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Notiziario Aveto - Nure N. 4 /2012
Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza
Contiene I.P.
Sabato 13 ottobre 2012: Pertuso inaugura una centralina elettrica
Buon Natale
Luce del mondo
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Direttore responsabile:
Paolo Labati [email protected]
Responsabile amministrativo:
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Autorizzazione Tribunale Piacenza:
n. 39 del 24 marzo 1975
Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P.
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Aperto Tutti i Giorni
dalle ore 9,00 alle 12,30 - dalle ore 16,00 alle 19,30
Martedì Giorno di Chiusura - Domenica Mattina Aperto
SOMMARIO
ricordi del passato....................................................................................
chiesa e mondo...................................................................................................
ferriere..............................................................................................................................
canadello......................................................................................................................
cerreto rossi.........................................................................................................
casaldonato............................................................................................................
gambaro.........................................................................................................................
grondone......................................................................................................................
solaro.................................................................................................................................
ciregna...............................................................................................................................
metteglia........................................................................................................................
centenaro.....................................................................................................................
rocca.....................................................................................................................................
brugneto-curletti-castelcanafurone...................
Val lardana..............................................................................................................
salsominore.............................................................................................................
torrio..................................................................................................................................
retorto-selva-rompeggio-pertuso.............................
In copertina: A Pertuso si inaugura
una nuova centralina elettrica.
Foto Nino Nicolini
Natale ma
Dove sei.... Dio?
In certi momenti della vita, quando
le cose non sembrano andare per il
giusto verso, spesso chiamiamo in
causa Dio! Quando tutto fila liscio
e sembra che non vi sia ombra nella nostra vita, Dio pare non esistere più. In questa situazione, infatti,
siamo convinti che bastiamo a noi
stessi, quasi che siamo noi il dio di
noi stessi!
Viviamo un periodo particolare in
cui sembra che nulla vasa per il giusto verso: crisi economica mondiale,
terremoti, terremoti della politica,
terremoti nella chiesa, persino terremoti nel mondo del calcio, disoccupazione giovanile preoccupante,
omicidi a catena, suicidi come non
mai, povertà dilagante! E allora si
rimprovera Dio per la sua assenza!
Ebbene dove sta Gesù? Sta nel povero, nel malato, nella persona sola,
nell’indigente. Dio sta sempre con
noi; ma noi stiamo sempre con Lui?
Quel Dio che spesso invochiamo nella tribolazione, nella disoccupazione, nella sofferenza, è lo stesso Dio
che forse ci dimentichiamo di andare a trovare e a pregare nella S.
Messa domenicale, di cui non ci ricordiamo al mattino quando ci svegliamo e alla sera quando ci disponiamo a prendere sonno
Buon Natale a tutti!
I vostri Parroci
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Nostra
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Nostra
ricordi del passato
a cura di Paolo Labati
Dai Bollettini parrocchiali del tempo.
1962
Settembre
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Una folla eccezionale di devoti è accorsa
a Bettola per invocare il patrocinio della
Madonna della Quercia su tutta la nostra
vallata. Erano presenti tre Vescovi e tutto
il Clero della vallata. La sacra funzione
è culminata con la promulgazione del
breve pontificio che proclama la Madonna Patrona della Val Nure, fatta
da S. E. Mons. Malchiodi davanti alla statua della Vergine sopra un palco eretto
nell’ampia piazza.
16 settembre: Festa della Madonna
Addolorata a Pertuso
Quest’anno la sagra di Pertuso è stata
particolarmente solenne. Per iniziativa
del cav. Giuseppe Cavanna, sempre tanto affezionato alla nostra terra e al suo
paese, si è ricordato il sacrificio dei figli
di Pertuso che hanno offerto la loro vita
per la Patria. Nella facciata del piccolo
oratorio è stata scoperta una lapide marmorea che porta i nomi dei Caduti in
guerra.
Ottobre – Scuola Media a Cattaragna
Anche a Cattaragna funziona una scuola
Media come sezione staccata da Ferriere. Vi sono iscritti 20 alunni che seguono
le lezioni tramite la televisione e assistiti
da due professori.
Don Domenico Bocciarelli
Da 16 anni mancava da Grondone, ma
pure i suoi parrocchiani ed i Ferrieresi
non l’avevano dimenticato. Infatti hanno
voluto che la sua salma venisse a riposare nel loro cimitero. Morì a Roncovero di
Bettola il 29 novembre all’età di 78 anni,
essendo nato a Parigi il 16 gennaio 1884.
La sua famiglia era di Centenaro. Nel
1908 venne ordinato sacerdote ed esercitò il sacro ministero prima a Settima e
poi a Vernasca. Nel 1914 è a Grondone
e vi rimane sino al 1946 quando deve
rinunciare alla Parrocchia per una dura
infermità che non gli consente di adempiere, come vorrebbe, ai suoi doveri
parrocchiali. Lascia in coloro che l’hanno conosciuto esempi indimenticabili di
vita evangelica.
Cattaragna sa leggere solamente sul suo
libro”.
Perché tale differenza, a tutto vantaggio
di Castagnola? La ragione non sta nei
meriti di Don Sandro Civardi, di don Paolo Bertazzani (poi parroco a Brugneto
dal 1919) o di quel parroco di Castagnola che fu insignito di medaglia per la generosa assistenza ai colerosi, nel 1800.
Il motivo ci viene dalla storia antica di alcuni secoli: fino al 1500 l’unica parrocchia
di San Policarpo Martire in Castagnola
comprendeva anche il territorio limitrofo e gli abitanti delle attuali parrocchie
di Boschi e Cattaragna. In seguito la popolazione crebbe e volle costruirsi una
propria chiesa; poiché i sacerdoti erano
assai più numerosi delle parrocchie, fu
facile mandarne uno come “Rettore” a
Cattaragna prima, a Boschi poi (1881).
Ma il parroco di Castagnola conservò
una certa preminenza, concretizzata nel
titolo di prevosto o Proposto, che significa “colui che sta sopra, a capo”.
Un augurio di Buon Natale dagli ospiti
Stralcio della lettera inviata da suor Cecilia Boeri di Cassano al parroco don
Pietro Solari dall’Eritrea
…. Grazie a Dio sto bene, ma è tanto
caldo che toglie le forze, ci si sente fiacchi, arriva a 42 gradi e a volte a 43; poi
viene un camsir, cioè una pioggia di polvere che il vento porta dal deserto: sembra una nebbia fitta fitta, si corre a chiudere le finestre finchè passa; poi trombe
di polvere avvolgono case e tucul: non
si vede più nulla. Al mattino ci si alza,
sembra che ci siamo incipriate e tutt’intorno uno strato di polvere, ma con un
po’ di vento, sebbene porti terra, un po’
si respira. Speriamo che presto abbia a
piovere anche per la semina della dura
per la povera gente….
della
nostra
Comunità
Alloggio.
1982
Importanza storica di Castagnola
Il parroco di Castagnola ha il titolo di
Prevosto, mentre quello di Cattaragna
ha quello più modesto di Rettore. Nei
tempi andati, il parroco di Cattaragna era
poco considerato negli ambienti curiali;
si diceva correntemente: “Il parroco di
della
Casa Protetta
di Farini
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I
8
l Consiglio dei Ministri, in data 31 ottobre 2012, ha varato il decreto legge
“Spending review” (revisione della spesa pubblica), proposto in Estate a luglio.
Una voce molto consistente di questa
serie di tagli alla spesa pubblica riguarda il riassetto, la riorganizzazione delle
Province, che passeranno dal 1° gennaio 2013 a 51 (oggi 86).
La riforma, riguarda purtroppo anche la
“nostra” provincia di Piacenza, che verrà
accorpata ad un’altra.
Due erano infatti i requisiti necessari
per salvare una provincia dal taglio: una
superficie territoriale che supera i 2.500
km quadrati (Piacenza superava seppur
di poco questo limite) e una popolazione residente superiore a 350.000 abitanti
(ci fermiamo sotto i 300.000 abitanti).
Con il nuovo anno la provincia di Piacenza cesserà la sua attività di ente politico, con la soppressione della Giunta:
i compiti e le funzioni più importanti
svolte dall’attuale amministrazione del
Presidente Massimo Trespidi verranno
provvisoriamente delegate a 3 consiglieri per un anno.
Questo è solo il primo atto di una rivisitazione degli assetti degli uffici territoriali di governo (prefetture, questure,
motorizzazioni civili,ecc.).
Piacenza ha provato in tutti i modi a
chiedere una deroga al Governo appellandosi al fatto di trovarsi in una zona di
confine regionale, evidenziando la sua
condizione di provincia virtuosa (cifre
di bilancio alla mano è una delle migliori in Italia), facendo notare anche che
dal punto di vista storico è una delle più
antiche (nel 2010 fu celebrato il 150°
anno di vita dell’ente di via Garibaldi).
Il governo non ha concesso deroghe
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Nostra
attualita’
in nessuna delle 15 regioni ordinarie, e
perciò, molto presumibilmente Piacenza
verrà accorpata a Parma, dando vita alla
“Provincia di Parma e Piacenza”.
In Emilia-Romagna, ad eccezione di
Bologna (capoluogo di Regione), solamente Ferrara riesce a salvare la propria
autonomia: verranno accorpate infatti le
provincie di Modena-Reggio Emilia e le
romagnole Forlì-Cesena-Ravenna-Rimini.
L’accorpamento ha sviluppato notevoli
polemiche in tutto il nostro territorio: a
Parma infatti (visto il maggior numero di
abitanti) spetterebbe il ruolo di capoluogo, con tutte le conseguenze del caso
(trasferimento di diversi servizi e uffici
fondamentali per la vita dei cittadini).
Inoltre destano stupore alcuni dati ripresi dal quotidiano “SOLE-24 Ore”.
Mentre la nostra Provincia è una delle
più virtuose dal punto di vista economico (presenta un debito nel bilancio di 8
milioni di €, perciò un debito di 29 € su
ogni residente), la provincia parmigiana
risulta essere notevolmente indebitata
(105 milioni il totale, 248 € pro capite).
Con questi dati si evidenzia che ci andremmo ad accorpare a una provincia
indebitata 8 volte più della nostra, senza
calcolare il dissesto economico che sta
vivendo il Comune di Parma, in crisi finanziaria da diverso tempo.
Per scongiurare quest’ipotesi, alcuni
consiglieri provinciali hanno promosso
e ottenuto l’ok dalla Cassazione per indire un Referendum (che probabilmente
si effettuerà in primavera) per il passaggio di Piacenza in Lombardia, ed evitare
l’accorpamento con Parma.
I cittadini saranno chiamati a rispondere al quesito. Per trasferire Piacenza in
un’altra regione sarà necessario il rag-
giungimento del quorum (più di metà
degli aventi diritto al voto dovrebbero
recarsi alle urne).
I promotori del referendum vogliono
appellarsi a una cosa: Piacenza dovrebbe diventare lombarda, perché dal punto di vista economico è sempre stata più
attratta da Milano (rispetto a Bologna).
Sono migliaia infatti i piacentini che
ogni mattina si spostano verso Milano
(grande centro gravitazionale di attività lavorative e universitarie) e altre città
lombarde, pochissimi quelli che hanno
rapporti con le città emiliane.
La proposta ha diviso l’opinione pubblica, sebbene Piacenza sia sicuramente più attratta da Milano è sicuramente
più legata dal punto di vista culturale e
storico all’Emilia-Romagna. Una cosa è
certa: se per la nostra Montagna, la sede
della provincia piacentina e tutta la sua
attività politica era già percepita come
“distante”, figuriamoci come verranno
sentite e ascoltate a Parma le istanze e i
problemi della nostra gente.
Testamento
Son morto, ma voi non piangete,
cantate, pregate e ridete,
dal cielo lassù in paradiso
vi guardo e vi mando un sorriso.
L’amore per i miei figli
lo lascio al più bianco dei gigli.
L’amore per la mia sposa
ad un rosso bocciolo di rosa.
L’amor per le mie nipotine
lo lascio alle stelline
che brillano in cielo di sera
sentore di primavera.
L’amore per i miei amici
lo lascio alle pendici
di un monte coperto di fiori
sepolto fra mille colori.
E infine le mie parole
al vento che odora di viole
e vadano in giro nel mondo
per mano in un gran girotondo.
Dino Baffari
Filippo Mulazzi
Un grazie a chi ha rinnovato l’abbonamento al Bollettino
Ricordiamo, per chi desidera, gli estremi del conto intestato alla Parrocchia di San Giovanni Battista di Ferriere.
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Annuo - Italia: € 20,00 - Estero € 30,00
Nel presente numero inseriamo anche il bollettino di c/c Postale che può
essere utilizzato da coloro che hanno la scadenza di dicembre 2012.
Alleghiamo al presente numero anche il calendario 2013 riportante le foto degli
interni delle varie chiese del territorio comunale. E’ dono della Tipografia Ediprima - Piacenza, che stampa per noi anche il bollettino.
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Chiesa e Mondo
11 Ottobre 2012: Il quotidiano Avvenire intitola:
“Al via l’anno della Fede memoria viva del Concilio”
I
l Concilio Vaticano II ha 50 anni, di attesa e di speranza. Si potrebbe dire “di speranze disattese” perchè non è qualcosa da commemorare, ma era ed è l'indicazione, la strada da percorrere, l'ordine dato, la guida per giungere alla luce. La luce non
la vedo, vedo immobilismo. L'indicazione per il giusto cammino non è stata seguita,
eppure era talmente semplice e diretta, talmente chiara che forse ha spaventato la
troppa luce. Più rilassante la sonnecchiosa penombra alla quale si era e si è abituati.
Si vuole un ritorno ai valori del Concilio ma non è possibile: si può tornare solo dove
già si è stati, non dove non si è mai arrivati. I Magi non sono tornati a Betlemme, sono
partiti per Betlemme guidati dalla cometa. La luce li ha guidati a colui che si diede
al mondo accompagnato da due semplici parole di Pilato “ecce homo”. In queste 2
parole non ho mai inteso uno sminuire il divino ma, al contrario, un innalzare l'uomo
verso Dio. La stessa intenzione è pilastro portante del Concilio che finalmente riconosce il dovere ed il diritto per ciascuno di seguire la propria coscienza nell'esercizio
della religione - il primato della coscienza individuale! - e che afferma pazzo (letteralmente) chi con le armi va a portar pace. I dettami del Concilio sono leggi morali
imprescindibili ma (...a prescindere dal fatto che queste “leggi” le abbiamo da 50
anni) finchè resteranno un faticoso scritto, un insieme di dichiarazioni sulla carta, fino
a che non saranno normalità e quotidianità, vive al pari dell'essere umano a sostegno
del quale il Concilio è nato, non aiuteranno, non serviranno se non a soffocare un
Paola Carbone
po' di quella fede che ciascuno, a proprio modo ha o cerca.
IL FATTO
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Fu Paolo VI, nel 1967 a indire il primo anno della fede, all’indomani della chiusura del Concilio proprio per ravvivarla e purificarla. Adesso Benedetto XVI pone al centro dell’appuntamento la nuova evangelizzazione che chiede maestri ma soprattutto testimoni.
Ai governanti: “Tocca a voi essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non lo dimenticate: è Dio, il Dio vero e vivo, che è il Padre degli uomini. A voi la Chiesa
non chiede altro che la libertà. La libertà di credere e di predicare la sua fede”.
Agli intellettuali: “Continuate a cercare, senza stancarvi, senza mai disperare della verità!
Ma non dimenticatelo: se il pensare è una cosa grande, pensare è anche una responsabilità”.
Agli artisti: “Non rifiutate di mettere il vostro talento al sevizio della verità divina! ”.
Alle donne: “Riconciliate gli uomini con la vita. O voi donne, che sapete rendere la verità
dolce, tenera, accessibile, impegnatevi a far penetrare lo spirito del Concilio nelle istituzioni,
nelle scuole, nella vita di ogni giorno”.
Ai poveri e ai malati: “O voi tutti che sentite più gravemente il peso della croce, voi che siete
poveri e abbandonati, sappiate che non siete soli, né separati, né abbandonati, né inutili: siete
i chiamati da Cristo, la sua immagine vivente”.
Ai giovani: “Vi esortiamo ad ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo. La
Chiesa vi guarda con fiducia e con amore. Guardatela e ritroverete in essa il volto di Cristo, il
vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità”, che gli uomini di Chiesa dovrebbero testimoniare nella povertà.
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Un corso di italiano per i bambini francesi
E
’ un bellissimo progetto che sognavo da
tempo e ho visto che si
puoi fare, spero molto di
fare corsi in altri comuni
dove ci sarà il bisogno.
Su le 3 prime settimane
d’Agosto, i bambini ci ritrovano 2 mezze giornate
e così sono stati 6 lezione
di 2h30.
Fare che l’italiano non sia
più una lingua straniere
per loro, che ritornano
tutti gli anni, e che con
qualche parole, possano
comunicare con gli altri
I bambini erano entusiasti e non vedevano l’ora di andare al corso. La giovane ragazza
parlava solo italiano e ha saputo metterli in gioco.
L’ultimo giorno, genitori e nonni erano invitati ad ascoltare i bambini con non solo la
Marseillaise, ma Fratelli d’Italia (con il foglio in mano) e la canzone dei colori.
Poi per chiudere i corsi per quest’anno, una merenda con le torte di ricotta e crostate,
tipici di Ferriere.
L’AS.PA.PI. ringrazia il Sindaco Antonio Agogliati, di avere messo a disposizione una
sala comunale, e ringrazia, Vittoria “ la professoressa “ che ha reso i bambini felici di
andare a lezione !
Speriamo molto ricominciare l’anno prossimo, perché tutti i bambini l’hanno chiesto.
Josiane Balderacchi
Serge e Anne Marie Taravella, da Sartronville (Francia)
in vacanza per qualche giono
nella natia Rocca.
Un ritorno sempre gradito e
atteso!
In foto Serge e Anne Marie in
piazza a Ferriere con il vigile
Giovanni Cassola
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Scomparso don Lorenzo Marchi
S
i è spento don Lorenzo Bernardo
Marchi, sacerdote piacentino-argentino particolarmente legato all’alta Valdaveto. I suoi genitori Antonio Celeste
e Secundina Cassola, infatti, migrarono
a Buenos Aires da Castelcanafurone,
quando il loro primogenito era già stato
concepito. Lorenzo nacque il 28 ottobre
1925 a Lomas de Zamora: in 86 anni di
età ne dedicò ben 67 alla professione religiosa, di cui 56 al sacerdozio nell’ordine
“Piccola opera della Divina Provvidenza
– Don Orione”.
Durante la lunga vita, don Lorenzo si
occupò soprattutto di formazione dei
ragazzi poveri. Non dimenticò tuttavia
le sue origini. I parenti dell’alta Valdaveto lo conobbero e rividero in quattro
occasioni. La prima volta che venne in
Italia, nel 1960, don Lorenzo soggiornò
a Castelcanafurone dalla nonna Emilia.
Vent’anni dopo fu ospitato dalla cugina Gina Bongiorni a Piacenza. Nel 2004
venne accolto dalla cugina Ada Cassola
a San Nicolò. Nel 2005 festeggiò i 50
anni di sacerdozio partecipando a un
importante rito pastorale in Vaticano,
seguito dall’ultima visita ai parenti.
“Quando era a Piacenza – ricorda la cugina Ada che lo ospitò anche nel 2005
– era in continuo movimento: manteneva i rapporti con i parenti in vita e si
recava spesso a pregare sulle tombe di
quelli defunti. Prendeva nota di tutto.
Scriveva il nome e le età di ogni figlio e
nipote dei cugini italiani per poi, appena rientrato in Argentina, poterli riferire
con esattezza ai fratelli Lita e Raoul”.
Don Lorenzo, compiute le scuole primarie fino al sesto grado, nel 1940 fu
accolto da don Giuseppe Montagna alla
cittadella della carità del Piccolo Cottolengo a Claypole (Buenos Aires). Nel
collegio di San José fece il corso ginnasiale e il noviziato, concluso con l’emissione dei primi voti l’11 febbraio 1945.
Continuò a studiare e nel frattempo cominciò la sua missione come assistente e
insegnante dei ragazzi bisognosi. Fu ordinato sacerdote nel 1955. Diventò vicedirettore all’Hogar “Torello” di Mercedes,
vicario e animatore pastorale al Piccolo
Cottolengo di Claypole; nel 1967 tornò
al “Torello” come dirigente. Dal 1974 al
1979 diresse scuola e parrocchia di General Lagos (Santa Fé); per un ventennio
fu superiore generale della comunità di
Villa Dominico (Buenos Aires) che comprendeva scuole primarie e secondarie.
Divenne economo e collaboratore al
Santuario d’Itati. Infine, nel 1996, tornò
definitivamente al Piccolo Cottolengo,
dove è spirato il 15 aprile 2012. Don Lorenzo riposa nel cimitero della sua Congregazione, vicino alle tombe dei genitori.
In foto don Marchi durante la sua ultima visita in Italia nel 2005: nella pagina
accanto a Ferriere con i cugini Cassola e
sopra accanto alla cugina Ada.
Ricordiamo don Giuseppe Ferrari
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A pochi mesi dalla scomparsa ricordiamo don Giuseppe Ferrari, per tanti anni parroco a Farini, dove ha profuso le migliori energie a favore della comunità.
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in primo piano
Una nuova luce per Pertuso
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ertuso, una delle nostre innumerevoli frazioni, posta ai piedi del monte
Ragola, punto logistico di partenza per
escursioni ai prati Grande e Mollo e lago
Bino, centro di grandi bellezze ambientali in grado di esercitare una forte attrattiva per gli escursionisti e gli amanti della
montagna, da diversi anni si caratterizza
anche per singolari e forti azioni sociali
ed economiche.
Da numerosi decenni una consistente
parte dei suoi cittadini è emigrata a Genova e a Piacenza, ma tutti conservano
un forte legame con la terra d’origine.
Da molti decenni i residenti hanno sviluppato il Comunello trasformandolo in
una fonte di reddito. Inoltre dal 1975 è
in funzione la Cooperativa monte Ragola
che ancor oggi – per la caparbietà, l’intelligenza e la forte capacità imprenditoriale di Giovanni Cavanna, rappresenta
una grossa realtà economica per tante famiglie del luogo. Da tempo il paese vive
un clima di amicizia, di solidarietà e di
grande ospitalità: la trattoria Cavanna, gli
eredi dei pionieri del turismo locale Antonio e Pietro Cavanna, è il fulcro e
il motore della vita
sociale del paese.
Da sabato 13 ottobre 2012 una nuova
inziatica costituisce
un’importante pagina della storia del
paese: si è accesa
una nuova luce,
speranza per il futuro. Una centralina
elettrica che produ-
ce in modo intelligente e pulito energia
elettrica è a servizio e a supporto della
debole economia di zona. Una turbina
di ultima generazione rappresenta la
sintesi di anni di lavoro, di impegni, di
speranze e di aspettative.
Alle 15, alla presenza del presidente della Provincia Massimo Trespidi, del Sindaco Antonio Agogliati e di tutti i “pertusini” si è inaugurato un piccolo gioiello
di innovazione tecnologica in grando di
incidere in modo attivo sull’economia
dei residenti.
Descrizione dell’impianto
Pertuso è caratterizzato da una straordinaria ricchezza d’acqua e da moltissimo
tempo si è dotato di un acquedotto rurale gestito da un consorzio di residenti e villeggianti. L’acqua in eccesso che
fuoriesce dal “troppo pieno” delle due
vasche dell’acquedotto, viene raccolta in
una nuova vasca costruita dalla società
appena sorta e situata a 1.161 m. sul livello del mare. Attraverso una condotta
completamente interrata viene portata
nella frazione in un locale appena e ap-
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Nostra
positamente acquistato con un dislivello di 150 metri. Grazie a tale dislivello
l’acqua genera una pressione di circa
14 atmosfere e, attraverso una turbina
di nuova generazione, produce energia
che viene immessa in rete.
L’intero impianto è stato progettato
dall’ing. Aldo Galleti ed è stato realizzato dalla ditte Molinelli di Ponte dell’Olio
e dalla Cooperativa Monte Ragola del
luogo. Direttore dei lavori il geom. Matteo Cavanna.
La storia
La volontà e la determinazione di fare
un salto di qualità nel contesto dell’economia del territorio trova concretizzazione domenica 26 dicembre 2009,
quando un gruppo di Pertusini si riunisce nella trattoria per verificare la fattibilità dell’utilizzo dell’acqua eccedente
il fabbisogno dell’acquedotto per la produzione dell’energia elettrica. Dopo altre riunioni, nell’assemblea pubblica del
17 agosto 2011 si è deciso di procedere
alla costituzione della società. Domenica
11 marzo 2012, a Piacenza, alla presenza del notaio Ferrerio, (assistito dal rag.
Giorgio Ghittoni) 68 cittadini, legati a
vario titolo alla frazione, hanno costituito
la “Pertuso Elettrica Srl”.
Crediamo di poter affermare che domenica 12 marzo rappresenti per l’alta Valnure un fatto epocale, sia dal punto di
vista sociale (68 persone di una piccola
frazione concordano e si ritrovano d’accordo per sviluppare il loro paese), sia
dal punto di vista economico, perché la
società appena formata dovrà essere di
aiuto all’economia del territorio.
La società ha la finalità di costruire e gestire la centrale idroelettrica. L’iter burocratico per l’inizio lavori ha vissuto anche
momenti “difficoltosi” soprattutto legati il
rilascio della concessione necessaria.
Alcuni dati tecnici
Portata media: 28 litri di acqua al secondo
Potenza massima di 68 Kw per una produzione stimata di 290.000 Kwh all’anno
Turbina Pelton automatica con generatore di
potenza di 80 kW a 400 V.
Il Consiglio di Amministrazione:
Presidente: Matteo Cavanna
Consiglieri:
Giorgio Cavanna
Testa Aldo
Iselli Teresa
Galleti Aldo
Un ricco buffet, preparato dalle famiglie, ha chiuso la giornata... di speranza.
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A Stefano Bertuzzi il premio “Angil dal Dom”
S
16
tefano Bertuzzi, piacentino,
ricercatore in America, sposato con Elena Bisagni e padre Davide e Celeste ha ricevuto il prestigioso premio “Angil dal Dom”.
Il prof. Stefano Bertuzzi, 46 anni,
è manager della ricerca sulle patologie neurologiche e mentali
nell’amministrazione del presidente Usa, Obama.
Si è fatto strada nel mondo, ma
non dimentica le origini e chi gli
ha dato la vita: papà Dante, scomparso da alcuni anni e per mezzo
secolo nostro affezionato villeggiante e amico dei nostri monti
che conosceva in modo particolareggiato, mamma Maria Pia Lodigiani, altrettanto affezionate frequentatrice del nostro paese.
La stesso prof. Stefano, ospite anche quest’estate del capoluogo
nell’appartamento famigliare di
Casa Rossa, nel ricevere il premio
ha citato “tra le cose belle” i momenti di lieto relax trascorsi fra
noi. Omaggiamo questo pensiero
pubblicando oltre la foto “ufficiale” scattata da Carlo Mistraletti durante la consegna del premio, anche un ricordo storico che ritrae la
nonna Pasqualina e il papà Dante
(a destra) in vacanza a Ferriere
presso Mulino Boeri nel 1937 in
occasione della prima Comunione
di Lucia Moia e la mamma Maria
Pia (prima a sinistra), in una classica uscita giornaliera sulla strada
per Canadello.
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Ieri e oggi
Stiamo vivendo un periodo particolare, sembra di essere giunti ad un, seppur molto terreno, “giudizio universale” nel quale si odono pubblicamente i peccati e sono
portati alla pubblica conoscenza i peccatori ma … manca del tutto il pentimento e la
volontà di redenzione. Gli eletti non fanno uso ma abuso del mandato conferitogli,
e lo fanno con tale sfacciataggine da convincerci addirittura abbiano le idee molto
confuse in merito ai due termini “uso” e “abuso” e purtroppo non solo su questo. Chi
và al mulino s’infarina, ma quando il macinato resta tutto sugli abiti degli avventori,
è consumato, lavorato inutilmente. Spreco. Troppi “politici (?)” vivono speculando sul
loro mandato. Ho scritto troppi, continuo a voler credere e sperare non siano tutti e
vi spiego il perché:
ormai molti anni fa, finite le scuole superiori, il mio comune di residenza aveva indetto un bando di concorso per un posto da impiegato. Ero eccitatissima all’idea di
mettermi in gioco, tentare. La cosa mi faceva sentire finalmente adulta e responsabile:
finalmente grande.
Questo mio stato d’animo durò fino a che ne parlai a mio padre, allora vicesindaco,
durò fino a che con calma mi fece capire quanto in realtà, vista la sua posizione, io
fossi (se pur inconsciamente) piccola, immatura e irresponsabile per il solo aver pensato di voler partecipare a quel concorso.
E’ stata una della più belle lezioni di vita che mi ha lasciato.
L’impressione è che oggi, così come si confonde l’uso con l’abuso, si confonda anche
l’onestà con la stupidità. E di tutto questo si è stanchi! Si è stanchi di veder interpretato il silenzio come assenso e la mancata partecipazione come disinteresse. Non c’è
assenso ne’ disinteresse, al contrario c’è tanta rabbia, tanta indignazione e la paura di
quel che, abbandonati gli argini, possono portare. Reputo molto grave non si capisca
e non si tenga conto della necessità di un giusto risveglio delle coscienze. C’è un detto napoletano che mi sentirei di pronunciare come consiglio a ciascuno di lor signori
“Statte accuorto, l’acqua è poca e a papera nun galleggia”.
Paola
Monterosso ringrazia tutti coloro che
hanno contribuito con un'offerta alla
ricostruzione del paese, dopo la terribile alluvione dell'ottobre 2011. Su
questo muro, che sarà completamente
rivestito di pietre incise con dediche
e nomi dei tanti benefattori, compare
anche il nostro coro “Le Ferriere”.
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Nostra
61° Festa Granda degli Alpini a Ferriere
S
abato 15 e Domenica 16 settembre
a Ferriere si è tenuta la 61° Festa
Granda degli Alpini. Questo Raduno delle Penne nere denominato Festa
Granda viene organizzato ogni anno in
un diverso Comune della provincia e
raccoglie le adesioni di tantissimi Alpini,
provenienti dai vari gruppi provinciali
ma anche dalle altre regioni limitrofe.
L’inaugurazione dell’evento si è tenuta
sabato pomeriggio con il ricevimento
delle autorità da parte dell’amministrazione comunale, le cene riservate agli
ufficiali ed alle personalità presenti e lo
spettacolo dei cori. Si sono esibiti il Coro
A.N.A. Valnure, il Coro Alpino Val Tidone ed il locale Coro Le Ferriere. Domenica mattina gli Alpini sono intervenuti
in grande numero, circa duemila, radunandosi presso il monumento ai caduti
per la cerimonia dell’alzabandiera e la
deposizione di una Corona in memoria
dei caduti delle due guerre mondiali. Da
18
qui la fanfara della Brigata Taurinense
ha guidato la sfilata per le vie del paese,
seguita in parata da una rappresentanza degli Alpini in armi, dai gonfaloni dei
Comuni, dai Vessilli decorati con le medaglie al valor militare, dai gagliardetti
dei Gruppi Alpini, dagli oltre 20 Sindaci
della Provincia intervenuti, dalle alte cariche dell’esercito, dalla Banda Alpina di
Pontedell’olio e da tutti i gruppi Alpini
presenti. Non sono mancate le curiosità a disposizione del pubblico intervenuto per salutare le penne nere, come
i 3 muli presenti, simbolo di caparbietà
e di forza fisica, che venivano utilizzati
in passato dagli Alpini per i difficili trasporti di montagna. Presenti nella Sfilata
anche una rappresentanza dei volontari
Alpini della Protezione Civile e del Club
Alpino Italiano. Alla fine del corteo, con
orgoglio, ha sfilato il Gruppo Alpini di
Ferriere che ha organizzato la manifestazione in collaborazione con
il Comune e la Sezione di Piacenza. Era dal 1975 che non si teneva la Festa Granda nel Capoluogo
dell’alta Val Nure. Il lungo Corteo
ha raggiunto piazza delle Miniere
e tutti i partecipanti si sono schierati per prendere parte alla Messa
Il capoluogo invaso da migliaia di penne nere
Solenne al campo, celebrata da Antonio Lanfranchi, Arcivescovo di Modena Nonantola, originario di Grondone.
Sua Eminenza, nell’ omelia ha ricordato
quanto gli Alpini siano importanti nella
nostra società, perché sempre pronti e
disponibili ad aiutare il prossimo, ponendo l’accento sui recenti interventi
degli Alpini in occasione del terremoto
in Emilia. Al termine della messa il Presidente Provinciale degli Alpini Bruno
Plucani, il Capogruppo di Ferriere Luigi Malchiodi ed il Sindaco di Ferriere
Antonio Agogliati hanno salutato tutte
le autorità presenti e tutti gli Alpini intervenuti ringraziando per avere contribuito con la loro presenza alla riuscita
della manifestazione. Infine si è tenuta
la cerimonia del passaggio della stecca
dal Gruppo di Ferriere al Gruppo di Podenzano, il quale organizzerà la Festa
Granda nel 2013. Dopo il “Rompete le
righe” si è passati al momento conviviale
allietato dai vari punti di ristoro a base di
specialità della tradizione culinaria piacentina. Tutti i Ristoranti del paese erano
a disposizione con i loro menù tricolori,
supportati dagli stand gastronomici della
Pro Loco di Ferriere e del Gruppo Alpini di Carpaneto. Nel pomeriggio si sono
susseguite esibizioni e Carosello della
Fanfara della Brigata Taurinense e delle
Majorette.
Gianelli Riccardo
Il medico Sabri con l’alpino Carlino di Costa Curletti. Sabri ha indossato il cappello in
onore dei “veri alpini” e in particolare ricordando l’amico Sandrino Bergonzi scomparso
da pochi mesi.
Antonio Barbieri di Pomarolo, 90 anni, il più
“vecio” dei nostri vecchi alpini, riceve una targa
dal col. Rossi, originario di Ciregna.
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Ritrovi di Coscritti
Classe 1975
Classe 1937
Classe 1994
Classe 1952
Classe 1967
Classe 1957
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Particolarmente intensa quest’anno
N
ote di Primavera, il concerto del 21
aprile ha aperto, come ogni anno,
l'estate musicale. Il coro dei bambini “Le
Verdi Note” diretto da Lucia Rossi ha
meritato i primi scroscianti applausi del
pubblico con i brani: Ci vuole un fiore e
Come Follow Me. Ospite della serata il
Coro ANA Valnure diretto dal M° Gianrico Fornasari che ha proposto brani della
tradizione delle nostre vallate e canti dei
nostri alpini. Nella seconda parte della
serata il Coro Polifonico “Le Ferriere” ha
proposto numerosi brani del proprio repertorio. Molto applausi soprattutto per:
“Io Vagabondo” e “Che sarà” su arrangiamento del M° Massimiliano Pancini.
Il Concerto d'Estate del 17 agosto ha
avuto una grande presenza di pubblico.
Per l’occasione le “coriste” hanno sfoggiato un nuovo look: una graziosa casacca color salmone, mentre i “coristi”
dovranno atttendere momenti migliori...
per la cassa. Il programma proposto
è stato ricco ed ha spaziato dai brani
della tradizione a quelli più moderni.
La Presidente del Coro ha ringraziato i
presenti per il calore e gli applausi che
hanno accolto i i vari canti e i coristi per
l'impegno e il contributo che ogni anno
sanno dare all'estate ferrierese.
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“Consentitemi - ha detto al pubblico
presente - di abbracciare affettuosamente i veterani di questa corale Bocciarelli Antonio e Vanini Dino per la loro
continua e importante presenza”. Il 19
agosto la corale ha riproposto lo stesso repertorio nella chiesa di Centenaro
per una serata benefica. Le offerte sono
state donate alle Suore gianelline per il
progetto del reparto di Maternità di un
ospedale nel Congo. Suor Maurizia Pradovera, assistente della Madre generale ha ringraziato il Coro sottolineando
come: “La musica e il canto sono il segno della bellezza e della sinfonia della
Trinità ed è bello usare i doni ricevuti
anche per fare il bene. Grazie di cuore a
te e a tutto il gruppo a nome di tutte le
Figlie del Gianelli sparse per il mondo”.
L’attività del Coro è continuata con un
simpatico concerto a Pertuso.
E poi la partecipazione al Concerto che
ha preceduto la FESTA GRANDA dedicata agli alpini. Il 21 settembre, su invito
del Coro Montenero, il gruppo corale ha
partecipato a Ponte dell'Olio alla Rassegna “Cantare in Coro”.
Tutto non finisce qui; al Coro spetta per
i prossimi mesi, ancora tanto lavoro.
l’attività del Coro “Le Ferriere”
Sabato 23 agosto presso l'aula consigliare del Comune di Ferriere ,il Sindaco Antonio
Agogliati ha presentato al pubblico un volume che raccoglie fotografie e articoli
giornalistici degli eventi più significativi e dei concerti della corale ferrierese dal suo
nascere fino all'anno 2008.
Il Sindaco ha espresso sentimenti di gratitudine ai coristi, al maestro Massimiliano
Pancini e alla Presidente Lucia De Micheli per l'attività svolta in questi anni , per il
continuo impegno e desiderio di mantener viva la tradizione del “cantare insieme”
che in montagna ha anche un valore sociale. La Presidente, a nome anche del gruppo,
ha ringraziato il Sindaco e l'Amministrazione comunale per il concreto sostegno a favore della corale. Il Sindaco ha poi offerto nell'ex sala consigliare un ricco rinfresco.
Il volume è stato regalato al pubblico presente e la corale ne farà dono a chi ne faccia
richiesta.
Concerto lirico “Gino Del Forno”
Il campanile della chiesa suona le 23: il clima è ideale perchè la gente che esce dal
concerto lirico si possa soffermare a commentare: ”Che bravi! Che stupenda serata!
Che emozioni!”. Il concerto che ogni anno si tiene nella prima settimana di agosto
in memoria del tenore L. Del Forno, è appena terminato.
Don Giuseppe all'inizio della serata, ha ricordato il tenore scomparso, ma sempre
vivo nella memoria di tutti.
A seguito dei tristi eventi che hanno sconvolto la comunità ferrierese è stato difficile
rompere quel silenzio che gravava sul paese. “Accomunati dalla stessa tristezza non
troviamo le parole adatte - ha detto la Presidente del Coro - per salutarci con l’entusiasmo che ci ha sempre animato”. Insieme ora ricordiamo Annalisa con un minuto di
silenzio e poi il canto della dolcissima AVE MARIA di Cuccini cantata dal soprano
Susie Georgiadis Tanta, tanta bella musica con un cast delle grandi occasioni. Lunghi
applausi hanno accompagnato ogni volta i vari brani presentati con tanta competenza
da Bertolotti. Una serata veramente da non dimenticare.
Lucia De Micheli.
Questa estate il consiglio della Croce Azzurra ha accettato con rammarico le
dimissioni del presidente Paolo Barbieri, che tanto ha dato alla nostra associazione in questi anni; la sua carica infatti ha visto importanti cambiamenti
in virtù dell’adeguamento al soccorso sempre più moderno e collaborativo al
118 provinciale, il tutto sempre svolto con la piena e solidale collaborazione di
tutto il Direttivo e di tutti i militi.
Facciamo tanti auguri di buon lavoro al nuovo presidente Stefano Boeri.
Ricordiamo inoltre che alcuni nostri bravi militi sono partiti a sostegno delle
popolazioni terremotate dell’Emilia per dare il loro prezioso aiuto: Lisa Draghi, Mirco Bergonzi, Alessandro Draghi, Marco Andrea Bonizzi.
Per il secondo anno il coro “Le Ferriere” ha organizzato brevi concerti
nel tardo pomeriggio, al termine della S. Messa nella chiesa parrocchiale
di Ferriere.
Il 16 agosto la nostra brava ed apprezzata Eva Randazzo si è esibita
all'arpa con brani molto impegnativi
e di grande coinvolgimento emotivo.
Alla fine dei brevi concerti, il Coro ha
offerto l’aperitivo ai presesenti.
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Quando si “scartocciava la melica”
S
Improvvisati
cantori, sempre
disponibili ad
allietare diverse occasioni di
incontro.
L’ultimo sole di.....
primavera.
Una panchina per
un salutare relax
dopo saranno stese su una coperta e
messe al sole a seccare per poi essere
“sgranate”.
“Domani sera dove si và?”, chiede uno.
“Dalla Nella”, risponde un altro.
Il rito si ripete ogni sera, fino all’ultima
pannocchia.
Silvana Ballerini
Ricordiamola
Garilli Maria in Sartori
Dune ha concluso felicemente l’annata del 2012 e si prepara per il 2013
con un nuovo programma.
Per il prosieguo dell’attività c’è bisogno del tuo contributo.
Ti potrai informare presso i delegati addetti telefonando ai numeri:
338 7878158
24
ono le 9 di sera. Sull’area di Secondo,
a Casaldrino, ci siamo tutti. Al centro dell’aia campeggia un bel mucchio
di pannocchie da scartocciare e tutt’intorno sono collocati dei tronchi d’albero
che serviranno per sedersi. Si comincia
a scartocciare la melica. Le pannocchie
vengono liberate dalle brattee che serviranno per confezionare materassi. Si lavora con entusiasmo, con abilità e non ci
si accorge che il tempo passa.
Poi qualcuno intona una canzone: “mai
più non canto, mai più non ballo perché
il mio amore l’è andà a soldà…” a cui
tutti si uniscono.
A mezzanotte tutto è finito. Le pannocchie gialle scartocciate sono là, sulla
“bena”, la slitta che serve per portare il
concime dalla stalla ai campi. Il giorno
349 6074883
E’ successo tutto all’improvviso,di notte; senza
alcuna spiegazione, si è addormentata lì nel
suo letto vicino a suo marito, il suo complice di
sempre l’ha voluto vicino anche nel momento
più difficile della vita: la morte. E’ sempre stata
una donna forte mia nonna, determinata e
indaffarata, impegnata in mille e più faccende che sempre portava a termine con successo;
premurosa e presente con i figli e i nipoti sia
nelle gioie che nelle difficoltà, e sempre disponibile con chiunque avesse bisogno del suo
aiuto. In tutto quello che faceva si percepivano
la spontaneità, la semplicità, e la gioia di fare;
doti queste che le hanno permesso di vivere la
sua vita intensamente nella quotidianità, apprezzando al meglio anche le più piccole cose. Mia nonna è stata e sarà sempre un
esempio per me e per chi l’ha conosciuta: sono certo che nel suo piccolo sia stata
capace di lasciare una parte di sé in ognuno di noi.
Grazie nonna Sara e Simone
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Ferriere
Natale: riscopriamo il valore della famiglia.
La famiglia è in crisi
I
l Natale ci riporta tutti nel calore della famiglia dove siamo nati e cresciuti, ma oggi
non è più così. Oggi la famiglia è in crisi ed il rischio è grande. Eppure la famiglia
è lo scheletro della società occidentale, laica o cristiana che sia, perché l’impianto
famiglia è naturale. Non serve solo ai credenti, ai laici, ai politici, ai sociologi e a tutti
coloro che sperano nei figli come continuatori di vita.
E’ una struttura così importante, indispensabile, solidissima, che ora ci permettiamo
di bistrattare – cancellare anche se comunque sta ancora in piedi. Struttura che è
alla base della società, ma che suppone fondamenta di cemento armato e sbarre di
acciaio, di valori forti e chiari senza i quali anche il cemento armato non durerebbe.
Quando ci si “innamora” non c’è difficoltà che tenga, ma poi l’amore umano è debole – fragile, si stanca. Solo con la forza di Colui che è la sorgente dell’amore si può
andare avanti.
A tutti Buon Natale e un felice 2013!
Don Giuseppe
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Nostra
Un momento di partecipazione spontanea dei bambini alle celebrazioni festive.
Papa Benedetto ha indicato dieci vie per crescere nell’Amore:
- Mantenere un costante rapporto con Dio nella preghiera; - Coltivare il dialogo;
- Rispettare il punto di vista dell’altro; - Essere pronti al servizio;
- Essere pazienti con i difetti altrui; - Saper perdonare e chiedere perdono;
- Superare con intelligenza ed umiltà gli eventuali conflitti; - Concordare gli orientamenti educativi; - Essere aperti alle famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella
comunità civile.
Ma Padre Antonio Mazzi nell’incontro sulla famiglia si è chiesto
Cos’è l’Amore oggi
C
os’è l’amore oggi? Cos’è il corpo oggi? Essere uomo, donna bambino, appartenere
un amore sconfinato, unico, profondo, esclusivo, nella buona e nella cattiva sorte,
lo può fare solo un credente praticante o anche un “cercatore di credenze vere, di
verità profonde”? La sofferenza, l’incomprensione, la diversità, la parità dei diritti e dei
doveri, fa ancora parte del basamento, dello zoccolo duro della famiglia?
E chi sbaglia, o ha creduto in un’esperienza d’amore che poi si è manifestata perdente, deve vivere in fondo al colonnato del duomo? I sacramenti per chi li desidera,
anche se “peccatore”, vanno negati in attesa di una sentenza che per il Vangelo è già
stata risolta positivamente, o i preti arriveranno solo e sempre a una benedizione e
mai a un’assoluzione?
Il dono dell’amore è naturale prima che essere cristiano e battezzato, oppure è solo
dentro le mura del tempio che l’amore vince, con tutte le regole predefinite? Potrà,
in questi anni, la Chiesa dimenticare di essere Chiesa, per diventare madre, ancella,
porta, sorella, consolazione, serenità, semplicità?
Lavorando nel mondo in cui lavoro, ho capito quanto ci siano voglia e bisogno di
Dio anche da parte di coloro che si dicono credenti ma non praticanti. E cogliendo
un’altra pagina del Vangelo, ho capito che la Chiesa può seminare l’amore vuoi sul
terreno buono, vuoi tra gli sterpi, vuoi tra i sassi. E su alcune disposizioni, non sarà
che anche la Chiesa dovrà cambiare per essere più conforme all’amore misericordioso
del Dio fatto uomo?
Il cardinale Martini, l’uomo del dialogo, è uscito dai
cosiddetti “valori non negoziabili” affrontando argomenti scomodi, per i quali è tabù parlare di comunione ai
divorziati, contraccezione, accanimento terapeutico, ecc.
Morendo diceva: “Vedo nella Chiesa di oggi così tanta
cenere sopra la brace, che spesso mi assale un senso di
impotenza. La Chiesa è rimasta indietro.
Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da
far rinvigorire la fiamma dell’Amore?
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Nostra
C
Felicitazioni!
Grazie!
on il cuore in mano, grata
e commossa, voglio ringraziare mia sorella Giulia e mio
nipote Angelo, che vivono in
America, per il meraviglioso
dono ricevuto della carozzina
elettrica, per me ormai indispensabile.
Non ho parole, siamo separati dall’oceano, ma quando c’è
amore non ci sono ostacoli e
distanze. Mi sono sempre materialmente e moralmente vicini,
ci sentiamo una volta alla settimana e per questo, malgrado
le mie “disgrazie” mi sento fortunata e considerata. Grazie Giulia e grazie Angelo,
che Dio vi benedica. Saluto anche la mia montagna e la “mia” classe del ‘50. Nina
Stefanina Preli e Giulio Bergonzi si sono trovati con famigliari, parenti e amici per festeggiare il 50° di
matrimonio. Tra i presenti monsignor
Piero Bracchi, che il 29 settembre
1962, a Gambaro, ha celebrato il loro
matrimonio. Attraverso Montagna Nostra i festeggiati vogliono ringraziare il sacerdote per la sua vicinanza a
tutti gli avvenimenti lieti e tristi della
loro famiglia.
La radice della crisi
I
Marianora Bergonzi
mostra orgogliosa
la nipotina Annalisa.
Con loro il medico
italo francese Renzo
Manfredi.
28
l gesuita Francesco Occhetta, sostiene che l’attuale crisi economica non è tanto
questione di una crisi finanziaria, ma piuttosto di una crisi morale – spirituale – di
valori.
Afferma che l’Occidente sia colpevole di otto grandi peccati:
1) Benessere senza lavoro (perché certi tipi di lavori nessuno li vuole fare), 2) Educazione senza morale, 3) Affari senza etica, 4) Piacere senza coscienza, 5) Politica
senza principi, 6) Scienza senza responsabilità, 7) Società senza famiglia, 8) Fede
senza sacrificio.
Ricorda i valori della Costituzione italiana che ha un chiaro valore – madre, quello della
“persona umana” e nove principi fondamentali che la proteggono e gli danno vita:
1) Principio democratico, “la sovranità appartiene al popolo”
2) Principio personalistico “pieno sviluppo della persona umana” (art.3)
3) Principio pluralista che promuove le comunità intermedie tra individuo e stato (famiglia, partiti, sindacati, associazioni come strumenti dello sviluppo della persona)
4) Principio del lavoro
5) Principio della solidarietà
6) Principio dell’uguaglianza sia di fronte alla legge sia nella società
7) Principio dell’autonomia
8) Principio di laicità che comporta la distinzione tra Stato e Chiesa, la loro reciproca
autonomia e collaborazione
9) Principio pacifista, con cui si ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà.
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Estate 2012 a Ferriere
Q
uando l’ho sentita ho pensato: siccome sono un ‘forestiero’ vogliono divertirsi
alle mie spalle; infatti la notizia era di quelle paradossali: a Ferriere erano arrivate le dune! D’accordo che l’estate era molto calda e secca ma trovarsi in mezzo al
Sahara mi sembrava un po’ eccessivo; ed invece ho dovuto ricredermi, le Dune erano
veramente giunte in quel di Ferriere, anche se non erano quelle gobbe di sabbia
desertiche a cui automaticamente pensiamo quando sentiamo questo sostantivo; ma
che soffiassero con l’impetuosità del ghibli non c’era dubbio.
Grazie all’iniziativa di alcuni giovani, dei commercianti, dell’amministrazione comunale e della proloco e con la collaborazione nelle manifestazioni di abitanti e villeggianti il paese ha vissuto un periodo estivo indimenticabile; veramente se il clou è stato il mese di agosto, anche nei mesi precedenti le Dune hanno lavorato intensamente
organizzando gite tematiche, alla domenica, in cui si sono ricordati i mestieri, ormai
persi, ma che non devono uscire dalla memoria, alternate ad escursioni nei luoghi
più suggestivi che circondano Ferriere: in successione, accompagnati da esperti, si
sono visitate le vecchie miniere di ferro e di rame apprezzando l’allestimento del piccolo museo delle ferriere; abbiamo fatto esperienza con le risorse ittiche; siamo andati
al vecchio mulino di Pertuso ed abbiamo assistito alla preparazione della farinata; una
esposizione di vecchi attrezzi agricoli all’interno di una antica abitazione contadina ci
ha riportato indietro nel tempo quando il lavoro in campagna spezzava la schiena; a
Toazzo si è ammirato l’intenso lavoro che le api effettuano per fornirci il miele; a Perotti l’invitante profumo del pane, cotto con l’arte delle antiche usanze, ha preceduto
la sua altrettanto appagante degustazione; abbiamo risalito le pendici del monte Nero
con le sue impronte glaciali; abbiamo raggiunto i laghi Moo e Bino nei pressi dei quali
è possibile rintracciare delle rare specie di piante carnivore ed ammirare, sulla superficie del Bino, la
fioritura delle ninfee; in mountain
bike, divisi per capacità, si è scorazzato per i sentieri;
una sera alle pendici dell’Albareto
ci siamo estasiati
nell’ammirazione
30
Carlo Scrocchi e
Antonio Draghi:
un incontro per
ricordare un comune passato.
della volta celeste con l’ausilio di un telescopio; sotto la cima del monte Carevolo
si sono ripercorsi gli itinerari utilizzati dai contrabbandieri; a Gambaro il castello dei
Malaspina ci ha ospitati per un tuffo nei secoli passati con la narrazione delle trame
ordite per la supremazia tra signorotti del luogo; i frutti del sottobosco, mirtilli, more,
lamponi hanno fatto da contorno ad un’altra uscita; la cascata del Lardana, sebbene
con poca acqua, si è fatta ammirare nel suo ambiente suggestivo; il maestoso ed elegante volo dei rapaci ha catturato i nostri occhi.
Quanto sopra tutte le novità; ma oltre a queste, sempre con la collaborazione di
Dune, si sono svolte le tradizionali manifestazioni: in agosto le passeggiate condotte
da Sergio Ravoni che permettono ogni anno di conoscere e riscoprire il territorio dei
monti liguri-piacentini; la fiera di san Giovanni; la festa in quota; la festa delle fragole;
la bellissima festa provinciale degli alpini; a fera de’ bestre; e per la prima volta la festa d’autunno organizzata dal comune. Inoltre le folcloristiche manifestazioni di Casa
Montagna che danno come sempre un tocco di internazionalità al paese.
Ma, come accennavo sopra, il top si è raggiunto nel mese di agosto; tutti i giorni grazie a degli animatori veramente eccellenti, si avevano a disposizione, e gratuitamente, corsi di ginnastica: al mattino pilates ed al pomeriggio zumba; animazione per i
bambini, gare di carte e, tutte le sere, spettacoli di varietà a cui talvolta partecipavano
anche alcuni tra le centinaia di spettatori che accorrevano entusiasti ed applaudenti
alle esibizioni.
Spero di non essermi dimenticato niente e nessuno; nel caso faccio ammenda già da
ora; non è facile ripercorrere il periodo estivo tenendo a mente tutto quanto.
Mi auguro che questa iniziativa sia la prima di tante lungo gli anni a venire; un ringraziamento a tutte le persone che si sono prodigate per allietare, riuscendoci in maniera
superba, l’estate.
A proposito, cosa
significa Dune? Per
i pochi che ancora non lo sapessero
l’invito è di venire a
trovarci; saranno tutti lieti di accogliervi
e svelarvi il ‘segreto’.
Franco Leoni
I fratelli Chiara e
Andrea Faccin in vacanza a Ferriere con
le loro famiglie.
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Insieme da 30 anni
Si sono sposati nel 1982, e oggi, a distanza di 30 anni, hanno voluto ricordare l’importante tappa di vita, assistendo alla messa e con un momento conviviale al Bar
Barbara. Auguri!
Un bellissimo incontro fra amici
U
n incontro fra amici è sempre un bel dono sia da parte di chi lo organizza che
di chi lo riceve. Una testimonianza d'affetto, di attenzione, di condivisione che
arricchisce le relazioni parentali di nuovi affetti, per cui non ci si sente mai soli.
Se poi l'occasione dell'incontro scaturisce dal desiderio di festeggiare un compleanno
diventa maggiormente significativa. Il 28 ottobre u.s. ci siamo riuniti in tanti amici a
Rompeggio per festeggiare il compleanno di Danilo, il “nostro” farmacista. Una
giornata particolare in cui fiocchi di neve venivano quasi subito cancellati da sporadici raggi di sole che illuminavano i colori autunnali in uno scenario di diversità naturali
che rendevano ancora più veri gli auguri espressioni di esperienze diverse per cui
ciascuno aveva un grazie particolare da porgere al festeggiato.
Il grazie di tanti amici, il grazie di tutti i montanari che nel loro farmacista trovano
sempre la competenza di un consiglio professionale, la disponibilità a risolvere i problemi della lontananza col recapito delle medicine a domicilio, l'umanità nel condividere i momenti di dolore con la sensibilità di misurare le parole per non suscitare
false speranze, ma nello stesso tempo donando una sua partecipazione che consola.
Auguri Danilo dai tanti amici e dai montanari ferrieresi che ti stimano e ti vogliono
bene. Dina
Congratulazioni
Anche quest’anno l’Amministrazione e la Parrocchia hanno celebrato in modo ufficiale
la ricorrenza del 4 novembre.
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Un grazie all’Amministrazione comunale che dopo tanti anni ha provveduto a
lavori di manutenzione straordinaria in numerosi cimiteri del Comune presentandoli per le festività dei Santi puliti ed ordinati.
Ian Postuma ha conseguito la Laurea Magistrale
in Fisica Nucleare all’università degli studi di Pavia
il 29 febbraio 2012 con una
Tesi sperimentale in Fisica
Biomedica dal titolo: “A
Neutron Autoradiography
Method to Measure 10B in
Biological Samples Applied
to BNCT of Osteosarcoma”
con relatore la Dott.ssa Silva Bortolussi. Lo studio si
basa sulla ricerca di nuove
molecole da utilizzare nell’innovativo trattamento BNCT (Boron Neutron Capture
Therapy) per la cura dei Tumori. In attesa del bando per un posto nel dottorato
di ricerca in Fisica, Jan lavora a Milano in una azienda di rating finanziario (Cerved Group), dove ho costruito e cura un portale internet per le attività interne
all’azienda.
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Ricordiamola
Giuseppe Raggi, 90 anni, una tappa raggiunta in salute anche per le premurose attenzioni della figlia Mariuccia e del genero
Ivano.
Quagliaroli Ida ved. Cassinari
Francesco Bergonzi, Chicco, mentre
serve nel suo Ristorante. Un plauso a
Chicco, che - pur lavorando - ha raggiunto il diploma di scuola superiore
frequentando con volontà le serali.
n. 16.04.1919 - m. 23.10.2012
Ida, una santa di casa nostra, che ha vissuto,
come tante altre nostre madri per il bene della
sua famiglia. Nata a Canadello, vissuta prima
nella frazione e poi nel capoluogo, sposa di Bertino Cassinari, ha affrontato un cammino terreno irto di difficoltà e con pazienza, umiltà,
fede e tanta buona volontà ha superato gli ostacoli che ogni periodo della sua vita le ha posto
sulla strada. Supplente postina, Ida affrontava
giornalmente i sentieri disseminati sul territorio per recapitare la posta fino a Cattaragna.
Una cosa più facile da dirsi che da farsi che solo
un fisico forte e disposto ad ogni tipo di fatica
poteva affrontare. Ida ha cresciuto e curato la
famiglia, ha partecipato alla vita sociale della
parrocchia assumendosi responsabilità, incarichi e lavori di manovalanza: la ricordiamo come “priora” a coordinare le massare addette alla pulizia della chiesa.
Colpita da lutti che segnano nel profondo del cuore, come la morte prematura del
figlio Piero e della cara nipote Simona, Ida ha saputo vivere “senza pesare” ma
con la fortuna di essere curata assistita con tanto amore sino all’ultimo respiro
dal figlio Angelo. Riposa nel nostro cimitero.
Ricordiamo Sandrino
Bergonzi, scomparso
da alcuni mesi, amico
buono e sempre sorridente, in un momento
di relax accanto alla
moglie Mariuccia, alla
cognata Rita e alla
nipote Bianca.
Il Bar, luogo di incontro e di relax per ferrieresi e villeggianti.
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35
ontagna
Nostra
Canadello
Festa dei nonni
A
bbiamo festeggiato i nonni il due di ottobre. Il calendario cristiano in quella data
ricorda gli angeli custodi. E certo questi nonni che al mattino presto ricevono un
bambino ancora addormentato e infagottato nelle coperte perché la mamma e il papà
vanno al lavoro, che spingono passeggini, raccolgono giocattoli, asciugano lacrime e
nasetti gocciolanti, vigilano su una febbre e tengono d’occhio prese di corrente, spigoli e minacce varie, sono davvero “custodi” come angeli per i loro nipotini. L’hanno
già fatto anni prima, certo meno provati, perché allora la schiena non doleva e le ossa
erano meno pesanti. Tutti sanno quanta energia ci vuole a tenere dietro alle esplorazioni dei piccoli, al gattonare e al camminare, alla smania di mettersi tutto in bocca,
a tirare via da una vetrina o a distogliere da un capriccio. I nonni rendono partecipi
i piccoli di un mondo speciale: c’è ancora il nonno che cura l’orto, che taglia un
pezzo di legno, aggiusta una macchinina e fa sembrare straordinarie le azioni abituali.
C’è ancora la nonna che impasta la torta e lascia fare una tortina a parte al suo piccolo assistente dalle mani impiastricciate e appiccicose, che ricorda filastrocche per
far chiudere gli occhi quando è ora del riposino. I piccoli diventano grandi e il loro
mondo si allontana. I nonni ancora infilano nelle tasche dei jeans dei nipoti cresciuti
mancette per le diverse circostanze. Non hanno più altro da dare per fare sentire un
affetto che dura. Finché un giorno gli angeli custodi dell’infanzia depongono davvero
le ali e mostrano la loro fragile umanità.
Quando i nonni non sono più angeli, ma umanità sguarnita, bisognosa, qualche volta
difficile, talvolta capricciosa, persino la parola “nonno” cambia tono e significato; diventa quasi un insulto, quasi peggio del dire “vecchio”, perché almeno la vecchiaia è
da un dato di fatto, un’età della vita di cui nessuno è colpevole, ma “nonno” diventa
un legame tagliato, una sorta di svilimento della persona. Non c’è festa che tenga se
la parola “nonno” non viene pronunciata all’interno di un affetto che dura nel tempo,
quello di chi sa rendere un po’ della cura ricevuta. E non cresce nei nipoti se non è
preceduto da quello dei figli.
Allora i nonni restano “i nonni”,
custodi della nostra più preziosa
memoria anche quando la loro
vacilla.
Valeria Boldini
I nonni, veri angeli custodi dei
nipotini.
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ontagna
Nostra
" ROCCA DELLA CROCE "
una nuova croce per un futuro migliore
I
n un tempo caratterizzato da incertezze e paure come quello che stiamo vivendo
oggi, può essere utile e procurare un pò di sollievo fare ricorso alla memoria di
un tempo passato, in cui ritrovare valori e certezze oggi inesistenti.
Proprio quest'estate è stata collocata sull'altura che domina il paese, chiamata da tempo immemorabile "Rocca della croce", una croce nuova di zecca,realizzata dalle abili
mani di Draghi Valentino e sistemata con perizia da Bonfiglio Preli, coadiuvato dal
nipote Fabio. Per la sua inaugurazione non sono state predisposte cerimonie ufficiali
con tanto di taglio del nastro; come è nostra consuetudine abbiamo preferito affidare
il compito di festeggiare l'avvenimento ai nostri giovanissimi rappresentanti,Arianna,
Davide, Ester, Francesco, Mirian e Silvia, i quali si sono recati sul luogo con spirito
gioioso e spensierato, consumando una veloce merenda.La presenza di questi giovani non è stata casuale, ma voluta in quanto essi rappresentano la speranza per
un futuro migliore.
Del resto, come ci ricorda la nostra dinamica Esterina Preli, autentica memoria del
passato storico di Canadello, esiste una tradizione legata alla Rocca della croce, risalente, a suo giudizio, a circa 150 anni fa. A quei tempi era usanza praticare,nel mese
di maggio, il cosiddetto "ufficio della campagna", una celebrazione religiosa propiziatoria che consisteva nel benedire le croci, con tanto di processione nel paese, croci che venivano poi sistemate nei campi
seminati per proteggerli dalle intemperie. I Canadellesi, a quell'epoca, avevano deciso di sistemare una croce su
un'altura che domina il paese e i campi
, dove ogni anno, a maggio, si recavano
in processione per la benedizione dei
campi. Sembra che la prima croce venne fatta dal fabbricere di allora, Marco
Quagliaroli, bisnonno di Roberto.
La croce vecchia, realizzata da Luigi
Draghi, padre di Valentino, attende un'
onorata sitemazione (si accettano suggerimenti) Sulla nuova croce è stata posta una targhetta in bronzo che, oltre a
ricordare la data e il nome dell'autore
dell'opera, riporta una breve frase di incoraggiamento per tutti noi, specie in
questi tempi difficili: NON TEMERE IL
FUTURO
Farinotti Antonio
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ontagna
Nostra
Canadello nella Storia
O
gni volta che leggo la scritta posta sopra la porta d'ingresso dell'Oratorio di Canadello
“FECIT 1551” mi chiedo quanto sia veritiera quella data; ora che ho più tempo da dedicare ai miei interessi, ho deciso di effettuare delle ricerche storiche per far luce su questo
grazioso oratorio che ancora risuona con la sua campanella secentesca in tutta la vallata.
Come primo documento riporto la sintesi della relazione fatta in occasione della visita apostolica del Vescovo di Rimini Castelli, avvenuta il 16 agosto 1579. La visita apostolica si differenzia
da quella pastorale in quanto era effettuata da un vescovo proveniente da un'altra diocesi,
secondo le disposizioni del Segretario del Concilio di Trento (1545-1563) il Card. Carlo Borromeo.
"
Ho visitato la chiesa di S.Vito, di Candela, che non ha rettore e non lo ha avuto per molti anni,
come dicono gli uomini del luogo.
E' di libera collazione. Posta in posizione pianeggiante sotto il monte Canadello. Non è
consacrata,non ci sono giorni di festa dedicati. E' capace, circa 30 uomini che assumono la
comunione. Tutte le case sono nei pressi della chiesa. Attraverso il territorio della parrocchia
non transita fiume o torrente. Il reddito è di circa 9 lire imperiali che consistono in dieci pertiche di terra prativa concessa in enfiteusi ( forma di affitto).. e a 4 stara di frumento. Il reddito
è incerto. In chiesa non vi sono cappelle o altari dedicati e in parrocchia non vi sono oratori o altri luoghi pii. Non vi è società.
Non si distribuisce l'eucarestia. Non vi
è battistero...l'altare è in materiale lapideo privo di ornamento.
L'arcone non è dipinto e neppure dealbato (non imbiancato), così le altre
pareti. Parte delle pareti è caduta...
non vi sono sepolcri, non candelabri.
Vi è una croce di legno non dipinta e
in stato non decente."
Seguono i provvedimenti che si devono prendere circa la chiesa parrocchiale di S.Vito.
La chiesa parrocchiale di S.Vito a Canadello... da molti anni manca di rettore, sia unita alla chiaesa parrocchiale
di San Michele di Rompeggio se non
altra più comoda nello spazio di mesi.
In questa chiesa non si celebri se non
nelle pareti della parte restaurata, si
sitemi l'altare e lo si doti di croce, candelabri, tovaglie palio, sacrario.
Antonio
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ontagna
Nostra
Campioni nostrani
L
’estate è ormai un ricordo, ma per onor di cronaca,
anche se con un certo ritardo, riportiamo una splendida notizia sportiva che ha per protagonista il nostro
compaesano Alexandre Preli, il quale, in occasione del
torneo di calcetto "Arcobaleno", diputatosi in agosto sul
campo di Casa Rossa, ha ricevuto l'ambito riconoscimento di "miglior portiere" del torneo, vinto dalla squadra Boeri-Michelotti.
Alexandre da anni partecipa ai vari tornei estivi, distinguendosi sempre non solo per le sue straordinarie abilità calcistiche, ma soprattutto per la sua correttezza e
serietà. Non ci resta che attendere la prossima estate per assistere ad altre esibizioni
di un vero campioni
nostrano.
Vorrei informare tutti coloro che desiderano inviare notizie,
aggiornamenti, foto,
ricordi ecc. relativi a
Canadello può farlo su
facebook.Canadello.
Antonio
Canadello
si fa in quattro...
Ilaria e Matteo, accomunati
anche....... dalla stessa passione per i cavalli.
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ontagna
Nostra
Cerreto Rossi
Gesù viene. Come riconoscerlo?
G
esù è già venuto. Ma egli viene ancora. Bussa alla porta del cuore di ognuno.
Basta volerlo accogliere.
Sai che viene nascendo come tutti i bambini? Piccolo, inerme, con tutti i bisogni e le
fragilità di un bimbo. Ed è proprio lui il Salvatore di tutte le debolezze. Dio è piccolo
e debole. Viene, vive una vita comune, imparando un lavoro dal suo papà Giuseppe;
ha una mamma Maria, vive in una regione piuttosto malfamata, la Galilea, in un paese
chiamato Nazaret. Dio abita e viene nella vita quotidiana, abita in una casa comune
tra le nostre case, non si fa notare. Dio è così.
Quando è invitato a pranzo e alle feste, ci va volentieri, per essere in compagnia allegra e serena, ma anche per dire quel che pensa. Tra i commensali non lo noti forse,
però se manca il vino della gioia, sarà lui a darlo, perché gli si consegni almeno la
nostra povera acqua. Gesù viene umile, stanco per il tanto camminare, va in case
comuni, soprattutto dice che è venuto per servire, per amare, e chi vuol essere dei
suoi deve avere lo stesso stile. L’avresti detto Dio quando stava lavando i piedi dei
suoi amici? Così è Dio.
Voleva lasciarci un ricordo stabile, vivo, in cui lui potesse essere visto e trovato,
persino mangiato. I grandi della terra hanno costruito maestosi monumenti a loro
ricordo. Gesù sarà presente in un po’ di pane e di vino, del tutto uguali a quelli che
trovi sulla tua tavola. E’ l’Eucarestia.
Dio è così, e gli apostoli non gli
hanno costruito grandi monumenti.
Lui stesso, Gesù quand’era in vita,
aveva detto che lo avremmo trovato nei poveri, in chi non ha vestito
o casa o libertà: lì abita Gesù, sicché qualunque cosa avremo fatto a
queste persone umili, l’avremo fatta
a lui. Questi sono i luoghi di Dio
e sono i suoi gusti. L’occhio che li
riconosce si chiama fede.
ontagna
Nostra
Ricordo di Ferrari Santina
Con queste parole, volevamo rendere omaggio a nostra
nonna, Santina Ferrari vedova Boeri. Nonna Santina e
nonno Bonfiglio, hanno avuto il coraggio di emigrare
in Francia dopo la seconda guerra mondiale, dove hanno scoperto un nuovo paese e un nuovo stile di vita,
lontano dai loro paesi di Cassimorenga e di Cerreto.
Santina era una sarta con le mani di fata, dopo il suo
arrivo in Francia, ha lavorato presso la prestigiosa casa
di alta moda Jaques Fath. Immaginate come sarà stato
per nostra nonna preparare gli abiti portati dai modelli,
quanta strada percorsa da Cassimorenga al viale Georges V a Parigi. La famiglia è presto allietata dalla nascita
di Eliane e la nonna decide quindi di licenziarsi e lavorare in proprio. Il lavoro non
manca, dal semplice ritocco alla preparazione di abiti semplici o abiti da sposa.
Santina e Bonfiglio hanno avuto una vita semplice, fatta di lavoro e onestà, per
dare un futuro migliore a Eliane, diventata poi insegnante di lingue al liceo. Aveva
un legame molto forte anche con il fratello Gregorio, anche lui emigrato in Francia.
Per tutta la vita si sono voluti bene e si sono aiutati. Quando il nonno è mancato,
lei si è dedicata a noi e insieme abbiamo affrontato il dolore per la morte prematura di nostra mamma. La nonna a 71 anni aveva ancora un ruolo molto importante
nella nostra vita, non possiamo dimenticare quando ci faceva ripetere le lezioni di
tedesco e di latino, o quando mi ha regalato la camicia e cravatta per i miei primi
colloqui di stage. Sono cose semplici ma concrete, ci ha sempre incoraggiati ad
andare avanti, anche se la perdita della figlia aveva segnato duramente la sua vita.
Il suo comportamento ci sia d'esempio. Cara nonna, vogliamo dirti grazie, che ti
amiamo, che sei stata una grande donna e che speriamo essere degni dei valori
che ci hai lasciato: il lavoro, la semplicità e la cortesia. Arrivederci nonna. I tuoi
nipoti Sandrine e Cèdric.
Don Giuseppe
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Battesimo di Enzo Boeri figlio
di Fabien e Tatiana celebrato nella
chiesa di Cerreto l’11 agosto 2012.
Enzo è nato il 20 giugno 2011 a
Champigny sur Marne in Francia
Ricco bottino di funghi per Bruna
Barbieri.
Il nostro Luigi Bertelli, che qui vediamo aiutato da alcuni volontari, alle
prese con i quotidiani lavori agricoli.
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ontagna
Nostra
casaldonato
ontagna
Nostra
Festa del Patrono San Clemente
I
l 23 ottobre la Chiesa ricorda Papa San Clemente, terzo papa dopo Pietro, che i
nostri antenati lo hanno voluto come nostro patrono e protettore, perché la Fede
fosse la forza per affrontare la nostra vita.
Sentite come in una sua lettera ricorda i primi cristiani a Roma quando non era possibile pubblicamente manifestare la propria fede. “Nei giardini vaticani tanti cristiani
furono trucidati dall’imperatore Nerone, dopo l’incendio di Roma nel luglio dell’anno
64. Altri furono crocifissi, altri cosparsi di bitume furono bruciati al termine del giorno
perché servissero di illuminazione notturna alla città”.
L
o scorso 29 settembre la GM Altavalnure
si è ritrovata a Casaldonato per la chiusura dell’anno podistico 2012. Nella serata
si e voluto ringraziare particolarmente la
gente che ha aiutato e favorito la marcia del
Carevolo, e soprattutto si sono ringraziate
le cuoche, per la loro simpatia e le capacità
culinarie.
Durante l’anno i marciatori hanno partecipato a gare in provincia e fuori, come la
marcia ad Arenzano in Liguria, (foto sotto)
dove il gruppo dell’alta Valnure è stato premiato. Elogi per l’occasione anche alla marcia del Carevolo e alla nostra bellissima
valle. Il giorno 14 ottobre si è riunito il direttivo per la nomina del presidente, in carica per i prossimi 3 anni. È stato eletto il sig. Sfulcini Renzo.
A commento di queste due belle foto, nelle quali molti si riconosceranno, un componimento poetico di Renzo Pezzani. La maestra nelle foto è Nora Bongiorni.
Grazie a Renza ed Angela per averle tirate fuori dal cassetto dei ricordi...
(in foto a sinistra)
Il direttivo della G.M. Altavalnure augura agli associati, simpatizzanti, sponsor e a tutta la comunità buon Natale e un felice
Anno nuovo.
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ontagna
Nostra
ODOR DI COSE BUONE
Come iI mulino odora di farina
e la chiesa d'incenso e cera fina,
sa di gesso la scuola.
È iI buon odor che lascia ogni parola
scritta sulla lavagna
come un fioretto in mezzo alla campagna.
Tutto qui dentro è bello e sa di buono.
la campanella manda un dolce suono,
e a una parete c'è una croce appesa...
Pare d'essere in chiesa:
s'entra senza cappello
si parla a voce bassa
si risponde all'appello...
Oh, nella scuola il tempo come passa!
S'apre iI libro, si legge e la signora
spiega, per chi non sa, or questo or quello
come in un gioco: un gioco così bello
che quando si fa l'ora
d'uscir, vorremmo che durasse ancora.
Come iI mulino odora di farina
o la chiesa d'incenso e cera fina,
Ia casa prende odor dal pane nostro
e Ia scuola dal gesso e dall'inchiostro.
gambaro
Madre del Buon Consiglio
V
Togn di Pomarolo, il nostro vecio alpino
Casaldonato ripreso dall’obiettivo di Francesca Boeri
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ontagna
Nostra
iene subito alla mente la nota giaculatoria: “Madre del
Buon Consiglio, prega per noi”. Il culto della “Madre
del Buon Consiglio” era particolarmente praticato nella Chiesa di Scutari, in Albania, fin dall’invasione dei terribili turchi.
Il “consiglio” è uno dei sette doni dello Spirito Santo.
Dono importante perché ci aiuta a scegliere il bene e fuggire
il male. Non è un problema da poco conto il decidere sul da
farsi nei diversi frangenti della vita.
Ed è una delle sette opere di misericordia spirituale
“consigliare i dubbiosi” nei momenti difficili della
vita. Dono importante per quanti hanno il compito
di essere buoni consiglieri.
I primi consiglieri di solito sono i genitori, per l’amore che portano ai figli. Oggi, forse più i nonni ai
quali è affidato il compito di tenere i nipoti, dovendo i genitori andare al lavoro e sono anche quelli
che insegnano a pregare, portarli in chiesa, perché
i genitori spesso vengono meno a questo loro dovere, tanto importante.
La festa del “Buon Consiglio” è sempre una buona
occasione per ringraziare la Vergine Maria che ci
ripete: fate quello che Gesù vi dirà. E Gesù ci ripete
“osservate i miei comandamenti”.
Ringraziare le tante persone
che nella vita, insegnanti,
sacerdoti, amici, ecc. non ci
hanno fatto mancare consigli utili.
Ringraziare il nostro Sisto
che ogni anno si impegna
a far venire anche la banda
per rendere la giornata più
gioiosa ed allegra. Anche
quest’anno è stata numerosa la partecipazione della
gente. E non è mancato un
piccolo rinfresco offerto dal
Cicolo Anspi.
45
ontagna
Nostra
gRONDONE
Il sogno di una Chiesa vicino alla gente
A
vevo 10 anni circa quando mons.
Carlo Maria Martini fu nominato arcivescovo di Milano. Ricordo che la mia
Parrocchia, San Francesco di Sales, portò
tutti noi ragazzi ad incontrarlo.
Rivedo l’immagine di un uomo imponente, quasi un po’ intimorito da quella
folla di giovani. A Milano è rimasto fino
al 2002. Quando già malato si trasferì
a Gerusalemme. Ma la vera conoscenza con mons. Carlo Maria Martini è avvenuta anni dopo, attraverso le pagine
del Corriere della Sera, dove il cardinale
teneva una rubrica la domenica rispondendo ai tanti lettori che gli scrivevano
parlava della “sua” chiesa. In quelle risposte così piene di buon senso e umanità traspariva una voglia di apertura, di
dialogo. C’era il desiderio di una Chiesa
più vicino all’uomo, ai suoi bisogni, una
chiesa collocata nel tempo reale, che sa
capire ed essere sostegno per l’essere
umano. Sto pensando per esempio alla
sua comprensione per i divorziati, alle
idee sulla contraccezione, ecc.
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Bruna ed Enrico: due colonne
per la nostra comunità.
La sua dipartita lascia un grande vuoto,
perché era un innovatore, era la voce
anche di tutti quei parroci che nell’ambito della loro piccola comunità hanno
sempre cercato di essere vicini alla gente
e di proporre una Chiesa che non giudica, ma accoglie.
Infatti proprio oggi che il mondo materiale dell’uomo moderno è entrato in crisi, oggi che dal benessere diffuso siamo
passati a dover affrontare innumerevoli
difficoltà, l’uomo avrebbe bisogno più
che mai di riscoprire, di riavvicinarsi ad
una dimensione spirituale che lo aiuti a
ridare la giusta collocazione a se stesso
e a chi lo circonda che gli faccia percepire l’essenza e la realtà delle cose. Fino
ad oggi “l’avere” è stato il centro dell’esistenza di molti. Ora “l’essere” deve tornare il valore primario, e in questo una
chiesa che sappia adattarsi ai cambiamenti intervenuti col passare del tempo
potrebbe essere un grande aiuto.
Nadia
Martina mostra orgogliosa
un bel esemplare di porcino.
ontagna
Nostra
Anno della fede
Nel mese di ottobre il Papa ha proclamato l’anno della Fede.
Un avvenimento importante del quale
desidero parlare con la “mia” gente affinché anche le nostre parrocchie di montagna, non siano del tutto tagliate fuori
da questo evento di conversione.
Il discorso sulla fede pone a tutti, credenti e non credenti, due domande:
1) che significato assegno alla parola
FEDE;
2) come vivere la fede oggi.
La risposta alla prima domanda su che
cosa significa fede coinvolge ogni persona in relazione alla religione professata,
ai valori che regolano il suo stile di vita.
La fede cristiana esprime il suo significato nel dono d’amore che il Signore ha
fatto a tutti morendo sulla Croce per donarci il Paradiso della Resurrezione.
Un dono d’amore concretizzato nel comandamento “Ama il prossimo tuo come
te stesso”. Un comandamento che cala
la fede in tutto quello che facciamo in
ogni giornata: nelle relazioni con gli altri
impostate sull'amore che è attenzione,
rispetto, condivisione, offerta, dolore,
conforto, buio, luce. Momenti difficili
in cui sul buio degli avvenimenti terreni
che addolorano, dividono, allontanano
si erge la luce dell’AMORE del Signore
che noi dobbiamo vivere donando amore a tutte le persone che incontriamo sul
cammino della nostra vita A noi poveri
mortali, coi nostri dubbi, le nostre paure,
la nostre mancanze è solo chiesto di accettare il dono dell'AMORE attraverso un
gesto di fiducia per cui anche fra le lacrime, anche nella confusione della mente
e del cuore riusciamo a dire “Signore mi
fido di Te”. Nel significato della fede cristiana, che invita a vivere l'amore verso
il nostro prossimo c'è già, la risposta alla
seconda domanda. La fede quel dono
che Gesù offre a tutti quelli che sanno
amare e perdonare e, nell’incertezza che
ci riuscisse difficile capire chi è il nostro
prossimo, ci ha raccontato la parabola
del Buon Samaritano.
Nel nostro prossimo vivono le persone della nostra famiglia dove le relazioni
diventano difficili e causa di sofferenza
quando manca l'amore, restano gli amici coi quali confrontarci e volerci bene
pur nella diversità di idee e di comportamenti, restano le persone della nostra
comunità impegnate nel dare e ricevere
testimonianze d’amore non sempre facili
quando nel confronto e nei giudizi manca il rispetto, l’accettazione, il perdono.
Un cammino possibile se ci impegniamo
a conoscere Gesù attraverso la lettura e
la meditazione del Vangelo, se Lo sentiamo presente nelle persone che incontriamo: quelle che amiamo e quelle che
ci fanno soffrire, se riusciamo a dirGli in
ogni circostanza “mi fido di Te”.
Un cammino possibile soprattutto se
riscopriamo l’eredità dei valori cristiani
che ci hanno lasciato i santi della montagna che abbiamo in Cielo: si aiutavano
nelle difficoltà, accoglievano “u pvr om”
come fosse uno di casa, conoscevano la
fatica di lunghe giornate di lavoro eppure non mancavano mai alle funzioni
religiose, recitavano il rosario in famiglia con Ave Maria storpiate nella lingua
latina, ma indirizzate alla Madonna col
cuore, con la certezza che sopra le difficoltà della terra c’era la Provvidenza del
Cielo... possedevano il dono della Fede.
E noi cosa facciamo per rafforzare la nostra fede e per testimoniarla nella vita di
ogni giorno?
Dina
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ontagna
Nostra
ontagna
Nostra
"La montagna continua a farsi onore"
Dalla tendopoli di Finale Emilia dovve hanno prestato una settimana di servizio di
volontari protezione civile di Piacenza del quale fanno parte.
Giulia e Beppe salutano gli amici.
Un Augurio di Buon Natale
da Federico Malchiodi
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Federico Malchiodi, nato il 23 maggio 1981, in compagnia di una sedia a
rotelle dalla nascita, considera la vita
piena di grandi gioie: aiuto catechista
si dedica agli altri e questo gli riempie
il cuore di gioia.
Attraverso Montagna Nostra manda
un augurio di Buon Natale accompagnato da un messaggio... di speranza.
“Lasciatevi guidare per essere trasportati in un mondo nuovo”.
Scrive poesie, con le quali ha deciso di volare con lo spirito e invita gli
amici a leggere con attenzione e profondità i suoi componimenti.
A lato ne pubblichiamo una delle tante.
Amare perchè l’uomo è Amore
Auguri zia Rita
Ci siamo riuniti in tanti, 32 fra nipoti e proponipoti, a Meleti per far sentire il
nostro affetto e la nostra gratitudine alla zia Rita che il primo ottobre ha compiuto
100 anni.
Contati così, uno per uno e rapportati alla media dell'età della vita, cento anni
sono tanti, vissuti invece vicino alla zia, che legge ancora senza occhiali e sa donare attenzione e affetto, i suoi cento anni sono ancora un inno alla vita.
Solo la difficoltà di deambulazione denuncia le limitazioni degli anni, mentre il
pensiero è fresco, allenato ad affrontare le difficoltà con lo spirito di una montanara nata a Grondone dove è stata alunna della Maestra Marinoni insieme a
più di cento scolari che, in una stessa aula sopra una stalla, hanno imparato gli
alfabeti della vita.
La zia col titolo di studio di terza elementare, quando, con due bambini piccoli,
ha perso il marito direttore di una banca popolare, si è assunta la responsabilità
della direzione della banca ed ha raggiunto il diritto alla pensione col riconoscimento della medaglia d'oro. .
L'incontro per festeggiare il suo compleanno è stato per tutti noi una bella festa
di famiglia, l'occasione per sentirci uniti con l'orgoglio di una zia che ancora ha
tanto amore da donarci.
Grazie zia Rita, sei per tutti noi un punto importante di riferimento e, se qualche
volta il peso degli anni vuol vincere sulla tua fede, sul tuo desiderio di continuare a donare comprensione ed affetto pensa a tutti noi, nipoti e pronipoti che ti
vogliamo tanto bene e che abbiamo sempre tanto bisogno delle tue telefonate
per sentirci uniti a portare avanti gli insegnamenti ricevuti da te e dalle nostre
famiglie. Dina insieme a tutti i tuoi nipoti e pronipoti di origine grondanina
L’uomo è amore, quindi,
proprio per questo,
è chiamato ad amare
gli uomini sulla terra
con tutto l’Amore con il quale
una coppia di sposi si ama,
un Amore grande che riempie la vita.
Amore vuol dire spendere la vita
con gioia per i nostri simili.
E’ per questo che siamo venuti alla vita.
Si vive solo amando.
Chi ama profuma la sua vita
e riempie di pace
e di gioia il mondo.
Segui l’Amore che c’è in te.
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Nostra
La Fede, dono e testimonianza
ontagna
Nostra
SOLAro
N
atale viene per ravvivare la nostra fede in quel Dio che tutto ha creato e si è fatto
uno di noi e che da senso alla nostra intera vicenda umana. Accettarlo è anche
certezza che comunque vadano le cose Dio è dalla nostra parte. Per questo durante
quest’anno dedicato alla fede diciamo una giaculatoria
Signore credo ma accresci la mia fede
# quando il dubbio ci assale
# quando siamo avviliti e delusi
# quando vediamo i cattivi star bene e i buoni soffrire
# quando crediamo al denaro e non a te, Signore
# quando problemi, dolori e sofferenze bussano alla nostra vita
# quando le cose non vanno secondo il nostro volere
# quando la morte bussa alle nostre porte
Signore accresci la mia fede.
Vorrei fare mie le parole di Papa Giovanni XXIII, il Papa buono, che pronunciò col
cuore la sera dell’11 ottobre 1962, il giorno di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II che molti di voi conoscono come il “discorso della luna e dei bambini”.
“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del
mondo. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a
guardare questo spettacolo… Se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte
venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero:
ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma,
voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo,
così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto
padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci
bene così. Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per
chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni
di fiducia nel Cristo che
ci aiuta e che ci ascolta,
continuiamo a riprendere
il nostro cammino.
50
Brunilde ha presentato alla rassegna equina il proprio cavallo.
I
l Natale si sente nell’aria ed è sempre
caratterizzato da un’atmosfera magica,
particolare, forse perchè ci son le canzoncine tipiche, i colori e tanti sorrisi. A
Natale, improvvisamente, tutti sembrano
più buoni e felici e camminando per la
città, entrando nei negozi, incontrando
gli amici e i parenti si sente l’amore e la
gioia, e anche se tutti sanno che questi sentimenti dovrebbero illuminare la
vita delle persone ogni singolo giorno
dell’anno in questa riccorrenza sonno accentuati. A Natale c’è l’usanza di
scambiarsi i doni ma quale dono comprato pùo valere come far pace con una
persona cara con cui ci si era allontanati,
come coccolare una nonno o una persona anziana; i doni veri sono l’amicizia, la
speranza, l’amore, la fede, la pace, saper
affrontare i sacrifici con il sorriso, l’affetto e le cure di mamma e papà e dei nonni, la felicità di vedere un bambino che
ha ricevuto un dono da Babbo Natale. I
regali più belli non si possono trovare
sotto l’albero ma dentro i cuori e la cosa
più bella è condividere tutto questo con
le persone che amiamo e con cui condividiamo le nostre giornate quotidiane,
i sabati sera, le domeniche pomeriggio,
le vacanze, i problemi, che vediamo raramente ma cui con c’è un legame che
non può essere facilmente spezzato.
Non saranno glia auguri di Natale a far
sapere agli altri quanto gli amiamo ma
è sicuramente una buona occasione per
ricordarglielo.
Paola
51
ontagna
Nostra
“La leggenda del vischio”
C
'era una volta, in un paese tra i monti, un
vecchio mercante. L'uomo viveva solo, non si
era mai sposato e non aveva piu' nessun amico.
Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva
sempre anteposto il guadagno all'amicizia e ai
rapporti umani. L'andamento dei suoi affari era
l'unica cosa che gli importava. Di notte dormiva
pochissimo, spesso si alzava e andava a contare
il denaro che teneva in casa, nascosto in una
cassapanca. Per avere sempre piu' soldi, a volte
si comportava in modo disonesto e approfittava
dell’ ingenuità di alcune persone. Ma tanto a lui
non importava, perché non andava mai oltre le
apparenze. Non voleva conoscere quelli con cui
faceva affari. Non gli interessavano le loro storie
e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli
voleva bene.Una notte di dicembre, ormai vicino
a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata.
Cominciò a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti.
Pensò che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosì perché non
aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini.
A un certo punto cominciò a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva
aiuto e lo chiamava fratello. L'uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupì. Per tutta la
notte, ascoltò le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d'amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano
molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano di solitudine
oppure che non avevano mai dimenticato
un amore di gioventù. Pentito per non aver
mai capito che cosa si nascondeva dietro
alle persone che vedeva tutti i giorni, l'uomo cominciò a piangere. Pianse così tanto
che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio
al quale si era appoggiato. E le lacrime non
sparirono al mattino, ma continuarono a
splendere come perle. Era nato il vischio.
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Giuspino arriva nel capoluogo con la sua
mitica Bianchina, un piccolo gioiello da
collezionista.
ontagna
Nostra
LA PARTITA DI PALLONE
Ho veduto ieri in un prato
Uno scontro in campionato
Si giocava con passione
La partita col pallone;
Fronteggiavasi un sestetto
Di una squadra di calcetto
Contro un’altra formazione
Che parea di quelle buone;
Ma non eran calciatori
Propriamente i giocatori
Or vi spiego, pazientate,
Chi tirava le pedate.
Da una parte un pipistrello
Stava in porta bello bello;
Per terzini due ranocchi
Che non erano dei brocchi;
Centrocampo c’era un ghiro
Che dicean forte ha il tiro
A sinistra dell’attacco
C’era un cane, penso un bracco,
Sulla destra che tirava
Lo scoiattolo ci stava
Ed al centro bombardiere
Un bel merlo d’ali nere.
L’altra squadra che giocava
Avea un bruco con la bava
Nella porta da sbarrare
E si dava un gran daffare.
E due rospi per terzini
Con i piedi sopraffini;
Poi più avanti non ci credi
C’era un lungo millepiedi
Il terzetto di attaccanti
Avea nomi strabilianti
C’era un ghiro sonnacchioso
Ed un tasso un po’ peloso
Della squadra sulla vetta
Si piazzava una civetta;
Arbitrava in serietà
Una talpa di città.
Con un trillo di fischietto
Iniziavano di getto;
Ma dormiva presto il ghiro
Senza avere fatto un tiro,
(a Giulia) di Franco Leoni
La civetta si specchiava
Nello specchio si mirava
Ed il tasso nella massa
Correa dietro alla sua tassa.
Millepiedi ognor cercava
Con che piede si tirava
E i due rospi difensori
Ne facean d’ogni colori
Stava attento dietro il bruco
A tappare qualche buco
Ma il pallone se s’alzava
Mai una volta che saltava.
Gli avversari come un lampo
Su correvano pel campo;
Merlo andava in alto e basso
Sol faceva un gran fracasso;
Lo scoiattolo in zampine
Avea noci sopraffine
Ed il bracco cacciatore
Della preda seguì odore
I ranocchi con gran salti
Fronteggiavano gli assalti
Pipistrello ali distese
Forti forti avea le prese;
Direttor della partita
Se ne stava li impettita
Sora talpa senza occhiali
Con fischiate micidiali.
Dagli spalti forti cori
Sospingevan giocatori
Gli animali più svariati
Tutti s’eran radunati;
Poi sospinti dall’amore
Per la squadra del lor cuore
Tutti in campo son balzati
A giocar come dannati.
Nella grande confusione
Che seguiva all’invasione
Fischiò fin della partita
Quella talpa un po’ intontita
Che capito non aveva
Perché poco ci vedeva;
E così bel campionato
Era morto prima che nato.
Ilaria complimenti...Bravissima
Ilaria Patelli si è laureta presso l'Università degli Studi di Parma, facoltà Farmacia, con la tesi è "Farmaci classici ed innovativi per il trattamento della sclerosi multipla"- Ilaria con Mamma Natalina e Papà Marco.
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ontagna
Nostra
ciregna - metteglia
ontagna
Nostra
A Ciregna la festa di San Michele
U
na bella domenica di sole ha incorniciato a Ciregna la festa di san Michele arcangelo, cui è dedicata la chiesetta del paese. Si è trattato di un bel momento
di incontro e di saluto, perché di fatto il giorno di San Michele, insieme a quello
di Ognissanti, costituisce anche l’ultima occasione per salutarsi prima dell’inverno,
quando pressochè l’intero paese sarà sciamato a valle.
Natale
Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla dei Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
nelle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?
Un’immagine della bravissima Tersilia Viani, autrice del volumetto ‘Tersilia, un pennino intinto nel cuore”, durante la presentazione all’interno della festa di San Rocco,
nell’agosto scorso. Per chi ne volesse, sono
disponibili presso i familiari ancora alcune
copie dell’affascinante testo, che raccoglie
lettere e riflessioni dell’autrice. La contestuale raccolta di offerte (410 €) è stata
devoluta, in accordo con i familiari, alla
missione del PIME (Pontif. Istit. Missioni
Estere) in Bangladesh.
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Salvatore Quasimodo
Tanti auguri a Caterina Rossi che
lo scorso 16 Aprile ha festeggiato 87
anni insieme alla sua famiglia!!!!
Ecco la targa che gli Scout dell’Agesci
piacentina hanno voluto donare al paese in segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta durante l’estate scorsa in
occasione del grande campo di zona a
Castelvetto. È stata collocata in chiesa,
su un altare laterale.
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ontagna
Nostra
CENTENARO
A Castelvetto la castagnata di Ognissanti
I
R
iscoprire il dono della fede, nelle opere di carità, perché dice l’apostolo San Giacomo in una sua lettera ad una comunità, che potrebbe essere una delle nostre,
che
La Fede senza le opere è morta
Sentite cosa scrive:
La fede e i fatti
Adele Perini ved. Spiaggi
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Anno della Fede
Fede e testimonianza di vita
spirandosi ad un’antica tradizione locale, a Castelvetto ci si trova alla sera
di Ognissanti per una simpatica castagnata nella tavernetta della Lena e del
Gino, a cui va il ringraziamento di tutta la parrocchia per la loro ospitalità e
gentilezza. Anche qui è l’occasione per
salutarsi, perché entro breve tutti saremo
lontani dal paese, e quest’anno, senza
il nostro Primo, l’intera parrocchia sarà
pressochè totalmente sguarnita.
Si è spenta a Piacenza,
dove viveva ormai da
tanti anni, la carissima
Adele Perini ved. Spiaggi. Era l’ultima sorella
rimasta di Domenico,
lo storico oste di Castelvetto, e senza dubbio
era anche la nonna di
tutti i nostri paesi, essendo nata nel 1910.
Nella sua lunga esistenza ha condiviso tutte
le fatiche della gente
ontagna
Nostra
dei monti della sua generazione. Così fu contadina,
mondina e conobbe anche la via dell’emigrazione
quando scese in città, dove
poi incontrò il marito e stabilì la famiglia. Colpiva per
l’energia che sapeva mettere in ogni cosa, per la sua
profonda religiosità e per la
grande umanità e attenzione
che aveva sempre per tutti.
Fratelli, a che serve se uno dice: “Io ho la fede!” e poi non lo dimostra con i fatti?
Forse che quella fede può salvarlo? Supponiamo che qualcuno dei vostri, un uomo
o una donna, non abbia vestiti e non abbia da mangiare a sufficienza. Se voi gli dite:
“Arrivederci, stammi bene, scaldati e mangia quanto vuoi”, ma poi non gli date quel
che gli serve per vivere, a che valgono le vostre parole? Così è anche per la Fede: da
sola, se non si manifesta nei fati, è morta.
Qualcuno potrebbe anche dire: C’è chi ha la fede e c’è invece chi compie le opere.
Ma allora mostrami come può esistere la tua fede senza le opere! Ebbene, io ti posso
mostrare la mia fede per mezzo delle mie opere, cioè con i fatti! Ad esempio: tu credi
che esiste un solo Dio? E’ giusto. Ma anche i demòni ci credono, eppure tremano di
paura. Sciocco, vuoi dunque capire che la fede non serve a niente se non è accompagnata dai fatti? Abbiamo il nostro antico padre, perché mai fu riconosciuto giusto
da parte di Dio? Per le sue opere, cioè per aver offerto sull’altare dei sacrifici il figlio
Isacco. Vedi dunque che in quel caso la fede e le opere agivano assieme, e che la sua
fede è diventata perfetta proprio per mezzo delle opere! Così si è realizzato quel che
dice la Bibbia: Abramo credette in Dio, e per questo Dio lo considerò giusto. Anzi,
egli fu chiamato amico di Dio.
Potete così vedere che Dio considera giusto un uomo in base alle opere e non soltanto in base alla fede. Lo stesso avvenne nel caso di Raab,
la prostituta. Dio la considerò
giusta per le sue opere, cioè
per il fatto che aveva ospitato
gli esploratori degli Ebrei e li
aveva aiutati ad andarsene per
un’altra via. Insomma, come il
corpo senza il soffio della vita
è morto, così la fede. Senza le
opere è morta.
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ontagna
Nostra
ontagna
Nostra
Ricordiamoli
Campominosi Domenico
Il 15 settembre 2012 si è spento il caro
Domenico. Era nato a Centenaro il 28
ottobre 1940.
“Te ne sei andato in punta di piedi,
come se non volessi disturbare nessuno”. Vogliamo pensarti mentre cammini
libero per le strade di un mondo in cui
“Gli ultimi saranno i primi”.
I tuoi cari
Sordi Angela ved. Bocciarelli
I bambini per la festa di San Lorenzo.
Più che le parole
Valgono i buoni esempi
L
o fa capire un episodio della vita di San Francesco. Un giorno, uscendo dal convento, incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e San Francesco gli
voleva molto bene. Incontrandolo, Francesco gli disse: “Frate Ginepro, vieni, andiamo
a predicare”.
“Padre mio, rispose – sai che ho poca istruzione. Come potrei palare alla gente?”.
Ma poiché San Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la
città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti,
Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola
con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante
recipiente pieno d’acqua.
Dopo aver attraversato più volte tutta la città, San Francesco disse: “Frate Ginepro, è
ora di tornare al convento”. “E la nostra predica?”. “L’abbiamo fatta…. L’abbiamo fatta”,
ripose sorridendo il santo.
A tutti voi amici vicini e lontani delle nostre montagne, che aspettate con ansia l’arrivo
del bollettino con le notizie liete e tristi auguri di buone feste e un felice 2013.
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Don Giuseppe
Testamento
Se mai io scomparissi
presa da morte snella,
costruite per me
il più completo canto della pace.
(A.Mereni)
A nostra madre che abbiamo molto amato
il nostro Grazie
Le figlie Mariuccia e Luigina
Nella foto sopra Angela assieme al
cugino Gianni partecipa alla Messa
a Codegazzi la scorsa estate. A fianco
la stessa riceve la Comunione dal celebrante padre Aldo Montanari.
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ontagna
Nostra
Campominosi Giovanni
60
25.09.1938 – 15.10.2012
Giovanni nasce a Centenaro il 25 settembre
1938. La numerosa famiglia (genitori e 6 figli)
vive nella frazione dove Giovanni frequenta
le scuole dell’obbligo. La maestra Fontana
e Gianfranco Scognamiglio rappresentano la
guida culturale per la comunità e trasmettono a Giovanni la necessaria formazione per
affrontare con successo il futuro. Ma la grande preparazione alle difficoltà della vita Giovanni la riceve in famiglia, dove gli insegnamenti dei genitori (Andrea, Driinen da Lèina
e Giuseppina di Balutèn) costituiscono un
sicuro binario per affrontare il mondo. Da
giovane segue infatti il papà nelle campagne
stagionali di semenzai in Lombardia. Ma la
vocazione innata della famiglia e l’estro imprenditoriale favoriscono una scelta commerciale di alto livello: in pochi anni, i
fratelli Campominosi (Luigi, Giovanni e Carlo) avviano oreficerie a Parabiago e a
Rho diventando punti di riferimento del settore. Unitosi in matrimonio con Cecilia Beretta nel marzo 1965, pochi anni dopo si trasferisce a Piacenza aprendo un
proprio negozio nella centrale Via Legnano. La famiglia si arricchisce di Mariella
e dei gemelli Elena e Danilo e per Giovanni ormai la vita è tutta piacentina. Nel
tempo trasloca in via XX Settembre, dove la preziosa attività è continuata dalla
famiglia. Non dimentica
però la sua terra di origine e a Guerra ritorna con
tanto affetto interessandosi continuamente delle
problematiche della “sua
terra”.
La sua preziosa dedizione alla famiglia è stata ricambiata nella fase finale
della sua malattia, dove
la moglie, i figli e tutta la
famiglia lo hanno amorevolvente assistito.
Riposa nel cimitero della
città.
ontagna
Nostra
Baietta Clementina in Sordi
07.12.1934 – 22.06.2012
Clementina (Tina) era nata a Milano nel 1934.
Dopo le scuole dell’obbligo con la sorella gemella Franca aiutava i genitori nella gestione
del negozio di frutta e verdura situato di fronte
allo stabilimento farmaceutico “Carlo Erba”.
Alla fine degli anni ‘50 incontrò l’uomo che sarebbe diventato poi suo marito, Giuseppe Sordi
(Sechin) di Vaio della famiglia “di Muratè”.
Nel frattempo Giuseppe aprì un negozio di oreficeria e Tina andò a collaborare in tale esercizio. Nel 1961 la famiglia fu allietata dalla nascita
di Cristina e nel 1964 dall’arrivo di Luca.
L’impegno di Tina si divideva fra la mansione di
mamma, il lavoro in oreficeria non dimenticando Centenaro dove trascorreva con i bambini il
periodo estivo.
Donna buona, sensibile e disponibile che amava parlare nel “suo” dialetto milanese ricco di battute e risate.
L’ultimo anno della sua malattia non ha mai fatto pesare il suo stato fisico ed
aveva sempre un sorriso per tutti.
Le tante persone che hanno partecipato al suo funerale sono la dimostrazione
del ricordo che Tina ha lasciato in tutti noi.
La fontana di
Villa in un contesto recentemente
restaurato, abbellito e impreziosito
dalla statua della
Madonna.
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ontagna
Nostra
C’è un tempo per ogni cosa
L
ROCCA
’estate che quest’anno con un sole meraviglioso ci ha fatto ricordare le vecchie
estati, quando si notava il cambiamento delle stagioni, ha permesso nonostante la
crisi economica, l’arrivo di villeggianti ed emigrati.
I contadini hanno potuto raccogliere il fieno in pochi giorni e ben secco. Le varie sagre paesane sono state ben partecipate. Poi finalmente, è arrivata l’acqua tanto attesa,
in particolare dai fungaioli, che come cani segugi hanno potuto tuffarsi nei boschi
e riempire cesti di funghi. I cacciatori, un poco disturbati da quanti ad ogni costo si
fanno paladini della difesa di animali, fino al punto che qualche volta l’animale vale
più della persona umana, hanno potuto riprendere la caccia e divertirsi.
Ora è arrivato l’inverno, dove molte nostre case sono vuote, le piante hanno lasciato
cadere le foglie e nei paesi c’è silenzio perché i pochi rimasti, e per lo più anziani, si
sono rinchiusi accanto alla stufa e così mi viene in mente quello che diceva mia nonna: “c’è un tempo per ogni cosa”. Ora abbiamo più tempo per stare in casa e già le
notti sono lunghe. “Ogni sera il rosario” perché è arrivato anche il tempo per pregare
di più – dialogare di più. Don Giuseppe
Tanti auguri a Magali Verney
e Julien Bocciarelli, unitisi in
matrimonio nella nostra chiesa di
Rocca sabato 11 agosto 2012.
Un Grazie a padre Amerio Ferrari e
al coro di Ferriere.
ontagna
Nostra
Toni Domenica ved. Bracchi
n. 15.09.1917 - m. 26.06.2012
Domenica è nata a Ferriere (Toni) nel 1917.
Figlia di Luigi e CERRI Giovanna, seconda di 4 sorelle
ed 1 fratello. Ha vissuto 6 anni in Italia,in seguito suo
padre ha chiamato tutta la famiglia in Francia, a Dreslincourt (100 Km al nord di Parigi). Adulta ha lavorato come sarta. Durante la seconda guerra mondiale
si trovava a Parigi. Alla fine della guerra si è sposata
con BRACCHI Carlo e dalla loro unione è nata una figlia (Lucia). Hanno vissuto più di 60 anni a MontreuilSous-Bois,e fino al 2000 sono tornati ogni anno a Toni e
San Gregorio. Aveva un profondo attaccamento alle sue
radici Italiane. Domenica ha sempre vissuto per la sua famiglia ed è sempre stata
sensibile alle persone che soffrivano; l’amore di Dio era per lei la luce attraverso la
quale si alleviano i dolori della vita. Era un esempio di vita per la sua gentilezza,
dolcezza, generosità, coraggio, abnegazione e amore della vita.
Questo amore del la vita, Domenica l’ha sempre dimostrato con il suo bisogno di
cantare fino ai suoi ultimi giorni in questo mondo. Per noi ed i suoi nipotini,era
sicuramente un angelo caduto dal cielo. E’ morta il 26 giugno 2012 a Parigi, all’età di 94 anni.
Sylvie, Catarina, Alessandro, Lino, Luca, Christian
Malvezzi Louisette
n.22.03.1943 – m. 29.06.2012
Facciamo un ricordo nella sua lingua francese, per ricordare e onorare la memoria della cara Louisette.
Aprés avoir courage usement pendant près de 4 ans
contre la maladie, Louisette s’en est allée. Elle avait
69 ans. Le 5 juillet dernier, dans l’église St. Saturnin
de Nogent sur Marne, rassemblés autour de sa famille
accablée par la chagrin, nombreux étaient les amis et
relation venus lui render un dernier homage
Taravella Severino (Riccardo) di anni 87
62
Partito nel 1955 e sposato a Rocca nel 1960 con Taravella Domenica. La nuova
famiglia si stabilisce in Francia dove lui lavora come muratore e lei in un’officina
di tubi di plastica per macchine.
Ebbero due figli: Cecilia e Roberto. Ma come dice il proverbio: “ogni uccello vuol
ritornare nella sua valle…”, così ogni anno non mancavano nella loro terra natia. E’ deceduto il 19 ottobre 2011. La moglie e i figli lo ricordano con tanto affetto.
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ontagna
Nostra
BRUGNETO-Curletti
cASTELCANAFURONE
Auguri di ogni serenità, di tanta speranza e
di buon Natale e buon Anno a tutti!
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Che freddo quella notte! Le stelle bucavano il cielo come punte di diamante. Il gelo induriva la
terra. Sulla collina di Betlem tutte le luci erano
spente, ma nella vallata ardevano, rossi, i nostri
fuochi. Le pecore, ammassate dentro gli stazzi, si addossavano le une sulle altre, col muso
nascosto nei velli. Noi di guardia invidiavamo
le bestie che potevano difendersi così bene dal
freddo. Si stava attorno ai fuochi che ci cocevano da una parte, mentre dall'altra si gelava.
Sulla mezzanotte il fuoco cominciò a crepitare
come se qualcuno vi avesse gettato un fascio di
pruni secchi. Nello stazzo, le pecore si misero a
tramenare. Alzavano i musi in aria, e belavano. - Sentono il lupo, - pensai. Cercai a tasto il
bastone e mi alzai. I cani giravano su se stessi e
uggiolavano. - Hanno paura anche loro, - pensai. Intanto anche i compagni si erano levati
da terra. Facemmo gruppo scrutando la campagna. Non era più freddo. Il cuore, invece di
battere per la paura, sussultava quasi di gioia.
Era d'inverno, e ci sentivamo allegri come se fosse stata primavera. Era di notte, e si vedeva luce
come di giorno.
Sembrava che l'aria fosse diventata polvere luminosa. E in quella polvere, a un tratto, prese figura una creatura così bella che ne provammo
sgomento. - Non temete, - disse l'apparizione. - Io vi annunzio una grande gioia destinata a
tutto il popolo. Oggi vi è nato un Salvatore, nella città di David. E questo sia per voi il segnale:
troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia. Non aveva finito di parlare, che da ogni parte del cielo apparvero Angeli luminosi, e cantavano: - Gloria a Dio nel più
alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Poi tornò la notte, e noi restammo come ciechi nella valle piena di oscurità. I fuochi si erano
spenti. Le pecore tacevano. I cani s'erano acciambellati per terra. - Abbiamo sognato! - pensammo. Ma eravamo in troppi a fare lo stesso sogno. Lì vicino, sulla costa della collina, erano
scavate alcune grotte, che servivano da stalla. Avevano la mangiatoia formata di terra dura.
Se il Salvatore si trovava in una mangiatoia, voleva dire che era nato in una di quelle povere
grotte. Infatti trovammo, come ci aveva detto l'Angelo, un Bambino fasciato, in mezzo a due
ontagna
Nostra
animali, un bove e un asino. L'asino vi era giunto coi genitori del Bambino. Sul basto sedeva
il padre, pensieroso. Presso la mangiatoia, si trovava inginocchiata la madre, in adorazione
del suo nato. Guardai quel Bambino e il mio cuore s'intenerì. Sono un povero pastore, ma
ogni volta che vedo un agnellino mi commuovo. E quel Bambino mi parve il più tenero, il più
innocente degli agnelli.
Non so dire altro. Posso solo aggiungere che non ho più provato in vita mia una dolcezza simile a quella provata dinanzi a quel Bambino. Anche ora che ci ripenso, mi torna la tenerezza
per quell'Agnello innocente e gentile. Sono un povero pastore. Perdonatemi se lo chiamo così. è
per me il nome più dolce e più caro.
(Piero Bargellini, Il Pastore)
Brugneto: le campane necessitano manutenzione
Una nuova e importante manutenzione si profila all’orizzonte della nostra chiesa
parrocchiale. Si tratta delle campane. Nell’ultimo sopralluogo fatto da Giambattista, il
tecnico della ditta Trebino che ogni anno revisiona tutti i meccanismi montati sul nostro campanile, è emerso che uno dei perni della terza campana è rotto e va sostituito,
anche se al momento sembra reggere ancora. Inoltre tutte e cinque le campane - la
cui età ormai passa il secolo - evidenziano preoccupanti segni di usura nei punti dove
il battacchio le colpisce quando suonano a distesa. Il rischio è che possano iniziare a
rompersi. Una prima soluzione, poi scartata, è stata quella di ruotare ogni campana
su sé stessa di 90°; in questo caso però bisognerebbe ruotare anche i battacchi, cosa
troppo complessa. La via migliore sembra
essere invece quella di sostituire tutti e 5
i battacchi con pezzi identici ma di metallo molto più dolce, in modo che a consumarsi siano questi ultimi e non il bronzo
delle campane. Invece, quanto al problema
del perno rotto, oltre alla sua sostituzione è
molto consigliabile sistemare sotto ad ogni
campana appositi ‘paracadute’, sui quali il
bronzo si appoggerebbe nel caso si spezzasse un perno, evitando una rovinosa caduta giù dalla torre. Nel complesso il preventivo assomma a quasi 4.780 € + IVA, che
dovremo riuscire a reperire. La parrocchia
infatti non è ancora riuscita a pareggiare i
conti dei lavori di messa in sicurezza della
chiesa (24.200 €) e le spese (3.744 €) per la
richiesta del contributo dei 500.000 €, promesso dal sindaco ma mai erogato. A tali
cifre mancano ancora 10.650 €.
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ontagna
Nostra
A Curletti la festa di Santa Giustina
A
fine settembre, come ogni anno, a Curletti si è celebrata la festa di Santa Giustina,
patrona della parrocchia. Pur con il tempo brutto è comunque stato possibile
non soltanto celebrare alla domenica mattina, ma anche festeggiare al sabato sera
presso la ex scuola elementare del paese, che si sta rivelando un ottimo punto di
incontro e di animazione del paese. Grazie alla partecipazione di una compagnia di
amici di Metteglia e Ciregna la serata è stata rallegrata dal canto a coro e dalla musica
di piffero e fisarmonica, secondo la tradizione culturale locale.
ontagna
Nostra
CASTELCANAFURONE IN FESTA !
L
a tradizionale sagra dell’Assunta lascia in ciascuno di
noi un dolce ricordo.
Le SS. Messe celebrate dai nostri carissimi don Giovanni Castignoli e don Ezio Molinari:
in mattinata la funzione con la
Processione della nostra bella
antica statua di Maria tra le
case di Lovetti, al pomeriggio
alla chiesetta del Gratra con la
Processione, sul prato intorno alla chiesetta e le ore trascorse all’ombra della pineta,
con giochi per grandi e piccini, la merenda per tutti, la pesca di beneficienza, con
premi per tutti i gusti, e la serata danzante in piazza al suono della fisarmonica, hanno coinvolto tutti, e sono stati una bella occasione per ritrovarsi in amicizia e gustare
il modo semplice, ma autentico, di stare insieme.
Un “grazie” di cuore a tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di tutti i
momenti vissuti in serenità e a tutti quelli che hanno partecipato. Arrivederci alla
prossima estate!
Evviva le Coscritte !
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La famiglia di Patrizio e Anna arricchita da due “giovani
speranze” e da due
stupendi esemplari
di cavalli.
Lucia Bongiorni e Gabriella Cassola,
entrambe nate a Milano, ma con Castello
nel cuore, si ritrovano ogni estate per qualche giorno di vacanza e trascorrere in amicizia bei momenti: durante la scorsa estate
hanno festeggiato il loro importante traguardo: 50 anni !
La mamma di Lucia, Elisa Cassola, figlia di
Emma e Celeste, ricorda che alla festa dei
suoi 20 anni, nel 1958, il gruppo dei Coscritti di Castello era formato dai Cassola:
Elisa, Mariuccia (Fiurìna) e Lorenzo (Bargè)
di Lovetti, Anna di Castignoli e Flora di
Canafurone. Le ragazze indossavano un
abito azzurro celeste, confezionato uguale
per tutte, avendo acquistato loro stesse la
stoffa a Bobbio, e sfoggiato con orgoglio
durante la serata danzante in casa di Rodolfo (Dulfèin) e ballando al ritmo della
fisarmonica di Cristoforo di Solaro.
67
ontagna
Nostra
ontagna
Nostra
Ricordiamoli
Pierino Ferrari
"Grazie alla disponibilità
di Enrico e Maria Rosa e
al lavoro meticoloso di
Giulio e Gianni quest'anno finalmente lo spartineve potrà passare"
Alla fine la malattia lo ha
vinto, e ha portato via il
nostro carissimo Pierino
Ferrari. Era nato a Noce
di Brugneto, dove ritornava spessissimo presso i
familiari che in quest’ultimo periodo lo hanno curato con ogni attenzione,
ma ha vissuto molti anni a
Ferriere, dove aveva il suo
apprezzato laboratorio di
falegname; probabilmente tutti avremo in casa
qualcosa del suo lavoro.
Capace e preciso, sempre
generoso e disponibile
davanti ad ogni richiesta, affabile e gentile
con tutti, non è stato
davvero difficile stimarlo e volergli bene
per quella sua onestà
e rettitudine che dimostrava in ogni cosa. La
morte lo ha colto quasi
contemporaneamente al cognato Ettore, il
marito della sorella Teresa, e noi siamo particolarmente vicini ai familiari così duramente
provati da questo doppio lutto.
A don Ezio per la morte del papà
68
Molinari Walter
Carlo Scaglia
n.17.09.1926
m.07.10.2012
“Facendo nostre le riflessioni di don Giuseppe Formaleoni che al funerale di tuo
papà ne ha messo in luce la preziosa
competenza messa sempre a disposizione
della comunità parrocchiale, ricordando il bene che gli avete voluto, vorremmo
sostenere in te, don Ezio, e nei tuoi familiari quella visione di fede che da un
lato ci fa convinti che del bene compiuto
in vita nulla va perduto e dall’altro che
il legame di affetto e di riconoscenza che
abbiamo per i nostri genitori non si spegne di certo dentro una tomba.”
I tuoi fratelli preti dell’Alta Val Nure con
tutta la comunità.
Nelle ultime settimane abbiamo dovuto salutare anche il nostro carissimo Carlo Scaglia di
Tornarezza, che abitava presso il vecchio
caseificio.
I molti acciacchi portati dall’età avanzata
lo avevano costretto
a rinunciare a tante attività che Carlo
aveva sempre svolto
con ingegno e con
passione.
Era infatti un bravissimo fabbro, un
valente muratore, un capace idraulico, un elettricista, sapeva condurre i
campi, e produceva grappe e liquori come forse
nessun’altro. Generoso ed
amante dell’amicizia e della compagnia, aveva un
animo profondamente religioso.
La parrocchia di Brugneto
gli è particolarmente grata
per il suo servizio di fabbriciere, importante proprio
per la grande esperienza e
l’equilibrio con cui giudicava ogni questione.
69
ontagna
Nostra
VAL LARDANA
La mancanza di spazio sullo scorso numero del
bollettino, non mi ha permesso un ricordo personale dell’amico Pino Scaglia, deceduto durante l’estate. Sento così il desiderio di aggiungere “qualcosa” a quanto scritto in precedenza.
Conservo fra i ricordi personali, la prima tessera politica “DC” che nell’anno 1973 l’allora
segretario sezionale del Partito Pino Scaglia mi
consegnò. E’ qualcosa che ci accomunava e ci
esortava per un impegno pubblico per il conseguimento di un bene comune rappresentato dai
bisogni della nostra gente e dalla disponibilità
di un servizio sul piano amministrativo. Questa comunanza di ideali ci ha uniti per molti
anni e sono sicuro che ci accomunerebbe ancora se Pino fosse in vita. Sento però l’obbligo
di ringraziarlo per i tanti anni di impegno amministrativo, più volte assessore
e consigliere, senza cambi di “facciata”, svolti sempre nell’interesse della “sua
gente”. I difetti fanno parte della persona umana, i “peccati” li commettiamo
tutti, però sono convinto che anche una carriola di ghiaia sia stato un mezzo per
migliorare le condizioni di vita nei nostri paesi e Pino di camion di asfalto ne
ha fatti stendere parecchi. Senza patente, senza macchina, con una istruzione
scolastica del tempo in cui ha vissuto, ma con tanta scaltrezza e buona volontà,
con un’innata predisposizione ai rapporti umani, ha saputo entrare in ambienti
“difficili” e lavorare per il bene comune.
Per questo, grazie Pino, che il Signore ti abbia accolto nel suo Regno dove poter
continuare a lavorare per la tua terra e aiutare la tua gente.
Paolo
70
Lo scorso 2 settembre è salita in cielo Celestina
Bertotti, nata a Curletti 91 anni fa, il 15 luglio
1921. Viveva da molti anni nelle vicinanze di Carpaneto, ma ogni anno ritornava tra i suoi monti
per rivedere il paese natio e per assistere all’immancabile Santa Messa di Ferragosto celebrata a
Ferriere da Don Giuseppe. I suoi saggi consigli,
frutto di una lunga esperienza di vita fatta di sacrifici, resteranno sempre nei pensieri di chi l’ha
conosciuta. Di lei non potremo mai dimenticare il
carattere deciso, la battuta pronta e il sorriso affettuoso con cui accoglieva sempre i suoi nipoti.
ontagna
Nostra
Salvato il Bercello!
F
inalmente una buona notizia: chi
ama l’Alta Val Lardana, questo angolo di mondo incontaminato, deve essere
grato alle 230 persone che hanno firmato le osservazioni al PIAE Variante 2011
adottato con atto del Consiglio Provinciale di Piacenza n. 23 del 26/03/2012,
per fermare la cava del Monte Bercello,
anche conosciuto come “Poggio”.
La Giunta Provinciale ha deliberato e
accolto le osservazioni prot. 37119 del
28/05/2012 con la delibera n, 197 del
5/10/2012 con la quale ha eliminato la
previsione estrattiva in Comune di Ferriere, località Monte Bercello.
Provate solo ad immaginare cosa sarebbe potuto accadere se non fossero state
accolte le ossevazioni in difesa di questo meraviglioso e selvaggio rilievo
montuoso!!!...polveri di amianto crisolito nell’aria e impatto ambientale
e paesaggistico sconvolgente per gli
abitanti delle frazioni ad esso limitrofe….
Fortunatamente, per un volta, la
buona volontà, la coesione e la discesa in campo di persone attente
sono state premiate ed il Monte Bercello raffigurato in questa foto non
cambierà il suo aspetto.
Maurizio e Giancarla Gruffé
Zanetta e Vittorina, le due “ragazzi-
Ecco
ne” di Montereggio di
90 e 87 anni.
Auguri di ....... buona
continuazione!
71
ontagna
Nostra
ontagna
Nostra
Vive congratulazioni a Brigitte e Pasquale BERNARDI (figlio di RENZO dù
Giuspein di San Gregorio) unitisi in matrimonio lo scorso 15 settembre a Chartres (Francia) davanti ai loro figli Vincenzo e Armando.
Vive congratulazioni
Con grande gioia per tutto il paese di Coletta, il giorno 1° settembre 2012 Agatha e Giada Taffurelli hanno ricevuto il Sacramento del battesimo contestualmente al matrimonio dei genitori Lisa Carini e Stefano Taffurelli nel caratteristico settecentesco oratorio dedicato alla Visitazione di Maria a S. Elisabetta.
Balderacchi Francesco
Gli inseparabili amici Giampaolo
Dallavalle e Piero Bracchi, di Cassimoreno, in occasione della festa del
cinquantesimo della scuola media,
hanno voluto posare vicino ai locali
(ex asilo) dove loro giovani studenti
hanno appreso la preparazione culturale per il loro futuro.
Più di una volta, hanno commentato, abbiamo affrontato la strada dal
capoluogo a Cassimoreno a piedi....
ricordi che oggi sono insegnamenti
di vita.
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n.06.04.1935 - 07.11.2012
“Nel nostro cuore conserviamo vivo
e profondo il ricordo di te”.
Francesco è nato e vissuto a Canarano. Solo per la parentesi del militare, nel corpo degli alpini, ha lasciato
la propria casa per servire la Patria.
Gran lavoratore, persona umile, sincera e mite. Aveva stabilito con il fratello Leopoldo una vita comunitaria,
dedita alla famiglia e al rispetto degli
altri. Un’improvvisa indisposizione
lo ha colto di sorpresa e in pochissimo tempo ha lasciato i suoi affetti
terreni in silenzio ma lasciando anche un grande vuoto intorno.
73
ontagna
Nostra
I fratelli Bracchi, pionieri dell’energia idroelettrica
L
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eggendo sui giornali locali, dell’iniziativa dei “pertusini” di installare
una turbina e avere una centrale idroelettrica in grado di soddisfare le utenze del paese ed essere indipendenti, la
memoria mi porta ai racconti di mio
nonno Giovanni di quando già più di
sessant’anni fa, i fratelli Bracchi furono
i pionieri dell’energia pulita grazie a un
generatore di corrente posto sul rio Canarello nelle vicinanze di Canarano di
san Gregorio, nel comune di Ferriere.
Era da poco finita la guerra e gli avventurosi fratelli Andrea e Pierino Bracchi ebbero l’intuizione, probabilmente
sull’onda di altre centraline simili poste
in alta Valnure, di portare l’energia elettrica nella val Lavaiana sfruttando la forza dell’acqua.
Le pale della turbina, erano posizionate
ad arte direttamente nelle rapide del ruscello che, scendendo lesto e con forza
verso la Lardana, azionava un generatore di corrente elettrica che giungeva,
attraverso una dorsale fino a Le Moline;
successivamente, in misura minore, anche qualche mulino per la macina del
grano sfruttò la stessa forza per produrre “la scossa”
Le linee elettriche di quei tempi non erano chiaramente come le vediamo oggi,
posate maestosamente su enormi tralicci
o sopra file di pali, ma bensì con un fil
di ferro veniva assicurato il cavo sugli
alberi, e così tra un faggio e una robinia
i fratelli Bracchi realizzarono il loro riuscitissimo esperimento, quello di illuminare la bassa valle Lavaiana.
Gli abitanti, presi da un grande entusiasmo iniziarono ad aderire a questo servizio e ben presto vi fu la necessità di
ampliare la rete di distribuzione a causa
del boom di richieste.
A Montereggio, paese natale dei Bracchi, vollero da subito la luce e così la
linea elettrica arrivò fino a lì e poi si divise verso Boccolo Noce e a Pianazze
creando una piccola ma capillare rete di
distribuzione che portava un ballerino
kilowatt ad ogni utenza.
I Bracchi si erano messi in un bel business, e tutto senza produrre nemmeno un grammo di anidride carbonica,
rumore, fumi o quant’altro rispetto alle
odierne centrali termoelettriche. Vi era
però un bel da fare; a volte il vento o la
neve faceva crollare le linee causando
delle interruzioni, e così anche il nipote
Giovanni Bracchi, che oggi gestisce la
famosa trattoria a Pianazze, ricorda di
aver aiutato gli zii lungo i boschi con la
scala per riparare i cavi o sostituire un
trasformatore, tutto avveniva sugli alberi
naturalmente.
Ai tempi non esistevano norme di sicurezza e impianti cosiddetti a regola
d’arte, ma si era felici come non mai
nel vedere accendersi una, banale per i
nostri tempi, lampadina da 25 Watt che
illuminava la stalla o la cucina, poiché
televisione, frigorifero e forno elettrico
non erano di certo un bene primario, oltre che rappresentare oggetti futuristici.
Nella seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso l’Enel, in qualità di
ente nazionale per l’energia elettrica,
fece smantellare tutte queste centraline
e ricordiamo anche le vicine di Canadello e Centenaro, per far spazio alla grande distribuzione.
cattaragna
ontagna
Nostra
Una serata tra amici
A
nche quest'anno è arrivato
ottobre e ha portato la prima
domenica del mese, che per noi di
Cattaragna significa la festa della
Madonna del Rosario.
È una ricorrenza antica, affonda le
sue radici nella storia, addirittura
fino al tredicesimo secolo e alla
fondazione dell'ordine dei Domenicani, i primi a diffondere la preghiera del Santo Rosario tra i cristiani. Per noi di Cattaragna una
ricorrenza importante da sempre, una
delle date che scandiscono il calendario
di un piccolo paese: per la nostra gente
e per i nostri avi significava e significa
preghiera di buon auspicio per il raccolto delle castagne, frutto importante e
prezioso per il sostentamento della co-
munità nei secoli e per noi, che di questa comunità siamo figli.
Nei gesti del rito, che eseguiamo quasi
senza accorgercene, portiamo la Madonna in processione fino alla “cappelletta”
e, mentre preghiamo, cantiamo e ascoltiamo le parole del parroco, possiamo
vedere sullo sfondo le nostre montagne,
Gallini Claudio
75
ontagna
Nostra
e soprattutto i boschi di castagni.
Quest'anno il raccolto non è stato felice, in un anno così strano dal punto di
vista meteorologico non potevamo non
attenderci qualche ricaduta negativa. In
questo tempo siamo più fortunati, la vita
delle nostre famiglie non dipende più
dalla farina di castagne, però per chi negli anni ha continuato a produrla, con
tanta passione e sacrificio, e per chi si è
riavvicinato a quest’attività solo da qualche anno, è stato difficile nascondere il
rammarico.
Sperando che tra un anno l'esito della
raccolta sia migliore, non è per addolcire l'amarezza o per cercare qualcosa di
buono a tutti i costi che ricordiamo la
serata del 6 ottobre, ma perché è giusto
registrare e raccontare un altro evento
positivo vissuto al circolo. E, ancora una
volta, un successo superiore alle attese.
Una serata di liscio è sempre un piacevole traino quando l'autunno, se pur mite,
è appena iniziato, e Michele con la sua
fisarmonica è un compagno di viaggio
storico per il nostro circolo. Ma la serata
ha offerto anche altri sapori, oltre al classico bicchiere da bere in compagnia, fra
un ballo e l'altro: a chi è venuto a trovarci (numerosi anche quelli di
fuori paese, i "furesti", come li
abbiamo sempre chiamati), è
stata riservata la degustazione
della polenta di castagne (la
"pasta"), con ricotta e salame
cotto, offerti interamente dal
circolo. E questo gesto, che
può sembrare insignificante,
76
ontagna
Nostra
ha trasformato una sera come tante in
una vera e propria serata tra amici, in cui
agli ospiti che hanno fatto tanta strada
per venire a trovarci è stato offerto qualcosa di speciale: sapori della nostra terra,
della nostra gente, in un'idea di gratuità
che solo l'amicizia può sottintendere. Ed
è davvero piacevole e gratificante constatare che gli amici sono stati tanti, e che
sarebbero venuti a trovarci comunque.
Speriamo che la polenta di castagne sia
stata percepita come un piccolo premio,
e che sia stata davvero compresa l'idea
dietro al gesto: un altro passo in un cammino (che confidiamo sia lungo) in cui il
successo non si misura solo dal profitto
che se ne ricava, ma in cui il vero utile è
il sorriso che si riceve in cambio, la voglia
di stare insieme, il senso di ospitalità e di
comunità che si rafforza.
Ora che siamo entrati nell'autunno vero,
ora che abbiamo visto la prima neve imbiancare le montagne, è difficile non lasciarsi prendere da un pizzico di malinconia. Saranno pochi i camini a sbuffare
fumo, lo sappiamo bene; pochissime le
persone che si muoveranno per le strade e animeranno Cattaragna, da qui alla
prossima primavera.
Lunghi mesi in cui viene buio presto e
tanti di noi saranno lontani, in case confortevoli in cui non dobbiamo pensare
ad andare a prendere la legna per alimentare il fuoco, o portare da mangiare
alle galline o ai conigli.
Però c'è una cosa su cui anche noi,
che siamo lontani e abbiamo Cattaragna
nel cuore, possiamo contare: che, se
in un fine settimana qualunque ci sarà
bel tempo e se le strade saranno pulite
(facendo attenzione ai sassi e magari al
ghiaccio!), se avremo voglia di andare a
scaldare la casa a Cattaragna, magari an-
che solo per controllare che non siano
gelati i tubi dell'acqua, se il sabato sera
dopo cena o la domenica andremo verso la chiesa a fare due passi, ci sarà una
luce accesa e un posto caldo e ospitale
ad accoglierci: il nostro circolo, un punto di riferimento per noi di Cattaragna,
ma anche per chi vive nei paesi vicini,
o per chi deciderà di fare una gita sui
nostri monti.
Perché le serate tra amici si fanno sempre, anche se non sono sul calendario
degli eventi (sul sito internet o su Facebook).
Perché a Cattaragna il circolo c'è tutto l'anno. I volenterosi che lo tengono aperto
anche.
E vedrete che le serate tra amici sono facili da organizzare.
Servono solo gli amici.
Noi ci siamo.
Caldini Maurizio
Un abbraccio a Maddalena
L’arzilla nonnina della foto è Maddalena Cervini che il 27 settembre ha
compiuto 103 anni.
Fino all’anno scorso
ha abitato a Cattaragna, suo paese natio,
dove ha cresciuto tre
figli che poi si sono
trasferiti chi a Milano
chi a Piacenza. Legata da sempre a questi luoghi, ha amato
profondamente
la
sua casa, la sua chiesa e le sue montagne.
Maddalena è la più anziana della frazione e probabilmente una delle più
longeve del comune
di Ferriere. L’abbiamo festeggiata alla
Casa per Anziani
“Maruffi” di Piacenza
nel giorno del suo
compleanno memori dei suoi insegnamenti, del suo spirito energico e di una
vita sempre attiva.
Auguri nonnina !!!
I tuoi familiari
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ontagna
Nostra
ontagna
Nostra
Dall’Alaska a Cattaragna, alla scoperta delle proprie origini
S
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ono le tue radici che ti mantengono
saldo quando soffia il vento…
Anche quest’anno abbiamo avuto il piacere di avere con noi la cugina dall’America. Diane Calamari, discendente
della famiglia Calamari di Cattaragna, ha
raggiunto il nostro borgo a conclusione
di un’escursione durata circa 25 giorni.
Rientrata in Alaska, dove vive con il marito Brian, ci ha inviato il suo diario di
viaggio…
“Lo scorso inverno, mia sorella Judy a
San Francisco trovò per caso, in una
vecchia scatola, un piccolo incarto contenente una vecchia foto che ritraeva un
piccolo paese di montagna. L’emozione fu
grande, anche se fu solo una conferma di
quanto avevamo già scoperto l’anno prima.
Dopo anni di ricerche, mia sorella e mia nipote erano riuscite infatti a risalire alle origini del capostipite della nostra famiglia: il
bisnonno Isidoro, nato a Cattaragna e da lì
partito per l’America nella metà del 1800.
Così, in occasione di un viaggio in Italia
nell’ottobre di quell’anno, accompagnata da
Luciano e Loretta Garbi, ebbi l’occasione di
visitare il paese e di avere contatti con alcuni discendenti della famiglia Calamari (a
proposito, questo è il mio cognome originale, la “i” finale venne strategicamente tolta
nel dopoguerra, quando molti italiani resero
più “ americano” il proprio cognome: a quel
tempo, infatti, le origini italiane non erano
cosa di cui vantarsi negli Stati Uniti).
E fu proprio in occasione di quel viaggio nel
2010 che venni a conoscenza della Via Francigena e della Via degli Abati, percorsi appenninici utilizzati dai monaci che si recavano in pellegrinaggio a Roma nel medioevo.
Amo molto camminare e iniziò così a frullarmi nella testa l’idea di raggiungere Cattaragna… A piedi! Avevo voglia di conoscere la
terra dei miei antenati, non attraversandola
in treno o con altri mezzi, ma incontrando
persone, sentendo il vento sul mio viso e affrontando salite e discese dei boschi e delle
montagne. Non avevo mai percorso un tragitto così lungo da sola, e avevo una gran
voglia di mettermi alla prova… Evidentemente il mio imminente sessantesimo compleanno mi diede quella scossa necessaria a
far sì che potessi indirizzare le energie per la
realizzazione del mio sogno…”
Diane trascorre così l’inverno scorso a pianificare il suo viaggio, in totale circa 600 km
di percorso lungo l’appennino tosco-emiliano. Partita da Sansepolcro (AR) lo scorso 25
agosto (in piena calura estiva, lo ricordate?),
affronta temporali, fulmini, venti e bruschi
sbalzi termici, che però non interrompono
il suo passo energico e allenato. Unico compagno di viaggio, il suo inseparabile zaino
contenente un sacco a pelo, un tappetino
da campeggio, un impermeabile, un cambio
completo, due litri d’acqua e un po’ di cibo,
per un totale di 12 kg sulla spalle. Unica
concessione tecnologica: un tablet (rivelatosi
spesso inutile poiché, ahimè, la rete internet
sugli appennini non è così efficiente…).
“In Alaska, dove vivo, mi capita spesso di
percorrere lunghe distanze in luoghi selvag-
gi e una delle cose che ho imparato è che
bisogna vivere “alla giornata”. Ho certamente dovuto farlo durante il mio cammino verso Cattaragna e non mi sono mai preoccupata di ciò che mi sarebbe potuto accadere
il giorno dopo. Ogni sera guardavo la mia
mappa per scoprire il percorso per il giorno
seguente… La mia vita diventò ben presto
una semplice sequenza di passi, uno dopo
l’altro, e la mia mente era concentrata solo
su questo. Ero stupita di come fosse facile
lasciarmi alle spalle l’altra vita e rilassarmi al
ritmo naturale di ogni giorno.”
Percorrendo una media di 25 km al giorno,
fermandosi solo all’imbrunire per dormire in
rifugi o in ostelli (raramente Bed & Breakfast,
spesso nella sua tenda), Diane giunge a Pontremoli a metà settembre e da lì intraprende
la Via degli Abati, con una diversione a Bardi
per raggiungere finalmente Cattaragna…
“Dopo una rinfrancante sosta a Coletta e una
deliziosa cena all’Osteria di Bosconure, finalmente la mattina di domenica 23 settembre raggiunsi Ferriere, da dove telefonai a
mia cugina Elena che con mia grande gioia
era già a Cattaragna ad aspettarmi… Potevo finalmente pensare di avercela fatta! Ero
così eccitata dal fatto che avrei raggiunto la
mia meta che ripresi immediatamente il mio
cammino… Casaldonato, Caserarso, il Mercatello e poi giù a Costa e Curletti. Percorrevo i sentieri che Isidoro Calamari e Luigia
Casella, i miei bisnonni, avevano percorso
tanti anni prima. Ho provato una pura e autentica gioia a camminare sulle stesse strade e finalmente scorgere, oltre il costone,
Cattaragna in lontananza. Mi sentivo anche
molto fortunata al pensiero di avere amici
e familiari che mi aspettavano. Ero ormai a
poche curve dal paese quando Elena, sua figlia Lucia e Angela mi hanno raggiunto. E tra
abbracci, baci e lacrime, abbiamo raggiunto
il paese.
Ho trascorso tre giorni a Cattaragna, nella
casa a suo tempo abitata dalla famiglia detta
“Boschi”, la casata da cui proveniva il mio
bisnonno. Le cattive condizioni meteorologiche di quei giorni mi hanno permesso di
riposare, di apprezzare gli ottimi piatti cucinati da Paolina, da Angela e Alfredo. Seduta
sotto il portico del circolo di Cattaragna, il
mio pensiero andava spesso agli emigranti,
è difficile immaginare di lasciare il proprio
paese per affrontare l’ignoto… La curiosità
spingeva certamente i giovani a lasciare la
propria terra, ma come doveva essere dura
per i genitori veder partire i propri figli che
spesso non rivedevano più… Chissà quante volte Isidoro avrà guardato con nostalgia
la foto del suo paese natale… È stata per
me emozionante anche la visita del piccolo
paese di Boschi, da dove partì nel 1790 il
capostipite della famiglia Calamari (da qui
il soprannome della famiglia, n.d.r.) per trasferirsi a Cattaragna ad occuparsi delle terre della moglie. Per me, cresciuta nel cuore
dell’America senza una vera storia familiare,
vedere in quei piccoli cimiteri i ritratti delle
persone che probabilmente hanno vissuto
insieme ai miei antenati è stata un’autentica
emozione!”
Dopo una tappa a Coli e Bobbio, Diane ha
trascorso qualche giorno ancora a Cattara-
79
ontagna
Nostra
torrio
gna dove, in occasione della Festa della Madonna del Rosario, tutta la comunità riunita
nel nostro circolo ha potuto salutarla e augurarle buon viaggio.
“Non sono mai stata brava a salutare, ma
questa volta è stata più dura che mai.”
Claudio Gallini di Coletta, Carmen ed Emanuela dell’Osteria di Bosconure, Ornella
Calamari di Boschi, sono solo alcune delle persone che Diane cita nel suo diario di
viaggio…
“Ho portato con me in Alaska tutti i volti e i
nomi delle persone che ho incontrato lungo
il cammino, anche persone sconosciute che
ho incrociato, che mi hanno indicato la stra-
da o con cui ho conversato piacevolmente,
anche solo per poche ore. E, naturalmente,
non posso dimenticare i tanti amici ritrovati
a Cattaragna, mi è impossibile citarli tutti.”
Il ricordo del profumo della pasta di castagne preparata da Gino ed Alfredo e il calore
della nostra gente riscalderà il lungo inverno
di Diane in Alaska? Noi pensiamo di sì, così
come ci auguriamo che Diane abbia portato
con sé la piacevole e rassicurante sensazione
che in qualsiasi momento lo desideri, possa tornare a sentirsi come a casa, nel nostro
piccolo angolo di appennino da cui partì il
giovane Isidoro, 150 anni fa…
Ciao Diane e arrivederci al prossimo anno!
Ricordandoli
Enrico Campominosi
n.9/7/1921 - m.20/8/2012
Uno degli ultimi patriarchi della Cattaragna antica, ci
ha lasciato all’età di 91 anni, l’agosto scorso.
Sentiremo la sua mancanza: Enrico aveva uno spirito
giovane, gentile, discreto, amante dello stare insieme,
con tutti, vecchie e nuove generazioni.
Un altro lutto ha colpito la comunità di Cattaragna
Renato Agosti
n.25.06.1930 m.28.09.2012
Assiduo frequentatore della nostra montagna, pur non
essendovi nato, amava trascorrere qui il periodo estivo e
parte di quello autunnale, dedicandosi a lunghe passeggiate nei boschi. La sua giovialità ne ha fatto un nostro
caro amico. Ciao Renato !!!
80
ontagna
Nostra
Appartamento dei maestri
“bene comune”
S
abato 13 ottobre Torrio ha festeggiato il definitivo recupero e arredo
dell’appartamento dei Maestri nel complesso dell’ex scuola ora circolo ACLI.
Il fine della vita sociale cos’è se non il
bene comune storicamente realizzabile.
Per bene comune intendo «l'insieme di
quelle condizioni della vita sociale che
permettono, sia alla collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria
perfezione più pienamente e più celermente» Il bene comune dipende infatti
da un sano pluralismo sociale. Essendo
di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto
insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del
futuro.
Questo bene comune è conseguente
alle più elevate inclinazioni dell'uomo,
ma è un bene sempre arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se
fosse proprio. Un sentito ringraziamento alla Banca di Piacenza, rappresentata
per l’occasione nelle persone dei suoi
vicedirettori: Masera Carlo e Pietro Copelli, per il fattivo contributo dato che
alimenta e stimola ogni elevata attività
sociale e umana. Questo rimarrà scolpito nella targa che abbiamo applicato
alla porta interna, per ora accesso privilegiato all’appartamento dei Maestri. Un
grazie a Don Guido per la sua costante e
affettuosa partecipazione alla vita della
nostra piccola comunità. Un grazie sincero a tutti i volontari, alle nostre donne, che hanno lavorato per farci sentire,
attraverso la condivisione, ancora più
comunità. Un grazie a Giuseppe Callegari per la sua concreta partecipazione
alle nostre attività. Al compimento del
progetto “appartamento dei maestri” che
si compone di quattro stanze, non potevamo dimenticarci dei maestri e delle
maestre che a Torrio hanno insegnato ed
educato con il loro ruolo insostituibile.
Sono loro che insegnandoci a scrivere, ci
hanno dato il passaporto per il mondo.
Sono loro che ci hanno fornito le chiavi per tutti i saperi che costituiscono la
trama della nostra conoscenza. Ciascuno
di noi si è costruito il proprio futuro personale e professionale sulla base di ciò
che ha appreso lottando con le righe e
i quadretti dei quaderni, imparando la
musica delle tabelline, seguendo con il
dito le linee di un libro. Sono loro che
ancora oggi promuovono la prima fioritura intellettuale su cui costruire quel
futuro civile e democratico che noi auspichiamo.
Dedicando le quattro stanze ad altrettante Maestre abbiamo voluto idealmente
ricordare tutte le maestre e i maestri che
hanno contribuito a rendere migliori i
ragazzi e a permetter loro un dignitoso
e fiducioso futuro nel mondo. Purtroppo
non possiamo certo dire di essere immersi, qui a Torrio, nel processo di crescita e di sviluppo per contribuire al sorgere di un futuro migliore ma cerchiamo
di lasciare esempio per i figli e per i figli
dei figli.
Le maestre a cui ci siamo onorati di dedicare le stanze sono:
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ontagna
Nostra
ontagna
Nostra
Cicogne Torriesi
Amalia Bellocchio, Stefania Troglio,
che non sono più fra noi, oggi rappresentate dai figli di Amalia Clara e Carlo
e di Stefania Giovanni Piazza sindaco di
Ottone. Beatrice Bonvicini e Silvana
Ballerini Benazzi presenti. Tutte donne, madri, persone di valore e di valori
trasmessi che hanno sempre testimoniato l’appartenenza alle nostre genti, alle
nostre montagne, al nostro territorio.
Giancarlo Peroni
Presidente Consorzio Rurale di Torrio.
Consegna della targa da parte del
Presidente del Consorzio alla Banca di
Piacenza
Salutato da un’ovazione, in diretta telefonica, nel pomeriggio del 12 agosto
2012 durante la “festa al M.
Crociglia” è nato Alessandro figlio di Elisa (nostra
VECCHIA volontaria) e di
Piero.
Ai Genitori, ai nonni materni
Giorgio ed Edda Rezzoagli e
ai nonni paterni Anna e Giuseppe le vive congratulazioni
della comunità Torriese e di
Montagna Nostra.
Nella foto Alessandro: amore
della mamma Elisa e del papà
Piero.
Gli scolari di Torrio nel 1968
Mario Chiapparoli nato il
28.06.2011 figlio di Raffaella
Cisari e Vito Chiapparoli
Foto ricordo del 13 ottobre: Don Guido
Balzarini, Giovanni Piazza, Giancarlo
Peroni, Beatrice Bonvicini, Silvana Ballerini Benazzi, Carlo e Clara Masera.
Paolo Nicora nato il 28.09.2011 figlio di Romina Cisari e Daniele Nicora
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M. Carmela Laneri ved. Peroni (Carmiglia)
Oggi sposi
Sabato 22 settembre 2012 nella chiesa di Torrio il parroco Don Ferdinando Cherubin ha unito in matrimonio Simona e Giancarlo.
Ai numerosi intervenuti alla splendida cerimonia è seguito un lauto pranzo a Santo Stefano d’Aveto. I simpatici e numerosi parenti dello sposo giunti dalla Sicilia,
ospiti del papà della sposa il consigliere Luigi Masera e della mamma Teresina,
il giorno dopo, hanno potuto apprezzare il nostro paese e l’ospitalità dei Torriesi al Circolo ACLI “la
scuola”.
A Simona e
Giancarlo
i più fervidi
auguri
torriesi con
l’augurio di
un “collegamento” frequente Sicilia - Torrio.
Il 2 di agosto è mancata
vita e che ha trasmesso con
all’improvviso
Carmiglia
dolce tenacia alla sua famiLaneri. Era nata 85 anni fa
glia e agli amici.
ad Ascona di Santo Stefano.
Grazie mamma per averUltimogenita della famiglia
ci accompagnato in tutti i
dei Belli si era sposata con
momenti della vita. Per noi,
Gaetano Peroni di Torrio nel
mamma, eri quell’essere,
1950. Mancato il marito nel
quel pensiero che ti accom1959 con i due figli piccoli,
pagna, anche ora che non
sostenuta dal padre Angelo,
sei più, in ogni dove. Tu
aveva preso in gestione il
donna che il destino ti avenegozio/osteria a Boschi finché, in un
va tolto il marito dopo appena nove
incidente, andando per funghi, mancò
anni da sposa facesti con determinatragicamente anche il padre. Lasciata
zione morale, la scelta dell’autonomia,
l’attività si trasferì vicino ai fratelli Andelle parità. Perseguisti questi valori
drea e Lino in pian d’Aveto sotto Ascocon coraggio dando al lavoro dediziona lavorando a Rezzoaglio nell’Albergo
ne e dignità. Ti ringraziamo mamma,
Americano. Nel ’68 terminati gli studi
per i valori di vita e di cristianità che
dei figli si trasferì con loro a Genova
con l’esempio ci hai trasmesso; la famidove ha vissuto il resto della sua vita
glia, la caritatevole presenza dove c’è
tornando ogni estate alle sue radici.
sofferenza e malattia, la disponibilità e
Parlare di Carmiglia è complicato e
la solidarietà. Ti ringraziamo per il vasemplice allo stesso tempo; complicalore che davi alle nostre radici, all’imto perché sembra che le parole usate
portanza di essere piuttosto che appasiano banali, semplice perché basta
rire. Cara mamma ti abbiamo voluto
usarne poche: fede, alto senso morabene. Per quella misericordia che conle, lealtà, ricchezza interiore, amore,
forma le relazioni fra gli uomini alla
amore per la sua terra, i suoi affetti,
tolleranza più profonda alla fraternità
per il venerato padre, per i fratelli, il
più amorevole e che hai sempre promarito, i figli, l’adorato nipote. Carmifessato abbiamo la certezza che sarai
glia, dal cuore sempre pronto a donaaccolta in cielo come lo sei stata nei
re, incrollabile nella fede e nei suoi vanostri cuori.
I
tuoi figli Giancarlo e Angelo.
lori che sono stati il cardine della sua
All’amico e collaboratore Giancarlo la partecipazione più fraterna al dolore
della sua famiglia per la scomparsa della cara mamma da parte dei parroci
dell’alta Valnure e di Montagna Nostra.
Tina Fontanarossa
84
A nemmeno otto mesi di distanza dal marito Giannino Rezzoagli dei Bunazin
il giorno di ferragosto è mancata Tina Fontanarossa mamma di Gianluca valido
artigiano edile del nostro territorio (suoi i lavori di sistemazione interna “dell’ap-
85
ontagna
Nostra
ontagna
Nostra
partamento dei maestri” nel nostro circolo sociale). Tina
primogenita di sette sorelle e tre fratelli era nata a Chiavari
il 4 gennaio 1930.Vissuta sempre nel territorio chiavarese
aveva lì incontrato Giannino. Si erano sposati nel 1968 a
Sant’Andrea di Rovereto dove avevano fissato la loro residenza e dove Gianluca, un anno dopo con la sua venuta
aveva allietato la coppia. Tina aveva lavorato fino all’età
della pensione come bidella nella scuola elementare Mazzini di Chiavari. Con la famiglia veniva in estate al nostro
paese nella casa dei Bunazin vicino alla chiesa. Con la
diminuita autonomia, per rimanere vicino al figlio, fecero
la scelta di abitare a Costapelata di Santo Stefano d’Aveto.
Nel Paese avetano assistiti dal figlio e dalla compagna Cristina hanno concluso la loro vita terrena. Il funerale nella chiesa di Sant’Andrea
di Rovereto, presente la comunità Torriese. A Gianluca e Cristina e ai parenti va il
cordoglio dei Torriesi e di Montagna Nostra. PG
Masera René
86
Il giorno 11 di giugno a Parigi e mancato Renè. Quinto di sette figli di Benvenuto e di Aurelia, emigrati in
Francia agli inizi degli anni trenta era nato a Nogent
sur Marne il 4/7/1933. Con l’inizio della seconda guerra
mondiale nel ’39 tutta la famiglia rientrava a Torrio e vi
rimaneva fino al giugno del ’48. René ricordava quegli anni della fanciullezza e dell’adolescenza trascorsi
a Torrio con eccellente dovizia di particolari. Nella sua
memoria erano indelebilmente stampati i nomi dei prati,
dei campi, dei torrenti e dei boschi della nostra montagna. Profondamente legato alle sue radici, amava Torrio.
Qui ritemprava il suo spirito e il suo fisico che richiedeva riposo dopo un anno
di lavoro intenso. Egli infatti svolgeva con impegno, passione e professionalità
l’arte del restauratore di mobili antichi nel suo laboratorio situato “all’ombra di
Notre Dame”. Ogni giorno raggiungeva la metropoli dal sud, da Viry Chatillon
dove con la moglie Odette aveva fissato la sua residenza e aveva formato la sua
famiglia per la quale viveva; erano nati Laura e Regis. Da qualche anno Regis con
Estelle, lo aveva reso nonno felice di Noemi e di Romain. Amatissimi nipoti che
non vedrà crescere per il sopraggiungere di una rarissima malattia batteriologica
che in meno di sei giorni ne ha provocato il decesso. Renè amava la vita, l’arte, la
musica e noi tutti vogliamo ricordarlo quando con la fisarmonica allietava le feste,
quando cantava e quando ballava, quando con la sua borsa, ogni anno, faceva il
suo volontariato curando con amore il portale ligneo del settecento della nostra
chiesa. Rimarrà vivo il suo ricordo in tutti noi. Clara
TORRIO
Tornante,
curva antica di un paese,
dove un calendario colora ogni mese.
Foto,
foto di raduni sui sagrati domenicali,
determinano ire fin dai tempi medievali.
Donne con fascine sulla testa,
cascine colme per chi d’inverno resta.
Orgoglio di un barco alto e pieno,
per chi ha venduto il suo sudore al fieno.
Sole, pietra, lucertola,
attonita osservazione di un anziano,
che un bastone ha per mano.
Polenta, farine, castagne
per allontanare magagne.
Calcolo glaciale allo stretto cimitero,
per un’esclamazione a chi del morto non mi par vero.
Onorata presenza al corteo,
per poter dire io c’ero.
Timidi imbarazzi, fugaci confronti,
per indovinare l’appartenenza di chi incontri.
Pensiero al bambino che io ero, stalla, muggito,
luce fioca, secchio di zinco, latte, mosca,
sbatte la coda,
strana raccolta che non andrà più di moda.
Ricordo di un’usanza passata,
nella forte malinconia di un’età avanzata.
Manifesto, fisarmonica, festa annuale, monte Crociglia,
chissà se st’anno la voglia ci piglia,
Arcangelo Raffaele, predica, foto,
coro, pane e salame tra lo sguardo di un toro.
Rezzoagli Franco
Franco Rezzoagli
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ontagna
Nostra
salsominore
Da quest'anno Salsominore ha un Coro Parrocchiale, composto da componenti del posto, alcuni dei
quali hanno militato nel
Coro della Cattedrale di
Bobbio.
Nella foto il gruppo
che ha accompagnato la
festa di Sant'Antonino ad
Ozzola con la Cresima di
Serena e Sara Boccaccia.
Lettera a Gesù Bambino
Mi è capitato di leggere alcune lettere indirizzate a Gesù lo scorso Natale. Protagonisti
gli allievi della Scuola Media Statale "Luigi Tinelli" di Alberobello.
Leggendole vengono naturali queste considerazioni.
Sopra: anche quest’anno per la
festa di Sant’Agostino, patrono
di Salsominore, i bambini sono
stati i protagonisti dell’evento
più importante del centro della Valdaveto.
88
RETORTO-SELVA
ROMPEGGIO-PERTUSO
ontagna
Nostra
A fianco: "Triangolare" di Salsominore tenutosi nel Comunale di Salsominore lo scorso
Agosto.
In foto le Giovani Speranze,
alle quali è affidato il testimone calcistico.
Quale motivazione induce oggi un ragazzino a scrivere una lettera, se il destinatario è un Bambino di nome Gesù?
Leggendo, si scopre che quasi tutte le lettere contengono una richiesta: la guerra
possa finire, i bambini possano riappropiarsi del diritto a un'infanzia serena,
senza essere costretti a lavorare o a "giocare" alla guerra, non ci siano più povertà, discriminazione, crisi economica,
disoccupazione, commercio di organi,
violenza e cattiveria... I ragazzi, malgrado la loro giovanissima età, non sono poi
così indifferenti a quello che capita intorno a loro.
C'è chi scrive per ringraziare di avere
ancora accanto i propri cari, di godere
di una bella famiglia o semplicemente
dell'atmosfera di festa, di vivere con dignità malgrado "i tempi che corrono".
E c'è chi scrive a Gesù riconoscendolo
come un "altro Dio", diverso da quello
che abitualmente si prega nella propria
famiglia, ma capace di ascoltare ed accogliere le preghiere indipendentemente
dal suo "credo"...
Nella diversità di forma e di stile, accomuna la maggior parte delle lettera "la
speranza" che spesso negli adulti ha lasciato il posto alla rassegnazione. Bello leggere, a conclusione di quasi tutte
le lettere "... sono certo/a, Signore, che
ascolterai la mia preghiera... spero che il
futuro sarà migliore..."
I bambini alla festa dell’Addolorata a
Pertuso.
Qualcuno forse ritiene inutile
l’ iniziativa di far scrivere lettere ai bambini, perchè "tanto sono solo parole...
alla fine non cambia nulla, sarà sempre
così..."
E se fosse vero? In tutto ciò, qual'è il compito degli educatori? Quale Natale facciamo vivere? Come ci adoperiamo perchè i ragazzi non perdano la Speranza
nel loro futuro? Una bella sfida... Scrivere
a Gesù Bambino ha ancora un senso, se
Gesù è un Amico, un Confidente, un Fratello cui guardare con Fiducia e Speranza.
BUON NATALE
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Nostra
A Rompeggio si progetta il futuro
N
ella continuità con quanto progettato in questi ultimi tempi, a Rompeggio si cerca
di pensare al futuro. Stiamo dando fondo ai soldi lasciati da Carlino alla Parrocchia: i beni giù al Nure sono stati assegnati agli Scouts per le loro attività formative ed
educative, il piazzale della chiesa col monumento ai montanari nel ricordo dei defunti
di Carlino è stato completato e benedetto, la
struttura comunitaria
ricavata dalla stalla e
fienile sta per essere
completata. Ora si tratta di decidere i passi
da fare per garantire
al paese quelle strutture che possano servire alla comunità. Il
futuro è davanti a noi,
speriamo di affrontarlo bene!
Le prime attività degli scouts sono state realizzate…Il prossimo anno dovrebbero
essere moltiplicate!
Una fase dei
lavori alla
struttura comunitaria
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Il Piazzale
della chiesa col
monumento
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Nostra
Anche a Selva c’è vita
Battesimo di Frida Ferrari celebrato
nell'oratorio di Selva il 5 Agosto dal
pro zio della bambina Don Amerio
Ferrari.
In foto con Frida i genitori Fausto
Ferrari e Labati Antonella. Madrina
la zia Ida Labati e il cugino Federico
Miserotti.
Un saluto da Rocconi
Gabriele
Greta ed Emma
Gli auguri di Buon compleanno a Carlo dalle nipotine
Quagliaroli Rosetta, 98
anni.
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…e dalla moglie
Selva: il nostro Giuliano, sempre pronto
a sfoderare parate decisive sui campetti
del capoluogo. Foto Filippo Mulazzi
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“Occorre vivere il proprio ideale di vita”
Questo il messaggio di Giuseppino Molinari, premiato lo scorso 5 ottobre
94
Giuseppino Molinari, pertusino d’adozione, direttore
generale dell’Università di
Pavia e gia direttore dell’Università Cattolica e del Politecnico di Milano, è stato
recentemente premiato a
Mortizza con il “Cuore d’oro”, prestigioso riconoscimento ricevuto dalle mani
del prof. Mario Viganò, noto
cardiochirurgo di fama mondiale.
In tale occasione il prof. Molinari ha voluto rivolgersi soprattutto ai giovani:
“Vorrei dare qualche messaggio soprattutto ai giovani. I mass media ci hanno
presentato uno stereotipo che non corrisponde alla realtà: quella di un giovane
fragile, incapace di assumersi responsabilità, rassegnato, mammone, bamboccione.
Ho conosciuto personalmente migliaia
di giovani distribuiti in tante università e posso assicurarvi che sono ragazzi
meravigliosi, disponibili ad ascoltare,
con le idee chiare capaci di impegnarsi
nello studio, ma aperti alla vita sociale,
propositivi e dotati di grande equilibrio,
disponibili a sacrificare parte del loro
tempo libero per cose veramente belle.
Da loro, l'ho detto anche in sedi ufficiali,
ho imparato spesso molto più che dalle
altre componenti dell'Università.
Quanto alla mia esperienza lavorativa
posso riassumerla in poche parole: ho
trascorso finora 51 anni in Università di cui 5 come studente lavoratore, 3
come insegnante a Cortemaggiore, 23
come dirigente in Università cattolica,
20 come Direttore amministrativo e Direttore generale.
Occorre vivere un ideale, il
proprio ideale di vita. Ma
come? Con la consapevolezza che l'ideale non si vede,
spesso non lo si conosce e
non sempre è quello che si ha
in testa. L'ideale è qualcosa
che si costruisce intorno a te,
attraverso te, ma in un contesto in cui ci sono gli altri.
Questo non significa accettare passivamente e con rassegnazione gli
eventi esterni, ma saper ascoltare, vivere,
accettare gli avvenimenti e su quelli COSTRUIRE con tenacia,fiducia,speranza il
proprio futuro.
Fatica e sacrifìcio. La mia esperienza
di studente "lavoratore" mi ha portato a
lavorare una media di 18 ore al giorno
dedicate contemporaneamente allo studio universitario, all'insegnamento a
tempo pieno nelle scuole e, d'estate, a fare
il portiere d'albergo. Ma questa fatica fisica e mentale insegna a lottare, superare
qualsiasi difficoltà, dà un enorme vantaggio competitivo e insegna a non tirarsi
mai indietro.
Scelta, sfida, curiosità. Nella vita
come nel lavoro occorre guardare sempre avanti, cercare l'inesplorato, aprirsi
a nuove esperienze, allargare i confini,
saper decidere,assumersi responsabilità
e affrontare i rischi, credendo in quello
che si fa, mettendoci entusiasmo e trasmettendo le proprie intime convinzioni.
Ogni scelta è una sfida contro paura,
errori, fallimento, delusione, solitudine.
La sfida più entusiasmante che ho dovu-
Un “Cuore d’oro” per l’Alta Valnure
to affrontare
si riferisce al
periodo trascorso a Piacenza, come
Direttore della sede dell'Università Cattolica.
Nel 1975 esisteva solo la
Facoltà
di
Agraria, prestigiosissima
in
campo
nazionale
ed internazionale, ma troppo isolata da
un contesto universitario fatto di altri
saperi e isolata dalla città e dal territorio. In quegli anni l'Episa, l'ente che nel
dopoguerra fu artefice della costruzione
e del lancio della sede, erogava all'Università un contributo annuo di 300.000
lire (150 euro!) La prima sfida era attivare un legame forte con il territorio e in
questo obiettivo fu di grandissimo aiuto
“Libertà” che quasi ogni giorno parlava
ai piacentini dell'Università di agraria.
Dopo pochi anni il contributo salì a oltre
un miliardo e mezzo di lire.
La seconda sfida era creare a Piacenza
un Polo Universitario, costituito da più
facoltà in modo da arricchire l'Università e la città di nuovi saperi, di nuove
culture e di nuove esperienze. Dopo pochi anni la piccola sede diventò quella
che oggi possiamo ammirare, apprezzare
e utilizzare e questo fu possibile con un
ulteriore sforzo economico da parte del
territorio di oltre 35 miliardi di lire.
Squadra. Per vincere le sfide è necessario
saper coinvolgere, motivare, far crescere
in un ideale comune, ascoltare, dialogare con umiltà e determinazione. Le sfide
si vincono solo con un gioco di squadra.
L'esperienza che ho appena illustrato e
il raggiungimento di quell'ambizioso
obiettivo sono stati possibili solo attraverso un gioco di squadra: una squadra
interna all'Università, fatta di persone
che mi hanno sostenuto e incoraggiato e
un'altra squadra, determinante, costituita da poche persone, diverse tra di loro
per formazione, cultura, visione politica,
carattere, ma tutte compatte nel voler realizzare il progetto.
Spirito di servizio. Tutto quanto detto trova un senso compiuto se è ispirato
dallo spirito di servizio, che significa lavorare per gli altri, farsi carico dei problemi degli altri, ispirare le proprie scelte
sulla base di quello che gli altri si aspettano da te.
Tutto questo si può concretizzare vivendo un sogno, vivendo le proprie radici,
vivendo una missione. Solo così il sogno
sì fa realtà. diventa il proprio ideale di
vita”.
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Nostra
In occasione dell’inaugurazione della centralina elettrica, il Presidente della
Provincia Massimo Trespidi ha visitato per la prima volta Pertuso. Eccolo
con gli amici Schiavi e mentre da Roberto apprende i segreti della farinata.
Retorto vive? Viva la montagna!
L
a domanda, che può sembrare offensiva, pone un problema che riguarda
tutti i nostri paesi di montagna che all’arrivo della stagione fredda si spopolano
a dismisura. A Retorto le presenze in inverno non raggiungono le 10 unità!
Le motivazioni che sottendono all’esodo
delle famiglie giovani sono tante; qualcuno vede in questa fuga emigratoria la
causa di tutti i dissesti geologici che in
questi tempi sconvolgono tante regioni
italiane! Altri ritengono di conoscere i rimedi e puntano il dito contro questo o
quello…E intanto i paesi si spopolano.
Quando si parla di questi argomenti e si
accendono feroci discussioni mi viene in
mente la favoletta di un Anonimo che ci
raccontava il mio vecchio parroco:
«Questa é la storia di quattro individui:
Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno. Bisognava fare un lavoro importante
e si chiese a Ognuno di occuparsene.
Ognuno si assicurò che Qualcuno lo
facesse. Chiunque avrebbe potuto occuparsene, ma Nessuno non fece mai
niente. Qualcuno s'arrabbiò perché considerava che per questo lavoro Ognuno
fosse responsabile. Ognuno credeva che
Chiunque potesse farlo, ma Nessuno
mai si rese conto che Ognuno non
avrebbe fatto niente.
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Sicuramente certi paesaggi che da
anni si presentano a chi arriva a
Retorto non costituiscono un gran
bel biglietto da visita!
Ognuno lo vede, Chiunque se ne
accorge, Qualcuno dovrebbe provvedere, ma Nessuno interviene!
Alla fine Ognuno rimproverò Qualcuno
per il fatto che Nessuno non fece mai
quello che Chiunque avrebbe dovuto
fare».
Se non altro i nostri monti potranno far
rilassare le persone che d’estate così ragionano: "Imbocco il sentiero e piano
piano sento la mia mente svuotarsi dai
problemi dallo stress quotidiano, come
se entrassi in un altro mondo in una
dimensione dove il passato non esiste, e
finalmente, mi sento svuotato dall'odio,
dalla rabbia,dalla delusione che sfinisce la mia vita quotidiana. Finalmente
posso sorridere con un sorriso vero, diverso dal sorriso di tutti i giorni, sorrido,
perchè posso sentire la pace interiore che
si fonde con la quiete esteriore. Riesco a
sentire il battito accelerare ma non mi
accorgo della fatica, perchè la mia mente lascia spazio solo ai sensi per captare
i profumi che arieggiano in quella brezza frizzantina che riempie i polmoni e
tutta la mia anima di gioia, quella gioia
che trovo solo sul sentiero che mi porta
in alto nel mio mondo tra le montagne."
– Anonimo
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Un “selvano” che si è fatto onore nella vita e nella carriera
Toscani Giancarlo nasce a Selva il 23 settembre
1949. Cresce in famiglia e nella frazione frequenta le scuole elementari completando la scuola
dell’obbligo nel capoluogo con la prima scuola
media.
Fin da giovanissimo Giancarlo si rivela una persona legata ai valori propri della nostra terra di montagna e ai principi morali e cristiani della nostra
gente. Gli esempi e gli insegnamenti della famiglia
lo guidano su un “percorso” di sacrifici, di rettitudine, di attenzione verso i bisogni della comunità
e di un grande amore verso la famiglia.
In tenera età vive un “dramma famigliare” perdendo nel 1962 il fratello Paolo, ricordato nelle pagine successive.
Temprato in uno stile di vita sobrio, Giancarlo si
avventura, come altri compaesani, verso la Liguria
e a Genova in particolare. Intraprende la “missione” di carabiniere frequentando in diverse caserme d’Italia gli appositi corsi formativi. Da Iglesias (Sardegna) a Gorizia, da Firenze a
Susa, Giancarlo lascia segni di professionalità per servizi e mansioni svolte con senso
dello Stato non trascurando le necessità delle popolazioni.
Nel 1978 arriva a Rovegno (Genova) con le funzioni di comandante della Stazione.
Lascia il servizio nel maggio 1984. Nel luglio 2004 lo stesso Comune gli conferisce la
cittadinanza onoraria per l’impegno esemplare nell’espletamento delle proprie funzioni. Sposato con Carmela Scianni, la famiglia è arricchita dei figli Sandro, Mario e
Andrea. Cavaliere della Repubblica, a Toscani è stata conferita la Croce di Bronzo
al merito dell’Arma dei Carabinieri con la seguente motivazione: “Luogotenente in
possesso di pregevolissime doti umane ed intellettuali, di un insieme armmonico di
emergenti requisiti morali e culturali, d’impeccabile stile militare nonchè di una eccellente preparazione professionale, sostenuta
da altissimo senso del dovere, ha sempre
svolto il suo servizio nell’arma con spiccao spirito di iniziativa, azione di comando
equilibrato, efficace ed autorevole....”.
All’amico Giancarlo, gli auguri di un lungo
meritato riposo vissuto anche in mezzo alla
sua gente di un tempo.
98
Paolo
Ricordiamoli
Alla fine di settembre sono arrivate a Rompeggio i resti
mortali di Gaetana Cesari ved. Cagnolari deceduta in
Francia il 23 giugno scorso alla veneranda età di 98 anni,
al termine di una vita che ha tutte lecaratteristiche di un
romanzo.
Nata nella Bassa Padana, emigrata in Francia giovanissima,
lì incontra il suo amore, anche lui emigrato da Pertuso. Nel
1939 ritorna a Pertuso per tornare in Francia nel 1945 dopo
la morte del marito per una peritonite.
Il figlio Sergio ricorda poi tutte le altre varie traversie affrontata sempre con tanto coraggio fino alla morte.
Le sue ceneri ora riposano accanto ai resti mortali del marito nel cimitero di Rompeggio, in attesa di quell’ultima chiamata per la risurrezione
finale!
A Retorto ci ha lasciato Rosa Gogni.
Se ne è andata di notte senza disturbare nessuno nella sua
casa dove amava restare quasi rinchiusa nella sua semplicità di vita.
Aveva passato tutta la sua esistenza nell’intimità della sua
famiglia prima, e poi nella condivisione di tutto col fratello
Emilio lavorando, pregando, a volte borbottando contro il
governo o chissà chi, ma sempre attaccata alle sue radici e
alla sua chiesa nella quale rimarrà sempre un segno della
sua fede e della sua devozione alla Madonna.
Dal mese di agosto 2007
quello che era l’altare della Madonna del rosario
(statua lignea trafugata a suo tempo) è diventato
l’altare della Madonna di Fatima grazie al quadro
che lo sovrasta raffigurante appunto la visione dei
tre pastorelli a Fatima. Si tratta di un dipinto ad
olio su pannello di legno opera del pittore Rodolfo Bersani di Cortemaggiore donata alla chiesa di
Retorto dalla Rosa in memoria del fratello Emilio e
dei genitori.
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Ricordiamo infine Toscani
Paolo, deceduto tragicamente annegato nelle acque del Nure il
19 agosto 1962, 50 anni fa. Aveva solo 19 anni.
La sorella Lisetta, che ci ha fornito la foto scattata solo qualche
ora prima della tragedia, mentre ritornava a casa dopo la mietitura con un covone di grano in
spalla, testimonia come il suo ricordo rimane vivo nei cuori dei
famigliari e di tutti gli amici.
L’obiettivo di Carlo Margini ha colto a Selva uno stupendo scenario naturale
con in primo piano un bel esemplare di cavallo con il puledro.
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