Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 133 17 Dicembre 2013 79 Pagine Novità KTM, ecco la nuova Supermotard 125-390. Sarà proprio così? Periodico elettronico di informazione motociclistica Nico Cereghini Marquez come Ago, baciato dalla fortuna. Ma anche talentuoso e professionale Scarica l’APP del Magazine Prova Ohvale GP-0 In pista per vedere come si comporta la versione definitiva | Prova naked | Kawasaki Z1000 2014 da Pag. 2 a Pag. 19 All’Interno NEWS: Triumph perché il due e il tre cilindri | Kawasaki spuntano i brevetti per la moto sovralimentata Guida all’usato Le migliori Enduro e Crossover a meno di 5.000 euro | SBK: Le pagelle 2013 dei team Kawasaki Z1000 2014 PREGI Motore infinito e frenata DIFETTI Sospensioni rigide Prezzo 12.290 € Prova naked Motore da Urlo La Zetona cambia faccia e diventa ancora più pazza e cattiva. Sugomi, così si chiama il suo stile. Rivisto il motore che ora tocca quota 142 (cavalli) e spinge da paura a ogni regime. Costa 12.290 euro con ABS, ma senza controllo di trazione di Andrea Perfetti 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prova regolabile in precarico e estensione, collocato sopra il forcellone e più distante dagli scarichi (122 mm di escursione). Nuova anche la posizione di guida definita dal manubrio in alluminio. Naturalmente invariata la dotazione elettronica che prevede ABS di ultima generazione, ma non il controllo di trazione ritenuto superfluo rispetto alla più turistica SX1000 che invece lo presenta di serie. Il telaio è confermato, la Kawasaki Z1000 impiega il doppio trave in alluminio, con inclinazione del cannotto di sterzo di 24,5° e avancorsa pari a 101 mm. Sono invece nuovi i pneumatici Dunlop D214, nelle misure 120/70ZR17 davanti e 190/50ZR17 dietro. Il motore Anche il motore è oggetto di profondi aggiornamenti che ne aumentano i valori di potenza e di coppia, oltre a rendere più pronta la risposta all’acceleratore. Obiettivi raggiunti grazie a nuovi assi a camme, a raccordi di compensazione a sezione ovale fra i collettori di scarico nonché a cilindri interconnessi per ridurre le perdite per K awasaki la chiama filosofia Sugomi, dalle parti di Akashi ne vanno così fieri d’averla applicata sia all’estetica che al feeling del motore e della ciclistica della loro nuova Z1000. Sugomi è un ideogramma che racchiude i concetti di imponenza, cattiveria e inquietudine che in effetti traspaiono senza troppi filtri dall’esame statico e dinamico della maxi nuda giapponese. La Kawasaki Z1000 è cambiata profondamente, pur mantenendo i classici stilemi della naked sportiva Kawasaki. Il nuovo scarico fa sempre il verso al quattro-in-quattro della Z1 900 del 1972, i volumi della zona motore e serbatoio sono ancora più grintosi e i tratti spigolosi in stile manga futuristico sono rimasti. Il faro anteriore però è completamente nuovo, molto basso e largo, 4 dotato di inediti proiettori a LED (due abbaglianti e due anabbaglianti, che fanno il paio con il gruppo ottico posteriore). Kawasaki ha abbandonato le sovrastrutture sugli steli della forcella che appesantivano l’estetica del precedente modello. Nuovi freni Gli aggiornamenti seguono praticamente quanto visto sulla Kawasaki Z1000SX recentemente svelata e provata. Partendo dall’avantreno, si notano le pinze Tokico monoblocco con montaggio radiale a pistoncini differenziati che mordono dischi a margherita da 310 mm. La forcella Showa BPF (Big Piston Fork) da 41 mm con 120 mm di escursione è completamente regolabile, con l’idraulica che offre tarature separate per compressione e estensione sui due steli, mentre al posteriore lavora un nuovo ammortizzatore 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito pompaggio, e infine a un airbox rivisto. Il quattro cilindri possiede questi numeri vitali: 1.043 cm3, alesaggio e corsa pari a 77,0 x 56,0 mm. L’iniezione Keihin ha corpi da 38 mm di diametro. La Kawasaki Z1000 sviluppa 142 cavalli a 10.000 giri, con la possibilità di spingersi in allungo oltre gli 11.000. La coppia massima è di 11,3 chilogrammetri a 7.300 giri. Il peso in ordine di marcia (con 17 litri di benzina) è di 221 chili. La nostra prova In Kawasaki ci tengono da matti a sottolineare lo stile Sugomi della loro Z1000. E in effetti il muso della Zetona sprizza un’aggressività bestiale, che pare addirittura eccessiva ai primi sguardi. Il cupolino basso e proteso sulla ruota anteriore lascia piuttosto interdetti, come pure la strumentazione digitale non proprio a portata di vista (è troppo arretrata e obbliga a distrarsi 6 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove per leggerla). Ma basta accendere le luci a LED e osservare la Z1000 (magari al buio, magari nella cattivissima versione all black) per vedere una moto nuda unica nel suo genere, in cui progettisti e designer non sono scesi a compromessi: la nuova Zeta doveva essere la più ignorante delle maxi naked, e così è. Prima di saltare in sella spendiamo due parole sulle finiture, che giustificano un prezzo di acquisto importante (12.290 euro per le colorazioni nera o rossa, 200 euro in più per quella bicolore grigio/verde). La Kawasaki Z1000 è costruita meravigliosamente bene, cosa per nulla scontata sulle moto giapponesi di ultima generazione sempre più schiave del contenimento dei costi. Basta osservare le finiture superficiali del motore o del serbatoio (in lamiera), la qualità delle sospensioni (regolabili e, soprattutto, molto sensibili agli interventi sui click) o l’eccentrico per la regolazione della tensione 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Il motore. Lasciatemi gridare! Media Se potesse parlare, il quattro di Akashi urlerebbe tanto da coprire persino Ricominciamo di Adriano Pappalardo. In Kawasaki sono maestri nella progettazione di motori quattro cilindri e quello della Zetona non viene meno alla regola. Il contagiri (con la scala da 1.000 a 3.000 verticale e nera, quella da 4 a 11.000 orizzontale, bianca e a LED) rivela l’indole e la personalità multifaccia di questo bel propulsore. Fino a 3.000 giri farebbe la sua porca figura su qualsiasi maxi moto da turismo, tanto è civile e regolare. A 4.000 giri cambia tutto. Dimenticatevi i quattro cilindri sportivi (e anzianotti) che si risvegliano a 8.000 giri, quello della Kawasaki Z1000 all’accensione dei LED sul cruscotto (appunto a 4.000), inizia a succhiare aria come un buco nero e proietta la moto Prova da una curva a quella dopo con una progressione micidiale. Passati i 7.000 c’è un’ulteriore botta di adrenalina che alleggerisce l’avantreno nelle prime quattro (!) marce e che porta dritti dritti a un allungo impressionanante sino a oltre 11.000 giri. E’ vero, oggi ci sono bicilindrici e trecilindri che hanno potenze e prestazioni paragonabili se non superiori a quelli della Z1000, ma il range di utilizzo ampio e l’allungo mostruoso restano prerogative dei quattro cilindri, specie se realizzati dalla Kawasaki. Detto fuori dai denti, è davvero difficile restare indifferenti alla dimostrazione di forza di questo motore dopo averlo usato per due giorni sulle strade tutte curve dell’Andalusia. Difetti? Pochi. Pensiamo alle vibrazioni, assenti sul manubrio, ma presenti sulle pedane e sul serbatoio quando si superano i 7.000 giri (che in sesta vogliono comunque dire oltre 160 km/h). della catena sul forcellone per capire che qui di qualità ce n’è davvero tanta. Anche il serbatoio del freno anteriore – una piccola opera d’arte – e il rivestimento della sella denotano una cura maniacale per il dettaglio. Posizione sportiva La Kawasaki Z1000 si è fatta più sportiva nella posizione di guida, senza per questo diventare faticosa. Il manubrio, molto largo, è un filo più basso; anche il serbatoio è differente, contiene più benzina (da 15 a 17 litri), ma si stringe bene nella zona delle ginocchia. In quest’area non abbiamo mai avvertito un calore eccessivo del motore (ma va anche detto che la prova sulle strade intorno a Siviglia si è svolta con temperature basse, dai 7 ai 16°). La sella è poco imbottita e ci piace così, dato che consente di interpretare al meglio il comportamento dei nuovi pneumatici Dunlop D214 montati sulla Kawasaki Z1000. Al passeggero è dedicata un porzione di sella piccola e priva di appigli, per lui c’è la magra consolazione delle pedane basse che non affaticano le gambe. 8 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine E i consumi, che se vi fate prendere la mano, o meglio se iniziate a ruotare quella di destra senza ritegno, arrivano a medie di oltre 7 litri per 100 km nel misto. Sarebbe poi sciocco criticare la mancanza di protezione dall’aria della Kawasaki Z1000, sappiate però che qui manca il sia pur minimo riparo offerto di solito dalla strumentazione su altre moto di questa categoria, e già a 130 indicati si soffre e bisogna accucciarsi un minimo per non indolenzire il collo. Il cambio a sei marce è eccellente sia nella manovrabilità, grazie a inserimenti secchi e precisi, sia nella rapportatura giustamente molto corta (a 130 indicati il motore gira a circa 5.500 giri), che esalta le prestazioni del motore nel misto e fa letteralmente decollare il muso della Zeta nelle prime marce. Rispetto a prima cambia leggermente il rapporto della trasmissione finale, ora più corto, mentre la sesta è un filo più lunga. Nessun appunto anche per la frizione a cavo, dal comando morbido e dallo stacco puntuale. 10 Prova A caccia di curve Il terreno di caccia della Kawasaki Z1000 è il misto da terza e quarta marcia, dove l’erogazione fenomenale del quattro cilindri incontra un ottimo bilanciamento ciclistico e sospensioni dalla taratura molto sportiva. Tra le curve la Zeta si muove con facilità e ha tanto appoggio in piega, dove la Showa BPF da 41 mm copia correttamente l’asfalto e comunica al pilota l’esatto grip della gomma. La taratura standard, sia della forcella che del monoammortizzatore, è corretta e vi sconsigliamo di chiudere i registri e indurire l’idraulica, pena un peggioramento del feeling di guida. A dispetto del peso e della potenza in gioco, la Kawasaki Z1000 è agile nei cambi di direzione e vanta un’eccezionale capacità di ripresa in uscita di curva, grazie alla trazione della ruota posteriore e alla prontezza del motore. A proposito di prontezza del motore in piega, durante il nostro test su strada non abbiamo avvertito la necessità di avere il controllo di trazione 11 12 13 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prova E’ vero, oggi ci sono bicilindrici e trecilindri che hanno 14 Kawasaki Z 1000 € 12.290 Tempi: 4 Cilindri: 4 Cilindrata: 1043 cc Disposizione cilindri: in linea Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 142.1 cv (104.5 kW) / 10000 giri Coppia: 11.31 kgm (111 Nm) / 7300 giri Marce: 6 Freni: DD-D Misure freni: 310-250 mm Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 220 kg Lunghezza: 2045 mm Larghezza: 790 mm Altezza sella: 815 mm Capacità serbatoio: 17 l Segmento: Naked ABBIGLIAMENTO (peraltro disponibile sulla sorella turistica SX1000), l’erogazione è infatti tanto fluida e tale è il controllo che si ha nel polso che si riesce benissimo a gestire la coppia in modo “tradizionale” (saranno contenti i puristi della guida, vero?). All’impianto frenante Tokico, con le nuove pinze monoblocco, va la nostra lode; per noi rappresenta oggi l’impianto ideale per un utilizzo stradale, anche sportivo. In primo luogo perché ha un ABS mai invasivo, e poi perché è molto modulabile nella prima fase di intervento, quella più delicata che spesso porta a scomporre l’assetto della moto in staccata. C’è poi tanta potenza e una resistenza alla fatica che mantiene sempre costante il gioco della leva. Meraviglioso. SCHEDA TECNICA potenze e prestazioni paragonabili se non superiori a quelli della Z1000, ma il range di utilizzo e l’allungo mostruoso restano prerogative dei quattro cilindri. Specie se realizzati dalla Kawasaki Casco Shark Race R Pro Giacca Spidi Ace Leather Pantaloni PromoJeans Guanti OJ Stivali TCX 15 Ohvale GP-0 Prezzo da 3.680 € prova in pista Moto piccola, prestazioni da grande Ve la presentammo in esclusiva l’anno scorso, quando fu provata da tutti i tester di Moto.it. Ora siamo tornati in pista per vedere come si comporta la versione definitiva della Ohvale GP-0 di Gianluca Cuttitta 16 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica del pilota, ha richiesto lo studio e il collocamento di ogni singolo dettaglio, grazie anche all’aiuto del collaudatore Caio Pellizzon che ha dato vita a sportive di eccellenza come l’RSV2 e l’RSV4. Le sospensioni sono state realizzate su progetto e collaudo Ohvale. La forcella anteriore ha steli da 33 mm e foderi in alluminio. I freni Anteriore sviluppati grazie all’aiuto della società “Formula”, azienda leader italiana, troviamo davanti un monodisco da 180mm in acciaio inox con pinza a monoblocco fissaggio radiale a 4 pistoncini contrapposti Ø24. Pastiglie sinterizzate. Pompa assiale con serbatoio integrato Ø 10. Tubo in treccia metallica. Il posteriore: Monodisco da 55mm in acciaio inox. Pinza a fissaggio radiale a 2 pistoncini contrapposti Ø 24. Pastiglie sinterizzate. Pompa con serbatoio integrato Ø12. Tubo in treccia. La cilindrata della Ohvale con motori a 4 tempi per quella a marce è di 161,16cc, mentre se parliamo del modello monomarcia sono Media I l progetto Ohvale GP-0 nasce dalla passione di Valerio Da Lio, esperto del settore delle moto da oltre 30 anni e l’aiuto dell’ingegnere Mariano Fioravanzo colui che l’ha progettata. I lettori di Moto.it conoscono bene questa piccola-grande moto, che fu provata in anteprima del diabolico trio Cereghini/Paolillo/Perfetti un anno fa esatto. Oggi siamo tornati in pista col nostro tester Gianluca Cuttitta, campione italiano con le Pitbike 125, a cui è toccato l’onore di provare la versione definitiva della Ohvale GP-0. La Ohvale non è una Minimoto nemmeno una MiniGP, ne tantomeno una Pitbike. Nasce dal desiderio di progettare un mezzo che offra il divertimento di una vera moto, ha una guida simile alle vere moto e se viene portata al massimo si capisce che il progetto è stato studiato bene in quanto il telaio a traliccio perimetrale con tubi in 18 Scarica l’APP del Magazine Prova 106.7 cc. Le sospensioni, realizzate su specifiche Ohvale, si compongono di una forcella anteriore upside down, con steli da 33mm e foderi in alluminio anodizzato e un ammortizzatore posteriore pluriregolabile. La differenza delle due moto marce e monomarcia è di notevole importanza, sia dal punto di vista tecnico che di erogazione del motore. Il modello a marce ha circa 16 cavalli mentre il monomarcia si aggira sui 7 cavalli. I due modelli costano 3.680 euro il monomarcia di 106,7 cc, mentre il modello a 4 rapporti della cilindrata 160.7 cc ha un prezzo di 3.980 euro. I cerchi sono in lega di alluminio, l’anteriore 2,75 x 10” mentre il posteriore è da 3,50 x 10”. Le gomme, da 10 pollici di produzione Ohvale, hanno un comportamento molto sincero sia dell’anteriore che del posteriore, soprattutto la gomma anteriore trasmette un ottimo feeling in ingresso curva anche forzando le staccante. acciaio alto resistenziale ha una maneggevolezza che non ha nulla da invidiare alle vere moto. Dal punto di vista della distribuzione dei pesi cosa molto importante in fase di progetto di una moto l’ingegnere Mariano Fioravanzo è partito studiando i baricentri, rappresentato dal centro gravitazionale della moto, dove cioè tutte le forze e i momenti che competono al veicolo, sia da fermo ma soprattutto in movimento, hanno risultante nulla. La sua posizione è molto importante, per non dire fondamentale, nel delicato equilibrio che lo stesso collaudatore Caio Pellizzon ha cercato di dare alla Ohvale GP–0. Altra cosa molto importante nello sviluppo e nella progettazione di una moto è la posizione ottimale del cannotto di sterzo, cioè l’angolo di inclinazione dello sterzo. Il forcellone posteriore è in lega di alluminio. Trovare un equilibrio e un bilanciamento dinamico suuna moto da 60kg, che pesa meno 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prova Una volta saliti in sella si percepisce subito che non ha nulla da invidiare alle moto più grosse Come si guida Una volta saliti in sella si percepisce subito che la Ohvale non ha nulla da invidiare alle moto più grosse. In rettilineo bisogna rimanere il più raccolti possibile per poter ottenere la massima efficenza aerodinamica. I piedi sulle pedane devono sempre rimanere in punta e quando si affrontano le curve bisogna spostarsi molto con il corpo avendo lo sguardo verso la traiettoria d’uscita. In questo modo si può spalancare prima il gas e si può raddrizzare il prima possibile la moto. Altro punto forte della Ohvale è l’ingresso in curva. La moto è stabile e tiene la corda anche alla massima inclinazione considerando anche che si tratta di ruote da 10 pollici. La nostra gara con gli altri giornalisti La giornata passata a Castelletto di Branduzzo ci ha trasferito un’ottima sensazione sia dal punto di vista della ciclistica, in quanto ha trasmesso subito fiducia, sia dal punto di vista del motore 160, che essendo un motore standard ha un’ottima base. Per quanto riguarda la ciclistica la 20 Ohvale GP-0 è stabile e precisa sia nella percorrenza dei curvoni presenti sul Circuito Di Castelletto di Branduzzo sia nelle curve più lente, dove la moto ti permette di piegare molto, quasi come una vera sportiva; è ottima anche nelle curve con cambi di direzione secchi, la moto è veloce sia nella percorrenza in curva che in uscita, considerando anche il fatto che non sono state fatte regolazioni di setup sul carico dell’avantreno. Prove ufficiali e Gara Le prove ufficiali e la gara vedono scendere in pista piloti esperti come Massimo Temporali. Partiamo dalla seconda posizione in griglia a pochissimi decimi dal primo. Allo start non scattiamo benissimo, infatti alla prima curva siamo in quinta posizione. La lotta e il recupero per le prime posizioni avvengono subito alla quarta curva, dove recuperiamo fin dal secondo giro le quattro posizioni. Dopo 7 giri la bandiera a scacchi ci vede concludere al secondo posto (alle spalle di Luca Bono) con un ottimo passo di gara sul 1.30, ma soprattutto siamo molto contenti per il divertimento che questa moto mai provata prima ci ha trasmesso. 21 22 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 24 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prova 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica U Mercato dell’usato Le migliori Enduro e Crossover a meno di 5.000 euro di Edoardo Licciardello | Proseguiamo nell’analisi del mercato dell’usato proponendovi stavolta i migliori affari – secondo la nostra esperienza – nel settore più in voga: quello delle maxienduro e delle medie cilindrate di maggiore versatilità 26 na maxienduro di qualche stagione fa ad un prezzo da scooter di media cilindrata. Una proposizione che solo qualche anno fa avrebbe fatto sbellicare dalle risate molti ma che oggi, complice la crisi del mercato, è banale verità. Basta scorrere con un po’ di attenzione gli annunci dell’usato e si scoprono tanti gioiellini in cerca di una seconda casa a quotazioni impensabili. Se è vero che le Case si sono adeguate ai… tempi che corrono, proponendo moto più che oneste quando non allettanti a prezzi da realizzo, è altrettanto vero che se non si vuole a tutti i costi essere i primi amori della propria moto con l’usato si fanno affari d’oro. Attorno ai 5.000 euro c’è un vero e proprio proliferare di offerte per moto ancora valide, in buone condizioni e capaci di mettervi in sella 365 giorni l’anno. Magari non di sostituire un’auto, ma sicuramente di potervi far fare a meno di uno scooter nell’uso cittadino, e di farvi divertire infinitamente di più nella gita del fine settimana. Per non parlare del portarvi in vacanza… E’ ancora più rimarchevole come le moto di cui parliamo facciano parte di quel segmento che oggi va per la maggiore – maxienduro o crossover che le si voglia definire, perlopiù a seconda della gommatura – e che monopolizza le prime posizioni delle classifiche di vendita. Sotto la quotazione magica dei 5.000 euro (scelta per la sua corrispondenza con una soglia psicologica ben nota alle Case, che non a caso propongono sempre più modelli nuovi attestati a quel livello) si trovano ammiraglie vecchie di qualche anno e medie cilindrate entrate nei listini da pochissimo. A voi la scelta se preferire modelli più prestigiosi ma con qualche stagione e chilometro in più sul groppone oppure puntare a moto che odorano ancora dell’olio del rodaggio: se volete fare un uso più casual della moto potete andare completamente a sentimento, mentre se avete intenzioni più battagliere in termini di uso e percorrenze forse è meglio preferire modelli meno performanti e lussuosi ma molto più freschi, fermo restando che salvo qualche esemplare particolarmente sfortunato, tutti Guida all’acquisto i modelli che vi presentiamo sono in grado di regalarvi percorrenze elevatissime senza problemi degni di nota. Vi presentiamo la nostra selezione in rigido ordine alfabetico: abbiamo scelto di indicare un solo modello – a nostro avviso l’affare migliore – per ciascuna Casa, limitandoci a quelli rappresentati in quantità decenti nel nostro mercato dell’usato con il budget che ci siamo prefissi. Ogni modello è evidentemente cliccabile per accedere alla scheda tecnica, al listino dell’epoca e all’offerta di moto usate. Avanti! Aprilia ETV1000 Caponord Chiunque ne abbia avuta una assume un’aria sognante quando la ricorda: la Caponord, maxienduro Aprilia spinta dal bicilindrico della prima RSV Mille, ha ridefinito diversi riferimenti prestazionali della categoria (trovate qui la nostra prova) dimostrandosi affidabile, comoda sui lunghi viaggi e capace di ritmi spesso fuori portata dalle concorrenti. Se non ha avuto il successo che si meritava è solo a causa di un’estetica mai troppo amata dal pubblico. Come tutte le moto nate in quel di Noale può contare su una ciclistica impeccabile, ma anche di un propulsore potente e sfruttabile che raggiungeva la perfezione soprattutto lavorando un po’ con mani capaci sulle mappature dell’elettronica. Potete comprarla quasi ad occhi chiusi usando le finiture (più che valide) come indice delle condizioni della moto: lasciate perdere moto in condizioni estetiche molto trascurate, per tutto il resto andate tranquilli. Se ne trovano diverse a quotazioni anche inferiori ai 5.000 euro del riferimento – non fatevi impressionare troppo da chilometraggi elevati, soprattutto se si tratta di un esemplare ben tenuto e con tutti i tagliandi fatti e documentati. Benelli TRE 1130K Benelli è stata fra le prime a credere fermamente nel concetto di crossover, ovvero di una moto con proporzioni, posizione di guida e distribuzione dei pesi da maxienduro ma cerchi e gommatura prettamente stradale. La TRE 1130K (trovate qui 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito la prova della versione 899) è una moto validissima dal punto di vista dinamico, capace di offrire prestazioni estremamente brillanti nella guida sportiva a patto di essere disposti a tollerare un comportamento un po’ temperamentale: il tricilindrico che la anima è potente e vivace ma un po’ rustico nella personalità. Si guida molto bene, e il comfort non è affatto male nemmeno per il passeggero. Detto questo, pur tollerando di buon grado sterrati compatti non è probabilmente la moto a cui affidarsi se intendete farci le vacanze in Africa; è più indicata per la sparata domenicale sul misto di montagna che non per il turismo a largo raggio. Le quotazioni dell’usato consentono, con i nostri 5.000 euro, di puntare ad esemplari piuttosto recenti in ogni caso da preferire ad offerte più accessoriate ma con percorrenze più elevate. 28 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Guida all’acquisto da un punto dinamico le si può rimproverare davvero poco – se volete una conferma potete leggere qui la nostra prova. L’uscita della 700 l’anno passato ne ha fatto scendere un po’ le quotazioni, rendendola estremamente accessibile: con 5.000 euro si trovano esemplari in condizioni eccellenti, con percorrenze che lasciano intendere un uso molto disimpegnato. 1100DS, dotata di motore aggiornato rispetto alla precedente 1000 di cui trovate qui la nostra prova) sotto i 5.000 € anche in allestimento “S” (con le preziose sospensioni Ohlins) e spesso con le valige. Non lasciatevi influenzare dai luoghi comuni: una Ducati ben tenuta, e con storia tagliandi accuratamente documentata, vi regalerà tanti chilometri in serenità ed allegria. Ducati Multistrada 1100 La Ducati Multistrada prima versione non è stata universalmente apprezzata per la sua estetica; in compenso, chiunque la guidasse ne scendeva innamorato delle doti dinamiche. Agilissima nella guida sportiva, decorosamente protettiva nell’impiego turistico, economica nella gestione grazie ad un propulsore relativamente tranquillo e stracollaudato la prima MTS ha fatto tanti proseliti, che l’hanno portata in capo al mondo oltre a godersela nelle sparate del fine settimana sul misto di montagna. Capace di togliere il sorriso dalla faccia di diversi possessori di sportive, la MTS si trova nella sua ultima versione (la Honda NC700X E’ stata a lungo la bestseller sul nostro mercato: la NC700X ha sorpreso tutti, addetti ai lavori in primis, per come abbia saputo conquistare il cuore degli italiani. Merito di un’estetica riuscita, di una qualità percepita ben superiore al prezzo di listino, della raffinatezza tecnica dell’optional DCT, di un prezzo ragionevolmente contenuto e anche di un motore estremamente razionale, tranquillo ma non troppo. La NC700 si presta egregiamente ad un uso cittadino così come al turismo disimpegnato: potete leggere qui la nostra prova. Il successo di vendite fa si che sia facile trovare le NC700 sul nostro mercato dell’usato, tra l’altro BMW F650 GS Ce ne sono ben 130 in vendita fra i nostri usati, e crediamo che la cosa la dica lunga in merito al successo della media bicilindrica di casa BMW: la 650, che condivide il motore con la best seller 800, è più indirizzata all’uso stradale (mancano i cerchi a raggi e l’anteriore da 21”) ed offre una facilità d’uso e un’economia di gestione davvero notevoli. E’ vero, sacrifica qualche cavallo rispetto alla 800 ma offre in compenso un’erogazione più favorevole ai medi, e dal punto di vista del comfort – se non la si vuole paragonare a tutti i costi all’ammiraglia 1200 – tratta davvero bene il suo pilota. Protettiva, robusta e facilissima da guidare la F650GS sa coccolarvi anche sulle lunghe distanze, magari in coppia – da sempre il punto forte delle BWM GS; paga qualcosa in termini di finiture rispetto alle sorelle boxer, ma 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine KTM 950 Adventure E’ stata la prima “maxi” della Casa di Mattighofen, e si è rivelata capace di crearsi quasi istantaneamente una folta schiera di proseliti grazie alla sua efficacia nella guida sportiva, sia su asfalto che – ovviamente – fuoristrada. Alta, massiccia e potente si rivela però micidiale se ben guidata, e grazie ad un motore letteralmente infinito – è stata la prima KTM ad essere dotata del bicilindrico LC8 – ha annichilito la concorrenza, rivelandosi però al contempo anche comoda ed accogliente nell’uso turistico ad ampio raggio. L’Adventure 950, proprio per le sue doti di turistica tutto terreno è stata spesso in mano a motociclisti che ne hanno sfruttato le doti spolpandola per bene: i chilometraggi elevati non sono necessariamente precursori di problemi, ma età e percorrenze richiedono cure amorevoli. Controllate a quotazioni decisamente allettanti. Con i 5.000 euro del nostro budget non si arriva ancora alla versione con cambio a doppia frizione DCT (l’arrivo della 750 appena presentata potrebbe però cambiare la situazione nel giro di pochi mesi), ma quella standard è ben rappresentata. Da tenere in considerazione per la stessa cifra anche la Transalp, altrettanto valida e forse più appetibile per i turisti di lungo corso. a cui abbiamo recentemente dedicato una guida all’usato. Kawasaki Versys 650 E’ stata la risposta, nemmeno troppo nascosta, al successo della Suzuki V-Strom 650; successo che ha saputo replicare perché, al di là di un’estetica un po’ particolare, tanto nella prima quanto nella sua seconda versione la Versys ha saputo 30 Guida all’acquisto che i tagliandi siano stati regolarmente effettuati e documentati. Cercando bene è anche possibile imbattersi in qualche 990 (qui la nostra prova), più potente ma soprattutto raffinata – sono rare e da investigare con cura, perché il valore medio resta superiore. Suzuki V-Strom 1000 La prima V-Strom prodotta da Suzuki è stata la 1000, forte del meraviglioso propulsore della sportiva TL. Una moto comoda, potente ma sfruttabile, pensata per un uso prettamente stradale che ha saputo conquistarsi tanti estimatori da fare si che ad Hamamatsu ne mettessero subito in cantiere una versione di media cilindrata – quella 650 che ha sbancato sul mercato – replicando quanto fatto con la SV. Qualche irregolarità ai bassi regimi, per lo più dovuta all’arrivo offrire tanta sostanza. L’ultimo modello, realizzato dopo che ad Akashi hanno ascoltato con attenzione i clienti della moto precedente, è versatile, efficace, ricco di optional e capace di assecondare praticamente qualunque richiesta le facciate – nonostante l’anteriore da 17” in puro stile crossover è capace di affrontare qualche sterrato compatto senza sollevare le sopracciglia. Anche in questo caso, un prezzo di listino contenuto in origine (ottenuto sacrificando il superfluo per privilegiare la sostanza) fa si che si trovino fra i nostri usati esemplari praticamente appena usciti dal rodaggio – annate 2011 e 2012 – con quotazioni interessanti anche nelle versioni con ABS e in allestimento Tourer. Potete leggere qui la nostra prova. 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine 5.000 euro, mentre per quelli più recenti o dotati di ABS bisogna solitamente sborsare qualcosa in più. Percorrenze anche rilevanti non sono da considerare troppo negativamente, a patto che l’esemplare non abbia avuto una vita particolarmente travagliata, nel qual caso è facile notare finiture degradate. Le Tigerone curate con amore possono percorrere tantissima strada senza problemi degni di nota; trovate qui la nostra prova se volete saperne di più. Yamaha TDM 900 E’ stata la prima crossover della storia, nata sulla scia di un concetto già declinato dalla TDR a due tempi. Turistica dinamica, ha aperto la strada a tutto un settore che ne è seguito, diventando una vera e propria icona: possiamo dire senza timore di smentita che buona parte dei modelli che vi della normativa Euro-3 sul modello più recente, non penalizza più di tanto la sfruttabilità; potete leggere qui la nostra prova in cui la confrontiamo con sua maestà BMW GS. Si trova nel nostro mercatino a quotazioni molto abbordabili, spesso inferiori al nostro limite, anche nelle ultime annate in cui è stato prodotto (è uscito dal catalogo nel 2008) e con chilometraggi davvero contenuti. Anche esemplari con lunghe percorrenze non sono affatto da scartare, vista l’affidabilità del V2 Suzuki, abbiate solo naturalmente cura di verificare che la manutenzione sia stata effettuata e state lontani da esemplari in condizioni estetiche particolarmente trascurate: qualche finitura si è rivelata di livello non eccelso, e potrebbe costringervi ad interventi costosi. 32 Guida all’acquisto abbiamo presentato siano nati prendendo spunto da lei. Nata 850, nella seconda versione da 900 cc ha saputo avvicinare la perfezione, rendendo felici generazioni di turisti di lungo corso; vi presentiamo qui la nostra prova in maniera che possiate conoscerla meglio. Affidabile oltre ogni ragionevole dubbio, la TDM può essere acquistata a cuore sereno anche davanti ad esemplari con percorrenze rilevanti: è una moto che raramente ha avuto appeal sugli smanettoni, attirando invece una clientela più matura, rispettosa della meccanica e con la disponibilità economica per curare a dovere la propria moto. Fra i nostri usati se ne trovano diverse di annate abbastanza recenti (2007/2008) attorno alla nostra “cifra magica” in grado di regalarvi anni e chilometri di grandi soddisfazioni. Triumph Tiger 1050 La tricilindrica Triumph fa parte della categoria dei crossover: cerchi e gommatura, ma anche distribuzione dei pesi, la rendono completamente inadatta ad affrontare qualsiasi situazione fuoristradistica più impegnativa di un normale sterrato. Quelle stesse caratteristiche però la rendono allo stesso tempo una stradale eccellente tanto nell’uso turistico – protezione aerodinamica e comfort per pilota e passeggero sono di altissimo livello – che in quello sportivo, forte di una ciclistica sana e di un motore potente e pastoso (è lo stesso che tanto determinante si è rivelato nel successo della naked Speed Triple) come solo a Hinckley sanno fare. Fra i nostri usati si trovano diversi esemplari del 2008/2009 attorno ai 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito KTM, ecco la nuova Supermotard 125-390? Dopo la serie Duke e RC, quelle con il motore monocilindrico nelle versioni da 125 a 390 cc, ecco una foto di quella che potrebbe essere la nuova variante Supermotard 34 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica N on ci vuole molto a fare due più due quando si scova la foto di un prototipo KTM in test e quando è noto che nei piani della Casa austriaca c’è l’ampliamento della gamma d’accesso. Dopo la serie Duke e RC, quelle con il motore monocilindrico nelle versioni da 125 a 390 cc - le versioni sportive RC sono quelle presentate all’ultima Eicma - ecco una foto di quella che potrebbe essere la variante Supermotard. Bajaj, proprietaria del 48,9% di KTM, produce già in India queste monocilindriche dedicate al pubblico più giovane e molto adatte anche ai mercati emergenti. Questo prototipo camuffato potrebbe quindi News prefigurare la serie Supermotard che dovrebbe arrivare sul mercato europeo nel 2015. Nei confronti della nota Duke 390, questo modello pare confermare la gran parte della ciclistica: telaio a traliccio, forcellone pressofuso con nervature a vista, mono WP, forcella rovesciata (di maggiore escursione) e ruote da 17 pollici. Lo scarico è alto, invece che sotto al motore, e naturalmente cambia molto l’assetto grazie al manubrio rialzato, alla sella più alta da terra e molto allungata in avanti e, soprattutto, grazie alle sovrastrutture decisamente più rastremate e snelle. I motori non dovrebbero avere potenze diverse dai 15 cv per la 125 e dai 40-43 cavalli per la 390. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News I ragazzi dell’Università Ca’ Foscari presentano un cortometraggio sulla Borile di Cristina Bacchetti | Un gruppo di studenti di Economia nella realtà d’impresa dell’Università Ca’ Foscari, ha presentato a Venezia il reportage sul marchio Borile: “Una meraviglia di suoni e cromatismi” F rancesca, Nicolò, Alessandro, Giorgia, Maria Giovanna, Marianna e Linda sono al secondo anno del Corso di Gestione delle Imprese e Marketing dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. I Professori Monica Calcagno e Lorenzo Mizzau, titolari del corso, hanno dato vita ad un progetto che prevede l’analisi di un’azienda del territorio veneto, attraverso la realizzazione di un cortometraggio che mostri il processo di realizzazione del prodotto e come venga pubblicizzato seguendo 36 la storia di evoluzione dell’azienda. Dopo una valutazione delle piccole imprese del territorio veneto, gli studenti scelgono di raccontare Borile e la sua storia, a partire dalle origini dell’officina di Vo’ Euganeo fino all’attuale fisionomia manageriale, realizzando il reportage dal titolo: Una meraviglia di suoni e cromatismi. Parlando con loro abbiamo avuto modo di riscontrare una forte determinazione e una grande passione nella realizzazione di questo progetto. L’impegno dedicato traspare poi anche dal filmato: ben realizzato, interessante, accurato. “Questa realtà ci ha subito incuriosito perché Borile è un’azienda artigianale con una forte impronta manageriale” ci raccontano. E la scelta del Marchio Borile è stata indubbiamente azzeccata, originale e attinente al tema del progetto, con una nota di romanticismo in più che, chi conosce Borile, sa bene non può mancare quando se ne parla. Vi mostriamo quindi il cortometraggio realizzato dai ragazzi della Ca’ Foscari di Venezia. 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Media Kawasaki, spuntano i brevetti per la futura moto sovralimentata di Edoardo Licciardello | L’analisi dei brevetti depositati dalla Casa di Akashi getta qualche luce in più sul quattro cilindri a compressore volumetrico esposto al Tokyo Motor Show N on possiamo forse dire che il motore a compressore volumetrico presentato da Kawasaki in occasione del Tokyo Motor Show sia avvolto in un alone di mistero, stante la sua presenza in bella vista nello stand della Casa di Akashi, ma è altresì vero che gli uomini in verde non abbiano divulgato il minimo dettaglio a riguardo oltre al fatto che si tratti di un quattro cilindri in linea con 38 distribuzione bialbero e che la sovralimentazione sia dovuta appunto all’adozione di un compressore volumetrico e non di un sistema Turbo. La differenza sostanziale fra i due, come tutti sapranno, sta nel sistema di comando del compressore a cui viene demandata la sovralimentazione: semplificando un po’, laddove il turbo sfrutta la pressione dei gas di scarico attraverso una turbina, il sistema volumetrico prevede che Scarica l’APP del Magazine News il compressore prenda il moto dalla rotazione dell’albero motore. Proseguendo nella semplificazione, il turbo offre come vantaggio una maggior potenza agli alti regimi a fronte di un certo ritardo nella risposta, mentre il sistema volumetrico reagisce in tempo reale, ma si “mangia” molta della potenza generata agli alti a causa delle inerzie generate dal compressore stesso. Facile intuire come fra i due compromessi probabilmente sia il secondo quello più adatto alle esigenze motociclistiche. Un’analisi dei brevetti depositati da Kawasaki offre qualche elemento in più, definendo nel dettaglio collocazione delle singole componenti del sistema in maniera tale da ridurre al minimo indispensabile masse ed ingombri, problema che in quest’epoca di massima precisione nella definizione di ergonomia e distribuzione dei pesi assume un’importanza cruciale. Nella fattispecie il compressore e tutto il sistema di aspirazione e filtro vengono collocati posteriormente e/o superiormente alla bancata cilindri, con un collegamento diretto fra i due che lascia intendere come le due unità possano essere affiancate. Ancora più interessante, però, è la possibilità che venga implementato un sistema di trasmissione a rapporto variabile fra motore e compressore, utilizzando due diversi ingranaggi a seconda della velocità del propulsore (ovvero del regime di giri) per sfruttare al meglio l’apporto del compressore, ottimizzando la pressione offerta sulla base della curva d’erogazione specifica del motore. Tutti questi dettagli lasciano intendere un propulsore estremamente sofisticato, con una gestione elettronica estremamente pervasiva e probabilmente molto vicino alla possibilità di una produzione di serie. Il modello su cui tali soluzioni potrebbero debuttare è tutto da immaginare: il disegno che Kawasaki ha utilizzato per il brevetto sfrutta il profilo della ZX-10R, ma dovendo fare ipotesi è più ragionevole immaginarsi un modello sulla falsariga della ZZ-R1400 o della defunta ZX-12R. Terremo d’occhio tutte le evoluzioni della vicenda. 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News Motori Triumph Perché il due e il tre cilindri Due video che riassumono con suoni e immagini le diverse filosofie e destinazioni dei propulsori Triumph: il particolare tre cilindri e lo storico bicilindrico parallelo nelle loro diverse declinazioni I l motore è l’anima di una moto. Non stupisce quindi che Triumph abbia realizzato due video che in maniera semplice quanto efficace raccontano la personalità delle moto partendo dal carattere del motore. Che sono il tre cilindri, votato alle prestazioni, e il bicilindrico parallelo che da parte sua emoziona in altro modo. 40 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Special Media Chappell Customs Honda CB985 di Edoardo Licciardello | Una CB900F del 1982 trasformata in café racer con uno stile insolitamente moderno, essenziale e funzionale L a maggior parte delle Café Racer special che si vedono in giro oggigiorno sono omaggi al passato. Linee tondeggianti, cupolini che sembrano usciti da una striscia di Joe Bar e l’immancabile sella a panettone, magari con faro posteriore a gemma. Questa CB985 invece no, perché il proprietario (Rob Chappell, uno dei due titolari del “garage”) ha voluto trasformare una CB900F acquistata come rottame da ricambi in una moto moderna nelle geometrie e distribuzioni dei pesi (“come le mie moto da corsa”, sottolinea) ma che 42 mettesse in bella mostra motore e serbatoio. Il telaio è stato modificato, lasciando intonsa la sola doppia culla che abbraccia il motore. Via tutti gli attacchi inutili, via anche il telaietto reggisella, sostituito da un’unità costruita allo scopo, e via anche tutta la sospensione posteriore, scartata per accogliere il forcellone (con relativa ruota posteriore) di una CBR600F con leveraggi realizzati appositamente per cambiare lo schema da doppio a monoammortizzatore. Costruito allo scopo anche il pignone disassato per riallineare la trasmissione con la ruota posteriore dal canale più largo. L’avantreno proviene invece da una Suzuki GSX-R750 su cui sono stati installati dischi a margherita aftermarket e pompe a manubrio radiali di una Honda Fireblade. Il propulsore è stato rialesato per portare la cilindrata a 985cc, rinfrescato in tutte le sue parti e dotato di carburatori Keihin CR31. Lo scarico proviene da una CB750 tagliata e fatta passare sotto il motore, alterandone l’andamento per adattarlo al telaio della CB900 - in futuro arriverà un silenziatore oltre al chiusino che attualmente “strozza” la parte finale del tubo, perché a detta dello stesso proprietario la rumorosità è davvero eccessiva. Per quanto riguarda le sovrastrutture, la CB ora è dotata del faro anteriore di una HarleyDavidson V-Rod; il codino, in vetroresina, è stato realizzato dallo stesso Rob. I semimanubri sono Woodcraft, mentre l’avviamento è stato sostituito da un’unità automobilistica, in cui si ruota la chiave per accendere il motore. 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Special Media Paz BMW R1200 Diva di Edoardo Licciardello | Una boxer che più originale non si può, con una componente tecnica impeccabile rivestita da linee di rottura con tutto quanto si sia visto nel panorama delle special A nche chi credeva di averle viste tutte, parlando di special, difficilmente resterà indifferente davanti alla BMW R1200 rielaborata da Giulio Paz - una moto tanto originale che si fatica ad inserirla in un qualsivoglia filone, pur con qualche richiamo, conscio o meno, alle linee art déco della BMW R7 che lo scorso anno ha trionfato al Cours d’Elégance a Pebble Beach, California. Bassa, filante, elegante e leggera nelle linee, la R1200 che vi proponiamo è stata realizzata lasciando immutata la sola sostanza del motore e dell’impianto elettrico, per rendere più semplice la manutenzione, ma cambiando quasi tutto il resto. Una simile precauzione nasce quando le moto vengono create per circolare e non per 44 restare in mostra, anche se non siamo sicuri che lo sguardo molto attento delle forze dell’ordine sarebbe dovuto all’amore per il dettaglio e non invece al collezionare le incoerenze del mezzo rispetto al libretto di circolazione. Fatto sta che Diva - questo l’azzeccatissimo nome di questa special - è stata pensata per essere efficace nell’uso stradale. Via il telelever anteriore, sotto con le sospensioni Ohlins. Il telaio originale viene scartato in favore di un’unità realizzata dallo specialista Moretti, mentre tutte le parti in carbonio sono di Pro-Lite Advanced Composites: la loro caratteristica è l’essere impregnati del colore prima della cottura in autoclave. Buona parte delle sovrastrutture, in alluminio ricavate dal pieno, sono realizzate da Bonamici Racing. 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Intervista a Davide Cattaneo Designer della Byron Special di Andrea Perfetti | Davide ha realizzato una delle moto più apprezzate dai lettori nel recente contest di Moto.it. Studia Design allo IED di Torino e sogna un futuro nel mondo delle due ruote: scopriamo chi è M oto.it e OJ, in collaborazione con il preparatore milanese OnlyBike, hanno lanciato a settembre un’iniziativa rivolta ai giovani designer. Come saprete già, Nicolò Bouzin ha vinto il nostro concorso e il suo progetto ha preso vita grazie alle 46 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica abili mani della ditta OnlyBike. La Honda Bouzin (su base SLR 650) è stata ammiratissima nel nostro stand, dove è stata esposta in compagnia di un’altra grande anteprima di Moto. it al salone di Milano, la Opel Adam realizzata in esclusiva da Drudi e dedicata a Valentino Rossi. Ma, oltre alla special in carne e ossa, vogliamo ora dare spazio anche agli altri progetti giunti in redazione (quasi 160 lavori). Molti tra questi hanno richiesto giorni di lavoro sia con la matita e i colori, sia al computer. E hanno visto all’opera tantissimi giovani studenti: in questo modo crediamo di aver centrato l’obiettivo primario dell’OJ Design Contest, ossia dare voce alla creatività e all’impegno dei ragazzi che hanno un talento, tanta passione e che sognano di lavorare un giorno nel fantastico mondo delle due ruote. Perché sarà anche vero che oggi questa maledetta crisi morde e fa male, ma non c’è cosa più bella che dare sfogo alla propria passione sino a farla diventare una professione. Eccoci quindi a parlare di un altro protagonista del nostro contest, Davide Cattaneo. Il suo progetto, la Byron Special che vedete sopra, è stato uno dei disegni più apprezzati da voi lettori. Abbiamo incontrato Davide presso lo stand di Moto.it a EICMA e vogliamo farlo conoscere a voi, come alle aziende che lavorano in questo settore. Davide ha 23 anni, è di Monza, ma ha deciso di trasfersi a Torino per frequentare il Corso di Transportation Design presso il prestigioso Istituto Europeo di Design (IED). ma alla fine la mia grande passione per le moto ha prevalso, e ho deciso in maniera un po’ rocambolesca di cambiare strada». Dalle aule dello IED di Torino alla homepage di Moto.it Quanti anni hai e di cosa ti occupi? «Ho 23 anni, sto attualmente frequentando il terzo ed ultimo anno del Corso di Transportation Design presso l’Istituto Europeo di Design di Torino, prima di iniziare quest’avventura ho frequentato per 2 anni la Facoltà di Farmacia a Milano, Abbiamo capito che ti piacciono le moto, ma quali in particolare? «Sono un grande appassionato di moto, in pratica non penso ad altro! Fin da piccolo sono sempre stato appassionato di motori, proprio sui primi banchi di scuola ho iniziato a disegnare e il tema era sempre lo stesso, moto e auto. Grazie a mio nonno e a mio zio questa passione A chi ti sei ispirato nel disegnare la Byron? «La moto che ho disegnato parte da lontano, mi sono ispirato al clima che ho respirato durante un viaggio in Australia quest’estate, allo spirito e alla cultura surf in particolare, legato alla libertà e alla voglia di cercare sempre qualcosa di nuovo, e proprio per questo molto affine, a mio modo di vedere, al mondo delle 2 ruote. Attraverso la colorazione e l’utilizzo di elementi caratteristici, quali il legno e le grosse ruote da sabbia, ho cercato di rivivere questo spirito. Ho inoltre preso spunto dalle vecchie Norton degli anni ’60 e dalle Deus, marchio di custom australiano. Il risultato è una moto un po’ cafè racer e un po’ fuoristrada». Intervista è cresciuta a dismisura in brevissimo tempo, spesso infatti capitava che mi portassero a vedere le gare presso il circuito di Monza, vicino al quale abito. Credo che la prima volta che andai al circuito fu a vedere le Formula 1, avevo intorno ai 5 anni, accompagnato da mio padre e mio nonno, me lo ricordo come fosse ieri, incredibile!». Che genere di moto ti piace? «Amo ogni genere di moto, fatta eccezione forse per le Harley e modelli simili, ma il cross e l’off road per me hanno un fascino tutto particolare: il fango, i salti, lo sforzo fisico, l’adrenalina, il fatto di poter essere praticato quasi in qualsiasi condizione, mi dà sensazioni che nient’altro riesce a darmi! Anche l’asfalto però mi affascina molto anche se fino ad ora non ho avuto occasione di provare una vera sportiva in pista». La tua prima moto? «La mia prima moto è stata un HM Derapage 50, regalatami dai miei genitori quando avevo 14 anni e subito elaborata per farla andare più forte. Non perdevo occasione per cambiare e provare qualche nuovo pezzo: marmitte, carburatori, motori e mille altre cose. All’età di 16 anni sono riuscito ad acquistare una Honda CR250R del 1996, una vera bestia con cui sfogarsi per boschi e mulattiere!». 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Che moto hai e che cosa ti piacerebbe avere un domani? «Attualmente possiedo una Honda CRF250R con la quale faccio cross ogni volta che posso, studi permettendo. Il sogno sarebbe una MV F3, l’ho provata e me ne sono letteralmente innamorato!». Parlaci dei tuoi studi, riesci a vivere la passione anche sui banchi di scuola? «Il corso di studi che sto frequentando è molto specifico e incentrato sulle moto e sulla nautica, i corsi di design sono affiancati da corsi tecnici e teorici che servono a dare le giuste competenze per poter Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica realizzare un intero progetto. Ho già realizzato un progetto di moto; attualmente sto lavorando ad un paio di altri progetti, tra cui quello di tesi». Come hai conosciuto il nostro concorso? «Sono venuto a conoscenza del vostro concorso tramite lo IED, un’ottima occasione per mettere alla prova le proprie capacità!». Quanto tempo ci hai messo a realizzare la tua moto? «Il tempo che ho avuto per realizzare la moto è stato veramente poco, una giornata, dato che sono tornato dall’Australia pochi giorni prima della scadenza del concorso. Certo non mi aspettavo di raggiungere la finale né tantomeno di arrivare secondo nella sezione votata dai lettori, è stata una vera sorpresa!». aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Cosa ne pensi della moto che ha vinto? «Innanzitutto voglio fare i complimenti al vincitore, ha fatto un ottimo lavoro! Mi piacciono molto l’impostazione ‘fuoristradistica’, il frontale ed il codino corto della moto, mi piace un po’ meno invece la parte bassa della carenatura, a mio avviso troppo piatta e senza volume». Cosa ne pensi della nostra iniziativa? «Ritengo questo concorso una grande occasione ed esperienza per chiunque, un’ottima vetrina per noi giovani designer che spesso non abbiamo occasione di metterci in mostra e far vedere le nostre capacità! Inoltre avere la possibilità di vedere realizzata la propria moto penso sia il sogno di ogni appassionato!». E’ il primo concorso a cui prendi parte? «Spero davvero che questo contest venga riproposto nei prossimi anni, è stato il primo concorso a cui ho partecipato ed è stata davvero una grande soddisfazione! Se verrà organizzato ancora sicuramente ci riproverò con 48 Intervista ancora più impegno e grinta!». Ti piacerebbe lavorare un giorno in mezzo alle moto? «Lavorare nel settore delle moto è il mio obiettivo, come ho già detto ho deciso di seguire i miei sogni e la mia passione, lasciando Farmacia e trasferendomi a Torino. Sto cercando di dare il massimo, mi piacerebbe trovare lavoro in un centro stile e spero un giorno di riuscire ad aprire un mio studio, con annessa officina, dove progettare e realizzare moto su misura per ogni cliente. Ovviamente la strada è lunga e ci sarà molto da lavorare per arrivare a realizzare questo sogno, ma so che la voglia, la passione e la determinazione mi porteranno da qualche parte». 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Intervista Giacomo Agostini “Rossi non è finito, ma occhio ai giovani” di Alessandro Colombo | In occasione della presentazione del libro “Giacomo Agostini, immagini di una vita”, abbiamo intervistato il 15 volte Campione del Mondo sulla sua carriera, del motociclismo moderno, dei suoi protagonisti e dell’MV in SBK nel 2014 7 71 anni, 15 titoli mondiali e due marchi nel cuore (MV Agusta e Yamaha) che ne hanno segnato il mito. Questi in breve i numeri di Giacomo Agostini, il pilota motociclistico più titolato di sempre che torna a raccontarsi in un libro grazie ad una serie di immagini (circa 280) che ne hanno segnato la storia. Intitolato “Giacomo Agostini, immagini di una vita”, il libro dedicato al pluricampione motociclistico italiano - scritto da Mario Donnini ed editato da Giorgio Nada - è stato presentato presso lo Spazio Lavit di Varese. Davanti a un pubblico numeroso era presente anche il pilota bresciano insieme ad alcune delle moto che hanno contribuito a segnarne il mito o che l’hanno celebrato. Un mito iniziato il 18 luglio del 1961, quando con la sua Morini Settebello prese parte alla gara in salita TrentoBondone, che concluse al secondo posto alle spalle di Attilio Damiani, all’epoca Campione Italiano in carica e considerato uno specialista delle cronoscalate. 50 Un avvio che ci racconta lo stesso “Mino”. Giacomo, come è iniziata la leggenda che ti vede legato all’MV Agusta? «Correvo già con la Morini e avevo vinto il campionato italiano. Lo avevo vinto proprio qui a Varese. Mi convocò il Conte Agusta, l’appuntamento era per le 4:30 del pomeriggio. Mi presentai puntuale e la segretaria mi fece accomodare dicendomi che il Conte era impegnato e che mi avrebbe ricevuto appena possibile. Alle 5:30 nessuno mi fece sapere più nulla, alle 6:30 idem. Continuai ad aspettare: arrivarono le 8:00 e poi le 9:00. A quel punto stavo per andare a casa, non avevo neanche mangiato ed ero agitato perché avevo varcato la “porta d’oro” di Cascina Costa quando, finalmente, alle 10:00 mi ricevette. Entrai in una stanza un po’ buia. Lui era dietro ad una cattedra con una luce tenue. Non alzò gli occhi e io dissi: “Buonasera signor Conte”. Lui alzò lo sguardo verso di me e disse: “Ah, cosa vuoi?”. Replicai con un: “Vorrei correre con le sue moto”, al che lui disse: “Ma come correre con le mie moto? Ma tu sei capace di guidare le mie moto?”. Io lo invitai a provarmi e l’indomani effettuai un test a Monza e da lì nacque un rapporto che portò l’MV Agusta a vincere 13 titoli mondiali». Il passaggio dall’MV alla Yamaha? «Quanto nel ‘74 cambiai casacca fui classificato un po’ come un traditore. Lasciavo l’MV Agusta per andare alla Yamaha. Erano anni che da Iwata mi corteggiavano, ma naturalmente non avevo mai preso sul serio la proposta perché stavo bene all’MV. Alla fine del 1973 vidi però che i motori 4 tempi erano arrivati alla fine. I meccanici lavoravano tutto l’inverno per avere un CV o due. I motori 2T stavano invece avanzando e fu questo il motivo che mi portò dall’Italia al Giappone. Se volevo tornare a vincere dovevo a malincuore prendere questa decisione e così fu. 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Intervista Media Mi dispiacque tantissimo. Non fu una decisione facile lasciare la mia seconda famiglia per andare in Giappone ad affrontare un mucchio di cose che non conoscevo. Fui però lungimirante perché vinsi ancora altri due titoli con la Yamaha e per vent’anni i motori 2 tempi segnarono un’epoca facendo scomparire il 4T». Gli antagonisti di Agostini? «All’inizio della mia carriera ho trovato uno dei più forti del mondo: Hailwood, che era molto forte e aveva più esperienza di me. La mia fortuna è stata anche avere questa moto (l’MV su cui era seduto, ndr), che era maneggevole e lui era invece abituato a moto più pesanti. Nella mia carriera ho 52 incontrato tutti: Mike Hailwood, Kenny Roberts, Phil Read, Pasolini, Bergamonti, Lucchinelli, Sarineen. Tutti Campioni del Mondo. Li ho incontrati tutti e sono riuscito a batterli tutti». Cosa si prova a smettere quando hai vinto tutto? E come vedi Valentino? «Nel motociclismo si smette quando si è ancora giovani. Quando hai massimo 38 anni sei alla fine. Quando decidi di smettere è molto dura. Valentino ama ancora questo sport, ha tanta passione e vuole continuare ancora, anche se lui stesso sa che è molto difficile, perché ha contro dei ragazzi giovani che tengono aperto senza troppi pensieri. Quando hai 20 anni ragioni con la testa del ventenne. Valentino è un professionista ed è un uomo che ha vinto tutto quindi fare le cose che fa un ventenne adesso diventa difficile. Diventa difficile rischiare come quando hai 20 anni». Hai qualche consiglio da dargli? «E’ difficile dare consigli a Valentino. E’ un grande Campione e lui sa che questi ragazzi vanno forte e “non pensano tanto”. Per me Valentino non è finito come dicono tanti, è solo che probabilmente non riesce più a fare quello che faceva prima: quei 2 decimi che prima aveva per la sua classe, per la sua superiorità, purtroppo con gli anni sono spariti e poi sono arrivati questi ragazzi giovani e forti, quindi per lui è dura. Ha tanto coraggio a voler continuare e spera ancora di riuscire a vincere». L’elettronica di oggi in moto? «Io non sono molto d’accordo con tutta questa elettronica. Una volta era il pilota con il suo polso a sentire la moto e a regolarsela. Oggi si apre l’acceleratore e si trova una centralina che fa quello che prima faceva il polso. Si è tolto un po’ al pilota, che una volta faceva tutto. Lui coi suoi meccanici controllava la moto e il motore, si apriva quest’ultimo. Oggi il meccanico non può aprire il motore, lo deve consegnare alla fabbrica e glie ne danno un altro nuovo. Detto questo però andando all’80% risulta essere più facile una moto moderna, ma se si va al 100% sono difficili entrambe. MV in SBK nel 2014. Come la vedi? «Bhé innanzitutto ci vuole un grande coraggio a tornare. Sanno anche loro che non è facile, però si deve in qualche modo incominciare. Senz’altro all’inizio sarà molto dura: ci sono avversari con molta esperienza e con reparti corse collaudati, però noi italiani sappiamo fare delle buone moto. L’MV ovviamente era abituata a vincere, però in questo momento forse dovremo aspettare un attimo. Non sarà facile ma bisogna provarci. Io sono convinto che – non subito, ma tra un po’ di anni – MV dovrebbe tornare». 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine On the road aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb USA, te la do io la moto di Pietro Ambrosioni | Parliamo degli Stati Uniti di America. Viaggi, business, supercross e super... girls. Tutto in chiave due ruote e tutto rigorosamente decorato a stelle e strisce C iao a tutti e ben trovati. Facciamo un po’ di presentazioni: appassionato di moto da sempre e pilota “fallito”, mi sono trovato quasi per caso a fotografare il Mondiale di Motocross classe 500 nel 1989 proprio nel suo tempio principale, ovvero la Citadelle de Namur, in Belgio. Da quella volta, tra alti e bassi, fughe e ritorni al primo amore, non ho praticamente più smesso. Dal 2005 seguo il Supercross americano e dal 2008 mi sono trasferito negli USA, prima a Los Angeles per un paio di 54 anni e poi ad Atlanta, dove ho aperto il mio studio fotografico. Viaggio per gli States in lungo e in largo, in moto, in macchina e purtroppo anche in aereo (che odio e del quale ho ancora una paura atavica…) e non smetto mai di osservare, imparare e scattare foto. In queste mie righe vi parlerò dunque di viaggi, show, business, burocrazia e stranezze, tutto in chiave “due ruote” e tutto rigorosamente decorato a stelle e strisce. Quando si parla di moto negli USA vengono immediatamente in mente i grandi spazi, la Route 66, le Harley-Davidson e, almeno a me, il Supercross. Ma uno dei paradossi di questa enorme nazione, che copre un intero continente, è che nonostante i quasi 320 milioni di abitanti, le moto sono vendute in numeri quasi ridicoli. La cifre diffuse dal MIC (Motorcycle Industry Council - in sostanza l’ANCMA americana) parlano chiaro: i veicoli venduti fino alla fine di settembre 2013 erano 328.000 circa, di cui poco più di 29.000 scooter. Ci sono poi altre 55.000 moto offroad e circa 165.000 ATV, ma vedete bene che i totali sono quantomeno sorprendenti. Osservando il mercato e l’ambiente delle moto in generale, si possono vedere due trend ben precisi: il primo è che le due ruote in America sono semplicemente un giocattolo, ovvero un mezzo con il quale divertirsi nel weekend o magari per una breve vacanza. Nonostante il traffico sempre più congestionato ed impossibile di città come New York, Chicago, Los Angeles o Miami, le moto e gli scooter non sono utilizzati per il cosiddetto “commuting” ovvero il tragitto da e per il lavoro. Le motivazioni sono diverse, ma io, che la moto la uso il più possibile, ne individuo principalmente una. La moto qui, per il codice della strada, è considerata alla stessa stregua di un’automobile. Solo in California si può passare tra le macchine in coda (quello che chiamano “lane splitting”), mentre in tutti gli altri stati le moto devono farsi la coda e basta. Non si può condividere la corsia, non si può superare anche se non si oltrepassa la linea mediana, pioggia o sole assassino che ti fa bollire il cervello sotto il casco si sta in coda e basta. Idem per i parcheggi, una moto occupa lo stesso spazio di un’automobile, paga lo stesso costo e non ci sono parcheggi dedicati o riservati alle moto. Addirittura le moto non sono ammesse nei silos multipiano, con la scusa che sono più soggette 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine On the road aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb delle auto a prendere fuoco (?). Personalmente, gli unici parcheggi dedicati a moto e scooter che ho visto in giro li ho trovati a Key West, in Florida. L’altro trend, che secondo me è ancora più preoccupante, è legato all’età media dei motociclisti americani. Quello che sto vedendo negli ultimi tre o quattro anni non mi fa sperare in niente di buono per l’industria: non ci sono giovani motociclisti, manca “carne fresca”. Vado a circa 15 fiere di settore all’anno, la maggior parte delle quali sono motoraduni come il BMW MOA Rally o l’Americade e ormai l’età media dei partecipanti supera abbondantemente i 50 anni. Per un periodo ho creduto che la situazione fosse solo “l’onda lunga” della crisi economica del 2009 ma recentemente mi sono reso conto che le radici stanno altrove. Le Case, Honda e Kawasaki i primis, 56 hanno buttato fuori nuovi modelli relativamente interessanti ed economici per attirare i giovani e farli salire in moto. Manca ancora uno sforzo reale per dare agevolazioni finanziarie a chi non abbia cinque e seimila dollari da “buttare” in una moto, ma qualcosa si sta muovendo anche li. Il vero problema, secondo me, è che la moto qui non è più “cool”. I ragazzi guardano altrove, vogliono l’iPad e il MacBook Air, risparmiano per pagare le rate della Camaro e non gliene importa un accidente del Caballero di turno, come succedeva ai miei tempi. La generazione di “On Any Sunday” o “Easy Rider” sta invecchiando tanto quanto le pellicole di quei bellissimi film, e con quella generazione se ne stanno andando anche tanti sogni a due ruote. Spero di sbagliarmi! La moto qui è considerata alla stessa stregua di un’automobile. Solo in California si può passare tra le macchine ferme in coda 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine La lettura I Racconti di Moto.it “Retromarcia” di Antonio Privitera | Tralascio i convenevoli e vado subito al dunque: quella che sto per raccontarti è una storia che potrà apparirti inverosimile o assurda, vorrei che tu la giudicassi con calma e senza preconcetti... T ralascio i convenevoli e vado subito al dunque: quella che sto per raccontarti è una storia che potrà apparirti inverosimile o assurda, vorrei che tu la giudicassi con calma e senza preconcetti dato che io non ho la lucidità necessaria per razionalizzarla del tutto. Ero sul ciglio della strada, la sera prima di questo Natale che ha lasciato sul campo l’alterigia di molti e rinviato ogni progetto di pazzie alla notte del 31, ovvero a stanotte. Stavo per fare la mia solita cazzata. Avevo atteso il buio e trovato una breve strada dritta, sgombra e non illuminata, lunga abbastanza da poterci tirare la seconda e terza marcia dopo avere disabilitato tutti i controlli elettronici della motocicletta e – soprattutto - avere spento i fari. Ho fatto installare un interruttore apposta, dato che oramai da molti anni in tutte le motociclette le luci si accendono da sole. Avremmo dovuto sospettarlo: quello era solo l’inizio della perdita del totale controllo della moto, le luci automatiche. Tra non molto avremo le moto che frenano da sole e tu non le puoi impennare e forse i miei figli vedranno le leggi sui pensieri che non puoi avere e sulle voglie che non sono concesse, tutto in nome della sicurezza e del vivere civile. Lo so che parlo come un vecchio, come un nostalgico. Perdonami, ma forse quello che io vedo è che più sicure e perfette diventano le motociclette, meno ragazzi ne vengono attratti magari per quel mito del proibito che viene a mancare: che vuoi farci, sarà la mezza età. Spenti i fari mi preparavo a gustarmi un breve volo immerso nel 58 buio attraverso questo corto rettilineo di statale, nessuna automobile né dietro né avanti, ero certo che nessuno mi osservasse. Diedi pieno gas alla sola luce della strumentazione riflessa sul plexiglass e sulla visiera del casco e il muretto iniziò a scivolare rapido ai miei lati, sentivo le pupille dilatate mentre avevo il cuore gonfio di stupidità malsana ed eccitata. Il tachimetro contò a tre cifre, io contavo mentalmente i sei secondi oltre i quali avrei dovuto riaccendere le luci, limite ultimo che mi ero dato per non correre il rischio terribile di trovarmi ad un incrocio a velocità folle e a fari spenti. Avevo controllato e valutato bene, prima di spegnere le luci: sei secondi, non uno di più, erano il massimo che potevo permettermi a tutto gas e al buio della sera del 24 dicembre. Uno, due: la ruota anteriore appena sollevata, lo sentivo da come era leggero lo sterzo; tre: l’urlo del motore copriva il mio respiro; quattro: un accendino a bordo strada attizzava la brace di una sigaretta e nella sua fioca luce mi parve di vedere una mano sbucare da un braccio in una tuta di pelle salutarmi ma ero troppo veloce e la passai in un attimo. Rallentai istantaneamente e accesi i fari, provando una vergogna puerile come un ragazzino sorpreso dalla mamma a leggere un giornaletto con le donnine nude e pensai che forse quella persona era un motociclista che aveva bisogno di aiuto e tornai indietro pensando che perlomeno rischiavo di farmi dare del pirla e se magari era un poliziotto o uno della forestale avrei preso pure una bella multa: il rischio di lasciare un motociclista come me al buio e da solo, ma anche la curiosità di capire se la mia era stata un’allucinazione o no, mi spinsero comunque a frenare e tornare indietro senza esitazioni. Non era un’allucinazione, il motociclista in tuta di pelle era lì, seduto sul muretto a fumare nel buio pressoché totale della statale priva di lampioni a rischiararla. Accostai, spensi la moto, mi sfilai il casco, i guanti, il sottogola e sentii subito il freddo pungermi la schiena. Lui no, lui era in tuta e basta, guanti e casco erano accanto a lui ma non riuscivo a vedere nessuna motocicletta. Ricordo per filo e per segno la conversazione: Vai forte! – esordì. Tutto bene? hai bisogno di qualcosa? – risposi. Io? No, perché? No, niente… Certo che è strano trovare uno seduto sul muretto a quest’ora di sera su una statale buia e magari credevo volessi un passaggio, un aiuto… Credo che sia molto più strano vedere uno che tira il collo al motore per strada, la sera del 24, in una statale buia e a fari spenti… Vabbè, volevo solo provare il brivido della velocità pura, senza riferimenti… Capisco. No, dai, capisco sul serio, anche a me piace la velocità e il rischio. La mia non è una critica, è che noi motociclisti siamo tipi strani, nevvero? Beh… un po’. Come tutti quelli che hanno una passione. Vieni, ti faccio vedere una cosa. Sono convinto che ti interessa. Dove, scusa? Qui al buio? – replicai sospettoso, il tipo poteva essere o uno squilibrato o un malintenzionato. Sì, dai facciamo due passi così mi scaldo un po’. A stare fermi c’è sempre freddo. Per quanto cercassi di agire razionalmente, mi feci convincere dal suo sguardo: uno sguardo da ragazzino a dispetto delle prime rughe che convivevano nello stesso volto con un sorriso da bambino furbo e per questo troppo intelligente per essere uno che frega la gente. Mi fidai e, stordito dalla strana circostanza che stavo vivendo, 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito non gli chiesi nemmeno dove fosse la sua moto. Lo seguii, o perlomeno seguii i suoi passi perché la sera era troppo scura e lo pedinavo a distanza ravvicinata ma praticamente senza contatto visivo. Buttò la sigaretta e cacciò al suo indirizzo una parolaccia in ligure. Andavamo nella stessa direzione nella quale stavo correndo con la motocicletta a passi brevi ed ostinati e dopo un minuto si fermò e mi chiese di guardarmi intorno: io non vedevo nulla e tacqui. Guarda meglio, Andrea. Ancora mi chiedo se lo disse veramente o se lo sentii soltanto dentro la mia testa. Guarda meglio. Il muro di nero era totale, che cazzo dovevo guardare? Iniziavo ad innervosirmi, non c’era assolutamente nulla, nemmeno luci in lontananza 60 Periodico elettronico di informazione motociclistica ragione per cui affidai la probabilità di vedere qualcosa alle poche stelle e alla luna; poi con un colpo di genio mi venne in mente di prendere il cellulare e di illuminare la scena. La luce del solo display mi mostrò la desolazione di un incrocio deserto con me in mezzo e privò di ogni poesia ciò che stavo vivendo: chissà cosa mi aspettavo, non avrei saputo dire se in quel momento mi sentivo più pirla ad essere stato visto correre a fari spenti o ad aver seguito uno sconosciuto al buio. Facciamo fifty-fifty. Poco dopo il display del cellulare si spense, com’è normale che faccia dopo qualche secondo di inattività, e io ripiombai nel nero così fitto che non riuscivo manco a vedere le mie mani; era quasi come avere perso la Scarica l’APP del Magazine vista: complici le colline e gli alti alberi ai lati della carreggiata nessuna luce si intrometteva a spezzare il buio. Le pupille erano sempre più dilatate in cerca di ogni minima sorgente luminosa e in questo stato di vuoto visivo, il mio cervello iniziò a dare corpo alle ombre, proiettando qualcosa nel buio. Iniziò dai lineamenti di Elena, mia figlia, che giocava nel piccolo giardino di fronte casa, si aggiunse la matronale figura di sua madre, bella come al solito e un po’ abbondante nelle forme che mi rivolse pure uno sguardo dolce, il suo solito sguardo; più mi impegnavo a vedere qualcosa, più particolari sbocciavano dall’oscurità. Iniziai persino a vedere i colori, a sentire gli odori di casa e quando apparve il volto del mio amico Emmanuel avvertii per un istante il puzzo del suo enduro a due tempi che mi piacerebbe tanto provare, prima o poi. Lo sconosciuto motociclista aveva ragione, quello che stavo vedendo mi interessava, chissà quale incredibile processo mentale viene eccitato da un’oscurità cosi densa, chissà come e perché il nostro cervello proietta immagini e sensazioni nel buio quando l’oscurità è così uniforme e profonda! Mi vennero in mente i racconti degli astronauti che asserivano di avere visto cose strane al di fuori delle stazioni spaziali, ora davo loro un certo credito. La nostra mente, come avevo sempre pensato, è in grado di fare cose straordinarie, in moto come nello spazio! Scrutai ancora il buio in cerca di qualcosa ancora ma la voce del mio cicerone di questa esperienza quasi metafisica mi avvertì: adesso spostati e torniamo indietro. Ubbidii solerte e non appena mi tolsi dal centro dell’incrocio sentii il rumore di un auto, poi ne vidi i fari sbucare da dietro la collina, due piccoli punti luminosi come luci dell’albero di Natale che ingiallivano il paesaggio. Dopo circa mezzo minuto l’auto passò veloce all’incrocio senza manco sfiorarci con le sciabole luminose proiettate dai suoi fari, ma nel rapidissimo istante in cui illuminò la strada vidi per terra, ai margini della corsia opposta a me, una moto: la mia. Era a pezzi, deformata, sfasciata, brandelli metallici esplosi per un ampio raggio di asfalto; La lettura serrai le mandibole e inghiottii duro, nel tentativo di tenere a freno l’ansia e mostrare calma e controllo al tipo in tuta. Accesi il display del cellulare e cercai di ritrovare il rottame con la vista affaticata e a chiazze, ma sia perché il freddo mi aveva ghiacciato le gambe, sia perché un brivido freddo di paura mi bloccava la schiena, non feci un passo, non attraversai la strada e cercai una spiegazione razionale. Che puntualmente brillò per la sua assenza; il motociclista in tuta sparì, io tentai di tornare al punto dove lo avevo incontrato e lo cercai anche gridando, ma nulla: scomparso. Era il 24 sera, ormai, ad un passo dal cenone e dagli auguri di qualcosa di sereno ed io mi sentivo stranamente calmo e felice, quasi contento nonostante la mia motocicletta fosse un rottame. Però, lasciarmi qui da solo, andarsene così… che maleducato. Decisi di telefonare a mio fratello Michele, di farmi venire a prendere e portare a casa da lui. A tutti i miei parenti, seduti a tavola e in ansia per me, raccontai di avere perso il controllo della moto e di averla lasciata andare non appena mi avuta la certezza di stare per cadere; una vampa di calore mi saliva lungo il petto e mentre raccontavo sentivo nella testa la voce del tipo in tuta che mi diceva hai fatto bene, lasciala andare. Forse devo dei ringraziamenti a qualcuno, se è così non saranno mai abbastanza sentiti; credo che in qualche modo, il 24 sera ho ricevuto un dono di Natale: la possibilità di mettere la retromarcia, noi che in motocicletta andiamo sempre dritti incontro al nostro destino, saldamente legati al manubrio al quale appendiamo pure le vite dei nostri cari. Per una volta, credo l’unica, in moto il destino ha fatto retromarcia, qualcuno ha inserito il settimo rapporto nel cambio della mia moto e io sono qui a chiederti se secondo te il mio racconto è solo frutto dello shock a seguito dell’incidente, o se per caso quella che ho vissuto è stata un’esperienza irripetibile. Ho ripreso la moto, ora è in garage: la riparerò. Grazie a te per avere letto questa mail e, se mi sente, Grazie al motociclista in tuta. Smetti di fumare, fa male. Buon Capodanno, Andrea. 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike condita da due titoli mondiali. Questo è Max Biaggi, ma Paolo Scalera (che ha curato la redazione del libro e raccolto le confessioni del pilota) va molto... Oltre, raccontando le sfide in pista condite da divertenti dietro le quinte e personali ricordi: ad esempio, come Max rimorchiasse le ragazze, i preparativi delle gare, le polemiche con le Case. Insomma, non è la solita autobiografia, ma un racconto di vita, a metà strada fra romanzo e cronaca di oltre vent’anni di storia motociclistica. Il ragazzo che nacque due volte - di Alessio Tavecchio - prefazione di Marco Berry - edizioni Aware - 373 pagine. La sua storia ci aveva già commosso leggendo “Cronaca di una guarigione impossibile”, in cui si raccontava dell’incidente, del ricovero, del difficile ritorno ad un’esistenza quasi normale. Con “Il ragazzo che nacque due volte”, la storia Libri riparte là dove si era interrotta: Alessio inizia un viaggio alla ricerca del senso profondo della vita, a partire da lui adolescente, prima dell’incidente che ha segnato indelebilmente la sua esistenza, un’analisi interiore per capire fino in fondo l’esperienza e giungere ad una nuova consapevolezza di sé. La guarigione, fisica o spirituale che sia, per Alessio è possibile solo per chiunque sappia riscoprire nel proprio animo la capacità di amare e di essere amati. In occasione delle festività natalizie, la versione cartacea del libro (disponibile da gennaio 2014 in tutte le librerie) può essere acquistata direttamente sul sito dedicato senza spese di spedizione e con una dedica personalizzata, a11,90 euro; la versione eBook, disponibile su Amazon.it, Kobobooks.it, inmondadori.it, lafeltrinelli.it ed anche su Apple iBookstore e Google Play, solo durante le festività costa al prezzo di 4,90 euro. Natale: due o quattro ruote in libreria di Alfonso Rago | I titoli più recenti e le nuove uscite editoriali: il libro resta uno dei regali preferiti per le feste natalizie. Ecco i nostri consigli per i doni da mettere sotto l’albero P er chi si aggira in città alla ricerca di regali per il Natale, le vetrine di una libreria sono come una striscia di terra all’orizzonte per un naufrago alla deriva: varcatane la soglia, si ha subito la certezza di poter finalmente trovare l’idea giusta per far felice l’amico con cui si esce in moto, il fratello studente di ingegneria, lo zio appassionato di motori. Lo sappiamo, tra tablet e smartphone, sfogliare una pagina sembra un gesto che appartiene al passato. Ma credeteci: il libro resta ancora il compagno migliore, sempre a portata di mano. Vi proponiamo allora una veloce rassegna delle nuove uscite, titoli accomunati dalla moto o l’auto come presenza costante. 62 Oltre - di Max Biaggi con Paolo Scalera - Rizzoli editore 240 pag. - 17,00 euro. I più attenti, lo riconosceranno già dalla copertina: “Oltre”, con il 3 in bella evidenza che ne ricorda il numero di gara, parla di Max, il Corsaro romano. Ragazzo destinato come tanti ad inseguire vanamente i sogni di diventare famoso con il calcio e che per caso a 18 anni sale su una moto... E la sua vita cambia: vince il campionato Sport Production, passa in 250 e si aggiudica quattro mondiali consecutivi tra 1994 e 1997 e all’esordio in 500 (allora non esisteva la MotoGP) centra pole position e primo posto in gara, preludio ad infuocate stagioni gomito a gomito con Valentino Rossi, prima della migrazione in 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Si fa presto a dire Adriatico - di Fulvio Ervas Marcos y Marcos - 325 pag. - 17,00 euro. Abbiamo nei suoi confronti un debito: raccontando la storia di Andrea e suo padre in sella ad un’Harley in “Se ti abbraccio non aver paura”, Fulvio Ervas si era meritato uno spazio tutto suo nella nostra personalissima agenda di autori da tenere d’occhio. Così segnaliamo con piacere il suo recente “Si fa presto a dire Adriatico”, dove la scena cambia del tutto e ci si trova catapultati nella più classica ed appassionante delle trame noir. Siamo sulle coste della Croazia, tra sole, calamari fritti, birra rossa e belle donne. Qui arriva l’ispettore Stucky, in sella (ecco l’aggancio con il nostro mondo) ad una Moto Morini: sarebbe in vacanza, ma ci pensa un cadavere a cambiare la scena. Noi ci fermiamo qui: quel che accade, scopritelo voi tra le pagine del libro. 64 Periodico elettronico di informazione motociclistica La guida “BMW, le moto del secolo” 272 pagine a 45€, è un volume dall’impaginazione sobria con una esaustiva raccolta fotografica dei modelli BMW del secolo scorso. I libri fotografici di grande formato sono un must natalizio e le migliori librerie dedicano sempre uno spazio per la loro consultazione: lo abbiamo fatto anche noi, trovando le uniche e molto belle le proposte dell’editore White Star, che mette in catalogo diversi volumi dedicati all’eccellenza di due e quattro ruote. Dai titoli dedicati alla Harley-Davidson ai modelli che hanno fatto la storia della moto, dalle auto leggendarie italiane, tedesche o americane, fino alle cabriolet capaci di far girare lo sguardo al loro passaggio, non c’è modo migliore per trascorrere un pomeriggio davanti al camino, magari mentre fuori nevica e davvero non è pensabile di uscire a fare un giro in moto. Scarica l’APP del Magazine Ma la passione si può coltivare anche tra le pagine di un libro, leggendo di vecchi modelli, rinfrescando la memoria tecnica, ricordando magari l’auto con cui papà riuscì a strappare finalmente il permesso di uscire a cena con la ragazza cui da tempo faceva il filo... I volumi White Star dedicati ad auto e moto comprendono diversi titoli: tutti con grafica elegante e curata, danno ovviamente ampio risalto alle immagini ma senza dimenticare il necessario supporto informativo e tecnico; spesso impreziositi da prefazioni curate da firme illustri dello sport e del design motoristico, hanno prezzo di vendita consigliato di 40,00 euro per ciascun volume. Per gli appassionati del marchio bavarese invece la casa editrice Skira ha pubblicato un bel volume che ripercorre la storia BMW dal 1923 al 2000. Libri Guida Michelin Italia 2014 - Ristoranti & Alberghi - 22,00 euro. La sua copertina rossa è famosa ovunque e non manca nel bagaglio d’ogni vero viaggiatore: l’edizione Italia 2014 della Guida Michelin propone un boom di novità e stelle, raccogliendo segnali positivi nello scenario della ristorazione del nostro Paese, che consolida la seconda posizione sul podio mondiale con 329 ristoranti stellati, confermando l’eccellente qualità della cucina italiana. Con circa 400 novità, la 59esima edizione della guida propone oltre 6.500 esercizi, confermando il costante aumento dei ristoranti che offrono un pasto semplice ad un prezzo inferiore a 25 euro, ben il 30% in più rispetto allo scorso anno. Ma ci sono anche i ristoranti che si distinguono per l’alta qualità: i 2.722 presenti nella guida hanno tutti superato la rigorosa selezione 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News effettuata dagli Ispettori Michelin e ben 623 si distinguono per l’alta qualità, rivelando che, pur in un momento economico non favorevole, non si rinuncia alla qualità, ma anzi la si rende più accessibile. Pasticceri&Pasticcerie 2014 - Gambero Rosso editore - 384 pag. - 14,90 euro. Nel delirio di interesse per la cucina che sta travolgendo la programmazione televisiva, certo avrete anche voi una vostra zia che non si perde una puntata delle gare tra aspiranti chef. Ebbene, questa è la guida che fa per lei: giunta alla terza edizione, nasce per valorizzare il mestiere del pasticcere e segnalare ai lettori i luoghi dove saziare la propria golosità o dove recarsi per cercare di carpire qualche segreto ai talentuosi maestri della torta farcita e della crema. Quasi seicento segnalazioni, con una forte attenzione al territorio, puntando al buono e al sano, e un interesse sempre più forte nei riguardi delle intolleranze alimentari, nuovo terreno di “sfida” per i pasticceri. Perché la moderna pasticceria italiana concilia piacere e salute. 66 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine pensavo che fosse “soprattutto” fortunato. Ero uno di quelli che amano poco il personaggio che vince troppo, e lui –unico pilota ufficiale in 500 per molti anni- non aveva la necessità di dimostrare la sua classe tutte le domeniche. A quei tempi tendevo a dimenticare con quale prepotenza era venuta fuori la sua classe, e non sapevo apprezzare la professionalità e l’impegno, due qualità che ho visto dopo. Giacomo Agostini ha costruito il suo destino con passione e rigore; ma resta a margine un fatto che si può definire storico: lui ha anche avuto una fortuna sfacciata. Per dirne una, correva su piste micidiali, la metà dei suoi rivali è morta in gara contro un muro o un guard-rail, lui andava fortissimo nelle stesse curve, staccava come loro o anche dopo, e ha subìto soltanto due o tre fratture in tutta la carriera. Fortunatamente. Marc mi pare sullo stesso livello. Un volo terribile come quello al Mugello nelle prove del venerdì poteva costargli molto caro; lo C ricorderete, staccata sbagliata a 300 all’ora, la ruota davanti sull’erba, interminabile carambola a un metro dal muro e senza toccare né la barriera né la moto. Poi cadeva di nuovo il sabato, volava in terra anche la domenica, ma questo non gli ha impedito di tornare subito sul podio e poi infilare una determinante serie di successi. E qualcuno diceva “facile: Lorenzo e Pedrosa sono ko con le clavicole”, ma il più serio candidato a rompersi le clavicole sembrava lui, almeno sulla carta. Sono tutti ragionamenti che ho fatto domenica al cimitero di Ceparana, tra tutti i fiori che sono lì dal giorno del funerale di Doriano. “Rombo” aveva talento e classe, per me era più forte di Biaggi e Capirossi con cui battagliava nel 2003; certamente era più pulito di loro, nessuno ricorda una sua manovra men che lecita. Forse non era determinato come Max e Loris nel costruirsi la carriera. E certamente non ha mai avuto un rapporto idilliaco con la Dea Fortuna. Media Nico Cereghini Marquez come Ago, baciato dalla fortuna iao a tutti! A bocce ferme, mondiale MotoGP digerito, torno su quanto avevo Una volta pensavo stupidamente che Agostini scritto più di un anno fa, nel novembre 2012, su Marc fosse “soltanto” fortunato. Marc come Mino è Marquez. “Ci divertirà: è soprattutto talentuoso e professionale. Poi c’è un pilota che osa, che non chi ha stoffa ma non ce la fa si tira indietro, che ragiona non meno di Lorenzo ma che non rinuncia a ti- avrebbe vinto subito il titolo mondiale, al debutrare la zampata”, così dicevo, e poi “Marc alzerà to, come Roberts e ancora meglio di lui, il più il livello della categoria: già Casey Stoner stava giovane di tutti i tempi nella top class del momettendo il sale sulla coda di Lorenzo e Pedro- tociclismo. Quello che non avevo colto un anno sa, guidando ben oltre i loro limiti; tutti a dire che fa era il fattore più importante: il fattore “C”. E’ Stoner era unico, magari non è del tutto vero”. assolutamente vero che, almeno in buona parte, Ho avuto buona mira, ma non era un pronosti- ciascuno si costruisce il suo destino; ma è altretco così difficile e naturalmente non sono stato tanto vero che senza la fortuna non si va da nesil solo a farlo. Più impegnativo era pensare che suna parte. Guardate il mitico Ago. Da ragazzo 68 Editoriale Agostini ha costruito il suo destino, ma ha anche avuto una fortuna sfacciata 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Stoner, ancora test con Honda nel 2014 di Edoardo Licciardello | Il due volte Campione del Mondo resterà in forze al team HRC per seguire i collaudi delle GP. Ancora da definire il calendario dei suoi impegni D icono che stare a casa a fare nulla sia noioso per una persona normale, figuriamoci per uno come Casey Stoner. L’australiano, due volte iridato con Ducati e Honda, si è ritirato dalle competizioni (e non pare avere la minima intenzione di rientrare, come ha confermato di recente Livio Suppo, suo Team Manager in entrambe le squadre nonché una delle poche persone a godere della sua fiducia) ma continua a divertirsi nel fare quello che gli riesce meglio e gli piace di più: portare al limite una MotoGP. Shuhei Nakamoto, che si può accusare di tante cose ma non certo di mancanza di sagacia, si è assicurato anche per il 2014 i servigi di Casey Stoner nel collaudo tanto 70 della RC213V ufficiale quanto della RCV1000R (la Open della Casa di Tokyo), anche se lo stesso capo dell’HRC ha dichiarato esplicitamente alla britannica MCN di “non avere ancora definito un piano dettagliato”. Sembra comunque confermato come Stoner non prenderà parte allo speciale test di tre giorni (a cui parteciperanno tutti i team ufficiali) organizzato da Bridgestone a Phillip Island fra il 3 e il 5 marzo nato con lo scopo di evitare il ripetersi di spettacoli come quello andato in scena lo scorso ottobre durante il Gran Premio d’Australia. L’obiettivo del test sarà verificare il comportamento delle nuove coperture sviluppate da Bridgestone per adattarsi alla rinnovata superficie del tracciato australiano; Stoner, che pure potrebbe offrire un test particolarmente probante per le gomme vista la sua celebre velocità a Phillip Island, non verrà coinvolto. Bridgestone, ancora in fase di preselezione per le mescole e le carcasse da utilizzare per gli pneumatici da portare, andrebbe in crisi se dovesse supportare un ulteriore pilota. Stoner, rapidissimo nel portare al limite una moto e nel guidare ‘sopra i problemi’, usando un’espressione cara a ‘King’ Kenny Roberts, è stato più volte impiegato da Shuhei Nakamoto per capire il vero potenziale delle sue moto al di là dei problemi da risolvere: lo stesso Nakamoto definì perfettamente Casey quando, nei test di Sepang 2012, se ne uscì fra il serio e il faceto dicendo come non sapesse quanto fosse grave il problema di chattering di cui soffriva la RC213V con le nuove Bridgestone, dato che con Stoner in sella il problema non sembrava manifestarsi. Proprio in quest’ottica, Stoner ha offerto una collaborazione preziosa nel paragone prestazionale fra la RC213V e la RCV1000R, apparentemente meno competitiva rispetto a quanto dichiarato inizialmente (sempre Nakamoto ha indicato in tre decimi lo scarto fra la MotoGP ufficiale e la Production Racer a parità di pilota) ma sicuramente da riperiziare una volta che tutti i piloti gireranno in configurazione gara e i privati potranno quindi sfruttare la maggior quantità di benzina (24 contro 20 litri) a disposizione. 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Broc Parkes «Per prima cosa, vorrei ringraziare enormemente Paul Bird per l’opportunità che mi ha dato di essere con la squadra ancora una volta. Non vedo l’ora di partire! Questa è la classe regina ed è il sogno di ogni pilota correrci. So bene che sarà un anno duro, ma sono pronto per la sfida». Paul Bird, proprietario del team «Abbiamo lavorato un sacco in MotoGP nelle ultime due stagioni, l’obiettivo per il 2014 sarà di costruire sulle basi gettate in passato. Sono molto entusiasta di continuare l’avventura con Michael e Broc!». Broc Parkes insieme a Michael Laverty in MotoGP Paul Bird Motorsport ha annunciato che continuerà la sua avventura nel Campionato del Mondo MotoGP nel 2014 con Michael Laverty affiancato dall’australiano Broc Parkes P aul Bird Motorsport ha annunciato che continuerà la sua avventura nel Campionato del Mondo MotoGP nel 2014 con Michael Laverty affiancato dall’australiano Broc Parkes. Per il nord irlandese sarà la seconda stagione in MotoGP alla guida di una Aprilia. Laverty ha concluso il suo anno d’esordio nel campionato del mondo al venticinquesimo posto in classifica generale e con un tredicesimo piazzamento a Jerez come miglior risultato. Parkes, invece, è un ex pilota del Campionato Mondiale Supersport e nel 2009 salì in 72 sella a una Kawasaki (team PBM) nel Mondiale Superbike. Michael Laverty «Abbiamo imparato tanto in un anno, sono felice che Paul abbia deciso di continuare la sua avventura in MotoGP, è stato lui a darmi la possibilità di portare avanti questo progetto. L’obiettivo è di mettere a frutto quanto imparato sino ad ora e migliorare nei risultati. La competizione sarà molto più difficile, il nostro obiettivo è comunque fare costantemente punti». 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Le pagelle 2013 dei Team di Carlo Baldi | Siamo alla fine del 2013 ed è tempo di consultivi. Dopo aver dato i nostri voti ai piloti valutiamo ora il lavoro e i risultati delle squadre che hanno preso parte al mondiale Superbike 2013 Kawasasaki Racing Team 9 Riporta il titolo mondiale ad Akashi vent’anni dopo Russell. La Pirelli dà una mano alla RX-10R con una gomma morbida che dura per tutta la gara e Sykes fa il resto. Il team ispano-giapponese commette pochi errori e siccome squadra che vince non si cambia, il prossimo anno punterà a riconfermarsi al vertice con Sykes e a valorizzare definitivamente il talento di Baz. 74 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica moto ed avendo firmato un contratto biennale con Guintoli, sarà purtroppo Laverty a lasciare il posto a Melandri. Partire con i favori del pronostico non è mai facile e sia Melandri che Albesiano dovranno dimostrare di essere più forti della pressione che si crea quando si è “obbligati a vincere”. BMW Motorrad Goldbet Superbike passate al team BMW Motorrad Italia, la casa bavarese ha investito molto meno ed ha ottenuto i risultati migliori. Nel box BMW però, nonostante gli sforzi di Buzzoni e Foti e le indubbie capacità dei tecnici, non si è mai respirato il giusto spirito di squadra e alla fine, un quarto e un quinto posto non sono certo i risultati sperati a inizio stagione. Team Ducati Alstare Aprilia Racing Team Resiste al doppio addio di Biaggi e Dall’I- 6,5SBK 5Anche il team ha contribuito all’anno più buio 8,5 gna e porta a casa il titolo mondiale marche. Met- La corrazzata tedesca ha un cuore italiano, ma della Ducati in Superbike. Alle difficoltà di una te in pista una moto quasi perfetta che permette a Laverty e Guintoli di lottare per il titolo sino all’ultima gara. Niente giochi di squadra, anche perché i due piloti sono sempre stati molto vicini in classifica ed avrebbe avuto poco senso aiutare uno anziché l’altro. Non potendo schierare tre nemmeno nel suo ultimo anno in Superbike riesce a portare a casa il titolo mondiale. Riconsiderando la storia della BMW in Superbike è singolare constatare come i risultati siano stati inversamente proporzionali rispetto ai budget investiti e quando le redini della squadra sono moto che non si è mai dimostrata in grado di competere con le altre Superbike ed ai continui infortuni di chi la moto l’avrebbe dovuta rendere competitiva, si sono aggiunte le esternazioni di Batta, la prima delle quali già nel quarto round di Monza. Ma se Marinelli ed il suo team hanno 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Red Devils Roma Una partenza fantastica con Michel Fabrizio, 6 ma poi un lento declino sino all’arrivo di Toni Elias, che ha riportato entusiasmo nella squadra capitolina. Un’annata non facile anche a causa di qualche sponsor che se n’è andato sul più bello. Onore ad Andrea Petricca ed ai suoi ragazzi che non hanno mai mollato nemmeno nei monti più difficili, ma i risultati alla fine nel loro carniere resta solo il terzo posto di Michel in Australia. Team Pedercini Bisognerebbe fare un monumento alla 6,5 famiglia Pedercini che ogni anno si presenta al saputo superare questo “annus horribilis” nulla li può più spaventare. Il rinnovamento è iniziato e le scelte della casa di Borgo Panigale vanno viste anche nell’ottica di un futuro fatto solo di Evo. Pata Honda World SBK 5Una stagione da dimenticare per il team olandese, per la Honda e per i suoi due piloti. Ad una moto che non è mai stata la più competitiva, quest’anno si è aggiunta un’elettronica inutilizzabile che ha fatto solo danni. Per condire il tutto si sono aggiunti cadute ed infortuni che hanno limitato di molto l’apporto di Haslam e messo a lungo fuori gioco Rea. Non ne può che derivare che un voto insufficiente, ma non certo per i tecnici ed i piloti, che di più non potevano fare. Ma la Honda quanto è davvero interessata alla Superbike? Fixi Crescent Suzuki La cura rinvigorente del team inglese ha fatto 6 bene alla ormai datata GSX-R1000 che alla fine 76 non sfigura davanti a moto più recenti e performanti. Camier e Cluzel riescono a mettersi in mostra e salgono sul podio solo a Silverstone, circuito di casa per il team di Paul Denning. Una stagione positiva per la squadra della Suzuki, che il prossimo anno punta in alto con Laverty, ma anche con il giovane talento Alex Lowes (che nei test di Jerez ha già messo dietro il suo più celebre compagno di squadra). via del mondiale Superbike con qualche pilota giovane e un budget che non consente certo di fare miracoli. In quattordici anni i Pedercini non hanno mai saltato una gara ed hanno onorato tutti i loro impegni. Sandi e Lundh hanno fatto molta fatica e la Kawasaki del team di Volta Mantovana non è certo quella di Sykes o Baz, ma la voglia di lavorare e di lottare non è mai mancata nel box Pedercini, e nel finale con il dottorino Aitchison è Superbike arrivata anche qualche meritata soddisfazione. Il passaggio alla Evo potrebbe favorire la squadra italiana che intanto continua a lanciare giovani di talento nella Stock 1000. Grillini Dentalmatic SBK 5,5Ecco un altro team privato che ha lavorato sodo, senza mai saltare una gara e non si è mai arreso alle difficoltà. Purtroppo i risultati non hanno mai dato ragione alla squadra di Grillini che si spera si possa potenziare dal punto di vista tecnico affinché il prossimo anno possa competere ad alti livelli nella categoria Evo dove potrà contare su Sheridan Morais e sulla voglia di riscatto di Michel Fabrizio. MR Racing La squadra tedesca, ma con tecnici italiani, 6 creata per permettere a Neukirchner di fare il suo rientro nel mondiale Superbike, ha impattato sulla scarsa competitività della Panigale. Max è spesso stato a contatto dei due piloti ufficiali Ducati e di più non avrebbe potuto fare. Althea Racing 7,5Iniziamo l’elenco dei team privati partendo dalla squadra di Genesio Bevilacqua. Al suo primo anno con la RSV4 e con il solo Giugliano, la squadra italiana è riuscita nel doppio intento di ben figurare e di lanciare definitivamente Davide tra i top rider della Superbike. Dopo qualche gara necessaria a prendere le misure alla moto di Noale, i tecnici del team Althea hanno messo a disposizione del loro giovane pilota un’ottima moto che spesso ha potuto competere con le ufficiali. 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Monni con Husqvarna Nel Team RS Moto di Simone Agazzi Il perugino correrà nel 2014 in sella alla Husqvarna FE450 nella classe E2 agli Assoluti d’Italia e alle prime prove del campionato Mondiale col team italiano di Simone Agazzi M anuel Monni, campione italiano in carica della classe E3, correrà nella classe E2 in sella alla Husqvarna FE450 gestita dal team bergamasco RS Moto Racing team di Simone Agazzi. Monni, perugino in forze al Gruppo Sportivo Fiamme Oro, parteciperà agli Assoluti d’Italia e alle prime prove del campionato Mondiale con il chiaro intento di conquistare un posto nella top five della classe più combattuta del torneo iridato. «Il 2014 sarà la mia terza stagione nell’enduro e vorrei finalmente far fruttare l’esperienza maturata negli anni passati ” – ha detto Manuel Monni. La classe E2 è senza dubbio la 78 più impegnativa ma sono convinto di poter fare bene sia a livello italiano che nel mondiale. Devo ringraziare Simone Agazzi del team RS Moto per la bella opportunità e il supporto che mi ha garantito assieme a Husqvarna Italia. Siamo tutti motivati al massimo e pronti a lavorare duro per raggiungere l’obbiettivo». RS MOTO Racing Team Simone Agazzi è titolare della concessionaria ufficiale Husqvarna di Bergamo nonchè dell’omonimo RS Moto Racing Team. Grande passione per l’enduro e le corse, una buona esperienza a livello manageriale nelle competizioni: «Con Enduro Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica l’arrivo di Manuel Monni vogliamo fare un ulteriore salto di qualità – ha dichiarato Agazzi . La sua esperienza e professionalità saranno di traino per tutti noi. Abbiamo una squadra molto affiatata e contiamo anche su Andrea Belotti (Husqvarna TE300 – E3) e Maurizio Gerini (Husqvarna FE250 – E1) per conquistare buoni piazzamenti nell’italiano. Siamo felici ed orgogliosi di continuare e rinforzare la collaborazione con Husqvarna che ci ha dato già grandi soddisfazioni in passato». In collaborazione con Husqvarna Motorcycles Italia, filiale italiana della marca austriaca, il team RS Moto fornirà l’assistenza nel campionato italiano a Thomas Oldrati, campione italiano in carica della E1 e pilota ufficiale del team Husqvarna Factory. Daniele Giacometti, direttore di Husqvarna Motorcycles Italia, sottolinea il forte legame storico tra l’enduro e il marchio Husqvarna: «Negli ultimi vent’anni Husqvarna ha conquistato nell’enduro i suoi più grandi successi e vogliamo continuare questa tradizione. A livello italiano, il supporto del team RS Moto e l’esperienza di due piloti di calibro come Thomas Oldrati e Manuel Monni ci permette di essere molto competitivi e di puntare diretti al titolo. Il 2014 sarà una stagione decisamente interessante ». Manuel Monni Manuel Monni è nato a Perugia il 3 giugno 1984. Nel 1995 vince il campionato italiano motocross junior classe 80. Dal 2003 corre nel mondiale motocross e nel 2007 vince il GP d’Italia della MX3. Nel 2009 si laurea campione italiano della MX2 e conclude ottavo il mondiale della stessa categoria. Passato all’enduro, nel 2013 conquista il titolo italiano nella classe E3. Con la Nazionale Italiana si piazza al terzo posto nella Sei Giorni, sesto di classe nella E3. Nel 2014 in sella alla Husqvarna FE450 del team RS Moto Husqvarna Italia correrà gli Assoluti d’Italia Enduro, le prime prove del Campionato Mondiale e le principali manifestazioni a carattere nazionale. Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 Responsabile editoriale Ippolito Fassati Capo Redattore Andrea Perfetti Redazione Maurizio Gissi Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Francesco Paolillo Aimone dal Pozzo Edoardo Licciardello Grafica Thomas Bressani Collaboratori Nico Cereghini Massimo Clarke Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Lorenzo Boldrini Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto. it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. Moto.it Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. Mi Num. 680 del 26/11/2003 Capitale Sociale Euro 10.000 i.v. Email: [email protected] 79