Il Piccolo 9 settembre 2015 Attualità Contestazione ai test di Medicina Gli studenti si lamentano: «Quiz troppo difficili». Passa uno su sei ROMA. Ieri è stata la giornata dei test di ammissione a medicina e odontoiatria per l’anno accademico 2015/2016. Si sono presentati in 60.639 ma i posti a disposizione sono soltanto 9.530 per medicina e 792 per odontoiatria: entrerà quindi uno studente su sei. Secondo skuola.net, le università avrebbero guadagnato circa 3 milioni di euro dall'iscrizione agli esami di ammissione. I costi (per studente) variano dai 10 euro dell’Università Bicocca di Milano ai 100 della Federico II (Napoli), della Seconda Università di Napoli, di quella di Vercelli-­‐Avogadro e di quella di Salerno. Due le domande di cultura generale (quelle che ogni anno preoccupano maggiormente i candidati): una su chi non ha mai rivestito il ruolo di Presidente della Repubblica e una sul luogo in cui si è svolta l’esposizione universale del 1900. Logica, biologia, chimica, fifsica e matematica sono state le materie degli altri quesiti. Nello specifico, i temi toccati sono stati il cuore, il funzionamento del muscolo, il fegato, la glicolisi e il ciclo di Calvin. Molti studenti si sono lamentati della difficoltà del test e hanno pubblicato su Twitter messaggi di protesta. Ma i tweet non sono stati gli unici modi con i quali i ragazzi oggi si sono fatti sentire. Nella notte tra il 7 e 8 settembre, L’Unione degli universitari e la Rete degli studenti medi hanno effettuato un blitz notturno al Ministero dell’Istruzione per «rivendicare il diritto all’accesso libero e difendere l’università pubblica» ma anche per evidenziare le criticità definito «fallace». «Dalla nostra indagine sui dati ministeriali e degli Atenei, emerge chiaramente -­‐ spiega Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell’Udu -­‐ che i corsi a numero chiuso continuano a crescere. Quasi la metà dei corsi di laurea di tutta Italia sono ad accesso programmato ma nel frattempo le nostre Università perdono migliaia di iscritti ogni anno. È un paradosso tutto italiano». Critiche anche da parte della Flc Cgil e del presidente della regione Veneto Luca Zaia. «Oggi il diritto allo studio riceve un nuovo durissimo colpo. Non va avanti chi è partito alla pari di tutti e ha dimostrato con gli esami il proprio valore; va avanti chi ha avuto la fortuna di indovinare la casella giusta dove mettere una crocetta. Vanno avanti i più fortunati -­‐ continua il governatore -­‐ e, tra gli esclusi, i più ricchi, quelli le cui famiglie possono spendere decine di migliaia di euro in tutoraggi e Università estere. Troppi meritevoli rimarranno fuori per sfortuna e questa è la negazione del diritto allo studio universale». (j. s.) Fiume ( Croazia ) Muore a 9 anni per un cancro non curato Fiume, i genitori lo sottraggono alla chemio e lo sottopongono a medicine alternative. Servizi sociali sotto accusa FIUME. A solo un mese dall'accertamento della terribile malattia, è morto il bambino di 9 anni colpito dal linfoma di Hodkin, un tumore aggressivo a dire il vero non tanto diffuso del sistema linfatico. Una vicenda che avra penosi strascichi sul piano giuridico e anche morale, per l'ostinazione dei genitori a curarlo con metodi alternativi piuttosto che con la chemioterapia prescritta dagli oncologhi della Clinica ospedaliera. Come scrivono alcuni portali croati, l'indice viene puntato anche contro i servizi sociali per aver indugiato nel togliere la tutela del bambino ai genitori testardi e incoscienti. Il bambino era stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso il 4 agosto scorso in seguito a un grosso gonfiore nella zona del collo e i medici avevano ben presto diagnosticato il linfoma di Hodkin. Dopo solo un giorno di ricovero, malgrado le suppliche dei sanitari a non farlo, i genitori avevano deciso di prendere il bambino a casa dicendo che per le cure lo avrebbero portato in Russia. 1 Come raccontano alcuni loro conoscenti, il loro scopo principale era quello di evitare la chemioterapia per la convinzione che contenesse gas asfissianti, letali. Il padre aveva raccontato che 8 anni fa la chemioterapia aveva ucciso suo madre e non voleva che il figlio facesse la stessa fine. Pertanto avevano optato per la pranoterapia e per l'esorcismo elettrico che a Fiume viene praticato da una nota signora. Questa aveva garantito la guarigione in 2-­‐3 ore. Intanto della situazione era stato informato il Centro sociale sull'Isola di Veglia dove abita la madre del bambino, che aveva dato ai genitori 15 giorni di tempo per iniziare la chemioterapia, altrimenti sarebbe stato il centro stesso a prendersi cura di lui. I genitori per guadagnare tempo e rimandare la chemioterapia avevano portato il piccolo paziente alla nota clinica di Aviano dove stando al padre, i medici gli avrebbero diagnosticato un'altra malattia: la leucemia. Intanto il bambino era stato trasferito dall'Isola di Veglia a Costrena, nella casa del padre (non è chiaro se i genitori vivessero insieme) sprovvista come raccontano alcuni vicini, delle più elementari norme igienico-­‐sanitarie. Ma non solo, sentivano il bambino urlare di dolore giorno e notte e i genitori anziche portarlo dal medico, lo sgridavano dicendogli che non aveva niente. Nel tentativo di aiutare il bambino ormai in balia dei genitori irresponsabili, i vicini hanno chiamato la polizia supplicandola di portarlo via. Il padre però non ha lasciato entrare gli agenti con la scusa che non avevano il mandato del giudice. Sono tornati il giorno dopo, però la casa era vuota: le condizioni del piccolo erano ulteriormente peggiorate e i genitori lo avevano portato all'ospedale dove però è ben presto deceduto. Qualche vicino che lo aveva visto di sfuggita racconta che era ridotto a uno scheletro, con il corpo pieno di ematomi. Sul caso stanno indagando la procura e la polizia.(p.r.) Regione Il Pronto soccorso è già chiuso, malore fatale a Lignano TRIESTE. Un attacco cardiaco in un campeggio di Lignano, domenica notte. L’ambulanza arriva prontamente da Latisana, ma l’intervento non è sufficiente a evitare il peggio. Una morte che alimenta in poche ore il tam-­‐tam delle polemiche. Il motivo? Il Pronto soccorso ha già chiuso i battenti. Coincidenze sfortunate. «L’ambulanza è arrivata in 12 minuti – fa sapere l’assessore regionale alla sanità Maria Sandra Telesca –, ma il paziente era in asistolia e i tentativi di rianimazione non sono serviti. Tempi e procedure del 118 sono stati però rispettati, è chiaro che il Ps non avrebbe cambiato la prognosi». Non si tratta dunque del bis del caso Valli del Natisone, quando invece l’ambulanza tardò. Ma la vicenda basta per diffondere il malumore, manifestato su blog e Facebook, in una cittadina che vive la coda della stagione turistica con il Pronto soccorso chiuso già dal 7 settembre, con soli due mesi, luglio e agosto, di apertura h24 e orario ridotto dalle 8 alle 20 pure nella prima settimana di settembre. «L’episodio in campeggio non è dovuto a una carenza sanitaria – commenta il sindaco Luca Fanotto – ma, pur comprendendo l’opportunità di ottimizzare le risorse, condividiamo la richiesta della città di una copertura più ampia del Ps, fino al termine della stagione». Il Comune si è per adesso messo in contatto con Telesca e AaS 2 per prevedere un’ambulanza nelle prossime manifestazioni, a partire dall’adunata degli Alpini terzo artiglieria questo fine settimana. Casi particolari che non sembrano tuttavia poter modificare la linea della giunta sul piano dell’emergenza (che prevede appunto l’ambulanza a Latisana fuori stagione). «Il Pronto soccorso non è attrezzato per gestire i fatti acuti gravi e dunque il paziente va comunque trasportato all’ospedale latisanese – ribadisce l’assessore –. Le problematiche estive che si trattano in Ps a Lignano sono soprattutto codici bianchi, al massimo verdi». (m.b.) 2 Trieste cronaca In 621 alla Marittima per il test di Medicina In fila tra gli aspiranti dottori in attesa dei quiz di sbarramento tra ansie e ideali. Nessun blitz di protesta di Pierpaolo Pitich. C’è chi chiacchiera con gli amici e chi invece preferisce concentrarsi smanettando con il telefonino. Chi aspetta nervosamente in fila e chi se la prende comoda seduto sui gradini. Chi ascolta musica e chi invece consulta testi e appunti fino all’ultimo. Sono solo alcuni dei fotogrammi scattati ieri mattina davanti alla Stazione marittima, sede dei test di ammissione ai corsi di Laurea in Medicina e chirurgia e Odontoiatria. Alla fine sono stati in 621 a presentarsi alla selezione nella nostra città dove i posti disponibili sono in tutto 134, di cui 13 riservati ai cittadini extracomunitari. Oltre 60mila invece i candidati in tutta Italia per 9500 posti complessivi. «In una scala da zero a dieci diciamo che l’ansia in questo momento è un po' più di dieci», scherza Valeria, che arriva da Pordenone e che affronta il test per la seconda volta: «Fare medicina è sempre stata la mia aspirazione ma sarebbe disonesto non ammettere che a pesare sono stati anche gli sbocchi professionali». Sessanta i quiz da superare, a risposta multipla, con domande di logica e cultura generale, ma anche di matematica, chimica, fisica e biologia. Un’ora e quaranta il tempo massimo per concludere la prova. «In questo momento sono motivato e ho una gran voglia di fare», afferma Giuliano, studente triestino : «Come immagino il mio futuro? Forse all’estero perché oggi certe cose non le puoi fare in Italia. Questa purtroppo è la realtà». C’è chi ha già le idee chiare. Come Alessandra che arriva da Jesolo: «Ho avuto la passione per Medicina fin da piccola e in questo momento non riuscirei a vedermi in altre professioni». O come Chiara, che arriva da Trento e che ha già dei progetti per il futuro: «Assistere le persone è una cosa che mi ha sempre affascinato, soprattutto in questi momenti in cui dobbiamo fare i conti con guerre e sofferenze. Un giorno mi piacerebbe far parte dell’Associazione Medici senza frontiere». Gli annunciati blitz studenteschi di protesta a Trieste non ci sono stati e la prova di ammissione è filata via senza intoppi. Rimane però il fatto che la tipologia dei test di ingresso non convince tutti. «Sarebbe più corretto seguire il modello francese dove lo sbarramento arriva solo dopo il primo anno ed è legato ai risultati ottenuti e dunque al merito», osserva Tommaso da Latisana: «In questo modo invece diventa una sorta di lotteria dove a pesare è anche il fattore fortuna». Rispetto allo scorso anno, anche nella nostra città c'è stato un leggero calo delle domande. Così Renzo Carretta, presidente di Commissione: «L’auspicio è che molti candidati siano spinti da una vera e propria vocazione e non soltanto dalle opportunità di lavoro», rileva: «Stiamo parlando di una professione che ha un indubbio fascino ma anche delle evidenti complessità, un’arte della probabilità ed una scienza dell’incertezza, dove sono necessarie doti fondamentali come la conoscenza, la cultura e l’umanità». A pochi minuti dal via della prova la tensione gioca un brutto scherzo ad una ragazza che viene colta da un attacco di panico ma che poi fortunatamente si riprende in fretta. Il primo ad uscire dopo un’ora e venti minuti è Simone, studente del Deledda: «Il test era fattibile: le uniche difficoltà le ho trovate nelle domande di chimica». Matteo di Belluno è soddisfatto: «Credo sia andata bene. Faccio il volontario e sono convinto che quella del medico sia una missione che deve coinvolgere sotto l’aspetto umano più che per le opportunità professionali». 3 Monfalcone Piano emergenze Cisint: «Colpevole silenzio dell’amministrazione sulla sanità» «Siamo alle solite: il Pd governa la Regione e il Comune ma tutto quello che sa fare è accusare il “compagno di banco” oppure organizzare “incontri conoscitivi” di una situazione in realtà ben nota». Attacca così, Anna Cisint, consigliere di Rinnoviamo Monfalcone, il centrosinistra monfalconese, “reo” a suo dire di fare troppo poco in tema di sanità. O meglio, di non difenderla dai tagli con le unghi e con i denti. «Intanto -­‐ prosegue -­‐ qui stiamo sprofondando ma Altran, Giurissa e compagnia cantante non vanno oltre la solita inutile e sterile battaglia tra campanili, senza affrontare il nodo centrale, ovvero la riforma sanitaria della Serracchiani e della Telesca». In questi due anni, ricapitola Cisint, «abbiamo perso la guardia medica notturna del reparto di Medicina senza il contemporaneo avvio della Medicina d’urgenza, il servizio emotrasfusionale» e subìto «il trasferimento di anatomia patologica, del laboratorio di analisi», nonché «l’esagerata riduzione dei posti letto e il contemporaneo allungamento delle liste d'attesa». «Ora a Monfalcone -­‐ arringa l’esponente della civica di centrodestra -­‐ viene tolta l’automedica e un infermiere in ambulanza, a Grado l’ambulatorio medicalizzato e l’ambulanza, mentre a Gorizia l’automedica c’è già e rimarrà l’unica del territorio». «Finché non ci sarà una importante azione comune del territorio -­‐ sottolinea -­‐ rimarremo al palo qui, come a Grado e a Gorizia». Insomma, si rischierebbe una progressiva riduzione di servizi, nel « silenzio di chi, invece, dovrebbe prendere in mano la situazione». «Denuncio il silenzio del sindaco -­‐ rincara Cisint -­‐ e della sua maggioranza, che pur avendo ben due assessori locali nella giunta regionale non riesce a farci uscire dalla spirale del taglio dei servizi. Ricordo mesi fa la denuncia dei medici in una commissione consiliare: “Non riusciamo più a garantire nemmeno i servizi essenziali”, sostenevano. Ma ricordo anche la risposta della Altran, che in una conferenza capigruppo in cui insistevo affinchè, tutti insieme, mettessimo in atto azioni forti nei confronti della Regione: “Nessuna azione sguaiata, meglio una letterina dai toni pacati, così la apprezzano e otteniamo qualcosa”». «Complimenti per il risultato -­‐ conclude i consigliere Cisint -­‐. Sì, a casa e subito. Di danni ne avete fatti talmente tanti che per recuperare ci vorrà un bel po’. Nel frattempo non ammaliamoci per favore». (ti.ca.) Palmanova Regione Punto nascita, Palmanova vuole andare in Commissione sanità PALMANOVA. Audizione alla commissione regionale che si occupa di salute e coinvolgimento 4 dei sindaci del territorio: sono i prossimi passi del Comune di Palmanova a difesa del Punto nascita della città stellata. Tali azioni sono state decise quest’estate nel corso di una riunione dei capigruppo consiliari; va infatti ricordato che sulla tutela del Punto nascita e delle sue eccellenze tutte le forze politiche della città sono compatte. Spiega il sindaco Francesco Martines: «Di fronte all’acceso dibattito sul Punto nascita da mantenere nella Bassa Friulana e di fronte anche a una sentita discussione avvenuta in Consiglio comunale (sull’onda della mozione presentata a suo tempo dai Cinque Stelle a favore della sede di Latisana), ho preso l’impegno con i capigruppo di tutte le forze consiliari di chiedere un’audizione alla Terza Commissione regionale, quella che si occupa di sanità». Martines riferisce di aver contattato il presidente della Commissione, Franco Rotelli, chiedendo un’audizione. L’incontro gli era stato assicurato proprio per gli inizi del mese di settembre, anche se, al momento, nessuna convocazione è ancora arrivata in Comune. L’obiettivo dell’incontro di Regione è quello di approfondire eventuali questioni e aspetti della realtà del Punto nascita di Palmanova, ribadirne le eccellenze, spiegare come i numeri che ha raggiunto e che garantiscono alti standard di sicurezza siano il frutto di anni di lavoro e di scelte importanti in linea con la cura e le esigenze di mamme e piccoli. Essendo inoltre ormai trascorsa l’estate e approssimandosi il momento in cui la Regione dovrà operare la propria scelta, sarà anche l’occasione per fornire gli ultimi dati sul reparto. «Inoltre a breve coinvolgerò nuovamente – annuncia Martines -­‐ i sindaci dei 17 comuni che, ancora nel novembre 2012, avevano sottoscritto, dopo l’approvazione nei rispettivi Consigli comunali, il protocollo d’intesa in cui si ribadisce l'importanza degli elementi di eccellenza del punto Nascita dell'ospedale di Palmanova e quindi del suo mantenimento». Accanto a loro anche altri primi cittadini che, a inizi 2013, pur essendo di “fuori Distretto”, si erano schierati, con le loro civiche assemblee, a sostegno del Punto nascita della città stellata. L’obiettivo di questo nuovo coinvolgimento è quello di ribadire come l’intero territorio sia consapevole dell’importanza di questo reparto di Palmanova, a servizio di un territorio assai vasto. Monica Del Mondo Messaggero Veneto 9 settembre 2015 Cronaca Udine La febbre del Nilo colpisce anche in Friuli Sono quattordici sinora, in Italia, i casi finora confermati da giugno di malattia neuroinvasiva causata dalla febbre del Nilo occidentale, la maggior parte dei quali (86%) in uomini con un’età media di 70 anni. A fare il punto è l’ultimo bollettino del Centro di epidemiologia delle malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Cnesps-­‐Iss). Due le regioni colpite finora: Lombardia con otto casi, ed Emilia-­‐Romagna con sei, dei quali quattro nella settimana tra il 27 agosto e 2 settembre. «La particolarità di questa stagione – spiega Caterina Rizzo, del Cnesps-­‐
Iss – è che è partita molto prima. Negli anni passati, a parte il 2013 in cui si è avuto un solo caso a luglio, tutti i casi si concentravano tra agosto e settembre. Quest’anno invece il virus è iniziato a circolare prima, come dimostrano 5 casi già a luglio». Il virus viene veicolato da uccelli migratori e zanzare. «Quest’estate – continua – c’è stata una maggiore circolazione degli uccelli migratori, arrivati prima dall’altro emisfero. Già a giugno è stata isolata in Lombardia una gazza infetta». Il bollettino del’Iss segnala inoltre la positività per la febbre del Nilo occidentale in dodici donatori di sangue: quattro in Emilia Romagna, sette in Lombardia e uno in Fvg. All’interno dell’Unione europea, invece, il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) ha segnalato 41 casi in tutta la stagione negli Stati membri (che comprendono i casi di malattia neuroinvasiva, i donatori positivi e i casi di febbre o asintomatici), e 36 nei Paesi vicini. L’Italia è il Paese con più casi (21), seguito da Israele (9). Dieci i casi segnalati tra 5 Russia e altri tre Stati federati (Astrakhanskaya, Samarskaya e Saratovskaya). Medicina penalizzata, l’ira della Provincia L’università di Trieste avrà 134 nuovi iscritti contro i 92 di Udine. Rabbia di Fontanini: «Uno squilibrio inaccettabile» di Mattia Pertoldi. È sempre Udine contro Trieste e, ancora una volta, a vestire i panni di paladino dei diritti – a suo dire violati – del Friuli è il presidente della Provincia Pietro Fontanini. Il casus belli, in questa occasione, non sono le Uti, la definizione dei collegi per l’Italicum o l’abolizione degli enti intermedi, ma i posti a disposizione negli atenei di Udine e Trieste per le iscrizioni al primo anno di Medicina, con le aspiranti matricole che ieri – al pari dei loro compagni nel resto d’Italia – hanno svolto il test di ammissione. L’iscrizione a Medicina, infatti, non è libera, ma a numero chiuso e vincolato al superamento di un esame da svolgersi ogni anno a inizio settembre. Il “pacchetto” di posti a disposizione dei singoli atenei, inoltre, è di competenza diretta del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che, di volta in volta, decide le quote di assegnazione. Roma, per l’anno accademico 2015/2016, ha stabilito un totale di nuovi ingressi a Medicina pari a 9 mila 530 unità – tra italiani, cittadini Ue e non comunitari residenti in Italia – a cui si sommano i 586 posti per cittadini extracomunitari che non soggiornano nel nostro Paese. All’università di Udine, inoltre, è stata assegnata una quota totale di 92 nuove matricole (90 più 2 non residenti in Italia), contro le 134 (121 più 13) garantite all’ateneo giuliano. Ed è bastata la lettura di questi dati, ieri mattina, a Fontanini per tornare all’attacco. «Lo squilibrio è evidente – ha tuonato – ed è l’ennesimo schiaffo inferto a Udine, malgrado il maggior bacino di utenti e di strutture sanitarie operative sul territorio provinciale rispetto all’area triestina». Numeri alla mano a Trieste, quest’anno, potranno iscriversi un terzo di matricole in più rispetto a Udine e questa, per il presidente della Provincia, si traduce in «un’ingiusta distribuzione delle opportunità di formazione nell’area medica» che si somma «ad altre disparità perpetrate ai danni del Friuli come il taglio dei primari» visto che, sostiene, a pagare il prezzo più alto della riorganizzazione sanitaria regionale «sono state le strutture di Udine e Pordenone con il Friuli che continua a essere schiacciato da Trieste». Fontanini, però, non si ferma qui e preannuncia una lettera aperta al rettore dell’ateneo friulano, Alberto Felice De Toni, per fare chiarezza sulla disparità di trattamento in coerenza del ruolo «di garante del “Patto università-­‐territorio friulano” siglato a palazzo Belgrado nel 2008 dalle istituzioni locali, dalla Chiesa, dalle categorie economiche e dalle associazioni sindacali». Un Patto, ricorda il presidente, finalizzato «a stringere le istituzioni friulane intorno al loro ateneo, la cui storia è nata proprio con la facoltà di Medicina cui molti studenti ambiscono visto che viene considerata un’eccellenza dell’università friulana così come lo è la qualità dell’assistenza fornita ai pazienti in tutti i nostri presidi ospedalieri e sanitari». Mentre Fontanini protestava, però, gli studenti di Udine ieri hanno dovuto affrontare il test rispondendo, in 100 minuti, a 60 quesiti di logica, chimica, biologia, matematica, fisica e cultura generale. E in quest’ultimo campo le due domande sono state: «In quale città si è tenuta l’Esposizione universale del 1900?» – con le seguenti possibili risposte: «Parigi, Londra, Milano, Berlino, Lisbona» – e «Chi non è mai stato eletto presidente della Repubblica?» suggerendo come nomi Giovanni Spadolini, Giuseppe Saragat, Giovanni Gronchi, Carlo Azeglio Ciampi e Luigi Einaudi. In entrambi i casi la risposta giusta era la prima. Cronaca Pordenone Piano sanitario 6 Emergenza, la mappa degli interventi Ecco come si interverrà per migliorare i servizi nel Friuli occidentale grazie anche al volo notturno dell'incontro del 118 di Donatella Schettini. Criticità da risolvere e miglioramento dei servizi: questi gli obiettivi del piano regionale dell’emergenza che sta prendendo corpo in regione. Il documento ridisegna l’organizzazione sanitaria nel settore delle emergenze e delle urgenze e tiene conto dei cambiamenti di questi ultimi 15 anni. A livello organizzativo, la novità è costituita dalla centrale unica del 118, mentre si conta di risolvere le criticità dell’area pordenonese con l’altra innovazione, che è il volo notturno dell’elisoccorso. In volo. La grande rivoluzione prevista dal piano è la possibilità per l’elisoccorso di intervenire anche di notte, garantendo tempi più rapidi nell’intervento. Le piazzole degli ospedali devranno essere omologate anche per questo scopo. A Pordenone si stanno ultimando gli ultimi interventi per i lavori di messa in sicurezza di quella dell’ospedale cittadino (attualmente i velivoli atterrano in Comina). A breve è prevista la riattivazione con la possibilità di garantire la funzionalità anche nelle ore notturne. Piazzola a disposizione nelle ore diurne pure a Spilimbergo. Per quanto riguarda altri approdi, il piano prevede che per velocizzare il soccorso nelle aree montane o turistiche ad alta affluenza debbano essere attivate piazzole di atterraggio in punti strategici in accordo con gli enti locali. Ambulanze. La distribuzione dei mezzi di soccorso sul territorio regionale e provinciale è il primo elemento preso in considerazione nel piano. Attualmente la Destra Tagliamento conta 11 ambulanze di tipo Als feriale e diurna, con la presenza di un infermiere formato nella gestione delle emergenze (modello base del sistema di soccorso regionale) in grado di garantire l’intervento e il trasporto del paziente in tutti i codici. Nove, invece, i mezzi per le emergenze notturne e due le automediche. Criticità. Lo stato di fatto indica anche la criticità nei tempi di soccorso (il periodo che va dal momento della chiamata a quello dell’arrivo del soccorso al paziente) che in provincia di Pordenone riguardano Andreis, Azzano Decimo, Barcis, Erto e Casso, Tramonti di Sopra e Vito d’Asio. In tutti questi casi si superano gli standard temporali di soccorso (si può arrivare anche a 30 minuti). La media degli interventi è determinata soprattutto da quelli che avvengono di sera o di notte oppure nel periodo invernale. In questi casi si conta molto sulla possibilità di intervento notturno dell’elisoccorso. Il caso particolare. Nell’elenco figura pure Azzano Decimo, che però da aprile ha già a disposizione una postazione di ambulanza sulle 12 ore nei pressi della guardia medica. La decisione è stata adottata dalla Aas 5 proprio nelle more del nuovo piano dell’emergenza per far fronte alle necessità del territorio (convenzione rinnovata nei giorni scorsi). Con il nuovo assetto organizzativo del piano regionale, l’ambulanza sarà operativa sulle 24 ore, guadagnando la copertura notturna. Cambiamenti. Non sono molte le modifiche nella nuova organizzazione territoriale dei mezzi di soccorso. A parte Azzano Decimo, vengono confermate le ambulanze a Clauzetto (dalle 7 alle 21), a Sequals e a Cimolais giorno e notte. All’ospedale di Maniago è garantita una ambulanza sulle 24 ore, a Pordenone 3 di giorno e due di notte. Conferma per Sacile e Spilimbergo, un’ambulanza ciascuno sulle 24 ore, e tre complessive a San Vito al Tagliamento, due diurne e una notturna. Montagna. Dal 24 dicembre al 6 gennaio e i fine settimana della stagione turistica invernale, le Aziende per l’assistenza sanitaria 3 e 5 possono attivare un mezzo di soccorso avanzato durante l’orario di apertura degli impianti per i poli non coperti dalla nuova distribuzione dei mezzi di soccorso. E’ ricompreso anche Piancavallo, per cui c’è la possibilità di attivare un mezzo di soccorso aggiuntivo. Automediche. Il piano dell’emergenza cambia anche la filosofia dell’automedica e comporta che in provincia quella di Maniago venga portata all’ospedale di Pordenone. Il piano prevede, infatti, che le automediche siano più utili nei pronto soccorso degli Hub, in questo caso a Pordenone. I medici di turno in automedica presteranno la loro attività di servizio al pronto soccorso in cui si trova la postazione della stessa. 7 Il disservizio Nessun appuntamento negli ospedali pubblici della provincia, nemmeno a pagamento perché c’è soltanto un medico. In Friuli esame nel giro di due giorni Una visita con l’endocrinologo? Non negli ospedali della provincia, nemmeno privatamente, fino a data da destinarsi. Unica alternativa, come racconta un paziente, il policlinico, dove la visita privata «costa comunque 150 euro». A raccontare il suo caso perché, dopo le varie peripezie tra telefonate e ricerca di informazioni, si è posto una domanda: «Ma se un servizio non funziona, perché continuare a tenerlo in piedi?». Il servizio in questione è quello di endocrinologia. Il cittadino in questione, di cui omettiamo le generalità per questioni di privacy, ha un problema di disturbo del sonno, un disturbo che a Pordenone non viene trattato. «Dopo varie peripezie, perché nemmeno i medici di base sanno darti indicazioni – spiega –, sono stato all’ospedale di Udine dove c’è un servizio specifico che si occupa di questo problema». Nel corso della visita al paziente è stato riscontrato un problema alla tiroide e gli è stata consigliata una visita con l’endocrinologo per verificare una serie di problemi. Solo che il paziente non immaginava che il suo principale problema sarebbe stato ottenere un appuntamento. «Ho chiamato il centro unico di prenotazione – spiega – per prendere un appuntamento e ho chiesto subito una visita a pagamento. Conoscendo i tempi della sanità pubblica ero convinto di risolvere facilmente la questione pagando e invece non è stato così». Perché alla richiesta il paziente si è sentito rispondere che, per la provincia, «l’agenda è chiusa ovvero non possono prendere appuntamenti fino a quando non ci sarà nuova disponibilità. Mi è stato spiegato che c’è solo una dottoressa che riceve e quindi al momento non c’è disponibilità se non per le urgenze. Qualcuno mi ha addirittura consigliato di chiedere al mio medico di prescrivermi una visita urgente, ma è una follia. Se tutti fanno così, salta il sistema». A quel punto il centro unico di prenotazione ha detto al paziente che avrebbe potuto fare la visita privata – 120 euro – all’ospedale Santa Maria della Misericordia, due giorni dopo. «Avrei potuto farla anche a Latisana, che per me era quasi più comodo, ma ho preferito lo stesso ospedale in cui sono stato seguito». E la domanda che il pordenonese si pone è: «Perché portare avanti un servizio se non ci sono le condizioni per garantirlo ai cittadini? Segnalo questo fatto perché spero davvero che chi gestisce la sanità nel nostro territorio possa tenerne conto». Sacile Il futuro della sanità Ceraolo a Serracchiani: «Sanità, rispettate i patti» Il sindaco nella lettera: finora ho avuto notizia solo del reperimento dei fondi su Pma «Che fine hanno le fatto le promesse su pronto soccorso, Rsa e medici ospedalieri?» di Chiara Benotti. SACILE. «Si rispettino i patti sulla sanità sacilese». Il sindaco Roberto Ceraolo incalza la Regione sui tempi: con una lettera spedita alla presidente Debora Serracchiani e all’assessore alla sanità Maria Sandra Telesca. «A quando il rilancio dei servizi sanitari – scrive Ceraolo – in città?». Nodi al pettine su cronogramma e risorse: 750 mila euro per lo sportello di procreazione assistita e per il riatto del padiglione Meneghini. Il sindaco. «Non ho mai alimentato voci terroristiche sul futuro della struttura ospedaliera sacilese – ricorda il primo cittadino –. Fiducioso che i contenuti del “Modello Sacile 2” fossero colti nello spirito della riforma della sanità varata dalla giunta regionale. Mi sono rivolto con una lettera per avere conferma di quanto espresso nella riunione pubblica in marzo scorso, a palazzo Ragazzoni». I fatti dopo un semestre? «A sei mesi di distanza – continua il primo cittadino – ho notizia del reperimento dei fondi per il trasferimento della Procreazione medicalmente assistita (Pma) da Pordenone a Sacile, ma null’altro». Non basta: ci sono altre ragioni per Ceraolo. «È allora giusto ribadire a scanso di equivoci – ricorda il sindaco – che l’intesa era 8 basata anche sul mantenimento dei medici ospedalieri. Insieme con quelli di continuità assistenziale e dei medici di base, nella struttura ospedaliera di medicina dedicata ai post-­‐
acuti». Anche la conversione del pronto soccorso in punto di primo intervento (previsto da norme nazionali) con l’apertura di 12 ore, va disciplinata attraverso protocolli. «Quelli capaci di consentire l’ingresso nella struttura sacilese per i pazienti idonei, in particolare le persone anziane e pluripatologiche – elenca Ceraolo – senza il passaggio nel pronto soccorso a Pordenone, evitando inutili disagi». I problemi. «La struttura sanitaria di Pordenone – aggiunge Ceraolo – è intasata nel pronto soccorso e nelle Medicine, come ogni utente ha modo di verificare. Quindi, il servizio sacilese diventa importante anche come struttura di supporto territoriale». Sacile ha mosso dei passi nel processo di riforma da gennaio 2016: con il Modello Sacile 2.0 progettato dal primario Giorgio Siro Carniello. «Sacile ha dimostrando responsabilità – è il bilancio del sindaco –. Un concetto che deve valere anche nella direzione opposta. Se alle assicurazioni ricevute dovessero manifestarsi evidenze contrastanti, tali da svilire il ruolo della struttura sacilese, riducendola a un ampliamento della Rsa, non staremo certo in silenzio. Ma denunceremo forte e chiaro l’abbandono di un “Modello” Sacile che dovrebbe invece essere esteso al resto del territorio regionale, recuperando risorse per il rilancio delle eccellenze». Intanto, Ceraolo sottolinea la carenza di risorse. «La fuga di pazienti verso gli ospedali di altre regioni – si è rammaricato – come Veneto e Lombardia» 9 
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Rassegna stampa 9 settembre 2015