CRISTOLOGIA 4 lezione CRISTO IN QUANTO UOMO 1 Com’è il Cristo uomo? Studieremo ora le singole facoltà e qualità umane di Gesù Cristo. Non esamineremo invece le proprietà della sua natura divina, studiate in un altro trattato. 2 Il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto una natura umana integra alla quale non manca nulla di ciò che è propriamente umano vuol dire che in Lui c’era… libertà umana e peccato; tentazioni ? amore umano ? conoscenza umana & ignoranza ? dolore ? Fede; Speranza; Carità; Prudenza; Giustizia; Fortezza, Temperanza ? Sapienza; Intelletto; Consiglio; Fortezza; Conoscenza; Pietà; Timore di Dio ? 3 1. Sappiamo già che il Figlio di Dio si è incarnato per essere, come uomo, la causa della nostra salvezza. 2. Per questo la sua umanità deve essere lo strumento adeguato, indissolubilmente unito al Verbo in vista della sua opera salvifica. 3. Però si tratta di uno strumento vivo e razionale con capacità di azione personale (non inerte o passivo, soltanto mosso dall’agente principale). 4 Per essere strumento adeguato, Cristo, nella sua umanità, ha le qualità convenienti a realizzare il fine dell’Incarnazione. (per esempio, per comunicarci la verità e la grazia divine, per mezzo delle quali siamo salvati, Egli è dotato di tutte le qualità, è «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14), giacché «dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia 5 su grazia» (Gv 1,16). Per la stessa ragione: non ha assunto con la natura umana quei difetti o limitazioni, COME IL PECCATO o L’IGNORANZA, che avrebbero reso difficile la sua opera di salvezza, anche se ha assunto le limitazioni della nostra natura utili a realizzare il fine dell’Incarnazione, ma che non erano un difetto morale e non disdicevano la sua condizione, COME LA PASSIBILITÀ e IL 6 DOLORE. Di fatto nella Sacra Scrittura, Cristo è chiamato SANTO: Le rispose l'angelo: <<Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio>>. (Lc, 1, 35) << noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio>>. (Gv, 6, 69) << voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino>> (At, 3, 14) Evidentemente Egli è santo in quanto Dio. Ma è santo anche in quanto uomo. 7 La sua santissima umanità… non è santa per sé stessa, né si è trasformata in divina a seguito dell’unione ipostatica 1) è santa perché essendo stata assunta dal Figlio di Dio gode per l’unione ipostatica della santità infinita del Verbo (Grazia di unione) 2) è santa come diventa santa una qualsiasi persona umana, cioè come effetto proprio della grazia santificante (Grazia abituale). è «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14), Altrimenti resterebbe solamente umana, non sarebbe stata elevata fino alla vita intima di Dio. 8 La rivelazione, non solo ci conferma che Gesù ha la grazia abituale o santificante, ma che era «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14) e ci parla della sua «pienezza di grazia» (Gv 1,16; cfr Ef 4,13). La pienezza di grazia è propria ed esclusiva di Cristo, dato che gli è stata attribuita perché Lui fosse il principio universale della giustificazione di tutto il genere umano. Tutte le grazie ricevute dagli uomini provengono da Lui, come dalla loro fonte; per questo motivo Lui le possiede tutte, e nel grado più alto: «Della sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia» (Gv 1,16). La stessa pienezza di grazia abituale in Cristo, in quanto Capo e principio della santificazione di tutti, è conosciuta con il nome di «grazia capitale». 9 Nella santità si possono distinguere due aspetti: l’ontologico e l’operativo. a) In senso ontologico Nell’Antico Testamento si dice che qualcuno o qualcosa è santo nella misura in cui gli appartiene, e, conseguentemente, è destinato o consacrato al suo servizio esclusivo. Per es. si chiamano santi il Tempio, il sabato, il popolo di Dio, ecc. Nel Nuovo Testamento la nozione di santità, oltre al concetto di una consacrazione o dedicazione a Dio, è completato con quello di una partecipazione alla vita divina per azione dello Spirito Santo che trasforma l’uomo interiormente, lo divinizza, lo rende giusto e lo purifica dal peccato: per es. i battezzati in Cristo (cfr At 9,13; Rm 15,25). b) In senso operativo e morale si dice santo chi vive stabilmente l’unione soprannaturale con Dio attraverso la fede e l’amore e quindi si muove guidato in tutto dalla volontà santa di Dio, servito di cuore («il giusto vive della fede» (Rm 1,17). 10 potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 11 merito Nell’unione con Dio si possono distinguere due aspetti: l’ontologico e l’operativo. a) In senso ontologico Nell’Antico Testamento si dice che qualcuno o qualcosa è santo nella misura in cui gli appartiene, e, conseguentemente, è destinato o consacrato al suo servizio esclusivo. Per es. si chiamano santi il Tempio, il sabato, il popolo di Dio, ecc. Nel Nuovo Testamento la nozione di santità, oltre al concetto di una consacrazione o dedicazione a Dio, è completato con quello di una partecipazione alla vita divina per azione dello Spirito Santo che trasforma l’uomo interiormente, lo divinizza, lo rende giusto e lo purifica dal peccato: per es. i battezzati in Cristo (cfr At 9,13; Rm 15,25). b) In senso operativo e morale si dice santo chi vive stabilmente l’unione soprannaturale con Dio attraverso la fede e l’amore e quindi si muove guidato in tutto dalla volontà santa di Dio, servito di cuore («il giusto vive della fede» (Rm 1,17). 12 potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 13 merito Esistenza di un’intelligenza umana in Cristo L’affermazione di un’intelligenza umana in Cristo, in tutto il Nuovo Testamento è palese. La Chiesa, seguendo la rivelazione divina, ha sempre difeso l’integrità della natura umana di Cristo, con un’anima razionale e un’intelligenza umana. 14 La visione beatifica dell’anima di Cristo (1/4) Si chiama scienza di visione o visione beatifica la conoscenza intima e immediata di Dio propria dei beati del cielo, rendendoli simili a Lui perché lo vedono «così come egli è» (1 Gv 3,2), «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12). L’affermazione dell’esistenza della scienza di visione in Cristo durante la sua vita terrena si fonda su quei testi del Nuovo Testamento nei quali si afferma che Lui vede Dio che nessuno può vedere: «Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre» (Gv 6,46). 15 (2/4) L’esistenza della scienza di visione in Cristo si fonda sull’unione della natura umana al Verbo: come conseguenza di questa unione, l’intelletto umano di Cristo godeva di una piena e immediata conoscenza del Verbo. Pertanto, Gesù si presenta come testimone di colui che vede presso Dio; per es. quando dice: «Colui che mi mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui [….] Io dico quello che ho visto presso il Padre» (Gv 8,26.38). 16 Cristo è il Mediatore tra Dio e gli uomini (e la visione 1. Siccome beatifica è il culmine di questa unione)… non si può ammettere che Egli abbia bisogno di essere unito a Dio come uomo… perché allora Egli stesso avrebbe bisogno di mediazione, mentre è il primo e unico Mediatore. 2. La visione beatifica è lo sviluppo supremo della grazia, cioè dell’unione dell’anima con Dio. Se si negasse la scienza di visione, si negherebbe la assoluta di grazia e di unione della sua anima con la pienezza Trinità. 3. Il comportamento di Gesù (sicurezza con cui dà testimonianza non solo dell’esistenza di Dio, ma anche dell’intimità divina; di com’è il cuore paterno di Dio; di come perdona; ecc.) non si spiega senza ricorrere alla scienza di visione. (3/4) 17 (4/4) La Tradizione della Chiesa, fin da sant’Agostino, è stata concorde nell’affermare l’esistenza della scienza beata in Cristo. Il Magistero della Chiesa, a sua volta, in alcune occasioni si è riferito a detta esistenza, anche se non ha definito tale dottrina come di fede . Secondo il comune parere dei teologi Cristo, con la scienza di visione, vedeva non solo la divinità ma anche tutte le cose, giacché erano tutte in relazione con la sua missione sulla terra, essendo stato Egli costituito Redentore di tutti gli uomini. 18 La scienza infusa o profetica in Cristo (1/2) La scienza infusa è quella conoscenza che non si acquista per mezzo della ragione, ma che proviene direttamente da Dio per mezzo della comunicazione di certe idee alla mente umana. Non bisogna confonderla con la scienza di visione, per mezzo della quale si vede Dio immediatamente in sé stesso. Un esempio di scienza infusa è la conoscenza profetica. 19 (2/2) I testi del Nuovo Testamento non sono incontrovertibili nell’affermare l’esistenza di una scienza infusa in Cristo. Tuttavia, ci suggeriscono questo tipo di conoscenza soprannaturale in Cristo quando dicono che conosceva i pensieri segreti nel cuore degli uomini , o specifici avvenimenti futuri che predice, come le negazioni di Pietro, la sua Morte e la sua Risurrezione; 20 ecc. Sapeva di essere il Figlio di Dio e Messia? (1/5) Come avrebbe potuto Gesù conoscere la sua identità di Figlio di Dio? Alcuni autori rispondono negando che Gesù avesse coscienza della sua divinità. Altri sostengono che Gesù, da un’iniziale ignoranza per la quale si considerava come un semplice Galileo, iniziò poco a poco a prendere coscienza di essere il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo (processo che non spiegano in modo soddisfacente). In tutti i modi, per loro questa coscienza di Gesù non sarebbe mai giunta a maturare chiarezza, neppure alla fine della sua vita sulla croce, sulla quale lo scorgono pieno di dubbi e di perplessa incertezza circa il senso della sua vita e della sua morte. 21 (2/5) Gesù nella sua autocoscienza umana aveva una chiara e vera conoscenza di sé, sapeva chi era: il Figlio di Dio venuto nel mondo e fattosi uomo per salvarci . I Vangeli ci mostrano sempre che la sua autocoscienza era dritta e chiara fin dalle sue prime parole all’età di dodici anni: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). 22 (3/5) Inoltre Gesù manifesta la coscienza della sua identità quando si designa come Figlio di Dio, o afferma la sua preesistenza al mondo, o dice d’essere uguale al Padre, ecc. 23 Se ci soffermiamo sulla parola «io» sulle labbra di Gesù (parola che esprime l’autocoscienza), comproveremo che nei Vangeli non appare mai un io umano di Gesù e un altro io del Figlio di Dio: Egli non si sente mai né si mostra come un uomo distinto dal Figlio di Dio. Al contrario, nella Scrittura appare un unico Io che esprime la sua unità psicologica, derivante dall’unità ontologica della sua persona: Egli è e sa di essere un solo soggetto: il Figlio di Dio fatto uomo. Per es.: «E ora, Padre, glorificami davanti a Te [nella mia umanità], con quella gloria che avevo presso di Te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). (4/5) 24 (5/5) Allo stesso modo, è molto indicativa l’espressione «Io sono» utilizzata da Gesù, che ricorda la risposta data da Dio a Mosé: «Io sono colui che sono! [….] Così risponderà ai figli di Israele: Io-Sono mi ha mandato a voi» (Es 3,14). Per esempio: «Se infatti non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati» (Gv 8,24); e ancora: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono» (Gv 8,28), passi in cui Cristo parla della sua «elevazione» mediante la croce e la successiva Risurrezione: allora manifesterà chiaramente di fronte a tutti 25 gli uomini chi egli è, che è Dio. potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 26 merito (1/8) Una natura umana senza un’effettiva volontà e senza operazione proprie non sarebbe integra, e Cristo non sarebbe perfetto uomo. 27 Volontà umana Volontà divina divinità potenze dell’anima anima spirituale Certamente la persona è «chi» vuole e agisce, ma comportandosi secondo i modi e le possibilità della propria natura. Conseguentemente, Gesù è colui che vuole secondo una delle sue due nature: ha un volere divino comune con il Padre e lo Spirito Santo, proprio della natura divina; (2/8) ed ha un altro volere umano, proprio della natura umana assunta, non condiviso con il Padre e con lo Spirito Santo.28 I monoeteliti pensavano che l’umanità di Cristo fosse uno strumento del Verbo, determinato dal Verbo. Si sbagliavano, perché l’umanità di Gesù Cristo è uno strumento razionale libero, non inerte o inanimato, il quale si muove secondo il proprio modo di essere: si muove di propria volontà umana. (3/8) 29 La libertà umana di Cristo è esplicitamente posta in risalto in alcuni passi del Nuovo Testamento. Per esempio, quando dice: «Do la mia vita per riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, perché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10, 17-18; cfr Mc 3,13). 30 (4/8) Or bene, che Cristo fosse libero non significa che potesse peccare, dato che la libertà non consiste nel potere scegliere il bene o il male. Così come l’errore non perfeziona l’intelligenza né è conforme ad essa, lo scegliere il male o il peccare non perfeziona la volontà né è conforme ad essa, anche se mostra che l’uomo è libero. La libertà consiste nel modo in cui la volontà sceglie il bene o il male: nel volere il bene per sé stessa e non per essere trascinata da nessun altro fattore interno o esterno. Come dice san Tommaso: «Libero è chi è causa di sé stesso» . (5/8) 31 1. Il Magistero della Chiesa ha insegnato anche che Gesù fu libero dal peccato originale e che non ha sofferto il disordine della concupiscenza, conseguenza di questo peccato; così che in Lui la sensibilità fu sempre subordinata alla ragione. 2. E ancora: i teologi sostengono che, di fatto, Cristo non solo fu immune dal peccato, ma che, inoltre, era impeccabile. La ragione è ovvia: le azioni sono della persona; se Cristo avesse potuto peccare, sarebbe stato Dio a peccare, contraddicendo quindi sé stesso. (6/8) Inoltre, Gesù Cristo in quanto uomo, aveva una visione intuitiva di Dio, cosa che suppone 32 anche l’impossibilità di rifiutare il Bene infinito. In Gesù Cristo non ci fu opposizione tra la volontà umana e la divina La Sacra Scrittura evidenzia che la volontà umana di Gesù consiste nel compiere la volontà divina: «Sono sceso dal cielo non per fare la mia volontà ma la volontà di Colui che mi ha mandato» (Gv 6,38). Fin dal momento di entrare in questo mondo dice: «Ecco io vengo… per fare la tua volontà» (Eb 10,7). E’ sempre vissuto della volontà del Padre (cfr Gv 4,34; 5,30), ed è stato sempre obbediente fino alla morte e alla 33 (7/8) morte di croce (cfr Fil 2,8). Anche se il III Concilio di Costantinopoli afferma che in Gesù Cristo non ci fu opposizione tra la volontà umana e quella divina, a prima vista pare che invece ci fu, almeno nell’episodio dell’orazione nell’orto di Getsemani, quando Gesù dice: «Non si compia la mia volontà ma la tua» (Mt 26,39). Per comprendere questo passo, occorre spiegare che la sua inclinazione naturale o sensibilità (quella che a volte chiamiamo «volontà» ) potevano desiderare qualche bene diverso dal volere divino, tuttavia gli erano totalmente sottomesse in virtù del libero atto della sua volontà razionale (che è la facoltà che propriamente chiamiamo «volontà umana»). Tutto ciò è chiaro quando dice “non si faccia la «mia volontà» (la volontà come inclinazione naturale o sensibile), ma «si faccia» (è l’atto di volontà come elezione libera e 34 razionale), «la tua» (la volontà divina)” (cfr Mt 26,39). (8/8) potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 35 merito Nell’unione con Dio si possono distinguere due aspetti: l’ontologico e l’operativo. a) In senso ontologico Nell’Antico Testamento si dice che qualcuno o qualcosa è santo nella misura in cui gli appartiene, e, conseguentemente, è destinato o consacrato al suo servizio esclusivo. Per es. si chiamano santi il Tempio, il sabato, il popolo di Dio, ecc. Nel Nuovo Testamento la nozione di santità, oltre al concetto di una consacrazione o dedicazione a Dio, è completato con quello di una partecipazione alla vita divina per azione dello Spirito Santo che trasforma l’uomo interiormente, lo divinizza, lo rende giusto e lo purifica dal peccato: per es. i battezzati in Cristo (cfr At 9,13; Rm 15,25). b) In senso operativo e morale si dice santo chi vive stabilmente l’unione soprannaturale con Dio attraverso la fede e l’amore e quindi si muove guidato in tutto dalla volontà santa di Dio, servito di cuore («il giusto vive della fede» (Rm 1,17). 36 • Gesù è santo anche in senso operativo e morale, in quanto ha vissuto liberamente in ogni momento, per mezzo dell’amore, l’unione soprannaturale con suo Padre. • Egli stesso confessa: «Io faccio sempre le cose che gli sono gradite» (Gv 8,29; cfr 4,34). • Inoltre, è senza peccato: «Viene il principe del mondo; ma egli non ha nessun potere su di me» (Gv 14,30; cfr 1 Pt2,22). • Per questo motivo il Magistero della Chiesa, rifacendosi alla Sacra Scrittura, in diverse occasioni ha insegnato questa verità: «Cristo è in tutto a noi somigliante, escluso il peccato» (Ebr 4,15; cfr 7,26-27) . 37 L’esistenza di una attività umana in Cristo Il monoergismo sosteneva l’esistenza di una sola operazione in Cristo, chiamata teandrica (divino-umana); così che la sua umanità sarebbe uno strumento passivo privo di azione propria, come una marionetta della divinità: ciò fu condannato dal III Concilio di Costantinopoli (anno 681), che confessò come nello stesso Signore nostro Gesù Cristo si danno due operazioni naturali, una divina e una umana, senza separazione ma anche senza confusione. La ragione è che, anche se le azioni sono delle persone, la natura è il principio della operazione. La natura umana di Cristo ha una sua forma e una sua capacità, attraverso le quali agisce nel modo che le è proprio: sente, conosce, ama liberamente, ecc. 38 Qual è il potere e la portata delle azioni proprie di Cristo uomo? (1/2) a) Diciamo in primo luogo che la sua natura umana, come quella di ogni uomo, ha il potere di realizzare tutte le azioni umane naturali: conoscere, amare, parlare, camminare, ecc. b) Ha anche, però, come ogni uomo in stato di grazia, il potere di realizzare opere soprannaturali: si tratta di un potere partecipato dallo Spirito Santo, donato però all’uomo per realizzare da sé stesso opere soprannaturali; per es. amare Dio e il prossimo, pregare, obbedire e meritare. 39 Qual è il potere e la portata delle azioni proprie di Cristo uomo? (2/2) Gesù, come uomo pieno di grazia e di verità, aveva la capacità soprannaturale di rivelare il Padre e insegnarci le parole di Dio, così come quella di meritare per tutti gli uomini e di redimere il genere umano. Tanto importante è la capacità soprannaturale, che senza di essa non potremmo affermare la realtà dell’opera redentrice, da Gesù compiuta per mezzo delle sue azioni. E’ da notare che tutte le azioni naturali e soprannaturali dell’umanità assunta in unità di persona dal Figlio di Dio sono «proprie» della seconda persona della Trinità: non sono azioni comuni con il 40 Padre e lo Spirito Santo. Le azioni umane di Cristo in quanto strumento della divinità (1/2) • L’umanità di Cristo, oltre al proprio potere derivante dalla natura o dalla grazia, ha la capacità, come per ogni creatura, che Dio se ne può servire come strumento per compiere opere che superino i limiti del potere della propria natura. • Pertanto, nell’ordine fisico la divinità si è servita di gesti e di parole umane di Gesù per compiere miracoli. • Ad esempio, nella guarigione miracolosa di un cieco c’è un’azione propria della natura divina (dargli la vista), che si serve dell’azione propria della natura umana di Gesù (delle sue parole e del gesto di ungergli gli occhi). 41 Le azioni umane di Cristo in quanto strumento della divinità (2/2) In modo simile, nell’ordine spirituale, quello più importante, la divinità si è servita della volontà umana di Gesù e delle sue parole per perdonare i peccati (cfr Mt 9,6). Allo stesso modo la Scrittura afferma che l’umanità di Gesù partecipa del potere di comunicare agli uomini la vita eterna (cfr. Gv 17, 2), il che è azione propria di Dio. Queste azioni, quindi, non sono proprie ed esclusive del Verbo, poiché in esse intervengono anche le altre persone divine; per es.: le tre persone divine donano la salvezza agli uomini, facendoli partecipi dell’opera redentrice di Cristo per mezzo dei sacramenti. 42 potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 43 merito merito merito • Nei confronti di Dio, in senso strettamente giuridico, non c'è merito da parte dell'uomo. • Il merito dell'uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che Dio ha liberamente disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia. • L'adozione filiale, rendendoci partecipi per grazia della natura divina, può conferirci, in conseguenza della giustizia gratuita di Dio, un vero merito. (cfr. CCC 2007-2009) (1/4) 44 E’ tanto grande la condiscendenza divina che promette di darci i beni divini a mo’ di retribuzione per le opere buone realizzate in stato di grazia e seguendo le ispirazioni dello Spirito Santo, essendo più degno per l’uomo ricevere tali beni per proprio merito, come dovuti, piuttosto che come dono. Essendo le azioni umane di Cristo libere e traendo origine dall’immenso amore per il Padre infuso dallo Spirito Santo nella sua anima, erano tutte meritorie, quindi degne di raggiungere il fine cui le aveva ordinate il disegno divino. (2/4) 45 Prima della sua Risurrezione Cristo meritò, infatti, per sé quei beni ancora non posseduti, quali la perfetta glorificazione e l’esaltazione della sua umanità. E’ quanto manifesta la Sacra Scrittura quando dice: «umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato» (Fil 2,9). (3/4) 46 Cristo ci ha meritato anche la nostra salvezza. Anche se, in senso stretto, il merito −il titolo per il premio− è destinato solo alla retribuzione della persona che ha compiuto una determinata opera, la fede tuttavia ci insegna che Cristo ha meritato la grazia per tutti gli uomini, perchè a questo fine era ordinata l’Incarnazione del Verbo. Più avanti, nello studiare la Passione di Cristo, esamineremo 47 meglio questo punto. (4/4) potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 48 merito Le virtù soprannaturali. 1. Come afferma la Sacra Scrittura, Cristo ha avuto molte virtù, e tutte in grado mirabile; l’umiltà, l’obbedienza, la purezza, la pazienza, ecc. 2. In Lui brilla in modo speciale il grandissimo amore per suo Padre e per noi uomini, fino al punto di offrire la sua vita per ciascuno di noi. 3. Gesù non ebbe, tuttavia, quelle virtù che supponevano in sé stesse una certa carenza o imperfezione: per es. non ebbe la fede (poiché possedeva la visione di Dio), né propriamente ebbe la speranza (poiché aveva già l’unione con Dio), né la penitenza (poiché fu esente dal peccato). 49 Virtù intellettuali 1. L’intelligenza umana non può essere privata dell’attività che le è propria: il conoscere da sé stessa; nel caso contrario, sarebbe vana e imperfetta. 2. Per scienza acquisita s’intendono tutte quelle conoscenze raggiunte dall’uomo con le proprie forze, partendo dai sensi e dall’esperienza. 3. Senza dubbio, questo è il modo di conoscere di cui ci parla san Luca descrivendo Gesù bambino che «cresceva in sapienza, età e grazia» (cfr Lc 2,52). (1/8) 50 Appare chiaro che la conoscenza acquisita non poteva non avere una portata limitata, poiché la sua intelligenza umana si sviluppava nelle concrete situazioni storiche della sua esistenza, a loro volta limitate nello spazio e nel tempo. Anche se la chiarezza e l’acume della sua intelligenza gli facevano intendere la realtà delle cose che via via sperimentava, con molta maggiore profondità e saggezza degli altri uomini. 51 (2/8) Come si compaginano in Cristo questi diversi tipi di conoscenza umana? 1. Come avrebbe potuto Gesù acquisire e progredire nella conoscenza per mezzo della scienza acquisita, se già conosceva tutto per mezzo della scienza di visione? 2. Su questo punto le spiegazioni dei teologi devono partire dalla piena accettazione dei dati rivelati, che indicano che Gesù apprendeva e allo stesso tempo ci mostrano che aveva la visione beatifica di Dio. 3. Di conseguenza, al fine di chiarire per alcuni aspetti questo mistero, hanno affermato che si tratta di due conoscenze poste a distinti livelli e aventi caratteristiche diverse, di tal che una conoscenza 52 non impediva l’altra. (3/8) La Sacra Scrittura insegna che Gesù Cristo è «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14); in Lui «sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2,3). Conseguentemente la Tradizione della Chiesa ha insistito sulla pienezza della conoscenza in Cristo che esclude ogni errore e ignoranza. 53 (4/8) In Cristo non c’errore La critica storica, il protestantesimo liberale e il modernismo, hanno sostenuto che Gesù è caduto in errore in quanto alla data della fine del mondo e alla natura del suo messianismo. (5/8) Si basano su alcuni testi del discorso escatologico (Mt 24 e paralleli) in cui il Signore sembra annunciare la fine del mondo come imminente, e in alcuni altri testi isolati (cfr Mt 16,27-28). 54 1. San Pio X nel 1907 ha condannato queste teorie affermando che Cristo non è caduto in alcun errore . 2. Fra l’altro, l’esistenza di errore in Cristo implicherebbe che non è Dio, che non è la Verità. 3. D’altra parte, l’errore andrebbe contro la sua missione di Maestro di tutti gli uomini. 4. Per questo motivo, la maggior parte dei teologi afferma che è «materia di fede» non solo che Cristo non conobbe errore ma che era infallibile, e per questa ragione era impossibile che potesse errare. (6/8) 55 Cristo non conobbe l’ignoranza (7/8) 1. Alcuni testi della Scrittura sembrano indicare una qualche ignoranza in Gesù; il testo più importante per la nostra questione è quello in cui Gesù afferma di ignorare il giorno e l’ora del giudizio (cfr Mt 24,36 e Mc 13,32). 2. Basandosi su questo testo, in passato vi sono stati alcuni che hanno sostenuto una certa ignoranza in Cristo. 3. Tuttavia, la maggior parte dei Padri ha affermato che Cristo non ignorava quando sarebbe giunta la fine del mondo, ma che non voleva rivelarlo. 4. In questo senso il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: «Ciò che in questo campo dice di ignorare, dichiara altrove di non avere la missione56 di rivelarlo» . Anche oggi alcuni postulano una ignoranza in Cristo, considerata questa anche come un fattore positivo e necessario della sua vera umanità. Tale opinione non considera sufficientemente che Gesù non era una semplice uomo come noi, bensì Dio fatto uomo. La Chiesa ha rigettato in diverse occasioni questi errori, e ha indicato come certa la sentenza che stabilisce «non avere ignorato nulla l’anima di Cristo» . (8/8) 57 potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 58 merito I doni dello Spirito Santo. 1. La rivelazione ci dice che Gesù «pieno di Spirito Santo […..] fu condotto dallo Spirito» (Lc 4,1) possedeva anche i doni dello Spirito Santo in grado eccellente ed eminente (cfr Is 11,2). 2. Sappiamo che i doni dello Spirito Santo portano alla loro massima perfezione le virtù in modo tale che l’uomo possa agire in tutto secondo il volere di Dio. 3. Cristo, quindi, possedeva tali doni in modo che la perfezione di tutte le sue virtù fosse piena. 59 potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 60 merito «carismi»: grazie speciali dello Spirito Santo convenienti all’edificazione degli altri Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 61 1 Cor, 13, 1-3 I carismi 1. Insieme alla pienezza della grazia, Cristo ebbe in pienezza i carismi dello Spirito Santo, in altre parole i doni divini convenienti per compiere la sua missione salvifica. 2. In quanto da Lui provengono (cfr Gv 1,16) e a Lui appartengono come Salvatore di tutti e supremo Maestro della nostra fede, Gesù ha in modo perfetto tutti i carismi ricevuti dagli uomini per compiere la missione loro affidata per l’edificazione degli altri (i doni propri degli apostoli, dei profeti, dei predicatori, dei dottori, dei pastori, ecc.),. 62 potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 63 merito (1/8) anima spirituale azioni passioni Le passioni sono componenti naturali dello psichismo umano; fanno da tramite e assicurano il legame tra la vita sensibile e la vita dello spirito. Nostro Signore indica il cuore dell'uomo come la sorgente da cui nasce il movimento delle passioni [Cf Mc 7,21]. corpo umano (CCC 1764) 64 Le passioni, in se stesse, non sono né buone né cattive. Le passioni sono dette volontarie «o perché sono comandate dalla volontà, oppure perché la volontà non vi resiste» [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 24, 1]. E' proprio della perfezione del bene morale o umano che le passioni siano regolate dalla ragione [Cf ibid., III, 24, 3]. (CCC 1767) Le principali passioni sono l'amore e l'odio, il desiderio e il timore, la gioia, la tristezza e la collera. 65 (CCC1772) (2/8) (3/8) Cristo ebbe i sentimenti e le passioni propri della natura umana, compatibili con la sua pienezza di grazia e utili alla nostra redenzione. I Vangeli pertanto ci testimoniano che Cristo esultò nello Spirito Santo per le opere del Padre (cfr Lc 10,21) e per sapersi amato dal Padre (cfr Gv 15,10-11) 66 Cristo desiderò ardentemente la nostra redenzione e di restare nell’Eucaristia (cfr Lc 22,15), ecc. Parimenti, la Scrittura ci mostra Cristo che prova tristezza nel contemplare le sofferenze della sua Passione e il peccato dei suoi (cfr Mt 26,38); o dolore interiore fino a piangere per la morte di Lazzaro o per la rovina del suo popolo (cfr Gv 11,33-35; Lc 19,41); o ira per l’ipocrisia di alcuni (cfr Mc 3,5), ecc. (4/8) 67 LE PASSIONI IN NOI LE PASSIONI IN CRISTO Di solito in noi precedono il giudizio della ragione. Non hanno mai preceduto il giudizio della ragione. Tendono spesso a superare il limite del lecito. Mai indirizzati a ciò che non fosse conveniente. A volte trascinano la ragione. Mai impedito la serenità dei giudizi.. (5/8) 68 In Gesù non è mai mancato il sentimento principe da cui tutti gli altri derivano, l’amore, soprannaturalizzato dalla carità. L’amore, inoltre, è stato il motore della sua vita e la chiave dell’armonia e dell’unità di tutto il suo essere: amore e donazione al Padre e a noi. (6/8) 69 L’amore per suo Padre nasce dal sapersi il Figlio molto amato (cfr Mt 3,17). Risuona in tutte le sue parole e risplende in tutte le sue azioni, il suo amore filiale. Viveva dell’amore e della donazione alla volontà del Padre: «Faccio sempre le cose che Gli sono gradite» (Gv 8,29). (7/8) 70 L’amore per noi è stato il prolungamento di quello per il Padre. (8/8) amò i suoi (cfr Gv 13,1; 15,9), quelli che trattò da amici (cfr Lc 12,4; Gv 11,11); Gesù «amava Marta, sua sorella e Lazzaro» (Gv 11,5); L’amore si manifestava esteriormente con facilità, in modo patente e notorio per tutti (cfr Gv 1,3.35). L’amore di Gesù, inoltre, si estendeva non solo alle persone vicine, ma abbracciava tutti e ciascuno. Il Nuovo Testamento lo attesta: «Cristo vi ha amato e ha dato sé stesso per noi» (Ef 5,2; cfr Rm 8,37); con un amore oltre ogni limite: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Gesù ci ha conosciuti e amati, tutti e ciascuno, durante la sua vita, la sua agonia e la sua passione, e per ognuno di noi si è offerto: “Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Gal 2,20) . 71 potenze Intelletto (ragione; memoria) intelletto; Virtù scienza; intellettuali sapienza dell’anima Volontà (libertà) prudenza; Virtù giustizia; morali fortezza; temperanza divinità riguardanti anima spirituale tutti principi intrinseci Virtù fede; teologali speranza; azioni carità Doni e frutti dello Spirito Santo passioni riguardanti alcuni corpo umano principi estrinseci Carismi o grazie speciali Grazia santificante 72 merito In quanto al viso e all’aspetto fisico di Cristo, i Vangeli non ci hanno trasmesso nessuna descrizione diretta della statura, dei tratti fisici, del colore degli occhi o dei capelli, ecc. Anche se su questi aspetti gli Apostoli dovettero certamente soddisfare la legittima curiosità dei primi cristiani, tuttavia si perdette subito la memoria di quelle notizie. Per questo, nel corso della storia, si sono date molteplici opinioni sulla fisionomia di Gesù rappresentata dall’arte innumerevoli volte, ma si tratta pur sempre d’immagini molto diverse sorte nella sola immaginazione dei cristiani. (1/4) 73 La Sacra Scrittura, tuttavia, ci suggerisce, in modo indiretto, alcuni dati utili per farci un’idea, anche se vaga e generale, dell’aspetto fisico del Signore. Possiamo, quindi, affermare che dovette avere una presenza piacevole, amabile e attraente, dato che molti si rivolgevano a Lui con facilità, chiamandolo «maestro buono» (Mc 10,17) o portandogli i bambini perché imponesse loro le mani, ecc. Doveva avere un portamento e modi degni, che ispiravano il rispetto e l’affetto di persone di ogni condizione, tanto della gente semplice dei villaggi, quanto delle persone di livello sociale o intellettuale elevato, come Giuseppe di Arimatea, Nicodemo, ecc. Abitualmente, sul suo volto, doveva comparire un sorriso sincero; in certe occasioni lo vediamo anche manifestamente felice del bene spirituale delle anime (cfr Lc 10,21), e paragona la sua vita con delle nozze in cui nessuno può essere triste (cfr Mt 9,15). 74 (2/4) Lo sguardo di Gesù è ordinariamente allegro, affettuoso e profondo, così da penetrare in fondo alle anime. Il suo sguardo si manifesta affettuoso con il giovane ricco (cfr Mc 10,21), compassionevole con la vedova di Nain, (cfr Lc 7,13), con pena per Pietro dopo i suoi rinnegamenti (cfr Lc 22,61). Che cosa avrà avuto mai il suo sguardo da muovere e spingere Pietro, Matteo e tanti altri a seguirlo, lasciando ogni cosa! 75 (3/4) Nella sua intimità c’era, e traspariva sul suo volto, una profonda pace e gioia, delle quali desiderava che partecipassero i suoi (cfr Gv 14,27; 15,11). In effetti, lo vediamo sempre sereno, padrone delle sue parole e delle sue azioni. L’attrazione di Gesù proveniva, tuttavia, soprattutto dalla sua intimità: dalla sua bontà, dalle parole, dai miracoli. Dio forse ha permesso che non ci restasse un ritratto di Gesù, e che la sua presenza fisica tra noi terminasse con l’Ascensione, in modo che non fossimo attratti a Lui per motivi meramente umani ma che ci fissassimo principalmente sulla sua anima e lo cercassimo come 76 Salvatore nostro e Dio nostro. (4/4) Dai «Commenti dal Diatessaron» di sant'Efrem, diacono (1, 18-19; SC 121, 52-53) Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. % 77 Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. E` meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l'impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo 78 un po' alla volta.