«Quando ero fanciullo, o dolce monte di Cicala, e il tuo lieto grembo nutriva
le mie giovani carni, mi attraeva, ricordo la tua sacra immagine.»
(Giordano Bruno, De Innumerabilibus, immenso et in figurabili)
Nola, città della provincia di Napoli, è situata nella parte orientale della pianura
che si estende a Nord del Vesuvio. Il paesaggio nolano è dominato dalla bellissima
Collina di Cicala.
La sua cima si trova ad appena 2 km dal centro di Nola e costituisce un insieme
equilibrato di storia e natura. La parte sommitale della collina è occupata da un
piccolo borgo medioevale che oggi conserva poco della fisionomia antica. Ma ciò
che ci riguarda più da vicino, sulla cima della collina di Cicala, è l’affascinante
immagine del Castello, ricco di storia e immerso nella natura.
Lo storico Ambrogio Leone fa derivare il termine Cicala dal greco “GEA-CALOS”
ossia “Terra Bella”.
Circa l’origine di Castelcicala sono state avanzate diverse ipotesi:
Leone sostiene:
«bisogna ritenere il castello sia stato costruito dai Nolani sia per i bisogni della
guerra, sia anche per la vita molto comoda su questa collina»
Il Remondini dal canto suo scrive:
«fu dai nolani edificato per maggiore sicurezza della città, cui sovrasta e
sebbene se ne vedano poche mura, fu nei secoli addietro una delle forti rocche
della Campania Felix» e pone la costruzione del castello al di Ruggiero il
normanno»
Il Musco scrive: «Castelcicala risale all’alto Medioevo e fu originariamente un
castello longobardo appartenente ai Principi di Benevento».
I secoli che vanno dal V al XIII sec. d.C. furono per la città di Nola un periodo
tragico di saccheggi e distruzione operati dai barbari, di impaludamento e di
epidemie, di terremoti ed eruzioni del Vesuvio. Dopo la distruzione di Nola da
parte dei Vandali di Genserico, la popolazione superstite fuggita dalla città si
raccolse sulle colline circostanti. In località Cicala sorse così il primo nucleo del
successivo Castello, risalente all'anno 460 d.C..
Da un documento conservato nell'Abbazia di Montevergine il Castello risulta in
parte distrutto nell'anno 934; fu ricostruito verso la fine del XI secolo sul ciglio
della collina con funzione di fortezza, circondato da mura di cinta.
Nel 1268 il Castello e altre terre costituirono la vasta Contea di Nola che il Re
angioino donò a Guido di Monfort. In seguito, Castelcicala fu feudo di Enrico
Orsini, ultimo Conte di Nola, fino al 1532; due anni dopo il Re Carlo V concesse la
città di Nola e il Castello alla Principessa di Sulmona ma nel 1546 la fortezza
ritornò a Raimondo Orsini. Il Castello passò successivamente a diverse famiglie
nobiliari e infine nel 1600 alla famiglia Ruffo e poi ai Conti Sallier de La Tour che
lo donarono ai Padri Cappuccini.
Attualmente una parte del Castello è stata data in comodato al “Parco Letterario
G. Bruno”, che ne ha curato il restauro e vi ha ubicato la propria sede.
Al castello si arriva da Nola per mezzo di una comoda strada asfaltata, che
conserva l’antico tracciato con tutta la sua pendenza, fino ai piedi del borgo,
quindi si deve proseguire a piedi e dopo poche decine di metri si staglia davanti
agli occhi maestosa la prima torre.
Le fortificazioni della collina di Cicala sono organizzate in tre cinte murarie
pressoché circolari e concentriche.
La prima cinta muraria, posta sulla sommità della collina, da qui si elevano le
singole torri quadrangolari che costituiscono il nucleo principale del castello;
la seconda, chiamata dagli abitanti del luogo “di San Paolino”, ingloba le altre
strutture del castello dislocate soprattutto a sud e a est.
La terza include le pendici della collina e parte dell’attuale abitato di Cicala
situato a est e nord-est.
Esso si articola intorno a un cortile di forma irregolare sul quale affacciano gli
ambienti che lo costituiscono. Sul lato nord si trovano alcuni ambienti allo stato
di rudere, trasformati nel corso dei secoli e con le volte crollate. Dalle tracce
che queste hanno lasciato all’attacco dei muri, si evidenzia una tecnica
costruttiva particolare,sicuramente attribuibile al periodo normanno.
Al cortile si accedeva mediante una porta posta sul lato est, ai piedi del donjon
(la torre più alta del castello), di forma rettangolare si eleva su una poderosa base
scarpata a forma di tronco di piramide alla cui sommità si sviluppava la merlatura
con feritoie di difesa. L’architettura di questa torre presenta tutti i caratteri
tipici delle strutture fortificate normanne. Pur nello stato di rudere, si può notare
che essa era divisa in diversi ambienti e articolata probabilmente su due o tre
livelli, di cui il primo non ha nessuna apertura verso l’esterno, essendo utilizzato
per ambienti di servizio, mentre i livelli superiori assolvevano a una funzione
abitativa.
Alla sommità del lato est e del lato sud, si notano finestre tonde strombate con
cornice in tufo grigio. La bifora sul lato nord, unica superstite di un apparato
decorativo risalente probabilmente al XIV secolo, anch’essa in tufo grigio,
testimonia ulteriori adattamenti e trasformazioni architettoniche del donjon in
epoca angioina.
All’interno del secondo livello, in un muro divisorio si nota una porta con
architrave curvo a punta, caratteristico dell’epoca aragonese.
La terza cinta muraria si sviluppa maggiormente sul versante nord, dove
racchiude un’area molto vasta e abitata, come si nota dagli innumerevoli ruderi
ancora riscontrabili sui fianchi della collina.
Sul lato sud-est era ubicato il portello o le tre porte, costituito da un lungo
corridoio inclinato di 3,5x35 m circa, racchiuso da due alti muri che collegano la
seconda e la terza cinta muraria.
Le due porte più in alto sono di minori dimensioni, posizionate una di fronte
all’altra, e permettevano l’accesso alle aree nord-est e sud-est racchiuse nella
terza cerchia muraria altrimenti non accessibili da nessuna altra parte del
castello.
A completamento della descrizione delle strutture fortificate della collina, vanno
evidenziate le diverse cisterne presenti nelle tre cinte murarie ed esterne a esse.
Tali cisterne, probabilmente collegate tra di loro in modo da formare un vero e
proprio sistema idrico, erano in grado di soddisfare le esigenze di
approvvigionamento di tutta la popolazione presente sulla collina. Tale sistema è
rimasto in uso fino a pochi decenni orsono quando è stato sostituito dal moderno
acquedotto comunale.
Non si può parlare di Nola e Castelcicala senza ricordare che qui nacque, ai primi
del 1548, il più grande Nolano di tutti i tempi, Giordano Bruno.
Nella sua vita sbattuta, fuggiasco e perseguitato, peregrinando per l’ Italia, esule
in Francia, in Inghilterra, in Germania, a Venezia, i luoghi della memoria se li
portò dentro fino alla fine dei suoi giorni. Un sentimento di appartenenza
manifestato in mille occasioni, a cominciare dal modo di firmarsi:
IORDANVS BRVNVS NOLANVS.
Giovanni, padre di Bruno, sul versante di S. Paolo e Liveri ebbe appezzamenti di
terreni di sua proprietà. Abitava precisamente «in Via Sancti Pauli, in
pertinentiis Nolae», in località San. Giovanni del Cesco, alle falde del colle di
Castel Cicala.
È qui che il giovinetto Filippo – il cui nome cambiò in quello di Giordano, entrando
nel monastero domenicano di Napoli – trascorse gli anni dell’infanzia e della prima
adolescenza.
Un dato è certo: è lì che vivevano Giovanni Bruno, sua moglie Fraulissa e i loro
figli. Una certezza che trova conferma anche in un documento notarile del 1536
autenticato dal notaio Melchiorre Caputo.
Una spedizione archeologica, nel 1966, portò alla scoperta (fortuita) dei ruderi di
una Casa sulla Collina di Cicala a Nola, ove si presume fosse nato Giordano Bruno.
Lo stesso filosofo Nolano, la descrive nello “Spaccio della Bestia Trionfante”: «una
piccola contrada ove son quattro o cinque stanze non troppo magnifiche... nella
Villa che sta alle radici del Monte Cicala».
«L’amenissimo monte di Cicala» rimase così scolpito nella sua mente e nel suo
cuore da non abbandonarlo finché visse, e fu fonte di pensieri, di sentimenti, di
ricordi, che affiorarono sovente nelle opere uscite dal suo vulcanico ingegno. «La
sua vita lo allietava, il suo geniale grembo gli riscaldava, gli invigoriva, il tenero
corpo», concetto che egli esprime così:
Sic quondam puero mihi, mons peramoene Cicadae,
Cum gremium geniale tuum primavera foveret
Viscera, blandiri tua lumina sancta recordor.
Cicala e il castello sono sempre presenti nelle opere di Bruno, ora con un ricordo
d’infanzia, ora con personaggi che attinge a quei luoghi.
E, infine, eretico, panteista, sostenitore di nuove teorie, la nostalgia lo prende
ancora quando, con la terra natia, ricorda Santa Lucia, ed evidentemente la
chiesa dove aveva pregato bambino.
Si ringrazia…
centro studi castelcicala e il prof. alfonso porciello
l’arca e l’arco edizioni e il dr. antonio notaro
proloco di nola
Bibliografia…
federico cordella, a guardia del territorio, edizioni centro studi castelcicala, 2008
Infinitimondi, anno 1 n.0, l’arca e l’arco edizioni, 2008
Nola e i suoi monumenti, edizioni proloco nola, 2001
Soundtrack…
bjork, frosti, dall’album vespertine
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o dolce monte di Cicala