RETRIEVER magazine periodico di informazione on-line del RCI - anno 2 - numero 4 Il nuovo standard del Labrador: proteggiamo il futuro Anke Bogaerts: la “gitana” dei retrievers Trent’anni di avventura cinofila l’editoriale I Trent’anni di RCI: che cosa è cambiato nella cinofilia retriever? Cani e cinofilia sono stati una costante della mia vita. L’occasione del Trentennale RCI mi sollecita ad una riflessione più generale ed estesa nel tempo sulla funzione che il cane è venuto ad assumere oggi nel nostro contesto sociale, con particolare riferimento alle razze retriever. in questo numero: Vorrei proporvi questa semplice risposta: è il loro “will to please”, frutto della selezione operata dai primi allevatori, mirata alla funzione venatoria, ed è proprio grazie al a re-indirizzamento dell’istinto predatorio al servizio dell’uomo, indispensabile per l’uso in caccia dei retriever, che possediamo oggi queste splendide e versatili razze. E’ per noi un imperativo morale non dimenticare, anzi sviluppare, gli obbiettivi degli allevatori che hanno creato gli antenati dei nostri attuali retriever: perdendoli di vista perderemmo quanto di meglio abbiamo ottenuto finora. •Editoriale RCI - di Elena Casolari Videsott •Il nuovo standard del Labrador: proteggiamo il futuro - di Rosa Agostini •Esposizione e psicologia - di Goran Bodegar •Anke Bogaerts: la “gitana” dei retrievers - di Sergio Russo • Trent’anni di avventura cinofila - di Giancarlo Vignaroli •Partiamo bene con il nostro cucciolo - di Helene Leimer •La torsione di stomaco - di Lucia Casini •King - di Stefano Morini •Quelle sottili forme di maltrattamento di tutti i giorni - di Cinzia Stefanini • Golden: arma letale... non solo nel riporto - di Leonardo Langiu •Retriever e non solo – libri, tv, regali, notizie a cura di Patty Fellows e Alessandra Franchi In un momento di grande incertezza sociale, caratterizzata da instabilità del contesto della famiglia, fragilità dei giovani, precarietà della sicurezza del lavoro, bisogno di attenzione ed affetto da parte di chi vede prolungarsi la vecchiaia sempre più in solitudine, ecco che si cerca un cane, e possibilmente un retriever, di cui ormai si conosce il buon carattere, la versatilità, l’adattabilità. Martino Salvo coordinatore di redazione Patty Fellows redattore Alessandra Franchi redattore Un sentito grazie a quanti hanno collaborato a questo numero, in particolare a Susan Street e a tutti i soci RCI che ci hanno gentilmente mandato delle foto. La Gran Bretagna, madre delle razze canine e degli sport, ha creato il retriever come ausiliare del cacciatore sportivo. E’ancora questa la sua funzione principale? Negli ultimi tempi si è assistito ad una costante crescita numerica delle razze retriever, tanto da essere queste annoverate fra le più diffuse su tutto il pianeta. Quale ne sarà la ragione? Non sarà certo la maggiore richiesta da parte dei cacciatori, ora che la caccia sta subendo un duro attacco da parte del mondo ambientalista e dall’affermarsi dei principi degli equilibri biologici e dell’ecologia in generale Leonardo Langiu impaginazione/grafica Ogni articolo esprime in libertà le opinioni del suo autore, il RCI puo’ non condividere o sottoscrivere necessariamente quanto viene pubblicato. Dunque, il retriever sta assumendo una valenza importante nel contesto sociale e sta diventando un vero e proprio strumento di ausilio operativo in tanti campi, oltre a quelli già ben individuati, dalla guida ciechi, l’assistenza ai disabili, la pet therapy, la collaborazione nei servizi di ricerca, controllo, protezione civile, alla semplice presenza fisica di un essere vivente amico per chi è o si sente solo… Allora ecco l’impegno che deve assumersi oggi, a trent’anni dalla fondazione, il Retrievers Club Italiano, in quanto rappresentante ufficiale di tutte le razze retriever e associazione di propretari ed allevatori: lavorare nel rispetto delle aspettative collettive e dell’immagine attuale del retriever, per senza dimenticarne le origini. Quali possibili derive morfologico-caratteriali possono essersi sviluppate, tali da non poter soddisfare appieno le richieste attuali? Ci si accorge a volte del pericolo dell’affermarsi dell’ipertipo, della ricerca di masse muscolari eccessive, che fatalmente si traducono in atteggiamenti caratteriali di dominanza, oppure si incontrano sempre più spesso soggetti ipersensibili di carattere pauroso ed instabile… E’ quindi compito della Società Specializzata riflettere sui cambiamenti e sensibilizzare gli allevatori a non allontanarsi dalla strada indicata chiaramente dagli standard. Ogni allevatore ha il dovere di produrre il retriever che ognuno si aspetta e che ha diritto di trovare. Sta alla sua intelligenza e capacità, senso critico e responsabilità, di prevedere e trovare le vie per raggiungere la massima realizzazione dell’arte di allevare, perché di Arte si tratta davvero. Dr. Elena Casolari Videsott – Presidente RCI mondo expo mondo expo difficili, come ad esempio neve o acqua gelata. Riguardo alla sostanza Mr. Craig ha fatto notare che l’allevatore deve dare una buona sostanza ed una costruzione potente al Labrador con un attento lavoro di selezione e non aumentando le quantità di cibo poiché in quest’ultimo caso avremmo cani grassi ma in ogni caso senza una buona ossatura e potenza che sono le caratteristiche della razza. Un cane troppo grasso non è un Labrador potente ma semplicemente un Labrador grasso. Un buon giudice deve saper riconoscere la differenza tra un Labrador robusto ed uno grasso. •Temperamento IL NUOVO STANDARD DEL LABRADOR: proteggiamo il futuro CH Kupros Master Mariner Lo standard secondo David Craig: •Aspetto generale di Rosa Agostini Sul numero due del nostro magazine, la redazione ha pubblicato un interessante quanto allarmante articolo sulle questioni che hanno investito l’allevamento inglese ed lo stesso Kennel Club nell’ultimo anno. In conseguenza di ciò il Kennel Club ha apportato delle modifiche agli standard di varie razze, tra cui anche i Labrador Retriever. La Gran Bretagna è considerato il paese di origine del Labrador ed Il British Kennel Club standard è in uso in molti paesi del mondo. La stessa FCI (Federazione Cinologica Internazionale) e tutti i paesi che ne fanno parte, quindi anche l’Italia, usano questo standard. Proprio per questo motivo la Sezione Labrador ha voluto contattare, in qualità di esperto giudice-allevatore, Mr. DavidCraig (allevamento Davricard UK). Mr. Craig ha avuto l’arduo compito di farci comprendere meglio queste problematiche, illustrarci in cosa consistono le modifiche apportate allo standard di razza dal Kennel Club e sopratutto come interpretarle. Mr. David Craig, dopo aver giudicato il nostro Club Show il 24 aprile 2009, si è molto gentilmente prestato a tenere per gli allevatori e giudici italiani una conferenza sullo standard di razza dal titolo “Labrador Retriever: lo standard secondo David Craig.” La conferenza si è svolta in un clima amichevole ed alla presenza di numerosi allevatori, alcuni giudici e molti appassionati. Il signor Craig ha fatto salire sul palco un esemplare di Labrador per spiegare meglio ai presenti i vari punti che si sarebbero affrontati durante la conferenza. Ha poi esordito parlando dei numerosi soggetti che hanno fatto la storia dell’allevamento prima inglese e poi mondiale. Mostrando al pubblico una serie di diapositive di differenti Labrador, chiedeva ai presenti di identificare ogni cane; siamo stati tutti molto coinvolti da questo divertente quanto istruttivo quiz, e siamo così entrati nel vivo della discussione studiando in primis com’era il Labrador. La chiave di tutta la discussione è partita proprio da quelle diapositive e da un concetto fondamentale secondo Mr. Craig: “l’importanza del lavoro di selezione dell’allevatore.” “L’allevatore non deve ritenersi creatore o innovatore della razza ma “ IL CUSTODE DELLA RAZZA”, una razza che ci è stata lasciata in eredità da altri allevatori prima di noi. L’allevatore è colui che ha in mano le sorti della nostra razza e ha quindi l’obbligo morale di custodirla e tutelarla, difenderla quindi dagli eccessi.” Di costruzione robusta, compatto, molto attivo; cranio ampio, torace profondo e costato ben cerchiato; reni e treno posteriore larghi e forti. Osservando la foto di un importante soggetto, SH CH Bradking Hugo, Mr. Craig ha sottolineato l’armoniosità di quel Labrador così bilanciato: potente ma che allo stesso tempo dimostri di essere un soggetto di qualità. Mr. Craig ha avuto la fortuna di presentare SH CH Bradking Hugo essendone il comproprietario e ottenendo con lui 50 CC, un record per l’Inghilterra ancora imbattuto. Mr. Craig ha poi citato, per sottolineare l’importanza dell’aspetto generale del Labrador, la frase di una delle più famose allevatrici inglesi Mrs. Roslin Williams la quale sosteneva che “Un tipico Labrador deve sembrare solo un Labrador e niente altro . Se ci ricorda un’altra razza, vuol dire che non è tipico”. Intelligente, abile, facilmente controllabile e molto desideroso di compiacere. Di buona indole e senza traccia di aggressività o di eccessiva timidezza. Mr. Craig sottolinea che il temperamento del Labrador è la sua caratteristica principale, ciò che lo rende unico e capace di portare a termine il lavoro per il quale è stato selezionato. Un Labrador aggressivo non potrebbe mai entrare in una Land Rover insieme con altri maschi per andare ad una battuta di caccia! Il Labrador è un cane amichevole, nato per compiacere, ed è questa sua caratteristica che ci permette di utilizzarlo per gli scopi più diversi, ad esempio per la pet therapy, •Caratteristiche Di buon carattere, molto agile (il che preclude un peso eccessivo o troppa sostanza). Eccellente fiuto, bocca morbida, amante dell’acqua. Adattabile e devoto compagno. Ecco la prima novità introdotta dal Kennel Club. Mr. Craig sottolinea prima di tutto che il Labrador è un cane da lavoro ed a questo scopo selezionato. Un Labrador troppo grasso o troppo pesante non riuscirebbe mai a lavorare per ore su terreni impervi e non avrebbe quell’agilità e quella potenza che gli sono necessarie per il riporto di selvaggina pesante; viceversa un Labrador con poca sostanza (intendendo poca ossatura e costruzione non robusta) non sarebbe grado di svolgere il lavoro per il quale è stato selezionato e non riuscirebbe a lavorare in condizioni atmosferiche 4 5 David Craig con SH CH Bradking Hugo come cane guida per i non vedenti o ancora per la ricerca di droghe o esplosivi. Riguardo all’eccessiva timidezza Mr. Craig fa notare che il Labrador non deve essere mai troppo timido ma neanche un maniaco iperattivo; quando lui stesso si trova a giudicare sul ring non ama molto i cani che si agitano troppo o che sono fuori controllo, è al contrario molto bello vedere un Labrador che ad una parola dolce del proprio handler muove allegramente la coda per poi tornare calmo e tranquillo. mondo expo •Testa e cranio Cranio ampio con stop ben definito, testa ben modellata senza guance carnose. Mascelle di media lunghezza, poderose e non appuntite. Tartufo ampio con narici ben sviluppate. Riguardo a questo punto Mr. Craig richiama nuovamente l’attenzione sulle parole utilizzate da Mary Roslin Williams “un Labrador deve somigliare solo ad Labrador ed a nient’altro ”. Molti giudici all round ricercano nel Labrador caratteristiche che sono proprie di altre razze, come ad esempio una testa pesante, cranio molto largo, stop esagerato o guance molto pronunciate tipiche di un Rottweiler. Tutto ciò snatura ciò che del Labrador è più tipico, ossia un’espressione dolce ed amichevole. mondo expo •Bocca Mascella e denti forti con chiusura regolare, completa a forbice, cioè con gli incisivi superiori sovrapposti e aderenti a quelli inferiori, perpendicolari alle mascelle. In Italia molto spesso ottimi soggetti vengono penalizzati, nelle esposizioni di bellezza, per la mancanza di uno o più denti (non incisivi ovviamente): proprio per questo alcuni dei presenti hanno chiesto a Mr. Craig quale fosse la sua opinione a riguardo. Mr. Craig ha richiamato di nuovo l’attenzione sullo standard, ha chiarito che il Labrador non è un cane da presa, al contrario deve avere una bocca morbida per svolgere il lavoro per il quale è stato selezionato, quindi la mancanza di un premolare o molare non è motivo di penalizzazione per lui. Alla domanda - “Ma lei userebbe un cane al quale mancano uno o più denti?” - Mr. Craig ha risposto che per la riproduzione a parità di soggetti preferirebbe usare un maschio con una dentatura completa. la spalla deve essere sufficientemente angolata. E’ questo punto dello standard uno dei più importanti nella costruzione del Labrador. Secondo Mr. Craig una buona angolazione della spalla è fondamentale per bilanciare il cane nel momento in cui lavora. Durante il riporto di un selvatico non sono la bocca o il collo a portare il peso, ma il grosso del peso ricadrà sulle spalle. Se l’angolazione della spalla è insufficiente il peso cadrà tutto nel collo e nella bocca sbilanciando così il cane, il quale si stancherà molto più facilmente. Una buona angolazione della spalla e una giusta lunghezza dell’avambraccio daranno l’impressione di potenza e di forza nella fase del movimento. eccessi, un Labrador eccessivamente angolato o con una dorsale rampante non è corretto, somiglierebbe ad un Pastore Tedesco . Un Labrador con le ginocchia non flesse, scarse o insufficienti angolazioni posteriori non sarebbe in grado di dare la spinta necessaria al corpo nella fase del movimento. Avrebbe quindi un movimento veloce ma senza potenza e spinta. •Piede Rotondo e compatto con dita ben arcuate e cuscinetti plantari ben sviluppati. Anche in questo caso il piede deve essere funzionale per il Labrador. Mr. Craig richiama la nostra attenzione sul fatto che molti allevatori siano convinti che lo sviluppo di un buon piede possa dipendere anche da fattori esterni come il terreno sul quale il cucciolo cresce, secondo il suo personale parere un buon piede si ottiene da un buon lavoro di selezione. •Coda SH CH Sandylands Bliss •Occhi Di grandezza media, di colore marrone o nocciola, con espressione buona ed intelligente. Anche in questo caso Mr. Craig ci riporta a riflettere sul punto precedente sottolineando l’importanza dell’espressione dolce ed amichevole tipica della razza che è data dallo sguardo e dalla forma occhi che deve trasmettere dolcezza d’animo. Mr. Craig ci fa notare anche come sia importante il colore degli occhi che non devono mai essere neri né così chiari da tendere al giallo; quest’ultimo punto è particolarmente importante per i Labrador cioccolato. •Orecchie Né larghe né pesanti portate pendenti vicino alla testa e attaccate un po’ arretrate. Secondo Mr. Craig l’attaccatura delle orecchie dà alla testa del Labrador la sua classica e tipica espressione dolce, un cane con un’attaccatura eccessivamente alta e con orecchie non arretrate potrebbe avere un’espressione dura non tipica della razza. CH Fabracken Comedy Star •Tronco SH CH Sandylands Mercy •Collo Di bella linea forte, poderoso, attaccato alle spalle ben posizionate. Mr. Craig a questo punto ci fa notare come tutto lo standard sia stato redatto in funzione al lavoro che il Labrador dovrebbe svolgere. Per riportare anatre o grande selvaggina anche in acqua il Labrador necessita di un collo sufficientemente lungo e molto forte che gli permetta di tenere la testa fuori dall’acqua. •Arti anteriori Spalle lunghe e oblique. Arti dritti perpendicolari al suolo, dal gomito al piede visti sia dal davanti che di profilo. La spalla e l’avambraccio non devono essere corti, 6 Torace ampio e profondo con costole ben arcuate a botte. Questo effetto non deve essere dovuto all’eccessivo peso. Linea dorsale dritta. Reni larghi, compatti e forti. Mr. Craig ci riporta ora al punto dal quale siamo partiti, infatti ripete quanto detto a proposito delle caratteristiche generali della razza, ribadendo un concetto fondamentale – “La sostanza del Labrador come pure il torace devono essere frutto di un’attenta selezione e non del troppo cibo”. Il torace secondo Mr. Craig deve essere profondo ma non eccessivamente, un torace troppo profondo ci darà l’impressione di un cane con le gambe corte e quindi non bilanciato. Il Labrador deve avere una linea dorsale forte e reni compatti, questo ci darà una perfetta figura anche in movimento. La sua caratteristica distintiva è quella di essere molto grossa alla base e di assottigliarsi gradualmente verso la punta; lunghezza media , priva di frange e ricoperta di pelo corto e folto,che ne conferisce l’aspetto arrotondato a coda di lontra. Può essere portata allegramente ma mai arricciata sopra il dorso. Secondo Mr. Craig un Labrador con un buon mantello avrà sicuramente una bella coda di lontra, dato che pelo e coda sono strettamente interconnessi. L’inserzione della coda è molto importante: deve essere in linea con la dorsale e dovrebbe essere portata orizzontalmente. Una coda eccessivamente lunga o corta darebbe al Labrador un aspetto generale non bilanciato. •Posteriore Ben sviluppato e non inclinato verso la coda. Ginocchia ben flesse, garretti ben angolati perpendicolari al suolo. Da evitare i garretti vaccini. Anche in questo caso Mr. Craig ci mette in guardia dagli 7 SH CH Davricard Bobby Shafto. mondo expo mondo expo •Andatura e movimento Sciolto e ampio con arti dritti, solidi e paralleli visti sia da davanti che da dietro. Mr. Craig durante lo svolgimento dello show il giorno precedente alla conferenza ha chiesto ad alcuni espositori di muovere il cane lentamente e pregato altri di non correre troppo velocemente così alcuni di loro incuriositi da ciò, me compresa, gli hanno chiesto il motivo di quella richiesta. Lui ci ha spiegato che molti handler professionisti, di fronte a giudici all round non specialisti, usano far muovere il cane ad una maggiore velocità per coprirne alcuni difetti e perché può risultare più scenico . Dal suo punto di vista il Labrador è un cane che deve esprimere forza e potenza anche e soprattutto nella fase movimento e che la velocità non è la sua caratteristica principale. Se si vuole vedere il corretto movimento di un Labrador questo deve avere un’andatura di trotto non eccessiva, “io non acquisterei mai un cavallo senza averlo prima visto camminare”. David Craig •Mantello Caratteristica distintiva è il pelo corto e fitto senza frange e ondulazioni, piuttosto duro al tatto, con un sottopelo per resistere alla intemperie. Talvolta ci sono Labrador con il pelo leggermente ondulato in particolare sulla dorsale, questo non è da considerarsi un difetto secondo Mr. Craig se le onde non sono eccessive (e se il pelo è corretto, questo può essere un buon mantello molto tipico). • Colore Interamente nero, giallo o cioccolato. Il giallo varia dal crema al rosso volpe . Una piccola macchia bianca sul petto è ammessa. •Taglia L’altezza ideale al garrese e di 56/57 cm per i maschi e di 55/56 per le femmine. •Difetti Qualsiasi deviazione dallo standard è da considerarsi un difetto la cui gravità va considerata in base all’effetto che può avere sulla salute e sul benessere del cane, e sulla capacità del cane di portare a termine il suo lavoro attitudinale. Note: I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale e ben discesi nello scroto. Rosa Agostini Vive in un piccolo paese tra Viterbo ed Orvieto dove dirige l’azienda agricola di famiglia. Ha acquistato il suo primo Labrador circa dieci anni fa. Alleva con passione e con l’affisso “Rosemade”. E’ consigliere del gruppo cinofilo Viterbese (Viterbo Kennel Club) dal 2005. E’ Presidente della Sezione Labrador del Retriever Club Italiano. Ho sempre amato i cani e c’è sempre stato un cane nella mia famiglia, normalmente uno Yorkshire Terrier. A dieci anni ho addestrato in obedience uno di questi Terrier, e con lui ho vinto un primo premio in obedience in una fiera agricola nella mia zona. A forza di insistere convinsi i genitori a comprarmi un Labrador ed iniziai ad esporlo alle mostre locali. Mi resi conto in fretta che la mia “Sally” anche se era una magnifica compagna non aveva le qualità necessarie per andare in esposizione. In quel periodo, mentre frequentavo mostre a livello di Championship, mi piaceva moltissimo un giovane labrador nero, Fabracken Comedy Star, che divenne poi campione. Anne Taylor mi mise in contatto con Arthur e Peggy Kelley che avevano appena avuto una cucciolata dalla loro deliziosa chocolate Bradking Cassandra e da Fabracken Comedy Star. Il mio cucciolo, Bradking Bridgette of Davricard, divenne il mio primo Campione: ricevette il suo primo CC niente di meno che da Gwen Broadley (Sandylands) e gli altri da Joan Macan (Timsprimg) e Margot Wooley (Follytower), tre dei giudici di razza più preparati. Divenni poi molto amico dei Kelly ed ebbi da loro una femmina nera, Bradking Molly Mo, che non solo divenne campione, ma vinse anche un CC al Cruft’s nel 1990. Poi una figlia della mia Bridgette fu accoppiata con Ch Kupros Master Mariner e produsse il mio Sh Ch Davricard Bobby Shafto, un nero nella cui progenie ci sono campioni sia in Gran Bretagna che negli Stati uniti. In seguito portai in esposizione Bradking Hugo e Bradking Harvey in comproprietà con Mr e Mrs Kelley e Hugo divenne (ed è ancora) il Labrador che ha vinto di più in Gran Bretagna. Ritirato dalle gare a soli cinque anni, Hugo ha vinto 50 CC. Era un vero Labrador con un temperamento che non è secondo a nessuno. Negli ultimi anni ho collaborato con Angela Williams, portando al Campionato le femmine nere Sh Ch Cuanbank Island Mist at Foulby e Sh Ch Maggie May at Foulby e anche alcune nipoti di Bobby Shafto, Sh Ch Foulby I Spy e Sh Ch Foulby Agatha Christie, che ha vinto un raggruppamento. Il nostro campione più recente è la femmina nera Sh Ch Foulby Buttons and Bows, arrivata al Campionato nel 2008. Ho assegnato i primi CC nel 1992 , quando avevo 24 anni, e da allora ho giudicato regolarmente questa razza in Gran Bretagna, in tutti i paesi Scandinavi, in quasi tutta l’Europa, in Australia e negli Stati Uniti. Giudico anche i Beagle (razza che allevo e nella quale ho fatto un campione allevato da me) e sono stato comproprietario o allevatore di quattro Irish Water Spaniel che sono diventati campioni e inoltre ho portato al Campionato anche un Weimaraner. 8 9 Da questo ultimo punto Mr. Craig ci riporta al principio della nostra conferenza. Vorrei quindi chiudere questo mio articolo con le parole che più mi hanno colpito e che rimarranno impresse nella mia mente: “L’allevatore non deve ritenersi creatore o innovatore della razza ma “IL CUSTODE DELLA RAZZA”, una razza che ci è stata lasciata in eredità da altri allevatori prima di noi. L’allevatore è colui che ha in mano le sorti della nostra razza e ha quindi l’obbligo morale di custodirla e tutelarla, difenderla quindi dagli eccessi .” Concludo ringraziando, a nome della Sezione Labrador, tutti coloro che sono intervenuti alla conferenza e naturalmente Mr. David Craig che mettendo a nostra disposizione la sua esperienza e le sue conoscenze ha contribuito al successo dell’incontro. mondo expo mondo expo ESPOSIZIONE E PSICOLOGIA di Goran Bodegard “Perché vado in esposizione con i miei cani? E’ il modo meno costoso per andare su di un palcoscenico”. Questa è la risposta data da un allevatore di grande successo che é anche un noto giudice internazionale. Benché sembri una battuta, questa frase contiene anche un nocciolo di verità degno di analisi e valutazione. In psicologia si differenzia tra bisogni e desideri. Quando non si soddisfa un bisogno, le conseguenze sono traumatiche, mentre quando non si realizza un desiderio compare la frustrazione che può dar origine alla ricerca di vie alternative per raggiungere il soddisfacimento di quello stesso desiderio. Per chiarire, il sonno è un bisogno, mentre è un desiderio avere un letto morbido sul quale dormire…. Andare sul palcoscenico è un bisogno o un desiderio? Vincere il Best in Show con un cane è un bisogno? che sono stato ad esposizioni da ragazzino, in Svezia negli anni cinquanta, c’erano molte esposizioni in cui non si facevano i gruppi o il Best in Show: il mettere a confronto esemplari di razze diverse era considerato ridicolo e oltretutto lontano dallo scopo e dal senso delle esposizioni canine. Questo modo tradizionale di vedere la ragion d’essere delle esposizioni è tuttora prevalente nelle discussioni ufficiali e tecniche e la drastica conversione delle esposizioni in un altro sport molto competitivo non di rado viene considerata solo come un ambiguo effetto collaterale. La ragione di questa conversione sta in quanto abbiamo detto più sopra: il bisogno dell’uomo di essere visto, riconosciuto ed ammirato. Non c’è in fondo contrapposizione tra questo aspetto molto soggettivo e l’oggettivo motivo per organizzare le esposizioni, cioè la conservazione delle varie razze canine. Le esposizioni sono cambiate radicalmente. Originariamente, il loro scopo era di far esaminare da un esperto di una razza il proprio lavoro di allevatore, cercando insieme di mantenere il patrimonio genetico della razza e di favorire anche il suo miglioramento. Le prime volte Quando esponiamo i cani diamo il meglio di noi stessi, ed è solo quando la gara e la presentazione diventano fini a se stesse e perdono ogni relazione con la razza che questo nuovo sport di gareggiare con i cani in esposizione diventa pericoloso. Si perde di equilibrio quando i giudici sono invitati non in base alla loro competenza e ai loro meriti, ma seguendo il criterio del ritorno economico in base al numero di razze e di soggetti che essi possono esaminare. Si perde di equilibrio anche quando gli espositori hanno in canile un panorama completo dei vari tipi di una razza e sono così in grado di soddisfare i gusti di molti giudici, e quando si scelgono giudici sconosciuti che provengono da paesi lontani piuttosto che giudici noti ed autorevoli. E anche quando nell’organizzare le esposizioni i club di razza lasciano che gli aspetti commerciali prevalgono sugli aspetti qualitativi allora si che si danneggiano le razze. Quando la vittoria ad ogni costo e prezzo è diventata molto più importante dell’interesse per la razza, allora la competizione genera e sviluppa una “dipendenza dal risultato” che è addirittura pericolosa per la salute mentale della gente. Chi ha il diritto di criticare il desiderio di far vedere qualcosa che si è creato e di vincere con esso, soprattutto quando questo qualcosa ci è molto vicino ed è la proiezione di ciò che è molto importante per noi o è addirittura diventato parte di noi stessi? Elena Spector – un giudice all-round argentino - durante un giudizio in Bolivia si vide arrivare sul ring una intera famiglia, padre, madre e sei figli, che esponeva il proprio amato cane. Il padre portava un Pechinese addobbato con un vestitino da battesimo e Elena Spector tenne sotto controllo la situazione facendo fare un giro di ring alla famiglia e poi spiegando loro come normalmente si presentano i cani per il giudizio. 10 E’ facile vedere quando la competizione diventa non più uno sport ma una ossessione compulsiva e diventa anche una minaccia per l’esistenza sociale ed economica dell’espositore canino. L’indicatore principale di questa deriva patologica è la percezione di un narcisistico senso di offesa quando non si è riusciti a vincere (nonostante che la sconfitta abbia ragioni facilmente comprensibili) che porta al desiderio di annullare la sconfitta stessa attraverso una corsa ad esporre di nuovo, sperando di vincere, o al desiderio di scegliere mezzi non appropriati per negare la sconfitta. Chi si comporta così probabilmente ha puntato tutto su un solo obbiettivo ed è divenuto ipersensibile alla frustrazione dei propri desideri e non è in grado di riconvertirsi acquisendo (o allevando) un esemplare migliore con cui poter vincere o comprendendo in modo realistico che cosa è capitato a sé e alla propria vita quando lo sport è diventato una dipendenza. 11 Le esposizioni canine non devono esser ritenute responsabili di queste distorsioni della personalità, ma d’altra parte il crescere del prestigio e della fama che sono oggi legate a queste gare non rende la vita semplice a quei pochi espositori/allevatori che veramente vogliono partecipare al gioco non solo allevando ma anche vincendo. Il rischio che questo comporta per l’allevamento è ovvio quando la gente inizia a selezionare in base a quello che capita sul ring piuttosto che seguendo la propria conoscenza e il proprio amore per la razza. L’esplosione dello sport delle expo canine ha fatto aumentare la richiesta di giudici e gli scambi internazionali; tutto ciò può esser visto come positivo, ma in realtà non sempre è così, anzi, soprattutto quando la vera esperienza dietro un CAC assegnato o a un titolo vinto è vergognosamente bassa. In alcuni paesi il Kennel Club centrale mantiene uno stretto controllo sulle esposizioni esaminando le qualifiche dei giudici stranieri, mentre in altri paesi per giudicare è sufficiente una autorizzazione formale. I vari sistemi di esposizione possono a diverso livello essere dannosi e produrre dei campioni che valgono poco. Titoli guadagnati troppo facilmente spingono gli espositori verso la “dipendenza da esposizione”. Per un giudice ci vuole una notevole forza d’animo per non assegnare i massimi riconoscimenti a cani che hanno appena vinto le proprie classi. “C’è sempre un vincitore per ogni classe, ma questo vincitore può anche non essere un campione”: questo è il grande insegnamento che mi ha lasciato uno dei miei tutor inglesi. Se i regolamenti prevedono una valutazione graduale e quindi di poter allontanare con facilità i cani durante il giudizio, accade meno frequentemente che il giudice non assegni i titoli finali, dal momento che non deve più rivedere i cani allontanati. mondo expo Allora si salvaguarda il senso del titolo di campione e gli spettatori capiscono più facilmente che non tutti i cani esposti possono essere campioni. Molte volte si incontrano espositori che contestano le decisioni del giudice alla luce dei risultati che il cane ha avuto in precedenza. E così molte volte si capisce che il concorrente in realtà non è interessato al vostro giudizio a meno che non sia accompagnato da un ottimo risultato finale. Ho scoperto che nel mio paese, dove ad ogni cane è dato un giudizio scritto personale, sovente più del 30% dei partecipanti non ritirano neppure la copia del giudizio....ecco quanto gliene importa della vostra conoscenza dei cani! Ovviamente però ci sono anche delle eccezioni meravigliose: giudicavo molti anni fa in un paese lontano ed è arrivato sul ring un ragazzino con un pastore tedesco con bocca non corretta, orecchie pendenti e pelo da afgano... mi sono fatto coraggio e gli ho detto che erano difetti inaccettabili. Allora il ragazzino mi ha guardato, mondo lavoro mi ha stretto la mano e mi ha detto “Grazie Signore, avevo letto in un libro che con questi difetti non si poteva vincere in una esposizione”. Aveva portato il suo cane per aver conferma di che cosa era giusto e che cosa era sbagliato ed era palesemente soddisfatto di quanto era successo, perché soddisfaceva il suo bisogno di comprendere (anche questo è un bisogno umano fondamentale, così come il bisogno di essere ammirato e di primeggiare). Molto simili alla domanda “Perché esponi i tuoi cani?” sono le domande “Perché giudichi i cani?” e “Che cosa ti fa pensare di poter giudicare tutte le razze??” Giudicare i cani non deve mai diventare sinonimo di “condannare i cani”, mai si deve cercare il cane con i minori difetti.... Il giudicare i cani deve sempre includere un momento in cui si cerca il meglio in bellezza ed armonia, ed è ben giustificato il chiedere ad un all-rounder che cosa gli fa credere di saper tutto, dal momento che nessuno sa tutto. Nel migliore dei casi questo giudice all rounder prova un bisogno (una dipendenza?) di girare il mondo cercando quello speciale insieme di bellezza ed armonia che non è mai legato a una sola o a poche razze. Io adoro i levrieri e così sono stato positivamente colpito quando un giorno nel Nord della Norvegia mi sono trovato davanti un Norwegian Buhund, una femmina che mi ha lasciato di sale tanto era bella. Non ho potuto fare a meno di chiedere al proprietario di fermarsi un attimo nel ring dopo il giudizio per poterla ammirare ancora. E’ allora forse possibile essere davvero un allrounder? Forse ci sono abbastanza giudici ed espositori che hanno in comune questo bisogno di cercare la bellezza? Allora c’è una ragionevole speranza che si possa continuare a fare un allevamento di qualità nonostante l’intossicazione da esposizione. *Pubblicato con il gentile consenso di Dog World Goran Bodegard ANKE BOGAERTS: la “gitana”dei retrievers di Sergio Russo Conosco Anke da più di quindici anni e con lei ho vissuto un percorso entusiasmante perché fondato anzitutto sulla reciproca fiducia e sulla consapevolezza che il rapporto umano non va sottovalutato se si vuole andare d’accordo e cogliere gli aspetti migliori di ognuno di noi. Non crediate però che sia così “easy” come il sorriso sempre presente sul suo volto farebbe pensare, lei afferra al volo le vostre reazioni come quelle del vostro cane, le elabora e immediatamente crea il vostro profilo. Badate, raramente sbaglia! Ciononostante quasi mai lascia che i propri giudizi sulla persona trapelino, a tutto vantaggio del clima sempre disteso che anima i suoi corsi. E’ onesta, sincera, pragmatica quanto basta, fortemente indipendente, determinata nell’esecuzione dei programmi, e soprattutto altamente professionale senza per questo essere boriosa. Ebbe il suo primo cane a 13 anni, un deerhound, mentre era in Inghilterra a lavorare con i cani e ad imparare su loro. Cominciò ad allevare deerhound nel 1966 e nel 1975 fu co-allevatore della femmina Ch Pruett, che divenne cane svedese dell’anno. Ha continuato ad essere allevatore in società con altre persone per nove generazioni, producendo numerosi cani importanti che hanno influenzato la razza in Scandinavia, Inghilterra e Stati Uniti. Giudica esposizioni dal 1966 ed è divenuto giudice all-rounder FCI nel 1997. Ha giudicato al Crufts, alle mondiali FCI e in molte esposizioni in ogni parte del mondo: in media 30-40 expo all’anno! Collabora attivamente con il Kennel Club Svedese e con vari club di razza, e scrive articoli che vengono pubblicati in Svezia, Inghilterra e Stati Uniti. Di recente è stato moderatore in Svezia di un importante congresso per giudici sui rischi dell’estrema tipizzazione dei cani di razza, che può porre a rischio la salute dei cani stessi. Il dottor Bodegrad è ancora parzialmente in attività come pediatra e psicologo e psicoanalista infantile, e come ricercatore e clinico è attualmente impegnato in attività cliniche e di ricerca sui piccoli profughi. 12 13 Ma risaliamo nel tempo per fare un breve ritratto di Anke Bogaerts. Nasce in Olanda e ben presto manifesta un appassionato interesse nei confronti degli animali, che la porta a trascorrere le vacanze lavorando dove ci sono animali ed in particolare cani. Il primo grande amore scatta nel 1963 quando accetta di lavorare a Limburg presso l’allevamento di Bassotti standard a pelo duro “vom Heerlener Rosenhaus” della signora Honigmann. Sono 80 i bassotti da accudire e vanno preparati sia per le esposizioni che per le prove di lavoro in tana. Qui la giovane Anke assorbe come una spugna tutto quanto ha occasione di vedere incrementando giorno dopo giorno il suo bagaglio di esperienze. Qui il virus del Bassotto la colpisce tanto che ne sarà contagiata a vita per via di quell’ineguagliabile temperamento che fa di quel piccolo cane un protagonista di tutto ciò che fa. Il “Grand Tour” comincia, Anke si scopre “globe trotter” portata ad andare dove ritiene ci sia da imparare, vedere, provare. Va in Inghilterra ospite di Mineke Mills-De Hooh che ha Kurzhaar e Drahthar, entrambi impegnati in prove di lavoro ed esposizioni di bellezza. Ma la vita costa e il denaro non è mai abbastanza. Al suo ritorno, decide quindi per un’attività che le permette di restare a contatto con i cani e nello stesso tempo sia remunerativa. Frequenta un corso di toelettatura conseguendo nel 1967 il Diploma professionale che le mondo lavoro mondo lavoro permette di aprire a Njimegen un salone di bellezza. Si sposa l’anno seguente e decide di avere il suo primo Bassotto a pelo duro con il quale inizia, per non abbandonarla più, anche l’attività venatoria. E’ un momento fondamentale nella vita di Anke Bogaerts: si convince che la sua sarà una “vita da cani” ma si rende conto che oltre alla passione è indispensabile farsi una cultura cinofila. Studia e consegue l’AKK, il diploma di conoscenza generale cinofila. Si trasferisce a Drenthe, continua il lavoro di toelettatura e al Campionato mondiale di Toelettage conquista il secondo posto. Ma è la caccia che la intriga e si fa conoscere dai cacciatori locali andando sovente con il suo bassotto a recuperare cervi feriti o a scovare le volpi. La sua vocazione è il lavoro con il cane e, caparbia com’è, per migliorarsi inizia a frequentare numerosi Workshop e Corsi di formazione su diverse razze canine. Nel corso degli anni ha posseduto un Deutsche Drathaar, un Bracco Tedesco a Pelo Lungo, uno Springer Spaniel e infine quella che è la sua nuova ed attuale passione: il Golden Retriever. Approfondisce tecniche particolari volendo fortemente raggiungere il suo sogno, attivarsi per un metodo diverso di rapporto tra l’uomo e il cane durante il lavoro. Diventa docente del KNVJ il Club Olandese per il lavoro e la caccia. E per introdursi in questa particolare attività e trarne spunti interessanti al proprio lavoro ha anche frequentato corsi di Agility. Nel 1991 avvia a Yde, Kampstukkenweg, la propria Scuola di addestramento che terrà fino al 2003. Propone corsi per cani adulti e per cuccioli, sia per migliorarne il comportamento che per avviarli all’attività venatoria. Nel 2000 le ho affidato una cucciola di Flatcoated che ha costituito per Anke una nuova sfida non avendo nessuna specifica esperienza con questa razza. Rush (Serilde Rosa Nera) è stata con lei per oltre un anno contribuendo – come afferma sempre Anke – alla scoperta di nuovi orizzonti che le hanno reso possibile una completa visione del variegato mondo delle razze retrievers. Sono tanti gli addestratori che hanno tento corsi presso la scuola di Anke a conferma dell’interesse delle sue tecniche: Tineke Antonisse - Zijda, Joop Kosse, Emmy Breure, Beatrice Zufferey. Nel 2003 inizia il nuovo, attuale percorso di vita. Vende la casa e la Scuola, tutto quanto è stabile, compra una roulotte e si dedica all’organizzazione di Workshop in Olanda e all’estero da metà Ottobre a metà Marzo. Due parole su come si propone Anke Bogaerts come addestratore. Tutti i trainer che ho conosciuto si propongono l’ottimizzazione del rapporto fra il conduttore ed il cane, ma la differenza sta nel metodo attraverso il quale si perviene al risultato. Su questo terreno è facile scivolare perché troppi sono gli elementi che concorrono nella conduzione del cane durante il lavoro. garantiscono migliori risultati. Ciò premesso, con lei il conduttore entra nell’ordine di idee di mettere in pratica con “leggerezza” quanto gli viene insegnato. Impegno ed attenzione, ma con il sorriso e la giusta ironia verso se stessi per quanto non riesce subito. Durante i molti anni in cui ho frequentato Anke Bogaerts ho anche apprezzato, a conferma di quanto sia convinta delle sue idee, la competenza dei suoi assistenti che nel tempo si sono avvicendati. In questo è sempre stata inflessibile: chi non segue le sue impostazioni non può far parte del suo team. Sergio Russo Nasce a Milano, diventa Broker internazionale di assicurazione, si trasferisce a Firenze, finalizza la sua passione per i cani con l’ottenimento dell’affisso Serilde. Inizia l’impegno in cinofilia: diventa Segretario e Consigliere della S.I.T. Società Italiana Terrier dove resta per molti anni a fianco dei “mostri sacri” del terrierismo italiano. E’Delegato dell’ENCI nelle esposizioni più significative concludendo tale collaborazione con la prestigiosa Esposizione del Centenario. Abita in Maremma e la sua passione per la caccia lo induce a ricercare un cane complice che lo accompagni. Pensava ad un Labrador, ma dopo essersi imbattuto in un Flatcoated se ne invaghisce e nel 1994 ne acquista uno in Svezia. Per la sua esperienza organizzativa nel 1993 gli viene offerta la presidenza del Retriever Club Italiano che mantiene fino al 1997 quando, non condividendo il programma di allevamento di alcune razze retriever sostenuto dal Consiglio, si dimette. Ora lavora con i suoi cani e da tempo organizza Workshop per Retrievers in Maremma con la collaborazione di addestratori professionali e la partecipazione di selezionati concorrenti. Anke agisce in parallelo sul cane e sul conduttore. Anzitutto si concentra sulla razza del cane e il suo grado di preparazione; quale che sia l’esercizio, considera l’indole di razza che differisce tanto da influire a volte decisamente sulla riuscita del lavoro. Solo ad un attento osservatore risulta evidente il diverso approccio che Anke usa da razza a razza. Non è una discriminazione ma un sottile adattamento delle tecniche di addestramento per rendere più efficace il lavoro. Poi è la volta del conduttore: presta molta attenzione alla cultura cinofila ed alla giusta sensibilità che ogni persona deve avere nei confronti del cane che possiede, indipendentemente dall’attività che con lui svolge. I modi eccessivamente duri e frustranti sono banditi perché non rendono giustizia alla personalità del cane e non 14 Un altro aspetto a mio avviso importantissimo è la fantasia che sa mettere a disposizione del suo modo di lavorare. Ha una risposta per ogni problema la cui soluzione è dimostrata sul terreno e non a parole. I suoi metodi sono di immediato apprendimento, non ci sono errate interpretazioni perché vengono spiegati con semplicità e rispiegati quando si avvede che il suo interlocutore non ha ben capito. Degno di attenzione e a conferma della sua fantasia è un gradevole strumento che Anke Bogaerts ha creato per facilitare l’addestramento del proprio cane quando, tornati a casa, non vogliamo disperdere i vantaggi del lavoro fatto durante il corso. Si tratta di un mazzo di carte da gioco su ognuna delle quali sono indicati esercizi di varia difficoltà secondo i colori, facilmente eseguibili da soli e sempre diversi attraverso l’innumerevole combinazione delle carte. Esistono tre versioni di questo gioco in Olandese, in Tedesco e in Italiano (queste ultime ottenibili mio tramite). Esistono anche due ottimi libri scritti da Bogaerts: Die Drei Charaktere (I tre caratteri). In Olandese e in Tedesco, in cui secondo il suo stile di lavoro evidenzia: Il cane sensibile quello che ama moltissimo lavorare con il suo conduttore. Il cane attivo quello che cerca di interpretare con l’azione ciò che crede sia l’intenzione del suo conduttore. Il cane occhiuto quello che vede tutto ciò che avviene attorno a lui e registra ogni cosa. Zweetwerk in theorie en praktijk (La traccia in teoria ed in pratica) In Olandese, dove è concentrata tutta la grande esperienza e la passione che Anke ha per questo genere di lavoro e che ha di recente presentato negli Stati Uniti in un Forum specialistico a cui è stata invitata come esperta. Al di là di queste mie parole Anke Bogaerts va “provata” e come tutte le “cose buone” sarà certamente apprezzata! 15 mondo lavoro mondo lavoro Dal lunedì al venerdì addestramento all’ubbidienza, al ring, e, inseguito, alle prove. Ma i momenti migliori erano a pranzo: cibi e vino assolutamente toscani: affettati, formaggi, pane, Chianti e una gran voglia di parlare di retriever con amici che tornavano tutti gli anni dalla Francia, dalla Svizzera, dal Belgio, Austria, Germania e talvolta anche da paesi più lontani. Dieci, quindici o anche venti persone che per una settimana parlavano solo di retrievers e la sera si ritrovavano stanchi e bagnati (pioveva sempre) con l’unico desiderio di ricominciare l’indomani. Non ricordo tutti i nomi, ma ricordo le facce, le lingue, l’impegno di tutti (anche se molti non saranno più con noi). “Beppe” (per me sempre dott. Benelli) ci metteva a disposizione la sua casa di caccia e i terreni circostanti e Victor ed io correvamo dalla mattina alla sera perché tutto fosse a posto (i giudici – i soci volevano gli inglesi – l’annuario, gli alberghi, i primi dummies, le coppe – rigorosamente una per ogni partecipante). TRENT’ANNI DI AVVENTURA CINOFILA Ricordo che la squadra italiana ha sempre ottenuto risultati lusinghieri, ma quello che contava erano i giorni sereni fra di noi, conclusi sempre con grandi cene a base dei prodotti tipici dei paesi ospitanti. Fu nell’89, durante una cena sociale dopo una settimana retriever, sempre a Galliano, che ebbi occasione di incontrare Dino Gallotti, istruttore di cani da soccorso. Avevo già deciso di abbandonare le prove di caccia a causa delle inutili (a mio parere) stragi di fagiani e di anatre; le esposizioni non mi entusiasmavano più e l’incontro con la Cinofilia da Soccorso fu la svolta della mia vita. di Giancarlo Vignaroli Correva l’anno 1974 quando mi recai in un canile per prendere un Labrador Retriever che sarebbe dovuto essere una femmina nera, e invece mi ritrovai con un maschio biondo che purtroppo visse poco più di un anno a causa di un avvelenamento. Cominciò così la mia avventura più che trentennale con questa razza. Per un po’ resistetti ai miei desideri di prenderne un altro, poi detti l’avvio a quello che diventò il mio imperativo di vita: mai più senza cani; anzi, da allora mai più uno solo, ma anzi due, tre, quattro, cinque e più. Fu allora che iniziai le mie esperienze cinofile: prima con le esposizioni, poi con le prove di lavoro e infine con la Protezione Civile. E sempre con Labrador, almeno fino a tre anni fa , quando incontrai un Border Collie (ma questa è un’altra storia). Tengo a sottolineare che i migliori risultati nelle esposizioni li ho avuti con una femmina (Kalinka) trovata sull’autostrada in condizioni fisiche pietose, ma che una volta curata e rimessa a nuovo si dimostrò di rara bellezza e che mi ha dato enormi soddisfazioni (anche nei cuccioli). Cinque anni dopo il mio primo Labrador e dopo innumerevoli riunioni informali ci ritrovammo in venticinque (tanti ne occorrevano) presso lo studio di un notaio per far nascere il Club. L’idea mi era venuta pensando che un’associazione di razza avrebbe aiutato i retriever ad essere più conosciuti, come poi effettivamente fu (purtroppo ci mise lo zampino anche una nota fabbrica di carta igienica, facendo diventare la razza di moda con tutti i problemi che ne sono seguiti). I primi contatti li presi con l’amico Bisagno, prematuramente scomparso (anche se non nei miei ricordi), che fu contagiato dal mio entusiasmo e subito ne parlò con “Beppe” Benelli (Senza commenti che non ce n’è bisogno. Chi non l’ha conosciuto ha perso qualcosa.) e iniziarono i primi contatti con l’ENCI e poi, dopo un lungo iter burocratico, la nascita del Club. A quei tempi tutto era molto “familiare”: ci incontravamo alle esposizioni (3-4 persone con altrettanti cani) ma si mangiava e si beveva tra amici; non esistevano rivalità personali ma solo la volontà di ottenere cani il più possibile nello standard sia fisicamente che psicologicamente. E poi c’era la settimana retriever a Galliano. Iniziavamo il primo lunedì di ottobre di ogni anno, e tutti prendevano una settimana di ferie. 16 Il sabato, non da subito ma qualche anno dopo, le prime prove di caccia, dapprima semplicissime poi più complicate e rispondenti alle regole internazionali. La sera la Cena Sociale, altro grande momento di socializzazione e di scambi di idee. La domenica il raduno, ogni anno con un maggior numero di cani e di giudici e infine tutti a casa aspettando un anno per fare ancora un “bagno di pelo di cane”. E poi c’erano i Country Games. Ogni anno venivano organizzati dai clubs dei vari paesi (Italia, Francia, Olanda, Austria ecc) una sorta di giochi senza frontiere in cui uomini e cani gareggiavano insieme in un clima di amicizia e senza gli odi e le beghe che sarebbero arrivati dopo. I giochi erano piuttosto semplici e inventati soprattutto per far divertire concorrenti e spettatori e tendevano soprattutto a creare una situazione di cameratismo tra gli amanti dei retrievers ante-unione europea. 17 Avevo da poco acquistato un cucciolo in Francia, Coboldo des Iles du Canyon, All.De Paoli, e quando iniziai a calcare i campi di addestramento di Protezione Civile venivo spesso preso in giro per quel cane rotondetto di una razza che nessuno conosceva (a quei tempi l’unico cane considerato da soccorso era il Pastore Tedesco), ma quando i “veci” si accorsero (come diceva Emanuela Ruggero, altra grande del Club) che nel tempo impiegato per addestrare un Pastore Tedesco si addestravano otto retrievers l’interesse per queste razze esplose e Labrador e Golden presero il posto dei pastori. In fondo un cane da soccorso deve avere delle doti che nei retrievers sono innate: docilità, curiosità, tempra, carattere ecc e quindi è molto facile insegnare a questi a cercare le persone scomparse o travolte da macerie. Basta convincerli che è un bellissimo gioco... Ritengo che tutte le razze retriever siano adatte per esercitare la Cinofilia da Soccorso, per cui chi fosse interessato mi può contattare anche fuori Mugello e saprò indirizzarlo presso campi vicini al luogo di residenza. Quasi in ogni provincia italiana c’è un campo di addestramento gestito da gruppi già esperti e quindi non occorre fare chilometri per addestrare il proprio cane in questa disciplina. mondo lavoro mondo lavoro Per questo alle emergenze reali partecipano solo le Unità Cinofile preparate al meglio, le quali avranno dedicato tempo e fatica all’addestramento, ma quando le ricerche si concludono con esito positivo la soddisfazione ripaga tutti i sacrifici. E’ anche a causa del forte impegno occorrente Nel 1992 ho conseguito il diploma di Istruttore U.C.i.S. (Unità Cinofile da Soccorso) a attualmente sono istruttore ufficiale di Akela Onlus che ha la propria sede a Borgo San Lorenzo (FI) e insegno a Unità Cinofile di tutto il Mugello e anche a qualcuno da fuori. Il gruppo collabora con varie istituzioni (Provincia di Firenze, Comunità Montana ecc) e rispondiamo a un buon numero di emergenze. L’addestramento, soprattutto per i retriever, è piuttosto semplice: si inizia a far cercare il conduttore, per poi passare ad un estraneo (figurante) e si prosegue ponendo sempre maggiori difficoltà. Contemporaneamente si procede con l’ubbidienza e con la palestra (passaggi su manufatti che simulano ostacoli che il cane potrebbe trovare durante le ricerche). In genere l’addestramento si completa in due anni circa e questo tempo viene impiegato a far acquisire al cane tutte le esperienze possibili per facilitare al massimo le ricerche. Al termine del corso si deve superare un esame con giudici ENCI onde conseguire il Brevetto Operativo, ma non dimentichiamo che l’addestramento alle ricerche proseguirà durante tutta la vita del cane (o almeno fino a che si intenderà usarlo in Cinofilia da Soccorso). Ma oltre all’addestramento fisico e mentale del cane quello che serve al massimo grado è un enorme feeling tra Conduttore e Ausiliare in modo che l’uomo sappia “leggere” ogni piccolo messaggio del suo amico, considerando che, in pratica, durante un’emergenza è il cane che lavora. I comandi sono abbastanza simili a quelli usati normalmente in ogni tipo di addestramento e quindi un buon conduttore può facilmente gestire il proprio cane, ma un conduttore mediocre può fare molti danni, soprattutto se si pensa che durante una emergenza è in gioco la vita di una persona e quindi non si tratta di arrivare primi o secondi ma solo di arrivare: ogni errore dovrà essere esaminato alla luce della propria coscienza. in Cinofilia da Soccorso che molti allievi si ritirano prima del tempo, ma ripeto: chi resta e non si arrende prima o poi trova un disperso e quando nei suoi occhi che brillano per l’emozione leggo la sua soddisfazione anche la fatica impiegata da me per insegnargli mi scivola sulle spalle. Ovviamente, come ripeto sempre ai miei allievi, si lavora sempre sperando che nessuno abbia mai bisogno di noi, ma, quando ciò dovesse succedere, occorre essere pronti e preparati. E’ quello che è accaduto con l’Abruzzo. Per un motivo o per un altro non avevo mai partecipato a ricerche in seguito a un terremoto e quando arrivò la chiamata l’emozione fu enorme. Ho ricevuto la chiamata d’allarme alle 7.45 del 6 aprile e, allertati i colleghi, preparato lo zaino, indossata la divisa, messi i cani in macchina (mangime e ciotole compresi) alle 9.00 eravamo già in autostrada (un tempo record!) Siamo arrivati all’Aquila verso le tredici, anche a causa del traffico di altri mezzi di Protezione Civile, e lo spettacolo che ci si presentò davanti era apocalittico: interi paesi rasi al suolo con ogni tanto un edificio rimasto in piedi quasi a domandarsi che cosa ci facesse da solo in mezzo a quelle rovine. Le immagini televisive non hanno reso appieno il senso di catastrofe: le strade 18 intasate di mezzi di soccorso, i marciapiedi percorsi da persone singole o a gruppetti completamente spaesate, gente che piangeva e un forte odore di polvere. Per quanto riguarda noi cinofili ho coniato una frase che lungi dall’essere cinica racchiude in sé tutti gli anni di fatica: umanamente una tragedia, cinofilmente un trionfo. Tra le tante ricerche, tutte con esito positivo, ma, ahimé, solo con ritrovamento di cadaveri, ne cito una particolare. Zardor, il mio Labrador nero, chiamato per un sopralluogo segnala con un forte abbaio in un punto dove i Vigili del Fuoco affermavano esserci una cantina e quindi un luogo assolutamente non frequentato alle tre di notte (ora della scossa più forte). Consultatomi con il mio collega, decido di “giocarmi la carriera”e invio di nuovo il cane che, dopo un giro, torna nello stesso punto e segnala di nuovo reiteratamente. Dico al responsabile dei Vigili del Fuoco che lì sotto c’è sicuramente qualcuno e aggiungo che ritengo che Giancarlo Vignaroli E’ uno dei fondatori del RCI, attualmente si dedica con passione alla attività di protezione civile ed è Istruttore UCIS e istruttore dalla Associazione Akela Onlus, gruppo cinofilo da soccorso. 19 non sia più vivo (l’avevo capito da una nota stridula nell’abbaio di Zardor) ma che comunque avrebbero dovuto scavare proprio in quel punto. Dopo qualche tempo fu estratto il cadavere di un ragazzo che in realtà, al momento della grande scossa di 5.8 gradi, non stava in cantina ma dormiva al terzo piano, solo che tutti i solai si erano appiattiti su se stessi e avevano trascinato la camera fino laggiù. Ovviamente il dolore per la morte di quel ragazzo fu grande, ma grande fu anche la soddisfazione per l’ottimo lavoro del cane e per il coronamento di anni di lavoro e di fatica trascorsi assieme al mio “Negro”. Purtroppo non ho alcuna foto di quella ricerca, né delle altre, perché in quei momenti si è concentrati al massimo sul cane e non si pensa ad altro, ma spero comunque di aver invogliato qualcuno a provar questa disciplina. Il mio trentennale del RCI, nonostante la tragedia, l’ho vissuto con una stupenda avventura cinofila. mondo lavoro mondo lavoro sempre pazienti, fare in modo che comprenda che cosa si vuole, e premiarlo non appena fa le cose per bene. Essere tempisti è fondamentale perché il cucciolo parte con il cervello vuoto e pulito come una sfera di cristallo. Questo cervello si può riempire di cose buone e che approviamo, o si può riempire di confusione con comandi e azioni incoerenti. Il trentesimo anniversario del RCI mi richiama alla mente quasi trent’anni di ricordi. Il futuro è nelle mani delle nuove generazioni... umane e canine!! PARTIAMO BENE con il nostro cucciolo di Helene Leimer All’inizio degli anni 80 partecipavo con i miei cani alle gare di caccia e ai Working Test della “Settimana dei Retrievers” che si teneva ogni anno a Galliano, nel Mugello. All’inizio ci accoglieva Victor Bisagno, e la tradizione è poi andata avanti per molte gare e molte esposizioni, e molte generazioni di cani. E’ fantastico che si celebri il trentesimo anniversario del Club in Toscana, di nuovo con Field Tial, un Working Test e un Raduno! Io definisco questo “guidare e controllare” o più semplicemente aprire la strada verso ciò che ci servirà in futuro. Se penso ai miei cani lungo questi anni non posso trascurare l’importanza della continuità e, di conseguenza, penso a tutti i meravigliosi cuccioli che sono stati allevati, cresciuti e trasformati in ottimi compagni di vita lungo tutti questi anni. Addestrare, o meglio introdurre un cucciolo nel mondo dell’addestramento, è assolutamente coinvolgente. Se si vogliono evitare errori e si vuol mettere subito il cucciolo sulla strada giusta, bisogna avere un quadro chiaro di che cosa gli verrà richiesto quando sarà un cane adulto e gareggerà o parteciperà a “picking up”. Perciò, fin dall’inizio, bisogna progredire in modo graduale, affinché abbia sempre la possibilità di capire e obbedire ai comandi. Ad esempio, se si accetta una risposta poco pronta a un comando apparentemente semplice come “vieni” è probabile che in seguito sarà un problema tenere il cane a lavorare in una area precisa o richiamarlo indietro mentre caccia nel bosco. E quindi ci si può aspettare che io voglia sottolineare l’importanza di allevare producendo buoni cani, di acquistare il cane giusto per lo scopo giusto, e - questo soprattutto se poi si vuole lavorare con il cane - la necessità di partire con il piede giusto rispettando alcuni principi di base. Prima di tutto occorre tenere sempre presente il buon senso. Qualunque aspetto dell’istruzione del cane si stia affrontando, bisogna stare attenti e non permettere che capitino cose che poi andranno corrette in un secondo tempo. Tuttavia io non confondo “coerenza” con “durezza”. Soprattutto con un cucciolo è necessario essere 20 Ci rendiamo conto che mentre richiamiamo il cucciolo con un riporto – magari un giocattolo - molto spesso il linguaggio del nostro corpo gli dice di stare alla larga mentre i nostri eccitati comandi vocali gli dicono di venire da noi? Attenzione a non andare mai incontro a un cucciolo che corre a tutta velocità verso di noi, pieno di gioia per il suo riporto. Accogliamolo invece con un dolce movimento all’indietro, lasciamo che ci venga addosso e lodiamolo mentre ha ancora il riporto in bocca. Portarglielo via in fretta avanzando verso di lui gli insegnerà in poco tempo a cercare di evitare la nostra mano e a rallentare il riporto. Il linguaggio del corpo va tenuto in conto anche quando lodiamo il cucciolo. Quanti handler danno delle pacche amichevoli al cane invece di accarezzarlo piano piano, dicendogli nello stesso tempo qualche parola gentile, sempre la stessa, come “bravo”, “bravo cane” “ben fatto” o simili. Non parlategli fino a stordirlo. I cani amano una comunicazione semplice e immediata, sia a casa, che in addestramento, che in gara. Sicuramente bisogna chiarir bene le nostre intenzioni quando iniziamo a “installare” gli ordini nel suo piccolo cervello, ma è sufficiente fare sempre le cose allo stesso modo, il cucciolo capirà e ubbidirà per poter avere il suo riporto e condividere con voi la sua gioia per essersi comportato bene. Fate cose semplici, interessanti e brevi. Smettete quando va tutto bene. In questo modo sia voi che il cane non vedrete l’ora di fare un altro addestramento e costruirete nel tempo una meravigliosa relazione basata sulla fiducia. 21 Tutto si basa su una buona relazione e più il cucciolo guarderà a voi come al centro del suo mondo più si divertirà. Possiamo cercare di descrivere come si cresce un cucciolo, ma le descrizioni non potranno mai essere così chiare come il partecipare a qualche seduta di addestramento per cuccioli. Se siete all’inizio e se non sapete esattamente come fare, invece di procedere per successive approssimazioni cercate un aiuto adeguato da conduttori/addestratori che sappiano che cosa fare e che ve lo possano dimostrare con i loro cani. Helen Leimer Possiede Golden Retriever e caccia con essi dal 1986. E’ giudice internazionale di prove di lavoro dal 1998. Tiene corsi e seminari sull’addestramento in Austria e in tutta Europa, ed è autrice di alcuni libri e video nei quali presenta il suo metodo di addestramento, con enfasi particolare sulla comunicazione tra uomo e cane. Per molti anni ha inoltre lavorato a preparare cani da assistenza, soprattutto per bambini disabili, per i quali ha creato i Working Test “Vita Charity”. salute e benessere salute e benessere LA TORSIONE DI STOMACO Lyffe sarebbe morto nel marzo 2003 se i suoi proprietari non avessero riconosciuto questa terribile sindrome e non fossero corsi immediatamente dal veterinario. Si è ripreso velocemente dall’intervento e si gode ancora la vita sei anni dopo. LA TORSIONE DI STOMACO di Lucia Casini La torsione di stomaco è una patologia dove l’intervento tempestivo del veterinario è di fondamentale importanza per la salvezza del cane; per questo motivo è necessario che il proprietario la sappia riconoscere fin dalla comparsa dei primi sintomi. Le cause della torsione sono molteplici, non esiste una sola causa, ed è quindi una patologia difficile da prevenire. Sappiamo che ci sono delle razze maggiormente predisposte, tra queste l’Alano, il Boxer, il Pastore Tedesco, i Levrieri (razze con torace stretto e profondo); per fortuna l’incidenza della torsione non è molto elevata nei retrievers ma non si può escludere a priori la possibilità di una sua insorgenza. Tra le altre cause ricordiamo: i pasti abbondanti somministrati una volta al giorno e la voracità del cane, le bevute abbondanti e l’eccessiva attività fisica dopo il pasto. Probabilmente la torsione è facilitata da un certo grado di lassità congenita o acquisita del legamento gastro-epatico che dovrebbe tenere fermo lo stomaco nella sua posizione naturale. Lo stomaco ha l’aspetto di un sacco e, come tutti gli organi dell’apparato gastroenterico, si contrae e si rilassa per permettere il rimescolamento del cibo e quindi la progressione dello stesso nell’intestino tenue. L’alimento entra dall’esofago attraverso il cardias ed esce dal piloro. Probabilmente uno spasmo improvviso ne determina la torsione. Immaginatevi lo stomaco che ruoti intorno al proprio asse (cardiaspiloro): la conseguenza è la totale chiusura di queste due aperture. I gas generati dalla fermentazione degli alimenti quindi non possono più uscire provocando una progressiva e continua dilatazione dello stomaco. Poiché la milza è anatomicamente appoggiata allo stomaco, nella torsione vengono coinvolti anche i vasi sanguigni della milza, che si chiudono. Il primo sintomo è il rigonfiamento progressivo dell’addome. Il cane può manifestare conati di vomito senza però alcuna espulsione di materiale alimentare ed essere in preda a grande agitazione o profondo abbattimento. In breve tempo la sintomatologia si aggrava, l’addome, la cui percussione da’ un suono simile a quello di un tamburo, assume dimensioni evidenti. Insorge difficoltà respiratoria per la compressione sul diaframma e il battito cardiaco diventa debole. La morte può sopraggiungere dopo un paio di ore di grande sofferenza. Quanto prima si interviene maggiore è la possibilità di salvezza dell’animale. Nei casi in cui l’intervento del veterinario è tardivo, non si può escludere la morte del cane per il grave stato di shock che si è instaurato. La terapia della torsione di stomaco presuppone quindi il ricovero quanto più possibile sollecito, per poter effettuare la decompressione gastrica. 22 Alcune torsioni meno gravi (torsioni parziali) si risolvono con l’introduzione di una sonda gastrica attraverso l’esofago. Se la sonda riesce a passare il cardias, la fuoriuscita dei gas e del cibo determina l’immediato svuotamento dello stomaco che riprende la sua posizione naturale. L’incidenza delle ricadute è però elevata. Nei casi gravi, caratterizzati da torsione totale che perdura da tempo con presenza di evidente difficoltà respiratoria, è necessario l’intervento chirurgico. In caso di apertura chirurgica dell’addome, il volume dello stomaco viene prima ridotto mediante l’introduzione di un grosso ago (gastrocentesi), che permette l’eliminazione dei gas, poi la torsione viene ridotta manualmente e lo stomaco riposizionato. Poiché la torsione è una patologia che può ripresentarsi dopo la prima insorgenza, in sede chirurgica si procede alla fissazione dello stomaco alla parete dell’addome (gastropessi). Alcune volte si rende necessaria l’asportazione della milza se risulta danneggiata dal prolungato arresto dell’irrorazione sanguigna. L’intervento presenta frequenti complicanze e la buona prassi chiede che il cane venga mantenuto in osservazione per alcuni giorni ed aiutato con terapia di sostegno post operatoria. Non esiste una prevenzione specifica ma alcuni accorgimenti possono ridurre la probabilità di insorgenza di una torsione di stomaco: somministrare almeno due pasti al giorno, evitare abbondanti bevute di acqua fredda, evitare l’attività fisica dopo i pasti. Un consiglio importante: non date da mangiare al vostro cane la sera: se la torsione di stomaco sopraggiunge durante la notte, ve ne accorgereste solo la mattina dopo e, purtroppo, può essere troppo tardi per un qualsiasi intervento. 23 Se vi il vostro cane presenta due o più di questi sintomi: • ha conati di vomito ma produce solo piccole quantità di muco --schiumoso • cerca andar di corpo senza successo • adotta la posizione “a Sfinge” • il suo stomaco si indurisce e/o si gonfia come un pallone ed è teso come una pelle di tamburo • cerca di mordersi l’addome • è molto agitato allora... CONTATTATE IL VETERINARIO IMMEDIATAMENTE. La torsione di stomaco è una vera emergenza – siate preparati a correre dal veterinario per un intervento d’urgenza. Le possibilità di sopravvivenza decrescono enormemente se si interviene più di 60 – 90 minuti dopo i primi sintomi. QUINDI … sia che stiate per prendere un aereo, sia che stiate per mettere a tavola la vostra famiglia o che stiate andando a letto...NON FATELO. Correte dal veterinario. POTREBBE SALVARE LA VITA DEL VOSTRO CANE. Autori: Gill Arney e Brian Booth salute e benessere salute e benessere Uso un estratto di Mais con caratteristiche di possibile rigenerazione di cellule necrotiche associato ad un medicinale fitoterapico composto per pulire fegato e reni dagli effetti collaterali di farmaci usati in precedenza. In questa fase così delicata e` molto importante rendere attivi ed efficaci i processi metabolici che fanno capo a fegato e reni quindi faccio somministrare radice di Tarassaco, pianta di Marrubio, foglie di Boldo, foglie di Carciofo, frutti immaturi di Noce Nera, foglie di Rosmarino, corteccia di Crespino, radice di Genziana, radice di Romice, radice di Enula e di Salsapariglia, fiori di Luppolo, radice di Echinacea, pianta di Spaccapietra, radice fresca di Bardana ed essenza di Rosmarino. Il tutto somministrato per bocca con siringa da alimentazione usando una semplice manualità. KING di Stefano Morini - Medico veterinario Il suo nome era King….be`, solo King, ma l’espressione dei suoi occhi era veramente regale, anche in quel momento. Era veramente triste vedere quel bel pastore tedesco, alto e muscoloso, giacere a terra paralizzato a destra, con uno sguardo privo di paura, ma pieno di nobile curiosità. Sembrava che dicesse: “Allora, cos’é questa roba? Ci diamo una mossa?”. La sua padroncina mi aveva mandato un messaggio disperato chiedendomi di andare subito e cercare di fare tutto il possibile per lui. Disperato in fondo era un dolcissimo eufemismo…King era a terra sul fianco destro, quello paralizzato, riusciva a muovere malamente le zampe a sinistra, pedalando nel vuoto, alzava un po’ la testa, cercando di alzarsi. Messo in piedi da noi appoggiava a terra il dorso dei piedi posteriori poi si accasciava subito. Orecchio, labbro e guancia sinistri decisamente rilassati e tendenti verso il basso. Un ictus, se mai ne ho visto uno. Mi inginocchio vicino al piccolo, mi permette di avvicinarmi. Gli soffio dolcemente nelle narici e lo accarezzo sugli occhi. Si lascia fare. Comincio a fargli un trattamento chiropratico, usando la digitopressione seguendo i punti di repere dell’agopuntura e dando energia in precise zone anatomiche. Sembra prendere più forza e tenta di rialzarsi. A mio parere, pur senza avere riscontri radiografici o di risonanza magnetica, penso ci sia anche un trauma secondario alla colonna vertebrale, zona lombo-sacrale, con relativo edema al midollo. La proprietaria mi conferma che anche gli altri colleghi che l’hanno visitato hanno fatto la stessa diagnosi… Mettiamoci al lavoro. Riprendo il trattamento chiropratico usando piu` energia e per più tempo. King sembra gradire molto perché sbadiglia, mastica e schiocca la lingua, poi si addormenta. Adesso sembra solo un bel cagnone che dorme… Prescrivo Perna Canaliculus, mollusco della Nuova Zelanda in estratto secco, che possiede grande capacita` antinfiammatorie senza effetti collaterali e che mi aiuterà a diminuire l’edema del midollo spinale. Ora devo aumentare la vascolarizzazione in tutto il corpo, in particolare le cellule cerebrali, quindi decido di usare un estratto alcolico di varie erbe: foglie di Carciofo e Vite Rossa, Angelica Silvestre, radice di Pungitopo, Alga Laminaria, frutti di Cipresso, foglie e corteccia di Ippocastano, fiori di Angelica, fiori di Sambuco e Tiglio, a cui aggiungo un estratto di Ginko Biloba, che dovrebbe essere molto utile a livello cerebrale. 24 La cura ha avuto una durata di tre mesi circa con miglioramenti e peggioramenti a fasi alterne, curando piccole patologie collaterali come stipsi ostinate, lesioni da sfregamento sul terreno, peggioramenti generali dovuti a bruschi cambiamenti metereologici (notevole metereopatia ) ma ha dato buoni risultati per la gioia di tutti. Ora King e` tornato Re. Scorrazza sui prati con la sua compagna di sempre (una femmina di pastore tedesco a pelo lungo), mangia come un leone e ti guarda con antica fierezza. Certo, quando cambia il tempo, zoppica un po` e in generale ha qualche momento di incertezza nei cambi di andatura, ma direi che ci si possa accontentare… Adesso, quando lo vado a trovare mi accetta con il solito affetto, ma e` un po` più riservato, tiene le distanze, quasi volesse dirmi : Ao`, so` Re!….Regno!”. Te possino..! 25 La fitoterapia consiste nella cura con rimedi a base di sostanze vegetali (tisane, cataplasmi per uso locale, estratti alcolici da radici, piante, fiori, foglie...) che contribuiscono a curare praticamente ogni patologia conosciuta. La fitoterapia cura la causa della malattia (terapia = causale), non i sintomi soltanto; in particolare fa sì che l’organismo produca di nuovo le sostanze che gli necessitano. Non ci sono in genere effetti collaterali, ne` interferenze con terapie farmacologiche, anzi associando fitoterapia e farmaci, spesso si ottiene un risultato ottimale. La chiropratica, invece, significa letteralmente “curare con le mani”. Manipolando con le dita e le mani le giuste aree di un organismo, si ottengono eccellenti risultati, non solo per togliere il dolore, ma per curare realmente organi malati. La chiropratica usa soprattutto i massaggi applicati alla colonna vertebrale, in quanto si considera che ogni malattia sia causata da un assetto non perfetto delle vertebre; ma ci si puo´ spingere oltre usando la tecnica della pressione con dita e mani (digitopressione) su tutto il corpo degli animali, sia per rimetterli in forma (se sono degli atleti) togliendo le rigiditè muscolari e articolari, sia per guarirloida vere e proprie malattie in corso. La tecnica pressoria può essere usata non solo seguendo la topografia dei meridiani dell’agopuntura o dello shatzu, ma anche agendo direttamente sulla parte malata. Le patologie che si possono risolvere con fitoterapia e chiropratica vanno dai problemi osteo-articolari a quelli comportamentali, dalle coliche all’astenia nervosa, dalle malattie metaboliche all’epilessia; in pratica in ogni campo si può agire con questi metodi terapeutici. Molto spesso queste terapie naturali evitano il ricorso ad interventi chirurgici, con risparmio di rischi sanitari e spese inutili per il proprietario. Spesso animali con patologie resistenti a terapie farmacologiche ricevono grandi benefici dall’uso di fitoterapia e chiropratica: infatti gli animali sono molto più sensibili di noi uomini alle terapie naturali, che ricalcano, in fondo, situazioni che essi vivono abitualmente in natura: si cibano di erbe medicamentose per curarsi e si automassaggiano rotolandosi a terra o strusciandosi contro alberi, rocce o tra di loro. Come dire: “scienza medica e ars medicandi insieme per curare”. Come dovrebbe essere. salute & benessere salute & benessere Siamo membri di una società evoluta che rispetta e cerca di assecondare non solo i bisogni primari di tutti i suoi componenti -i bambini, le donne, i migranti, gli anziani- a seconda delle loro inclinazioni e specifiche necessità. Un bambino avrà necessità di alimenti, di QUELLE SOTTILI forme di maltrattamento di tutti i giorni di Cinzia Stefanini LA DEFINIZIONE GIURIDICA DI MALTRATTAMENTO È LA SEGUENTE: 1) Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. 2) La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3) La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale. Voglio pensare che tutti coloro che stanno leggendo queste righe non si immaginino neanche di poter sottoporre a tortura, perché è, a mio avviso di questo che si tratta, il proprio animale. E’ possibile, però, ravvisare dei tratti di maltrattamento o malgoverno anche quotidiani. Leggendo questo articolo di legge, quello che ho subito rimarcato e ritenuto illuminante è stato la inclusione e la considerazione delle “caratteristiche etologiche” degli animali, perché non solo prevede una attenta analisi dei fabbisogni fisici e clinici dell’animale ma anche del suo comportamento e perché no anche dei suoi stati emotivi. Si profila, dunque, non solo un diritto generico degli animali di non soffrire o di non subire lesioni, ma sembra che il legislatore voglia attribuire dei diritti specifici agli animali. Per esempio, in questa visione è diritto per un cucciolo di cane socializzare, nonostante le nostre apprensioni; è diritto del cane che gli venga insegnato a rimanere da solo in modo non traumatico (visto che il cane è un animale sociale e non sa di suo rimanere isolato ). Se tutto questo non avviene, si prospetta allora un caso di maltrattamento? Se pensiamo al reato di malgoverno di animale, senza spingerci in tutte quelle privazioni che inducono conseguenze eclatanti, come possiamo porci davanti alla necessità del cane di essere pulito, curato se è malato, alimentato in modo corretto ? Quante volte abbiamo visto cani molto sporchi il cui pelo si appiccica in maleodoranti ciocche, e non sto certo pensando a vecchi cani da pastore quanto piuttosto a certi barboncini o golden della Milano bene. A volte poi si assiste al fenomeno contrario: cani lavati e rilavati più volte al giorno con dermatiti varie su tutto il corpo oppure lavati con prodotti inadeguati; ho persino conosciuto un avvocato che lavava il proprio volpino con l’ammorbidente (quello per lavatrici per non citare la marca) perché così lasciava un buon odore. Quanta necessità ha di giocare un cane? E quali giochi? Quando mi fanno queste domande rispondo sempre “Lo chieda a lui (il cane ), non a me”. Siamo sempre sicuri che al cane piaccia scatenarsi per ore nell’area cani, sempre alla stessa ora e sempre con gli stessi cani? Siamo proprio così sicuri che si tratti di giochi o che le interazioni non siano di altra natura? 26 Ho recentemente visionato con alcune mie colleghe un filmato in cui erano ripresi due cani ad una esposizione: i conduttori, del tutto ignari dei segnali e della comunicazione fra i due cani che era veramente molto chiara (“stammi lontano“ “…ma io voglio starti lontano…”), li avvicinano “imponendo” (così possiamo dire) al maschio più anziano e più grosso di aggredire il più giovane, che reagisce con un sommesso ringhio. Reazioni dei conduttori: due belle pacche sul muso. Naturalmente facendo scorrere lentamente i fotogrammi la reazione alle due sberle del tutto inaspettate (“… ma come me l’hai imposto tu di reagire in questo modo …”) è stata di stress ed ansia: stress ed ansia sicuramente superiori a quelli scatenati dal diverbio fra i due cani. E’ evidente che se facessimo visionare quel filmato ai carabinieri, proponendolo come caso di maltrattamento, ci prenderemmo una controdenuncia per procurato allarme. Ci pare però giusto domandarci: era necessario mettere i due cani in quella situazione? quale livello di stress ha raggiunto il cane più giovane sapendo che sarebbe stato sicuramente aggredito dal più anziano? Evidentemente tale situazione è stata il frutto di una semplice distrazione ed un po’ di ignoranza. Siete mai rimasti imbottigliati in autostrada? A me capita sovente sulla tangenziale est di Milano nelle ore di punta. E a volte capita di dover andare in bagno oppure di aver sete, ma non si può certo abbandonare l’auto in mezzo alla corsia: il doverci trattenere per un’ora o due può essere veramente fastidioso se non addirittura doloroso; sicuramente troveremmo altamente vergognoso, o addirittura impossibile utilizzare la nostra stessa auto come bagno. Molti cani si trovano in questa condizione, più volte al giorno, tutti i giorni della settimana perché escono poco, ad orari non regolari e non vogliono sporcare in casa perché sono stati ben educati. Se sporcassero, comunque, riceverebbero un aspro rimprovero. 27 sicurezza, di formazione, di gioco o di riposo diverse da quelle di un adulto, non solo per un mero bisogno biologico ma soprattutto per ottenere e mantenere uno stabile benessere mentale ed emotivo. Noi che influenziamo costantemente con le nostre decisioni il presente ed il futuro dei nostri cani ed il loro benessere percepito nell’istante, dobbiamo farci carico completamente di tale responsabilità ed evitare il più possibile forme di maltrattamento o malgoverno indirette e sottili. Per citare la teorica femminista Marti Kheel «nella nostra società moderna e complessa forse non saremo mai in grado di avere un’esperienza completa dell’impatto delle nostre decisioni morali, ma possiamo nondimeno tentare il possibile per esperire emozionalmente la coscienza di questo fatto.» *Per saperne di più: h t t p: // w w w. a n l c . i t / w p / w p - c o n t e n t /u p l o a d s / 5 _ legge189-2004.pdf. persone e retriever persone e retriever GOLDEN: ARMA LETALE... e non solo nel riporto. di Leonardo Langiu Parlare di caccia praticata (in maniera da alcuni ritenuta impropria per un retriever) è a mio avviso accrescere la conoscenza delle potenzialità dei nostri cani. D’altronde con questi espletiamo compiti ben più lontani dalla loro natura di cani da caccia e meno consoni a giusti criteri di selezione. Il vivere su un’isola non facilita gli spostamenti atti a Non che fossi a digiuno della conoscenza di presenziare nei luoghi ove si svolgono manifestazioni selvaggina, cani e caccia, in quanto sin da piccolo dedicate ai retriever per questioni di distanza, per tempi rimanevo affascinato dai racconti del nonno materno di percorrenza e, non ultimo, e seguivo con passione i miei per gli alti costi che una zii, fratello maggiore e qualche presenza, anche sporadica, anziano del vicinato nelle loro comporterebbe. Quindi a chi escursioni in cerca di selvatici, voglia cimentarsi con il proprio solo che questa passione era cane e sfruttare le attitudini di rimasta accantonata sino razza, se non dispone di tempo all’arrivo del mio Ducker, sino e mezzi, rimangono poche alla comprensione della sua possibilità se non il giocarci voglia di fare, delle sue doti con i “dummy” o sperare di innate e la presa di coscienza avere qualche conoscente del cambio di atteggiamento che vada a caccia, disponibile quando, nelle sedute di ad accettare la presenza tua allenamento, si usavano e del tuo cane. Cosa fattibile, selvatici morti al posto dei ma non sempre. soliti riportelli. L’attenzione, Da qui la decisione sette anni l’uso dell’olfatto, il cercare il fa di prepararsi all’esame e vento in maniera spontanea “Battuti” i canneti del fiume, foto ricordo conseguire il “porto d’armi”, per cogliere l’effluvio e la di Nous e Ducker con il bottino di caccia e da qui parte un viaggio di luce nei suoi occhi quando prima del nostro rientro a casa. affiatamento e conoscenza recuperato il pezzo tornava reciproca che ci porta a girare per colline, boschi, verso me per consegnarmelo. Da qui la decisione di campi, batterci fiumi e zone acquitrinose tutte le volte dare l’esame e fornirmi di fucile, provare in maniera che ne abbiamo possibilità, praticare una delle arti più appagante per ambedue il praticare concretamente antiche del mondo, collaborare, con gioco di squadra, un’attività dove cacciatore e cane diventino ausiliari per la fruttuosa riuscita di una giornata di caccia. uno dell’altro. 28 Alla fine di una stagione frustrante, scoraggiante e scevra di passi avanti nella comprensione della divisione dei compiti tra “fucile” e cane, decisi di rischiare e uscii senza accompagnatore, cioè senza il condizionamento di persone o cani (eccetto Ducker) con cui adeguarsi e misurarsi. L’ultimo giorno di apertura della caccia montai in macchina e mi avventurai solitario verso un fiume sulle cui sponde sono presenti grandi estensioni di canneti e cespugli di tamerici con pozze riparate e nascoste allo sguardo e dove di solito le anatre si posano e soggiornano in tutta tranquillità al sicuro dai predatori e sollevandosi in volo solo se stimolate dall’arrivo di questi ultimi sufficientemente vicino da rappresentare un reale pericolo per la Dopo essersi dissetato, Ducker riposa a fianco delle pernici stanate e riportate. loro incolumità. Arrivato sul posto feci scendere dall’auto I primi tempi cercavo situazioni in cui il suo appellativo Ducker, questi una volta libero corse subito tra i cespugli di “riportatore” fosse messo alla prova, quindi levatacce del fiume e, cogliendomi impreparato, sollevò immediaprima dell’alba per posizionarsi nelle zone di passaggio tamente una coppia di germani già sicuramente sul chi degli anatidi, oppure mattinate e serate nascosti dietro vive dal rumore del motore e dallo sbattere degli sportelli cespugli aspettando l’andata o il rientro dei tordi nei, o dell’automobile parcheggiata a cinquanta metri dal dai, campi di pastura. Il cane legato, io semi nascosto fiume. Imprecazioni e tentativo di caricare le cartucce pronto a sparare e, possibilmente, abbattere pezzi velocemente nel fucile. da riportare. Nel caso il gioco riuscisse, lo liberavo, Ho mirato senza sparare a degli uccelli oramai sufficienconfidando nella sua memorizzazione dei punti di temente lontani perché non corressero rischio alcuno da caduta o cercando di dirigerlo in quelli da me fissati. chi voleva attentare alla loro vita. Era una grande fatica combattere la vitalità, la frenesia Capii in quel momento cosa mancasse in comprensione del voler fare, l’esuberanza giovanile, tanto che, tra me ed il mio cane: il coordinamento dei diversi ruoli. passavo più tempo a cercare di tenere calmo il cane Ovvero a cosa servisse il fucile e il cosa dovesse fare (errori di addestramento dovuti a fretta e inesperienza) il cane. Quest’ultimo doveva usare i suoi sensi per che quello trascorso a tenere d’occhio l’orizzonte per individuare, raggiungere e far levare in volo (o stanare) i controllare l’approssimarsi di selvatici. selvatici, da parte mia dovevo seguire i suoi movimenti e Fu allora chedecisi di smettere di ritenerlo solo mero cercare di posizionarmi nel luogo più idoneo per facilitare riportatore e, richiamando in memoria esperienze l’abbattimento con conseguente immediato riporto. Se giovanili, feci la prova di un uso totale nello sfruttare le questa operazione fosse riuscita sarebbe stato un gran sue doti, lasciandolo libero nella cerca e nello stano di passo avanti per ambedue. eventuale selvaggina. Ripresi a percorrere il fiume cercando di usare le gambe per controbattere l’irruenza e la foga di Ducker che lo Per legge, il primo anno dopo il conseguimento del portava ad allontanarsi dalla zona di tiro utile, lanciandogli “porto d’armi”, il neofita deve accompagnarsi ad un di tanto in tanto il fischio di ferma almeno per rallentarlo, altro cacciatore con almeno tre anni di esperienza. operazione che a volte riusciva. Finalmente, forse All’inizio mi ero appoggiato ad un amico che possedeva dovuto al mio andar celere cercando di tenermi a tiro di un setter e con il quale uscivo cercando di coordinarmi un eventuale sollevamento di selvatici, la combinazione con la sua maniera di cacciare. Presto mi resi conto che sperata si avverò: Ducker riuscì ad involare un germano nella caccia vagante esistono ausiliari più consoni di un al limite di un canneto, quest’ultimo con volo radente retriever (qual sono le razze predisposte a questa) e sull’acqua cercò di conquistare il cielo, sollevai il fucile passavo più tempo a cercare di sfumare gli eccessi del e sparai. Cadde ferito dentro lo specchio d’acqua mio cane che in vera attenzione a quanto si prospettava agitando le ali sulla superficie. Il cane, distante circa intorno a me. Condizionato dal diverso passo del setter cinquanta metri dall’anatra, nuotò alla volta di questa, mi sprecavo in fischi e richiami per tenere a bada arrivato a portata di zanne, lo prese in bocca e dopo Ducker, creando grande confusione nella sua testa e aver guadagnato la sponda si apprestò verso me e con ben poco affiatamento tra me e lui. sguardo fiero e sprizzante gioia me lo depose in mano. 29 persone & retriever Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità Da quel momento capii il significato di affiatamento e Oggi vado a caccia con due golden, di solito pratichiamo gioco di squadra, mi riproposi di prestare la massima la caccia vagante, ma non disdegnando “attese” all’alba attenzione nel cernire le eventuali possibilità che si o al tramonto in cui i cani svolgono soprattutto il ruolo di presentassero in giornata: sparare solo a colpo sicuro, selezione, eseguendo i recuperi all’ordine. Mi riempiono stare attento che il cane seguisse tutto il susseguirsi di soddisfazione quando a caccia di tordi allo “schizzo” degli avvenimenti, dal prendere il volo del selvatico, (cioè camminando tra i cespugli di pastura per farli allo sparo e l’eventuale caduta con conseguente involare e cercare di abbatterli) fanno larghi giri, entrano cura nel richiedere il riporto. Mi si presentarono altre nei cespugli, sollevano gli uccelli cercando di spingerli quattro occasioni possibili di cui verso di me, oppure quando si due andarono a buon fine, una destreggiano nella più fitta macchia con caduta in acqua e marcata dal mediterranea in cerca di pernici, cane, la seconda con abbattimento quando battono i campi per quaglie, su di un campo nella sponda del lepri o conigli e infine nella caccia fiume opposta ed al di fuori del specialistica agli acquatici di cui ho campo visivo di Ducker. raccontato sopra. La prima era un “marking” puro dai risultati certi e facilmente eseguibili da qualunque razza canina da caccia con un minimo di riporto insegnato. La seconda un “blind”, più compito da retriever e con obbligo di conduzione. Richiamai il cane al piede, lo posizionai nella giusta direzione e gli diedi il via. Si tuffo in Nous viene fuori acqua, rinforzai la direzione con “vai” dal canneto con la vari, conquistò l’altra sponda e uscì preda in bocca ed all’asciutto, qui lo fermai, rinforzai esegue il riporto ulteriormente con un “dietro” stando attento a fargli cogliere e sfruttare la leggera brezza che soffiava quel giorno in maniera contraria al luogo Mestiere ormai raffinato al di caduta, lo lasciai arrivare oltre il massimo concepibile dove vien posto in cui ritenevo fosse caduto fuori l’eccellenza dei loro sensi, la il germano e gli diedi, con fischi prestanza della loro morfologia, dove modulati, il cerca. Sollevò il naso in orgogliosamente ci raffrontiamo con aria per fiutare il vento divenuto nel altri cacciatori e diverse razze di cani frattempo a favore e si fiondò senza da caccia, confermandoci il più delle esitare verso il selvatico, lo prese volte vincenti, facendo carniere e in bocca e lo riportò in maniera facendolo fare ad altri recuperando ineccepibile, con grande mia felicità. pezzi impossibili per i loro cani. L’unico rammarico era che la stagione Tutto questo limita il possibile di caccia era giunta alla conclusione utilizzo dei miei cani in “field trial”, e avrei dovuto aspettare la prossima l’autonomia concessa in “caccia per confermare e corroborare quanto reale” può essere un handicap per di buono fatto in giornata. quanto richiesto dai regolamenti di “gara”, infatti caccia pratica e Molta acqua è passata sotto i ponti gara sono poco coniugabili se ci da quel fatidico giorno in cui trovai si avventura oltre il “picking up” e la chiave comportamentale per farmi capire dal mio si usano i retriever come cani da caccia totale dove cane, a volte sono ancora costretto ad allungare le ha valore l’iniziativa suffragata dall’esperienza. La gambe per stargli dietro (soprattutto ad inizio stagione non prevedibilità dei “selvatici”, le grandi esplosioni quando il silenzio venatorio lo carica di “sindrome da adrenaliniche non favoriscono la concentrazione e astinenza da selvatico”). Dopo anni passati nell’uscire il controllo necessari per superare prove al di fuori insieme con scopo, la complementarità è divenuta del contesto cui si è abituati, contesto in cui l’essere fluida, naturale, i compiti precisi e con poche sbavature “cacciatore” del cane lo porterebbe a deviare in caso di e le soddisfazioni tante, con indice di successo alto distrazione imprevedibile e casuale, come l’effluvio o il per ambedue. volare di un selvatico. 30 a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi da leggere da vedere Retriever Training – A Back to basics approach - di Robert Milner ( ed. Ducks Unlimited). Un libro semplice ma completo sull’addestramento dei retriever, basato sul buonsenso e sulla comprensione del cane, scritto da Robert Milner, addestratore professionista da almeno trent’anni. Nella sua carriera ha addestrato almeno 1500 retrievers ed ha insegnato obedience all’Università del Minnesota per dieci anni. Ha giudicato field trial per retriever sia negli Stati Uniti che in Inghilterra. Gundog Sense and Sensibility - di Wilson Stephens (ed. Swan Hill Press). Molto spesso nei libri di addestramento non vengono raccontate le realtà di base del training, che sono date per scontate dagli esperti In questo libro i lettori scoprono la natura più profonda del cane, i suoi riflessi e i suoi schemi comportamentali e imparano non solo “che cosa” insegnare al cane, ma anche “come” insegnarlo. Wilson Stephens ci racconta ciò che ha imparato a caro prezzo in più di vent’anni di pratica e studio. Un classico inglese. Ascolta il tuo cane - di Jan Fennel (ed. Salani). Un simpatico libro, best seller in Inghilterra e Europa, scritto da una popolare addestratrice inglese, autrice anche di programmi TV, che ha creato un proprio personale metodo di relazionarsi ed addestrare il cane. 31 La versione cinematografica del romanzo Io & Marley di John Grogan uscirà in Italia il 3 aprile. Le star Owen Wilson e Jennifer Aniston sono una giovane coppia che decide di imparare a fare i genitori adottando un turbolento ma adorabile cucciolo Labrador, che riesce a capovolgere il mondo intorno a loro e a prendere il loro cuore. Il film è stato un eccezionale successo quando è uscito negli Stati Uniti a Natale, stabilendo un nuovo record di incassi: più di 100 milioni di dollari in appena due settimane. Per il ruolo di Marley sono stati necessari 22 Labrador di età diverse, e i tre addestratori che lavoravano sul set hanno dovuto affrontare una nuova sfida insegnare al cane a fare cose “cattive”ciò che l’addestratore Mark Forbes chiama ‘antitraining’. Forbes aggiunge: “Abbiamo incoraggiato qualunque cosa. Specialmente se il cane era in vena di ‘cattivi comportamenti’ - come saltare sul divano, masticare qualche suppellettile, saltarci addosso. Abbiamo incoraggiato tutto ciò che normalmente cerchiamo di insegnare a un cane a non fare.” Il cane che si è messo maggiormente in evidenza è stato Clyde, un Labrador di linee da lavoro con un’ energia e un’intelligenza che lo hanno reso ideale per il ruolo di Marley. “E’ stato il classico esempio di un cane con tanta personalità” dice Forbes “e dal primo giorno gli abbiamo insegnato ad usarla tutta.” Il regista lo adorava al punto che agli addestratori è stato proibito di provare le scene, e molti dei migliori momenti del film sono stati scene spontanee, come la scena in cui Marley tira giù una libreria per raggiungere il contenitore del suo cibo, e riesce ad aprirlo spargendo mangime ovunque. Forbes dice che una volta finito il film, Clyde è tornato nei ranghi ed è tornato ad essere un buon cane. Sottolinea che Labrador energetici come Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi da leggere Labrador (Best of Breed) di David Craig, The Pet Book Publishing Company (gennaio 2008). Scritto dal conosciutissimo giudice internazionale e allevatore David Craig, questo manuale di gran successo affronta il Labrador da tutti i punti di vista. Il libro, in otto capitoli e 120 illustrazioni, tratta dettagliatamente la storia della razza, i suoi bisogni e il suo temperamento, la cura del cucciolo, con addestramento e socializzazione, e illustra lo standard di razza. Il manuale contiene inoltre una parte dedicata alla salute, curata da un noto medico veterinario inglese. Animals Make Us Human: Creating the Best Life for Animals di Temple Grandin e Catherine Johnson, Houghton Mifflin Harcourt (January 2009). *Non ancora tradotto in italiano. Temple Grandin è probabilmente la persona affetta da autismo più titolata e più conosciuta al mondo, è comparsa nei più importanti programmi televisivi e ha scritto i primi libri che aiutano a comprendere “dall’interno” l’autismo. Grazie al suo particolare modo di vedere il mondo, ha scritto anche libri che ci mostrano come rendere migliore la vita degli animali – dal loro punto di vista, non dal nostro. Questo libro si basa sulla esperienza dell’autrice come persona autistica e su quasi 30 anni di studio per identificare i bisogni emozionali di base di cani, gatti, animali in fattoria e negli zoo. E’ un libro che fa pensare e che ci fa rivedere molto di ciò che pensiamo di sapere sul comportamento degli animali. Ricette a Quattro zampe per il tuo miglior amico di Ingeborg Pils, Editore Gribaudo (January 2007). Facili e veloci ricette, illustrate con foto a colori, adatte alla maggior parte dei cani, da preparare ogni giorno o in occasioni speciali. Tutte le ricette sono state controllate ed approvate da un veterinario e provate dai cani dell’autrice. La socia RCI Susan Street testimonia che i biscotti di grano integrale e avena ricoperti di semi di sesamo sono stati un grande successo tra le sue golden, che li hanno letteralmente divorati. monitorati nello studio. Gli abbandoni sono diminuiti principalmente al Nord: in Tentino Alto Adige e Valle d’Aosta non sono stati segnalati randagi. Il 74% degli abbandoni si è verificato in Campania, Sicilia, Puglia, Basilicata, Sardegna e Calabria. L’AIDAA stima che grazie alla campagna del Governo Italiano contro gli abbandoni, circa 400 000 cani abbiano accompagnato i loro padroni in montagna o al mare nel mese di agosto. Mentre relativamente poche spiagge accettano i cani, stanno aumentando gli agriturismi in collina e in montagna che accolgono volentieri I cani. Se i cani potessero parlare..... da vedere La nuova serie televisiva del programma di Cesar Millan “The dog whisperer” sarà trasmessa domenica 27 settembre alle 9 pm dal canale National Geographic. Nel primo episodio, Cesar aiuterà Nunu, un Chihuahua che attacca ferocemente chiunque si avvicini alla sua padrona Tina, e il “quasi” Labrador Opie che è perfetto con le persone ma aggressivo con gli altri cani. Cesar Millan è un conosciutissimo esperto di comportamento canino e giornalista del New York Times, ed ha già scritto due best seller. E’ uno dei più richiesti esperti per la riabilitazione di cani problematici. Il programma televisivo lo segue attraverso gli Stati Uniti nelle case dove rieduca i cani ed i loro proprietari sulla base di tre principi portanti: “esercizio, disciplina e affetto.” notizie Estate 2009: diminuiscono gli abbandoni di cani. L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA) riferisce di un chiaro calo nel numero di abbandoni: nei 100 canili monitorati , gli abbandoni sono stati 5092, meno della metà di quelli riportati nell’estate 2008. Grazie alla recente introduzione del microchip, sono stati riconsegnati ai loro proprietari 2304 cani su un totale dei 8206 che sono transitati dai canili 32 Scoperti i resti del primo cane domestico. Secondo lo scienziato Peter Savolainen del Royal Institute of Technology di Stockholm, i resti del primo cane domestico, risalenti a 16000 anni fa, sono stati identificati in Cina, a sud del fiume Yangtze. Savolinen ha pubblicato i risultati della sua ricerca sulla rivista “Molecular Biology and Evolution”. Lo studio dimostra che i primi cani si sono evoluti dal lupo all’incirca nel periodo in cui in Cina si sviluppò l’agricoltura. Fino ad ora gli scienziati pensavano che i cani si fossero domesticati alcune migliaia di anni fa, ma non sono mai stai in grado si precisare dove e quando. Dallo studio del DNA mitocondriale di più di 1700 cani moderni, gli scienziati svedesi e cinesi sono stati in grado di ricostruire alcuni gruppi di alberi genealogici, da questi, le origini cinesi del cane domestico. 33 Questa estate la ditta produttrice di giocattoli Takara ha presentato alla Fiera del Giocattolo di Tokio una versione aggiornata del “Collare Bowlingual”, un sistema computerizzato che traduce l’abbaiare del cane in sei differenti emozioni. La prima versione, formata da un collare e da una ricevente da tenere in mano, è stata lanciata nel 2002 ed è stata venduta in Giappone in 300 000 esemplari. Questo piccolo strumento, messo a punto dal presidente della Takara insiema ad un esperto in acustica e a un veterinario, trasmette il suono dell’abbaio a un computer che lo analizza e poi lo collega uno dei sei stati d’anima: felicità, tristezza, frustrazione, allarme, assertività o bisogno. Il display mostra in modo spiritoso “quello che il cane direbbe, se potesse parlare”. L’apparecchio ha anche altre interessanti caratteristiche, può essere programmato per oltre 80 razze e costa circa 150 euro. Nel 2008 i retriever sono in pole position. Le iscrizioni ai libri delle origini dimostrano che in tutto il retriever continuano ad essere tra le razze più popolari. In Italia i Labrador sono stati la quarta razza più popolare, con 6040 nuove iscrizioni, (su più di 123000 soggetti di 220 razze) dopo i setter inglesi, i pastori tedeschi e i segui maremmani. I golden seguono in settima posizione con 3800 iscrizioni. Invece I Curly coated si sono distinti come una delle razze più rare...con una sola iscrizione! Anche in Inghilterra Labrador e golden sono tra le razze più diffuse. I Labrador sono i più popolari: infatti sono stati iscritti ben 45233 cuccioli , seguiti dai Cocker - che hanno avuto un incremento del 10%- e dagli Springer Spaniel Inglesi. I golden sono settimi con 9159 iscirzioni. Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi notizie Negli Stati Uniti i Labrador sono da 18 anni la razza più popolare, e golden seguono da vicino, al quarto posto. Nell’anno della sua fondazione (1884) l’American Kennel Club comprendeva solo nove razze , sorprendentemente, il Chesapeake Bay Retriever era la seconda razza più numerosa, con 48 soggetti. Tutte le prime nove razze appartenevano ai cani da caccia, selezionati per aiutare l’uomo a trovare e recuperare la selvaggina. E che richiedevano il “will to please” e l’addestrabilità che ancora oggi li rendono così popolari anche come cani da famiglia. ENDAL: la storia del cane prodigio diventerà un film All’inizio di settembre è stata conferita ad Endal la medaglia PSDA alla memoria che rimarrà per sempre nell’albo d’onore della PSDA. Allen ha partecipato alla cerimonia con il suo nuovo labrador, EJ, che sta seguendo le orme di Endal come devoto cane da assistenza. In attesa del film, Allen ci invia anche alcune foto di Endal Jr, detto EJ in famiglia. Allen Parton (vedi nr 3 di Retriever-Magazine) ha inviato a Retriever Magazine le ultimissime notizie : il produttore cinematografico Simon Brooks ha acquisito i dirittti del libro “Endal: How One Extraordinary Dog Brought a Family Back from the Brink” che Allen e sua moglie Sandra hanno scritto per raccontare come Endal, il loro primo labrador da assistenza, ha salvato la vita di Allen e il loro matrimonio. Nel film in progetto la parte di Sandra verrà proposta a grandi star come Kate Winslett e Rachel Weisz mentre Colin Firth or Michael Sheen saranno Allen Parton, anche se.....”per essere belli come me ci vorrebbe Brad Pitt” dice Allen scherzando. 34 RETRIEVER magazine