CRISTOLOGIA
4 lezione
CRISTO IN QUANTO UOMO
1
Com’è il Cristo uomo?
Studieremo ora le singole facoltà e
qualità umane di Gesù Cristo.
Non esamineremo invece le proprietà
della sua natura divina, studiate in un
altro trattato.
2
Il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto una natura
umana integra alla quale non manca nulla di ciò che
è propriamente umano vuol dire che in Lui c’era…
libertà umana e peccato; tentazioni ?
amore umano ?
conoscenza umana & ignoranza ?
dolore ?
Fede; Speranza; Carità; Prudenza; Giustizia;
Fortezza, Temperanza ?
Sapienza; Intelletto; Consiglio; Fortezza;
Conoscenza; Pietà; Timore di Dio ?
3
1. Sappiamo già che il Figlio di
Dio si è incarnato per essere,
come uomo, la causa della
nostra salvezza.
2. Per questo la sua umanità deve
essere lo strumento adeguato,
indissolubilmente unito al Verbo in
vista della sua opera salvifica.
3. Però si tratta di uno strumento
vivo e razionale con capacità di
azione personale (non inerte o
passivo, soltanto mosso dall’agente
principale).
4
Per essere strumento
adeguato, Cristo, nella sua
umanità, ha le qualità
convenienti a realizzare il
fine dell’Incarnazione.
(per esempio, per comunicarci la
verità e la grazia divine, per mezzo
delle quali siamo salvati, Egli è
dotato di tutte le qualità, è «pieno
di grazia e di verità» (Gv 1,14),
giacché «dalla sua pienezza noi
tutti abbiamo ricevuto e grazia
5
su grazia» (Gv 1,16).
Per la stessa ragione:
non ha assunto con la natura umana quei
difetti o limitazioni, COME IL PECCATO o
L’IGNORANZA, che avrebbero reso difficile
la sua opera di salvezza,
anche se ha assunto le limitazioni della
nostra natura utili a realizzare il fine
dell’Incarnazione, ma che non erano un
difetto morale e non disdicevano la sua
condizione, COME LA PASSIBILITÀ e IL
6
DOLORE.
Di fatto nella Sacra Scrittura, Cristo è
chiamato SANTO:
 Le rispose l'angelo: <<Lo Spirito Santo
scenderà su di te, su te stenderà la sua
ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che
nascerà sarà dunque santo e chiamato
Figlio di Dio>>. (Lc, 1, 35)
 << noi abbiamo creduto e conosciuto che
tu sei il Santo di Dio>>. (Gv, 6, 69)
 << voi invece avete rinnegato il Santo e il
Giusto, avete chiesto che vi fosse
graziato un assassino>> (At, 3, 14)
Evidentemente Egli è santo in quanto Dio.
Ma è santo anche in quanto uomo.
7
La sua santissima umanità…
non è santa per sé stessa,
né si è trasformata in divina a
seguito dell’unione ipostatica
1) è santa perché essendo stata assunta dal
Figlio di Dio gode per l’unione ipostatica
della santità infinita del Verbo (Grazia di
unione)
2) è santa come diventa santa una qualsiasi
persona umana, cioè come effetto proprio
della grazia santificante (Grazia abituale). è
«pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14), Altrimenti
resterebbe solamente umana, non sarebbe
stata elevata fino alla vita intima di Dio. 8
La rivelazione, non solo ci conferma che Gesù ha la
grazia abituale o santificante, ma che era «pieno di
grazia e di verità» (Gv 1,14) e ci parla della sua
«pienezza di grazia» (Gv 1,16; cfr Ef 4,13).
La pienezza di grazia è propria ed esclusiva di Cristo,
dato che gli è stata attribuita perché Lui fosse il
principio universale della giustificazione di tutto il
genere umano.
Tutte le grazie ricevute dagli uomini provengono da
Lui, come dalla loro fonte; per questo motivo Lui le
possiede tutte, e nel grado più alto: «Della sua
pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su
grazia» (Gv 1,16).
La stessa pienezza di grazia abituale in Cristo, in
quanto Capo e principio della santificazione di tutti, è
conosciuta con il nome di «grazia capitale».











9
Nella santità si possono distinguere due aspetti: l’ontologico e
l’operativo.
a) In senso ontologico
Nell’Antico Testamento si dice che qualcuno o qualcosa è santo nella
misura in cui gli appartiene, e, conseguentemente, è destinato o
consacrato al suo servizio esclusivo. Per es. si chiamano santi il Tempio,
il sabato, il popolo di Dio, ecc.
Nel Nuovo Testamento la nozione di santità, oltre al concetto di una
consacrazione o dedicazione a Dio, è completato con quello di una
partecipazione alla vita divina per azione dello Spirito Santo che
trasforma l’uomo interiormente, lo divinizza, lo rende giusto e lo
purifica dal peccato: per es. i battezzati in Cristo (cfr At 9,13; Rm 15,25).
b) In senso operativo e morale si dice santo chi vive stabilmente l’unione
soprannaturale con Dio attraverso la fede e l’amore e quindi si muove
guidato in tutto dalla volontà santa di Dio, servito di cuore («il giusto vive
della fede» (Rm 1,17).
10
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
11
merito
Nell’unione con Dio si possono distinguere due aspetti: l’ontologico e
l’operativo.
a) In senso ontologico
Nell’Antico Testamento si dice che qualcuno o qualcosa è santo nella
misura in cui gli appartiene, e, conseguentemente, è destinato o
consacrato al suo servizio esclusivo. Per es. si chiamano santi il Tempio,
il sabato, il popolo di Dio, ecc.
Nel Nuovo Testamento la nozione di santità, oltre al concetto di una
consacrazione o dedicazione a Dio, è completato con quello di una
partecipazione alla vita divina per azione dello Spirito Santo che
trasforma l’uomo interiormente, lo divinizza, lo rende giusto e lo
purifica dal peccato: per es. i battezzati in Cristo (cfr At 9,13; Rm 15,25).
b) In senso operativo e morale si dice santo chi vive stabilmente l’unione
soprannaturale con Dio attraverso la fede e l’amore e quindi si muove
guidato in tutto dalla volontà santa di Dio, servito di cuore («il giusto vive
della fede» (Rm 1,17).
12
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
13
merito
Esistenza di un’intelligenza
umana in Cristo
L’affermazione di
un’intelligenza umana in
Cristo, in tutto il Nuovo
Testamento è palese.
La Chiesa, seguendo la
rivelazione divina, ha sempre
difeso l’integrità della natura
umana di Cristo, con un’anima
razionale e un’intelligenza
umana.
14
La visione beatifica dell’anima di Cristo (1/4)
Si chiama scienza di visione o visione beatifica la conoscenza
intima e immediata di Dio propria dei beati del cielo, rendendoli
simili a Lui perché lo vedono «così come egli è» (1 Gv 3,2), «a
faccia a faccia» (1 Cor 13,12).
L’affermazione dell’esistenza della scienza di visione in Cristo
durante la sua vita terrena si fonda su quei testi del Nuovo
Testamento nei quali si afferma che Lui vede Dio che nessuno
può vedere: «Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo
colui che viene da Dio ha visto il Padre» (Gv 6,46).
15
(2/4)
L’esistenza della scienza di visione in Cristo si fonda
sull’unione della natura umana al Verbo: come conseguenza
di questa unione, l’intelletto umano di Cristo godeva di una
piena e immediata conoscenza del Verbo.
Pertanto, Gesù si presenta come testimone di colui che vede
presso Dio; per es. quando dice: «Colui che mi mandato è
veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui [….]
Io dico quello che ho visto presso il Padre» (Gv 8,26.38). 16
Cristo è il Mediatore tra Dio e gli uomini (e la visione
 1. Siccome
beatifica è il culmine di questa unione)…
 non si può ammettere che Egli abbia bisogno di essere unito
 a Dio come uomo…
 perché allora Egli stesso avrebbe bisogno di mediazione,
mentre è il primo e unico Mediatore.

2. La visione beatifica è lo sviluppo supremo della grazia, cioè
 dell’unione dell’anima con Dio.
 Se si negasse la scienza di visione, si negherebbe la
assoluta di grazia e di unione della sua anima con la
 pienezza
Trinità.
 3. Il comportamento di Gesù (sicurezza con cui dà testimonianza
 non solo dell’esistenza di Dio, ma anche dell’intimità divina; di
com’è il cuore paterno di Dio; di come perdona; ecc.) non si
 spiega senza ricorrere alla scienza di visione.
(3/4)
17
(4/4)
La Tradizione della Chiesa, fin da
sant’Agostino, è stata concorde
nell’affermare l’esistenza della scienza
beata in Cristo.
Il Magistero della Chiesa, a sua volta, in
alcune occasioni si è riferito a detta
esistenza, anche se non ha definito tale
dottrina come di fede .
Secondo il comune parere dei teologi
Cristo, con la scienza di visione, vedeva
non solo la divinità ma anche tutte le cose,
giacché erano tutte in relazione con la sua
missione sulla terra, essendo stato Egli
costituito Redentore di tutti gli uomini. 18
La scienza infusa o profetica in Cristo
(1/2)
La scienza infusa è quella conoscenza
che non si acquista per mezzo della
ragione, ma che proviene direttamente
da Dio per mezzo della comunicazione
di certe idee alla mente umana.
Non bisogna confonderla con la
scienza di visione, per mezzo della
quale si vede Dio immediatamente in
sé stesso.
Un esempio di scienza infusa è la
conoscenza profetica.
19
(2/2)
I testi del Nuovo Testamento
non sono incontrovertibili
nell’affermare l’esistenza di
una scienza infusa in Cristo.
Tuttavia, ci suggeriscono
questo tipo di conoscenza
soprannaturale in Cristo
quando dicono che
conosceva i pensieri segreti
nel cuore degli uomini , o
specifici avvenimenti futuri
che predice, come le
negazioni di Pietro, la sua
Morte e la sua Risurrezione;
20
ecc.











Sapeva di essere il Figlio di Dio e Messia? (1/5)
Come avrebbe potuto Gesù conoscere la sua identità
di Figlio di Dio?
Alcuni autori rispondono negando che Gesù avesse
coscienza della sua divinità.
Altri sostengono che Gesù, da un’iniziale ignoranza
per la quale si considerava come un semplice Galileo,
iniziò poco a poco a prendere coscienza di essere il
Figlio di Dio e il Salvatore del mondo (processo che
non spiegano in modo soddisfacente).
In tutti i modi, per loro questa coscienza di Gesù non
sarebbe mai giunta a maturare chiarezza, neppure alla
fine della sua vita sulla croce, sulla quale lo scorgono
pieno di dubbi e di perplessa incertezza circa il senso
della sua vita e della sua morte.
21
(2/5)
Gesù nella sua autocoscienza umana aveva una chiara e
vera conoscenza di sé, sapeva chi era: il Figlio di Dio
venuto nel mondo e fattosi uomo per salvarci .
I Vangeli ci mostrano sempre che la sua autocoscienza era
dritta e chiara fin dalle sue prime parole all’età di dodici
anni: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo
occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49).
22
(3/5)
Inoltre Gesù
manifesta la
coscienza della sua
identità
quando si designa
come Figlio di Dio,
o afferma la sua
preesistenza al
mondo,
o dice d’essere
uguale al Padre, ecc.
23
Se ci soffermiamo sulla parola «io»
sulle labbra di Gesù (parola che esprime
l’autocoscienza), comproveremo che nei
Vangeli non appare mai un io umano di
Gesù e un altro io del Figlio di Dio: Egli
non si sente mai né si mostra come un
uomo distinto dal Figlio di Dio.
Al contrario, nella Scrittura appare un
unico Io che esprime la sua unità
psicologica, derivante dall’unità
ontologica della sua persona: Egli è e sa
di essere un solo soggetto: il Figlio di Dio
fatto uomo.
Per es.: «E ora, Padre, glorificami
davanti a Te [nella mia umanità], con
quella gloria che avevo presso di Te
prima che il mondo fosse» (Gv 17,5).
(4/5)
24
(5/5)
Allo stesso modo, è molto indicativa
l’espressione «Io sono» utilizzata da
Gesù, che ricorda la risposta data da
Dio a Mosé: «Io sono colui che sono!
[….] Così risponderà ai figli di Israele:
Io-Sono mi ha mandato a voi» (Es
3,14).
Per esempio: «Se infatti non
crederete che Io Sono, morirete nei
vostri peccati» (Gv 8,24); e ancora:
«Quando avrete innalzato il Figlio
dell’uomo, allora saprete che Io Sono»
(Gv 8,28), passi in cui Cristo parla della
sua «elevazione» mediante la croce e la
successiva Risurrezione: allora
manifesterà chiaramente di fronte a tutti
25
gli uomini chi egli è, che è Dio.
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
26
merito
(1/8)
Una natura umana senza un’effettiva volontà e
senza operazione proprie non sarebbe integra, e
Cristo non sarebbe perfetto uomo.
27
Volontà umana
Volontà divina
divinità
potenze
dell’anima
anima spirituale
Certamente la persona è
«chi» vuole e agisce, ma
comportandosi secondo i modi
e le possibilità della propria
natura.
Conseguentemente, Gesù è
colui che vuole secondo una
delle sue due nature:
ha un volere divino comune
con il Padre e lo Spirito Santo,
proprio della natura divina;
(2/8)
ed ha un altro volere umano,
proprio della natura umana
assunta, non condiviso con il
Padre e con lo Spirito Santo.28
I monoeteliti pensavano che l’umanità di Cristo fosse
uno strumento del Verbo, determinato dal Verbo.
Si sbagliavano, perché l’umanità di Gesù Cristo è
uno strumento razionale libero, non inerte o
inanimato, il quale si muove secondo il proprio modo
di essere: si muove di propria volontà umana.
(3/8)
29
La libertà umana di
Cristo è esplicitamente
posta in risalto in
alcuni passi del Nuovo
Testamento.
Per esempio, quando
dice: «Do la mia vita
per riprenderla di
nuovo. Nessuno me la
toglie, ma la offro da
me stesso, perché ho
il potere di offrirla e
il potere di
riprenderla di nuovo»
(Gv 10, 17-18; cfr Mc
3,13).
30
(4/8)
Or bene, che Cristo fosse libero non significa che potesse
peccare, dato che la libertà non consiste nel potere scegliere
il bene o il male.
Così come l’errore non perfeziona l’intelligenza né è conforme
ad essa, lo scegliere il male o il peccare non perfeziona la
volontà né è conforme ad essa, anche se mostra che l’uomo
è libero.
La libertà consiste nel modo in cui la volontà sceglie il bene o
il male: nel volere il bene per sé stessa e non per essere
trascinata da nessun altro fattore interno o esterno.
Come dice san Tommaso: «Libero è chi è causa di sé stesso»
.
(5/8)
31
1. Il Magistero della Chiesa ha insegnato anche
che Gesù fu libero dal peccato originale e che
non ha sofferto il disordine della
concupiscenza, conseguenza di questo
peccato; così che in Lui la sensibilità fu
sempre subordinata alla ragione.
2. E ancora: i teologi sostengono che, di fatto,
Cristo non solo fu immune dal peccato, ma
che, inoltre, era impeccabile.
 La ragione è ovvia: le azioni sono della
persona; se Cristo avesse potuto peccare,
sarebbe stato Dio a peccare, contraddicendo
quindi sé stesso.
(6/8)
 Inoltre, Gesù Cristo in quanto uomo, aveva
una visione intuitiva di Dio, cosa che suppone
32
anche l’impossibilità di rifiutare il Bene infinito.
In Gesù Cristo non ci fu opposizione tra
la volontà umana e la divina
La Sacra Scrittura evidenzia che la
volontà umana di Gesù consiste nel
compiere la volontà divina: «Sono sceso
dal cielo non per fare la mia volontà
ma la volontà di Colui che mi ha
mandato» (Gv 6,38).
Fin dal momento di entrare in questo
mondo dice: «Ecco io vengo… per fare
la tua volontà» (Eb 10,7).
E’ sempre vissuto della volontà del
Padre (cfr Gv 4,34; 5,30), ed è stato
sempre obbediente fino alla morte e alla
33
(7/8) morte di croce (cfr Fil 2,8).
Anche se il III Concilio di Costantinopoli afferma che in Gesù

Cristo non ci fu opposizione tra la volontà umana e quella
divina, a prima vista pare che invece ci fu, almeno

nell’episodio dell’orazione nell’orto di Getsemani, quando

Gesù dice: «Non si compia la mia volontà ma la tua» (Mt
26,39).

Per comprendere questo passo, occorre spiegare che la sua 
inclinazione naturale o sensibilità (quella che a volte
chiamiamo «volontà» ) potevano desiderare qualche bene 
diverso dal volere divino, tuttavia gli erano totalmente

sottomesse in virtù del libero atto della sua volontà razionale

(che è la facoltà che propriamente chiamiamo «volontà
umana»).

Tutto ciò è chiaro quando dice “non si faccia la «mia

volontà» (la volontà come inclinazione naturale o sensibile),

ma «si faccia» (è l’atto di volontà come elezione libera e
34
razionale), «la tua» (la volontà divina)” (cfr Mt 26,39).
(8/8)
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
35
merito
Nell’unione con Dio si possono distinguere due aspetti: l’ontologico e
l’operativo.
a) In senso ontologico
Nell’Antico Testamento si dice che qualcuno o qualcosa è santo nella
misura in cui gli appartiene, e, conseguentemente, è destinato o
consacrato al suo servizio esclusivo. Per es. si chiamano santi il Tempio,
il sabato, il popolo di Dio, ecc.
Nel Nuovo Testamento la nozione di santità, oltre al concetto di una
consacrazione o dedicazione a Dio, è completato con quello di una
partecipazione alla vita divina per azione dello Spirito Santo che
trasforma l’uomo interiormente, lo divinizza, lo rende giusto e lo
purifica dal peccato: per es. i battezzati in Cristo (cfr At 9,13; Rm 15,25).
b) In senso operativo e morale si dice santo chi vive stabilmente l’unione
soprannaturale con Dio attraverso la fede e l’amore e quindi si muove
guidato in tutto dalla volontà santa di Dio, servito di cuore («il giusto vive
della fede» (Rm 1,17).
36
• Gesù è santo anche in senso operativo e
morale, in quanto ha vissuto liberamente in
ogni momento, per mezzo dell’amore,
l’unione soprannaturale con suo Padre.
• Egli stesso confessa: «Io faccio sempre
le cose che gli sono gradite» (Gv 8,29; cfr
4,34).
• Inoltre, è senza peccato: «Viene il
principe del mondo; ma egli non ha nessun
potere su di me» (Gv 14,30; cfr 1 Pt2,22).
• Per questo motivo il Magistero della
Chiesa, rifacendosi alla Sacra Scrittura, in
diverse occasioni ha insegnato questa
verità: «Cristo è in tutto a noi somigliante,
escluso il peccato» (Ebr 4,15; cfr 7,26-27) .
37











L’esistenza di una attività umana in Cristo
Il monoergismo sosteneva l’esistenza di una sola
operazione in Cristo, chiamata teandrica (divino-umana);
così che la sua umanità sarebbe uno strumento passivo
privo di azione propria, come una marionetta della
divinità: ciò fu condannato dal III Concilio di
Costantinopoli (anno 681), che confessò come nello
stesso Signore nostro Gesù Cristo si danno due
operazioni naturali, una divina e una umana, senza
separazione ma anche senza confusione.
La ragione è che, anche se le azioni sono delle persone,
la natura è il principio della operazione.
La natura umana di Cristo ha una sua forma e una sua
capacità, attraverso le quali agisce nel modo che le è
proprio: sente, conosce, ama liberamente, ecc.
38
Qual è il potere e la portata delle
azioni proprie di Cristo uomo? (1/2)
a) Diciamo in primo luogo che la sua
natura umana, come quella di ogni
uomo, ha il potere di realizzare tutte
le azioni umane naturali: conoscere,
amare, parlare, camminare, ecc.
b) Ha anche, però, come ogni uomo in
stato di grazia, il potere di realizzare
opere soprannaturali: si tratta di un
potere partecipato dallo Spirito
Santo, donato però all’uomo per
realizzare da sé stesso opere
soprannaturali; per es. amare Dio e
il prossimo, pregare, obbedire e
meritare.
39
Qual è il potere e la portata delle azioni
proprie di Cristo uomo? (2/2)
Gesù, come uomo pieno di grazia e di verità,
aveva la capacità soprannaturale di
rivelare il Padre e insegnarci le parole di
Dio, così come quella di meritare per tutti
gli uomini e di redimere il genere umano.
Tanto importante è la capacità
soprannaturale, che senza di essa non
potremmo affermare la realtà dell’opera
redentrice, da Gesù compiuta per mezzo
delle sue azioni.
 E’ da notare che tutte le azioni naturali e
soprannaturali dell’umanità assunta in
unità di persona dal Figlio di Dio sono
«proprie» della seconda persona della
Trinità: non sono azioni comuni con il 40
Padre e lo Spirito Santo.
Le azioni umane di Cristo in quanto
strumento della divinità (1/2)
• L’umanità di Cristo, oltre al proprio potere
derivante dalla natura o dalla grazia, ha la
capacità, come per ogni creatura, che Dio
se ne può servire come strumento per
compiere opere che superino i limiti del
potere della propria natura.
• Pertanto, nell’ordine fisico la divinità si è
servita di gesti e di parole umane di Gesù
per compiere miracoli.
• Ad esempio, nella guarigione miracolosa di
un cieco c’è un’azione propria della natura
divina (dargli la vista), che si serve
dell’azione propria della natura umana di
Gesù (delle sue parole e del gesto di
ungergli gli occhi).
41
Le azioni umane di Cristo in quanto
strumento della divinità (2/2)
In modo simile, nell’ordine spirituale,
quello più importante, la divinità si è
servita della volontà umana di Gesù e
delle sue parole per perdonare i peccati
(cfr Mt 9,6).
Allo stesso modo la Scrittura afferma che
l’umanità di Gesù partecipa del potere di
comunicare agli uomini la vita eterna (cfr.
Gv 17, 2), il che è azione propria di Dio.
 Queste azioni, quindi, non sono proprie
ed esclusive del Verbo, poiché in esse
intervengono anche le altre persone
divine; per es.: le tre persone divine
donano la salvezza agli uomini, facendoli
partecipi dell’opera redentrice di Cristo per
mezzo dei sacramenti.
42
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
43
merito
merito
merito
•
Nei confronti di Dio, in senso
strettamente giuridico, non c'è merito da
parte dell'uomo.
•
Il merito dell'uomo presso Dio nella
vita cristiana deriva dal fatto che Dio ha
liberamente disposto di associare l'uomo
all'opera della sua grazia.
•
L'adozione filiale, rendendoci
partecipi per grazia della natura divina, può
conferirci, in conseguenza della giustizia
gratuita di Dio, un vero merito.
(cfr. CCC 2007-2009)
(1/4)
44











E’ tanto grande la condiscendenza divina che
promette di darci i beni divini a mo’ di
retribuzione per le opere buone realizzate in
stato di grazia e seguendo le ispirazioni dello
Spirito Santo, essendo più degno per l’uomo
ricevere tali beni per proprio merito, come
dovuti, piuttosto che come dono.
Essendo le azioni umane di Cristo libere e
traendo origine dall’immenso amore per il
Padre infuso dallo Spirito Santo nella sua
anima, erano tutte meritorie, quindi degne di
raggiungere il fine cui le aveva ordinate il
disegno divino.
(2/4)
45
Prima della sua Risurrezione Cristo meritò, infatti,
per sé quei beni ancora non posseduti, quali la
perfetta glorificazione e l’esaltazione della sua
umanità.
E’ quanto manifesta la Sacra Scrittura quando dice:
«umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla
morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha
esaltato» (Fil 2,9).
(3/4)
46
Cristo ci ha meritato anche la
nostra salvezza.
Anche se, in senso stretto, il merito
−il titolo per il premio− è destinato
solo alla retribuzione della persona
che ha compiuto una determinata
opera, la fede tuttavia ci insegna
che Cristo ha meritato la grazia per
tutti gli uomini, perchè a questo fine
era ordinata l’Incarnazione del
Verbo.
Più avanti, nello studiare la
Passione di Cristo, esamineremo
47
meglio questo punto.
(4/4)
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
48
merito
Le virtù soprannaturali.
1. Come afferma la Sacra Scrittura, Cristo ha
avuto molte virtù, e tutte in grado mirabile;
l’umiltà, l’obbedienza, la purezza, la pazienza,
ecc.
2. In Lui brilla in modo speciale il grandissimo
amore per suo Padre e per noi uomini, fino al
punto di offrire la sua vita per ciascuno di noi.
3. Gesù non ebbe, tuttavia, quelle virtù che
supponevano in sé stesse una certa carenza o
imperfezione: per es. non ebbe la fede (poiché
possedeva la visione di Dio), né propriamente
ebbe la speranza (poiché aveva già l’unione
con Dio), né la penitenza (poiché fu esente dal
peccato).
49
Virtù
intellettuali
1. L’intelligenza umana non può essere privata dell’attività
che le è propria: il conoscere da sé stessa; nel caso
contrario, sarebbe vana e imperfetta.
2. Per scienza acquisita s’intendono tutte quelle conoscenze
raggiunte dall’uomo con le proprie forze, partendo dai
sensi e dall’esperienza.
3. Senza dubbio, questo è il modo di conoscere di cui ci parla
san Luca descrivendo Gesù bambino che «cresceva in
sapienza, età e grazia» (cfr Lc 2,52).
(1/8)
50
Appare chiaro che la
conoscenza acquisita non
poteva non avere una portata
limitata, poiché la sua
intelligenza umana si sviluppava
nelle concrete situazioni storiche
della sua esistenza, a loro volta
limitate nello spazio e nel tempo.
Anche se la chiarezza e l’acume
della sua intelligenza gli
facevano intendere la realtà delle
cose che via via sperimentava,
con molta maggiore profondità e
saggezza degli altri uomini.
51
(2/8)
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
Come si compaginano in Cristo questi diversi tipi di
conoscenza umana?
1. Come avrebbe potuto Gesù acquisire e progredire
nella conoscenza per mezzo della scienza acquisita,
se già conosceva tutto per mezzo della scienza di
visione?
2. Su questo punto le spiegazioni dei teologi devono
partire dalla piena accettazione dei dati rivelati, che
indicano che Gesù apprendeva e allo stesso tempo ci
mostrano che aveva la visione beatifica di Dio.
3. Di conseguenza, al fine di chiarire per alcuni aspetti
questo mistero, hanno affermato che si tratta di due
conoscenze poste a distinti livelli e aventi
caratteristiche diverse, di tal che una conoscenza
52
non impediva l’altra.
(3/8)
La Sacra Scrittura insegna che Gesù Cristo è
«pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14); in Lui
«sono nascosti tutti i tesori della sapienza e
della scienza» (Col 2,3).
Conseguentemente la Tradizione della Chiesa
ha insistito sulla pienezza della conoscenza in
Cristo che esclude ogni errore e ignoranza.
53
(4/8)
In Cristo non c’errore
La critica storica, il
protestantesimo liberale e il
modernismo, hanno sostenuto
che Gesù è caduto in errore in
quanto alla data della fine del
mondo e alla natura del suo
messianismo.
(5/8)
Si basano su alcuni testi del
discorso escatologico (Mt 24 e
paralleli) in cui il Signore
sembra annunciare la fine del
mondo come imminente, e in
alcuni altri testi isolati (cfr Mt
16,27-28).
54
1. San Pio X nel 1907 ha condannato
queste teorie affermando che Cristo
non è caduto in alcun errore .
2. Fra l’altro, l’esistenza di errore in
Cristo implicherebbe che non è Dio,
che non è la Verità.
3. D’altra parte, l’errore andrebbe
contro la sua missione di Maestro di
tutti gli uomini.
4. Per questo motivo, la maggior parte
dei teologi afferma che è «materia
di fede» non solo che Cristo non
conobbe errore ma che era
infallibile, e per questa ragione era
impossibile che potesse errare.
(6/8)
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Cristo non conobbe l’ignoranza
(7/8)
1. Alcuni testi della Scrittura sembrano indicare una
qualche ignoranza in Gesù; il testo più importante
per la nostra questione è quello in cui Gesù afferma
di ignorare il giorno e l’ora del giudizio (cfr Mt 24,36
e Mc 13,32).
2. Basandosi su questo testo, in passato vi sono stati
alcuni che hanno sostenuto una certa ignoranza in
Cristo.
3. Tuttavia, la maggior parte dei Padri ha affermato
che Cristo non ignorava quando sarebbe giunta la
fine del mondo, ma che non voleva rivelarlo.
4. In questo senso il Catechismo della Chiesa
Cattolica dice: «Ciò che in questo campo dice di
ignorare, dichiara altrove di non avere la missione56
di rivelarlo» .
 Anche oggi alcuni postulano
una ignoranza in Cristo,
considerata questa anche
come un fattore positivo e
necessario della sua vera
umanità.
 Tale opinione non considera
sufficientemente che Gesù non
era una semplice uomo come
noi, bensì Dio fatto uomo.
 La Chiesa ha rigettato in
diverse occasioni questi errori,
e ha indicato come certa la
sentenza che stabilisce «non
avere ignorato nulla l’anima di
Cristo» .
(8/8)
57
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
58
merito
I doni dello Spirito Santo.
1. La rivelazione ci dice che Gesù «pieno
di Spirito Santo […..] fu condotto
dallo Spirito» (Lc 4,1) possedeva
anche i doni dello Spirito Santo in
grado eccellente ed eminente (cfr Is
11,2).
2. Sappiamo che i doni dello Spirito
Santo portano alla loro massima
perfezione le virtù in modo tale che
l’uomo possa agire in tutto secondo il
volere di Dio.
3. Cristo, quindi, possedeva tali doni in
modo che la perfezione di tutte le sue
virtù fosse piena.
59
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
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merito
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
«carismi»: grazie speciali dello Spirito
Santo convenienti all’edificazione degli altri
Se anche parlassi le lingue degli
uomini e degli angeli, ma non avessi la
carità, sono come un bronzo che risuona o
un cembalo che tintinna. E se avessi il
dono della profezia e conoscessi tutti i
misteri e tutta la scienza, e possedessi la
pienezza della fede così da trasportare le
montagne, ma non avessi la carità, non
sono nulla. E se anche distribuissi tutte le
mie sostanze e dessi il mio corpo per
esser bruciato, ma non avessi la carità,
niente mi giova.
61
1 Cor, 13, 1-3
I carismi
1. Insieme alla pienezza della grazia,
Cristo ebbe in pienezza i carismi dello
Spirito Santo, in altre parole i doni divini
convenienti per compiere la sua
missione salvifica.
2. In quanto da Lui provengono (cfr Gv
1,16) e a Lui appartengono come
Salvatore di tutti e supremo Maestro
della nostra fede, Gesù ha in modo
perfetto tutti i carismi ricevuti dagli
uomini per compiere la missione loro
affidata per l’edificazione degli altri (i
doni propri degli apostoli, dei profeti, dei
predicatori, dei dottori, dei pastori, ecc.),.
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potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
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merito
(1/8)
anima spirituale
azioni
passioni
Le passioni sono componenti
naturali dello psichismo umano;
fanno da tramite e assicurano il
legame tra la vita sensibile e la
vita dello spirito.
Nostro Signore indica il cuore
dell'uomo come la sorgente da
cui nasce il movimento delle
passioni [Cf Mc 7,21].
corpo umano
(CCC 1764)
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Le passioni, in se stesse, non sono né buone né cattive.
Le passioni sono dette volontarie «o perché sono
comandate dalla volontà, oppure perché la volontà non
vi resiste» [San Tommaso d'Aquino, Summa
theologiae, I-II, 24, 1].
E' proprio della perfezione del bene morale o umano
che le passioni siano regolate dalla ragione [Cf ibid., III, 24, 3].
(CCC 1767)
Le principali passioni sono l'amore e l'odio, il
desiderio e il timore, la gioia, la tristezza e la collera.
65
(CCC1772)
(2/8)
(3/8)
Cristo ebbe i sentimenti e le passioni propri della natura
umana, compatibili con la sua pienezza di grazia e utili alla
nostra redenzione.
I Vangeli pertanto ci testimoniano che Cristo esultò nello
Spirito Santo per le opere del Padre (cfr Lc 10,21) e per
sapersi amato dal Padre (cfr Gv 15,10-11)
66
Cristo desiderò ardentemente la
nostra redenzione e di restare
nell’Eucaristia (cfr Lc 22,15),
ecc.
Parimenti, la Scrittura ci mostra
Cristo che prova tristezza nel
contemplare le sofferenze della
sua Passione e il peccato dei
suoi (cfr Mt 26,38); o dolore
interiore fino a piangere per la
morte di Lazzaro o per la rovina
del suo popolo (cfr Gv 11,33-35;
Lc 19,41); o ira per l’ipocrisia di
alcuni (cfr Mc 3,5), ecc.
(4/8)
67
LE PASSIONI IN NOI
LE PASSIONI IN CRISTO
Di solito in noi precedono
il giudizio della ragione.
Non hanno mai preceduto
il giudizio della ragione.
Tendono spesso a
superare il limite del lecito.
Mai indirizzati a ciò che
non fosse conveniente.
A volte trascinano la
ragione.
Mai impedito la serenità
dei giudizi..
(5/8)
68
In Gesù non è mai
mancato il sentimento
principe da cui tutti gli
altri derivano, l’amore,
soprannaturalizzato
dalla carità.
L’amore, inoltre, è stato
il motore della sua vita e
la chiave dell’armonia e
dell’unità di tutto il suo
essere: amore e
donazione al Padre e a
noi.
(6/8)
69
L’amore per suo Padre
nasce dal sapersi il Figlio
molto amato (cfr Mt 3,17).
Risuona in tutte le sue
parole e risplende in tutte
le sue azioni, il suo amore
filiale.
Viveva dell’amore e della
donazione alla volontà del
Padre: «Faccio sempre le
cose che Gli sono
gradite» (Gv 8,29).
(7/8)
70
L’amore per noi è stato il prolungamento di quello per il Padre.
(8/8)
 amò i suoi (cfr Gv 13,1; 15,9),
 quelli che trattò da amici (cfr Lc 12,4; Gv 11,11);
 Gesù «amava Marta, sua sorella e Lazzaro» (Gv 11,5);
 L’amore si manifestava esteriormente con facilità, in modo patente e
notorio per tutti (cfr Gv 1,3.35).
 L’amore di Gesù, inoltre, si estendeva non solo alle persone vicine,
ma abbracciava tutti e ciascuno.
 Il Nuovo Testamento lo attesta: «Cristo vi ha amato e ha dato sé
stesso per noi» (Ef 5,2; cfr Rm 8,37);
 con un amore oltre ogni limite: «Nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).
 Gesù ci ha conosciuti e amati, tutti e ciascuno, durante la sua vita, la
sua agonia e la sua passione, e per ognuno di noi si è offerto: “Il Figlio
di Dio mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Gal 2,20) .
71
potenze
Intelletto (ragione; memoria)
intelletto;
Virtù scienza;
intellettuali sapienza
dell’anima
Volontà (libertà)
prudenza;
Virtù giustizia;
morali fortezza;
temperanza
divinità
riguardanti
anima spirituale
tutti
principi
intrinseci
Virtù fede;
teologali speranza;
azioni
carità
Doni e frutti dello
Spirito Santo
passioni
riguardanti
alcuni
corpo umano
principi estrinseci
Carismi o
grazie
speciali
Grazia santificante
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merito
In quanto al viso e all’aspetto fisico di
Cristo, i Vangeli non ci hanno trasmesso
nessuna descrizione diretta della statura,
dei tratti fisici, del colore degli occhi o dei
capelli, ecc.
Anche se su questi aspetti gli Apostoli
dovettero certamente soddisfare la
legittima curiosità dei primi cristiani,
tuttavia si perdette subito la memoria di
quelle notizie.
Per questo, nel corso della storia, si sono
date molteplici opinioni sulla fisionomia di
Gesù rappresentata dall’arte innumerevoli
volte, ma si tratta pur sempre d’immagini
molto diverse sorte nella sola
immaginazione dei cristiani.
(1/4) 73
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La Sacra Scrittura, tuttavia, ci suggerisce, in modo indiretto,
alcuni dati utili per farci un’idea, anche se vaga e generale,
dell’aspetto fisico del Signore.
Possiamo, quindi, affermare che dovette avere una presenza
piacevole, amabile e attraente, dato che molti si rivolgevano a
Lui con facilità, chiamandolo «maestro buono» (Mc 10,17) o
portandogli i bambini perché imponesse loro le mani, ecc.
Doveva avere un portamento e modi degni, che ispiravano il
rispetto e l’affetto di persone di ogni condizione, tanto della
gente semplice dei villaggi, quanto delle persone di livello
sociale o intellettuale elevato, come Giuseppe di Arimatea,
Nicodemo, ecc.
Abitualmente, sul suo volto, doveva comparire un sorriso
sincero; in certe occasioni lo vediamo anche manifestamente
felice del bene spirituale delle anime (cfr Lc 10,21), e
paragona la sua vita con delle nozze in cui nessuno può
essere triste (cfr Mt 9,15).
74
(2/4)
Lo sguardo di Gesù è
ordinariamente allegro,
affettuoso e profondo, così da
penetrare in fondo alle anime.
Il suo sguardo si manifesta
affettuoso con il giovane ricco
(cfr Mc 10,21),
compassionevole con la
vedova di Nain, (cfr Lc 7,13),
con pena per Pietro dopo i suoi
rinnegamenti (cfr Lc 22,61).
Che cosa avrà avuto mai il suo
sguardo da muovere e
spingere Pietro, Matteo e tanti
altri a seguirlo, lasciando ogni
cosa!
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(3/4)
Nella sua intimità c’era, e traspariva sul suo
volto, una profonda pace e gioia, delle quali
desiderava che partecipassero i suoi (cfr Gv
14,27; 15,11).
In effetti, lo vediamo sempre sereno, padrone
delle sue parole e delle sue azioni.
L’attrazione di Gesù proveniva, tuttavia,
soprattutto dalla sua intimità: dalla sua bontà,
dalle parole, dai miracoli.
Dio forse ha permesso che non ci restasse un
ritratto di Gesù, e che la sua presenza fisica tra
noi terminasse con l’Ascensione, in modo che
non fossimo attratti a Lui per motivi meramente
umani ma che ci fissassimo principalmente
sulla sua anima e lo cercassimo come
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Salvatore nostro e Dio nostro.
(4/4)
Dai «Commenti dal Diatessaron» di sant'Efrem, diacono (1, 18-19; SC 121, 52-53)
Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia
altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato.
Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se
non una sola cosa fra molte altre.
Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da
ciò impoverita.
Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di
essa.
Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto
che la ricchezza della parola ti superi.
%
77
Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare
la fonte.
E` meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte.
Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni
volta che ne avrai bisogno.
Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura.
Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato.
Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua
eredità.
Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in
altri momenti con la tua perseveranza.
Non avere l'impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere
prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo
78
un po' alla volta.
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Cristo in quanto uomo