ROM2F/2001/32 Sett.2001 Camera Tracer (CaT): il LED-DRIVER Davide Badoni†, Raffaele Filosofi†, Ernesto Kemp†‡, Gaetano Salina† †I.N.F.N. Sezione di Roma 2 e Università di Roma Tor Vergata ‡Universidade Estadual de Campinas BRAZIL1 [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] Sommario Si è progettato, realizzato e testato un dispositivo elettronico denominato LED-DRIVER. Tale dispositivo è il driver di una matrice ottica di LED’s appartenente ad un sistema di test denominato CaT (Camera Tracer), realizzato per il test di funzionamento di un rivelatore di eventi cosmici, nell’ambito dell’esperimento AUGER. In questo documento descriviamo e discutiamo tale dispositivo. 1 granted by brazilian agency FAPESP 1 Introduzione 1 1 Introduzione 1.1 Il dispositivo nel contesto del sistema CaT Il CaT é costituito da una matrice 22x20 di LED , e dall’elettronica di pilotaggio/controllo di tale matrice. La matrice di LED viene collocata di fronte alla matrice dei fototubi del rivelatore di AUGER, la quale è il dispositivo di input del rivelatore in corrispondenza uno ad uno tra LED e fototubo. Nella fase di test più completo, il CaT dovrà riprodurre eventi di tracce luminose sulla sua matrice che corrispondono ad attivazioni e disattivazioni dei vari LED in maniera indipendente, con intensità luminose in generale diverse tra i diversi LED ma costante in ognuno di essi durante tutte le attivazioni di un evento. La sequenza ON-OFF di ogni LED è caricata su un banco di memorie presenti in una scheda madre denominata BoardB ospitante 20 LED-DRIVER che pilotano altrettanti LED i quali costituiscono una riga della matrice. Il valore di intensità luminosa del singolo LED è caricata invece localmente su ogni LED-DRIVER tramite un DAC. Un tipico flusso di una fase di funzionamento del CaT, che comprende il caricamento dell’evento e la fase di run dell’evento stesso, è il seguente. • caricamento delle memorie • caricamento dei DAC • Start dell’evento Dall’istante dello start, e durante tutto lo svolgersi dell’evento, la memoria viene scandita al ritmo di un Clock generale che tipicamente è della durata di 200 ns. Con tale ritmo viene pilotato ogni LED-DRIVER per l’attivazione e la disattivazione del relativo LED. 1.2 Definizione delle specifiche di progetto L’utilizzo di un LED come elemento luminoso è determinato dal fatto che tali dispositivi presentano una rozza dipendenza lineare tra corrente stazionaria che li attraversa e l’intensità luminosa stazionaria della luce emessa. Inoltre alcuni di questi dispositivi hanno dei tempi di turn-on (attivazione fino al raggiungimento del valore di regime) e turn-off (disattivazione fino allo spegnimento) relativamente brevi rispetto al nostro Clock. Da qui l’idea di fornire una corrente costante al LED proporzionale al livello di luminosità desiderato durante la fase di accensione del LED stesso (ossia tra una attivazione e successiva disattivazione). Il valore della corrente costante è impostato dal DAC stesso, la cui uscita và all’ingresso di un convertitore tensione/corrente. Quindi, immediatamente dopo il caricamento del DAC, e fino a nuovo caricamento, il convertitore tensione-corrente si comporta da generatore di corrente costante il cui valore è proporzionale alla tensione di uscita del DAC. Per poter ottenere quanto detto, è necessario che la corrente arrivi al valore stazionario impostato in un tempo che sia trascurabile rispetto alla durata della fase di accensione ovvero è necessario che il transitorio sia di durata trascurabile 1 Introduzione 2 rispetto alla fase di accensione più breve che si possa impostare, la quale è di 200 ns. Dunque nella definizione delle specifiche di progetto ci sono due aspetti generali da considerare. • determinazione della risoluzione e del range di valori di luminosità impostabili in condizioni stazionarie • necessità di un transitorio di durata sensibilmente inferiore ai 200 ns, per ogni valore di corrente (intensità luminosa) impostata. Come vedremo più avanti, il fenomeno transitorio non si configura sempre, come una semplice salita verso il valore stazionario. Il range di valori di intensità luminosa viene stabilito a 10 bit massimi dalle specifiche provenienti dal rivelatore stesso e dunque l’utilizzo di un DAC a 10 bit predispone il LED-DRIVER a rispondere al primo dei due punti sopra menzionati nell’ipotesi che i dieci bit siano tutti sfruttabili nell’impostazione del valore di luminosità letta dal fototubo. Dunque, si vuole che l’intero LED-DRIVER fornisca il range dinamico di 10 bit in tutte le situazioni operative. Il DAC scelto risponde a questa specifica come si può leggere dai relativi data sheet. Il secondo punto è già di per sè una specifica di progetto. Altra specifica desiderata è il basso costo ed i consumi contenuti. La risoluzione temporale voluta è di 200 ns 1.3 Schema di principio del dispositivo Nella fig. 1 si può osservare lo schema a blocchi dell’intero dispositivo utile per illustrarne il principio di funzionamento. Si tenga conto che il dispositivo reale, rispecchia esattamente questo schema di principio solo nella prima versione, denominata versione A. Nella successiva versione B l’aggiunta del modulo Compensation Amplifier porta solo qualche piccola modifica allo schema di principio. Si è ritenuto opportuno descrivere la versione A solo per maggior facilità di descrizione di principio. I due dispositivi in basso sono due mosfet a canale n che sono usati come semplici interruttori dato che la loro tensione di gate può assumere solo due valori estremi: uno prossimo allo zero (mosfet interdetto, resistenza praticamente infinita, interruttore aperto) e l’altro prossimo alla tensione di alimentazione (mosfet in saturazione, resistenza circa due ohm, interruttore chiuso). I due interruttori sono pilotati da altrettanti segnali complementari livello TTL, quando uno è a 0 l’altro è a 1 e viceversa. Dunque la corrente Is è stazionaria ma può circolare o nel LED attivo oppure in quello complementare, intendendo con attivo il LED (o l’intero ramo comprendente il LED ) posizionato sul fototubo, e con complementare, l’altro. É chiaro che il transiente corrisponde a quella fase temporale di apertura (chiusura) di un ramo con conseguente chiusura (apertura) dell’altro. Nella versione B nel ramo complementare è presente un transistor BJT nella veste di elemento di output del modulo Compensation Amplifier in luogo del mosfet interruttore complementare. 2 Architettura e descrizione generale SERIAL DATA 3 VDAC DAC V/I CONVERTER Is A PULSE CONTROLS B B COMPLEMENTARY LED A ACTIVE LED Figura 1: Schema di principio del dispositivo LED-DRIVER - Versione A 2 Architettura e descrizione generale 2.1 Descrizione dei moduli funzionali In fig. 2 è riportato lo schema a blocchi di tale circuito. Come già accennato nell’introduzione, il dispositivo può essere suddiviso in distinti moduli funzionali • DAC & Controls comprende il DAC e l’elettronica di ON-OFF del LED, tale modulo è l’interfaccia di ingresso del LED-DRIVER, ricevendo sia il valore da caricare sul DAC che, durante la fase di run, la finestra temporale di accensione del LED stesso • Current Generator attua la conversione tra valore stazionario di tensione di uscita del DAC e valore stazionario di corrente che fluisce nel modulo di Output • Output permette di far scorrere la corrente proveniente dal modulo VI Converter (generatore di corrente costante), nel LED solo durante la finestra temporale • Compensation Amplifier attua una correzione statica delle tensioni di lavoro all’interno del modulo Output tale da ridurre al minimo la durata del transiente e contemporaneamente rende il transiente stesso un fronte di salita senza l’over-shoot che si osserva prima del raggiungimento del valore stazionario del segnale di ampiezza luminosa in assenza di tale circuito. In altre parole tale modulo effettua una sorta di pulse shaping del segnale luminoso, intendendo in questo contesto con pulse (impulso), un gradino di corrente di ampiezza ben definita (proporzionale al valore del DAC) e di durata anch’essa ben definita (durata della finestra temporale) Tale modulo viene utilizzato anche per correggere la linearità del dispositivo. 3 Il modulo DAC & Controls SERIAL DATA CONTROLS 4 DAC & CONTROLS VDAC VDAC CURRENT GENERATOR Is PULSE COMPENSATION AMPLIFIER OUTPUT I (pulse modulated ) LED Figura 2: Schema a blocchi del dispositivo LED-DRIVER Nei successivi capitoli sono descritti in maggior dettaglio tutti i moduli, tramite schemi a blocchi ad un livello di dettaglio non sempre coincidente con lo schematico puntuale, ma piuttosto quanto basta a dare una visione chiara della funzionalità del modulo descritto, insieme a tabelle e grafici laddove necessario. Per una vista a livello di schematico dettagliato si veda lo schematico generale in appendice A. 3 Il modulo DAC & Controls In fig. 3 è visibile lo schema di a blocchi di questo modulo. DIN SCLK SYNC DAC PULSE SIC CONTROLS VDAC A ACTIVE BRANCH B COMPLEMENTARY BRANCH Figura 3: DAC & Controls: Schema a blocchi Questo è l’unico modulo interamente digitale fornendo l’interfaccia di input alla BoardB. Il DAC utilizzato è un AD5310 della Analog Devices, a 10 4 Il modulo Current Generator 5 bit con caricamento seriale. Tra le peculiarità che hanno portato alla scelta di tale dispositivo ci sono il basso costo e la tensione di riferimento che è interna, il che comporta un ulteriore risparmio non necessitando del generatore di tensione di riferimento. Inoltre tale dispositivo ha la possibilità di essere messo nella modalità stand-by consumando poche centinaia di nA piuttosto dei 100 − 200 µ A. Il caricamento seriale avviene con tre segnali • DIN: dati (globale) • SCLK: clock (globale) • SYNC: abilitazione al caricamento (locale) Dove con locale e globale si indicano rispettivamente segnali specifici per ogni LED-DRIVER e segnali comuni a tutti i LED-DRIVER del CaT. Il valore della tensione Vdac è dato da: Vdac = D V DD 1024 Dove D è il dato in decimale caricato e V DD la tensione di alimentazione, che è pari a 5 V . Nella versione A ll blocco Controls genera i due segnali TTL complementari a partire dall’ingresso PULSE (locale) che è il segnale TTL corrispondente di finestra temporale proveniente dalla BoardB. Il segnale SIC (sicurezza) attua un ulteriore controllo portando forzatamente a zero l’uscita del ramo attivo indipendentemente dalla finestra temporale, dunque assicura lo spegnimento di tutti i LED dato che tale controllo è globale rispetto all’intero CaT. 4 Il modulo Current Generator In fig. 4 è visibile lo schema a blocchi di questo modulo. Il blocco Differential-Opamp è un amplificatore differenziale che ha come input la d.d.p tra una tensione positiva fissa V BB e la tensione Vdac proveniente dal DAC. In questo modo si ha in uscita di quest’ultimo blocco la tensione Vdac riferita alla tensione V BB Vout = V BB − Vdac Il successivo blocco V-I Converter è il convertitore tensione-corrente vero e proprio. La d.d.p che si stabilisce ai capi della resistenza di riferimento Rrif è, entro i limiti di funzionamento del convertitore che saranno definiti più avanti, proprio Vdac indipendentemente dal valore della stessa Rrif e del carico applicato verso massa. Il motivo del’utilizzo di un’ulteriore tensione di alimentazione V BB positiva è che, per motivi di economicità, l’amplificatore operazionale utilizzato non è del tipo ring-to-ring, il range di lavoro è V BB (V BB −Vdac ) e dunque la tensione di alimentazione positiva degli operazionali (V CC) deve essere superiore a V BB di almeno 2 − 3 V . In definitiva quest’ultimo blocco si comporta come generatore di corrente pilotato in tensione, entro i limiti di funzionamento dello stesso che saranno definiti 4 Il modulo Current Generator 6 DIFFERENTIAL AMPLIFIER V/I CONVERTER VBB R_rif VBB + OPAMP VDAC VOUT + - T OPAMP M Is Figura 4: Current Generator: Schema a blocchi tra breve. La corrente d’uscita Is è data quindi da Is = Vdac Rrif La regolazione presente sul primo blocco permette di effettuare una calibrazione del modulo stesso per compensare gli offset che vengono introdotti nel circuito reale. Tale calibrazione deve essere effettuata su ogni LED-DRIVER prima dell’utilizzo. Le prime calibrazioni effettuate sul primo gruppo di 20 modulini sono state effettuate con Rrif = 50 Ω utilizzando un valore impostato D = 20. Indichiamo con Vx , la tensione misurata sulla resistenza di riferimento di valore R = x. Durante la calibrazione è stata effettuata una serie di misure su tutti i modulini impostando D = 0 , 40 , 80 , 160 dopo ogni calibrazione e misurando la tensione V50 sulla resistenza Rrif che essendo ad alta precisione fornisce indirettamente il valore della corrente Is . Le misure effettuate mostrano una buona precisione nella conversione tra valore impostato e corrente in uscita entro il 2-3 %. Il range di lavoro dell’intero modulo Current Generator è limitato dalla massima corrente I erogabile dal blocco V-I Converter. Esiste un valore limite che indichiamo con Isat oltre il quale la corrente non può salire, Is ≤ Isat , infatti la somma delle d.d.p. ai capi del ramo in cui circola la corrente I non può superare la tensione V BB, e tali d.d.p crescono ovviamente con legge lineare sulle resistenze e in accordo con le caratteristiche delle giunzioni bipolari presenti (un diodo LED e un transistor BJT). Dalle misure effettuate nelle seguenti condizioni operative: • V BB = 12.6 ± 0.1 V , tensione di riferimento • V CC = 14.9 ± 0.1 V , alimentazione positiva • V EE = −15, 1 ± 0.1 V , alimentazione negativa 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier 7 • Rrif = 50 ± 0.1 Ω si ha V50 max. = 1.8 ± 0.1 V , questo limita il valore D impostabile con effetto via software ad un massimo di 370 − 375 , a cui corrisponde Isat = 72.8 ± 0.2 mA. L’operazionale utilizzato è un LF 442 della National, scelto per le sue peculiarita di basso consumo, costo contenuto e contenuto valore di drift in temperatura come si può osservare dal relativo data-sheet. 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier Nella superata versione A questo modulo è semplicemente quello descritto in fig. 5, che è già stato descritto nell’introduzione. É presente il circuito di Output ed è totalmente assente qualunque tipo di compensazione. OUTPUT Is B COMPLEMENTARY LED A ACTIVE LED Figura 5: Output: Versione A 5.1 Perchè effettuare una compensazione? Come già accennato nell’introduzione, il problema del circuito nella vecchia versione è nel transiente. Infatti durante lo stesso, l’andamento dell’intensità luminosa presenta un grosso over-shoot che non è trascurabile per finestre temporali di breve durata. Nella fig. 6, è presente una vista qualitativa del segnale Vosc proveniente dal fototubo e letto da oscilloscopio. Per durata dell’impulso non superiori ad alcune decine di µs la tensione istantanea Vosc è proporzionale all’intensità luminosa emessa dal LED e quindi al valore della corrente I che circola nel LED stesso, questo in particolare vale anche per il valore stazionario della tensione Vosc(s) che sarà proporzionale al valore stazionario della corrente Is . Vosc(s) ∝ Is 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier 8 Vosc Vosc(s) t Figura 6: Overshoot: vista qualitativa del segnale di intensità luminosa Come si può osservare dalla figura, in queste condizioni non è possibile affermare che il valore della corrente sia Is durante tutta la finestra temporale, perchè durante il primo transiente il valore di I passa per valori notevolmente superiori a Is e la durata del transiente non è trascurabile rispetto alla durata della finestra temporale. Nell’illustrazione la finestra temporale è della durata di diverse centinaia di ns. É chiaro che con durate maggiori della finestra temporale l’effetto del transitorio, che dura sempre lo stesso tempo tende a diventare trascurabile. La ragione di questo comportamento può essere individuata nella naturale asimmetria che i LED hanno nel tempo di accensione (turn-on) e di spegnimento (turn-off). Durante la fase transitoria di accensione del LED attivo, il LED complementare di spegne, ma a causa della asimmetria accennata, questo comporta un andamento della corrente come forte over-shoot. Questa osservazione suggerisce che si possa sbilanciare in qualche modo il circuito complementare per forzare un corretto andamento della corrente durante il transitorio. Un modo che è stato provato è di modificare la tensione di lavoro del ramo complementare aggiungendo uno o più diodi a bassa tensione di polarizzazione diretta (diodi schottky) in serie al LED. Chiameremo questa tensione Vd . Questa soluzione dà dei buoni risultati se si ha cura di regolare correttamente la tensione di lavoro aggiungendo la giusta quantità di diodi. Ovviamente tale soluzione non può essere quella definitiva perchè il numero di diodi ottimali cambia al variare della corrente costante Is . Eccoci quindi arrivati alla soluzione circuitale della versione B. L’operazione indicata sopra di modificare la tensione di lavoro Vd del circuito di output viene effettuata quı̀ in maniera analoga, ma invece di variare in modo discreto Vd aggiungendo o togliendo diodi, si usa un tripolo pilotato in tensione le cui caratteristiche sono quelle di far scorrere la corrente Is impostata dal generatore in modo indipendente dal valore della tensione Vd stessa, quest’ultima è 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier 9 direttamente controllata dall’ingresso in tensione del tripolo. Questa tensione di controllo/compensazione viene denominata Vc . In fig. 7 è visibile lo schema di a blocchi di questo modulo. Un semplice dispositivo tripolo, che si presta OUTPUT Is In Vd Compensation Amplifier Vc A COMPLEMENTARY BRANCH ACTIVE LED Figura 7: Output & Compensation Amplifier: Schema a blocchi perfettamente a questo scopo è un transistor BJT di tipo PNP con il collettore a massa, e la base come terminale di input (controllo), infatti la tensione sull’emettitore ossia Vd sarà Vd = Vc + | Vbe |, dove la tensione Vbe vale circa 0.6 V , mentre la corrente è impostata dal generatore. I test e le misure effettuate mostrano che, fissato il valore di Is variando la Vc con un alimentatore a tensione costante regolabile, si riesce a compensare perfettamente la forma, ovvero il segnale presenta un fronte di salita di 50 − 100 ns senza l’over-shoot. Inoltre si osserva che variando Vc , si può ottenere una diminuzione del valore stazionario di intensità luminosa come si può osservare qualitativamente dalla fig. 8. Tale caratteristica può essere sfruttata per correggere la curva di linearità del dispositivo se le variazioni ottenibili vanno nel giusto verso. 5.2 Misure sperimentali della curva di compensazione Il procedimento di compensazione con una tensione statica Vc , si può effettuare per qualunque valore di Is nel range di funzionamento. Prendendo un numero sufficentemente grande di valori di Is si può dunque costruire una curva di compensazione sperimentale come Vc = f (Is ). Nella fig. 9 è riportata questa curva ricavata sperimentalmente con un Rrif = 50 Ω. Si noti che nell’ascissa è presente Vdac invece che Is , questo perchè è sempre più semplice leggere ed utilizzare un valore di tensione piuttosto che uno di corrente e comunque Vdac è legata alla corrente Is dalla Rrif con la semplice relazione lineare già vista. Dopo aver determinato sperimentalmente la curva di compensazione si analizza 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier Vosc 10 Vosc Vc1 Vosc < Vc2 < Vc3 Figura 8: Variazione dell’impulso di luce in funzione di Vc 3,6 3,4 Vc vs. Vdac 3,2 Vc 3,0 2,8 2,6 2,4 2,2 2,0 0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5 Vdac Figura 9: Curva di compensazione ricavata dalle misure sperimentali 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier 11 tale curva per poter progettare il circuito elettronico di compensazione. Si trova che tale curva è ben rappresentata da una relazione del tipo Vc = T1 + T2 Vdac + T3 ln(Vdac ) (1) dove T1 , T2 , T3 sono rispettivamente una tensione , un guadagno del termine lineare e un guadagno del termine logaritmico. Tale risultato si è ottenuto utilizzando un procedimento di fitting con l’ausilio del programma software ORIGIN della Microcalc. Nella fig. 10 si può osservare un fit della curva stessa. Vc2 senza 47 ohm (BC556) 3,8 3,6 3,4 3,2 Vc 3,0 Data: Data1_Vc2 Model: loglin Chi^2/DoF = 0.00063 R^2 = 0.99761 T3 T1 T2 0.16756 2.49342 0.44316 ±0.01973 ±0.02753 ±0.02168 2,8 2,6 2,4 2,2 Log+Lin+cost 2,0 1,8 T3*log(x)+T1+(T2*x) 0,01 0,1 1 10 Vdac Figura 10: Curva sperimentale e funzione analitica 5.3 Circuito di compensazione e determinazione dei parametri della funzione Vc La funzione del blocco di compensazione è facilmente implementabile con l’impiego di amplificatori operazionali, vedi fig. 11. Si tratta sostanzialmente di un sommatore di tre termini: una tensione fissa, un termine lineare e uno logaritmico. L’amplificatore utilizzato è un LF444CM della National , che contiene 4 OPAMPs scelto per le sue peculiarità di basso consumo, costo contenuto e basso valore di drift in temperatura. 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier 12 R Roffs Voffs Rlin Vc OPAMP Rlog + SUM Voutlog INV OPAMP + Vdac LOG Figura 11: Circuito di compensazione 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier 13 Poichè l’amplificatore logaritmico utilizzato introduce già di per se un offset, occorre procedere ad una caratterizzazione dello stesso. Voutlog = V1 + P1 ln(Vin ) (2) Si procede a misura di Voutlog al variare di Vin , le misure sono riportate nella tabella 1. Vin ± ∆Vin 11.8 21.1 35.7 66.8 140.2 269.6 548 1100 2223 (mV ) Voutl og ± ∆Voutl og 0.441 0.445 0.469 0.486 0.505 0.522 0.540 0.559 0.577 (V ) Tabella 1: Tabella di misura della funzione di trasferimento dell’amplificatore logaritmico Procedendo ad un fit dei dati misurati con la funzione 2, si ottengono i valori dei parametri V1 e P1 : e P1 = 0.026 V1 = 0.556 (V ) Per determinare infine i parametri ancora incogniti del circuito di compensazione occorre utilizzare la funzione 1, sostituendo il termine logaritmico generico T3 ln(Vdac ) con quello reale descritto dalla funzione 2. Si ottiene dunque la funzione Vc = P4 [V1 + P1 ln(Vdac )] + V2 + P3 Vdac ossia Vc = P4 [0.556 + 0.0026 ln(Vdac )] + V2 + P3 Vdac (3) (4) dove • V2 = Vof f s è la tensione fissa globale di offset • P3 è il guadagno dell’amplificatore lineare pari a • P4 è il guadagno applicato a Voutlog ed è pari R Rlin R Rlog Il valore della resistenza R è fissato a 10 KΩ. Procedendo al fit della funzione 4 con i dati della curva di compensazione sperimentale si ottiene • V2 = Vof f s = 0.94 (V ) tensione fissa globale di offset • P3 = 0.44 guadagno dell’amplificatore lineare =⇒ Rlin = 22KΩ • P4 = 2.80 guadagno applicato a Voutlog =⇒ Rlog = 36KΩ Si può ora procedere ad una verifica del buon funzionamento del modulo di compensazione variando la Vdac e misurando la relativa Vc generata, la curva 5 Il modulo Output & Compensation Amplifier Vdac ± ∆Vdac 11.9 21.9 36.4 68.6 146.2 262 527 1119 2227 (mV ) Vc ± ∆Vc 2153 2200 2243 2301 2391 2482 2649 2964 3500 14 (mV ) Tabella 2: Tabella di misura della curva di compensazione finale 3,6 3,4 3,2 Sperimentale Generata dal modulo Vc 3,0 2,8 2,6 2,4 2,2 2,0 0,01 Vdac 0,1 1 Figura 12: Curva di compensazione: confronto tra curva sperimentale e curva generata dal modulo di compensazione 6 Misure di linearità e considerazioni finali 15 cosı̀ ottenuta si può confrontare con la curva di compensazione sperimentale. Nella tabella 2 sono riportate tali misure. Nella fig. 12 è possibile osservare le due curve a confronto. La procedura della determinazione dei parametri della curva di compensazione è cosı̀ terminata. Tale procedura deve essere effettuata ogniqualvolta si agisca sui seguenti elementi circuitali: • Valore di Rrif • Sostituzione del LED con un tipo diverso • Sostituzione del transistor P N P sul circuito d’uscita con tipo diverso L’intera procedura si può cosı̀ sintetizzare • Determinazione della curva di compensazione sperimentale con misure del segnale luminoso con oscilloscopio • Ricerca dei tre parametri V2 P3 P4 • Verifica della risposta del modulo con confronto tra curva sperimentale e curva generata dal modulo 6 Misure di linearità e considerazioni finali 1200 Vosc Linear Fit of misura_Vosc Vosc (plateau) (mV) 1000 800 600 400 200 0 0 50 100 150 200 250 300 350 400 Valore di D Figura 13: Misura di linearità con fit lineare Nella figura 13 si può osservare il risultato di una misura di linearità effettuata con il tipo di LED NSBP320BS della NICHIA scelto tra diversi LED per Riferimenti bibliografici 16 le sue caratteristiche di linearità del valore stazionario di corrente e di buona velocità dei fronti salita/discesa. Tale misura è relativa ad una situazione non ancora definitiva in cui la curva di compensazione è stata ricavata rozzamente con la procedura indicata nel precedente capitolo. Nella tabella 3 riportante la misura, sono stati riportati anche i tempi di salita e discesa. Valore di D 3 6 12 25 50 100 200 250 300 350 Vosc ± ∆Vosc (mV ) 8 ± 2 18 ± 2 42 ± 5 90 ± 5 180 ± 10 350 ± 25 650 ± 25 800 ± 40 920 ± 40 1060 ± 60 Tsalita (ns) 80 80 100 80 80 100 80 100 150 300 Tdiscesa(ns) 100 100 100 100 100 100 200 250 600 800 Tabella 3: Tabella di misura con LED NSBP320BS Come si può osservare il tempo di salita è soddisfacente in quasi tutto il range dinamico eccezion fatta solo per i due punti più in basso da cui però non si discosta molto. Il tempo di discesa invece appare non proprio soddisfacente per valori di D da 100 in giù. Quest’ultimo parametro è comunque meno importante per gli scopi prefissi. Nell’immediato futuro ci si propone di migliorare le caratteristiche di linearità/risposta utilizzano una procedura di fitting della curva di compensazione più sofisticata e/o utilizzando una versione migliorata dello stesso LEDDRIVER. Il dispositivo LED-DRIVER è stato realizzato in circuito stampato 6 strati utilizzando il software ORCAD. Per i primi test è stato realizzato un prototipo di BoardB wrappata. Riferimenti bibliografici [1] Horowitz P. and Hill W. The art of electronics. Cambridge University Press, second edition, 1989. [2] D.Autiero et al. A high stability light emitting diode system for monitoring lead glass electromagnetic calorimeters. Nota Interna: INFN PI / RE 95/04, 1995.