ontagna Nostra Notiziario Aveto - Nure N. 4 /2012 Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza Contiene I.P. Sabato 13 ottobre 2012: Pertuso inaugura una centralina elettrica Buon Natale Luce del mondo ontagna Nostra produzione propria gastrononomia ontagna Nostra FERRIERE - Corso Genova, 13 Tel. 0523.922166 - Abit. Tel. 0523.922540 PODENZANO - Piazza Italia, 53 tel. 0523.556790 Cellulare 339.7893311 [email protected] Al Bar Barbara Bar Barbara trovi signorilità e cortesia Si vendono appartamenti oltre che a FERRIERE anche a BETTOLA - PONTEDELLOLIO - PODENZANO - PIACENZA e in località di riviera come CHIAVARI e LAVAGNA bar pizzeria e ristorante bar pizzeria ristorante Ferriere, via Marconi,1 e - Tel. 0523 922233 Ferriere, via Marconi, 1 - Tel. 0523 922233 2 3 ontagna Nostra Editoriale ontagna Nostra Direttore responsabile: Paolo Labati [email protected] Responsabile amministrativo: Don Giuseppe Calamari (0523 922234) Autorizzazione Tribunale Piacenza: n. 39 del 24 marzo 1975 Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza Stampatore: Ediprima - Piacenza Tassa riscossa Dir. Amm. Poste Piacenza Ottica del Borgo Via Europa 1, Angolo Via Trieste - Bettola (Pc) Tel. 0523.900042 - Fax 0523.900561 4 Vi aspettiamo nella nuova sede con le collezioni vista e sole 2007. • Ampio laboratorio di montaggio • Applicazione lenti a contatto • Controllo della efficienza visiva I Nostri Orari: Aperto Tutti i Giorni dalle ore 9,00 alle 12,30 - dalle ore 16,00 alle 19,30 Martedì Giorno di Chiusura - Domenica Mattina Aperto SOMMARIO ricordi del passato.................................................................................... chiesa e mondo................................................................................................... ferriere.............................................................................................................................. canadello...................................................................................................................... cerreto rossi......................................................................................................... casaldonato............................................................................................................ gambaro......................................................................................................................... grondone...................................................................................................................... solaro................................................................................................................................. ciregna............................................................................................................................... metteglia........................................................................................................................ centenaro..................................................................................................................... rocca..................................................................................................................................... brugneto-curletti-castelcanafurone................... Val lardana.............................................................................................................. salsominore............................................................................................................. torrio.................................................................................................................................. retorto-selva-rompeggio-pertuso............................. In copertina: A Pertuso si inaugura una nuova centralina elettrica. Foto Nino Nicolini Natale ma Dove sei.... Dio? In certi momenti della vita, quando le cose non sembrano andare per il giusto verso, spesso chiamiamo in causa Dio! Quando tutto fila liscio e sembra che non vi sia ombra nella nostra vita, Dio pare non esistere più. In questa situazione, infatti, siamo convinti che bastiamo a noi stessi, quasi che siamo noi il dio di noi stessi! Viviamo un periodo particolare in cui sembra che nulla vasa per il giusto verso: crisi economica mondiale, terremoti, terremoti della politica, terremoti nella chiesa, persino terremoti nel mondo del calcio, disoccupazione giovanile preoccupante, omicidi a catena, suicidi come non mai, povertà dilagante! E allora si rimprovera Dio per la sua assenza! Ebbene dove sta Gesù? Sta nel povero, nel malato, nella persona sola, nell’indigente. Dio sta sempre con noi; ma noi stiamo sempre con Lui? Quel Dio che spesso invochiamo nella tribolazione, nella disoccupazione, nella sofferenza, è lo stesso Dio che forse ci dimentichiamo di andare a trovare e a pregare nella S. Messa domenicale, di cui non ci ricordiamo al mattino quando ci svegliamo e alla sera quando ci disponiamo a prendere sonno Buon Natale a tutti! I vostri Parroci 5 ontagna Nostra ontagna Nostra ricordi del passato a cura di Paolo Labati Dai Bollettini parrocchiali del tempo. 1962 Settembre 6 Una folla eccezionale di devoti è accorsa a Bettola per invocare il patrocinio della Madonna della Quercia su tutta la nostra vallata. Erano presenti tre Vescovi e tutto il Clero della vallata. La sacra funzione è culminata con la promulgazione del breve pontificio che proclama la Madonna Patrona della Val Nure, fatta da S. E. Mons. Malchiodi davanti alla statua della Vergine sopra un palco eretto nell’ampia piazza. 16 settembre: Festa della Madonna Addolorata a Pertuso Quest’anno la sagra di Pertuso è stata particolarmente solenne. Per iniziativa del cav. Giuseppe Cavanna, sempre tanto affezionato alla nostra terra e al suo paese, si è ricordato il sacrificio dei figli di Pertuso che hanno offerto la loro vita per la Patria. Nella facciata del piccolo oratorio è stata scoperta una lapide marmorea che porta i nomi dei Caduti in guerra. Ottobre – Scuola Media a Cattaragna Anche a Cattaragna funziona una scuola Media come sezione staccata da Ferriere. Vi sono iscritti 20 alunni che seguono le lezioni tramite la televisione e assistiti da due professori. Don Domenico Bocciarelli Da 16 anni mancava da Grondone, ma pure i suoi parrocchiani ed i Ferrieresi non l’avevano dimenticato. Infatti hanno voluto che la sua salma venisse a riposare nel loro cimitero. Morì a Roncovero di Bettola il 29 novembre all’età di 78 anni, essendo nato a Parigi il 16 gennaio 1884. La sua famiglia era di Centenaro. Nel 1908 venne ordinato sacerdote ed esercitò il sacro ministero prima a Settima e poi a Vernasca. Nel 1914 è a Grondone e vi rimane sino al 1946 quando deve rinunciare alla Parrocchia per una dura infermità che non gli consente di adempiere, come vorrebbe, ai suoi doveri parrocchiali. Lascia in coloro che l’hanno conosciuto esempi indimenticabili di vita evangelica. Cattaragna sa leggere solamente sul suo libro”. Perché tale differenza, a tutto vantaggio di Castagnola? La ragione non sta nei meriti di Don Sandro Civardi, di don Paolo Bertazzani (poi parroco a Brugneto dal 1919) o di quel parroco di Castagnola che fu insignito di medaglia per la generosa assistenza ai colerosi, nel 1800. Il motivo ci viene dalla storia antica di alcuni secoli: fino al 1500 l’unica parrocchia di San Policarpo Martire in Castagnola comprendeva anche il territorio limitrofo e gli abitanti delle attuali parrocchie di Boschi e Cattaragna. In seguito la popolazione crebbe e volle costruirsi una propria chiesa; poiché i sacerdoti erano assai più numerosi delle parrocchie, fu facile mandarne uno come “Rettore” a Cattaragna prima, a Boschi poi (1881). Ma il parroco di Castagnola conservò una certa preminenza, concretizzata nel titolo di prevosto o Proposto, che significa “colui che sta sopra, a capo”. Un augurio di Buon Natale dagli ospiti Stralcio della lettera inviata da suor Cecilia Boeri di Cassano al parroco don Pietro Solari dall’Eritrea …. Grazie a Dio sto bene, ma è tanto caldo che toglie le forze, ci si sente fiacchi, arriva a 42 gradi e a volte a 43; poi viene un camsir, cioè una pioggia di polvere che il vento porta dal deserto: sembra una nebbia fitta fitta, si corre a chiudere le finestre finchè passa; poi trombe di polvere avvolgono case e tucul: non si vede più nulla. Al mattino ci si alza, sembra che ci siamo incipriate e tutt’intorno uno strato di polvere, ma con un po’ di vento, sebbene porti terra, un po’ si respira. Speriamo che presto abbia a piovere anche per la semina della dura per la povera gente…. della nostra Comunità Alloggio. 1982 Importanza storica di Castagnola Il parroco di Castagnola ha il titolo di Prevosto, mentre quello di Cattaragna ha quello più modesto di Rettore. Nei tempi andati, il parroco di Cattaragna era poco considerato negli ambienti curiali; si diceva correntemente: “Il parroco di della Casa Protetta di Farini 7 ontagna Nostra I 8 l Consiglio dei Ministri, in data 31 ottobre 2012, ha varato il decreto legge “Spending review” (revisione della spesa pubblica), proposto in Estate a luglio. Una voce molto consistente di questa serie di tagli alla spesa pubblica riguarda il riassetto, la riorganizzazione delle Province, che passeranno dal 1° gennaio 2013 a 51 (oggi 86). La riforma, riguarda purtroppo anche la “nostra” provincia di Piacenza, che verrà accorpata ad un’altra. Due erano infatti i requisiti necessari per salvare una provincia dal taglio: una superficie territoriale che supera i 2.500 km quadrati (Piacenza superava seppur di poco questo limite) e una popolazione residente superiore a 350.000 abitanti (ci fermiamo sotto i 300.000 abitanti). Con il nuovo anno la provincia di Piacenza cesserà la sua attività di ente politico, con la soppressione della Giunta: i compiti e le funzioni più importanti svolte dall’attuale amministrazione del Presidente Massimo Trespidi verranno provvisoriamente delegate a 3 consiglieri per un anno. Questo è solo il primo atto di una rivisitazione degli assetti degli uffici territoriali di governo (prefetture, questure, motorizzazioni civili,ecc.). Piacenza ha provato in tutti i modi a chiedere una deroga al Governo appellandosi al fatto di trovarsi in una zona di confine regionale, evidenziando la sua condizione di provincia virtuosa (cifre di bilancio alla mano è una delle migliori in Italia), facendo notare anche che dal punto di vista storico è una delle più antiche (nel 2010 fu celebrato il 150° anno di vita dell’ente di via Garibaldi). Il governo non ha concesso deroghe ontagna Nostra attualita’ in nessuna delle 15 regioni ordinarie, e perciò, molto presumibilmente Piacenza verrà accorpata a Parma, dando vita alla “Provincia di Parma e Piacenza”. In Emilia-Romagna, ad eccezione di Bologna (capoluogo di Regione), solamente Ferrara riesce a salvare la propria autonomia: verranno accorpate infatti le provincie di Modena-Reggio Emilia e le romagnole Forlì-Cesena-Ravenna-Rimini. L’accorpamento ha sviluppato notevoli polemiche in tutto il nostro territorio: a Parma infatti (visto il maggior numero di abitanti) spetterebbe il ruolo di capoluogo, con tutte le conseguenze del caso (trasferimento di diversi servizi e uffici fondamentali per la vita dei cittadini). Inoltre destano stupore alcuni dati ripresi dal quotidiano “SOLE-24 Ore”. Mentre la nostra Provincia è una delle più virtuose dal punto di vista economico (presenta un debito nel bilancio di 8 milioni di €, perciò un debito di 29 € su ogni residente), la provincia parmigiana risulta essere notevolmente indebitata (105 milioni il totale, 248 € pro capite). Con questi dati si evidenzia che ci andremmo ad accorpare a una provincia indebitata 8 volte più della nostra, senza calcolare il dissesto economico che sta vivendo il Comune di Parma, in crisi finanziaria da diverso tempo. Per scongiurare quest’ipotesi, alcuni consiglieri provinciali hanno promosso e ottenuto l’ok dalla Cassazione per indire un Referendum (che probabilmente si effettuerà in primavera) per il passaggio di Piacenza in Lombardia, ed evitare l’accorpamento con Parma. I cittadini saranno chiamati a rispondere al quesito. Per trasferire Piacenza in un’altra regione sarà necessario il rag- giungimento del quorum (più di metà degli aventi diritto al voto dovrebbero recarsi alle urne). I promotori del referendum vogliono appellarsi a una cosa: Piacenza dovrebbe diventare lombarda, perché dal punto di vista economico è sempre stata più attratta da Milano (rispetto a Bologna). Sono migliaia infatti i piacentini che ogni mattina si spostano verso Milano (grande centro gravitazionale di attività lavorative e universitarie) e altre città lombarde, pochissimi quelli che hanno rapporti con le città emiliane. La proposta ha diviso l’opinione pubblica, sebbene Piacenza sia sicuramente più attratta da Milano è sicuramente più legata dal punto di vista culturale e storico all’Emilia-Romagna. Una cosa è certa: se per la nostra Montagna, la sede della provincia piacentina e tutta la sua attività politica era già percepita come “distante”, figuriamoci come verranno sentite e ascoltate a Parma le istanze e i problemi della nostra gente. Testamento Son morto, ma voi non piangete, cantate, pregate e ridete, dal cielo lassù in paradiso vi guardo e vi mando un sorriso. L’amore per i miei figli lo lascio al più bianco dei gigli. L’amore per la mia sposa ad un rosso bocciolo di rosa. L’amor per le mie nipotine lo lascio alle stelline che brillano in cielo di sera sentore di primavera. L’amore per i miei amici lo lascio alle pendici di un monte coperto di fiori sepolto fra mille colori. E infine le mie parole al vento che odora di viole e vadano in giro nel mondo per mano in un gran girotondo. Dino Baffari Filippo Mulazzi Un grazie a chi ha rinnovato l’abbonamento al Bollettino Ricordiamo, per chi desidera, gli estremi del conto intestato alla Parrocchia di San Giovanni Battista di Ferriere. Numero Conto corrente postale: 6212788 Per bonifico codice IBAN: IT-56-M-07601-12600-000006212788 Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX Annuo - Italia: € 20,00 - Estero € 30,00 Nel presente numero inseriamo anche il bollettino di c/c Postale che può essere utilizzato da coloro che hanno la scadenza di dicembre 2012. Alleghiamo al presente numero anche il calendario 2013 riportante le foto degli interni delle varie chiese del territorio comunale. E’ dono della Tipografia Ediprima - Piacenza, che stampa per noi anche il bollettino. 9 ontagna Nostra Chiesa e Mondo 11 Ottobre 2012: Il quotidiano Avvenire intitola: “Al via l’anno della Fede memoria viva del Concilio” I l Concilio Vaticano II ha 50 anni, di attesa e di speranza. Si potrebbe dire “di speranze disattese” perchè non è qualcosa da commemorare, ma era ed è l'indicazione, la strada da percorrere, l'ordine dato, la guida per giungere alla luce. La luce non la vedo, vedo immobilismo. L'indicazione per il giusto cammino non è stata seguita, eppure era talmente semplice e diretta, talmente chiara che forse ha spaventato la troppa luce. Più rilassante la sonnecchiosa penombra alla quale si era e si è abituati. Si vuole un ritorno ai valori del Concilio ma non è possibile: si può tornare solo dove già si è stati, non dove non si è mai arrivati. I Magi non sono tornati a Betlemme, sono partiti per Betlemme guidati dalla cometa. La luce li ha guidati a colui che si diede al mondo accompagnato da due semplici parole di Pilato “ecce homo”. In queste 2 parole non ho mai inteso uno sminuire il divino ma, al contrario, un innalzare l'uomo verso Dio. La stessa intenzione è pilastro portante del Concilio che finalmente riconosce il dovere ed il diritto per ciascuno di seguire la propria coscienza nell'esercizio della religione - il primato della coscienza individuale! - e che afferma pazzo (letteralmente) chi con le armi va a portar pace. I dettami del Concilio sono leggi morali imprescindibili ma (...a prescindere dal fatto che queste “leggi” le abbiamo da 50 anni) finchè resteranno un faticoso scritto, un insieme di dichiarazioni sulla carta, fino a che non saranno normalità e quotidianità, vive al pari dell'essere umano a sostegno del quale il Concilio è nato, non aiuteranno, non serviranno se non a soffocare un Paola Carbone po' di quella fede che ciascuno, a proprio modo ha o cerca. IL FATTO 10 Fu Paolo VI, nel 1967 a indire il primo anno della fede, all’indomani della chiusura del Concilio proprio per ravvivarla e purificarla. Adesso Benedetto XVI pone al centro dell’appuntamento la nuova evangelizzazione che chiede maestri ma soprattutto testimoni. Ai governanti: “Tocca a voi essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non lo dimenticate: è Dio, il Dio vero e vivo, che è il Padre degli uomini. A voi la Chiesa non chiede altro che la libertà. La libertà di credere e di predicare la sua fede”. Agli intellettuali: “Continuate a cercare, senza stancarvi, senza mai disperare della verità! Ma non dimenticatelo: se il pensare è una cosa grande, pensare è anche una responsabilità”. Agli artisti: “Non rifiutate di mettere il vostro talento al sevizio della verità divina! ”. Alle donne: “Riconciliate gli uomini con la vita. O voi donne, che sapete rendere la verità dolce, tenera, accessibile, impegnatevi a far penetrare lo spirito del Concilio nelle istituzioni, nelle scuole, nella vita di ogni giorno”. Ai poveri e ai malati: “O voi tutti che sentite più gravemente il peso della croce, voi che siete poveri e abbandonati, sappiate che non siete soli, né separati, né abbandonati, né inutili: siete i chiamati da Cristo, la sua immagine vivente”. Ai giovani: “Vi esortiamo ad ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo. La Chiesa vi guarda con fiducia e con amore. Guardatela e ritroverete in essa il volto di Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità”, che gli uomini di Chiesa dovrebbero testimoniare nella povertà. ontagna Nostra Un corso di italiano per i bambini francesi E ’ un bellissimo progetto che sognavo da tempo e ho visto che si puoi fare, spero molto di fare corsi in altri comuni dove ci sarà il bisogno. Su le 3 prime settimane d’Agosto, i bambini ci ritrovano 2 mezze giornate e così sono stati 6 lezione di 2h30. Fare che l’italiano non sia più una lingua straniere per loro, che ritornano tutti gli anni, e che con qualche parole, possano comunicare con gli altri I bambini erano entusiasti e non vedevano l’ora di andare al corso. La giovane ragazza parlava solo italiano e ha saputo metterli in gioco. L’ultimo giorno, genitori e nonni erano invitati ad ascoltare i bambini con non solo la Marseillaise, ma Fratelli d’Italia (con il foglio in mano) e la canzone dei colori. Poi per chiudere i corsi per quest’anno, una merenda con le torte di ricotta e crostate, tipici di Ferriere. L’AS.PA.PI. ringrazia il Sindaco Antonio Agogliati, di avere messo a disposizione una sala comunale, e ringrazia, Vittoria “ la professoressa “ che ha reso i bambini felici di andare a lezione ! Speriamo molto ricominciare l’anno prossimo, perché tutti i bambini l’hanno chiesto. Josiane Balderacchi Serge e Anne Marie Taravella, da Sartronville (Francia) in vacanza per qualche giono nella natia Rocca. Un ritorno sempre gradito e atteso! In foto Serge e Anne Marie in piazza a Ferriere con il vigile Giovanni Cassola 11 ontagna Nostra ontagna Nostra Scomparso don Lorenzo Marchi S i è spento don Lorenzo Bernardo Marchi, sacerdote piacentino-argentino particolarmente legato all’alta Valdaveto. I suoi genitori Antonio Celeste e Secundina Cassola, infatti, migrarono a Buenos Aires da Castelcanafurone, quando il loro primogenito era già stato concepito. Lorenzo nacque il 28 ottobre 1925 a Lomas de Zamora: in 86 anni di età ne dedicò ben 67 alla professione religiosa, di cui 56 al sacerdozio nell’ordine “Piccola opera della Divina Provvidenza – Don Orione”. Durante la lunga vita, don Lorenzo si occupò soprattutto di formazione dei ragazzi poveri. Non dimenticò tuttavia le sue origini. I parenti dell’alta Valdaveto lo conobbero e rividero in quattro occasioni. La prima volta che venne in Italia, nel 1960, don Lorenzo soggiornò a Castelcanafurone dalla nonna Emilia. Vent’anni dopo fu ospitato dalla cugina Gina Bongiorni a Piacenza. Nel 2004 venne accolto dalla cugina Ada Cassola a San Nicolò. Nel 2005 festeggiò i 50 anni di sacerdozio partecipando a un importante rito pastorale in Vaticano, seguito dall’ultima visita ai parenti. “Quando era a Piacenza – ricorda la cugina Ada che lo ospitò anche nel 2005 – era in continuo movimento: manteneva i rapporti con i parenti in vita e si recava spesso a pregare sulle tombe di quelli defunti. Prendeva nota di tutto. Scriveva il nome e le età di ogni figlio e nipote dei cugini italiani per poi, appena rientrato in Argentina, poterli riferire con esattezza ai fratelli Lita e Raoul”. Don Lorenzo, compiute le scuole primarie fino al sesto grado, nel 1940 fu accolto da don Giuseppe Montagna alla cittadella della carità del Piccolo Cottolengo a Claypole (Buenos Aires). Nel collegio di San José fece il corso ginnasiale e il noviziato, concluso con l’emissione dei primi voti l’11 febbraio 1945. Continuò a studiare e nel frattempo cominciò la sua missione come assistente e insegnante dei ragazzi bisognosi. Fu ordinato sacerdote nel 1955. Diventò vicedirettore all’Hogar “Torello” di Mercedes, vicario e animatore pastorale al Piccolo Cottolengo di Claypole; nel 1967 tornò al “Torello” come dirigente. Dal 1974 al 1979 diresse scuola e parrocchia di General Lagos (Santa Fé); per un ventennio fu superiore generale della comunità di Villa Dominico (Buenos Aires) che comprendeva scuole primarie e secondarie. Divenne economo e collaboratore al Santuario d’Itati. Infine, nel 1996, tornò definitivamente al Piccolo Cottolengo, dove è spirato il 15 aprile 2012. Don Lorenzo riposa nel cimitero della sua Congregazione, vicino alle tombe dei genitori. In foto don Marchi durante la sua ultima visita in Italia nel 2005: nella pagina accanto a Ferriere con i cugini Cassola e sopra accanto alla cugina Ada. Ricordiamo don Giuseppe Ferrari 12 A pochi mesi dalla scomparsa ricordiamo don Giuseppe Ferrari, per tanti anni parroco a Farini, dove ha profuso le migliori energie a favore della comunità. 13 ontagna Nostra in primo piano Una nuova luce per Pertuso P 14 ertuso, una delle nostre innumerevoli frazioni, posta ai piedi del monte Ragola, punto logistico di partenza per escursioni ai prati Grande e Mollo e lago Bino, centro di grandi bellezze ambientali in grado di esercitare una forte attrattiva per gli escursionisti e gli amanti della montagna, da diversi anni si caratterizza anche per singolari e forti azioni sociali ed economiche. Da numerosi decenni una consistente parte dei suoi cittadini è emigrata a Genova e a Piacenza, ma tutti conservano un forte legame con la terra d’origine. Da molti decenni i residenti hanno sviluppato il Comunello trasformandolo in una fonte di reddito. Inoltre dal 1975 è in funzione la Cooperativa monte Ragola che ancor oggi – per la caparbietà, l’intelligenza e la forte capacità imprenditoriale di Giovanni Cavanna, rappresenta una grossa realtà economica per tante famiglie del luogo. Da tempo il paese vive un clima di amicizia, di solidarietà e di grande ospitalità: la trattoria Cavanna, gli eredi dei pionieri del turismo locale Antonio e Pietro Cavanna, è il fulcro e il motore della vita sociale del paese. Da sabato 13 ottobre 2012 una nuova inziatica costituisce un’importante pagina della storia del paese: si è accesa una nuova luce, speranza per il futuro. Una centralina elettrica che produ- ce in modo intelligente e pulito energia elettrica è a servizio e a supporto della debole economia di zona. Una turbina di ultima generazione rappresenta la sintesi di anni di lavoro, di impegni, di speranze e di aspettative. Alle 15, alla presenza del presidente della Provincia Massimo Trespidi, del Sindaco Antonio Agogliati e di tutti i “pertusini” si è inaugurato un piccolo gioiello di innovazione tecnologica in grando di incidere in modo attivo sull’economia dei residenti. Descrizione dell’impianto Pertuso è caratterizzato da una straordinaria ricchezza d’acqua e da moltissimo tempo si è dotato di un acquedotto rurale gestito da un consorzio di residenti e villeggianti. L’acqua in eccesso che fuoriesce dal “troppo pieno” delle due vasche dell’acquedotto, viene raccolta in una nuova vasca costruita dalla società appena sorta e situata a 1.161 m. sul livello del mare. Attraverso una condotta completamente interrata viene portata nella frazione in un locale appena e ap- ontagna Nostra positamente acquistato con un dislivello di 150 metri. Grazie a tale dislivello l’acqua genera una pressione di circa 14 atmosfere e, attraverso una turbina di nuova generazione, produce energia che viene immessa in rete. L’intero impianto è stato progettato dall’ing. Aldo Galleti ed è stato realizzato dalla ditte Molinelli di Ponte dell’Olio e dalla Cooperativa Monte Ragola del luogo. Direttore dei lavori il geom. Matteo Cavanna. La storia La volontà e la determinazione di fare un salto di qualità nel contesto dell’economia del territorio trova concretizzazione domenica 26 dicembre 2009, quando un gruppo di Pertusini si riunisce nella trattoria per verificare la fattibilità dell’utilizzo dell’acqua eccedente il fabbisogno dell’acquedotto per la produzione dell’energia elettrica. Dopo altre riunioni, nell’assemblea pubblica del 17 agosto 2011 si è deciso di procedere alla costituzione della società. Domenica 11 marzo 2012, a Piacenza, alla presenza del notaio Ferrerio, (assistito dal rag. Giorgio Ghittoni) 68 cittadini, legati a vario titolo alla frazione, hanno costituito la “Pertuso Elettrica Srl”. Crediamo di poter affermare che domenica 12 marzo rappresenti per l’alta Valnure un fatto epocale, sia dal punto di vista sociale (68 persone di una piccola frazione concordano e si ritrovano d’accordo per sviluppare il loro paese), sia dal punto di vista economico, perché la società appena formata dovrà essere di aiuto all’economia del territorio. La società ha la finalità di costruire e gestire la centrale idroelettrica. L’iter burocratico per l’inizio lavori ha vissuto anche momenti “difficoltosi” soprattutto legati il rilascio della concessione necessaria. Alcuni dati tecnici Portata media: 28 litri di acqua al secondo Potenza massima di 68 Kw per una produzione stimata di 290.000 Kwh all’anno Turbina Pelton automatica con generatore di potenza di 80 kW a 400 V. Il Consiglio di Amministrazione: Presidente: Matteo Cavanna Consiglieri: Giorgio Cavanna Testa Aldo Iselli Teresa Galleti Aldo Un ricco buffet, preparato dalle famiglie, ha chiuso la giornata... di speranza. 15 ontagna Nostra A Stefano Bertuzzi il premio “Angil dal Dom” S 16 tefano Bertuzzi, piacentino, ricercatore in America, sposato con Elena Bisagni e padre Davide e Celeste ha ricevuto il prestigioso premio “Angil dal Dom”. Il prof. Stefano Bertuzzi, 46 anni, è manager della ricerca sulle patologie neurologiche e mentali nell’amministrazione del presidente Usa, Obama. Si è fatto strada nel mondo, ma non dimentica le origini e chi gli ha dato la vita: papà Dante, scomparso da alcuni anni e per mezzo secolo nostro affezionato villeggiante e amico dei nostri monti che conosceva in modo particolareggiato, mamma Maria Pia Lodigiani, altrettanto affezionate frequentatrice del nostro paese. La stesso prof. Stefano, ospite anche quest’estate del capoluogo nell’appartamento famigliare di Casa Rossa, nel ricevere il premio ha citato “tra le cose belle” i momenti di lieto relax trascorsi fra noi. Omaggiamo questo pensiero pubblicando oltre la foto “ufficiale” scattata da Carlo Mistraletti durante la consegna del premio, anche un ricordo storico che ritrae la nonna Pasqualina e il papà Dante (a destra) in vacanza a Ferriere presso Mulino Boeri nel 1937 in occasione della prima Comunione di Lucia Moia e la mamma Maria Pia (prima a sinistra), in una classica uscita giornaliera sulla strada per Canadello. ontagna Nostra Ieri e oggi Stiamo vivendo un periodo particolare, sembra di essere giunti ad un, seppur molto terreno, “giudizio universale” nel quale si odono pubblicamente i peccati e sono portati alla pubblica conoscenza i peccatori ma … manca del tutto il pentimento e la volontà di redenzione. Gli eletti non fanno uso ma abuso del mandato conferitogli, e lo fanno con tale sfacciataggine da convincerci addirittura abbiano le idee molto confuse in merito ai due termini “uso” e “abuso” e purtroppo non solo su questo. Chi và al mulino s’infarina, ma quando il macinato resta tutto sugli abiti degli avventori, è consumato, lavorato inutilmente. Spreco. Troppi “politici (?)” vivono speculando sul loro mandato. Ho scritto troppi, continuo a voler credere e sperare non siano tutti e vi spiego il perché: ormai molti anni fa, finite le scuole superiori, il mio comune di residenza aveva indetto un bando di concorso per un posto da impiegato. Ero eccitatissima all’idea di mettermi in gioco, tentare. La cosa mi faceva sentire finalmente adulta e responsabile: finalmente grande. Questo mio stato d’animo durò fino a che ne parlai a mio padre, allora vicesindaco, durò fino a che con calma mi fece capire quanto in realtà, vista la sua posizione, io fossi (se pur inconsciamente) piccola, immatura e irresponsabile per il solo aver pensato di voler partecipare a quel concorso. E’ stata una della più belle lezioni di vita che mi ha lasciato. L’impressione è che oggi, così come si confonde l’uso con l’abuso, si confonda anche l’onestà con la stupidità. E di tutto questo si è stanchi! Si è stanchi di veder interpretato il silenzio come assenso e la mancata partecipazione come disinteresse. Non c’è assenso ne’ disinteresse, al contrario c’è tanta rabbia, tanta indignazione e la paura di quel che, abbandonati gli argini, possono portare. Reputo molto grave non si capisca e non si tenga conto della necessità di un giusto risveglio delle coscienze. C’è un detto napoletano che mi sentirei di pronunciare come consiglio a ciascuno di lor signori “Statte accuorto, l’acqua è poca e a papera nun galleggia”. Paola Monterosso ringrazia tutti coloro che hanno contribuito con un'offerta alla ricostruzione del paese, dopo la terribile alluvione dell'ottobre 2011. Su questo muro, che sarà completamente rivestito di pietre incise con dediche e nomi dei tanti benefattori, compare anche il nostro coro “Le Ferriere”. 17 ontagna Nostra ontagna Nostra 61° Festa Granda degli Alpini a Ferriere S abato 15 e Domenica 16 settembre a Ferriere si è tenuta la 61° Festa Granda degli Alpini. Questo Raduno delle Penne nere denominato Festa Granda viene organizzato ogni anno in un diverso Comune della provincia e raccoglie le adesioni di tantissimi Alpini, provenienti dai vari gruppi provinciali ma anche dalle altre regioni limitrofe. L’inaugurazione dell’evento si è tenuta sabato pomeriggio con il ricevimento delle autorità da parte dell’amministrazione comunale, le cene riservate agli ufficiali ed alle personalità presenti e lo spettacolo dei cori. Si sono esibiti il Coro A.N.A. Valnure, il Coro Alpino Val Tidone ed il locale Coro Le Ferriere. Domenica mattina gli Alpini sono intervenuti in grande numero, circa duemila, radunandosi presso il monumento ai caduti per la cerimonia dell’alzabandiera e la deposizione di una Corona in memoria dei caduti delle due guerre mondiali. Da 18 qui la fanfara della Brigata Taurinense ha guidato la sfilata per le vie del paese, seguita in parata da una rappresentanza degli Alpini in armi, dai gonfaloni dei Comuni, dai Vessilli decorati con le medaglie al valor militare, dai gagliardetti dei Gruppi Alpini, dagli oltre 20 Sindaci della Provincia intervenuti, dalle alte cariche dell’esercito, dalla Banda Alpina di Pontedell’olio e da tutti i gruppi Alpini presenti. Non sono mancate le curiosità a disposizione del pubblico intervenuto per salutare le penne nere, come i 3 muli presenti, simbolo di caparbietà e di forza fisica, che venivano utilizzati in passato dagli Alpini per i difficili trasporti di montagna. Presenti nella Sfilata anche una rappresentanza dei volontari Alpini della Protezione Civile e del Club Alpino Italiano. Alla fine del corteo, con orgoglio, ha sfilato il Gruppo Alpini di Ferriere che ha organizzato la manifestazione in collaborazione con il Comune e la Sezione di Piacenza. Era dal 1975 che non si teneva la Festa Granda nel Capoluogo dell’alta Val Nure. Il lungo Corteo ha raggiunto piazza delle Miniere e tutti i partecipanti si sono schierati per prendere parte alla Messa Il capoluogo invaso da migliaia di penne nere Solenne al campo, celebrata da Antonio Lanfranchi, Arcivescovo di Modena Nonantola, originario di Grondone. Sua Eminenza, nell’ omelia ha ricordato quanto gli Alpini siano importanti nella nostra società, perché sempre pronti e disponibili ad aiutare il prossimo, ponendo l’accento sui recenti interventi degli Alpini in occasione del terremoto in Emilia. Al termine della messa il Presidente Provinciale degli Alpini Bruno Plucani, il Capogruppo di Ferriere Luigi Malchiodi ed il Sindaco di Ferriere Antonio Agogliati hanno salutato tutte le autorità presenti e tutti gli Alpini intervenuti ringraziando per avere contribuito con la loro presenza alla riuscita della manifestazione. Infine si è tenuta la cerimonia del passaggio della stecca dal Gruppo di Ferriere al Gruppo di Podenzano, il quale organizzerà la Festa Granda nel 2013. Dopo il “Rompete le righe” si è passati al momento conviviale allietato dai vari punti di ristoro a base di specialità della tradizione culinaria piacentina. Tutti i Ristoranti del paese erano a disposizione con i loro menù tricolori, supportati dagli stand gastronomici della Pro Loco di Ferriere e del Gruppo Alpini di Carpaneto. Nel pomeriggio si sono susseguite esibizioni e Carosello della Fanfara della Brigata Taurinense e delle Majorette. Gianelli Riccardo Il medico Sabri con l’alpino Carlino di Costa Curletti. Sabri ha indossato il cappello in onore dei “veri alpini” e in particolare ricordando l’amico Sandrino Bergonzi scomparso da pochi mesi. Antonio Barbieri di Pomarolo, 90 anni, il più “vecio” dei nostri vecchi alpini, riceve una targa dal col. Rossi, originario di Ciregna. 19 ontagna Nostra ontagna Nostra Ritrovi di Coscritti Classe 1975 Classe 1937 Classe 1994 Classe 1952 Classe 1967 Classe 1957 20 21 ontagna Nostra ontagna Nostra Particolarmente intensa quest’anno N ote di Primavera, il concerto del 21 aprile ha aperto, come ogni anno, l'estate musicale. Il coro dei bambini “Le Verdi Note” diretto da Lucia Rossi ha meritato i primi scroscianti applausi del pubblico con i brani: Ci vuole un fiore e Come Follow Me. Ospite della serata il Coro ANA Valnure diretto dal M° Gianrico Fornasari che ha proposto brani della tradizione delle nostre vallate e canti dei nostri alpini. Nella seconda parte della serata il Coro Polifonico “Le Ferriere” ha proposto numerosi brani del proprio repertorio. Molto applausi soprattutto per: “Io Vagabondo” e “Che sarà” su arrangiamento del M° Massimiliano Pancini. Il Concerto d'Estate del 17 agosto ha avuto una grande presenza di pubblico. Per l’occasione le “coriste” hanno sfoggiato un nuovo look: una graziosa casacca color salmone, mentre i “coristi” dovranno atttendere momenti migliori... per la cassa. Il programma proposto è stato ricco ed ha spaziato dai brani della tradizione a quelli più moderni. La Presidente del Coro ha ringraziato i presenti per il calore e gli applausi che hanno accolto i i vari canti e i coristi per l'impegno e il contributo che ogni anno sanno dare all'estate ferrierese. 22 “Consentitemi - ha detto al pubblico presente - di abbracciare affettuosamente i veterani di questa corale Bocciarelli Antonio e Vanini Dino per la loro continua e importante presenza”. Il 19 agosto la corale ha riproposto lo stesso repertorio nella chiesa di Centenaro per una serata benefica. Le offerte sono state donate alle Suore gianelline per il progetto del reparto di Maternità di un ospedale nel Congo. Suor Maurizia Pradovera, assistente della Madre generale ha ringraziato il Coro sottolineando come: “La musica e il canto sono il segno della bellezza e della sinfonia della Trinità ed è bello usare i doni ricevuti anche per fare il bene. Grazie di cuore a te e a tutto il gruppo a nome di tutte le Figlie del Gianelli sparse per il mondo”. L’attività del Coro è continuata con un simpatico concerto a Pertuso. E poi la partecipazione al Concerto che ha preceduto la FESTA GRANDA dedicata agli alpini. Il 21 settembre, su invito del Coro Montenero, il gruppo corale ha partecipato a Ponte dell'Olio alla Rassegna “Cantare in Coro”. Tutto non finisce qui; al Coro spetta per i prossimi mesi, ancora tanto lavoro. l’attività del Coro “Le Ferriere” Sabato 23 agosto presso l'aula consigliare del Comune di Ferriere ,il Sindaco Antonio Agogliati ha presentato al pubblico un volume che raccoglie fotografie e articoli giornalistici degli eventi più significativi e dei concerti della corale ferrierese dal suo nascere fino all'anno 2008. Il Sindaco ha espresso sentimenti di gratitudine ai coristi, al maestro Massimiliano Pancini e alla Presidente Lucia De Micheli per l'attività svolta in questi anni , per il continuo impegno e desiderio di mantener viva la tradizione del “cantare insieme” che in montagna ha anche un valore sociale. La Presidente, a nome anche del gruppo, ha ringraziato il Sindaco e l'Amministrazione comunale per il concreto sostegno a favore della corale. Il Sindaco ha poi offerto nell'ex sala consigliare un ricco rinfresco. Il volume è stato regalato al pubblico presente e la corale ne farà dono a chi ne faccia richiesta. Concerto lirico “Gino Del Forno” Il campanile della chiesa suona le 23: il clima è ideale perchè la gente che esce dal concerto lirico si possa soffermare a commentare: ”Che bravi! Che stupenda serata! Che emozioni!”. Il concerto che ogni anno si tiene nella prima settimana di agosto in memoria del tenore L. Del Forno, è appena terminato. Don Giuseppe all'inizio della serata, ha ricordato il tenore scomparso, ma sempre vivo nella memoria di tutti. A seguito dei tristi eventi che hanno sconvolto la comunità ferrierese è stato difficile rompere quel silenzio che gravava sul paese. “Accomunati dalla stessa tristezza non troviamo le parole adatte - ha detto la Presidente del Coro - per salutarci con l’entusiasmo che ci ha sempre animato”. Insieme ora ricordiamo Annalisa con un minuto di silenzio e poi il canto della dolcissima AVE MARIA di Cuccini cantata dal soprano Susie Georgiadis Tanta, tanta bella musica con un cast delle grandi occasioni. Lunghi applausi hanno accompagnato ogni volta i vari brani presentati con tanta competenza da Bertolotti. Una serata veramente da non dimenticare. Lucia De Micheli. Questa estate il consiglio della Croce Azzurra ha accettato con rammarico le dimissioni del presidente Paolo Barbieri, che tanto ha dato alla nostra associazione in questi anni; la sua carica infatti ha visto importanti cambiamenti in virtù dell’adeguamento al soccorso sempre più moderno e collaborativo al 118 provinciale, il tutto sempre svolto con la piena e solidale collaborazione di tutto il Direttivo e di tutti i militi. Facciamo tanti auguri di buon lavoro al nuovo presidente Stefano Boeri. Ricordiamo inoltre che alcuni nostri bravi militi sono partiti a sostegno delle popolazioni terremotate dell’Emilia per dare il loro prezioso aiuto: Lisa Draghi, Mirco Bergonzi, Alessandro Draghi, Marco Andrea Bonizzi. Per il secondo anno il coro “Le Ferriere” ha organizzato brevi concerti nel tardo pomeriggio, al termine della S. Messa nella chiesa parrocchiale di Ferriere. Il 16 agosto la nostra brava ed apprezzata Eva Randazzo si è esibita all'arpa con brani molto impegnativi e di grande coinvolgimento emotivo. Alla fine dei brevi concerti, il Coro ha offerto l’aperitivo ai presesenti. 23 ontagna Nostra ontagna Nostra Quando si “scartocciava la melica” S Improvvisati cantori, sempre disponibili ad allietare diverse occasioni di incontro. L’ultimo sole di..... primavera. Una panchina per un salutare relax dopo saranno stese su una coperta e messe al sole a seccare per poi essere “sgranate”. “Domani sera dove si và?”, chiede uno. “Dalla Nella”, risponde un altro. Il rito si ripete ogni sera, fino all’ultima pannocchia. Silvana Ballerini Ricordiamola Garilli Maria in Sartori Dune ha concluso felicemente l’annata del 2012 e si prepara per il 2013 con un nuovo programma. Per il prosieguo dell’attività c’è bisogno del tuo contributo. Ti potrai informare presso i delegati addetti telefonando ai numeri: 338 7878158 24 ono le 9 di sera. Sull’area di Secondo, a Casaldrino, ci siamo tutti. Al centro dell’aia campeggia un bel mucchio di pannocchie da scartocciare e tutt’intorno sono collocati dei tronchi d’albero che serviranno per sedersi. Si comincia a scartocciare la melica. Le pannocchie vengono liberate dalle brattee che serviranno per confezionare materassi. Si lavora con entusiasmo, con abilità e non ci si accorge che il tempo passa. Poi qualcuno intona una canzone: “mai più non canto, mai più non ballo perché il mio amore l’è andà a soldà…” a cui tutti si uniscono. A mezzanotte tutto è finito. Le pannocchie gialle scartocciate sono là, sulla “bena”, la slitta che serve per portare il concime dalla stalla ai campi. Il giorno 349 6074883 E’ successo tutto all’improvviso,di notte; senza alcuna spiegazione, si è addormentata lì nel suo letto vicino a suo marito, il suo complice di sempre l’ha voluto vicino anche nel momento più difficile della vita: la morte. E’ sempre stata una donna forte mia nonna, determinata e indaffarata, impegnata in mille e più faccende che sempre portava a termine con successo; premurosa e presente con i figli e i nipoti sia nelle gioie che nelle difficoltà, e sempre disponibile con chiunque avesse bisogno del suo aiuto. In tutto quello che faceva si percepivano la spontaneità, la semplicità, e la gioia di fare; doti queste che le hanno permesso di vivere la sua vita intensamente nella quotidianità, apprezzando al meglio anche le più piccole cose. Mia nonna è stata e sarà sempre un esempio per me e per chi l’ha conosciuta: sono certo che nel suo piccolo sia stata capace di lasciare una parte di sé in ognuno di noi. Grazie nonna Sara e Simone 25 ontagna Nostra Ferriere Natale: riscopriamo il valore della famiglia. La famiglia è in crisi I l Natale ci riporta tutti nel calore della famiglia dove siamo nati e cresciuti, ma oggi non è più così. Oggi la famiglia è in crisi ed il rischio è grande. Eppure la famiglia è lo scheletro della società occidentale, laica o cristiana che sia, perché l’impianto famiglia è naturale. Non serve solo ai credenti, ai laici, ai politici, ai sociologi e a tutti coloro che sperano nei figli come continuatori di vita. E’ una struttura così importante, indispensabile, solidissima, che ora ci permettiamo di bistrattare – cancellare anche se comunque sta ancora in piedi. Struttura che è alla base della società, ma che suppone fondamenta di cemento armato e sbarre di acciaio, di valori forti e chiari senza i quali anche il cemento armato non durerebbe. Quando ci si “innamora” non c’è difficoltà che tenga, ma poi l’amore umano è debole – fragile, si stanca. Solo con la forza di Colui che è la sorgente dell’amore si può andare avanti. A tutti Buon Natale e un felice 2013! Don Giuseppe 26 ontagna Nostra Un momento di partecipazione spontanea dei bambini alle celebrazioni festive. Papa Benedetto ha indicato dieci vie per crescere nell’Amore: - Mantenere un costante rapporto con Dio nella preghiera; - Coltivare il dialogo; - Rispettare il punto di vista dell’altro; - Essere pronti al servizio; - Essere pazienti con i difetti altrui; - Saper perdonare e chiedere perdono; - Superare con intelligenza ed umiltà gli eventuali conflitti; - Concordare gli orientamenti educativi; - Essere aperti alle famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella comunità civile. Ma Padre Antonio Mazzi nell’incontro sulla famiglia si è chiesto Cos’è l’Amore oggi C os’è l’amore oggi? Cos’è il corpo oggi? Essere uomo, donna bambino, appartenere un amore sconfinato, unico, profondo, esclusivo, nella buona e nella cattiva sorte, lo può fare solo un credente praticante o anche un “cercatore di credenze vere, di verità profonde”? La sofferenza, l’incomprensione, la diversità, la parità dei diritti e dei doveri, fa ancora parte del basamento, dello zoccolo duro della famiglia? E chi sbaglia, o ha creduto in un’esperienza d’amore che poi si è manifestata perdente, deve vivere in fondo al colonnato del duomo? I sacramenti per chi li desidera, anche se “peccatore”, vanno negati in attesa di una sentenza che per il Vangelo è già stata risolta positivamente, o i preti arriveranno solo e sempre a una benedizione e mai a un’assoluzione? Il dono dell’amore è naturale prima che essere cristiano e battezzato, oppure è solo dentro le mura del tempio che l’amore vince, con tutte le regole predefinite? Potrà, in questi anni, la Chiesa dimenticare di essere Chiesa, per diventare madre, ancella, porta, sorella, consolazione, serenità, semplicità? Lavorando nel mondo in cui lavoro, ho capito quanto ci siano voglia e bisogno di Dio anche da parte di coloro che si dicono credenti ma non praticanti. E cogliendo un’altra pagina del Vangelo, ho capito che la Chiesa può seminare l’amore vuoi sul terreno buono, vuoi tra gli sterpi, vuoi tra i sassi. E su alcune disposizioni, non sarà che anche la Chiesa dovrà cambiare per essere più conforme all’amore misericordioso del Dio fatto uomo? Il cardinale Martini, l’uomo del dialogo, è uscito dai cosiddetti “valori non negoziabili” affrontando argomenti scomodi, per i quali è tabù parlare di comunione ai divorziati, contraccezione, accanimento terapeutico, ecc. Morendo diceva: “Vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace, che spesso mi assale un senso di impotenza. La Chiesa è rimasta indietro. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’Amore? 27 ontagna Nostra ontagna Nostra C Felicitazioni! Grazie! on il cuore in mano, grata e commossa, voglio ringraziare mia sorella Giulia e mio nipote Angelo, che vivono in America, per il meraviglioso dono ricevuto della carozzina elettrica, per me ormai indispensabile. Non ho parole, siamo separati dall’oceano, ma quando c’è amore non ci sono ostacoli e distanze. Mi sono sempre materialmente e moralmente vicini, ci sentiamo una volta alla settimana e per questo, malgrado le mie “disgrazie” mi sento fortunata e considerata. Grazie Giulia e grazie Angelo, che Dio vi benedica. Saluto anche la mia montagna e la “mia” classe del ‘50. Nina Stefanina Preli e Giulio Bergonzi si sono trovati con famigliari, parenti e amici per festeggiare il 50° di matrimonio. Tra i presenti monsignor Piero Bracchi, che il 29 settembre 1962, a Gambaro, ha celebrato il loro matrimonio. Attraverso Montagna Nostra i festeggiati vogliono ringraziare il sacerdote per la sua vicinanza a tutti gli avvenimenti lieti e tristi della loro famiglia. La radice della crisi I Marianora Bergonzi mostra orgogliosa la nipotina Annalisa. Con loro il medico italo francese Renzo Manfredi. 28 l gesuita Francesco Occhetta, sostiene che l’attuale crisi economica non è tanto questione di una crisi finanziaria, ma piuttosto di una crisi morale – spirituale – di valori. Afferma che l’Occidente sia colpevole di otto grandi peccati: 1) Benessere senza lavoro (perché certi tipi di lavori nessuno li vuole fare), 2) Educazione senza morale, 3) Affari senza etica, 4) Piacere senza coscienza, 5) Politica senza principi, 6) Scienza senza responsabilità, 7) Società senza famiglia, 8) Fede senza sacrificio. Ricorda i valori della Costituzione italiana che ha un chiaro valore – madre, quello della “persona umana” e nove principi fondamentali che la proteggono e gli danno vita: 1) Principio democratico, “la sovranità appartiene al popolo” 2) Principio personalistico “pieno sviluppo della persona umana” (art.3) 3) Principio pluralista che promuove le comunità intermedie tra individuo e stato (famiglia, partiti, sindacati, associazioni come strumenti dello sviluppo della persona) 4) Principio del lavoro 5) Principio della solidarietà 6) Principio dell’uguaglianza sia di fronte alla legge sia nella società 7) Principio dell’autonomia 8) Principio di laicità che comporta la distinzione tra Stato e Chiesa, la loro reciproca autonomia e collaborazione 9) Principio pacifista, con cui si ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà. 29 ontagna Nostra ontagna Nostra Estate 2012 a Ferriere Q uando l’ho sentita ho pensato: siccome sono un ‘forestiero’ vogliono divertirsi alle mie spalle; infatti la notizia era di quelle paradossali: a Ferriere erano arrivate le dune! D’accordo che l’estate era molto calda e secca ma trovarsi in mezzo al Sahara mi sembrava un po’ eccessivo; ed invece ho dovuto ricredermi, le Dune erano veramente giunte in quel di Ferriere, anche se non erano quelle gobbe di sabbia desertiche a cui automaticamente pensiamo quando sentiamo questo sostantivo; ma che soffiassero con l’impetuosità del ghibli non c’era dubbio. Grazie all’iniziativa di alcuni giovani, dei commercianti, dell’amministrazione comunale e della proloco e con la collaborazione nelle manifestazioni di abitanti e villeggianti il paese ha vissuto un periodo estivo indimenticabile; veramente se il clou è stato il mese di agosto, anche nei mesi precedenti le Dune hanno lavorato intensamente organizzando gite tematiche, alla domenica, in cui si sono ricordati i mestieri, ormai persi, ma che non devono uscire dalla memoria, alternate ad escursioni nei luoghi più suggestivi che circondano Ferriere: in successione, accompagnati da esperti, si sono visitate le vecchie miniere di ferro e di rame apprezzando l’allestimento del piccolo museo delle ferriere; abbiamo fatto esperienza con le risorse ittiche; siamo andati al vecchio mulino di Pertuso ed abbiamo assistito alla preparazione della farinata; una esposizione di vecchi attrezzi agricoli all’interno di una antica abitazione contadina ci ha riportato indietro nel tempo quando il lavoro in campagna spezzava la schiena; a Toazzo si è ammirato l’intenso lavoro che le api effettuano per fornirci il miele; a Perotti l’invitante profumo del pane, cotto con l’arte delle antiche usanze, ha preceduto la sua altrettanto appagante degustazione; abbiamo risalito le pendici del monte Nero con le sue impronte glaciali; abbiamo raggiunto i laghi Moo e Bino nei pressi dei quali è possibile rintracciare delle rare specie di piante carnivore ed ammirare, sulla superficie del Bino, la fioritura delle ninfee; in mountain bike, divisi per capacità, si è scorazzato per i sentieri; una sera alle pendici dell’Albareto ci siamo estasiati nell’ammirazione 30 Carlo Scrocchi e Antonio Draghi: un incontro per ricordare un comune passato. della volta celeste con l’ausilio di un telescopio; sotto la cima del monte Carevolo si sono ripercorsi gli itinerari utilizzati dai contrabbandieri; a Gambaro il castello dei Malaspina ci ha ospitati per un tuffo nei secoli passati con la narrazione delle trame ordite per la supremazia tra signorotti del luogo; i frutti del sottobosco, mirtilli, more, lamponi hanno fatto da contorno ad un’altra uscita; la cascata del Lardana, sebbene con poca acqua, si è fatta ammirare nel suo ambiente suggestivo; il maestoso ed elegante volo dei rapaci ha catturato i nostri occhi. Quanto sopra tutte le novità; ma oltre a queste, sempre con la collaborazione di Dune, si sono svolte le tradizionali manifestazioni: in agosto le passeggiate condotte da Sergio Ravoni che permettono ogni anno di conoscere e riscoprire il territorio dei monti liguri-piacentini; la fiera di san Giovanni; la festa in quota; la festa delle fragole; la bellissima festa provinciale degli alpini; a fera de’ bestre; e per la prima volta la festa d’autunno organizzata dal comune. Inoltre le folcloristiche manifestazioni di Casa Montagna che danno come sempre un tocco di internazionalità al paese. Ma, come accennavo sopra, il top si è raggiunto nel mese di agosto; tutti i giorni grazie a degli animatori veramente eccellenti, si avevano a disposizione, e gratuitamente, corsi di ginnastica: al mattino pilates ed al pomeriggio zumba; animazione per i bambini, gare di carte e, tutte le sere, spettacoli di varietà a cui talvolta partecipavano anche alcuni tra le centinaia di spettatori che accorrevano entusiasti ed applaudenti alle esibizioni. Spero di non essermi dimenticato niente e nessuno; nel caso faccio ammenda già da ora; non è facile ripercorrere il periodo estivo tenendo a mente tutto quanto. Mi auguro che questa iniziativa sia la prima di tante lungo gli anni a venire; un ringraziamento a tutte le persone che si sono prodigate per allietare, riuscendoci in maniera superba, l’estate. A proposito, cosa significa Dune? Per i pochi che ancora non lo sapessero l’invito è di venire a trovarci; saranno tutti lieti di accogliervi e svelarvi il ‘segreto’. Franco Leoni I fratelli Chiara e Andrea Faccin in vacanza a Ferriere con le loro famiglie. 31 ontagna Nostra ontagna Nostra Insieme da 30 anni Si sono sposati nel 1982, e oggi, a distanza di 30 anni, hanno voluto ricordare l’importante tappa di vita, assistendo alla messa e con un momento conviviale al Bar Barbara. Auguri! Un bellissimo incontro fra amici U n incontro fra amici è sempre un bel dono sia da parte di chi lo organizza che di chi lo riceve. Una testimonianza d'affetto, di attenzione, di condivisione che arricchisce le relazioni parentali di nuovi affetti, per cui non ci si sente mai soli. Se poi l'occasione dell'incontro scaturisce dal desiderio di festeggiare un compleanno diventa maggiormente significativa. Il 28 ottobre u.s. ci siamo riuniti in tanti amici a Rompeggio per festeggiare il compleanno di Danilo, il “nostro” farmacista. Una giornata particolare in cui fiocchi di neve venivano quasi subito cancellati da sporadici raggi di sole che illuminavano i colori autunnali in uno scenario di diversità naturali che rendevano ancora più veri gli auguri espressioni di esperienze diverse per cui ciascuno aveva un grazie particolare da porgere al festeggiato. Il grazie di tanti amici, il grazie di tutti i montanari che nel loro farmacista trovano sempre la competenza di un consiglio professionale, la disponibilità a risolvere i problemi della lontananza col recapito delle medicine a domicilio, l'umanità nel condividere i momenti di dolore con la sensibilità di misurare le parole per non suscitare false speranze, ma nello stesso tempo donando una sua partecipazione che consola. Auguri Danilo dai tanti amici e dai montanari ferrieresi che ti stimano e ti vogliono bene. Dina Congratulazioni Anche quest’anno l’Amministrazione e la Parrocchia hanno celebrato in modo ufficiale la ricorrenza del 4 novembre. 32 Un grazie all’Amministrazione comunale che dopo tanti anni ha provveduto a lavori di manutenzione straordinaria in numerosi cimiteri del Comune presentandoli per le festività dei Santi puliti ed ordinati. Ian Postuma ha conseguito la Laurea Magistrale in Fisica Nucleare all’università degli studi di Pavia il 29 febbraio 2012 con una Tesi sperimentale in Fisica Biomedica dal titolo: “A Neutron Autoradiography Method to Measure 10B in Biological Samples Applied to BNCT of Osteosarcoma” con relatore la Dott.ssa Silva Bortolussi. Lo studio si basa sulla ricerca di nuove molecole da utilizzare nell’innovativo trattamento BNCT (Boron Neutron Capture Therapy) per la cura dei Tumori. In attesa del bando per un posto nel dottorato di ricerca in Fisica, Jan lavora a Milano in una azienda di rating finanziario (Cerved Group), dove ho costruito e cura un portale internet per le attività interne all’azienda. 33 ontagna Nostra ontagna Nostra Ricordiamola Giuseppe Raggi, 90 anni, una tappa raggiunta in salute anche per le premurose attenzioni della figlia Mariuccia e del genero Ivano. Quagliaroli Ida ved. Cassinari Francesco Bergonzi, Chicco, mentre serve nel suo Ristorante. Un plauso a Chicco, che - pur lavorando - ha raggiunto il diploma di scuola superiore frequentando con volontà le serali. n. 16.04.1919 - m. 23.10.2012 Ida, una santa di casa nostra, che ha vissuto, come tante altre nostre madri per il bene della sua famiglia. Nata a Canadello, vissuta prima nella frazione e poi nel capoluogo, sposa di Bertino Cassinari, ha affrontato un cammino terreno irto di difficoltà e con pazienza, umiltà, fede e tanta buona volontà ha superato gli ostacoli che ogni periodo della sua vita le ha posto sulla strada. Supplente postina, Ida affrontava giornalmente i sentieri disseminati sul territorio per recapitare la posta fino a Cattaragna. Una cosa più facile da dirsi che da farsi che solo un fisico forte e disposto ad ogni tipo di fatica poteva affrontare. Ida ha cresciuto e curato la famiglia, ha partecipato alla vita sociale della parrocchia assumendosi responsabilità, incarichi e lavori di manovalanza: la ricordiamo come “priora” a coordinare le massare addette alla pulizia della chiesa. Colpita da lutti che segnano nel profondo del cuore, come la morte prematura del figlio Piero e della cara nipote Simona, Ida ha saputo vivere “senza pesare” ma con la fortuna di essere curata assistita con tanto amore sino all’ultimo respiro dal figlio Angelo. Riposa nel nostro cimitero. Ricordiamo Sandrino Bergonzi, scomparso da alcuni mesi, amico buono e sempre sorridente, in un momento di relax accanto alla moglie Mariuccia, alla cognata Rita e alla nipote Bianca. Il Bar, luogo di incontro e di relax per ferrieresi e villeggianti. 34 35 ontagna Nostra Canadello Festa dei nonni A bbiamo festeggiato i nonni il due di ottobre. Il calendario cristiano in quella data ricorda gli angeli custodi. E certo questi nonni che al mattino presto ricevono un bambino ancora addormentato e infagottato nelle coperte perché la mamma e il papà vanno al lavoro, che spingono passeggini, raccolgono giocattoli, asciugano lacrime e nasetti gocciolanti, vigilano su una febbre e tengono d’occhio prese di corrente, spigoli e minacce varie, sono davvero “custodi” come angeli per i loro nipotini. L’hanno già fatto anni prima, certo meno provati, perché allora la schiena non doleva e le ossa erano meno pesanti. Tutti sanno quanta energia ci vuole a tenere dietro alle esplorazioni dei piccoli, al gattonare e al camminare, alla smania di mettersi tutto in bocca, a tirare via da una vetrina o a distogliere da un capriccio. I nonni rendono partecipi i piccoli di un mondo speciale: c’è ancora il nonno che cura l’orto, che taglia un pezzo di legno, aggiusta una macchinina e fa sembrare straordinarie le azioni abituali. C’è ancora la nonna che impasta la torta e lascia fare una tortina a parte al suo piccolo assistente dalle mani impiastricciate e appiccicose, che ricorda filastrocche per far chiudere gli occhi quando è ora del riposino. I piccoli diventano grandi e il loro mondo si allontana. I nonni ancora infilano nelle tasche dei jeans dei nipoti cresciuti mancette per le diverse circostanze. Non hanno più altro da dare per fare sentire un affetto che dura. Finché un giorno gli angeli custodi dell’infanzia depongono davvero le ali e mostrano la loro fragile umanità. Quando i nonni non sono più angeli, ma umanità sguarnita, bisognosa, qualche volta difficile, talvolta capricciosa, persino la parola “nonno” cambia tono e significato; diventa quasi un insulto, quasi peggio del dire “vecchio”, perché almeno la vecchiaia è da un dato di fatto, un’età della vita di cui nessuno è colpevole, ma “nonno” diventa un legame tagliato, una sorta di svilimento della persona. Non c’è festa che tenga se la parola “nonno” non viene pronunciata all’interno di un affetto che dura nel tempo, quello di chi sa rendere un po’ della cura ricevuta. E non cresce nei nipoti se non è preceduto da quello dei figli. Allora i nonni restano “i nonni”, custodi della nostra più preziosa memoria anche quando la loro vacilla. Valeria Boldini I nonni, veri angeli custodi dei nipotini. 36 ontagna Nostra " ROCCA DELLA CROCE " una nuova croce per un futuro migliore I n un tempo caratterizzato da incertezze e paure come quello che stiamo vivendo oggi, può essere utile e procurare un pò di sollievo fare ricorso alla memoria di un tempo passato, in cui ritrovare valori e certezze oggi inesistenti. Proprio quest'estate è stata collocata sull'altura che domina il paese, chiamata da tempo immemorabile "Rocca della croce", una croce nuova di zecca,realizzata dalle abili mani di Draghi Valentino e sistemata con perizia da Bonfiglio Preli, coadiuvato dal nipote Fabio. Per la sua inaugurazione non sono state predisposte cerimonie ufficiali con tanto di taglio del nastro; come è nostra consuetudine abbiamo preferito affidare il compito di festeggiare l'avvenimento ai nostri giovanissimi rappresentanti,Arianna, Davide, Ester, Francesco, Mirian e Silvia, i quali si sono recati sul luogo con spirito gioioso e spensierato, consumando una veloce merenda.La presenza di questi giovani non è stata casuale, ma voluta in quanto essi rappresentano la speranza per un futuro migliore. Del resto, come ci ricorda la nostra dinamica Esterina Preli, autentica memoria del passato storico di Canadello, esiste una tradizione legata alla Rocca della croce, risalente, a suo giudizio, a circa 150 anni fa. A quei tempi era usanza praticare,nel mese di maggio, il cosiddetto "ufficio della campagna", una celebrazione religiosa propiziatoria che consisteva nel benedire le croci, con tanto di processione nel paese, croci che venivano poi sistemate nei campi seminati per proteggerli dalle intemperie. I Canadellesi, a quell'epoca, avevano deciso di sistemare una croce su un'altura che domina il paese e i campi , dove ogni anno, a maggio, si recavano in processione per la benedizione dei campi. Sembra che la prima croce venne fatta dal fabbricere di allora, Marco Quagliaroli, bisnonno di Roberto. La croce vecchia, realizzata da Luigi Draghi, padre di Valentino, attende un' onorata sitemazione (si accettano suggerimenti) Sulla nuova croce è stata posta una targhetta in bronzo che, oltre a ricordare la data e il nome dell'autore dell'opera, riporta una breve frase di incoraggiamento per tutti noi, specie in questi tempi difficili: NON TEMERE IL FUTURO Farinotti Antonio 37 ontagna Nostra Canadello nella Storia O gni volta che leggo la scritta posta sopra la porta d'ingresso dell'Oratorio di Canadello “FECIT 1551” mi chiedo quanto sia veritiera quella data; ora che ho più tempo da dedicare ai miei interessi, ho deciso di effettuare delle ricerche storiche per far luce su questo grazioso oratorio che ancora risuona con la sua campanella secentesca in tutta la vallata. Come primo documento riporto la sintesi della relazione fatta in occasione della visita apostolica del Vescovo di Rimini Castelli, avvenuta il 16 agosto 1579. La visita apostolica si differenzia da quella pastorale in quanto era effettuata da un vescovo proveniente da un'altra diocesi, secondo le disposizioni del Segretario del Concilio di Trento (1545-1563) il Card. Carlo Borromeo. " Ho visitato la chiesa di S.Vito, di Candela, che non ha rettore e non lo ha avuto per molti anni, come dicono gli uomini del luogo. E' di libera collazione. Posta in posizione pianeggiante sotto il monte Canadello. Non è consacrata,non ci sono giorni di festa dedicati. E' capace, circa 30 uomini che assumono la comunione. Tutte le case sono nei pressi della chiesa. Attraverso il territorio della parrocchia non transita fiume o torrente. Il reddito è di circa 9 lire imperiali che consistono in dieci pertiche di terra prativa concessa in enfiteusi ( forma di affitto).. e a 4 stara di frumento. Il reddito è incerto. In chiesa non vi sono cappelle o altari dedicati e in parrocchia non vi sono oratori o altri luoghi pii. Non vi è società. Non si distribuisce l'eucarestia. Non vi è battistero...l'altare è in materiale lapideo privo di ornamento. L'arcone non è dipinto e neppure dealbato (non imbiancato), così le altre pareti. Parte delle pareti è caduta... non vi sono sepolcri, non candelabri. Vi è una croce di legno non dipinta e in stato non decente." Seguono i provvedimenti che si devono prendere circa la chiesa parrocchiale di S.Vito. La chiesa parrocchiale di S.Vito a Canadello... da molti anni manca di rettore, sia unita alla chiaesa parrocchiale di San Michele di Rompeggio se non altra più comoda nello spazio di mesi. In questa chiesa non si celebri se non nelle pareti della parte restaurata, si sitemi l'altare e lo si doti di croce, candelabri, tovaglie palio, sacrario. Antonio 38 ontagna Nostra Campioni nostrani L ’estate è ormai un ricordo, ma per onor di cronaca, anche se con un certo ritardo, riportiamo una splendida notizia sportiva che ha per protagonista il nostro compaesano Alexandre Preli, il quale, in occasione del torneo di calcetto "Arcobaleno", diputatosi in agosto sul campo di Casa Rossa, ha ricevuto l'ambito riconoscimento di "miglior portiere" del torneo, vinto dalla squadra Boeri-Michelotti. Alexandre da anni partecipa ai vari tornei estivi, distinguendosi sempre non solo per le sue straordinarie abilità calcistiche, ma soprattutto per la sua correttezza e serietà. Non ci resta che attendere la prossima estate per assistere ad altre esibizioni di un vero campioni nostrano. Vorrei informare tutti coloro che desiderano inviare notizie, aggiornamenti, foto, ricordi ecc. relativi a Canadello può farlo su facebook.Canadello. Antonio Canadello si fa in quattro... Ilaria e Matteo, accomunati anche....... dalla stessa passione per i cavalli. 39 ontagna Nostra Cerreto Rossi Gesù viene. Come riconoscerlo? G esù è già venuto. Ma egli viene ancora. Bussa alla porta del cuore di ognuno. Basta volerlo accogliere. Sai che viene nascendo come tutti i bambini? Piccolo, inerme, con tutti i bisogni e le fragilità di un bimbo. Ed è proprio lui il Salvatore di tutte le debolezze. Dio è piccolo e debole. Viene, vive una vita comune, imparando un lavoro dal suo papà Giuseppe; ha una mamma Maria, vive in una regione piuttosto malfamata, la Galilea, in un paese chiamato Nazaret. Dio abita e viene nella vita quotidiana, abita in una casa comune tra le nostre case, non si fa notare. Dio è così. Quando è invitato a pranzo e alle feste, ci va volentieri, per essere in compagnia allegra e serena, ma anche per dire quel che pensa. Tra i commensali non lo noti forse, però se manca il vino della gioia, sarà lui a darlo, perché gli si consegni almeno la nostra povera acqua. Gesù viene umile, stanco per il tanto camminare, va in case comuni, soprattutto dice che è venuto per servire, per amare, e chi vuol essere dei suoi deve avere lo stesso stile. L’avresti detto Dio quando stava lavando i piedi dei suoi amici? Così è Dio. Voleva lasciarci un ricordo stabile, vivo, in cui lui potesse essere visto e trovato, persino mangiato. I grandi della terra hanno costruito maestosi monumenti a loro ricordo. Gesù sarà presente in un po’ di pane e di vino, del tutto uguali a quelli che trovi sulla tua tavola. E’ l’Eucarestia. Dio è così, e gli apostoli non gli hanno costruito grandi monumenti. Lui stesso, Gesù quand’era in vita, aveva detto che lo avremmo trovato nei poveri, in chi non ha vestito o casa o libertà: lì abita Gesù, sicché qualunque cosa avremo fatto a queste persone umili, l’avremo fatta a lui. Questi sono i luoghi di Dio e sono i suoi gusti. L’occhio che li riconosce si chiama fede. ontagna Nostra Ricordo di Ferrari Santina Con queste parole, volevamo rendere omaggio a nostra nonna, Santina Ferrari vedova Boeri. Nonna Santina e nonno Bonfiglio, hanno avuto il coraggio di emigrare in Francia dopo la seconda guerra mondiale, dove hanno scoperto un nuovo paese e un nuovo stile di vita, lontano dai loro paesi di Cassimorenga e di Cerreto. Santina era una sarta con le mani di fata, dopo il suo arrivo in Francia, ha lavorato presso la prestigiosa casa di alta moda Jaques Fath. Immaginate come sarà stato per nostra nonna preparare gli abiti portati dai modelli, quanta strada percorsa da Cassimorenga al viale Georges V a Parigi. La famiglia è presto allietata dalla nascita di Eliane e la nonna decide quindi di licenziarsi e lavorare in proprio. Il lavoro non manca, dal semplice ritocco alla preparazione di abiti semplici o abiti da sposa. Santina e Bonfiglio hanno avuto una vita semplice, fatta di lavoro e onestà, per dare un futuro migliore a Eliane, diventata poi insegnante di lingue al liceo. Aveva un legame molto forte anche con il fratello Gregorio, anche lui emigrato in Francia. Per tutta la vita si sono voluti bene e si sono aiutati. Quando il nonno è mancato, lei si è dedicata a noi e insieme abbiamo affrontato il dolore per la morte prematura di nostra mamma. La nonna a 71 anni aveva ancora un ruolo molto importante nella nostra vita, non possiamo dimenticare quando ci faceva ripetere le lezioni di tedesco e di latino, o quando mi ha regalato la camicia e cravatta per i miei primi colloqui di stage. Sono cose semplici ma concrete, ci ha sempre incoraggiati ad andare avanti, anche se la perdita della figlia aveva segnato duramente la sua vita. Il suo comportamento ci sia d'esempio. Cara nonna, vogliamo dirti grazie, che ti amiamo, che sei stata una grande donna e che speriamo essere degni dei valori che ci hai lasciato: il lavoro, la semplicità e la cortesia. Arrivederci nonna. I tuoi nipoti Sandrine e Cèdric. Don Giuseppe 40 Battesimo di Enzo Boeri figlio di Fabien e Tatiana celebrato nella chiesa di Cerreto l’11 agosto 2012. Enzo è nato il 20 giugno 2011 a Champigny sur Marne in Francia Ricco bottino di funghi per Bruna Barbieri. Il nostro Luigi Bertelli, che qui vediamo aiutato da alcuni volontari, alle prese con i quotidiani lavori agricoli. 41 ontagna Nostra casaldonato ontagna Nostra Festa del Patrono San Clemente I l 23 ottobre la Chiesa ricorda Papa San Clemente, terzo papa dopo Pietro, che i nostri antenati lo hanno voluto come nostro patrono e protettore, perché la Fede fosse la forza per affrontare la nostra vita. Sentite come in una sua lettera ricorda i primi cristiani a Roma quando non era possibile pubblicamente manifestare la propria fede. “Nei giardini vaticani tanti cristiani furono trucidati dall’imperatore Nerone, dopo l’incendio di Roma nel luglio dell’anno 64. Altri furono crocifissi, altri cosparsi di bitume furono bruciati al termine del giorno perché servissero di illuminazione notturna alla città”. L o scorso 29 settembre la GM Altavalnure si è ritrovata a Casaldonato per la chiusura dell’anno podistico 2012. Nella serata si e voluto ringraziare particolarmente la gente che ha aiutato e favorito la marcia del Carevolo, e soprattutto si sono ringraziate le cuoche, per la loro simpatia e le capacità culinarie. Durante l’anno i marciatori hanno partecipato a gare in provincia e fuori, come la marcia ad Arenzano in Liguria, (foto sotto) dove il gruppo dell’alta Valnure è stato premiato. Elogi per l’occasione anche alla marcia del Carevolo e alla nostra bellissima valle. Il giorno 14 ottobre si è riunito il direttivo per la nomina del presidente, in carica per i prossimi 3 anni. È stato eletto il sig. Sfulcini Renzo. A commento di queste due belle foto, nelle quali molti si riconosceranno, un componimento poetico di Renzo Pezzani. La maestra nelle foto è Nora Bongiorni. Grazie a Renza ed Angela per averle tirate fuori dal cassetto dei ricordi... (in foto a sinistra) Il direttivo della G.M. Altavalnure augura agli associati, simpatizzanti, sponsor e a tutta la comunità buon Natale e un felice Anno nuovo. 42 43 ontagna Nostra ODOR DI COSE BUONE Come iI mulino odora di farina e la chiesa d'incenso e cera fina, sa di gesso la scuola. È iI buon odor che lascia ogni parola scritta sulla lavagna come un fioretto in mezzo alla campagna. Tutto qui dentro è bello e sa di buono. la campanella manda un dolce suono, e a una parete c'è una croce appesa... Pare d'essere in chiesa: s'entra senza cappello si parla a voce bassa si risponde all'appello... Oh, nella scuola il tempo come passa! S'apre iI libro, si legge e la signora spiega, per chi non sa, or questo or quello come in un gioco: un gioco così bello che quando si fa l'ora d'uscir, vorremmo che durasse ancora. Come iI mulino odora di farina o la chiesa d'incenso e cera fina, Ia casa prende odor dal pane nostro e Ia scuola dal gesso e dall'inchiostro. gambaro Madre del Buon Consiglio V Togn di Pomarolo, il nostro vecio alpino Casaldonato ripreso dall’obiettivo di Francesca Boeri 44 ontagna Nostra iene subito alla mente la nota giaculatoria: “Madre del Buon Consiglio, prega per noi”. Il culto della “Madre del Buon Consiglio” era particolarmente praticato nella Chiesa di Scutari, in Albania, fin dall’invasione dei terribili turchi. Il “consiglio” è uno dei sette doni dello Spirito Santo. Dono importante perché ci aiuta a scegliere il bene e fuggire il male. Non è un problema da poco conto il decidere sul da farsi nei diversi frangenti della vita. Ed è una delle sette opere di misericordia spirituale “consigliare i dubbiosi” nei momenti difficili della vita. Dono importante per quanti hanno il compito di essere buoni consiglieri. I primi consiglieri di solito sono i genitori, per l’amore che portano ai figli. Oggi, forse più i nonni ai quali è affidato il compito di tenere i nipoti, dovendo i genitori andare al lavoro e sono anche quelli che insegnano a pregare, portarli in chiesa, perché i genitori spesso vengono meno a questo loro dovere, tanto importante. La festa del “Buon Consiglio” è sempre una buona occasione per ringraziare la Vergine Maria che ci ripete: fate quello che Gesù vi dirà. E Gesù ci ripete “osservate i miei comandamenti”. Ringraziare le tante persone che nella vita, insegnanti, sacerdoti, amici, ecc. non ci hanno fatto mancare consigli utili. Ringraziare il nostro Sisto che ogni anno si impegna a far venire anche la banda per rendere la giornata più gioiosa ed allegra. Anche quest’anno è stata numerosa la partecipazione della gente. E non è mancato un piccolo rinfresco offerto dal Cicolo Anspi. 45 ontagna Nostra gRONDONE Il sogno di una Chiesa vicino alla gente A vevo 10 anni circa quando mons. Carlo Maria Martini fu nominato arcivescovo di Milano. Ricordo che la mia Parrocchia, San Francesco di Sales, portò tutti noi ragazzi ad incontrarlo. Rivedo l’immagine di un uomo imponente, quasi un po’ intimorito da quella folla di giovani. A Milano è rimasto fino al 2002. Quando già malato si trasferì a Gerusalemme. Ma la vera conoscenza con mons. Carlo Maria Martini è avvenuta anni dopo, attraverso le pagine del Corriere della Sera, dove il cardinale teneva una rubrica la domenica rispondendo ai tanti lettori che gli scrivevano parlava della “sua” chiesa. In quelle risposte così piene di buon senso e umanità traspariva una voglia di apertura, di dialogo. C’era il desiderio di una Chiesa più vicino all’uomo, ai suoi bisogni, una chiesa collocata nel tempo reale, che sa capire ed essere sostegno per l’essere umano. Sto pensando per esempio alla sua comprensione per i divorziati, alle idee sulla contraccezione, ecc. 46 Bruna ed Enrico: due colonne per la nostra comunità. La sua dipartita lascia un grande vuoto, perché era un innovatore, era la voce anche di tutti quei parroci che nell’ambito della loro piccola comunità hanno sempre cercato di essere vicini alla gente e di proporre una Chiesa che non giudica, ma accoglie. Infatti proprio oggi che il mondo materiale dell’uomo moderno è entrato in crisi, oggi che dal benessere diffuso siamo passati a dover affrontare innumerevoli difficoltà, l’uomo avrebbe bisogno più che mai di riscoprire, di riavvicinarsi ad una dimensione spirituale che lo aiuti a ridare la giusta collocazione a se stesso e a chi lo circonda che gli faccia percepire l’essenza e la realtà delle cose. Fino ad oggi “l’avere” è stato il centro dell’esistenza di molti. Ora “l’essere” deve tornare il valore primario, e in questo una chiesa che sappia adattarsi ai cambiamenti intervenuti col passare del tempo potrebbe essere un grande aiuto. Nadia Martina mostra orgogliosa un bel esemplare di porcino. ontagna Nostra Anno della fede Nel mese di ottobre il Papa ha proclamato l’anno della Fede. Un avvenimento importante del quale desidero parlare con la “mia” gente affinché anche le nostre parrocchie di montagna, non siano del tutto tagliate fuori da questo evento di conversione. Il discorso sulla fede pone a tutti, credenti e non credenti, due domande: 1) che significato assegno alla parola FEDE; 2) come vivere la fede oggi. La risposta alla prima domanda su che cosa significa fede coinvolge ogni persona in relazione alla religione professata, ai valori che regolano il suo stile di vita. La fede cristiana esprime il suo significato nel dono d’amore che il Signore ha fatto a tutti morendo sulla Croce per donarci il Paradiso della Resurrezione. Un dono d’amore concretizzato nel comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Un comandamento che cala la fede in tutto quello che facciamo in ogni giornata: nelle relazioni con gli altri impostate sull'amore che è attenzione, rispetto, condivisione, offerta, dolore, conforto, buio, luce. Momenti difficili in cui sul buio degli avvenimenti terreni che addolorano, dividono, allontanano si erge la luce dell’AMORE del Signore che noi dobbiamo vivere donando amore a tutte le persone che incontriamo sul cammino della nostra vita A noi poveri mortali, coi nostri dubbi, le nostre paure, la nostre mancanze è solo chiesto di accettare il dono dell'AMORE attraverso un gesto di fiducia per cui anche fra le lacrime, anche nella confusione della mente e del cuore riusciamo a dire “Signore mi fido di Te”. Nel significato della fede cristiana, che invita a vivere l'amore verso il nostro prossimo c'è già, la risposta alla seconda domanda. La fede quel dono che Gesù offre a tutti quelli che sanno amare e perdonare e, nell’incertezza che ci riuscisse difficile capire chi è il nostro prossimo, ci ha raccontato la parabola del Buon Samaritano. Nel nostro prossimo vivono le persone della nostra famiglia dove le relazioni diventano difficili e causa di sofferenza quando manca l'amore, restano gli amici coi quali confrontarci e volerci bene pur nella diversità di idee e di comportamenti, restano le persone della nostra comunità impegnate nel dare e ricevere testimonianze d’amore non sempre facili quando nel confronto e nei giudizi manca il rispetto, l’accettazione, il perdono. Un cammino possibile se ci impegniamo a conoscere Gesù attraverso la lettura e la meditazione del Vangelo, se Lo sentiamo presente nelle persone che incontriamo: quelle che amiamo e quelle che ci fanno soffrire, se riusciamo a dirGli in ogni circostanza “mi fido di Te”. Un cammino possibile soprattutto se riscopriamo l’eredità dei valori cristiani che ci hanno lasciato i santi della montagna che abbiamo in Cielo: si aiutavano nelle difficoltà, accoglievano “u pvr om” come fosse uno di casa, conoscevano la fatica di lunghe giornate di lavoro eppure non mancavano mai alle funzioni religiose, recitavano il rosario in famiglia con Ave Maria storpiate nella lingua latina, ma indirizzate alla Madonna col cuore, con la certezza che sopra le difficoltà della terra c’era la Provvidenza del Cielo... possedevano il dono della Fede. E noi cosa facciamo per rafforzare la nostra fede e per testimoniarla nella vita di ogni giorno? Dina 47 ontagna Nostra ontagna Nostra "La montagna continua a farsi onore" Dalla tendopoli di Finale Emilia dovve hanno prestato una settimana di servizio di volontari protezione civile di Piacenza del quale fanno parte. Giulia e Beppe salutano gli amici. Un Augurio di Buon Natale da Federico Malchiodi 48 Federico Malchiodi, nato il 23 maggio 1981, in compagnia di una sedia a rotelle dalla nascita, considera la vita piena di grandi gioie: aiuto catechista si dedica agli altri e questo gli riempie il cuore di gioia. Attraverso Montagna Nostra manda un augurio di Buon Natale accompagnato da un messaggio... di speranza. “Lasciatevi guidare per essere trasportati in un mondo nuovo”. Scrive poesie, con le quali ha deciso di volare con lo spirito e invita gli amici a leggere con attenzione e profondità i suoi componimenti. A lato ne pubblichiamo una delle tante. Amare perchè l’uomo è Amore Auguri zia Rita Ci siamo riuniti in tanti, 32 fra nipoti e proponipoti, a Meleti per far sentire il nostro affetto e la nostra gratitudine alla zia Rita che il primo ottobre ha compiuto 100 anni. Contati così, uno per uno e rapportati alla media dell'età della vita, cento anni sono tanti, vissuti invece vicino alla zia, che legge ancora senza occhiali e sa donare attenzione e affetto, i suoi cento anni sono ancora un inno alla vita. Solo la difficoltà di deambulazione denuncia le limitazioni degli anni, mentre il pensiero è fresco, allenato ad affrontare le difficoltà con lo spirito di una montanara nata a Grondone dove è stata alunna della Maestra Marinoni insieme a più di cento scolari che, in una stessa aula sopra una stalla, hanno imparato gli alfabeti della vita. La zia col titolo di studio di terza elementare, quando, con due bambini piccoli, ha perso il marito direttore di una banca popolare, si è assunta la responsabilità della direzione della banca ed ha raggiunto il diritto alla pensione col riconoscimento della medaglia d'oro. . L'incontro per festeggiare il suo compleanno è stato per tutti noi una bella festa di famiglia, l'occasione per sentirci uniti con l'orgoglio di una zia che ancora ha tanto amore da donarci. Grazie zia Rita, sei per tutti noi un punto importante di riferimento e, se qualche volta il peso degli anni vuol vincere sulla tua fede, sul tuo desiderio di continuare a donare comprensione ed affetto pensa a tutti noi, nipoti e pronipoti che ti vogliamo tanto bene e che abbiamo sempre tanto bisogno delle tue telefonate per sentirci uniti a portare avanti gli insegnamenti ricevuti da te e dalle nostre famiglie. Dina insieme a tutti i tuoi nipoti e pronipoti di origine grondanina L’uomo è amore, quindi, proprio per questo, è chiamato ad amare gli uomini sulla terra con tutto l’Amore con il quale una coppia di sposi si ama, un Amore grande che riempie la vita. Amore vuol dire spendere la vita con gioia per i nostri simili. E’ per questo che siamo venuti alla vita. Si vive solo amando. Chi ama profuma la sua vita e riempie di pace e di gioia il mondo. Segui l’Amore che c’è in te. 49 ontagna Nostra La Fede, dono e testimonianza ontagna Nostra SOLAro N atale viene per ravvivare la nostra fede in quel Dio che tutto ha creato e si è fatto uno di noi e che da senso alla nostra intera vicenda umana. Accettarlo è anche certezza che comunque vadano le cose Dio è dalla nostra parte. Per questo durante quest’anno dedicato alla fede diciamo una giaculatoria Signore credo ma accresci la mia fede # quando il dubbio ci assale # quando siamo avviliti e delusi # quando vediamo i cattivi star bene e i buoni soffrire # quando crediamo al denaro e non a te, Signore # quando problemi, dolori e sofferenze bussano alla nostra vita # quando le cose non vanno secondo il nostro volere # quando la morte bussa alle nostre porte Signore accresci la mia fede. Vorrei fare mie le parole di Papa Giovanni XXIII, il Papa buono, che pronunciò col cuore la sera dell’11 ottobre 1962, il giorno di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II che molti di voi conoscono come il “discorso della luna e dei bambini”. “Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così. Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino. 50 Brunilde ha presentato alla rassegna equina il proprio cavallo. I l Natale si sente nell’aria ed è sempre caratterizzato da un’atmosfera magica, particolare, forse perchè ci son le canzoncine tipiche, i colori e tanti sorrisi. A Natale, improvvisamente, tutti sembrano più buoni e felici e camminando per la città, entrando nei negozi, incontrando gli amici e i parenti si sente l’amore e la gioia, e anche se tutti sanno che questi sentimenti dovrebbero illuminare la vita delle persone ogni singolo giorno dell’anno in questa riccorrenza sonno accentuati. A Natale c’è l’usanza di scambiarsi i doni ma quale dono comprato pùo valere come far pace con una persona cara con cui ci si era allontanati, come coccolare una nonno o una persona anziana; i doni veri sono l’amicizia, la speranza, l’amore, la fede, la pace, saper affrontare i sacrifici con il sorriso, l’affetto e le cure di mamma e papà e dei nonni, la felicità di vedere un bambino che ha ricevuto un dono da Babbo Natale. I regali più belli non si possono trovare sotto l’albero ma dentro i cuori e la cosa più bella è condividere tutto questo con le persone che amiamo e con cui condividiamo le nostre giornate quotidiane, i sabati sera, le domeniche pomeriggio, le vacanze, i problemi, che vediamo raramente ma cui con c’è un legame che non può essere facilmente spezzato. Non saranno glia auguri di Natale a far sapere agli altri quanto gli amiamo ma è sicuramente una buona occasione per ricordarglielo. Paola 51 ontagna Nostra “La leggenda del vischio” C 'era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L'uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu' nessun amico. Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all'amicizia e ai rapporti umani. L'andamento dei suoi affari era l'unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca. Per avere sempre piu' soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava dell’ ingenuità di alcune persone. Ma tanto a lui non importava, perché non andava mai oltre le apparenze. Non voleva conoscere quelli con cui faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene.Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata. Cominciò a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti. Pensò che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosì perché non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini. A un certo punto cominciò a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L'uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupì. Per tutta la notte, ascoltò le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d'amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano di solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventù. Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l'uomo cominciò a piangere. Pianse così tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato. E le lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle. Era nato il vischio. 52 Giuspino arriva nel capoluogo con la sua mitica Bianchina, un piccolo gioiello da collezionista. ontagna Nostra LA PARTITA DI PALLONE Ho veduto ieri in un prato Uno scontro in campionato Si giocava con passione La partita col pallone; Fronteggiavasi un sestetto Di una squadra di calcetto Contro un’altra formazione Che parea di quelle buone; Ma non eran calciatori Propriamente i giocatori Or vi spiego, pazientate, Chi tirava le pedate. Da una parte un pipistrello Stava in porta bello bello; Per terzini due ranocchi Che non erano dei brocchi; Centrocampo c’era un ghiro Che dicean forte ha il tiro A sinistra dell’attacco C’era un cane, penso un bracco, Sulla destra che tirava Lo scoiattolo ci stava Ed al centro bombardiere Un bel merlo d’ali nere. L’altra squadra che giocava Avea un bruco con la bava Nella porta da sbarrare E si dava un gran daffare. E due rospi per terzini Con i piedi sopraffini; Poi più avanti non ci credi C’era un lungo millepiedi Il terzetto di attaccanti Avea nomi strabilianti C’era un ghiro sonnacchioso Ed un tasso un po’ peloso Della squadra sulla vetta Si piazzava una civetta; Arbitrava in serietà Una talpa di città. Con un trillo di fischietto Iniziavano di getto; Ma dormiva presto il ghiro Senza avere fatto un tiro, (a Giulia) di Franco Leoni La civetta si specchiava Nello specchio si mirava Ed il tasso nella massa Correa dietro alla sua tassa. Millepiedi ognor cercava Con che piede si tirava E i due rospi difensori Ne facean d’ogni colori Stava attento dietro il bruco A tappare qualche buco Ma il pallone se s’alzava Mai una volta che saltava. Gli avversari come un lampo Su correvano pel campo; Merlo andava in alto e basso Sol faceva un gran fracasso; Lo scoiattolo in zampine Avea noci sopraffine Ed il bracco cacciatore Della preda seguì odore I ranocchi con gran salti Fronteggiavano gli assalti Pipistrello ali distese Forti forti avea le prese; Direttor della partita Se ne stava li impettita Sora talpa senza occhiali Con fischiate micidiali. Dagli spalti forti cori Sospingevan giocatori Gli animali più svariati Tutti s’eran radunati; Poi sospinti dall’amore Per la squadra del lor cuore Tutti in campo son balzati A giocar come dannati. Nella grande confusione Che seguiva all’invasione Fischiò fin della partita Quella talpa un po’ intontita Che capito non aveva Perché poco ci vedeva; E così bel campionato Era morto prima che nato. Ilaria complimenti...Bravissima Ilaria Patelli si è laureta presso l'Università degli Studi di Parma, facoltà Farmacia, con la tesi è "Farmaci classici ed innovativi per il trattamento della sclerosi multipla"- Ilaria con Mamma Natalina e Papà Marco. 53 ontagna Nostra ciregna - metteglia ontagna Nostra A Ciregna la festa di San Michele U na bella domenica di sole ha incorniciato a Ciregna la festa di san Michele arcangelo, cui è dedicata la chiesetta del paese. Si è trattato di un bel momento di incontro e di saluto, perché di fatto il giorno di San Michele, insieme a quello di Ognissanti, costituisce anche l’ultima occasione per salutarsi prima dell’inverno, quando pressochè l’intero paese sarà sciamato a valle. Natale Natale. Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla dei Betlemme. Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo. Pace nella finzione e nel silenzio nelle figure di legno: ecco i vecchi del villaggio e la stella che risplende e l'asinello di colore azzurro. Pace nel cuore di Cristo in eterno; ma non v'è pace nel cuore dell'uomo. Anche con Cristo e sono venti secoli il fratello si scaglia sul fratello. Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri? Un’immagine della bravissima Tersilia Viani, autrice del volumetto ‘Tersilia, un pennino intinto nel cuore”, durante la presentazione all’interno della festa di San Rocco, nell’agosto scorso. Per chi ne volesse, sono disponibili presso i familiari ancora alcune copie dell’affascinante testo, che raccoglie lettere e riflessioni dell’autrice. La contestuale raccolta di offerte (410 €) è stata devoluta, in accordo con i familiari, alla missione del PIME (Pontif. Istit. Missioni Estere) in Bangladesh. 54 Salvatore Quasimodo Tanti auguri a Caterina Rossi che lo scorso 16 Aprile ha festeggiato 87 anni insieme alla sua famiglia!!!! Ecco la targa che gli Scout dell’Agesci piacentina hanno voluto donare al paese in segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta durante l’estate scorsa in occasione del grande campo di zona a Castelvetto. È stata collocata in chiesa, su un altare laterale. 55 ontagna Nostra CENTENARO A Castelvetto la castagnata di Ognissanti I R iscoprire il dono della fede, nelle opere di carità, perché dice l’apostolo San Giacomo in una sua lettera ad una comunità, che potrebbe essere una delle nostre, che La Fede senza le opere è morta Sentite cosa scrive: La fede e i fatti Adele Perini ved. Spiaggi 56 Anno della Fede Fede e testimonianza di vita spirandosi ad un’antica tradizione locale, a Castelvetto ci si trova alla sera di Ognissanti per una simpatica castagnata nella tavernetta della Lena e del Gino, a cui va il ringraziamento di tutta la parrocchia per la loro ospitalità e gentilezza. Anche qui è l’occasione per salutarsi, perché entro breve tutti saremo lontani dal paese, e quest’anno, senza il nostro Primo, l’intera parrocchia sarà pressochè totalmente sguarnita. Si è spenta a Piacenza, dove viveva ormai da tanti anni, la carissima Adele Perini ved. Spiaggi. Era l’ultima sorella rimasta di Domenico, lo storico oste di Castelvetto, e senza dubbio era anche la nonna di tutti i nostri paesi, essendo nata nel 1910. Nella sua lunga esistenza ha condiviso tutte le fatiche della gente ontagna Nostra dei monti della sua generazione. Così fu contadina, mondina e conobbe anche la via dell’emigrazione quando scese in città, dove poi incontrò il marito e stabilì la famiglia. Colpiva per l’energia che sapeva mettere in ogni cosa, per la sua profonda religiosità e per la grande umanità e attenzione che aveva sempre per tutti. Fratelli, a che serve se uno dice: “Io ho la fede!” e poi non lo dimostra con i fatti? Forse che quella fede può salvarlo? Supponiamo che qualcuno dei vostri, un uomo o una donna, non abbia vestiti e non abbia da mangiare a sufficienza. Se voi gli dite: “Arrivederci, stammi bene, scaldati e mangia quanto vuoi”, ma poi non gli date quel che gli serve per vivere, a che valgono le vostre parole? Così è anche per la Fede: da sola, se non si manifesta nei fati, è morta. Qualcuno potrebbe anche dire: C’è chi ha la fede e c’è invece chi compie le opere. Ma allora mostrami come può esistere la tua fede senza le opere! Ebbene, io ti posso mostrare la mia fede per mezzo delle mie opere, cioè con i fatti! Ad esempio: tu credi che esiste un solo Dio? E’ giusto. Ma anche i demòni ci credono, eppure tremano di paura. Sciocco, vuoi dunque capire che la fede non serve a niente se non è accompagnata dai fatti? Abbiamo il nostro antico padre, perché mai fu riconosciuto giusto da parte di Dio? Per le sue opere, cioè per aver offerto sull’altare dei sacrifici il figlio Isacco. Vedi dunque che in quel caso la fede e le opere agivano assieme, e che la sua fede è diventata perfetta proprio per mezzo delle opere! Così si è realizzato quel che dice la Bibbia: Abramo credette in Dio, e per questo Dio lo considerò giusto. Anzi, egli fu chiamato amico di Dio. Potete così vedere che Dio considera giusto un uomo in base alle opere e non soltanto in base alla fede. Lo stesso avvenne nel caso di Raab, la prostituta. Dio la considerò giusta per le sue opere, cioè per il fatto che aveva ospitato gli esploratori degli Ebrei e li aveva aiutati ad andarsene per un’altra via. Insomma, come il corpo senza il soffio della vita è morto, così la fede. Senza le opere è morta. 57 ontagna Nostra ontagna Nostra Ricordiamoli Campominosi Domenico Il 15 settembre 2012 si è spento il caro Domenico. Era nato a Centenaro il 28 ottobre 1940. “Te ne sei andato in punta di piedi, come se non volessi disturbare nessuno”. Vogliamo pensarti mentre cammini libero per le strade di un mondo in cui “Gli ultimi saranno i primi”. I tuoi cari Sordi Angela ved. Bocciarelli I bambini per la festa di San Lorenzo. Più che le parole Valgono i buoni esempi L o fa capire un episodio della vita di San Francesco. Un giorno, uscendo dal convento, incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e San Francesco gli voleva molto bene. Incontrandolo, Francesco gli disse: “Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare”. “Padre mio, rispose – sai che ho poca istruzione. Come potrei palare alla gente?”. Ma poiché San Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti, Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d’acqua. Dopo aver attraversato più volte tutta la città, San Francesco disse: “Frate Ginepro, è ora di tornare al convento”. “E la nostra predica?”. “L’abbiamo fatta…. L’abbiamo fatta”, ripose sorridendo il santo. A tutti voi amici vicini e lontani delle nostre montagne, che aspettate con ansia l’arrivo del bollettino con le notizie liete e tristi auguri di buone feste e un felice 2013. 58 Don Giuseppe Testamento Se mai io scomparissi presa da morte snella, costruite per me il più completo canto della pace. (A.Mereni) A nostra madre che abbiamo molto amato il nostro Grazie Le figlie Mariuccia e Luigina Nella foto sopra Angela assieme al cugino Gianni partecipa alla Messa a Codegazzi la scorsa estate. A fianco la stessa riceve la Comunione dal celebrante padre Aldo Montanari. 59 ontagna Nostra Campominosi Giovanni 60 25.09.1938 – 15.10.2012 Giovanni nasce a Centenaro il 25 settembre 1938. La numerosa famiglia (genitori e 6 figli) vive nella frazione dove Giovanni frequenta le scuole dell’obbligo. La maestra Fontana e Gianfranco Scognamiglio rappresentano la guida culturale per la comunità e trasmettono a Giovanni la necessaria formazione per affrontare con successo il futuro. Ma la grande preparazione alle difficoltà della vita Giovanni la riceve in famiglia, dove gli insegnamenti dei genitori (Andrea, Driinen da Lèina e Giuseppina di Balutèn) costituiscono un sicuro binario per affrontare il mondo. Da giovane segue infatti il papà nelle campagne stagionali di semenzai in Lombardia. Ma la vocazione innata della famiglia e l’estro imprenditoriale favoriscono una scelta commerciale di alto livello: in pochi anni, i fratelli Campominosi (Luigi, Giovanni e Carlo) avviano oreficerie a Parabiago e a Rho diventando punti di riferimento del settore. Unitosi in matrimonio con Cecilia Beretta nel marzo 1965, pochi anni dopo si trasferisce a Piacenza aprendo un proprio negozio nella centrale Via Legnano. La famiglia si arricchisce di Mariella e dei gemelli Elena e Danilo e per Giovanni ormai la vita è tutta piacentina. Nel tempo trasloca in via XX Settembre, dove la preziosa attività è continuata dalla famiglia. Non dimentica però la sua terra di origine e a Guerra ritorna con tanto affetto interessandosi continuamente delle problematiche della “sua terra”. La sua preziosa dedizione alla famiglia è stata ricambiata nella fase finale della sua malattia, dove la moglie, i figli e tutta la famiglia lo hanno amorevolvente assistito. Riposa nel cimitero della città. ontagna Nostra Baietta Clementina in Sordi 07.12.1934 – 22.06.2012 Clementina (Tina) era nata a Milano nel 1934. Dopo le scuole dell’obbligo con la sorella gemella Franca aiutava i genitori nella gestione del negozio di frutta e verdura situato di fronte allo stabilimento farmaceutico “Carlo Erba”. Alla fine degli anni ‘50 incontrò l’uomo che sarebbe diventato poi suo marito, Giuseppe Sordi (Sechin) di Vaio della famiglia “di Muratè”. Nel frattempo Giuseppe aprì un negozio di oreficeria e Tina andò a collaborare in tale esercizio. Nel 1961 la famiglia fu allietata dalla nascita di Cristina e nel 1964 dall’arrivo di Luca. L’impegno di Tina si divideva fra la mansione di mamma, il lavoro in oreficeria non dimenticando Centenaro dove trascorreva con i bambini il periodo estivo. Donna buona, sensibile e disponibile che amava parlare nel “suo” dialetto milanese ricco di battute e risate. L’ultimo anno della sua malattia non ha mai fatto pesare il suo stato fisico ed aveva sempre un sorriso per tutti. Le tante persone che hanno partecipato al suo funerale sono la dimostrazione del ricordo che Tina ha lasciato in tutti noi. La fontana di Villa in un contesto recentemente restaurato, abbellito e impreziosito dalla statua della Madonna. 61 ontagna Nostra C’è un tempo per ogni cosa L ROCCA ’estate che quest’anno con un sole meraviglioso ci ha fatto ricordare le vecchie estati, quando si notava il cambiamento delle stagioni, ha permesso nonostante la crisi economica, l’arrivo di villeggianti ed emigrati. I contadini hanno potuto raccogliere il fieno in pochi giorni e ben secco. Le varie sagre paesane sono state ben partecipate. Poi finalmente, è arrivata l’acqua tanto attesa, in particolare dai fungaioli, che come cani segugi hanno potuto tuffarsi nei boschi e riempire cesti di funghi. I cacciatori, un poco disturbati da quanti ad ogni costo si fanno paladini della difesa di animali, fino al punto che qualche volta l’animale vale più della persona umana, hanno potuto riprendere la caccia e divertirsi. Ora è arrivato l’inverno, dove molte nostre case sono vuote, le piante hanno lasciato cadere le foglie e nei paesi c’è silenzio perché i pochi rimasti, e per lo più anziani, si sono rinchiusi accanto alla stufa e così mi viene in mente quello che diceva mia nonna: “c’è un tempo per ogni cosa”. Ora abbiamo più tempo per stare in casa e già le notti sono lunghe. “Ogni sera il rosario” perché è arrivato anche il tempo per pregare di più – dialogare di più. Don Giuseppe Tanti auguri a Magali Verney e Julien Bocciarelli, unitisi in matrimonio nella nostra chiesa di Rocca sabato 11 agosto 2012. Un Grazie a padre Amerio Ferrari e al coro di Ferriere. ontagna Nostra Toni Domenica ved. Bracchi n. 15.09.1917 - m. 26.06.2012 Domenica è nata a Ferriere (Toni) nel 1917. Figlia di Luigi e CERRI Giovanna, seconda di 4 sorelle ed 1 fratello. Ha vissuto 6 anni in Italia,in seguito suo padre ha chiamato tutta la famiglia in Francia, a Dreslincourt (100 Km al nord di Parigi). Adulta ha lavorato come sarta. Durante la seconda guerra mondiale si trovava a Parigi. Alla fine della guerra si è sposata con BRACCHI Carlo e dalla loro unione è nata una figlia (Lucia). Hanno vissuto più di 60 anni a MontreuilSous-Bois,e fino al 2000 sono tornati ogni anno a Toni e San Gregorio. Aveva un profondo attaccamento alle sue radici Italiane. Domenica ha sempre vissuto per la sua famiglia ed è sempre stata sensibile alle persone che soffrivano; l’amore di Dio era per lei la luce attraverso la quale si alleviano i dolori della vita. Era un esempio di vita per la sua gentilezza, dolcezza, generosità, coraggio, abnegazione e amore della vita. Questo amore del la vita, Domenica l’ha sempre dimostrato con il suo bisogno di cantare fino ai suoi ultimi giorni in questo mondo. Per noi ed i suoi nipotini,era sicuramente un angelo caduto dal cielo. E’ morta il 26 giugno 2012 a Parigi, all’età di 94 anni. Sylvie, Catarina, Alessandro, Lino, Luca, Christian Malvezzi Louisette n.22.03.1943 – m. 29.06.2012 Facciamo un ricordo nella sua lingua francese, per ricordare e onorare la memoria della cara Louisette. Aprés avoir courage usement pendant près de 4 ans contre la maladie, Louisette s’en est allée. Elle avait 69 ans. Le 5 juillet dernier, dans l’église St. Saturnin de Nogent sur Marne, rassemblés autour de sa famille accablée par la chagrin, nombreux étaient les amis et relation venus lui render un dernier homage Taravella Severino (Riccardo) di anni 87 62 Partito nel 1955 e sposato a Rocca nel 1960 con Taravella Domenica. La nuova famiglia si stabilisce in Francia dove lui lavora come muratore e lei in un’officina di tubi di plastica per macchine. Ebbero due figli: Cecilia e Roberto. Ma come dice il proverbio: “ogni uccello vuol ritornare nella sua valle…”, così ogni anno non mancavano nella loro terra natia. E’ deceduto il 19 ottobre 2011. La moglie e i figli lo ricordano con tanto affetto. 63 ontagna Nostra BRUGNETO-Curletti cASTELCANAFURONE Auguri di ogni serenità, di tanta speranza e di buon Natale e buon Anno a tutti! 64 Che freddo quella notte! Le stelle bucavano il cielo come punte di diamante. Il gelo induriva la terra. Sulla collina di Betlem tutte le luci erano spente, ma nella vallata ardevano, rossi, i nostri fuochi. Le pecore, ammassate dentro gli stazzi, si addossavano le une sulle altre, col muso nascosto nei velli. Noi di guardia invidiavamo le bestie che potevano difendersi così bene dal freddo. Si stava attorno ai fuochi che ci cocevano da una parte, mentre dall'altra si gelava. Sulla mezzanotte il fuoco cominciò a crepitare come se qualcuno vi avesse gettato un fascio di pruni secchi. Nello stazzo, le pecore si misero a tramenare. Alzavano i musi in aria, e belavano. - Sentono il lupo, - pensai. Cercai a tasto il bastone e mi alzai. I cani giravano su se stessi e uggiolavano. - Hanno paura anche loro, - pensai. Intanto anche i compagni si erano levati da terra. Facemmo gruppo scrutando la campagna. Non era più freddo. Il cuore, invece di battere per la paura, sussultava quasi di gioia. Era d'inverno, e ci sentivamo allegri come se fosse stata primavera. Era di notte, e si vedeva luce come di giorno. Sembrava che l'aria fosse diventata polvere luminosa. E in quella polvere, a un tratto, prese figura una creatura così bella che ne provammo sgomento. - Non temete, - disse l'apparizione. - Io vi annunzio una grande gioia destinata a tutto il popolo. Oggi vi è nato un Salvatore, nella città di David. E questo sia per voi il segnale: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia. Non aveva finito di parlare, che da ogni parte del cielo apparvero Angeli luminosi, e cantavano: - Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà. Poi tornò la notte, e noi restammo come ciechi nella valle piena di oscurità. I fuochi si erano spenti. Le pecore tacevano. I cani s'erano acciambellati per terra. - Abbiamo sognato! - pensammo. Ma eravamo in troppi a fare lo stesso sogno. Lì vicino, sulla costa della collina, erano scavate alcune grotte, che servivano da stalla. Avevano la mangiatoia formata di terra dura. Se il Salvatore si trovava in una mangiatoia, voleva dire che era nato in una di quelle povere grotte. Infatti trovammo, come ci aveva detto l'Angelo, un Bambino fasciato, in mezzo a due ontagna Nostra animali, un bove e un asino. L'asino vi era giunto coi genitori del Bambino. Sul basto sedeva il padre, pensieroso. Presso la mangiatoia, si trovava inginocchiata la madre, in adorazione del suo nato. Guardai quel Bambino e il mio cuore s'intenerì. Sono un povero pastore, ma ogni volta che vedo un agnellino mi commuovo. E quel Bambino mi parve il più tenero, il più innocente degli agnelli. Non so dire altro. Posso solo aggiungere che non ho più provato in vita mia una dolcezza simile a quella provata dinanzi a quel Bambino. Anche ora che ci ripenso, mi torna la tenerezza per quell'Agnello innocente e gentile. Sono un povero pastore. Perdonatemi se lo chiamo così. è per me il nome più dolce e più caro. (Piero Bargellini, Il Pastore) Brugneto: le campane necessitano manutenzione Una nuova e importante manutenzione si profila all’orizzonte della nostra chiesa parrocchiale. Si tratta delle campane. Nell’ultimo sopralluogo fatto da Giambattista, il tecnico della ditta Trebino che ogni anno revisiona tutti i meccanismi montati sul nostro campanile, è emerso che uno dei perni della terza campana è rotto e va sostituito, anche se al momento sembra reggere ancora. Inoltre tutte e cinque le campane - la cui età ormai passa il secolo - evidenziano preoccupanti segni di usura nei punti dove il battacchio le colpisce quando suonano a distesa. Il rischio è che possano iniziare a rompersi. Una prima soluzione, poi scartata, è stata quella di ruotare ogni campana su sé stessa di 90°; in questo caso però bisognerebbe ruotare anche i battacchi, cosa troppo complessa. La via migliore sembra essere invece quella di sostituire tutti e 5 i battacchi con pezzi identici ma di metallo molto più dolce, in modo che a consumarsi siano questi ultimi e non il bronzo delle campane. Invece, quanto al problema del perno rotto, oltre alla sua sostituzione è molto consigliabile sistemare sotto ad ogni campana appositi ‘paracadute’, sui quali il bronzo si appoggerebbe nel caso si spezzasse un perno, evitando una rovinosa caduta giù dalla torre. Nel complesso il preventivo assomma a quasi 4.780 € + IVA, che dovremo riuscire a reperire. La parrocchia infatti non è ancora riuscita a pareggiare i conti dei lavori di messa in sicurezza della chiesa (24.200 €) e le spese (3.744 €) per la richiesta del contributo dei 500.000 €, promesso dal sindaco ma mai erogato. A tali cifre mancano ancora 10.650 €. 65 ontagna Nostra A Curletti la festa di Santa Giustina A fine settembre, come ogni anno, a Curletti si è celebrata la festa di Santa Giustina, patrona della parrocchia. Pur con il tempo brutto è comunque stato possibile non soltanto celebrare alla domenica mattina, ma anche festeggiare al sabato sera presso la ex scuola elementare del paese, che si sta rivelando un ottimo punto di incontro e di animazione del paese. Grazie alla partecipazione di una compagnia di amici di Metteglia e Ciregna la serata è stata rallegrata dal canto a coro e dalla musica di piffero e fisarmonica, secondo la tradizione culturale locale. ontagna Nostra CASTELCANAFURONE IN FESTA ! L a tradizionale sagra dell’Assunta lascia in ciascuno di noi un dolce ricordo. Le SS. Messe celebrate dai nostri carissimi don Giovanni Castignoli e don Ezio Molinari: in mattinata la funzione con la Processione della nostra bella antica statua di Maria tra le case di Lovetti, al pomeriggio alla chiesetta del Gratra con la Processione, sul prato intorno alla chiesetta e le ore trascorse all’ombra della pineta, con giochi per grandi e piccini, la merenda per tutti, la pesca di beneficienza, con premi per tutti i gusti, e la serata danzante in piazza al suono della fisarmonica, hanno coinvolto tutti, e sono stati una bella occasione per ritrovarsi in amicizia e gustare il modo semplice, ma autentico, di stare insieme. Un “grazie” di cuore a tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di tutti i momenti vissuti in serenità e a tutti quelli che hanno partecipato. Arrivederci alla prossima estate! Evviva le Coscritte ! 66 La famiglia di Patrizio e Anna arricchita da due “giovani speranze” e da due stupendi esemplari di cavalli. Lucia Bongiorni e Gabriella Cassola, entrambe nate a Milano, ma con Castello nel cuore, si ritrovano ogni estate per qualche giorno di vacanza e trascorrere in amicizia bei momenti: durante la scorsa estate hanno festeggiato il loro importante traguardo: 50 anni ! La mamma di Lucia, Elisa Cassola, figlia di Emma e Celeste, ricorda che alla festa dei suoi 20 anni, nel 1958, il gruppo dei Coscritti di Castello era formato dai Cassola: Elisa, Mariuccia (Fiurìna) e Lorenzo (Bargè) di Lovetti, Anna di Castignoli e Flora di Canafurone. Le ragazze indossavano un abito azzurro celeste, confezionato uguale per tutte, avendo acquistato loro stesse la stoffa a Bobbio, e sfoggiato con orgoglio durante la serata danzante in casa di Rodolfo (Dulfèin) e ballando al ritmo della fisarmonica di Cristoforo di Solaro. 67 ontagna Nostra ontagna Nostra Ricordiamoli Pierino Ferrari "Grazie alla disponibilità di Enrico e Maria Rosa e al lavoro meticoloso di Giulio e Gianni quest'anno finalmente lo spartineve potrà passare" Alla fine la malattia lo ha vinto, e ha portato via il nostro carissimo Pierino Ferrari. Era nato a Noce di Brugneto, dove ritornava spessissimo presso i familiari che in quest’ultimo periodo lo hanno curato con ogni attenzione, ma ha vissuto molti anni a Ferriere, dove aveva il suo apprezzato laboratorio di falegname; probabilmente tutti avremo in casa qualcosa del suo lavoro. Capace e preciso, sempre generoso e disponibile davanti ad ogni richiesta, affabile e gentile con tutti, non è stato davvero difficile stimarlo e volergli bene per quella sua onestà e rettitudine che dimostrava in ogni cosa. La morte lo ha colto quasi contemporaneamente al cognato Ettore, il marito della sorella Teresa, e noi siamo particolarmente vicini ai familiari così duramente provati da questo doppio lutto. A don Ezio per la morte del papà 68 Molinari Walter Carlo Scaglia n.17.09.1926 m.07.10.2012 “Facendo nostre le riflessioni di don Giuseppe Formaleoni che al funerale di tuo papà ne ha messo in luce la preziosa competenza messa sempre a disposizione della comunità parrocchiale, ricordando il bene che gli avete voluto, vorremmo sostenere in te, don Ezio, e nei tuoi familiari quella visione di fede che da un lato ci fa convinti che del bene compiuto in vita nulla va perduto e dall’altro che il legame di affetto e di riconoscenza che abbiamo per i nostri genitori non si spegne di certo dentro una tomba.” I tuoi fratelli preti dell’Alta Val Nure con tutta la comunità. Nelle ultime settimane abbiamo dovuto salutare anche il nostro carissimo Carlo Scaglia di Tornarezza, che abitava presso il vecchio caseificio. I molti acciacchi portati dall’età avanzata lo avevano costretto a rinunciare a tante attività che Carlo aveva sempre svolto con ingegno e con passione. Era infatti un bravissimo fabbro, un valente muratore, un capace idraulico, un elettricista, sapeva condurre i campi, e produceva grappe e liquori come forse nessun’altro. Generoso ed amante dell’amicizia e della compagnia, aveva un animo profondamente religioso. La parrocchia di Brugneto gli è particolarmente grata per il suo servizio di fabbriciere, importante proprio per la grande esperienza e l’equilibrio con cui giudicava ogni questione. 69 ontagna Nostra VAL LARDANA La mancanza di spazio sullo scorso numero del bollettino, non mi ha permesso un ricordo personale dell’amico Pino Scaglia, deceduto durante l’estate. Sento così il desiderio di aggiungere “qualcosa” a quanto scritto in precedenza. Conservo fra i ricordi personali, la prima tessera politica “DC” che nell’anno 1973 l’allora segretario sezionale del Partito Pino Scaglia mi consegnò. E’ qualcosa che ci accomunava e ci esortava per un impegno pubblico per il conseguimento di un bene comune rappresentato dai bisogni della nostra gente e dalla disponibilità di un servizio sul piano amministrativo. Questa comunanza di ideali ci ha uniti per molti anni e sono sicuro che ci accomunerebbe ancora se Pino fosse in vita. Sento però l’obbligo di ringraziarlo per i tanti anni di impegno amministrativo, più volte assessore e consigliere, senza cambi di “facciata”, svolti sempre nell’interesse della “sua gente”. I difetti fanno parte della persona umana, i “peccati” li commettiamo tutti, però sono convinto che anche una carriola di ghiaia sia stato un mezzo per migliorare le condizioni di vita nei nostri paesi e Pino di camion di asfalto ne ha fatti stendere parecchi. Senza patente, senza macchina, con una istruzione scolastica del tempo in cui ha vissuto, ma con tanta scaltrezza e buona volontà, con un’innata predisposizione ai rapporti umani, ha saputo entrare in ambienti “difficili” e lavorare per il bene comune. Per questo, grazie Pino, che il Signore ti abbia accolto nel suo Regno dove poter continuare a lavorare per la tua terra e aiutare la tua gente. Paolo 70 Lo scorso 2 settembre è salita in cielo Celestina Bertotti, nata a Curletti 91 anni fa, il 15 luglio 1921. Viveva da molti anni nelle vicinanze di Carpaneto, ma ogni anno ritornava tra i suoi monti per rivedere il paese natio e per assistere all’immancabile Santa Messa di Ferragosto celebrata a Ferriere da Don Giuseppe. I suoi saggi consigli, frutto di una lunga esperienza di vita fatta di sacrifici, resteranno sempre nei pensieri di chi l’ha conosciuta. Di lei non potremo mai dimenticare il carattere deciso, la battuta pronta e il sorriso affettuoso con cui accoglieva sempre i suoi nipoti. ontagna Nostra Salvato il Bercello! F inalmente una buona notizia: chi ama l’Alta Val Lardana, questo angolo di mondo incontaminato, deve essere grato alle 230 persone che hanno firmato le osservazioni al PIAE Variante 2011 adottato con atto del Consiglio Provinciale di Piacenza n. 23 del 26/03/2012, per fermare la cava del Monte Bercello, anche conosciuto come “Poggio”. La Giunta Provinciale ha deliberato e accolto le osservazioni prot. 37119 del 28/05/2012 con la delibera n, 197 del 5/10/2012 con la quale ha eliminato la previsione estrattiva in Comune di Ferriere, località Monte Bercello. Provate solo ad immaginare cosa sarebbe potuto accadere se non fossero state accolte le ossevazioni in difesa di questo meraviglioso e selvaggio rilievo montuoso!!!...polveri di amianto crisolito nell’aria e impatto ambientale e paesaggistico sconvolgente per gli abitanti delle frazioni ad esso limitrofe…. Fortunatamente, per un volta, la buona volontà, la coesione e la discesa in campo di persone attente sono state premiate ed il Monte Bercello raffigurato in questa foto non cambierà il suo aspetto. Maurizio e Giancarla Gruffé Zanetta e Vittorina, le due “ragazzi- Ecco ne” di Montereggio di 90 e 87 anni. Auguri di ....... buona continuazione! 71 ontagna Nostra ontagna Nostra Vive congratulazioni a Brigitte e Pasquale BERNARDI (figlio di RENZO dù Giuspein di San Gregorio) unitisi in matrimonio lo scorso 15 settembre a Chartres (Francia) davanti ai loro figli Vincenzo e Armando. Vive congratulazioni Con grande gioia per tutto il paese di Coletta, il giorno 1° settembre 2012 Agatha e Giada Taffurelli hanno ricevuto il Sacramento del battesimo contestualmente al matrimonio dei genitori Lisa Carini e Stefano Taffurelli nel caratteristico settecentesco oratorio dedicato alla Visitazione di Maria a S. Elisabetta. Balderacchi Francesco Gli inseparabili amici Giampaolo Dallavalle e Piero Bracchi, di Cassimoreno, in occasione della festa del cinquantesimo della scuola media, hanno voluto posare vicino ai locali (ex asilo) dove loro giovani studenti hanno appreso la preparazione culturale per il loro futuro. Più di una volta, hanno commentato, abbiamo affrontato la strada dal capoluogo a Cassimoreno a piedi.... ricordi che oggi sono insegnamenti di vita. 72 n.06.04.1935 - 07.11.2012 “Nel nostro cuore conserviamo vivo e profondo il ricordo di te”. Francesco è nato e vissuto a Canarano. Solo per la parentesi del militare, nel corpo degli alpini, ha lasciato la propria casa per servire la Patria. Gran lavoratore, persona umile, sincera e mite. Aveva stabilito con il fratello Leopoldo una vita comunitaria, dedita alla famiglia e al rispetto degli altri. Un’improvvisa indisposizione lo ha colto di sorpresa e in pochissimo tempo ha lasciato i suoi affetti terreni in silenzio ma lasciando anche un grande vuoto intorno. 73 ontagna Nostra I fratelli Bracchi, pionieri dell’energia idroelettrica L 74 eggendo sui giornali locali, dell’iniziativa dei “pertusini” di installare una turbina e avere una centrale idroelettrica in grado di soddisfare le utenze del paese ed essere indipendenti, la memoria mi porta ai racconti di mio nonno Giovanni di quando già più di sessant’anni fa, i fratelli Bracchi furono i pionieri dell’energia pulita grazie a un generatore di corrente posto sul rio Canarello nelle vicinanze di Canarano di san Gregorio, nel comune di Ferriere. Era da poco finita la guerra e gli avventurosi fratelli Andrea e Pierino Bracchi ebbero l’intuizione, probabilmente sull’onda di altre centraline simili poste in alta Valnure, di portare l’energia elettrica nella val Lavaiana sfruttando la forza dell’acqua. Le pale della turbina, erano posizionate ad arte direttamente nelle rapide del ruscello che, scendendo lesto e con forza verso la Lardana, azionava un generatore di corrente elettrica che giungeva, attraverso una dorsale fino a Le Moline; successivamente, in misura minore, anche qualche mulino per la macina del grano sfruttò la stessa forza per produrre “la scossa” Le linee elettriche di quei tempi non erano chiaramente come le vediamo oggi, posate maestosamente su enormi tralicci o sopra file di pali, ma bensì con un fil di ferro veniva assicurato il cavo sugli alberi, e così tra un faggio e una robinia i fratelli Bracchi realizzarono il loro riuscitissimo esperimento, quello di illuminare la bassa valle Lavaiana. Gli abitanti, presi da un grande entusiasmo iniziarono ad aderire a questo servizio e ben presto vi fu la necessità di ampliare la rete di distribuzione a causa del boom di richieste. A Montereggio, paese natale dei Bracchi, vollero da subito la luce e così la linea elettrica arrivò fino a lì e poi si divise verso Boccolo Noce e a Pianazze creando una piccola ma capillare rete di distribuzione che portava un ballerino kilowatt ad ogni utenza. I Bracchi si erano messi in un bel business, e tutto senza produrre nemmeno un grammo di anidride carbonica, rumore, fumi o quant’altro rispetto alle odierne centrali termoelettriche. Vi era però un bel da fare; a volte il vento o la neve faceva crollare le linee causando delle interruzioni, e così anche il nipote Giovanni Bracchi, che oggi gestisce la famosa trattoria a Pianazze, ricorda di aver aiutato gli zii lungo i boschi con la scala per riparare i cavi o sostituire un trasformatore, tutto avveniva sugli alberi naturalmente. Ai tempi non esistevano norme di sicurezza e impianti cosiddetti a regola d’arte, ma si era felici come non mai nel vedere accendersi una, banale per i nostri tempi, lampadina da 25 Watt che illuminava la stalla o la cucina, poiché televisione, frigorifero e forno elettrico non erano di certo un bene primario, oltre che rappresentare oggetti futuristici. Nella seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso l’Enel, in qualità di ente nazionale per l’energia elettrica, fece smantellare tutte queste centraline e ricordiamo anche le vicine di Canadello e Centenaro, per far spazio alla grande distribuzione. cattaragna ontagna Nostra Una serata tra amici A nche quest'anno è arrivato ottobre e ha portato la prima domenica del mese, che per noi di Cattaragna significa la festa della Madonna del Rosario. È una ricorrenza antica, affonda le sue radici nella storia, addirittura fino al tredicesimo secolo e alla fondazione dell'ordine dei Domenicani, i primi a diffondere la preghiera del Santo Rosario tra i cristiani. Per noi di Cattaragna una ricorrenza importante da sempre, una delle date che scandiscono il calendario di un piccolo paese: per la nostra gente e per i nostri avi significava e significa preghiera di buon auspicio per il raccolto delle castagne, frutto importante e prezioso per il sostentamento della co- munità nei secoli e per noi, che di questa comunità siamo figli. Nei gesti del rito, che eseguiamo quasi senza accorgercene, portiamo la Madonna in processione fino alla “cappelletta” e, mentre preghiamo, cantiamo e ascoltiamo le parole del parroco, possiamo vedere sullo sfondo le nostre montagne, Gallini Claudio 75 ontagna Nostra e soprattutto i boschi di castagni. Quest'anno il raccolto non è stato felice, in un anno così strano dal punto di vista meteorologico non potevamo non attenderci qualche ricaduta negativa. In questo tempo siamo più fortunati, la vita delle nostre famiglie non dipende più dalla farina di castagne, però per chi negli anni ha continuato a produrla, con tanta passione e sacrificio, e per chi si è riavvicinato a quest’attività solo da qualche anno, è stato difficile nascondere il rammarico. Sperando che tra un anno l'esito della raccolta sia migliore, non è per addolcire l'amarezza o per cercare qualcosa di buono a tutti i costi che ricordiamo la serata del 6 ottobre, ma perché è giusto registrare e raccontare un altro evento positivo vissuto al circolo. E, ancora una volta, un successo superiore alle attese. Una serata di liscio è sempre un piacevole traino quando l'autunno, se pur mite, è appena iniziato, e Michele con la sua fisarmonica è un compagno di viaggio storico per il nostro circolo. Ma la serata ha offerto anche altri sapori, oltre al classico bicchiere da bere in compagnia, fra un ballo e l'altro: a chi è venuto a trovarci (numerosi anche quelli di fuori paese, i "furesti", come li abbiamo sempre chiamati), è stata riservata la degustazione della polenta di castagne (la "pasta"), con ricotta e salame cotto, offerti interamente dal circolo. E questo gesto, che può sembrare insignificante, 76 ontagna Nostra ha trasformato una sera come tante in una vera e propria serata tra amici, in cui agli ospiti che hanno fatto tanta strada per venire a trovarci è stato offerto qualcosa di speciale: sapori della nostra terra, della nostra gente, in un'idea di gratuità che solo l'amicizia può sottintendere. Ed è davvero piacevole e gratificante constatare che gli amici sono stati tanti, e che sarebbero venuti a trovarci comunque. Speriamo che la polenta di castagne sia stata percepita come un piccolo premio, e che sia stata davvero compresa l'idea dietro al gesto: un altro passo in un cammino (che confidiamo sia lungo) in cui il successo non si misura solo dal profitto che se ne ricava, ma in cui il vero utile è il sorriso che si riceve in cambio, la voglia di stare insieme, il senso di ospitalità e di comunità che si rafforza. Ora che siamo entrati nell'autunno vero, ora che abbiamo visto la prima neve imbiancare le montagne, è difficile non lasciarsi prendere da un pizzico di malinconia. Saranno pochi i camini a sbuffare fumo, lo sappiamo bene; pochissime le persone che si muoveranno per le strade e animeranno Cattaragna, da qui alla prossima primavera. Lunghi mesi in cui viene buio presto e tanti di noi saranno lontani, in case confortevoli in cui non dobbiamo pensare ad andare a prendere la legna per alimentare il fuoco, o portare da mangiare alle galline o ai conigli. Però c'è una cosa su cui anche noi, che siamo lontani e abbiamo Cattaragna nel cuore, possiamo contare: che, se in un fine settimana qualunque ci sarà bel tempo e se le strade saranno pulite (facendo attenzione ai sassi e magari al ghiaccio!), se avremo voglia di andare a scaldare la casa a Cattaragna, magari an- che solo per controllare che non siano gelati i tubi dell'acqua, se il sabato sera dopo cena o la domenica andremo verso la chiesa a fare due passi, ci sarà una luce accesa e un posto caldo e ospitale ad accoglierci: il nostro circolo, un punto di riferimento per noi di Cattaragna, ma anche per chi vive nei paesi vicini, o per chi deciderà di fare una gita sui nostri monti. Perché le serate tra amici si fanno sempre, anche se non sono sul calendario degli eventi (sul sito internet o su Facebook). Perché a Cattaragna il circolo c'è tutto l'anno. I volenterosi che lo tengono aperto anche. E vedrete che le serate tra amici sono facili da organizzare. Servono solo gli amici. Noi ci siamo. Caldini Maurizio Un abbraccio a Maddalena L’arzilla nonnina della foto è Maddalena Cervini che il 27 settembre ha compiuto 103 anni. Fino all’anno scorso ha abitato a Cattaragna, suo paese natio, dove ha cresciuto tre figli che poi si sono trasferiti chi a Milano chi a Piacenza. Legata da sempre a questi luoghi, ha amato profondamente la sua casa, la sua chiesa e le sue montagne. Maddalena è la più anziana della frazione e probabilmente una delle più longeve del comune di Ferriere. L’abbiamo festeggiata alla Casa per Anziani “Maruffi” di Piacenza nel giorno del suo compleanno memori dei suoi insegnamenti, del suo spirito energico e di una vita sempre attiva. Auguri nonnina !!! I tuoi familiari 77 ontagna Nostra ontagna Nostra Dall’Alaska a Cattaragna, alla scoperta delle proprie origini S 78 ono le tue radici che ti mantengono saldo quando soffia il vento… Anche quest’anno abbiamo avuto il piacere di avere con noi la cugina dall’America. Diane Calamari, discendente della famiglia Calamari di Cattaragna, ha raggiunto il nostro borgo a conclusione di un’escursione durata circa 25 giorni. Rientrata in Alaska, dove vive con il marito Brian, ci ha inviato il suo diario di viaggio… “Lo scorso inverno, mia sorella Judy a San Francisco trovò per caso, in una vecchia scatola, un piccolo incarto contenente una vecchia foto che ritraeva un piccolo paese di montagna. L’emozione fu grande, anche se fu solo una conferma di quanto avevamo già scoperto l’anno prima. Dopo anni di ricerche, mia sorella e mia nipote erano riuscite infatti a risalire alle origini del capostipite della nostra famiglia: il bisnonno Isidoro, nato a Cattaragna e da lì partito per l’America nella metà del 1800. Così, in occasione di un viaggio in Italia nell’ottobre di quell’anno, accompagnata da Luciano e Loretta Garbi, ebbi l’occasione di visitare il paese e di avere contatti con alcuni discendenti della famiglia Calamari (a proposito, questo è il mio cognome originale, la “i” finale venne strategicamente tolta nel dopoguerra, quando molti italiani resero più “ americano” il proprio cognome: a quel tempo, infatti, le origini italiane non erano cosa di cui vantarsi negli Stati Uniti). E fu proprio in occasione di quel viaggio nel 2010 che venni a conoscenza della Via Francigena e della Via degli Abati, percorsi appenninici utilizzati dai monaci che si recavano in pellegrinaggio a Roma nel medioevo. Amo molto camminare e iniziò così a frullarmi nella testa l’idea di raggiungere Cattaragna… A piedi! Avevo voglia di conoscere la terra dei miei antenati, non attraversandola in treno o con altri mezzi, ma incontrando persone, sentendo il vento sul mio viso e affrontando salite e discese dei boschi e delle montagne. Non avevo mai percorso un tragitto così lungo da sola, e avevo una gran voglia di mettermi alla prova… Evidentemente il mio imminente sessantesimo compleanno mi diede quella scossa necessaria a far sì che potessi indirizzare le energie per la realizzazione del mio sogno…” Diane trascorre così l’inverno scorso a pianificare il suo viaggio, in totale circa 600 km di percorso lungo l’appennino tosco-emiliano. Partita da Sansepolcro (AR) lo scorso 25 agosto (in piena calura estiva, lo ricordate?), affronta temporali, fulmini, venti e bruschi sbalzi termici, che però non interrompono il suo passo energico e allenato. Unico compagno di viaggio, il suo inseparabile zaino contenente un sacco a pelo, un tappetino da campeggio, un impermeabile, un cambio completo, due litri d’acqua e un po’ di cibo, per un totale di 12 kg sulla spalle. Unica concessione tecnologica: un tablet (rivelatosi spesso inutile poiché, ahimè, la rete internet sugli appennini non è così efficiente…). “In Alaska, dove vivo, mi capita spesso di percorrere lunghe distanze in luoghi selvag- gi e una delle cose che ho imparato è che bisogna vivere “alla giornata”. Ho certamente dovuto farlo durante il mio cammino verso Cattaragna e non mi sono mai preoccupata di ciò che mi sarebbe potuto accadere il giorno dopo. Ogni sera guardavo la mia mappa per scoprire il percorso per il giorno seguente… La mia vita diventò ben presto una semplice sequenza di passi, uno dopo l’altro, e la mia mente era concentrata solo su questo. Ero stupita di come fosse facile lasciarmi alle spalle l’altra vita e rilassarmi al ritmo naturale di ogni giorno.” Percorrendo una media di 25 km al giorno, fermandosi solo all’imbrunire per dormire in rifugi o in ostelli (raramente Bed & Breakfast, spesso nella sua tenda), Diane giunge a Pontremoli a metà settembre e da lì intraprende la Via degli Abati, con una diversione a Bardi per raggiungere finalmente Cattaragna… “Dopo una rinfrancante sosta a Coletta e una deliziosa cena all’Osteria di Bosconure, finalmente la mattina di domenica 23 settembre raggiunsi Ferriere, da dove telefonai a mia cugina Elena che con mia grande gioia era già a Cattaragna ad aspettarmi… Potevo finalmente pensare di avercela fatta! Ero così eccitata dal fatto che avrei raggiunto la mia meta che ripresi immediatamente il mio cammino… Casaldonato, Caserarso, il Mercatello e poi giù a Costa e Curletti. Percorrevo i sentieri che Isidoro Calamari e Luigia Casella, i miei bisnonni, avevano percorso tanti anni prima. Ho provato una pura e autentica gioia a camminare sulle stesse strade e finalmente scorgere, oltre il costone, Cattaragna in lontananza. Mi sentivo anche molto fortunata al pensiero di avere amici e familiari che mi aspettavano. Ero ormai a poche curve dal paese quando Elena, sua figlia Lucia e Angela mi hanno raggiunto. E tra abbracci, baci e lacrime, abbiamo raggiunto il paese. Ho trascorso tre giorni a Cattaragna, nella casa a suo tempo abitata dalla famiglia detta “Boschi”, la casata da cui proveniva il mio bisnonno. Le cattive condizioni meteorologiche di quei giorni mi hanno permesso di riposare, di apprezzare gli ottimi piatti cucinati da Paolina, da Angela e Alfredo. Seduta sotto il portico del circolo di Cattaragna, il mio pensiero andava spesso agli emigranti, è difficile immaginare di lasciare il proprio paese per affrontare l’ignoto… La curiosità spingeva certamente i giovani a lasciare la propria terra, ma come doveva essere dura per i genitori veder partire i propri figli che spesso non rivedevano più… Chissà quante volte Isidoro avrà guardato con nostalgia la foto del suo paese natale… È stata per me emozionante anche la visita del piccolo paese di Boschi, da dove partì nel 1790 il capostipite della famiglia Calamari (da qui il soprannome della famiglia, n.d.r.) per trasferirsi a Cattaragna ad occuparsi delle terre della moglie. Per me, cresciuta nel cuore dell’America senza una vera storia familiare, vedere in quei piccoli cimiteri i ritratti delle persone che probabilmente hanno vissuto insieme ai miei antenati è stata un’autentica emozione!” Dopo una tappa a Coli e Bobbio, Diane ha trascorso qualche giorno ancora a Cattara- 79 ontagna Nostra torrio gna dove, in occasione della Festa della Madonna del Rosario, tutta la comunità riunita nel nostro circolo ha potuto salutarla e augurarle buon viaggio. “Non sono mai stata brava a salutare, ma questa volta è stata più dura che mai.” Claudio Gallini di Coletta, Carmen ed Emanuela dell’Osteria di Bosconure, Ornella Calamari di Boschi, sono solo alcune delle persone che Diane cita nel suo diario di viaggio… “Ho portato con me in Alaska tutti i volti e i nomi delle persone che ho incontrato lungo il cammino, anche persone sconosciute che ho incrociato, che mi hanno indicato la stra- da o con cui ho conversato piacevolmente, anche solo per poche ore. E, naturalmente, non posso dimenticare i tanti amici ritrovati a Cattaragna, mi è impossibile citarli tutti.” Il ricordo del profumo della pasta di castagne preparata da Gino ed Alfredo e il calore della nostra gente riscalderà il lungo inverno di Diane in Alaska? Noi pensiamo di sì, così come ci auguriamo che Diane abbia portato con sé la piacevole e rassicurante sensazione che in qualsiasi momento lo desideri, possa tornare a sentirsi come a casa, nel nostro piccolo angolo di appennino da cui partì il giovane Isidoro, 150 anni fa… Ciao Diane e arrivederci al prossimo anno! Ricordandoli Enrico Campominosi n.9/7/1921 - m.20/8/2012 Uno degli ultimi patriarchi della Cattaragna antica, ci ha lasciato all’età di 91 anni, l’agosto scorso. Sentiremo la sua mancanza: Enrico aveva uno spirito giovane, gentile, discreto, amante dello stare insieme, con tutti, vecchie e nuove generazioni. Un altro lutto ha colpito la comunità di Cattaragna Renato Agosti n.25.06.1930 m.28.09.2012 Assiduo frequentatore della nostra montagna, pur non essendovi nato, amava trascorrere qui il periodo estivo e parte di quello autunnale, dedicandosi a lunghe passeggiate nei boschi. La sua giovialità ne ha fatto un nostro caro amico. Ciao Renato !!! 80 ontagna Nostra Appartamento dei maestri “bene comune” S abato 13 ottobre Torrio ha festeggiato il definitivo recupero e arredo dell’appartamento dei Maestri nel complesso dell’ex scuola ora circolo ACLI. Il fine della vita sociale cos’è se non il bene comune storicamente realizzabile. Per bene comune intendo «l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, sia alla collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente» Il bene comune dipende infatti da un sano pluralismo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Questo bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell'uomo, ma è un bene sempre arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio. Un sentito ringraziamento alla Banca di Piacenza, rappresentata per l’occasione nelle persone dei suoi vicedirettori: Masera Carlo e Pietro Copelli, per il fattivo contributo dato che alimenta e stimola ogni elevata attività sociale e umana. Questo rimarrà scolpito nella targa che abbiamo applicato alla porta interna, per ora accesso privilegiato all’appartamento dei Maestri. Un grazie a Don Guido per la sua costante e affettuosa partecipazione alla vita della nostra piccola comunità. Un grazie sincero a tutti i volontari, alle nostre donne, che hanno lavorato per farci sentire, attraverso la condivisione, ancora più comunità. Un grazie a Giuseppe Callegari per la sua concreta partecipazione alle nostre attività. Al compimento del progetto “appartamento dei maestri” che si compone di quattro stanze, non potevamo dimenticarci dei maestri e delle maestre che a Torrio hanno insegnato ed educato con il loro ruolo insostituibile. Sono loro che insegnandoci a scrivere, ci hanno dato il passaporto per il mondo. Sono loro che ci hanno fornito le chiavi per tutti i saperi che costituiscono la trama della nostra conoscenza. Ciascuno di noi si è costruito il proprio futuro personale e professionale sulla base di ciò che ha appreso lottando con le righe e i quadretti dei quaderni, imparando la musica delle tabelline, seguendo con il dito le linee di un libro. Sono loro che ancora oggi promuovono la prima fioritura intellettuale su cui costruire quel futuro civile e democratico che noi auspichiamo. Dedicando le quattro stanze ad altrettante Maestre abbiamo voluto idealmente ricordare tutte le maestre e i maestri che hanno contribuito a rendere migliori i ragazzi e a permetter loro un dignitoso e fiducioso futuro nel mondo. Purtroppo non possiamo certo dire di essere immersi, qui a Torrio, nel processo di crescita e di sviluppo per contribuire al sorgere di un futuro migliore ma cerchiamo di lasciare esempio per i figli e per i figli dei figli. Le maestre a cui ci siamo onorati di dedicare le stanze sono: 81 ontagna Nostra ontagna Nostra Cicogne Torriesi Amalia Bellocchio, Stefania Troglio, che non sono più fra noi, oggi rappresentate dai figli di Amalia Clara e Carlo e di Stefania Giovanni Piazza sindaco di Ottone. Beatrice Bonvicini e Silvana Ballerini Benazzi presenti. Tutte donne, madri, persone di valore e di valori trasmessi che hanno sempre testimoniato l’appartenenza alle nostre genti, alle nostre montagne, al nostro territorio. Giancarlo Peroni Presidente Consorzio Rurale di Torrio. Consegna della targa da parte del Presidente del Consorzio alla Banca di Piacenza Salutato da un’ovazione, in diretta telefonica, nel pomeriggio del 12 agosto 2012 durante la “festa al M. Crociglia” è nato Alessandro figlio di Elisa (nostra VECCHIA volontaria) e di Piero. Ai Genitori, ai nonni materni Giorgio ed Edda Rezzoagli e ai nonni paterni Anna e Giuseppe le vive congratulazioni della comunità Torriese e di Montagna Nostra. Nella foto Alessandro: amore della mamma Elisa e del papà Piero. Gli scolari di Torrio nel 1968 Mario Chiapparoli nato il 28.06.2011 figlio di Raffaella Cisari e Vito Chiapparoli Foto ricordo del 13 ottobre: Don Guido Balzarini, Giovanni Piazza, Giancarlo Peroni, Beatrice Bonvicini, Silvana Ballerini Benazzi, Carlo e Clara Masera. Paolo Nicora nato il 28.09.2011 figlio di Romina Cisari e Daniele Nicora 82 83 ontagna Nostra ontagna Nostra M. Carmela Laneri ved. Peroni (Carmiglia) Oggi sposi Sabato 22 settembre 2012 nella chiesa di Torrio il parroco Don Ferdinando Cherubin ha unito in matrimonio Simona e Giancarlo. Ai numerosi intervenuti alla splendida cerimonia è seguito un lauto pranzo a Santo Stefano d’Aveto. I simpatici e numerosi parenti dello sposo giunti dalla Sicilia, ospiti del papà della sposa il consigliere Luigi Masera e della mamma Teresina, il giorno dopo, hanno potuto apprezzare il nostro paese e l’ospitalità dei Torriesi al Circolo ACLI “la scuola”. A Simona e Giancarlo i più fervidi auguri torriesi con l’augurio di un “collegamento” frequente Sicilia - Torrio. Il 2 di agosto è mancata vita e che ha trasmesso con all’improvviso Carmiglia dolce tenacia alla sua famiLaneri. Era nata 85 anni fa glia e agli amici. ad Ascona di Santo Stefano. Grazie mamma per averUltimogenita della famiglia ci accompagnato in tutti i dei Belli si era sposata con momenti della vita. Per noi, Gaetano Peroni di Torrio nel mamma, eri quell’essere, 1950. Mancato il marito nel quel pensiero che ti accom1959 con i due figli piccoli, pagna, anche ora che non sostenuta dal padre Angelo, sei più, in ogni dove. Tu aveva preso in gestione il donna che il destino ti avenegozio/osteria a Boschi finché, in un va tolto il marito dopo appena nove incidente, andando per funghi, mancò anni da sposa facesti con determinatragicamente anche il padre. Lasciata zione morale, la scelta dell’autonomia, l’attività si trasferì vicino ai fratelli Andelle parità. Perseguisti questi valori drea e Lino in pian d’Aveto sotto Ascocon coraggio dando al lavoro dediziona lavorando a Rezzoaglio nell’Albergo ne e dignità. Ti ringraziamo mamma, Americano. Nel ’68 terminati gli studi per i valori di vita e di cristianità che dei figli si trasferì con loro a Genova con l’esempio ci hai trasmesso; la famidove ha vissuto il resto della sua vita glia, la caritatevole presenza dove c’è tornando ogni estate alle sue radici. sofferenza e malattia, la disponibilità e Parlare di Carmiglia è complicato e la solidarietà. Ti ringraziamo per il vasemplice allo stesso tempo; complicalore che davi alle nostre radici, all’imto perché sembra che le parole usate portanza di essere piuttosto che appasiano banali, semplice perché basta rire. Cara mamma ti abbiamo voluto usarne poche: fede, alto senso morabene. Per quella misericordia che conle, lealtà, ricchezza interiore, amore, forma le relazioni fra gli uomini alla amore per la sua terra, i suoi affetti, tolleranza più profonda alla fraternità per il venerato padre, per i fratelli, il più amorevole e che hai sempre promarito, i figli, l’adorato nipote. Carmifessato abbiamo la certezza che sarai glia, dal cuore sempre pronto a donaaccolta in cielo come lo sei stata nei re, incrollabile nella fede e nei suoi vanostri cuori. I tuoi figli Giancarlo e Angelo. lori che sono stati il cardine della sua All’amico e collaboratore Giancarlo la partecipazione più fraterna al dolore della sua famiglia per la scomparsa della cara mamma da parte dei parroci dell’alta Valnure e di Montagna Nostra. Tina Fontanarossa 84 A nemmeno otto mesi di distanza dal marito Giannino Rezzoagli dei Bunazin il giorno di ferragosto è mancata Tina Fontanarossa mamma di Gianluca valido artigiano edile del nostro territorio (suoi i lavori di sistemazione interna “dell’ap- 85 ontagna Nostra ontagna Nostra partamento dei maestri” nel nostro circolo sociale). Tina primogenita di sette sorelle e tre fratelli era nata a Chiavari il 4 gennaio 1930.Vissuta sempre nel territorio chiavarese aveva lì incontrato Giannino. Si erano sposati nel 1968 a Sant’Andrea di Rovereto dove avevano fissato la loro residenza e dove Gianluca, un anno dopo con la sua venuta aveva allietato la coppia. Tina aveva lavorato fino all’età della pensione come bidella nella scuola elementare Mazzini di Chiavari. Con la famiglia veniva in estate al nostro paese nella casa dei Bunazin vicino alla chiesa. Con la diminuita autonomia, per rimanere vicino al figlio, fecero la scelta di abitare a Costapelata di Santo Stefano d’Aveto. Nel Paese avetano assistiti dal figlio e dalla compagna Cristina hanno concluso la loro vita terrena. Il funerale nella chiesa di Sant’Andrea di Rovereto, presente la comunità Torriese. A Gianluca e Cristina e ai parenti va il cordoglio dei Torriesi e di Montagna Nostra. PG Masera René 86 Il giorno 11 di giugno a Parigi e mancato Renè. Quinto di sette figli di Benvenuto e di Aurelia, emigrati in Francia agli inizi degli anni trenta era nato a Nogent sur Marne il 4/7/1933. Con l’inizio della seconda guerra mondiale nel ’39 tutta la famiglia rientrava a Torrio e vi rimaneva fino al giugno del ’48. René ricordava quegli anni della fanciullezza e dell’adolescenza trascorsi a Torrio con eccellente dovizia di particolari. Nella sua memoria erano indelebilmente stampati i nomi dei prati, dei campi, dei torrenti e dei boschi della nostra montagna. Profondamente legato alle sue radici, amava Torrio. Qui ritemprava il suo spirito e il suo fisico che richiedeva riposo dopo un anno di lavoro intenso. Egli infatti svolgeva con impegno, passione e professionalità l’arte del restauratore di mobili antichi nel suo laboratorio situato “all’ombra di Notre Dame”. Ogni giorno raggiungeva la metropoli dal sud, da Viry Chatillon dove con la moglie Odette aveva fissato la sua residenza e aveva formato la sua famiglia per la quale viveva; erano nati Laura e Regis. Da qualche anno Regis con Estelle, lo aveva reso nonno felice di Noemi e di Romain. Amatissimi nipoti che non vedrà crescere per il sopraggiungere di una rarissima malattia batteriologica che in meno di sei giorni ne ha provocato il decesso. Renè amava la vita, l’arte, la musica e noi tutti vogliamo ricordarlo quando con la fisarmonica allietava le feste, quando cantava e quando ballava, quando con la sua borsa, ogni anno, faceva il suo volontariato curando con amore il portale ligneo del settecento della nostra chiesa. Rimarrà vivo il suo ricordo in tutti noi. Clara TORRIO Tornante, curva antica di un paese, dove un calendario colora ogni mese. Foto, foto di raduni sui sagrati domenicali, determinano ire fin dai tempi medievali. Donne con fascine sulla testa, cascine colme per chi d’inverno resta. Orgoglio di un barco alto e pieno, per chi ha venduto il suo sudore al fieno. Sole, pietra, lucertola, attonita osservazione di un anziano, che un bastone ha per mano. Polenta, farine, castagne per allontanare magagne. Calcolo glaciale allo stretto cimitero, per un’esclamazione a chi del morto non mi par vero. Onorata presenza al corteo, per poter dire io c’ero. Timidi imbarazzi, fugaci confronti, per indovinare l’appartenenza di chi incontri. Pensiero al bambino che io ero, stalla, muggito, luce fioca, secchio di zinco, latte, mosca, sbatte la coda, strana raccolta che non andrà più di moda. Ricordo di un’usanza passata, nella forte malinconia di un’età avanzata. Manifesto, fisarmonica, festa annuale, monte Crociglia, chissà se st’anno la voglia ci piglia, Arcangelo Raffaele, predica, foto, coro, pane e salame tra lo sguardo di un toro. Rezzoagli Franco Franco Rezzoagli 87 ontagna Nostra salsominore Da quest'anno Salsominore ha un Coro Parrocchiale, composto da componenti del posto, alcuni dei quali hanno militato nel Coro della Cattedrale di Bobbio. Nella foto il gruppo che ha accompagnato la festa di Sant'Antonino ad Ozzola con la Cresima di Serena e Sara Boccaccia. Lettera a Gesù Bambino Mi è capitato di leggere alcune lettere indirizzate a Gesù lo scorso Natale. Protagonisti gli allievi della Scuola Media Statale "Luigi Tinelli" di Alberobello. Leggendole vengono naturali queste considerazioni. Sopra: anche quest’anno per la festa di Sant’Agostino, patrono di Salsominore, i bambini sono stati i protagonisti dell’evento più importante del centro della Valdaveto. 88 RETORTO-SELVA ROMPEGGIO-PERTUSO ontagna Nostra A fianco: "Triangolare" di Salsominore tenutosi nel Comunale di Salsominore lo scorso Agosto. In foto le Giovani Speranze, alle quali è affidato il testimone calcistico. Quale motivazione induce oggi un ragazzino a scrivere una lettera, se il destinatario è un Bambino di nome Gesù? Leggendo, si scopre che quasi tutte le lettere contengono una richiesta: la guerra possa finire, i bambini possano riappropiarsi del diritto a un'infanzia serena, senza essere costretti a lavorare o a "giocare" alla guerra, non ci siano più povertà, discriminazione, crisi economica, disoccupazione, commercio di organi, violenza e cattiveria... I ragazzi, malgrado la loro giovanissima età, non sono poi così indifferenti a quello che capita intorno a loro. C'è chi scrive per ringraziare di avere ancora accanto i propri cari, di godere di una bella famiglia o semplicemente dell'atmosfera di festa, di vivere con dignità malgrado "i tempi che corrono". E c'è chi scrive a Gesù riconoscendolo come un "altro Dio", diverso da quello che abitualmente si prega nella propria famiglia, ma capace di ascoltare ed accogliere le preghiere indipendentemente dal suo "credo"... Nella diversità di forma e di stile, accomuna la maggior parte delle lettera "la speranza" che spesso negli adulti ha lasciato il posto alla rassegnazione. Bello leggere, a conclusione di quasi tutte le lettere "... sono certo/a, Signore, che ascolterai la mia preghiera... spero che il futuro sarà migliore..." I bambini alla festa dell’Addolorata a Pertuso. Qualcuno forse ritiene inutile l’ iniziativa di far scrivere lettere ai bambini, perchè "tanto sono solo parole... alla fine non cambia nulla, sarà sempre così..." E se fosse vero? In tutto ciò, qual'è il compito degli educatori? Quale Natale facciamo vivere? Come ci adoperiamo perchè i ragazzi non perdano la Speranza nel loro futuro? Una bella sfida... Scrivere a Gesù Bambino ha ancora un senso, se Gesù è un Amico, un Confidente, un Fratello cui guardare con Fiducia e Speranza. BUON NATALE 89 ontagna Nostra ontagna Nostra A Rompeggio si progetta il futuro N ella continuità con quanto progettato in questi ultimi tempi, a Rompeggio si cerca di pensare al futuro. Stiamo dando fondo ai soldi lasciati da Carlino alla Parrocchia: i beni giù al Nure sono stati assegnati agli Scouts per le loro attività formative ed educative, il piazzale della chiesa col monumento ai montanari nel ricordo dei defunti di Carlino è stato completato e benedetto, la struttura comunitaria ricavata dalla stalla e fienile sta per essere completata. Ora si tratta di decidere i passi da fare per garantire al paese quelle strutture che possano servire alla comunità. Il futuro è davanti a noi, speriamo di affrontarlo bene! Le prime attività degli scouts sono state realizzate…Il prossimo anno dovrebbero essere moltiplicate! Una fase dei lavori alla struttura comunitaria 90 Il Piazzale della chiesa col monumento 91 ontagna Nostra ontagna Nostra Anche a Selva c’è vita Battesimo di Frida Ferrari celebrato nell'oratorio di Selva il 5 Agosto dal pro zio della bambina Don Amerio Ferrari. In foto con Frida i genitori Fausto Ferrari e Labati Antonella. Madrina la zia Ida Labati e il cugino Federico Miserotti. Un saluto da Rocconi Gabriele Greta ed Emma Gli auguri di Buon compleanno a Carlo dalle nipotine Quagliaroli Rosetta, 98 anni. 92 …e dalla moglie Selva: il nostro Giuliano, sempre pronto a sfoderare parate decisive sui campetti del capoluogo. Foto Filippo Mulazzi 93 ontagna Nostra ontagna Nostra “Occorre vivere il proprio ideale di vita” Questo il messaggio di Giuseppino Molinari, premiato lo scorso 5 ottobre 94 Giuseppino Molinari, pertusino d’adozione, direttore generale dell’Università di Pavia e gia direttore dell’Università Cattolica e del Politecnico di Milano, è stato recentemente premiato a Mortizza con il “Cuore d’oro”, prestigioso riconoscimento ricevuto dalle mani del prof. Mario Viganò, noto cardiochirurgo di fama mondiale. In tale occasione il prof. Molinari ha voluto rivolgersi soprattutto ai giovani: “Vorrei dare qualche messaggio soprattutto ai giovani. I mass media ci hanno presentato uno stereotipo che non corrisponde alla realtà: quella di un giovane fragile, incapace di assumersi responsabilità, rassegnato, mammone, bamboccione. Ho conosciuto personalmente migliaia di giovani distribuiti in tante università e posso assicurarvi che sono ragazzi meravigliosi, disponibili ad ascoltare, con le idee chiare capaci di impegnarsi nello studio, ma aperti alla vita sociale, propositivi e dotati di grande equilibrio, disponibili a sacrificare parte del loro tempo libero per cose veramente belle. Da loro, l'ho detto anche in sedi ufficiali, ho imparato spesso molto più che dalle altre componenti dell'Università. Quanto alla mia esperienza lavorativa posso riassumerla in poche parole: ho trascorso finora 51 anni in Università di cui 5 come studente lavoratore, 3 come insegnante a Cortemaggiore, 23 come dirigente in Università cattolica, 20 come Direttore amministrativo e Direttore generale. Occorre vivere un ideale, il proprio ideale di vita. Ma come? Con la consapevolezza che l'ideale non si vede, spesso non lo si conosce e non sempre è quello che si ha in testa. L'ideale è qualcosa che si costruisce intorno a te, attraverso te, ma in un contesto in cui ci sono gli altri. Questo non significa accettare passivamente e con rassegnazione gli eventi esterni, ma saper ascoltare, vivere, accettare gli avvenimenti e su quelli COSTRUIRE con tenacia,fiducia,speranza il proprio futuro. Fatica e sacrifìcio. La mia esperienza di studente "lavoratore" mi ha portato a lavorare una media di 18 ore al giorno dedicate contemporaneamente allo studio universitario, all'insegnamento a tempo pieno nelle scuole e, d'estate, a fare il portiere d'albergo. Ma questa fatica fisica e mentale insegna a lottare, superare qualsiasi difficoltà, dà un enorme vantaggio competitivo e insegna a non tirarsi mai indietro. Scelta, sfida, curiosità. Nella vita come nel lavoro occorre guardare sempre avanti, cercare l'inesplorato, aprirsi a nuove esperienze, allargare i confini, saper decidere,assumersi responsabilità e affrontare i rischi, credendo in quello che si fa, mettendoci entusiasmo e trasmettendo le proprie intime convinzioni. Ogni scelta è una sfida contro paura, errori, fallimento, delusione, solitudine. La sfida più entusiasmante che ho dovu- Un “Cuore d’oro” per l’Alta Valnure to affrontare si riferisce al periodo trascorso a Piacenza, come Direttore della sede dell'Università Cattolica. Nel 1975 esisteva solo la Facoltà di Agraria, prestigiosissima in campo nazionale ed internazionale, ma troppo isolata da un contesto universitario fatto di altri saperi e isolata dalla città e dal territorio. In quegli anni l'Episa, l'ente che nel dopoguerra fu artefice della costruzione e del lancio della sede, erogava all'Università un contributo annuo di 300.000 lire (150 euro!) La prima sfida era attivare un legame forte con il territorio e in questo obiettivo fu di grandissimo aiuto “Libertà” che quasi ogni giorno parlava ai piacentini dell'Università di agraria. Dopo pochi anni il contributo salì a oltre un miliardo e mezzo di lire. La seconda sfida era creare a Piacenza un Polo Universitario, costituito da più facoltà in modo da arricchire l'Università e la città di nuovi saperi, di nuove culture e di nuove esperienze. Dopo pochi anni la piccola sede diventò quella che oggi possiamo ammirare, apprezzare e utilizzare e questo fu possibile con un ulteriore sforzo economico da parte del territorio di oltre 35 miliardi di lire. Squadra. Per vincere le sfide è necessario saper coinvolgere, motivare, far crescere in un ideale comune, ascoltare, dialogare con umiltà e determinazione. Le sfide si vincono solo con un gioco di squadra. L'esperienza che ho appena illustrato e il raggiungimento di quell'ambizioso obiettivo sono stati possibili solo attraverso un gioco di squadra: una squadra interna all'Università, fatta di persone che mi hanno sostenuto e incoraggiato e un'altra squadra, determinante, costituita da poche persone, diverse tra di loro per formazione, cultura, visione politica, carattere, ma tutte compatte nel voler realizzare il progetto. Spirito di servizio. Tutto quanto detto trova un senso compiuto se è ispirato dallo spirito di servizio, che significa lavorare per gli altri, farsi carico dei problemi degli altri, ispirare le proprie scelte sulla base di quello che gli altri si aspettano da te. Tutto questo si può concretizzare vivendo un sogno, vivendo le proprie radici, vivendo una missione. Solo così il sogno sì fa realtà. diventa il proprio ideale di vita”. 95 ontagna Nostra ontagna Nostra In occasione dell’inaugurazione della centralina elettrica, il Presidente della Provincia Massimo Trespidi ha visitato per la prima volta Pertuso. Eccolo con gli amici Schiavi e mentre da Roberto apprende i segreti della farinata. Retorto vive? Viva la montagna! L a domanda, che può sembrare offensiva, pone un problema che riguarda tutti i nostri paesi di montagna che all’arrivo della stagione fredda si spopolano a dismisura. A Retorto le presenze in inverno non raggiungono le 10 unità! Le motivazioni che sottendono all’esodo delle famiglie giovani sono tante; qualcuno vede in questa fuga emigratoria la causa di tutti i dissesti geologici che in questi tempi sconvolgono tante regioni italiane! Altri ritengono di conoscere i rimedi e puntano il dito contro questo o quello…E intanto i paesi si spopolano. Quando si parla di questi argomenti e si accendono feroci discussioni mi viene in mente la favoletta di un Anonimo che ci raccontava il mio vecchio parroco: «Questa é la storia di quattro individui: Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno. Bisognava fare un lavoro importante e si chiese a Ognuno di occuparsene. Ognuno si assicurò che Qualcuno lo facesse. Chiunque avrebbe potuto occuparsene, ma Nessuno non fece mai niente. Qualcuno s'arrabbiò perché considerava che per questo lavoro Ognuno fosse responsabile. Ognuno credeva che Chiunque potesse farlo, ma Nessuno mai si rese conto che Ognuno non avrebbe fatto niente. 96 Sicuramente certi paesaggi che da anni si presentano a chi arriva a Retorto non costituiscono un gran bel biglietto da visita! Ognuno lo vede, Chiunque se ne accorge, Qualcuno dovrebbe provvedere, ma Nessuno interviene! Alla fine Ognuno rimproverò Qualcuno per il fatto che Nessuno non fece mai quello che Chiunque avrebbe dovuto fare». Se non altro i nostri monti potranno far rilassare le persone che d’estate così ragionano: "Imbocco il sentiero e piano piano sento la mia mente svuotarsi dai problemi dallo stress quotidiano, come se entrassi in un altro mondo in una dimensione dove il passato non esiste, e finalmente, mi sento svuotato dall'odio, dalla rabbia,dalla delusione che sfinisce la mia vita quotidiana. Finalmente posso sorridere con un sorriso vero, diverso dal sorriso di tutti i giorni, sorrido, perchè posso sentire la pace interiore che si fonde con la quiete esteriore. Riesco a sentire il battito accelerare ma non mi accorgo della fatica, perchè la mia mente lascia spazio solo ai sensi per captare i profumi che arieggiano in quella brezza frizzantina che riempie i polmoni e tutta la mia anima di gioia, quella gioia che trovo solo sul sentiero che mi porta in alto nel mio mondo tra le montagne." – Anonimo 97 ontagna Nostra ontagna Nostra Un “selvano” che si è fatto onore nella vita e nella carriera Toscani Giancarlo nasce a Selva il 23 settembre 1949. Cresce in famiglia e nella frazione frequenta le scuole elementari completando la scuola dell’obbligo nel capoluogo con la prima scuola media. Fin da giovanissimo Giancarlo si rivela una persona legata ai valori propri della nostra terra di montagna e ai principi morali e cristiani della nostra gente. Gli esempi e gli insegnamenti della famiglia lo guidano su un “percorso” di sacrifici, di rettitudine, di attenzione verso i bisogni della comunità e di un grande amore verso la famiglia. In tenera età vive un “dramma famigliare” perdendo nel 1962 il fratello Paolo, ricordato nelle pagine successive. Temprato in uno stile di vita sobrio, Giancarlo si avventura, come altri compaesani, verso la Liguria e a Genova in particolare. Intraprende la “missione” di carabiniere frequentando in diverse caserme d’Italia gli appositi corsi formativi. Da Iglesias (Sardegna) a Gorizia, da Firenze a Susa, Giancarlo lascia segni di professionalità per servizi e mansioni svolte con senso dello Stato non trascurando le necessità delle popolazioni. Nel 1978 arriva a Rovegno (Genova) con le funzioni di comandante della Stazione. Lascia il servizio nel maggio 1984. Nel luglio 2004 lo stesso Comune gli conferisce la cittadinanza onoraria per l’impegno esemplare nell’espletamento delle proprie funzioni. Sposato con Carmela Scianni, la famiglia è arricchita dei figli Sandro, Mario e Andrea. Cavaliere della Repubblica, a Toscani è stata conferita la Croce di Bronzo al merito dell’Arma dei Carabinieri con la seguente motivazione: “Luogotenente in possesso di pregevolissime doti umane ed intellettuali, di un insieme armmonico di emergenti requisiti morali e culturali, d’impeccabile stile militare nonchè di una eccellente preparazione professionale, sostenuta da altissimo senso del dovere, ha sempre svolto il suo servizio nell’arma con spiccao spirito di iniziativa, azione di comando equilibrato, efficace ed autorevole....”. All’amico Giancarlo, gli auguri di un lungo meritato riposo vissuto anche in mezzo alla sua gente di un tempo. 98 Paolo Ricordiamoli Alla fine di settembre sono arrivate a Rompeggio i resti mortali di Gaetana Cesari ved. Cagnolari deceduta in Francia il 23 giugno scorso alla veneranda età di 98 anni, al termine di una vita che ha tutte lecaratteristiche di un romanzo. Nata nella Bassa Padana, emigrata in Francia giovanissima, lì incontra il suo amore, anche lui emigrato da Pertuso. Nel 1939 ritorna a Pertuso per tornare in Francia nel 1945 dopo la morte del marito per una peritonite. Il figlio Sergio ricorda poi tutte le altre varie traversie affrontata sempre con tanto coraggio fino alla morte. Le sue ceneri ora riposano accanto ai resti mortali del marito nel cimitero di Rompeggio, in attesa di quell’ultima chiamata per la risurrezione finale! A Retorto ci ha lasciato Rosa Gogni. Se ne è andata di notte senza disturbare nessuno nella sua casa dove amava restare quasi rinchiusa nella sua semplicità di vita. Aveva passato tutta la sua esistenza nell’intimità della sua famiglia prima, e poi nella condivisione di tutto col fratello Emilio lavorando, pregando, a volte borbottando contro il governo o chissà chi, ma sempre attaccata alle sue radici e alla sua chiesa nella quale rimarrà sempre un segno della sua fede e della sua devozione alla Madonna. Dal mese di agosto 2007 quello che era l’altare della Madonna del rosario (statua lignea trafugata a suo tempo) è diventato l’altare della Madonna di Fatima grazie al quadro che lo sovrasta raffigurante appunto la visione dei tre pastorelli a Fatima. Si tratta di un dipinto ad olio su pannello di legno opera del pittore Rodolfo Bersani di Cortemaggiore donata alla chiesa di Retorto dalla Rosa in memoria del fratello Emilio e dei genitori. 99 ontagna Nostra ontagna Nostra Ricordiamo infine Toscani Paolo, deceduto tragicamente annegato nelle acque del Nure il 19 agosto 1962, 50 anni fa. Aveva solo 19 anni. La sorella Lisetta, che ci ha fornito la foto scattata solo qualche ora prima della tragedia, mentre ritornava a casa dopo la mietitura con un covone di grano in spalla, testimonia come il suo ricordo rimane vivo nei cuori dei famigliari e di tutti gli amici. L’obiettivo di Carlo Margini ha colto a Selva uno stupendo scenario naturale con in primo piano un bel esemplare di cavallo con il puledro. 100 101 ontagna Nostra ontagna Nostra Bergonzi Romano Via S. Nicola, 18 - 29024 Ferriere (PC) tel. e fax 0523-758208 cell. 348-5507630 # Ferramenta # Stufe, caminetti Antichi sapori di montagna # Pellet # Materiali edili Alla riscoperta degli antichi sapori che la gente aveva ormai dimenticato. Una scommessa contro tutte le avversità dell’Alta Valnure. # Pavimenti, Rivestimenti Consegna a domicilio Trasporto con gru La qualità è la nostra passione! 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