Classificazione del Diabete Mellito Aristotele ARISTOTELE: Le categorie sono essenziali per prendere decisioni pratiche e costituiscono la base del pensiero moderno Definizione Diabete Mellito Disordine del metabolismo glicidico caratterizzato da un’assoluta e/o relativa assenza di insulina e insulino-resistenza a cui segue iperglicemia Classificazione del diabete mellito Sono state fino ad oggi proposte 3 consecutive classificazioni del diabete mellito e delle entità nosografiche correlate: • National Diabetes Data Group (NDDG, 1979) • World Health Organization (WHO, 1985) • American Diabetes Association (ADA, 1997) NDDG (1979) Il primo tentativo per razionalizzare e definire dei precisi criteri per la diagnosi del diabete mellito è stato formulato dal NDDG National Diabetes Data Group: classification and diagnosis of diabetes mellitus and other categories of glucose intolerance. Diabetes 28: 1039-1057, 1979. NDDG (1979) • NGT: glicemia basale <110 mg/dl • DM: glicemia basale >140 mg/dl, oppure glicemia >200 mg/dl a 120’ dell’OGTT ed almeno 1 valore >200 mg/dl a 30’, 60’ o 90’ • IGT: glicemia compresa tra 140 e 200 mg/dl a 120’ dell’OGTT WHO (1985) Nel 1985, la WHO per semplificare l’applicazione dei criteri diagnostici propose una nuova classificazione World Health Organization. Diabetes Mellitus: report of a WHO Study Group. Geneva, World Health Organization, 1985 (Tech. Rep. Ser. no. 727). WHO (1985) • NGT: glicemia basale <110 mg/dl • DM: glicemia basale >140 mg/dl, oppure glicemia >200 mg/dl a 120’ dell’OGTT • IGT: glicemia compresa tra 140 e 200 mg/dl a 120’ dell’OGTT Figure 54-1 Prevalence of retinopathy by deciles of the distribution of fasting plasma glucose (FPG), 2-hour postglucose challenge plasma glucose (2hPG), and hemoglobin A1c (HbA1c) level in a population of Pima Indians (left panel), a population of Egyptians (center panel), and a representative sample of the U.S. population aged 40 to 74 years (right panel). (Reprinted with permission from Report of the Expert Committee on the Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus. Diabetes Care 20(7):1183-1197, 1997.) Downloaded from: Endocrinology (on 24 October 2005 02:50 PM) © 2005 Elsevier ADA (1997) Nel 1997, una commissione incaricata dall’American Diabetes Association ha condotto uno studio (NHANES III) di valutazione dell’incidenza di turbe del metabolismo glicidico in oltre 9000 soggetti obesi. Sono state evidenziate alterazioni retiniche riconducibili a danno iperglicemico con glicemie a digiuno 126 mg/dl Per tale motivo è stato abbassato il valore di glicemia basale diagnostico per diabete mellito ADA (1997) • NGT: glicemia basale <110 mg/dl • DM: glicemia basale >126 mg/dl, oppure glicemia >200 mg/dl a 120’ dell’OGTT • IGT: glicemia compresa tra 140 e 200 mg/dl a 120’ dell’OGTT • IFG: glicemia basale compresa tra 110 e 126 mg/dl e glicemia a 120’ dell’OGTT <140 mg/dl ADA (1997) • Abbassamento della soglia glicemica a digiuno per la diagnosi (126 invece che 140 mg/dl) • Introduzione della nuova categoria dell’Impaired Fasting Glucose, peraltro già proposta come nuova entità nosografica nel Paris Prospective Study (Diabetes, 1991) • Mantenuta la soglia di 200 mg/dl a 120’dell’OGTT • Suggerita l’ipotesi dell’uso della sola glicemia basale per la diagnosi di diabete mellito. HbA1c+FPG E’ stato proposto recentemente (Early Diabetes Intervention Program: EDIP Study) di introdurre la misura di HbA1c non come test alternativo a FPG, ma di associarlo per migliorare la scarsa sensibilità diagnostica del solo FPG in soggetti con DM tipo 2 asintoamatici. Infatti, è stato evidenziato che soltanto il 19% dei soggetti esaminati presentava FPG>valore critico diagnostico (7.0 mmol/l); circa il 50% con IFG risultavano affetti da DM tipo 2 con OGTT. Associando FPG+HbA1c (>6.1% o la media +2 SD) si otteneva una migliore sensibilità rispetto alla soglia di FPG: 61% versus 45% EDIP Study. Diabetes Care 24 (3): 465-471, 2001. Classificazione • Diabete di tipo 1 -Forma autoimmune -Forma idiopatica • Diabete di tipo 2 – Obeso – Non obeso • Altri specifici tipi di diabete • Diabete gestazionale (GDM) Classificazione Altri specifici tipi di diabete • Difetti genetici di funzione della b-cellula • Difetti genetici di azione insulinica • Patologie del pancreas esocrino • Endocrinopatie • Farmaci e agenti chimici • Diabete legato a malnutrizione • Infezioni • Forme autoimmunitarie meno comuni • Altre sindromi genetiche associate al diabete Classificazione • Intolleranza ai Carboidrati (IGT) • Impared fasting glucose (IFG) • Classi di rischio statistico – Pregressa alterata tolleranza ai carboidrati (Prev-AGT) – Potenziale alterata tolleranza ai carboidrati (Pot-AGT) DEFINIZIONE Disordine metabolico causato da una progressiva e selettiva distruzione, su base autoimmune, delle cellule b del pancreas endocrino in soggetti geneticamente predisposti Incidenza del diabete di tipo 1 in giovani di età <15 anni in varie popolazioni Incidenza del diabete di tipo 1 in rapporto all’età alla diagnosi 0 14 20 32 BETA CELLULA SUSCETTIBILITA’ GENETICA AGGREGAZIONE FAMILIARE Familiare con DM tipo 1 Gemello omozigote Padre Madre Popolazione generale rischio (%) 35 6 2 0,4 CONCORDANZA GEMELLI MONOCORIALI = 35% SUSCETTIBILITA’ GENETICA SISTEMA HLA (Crom 6) SUSCETTIBILITA’ GENETICA SISTEMA HLA -DR HLA-DR3: RISCHIO AUMENTATO HLA-DR4: RISCHIO AUMENTATO HLA-DR2: RISCHIO DIMINUITO FATTORI DIETETICI DM TIPO 1 E BSA FATTORI DIETETICI MIMETISMO MOLECOLARE ICA69 peptide ABBos dell’albumina sierica bovina Riscontro nel siero di pazienti con DM tipo 1 di anticorpi anti-BSA (Danerman, 1991) FATTORI AMBIENTALI VIRUS • Pathogenesis of viral-induced diabetes (Clin. Diag. Virol, Apr, 9: 2-3, 85-88, 1998) COXACKIEVIRUS B • Viruses and other perinatal exposures as initiating events for beta-cell distruction (Ann Med, Oct, 29:5, 413-417, 1997) VIRUS ROSOLIA FATTORI AMBIENTALI VIRUS • Enterovirus infections and insulin dependent diabetes mellitus evidence (Clin. Diag. Virol, Apr, 9: 2-3, 78-84, 1998) ENTEROVIRUS (?) FATTORI AMBIENTALI VIRUS Mimetismo molecolare ANTIGENE PANCREATICO insulina ANTIGENE ESTRANEO GAD proteina p73 di retrovirus endogeno di topo proteina PC2 di Coxsackievirus 38K citomegalovirus 52K virus rosolia Dati a favore di patogenesi autoimmune: • Aspetto istopatologico delle lesioni • Presenza di autoanticorpi contro la cellula beta • Frequente associazione con malattie autoimmuni Storia naturale Suscettibilità genetica Fattori ambientali Insulite asintomatica DM 1 Chetoacidosi diabetica Altre Iperglicemie Diabete mellito Come iperosmolare non chetotico IGT Iperglicemia da stress acidosi Altri stati chetotici Ipoglicemia con chetosi Chetosi alcoolica Chetosi del digiuno DKA Altre acidosi metaboliche Acidosi lattica Acodisi ipercloremica Intossicazione salicilica Acidosi uremica Acidosi da farmaci chetosi Chetoacidosi diabetica •una acidosi metabolica acuta, possibilmente mortale che complica il diabete tipo 1 e talora il diabete tipo 2 con stress intercorrente (infezione o intervento chirurgico) •Caratterizzata da un aumentata concentrazione plasmatica di glucagone e da due conseguenze metaboliche: 1) gluconeogenesi massimale con ridotta utilizzazione periferica di glucosio 2) attivazione della chetogenesi gluconeogenesi •il glucagone riduce la concentrazione di F2,6bifosfato (attivatore della glicolisi e inibitore della gluconeogenesi) Iperglicemia diuresi osmotica disidratazione chetogenesi determinata dallo squilibrato rapporto insulina/ glucagone: 1) aumentata lipolisi con aumentata produzione di NEFA, dovuta alla perdita della azione inibitoria dell’ insulina sulla lipasi ormon-sensibile 2) attivazione del sistema di trasporto nei mitocondri dei NEFA (altrimenti ri-esterificati a TG) da parte del glucagone Acetone, Acetoacetato, bOH Digiuno prolungato CORPI CHETONICI GLUCOSIO Chetogenesi GLUCOSIO>55 MG/DL CHETONI INSULINA GLUCAGONE gluconeogenesi Ala Lattato NEFA Insulinoindipendente CHETOACIDOSI DIABETICA CORPI CHETONICI GLUCOSIO GLUCOSIO>250 MG/DL CHETONI INSULINA GLUCAGONE CORTISOLO GH CATECOLAMINE Chetogenesi gluconeogenesi Glicosuria Chetonuria Ala Lattato NEFA Insulinoindipendente Presentazione clinica • Anoressia, nausea/vomito, polidipsia, poliuria seguiti da stupore e/o coma; • Polipnea di Kussmaul, con alito “fruttato”; • Segni di disidratazione • Normale o bassa temperatura (se febbre sospetta infezione • Dolore e resistenza addominale (dd addome acuto) Diagnosi • Presenza glucosio e KB nelle urine • Criteri diagnostici: - iperglicemia (>250 mg/dl) - Chetosi (chetonemia o chetonuria) - Acidosi (pH < 7.3, HCO3< 15mEq/L) • Segni aggiuntivi: polipnea e disidratazione Valori di laboratorio alla presentazione di chetoacidosi in mM ( meta-analisi) Glicemia Na K HCO3 BUN Osm bOH : 26-41 : 132 : 4.8-6.0 : 6.0-10 : 9.0-15 : 310-331 : 13.7 •L’ acidosi deriva da una aumentata produzione di valenze acide: acetoacetato, BHB insieme a lattato, NEFA e PO4; •La sodiemia è bassa per l’effetto diluzionale secondario del passaggio di liquidi dallo spazio intra a quello extracellulare; •Concentrazioni di Na< 110 mg/dl suggeriscono: a)Vomito e eccessivo introito idrico b)Interferenza da iperTG Calcoli utili di chimica clinica Gap anionico = Na+ - (Cl- + HCO3) (V.N. 7-9) Na corretto: aggiungere 1.6 mEq Na per ogni 100 mg glucosio > 100 mg/dl Osmolalità plasmatica: 2 Na +glucosio + BUN 18 2.8 Diagnosi differenziale • Nel DM1 la diagnosi è scontata • In soggetti con diabete sconosciuto occorre differenziare altre cause di acidosi con gap anionico aumentato: - Acidosi lattica - Uremia - Chetoacidosi alcoolica - Avvelenamenti Chetoacidosi diabetica vs.alcolica • AKA avviene in alcolisti cronici dopo bevute smodate • Sempre a digiuno (prolungato) • 90% glicemia < 150 mg/dl • Rapidamente reversibile con glucosio e.v. • 75% dolore addominale e pancreatite “vera” Per vedere questa immagine occorre QuickTime™ e un decompressore Photo - JPEG. • la potassiemia iniziale potrebbe essere normale o alta, ma il Potassio totale corporeo è sempre carente !!!! •Segni di insufficienza renale sono sono secondari alla deplezione di volume •Nel 30% dei casi è presente iper-amilasemia e iper-lipasemia. Considerazioni sulla terapia (1) • Il glucosio plasmatico scende più rapidamente dei chetoni: non sospendere l’ infusione insulinica troppo presto • I chetoni non sono molto utili per monitorare la risposta alla terapia: meglio il pH e i bicarbonati (gluc<200 mg/dl, HCO3>18 mEq/l, pH> 7.3) Considerazioni sulla terapia (2) • Tutti i Pazienti devono essere seguiti con un diagramma che riporti: segni vitali, ora e quantità di insulina e liquidi somministrati, chimica clinica etc. • I Pazienti non sono medici e devono essere istruiti su come prevenire episodi di chetoacidosi Complicanze della chetoacidosi • Dilatazione acuta gastrica e gastrite emorragica • Edema cerebrale • Iper- ipo- potassiemia (arresto cardiaco, aritmie) • Infezioni • ipoglicemia Raccomandazioni (MBE) • Iniziare la terapia insulinica secondo lo schema A • Insulina regolare deve essere somministrata e.v. B • I bicarbonati possono essere utili se pH<6.9; non necessari per pH>7.0 C • Non è stata dimostrata nessuna utilità della somministrazione di fosfati, che potrebbero essere utili talora (PO4< 1.0 mg/dl) in cardiopatici, anemici o con depressione respiratoria A • Per prevenire l’ edema cerebrale graduale correzione della iperglicemia e della iperosmolalità C • Infondere liquidi secondo lo schema A • Infondere K secondo lo schema A • Infiltrazione linfomonocitaria periinsulare (perinsulite) • Fase prolungata di insulite asintomatica con progressiva distruzione b-cellulare • Sintomatologia manifesta • Infiltrazione linfomonocitaria periinsulare (perinsulite) • Fase prolungata di insulite asintomatica con progressiva distruzione b-cellulare • Sintomatologia manifesta IMMUNITA’ CELLULARE • Infiltrazione linfomonocitaria periinsulare (perinsulite) • Fase prolungata di insulite asintomatica con progressiva distruzione b-cellulare • Sintomatologia manifesta DIABETE MELLITO TIPO 1 • • • • Patogenesi autoimmune Insorgenza Giovanile Esordio acuto C-peptide indosabile LADA (Late Autoimmunity Diabetes Adult) NIRAD (Non Insulin Requiring Autoimmune Diabetes) • • • • Patogenesi autoimmune Insorgenza nell’adulto Esordio lento C-peptide basso o indosabile CONCLUSIONI • Patogenesi cellulo-mediata • Anticorpi epifenomeno utili come prevenzione e predizione EZIOPATOGENESI DM TIPO 2: Disordine metabolico causato da resistenza insulnica e da inadeguata secrezione insulinica, che induce iperglicemia Prevalenza del diabete di tipo 2 tra 45 e 54 anni in varie popolazioni Prevalenza del diabete di tipo 2 in americani bianchi tra 20 e 70 anni (1976-1980) GENI FATTORI AMBIENTALI INSULINO-RESISTENZA RIDOTTA SECREZIONE INSULINA DIABETE TIPO 2 Attribuzione del rischio: •Età •BMI •Familiarità Il DMT2 è caratterizzato da carenza di insulina e da insulino resistenza Sovrappeso, inattività (ereditata/acquisita) Fattori ereditati/acquisiti Insulino resistenza Carenza di insulina FFA Uptake di glucosio Produzione di glucosio nel fegato Glucolipotossicità Iperglicemia Diabete di tipo 2 FFA=acidi grassi liberi. Adattata da Yki-Järvinen H. In: Textbook of Diabetes 1. 3rd ed. Oxford, UK: Blackwell; 2003:22.122.19. L’eccessiva produzione epatica di glucosio è la causa principale della iperglicemia a digiuno Glicemia a digiuno (mmol/l) Produzione epatica di glucosio (mg/kg.min) 5 10 Normali (n=73) 15 DMT2(n=77) Range di normalità 4.0 3.5 3.0 2.5 r=0.847 2.0 p<0.001 1.5 0 100 200 Glicemia a digiuno (mg/dl) Adattata da DeFronzo R. Diabetes 1988;37:66787. 300 SECREZIONE INSULINA: •BASALE •POSTPRANDIALE (precoce, tardiva) Figure 49-5 The relationship between the timing of the introduction of an intravenous glucose infusion (t = 0 min) and plasma insulin concentrations. A rapid first phase of insulin secretion is followed by second phase secretion (From Pratley RE, Weyer C: The role of impaired early insulin secretion in the pathogenesis of type II diabetes mellitus. Diabetologia 44:931, 2001.) Downloaded from: Endocrinology (on 24 October 2005 02:50 PM) © 2005 Elsevier Figure 56-5 First-phase insulin release in response to the intravenous administration of glucose in normal and type 2 diabetic (non-insulin-dependent diabetes [NIDD]) subjects. Mean fasting plasma glucose concentrations were 83 ± 3 mg/dL in normal subjects and 160 ± 10 mg/dL in type 2 diabetic subjects. (Reproduced with permission of the American Diabetes Association, Inc., from Ward WWK, Beard JC, Halter JB, et al: Pathophysiology of insulin secretion in non-insulin-dependent diabetes mellitus. Diabetes Care 7:491-502, 1984.) Downloaded from: Endocrinology (on 24 October 2005 02:50 PM) © 2005 Elsevier Il declino della funzione della b-cellula determina la natura progressiva del DMT2 100 Momento della diagnosi Funzione della b-cellula (% del normale con HOMA) ? 80 60 40 Funzione pancreatica = 50% del normale 20 0 ―10 ―8 ―6 ―4 ―2 Tempo (anni) HOMA=homeostasis model assessment. UKPDS Group. Diabetes 1995;44:1249―58. Adattata da Holman RR. Diabetes Res Clin Pract 1998;40(suppl 1):S21―5. 0 2 4 6 INSULINO-RESISTENZA •Fattori genetici •Fattori ambientali: - adiposità viscerale - sedentarietà - iperglicemia Figure 56-7 Model of cellular insulin action. IR, insulin receptor; IRS-I, insulin receptor substrate-1; IRS-II, insulin receptor substrate-2. (Source: Kruszynska YT, Olefsky JM: Cellular and molecular mechanisms of non-insulin dependent diabetes mellitus. J Invest Med 44:413-428, 1996.) Downloaded from: Endocrinology (on 24 October 2005 02:50 PM) © 2005 Elsevier Altre conseguenze dell’ insulino resistenza Insulino resistenza Produzione di TG nel fegato Arterie Piastrine Dislipidemia diabetica Aumentata rigidità, ipertensione, disfunzione endoteliale Malattia ateromatosa delle arterie TG=trigliceridi. Adattata da Yki-Järvinen H. In: Textbook of Diabetes 1. 3rd ed. Oxford, UK: Blackwell; 2003:22.122.19. Alterazioni procoagulanti Diabete Obesità Diabete Mellito tipo 2 Inadeguata secrezione insulinica Soggetto Insulinoresistenza Risk of developing diabetes mellitus 1967-1980 (% ) by initial BMI and WHR ratio for men aged 54 at entry 15,2 9,1 9,1 0,5 9,1 2,9 0,5 2,9 0,5 Olshon et al , 1985 Adiposità viscerale e IR: FFA ADIPOSITA’ VISCERALE Randle, 1963 FFA circolanti Ossidazione muscolare FFA AcetilCoA Inibizione piruvato-deidr. Citrato Inibizione fosfofruttochinasi Utilizzazione glucosio Adiposità viscerale e IR: FFA ADIPOSITA’ VISCERALE Boden, 1997 FFA circolanti Ossidazione epatica FFA AcetilCoA Attivazione piruvicocarbossilasi NADH e ATP Gluconeogenesi Obesità e IR: Leptina OBESITA’ Leptina INSULINO-RESISTENZA In studi di popolazione, la leptinemia correla con l’indice HOMA di insulino-resistenza, anche dopo aggiustamento per BMI (adj. R= 0.30 in M, 0.23 in F; p<0.05). De Courten et al., Diabet Med 1997, 14:200. TNF- e IR TNF- Hotamisgil, 1995 Sfingomielinasi Ser-Fosforilazione IRS-1 P-Ser- IRS-1 Inibizione tirosin-chinasi recettore insulinico INSULINO-RESISTENZA Interleuchina-6 IL-6 Attivazione asse HPA Obesità IR Rischio CV Iperinsulinemia Iperinsulinemia Glicemia e FFA Down-regulation recettori insulinici Appetito Obesità Insulinoresistenza L’iperinsulinismo senza insulino-resistenza potrebbe indurre aumento di peso e riduzione della sensibilità all’insulina. Correlazione tra distribuzione del grasso corporeo (WHR) e frazioni lipoproteiche HDL 2 Small Dense-LDL 400 R=0,52 p<0,0001 300 400 300 200 200 100 100 0 0 0,8 0,9 WHR 1,0 1,1 R=0,52 p<0,0001 0,8 0,9 1,0 1,1 WHR Terry et al., 1988 Obesità e cardiopatia ischemica 20 15 10 M 5 F Obes III Obes II Obes I Sovrap. Normale 0 Prevalenza di cardiopatia ischemica per classi di obesità. Must et al., 1999 Perdita di peso e IR MCR Glucosio (ml/kg min) By-pass gastrico; -54 kg a 12 mesi 20 15 10 5 post pre 0 0 50 150 Insulina (µU/ml) Burstein et al., Int J Obes 1995, 19:558. 250