La Magnifica a cavallo, in carrozza... edizione 2011 con il patrocinio di: Provincia di Piacenza Comune di Farini Comune di Bettola Comune di Ponte dell’Olio Comune di San Giorgio Comune di Vigolzone Comune di Podenzano UNA REALTÀ DI SERVIZI A BENEFICIO DI ENTI LOCALI E CITTADINI Gestione dello Sportello Unico per le Attività Produttive per gli Enti locali Realizzazione e gestione di impianti fotovoltaici per edifici e aree pubbliche Gestione della Stazione Ecologica consortile a Gariga di Podenzano, via I° Maggio Gestione post-operativa del polo di discariche “Cà del Montano” in comune di Ponte dell’Olio Gestione di funzioni e servizi amministrativi per gli Enti locali Progetti di indirizzo per gli Enti locali su tematiche ambientali ed energetiche Progetti di educazione ambientale e campagne di informazione rivolte alle scuole e allla cittadinanza superficie consortile 515 Kmq. pari al 20% del territorio provinciale popolazione residente 38 000 abitanti pari al 13% della popolazione provinciale Sede e recapiti Via V. Veneto, 78 - PONTE DELL’OLIO (PC) Tel. 0523.875215/876440 - Fax 0523.875215 [email protected] www.consorzioambientalepedemontano.it La Magnifica Università (o Comunità) della Val Nure era un’istituzione comunitaria costituita nel XV sec. da diversi comuni ubicati nella Val Nure e sui monti adiacenti. Ne facevano parte: Bramaiano, Castelnardo, Cogno San Bassano, Cogno San Savino, Coli, Ebbio, Erbia, Grondone, Groppallo, Groppo Ducale, Groppo Visdomo, Lugherzano, Missano, Ozzola, Nicelli e Mareto, Peli, Prescremona (che comprendeva diversi centri rurali, il principale era Castelcanafurone), Revigozzo Citra (l’attuale Pieve di Revigozzo), Revigozzo Ultra (l’attuale Olmo), Roncovero, Vigolo, Villanova e naturalmente Bettola, centro amministrativo. In quel periodo il territorio piacentino era sotto la signoria dei Visconti che, consapevoli dell’indole indipendente delle genti di questa vallata, preferirono accordare loro delle concessioni fiscali e una parziale autonomia piuttosto che intraprendere una sottomissione forzata di dubbio successo. Fu così che nel 1441 Filippo Maria Visconti accordò il sostegno del suo casato alla Val Nure e concesse diverse immunità. Le stesse furono riconosciute successivamente anche dagli Sforza e da Francesco I, re di Francia: esenzione dalle tasse straordinarie, dai dazi sul vino e sul bestiame, da prestazioni militari, dal bollo sui “corami verdi” importati da Genova, da riparazioni e inghiaiatura delle strade romee o ponti o altre arterie principali della pianura. Nel 1523 papa Clemente VII istituì ufficialmente la Magnifica Università e inaugurò la Fiera Settembrina a Bettola, durante la quale i mercanti sia locali che stranieri fruivano del condono di ogni imposta e gabella. La Magnifica Università fu contrastata a lungo dai Nicelli, possidenti della zona che miravano all’esercizio di un potere prettamente feudale, ma nonostante tutto riuscì a sopravvivere fino all’epoca napoleonica, durante la quale fu abolita. progetto editoriale: di Trifonova Lubenova Anelia creazione testi: stampa: Cristiana Emiliani Tipografia LA GRAFICA s.n.c. La Magnifica Val Nure LA PROVINCIA DI PIACENZA conta, oltre al Po, quattro fiumi importanti che danno il nome alle quattro valli principali: Tidone, Trebbia, Nure e Arda; e una serie di torrenti minori che attraversano valli più piccole ma ugualmente suggestive. La Val Nure è percorsa dall’omonimo fiume che nasce alle pendici del Monte Ragola (1771 m.) e del Monte Nero (1753 m.), viene alimentato durante la sua discesa dalle acque dei torrenti Grondana, Lardana, Lavaiana, Restano, Groppoducale, Spettine, e dopo circa 60 km s’immette nel Po nei pressi di Caorso. È dunque una lunga vallata questa, che parte da alte montagne e arriva alla pianura mutando il suo aspetto a seconda dell’altitudine. La vegetazione passa dai boschi di conifere (abete bianco, pino mugo) a quelli di latifoglie quali faggio, castagno, frassino, rovere, nocciolo... fino agli alberi tipici della “bassa”: robinia, salice, pioppo bianco e pioppo nero. Grande ricchezza anche di arbusti (ginepro, rododendro, ginestra, corniolo ecc.) di fiori, tra cui molte specie protette (genziane, orchidee, tulipani, gigli, crochi, garofani selvatici…), di frutti di bosco e di funghi. La fauna è quella tipica dell’Appennino ligure emiliano e durante le escursioni capita spesso di avvistare cinghiali, caprioli, volpi, lepri, scoiattoli e rapaci quali gheppi e poiane. Nelle zone più selvagge ha fatto la sua ricomparsa il lupo. Tre sono i laghi naturali - tutti in alta Val Nure - di origine glaciale: Nero, Bino, Moo. Quest’ultimo in realtà è ormai atrofizzato e quasi completamente ricoperto da praterie dove pascolano i cavalli. Molto interessanti per gli appassionati di geologia sono le stratificazioni rocciose dei monti, ben visibili ad esempio sul versante sinistro del Nure, salendo da Bettola a Farini. E i cunicoli, le cavità scavate dalle acque (le cosiddette In alto: il Nure confonde le sue acque con quelle del Po nei pressi di Roncaglia In basso: il vecchio mulino di Cerri 3 “Marmitte dei giganti”) e una successione d’incantevoli cascate di varia entità che s’incontrano percorrendo il fondovalle del torrente Perino. La parte pianeggiante della Val Nure è sicuramente la zona più densamente abitata con i comuni di San Giorgio, Podenzano, Pontenure, ma anche la media Val Nure conta centri importanti: Vigolzone, Ponte dell’Olio, Bettola. L’alta Val Nure comprende i comuni di Farini e Ferriere, e si ripopola soprattutto d’estate grazie al turismo e alla presenza di tanti emigrati (anche di seconda e terza generazione) che tornano per una vacanza ai vecchi paesi d’origine, quasi del tutto disabitati per il resto dell’anno. Tantissime sono le feste e le sagre, ogni paese ne ha almeno una: Festa della Pancetta a Ponte dell’Olio, Festa del Tortello a Vigolzone, Festa della Torta di Patate a Farini, Festa della Bortellina a Bettola… solo per citare le più note. L’alta Val Nure conserva un folklore riconducibile alla tradizione delle Quattro Province, nome con cui si definisce quel territorio compreso tra le province di Piacenza, Genova, Pavia e Alessandria, dove per secoli la gente ha mantenuto usi e costumi molto simili. I caratteri comuni si riconoscono soprattutto nella musica, eseguita con il tipico piffero dell’Appennino, la piva o la müsa (entrambe cornamuse locali) e la fisarmonica; e nei balli tradizionali di gruppo quali la giga a due o a quattro, la monferrina, l’alessandrina, la bisagna. Ancora oggi è possibile ascoltare i suonatori degli antichi strumenti e danzare sulle loro note alle feste paesane o in alcuni festival folcloristici. Il bello di queste danze è che le dame variano continuamente il proprio cavaliere e viceversa: il fine “sociale” di questi balli era infatti quello di fare incontrare e conoscere tra di loro uomini e donne. Molto radicata, come in tutto il territorio piacentino, è la ricca tradizione gastronomica, che offre piatti prelibati: i salumi tipici accompagnati da bortellina o torta fritta, i formaggi apprezzati sin dall’antichità, i pisarei e fasö (gnocchetti di pane raffermo con sugo di fagioli), i panzerotti e i tortelli, gli anolini, i risotti, i bolliti, la selvaggina, la polenta, i funghi... e piatti con varianti liguri nelle zone di confine. Il tutto accompagnato dagli ottimi vini del territorio. Non c’è che l’imbarazzo della scelta! Presentazione Ippovia Val Nure La provincia di Piacenza, compresa tra Ligura, Piemonte e Lombardia, racchiude un territorio straordinario, ricco di luoghi incantevoli e antichi borghi, arte, folklore e una secolare tradizione enogastronomica. Basta salire sulle prime alture Secondo padre Stanislao Bardetti, studioso piacentino molto apprezzato da Ludovico Muratori, il nome Nure (Nür in piacentino) deriverebbe dal vocabolo celtico Nur, appellativo di fiume. (Stanislao Bardetti, Della lingua de’ primi abitatori dell’Italia, 1772). Si ringrazia Giorgio Eremo per il prezioso contributo in campagna per ammirare il meraviglioso paesaggio che si estende intorno: la pianura simile a una scacchiera di campi coltivati che a poco a poco si alza in morbide colline disegnate dai vigneti e in monti ricoperti da boschi lussureggianti che, sulle cime più alte, cedono il posto a pascoli incontaminati. Niente di meglio che scoprire questo incanto muovendosi a cavallo, lungo percorsi semplici sul piano o più impegnativi sui crinali, passando da una vallata all’altra. Un’esperienza unica nel suo genere sia per il forte legame che unisce cavallo e cavaliere, fatto di muta intesa e rispetto, sia per la sensazione di rivivere emozioni ancestrali, muovendosi su antichi sentieri in spazi che parlano del passato e che sembrano essersi cristallizzati. Ultimamente l’interesse per l’ippovia è aumentato grazie anche ai tanti agriturismi e maneggi che oltre ad alloggio e ristorazione abituali offrono noleggio di cavalli, lezioni ed escursioni guidate, ricovero degli animali. In tutto il territorio piacentino sono presenti centri attrezzati che permettono anche ai meno esperti di avvicinarsi ed appassionarsi a questa entusiasmante attività. IAT VALNURE (Informazione e Accoglienza Turistica) Via del Castello, 2 Grazzano Visconti Tel/Fax: 0523 870997 www.valnure.info e-mail: [email protected] Un ringraziamento particolare a tutti gli Assessori del Turismo dei Comuni appartenenti all’Ufficio IAT per la preziosa collaborazione; a tutti coloro che hanno studiato i percorsi delle passeggiate; a tutti gli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione della Pubblicazione. 5 A RITURISMO L E S ERMASE L OC. N ICELLI, 58 TEL . 0523 915330 A LBERGO R ISTORANTE G ARILLI L OC. C OGNO S AN S AVINO 0523 910106 TEL . A LBERGO R ISTORANTE C ENTRALE L OC. G ROPPALLO VIALE EUROPA TEL . 0523 916104 A LBERGO R ISTORANTE ITALIA L OC. G ROPPALLO VIALE EUROPA , 84 TEL . 0523 916119 A LBERGO R ISTORANTE DEI CACCIATORI L OC. M ARETO TEL . 0523 915131 A LBERGO R ISTORANTE D ELMOLINO L OC. G ROPPALLO VIALE EUROPA , 128 TEL . 0523 915108 A LBERGO R ISTORANTE VILLA D ELIZIA L OC. C OGNO S AN BASSANO 0523 910101 TEL . A LBERGO R ISTORANTE PASSO CAPPELLETTA L OC. PASSO CAPPELLETTA 0523 910158 TEL . L OCANDA TRATTORIA G UGLIEMETTI L OC. P RADOVERA TEL . 0523 915145 TRATTORIA DEI CACCIATORI L OC. P ELLACINI, 26 TEL . 0523 910149 R ISTORANTE M ONTE L AMA L OC. B RUZZI DI B OCCOLO 0523 915147 DI TEL . R ISTORANTE PAGANELLI G IANFRANCO L OC. N ICELLI M ARETO, 2 TEL . 0523 915116 R ISTORANTE FIGONI L OC. M ONTEREGGIO 0523 919108 TEL . N OCE Il 17 novembre 1867 il re Vittorio Emanuele II firmava il decreto che costituiva Farini nuovo comune del piacentino, riunendo 11 frazioni che prima dipendevano da Bettola, Ferriere, Coli. A ricordo del legame coi Savoia lo stemma del comune riporta, nella parte superiore, la croce d’argento in campo rosso della casa reale. Reperti archeologici testimoniano la presenza di insediamenti umani nella zona già in epoche remote. I primi abitanti furono i Liguri, poi i Romani. Entrambi sfruttarono le miniere di rame di cui era ricca questa terra. Farini Comune “giovane” ma ricco di tradizioni Il pittore Stefano Bruzzi nacque a Piacenza nel 1835, studiò a Roma, fu attivo a Bologna e a Milano. Abitò a Firenze e infine a Piacenza, dove morì nel 1911. Fu legato a Roncolo di Groppallo, dove sorgeva la villa paterna e in cui egli visse ininterrottamente per cinque anni. In seguito vi soggiornò solo durante i mesi estivi per dipingere all’aria aperta. Fu un pittore georgico, un contemplativo della natura dell’Appenino. La sua arte fu definita “serena, facile e limpida”. Foto a destra: i sassi neri nel Nure Secondo la leggenda, proprio un colono romano, Marco Anniccio, diede origine al casato dei Nicelli. Nel Medioevo il territorio rivestì notevole impor- secoli feste dalle origini antiche di cui oggi resta, purtroppo, solo il ricordo. Come ad esempio il Carnevale, che per la sua originalità ricordava gli antichi tanza strategica per il controllo dei traffici verso la pianura, l’alta Val Nure e le limitrofe Val Ceno e Val Perino. Ancora oggi nei dintorni di Farini si contano i resti di ben 11 tra castelli, torri e fortilizi. Numerose furono le famiglie nobiliari interessate ad esercitare qui il loro predominio: i Gropallo (trasferitisi a Genova nel 1300), i già citati Nicelli (esiste il paese omonimo alle falde del monte Aserei), i Pallavicino, gli Arcelli, gli Scotti, i Visconti, gli Anguissola, i Caracciolo (che tennero la signoria fino al 1700). Terra ricca di tradizioni, ha tramandato per riti pagani legati alla natura. Per le vie dei paesi uomini mascherati in modo bizzarro portavano in giro gli animali catturati nei boschi (tassi, volpi, ricci, scoiattoli, uccelli rari...) e si fermavano di casa in casa a mostrare i loro trofei ricevendo in cambio uova e salame. Sui monti poi, tutti partecipavano con entusiasmo alla preparazione dei “topi”, le immense cataste di rami di ginepro da bruciare la sera del martedì grasso al suono dei corni, quando “il Carnevale bruciava con tutte le feste matte e gli sbagli dell’anno”. 59 A NTICA TRATTORIA PIANAZZE L OC. P IANAZZE 0523 919156 TEL . R ISTORANTE I L PICCOLO R ISTORANTE FARINI VIA D ON S ALA , 8 TEL . 0523 910212 R ISTORANTE S PORT FARINI VIA G ENOVA , 26/28 TEL . 0523 910133 R ISTORANTE SANTA BARBARA L OC. P RADOVERA TEL . 0523 910195 CAMPING L E R OSSANE L OC. CAMPEGGIO L E R OSSANE 0523 910172 TEL . A LBERGO G RONDANA F ERRIERE VIA R OMA , 21 TEL . 0523 922212 L'A NTICA O STERIA DEI M ERCANTI F ERRIERE P. ZA M UNICIPIO, 6 TEL . 0523 922240 A LBERGO R ISTORANTE L E Q UERCE DI R OCCA L OC. R OCCA DI PARROCCHIA 0523 922425 TEL . A LBERGO R ISTORANTE L AGO N ERO L OC. M ONTE A RMANO 0523 929108 TEL . L OCANDA M ONTE CAREVOLO L OC. CASALDONATO 329 2154168 TEL . TRATTORIA CAVANNA L OC. P ERTUSO TEL . 0523 929109 CAMPING C HALET "R OCCA DI L OC. R OCCA DI F OLLI TEL . 0523 922951 TRATTORIA LOC. DEL CACCIATORE G AMBARO TEL . 0523 929103 F OLLI " Farini è un comune relativamente “giovane” e anche le sue costruzioni più interessanti sono piuttosto recenti: il Monumento ai Caduti, il Municipio e la Chiesa di San Giuseppe, che ha al suo interno pregevoli affreschi di Luciano Ricchetti e altare in pietra di Paolo Perotti. Il paese merita una visita anche per il paesaggio, per l’accoglienza, per i tanti percorsi turistici e per le numerose manifestazioni che animano i vari mesi dell’anno. Le più note sono: la Fiera di San Giuseppe, in marzo; la Festa della Torta di Patate e la Mostra del Cavallo Bardigiano e da Montagna, entrambe in maggio; le innumerevoli sagre nelle varie località (Groppallo, Pradovera, Le Moline, Pianazze e Mareto). In luglio si tiene l’esclusiva serata di cucina internazionale in ricordo del noto chef Georges Cogny, più varie feste estive in piazza. Farini e dintorni: cosa vedere A sinistra: il lago sulla Sella dei Generali (foto di Giuliana Maschi) A destra: dal monte Aserei verso Groppallo si apre un panorama da fiaba (foto di Massimo Caci) La storia antica è tutta concentrata nei paesi del comune di Farini, a cominciare da Groppallo che domina la valle come una sentinella. Proprio a causa della sua posizione strategica tra Val Nure e Val Ceno, il borgo fu spesso oggetto di contese e devastazioni. Sul monte Castellaro esisteva un maniero di cui si erano perse le tracce. Recenti scavi ne hanno portato alla luce le fondamenta. Signori di Groppallo furono anticamente i Gropallo, famiglia gentilizia trasferitasi in Liguria. Di fronte al paese, ma sul versante opposto della valle, sorge Cogno San Savino, detto “la San Marino della Val Nure” perché arroccato sul monte che domina la Val Rossana. Dell’antico castello citato nei documenti non resta più nulla, mentre si può ammirare la bella torre campanaria romanica e reminiscenze di case medievali. Cogno San 61 Bassano deve il suo nome al santo vescovo di Lodi, come segno di riconoscenza dei tanti che nel Lodigiano andavano a lavorare come segantini e boscaioli. Pradovera è l’antica Petradueria, così detta per il groppo roccioso su cui sorgeva l’inespugnabile rocca del conte Caracciolo che nel Cinquecento resistette a Francesi e Spagnoli. A Montereggio, luogo di sosta dei pellegrini diretti a Bardi, si può ammirare la bella pieve dei Santi Gervasio e Protasio, edificata dal monastero di San Colombano assieme a un “hospitale”. Entrambi erano difesi da un castello di cui restano poche rovine. A Roncolo si può ancora vedere la casa di villeggiatura del pittore Stefano Bruzzi. Alcune delle sue opere sono esposte nella Galleria Ricci Oddi a Piacenza: scene rubate alla vita contadina e dipinte alla maniera dei Macchiaioli. Nel paese è presente anche un oratorio del XVII sec., così come tantissimi altri se ne trovano un po’ ovunque, testimonianza di una fede radicata nel territorio: l’oratorio di S. Girolamo a Mangiarrosto (XVIII sec.), di S. Rocco a Banzolo (XVII sec.), della Natività di Maria a Costa Biancona (XVII sec.), quello medievale di San Michele a Comineto, riedificato nel XVII sec. E ancora: l’oratorio di Santa Rita a Pometo (XVIII sec.); quello di Predalbora del 1721, dedicato a S. Giovanni o quello a pianta ottagonale di Sant’Agostino (XVIII sec.) a Poggio. Infine quelli di Strarivo, di Groppazzolo, di Frè... Stefano Bruzzi: “Autunno nel bosco di faggi” (Galleria Ricci Oddi, Piacenza) Stefano Bruzzi: “Ritorno dal mercato dopo la nevicata” (Galleria Ricci Oddi, Piacenza) Nella foto in alto a sinistra: le cascate del rio Rossane (foto di Luigi Carisetti) Nella foto in alto a destra: la chiesa di Montereggio Al centro: l’oratorio del Passo della Cappelletta In basso: i cavalli al pascolo sulla Sella dei Generali (foto Lionello Scolari) Un vero Museo a Cielo Aperto La Via degli Abati http://www.viadegliabati.it L’Associazione Sportiva Dilettantistica LUPI D’APPENNINO nasce nel 2009 con la volontà di portare sull’Appennino Emiliano una serie di eventi legati allo sport che sappiano coniugare l’attività sportiva con le tradizioni e le peculiarità turistiche ed enogastronomiche del nostro territorio. Non solo sana fatica quindi, ma anche attenzione alle ricchezze naturali delle colline emiliane. Nella foto Elio Piccoli con il dott. Magistretti in un giro di perlustrazione nel 2007 (foto di Elio Piccoli) Era un itinerario altomedievale (VII – XI secolo) che metteva in comunicazione Bobbio con Pontremoli in Lunigiana, e lì si innestava nella Via Francigena di Sigerico che arrivava a Roma. Gli abati e i monaci dell’abbazia di San Colombano di Bobbio - centro religioso ma anche polo culturale e potenza economico/ politica - se ne servivano per recarsi in visita ad “limina Apostolorum” al Papa e per il controllo dei possedimenti del monastero che si estendevano anche in Toscana. La Via si snodava attraverso l’Appennino tosco-emiliano fino alla valle del Magra per un totale di 125 km. Non esistono documenti certi sulla parte iniziale del percorso: con molta probabilità, da Bobbio saliva a Coli per entrare poi in alta Val Nure passando per Mareto, Farini (guado del fiume), Groppazzolo fino al passo di Linguadà. Da lì scendeva in Val Ceno attraverso Boccolo de’ Tassi, dove sorgeva l’ospizio di San Pietro che offriva rifugio gratuito ai pellegrini. A Bardi si inseriva sulla Via dei monasteri regi, quella che dal monastero di Val Tolla portava al Passo del Pellizzone - Bardi - Passo di Gravago. A questo punto il cammino saliva la valle del Noveglia, affluente del Ceno, toccava il monastero di Gravaglia e giungeva a Borgo Val di Taro, dove due strade risalivano lo spartiacque e scendevano a Pontremoli: la Via montis Burgalis (altomedievale) e la Via del Brattello (medievale). Oggi è possibile ripercorrere l’antica Via degli Abati a piedi o a cavallo, con piccole varianti rispetto al percorso storico, dovute a frane e tratti di strada dismessi. 63 AMICI DEL CAVALLO ROSA FARINI - POGGIOLI - Z AZZERA - PASSO DELLA CAPPELLETTA - CASALI - VERANO FONDO CALENZANO - PRADOVERA Punto di partenza: Farini Tempo di percorrenza: 8h al passo Difficoltà: bassa, con accompagnatore su richiesta Da Farini imbocchiamo, attraverso la Pineta del Rio Rossana e il sentiero che porta ai villaggi di Zazzera e Fròdolo e da lì al Passo della Cappelletta, dove si può visitare un piccolo oratorio a pianta ottagonale con soffitto a volta dedicato alla beata Vergine del Carmelo, protettrice dei bambini. Fu edificato dagli abitanti dei paesi di Casali e Ravine alla fine del XIX secolo e ha sempre rappresentato il punto d’incontro per le famiglie e i numerosi emigranti che allora partivano per lavorare nelle risaie delle campagne piemontesi. Dal Passo della Cappelletta possiamo arrivare al Monte Osero (1301 mt.) tra boschi di faggi e abeti e fonti sorgive dove i cavalli si possono abbeverare. Dalla cima, nelle giornate serene, lo sguardo spazia su tutta la cerchia alpina, dal Monviso alle Dolomiti. Si può scegliere poi se proseguire per Bettola oppure ritornare a Farini scendendo a Pellacini e Cogno San Bassano o ancora, se continuare il tragitto verso Casali, Verano, Molino de’ Riè. Da qui si può fare una visita al vecchio borgo di Calenzano o, in alternativa – una volta sistemati i cavalli – un giro a piedi alle 11 cascate del Perino. Ritornando sui nostri passi, da Verano proseguiamo fino a Pradovera, l’antica contea degli Anguissola e degli Sforza e poi feudo dei Caracciolo, dominata dalla chiesa di Santa Maria Assunta del XVIII sec. col bel campanile in pietre musive. Dal paese inizia il percorso di ritorno che tocca Colla, Santa Barbara, Sella dei Generali, fino a Campagna (qui si innesta al percorso azzurro) dove si prende la strada che attraverso Cogno San Savino scende a Farini. a cavallo nei paraggi di Farini e di Ferriere Associazione “AMICI DEL CAVALLO DELL’ALTA VAL NURE” Via Genova, 40 - Farini (PC) Tel. 0523 910150 Presidente Renzo Demicheli - Cell. 333 6435941 Le passegiate in Alta Val Nure sono indimenticabili 65 AMICI DEL CAVALLO BLU AMICI DEL CAVALLO ROSSO FARINI - COGNO SAN SAVINO MARETO - NICELLI - MONTE ALBARETO SOLARO - CIREGNA FARINI - GUGLIERI - GUERRA CASSIMORENGA - FERRIERE Punto di partenza: Farini Tempo di percorrenza: 5h al passo Difficoltà: bassa, con accompagnatore Da Farini si sale lungo la strada della Pineta del Rio Rossana, si arriva al piccolo borgo in sasso di Ceno e si imbocca la provinciale per Mareto. Dopo un centinaio di metri si prende un sentierino che porta a Cogno San Savino. L’abitato sorge su uno sperone roccioso e fa da contraltare a Groppallo. La chiesa risale al 1200 ma fu ampliata e deturpata nei primi del Novecento; ha mantenuto invece la forma originaria il possente campanile, un piccolo gioiello di Romanico primitivo. Raggiungiamo la Cooperativa San Savino e saliamo ora per la Pineta della Rocchetta fino al Pian della Curiatta, e quindi Mareto, quello che una volta era un rinomato centro climatico estivo e stazione sciistica invernale, con turisti provenienti da Piacenza e da Milano. Oggi il turismo è più di nicchia. Vi segnaliamo due interessanti manifestazioni: il Bisturi d’Oro (nel mese di giugno) e la Mostra-mercato della patata (3° domenica di settembre). Proseguiamo quindi per Nicelli, un tempo caposaldo della famiglia omonima (vedi nota a pag. 50 ), adagiato tra verdi pascoli alle falde del Monte Aserei (1432 mt.). Possiamo scegliere di proseguire verso il Monte Albareto (1255 mt.) tra distese di faggeti e noccioleti e fare tappa a Cassimorenga, nel comune di Ferriere (e da lì collegarci al percorso rosso) oppure salire al villaggio di Solàro dove sorge un antico oratorio dedicato a S. Silvestro con pregevoli statue lignee. E da Solàro a Ciregna, l’ultimo paese della Val Grondana, sempre nel comune di Ferriere, a più di 1000 metri d’altitudine, tra boschi di abeti, carpini e cipressi e vaste praterie dove pascolano bovini e cavalli allo stato brado. Dal Monte Albareto si può anche salire al Monte Aserei e ritornare a Mareto oppure collegarsi al percorso rosa a Campagna. Punto di partenza: Farini Tempo di percorrenza: 4h al passo Difficoltà: bassa, con accompagnatore Da Farini percorriamo il Lungo Nure fino a Croce Lobbia, antico borgo dove sostavano i mercanti Liguri diretti a Ponte dell’Olio. Prendiamo la strada per Guglieri e Vigonzano dove due affioramenti rocciosi (“brucioni”) ricordano l’esistenza in ere lontane di due vulcani, il Ghermal e il Ghermalet. Da Vigonzano, percorrendo una vecchia mulattiera, arriviamo al torrente Croce Lobbia che guadiamo. Attraverso le località di Terra Rossa, Pradello, Fontana Benedetta, Pettenè, Guerra, Chiesa di Centenaro, arriviamo a Cassano. Da qui fino a Cassimorenga ci godremo lo splendido scenario dell’Alta Val Nure: monti, boschi rigogliosi che si alternano a prati fioriti, vecchie case in pietra, torrenti… Immersi nel silenzio della natura e nei profumi di essenze, giungeremo infine alla nostra meta, Ferriere, così chiamato per le cave di ferro presenti nel territorio e ampiamente sfruttate nei secoli passati. Il paese si estende tra il Nure e il torrente Grondana. Al suo interno potremo far visita alla chiesa di San Giovanni Battista, edificio piuttosto recente (1922) che custodisce affreschi di Luciano Ricchetti e sculture di Paolo Perotti, e al Museo delle Ferriere posto nell’antica piazza dei Carboni, dove veniva fuso il materiale estratto dalle cave. Monumenti più antichi come il palazzo farnesiano o l’ottocentesco municipio sono stati purtroppo abbattuti in passato. Ferriere è noto anche per la Casa Montagna Valnure che ospita giovani provenienti da tutto il mondo. AMICI DEL CAVALLO VERDE AMICI DEL CAVALLO MARRONE FARINI - CASSIMORENO - L AGO M OO L AGO B INO - G ROPPO DI PERTUSO PERTUSO - S ELVA - G AMBARO FERRIERE FARINI - CANOVA - POMETO B OCCOLO DELLA N OCE - PASSO PIANAZZE Punto di partenza: Farini Tempo di percorrenza: 8h al passo Difficoltà: bassa, con accompagnatore Questo bel percorso inizia dal Lungo Nure che porta al Ponte di Croce Lobbia, dove si prende un sentiero vicino all’oratorio che conduce al Ponte della Cantoniera. Qui, a destra, si prende un ripido sentiero che porta alla provinciale per Ferriere: se è possibile si potrà guadare il Nure oppure si proseguirà sulla strada asfaltata. Si prende per l’abitato di Le Moline e una volta raggiunta la piccola chiesa inizia la salita per Cassimoreno. Qui si imbocca la vecchia strada per Canarano, poi quella in terra battuta per Le Seghè dove inizia la salita ai due laghi morenici Moo (1116 mt.) e Bino (1308 mt.). Lasciamo i laghi e saliamo ancora di quota fino a Groppo di Pertuso (1396 mt.) per cogliere con un colpo d’occhio tutte le vallate sottostanti. Scendiamo quindi a Pertuso e da qui a Selva, una delle più frequentate località dell’Alta Val Nure da cui partono tanti tragitti escursionistici verso i monti circostanti, tra cui il Monte Nero con l’omonimo lago glaciale. Da Selva ci dirigiamo a Gambaro, uno dei paesi più antichi della Val Nure, segnalato già nell’VIII sec. in un atto del re longobardo Rachis, feudo di tante famiglie nobiliari tra cui Nicelli, Malaspina, Bacigalupi… Vi si possono ammirare il castello e la chiesa medievale rimaneggiata nel XVIII e XX sec., dedicata a S. Pietro. Fu probabilmente commissionata da Pier Francesco Malaspina a Ludovico Carracci la pala dell’altare maggiore, oggi conservata nel Museo di Napoli-Capodimonte. Da Gambaro si scende quindi a Ferriere, ultima tappa del giro. DELLE Punto di partenza: Farini Tempo di percorrenza: 7h al passo Difficoltà: bassa, con accompagnattore Da Farini percorriamo il Lungo Nure e prendiamo la strada per Pradello-Canova. Da qui attraverso un’antica mulattiera si raggiunge Groppazzuolo che, arroccato su un groppo roccioso, rappresentava un avamposto della omonima famiglia in lotta coi Nicelli. Interessante l’oratorio di S. Maria Maddalena risalente al Mille. Da Groppazzuolo ci spingiamo a Groppallo, antico borgo a mille metri di altitudine dove passava la Via degli Abati. Si può visitare la monumentale chiesa posta in posizione panoramica sulla valle del Lavaiana. Da Groppallo prendiamo un sentiero sterrato per Pometo. Un po’ prima di arrivare al paese si può imboccare l’ippovia per l’antico borgo in pietra di Rigolo oppure per il passo di Santa Franca. Da Pometo si prosegue per Rio Valle dove c’è una fontana per abbeverare i cavalli, quindi per Croce e poi Selva Sotto dove, prendendo il sentiero che conduce alla Piana del Cavallo Morto, si può fare una deviazione per il Monte Menegosa (1356 mt.). Da Selva, una strada sterrata ci porta a Bruzzi di Boccolo Noce dove possiamo salira in un’ora circa il Monte Lama per ammirare la Val d’Arda e la Val Ceno. A Boccolo Noce è possibile ristorare i cavalli, e visitare inoltre la chiesa di S. Leonardo, protettore dei prigionieri e delle partorienti, costruita su un oratorio medievale. Proseguendo lungo il confine con la provincia di Parma arriviamo al Passo di Linguadà e poi al Passo delle Pianazze. Andando ancora avanti, ci si innesta nel percorso verde, con altre interessanti varianti. 67