N0.MAGGIO2015.PERIODICOMENSILESTAMPATOIN3.500COPIE.
Direttore editoriale
Francesca Coluccio
Associazione culturale Periodico di informazione
3.L'editoriale
Direttore responsabile
Maria Giovanna Alecci
ZONACATANIA
Redazione
4.Intervista a Enzo Bianco
5.Mostra Picasso
ZONAPATERNÒ
6
7.Dov'è la rivoluzione
8.L'ospedale "SS. Salvatore"
Francesca Coluccio, Patrizia Curatolo,
Mimmo Chisari, Silvia Giangravè,
Francesca Putrino, Cettina Caliò, Norma
Viscusi, Antonino Navarria, Serena
Iuculano, Angelo Granata, Alessandro
Paternò, Tiziana Cammisa, Alessandro
Barilla, Leandra Parisi.
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ZONAINCHIESTA
11 11.Storie di immigrati
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ZONAINTERVISTA
12 12.13.Storie di un viaggiatore
Grafica & DTP
Nuoveforme di Privitera Salvatore
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ZONACULTURA
14 14.15 La buona scuola
16. La poesia di Cettina Caliò
17. Luoghi di socializzazione
ZONAHITECH
19 19.WhatsApp Vs Telegram
ZONATENDENZE
21
LE
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ZONAEDITORIALE
4
ORIA
Associazione culturale
Periodico di informazione
s o m m a r i o
3
EDIT
WWW.ZONAFRANCA24.IT
21.Tendenze e brand
ZONABENESSERE
22.Dieta vegana e vegetariana
23.Fitness Day 2015
DUE
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in caso di eventuale contatto.
A cura di Francesca Coluccio
L
'esigenza di capire, e per capire di sapere.
Perchè non basta evocare continuamente il
fantasma della crisi né stordirsi con speranze
e promesse che spesso hanno la stessa consistenza, liquida ed effimera, dell'inchiostro con
cui vengono dipinte e diffuse.
La crisi esiste, ma comprenderne, di volta in
volta, gli aspetti, le cause, le caratteristiche, è
l'unico modo per affrontarla con lo spirito di
chi vuole uscirne davvero.
Il bisogno di cambiamenti radicali e incisivi
percorre tutta la società italiana, davvero, ma la
risposta deve essere fatta di azioni forti, coraggiose, con conseguenze reali e non soltanto di
facciata.
L'Italia da molti anni ormai ondeggia tra una
attitudine perenne al lamento e la speranza
che ci sia qualcuno, l'uomo forte, il salvatore,
capace di risolvere in un colpo tutti i problemi.
Il risultato è un panorama politico sempre più
confuso, in cui pare trionfare l'opportunismo e
il qualunquismo, e la sensazione, per i cittadini,
che la distanza tra la politica e la vita reale del
paese, nonostante tutto, aumenti ancora.
Anche la Sicilia non è sfuggita a questo schema. Lo spartito, ormai da anni, si basa sul ritornello dell'autocommiserazione, che individua
a turno in qualcun altro il responsabile dei nostri guai, e sulla musica, assordante, delle sviolinate al potente di turno. Una marea di parassiti
ed opportunisti che da sempre galleggiano
iscrivendosi entusiasti al partito del vincitore di
turno.
Allora l'esigenza di capire, per chi vuole essere
un costruttore del suo e del nostro futuro, da
cittadino, consapevole, attento, informato e libero. Informato e quindi libero. Zona Franca
è lo spazio sgombro da pregiudizi, in cui innanzitutto si cerca di osservare e comprendere
la società in cui viviamo. La realtà delle nostre
città, così complesse e così poco raccontate,
così ricche e così poco coscienti delle proprie
ricchezze. Uno strumento di informazione che
vuole uscire dallo schema consueto, puntando, davvero, decisamente, sulla società, cioè
sulla vita reale e pulsante delle comunità, fatta di storie, di
esseri umani, di sconfitte, di successi, di speranze.
Un giornale, per essere chiari, in cui ci sia tanto spazio per
la cultura, ma non intesa come esercitazione di erudizione, giusto per citare qualche libro o il film che nessuno
vorrà vedere, o che hanno già visto tutti. La cultura delle
iniziative concrete che nelle nostre città esistono e sono
spesso di grande qualità, la cultura delle sperimentazioni e delle ricerche, ed anche la cultura legate alla nostra
identità, fatta di storia, bellezza, e cura.
Un giornale che vuole cercare e mostrare gli angoli critici
del nostro mondo, ma non compiacersi solo della galleria di tristezze, ignorando i segnali di speranza, le storie di
lotta e di riscatto, perchè siamo convinti che una buona
informazione può contribuire al progresso di una comunità, e di una nazione, ma a condizione che utilizzi la critica
e non l'esposizione della catastrofe, perchè la critica contiene la responsabilità e l'onere dell'analisi, la catastrofe
produce il sentimento del nulla, l'irreparabilità, su cui hanno facile gioco poi i venditori di fumo, gli urlatori dell'odio
e dell'insulto a basso costo.
Ci piace pensare che il lettore possa sfogliare Zona
Franca con la stessa curiosità attenta dell'esploratore, che
ad ogni pagina sa di potere scoprire qualcosa di più, di
nuovo, che dalle nostre pagine potrà sentire il profumo
della vita che scorre ogni giorno nelle vene delle città,
dentro le scuole, per le strade, nei mercati, sentire le voci
vere della gente, a volte arrabbiate, altre gioiose, altre
ancora incerte e dubbiose, sempre sincere, e non solo le
quattro chiacchiere della politica. Ecco, un giornale che
apra il sipario sul gran teatro della vita e non su piccoli
teatrini di replicanti noiosi.
Un'avventura, come si dice in questi casi, che avrà bisogno di tanto coraggio quanto d'umiltà, il coraggio per
sbagliare e l'umiltà di correggersi, perciò a tutti i lettori,
una richiesta: inondateci di consigli, di pareri, diteci la
vostra. Non abbiamo certezze in tasca, sappiamo che è
importante iniziare, sentiamo che ce n'è il bisogno. Ci piacerebbe dire, come il personaggio di Linea d'ombra, di
Conrad, immaginato da Jovanotti: "domani andrò giù
al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per
dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora diritta avanti tutta questa è la rotta
questa è la direzione questa è la decisione."
TRE
ZONACATANIA
Intervista a Enzo Bianco
"Il lavoro di squadra è fondamentale"
Intervista Francesca Coluccio
L'Onorevole Enzo Bianco,
sindaco di Catania
Foto Fonte WEB
-S
indaco, l'Ars
ha
bocciato
la proposta di
abolizione delle province. Ma lei lavora già
da tempo nell'ottica della Città Metropolitana. Quali sono i
temi su cui è più urgente un lavoro di raccordo con i comuni
vicini? E quale è la scala giusta
di questo lavoro, cioè dobbiamo limitarci a considerare la cintura urbana o addirittura spingerci a
creare un tavolo di lavoro con i comuni del Distretto del sud-est?
Dispiace che la Sicilia, partita per prima, sia rimasta indietro su questa rivoluzionaria riforma mentre nel resto del Paese tutti gli organismi sono già
operativi. Abbiamo già ottenuto degli straordinari
risultati lavorando insieme sui progetti riguardanti
il dissesto idrogeologico, ma anche, per esempio,
sulla Mobilità.
Ma dobbiamo imparare a lavorare in squadra anche su altri fronti. Dunque, ovviamente, il Distretto
del Sud Est, ma anche il Coordinamento dei Comuni Unesco, che abbiamo creato e che ci consentirà di attingere a specifici finanziamenti europei.
Dobbiamo sempre di più impegnarci per lasciare
da parte i campanilismi e agire come un territorio
forte e coeso.
- Lei ha fatto una straordinaria esperienza di amministratore circa 20 anni fa. Come è cambiata la
figura del sindaco da allora?
Molto. La crisi ha pesato tanto. I Comuni hanno sempre meno fondi e devono erogare servizi sempre
maggiori. A questo si aggiunge
una burocrazia bloccata e norme che impediscono ai comuni
di operare concretamente in
autonomia. Tutto questo nonostante si parli di federalismo.
Io penso che il sindaco debba
essere il rappresentante di una
comunità, deve avere la capacità di intercettare le migliori forze della città, stimolarle e guidarle. Senza i cittadini
le nostre città non si salvano.
E parlo, solo per fare un esempio, di esperienze
come il Lungomare Liberato, il Castello Ursino Liberato e l'affidamento dei parchi ad associazioni
e volontari.
- Da presidente dell'assemblea dell'Anci la sua visione è certamente chiara: conosce perfettamente
le criticità che coinvolgono i comuni , quali sollecitazioni è in grado di dare al governo regionale e
nazionale?
Aggiungerei anche la Ue, visto che tra l'altro è l'unica realtà dalla quale i Comuni possono aspettarsi
finanziamenti. Come capo della Delegazione italiana al Comitato delle Regioni dell'Ue mi occuperò
proprio di questo.
E naturalmente anche in questo caso il concetto
della squadra si rivelerà vincente. Devono essere i
territori a progettare il proprio futuro, collegandosi
con i governi regionali, quello nazionale e quello
europeo. Comunque occorre senz'altro una maggiore attenzione in difesa delle prerogative dei Comuni, che sono a diretto contatto con i cittadini e ne
conoscono le esigenze.
QUATTRO
Picasso e le sue passioni
Il Castello Ursino ospita le opere
del celebre pittore spagnolo
Articolo Alessandro Barilla
Il ministro Maria Elena Boschi
in visita al Castello Ursino
Foto Fonte WEB
I
l Castello Ursino,
come un mecenate cinquecentesco,
apre, dal 4 aprile al 28 Giugno, le sue porte ad
un pittore moderno, prorompente e innovativo, Pablo
Picasso. L'atmosfera medievale della location si oppone fortemente all'estro creativo del pittore spagnolo,
garantendo un'immersione totale nell'arte, da un lato
nella classica, devota alla perfezione stilistica, e dall'altro nell'esplosione totale della creatività del pittore
moderno. Già dalla prima sala si entra a contatto con
l'universo del pittore. L'atmosfera creata attraverso i
suoni della corrida e soprattutto delle 27 incisioni, accompagnano in un viaggio che conduce al cuore del
poeta: la tauromachia. Picasso fonda la propria arte in
se stesso e nelle sue tradizioni: l'amore per la Spagna
e la Corrida hanno sempre un posto dominante nella
sua produzione artistica. Si avverte, dunque, la straordinaria possibilità di vivere, attraverso i quadri, i rumori
e le atmosfere, la più celebre delle tradizioni spagnole.
Muovendosi attraverso la mostra, ci si insinua sempre
più nella mente e nell'arte del Pittore che accompagna, attraverso le sue opere, in un viaggio nel suo Io
più profondo. Un Io fatto di egotismo, passione carnale, amore per la sua patria e soprattutto un Io e, quindi,
di riflesso, un'arte, che tende a non essere semplicemente figura, ma anche denuncia.
"La pittura è un'arma di offesa e difesa contro il nemico", ebbe a dire infatti Picasso e il significato profondo arriva da una tecnologica installazione che regala
la chiave per il cuore sigillato delle opere Guernica,
Figura di donna ispirata alla guerra di Spagna e Massacro in Corea in cui Picasso non intendeva imprimere
"soltanto" una storia, ma, più come un regista che un
pittore, trasformava la tela
in un attacco politico e sociale, mettendo in luce la
guerra, unica devastante protagonista. La mostra dà
l'opportunità di conoscere il pittore a 360 gradi: si può
notare, anche, la spasmodica passione per se stesso,
attraverso una serie di autoritratti che mostrano non
una semplice figura ma la sua anima inquieta di pittore
moderno. Di sala in sala si susseguono intriganti serie
di quadri, che in alcuni casi raccontano delle storie,
come nella serie "Carmen", in altri è funzionale solo il
fine scenico e quello puramente raffigurativo. Il viaggio che ogni visitatore ha a disposizione è un viaggio
non solo nella Spagna di Pablo Picasso, ma anche in
Pablo Picasso stesso, che, attraverso la sua arte, intendeva entrare nel cuore di chi su di essa avesse posato
lo sguardo.
CINQUE
Un'opera del grande artista
ZONAPATERNÒ
Dov'è la rivoluzione?
Il Sindaco Mangano: Anche noi
subiamo una situazione di incertezza
Articolo Francesca Coluccio
Foto Fonte WEB
L'Hotel Sicilia proprietà della
Provincia Siciliana
D
ue anni fa in diretta
televisiva,
Rosario
Crocetta aveva annunciato la grande
rivoluzione: "La Sicilia abolirà
le province". Ma qualcosa è andato male, se ancora oggi in Sicilia non è stata approvata nessuna legge di riforma, e l'unica
differenza con il passato è che
non si svolgono elezioni provinciali, non esistono
organi politici, ma solo un commissario nominato
dal Presidente della Regione.
E dire che nel frattempo in Italia è stata approvata
una vera riforma (la legge "Del Rio") che ha trasformato le province, modificandone le attribuzioni e
gli organi di governo. La Sicilia aveva proposto una
legge differente, il cui iter è stato da subito travagliato, fino a quando, il 7 aprile, l'A.R.S. ha definitivamente bocciato l'articolo 1 del disegno di legge,
facendo decadere di fatto l'intera proposta. Tutto
da rifare, in pratica.
Nuovo giro di nomine di commissari, incertezza su tutto il fronte. Perchè le Province esistono, a
tutti gli effetti, continuano ad avere la competenza della manutenzione delle strade provinciali, per
esempio, e delle scuole superiori, ad avere i fondi
che derivano dai trasferimenti di stato e regione, e
soprattutto da tante tasse che vanno direttamente
a questi enti. Ma non hanno un governo, solo un
commissario, per giunta precario (a Catania per
esempio, il 27 aprile si è insediata Paola Gargano,
terzo commissario in due anni).
Centinaia di dipendenti provinciali si recano rego-
SEI
larmente ogni giorno al lavoro,
ed ovviamente ricevono regolarmente lo stipendio, ma non
esistono più gli organismi di
governo politico, che alla macchina amministrativa dovrebbero assegnare obiettivi e priorità. Il risultato è uno spreco
immenso di risorse pubbliche.
Il sindaco di Paternò, Mauro
Mangano, ha recentemente dichiarato: "Il nostro
comune subisce come gli altri la situazione di incertezza che si è creata alle Provincie. Infatti mentre
alcuni servizi lavorano, diciamo autonomamente,
come dimostra la realizzazione della strada provinciale in contrada Gianferrante, che aspettavamo
da tempo, molte altre questioni rimangono in aria.
Per noi è importantissimo, ad esempio, il recupero
dell'Albergo Sicilia.
È di proprietà della Provincia, avevamo avuto, dal
Commissario Romano, la sicurezza che sarebbe
stato affidato al comune per poter fare un bando
per la gestione, invece, inaspettatamente, l'ingegnere capo della Provincia ci risponde che non
sono disposti a darcelo.
L'immobile però è abbandonato da anni, e diventa
una fonte di pericolo anche per la villa comunale,
che è adiacente. Ripeteremo la richiesta al nuovo
commissario, ma nel frattempo chiederemo che si
assumano immediatamente la responsabilità per
metterlo in sicurezza e chiuderne gli accessi."
Insomma la rivoluzione è rimasta sullo schermo televisivo, i problemi invece continuano ad essere sui
territori.
SETTE
Ospedale di Paternò
Tra chiusure certe e promesse di rilancio
Il Presidio Ospedaliero
"SS. Salvatore" di Paternò
P
Articolo Francesca Coluccio
Foto Fonte WEB
roteste dei cittadini, ripetuti appelli del
Comitato in difesa dell'Ospedale, passerelle dei politici regionali e nazionali per
le corsie dell'ospedale, incontri con i vertici della sanità regionale. Alla fine, nonostante tutto, il punto nascite dell'Ospedale di Paternò è stato
chiuso. Ma questo è solo uno degli effetti di una
revisione della rete ospedaliera che investe tutta la
rete ospedaliera regionale, e per l'ospedale di Paternò prevede tante novità.
Il mantenimento del punto nascite solo nell'ospedale di Biancavilla, per sottostare alla regola che
vuole restino aperti solo i punti con più di 500 parti,
è un evidente errore, frutto delle scelte compiute
negli anni scorsi per motivi più di pura preferenza politica che per una vera valutazione tecnica.
Secondo il direttore generale dell'Asp Ida Grossi,
invece, questa scelta garantisce i massimi livelli di
sicurezza per bimbo, mamma e operatori, mentre il
sindaco Mauro Mangano manifesta la sua intenzione di continuare a battersi contro questa decisione,
continuando sulla strada del ricorso al Tar che il comune ha già promosso.
Ma la revisione della rete ospedaliera ha prodotto, almeno, un risultato, un serrato confronto tra
rappresentanti locali e dirigenti dell'Asp per concordare i passaggi più importanti per il bene dei
cittadini. A confermare questo nuovo metodo, nei
giorni scorsi, una conferenza stampa, per chiarire
gli impegni: l'Azienda Sanitaria provinciale investirà fondi propri che consentiranno la riapertura di
tutte le aree dell'ospedale oggi chiuse.
"La lunga discussione sulla revisione del piano –
dice Mangano - ha modificato in parte un'imposta-
zione del Piano sanitario precedente che stabiliva
una netta divisione tra l'area medica e quella chirurgica, sottraendo di fatto a Paternò i reparti di chirurgia; a Paternò non solo resterà la chirurgia, ma
aumentano i posti letto rispetto a quello che aveva
previsto la giunta Lombardo in precedenza".
Nella vicenda dell'Ospedale, i lavori di ristrutturazione iniziati ed interrotti sono un vero scandalo: il
finanziamento di 10 milioni di euro non solo non
è stato speso ma ha prodotto, paradossalmente, la
chiusura di tre piani dell'ospedale. Una beffa oltre il
danno per il quale ancora non ci sono responsabili;
le denunce alla procura potrebbero certamente far
luce; a chi ha sete di giustizia non resta che aspettare o agire, così come ha fatto il Comitato in difesa
dell'ospedale organizzando un sit- in davanti al tribunale di Catania.
"Entro il 30 Giugno, promette Ida Grossi, saranno
completati i lavori strutturali e di impiantistica necessari per consentire che il servizio di Medicina
trasfusionale ottenga l'accreditamento a livello
nazionale". Ed entro il mese di dicembre, un programma di interventi messo appunto con il sindaco, impegnerà l'Asp, investendo circa 700 mila
OTTO
euro, a migliorare l'aspetto logistico e l'offerta dei
servizi che consentirà, assicura il direttore sanitario
dell'Asp Franco Luca, "un rafforzamento significativo dei servizi territoriali e degli ambulatori e una
maggiore integrazione ospedale-territorio". Tanti
buoni propositi, insomma, ma anche paura, ad una
battuta della stessa Grossi su un possibile declassamento del Pronto Soccorso a Punto di accoglienza
per i codici bianchi. In realtà la Grossi ha affermato
che il piano regionale prevede una riduzione dei
pronto soccorso in tutta la provincia, ma si tratta di
una misura così irragionevole che evidentemente
non potrà essere resa operativa. La prova è che
nel protocollo firmato da Asp e Amministrazione,
la stessa Ida Grossi si impegna ad ampliare i locali
destinati al Pronto Soccorso.
In questi giorni è giunta la notizia del trasferimento della Grossi ad Asti, ma il direttore sanitario
dell'ospedale, Salvo Calì, assicura che "gli impegni
saranno rispettati. Sono già in corso i lavori nel centro trasfusionale, a breve saranno affidati gli incarichi per i lavori a piano terra, dove sarà dislocata la
farmacia e si sta studiando un modo per ampliare
gli spazi del Pronto Soccorso".
Giuseppe Angelo
Reina
Articolo Francesca Coluccio
U
no sguardo alle eccellenze. Nell'Ospedale SS.
Salvatore si registrano anche
delle eccellenti performance
in alcuni settori.
Uno di questi è la chirurgia,
il direttore dell'U.O. è il dott.
Giuseppe Angelo Reina, originario di Misterbianco, classe
1962. In servizio presso il SS.
Salvatore dal 2007, nel corso
degli anni si è contraddistinto
per professionalità ottenendo
sempre ottimi risultati non solo in termini di qualità e quantità delle prestazioni, con una particolare attenzione alle malattie tumorali, ma anche in
termini "appropriatezza", termine con cui si indica il rapporto tra ricoveri ed efficacia.
Degna di nota è l'attività chirurgica eseguita in
urgenza, rappresentata da centinaia di interventi ogni anno. Molte delle prestazioni sono state
eseguite in laparoscopia, consentendo al paziente una più rapida ripresa.
Gli interventi realizzati vanno dalla calcolosi della
colecisti, a quelli sull'intestino, spesso per tumori,
non trascurando anche quelli effettuati sulla tiroide, mammella ed utero.
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NOVE
ZONAINCHIESTA
Storie di immigrati
Le vicende dei 40 sgomberati a Paternò
Articolo Alessandro Paternò
Foto Fonte WEB
L
asciare casa e famiglia,
lasciarsi alle spalle la propria vita per sopravvivere.
Una vita di sofferenze e di
stenti, una vita da immigrato. Noi
italiani quella vita la conosciamo
bene, l'abbiamo appresa quando a milioni lasciammo l'Italia per
riversarci in America, Germania,
Australia, Belgio, perché qui non
si lavorava, perché c'era la fame,
quella nera, perché le guerre di
mafia dilaniavano tutto e tutti.
Oggi quell'esodo continua, ma
all'inverso. La nostra terra, pur essendo tra le meno sviluppate d'Europa, è una luce di speranza per
chi, dall'Africa o dall'Asia, emigra
in cerca di lavoro, di pace, di una
nuova vita.
Questa realtà ha coinvolto anche
Paternò.Una quarantina di persone, tra marocchini e tunisini, è stata
sgomberata dal rifugio di fortuna
lo scorso 25 febbraio.
Il gruppo non è composto da gente arrivata clandestinamente su un
barcone, non fa nemmeno parte di
quei poveri sfortunati che scappano dalla guerra e dall'ISIS e dai disordini politico-sociali del MedioOriente. Sono immigrati regolari,
in possesso di permesso di soggiorno, che vivono in Sicilia da un
anno, qualcuno da due, lavorando
nelle campagne e seguendo i cicli
della raccolta agraria. Lo scorso
anno, giunti a Paternò per la raccolta delle arance, si sono stabiliti
in contrada Ciappe Bianche. Finita
la stagione agrumicola, il comune
di Paternò ha multato il proprieta-
rio del terreno in cui sorgeva l'accampamento, costringendolo a
recuperare l'aria ed a bonificarla.
Quest'anno, all'arrivo del gruppo
di lavoratori, il proprietario del terreno ha sporto denuncia costringendo il comune a procedere con
un'ordinanza di sgombero ed evitando responsabilità e ripercussioni, anche economiche, su di sé. Si è
così proceduto anche all' abbattimento del "ricovero",una tenda di
nylon sorretta da alcune assi di legno. Da quel 25 febbraio i 40 sfortunati , eccetto qualche notte trascorsa al plesso "Falconieri", grazie
all'intervento dell'assessore Galatà, vivono le ore notturne dispersi
in vari punti della città o in abitazioni abbandonate in campagna.
Una situazione questa che sottolinea ancora una volta la mancanza
di strutture idonee per gestire le
emergenze. L'assenza di un centro
di prima accoglienza ha reso ancor
più difficoltoso l'intervento delle
associazioni di volontariato, come
l'Anpas e la Caritas vicariale che
si sono adoperate offrendo pasti
caldi, vestiti e coperte. Il contributo delle associazioni, tuttavia, non
può certo soddisfare le richieste
in momenti di grande emergenza:
sono necessarie le istituzioni!
Lavoratori extracomunitari
durante la raccolta agrumicola
DIECI
UNDICI
ZONAINTERVISTA
NTERVISTAZONA
ZONAINTERVISTA
La vita è un viaggio,
non una destinazione
ZONAINTERVISTA
Intervista Silvia Giangravè
Foto Fabio Liggeri
Il "globe-trotter" paternese
Fabio Liggeri
A
tu per tu con Fabio Liggeri, globe-trotter paternese che a soli trent'anni ha visitato quattro
dei cinque continenti. L'abbiamo incontrato
al suo rientro da una lunga odissea attraverso
l'Asia, che l'ha condotto dai ghiacciai della Siberia ai
grattacieli di Hong Kong. Con lui solo un diario e la
macchina fotografica, fedele compagna che ha immortalato le immagini straordinarie che qui pubblichiamo.
Quando hai iniziato a viaggiare?
Nel 2013 mi sono recato in Germania per il matrimonio di un mio cugino. Il primo soggiorno in terra straniera, che mi ha fatto venir voglia di scoprire
il mondo. Ho quindi deciso di cominciare questa
esistenza "non convenzionale", iniziando a viaggiare, soprattutto da solo. Da allora non ho più smesso,
perché per me visitare nuovi posti è come una droga, mi crea assuefazione, e così ho trascorso metà
dell'ultimo anno in giro per il mondo.
E la tua famiglia, che ne pensa?
All'inizio erano preoccupati, ma adesso hanno accettato la mia scelta. Sono molto legato alla mia terra
e ai miei cari, ed è per questo che sento sempre il
bisogno di tornare, anche se per brevi periodi.
Come ti mantieni?
Quando avevo 16 anni ho cominciato a creare siti
web, che aggiorno con contenuti di vario genere,
soprattutto video divertenti. Nel 2009 ho aperto una
partita Iva, facendo di questo hobby una professione, che mi consente di lavorare sia da casa che da
qualunque luogo io mi trovi. Una fortuna, soprattutto
in questo periodo di crisi, che ci rende schiavi del denaro e del lavoro, in una società che ci impone ritmi
insostenibili e non ci permette di disporre del nostro
tempo. Dovremmo renderci conto che la vita è nostra, non di chi ci dà il lavoro!
Raccontaci del tuo ultimo viaggio…
Sono partito dall'Europa dell'Est per arrivare all'Estremo Oriente, senza mai prendere l'aereo, ma usando
la ferrovia Transiberiana, che da San Pietroburgo mi
ha portato fino ad Hong Kong, permettendomi di visitare diverse città, fra cui Mosca, Krasnojarsk e Irkutsk, in Siberia, Ulan Bator, in Mongolia, e molti luoghi
naturali di straordinaria bellezza, fra i quali le steppe
Mongole e il lago Bajkal, il più profondo al mondo.
Un itinerario non convenzionale!
Direi proprio di no! Pensa che a Listvyanka, un villaggio sulle rive del lago, gli unici occidentali eravamo
DODICI
io e una turista francese!
Percorri distanze lunghissime, in luoghi esotici, e
sempre da solo, non ti dispiace neanche un po'?
Prima di tutto non è facile trovare qualcuno disposto a viaggiare come faccio io. I miei soggiorni e i
miei spostamenti sono spesso scomodi, in Asia ho
persino dormito nel freddo di una steppa mongola, ospite di una famiglia nomade, mentre negli Usa
ho percorso 8000 km in auto. Però, paradossalmente, viaggiare da solo rende più facile e naturale farsi
nuove amicizie, mentre quando sei in compagnia è
normale che si rimanga esclusivamente con le persone del proprio gruppo.
Qualche disavventura?
Durante l'ultimo viaggio, in una zona sperduta della Cina, ho avuto una brutta congiuntive e i miei occhi sono gonfiati così tanto che non potevo aprirli.
Ho chiamato la mia assicurazione sanitaria ma non
c'erano ospedali nei paraggi, così alla fine ho dovuto ripiegare su una guardia medica fatiscente, dove
il dottore non parlava una parola d'inglese, ma alla
fine mi ha prescritto un collirio e sono guarito…
Come superi le barriere linguistiche?
L'inglese rimane una lingua franca, ma in luoghi
come la Siberia o la Mongolia non sempre viene parlato, e così si comunica soprattutto con il cibo, che diventa uno straordinario strumento di socializzazione,
soprattutto durante i lunghi viaggi in treno.
Credi che le differenze religiose e culturali siano un
ostacolo alla convivenza fra gli uomini?
Ho visitato luoghi in cui culture diverse sembrano
trovare un punto di contatto tra loro, per esempio a
Hong Kong, o a Xi'An, città nella Cina centrale, dove
un tempo iniziava la via della seta, e dove ancora
oggi resiste un quartiere musulmano, retaggio del
passato, con moschee che sembrano templi buddisti! Certamente le differenze esistono, ma sono proprio queste ad unire noi esseri umani, perché è la curiosità che ci spinge a conoscere chi è diverso da noi!
Avendo la possibilità di fare confronti, cosa ne pensi
del nostro Paese?
Penso che l'Italia, e la Sicilia in modo particolare, siano fra i posti più straordinari al mondo. Nessun luogo
può vantare le bellezze che abbiamo noi, ma tristemente non sempre riusciamo a sfruttarle nel modo
giusto.
Prossimo obiettivo?
Continuare a viaggiare…Mi restano da visitare l'Africa e il Sud America e mi piacerebbe fare il giro del
mondo senza usare aerei.
TREDICI
ZONACULTURA
LA BUONA SCUOLA
È DAVVERO BUONA?
Articolo Patrizia Curatolo
Foto Fonte WEB
Margherita: La figura del Dirigente Scolastico è determinante ma lacunosa nella struttura. La figura e il
peso che questi avrà, è fortissimo ma troppo vago.
Si ipotizza un Dirigente "coordinatore di un team di
dirigenza" ma tale aspetto è in continuo mutamento.
"il ritratto del
docente pre
e post Buona
scuola"
"
Navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottolati da un capo all'altro.
Qualunque scoglio (…) vien meno e ci abbandona
e, se l'inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna": non c'è una
razionale relazione tra Pascal e la "Buona scuola" di
Renzi.
Le emozioni si fanno carne e sangue o, come in questo caso, pensiero ed è così che, leggendo in pari le
posizioni di Margherita Francalanza, attivista del Pd,
renziana doc e Luca Cangemi, appassionato rifondatore comunista, emerge dall'angolo delle letture "forti", il
filosofo francese a cui ci attacchiamo come paradossale
relitto salvifico.
Al docente ferito di Luca si oppone il docente screditato, ma lanciato verso un luminoso dinamismo, di Margherita. Condividiamo l'uno ma ci appassiona anche
l'altro.
È questo il ritratto del docente pre e post "Buona scuola" che i nostri interlocutori hanno tracciato.
Margherita: "Grande è stato il desiderio collettivo di
contribuire al cambiamento della professionalità docente e di ridare dignità ad un ruolo annichilito dall'indifferenza pubblica e politica.
Il decreto renziano è esploso in tutta la sua voglia di "
cambiare Verso": al vecchio docente immobile si contrappone quello proiettato verso il " life long learning".
Luca: Il docente è oggi
Corteo dei manifestanti
in occasione dello sciopero
una figura "ferita".
del 5 maggio
Colpita nel riconoscimento sociale, messo in discussione dalle trasformazioni dei rapporti generazionali e familiari, dall'irruzione delle nuove tecnologie.
Nonostante questo, il docente della scuola pubblica
continua a rappresentare un punto di riferimento importante e in alcuni contesti l'unico punto di connessione tra stato e società.
Il corpo docente esprime un notevole tasso di pluralismo culturale. La "buona scuola" colpisce queste caratteristiche positive. Il docente di Renzi è consegnato
all'incertezza ed al volere insindacabile del dirigente.
Uno dei rovelli più insidiosi per il nuovo docente è il
futuro della sua carriera, con la "buona scuola" uscirà
dal grigiore dell'indifferenziato e entrerà in un insano
sistema competitivo?
Luca: L'unica competizione sarà quella ad entrare nelle
grazie del preside. Del resto le risorse messe a disposizione sono risibili.
Margherita: È ormai certo che la carriera dei docenti
si potrà dinamizzare sia con i tradizionali scatti d'anzianità e sia con l'impegno e l'aggiornamento continuo
degli insegnanti."
Preoccupa molto gran parte del corpo docente, il ruolo
del Dirigente disegnato dal cambiamento di Verso.
QUATTORDICI
Luca: Diventa un ruolo feudale.
Decide, in nome e per conto di un potere superiore,
fuori da ogni controllo e regola: la fisionomia della
scuola, chi assumere, una parte crescente della retribuzione e molto altro.
Un'altra tangibile paura dei docenti è il sistema valutativo: questo incombe come una minaccia o invita
come uno stimolo?
Luca: Il sistema valutativo ha, in questo progetto, solo
un valore di copertura ideologica e di strumento di
ricatto.
Margherita: Questo punto è tra i più dibattuti e controversi del decreto. Il testo parla di un Team di valutazione e di un membro esterno. Il servizio nazionale
dei docenti sarà lo strumento con cui ogni scuola utilizzerà per individuare i docenti che meglio rispondono al piano di miglioramento o incoraggerà la mobilità.
Cosa salvare del passato e del nuovo?
Margherita: La " Buona scuola " è un concentrato di
innovazione nata dalla necessità di creare una classe
docente dinamica, pronta all'aggiornamento e a nuove frontiere educative e didattiche.
Il decreto punta sul cambiamento sul cambiamento
del " sistema scuola", sulla piena attuazione dell'Autonomia, sulla vera realizzazione di reti scolastiche,
nel successo della Mission della scuola. Il passato
non è distrutto ma arricchito dalla consapevolezza
che il mondo è cambiato e la scuola deve esserne
motore e speranza.
Luca: L'attuale scuola italiana svolge ancora una funzione democratica e sociale, sia pure molto indebolita dalle scelte dei governi dell'ultimo ventennio. Del
nuovo disegno di legge non c'è nulla da salvare, è
necessario costringere il governo a ritirarlo.
Maurizio Tomasello
Articolo Patrizia Curatolo
Foto Fonte WEB
M
aurizio Tomasello, artista nisseno, scopritore casuale delle sue abilità creative, conferisce forme al vuoto dell'aria, nelle sue sculture,
colori alla tela alba, nei suoi quadri.
Il primo incontro visivo è stato con i suoi "Erba":
il pittore dispone il focus della visione nel punto
più basso, facendosi quasi "pusillo".
Da lì esplode, con sapiente lavoro di spatola, in
una pura materialità che infonde alla sua natura,
fatta di fili d'erba, non fragili ma significanti protagonisti di un discorso pittorico fondato sulla
graduale espansione della visione. Dal dettaglio
attento e naturalistico del primo piano, all'impressionistico sfondo, Maurizio Tomasello "monta", quasi con tecnica cinematografica, i piani di
visione perché esplodano, imponendosi con la
forza del colore che trasmuta in luce.
Quando dalla spatola Tomasello passa alla manipolazione materica, sorprende per il sovvertimento del comune senso del vuoto. Non è la materia che prende forma, ma il vuoto che acquista
la densità di forma.
QUINDICI
CETTINA CALIÒ
CHIUDE LA SETTIMANA DELLA CULTURA
Articolo Norma Viscusi
Foto Francesco Magrì
CISTERNE E POZZI,
ANTICHI LUOGHI DI SOCIALIZZAZIONE
Articolo Mimmo Chisari
Foto Roberto Fichera
"Ognuno può
abitare un verso"
C
ettina Caliò, poeta paternese, chiude con un elegante e
dottissimo reading, la settimana internazionale del libro,
una coproduzione tra il L'Alba periodico, Zona Franca associazione culturale di recente costituzione e il Comune di
Paternò.
Un evento, (23 Aprile), atteso e costruito con cura, da
Francesca Coluccio in prima istanza , che ha introdotto e
mediato il dialogo a più parti, con interventi competenti,
misurati e opportuni, nonché propedeutici, in giusta misura, per una appercezione più completa della poesia della
Caliò da parte del suo pubblico. Altra parte attiva e con
ruolo più esegetico e apologetico, ha trovato in Mauro
Mangano, dismesse le vesti di primo cittadino, un attento e appassionato lettore, impegnato in un ruolo di critica
estetica e non solo. Ma è Cettina Caliò l'autentico astro, in
un firmamento di meteore, fuori e dentro le mura! È lei che
lascia passare "sulla cruda pelle", (titolo della sua raccolta),
pensieri, colori, silenzi, emozioni, incontri, che filtra,astrae
e poi racconta ad un foglio. L'intenso e severo labor limae
mediato dall'anima, dall'intelletto, dalla memoria affettiva,
affina e raffina, impressioni e dati, affidandoli ad una penna
che inventa meravigliosi contenitori invisibili, neverending
space, che si dilatano a misura di lettore e sanno contenere tutto ciò che esiste. Ciascuno abita e può abitare dentro
i suoi versi, che si alimentano di quel mistero umano che è
il dolore, che lascia caustiche tracce su quel meraviglioso
involucro, su quella cruda pelle. Ma il gioco raffinatissimo
della Caliò, sempre alla riCettina Caliò , poeta
paternese, e il Sindaco
cerca di una perfezione stiMauro Mangano
listica forte ed incisiva, t'innamora per le immagini,
per il ritmo e per la parola, elegante e aristocratica. Poesia
- non poesia, arte - non arte … Quali i parametri? Quali
i segni per riconoscerla? Ancora oggi "contenuto che si
invera nella forma", di desanctisiana tradizione, sembra
definire la sintesi perfetta, che la Caliò possiede e che può
far vibrare e travolgere anche il pubblico più impreparato.
"La poesia si trasmette per contagio", afferma Mangano,
"o ti piace o non ti piace! Equivarrebbe a spiegare perché
ami".
Tuttavia, contraddicendosi, Il Nostro procede poi a rileggere più volte uno stesso testo, consapevole in fondo che
una prima epifania non rende giustizia al distillato esistenziale di quei versi, che come l'amore, hanno bisogno di
essere definiti nei suoi più affascinanti tratti costitutivi e
universalmente condivisibili e riscontrabili, come l'amore, e non già nella specificità del proprio rapporto personale. Ecco dunque come, l'analisi estetica di quei versi,
delle assonanze, delle polisemie, dei versi e della musicalità contenuti, diventano poi, step, che dalla epifania ti
introducono nelle parti più intime dell'anima che, insieme
al verso compiono il loro percorso, non perdendo per il
dato tecnico, la loro magia, ma piuttosto ingigandendola
e trasfomandola in meraviglia che non finisce.
SEDICI
I
"L'acqua piovana,
attraverso i catusi
veniva raccolta e
depurata con delle
anguille"
l paesaggio muta, cambia per implosione, chiudendo i suoi spazi (una volta, sentieri di passaggio,
soprattutto, nelle campagne per i limitrofi che si recavano nei loro fondi rustici in alternativa ai normali
percorsi più lunghi e talvolta più impervi).
Si recintano i giardinetti per motivi di sicurezza, si difendono le case con inferriate ed ermetiche chiusure, s'inventano nuovi e sofisticati sistemi di allarme.
Si chiudono i cortili con alte recinzioni, controllate da
telecamere, finestre virtuali sul mondo esterno.
Non si dialoga più con i vicini di casa (come si usava
un tempo!), seduti sul muretto vicino al pozzo, talvolta scavato al limite di due edifici confinanti, proprietà
e comune salvezza nei periodi di siccità.
Resistono, ancora, poche cisterne, fornite di antiche
e cigolanti carrucole, abbellite da cornici, in ferro battuto, con le tipiche bandierine culminanti nel
galletto segnavento, di cui ricordiamo la rara e originale collezione, costituita da preziosi e, talvolta,
unici esemplari, custodita nella famosa Casa Museo
di Antonino Uccello a Palazzolo Acreide. L'acqua
piovana, attraverso i catusi o grondaie realizzate in
terracotta, veniva raccolta nelle cisterne e depurata
con delle anguille, costantemente immerse, nel fondo delle acque, a far sparire insetti e varie impurità.
Tralasciando l'accostamento alla grande Cisterna Blu
di Istanbul (costruita dai Romani), in cui tutt'ora guiz-
zano grossi pesci, dai
Cisterna in pietra lavica,
un aspetto caratteristico
colori vermigli, piacedel paesaggio etneo
vole attrazione per tanti
turisti, ricordiamo che,
nell'antichità, veniva utilizzato anche l'argento per
depurare l'acqua potabile delle cisterne, eliminando i batteri ed evitando, così, l'insorgere di malattie
causate da varie contaminazioni.
Accanto alle cisterne e ai pozzi, scavati e costruiti
dall'uomo, esistono anfratti a cavità naturali, utilizzati, nel corso del tempo, per vari scopi come la
Grotta dei Ladri (secondo una leggenda rifugio di
briganti) sull'Etna, dove veniva, gelosamente, custodita la neve trasportata, poi, a dorso dei muli, durante l'estate in Città. Non dobbiamo dimenticare che
alcuni pozzi della Sardegna costruiti, con gli stessi
principi architettonici dei nuraghi, e coperti da una
cupola circolare con una volta a tholos, considerati
sacri e delimitati da un recinto, erano meta di pellegrini che portavano varie offerte per celebrare misteriosi riti collegati al culto delle acque. Secondo
alcune teorie astronomiche, anzi, in alcuni periodi
dell'anno la fievole luce della Luna, considerata una
Magna Mater celeste, si rispecchiava nelle limpide
acque che affioravano dai pozzi sacri a indicare un
periodo di fertilità della terra, quando si potevano
iniziare i primi lavori nei campi.
DICIASSETTE
ZONAHITECH
www.zonahitech.it\what's up_vs_telegram
HI-TECH
<
<
WhatsApp vs Telegram
Articolo Serena Iuculano e Angelo Granata
Foto Fonte WEB
Lo Short Message Service, più comunemente conosciuto come SMS,
si affacciò timidamente alla società
nel 1993 quando uno stagista della
Nokia inviò il primo messaggio da un
cellulare ad un altro cellulare.
Da allora nacque la mania di inviare
mini testi per comunicare amore, rabbia, semplici saluti, ma se fino a qualche anno fa' tutto ciò era innovativo
adesso risulta quasi obsoleto.
Con l'avvento di nuove e innovative
"chat", infatti, il sistema della messaggistica ha cambiato aspetto trasformandosi in un mondo che ingloba,
nel botta e risposta, uno scambio immediato e gratuito di foto e video.
Tra le innumerevoli applicazioni di
messaggistica istantanea, tra le più
utilizzate risulta essere quella di
Whatsapp, anche se, negli ultimi tempi ne sono sbocciate delle altre che
cominciano a far vacillare questo monopolio.
DICIOTTO
Un posto sul podio, infatti, lo sta
guadagnano Telegram, valida alternativa all'incontrastato Whatapp;
numerosi i vantaggi offerti, come:
• la gratuità, al contrario di Whatsapp
che ha un costo annuo di € 0,89
• l'assenza di pubblicità, nonostante
sia un'applicazione gratuita
• la possibilità di condividire dati più
ampi rispetto a Whatsapp: invio di
qualsiasi tipo di file fino ad 1GB, a differenza dei 14 MB della "antagonista"
• l'essere multiclient, opzione non
valutabile con account Whatsapp che
è strettamente vincolato al numero e
al dispositivo che sia sta usando. Telegram, invece, può essere utilizzato
nello stesso momento sullo smartphone, sul tablet e sul client desktop,
se si desidera.
• è possibile creare gruppi fino a 200
persone, contro i 50 di Whatsapp
Da non mettere in secondo piano,
inoltre, la possibilità di Telegram di
DICIANNOVE
registrare i messaggi su cloud che
se da una parte può essere considerato rischioso per la privacy, da
un altro rende disponibili i contenuti necessari su ogni device usato,
senza ricorrere ad un backup della
cartella dei dati. Altro valore aggiunto di Telegram è la Secret Chat che
permette l'invio di messaggi capaci
di autodistruggersi entro un termine
prestabilito dall'utente. Come ogni
applicazione di IM, però, ha dei contro: è senz'altro molto meno diffusa
di Whatsapp e non è utilizzabile nei
Blackberry. A questo punto, si potrebbe suggerire l'espressione: provare per credere.
Quindi, a voi la scelta!
Un piccolo suggerimento: una bella chiacchierata fra amici davanti ad
una tazza di caffè è migliore di qualsiasi registrazione audio condivisa.
Il "face to face" potrebbe essere vintage ma mai vecchio.
ZONATENDENZE
Articolo Tiziana Cammisa
Foto Archivio Zona Franca
Primavera 2015,
tendenze e brand
Q
uali saranno i capi che
non potranno mancare
nel vostro guardaroba
con l'arrivo della primavera?
Puntare sul colore non aiuta molto, ma sapere quali sono i colori e i
brand che hanno un buon rapporto
qualità prezzo può essere determinante per non fare scelte sbagliate.
Giallo, blu elettrico, rosso e verde
e alcune tonalità fluo sono i colori
che dovranno necessariamente essere presenti nel guardaroba delle
fashion victims. Se poi si mescola
tutto al denim avrete praticamente
fatto centro.
Entriamo nel dettaglio partendo
dall'alto: apriamo le danze con maglie over size e cardigan, sempre facili da abbinare e che accompagneranno la vostra giornata dall'ufficio
al tempo libero. Proseguiamo con i tipici contrasti che la moda ci regala parlando
VENTI
delle gonne. Cortissime, strette, larghe
o midi (a ginocchio) saranno un must di
questa primavera 2015.
Borse piccole e di qualunque materiale, meglio se in cuoio, sono l'ideale per
mixare elementi urbani con dettagli
country.
Un tessuto che in assoluto non dovrà
mancare è il denim. Maxidress, camicie, shorts accompagnati da elementi
colorati a fiori o a righe, abbinato al
cotone o ad una collana gioiello sarà il
capo che risolverà i momenti del "non
so cosa indossare."
Infine brand come Shop Art, Tee Trend,
Happiness, Mariuccia Milano vi garantiscono ottimo rapporto qualità prezzo, per sconfessare la tesi che solo le
grandi griffe offrono articoli esclusivi e
di tendenza.
In foto le proposte
Les Garcons di Paternò
VENTUNO
ZONABENESSERE
Articolo Francesca Putrino
Foto Fonte WEB
Articolo Francesca Coluccio
Veganismo e
vegetarianismo
annualmente, ovvero 19
milioni ogni
ora.
Com'è possibile che prosciutto e
bistecche incidano sul
sistema ambientale? Per allevare gli animali da
macello vengono utilizzati un
terzo dei cereali mondiali; circa
il 70 % della produzione solo
per la soia. Percentuale che, se
indirizzata al consumo umano,
potrebbe facilmente coprire
tutto il fabbisogno alimentare
mondiale risolvendo, anche in
parte, la crescente denutrizione dei popoli sottosviluppati.
Assumere meno carne, inoltre, previene obesità, problemi
cardiovascolari e infarti.
Che differenza c'è tra un vegetariano e un vegano?
Un vegetariano elimina dal proprio regime alimentare l'assunzione di carni di qualsiasi animale; un vegano fonda il suo
stile di vita sul non sfruttamento
degli animali sotto ogni punto
di vista, escludendo anche i deVENTIDUE
Foto Fonte WEB
Il 24 Maggio
riflettori puntati sul Fitness Day
C
ominciamo questa
rubrica con un tema
particolarmente delicato e interessante: vegetarianismo e veganismo.
Due regimi alimentari su cui
gravita ancora molto mistero
e scetticismo, ma che, sempre
più, incuriosisce i consumatori.
Sull'argomento abbiamo sentito una giovane ragazza, Emilia
Chinnici, per la quale essere
vegetariani o vegani non significa seguire semplicemente
un regime alimentare, quanto
piuttosto una vera e propria filosofia di vita. Sentiamo cosa ha dichiarato a
Zona Franca.
Perchè, secondo te, si dovrebbe diventare vegetariani o vegani?
Perchè anche nutrirsi comporta delle conseguenze, e farlo
bene significa migliorare la
propria vita dal punto di vista
salutistico, etico e ambientale. Non tutti sanno, infatti, che la
produzione industriale di carne è una delle prime cause
di inquinamento globale e di
surriscaldamento del pianeta;
incrementa la fame dei popoli
del terzo mondo, la deforestazione e la degradazione di suoli poi inutilizzabili. Secondo un
dato fornito dalla Fao nel 2012,
contribuirebbe alla sofferenza
di 170 miliardi di animali uccisi
Salute e benessere
T
r i vati, alimentari e non.
Una scelta apprezzabile e per nulla estremista, a mio
parere, che - se gestita con accortezza - può portare solo a
notevoli miglioramenti della
salute. Alcuni si preoccupano,
infine, per la carenza di calcio,
ma esso - nel caso dei vegani - può essere assunto tramite fonti vegetali quali spinaci,
quinoa, broccoli, mandorle e
legumi. La vitamina B12, invece, è assumibile tramite appositi integratori. Se per alcuni
ciò non è un metodo "naturale", ricordo che non lo sarebbe
nemmeno l'assunzione di altri
integratori in commercio. Io,
comunque, invito a riflettere su
questi dati senza necessariamente convertirsi a tali "discipline".
L'importante è sapere.
utto pronto per la quarta
edizione del Fitness Day
2015 firmata Powerfit ASD. Il 24 Maggio il
Lido Jolly e il Barbara Beach accoglieranno gli amanti del fitness per
seguire le master class proposte dagli istruttori qualificati che si
alterneranno negli otto
palchi allestiti per l'occasione. Molte le novità di quest'anno:
alle tradizionali discipline già proposte nelle precedenti
GIORDANO
DI PIETRO
edizioni, come il Walking, l'Indoor Cycling, il
Pilates, lo Step, la Zumba, il
Functional Training, la Fit-boxe il Parkour, si affiancheranno, il Cross Cardio, il nuovo programma di
allenamento messo a punto da Jairo Junior, presente alla manifestazione, il Super Jump e l'acro
yoga. Special guest dell'evento, insieme a Jairo
Junior, il connazionale Ary Marques,
del Reebook team, considerato uno
dei più grandi rappresentanti della nuova generazione del fitness.
Presenter nelle più grandi convention di fitness internazionali, Ary
è apprezzato per la sua semplicità e
per l'efficacia della sua didattica. Al Fitness Day ci sarà
spazio anche per l'Hip
Hop, con un contest
a partire dalle ore
18,00 che coinvolgerà centinaia di
ballerini. Ospite d'eccezione Giordano Di
ARY MARQUES
Pietro protagonista in Italia e all'estero di tante esibizioni; ballerino per Nike, Di Pietro ha partecipato
di recente al programma televisivo "Forte, Forte,
Forte" e al Gay Village. L'evento, inoltre, si avvale
della collaborazione del C. U. S. Catania, della Federazione IBFF e della Master Fit .
VENTITRE
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Maggio 2015 - Zonafranca