Natura Nascosta
Numero 30
Anno 2005
pp.1-7
Figure -
PROGRAMMA CONSUNTIVO 2004 DELLE ATTIVITÀ
Andrea Cordella, Riccardo D’Ambrosi, Giorgio Deiuri, Fabio M. Dalla Vecchia,
Andrea Moratto, Sergio Soban, Maurizio Tentor
Speleologia
L’attività svolta nel 2004 è stata come sempre intensa e diversificata.
- Le uscite a carattere prettamente speleologico sono state molto numerose in varie
zone della Regione. La tipologia di grotte visitate ed esplorate è stata varia,
comprendendo sia grotte verticali di notevole difficoltà sia semplici cavità sub
orizzontali. Alle uscite bisogna aggiungere la partecipazione a diversi incontri e
manifestazioni a tema speleologico.
- Il 2 marzo abbiamo presenziato all’incontro organizzato dal Circolo Speleologico
Idrologico Friulano in occasione della presentazione del libro “Il fenomeno carsico
nelle Alpi Carniche”.
- Il 16 marzo abbiamo partecipato all’incontro tenutosi presso la sala consigliare del
Comune di Ronchi dei Legionari per la presentazione del libro “Foibe” di Raul Pupo e
Roberto Spazzali.
- Il 27 marzo abbiamo partecipato all’inaugurazione dell’area didattico-naturalistica “il
luogo della Ghiandaia” presso la ex Cava di via Romana a Monfalcone. Abbiamo
contribuito attivamente a tale iniziativa con lo scavo di buche per la piantumazione degli
alberelli effettuata dai bambini della scuola elementare “EnricoToti”. Sul luogo è stato
esposto un pannello informativo permanente dedicato alla geologia e alla paleontologia
dell’area. Il progetto è stato realizzato dall’associazione Amici del Carso e dalla
Sezione WWF di Monfalcone.
- Il 3 aprile abbiamo presenziato all’incontro organizzato dalla Società di Studi Carsici
“A. F. Lindner” in occasione della presentazione del quarto numero della pubblicazione
“Studi e Ricerche”.
- Il 3 aprile abbiamo partecipato all’incontro “Monfalcone e L’Euroregione, le
minoranze nazionali” organizzato dal Comune di Monfalcone in collaborazione con la
Provincia di Gorizia, il Circolo di cultura Istro-Veneta “Istria”, l’Agenzia della
democrazia locale di Verteneglio (Istria, Croazia) e l’associazione Trzic di Monfalcone.
Lo scopo della nostra adesione è stato quello di promuovere le nostre attività.
- Il 28 marzo presso la nostra sede si è tenuto un corso di II livello di tecnica
speleologia organizzato dal Comitato Esecutivo Regionale della Commissione Nazionale
Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana (S.S.I.). Oltre a partecipare
attivamente al corso, i nostri soci si sono occupati della parte logistica.
1
- Il 24-25 aprile in collaborazione con Comitato Esecutivo Regionale della Commissione
Nazionale Scuole di Speleologia della S.S.I., abbiamo contribuito alla riuscita del V
Stage Regionale di qualificazione per Istruttori di Tecnica e Aiuto Istruttori tenutosi nei
locali della nostra sede sociale. Due soci hanno presso attivamente parte in veste di
“Istruttore docente”.
- La Scuola di Speleologia di Monfalcone, di cui la nostra Associazione è sede, ha
organizzato, dal 4 Maggio al 6 Giugno, il XV Corso di Speleologia di I livello con il
patrocinio del Comune di Monfalcone e l’omologazione da parte della C.N.S.S. della
SSI. Sono state compiute cinque uscite pratiche in grotta e 11 lezioni teoriche in sede,
con il supporto di un videoproiettore digitale e con la proiezione di diapositive. Come al
solito, l’attrezzatura speleologica, l’assicurazione e le dispense sono state a carico della
nostra Associazione.
- In veste di Scuola di Speleologia nel 2004 abbiamo ospitato nella nostra sede le
riunioni del Comitato Esecutivo Regionale della Commissione Nazionale Scuole di
Speleologia della S.S.I.
- Dal 13 al 29 maggio è stato esposta presso il Centro Commerciale Emisfero la nostra
mostra itinerante “L’acqua che berremo”.
- Abbiamo partecipato al “Triangolo dell’Amicizia” incontro annuale tra i gruppi
speleologi di Italia, Slovenia e Austria. Quest’anno la manifestazione si è tenuta a
Klagenfurt (Austria) dal 25 al 27 giugno.
- Il 6 luglio, in occasione del concerto serale della banda civica di Monfalcone, abbiamo
contribuito all’apertura e all’illuminazione della Rocca. Sono stati esposti anche alcuni
pannelli speleo-fotografici.
- Il 28 agosto abbiamo partecipato all’incontro internazionale per la valorizzazione dei
siti storici della Prima Guerra Mondiale in provincia di Gorizia.
- Il 28 agosto, in collaborazione con il campo estivo di Lega Ambiente-Circolo Green
Gang 2004, abbiamo eseguito una dimostrazione delle tecniche speleologiche di risalita
e discesa su sola corda. Inoltre sono state proiettate fotografie delle principali grotte
della nostra Regione.
- Nei mesi estivi è proseguita l’esplorazione della Grotta dei Cappelli (Monte Canin,
Udine) con la forzatura di un meandro grazie alla collaborazione di uno membro del
Gruppo Speleologico San Giusto di Trieste. La grotta dunque prosegue è
l’esplorazione avverrà nel 2005.
- A settembre abbiamo partecipato attivamente al Corso di Speleologia di I livello
organizzato dal Comitato Esecutivo Regionale della Commissione Nazionale Scuole di
Speleologia della S.S.I.
- Il 3 ottobre, in occasione della 9° marcia non competitiva “Alla riscoperta degli
antichi Castellieri” organizzata dal Gruppo Marciatori dell’Olmo di Selz (Ronchi dei
Legionari), abbiamo illuminato artificialmente la Grotta Vergine e partecipato
attivamente alla buona riuscita della manifestazione informando sulla storia della grotta
e sul suo uso durante la Grande Guerra. Hanno visitato la cavità 224 persone.
- I giorni 8-9 ottobre un nostro socio ha partecipato al corso di III livello di Idrologia
Carsica tenutosi a Costola (VI).
2
- Dal 29 al 31 ottobre abbiamo partecipato all’incontro internazionale di Speleologia
“Frasassi 2004”. In tale occasione è stata esposta la nostra mostra itinerante
“L’acqua che berremo”e partecipato alla riunione annuale della S.S.I.
- Il 10 dicembre, grazie alla collaborazione di Pierpaolo Russian, si è tenuta presso la
nostra sede una proiezione pubblica di diapositive della zona di Monfalcone e del vicino
Carso durante la I Guerra Mondiale.
- Anche quest’anno è proseguito il nostro impegno sul tema del Corridoio 5. Sono stati
esposti in diverse occasioni alcuni pannelli per informare la comunità locale sulle gravi
conseguenze che tale opera avrebbe su di un territorio atipico e “delicato” come quello
carsico. Abbiamo partecipato a numerose riunioni con altre associazioni e con politici
locali sensibili a questo problema. Abbiamo presenziato attivamente a parecchi incontri
e conferenze dedicati a questo argomento.
- Da segnalare la partecipazione di due nostri soci al corso organizzato dal Corpo
Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico per la formazione di tecnici del soccorso.
- Abbiamo contribuito, in collaborazione con il Gruppo Speleologico “Carlo Debeljak” e
altri gruppi regionali, al proseguo dell’esplorazione della Grotta “Claudio Skilan”, la più
estesa e profonda del Carso italiano.
- Sono stati acquistati libri e riviste per un continuo aggiornamento della biblioteca,
nonchè materiali e attrezzature speleologiche per un continuo rinnovamento del
magazzino.
- La nostra sede continua ad essere anche la sede ufficiale della Federazione
Speleologica Regionale. I locali sono utilizzati per le assemblee semestrali e per le
riunioni del Consiglio Direttivo della Federazione.
- Durante l’anno abbiamo partecipato attivamente, insieme alle altre associazioni di
volontariato e ad enti locali e regionali, a numerose riunioni ed incontri.
- Da segnalare infine il consueto allestimento delle luminarie sulla Rocca in occasione
delle feste natalizie e della Via Crucis che si svolge sul colle che domina Monfalcone.
Geologia e paleontologia
- È proseguito con il reperimento di 52 nuovi reperti, lo scavo paleontologico nel sito
cretaceo di Polazzo (Carso Isontino), eseguito con autorizzazione ministeriale e
comunale.
- Nei mese di giugno e luglio alcuni soci hanno partecipato ad una campagna di
ricerche in terreni triassici, organizzata dal Dipartimento di Scienze della Terra
dell’Università degli Studi di Milano.
- È stata pubblicata con il contributo economico della Fondazione Cassa di Risparmio di
Gorizia, la monografia sul sito paleontologico di Polazzo “Il Carso 85 milioni di anni
fa: gli straordinari fossili di Polazzo”. La monografia è stata presentata
pubblicamente con una conferenza presso l’Oratorio “don F. Tonzar” di Monfalcone.
- È stato praticamente ultimato lo studio stratigrafico-sedimentologico-tafonomico dei
“calcari a Rudiste” dell’Istria meridionale (Croazia) e quello sulla successione albiana
superiore di Porto Cervera (Istria centro-occidentale). È stata inviata alle stampe una
pubblicazione riguardante i Microcodium “paleocarsici” provenienti dalle cave istriane
3
di bauxite. In collaborazione con un paleontologo dell’Università di Ferrara, è iniziato lo
studio paleontologico-paleoecologico delle comunità a Pachyperna istriana affioranti
presso le cave di bauxite dell’Istria centrale.
- E’ proseguito lo studio stratigrafico della successione infra-cretacea del margine della
Piattaforma Friulana affiorante nel settore sloveno del Monte Sabotino.
- Sono state completate le indagini mineralogico-petrografiche sulle areniti
paleogeniche del Sudalpino orientale e delle Dinaridi.
- Sono proseguiti gli studi sui rettili mesozoici, con la pubblicazione della descrizione di
resti del rettile marino Tholodus e dello pterosauro Eudimorphodon.
- Sono stati pubblicati e inviati gratuitamente ai richiedenti e a chi è in rapporti di
interscambio con la rivista i n. 28 e 29 di Natura Nascosta. Essi sono gratuitamente
disponibili anche in formato PDF nel nostro sito web.
- Sono stati stampati o sono attualmente in stampa su altre riviste nazionali e
internazionali a cura di nostri soci i seguenti lavori scientifici:
F. M. DALLA VECCHIA - First record of the rare marine reptile Tholodus schmidi
from the Middle Triassic of the Southern Alps, Rivista Italiana di Paleontologia e
Stratigrafia , 110(2): 479-492, Milano.
F. M. DALLA VECCHIA - An Eudimorphodon (Diapsida, Pterosauria) specimen
from the Norian (Late Triassic) of north-eastern Italy. Gortania - Atti Mus. Friul.
St. Nat., 25(2003): 47-72, Udine.
F. M. DALLA VECCHIA, A rewiev of the Triassic pterosaur record, International
Workshop - Eudimorphon: 30 anni dalla scoperta, 7-9 novembre, Rivista del Museo di
Scienze Naturali di Bergamo, 22: 13-29, Bergamo.
TARLAO A., TUNIS G. & VENTURINI S. – Dropstones, pseudoplanktonic forms,
deep water decapod crustaceans in a Middle Eocene condensed succession of
Central Istria (Croatia). Palaeoecology, Palaeogeography, Palaeoclimatology, 218:
325-345, Amsterdam.
- E’ in stampa, in un volume dedicato ai dinosauri Sauropodomorfi pubblicato
dall’Indiana University Press, il contributo di F. M. DALLA VECCHIA “Between
Gondwana and Laurasia: Cretaceous sauropods in an intraoceanic carbonate
platform”.
- Sono in stampa nelle Memoires of the Geological Society of America (Special
Issue) i risultati dello studio su Microcodium. “Examples of Microcodium
colonization in paleokarstic deposits of Istria (Croazia)”
- Sono stati pubblicati in altre riviste e quotidiani nazionali a cura di nostri soci i seguenti
lavori divulgativi ed informativi:
DALLA VECCHIA F.M., 2004 - Il Museo Paleontologico Cittadino della Rocca di
Monfalcone, una realtà sul territorio. Bisiacaria, n. unico 2005: 23-34, Associazione
Culturale Bisiaca, Ronchi dei Legionari.
4
DALLA VECCHIA F.M., 2004 - Gli straordinari pesci fossili del Libano. Dinosauri,
3: 48-54, Genova.
DALLA VECCHIA F.M., 2004 -In Transilvania a caccia degli ultimi dinosauri.
Dinosauri, 5: 46-53, Genova.
DALLA VECCHIA F.M., 2004 -In Iran sulle orme dei dinosauri. Dinosauri, 6: 50-56,
Genova.
DALLA VECCHIA F.M., 2004 -Un uovo di pterosauro di 120 milioni di anni fa. Le
Scienze, 432: 20-21, Roma.
DALLA VECCHIA F.M., 2004 - Dinosauri africani - Rinvenute due nuove specie nel
Niger settentrionale. Le Scienze, 432: 20-21, Roma.
DALLA VECCHIA F.M., 2004 - Morso fatale - Un fossile getta nuova luce sulla
dieta di dinosauri predatori. Le Scienze, 433: 26-27, Roma.
DALLA VECCHIA F.M. – Il mare che uccide, Il Messaggero Veneto, 30/12/2004.
- È stata potenziata la parte del sito web dedicata al Museo e alla sua attività. A tale
scopo è stato registrato un “dominio” e un collegamento internet ADSL .
- Abbiamo partecipato a convegni e congressi nazionali e internazionali in relazione alla
attività scientifica e museale. In particolare abbiamo atteso alle Giornate di
Paleontologia della Società Paleontologica Italiana che si sono tenute a Bolzano in
giugno, dove è stato distribuito ai partecipanti la monografia “Il Carso 85 milioni di
anni fa: gli straordinari fossili di Polazzo”.
- È proseguito l’aggiornamento del database delle sezioni sottili e delle sezioni di roccia
(slabs) provenienti dalle sezioni stratigrafiche esaminate nel corso dell’anno; il
database sarà inserito nel sito web per essere fruibile da tutti gli utenti della rete.
- Il Curatore del Museo ha partecipato alle riunioni del Direttivo della Società
Paleontologica Italiana di cui era Consigliere eletto, ma ha dato le dimissioni in ottobre
per l’impossibilità a parteciparvi a causa di motivi economici.
Il Curatore del museo ha tenuto le seguenti conferenze pubbliche:
29/01/2004 - Seminario per studenti e docenti “I dinosauri cretacei delle piattaforme
carbonatiche periadriatiche” nell’ambito di due giornate di seminari di paleontologia
dei Vertebrati presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Cagliari.
27/05/2004 - Seminario per studenti e docenti “L’evoluzione dei Tetrapodi sulla base
delle evidenze paleontologiche” nell’ambito dei seminari sul tema “Evoluzionismo:
Scienza Attuale” presso il Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale
dell’Università di Bologna.
24/09/2004 - Conferenza sulla geologia e i fossili del Cansiglio a Malnisio (PN).
17/12/2004 - Conferenza pubblica “L’Italia al tempo dei dinosauri: flora, fauna ed
ambienti all’epoca dei grandi rettili” presso l’Auditoriun di Ziracco (Udine).
5
- Sono stati acquistati libri e si sono rinnovati abbonamenti a riviste scientifiche (Rivista
Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, Bollettino della Società Paleontologica
Italiana) per la Biblioteca geo-paleontologica del Museo.
- Nei nostri laboratori sono state eseguite 178 sezioni sottili di roccia provenienti da
numerose località italiane ed estere utilizzate per i nostri studi geologici.
- Sono state acquistate attrezzature e materiali per la catalogazione, protezione,
conservazione, preparazione, incremento e studio delle collezioni paleontologiche.
- È proseguita l’apertura gratuita al pubblico delle sale espositive permanenti e dei
laboratori del Museo Paleontologico Cittadino della Rocca secondo gli orari in vigore
nel 2004.
Didattica
- Anche nel 2004 sono continuate le nostre attività a favore di scuole di ogni ordine e
grado ed associazioni varie, che durano ininterrottamente dal 1984 con 683 interventi
svolti al 31/12/2004.
Sono state eseguite 15 proiezioni di nostri documentari e 30 uscite ad indirizzo
speleologico, paleontologico e paletnologico, per un totale di 45 interventi. I rapporti fra
le varie tipologie di scuola e le provenienze hanno rispettato l’andamento dell’anno
precedente con una netta prevalenza di richieste da parte di scuole elementari della
provincia di Gorizia.
Rispetto al 2003 abbiamo avuto un incremento di 18 interventi in seguito sia all’invio a
tutti gli istituti della provincia di Gorizia (elementari, medie, superiori) di una lettera
conoscitiva corredata dall’ultima versione del depliant delle nostre attività, sia al
completamento dei documentari interattivi sulla Storia della Vita e sul carsismo. In base
a quanto detto finora, il 2004 si colloca fra gli anni migliori, coincidente con il 20° anno
di attività della sezione didattica della nostra Associazione.
E’ stato inoltre trasformato in forma multimediale ed interattiva il nostro precedente
documentario a diapositive sul carsismo dedicato al I ciclo della scuola elementare
(vecchia denominazione).
Abbiamo proseguito, con lo stesso entusiasmo di sempre, il lavoro di aggiornamento
degli altri nostri documentari con nuove immagini e migliori presentazioni grazie alle
nozioni acquisite dai nostri soci che operano in questo settore. A questo proposito
abbiamo partecipato al III Corso Nazionale svoltosi a Barcis (PN) dal 24 al 27 giugno
con temi concernenti la didattica speleologica.
Per migliorare la fruizione da parte delle scolaresche della nostra sede speleopaleontologica nonché sede museale, magazzino e laboratorio paleontologico, sono state
acquistate nuove sedie, un telo per proiezioni a scomparsa, una lavagna, un carrello
portacomputer e videoproiettore. E’ stato pure messo a norma l’impianto elettrico
sistemando l’illuminazione obsoleta ed insuffic iente.
Cavità artificiali
- Con lo scopo di proseguire la ricerca e il rilievo delle cavità artificiali esistenti nel
Carso nel territorio comunale di Monfalcone (iniziata nell’anno 2000 e denominata
6
“Progetto EMME”), è stata costituita in seno alla nostra Associazione la “Sezione
Cavità Artificiali” (12 novembre). Quest’anno sono state effettuate diverse uscite
dedicate alla ricerca e al rilevamento di nuove cavità. Tali uscite possono essere
condotte per pochi mesi l’anno, generalmente quelli invernali, durante i quali è
consentita una facile individuazione della grotte, che si trovano quasi esclusivamente
entro i camminamenti trincerati e pieni di vegetazione. L’altissima densità di grotte
individuate, una ogni 15 metri circa, oltre le difficoltà ambientali incontrate, hanno
ritardato notevolmente la chiusura di questo progetto.
- Abbiamo partecipato a varie conferenze e incontri aventi per tema le cavità artificiali
e a presentazioni di libri e mostre tra le quali quella di Caporetto in Slovenia.
- Abbiamo partecipato ad iniziative in collaborazione con altri gruppi.
- Abbiamo contribuito, in data 11 settembre, alla manifestazione “Alla scoperta della
fortezza di Osoppo”con due pannelli fotografici realizzati ad hoc dedicati alla Grotta
Vergine e alla Grotta dei Pipistrelli.
- Sono stati presi contatti con diverse persone, cultori della materia, al fine di ottenere
foto originali e inedite della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.
- Nel mese di febbraio abbiamo eseguito la pulizia della trincea che collega la Grotta
Vergine (VG 1063) e la Grotta dei Pipistrelli (VG 224). Questo lavoro s’inquadra nel
progetto di valorizzazione delle due caverne di Guerra e del progetto per l’area
tematica della Grande Guerra voluto e patrocinato dal Comune di Monfalcone.
- È stata effettuata una ricerca su un’iscrizione della 23a Compagnia ed il lavoro è stato
pubblicato su Natura Nascosta n. 29 del dicembre 2004.
- Durante l’anno sono state effettuate diverse uscite tra le quali due per visite guidate,
16 per documentazione fotografica, 12 per la presentazione di mostre, libri ed incontri,
12 riguardanti la grotta Vergine e dei Pipistrelli (pulizia, fotografia e per incontri in
Municipio), altre per posizionamenti di cavità con il GPS.
- È stata eseguita una ricerca per un signore di Roma che cercava notizie su di una
località dell’attuale Slovenia dove suo nonno aveva combattuto con la Brigata Sassari e
una seconda ricerca per altra persona interessata alla Brigata Padova, ad ambedue
sono state fornite notizie .
7
La monografia dedicata al sito
paleontologico di Polazzo edita con il
contributo economico della Fondazione
Cassa di Risparmio di Gorizia,.
Natura Nascosta
Numero 30
Anno 2005
pp.8-15
Figure 2
LE ORME DI DINOSAURO NEL CRETACEO DEI M. LEPINI (LATINA,
LAZIO MERIDIONALE) LE ABBIAMO SCOPERTE NOI
WE DISCOVERED THE DINOSAUR FOOTPRINTS IN THE CRETACEOUS OF MTS LEPINI,
LATIUM REGION, ITALY!
Fabio M. Dalla Vecchia, Gaspare Morgante e Daniele Raponi
Abstract: In July 2003 the authors were charged by a local public administration to look for
dinosaur evidences along the Mounts Lepini (Latium region, Italy) We investigated many
quarries and outcrops, and discovered a dinosaur footprint site in the bed of a limestone
quarry along the southern flank of the mountains. According to the geological map,
confirmed by micropaleontology, the dating of the footprint-bearing beds is most probably
Cenomanian. Sauropod and theropod footprints are preserved. It is the first report of
dinosaur evidence in the Latium region, that during Cretaceous times belonged to the
Latium-Abruzzi-Campania Carbonate Platform occurring in the Tethyan Ocean between
8
Afroarabia and the southern margin of Europe. The only dinosaur found in that platform
before our discovery was the famous and slightly older Scipionyx samniticus. Thus, we
discovered the first dinosaur footprints in that carbonate platform, just where other teams
(Mounts Lepini are only 50 km far away Rome) did find anything. Our report to the local
public administration was communicated to the branch of the Ministery for the Cultural
Goods responsible for archeology, monuments and also fossils (the Soprintendenza), that
later charged some researchers of the University of Rome "La Sapienza" to study the site,
without informing us. We were not asked to collaborate, and not even informed about the
beginning of the works.
Recently the new of the dinosaur site discovery was published in some popular magazines
with large diffusion over the Italian territory. The discovery was reported as done "casually
by amateurs" and our names are never mentioned. This obliges us to defend our rights and
rivendicate the discovery as the result of our personal professional preparation.
Key words : Dinosaur footprints, Cenomanian, Late Cretaceous, Latium, Latium-AbruzziCampania Carbonate Platform.
Nel luglio 2003, il mese più caldo degli ultimi 100 anni, su incarico della XIII
Comunità Montana M. Lepini - Ausoni, stavamo visitando sistematicamente tutte le
cave aperte nei calcari mesozoici del margine meridionale dei M. Lepini (Provincia di
Latina), quando questo ci era concesso dai proprietari. Il nostro incarico prevedeva
l’individuazione di eventuali siti paleontologici con resti di dinosauri, da tutelare e
valorizzare nel territorio della Comunità, che comprende la parte meridionale e
occidentale dei M. Lepini e la parte occidentale dei M. Ausoni. Lo stimolo a tale
ricerca era stato fornito dalla notizia, riportata dai mezzi di comunicazione di massa, del
rinvenimento di un osso di dinosauro effettuato in una località imprecisata dei M. Lepini
da un turista triestino nel 1998 e da rinvenimenti in contesti geologici simili in Istria,
Carso e Puglia.
Il 14 luglio ci recammo in visita ad una cava lungo il margine meridionale dei Lepini,
naturalmente previa autorizzazione del proprietario. Non forniamo qui il nome della
cava, dato che non ci risulta sia ancora stato pubblicato dalle riviste che citeremo più
avanti. In questo modo vogliamo sia evitare complicazioni con le Autorità preposte, sia
impedire danneggiamenti da parte di vandali e curiosi. La localizzazione è comunque
riportata nella nostra relazione finale alla Comunità Montana. Nella cava si trova
esposta una sezione di carbonati di piattaforma carbonatica interna, spessa parecchie
decine di metri e scarsamente disturbata dalla tettonica. Nel Foglio 159 - Frosinone
della Carta Geologica d’Italia, detti carbonati sono attribuiti al Daniano-Cenomaniano
superiore (ACCORDI et al., 1967) e nella nostra relazione abbiamo riportato come più
probabile una datazione al Cenomaniano. Questa datazione è stata successivamente
confermata da studi micropaleontologici.
Nei M. Lepini e Ausoni affiorano quasi esclusivamente rocce carbonatiche del
Giurassico-Cretaceo, prevalentemente di piattaforma interna, più raramente di margine.
Durante il Cretaceo la zona dei M. Lepini apparteneva alla Piattaforma carbonatica
Campano-Laziale-Abruzzese o Piattaforma Appenninica (P HILIP & FLOQUET , 2000).
9
Nei massi della cava erano visibili blocchi di calcare con strutture sedimentarie (per
esempio, mud cracks) che testimoniavano la deposizione in acque molto basse e anche
eventi di emersione. In una ampia superficie di strato esposta vicino ad una parete
rocciosa identificammo numerose depressioni organizzate in modo tale e con caratteri
tali da suggerire che si trattasse di orme di grandi vertebrati terrestri e quindi, data
l’età, dinosauri. In particolare si osservava una “fascia” di depressioni subcircolari che
attraversava in diagonale l’area e ricordava il sito ad orme di sauropodi Solaris I
dell’Istria (DALLA VECCHIA & TARLAO, 2000). Oltre alle depressioni subcircolari
(identificabili come impronte di dinosauri quadrupedi) si intravvedevano anche alcune
orme tridattile.
Nei mesi estivi l’individuazione delle orme fossili è molto difficile a causa del sole
troppo alto sull’orizzante e in luglio l’illuminazione ideale per mettere i risalto le asperità
delle superfici si ha troppo presto la mattina o troppo tardi alla sera. L’accessibilità alle
cave era limitata dal’orario di apertura e chiusura (tra le 16 e le 17) quando il sole è
ancora troppo alto e le luce troppo poco angolata per evidenziare bene le orme e le
altre strutture sedimentarie poco profonde. Inoltre, la natura esplorativa del nostro
incarico non prevedeva attività di scavo per evidenziare meglio ed ulteriormente il
contenuto paleoicnologico del sito, cosa che avrebbe previsto pure un’autorizzazione da
parte della Soprintendenza competente. Tuttavia, anche quello che si poteva vedere in
tali condizioni era sufficiente per una identificazione preliminare come icnofossili di
dinosauro delle strutture visibili, riferibili a piccoli sauropodi e a teropodi di dimensioni
medio-piccole.
Le orme della cava, attribuite quindi a dinosauri, furono descritte nella relazione
finale per la XIII Comunità Montana, consegnata a fine luglio 2003. In essa si diceva
tra l’altro che “il sito va segnalato...alla Soprintendenza competente per territorio
10
Figura 1 - L’ampia superficie di strato esposta all’interno della cava. Luglio 2003.
The wide bed surface exposed inside the quarry. July 2003.
affinchè ne garantisca l’eventuale tutela”.
Si trattava del primo sito con orme di dinosauro identificato nella Piattaforma
Carbonatica Appenninica, la seconda località con testimonianze di dinosauro (dopo
Pietraroja, Benevento, dove è stato trovato il piccolo teropode Scipionyx) e la prima
sicura località con fossili di dinosauro nel Lazio.
La scoperta non era inaspettata per noi. Le piattaforme carbonatiche - ed in
particolare quelle Periadriatiche come la Piattaforma Appenninica - erano
evidentemente zone che potevano ospitare faune terrestri, soprattutto dinosauri (si veda
ad esempio, DALLA VECCHIA, 1994, 1997, 1998a,b,1999, 2001, 2002; DALLA VECCHIA
& TARLAO, 1995, 2000; DALLA VECCHIA & VENTURINI, 1995, 1996; DALLA
VECCHIA et al., 1993, 2000, 2001, 2002; DAL SASSO & SIGNORE, 1998; GIANOLLA et
al., 2000). Come abbiamo già menzionato sopra, la presenza nei M. Lepini di resti ossei
di possibili dinosauri era già stata segnalata in un articolo pubblicato sul quotidiano “Il
Piccolo” di Trieste nel 1998. Un triestino in vacanza nel Lazio aveva affermato di aver
trovato in un luogo imprecisato dei Monti Lepini un frammento di osso di dinosauro
“della lunghezza di 20-25 centimetri e spesso circa un pollice”. Tuttavia finora nessuna
descrizione di tale reperto è stata pubblicata.
Successivamente al rinvenimento, Gaspare Morgante e Daniele Raponi hanno
segnalato il sito della cava alla competente Soprintendenza, la quale ha quindi affidato
lo studio a personale del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università la Sapienza
di Roma.
11
Figura 2 - La superficie sulla quale si intravedono le depressioni subito interpretate come
probabili orme di dinosauro. Luglio 2003.
The bed surface where the depressions soon identified as probable dinosaur footprints can be
seen. July 2003.
Le Soprintendenze in Italia però possono fare quello che ritengono opportuno senza
renderne conto a nessuno. Non coinvolgere i rinvenitori nello studio delle orme fossili di
dinosauro, soprattutto quando sono tutti laureati in geologia e uno ha un’esperienza
provata e documentabile nella paleoicnologia dei vertebrati (si veda la bibliografia
specifica alla fine dell’articolo) non è certo un esempio di fair play. Non possiamo
mettere in discussione tale comportamento se queste sono le leggi del nostro Paese, ma
amareggia il fatto di non essere stati nemmeno informati dell’inizio dei lavori di studio
del sito.
Alle prime notizie indirette dell’inizio dei lavori da parte del Dipartimento di Scienze
della Terra dell’Università la Sapienza di Roma temevamo che si verificasse quanto
successo in altri casi: cioè che si dimenticasse il merito di chi ha effettivamente
scoperto il sito. Questo è regolarmente avvenuto. La notizia della scoperta,
evidentemente non fornita da noi, è stata oggetto di articoli da parte, tra le altre, della
rivista a diffusione nazionale Panorama. L’articolo del 17 marzo 2005, a firma di
Chiara Palmerini, riporta a p. 185 “pochi mesi fa un gruppo di appassionati di
paleontologia, in giro per escursioni nella zona, ha scoperto le orme e le ha
segnalate agli esperti dell’Università di Roma La Sapienza”.
Con questo nostro articolo vogliamo rivendicare pubblicamente e una volta per tutte
la paternità della scoperta, non avvenuta casualmente ma nell’ambito di uno specifico
12
progetto di ricerca. Abbiamo trovato le orme fossili di dinosauro in una zona in cui sulla
base dei dati geologici era presumibile che si potessero trovare e dove nessuno prima di
noi, né amatori né professionisti accademici era stato tanto abile e tenace da scoprirle.
Lavori citati
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16
Natura Nascosta
Numero 30
Anno 2005
pp.16-44
Figure 34
UN VIAGGIO GEO-PALEONTOLOGICO IN MAROCCO
A GEOPALEONTOLOGICAL TRIP TO M OROCCO
Fabio M. Dalla Vecchia
Abstract – From April 24th to May 1st 2005 I was part of a geo-paleontological expedition to
southern Morocco. We followed the route Ait Ourir-Ouarzazate – Alnif - Rissani - Er Rachidia
- Midelt - Beni-Mellal - Demnate - Marrakech, crossing the High Atlas, the Anti Atlas, the
hammadas zone and again the High Atlas, the Middle Atlas and the mounts of Beni Mellal.
The last day we were at Oukaimeden and along the valley of Ourika in the High Atlas south of
Marrakech. We visited the region of Alnif with its Paleozoic rocks rich in trilobites, the region
of Erfoud with the Devonian rich in marine invertebrates, the continental Upper Cretaceous
of the Tafilalt with vertebrate remains, the Jurassic of the High Atlas, the Bathonian dinosaur
footprint site near Demnate, the continental Triassic of Oukaimeden and the close valley of
Ourika. A new fossil site with concretions preserving fishes and ammonites is reported,
occurring in the Cenomanian-Turonian limestone of Asflat Goulimima, close to Erfoud. The
most extraordinary specimen collected in the site is a marine reptile, probably an
aigialosaurid mosasauroidean.
Introduzione
Dal 24 aprile al primo maggio 2005 ho partecipato ad una escursione nel Marocco
meridionale organizzata da Giordano Marsiglio, Presidente dell’Associazione
Naturalistica Friulana di Tarcento. La comitiva (fig. 1) era costituita da 15 persone
provenienti in gran parte dal Friuli, ma con la partecipazione anche di quattro veneziani
interessati agli aspetti paleontologici del Paese nordafricano. Il viaggio è stato
effettuato in aereo da Verona a Marrakech e poi in macchina seguendo l’itinerario Ait
Ourir – Ouarzazate – Alnif - Rissani - Er Rachidia - Midelt - Beni-Mellal - Demnate Marrakech, attraversando in successione l’Alto Atlante, l’Anti Atlante, la zona degli
hammada (la propaggine settentrionale del deserto sahariano), nuovamente l’Alto
Atlante, il Medio Atlante e i monti di Beni Mellal. L’ultimo giorno è stata visitata la
località di Oukaimeden e la valle dell’Ourika nell’Alto Atlante a sud di Marrakech.
17
Questa non è una relazione su di un viaggio nel complesso piuttosto travagliato a
causa di aspetti logistici, meccanici e di rapporti interpersonali. Tratterò qui solo gli
aspetti geologici e paleontologici.
Avrei dovuto recarmi nel Marocco meridionale per motivi paleontologici già nel
settembre 1986, al terzo anno di università, ma la spedizione era stata annullata
all’ultimo minuto (avevo già preparato i bagagli) perchè il mio compagno di viaggio era
stato “cacciato” ad un esame e doveva studiare per sostenerlo nuovamente ad
18
Figura 1 - La nostra comitiva durante la colazione a Rissani, paese ai margini del Sahara.
My trip fellows during breakfast at Rissani, town of the Tafilalt region at the margin of
Sahara desert.
19
ottobre. Dopo 19 anni, finalmente mi si forniva l’occasione di visitare il paese
magrebino, così interessante dal punto di vista geologico.
Da Marrakech ad Alnif
Nel lungo spostamento da Ait Ourir (la nostra prima sosta notturna dopo l’arrivo
all’aereoporto, situata a 35 km da Marrakech) ad Alnif - circa 400 km - abbiamo
attraversato l’Alto Atlante muovendoci verso sud-est, per raggiungere l’Anti Atlante in
prossimità di Ouarzazate, e proseguire poi costeggiando il Jebel Sarhro, posto a nord, e
gli ultimi contrafforti prima del deserto, a sud. Le colline attorno ad Ait Ourir sono
costituite dalle rocce rosse (peliti ed arenarie, talvolta con increspature da onda o
corrente, figura 2) caratteristiche di un ambiente di deposizione continentale o di piana
costiera situata ai margini di un continente. Questa litologia si trova frequentemente sia
nell’Alto che nel Medio Atlante con spessori di centinaia di metri ed appare assai
inusuale a noi “alpini”, abituati a calcari, dolomie e flysch.
Più all’interno nell’Alto Atlante compaiono fittissime, sottili e regolari alternanze di
strati calcarei e marnosi o marnosi ed arenacei. Questo tipo di stratificazione assume
un particolare aspetto estetico tra il passo di Tizi-n-Tichka (che si trova a 2600 metri di
altitudine) e Ouarzazate (figg. 2-3). Poco prima del passo ci sono peliti
Figura 2 - Increspature da onda nelle arenarie rosse lungo la strada che attraversa l’Alto Atlante
a sud-est di Marrakech.
20
The ripple marks in the red sandstones along the road crossing the High Atlas south-east of
Marrakech.
Figura 3 - Una gola attraversa le rocce sedimentarie fittamente stratificate dell’Alto Atlante tra il
passo Tizi-n-Tichka e Ouarzazate.
A gorge cuts the thinly stratified sedimentary rocks of the High Atlas between the Tizi-nTichka Pass and Ouarzazate.
21
Figura 4 – Altra vista delle rocce sedimentarie fittamente stratificate dell’Alto Atlante tra il
passo Tizi-n-Tichka e Ouarzazate.
Another view of the thinly stratified sedimentary rocks of the High Atlas between the Tizi-nTichka Pass and Ouarzazate.
grigio-brunastre con abbondanti bioturbazioni.
Al bivio per la valle del Draa a sud e il Tafilalt ad est, abbiamo preso la strada per il
Tafilalt in direzione di Alnif. A nord c’è il granito precambriano del Jebel Sarhro, a sud
la successione paleozoica. Alcune decine di chilometri prima di Alnif sul lato
destro della strada abbiamo trovato un affioramento di arenarie rossastre con un livello
di stromatoliti dalla caratteristica forma di denti di sega (fig. 4).
Alnif
Questo paese si è autonominato “la capitale dei trilobiti”. La metà dei negozi nel
piccolo abitato, situato al centro di un oasi, vende fossili ai turisti di passaggio. Tutti i
ragazzini del paese vi offriranno in vendita facopidi e altri trilobiti. L’imperativo, se
volete acquistare un fossile, è trattare. Nessuno si aspetta un acquisto senza una
trattativa preliminare. Da segnalare è il negozio di Mohand Ihmadi, diplomato in
geologia, che onestamente ha dedicato un settore a fossili e minerali dichiaratamente
falsi. Grazie a Ihmadi abbiamo un’idea chiara della geologia e della paleontologia locale
(fig. 5). Sopra il granito precambriano del Sarhro si hanno in successione stratigrafica i
22
depositi del Cambriano (542-488 milioni di anni fa), dell’Ordoviciano, del Devoniano e
del Carbonifero inferiore (330 milioni di anni fa). Trilobiti si trovano
Figura 5 - La ricerca del livello stromatolitico nelle arenarie rosse (foto di Paolo Viola).
The research of the stromatolithic level in the dark-red sandstones (photo by Paolo Viola).
23
Figura 6 - La geologia dei dintorni di Alnif.
The geology of the surroundings of Alnif.
Figura 7 - Vista della piana di Alnif dal monte Tiskaouine.
View of the Alnif plane seen from the Mount Tiskaouine.
24
Figura 8 - La ricerca di trilobiti ordoviciani lungo le pendici del Tiskaouine.
The Ordovician trilobites search along the flanks of the Mount Tiskaouine.
Figura 9 - Lo strato di siltite bruna ricco di esemplari del trilobite Diacalymene.
The brown silty bed rich in specimens of the trilobite Diacalymene.
negli “scisti a Paradoxides” del Cambriano medio del Jebel Tlassem (Jebel significa
“monte” in arabo), nell’Ordoviciano superiore del Jebel Tiskaouine, e nel Devoniano
medio del Jebel Issoumour (ricco di facopidi). La mattinata del 26 aprile l’abbiamo
passata alle falde del Tiskaouine (figg. 7-8), guidati da Mohamed, insegnante del paese
che ha passato un periodo in Italia e parla la nostra lingua. Nel detrito che forma il
pendio alla base del monte si rinvengono in abbondanza frammenti del trilobite
Diacalymene (fig. 9), oltre a brachiopodi ortidi e briozoi. Mohamed mi ha condotto ad
un’affioramento di un intervallo di arenarie e siltiti fogliettate brune-giallastre situato a
metà costa. Qui è esposto un livello siltoso-arenitico zeppo di grandi (7-9 cm di
lunghezza) esemplari di Diacalymene (fig. 9). L’estrazione di un esemplare intero è
difficoltosa e comporta la frantumazione di numerosi altri esemplari. Pochi metri al di
sotto di questo livello, le siltiti includono noduli durissimi nei quali spesso si rinvengono
parti di trilobiti (più raramente trilobiti interi) e altri organismi marini. Lo stato di
conservazione di questi esemplari è in generale migliore di quello dei reperti estratti
nello strato superiore.
Il Tafilalt
25
La sera del 26 aprile siamo arrivati a Rissani, un paese decisamente sahariano e il
punto più meridionale che abbiamo raggiunto in Marocco. Nella mia stanza dell’albergo
Sigilmassa la temperatura la sera raggiungeva i 35 gradi e il muezzin (registrato)
richiamava sonoramente i fedeli per ben tre volte tra le 3 e le 4 del mattino.
Diversamente da quanto pensavo, a Rissani non c’è mercato di fossili. Il
commercio di reperti si svolge 20 km più a nord, ad Erfoud. La mattina del 27 aprile,
condotti dalla guida Marussi, abbiamo visitato i siti paleozoici, prevalentemente
devoniani, situati a sud-est di Erfoud. Prima abbiamo visto i calcari neri ricchi di
cefalopodi (ortoceridi ed ammonoidi) che affiorano nell’erg (il deserto pietroso). Poi ci
siamo fermati per circa un ora ai piedi di una cresta rocciosa dove affiorano calcari
grigi con ortoceridi, ammonoidi, grandi bivalvi, brachiopodi, rari gasteropodi e trilobiti
(fig. 10). Qui ci sono anche livelli in cui si rinvengono ortoceridi, ammonoidi, trilobiti e
probabili spugne conservati in ematite (ossido di ferro). Io ho avuto pure la fortuna di
raccogliere due frammenti ossei riferibili ad un “pesce”, un placoderma od un
ostracoderma. Nella sabbia gialla tra le pietre scure si vedevano spesso piste
recentissime lasciate da artropodi, probabilmente scorpioni, che inducevano alla
prudenza (fig. 11). Quindi ci siamo recati nella zona dove lavoratori locali, in condizioni
decisamente difficili e senza alcun controllo sulle condizioni di lavoro, estraggono lastre
di crinoidi all’interno di gallerie scavate lateralmente sulle pareti di buchi aperti nel
terreno (fig. 12). Infine, eccoci in un sito con stelle marine e rari trilobiti, conservati in
una sottile brecciolina (fig. 13).
Dopo questa “scorpacciata” di paleozoico, seguendo una mia richiesta alla guida
Marussi, una parte della comitiva è stata condotta sui depositi continentali cretacei,
mentre gli altri si sono recati alle dune dell’Erg Chebbi. L’affioramento cretaceo che
abbiamo visitato si trova ad una ventina di chilometri a nord di Erfoud, proprio sulla
strada che porta a Er Rachidia, lateralmente ad una lussureggiante oasi lungo il corso
dello Ziz, presso le località di Bordj-Yerdi e Douira (fig. 14). I depositi continentali
cretacei che affiorano nelle regioni del Tafilalt e, più a sud, del Kem Kem sono formati
prevalentemente da arenarie rosse o - più raramente - giallastre, che verso l’alto
presentano intercalazioni marnose o argillose. Questa parte è spessa 100-200 metri ed
è ricoperta da calcari che, essendo più resistenti delle rocce sottostanti, formano una
caratteristica cengia al tetto delle alture (fig. 15). I calcari (“Calcaire cénomanoturonien”) rappresentano una trasgressione marina che ha ricoperto la zona durante il
Cenomaniano superiore-Turoniano, circa 90-95 milioni di anni fa. Il sito che abbiamo
visitato è oggetto di estrazione di sabbia, perchè le arenarie cretacee sono qui assai
poco cementate. Si tratta del litotipo più chiaro e grigio-giallastro. Si osservano strati a
geometria irregolare, con laminazione inclinata, più raramente piano-parallela o
convoluta. Questi corpi sedimentari sono separati da paleosuoli sui quali si aprono tane
di invertebrati che attraversano gli strati nel loro spessore (fig. 16). Posso ipotizzare in
via preliminare che si tratti di depositi di esondazione in zone poste tra i canali
distributori di un corso d’acqua in vicinanza della costa (situata a nord), sui quali si
sviluppavano i paleosuoli. Queste sabbie poco cementate si sono rivelate molto più
fossilifere di quanto mi aspettassi. Nel breve tempo della nostra sosta ho raccolto
26
numerosi denti incompleti del rostro del pesce sega Onchopristis (fig. 18), parecchi
frammenti ossei indeterminati, pezzi ossei piatti probabilmente riferibili a porzioni di
carapace di tartarughe, un piccolo dente emisferico del pesce Lepidotes (fig. 18) ed
alcune scaglie probabilmente riferibili ad esso, vertebre di pesci
Figura 10 - Accumuli di frammenti rocciosi sui fianchi di bassi rilievi formati da calcari devoniani
ricchi di fossili nel deserto a sud-est di Erfoud.
The accumulation of rock debris along the flanks of the bluffs made of Devonian limestone
and rich in fossils in the desert south east of Erfoud.
27
Figura 11 – tracce di scorpioni tra le rocce del sito della figura precedente.
Traces of skorpions around the rocks in the site of figure 10.
Figura 12 – Le buche scavate nel deserto a sud-est di Erfoud alla ricerca di crinoidi fossili.
Holes dug in the desert south-est of Erfoud searching for fossil crinoids.
28
Figura 13 – Raccolta di stelle marine fossili paleozoiche in un sito a sud-est di Erfoud.
Collecting Paleozoic marine starsfish in a site south-east of Erfoud.
Figura 14 – Il sito di Bordj Yerdi – Douira con arenarie continentali del Cenomaniano.
The site of Bordj Yerdi – Douira with Cenomanian sandstones of continental environment.
29
Figura 15 – La cengia (dalle) formata dai calcari marini cenomaniano-turoniani.
The ledge (dalle) made of marine limestone with a Cenomanian-Turonian age.
30
Figura 16 – Piccola sezione delle arenarie continentali del Tafilalt con indicate le gallerie di
invertebrati (frecce nere) e i paleosuoli (frecce bianche).
Shont stratigraphic section of continental sandstone in the Tafilalt, with invertebrate
burrows indicated by black arrows and paleosoils indicated by white arrows.
31
Figura 17 – Alla ricerca di resti di dinosauro, coccodrillo o pesce cretaceo.
Searching for Cretaceous dinosaur, crocodylian or fish remains.
teleostei, alcuni denti frammentari o consumati riferibili a coccodrilli o al dinosauro
teropode Spinosaurus (fig. 18) e un piccolo centro vertebrale caudale procele
appartenente ad un individuo immaturo di un coccodrillo eusuco o, meno probabilmente,
ad un baby sauropode titanosauriano. Altri componenti del nostro gruppo, coadiuvati da
due ragazzi del luogo, hanno trovato pure due denti del pesce polmonato Ceratodus
(figg. 16, 18). C’è da chiedersi quanti reperti siano continuamente messi alla luce dai
lavori di estrazione della sabbia. Un’idea l’abbiamo avuta al Musée des Fossiles che si
trova sulla strada tra Rissani ed Erfoud pochi chilometri a sud di quest’ultima cittadina.
A dispetto del nome e del fatto che ci sia una ampia sala espositiva dove sono esposti
soprattutto trilobiti, il Musée des Fossiles è una ditta dove i fossili, in quantità
industriale sono preparati e venduti in tutto il mondo. Nella sala dedicata alla vendita
sono esposte alcune cassette di denti dei dinosauri Carcharodontosaurus (fig. 18) e
Spinosaurus, di sauropodi, coccodrilli ed altri vertebrati, nonchè ossa varie di tutte le
dimensioni, provenienti dalle arenarie cretacee del Tafilalt. Da notare un dente a forma
di foglia e seghettato di uno strano coccodrillomorfo, ossa delle zampe di teropodi e un
grande condilo occipitale con la porzione di cranio circostante, probabilmente
appartenente ad un grande teropode.
Tuttavia, i fossili più soprprendenti dal punto di vista scientifico che ho potuto vedere
nei laboratori del Musée provengono da un sito che, a quanto mi risulta, è nuovo per la
32
scienza. Essi sono conservati in grandi concrezioni carbonatiche che ricordano quelle
della Formazione Santana della Chapada do Araripe (Brasile). Le
Figura 18 – Denti di vari vertebrati provenienti dai depositi continentali Cretacei del Tafilalt. Il
dente del pesce sega Onchopristis manca della punta.
Teeth of different vertebrates from the Cretaceous continental deposits of Tafilalt. The tooth of
the saw-fish Onchopristis lacks the point.
concrezioni contengono pesci che, a prima vista, assomigliano molto a quelli
brasiliani, nonchè grandi e diversificate ammoniti. Si rinvengono nei calcari
cenomaniano-turoniani nella località Asflat Goulimima, non lontano da Erfoud. Il
reperto più straordinario raccolto in questo sito è un rettile marino, un mosasauroideo
probabilmente aigialosauride, caratteristico dell’intervallo Cenomaniano-Turoniano,
parente stretto degli attuali varani e alla base dell’evoluzione dei Mosasauri.
L’esemplare è già stato preparato e presenta conservati il cranio, la mandibola, parte
della colonna vertebrale cervicale e toracica, costole e alcuni elementi degli arti e, forse
dei cinti. Il proprietario della ditta è già a conoscenza del fatto che si tratta di un
Aigialosauride e lo offre in vendita a circa 1600 euro. L’importanza del reperto risiede
nel fatto che si tratta della prima segnalazione di questo gruppo in Africa e questo ne
amplia l’areale di distribuzione. Squamati marini (aigialosauridi e dolichosauridi) sono
riportati nel continente Afroarabico, ma provengono dai calcari del Cenomaniano
inferiore di En Yabroud (Israele) e del Cenomaniano superiore del Libano. Questi rettili
sono più comuni nella piattaforma carbonatica Adriatico-Dinarica e in particolare nel
33
Carso (soprattutto a Comeno/Komen) e nell’Isola di Lesina/Kvar in Dalmazia
(Croazia). L’esemplare marocchino presenta grandi dimensioni (si veda la figura 19)
rispetto alla media degli aigialosauridi del Carso,
34
Figura 19 – Il nuovo rettile Aigialosauride proveniente dai calcari cenomaniano-turoniani di
Asflat Goulimima.
The new Aigialosaurid from the Cenomanian-Turonian limestone of Asflat Goulimima.
Dalmazia e Libano. Si tratta probabilmente di un nuovo taxon ed è auspicabile la
sua acquisizione da parte di un’istituzione scientifica e uno studio adeguato.
Data l’importanza del reperto, ritengo opportuno riportare una traduzione in inglese
di questa parte.
Since the scientific importance of the specimen I traslate into English this
latter part of the article.
The Musée des Fossiles (Museum of Fossils) occurs along the road between
Rissani and Erfoud few miles south of the latter. Despite its name and the
presence of a wide exhibition room exposing mainly trilobites, the Musée des
Fossiles is a shop where fossils are prepared and sold to people all around the
world. The fossils most surprising under the scientific point of view that I saw in
the laboratoires of the Musée come from a site that in my knowledge is new to
science. They are preserved in large carbonate concretions (nodules) that
remind those from the Santana Formation of the Chapada do Araripe (Brazil).
They contain fishes that at first sight are similar to those preserved in the
Brazilian nodules, as also large and relatively diversified ammonites. The
concretions are found in the Cenomanian-Turonian limestone of the locality
Asflat Goulimima, not very far away Erfoud. The most extraordinary specimen
collected in the site is a marine reptile, probably an aigialosaurid
mosasauroidean, typical of the interval Cenomanian-Turonian, strict relative of
living varanids and at the base of the mosasaurian evolution. The specimen has
already been prepared and preserves the skull, lower jaw, part of the cervical
and dorsal vertebral column, ribs and some limb and perhaps girdle elements.
The owner of the Musée is aware of the fact that it is an Aigialosaurid and offers
it at the cost of about 1600 Euros (about 2100 USD) The fossil is important
because represents the first report of the group in Africa and this widens its
geographic distribution. Marine squamates (aigialosaurids and dolichosaurids)
are reported from the Afroarabian Continent, but come from the lower
Cenomanian of En Yabrud (Israel) and the upper Cenomanian of Lebanon.
Those reptiles are most common in the Adriatic-Dinaric Carbonate Platform,
particularly in the Karst (mainly at Comeno/Komen sites) and in the Lesina/Kvar
island of Dalmatia (Croazia). The specimen from Morocco is large-sized (see
figure 19) with respect to the average size of the aigialosaurids and
dolichosaurids from the Karst, Dalmatia and Lebanon. It is probably a new
taxon and I hope it will be purchased by a scientific institution and studied.
Quella del 27 aprile è stata sicuramente la tappa più proficua dal punto di vista
paleontologico.
35
Er Rachidia - Beni Mellal
Spostandosi a nord lungo la strada che da Erfoud conduce ad Er Rachidia (nota un
tempo come Ksar es Souk) si costeggia lo Ziz che si è scavato il corso tra i depositi del
Cretaceo. Superati gli affioramenti del Cretaceo si arriva a Er Rachidia e si entra
nell’Alto Atlante dove dominano le rocce giurassiche fittamente stratificate. Esse
appaiono a franapoggio e del tutto prive di un ricoprimento vegetale attorno all’invaso
Figura 20 – Strati a franapoggio sul lago artificiale Hassan Addakhil.
Sloping stratification on the artificial lake Hassan Addakhil.
36
Figura 21 – Fitta stratificazione nei pressi del Tunnel del Legionario. Sulla destra un
accampamento per una festa berbera.
Thin stratification close to the Legionary Tunnel. A camp for a Berberian feast is visibile on
the right low corner.
artificiale di Hassan Addakhil (fig. 20) dove evidentemente la lezione del Vajont non è
stata presa in considerazione. Qui si trovano brachiopodi rinconellidi, ammoniti e bivalvi,
che si possono anche acquistare per pochi dirham nei banchetti lungo la strada. Le
regolari stratificazioni giurassiche sono nuovamente esposte subito dopo il tunnel del
Legionario (fig. 21) e una cinquantina di chilometri più ad est nella località di Gourrama
sono ricchi di piccole ammoniti in ematite. Sulla strada, ecco anche una eccezionale
serie regolare di mounds (piccole collinette) carbonatici, che fotografo in corsa dal
pulmino (fig. 22). Infine, si apre di fronte a noi la vasta piana di Midelt (fig. 23) che
separa l’Alto Atlante dal Basso Atlante e dove ricompaiono le rocce rosse marnose di
ambiente continentale e di mare basso. La zona circostante Midelt non fornisce grandi
quantità di fossili, ma questa cittadina è lo stesso una delle capitali marocchine del
fossile. Si vendono infatti fossili e minerali provenienti da tutte le località del paese. Per
quanto riguarda i reperti paleontologici, spiccano quelli provenienti dai fosfati
(Maastrichtiano-Eocene) della regione di Khourigba, tra i quali abbiamo notato quantità
industriali di denti di condritti (squali e razze), resti scheletrici articolati e denti singoli di
mosasauri, e due grandi crani completi di un crocodiliforme simile ad un gaviale.
Rocce del Giurassico, calcari grigi e marne rosse, dominano il paesaggio tra Midelt
e Beni Mellal.
37
Figura 22 – Mounds carbonatici giurassici nell’Alto Atlante tra il Tunnel del Legionario e
Midelt.
Jurassic carbonate mounds in the High Atlas between the Legionary Tunnel and Midelt.
Figura 23 – L’ampia piana di Midelt, che separa l’Alto Atlante dal Medio Atlante.
The wide plain of Midelt, between the High Atlas and the Middle Atlas.
38
Beni Mellal - Demnate
Tra Beni Mellal e il lago di Bin el Ouidane affiora una successione del Giurassico
inferiore composta inferiormente da dolomie e calcari stratificati ai quali si
sovrappongono marne ed argille rossastre. Lungo la strada si può osservare abbastanza
fedelmente la successione figurata da MONBARON et al. (1985) e, proprio nella
posizione stratigrafica (la parte sommitale delle dolomie e dei calcari) in cui questi
autori segnalano la presenza di orme di dinosauri in una zona posta più a sud, abbiamo
identificato pure noi orme fossili di vertebrati sulle superfici di strato verticali esposte
lungo i tornanti che scendono al lago. Purtroppo, non ci siamo potuti fermare e
osservare più in dettaglio questi reperti.
D’obbligo la visita alle belle cascate d’Ouzoud (fig. 24), una delle principali
attrazioni turistiche del Marocco, dove l’acqua precipita per 100 metri da una parete di
peliti rosso sangue circondate da una rigogliosa vegetazione con una straordinaria
gamma di tonalità di verde. Imponenti depositi di travertino bruno-rossiccio incrostano
le pareti e le antiche radici degli alberi che un tempo le ricoprivano. La parete opposta
della gola formata dal corso d’acqua dopo il salto è costituita da carbonati stratificati
nei quali si aprono cavità carsiche.
Arrivati a Demnate, siamo andati alla ricerca del famoso sito ad orme di dinosauro
del Giurassico medio (Batoniano) nel bacino di Iouaridène. La località si trova ad una
quindicina di chilometri ad est di Demnate, oltre il villaggio di Imi-n-Ifri (segnalato
39
Figura 24 – Le cascate di Ouzoud
The Ouzoud water falls.
nelle carte turistiche per la presenza di un “ponte naturale”, vale a dire un’ampia
cavità, forse pure un’antica cascata concrezionata). L’ampia vallata di Iouaridène (fig.
25) è costituita da rocce di colore rosso-violaceo, che in talune zone raggiunge
un’intensità difficilmente immaginabile se non la si vede di persona. Non esistono
indicazioni che conducano i visitatori alle superfici che conservano le orme. Tuttavia,
basta fermarsi sulla strada e dai piccoli villaggi arriveranno frotte di bambini che vi
scorteranno sui siti fornendovi le loro interpretazioni delle varie tracce. Tra i campi di
graminacee dal colore verde-giallastro costellate di papaveri rossi, vicino alla strada
asfaltata, affiorano superfici di siltiti bruno rossastre, ricoperte di poligoni di
disseccamento (mud-cracks) e con sottili increspature da corrente (ripple marks). La
superfici sono attraversate da piste di dinosauri bipedi di dimensioni relativamente
40
grandi e con le zampe tridattili (figg. 26-28), probabilmente teropodi che si spostavano
camminando in linea retta a moderata velocità. Le orme singole isolate
Figura 25 – La conca di Iouaridène.
The Iouaridène basin.
sono rare ed appartengono agli individui di minori dimensioni.
Su altre superfici, soprattutto una situata vicino ad un piccolo corso d’acqua che
attraversa la zona e dove le donne lavavano i panni, si osservano le orme dei dinosauri
sauropodi, in particolare delle belle coppie mano piede con grandi bordi di espulsione
(figg. 29-31).
Tutti questi strati siltoso-arenacei sono ricoperti da spessori decimetrici di tenere
marne rosse (fig. 32), e ciò mi spinge a due considerazioni. La prima, spiacevole, è che
l’erosione asporta inesorabilmente gli strati con le impronte e quindi sarebbe opportuno
mapparli ed effettuare calchi delle orme meglio conservate. Tracce di gesso all’interno
di alcune orme tridattile indicano che un loro calco, per quanto in modo maldestro, è
stato tentato. La seconda, positiva, è che al di sotto delle marne rosse, tenere e
facilmente asportabili, le superfici con le orme proseguono e possono essere portate
alla luce.
Abbiamo retribuito con qualche dono e un po’ di soldi le nostre piccole guide,
sperando che questo induca la popolazione locale a considerare le orme fossili come
fonte di guadagno, se conservate in posto, e a salvaguardarle.
41
Tra Demnate e Ait Ourir l’Alto Atlante diventa verde e ricco di vegetazione,
ricordando in certe zone la Puglia, la Sicilia o l’Altipiano Anatolico, e gli affioramenti
rocciosi sono di conseguenza più rari.
Figura 26 – Una pista di dinosauro teropode su di una superficie ricca di poligoni di
disseccamento fossili.
The trackway of a theropod dinosaur on a surface with mud cracks.
42
Figura 27 – Un’altra pista di teropode.
Another theropod trackway
43
Figura 28 – Una singola orma di teropode con l’impronta del metatarso.
A single theropod footprint with the mark of the metatarsus.
44
Figura 29 – Superficie calpestata da dinosauri sauropodi.
Surface trampled by sauropod dinosaurs.
Figura 30 – Particolare della superficie.
Particolar of the surface .
45
Figura 31 – Coppia mano-piede di un dinosauro sauropode.
Manus-pes set of a sauropod dinosaur.
46
Figura 32 – Marne e siltiti rosse che coprono il livello di siltiti/arenarie con le orme.
Red marl and siltstone covering the footprint-bearing siltstone/sandstone level.
Oukaimeden e la valle dell’Ourika
L’ultimo giorno ci siamo recati nella stazione sciistica di Oukaimeden (2650 m sul
livello del mare) situata a circa 70 km a sud di Marrakech. Per raggiungerla si risale
una stretta ed erta valle scavata nelle arenarie rosse continentali, i “Grès de
l’Oukaimeden” datati al Triassico superiore sulla base del loro contenuto in pollini
(BIRON & DUTUIT , 1981). Nella zona turistica le superfici delle arenarie rosse
presentano incisioni rupestri che riproducono sia simboli sia figure umane ed animali
(una gazzella, un elefante, un toro, fig. 33). Questi ultimi non potevano che vivere a
decine di chilometri di distanza dalle aspre vette dell’Atlante e oggi si trovano centinaia
di chilometri più a sud oltre il Sahara. I graffiti hanno fatto la gioia del nostro compagno
di viaggio Paolo Viola di Farra d’Isonzo. Al ritorno, Antonio Armellini ed il sottoscritto
(fig. 34) si sono fatti lasciare sulla strada in mezzo alle montagne ed hanno risalito per
25 km la valle dell’Ourika fino al paese di Setti-Fatma, in vista del Jebel Toubkal che
con i suoi 4167 metri sul livello del mare, è la vetta più alta dell’Africa settentrionale.
La valle, ricca di acqua per lo scioglimento della neve ancora presente nelle vette
circostanti e quindi piena di vegetazione, è una località classica di villeggiatura per i
benestanti di Marrakech. La sezione stratigrafica esposta è riportata come “PermoTrias” nelle pubblicazioni geologiche e presenta nella parte inferiore siltiti fogliettate
grigio-brunastre, ricoperte da una potente successione di depositi continentali rossi, i
47
“Grès de l’Oukaimeden” che costituiscono gran parte delle montagne circostanti e,
come abbiamo visto, risalgono al Triassico
Figura 33 – Un’incisione rupestre di Oukaimeden che rappresenta un toro (foto di Paolo Viola).
A rupestrian engraving at Oukaimeden representing a bull (photo by Paolo Viola).
superiore. Alla base di questi depositi continentali rossi sono segnalati siti con orme di
tetrapodi (BIRON & DUTUIT , 1981). Quello che mi ha colpito sono i grandi spessori di
peliti rosso-sangue nelle quali si osservano con chiarezza didascalica corpi canalizzati di
arenarie, solo in parte sovrapposti, con larghezze dell’ordine delle decine di metri e
altezze metriche. Posso azzardare in via preliminare che si tratti della deposizione in
una piatta piana ad elevata subsidenza attraversata da bassi ed ampi corsi d’acqua che
esondavano depositando il sedimento più fine tra i canali distributori. Verso l’alto della
valle diventano prevalenti le arenarie e spessi banchi di brecce. Presso Setti-Fatma si
osservano resti di morene formate prevalentemente da ciottoli e massi di granodioriti
chiare (che risaltano con violenza nel rosso dominante) provenienti dai circostanti Ibeln-Tarout (4001 m) e Ibel Tidili (3844 m), le cui vette presentavano ancora tracce di
neve. Purtroppo non avevo con me la macchina fotografica.
In conclusione, il Marocco è un vero e proprio paradiso naturalistico. In futuro
contribuirà con molti dati importanti allo sviluppo della paleontologia dei vertebrati.
48
Figura 34 – L’ autore (destra) e Antonio Armellini, con una tajin in primo piano (foto di Paolo
Viola).
The author (right) and Antonio Armellini, with a tajin in foreground (photo by Paolo Viola).
Lavori citati
BIRON P. E. & DUTUIT J.-M. (1981) - Figuration sédimentaires et traces d’activité au sol dans
le Trias de la formation d’Argana et de l’Ourika (Maroc). Bull. Mus. natn. Hist. nat., Paris, 4
sér., sect. C, v. 3, n. 4, pp. 399-427, Parigi.
M ONBARON M., DEJAX J. & DEMATHIEU G. (1985) - Longues pistes de Dinosaures bipedès à
Adrar-n-Ouglagal (Maroc) et répartition des faunes de grands Reptiles dans le domaine
49
atlasique au cours du Mésozoique. Bull. Mus. natn. Hist. nat., Paris, 4 sér., sect. C, v. 7, n. 3, pp.
229-242, Parigi.
INDICE
PROGRAMMA CONSUNTIVO 2004 DELLE ATTIVITÀ
A. Cordella, R. D’Ambrosi, G. Deiuri, F. M. Dalla Vecchia,
A. Moratto, S. Soban, M. Tentor……………………………………………pag. 1
LE ORME DI DINOSAURO NEL CRETACEO DEI M. LEPINI
(LATINA, LAZIO MERIDIONALE) LE ABBIAMO SCOPERTE NOI
We discovered the dinosaur footprints in the Cretaceous of
Mts Lepini, Latium Region, Italy!
F. M. Dalla Vecchia, G. Morgante e D. Raponi………………….…………pag. 8
UN VIAGGIO GEO-PALEONTOLOGICO IN MAROCCO
A geopaleontological trip to Morocco
F. M. Dalla Vecchia ..……………………………………………………….pag 16
50
Pubblicazioni del Gruppo Speleologico Monfalconese A.d.F.
Natura Nascosta n°. 1
(1974)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 2
(1978)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 3
(1981)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 4
(1990)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 5
(1990)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 6
(1992)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 7
(1993)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 8
(1993)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 8 (suppl.) (1993)
Natura Nascosta n°. 9
(1994)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 10
(1995)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 11
(1995)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 12
(1996)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 13
(1996)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 14
(1997)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 15
(1997)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 16
(1998)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 17
(1998)
esaurito/sold out
Natura Nascosta n°. 18
(1999)
Natura Nascosta n°. 19
(1999)
Natura Nascosta n°. 20
(2000)
Natura Nascosta n°. 21
(2000)
Natura Nascosta n°. 22
(2001)
Natura Nascosta n°. 23
(2001)
Natura Nascosta n°. 24
(2002)
Natura Nascosta n°. 25
(2002)
Natura Nascosta n°. 26
(2003)
Natura Nascosta n°. 27
(2003)
Natura Nascosta n°. 28
(2004)
Natura Nascosta n°. 29
(2004)
I numeri esauriti di Natura Nascosta, possono essere richiesti e verranno inviati in
fotocopia, solamente previo versamento delle spese di realizzazione e spedizione, mentre per
gli arretrati disponibili verranno richieste solamente le spese postali.
The sold out numbers of Natura Nascosta will be sent by request as photocopies and just
after the payment of the cost of the photocopies and the postal charges. Only the postal
charges will be requested for the available issues.
51
I numeri esauriti di Natura Nascosta si possono scaricare in formato PDF dal sito:
http://www.museomonfalcone.it
The sold out numbers of Natura Nascosta can be downloaded as PDF for files
in the site : http://www.museomonfalcone.it
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Natura Nascosta n° 30 - Il museo paleontologico