finanziarie anche quando si parla di tutela della salute, quest’articolo è ora un semplice invito a fare meglio, ma senza uno strumento che possa poi consentirne l’attuazione nel quotidiano». Di seguito abbiamo commentato con alcuni esperti i principali comma dell’articolo 3. Linee guida e colpa (articolo 3 comma 1) «I punti critici di questa norma – commenta Luigi Mastroroberto, medico legale – sono diversi, a partire dal termine giuridico di responsabilità professionale, rimasto immodificato. In questa visione il risarcimento di ogni evento avverso, complicanza o insuccesso è legato e successivo alla dimostrazione Fondo di cui alla lettera a) e le sue competenze senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; c) prevedere che i contratti di assicurazione debbano essere stipulati anche in base a condizioni che dispongano alla scadenza la variazione in aumento o in diminuzione del premio in relazione al verificarsi o meno di sinistri e subordinare comunque la disdetta della polizza alla reiterazione di una condotta colposa da parte del sanitario accertata con sentenza definitiva; 3. Il danno biologico conseguente all’attività dell’esercente della professione sanitaria è risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del decreto legislativo 7 settembre 2005, della colpevolezza di un operatore sanitario che viene ritenuto responsabile fino a prova contraria. Spetta quindi al medico dimostrare che quanto è accaduto a seguito di un intervento non è colpa sua. Purtroppo la medicina non è una scienza esatta e le prove della “non responsabilità” non sono sempre facili da ottenere, come nel caso delle infezioni nosocomiali, eventi tuttora inevitabili nel 70% dei casi». Nel decreto al comma 1 si solleva penalmente da colpa lieve il medico che si attiene alle linee guida. «Si parla di procedura penale e non di risarcimento, che è uno degli aspetti che stanno più a cuore al cittadino e si cita la colpa lieve, dimenticando che per la giustizia penale esiste solo la colpa e l’innocenza» precisa Mastroroberto. Anche il riferimento alle linee guida e alle buone pratiche viene giudicato molto generico e poco efficace «non fornendo alcuno strumento utile a orientarsi tra le procedure internazionali, n. 209, eventualmente integrate con la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tener conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti all’attività di cui al presente articolo. 4. Per i contenuti e le procedure inerenti ai contratti assicurativi per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale resa nell’ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto di convenzione, il decreto di cui al comma 2 viene adottato sentita altresì la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Resta comunque esclusa a carico degli enti del Servizio sanitario nazionale ogni nazionali e locali. Il riferimento generico alla comunità scientifica non chiarisce da chi debbano essere accreditate le linee guida a cui il medico è tenuto attenersi – riflette Giorgio Cattaneo, Direttore Sanitario dell’Ospedale Giudo Salvini di Garbagnate. – Nei piccoli centri vengono a volte delineate procedure derivate da adattamenti di linee guida nazionali o internazionali, necessari per poter affrontare specifiche problematiche con le risorse localmente a disposizione. Va inoltre sottolineato che non per tutti gli atti medici e le prestazioni sanitarie sono disponibili linee guida emanate da società scientifiche o organismi istituzionali. Tale carenza è peraltro tollerata dalla normativa vigente in tema di accreditamento, che consente alle strutture sanitarie di operare anche adottando solo una selezione di linee guida, limitata a quelle procedure tecniche e assistenziali ritenute dalla copertura assicurativa della responsabilità civile ulteriore rispetto a quella prevista, per il relativo personale, dalla normativa contrattuale vigente. 5. Gli albi dei consulenti tecnici d’ufficio di cui all’articolo 13 del regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, recante disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, devono essere aggiornati con cadenza almeno quinquennale, al fine di garantire, oltre a quella medico legale, una idonea e qualificata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche dell’area sanitaria anche con il coinvolgimento delle società scientifiche, tra i quali scegliere per la nomina tenendo conto della disciplina interessata nel procedimento. [bollettino OMCeOMI] 4/2012 15 6. Dall’applicazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Articolo 3-bis - Gestione e monitoraggio dei rischi sanitari Al fine di ridurre i costi connessi al complesso dei rischi relativi alla propria attività, le aziende sanitarie, nell’ambito della loro organizzazione e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ne curano l’analisi, studiano e adottano le necessarie soluzioni per la gestione dei rischi medesimi, per la prevenzione del contenzioso e la riduzione degli oneri assicurativi. Il Ministero della salute e le regioni monitorano, a livello nazionale e a livello regionale, i dati relativi al rischio clinico. NORMATIVA struttura stessa più rilevanti per rischio, frequenza, o costo». Fondo (articolo 3 comma 2) Anche l’istituzione del fondo obbligatorio risulta poco chiara e non risolutiva. Il fondo dovrebbe aiutare i professionisti più a rischio nella stipula di polizze assicurative che vengono proposte con premi proibitivi, «ma questo non risolve il problema alla sua base, ovvero la mancanza di compagnie assicurative disposte a tutelare gli specialisti più esposti. Per far questo era necessario prevedere per le assicurazioni l’obbligo a stipulare contratti di tutela» sottolinea Mastroroberto. Non è chiaro neanche quali sono i professionisti che possono appoggiarsi al fondo. «Il legislatore – precisa Steffano – si riferisce in modo generico agli “esercenti le professioni sanitarie” e a “categorie di rischio professionale” senza identificare chiaramente le professioni, le specialità o le attività (interventi o prestazioni) sanitarie che potranno avvalersi del fondo. Non è inoltre chiaro se l’iscrizione al fondo liberi il medico dall’obbligo di stipulare l’assicurazione RC (responsabilità civile) personale privata, come previsto dal decreto delle professioni (art. 5 DPR 137/2012). È possibile che al fondo aderiscano i professionisti che non riescono a ottenere una copertura assicurativa individuale». Il comma 2c introducendo l’impossibilità per le assicurazioni di rescindere il contratto fino al raggiungimento di una sentenza definitiva, ribalta la situazione odierna che prevede per le compagnie la possibilità di recesso dopo ogni procedura di sinistro. «In questo modo si impone il mantenimento in essere di una polizza fino alla sentenza di Cassazione e quindi per un tempo spropositatamente lungo – commenta Steffano. – Non è però chiaro cosa succederà nei casi in cui l’assicurazione decida di liquidare il sinistro in via stragiudiziale e se sarà possibile aumentare i massimali». Per come è stato progettato, ci si attende un fondo estremamente povero dotato di circa 20 milioni di euro, a tale cifra ammonta infatti il 4% dei premi incassati nell’anno precedente nel settore della RCT sanitaria professionale individuale e di quella delle strutture sanitarie (stimati essere intorno ai 500 milioni di euro). L’obbligo per le assicurazioni di versare il 4% porterà inoltre a un aumento del 4% delle coperture assicurative perché è poco credibile che ASSICURAZIONI E RASSICURAZIONI di Caterina Lazzarini Come evitare brutte sorprese nel momento del bisogno? Risponde Attilio Steffano, consulente assicurativo specializzato nel settore sanitario La riforma delle professioni (D.P.R 137/2012 art. 5) prevede che dal 13 agosto 2013 i medici abbiano un’idonea assicurazione per i danni derivanti al paziente dall’esercizio dell’attività professionale (Responsabilità Civile verso Terzi, RCT), ma già oggi, nonostante l’assenza di un obbligo di legge, sono numerosi i medici che hanno stipulato un’assicurazione RCT. Non mancano tuttavia dubbi e perplessità sull’efficacia e la convenienza dei contratti stipulati e qualche brutta sorpresa. Abbiamo cercato di chiarire le questioni più comunemente sollevate con Attilio Steffano, consulente assicurativo specializzato nel settore. Perché i premi vengono sempre aumentati dopo una denuncia di sinistro, anche se poi si dimostra infondata la responsabilità del medico? Il premio viene aumentato perché ogni richiesta di risarcimento, anche in caso di ragione del proprio assicurato, comporta per la società assicuratrice un costo di gestione del contenzioso, che non è eliminabile ed è significativo, perché in tutti i casi di richiesta di danni per responsabilità medica devono intervenire sia il medico legale sia l’avvocato. Alla spesa degli specialisti si aggiungono gli oneri di istruzione della pratica che rimangono a carico della compagnia anche quando l’assistito ha ragione. Va inoltre detto che la compagnia assicuratrice è obbligata a stabilire e a iscrivere nei propri bilanci l’ammontare che ragionevolmente potrebbe sostenere per il risarcimento. L’apertura del sinistro, pertanto, implica sempre [bollettino OMCeOMI] 4/2012 16 l’accantonamento delle risorse necessarie a un ipotetico rimborso del danno stimato, che rimane “bloccato” fino all’accertamento della non sussistenza del sinistro. Quali parametri si devono valutare per stipulare un’assicurazione RC efficace? Uno dei modi più sicuri per evitare di contrarre polizze inutili perché non tutelano il medico nel momento del bisogno è quello di non rivolgersi ad assicuratori non specializzati nel settore sanitario, basando quindi la scelta su un’amicizia o sulla presenza di altri contratti, come RC auto o furto incendio, già in essere. NORMATIVA questo costo non sia poi riversato sugli assicurati. «La prima conseguenza di questo decreto sarà quindi un aumento dei costi delle polizze indipendentemente dall’adesione o meno dell’assicurato al fondo» conclude Steffano. Obbligo per le strutture di assicurarsi (articolo 3 comma 2c-bis) Nella versione finale dell’articolo 3 il comma 2c-bis relativo alla copertura assicurativa obbligatoria delle strutture con l’azione diretta da parte del cittadino per il risarcimento è stato eliminato. Questo obbligo sarebbe stato innovativo perché tutti i sanitari ospedalieri sarebbero stati tutelati in modo diretto e avrebbero avuto la serenità di operare in una struttura sanitaria garantita da una polizza di una compagnia di assicurazioni. Questo articolo, che doveva essere un punto fermo del decreto Balduzzi, è stato stralciato e non è stato sottoposto a È essenziale che la polizza sia impostata con un professionista che conosce a fondo l’attività medica del suo assistito (cioè nell’ambito di quali procedure opera) così da offrirgli una polizza realmente su misura. Oggi non si assicura più il medico, ma uno specialista che svolge una attività determinata e la polizza non può essere un pezzo di carta uguale per tutti medici. Un esempio è quello dettato dall’anzianità lavorativa. Un medico assicurato che svolge l’attività da diversi anni, contrariamente a un professionista che ha appena iniziato la sua attività, rappresenta una situazione più complessa per l’assicuratore, in quanto la polizza dovrà prevedere la copertura delle fiducia. Ora l’obbligo assicurativo rimarrà solo per i professionisti sanitari a partire dal 13 agosto 2013. «Lo scenario che si crea con questo decreto – commenta Steffano – porterà ad avere medici assicurati e strutture non assicurate. Una situazione che non faciliterà l’attività del sanitario, perché il legale del danneggiato sarà portato a richiedere il risarcimento del danno subito a un soggetto assicurato (medico) rispetto a un soggetto non assicurato (struttura sanitaria)». Va detto che la scelta di non assicurarsi per le strutture sanitarie può essere dettata in realtà dall’assenza di compagnie disposte ad assicurarle. È il caso per esempio dell’Ospedale Niguarda di Milano che ha indetto una gara per la copertura assicurativa cui non ha partecipato alcuna compagnia. «Il caso non è però isolato, perché recentemente di 12 aziende ospedaliere che hanno indetto una gara, otto hanno ricevuto solo un’offerta, cinque ne hanno ricevute due e tre nemmeno richieste di risarcimento anche per attività svolte in periodi precedenti alla stipula dell’assicurazione e successivi alla sua cessazione. Ovviamente questi aspetti che dipendono dall’anzianità lavorativa non sono ugualmente importanti per tutti i medici. Quale è il prezzo giusto? È possibile risparmiare qualcosa senza rischiare troppo? Oggi esistono diverse soluzioni che a costi contenuti offrono una copertura fino a 5 milioni di euro. I medici possono trovare coperture assicurative adeguate rivolgendosi a società specializzate che operano in Italia e che sempre più spesso operano in convenzione con gli una. Una situazione preoccupante – descrive Steffano. – E che sembra essere destinata a peggiorare, dal momento che la legge sulla spending review prevede una riduzione del 10% delle spese sostenute per le polizze assicurative». Risarcimento del danno biologico (articolo 3 comma 3) Sono state sollevate critiche anche al comma 3 che stabilisce il risarcimento del danno biologico conseguente a malpractice in base alle tabelle degli articoli 138 e 139, che regolamentano le lesioni di non lieve (dal 10% al 100% di invalidità permanente) e di lieve entità (dall’1% al 9% di invalidità permanente) del codice delle assicurazioni (Dlgs 209/2005). Di fatto si è imposto un tetto e si sono tagliati gli importi dei risarcimenti e allineandoli a quelli previsti per gli incidenti stradali in modo da stroncare sul nascere una buona parte del contenzioso giudiziario. n Ordini dei medici. Scegliere una polizza solo perché costa poco, può esser comprensibile, ma alla fine si rivela contro-producente perché al di sotto di una certa soglia di prezzo non è possibile trovare una copertura idonea da parte di una società che deve garantire il suo cliente con una struttura (casistica e solidità finanziaria) e servizi (consulenza medico-legale e tutela legale dell’assistito) di qualità. Purtroppo in passato sia medici e sia strutture sanitarie pubbliche e private hanno avuto esperienze negative causate della presenza sul mercato di compagne con ampia capacità di sottoscrizione dichiarata, ma con capacità finanziaria non adeguata e a grave rischio di [bollettino OMCeOMI] 4/2012 17 insolvenza, come Faro (società ormai liquidata) e City Insurance (società cui l’autorità di vigilanza ISVAP ha recentemente vietato la stipula di nuovi contratti in Italia). Le compagnie assicurative di estrazione anglosassone offrono in genere una migliore garanzia di qualità al medico, perché hanno una grossa capacità finanziaria e competenze accumulate dalla casa madre in tutto il mondo e rese anche disponibili per tutte le proprie filiali. Scegliendo solo in base al costo e non considerando la qualità si rischia solamente di sprecare i propri soldi. Bisogna imparare a pensare che operare coperti da un’assicurazione consente di operare più serenamente. ATTUALITÀ Dispositivi medici sempre più a rischio Tiziana Azzani La manovra del governo non soltanto metterà in ginocchio un settore importante per il nostro Paese, ma si ripercuoterà con effetti devastanti sull’intera filiera della salute S i preannunciano durissimi gli effetti della spending review (DL 95/2012 convertito a L 135/2012) sui dispositivi medici che graveranno sull’intera filiera della salute. La riduzione del 5% dei contratti e della spesa fino al 31 dicembre di quest’anno, i prezzi di riferimento e il tetto di spesa fissato a 4,4% entro il 2014 porteranno a un taglio di almeno il 25% dei ricavi e a una riduzione della spesa di 2 miliardi. Tutto ciò si aggiunge al già gravissimo danno legato ai ritardi sui tempi di pagamento che determinano uno scoperto nei bilanci delle imprese di oltre il 70% del loro fatturato. «Questa manovra dà prova di come la Sanità non sia una priorità per il nostro governo di tecnici – commenta deluso Stefano Rimondi, presidente dell’associazione dei produttori di biomedicali Assobiomedica. – È stata messa in atto una politica che, invece di colpire gli sprechi e perseguire logiche volte all’efficienza e all’appropriatezza del sistema, mette in ginocchio l’intera filiera della salute e annulla il carattere universale del Servizio Sanitario Nazionale, riducendo la qualità e la quantità delle prestazioni». A preoccupare, più che la riduzione del 5% dei contratti, è l’imposizione dei prezzi di riferimento e del tetto di [bollettino OMCeOMI] 4/2012 18 ATTUALITÀ spesa decisamente regolati al ribasso e quindi tali da eliminare qualunque interesse all’introduzione di prodotti innovativi sul mercato, spostando l’attenzione unicamente alla necessità di abbassare le spese. Il rischio che si preannuncia è che in Italia rimangano solo prodotti di tecnologia arretrata a basso costo incentivando l’ingresso a prodotti realizzati in Paesi a bassissimo costo del lavoro, come Cina e India, e di qualità non assicurata. Le aziende che sopravviveranno alla manovra, già duramente colpite dai ritardi nei pagamenti con una stima di 5milioni di euro di scoperto (stima del Centro Studi di Assobiomedica), probabilmente si troveranno costrette a delocalizzare le produzioni e a rivolgersi principalmente al mercato estero. «Sono moltissimi i posti di lavoro a rischio – commenta Rimondi. – Abbiamo già stimato una perdita di almeno 7mila posti, che potrebbero diventare addirittura 10mila entro il 2015, pari al 20% dell’occupazione nel settore. Fino a qualche mese fa ero convinto che le multinazionali sarebbero rimaste nel nostro Paese. Oggi dico che alle multinazionali che rimarranno dovremo fare un monumento» conclude il presidente di Assobiomedica. Una cascata di effetti...negativi Gli effetti della manovra non tarderanno a farsi sentire sull’intera filiera della salute fino al letto del paziente. I medici, si troveranno a essere sempre più responsabili dell’atto clinico ma con strumenti non adeguati. «Non credo che i pazienti non avranno più il pacemaker, ma dovranno accontentarsi di uno di qualità inferiore – ha affermato Luigi Padeletti, presidente dell’Associazione LE MOSSE DELLA SPENDING REVIEW CHE METTONO IN GINOCCHIO • taglio del 5% dei contratti e della spesa fino al 31 dicembre • definizione dei prezzi di riferimento • imposizione del tetto di spesa pari a 4,9% nel 2013 e 4,8% nel 2014 • possibilità di rinegoziazione dei contratti da parte delle AO Italiana di Aritmologia Cardiaca. – In questo modo si accentuerà la disomogeneità di accesso alle prestazioni sanitarie più tecnologiche in funzione delle possibilità economiche dei cittadini». A preoccupare è anche il fenomeno di fuga dei cittadini verso altri Paesi, il cosiddetto turismo di salute alla ricerca di prestazioni sanitarie a maggior impatto tecnologico a fronte però di costi più convenienti. Oltre a problemi di sicurezza e di garanzia delle prestazioni, questo fenomeno mostra aspetti negativi per il nostro Paese anche dal punto di vista economico, con un impatto negativo sul Pil e una fuoriuscita di capitali italiani, con ulteriore peggioramento delle “tasche della Sanità”. Ma non solo, perché il risparmio correlato all’utilizzo di dispositivi di qualità inferiore o minor tecnologia sarebbe meramente illusorio. «Non è certo scegliendo materiali di minor qualità e a minor costo che si può veramente ottenere un risparmio – precisa Giovanni Mosti, presidente eletto dell’Associazione Italiana Ulcere Cutanee. – Nel caso delle ulcere cutanee il risparmio che si ottiene con l’utilizzo di medicazioni meno costose e tecnologicamente meno avanzate può portare a un risparmio immediato. Tuttavia, nel lungo termine, questo risparmio viene completamente annullato [bollettino OMCeOMI] 4/2012 19 Stefano Rimondi, presidente dell’associazione dei produttori di biomedicali Assobiomedica Luigi Padeletti, presidente dell’Associazione Italiana di Aritmologia Cardiaca Giovanni Mosti, presidente dell’Associazione Italiana Ulcere Cutanee ATTUALITÀ DIETRO IL PREZZO DI RIFERIMENTO e si trasforma in un costo enorme per la Sanità provocando un significativo prolungamento del tempo di guarigione (anche di anni), in un contesto caratterizzato da ulcere persistenti anche dopo 5 anni (20%) e 10 anni (8%) di trattamento. Al costo della medicazione, infatti, devono aggiungersi le visite infermieristiche, le medicazioni, le visite specialistiche di controllo e tutte le terapie collaterali per affrontare la sofferenza del paziente, le infezioni e le eventuali complicanze. È tutto questo che fa lievitare a dismisura il costo del trattamento, non certamente il costo della singola medicazione o presidio terapeutico. Il risparmio si deve quindi ottenere attraverso l’appropriatezza del percorso diagnostico-terapeutico e la lotta agli sprechi e non dal minor costo del singolo presidio». Sulla necessità di seguire percorsi assistenziali appropriati come strategia per ottenere un risparmio sono tutti d’accordo e così tutte le società scientifiche che abbiamo interpellato Tra le iniziative adottate dalla spending review vi è la definizione del prezzo di riferimento dei dispositivi medici alla cui definizione ha lavorato l’Avcp, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, su una tabella fornita da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Sono numerose le critiche mosse nei confronti del prezzo di riferimento a partire dal metodo adottato. «I prezziprecisa Rimondi- dovrebbero tener conto del maggiore o minore scostamento medico tra prezzo di riferimento e mediana dei prezzi unitari riferiti ai dispositivi medici rispetto agli analoghi scostamenti riferiti alle altre tipologie di beni e servizi indagati. Invece è stato semplicemente definito come riferimento il prezzo in assoluto più basso emerso dalle contrattazioni con le aziende ospedaliere, senza tener conto di tutti i fattori che intervengono in una trattativa». Le tipologie di dispositivi indagati non sembrano essere necessariamente quelli che maggiormente impattano sulla spesa complessiva. Non si è inoltre tenuto conto della variabilità e quindi i prezzi di riferimento sono stati assegnati a categorie ciascuna delle quali comprendente dispositivi diversi tra loro. In altre parole sarebbero stati assegnati prezzi identici a prodotti diversi (come nel caso della protesi d’anca). Il provvedimento per il momento riguarda 163 dispositivi, ma il numero è destinato a crescere. «Siamo i primi a riconoscere i limiti di questa lista di prezzi di riferimento che, tengo a precisare, in accordo con Regioni e con la stessa Avcp, è già in revisione - spiega Laura Velardi di Agenas. - La lista, predisposta da Agenas in seguito a quanto dettato dalla legge 111/ 2011, aveva l’obiettivo di fornire un elenco di beni e di servizi sanitari all’Autorità di vigilanza che a sua volta, in un’ottica di revisione in questa inchiesta si sono dimostrate disponibili a intervenire nei tavoli tecnici. «Sono anni che comunichiamo la nostra disponibilità, ma nessuno ci ha chiamato e ha chiesto il nostro intervento. Abbiamo più volte proposto di istituire meccanismi di controllo e di monitoraggio sui dispositivi chirurgici, ma nessuno ci ha prestato attenzione. Così con i prezzi [bollettino OMCeOMI] 4/2012 20 della spesa, avrebbe dovuto rilevare i prezzi più convenienti per gli acquisti effettuati dalle strutture pubbliche.» L’indicazione di tali dati doveva quindi servire alle regioni, alle stazioni appaltanti e alle aziende coinvolte nelle gare pubbliche come elemento di confronto rispetto ai propri acquisti. Quello che doveva essere un primo strumento «orientativo» in un contesto di gara pubblica, in seguito all’emanazione della legge 135/2012, è diventato invece un prezzo di riferimento vincolante. «A questo riguardo - continua Laura Velardi - Agenas ha deciso di intervenire su due linee dettagliando e puntualizzando i requisiti tecnici dei dispositivi medici che hanno mostrato maggiore variabilità/ scostamento tra prezzo di riferimento e la mediana e incrementando di ulteriori voci l’elenco di beni su cui l’Autorità di vigilanza dovrà continuare a rilevare i prezzi di acquisto». di riferimento ci troveremo presto ad avere la protesi di Stato, eliminando in un soffio tutto quello che ruota attorno al dispositivo chirurgico, in termini di aggiornamento e assistenza tecnologica agli strumentari, ricerca applicata e innovazione – sottolinea deluso Marco D’Imporzano presidente del Collegio Italiano di Chirurgia. – Non si può definire ATTUALITÀ DIREZIONE “SALUTE PRIVATA” Mentre i tagli rendono più prorompente la preoccupazione di una Sanità a misura delle tasche dei cittadini, un’indagine realizzata dall’Osservatorio Sanità di UniSalute fotografa un cambiamento già in atto, scandito da una propensione in crescita degli italiani verso il privato, scelto per i brevi tempi di attesa e la maggiore competenza attribuita agli specialisti che operano in queste strutture. Fino all’85% degli italiani intervistati ha scelto di rivolgersi a un dentista privato negli ultimi 12 mesi, una scelta obbligata in quanto l’offerta pubblica è prevista solo per specifici casi e fornita esclusivamente ad alcune fasce della popolazione. Le strutture private sono state scelte anche in caso di esami oculistici (52%), di indagini ecografiche (32%) e di visita ginecologica (49%). Secondo questa indagine la spesa “out of pocket” (cioè sostenuta direttamente dai cittadini) rappresenterebbe l’88% della spesa sanitaria privata. un prezzo di riferimento per la protesi d’anca dimenticandosi che ne esistono diversi tipi per qualità del materiale, complessità di design e gestione tecnica degli strumentari. Sarebbe più utile definire il costo massimo d’acquisto per ogni tipologia». Il taglio che colpirà il settore andrà ben oltre il costo dei dispositivi. A preoccupare è tutto quello che ruota attorno ai dispositivi, come l’assistenza tecnica, la manutenzione e gli strumentari necessari per il collocamento, il cambio o la rimozione dello stesso dispositivo. Anche la formazione farà le spese di questi tagli contribuendo a innalzare una barriera allo sviluppo professionale dei giovani medici che preferiranno andare all’estero per sperimentare trattamenti più innovativi e riducendo la competitività del nostro Paese e la possibilità di esportare professionisti all’interno della Comunità Europea. «Ormai da decenni la formazione in Sanità passa quasi completamente attraverso contributi dell’industria alle società scientifiche. Lo Stato ha imposto ai medici l’obbligo dell’aggiornamento e formazione continua senza tuttavia definire i criteri con cui questa formazione deve essere finanziata. Un vero paradosso. Finora le aziende si sono sempre fatte carico di questi costi sopperendo alle mancanze dello Stato; oggi però i danni conseguenti alla spending review sono così gravi da portarci a interrompere qualunque tipo di sponsorizzazione degli eventi formativi, garantendo invece solo quelli informativi» precisa Rimondi. Dura serrata Le associazioni dei medici sono preoccupate e, con attività diversamente coordinate, chiedono di essere ascoltate dal Governo e dalle istituzioni preposte, quali Ministero, Regioni e Assessorati riguardo al contenimento delle risorse economiche per identificare strategie volte a una razionalizzazione delle spese nella salvaguardia della salute dei pazienti. Dura la posizione di Assobiomedica che ha annunciato, supportata dai legali, di voler aprire un esposto-denuncia di infrazione alla Commissione Europea. «Faremo rilevare l’illegittimità della norma per [bollettino OMCeOMI] 4/2012 21 la violazione del principio di divieto di rinegoziazione delle offerte nelle gare pubbliche dopo l’aggiudicazione. Accanto a questo sono stati violati anche i principi di trasparenza, di massima concorrenza e di tutela dell’affidamento». L’articolo 15, c13 (L. 135/2012) prevede infatti che le Aziende Sanitarie propongano ai fornitori una rinegoziazione dei contratti finalizzata alla riduzione dei costi, e conferisce alle stesse il diritto di recedere dal contratto senza alcun onere a loro carico. «Di fronte a tale provvedimento, così ingiustamente penalizzante per il nostro settore, già gravato dai ritardi nei pagamenti, molte aziende avevano pensato di rispondere con una sospensione temporanea di tutte le forniture. È poi prevalso il senso di responsabilità verso i nostri pazienti, alla cui salute teniamo molto, e abbiamo deciso di abbandonare questa strada a meno che ci si veda costretti a seguirla qualora la richiesta di pagamento in contrassegno venga rifiutata. D’ora in poi chiederemo infatti il pagamento in contrassegno delle forniture agli enti sanitari peggiori pagatori». n CURE PALLIATIVE Il corretto “approccio palliativo” Federica Barberis Come previsto dalla legge 38/2010, le cure palliative non devono essere riservate solamente ai pazienti terminali ma dispensate anche a chi soffre di malattie croniche avanzate e inguaribili «I percorsi formativi per la Medicina palliativa in Italia – dichiara Bruno Andreoni, direttore del Master Universitario di 1° Livello “Cure palliative al termine della vita” della Università degli Studi di Milano – sono dedicati, come previsto dall’articolo 8 della Legge 38/2010, soprattutto alla formazione delle figure professionali che devono lavorare nella Rete di cure palliative. Sulla Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 2012 sono stati pubblicati i Decreti dei Master Universitari in Cure palliative che, nella sostanza, stabiliscono come devono essere strutturati questi percorsi. Di fatto c’è un Master dedicato alle professioni sanitarie non mediche (Infermieri, Fisioterapisti ecc.) in Cure palliative e Terapia del dolore, un Master di 2° livello di alta formazione e qualificazione in Cure palliative solo per Medici specialisti, un Master di 2° livello in Terapia del dolore solo per Medici specialisti, un Master di 2° livello in Cure palliative e Terapia del dolore per Psicologi e un Master di 2° livello in Cure palliative pediatriche per Medici specialisti. Nella sostanza si tratta di cinque Decreti che regolano la formazione per quanto riguarda le cure palliative come previsto dall’art. 8 della legge. Poiché questi Decreti Master sono usciti faticosamente e dopo una lunga elaborazione da cui sono emerse criticità e contraddizioni, il Ministero della Università (MIUR) ha [bollettino OMCeOMI] 4/2012 22 voluto avere la fotografia dello stato attuale delle formazione in Medicina palliativa in Italia». «A Milano – prosegue Andreoni – presso l’Università degli Studi abbiamo attivato due Master: uno di 1° livello (per Medici laureati, per Infermieri e per tutti i professionisti con diploma di laurea triennale sanitaria) che è alla sua tredicesima edizione con accesso per tutte le figure professionali che lavorano nelle équipe degli Hospice e dei Servizi di Cure palliative domiciliari e uno di 2° livello solo per Medici, che è alla sua seconda edizione. A livello nazionale le iniziative di qualità sono poche (Bologna, Roma, Verona, Parma, Milano Bicocca) per cui il nostro Master risulta attualmente un modello di riferimento. Esiste anche la necessità di istituire alcuni Master in Terapia del dolore (come fortemente sostiene il professor Fanelli che lo ha già attivato a Parma, mentre è solo in programmazione in Regione Lombardia). Per quanto riguarda le Cure palliative pediatriche, ci sono in Italia solo una o due iniziative formative: ad esempio nel Veneto, dove esiste a Padova la realtà assistenziale di un Hospice pediatrico. In Regione Lombardia la Direzione Generale Sanità ha attivato tre gruppi di lavoro (G.A.T.) sulla tematica della applicazione della Legge 38/2010: uno sulle Cure palliative in generale, uno sulla Terapia del dolore e uno sulle Cure palliative pediatriche». Andreoni prosegue ricordando che «Nel 2010 in una Tavola rotonda di CURE PALLIATIVE a doppia ragione per la Formazione dove esistono effettivamente differenze abissali tra le diverse regioni». Per quanto riguarda il ruolo nella Rete di Cure palliative dei Medici di Medicina Generale, Andreoni osserva: «C’è stato un grosso miglioramento rispetto a una decina di anni fa, grazie non solamente alla Legge 38 ma anche ad altri provvedimenti; resta però il fatto che, purtroppo, siamo ancora il fanalino di coda a livello europeo per quanto riguarda la prescrizione degli oppioidi. La criticità, visto che le procedure prescrittive sono state Disomogeneità nella Assistenza e nella Formazione a livello nazionale enormemente semplificate, è ormai Su questo argomento, Andreoni precisa soprattutto un problema di cultura da parte degli stessi medici, ma in che: «Esistono enormi disomogeneità generale anche di tutta la popolazione. e differenze per i Cittadini che vivono in una regione piuttosto che in un’altra: Di questo, ovviamente, l’Università ha una rilevante responsabilità perché nei si va da realtà (come quella di Regione percorsi formativi questo argomento è Lombardia) abbastanza avanzate, con stato in passato sicuramente trascurato. una Rete di cure palliative dotata di Attualmente c’è una maggiore servizi adeguati al bisogno, a Regioni attenzione sia nella formazione pre dove i Pazienti terminali, o che hanno laurea ma, soprattutto, in quella post bisogno di cure palliative, rischiano laurea grazie ai Master in Medicina di essere abbandonati. Per ovviare palliativa. I MMG hanno ovviamente a queste situazioni, è stata costituita un ruolo centrale nelle cure palliative una Commissione nazionale per l’applicazione della Legge 38, presieduta di base, e questo è ampiamente riconosciuto anche dalla Legge 38, dal professor Guido Fanelli e, per quanto riguarda la Regione Lombardia, ma ci sono ancora delle difficoltà. Uno dei motivi per cui ci siamo visti con la presenza, come vice presidente, recentemente al MIUR riguarda proprio del dott. Gianlorenzo Scaccabarozzi il fatto che con gli attuali Decreti Master che lavora nella ASL di Lecco come il MMG non verrebbe ammesso al responsabile del Dipartimento Master di 2° livello in Cure palliative Interaziendale per le fragilità. Lo in quanto senza un diploma di Scuola scopo di questa Commissione è di Specializzazione Universitaria. quello di vigilare sull’applicazione Questo significa che anche i Medici della Legge 38, perché la legge è una con il diploma della Scuola regionale buona legge ma va applicata, e di triennale di formazione in Medicina cercare di rendere omogeneo su tutto generale, non potrebbero, secondo il territorio nazionale questo tipo di i Decreti, accedere ai Master di 1° e rete. Ciò vale per l’Assistenza, ma vale presentazione del 10° Master (cui aveva partecipato anche il Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano), era stato trattato il tema delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT), un argomento a quei tempi estremamente caldo (era l’epoca dei casi di Eluana e di Welby) e che in seguito si è un po’ “addormentato” in Parlamento anche se forse adesso tornerà a essere rimesso in discussione, auspicabilmente con un provvedimento ragionevole nell’interesse dei Cittadini». [bollettino OMCeOMI] 4/2012 23 Bruno Andreoni, direttore del Master Universitario di 1° Livello “Cure palliative al termine della vita” dell’Università degli Studi di Milano, al centro insieme a suoi collaboratori Carlo Vergani, geriatra, Università degli Studi di Milano di 2° livello. Si tratta del punto forse più critico su cui si sta lavorando. Il Master di 2° livello di Milano, grazie a quanto concesso alla autonomia universitaria, è assolutamente aperto all’iscrizione anche dei MMG - noi abbiamo già coinvolto nei precedenti dodici Master i MMG (ci sono persino moduli didattici da loro coordinati) questo a documentare che il MMG deve far parte della équipe di cure palliative sia per le attività di base - e lì il MMG è la figura centrale, il coordinatore di una équipe che comprende i Servizi ADI organizzati dalle ASL - ma anche nelle attività di Cure palliative specialistiche che vengono affidate ad équipe dedicate (strettamente in collaborazione con i Palliativisti). È auspicabile che i MMG nella loro pratica clinica abbiano la sensibilità e la cultura di affrontare queste tematiche con i loro Pazienti, e non di lasciarli, come qualche volta avviene, in solitudine nella fase terminale della loro malattia». «L’obiettivo – sottolinea Andreoni – è dunque quello CURE PALLIATIVE di sensibilizzare i Medici di Medicina Generale (in particolare i MMG iscritti all’Ordine di Milano e Provincia) che devono essere fortemente coinvolti nella rete di Cure palliative, come prevede la Legge 38. Noi proponiamo un percorso formativo con i nostri due Master, ma ci possono essere anche altri corsi di aggiornamento ed eventi non necessariamente universitari purché di qualità, come per esempio quelli accreditati ECM, promossi dalle ASL e dalle Aziende ospedaliere che, pur senza essere obbligatori, siano fortemente sostenuti dall’Ordine dei Medici. Si tratterebbe di un apporto fondamentale perché il MMG entri nella équipe, cresca nell’ambito dei percorsi formativi e prescriva, per esempio, più oppioidi o, meglio, gli oppioidi quando servono». Stanziamenti inadeguati rispetto ai LEA? Bruno Andreoni osserva che: «Il problema dei LEA deve ancora essere risolto e, nel contesto della spending review, esiste il rischio di un loro ridimensionamento. Sappiamo che le risorse a disposizione sono poche sia per quanto riguarda il budget destinato alla Sanità lombarda, sia come appare anche nel testo della Legge 38 dove, in diversi suoi articoli, si recita che tutto deve essere fatto con le attuali risorse economiche senza finanziamenti aggiuntivi (è previsto solo qualche piccolo investimento per la comunicazione alla popolazione). Pertanto, se si deve tagliare, si tagli dove ci sono rami secchi, ma non certamente in questo settore che avrebbe viceversa bisogno di ben altre risorse per venire incontro alle esigenze reali dei Cittadini». «Le Cure palliative, e questo a mio avviso è un concetto fondamentale che la Legge 38 ha bene evidenziato, non si dedicano solo ai pazienti terminali – conclude Bruno Andreoni – ma rappresentano un approccio a tutti i pazienti con malattie croniche avanzate e inguaribili che vivono nel Territorio. Un approccio palliativo ci vuole nello scompenso cardiaco refrattario, nella insufficienza respiratoria cronica avanzata, nella grave demenza, nelle malattie neurodegenerative avanzate come la sclerosi laterale amiotrofica, nelle malattie infettive croniche intrattabili (AIDS, scompenso da epatopatia cronica avanzata), quindi in tante patologie non oncologiche e non terminali. Ma l’approccio palliativo dovrebbe estendersi anche alle persone con gravi fragilità psico-fisiche che vivono talora per decenni nella Comunità, come per esempio i gravi malati psichiatrici che hanno bisogno di un approccio palliativo con necessità di una forte collaborazione tra Psichiatri, Medici di Medicina Generale e Palliativisti». [bollettino OMCeOMI] 4/2012 24 Dolore cronico, life motive del XXI secolo «La terapia del dolore e la cura palliativa, di cui parla la legge n. 38/2010, sono settori importanti della professione medica, soprattutto oggi», afferma Carlo Vergani, geriatra, Università degli Studi di Milano e ricorda che, secondo David Morris, il XXI secolo sarà caratterizzato dal dolore cronico così come il XX secolo è stato caratterizzato dalle malattie del benessere e il XIX secolo dalle malattie infettive. «Oggi, con l’invecchiamento della popolazione, la morte non è più improvvisa, causata da infezione, parto, evento traumatico, ma è preceduta da un lento decadimento dell’organismo dovuto a malattie croniche, come le malattie cardiovascolari, il cancro, l’insufficienza respiratoria, spesso accompagnate da un dolore persistente di durata superiore ai tre mesi. A questi tipo di patologia prevalente negli anziani si associa quella creata dalla cosiddetta half way technology, da una tecnologia medica che non guarisce e che crea dei sopravvissuti che vanno facilmente incontro alla malattia cronica. Più del 60 per cento dei postinfartuati sviluppano infatti lo scompenso cardiaco. Secondo una ricerca italiana un terzo delle visite effettuate dal medico di medicina generale in ambulatorio sono dovute alla presenza di una sintomatologia dolorosa. Una ricerca europea condotta nel 2003 ha evidenziato che il 19 per cento degli adulti sono affetti da dolore persistente. Poiché più fattori, fisici, affettivi, cognitivi, sociali e ambientali ne sono la causa l’approccio al paziente e alla famiglia deve essere multidisciplinare. La medical home di CURE PALLIATIVE cui tanto si parla, cioè la cura globale a domicilio del paziente portatore di patologia cronica, prevede anche la terapia del dolore lungo tutto il decorso della malattia, specie nella sua fase terminale». Vergani prosegue sottolineando che C’è una resistenza da parte del medico italiano all’uso dei farmaci oppiacei, nonostante la Legge n. 12/2001 ne abbia semplificato la modalità di prescrizione. Secondo l’Aifa il loro consumo sul totale della spesa farmaceutica incide per lo 0,5 per cento, una percentuale cinque volte inferiore a quella di altri paesi come l’Inghilterra e la Germania. Nonostante la notevole prevalenza della sintomatologia dolorosa nella popolazione le istituzioni non si sono adeguate alla richiesta del territorio. La medicina che si impara all’università insegna a guarire la malattia non a curare i pazienti, specie quando la malattia si preannuncia irreversibile e terminale. La cura di questi pazienti viene delegata allo specialista che opera nell’hospice. In Italia nel 2002 gli hospice attivi erano 20, nel 2006 105, nel 2010 165. In Lombardia i posti letto in hospice sanitario e sociosanitario sono 0,6 per 10 mila residenti, un numero superiore a quello delle altre regioni. La preparazione del medico che opera in queste strutture è determinante. Secondo uno studio canadese, i pazienti terminali con una attesa di vita inferiore a 6 mesi vogliono avere accanto a sé un medico preparato di cui si fidano, che li informi lealmente su ciò che li aspetta e che non prolunghi inutilmente il processo del morire, poiché è noto che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è clinicamente appropriato ed eticamente valido». n RIFLESSIONI LA LECTIO VITAE DEL CARDINAL MARTINI di Alberto Scanni La sua scelta di concludere serenamente il proprio cammino terreno, evitando ogni accanimento terapeutico, oltre ad esser un inno alla vita, riempie il gesto medico di ulteriori significati e responsabilità, facendo di chi sceglie la nostra professione il tutore del benessere ultimo del malato Chi vuole fare bene il medico sa che il suo “fare” ha nel rapporto medicopaziente il “primum movens” della sua professione. Un rapporto in cui la persona sofferente e bisognosa si rivolge all’altro, esperto e sapiente, per trovare risposta ai suoi dubbi, conforto alle preoccupazioni e ai disagi della malattia. Rapporto “unico” nel suo genere che fa della professione medica una arte nobile e caritativa. Sa che nella quotidianità è spesso sopraffatto dalla tecnica, ma sa anche che non deve mai dimenticare il senso del suo operare e riflettere sull’importanza dei suoi gesti,dove il dolore dell’altro e talora l’impotenza di chi cura stridono, si scontrano, si disperano. Di queste cose nel percorso formativo universitario si parla poco. L’insegnamento dei cosiddetti valori umani della professione medica è sacrificato a fronte di notizie tecniche e di congetture analitiche. Ma la tecnica del medico deve passare attraverso i canali dell’affettività e delle emozioni, anche se queste cose gli vengono poco insegnate .È nella quotidianità del suo operato e dal confronto con situazioni di “frontiera” che il medico si affina autonomamente: quello che non gli ha dato la università glielo da la vita di tutti i giorni. Così quando si trova di fronte a situazioni gravi in cui il malato si avvia verso la terminalità e quando le armi della tecnica e le conquiste scientifiche non hanno più niente da dire, è in questo grigiore del “fine vita” che si gioca la grandezza del gesto medico. La grandezza del consolare e del diventare il tutore del benessere ultimo del nostro malato. Il medico sa che deve accompagnare, ma non deve intraprendere inutili trattamenti, sa che deve garantire una vicinanza, ma che l’accanimento terapeutico va proscritto, sa che il malato deve essere tutelato da chi non vuole che la natura “faccia il suo corso” e che il dolore “..tra lo stridor di denti…” è una ignominia. Sa queste cose e nei momenti ultimi di chi gli sta di fronte diventa il difensore del suo corpo e della sua mente. Difensore di un soggetto che non potrà guarire, ma che non dovrà soffrire e [bollettino OMCeOMI] 4/2012 25 dovrà fare di tutto perché il passaggio sia sereno e vengano rispettate le sue volontà. Da questo punto di vista la morte del Cardinal Martini e le modalità con cui ha voluto fosse garantito il suo “passaggio” hanno ulteriormente riempito di significati e di responsabilità il ruolo del medico nel momento del fine vita. Martini, grande uomo di cultura e di fede, testimone moderno di una chiesa attenta ai bisogni degli umili e dei deboli, ha ribadito col suo gesto che difendere la vita significa fare in modo che si concluda serenamente e soprattutto senza accanimenti. Ci ha fatto capire che il sedare e l’evitare inutili dolori sono il dono che il medico può fare a chi, debole, l’ha scelto come compagno di percorso. INTRAMOENIA Dalla riforma Bindi all’art. 2 del decreto Balduzzi Maria Cristina Parravicini Dopo oltre un decennio vengono fissate le nuove norme in materia di attività professionale intramoenia destinate al superamento del regime provvisorio: dalla ricognizione degli spazi disponibili alla tracciabilità dei pagamenti C ome ha ricordato nel corso di una conferenza stampa il Ministro Renato Balduzzi in riferimento all’art. 2, «si trattava di dare regole più certe in un campo molto difficile che viene a completare la disciplina dell’assistenza ospedaliera. Queste regole danno un senso di serietà, tracciabilità e di un più forte collegamento tra intramoenia e SSN per evitare che vi possano essere cortocircuiti o peggio ancora che l’intramoenia possa essere un circuito alternativo e competitivo con l’attività istituzionale». [bollettino OMCeOMI] 4/2012 26 Le scadenze fissate prevedono che entro il 30 novembre 2012 vengano definite le modalità tecniche per la realizzazione dell’infrastruttura di rete per il controllo dell’intramoenia che, nella sua forma attuale negli studi medici, cesserà di esistere (tranne che per casi eccezionali) a fine anno. INTRAMOENIA A fine anno le Regioni dovranno avere effettuato la ricognizione per gli spazi per l’intramoenia. Entro il 31 marzo 2013 dovrà essere predisposta e attuata la messa in opera dei sistemi di tracciabilità per la libera professione. Paese reale o Reame di Oz? «La regolamentazione della libera professione dei medici che lavorano in ospedale – specifica Maurizio Tomirotti, direttore dell’Unità di Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico – è stata oggetto nel tempo di ripetute revisioni normative. Parliamo qui dei colleghi che hanno optato per un rapporto di lavoro di tipo “esclusivo” con la propria Azienda ospedaliera. L’esclusività del rapporto è riconosciuta economicamente dall’ospedale (esiste in busta paga una specifica anche se modesta indennità aggiuntiva) ma impegna il medico al rispetto di precise modalità organizzative e di rendicontazione della attività clinica da lui svolta in favore di pazienti solventi. In altre parole, non si tratta affatto di una “libera professione”– ne è rimasto solo il nome – del medico, bensì di una attività erogata dall’ospedale in favore di terzi solventi e che si avvale della professionalità del sanitario e della sua capacità di attrarre clientela privata. Se questo è vero, è ovvio che l’azienda ospedaliera sia tenuta a fornire adeguati spazi, adeguate attrezzature e adeguato personale ausiliario di supporto. Altrettanto ovvio è che sia l’ospedale a emettere fattura, a riscuotere i pagamenti, a trattenere una quota dell’onorario e a fornire il supporto amministrativo e fiscale. Tutto bene allora? In realtà di guai ce ne sono, non pochi e quel che è peggio inveterati». «Il primo problema – osserva Tomirotti – è che, nella realtà, gran parte degli ospedali non dispone di spazi adeguati e dedicati per svolgere la libera professione. Quando dico adeguati intendo decorosi sul piano alberghiero, in orari adatti a ricevere la clientela solvente, supportati da personale numericamente sufficiente e motivato; i percorsi – specie nel caso di prestazioni sanitarie maggiori in regime di ricovero solvente – devono essere ben separati per evitare sovrapposizioni e conflitti di priorità con i pazienti che si avvalgono dell’assistenza ordinaria. Non sempre questo è di agevole realizzazione e di norma richiede investimenti ad hoc da parte delle aziende ospedaliere. Ma questa non è una novità: già la riforma Bindi introduceva tale percorso e dava tempo alle strutture ospedaliere di realizzare, anche gradualmente, le strutture e l’organizzazione necessarie». Cos’è in realtà accaduto fino a oggi? «Alcuni ospedali – pochi – hanno provveduto a realizzare ambiti libero professionali adeguati all’interno delle loro mura; altri – troppi – si sono “liberati” del problema fornendo aree inadatte se non disagevoli, personale di ripiego e procedure amministrative addirittura penalizzanti sia per i pazienti sia per i medici; molti – perché criticarli? – hanno identificato soluzioni in “outsourcing” convenzionandosi con terze strutture private a loro volta ben in grado di offrire spazi, attrezzature e servizi adeguati a costi probabilmente inferiori; altri ancora – ed è la scelta [bollettino OMCeOMI] 4/2012 27 Maurizio Tomirotti, direttore dell’Unità di Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico più facile e più discussa – hanno convenzionato a costo zero (nel senso che il costo è a totale carico del medico e non detraibile) lo studio professionale del professionista (intramoenia allargata). A volte – prosegue Tomirotti – ed è il caso del mio ospedale, le soluzioni in “outsourcing” integrano aree strettamente intramoenia, certo adeguate ma insufficienti a coprire la richiesta. È risibile e inaccettabile che a vent’anni dall’introduzione della riforma - e dopo una serie infinita di proroghe e rinvii sostenuti da governi di diverso colore politico - si tenti di addossare ai medici una qualche responsabilità sulla mancata completa attuazione della riforma alimentando toni di più o meno velato sospetto. Deve essere ben chiaro che la libera professione in ambito di rapporto esclusivo è un servizio che la riforma mette in capo alle Amministrazioni ospedaliere, a loro spetta il compito di renderla possibile nel modo migliore, a loro tocca la responsabilità di una mancata attuazione. Stiamo parlando di una attività che, per definizione, deve recepire una scelta libera del cittadino che richiede un trattamento alberghiero di livello superiore a INTRAMOENIA INTRAMOENIA: 6 DOMANDE AL MINISTRO RENATO BALDUZZI 1. Riforma Sanitaria Ter e D.lgs 229/1999. Ai tempi lei era il Consigliere Giuridico del Ministro Bindi. Cosa non ha funzionato allora se, di proroga in proroga, fino a oggi la maggior parte delle Aziende Sanitarie non si è adeguatamente attrezzata per la libera professione? 2. Cosa avverrà, realisticamente, entro il 31/12/2012? È sensato ipotizzare che le Regino riescano a trovare aree dedicate, personale efficiente, attenzione al paziente come si conviene in un area per la libera professione? Come può applicarsi questo principio indiscriminatamente da Nord al Centro e al Sud, isole comprese? sanità e altre che ancora oggi sono ben lungi dal dotarsi di questi strumenti? 3. L’applicazione dell’esclusività e dell’intramoenia ha portato nel corso di questi anni buone risorse alle Aziende Sanitarie? Ai professionisti coinvolti? O piuttosto non ha scontentato soprattutto questi ultimi? 5. A fronte dei tagli previsti per il SSN, l’investimento per le nuove norme previste per l’attività professionale in regime di intramoenia come si giustifica? 4. La ricognizione di spazi per la libera professione prevede anche l’utilizzo di strutture sanitarie esterne, come per esempio gli studi dei singoli medici. In questo caso le Regioni potranno, con un sistema informatico speciale, autorizzare a utilizzare questi spazi. Quante Regioni dispongono di questi sistemi informatici? Non pensa che, in questo modo, si accentuerà il divario tra alcune regioni molto avanzate nel campo dell’informatica applicata alla quello già buono – nella stragrande maggioranza dei casi – offerto nel corso dell’assistenza ordinaria. Qualsiasi differenza assistenziale in termini di qualità di cura e di tempi di realizzazione della stessa (liste di attesa) è eticamente inaccettabile: per questo occorre, parallelamente, che la riorganizzazione del Servizio Sanitario Regionale imposta dalla crisi economica in atto non depotenzi il servizio pubblico determinando una riduzione dell’offerta tale da condizionare il paziente a scelte obbligate». E gli abusi? Per Tomirotti «Vanno certamente prevenuti e puniti: occorre la massima trasparenza 6. Attraverso la rete telematica le ASL competenti dovranno avere in tempo reale dati sull’impegno del medico in regime di libera professione: pazienti visitati, prescrizioni ed estremi dei pagamenti. Per questi ultimi gli studi dovranno dotarsi, a loro carico, di mezzi che permettano la tracciabilità. Quale sarà il vantaggio per il libero professionista che, oltre a pagare per il proprio studio amministrativa ma non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca. Riusciremo mai in questo Paese a punire i colpevoli e a non fare di ogni erba un fascio e gettare il discredito su una intera classe professionale per colpa di pochi disonesti? Non dimentichiamo che i pazienti solventi pagano due volte: una volta per la prestazione che ricevono in ambito libero professionale, una seconda volta quando ogni anno pagano le tasse per un sistema sanitario che non utilizzano, liberando così risorse per i pazienti meno abbienti. Non dimentichiamo che la nostra libera professione altro non è che la nostra scelta di lavorare nel [bollettino OMCeOMI] 4/2012 28 (affitto/mutuo, telefono, etc.), dovrà corrispondere non solo la dovuta tassazione ma anche parte della parcella alla ASL di competenza? Quali i benefici per il SSN/SSR? n.d.r. Lo scorso 22 ottobre avevamo inoltrato queste 6 domande al Portavoce del Ministro. Nonostante i numerosi solleciti telefonici, ma anche rassicurazioni da parte del nutrito Ufficio Stampa del Ministero, a distanza di un mese non ci è pervenuta alcuna risposta. Duole constatare, ancora una volta, la distanza infinita che separa le “stanze del potere” (tecnico o politico che sia) dalle legittime istanze dei cittadini, Ordini professionali inclusi. tempo libero, sacrificandolo alla nostre famiglie e offrendo un servizio di qualità, per integrare una retribuzione ospedaliera tra le più basse d’Europa». Maurizio Tomirotti conclude sottolineando che: «Se la riforma Balduzzi richiama a una maggior trasparenza amministrativa sia la benvenuta. Se invece si atteggia ad ennesima grida spagnola che pretende di costringerci a svolgere la cosiddetta libera professione nei sottoscala degli ospedali e nel sospetto della pubblica opinione, beh! forse occorrerebbe spiegare al Ministro la differenza tra il Paese reale – è impensabile di questi tempi che gli ospedali investano in questo settore – e il Reame di Oz». n FINESTRA SULLA PSICHIATRIA L’obbligatorietà alla cura in psichiatria Arcadio Erlicher Direttore Dipartimento Salute Mentale - Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano Come si è evoluta la legislazione psichiatrica italiana, quali sono i provvedimenti coattivi attualmente possibili e quali sono le questioni ancora aperte in tema di Trattamento Sanitario Obbligatorio Il contesto legislativo: dalla L. del 1904 alla L. 180/78 Prima di affrontare in termini pratici e operativi, obiettivo di questo articolo, il tema del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) nelle malattie mentali, è opportuno inquadrare dal punto di vista normativo l’evoluzione della legislazione psichiatrica italiana, che ha avuto il suo punto di snodo nel 1978 prima con la L. 180 e poi soprattutto con la L. 833 di riforma sanitaria complessiva. Questi due provvedimenti legislativi rappresentano la sanzione di un cambiamento radicale dell’assistenza pubblica dei malati di mente a conclusione di un lungo percorso di rinnovamenti politici, culturali e istituzionali che hanno caratterizzato la storia del nostro paese, nonché dell’evoluzione della disciplina della psichiatria. Come evidenziato sinteticamente nella Tabella 1, l’assistenza psichiatrica pubblica passa da un’organizzazione che deve gestire comportamenti connotati da “pericolosità o pubblico scandalo” (Legge del 1904), al compito di tutela (sanitaria) della salute mentale di tutti i cittadini (L. 833/78). Da questo cambiamento radicale discenderanno poi tutti i provvedimenti organizzativi e operativi che hanno caratterizzato la rete dei servizi pubblici di salute mentale. Anche il tema della coazione alle cure, Tabella 1 - Modelli e Legislazione 1904 vs 1978 1904 1978 Contesto di ordine pubblico Contesto sanitario Coattività Promozione del consenso Centralità manicomiale Abolizione dell’O.P. e organizzazione di servizi psichiatrici decentrati, in prevalenza non ospedalieri [bollettino OMCeOMI] 4/2012 29 FINESTRA SULLA PSICHIATRIA che pure il legislatore ha continuato a prevedere nella nuova normativa, tiene conto di questo nuovo contesto. I provvedimenti coattivi: Accertamento e Trattamento Sanitario Obbligatorio (ASO e TSO) Si tratta di due provvedimenti possibili, il primo del quale (ASO) autorizza la visita all’ammalato anche contro la sua volontà, mentre il secondo ne autorizza il ricovero in ospedale. Le procedure sono del tutto sovrapponibili e, nel caso, l’ASO può concludersi con una proposta di TSO. Il legislatore evidenzia che “gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono di norma volontari” (art. 33 L. 833/78). Da qui una normativa specifica di regolamentazione dell’ASO e del TSO in condizioni di degenza ospedaliera che definisce procedure e assicura ampie garanzie per l’ammalato. La L. 833/78 (artt. 34 e 35) recepisce integralmente le disposizioni già presenti nella precedente L. 180/78 relative all’ASO e al TSO (dall’art. 1 all’art. 6), con particolare attenzione alla salvaguardia della dignità del paziente e a favorire la sua adesione al trattamento. In questa nuova legislazione è evidenziato che il TSO è un provvedimento sanitario, disposto dal Sindaco in quanto autorità sanitaria locale, su certificazioni motivate di personale sanitario. a. Accertamento Sanitario Obbligatorio (ASO) L’ASO è una diretta valutazione medica cui il paziente è obbligato nel caso in cui rifiuti una valutazione sanitaria proposta e ritenuta necessaria da un medico in circostanze che possono far supporre la presenza di alterazioni psichiche. In questi casi il Sindaco mediante un’ordinanza rende esecutiva la richiesta motivata del medico. Si viene a configurare una circostanza in cui la privazione della libertà personale si prevede sia di breve durata e comunque non superiore a quella necessaria a realizzare le condizioni in cui il medico psichiatra sia messo in grado di valutare lo stato mentale del paziente e di decidere l’eventuale necessità e forma della presa in carico. L’ASO va effettuato in un luogo facilmente accessibile a testimoni che garantiscano la trasparenza delle procedure attuate; può avvenire al domicilio del paziente, in un servizio territoriale o presso il Pronto Soccorso di un ospedale; non può avvenire in strutture riservate alla degenza ospedaliera. Nel caso la visita del medico accerti le condizioni successivamente descritte viene avviata la procedura di TSO. b. Avvio della procedura di TSO È possibile avviare la procedura quando sussistono le condizioni descritte nella Tabella 2. Queste condizioni devono essere tutte contemporaneamente presenti per giustificare l’avvio della procedura e devono essere certificate da personale medico. Procedura: • un medico, qualunque medico, formula la proposta di TSO; • la proposta deve essere convalidata da un altro medico che, in questo caso, deve essere appartenente a una struttura pubblica. Entrambe le certificazioni (proposta e convalida) devono descrivere e attestare i tre requisiti sopra menzionati, compresenti e, trattandosi di certificazioni, presuppongono che il medico abbia esperito una conoscenza diretta della situazione clinica del paziente; • il Sindaco del comune di residenza, o dove si trova il paziente, esaminate le certificazioni di proposta e convalida emette un provvedimento amministrativo (ordinanza) che dispone il ricovero coatto. c. Esecuzione del TSO L’esecuzione dell’ordinanza spetta all’autorità sanitaria, il Sindaco, attraverso la propria organizzazione e i propri funzionari, in genere il servizio di Polizia locale. Sta alla polizia locale chiedere eventualmente supporti ulteriori o di forza pubblica o sanitari. La normativa non prevede attualmente la presenza di operatori sanitari o psichiatrici nell’esecuzione del provvedimento. Il ricovero ospedaliero in TSO può avvenire esclusivamente nell’ospedale generale pubblico (SPDC). d. Conclusione La durata massima del TSO è di 7 giorni. Il provvedimento può essere concluso prima o può essere ulteriormente prorogato su proposta motivata al Sindaco da parte del responsabile del SPDC. Sia la dimissione del paziente sia la cessazione del provvedimento coattivo che l’impossibilità di proseguire il trattamento (per esempio, allontanamento non autorizzato del paziente dall’Ospedale) devono essere comunicati dal responsabile del SPDC al Sindaco. Tabella 2 - Requisiti 1904 1978 Alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici Se gli stessi non vengono accettati dall’infermo Se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive e idonee misure sanitarie extraospedaliere [bollettino OMCeOMI] 4/2012 30 FINESTRA SULLA PSICHIATRIA e. Tutele amministrative e giuridiche per il paziente Il TSO, in quanto provvedimento che limita la libertà personale, è soggetto a tutele e controlli da parte sia dell’autorità amministrativa, il Sindaco, che ha la facoltà di non procedere all’emissione dell’ordinanza ove riscontri irregolarità formali o sostanziali nella certificazione medica, sia dell’autorità giudiziaria. L’Ordinanza del Sindaco deve essere notificata entro 48 ore dall’avvenuto ricovero al Giudice Tutelare che, a sua volta, nelle successive 48 ore, assunte le necessarie informazioni, convalida il TSO con decreto motivato. Il prolungamento eventuale della durata del ricovero ospedaliero in TSO segue la medesima procedura. Nel corso del TSO, il Giudice Tutelare può assumere provvedimenti urgenti a tutela patrimoniale del paziente. Contro i provvedimenti di ricovero obbligatorio possono essere avviate iniziative di carattere sia amministrativo sia giudiziario: • iniziative amministrative. Chiunque può chiedere al Sindaco la revoca o la modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il TSO. Sulla richiesta il Sindaco decide entro 10 giorni; • iniziative giuridiche. Il paziente, o chiunque ne abbia interesse, ha la facoltà di ricorrere al Tribunale territorialmente competente contro il decreto del Giudice Tutelare di convalida dell’ordinanza del Sindaco. A sua volta il Sindaco può adire al Tribunale contro la mancata convalida della propria ordinanza. Le questioni aperte La legislazione sanitaria in tema di psichiatria è ancora regolata dalle leggi del 1978, anche se in questi anni le autonomie regionali in ambito sanitario hanno emanato provvedimenti e norme che, nella cornice della L. 833/78, hanno prodotto assetti organizzativi in Salute Mentale non del tutto coincidenti nelle diverse Regioni. Tuttavia, il tema della coazione al trattamento, proprio per la sua interferenza con i diritti fondamentali della persona, rimane nella competenza del legislatore nazionale. Menziono, in conclusione, due questioni che sono oggetto attualmente di discussione: la modalità di esecuzione del TSO e il ruolo in questa fase del personale sanitario e/o medico e la possibilità di estendere i trattamenti obbligatori in psichiatria oltre la sede ospedaliera. L’esecuzione del TSO Pur non essendo prescritta dalla normativa vigente la presenza di operatori sanitari nella fase di esecuzione del TSO da parte degli incaricati del Sindaco (Polizia locale), le “Raccomandazioni in merito [bollettino OMCeOMI] 4/2012 31 all’applicazione di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale” della Conferenza Stato-Regioni del 29 aprile 2009 consigliano che si realizzi una collaborazione tra forze dell’ordine e personale sanitario. Di fatto, le modalità di intervento possono variare da Comune a Comune secondo prassi consolidate o, nella migliore delle ipotesi, con veri e propri Protocolli concordati tra i diversi attori del provvedimento. I luoghi di trattamento coatto Le “Raccomandazioni” sopra citate configurano, sulla base delle leggi vigenti, un TSO extra ospedaliero per il quale sussistono solo le prime due condizioni (urgenza di trattamento di un’alterazione psichica grave e rifiuto del paziente al trattamento). Questo trattamento dovrebbe essere prescritto nei casi in cui, per il paziente, fosse più opportuno praticare la terapia altrove rispetto all’ospedale. Vengono ipotizzati il domicilio, tramite visite che il paziente sarebbe obbligato a ricevere, o visite (obbligatorie) presso il Centro di Salute Mentale (CPS in Lombardia). Nelle “Raccomandazioni” non sono citati altri luoghi, come per esempio strutture comunitarie. Non risulta che, almeno nella nostra Regione, siano stati autorizzati TSO extra ospedalieri. n Bibliografia • L. n. 180/1978. • L. n. 833/78. • Conferenza Stato-Regioni “Raccomandazioni in merito all’applicazione di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale”. Roma, 29.04.2009. L’INTERVISTA La medicina all’Opera Roberto Carminati In soli 15 anni la struttura che dirige, intitolata a San Francesco, è passata da 100 a 200 visite al giorno e a 39.000 prestazioni di medicina di base e specialistica all’anno. Nel cuore della Milano manzoniana l’attività di suor Annamaria Villa è un inno alla Provvidenza. Oltre che alla scienza S e un dissidio fra religione e scienza o fra professione medica e vocazione nella fattispecie esiste, la 53enne suor Annamaria Villa lo ha risolto da tempo e con ben poche esitazioni. Dottoressa per formazione e pediatra di base specializzata in neonatologia e patologie neonatali. ha conseguito i voti solamente a ridosso della laurea e della specialità ottenute in corso e, intervistata dal Bollettino dell’Ordine dei medici di Milano, ha distinto: «Si tratta di due percorsi definitisi in modo del tutto indipendente l’uno dall’altro», ha detto, «e mentre la medicina rappresenta la componente puramente professionale della mia vita, l’ordine cappuccino di Madre Rubatto incarna la parte sponsale. Ed è quindi quella cui non potrei mai rinunciare, laddove invece in presenza di una richiesta in questo senso da parte delle mie consorelle mi allontanerei dall’esercizio clinico». Un appello che sino a questo momento non è arrivato e a beneficiare dell’immutato status quo è l’Opera di San Francesco, struttura di assistenza volontaria ai bisognosi sorta a Milano alla metà degli anni Novanta e allora in grado di accogliere meno di dieci pazienti ogni giorno. Ma cresciuta con il tempo sino a imporre un primo trasferimento nella centralissima via Bixio e poi un altro nel 2010 in un’ala del convento Cappuccino di Suor Annamaria Villa via Velasquez. Di pari passo con una domanda di cure aumentata addirittura di quasi sei volte in meno di tre lustri e raddoppiata nel settennato di servizio di suor Annamaria. Dal 1996 al 2011 le prestazioni di base erogate annualmente sono passate da 2.299 a [bollettino OMCeOMI] 4/2012 32 10 mila e 677; e quelle specialistiche sono arrivate al totale di 17 mila e 405 contro le iniziali 791. La media quotidiana degli assistiti è balzata da 20 a 138 mentre gli interventi si sono diversificati abbracciando adesso anche l’odontoiatria quasi 5.000 casi L’INTERVISTA SORELLA AL SERVIZIO DEGLI ULTIMI Suor Annamaria Villa ha 53 anni ed è stato 32 anni fa che la vocazione di sposa in Cristo l’ha condotta a vestire l’abito delle suore cappuccine di Madre Rubatto. Ma prima ancora, aveva condotti a termine sia il suo percorso verso la laurea in medicina sia quello di specializzazione in pediatria e neonatologia. Dopo avere esercitato la professione di pediatra di base in prevalenza a Monza, ha studiato e operato in vista della specialità in patologia neonatale al fianco dei professori Antonio Marini, presso la clinica Mangiagalli di Milano, e Giampaolo Perletti della Pediatria di Melegnano. Dalle sue consorelle le è anche giunta in un secondo momento l’indicazione per una seconda laurea in psicologia clinica allo scopo di meglio dedicarsi all’assistenza dei malati terminali. Dopo avere supportato la direzione delle opere cappuccine di Bergamo si è spostata definitivamente nel capoluogo lombardo ove oggi ricopre mansioni specifiche di organizzazione, gestione e coordinamento dell’Opera San Francesco. La struttura impiega al momento ben 168 medici impegnati senza fini di lucro e altri 200 fra volontari sui generis e curanti. Nei suoi archivi informatici sono memorizzate le cartelle sanitarie di 48 mila pazienti e fra il 1996, anno d’esordio del poliambulatorio, e il 2011, 2011 le prestazioni di base erogate annualmente sono passate da 2.299 a 10 mila e 677. Quelle specialistiche sono arrivate a 17 mila e 405 contro le sole 791 iniziali. Con il passare del tempo Opera San Francesco si è anche dotata della capacità di fornire ogni anno 5.000 prestazioni dentistiche e odontoiatriche. Sono invece quasi 130 le nazionalità dei pazienti dei quali l’ambulatorio milanese diretto da suor Annamaria è giunto adesso a occuparsi. annui complessivi. Quali che siano le aree di intervento resta intatto per suor Anna Maria Villa, impegnata soprattutto a livello organizzativo e gestionale, lo spirito guida originario dei servizi garantiti dall’Opera: «L’essere umano», ha dichiarato in occasione di un convegno datato allo scorso anno e allestito da Progetto oncologia uman.A, «non si esprime solo con la parola detta. Sono le parole non dette ma ugualmente espresse con il corpo (…) che ci possono guarire o ferire (…). L’atto terapeutico che parli più di chi lo fa e ignori chi lo subisce, il gesto che esprime solo la tecnica, la personale capacità e non sappia incontrare l’altro, è un gesto di cura incompiuto. Una parola senza dialogo». Si tratta di una formula quanto mai efficace per ribadire quell’idea di vicinanza ai pazienti che per la medicina clinica è un concetto basilare. Ma che non sempre è così semplice da mettere in pratica. Come ritiene di interpretarlo Lei, suor Annamaria, nella quotidianità di religiosa e medico? C’è un forte bisogno di un ritorno da parte della medicina alle sue strutture fondamentali. Di comprendere che certamente le conoscenze tecniche sono insostituibili ma che allo stesso tempo i percorsi di diagnosi e di cura non possono essere sopravanzati da nulla. Neppure dalla tecnica, appunto. [bollettino OMCeOMI] 4/2012 33 È necessario instaurare un rapporto di fiducia con ogni paziente, in modo da consentirgli di svelarsi, ed evitare che possa sentirsi più manipolato come un oggetto che non trattato da persona. La fiducia è il cardine di una vera e propria alleanza fra il personale medico e gli assistiti. Specie quando ci si trova di fronte a una popolazione molto diversificata per cultura e provenienza. Lingua e origine geografica di quanti si rivolgono all’Opera hanno un peso tanto rilevante? Ormai siamo arrivati a relazionarci con individui in arrivo da ben 126 nazioni del mondo. E nel contesto di questo rapporto ritengo che quello linguistico sia davvero un falso problema. Si supera sia con le competenze che anche in quest’ambito e con una certa dose di improvvisazione i medici sono arrivati a maturare sia pure con la volontà di chi si ha davanti. Spesso, cellulare alla mano, un amico o consanguineo dotato di maggiore familiarità con l’italiano ci fa da interprete. Il punto è invece che sovente e soprattutto al riguardo di talune patologie il malato tenda a L’INTERVISTA persone che interagiscono con gli stessi pazienti, visto che chi è presente in sede solamente per un giorno la settimana potrebbe non essere del tutto familiarizzato con il funzionamento dell’intera macchina della struttura del nostro poliambulatorio. nascondere dettagli sul suo stile di vita oppure sull’effettiva aderenza al percorso terapeutico. È in questi casi che l’esistenza di una relazione autentica con il medico diviene un fattore di successo determinante. Quanto agli aspetti più propriamente culturali e non strettamente terapeutici, invece? Il costante incremento dei pazienti è per noi dovuto anche a situazioni di emergenza. Mi riferisco per esempio all’ondata dei profughi in arrivo a seguito dei recenti sconvolgimenti in Africa del Nord. Allora diventa difficile verificare le differenti risposte strategiche su persone di nazionalità tanto numerose e tanto differenti; insieme al monitoraggio delle priorità quali lo screening sulle malattie infettive oppure su quelle croniche come il diabete. È qui che entra in gioco la cultura: perché fenomeni patologici identici sono considerati in maniere del tutto opposte a seconda dei Paesi d’origine del malato. E si pensi all’obesità. Può sembrare banale: ma come diffondere l’idea della sua pericolosità presso culture per le quali ancora vale il detto grasso è bello? Oltre ai pazienti Lei deve poi coordinare una squadra di medici decisamente molto nutrita. Lo staff dell’Opera San Francesco è attivo anche nella formazione di tipo infermieristico negli ospedali Ca’ Granda di Milano Niguarda, San Raffaele e Fatebenefratelli oltre che con corsi centrati sull’assistenza sociale presso il polo universitario di Milano Bicocca. Fra le mie mansioni rientra a 360 gradi anche la ricerca di risorse ma senza dubbio l’organizzazione è il compito più complicato. All’Opera fanno capo col loro impegno volontario ben 168 professionisti. 168 teste. Ciascuna con un suo vissuto e un suo originale modo di operare. La loro grandezza coincide con la capacità di concepirsi come parte di una squadra con altre [bollettino OMCeOMI] 4/2012 34 Come salvaguardare dunque le prerogative del dialogo e della relazione interpersonale? Da questo punto di vista ritengo che un ruolo essenziale venga svolto dal personale infermieristico. È per molti versi deposito di un’autentica memoria storica dell’Opera San Francesco e anche per questa sua caratteristica assume funzioni di raccordo fra i dottori e i loro pazienti. E non solo. In situazioni di necessità l’infermiere può proporsi come affidabile e riconosciuta figura di mediatore. Quali sono le principali problematiche che un ambulatorio specializzato nell’assistenza di chi non ha accesso al Servizio sanitario nazionale si trova più frequentemente a fronteggiare? Oggi l’Opera San Francesco ha in archivio le cartelle informatizzate di ben 48 mila persone le cui problematiche sono, come si può facilmente immaginare, molto diversificate. A partire da casi limite come quelli delle vittime di sfruttamento da parte dei racket si arriva alle persone normalmente impiegate anche se in nero. Certo ci capitano anche dei casi forti. Presto sarò testimone a Teramo del processo per la morte di una prostituta 23enne a seguito di un linfoma ma soprattutto di una vicenda di abusi e fughe. Ma L’INTERVISTA presso i nostri servizi di mensa, guardaroba e doccia dove la presenza di connazionali si è fatta col tempo più significativa. Non manca chi si approvvigiona qui di farmaci di fascia C anche se la maggioranza degli italiani afferenti al Poliambulatorio è composta da cosiddetti homeless, senza casa, non di rado molto simpatici ma anche invasivi. Curiamo i non-integrati, i mentalmente deboli cui offriamo tutela, ex carcerati e tossicomani senza fisso domicilio e residenza. Complessivamente persone caratterizzate per una fragilità estrema. la mafia delle strade non è diversa né meno pericolosa di quella del lavoro. Le casistiche cui ci troviamo a dover fare fronte sono quelle di una sfaccettata popolazione. tuttavia conducono esistenze regolari, fra lavoro e famiglia e una casa, per quanto spesso distante dalla nostra idea di comodità. Sono anche gli individui che più drammaticamente avvertono il peso della loro condizione di illegalità. Senza contare le situazioni Quanto pesa sulla vita degli di ricongiungimento familiare ufficiale immigrati la condizione dello dovuto alle patologie di un anziano che sradicamento e della clandestinità? si trova sradicato dalla terra d’origine La stretta dei racket cui mi riferivo è fenomeno considerevole ma minoritario e impreparato ad affrontare una nuova realtà sconosciuta. Infine quella dei rispetto a una certa normalità fatta bambini cresciuti da benestanti in per esempio di tanti clandestini che Patria grazie al danaro inviato dai genitori, a loro volta strappati alla loro condizione e al loro territorio per ritrovarsi, in Italia, poveri e isolati. Curiamo un popolo, come dicevo, dove ognuno ha specificità e reazioni che spesso ci disorientano. Opera San Francesco è anche un osservatorio sulla crescente nuova povertà degli italiani? Si tratta di un fenomeno visibile ma percepibile in modo più evidente [bollettino OMCeOMI] 4/2012 35 Cosa insegna l’Opera San Francesco a suor Annamaria e ai suoi colleghi medici volontari? Molto. Forse è qui che un medico scopre più che altrove il vero significato dell’esser medico; o scopre di essere ancora medico. Perché ci si svelano tante cose. Di essere cattivi, perché la povertà è una sfida che ci costringe ad ammettere di non essere mai abbastanza buoni, che un pezzo di bontà resta mancante. E questo ci aiuta a essere umili, insieme ai ringraziamenti ricevuti proprio quando pensavamo di non essere stati sufficientemente capaci, sufficientemente bravi o disponibili. Siamo, mi piace pensare, aquiloni retti da un’aria sottile che non si vede ma si sente, E quest’ossigeno è fatto di Provvidenza, di elemosine che ci hanno consentito di ottenere lo scorso anno farmaci per 200 mila euro e ci permettono di avere 100 volontari e 200 curanti oltre al personale medico. Dobbiamo ringraziare Dio per l’aver curato, l’avere assistito e operato. Per l’esser giunti a sera. n LUOGHI SIMBOLO L’Ospedale Sacco, tra corsi e ricorsi storici Pierluigi Altea Nato nel 1931 col nome di Sanatorio di Vialba, quarant’anni dopo diventa ospedale generale provinciale. Intitolato al medico e igienista lombardo Luigi Sacco, nel 1974 diviene Polo Universitario dell’Università degli Studi di Milano. Dopo l’emergenza Aids, torna alla sua vocazione originaria ed è ora uno dei principali centri di riferimento per le malattie infettive e per le infezioni emergenti «L a necessità di arginare la diffusione della tubercolosi, in forte ripresa al termine del primo conflitto mondiale, indusse il Comune di Milano a iniziare nel 1927 la costruzione del Sanatorio di Vialba, uno dei primi tisicomi di pianura sorti in Italia». A raccontare la storia dell’Azienda Ospedaliera-Polo Universitario “Luigi Sacco” di Milano è Maurizio De Filippis, tecnico di laboratorio presso i laboratori di microbiologia dello stesso nosocomio, ma anche storico Primo padiglione e autore del volume L’Ospedale “Luigi Sacco” nella Milano del Novecento (Milano, Franco Angeli, 2003). La storia dell’ospedale in breve Il Sanatorio di Vialba, quale ospedale cittadino per cronici, completava la capacità ricettive di un sistema di accoglienza che comprendeva a livello territoriale anche i sanatori di Garbagnate Milanese, Cuasso al Monte, Legnano, Ornago e Prasomaso. «Inaugurato il 28 ottobre 1931, il Sanatorio di Vialba, che inizialmente fu gestito dall’INPS Secondo padiglione [bollettino OMCeOMI] 4/2012 36 – spiega Maurizio De Filippis, – è rimasto tale sino a quando fu convertito il 5 marzo 1971 in ente ospedaliero grazie al decreto del presidente della Repubblica n. 35 e classificato Ospedale generale provinciale per effetto della riforma ospedaliera del 1968». L’introduzione delle nuove terapie antibiotiche-antitubercolari, che ormai si erano diffuse in modo uniforme nel mondo sanitario, avevano infatti reso possibile la sconfitta quasi totale della peste bianca, come veniva chiamata la LUOGHI SIMBOLO I PROGETTI IN CANTIERE Naufragato il progetto originario della Città della Salute, che avrebbe dovuto coinvolge anche l’Ospedale Luigi Sacco di Milano, presso il nosocomio di Vialba si sta comunque lavorando: alla nuova “piastra laboratori” e al “Core Lab”, che entreranno in funzione nel 2013 e saranno dotati di un sistema di posta pneumatica per l’invio dei prelievi da analizzare, alla ristrutturazione delle sale operatorie di Ginecologia e Patologia neonatale e alla creazione di un dipartimento per la Ricerca e l’Innovazione che avrà il compito di incentivare e supportare l’attività di ricerca svolta all’interno dell’ospedale. malattia, facendo divenire superflua l’esigenza di avere un ospedale dedicato esclusivamente al ricovero di pazienti affetti da tubercolosi. Dal 1974 l’Ospedale, intitolato al medico e igienista lombardo Luigi Sacco (Varese 1769- Milano 1836), diventò anche Polo Universitario dell’Università degli Studi di Milano. «Inizialmente fu introdotto il biennio del corso di laurea in medicina e chirurgia – racconta De Filippis, – poi il corso di laurea in scienze infermieristiche, fino ad arrivare al completamento dell’intero corso Il principe Umberto visita il Sanatorio (dicembre 1932) di laurea in medicina e chirurgia. Un passo importante che consentì all’Ospedale Sacco di uscire dalla nicchia di sanatorio e ospedale generale e presentarsi sulla scena cittadina se non nazionale come grande ospedale universitario». Nel frattempo, ulteriormente mutato il quadro epidemiologico delle malattie infettive, ormai quasi del tutto scomparse, nel 1975 l’Ospedale “Agostino Bassi” e l’Ospedale “ANEA” (Associazione nazionale enti assistenziali), con decreto regionale n. 413 del 7 maggio 1975, furono accorpati con il “Luigi Sacco”, a seguito della soppressione degli istituti di ricovero monospecialistici prevista dal piano ospedaliero regionale lombardo 1974-1978. «L’integrazione con il Bassi in realtà non fu immediata – precisa lo storico – perché sussistevano metodologie e terapie di stampo differente: il Sacco in un certo qual modo si configurava come un grande ospedale a tradizione infettivologica per malati cronici, mentre il Bassi come un ospedale, costruito dopo un’epidemia di vaiolo, con un approccio clinico Vista panoramica dell’Ospedale sanatorio di Vialba [bollettino OMCeOMI] 4/2012 37 LUOGHI SIMBOLO IN PRIMA LINEA ANCHE CONTRO IL BIOTERRORISMO Dopo la tubercolosi e l’Aids, l’Ospedale Sacco guarda con attenzione a un altro fenomeno dell’epoca contemporanea, il bioterrorismo. Lo scorso ottobre, infatti, centocinquanta partecipanti, provenienti da Centri di ricerca, Università, Ambasciate, Forze armate, Corpi di intelligence e Governi di tutto il mondo, si sono incontrati di Milano, struttura di riferimento nazionale per il bioterrorismo, diretto da Maria Rita Gismondo. Durante il congresso, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri degli Affari Esteri, Difesa e Interno, i relatori hanno parlato di sicurezza biologica, intesa nella doppia accezione anglosassone di security e safety. a Palazzo Cusani, sede di Rappresentanza del Comando del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della Nato, in occasione del 4th Annual International Symposium “Biosecurity and Biosafety: future trends and solutions” organizzato dal Laboratorio di Microbiologia Clinica dell’Azienda OspedalieraPolo Universitario “Luigi Sacco” differente, anche se questo, in realtà, tornò utile in seguito con l’esplosione di una nuova patologia infettiva contagiosa, l’AIDS». Il passaggio dal vecchio al nuovo assetto istituzionale iniziato con la legge n. 132, del 1968, proseguito con la riforma sanitaria del 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, culminò nel 1995 Il card. Martini incontra i piccoli ricoverati con il conferimento della qualifica di Azienda Ospedaliera in attuazione del decreto legislativo n. 502 del 30 dicembre 1992. Tubercolosi e AIDS sono state patologie cliniche e, nello stesso tempo, malattie sociali, che hanno condizionato profondamente la storia passata e recente di Vialba nella sua evoluzione da sanatorio ad Una camera di degenza [bollettino OMCeOMI] 4/2012 38 “La sicurezza biologica come tutela della salute dei cittadini, profilassi contro la diffusione di nuove pandemie e come difesa da un eventuale attacco bioterroristico, anche in vista dell’EXPO 2015 – si è detto durante il convegno – sono tra le priorità di chi ha il compito di elaborare norme comuni e concretamente applicabili”. azienda ospedaliera, influenzandone le dinamiche storiche e i riflessi in campo scientifico-assistenziale. «Oggi l’Azienda Ospedaliera-Polo Universitario “L. Sacco”, centro di riferimento per le malattie infettive e per le infezioni emergenti – ricorda De Filippis – rappresenta una delle realtà ospedaliere milanesi più conosciute a livello nazionale». LUOGHI SIMBOLO Architettura e organizzazione I lavori di edificazione del Sanatorio di Vialba, istituito per rispondere alla fase di recrudescenza della tubercolosi avvenuta nel periodo post bellico e causata dalla vita in trincea, iniziarono nel 1927. L’Ospedale Sanatorio “Vittorio Emanuele III” di Garbagnate Milanese, nato nel 1924, non era infatti sufficiente ai bisogni della comunità. «Gli edifici del nuovo sanatorio, costruiti su modello tedesco, a padiglioni – spiega lo storico – furono collocati all’interno di un grande parco che prima dell’annessione del 1923 ai Corpi Santi di Milano apparteneva al Comune di Musacco. Il sanatorio era come una città nella città, totalmente autosufficiente. Aveva innanzitutto il compito di isolare i pazienti, ma anche di accoglierli nei lunghi periodi di soggiorno che le persone si ritrovavano a vivere una volta superata la fase contagiosa della malattia. I malati cronici trascorrevano parte della giornata sulle verande esposte al sole Immagine di una corsia Alloggi delle suore di mezzogiorno. Il sanatorio ospitava al proprio interno anche un’azienda agricola che produceva quello di cui quotidianamente gli ammalati e i dipendenti avevano bisogno. Ci si poteva spostare da un padiglione all’altro percorrendo i viali del parco, ma anche attraverso una serie di passaggi sotterranei che collegavano tutti gli edifici tra loro. Nel corso degli anni, Le cucine [bollettino OMCeOMI] 4/2012 39 l’architettura originaria del complesso è rimasta pressoché inalterata, se si esclude l’ala dedicata alle malattie infettive di più recente costituzione. Tra la fine degli anni ‘80 e gli anni ’90 la cosiddetta “peste del 2000”, l’Aids, ha fatto riscoprire la vocazione presente a Vialba, consentendo all’ospedale di assumere un ruolo preminente nella cura delle malattie infettive». LUOGHI SIMBOLO L’esterno dell’ospedale oggi Il futuro visto con gli occhi della storia Nell’immaginario collettivo, l’Ospedale Luigi Sacco di Milano è sempre stato un punto di riferimento per le malattie infettive e non solo a livello cittadino. «Un compito reso possibile – ricorda De Filippis – anche grazie all’azione svolta dall’Ordine dei Ministri degli Infermi, i Camilliani, che in questi anni, insieme al personale sanitario del nosocomio, ha svolto un’importante opera di dialogo con i ricoverati. Il polo universitario [bollettino OMCeOMI] 4/2012 40 Ricordare la storia di questo ospedale (l’Azienda Ospedaliera-Polo Universitario “Luigi Sacco” di Milano è coinvolta nel progetto dell’Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda (ISAL) e Regione Lombradia) come degli altri luoghi simbolo della sanità è un fatto di grande civiltà, di interesse culturale, ma non solo. Permette di comprendere i legami che i luoghi di cura, come il campanile e il municipio seppur in modo differente, hanno con la collettività, ma anche di coglierne l’evoluzione». Cosa riserva il futuro? «Credo che la medicina, dopo avere attraversato una fase nella quale si è concentrata più sulla malattia che non sul malato – conclude De Filippis – sia alla ricerca di una nuova dimensione più vicina alle istanze dell’uomo, le stesse che le associazioni e le organizzazioni operanti all’interno del mondo sanitario stanno promuovendo in modo egregio». n PROFESSIONE MEDICA Il cuore antico della professione medica Antologia di luci e ombre, per una riflessione Giovanni B. Agus Ordinario di Chirurgia Vascolare, Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano Riportiamo la prima parte della lettura tenuta dal dott. Giovanni B. Agus a Duno (VA), in occasione dell’inaugurazione del Centro per lo Studio e la Promozione delle Professioni mediche Dal medico libero professionista al medico “aziendalizzato” Il tema del “cuore antico della professione medica” non riguarda un approccio sentimentalistico dell’esser medico oggi, ma vuole andare al “cuore” dei problemi che il medico deve affrontare sulla sua strada oggi. L’Unità d’Italia, celebrata nel 2011, ha visto da subito il medico protagonista della sua costruzione e per molti decenni della sua crescita impegnato nella lotta contro le cause ambientali e sociali della malattia, non solo del singolo malato. Poi non più. Forse perché appagato dei risultati da lui ottenuti con il ricco corredo farmacoterapeutico e con le nuove possibilità della chirurgia, ma anche perché lasciatosi imbrigliare in un sistema che non governa più egli stesso. Personalmente, ritrovo questo senso di impegno nella denominazione del mio nuovo Dipartimento in Università – Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità –, seppur nell’ambito di un’ulteriore offesa al medico quale è la “legge Gelmini” con l’abolizione delle gloriose Facoltà Mediche. Per incipit scelgo come esempio positivo di citare un medico – ancorché non noto ai più – alle origini del nostro Galeno e Ippocrate in un dipinto del XII secolo (Cattedrale di Anagni) Stato, nel 150° anniversario dell’Unità, per questo motivo e perché allo stesso tempo medico ippocratico, ma proteso alla modernità, senza dimenticare l’importanza della cultura che ha sempre contraddistinto i medici. Dichiarerò che i debiti della mia riflessione appartengono alla personale fornita biblioteca, riassumibile qui in tre parole chiave – professione, storia, filosofia – e, tra gli altri, in tre nomi di storici [bollettino OMCeOMI] 4/2012 41 della medicina, italiani e amici, Giorgio Cosmacini, Bruno Zanobio, Giuseppe Armocida [G. Cosmacini Il mestiere di medico. Storia di una professione. Raffaello Cortina Ed 2000; G. Cosmacini Storia della medicina e della sanità nell’Italia contemporanea. Laterza Ed 1994; B. Zanobio e G. Armocida Storia della medicina. Masson Ed 1997; G. Cosmacini La qualità del tuo medico. Per una filosofia della medicina. Laterza 1995]. PROFESSIONE MEDICA Professione e cultura del medico “Il fascino dell’erudizione, o antiquaria, con una terminologia che è soltanto in parte antica, è già, per i medici, un fenomeno antico (si veda per esempio la varietà di interessi antiquari di quel dottore Hermogenes di Smirne del II sec. D.C. circa). Ma non è difficile capire perché i medici, abituati come erano all’osservazione minuziosa del lato patologico della vita quotidiana, si rivolgessero con qualche conforto all’aspetto sano di essa, per ricrearsi” [Arnaldo Momigliano, Tra storia e storicismo. Nistri-Lischi Ed, Pisa 1985]. L’esempio del dottor Giovanni Del Greco Un nome come quello del dottor Giovanni Del Greco di Firenze si caratterizza per il legame tra la sua importante attività di medico alle origini dello Stato italiano e di fine collezionista d’arte. Le due cose si ritrovano congiunte nel suo libro di memorie dal titolo “Ricordi di un garibaldino”, con gli episodi illustrati dal grande pittore e suo amico, Giovanni Fattori. Pochi cenni possono evidenziare il suo ruolo nella partecipazione alla conquista dell’Unità d’Italia, nel suo esser medico, e infine nell’amore per l’arte. Del Greco fu un soldato “cucciolo”, come simpaticamente venne subito chiamato perché, non ancora diciottenne, lasciò temporaneamente nel 1857 gli studi di Medicina all’Università di Pisa per imbarcarsi sul piroscafo a Livorno, diretto al Regno di Sardegna, come volontario per combattere nella Seconda guerra di Indipendenza (1859). Sempre volontario salpa con i Mille, e sbarcato in Sicilia, combatte corpo a corpo coi cacciatori napoletani che lo feriscono con un colpo di baionetta alla gola sulla strada da Palermo a Milazzo (1860); garibaldino promosso ufficiale sul campo di battaglia, partecipa all’assedio di Capua; segue Garibaldi al grido di “O Roma o morte” (pronunciato proprio nella sua Firenze in piazza S. Maria Novella); ritorna in Sicilia nel 1862 e quindi in Aspromonte rischia di morire di fame con i compagni, e, come scrisse, “finalmente mi levai d’addosso la fame e il sonno, sulle Alpi, entro il forte di Bard, dove restai rinchiuso per oltre quaranta giorni” [prigioniero]. È allora che può proseguire gli studi universitari a Pisa e divenire medico, insieme a Giorgio Roster suo carissimo amico, nome che ha ruolo rilevante nella collezione d’arte che genererà, specie attraverso il nipote Alessandro Roster, anch’egli medico ginecologo di valore ed impegnato nel sociale, che divenne “genero e scolaro” di Del Greco. Sarà ancora con Garibaldi, questa volta come soldato-chirurgo di battaglione, in Tirolo nella Terza guerra di Indipendenza, medico che soccorre i feriti durante la battaglia di Bezzecca (1866). Tutte vicende dipinte da Fattori in grandi olii (e visibili in tutto il 2012 in una magnifica mostra alla Villa Bardini in quella Costa San Giorgio di Firenze che a molti ricorderà la propria formazione di ufficiale medico). Comincia nell’Italia Unita la vita di medico del Dottor Giovanni Del Greco. Era rimasto orfano a tredici anni del padre Carlo, anch’egli medico chirurgo e direttore dell’Ospedale di S. Maria Nuova a Firenze. Eppure, ebbe carriera non facile. Come ricorda un articolo di giornale del 1890 “la fama che gode il Prof. Del Greco come chirurgo operatore ci dispensa dal [bollettino OMCeOMI] 4/2012 42 Una lezione di medicina in un’università medievale Miniatura dalla Chirurgia di Ruggiero da Frugardo parlarne lungamente… Accenniamo soltanto alla sua carriera che non fu tanto rapida, come a lui spettava per il merito indiscutibile. Cominciò da medico condotto del Municipio, quindi aiuto alla Clinica chirurgica ed ora è professore aggregato insegnante Medicina operatoria. Tutto il mondo scientifico però sa che nell’arte sua ha pochi che lo eguagliano, come operatore specialmente”. Lascerà venti anni più tardi il posto di primario chirurgo nell’Ospedale di S.M. Nuova, ove aveva lavorato per cinquanta anni, rimpianto per il suo mestiere – il primo a Firenze a praticare la cura radicale dell’ernia inguinale ecc; così come autore di importanti trattati di medicina e collaboratore di giornali medici –, ma ricordato in Italia anche per il suo impegno nella Società civile e in Sanità. Azione rivolta tanto all’educazione e istruzione dei giovani, quanto a tutti gli aspetti sanitari che accompagnarono la crescita della giovane Nazione, caratterizzati spesso da vere e proprie emergenze sanitarie, come noto, quali la pellagra del Polesine, le condizioni patogene del lavoro di tanti lavoratori a cominciare dai minatori delle solfatare siciliane, alle terribili condizioni sanitarie della PROFESSIONE MEDICA popolazione napoletana. Il suo ideale è visto come strumento, sempre con lo scopo di aiuto dell’altro. È questa una prerogativa dei medici – forte in coloro che la assommano al credo religioso, ma non solo –, categoria che per forza di cose è molto più a contatto con il popolo e con le sue problematiche di salute, fino ad impegnarsi non solo a prodigare cure gratuite a chi non può permettersi di pagarle, ma anche ad impegnarsi politicamente per contribuire all’organizzazione dell’assistenza sanitaria che deve essere fornita dallo Stato, responsabile e garante del diritto alla salute dei suoi cittadini. E, ricordando una sua lettera ad un caro amico a cui aveva curato gratuitamente la moglie – “…veramente fra amici un favore non esige che un grazie. Ma dal momento che tu per ragioni certo non dispregevoli, hai creduto altrimenti, per non obbligarti a disobbligarti altrimenti, tengo lo cheque e te ne ringrazio” –, non può non venire in mente la frase di altro grande medico a lui contemporaneo, il prof. Giuseppe Moscati, medico santo: “chi ha metta, chi non ha prenda”, essendo del tutto normale per lui non interessarsi dell’onorario e facendo trovare nascostamente una banconota a chi aveva visitato gratis perché povero. Queste paradigmatiche figure di medico esemplare non possono peraltro nascondere i rischi gravissimi di degenerazione all’interno della professione medica. romanzi “Il medico della mutua” (1964) e il “Prof. dott. Guido Tersilli” (1969), divenuti film di grande successo con l’interpretazione di Alberto Sordi; o da Eugenio Travaini, medico fisiatra, con il suo “La Malacarità” (1972). Ma esempi di singoli medici “censurabili” attraversano purtroppo tutta la storia della medicina. Già Plinio il Vecchio poteva criticare gli eccessi, ancora di una attualità sorprendente: “la medicina è divenuta la più lucrosa di tutte le arti, applica metodi di cura bizzarri e astrusi rinnegando la natura, progredisce a spese dei malati, talvolta dei morti; e questo tra l’indifferenza generale anzi con la complicità di tutti” [Plinio Storia naturale]. O ancora, Marziale, in un epigramma, “descrive con ironia il borioso Simmaco che entra seguito dal codazzo degli assistenti nella stanza del malato: qui l’ostentazione del prestigio è in antitesi con una delle virtù fondamentali del medico ippocratico cioè il senso della misura” [Umberto Capitani Scienza e pratica nella cultura latina. Sansoni Ed 1973]. Infine però, “la risoluta caccia all’untore sarebbe impresa fin troppo facile in questo tema: basterebbe infilare come perle un buon numero di aneddoti orribili per concludere che i medici siano diventati un branco di bestie senza cuore. Ma sarebbe ingiusto addossare interamente ai medici le colpe della crisi” [Edward Shorter La tormentata storia del rapporto medico paziente. Feltrinelli Ed 1985]. Tradimenti della professione medica verso il paziente Aziendalizzazione della Sanità – Riforme e controriforme La trasformazione “in peggio” viene infatti testimoniata impietosamente da medici stessi come Giuseppe D’Agata, medico di famiglia, nei suoi Un breve elenco di date a partire dalla nuova Unità d’Italia nata dalle macerie della II Guerra Mondiale apre il percorso che progressivamente [bollettino OMCeOMI] 4/2012 43 avrebbe portato alla fine del medico “autonomo” nelle sue decisioni professionali: 1945 Progetto di riforma dell’ordinamento sanitario italiano del CLN-Veneto (Augusto Giovanardi); 1948 Progetto di unificazione assicurazioni malattia (Ludovico D’Aragna); 1968 Legge ospedaliera (Giovanni Mariotti); 1978 Legge 833, istitutiva del SSN (Tina Anselmi); 1992 Legge 552 (DDS), “controriforma” del SSN (Francesco De Lorenzo); 1999 D.Lgs. 229 Riforma SSN (Rosy Bindi). È il percorso che ha portato a concepire la sanità come azienda, nonostante voci autorevoli da sempre si siano levate contro questa aberrazione. Contro il concetto di “azienda”, nel segno di una più ampia visione, sociale, ambientale, viene scritto, ad esempio: ”Qual è il prodotto di un’azienda sanitaria? La salute. Non una merce vendibile, ma un valore vitale che si acquista migliorando le condizioni di vita, trasformando l’ambiente. Nessuno di questi fattori può rientrare in un calcolo aziendale” [Giovanni Berlinguer]. E Giorgio Cosmacini, da medico e storico medico, non potrà che registrare il danno avvenuto: “Anziché dai protagonisti, il nuovo edificio della sanità pubblica viene costruito da comprimari autopromossi al ruolo di primattori: burocrati delle ex mutue, funzionari neoassunti, programmatori, organizzatori, operatori perlopiù improvvisati. Molti sono gli addetti, ai vari livelli, reclutati o destinati in base a criteri diversi da quelli della competenza. Dominano la scena uomini di partito spesso interpreti della politica in modo gretto, con un’etica del servizio spesso tralignante in invadenza partitica e abuso del potere”. n FINESTRA SULL’ODONTOIATRIA Igiene orale e donna in gravidanza Luigi Paglia, Valeria Torchia Dipartimento di Odontoiatria Materno-Infantile Istituto Stomatologico Italiano Le corrette abitudini aiutano la madre a limitare la possibilità di contrarre infiammazioni e infezioni dei tessuti parodontali e a evitare le relative ripercussioni sulla salute del feto e del bambino L a gengivite e la parodontite sono comuni patologie che si possono verificare a livello del cavo orale. La gengivite è una condizione di infiammazione dei tessuti molli superficiali, causata dall’iniziale accumulo di placca a livello sopragengivale. I segni principali che indicano la presenza di gengivite sono il sanguinamento durante lo spazzolamento o la masticazione, il gonfiore gengivale ed eventualmente fastidio o dolore localizzato alle gengive. La gengivite è dovuta a non corrette abitudini di igiene orale e viene complicata da fattori locali che determinano un aumento della ritenzione di placca, quali disallineamento dentale, restauri conservativi e protesici ritentivi. La parodontite è uno stato infiammatorio che coinvolge tessuti più superficiali e più profondi e porta alla irreversibile perdita di tessuti di supporto per il dente. Il segno clinico patognomonico di parodontite è la formazione di una tasca parodontale. Gli altri classici segnali sono il sanguinamento gengivale, la retrazione gengivale, la mobilità dentale, alitosi, ascessi, perdita di tessuto osseo, e nei casi più severi perdita completa dell’elemento dentario (1). [bollettino OMCeOMI] 4/2012 44 FINESTRA SULL’ODONTOIATRIA Cosa succede durante la dolce attesa microrganismi possono causare una risposta infiammatoria. L’aumento di citochine e l’attivazione di cellule del La donna in gravidanza risulta sistema immunitario possono portare a essere maggiormente suscettibile all’infiammazione dei tessuti parodontali nascita pre-termine. La seconda teoria riguarda la produzione di citochine, e può mostrare un aumento del quali PGE-2, TNF-α, IL-6, IL-1β, prodotto sanguinamento gengivale, spontaneo o del processo infiammatorio nei tessuti al sondaggio. Tra i fattori che possono affetti da parodontite (12,13). Queste influenzare la manifestazione della molecole risultano avere effetti a livello patologia parodontale nella donna in sistemico una volta diffuse attraverso il gravidanza abbiamo i cambiamenti torrente circolatorio. Uno dei possibili a livello ormonale, in particolare un effetti è la promozione di processi incremento dei livelli di progesterone infiammatori a carico del feto. È stata ed estrogeni. Si verifica inoltre a livello infatti rilevata, a livello del liquido del cavo orale un incremento selettivo amniotico di bambini nati pre-termine, di alcuni microrganismi patogeni, quali una elevata concentrazione di citochine Porphyromonas gingivalis, Prevotella (14). In particolare sono state individuate intermedia, Campylobacter rectus (2,3). concentrazioni elevate di PGE-2, TNF-α, Negli ultimi decenni, numerosi studi hanno ricercato correlazioni tra malattia IL-6, a livello fetale e a livello del cavo orale di soggetti con malattia parodontale parodontale e complicanze sulla salute (15,16). La terza teoria riguarda la del feto e del bambino. Tra questi produzione di anticorpi diretti contro abbiamo: nascita pre-termine, ridotto microrganismi patogeni del cavo orale, peso del bambino alla nascita (4,5), diabete gestazionale (6), preeclampsia (7), durante la gravidanza. La risposta immunitaria contro microrganismi morte perinatale (8). patogeni può essere associata ad una risposta infiammatoria, e la sinergia Correlazione tra malattia parodontale e nascita pre-termine tra i due meccanismi può portare ad un aumento del rischio di nascita Relativamente a malattia parodontale pre-termine (17). La predisposizione e nascita pre-termine, sono state genetica è altrettanto importante. Il proposte tre principali teorie che polimorfismo di geni che codificano per spiegherebbero questa correlazione. citochine può essere associato ad un La prima riguarda la diffusione, attraverso il torrente circolatorio e quindi incremento della risposta infiammatoria. Questo può portare ad un aumento del attraverso liquido amniotico e placenta, rischio di nascita pre-termine (18,19). di microrganismi patogeni. Analisi del liquido amniotico e della placenta hanno Nonostante la letteratura avvalori la correlazione tra malattia parodontale e consentito di evidenziare la presenza possibili problematiche a carico del feto, di diverse specie di microrganismi diversi studi hanno mostrato differenza patogeni del cavo orale, quali statisticamente non significativa nel Bergeyella, Eikenella, Fusobacterium confronto tra bambini nati pre-termine in nucleatum, Porphyromonas gingivalis madri trattate e non trattate con terapia (9,10,11). A livello uterino, questi [bollettino OMCeOMI] 4/2012 45 parodontale. Questi studi, tuttavia, dimostrano come il trattamento di donne in gravidanza con problematiche parodontali abbia portato a un miglioramento del loro stato di salute a livello del cavo orale (20,21,22,23). Cattiva igiene orale della madre… e carie nel bambino Lo Streptococco Mutans è uno dei principali microrganismi patogeni responsabili del processo carioso. In presenza di scarsa igiene orale, la concentrazione di Streptococco Mutans risulta essere superiore. Lo Streptococco Mutans può quindi essere trasmesso al bambino, attraverso abitudini, quali l’utilizzo di posate, la condivisione di cibo, la suzione del succhiotto da parte della madre. I batteri trasmessi dalla madre al figlio aumentano la possibilità di sviluppo di carie da parte del bambino. Il mantenimento di una buona salute orale da parte della madre in gravidanza aiuta a ridurre la possibilità di trasmissione di Streptococco Mutans e può aiutare la madre a comprendere tutte le strategie da mettere in atto per preservare la salute del bambino appena nato (24,25,26). n Bibliografia disponibile, a richiesta, in redazione CORSI ECM Iscrizione agli eventi ECM dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano L’iscrizione ai Corsi ECM organizzati dall’Ordine dei Medici di Milano può essere effettuata via e-mail all’indirizzo [email protected] inserendo nella mail tutti i dati richiesti nella scheda sotto riportata. N.B. Si specifica che l’adozione di tale modalità comporta l’implicita autorizzazione da parte dell’Ordine al trattamento dei dati ivi inseriti e che tali dati potranno essere cancellati o rettificati a Vostra richiesta ex art. 7 D. Lgs. 196/2003. Le dichiarazioni di seguito rese sono autocertificazioni e come tali assoggettate al D.P.R. 445/2000 e alle sanzioni ivi previste. Qualora il medico non avesse indirizzo e-mail potrà inviare la scheda di seguito riportata tramite fax al n. 031/990453. Si prega di scrivere in maniera chiara e leggibile e di compilare la scheda in tutte le sue parti in quanto tutti i dati devono essere trasmessi al Ministero della Salute. Nome/Cognome......................................................................................................................................................................................................... Luogo e data di nascita............................................................................................................................................................................................ Iscritto all’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di...................................................................................................................................... Albo Medici Albo Odontoiatri Specialità.................................................................................................................................................................................................................... Attività.......................................................................................................Convenzionato Dipendente Libero Professionista Indirizzo........................................................................................................................................................................................................................ CAP......................................................................Città.......................................................................................................Prov................................ Cell...................................................................Tel.........................................................e-mail................................................................................... Codice fiscale............................................................................................................................................................................................................. Si prega di annullare l’iscrizione in caso di impossibilità a partecipare 1. Prevenzione e diagnosi precoce delle patologie tabacco correlate 9. Fattori ambientali e sopravvivenza delle patologie oncologiche 2. Gli attacchi di panico tra medicina e psicoanalisi 3. L’essenziale e il superfluo nella diagnosi in Odontoiatria 10. Prevenzione e gestione delle emergenze nello studio odontoiatrico 11. Oppioidi: meno pregiudizi e più appropriatezza 4. Appropriatezza in oncologia: costa poco e fa bene 5. Dolore e Legge 38 - Dalla teoria alla pratica 6. Le più comuni lesioni cutanee sospette della faccia 12. Il bambino con la testa “storta”: la plagiocefalia posizionale 13. Violenza contro le donne e i minori. 7. Psicosomatica e Medicina - Un dialogo fecondo Servizi territoriali: cosa è stato offerto 8. Problematiche mediche, legali ed organizzative nella e prospettive per il futuro continuità di cura: CReG e Modelli ex d.lgs 231/2001 Consenso al trattamento dei dati personali Il trattamento dei dati personali che La riguardano viene svolto nel rispetto di quanto stabilito dalla Legge 196/2003 sulla tutela dei dati personali. Si raccomanda di compilare la scheda di iscrizione in tutte le sue parti, compreso il codice fiscale, indispensabile al fine di ottenere l’attribuzione dei crediti formativi. Accetto Non accetto Firma............................................................................................................................................................................................................ L’accettazione al consenso del trattamento dei dati è fondamentale ai fini dell’iscrizione. INFORMAZIONI GENERALI • • • [bollettino OMCeOMI] 4/2012 L’iscrizione al Corso è gratuita e verrà data la precedenza agli iscritti all’Ordine di Milano. Verrà rilasciato un attestato con i crediti formativi ECM. 46 L’attestato verrà rilasciato solo a coloro che parteciperanno all’intera durata dei lavori e compileranno le schede di valutazione e di verifica. CORSI ECM 1. Prevenzione e diagnosi precoce delle patologie tabacco correlate Sabato 12 gennaio 2013 - ore 8.30-13.30 Aula Leonardo La Pietra - Istituto Europeo di Oncologia (IEO) Via Ripamonti 435 - Milano 8. Problematiche mediche, legali ed organizzative nella continuità di cura: CReG e Modelli ex d.lgs 231/2001 Sabato 23 marzo 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano 2. Gli attacchi di panico tra medicina e psicoanalisi Sabato 2 febbraio 2013 - ore 8.30-13.30 Sabato 9 febbraio 2013 - ore 8.30-13.45 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano 9. Fattori ambientali e sopravvivenza delle patologie oncologiche Sabato 6 aprile 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano 3. L’essenziale e il superfluo nella diagnosi in Odontoiatria Sabato 9 febbraio 2013 - ore 8.15-13.30 Sala San Paolo - IRCCS Ospedale San Raffaele Via Olgettina 60 - Milano 10. Prevenzione e gestione delle emergenze nello studio odontoiatrico Sabato 13 aprile 2013 - ore 8.15-13.45 Aula Magna - IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi Via Riccardo Galeazzi 4 - Milano 4. Appropriatezza in oncologia: costa poco e fa bene Sabato 23 febbraio 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano 11. Oppioidi: meno pregiudizi e più appropriatezza Sabato 13 aprile 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano 5. Dolore e Legge 38 - Dalla teoria alla pratica Sabato 2 marzo 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano 12. Il bambino con la testa “storta”: la plagiocefalia posizionale Sabato 20 aprile 2013 - ore 8.15-14.15 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano 6. Le più comuni lesioni cutanee sospette della faccia Sabato 9 marzo 2013 – ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 – Milano 13. Violenza contro le donne e i minori. Servizi territoriali: cosa è stato offerto e prospettive per il futuro Sabato 11 maggio 2013 - ore 8.30-13.30 Sabato 18 maggio 2013 - ore 8.30-13.30 Aula Magna - Clinica Mangiagalli Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Via Commenda 12 - Milano 7. Psicosomatica e Medicina - Un dialogo fecondo Sabato 16 marzo 2013 - ore 8.30-13.00 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano AVVISO IMPORTANTE Novità iscrizione Eventi ECM 2013 A partire da martedì 18 dicembre è possibile iscriversi agli eventi ECM dell’Ordine in programma per il 2013 tramite una nuova piattaforma dal sito www.omceomi.it. Gli utenti già registrati al sito di cui sopra potranno accedervi direttamente dall’area riservata: cliccando su Eventi ECM all’interno della sezione Servizi Personali e seguendo le istruzioni riportate. Per chi non fosse ancora registrato all’area riservata, comunichiamo il link che riporta la procedura di registrazione: http://www.omceomi.it/Home/Security/Register.aspx Per i Medici e Odontoiatri iscritti ad altro Ordine sarà a breve attivata un’apposita area loro riservata per l’iscrizione agli eventi ECM dell’Ordine. [bollettino OMCeOMI] 4/2012 47 CORSI ECM 1 Prevenzione e diagnosi precoce delle patologie tabacco correlate Sabato 12 gennaio 2013 - ore 8.30-13.30 Aula Leonardo La Pietra - Istituto Europeo di Oncologia (IEO) Via Ripamonti 435 - Milano COORDINATORE E RESPONSABILE SCIENTIFICO Dott.ssa Giulia Veronesi Direttore Unità di Diagnosi Precoce del Tumore Polmonare Divisione di Chirurgia Toracica - IEO - Milano MODERATORI Dott. Lorenzo Spaggiari Direttore Divisione di Chirurgia Toracica - IEO - Milano Dott. Carlo Cipolla Direttore Divisione di Cardiologia - IEO - Milano Dott. Massimo Bellomi Direttore Divisione di Radiologia - IEO - Milano PROGRAMMA 8.30-9.00 Registrazione Partecipanti 11.00-11.20 9.00-9.15 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato Dott.ssa Giulia Veronesi Lo screening del tumore del polmone con TC spirale e micro RNA Caso clinico 11.20-11.40 Dott. Massimo Bellomi Aspetti radiologici dello screening del tumore polmonare 11.40-12.00 Dott. Fabrizio Bianchi Ricercatore Divisione di Medicina Molecolare - IEO - Milano Marcatori molecolari per la diagnosi precoce del tumore polmonare 12.00-12.15 Dott. Stefano Donghi Pneumologo - Divisione di Chirurgia Toracica - IEO - Milano Prevenzione e trattamento precoce della BPCO Caso clinico 12.15-12.30 Dott.ssa Rita Spirito Direttore Divisione di Chirurgia Vascolare Istituto Cardiologico Monzino - Milano La patologia vascolare: nuove prospettive nella prevenzione e trattamento Caso clinico 12.30-13.00 Discussione 13.00-13.30 Compilazione schede di valutazione e di verifica 9.15-9.30 9.30-9.45 Dott. Patrick Maisonneuve Direttore del Servizio di Epidemiologia e Statistica - IEO - Milano Epidemiologia del fumo di sigaretta Dott.ssa Gabriella Pravettoni Professore Ordinario di Psicologia Cognitiva Università degli Studi di Milano Profilo psicologico/cognitivo del fumatore 9.45-10.00 Dott. Federico Perozziello Responsabile ambulatorio disassuefazione fumo ASL di Milano Il rapporto medico-paziente nel trattamento del tabagismo 10.00-10.15 Dott. Paolo Spriano Segretario SNAMID Fumo e medicina generale 10.15-10.30 Dott. Carlo Cipolla Stili di vita e patologie cardiovascolari 10.30-10.45 Discussione 10.45-11.00 Intervallo n. 100 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 48 CORSI ECM 2 Gli attacchi di panico tra medicina e psicoanalisi Sabato 2 febbraio 2013 - ore 8.30-13.30 Sabato 9 febbraio 2013 - ore 8.30-13.45 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano Sabato 2 febbraio 2013 Sabato 9 febbraio 2013 PROGRAMMA 8.30-9.00 9.00-9.15 9.15-10.45 PROGRAMMA Registrazione Partecipanti Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato 8.30-9.00 9.00-10.30 LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE COORDINATORE Dott. Ugo Tamborini Medico di Medicina Generale a Milano Consigliere Segretario Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Dott.ssa Donatella Zoia Specialista in Tossicologia Medica e Anatomia Patologica La domanda al medico del soggetto con attacchi di panico: l’approccio e l’invio Dott. Michele Rugo Medico Psichiatra - Docente-Tutor IRPA Membro ALI I criteri diagnostici del DSM e la diagnosi psicoanalitica Intervallo 11.15-12.45 IL CORPO IN PANICO COORDINATORE Dott.ssa Chiara Paola Oggionni Psichiatra, Psicoterapeuta e Psicoanalista Jonas Onlus Milano Docente IRPA - Membro analista ALI 10.30-11.00 11.00-12.30 Intervallo LE PRATICHE DELLA CURA COORDINATORE Dott.ssa Maria Cristina Campanini Specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva Dott.ssa Chiara Paola Oggionni L’ascolto e l’intervento farmacologico: l’importanza di una dimensione sinergica tra diversi approcci al paziente Dott. Roberto Pozzetti Psicoterapeuta e Psicoanalista Jonas Onlus Como - Docente IRPA L’attacco di panico come evento traumatico Dott. Francesco Giglio Psicoterapeuta e Psicoanalista Jonas Onlus Milano Docente IRPA - Membro analista ALI Disturbo da attacco di panico e cura: fra psicoterapia individuale e gruppo monosintomatico Dott.ssa Silvia Roberta Maria Gianetti Psichiatra e Psicoterapeuta Ospedale Maggiore di Milano La clinica e la gestione d’urgenza degli attacchi di panico 12.45-13.30 LA RELAZIONE TERAPEUTICA COORDINATORE Prof.ssa Cinzia Bressi Psichiatra e Psicoanalista Professore Associato di Psichiatria Università degli Studi di Milano Dott. Angelo Villa Psicoterapeuta e Psicoanalista Docente IRPA - Membro analista ALI La funzione terapeutica nella clinica degli attacchi di panico Dott. Uberto Zuccardi Merli Psicologo Jonas Onlus Milano Responsabile del Centro Gianburrasca di Jonas Onlus Milano - Docente IRPA Nevrosi e psicosi nella clinica degli attacchi di panico 10.45-11.15 Registrazione Partecipanti 12.30-13.15 Discussione 13.15-13.45 Compilazione schede di valutazione e di verifica Discussione n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo PER OTTENERE I CREDITI ECM È NECESSARIO PARTECIPARE AD ENTRAMBE LE GIORNATE [bollettino OMCeOMI] 4/2012 49 CORSI ECM 3 L’essenziale e il superfluo nella diagnosi in Odontoiatria Sabato 9 febbraio 2013 - ore 8.15-13.30 Sala San Paolo - IRCCS Ospedale San Raffaele Via Olgettina 60 - Milano COORDINATORE Dott. Claudio Gatti Consigliere Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Referente Odontoiatri Commissione Aggiornamento Professionale e Formazione PROGRAMMA 8.15-8.30 Registrazione Partecipanti 8.30-8.45 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano e del Presidente dell’Albo Odontoiatri 8.45-9.00 Dott. Claudio Gatti Dott. Danilo Di Stefano Libero Professionista a Milano Introduzione 9.00-9.45 Dott. Giovanni Sammarco Libero professionista La diagnosi cariologica 9.45-10.30 Dott. Giancarlo Agudio Socio attivo SIdP La diagnosi parodontale 10.30-11.00 11.00-11.45 Dott. Giacomo Grasso Clinica Odontostomatologica A.O. San Paolo - Università degli Studi di Milano La diagnosi radiologica 11.45-12.30 Dott. Loris Prosper Responsabile Odontoiatria Estetica Servizio di Odontoiatria - IRCCS Ospedale San Raffaele - Milano Dott. Angelo Calderini Consulente Servizio di Odontoiatria - IRCCS Ospedale San Raffaele Milano La diagnosi occlusale 12.30-13.00 Discussione 13.00-13.30 Compilazione schede di valutazione e di verifica Intervallo n. 100 posti disponibili Accreditato per Odontoiatra [bollettino OMCeOMI] 4/2012 50 CORSI ECM 4 Appropriatezza in oncologia: costa poco e fa bene in collaborazione con il Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) Sabato 23 febbraio 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORI Dott. Maurizio Tomirotti Direttore - U.O. di Oncologia Medica Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - Milano Dott. Giovanni Ucci Dipartimento Oncologico Lodi - Coordinatore CIPOMO Lombardia PROGRAMMA 8.30-9.00 Registrazione Partecipanti 9.00-9.15 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato La chirurgia Dott. Roberto Labianca Dipartimento Oncologico Bergamo Presidente Nazionale CIPOMO Le terapie mediche MODERATORI Dott. Maurizio Tomirotti Dott.ssa Maria Grazia Manfredi MMG a Milano Consigliere Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano 9.15-9.30 9.30-9.45 9.45-10.00 10.00-10.30 Dott. Giovanni Ucci Dott. Alberto Scanni Primario Emerito di Oncologia - A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico - Milano Consigliere dell’ Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Introduzione Dott. Lorenzo Moja Dipartimento di Scienze Biomediche per la salute - Università degli Studi di Milano Appropriatezza nella diagnosi precoce dei tumori: gli screening Dott. Antonio Ardizzola Direttore S.C. di Oncologia Medica Coordinatore DIPO XXVI - Lecco A.O. della Provincia di Lecco Appropriatezza diagnostica in oncologia 10.30-10.45 Discussione 10.45-11.15 Intervallo 11.15-11.30 Dott.ssa Monica Giordano Dipartimento Oncologico A.O. Como Appropriatezza nel follow up 11.30-11.45 Dott.ssa Marina Garassino Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Appropriatezza della ricerca: l’interesse del paziente e la ricerca indipendente 11.45-12.00 Dott. Andrea De Monte Dipartimento Oncologico A.O. di Melegnano Appropriatezza nella malattia avanzata: altra chemioterapia, studi clinici o palliazione? 12.00-12.15 Dott. Maurizio Bersani DG Sanità - Regione Lombardia Le politiche regionali a favore dell’appropriatezza in oncologia 12.15-12.30 Discussione 12.30-13.30 Conclusioni e compilazione schede di valutazione e di verifica APPROPRIATEZZA DEI TRATTAMENTI Dott. Giancarlo Roviaro Dipartimento Chirurgico Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - Milano Università degli Studi di Milano n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 51 CORSI ECM 5 Dolore e Legge 38 - Dalla teoria alla pratica Sabato 2 marzo 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORI Dott. Augusto Caraceni Direttore Struttura Complessa di Cure Palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Dott.ssa Marta Gentili Presidente Associazione Pazienti “Vivere senza dolore onlus” PROGRAMMA 8.30-8.45 Registrazione Partecipanti 8.45-9.00 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato 9.00-9.15 Dott. Alberto Scanni Primario Emerito di Oncologia A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico - Milano Consigliere dell’ Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Obiettivo del Corso 9.15-10.30 Dott. Marco Lacerenza Responsabile del Centro di Medicina del Dolore - Casa di Cura San Pio X - Milano Rappresentante Regionale Associazione Italiana per lo studio del Dolore Dolore: sintomo o malattia? Il corretto approccio alla malattia dolore 10.30-11.15 Dott. Augusto Caraceni Alla scoperta della Legge 38 Focus sui principali articoli 11.15-11.30 Intervallo 11.30-12.00 Dott. Furio Zucco Coordinatore Regionale Lombardia della Società Italiana di Cure Palliative (SICP) La rete del dolore I centri spoke e i centri hub 12.00-12.40 Dott. Pierangelo Lora Aprile Segretario Scientifico Nazionale della Società di Medicina Generale (SIMG) Responsabile Nazionale area Cure Palliative e Terapia del Dolore SIMG Il medico di famiglia: onori ed oneri in base alla Legge 38 12.40-13.00 Dott.ssa Marta Gentili La voce dei pazienti con dolore cronico I dati di alcune recenti indagini sui cittadini 13.00-13.30 Discussione e compilazione schede di valutazione e di verifica n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 52 CORSI ECM 6 Le più comuni lesioni cutanee sospette della faccia Sabato 9 marzo 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORI Prof. Federico Biglioli Direttore Scuola di Specializzazione e U.O. di Chirurgia Maxillo-Facciale A.O. San Paolo - Università degli Studi di Milano Prof. Silvano Menni Direttore Cattedra e U.O. di Dermatologia - A.O. San Paolo Università degli Studi di Milano PROGRAMMA 8.30-9.00 Registrazione Partecipanti 9.00-9.15 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato 9.15-9.25 Prof. Silvano Menni Frequenza delle lesioni cutanee tumorali del viso 9.25-10.05 Dott. Amilcare Cerri Ricercatore Universitario Cattedra e U.O. di Dermatologia A.O. San Paolo - Milano Che tipo di lesioni aspettarsi 10.05-10.45 Dott. Lorenzo Gualandri Dirigente Medico - U.O. di Dermatologia A.O. San Paolo - Milano Come prevenirle e come curarle 10.45-11.15 Intervallo 11.15-11.40 Prof. Federico Biglioli Programmazione del trattamento chirurgico Trattamento delle lesioni delle labbra 11.40-12.00 Dott. Luca Autelitano Direttore - U.O.Semplice di Chirurgia Malformativa e Dismorfosi della Faccia A.O. San Paolo - Milano Trattamento delle lesioni del cuoio capelluto e della fronte 12.00-12.20 Dott. Giacomo Colletti Dirigente Medico U.O. di Chirurgia Maxillo-Facciale A.O. San Paolo - Milano Trattamento delle lesioni del naso e delle palpebre 12.20-12.40 Dott. Dimitri Rabbiosi Dirigente Medico U.O. di Dermatologia A.O. San Paolo - Milano Trattamento delle lesioni laterali della faccia 12.40-13.30 Discussione e compilazione schede di valutazione e di verifica n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 53 CORSI ECM 7 Psicosomatica e Medicina - Un dialogo fecondo Sabato 16 marzo 2013 - ore 8.30-13.00 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORE Dott. Giuseppe Pasini MMG a Milano MODERATORE Dott. Giorgio Cavallari Psichiatra e psicoterapeuta PROGRAMMA 8.30-8.45 Registrazione Partecipanti 10.40-11.10 Intervallo 8.45-9.00 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato 11.10-11.40 Dott.ssa Francesca Violi Dott .Giorgio Cavallari Gastrite e colite: presentazione dei casi clinici e amplificazioni psicosomatiche 9.00-9.30 Dott. Giorgio Cavallari Presentazione del convegno: perché un dialogo fecondo? 11.40-12.10 Dott.ssa Valentina Rossato Dott. Giorgio Cavallari Cefalea: presentazione di un caso clinico e amplificazione psicosomatica 12.10-13.00 Discussione 13.00-13.30 Compilazione schede di valutazione e di verifica 9.30-9.50 Dott. Sergio Calati MMG e psicoterapeuta Esperienza psicosomatica in una divisione ospedaliera 9.50-10.10 Dott.ssa Francesca Violi Psicologa e psicoterapeuta Dott. Giuseppe Pasini Cos’è la psicosomatica? 10.10-10.40 Dott.ssa Valentina Rossato Psicologa e psicoterapeuta Dott. Giorgio Cavallari Ipertensione: presentazione di un caso clinico e amplificazione psicosomatica n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 54 CORSI ECM 8 Problematiche mediche, legali ed organizzative nella continuità di cura: CReG e Modelli ex d.lgs 231/2001 Sabato 23 marzo 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORE Dott. Andrea Ferrarini Consulente organizzativo aderente alla rete professionale LSA Partners MODERATORE Avv. Andrea Orabona Avvocato Penalista del Foro di Milano PROGRAMMA 8.30-9.00 Registrazione Partecipanti 11.00-11.15 Intervallo 9.00-9.15 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato 11.15-11.45 9.15-9.30 Avv. Alessandra Capalbo Avvocato Penalista aderente alla rete professionale LSA Partners CReG e Modelli 231: le ragioni di questo convegno Dott.ssa Luciana Bovone MMG a Milano Consigliere Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano I CReG in Regione Lombardia: il punto di vista della medicina generale 11.45-12.15 Dott.ssa Tiziana Siciliano Pubblico Ministero del Tribunale di Milano Dott.ssa Maria Grazia Pradella Pubblico Ministero del Tribunale di Milano Casi giudiziari di applicazione del d.lgs. 231/2001 nel sistema sanitario lombardo 12.15-12.45 Dott. Andrea Ferrarini La responsabilità amministrativa ex d.lgs 231/2001 degli Studi Medici 12.45-13.30 Discussione e compilazione schede di valutazione e di verifica 9.30-10.00 10.00-10.30 10.30-11.00 Prof. Mario Melazzini Responsabile Programmazione Sanitaria della Regione Lombardia Perché non siano più soli: la continuità di cura in Lombardia Creg e Cure Sub-Acute Dott. Davide Lauri Presidente Consorzio Sanità CO.S. Le cooperative di medici e la continuità di cura: l’esperienza della Cooperativa Medici Milano Centro come provider CReG Dott. Renato Botti Amministratore delegato Telbios Spa CReG e sistemi tecnologici di supporto n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 55 CORSI ECM 9 Fattori ambientali e sopravvivenza delle patologie oncologiche Sabato 6 aprile 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORE Dott.ssa Milena Sant Dirigente Medico - Dipartimento di Medicina predittiva - Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Direttrice - Unità Operativa Complessa Studi descrittivi e Programmazione sanitaria Coordinatrice scientifica progetto europeo EUROCARE (European Cancer Registry) PROGRAMMA 8.30-8.45 Registrazione Partecipanti 8.45-9.00 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato Saluto del Presidente ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente) 9.00-9.30 Dott. Andrea Micheli Direttore Comitato Scientifico Federazione Associazioni di Volontariato Oncologico Consulente scientifico - Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Mortalità, incidenza e prevalenza per tumore in Italia in relazione ai determinanti sociali 9.30-10.00 Dott.ssa Milena Sant Disuguaglianze nella sopravvivenza dei pazienti oncologici in Europa e Italia 10.00-10.30 Dott. Edoardo Bai Dirigente Medico - Consulente progetto OCCAM (Occupational Cancer Monitoring) Istituto Nazionale dei Tumori di Milano L’esposizione ad asbesto è un problema del passato? Il caso delle ofioliti 10.30-11.00 Dott.ssa Patrizia Pasanisi Dirigente Medico Nutrizionista Dipartimento Medicina Predittiva per la prevenzione Istituto Nazionale dei Tumori di Milano L’influenza degli stili di vita sulla prognosi dei pazienti oncologici 11.00-11.15 Intervallo 11.15-11.45 Dott. Ernesto Burgio Dirigente Medico - European Cancer and Environment Research Institute (ECERI) Inquinamento e origine fetale (epigenetica) delle malattie 11.45-12.15 Dott. Carlo Modonesi Dirigente Biologo - Università degli Studi di Parma - consulenza scientifica I limiti del riduzionismo in biomedicina 12.15-12.45 Dott. Alberto Donzelli Dirigente Medico - ASL Città di Milano Organizzazione dei servizi sanitari di base Sanità e Salute Il problema dei modelli di remunerazione 12.45-13.30 Discussione e compilazione schede di valutazione e di verifica n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 56 CORSI ECM 10 Prevenzione e gestione delle emergenze nello studio odontoiatrico Sabato 13 aprile 2013 - ore 8.15-13.45 Aula Magna - IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi Via Riccardo Galeazzi 4 - Milano COORDINATORE Dott. Claudio Gatti Consigliere Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Referente Odontoiatri Commissione Aggiornamento Professionale e Formazione PROGRAMMA 8.15-8.30 Registrazione Partecipanti 8.30-8.45 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano e del Presidente dell’Albo Odontoiatri 8.45-9.00 Dott. Claudio Gatti Introduzione 9.00-10.30 Dott. Gianmaria Paolillo Anestesista-Rianimatore Libero professionista Le emergenze mediche 10.30-11.00 Intervallo 11.00-12.00 Prof. Luca Francetti Professore associato di Malattie Odontostomatologiche Università degli Studi di Milano Dott. Silvio Taschieri Clinica Odontostomatologica - IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi - Milano Le emergenze chirurgiche 12.00-12.45 Prof. Federico Biglioli Direttore Scuola di Specializzazione e U.O. di Chirurgia Maxillo-Facciale A.O. San Paolo - Università degli Studi di Milano Il trattamento delle lesioni neurologiche in odontostomatologia 12.45-13.15 Discussione 13.15-13.45 Compilazione schede di valutazione e di verifica n. 100 posti disponibili Accreditato per Odontoiatra [bollettino OMCeOMI] 4/2012 57 CORSI ECM 11 Oppioidi: meno pregiudizi e più appropriatezza Sabato 13 aprile 2013 - ore 8.30-13.30 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORE Dott.ssa Laura Piva Responsabile Struttura Dipartimentale di Cure Palliative A.O. San Paolo - Milano Dott.ssa Maria Cristina Mantica Responsabile S.S. Hospice “Casa Claudia Galli” Dipartimento di Oncologia - A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico - Milano PROGRAMMA 8.30-8.45 Registrazione Partecipanti 10.50-11.00 Intervallo 8.45-9.00 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato 11.00-11.30 9.00-9.15 Dott. Alberto Scanni Primario Emerito di Oncologia A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico - Milano Consigliere dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Presentazione e finalità della giornata Dott.ssa Cristina Minella Specialista in Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore Contrattista di ricerca - Servizio di Terapia del Dolore Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo Pavia Presentazione di un caso clinico (dolore non oncologico) 11.30-11.50 9.15-9.40 Dott. Augusto Caraceni Direttore Struttura Complessa di Cure Palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano L’evoluzione delle linee guida della EAPC: 2002-2011 Dott.ssa Laura Piva Un uso ragionato degli oppioidi: non solo dolore 11.50-12.20 Dott.ssa Nicla La Verde Responsabile Unità di Ricerca Clinica Divisione di Oncologia Medica e Chemioterapica A.O. Fatebenefratelli e Oftalmico Presentazione di un caso clinico (dispnea) 12.20-12.40 Dott.ssa Antonella Piga Ricercatore confermato Sez. Dipartimentale di Medicina Legale e delle Assicurazioni Università degli Studi di Milano Off-label nel dolore 12.40-13.00 Discussione e chiusura dei lavori 13.00-13.30 Compilazione schede di valutazione e di verifica 9.40-10.00 Dott. Davide Dalu Dirigente Medico - U.O. di Oncologia Medica e U.O. di Cure Palliative e Terapia del Dolore Hospice - A.O. Ospedale Sacco - Milano Un uso ragionato degli oppiodi nel dolore oncologico 10.00-10.30 Dott.ssa Maria Cristina Mantica Presentazione di un caso clinico (dolore) 10.30-10.50 Dott. Massimo Allegri Responsabile Ricerca Terapia del Dolore Dipartimento Scienze Cliniche Chirurgiche e Diagnostiche - Università degli Studi di Pavia Servizio Terapia del Dolore - Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo - Pavia Un uso ragionato degli oppioidi nel dolore non oncologico n. 80 Partecipanti Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 58 CORSI ECM 12 Il bambino con la testa “storta”: la plagiocefalia posizionale Sabato 20 aprile 2013 - ore 8.15-14.15 Sala Girardi - PIME Via Mosè Bianchi 94 - Milano COORDINATORE Dott. Emilio Brunati Direttore S.C. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda - Milano PROGRAMMA 8.15-8.45 Registrazione Partecipanti 8.45-9.00 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato MODERATORE Dott.ssa Marina Picca Pediatra di Famiglia a Milano 11.15-12.00 Dott. Raffaele Masotina Dirigente Medico - U.O. di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda - Milano La prevenzione inizia in neonatologia 12.00-12.45 Dott.ssa Donata Villani Fisioterapista - S.C. di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano Misure di prevenzione e trattamento 12.45-13.30 Dott.ssa Maria Enrica Bettinelli Pediatra e Neonatologa Responsabile SS Percorsi integrati di prevenzione e cura in pediatria Dipartimento SSB - Cure Primarie ASL di Milano Il bambino con plagiocefalia posizionale: proposta di un percorso condiviso tra Ospedale e Territorio 13.30-14.15 Discussione e compilazione schede di valutazione e di verifica MODERATORE Dott. Emilio Brunati 9.00-9.45 Dott.ssa Maria Vittoria Meraviglia Fisiatra e Neurologo S.C. di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano La plagiocefalia posizionale: un’anomalia sempre più frequente 9.45-10.15 Dott. Roberto Vaccari Dirigente Medico - S.C. di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano L’approccio clinico alla plagiocefalia 10.15-11.00 Dott. Giuseppe Talamonti Dirigente Medico - U.O. di Neurochirurgia A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda Milano Il punto di vista del neurochirurgo 11.00-11.15 Intervallo n. 80 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 59 CORSI ECM 13 Violenza contro le donne e i minori Servizi territoriali: cosa è stato offerto e prospettive per il futuro Sabato 11 maggio 2013 - ore 8.30-13.30 Sabato 18 maggio 2013 - ore 8.30-13.30 Aula Magna - Clinica Mangiagalli Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Via Commenda 12 - Milano COORDINATORE Dott.ssa Alessandra Kustermann Responsabile Soccorso Violenza Sessuale e Domestica Direttore U.O.C. Pronto Soccorso ed Accettazione Ostetrico-Ginecologica Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - Milano Sabato 11 maggio 2013 PROGRAMMA 8.30-8.45 Registrazione Partecipanti 8.45-9.00 Saluto del Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano o di altro Consigliere da lui delegato 9.00-9.30 Dott. Claudio Sileo Direttore Sociale ASL Milano Collaborazione per la cura delle vittime di violenza adulte e minori tra: Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, ASL Milano, Comune di Milano, Dipartimento di Morfologia Umana Sezione di Medicina Legale - Università degli Studi di Milano 9.30-10.00 Dott.ssa Alessandra Kustermann Epidemiologia della violenza sulle donne e diagnosi precoce 10.00-11.15 Dott. Emilio Fossali Direttore U.O.C. di Pediatria ad Orientamento Urgenza e Emergenza Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - Milano Dott.ssa Antonella Costantino Direttore U.O.C. di Neuropsichiatria Infantile Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - Milano Dott.ssa Lucia Romeo Pediatra ASL Milano e SBAM Sportello Bambino e Adolescente Maltrattato (SBAM) 11.15-11.30 11.30-12.00 Prof. Andrea Gentilomo Professore Associato di Medicina Legale e delle Assicurazioni Medico Legale SVSeD e SBAM Dipartimento di Morfologia Umana Sezione di Medicina Legale - Università degli Studi di Milano Il ruolo del Medico Legale in SVSeD e SBAM 12.00-12.30 Avv. Francesca Cucino Avvocato dell’Associazione SVS DONNAIUTADONNA Onlus Gli strumenti legali a difesa delle vittime 12.30-13.00 Dott.ssa Maria Teresa Zocchi Consigliere Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano Referente Commissione Pari Opportunità OMCeO Milano Il ruolo dei Medici di famiglia e dei Pediatri di libera scelta nell’invio a servizi specializzati 13.00-13.30 Compilazione schede di valutazione e di verifica Intervallo [bollettino OMCeOMI] 4/2012 60 CORSI ECM Sabato 18 maggio 2013 Cosa fare dopo la diagnosi di abuso e maltrattamento per non aver paura di ascoltare PROGRAMMA 8.30-9.00 Registrazione Partecipanti Esercitazioni di gruppo su casi clinici: 1. Violenza sessuale (9.00-10.15) 2. Maltrattamento (10.20-11.35) 3. Abuso sessuale (11.40-12.55) Dott.ssa Alessandra Kustermann Responsabile Soccorso Violenza Sessuale e Domestica Direttore U.O.C. Pronto Soccorso ed Accettazione Ostetrico-Ginecologica Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano Dott.ssa Iris Cisari Psicologa SVSeD - Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - Milano Dott.ssa Donatella Galloni Assistente sociale ASL Milano e SVSeD Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano Dott. Emilio Fossali Direttore U.O.C. di Pediatria ad Orientamento Urgenza e Emergenza Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano Dott.ssa Lucia Romeo Pediatra ASL Milano e SBAM Prof. Andrea Gentilomo Professore Associato di Medicina Legale e delle Assicurazioni Medico Legale SVSeD e SBAM Dipartimento di Morfologia Umana - Sezione di Medicina Legale - Università degli Studi di Milano Dott.ssa Eugenia Emilia Fanny Marchese Assistente sociale SVSeD Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano Dott.ssa Maria Giulia Frasson Responsabile Polo Ospedaliero U.O. di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano Dott.ssa Marina Ruspa Ginecologa SUMAI Consultori Familiari ASL Milano e Ginecologa SVSeD Dott.ssa Elena Calabrò Coordinatrice psico-sociale SVSeD Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Milano 13.00-13.30 Compilazione schede di valutazione e di verifica n. 100 posti disponibili Accreditato per Medico Chirurgo PER OTTENERE I CREDITI ECM È NECESSARIO PARTECIPARE AD ENTRAMBE LE GIORNATE Inglese ad hoc Questo Ordine ritiene particolarmente qualificante offrire ai propri iscritti corsi di Medical English volti a migliorare sia il vocabolario, sia le capacità espressive attraverso l’impiego di docenti di madrelingua. L’obiettivo è quello di facilitare la comprensione di testi scientifici in lingua inglese e rendere operativa l’attività di tipo comunicativo, migliorando le capacità di comprensione, espressione, pronuncia, il vocabolario e la grammatica attraverso simulazioni di contesti di vita sociale e lavorativa. Sono previsti test preliminari di ingresso per determinare le conoscenze linguistiche preesistenti e stabilire il livello di partenza, nonché test intermedi di valutazione seguiti da una relazione finale riguardante il grado di apprendimento al fine di acquisire gli opportuni crediti. I corsi avranno la durata di sei mesi con lezioni settimanali di un’ora e mezza, per un totale di 36 ore. L’inizio dei corsi, che saranno totalmente gratuiti e riservati a non più di 30 iscritti all’Ordine, è previsto nel marzo 2013. Al momento dell’apertura delle iscrizioni, che verrà comunicata attraverso il sito, accederanno i primi trenta che ne faranno domanda. [bollettino OMCeOMI] 4/2012 61 Notizie più dettagliate verranno inserite nel primo bollettino del 2013. Orientativamente a questa prima edizione ne faranno seguito ulteriori. Alberto Scanni Coordinatore Commissione Aggiornamento Professionale e Forma CONCORSO LETTERARIO L’ospite inatteso Davide Volpi Presentiamo il racconto quarto classificato al Concorso Letterario indetto dal nostro Ordine O ggi è una giornata molto calda. Sento il profumo della salsedine mentre le onde tiepide del mare cristallino mi cullano ed odo in lontananza il rilassante fruscio delle palme in movimento; ad un certo punto però vengo strattonato verso il fondo, non riesco a restare a galla ed inizio inesorabilmente ad affondare. Una sensazione di terrore mi assale mentre l’acqua salata incomincia ad entrarmi nelle narici ed io non posso risalire verso la superficie. Affondo sempre di più,inizio a provare fame d’aria mentre i polmoni mi si inondano e la testa comincia a ruotare all’impazzata; poi la vista mi si annebbia , perdo coscienza e… mi risveglio, sudato, palpitante, nel mio letto del reparto oncologico. Tutta la realtà mi torna alla mente. Ho un cancro. Non è semplice descrivere cosa si può provare quando t’informano che ti rimangono sei mesi, al massimo un anno di vita, a causa di una neoplasia avanzata alla testa del pancreas e per di più a cinquant’anni. Migliaia di sensazioni e sentimenti t’invadono all’improvviso, incredulità, rabbia, paura;poi tutto tace, dentro ed attorno a te e si viene riempiti da un silenzio profondo ed aggressivo, come di lontananza. Sì, perché all’inizio, oltre alla rabbia della sconfitta prospettata, mi sono sentito solo, proprio come un appestato. Gli amici ed i parenti hanno allontanato i loro sguardi, nel timore d’incontrare il mio ed i dialoghi si sono ridotti quasi a zero, perché evidentemente non esistevano le parole per comunicare l’incomunicabile. E Dio, dove era finito??? Appeso ad un muro o dentro un libro sacro? Poi rivedevo mia moglie, lo sguardo stanco, il suo piccolo sorriso sulle labbra; mi accarezzava, dolce, ed allora ritrovavo e ritrovo tutt’ora così il mio Dio, anche se sono [bollettino OMCeOMI] 4/2012 62 ancora convinto che la sofferenza, quella vera, non è fatta per essere sopportata da noi poveri mortali, almeno se siamo soli. Devo aggiungere però che questa mio stato, di malato terminale, mi ha permesso di riscoprire situazioni e sentimenti di cui precedentemente avevo sentito solo l’aroma, ma che non avevo mai gustato a pieno. Non avete mai provato a soffermarvi sul profumo del pane appena sfornato, quello tipico delle prime ore della giornata e che diffonde nell’aria delle strade del vostro quartiere? Scommetto che non avete mai notato quel misto di croccante e tostato che si mescola alla dolce fragranza delle brioches ripiene. La mia attenzione per le piccole cose è diventata tale che ora sono in grado di distinguere il tipo di pane che il mio panettiere ha da poco sfornato, se francesino o michetta, biove o pugliese… E poi c’è il canto degli uccelli del parco, dove mi reco a riposare e pensare… CONCORSO LETTERARIO Se uno si soffermasse, si renderebbe conto della variabilità di toni e di frequenze sonore che si irradiano attorno a noi, creando semplici melodie che toccano il cuore… Infatti anche questo sto iniziando a capire, che cioè non basta sentire con l’udito, ma serve anche ascoltare con attenzione ed assorbire le vibrazioni acustiche da cui si viene colpiti, perché queste abbiamo effetto in noi e tutto ciò vale anche nel rapporto con le persone che conosciamo. Quanto poco ho dato retta a mia moglie ed ai miei amici, nel mio orgoglioso tentativo di far conoscere me stesso, senza il vero desiderio di ascoltare gli altri… mi rendo ora conto di quanto bene mi avrebbe fatto starmene in silenzio ed assorbire i pensieri espressi in parole di chi mi stava accanto, invece di sopprimere ogni opinione che non fosse la mia. Per questa nuova visione della vita devo ringraziare sinceramente il mio medico di fiducia, che oltre ad alleviare con grande professionalità la mia sofferenza fisica, mi ha da subito trattato come un uomo e mi ha insegnato ad affrontare con coraggio la dura realtà… Ho ancora un ricordo vivido del nostro primo incontro. Mentre io esprimevo con timore la mia angoscia del dolore e della morte, egli se ne stava in silenzio, guardandomi negli occhi e partecipando con lieve e tranquilla tristezza della mia situazione; poi quando terminai di parlare, il silenzio continuò ancora qualche secondo, come se il medico volesse far depositare in sé i miei pensieri e quindi mi disse: «non tema il dolore, perché possediamo tutte le armi per sconfiggerlo… Insieme poi potremo affrontare la sue paure e da ora non dovrà sentirsi più solo, perché avrà accanto un altro uomo che, seppure per esperienza indiretta, conosce [bollettino OMCeOMI] 4/2012 63 ciò che lei prova e facendo tutto il possibile l’accompagnerà in questa dura esperienza di vita…». Queste poche parole mi regalarono un prolungato momento di pace interiore e pensai che forse,la medicina non poteva essere solo un lavoro, ma anche una coraggiosa disponibilità verso tutti gli esseri umani, una predisposizione del cuore e della mente prima di tutto a partecipare delle sofferenze altrui e solo in secondo luogo a sconfiggerle con tutti i mezzi a disposizione… Così ora, ho imparato a convivere con il mio cancro, che immagino come un ospite inatteso, inopportuno, ma che senza di me non può vivere, che dipende totalmente dalla mia semplice esistenza. La mia morte porterà alla sua morte e mentre dopo di lui resterà solo il duro ricordo del male recato, io continuerò ad esistere come l’uomo che ha avuto il coraggio di affrontarlo e di guardarlo negli occhi, fino alla fine… n FINESTRA SULL’ODONTOIATRIA L’emergenza in studio Spesso i colleghi ci chiedono come si devono comportare in uno studio odontoiatrico relativamente alle emergenze, anche in termini di autotutela in caso di controlli da parte dell’ASL. Riportiamo di seguito il sunto della relazione tenuta dal dott. Gianmaria Paolillo, specialista in anestesiologia e rianimazione, in occasione del convegno “Il paziente a rischio e le emergenze in odontoiatria” organizzato da ANDI a Milano lo scorso giugno L a gestione di un’emergenza nello studio odontoiatrico pone il sanitario nella necessità di affrontare con rapidità e decisione situazioni che, per la loro rarità e relativa imprevedibilità, richiedono una solida preparazione di base alle manovre di assistenza delle funzioni vitali e la disponibilità immediata di quel minimo di attrezzatura indispensabile per un primo, ma importantissimo, soccorso. È quindi estremamente importante che tutto il personale dello studio sia già allenato alla modalità di intervento in caso di emergenza e che l’attrezzatura necessaria sia sempre immediatamente disponibile e mantenuta in perfetta efficienza. Se è vero che l’incidenza delle emergenze in uno studio odontoiatrico è relativamente bassa, è certamente vero che tale incidenza è destinata ad aumentare a causa della richiesta di cure di elevata qualità anche da parte di pazienti sempre più anziani e quindi con un’incidenza più elevata di comobilità. È estremamente importante prevenire il verificarsi di queste situazioni, mediante l’individuazione accurata dei pazienti più a rischio, con un’attenta valutazione preoperatoria. Se ritenuto utile, è decisamente auspicabile un contatto con il medico curante per una più precisa quantizzazione del rischi, un’ottimizzazione della terapia e l’eventuale sospensione di alcuni farmaci, oppure l’eventuale modifica della somministrazione di altri. Tutto ciò è necessario anche per una valutazione del rapporto rischio/benefici, permettendo al paziente di esprimere un corretto consenso informato sul programma di cure propostogli. È altresì necessario avere presenti le emergenze mediche più comuni, sia legate a patologie preesistenti sia dovute ai farmaci assunti o alle manovre specifiche effettuate nello studio odontoiatrico, nonché i motivi fisiopatologici che spiegano quali sono le alterazioni nervose, ormonali, cardiovascolari e respiratorie che possono determinare lo scompensarsi in maniera acuta e potenzialmente pericolosa di una patologia cronica di per sé sostanzialmente stabile, in occasione di un intervento, anche considerato modesto [bollettino OMCeOMI] 4/2012 64 dal curante. È inoltre molto importante la conoscenza delle manovre di “Basic Life Support”, soprattutto in considerazione del fatto che i primi interventi rianimatori devono assolutamente essere effettuati da chi è presente sul luogo dell’emergenza e che la loro efficacia è determinante per il successo o meno del successivo intervento più specialistico (“Advanced Life Support”). In merito all’obbligatorietà o meno di tenere, all’interno dello studio, farmaci e dispositivi specifici per fronteggiare un’eventuale emergenza, a mio parere l’essenziale è disporre di un “carrello delle emergenze”, sempre pronto e mantenuto in ordine ed efficienza, con ciò che ritengo assolutamente indispensabile (Pallone Ambu con maschere facciali, bombola di ossigeno, cannule di Mayo) e che tutto il personale presente nello studio sia in grado di effettuare le manovre di assistenza delle funzioni vitali. Qualora si ritenesse utile avere a disposizione dei medicinali, sarà necessario munirsi di aghi cannula 20 e 22 G e, personalmente, mi limiterei a dotarmi dei farmaci strettamente relativi alle emergenze più comuni, nello specifico, nifedipina, adrenalina, atropina solfato, isosorbide dinitrato, etilefrina, lidocaina cloridrato, metilprednisolone sodio succ., diazepam. n Collegati con il bollettino per lanciare le tue idee, le tue proposte, i tuoi suggerimenti [email protected] Per un bollettino più “grande” e più “vivo” abbiamo bisogno anche di te. Aspettiamo i tuoi contributi per farne uno strumento sempre più utile per la nostra professione. Il Comitato di Redazione www.omceomi.it Collegati con l’Ordine per avere tutte le notizie, le informazioni e i servizi riservati agli iscritti Abbiamo bisogno di conoscere il tuo indirizzo e-mail per completare il nostro archivio informatico e permetterci di contattarti con maggior tempestività. 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