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L’opera colossale
dell’Archivio
Multimediale
dell’Attore Italiano
P
R egione L ombardia è stato da poco
presentato, alla presenza di Franco Branciaroli,
il segmento lombardo dell’Archivio Multimediale dell’Attore Italiano, un’iniziativa di grande portata che
rivoluzionerà i criteri di documentazione e di ricerca nel
settore, vastissimo, degli interpreti teatrali, sia nel campo
della prosa che in quello operistico. In questa dettagliata
intervista il professor Siro Ferrone, che ne è l’ideatore, ci
racconta la genesi di quest’esperienza.
in vetrina
resso la
L’idea di creare un Archivio Multimediale degli attori italiani è
certamente uno dei progetti più innovativi e stimolanti dell’intero panorama culturale italiano. Come e quando è nata? Quali sono gli
obiettivi che si prefigge?
Il progetto è nato quasi dieci anni fa, ma solo di recente ha acquistato un’articolazione multimediale più precisa, arrivando a produrre un software assolutamente originale e unico nel suo genere. L’Archivio Multimediale dell’Attore Italiano (AMAtI) raccoglie dati e informazioni sugli attori, cantanti, danzatori italiani che dal XV
al XX secolo hanno esercitato la propria professione nel
teatro di prosa e d’opera, nella danza, nel cinema, nella radio e nella televisione. L’obiettivo è quello di costruire una grande enciclopedia biografica di artisti che, per
quanto spesso acclamati dal pubblico nel tempo della loro vita (e in qualche caso anche oltre), quasi mai ottengono il riconoscimento storico dovuto, oscurati dal prevalere ora del poeta drammaturgo, ora del musicista, ora del
regista. E invece sappiamo che lo spettacolo – soprattutto quello dal vivo – non potrebbe neppure esistere senza
l’esistenza e il lavoro delle attrici e degli attori che in carne e ossa lo resero possibile. A questa miriade di artisti
e artigiani del nostro paese è dedicata questa grande enciclopedia multimediale, non a caso battezzata AMAtI.
Quali sono i criteri di elaborazione?
I ricercatori impegnati in questo lavoro sono tenuti a
consultare in primo luogo le compilazioni enciclopediche nazionali e internazionali esistenti per ogni disciplina (dal Dizionario Grove all’Enciclopedia dello Spettacolo al Dizionario Biografico degli Italiani, tanto per citare i più noti). Poi sono chiamati ad approfondire tutta
la bibliografia critica che sulle singole personalità è stata prodotta in data successiva alla stesura di quelle voci.
Viene poi avviata – nei limiti del possibile – una verifica
dell’attendibilità delle informazioni contenute nelle fonti indirette. Le ricostruzioni biografiche che ne derivano
sono quindi le più aggiornate possibili.
La parte più originale del lavoro nasce però dall’organizzazione elettronica dei materiali documentari. Un sistema di rimandi e verifiche incrociate determina, con il
crescere delle informazioni, un corpus enciclopedico che
oltrepassa il perimetro delle singole biografie per imporsi
come thesaurus dell’intero sistema dello spettacolo italiano. È infatti possibile, utilizzando il sistema di ricerca proposto,
reperire informazioni sui diversi spettacoli realizzati intorno (o a
partire da) un medesimo testo, sugli stessi teatri in cui una serie di
recite hanno avuto luogo nell’arco
di più secoli, sulle diverse incarnazioni di un medesimo personaggio nel corso del tempo.
Se per i nostri contemporanei i
problemi che principalmente si
pongono ai compilatori riguardano l’aggiornamento e la selezione
dei dati all’interno di un corpus assai vasto di informazioni, per le
biografie dei secoli alti le difficoltà riguardano, al contrario, la difficile reperibilità delle informazioni oltre, ovviamente, alla loro limitata potenzialità multimediale.
Ma ricerche accurate sono avviate per il reperimento di
fonti iconografiche anche inedite. Per tornare ai nostri
contemporanei (o quasi) una cura particolare è dedicata
alla raccolta di interviste originali, nel corso delle quali si
cercano di ottenere dagli stessi protagonisti informazioni relative alla loro formazione, ai maestri che essi hanno
(o non hanno) incontrato nel corso della loro carriera, alle opere e ai personaggi che hanno interpretato.
Quali sono i contenuti offerti all’utente ad apertura di pagina?
Per ciascun personaggio AMAtI offre all’utente un facile accesso a voci biografico-artistiche originali e aggiornate, a un elenco di fonti (manoscritte, bibliografiche, iconografiche) e a una selezione dettagliata di dati sulla carriera e su singole interpretazioni. Documenti,
immagini e materiale multimediale (video e audio), collegati alle informazioni raccolte nel database, possono essere visualizzati per approfondire il percorso di navigazione sull’attore e ottenere di questo un ritratto completo e dinamico. L’utente può scegliere di compiere anche
autonome ricerche su singoli spettacoli, su interpretazioni di personaggi nel tempo, su compagnie teatrali, su teatri storici italiani. Ognuno di questi percorsi, così come
quello sull’attore, è collegato alla visualizzazione di schede descrittive, di rimandi alle fonti, di documenti, di im-
magini e di brani video e audio che ne ricostruiscono la
storia. All’interno di AMAtI è inoltre consultabile un dizionario dei ruoli teatrali italiani.
L’analisi dello stile dei diversi interpeti costituisce una
sezione del database a cui conferiamo una particolare importanza. Vogliamo con questa sottolineare il carattere
fondamentale dell’arte attorica e canora nella determinazione del tessuto stilistico e espressivo di ogni forma teatrale. L’assegnazione ad ogni interprete di una cifra stilistica costituisce una sfida difficile per i compilatori, richiede un esercizio congetturale arduo e un continuo aggiustamento redazionale dei contributi. Ma è la parte con
la quale vogliamo portare un contributo determinante
per la rivalutazione, nella produzione teatrale e cinematografica, del ruolo degli interpreti, spesso ridimensionati dalle funzioni ora del regista e ora dell’Autore.
Ci può descrivere la struttura della banca dati?
La parte centrale della home page mostra un numero variabile di box con il ritratto di alcuni attori corredato da
una breve descrizione. La «copertina», continuamente
aggiornabile dalla redazione, ha la funzione di proporre
e promuovere la navigazione di determinati profili. I box
in calce alla pagina raggruppano gli attori per aree di appartenenza (attori toscani, attori napoletani, attori lombardi. ecc.) e suggeriscono navigazioni di tipo tematico.
Il motore di ricerca permette all’utente registrato di
compiere autonomi percorsi d’indagine all’interno del
database. È possibile accedere all’archivio ricercando il
nome di un attore o di una compagnia, il titolo di uno
spettacolo, il nome di un teatro o di un personaggio e
compiere così le relative navigazioni.
Tra i vari percorsi quello dedicato all’attore, destinato
alla visualizzazione dei dati riguardanti la vita e la carriera, è il principale della struttura di AMAtI. Un insieme
di pagine accoglie la voce biografico-artistica, strutturata per sezioni (sintesi, biografia, famiglia, formazione, stile di recitazione/interpretazioni, scritti). A queste si aggiungono quelle destinate a contenere dati analitici, ordinati in appositi campi. Di ogni attore viene fornito il profilo anagrafico (nome, cognome, nomi d’arte, alias, data e luogo di nascita, data e luogo di morte, ecc.), l’ambito
di attività (teatro di prosa, cinema, opera, ecc.), l’area geografica di appartenenza (città, regione, nazione), un resoconto dettagliato della carriera (scritture in compagnia,
interpretazioni di personaggi, partecipazione a determinati spettacoli). Ogni sezione è collegata ad un elenco di
fonti (scritte, iconografiche, multimediali) in alcuni casi
direttamente consultabili dagli utenti.
A che punto è arrivata la compilazione, e quali sono i soggetti istituzionali coinvolti nell’impresa titanica?
Il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica
ha recentemente assegnato un significativo finanziamento a questo che è un Progetto di Ricerca Nazionale. Oltre a me stesso, Direttore del Dipartimento di Storia delle Arti e dello Spettacolo dell’Università di Firenze, sono impegnati nel progetto il Prof. Carmelo Alberti (Università di Venezia), il Prof. Claudio Longhi (Istituto Universitario delle Arti Visive di Venezia), la Prof.ssa Teresa
Megale (Università di Firenze), il Prof. Alberto Bentoglio
(Università Statale di Milano), il Prof. Claudio Bernardi
(Università del Sacro Cuore di Brescia), la Prof.ssa Anna
Maria Testaverde (Università di Bergamo), la Prof.ssa Paola Daniela Giovanelli (Università di Bologna), la Prof.
ssa Isabella Innamorati (Università di Salerno), il Prof.
Alessandro Tinterri (Università di Perugia), l’Ing. Lorenzo Mucchi (Università di Firenze). Capo redattore di tutto il progetto è la Dott.ssa Francesca Simoncini (Università di Firenze). Fanno inoltre parte della redazione permanente la Dott.ssa Daniela Sarà, la Dott.ssa Emanuela
Agostini e il Dott. Leonardo Spinelli. A sostegno dell’impresa sono intervenuti, in tempi diversi, numerosi enti finanziatori. Tra questi, mi piace ricordare, oltre all’Ateneo di Firenze e al Ministero per la Ricerca Scientifica,
il Monte dei Paschi di Siena, la Cassa di Risparmio di Firenze, la Regione Lombardia, l’Ente Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia. Grazie a questi interventi, sono stati
perfezionati i processi di ricerca e di produzione.
Allo stato attuale l’archivio contiene oltre 150.000 records recanti informazioni su spettacoli, cast and credits
e luoghi di spettacolo e oltre 500 voci biografiche originali collegate a files multimediali (immagini, testi, brani
audio e video).
L’Archivio non è attualmente consultabile on line. Una
prima dimostrazione pubblica è stata tenuta nella sede
della Regione Lombardia lo scorso gennaio. I test che
si stanno conducendo saranno perfezionati nel corso di
questo primo semestre 2010, dopo questa data l’Archivio
sarà reso accessibile a tutti. Un’esposizione pubblica del
prodotto sarà fatta alla fine del 2010 nelle principali sedi
universitarie coinvolte.
Qual è la situazione dell’area veneta all’interno della struttura
AMAtI?
Come nel quadro nazionale la presenza degli attori veneti occupa un posto di particolare importanza, essendo
la regione (e non solo Venezia!) una terra felice dell’arte
attorica, canora e danzata, dal Quattrocento ai giorni nostri, altrettanto si può dire che avverrà nel nostro archivio. D’altra parte nell’organizzazione delle nostre biografie per patria d’origine bisogna anche tenere conto del carattere nomade di gran parte degli artisti italiani, spesso
venuti al mondo al seguito di famiglie itineranti. La grande Eleonora Duse nacque ad esempio a Vigevano ma sarebbe difficile separarla dal contesto veneto della sua famiglia (alla quale, del resto, abbiamo già dedicato numerose voci biografiche).
Un primo campione di biografie illustri di artisti veneti
è in fase avanzata di elaborazione mentre è appena stato
avviato un rapporto di collaborazione con l’Università di
Venezia (prof. Carmelo Alberti) e con l’Istituto Universitario delle Arti Visive (prof. Claudio Longhi) destinato a
incrementare lo sforzo in questa direzione. Lo stesso prof.
Alberti, in quanto Presidente dell’Istituto Internazionale per la Ricerca Teatrale (con sede presso la Casa Goldoni di Venezia) è parte integrante del Comitato Scientifico dell’Archivio Multimediale dell’Attore Italiano. Altri
studiosi come Cesare De Michelis, Piermario Vescovo,
Gilberto Pizzamiglio e Anna Scannapieco parteciperanno alle fasi ulteriori del progetto che ci auguriamo possa coinvolgere sempre più i giovani ricercatori delle Università di Padova e Venezia in un panorama abbastanza
ambizioso se si pensa che dovrebbe andare da attori come il padovano Ruzante al veneziano Gustavo Modena
al trevigiano Cesco Baseggio al veronese Walter Chiari,
per arrivare a cantanti come la veronese Cecilia Gasdia o
la vicentina Marcella Pobbe, il padovano Renato Bruson
e la trevigiana Toti Dal Monte, e tanti altri ancora. (l.m.) ◼
Nell'immagine l'homepage dell'Archivio Multimediale dell'Attore Italiano.
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Le nuove attività
della Cini tra
mostre e convegni
A San Giorgio Maggiore
un ricco calendario di eventi
A
poco iniziato, la Fondazione
Giorgio Cini di Venezia propone la realizzazione di alcune iniziative multidisciplinari, tra cui
spiccano due importanti progetti espositivi: dal 24 aprile
al 19 luglio si terrà sull’Isola di San Giorgio Maggiore la
mostra «Questo piccolo è l’originale». Bozzetti di Sebastiano Ricci
e dei maestri del Settecento veneto, evento cardine del program-
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nuovo anno da
ma per le celebrazioni del CCCL anniversario della nascita di Sebastiano Ricci. L’esposizione riunirà dipinti, sculture e disegni legati alla questione del «bozzetto», in grado di rappresentare un aspetto originale del genio multiforme del pittore bellunese, che fu precursore del rococò in Italia e in Europa. A settembre poi, in collaborazione con lo Studio di Architettura di Michele De Lucchi e
l’Atelier Factum Arte di Adam Lowe, la Fondazione Cini proporrà Le arti di Piranesi, evento espositivo sull’arte di Giovanni Battista Piranesi vista attraverso la lente interpretativa di Michele De Lucchi, architetto e designer contemporaneo. Il percorso espositivo sarà completato dalla ricostruzione tridimensionale di alcune tra
le più belle creazioni piranesiane, grazie alla sapienza tecnologica e alle raffinate qualità artigianali dell’atelier di
Adam Lowe.
Per quanto riguarda il versante dei laboratori sperimentali e di ricerca, da marzo a settembre proseguirà Le pras-
si esecutive e compositive con l’elettronica, a cura dell’Istituto per
la Musica, che prevede un’attività di ricerca ed esecuzione
nelle pratiche di riproduzione ed elaborazione elettronica
del suono, nella regia e nella spazializzazione del suono,
e che avrà tra gli insegnanti Alvise Vidolin.
Non mancherà, dal 2 all’8 maggio, il tradizionale seminario di musica antica «Egida Sartori e Laura Alvini», dedicato quest’anno ai pensieri musicali contenuti nell’opera di Galileo Galilei (fratello, zio e padre di musicisti,
nonché figlio del celebre teorico musicale Vincenzo Galilei), dal titolo Galileo musico. Music and the Arts in Galileo
Galilei’s Thought. Dal 10 al 12 maggio sarà la volta del seminario di studi storici La costruzione del ricordo: memorie
pubbliche, memorie private, in cui una ventina di studiosi saranno invitati a discutere sulla cronachistica friulana cinquecentesca, sull’elaborazione del lutto per una sconfitta
subita e sulla genesi in termini di annotazione della storia dell’arte. Dal 26 al 28 maggio è in programma invece
il convegno internazionale Corpo e anima
della scrittura tra Oriente e Occidente, realizzato
in collaborazione con
The International Hokusai Research Centre
e finalizzato a indagare e documentare le
diversità e le interazioni delle diverse forme
dello scrivere.
A giugno le attività
proseguono con il corso per italianisti Venezia e la civiltà italiana
nei secoli della modernizzazione europea. Il secondo Novecento a cura di
Cesare De Michelis.
L’iniziativa consiste in
un corso di formazione rivolto agli studenti del biennio, ai dottorandi, ai dottori in materie umanistiche e ai
frequentatori del neonato Centro Internazionale di Studi della Civiltà Italiana «Vittore Branca»
(cfr. VMeD n.32, p. 72).
A settembre, infine, gli ultimi due grandi appuntamenti: la nuova edizione dei «Dialoghi di San Giorgio», Protecting nature or saving creation? Ecological conflicts and religious
passions, quest’anno dedicata a scandagliare il rapporto tra
ecologia e teologia. Parteciperanno studiosi di fama internazionale quali Bruno Latour, Simon Schaffer, Peter
Sloterdijk, John O’Malley, Izabela Jurasz, Eduardo Viveiros de Castro, Michael Shellenberger, Ted Nordhaus,
Anne-Marie Reijnen, Elizabeth Theokritoff, Eric Geoffroy, Remo Bodei.
Si terrà inoltre dal 19 al 21 settembre la Sixth International Conference on the Future of Science, organizzata in
collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi e la Fondazione Silvio Tronchetti Provera. (i.p.) ◼
Sebastiano Ricci, Venere con due putti (circa 1710).
Obiettivi e finalità
del Teatro Sociale
di Rovigo
A colloquio con il direttore
artistico Stefano Romani
di Andrea Oddone Martin
Seconda puntata della nostra ricognizione sui teatri del territorio,
che passa attraverso le linee culturali, in senso esteso, dei loro direttori artistici. Dopo Treviso, andiamo a incontrare ora il Sociale di Rovigo, un luogo di storica tradizione musicale.
A
Tr ev iso
piov e inin t e r ro tta m e n t e .
Mentre la lasciamo senza rimpianti e
ci avviciniamo man
mano a Rovigo, le
nubi lasciano spazio ad un azzurro
spento che, alla fine, lascia trapelare un sole promettente. Eccoci al Teatro Sociale di Rovigo, un teatro di tradizione le cui stagioni, liriche in primis, si sono susseguite quasi ininterrottamente da ben più di un secolo. Pensiamo ai debutti di Beniamino Gigli e di Renata Tebaldi, avvenuti su questo palcoscenico. Ci accoglie il maestro Stefano Romani, rodigino ma residente da anni nell’entroterra trevigiano.
Da alcuni mesi è il direttore artistico del teatro, cosa vuol dire occuparsi della programmazione al Teatro Sociale di Rovigo?
È un’occupazione di grande responsabilità, io la sento
così. Del resto nel Veneto, se togliamo i grandi Enti Lirici, attualmente il Teatro di Rovigo come teatro di produzione è il più importante. La longevità dell’attività di spettacolo (pensi che siamo alla CXCIV stagione, è del 1819
l’inaugurazione del palcoscenico) e la sua sostanziale
continuità costituiscono oramai un riferimento irrinunciabile per il nostro pubblico. Accorre sempre numerosissimo anche da regioni limitrofe, soprattutto in occasione
degli appuntamenti dell’opera lirica. Dovremo aumentare le repliche, ma le risorse attuali non ce lo permettono.
Stiamo attraversando un periodo critico, economicamente, ma è
l’occasione di osare in sinergie che scavalcano confini che fatalmente
ora paiono troppo angusti, giusto?
Verissimo, le coproduzioni sono giocoforza parte integrante delle nostre politiche produttive, sia nella lirica
– con il progetto regionale LiVe, ma anche con il teatro
di Savona, il Donizetti di Bergamo, Trento, Pisa, e dalla prossima stagione, nella produzione dell’Elisir d’amore,
con il Teatro Comunale di Treviso – sia nella prosa e nella danza, stagioni molto seguite qui, ad esempio col Teatro del Lemming. Le attività comprendono anche un
supporto qualificato dal punto di vista tecnico, molte delle scenografie degli spettacoli coprodotti sono realizzate dal nostro laboratorio. Ho ripristinato la stagione concertistica, che si era interrotta da alcuni anni, stringendo
una convenzione con la storica Società dei Concerti «Venezze» del nostro territorio, per realizzarla. È un inizio,
che intendo far proseguire con continuità. Nell’attività
culturale del Teatro Sociale di Rovigo in tutti questi anni ci siamo guadagnati una credibilità presso gli altri enti di produzione culturale e tutte le varie maestranze, con
le quali condividiamo fedelmente un’apertura per il presente e per il futuro.
Tra le collaborazioni che ci saranno in avvenire c’è anche quella, che ritengo importante, con il Conservatorio «Francesco Venezze». Siamo in trattative sulla costituzione dei progetti futuri. Vorrei ripristinare quella vicinanza che, negli anni
ottanta/novanta, faceva in modo che alle situazioni professionali delle stagioni
teatrali partecipavano
anche le strutture e
i musicisti del conservatorio. Era una
sorta di laboratorio-lavoro che,
ad esempio, permetteva agli allievi di fare delle vere
esperienze lavorative. Pensi che, grazie a
questo tipo di situazione, naturale negli scorsi anni, si sono create delle professionalità che al giorno
d’oggi sono richieste in tutta Italia.
Io stesso feci la stessa esperienza, ed è stato il mio punto di partenza professionale. Poi, in questo
momento di forte crisi, mancano sempre più le occasioni di fare delle esperienze formative; sono estremamente
convinto della necessità di questa iniziativa.
Secondo lei, come si giustifica la generale disattenzione delle istituzioni verso la cultura musicale?
Nella mentalità più comune, la cultura è rappresentata dal superfluo, non si ha la consapevolezza di quali siano e di che peso abbiano i valori custoditi nella cultura
in generale, e nella cultura musicale nel particolare. Ad
esempio, l’Italia non è un paese industriale, è un paese riconosciuto e ammirato in tutto il mondo per il suo patrimonio artistico e culturale, sedimentato lungo i secoli. Quando uno straniero viene a visitare Venezia, va a
un’opera del Teatro La Fenice, oppure va a uno dei vari concerti, delle riduzioni di opere in forma di concerto, se trova un posto visto che sono sempre esauriti. Insomma, se esiste una vera ricchezza italiana che può riscattarci dal deficit economico, questa è indiscutibilmente legata all’attenzione che il nostro patrimonio artistico riscuote nel mondo. Ora, la facilità con la quale si tagliano velocemente i fondi dedicati alle attività culturali,
e soprattutto musicali, rappresenta un chiaro indice della scarsa consapevolezza delle potenzialità di questo settore. Mancano dei veri piani, delle pianificazioni consapevoli e lungimiranti, dove vengano riconosciute le realtà
culturali ed economiche, a livello regionale e nazionale. ◼
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