IERI ED OGGI
SCUOLA PRIMARIA”SILVIO PELLICO”
CLASSE III ANNO SCOLASTICO 2007-2008
•DATI GENERALI
•ASPETTI STORICI
•TRADIZIONI LOCALI
DATI GENERALI
Abitanti
46211
Superficie
20,97 kmq
Altitudine
238 m
Distanza dal
capoluogo
Distanza da
Malpensa
Prefisso telefonico
19 km
Prefisso postale
21013
6 km
0331
Sorge nella pianura del basso Varesotto, con limiti nelle colline moreniche di Crenna e Cajello.
Confina in senso orario da nord con i comuni di: Cavaria, Cassano Magnago, Busto Arsizio, Samarate,
Cardano al Campo, Arsago Seprio, Besnate.
Il territorio è attraversato dal torrente Arno e rientra nel parco del Ticino.
•ASPETTI STORICI
Cenni di storia
Origine del nome “Gallarate”
Il primo documento in cui appare il nome
della nostra città è una pergamena
dell’anno 974, redatta sotto il regno di
Ottone II e giacente nell’Archivio di stato
di Milano.
Secondo alcuni il nome deriva da “Gallarum
arx” (cittadella dei galli ) o “Gallorum ara”
(luogo per sacrifici dei Galli).
Secondo altri il nome deriverebbe da
“Gallerita avis”, (specie di allodola vivente
da queste parti).
Altri ancora ritengono il suo nome da
collegare al nome “Galerius”, forse Gaio.
Galericus Valerio Massimiliano successore
di DIOCLEZIANO.
Se ciò fosse vero la nostra città avrebbe il
suo nome legato ad un imperatore Romano
e non a tribù barbariche.
Infine, c’è chi pensa che il nome derivi
dalla voce latina “Glarea” in pratica
“ghiaia” materiale presente nel territorio
gallaratese per la presenza di corsi d’acqua
che la attraversano o che scorrono in
vicinanza(ARNO, TICINO, OLONA).
•TRADIZIONI LOCALI
La Rama di Pomm
La festa di Natale
La festa del Patrono
La Gioeubbiana
LO STEMMA DELLA CITTA’
Nello stemma della città di Gallarate
riconosciuto ufficialmente dal
Governo, con decreto 21 febbraio
1933, sono raffigurati due galli: “uno
rosso su campo bianco e uno bianco
su campo rosso.
Così esso appariva già nel 1860, anno
in cui Gallarate fu eretta al rango di
città, prima ancora della
proclamazione del Regno d’Italia.
La storia
Abitata sin dal neolitico, probabilmente fondata dai Galli (come testimonia una tomba gallica del sec. I a.C.
rinvenuta in piazza Ponti), si sviluppò con l'avvento dei Romani che a partire dalla fine del sec. I a.C. (è di questo
periodo una tomba romana rinvenuta in località Crenna) riorganizzarono il territorio, dividendolo in centurie,
costruendo strade, favorendo lo sviluppo di villaggi celtici preesistenti.
Poco si sa del periodo successivo sino al 974, in cui in una pergamena viene citato un piccolo villaggio di nome
Galeratis. Non più un borgo importante, quindi ma un piccolo villaggio che probabilmente deve il suo nome a un
Galerius.
Nel Medioevo, Gallarate appartenne al Contado del Seprio e ne seguì le vicende.
Nel Trecento, il Seprio venne assegnato a Lodrisio Visconti che si stabilì nel castello di Crenna e da qui tramò per
impadronirsi del potere a Milano.
Nel 1344 esistevano in Gallarate due case di Umiliati, frati di un ordine minore che lavoravano e tessevano la
lana. Dalla loro attività presero il via manifatture tessili di lana e di seta e un vivace commercio di manufatti.
Nei secoli che seguirono Gallarate fu ripetutamente teatro di scontro dapprima contro le invasioni degli Svizzeri,
che affiancavano i francesi, poi per la guerra tra francesi e spagnoli.
Nel 1786, l'imperatore austriaco Giuseppe II fece di Gallarate il capoluogo della provincia.
Nel 1796, con l'avvento di Napoleone, Gallarate divenne capoluogo del IV distretto del dipartimento dell'Olona e
nel 1798 furono aboliti tutti i feudi. Nel 1799 tornarono gli austriaci e Gallarate fu saccheggiata dalle truppe russe
di Suvarov.
Nel 1860 Gallarate ottenne il rango di città.
Sorsero in questo periodo le prime attività industriali. Accanto all'industria tessile si svilupparono officine
meccaniche, calzaturifici, oreficerie...
Gallarate antica
MILLE ANNI FA LA CITTA’ DI GALLARATE
ERA CIRCONDATA TUTTO INTORNO
DALLE MURA; IN ESSE VI ERANO PORTE
CHE RESTAVANO APERTE DI GIORNO E
CHIUSE
DI
NOTTE.
ERA
PURE
CIRCONDATA DA UN GRANDE FOSSO CHE
SI RIEMPIVA CON L’ACQUA DELL’ARNO,
QUANDO I NEMICI TENTAVANO DI
ENTRARE IN CITTA’.
GALLARATE
AVEVA
ANCHE
UN
CASTELLO E UNA TORRE. IL CASTELLO
NON C’E’ PIU’, MA LA TORRE RIMANE
ANCORA: E’ IL CAMPANILE DELLA
CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA.
IL PICCOLO BORGO DI GALLARATE
ANTICA È DIVENTATA OGGI UNA BELLA E
GRANDE CITTA’.
L’ARNO
Il torrente Arno (così battezzato, sembra dagli Etruschi, in omaggio ed a
ricordo del loro più grande e maestoso fiume toscano) ha origine tra le
colline di Brunello, Gazzada e Morazzone, in diversi rami che si
riuniscono, dopo breve corso isolato poco prima di Valdarno, tra Castronno
e Albizzate. Segue poi un percorso tortuoso in direzione nord-sud termina
dopo un percorso di 35 km senza tuttavia aver foce né al Ticino, né al canal
Villoresi, che sono i due corsi d’acqua più vicini a quella località.
Nei pressi di Orago riceve un affluente, il Tenore, che scende dai colli tra
Albizzate e Menzago.
Un braccio dell’Arno si staccava a Gallarate per
ritornarvi dopo attraversata la città: prendeva il
nome di Arnetta, ora coperta. L’Arno a quei
tempi limpido e pulito usciva sempre dagli argini.
La prima citazione riguardante l’Arno, risale al
974 d.c.; la prima riguardante un’inondazione al
1177. Poi le uscite dell’Arno si fecero
frequentissime e sono innumerevoli, ecco le più
importanti: 1629, 1640, 1732, 1852, 1910, 1951.
Molti rischiarono la polmonite invece
nell’inondazione duplice del 1951.
LA RAMA DI POMM
Una tradizione, ancora viva, è la “Festa delle Mele” chiamata popolarmente “Rama di
Pomm”.
Essa si celebra tutti gli anni intorno al 21 novembre nel rione di Madonna in
Campagna.
Il 21 novembre 1631 fu trovato fiorito un melo selvatico vicino ad un santuario a dar
prova che la madonna aveva accolto le preghiere dei suoi devoti di far cessare la peste
allora imperversante nel Gallaratese.
Il palio della Rama di Pomm è suddiviso in 4 settori in cui i “madonna campagnini”
svolgono dei giochi come tiro alla fune, gioco delle bocce, partite a carte….e quelli
folcloristici come la corsa degli asini, quelli divertenti come la corsa con i sacchi,
l’albero della cuccagna e lavori a maglia.
Si deve allora alla fantasia popolare l’idea di infilzare alcune mele sulle spine dei rami
di Gleditsia e venderle ogni 21 novembre.
La festa di Natale
La festa di Natale ai vecchi tempi non era la festa dei doni, ma della famiglia e della religione.
I presepi si facevano così: la mamma comprava fogli su cui c’erano stampati Re Magi e altri
personaggi, si ritagliavano e si incollavano sui coperchi delle scatolette di caffè e di cicoria.
Ai bambini di scuola, le maestre facevano studiare la poesia a memoria e a scrivere una lettera
per i genitori: la mettevano sotto il piatto e trepidanti aspettavano che il papà la leggesse; per
regalo a Natale davano 10 centesimi.
Le massaie preparavano poche cose per il pranzo di mezzogiorno e accendevano nel camino il
fuoco con il ceppo di Natale che durava tutto il giorno.
Poi si faceva uno spuntino: Cassouela o la Busècca e la Rustiscia.
La festa del Patrono
In occasione della festa del Patrono San Cristoforo, il 25 luglio,
alcuni ragazzi con un filo di ferro formavano un pallone e lo
ricoprivano di bambagia, detta “bombasina” e lo portavano in
chiesa.
Il sacerdote gli dava fuoco e appena il palloncino incominciava
a bruciare si vedeva uno stormo di uccellini bianchi, liberati
dalle gabbie da alcuni ragazzi.
Oggi, la festa di San Cristoforo si conclude con la tradizionale
benedizione degli automezzi, spettacoli musicali e un concerto
bandistico.
LA GIUBBIANA
La più antica tra le tradizioni i gallaratesi è la festa della “Giubbiana”.
L’ultimo giovedì di gennaio, verso sera nella piazza principale della città si
accendeva un immenso falò.
Intorno ad esso piccoli e grandi facevano gran rumore, danzando e suonando strani
strumenti.
Al termine della festa le braci accese venivano date alle
vecchiette povere.
In casa quella sera era tradizionale il risotto con la “luganega”.
Un’altra tradizione, abbastanza moderna, è la “Festa del brodo”.
Essa si svolge in uno dei quartieri più vecchi di Gallarate che,
dalla festa, ha preso anche il nome: “Cuntrada dal Broeud”.
La festa dura 3 giorni e inizia il sabato seguente la festa della Madonna del Carmine
(16 luglio).
Ad essa partecipa tutto il popolo, comprese le autorità che, dopo i discorsi, gustano
il tradizionale brodo di manzo che viene offerto gratuitamente a tutti.
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Gallarate - Politecnico di Milano