La Magnifica
a cavallo, in carrozza...
edizione 2011
con il patrocinio di:
Provincia di
Piacenza
Comune di
Farini
Comune di
Bettola
Comune di
Ponte dell’Olio
Comune di
San Giorgio
Comune di
Vigolzone
Comune di
Podenzano
UNA REALTÀ DI SERVIZI A BENEFICIO
DI ENTI LOCALI E CITTADINI
Gestione dello Sportello Unico
per le Attività Produttive per gli
Enti locali
Realizzazione e gestione di impianti
fotovoltaici per edifici e aree
pubbliche
Gestione della Stazione Ecologica
consortile a Gariga di Podenzano,
via I° Maggio
Gestione post-operativa del polo
di discariche “Cà del Montano”
in comune di Ponte dell’Olio
Gestione di funzioni e servizi
amministrativi per gli Enti locali
Progetti di indirizzo per gli
Enti locali su tematiche ambientali
ed energetiche
Progetti di educazione
ambientale e campagne di
informazione rivolte alle scuole
e allla cittadinanza
superficie consortile
515 Kmq. pari al 20% del territorio provinciale
popolazione residente
38 000 abitanti pari al 13% della popolazione
provinciale
Sede e recapiti
Via V. Veneto, 78 - PONTE DELL’OLIO (PC)
Tel. 0523.875215/876440 - Fax 0523.875215
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La Magnifica
Università
(o Comunità) della Val Nure era un’istituzione comunitaria costituita nel XV sec. da
diversi comuni ubicati nella Val Nure e sui
monti adiacenti.
Ne facevano parte: Bramaiano, Castelnardo,
Cogno San Bassano, Cogno San Savino,
Coli, Ebbio, Erbia, Grondone, Groppallo,
Groppo Ducale, Groppo Visdomo,
Lugherzano, Missano, Ozzola, Nicelli e
Mareto, Peli, Prescremona (che comprendeva diversi centri rurali, il principale era
Castelcanafurone), Revigozzo Citra (l’attuale
Pieve di Revigozzo), Revigozzo Ultra (l’attuale Olmo), Roncovero, Vigolo, Villanova
e naturalmente Bettola, centro amministrativo. In quel periodo il territorio piacentino
era sotto la signoria dei Visconti che, consapevoli dell’indole indipendente delle genti
di questa vallata, preferirono accordare
loro delle concessioni fiscali e una parziale
autonomia piuttosto che intraprendere una
sottomissione forzata di dubbio successo.
Fu così che nel 1441 Filippo Maria Visconti
accordò il sostegno del suo casato alla Val
Nure e concesse diverse immunità. Le stesse
furono riconosciute successivamente anche
dagli Sforza e da Francesco I, re di Francia:
esenzione dalle tasse straordinarie, dai dazi
sul vino e sul bestiame, da prestazioni militari, dal bollo sui “corami verdi” importati
da Genova, da riparazioni e inghiaiatura
delle strade romee o ponti o altre arterie
principali della pianura.
Nel 1523 papa Clemente VII istituì ufficialmente la Magnifica Università e inaugurò
la Fiera Settembrina a Bettola, durante la
quale i mercanti sia locali che stranieri fruivano del condono di ogni imposta e gabella.
La Magnifica Università fu contrastata a
lungo dai Nicelli, possidenti della zona che
miravano all’esercizio di un potere prettamente feudale, ma nonostante tutto riuscì
a sopravvivere fino all’epoca napoleonica,
durante la quale fu abolita.
progetto editoriale:
di Trifonova Lubenova Anelia
creazione testi:
stampa:
Cristiana Emiliani
Tipografia LA GRAFICA s.n.c.
La Magnifica
Val Nure
LA PROVINCIA DI PIACENZA
conta, oltre al Po, quattro fiumi
importanti che danno il nome
alle quattro valli principali:
Tidone, Trebbia, Nure e Arda; e
una serie di torrenti minori che
attraversano valli più piccole
ma ugualmente suggestive.
La Val Nure è percorsa
dall’omonimo fiume che nasce
alle pendici del Monte Ragola
(1771 m.) e del Monte Nero
(1753 m.), viene alimentato
durante la sua discesa dalle
acque dei torrenti Grondana,
Lardana, Lavaiana, Restano,
Groppoducale, Spettine, e dopo
circa 60 km s’immette nel Po
nei pressi di Caorso. È dunque
una lunga vallata questa, che
parte da alte montagne e arriva
alla pianura mutando il suo
aspetto a seconda dell’altitudine. La vegetazione passa dai
boschi di conifere (abete bianco,
pino mugo) a quelli di latifoglie
quali faggio, castagno, frassino,
rovere, nocciolo... fino agli alberi tipici della “bassa”: robinia,
salice, pioppo bianco e pioppo
nero. Grande ricchezza anche
di arbusti (ginepro, rododendro,
ginestra, corniolo ecc.) di fiori,
tra cui molte specie protette
(genziane, orchidee, tulipani, gigli, crochi, garofani selvatici…),
di frutti di bosco e di funghi.
La fauna è quella tipica dell’Appennino ligure emiliano e durante le escursioni capita spesso
di avvistare cinghiali, caprioli,
volpi, lepri, scoiattoli e rapaci
quali gheppi e poiane. Nelle
zone più selvagge ha fatto la
sua ricomparsa il lupo. Tre sono
i laghi naturali - tutti in alta
Val Nure - di origine glaciale:
Nero, Bino, Moo. Quest’ultimo
in realtà è ormai atrofizzato e
quasi completamente ricoperto
da praterie dove pascolano i cavalli. Molto interessanti per gli
appassionati di geologia sono
le stratificazioni rocciose dei
monti, ben visibili ad esempio
sul versante sinistro del Nure,
salendo da Bettola a Farini.
E i cunicoli, le cavità scavate dalle acque (le cosiddette
In alto: il Nure confonde
le sue acque con quelle del Po
nei pressi di Roncaglia
In basso: il vecchio mulino
di Cerri
3
“Marmitte dei giganti”) e una
successione d’incantevoli cascate di varia entità che s’incontrano percorrendo il fondovalle
del torrente Perino. La parte
pianeggiante della Val Nure è
sicuramente la zona più densamente abitata con i comuni di
San Giorgio, Podenzano, Pontenure, ma anche la media Val
Nure conta centri importanti:
Vigolzone, Ponte dell’Olio, Bettola. L’alta Val Nure comprende
i comuni di Farini e Ferriere, e
si ripopola soprattutto d’estate
grazie al turismo e alla presenza di tanti emigrati (anche di
seconda e terza generazione)
che tornano per una vacanza
ai vecchi paesi d’origine, quasi
del tutto disabitati per il resto
dell’anno.
Tantissime sono le feste e le
sagre, ogni paese ne ha almeno
una: Festa della Pancetta
a Ponte dell’Olio, Festa del
Tortello a Vigolzone, Festa della
Torta di Patate a Farini, Festa
della Bortellina a Bettola… solo
per citare le più note.
L’alta Val Nure conserva un
folklore riconducibile alla
tradizione delle Quattro Province, nome con cui si definisce
quel territorio compreso tra le
province di Piacenza, Genova,
Pavia e Alessandria, dove per
secoli la gente ha mantenuto usi
e costumi molto simili.
I caratteri comuni si riconoscono soprattutto nella musica,
eseguita con il tipico piffero
dell’Appennino, la piva o la
müsa (entrambe cornamuse
locali) e la fisarmonica; e nei
balli tradizionali di gruppo
quali la giga a due o a quattro,
la monferrina, l’alessandrina,
la bisagna. Ancora oggi è possibile ascoltare i suonatori degli
antichi strumenti e danzare
sulle loro note alle feste paesane
o in alcuni festival folcloristici.
Il bello di queste danze è che le
dame variano continuamente il
proprio cavaliere e viceversa: il
fine “sociale” di questi balli era
infatti quello di fare incontrare
e conoscere tra di loro uomini
e donne. Molto radicata, come
in tutto il territorio piacentino,
è la ricca tradizione gastronomica, che offre piatti prelibati:
i salumi tipici accompagnati
da bortellina o torta fritta,
i formaggi apprezzati sin
dall’antichità, i pisarei e fasö
(gnocchetti di pane raffermo
con sugo di fagioli), i panzerotti
e i tortelli, gli anolini, i risotti, i
bolliti, la selvaggina, la polenta,
i funghi... e piatti con varianti
liguri nelle zone di confine. Il
tutto accompagnato dagli ottimi
vini del territorio. Non c’è che
l’imbarazzo della scelta!
Presentazione
Ippovia Val Nure
La provincia di Piacenza,
compresa tra Ligura, Piemonte
e Lombardia, racchiude un
territorio straordinario, ricco di
luoghi incantevoli e antichi borghi, arte, folklore e una secolare
tradizione enogastronomica.
Basta salire sulle prime alture
Secondo padre Stanislao Bardetti,
studioso piacentino molto apprezzato
da Ludovico Muratori,
il nome Nure (Nür in piacentino)
deriverebbe dal vocabolo celtico Nur,
appellativo di fiume.
(Stanislao Bardetti, Della lingua de’
primi abitatori dell’Italia, 1772).
Si ringrazia Giorgio Eremo
per il prezioso contributo
in campagna per ammirare il
meraviglioso paesaggio che si
estende intorno: la pianura simile a una scacchiera di campi
coltivati che a poco a poco si
alza in morbide colline disegnate dai vigneti e in monti ricoperti da boschi lussureggianti che,
sulle cime più alte, cedono il
posto a pascoli incontaminati.
Niente di meglio che scoprire
questo incanto muovendosi a
cavallo, lungo percorsi semplici
sul piano o più impegnativi
sui crinali, passando da una
vallata all’altra. Un’esperienza
unica nel suo genere sia per il
forte legame che unisce cavallo
e cavaliere, fatto di muta intesa
e rispetto, sia per la sensazione
di rivivere emozioni ancestrali,
muovendosi su antichi sentieri
in spazi che parlano del passato
e che sembrano essersi cristallizzati.
Ultimamente l’interesse per l’ippovia è aumentato grazie anche
ai tanti agriturismi e maneggi
che oltre ad alloggio e ristorazione abituali offrono noleggio
di cavalli, lezioni ed escursioni
guidate, ricovero degli animali.
In tutto il territorio piacentino
sono presenti centri attrezzati
che permettono anche ai meno
esperti di avvicinarsi ed appassionarsi a questa entusiasmante
attività.
IAT VALNURE
(Informazione e Accoglienza Turistica)
Via del Castello, 2
Grazzano Visconti
Tel/Fax: 0523 870997
www.valnure.info e-mail: [email protected]
Un ringraziamento particolare a tutti gli Assessori
del Turismo dei Comuni appartenenti all’Ufficio IAT
per la preziosa collaborazione; a tutti coloro che
hanno studiato i percorsi delle passeggiate; a tutti
gli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione
della Pubblicazione.
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0523 919108
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Il 17 novembre 1867 il re Vittorio Emanuele II firmava
il decreto che costituiva Farini nuovo comune del
piacentino, riunendo 11 frazioni che prima dipendevano da Bettola, Ferriere, Coli.
A ricordo del legame coi Savoia lo stemma del
comune riporta, nella parte superiore, la croce
d’argento in campo rosso della casa reale.
Reperti archeologici testimoniano la presenza
di insediamenti umani nella zona già in epoche
remote. I primi abitanti furono i Liguri, poi i Romani.
Entrambi sfruttarono le miniere di rame di cui era
ricca questa terra.
Farini Comune “giovane”
ma ricco di tradizioni
Il pittore Stefano Bruzzi
nacque a Piacenza nel 1835, studiò
a Roma, fu attivo a Bologna e a
Milano. Abitò a Firenze e infine a
Piacenza, dove morì nel 1911.
Fu legato a Roncolo di Groppallo,
dove sorgeva la villa paterna e in cui
egli visse ininterrottamente per
cinque anni. In seguito vi soggiornò
solo durante i mesi estivi per
dipingere all’aria aperta.
Fu un pittore georgico, un
contemplativo della natura
dell’Appenino. La sua arte fu definita
“serena, facile e limpida”.
Foto a destra: i sassi neri nel Nure
Secondo la leggenda, proprio
un colono romano, Marco Anniccio, diede origine al casato
dei Nicelli. Nel Medioevo il
territorio rivestì notevole impor-
secoli feste dalle origini antiche
di cui oggi resta, purtroppo,
solo il ricordo. Come ad esempio il Carnevale, che per la sua
originalità ricordava gli antichi
tanza strategica per il controllo
dei traffici verso la pianura,
l’alta Val Nure e le limitrofe Val
Ceno e Val Perino. Ancora oggi
nei dintorni di Farini si contano
i resti di ben 11 tra castelli, torri
e fortilizi. Numerose furono le
famiglie nobiliari interessate
ad esercitare qui il loro predominio: i Gropallo (trasferitisi
a Genova nel 1300), i già citati
Nicelli (esiste il paese omonimo
alle falde del monte Aserei), i
Pallavicino, gli Arcelli, gli Scotti, i Visconti, gli Anguissola, i
Caracciolo (che tennero la signoria fino al 1700). Terra ricca
di tradizioni, ha tramandato per
riti pagani legati alla natura. Per
le vie dei paesi uomini mascherati in modo bizzarro portavano
in giro gli animali catturati nei
boschi (tassi, volpi, ricci, scoiattoli, uccelli rari...) e si fermavano di casa in casa a mostrare i
loro trofei ricevendo in cambio
uova e salame. Sui monti poi,
tutti partecipavano con entusiasmo alla preparazione dei
“topi”, le immense cataste di
rami di ginepro da bruciare la
sera del martedì grasso al suono
dei corni, quando “il Carnevale
bruciava con tutte le feste matte
e gli sbagli
dell’anno”.
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Farini è un comune relativamente “giovane” e anche
le sue costruzioni più interessanti sono piuttosto
recenti: il Monumento ai Caduti, il Municipio e la
Chiesa di San Giuseppe, che ha al suo interno pregevoli affreschi di Luciano Ricchetti e altare in pietra
di Paolo Perotti. Il paese merita una visita anche per
il paesaggio, per l’accoglienza, per i tanti percorsi
turistici e per le numerose manifestazioni che
animano i vari mesi dell’anno. Le più note sono: la
Fiera di San Giuseppe, in marzo; la Festa della Torta
di Patate e la Mostra del Cavallo Bardigiano e da
Montagna, entrambe in maggio; le innumerevoli
sagre nelle varie località (Groppallo, Pradovera, Le
Moline, Pianazze e Mareto). In luglio si tiene l’esclusiva
serata di cucina internazionale in ricordo del noto
chef Georges Cogny, più varie feste estive in piazza.
Farini e dintorni:
cosa vedere
A sinistra:
il lago sulla Sella dei Generali
(foto di Giuliana Maschi)
A destra:
dal monte Aserei verso
Groppallo si apre un panorama
da fiaba
(foto di Massimo Caci)
La storia antica è tutta concentrata nei paesi del comune
di Farini, a cominciare da
Groppallo che domina la valle
come una sentinella. Proprio a
causa della sua posizione strategica tra Val Nure e Val Ceno,
il borgo fu spesso oggetto di
contese e devastazioni. Sul
monte Castellaro esisteva un
maniero di cui si erano perse le
tracce. Recenti scavi ne hanno
portato alla luce le fondamenta. Signori di Groppallo
furono anticamente i Gropallo,
famiglia gentilizia trasferitasi
in Liguria. Di fronte al paese,
ma sul versante opposto della
valle, sorge Cogno San Savino, detto “la San Marino della
Val Nure” perché arroccato
sul monte che domina la Val
Rossana. Dell’antico castello
citato nei documenti non resta
più nulla, mentre si può ammirare la bella torre campanaria
romanica e reminiscenze di
case medievali. Cogno San
61
Bassano deve il suo nome al
santo vescovo di Lodi, come
segno di riconoscenza dei tanti
che nel Lodigiano andavano
a lavorare come segantini e
boscaioli. Pradovera è l’antica
Petradueria, così detta per il
groppo roccioso su cui sorgeva
l’inespugnabile rocca del conte
Caracciolo che nel Cinquecento resistette a Francesi e Spagnoli. A Montereggio, luogo
di sosta dei pellegrini diretti
a Bardi, si può ammirare la
bella pieve dei Santi Gervasio e
Protasio, edificata dal monastero di San Colombano assieme
a un “hospitale”. Entrambi
erano difesi da un castello di
cui restano poche rovine. A
Roncolo si può ancora vedere
la casa di villeggiatura del
pittore Stefano Bruzzi. Alcune
delle sue opere sono esposte
nella Galleria Ricci Oddi a
Piacenza: scene rubate alla vita
contadina e dipinte alla maniera dei Macchiaioli. Nel paese è
presente anche un oratorio del
XVII sec., così come tantissimi
altri se ne trovano un po’ ovunque, testimonianza di una fede
radicata nel territorio: l’oratorio di S. Girolamo a Mangiarrosto (XVIII sec.), di S.
Rocco a Banzolo (XVII sec.),
della Natività di Maria a Costa
Biancona (XVII sec.), quello
medievale di San Michele
a Comineto, riedificato nel
XVII sec. E ancora: l’oratorio
di Santa Rita a Pometo (XVIII
sec.); quello di Predalbora del
1721, dedicato a S. Giovanni
o quello a pianta ottagonale di
Sant’Agostino (XVIII sec.) a
Poggio. Infine quelli di Strarivo, di Groppazzolo, di Frè...
Stefano Bruzzi: “Autunno nel
bosco di faggi”
(Galleria Ricci Oddi, Piacenza)
Stefano Bruzzi: “Ritorno dal
mercato dopo la nevicata”
(Galleria Ricci Oddi, Piacenza)
Nella foto in alto a sinistra:
le cascate del rio Rossane
(foto di Luigi Carisetti)
Nella foto in alto a destra:
la chiesa di Montereggio
Al centro: l’oratorio del
Passo della Cappelletta
In basso: i cavalli al pascolo
sulla Sella dei Generali
(foto Lionello Scolari)
Un vero Museo a Cielo Aperto
La Via degli Abati
http://www.viadegliabati.it
L’Associazione
Sportiva Dilettantistica
LUPI
D’APPENNINO
nasce nel 2009 con la
volontà di portare
sull’Appennino Emiliano
una serie di eventi legati
allo sport che sappiano
coniugare l’attività
sportiva con le tradizioni
e le peculiarità turistiche
ed enogastronomiche del
nostro territorio.
Non solo sana fatica quindi,
ma anche attenzione alle
ricchezze naturali delle
colline emiliane.
Nella foto Elio Piccoli con
il dott. Magistretti in un giro
di perlustrazione nel 2007
(foto di Elio Piccoli)
Era un itinerario altomedievale (VII – XI secolo) che
metteva in comunicazione
Bobbio con Pontremoli in Lunigiana, e lì si innestava nella
Via Francigena di Sigerico che
arrivava a Roma. Gli abati e
i monaci dell’abbazia di San
Colombano di Bobbio - centro
religioso ma anche polo culturale e potenza economico/
politica - se ne servivano per
recarsi in visita ad “limina
Apostolorum” al Papa e per il
controllo dei possedimenti del
monastero che si estendevano
anche in Toscana.
La Via si snodava attraverso
l’Appennino tosco-emiliano
fino alla valle del Magra
per un totale di 125 km. Non
esistono documenti certi sulla
parte iniziale del percorso:
con molta probabilità, da Bobbio saliva a Coli per entrare
poi in alta Val Nure passando
per Mareto, Farini (guado
del fiume), Groppazzolo fino
al passo di Linguadà. Da lì
scendeva in Val Ceno attraverso Boccolo de’ Tassi, dove
sorgeva l’ospizio di San Pietro
che offriva rifugio gratuito ai
pellegrini. A Bardi si inseriva
sulla Via dei monasteri regi,
quella che dal monastero di
Val Tolla portava al Passo
del Pellizzone - Bardi - Passo
di Gravago. A questo punto
il cammino saliva la valle
del Noveglia, affluente del
Ceno, toccava il monastero di
Gravaglia e giungeva a Borgo
Val di Taro, dove due strade
risalivano lo spartiacque e
scendevano a Pontremoli: la
Via montis Burgalis (altomedievale) e la Via del Brattello
(medievale). Oggi è possibile
ripercorrere l’antica Via degli
Abati a piedi o a cavallo, con
piccole varianti rispetto al
percorso storico, dovute a frane e tratti di strada dismessi.
63
AMICI DEL CAVALLO ROSA
FARINI - POGGIOLI - Z AZZERA - PASSO
DELLA CAPPELLETTA - CASALI - VERANO FONDO CALENZANO - PRADOVERA
Punto di partenza: Farini
Tempo di percorrenza: 8h al passo
Difficoltà: bassa, con accompagnatore
su richiesta
Da Farini imbocchiamo, attraverso
la Pineta del Rio Rossana e il sentiero che porta ai villaggi di Zazzera
e Fròdolo e da lì al Passo della
Cappelletta, dove si può visitare un
piccolo oratorio a pianta ottagonale
con soffitto a volta dedicato alla
beata Vergine del Carmelo, protettrice dei bambini. Fu edificato dagli
abitanti dei paesi di Casali e Ravine
alla fine del XIX secolo e ha sempre rappresentato il punto
d’incontro per le famiglie e i numerosi emigranti che
allora partivano per lavorare nelle risaie delle campagne
piemontesi. Dal Passo della Cappelletta possiamo arrivare
al Monte Osero (1301 mt.) tra boschi di faggi e abeti e fonti
sorgive dove i cavalli si possono abbeverare. Dalla cima,
nelle giornate serene, lo sguardo spazia su tutta la cerchia
alpina, dal Monviso alle Dolomiti. Si può scegliere poi se
proseguire per Bettola oppure ritornare a Farini scendendo
a Pellacini e Cogno San Bassano o ancora, se continuare
il tragitto verso Casali, Verano, Molino de’ Riè. Da qui
si può fare una visita al vecchio borgo di Calenzano o, in
alternativa – una volta sistemati i cavalli – un giro a piedi
alle 11 cascate del Perino. Ritornando sui nostri passi,
da Verano proseguiamo fino a Pradovera, l’antica contea
degli Anguissola e degli Sforza e poi feudo dei Caracciolo,
dominata dalla chiesa di Santa Maria Assunta del XVIII
sec. col bel campanile in pietre musive. Dal paese inizia il
percorso di ritorno che tocca Colla, Santa Barbara, Sella
dei Generali, fino a Campagna (qui si innesta al percorso
azzurro) dove si prende la strada che attraverso Cogno San
Savino scende a Farini.
a cavallo
nei paraggi
di Farini
e di Ferriere
Associazione “AMICI DEL CAVALLO
DELL’ALTA VAL NURE”
Via Genova, 40 - Farini (PC)
Tel. 0523 910150
Presidente Renzo Demicheli - Cell. 333 6435941
Le passegiate
in Alta Val Nure
sono
indimenticabili
65
AMICI DEL CAVALLO BLU
AMICI DEL CAVALLO ROSSO
FARINI - COGNO SAN SAVINO MARETO - NICELLI - MONTE ALBARETO SOLARO - CIREGNA
FARINI - GUGLIERI - GUERRA CASSIMORENGA - FERRIERE
Punto di partenza: Farini
Tempo di percorrenza: 5h al passo
Difficoltà: bassa, con accompagnatore
Da Farini si sale lungo la strada della
Pineta del Rio Rossana, si arriva al
piccolo borgo in sasso di Ceno e si
imbocca la provinciale per Mareto.
Dopo un centinaio di metri si prende
un sentierino che porta a Cogno San
Savino. L’abitato sorge su uno sperone
roccioso e fa da contraltare a Groppallo.
La chiesa risale al 1200 ma fu ampliata
e deturpata nei primi del Novecento; ha mantenuto invece la
forma originaria il possente campanile, un piccolo gioiello
di Romanico primitivo. Raggiungiamo la Cooperativa San
Savino e saliamo ora per la Pineta della Rocchetta fino al
Pian della Curiatta, e quindi Mareto, quello che una volta
era un rinomato centro climatico estivo e stazione sciistica
invernale, con turisti provenienti da Piacenza e da Milano.
Oggi il turismo è più di nicchia. Vi segnaliamo due interessanti manifestazioni: il Bisturi d’Oro (nel mese di giugno) e
la Mostra-mercato della patata (3° domenica di settembre).
Proseguiamo quindi per Nicelli, un tempo caposaldo della
famiglia omonima (vedi nota a pag. 50 ), adagiato tra verdi
pascoli alle falde del Monte Aserei (1432 mt.). Possiamo
scegliere di proseguire verso il Monte Albareto (1255 mt.) tra
distese di faggeti e noccioleti e fare tappa a Cassimorenga, nel
comune di Ferriere (e da lì collegarci al percorso rosso) oppure salire al villaggio di Solàro dove sorge un antico oratorio
dedicato a S. Silvestro con pregevoli statue lignee. E da Solàro
a Ciregna, l’ultimo paese della Val Grondana, sempre nel comune di Ferriere, a più di 1000 metri d’altitudine, tra boschi di
abeti, carpini e cipressi e vaste praterie dove pascolano bovini
e cavalli allo stato brado. Dal Monte Albareto si può anche
salire al Monte Aserei e ritornare a Mareto oppure collegarsi
al percorso rosa a Campagna.
Punto di partenza: Farini
Tempo di percorrenza: 4h al passo
Difficoltà: bassa, con accompagnatore
Da Farini percorriamo il Lungo Nure fino a Croce
Lobbia, antico borgo dove sostavano i mercanti
Liguri diretti a Ponte dell’Olio. Prendiamo la strada
per Guglieri e Vigonzano dove due affioramenti
rocciosi (“brucioni”) ricordano l’esistenza in ere
lontane di due vulcani, il Ghermal e il Ghermalet.
Da Vigonzano, percorrendo una vecchia mulattiera,
arriviamo al torrente Croce Lobbia che guadiamo.
Attraverso le località di Terra Rossa, Pradello, Fontana Benedetta, Pettenè, Guerra, Chiesa di Centenaro, arriviamo a Cassano. Da qui fino a Cassimorenga
ci godremo lo splendido scenario dell’Alta Val Nure:
monti, boschi rigogliosi che si alternano a prati
fioriti, vecchie case
in pietra, torrenti…
Immersi nel silenzio
della natura e nei
profumi di essenze,
giungeremo infine
alla nostra meta, Ferriere, così chiamato
per le cave di ferro presenti nel territorio e ampiamente sfruttate nei secoli passati. Il paese si estende
tra il Nure e il torrente Grondana. Al suo interno
potremo far visita alla chiesa di San Giovanni Battista, edificio piuttosto recente (1922) che custodisce
affreschi di Luciano Ricchetti e sculture di Paolo
Perotti, e al Museo delle Ferriere posto nell’antica
piazza dei Carboni, dove veniva fuso il materiale
estratto dalle cave. Monumenti più antichi come il
palazzo farnesiano o l’ottocentesco municipio sono
stati purtroppo abbattuti in passato. Ferriere è noto
anche per la Casa Montagna Valnure che ospita
giovani provenienti da tutto il mondo.
AMICI DEL CAVALLO VERDE
AMICI DEL CAVALLO MARRONE
FARINI - CASSIMORENO - L AGO M OO L AGO B INO - G ROPPO DI PERTUSO PERTUSO - S ELVA - G AMBARO FERRIERE
FARINI - CANOVA - POMETO B OCCOLO DELLA N OCE - PASSO
PIANAZZE
Punto di partenza: Farini
Tempo di percorrenza: 8h al passo
Difficoltà: bassa, con accompagnatore
Questo bel percorso inizia
dal Lungo Nure che porta
al Ponte di Croce Lobbia,
dove si prende un sentiero
vicino all’oratorio che
conduce al Ponte della
Cantoniera. Qui, a destra,
si prende un ripido sentiero
che porta alla provinciale per Ferriere: se è possibile si
potrà guadare il Nure oppure si proseguirà sulla strada
asfaltata. Si prende per l’abitato di Le Moline e una volta
raggiunta la piccola chiesa inizia la salita per Cassimoreno. Qui si imbocca la vecchia strada per Canarano, poi
quella in terra battuta per Le Seghè dove inizia la salita
ai due laghi morenici Moo (1116 mt.) e Bino (1308 mt.).
Lasciamo i laghi e saliamo ancora di quota fino a Groppo
di Pertuso (1396 mt.) per cogliere con un colpo d’occhio
tutte le vallate sottostanti. Scendiamo quindi a Pertuso e
da qui a Selva, una delle più frequentate località dell’Alta
Val Nure da cui partono tanti tragitti escursionistici verso
i monti circostanti, tra cui il Monte Nero con l’omonimo
lago glaciale. Da Selva ci dirigiamo a Gambaro, uno dei
paesi più antichi della Val Nure, segnalato già nell’VIII
sec. in un atto del re longobardo Rachis, feudo di tante
famiglie nobiliari tra cui Nicelli, Malaspina, Bacigalupi…
Vi si possono ammirare il castello e la chiesa medievale
rimaneggiata nel XVIII e XX sec., dedicata a S. Pietro. Fu
probabilmente commissionata da Pier Francesco Malaspina a Ludovico Carracci la pala dell’altare maggiore, oggi
conservata nel Museo di Napoli-Capodimonte. Da Gambaro si scende quindi a Ferriere, ultima tappa del giro.
DELLE
Punto di partenza: Farini
Tempo di percorrenza: 7h al passo
Difficoltà: bassa, con accompagnattore
Da Farini percorriamo il Lungo Nure e prendiamo la strada
per Pradello-Canova. Da qui attraverso un’antica mulattiera
si raggiunge Groppazzuolo che, arroccato su un groppo roccioso, rappresentava un avamposto della omonima famiglia
in lotta coi Nicelli. Interessante l’oratorio di S. Maria Maddalena risalente al Mille. Da Groppazzuolo ci spingiamo
a Groppallo, antico borgo a mille metri di altitudine dove
passava la Via degli Abati. Si può visitare la monumentale chiesa posta in posizione panoramica sulla valle del
Lavaiana. Da Groppallo prendiamo un sentiero sterrato
per Pometo. Un po’ prima di arrivare al paese si può
imboccare l’ippovia per
l’antico borgo in pietra di
Rigolo oppure per il passo di Santa Franca. Da
Pometo si prosegue per
Rio Valle dove c’è una
fontana per abbeverare i
cavalli, quindi per Croce
e poi Selva Sotto dove, prendendo il sentiero che conduce
alla Piana del Cavallo Morto, si può fare una deviazione
per il Monte Menegosa (1356 mt.). Da Selva, una strada
sterrata ci porta a Bruzzi di Boccolo Noce dove possiamo
salira in un’ora circa il Monte Lama per ammirare la Val
d’Arda e la Val Ceno. A Boccolo Noce è possibile ristorare i
cavalli, e visitare inoltre la chiesa di S. Leonardo, protettore
dei prigionieri e delle partorienti, costruita su un oratorio
medievale. Proseguendo lungo il confine con la provincia di
Parma arriviamo al Passo di Linguadà e poi al Passo delle
Pianazze. Andando ancora avanti,
ci si innesta nel percorso verde,
con altre interessanti varianti.
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guida turistica - Comune di Farini