RETRIEVER
magazine
periodico di informazione on-line del RCI - anno 2 - numero 4
Il nuovo standard del Labrador:
proteggiamo il futuro
Anke Bogaerts:
la “gitana” dei retrievers
Trent’anni di
avventura cinofila
l’editoriale
I Trent’anni di RCI: che cosa è cambiato nella cinofilia retriever?
Cani e cinofilia sono stati una costante della mia vita. L’occasione del Trentennale RCI mi sollecita ad
una riflessione più generale ed estesa nel tempo sulla funzione che il cane è venuto ad assumere oggi
nel nostro contesto sociale, con particolare riferimento alle razze retriever.
in questo numero:
Vorrei proporvi questa semplice risposta: è il loro “will to please”, frutto della selezione operata dai primi
allevatori, mirata alla funzione venatoria, ed è proprio grazie al a re-indirizzamento dell’istinto predatorio
al servizio dell’uomo, indispensabile per l’uso in caccia dei retriever, che possediamo oggi queste
splendide e versatili razze. E’ per noi un imperativo morale non dimenticare, anzi sviluppare, gli obbiettivi
degli allevatori che hanno creato gli antenati dei nostri attuali retriever: perdendoli di vista perderemmo
quanto di meglio abbiamo ottenuto finora.
•Editoriale RCI - di Elena Casolari Videsott
•Il nuovo standard del Labrador:
proteggiamo il futuro - di Rosa Agostini
•Esposizione e psicologia - di Goran Bodegar
•Anke Bogaerts: la “gitana” dei retrievers - di Sergio Russo
• Trent’anni di avventura cinofila - di Giancarlo Vignaroli
•Partiamo bene con il nostro cucciolo - di Helene Leimer
•La torsione di stomaco - di Lucia Casini
•King - di Stefano Morini
•Quelle sottili forme di maltrattamento
di tutti i giorni - di Cinzia Stefanini
• Golden: arma letale... non solo
nel riporto - di Leonardo Langiu
•Retriever e non solo – libri, tv, regali, notizie
a cura di Patty Fellows e Alessandra Franchi
In un momento di grande incertezza sociale, caratterizzata da instabilità del contesto della famiglia,
fragilità dei giovani, precarietà della sicurezza del lavoro, bisogno di attenzione ed affetto da parte di chi
vede prolungarsi la vecchiaia sempre più in solitudine, ecco che si cerca un cane, e possibilmente un
retriever, di cui ormai si conosce il buon carattere, la versatilità, l’adattabilità.
Martino Salvo
coordinatore di redazione
Patty Fellows
redattore
Alessandra Franchi
redattore
Un sentito grazie a quanti hanno collaborato a questo numero,
in particolare a Susan Street e a tutti i soci RCI che ci hanno
gentilmente mandato delle foto.
La Gran Bretagna, madre delle razze canine e degli sport, ha creato il retriever come ausiliare del
cacciatore sportivo. E’ancora questa la sua funzione principale?
Negli ultimi tempi si è assistito ad una costante crescita numerica delle razze retriever, tanto da essere
queste annoverate fra le più diffuse su tutto il pianeta.
Quale ne sarà la ragione? Non sarà certo la maggiore richiesta da parte dei cacciatori, ora che la caccia
sta subendo un duro attacco da parte del mondo ambientalista e dall’affermarsi dei principi degli equilibri
biologici e dell’ecologia in generale
Leonardo Langiu
impaginazione/grafica
Ogni articolo esprime in libertà le opinioni del suo autore, il RCI puo’ non condividere o sottoscrivere necessariamente quanto viene pubblicato.
Dunque, il retriever sta assumendo una valenza importante nel contesto sociale e sta diventando un
vero e proprio strumento di ausilio operativo in tanti campi, oltre a quelli già ben individuati, dalla guida
ciechi, l’assistenza ai disabili, la pet therapy, la collaborazione nei servizi di ricerca, controllo, protezione
civile, alla semplice presenza fisica di un essere vivente amico per chi è o si sente solo…
Allora ecco l’impegno che deve assumersi oggi, a trent’anni dalla fondazione, il Retrievers Club Italiano,
in quanto rappresentante ufficiale di tutte le razze retriever e associazione di propretari ed allevatori:
lavorare nel rispetto delle aspettative collettive e dell’immagine attuale del retriever, per senza
dimenticarne le origini. Quali possibili derive morfologico-caratteriali possono essersi sviluppate, tali da
non poter soddisfare appieno le richieste attuali? Ci si accorge a volte del pericolo dell’affermarsi
dell’ipertipo, della ricerca di masse muscolari eccessive, che fatalmente si traducono in atteggiamenti
caratteriali di dominanza, oppure si incontrano sempre più spesso soggetti ipersensibili di carattere
pauroso ed instabile…
E’ quindi compito della Società Specializzata riflettere sui cambiamenti e sensibilizzare gli allevatori a
non allontanarsi dalla strada indicata chiaramente dagli standard.
Ogni allevatore ha il dovere di produrre il retriever che ognuno si aspetta e che ha diritto di trovare.
Sta alla sua intelligenza e capacità, senso critico e responsabilità, di prevedere e trovare le vie per
raggiungere la massima realizzazione dell’arte di allevare, perché di Arte si tratta davvero.
Dr. Elena Casolari Videsott – Presidente RCI
mondo expo
mondo expo
difficili, come ad esempio neve o acqua gelata.
Riguardo alla sostanza Mr. Craig ha fatto notare che
l’allevatore deve dare una buona sostanza ed una
costruzione potente al Labrador con un attento lavoro
di selezione e non aumentando le quantità di cibo
poiché in quest’ultimo caso avremmo cani grassi ma
in ogni caso senza una buona ossatura e potenza che
sono le caratteristiche della razza. Un cane troppo
grasso non è un Labrador potente ma semplicemente un Labrador grasso. Un buon giudice deve saper
riconoscere la differenza tra un Labrador robusto ed
uno grasso.
•Temperamento
IL NUOVO STANDARD
DEL LABRADOR: proteggiamo il futuro
CH Kupros Master Mariner
Lo standard secondo David Craig:
•Aspetto generale
di Rosa Agostini
Sul numero due del nostro magazine, la redazione ha pubblicato un interessante quanto allarmante
articolo sulle questioni che hanno investito l’allevamento inglese ed lo stesso Kennel Club nell’ultimo
anno. In conseguenza di ciò il Kennel Club ha apportato delle modifiche agli standard di varie razze, tra
cui anche i Labrador Retriever.
La Gran Bretagna è considerato il paese di origine del
Labrador ed Il British Kennel Club standard è in uso
in molti paesi del mondo. La stessa FCI (Federazione
Cinologica Internazionale) e tutti i paesi che ne fanno
parte, quindi anche l’Italia, usano questo standard.
Proprio per questo motivo la Sezione Labrador ha
voluto contattare, in qualità di esperto giudice-allevatore, Mr. DavidCraig (allevamento Davricard UK). Mr.
Craig ha avuto l’arduo compito di farci comprendere
meglio queste problematiche, illustrarci in cosa
consistono le modifiche apportate allo standard di
razza dal Kennel Club e sopratutto come interpretarle.
Mr. David Craig, dopo aver giudicato il nostro Club
Show il 24 aprile 2009, si è molto gentilmente
prestato a tenere per gli allevatori e giudici italiani una
conferenza sullo standard di razza dal titolo “Labrador
Retriever: lo standard secondo David Craig.” La
conferenza si è svolta in un clima amichevole ed alla
presenza di numerosi allevatori, alcuni giudici e molti
appassionati.
Il signor Craig ha fatto salire sul palco un esemplare
di Labrador per spiegare meglio ai presenti i vari punti
che si sarebbero affrontati durante la conferenza.
Ha poi esordito parlando dei numerosi soggetti che
hanno fatto la storia dell’allevamento prima inglese
e poi mondiale. Mostrando al pubblico una serie di
diapositive di differenti Labrador, chiedeva ai presenti
di identificare ogni cane; siamo stati tutti molto coinvolti
da questo divertente quanto istruttivo quiz, e siamo
così entrati nel vivo della discussione studiando in
primis com’era il Labrador.
La chiave di tutta la discussione è partita proprio
da quelle diapositive e da un concetto fondamentale secondo Mr. Craig: “l’importanza del lavoro di
selezione dell’allevatore.”
“L’allevatore non deve ritenersi creatore o innovatore
della razza ma “ IL CUSTODE DELLA RAZZA”, una
razza che ci è stata lasciata in eredità da altri allevatori
prima di noi. L’allevatore è colui che ha in mano le
sorti della nostra razza e ha quindi l’obbligo morale di
custodirla e tutelarla, difenderla quindi dagli eccessi.”
Di costruzione robusta, compatto, molto attivo; cranio
ampio, torace profondo e costato ben cerchiato; reni e
treno posteriore larghi e forti.
Osservando la foto di un importante soggetto, SH
CH Bradking Hugo, Mr. Craig ha sottolineato l’armoniosità di quel Labrador così bilanciato: potente ma
che allo stesso tempo dimostri di essere un
soggetto di qualità. Mr. Craig ha avuto la
fortuna di presentare SH CH Bradking Hugo
essendone il comproprietario e ottenendo
con lui 50 CC, un record per l’Inghilterra
ancora imbattuto. Mr. Craig ha poi citato,
per sottolineare l’importanza dell’aspetto
generale del Labrador, la frase di una delle
più famose allevatrici inglesi Mrs. Roslin
Williams la quale sosteneva che “Un tipico
Labrador deve sembrare solo un Labrador
e niente altro . Se ci ricorda un’altra razza,
vuol dire che non è tipico”.
Intelligente, abile, facilmente controllabile e molto
desideroso di compiacere. Di buona indole e senza
traccia di aggressività o di eccessiva timidezza.
Mr. Craig sottolinea che il temperamento del Labrador
è la sua caratteristica principale, ciò che lo rende
unico e capace di portare a termine il lavoro per il
quale è stato selezionato.
Un Labrador aggressivo non potrebbe mai entrare
in una Land Rover insieme con altri maschi per
andare ad una battuta di caccia! Il Labrador è un
cane amichevole, nato per compiacere, ed è questa
sua caratteristica che ci permette di utilizzarlo per
gli scopi più diversi, ad esempio per la pet therapy,
•Caratteristiche
Di buon carattere, molto agile (il che preclude
un peso eccessivo o troppa sostanza).
Eccellente fiuto, bocca morbida, amante
dell’acqua. Adattabile e devoto compagno.
Ecco la prima novità introdotta dal Kennel
Club. Mr. Craig sottolinea prima di tutto che il Labrador
è un cane da lavoro ed a questo scopo selezionato.
Un Labrador troppo grasso o troppo pesante non
riuscirebbe mai a lavorare per ore su terreni impervi
e non avrebbe quell’agilità e quella potenza che gli
sono necessarie per il riporto di selvaggina pesante;
viceversa un Labrador con poca sostanza (intendendo
poca ossatura e costruzione non robusta) non sarebbe
grado di svolgere il lavoro per il quale è stato selezionato
e non riuscirebbe a lavorare in condizioni atmosferiche
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David Craig con SH CH Bradking Hugo
come cane guida per i non vedenti o ancora per la
ricerca di droghe o esplosivi.
Riguardo all’eccessiva timidezza Mr. Craig fa notare
che il Labrador non deve essere mai troppo timido
ma neanche un maniaco iperattivo; quando lui stesso
si trova a giudicare sul ring non ama molto i cani
che si agitano troppo o che sono fuori controllo, è al
contrario molto bello vedere un Labrador che ad una
parola dolce del proprio handler muove allegramente
la coda per poi tornare calmo e tranquillo.
mondo expo
•Testa e cranio
Cranio ampio con stop ben definito, testa ben modellata
senza guance carnose. Mascelle di media lunghezza,
poderose e non appuntite. Tartufo ampio con narici
ben sviluppate.
Riguardo a questo punto Mr. Craig richiama
nuovamente l’attenzione sulle parole utilizzate da Mary
Roslin Williams “un Labrador deve somigliare solo
ad Labrador ed a nient’altro ”. Molti giudici all round
ricercano nel Labrador caratteristiche che sono proprie
di altre razze, come ad esempio una testa pesante,
cranio molto largo, stop esagerato o guance molto
pronunciate tipiche di un Rottweiler. Tutto ciò snatura
ciò che del Labrador è più tipico, ossia un’espressione
dolce ed amichevole.
mondo expo
•Bocca
Mascella e denti forti con chiusura regolare, completa
a forbice, cioè con gli incisivi superiori sovrapposti e
aderenti a quelli inferiori, perpendicolari alle mascelle.
In Italia molto spesso ottimi soggetti vengono
penalizzati, nelle esposizioni di bellezza, per la
mancanza di uno o più denti (non incisivi ovviamente):
proprio per questo alcuni dei presenti hanno chiesto
a Mr. Craig quale fosse la sua opinione a riguardo.
Mr. Craig ha richiamato di nuovo l’attenzione sullo
standard, ha chiarito che il Labrador non è un cane
da presa, al contrario deve avere una bocca morbida
per svolgere il lavoro per il quale è stato selezionato,
quindi la mancanza di un premolare o molare non è
motivo di penalizzazione per lui. Alla domanda - “Ma
lei userebbe un cane al quale mancano uno o più
denti?” - Mr. Craig ha risposto che per la riproduzione
a parità di soggetti preferirebbe usare un maschio con
una dentatura completa.
la spalla deve essere sufficientemente angolata. E’
questo punto dello standard uno dei più importanti
nella costruzione del Labrador. Secondo Mr. Craig una
buona angolazione della spalla è fondamentale per
bilanciare il cane nel momento in cui lavora. Durante
il riporto di un selvatico non sono la bocca o il collo
a portare il peso, ma il grosso del peso ricadrà sulle
spalle. Se l’angolazione della spalla è insufficiente il
peso cadrà tutto nel collo e nella bocca sbilanciando
così il cane, il quale si stancherà molto più facilmente.
Una buona angolazione della spalla e una giusta
lunghezza dell’avambraccio daranno l’impressione di
potenza e di forza nella fase del movimento.
eccessi, un Labrador eccessivamente angolato o con
una dorsale rampante non è corretto, somiglierebbe
ad un Pastore Tedesco . Un Labrador con le ginocchia
non flesse, scarse o insufficienti angolazioni posteriori
non sarebbe in grado di dare la spinta necessaria al
corpo nella fase del movimento. Avrebbe quindi un
movimento veloce ma senza potenza e spinta.
•Piede
Rotondo e compatto con dita ben arcuate e cuscinetti
plantari ben sviluppati.
Anche in questo caso il piede deve essere funzionale
per il Labrador. Mr. Craig richiama la nostra attenzione
sul fatto che molti allevatori siano convinti
che lo sviluppo di un buon piede possa
dipendere anche da fattori esterni come
il terreno sul quale il cucciolo cresce,
secondo il suo personale parere un buon
piede si ottiene da un buon lavoro di
selezione.
•Coda
SH CH Sandylands Bliss
•Occhi
Di grandezza media, di colore marrone o
nocciola, con espressione buona ed intelligente.
Anche in questo caso Mr. Craig ci riporta a
riflettere sul punto precedente sottolineando l’importanza dell’espressione dolce ed
amichevole tipica della razza che è data dallo
sguardo e dalla forma occhi che deve trasmettere
dolcezza d’animo. Mr. Craig ci fa notare anche come
sia importante il colore degli occhi che non devono
mai essere neri né così chiari da tendere al giallo;
quest’ultimo punto è particolarmente importante per i
Labrador cioccolato.
•Orecchie
Né larghe né pesanti portate pendenti vicino alla testa
e attaccate un po’ arretrate.
Secondo Mr. Craig l’attaccatura delle orecchie
dà alla testa del Labrador la sua classica e tipica
espressione dolce, un cane con un’attaccatura eccessivamente alta e con orecchie non arretrate
potrebbe avere un’espressione dura non tipica della
razza.
CH Fabracken Comedy Star
•Tronco
SH CH Sandylands Mercy
•Collo
Di bella linea forte, poderoso, attaccato alle spalle ben
posizionate.
Mr. Craig a questo punto ci fa notare come tutto lo
standard sia stato redatto in funzione al lavoro che il
Labrador dovrebbe svolgere.
Per riportare anatre o grande selvaggina anche in
acqua il Labrador necessita di un collo sufficientemente lungo e molto forte che gli permetta di tenere la
testa fuori dall’acqua.
•Arti anteriori
Spalle lunghe e oblique. Arti dritti perpendicolari al suolo,
dal gomito al piede visti sia dal davanti che di profilo.
La spalla e l’avambraccio non devono essere corti,
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Torace ampio e profondo con costole ben arcuate a
botte. Questo effetto non deve essere dovuto all’eccessivo peso. Linea dorsale dritta. Reni larghi, compatti e forti.
Mr. Craig ci riporta ora al punto dal quale siamo partiti,
infatti ripete quanto detto a proposito delle caratteristiche generali della razza, ribadendo un concetto fondamentale – “La sostanza del Labrador come pure il torace
devono essere frutto di un’attenta selezione e non del
troppo cibo”. Il torace secondo Mr. Craig deve essere
profondo ma non eccessivamente, un torace troppo
profondo ci darà l’impressione di un cane con le gambe
corte e quindi non bilanciato.
Il Labrador deve avere una linea dorsale forte e reni
compatti, questo ci darà una perfetta figura anche in
movimento.
La sua caratteristica distintiva è quella
di essere molto grossa alla base e di
assottigliarsi gradualmente verso la
punta; lunghezza media , priva di frange
e ricoperta di pelo corto e folto,che ne
conferisce l’aspetto arrotondato a coda
di lontra. Può essere portata allegramente ma mai arricciata sopra il dorso.
Secondo Mr. Craig un Labrador con un
buon mantello avrà sicuramente una
bella coda di lontra, dato che pelo e
coda sono strettamente interconnessi.
L’inserzione della coda è molto importante: deve
essere in linea con la dorsale e dovrebbe essere
portata orizzontalmente. Una coda eccessivamente lunga o corta darebbe al Labrador un aspetto
generale non bilanciato.
•Posteriore
Ben sviluppato e non inclinato verso la coda. Ginocchia
ben flesse, garretti ben angolati perpendicolari al
suolo. Da evitare i garretti vaccini.
Anche in questo caso Mr. Craig ci mette in guardia dagli
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SH CH Davricard Bobby Shafto.
mondo expo
mondo expo
•Andatura e movimento
Sciolto e ampio con arti dritti, solidi e paralleli visti sia
da davanti che da dietro.
Mr. Craig durante lo svolgimento dello show il giorno
precedente alla conferenza ha chiesto ad alcuni
espositori di muovere il cane lentamente e pregato altri
di non correre troppo velocemente così alcuni di loro
incuriositi da ciò, me compresa, gli hanno chiesto il
motivo di quella richiesta.
Lui ci ha spiegato che molti handler professionisti,
di fronte a giudici all round non specialisti, usano far
muovere il cane ad una maggiore velocità per coprirne
alcuni difetti e perché può risultare più scenico . Dal suo
punto di vista il Labrador è un cane che deve esprimere
forza e potenza anche e soprattutto nella fase movimento
e che la velocità non è la sua caratteristica principale.
Se si vuole vedere il corretto movimento di un Labrador
questo deve avere un’andatura di trotto non eccessiva,
“io non acquisterei mai un cavallo senza averlo prima
visto camminare”.
David Craig
•Mantello
Caratteristica distintiva è il pelo corto e fitto senza
frange e ondulazioni, piuttosto duro al tatto, con un
sottopelo per resistere alla intemperie.
Talvolta ci sono Labrador con il pelo leggermente
ondulato in particolare sulla dorsale, questo non è da
considerarsi un difetto secondo Mr. Craig se le onde
non sono eccessive (e se il pelo è corretto, questo può
essere un buon mantello molto tipico).
• Colore
Interamente nero, giallo o cioccolato. Il giallo varia dal
crema al rosso volpe . Una piccola macchia bianca sul
petto è ammessa.
•Taglia
L’altezza ideale al garrese e di 56/57 cm per i maschi
e di 55/56 per le femmine.
•Difetti
Qualsiasi
deviazione
dallo
standard è da considerarsi un difetto la cui gravità va
considerata in base all’effetto
che può avere sulla salute e
sul benessere del cane, e sulla
capacità del cane di portare a
termine il suo lavoro attitudinale.
Note: I maschi devono avere due
testicoli di aspetto normale e ben
discesi nello scroto.
Rosa Agostini
Vive in un piccolo paese
tra Viterbo ed Orvieto dove
dirige l’azienda agricola di
famiglia. Ha acquistato il
suo primo Labrador circa
dieci anni fa.
Alleva con passione e
con l’affisso “Rosemade”.
E’ consigliere del gruppo
cinofilo Viterbese (Viterbo Kennel Club) dal 2005.
E’ Presidente della Sezione Labrador del Retriever
Club Italiano.
Ho sempre amato i cani e c’è sempre stato un cane nella mia famiglia, normalmente uno Yorkshire Terrier. A dieci anni ho addestrato in obedience uno
di questi Terrier, e con lui ho vinto un primo premio in obedience in una fiera
agricola nella mia zona.
A forza di insistere convinsi i genitori a comprarmi un Labrador ed iniziai ad
esporlo alle mostre locali. Mi resi conto in fretta che la mia “Sally” anche se era
una magnifica compagna non aveva le qualità necessarie per andare in esposizione. In quel periodo, mentre frequentavo mostre a livello di Championship, mi piaceva moltissimo un giovane
labrador nero, Fabracken Comedy Star, che divenne poi campione. Anne Taylor mi mise in contatto con Arthur e
Peggy Kelley che avevano appena avuto una cucciolata dalla loro deliziosa chocolate Bradking Cassandra e da
Fabracken Comedy Star.
Il mio cucciolo, Bradking Bridgette of Davricard, divenne il mio primo Campione: ricevette il suo primo CC niente
di meno che da Gwen Broadley (Sandylands) e gli altri da Joan Macan (Timsprimg) e Margot Wooley (Follytower), tre dei giudici di razza più preparati.
Divenni poi molto amico dei Kelly ed ebbi da loro una femmina nera, Bradking Molly Mo, che non solo divenne
campione, ma vinse anche un CC al Cruft’s nel 1990. Poi una figlia della mia Bridgette fu accoppiata con Ch
Kupros Master Mariner e produsse il mio Sh Ch Davricard Bobby Shafto, un nero nella cui progenie ci sono
campioni sia in Gran Bretagna che negli Stati uniti.
In seguito portai in esposizione Bradking Hugo e Bradking Harvey in comproprietà con Mr e Mrs Kelley e Hugo
divenne (ed è ancora) il Labrador che ha vinto di più in Gran Bretagna. Ritirato dalle gare a soli cinque anni,
Hugo ha vinto 50 CC. Era un vero Labrador con un temperamento che non è secondo a nessuno.
Negli ultimi anni ho collaborato con Angela Williams, portando al Campionato le femmine nere Sh Ch Cuanbank
Island Mist at Foulby e Sh Ch Maggie May at Foulby e anche alcune nipoti di Bobby Shafto, Sh Ch Foulby I Spy
e Sh Ch Foulby Agatha Christie, che ha vinto un raggruppamento. Il nostro campione più recente è la femmina
nera Sh Ch Foulby Buttons and Bows, arrivata al Campionato nel 2008.
Ho assegnato i primi CC nel 1992 , quando avevo 24 anni, e da allora ho giudicato regolarmente questa razza
in Gran Bretagna, in tutti i paesi Scandinavi, in quasi tutta l’Europa, in Australia e negli Stati Uniti. Giudico anche
i Beagle (razza che allevo e nella quale ho fatto un campione allevato da me) e sono stato comproprietario o
allevatore di quattro Irish Water Spaniel che sono diventati campioni e inoltre ho portato al Campionato anche
un Weimaraner.
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Da questo ultimo punto Mr. Craig ci riporta al principio
della nostra conferenza. Vorrei quindi chiudere questo
mio articolo con le parole che più mi hanno colpito e
che rimarranno impresse nella mia mente: “L’allevatore non deve ritenersi creatore o innovatore della razza
ma “IL CUSTODE DELLA RAZZA”, una razza che ci
è stata lasciata in eredità da altri allevatori prima di
noi. L’allevatore è colui che ha in mano le sorti della
nostra razza e ha quindi l’obbligo
morale di custodirla e tutelarla,
difenderla quindi dagli eccessi .”
Concludo ringraziando, a nome
della Sezione Labrador, tutti
coloro che sono intervenuti
alla conferenza e naturalmente
Mr. David Craig che mettendo
a nostra disposizione la sua
esperienza e le sue conoscenze
ha contribuito al successo
dell’incontro.
mondo expo
mondo expo
ESPOSIZIONE E PSICOLOGIA
di Goran Bodegard
“Perché vado in esposizione con i miei cani? E’ il modo meno costoso per andare su di un palcoscenico”.
Questa è la risposta data da un allevatore di grande successo che é anche un noto giudice internazionale.
Benché sembri una battuta, questa frase contiene anche un nocciolo di verità degno di analisi e valutazione.
In psicologia si differenzia tra bisogni e desideri.
Quando non si soddisfa un bisogno, le conseguenze
sono traumatiche, mentre quando non si realizza un
desiderio compare la frustrazione che può dar origine
alla ricerca di vie alternative per raggiungere il soddisfacimento di quello stesso desiderio. Per chiarire, il
sonno è un bisogno, mentre è un desiderio avere un
letto morbido sul quale dormire…. Andare sul palcoscenico è un bisogno o un desiderio? Vincere il Best in
Show con un cane è un bisogno?
che sono stato ad esposizioni da ragazzino, in Svezia
negli anni cinquanta, c’erano molte esposizioni in cui
non si facevano i gruppi o il Best in Show: il mettere
a confronto esemplari di razze diverse era considerato
ridicolo e oltretutto lontano dallo scopo e dal senso
delle esposizioni canine. Questo modo tradizionale di
vedere la ragion d’essere delle esposizioni è tuttora
prevalente nelle discussioni ufficiali e tecniche e la
drastica conversione delle esposizioni in un altro sport
molto competitivo non di rado viene considerata solo
come un ambiguo effetto collaterale.
La ragione di questa conversione sta in quanto abbiamo
detto più sopra: il bisogno dell’uomo di essere visto, riconosciuto ed ammirato. Non c’è in fondo contrapposizione tra questo aspetto molto soggettivo e l’oggettivo
motivo per organizzare le esposizioni, cioè la conservazione delle varie razze canine.
Le esposizioni sono cambiate radicalmente. Originariamente, il loro scopo era di far esaminare da un esperto
di una razza il proprio lavoro di allevatore, cercando
insieme di mantenere il patrimonio genetico della razza
e di favorire anche il suo miglioramento. Le prime volte
Quando esponiamo i cani diamo il meglio di noi stessi,
ed è solo quando la gara e la presentazione diventano
fini a se stesse e perdono ogni relazione con la razza che
questo nuovo sport di gareggiare con i cani in esposizione
diventa pericoloso. Si perde di equilibrio quando i giudici
sono invitati non in base alla loro competenza e ai loro
meriti, ma seguendo il criterio del ritorno economico in
base al numero di razze e di soggetti che essi possono
esaminare. Si perde di equilibrio anche quando gli
espositori hanno in canile un panorama completo dei vari
tipi di una razza e sono così in grado di soddisfare i gusti
di molti giudici, e quando si scelgono giudici sconosciuti
che provengono da paesi lontani piuttosto che giudici
noti ed autorevoli.
E anche quando nell’organizzare le esposizioni i club di
razza lasciano che gli aspetti commerciali prevalgono
sugli aspetti qualitativi allora si che si danneggiano
le razze. Quando la vittoria ad ogni costo e prezzo è
diventata molto più importante dell’interesse per la
razza, allora la competizione genera e sviluppa una
“dipendenza dal risultato” che è addirittura pericolosa per
la salute mentale della gente.
Chi ha il diritto di criticare il desiderio di far vedere
qualcosa che si è creato e di vincere con esso,
soprattutto quando questo qualcosa ci è molto vicino
ed è la proiezione di ciò che è molto importante per noi
o è addirittura diventato parte di noi stessi?
Elena Spector – un giudice all-round argentino - durante
un giudizio in Bolivia si vide arrivare sul ring una intera
famiglia, padre, madre e sei figli, che esponeva il proprio
amato cane. Il padre portava un Pechinese addobbato
con un vestitino da battesimo e Elena Spector tenne
sotto controllo la situazione facendo fare un giro di ring
alla famiglia e poi spiegando loro come normalmente si
presentano i cani per il giudizio.
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E’ facile vedere quando la competizione diventa non
più uno sport ma una ossessione compulsiva e diventa
anche una minaccia per l’esistenza sociale ed economica
dell’espositore canino. L’indicatore principale di questa
deriva patologica è la percezione di un narcisistico senso
di offesa quando non si è riusciti a vincere (nonostante
che la sconfitta abbia ragioni facilmente comprensibili)
che porta al desiderio di annullare la sconfitta stessa
attraverso una corsa ad esporre di nuovo, sperando di
vincere, o al desiderio di scegliere mezzi non appropriati
per negare la sconfitta. Chi si comporta così probabilmente ha puntato tutto su un solo obbiettivo ed è
divenuto ipersensibile alla frustrazione dei propri desideri
e non è in grado di riconvertirsi acquisendo (o allevando)
un esemplare migliore con cui poter vincere o comprendendo in modo realistico che cosa è capitato a sé e alla
propria vita quando lo sport è diventato una dipendenza.
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Le esposizioni canine non devono esser ritenute responsabili di queste distorsioni della personalità, ma d’altra
parte il crescere del prestigio e della fama che sono
oggi legate a queste gare non rende la vita semplice a
quei pochi espositori/allevatori che veramente vogliono
partecipare al gioco non solo allevando ma anche
vincendo. Il rischio che questo comporta per l’allevamento è ovvio quando la gente inizia a selezionare in base
a quello che capita sul ring piuttosto che seguendo la
propria conoscenza e il proprio amore per la razza.
L’esplosione dello sport delle expo canine
ha fatto aumentare la richiesta di giudici e gli
scambi internazionali; tutto ciò può esser visto
come positivo, ma in realtà non sempre è così,
anzi, soprattutto quando la vera esperienza
dietro un CAC assegnato o a un titolo vinto
è vergognosamente bassa. In alcuni paesi
il Kennel Club centrale mantiene uno stretto
controllo sulle esposizioni esaminando le
qualifiche dei giudici stranieri, mentre in altri
paesi per giudicare è sufficiente una autorizzazione formale.
I vari sistemi di esposizione possono a diverso livello
essere dannosi e produrre dei campioni che valgono
poco. Titoli guadagnati troppo facilmente spingono gli
espositori verso la “dipendenza da esposizione”. Per
un giudice ci vuole una notevole forza d’animo per non
assegnare i massimi riconoscimenti a cani che hanno
appena vinto le proprie classi. “C’è sempre un vincitore
per ogni classe, ma questo vincitore può anche non
essere un campione”: questo è il grande insegnamento
che mi ha lasciato uno dei miei tutor inglesi.
Se i regolamenti prevedono una valutazione graduale
e quindi di poter allontanare con facilità i cani durante
il giudizio, accade meno frequentemente che il giudice
non assegni i titoli finali, dal momento che non deve più
rivedere i cani allontanati.
mondo expo
Allora si salvaguarda il senso del titolo di campione e gli
spettatori capiscono più facilmente che non tutti i cani
esposti possono essere campioni.
Molte volte si incontrano espositori che contestano le
decisioni del giudice alla luce dei risultati che il cane ha
avuto in precedenza. E così molte volte si capisce che il
concorrente in realtà non è interessato al vostro giudizio
a meno che non sia accompagnato da un ottimo risultato
finale. Ho scoperto che nel mio paese, dove ad ogni
cane è dato un giudizio scritto personale, sovente più
del 30% dei partecipanti non ritirano neppure la copia
del giudizio....ecco quanto gliene importa della vostra
conoscenza dei cani!
Ovviamente però ci sono anche delle eccezioni meravigliose: giudicavo molti anni fa in un paese lontano ed
è arrivato sul ring un ragazzino con un pastore tedesco
con bocca non corretta, orecchie pendenti e pelo da
afgano... mi sono fatto coraggio e gli ho detto che erano
difetti inaccettabili. Allora il ragazzino mi ha guardato,
mondo lavoro
mi ha stretto la mano e mi ha detto “Grazie Signore,
avevo letto in un libro che con questi difetti non si poteva
vincere in una esposizione”. Aveva portato il suo cane
per aver conferma di che cosa era giusto e che cosa
era sbagliato ed era palesemente soddisfatto di quanto
era successo, perché soddisfaceva il suo bisogno di
comprendere (anche questo è un bisogno umano fondamentale, così come il bisogno di essere ammirato e
di primeggiare).
Molto simili alla domanda “Perché esponi i tuoi cani?”
sono le domande “Perché giudichi i cani?” e “Che cosa ti
fa pensare di poter giudicare tutte le razze??” Giudicare
i cani non deve mai diventare sinonimo di “condannare
i cani”, mai si deve cercare il cane con i minori difetti....
Il giudicare i cani deve sempre includere un momento
in cui si cerca il meglio in bellezza ed armonia, ed è
ben giustificato il chiedere ad un all-rounder che cosa
gli fa credere di saper tutto, dal momento che nessuno
sa tutto.
Nel migliore dei casi questo giudice all rounder prova un
bisogno (una dipendenza?) di girare il mondo cercando
quello speciale insieme di bellezza ed armonia che non
è mai legato a una sola o a poche razze.
Io adoro i levrieri e così sono stato positivamente colpito
quando un giorno nel Nord della Norvegia mi sono
trovato davanti un Norwegian Buhund, una femmina
che mi ha lasciato di sale tanto era bella. Non ho potuto
fare a meno di chiedere al proprietario di fermarsi un
attimo nel ring dopo il giudizio per poterla ammirare
ancora. E’ allora forse possibile essere davvero un allrounder?
Forse ci sono abbastanza giudici ed espositori che
hanno in comune questo bisogno di cercare la bellezza?
Allora c’è una ragionevole speranza che si possa
continuare a fare un allevamento di qualità nonostante
l’intossicazione da esposizione.
*Pubblicato con il gentile consenso di Dog World
Goran Bodegard
ANKE BOGAERTS:
la “gitana”dei retrievers
di Sergio Russo
Conosco Anke da più di quindici anni e con lei ho vissuto un percorso entusiasmante perché fondato
anzitutto sulla reciproca fiducia e sulla consapevolezza che il rapporto umano non va sottovalutato se si
vuole andare d’accordo e cogliere gli aspetti migliori di ognuno di noi.
Non crediate però che sia così “easy” come il sorriso
sempre presente sul suo volto farebbe pensare, lei
afferra al volo le vostre reazioni come quelle del vostro
cane, le elabora e immediatamente crea il vostro profilo.
Badate, raramente sbaglia! Ciononostante quasi mai
lascia che i propri giudizi sulla persona trapelino, a tutto
vantaggio del clima sempre disteso che anima i suoi
corsi. E’ onesta, sincera, pragmatica quanto basta,
fortemente indipendente, determinata nell’esecuzione
dei programmi, e soprattutto altamente professionale
senza per questo essere boriosa.
Ebbe il suo primo cane a 13 anni, un deerhound, mentre era in Inghilterra a lavorare
con i cani e ad imparare su loro.
Cominciò ad allevare deerhound nel 1966 e nel 1975 fu co-allevatore della femmina
Ch Pruett, che divenne cane svedese dell’anno. Ha continuato ad essere allevatore in
società con altre persone per nove generazioni, producendo numerosi cani importanti
che hanno influenzato la razza in Scandinavia, Inghilterra e Stati Uniti.
Giudica esposizioni dal 1966 ed è divenuto giudice all-rounder FCI nel 1997. Ha giudicato al Crufts, alle mondiali FCI e in molte esposizioni in ogni parte del mondo: in media
30-40 expo all’anno! Collabora attivamente con il Kennel Club Svedese e con vari club di
razza, e scrive articoli che vengono pubblicati in Svezia, Inghilterra e Stati Uniti.
Di recente è stato moderatore in Svezia di un importante congresso per giudici sui rischi
dell’estrema tipizzazione dei cani di razza, che può porre a rischio la salute dei cani stessi.
Il dottor Bodegrad è ancora parzialmente in attività come pediatra e psicologo e psicoanalista infantile, e come ricercatore e clinico è attualmente impegnato in attività
cliniche e di ricerca sui piccoli profughi.
12
13
Ma risaliamo nel tempo per fare un breve ritratto di
Anke Bogaerts.
Nasce in Olanda e ben presto manifesta un appassionato
interesse nei confronti degli animali, che la porta a
trascorrere le vacanze lavorando dove ci sono animali
ed in particolare cani.
Il primo grande amore scatta nel 1963 quando accetta
di lavorare a Limburg presso l’allevamento di Bassotti
standard a pelo duro “vom Heerlener Rosenhaus” della
signora Honigmann. Sono 80 i bassotti da accudire
e vanno preparati sia per le esposizioni che per le
prove di lavoro in tana. Qui la giovane Anke assorbe
come una spugna tutto quanto ha occasione di vedere
incrementando giorno dopo giorno il suo bagaglio di
esperienze. Qui il virus del Bassotto la colpisce tanto
che ne sarà contagiata a vita per via di quell’ineguagliabile temperamento che fa di quel piccolo cane un
protagonista di tutto ciò che fa.
Il “Grand Tour” comincia, Anke si scopre “globe trotter”
portata ad andare dove ritiene ci sia da imparare,
vedere, provare. Va in Inghilterra ospite di Mineke
Mills-De Hooh che ha Kurzhaar e Drahthar, entrambi
impegnati in prove di lavoro ed esposizioni di bellezza.
Ma la vita costa e il denaro non è mai abbastanza. Al
suo ritorno, decide quindi per un’attività che le permette
di restare a contatto con i cani e nello stesso tempo
sia remunerativa. Frequenta un corso di toelettatura
conseguendo nel 1967 il Diploma professionale che le
mondo lavoro
mondo lavoro
permette di aprire a Njimegen un salone di bellezza.
Si sposa l’anno seguente e decide di avere il suo
primo Bassotto a pelo duro con il quale inizia, per non
abbandonarla più, anche l’attività venatoria.
E’ un momento fondamentale nella vita di Anke
Bogaerts: si convince che la sua sarà una “vita da cani”
ma si rende conto che oltre alla passione è indispensabile farsi una cultura cinofila. Studia e consegue
l’AKK, il diploma di conoscenza generale cinofila. Si
trasferisce a Drenthe, continua il lavoro di toelettatura
e al Campionato mondiale di Toelettage conquista il
secondo posto.
Ma è la caccia che la intriga e si fa conoscere
dai cacciatori locali andando sovente con
il suo bassotto a recuperare cervi feriti o a
scovare le volpi. La sua vocazione è il lavoro
con il cane e, caparbia com’è, per migliorarsi
inizia a frequentare numerosi Workshop
e Corsi di formazione su diverse razze
canine. Nel corso degli anni ha posseduto
un Deutsche Drathaar, un Bracco Tedesco
a Pelo Lungo, uno Springer Spaniel e
infine quella che è la sua nuova ed attuale
passione: il Golden Retriever.
Approfondisce tecniche particolari volendo fortemente
raggiungere il suo sogno, attivarsi per un metodo
diverso di rapporto tra l’uomo e il cane durante il lavoro.
Diventa docente del KNVJ il Club Olandese per il lavoro
e la caccia. E per introdursi in questa particolare attività
e trarne spunti interessanti al proprio lavoro ha anche
frequentato corsi di Agility.
Nel 1991 avvia a Yde, Kampstukkenweg, la propria
Scuola di addestramento che terrà fino al 2003. Propone
corsi per cani adulti e per cuccioli, sia per migliorarne
il comportamento che per avviarli all’attività venatoria.
Nel 2000 le ho affidato una cucciola di Flatcoated che
ha costituito per Anke una nuova sfida non avendo
nessuna specifica esperienza con questa razza. Rush
(Serilde Rosa Nera) è stata con lei per oltre un anno
contribuendo – come afferma sempre Anke – alla
scoperta di nuovi orizzonti che le hanno reso possibile
una completa visione del variegato mondo delle razze
retrievers.
Sono tanti gli addestratori che hanno tento corsi presso
la scuola di Anke a conferma dell’interesse delle sue
tecniche: Tineke Antonisse - Zijda, Joop Kosse, Emmy
Breure, Beatrice Zufferey.
Nel 2003 inizia il nuovo, attuale percorso di vita. Vende
la casa e la Scuola, tutto quanto è stabile, compra una
roulotte e si dedica all’organizzazione di Workshop in
Olanda e all’estero da metà Ottobre a metà Marzo.
Due parole su come si propone Anke Bogaerts
come addestratore. Tutti i trainer che ho conosciuto
si propongono l’ottimizzazione del rapporto fra il
conduttore ed il cane, ma la differenza sta nel metodo
attraverso il quale si perviene al risultato. Su questo
terreno è facile scivolare perché troppi sono gli elementi
che concorrono nella conduzione del cane durante il
lavoro.
garantiscono migliori risultati. Ciò premesso, con lei il
conduttore entra nell’ordine di idee di mettere in pratica
con “leggerezza” quanto gli viene insegnato. Impegno
ed attenzione, ma con il sorriso e la giusta ironia verso
se stessi per quanto non riesce subito.
Durante i molti anni in cui ho frequentato Anke Bogaerts
ho anche apprezzato, a conferma di quanto sia convinta
delle sue idee, la competenza dei suoi assistenti che
nel tempo si sono avvicendati. In questo è sempre stata
inflessibile: chi non segue le sue impostazioni non può
far parte del suo team.
Sergio
Russo
Nasce a Milano, diventa Broker internazionale di assicurazione, si trasferisce
a Firenze, finalizza la sua passione per i cani con l’ottenimento dell’affisso
Serilde.
Inizia l’impegno in cinofilia: diventa Segretario e Consigliere della S.I.T. Società Italiana Terrier dove resta per molti anni a fianco dei “mostri sacri” del terrierismo italiano. E’Delegato dell’ENCI nelle esposizioni più significative concludendo tale collaborazione con la prestigiosa Esposizione del Centenario.
Abita in Maremma e la sua passione per la caccia lo induce a ricercare un cane complice che lo accompagni. Pensava ad un Labrador, ma dopo essersi imbattuto in un Flatcoated se ne invaghisce e nel 1994 ne
acquista uno in Svezia.
Per la sua esperienza organizzativa nel 1993 gli viene offerta la presidenza del Retriever Club Italiano che
mantiene fino al 1997 quando, non condividendo il programma di allevamento di alcune razze retriever
sostenuto dal Consiglio, si dimette.
Ora lavora con i suoi cani e da tempo organizza Workshop per Retrievers in Maremma con la collaborazione
di addestratori professionali e la partecipazione di selezionati concorrenti.
Anke agisce in parallelo sul cane e sul conduttore.
Anzitutto si concentra sulla razza del cane e il suo grado
di preparazione; quale che sia l’esercizio, considera
l’indole di razza che differisce tanto da influire a volte
decisamente sulla riuscita del lavoro. Solo ad un
attento osservatore risulta evidente il diverso approccio
che Anke usa da razza a razza. Non è una discriminazione ma un sottile adattamento delle tecniche di
addestramento per rendere più efficace il lavoro. Poi
è la volta del conduttore: presta molta attenzione alla
cultura cinofila ed alla giusta sensibilità che ogni persona
deve avere nei confronti del cane che possiede, indipendentemente dall’attività che con lui svolge. I modi
eccessivamente duri e frustranti sono banditi perché
non rendono giustizia alla personalità del cane e non
14
Un altro aspetto a mio avviso importantissimo è la
fantasia che sa mettere a disposizione del suo modo
di lavorare. Ha una risposta per ogni problema la cui
soluzione è dimostrata sul terreno e non a parole. I
suoi metodi sono di immediato apprendimento, non ci
sono errate interpretazioni perché vengono spiegati
con semplicità e rispiegati quando si avvede che il suo
interlocutore non ha ben capito.
Degno di attenzione e a conferma della sua fantasia è
un gradevole strumento che Anke Bogaerts ha creato
per facilitare l’addestramento del proprio cane quando,
tornati a casa, non vogliamo disperdere i vantaggi del
lavoro fatto durante il corso.
Si tratta di un mazzo di carte da gioco su ognuna delle
quali sono indicati esercizi di varia difficoltà secondo
i colori, facilmente eseguibili da soli e sempre diversi
attraverso l’innumerevole combinazione delle carte.
Esistono tre versioni di questo gioco in Olandese,
in Tedesco e in Italiano (queste ultime ottenibili mio
tramite).
Esistono anche due ottimi libri scritti da Bogaerts:
Die Drei Charaktere (I tre caratteri).
In Olandese e in Tedesco, in cui secondo il suo stile di
lavoro evidenzia:
Il cane sensibile quello che ama moltissimo lavorare
con il suo conduttore.
Il cane attivo quello che cerca di interpretare con l’azione
ciò che crede sia l’intenzione del suo conduttore.
Il cane occhiuto quello che vede tutto ciò che avviene
attorno a lui e registra ogni cosa.
Zweetwerk in theorie en praktijk (La traccia in teoria
ed in pratica)
In Olandese, dove è concentrata tutta la grande
esperienza e la passione che Anke ha per questo
genere di lavoro e che ha di recente presentato negli
Stati Uniti in un Forum specialistico a cui è stata invitata
come esperta.
Al di là di queste mie parole Anke Bogaerts va
“provata” e come tutte le “cose buone” sarà certamente
apprezzata!
15
mondo lavoro
mondo lavoro
Dal lunedì al venerdì addestramento all’ubbidienza, al
ring, e, inseguito, alle prove. Ma i momenti migliori erano
a pranzo: cibi e vino assolutamente toscani: affettati,
formaggi, pane, Chianti e una gran voglia di parlare
di retriever con amici che tornavano tutti gli anni dalla
Francia, dalla Svizzera, dal Belgio, Austria, Germania e
talvolta anche da paesi più lontani.
Dieci, quindici o anche venti persone che per una
settimana parlavano solo di retrievers e la sera si
ritrovavano stanchi e bagnati (pioveva sempre) con
l’unico desiderio di ricominciare l’indomani. Non ricordo
tutti i nomi, ma ricordo le facce, le lingue, l’impegno di
tutti (anche se molti non saranno più con noi).
“Beppe” (per me sempre dott. Benelli) ci
metteva a disposizione la sua casa di caccia
e i terreni circostanti e Victor ed io correvamo
dalla mattina alla sera perché tutto fosse a
posto (i giudici – i soci volevano gli inglesi
– l’annuario, gli alberghi, i primi dummies,
le coppe – rigorosamente una per ogni
partecipante).
TRENT’ANNI DI
AVVENTURA CINOFILA
Ricordo che la squadra italiana ha sempre ottenuto
risultati lusinghieri, ma quello che contava erano i giorni
sereni fra di noi, conclusi sempre con grandi cene a
base dei prodotti tipici dei paesi ospitanti.
Fu nell’89, durante una cena sociale dopo una settimana
retriever, sempre a Galliano, che ebbi occasione di
incontrare Dino Gallotti, istruttore di cani da soccorso.
Avevo già deciso di abbandonare le prove di caccia
a causa delle inutili (a mio parere) stragi di fagiani e
di anatre; le esposizioni non mi entusiasmavano più e
l’incontro con la Cinofilia da Soccorso fu la svolta della
mia vita.
di Giancarlo Vignaroli
Correva l’anno 1974 quando mi recai in un canile per prendere un Labrador Retriever che sarebbe dovuto
essere una femmina nera, e invece mi ritrovai con un maschio biondo che purtroppo visse poco più di un
anno a causa di un avvelenamento. Cominciò così la mia avventura più che trentennale con questa razza.
Per un po’ resistetti ai miei desideri di prenderne un altro,
poi detti l’avvio a quello che diventò il mio imperativo di
vita: mai più senza cani; anzi, da allora mai più uno solo,
ma anzi due, tre, quattro, cinque e più. Fu allora che iniziai
le mie esperienze cinofile: prima con le esposizioni, poi
con le prove di lavoro e infine con la Protezione Civile. E
sempre con Labrador, almeno fino a tre anni fa , quando
incontrai un Border Collie (ma questa è un’altra storia).
Tengo a sottolineare che i migliori risultati nelle
esposizioni li ho avuti con una femmina (Kalinka) trovata
sull’autostrada in condizioni fisiche pietose, ma che
una volta curata e rimessa a nuovo si dimostrò di rara
bellezza e che mi ha dato enormi soddisfazioni (anche
nei cuccioli).
Cinque anni dopo il mio primo Labrador e dopo
innumerevoli riunioni informali ci ritrovammo in
venticinque (tanti ne occorrevano) presso lo studio di
un notaio per far nascere il Club.
L’idea mi era venuta pensando che un’associazione di razza avrebbe aiutato i retriever ad essere più
conosciuti, come poi effettivamente fu (purtroppo
ci mise lo zampino anche una nota fabbrica di carta
igienica, facendo diventare la razza di moda con tutti i
problemi che ne sono seguiti).
I primi contatti li presi con l’amico Bisagno, prematuramente scomparso (anche se non nei miei ricordi),
che fu contagiato dal mio entusiasmo e subito ne parlò
con “Beppe” Benelli (Senza commenti che non ce n’è
bisogno. Chi non l’ha conosciuto ha perso qualcosa.)
e iniziarono i primi contatti con l’ENCI e poi, dopo un
lungo iter burocratico, la nascita del Club.
A quei tempi tutto era molto “familiare”: ci incontravamo
alle esposizioni (3-4 persone con altrettanti cani) ma si
mangiava e si beveva tra amici; non esistevano rivalità
personali ma solo la volontà di ottenere cani il più
possibile nello standard sia fisicamente che psicologicamente.
E poi c’era la settimana retriever a Galliano. Iniziavamo
il primo lunedì di ottobre di ogni anno, e tutti prendevano
una settimana di ferie.
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Il sabato, non da subito ma qualche anno dopo, le
prime prove di caccia, dapprima semplicissime poi più
complicate e rispondenti alle regole internazionali.
La sera la Cena Sociale, altro grande momento di socializzazione e di scambi di idee.
La domenica il raduno, ogni anno con un maggior
numero di cani e di giudici e infine tutti a casa aspettando
un anno per fare ancora un “bagno di pelo di cane”.
E poi c’erano i Country Games.
Ogni anno venivano organizzati dai clubs dei vari paesi
(Italia, Francia, Olanda, Austria ecc) una sorta di giochi
senza frontiere in cui uomini e cani gareggiavano
insieme in un clima di amicizia e senza gli odi e le beghe
che sarebbero arrivati dopo.
I giochi erano piuttosto semplici e inventati soprattutto
per far divertire concorrenti e spettatori e tendevano
soprattutto a creare una situazione di cameratismo tra
gli amanti dei retrievers ante-unione europea.
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Avevo da poco acquistato un cucciolo in Francia,
Coboldo des Iles du Canyon, All.De Paoli, e
quando iniziai a calcare i campi di addestramento
di Protezione Civile venivo spesso preso in giro
per quel cane rotondetto di una razza che nessuno
conosceva (a quei tempi l’unico cane considerato
da soccorso era il Pastore Tedesco), ma quando
i “veci” si accorsero (come diceva Emanuela
Ruggero, altra grande del Club) che nel tempo impiegato
per addestrare un Pastore Tedesco si addestravano
otto retrievers l’interesse per queste razze esplose e
Labrador e Golden presero il posto dei pastori.
In fondo un cane da soccorso deve avere delle doti che
nei retrievers sono innate: docilità, curiosità, tempra,
carattere ecc e quindi è molto facile insegnare a questi
a cercare le persone scomparse o travolte da macerie.
Basta convincerli che è un bellissimo gioco...
Ritengo che tutte le razze retriever siano adatte per
esercitare la Cinofilia da Soccorso, per cui chi fosse
interessato mi può contattare anche fuori Mugello
e saprò indirizzarlo presso campi vicini al luogo di
residenza. Quasi in ogni provincia italiana c’è un campo
di addestramento gestito da gruppi già esperti e quindi
non occorre fare chilometri per addestrare il proprio
cane in questa disciplina.
mondo lavoro
mondo lavoro
Per questo alle emergenze reali partecipano
solo le Unità Cinofile preparate al meglio, le
quali avranno dedicato tempo e fatica all’addestramento, ma quando le ricerche si concludono
con esito positivo la soddisfazione ripaga tutti i
sacrifici.
E’ anche a causa del forte impegno occorrente
Nel 1992 ho conseguito il diploma di Istruttore
U.C.i.S. (Unità Cinofile da Soccorso) a attualmente
sono istruttore ufficiale di Akela Onlus che ha la
propria sede a Borgo San Lorenzo (FI) e insegno
a Unità Cinofile di tutto il Mugello e anche a
qualcuno da fuori.
Il gruppo collabora con varie istituzioni (Provincia
di Firenze, Comunità Montana ecc) e rispondiamo
a un buon numero di emergenze.
L’addestramento, soprattutto per i retriever,
è piuttosto semplice: si inizia a far cercare il
conduttore, per poi passare ad un estraneo
(figurante) e si prosegue ponendo sempre
maggiori difficoltà. Contemporaneamente si
procede con l’ubbidienza e con la palestra
(passaggi su manufatti che simulano ostacoli che il
cane potrebbe trovare durante le ricerche).
In genere l’addestramento si completa in due anni circa
e questo tempo viene impiegato a far acquisire al cane
tutte le esperienze possibili per facilitare al massimo le
ricerche.
Al termine del corso si deve superare un esame con
giudici ENCI onde conseguire il Brevetto Operativo, ma
non dimentichiamo che l’addestramento alle ricerche
proseguirà durante tutta la vita del cane (o almeno fino
a che si intenderà usarlo in Cinofilia da Soccorso).
Ma oltre all’addestramento fisico e mentale del cane
quello che serve al massimo grado è un enorme feeling
tra Conduttore e Ausiliare in modo che l’uomo sappia
“leggere” ogni piccolo messaggio del suo amico,
considerando che, in pratica, durante un’emergenza è
il cane che lavora.
I comandi sono abbastanza simili a quelli usati
normalmente in ogni tipo di addestramento e quindi
un buon conduttore può facilmente gestire il proprio
cane, ma un conduttore mediocre può fare molti danni,
soprattutto se si pensa che durante una emergenza è
in gioco la vita di una persona e quindi non si tratta
di arrivare primi o secondi ma solo di arrivare: ogni
errore dovrà essere esaminato alla luce della propria
coscienza.
in Cinofilia da Soccorso che molti allievi si ritirano prima
del tempo, ma ripeto: chi resta e non si arrende prima
o poi trova un disperso e quando nei suoi occhi che
brillano per l’emozione leggo la sua soddisfazione
anche la fatica impiegata da me per insegnargli mi
scivola sulle spalle.
Ovviamente, come ripeto sempre ai miei allievi, si lavora
sempre sperando che nessuno abbia mai bisogno
di noi, ma, quando ciò dovesse succedere, occorre
essere pronti e preparati.
E’ quello che è accaduto con l’Abruzzo.
Per un motivo o per un altro non avevo mai partecipato
a ricerche in seguito a un terremoto e quando arrivò
la chiamata l’emozione fu enorme. Ho ricevuto la
chiamata d’allarme alle 7.45 del 6 aprile e, allertati i
colleghi, preparato lo zaino, indossata la divisa, messi
i cani in macchina (mangime e ciotole compresi) alle
9.00 eravamo già in autostrada (un tempo record!)
Siamo arrivati all’Aquila verso le tredici, anche a causa
del traffico di altri mezzi di Protezione Civile, e lo
spettacolo che ci si presentò davanti era apocalittico:
interi paesi rasi al suolo con ogni tanto un edificio
rimasto in piedi quasi a domandarsi che cosa ci facesse
da solo in mezzo a quelle rovine. Le immagini televisive
non hanno reso appieno il senso di catastrofe: le strade
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intasate di mezzi di soccorso, i marciapiedi percorsi da
persone singole o a gruppetti completamente spaesate,
gente che piangeva e un forte odore di polvere.
Per quanto riguarda noi cinofili ho coniato una
frase che lungi dall’essere cinica racchiude
in sé tutti gli anni di fatica: umanamente una
tragedia, cinofilmente un trionfo.
Tra le tante ricerche, tutte con esito positivo,
ma, ahimé, solo con ritrovamento di cadaveri,
ne cito una particolare.
Zardor, il mio Labrador nero, chiamato per un
sopralluogo segnala con un forte abbaio in un punto
dove i Vigili del Fuoco affermavano esserci una cantina
e quindi un luogo assolutamente non frequentato alle
tre di notte (ora della scossa più forte). Consultatomi
con il mio collega, decido di “giocarmi la carriera”e invio
di nuovo il cane che, dopo un giro, torna nello stesso
punto e segnala di nuovo reiteratamente.
Dico al responsabile dei Vigili del Fuoco che lì sotto
c’è sicuramente qualcuno e aggiungo che ritengo che
Giancarlo
Vignaroli
E’ uno dei
fondatori del
RCI, attualmente
si dedica con
passione alla
attività di protezione civile ed è Istruttore UCIS
e istruttore dalla Associazione Akela Onlus,
gruppo cinofilo da soccorso.
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non sia più vivo (l’avevo capito da una nota stridula
nell’abbaio di Zardor) ma che comunque avrebbero
dovuto scavare proprio in quel punto.
Dopo qualche tempo fu estratto il cadavere di un
ragazzo che in realtà, al momento della grande
scossa di 5.8 gradi, non stava in cantina ma
dormiva al terzo piano, solo che tutti i solai si
erano appiattiti su se stessi e avevano trascinato
la camera fino laggiù.
Ovviamente il dolore per la morte di quel ragazzo fu
grande, ma grande fu anche la soddisfazione per
l’ottimo lavoro del cane e per il coronamento di anni di
lavoro e di fatica trascorsi assieme al mio “Negro”.
Purtroppo non ho alcuna foto di quella ricerca, né
delle altre, perché in quei momenti si è concentrati al
massimo sul cane e non si pensa ad altro, ma spero
comunque di aver invogliato qualcuno a provar questa
disciplina.
Il mio trentennale del RCI, nonostante la tragedia, l’ho
vissuto con una stupenda avventura cinofila.
mondo lavoro
mondo lavoro
sempre pazienti, fare in modo che comprenda che cosa
si vuole, e premiarlo non appena fa le cose per bene.
Essere tempisti è fondamentale perché il cucciolo
parte con il cervello vuoto e pulito come una sfera di
cristallo. Questo cervello si può riempire di cose buone
e che approviamo, o si può riempire di confusione con
comandi e azioni incoerenti.
Il trentesimo anniversario
del RCI mi richiama alla
mente quasi trent’anni
di ricordi.
Il futuro è nelle mani
delle nuove generazioni...
umane e canine!!
PARTIAMO BENE
con il nostro cucciolo
di Helene Leimer
All’inizio degli anni 80 partecipavo con i miei cani alle gare di caccia e ai Working Test della “Settimana
dei Retrievers” che si teneva ogni anno a Galliano, nel Mugello. All’inizio ci accoglieva Victor Bisagno, e
la tradizione è poi andata avanti per molte gare e molte esposizioni, e molte generazioni di cani.
E’ fantastico che si celebri il trentesimo anniversario del
Club in Toscana, di nuovo con Field Tial, un Working
Test e un Raduno!
Io definisco questo “guidare e controllare” o più
semplicemente aprire la strada verso ciò che ci servirà
in futuro.
Se penso ai miei cani lungo questi anni non
posso trascurare l’importanza della continuità e, di
conseguenza, penso a tutti i meravigliosi cuccioli
che sono stati allevati, cresciuti e trasformati in ottimi
compagni di vita lungo tutti questi
anni.
Addestrare, o meglio introdurre un cucciolo nel mondo
dell’addestramento, è assolutamente coinvolgente.
Se si vogliono evitare errori e si vuol mettere subito il
cucciolo sulla strada giusta, bisogna avere un quadro
chiaro di che cosa gli verrà
richiesto quando sarà un cane
adulto e gareggerà o parteciperà
a “picking up”.
Perciò, fin dall’inizio, bisogna
progredire in modo graduale,
affinché
abbia
sempre
la
possibilità di capire e obbedire
ai comandi. Ad esempio, se si
accetta una risposta poco pronta
a un comando apparentemente
semplice come “vieni” è probabile
che in seguito sarà un problema
tenere il cane a lavorare in una
area precisa o richiamarlo indietro
mentre caccia nel bosco.
E quindi ci si può aspettare che
io voglia sottolineare l’importanza
di allevare producendo buoni
cani, di acquistare il cane giusto
per lo scopo giusto, e - questo
soprattutto se poi si vuole lavorare
con il cane - la necessità di partire
con il piede giusto rispettando
alcuni principi di base.
Prima di tutto occorre tenere
sempre presente il buon senso.
Qualunque aspetto dell’istruzione del cane si stia affrontando, bisogna stare attenti
e non permettere che capitino cose che poi andranno
corrette in un secondo tempo.
Tuttavia io non confondo “coerenza” con “durezza”.
Soprattutto con un cucciolo è necessario essere
20
Ci rendiamo conto che mentre richiamiamo il cucciolo
con un riporto – magari un giocattolo - molto spesso il
linguaggio del nostro corpo gli dice di stare alla larga
mentre i nostri eccitati comandi vocali gli dicono di
venire da noi? Attenzione a non andare mai incontro
a un cucciolo che corre a tutta velocità verso di noi,
pieno di gioia per il suo riporto. Accogliamolo invece
con un dolce movimento all’indietro, lasciamo che ci
venga addosso e lodiamolo mentre ha ancora il riporto
in bocca. Portarglielo via in fretta avanzando verso di
lui gli insegnerà in poco tempo a cercare di evitare la
nostra mano e a rallentare il riporto.
Il linguaggio del corpo va tenuto in conto anche quando
lodiamo il cucciolo. Quanti handler danno delle pacche
amichevoli al cane invece di accarezzarlo piano piano,
dicendogli nello stesso tempo qualche parola gentile,
sempre la stessa, come “bravo”, “bravo cane” “ben
fatto” o simili. Non parlategli fino a stordirlo. I cani
amano una comunicazione semplice e immediata, sia a
casa, che in addestramento, che in gara. Sicuramente
bisogna chiarir bene le nostre intenzioni quando
iniziamo a “installare” gli ordini nel suo piccolo cervello,
ma è sufficiente fare sempre le cose allo stesso modo,
il cucciolo capirà e ubbidirà per poter avere il suo
riporto e condividere con voi la sua gioia per essersi
comportato bene.
Fate cose semplici, interessanti e brevi. Smettete
quando va tutto bene. In questo modo sia voi che il
cane non vedrete l’ora di fare un altro addestramento
e costruirete nel tempo una meravigliosa relazione
basata sulla fiducia.
21
Tutto si basa su una buona relazione e più il cucciolo
guarderà a voi come al centro del suo mondo più si
divertirà.
Possiamo cercare di descrivere come si cresce un
cucciolo, ma le descrizioni non potranno mai essere
così chiare come il partecipare a qualche seduta di
addestramento per cuccioli. Se siete all’inizio e se non
sapete esattamente come fare, invece di procedere per
successive approssimazioni cercate un aiuto adeguato
da conduttori/addestratori che sappiano che cosa fare
e che ve lo possano dimostrare con i loro cani.
Helen Leimer
Possiede Golden Retriever e caccia con essi dal
1986. E’ giudice internazionale di prove di lavoro
dal 1998. Tiene corsi e seminari sull’addestramento in Austria e in tutta Europa, ed è autrice
di alcuni libri e video nei quali presenta il suo
metodo di addestramento, con enfasi particolare
sulla comunicazione tra uomo e cane. Per molti
anni ha inoltre lavorato a preparare cani da
assistenza, soprattutto per bambini disabili, per i
quali ha creato i Working Test “Vita Charity”.
salute e benessere
salute e benessere
LA TORSIONE DI STOMACO
Lyffe sarebbe morto nel marzo 2003
se i suoi proprietari non avessero
riconosciuto questa terribile sindrome
e non fossero corsi immediatamente
dal veterinario. Si è ripreso velocemente
dall’intervento e si gode ancora la vita sei
anni dopo.
LA TORSIONE DI STOMACO
di Lucia Casini
La torsione di stomaco è una patologia dove l’intervento tempestivo del veterinario è di fondamentale
importanza per la salvezza del cane; per questo motivo è necessario che il proprietario la sappia
riconoscere fin dalla comparsa dei primi sintomi.
Le cause della torsione sono molteplici, non esiste
una sola causa, ed è quindi una patologia difficile
da prevenire. Sappiamo che ci sono delle razze
maggiormente predisposte, tra queste l’Alano, il Boxer, il
Pastore Tedesco, i Levrieri (razze
con torace stretto e profondo); per
fortuna l’incidenza della torsione
non è molto elevata nei retrievers
ma non si può escludere a priori la
possibilità di una sua insorgenza.
Tra le altre cause ricordiamo: i
pasti abbondanti somministrati
una volta al giorno e la voracità
del cane, le bevute abbondanti e
l’eccessiva attività fisica dopo il
pasto. Probabilmente la torsione
è facilitata da un certo grado di
lassità congenita o acquisita del
legamento gastro-epatico che
dovrebbe tenere fermo lo stomaco
nella sua posizione naturale.
Lo stomaco ha l’aspetto di un sacco e, come tutti gli
organi dell’apparato gastroenterico, si contrae e si
rilassa per permettere il rimescolamento del cibo
e quindi la progressione dello stesso nell’intestino tenue. L’alimento entra dall’esofago attraverso il
cardias ed esce dal piloro. Probabilmente uno spasmo
improvviso ne determina la torsione. Immaginatevi lo
stomaco che ruoti intorno al proprio asse (cardiaspiloro): la conseguenza è la totale chiusura di queste
due aperture. I gas generati dalla fermentazione degli
alimenti quindi non possono più uscire provocando
una progressiva e continua dilatazione dello stomaco.
Poiché la milza è anatomicamente appoggiata allo
stomaco, nella torsione vengono
coinvolti anche i vasi sanguigni
della milza, che si chiudono.
Il primo sintomo è il rigonfiamento
progressivo dell’addome. Il cane
può manifestare conati di vomito
senza però alcuna espulsione di
materiale alimentare ed essere
in preda a grande agitazione
o profondo abbattimento. In
breve tempo la sintomatologia si aggrava, l’addome, la
cui percussione da’ un suono
simile a quello di un tamburo,
assume
dimensioni
evidenti.
Insorge difficoltà respiratoria per
la compressione sul diaframma e il battito cardiaco
diventa debole. La morte può sopraggiungere dopo un
paio di ore di grande sofferenza.
Quanto prima si interviene maggiore è la possibilità di
salvezza dell’animale. Nei casi in cui l’intervento del
veterinario è tardivo, non si può escludere la morte del
cane per il grave stato di shock che si è instaurato. La
terapia della torsione di stomaco presuppone quindi
il ricovero quanto più possibile sollecito, per poter
effettuare la decompressione gastrica.
22
Alcune torsioni meno gravi (torsioni parziali) si
risolvono con l’introduzione di una sonda gastrica
attraverso l’esofago. Se la sonda riesce a passare
il cardias, la fuoriuscita dei gas e del cibo determina
l’immediato svuotamento dello stomaco che riprende
la sua posizione naturale. L’incidenza delle ricadute è
però elevata. Nei casi gravi, caratterizzati da torsione
totale che perdura da tempo con presenza di evidente
difficoltà respiratoria, è necessario l’intervento
chirurgico. In caso di apertura chirurgica dell’addome,
il volume dello stomaco viene prima ridotto mediante
l’introduzione di un grosso ago (gastrocentesi), che
permette l’eliminazione dei gas, poi la torsione viene
ridotta manualmente e lo stomaco riposizionato. Poiché
la torsione è una patologia che può ripresentarsi dopo
la prima insorgenza, in sede chirurgica si procede
alla fissazione dello stomaco alla parete dell’addome
(gastropessi). Alcune volte si rende necessaria l’asportazione della milza se risulta danneggiata dal prolungato
arresto dell’irrorazione sanguigna.
L’intervento presenta frequenti complicanze e la buona
prassi chiede che il cane venga mantenuto in
osservazione per alcuni giorni ed aiutato con
terapia di sostegno post operatoria.
Non esiste una prevenzione specifica ma
alcuni accorgimenti possono ridurre la
probabilità di insorgenza di una torsione di
stomaco: somministrare almeno due pasti al
giorno, evitare abbondanti bevute di acqua
fredda, evitare l’attività fisica dopo i pasti.
Un consiglio importante: non date da
mangiare al vostro cane la sera: se la torsione
di stomaco sopraggiunge durante la notte,
ve ne accorgereste solo la mattina dopo e,
purtroppo, può essere troppo tardi per un
qualsiasi intervento.
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Se vi il vostro cane presenta due o
più di questi sintomi:
• ha conati di vomito ma produce solo
piccole quantità di muco --schiumoso
• cerca andar di corpo senza successo
• adotta la posizione “a Sfinge”
• il suo stomaco si indurisce e/o si gonfia
come un pallone ed è teso come una
pelle di tamburo
• cerca di mordersi l’addome
• è molto agitato
allora...
CONTATTATE IL VETERINARIO IMMEDIATAMENTE. La torsione di stomaco è una vera
emergenza – siate preparati a correre dal veterinario
per un intervento d’urgenza. Le possibilità di
sopravvivenza decrescono enormemente se si
interviene più di 60 – 90 minuti dopo i primi sintomi.
QUINDI … sia che stiate per prendere un aereo, sia
che stiate per mettere a tavola la vostra famiglia o
che stiate andando a letto...NON FATELO. Correte
dal veterinario.
POTREBBE SALVARE LA VITA DEL VOSTRO
CANE.
Autori: Gill Arney e Brian Booth
salute e benessere
salute e benessere
Uso un estratto di Mais con caratteristiche di possibile rigenerazione di cellule necrotiche associato
ad un medicinale fitoterapico composto per pulire
fegato e reni dagli effetti collaterali di farmaci usati
in precedenza. In questa fase così delicata e` molto
importante rendere attivi ed efficaci i processi metabolici che fanno capo a fegato e reni quindi faccio
somministrare radice di Tarassaco, pianta di Marrubio, foglie di Boldo, foglie di Carciofo, frutti immaturi
di Noce Nera, foglie di Rosmarino, corteccia di Crespino, radice di Genziana, radice di Romice, radice
di Enula e di Salsapariglia, fiori di Luppolo, radice
di Echinacea, pianta di Spaccapietra, radice fresca
di Bardana ed essenza di Rosmarino. Il tutto somministrato per bocca con siringa da alimentazione
usando una semplice manualità.
KING
di Stefano Morini - Medico veterinario
Il suo nome era King….be`, solo King, ma l’espressione dei suoi occhi era veramente regale, anche
in quel momento. Era veramente triste vedere quel bel pastore tedesco, alto e muscoloso, giacere a
terra paralizzato a destra, con uno sguardo privo di paura, ma pieno di nobile curiosità. Sembrava che
dicesse: “Allora, cos’é questa roba? Ci diamo una mossa?”.
La sua padroncina mi aveva mandato un messaggio
disperato chiedendomi di andare subito e cercare di
fare tutto il possibile per lui. Disperato in fondo era
un dolcissimo eufemismo…King era a terra sul fianco
destro, quello paralizzato, riusciva a muovere malamente le zampe a sinistra,
pedalando nel vuoto, alzava
un po’ la testa, cercando di
alzarsi. Messo in piedi da noi
appoggiava a terra il dorso
dei piedi posteriori poi si accasciava subito. Orecchio,
labbro e guancia sinistri decisamente rilassati e tendenti
verso il basso. Un ictus, se
mai ne ho visto uno.
Mi inginocchio vicino al
piccolo, mi permette di avvicinarmi. Gli soffio dolcemente nelle narici e lo accarezzo
sugli occhi. Si lascia fare.
Comincio a fargli un trattamento chiropratico, usando la digitopressione seguendo i punti di repere dell’agopuntura e dando energia in
precise zone anatomiche. Sembra prendere più forza e
tenta di rialzarsi. A mio parere, pur senza avere riscontri radiografici o di risonanza magnetica, penso ci sia
anche un trauma secondario alla colonna vertebrale,
zona lombo-sacrale, con relativo edema al midollo.
La proprietaria mi conferma che anche gli altri colleghi
che l’hanno visitato hanno fatto la stessa diagnosi…
Mettiamoci al lavoro. Riprendo il trattamento chiropratico usando piu` energia e per più tempo. King sembra
gradire molto perché sbadiglia, mastica e schiocca la
lingua, poi si addormenta.
Adesso sembra solo un bel
cagnone che dorme…
Prescrivo Perna Canaliculus, mollusco della Nuova
Zelanda in estratto secco,
che possiede grande capacita` antinfiammatorie senza
effetti collaterali e che mi
aiuterà a diminuire l’edema
del midollo spinale. Ora
devo aumentare la vascolarizzazione in tutto il corpo,
in particolare le cellule cerebrali, quindi decido di usare un estratto alcolico di
varie erbe: foglie di Carciofo e Vite Rossa, Angelica
Silvestre, radice di Pungitopo, Alga Laminaria, frutti
di Cipresso, foglie e corteccia di Ippocastano, fiori di
Angelica, fiori di Sambuco e Tiglio, a cui aggiungo un
estratto di Ginko Biloba, che dovrebbe essere molto
utile a livello cerebrale.
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La cura ha avuto una durata di tre mesi circa con miglioramenti e peggioramenti a fasi alterne, curando piccole
patologie collaterali come stipsi ostinate, lesioni da sfregamento sul terreno, peggioramenti generali dovuti a
bruschi cambiamenti metereologici (notevole metereopatia ) ma ha dato buoni risultati per la gioia di tutti. Ora
King e` tornato Re.
Scorrazza sui prati con la sua compagna di sempre
(una femmina di pastore tedesco a pelo lungo),
mangia come un leone e ti guarda con antica fierezza. Certo, quando cambia il tempo, zoppica un po`
e in generale ha qualche momento di incertezza nei
cambi di andatura, ma direi che ci si possa accontentare…
Adesso, quando lo vado a trovare mi accetta con il
solito affetto, ma e` un po` più riservato, tiene le distanze, quasi volesse dirmi : Ao`, so` Re!….Regno!”.
Te possino..!
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La fitoterapia consiste nella cura con rimedi a
base di sostanze vegetali (tisane, cataplasmi per
uso locale, estratti alcolici da radici, piante, fiori,
foglie...) che contribuiscono a curare praticamente
ogni patologia conosciuta.
La fitoterapia cura la causa della malattia (terapia =
causale), non i sintomi soltanto; in particolare fa sì
che l’organismo produca di nuovo le sostanze che
gli necessitano. Non ci sono in genere effetti collaterali, ne` interferenze con terapie farmacologiche,
anzi associando fitoterapia e farmaci, spesso si
ottiene un risultato ottimale.
La chiropratica, invece, significa letteralmente
“curare con le mani”. Manipolando con le dita e le
mani le giuste aree di un organismo, si ottengono
eccellenti risultati, non solo per togliere il dolore, ma per curare realmente organi malati. La chiropratica
usa soprattutto i massaggi applicati
alla colonna vertebrale, in quanto
si considera che ogni malattia sia
causata da un assetto non perfetto
delle vertebre; ma ci si puo´ spingere oltre usando la tecnica della pressione con dita e mani (digitopressione) su tutto il corpo degli animali, sia
per rimetterli in forma (se sono degli
atleti) togliendo le rigiditè muscolari
e articolari, sia per guarirloida vere
e proprie malattie in corso.
La tecnica pressoria può essere
usata non solo seguendo la topografia dei meridiani dell’agopuntura
o dello shatzu, ma anche agendo
direttamente sulla parte malata.
Le patologie che si possono risolvere con fitoterapia e chiropratica
vanno dai problemi osteo-articolari a quelli comportamentali, dalle coliche all’astenia nervosa,
dalle malattie metaboliche all’epilessia; in pratica in
ogni campo si può agire con questi metodi terapeutici. Molto spesso queste terapie naturali evitano
il ricorso ad interventi chirurgici, con risparmio di
rischi sanitari e spese inutili per il proprietario.
Spesso animali con patologie resistenti a terapie
farmacologiche ricevono grandi benefici dall’uso
di fitoterapia e chiropratica: infatti gli animali sono
molto più sensibili di noi uomini alle terapie naturali,
che ricalcano, in fondo, situazioni che essi vivono
abitualmente in natura: si cibano di erbe medicamentose per curarsi e si automassaggiano rotolandosi a terra o strusciandosi contro alberi, rocce o
tra di loro.
Come dire: “scienza medica e ars medicandi
insieme per curare”. Come dovrebbe essere.
salute & benessere
salute & benessere
Siamo membri di una società evoluta che rispetta e
cerca di assecondare non solo i bisogni primari di tutti
i suoi componenti -i bambini, le donne, i migranti, gli
anziani- a seconda delle loro inclinazioni e specifiche
necessità. Un bambino avrà necessità di alimenti, di
QUELLE SOTTILI
forme di maltrattamento
di tutti i giorni
di Cinzia Stefanini
LA DEFINIZIONE GIURIDICA DI MALTRATTAMENTO È LA SEGUENTE:
1) Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone
a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è
punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.
2) La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate
ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
3) La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale.
Voglio pensare che tutti coloro che stanno leggendo
queste righe non si immaginino neanche di poter
sottoporre a tortura, perché è, a mio avviso di questo
che si tratta, il proprio animale. E’ possibile, però,
ravvisare dei tratti di maltrattamento o malgoverno
anche quotidiani. Leggendo questo articolo di legge,
quello che ho subito rimarcato e ritenuto illuminante
è stato la inclusione e la considerazione delle “caratteristiche etologiche” degli animali, perché non solo
prevede una attenta analisi dei fabbisogni fisici e
clinici dell’animale ma anche del suo comportamento
e perché no anche dei suoi stati emotivi.
Si profila, dunque, non solo un diritto generico degli
animali di non soffrire o di non subire lesioni, ma sembra
che il legislatore voglia attribuire dei diritti specifici agli
animali. Per esempio, in questa visione è diritto per
un cucciolo di cane socializzare, nonostante le nostre
apprensioni; è diritto del cane che gli venga insegnato
a rimanere da solo in modo non traumatico (visto che
il cane è un animale sociale e non sa di suo rimanere
isolato ). Se tutto questo non avviene, si prospetta allora
un caso di maltrattamento? Se pensiamo al reato di
malgoverno di animale, senza spingerci in tutte quelle
privazioni che inducono conseguenze eclatanti, come
possiamo porci davanti alla necessità del cane di essere
pulito, curato se è malato, alimentato in modo corretto ?
Quante volte abbiamo visto cani molto sporchi il cui
pelo si appiccica in maleodoranti ciocche, e non sto
certo pensando a vecchi cani da pastore quanto
piuttosto a certi barboncini o golden della Milano bene.
A volte poi si assiste al fenomeno contrario: cani lavati
e rilavati più volte al giorno con dermatiti varie su tutto il
corpo oppure lavati con prodotti inadeguati; ho persino
conosciuto un avvocato che lavava il proprio volpino
con l’ammorbidente (quello per lavatrici per non citare
la marca) perché così lasciava un buon odore.
Quanta necessità ha di giocare un cane? E quali
giochi?
Quando mi fanno queste domande rispondo sempre
“Lo chieda a lui (il cane ), non a me”. Siamo sempre
sicuri che al cane piaccia scatenarsi per ore nell’area
cani, sempre alla stessa ora e sempre con gli stessi
cani? Siamo proprio così sicuri che si tratti di giochi o
che le interazioni non siano di altra natura?
26
Ho recentemente visionato con alcune
mie colleghe un filmato in cui erano
ripresi due cani ad una esposizione: i
conduttori, del tutto ignari dei segnali e
della comunicazione fra i due cani che
era veramente molto chiara (“stammi
lontano“ “…ma io voglio starti lontano…”),
li
avvicinano
“imponendo”
(così
possiamo dire) al maschio più anziano
e più grosso di aggredire il più giovane,
che reagisce con un sommesso ringhio. Reazioni dei
conduttori: due belle pacche sul muso. Naturalmente
facendo scorrere lentamente i fotogrammi la reazione
alle due sberle del tutto inaspettate (“… ma come
me l’hai imposto tu di reagire in questo modo …”) è
stata di stress ed ansia: stress ed ansia sicuramente
superiori a quelli scatenati dal diverbio fra i due cani.
E’ evidente che se facessimo visionare quel filmato
ai carabinieri, proponendolo come caso di maltrattamento, ci prenderemmo una controdenuncia per
procurato allarme. Ci pare però giusto domandarci:
era necessario mettere i due cani in quella situazione?
quale livello di stress ha raggiunto il cane più giovane
sapendo che sarebbe stato sicuramente aggredito
dal più anziano? Evidentemente tale situazione è
stata il frutto di una semplice distrazione ed un po’ di
ignoranza.
Siete mai rimasti imbottigliati in autostrada? A me
capita sovente sulla tangenziale est di Milano nelle
ore di punta. E a volte capita di dover andare in bagno
oppure di aver sete, ma non si può certo abbandonare
l’auto in mezzo alla corsia: il doverci trattenere per
un’ora o due può essere veramente fastidioso se
non addirittura doloroso; sicuramente troveremmo
altamente vergognoso, o addirittura impossibile
utilizzare la nostra stessa auto come bagno. Molti cani
si trovano in questa condizione, più volte al giorno, tutti
i giorni della settimana perché escono poco, ad orari
non regolari e non vogliono sporcare in casa perché
sono stati ben educati. Se sporcassero, comunque,
riceverebbero un aspro rimprovero.
27
sicurezza, di formazione, di gioco o di riposo diverse
da quelle di un adulto, non solo per un mero bisogno
biologico ma soprattutto per ottenere e mantenere uno
stabile benessere mentale ed emotivo.
Noi che influenziamo costantemente con le nostre
decisioni il presente ed il futuro dei nostri cani ed il
loro benessere percepito nell’istante, dobbiamo farci
carico completamente di tale responsabilità ed evitare
il più possibile forme di maltrattamento o malgoverno
indirette e sottili. Per citare la teorica femminista Marti
Kheel «nella nostra società moderna e complessa
forse non saremo mai in grado di avere un’esperienza
completa dell’impatto delle nostre decisioni morali, ma
possiamo nondimeno tentare il possibile per esperire
emozionalmente la coscienza di questo fatto.»
*Per saperne di più:
h t t p: // w w w. a n l c . i t / w p / w p - c o n t e n t /u p l o a d s / 5 _
legge189-2004.pdf.
persone e retriever
persone e retriever
GOLDEN: ARMA LETALE...
e non solo nel riporto.
di Leonardo Langiu
Parlare di caccia praticata (in maniera da alcuni ritenuta impropria per un retriever) è a mio avviso
accrescere la conoscenza delle potenzialità dei nostri cani. D’altronde con questi espletiamo compiti
ben più lontani dalla loro natura di cani da caccia e meno consoni a giusti criteri di selezione.
Il vivere su un’isola non facilita gli spostamenti atti a Non che fossi a digiuno della conoscenza di
presenziare nei luoghi ove si svolgono manifestazioni selvaggina, cani e caccia, in quanto sin da piccolo
dedicate ai retriever per questioni di distanza, per tempi rimanevo affascinato dai racconti del nonno materno
di percorrenza e, non ultimo,
e seguivo con passione i miei
per gli alti costi che una
zii, fratello maggiore e qualche
presenza, anche sporadica,
anziano del vicinato nelle loro
comporterebbe. Quindi a chi
escursioni in cerca di selvatici,
voglia cimentarsi con il proprio
solo che questa passione era
cane e sfruttare le attitudini di
rimasta
accantonata
sino
razza, se non dispone di tempo
all’arrivo del mio Ducker, sino
e mezzi, rimangono poche
alla comprensione della sua
possibilità se non il giocarci
voglia di fare, delle sue doti
con i “dummy” o sperare di
innate e la presa di coscienza
avere qualche conoscente
del cambio di atteggiamento
che vada a caccia, disponibile
quando, nelle sedute di
ad accettare la presenza tua
allenamento,
si
usavano
e del tuo cane. Cosa fattibile,
selvatici morti al posto dei
ma non sempre.
soliti riportelli. L’attenzione,
Da qui la decisione sette anni
l’uso dell’olfatto, il cercare il
fa di prepararsi all’esame e
vento in maniera spontanea
“Battuti” i canneti del fiume, foto ricordo
conseguire il “porto d’armi”,
per cogliere l’effluvio e la
di Nous e Ducker con il bottino di caccia
e da qui parte un viaggio di
luce nei suoi occhi quando
prima del nostro rientro a casa.
affiatamento e conoscenza
recuperato il pezzo tornava
reciproca che ci porta a girare per colline, boschi, verso me per consegnarmelo. Da qui la decisione di
campi, batterci fiumi e zone acquitrinose tutte le volte dare l’esame e fornirmi di fucile, provare in maniera
che ne abbiamo possibilità, praticare una delle arti più appagante per ambedue il praticare concretamente
antiche del mondo, collaborare, con gioco di squadra, un’attività dove cacciatore e cane diventino ausiliari
per la fruttuosa riuscita di una giornata di caccia.
uno dell’altro.
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Alla fine di una stagione frustrante,
scoraggiante e scevra di passi avanti
nella comprensione della divisione
dei compiti tra “fucile” e cane, decisi
di rischiare e uscii senza accompagnatore, cioè senza il condizionamento di persone o cani (eccetto Ducker)
con cui adeguarsi e misurarsi. L’ultimo
giorno di apertura della caccia montai in
macchina e mi avventurai solitario verso
un fiume sulle cui sponde sono presenti
grandi estensioni di canneti e cespugli di
tamerici con pozze riparate e nascoste
allo sguardo e dove di solito le anatre si
posano e soggiornano in tutta tranquillità
al sicuro dai predatori e sollevandosi
in volo solo se stimolate dall’arrivo di
questi ultimi sufficientemente vicino da
rappresentare un reale pericolo per la
Dopo essersi dissetato, Ducker riposa a fianco delle pernici stanate e riportate.
loro incolumità.
Arrivato sul posto feci scendere dall’auto
I primi tempi cercavo situazioni in cui il suo appellativo Ducker, questi una volta libero corse subito tra i cespugli
di “riportatore” fosse messo alla prova, quindi levatacce del fiume e, cogliendomi impreparato, sollevò immediaprima dell’alba per posizionarsi nelle zone di passaggio tamente una coppia di germani già sicuramente sul chi
degli anatidi, oppure mattinate e serate nascosti dietro vive dal rumore del motore e dallo sbattere degli sportelli
cespugli aspettando l’andata o il rientro dei tordi nei, o dell’automobile parcheggiata a cinquanta metri dal
dai, campi di pastura. Il cane legato, io semi nascosto fiume. Imprecazioni e tentativo di caricare le cartucce
pronto a sparare e, possibilmente, abbattere pezzi velocemente nel fucile.
da riportare. Nel caso il gioco riuscisse, lo liberavo, Ho mirato senza sparare a degli uccelli oramai sufficienconfidando nella sua memorizzazione dei punti di temente lontani perché non corressero rischio alcuno da
caduta o cercando di dirigerlo in quelli da me fissati. chi voleva attentare alla loro vita.
Era una grande fatica combattere la vitalità, la frenesia Capii in quel momento cosa mancasse in comprensione
del voler fare, l’esuberanza giovanile, tanto che, tra me ed il mio cane: il coordinamento dei diversi ruoli.
passavo più tempo a cercare di tenere calmo il cane Ovvero a cosa servisse il fucile e il cosa dovesse fare
(errori di addestramento dovuti a fretta e inesperienza) il cane. Quest’ultimo doveva usare i suoi sensi per
che quello trascorso a tenere d’occhio l’orizzonte per individuare, raggiungere e far levare in volo (o stanare) i
controllare l’approssimarsi di selvatici.
selvatici, da parte mia dovevo seguire i suoi movimenti e
Fu allora chedecisi di smettere di ritenerlo solo mero cercare di posizionarmi nel luogo più idoneo per facilitare
riportatore e, richiamando in memoria esperienze l’abbattimento con conseguente immediato riporto. Se
giovanili, feci la prova di un uso totale nello sfruttare le questa operazione fosse riuscita sarebbe stato un gran
sue doti, lasciandolo libero nella cerca e nello stano di passo avanti per ambedue.
eventuale selvaggina.
Ripresi a percorrere il fiume cercando di usare le gambe
per controbattere l’irruenza e la foga di Ducker che lo
Per legge, il primo anno dopo il conseguimento del portava ad allontanarsi dalla zona di tiro utile, lanciandogli
“porto d’armi”, il neofita deve accompagnarsi ad un di tanto in tanto il fischio di ferma almeno per rallentarlo,
altro cacciatore con almeno tre anni di esperienza. operazione che a volte riusciva. Finalmente, forse
All’inizio mi ero appoggiato ad un amico che possedeva dovuto al mio andar celere cercando di tenermi a tiro di
un setter e con il quale uscivo cercando di coordinarmi un eventuale sollevamento di selvatici, la combinazione
con la sua maniera di cacciare. Presto mi resi conto che sperata si avverò: Ducker riuscì ad involare un germano
nella caccia vagante esistono ausiliari più consoni di un al limite di un canneto, quest’ultimo con volo radente
retriever (qual sono le razze predisposte a questa) e sull’acqua cercò di conquistare il cielo, sollevai il fucile
passavo più tempo a cercare di sfumare gli eccessi del e sparai. Cadde ferito dentro lo specchio d’acqua
mio cane che in vera attenzione a quanto si prospettava agitando le ali sulla superficie. Il cane, distante circa
intorno a me. Condizionato dal diverso passo del setter cinquanta metri dall’anatra, nuotò alla volta di questa,
mi sprecavo in fischi e richiami per tenere a bada arrivato a portata di zanne, lo prese in bocca e dopo
Ducker, creando grande confusione nella sua testa e aver guadagnato la sponda si apprestò verso me e con
ben poco affiatamento tra me e lui.
sguardo fiero e sprizzante gioia me lo depose in mano.
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persone & retriever
Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità
Da quel momento capii il significato di affiatamento e Oggi vado a caccia con due golden, di solito pratichiamo
gioco di squadra, mi riproposi di prestare la massima la caccia vagante, ma non disdegnando “attese” all’alba
attenzione nel cernire le eventuali possibilità che si o al tramonto in cui i cani svolgono soprattutto il ruolo di
presentassero in giornata: sparare solo a colpo sicuro, selezione, eseguendo i recuperi all’ordine. Mi riempiono
stare attento che il cane seguisse tutto il susseguirsi di soddisfazione quando a caccia di tordi allo “schizzo”
degli avvenimenti, dal prendere il volo del selvatico, (cioè camminando tra i cespugli di pastura per farli
allo sparo e l’eventuale caduta con conseguente involare e cercare di abbatterli) fanno larghi giri, entrano
cura nel richiedere il riporto. Mi si presentarono altre nei cespugli, sollevano gli uccelli cercando di spingerli
quattro occasioni possibili di cui
verso di me, oppure quando si
due andarono a buon fine, una
destreggiano nella più fitta macchia
con caduta in acqua e marcata dal
mediterranea in cerca di pernici,
cane, la seconda con abbattimento
quando battono i campi per quaglie,
su di un campo nella sponda del
lepri o conigli e infine nella caccia
fiume opposta ed al di fuori del
specialistica agli acquatici di cui ho
campo visivo di Ducker.
raccontato sopra.
La prima era un “marking” puro dai
risultati certi e facilmente eseguibili
da qualunque razza canina da
caccia con un minimo di riporto
insegnato. La seconda un “blind”, più
compito da retriever e con obbligo
di conduzione. Richiamai il cane
al piede, lo posizionai nella giusta
direzione e gli diedi il via. Si tuffo in
Nous viene fuori
acqua, rinforzai la direzione con “vai”
dal canneto con la
vari, conquistò l’altra sponda e uscì
preda in bocca ed
all’asciutto, qui lo fermai, rinforzai
esegue il riporto
ulteriormente con un “dietro” stando
attento a fargli cogliere e sfruttare
la leggera brezza che soffiava quel
giorno in maniera contraria al luogo
Mestiere
ormai
raffinato
al
di caduta, lo lasciai arrivare oltre il
massimo concepibile dove vien
posto in cui ritenevo fosse caduto
fuori l’eccellenza dei loro sensi, la
il germano e gli diedi, con fischi
prestanza della loro morfologia, dove
modulati, il cerca. Sollevò il naso in
orgogliosamente ci raffrontiamo con
aria per fiutare il vento divenuto nel
altri cacciatori e diverse razze di cani
frattempo a favore e si fiondò senza
da caccia, confermandoci il più delle
esitare verso il selvatico, lo prese
volte vincenti, facendo carniere e
in bocca e lo riportò in maniera
facendolo fare ad altri recuperando
ineccepibile, con grande mia felicità.
pezzi impossibili per i loro cani.
L’unico rammarico era che la stagione
Tutto questo limita il possibile
di caccia era giunta alla conclusione
utilizzo dei miei cani in “field trial”,
e avrei dovuto aspettare la prossima
l’autonomia concessa in “caccia
per confermare e corroborare quanto
reale” può essere un handicap per
di buono fatto in giornata.
quanto richiesto dai regolamenti
di “gara”, infatti caccia pratica e
Molta acqua è passata sotto i ponti
gara sono poco coniugabili se ci
da quel fatidico giorno in cui trovai
si avventura oltre il “picking up” e
la chiave comportamentale per farmi capire dal mio si usano i retriever come cani da caccia totale dove
cane, a volte sono ancora costretto ad allungare le ha valore l’iniziativa suffragata dall’esperienza. La
gambe per stargli dietro (soprattutto ad inizio stagione non prevedibilità dei “selvatici”, le grandi esplosioni
quando il silenzio venatorio lo carica di “sindrome da adrenaliniche non favoriscono la concentrazione e
astinenza da selvatico”). Dopo anni passati nell’uscire il controllo necessari per superare prove al di fuori
insieme con scopo, la complementarità è divenuta del contesto cui si è abituati, contesto in cui l’essere
fluida, naturale, i compiti precisi e con poche sbavature “cacciatore” del cane lo porterebbe a deviare in caso di
e le soddisfazioni tante, con indice di successo alto distrazione imprevedibile e casuale, come l’effluvio o il
per ambedue.
volare di un selvatico.
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a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi
da leggere
da vedere
Retriever Training – A Back to basics approach - di
Robert Milner ( ed. Ducks Unlimited).
Un libro semplice ma completo sull’addestramento dei
retriever, basato sul buonsenso
e sulla comprensione del
cane, scritto da Robert Milner,
addestratore professionista da
almeno trent’anni. Nella sua
carriera ha addestrato almeno
1500 retrievers ed ha insegnato
obedience all’Università del
Minnesota per dieci anni. Ha
giudicato field trial per retriever
sia negli Stati Uniti che in
Inghilterra.
Gundog Sense and Sensibility - di Wilson Stephens
(ed. Swan Hill Press).
Molto spesso nei libri di addestramento non vengono
raccontate le realtà di base del training, che sono date
per scontate dagli esperti
In questo libro i lettori
scoprono la natura più
profonda del cane, i suoi
riflessi e i suoi schemi comportamentali e imparano non
solo “che cosa” insegnare
al cane, ma anche “come”
insegnarlo. Wilson Stephens
ci racconta ciò che ha
imparato a caro prezzo in
più di vent’anni di pratica e
studio. Un classico inglese.
Ascolta il tuo cane - di Jan
Fennel (ed. Salani).
Un simpatico libro, best seller
in Inghilterra e Europa, scritto
da una popolare addestratrice
inglese, autrice anche di
programmi TV, che ha creato
un proprio personale metodo
di relazionarsi ed addestrare il
cane.
31
La versione cinematografica del romanzo Io &
Marley di John Grogan uscirà in Italia il 3 aprile.
Le star Owen Wilson e Jennifer Aniston sono una
giovane coppia che decide di imparare a fare i
genitori adottando un turbolento ma adorabile
cucciolo Labrador, che riesce a capovolgere il
mondo intorno a loro e a prendere il loro cuore.
Il film è stato un eccezionale successo quando
è uscito negli Stati Uniti a Natale, stabilendo un
nuovo record di incassi: più di 100 milioni di dollari
in appena due
settimane.
Per il ruolo di
Marley sono
stati necessari
22 Labrador di
età diverse, e i
tre addestratori
che lavoravano
sul set hanno
dovuto affrontare
una nuova sfida insegnare al cane a
fare cose “cattive”ciò che l’addestratore Mark Forbes
chiama ‘antitraining’. Forbes aggiunge: “Abbiamo
incoraggiato qualunque cosa. Specialmente se il
cane era in vena di ‘cattivi comportamenti’ - come
saltare sul divano, masticare qualche suppellettile,
saltarci addosso. Abbiamo incoraggiato tutto ciò
che normalmente cerchiamo di insegnare a un
cane a non fare.”
Il cane che si è messo maggiormente in evidenza è
stato Clyde, un Labrador di linee da lavoro con un’
energia e un’intelligenza che lo hanno reso ideale
per il ruolo di Marley. “E’ stato il classico esempio
di un cane con tanta personalità” dice Forbes “e
dal primo giorno gli abbiamo insegnato ad usarla
tutta.” Il regista lo adorava al punto che agli
addestratori è stato proibito di provare le scene, e
molti dei migliori momenti del film sono stati scene
spontanee, come la scena in cui Marley tira giù una
libreria per raggiungere il contenitore del suo cibo,
e riesce ad aprirlo spargendo mangime ovunque.
Forbes dice che una volta finito il film, Clyde è
tornato nei ranghi ed è tornato ad essere un buon
cane. Sottolinea che Labrador energetici come
Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità
Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità
a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi
a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi
da leggere
Labrador (Best of Breed) di David Craig, The Pet
Book Publishing Company (gennaio 2008).
Scritto dal conosciutissimo giudice internazionale e allevatore David
Craig, questo manuale di
gran successo affronta
il Labrador da tutti i
punti di vista. Il libro,
in otto capitoli e 120
illustrazioni, tratta dettagliatamente la storia
della razza, i suoi bisogni
e il suo temperamento,
la cura del cucciolo, con
addestramento e socializzazione, e illustra lo standard di razza. Il manuale
contiene inoltre una parte dedicata alla salute,
curata da un noto medico veterinario inglese.
Animals Make Us Human: Creating the Best Life
for Animals di Temple Grandin e Catherine Johnson,
Houghton Mifflin Harcourt (January 2009). *Non
ancora tradotto in italiano.
Temple Grandin è probabilmente la persona affetta
da autismo più titolata e più conosciuta al mondo,
è comparsa nei più importanti programmi televisivi
e ha scritto i primi libri che aiutano a comprendere
“dall’interno” l’autismo. Grazie al suo particolare modo
di vedere il mondo,
ha scritto anche libri
che ci mostrano come
rendere migliore la vita
degli animali – dal loro
punto di vista, non dal
nostro. Questo libro si
basa sulla esperienza
dell’autrice come
persona autistica e su
quasi 30 anni di studio
per identificare i bisogni
emozionali di base di
cani, gatti, animali in
fattoria e negli zoo. E’ un
libro che fa pensare e
che ci fa rivedere molto di ciò che pensiamo di sapere
sul comportamento degli animali.
Ricette a Quattro zampe per il tuo miglior amico di
Ingeborg Pils, Editore Gribaudo (January 2007).
Facili e veloci ricette,
illustrate con foto a colori,
adatte alla maggior parte
dei cani, da preparare
ogni giorno o in occasioni
speciali. Tutte le ricette
sono state controllate
ed approvate da un
veterinario e provate
dai cani dell’autrice. La
socia RCI Susan Street
testimonia che i biscotti
di grano integrale e avena ricoperti di semi di sesamo
sono stati un grande successo tra le sue golden, che li
hanno letteralmente divorati.
monitorati nello studio. Gli abbandoni sono diminuiti
principalmente al Nord: in Tentino Alto Adige e Valle
d’Aosta non sono stati segnalati randagi. Il 74% degli
abbandoni si è verificato in Campania, Sicilia, Puglia,
Basilicata, Sardegna e Calabria.
L’AIDAA stima che grazie alla campagna del Governo
Italiano contro gli abbandoni, circa 400 000 cani
abbiano accompagnato i loro padroni in montagna
o al mare nel mese di agosto. Mentre relativamente
poche spiagge accettano i cani, stanno aumentando
gli agriturismi in collina e in montagna che accolgono
volentieri I cani.
Se i cani potessero parlare.....
da vedere
La nuova serie televisiva del programma di Cesar
Millan “The dog whisperer” sarà trasmessa
domenica 27 settembre alle 9 pm dal canale National
Geographic. Nel primo episodio, Cesar aiuterà Nunu,
un Chihuahua che attacca ferocemente chiunque si
avvicini alla sua padrona Tina, e il “quasi” Labrador
Opie che è perfetto con le persone ma aggressivo con
gli altri cani.
Cesar Millan è un conosciutissimo esperto di
comportamento canino e giornalista del New York
Times, ed ha già scritto due best seller. E’ uno
dei più richiesti esperti per la riabilitazione di cani
problematici. Il programma televisivo lo segue
attraverso gli Stati Uniti nelle case dove rieduca i cani
ed i loro proprietari sulla base di tre principi portanti:
“esercizio, disciplina e affetto.”
notizie
Estate 2009: diminuiscono gli abbandoni di cani.
L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente
(AIDAA) riferisce di un chiaro calo nel numero di
abbandoni: nei 100 canili monitorati , gli abbandoni
sono stati 5092, meno della metà di quelli riportati
nell’estate 2008.
Grazie alla recente introduzione del microchip,
sono stati riconsegnati ai loro proprietari 2304 cani
su un totale dei 8206 che sono transitati dai canili
32
Scoperti i resti del primo cane domestico.
Secondo lo scienziato Peter Savolainen del Royal
Institute of Technology di Stockholm, i resti del primo
cane domestico, risalenti a 16000 anni fa, sono stati
identificati in Cina, a
sud del fiume Yangtze.
Savolinen ha pubblicato i
risultati della sua ricerca
sulla rivista “Molecular
Biology and Evolution”. Lo
studio dimostra che i primi
cani si sono evoluti dal
lupo all’incirca nel periodo
in cui in Cina si sviluppò
l’agricoltura.
Fino ad ora gli scienziati
pensavano che i cani si
fossero domesticati alcune migliaia di anni fa, ma non
sono mai stai in grado si precisare dove e quando.
Dallo studio del DNA mitocondriale di più di 1700 cani
moderni, gli scienziati svedesi e cinesi sono stati in
grado di ricostruire alcuni gruppi di alberi genealogici,
da questi, le origini cinesi del cane domestico.
33
Questa estate la ditta produttrice di giocattoli Takara
ha presentato alla Fiera del Giocattolo di Tokio una
versione aggiornata del “Collare Bowlingual”, un
sistema computerizzato che traduce l’abbaiare del
cane in sei differenti emozioni. La prima versione,
formata da un collare e da una ricevente da tenere in
mano, è stata lanciata nel 2002 ed è stata venduta in
Giappone in 300 000 esemplari.
Questo piccolo strumento, messo a punto dal
presidente della Takara insiema ad un esperto
in acustica e a un veterinario, trasmette il suono
dell’abbaio a un computer che lo analizza e poi lo
collega uno dei sei stati d’anima: felicità, tristezza,
frustrazione, allarme, assertività o bisogno. Il display
mostra in modo spiritoso “quello che il cane direbbe,
se potesse parlare”. L’apparecchio ha anche altre
interessanti caratteristiche, può essere programmato
per oltre 80 razze e costa circa 150 euro.
Nel 2008 i retriever sono in pole position.
Le iscrizioni ai libri delle origini dimostrano che in
tutto il retriever continuano ad essere tra le razze più
popolari. In Italia i Labrador sono stati la quarta razza
più popolare, con 6040 nuove iscrizioni, (su più di
123000 soggetti di 220 razze) dopo i setter inglesi,
i pastori tedeschi e i segui maremmani. I golden
seguono in settima posizione con 3800 iscrizioni.
Invece I Curly coated si sono distinti come una delle
razze più rare...con una sola iscrizione!
Anche in Inghilterra Labrador e golden sono tra le
razze più diffuse. I Labrador sono i più popolari: infatti
sono stati iscritti ben 45233 cuccioli , seguiti dai
Cocker - che hanno avuto un incremento del 10%- e
dagli Springer Spaniel Inglesi. I golden sono settimi
con 9159 iscirzioni.
Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità
a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi
notizie
Negli Stati Uniti i Labrador sono da 18 anni la
razza più popolare, e golden seguono da vicino, al
quarto posto. Nell’anno della sua fondazione (1884)
l’American Kennel
Club comprendeva
solo nove razze ,
sorprendentemente, il Chesapeake
Bay Retriever era
la seconda razza
più numerosa, con
48 soggetti. Tutte
le prime nove razze
appartenevano
ai cani da caccia,
selezionati per
aiutare l’uomo a
trovare e recuperare la selvaggina. E che richiedevano
il “will to please” e l’addestrabilità che ancora oggi li
rendono così popolari anche come cani da famiglia.
ENDAL: la storia del cane prodigio diventerà un
film
All’inizio di settembre è stata conferita ad Endal la
medaglia PSDA alla memoria che rimarrà per sempre
nell’albo d’onore della PSDA. Allen ha partecipato
alla cerimonia con il suo nuovo labrador, EJ, che sta
seguendo le orme di Endal come devoto cane da
assistenza.
In attesa del film, Allen ci invia anche alcune foto di
Endal Jr, detto EJ in famiglia.
Allen Parton (vedi nr 3 di Retriever-Magazine) ha
inviato a Retriever Magazine le ultimissime notizie : il
produttore cinematografico Simon Brooks
ha acquisito i dirittti
del libro “Endal: How
One Extraordinary
Dog Brought a Family
Back from the Brink”
che Allen e sua
moglie Sandra hanno
scritto per raccontare
come Endal, il loro
primo labrador da
assistenza, ha salvato
la vita di Allen e il loro
matrimonio.
Nel film in progetto la
parte di Sandra verrà
proposta a grandi star
come Kate Winslett e
Rachel Weisz mentre
Colin Firth or Michael Sheen saranno Allen Parton,
anche se.....”per essere belli come me ci vorrebbe
Brad Pitt” dice Allen scherzando.
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