N0.MAGGIO2015.PERIODICOMENSILESTAMPATOIN3.500COPIE. Direttore editoriale Francesca Coluccio Associazione culturale Periodico di informazione 3.L'editoriale Direttore responsabile Maria Giovanna Alecci ZONACATANIA Redazione 4.Intervista a Enzo Bianco 5.Mostra Picasso ZONAPATERNÒ 6 7.Dov'è la rivoluzione 8.L'ospedale "SS. Salvatore" Francesca Coluccio, Patrizia Curatolo, Mimmo Chisari, Silvia Giangravè, Francesca Putrino, Cettina Caliò, Norma Viscusi, Antonino Navarria, Serena Iuculano, Angelo Granata, Alessandro Paternò, Tiziana Cammisa, Alessandro Barilla, Leandra Parisi. Marketing e pubblicità Antonio Coluccio +39 334 2462381 [email protected] ZONAINCHIESTA 11 11.Storie di immigrati Stampa Grafiche Cosentino www.grafichecosentino.com ZONAINTERVISTA 12 12.13.Storie di un viaggiatore Grafica & DTP Nuoveforme di Privitera Salvatore www.nuoveforme.net www.behance.net/nuoveforme Web partners ZONACULTURA 14 14.15 La buona scuola 16. La poesia di Cettina Caliò 17. Luoghi di socializzazione ZONAHITECH 19 19.WhatsApp Vs Telegram ZONATENDENZE 21 LE www.zonafranca24.it [email protected] ZONAEDITORIALE 4 ORIA Associazione culturale Periodico di informazione s o m m a r i o 3 EDIT WWW.ZONAFRANCA24.IT 21.Tendenze e brand ZONABENESSERE 22.Dieta vegana e vegetariana 23.Fitness Day 2015 DUE Gli articoli presenti nelle pagine di Zona Franca sono di proprietà della stessa testata giornalistica e/o dei leggittimi proprietari a firma degli stessi. Le foto appartengono a fonti di varia provenienza previa autorizzazione. Fanno parte di queste archivi di Zona Franca e suoi collaboratori, fotografi, internet e privati. Per qualunque rivalsa in merito la si può segnalare alla redazione inviando una mail all’indirizzo [email protected] indicando i propri estremi in caso di eventuale contatto. A cura di Francesca Coluccio L 'esigenza di capire, e per capire di sapere. Perchè non basta evocare continuamente il fantasma della crisi né stordirsi con speranze e promesse che spesso hanno la stessa consistenza, liquida ed effimera, dell'inchiostro con cui vengono dipinte e diffuse. La crisi esiste, ma comprenderne, di volta in volta, gli aspetti, le cause, le caratteristiche, è l'unico modo per affrontarla con lo spirito di chi vuole uscirne davvero. Il bisogno di cambiamenti radicali e incisivi percorre tutta la società italiana, davvero, ma la risposta deve essere fatta di azioni forti, coraggiose, con conseguenze reali e non soltanto di facciata. L'Italia da molti anni ormai ondeggia tra una attitudine perenne al lamento e la speranza che ci sia qualcuno, l'uomo forte, il salvatore, capace di risolvere in un colpo tutti i problemi. Il risultato è un panorama politico sempre più confuso, in cui pare trionfare l'opportunismo e il qualunquismo, e la sensazione, per i cittadini, che la distanza tra la politica e la vita reale del paese, nonostante tutto, aumenti ancora. Anche la Sicilia non è sfuggita a questo schema. Lo spartito, ormai da anni, si basa sul ritornello dell'autocommiserazione, che individua a turno in qualcun altro il responsabile dei nostri guai, e sulla musica, assordante, delle sviolinate al potente di turno. Una marea di parassiti ed opportunisti che da sempre galleggiano iscrivendosi entusiasti al partito del vincitore di turno. Allora l'esigenza di capire, per chi vuole essere un costruttore del suo e del nostro futuro, da cittadino, consapevole, attento, informato e libero. Informato e quindi libero. Zona Franca è lo spazio sgombro da pregiudizi, in cui innanzitutto si cerca di osservare e comprendere la società in cui viviamo. La realtà delle nostre città, così complesse e così poco raccontate, così ricche e così poco coscienti delle proprie ricchezze. Uno strumento di informazione che vuole uscire dallo schema consueto, puntando, davvero, decisamente, sulla società, cioè sulla vita reale e pulsante delle comunità, fatta di storie, di esseri umani, di sconfitte, di successi, di speranze. Un giornale, per essere chiari, in cui ci sia tanto spazio per la cultura, ma non intesa come esercitazione di erudizione, giusto per citare qualche libro o il film che nessuno vorrà vedere, o che hanno già visto tutti. La cultura delle iniziative concrete che nelle nostre città esistono e sono spesso di grande qualità, la cultura delle sperimentazioni e delle ricerche, ed anche la cultura legate alla nostra identità, fatta di storia, bellezza, e cura. Un giornale che vuole cercare e mostrare gli angoli critici del nostro mondo, ma non compiacersi solo della galleria di tristezze, ignorando i segnali di speranza, le storie di lotta e di riscatto, perchè siamo convinti che una buona informazione può contribuire al progresso di una comunità, e di una nazione, ma a condizione che utilizzi la critica e non l'esposizione della catastrofe, perchè la critica contiene la responsabilità e l'onere dell'analisi, la catastrofe produce il sentimento del nulla, l'irreparabilità, su cui hanno facile gioco poi i venditori di fumo, gli urlatori dell'odio e dell'insulto a basso costo. Ci piace pensare che il lettore possa sfogliare Zona Franca con la stessa curiosità attenta dell'esploratore, che ad ogni pagina sa di potere scoprire qualcosa di più, di nuovo, che dalle nostre pagine potrà sentire il profumo della vita che scorre ogni giorno nelle vene delle città, dentro le scuole, per le strade, nei mercati, sentire le voci vere della gente, a volte arrabbiate, altre gioiose, altre ancora incerte e dubbiose, sempre sincere, e non solo le quattro chiacchiere della politica. Ecco, un giornale che apra il sipario sul gran teatro della vita e non su piccoli teatrini di replicanti noiosi. Un'avventura, come si dice in questi casi, che avrà bisogno di tanto coraggio quanto d'umiltà, il coraggio per sbagliare e l'umiltà di correggersi, perciò a tutti i lettori, una richiesta: inondateci di consigli, di pareri, diteci la vostra. Non abbiamo certezze in tasca, sappiamo che è importante iniziare, sentiamo che ce n'è il bisogno. Ci piacerebbe dire, come il personaggio di Linea d'ombra, di Conrad, immaginato da Jovanotti: "domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione." TRE ZONACATANIA Intervista a Enzo Bianco "Il lavoro di squadra è fondamentale" Intervista Francesca Coluccio L'Onorevole Enzo Bianco, sindaco di Catania Foto Fonte WEB -S indaco, l'Ars ha bocciato la proposta di abolizione delle province. Ma lei lavora già da tempo nell'ottica della Città Metropolitana. Quali sono i temi su cui è più urgente un lavoro di raccordo con i comuni vicini? E quale è la scala giusta di questo lavoro, cioè dobbiamo limitarci a considerare la cintura urbana o addirittura spingerci a creare un tavolo di lavoro con i comuni del Distretto del sud-est? Dispiace che la Sicilia, partita per prima, sia rimasta indietro su questa rivoluzionaria riforma mentre nel resto del Paese tutti gli organismi sono già operativi. Abbiamo già ottenuto degli straordinari risultati lavorando insieme sui progetti riguardanti il dissesto idrogeologico, ma anche, per esempio, sulla Mobilità. Ma dobbiamo imparare a lavorare in squadra anche su altri fronti. Dunque, ovviamente, il Distretto del Sud Est, ma anche il Coordinamento dei Comuni Unesco, che abbiamo creato e che ci consentirà di attingere a specifici finanziamenti europei. Dobbiamo sempre di più impegnarci per lasciare da parte i campanilismi e agire come un territorio forte e coeso. - Lei ha fatto una straordinaria esperienza di amministratore circa 20 anni fa. Come è cambiata la figura del sindaco da allora? Molto. La crisi ha pesato tanto. I Comuni hanno sempre meno fondi e devono erogare servizi sempre maggiori. A questo si aggiunge una burocrazia bloccata e norme che impediscono ai comuni di operare concretamente in autonomia. Tutto questo nonostante si parli di federalismo. Io penso che il sindaco debba essere il rappresentante di una comunità, deve avere la capacità di intercettare le migliori forze della città, stimolarle e guidarle. Senza i cittadini le nostre città non si salvano. E parlo, solo per fare un esempio, di esperienze come il Lungomare Liberato, il Castello Ursino Liberato e l'affidamento dei parchi ad associazioni e volontari. - Da presidente dell'assemblea dell'Anci la sua visione è certamente chiara: conosce perfettamente le criticità che coinvolgono i comuni , quali sollecitazioni è in grado di dare al governo regionale e nazionale? Aggiungerei anche la Ue, visto che tra l'altro è l'unica realtà dalla quale i Comuni possono aspettarsi finanziamenti. Come capo della Delegazione italiana al Comitato delle Regioni dell'Ue mi occuperò proprio di questo. E naturalmente anche in questo caso il concetto della squadra si rivelerà vincente. Devono essere i territori a progettare il proprio futuro, collegandosi con i governi regionali, quello nazionale e quello europeo. Comunque occorre senz'altro una maggiore attenzione in difesa delle prerogative dei Comuni, che sono a diretto contatto con i cittadini e ne conoscono le esigenze. QUATTRO Picasso e le sue passioni Il Castello Ursino ospita le opere del celebre pittore spagnolo Articolo Alessandro Barilla Il ministro Maria Elena Boschi in visita al Castello Ursino Foto Fonte WEB I l Castello Ursino, come un mecenate cinquecentesco, apre, dal 4 aprile al 28 Giugno, le sue porte ad un pittore moderno, prorompente e innovativo, Pablo Picasso. L'atmosfera medievale della location si oppone fortemente all'estro creativo del pittore spagnolo, garantendo un'immersione totale nell'arte, da un lato nella classica, devota alla perfezione stilistica, e dall'altro nell'esplosione totale della creatività del pittore moderno. Già dalla prima sala si entra a contatto con l'universo del pittore. L'atmosfera creata attraverso i suoni della corrida e soprattutto delle 27 incisioni, accompagnano in un viaggio che conduce al cuore del poeta: la tauromachia. Picasso fonda la propria arte in se stesso e nelle sue tradizioni: l'amore per la Spagna e la Corrida hanno sempre un posto dominante nella sua produzione artistica. Si avverte, dunque, la straordinaria possibilità di vivere, attraverso i quadri, i rumori e le atmosfere, la più celebre delle tradizioni spagnole. Muovendosi attraverso la mostra, ci si insinua sempre più nella mente e nell'arte del Pittore che accompagna, attraverso le sue opere, in un viaggio nel suo Io più profondo. Un Io fatto di egotismo, passione carnale, amore per la sua patria e soprattutto un Io e, quindi, di riflesso, un'arte, che tende a non essere semplicemente figura, ma anche denuncia. "La pittura è un'arma di offesa e difesa contro il nemico", ebbe a dire infatti Picasso e il significato profondo arriva da una tecnologica installazione che regala la chiave per il cuore sigillato delle opere Guernica, Figura di donna ispirata alla guerra di Spagna e Massacro in Corea in cui Picasso non intendeva imprimere "soltanto" una storia, ma, più come un regista che un pittore, trasformava la tela in un attacco politico e sociale, mettendo in luce la guerra, unica devastante protagonista. La mostra dà l'opportunità di conoscere il pittore a 360 gradi: si può notare, anche, la spasmodica passione per se stesso, attraverso una serie di autoritratti che mostrano non una semplice figura ma la sua anima inquieta di pittore moderno. Di sala in sala si susseguono intriganti serie di quadri, che in alcuni casi raccontano delle storie, come nella serie "Carmen", in altri è funzionale solo il fine scenico e quello puramente raffigurativo. Il viaggio che ogni visitatore ha a disposizione è un viaggio non solo nella Spagna di Pablo Picasso, ma anche in Pablo Picasso stesso, che, attraverso la sua arte, intendeva entrare nel cuore di chi su di essa avesse posato lo sguardo. CINQUE Un'opera del grande artista ZONAPATERNÒ Dov'è la rivoluzione? Il Sindaco Mangano: Anche noi subiamo una situazione di incertezza Articolo Francesca Coluccio Foto Fonte WEB L'Hotel Sicilia proprietà della Provincia Siciliana D ue anni fa in diretta televisiva, Rosario Crocetta aveva annunciato la grande rivoluzione: "La Sicilia abolirà le province". Ma qualcosa è andato male, se ancora oggi in Sicilia non è stata approvata nessuna legge di riforma, e l'unica differenza con il passato è che non si svolgono elezioni provinciali, non esistono organi politici, ma solo un commissario nominato dal Presidente della Regione. E dire che nel frattempo in Italia è stata approvata una vera riforma (la legge "Del Rio") che ha trasformato le province, modificandone le attribuzioni e gli organi di governo. La Sicilia aveva proposto una legge differente, il cui iter è stato da subito travagliato, fino a quando, il 7 aprile, l'A.R.S. ha definitivamente bocciato l'articolo 1 del disegno di legge, facendo decadere di fatto l'intera proposta. Tutto da rifare, in pratica. Nuovo giro di nomine di commissari, incertezza su tutto il fronte. Perchè le Province esistono, a tutti gli effetti, continuano ad avere la competenza della manutenzione delle strade provinciali, per esempio, e delle scuole superiori, ad avere i fondi che derivano dai trasferimenti di stato e regione, e soprattutto da tante tasse che vanno direttamente a questi enti. Ma non hanno un governo, solo un commissario, per giunta precario (a Catania per esempio, il 27 aprile si è insediata Paola Gargano, terzo commissario in due anni). Centinaia di dipendenti provinciali si recano rego- SEI larmente ogni giorno al lavoro, ed ovviamente ricevono regolarmente lo stipendio, ma non esistono più gli organismi di governo politico, che alla macchina amministrativa dovrebbero assegnare obiettivi e priorità. Il risultato è uno spreco immenso di risorse pubbliche. Il sindaco di Paternò, Mauro Mangano, ha recentemente dichiarato: "Il nostro comune subisce come gli altri la situazione di incertezza che si è creata alle Provincie. Infatti mentre alcuni servizi lavorano, diciamo autonomamente, come dimostra la realizzazione della strada provinciale in contrada Gianferrante, che aspettavamo da tempo, molte altre questioni rimangono in aria. Per noi è importantissimo, ad esempio, il recupero dell'Albergo Sicilia. È di proprietà della Provincia, avevamo avuto, dal Commissario Romano, la sicurezza che sarebbe stato affidato al comune per poter fare un bando per la gestione, invece, inaspettatamente, l'ingegnere capo della Provincia ci risponde che non sono disposti a darcelo. L'immobile però è abbandonato da anni, e diventa una fonte di pericolo anche per la villa comunale, che è adiacente. Ripeteremo la richiesta al nuovo commissario, ma nel frattempo chiederemo che si assumano immediatamente la responsabilità per metterlo in sicurezza e chiuderne gli accessi." Insomma la rivoluzione è rimasta sullo schermo televisivo, i problemi invece continuano ad essere sui territori. SETTE Ospedale di Paternò Tra chiusure certe e promesse di rilancio Il Presidio Ospedaliero "SS. Salvatore" di Paternò P Articolo Francesca Coluccio Foto Fonte WEB roteste dei cittadini, ripetuti appelli del Comitato in difesa dell'Ospedale, passerelle dei politici regionali e nazionali per le corsie dell'ospedale, incontri con i vertici della sanità regionale. Alla fine, nonostante tutto, il punto nascite dell'Ospedale di Paternò è stato chiuso. Ma questo è solo uno degli effetti di una revisione della rete ospedaliera che investe tutta la rete ospedaliera regionale, e per l'ospedale di Paternò prevede tante novità. Il mantenimento del punto nascite solo nell'ospedale di Biancavilla, per sottostare alla regola che vuole restino aperti solo i punti con più di 500 parti, è un evidente errore, frutto delle scelte compiute negli anni scorsi per motivi più di pura preferenza politica che per una vera valutazione tecnica. Secondo il direttore generale dell'Asp Ida Grossi, invece, questa scelta garantisce i massimi livelli di sicurezza per bimbo, mamma e operatori, mentre il sindaco Mauro Mangano manifesta la sua intenzione di continuare a battersi contro questa decisione, continuando sulla strada del ricorso al Tar che il comune ha già promosso. Ma la revisione della rete ospedaliera ha prodotto, almeno, un risultato, un serrato confronto tra rappresentanti locali e dirigenti dell'Asp per concordare i passaggi più importanti per il bene dei cittadini. A confermare questo nuovo metodo, nei giorni scorsi, una conferenza stampa, per chiarire gli impegni: l'Azienda Sanitaria provinciale investirà fondi propri che consentiranno la riapertura di tutte le aree dell'ospedale oggi chiuse. "La lunga discussione sulla revisione del piano – dice Mangano - ha modificato in parte un'imposta- zione del Piano sanitario precedente che stabiliva una netta divisione tra l'area medica e quella chirurgica, sottraendo di fatto a Paternò i reparti di chirurgia; a Paternò non solo resterà la chirurgia, ma aumentano i posti letto rispetto a quello che aveva previsto la giunta Lombardo in precedenza". Nella vicenda dell'Ospedale, i lavori di ristrutturazione iniziati ed interrotti sono un vero scandalo: il finanziamento di 10 milioni di euro non solo non è stato speso ma ha prodotto, paradossalmente, la chiusura di tre piani dell'ospedale. Una beffa oltre il danno per il quale ancora non ci sono responsabili; le denunce alla procura potrebbero certamente far luce; a chi ha sete di giustizia non resta che aspettare o agire, così come ha fatto il Comitato in difesa dell'ospedale organizzando un sit- in davanti al tribunale di Catania. "Entro il 30 Giugno, promette Ida Grossi, saranno completati i lavori strutturali e di impiantistica necessari per consentire che il servizio di Medicina trasfusionale ottenga l'accreditamento a livello nazionale". Ed entro il mese di dicembre, un programma di interventi messo appunto con il sindaco, impegnerà l'Asp, investendo circa 700 mila OTTO euro, a migliorare l'aspetto logistico e l'offerta dei servizi che consentirà, assicura il direttore sanitario dell'Asp Franco Luca, "un rafforzamento significativo dei servizi territoriali e degli ambulatori e una maggiore integrazione ospedale-territorio". Tanti buoni propositi, insomma, ma anche paura, ad una battuta della stessa Grossi su un possibile declassamento del Pronto Soccorso a Punto di accoglienza per i codici bianchi. In realtà la Grossi ha affermato che il piano regionale prevede una riduzione dei pronto soccorso in tutta la provincia, ma si tratta di una misura così irragionevole che evidentemente non potrà essere resa operativa. La prova è che nel protocollo firmato da Asp e Amministrazione, la stessa Ida Grossi si impegna ad ampliare i locali destinati al Pronto Soccorso. In questi giorni è giunta la notizia del trasferimento della Grossi ad Asti, ma il direttore sanitario dell'ospedale, Salvo Calì, assicura che "gli impegni saranno rispettati. Sono già in corso i lavori nel centro trasfusionale, a breve saranno affidati gli incarichi per i lavori a piano terra, dove sarà dislocata la farmacia e si sta studiando un modo per ampliare gli spazi del Pronto Soccorso". Giuseppe Angelo Reina Articolo Francesca Coluccio U no sguardo alle eccellenze. Nell'Ospedale SS. Salvatore si registrano anche delle eccellenti performance in alcuni settori. Uno di questi è la chirurgia, il direttore dell'U.O. è il dott. Giuseppe Angelo Reina, originario di Misterbianco, classe 1962. In servizio presso il SS. Salvatore dal 2007, nel corso degli anni si è contraddistinto per professionalità ottenendo sempre ottimi risultati non solo in termini di qualità e quantità delle prestazioni, con una particolare attenzione alle malattie tumorali, ma anche in termini "appropriatezza", termine con cui si indica il rapporto tra ricoveri ed efficacia. Degna di nota è l'attività chirurgica eseguita in urgenza, rappresentata da centinaia di interventi ogni anno. Molte delle prestazioni sono state eseguite in laparoscopia, consentendo al paziente una più rapida ripresa. Gli interventi realizzati vanno dalla calcolosi della colecisti, a quelli sull'intestino, spesso per tumori, non trascurando anche quelli effettuati sulla tiroide, mammella ed utero. PROMUOVI LA TUA AZIENDA SUL NOSTRO GIORNALE CONTATTACI +39 334 2462381 [email protected] NOVE ZONAINCHIESTA Storie di immigrati Le vicende dei 40 sgomberati a Paternò Articolo Alessandro Paternò Foto Fonte WEB L asciare casa e famiglia, lasciarsi alle spalle la propria vita per sopravvivere. Una vita di sofferenze e di stenti, una vita da immigrato. Noi italiani quella vita la conosciamo bene, l'abbiamo appresa quando a milioni lasciammo l'Italia per riversarci in America, Germania, Australia, Belgio, perché qui non si lavorava, perché c'era la fame, quella nera, perché le guerre di mafia dilaniavano tutto e tutti. Oggi quell'esodo continua, ma all'inverso. La nostra terra, pur essendo tra le meno sviluppate d'Europa, è una luce di speranza per chi, dall'Africa o dall'Asia, emigra in cerca di lavoro, di pace, di una nuova vita. Questa realtà ha coinvolto anche Paternò.Una quarantina di persone, tra marocchini e tunisini, è stata sgomberata dal rifugio di fortuna lo scorso 25 febbraio. Il gruppo non è composto da gente arrivata clandestinamente su un barcone, non fa nemmeno parte di quei poveri sfortunati che scappano dalla guerra e dall'ISIS e dai disordini politico-sociali del MedioOriente. Sono immigrati regolari, in possesso di permesso di soggiorno, che vivono in Sicilia da un anno, qualcuno da due, lavorando nelle campagne e seguendo i cicli della raccolta agraria. Lo scorso anno, giunti a Paternò per la raccolta delle arance, si sono stabiliti in contrada Ciappe Bianche. Finita la stagione agrumicola, il comune di Paternò ha multato il proprieta- rio del terreno in cui sorgeva l'accampamento, costringendolo a recuperare l'aria ed a bonificarla. Quest'anno, all'arrivo del gruppo di lavoratori, il proprietario del terreno ha sporto denuncia costringendo il comune a procedere con un'ordinanza di sgombero ed evitando responsabilità e ripercussioni, anche economiche, su di sé. Si è così proceduto anche all' abbattimento del "ricovero",una tenda di nylon sorretta da alcune assi di legno. Da quel 25 febbraio i 40 sfortunati , eccetto qualche notte trascorsa al plesso "Falconieri", grazie all'intervento dell'assessore Galatà, vivono le ore notturne dispersi in vari punti della città o in abitazioni abbandonate in campagna. Una situazione questa che sottolinea ancora una volta la mancanza di strutture idonee per gestire le emergenze. L'assenza di un centro di prima accoglienza ha reso ancor più difficoltoso l'intervento delle associazioni di volontariato, come l'Anpas e la Caritas vicariale che si sono adoperate offrendo pasti caldi, vestiti e coperte. Il contributo delle associazioni, tuttavia, non può certo soddisfare le richieste in momenti di grande emergenza: sono necessarie le istituzioni! Lavoratori extracomunitari durante la raccolta agrumicola DIECI UNDICI ZONAINTERVISTA NTERVISTAZONA ZONAINTERVISTA La vita è un viaggio, non una destinazione ZONAINTERVISTA Intervista Silvia Giangravè Foto Fabio Liggeri Il "globe-trotter" paternese Fabio Liggeri A tu per tu con Fabio Liggeri, globe-trotter paternese che a soli trent'anni ha visitato quattro dei cinque continenti. L'abbiamo incontrato al suo rientro da una lunga odissea attraverso l'Asia, che l'ha condotto dai ghiacciai della Siberia ai grattacieli di Hong Kong. Con lui solo un diario e la macchina fotografica, fedele compagna che ha immortalato le immagini straordinarie che qui pubblichiamo. Quando hai iniziato a viaggiare? Nel 2013 mi sono recato in Germania per il matrimonio di un mio cugino. Il primo soggiorno in terra straniera, che mi ha fatto venir voglia di scoprire il mondo. Ho quindi deciso di cominciare questa esistenza "non convenzionale", iniziando a viaggiare, soprattutto da solo. Da allora non ho più smesso, perché per me visitare nuovi posti è come una droga, mi crea assuefazione, e così ho trascorso metà dell'ultimo anno in giro per il mondo. E la tua famiglia, che ne pensa? All'inizio erano preoccupati, ma adesso hanno accettato la mia scelta. Sono molto legato alla mia terra e ai miei cari, ed è per questo che sento sempre il bisogno di tornare, anche se per brevi periodi. Come ti mantieni? Quando avevo 16 anni ho cominciato a creare siti web, che aggiorno con contenuti di vario genere, soprattutto video divertenti. Nel 2009 ho aperto una partita Iva, facendo di questo hobby una professione, che mi consente di lavorare sia da casa che da qualunque luogo io mi trovi. Una fortuna, soprattutto in questo periodo di crisi, che ci rende schiavi del denaro e del lavoro, in una società che ci impone ritmi insostenibili e non ci permette di disporre del nostro tempo. Dovremmo renderci conto che la vita è nostra, non di chi ci dà il lavoro! Raccontaci del tuo ultimo viaggio… Sono partito dall'Europa dell'Est per arrivare all'Estremo Oriente, senza mai prendere l'aereo, ma usando la ferrovia Transiberiana, che da San Pietroburgo mi ha portato fino ad Hong Kong, permettendomi di visitare diverse città, fra cui Mosca, Krasnojarsk e Irkutsk, in Siberia, Ulan Bator, in Mongolia, e molti luoghi naturali di straordinaria bellezza, fra i quali le steppe Mongole e il lago Bajkal, il più profondo al mondo. Un itinerario non convenzionale! Direi proprio di no! Pensa che a Listvyanka, un villaggio sulle rive del lago, gli unici occidentali eravamo DODICI io e una turista francese! Percorri distanze lunghissime, in luoghi esotici, e sempre da solo, non ti dispiace neanche un po'? Prima di tutto non è facile trovare qualcuno disposto a viaggiare come faccio io. I miei soggiorni e i miei spostamenti sono spesso scomodi, in Asia ho persino dormito nel freddo di una steppa mongola, ospite di una famiglia nomade, mentre negli Usa ho percorso 8000 km in auto. Però, paradossalmente, viaggiare da solo rende più facile e naturale farsi nuove amicizie, mentre quando sei in compagnia è normale che si rimanga esclusivamente con le persone del proprio gruppo. Qualche disavventura? Durante l'ultimo viaggio, in una zona sperduta della Cina, ho avuto una brutta congiuntive e i miei occhi sono gonfiati così tanto che non potevo aprirli. Ho chiamato la mia assicurazione sanitaria ma non c'erano ospedali nei paraggi, così alla fine ho dovuto ripiegare su una guardia medica fatiscente, dove il dottore non parlava una parola d'inglese, ma alla fine mi ha prescritto un collirio e sono guarito… Come superi le barriere linguistiche? L'inglese rimane una lingua franca, ma in luoghi come la Siberia o la Mongolia non sempre viene parlato, e così si comunica soprattutto con il cibo, che diventa uno straordinario strumento di socializzazione, soprattutto durante i lunghi viaggi in treno. Credi che le differenze religiose e culturali siano un ostacolo alla convivenza fra gli uomini? Ho visitato luoghi in cui culture diverse sembrano trovare un punto di contatto tra loro, per esempio a Hong Kong, o a Xi'An, città nella Cina centrale, dove un tempo iniziava la via della seta, e dove ancora oggi resiste un quartiere musulmano, retaggio del passato, con moschee che sembrano templi buddisti! Certamente le differenze esistono, ma sono proprio queste ad unire noi esseri umani, perché è la curiosità che ci spinge a conoscere chi è diverso da noi! Avendo la possibilità di fare confronti, cosa ne pensi del nostro Paese? Penso che l'Italia, e la Sicilia in modo particolare, siano fra i posti più straordinari al mondo. Nessun luogo può vantare le bellezze che abbiamo noi, ma tristemente non sempre riusciamo a sfruttarle nel modo giusto. Prossimo obiettivo? Continuare a viaggiare…Mi restano da visitare l'Africa e il Sud America e mi piacerebbe fare il giro del mondo senza usare aerei. TREDICI ZONACULTURA LA BUONA SCUOLA È DAVVERO BUONA? Articolo Patrizia Curatolo Foto Fonte WEB Margherita: La figura del Dirigente Scolastico è determinante ma lacunosa nella struttura. La figura e il peso che questi avrà, è fortissimo ma troppo vago. Si ipotizza un Dirigente "coordinatore di un team di dirigenza" ma tale aspetto è in continuo mutamento. "il ritratto del docente pre e post Buona scuola" " Navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottolati da un capo all'altro. Qualunque scoglio (…) vien meno e ci abbandona e, se l'inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna": non c'è una razionale relazione tra Pascal e la "Buona scuola" di Renzi. Le emozioni si fanno carne e sangue o, come in questo caso, pensiero ed è così che, leggendo in pari le posizioni di Margherita Francalanza, attivista del Pd, renziana doc e Luca Cangemi, appassionato rifondatore comunista, emerge dall'angolo delle letture "forti", il filosofo francese a cui ci attacchiamo come paradossale relitto salvifico. Al docente ferito di Luca si oppone il docente screditato, ma lanciato verso un luminoso dinamismo, di Margherita. Condividiamo l'uno ma ci appassiona anche l'altro. È questo il ritratto del docente pre e post "Buona scuola" che i nostri interlocutori hanno tracciato. Margherita: "Grande è stato il desiderio collettivo di contribuire al cambiamento della professionalità docente e di ridare dignità ad un ruolo annichilito dall'indifferenza pubblica e politica. Il decreto renziano è esploso in tutta la sua voglia di " cambiare Verso": al vecchio docente immobile si contrappone quello proiettato verso il " life long learning". Luca: Il docente è oggi Corteo dei manifestanti in occasione dello sciopero una figura "ferita". del 5 maggio Colpita nel riconoscimento sociale, messo in discussione dalle trasformazioni dei rapporti generazionali e familiari, dall'irruzione delle nuove tecnologie. Nonostante questo, il docente della scuola pubblica continua a rappresentare un punto di riferimento importante e in alcuni contesti l'unico punto di connessione tra stato e società. Il corpo docente esprime un notevole tasso di pluralismo culturale. La "buona scuola" colpisce queste caratteristiche positive. Il docente di Renzi è consegnato all'incertezza ed al volere insindacabile del dirigente. Uno dei rovelli più insidiosi per il nuovo docente è il futuro della sua carriera, con la "buona scuola" uscirà dal grigiore dell'indifferenziato e entrerà in un insano sistema competitivo? Luca: L'unica competizione sarà quella ad entrare nelle grazie del preside. Del resto le risorse messe a disposizione sono risibili. Margherita: È ormai certo che la carriera dei docenti si potrà dinamizzare sia con i tradizionali scatti d'anzianità e sia con l'impegno e l'aggiornamento continuo degli insegnanti." Preoccupa molto gran parte del corpo docente, il ruolo del Dirigente disegnato dal cambiamento di Verso. QUATTORDICI Luca: Diventa un ruolo feudale. Decide, in nome e per conto di un potere superiore, fuori da ogni controllo e regola: la fisionomia della scuola, chi assumere, una parte crescente della retribuzione e molto altro. Un'altra tangibile paura dei docenti è il sistema valutativo: questo incombe come una minaccia o invita come uno stimolo? Luca: Il sistema valutativo ha, in questo progetto, solo un valore di copertura ideologica e di strumento di ricatto. Margherita: Questo punto è tra i più dibattuti e controversi del decreto. Il testo parla di un Team di valutazione e di un membro esterno. Il servizio nazionale dei docenti sarà lo strumento con cui ogni scuola utilizzerà per individuare i docenti che meglio rispondono al piano di miglioramento o incoraggerà la mobilità. Cosa salvare del passato e del nuovo? Margherita: La " Buona scuola " è un concentrato di innovazione nata dalla necessità di creare una classe docente dinamica, pronta all'aggiornamento e a nuove frontiere educative e didattiche. Il decreto punta sul cambiamento sul cambiamento del " sistema scuola", sulla piena attuazione dell'Autonomia, sulla vera realizzazione di reti scolastiche, nel successo della Mission della scuola. Il passato non è distrutto ma arricchito dalla consapevolezza che il mondo è cambiato e la scuola deve esserne motore e speranza. Luca: L'attuale scuola italiana svolge ancora una funzione democratica e sociale, sia pure molto indebolita dalle scelte dei governi dell'ultimo ventennio. Del nuovo disegno di legge non c'è nulla da salvare, è necessario costringere il governo a ritirarlo. Maurizio Tomasello Articolo Patrizia Curatolo Foto Fonte WEB M aurizio Tomasello, artista nisseno, scopritore casuale delle sue abilità creative, conferisce forme al vuoto dell'aria, nelle sue sculture, colori alla tela alba, nei suoi quadri. Il primo incontro visivo è stato con i suoi "Erba": il pittore dispone il focus della visione nel punto più basso, facendosi quasi "pusillo". Da lì esplode, con sapiente lavoro di spatola, in una pura materialità che infonde alla sua natura, fatta di fili d'erba, non fragili ma significanti protagonisti di un discorso pittorico fondato sulla graduale espansione della visione. Dal dettaglio attento e naturalistico del primo piano, all'impressionistico sfondo, Maurizio Tomasello "monta", quasi con tecnica cinematografica, i piani di visione perché esplodano, imponendosi con la forza del colore che trasmuta in luce. Quando dalla spatola Tomasello passa alla manipolazione materica, sorprende per il sovvertimento del comune senso del vuoto. Non è la materia che prende forma, ma il vuoto che acquista la densità di forma. QUINDICI CETTINA CALIÒ CHIUDE LA SETTIMANA DELLA CULTURA Articolo Norma Viscusi Foto Francesco Magrì CISTERNE E POZZI, ANTICHI LUOGHI DI SOCIALIZZAZIONE Articolo Mimmo Chisari Foto Roberto Fichera "Ognuno può abitare un verso" C ettina Caliò, poeta paternese, chiude con un elegante e dottissimo reading, la settimana internazionale del libro, una coproduzione tra il L'Alba periodico, Zona Franca associazione culturale di recente costituzione e il Comune di Paternò. Un evento, (23 Aprile), atteso e costruito con cura, da Francesca Coluccio in prima istanza , che ha introdotto e mediato il dialogo a più parti, con interventi competenti, misurati e opportuni, nonché propedeutici, in giusta misura, per una appercezione più completa della poesia della Caliò da parte del suo pubblico. Altra parte attiva e con ruolo più esegetico e apologetico, ha trovato in Mauro Mangano, dismesse le vesti di primo cittadino, un attento e appassionato lettore, impegnato in un ruolo di critica estetica e non solo. Ma è Cettina Caliò l'autentico astro, in un firmamento di meteore, fuori e dentro le mura! È lei che lascia passare "sulla cruda pelle", (titolo della sua raccolta), pensieri, colori, silenzi, emozioni, incontri, che filtra,astrae e poi racconta ad un foglio. L'intenso e severo labor limae mediato dall'anima, dall'intelletto, dalla memoria affettiva, affina e raffina, impressioni e dati, affidandoli ad una penna che inventa meravigliosi contenitori invisibili, neverending space, che si dilatano a misura di lettore e sanno contenere tutto ciò che esiste. Ciascuno abita e può abitare dentro i suoi versi, che si alimentano di quel mistero umano che è il dolore, che lascia caustiche tracce su quel meraviglioso involucro, su quella cruda pelle. Ma il gioco raffinatissimo della Caliò, sempre alla riCettina Caliò , poeta paternese, e il Sindaco cerca di una perfezione stiMauro Mangano listica forte ed incisiva, t'innamora per le immagini, per il ritmo e per la parola, elegante e aristocratica. Poesia - non poesia, arte - non arte … Quali i parametri? Quali i segni per riconoscerla? Ancora oggi "contenuto che si invera nella forma", di desanctisiana tradizione, sembra definire la sintesi perfetta, che la Caliò possiede e che può far vibrare e travolgere anche il pubblico più impreparato. "La poesia si trasmette per contagio", afferma Mangano, "o ti piace o non ti piace! Equivarrebbe a spiegare perché ami". Tuttavia, contraddicendosi, Il Nostro procede poi a rileggere più volte uno stesso testo, consapevole in fondo che una prima epifania non rende giustizia al distillato esistenziale di quei versi, che come l'amore, hanno bisogno di essere definiti nei suoi più affascinanti tratti costitutivi e universalmente condivisibili e riscontrabili, come l'amore, e non già nella specificità del proprio rapporto personale. Ecco dunque come, l'analisi estetica di quei versi, delle assonanze, delle polisemie, dei versi e della musicalità contenuti, diventano poi, step, che dalla epifania ti introducono nelle parti più intime dell'anima che, insieme al verso compiono il loro percorso, non perdendo per il dato tecnico, la loro magia, ma piuttosto ingigandendola e trasfomandola in meraviglia che non finisce. SEDICI I "L'acqua piovana, attraverso i catusi veniva raccolta e depurata con delle anguille" l paesaggio muta, cambia per implosione, chiudendo i suoi spazi (una volta, sentieri di passaggio, soprattutto, nelle campagne per i limitrofi che si recavano nei loro fondi rustici in alternativa ai normali percorsi più lunghi e talvolta più impervi). Si recintano i giardinetti per motivi di sicurezza, si difendono le case con inferriate ed ermetiche chiusure, s'inventano nuovi e sofisticati sistemi di allarme. Si chiudono i cortili con alte recinzioni, controllate da telecamere, finestre virtuali sul mondo esterno. Non si dialoga più con i vicini di casa (come si usava un tempo!), seduti sul muretto vicino al pozzo, talvolta scavato al limite di due edifici confinanti, proprietà e comune salvezza nei periodi di siccità. Resistono, ancora, poche cisterne, fornite di antiche e cigolanti carrucole, abbellite da cornici, in ferro battuto, con le tipiche bandierine culminanti nel galletto segnavento, di cui ricordiamo la rara e originale collezione, costituita da preziosi e, talvolta, unici esemplari, custodita nella famosa Casa Museo di Antonino Uccello a Palazzolo Acreide. L'acqua piovana, attraverso i catusi o grondaie realizzate in terracotta, veniva raccolta nelle cisterne e depurata con delle anguille, costantemente immerse, nel fondo delle acque, a far sparire insetti e varie impurità. Tralasciando l'accostamento alla grande Cisterna Blu di Istanbul (costruita dai Romani), in cui tutt'ora guiz- zano grossi pesci, dai Cisterna in pietra lavica, un aspetto caratteristico colori vermigli, piacedel paesaggio etneo vole attrazione per tanti turisti, ricordiamo che, nell'antichità, veniva utilizzato anche l'argento per depurare l'acqua potabile delle cisterne, eliminando i batteri ed evitando, così, l'insorgere di malattie causate da varie contaminazioni. Accanto alle cisterne e ai pozzi, scavati e costruiti dall'uomo, esistono anfratti a cavità naturali, utilizzati, nel corso del tempo, per vari scopi come la Grotta dei Ladri (secondo una leggenda rifugio di briganti) sull'Etna, dove veniva, gelosamente, custodita la neve trasportata, poi, a dorso dei muli, durante l'estate in Città. Non dobbiamo dimenticare che alcuni pozzi della Sardegna costruiti, con gli stessi principi architettonici dei nuraghi, e coperti da una cupola circolare con una volta a tholos, considerati sacri e delimitati da un recinto, erano meta di pellegrini che portavano varie offerte per celebrare misteriosi riti collegati al culto delle acque. Secondo alcune teorie astronomiche, anzi, in alcuni periodi dell'anno la fievole luce della Luna, considerata una Magna Mater celeste, si rispecchiava nelle limpide acque che affioravano dai pozzi sacri a indicare un periodo di fertilità della terra, quando si potevano iniziare i primi lavori nei campi. DICIASSETTE ZONAHITECH www.zonahitech.it\what's up_vs_telegram HI-TECH < < WhatsApp vs Telegram Articolo Serena Iuculano e Angelo Granata Foto Fonte WEB Lo Short Message Service, più comunemente conosciuto come SMS, si affacciò timidamente alla società nel 1993 quando uno stagista della Nokia inviò il primo messaggio da un cellulare ad un altro cellulare. Da allora nacque la mania di inviare mini testi per comunicare amore, rabbia, semplici saluti, ma se fino a qualche anno fa' tutto ciò era innovativo adesso risulta quasi obsoleto. Con l'avvento di nuove e innovative "chat", infatti, il sistema della messaggistica ha cambiato aspetto trasformandosi in un mondo che ingloba, nel botta e risposta, uno scambio immediato e gratuito di foto e video. Tra le innumerevoli applicazioni di messaggistica istantanea, tra le più utilizzate risulta essere quella di Whatsapp, anche se, negli ultimi tempi ne sono sbocciate delle altre che cominciano a far vacillare questo monopolio. DICIOTTO Un posto sul podio, infatti, lo sta guadagnano Telegram, valida alternativa all'incontrastato Whatapp; numerosi i vantaggi offerti, come: • la gratuità, al contrario di Whatsapp che ha un costo annuo di € 0,89 • l'assenza di pubblicità, nonostante sia un'applicazione gratuita • la possibilità di condividire dati più ampi rispetto a Whatsapp: invio di qualsiasi tipo di file fino ad 1GB, a differenza dei 14 MB della "antagonista" • l'essere multiclient, opzione non valutabile con account Whatsapp che è strettamente vincolato al numero e al dispositivo che sia sta usando. Telegram, invece, può essere utilizzato nello stesso momento sullo smartphone, sul tablet e sul client desktop, se si desidera. • è possibile creare gruppi fino a 200 persone, contro i 50 di Whatsapp Da non mettere in secondo piano, inoltre, la possibilità di Telegram di DICIANNOVE registrare i messaggi su cloud che se da una parte può essere considerato rischioso per la privacy, da un altro rende disponibili i contenuti necessari su ogni device usato, senza ricorrere ad un backup della cartella dei dati. Altro valore aggiunto di Telegram è la Secret Chat che permette l'invio di messaggi capaci di autodistruggersi entro un termine prestabilito dall'utente. Come ogni applicazione di IM, però, ha dei contro: è senz'altro molto meno diffusa di Whatsapp e non è utilizzabile nei Blackberry. A questo punto, si potrebbe suggerire l'espressione: provare per credere. Quindi, a voi la scelta! Un piccolo suggerimento: una bella chiacchierata fra amici davanti ad una tazza di caffè è migliore di qualsiasi registrazione audio condivisa. Il "face to face" potrebbe essere vintage ma mai vecchio. ZONATENDENZE Articolo Tiziana Cammisa Foto Archivio Zona Franca Primavera 2015, tendenze e brand Q uali saranno i capi che non potranno mancare nel vostro guardaroba con l'arrivo della primavera? Puntare sul colore non aiuta molto, ma sapere quali sono i colori e i brand che hanno un buon rapporto qualità prezzo può essere determinante per non fare scelte sbagliate. Giallo, blu elettrico, rosso e verde e alcune tonalità fluo sono i colori che dovranno necessariamente essere presenti nel guardaroba delle fashion victims. Se poi si mescola tutto al denim avrete praticamente fatto centro. Entriamo nel dettaglio partendo dall'alto: apriamo le danze con maglie over size e cardigan, sempre facili da abbinare e che accompagneranno la vostra giornata dall'ufficio al tempo libero. Proseguiamo con i tipici contrasti che la moda ci regala parlando VENTI delle gonne. Cortissime, strette, larghe o midi (a ginocchio) saranno un must di questa primavera 2015. Borse piccole e di qualunque materiale, meglio se in cuoio, sono l'ideale per mixare elementi urbani con dettagli country. Un tessuto che in assoluto non dovrà mancare è il denim. Maxidress, camicie, shorts accompagnati da elementi colorati a fiori o a righe, abbinato al cotone o ad una collana gioiello sarà il capo che risolverà i momenti del "non so cosa indossare." Infine brand come Shop Art, Tee Trend, Happiness, Mariuccia Milano vi garantiscono ottimo rapporto qualità prezzo, per sconfessare la tesi che solo le grandi griffe offrono articoli esclusivi e di tendenza. In foto le proposte Les Garcons di Paternò VENTUNO ZONABENESSERE Articolo Francesca Putrino Foto Fonte WEB Articolo Francesca Coluccio Veganismo e vegetarianismo annualmente, ovvero 19 milioni ogni ora. Com'è possibile che prosciutto e bistecche incidano sul sistema ambientale? Per allevare gli animali da macello vengono utilizzati un terzo dei cereali mondiali; circa il 70 % della produzione solo per la soia. Percentuale che, se indirizzata al consumo umano, potrebbe facilmente coprire tutto il fabbisogno alimentare mondiale risolvendo, anche in parte, la crescente denutrizione dei popoli sottosviluppati. Assumere meno carne, inoltre, previene obesità, problemi cardiovascolari e infarti. Che differenza c'è tra un vegetariano e un vegano? Un vegetariano elimina dal proprio regime alimentare l'assunzione di carni di qualsiasi animale; un vegano fonda il suo stile di vita sul non sfruttamento degli animali sotto ogni punto di vista, escludendo anche i deVENTIDUE Foto Fonte WEB Il 24 Maggio riflettori puntati sul Fitness Day C ominciamo questa rubrica con un tema particolarmente delicato e interessante: vegetarianismo e veganismo. Due regimi alimentari su cui gravita ancora molto mistero e scetticismo, ma che, sempre più, incuriosisce i consumatori. Sull'argomento abbiamo sentito una giovane ragazza, Emilia Chinnici, per la quale essere vegetariani o vegani non significa seguire semplicemente un regime alimentare, quanto piuttosto una vera e propria filosofia di vita. Sentiamo cosa ha dichiarato a Zona Franca. Perchè, secondo te, si dovrebbe diventare vegetariani o vegani? Perchè anche nutrirsi comporta delle conseguenze, e farlo bene significa migliorare la propria vita dal punto di vista salutistico, etico e ambientale. Non tutti sanno, infatti, che la produzione industriale di carne è una delle prime cause di inquinamento globale e di surriscaldamento del pianeta; incrementa la fame dei popoli del terzo mondo, la deforestazione e la degradazione di suoli poi inutilizzabili. Secondo un dato fornito dalla Fao nel 2012, contribuirebbe alla sofferenza di 170 miliardi di animali uccisi Salute e benessere T r i vati, alimentari e non. Una scelta apprezzabile e per nulla estremista, a mio parere, che - se gestita con accortezza - può portare solo a notevoli miglioramenti della salute. Alcuni si preoccupano, infine, per la carenza di calcio, ma esso - nel caso dei vegani - può essere assunto tramite fonti vegetali quali spinaci, quinoa, broccoli, mandorle e legumi. La vitamina B12, invece, è assumibile tramite appositi integratori. Se per alcuni ciò non è un metodo "naturale", ricordo che non lo sarebbe nemmeno l'assunzione di altri integratori in commercio. Io, comunque, invito a riflettere su questi dati senza necessariamente convertirsi a tali "discipline". L'importante è sapere. utto pronto per la quarta edizione del Fitness Day 2015 firmata Powerfit ASD. Il 24 Maggio il Lido Jolly e il Barbara Beach accoglieranno gli amanti del fitness per seguire le master class proposte dagli istruttori qualificati che si alterneranno negli otto palchi allestiti per l'occasione. Molte le novità di quest'anno: alle tradizionali discipline già proposte nelle precedenti GIORDANO DI PIETRO edizioni, come il Walking, l'Indoor Cycling, il Pilates, lo Step, la Zumba, il Functional Training, la Fit-boxe il Parkour, si affiancheranno, il Cross Cardio, il nuovo programma di allenamento messo a punto da Jairo Junior, presente alla manifestazione, il Super Jump e l'acro yoga. Special guest dell'evento, insieme a Jairo Junior, il connazionale Ary Marques, del Reebook team, considerato uno dei più grandi rappresentanti della nuova generazione del fitness. Presenter nelle più grandi convention di fitness internazionali, Ary è apprezzato per la sua semplicità e per l'efficacia della sua didattica. Al Fitness Day ci sarà spazio anche per l'Hip Hop, con un contest a partire dalle ore 18,00 che coinvolgerà centinaia di ballerini. Ospite d'eccezione Giordano Di ARY MARQUES Pietro protagonista in Italia e all'estero di tante esibizioni; ballerino per Nike, Di Pietro ha partecipato di recente al programma televisivo "Forte, Forte, Forte" e al Gay Village. L'evento, inoltre, si avvale della collaborazione del C. U. S. Catania, della Federazione IBFF e della Master Fit . VENTITRE