Atti Parlamentari
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Camera dei Deputati
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AI RESOCONTI
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
79.
2006
Allegato B
ATTI DI CONTROLLO E DI INDIRIZZO
INDICE
PAG.
Affari esteri.
ATTI DI INDIRIZZO:
Mozione:
Volontè ..................................
Interrogazioni a risposta scritta:
1-00066
2555
Risoluzioni in Commissione:
7-00080
2555
7-00081
2557
7-00082
2558
ATTI DI CONTROLLO:
Presidenza del Consiglio dei ministri.
3-00436
2559
4-01762
2560
Interrogazioni a risposta scritta:
Nespoli ......................................
Menia ........................................
4-01780
2563
Interrogazione a risposta orale:
3-00435
2564
Interrogazione a risposta in Commissione:
5-00456
2564
Interrogazioni a risposta scritta:
Colasio ......................................
4-01764
2565
Napoli Angela ..........................
4-01786
2565
Cirielli .......................................
4-01788
2566
4-01774
2567
Beni e attività culturali.
Interrogazione a risposta orale:
D’Ippolito Vitale ......................
2562
Minasso .....................................
VI Commissione:
Fluvi ..........................................
4-01779
Ronconi ....................................
IV Commissione:
Pinotti .......................................
Pedica .......................................
Ambiente e tutela del territorio e del mare.
II Commissione:
Grillini ......................................
PAG.
Briguglio ...................................
4-01782
2561
Lucchese ...................................
4-01785
2562
Interrogazione a risposta scritta:
Fabris ........................................
Comunicazioni.
Interrogazione a risposta in Commissione:
Foti ............................................
5-00423
2568
N.B. Questo allegato, oltre gli atti di controllo e di indirizzo presentati nel corso della seduta, reca anche
le risposte scritte alle interrogazioni presentate alla Presidenza.
Atti Parlamentari
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ALLEGATO
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Camera dei Deputati
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AI RESOCONTI
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
PAG.
Interrogazioni a risposta scritta:
Ruggeri ..................................... 4-01769
Boffa ......................................... 4-01787
2568
2569
Difesa.
Codurelli ................................... 5-00443
Bodega ...................................... 5-00444
IV Commissione:
Cicu ...........................................
5-00445
2570
Rao ............................................
5-00446
2570
Rugghia .....................................
5-00447
2571
2588
2589
Interrogazione a risposta in Commissione:
Mancuso ...................................
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
5-00424
2590
Stucchi ......................................
4-01772
2591
Cannavò ....................................
4-01778
2591
Interrogazioni a risposta scritta:
Politiche agricole, alimentari e forestali.
Interrogazione a risposta scritta:
Interrogazioni a risposta scritta:
Holzmann .................................
4-01783
2571
Holzmann .................................
4-01784
2571
Economia e finanze.
Mancuso ...................................
4-01768
2592
3-00438
2592
Pubblica istruzione.
Interrogazione a risposta orale:
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
V Commissione:
Garavaglia ................................
5-00432
2572
Iacomino ...................................
5-00433
2572
D’Elpidio ...................................
5-00434
2573
Vannucci ...................................
5-00435
2575
Giustizia.
Germontani ..............................
Riforme e innovazioni nella pubblica amministrazione.
Interrogazione a risposta scritta:
Galante .....................................
4-01765
2593
Salute.
Interpellanza urgente
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
(ex articolo 138-bis del regolamento):
Bonelli .......................................
PAG.
2-00250
2576
Interrogazioni a risposta in Commissione:
XII Commissione:
Di Virgilio ................................
5-00436
Bianchi ......................................
5-00437
2594
5-00438
2594
Grillini ......................................
5-00425
2578
Montani ....................................
Grillini ......................................
5-00448
2580
2593
Caruso .......................................
5-00439
2595
Infrastrutture.
Pignataro Rocco ......................
5-00440
2597
Interrogazioni a risposta scritta:
Lucchese ...................................
5-00441
2598
4-01759
2598
3-00437
2600
Ricci Mario ..............................
4-01761
2581
Pepe Antonio ...........................
4-01763
2582
Interno.
Interrogazione a risposta scritta:
Realacci ....................................
Sviluppo economico.
Interrogazione a risposta orale:
Grillini ......................................
3-00434
2583
Delfino ......................................
Interrogazioni a risposta scritta:
Cirino Pomicino ......................
Interrogazione a risposta orale:
4-01766
2584
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
X Commissione:
Saglia ........................................
4-01771
2584
Maderloni .................................
4-01775
2585
Fava ..........................................
5-00449
2601
Caruso .......................................
4-01777
2585
Lulli ...........................................
5-00450
2602
Raisi ..........................................
5-00451
2602
D’Agrò .......................................
5-00452
2603
Provera .....................................
5-00453
2603
Lavoro e previdenza sociale.
Interpellanza urgente
(ex articolo 138-bis del regolamento):
Franceschini .............................
2-00249
2586
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
Saglia ........................................
5-00454
2604
4-01781
2604
Interrogazione a risposta scritta:
XI Commissione:
Lo Presti ...................................
Interrogazione a risposta in Commissione:
5-00442
2587
Amendola .................................
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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Camera dei Deputati
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AI RESOCONTI
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
PAG.
PAG.
Trasporti.
Fabris ........................................
4-01770
2610
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
Bocchino ................................... 4-01773
Fabris ........................................ 4-01776
2611
2611
Apposizione di firme a mozioni ................
2612
Apposizione di una firma ad una interrogazione ........................................................
2612
Ritiro di un documento di indirizzo ........
2612
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo
2612
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo (ex articolo 134, comma
secondo, del Regolamento) ......................
2612
ERRATA CORRIGE ......................................
2612
IX Commissione:
Tassone .....................................
5-00427
2605
Carbonella ................................
5-00428
2606
Pedrini ......................................
5-00429
2607
Caparini ....................................
5-00430
2607
Fabris ........................................
5-00431
2608
Interrogazioni a risposta in Commissione:
Tassone .....................................
5-00426
2609
Mancuso ...................................
5-00455
2609
Ricci Mario ..............................
4-01760
2609
Patarino ....................................
4-01767
2610
Interrogazioni a risposta scritta:
PAGINA BIANCA
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
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AI RESOCONTI
ATTI DI INDIRIZZO
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
guato piano di investimenti infrastrutturali.
(1-00066) « Volontè, Tassone, Oppi, Dionisi, Formisano, Ciocchetti ».
Mozione:
Risoluzioni in Commissione:
La Camera,
premesso che:
secondo la recente relazione della
società di revisione Deloitte & Touche, la
crisi della compagnia di bandiera, già
reduce da un primo semestre con una
perdita netta di 221,5 milioni di euro, si è
aggravata ulteriormente, con un indebitamento finanziario netto del gruppo aumentato di 91 milioni di euro a settembre
2006 (+10 per cento), fino a 1.023 milioni
al 30 settembre 2006;
in questi anni si sono succeduti,
con scarsi risultati, diversi piani industriali
volti al rilancio dell’Alitalia ed in queste
ultime settimane si sono ventilate alcuni
soluzioni legate all’ingresso di partner stranieri, in grado, in una prospettiva strategica, di realizzare significative sinergie
strutturali;
una politica nazionale del trasporto
aereo non può prescindere dal potenziamento di Fiumicino e Malpensa, quali
aeroporti di interesse nazionale, favorendone il loro ruolo complementare di aeroporti internazionali, l’ottimizzazione del
traffico, sia nella logica dell’hub sia in
quella di collegamenti diretti point to
point, ed il loro ruolo nel creare relazioni
di rete, anche con gli aeroporti gravitanti
nella loro area geografica,
impegna il Governo
ad avviare ogni utile iniziativa volta al
rilancio della compagnia di bandiera, prevedendo nel contempo una valorizzazione
e un rafforzamento delle relazioni di rete
fra gli hub di Fiumicino e Malpensa,
favorendone le potenzialità in risposta alla
domanda del mercato, attraverso un ade-
La II Commissione,
premesso che:
da anni ormai gli operatori commerciali del settore della vendita e del
noleggio di supporti audiovisivi, nonché le
loro organizzazioni di categoria denunciano l’iniquità di una norma che consente
l’avvio di procedimenti penali ed amministrativi a carico di rivenditori che pur in
possesso di supporti originali ed adeguatamente fatturati risultano privi del relativo contrassegno SIAE;
questa norma ha messo letteralmente in ginocchio gran parte degli operatori di questa categoria, rappresentata
da circa 10 mila attività commerciali,
creando una vera e propria emergenza
sociale;
tali operatori al fine di favorire
l’acquisto di questi supporti audiovisivi,
secondo una prassi uniforme, provvedono
alla loro apertura per consentirne la valutazione da parte dei clienti, inserendo le
copertine in contenitori di plastica con
tasche multiple;
tale pratica è in uso anche al fine
della tutela della sicurezza dell’esercizio
commerciale per evitare furti, e per ragioni di capacità espositiva;
tutti i supporti provenienti dall’estero, che ricoprono circa il 50 per cento
del mercato nazionale, portano allocato il
bollino SIAE sul cellophane che ricopre il
supporto medesimo. Tale contrassegno è
applicato con una colla speciale che ne
impedisce il distacco, quindi nel momento
in cui il rivenditore provvede all’apertura
del supporto, per i motivi sopra indicati, il
bollino non è più riutilizzabile;
nei magazzini di queste attività
commerciali risultano, peraltro, giacenti
ingenti quantità di materiale audiovideo
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XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
antecedenti all’entrata in vigore della disciplina concernente l’applicazione del
bollino SIAE;
la disciplina che regolamenta il
diritto d’autore, ed in particolare l’obbligo
di apposizione del bollino SIAE è contenuta nella legge n. 633 del 1941 come
modificata dalla legge 18 agosto 2000,
n. 248 e dal successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 luglio
2001, n. 338. In particolare il decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri citato,
all’articolo 3, comma 1, prevede che tale
contrassegno « è applicato, di norma, sulla
confezione del prodotto, in modo tale da
risultare visibile e reca caratteristiche tali
da non essere rimosso senza danneggiamento o trasferito su altro supporto »;
l’articolo 3, comma 4 dello stesso
decreto del Presidente del Consiglio recita,
inoltre: « Nei casi in cui le modalità di cui
al comma 1 non risultino compatibili con
le esigenze di commercializzazione di taluni prodotti, la SIAE autorizza l’apposizione del contrassegno sull’involucro
esterno della confezione »;
nel corso della precedente legislatura, il sottoscritto aveva già presentato
una identica risoluzione sulla quale il
Governo aveva espresso il proprio parere
contrario affermando che costose ragioni
produttive impedivano di prevedere normativamente l’applicazione del bollino
SIAE direttamente sul supporto audiovideo, anziché sul cellophane che l’avvolge,
per i prodotti provenienti dall’estero;
a parere dei firmatari del presente
atto, tale affermazione era contraddetta in
se stessa, poiché l’acquisto dei bollini/
contrassegni SIAE avviene ad opera degli
importatori o dei produttori prima della
commercializzazione dei prodotti e da essi
stessi vengono materialmente applicati, secondo quanto consente la legge. Perciò i
bollini acquistati preventivamente possono
essere applicati direttamente sui supporti
audiovideo prima di essere importati nel
nostro paese, anziché venire applicati sul
cellophane una volta che i prodotti sono
stati importati. Semmai sarebbe la SIAE a
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
dover riorganizzarsi, in conformità alla
lettera della legge, in modo da soddisfare
per tempo le richieste di produttori e
importatori;
riteneva inoltre il Governo che ogni
modifica in subiecta materia dovesse essere rimessa ad un tavolo tecnico tra la
SIAE e gli operatori del settore al fine di
valutare il giusto contemperamento degli
interessi coinvolti e di individuare soluzioni, anche procedurali, destinate alla
tutela delle diverse posizioni. Niente di ciò
è stato fatto. In verità la legge prevedeva
che anche l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio prima citato, fosse
fatta sentendo preventivamente SIAE e
operatori del settore; ma il coinvolgimento
degli operatori del settore non è mai
avvenuto, tanto che il Regolamento emanato è assolutamente pernicioso proprio
per questi che sono stati coinvolti nella
sua adozione;
nel frattempo sono sempre più numerosi i Tribunali che assolvono i rivenditori dai reati contestati, ritenendo, correttamente, che la presenza del bollino sui
prodotti audiovideo rappresenta una prova
dell’assolvimento alla fonte degli obblighi
economici SIAE a quello connessi, ma
giammai il bollino può considerarsi in sé
un bene giuridico di rilevanza penale autonoma, perché in questo caso la norma
sarebbe incostituzionale;
d’altra parte, avendo i rivenditori
assolto alla fonte l’onere di pagare il
bollino, non avrebbero alcun interesse a
rimuoverlo o eliminarlo da prodotti originali, derivando da ciò solo svantaggi;
il contrassegno o bollino non esiste
in altri paesi europei, come Francia, Germani e Gran Bretagna. Ciò a riprova del
fatto che non esiste un obbligo per l’Italia
a mantenerlo, derivante da norme europee, come pure il Governo aveva sostenuto, e che il bollino non può essere
considerato mezzo efficace di contrasto
alla diffusione di prodotti piratati; anzi
l’orientamento prevalente in Italia richiede
l’eliminazione del bollino, si vedano le
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
dichiarazioni in tal senso, per esempio,
degli editori audiovisivi su Il Sole 24 ore
del 22 marzo 2006;
tutto quanto sopra esposto è stato
esaustivamente e ripetutamente rappresentato dalle associazioni di categoria al
Governo, ai Ministri competenti e a tutti i
soggetti tecnici e politici interessati da
questa vicenda, si veda da ultimo la comunicazione della Confesercenti del 21
giugno 2006; nonché si veda la proposta di
modifica della norma in oggetto avanzata
dall’Ufficio legislativo del Ministero delle
Comunicazioni con lettera del 31 marzo
2004 (prot. Gm/137940/136038/v) diretta
alla Presidenza del Consiglio e al Ministero
per i beni e le attività culturali,
impegna il Governo:
ad assumere iniziative normative
volte a dare certezza agli operatori commerciali, prevedendo l’applicazione del
bollino SIAE direttamente sul supporto
audiovideo, ovvero introducendo una modifica del comma 4, dell’articolo 3 del
decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri 11 luglio 2001, n. 338, in quanto
tale formulazione, introdotta dal legislatore come deroga, si è andata consolidando come prassi per tutti i supporti
provenienti dall’estero;
ad adottare iniziative normative,
volte ad introdurre distinzioni, sul piano
sanzionatorio, sotto il profilo penale ed
amministrativo, per quegli operatori che
in possesso di supporti privi di contrassegno SIAE ne possano comunque dimostrare l’autenticità, ai sensi della normativa sul diritto d’autore, ed il loro regolare acquisto;
ad assumere, in alternativa, iniziative
normative volte ad eliminare del tutto
l’obbligo di apporre il bollino SIAE sui
supporti audiovideo, dal momento che
l’onere economico derivante dell’acquisto
del bollino è assolto prima e indipendentemente dalla commercializzazione;
a prevedere una soluzione amministrativa, e il relativo dissequestro dei sup-
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
porti audiovideo, per gli operatori economici già incorsi in tali inadempienze, a
causa di un complesso normativo di difficile applicazione.
(7-00080) « Grillini,
Leoni,
Intrieri, Maran,
Suppa ».
Samperi,
Giachetti,
La IV Commissione,
premesso che:
ai sensi dell’articolo 51. 4. del
Primo protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali adottato a Ginevra l’8 giugno 1977, ratificato con legge
11 dicembre 1985, n. 762, sono vietati gli
attacchi indiscriminati;
il medesimo articolo 51.4. alla lettera b), considera attacchi indiscriminati
quelli realizzati con metodi o mezzi di
combattimento che non possono essere
diretti contro un obiettivo militare determinato;
l’articolo 57. 2. lettera a), ii), attribuisce a coloro che preparano o decidono
un attacco la responsabilità di prendere
tutte le precauzioni praticamente possibili
nella scelta dei mezzi e metodi di attacco,
allo scopo di evitare o, almeno di ridurre
al minimo il numero di morti e di feriti tra
la popolazione civile, nonché i danni ai
beni di carattere civile che potrebbero
essere incidentalmente causati;
le munizioni cluster, per le loro
caratteristiche intrinseche (diffusione di
centinaia di submunizioni su un’ampia
superficie, instabilità delle submunizioni
inesplose) rendono difficile se non impossibile rispettare le norme di diritto internazionale umanitario sopra richiamate
previste a protezione delle popolazioni
civili;
la legge 29 ottobre 1997, n. 374, e
successive modificazioni, recante norme
per la messa al bando delle mine antipersona reca una definizione di mina anti-
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
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AI RESOCONTI
persona che, ponendo l’accento sugli effetti dell’ordigno, appare riferibile anche
alle cluster bombs;
le stesse caratteristiche delle mine
antipersona si riscontrano infatti anche
nelle submunizioni inesplose, in quanto
spesso esplodono a causa della prossimità,
presenza o contatto di una persona, « non
scadono » e molte di esse non sono dotate
di meccanismi di autodistruzione e disattivazione;
la forma e il colore delle citate
submunizioni rappresentano un motivo di
attrazione soprattutto per i bambini, tanto
che, come dimostrano i dati forniti da
organizzazioni umanitarie internazionali
delle circa 11.000 persone rimaste uccise,
ferite o mutilite a causa delle bombe a
grappolo circa il 98 per cento è rappresentato da civili e un quarto di questi è
costituito da bambini;
l’Italia, pur avendo aderito alla
convenzione sulla proibizione o la limitazione dell’uso di alcune armi convenzionali che possono essere considerate dannose o aventi effetti indiscriminati, fatta a
Ginevra il 10 ottobre 1980 (CCW), non ha
provveduto ancora alla ratifica del protocollo V annesso, entrato in vigore il 12
novembre 2006, sugli ordigni inesplosi che
obbliga gli Stati Parte alla bonifica di tutti
gli ordigni inesplosi utilizzati durante i
conflitti;
il Parlamento europeo, con risoluzione del 16 novembre 2006, ha chiesto al
Consiglio e alla Commissione di adoperarsi
al massimo affinché tutti gli Stati membri
dell’Unione Europea firmino e ratifichino
il citato protocollo e ha invitato l’Unione
Europea e i suoi Stati membri, nell’attesa
di una convenzione specifica in materia, a
chiedere la creazione di un protocollo VI
che vieti senza ambiguità la produzione, lo
stoccaggio, il trasferimento e l’uso delle
munizioni a grappolo, secondo lo spirito e
l’obiettivo della Convenzione CCW, che
prevede l’elaborazione di protocolli su armamenti specifici, qualora se ne presenti
la necessità;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
impegna il Governo
ad assumere le necessarie iniziative:
per estendere a tutti gli effetti la
disciplina di cui alla legge 29 ottobre 1997,
n. 374, anche alle cluster bombs;
per procedere alla ratifica del protocollo V annesso alla Convenzione sulla
proibizione o la limitazione dell’uso di
alcune armi convenzionali che possono
essere considerate dannose o aventi effetti
indiscriminati fatta a Ginevra il 10 ottobre
1980 (CCW);
per promuovere una decisa azione
diplomatica per la creazione di un protocollo VI da annettere alla predetta Convenzione che vieti senza ambiguità la produzione, lo stoccaggio, il trasferimento e
l’uso delle munizioni a grappolo.
(7-00081)
« Pinotti ».
La VI Commissione,
premesso che:
il Ministero dell’interno (FF.PP), in
virtù della disposizione n. 999/3203 del 20
marzo 1935 con la quale la Direzione del
Demanio concedeva al citato Ministero,
strutture non operative con annessi alloggi
abitativi individuali, con ingressi separati,
mediante concorsi provinciali previsti dall’articolo 53 del decreto del Presidente
della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 872,
ne prevedeva l’uso a titolo oneroso ai
dipendenti dell’Amministrazione, vincitori
del bando di concorso;
successivamente in relazione alla
legge n. 121 del 1o aprile 1981, il Ministero dell’interno restituiva la gestione
Amministrativa degli alloggi al Demanio
dello Stato « Unico Amministratore » e di
conseguenza furono applicati i canoni previsti dalla legge n. 392 del 27 luglio 1978,
e successivamente, la legge n. 472 del 20
novembre 1987;
il Demanio, quale Amministratore
Unico fino al 1999, ha percepito direttamente i canoni, applicando tra l’altro
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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—
ALLEGATO
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AI RESOCONTI
successivamente la legge n. 537 del 23
dicembre 1993 – valore del libero mercato
– fino a quando la riscossione dei canoni
veniva bruscamente sospesa determinando
la situazione attuale;
contemporaneamente le Prefetture
iniziavano a notificare agli utenti lettere di
procedura di recupero degli immobili, che
tuttora continuano ad essere notificate;
in considerazione di quanto già
previsto dalla legge n. 388 del 23 dicembre
2000, articolo 43, comma 10-bis, capo IX
(riguardante l’alienazione di immobili del
Demanio dello Stato, compresi quelli concessi al Ministero dell’Interno per le Forze
di Polizia), a parere dei presentatori, l’interesse della pubblica amministrazione e
degli stessi assegnatari può utilmente realizzarsi ampliando il patrimonio abitativo
disponibile e realizzando un piano di dismissioni di alloggi situati all’interno di
strutture di servizio non operative, che
tenga conto della possibilità d’acquisto da
parte dei conduttori e consentendo all’amministrazione stessa di reinvestire i proventi;
dall’insieme delle argomentazioni
sopra esposte risulta evidente che il patrimonio abitativo del Demanio dello Stato
in uso alle FF.PP., deve essere rinnovato e
ampliato, tenendo conto delle nuove esigenze logistiche, che consigliano di decentrare tali strutture dai grossi centri urbani
e della non economicità di mantenere in
uso quelle esistenti, che hanno bisogno di
continue ristrutturazioni;
l’utilità del procedimento di dismissione diretta è inoltre da ricercare anche
nella condizione socio-economica degli attuali assegnatari, il cui reddito non è
elevato e non può quindi confrontarsi con
la situazione del libero mercato,
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
necessario alla conclusione delle iniziative,
anche di natura legislativa, idonee ad affrontare la questione degli alloggi in argomento, in un quadro generale di semplificazione e snellimento delle procedure
e dando corso ad un piano di dismissioni
applicabile anche agli alloggi siti all’interno di strutture non operative (con ingressi separati) gestiti dal Ministero dell’Interno.
(7-00082)
« Fluvi, Nicchi ».
*
*
*
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta orale:
D’IPPOLITO VITALE. — Al Presidente
del Consiglio dei ministri, al Ministro per i
diritti e le pari opportunità. — Per sapere
– premesso che:
la commissione pari opportunità presieduta dal Ministro Barbara Pollastrini è
ferma da aprile: l’ultima riunione plenaria
é stata effettuata il 30 marzo 2006 e da
allora non é stato convocato nemmeno
l’ufficio di Presidenza;
l’attività del Comitato nazionale è
bloccata e restano da esaminare centinaia
di progetti di azioni positive;
impegna il Governo
l’articolo 29 del decreto-legge n. 223
del 2006 (decreto Bersani) non giustifica le
operazioni – già avviate sin dal marzo
2006 – di smantellamento degli uffici e di
destinazione del personale di segreteria ad
altre attività;
a disporre una moratoria, sospendendo i
procedimenti di recupero degli immobili
nei confronti degli utenti « personale in
servizio, ex appartenenti della Polizia di
Stato, vedove e orfani », per il tempo
il Governo e per esso il Ministero
pari opportunità non ha ancora elaborato
un programma per l’anno 2007, proclamato dalla Commissione Ue « Anno europeo delle pari opportunità »;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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—
ALLEGATO
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AI RESOCONTI
i membri del Comitato Nazionale di
parità presso il Ministero del Lavoro –
Cgil, Uil, Ugl, Cisal, Confindustria, Confai,
Confagricoltura, Moica, Agi, Fidapa, Acli,
Cif, Confartigianato, Confcommercio, Federcasalinghe, Fondazione Belisario, Soroptimist, Aidda, Associazione nazionale
giuriste – hanno approvato all’unanimità
un documento nel quale si chiede al
Presidente del Consiglio – on. Romano
Prodi – di rendere note al più presto le
strategie del Governo per l’anno 2007 –
anno europeo delle pari opportunità – per
tenere fede agli impegni richiesti dall’Unione Europea;
secondo quanto risulta all’interrogante nell’ottica del contenimento della
spesa si tenterebbe di riordinare la Commissione e il Comitato Nazionale di Parità
e di Pari Opportunità presso il Ministero
del Lavoro e delle Politiche sociali; in
particolare si vorrebbe diminuire il numero delle componenti della commissione
e privare il comitato nazionale dell’apporto delle associazioni che rappresentano
espressione democratica della società civile impegnata nella realizzazione del bene
comune, che incoraggia e realizza il dialogo fra le diverse componenti della società della Politica;
all’articolo 29 del decreto Bersani si
sono stabilite riduzioni di spesa per comitati e commissioni, sicché ci potrebbe
essere il rischio di trovarsi di fronte al
paradosso di avere organismi delle Pari
Opportunità depotenziati proprio nell’anno che l’Europa dedica alle Pari opportunità –:
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
Interrogazioni a risposta scritta:
NESPOLI. — Al Presidente del Consiglio
dei ministri, al Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare. — Per
sapere – premesso che:
dei due termovalorizzatori previsti
nella regione Campania, quello di Acerra
deciso fin dal 1997 sarà operativo dalla
seconda metà del 2007, sempre che il
cantiere non subisca ulteriori attacchi ingiustificati da parte della popolazione mal
informata dai competenti organi regionali,
e quello di Santa Maria la Fossa per il
quale a tutt’oggi non è stata completata la
procedura di VIA;
gli agenti inquinanti riconducibili ai
rifiuti, come la diossina sono nella regione
ben al di sopra dei livelli di tolleranza
consentiti, nell’aria, nell’acqua e nei prodotti agricoli. Infatti la criminalità organizzata ha fatto dello smaltimento illegale
dei rifiuti una cospicua fonte di guadagno
attraverso il controllo di oltre 5.000 discariche abusive dove la combustione incontrollata di RSU (rifiuti solidi urbani)
provoca l’immissione di tali diossine ed
altri agenti inquinanti nell’ambiente. Nel
territorio compreso tra Nola, Acerra e
Marigliano, l’indice di mortalità per tumore al fegato sfiora il 36 per cento ogni
100.000 abitanti contro la media nazionale
del 14 per cento;
quali iniziative il Ministero delle Pari
Opportunità intenda assumere per affrontare e sbloccare la delicata situazione in
vista della straordinarietà dell’anno 2007;
in ambito europeo la sostituzione
delle discariche con i termovalorizzatori
è ormai prassi consolidata, anche grazie
alla elevata tecnologia ormai raggiunta in
tale settore nel controllo delle emissioni
di tali impianti e l’Impregilo, azienda
chiamata a realizzare i due impianti
campani, è all’avanguardia in tale settore
ed ha in costruzione altri 12 impianti in
paesi dell’Ue –:
quali iniziative intendano adottare
affinché i massimi organismi di parità, nel
pieno della loro funzionalità, possano dare
il loro contributo per il miglioramento
della condizione delle donne italiane,
come previsto dalla Direttiva Europea
2006/54/CE del 5 luglio 2006. (3-00436)
se sia vero che il Commissario di
Governo per l’emergenza rifiuti intenda
riaprire o forse riutilizzare, sia pur in via
provvisoria, alcune discariche di RSU localizzate nel territorio del Parco nazionale
del Cilento e Vallo di Diano, riserva « Man
and Biosphere » dell’UNESCO, le quali,
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2561
AI RESOCONTI
oltre a ricadere in ambito protetto si
trovano in prossimità di Siti di importanza
comunitaria, con rischi per la salute dei
cittadini nonché con la possibile esclusione
del Parco dalla lista del Patrimonio dell’Umanità, per il venir meno dei requisiti
ambientali di tutela;
perché ad oggi il Ministro dell’ambiente non abbia dichiarato la compatibilità ambientale del secondo termovalorizzatore previsto per la Campania, nonostante le sue assicurazioni in tal senso
risalenti al luglio 2005;
perché perlomeno nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano non si
abbia la raccolta differenziata dei rifiuti al
fine di ridurre la pressione della loro
raccolta ed adduzione a discarica sul territorio protetto, arginando cosı̀ la malavita
organizzata nel settore;
quali iniziative reali si trovino nei
programmi del ministero per la raccolta
differenziata degli RSU dentro e fuori le
aree protette del Mezzogiorno. (4-01762)
BRIGUGLIO, PEZZELLA, RAMPELLI,
GIULIO CONTI e MURGIA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro
dei trasporti, al Ministro delle infrastrutture. — Per sapere – premesso che:
l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Messina osserva che « dal documento del Ministro Di Pietro sulle “Priorità infrastrutturali nazionali” nel quale è
stato individuato un elenco di opere da
fare nei prossimi cinque anni per un
ammontare di circa 60 miliardi di euro, la
città di Messina è inesorabilmente assente:
si parla del nodo ferroviario di Palermo e
dell’hub interportuale di Catania, che tra
l’altro dovrebbe assumere la funzione di
raccordo Nord-Sud per il cosiddetto Corridoio 1 della rete di trasporto europea,
del nodo ferroviario di Genova, del Passante di Mestre e di altre grandi opere in
progetto, ma della città di Messina nessuna traccia »;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
in particolare il documento ribadisce
l’impegno per inserire nei programmi di
RFI la liberazione dell’affaccio a mare tra
la Stazione centrale e Gazzi da chilometri
di linee ferrate prevedendo l’interramento
dei binari lungo quel tratto, ponendo come
prioritario il problema delle opere ferroviarie per la liberazione dei 400.000 mq. di
affaccio a mare dalla cortina di ferro che
da quasi cento anni ne impedisce la fruizione, non solo in termini paesaggistici ma
anche sociali, culturali ed economici;
secondo l’Ordine si tratta di « un’area
che ha non solo straordinarie valenze
ambientali ma che con un’attenta programmazione urbanistico-economica potrebbe essere destinata in parte, a nuovo e
rinato distretto produttivo della città, anche con centri di eccellenza di ricerca
universitaria »;
l’interramento della linea ferroviaria
è un’occasione unica per Messina, che solo
con questo intervento potrebbe proiettarsi
realmente verso una concezione ed una
fruizione tutta nuova dei suoi spazi urbani, potendo cosı̀ concretamente attrarre
capitali privati da affiancare a quelli pubblici da investire sul recupero delle nuove
aree, bonificate da discariche e bidonville
varie;
senza questi interventi parlare di investimenti privati ed anche pubblici sul
ridisegno urbano della città è puro esercizio accademico: questa parte del territorio è la nuova centralità di Messina;
l’analisi dei suddetti professionisti
sottolinea che se non si interrano i binari
per liberare dalla servitù di ferro il territorio compreso tra la Stazione centrale e
Gazzi fino a Contesse anche la futura
redazione del Piano strategico centrale
sarà lettera morta;
la valutazione del citato Ordine professionale è che « per attrarre investimenti,
capitali, idee, progetti quest’area deve essere libera dalla sua “servitù di ferro” e da
spazi abusivamente e/o non al meglio
utilizzati, per diventare cosı̀ un concreto
volano di sviluppo economico-sociale e
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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2562
AI RESOCONTI
culturale per l’intera area metropolitana »
tanto che si chiede ai rappresentanti istituzionali di convocare uno specifico Tavolo Tecnico Stato-regione Sicilia prima
della stipula dei nuovi Accordi di programma quadro nazionali che indicheranno le opere ritenute prioritarie per
ciascuna regione, ed in tale sede impegnare il governo regionale e nazionale ad
inserire l’interramento della rete ferroviaria e la realizzazione di una nuova stazione tra le opere prioritarie della regione
Sicilia;
pertanto in sede di confronto con la
Conferenza Stato-regioni, e con il Governo
per la definitiva approvazione dell’elenco
delle opere prioritarie da realizzare nel
prossimo quinquennio, occorre destinare
alla città i fondi necessari a progettare e
realizzare un nuovo Nodo ferroviario di
Messina risolvendo cosı̀ la principale
emergenza infrastrutturale del nostro territorio rappresentata dalla liberazione del
water front cittadino dalle opere ferroviarie presenti –:
se il Governo intenda assumere le
iniziative necessarie per la realizzazione
del nuovo Nodo Ferroviario di Messina.
(4-01782)
LUCCHESE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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2006
cipazione pubblica, per ricondurre gli
emolumenti degli amministratori a livelli
accettabili;
se non intenda attivarsi per evitare
che vengano concesse liquidazioni ad amministratori delegati e a presidenti, soprattutto nel caso in cui le società registrino
perdite.
(4-01785)
*
*
*
AFFARI ESTERI
Interrogazioni a risposta scritta:
PEDICA. — Al Ministro degli affari
esteri. — Per sapere – premesso che:
da italiano l’interrogante non può che
non avvertire il silenzio sconfortante che
le Istituzioni dedicano alla vicenda che ha
portato alla morte di Aleksander Litvinenko, la ex spia del Kgb avvelenata con
un agente radioattivo mentre si trovava in
stato di asilo politico in territorio inglese;
questo ennesimo attentato a un dissidente del Cremlino, intrapreso con modalità spregiudicate e altamente pericolose
per l’incolumità della popolazione londinese, è un affronto a tutta la comunità
internazionale che regola il suo agire in
base a norme democratiche ispirate al
rispetto dello stato di diritto e della sovranità di ogni nazione;
numerose polemiche hanno riguardato le elevatissime retribuzioni e liquidazioni, che l’interrogante giudica immorali, di molti consiglieri di amministrazione, amministratori delegati, e presidenti
di società a prevalente partecipazione pubblica –:
a giudizio dell’interrogante, le alte
cariche istituzionali e il Ministero degli
Affari Esteri, come già il Regno Unito e
la Germania stanno facendo, non possono
esimersi dall’intervenire e rendere ufficiale il proprio sgomento per questo delitto ancora avvolto nel mistero, che getta
ombre tangibili di intimidazione e di
minaccia sull’operato di un organo dello
Stato come la Commissione bicamerale
Mitrokhin, e sull’incolumità dei suoi componenti e informatori ai quali va la mia
solidarietà –:
che cosa intenda fare il Governo, in
qualità di azionista delle società a parte-
come il Governo intenda intervenire
per contribuire alla necessaria chiarezza su
nelle società per azioni il compenso
dei consiglieri di amministrazione, se non
determinato dallo statuto, è stabilita dall’assemblea ordinaria;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
una vicenda che ha colpito l’intera comunità internazionale e sui cui risvolti è necessario quanto prima fare piena luce.
(4-01779)
MENIA. — Al Ministro degli affari esteri.
— Per sapere – premesso che:
l’UE ha adottato il regolamento 2252/
2004 che prevede l’introduzione del passaporto elettronico (PE) nel corso del 2006
e gli Stati Uniti hanno posto ai paesi
beneficiari del Visa Waiver Program l’adozione del PE entro il 26 ottobre come
condizione per il mantenimento della possibilità di entrare nel paese o transitare
per le sue aerostazioni senza necessità di
visto;
per la limitatezza dei tempi disponibili non è stato approntato un adeguato
programma di formazione teorico-pratica
del personale del MAE (Ministero degli
affari esteri) per l’uso delle attrezzature
per il rilascio di PE, che nella maggioranza
assoluta dei casi non ha potuto frequentare corsi di preparazione;
il « programma passaporti » informatico precedentemente in dotazione alla
rappresentanza diplomatico-consolari e
quello nuovo relativo al PE non possono
essere tra di loro connessi, ingenerando il
grave problema della necessità di svolgere
due volte lo stesso lavoro, con gli inevitabili aggravi in termini di carico di lavoro;
il problema della imprescindibile
presenza fisica nell’ufficio preposto al rilascio del documento della persona che
richiede il passaporto per la rilevazione
delle impronte digitali comporta inevitabili
problemi di protezione di dati delicati, ai
quali non è ancora stata data risposta;
sin dall’inizio del rilascio dei primi
passaporti si è riscontrato il problema del
necessario doppio inserimento dati per
difformità della numerazione dei libretti
biometrici con quelli ICAO (international
civil aviation organization), determinando
un ulteriore carico di lavoro inutile e
provocato da un applicativo inadeguato;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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i servizi di help desk on line e manualistica relativi al PE sono stati inseriti
nell’intranet proprio nei giorni durante i
quali lo stesso intranet non era disponibile,
lasciando la rete diplomatico-consolare
priva di indicazioni;
numerose sedi hanno denunciato una
insostenibile lentezza nella rete di collegamento (SSCE), che ha costretto a modificare le linee già in uso e i collegamenti
telematici MAE-MinInterno si sono rivelati
alla prova dei fatti assolutamente inadeguati e tali da richiedere l’installazione di
nuove linee ottiche;
dai primi trionfali dati diramati dalla
Farnesina in relazione al rilascio dei primi
passaporti, si è passati ad una costante
richiesta di rettifica da parte delle sedi
interessate, che mai avevano rilasciato i
passaporti sbandierati dal MAE oppure
avevano stampato solo alcuni libretti di
prova;
l’invio degli specimen dei nuovi documenti da distribuire alle autorità dei
paesi di accreditamento e stato effettuato
in maniera tale da non consentire la
distribuzione di detto materiale ai destinatari, ingenerando un ingiustificato ritardo nelle comunicazioni ai partners;
in numerosi casi il servizio di assistenza tecnica alle sedi non ha funzionato,
facendo sı̀ che ad oltre un mese dall’avvio
del rilascio (teorico) dei nuovi passaporti
alcune sedi non possano rispondere in
maniera adeguata alle richieste dei connazionali –:
quali provvedimenti intenda adottare,
in quali tempi, con quali risorse umane e
finanziarie, secondo quali modalità; se
siano stati sentiti i partners comunitari o
vi sia stata comunque collaborazione e
scambio di dati in ordine a tali programmi
al fine di risolvere le problematiche sopra
ricordate.
(4-01780)
*
*
*
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
AMBIENTE E TUTELA
DEL TERRITORIO E DEL MARE
Interrogazione a risposta orale:
RONCONI. — Al Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare. —
Per sapere – premesso che:
a seguito del tragico incidente verificatosi il 25 novembre 2006 nello stabilimento Umbria Olii, in località Campello
sul Clitunno, provincia di Perugia, che ha
provocato la morte di 4 operai che lavoravano all’interno della struttura, si apprende che circa 2.000 tonnellate di olio
sono fuoriuscite dai silos dell’azienda dopo
lo scoppio, riversandosi nelle zone limitrofe;
una buona quantità di liquido ha
invaso le acque del fiume Clitunno, il cui
corso scorre vicino i confini dell’impianto
in questione;
i tecnici dell’Arpa hanno effettuato
una prima serie di operazioni di aspirazione del liquido fuoriuscito per la bonifica di tutta l’area interessata;
si stanno predisponendo tutti i necessari controlli finalizzati all’accertamento di eventuale inquinamento del
fiume Clitunno, delle aree interessate e
delle falde sotterranee;
l’impianto è inspiegabilmente localizzato accanto ad un centro abitato e nelle
vicinanze del fiume Clitunno, corso d’acqua straordinariamente importante non
solo dal punto di vista storico e paesaggistico ma anche ambientale –:
come ritenga possibile – con riferimento ad autorizzazioni, prese d’atto ed
altri atti di assenso di competenza governativa – che siano state concesse le necessarie autorizzazioni allo svolgimento
delle attività di produzione dello stabilimento Umbria Olii, visto il particolare
utilizzo di materiali altamente infiammabili e la localizzazione, come richiamato in
premessa, in un’area a densità abitativa e
di particolare interesse ambientale;
Camera dei Deputati
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se non ritenga opportuno attivarsi
per verificare l’effettivo stato della situazione e assumere tutti gli atti in suo potere
per far fronte alla risoluzione della problematica in questione.
(3-00435)
Interrogazione a risposta in Commissione:
MINASSO. — Al Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio e del mare. —
Per sapere – premesso che:
sul territorio francese, il Comune di
Breil Sur Roya (in località Piena Alta ai
confini con il Comune di Olivetta San
Michele), ha attivato la procedura per la
creazione di un centro di raccolta e smaltimento di rifiuti non riciclabili all’interno
del Dipartimento delle Alpi Marittime;
l’area si colloca a circa 1,8 km dal
fiume Roya e a circa 1,5 km dal torrente
della Bevera, a 125 metri dal ruscello
denominato « Ruisseau del Scuisse » maggiore affluente del Bevera;
gli enti locali italiani non sono stati
coinvolti negli aspetti decisionali in merito
alla suddetta procedura, e sotto il profilo
naturalistico l’area dove dovrebbe sorgere
questa discarica rappresenta un sito protetto in ragione della vegetazione di pregio
esistente, del notevole aspetto paesaggistico e di possibili rischi geologici;
il Comune di Olivetta S. Michele ha
già espresso la propria contrarietà alla
realizzazione del sito;
in data 3 ottobre 2006 il Consiglio
Provinciale di Imperia ha presentato un
Ordine del Giorno in cui ha manifestato
forte preoccupazione per la realizzazione
del centro di stoccaggio a pochi chilometri
dal confine italiano, considerando gli effetti dannosi che potrebbero derivare dall’inquinamento dell’aria e delle sorgenti –:
se sia al corrente della situazione
descritta e se non intenda intervenire nei
confronti dell’omologo ministro francese
manifestando la contrarietà al progetto di
realizzazione dell’opera che potrebbe determinare effetti dannosi non solo per
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
l’ambiente, ma anche per la salute dei
cittadini italiani che risiedono nell’area
confinante con il territorio francese.
(5-00456)
ANGELA NAPOLI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del
mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
Interrogazioni a risposta scritta:
all’interno del Centro Enea della Trisaia di Rotondella sono in atto lavori
finalizzati ad una non meglio specificata
messa in sicurezza dei materiali e rifiuti
radioattivi;
COLASIO. — Al Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare. — Per
sapere – premesso che:
l’amministrazione comunale di Pieve
di Soligo ha deciso di realizzare un palazzetto dello sport nell’area golenale del
fiume Soligo;
sulla base di dati riportati nella seduta del gennaio 2003 dell’VIII Commissione Parlamentare ambiente territorio e
lavori pubblici, all’interno del citato Centro Enea della Trisaia, vi sarebbero collocati 4.500 metri cubi di residui radioattivi
di cui 400 metri cubi circa di II categoria
e 300 metri cubi di III categoria;
l’individuazione dell’area risale a più
di vent’anni fa, quando fu approvato l’ultimo piano regolatore. La costruzione del
palazzetto dello sport avrebbe soddisfatto
un’esigenza intercomunale che è oramai
venuta meno. Infatti nelle relazioni tecniche giustificative del progetto si descrive
un bacino d’utenza di 44.000 abitanti, di
cui circa 12.000 residenti nel Comune di
Pieve di Soligo. Ma nel frattempo le amministrazioni dei Comuni limitrofi hanno
provveduto a dotarsi di palestre. Per il
palazzetto dello sport il Comune di Pieve
di Soligo ha invece stanziato 3.400.000
euro e dispone di un contributo statale di
1.050.000 euro;
in particolare vi sarebbero i seguenti
rifiuti radioattivi e materie nucleari: rifiuti
liquidi acquosi a bassa attività (80 mc);
rifiuti liquidi acquosi ad alta attività (3 mc);
rifiuti liquidi organici (3,2 mc); prodotto
finito Th/U (3 mc); materie nucleari liquide
Th/U (5 mc); 64 elementi combustibile irraggiato (Elk-River); rifiuti solidi a bassa
attività da bonifiche di esercizio (1.100 mc);
rifiuti solidi a bassa attività vari (1.100 mc);
rifiuti solidi a media/alta attività (68 mc);
rifiuti solidi ad alta attività irreversibili (33
mc); terra fossa impermeabile (1.200 mc);
materie nucleari solide Th/U naturali (Th
1.413 kg/U1.104 Kg);
l’edificazione del palazzetto dello
sport in quella zona golenale comprometterebbe un’area, fra le poche rimaste nella
zona di significativo valore ambientale e
paesaggistico, che dovrebbe essere tutelata
come fascia fluviale anche dagli strumenti
della pianificazione di bacino, e che aggraverebbe il carico del sistema viario già
insufficiente, che determina il frequente
superamento dei livelli di sicurezza per
l’inquinamento da polveri sottili –:
dalle stesse citate fonti documentarie
dell’VIII Commissione Parlamentare ambiente, territorio e lavori pubblici del gennaio 2003, per l’interim storage, del combustibile irraggiato era stata prevista la
progettazione e la realizzazione di un
contenitore dual-purpose (trasporto-stoccaggio) TN 24 GET (da utilizzare anche
per Garigliano e Trino) da parte della
società francese Cogema Logistics (ex
Transnucleaire);
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione;
nella progettazione del contenitore,
cosı̀ come da contratto attivato per il solo
combustibile Elk River della Trisaia, si
ravvisavano difficoltà riscontrate con l’autorità competente francese e con l’APART.
Lo stesso contratto prevedeva modifiche
se sia a conoscenza di eventuali
iniziative della Regione Veneto in merito.
(4-01764)
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
ed integrazioni da apportare al progetto
iniziale TN 24 GET per contenere gli
elementi di Trino e Garigliano. Per motivi
di uniformità, il consorzio SICN avrebbe
dovuto avviare lo studio dell’alternativa di
utilizzare contenitori CASTO (GNB), simili
e quelli che SOGIN progettava per il
proprio combustibile irraggiato;
dalle medesime fonti documentarie
« per il combustibile OPEC-1 era previsto
il trasporto in Trisaia delle barrette ElkRiver, da riassemblare negli elementi da
cui erano state temporaneamente prelevate e per il rimanente materiale OPEC-1
era stato intrapreso uno studio per poter
utilizzare un contenitore da trasporto e
stoccaggio »;
allo stato attuale non si conoscono
ufficialmente la natura dei lavori in Trisaia, la quantità ed i tipi di materiali
effettivamente ivi collocati, i motivi per i
quali è previsto « il trasporto in Trisaia
delle barrette Elk-River, da riassemblare
negli elementi da cui erano state temporaneamente prelevate », i tempi e le fasi
delle diverse operazioni del Progetto Sogin-Enea riguardante la Trisaia di Rotondella;
sussistono motivi per ritenere reale
l’assenza di certezze anche in riferimento
all’impatto sanitario e ambientale del Centro della Trisaia di Rotondella in relazione
ai casi segnalati in passato di cattivo
funzionamento degli impianti, con grave
possibile pregiudizio per la salute umana
e per la qualità ambientale di un’ area a
forte vocazione agricolo-turistica –:
se, per le parti di competenza, non
ritengano di far conoscere la reale situazione relativa alla natura e al tipo di lavori
che si stanno eseguendo in Trisaia, la
quantità ed il tipo di materiali effettivamente ivi collocati alla data odierna, i
motivi per i quali era previsto il trasporto
in Trisaia delle barrette Elk-River da riassemblare negli elementi da cui erano state
temporaneamente prelevate;
se esistano accordi internazionali, relativamente al materiale di provenienza
estera, che ne stabiliscano la restituzione
ai Paesi di origine;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
quali siano i tempi, le fasi e la
descrizione delle singole operazioni del
Progetto Sogin-Enea riguardante la messa
in sicurezza dei materiali e rifiuti radioattivi presenti nella Trisaia di Rotondella
con particolare riferimento a quelli interrati nelle fosse in assenza di adeguate
misure di controllo e sicurezza;
quali siano le modalità dell’eventuale
trasporto da e per la Trisaia dei materiali
ed attrezzature, nonché le loro tipologie e
finalità;
se non ritengano, altresı̀, urgente avviare un’azione di monitoraggio relativa
all’impatto ambientale ed una indagine
epidemiologica sulla popolazione delle
suddette aree di quel territorio. (4-01786)
CIRIELLI. — Al Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, al
Ministro per i beni e le attività culturali. —
Per sapere – premesso che:
la Giunta regionale della Campania
unitamente al Comune di Ravello, mediante una Conferenza di Servizi, tenuta il
4 agosto 2003 ha previsto la realizzazione
di un Auditorium in un territorio del
predetto Comune, in « Zona Territoriale
3 », di cui al Piano Urbanistico territoriale
dell’Area Sorrentina-Amalfitana di cui alla
legge regionale no 35 del 27 giugno 1987;
zona tutelata per presenza di insediamenti
antichi, sparsi o per nuclei, la cui salvaguardia è assoluta;
per poter costruire qualunque cosa in
tale area è necessaria una legge del Consiglio Regionale di variazione di quella
citata no 35 del 1987, il cosiddetto P.U.T.;
la Giunta regionale della Campania
con delibera del 30 dicembre 2004 ha
approvato un disegno di legge per tale
variazione che non è stato mai approvato
dal Consiglio regionale;
incredibilmente l’Assessore regionale
all’urbanistica ha approvato l’accordo di
programma, previsto dalla Conferenza di
Atti Parlamentari
—
XV LEGISLATURA
—
ALLEGATO
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AI RESOCONTI
servizi, che prevede la realizzazione e il
finanziamento dell’opera in questione il 16
ottobre del 2003;
nel frattempo a seguito di elezioni, la
nuova amministrazione comunale ha bloccato l’opera per timore di esporre il comune a conseguenze giuridiche ed economiche a seguito di tali atti illegittimi;
la Giunta regionale ha nominato
quindi un commissario ad acta per sostituirsi al comune dichiarato inadempiente
nella redazione degli atti conseguenti per
realizzare l’opera, prevista dal citato accordo di programma;
il commissario ad acta nominato
dalla Giunta regionale secondo l’interrogante non avrebbe rispettato il dettato
normativo del decreto legislativo no 163
del 2006 articolo 29, in relazione all’espletamento delle gare d’appalto;
la Giunta regionale, inoltre, non rispetterebbe la normativa dell’accordo di
programma di cui all’articolo 34 decreto
legislativo no 267 del 2000 perché sarebbe
venuta meno l’efficacia della dichiarazione
d’indifferibilità ed urgenza, poiché le
opere non hanno avuto inizio entro tre
anni, scaduti il 16 ottobre, data riferita
all’approvazione dell’Assessore regionale
all’urbanistica, del predetto Accordo di
programma –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se
corrispondenti al vero;
quali iniziative di propria competenza intendano adottare per salvaguardare il sito di Ravello.
(4-01788)
*
*
*
BENI E ATTIVITÀ CULTURALI
Interrogazione a risposta scritta:
FABRIS e CAPOTOSTI. — Al Ministro
per i beni e le attività culturali. — Per
sapere – premesso che:
nel mese di settembre l’interpellante
ha avuto notizie circa la decurtazione dei
Camera dei Deputati
—
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
fondi che il Ministero per i beni e le
attività culturali, in particolare il Dipartimento per lo Spettacolo e lo Sport, ha
operato nei confronti delle già programmate attività formative e rappresentative
dall’Associazione Festival delle Nazioni
O.n.l.u.s. di Città di Castello (Perugia) per
il 2006;
con lettera del 25 settembre 2006
sono stati chiesti allo stesso Dipartimento
per lo Spettacolo e lo Sport chiarimenti in
merito alla predetta vicenda;
con lettera P. 27114/S 22.13.10/12 del
2 ottobre 2006 la Direzione Generale per
lo Spettacolo dal vivo e lo Sport provvedeva a rispondere alla citata richiesta;
in tale lettera, oltre all’esposizione di
criteri generali e all’enumerazione di dati
statistici, veniva illustrata la decisione politica della Direzione Generale suddetta e
della Commissione Consultiva preposta di
penalizzare le « attività quali corsi, concorsi ed attività di promozione della musica » e di « sostenere, con maggiore incisività, i settori della musica classificabili
come produttivi »;
le decurtazioni operate nell’anno
2006 sono dovute in parte ad una « diminuzione degli stanziamenti destinati al
settore » ed in parte ad un « aumento delle
domande di sovvenzione pervenute »;
sulla decisione avrebbero influito anche:
1) un aumento dei contributi erogati dagli Enti Territoriali per gli anni
2004 e 2005;
2) presunte irregolarità nella gestione dell’attività concertistica 2004;
le suddette motivazioni appaiono all’interpellante contraddittorie dal momento che:
1) le erogazioni statali sono connesse all’esistenza di erogazioni di Enti
territoriali e quindi un aumento di queste
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ultime, come nel caso specie, deve costituire elemento confortante e non disincentivante;
questo vero e proprio balzello, il cui onere
risulta assolutamente eccessivo, esorbitante ed ingiustificato;
2) come ampiamente spiegato nella
lettera spedita dall’Associazione Festival
delle Nazioni il 20 aprile 2006, Prot.
A-2006/018, alle competenti autorità del
ministero per i beni e le attività culturali,
le modifiche intercorse nell’attività concertistica 2004 non hanno influito sul
generale livello qualitativo della stagione e
sono da addebitare alla decurtazione dei
fondi statali per lo stesso anno –:
nel caso che fondate ragioni (ad oggi,
ai più ignote) giustificassero l’entità del
costo fisso di cui sopra, se non ritenga
doveroso invitare le compagnie telefoniche
a chiarire agli utenti-consumatori i motivi
che ne rendono indispensabile l’applicazione.
(5-00423)
se codesto ministero intenda fornire
motivazioni coerenti, chiare e puntuali
circa la decisione amministrativa intrapresa per decurtare i fondi destinati al
Festival delle Nazioni in misura percentuale ben superiore alla media dei tagli
decisi a livello politico;
RUGGERI e BURCHIELLARO. — Al
Ministro delle comunicazioni. — Per sapere
– premesso che:
se intenda emendare le proprie decisioni e riassegnare alla suddetta Associazione stanziamenti sufficienti affinché
venga mantenuto un livello quantitativo e
qualitativo delle rappresentazioni e dei
corsi che rispetti i successi e la favorevole
tradizione, ormai quarantennale, del Festival delle Nazioni.
(4-01774)
*
*
*
COMUNICAZIONI
Interrogazione a risposta in Commissione:
FOTI. — Al Ministro delle comunicazioni. — Per sapere – premesso che:
le compagnie di telefonia mobile attive sul mercato, pretendono, per qualsiasi
taglio di ricarica effettuato sui cellulari
con scheda ricaricabile, un costo fisso pari
a 5 euro –:
se non ritenga doveroso attivarsi
presso le predette compagnie telefoniche
al fine di valutare la possibilità di una
diminuzione generalizzata (e comunque
proporzionata al costo della scheda) di
Interrogazioni a risposta scritta:
da maggio 2006, le reti telefoniche
fissa e mobile non funzionano o funzionano male, cosı̀ i servizi Adsl vitali per le
aziende, nella zona del basso mantovano e
precisamente nei comuni di San Matteo,
Chizzolo, Cavallara, Villastrada, Dosolo,
Correggioverde, Pomponesco, Viadana, Cogozzo, Cicognara e Casalbellotto;
ciò riguarda soprattutto i gestori
della Telecom e della Tim;
il guasto sembra da addebitarsi al
malfunzionamento del ripetitore della
Tim, sito in Pero di Dosolo, Mantova;
la stessa società è stata ripetutamente
contattata ed avvisata centinaia di volte,
inutilmente, come denunciato dai cittadini
sui giornali locali;
pare impossibile avere contatti di
persona con la Tim per chiedere un intervento, se non attraverso i micidiali
automatismi dei call-center;
è stata investita della gravissima questione di disservizio pubblico anche l’Autorità garante per le Telecomunicazioni –:
quali misure intenda urgentemente
assumere o promuovere per far ripristinare i collegamenti telefonici e affinché
siano rispettati i principi del servizio pubblico della telefonia e i diritti dei consumatori in questi comuni del basso mantovano.
(4-01769)
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BOFFA. — Al Ministro delle comunicazioni. — Per sapere – premesso che:
entro il 2009 si completerà la piena
liberalizzazione dei servizi postali, cosı̀
come stabilito dall’Unione europea. A
quella data, Poste italiane sarà a tutti gli
effetti un attore del mercato continentale,
che agirà in piena concorrenza con i
soggetti, pubblici e privati, che operano nel
settore della corrispondenza e del deposito
bancario;
Poste italiane, già oggi, partecipa a
gare d’appalto, in particolare nel settore
della pubblica amministrazione;
nell’ottica della diversificazione e dell’arricchimento del portafoglio prodotti/
servizi, Poste italiane è entrata nella gestione delle multe dei comuni;
Poste italiane ha convertito il costo di
gestione di 14.000 uffici postali, compresi
quelli situati nei piccoli centri e nelle aree
periferiche, moltiplicando le loro funzioni.
Ormai gli sportelli delle Poste italiane
agiscono anche come banche che vendono
prodotti assicurativi, titoli obbligazionari,
fondi mutui e altri strumenti finanziari;
taluni esperti del settore sollevano
dubbi se questa sia la strada da percorrere, allorché le tendenze del settore bancario evolvono. Dirk Becker, analista di
Francoforte che opera per la Kepler Equities, agenzia europea leader nella consulenza e nella mediazione finanziaria, ha
rilevato che in Germania Postbank, unità
di Deutsche Post quotata separatamente,
« sta concentrando l’attenzione sulle proprie 850 filiali di punta e sta provando a
capire cosa può fare con le rimanenti, dal
momento che la loro presenza è troppo
ingombrante »;
essere attori del libero mercato impone alle Poste italiane investimenti nel
settore dell’ICT (Information and comunication technology) e dell’innovazione. Era
stato annunciato, dall’ex ministro delle
Comunicazioni un Centro di Eccellenza,
con sede a Napoli, denominato LOC (Logistic Operative Center) che avrebbe impiegato e rivalutato risorse interne e assunto
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giovani laureati. L’istituzione del Centro
era prevista per lo scorso mese di giugno,
ma, all’oggi, non si hanno notizie sull’avvio
del progetto –:
se corrisponda al vero e quali iniziative si intendano adottare nel caso che la
gestione delle multe dei comuni imporrà a
Poste italiane un accantonamento in bilancio di decine di milioni di euro;
quali iniziative intenda avviare con
Poste italiane per verificare e risolvere gli
eventuali ostacoli che impediscono l’avvio
del Logistic Operative Center di Napoli;
quali azioni intenda intraprendere
con Poste italiane per rendere remunerativi gli uffici postali a basso traffico e per
mettere l’azienda nelle migliori condizioni
di offrire un servizio competitivo, in grado
di farla trovare pronta all’appuntamento,
ormai imminente, della liberalizzazione
completa del servizio;
quanto fatturato di Poste italiane dipenda dalla pubblica amministrazione e se
siano stati predisposti per questo servizio
un’organizzazione marketing e un’organizzazione commerciale;
quanto renda la convenzione/accordo
tra Poste italiane e la Cassa depositi e
prestiti;
a quanto ammonti per l’anno in
corso l’investimento complessivo di Poste
italiane nel settore dell’ICT e se sia stato
predisposto un servizio di customer relationship management per la gestione dei
clienti amministrativi nel settore delle
emissioni note di debito/fatture e nella
gestione degli incassi;
se corrisponda al vero che Poste
italiane, nonostante disponga di uno dei
maggiori call center italiani, giri in subappalto ad altre società questo tipo di servizi
e secondo quali criteri vengano assegnati
questi subappalti;
se esista un criterio effettivo e applicato di valutazione dei dirigenti di Poste
italiane, con relativo meccanismo di man-
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sionamento e demansionamento del corpo
dirigenziale sulla base dei risultati raggiunti;
quali siano state e a quanto ammontino le sponsorizzazioni fatte da Poste
italiane nel corso del 2006.
(4-01787)
*
*
*
DIFESA
Interrogazioni a risposta immediata in
Commissione:
IV Commissione:
CICU, COSSIGA e MARRAS. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il Governatore della Sardegna, Renato Soru, ha comunicato agli organi di
informazione che la scorsa settimana è
stato siglato dallo stesso e il Ministro della
Difesa Parisi un accordo per la cessione al
Patrimonio Regionale di 33 siti militari in
Sardegna;
secondo le dichiarazioni stampa si
tratta di « servitù militari » che verrebbero
liberate attraverso la cessione dei suddetti
beni a mezzo permuta con 70 alloggi e
magazzini per 45 mq messi a disposizione
dalla Regione Sardegna;
si prevede la cessione anche di caserme ad oggi in uso come la Monfenera
che ospita circa 1.000 militari della Sassari;
non si prevedono strutture e spazi
alternativi per lo svolgimento delle attività
militari;
non si menzionano invece beni ulteriori su cui da tempo si lavora per giungere ad una positiva riconversione strutturale e funzionale nell’interesse del territorio come nel caso dell’arsenale della
Maddalena;
non si considerano i poligoni militari
sui quali si stava studiando un progressivo
Camera dei Deputati
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riequilibrio in chiave nazionale e una
immediata riduzione delle aree ad oggi
occupate ma non necessarie alle attività
militare come nel caso del Poligono di
Teulada e al Capo Fresca dove grazie ad
una riduzione delle campane a tiro si
possono restituire da subito ai Comuni
interessati importanti aree marine e costiere utili allo sviluppo delle attività di
pesca e turistiche;
non si fa riferimento alle attività di
bonifica dei fondali marini e delle aree
terrestri dei poligoni militari per i quali in
senso favorevole la Commissione Difesa,
nel contesto della Legge Finanziaria, ha
approvato all’unanimità un emendamento
a firma Cicu;
non si fa riferimento alla valutazione
del Ministro dell’Economia in ordine alla
procedure di permuta –:
se sia vero, a quale titolo e con quale
contenuti, sia stato siglato un accordo tra
il Ministero della Difesa e la Regione
Sardegna concernente servitù militari del
Comune di Cagliari e nelle aree destinate
a poligoni militari.
(5-00445)
RAO, ZELLER, BRUGGER, WIDMANN
e BEZZI. — Al Ministro della difesa. — Per
sapere – premesso che:
da fonti giornalistiche, secondo notizie già circolate in passato, ma che sembrano aver subito un’improvvisa accelerazione ultimamente, si apprende che è in
previsione lo spostamento del 24o Battaglione logistico Dolomiti dell’Esercito dalla
caserma Battisti di Merano al territorio di
Verona il che renderebbe possibile, di
conseguenza, la permuta di parte delle
rispettive aree militari, con la Provincia
autonoma di Bolzano, che è disponibile a
costruire alloggi di servizio;
la dismissione di parte della caserma Battisti è volta alla realizzazione
di strutture moderne e calibrate alle reali
esigenze militari con un conseguente ri-
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sparmio, secondo un progetto attualmente allo studio dello Stato maggiore
dell’Esercito –:
Interrogazioni a risposta scritta:
se sia fondata l’ipotesi di un’accelerazione dello spostamento del 24o Battaglione Dolomiti dell’Esercito e, in caso
positivo, quale sia la tempistica che l’amministrazione militare prevede per stipulare i relativi accordi con la Provincia
autonomia di Bolzano.
(5-00446)
a quanto risulta all’interrogante, nel
Comune di Bolzano il demanio militare
avrebbe ceduto gratuitamente una particella corrispondente al tratto di viale
Druso che si trova di fronte alla caserma
« Ottone Huber » per realizzare un marciapiede;
RUGGHIA e PAPINI. — Al Ministro
della difesa. — Per sapere – premesso che:
la cessione di detta particella sarebbe
avvenuta a titolo gratuito in quanto il
Comune di Bolzano non avrebbe corrisposto alcunché –:
è stato recentemente appaltato il
completamento del « Comparto A » per
esigenze dello Stato Maggiore della Difesa
nel sedime aeroportuale di Roma-Centocelle;
nella moderna tecnica costruttiva i
fabbricati per uffici vengono ormai improntati alla massima flessibilità di impiego attraverso la modularità dei singoli
ambienti e l’installazione di pareti divisorie attrezzate che espletano sia la funzione
di distribuzione planimetrica che quella
inerente il contenimento della documentazione necessaria;
tale soluzione consente di adattare
nel tempo la distribuzione interna degli
uffici al variare delle esigenze funzionali e
consente una contrazione dei costi e dei
tempi stessi di esecuzione in quanto compendia in un’unica lavorazione sia la funzione distributiva che quella di arredo
degli spazi di lavoro –:
alla luce di quanto sopra, avendo
presente la continua evoluzione e trasformazione delle esigenze della Difesa e il
costo non indifferente dell’opera appaltata,
si intende conoscere quale sistema di divisione planimetrica si intenda adottare
per il fabbricato denominato « Comparto
A » dell’aeroporto di Centocelle al fine di
garantirne la maggiore flessibilità di uso
nel tempo.
(5-00447)
HOLZMANN. — Al Ministro della difesa.
— Per sapere – premesso che:
se ritenga lecita la cessione di beni
demaniali a titolo gratuito; per quale ragione non si sia preteso un pagamento
sotto qualunque forma dal momento che il
patrimonio militare necessita di interventi
manutentivi abbastanza onerosi; se, nel
caso suesposto, si possa ravvisare un
danno erariale.
(4-01783)
HOLZMANN. — Al Ministro della difesa.
— Per sapere – premesso che:
secondo quanto risulta all’interrogante, su una particella fondiaria che si
trova al Passo del Tonale, Comune di
Ponte di Legno, sarebbe stata realizzata
una pista da sci, tra l’altro, vicino ad una
piazzola di atterraggio per elicotteri;
la cessione di detta particella da
parte del demanio militare sarebbe avvenuta a titolo gratuito in quanto il Comune
di Ponte di Legno non avrebbe corrisposto
alcunché –:
se ritenga lecita la cessione di beni
demaniali a titolo gratuito;
per quale ragione non si sia preteso
un pagamento sotto qualunque forma dal
momento che il patrimonio militare necessita di interventi manutentivi abbastanza onerosi;
se, nel caso sopra riportato, si possa
ravvisare un danno erariale.
(4-01784)
*
*
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Atti Parlamentari
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ECONOMIA E FINANZE
Interrogazioni a risposta immediata in
Commissione:
V Commissione:
GARAVAGLIA. — Al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere –
premesso che:
i commi 206 e 207 del disegno di
legge finanziaria per l’anno 2007, di recente approvato in prima lettura dalla
Camera prevedono lo strumento degli accantonamenti indisponibili per le poste di
bilancio degli Stati, di previsione dei Ministeri, al fine di « tagliare » la spesa delle
Amministrazioni pubbliche;
simile metodo è stato già utilizzato
da precedenti interventi legislativi, ma con
la differenza che erano adottati in corso
d’anno, per la necessità di contenere eccessi di deficit;
la novità di adottare tale accantonamenti in sede di legge finanziaria desta
perplessità, in quanto « accantonare » consente successivamente al Ministro dell’economia e delle finanze di intervenire per
correzioni;
si rileva che il metodo dell’accantonamento opera sia sulle quote discrezionali, sia sulle quote delle spese obbligatorie e legislativamente determinate, pertanto andrebbero chiariti gli aspetti metodologici di applicazione;
alcune riduzioni di spesa operate nei
commi citati corrispondono a finanziamenti previsti dalle norme del testo del
disegno di legge finanziaria, inerenti a
finalità istituzionali proprie del Ministero,
a cui è stato effettuato il taglio;
si prenda il caso dei finanziamenti
per interventi del Ministero della solidarietà sociale, quale i 50 milioni annui
stanziati per il Fondo per l’inclusione
sociale degli immigrati, e i 100 milioni per
il 2007 per il Fondo destinato alla non
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autosufficienza ed altri interventi, il cui
onere totale corrisponde esattamente all’ammontare dei tagli del medesimo ministero operata con il metodo dell’accantonamento;
dunque, i noti 3,9 miliardi di taglio di
spesa per la razionalizzazione ed il contenimento della spesa pubblica, evidenziati
dalle tabelle consegnate dal Ministro dell’economia, che indica il reperimento delle
risorse, sono somme poi ridistribuite per
interventi vari dall’articolato del testo del
DDL della finanziaria, laddove criteri di
trasparenza avrebbero richiesto l’indicazione contestuale nella norma di adozione
degli interventi dell’indicazione specifica
delle risorse utilizzate per il finanziamento, reperite mediante il taglio degli
stanziamenti del Ministero relativo –:
se per il futuro il Ministro, ai fini di
una maggiore trasparenza e chiarezza,
ritenga opportuno evidenziare nell’articolato dei prossimi disegni di legge finanziaria per ogni impiego di risorse il corrispettivo taglio di spesa necessario per
finanziare
l’intervento,
e
conseguire
l’obiettivo di tagliare a regime la spesa
pubblica non tramite gli accantonamenti,
ma tramite il taglio delle poste in bilancio
dei vari Stati di previsione per le spese
discrezionali e consumi intermedi, e adottando le norme di modifica delle autorizzazioni di spesa per effettuare e iscrivere
in bilancio le riduzioni delle spese obbligatorie e delle spese legislativamente determinate.
(5-00432)
IACOMINO e ANDREA RICCI. — Al
Ministro dell’economia e delle finanze. —
Per sapere – premesso che:
con l’articolo 8 della legge n. 388 del
2000 è stato istituito un credito d’imposta
concesso, automaticamente, agli imprenditori che avrebbero posto in essere investimenti di beni strumentali nuovi fino a
tutto il 31 dicembre 2006. Tale disposizione prevede obbligo, per l’imprenditore,
di presentare, preventivamente, istanza
per l’attribuzione del credito d’imposta,
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nonché l’obbligo di reiterare le richieste
che rimangono inevase per mancanza di
stanziamento;
le istanze sono evase dall’Agenzia
delle Entrate in ordine progressivo ed in
base alle risorse stanziate nel capitolo di
spesa. Di volta in volta che si rendono
disponibili nuove risorse sugli appositi capitoli di spesa, la graduatoria viene fatta
scorrere e gli imprenditori vengono autorizzati ad effettuare l’investimento programmato;
in questi giorni, l’Agenzia delle Entrate, sta recapitando, agli operatori delle
regioni del sud, le autorizzazioni tardive
all’utilizzo del bonus investimenti per
l’anno 2006, mediante una serie di atti
formali di accoglimento, che si riferiscono
a istanze presentate per la prima volta nel
2005 e in seguito nel 2006, ma non accolte
per esaurimento dei fondi. Le autorizzazioni recapitate in questi giorni sono giustificate dallo scorrimento della graduatoria a seguito della nuova disponibilità di
risorse conseguente alle rinunce che, progressivamente vengono inviate all’Agenzia
delle Entrate. Nel caso della Campania le
autorizzazioni sono giustificate, anche, dal
recepimento di un’apposita convenzione
stipulata con la Regione che, allo scopo, ha
stanziato 50 milioni di euro. Pertanto
parecchi imprenditori che avevano inoltrato richiesta già negli anni passati e che,
a norma di legge, avevano provveduto a
reiterare la domanda (mod. RTS) si sono
visti recapitare l’assenso all’effettuazione
dell’investimento nel corso dell’anno 2006,
(gli ultimi in data 3 novembre 2006);
vi è il rischio che i potenziali beneficiari non siano materialmente in grado
di utilizzare l’aiuto assegnato, Infatti, l’articolo 8 della legge n. 388 del 2000 prevede l’obbligo di avviare l’investimento
entro sei mesi dalla presentazione della
domanda. Il medesimo articolo prevede,
inoltre, a pena di decadenza; che l’investimento autorizzato deve essere effettuato
entro il 31 dicembre 2006 e che anche il
relativo credito d’imposta deve essere utilizzato entro la medesima data;
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è quindi, molto probabile che chi si
è visto scartare l’istanza a inizio anno non
si sia preoccupato di avviare l’investimento
nel termine stabilito, con ciò perdendo
definitivamente il diritto che, invece, gli
viene riconosciuto tardivamente solo con
un provvedimento emanato ben oltre i sei
mesi successivi a quello di presentazione
dell’istanza. In ogni caso, anche se avessero rispettato il termine dei sei mesi per
l’avvio dell’investimento, è ulteriormente
molto improbabile che gli imprenditori
riescano a realizzare ingenti investimenti
in pochi giorni;
lo stanziamento è stato già posto in
essere e che nessuna ulteriore spesa viene a
gravare sulle casse dello Stato, che parecchi
contribuenti autorizzati ad effettuare gli investimenti nel 2006, per incertezza della
norma, per difficoltà a realizzare i cospicui
investimenti entro il termine del 31 dicembre 2006, per difficoltà di utilizzare tutto il
credito d’imposta entro la medesima data
del 31 dicembre 2006, non hanno avviato gli
investimenti –:
quali provvedimenti intenda adottare
affinché i contribuenti che hanno inoltrato
e/o rinnovato le istanze per la concessione
del credito d’imposta ai sensi dell’articolo
62, comma 1, lettera d), della legge 27
dicembre 2002, n. 289, e che hanno ricevuto da parte dell’Agenzia delle entrate
comunicazione della concessione del predetto contributo nel corso dell’anno 2006
possano concretamente usufruirne;
in particolare, se il Governo non
ritenga opportuno consentire di: a) avviare
la realizzazione dell’investimento entro il
31 dicembre 2007; b) utilizzare il contributo entro il terzo anno successivo all’avvio dell’investimento.
(5-00433)
D’ELPIDIO. — Al Ministro dell’economia
e delle finanze. — Per sapere – premesso
che:
la prima applicazione delle disposizioni in materia di contenimento della
spesa pubblica alla Camera di Commercio
si è avuta nel 2002 con il decreto del
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Ministero dell’economia e delle finanze del
29 novembre 2002, n. 194 convertito nella
legge 31 ottobre 2002, n. 246, riguardante
riduzione delle spese di funzionamento
per l’acquisto di beni di consumo e di
servizi per gli enti ed organismi pubblici
non territoriali;
in quella sede l’importo della riduzione calcolato è stato opportunamente
accantonato, meglio reso indisponibile, in
attesa di future disposizioni;
la legge n. 289 del 27 dicembre 2002,
legge Finanziaria per l’anno 2003, ha imposto la riduzione del 10 per cento degli
stanziamenti relativi ai consumi intermedi,
rispetto alle analoghe spese sostenute nell’anno 2001;
per l’anno 2004, inizialmente, la legge
finanziaria aveva determinato il limite
massimo di stanziamento per le spese per
consumi intermedi nell’importo impegnato
nell’anno precedente; successivamente, il
decreto-legge n. 168, convertito con legge
n. 191/04, ha esteso il contenimento della
spesa pubblica alle seguenti tipologie prevedendo per ognuna di esse limiti differenti:
1) studi ed incarichi di consulenza
conferiti a soggetti estranei;
2) missioni all’estero;
3) spese di rappresentanza;
4) relazioni pubbliche;
5) convegni;
per l’anno 2005 la legge Finanziaria
(legge n. 311/2004) ha previsto le seguenti
limitazioni:
1) articolo 1 – comma 11 – la
spesa annua per studi incarichi e consulenze, conferiti a soggetti estranei all’amministrazione, persone fisiche e persone
giuridiche, sostenuta per ciascuno degli
anni 2005, 2006 e 2007 dalle pubbliche
amministrazioni di cui all’articolo 1 –
comma 2 – del decreto legislativo n. 165/
2001, non deve essere superiore a quella
sostenuta nell’anno 2004;
Camera dei Deputati
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2) articolo 1 – comma 5 – le
Camere concorrono al conseguimento dell’obiettivo di finanza pubblica attraverso
un’adeguata politica di contenimento delle
spese che non rivestono carattere obbligatorio;
3) articolo 1 – comma 12 – le
pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1 – comma 2 – del decreto legislativo
n. 165/2001, per ciascuno degli anni 2005,
2006 e 2007 non possono effettuare spese
di ammontare superiore al 90, 80 e 70 per
cento della spesa sostenuta per l’anno
2004, per l’acquisto, la manutenzione, il
noleggio e l’esercizio delle autovetture;
4) articolo 1 – comma 116 – le
amministrazioni di cui all’articolo 1 –
comma 2 – del decreto legislativo n. 165/
2001 possono avvalersi di personale a
tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel limite di spesa
media annua sostenuta per le stesse nel
triennio 1999/2001;
infine, per l’anno 2006, la legge Finanziaria ha previsto le seguenti limitazioni:
articolo 1 – comma 9 – la spesa
annua per studi, incarichi e consulenze,
conferiti a soggetti estranei all’amministrazione, persone fisiche e persone giuridiche,
sostenuta dalle pubbliche amministrazioni
di cui all’articolo 1 – comma 2 – del
decreto legislativo n. 165/2001, a decorrere dall’anno 2006, non potrà essere
superiore al 50 per cento di quella sostenuta nell’anno 2004;
articolo 1 – comma 10 – a decorrere dall’anno 2006 le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1 – comma 2
– del decreto legislativo n. 165/2001, non
possono effettuare spese per relazioni
pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e
di rappresentanza per un ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nell’anno 2004 per le medesime finalità;
articolo 1 – comma 11 – per
l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e
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AI RESOCONTI
l’esercizio delle autovetture le pubbliche
amministrazioni di cui all’articolo 1 –
comma 2 – del decreto legislativo n. 165/
2001 a decorrere dall’anno 2006 non possono effettuare spese di ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta
per l’anno 2004;
articolo 1 – commi 56 e 57 –
prevedono rispetto agli importi risultanti
alla data del 30 settembre 2005, una
riduzione del 10 per cento per le indennità, i compensi le retribuzioni e le altre
utilità corrisposte per incarichi di consulenza e il comma 57 impedisce, per un
periodo di tre anni, l’incremento dell’ammontare complessivo della spesa dei contratti di consulenza, si ritiene che il limite
del 50 per cento costituisca un limite di
carattere generale oltre il quale non è
possibile affidare incarichi di consulenza.
Il comma 56 impone in particolare una
riduzione dei singoli incarichi di consulenza in essere alla data di entrata in
vigore della legge Finanziaria;
articolo 1 – commi 58 e 59 –
operano la riduzione del 10 per cento
delle indennità, compensi, gettoni e retribuzioni o altre utilità comunque denominate corrisposti ai componenti di organi di
indirizzo, direzione e controllo e di organi
collegiali comunque denominati delle Camere di Commercio e degli enti da queste
ultime controllati;
sempre nel corso del 2006, il decretolegge n. 223 del 4 luglio 2006 convertito in
legge 4 agosto 2006, n. 248, ha imposto
ulteriori riduzioni per le spese per consumi intermedi, di rappresentanza, di consulenza, convegni, fiere, mostre e relazioni
pubbliche con contestuale versamento
delle somme accantonate in relazione alla
prima categoria di spesa al bilancio dello
Stato;
l’analisi storica sopra rappresentata
fornisce opportuni elementi di riflessione.
Oltre all’inasprimento delle percentuali di
riduzione, dal 15 per cento del 2002 al
40-50 per cento nel 2006, occorre rilevare
l’ampliamento delle tipologie di spesa interessate: in un primo momento le norme
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riguardavano soltanto le spese di funzionamento; progressivamente le stesse hanno
interessato anche l’attività promozionale e
di sviluppo del tessuto economico provinciale che com’è noto rappresenta il fine
istituzionale degli enti camerali;
la riduzione delle risorse, soprattutto
per quanto riguarda gli interventi di promozione, produce i seguenti effetti negativi:
sulle imprese, che si troveranno a
pagare il contributo annuale alle Camere
di Commercio per servizi che, inevitabilmente, saranno inferiori sotto il profilo
qualitativo e quantitativo a quelli attuali;
sulle potenziali entrate fiscali dello
Stato stesso in quanto tutti i provvedimenti che prevedono tagli sulle attività di
promozione dell’economia locale e riducono la capacità di intervento delle Camere hanno anche effetti negativi in termini di riduzione di reddito;
in relazione alle spese di funzionamento occorre precisare che le stesse attengono anche servizi ed attività istituzionali svolte dall’Ente Camerale quali ad
esempio l’istituto della conciliazione: la
riduzione della capacità di spesa in questi
casi compromette la qualità del servizio
offerto –:
se il Governo ritenga che gli enti
camerali le cui entrate non sono a carico
dello Stato ma sono rappresentate da
contribuzioni delle imprese e si caratterizzano per la loro autonomia funzionale,
possano considerarsi esclusi dalle disposizioni in materia di contenimento della
spesa pubblica in quanto le stesse fanno
riferimento ad enti ed organismi pubblici
non territoriali che adattano contabilità
anche finanziaria.
(5-00434)
VANNUCCI. — Al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
le attuali condizioni della finanza
pubblica rendono assai difficoltoso repe-
Atti Parlamentari
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AI RESOCONTI
rire risorse aggiuntive da destinare ad
interventi diretti al sostegno dello sviluppo
e al finanziamento di interventi per il
potenziamento del sistema produttivo e
delle infrastrutture;
allo stesso tempo, proprio l’esiguità
delle risorse disponibili rafforza l’esigenza
di un integrale ed efficiente utilizzo degli
stanziamenti già finalizzati ai predetti
obiettivi;
esemplare appare, al riguardo, il caso
delle disposizioni di cui all’articolo 1,
comma 480, della legge finanziaria per il
2006 (legge n. 266 del 2005), le quali
prevedevano l’utilizzo delle disponibilità
risultanti dal bilancio dell’INAIL per il
finanziamento di progetti diretti al rafforzamento delle dotazioni infrastrutturali
presentati da regioni, province autonome
ed enti locali;
tali disposizioni non hanno tuttavia
sino ad ora trovato concreta attuazione a
causa dei problemi emersi con riferimento
all’individuazione dell’ufficio competente a
provvedere all’istruttoria delle istanze di
finanziamento. In particolare può aver
concorso al rallentamento dei tempi di
attuazione il trasferimento, recentemente
disposto dal decreto-legge n. 181 del 2006,
convertito dalla legge n. 233 del 2006, alla
Presidenza dei Consiglio dei ministri della
segreteria del CIPE, organismo ordinariamente preposto all’erogazione di risorse
quali quelle individuate;
a fronte delle 440 istanze di richiesta
di finanziamento, per le quali non è ancora iniziato il procedimento di valutazione, il Governo è già stato sollecitato
affinché adottasse le opportune iniziative
per evitare il rischio di non utilizzare le
risorse individuate;
nel corso dell’esame in prima lettura
alla Camera del disegno di legge finanziaria per il 2007 il Governo ha infatti accolto
un ordine del giorno con il quale si
segnalava l’esigenza di individuare rapidamente l’ufficio competente a provvedere
all’istruttoria dei progetti di investimento
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presentati e, conseguentemente, a provvedere al finanziamento di quelli positivamente valutati;
le disposizioni di cui alla legge n. 266
del 2006 erano state precedute da analoghe normative adottate negli anni precedenti, a partire dal 2001, dirette a prevedere l’utilizzo di disponibilità dell’INAIL,
fra le altre cose per la realizzazione di
strutture edilizie di carattere sociale, quali
ospedali, caserme e campus universitari, a
fronte delle quali si sono determinate
legittime ispettive nei territori interessati
che tuttavia non hanno trovato piena soddisfazione –:
quale sia l’ammontare delle risorse
complessivamente disponibili a valere sul
bilancio INAIL, quale attuazione abbiano
trovato le disposizioni adottate a partire
dal 2001 e quali iniziative abbia assunto o
intenda assumere allo scopo di adempiere
all’impegno assunto in modo da evitare il
rischio di non utilizzare risorse essenziali
per il finanziamento di interventi meritori,
quali sono da ultimo quelle stanziate dalla
legge finanziaria per il 2006.
(5-00435)
*
*
*
GIUSTIZIA
Interpellanza urgente
(ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il
Ministro della giustizia, il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere –
premesso che:
ogni anno la magistratura pone sotto
sequestro conti correnti, beni mobili e
immobili frutto di attività illecite, accumulando cosı̀ ingenti risorse che diventano
proprietà disponibili dello Stato;
grazie a questi sequestri un sistema
giudiziario efficiente potrebbe far entrare
nelle casse dello Stato ingenti somme di
denaro, presumibilmente tali da coprire in
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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larga parte i costi di gestione del sistema
giudiziario stesso e forse anche di generare
un avanzo netto;
la gestione di questi patrimoni, che in
certi casi, come quella degli immobili,
comporta una certa manutenzione, è in
molti casi problematica. Assegni e bonifici
posti sotto sequestro vengono depositati in
banca, il contante in posta su un libretto
giudiziario intestato al procedimento. In
pratica, però, si determina, dal momento
del sequestro all’incasso dello stato, un
lasso di tempo « burocratico » assai rischioso;
un esempio, è costituito dai 621 milioni di lire sequestrati dalla magistratura
italiana il 6 ottobre del 1993 da un conto
svizzero e trasferiti sul conto corrente
della BNL del tribunale di Milano. Quei
soldi, oggi equivalenti a 390 mila euro, si
trovano ancora sul conto della banca.
Secondo Paolo Ielo, Pubblico mistero nel
processo di primo grado, ciò è dovuto a
molteplici intoppi burocratici e, in particolare, al troppo tempo che passa tra il
momento in cui si celebra un processo, il
momento in cui si giunge ad una sentenza
di condanna di primo grado e il momento
in cui la sentenza di condanna diventa
definitiva;
secondo la testimonianza della puntata di Report del 5 novembre 2006, soltanto pochi giorni prima della messa in
onda trasmissione gli organi competenti si
sono attivati per acquisire una sentenza di
confisca del 2000 di immobili per ingente
valore. Dentro fascicoli depositati in archivio, sono stati rinvenuti tre libretti che
contenevano complessivamente circa 23
mila euro, soldi che lo Stato avrebbe
potuto incassare dieci anni fa e che invece,
per un errore di cancelleria, sono stati
archiviati. Quei soldi ovviamente sono rimasti nella disponibilità di Poste italiane a
lungo, fino a quando « qualcuno » se n’è
accorto ed ha provveduto a riscuotere;
la puntata della trasmissione Report
citata documenta altresı̀ il caso-tipo di una
« mazzetta » di 10 mila euro. Il magistrato
ha disposto che il denaro venga depositato
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sul libretto di deposito giudiziario infruttifero presso le poste. La tangente viene
depositata nell’ufficio postale che si trova
all’interno del palazzo di giustizia di Milano. In caso di condanna definitiva, i soldi
congelati diventano dello Stato, che
avrebbe tutto l’interesse ad intascare denaro il più presto possibile piuttosto che
lasciarli alle poste; invece, nel caso documentato, anche se solo pochi metri separano l’ufficio postale dall’ufficio depositi
giudiziari, questa somma resta a lungo alle
Poste;
Vincenzo De Peppo, Capo ufficio depositi giudiziari di Milano, attribuisce nel
corso della trasmissione questi ritardi ai
grandi arretrati: i depositi giudiziari più
vecchi potrebbero risalire a più di dieci
anni fa. Si tratta, secondo il De Peppo di
milioni di euro, tanti milioni: se dovessimo
sommare tutti i tribunali – concordano il
De Peppo e la conduttrice Sabrina Giannini – si arriverebbe a una manovrina
finanziaria « perché sicuramente nei grossi
tribunali la giacenza di arretrato è analoga
a quella di Milano »;
i libretti giudiziari sul territorio nazionale sono circa 680 mila e hanno una
giacenza media di circa 2.500 euro per
libretto giudiziario; quindi il totale dei
libretti sul territorio è di un miliardo e
700 milioni di euro;
gli uffici depositi giudiziari non sono
collegati in rete con le poste, il che rende
lente, costose e macchinose, molteplici
operazioni inerenti, ad esempio, il computo degli interessi maturati, necessarie a
chiudere le pratiche di riscossione depositi;
gli uffici depositi giudiziari hanno
scarsissime dotazioni di personale, quello
di Milano, ad esempio, attualmente ha tre
impiegati, fino a poco tempo fa c’era solo
l’attuale capo ufficio, poi affiancato ad un
altro operatore a part time senza la possibilità finanziaria di ricorrere significativamente a straordinari;
un ufficio analogo a quello dei depositi giudiziari in un’azienda privata sa-
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rebbe il motore economico e quindi gestito
con efficienza, in questo caso invece, l’amministrazione pubblica sembra disinteressata ad incassare denaro già pronto per
essere riscosso. Ovviamente Cassa depositi
e prestiti, per il 30 per cento in mano alle
banche private, quei soldi li usa per le
proprie operazioni. Paga solamente l’1 per
cento di interessi al Ministero delle finanze, che quando ha bisogno di soldi
ovviamente, li chiede a Cassa depositi e
prestiti a tassi decisamente più elevati;
come è noto, la giustizia italiana è
stata sacrificata dal punto di vista delle
spese e della gestione proprio per mancanza di fondi, consulenti, traduttori,
gente che vive con queste attività, i Vice
Procuratori Onorari, hanno spesso faticato
a ricevere le dovute retribuzioni; mancano
pure i soldi per le fotocopiatrici, per i
toner, per l’acquisto di codici, mancano
per la carta, per le spese di benzina e
manutenzione, eccetera non avendo disponibilità monetarie il Ministero della giustizia ha contratto numerosi debiti, circa
250 milioni di euro;
non essendo le procure collegate ad
una banca dati centrale, l’ammontare del
denaro congelato e depositato sui conti
della Bnl o delle Poste non è noto. Verosimilmente si tratta di diversi milioni,
forse miliardi di euro;
da tempo dalla magistratura giunge
la richiesta di rivedere la normativa in
materia e si propone di istituire un’agenzia
o un fondo unico che gestisca queste
ricchezze;
anche le automobili sotto sequestro
in Italia sono milioni, auto che restano
spesso nei depositi con ingenti costi per la
collettività. Recente è la tragedia che ha
visto come protagonista il signor Rocco
Agostino, titolare e custode di questo deposito giudiziario, vantava crediti inevasi
per 200 mila euro con le autorità giudiziarie. Lunedı̀ 23 ottobre 2006 si è tolto la
vita con un colpo di pistola alla tempia di
fronte al palazzo di giustizia di Torino –:
se non si reputi necessario rivedere
l’assetto normativo relativo alla gestione
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dei beni mobili e immobili, registrati e
non, sequestrati dalle autorità giudiziarie,
per permettere un migliore funzionamento
della burocrazia giudiziaria e, più in generale, per recuperare risorse che appartengono allo Stato;
quali provvedimenti si intendano assumere a questo scopo;
se nella futura gestione di questo
patrimonio non si ritenga di dover prioritariamente onorare i debiti maturati dal
Ministero della Giustizia e quali provvedimenti si intendano assumere nell’immediato a tal fine;
se non si reputi improrogabile una
quantificazione puntuale degli importi dei
depositi giudiziari e se non si stimi utile
selezionare i depositi giacenti di importo
più alto stabilendo cosı̀ una priorità del
lavoro a venire;
se non si reputi necessario rinforzare
gli uffici depositi giudiziari e creare una
banca dati centralizzata delle stesse collegata alle poste italiane.
(2-00250)
« Bonelli, Pellegrino ».
Interrogazioni a risposta in Commissione:
GRILLINI, LENZI e ZANOTTI. — Al
Ministro della giustizia. — Per sapere –
premesso che:
l’Ufficio del Giudice di Pace di Bologna ha visto aumentare negli ultimi anni
il carico di lavoro e dall’altro lato calare
il numero del personale in servizio;
mentre il carico di lavoro nel settore
penale, seppure sostenuto, si è mantenuto
stabile, quello nel settore civile è cresciuto
di oltre il 200 per cento nel corso degli
ultimi due anni (passando da circa 10.000
procedimenti civili contenziosi iscritti nell’anno 2004, ai già oltre 20.000 dei primi
sette mesi del 2006);
un ulteriore incremento notevole del
carico di lavoro si è avuto a seguito
dell’attribuzione delle competenze in materia di immigrazione (tenendo conto che
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AI RESOCONTI
a Bologna c’è un Centro di Permanenza
Temporanea e che pertanto sono di competenza di questo ufficio non solo le
convalide dei provvedimenti di accompagnamento alla frontiera e i ricorsi avverso
i decreti di espulsione, ma soprattutto le
convalide dei provvedimenti di permanenza) che ha portato, per fare un esempio, da 17 mandati di pagamento per
interpreti e avvocati nei primi otto mesi
del 2004, prima cioè dell’assegnazione di
dette competenze, a 281 mandati nei restanti quattro mesi, a 1970 mandati nel
2005 ed a 1210 mandati nei primi 10 mesi
del 2006;
a fronte di 39 giudici attualmente in
servizio ci sono solo 35 unità di personale
amministrativo deputato a seguire tutti i
servizi delle cancellerie civili e penali,
inclusa la materia dell’Immigrazione, e i
servizi amministrativi;
pertanto, le unità di personale amministrativo in servizio per ogni giudice è
pari a 0,69 unità mentre lo stesso rapporto
per gli altri uffici giudiziari del Distretto di
Bologna è in media di 3 o 4 unità di
personale amministrativo per giudice,
come si ricava dalle piante organiche dei
magistrati e del personale del ministero
della giustizia;
inoltre, la pianta organica del personale, risalente al 1997, risulta oggi, con le
nuove competenze attribuite agli Uffici dei
Giudice di Pace, assolutamente insufficiente soprattutto se rapportata al carico
di lavoro rispetto ad altri Uffici del Giudice di Pace con le medesime risorse
umane ma con carichi di lavoro molto più
contenuti. Per esempio si possono rapportare i carichi di lavoro ed il personale del
GdP di Bologna con il GdP di Firenze o di
Genova, dove vi è una presenza di personale circa uguale, ma con numeri di
procedimenti civili molto minore. Genova
ha iscritto dall’inizio dell’anno 2006 circa
5.000 procedimenti per opposizione a sanzione amministrativa mentre Bologna ne
ha iscritti nello stesso periodo circa
18.000;
nononostante l’insufficienza della
pianta organica, la Corte Corte d’Appello
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di Bologna ha continuato la prassi delle
applicazioni prelevando personale dall’ufficio del Giudice di Pace per destinarlo ad
altri uffici;
le prospettive mostrano una situazione in sicuro e deciso peggioramento, dal
momento che mentre il carico di lavoro
aumenta costantemente, il personale amministrativo continuerà a ridursi. Sono
infatti previsti tre pensionamenti o cessazioni dal servizio nel 2007, che si aggiungeranno ai 10 (5 pensionamenti e 5 cessazioni) già avvenuti dal 2003 al 2006;
ad aggravare drammaticamente la situazione complessiva dell’ufficio concorrono almeno due altre circostanze: la
determinazione di non poter più utilizzare
il servizio automezzi messo a disposizione
dal Tribunale di Bologna e il nuovo software ministeriale; come di seguito meglio
specificato;
l’ufficio del Giudice di Pace di Bologna ha usufruito per circa dieci anni di un
servizio di consegna e ritiro atti da e per
altri uffici, da parte di autisti e automezzi
messi a disposizione dal Tribunale di Bologna o dalla Corte d’Appello. Tale forma
di collaborazione è stata attualmente sospesa dal Presidente della Corte d’Appello
con decisione presa il 17 agosto 2006, e
interruzione del servizio dal 16 settembre
2006, costringendo il personale ausiliario
unici in tutto il circondario (infatti nonostante la riduzione del parco macchine che
ha coinvolto tutti gli uffici, solo per l’ufficio del Giudice di Pace tale servizio è
stato completamente tolto, mentre continua per tutti gli altri Uffici giudiziari
presso i quali gli ausiliari-commessi, di
Corte d’Appello e Tribunale, continuano a
ritirare e consegnare atti e fascicoli con
l’auto di servizio) ad uscite giornaliere, a
piedi o con mezzi pubblici, non disponendo l’ufficio di mezzi propri, per la
consegna ed il ritiro, soprattutto all’Ufficio
notifiche e all’Agenzia delle Entrate di
innumerevoli atti giudiziari; a scapito di
altri servizi ed attività dell’ufficio stesso,
che erano svolti dagli ausiliari e che ora
devono essere svolti dal personale ammi-
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nistrativo. Ciò ha determinato un aggravamento della già insostenibile situazione;
persino il nuovo software applicativo
civile distribuito agli Uffici dei Giudici di
Pace, a giudizio degli interroganti, ha peggiorato in maniera incalcolabile la situazione non prevedendo – a differenza del
precedente applicativo – attività di consultazione dei ruoli civili da parte dei
legali, determinando un ulteriore ingorgo
di utenti nella cancelleria civile –:
quali misure il Governo ed il ministero intendano assumere per favorire con
urgenza la rideterminazione delle piante
organiche degli uffici dei Giudici di Pace,
in particolare di quello di Bologna, in
conseguenza delle numerose nuove competenze attribuite a tali uffici dal 1995 ad
oggi, per garantire un ragionevole rapporto tra personale amministrativo e magistrati;
quali iniziative il Governo ed il Ministro intendano assumere per dotare l’ufficio del Giudice di Pace di Bologna di un
automezzo proprio.
(5-00425)
GRILLINI, LENZI e ZANOTTI. — Al
Ministro della giustizia. — Per sapere –
premesso che:
per gli Uffici dei Giudici di Pace è
stato realizzato un nuovo applicativo informatico detto SIGP (Sistema Informativo
per i Giudici di Pace) per la gestione del
settore Civile, in sostituzione di un programma realizzato nel 1997, attualmente
ancora in uso presso alcuni uffici;
prima della distribuzione del nuovo
applicativo sono stati organizzati dei corsi
di formazione per gli utilizzatori del programma, durante i quali a quanto risulta
a gli interroganti, è emerso che il programma presentava numerosi problemi e
soprattutto si verificava che il programma
non era particolarmente stabile. Alcuni dei
problemi erano già stati rilevati in fase di
collaudo;
nonostante tutti i problemi che l’applicativo presentava il Ministero ha co-
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munque previsto l’installazione dell’applicativo in tutti gli uffici del Giudice di Pace,
aggravando la situazione di disagio che
questi uffici soffrono;
molti uffici, tuttavia, inizialmente si
sono rifiutati di installare il nuovo applicativo e in alcuni uffici dove invece è stato
installato, nella fase iniziale c’è stata la
necessità di usare contemporaneamente i
due applicativi. In alcuni casi si è dovuto
provvedere a ripetere più volte le procedure di migrazione prima di poter usare il
nuovo programma;
a riprova della lamentata inadeguatezza del programma, si osserva che a soli
due mesi dall’installazione sono stati
aperti circa 800 ticket presso il Call Center
di secondo livello per problemi evidentemente non risolvibili dall’assistenza in loco
(primo livello) e sono già stati effettuati
ben 15 aggiornamenti rispetto alla versione iniziale;
i Registri Generali previsti per l’Ufficio del Giudice di Pace sono molto simili
a quelli previsti per i Tribunali presso cui
è già in uso da alcuni anni l’applicativo
SICC (Sistema Informativo per il Contenzioso Civile), realizzato dallo stesso RTI
(Buil, Sisge Informatica e Datamat) che ha
realizzato il SIGP che risulta esserne
quindi una semplice estensione;
al di là di quanto esposto, il nuovo
applicativo presenta un ulteriore aspetto
paradossale: pur essendo stato realizzato
con una tecnologia webbased, non prevede
– a differenza del precedente e a differenza dello stesso SICC – nessuna possibilità di consultazione né da parte dei
legali né tanto meno da parte di utenti non
specializzati;
a causa quindi del nuovo applicativo
le Cancellerie del Giudice di Pace sono
subissate di richieste di informazioni, che
precedentemente gli avvocati erano in
grado di recuperare autonomamente attraverso l’uso del sistema informatico e del
vecchio applicativo. Ciò sta creando inevitabilmente un ulteriore aggravio di lavoro degli uffici, se non addirittura un
blocco;
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va ricordato, l’Ufficio del Giudice di
Pace di Bologna è stato dal 2004 sede
pilota di sperimentazione di un progetto –
progetto ASTREA – cofinanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e
della ricerca (MIUR);
tramite tale progetto, dai costi molto
contenuti, sono stati avviati dei servizi
on-line per informatizzare alcune procedure di scambio dati – ben oltre quindi la
semplice consultazione – tra l’ufficio e
alcuni avvocati;
ciò è stato reso possibile perché gli
Uffici del Giudice di Pace ben si prestano
a tale tipo di sperimentazione a causa
della relativa semplicità e ripetitività delle
cause trattate;
i risultati ottenuti, seppur limitati ad
alcuni avvocati che hanno aderito alla
sperimentazione, sono stati tanto positivi
da porsi l’obiettivo finale di estendere
tale sistema ad altri uffici, cosı̀ come
previsto dalle dichiarazioni contenute nel
progetto;
a quanto risulta agli interroganti, dei
risultati della sperimentazione non è stato
tenuto nessun conto in sede di progettazione e realizzazione del nuovo applicativo, che non ha implementato nessuna
delle funzionalità elaborate dalla sperimentazione –:
quali azioni intenda intraprendere, il
signor Ministro, perché gli uffici giudiziari
siano dotati di strumenti informatici veramente idonei al loro lavoro, aggiornati e
funzionanti e che servano effettivamente a
migliorare l’efficienza degli uffici anziché
creare ulteriori disagi a quelli esistenti;
quali verifiche il Governo ed il Ministero intendano effettuare per accertare
il corretto comportamento dell’Amministrazione e di chi ha prodotto l’applicativo
nella progettazione, realizzazione ed implementazione del nuovo applicativo;
quali azioni il Governo ed il Ministero intendano intraprendere affinché il
nuovo applicativo creato per gli Uffici del
Giudice di Pace contempli la possibilità di
Camera dei Deputati
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consultazione, ed eventuali altri servizi
on-line, da parte degli avvocati e soprattutto direttamente da parte dei cittadini in
considerazione del fatto che questi ultimi
rappresentano la stragrande maggioranza
degli utenti di detti uffici.
(5-00448)
*
*
*
INFRASTRUTTURE
Interrogazioni a risposta scritta:
MARIO RICCI, LOCATELLI e OLIVIERI. — Al Ministro delle infrastrutture,
al Ministro dei trasporti. — Per sapere –
premesso che:
Centostazioni S.p.a. è una società
creata nel finire 2001 con sede a Roma e
nata dalla partnership con la società privata Archimede 1 e il gruppo Ferrovie
dello Stato;
Centostazioni S.p.a. è controllata per
il 60 per cento dallo Stato e dal 40 per
cento da Archimede 1 S.p.a. (costituita a
sua volta per il 60 per cento di Save S.p.a.,
per il 21 per cento da manutencoop, per
il 15 per cento dalla Banca Popolare
Italiana e per il 4 per cento da Pulitori ed
Affini S.p.a.);
tale società è stata creata da Ferrovie
dello Stato per la valorizzazione commerciale, la gestione dei servizi e l’organizzazione amministrativa delle stazioni di media grandezza;
negli ultimi mesi sono state sollevate
moltissime perplessità circa le modalità di
gestione della società, soprattutto in relazione alle assegnazioni degli incarichi direttivi, alla distribuzione degli appalti e
all’efficienza della azione manageriale;
in particolare, dal punto di vista degli
incarichi direttivi va sottolineato come sia
stato nominato amministratore delegato di
Centostazioni S.p.a. il signor Paolo Simioni, che è al tempo stesso responsabile
Infrastrutture di mobilità della società
privata Save, che ricordiamo detiene il 60
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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per cento di Save S.p.a. Ad aggravare tale
situazione contribuirebbe anche la notizia
dell’avvenuta nomina, nel mese, di settembre, a capo del personale, della società
Centostazioni del medesimo signor Paolo
Simioni (fonte settimanale l’Espresso del
26 ottobre 2006);
le cose non vanno certamente meglio
dal punto di vista dell’efficienza dell’azione manageriale. Centostazioni S.p.a.,
infatti, pare abbia accumulato notevoli
ritardi nella realizzazione di molti lavori
che le erano stati assegnati. Tale affermazione è documentata in molti articoli pubblicati dagli organi di informazione. A
questo proposito si riporta un passo dell’articolo pubblicato su l’Espresso: « ...nel
2004 era previsto che gli interventi allo
scalo di Alessandria finissero nel 2005. Nel
2005 la data è slittata al 2007 e nel 2006
si è passati al 2008 in attesa dell’ennesima
ridefinizione... ». Numerose sarebbero anche le rimostranze nei confronti della
società per la mancata osservanza degli
obblighi di legge in materia di abbattimento delle barriere architettoniche come
ad esempio la mancata eliminazione delle
barriere percettive per non vedenti ed
ipovedenti in numerosi stazioni ferroviarie
(a tal proposito vi sono state segnalazioni
dell’Associazione disabili visivi) e al mancato rispetto della legge 626 in materia di
salute. In particolare in relazione a quest’ultimo aspetto le criticità sono state
rilevate in ordine alla mancanza della
certificazione degli impianti tecnologici ai
sensi della 46/90, presunta mancanza dei
modelli Ispesl per collegamenti equipotenziali e scariche atmosferiche eccetera;
l’articolo del settimanale l’Espresso
poi solleva anche forti dubbi su come
viene gestita l’intera partita della distribuzione degli appalti;
l’organismo di vigilanza, che dovrebbe presiedere al corretto svolgimento
delle procedure, originariamente composto
da tre persone, si trova attualmente senza
un « capo » dal momento che è stato
rimosso dal suo incarico il signor Pisano
senza, tra l’altro, provvedere alla sua sostituzione –:
Camera dei Deputati
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se il Ministro sia a conoscenza di tale
situazione e che giudizio ne dia;
se non ritenga di attivarsi al fine di
porre fine a tale situazione di palese
contrasto con i principi di legalità ed
efficienza, nonché con la finalità di perseguimento dell’interesse pubblico.
(4-01761)
ANTONIO PEPE e LEONE. — Al Ministro delle infrastrutture. — Per sapere –
premesso che:
il progetto di collegamento ferroviario alta capacità Napoli-Bari costituisce
una opera di strategica importanza per
collegare il mar Tirreno a quello Adriatico
e per mettere in rete anche i sistemi
portuali delle due regioni;
il territorio di Foggia si trova sul
naturale percorso della nuova linea ferroviaria;
lo studio di fattibilità presentato da
Rete ferroviaria italiana (RFI) esclude l’ingresso dei convogli merci e passeggeri
nell’attuale stazione ferroviaria di Foggia,
salvo la ipotesi molto impattante dal punto
di vista ambientale di modificare il tracciato in costruzione per imboccare la
attuale stazione da via Lucera e renderla
di transito rispetto alla linea Napoli-Bari;
il sopra citato studio prevede, in via
prioritaria, due diverse opzioni per localizzare una seconda stazione ferroviaria di
Foggia o presso Borgo Cervaro o presso
Borgo Incoronata;
gli enti locali, le associazioni datoriali, il mondo della politica e del sindacato locale hanno manifestato forte perplessità circa la localizzazione di una
nuova stazione ferroviaria fuori dal centro
abitato di Foggia a causa del rischio di
vedere decrescere la centralità e la importanza della attuale struttura in essere da
più di cinquanta anni;
attorno alla attuale stazione ruotano
interessi di un microsistema economico
costituito da alberghi e esercizi di risto-
Atti Parlamentari
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razione e commerciali, senza dimenticare
che l’intero trasporto urbano gravita sul
baricentro della struttura ferroviaria;
sul problema specifico riguardante la
stazione di Foggia, è stato ipotizzato l’insediamento di un tavolo di concertazione
per definire le soluzioni tecniche definitive
condivise con gli enti –:
quali iniziative il Ministero delle infrastrutture di concerto con RFI intenda
assumere per rispondere alle esigenze logistiche degli enti locali di Capitanata e se
ad esempio non possa impegnarsi, sin da
ora, per salvaguardare la attuale stazione
di Foggia e garantire il transito dei treni
passeggeri anche della futura linea alta
capacità, consentendo ai viaggiatori di
Foggia e del bacino territoriale di riferimento di fruire del servizio in modo
comodo e funzionale.
(4-01763)
*
*
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INTERNO
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
è stato messo sottosopra, la biancheria
intima buttata qua e là, le lenzuola sporcate di urina. E poi quelle svastiche dipinte. Il motivo di quanto accaduto non è
il furto, ma la pura violenza e lo sfregio
nei confronti della vita di due donne
omosessuali »;
un articolo del free-press Il Brescia
del 2 novembre 2006, intitolato « Una
svastica dipinta sull’auto », scrive che una
delle due donne è stata ancora vittima
dell’intolleranza neonazista all’uscita del
supermercato dove ha trovato una svastica
disegnata sulla propria automobile;
nei giorni seguenti altre fonti di
stampa hanno riportato che simili gravi
episodi si sono ripetuti contro le due
giovani donne;
la Gazzetta di Bari del 23 novembre
2006 riporta che a Bari un giovane omosessuale è stato aggredito e picchiato all’uscita da un locale, riportando ferite e
lesioni, che hanno richiesto l’applicazione
di ben 18 punti di sutura da parte dei
sanitari del locale nosocomio;
Interrogazione a risposta orale:
GRILLINI, SAMPERI, DE SIMONE,
BELTRANDI,
LENZI,
INCOSTANTE,
BOATO, BALDUCCI, CHIAROMONTE,
ZUNINO, ZANOTTI, PETTINARI, RAMPI,
TOCCI, FUMAGALLI, MARIANI, NICCHI,
BANDOLI, SERENI, SASSO, LEONI, MARAN, GIACHETTI, INTRIERI, GAMBESCIA, CREMA, DE ZULUETA, BUEMI,
POLETTI, BUFFO, CINZIA MARIA FONTANA e FLUVI. — Al Ministro dell’interno.
— Per sapere – premesso che:
le pagine del Corriere della Sera, del
27 ottobre 2006 e, più approfonditamente,
il quotidiano Bresciaoggi del 29 ottobre
2006 riporta la notizia di un episodio di
intolleranza omofoba avvenuto nel Comune di Mazzano in Provincia di Brescia:
« La casa di due giovani donne che convivono senza nascondere né ostentare la
loro omosessualità, è stata violata da sconosciuti. Che però una firma l’hanno lasciata: la croce uncinata. L’appartamento
l’agenzia di stampa Adnkronos, il 27
novembre 2006, riporta che nella stessa
città di Bari due persone sono state denunciate dalla Squadra mobile della Questura, per essere entrati in un locale di
Bari dove era in corso una festa a tema
omosessuale ed hanno cominciato a minacciare i presenti;
sempre nei giorni scorsi sulle pareti
del Liceo Aristofane, sito nel IV municipio
di Roma è comparsa la scritta « via le
lesbiche dalla scuola »; ad Udine sulla
vetrina e sui muri di un locale punto di
ritrovo per gay e lesbiche del Friuli sono
comparse le scritte « gay al rogo » e disegnate svastiche naziste;
tutte queste violenze perpetrate contro persone lesbiche, gay e transessuali si
susseguono a quelle che nei mesi scorsi
hanno visto vittime persone omosessuali in
Versilia, a Bologna, a Roma (dove lo
scorso 27 luglio a Roma su un muro del
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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2584
AI RESOCONTI
Circolo di Cultura omosessuale Mario
Mieli fu tracciata la scritta « Gay subumani ») e in molte altre città;
l’aumento crescente di episodi di intolleranza e violenza ai danni di persone
omosessuali desta viva preoccupazione e, a
giudizio degli interroganti, la matrice neonazista di molti episodi è palese –:
se il Ministro intenda esprimere la
propria solidarietà alle due ragazze, vittime della violenza omofoba di Mazzano
in provincia di Brescia, nonché al ragazzo
vittima di violenza omofoba a Bari;
se, data la gravità dei fatti di Mazzano, non si debba intervenire con efficacia per proteggere le due ragazze e prevenire altre aggressioni;
quali iniziative intenda intraprendere
il Ministro per porre un argine alla crescente intolleranza e violenza scatenata
contro le vittime dell’odio motivato dall’orientamento sessuale.
(3-00434)
Interrogazioni a risposta scritta:
CIRINO POMICINO, CATONE, BARANI, DEL BUE, FRANCESCO DE LUCA
e NARDI. — Al Ministro dell’interno, al
Ministro della giustizia. — Per sapere:
quanti e quali condannati con sentenza passata in giudicato per reati di
mafia, camorra e altre forme di criminalità organizzata siano stati rimessi in libertà dal 1o gennaio 1993 al 31 dicembre
2005;
quali e quanti patrimoni riconosciuti
di proprietà di questi condannati siano
stati confiscati e quanti, invece, lasciati
nelle proprie disponibilità;
quali siano le modalità concrete di
gestione dei programmi di protezione e
quali siano le autorità che hanno nel
merito responsabilità politiche, amministrative, giudiziarie.
(4-01766)
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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SAGLIA. — Al Ministro dell’interno. —
Per sapere – premesso che:
nel mese di agosto di quest’anno a
Brescia e provincia si sono registrati numerosi avvenimenti criminosi che hanno
destato un grande allarme sociale per
l’efferratezza dei delitti e per la successione temporale;
in particolare il 12 agosto è stato
rinvenuto il corpo della vittima, pachistana Hina Saleem, sgozzata e sepolta nel
giardino dell’abitazione familiare. Accusati
dell’omicidio sono il padre, lo zio e due
cognati che imputavano alla giovane la
« colpa » di voler vivere secondo i costumi
occidentali;
il 20 agosto viene rinvenuto nella
propria abitazione il cadavere del pittore
Aldo Bresciani, 72 anni;
il 22 agosto un cittadino pachistano
viene ucciso con tre coltellate al torace in
popoloso quartiere di Brescia;
il 23 agosto è stato scoperto in una
chiesa il corpo di Elena Lonati, 24 anni.
Del delitto è stato accusato il sacrestano
cingalese;
il 28 agosto un’intera famiglia, il
padre Angelo Cottarelli, la convivente e il
figlio vengono trovati massacrati nella taverna della loro abitazione. Il delitto sarebbe stato compiuto dalla criminalità
calabrese per un regolamento di conti;
alcuni degli episodi citati in premessa hanno scatenato un’accesa inquietudine nella popolazione di riferimento
alla immigrazione extracomunitaria. Brescia conta circa 190 mila abitanti, la
presenza di 26 mila immigrati con pene
al primo posto in Italia per numero di
stranieri;
il 31 agosto il Sindaco ed il Prefetto
di Brescia hanno incontrato a Roma il
Ministro degli interni ed il Capo della
polizia che si sono impegnati ad uno
sforzo straordinario del Governo per rafforzare l’organico delle forze dell’ordine al
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
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fine di garantire la sicurezza dei cittadini
di Brescia ed il controllo del fenomeno
dell’immigrazione clandestina –:
realizzazione dell’interesse privato ed in
concreto pregiudizio dell’amministrazione
pubblica;
quali iniziative siano state assunte
dal Ministero, dal mese di agosto ad oggi,
in ordine agli impegni assunti verso la
comunità bresciana.
(4-01771)
l’eventuale approvazione definitiva
del PRG di specie, che ha come ultima
scadenza il 15 gennaio 2007, realizzerebbe
un precedente, in forza del quale altre
amministrazioni comunali risulterebbero
legittimate a procedervi sussistendo vizi di
incompatibilità e per di più costituirebbe
una disparità nei confronti delle amministrazioni che hanno approvato lo strumento urbanistico rimuovendo le eventuali
condizioni della incompatibilità di cui
trattasi;
MADERLONI. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
con la deliberazione n. 79 del 12
dicembre 2005, il Consiglio Comunale del
comune di Folignano, in provincia di
Ascoli Piceno ha adottato il Piano Regolatore Generale in adeguamento al PPAR;
il Sindaco ha partecipato alle discussioni e alle relative votazioni, nonostante
risulterebbe incompatibile, in quanto egli è
comproprietario di una vasta area che
risulterebbe trasformata nella sua destinazione urbanistica come proposto nel
P.R.G. adottato;
nella citata deliberazione del Consiglio Comunale, il voto del Sindaco è stato
decisivo per addivenirvi, in quanto è stata
approvata con 9 voti favorevoli e 8 contrari, in evidente violazione della lettera e
dello spirito dell’articolo 78, comma 2, del
decreto legislativo n. 267 del 2000, cosı̀
come anche rilevato e denunziato, nella
medesima sede, dai Consiglieri di opposizione;
come più volte ribadito dal Consiglio
di Stato (per tutte, Cons. Stato, sez. IV, 3
settembre 2001, n. 4622; cfr anche Cons.
Stato, sez. IV, 12 dicembre 2000, n. 6596),
l’obbligo di astensione e di allontanamento
dei consiglieri comunali, qualora siano
portatori di interessi personali, che possano determinare posizioni di conflittualità in ordine alle decisioni da assumere,
prescinde dall’apprezzamento in concreto
di un vantaggio, essendo sufficiente a determinare tale obbligo, qualsiasi interesse
proprio che possa risultare in conflitto con
la realizzazione dell’interesse pubblico, essendo irrilevante il fine specifico della
alcuni consiglieri comunali si sono
rivolti al Prefetto di Ascoli Piceno chiedendo l’annullamento straordinario della
delibera del consiglio comunale ai sensi
dell’articolo 138 del decreto legislativo
n. 267 del 2000 –:
come valuti le circostanze evidenziate
in premessa e quali urgenti iniziative voglia assumere al fine di porre rimedio ad
un provvedimento che, qualora non radicalmente riconsiderato nel merito e nella
procedura, potrebbe produrre un inaccettabile precedente.
(4-01775)
CARUSO. — Al Ministro dell’interno. —
Per sapere – premesso che:
in data 8 novembre 2006 la Corte
d’Appello di Campobasso ha rigettato il ricorso in Appello proposto dal Sindaco di
Guardialfiera (Campobasso) Remo Grande,
contro la sentenza emessa dal Tribunale di
Larino del 25 luglio 2006 che ne dichiarava
l’ineleggibilità originaria alla carica di Sindaco e la conseguente decadenza dalla carica medesima;
il Tar Molise in data 8 novembre
2006 accoglieva il ricorso presentato dal
signor Lomma Giovanni ed altri e procedeva all’annullamento degli atti di nomina
degli assessori comunali e della nomina
del Vice Sindaco nonché di tutti gli atti
preordinati, consequenziali e comunque
connessi;
Atti Parlamentari
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XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2586
AI RESOCONTI
il Consiglio di Stato in data 16 novembre 2006 respingeva la richiesta di
decreto cautelare tendente a sospendere
l’esecuzione della sentenza del Tar Molise
di cui sopra e rinviava all’udienza del 5
dicembre 2006;
la sentenza della Corte d’Appello di
Campobasso è immediatamente esecutiva
anche nel caso di eventuale proposizione
di ricorso in Cassazione;
al Comune di Guardialfiera, stante la
decadenza del Sindaco nonché l’annullamento della nomina del Vice Sindaco e
della Giunta comunale risulta privo di
qualsiasi guida amministrativa;
ai sensi dell’articolo 141 comma 7 il
prefetto, per motivi di grave e urgente
necessità può sospendere, per un periodo
comunque non superiore a novanta giorni,
i consigli comunali e provinciali e nominare un commissario per la provvisoria
amministrazione dell’ente;
in data 9 novembre 2006 i consiglieri
comunali di Guardialfiera, Giovanni
Lomma, Vincenzo Fiorini, Gianfranco Simeone, Enzo Cirella presentavano al Prefetto di Campobasso istanza di nomina di
un Commissario Prefettizio per il Comune
di Guardialfiera;
secondo quanto risulta all’interrogante a tutt’oggi nessuna iniziativa è stata
assunta dalla Prefettura di Campobasso
con la conseguenza che il Comune di
Guardialfiera è privo di guida amministrativa che assicuri l’adozione di iniziative in
caso di emergenze non anche per l’ordinaria amministrazione –:
quali siano le azioni che intende
intraprendere, onde evitare un vuoto amministrativo a cui è a tutt’oggi il Comune
di Guardialfiera (Campobasso) dopo la
sentenza della Corte di Appello di Campobasso.
(4-01777)
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Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
LAVORO E PREVIDENZA SOCIALE
Interpellanza urgente
(ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il
Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, il Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare, il Ministro
della salute, per sapere – premesso che:
il gravissimo incidente verificatosi
nello stabilimento della Umbria Olii S.p.A.,
nell’area del comune di Campello sul Clitunno, con il suo tragico bilancio di quattro lavoratori morti e di un danno ambientale non ancora pienamente quantificabile, ripropone il dramma degli incidenti
sul lavoro;
l’esigenza di porre al centro dell’attenzione degli organi di informazione,
delle forze sociali e nell’azione legislativa e
di governo il tema della sicurezza del
lavoro è stata, negli ultimi mesi, più volte
autorevolmente riproposta dalle massime
cariche istituzionali;
sebbene i più recenti dati forniti
dall’Inail evidenzino una lieve ma costante
flessione del numero complessivo degli
incidenti sul lavoro, anche di quelli mortali, il costo in termine di vite umane, di
menomazioni fisiche e in termini di oneri
finanziari rimane intollerabile, tanto che
ancora lo scorso anno si sono registrate
quasi 940 mila denunce di infortuni e
1.206 incidenti mortali;
il tema della sicurezza del processo
produttivo è strettamente connesso anche
alla questione del contenimento dell’impatto ambientale sul territorio, sulle acque
e sull’aria, anch’esso troppo spesso considerato secondario rispetto al risultato economico;
in particolare, sul luogo dell’esplosione si è prodotto un incendio protrattosi
per ore che ha distrutto i silos contenenti
le scorte di olio e ha comportato il danneggiamento di tutte le abitazioni circostanti e il riversamento del liquido oleoso
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2587
AI RESOCONTI
nella rete fognaria e nell’adiacente fiume
Clitunno, con conseguente probabile inquinamento anche delle falde acquifere di
un’area di altissimo pregio ambientale e
dal delicato profilo idrogeologico quale
quella circostante le « Fonti del Clitunno »;
solo grazie al tempestivo intervento
delle squadre dei vigili del fuoco, per
quanto ostacolate dalla dimensione dell’incendio e dall’entità dello sversamento di
liquidi oleosi, si sono potuti limitare, almeno ad un primo esame, gli effetti di tale
incidente;
proprio la sicurezza nei luoghi di
lavoro e la tutela dell’ambiente costituivano uno degli assi portanti del programma di governo dell’Unione –:
quali elementi siano a disposizione
del Governo in relazione alla dinamica
degli accadimenti delineati in premessa,
nonché una prima valutazione degli effetti
sull’equilibrio ambientale della zona e
sulla condizione della salute della popolazione circostante;
quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di addivenire alla definizione
di un quadro giuridico che offra una
maggiore e reale tutela della salute e della
vita dei lavoratori, nonché un sistema di
efficace monitoraggio e controllo del rispetto della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, anche prevedendo un miglior coordinamento delle
strutture del Ministero del lavoro e delle
aziende sanitarie locali preposte a tali
funzioni;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
Viola, Bandoli, Benvenuto,
Chianale, Fasciani, Galeazzi,
Gentili, Iannuzzi, Lomaglio,
Longhi,
Marantelli,
Margiotta, Pedulli, Realacci ».
Interrogazioni a risposta immediata in
Commissione:
XI Commissione:
LO PRESTI. — Al Ministro del lavoro e
della previdenza sociale. — Per sapere –
premesso che:
la Ciet Impianti S.p.A. nasce il 1o
ottobre 2006 da uno scorporo della Ciet
S.p.A. che con una cessione del ramo di
azienda, nell’ottica di una riorganizzazione
interna, crea questa impresa comunque
legata al gruppo Mancini. L’Azienda opera
nell’ambito delle Installazioni Telefoniche
ed elettriche, impegnando sul territorio
nazionale circa 1.200 addetti, ed è presente in Sicilia dal novembre 2001 assorbendo, in virtù di un accordo ministeriale,
circa 130 lavoratori provenienti dalla Telecom Italia S.r.l.;
l’assunzione dei lavoratori in Sicilia,
attraverso la mobilità, si è tradotta in un
evidente vantaggio per l’impresa che ha
avuto la possibilità di utilizzare sgravi
contributivi (per un triennio), con tutte le
conseguenti agevolazioni in termini di concorrenzialità con le altre aziende, visto che
dal 2001 i lavori vengono assegnati con
gare d’appalto;
se non sussistano i requisiti per il
riconoscimento dello stato di emergenza ai
sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio
1992, n. 225.
l’organico in Sicilia ad oggi è costituito da 96 lavoratori cosı̀ distribuiti: Palermo 32, Trapani 16, Caltanissetta 37,
Caltagirone 11;
(2-00249) « Franceschini, Sereni, Bressa,
Quartiani, Giachetti, Mariani, Delbono, Bocci, Di Girolamo, Stramaccioni, Bellanova, Buffo, Codurelli, Cordoni, D’Ambrosio, Di Salvo,
Farinone, Cinzia Maria Fontana, Laratta, Lenzi, Merloni, Miglioli, Motta, Schirru,
la Ciet opera per diverse committenti,
anche se la committente principale rimane
la Telecom Italia S.p.A., che ha affidato a
tale azienda in Sicilia 5 milioni di euro di
attività per l’anno in corso. Al 31 dicembre
2006 scade la gara d’appalto dei lavori
Telecom e tutte le imprese si stanno
preparando ad affrontare la nuova che
dovrebbe avere valenza 2007-2009;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2588
AI RESOCONTI
risulta all’interrogante che la Ciet
Impianti S.p.A. abbia deciso di abbandonare la Sicilia per ottenere uno scambio di
budget di attività in un’altra Regione del
Centro-Nord, ritenuta più strategica per
l’impresa, che cerca di compattare la sua
presenza sul territorio nazionale;
infatti risulta all’interrogante che la
Ciet Impianti S.p.A. ha disdettato al 31
dicembre 2006 tutti i contratti di locazione
dei quattro cantieri presenti in Sicilia il
che lascia prefigurare gravi conseguenze
sul piano occupazionale per i lavoratori
dipendenti della impresa, che non si sa
quale fine faranno;
si palesa pertanto, il rischio reale
che, in assenza di regole di indirizzo,
chiare e di salvaguardia, ogni impresa
potenzialmente subentrante sia più propensa a recuperare volumi di lavoro senza
tenere conto del mantenimento degli attuali occupati in Sicilia –:
quali iniziative intende assumere per
garantire i livelli occupazionali della Ciet
Impianti S.p.A.
(5-00442)
CODURELLI. — Al Ministro del lavoro
e della previdenza sociale. — Per sapere –
premesso che:
il decreto legislatı̀vo 27 gennaio 1992,
n. 80, articolo 2, per tutelare i lavoratori,
pone a carico del Fondo di garanzia per il
trattamento di fine rapporto – di cui alla
legge 29 maggio 1982, n. 297 – il pagamento degli ultimi tre mesi di lavoro,
ovviamente nel caso in cui l’Azienda e/o la
procedura non abbiano corrisposto tali
retribuzioni;
l’INPS (v. messaggio n. 015924 del 5
giugno 2006 con oggetto « crediti di lavoro
di cui all’articolo 2 del decreto legislativo
80/92 – individuazione del dies a quo »)
afferma che « è stato disposto che il dies a
quo per il calcolo dei dodici mesi, entro i
quali devono essere comprese le tre mensilità non erogate dal datore di lavoro,
coincide con la data della domanda di
dichiarazione di insolvenza ». Nello stesso
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
messaggio l’INPS afferma che « la richiesta
di espletamento del tentativo obbligatorio
di conciliazione di cui all’articolo 410 del
codice di procedura civile, in quanto attiene ad una fase precontenziosa, non può
essere equiparata ad una iniziativa giudiziaria » e che, pertanto « la possibilità di
anticipare il dies a quo ad una data
precedente la domanda di apertura della
procedura concorsuale è riservata esclusivamente al lavoratore che prima di detta
data abbia agito in giudizio »;
questo messaggio contrasta con la
sentenza n. 1885 del 1o febbraio 2005
della Corte di cassazione-Sezione lavoro
civile. Nella stessa si ricorda che la Corte
di Giustizia ha interpretato la direttiva
comunitaria « nel senso che quel termine
deve essere calcolato – a ritroso – con
decorrenza dalla data di qualsiasi iniziativa, volta ad ottenere la soddisfazione del
credito »;
l’INPS, prima di procedere al pagamento nei limiti fissati dal decreto procede
agli opportuni accertamenti del diritto in
capo ai lavoratori. Infatti, nel caso i lavoratori dipendenti dalla stessa azienda in
« procedura » hanno la residenza in Comuni che fanno capo a diverse sedi INPS,
ciascuna sede si attiva per gli « accertamenti », con oneri per gli Uffici e con
tempi diversi per procedere alla liquidazione delle mensilità dovute, creando conseguenti discriminazioni;
appare pertanto opportuno che gli
accertamenti dei diritti dei lavoratori vengano effettuati unicamente dalla sede
INPS a cui fa capo territorialmente
l’azienda, che gli accertamenti debbano
valere automaticamente per tutte le sedi
INPS a cui fanno capo i comuni in cui
risiedono i lavoratori e che, conseguentemente, anche i pagamenti a carico del
Fondo di garanzia, vengano effettuati dalla
stessa sede INPS, negli stessi tempi per
tutti i lavoratori, rinviando alle « regolazioni » interne agli uffici le attribuzioni di
competenza alle diverse sedi INPS –:
se il Governo non ritenga necessario
modificare nel senso indicato le proce-
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
dure, invitando l’INPS, nella gestione del
Fondo di garanzia, ad adeguare i propri
comportamenti alle sentenze della Corte di
Giustizia e della Corte di cassazione, evitando in tal modo pesanti penalizzazioni
ai lavoratori già colpiti nel loro reddito a
causa dell’andamento negativo dell’azienda
presso la quale lavoravano.
(5-00443)
BODEGA, FAVA e GRIMOLDI. — Al
Ministro del lavoro e della previdenza sociale. — Per sapere – premesso che:
la provincia di Mantova è uno dei
territori nazionali a più forte caratterizzazione per quanto riguarda la macellazione e la lavorazione delle carni suine;
la Ghinzelli Marino SpA, nata da
circa mezzo secolo, per decenni è stata il
leader nazionale della macellazione suina e
attualmente conta 168 dipendenti, tra operai, impiegati e dirigenti;
l’Azienda, nel segnalare la necessità
di resistere ad una concorrenza sempre
più spregiudicata, ha presentato a sindacati e rappresentati dei lavoratori un
piano di ristrutturazione che prevede ingenti investimenti ma anche tagli di personale e, pertanto, ritenuto inaccettabile
dalla controparte;
nel dettaglio, stante quanto riportato
dai sindacati al termine del terzo incontro
tenutosi lo scorso 16 novembre in Confindustria a Mantova, il piano di ristrutturazione presentato si dovrebbe articolare
nel biennio 2007-2008, con il pronostico
che il ritmo lavorativo salga, nel 2007, di
15 capi macellati all’ora, per arrivare a
345 capi/ora; risultato, questo, da raggiungere con sei lavoratori in meno sulla linea
produttiva. Nel 2008 l’azienda intende poi
investire 2 milioni di euro nel miglioramento delle strutture produttive, per giungere a 380 maiali l’ora, prospettando un
ulteriore
taglio
di
2-3
lavoratori.
L’azienda, inoltre, chiede al sindacato
un’apertura sulla terziarizzazione di alcune lavorazioni ritenendo l’affidamento
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
di alcune lavorazioni a cooperative esterne
come la soluzione a problemi inerenti il
ciclo produttivo;
a giudizio degli interroganti, dietro
tale scelta aziendale si cela un duplice
rischio: da un lato la perdita del posto di
lavoro per numerosi lavoratori della linea
di produzione altamente professionalizzati, caratterizzati dalla qualifica massima
per il settore, con la prospettiva per le loro
famiglie di trovarsi all’improvviso in difficoltà economiche, dall’altro una minore
capillarità dei controlli igienici a scapito
della qualità del prodotto;
la vertenza Ghinzelli – si ricorda – è
iniziata con l’avvio, da parte dell’azienda,
della procedura per la messa in mobilità
di trenta lavoratori: iter che prevede, per
l’appunto, un confronto tra le parti alla
ricerca di un’eventuale soluzione concertata. Ai sensi dell’articolo 4 della legge
n. 223/1991, infatti, le imprese che intendano avviare le procedure di mobilità sono
tenute a darne comunicazione preventiva
per iscritto alle rappresentanze sindacali
aziendali nonché alle rispettive associazioni di categoria. Entro sette giorni dalla
data del ricevimento di tale comunicazione, a richiesta delle rappresentanze
sindacali aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad un esame congiunto
tra le parti. Tale procedura deve esaurirsi
entro quarantacinque giorni dalla data del
ricevimento della comunicazione dell’impresa; poi, qualora non sia stata raggiunta
alcuna intesa, la questione passa all’Ufficio
provinciale del lavoro, che avrà trenta
giorni di tempo per tentare di promuovere
un accordo;
il 45o giorno è scaduto lo scorso 27
novembre e nessuno accordo pare sia stato
raggiunto, tanto è che l’assemblea dei
lavoratori ha deciso di protestare ed ha
indetto uno sciopero: 150 lavoratori si
sono astenuti dal lavoro per un’ora;
l’astensione si è ripetuta il giorno successivo e, con ogni probabilità, proseguirà ad
oltranza –:
quali siano le intenzioni del Governo
e quali misure intenda adottare in me-
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
rito, a salvaguardia dei livelli occupazionali dei dipendenti interessati nonché di
un patrimonio inestimabile di professionalità.
(5-00444)
Interrogazione a risposta in Commissione:
MANCUSO e VIOLA. — Al Ministro del
lavoro e della previdenza sociale. — Per
sapere – premesso che:
i medici veterinari esercenti la professione sono iscritti obbligatoriamente all’ordine provinciale competente per territorio e conseguentemente, all’ente di previdenza a loro dedicato (E.N.P.A.V);
l’accordo per l’attivazione della
norma finale n. 6 dell’A.C.N. del 23 marzo
2005, approvato il 12 dicembre 2005 e
contenente l’estensione ai medici veterinari della medesima disciplina applicabile
alle altre professioni sanitarie, all’articolo
5 stabilisce che « ai professionisti incaricati ai sensi del presente accordo l’azienda
versa il contributo nelle modalità e quantità in essere alle rispettive casse previdenziali (INPS e ENPAV) »;
la disposizione citata, nell’identificare
l’INPS quale Ente previdenziale al quale
cumulativamente all’ENPAV dovrebbe essere versata la contribuzione previdenziale
afferente i rapporti di lavoro convenzionato stipulati dai medici veterinari, appare
frutto di un evidente equivoco interpretativo;
i rapporti di lavoro in questione
vengono stipulati con professionisti iscritti
all’albo e all’ENPAV, e per definizione
hanno natura di rapporti di lavoro autonomo, seppure caratterizzati da alcuni
elementi tipici della parasubordinazione;
trattandosi di prestazione d’opera intellettuale, ex articolo 2222 del codice
civile, svolte da professionisti obbligatoriamente iscritti all’ENPAV, l’estensione dell’obbligo contributivo all’INPS appare del
tutto immotivata;
sotto tale profilo si evidenzia che
l’articolo 6 del regolamento n. 281/1996,
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
di attuazione dell’articolo 2 della legge
n. 335/1995, stabilisce che non sono soggetti alla contribuzione di cui al decreto
medesimo i redditi già assoggettati ad altro
titolo a contribuzione previdenziale obbligatoria;
risulterebbero quindi esclusi dall’obbligo iscrittivo e contributivo alla gestione
separata INPS anche i redditi percepiti dai
veterinari per lo svolgimento di attività
professionale in forma di collaborazione
coordinata e continuativa;
in tal senso si è espresso il Ministero
del Lavoro con nota del 21 novembre
2001, prot. n. 9pp/81484/VET-Q-3, nella
quale il Ministero, interpellato dall’ENPAV
circa il trattamento previdenziale dei compensi scaturiti dallo svolgimento di attività
professionale sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, ha affermato che « trattandosi nella specie di esercizio di attività professionale, svolta dai
soggetti iscritti all’albo, risultano compiutamente soddisfatti i requisiti previsti dalla
vigente normativa per l’assoggettamento a
contribuzione presso l’Ente di categoria:
ne consegue che i relativi compensi sono
da assoggettare a tutela previdenziale
ENPAV »;
alle medesime conclusioni è giunto
anche l’INPS, con circolare n. 124 del 12
giugno 1996, nella quale 1’ente, al punto
1.4, riconosce che « ... il pagamento alla
cassa professionale di un contributo forfetario di importo non direttamente proporzionale al reddito, ma determinato in
maniera fissa, con le condizioni per
l’esclusione del pagamento della contribuzione 10 per cento alla gestione separata
INPS se, in relazione al contributo versato
alla cassa, è prevista l’erogazione di un
trattamento pensionistico » –:
se il Governo voglia chiarire che i
medici veterinari convenzionali con enti
pubblici e privati non devono versare
contributi alla gestione separata INPS, ma
esclusivamente all’Ente previdenziale di
categoria (E.N.P.A.V).
(5-00424)
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2591
AI RESOCONTI
Interrogazioni a risposta scritta:
STUCCHI. — Al Ministro del lavoro e
della previdenza sociale, al Ministro dello
sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
da notizie stampa si apprende che
entro marzo 2007 è prevista la cessazione
dell’attività produttiva dello stabilimento
di Telgate (Bergamo) della Dorel Italia
S.p.A., nota come Mon Bebè, denominazione che aveva agli inizi degli anni ’90
ovvero prima dell’arrivo, tre anni fa, del
Gruppo Dorel;
l’azienda avrebbe intenzione di abbandonare l’attività produttiva (puericultura pesante, seggiolini, passeggini, fasciatoi e bagnetti) divenendo, quindi, presidio
logistico, commerciale e amministrativo
per il mercato italiano di produzioni effettuate in altre aree;
il ridimensionamento dello stabilimento di Telgate colpirebbe circa un centinaio di lavoratori, sui 135 attualmente in
organico;
questa riorganizzazione, rientra nel
progetto europeo di ristrutturazione, operato dalla Direzione europea Dorel France
che fa capo al Gruppo canadese Dorel
Industries, quotato alla Borsa Canadese e
al Nasdaq americano –:
se siano a conoscenza della situazione illustrata in premessa e quali interventi i Ministri intendano adottare in proposito, al fine di tutelare i lavoratori dello
stabilimento di Telgate.
(4-01772)
CANNAVÒ, GIULIETTI, CALDAROLA,
CARRA, COSTANTINI e DE ZULUETA. —
Al Ministro del lavoro e della previdenza
sociale. — Per sapere – premesso che:
la condizione dell’allungamento di
vita media da qui a 30-40 anni, riguarda
l’Inpgi al pari dell’Inps, e pone a tutti gli
Enti problemi di sostenibilità finanziaria;
di conseguenza – anche su sollecitazione del Ministero del lavoro – l’Inpgi si
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
è dedicato a predisporre un rimedio per
eliminare i pericoli futuri riuscendo ad
approvare il 1o luglio 2005, con il consenso
della categoria, una riforma previdenziale;
la validità di questa riforma è stata
non solo certificata da un bilancio tecnico
attuariale, ma riconosciuta anche dalle
verifiche eseguite dai Ministeri dell’economia e del lavoro;
in base alla legge (decreto legislativo
n. 509 del 1994) la riforma dell’ente,
prima di ottenere la ratifica dei Ministeri
vigilanti, deve essere valutata dalle parti
sociali: Federazione editori (Fieg) e Federazione della stampa (Fnsi);
mentre quest’ultima ha da tempo
manifestato la sua disponibilità, la Fieg ha
rifiutato, e tuttora rifiuta, di esercitare il
diritto-dovere previsto dalla legge. E ciò
nonostante i due rappresentanti degli editori nel Consiglio di amministrazione dell’ente abbiano votato, a suo tempo, in
favore della riforma;
la motivazione più volte ribadita
dalla Fieg ha riguardato la pretesa di voler
collegare l’approvazione della riforma previdenziale all’esito del rinnovo del contratto nazionale della categoria, sul quale
però la Fieg da oltre un anno si rifiuta di
discutere;
di recente – dopo 14 mesi di solleciti
avanzati senza successo dai responsabili
del Ministero del lavoro nel frattempo
succedutisi – la Fieg ha aggiunto alla
motivazione originaria la condizione di
voler ottenere nel Consiglio di amministrazione dell’Ente la pariteticità di consiglieri rispetto alla parte giornalistica;
ad oggi, dunque, sono trascorsi oltre
16 mesi dal momento dell’approvazione di
una riforma che tutti (Ministeri vigilanti,
attuari, Fnsi e Fieg) riconoscono necessaria. Ma tutto è bloccato dalla federazione
degli editori, la quale inoltre si rifiuta di
rinnovare il contratto di lavoro lasciando
la categoria in uno stato di incertezza e di
precarietà –:
Atti Parlamentari
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XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
se il Governo intenda dare riconoscimento alla riforma dell’Inpgi essendo già
trascorsi 16 mesi dalla sua realizzazione
ed essendo quindi attuabile il principio del
silenzio-assenso;
cosa intenda fare per sbloccare il
rinnovo del contratto di una categoria
lasciata a se stessa e cosı̀ importante per
il funzionamento di una moderna democrazia.
(4-01778)
*
*
*
POLITICHE AGRICOLE,
ALIMENTARI E FORESTALI
Interrogazione a risposta scritta:
MANCUSO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
recentemente agenti della Polizia
provinciale di Cosenza hanno sequestrato
180 uccelli di specie protette (fringuelli e
cardellini), hanno fatto 3 denunce alla
magistratura ed hanno anche sequestrato
5 fucili da caccia;
gli uccelli di cui sopra erano destinati
ai mercati del nord ed in particolare a
ristoranti del bresciano nei quali si consuma il tradizionale piatto della « polenta
con gli osei » –:
quali provvedimenti e iniziative intenda adottare e promuovere il Governo
per eradicare questo mercato illegale che
ogni anno provoca strage di uccelli protetti
di piccola dimensione, tenuto conto che da
un lato si deve combatterne l’abbattimento
nelle regioni del sud e dall’altro si devono
intensificare i controlli nei ristoranti che
propongono questo piatto nei rispettivi
menù.
(4-01768)
*
*
*
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
PUBBLICA ISTRUZIONE
Interrogazione a risposta orale:
GERMONTANI, PORCU, MANCUSO e
CASTELLANI. — Al Ministro della pubblica istruzione. — Per sapere – premesso
che:
da quanto riportato dalla stampa
nazionale risulta che sul piazzale antistante ad una scuola di Roma, l’istituto
Giorgi, siano presenti numerose prostitute;
la presenza delle stesse ha portato ad
uno stato di degrado delle aree circostanti,
con uno scadimento tale che è stato lamentato addirittura da alcune studentesse
di essere state importunate dai clienti delle
prostitute;
gli alunni hanno richiesto un intervento della circoscrizione di competenza,
che si è limitata a prendere tempo;
gli studenti esasperati hanno indetto
una manifestazione di protesta contro
questa incresciosa situazione;
alcuni insegnanti del medesimo istituto non solo hanno preso le distanze dagli
alunni ma hanno addirittura scritto una
lettera aperta in cui invitano gli studenti a
non cadere in facili strumentalizzazioni
politiche che portano ad intolleranza e
xenofobia –:
è necessario che venga immediatamente verificato il reale stato delle cose;
se ritenga corretto il comportamento
degli insegnanti;
come intenda che sia garantita una
maggiore sicurezza per i ragazzi che dovrebbero essere dotati di tutti gli strumenti
utili a svolgere il proprio dovere nella più
assoluta tranquillità.
(3-00438)
*
*
*
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
RIFORME E INNOVAZIONI
NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Interrogazione a risposta scritta:
GALANTE. — Al Ministro per le riforme
e le innovazioni nella pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
secondo le stime del Sole 24 Ore,
pare che oggi in Italia ci siano 10 mila
commissari straordinari, molti nominati in
seguito a dichiarazioni di emergenza;
si dovrebbe ricorrere al commissario
straordinario solo quando vi siano situazioni di emergenza o di complessità tecnica o decisionale tale da dover affidare a
singole persone non identificabili con una
forza politica, cioè con un interesse politico « partigiano », il compito di risolvere
specifici problemi, anche se spesso si ricorre a tale figura anche per occuparsi di
questioni realisticamente più semplici,
come la gestione del traffico o come accade a Venezia per il moto ondoso;
per l’Europa l’emergenza è una condizione che ha un tempo, se è indefinita
non è più emergenza, ma a quanto pare
questa norma elementare non vale per
l’Italia, dove questi commissari vengono
nominati e rimangono in carica anche più
del tempo necessario, grazie al meccanismo della proroga;
nel nostro Paese, si ricorre al commissario straordinario perché l’amministrazione ordinaria non funziona; sono
commissariati l’Agenzia spaziale, il Cnr,
l’Istituto di astrofisica, l’Inps, l’Inail,
l’Enpals, l’Inpdap, la Siae, l’Anagrafe bovina, nonché la gestione dei rifiuti di
mezza Italia;
nel 2001, la Corte dei conti sosteneva
che proprio la soluzione del commissariamento ed i relativi criteri di retribuzione
dei commissari potrebbero avere indirettamente favorito il protrarsi delle « emergenze » stesse, visto che spesso i commissari, guadagnando più che bene, invece di
velocizzare i lavori tendono a rallentarli;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
NOVEMBRE
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la diffusione dei commissari è la
dimostrazione della incapacità delle strutture pubbliche di affrontare il problema
dell’efficienza della pubblica amministrazione, è perciò necessario risolvere questo
problema senza cercare strade alternative
e soprattutto dispendiose per le casse dello
Stato;
per queste ragioni l’Unione europea
ha aperto una procedura d’infrazione,
tanto che dall’ottobre 2004 i commissari
quando scadono non si dovrebbero più
prorogare, anche perché nel frattempo
dovrebbero aver fatto il loro dovere —:
se e quali iniziative intenda porre in
essere il Ministro, per conoscere con esattezza quanti sono allo stato attuale i
commissari straordinari, quanto costano e
quali risultati abbiano raggiunto durante il
periodo del loro commissariamento;
quali iniziative, secondo le proprie
prerogative, voglia mettere in atto per
regolare tale fenomeno dilagante in Italia,
uniformarsi alle direttive europee, porre
termini perentori di scadenza dell’incarico
e garantire più efficienza dei servizi nelle
pubbliche
amministrazioni,
attraverso
programmi di lavoro che evitino il ricorso
ormai « ordinario » alla figura del commissario cosiddetto straordinario.
(4-01765)
*
*
*
SALUTE
Interrogazioni a risposta immediata in
Commissione:
XII Commissione:
DI VIRGILIO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il problema dell’anoressia si rivela
sempre più attuale, e la recente morte di
una giovane modella ha riacceso un forte
dibattito sull’argomento;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
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il 5 per cento degli adolescenti italiani, circa 100 mila ragazzi tra i 15 e i 18
anni, ha un rapporto conflittuale con il
cibo che può sfociare in vere e proprie
patologie, quali l’anoressia, la bulimia e
l’obesità;
ottobre – di una sostanziale discriminazione, a danno delle donne, nella sperimentazione farmacologica ed in base alla
quale la maggior parte dei medicinali sono
prodotti sulla base di studi condotti su
animali o su persone di sesso maschile;
l’anoressia è un disturbo di natura
psichica che, benché molto noto, colpisce
migliaia di persone, soprattutto giovanissimi maschi e femmine, e si amplifica a
causa di falsi modelli contrabbandati dalla
società. Le cause possono essere varie: un
lutto, una perdita affettiva, la mancanza di
un genitore, un abuso sessuale, un maltrattamento, un aborto, eccetera;
tale esclusione potrebbe inficiare la
validità scientifica dei risultati delle verifiche posta la mancata valutazione, in sede di
sperimentazione, delle peculiarità biologiche ed ormonali delle donne;
il decreto del Ministero della Salute
n. 329 del 1999 riconosce l’anoressia come
malattia cronica e invalidante ed inserisce
la procedura diagnostica e terapeutica nei
Livelli Essenziali di Assistenza;
la mancata valutazione delle reazioni
dell’universo femminile ai test clinici potrebbe comportare, in definitiva, una carenza sulla qualità e sull’efficacia delle
cure di cui i farmaci da testare sono
destinati –:
la dimensione del problema non è
legato esclusivamente al mondo della
moda ma, essendo di natura psichica,
rappresenta un disagio sociale attraverso
cui un soggetto lancia una richiesta di
aiuto non verbalizzata che può creare
all’interno della famiglia un grave e doloroso disorientamento che spesso alimenta
un circuito emotivo fatto di paure, rabbia,
preoccupazioni, senso di colpa e solitudine. Di conseguenza questa problematica
rende improrogabile il ricorso ad iniziative
basate su campagne informative su una
capillare educazione sanitaria e alimentare nelle scuole di ogni ordine e grado –:
che cosa il Ministro della salute intenda fare per fronteggiare in modo efficace e rapido questa drammatica emergenza che colpisce migliaia di giovanissimi,
maschi e femmine.
(5-00436)
BIANCHI e ZANOTTI. — Al Ministro
della salute. — Per sapere – premesso che:
recenti fonti di stampa riportano la
notizia – emersa in seno ai lavori del
Seminario « Farmaci e donne » promosso
da Farmindustria e dalla Società Italiana
di farmacologia, tenutosi lo scorso 13
dalla esclusione potrebbe derivare,
altresı̀, una percentuale di rischio di effetti
collaterali nelle donne più alta che negli
uomini;
quali iniziative intenda intraprendere
al fine di accertare ed, eventualmente,
porre termine a questa forma di carenza
nelle metodiche di sperimentazione dei
farmaci.
(5-00437)
MONTANI. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
l’articolo 2034 del codice civile configura come illecito civile il danno individuale che sia imputabile a comportamenti
colposi attinenti alle modalità di attuazione del trattamento, indipendentemente
dalla ricorrenza di un danno patrimoniale
specifico;
appellandosi a tale articolo del codice
civile, molti soggetti, danneggiati da vaccinazioni, trasfusioni o emoderivati infetti,
hanno attivato procedure giudiziarie contro lo Stato;
nella passata legislatura, molto è
stato fatto al fine di portare a rapido
compimento tali contenziosi giudiziari;
in particolare, si ricorda il decretolegge 23 aprile 2003 n. 89, con il quale è
stata autorizzata la spesa di novantotto
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
milioni e cinquecentomila euro per il 2003
e di centonovantotto milioni sia per il 2004
che per il 2005 per il risarcimento dei
soggetti emotrasfusi danneggiati da emoderivati infetti;
la definizione dei criteri per la stipulazione delle transazioni con i suddetti
soggetti è stata rimessa ad un decreto del
Ministero della salute, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze;
in attuazione del decreto-legge n. 89
del 2003, con decreto ministeriale 3 novembre 2003 è stato riconosciuto il risarcimento per 714 soggetti emofiliaci;
dal risarcimento di cui sopra, tuttavia, è stato escluso un gruppo di soggetti
emotrasfusi, che originariamente erano
stati inclusi nella lista dei 747 soggetti
redatta il 13 marzo 2002 dalla Commissione Cursi cui era stato delegato il compito di compiere una ricognizione dei
ricorsi pendenti;
nel settembre 2005 è stata istituita
una nuova commissione interministeriale
per risolvere il contenzioso con gli esclusi
dalla prima transazione disposta con decreto ministeriale del 13 marzo 2002;
anche in questo caso, tuttavia, il risarcimento è stato riconosciuto solo a 102
soggetti emofiliaci, non ricompresi nei 747
soggetti originariamente individuati dalla
Commissione Cursi, che peraltro non presentavano ricorsi giudiziari pendenti;
nel frattempo, i ricorsi pendenti dei
soggetti emotrasfusi esclusi dalle transazioni autorizzate dal Ministero della salute
sono stati appellati in Cassazione dall’Avvocatura di Stato;
per far valere il loro diritto ad un
congruo risarcimento, i pazienti esclusi
dalle suddette transazioni sono costretti a
sostenere spese legali di non indifferente
portata, cui spesso è difficile far fronte –:
quali iniziative politiche e normative
il Ministro interrogato intenda avviare al
fine di garantire ai soggetti emotrasfusi
esclusi dalle prime transazioni autorizzate
dal Ministero a favore dei pazienti dan-
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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2006
neggiati da vaccinazioni, trasfusioni ed
emoderivati infetti il legittimo risarcimento dell’ingiusto danno subito.
(5-00438)
CARUSO, DIOGUARDI e SMERIGLIO.
— Al Ministro della salute. — Per sapere –
premesso che:
il Ritalin è un farmaco a base di
metilfenidato da molti anni utilizzato in
pediatria per la cura di bambini con
disturbi dell’attenzione con o senza iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, ADHD); secondo numerose casistiche ufficiali i bambini e gli adolescenti
trattati con Ritalin hanno in genere capacità intellettive superiori alla media, sono
dotati di spiccata creatività e abilità motoria, sono capaci di fare più cose contemporaneamente;
tuttavia tali qualità, unite alla vivacità manifestata dal bambino, sono spesso
ritenute pregiudizievoli per il rendimento
scolastico, semplicisticamente interpretate
come sintomi di ipercineticità e irrequietezza e, di conseguenza, oggetto di terapia
farmacologica;
secondo il dottor F. Baughman (cfr.
l’articolo « Making Sense of Ritalin », di
John Peanen, Rider’s Digest gennaio 2000,
pagina 158), sono fra i 6 e i 7 milioni solo
negli Stati Uniti i bambini trattati con il
Ritalin, e le diagnosi di ADHD sono in
aumento in tutto il mondo occidentale (si
parla di un raddoppio del numero di
diagnosi ogni 3/4 anni negli USA e ogni
anno in Inghilterra); addirittura tale disturbo viene oggi spesso diagnosticato a
partire dal primo anno di vita, e alcuni
medici giungono a prescrivere il Ritalin a
bambini ancora lattanti;
ma l’efficacia del Ritalin nella
« cura » di queste « patologie » si è dimostrata già da molti anni fallimentare; in
una ricerca del 1971 (Mendelson W., Johnson N., Stewart M.A., « Hyperactive children as teenagers: A follow-up study »,
Journal, of Nervous Mental Disorders, vol.
153, 1971), ad esempio, si sono analizzati
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
83 bambini a 2-5 anni di distanza dalla
diagnosi di ADD o ADHD, e il 92 per cento
di essi era stato trattato con Ritalin;
ecco i risultati:
60 per cento dei bambini erano
ancora iperattivi e studiavano poco (la
ragione per la quale veniva loro somministrato il Ritalin), ma in più erano diventati ribelli;
59 per cento avevano avuto guai
con la polizia; 23 per cento erano stati
portati ad una caserma di polizia una o
più volte;
58 per cento erano stati bocciati
almeno una volta;
Camera dei Deputati
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milioni di alunni iscritti nelle scuole Usa
almeno 4 milioni prendono stimolanti e la
prescrizione di stimolanti per bambini
compresi tra i 2 e i 4 anni si è triplicata,
nonostante il foglietto d’accompagnamento
del farmaco dica che il Ritalin è controindicato sotto i 6 anni; uno studio, infine,
pubblicato dal Canadian Journal of
Psychiatry (ottobre 1999) indagava su 192
bambini diagnosticati ADHD. 98 di loro
ricevevano un trattamento di Ritalin, e tra
loro il 9 per cento aveva evidenziato
sintomi psicotici che sono poi spariti appena il trattamento è cessato;
nessuno degli altri 94 bambini (che
non erano stati medicalizzati) aveva mostrato invece sintomi psicotici;
57 per cento avevano difficoltà di
lettura;
44 per cento avevano difficoltà con
l’aritmetica;
78 per cento trovavano difficile
restare seduti a studiare;
59 per cento erano considerati
dalla scuola ragazzi con problemi disciplinari;
52 per cento erano distruttivi;
34 per cento avevano minacciato di
uccidere i loro genitori;
15 per cento avevano parlato di
suicidio o l’avevano tentato;
il boom dell’ADHD risale comunque
agli anni Novanta; nel novembre 1999 la
Us Drug Enforcement Administration (Dea)
avvertı̀ che dal 1990 al 1995 l’uso del
Ritalin si era sestuplicato; nel 1995 un
organismo dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), l’International Narcotics
Control Board (inbc), deplorò che « negli
Usa dal 10 al 12 per cento dei ragazzi tra
i 6 e i 14 anni sono stati diagnosticati
come ammalati di ADHD e curati con
Ritalin »; la tendenza è proseguita anche
dopo il 1995. Negli Usa si smercia circa il
90 per cento del Ritalin venduto nel
mondo dalla Novartis, il colosso farmaceutico svizzero nato nel 1997 dalla fusione tra Sandoz e Ciba-Geigy: su 40
l’aspetto più enigmatico dell’ADHD è
che, come riporta lo stesso foglietto illustrativo del farmaco, « un’adeguata eziologia di questa sindrome è sconosciuta e non
esiste un’analisi clinica in grado di diagnosticarla »;
una formulazione « diplomatica » per
dire che non è stato appurato, in sede
scientifica, se quest’insieme di sintomi,
classificati come ADHD, sia effettivamente
rilevante sotto il profilo patologico o no, e
per quali motivi;
già nel 1998, del resto, una commissione di esperti statunitensi ha trovato che
il metodo corrente per diagnosticare
l’ADHD si è rivelato elusivo, cioè « non
conclusivo »;
essendo il metilfenidato uno stimolante centrale, il Ritalin è inserito nella
fascia dei cosiddetti farmaci d’abuso ed è
incluso nella Tabella 1 degli stupefacenti;
in effetti il Ritalin era utilizzato come
una droga a tutti gli effetti già negli anni
sessanta da alcune comunità di hippies;
Tom Wolfe, nel suo articolo « Il cervello
senz’anima » del 1996, cosı̀ ne parla: « A
volte li vedevi completamente immersi in
un delirio totale da Ritalin. Non un gesto,
non un’occhiata: potevano sedere assorti
in qualsiasi cosa – un tombino, le rughe
del palmo delle proprie mani – per un
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
tempo indefinito, saltando un pasto dopo
l’altro, fino all’insonnia più incoercibile ...
puro nirvana da metilfenidato »;
il Ritalin è al centro da anni di un
fiorente mercato nero, essendo considerato una « smart drug », una sostanza cioè
usata per sovrastimolare il cervello durante periodi di studio intenso, superlavoro o per mantenere alta la soglia dell’attenzione ed ormai è diventato la droga
più diffusa fra gli adolescenti degli Stati
Uniti;
il metilfenidato come effetto a breve
termine aumenta le prestazioni di qualsiasi persona, tanto da essere bandito dal
Comitato Olimpico Internazionale; a lungo
termine invece presenta tutta una serie di
effetti nocivi e di complicazioni;
come si leggeva fino a pochi mesi fa
sul sito del Ministero della salute: « la sua
commercializzazione venne sospesa in Italia nel 1989, su iniziativa dell’azienda che
allora lo produceva. Visto il ruolo del metilfenidato nel trattamento dello ADHD, l’elevata incidenza di questa manifestazione in
età pre-adolescenziale e l’assenza dal mercato nazionale di farmaci alternativi, la
Commissione Unica del Farmaco e il Dipartimento del Farmaco del Ministero della
salute, in un incontro, hanno invitato Novartis, attuale titolare del Ritalin, a presentare richiesta per la registrazione del farmaco e la sua commercializzazione in Italia. In data 18 ottobre 2000 la Novartis ha
comunicato al Dipartimento Valutazione
Medicinali e Farmacovigilanza la disponibilità per una rapida registrazione e commercializzazione del farmaco »;
nel mese di ottobre 2006 l’autorevole
« Science and Technology Committee »,
una Commissione britannica composta da
esperti che ha come missione quella di
consigliare il governo su tutto ciò che
riguarda le questioni scientifiche di interesse nazionale inserisce nella classifica
delle venti sostanze psicoattive più dannose – a fianco dell’LSD e prima dell’Ecstasy – anche il metilfenidato, cioè il
principio base del Ritalin –:
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
se non ritenga che la ricommercializzazione in Italia di un farmaco come il
Ritalin, a proposito del quale esiste una
vastissima letteratura scientifica sui suoi
effetti collaterali e sulla sua sostanziale
inefficacia, sia immotivata e anzi dannosa
per la salute dei bambini e degli adolescenti del nostro paese.
(5-00439)
ROCCO PIGNATARO. — Al Ministro
della salute. — Per sapere – premesso che:
attraverso recenti sondaggi, realizzati
nel nostro Paese da autorevoli enti specializzati, si sta evidenziando un preoccupante e crescente livello di disinformazione giovanile di fronte alla minaccia –
tuttora costante – di contagio da virus
HIV (AIDS);
in particolare, queste indagini effettuate su ragazzi e ragazze di età inferiore
ai trenta anni riportano che più del 20 per
cento degli intervistati è convinto che sia
disponibile un vaccino contro la AIDS in
grado di debellare il virus in termini
risolutivi ed assoluti;
ancor più preoccupante è il dato
secondo il quale un altro 20 per cento
degli intervistati dichiara di non essere
adeguatamente informato circa le modalità attraverso le quali avviene il contagio
nonché delle precauzioni da porre in essere per evitarlo;
atteso che la minaccia del virus, malgrado i passi avanti della scienza medica,
rimane, tuttora, un dramma per milioni di
persone, sia a livello mondiale che nazionale;
una corretta informazione e prevenzione è allo stato attuale, il miglior strumento di cui siamo in grado di disporre
per arrestare il dilagare di questo virus –:
quali provvedimenti, l’onorevole Ministro interrogato intenda porre in essere
al fine di aumentare la sensibilizzazione
sul problema esposto, soprattutto tra i
giovanissimi, anche con campagne informative che aumentino il livello di conoscenza dei metodi di prevenzione della
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
malattia e sui comportamenti considerati
ad alto rischio di contagio.
(5-00440)
LUCCHESE, CAPITANIO SANTOLINI e
VOLONTÈ. — Al Ministro della salute. —
Per sapere – premesso che:
orinai da circa un anno è invalso in
alcune Aziende Sanitarie, in diverso regioni italiane, l’uso di effettuare l’interruzione di gravidanza con il metodo farmacologico;
uno dei farmaci necessari (il mifepristone) non è distribuito in Italia, e
l’altro (il misoprostol) è commercializzato
come anti ulcera, ed esplicitamente controindicato in caso di gravidanza;
non esiste, né ovviamente può esistere, un protocollo unico per l’IVG farmacologica formulato dall’ente apposito di
garanzia, l’Aifa;
la somministrazione dei due farmaci
avviene con modalità ed esiti difformi non
solo da regione a regione, ma all’interno
delle singole regioni;
l’obbligo di praticare l’IVG all’interno
delle strutture pubbliche viene nei fatti
molto spesso disatteso e l’effettiva espulsione dell’embrione avviene nella maggioranza dei casi fuori dalle strutture sanitarie;
la situazione è particolarmente grave
e confusa in Toscana, dove nella Asl di
Empoli le IVG, dal 25 novembre 2005 al
20 marzo 2006, sono state fatte in regime
di day hospital; a Siena l’ospedale universitario ha approvato un protocollo operativo che prevede per le pazienti fin dal
primo giorno, dopo l’assunzione del mifepristone, « l’invio a domicilio con la prescrizione di eventuale terapia del dolore »;
a Pontedera la quasi totalità delle pazienti
chiede e ottiene le dimissioni volontarie
dopo la somministrazione del mifepristone;
sempre in Toscana, in alcuni casi le
percentuali di fallimento del metodo chimico, con conseguente ricorso, dopo l’ass-
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sunzione dei farmaci abortivi, all’IVG chirurgica, sono notevolmente superiori a
quella prevista dalle linee guida stilate dal
gruppo di lavoro del Consiglio Sanitario
Regionale (fra il 2 e il 5 per cento), in
particolare nel presidio ospedaliero di Empoli (circa il 15 per cento) e in quello di
Siena (circa il 39 per cento) –:
le ragioni di un cosı̀ differenziato
ricorso, da parte dei vari presidi ospedalieri coinvolti, all’IVG chirurgica successivamente alla somministrazione della
RU486 e come si possa configurare un’assunzione di piena responsabilità medicolegale da parte degli operatori sanitari nel
caso di un farmaco, il misoprostol (Cytotec) esplicitamente controindicato in gravidanza nelle indicazioni fornite dal foglietto illustrativo; e chi si assuma la
responsabilità dell’uso off-label di tale farmaco, in mancanza di un protocollo autorizzato.
(5-00441)
Interrogazione a risposta scritta:
REALACCI. — Al Ministro della salute,
al Ministro della pubblica istruzione, al
Ministro per i diritti e le pari opportunità.
— Per sapere – premesso che:
il carcinoma polmonare è una neoplasia la cui incidenza e mortalità sono in
aumento in tutto il mondo e, nel corso
dell’ultimo decennio, questa neoplasia è
diventata uno dei principali problemi sociosanitari dei paesi industrializzati e segue in modo diretto l’epidemia del fumo di
tabacco. Le stime più recenti sull’incidenza nel mondo, parlano di circa un
milione di nuovi casi/anno, con tassi per
100.000 abitanti che variano molto da
un’area geografica all’altra, in rapporto
alle variazioni temporali del consumo di
tabacco;
nei paesi occidentali, il carcinoma
polmonare è la prima causa di morte per
tumore maligno negli uomini di età superiore ai 35 anni e la terza nelle donne fra
35 e 70 anni. In entrambi i sessi l’incidenza maggiore si osserva nella fascia di
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età compresa tra i 35 e i 70 anni, con
picco tra i 55 e i 65. Negli stati membri
dell’Unione Europea, il tumore polmonare
rappresenta negli uomini il 21 per cento di
tutti i casi di neoplasia e il 29 per cento
di tutte le morti per cancro; nelle donne
tali percentuali sono rispettivamente dell’8
e del 4 per cento. Purtroppo, una valutazione delle tendenze della mortalità per
cancro del polmone in Europa, indica un
aumento atteso del 10-15 per cento ogni 5
anni per il sesso maschile e del 15-30 per
cento per quello femminile;
negli Stati Uniti il tumore polmonare
rappresenta la prima causa di morte per
tumore maligno nella donna (superamento
della mortalità per carcinoma mammario
dal 1987); l’andamento dell’incidenza è,
attualmente, esponenziale e parallelo a
quanto rilevato nel sesso maschile, ma,
rispetto a questo, ritardato nel tempo di
circa 20 anni; esattamente il periodo necessario affinché la donna iniziasse l’abitudine al fumo come l’uomo. Dati recenti,
che riguardano in particolare alcune zone
degli Stati Uniti, parrebbero indicare che
la tendenza al continuo incremento si stia
arrestando;
per motivi culturali e sociali, l’abitudine al fumo, nella popolazione femminile
europea, italiana in particolare, è iniziata
in ritardo rispetto agli Stati Uniti; tuttavia,
dai dati epidemiologici riportati sopra,
risulta chiaro che, anche in Europa, in
assenza di campagne informative, educative e di prevenzione efficaci, nel prossimo
futuro assisteremo al realizzarsi dello
stesso evento;
alcuni studi sembrano suggerire una
maggiore suscettibilità della donna ai cancerogeni derivanti dalla combustione della
sigaretta. Da tali studi è possibile evincere
che le donne con tumore del polmone,
rispetto agli uomini con la stessa neoplasia
hanno: fumato meno (31 versus 52 pacchetti/anno), frequentemente mai fumato,
sono più giovani, e tendono a sviluppare
un adenocarcinoma. Questi studi dimostrano che, a parità di abitudine al fumo,
la donna ha un rischio di sviluppare un
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tumore del polmone che è da 1,2 a 1,7
volte maggiore rispetto all’uomo. Il problema del tumore del polmone nella
donna è una attualità, e poco è possibile
dedurre dal passato dove questa neoplasia
era di scarsissimo rilievo epidemiologico e
clinico;
esistono tuttavia, fra i due sessi, differenze biologiche, ormonali, genetiche
che possono essere alla base di una diversa suscettibilità a sviluppare tumori del
polmone;
le differenze biologiche consistono in
un diverso metabolismo della nicotina
nella donna rispetto all’uomo oltre ad una
serie di complesse interazioni fra cancerogeni del tabacco e fattori biologici, genetici ed ormonali che possono, verosimilmente, spiegare le differenze nel rischio di
sviluppare un tumore del polmone che
esistono fra uomo e donna. Tuttavia, la
natura precisa di queste interazioni è,
tutt’ora, oggetto di studi in corso;
è opinione universalmente condivisa
che porre la donna al centro di campagne
di informazione e prevenzione primaria
rappresenti il mezzo più efficace per il
futuro controllo di questa neoplasia nel
nostro continente. La donna affronta con
maggiore consapevolezza « i problemi di
salute »: i programmi di prevenzione,
screening e diagnosi precoce che hanno
visto la centralità della donna hanno,
frequentemente, esitato in successi. La
donna, inoltre, ha un rapporto peculiare
con l’altra fascia a rischio: i giovani. Dati
epidemiologici dimostrano che l’abitudine
al fumo dei genitori condiziona fortemente
il comportamento dei figli: tuttavia, il
comportamento della madre sembra essere un fattore critico: sono più numerosi
i figli fumatori di sole madri fumatrici
(31,3 per cento) che non di padri fumatori
(22 per cento). Questa influenza è più
forte in caso di figlie femmine che aumentano del 15 per cento se a fumare è la
madre rispetto al padre;
partendo da questi presupposti, è
stata costituita un’associazione AIDA, nata
per iniziativa di un gruppo di professio-
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niste, che da tempo affrontano le problematiche inerenti la patologia polmonare
neoplastica nel sesso femminile, e che
hanno ritenuto importante concretizzare
le proprie idee in una associazione che
possa servire da mezzo per divulgarle e
renderle note nel nostro paese. In particolare, recentemente AIDA, ha organizzato
un convegno per sottolineare come sia
fondamentale, nel settore della prevenzione primaria, la programmazione di
campagne informative ed educative dirette
alla popolazione femminile e con una
specifica enfasi nei confronti dei giovani;
l’educazione nelle scuole, inoltre, può
rappresentare un importante passo per la
prevenzione della malattia, che vede nell’abitudine al fumo uno dei principali
fattori di rischio –:
quali iniziative intendano mettere in
campo sul fronte dell’informazione, dell’educazione, della prevenzione e della ricerca rispetto a questa grave patologia,
ponendo la donna al centro dell’attenzione
per il ruolo che essa svolge nella società e
nella famiglia.
(4-01759)
*
*
*
SVILUPPO ECONOMICO
Interrogazione a risposta orale:
DELFINO. — Al Ministro dello sviluppo
economico. — Per sapere – premesso che:
Moretta (Cuneo) e il suo hinterland,
nel corso degli ultimi decenni, si sono
qualificati con una chiara e forte valenza
nel settore agro-alimentare;
lo sviluppo agricolo e agro-industriale
è stato costruito su ottime produzioni
cerealicole, orticole, foraggere, zootecniche
oltre a coltivazioni pregiate di nicchia
quali le erbe officinali;
tali produzioni hanno sostenuto la
nascita di aziende di trasformazione agroindustriale con prodotti alimentari confezionati diretti in tutto il mondo;
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tra le numerose ed importanti
aziende agro-alimentari presenti a Moretta
lo stabilimento Besnier-Lactalis, già Locatelli-Nestlè, rappresenta la realtà casearia
più significativa del settore in questa area;
il gruppo Besnier-Lactalis aveva acquistato nel 1998 dalla Nestlè lo stabilimento in parola nonché il marchio
Locatelli;
successivamente, il gruppo BesnierLactalis, leader incontrastato del settore
caseario in Europa e secondo gruppo
mondiale, ha acquisito in Italia Invernizzi,
Cademartori e all’inizio del corrente anno
anche la Galbani, che da sola detiene il 22
per cento del mercato italiano;
in data 7 novembre 2006, la BesnierLactalis, ha ufficialmente comunicato ai
sindacati in Assolombarda che intende
procedere alla chiusura dello stabilimento
di Moretta, trasferendo le lavorazioni in
Lombardia negli stabilimenti Galbani, per
ragioni di saturazione di capacità produttiva;
lo stabilimento di Moretta occupa
161 lavoratori a tempo indeterminato, 40
lavoratori a tempo determinato e circa un
centinaio di stagionali e nell’indotto;
l’unità produttiva in parola è recente
e di ottima fattura per produzioni alimentari, in particolare del prodotto fresco e
può essere agevolmente riconvertita;
le maestranze rappresentano una risorsa professionale molto qualificata e ben
addestrata alla lavorazione di prodotti
alimentari;
per quanto esposto, sono fortissime le
preoccupazioni conseguenti all’affermarsi
di un monopolio francese nel settore caseario, sia nella produzione industriale di
trasformazione e sia per il mercato del
latte in Italia;
è evidente che da questa annunciata
decisione della Besnier-Lactalis possono
derivare danni molto ingenti non solo alle
maestranze dello stabilimento in oggetto,
ma un forte depauperamento per un vasto
territorio che nella qualificazione agro-
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alimentare, sia nella produzione primaria
che in quella di trasformazione, ha costruito nei decenni un vero distretto produttivo agro-alimentare, che ha visto crescere numerose aziende industriali, anche
nell’indotto, nonché la realizzazione di
importanti istituzioni, a livello universitario e non, per la formazione di operatori
professionali e per la certificazione europea dei prodotti alimentari;
liana lattiera-casearia e più in generale
alla commercializzazione dei prodotti
agro-alimentari italiani di qualità.
(3-00437)
sarebbe necessario un urgente confronto con il gruppo Besnier-Lactalis, a
livello ministeriale, per verificare le reali
decisioni dell’azienda e per affermare l’impegno alla salvaguardia dell’unità produttiva nel settore agro-industriale nonché
garantire i livelli occupazionali;
FAVA, ALESSANDRI e ALLASIA. — Al
Ministro dello sviluppo economico. — Per
sapere – premesso che:
numerose sono le sollecitazioni delle
istituzioni locali e delle organizzazioni
sindacali, a questo fine, soprattutto motivate dalla necessità di evitare l’avvio di un
processo di indebolimento di un distretto
agro-industriale di grande qualità con
l’eventuale chiusura di questo stabilimento, che deve invece essere disponibile,
qualora la Besnier-Lactalis non receda
dalle sue decisioni di abbandonare Moretta, a condizioni vantaggiose per una
riconversione produttiva nel comparto
agro-alimentare –:
sino al 2002 il prezzo era rilevato nel
rispetto di una normativa data 1913, che
non era più in linea con gli sviluppi del
commercio del settore;
quali urgenti iniziative saranno promosse per affrontare adeguatamente la
situazione che si determinerebbe con l’attuazione della decisione del gruppo Besnier-Lactalis di chiudere lo stabilimento
di Moretta;
se non ritenga urgente, come proposto dalle forze sociali, politiche ed istituzionali, l’attivazione di un tavolo di confronto a livello ministeriale per definire
con il gruppo Besnier-Lactalis la salvaguardia dell’unità produttiva nonché le
necessarie garanzie per le maestranze;
infine, quali valutazioni ed iniziative
saranno promosse per evitare che dalla
affermazione, secondo l’interrogante, sempre più monopolistica, di questo gruppo
derivino forti danni alla produzione ita-
Interrogazioni a risposta immediata in
Commissione:
X Commissione:
la Borsa merci mantovana per la
parte attinente al rilevamento ed alla determinazione del prezzo dei suini è la
piazza di riferimento in Italia;
nel 2002 le aziende del settore avevano fatto ricorso al TAR chiedendo l’annullamento di alcuni listini dei suini da
macello rilevati in Borsa merci a Mantova
tra il 1998 ed il 1999;
la normativa del 1913 secondo la
Camera di Commercio di Mantova è stata
superata dall’evoluzione delle condizioni
di mercato che viene caratterizzato da
contratti annuali di fornitura;
la sentenza del TAR del 2002, confermata dal Consiglio di Stato, affermava
che il prezzo dei suini da macello va
rilevato in Borsa merci in base a contratti
settimanali stipulati tra le parti sul mercato;
il TAR ha concesso alla Camera di
Commercio di Mantova cinque mesi per
rispettare la sentenza;
la stessa ritenendo impossibile far
rispettare la sentenza proseguiva nella rilevazione settimanale dei prezzi;
consta agli interroganti che, alla fine
di luglio 2006 il TAR di Brescia con
ordinanza ha affidato al segretario generale di Unioncamere la responsabilità di
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individuare un funzionario della struttura
nazionale che potesse svolgere le funzioni
di Commissario della commissione suini
della Borsa merci –:
che cosa intenda fare il Governo – in
virtù del potere di vigilanza – per riportare la situazione alla normalità, risolvendo la diatriba che è venuta a crearsi
con la Camera di Commercio mantovana,
nell’interesse degli operatori del settore, a
tutela anche dei consumatori. (5-00449)
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modenesi richiesto un intervento del Governo, come il Ministro competente intenda intervenire per cercare di risolvere
positivamente la crisi che sta coinvolgendo
la ditta « Del Monte » e i lavoratori della
medesima.
(5-00450)
RAISI e URSO. — Al Ministro dello
sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
il 1o novembre 2006 la multinazionale americana « Del Monte Food Italia »
ha deciso di chiudere lo stabilimento di
San Felice sul Panaro, in provincia di
Modena;
il disegno di legge Finanziaria contiene una modifica al comma 61 dell’articolo 4 della legge n. 350 del 2003, e
successive modificazioni che complica l’attività di molte imprese italiane, atteso che
tale modifica normativa attribuirebbe (se
approvata) carattere di reato anche all’uso
di marchi di aziende italiane su prodotti o
merci non provenienti dall’Italia;
nel suddetto stabilimento lavorano
centodieci dipendenti che si sono visti
recapitare, tramite un fax proveniente dagli Stati Uniti, la comunicazione di licenziamento;
tale previsione determina una confusione tra marchio aziendale, la cui disciplina attiene alla proprietà intellettuale, ed
indicazione di origine doganale, che attesta
il luogo della lavorazione sostanziale;
sono stati licenziati settantotto dipendenti in servizio a San Felice e sono
prossimi al licenziamento gli altri trenta
dipendenti amministrativi a Milano;
l’immediata conseguenza che tale
modifica produrrebbe alle imprese italiane
che producono – anche solo in parte –
all’estero i propri manufatti sarà quella di
non poter più utilizzare, per questi prodotti, il proprio marchio aziendale;
LULLI, MIGLIOLI e GHIZZONI. — Al
Ministro dello sviluppo economico. — Per
sapere – premesso che:
era in corso a livello ministeriale una
gestione della crisi tesa a mitigare gli
effetti e a individuare una scansione temporale necessaria a salvare una parte dell’occupazione e a ricercare un dialogo con
altri soggetti agroindustriali già interessati
all’impianto sanfeliciano;
i vertici dell’azienda non hanno ritenuto necessario avvertire le istituzioni e i
sindacati della loro decisione;
a giudizio degli interroganti, è intollerabile azzerare il patrimonio industriale
di un’azienda storica del Modenese, pregiudicando prospettive di sviluppo e di
valorizzazione dei prodotti agroalimentari
del territorio –:
avendo le organizzazioni sindacali
territoriali e di categoria e le istituzioni
nondimeno, la disposizione sarebbe
incongruente e dannosa – per l’industria
italiana poiché – non trovando riscontro
in alcun altro paese UE – la svantaggerebbe ulteriormente, provocando una distorsione della concorrenza e un ostacolo
al commercio intra-comunitario;
inoltre, atteso che non è possibile
applicare tale norma alle sole aziende
nazionali, dal momento che l’Italia è membro dell’Unione Europea e le sue aziende
operano in un mercato interno che prevede libertà di circolazione e stabilimento,
la normativa in questione sarebbe certamente fonte di contenzioso da parte delle
imprese europee che commercializzano i
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loro prodotti nel nostro Paese, posto che
alle stesse si applicherebbe il medesimo
obbligo;
dopo quanto espresso, risulta chiaro
che l’entrata in vigore di tale modifica
danneggerà seriamente gli interessi delle
industrie italiane che legittimamente producono anche all’estero, utilizzando i propri marchi regolarmente depositati e registrati;
è necessario modificare la normativa
in questione per evitare di danneggiare le
imprese italiane già impegnate in una
difficile, ma necessaria, opera di internazionalizzazione –:
se non ritenga che la soluzione più
appropriata per la tutela della produzione
nazionale sia quella del regolamento europeo sul Made in Italy, che il Governo
dovrebbe sostenere con convinzione attivandosi a livello internazionale. (5-00451)
D’AGRÒ. — Al Ministro dello sviluppo
economico. — Per sapere – premesso che:
un calo della frequenza di energia
proveniente dalla Germania ha provocato
il 4 novembre scorso, blackout parziali in
tutta l’Europa occidentale ed in modo
particolare in Germania in Francia e in
parte dell’Italia;
in Italia le regioni interessate sono
state il Piemonte, la Puglia e la Liguria; la
mancanza di corrente elettrica è durata
tra i 20 e i 30 minuti e l’oscillazione che
si è avuta sulle reti ad alta tensione ha
provocato dappertutto lo scatto delle protezioni e il conseguente blocco della fornitura;
secondo il commissario europeo all’Energia, Andris Piebalgs, incidenti di
questa portata « mostrano ancora un volta
che gli eventi in una parte dell’Europa
influiscono sulle altri parti e confermano
ulteriormente il bisogno di un’adeguata
politica europea dell’energia e che la sicurezza energetica, si ottiene meglio attraverso un approccio comune europeo
piuttosto che con 27 differenti approcci »;
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la Commissione Ue ha annunciato
nuove « linee guida » europee sul traffico
transfrontaliero di energia elettrica ispirate al concetto fondamentale della trasparenza e riguardanti una serie di informazioni sulle reti di trasmissione, sugli
scambi di energia e sulla produzione, nella
prospettiva di un cammino sempre più
condiviso delle problematiche energetiche
da Parte dei Paesi dell’Ue –:
quali iniziative d’urgenza il governo
intenda adottare per il rafforzamento
della sicurezza delle proprie reti elettriche
e quale sia l’orientamento italiano in tema
di politica energetica alla luce delle recenti
comunicazioni della Commissione Ue che
evidenziano sempre più la necessità di un
approccio unitario alle reti ettriche europee.
(5-00452)
PROVERA e FALOMI. — Al Ministro
dello sviluppo economico. — Per sapere –
premesso che:
il 24 febbraio 2005 veniva annunciato
che il Gruppo COS si era aggiudicato la
gara per l’acquisizione del gruppo FINSIEL da parte del gruppo Telecom;
i lavoratori della FINSIEL mostravano in più occasioni la loro preoccupazione per il futuro dell’azienda e sulle
prospettive di mercato della stessa;
il 21 marzo 2005 nel corso del
dibattito Parlamentare sulla mozione
n. 1-00326 presentata al Senato della Repubblica on. Falomi e da altri numerosi
firmatari, l’allora Sottosegretario Cosimo
Ventucci a nome del Governo rassicurava
circa il fatto che « L’offerta della Cos è
stata ritenuta da Telecom migliore delle
altre proposte ricevute, sia per le condizioni economiche offerte sia per il
piano industriale presentato, che prevede
l’integrazione strategica tra le attività
COS e Finsiel e una crescita occupazionale complessiva del 20 per cento nei
prossimi due anni » nonché che erano
« escluse ipotesi di dismissione totale o
parziale di attività Finsiel »;
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contrariamente a quanto riferito sopra, sano state realizzate le cessioni di
partecipazioni del gruppo Finsiel nelle
aziende Venus, Webred, Aspasiel e Value
Team;
il piano industriale illustrato ai sindacati prevedeva di continuare nelle attività di Tele Sistemi Ferroviari, di Finsiel
nel rapporto con il Ministero dell’Agricoltura, e di sviluppare un piano di ristrutturazione di Banksiel;
per la TSF è stata avviata una trattativa di vendita, per Banksiel i ricavi sono
in ulteriore e continuo calo;
il progetto di integrazione tra il
gruppo COS e il gruppo Finsiel appare
incontrare notevoli difficoltà e la realizzazione della fusione tra i due gruppi
appare abbandonata in favore di una fusione limitata alla sola Finsiel in Almaviva,
lasciando COS e le sue controllate fuori da
tale processo;
è stata avviata una massiccia campagna di incentivazione all’esodo per centinaia di lavoratori, frutto della decisione
dell’azienda di prevedere il taglio del 20
per cento del personale di staff, in palese
contraddizione con quanto dichiarato dal
Governo in data 21 marzo 2005;
l’azienda ha rifiutato la convocazione
del tavolo di confronto sui problemi del
gruppo e sulle sue prospettive, costringendo il Ministero per lo Sviluppo Economico a procedere per incontri separati
nello scorso 28 settembre;
il gruppo Finsiel conta oggi 6 aziende,
una società consortile, diverse partecipazioni azionarie di minoranza, più di 600
milioni di fatturato, 3000 dipendenti e
rappresenta il principale gruppo industriale del settore IT –:
se il Governo sia stato informato di
quanto descritto e quali strumenti intende
adottare per la salvaguardia del patrimonio industriale e occupazionale del principale gruppo italiano del settore Information-Tecnology.
(5-00453)
Camera dei Deputati
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Interrogazione a risposta in Commissione:
SAGLIA, RAISI e URSO. — Al Ministro
dello sviluppo economico. — Per sapere –
premesso che:
il Ministro dello sviluppo economico
ha predisposto il programma industria
2015 con l’obiettivo di accrescere le azioni
di politica industriale orientate all’innovazione;
l’obiettivo condivisibile di dare una
forte scossa alle imprese e ai centri di ricerca pubblici e privati, per far emergere
specializzazioni nazionali nell’industria e
nei servizi proiettate verso nuove tecnologie, rischia di essere vanificato dai meccanismi operativi previsti nella Finanziaria;
in particolare, a giudizio degli interroganti, esiste il rischio che le risorse non
arrivino alle imprese ma siano utilizzate
dagli enti, dal ministero, dalle regioni
attuando un pericoloso neo-dirigismo;
la previsione che i progetti possano
essere verificati anche da soggetti esterni
potrebbe provocare un’indebita commistione di burocrazia e pressioni corporative;
i ritardi nell’approvazione dei progetti potranno essere enormi non avendo
previsto clausola di silenzio-assenso qualora i ministeri cointeressati e la conferenza Stato-regioni non procedessero a
fornire il loro parere –:
se non ritenga di dover adottare
iniziative normative per assicurare strumenti trasparenti e competitivi al fine di
coinvolgere il più ampio ventaglio di partecipanti ai progetti innovativi appartenenti al mondo della piccola e media
impresa.
(5-00454)
Interrogazione a risposta scritta:
AMENDOLA. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
in data 3 maggio 2001 il CIPE ha
approvato il Contratto di Programma con
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la « Nuova Biozenit SpA » la cui stipula è
stata effettuata nel giugno 2002, per la
realizzazione di una centrale termoelettrica per la produzione di energia elettrica
a biomasse e di serre destinate alla produzione di fiori attraverso un procedimento intensivo di fioritura. L’investimento è 45 milioni di euro di cui circa la
metà a carico dello Stato e 3 milioni a
carico della Regione Calabria che avrebbero dovuto portare alla creazione di 130
nuovi posti di lavoro;
nello stesso Contratto di Programma
era stabilito un apposito capitolo di spesa
da destinare alla formazione dei lavoratori
che, a tal proposito, hanno effettuato e
completato appositi corsi con l’utilizzo di
fondi regionali calabresi;
per esigenze interne alla Nuova Biozenit la società ha chiesto per ragioni
gestionali il trasferimento del sito per
l’insediamento da San Floro a Simeri
Crichi (Catanzaro);
per dar luogo a tale trasferimento era
necessaria una specifica delibera della
Giunta regionale della Calabria di concessione del nulla osta con contestuale invio
di parere positivo al CIPE;
nell’imminenza dello svolgimento
della consultazione elettorale per il rinnovo del Consiglio provinciale di Catanzaro le autorità istituzionali pro tempore
hanno effettuato a San Floro il 5 aprile
2004 la cerimonia di posa della prima
pietra dell’impianto;
con deliberazione del 18 marzo 2005
il CIPE ha prorogato i termini del suddetto
Contratto di Programma;
ad oggi evidenziano i sindacati Cgil,
Cisl e Uil nessun altro tipo di intervento è
stato segnalato nonostante le vibrate e
reiterate proteste dei lavoratori che hanno
svolto il corso di formazione;
è notizia delle ultime ore che la
Nuova Biozenit ha chiesto ed ottenuto
dalla Regione Puglia, nella seduta di
Camera dei Deputati
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Giunta regionale del 21 novembre 2006,
l’autorizzazione alla delocalizzazione dell’impianto sul territorio pugliese con relativo utilizzo delle somme pubbliche previste nel Contratto di Programma;
a giudizio dell’interrogante, una circostanza del genere concretezza l’ennesimo tentativo di sottrarre alla Calabria
indispensabili risorse economiche tese allo
sviluppo economico ed all’incremento dell’occupazione –:
quali iniziative si intendano assumere
al fine di mantenere nel territorio della
provincia di Catanzaro gli interventi previsti dal Contratto di Programma sottoscritto nel giugno 2002 e prorogato nel
marzo 2005 al fine di assicurare l’effettiva
creazione dei 130 posti di lavoro previsti;
se si intenda accertare le cause del
mancato avvio dell’iniziativa imprenditoriale.
(4-01781)
*
*
*
TRASPORTI
Interrogazioni a risposta immediata in
Commissione:
IX Commissione:
TASSONE. — Al Ministro dei trasporti.
— Per sapere – premesso che:
la sicurezza stradale è stata uno degli
aspetti di maggior rilievo nell’attività legislativa della passata legislatura come dimostra la riforma del codice della strada
e l’introduzione della patente a punti;
tra le misure più incisive e meno
onerose introdotte con la riforma del codice della strada va senz’altro menzionato
l’obbligo di evidenziare la sagoma dei
mezzi lunghi e pesanti con strisce retroriflettenti, al fine di contribuire in maniera
davvero efficace alla diminuzione dell’incidentalità in un Paese come il nostro in
cui l’85 per cento del trasporto merci
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
avviene su gomma e il numero degli incidenti che coinvolgono i mezzi lunghi e
pesanti rimane purtroppo alto;
l’obiettivo europeo di dimezzare entro il 2010 il numero delle vittime della
strada è lontano e molto rimane da fare,
in particolare in Italia dove oggi ancora si
registra un forte ritardo rispetto agli altri
Paesi europei;
come chiaramente emerso durante la
IV Conferenza di Verona dei Ministri dei
Trasporti dell’Unione europea sulla Sicurezza Stradale, del 3 e 4 novembre scorsi,
tra il giugno 2005 ed il giugno 2006 l’Italia
ha fatto registrare un calo di incidentalità
appena del 3 per cento a fronte di una
media europea dell’8 per cento;
questi dati allarmanti insieme all’impegno di fare della sicurezza stradale uno
dei punti fondanti dell’azione di Governo,
annunciavano un impegno dell’Esecutivo
in questa direzione e non certo la volontà
di disperdere il lavoro fatto in merito, tra
l’altro, ad una disposizione che fa dell’Italia un esempio a livello europeo –:
se si intenda non accedere alle richieste di sospensione dell’introduzione
dell’obbligo di evidenziare le sagome dei
mezzi lunghi e pesanti con strisce retroriflettenti ponendo come giustificazione
l’armonizzazione con provvedimenti analoghi europei, considerato che tale armonizzazione non potrebbe che avvenire in
tempi lunghissimi che porterebbero ulteriori gravi conseguenze per la sicurezza, di
fronte alla quale secondo l’interrogante
alcune « esigenze » di associazioni di categoria non possono trovare moralmente
alcuna accoglienza.
(5-00427)
CARBONELLA e BARBI. — Al Ministro
dei trasporti. — Per sapere – premesso
che:
nella scorsa legislatura è stato approvato il decreto legislativo 21 novembre
2005, n. 285, recante il « Riordino dei
Camera dei Deputati
—
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
servizi automobilistici
competenza statale »;
2006
interregionali
di
tale provvedimento è volto, tra l’altro,
a superare le rendite e i diritti di esclusività attraverso il graduale passaggio dal
regime concessorio a quello autorizzativo,
ad introdurre parametri intesi ad elevare
gli standard di sicurezza e qualità dei
servizi resi all’utenza, a disporre il riordino dei servizi esistenti nel rispetto delle
competenze delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano in materia di trasporto pubblico locale, nonché
a riformulare il relativo apparato sanzionatorio;
l’articolo 4, nel prevedere esplicitamente gli adempimenti a carico dell’allora
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dispone l’adozione, entro centoventi
giorni dalla data di entrata in vigore del
decreto, di un decreto ministeriale volto a
stabilire, tra gli altri, le modalità e i criteri
per il rilascio dell’autorizzazione per
l’esercizio dei servizi di linea di cui all’articolo 3, comma 1;
tale decreto ministeriale ad oggi non
risulta essere stato emanato e non è pertanto possibile procedere al rilascio delle
predette autorizzazioni, il cui possesso,
peraltro, costituisce il presupposto per far
svolgere il servizio ad imprese subaffidatarie, ai sensi dell’articolo 3, comma 4;
inoltre lo stesso decreto ministeriale
avrebbe dovuto stabilire anche le funzioni
e l’organizzazione dell’elenco nazionale
delle imprese che esercitano servizi di
linea in qualità di imprese titolari o subaffidatarie, da istituire presso il Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti –:
quando il Governo intenda procedere
all’emanazione del decreto ministeriale di
cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 285, in modo
da consentire la piena attuazione della riforma dei servizi automobilistici interregionali di competenza statale.
(5-00428)
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2607
AI RESOCONTI
PEDRINI. — Al Ministro dei trasporti. —
Per sapere – premesso che:
in Italia resta alta l’emergenza relativa al problema dell’incidentalità stradale
che continua a far registrare un numero
imbarazzante – per un Paese civile – di
morti e feriti sulle nostre strade;
il 50 per cento dei decessi causati da
incidenti stradali colpisce persone con
meno di 41 anni e il 25 per cento persone
con meno di 23 anni;
negli ultimi 30 anni sono morti in
Italia per incidente stradale circa 300 mila
persone, di cui un terzo aveva tra 15 e 29
anni;
si calcola che i costi complessivi a
carico del Servizio sanitario nazionale e
dell’intero sistema paese si aggirino intorno ai 35 miliardi di euro l’anno;
nonostante l’Unione europea e i singoli Stati membri si siano impegnati a
dimezzare entro il 2010 il numero delle
vittime della strada, l’obiettivo è ancora
lontano e molto rimane da fare in particolare in Italia dove si è accumulato un
consistente ritardo rispetto agli altri Paesi
europei;
nonostante l’impegno del Governo,
continua purtroppo a registrarsi una sostanziale carenza di azioni concrete atte a
garantire una maggiore efficacia nella prevenzione dell’incidentalità stradale e una
scarsa ottimizzazione di quelle già adottate;
tra tali misure rientra senza dubbio
l’obbligo di evidenziare la sagoma dei
mezzi lunghi e pesanti con strisce retroriflettenti introdotto, nella passata Legislatura anche grazie all’attuale maggioranza,
al comma 2-bis dell’articolo 72 del codice
della strada;
tale disposizione prevede, in particolare, che i veicoli di nuova immatricolazione devono essere dotati di strisce retroriflettenti dal 1o aprile 2005 ed i veicoli
in circolazione entro il 31 dicembre 2006;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
l’obbligo di equipaggiamento con strisce retroriflettenti, che per il parco circolante è stato oggetto di proroga per ben tre
volte a seguito di forti pressioni di alcune
associazioni di categoria di autotrasportatori, può garantire un risparmio in termine di incidentalità, e quindi di morti e
feriti, tra il 21 per cento e il 42 per cento
come dimostra il recente rapporto promosso dalla Commissione europea al fine
di misurarne l’efficacia;
risulterebbe l’intenzione del Governo
di sospendere a tempo indeterminato l’obbligo di installazione sui veicoli delle strisce retroriflettenti –:
se il Governo intenda effettivamente
sospendere una misura – attesa ormai da
molto tempo da milioni di cittadini utenti
della strada – alla quale oltre il 60 per
cento del parco circolante, del resto, ha già
provveduto ad adeguarsi e se intenda
quindi dare attuazione a quanto previsto
dal codice della strada e dimostrare all’elettorato che la sicurezza stradale è tra
le priorità dell’agenda politico-istituzionale
del Paese.
(5-00429)
CAPARINI e PINI. — Al Ministro dei
trasporti. — Per sapere – premesso che:
a seguito dell’introduzione di disposizioni che escludono o limitano fortemente
il ricorso al lavoro straordinario per il personale che effettua missioni in conto privato, il personale tecnico e gli esaminatori
della Motorizzazione (M.C.T.C) della provincia di Forlı̀-Cesena, si astengono dall’effettuazione di operazioni tecniche e collaudi presso le sedi delle imprese private in
regime di lavoro straordinario;
nella sola provincia di Forlı̀-Cesena, a
seguito di una datata tradizione industriale, sono attive decine di aziende che
operano nel settore della costruzione di
furgonature per cassonetti refrigeratori,
aziende che costruiscono cisterne, che risultano essere fortemente penalizzate dalle
norme di cui sopra;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2608
AI RESOCONTI
le associazioni di categoria, Confindustria Fc - Confartigianato Fe - Api Fc Cna Fc, lamentano gravi disagi alle imprese del settore che dovranno effettuare
le operazioni tecniche presso i locali della
M.C.T.C, impegnando personale proprio
per condurre i veicoli e per effettuare
lunghe soste in attesa delle prescritte verifiche di collaudi, con grave danno alla
competitività delle stesse;
a causa di questa situazione si pone
anche un grave problema riguardante la
viabilità locale, già pesantemente penalizzata da obsolescenza delle infrastrutture,
con inevitabili pericoli di incidenti e ingorghi stradali dovuti alla movimentazione
e spostamento dei mezzi pesanti;
a fronte di quanto sopra anticipato,
si evidenzia un’inefficienza dell’ente pubblico che naturalmente grava sui costi
delle imprese in questione. Si deve considerare insufficiente ed esiguo il numero
delle giornate a disposizione delle stesse
per effettuare tali collaudi nelle sedi della
M.C.T.C di Forlı̀ e Cesena, tre giorni alla
settimana, che consentono solo un numero
limitato di collaudi rispetto alle attese e
alle richieste delle numerose imprese del
territorio;
è da imputarsi a questo risultato di
inefficienza burocratica il rischio di un
deficit di capacità concorrenziale delle
numerose imprese che realizzano allestimenti speciali, costrette ad un iter inutile
e costoso che prevede prima l’immatricolazione del veicolo e in un secondo momento il suo collaudo. Queste inefficienze
comportano il rischio da parte delle
aziende di non soddisfare l’utenza e di
perdere opportunità imprenditoriali, con
conseguente gap competitivo del sistema
economico provinciale;
si mette in dubbio, sempre riportando il malcontento delle associazioni di
categoria, l’operatività stessa degli uffici
della M.C.T.C della provincia di Forlı̀Cesena che non sempre riesce ad assolvere
una funzione di supporto dell’economia
locale, con servizi puntuali ed efficienti nei
confronti della filiera della costruzione di
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
veicoli commerciali e delle imprese di
autotrasporto che costituiscono, come già
ricordato, una realtà economica determinante del territorio della provincia romagnola –:
quale tipo di intervento il Ministro in
indirizzo intenda attuare per tutelare le
imprese romagnole e il territorio della
provincia di Forlı̀-Cesena da un sistema di
inefficienze burocratiche che penalizza
fortemente la capacità competitiva delle
imprese che operano nel settore, le quali
si vedono costrette a sostenere un consistente aumento dei costi a causa della
limitazione dei pagamenti straordinari, in
seno agli organi di controllo della M.C.T.C
di Forlı̀-Cesena.
(5-00430)
FABRIS e AFFRONTI. — Al Ministro
dei trasporti. — Per sapere – premesso
che:
nell’ultimo anno, come certificato
dalla Corte dei conti, si è verificato un
aumento, secondo gli interroganti, esorbitante delle spese per la comunicazione e il
marketing delle FF.SS., a fronte di una
immagine trasmessa dagli organi di
stampa di un’azienda esempio di inefficienza e, come dichiarato dall’amministratore delegato alla Commissione Trasporti,
quasi al collasso;
si è provveduto a modificare taluni
percorsi, tagliando intere zone del Nord
Ovest dalla comunicazione Eurostar diretta con Bologna e Firenze, come consta
agli interroganti, senza giustificazione di
vantaggi economici che ne derivino all’azienda, né miglioramenti del servizio, e
senza alcuna preventiva comunicazione all’utenza, né concertazione e né informazione alle istituzioni (Regioni, Province e
Comuni), che vengono chiamate in causa
solo per le richieste di sovvenzionamenti;
le Province del Nord Ovest (TO-ATAL-PV-PC) chiedono più comunicazione
con le istituzioni e la sospensione dei
provvedimenti presi –:
quali provvedimenti il Ministro interrogato intenda adottare nei confronti
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
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AI RESOCONTI
di Trenitalia, riguardo alle decisioni assunte ed esposte nella presente interrogazione.
(5-00431)
Interrogazioni a risposta in Commissione:
TASSONE. — Al Ministro dei trasporti.
— Per sapere – premesso che:
risulterebbe all’interrogante la soppressione di fermate e di treni a lunga
percorrenza, sia sulla linea ferroviaria del
versante ionico-catanzarese che di quello
ionico-reggino;
la riduzione di treni e fermate riguarderebbe anche quelli locali, senza tenere conto dei bisogni e delle esigenze
degli utenti residenti;
oltre a causare gravi disagi alle popolazioni locali tale politica adottata da
Trenitalia arreca un significativo danno
economico agli operatori turistici calabresi
in generale e ionici in particolare –:
se non ritenga di sollecitare la società
Trenitalia affinché ripristini i treni e le
fermate soppressi in maniera tale da garantire un servizio adeguato alle esigenze
dell’utenza.
(5-00426)
MANCUSO e AIRAGHI. — Al Ministro
dei trasporti. — Per sapere – premesso
che:
la cosiddetta « Bretella autostradale
Boffalora-Malpensa » dovrebbe collegare
l’autostrada Torino-Milano con l’aeroporto
intercontinentale di Malpensa;
i lavori iniziati a giugno 2005 proseguono a rilento e, a quanto risulta all’interrogante, fonti A.N.A.S. affermano l’impossibilità di rispettare il termine di consegna dei lavori dei 16 ottobre 2007;
alcuni ostacoli avrebbero rallentato i
lavori dell’opera lunga 18 km fino a farli
slittare a giugno 2008;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
la regione Lombardia, competente
per territorio, ha espresso grande preoccupazione, stante l’importanza vitale di
questo collegamento per la viabilità ordinaria delle province di Milano, Varese
nonché di quella novarese;
in particolare per il novarese l’opera
alleggerirebbe il traffico sulla Strada Statale 32 per Oleggio e, conseguentemente,
sull’ottocentesco ponte di ferro sul fiume
Ticino, ormai assolutamente inadeguato a
sopportare i livelli attuali di movimento e
di cui non si conoscono i tempi di progettazione e realizzazione —:
se il Governo voglia attivarsi per
limitare al massimo il ritardo nella consegna dell’opera in oggetto;
se non ritenga di dover rendere noti
i dati relativi alla progettazione e alla
realizzazione del nuovo ponte di collegamento tra Oleggio (Novara) e Lovate Pozzolo (Varese).
(5-00455)
Interrogazioni a risposta scritta:
MARIO RICCI, OLIVIERI e LOCATELLI. — Al Ministro dei trasporti. — Per
sapere – premesso che:
la Direzione Regionale Lazio di Trenitalia nell’anno 2004 ha assunto 24 lavoratori con la qualifica di apprendistato;
allo scadere dei tre anni (2007), i
suddetti lavoratori dovranno avere la trasformazione del contratto a tempo indeterminato;
i medesimi lavoratori vengono impiegati in turni di lavoro a rotazione (compreso i turni notturni) e in prestazioni di
lavoro straordinario che comporta, oltre
alla maturazione immediata (sotto il profilo giuridico) del diritto di passaggio al
contratto a tempo indeterminato, una
aperta violazione delle norme contrattuali
vigenti in materia;
l’inadempienza contrattuale da parte
di Trenitalia risulta essere largamente praticata, in tutti i livelli societari –:
se il Ministro intenda assumere provvedimenti, per ripristinare la corretta ap-
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
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AI RESOCONTI
plicazione del contratto nazionale di categoria da parte di Trenitalia e, quindi,
l’utilizzo del personale come previsto dalle
normative vigenti.
(4-01760)
PATARINO. — Al Ministro dei trasporti.
— Per sapere – premesso che:
nell’orario di Trenitalia risultano
soppressi i quattro intercity che giornalmente collegavano Bari a Taranto ed a
Reggio Calabria, rendendo definitiva
quella che, cosı̀ come più volte garantito,
doveva essere una sospensione per temporanee ragioni di restyling;
con tale, a giudizio dell’interrogante,
inopinata ed ingiustificata soppressione si
appesantisce ulteriormente uno stato di
isolamento e di marginalizzazione del territorio jonico, al quale manca tuttora il
completamento di un’autostrada che si
ferma in realtà a venti chilometri di distanza dal Capoluogo ed il raddoppio della
linea ferroviaria per Bari, bloccato in
particolare dalle resistenze di alcune Amministrazioni Comunali;
mentre da più parti si sostiene la
necessità di migliorare la qualità e l’efficienza dei nostri servizi ferroviari per
invogliare un numero sempre maggiore di
viaggiatori a prendere il treno per fare
diminuire il traffico su gomma, sovente al
centro dell’attenzione per la crescente
quantità di incidenti mortali e per il grave
impatto ambientale, di fatto si registrano
assurde decisioni di soppressioni di servizi
indispensabili (come quelli degli intercity
Bari-Taranto-Reggio Calabria) e notizie
sempre più allarmanti sulle condizioni
igienico-sanitarie dei treni italiani (dalle
zecche del 2005 alle tracce della legionella,
scoperte ultimamente dai carabinieri dei
NAS a seguito di prelievo di campioni di
acqua prelevata nei bagni di alcuni treni
in Piemonte, alla carenza delle più elementari operazioni di pulizia ordinaria);
ciò avviene in un momento di particolare difficoltà per l’economia jonica, pe-
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
santemente colpita – tra l’altro – dalla
grave ed inaffrontata crisi di mercato dei
suoi prodotti agricoli, sia dalla discutibile
declaratoria di dissesto finanziario del Comune di Taranto –:
quali iniziative intenda urgentemente
intraprendere, affinché sia restituito ad un
territorio che sta vivendo un momento di
particolare sofferenza, almeno quel poco
finora concessogli – nell’ambito dei trasporti – a partire dal ripristino dei quattro
servizi intercity già menzionati, evitandogli
un’ulteriore, ingiusta e devastante penalizzazione.
(4-01767)
FABRIS. — Al Ministro dei trasporti. —
Per sapere – premesso che:
negli ultimi tempi si sono verificati
numerosi incidenti tecnici sugli aereomobili della compagnia aerea Alitalia;
in data 26 ottobre 2006, i passeggeri
del volo Alitalia in partenza per la città di
Tirana (Albania) alle ore 14,30 dall’aeroporto internazionale di Fiumicino « Leonardo da Vinci » hanno vissuto momenti di
altissima tensione e di grave disagio
quando, durante la fase di decollo, hanno
avvertito con chiarezza taluni rumori apparentemente causati da un guasto ad un
motore del velivolo che ha costretto il
pilota ad invertire la rotta;
in data 20 novembre 2006 un Airbus
A320, volo AZ 717 (un MD 80) da Atene
a Roma, ha avuto un guasto al sistema di
pressurizzazione della cabina, costringendo i passeggeri a subire una brusca
variazione di quota e ad indossare le
maschere per l’ossigeno apertesi automaticamente;
la sicurezza del trasporto aereo è una
necessità assoluta a cui non possono certo
essere opposte eccezioni di alcun tipo –:
se corrisponda al vero quanto descritto dalla presente interrogazione e nel
caso quali iniziative, il Ministro interrogato, intenda assumere per garantire la
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
regolarità della manutenzione e la sicurezza dei velivoli della compagni di bandiera Alitalia;
se sia a conoscenza dei motivi per i
quali gli organi di stampa non abbiano
dato notizia, o se lo hanno fatto solo in
maniera molto marginale, dei gravi episodi
descritti dalla presente interrogazione.
(4-01770)
BOCCHINO. — Al Ministro dei trasporti.
— Per sapere – premesso che:
Trenitalia ha ridisegnato la mappa
degli orari e dei trasporti da e per Sapri
(e quindi il comprensorio del Basso Cilento, Vallo di Diano, Potentino Meridionale, e Alta Calabria fino a Diamante)
verso numerose destinazioni sul territorio
nazionale;
tali cambiamenti, che diventeranno
operativi dal prossimo 10 dicembre, prevedono tra gli altri disagi, la cancellazione
dell’unico collegamento diretto diurno attualmente esistente con Milano e la cancellazione di tutti i collegamenti diretti diurni
oltre che con il capoluogo lombardo, anche
con Livorno, Pisa, Genova, Trento, Bolzano
e, verso sud, con la Sicilia;
i passeggeri saranno cosı̀ costretti a
raggiungere le località sopra citate solo
cambiando più volte treno, con il conseguente disagio in termini di tempo (oltre
due ore) e il maggior dispendio di denaro
(quasi il cinquanta per cento in più),
circostanza, quest’ultima, non trascurabile
per un’area notoriamente depressa economicamente;
il bacino di utenza colpito da questi
disagi comprende circa 50 comuni, con
oltre 100.000 abitanti che quadruplicano
nei periodi festivi;
basterebbero piccoli accorgimenti,
come ripristinare corse e fermate esistenti
per anni, pian piano scippate alle tratte
interessate, il cui « costo » in termini temporali non supererebbe i 3 minuti per
treno, minuti recuperabili normalmente in
poche decine di chilometri –:
Camera dei Deputati
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quali iniziative il Ministro intenda
prendere affinché sia restituita alla popolazione residente la legittima aspettativa a
godere di collegamenti agevoli con il resto
d’Italia e non sia penalizzata ulteriormente un’area geografica dove il turismo
andrebbe agevolato piuttosto che disincentivato da frequenti cambi di mezzi e
maggiori costi per viaggiare.
(4-01773)
FABRIS. — Al Ministro dei trasporti. —
Per sapere – premesso che:
gli autocaravan sono il mezzo privilegiato dalle famiglie che si dedicano al
turismo itinerante, cui deve essere garantito, al pari di qualunque altro cittadino, la
libertà di circolazione e soggiorno prevista
dall’articolo 16 della nostra Costituzione;
gli autocaravan sono altresı̀ annoverabili tra i mezzi di trasporto più comodi
e funzionali per consentire agevoli spostamenti alle persone disabili, in particolare
al fine di permettere loro di beneficiare di
quei momenti di svago, da condividere con
i propri familiari, che la loro condizione di
menomazione rende meno accessibili;
il nuovo codice della strada di cui al
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285
consente ai sindaci di emettere ordinanze
che limitano la circolazione di una particolare categoria di veicoli solo per accertate e motivate esigenze della circolazione
stradale;
nonostante ciò, gran parte delle ordinanze emesse dalle amministrazioni locali a questo proposito risultano ingiustificatamente discriminatorie nei confronti
degli autocaravan, limitando ad essi particolari prescrizioni e divieti di circolazione e di sosta, ad esempio consentendoli
solo in apposite « aree attrezzate »;
da ultimo, il comune di Bologna, con
ordinanza del 23 ottobre 2006, protocollo
n. 232113/2006, ha addirittura disposto la
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
soppressione, con decorrenza 8 novembre
2006, dell’area camper sita nel parcheggio
di via Luigi Tanari 17, restringendo cosı̀
ulteriormente la libertà di circolazione e
sosta esistente in tale città –:
come valuti l’On. Ministro interrogato quanto descritto nella presente interrogazione e quali iniziative normative intenda adottare al fine di consentire a tutti
i cittadini la piena fruizione della propria
libertà costituzionale di circolazione, anche sotto l’aspetto della libertà di scegliere
il mezzo con cui muoversi.
(4-01776)
Apposizione di firme a mozioni.
La mozione D’Elia e altri n. 1-00053,
pubblicata nell’allegato B ai resoconti della
seduta del 27 novembre 2006, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Fitto.
La mozione Attili e altri n. 1-00065,
pubblicata nell’allegato B ai resoconti
della seduta del 28 novembre 2006, deve
intendersi sottoscritta anche dal deputato
Lovelli.
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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Ritiro di documenti
del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati
dai presentatori:
interrogazione a risposta in Commissione Fava n. 5-00329 del 24 ottobre 2006;
interpellanza urgente Fabris n. 200221 del 7 novembre 2006;
interpellanza urgente Fabris n. 200223 dell’8 novembre 2006;
interrogazione a risposta scritta Bonelli n. 4-01673 del 16 novembre 2006;
interrogazione a risposta scritta Rossi
Gasparrini n. 4-01680 del 17 novembre
2006.
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo (ex articolo 134,
comma secondo, del Regolamento).
Il seguente documento è stato cosı̀
trasformato su richiesta del presentatore:
interrogazione a risposta scritta Foti
n. 4-01123 del 28 settembre 2006 in
interrogazione a risposta in Commissione
n. 5-00423.
ERRATA CORRIGE
Apposizione di una firma
ad una interrogazione.
L’interrogazione a risposta immediata
in assemblea Volontè e altri n. 3-00431,
pubblicata nell’allegato B ai resoconti
della seduta del 28 novembre 2006, deve
intendersi sottoscritta anche dal deputato
Casini.
Ritiro di un documento di indirizzo.
Il seguente documento è stato ritirato
dal
presentatore:
mozione
Volontè
n. 1-00051 del 27 novembre 2006.
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Licandro e
Diliberto n. 3-00420 già pubblicata nell’allegato B ai resoconti della seduta n. 78 del
28 novembre 2006:
« LICANDRO e DILIBERTO. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per
sapere – premesso che:
nella notte tra il 10 e l’11 aprile 2006,
nel corso dello scrutinio dei voti delle
ultime elezioni politiche, l’aggiornamento
dei dati che affluivano al ministero dell’interno si arrestava intorno alle ore 24,
senza che ad oggi ne siano state rese note
le ragioni;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
i dati che il ministero dell’interno
diramava erano comunque diffusi con notevole, inspiegabile e ancora non chiarito
ritardo rispetto a qualunque altro precedente elettorale, a fronte di una scheda di
più facile lettura rispetto a quella di
qualunque altra consultazione elettorale;
il ministero dell’interno adduceva
problemi di natura tecnica, anch’essi ancor oggi non resi noti ai tecnici e all’opinione pubblica;
in un comunicato stampa dell’11
aprile 2006, presente sul sito internet del
ministero dell’interno fino al 13 aprile
2006, si comunicava che tra i dati provvisori pervenuti al ministero dell’interno si
registrava per la Camera dei deputati il
dato di 43.028 schede contestate;
e già il 12 aprile 2006 l’allora Presidente del Consiglio dei ministri Silvio
Berlusconi lanciava un’aggressiva campagna politica e mediatica contro la legittimità del risultato elettorale, che vedeva,
comunque, prevalere l’Unione con uno
scarto di 25.224 voti, indicando all’opinione pubblica la realizzazione di « tanti,
tantissimi brogli elettorali », tali che « il
risultato deve cambiare », e auspicando
l’emanazione di un decreto-legge per il
riconteggio delle schede e per il riesame
dei verbali;
l’aggressiva campagna mediatica dell’allora Presidente del Consiglio dei ministri, dunque, si fondava sul dato del ministero dell’interno di 43.028 schede contestate, che avrebbero dovuto sovvertire il
risultato elettorale alla Camera dei deputati;
soltanto il 14 aprile 2006, a distanza
di diversi giorni dallo scrutinio delle
schede, il ministero dell’interno diramava
un comunicato con cui rendeva noto che
il numero delle schede contestate, in
realtà, si riduceva a 2.131 per la Camera
dei deputati e a 3.135 per il Senato della
Repubblica e che i dati di 43.028 per la
Camera dei deputati e di 39.822 per il
Senato della Repubblica erano semplicemente il frutto di un errore materiale, che
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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2006
aveva condotto a sommare le schede contestate vere e proprie con le schede nulle
o bianche;
l’errore materiale commesso era, secondo gli interroganti, di una gravità e di
una cosı̀ palmare evidenza da poter essere
rilevato subito da chiunque avesse una
sufficiente dimestichezza con i conteggi
elettorali;
emergeva cosı̀ presso il dipartimento
di statistica L. Lenti dell’Università di
Pavia che tali gravissime anomalie diffuse
dal ministero dell’interno già il 12 aprile
2006 riguardavano soltanto pochissime
province, in particolare quelle di Catania,
Como, Udine e Pisa;
segnatamente il ministero dell’interno
comunicava che nella provincia di Catania
i voti non validi erano 9.993, le schede
bianche erario di identico numero (9.993)
e i voti contestati erano 19.142; i voti
contestati erano 6.912 nella provincia di
Como, 6.790 nella provincia di Udine e
4.281 nella provincia di Pisa;
dunque, la metà delle presunte
schede contestate dell’intero territorio nazionale erano concentrate solo nella provincia di Catania (19.142); nel complesso le
schede contestate in queste quattro province ammontava a 37.125, cioè l’86 per
cento del totale;
la città di Catania era stata già caratterizzata da irregolarità gravi e manifeste, già sin dalla fase di presentazione
delle liste durante le elezioni amministrative del maggio 2005;
il ministero dell’interno non si è
accorto immediatamente e autonomamente del gravissimo e macroscopico errore;
ciò è avvenuto attraverso il rilievo
indipendente di un docente universitario
di statistica sociale dell’Università degli
studi di Catania, che già il 12 aprile 2006
segnalava alla prefettura di Catania la sola
evidente anomalia della relativa provincia;
la prefettura manifestava conseguentemente sorpresa e sconcerto per la dif-
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
fusione di dati che non corrispondevano a
quelli dalla stessa (unica fonte primaria)
trasmessi al ministero dell’interno e che
già in data 12 aprile 2006, come risulta dai
tabulati cartacei e da quelli disponibili in
formato elettronico, vedeva come contestate un dato di 33 schede, assolutamente
irrilevante rispetto alla campagna mediatica dell’ex Presidente del Consiglio dei
ministri e perfettamente in linea con il
dato fisiologico del fenomeno nelle restanti
province e in tutte le precedenti tornate
elettorali;
come è noto, i limiti fisiologici dei
voti contestati al più ammonta a qualche
centinaio di schede e non è mai giunto a
decine di migliaia in tutto il territorio
nazionale, dato ancora più eclatante e
sospetto, dacché concentrato in una sola
provincia –:
se risultino agli atti depositati presso
il Governo elementi tali da chiarire quali
siano stati i problemi tecnici addotti dal
ministero dell’interno per spiegare i ritardi
nell’aggiornamento dei risultati provvisori,
quale ragione nel corso della notte abbia
prodotto la lunga interruzione della diffusione dei dati man mano che giungevano
al ministero dell’interno e perché il ministero dell’interno abbia atteso il 14 aprile
2006 per diffondere il risultato corretto
della fortissima riduzione delle schede
contestate, rispetto a quello inizialmente
diffuso, quando già le segnalazioni erano
giunte dalla prefettura di Catania ben due
giorni prima, trattandosi, peraltro, di una
verifica di assoluta immediatezza.
(3-00420) »
Per errori tipografici si ripubblica il testo corretto dell’interrogazione a risposta
immediata in assemblea D’Elia n. 3-00421
pubblicata nell’allegato B ai resoconti della
seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
Primo Ministro Rafik Hariri, al quale si
oppongono gli hezbollah e il Presidente
filosiriano Lahoud, con il conseguente tentativo di far cadere il Governo Siniora,
tentativo nel quale pure si inserisce il
recente assassinio del Ministro Pierre Gemayel;
nel recente vertice con il Presidente
francese Chirac, il Presidente Prodi ha
affermato la necessità di avviare un dialogo con la Siria volto a trovare una
soluzione politica della crisi libanese –:
se non ritenga di dover esprimere il
sostegno concreto all’entrata in funzione
del tribunale internazionale sul caso Hariri, annunciando da subito un forte aiuto
economico alla sua messa in opera, perché
la soluzione politica della crisi libanese
non prescinda dall’accertamento della verità e dall’affermazione della giustizia in
Libano.
(3-00421) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Bondi e altri
n. 3-00422 pubblicata nell’allegato B ai
resoconti della seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
« BONDI, ELIO VITO e LEONE. – Al
Presidente del Consiglio dei ministri. – Per
sapere – premesso che:
l’organizzazione non governativa Movimondo è stata oggetto di un’inchiesta da
parte dell’Unione europea e, in particolare,
del suo organo ispettivo Olaf;
tale inchiesta ha implicato l’immediata sospensione di tutti i finanziamenti
in corso da parte della stessa Unione
europea;
« D’ELIA. – Al Presidente del Consiglio
dei ministri.- Per sapere – premesso che:
contemporaneamente
l’organizzazione non governativa Movimondo ha continuato a ricevere finanziamenti da parte
della direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli
affari esteri;
il Governo libanese ha approvato il
25 novembre 2006 l’istituzione del tribunale internazionale sull’assassinio dell’ex
l’inchiesta dell’Olaf ha comportato
l’incriminazione anche per reati di ordine
penale per i dirigenti di Movimondo;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2615
AI RESOCONTI
a seguito di tali vicende, la direzione
dell’organizzazione non governativa in parola è stata assunta dall’attuale Sottosegretario per gli affari esteri Di Santo e, nel
corso della sua gestione, l’organizzazione
non governativa Movimondo ha ricevuto
finanziamenti, anche attraverso un contratto stipulato con l’organizzazione internazionale Img –:
a quanto ammontino tali finanziamenti, se siano stati regolarmente rendicontati e se risponda a verità che nel
comitato direzionale del 9 ottobre 2006, a
favore della stessa organizzazione non governativa Movimondo, sia stato deliberato
un finanziamento di euro 236.552 per la
realizzazione di un filmato dai titolo
« Forse Dio è malato », tratto da un libro
di Walter Veltroni e la cui regia è stata
affidata ai fratelli Taviani.
(3-00422) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Migliore e
altri n. 3-00423 pubblicata nell’allegato B
ai resoconti della seduta n. 78 del 28
novembre 2006:
« MIGLIORE, MARIO RICCI e OLIVIERI. – Al Presidente del Consiglio dei
ministri. – Per sapere – premesso che:
da mesi i sindacati attendono invano
di incontrare il Governo per discutere del
futuro di Fincantieri;
nell’audizione alla Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati il Sottosegretario Tononi, al quale è stato chiesto quando il
Governo intenda incontrare i sindacati,
semplicemente non ha risposto;
non si riesce a capire quale idea del
rapporto con il « Paese reale » guidi l’operato dei troppi tecnici, che, pare, intendono dettare l’agenda al Governo, o, forse,
la si capisce benissimo: è l’idea di chi
pensa al Governo come luogo nel quale si
possa decidere il futuro della cantieristica
italiana (e quello di ventimila lavoratori),
al di fuori di qualsiasi confronto sociale e
politico;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
2006
l’amministratore delegato di Fincantieri, dottor Bono, anche lui in audizione,
è stato, invece, chiarissimo: la quotazione
in borsa ci vuole, punto e basta; a tal
proposito, il Sottosegretario ha precisato
che « non è un’ipotesi di Governo »;
a parere degli interroganti, sarebbe
un paradosso: un gruppo industriale che è
diventato leader mondiale in segmenti importanti della produzione navale, che ha
bilanci attivi e che vanta un portafoglio
ordini in grado di garantire lavoro a tutti
gli stabilimenti per i prossimi quattro
anni, verrebbe messo sul mercato ed esposto alle ferree leggi della finanza e della
speculazione borsistica;
sarebbe, invece, molto utile una
discussione vera, ma non sulla borsa, bensı̀
sulla politica industriale di questo Paese,
sulle scelte nel campo della mobilità delle
merci e delle persone, sulle vie del mare
come una delle alternative ad un trasporto
troppo centrato sulla gomma, sul valore
strategico dell’industria navalmeccanica e
sul ruolo centrale che, in un contesto
innovativo, potrebbe essere giocato da una
Fincantieri che deve continuare ad essere
un grande gruppo industriale interamente
pubblico;
giorni fa, a Castellammare di Stabia,
i sindaci delle città sedi di stabilimenti
Fincantieri si sono riuniti, hanno detto no
alla privatizzazione del gruppo (che sarebbe conseguente alla quotazione in
borsa) e hanno deciso di chiedere anche
loro, insieme ai sindacati, di incontrare il
Governo –:
quali atti concreti intenda porre in
essere per fare proprie le istanze della
società, quelle del mondo del lavoro, in
primo luogo, e del futuro della cantieristica italiana.
(3-00423) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Oliva e altri
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
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AI RESOCONTI
n. 3-00424 pubblicata nell’allegato B ai
resoconti della seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
« OLIVA, LO MONTE, NERI, RAO e
REINA. – Al Presidente del Consiglio dei
ministri. – Per sapere – premesso che:
l’azienda Poste Italiane spa ha di
recente avviato una riorganizzazione del
servizio postale, che prevede in Sicilia la
chiusura di uffici nei comuni più piccoli e
la riduzione di oltre 200 zone di recapito,
con il conseguente concentramento del
recapito presso i cosiddetti « centri primari di distribuzione », allontanando il
servizio di recapito dal comma stesso;
nella regione le Poste hanno già deciso di ridurre siti (Cuas di Palermo,
centro Postel) per trasferire la lavorazione
di prodotto nel Nord Italia, compromettendo oltre 400 posti di lavoro;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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NOVEMBRE
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hanno promosso un sit in di protesta il
giorno 21 novembre 2006 presso la direzione centrale di Poste Italiane spa –:
quale sia la politica del Governo in
materia di telecomunicazioni e di occupazione, se non ritenga che le logiche di
mercato debbano, a volte, passare in secondo piano rispetto alle esigenze del
territorio, sia in termini di servizi offerti al
cittadino, sia in termini di occupazione, e
se intenda promuovere tutte le iniziative
necessarie a riconsiderare la riorganizzazione aziendale che penalizza fortemente i
siti territoriali della Sicilia.
(3-00424) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Del Bue
n. 3-00425 pubblicata nell’allegato B ai
resoconti della seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
le decisioni di Poste Italiane spa, oltre
a compromettere il servizio pubblico postale, hanno penalizzato la regione Sicilia
ad alto tasso di disoccupazione con la
perdita di oltre 1.000 posti di lavoro,
avendo questa, tra l’altro, dato un contributo notevole al raggiungimento e rilancio
della società;
la Commissaria europea del corridoio
5, che da Lisbona si dovrà congiungere con
Kiev, attraversando l’Italia, ha più volte
richiamato i ritardi del nostro Paese;
malgrado i tanti pensionamenti, che
in alcune filiali siciliane, come quella di
Messina, si sono talvolta « incentivati » con
il ricorso documentato ad azioni di mobbing e ritorsione nei confronti di funzionari e dipendenti e che solo in parte sono
stati rimpiazzati per effetto dei reintegrati
ricorsisti, si continuano a sopprimere posti
di lavoro che sono essenziali per il territorio e per il servizio al cittadino;
sulla ferrovia ad alta velocità TorinoLione, che rappresenta un asse fondamentale di tale « passaggio », il Governo italiano non ha una posizione univoca e
oscilla tra il possibilismo del Ministro Di
Pietro, sia pur condizionato da nuove
procedure che allungano e di molto l’operatività della stessa, fino alla netta opposizione più volte manifestata dal Sottosegretario Cento;
la conseguenza della riorganizzazione
aziendale, oltre ad aumentare in modo
sproporzionato i carichi di lavoro dei
dipendenti, certifica la soppressione di
ulteriori 200 posti e il licenziamento di
altre 300 unità che in atto operano presso
le agenzie di recapito;
alla luce dell’abbandono delle procedure della cosiddetta « legge obiettivo » del
2001, i tempi sono diventati ormai chiaramente incompatibili con le esigenze operative che vengono proposte in sede comunitaria, alla luce dei finanziamenti da
inserire nel loro bilancio –:
l’attuale politica di riorganizzazione
aziendale ha sollevato forti critiche da
parte di molti sindaci e dei sindacati, che
quale sia con esattezza la posizione
del Governo italiano e, in particolare, se
non intenda garantire che l’opera Torino-
« DEL BUE. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso
che:
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
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AI RESOCONTI
Lione non è persa e cosı̀ il corridoio 5, che
potrebbe trovare oggi una nuova sistemazione più a Nord, nell’asse che dalla
Svizzera all’Austria potrebbe congiungersi
con Budapest e con Kiev.
(3-00425) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Borghesi e
altri n. 3-00426 pubblicata nell’allegato B
ai resoconti della seduta n. 78 del 28
novembre 2006:
« BORGHESI, DONADI e EVANGELISTI. – Al Presidente del Consiglio dei
ministri. – Per sapere – premesso che:
in queste settimane, dopo molti mesi
di intenso e, per diversi aspetti, drammatico impegno, si sta completando come
previsto il ritiro del nostro contingente
dall’Iraq;
negli stessi giorni a Riga la capitale
lettone si apre il summit mondiale della
Nato, che potrà contare sulla partecipazione di ben 26 Capi di Stato;
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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2006
hezbollah e nuovi razzi sono caduti sul
territorio israeliano, mentre in Palestina e
nei territori occupati la tensione torna a
crescere;
la scorsa settimana si è tenuto a
Lucca un importante vertice bilaterale italo-francese, nel quale si è anche affrontata
la questione mediorientale nel suo complesso, con particolare riferimento al Libano ed all’Afghanistan, e la natura dell’impegno in quell’area dei due Paesi –:
alla luce dei più recenti accadimenti,
quali siano gli intendimenti del Governo
circa l’impegno delle nostre truppe nelle
missioni internazionali di pace e quale sia,
in particolare, l’orientamento circa la nostra presenza in Afghanistan. (3-00426) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Maroni e altri
n. 3-00427 pubblicata nell’allegato B ai
resoconti della seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
si apprende che in questa occasione,
come anticipato da molti organi di stampa,
verrà chiesto ai Paesi membri, in particolare a quelli dell’Unione europea, un maggiore impegno a sostegno della missione in
Afghanistan: attualmente la missione Isaf,
passata dal 2003 sotto il controllo della
Nato, può contare su 30 mila unità, di cui
però buona parte rappresentata da truppe
americane;
« MARONI, GIANCARLO GIORGETTI,
GIBELLI, COTA, DOZZO, ALESSANDRI,
ALLASIA, BODEGA, BRICOLO, BRIGANDÌ, CAPARINI, DUSSIN, FAVA, FILIPPI, FUGATTI, GARAVAGLIA, GOISIS,
GRIMOLDI, LUSSANA, MONTANI, PINI,
POTTINO e STUCCHI. – Al Presidente del
Consiglio dei ministri. – Per sapere –
premesso che:
attualmente la situazione nel Paese
appare molto pericolosa: dall’inizio del
2006 si sono registrate quasi 4 mila vittime, in buona parte civili, ed esiste il
rischio che il Paese precipiti verso uno
stato di guerra aperta;
l’attuale maggioranza di Governo, per
risollevare le sorti della compagnia aerea
Alitalia, intende riproporre l’alleanza strategica con la compagnia europea Air
France, legata ad Alitalia con uno scambio
azionario del 2 per cento del capitale
sociale già dal 2001;
in merito il Presidente francese Jacques Chirac ha delineato la possibilità di
proporre la creazione di un gruppo di
contatto tra Paesi della Nato ed altri
partner;
in Libano, dove come in Iraq e Afghanistan sono impegnati dei nostri militari, pare finita la tregua con le milizie
la decisione di aprire il mercato dell’Alitalia al partner europeo Air France,
colosso sul piano mondiale, rischia di far
perdere competitività alla compagnia aerea di riferimento, che ha progressivamente perso, negli ultimi anni, quote di
mercato sia sulle tratte nazionali, sia sulle
tratte intercontinentali;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
l’aeroporto di Malpensa, come dimostrano i dati, è il quinto hub d’Europa, con
38 destinazioni servite; lo scalo lombardo
ha fatto registrare il più alto tasso di
crescita tra quelli europei, più 11,1 per
cento rispetto alla media europea del 5 per
cento, e si conferma come uno dei centri
di distribuzione più importanti d’Europa;
il numero di passeggeri nell’aeroporto di Malpensa è passato da 3,9 milioni
nel 1997 a 19,6 milioni nel 2005, facendo
registrare una variazione del 400 per cento
contro una variazioni del 26,6 per cento
registrata nello stesso periodo di tempo
nell’aeroporto di Roma-Fiumicino, il cui
numero di passeggeri è passato da 25,9 nel
1997 a 32,8 nel 2005;
Alitalia, ancora oggi, è l’unica compagnia che ha distribuiti su due hub
aeroportuali la propria flotta, su Roma
Fiumicino e su Milano Malpensa, e la
doppia opzione risulta assolutamente antiindustriale, anche in ragione del fatto che
il 70 per cento dei biglietti aerei è venduto
nel Nord del Paese;
le dichiarazioni rilasciate alla stampa
dell’attuale Presidente della Sea, che sarebbe disposto a concedere un terminal
esclusivo al vettore nazionale, all’unica
condizione che Alitalia, nell’aggiornamento
del piano industriale, individui in Malpensa l’hub aeroportuale di riferimento
dove concentrare la propria capacità;
da notizie di stampa, che confermano
la posizione di alcuni esponenti dell’attuale maggioranza di Governo di rinunciare all’hub aeroportuale di Malpensa,
emergono profonde incertezze non solo
sul futuro di Alitalia, dal momento che la
compagnia aerea ha su Malpensa il 50 per
cento del proprio traffico, ma anche sull’ostacolo alla crescita economica delle
imprese del Nord, che vedono proprio
nell’aeroporto lombardo il centro strategico di distribuzione dei traffici da e verso
l’Europa;
l’abbandono di Malpensa emarginerebbe il nostro Paese dai grandi traffici
europei ed il vantaggio ricadrebbe sui
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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grandi hub dell’Europa del Nord, in particolare su Francoforte e su Parigi, relegando la compagnia aerea Alitalia a vettore regionale strutturalmente e strategicamente subalterno alle altre compagnie
aeree europee –:
quali misure il Governo intenda adottare in relazione alla disponibilità della
società di gestione Sea, al fine di garantire
lo sviluppo dell’aeroporto di Malpensa,
unica soluzione industriale in grado di
restituire efficienza e competitività all’Alitalia.
(3-00427) »
Per errori tipografici si ripubblica il testo corretto dell’interrogazione a risposta
immediata in assemblea Fabris n. 3-00428
pubblicata nell’allegato B ai resoconti della
seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
« FABRIS. – Al Presidente del Consiglio
dei ministri. – Per sapere – premesso che:
secondo quanto appreso dalla stampa
in data 13 novembre 2006, in base ad un
rapporto dell’Enac, Ente nazionale per
l’aviazione civile, la compagnia aerea di
bandiera Alitalia si caratterizzerebbe per
una superficiale gestione dei controlli tecnici e sarebbero anche stati riscontrati
episodi di cattiva manutenzione;
i rilievi Enac rientrano in una normale attività di controllo ed hanno riguardato solo aspetti procedurali e formali
nella manutenzione degli aeromobili;
in questi ultimi mesi si sono verificati
numerosi incidenti aerei: in particolare, in
data 26 ottobre 2006, i passeggeri del volo
Alitalia in partenza per la città di Tirana
(Albania) alle ore 14,30 dall’aeroporto internazionale di Fiumicino « Leonardo da
Vinci » sono stati coinvolti in un episodio
di altissima tensione e di grave disagio,
come pure quelli coinvolti nell’incidente
verificatosi in data 20 novembre 2006 sul
volo AZ 717 da Atene a Roma, dove si è
verificato un guasto al sistema di pressurizzazione della cabina;
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
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la stampa ha segnalato alcuni altri
incidenti nell’ultimo mese, pur cercando di
sminuirne la gravità e l’importanza –:
d) la riduzione del costo del lavoro
tramite deduzioni all’imponibile per l’irap;
quali siano le valutazioni del Governo
sul verificarsi di questi incidenti, in particolare se sia a conoscenza dei motivi per
i quali di tali gravi episodi nessuna notizia
sia stata data alla stampa, e infine, se
ritenga che la compagnia di bandiera Alitalia sia effettivamente in grado di garantire con assoluta certezza la sicurezza dei
voli.
(3-00428) »
f) la proroga delle detrazioni fiscali
per le ristrutturazioni edilizie;
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Lulli e altri
n. 3-00429 pubblicata nell’allegato B ai
resoconti della seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
« LULLI, SERENI, BRESSA, QUARTIANI, GIACHETTI, BURCHIELLARO,
CHICCHI, CIALENTE, LIONELLO COSENTINO, MARINO, MARTELLA, MERLONI, RUGGERI, SANGA, SQUEGLIA,
TESTA, TOMASELLI, TUCCILLO e VICO.
– Al Presidente del Consiglio dei ministri. –
Per sapere – premesso che:
al settore dell’artigianato è richiesto,
come ad altri settori sociali del nostro
Paese, uno sforzo particolare per risanare
i conti previdenziali e pubblici;
diverse misure che possono essere
utili al rilancio del ruolo dell’artigianato
sono comunque previste nei provvedimenti
disposti dal Governo, anche con il disegno
di legge finanziaria in discussione in queste settimane in Parlamento, quali:
a) l’esclusione dall’accantonamento
delle quote di trattamento di fine rapporto
per le imprese con meno di 50 dipendenti;
b) la riduzione dei contributi per
gli apprendisti per i primi due anni di
lavoro impiegati da aziende con meno di
10 dipendenti;
c) il finanziamento di 100 milioni
di euro per l’anno 2007 per attività di
formazione dei giovani assunti con contratti di apprendistato;
e) la riduzione dei premi Inail;
g) la previsione di detrazioni fino al
55 per cento dei costi sostenuti per la
riqualificazione energetica degli edifici;
h) l’accorciamento dei tempi per la
proprietà dei brevetti, al fine di consentirne l’accesso alle piccolissime imprese;
i) la possibilità di finanziare la
sperimentazione di prototipi nella fase
pre-competitiva, anche in forma associata
tra imprese in rapporto con le università
e i centri di ricerca pubblici;
l) il fondo per le zone franche
urbane, che, prevedendo una spesa di 100
milioni di euro per il prossimo triennio,
consentirà il recupero di quartieri degradati delle periferie in alcune città del
Mezzogiorno;
m) l’istituzione di un fondo per finanziare l’abbattimento delle barriere architettoniche negli esercizi commerciali –:
quali ulteriori misure intenda assumere il Governo per valorizzare la funzione dell’artigianato nel nostro sistema
Paese.
(3-00429) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Bonelli e altri
n. 3-00430 pubblicata nell’allegato B ai
resoconti della seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
« BONELLI, BALDUCCI, BOATO, CASSOLA, DE ZULUETA, FRANCESCATO,
FUNDARÒ, LION, PELLEGRINO, CAMILLO PIAZZA, POLETTI, TREPICCIONE
e ZANELLA. – Al Presidente del Consiglio
dei ministri. – Per sapere – premesso che:
le rivelazioni riportate dal quotidiano
la Repubblica del 26 e 27 novembre 2006
sulle attività della commissione Mitrokhin
sono allarmanti;
la Repubblica del 26 novembre 2006
riporta, infatti, un articolo-intervista, in
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
cui l’ex agente del Kgb, Euvgenji Limarev,
tira in ballo pesantemente sia l’ex presidente della commissione parlamentare Mitrokhin, Paolo Guzzanti, sia il suo collaboratore Mario Scaramella. Limarev dichiara, infatti, che « dal gennaio 2004
svolgo una consulenza segreta e confidenziale con la commissione parlamentare del
presidente Guzzanti, incontrando soprattutto il suo braccio destro, Mario Scaramella »;
ricordiamo che Mario Scaramella,
giudice in pensione ed ex consulente della
commissione parlamentare Mitrokhin, è
stato uno degli ultimi ad incontrare l’ex
colonnello del Kgb Aleksander Litvinenko,
in un sushi-bar di Piccadilly, a Londra, il
giorno prima che quest’ultimo venisse avvelenato mortalmente;
ancora la Repubblica riporta una
lunga intervista registrata nel marzo 2005,
con l’agente segreto ucciso Litvinenko, in
cui racconta i suoi rapporti con la commissione Mitrokhin e il suo sentirsi usato
dalla commissione stessa. Lo stesso Litvinenko ricorda l’insistenza di Mario Scaramella, in particolare su tre questioni:
« a) il sequestro Moro e i rapporti di Prodi
con il Kgb. Mario mi raccontò che Prodi
conosceva l’indirizzo dove le Br tenevano
sequestrato Moro per averlo appreso durante una seduta spiritica. Mi chiese se
non ritenevo che Prodi avesse appreso del
covo dal Kgb. Mi chiese anche se il sequestro non fosse stato organizzato dal
Kgb e se avesse addestrato le Br. Dissi che
non conoscevo alcun dettaglio del sequestro e che non avevo mai sentito parlare
di Prodi. (.... ) b) Le attività dei Verdi.
Mario sembrava ossessionato dal gruppo
dei Verdi. Non avevo particolari informazioni. Piuttosto fui io ad ascoltarlo attentamente, mentre sosteneva che dietro la
loro attività politica potessero nascondersi
interessi del Kgb. (........ ) c) La Olivetti.
Mario voleva sapere se gli affari dell’Olivetti nell’ex Unione Sovietica nascondevano legami con il Kgb »;
sempre sul quotidiano la Repubblica,
il 27 novembre 2006, è riportata un’inter-
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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vista a Euvgenij Limarev, che, tra l’altro,
dichiara testualmente: « Mario Scaramella
mi ha chiesto di controllare il back-ground
di una ventina di personalità politiche
italiane nella presunzione che potessero
avere avuto nel passato rapporti con il
Kgb », e tra questi personaggi Limarev cita
i più importanti: « Naturalmente Prodi.
Naturalmente D’Alema. E poi Pecoraro
Scanio »;
sempre nello stesso quotidiano vengono riportate le parole di Litvinenko, che
dichiara testualmente: « Mario mi disse
che la sua società, la Ecpp (Environmental
crime prevention programme), si occupava
di grandi temi della sicurezza ambientale
e aveva un contratto con la commissione
di Paolo Guzzanti per condurre delle indagini sul Kgb. »;
quanto suesposto lascia trasparire un
oscuro disegno, che aveva come intento
quello di intorbidire e destabilizzare la
normale attività delle forze politiche italiane –:
di quali informazioni sia a conoscenza il Governo rispetto a quanto indicato in premessa, quali iniziative si intenda porre in essere per fare al più
presto la massima chiarezza su tutta questa vicenda inquietante e oscura, se e quali
rapporti Mario Scaramella abbia o abbia
avuto con i servizi segreti italiani e se non
si ritenga effettuare tutti i possibili accertamenti al fine di verificare l’esistenza di
dossier e archivi dati relativi a personalità
pubbliche, del mondo della politica, del
sindacato, dell’economia.
(3-00430) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea Volontè e altri
n. 3-00431 pubblicata nell’allegato B ai
resoconti della seduta n. 78 del 28 novembre 2006:
« VOLONTÈ,
D’AGRÒ,
RONCONI,
DRAGO, PERETTI, FORMISANO, LUCCHESE, MEREU e COMPAGNON. – Al
Presidente del Consiglio dei ministri. – Per
sapere – premesso che:
il Commissario europeo Joaquin Almunia ha nuovamente sollecitato l’Italia a
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
sfruttare i segnali di ripresa economica,
non solo per risanare i conti pubblici, ma
anche per varare quelle riforme ritenute
essenziali alla riduzione del deficit di bilancio e del debito pubblico, a partire da
quella della previdenza e del mercato del
lavoro, e ad avviare quelle liberalizzazioni
considerate necessarie per rilanciare la
competitività del Paese;
secondo il rapporto dell’Ocse sull’outlook 2006, che si è occupato della competitività dell’economia italiana, la costante erosione delle quote di mercato
negli ultimi dieci anni è la spia di un
problema strutturale e le liberalizzazioni
sono necessarie per controllare l’inflazione;
il Vice Presidente del Consiglio dei
ministri Rutelli, intervistato da Il Corriere
della Sera, ha ripetuto che un piano dl
liberalizzazioni è « irrinunciabile » e sarà il
« perno di questo Governo »;
il Vice Presidente del Consiglio dei
ministri D’Alema, intervistato da la Repubblica, invece, non crede che la « capacità di riforme dei Governo si misuri sulle
pensioni e sulle liberalizzazioni » e che
una tale visione è « parziale e anche un po’
ideologica » –:
se il Governo intenda dar seguito alle
raccomandazioni del Commissario Almunia, condivise pienamente anche dal Vice
Presidente del Consiglio dei ministri Rutelli, o se sia più incline alla strategia
disegnata dal Vice Presidente del Consiglio
dei ministri D’Alema e condivisa dalla
sinistra radicale, che si oppone alla realizzazione di una cosiddetta « fase due » in
senso riformista.
(3-00431) »
Per errori tipografici si ripubblica il
testo corretto dell’interrogazione a risposta immediata in assemblea La Russa e
altri n. 3-00432 pubblicata nell’allegato B
ai resoconti della seduta n. 78 del 28
novembre 2006:
« LA RUSSA, BENEDETTI VALENTINI, AIRAGHI, ALEMANNO, AMORUSO, ANGELI, ARMANI, ASCIERTO,
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
BELLOTTI, BOCCHINO, BONGIORNO,
BONO,
BRIGUGLIO,
BUONFIGLIO,
BUONTEMPO,
CASTELLANI,
CASTIELLO, CATANOSO, CICCIOLI, CIRIELLI, CONSOLO, GIORGIO CONTE,
CONTENTO, GIULIO CONTI, COSENZA,
DE CORATO, FILIPPONIO TATARELLA,
GIANFRANCO FINI, FOTI, FRASSINETTI, GAMBA, GASPARRI, GERMONTANI, ALBERTO GIORGETTI, HOLZMANN, LAMORTE, LANDOLFI, LEO,
LISI, LO PRESTI, MANCUSO, MARTINELLI, MAZZOCCHI, MELONI, MENIA,
MIGLIORI, MINASSO, MOFFA, MURGIA,
ANGELA NAPOLI, NESPOLI, PATARINO,
PEDRIZZI, ANTONIO PEPE, PERINA,
PEZZELLA, PORCU, PROIETTI COSIMI,
RAISI, RAMPELLI, RONCHI, ROSITANI,
SAGLIA, SALERNO, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SILIQUINI, TAGLIALATELA, TREMAGLIA, ULIVI, URSO e
ZACCHERA. – Al Presidente del Consiglio
dei ministri. – Per sapere – premesso
che:
il tragico incidente accaduto nell’oleificio di Campello sul Clitunno, a seguito
del quale hanno perduto la vita il titolare
e tre dipendenti di una ditta che eseguiva
lavori sui depositi del relativo stabilimento, con conseguente distruzione degli
impianti, danni ambientali rilevanti e
preoccupante fermo delle attività produttive della zona, ripropone ancora una
volta il grande problema della sicurezza di
chi lavora, della prevenzione e della cultura della difesa contro gli incidenti che
insidiano tutti coloro che partecipano ai
processi produttivi;
ferma restando la necessità che si
conoscano, in esito alle rigorose indagini
delle autorità competenti, le precise cause
del disastro attualmente non accertate, si
ritiene essere questo il momento non di
inopportune dichiarazioni politiche, il più
delle volte avventate e ideologicamente
distorte, bensı̀ di concrete assunzioni
di responsabilità istituzionali verso il
mondo del lavoro e del sistema produt-
Atti Parlamentari
XV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
2622
AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
29
NOVEMBRE
2006
tivo, tanto più in questi territori che
presentano una patologica frequenza di
« morti bianche »;
i lavoratori che vi operano, al fine di
evitare la cessazione delle relative attività
produttive –:
l’incidenza degli infortuni sul lavoro,
dopo tante apparenti « crociate » politiche
e sindacali, pare essere sempre massima
nelle regioni governate da giunte di centrosinistra, come l’Umbria e la Toscana;
quali urgenti interventi, anche di carattere finanziario, intenda adottare il Governo per sostenere l’indispensabile e delicata opera di risanamento ambientale di
un’area particolarmente pregiata sotto il
profilo naturalistico e storico-culturale ed
altresı̀ quali misure strutturali intenda
adottare il Governo al fine di porre, conte
questione prioritaria e cogente, la sicurezza di chi lavora, soprattutto nelle zone
statisticamente più a rischio, cosı̀ da conformare, in ogni ambiente, i processi lavorativi ai principi della responsabilità e
della salvaguardia dell’integrità umana.
(3-00432) »
a tutt’oggi non si comprende quali
concrete misure di sostegno siano state
assunte dal Governo in favore delle famiglie delle quattro vittime, né quali
concreti e pronti interventi, anche di
carattere finanziario, siano stati adottati
dal Governo per aiutare tutto il sistema
produttivo delle imprese di Campello sul
Clitunno per l’oleificio disastrato, nonché
Stabilimenti Tipografici
Carlo Colombo S. p. A.
€ 1,40
*15ALB0000790*
*15ALB0000790*
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