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Giornale della Comunità Parrocchiale
VILLA
DI SERIO
Cronaca parrocchiale, appuntamenti... e altro
Anno XXVIII - n.4 - Dicembre 2014
DONNE E UOMINI
CAPACI DI EUCARISTIA
Buon S. Natale
Lettera del Parroco
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C
arissimi Villesi,
abbiamo da poco terminato il Giubileo per i 250 anni della Consacrazione della nostra chiesa parrocchiale. Credo sia stata una bella esperienza non
solo per l’Indulgenza plenaria che Papa Francesco, attraverso la Penitenzieria apostolica, ci ha dato la possibilità di lucrare durante questo anno, ma specialmente perché abbiamo potuto conoscere meglio la nostra chiesa parrocchiale e siamo stati aiutati a comprendere che la chiesa di mattoni ci invita a realizzare sempre di più la Chiesa viva che
siamo chiamati ad essere tutti noi.
Ringrazio di cuore il nostro Casimiro Corna che in tanti momenti ci ha illustrato quanto hanno fatto i nostri antenati, specialmente al tempo del parroco Giuseppe Grada, per
donarci questa chiesa veramente bella, ma anche quanto hanno fatto gli altri parroci,
negli anni successivi, per ampliare la nostra chiesa e arricchirla di preziose opere artistiche. Lo ringrazio anche per il prezioso lavoro che ha fatto collocando vicino al transetto di sinistra una bella illustrazione didattica della nostra chiesa parrocchiale con i
depliants che permettono di conoscere le varie opere artistiche presenti nella nostra chiesa. Una persona può
da sola entrare nella nostra chiesa parrocchiale, prendere in mano questo depliant e vedere dove sono collocate le varie opere artistiche e chi ne è l’autore.
Ritengo quindi che più di così non si poteva fare per
aiutare i fedeli a conoscere la nostra chiesa parrocchiale.
L'attesa del Natale deve essere inquieta!
Il nostro cuore batta forte per desiderare
ardentemente la serenità di chi soffre, si
sforzi di pensare piccole o grandi azioni
per il bene dei poveri e degli ultimi.
Buon S. Natale a tutti! I vostri sacerdoti
don Franco, padre Giuseppe e don Carlo
Maria con Suor Nunzia,
Emilia, Suor Fede e Suor Luisa
Forse si poteva fare qualche cosa di più per spiegare
perché si è sentito il bisogno di costruire questa chiesa, quale è il significato profondo di una chiesa e specialmente quale è la sua funzione.
Anche su questi temi abbiamo proposto, durante questo anno giubilare, alcuni incontri con persone particolarmente preparate in questo campo, ma la partecipazione da parte dei fedeli non è stata molto numerosa.
Dobbiamo renderci conto che se ci accontentassimo di avere una chiesa bella come edificio, ma con
questa non riuscissimo a far nascere una Comunità cristiana ricca di fede, speranza e carità, non raggiungeremmo lo scopo vero per cui è stata costruita.
Questo è il compito che ci accompagnerà anche
nei prossimi anni.
A questo riguardo giunge opportuna la lettera pastorale che il vescovo di Bergamo Mons. Francesco Beschi ci ha mandato per questo anno pastorale dal titolo: “Donne e uomini capaci di Eucaristia”.
2 - Lettera del Parroco
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Penso che chi ha costruito e ampliato la nostra chiesa parrocchiale lo ha fatto perché vi
si potesse celebrare con decoro l’Eucaristia. Specialmente la S. Messa domenicale è il
momento più importante della vita della Comunità cristiana di Villa di Serio.
Circa 1500 persone ogni domenica in chiesa parrocchiale e al santuario si ritrovano per
celebrare insieme l’Eucaristia, per accogliere il Signore Gesù che ci rivolge la sua Parola, rinnova la sua presenza tra noi e continua ad offrire al Padre per noi e per tutta l’umanità il Sacrificio della Croce. E’ un momento di grande importanza per le singole persone e per tutta la Comunità.
Se noi riuscissimo a vivere con consapevolezza la partecipazione all’Eucaristia, dovremmo uscire dalla chiesa molto più contenti di quando siamo entrati, convinti che il
Signore è con noi e non potremmo non testimoniare anche a chi non sente il bisogno
di partecipare alla S. Messa, la gioia dell’incontro che il Signore ha realizzato con
ognuno di noi.
Dobbiamo quindi durante questo anno pastorale riscoprire la bellezza e la profondità della S. Messa per parteciparvi con più gioia e
diventare capaci di proporla ad un numero sempre più elevato di persone.
Abbiamo già proposto un incontro con don Doriano Locatelli, direttore dell’Ufficio liturgico della Diocesi di Bergamo che ci ha illustrato
alcuni aspetti della lettera pastorale del vescovo riguardanti più direttamente il modo di celebrare l’Eucaristia in Parrocchia.
All’inizio della Quaresima avremo ancora due incontri con don Doriano che ci illustrerà i vari momenti della S. Messa per comprenderla di
più nel suo valore e quindi parteciparvi con più gioia.
Dobbiamo anzitutto aiutare quelle 1500 persone circa che ancora partecipano alla S.
Messa domenicale perché lo facciano con sempre più consapevolezza, perché comprendano la grandezza del Mistero dell’Eucaristia e la vivano con sempre più impegno
e gioia.
Saranno poi loro a invitare anche altre persone a condividere questo momento così importante per noi cristiani e se i nuovi arrivati vedranno una celebrazione eucaristica molto sentita e convinta riprenderanno anche loro a parteciparvi.
E’ questo il modo vero di “aprire le porte delle nostre chiese per andare verso le periferie” come ci suggerisce continuamente Papa Francesco. Bisogna rendere più attraente il
volto della nostra Comunità e più convinta la partecipazione alle nostre celebrazioni
eucaristiche, allora ci accorgeremo che le persone riprenderanno a frequentare più numerose la nostra chiesa e il nostro santuario.
Questo mi sembra il modo più vero di dare continuità all’anno giubilare che abbiamo
vissuto per i 250 anni della consacrazione della nostra chiesa parrocchiale.
Con tanta stima e affetto
Don Franco Gherardi
Lettera del Parroco - 3
Lettera del Parroco
Tanti momenti di preghiera e di riflessione si svolgono dentro la nostra chiesa parrocchiale, ma quello più importante che si propone continuamente, sia la domenica che
nei giorni feriali, è la celebrazione dell’Eucaristia.
250 anni della chiesa parrocchiale
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La prepositurale
e quel che contiene
“S
e non riusciamo ad essere una Comunità cristiana ricca di fede, speranza e carità non raggiungiamo lo scopo vero per cui questa chiesa è stata costruita!” Così ci dice con una semplicità disarmante, ma con forza, il parroco Don Franco.
Una chiesa di pietre per una
Chiesa viva quindi, fatta di cristiani autentici.
Donne e uomini che manifestano la gioia di essere cristiani!
E la chiesa di pietre, frutto della fede, dell’intelligenza e della
fatica di chi l’ha costruita e custodita, indica e sottolinea tutto
questo nella bellezza della sua
architettura e delle opere d’arte
che contiene.
Perciò abbiamo posto in chiesa
un agile sussidio su cui tutti possono individuare le principali
opere d’arte e la posizione in
cui sono collocate. Per una sintetica conoscenza dell’opera e
dell’autore poi, presso il sussidio, si può prelevare (e anche
portare a casa) un agile dépliant
in cui sono indicati il titolo, la
data dell’opera e il nome dell’autore.
Le maggiori opere d’arte saranno poi oggetto di pubblicazione su un volumetto che raccoglierà le 13 puntate della storia
della nostra chiesa pubblicate
sul Giornale della Parrocchia negli ultimi tre anni.
Qui di seguito il testo del dépliant.
Casimiro Corna
4 - 250 anni della chiesa parrocchiale
OPERE D’ARTE DELLA CHIESA
Presbiterio
1. Crocifisso, catino dell’abside, affresco di Federico Ferrari, 1762.
2. Gloria di S. Stefano. Dall’alto: la Trinità, tra gli arcangeli S. Michele e S. Raffaele; la Vergine Maria e S. Giuseppe; S. Stefano e S.
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- S. Rocco e l’Angelo, tela di Agostino Soldati, 1823.
- S. Rocco, statua lignea, 1893.
19. Altare della Beata Vergine del Rosario, arch. Simone Elia, 1809.
- Vergine con S. Rocco e S. Sebastiano, tela di ignoto, sec. XVI.
- I Quindici misteri del S. Rosario, cartapesta dipinta, sec. XIX.
- Beata Vergine del Rosario, medaglia del paliotto,
bianco di Carrara
20. Altare dei Santi, 1768.
- S. Giuseppe col Bambino, S. Antonio, S. Luigi, S.
Teresa D’Avila e S. Gerolamo Emiliani, tela di Giambattista Epis, 1768.
21. Consegna delle chiavi, tela di Giampaolo Cavagna, fine sec. XVI - XVII.
22. Martirio di S. Stefano, tela di Federico Ferrari,
1764.
23. Cupola centrale: S. Stefano in gloria con la Trinità, la Vergine Maria, S. Giuseppe, S. Antonio da
Padova e S. Luigi, affresco di F. Ferrari, 1760. I
quattro Evangelisti: S. Giovanni Ev. e S. Pietro; S.
Marco e S. Paolo; S. Luca e S. Giacomo Minore; S.
Matteo e S. Taddeo, F. Ferrari, 1760.
24. S. Isidoro, tela di ignoto sec. XIX.
25. Pietà, tela di Giambettino Cignaroli sec. XVIII.
26. Sacro Cuore di Gesù, statua di gesso dipinto,
sec. XIX.
27. S. Giuseppe col Bambino, statua di gesso dipinto sec. XX.
28. Via Crucis: 14 quadri attribuiti a Gaetano Peverada, sec XVIII.
29. Crocefissione, Ignazio Nicoli, 1984.
30. Il Centurione (“Domine non sum dignus”), tela
di ignoto, sec. XVIII.
31. S. Luigi Gonzaga, statua lignea, primi del Novecento.
32. S. Pio da Petralcina, statua (mat. sintetico), sec XXI.
33. S. Agnese, statua lignea, primi del Novecento.
34. S. Stefano Protomartire, statua lignea, 1931.
35. Gesù Cristo risorto, Trento Longaretti; vetrata di
Francesco Taragni, 1992.
36. Angeli con corona del martirio, cemento decorativo, F. Minotti, 1928.
37. Portale corinzio, arch. Simone Elia, 1809.
38. Facciata della prepositurale, ing. Luigi Angelini, 1928.
39. Sagrestia
- Mobili: lavori della bottega dei Caniana (Francesco Antonio) e di Evaristo Pagliaroli e compagni,
Villa di Serio, 1758 -1765.
- S. Stefano consacrato da S. Pietro, affresco di Pietro Gualdi, 1760.
40. Campanile, 1488 (ampliato in altezza nell’anno 1891).
- Concerto di 8 campane in sì bemolle.
41. nella chiesetta di s. Lorenzo (già camposanto)
- Madonna della Misericordia, affresco della volta,
Antonio Morali, 1840;
- Via Crucis sulle pareti, affreschi attribuiti a Giuseppe Orelli e discepoli.
250 anni della chiesa parrocchiale - 5
250 anni della chiesa parrocchiale
Lorenzo, a sinistra S. Pietro e un altro santo, a destra S. Rocco (autoritratto dell’autore?), tela di Enea
Talpino detto il Salmeggia, 1625.
3. Martirio di S. Stefano, tela di Giambattista Epis,
1852.
4. Ritrovamento del corpo di S. Stefano , Saverio
Fornoni, 1850.
5. Coro ligneo, E. Pagliaroli e compagni e Francesco Preta, 1759 -1764.
6. Altare maggiore in marmo policromo, B. Oldrati
di Zandobbio, 1759.
- Natività di Gesù, medaglia in marmo di Carrara,
modanatura in marmo giallo di Verona, 1759.
- Crocifisso ligneo, sec.XVI.
- Cena in Emmaus, tabernacolo, argento sbalzato,
Claudio Nani, 1993.
7. Cupola del presbiterio: S. Stefano in Gloria, affresco di D. Quaglio, 1759.
- Fede, Speranza, Carità, Giustizia (peduncoli), D.
Quaglio, 1759.
8. Mensa e ambone in marmo biancone di Verona, pavimento in botticino, arch. Bruno Cassinelli;
incisioni e intarsi simbolici, Cosetta Arzuffi, 1993.
9. Cantorie, disegno di Luigi Rossi di Villa di Serio, 1828. Fregi: Trasporto dell’arca (cantoria di sinistra); Trionfo di Giuditta (cantoria di destra), di
Giuseppe De Vecchi, 1828.
10. Organo (2338 canne), opera di Giovanni Giudici, 1854.
11. Pulpito (di sinistra), Evaristo Pagliaroli, 1760,
Andrea Lotteri, 1810?
- Predicazione di Giovanni Battista, medaglia del
Calegari, 1820?
12. Pulpito (di destra), E. Pagliaroli, 1760, Andrea
Lotteri, 1810.
- Gesù, Maestro, medaglia del Calegari, discepolo
del De Vecchi,1820?
13. Gesù Cristo risorto; sul verso: S. Stefano, stendardo, G.B. Moroni, 1578.
- Teca di legno intagliato e scolpito, Nino Marchesi di Villa di Serio, 1993.
14. Fonte battesimale in marmo di Zandobbio scolpito, Bart. Oldrati, 1758.
15. Sacro Cuore di Gesù, tela di ignoto sec. XIX.
16. Sacro Cuore di Maria, tela di ignoto, sec. XIX.
17. Altare della Beata Vergine Addolorata, B. Oldrati e i Caniana 1758 -1763.
- Pietà, gruppo ligneo (nicchia sopra l’altare), Giovanni Sanz, 1758 - 1760.
- Pietà, medaglia nel paliotto, bianco di Carrara,
Caniana e Manni? 1764.
- “I setti dolori della Vergine”: Presentazione al tempio, Fuga in Egitto, Commiato di Gesù dalla Madre:
affreschi di Vincenzo Orelli, 1760; Gesù cade mentre porta la croce, Crocifissione, Deposizione dalla
croce, tre affreschi andati perduti durante l’ampliamento del 1928, sono stati rifatti a tempera su intonaco da Umberto Marigliani, 1929.
- Gesù Cristo morto, statua lignea, 2012.
18. Altare di S. Rocco in “marmo nero della Svizzera”, 1825.
Vita parrocchiale
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Avvento, tempo di attesa
e attenzione:
Dio si fa più vicino
Pubblichiamo il commento al Vangelo della prima e seconda domenica di Avvento
pubblicato su Avvenire e scritto da Ermes Ronchi. Le due pagine di Vangelo possano
guidarci in questo tempo di Avvento, in attesa operosa e orante del Signore che fa
nuove tutte le cose
V
egliate, tutto si fa
più vicino
In quel tempo, Gesù disse ai suoi
discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il
potere ai suoi servi, a ciascuno
il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque:
voi non sapete quando il
padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in
modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati. Quello
che dico a voi, lo dico a
tutti: vegliate!».
Se tu squarciassi i cieli e
discendessi! (Is 63,19).
Il profeta apre l'Avvento
come un maestro del desiderio e dell'attesa; Gesù riempie l'attesa di attenzione.
Attesa e attenzione, i due
nomi dell'Avvento, hanno la medesima radice: tendere a, rivolgere mente e cuore verso qualcosa, che manca e che si fa vicino e cresce. Sono le madri
quelle che conoscono a fondo
l'attesa, che la imparano nei nove mesi che il loro ventre lievita di vita nuova. Attendere è l'infinito del verbo amare.
Avvento è un tempo di incamminati: tutto si fa più vicino, Dio
6 - Vita parrocchiale
a noi, noi agli altri, io a me stesso. In cui si abbreviano distanze: tra cielo e terra, tra uomo e
uomo, e si avviano percorsi.
Nel Vangelo di oggi il padrone
se ne va e lascia tutto in mano
ai suoi servi, a ciascuno il suo
compito (Marco 13,34). Una costante di molte parabole, dove
Gesù racconta il volto di un Dio
che mette il mondo nelle nostre
mani, che affida le sue creature
all'intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell'uomo.
Ma un doppio rischio preme su
di noi. Il primo, dice Isaia, è quello del cuore duro: perché lasci
indurire il nostro cuore lontano
da te? (Is 63,17). La durezza del
cuore è la malattia che Gesù teme di più, la "sclerocardìa" che
combatte nei farisei, che inten-
de con tutto se stesso curare e
guarire.
Che san Massimo il Confessore
converte così «chi ha il cuore
dolce sarà perdonato».
Il secondo rischio è vivere una
vita addormentata: che non giunga l'atteso all'improvviso trovandovi addormentati (Marco
13,36). Il Vangelo ci consegna
una vocazione al risveglio, perché «senza risveglio, non si può sognare» (R. Benigni).
Rischio quotidiano è una
vita dormiente, incapace di cogliere arrivi ed
inizi, albe e sorgenti; di
vedere l'esistenza come
una madre in attesa, gravida di luce; una vita distratta e senza attenzione.
Vivere attenti. Ma a che
cosa? Attenti alle persone, alle loro parole, ai
loro silenzi, alle domande
mute, ad ogni offerta di
tenerezza, alla bellezza
del loro essere vite incinte di Dio.
Attenti al mondo, nostro
pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l'acqua, l'aria, le
piante.
Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo.
Noi siamo argilla nelle tue mani. Tu sei colui che ci dà forma
(Isaia 64,7). Il profeta invita a
percepire il calore, il vigore, la
carezza delle mani di Dio che
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Lui ci battezzerà, ci immergerà
nel turbine santo di Dio.
I due profeti usano lo stesso verbo, in un eterno presente: Dio
viene, viaggiatore dei secoli e
dei cuori, viene come seme che
diventa albero, come lievito che
La buona notizia: Dio viene e profuma di vita la vita
Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta
Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io
mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel
deserto: Preparate la via del
Signore, raddrizzate i suoi
sentieri», vi fu Giovanni,
che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il
perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la
regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano,
confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di
cammello, con una cintura di
pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo
di me colui che è più forte di
me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi
sandali. Io vi ho battezzato con
acqua, ma egli vi battezzerà in
Spirito Santo».
Due voci parlano del venire di
Dio. Isaia, voce del cuore:
Viene il Signore con potenza.
Ma subito specifica: con la
potenza della tenerezza,
tiene sul petto i piccoli agnelli e conduce pian piano le
pecore madri. Tenerezza di
Dio, potenza possibile ad
ogni uomo.
Giovanni delle acque e del
sole: Viene uno dopo di me
ed è il più forte.
solleva la pasta, come profumo
di vita per la vita (2 Cor 2,16).
C'è chi sa vedere i cieli riflessi
in una goccia di rugiada, il profeta vede il cammino di Dio nella polvere delle nostre strade.
Dio si avvicina, nel tempo e nello spazio, dentro le cose di tutti i giorni, alla porta della tua casa, ad ogni tuo risveglio.
Prima parola della prima riga di
Marco: Inizio del vangelo di Gesù. Si può allora iniziare di nuovo, anche da là dove la vita si è
arrestata, si può ripartire e aprire futuro.
Ma come trovarne la forza? Inizio di una bella notizia... da qui,
solo a partire da una buona notizia si può ricominciare a vivere, a progettare, a stringere legami, e mai partendo da amarezze, da sbagli, dal male che
assedia.
E se qualcosa di cattivo o
doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono, che lava via gli angoli
più oscuri del cuore.
Inizio di una bella notizia
che è Gesù. Lui, mani impigliate nel folto della vita,
racconto della tenerezza di
Dio, annuncio che è possibile, per tutti, vivere meglio
e che il vangelo ne possiede la chiave.
Il futuro buono è Dio sempre più vicino, vicino come il respiro, vicino come
il cuore, profumo di vita.
Viene dopo di me uno più
forte di me. Gesù è il più
forte perché l'unico che parla al cuore, si rivolge al centro dell'umano (parlate al
cuore di Gerusalemme, ditele che è finita la notte, Isaia
40, 1-2). Tutte le altre sono voci che vengono da fuori, la sua
è l'unica che suona in mezzo
all'anima.
Perché ciò che conta è soltanto
il fondo del cuore dell'uomo.
E ciò che è vero nel cuore fa saltare tutto un mondo di scuse e
di pretesti, di conformismi e di
apparenze.
Viene colui che è più forte, il
Regno di Dio non è stato sopraffatto da altri regni: l'economia, il mercato, il denaro.
Il mondo è più vicino a Dio oggi di ieri.
Lo attestano la crescita della consapevolezza e della
libertà, il fiorire del femminile, il rispetto e la cura per
i disabili, l'amore per l'ambiente...
La buona notizia è una storia gravida di futuro buono
per il mondo, perché Dio è
sempre più vicino, vicino
come un abbraccio.
E profuma di vita la vita.
Vita parrocchiale - 7
Vita parrocchiale
ogni giorno, in una creazione
instancabile, ci plasma e ci dà
forma; che non ci butta mai via,
se il nostro vaso riesce male, ma
ci rimette di nuovo sul tornio del
vasaio. Con una fiducia che io
tante volte ho tradito, che Lui
ogni volta ha rilanciato in
avanti.
Vita parrocchiale
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L’Eucaristia: una celebrazione
tutta da scoprire
La lettera del Vescovo “Uomini e Donne capaci di Eucaristia” presentata da don Doriano Locatelli Direttore dell’Ufficio liturgico diocesano
“I
l Vescovo Francesco, in
questa sua lettera familiare, non si atteggia a
professore che tratta dei temi inerenti al mistero eucaristico, ma
come guida che invita ogni comunità parrocchiale a fare un
cammino, alla riscoperta dell’Eucaristia, perché ogni
parrocchia diventi
una comunità eucaristica”: così ha
esordito don Doriano Locatelli, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano,
la sera del 3 novembre, presentandoci la lettera del
Vescovo Francesco
“ Uomini e Donne
capaci di Eucaristia”.
Bisogna riscoprire
l’Eucaristia perché
è l’Eucaristia che plasma il volto della
Chiesa, e il volto di ogni comunità parrocchiale. La comunità
cristiana diventa quello che celebra.
Gesù ha detto un giorno:”Chi
mangia di me, vivrà per me”, cioè
si riempirà della mia vita divina.
Ha ragione il nostro ultimo Sinodo diocesano quando afferma
che “la parrocchia è il luogo in
cui la Chiesa avviene”.
La Chiesa si realizza quando le
persone si incontrano, nella fede e nella fraternità, nella celebrazione dell’Eucaristia. Siamo
la Chiesa di Gesù perché celebriamo l’Eucarestia di Gesù, è
questa che ci fa essere Chiesa. E’
giusto dire che i cristiani si con-
8 - Vita parrocchiale
tano in chiesa. Non esiste una
religione ‘ fai da te’, a prescindere dall’Eucarestia celebrata in
comunità, in piena condivisione
con gli altri. Gli altri ti riscaldano il cuore e rafforzano la tua fede.
Ogni celebrazione ti rovescia
tutto il Cristo
Ogni celebrazione eucaristica
deve comunicare la forza esplosiva che plasma la comunità. E
lo stampo su cui si modella la
comunità è Gesù presente in questo rito misterioso che affonda le
sue radici nella celebrazione dell’ultima cena. Quella sera, in
quella sala al secondo piano di
una casa di Gerusalemme, Gesù ha voluto anticipare, in una
sacra celebrazione, quello che
avrebbe fatto, in realtà appena
dopo, la sua passione. Passione
tremenda per lo scatenarsi dell’odio degli uomini e per la particolare sensibilità della perso-
nalità di Gesù. Passione che sarebbe approdata alla morte, nel
giro di poche ore, e sarebbe stata incoronata dalla risurrezione
dopo tre giorni. La conclusione
trionfale sarebbe avvenuta con
l’Ascensione di Gesù al cielo,
dopo aver affidato ai
suoi discepoli la missione di andare in
tutto il mondo a portare i frutti della sua
passione, morte e risurrezione che vengono ridonati in ogni
celebrazione eucaristica.
E’ quello che ci ricordano le parole
che tutta la comunità pronuncia appena dopo la Consacrazione: “Annunciamo la tua morte,
Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.
Fino a quando il Signore verrà
nella gloria, alla fine dei tempi,
la Chiesa, lungo il corso dei secoli celebrerà l’Eucaristia, in tutte le parti del mondo. Fino ad oggi,duemila anni di storia sono la
prova che questa storia iniziata
nell’ultima cena si è srotolata, fedele alla consegna di Gesù, come un grande tappeto destinato
ad estendersi fino alla fine dei
tempi.
Membri della comunità eucaristica
E’ attorno all’Eucaristia che si forma la comunità eucaristica. Un
mistero di cui, purtroppo, non
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Il gruppo liturgico parrocchiale
Questi partecipanti regolari, devono ricevere energia missionaria che li spinga a far avvicinare coloro che non frequentano.
La devono celebrare “ bene” cioè
in modo da far risplendere tutta
la sua luce di fede e di gioia in
ogni celebrazione.
Qui don Doriano ha ricordato
l’importanza del Gruppo Liturgico parrocchiale. In ogni parrocchia dovrebbe essere il motore di tutte le celebrazioni religiose.
Gruppo impegnato su due livelli: quello dello studio per farsi
una coscienza liturgica e quello
dell’azione concreta per dar vita ad iniziative che aiutino la comunità a celebrare bene ogni
azione liturgica. Per fare questo
occorre un impegno serio fatto
di incontri regolari, frequenti e
di lavoro per la comunità eucaristica.
“ Non è sufficiente fare il bene,
ha ricordato don Doriano, bisogna farlo bene”.
Occorre invitare tutti
L’Eucaristia che celebriamo, fosse anche in un piccolo gruppo,
emette una particolare energia,
che ti spinge fuori. La comunità
eucaristica non può rimanere
dentro i propri confini. Anche se
piccola la comunità eucaristica
ha il cuore grande come il mondo perché questi sono i confini
del cuore di Gesù, il grande e solo protagonista della celebrazione dell’Eucaristia.
Don Doriano ha offerto poi delle domande provocatorie: quanti sono coloro che non frequentano con fedeltà regolare la celebrazione domenicale? E quanti di quelli che la frequentano so-
no consapevoli del suo valore?
Don Franco, da tempo, afferma
che, a Villa di Serio, quelli che
non frequentano con regolarità
la Messa domenicale superano
il 60 per cento.
Solo per pigrizia loro o anche
per la debolezza della nostra carica missionaria? Se c’è un 40 per
cento che ci consola, non può
non farci soffrire l’altro 60 per
cento che è ancora lontano.
Lontani vanno considerati coloro che non frequentano mai, ma
anche coloro che frequentano
pochissimo e quelli che lo fanno saltuariamente.
“ Cosa fa la nostra comunità eucaristica per allargare i suoi con-
fini coinvolgendo persone nuove, recuperando quelle smarrite,
senza rassegnarsi di fronte al numero di coloro che , da anni, non
partecipano all’Eucaristia?” Questa è la domanda che don Doriano ha invitato a rivolgerci.
Né indifferenza, né rassegnazione. La loro assenza ci deve far
male, procurare sofferenza, perché continuo ed insistente è l’invito di Gesù, come nella famosa parabola degli invitati al banchetto: “Andate ai crocicchi delle strade e costringeteli ad entrare perché la mia sala sia piena”.
Non deve venir meno lo slancio
missionario. Gesù non è un uomo rassegnato. Noi non possiamo vivere da rassegnati. Non possiamo essere né indifferenti né
rassegnati.
A questi assenti dobbiamo dire
la nostra gioia di partecipare all’Eucaristia: “Perché non
vieni anche tu? Perché ti
sei allontanato?”.
Sono domande che dovrebbe farsi ogni consiglio pastorale: “Quanti
non vengono, perchè non
vengono? Che cosa possiamo fare per aiutarli a
venire?”.
La rassegnazione non fa
parte dello stile di Gesù,
basta leggere il Vangelo,
e non può trovare cittadinanza nel cuore di nessun discepolo di Gesù.
I partecipanti alla celebrazione dell’Eucaristia vi devono attingere forza missionaria e
gioia contagiosa.
Questi i punti salienti della relazione di don Doriano, che non
ha voluto rileggere la lettera del
nostro Vescovo, lasciando questo impegno a ciascuno di noi,
ma semplicemente farci delle annotazioni che ci permettano di
fare di questa lettera non solo un
documento stampato, ma un programma di vita, per quest’anno
pastorale.
Ad ogni comunità lasciarsi provocare, lasciarsi inquietare, lasciarsi guidare.
P. Giuseppe Rinaldi
Vita parrocchiale - 9
Vita parrocchiale
tutti sanno scoprire il valore e la
carica unitiva e missionaria. Ogni
Messa ti unisce e ti spedisce.
Unisce tutti attorno a Gesù,e spedisce tutti su tutte le strade del
mondo. “ La comunità eucaristica, ha precisato don Doriano, è
il gruppo di coloro che, mossi
dallo Spirito Santo, si radunano
con fedeltà nel giorno del Signore
(ma non solo) a celebrare con fede l’Eucaristia”.
Non si tratta di tutti gli abitanti
del paese, e nemmeno delle persone impegnate in parrocchia nei
vari servizi ( catechesi, volontariato, cinema, bar dell’Oratorio…): la comunità eucaristica è
composta da coloro che frequentano con regolarità e fedeltà la Messa domenicale. Il relatore ci ha tenuto molto a sottolineare questo.
Questa lettera del Vescovo è indirizzata a coloro per i quali la
celebrazione eucaristica
è un appuntamento regolare e fedele. Persone
che sono capaci di celebrare l’Eucaristia con fede e regolarità, perché vi
credono, la stimano, ne
subiscono il fascino misterioso ed efficace.
Don Doriano
Locatelli nella
nostra prepositurale
il 3 novembre
scorso.
Vita parrocchiale
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Natale, epifania del Signore
L’omelia di Benedetto XVI nella solennità del Natale 2011 ci aiuta
a comprendere il mistero del Natale e la bellezza del presepe, che
rende visibile e tangibile la “festa delle feste”, il Natale del Signore
N
atale è epifania – il manifestarsi di Dio e della sua grande luce in un
bambino che è nato per noi. Nato nella stalla di Betlemme, non
nei palazzi dei re. Quando, nel
1223, San Francesco di Assisi
celebrò a Greccio il Natale con
un bue e un asino e una mangiatoia piena di fieno, si rese visibile una nuova dimensione del
mistero del Natale. Francesco di
Assisi ha chiamato il Natale “la
festa delle feste” – più di tutte le
altre solennità – e l’ha celebrato con “ineffabile premura” (2
Celano, 199: Fonti Francescane,
787). Baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di
dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da
Celano (ivi). Per la Chiesa antica, la festa delle feste era la Pasqua: nella risurrezione, Cristo
aveva sfondato le porte della
morte e così aveva radicalmen-
10 - Vita parrocchiale
te cambiato il mondo: aveva
creato per l’uomo un posto in
Dio stesso. Ebbene, Francesco
non ha cambiato, non ha voluto cambiare questa gerarchia oggettiva delle feste, l’interna struttura della fede con il suo centro
nel mistero pasquale.
Tuttavia, attraverso di lui e mediante il suo modo di credere è
accaduto qualcosa di nuovo:
Francesco ha scoperto in una
profondità tutta nuova l’umanità di Gesù. Questo essere uomo
da parte di Dio gli si rese evidente al massimo nel momento
in cui il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, fu avvolto in
fasce e venne posto in una mangiatoia.
La risurrezione presuppone l’incarnazione. Il Figlio di Dio come bambino, come vero figlio
di uomo – questo toccò profondamente il cuore del Santo di
Assisi, trasformando la fede in
amore.
“Apparvero la bontà di Dio e il
suo amore per gli uomini”: questa frase di san Paolo acquistava così una profondità tutta nuova. Nel bambino nella stalla di
Betlemme, si può, per così dire,
toccare Dio e accarezzarlo. Così l’anno liturgico ha ricevuto un
secondo centro in una festa che
è, anzitutto, una festa del cuore.
Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco
amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino
gli si rese chiara l’umiltà di Dio.
Dio è diventato povero. Il suo
Figlio è nato nella povertà della stalla.
Nel bambino Gesù, Dio si è fatto dipendente, bisognoso dell’amore di persone umane, in
condizione di chiedere il loro –
il nostro – amore. Oggi il Natale è diventato una festa dei negozi, il cui luccichio abbagliante
nasconde il mistero dell’umiltà
di Dio, la quale ci invita all’umiltà e alla semplicità. Preghiamo il Signore di aiutarci ad attraversare con lo sguardo le facciate luccicanti di questo tempo fino a trovare dietro di esse
il bambino nella stalla di Betlemme, per scoprire così la vera gioia e la vera luce.
Sulla mangiatoia, che stava tra
il bue e l’asino, Francesco faceva celebrare la santissima Eucaristia (cfr 1 Celano, 85: Fonti, 469). Successivamente, sopra
questa mangiatoia venne co-
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Vita parrocchiale
struito un altare, affinché là dove un tempo gli
animali avevano mangiato il fieno, ora gli uomini potessero ricevere, per la salvezza dell’anima e del corpo, la carne dell’Agnello immacolato Gesù Cristo, come racconta il Celano
(cfr 1 Celano, 87: Fonti, 471). Nella Notte santa di Greccio, Francesco quale diacono aveva
personalmente cantato con voce sonora il Vangelo del Natale. Grazie agli splendidi canti natalizi dei frati, la celebrazione sembrava tutta
un sussulto di gioia (cfr 1 Celano, 85 e 86: Fonti, 469 e 470). Proprio l’incontro con l’umiltà
di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea
la vera festa.
Esposizione presepi
Quest’anno l’esposizione dei presepi sarà nella chiesetta di San Bernardino in Oratorio.
Oltre al presepio grande tutto rinnovato e in stile popolare, saranno esposti diversi diorami sulla vita di
Gesù. Ci sarà anche un presepio allestito su una scala a pioli.
La mostra sarà aperta dal 25 dicembre al 11 gennaio nei seguenti orari :
giorni festivi dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 15,00 alle ore 19,00 giorni feriali dalle ore 10,00
alle ore 12,00 e dalle ore 15,00 alle ore 18,00.
il ringraziamento per la preparazione e l’allestimento di questa mostra va a Luca, Mario, Alberto, Alfredo
e Sergio che insieme a me si sono prodigati per questa realizzazione.
Le offerte saranno destinate ad aiutare le famiglie della nostra comunità in difficoltà economica.
Ivano Facoetti
Premio “San Giovanni XXIII, papa” 2014 a padre Giuseppe
Con grande gioia annunciamo che il nostro padre Giuseppe Rinaldi
il 13 dicembre nella basilica di Sant’Alessandro in Colonna è stato
insignito del premio “San Giovanni XXIII, papa”, giunto alla settima edizione e assegnato dal Centro Missionario Diocesano di Bergamo. Oltre a padre Giuseppe, sono insigniti del premio don Mario Cassera, sacerdote di Cene fidei donum in Algeria, e suor Margherita Ravelli, suora sacramentina morta quest’anno in Malawi
in un disastroso incidente stradale.
Queste le motivazioni dell’assegnazione a padre Giuseppe: “[Dopo
una breve esperienza in Bangladesh], padre Giuseppe assume incarichi di responsabilità a servizio dell’Istituto dei Saveriani: visitatore dei
seminari in Italia inviato dalla Congregazione Vaticana, Rettore del Seminario di Zelarino, contemporaneamente la specializzazione in psicologia e scienze dell’educazione, di nuovo la visita ai seminari, Rettore a Salerno e direttore del mensile dell’Istituto. Tanti altri frammenti di esperienza
e di storia si nascondono nella fedeltà al quotidiano. Approda a Bergamo mentre continua la visita ai seminari
in Italia e inizia una vivace e dinamica collaborazione con il Centro Missionario Diocesano che continua tutt’ora. Dalla sua penna nascono interessanti articoli e riflessioni, negli incontri trasmette passione e competenza, con la più grande disponibilità alla collaborazione e all’elaborazione “frizzante” di percorsi e approfondimenti sulla missionarietà e mondialità. L’assegnazione del premio vuole essere un riconoscimento per la sua
intensa attività nell’Istituto Saveriano e, particolarmente, nella nostra diocesi a beneficio dei gruppi missionari, delle comunità e dell’animazione missionaria diocesana. Un missionario sulle nostre strade”.
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Vita parrocchiale
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Non un corso
ma un percorso
N
on un corso... ma un percorso, anzi un itinerario
che ha accompagnato
dal 17 ottobre al 13 dicembre i
giovani fidanzati con l'obiettivo
di sostenerli nella crescita, nell'elaborazione di un progetto di
vita, nell'accrescimento della conoscenza di sè e dell'altro/a, aiutandoli a scoprire il matrimonio
come evento di Grazia all’interno delle complesse dinamiche sociali, relazionali e culturali del nostro tempo ed arrivare "preparati"
all'inizio di una nuova entusiasmante quanto complessa esperienza:
… La condizione nuova dell’essere coppia sfida la percezione di
sé e della propria identità, modificandola profondamente … la
coppia oltrepassa la spontaneità
dello stare bene insieme per imparare lo stile di questa nuova
identità al plurale, fedeltà e unicità … saper comunicare … il divenire e il crescere dell’amore a
due rimandano ad una logica tem-
porale … collocare la propria esperienza affettiva nel tempo - passato, presente e futuro - aiuta a
guidarne la crescita … aperti al
dono della vita … sposarsi in Cristo … la coppia si avvia su sentieri che la espongono alla realtà
del mondo esterno alla ricerca
della giusta collocazione nella trama delle relazioni sociali …
Ogni incontro era suddiviso in due
parti di cui la prima, comune, ha
avuto un proprio titolo, relatori
specifici da Don Franco, Padre
Giuseppe Rinaldi, Don Ezio Bolis a Don Davide Rota e i dott.
Carlo e Rosanna Gualteroni particolarmente competenti su tematiche famigliari e degli obiettivi principali da raggiungere, pensati alla luce del classico trinomio
- ascoltare, giudicare, agire - e
pertanto con un alto valore intrinseco.
Infatti, di conseguenza, hanno
identificato un percorso di discernimento: accorgersi della realtà, valutarla alla luce della Paro-
la di Dio, individuare modalità
concrete di attuazione di quanto
scoperto, a livello individuale o
di coppia.
Nei lavori di gruppo, successivi
alla relazione comune, si sono
aperti dibattiti a cui ognuno ha
potuto partecipare e confrontarsi; inoltre le riflessioni personali
degli animatori, hanno contribuito a concretizzare, sulla base
delle loro competenze e sensibilità, ma anche della loro esperienza, cosa vuol dire essere sposati nel Signore.
Ora, a percorso terminato… nasce spontaneo un grande augurio
a questi “ragazzi” affinché sappiano affrontare con sempre più
gioia ed entusiasmo il loro cammino di amore mentre a noi, che
li abbiamo accompagnati, ci pervade un profondo senso di gratitudine per l’esperienza vissuta insieme, valida ed arricchente…
Elisabetta e Silvio
Per giungere consapevolmente
al matrimonio cristiano…
Appunti di viaggio di Sara e Angelo che hanno partecipato al percorso per
fidanzati in preparazione al Sacramento del Matrimonio
A
nche quest'anno la parrocchia di Villa di Serio ha proposto per le coppie di fidanzati il tradizionale percorso di preparazione al matrimonio cristiano, corso che vede la partecipazione di ben
trenta coppie, talune - tra cui la scrivente - ormai prossime alla celebrazione delle proprie nozze.
Ogni venerdì sera – e così sino al prossimo 13 dicembre – ci siamo ritrovati per parlare, dialogare e confrontarci su argomenti attuali e di fondamentale importanza nella vita coniugale (quali la fedeltà nel matrimonio, la comunicazione a livello di coppia, nonché la spiritualità della casa, i figli, etc..) per comprendere qualcosa di più sull'amore, sul matrimonio e sulla famiglia.
Ogni incontro, dapprima, ha visto la partecipazione di un relatore che, alla presenza di tutte le coppie di
fidanzati e di Don Franco, ha illustrato il tema della serata e stimolato la riflessione fornendo numerosi
12 - Vita parrocchiale
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Conforto e sostegno per camminare insieme
U
n nostro piccolo pensiero sul percorso in preparazione al matrimonio.
Lo abbiamo frequentato senza perdere un incontro... ci sposiamo tra pochi mesi!
In questi anni da fidanzati, siamo stati fortunati per le famiglie che ci hanno accompagnato,
per alcune amicizie ed incontri importanti, a volte fondamentali, per esperienze di riflessione, di volontariato, di ricerca, e anche di lontananza... tutto ciò ci ha permesso di conoscerci e di sceglierci non solo attraverso il nostro sguardo personale e immediato, ma sempre con una provocazione in più.
Ora siamo di fronte ad un nuovo confronto: con il percorso fidanzati non abbiamo affrontato temi nuovi o mai discussi, ma sono stati trattati in un percorso proposto da una comunità, da un sacerdote, da coppie di sposi e insieme ad altre coppie di fidanzati.
E' questo l'appoggio che cerchiamo e ci auguriamo di trovare, non solo dalle nostre famiglie o dagli amici vicini,
ma anche dalla comunità (e dalla Chiesa) in cui costruiremo la nostra vita comune, la nostra famiglia, il nostro matrimonio.
Vorremmo fare del nostro "Sì, PER SEMPRE" una scelta coraggiosa, contro la mentalità dell'individualismo, del consumismo, che hanno raggiunto persino i legami più sacri e più intimi, nelle famiglie e nel matrimonio.
Speriamo di trovare in futuro confronto, sostegno e opportunità di crescita, come in questi incontri, per riuscire ad
essere sempre fedeli alla scelta di oggi.
Cinzia e Francesco
…
Vita parrocchiale - 13
Vita parrocchiale
spunti critici. Al termine di tale sessione comune noi futuri sposi, suddivisi in tre gruppi di lavoro ognuno composto da 10 coppie, ci si è ritrovati attorno ad un tavolo per dialogare e confrontarci liberamente sull'argomento appena trattato.
In ogni gruppo di lavoro, una coppia di coniugi (cd. animatori) ha portato la propria importante testimonianza di
vita matrimoniale, stimolando la discussione e fornendo le importanti “linee guida” su come vivere la famiglia che
si sta creando.
A tali incontri ognuno dei partecipanti è stato libero di esprimere il proprio parere, sia esso concorde o contrario
a quanto sostenuto dal relatore nel corso della sessione comune, il tutto nel pieno rispetto delle convinzioni altrui. Infatti, tutte le considerazioni sono indispensabili per alimentare il dibattito, rendendolo più ricco e confacente allo scopo che con esso si persegue. Noi coppie di fidanzati abbiamo avuto così, l'occasione sia di confrontarci liberamente in un clima di rispetto e tranquillità, nonché di interrogarci su tematiche a cui, complice anche la frenesia della vita quotidiana, si dedica sempre troppo poco tempo. Di conseguenza, all'interno delle singole coppie sono emerse non solo le affinità ma anche le divergenze, magari sino a quel momento sopite.
Personalmente riteniamo che questi incontri siano molto utili, proprio perché alimentano in ciascuna coppia il
confronto ed il dialogo su argomenti fondamentali per giungere consapevolmente al matrimonio, per non incorrere nel pericoloso “se sapevo che eri così non ti avrei sposato”; per renderci consapevoli che l'amore coniugale
va coltivato, costruito, rispettato e custodito ogni momento, che le difficoltà ci saranno sempre ma l'importante è
saperle affrontate e superare.
Noi abbiamo intrapreso tale cammino volontariamente, senza costrizioni, al preciso fine di ottenere dei consigli
in merito a come vivere il Matrimonio Cristiano, e per renderci consapevoli delle reciproche opinioni sui temi fondamentali della vita coniugale.
Grazie alla partecipazione a tale percorso matrimoniale abbiamo maggiore consapevolezza dei valori che ci accomunano, di quanto è importante gratificarsi ogni giorno, sostenersi nelle difficoltà, renderci partecipi delle attività dell'altro e dell'altra, dialogare, fare della casa il centro della famiglia. Proprio in ordine a quest'ultimo aspetto tra le coppie ha suscitato parecchio interesse l'incontro tenuto da Don Ezio Bolis, incentrato proprio sulla spiritualità della casa. Attraverso un viaggio tra le stanze presenti in ogni abitazione (cucina, soggiorno, bagno, camera da letto e cantina), si è giunti a riflettere, ad esempio, sull'importanza del momento della tavola, attorno alla quale la famiglia si riunisce dopo una giornata di lavoro, nonché sull'importanza del momento della ricreazione (rappresentata dal soggiorno); tutto è comunque sorretto dalle fondamenta che altro non sono se non la mano
di Dio che tutto regge.
Siamo contenti di aver deciso di percorrere questo cammino, riteniamo che ci ha arricchito molto, anche grazie
alla disponibilità dello stesso Don Franco, sempre pronto ad ascoltare.
Proprio per queste considerazioni, sosteniamo tale percorso di preparazione al matrimonio e lo raccomandiamo
a tutti i fidanzati che hanno in progetto di sposarsi.
Sara e Angelo
Vita parrocchiale
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A.M.A.S. LÆTITIA
Associazione Madri che allattano
al seno
C
hi siamo
Siamo l’ “Associazione
Madri che Allattano al
Seno”, cioè delle mamme che hanno avuto esperienza personale di
allattamenti al seno e che hanno
sentito il desiderio di condividere questa importante “arte della
vita”. Per questo abbiamo seguito un percorso formativo e siamo
diventate assistenti volontarie di
A.M.A.S Lætitia.
L’associazione è di ispirazione cattolica, ha estensione nazionale e
si rivolge a tutte le persone interessate all’allattamento materno.
La sede di Villa di Serio è, al momento, l’unica della provincia e,
CALENDARIO INCONTRI
ottobre 2014
novembre 2014
dicembre 2014
gennaio 2015
febbraio 2015
marzo 2015
aprile 2015
maggio 2015
martedì 14
martedì 04
martedì 02
martedì 13
martedì 10
martedì 17
martedì 14
martedì 12
quindi, riferimento anche per molti paesi limitrofi ed è operativa dal
1997.
15.00-17.00
15.00-17.00
15.00-17.00
15.00-17.00
15.00-17.00
15.00-17.00
15.00-17.00
15.00-17.00
Finalità
Offriamo informazioni e sostegno alle gestanti ed alle madri in
allattamento.
Descrizione
L’attività di base è costituita da un
incontro mensile (aperto a tutti,
gestanti, mamme, papà, neonati
e bambini più grandicelli), che diventa un’occasione di confronto
e di arricchimento reciproco.
Si garantisce anche un’assistenza
telefonica per le necessità che si
presentino alle madri in allattamento, in attesa dell’incontro mensile. Si raccoglie e si diffonde materiale informativo. Non c’è tassa
di iscrizione né di frequenza, ma
si raccolgono offerte libere.
Orari
Gli incontri si tengono presso lo
Spazio Gioco di Villa di Serio, accanto all’asilo nido.
Ecco il calendario e il nostro sito:
http://amaslaetitia.jimdo.com
Vergine che
allatta il Bambino
circondata dalle
Virtù cardinali
e teologali nella
“Sala delle sette Virtù
cardinali e teologali”,
Municipio di
San Miniato.
Referenti
Monica Brena,
Tel 035/667944
Anna Pasta
Tel 035/683494
14 - Vita parrocchiale
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P
rimavera 2014, una serata fresca, presso la sala dei
parroci ultimo incontro
stagionale della commissione cinema con la prospettiva che a Villa di Serio dopo oltre 50 anni le
proiezioni cinematografiche vengano interrotte.
Mentre si predispongono gli ultimi
turni di assistenza in sala e tra i cineoperatori, il parroco comunica
che insieme al consiglio affari economici è stata presa la decisione di
fare il grande passo. Non si chiude
anzi si raddoppia… con l’installazione di una macchina per le proiezioni digitali!
Un passo deciso verso il cinema del
futuro e verso le proiezioni di qualità. Un passo obbligato per poter
continuare l’attività cinematografica in quanto come noto, con la fine del 2014 saranno definitivamente
messe in pensione le celebri “pizze” formate da centinaia di metri di
fotogrammi su pellicola. Un passo
impegnativo sotto l’aspetto economico, ma che dimostra come la parrocchia, grazie a questo nuovo strumento digitale, voglia offrire alla
comunità villese il suo prezioso contributo nell’ambito culturale e socio/religioso.
Il problema non si è posto di certo
solo a Villa di Serio. La bergamasca
è ricca di queste strutture che sotto il nome di “Sale della Comunita” hanno rappresentato spesso l’unico spazio con un certa capienza
all’interno dei paesi, dove poter svolgere, oltre che attività cinematografiche, tutta una serie di iniziative culturali e ricreative.
Molte di queste sale purtroppo, non
essendo in grado di passare al digitale con un investimento importante, sono state costrette ad abbassare le serrande ponendo fine
ad una tradizione, quella del cine-
buto di tempo nei servizi necessama in parrocchia, che di certo a
ri allo svolgimento dell’attività cimolti di noi riporta indietro negli
nematografica, ma anche contrianni facendo riaffiorare ricordi di
buto di idee e progetti per valorizdomeniche pomeriggio passate a
zare il nuovo strumento digitale.
vedere film e sgranocchiare caraCi auguriamo tutti che il CINETEAmelle e popcorn.
TRO DON BOSCO possa contiPer questo motivo dobbiamo essenuare anche in futuro, come negli
re orgogliosi della scelta “digitale”
anni passati, a svolgere quel comfatta dalla parrocchia che permetpito di contenitore di cultura, di forte ora di fare una programmazione
mazione ma anche di svago e sano
più continua e mirata verso le didivertimento oltre che di occasioni
verse categorie di persone che freper ritrovarci insieme come comuquentano il cinema.
nità.
Già in questi mesi è iniziata una rePaolo Morosini
golare programmazione nei
fine settimana con un alternanza di film per famiglie e
commerciali di vario genere. Dopo molti anni nel me se di novembre si è proposta
una mini serie di film di qua
lità con un filo conduttore
comune legato alla figura del
padre. I risultati sono incoraggianti ma siamo certi che
si possa fare meglio!
La qualità delle proiezioni e
dei suoni, a parere di tutti è
certamente di ottimo livello
quindi ora non ci sono scu
se vi aspettiamo al cinema…
!"
perchè sul grande schermo il
# film è un'altra cosa…
Le potenzialità della nuova
apparecchiatura vanno però
oltre il cinema e, già in questi mesi, la commissione cinema con don Franco e don
Carlo Maria sta valutando tutta una serie di possibili attività che arricchiranno la proposta culturale ricreativa di
qualità nella comunità ville
se.
%&&'
%&&'
L’occasione di questo scritto
"%&&'
%&&' è anche quella di invitare le
%&&' persone interessate ad entra%&&'
%&&'
re nella “commissione cinema” per dare il loro contriVita parrocchiale - 15
Vita parrocchiale
Cinema Oratorio:
nuova era con il digitale
Vita parrocchiale
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Le confraternite bergamasche
a Villa di Serio nel ricordo
di mons. Antonio Pesenti
4 Ottobre 2014
M
Il giovane
don Pesenti con
papa Giovanni XXIII
e l’allora superiore
dei Preti del
Sacro Cuore
don Evaristo Lecchi.
olto bella la S. Messa al
Santuario, il 4 ottobre,
in ricordo di Mons. Antonio Pesenti nel quinto anniversario della sua morte!
Una cerimonia solenne officiata
da Mons. Giovanni Carzaniga, cui
hanno partecipato, oltre ai parenti
di Mons. Pesenti e ai numerosi fedeli (circa 500 persone, visto che la chiesa era gremita), diverse Confraternite di
Bergamo, di cui Mons. Pesenti era grande sostenitore
oltre che assistente spirituale.
Siamo partiti dalla Parrocchia in processione, guidati da Don Maurizio Rota dei
Preti del Sacro Cuore, che
ad ogni decina del S. Rosario ci faceva fermare qualche minuto per un canto e
alcune preghiere.
Dopo l’introduzione, due
rappresentanti delle Congregazioni dei Cavalieri di Malta e degli Oblati, hanno letto le letture e
Mons. Carzaniga dopo il Vangelo, nell’omelia, ha ricordato la figura di Mons. Antonio Pesenti che
molti Villesi hanno avuto la fortuna di conoscere e che ricordano con grande stima.
Ricordo, in breve, che fu insigne
studioso storico di Bergamo, Cancelliere della Curia di cui stendeva gli atti ufficiali, amico di Mons.
Loris Capovilla segretario del nostro amatissimo Papa Giovanni
XXIII; inoltre ha servito cinque vescovi della Chiesa di Bergamo e
molti ricordano la sua esemplare
concentrazione nel celebrare la
S. Messa.
Mi fermo qui ma ci sarebbe ancora molto da dire sulla sua figura. Dirò due parole anche su tre
16 - Vita parrocchiale
delle numerose Congregazioni
presenti: i Cavalieri di Malta, gli
Oblati e le Oblate e i Confratelli
del S. S. Sacramento, più noti col
nome di Gesuplì; tutti, uomini e
donne, erano vestiti con gli abiti
tradizionali e reggevano i vari stendardi con i simboli della propria
congregazione.
I Cavalieri di Malta, in origine erano dei volontari che soccorrevano in Terrasanta i pellegrini malati o stanchi per il lungo viaggio;
divennero poi, come monaci, gli
Ospitalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, un vero e proprio ordine religioso che poco tempo dopo, per la necessità di proteggere
con le armi i pellegrini, divenne
un ordine militare cavalleresco,
che nel 1565, resistendo al “Grande Assedio” dei Turchi Ottomani,
salvò l’Europa e il Cristianesimo.
Infine i Confratelli del S.S. Sacramento che molti di noi, fin da ragazzi, ricorderanno di aver visto
sfilare nelle processioni, con la
loro bella mantella rossa sopra la
tunica bianca, con in mano la torcia o la lanterna. La Scuola del
S.S. Sacramento è tra le più antiche della parrocchia, infatti i suoi
atti risalgono al 1566; al suo priore era riservato l’onore di portare, nella processione delle Quarantore, il “grande crocefisso degli uomini”; i Confratelli furono
poi ribattezzati dal popolino col
nome più familiare di “Gesuplì”.
La cerimonia è durata due ore e
mezzo che non hanno pesato per
niente, anzi, sono volate;
penso di condividere il pensiero di tutti dicendo che siamo usciti dal Santuario commossi e soddisfatti di vedere ancora la chiesa così gremita di gente, il che significa a mio parere che c’è ancora tanta fede.
Per chi ha assistito all’evento è stata una boccata di ossigeno, una gran bella e sentita cerimonia in ricordo di
un grande uomo che ha lasciato nella storia del nostro
paese un segno, come si può vedere, incancellabile; un grande
uomo dotato anche di senso dell’umorismo, prima di tutto con se
stesso, come dimostra un simpatico aneddoto.
Un giorno, durante la S. Messa,
al momento dell’omelia, Mons.
Pesenti si mise a lato del leggìo in
attesa che gli portassero una sedia, resasi necessaria da qualche
tempo, per motivi di salute. Avuta la sedia, si sedette e con un sorriso disse: “Vedete? Mi portano la
sedia perché io sono un uomo di
peso”. Uomo robusto e di robusta fede, il cui ricordo a distanza
di cinque anni, riesce ancora a
rinfrancarci in questi momenti difficili, in tutti i sensi.
Concludo dicendo che mi piacciono le cose fatte bene e credo
che sia giusto provare un certo or-
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Foto ricordo del Convegno delle Confraternite a Urgnano
nel 2001. Al centro mons. Pesenti.
Clemente Tribbia
Quante fiaccole per dire
grazie a Gesù
L
unedì 20 ottobre è una serata limpida, mite e coinvolge piccoli, giovani e grandi per ricordare i 250 anni della
Chiesa prepositurale di S. Stefano con un pellegrinaggio a piedi
da Nembro a Villa di Serio. Alle
ore 20 ci siamo trovati nella chiesa Plebana di Nembro dalla quale la nostra Parrocchia ha avuto
origine. Eravamo in tanti, tutti in
preghiera insieme al Parroco e il
Curato. Rinnovate Promesse Battesimali per riaffermare la nostra
fede e ricordate i tanti e tanti che
sono stati battezzati nella parrocchia, il parroco ha spiegato anche
con preghiere e canti il significato del rinnovo delle promesse battesimali. Vi erano presenti i “pulcini” dell’oratorio calcio oltre ad
altri piccoli e, compiaciuto della
loro presenza, il parroco spesso
si è rivolto a loro. Oltre ai pulcini del calcio con i loro allenatori e dirigenti, c’erano genitori, adulti, coppie, famiglie circa 80 persone raccolte in preghiera sulle
note della celebre canzone: “L’acqua della Vita”. Uno alla volta ci
siamo recati ai piedi dell’altare
per fare il segno di croce con l’acqua benedetta. Andrea ha preso
la Croce, Diego l'asta dei microfoni, e man mano che uscivamo
ognuno prendeva la fiaccola: dopo pochi minuti una luce forma-
ta da tante fiaccole illuminava le
vie di Nembro dove si passava per
raggiungere la via ciclabile, tra alberi, strada asfaltata e viottoli.
Tutti in fila per due si invoca la
Madonna, con la preghiera del
Santo Rosario, si meditano alcuni brani del Vangelo. Sento Mattia di 4 anni che prega insieme alla mamma, al papà e alla sorella,
anche lui con la fiaccola accesa
aiutato da mamma.
Poi don Carlo legge e commenta
il Vangelo di Giovanni.
Guardo avanti non conoscendo
la ciclabile; man mano che le fiaccole si consumano la fiamma si
alza e i minuti passano. Si prega,
la preghiera sostiene e allevia la
stanchezza della
camminata. C’è
un po’ buio passando sotto gli alberi. Maicol fa riposare Andrea prendendo lui la Croce:
che bello vedere i
giovani insieme a collaborare e pregare. Si
canta poi la preghiera di S. Francesco: “O
Signore fa di me un
tuo strumento…”. Camminando siamo arrivati in parrocchia. Ed è
bello arrivare alla nostra chiesa
tutti insieme dopo aver condivi-
so il cammino da veri pellegrini.
La Croce viene posata sugli scalini dell'altare, dopo aver percorso la navata centrale della nostra
bella prepositurale, 33 metri di
lunghezza per 22 di larghezza.
Gesù in Croce e in alto Gesù Risorto sulla vetrata, che veglia su
tutti e ci raccoglie per un saluto e
una preghiera.
Salvatore Tumolo
Vita parrocchiale - 17
Vita parrocchiale
goglio nel vedere come ogni canto, ogni preghiera è stato preparato con scrupolosa attenzione, così che i vari momenti di questa S. Messa solenne si sono succeduti alla perfezione; a
mia volta non posso nascondere la mia contentezza, insieme a un po’ di apprensione, per
il compito affidatomi di raccontare sulle pagine del Giornale della Parrocchia questa straordinaria celebrazione della quale spero di essere riuscito a dare un’idea.
Un GRAZIE e un BRAVI a quanti hanno contribuito alla sua riuscita; un GRAZIE particolare
al nostro parroco don Franco, sempre disponibile ad iniziative capaci di tenere viva la nostra
fede e farci sentire uniti nella preghiera.
Vita parrocchiale
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“Puo bastare, forse
è già troppo”
La sobrietà
S
abato 25 ottobre, presso i
padri dehoniani di Abino si
è tenuto un convegno vicariale sulla sobrietà aperto a tutti
gli operatori parrocchiali impegnati nei gruppi caritativi e nei Centri
di Primo Ascolto Caritas del vicariato.
L’ obiettivo del convegno era di riflettere sulla sobrietà come stile di
vita, addirittura come virtù (il catechismo la chiamava Temperanza)
che quindi coivolge la dimensione
spirituale della persona, le scelte,
le finalità del proprio vivere e quindi porta ad un’agire che sia coerente
nelle molte sfaccettature che possono esprimere atteggiamenti di sobrietà.
Il primo intervento è stato di Don
Mario Signorelli che vive da 15 anni in un eremo a S. Paolo D’Argon
dopo aver avuto una vita intensa
come sacerdote nelle periferie di
Roma facendo anche il prete operaio (è un bravo falegname intarsiatore). Don Mario ci ha parlato
della sobrierà come essenzialità, il
fare cio che è importante, che ci fa
maturare, vivere, crescere, essere
felici, che rende la vita piena per
noi e per gli altri.
Non è la quantità, ma la qualità
delle cose che facciamo che è importante. La quantità, ci dice Don
Mario, prima o poi finisce nella
spazzatura (lo vediamo delle cose
che abbiamo accumulato senza metodo quando facciamo un trasloco,
ma anche nelle molte cose che abbiamo fatto senza un progetto).
Don Mario ha evidenziato 4 gesti
importanti della quotidianità da rivedere nell’ottica della sobrietà.
Parlare: la parola oggi è diventata
invadente, ricca, spesso gridata e
perde di senso; è possibile contrapporre una parola povera, essenziale, più vicina al silenzio, parola del dubbio, dell’incontro io-tu.
18 - Vita parrocchiale
Parole che non chiudono ma aprono vie, che chiedono, interrogano,
che aprono il cuore, che dicono
quello che sentiamo. Oggi abbiamo paura del silenzio. E’ importante che la parola sia pacata, pronunciata nel momento giusto e nel
luogo giusto, questa è sobrietà.
Ascoltare: è il silenzio della parola, gesto che lascia parlare, apre il
cuore; un vecchio indiano dice al
nipote: quando uno ti parla ascol-
ta, non avere fretta di rispondere,
non pensare alla risposta mentre ti
parla, poi aspetta un pò in silenzio
e quindi rispondi. Questa è sobrietà
Camminare: impariamo a fare passeggiate lente, osserviamo natura,
salutiamo le persone. Sobrietà nel
camminare è rscoprire i luoghi delle nostre città, le montagne, le valli, percorrere vecchie strade... Camminare lento è sobrietà. La lentezza è fondamentale nei viaggi dentro di noi, nel nostro profondo. Solo con la lentezza si assapora la consapevolezza di sè. La lentezza ci
permette di essere tolleranti, di leggere tra le righe, di inserire i sentimenti.
Guardare: se uno corre non si accorge delle persone, non guarda i
volti. Camminare lento aiuta a guardare con attenzione. Gesù mentre
camminava vide... Zaccheo... la vedova di Nain... E’ importante la sobrietà degli atteggiamenti per cogliere l’altro.
Quindi la sobrietà è legata alla qualità e alla lentezza...
Dopo un interessante confronto sulla riflessione di Don Mario sono state presentate alcune testimonianze
per evidenziare la sobrietà nel modo di vivere, nel non sprecare il cibo, nel riciclare il pane, gli oggetti, nel riutilizzare e condividere un
terreno incolto.
Cascina solidale Terra Buona di
Nembro
Chiara Buzzetti ci ha parlato di questa esperienza che vede 4 famiglie
vivere in questa cascina, ognuna
con il proprio appartamento e con
parti comuni per incontri, giochi
bambini, merende insieme; una volta alla settimana cena in comune;
hanno anche alloggi per ospitare
famiglie/persone con fragilità. E’ una
bella esperienza di vita in comunità con attenzione agli altri. La sobrietà si esprime nell’avere momenti in comune, nell’essere solidali, nell’avere una cassa comune
dove si mettono gli stipendi e si toglie mensilmente cio che serve. Cassa comune che è il sintomo di una
fiducia reciproca. Si fanno acquisti
insieme, ci si passa i vestiti. Iniziativa collegata ad una associazione
di Milano con 33 comunità in Italia.
Lo spreco alimentare delle mense
La dr.ssa Parodi del Servizio igiene
Nutrizionale dell’ASL di Bergamo
ci ha parlato dello spreco alimentare. In Europa lo spreco è di 180
Kg di alimenti per persona/anno. In
Italia si spreca molto in famiglia e
nella ristorazione collettiva. In questo caso la sobrietà è ridurre questi sprechi anche per aiutare altri
che hanno fame. La dottoressa ci
ha presentato un progetto che si può
applicare nelle mense scolastiche
dove si spreca circa il 30% del cibo. Con il coinvolgimento della
scuola, comune, ASL, ditta che fa
il servizio, famiglie e una ONLUS
che si impegna a redistribuire il cibo si può fare in modo che i bambini scelgano prima (alla mattina)
cosa e quanto vogliono mangiare,
il cibo avanzato viene riconfezionato a 4°C, il mattino dopo le persone dell’ONLUS passano a raccogiere il cibo e lo portano nelle
famiglie bisognose segnalate dal comune. Un esempio molto interessante per evitare lo spreco da proporre anche per la mensa del nostro paese.
Gli orti solidali
L’assessore all’ecologia di Villa di
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Da Torre Boldone sono state presentate 2 interessanti iniziative sempre finalizzate a recupero e riutilizzo.
Il Centro “Ti Ascolto” ha attivato l’iniziativa “pane ri-affermo” che consiste nel ritirare da alcuni panifici,
alla sera, il pane avanzato (che andrebbe buttato), congelarlo e poi
distribuirlo alle famiglie povere come aiuto concreto.
L’associazione “il cerchietto” ha organizzato uno scambio di vestitini
e altri oggetti per bambini che consente a molte mamme un importante risparmio.
Le mamme portano al cerchietto i
vestiti diventati piccoli del loro
bambino e possono prendere in
cambio un numero pari di vestiti
della giusta misura del figlio.
E’ un interessante “baratto” che riduce gli sprechi e consente alle famiglie significativi risparmi sull’abbigliamenyo dei figli.
Il covegno ha consentito ai molti
partecipanti di riflettere sul valore
della sobrietà come scelta di vita e
di toccare con mano quante siano
le opportunità di vivere la sobrietà
nelle nostre comunità ascoltando
le testimonianze che ne hanno dato qualche esempio. Ora l’invito è
esteso a tutti: cercare di vivere con
maggior sobrietà attraverso alcuni
gesti concreti; le occasioni non
mancheranno!
Gabriele Pavoni
Il centro di ascolto parrocchiale
ringrazia l’associazione AMICI DEL CUORE
per l’attenzione posta anche quest’anno
al nostro progetto.
Un sincero grazie
per il valore che sapete dare
al vostro lavoro e per
lo spirito di solidarietà che lo anima.
!!!!!!!!!GRAZIE!!!!!!!!
NOTIZIE DAL CONSIGLIO PASTORALE
Il consiglio pastorale del 12 novembre scorso è stata l’occasione per rivivere gli avvenimenti legati alla celebrazione dell’anno giubilare della nostra Chiesa Parrocchiale, da poco concluso; è importante però che tutte
le iniziative ed esperienze vissute non siano riposte in un cassetto. Don Franco ha esortato quindi i presenti a
offrire eventuali suggerimenti e, partendo dallo spunto offerto da Don Carlo che ha individuato la necessità
di sottolineare il nesso tra la comprensione della liturgia e la chiesa che è il luogo dove la si celebra, i consiglieri hanno espresso numerosi pareri e proposte legate soprattutto ad infondere una maggiore consapevolezza alla partecipazione all’Eucaristia; per questo si è pensato, fra l’altro, di invitare Don Doriano Locatelli,
responsabile dell’Ufficio Liturgico della Diocesi, per un paio di incontri mirati proprio sull’aspetto della liturgia.
La discussione poi si è spostata sul problema della scarsa partecipazione alle celebrazioni festive, soprattutto
da parte dei ragazzi i quali, per contro, frequentano in massa il catechismo. Ci si chiede come mai non si sentano allora invogliati a frequentare anche la Messa. Il motivo è da ricercare forse nello scarso impegno che i
genitori rivolgono all’educazione religiosa dei figli: li mandano a catechismo ma poi non trasmettono, con il
loro esempio, la bellezza della fede. Occorre quindi un percorso di catechesi anche per gli adulti e, soprattutto, è importante essere noi stessi testimoni per riscaldare i più “tiepidi” e risvegliare in loro la passione per
la fede.
Infine è stata illustrata la proposta vicariale riguardante una sorta di “comunità giovanile” a livello, appunto,
di vicariato; l’iniziativa ha già riscosso un discreto successo e il 21 dicembre sarà la nostra comunità ad ospitare l’incontro.
Marco Lavelli
Segretario Consiglio Pastorale Parrocchiale
Vita parrocchiale - 19
Vita parrocchiale
Serio, Pasquale Falabretti, ha presentato il progetto Orti Solidali che
ha realizzato in paese.
L’idea è nata dall’avere un appezzamento di terreno non coltivato e
dal desiderio di poter offrire una opportunità, soprattutto a pensionati,
di svolgere una attività sana socializzante e utile. L’iniziativa ha avuto successo, in realtà anche diverse persone adulte (non solo pensionati) hanno partecipato ai bandi per l’assegnazione degli orti che
oggi sono 40.
Le persone coinvolte lavorano con
passione gli orti, hanno verdura a
costo bassissimo, si scambiano i
prodotti, sono diventati amici...
Il Gruppo Usato Solidale per riutilizzare oggeti usati
Sempre a Villa di Serio è nato il gruppo “Usato Solidale” che intende offrire alle persone del paese l’opportunità di non buttare in discarica oggetti usati ancora in buono stato facendo una raccolta continuativa.
Tali oggetti, se di prima necessità,
verranno dati alle famiglie del paese in difficoltà che, su segnalazione del Centro di Primo Ascolto Caritas, ne hanno bisogno, gli altri oggetti, tramite bancarelle dell’usato
consentiranno di raccogliere offerte sempre da destinare alle famiglie
bisognose del paese.
Pane ri-affermo e Il Cerchietto
Vita parrocchiale
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Che fare quando in famiglia si annida la tossicodipendenza?
U
n punto di riferimento
importante per le famiglie è il Centro di auto
aiuto, che cerca di offrire sostegno, collaborazione e consigli,
ai genitori in difficoltà nel momento in cui vivono un profondo senso di inadeguatezza e di
solitudine di fronte alla tossicodipendenza di un figlio.
Grazie alla presenza
di volontari, attraverso incontri e colloqui,
si cerca soprattutto di
condividere esperienze, trasmettere
speranza, assicurando sostegno concreto sia ai giovani che
alle famiglie. Ai volontari si affiancano
professionisti, nelle
figure di psicologi ed
educatori.
Il Centro è innanzitutto un luogo di incontro, in cui avviare un dialogo con le
famiglie, prospettare possibili percorsi di recupero della persona
disagiata; per questo chi si avvicina al centro può trovare ascolto, attenzione e appoggio, nell’affrontare il problema della tossico-alcool dipendenza del proprio familiare.
Per sensibilizzare e far prendere
maggiore consapevolezza sui gravi problemi che toccano i nostri
giovani, sono stati organizzati incontri sul tema del disagio giovanile nelle sue manifestazioni
più gravi, alla ricerca di modalità di intervento efficaci per una
corretta prevenzione; le confe-
20 - Vita parrocchiale
renze proposte da Don Chino
Pezzoli, si sono rese possibili anche grazie alla collaborazione offerta da Parrocchie, Oratori, e Amministrazioni comunali dei paesi della Valle Seriana.
Ci sono stati interventi nelle scuole e negli oratori con la partecipazione di psicologi, testimo-
nianze di ragazzi che hanno svolto il percorso terapeutico nei centri della Comunità Promozione
Umana e di genitori che hanno
vissuto personalmente questo problema.
Consapevoli dell’importanza di
un intervento preventivo, quest’anno è stata avviata la collaborazione con le parrocchie della Valle Seriana che continuerà
nel tempo, per creare insieme
una rete di informazione che sia
in grado di raggiungere il maggior numero di famiglie.
A scadenza regolare, ogni due
mesi circa, vengono forniti arti-
coli relativi ai problemi del disagio e della dipendenza che i parroci si impegnano a pubblicare
sui giornalini parrocchiali.
Gli articoli, solitamente, prendono spunto da riflessioni ed esperienze proposte da Don Chino e
riguardano temi legati all’uso di
sostanze, ma propongono anche
riflessioni sugli stili
educativi, aprono discussioni sulle problematiche dell’adolescenza e sul ruolo
della famiglia e delle agenzie educative.
L’obiettivo dei Centri è trasmettere un
messaggio di speranza
a tutte le famiglie che
si trovano ad affrontare questi problemi.
Dopo una caduta, tutti hanno la possibilità di rialzarsi; la risalita è faticosa, ma
possibile, se lo sforzo del cambiamento
parte dalla famiglia.
Non si deve aver paura nel chiedere aiuto.
La vita di un giovane può essere
recuperata e ciò permette al singolo e alle famiglie di riconquistare la serenità.
Oltre al Centro di Fiorano al Serio, sono attivi nella bergamasca
altri centri di auto aiuto legati alla comunità “Promozione Umana” di Don Chino Pezzoli:
Clusone: tel. 334 3157861
Almenno San Bartolomeo:
tel. 393 9990646
Trescore: tel. 035 944478
Negrone: tel. 340 7569893
Canonica: tel. 02 9094436
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Vita parrocchiale
Sentinelle in Piedi
Intervista a Villa Radio
er la rubrica “l’intervista
della settimana”, affidata
alle cure di Salvatore Tumulo, a VillaRadio si è parlato del
fenomeno Sentinelle in Piedi con
Emiliano e Andrea che hanno riportato la loro esperienza dopo
aver partecipato ad alcune delle
veglie organizzate a Bergamo da
questa rete di cittadini.
P
Perché Sentinelle in Piedi?
Perché esistono e da dove
nasce questo nome?
Sentinelle in Piedi è una rete di cittadini che è nata per
dire no in modo silenzioso,
pacifico e rispettoso ad alcune leggi che ledono profondamente la famiglia e la
libertà di espressione e di
educazione, leggi che lo Stato italiano e l’UE stanno portando avanti in particolare negli
ultimi anni. Il nome indica lo stile delle Sentinelle: vegliano nelle piazze restando per un’ora in
piedi, in silenzio leggendo un libro, sul modello dei veilleurs debout che in Francia hanno così
protestato contro l’introduzione
di “matrimoni” e adozioni per
persone dello stesso sesso.
Da quando esistono e come sono nate?
La rete delle Sentinelle in Piedi
è nata nel 2013 quando alla Camera si è votata la legge Scalfarotto cosiddetta “contro l’omofobia”.
Si tratta di una legge molto ambigua (estensione di precedenti
leggi anti-discriminazione) che
viene presentata come necessaria per fermare gli atti di violenza contro le persone con ten-
denze omosessuali. In realtà andando a leggere il testo della legge ci si rende conto che è profondamente ambiguo: verrà punito “con la reclusione fino ad
un anno e sei mesi […] chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi
[…] fondati sull'omofobia o sulla transfobia”…
Ora, la domanda che sorge è…
che cosa è l’omofobia? Il problema è che nelle nostre leggi
non è mai stato definito il concetto di omofobia e quindi decidere cosa è o no omofobo sarà lasciato completamente nelle
mani del giudice.
Questo è quello che preoccupa
maggiormente: significa che se
questa legge verrà approvata chiunque faccia riferimento ad un modello di famiglia fondato esclusivamente sull’unione tra un uomo ed una donna, o sia contrario all’adozione di bambini da
parte di coppie formate da persone dello stesso sesso, potrebbe essere denunciato e rischiare
una condanna penale e quindi il
carcere per omofobia, dato che
oggi è sufficiente affermare queste cose per essere etichettati come “omofobi”.
Qualcuno dice questo non succederà davvero… per rendersi
conto di quello che accadrà basta guardare i Paesi europei che
hanno già leggi simili. In Spagna,
il cardinal Aguilar, amico personale di Papa Francesco, è stato
incriminato per omofobia per aver
detto che “l’omosessualità è una
maniera deficiente [cioè difettosa, mancante] di manifestare la sessualità, perché questa ha una struttura e un fine, che è quello della procreazione. L'omosessualità,
in quanto non può raggiungere questo fine, sbaglia.”
In Inghilterra Tony Miano, un
predicatore di strada, è stato
arrestato perché stava leggendo e commentando una
Lettera di San Paolo che condanna gli atti omosessuali:
una signora si è sentita discriminata e lo ha denunciato alla polizia che lo ha quindi arrestato.
Dire queste cose, cioè testimoniare pubblicamente l’insegnamento della Chiesa in materia di
sessualità potrà diventare reato
penale se questa legge passerà
anche in Senato. Affermare quello che è scritto nel Catechismo
potrà un domani portare a una
multa o al carcere.
Chi partecipa alle veglie?
Adulti, giovani, meno giovani,
famiglie con bambini… il modo
di manifestare delle Sentinelle è
molto semplice ed è un modo per
scuotere le coscienze delle nostre città, per aprire gli occhi a
chi passa per strada e si avvicina per chiedere cosa sta succedendo. Alle veglie ci sono persone di ogni colore politico e di
Vita parrocchiale - 21
Vita parrocchiale
4 Notiz-Dicembre 2014 Ok_RIVISTA OTTOBRE 2007 09/12/14 16.13 Pagina 22
ogni religione: cattolici, musulmani, mormoni, evangelici, sikh,
atei. Tutti uniti dalla comune
preoccupazione nei confronti di
una legge che andrà a mettere un
bavaglio alla libertà di espressione.
Come si organizzano le Sentinelle?
Sentinelle in Piedi è un libero
movimento di cittadini che si organizza grazie al tam tam su facebook e al passaparola. Questo
ha portato circa 30,000 persone
a vegliare in più di 100 piazze
d’Italia solo nell’ultimo anno.
Quali sono gli altri motivi per
cui vegliano le Sentinelle?
A preoccupare è quello che sta
succedendo nelle scuole italiane: il Governo italiano a inizio
2014 aveva emanato dei libretti
destinati alle scuole in cui,
in nome della lotta alla discriminazione, si chiedeva agli insegnanti (anche
delle elementari) di insegnare ai ragazzi che la famiglia formata da uomo e
donna è uno “stereotipo
da pubblicità”, di leggere
loro storie di famiglie omosessuali e di proporre ai
ragazzi la visione di un film
che racconta episodi di autoerotismo tra due ragazzi. Questi libretti sono poi stati ritirati,
ma nel corso dello scorso anno
si sono verificati molti episodi simili in tutta Italia. Spesso all’interno di corsi cosiddetti “contro
il bullismo” o “contro l’omofobia” viene insegnato ai bambini
che il maschile e il femminile sono solo costruzioni sociali e che
ognuno è libero di costruire il
proprio genere sessuale a piacimento. Viene anche insegnato
come cambiare sesso e si propagandano “matrimoni” e adozioni omosessuali.
È doveroso che la scuola educhi
i ragazzi al rispetto e all’accoglienza verso ogni persona, in cui
risplende la dignità dell’essere
umano che deve essere riconosciuta e rispettata, ma è altrettanto doveroso che i genitori debbano avere il diritto di essere informati di queste iniziative e di
poter educare i propri figli se22 - Vita parrocchiale
condo le proprie convinzioni morali in tema di sessualità.
Lo ha detto anche Papa Francesco in un discorso fatto ad aprile che occorre “sostenere il diritto dei genitori all’educazione
morale e religiosa dei propri figli.”
Le Sentinelle vegliano contro
qualcuno?
La stampa nelle ultime settimane ha affermato che le Sentinelle vegliano contro le persone con
tendenze omosessuali, ma questo è falso. Le veglie sono a favore della famiglia naturale e della libertà di espressione. Diverse persone con tendenze omosessuali partecipano alle nostre
veglie e appoggiano pubblicamente le Sentinelle perché ne
condividono gli obiettivi e le
preoccupazioni.
Sono veglie tranquille?
Da parte delle Sentinelle sì. Restiamo semplicemente per un ora
in piedi in silenzio, leggendo un
libro. Ma si sono verificati casi
di violenza nei confronti dei veglianti da parte di esponenti della sinistra estrema e di militanti
di associazioni omosessualiste:
a Bologna, Milano, Napoli, Genova, Trieste ad esempio si sono
verificate aggressioni, lanci di
bottiglie e fumogeni nei confronti
di veglianti tra cui erano presenti donne e bambini. Solo la presenza della polizia ha potuto evitare il linciaggio dei veglianti,
che comunque non hanno reagito agli attacchi. Senza contare
che in molte città d’Italia alcuni
antagonisti disturbano le veglie
lanciando bestemmie, insulti e
sputi al grido di “omofobi”: questa è la prova che oggi è sufficiente esprimere un’opinione contraria a “matrimoni” e adozioni
omosessuali per essere colpevoli di omofobia… cosa succederà
quando la legge Scalfarotto verrà approvata?
Le leggi oggi mettono in pericolo la libertà di espressione?
Scalfarotto, il relatore della legge, si sta contraddicendo parecchio, arrivando a dire che non è
vero che la legge mette in pericolo la libertà di espressione. In
realtà a settembre dell’anno scorso aveva detto esattamente il contrario affermando chiaramente
sul suo blog che è vero che chi
si opporrà a “matrimoni” e adozioni omosessuali andrà in galera. È stata aggiunta una clausola
a questa legge che permetterà di
affermare la propria opinione ma
solo all’interno di associazioni o
chiese… Ma anche così si tratta
di una legge contro la libertà: in
pratica ci stanno dicendo
che potremo predicare il
Vangelo e la dottrina della Chiesa, ma al chiuso di
una sacrestia e non pubblicamente!
Chi è danneggiato da queste leggi?
La famiglia, la libertà di
espressione e, ancora più
grave, i bambini.
L’ultima di queste leggi
contro la famiglia e che sarà approvata a breve secondo le promesse del Governo è quella sulle unioni civili, presentata come
una legge necessaria per il progresso del Paese. In realtà andrà
a dare a una coppia di persone
dello stesso sesso gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate:
non si chiamerà matrimonio, ma
sarà la stessa cosa.
Il governo ha annunciato che verrà anche introdotta la stepchild
adoption, una legge che farà sì
che per la prima volta anche nel
nostro Paese un bambino potrà
legalmente avere due mamme o
due papà.
In pratica se ci saranno due uomini che vogliono stare insieme
e uno di questi ha un figlio, con
questa legge l’altro uomo potrà
adottarlo come suo. Ma la domanda è… come potranno mai
ottenere un figlio due uomini?
La risposta molto spesso va cer-
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negato non solo il diritto di avere una mamma e un papà, ma
anche quello di sapere chi è la
propria madre biologica (quella
che ha fornito l’ovulo) e quella
che li ha portati in grembo.
Le Sentinelle ribadiscono che i
bambini non sono oggetti che si
possono vendere e comprare e
che le donne non devono essere sfruttate come macchine per
produrre bambini a pagamento.
Nella sua recente visita al Parlamento Europeo Papa Francesco
ha affermato: “L'essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di
un bene di consumo da utilizzare. […] È il grande equivoco che
avviene «quando prevale l'assolutizzazione della tecnica», che
finisce per realizzare «una confusione fra fini e mezzi». […] Al
contrario, affermare la dignità
della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio.
Sempre il Santo Padre aveva det-
to ad aprile: “Occorre ribadire il
diritto del bambino a crescere in
una famiglia, con un papà e una
mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e
alla sua maturazione affettiva.
Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò
che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva.”
Come difendersi?
È indispensabile fare rete, informarsi su quanto sta accadendo
in Italia, soprattutto nelle nostre
scuole. È indispensabile che i genitori si informino sulle iniziative extracurricolari proposte nelle scuole dei loro figli, che controllino che in questi corsi non
vengano introdotti contenuti ideologici, che facciano rete informando gli altri genitori di quanto sta accadendo nelle nostre
scuole.
Per conoscere le date delle prossime veglie delle Sentinelle o per
rimanere in contatto con la rete
italiana delle Sentinelle basta andare sulle pagine facebook dei
vari gruppi locali.
PARROCCHIA VILLA DI SERIO
Viaggio in Sicilia
15 – 20 giugno 2015
Palermo, Monreale, Selinunte, Valle dei Templi, Etna, Taormina…
La Sicilia è la maggiore isola del Mediterraneo. Crocevia di svariate civiltà, susseguitesi alla dominazione dell'isola, ha ereditato da ciascuna di esse un tassello del mosaico che compone il tipico carattere del popolo,
oltre che testimonianze straordinarie di un patrimonio culturale e artistico raramente eguagliato nel mondo. Particolarmente prezioso il patrimonio religioso con i celebri mosaici e i santuari della devozione popolare. Un clima mite, un ambiente naturale con isole e isolotti meraviglioso, alcune tra le più belle spiagge del
Mediterraneo, con fondali marini incontaminati, vulcani attivi, monti, pianure e città dal volto barocco affascinante e intrigante, fanno della Sicilia una delle mete turistiche più originali del Mediterraneo e del mondo.
Programma e iscrizioni in parrocchia dopo le festività di Natale.
Vita parrocchiale - 23
Vita parrocchiale
cata nella pratica dell’utero in
affitto, al momento illegale in
Italia, quella che ha permesso al
cantante Elton John di fabbricare due figli. Questa legge farà sì
ad esempio che una coppia di
due uomini potrà recarsi all’estero, selezionare accuratamente una donna e bombardarla di
ormoni in modo da poterle prelevare e comprare una cellula uovo. Questa cellula poi verrà fecondata in provetta con il seme
di uno dei due uomini e impiantata
nell’utero di una donna (solitamente una terza) che lo porterà
in grembo a pagamento per nove mesi. Dopo pochi minuti dalla nascita, mentre il bambino cerca per natura il seno della madre, esso le viene strappato via
per essere consegnato alla coppia di uomini che lo ha acquistato che potrà così tornare in Italia.
Questo bambino sarà dunque figlio naturale di solamente uno
dei due uomini, ma grazie alla
stepchild adoption potrà essere
riconosciuto come figlio anche
dell’altro.
Introdurre la stepchild adoption
significherà quindi approvare e
incoraggiare questa pratica che
degrada gli esseri umani al rango di oggetti che è possibile vendere e comprare in nome del cosiddetto “diritto al figlio”. Significherà creare una generazione
di bambini la cui vita è stata prodotta e acquistata e ai quali sarà
Vita parrocchiale: testimonianze
4 Notiz-Dicembre 2014 Ok_RIVISTA OTTOBRE 2007 09/12/14 16.13 Pagina 24
E’ bello fidarsi
di Dio anche
quando il cielo è nero
Testimonianze di Villesi colpiti dalla malattia
I
l signor Giuseppe Morosini, da cui don Franco mi
accompagna oggi, merita
un doppio GRAZIE! Uno per essersi lasciato intervistare e un altro per averci concesso una sua
foto, d’accordo con la moglie, signora Carla che dice: “Così la gente si ricorda chi è, dato che ormai
esce poco”.
La signora Carla è la seconda moglie (sposata nell’agosto del ’99)
perché il signor Giuseppe nel ’96
è rimasto vedovo della signora
Madonna Maurizia dalla quale ha
avuto due figli, Luca e Ivan.
La signora Carla aveva fatto tanti
bei progetti, di viaggi soprattutto
perché era una viaggiatrice, aveva girato mezzo mondo e contava di girare l’altra metà col signor
Giuseppe che purtroppo, dopo
circa un mese, in ottobre, ha cominciato…ma è meglio che lasci
la parola a lei, visto che è diventata la voce del marito, impossibilitato a parlare per vari problemi che lei ci racconterà con la
precisione di chi segue e vive giorno dopo giorno, come sta facendo da ben quindici anni, tutti i ricoveri, le terapie, i miglioramenti e le ricadute di un malato.
Ecco il suo racconto: “A ottobre,
eravamo sposati da un mese, poco più, ha cominciato ad accusare seri disturbi alla vista. Diceva che vedeva macchie scure e
chiare, lampi improvvisi che lo
disturbavano molto. Si è fatto visitare e la diagnosi è stata maculopatia dovuta al continuo ed enorme formarsi di vasi capillari che
poi si rompevano. Ha dovuto rinunciare a guidare, un vero di-
24 - Vita parrocchiale: testimonianze
spiacere per lui che da allora ha
dovuto accontentarsi di tenere ben
pulita e in funzione la sua auto
ma niente di più perchè la vista
da un occhio ha continuato a diminuire ed è stato un continuo
andirivieni dall’ospedale dove gli
facevano fare la ginnastica dell’occhio. E’ stato operato tre volte da un occhio e una volta dall’altro ma senza risultati, tanto che,
dietro consiglio di un altro oculista, mi sono rifiutata di farlo operare ancora. Ormai era diventato
ipovedente e lo portavo a Bergamo all’Istituto dei Ciechi dove partecipava a varie iniziative, come
visite a mostre, gite, attività di socializzazione, ecc., perché allora camminava. Adesso ci vede poco anche dall’occhio destro, ma
il problema è un altro.
Un giorno, quando c’era ancora
la prima moglie, è andato in coma perché il liquido presente nel
cervello si era bloccato. Stava male, aveva la febbre alta ed era tutto rigido. Ricoverato d’urgenza,
gli hanno fatto un drenaggio inserendo una piccola valvola e per
un bel po’ di tempo, circa dieci
anni, è stato bene. Giuseppe, però non si è più fatto controllare e
col tempo la valvola ha cominciato a non funzionare più come
i primi anni e così, nel 2005 è andato in coma quattro volte; tutte
le volte, in ospedale, gli aspiravano il liquido con un ago e lo rimandavano a casa, finché mi hanno detto che ormai la valvola era
da cambiare ma il rischio era altissimo e loro non se la sentivano”.
Mentre la signora Carla parla, cer-
co di immaginarla nel momento
in cui si sarà rassegnata a dire addio a tutti i suoi progetti e a rimboccarsi le maniche, a riorganizzarsi giorno dopo giorno, adeguandosi alle esigenze e ai ritmi
della malattia.
Intanto noto che da qualche momento il signor Giuseppe ha abbassato le palpebre e sembra riposare; faccio segno alla signora
che mi dice che è sempre stanco,
che si sforza di seguire chi parla
ma poi si appisola. Commenta:
“Chi lo direbbe, a vederlo così…Ha cominciato a lavorare ancora molto giovane alla O.M.A.R.,
una meccanica che lavorava per
la marina; i suoi dipendenti, per
contratto, prestavano servizio militare appunto nella marina, a La
Spezia e così ha fatto anche lui.
Il bello è che non sapeva nuotare. Un giorno, durante un trasbordo, c’è stato un incidente e
lui e altri sono finiti in acqua! Per
fortuna lo hanno ripescato, ma si
era rotto un polso. Più avanti è andato a lavorare alla S.I.P.; ha sempre lavorato qui a Villa, tranne un
breve periodo a Pedrengo, poi,
quando ci siamo sposati, è tornato qui a Villa. Lavorava come esterno, cioè aggiustava le linee telefoniche stando su in alto in un cestello. Adesso è così.”
Poi la signora Carla riprende il racconto del problema della valvola, del coma ripetuto e delle difficoltà dell’operazione che il marito avrebbe dovuto fare: “Quando all’ospedale mi hanno detto
che il rischio dell’intervento per
cambiare la valvola era troppo alto e loro non se la sentivano, sia-
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Intanto il signor Giuseppe ha riaperto gli occhi, ci sta guardando col suo viso da buono e sembra sorridere. “Non parla ma capisce tutto, non si lamenta mai”
continua la signora Carla. “Chiede lui scusa a noi perché si rende conto che dobbiamo accudirlo in tutto; io e la badante lo coccoliamo perché se lo merita, è tanto buono”.
“Come passa la giornata? “ chiedo, dopo aver riflettuto che, ancora una volta, ho ascoltato il racconto di un lungo e doloroso calvario. Anzi: due calvari.
“La badante lo lava e lo mette in
ordine, - risponde la signora Carla - poi alle 8:00 lo fa alzare e lo
mette in poltrona per la colazione. Finito, lo sposta sulla carrozzina e lui, muovendo i piedi, così fa un po’ di ginnastica, fa qualche giro attorno al tavolo finché
arriva l’ora della S. Messa e del S.
Rosario su Radio Maria; poi prega da solo, quanto prega! E’ sempre lì con le mani giunte”.
“Prega qualche Santo in particolare?”, chiedo. La signora Carla
passa la domanda al marito che
risponde di no e aggiunge: “Tutti”.
“Lui prega per tutti”, dice la moglie e precisa: “Prega per me, per
i figli, per sua mamma, sua moglie, per tutti i morti; spesso, di
notte, quando non riesce a dormire, mi chiama e mi chiede di
fargli dire qualche preghiera perché da solo non riesce, non ricorda.
D’estate, col bel tempo, la badante
lo porta fuori in carrozzina al parco, al bar (gli piace il cappuccio)
e al cimitero; al parco è sempre
contento di andare perché vede i
bambini che lo salutano; e poi è
sempre molto contento quando
vede i figli.
“Così arriva l’ora di pranzo”, dico io. “E’ un buongustaio? Ha un
suo piatto preferito?”
“Mangia di tutto, - risponde la signora Carla – non chiede mai
niente, non si lamenta mai, gli va
sempre bene tutto, però gli
piace molto la carne salata.
Dopo mangiato fa un riposino fino alle 16.00, poi lo facciamo alzare e comincia ad
ascoltare Radio Maria fino all’orario della S. Messa in parrocchia. Quando andavamo
all’Istituto per Ciechi a Bergamo, riceveva i dischetti con
ingrandite le notizie dei giornali, ma dopo che è stato operato agli occhi, la cosa è diventata inutile, lui stesso ha
perso interesse alla lettura. Con
gli occhi non è ancor finita: dovrà fare una visita ad Azzano S.
Paolo, al Centro Ipovedenti, per
controllare la situazione.
Arrivata l’ora di cena, faccio una
minestrina per tutti e due. Quando è molto stanco va a letto presto e da un po’ di giorni succede
spesso; sarà il tempo, o il cambio
di stagione…”.
Come al solito il tempo è volato
e si sta avvicinando il mezzogiorno; è ora che tolga il disturbo
perché la signora Carla che ha parlato per tutto questo tempo sarà
un po’ stanca e deve fare da mangiare e il signor Giuseppe vorrà
un po’ di silenzio prima del pranzo, anche se sono sicura che occuperà questo spazio di tempo
per pregare, pregare sempre, proprio come mi aveva detto don
Franco.
Prima di salutarmi, la signora Carla vuole che scriva ancora una cosa: “Colgo questa occasione del
Giornale della Parrocchia per ringraziare anche tutti quelli del condominio che sono sempre tanto
disponibili; per me è un bell’appoggio ed è giusto che si sappia”.
Luigina Clivio
Vita parrocchiale: testimonianze - 25
Vita parrocchiale: testimonianze
mo rimasti male ma poi suo figlio
Ivan ha fatto una ricerca su Internet, finché ha trovato a Siena un
neurologo specializzato in questa malattia, tanto che ha aperto
un ambulatorio in Africa dove applica il suo metodo per curare i
bambini idrocefali, cioè con lo
stesso problema di mio marito,
del liquido che si ferma nel cervello. Con l’ambulanza ci siamo
recati a Siena, nell’ospedale
dove questo medico esercita,
e Giuseppe è stato ricoverato. Dopo un consulto con altri medici, il dottore ha indotto
appositamente il blocco del
liquido e durante l’operazione ha ricongiunto le due vene per permettere il passaggio
dello stesso, senza che questo provocasse il coma.
Giuseppe è rimasto un mese
in ospedale a Siena e io sono
stata in camera con lui per assisterlo soprattutto i primi tempi,
perché, anche se riuscito, era un
intervento veramente delicato. Da
allora non è più andato in coma
anche se successivamente ha avuto una crisi epilettica che mi ha
fatto molto spaventare; è successa di notte, ho chiamato subito i
miei vicini che sono sempre molto disponibili e dopo un po’ è tornato tranquillo. Purtroppo, successivamente è subentrato il morbo di Parkinson e Giuseppe non
cammina più, non mangia più da
solo, insomma, va accudito dalla mattina alla sera. Così sono passati quindici anni e ogni tanto mi
accorgo di essere stanca, anche
se sono aiutata dalla badante che
gli vuole molto bene, ma è la stanchezza della continua tensione
perché non tutti i giorni sono uguali, ha degli alti e bassi… Poi ad
ogni ora c’è una medicina, perché, come se non ne avesse già
abbastanza, ha anche il diabete.
Dopo tanta sofferenza però, c’è
stata finalmente una giornata di
gioia: due mesi fa Luca si è sposato con Beatrice al Santuario della Madonna del Buon Consiglio.
E’ stata una bella cerimonia e vi
ha partecipato anche Giuseppe
che è stato molto contento”.
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26 - Vita parrocchiale
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IL PROGETTO DI PASTORALE
GIOVANILE DEL VICARIATO
DI ALZANO
S
i sente parlare tanto di noi
giovani, di quello che viviamo, di quello che facciamo, di quello che potremmo
fare… eh, an sé piö i szuegn de
öna olta! (non siamo più giovani
di una volta!). Concretamente però, se chiedi a un giovane di cosa ha realmente bisogno, probabilmente nemmeno lui sa dare
una risposta concreta… proprio
perché siamo immersi da tantissime cose, molte delle quali potremmo farne a meno.
Quello che ci manca è
il riscoprire la bellezza
di stare insieme, di conoscerci, di vivere esperienze forti, di sfide importanti da affrontare e
di compagni di viaggio
con cui condividere la
vita nella sua straordinarietà, ma soprattutto
nella quotidianità, di costruire legami forti e di
tempo per condividere
e fare sintesi tra le nostre mille dimensioni della nostra quotidianità.
Dunque, mossi da queste necessità, all’inizio di settembre, ci siamo messi attorno ad un tavolo, io,
una decina di altri ragazzi del vicariato e i 5 curati degli oratori
per gettare le fondamenta di un’avventura giovanile a livello vicariale perché ciò che viviamo nella nostra quotidianità, ciò che sperimentiamo nei nostri oratori possiamo allargarlo a nuovi orizzonti e nuove relazioni.
L’inizio del progetto
«Cantiere Giovani» … Cantiere
perché siamo un gruppo in continua crescita, sia numerica che
formativa, inoltre perché durante
l’anno saremo in continuo movimento: il nostro percorso sarà itinerante nelle otto parrocchie del
vicariato di Alzano. Gli incontri
saranno a cadenza mensile avendo come “struttura portante” la
partecipazione e animazione della messa delle 18.30, la cena insieme e l’incontro.
L’invito è esteso a tutti i giovani
del vicariato dalla quinta superiore in su che hanno voglia di ritrovarsi, fare gruppo, mettersi in
gioco e sperimentare che non di
solo pane è fatta la loro vita. E proprio “Non di solo pane” sarà il tema che accompagnerà questo nostro percorso, forse vi ricorderà
qualcosa… ebbene sì, è il titolo
del padiglione espositivo della
Santa Sede a Expo 2015.
La scelta si è mossa in questa direzione perché, incuriositi e provocati da questo grande evento
mondiale che si svolgerà a pochi
passi di nostri oratori, non vogliono
semplicemente fermarsi di fronte
alla facciata, ma desiderano scavare e indagare attorno a un tema
così quotidiano come il cibo e il
mangiare, riconoscendo che non
solo il cibo nutre, ma anche le parole che arricchiscono la mente e
le relazioni che fanno sentire meno soli, “di ogni parola che esce
dalla bocca di Dio”.
Ogni incontro avrà un nome particolare, che ricorda i momenti
principali di una cena: lo stare insieme, il riunirsi intorno ad un tavolo, l’invito alla condivisione, i
sapori dei cibi, la quotidianità.
Il senso dell’iniziativa
Quale sarà l’opera costruita da
queste cantiere? L’obiettivo che ci
siamo fissati in questo primo anno di sperimentazione è quello di
creare occasioni di incontro e confronto, ma soprattutto l’opportunità di costruire un gruppo, di giovani appunto, che vuole camminare insieme e condividere il proprio tempo, le proprie idee e un
pezzo di strada insieme.
Il Cantiere Giovani del Vicariato
di Alzano è pronto: gli inviti sono stati consegnati, le locandine
sono state stampate. È stato creato un logo ad hoc per l’iniziativa:
rappresenta i diversi oratori che
ospiteranno, due giovani esultanti e desiderosi di incontro, i mattoni che si stanno costruendo insieme
ed infine le strade che
uniscono tutte le comunità del vicariato.
La squadra è operativa:
i giovani dell’equipe sono in continuo lavoro
per organizzare gli incontri, i ragazzi hanno
voglia di mettersi in gioco, i don sono pronti a
farci da pilastro portante di questo nuovo progetto.
I primi incontri hanno avuto un
riscontro eccellente: circa 80 persone... tante?
Mai abbastanza per un cantiere
in continuo movimento e in continua crescita!
Come si fa a partecipare? Semplice, basta venire e mettersi in
gioco!
Il Cantiere Giovani sarà a Villa di
Serio domenica 21 dicembre, il
tema della serata sarà Aggiungi
un posto, animeremo la S. Messa
delle 18.30, condivideremo insieme la cena in oratorio e poi seguirà un momento di formazione
insieme.
Maicol Ravasio
Spazio Oratorio - 27
Spazio Oratorio
“CANTIERE GIOVANI”
Spazio Oratorio
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28 - Spazio Oratorio
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Spazio Oratorio
UN GRANDE GRUPPO
A
bbiamo lasciato le nostre
squadre alle prese con l’inizio del campionato ed
in un battibaleno siamo ormai al
giro di boa.
Anche se i risultati calcistici non
sono il nostro obiettivo primario,
dobbiamo comunque dare conto
di un girone di andata davvero
importante con almeno tre squadre ai primi posti della classifica
e con le altre subito a ridosso del
podio.
I nostri atleti si stanno davvero
comportando egregiamente in
campo e fuori dal campo come
ogni sabato in occasione del terzo tempo. Per chi fosse digiuno
di pratiche sportive occorre precisare che il terzo tempo (pratica
mutuata dal rugby) è il momento
in cui, “deposte le armi”, i nostri
campioni si ritrovano con l’avversario per divorare una fantastica merenda… dimenticando il
risultato della partita.
Tutti insieme davanti ad un panino con la nutella per condividere
un momento di spensierata allegria e per dimostrare che il gioco
del calcio e davvero solo ed esclusivamente un grande GIOCO.
PULCINI
E’ importante dare il giusto risalto a questa iniziativa della nostra
società perché il significato ed il
valore educativo sotteso a questi
momenti di condivisione è davvero elevato.
Con sempre maggior frequenza
capita di vedere atteggiamenti poco rispettosi dell’avversario, dell’arbitro e del pubblico già in categorie minori (bambini di 9 o 10
anni che rivolgono all’avversario
parole ingiuriose, gestacci davvero poco edificanti al pubblico
o all’arbitro) ed è per questo motivo che ritrovarsi insieme per un
momento di spensierata allegria,
aiuta a ridurre il tutto a dimensioni decisamente normali.
Per non dimenticare che il terzo
tempo coinvolge anche i genitori e gli accompagnatori!!! Ecco il
nostro progetto ambizioso riportare il calcio alle sue origini sportive e dimenticare tutto ciò che
con questo sport non c’entra nulla.
Un’ ulteriore occasione ci è stata
offerta anche dal campionato: per
la prima volta nella storia della
nostra società abbiamo assistito a
due fantastici derby: uno nella categoria pulcini e l’altro nella ca-
tegoria esordienti. Azzurri contro
rossi, per il calendario sportivo,
ma amici tutti uniti sul campo di
gioco. I nostri bambini si sono affrontati con un poco di timore ma
tanta, tanta lealtà e sugli “spalti”
un solo grido: FORZA VILLESE.
Due pomeriggi di vero sport e puro divertimento!!! Questo sì che
è vero calcio.
Come già accennato la nostra società si è dovuta adeguare alle
normative vigenti in termini di sicurezza nello sport ed ha acquistato il defibrillatore semiautomatico (dotazione obbligatoria dal
2016) e lo ha potuto fare grazie
alla generosità di molti villesi.
Sarà sfuggita a pochi la nostra colorata e “golosa” bancarella di torte che in una soleggiata domenica di ottobre campeggiava sulla
piazza della nostra chiesa. Ebbene in questa giornata abbiamo raccolto €. 1.150,00 che sommati alla straordinaria generosità di due
benefattori (€. 1.900,00) ci hanno consentito di raggiungere un
importante obiettivo: l’acquisto
del defibrillatore e il pagamento
del corso all’utilizzo dello stesso
per ben 10 volontari.
ESORDIENTI
Spazio Oratorio - 29
Scuola dell’Infanzia
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DILETTANTI
Straordinario!!! Sul nostro campo
si allenano e giocano circa 100
bambini dai 4 ai 12 anni e 30 ragazzi della categoria dilettanti.
Ora è garantita loro anche la possibilità di praticare sport in maniera
più sicura. Che dire un gran bel
regalo per il S. Natale ormai prossimo. Il campionato si ferma per
la sosta invernale e riprenderà il
primo sabato di febbraio e ci tro-
verete sempre lì a
prendere a calci quel
grande pallone.
La società Oratorio
Villese Calcio augura a tutti di traPRIMI CALCI
scorrere con serenità, gioia e tanta passione le prossime festività.
www.oratoriovillese.altervista.org
Tenetevi in contatto con noi sul
e su Facebook Oratorio villese.
nostro sito:
BUON NATALE e BUON 2015!!!
Dal progetto Anno Educativo 2014/2015 dell’Asilo Nido In Cammino
“NUTRIRE LE RADICI…”
D
all’ 01/05 al 31/10/2015
si svolgerà a Milano l’esposizione universale
Expò 2015.
L’Italia ha scelto come tema Nutrire il Pianeta, Energia
per la Vita allo scopo
di confrontarsi col problema nutrimento e
conservazione dell’uomo e della terra.
Le educatrici del nido “In cammino”
non hanno voluto
restare indifferenti
al grande evento
planetario ed hanno quindi pensato di accoglierne
il tema, formulando un progetto di cadenza triennale dal titolo:
“Nutrire le radici, per conservare la memoria, proiettati al futuro”.
La scommessa è quella di inte-
30 - Scuola dell’Infanzia
ressare e divertire i bambini attraverso una polivalenza di proposte educative in continua evoluzione .
Essendo un argomento corposo si
è deciso di suddividerlo sui prossimi tre anni educativi, analizzandone un contenuto per ogni
annualità.
Nell’anno educativo 2014/2015
si prende in considerazione il primo capoverso: “Nutrire le radici”.
Nutrire come azione di cura si riallaccia al progetto educativo realizzato durante l’anno 2009/2010
con tema “La Cura”.
Nutrire: termine inteso non solo
come atto biologico, ma come
atteggiamento culturale che guarda il bambino nella sua globalità.
I bambini sono la radice di cui bisogna conservare la memoria; radice intesa come storia personale legata alla famiglia, alla territorialità (riallacciandosi al progetto educativo dell’anno
2010/2011 con tema l’Intercultu-
ra) e alla comunità.
I Bambini possiedono “tenere radici” che vanno, alimentate, amate, nutrite …
Pensieri e parole dalle educatrici del nido:
Camilla: I bambini sono le radici
del futuro
Fiorenza: Attraverso le radici la
pianta riceve la linfa vitale che le
è necessaria per crescere forte e
robusta e poi … dare frutto
Francesca: Con i mattoni si costruisce,con le radici si cresce
Laura: “Senza radici non si vola”
(compito dei genitori/educatori è
donare due cose ai bambini: le
radici e le ali)
Stefania: L’uomo fin dalla nascita si alimenta attraverso la conoscenza, la fiducia, l’autostima, la
serenità, gli interessi, i valori, le
attese, le priorità… radici ben salde proiettate al futuro.
Ilvano e le educatrici
del Nido
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Dire, fare... raccontare
I
l percorso annuale di quest’anno ha come sfondo integratore una Piccola Macchia e il suo viaggio.
Riteniamo che il viaggiare e l’esplorare contengano un forte potenziale educativo e pedagogico
nella scuola dell’infanzia, in particolare il viaggio è metafora di
crescita, come esperienza simbolico-affettiva, come apprendimento, tale da facilitare il dialogo e l’espressività del bambino in
tutte le sue forme.
Le INDICAZIONI NAZIONALI
ministeriali prevedono che nei tre
anni di frequenza alla scuola dell’infanzia il bambino raggiunga la
maturazione della propria identità personale e viva prime significative esperienze di cittadinanza.
La nostra identità è il frutto delle
scoperte che facciamo nella vita,
dell’incontro con l’altro, delle
esperienze che viviamo in contesti diversificati.
Il cammino che si compie alla ricerca della propria identità è un
vero e proprio viaggio, durante il
quale: si fanno incontri, si instaurano relazioni, si raccoglie,
si guarda, ci si stupisce e si fanno esperienze nuove, ma soprattutto è un viaggio nel quale la cosa che più conta non è tanto l’arrivare quanto l’andare.
Sarà l’essere andati che farà sì che
al nostro ritorno ci ritroveremo
cambiati, diversi, arricchiti.
Tutto questo è possibile se chi viaggia ha un atteggiamento curioso
e disponibile.
Il percorso didattico costituito da
tante attività, quali: la drammatizzazione, il gioco corporeo, il
canto, le attività grafico-pittoriche
e plastiche, i vari laboratori, l’approccio alla lingua inglese ed uscite didattiche permetterà ai bambini di raggiungere alcuni obiettivi fondamentali quali maturare
un atteggiamento curioso nei confronti delle nuove esperienze e
disponibili alle nuove relazioni.
Non potendo viaggiare materialmente la narrazione, la lettura di
storie, faranno da tramite privilegiato al “viaggio”.
Ogni volta che si legge o si ascolta una storia si compie un viaggio...
Il “C'era una volta…” apre le porte a paesi lontani, a tempi diversi... ad un tempo che non ha tempo, a situazioni dove reale e fantastico permettono di osservare la
realizzazione dei vari passaggi
della dimensione più consona al
genere umano: “Crescere”.
Le storie danno la possibilità di
fare esperienza di posti nuovi...
di altri mondi. Permettono anche
di costruire il proprio mondo interiore e, una volta raggiunta la
consapevolezza di sè, consentono di percepire in modi diversi sia
il proprio contesto reale sia quello interiore.
Le fiabe presentano percorsi evolutivi, viaggi che non deludono.
Un procedere a volte lento, a volte impetuoso e carico, come un
torrente.
Avviarsi a piccoli passi o buttarsi
in una fuga precipitosa, lasciare
un posto pericoloso o dirigersi verso un luogo invitante e sicuro.
Partire per cambiare o senza obiettivi anche solo per andare.
Nelle storie, come nella vita del
resto, non mancano le sorprese,
i pericoli, gli incontri piacevoli o
quelli indesiderati...
Le favole e le fiabe ci avvertono
di ciò che può succedere nel processo evolutivo di ciascuno.
Viaggiare, attraverso i racconti,
permette di conoscere e di conoscersi.
E anche se dopo una storia si torna al punto di partenza, quel luogo non sarà più percepito nel medesimo modo.
Offrirà, senza che quasi ce ne rendiamo conto, potenzialità e risorse
nuove o inattese quelle scoperte
e raccolte durante il viaggio nell'immaginario attraverso la fantasia.
➢ PERCORSI EDUCATIVI
DIDATTICI
• Settembre:
Piccola Macchia… cerca amici
• Ottobre/ Novembre:
Macchia a spasso nel tempo… dei
colori e dei suoni della natura
• Novembre/ Metà Dicembre:
Il S. Natale: Il viaggio di Macchia
tra: arte, musica e spettacolo
• Gennaio/ Febbraio:
Macchie cittadine del mondo (storie per: conoscere, comprendere
e comunicare)
• Marzo/ Aprile:
La S. Pasqua: Il viaggio di Macchia tra: arte, musica e spettacolo
• Maggio: Macchia e il riciclo
Sr. Emilia
e il team docente
Scuola dell’Infanzia - 31
Scuola dell’Infanzia
… dal progetto Educativo 2014-2015 della Scuola dell’Infanzia
Scuola dell’Infanzia
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Dire, fare... raccontare
L
UNEDI’ 10 NOVEMBRE
e LUNEDI’ 17 NOVEMBRE 2014 si sono svolti
degli incontri FORMATIVI per i
Genitori con la PEDAGOGISTA
Ursula Gruner.
Tali incontri si inseriscono nel nostro Progetto annuale “Dire, Fare… Raccontare ”, con l’ intento
di stimolare e guidare mamme a
papà nel mondo “ incantato ” del-
le letture per bambini. Non vogliono essere semplici incontri sull’educazione, ma, attraverso un
uso ben fatto dei libri per bambini, la Pedagogista Gruner ha dato utili CONSIGLI nell’educazione, utilizzando per i genitori e con
i genitori, meravigliosi e utili libri, che poi si potranno leggere
insieme ai Bambini … per EDUCARE … con un “OCCHIO DI-
VERSO” e, perché no… STIMOLANTE e anche DIVERTENTE!
Sempre all’ interno del nostro Progetto “Dire, Fare… Raccontare”,
ritenendo un’idea originale ed efficace per sensibilizzare i bambini alla scoperta della lettura, la
Scuola dell’ Infanzia si è inaugurata SABATO 4 OTTOBRE 2014.
Little free libra ry: prendi un libro, lascia un libro!
Little Free Libra ry è un progetto di
promozione del libro e della lettura che
esce dalle strutture istituzionali per essere vicino alla gente. Si tratta di un
movimento comunitario, nato negli
Stati Uniti e sviluppatosi nel mondo,
che offre gratuitamente i libri alloggiati in piccoli contenitori per i membri della comunità locale.
Per la nostra scuola non ci sarà più
la classica casetta di legno, ma l’
astronave E LLE E F F E E LLE, grazie all’ idea e creatività di due emergenti Ingegneri- Architetti (Nervi e Carrara).
La Scuola dell’ Infanzia ha anche aderito all’ iniziativa della Giunti “ D ONA
LI B R O” e, nel mese di Novembre, ha
ricevuto in D ONO alcuni libri da collocare nella nostra Astronave ELLE EFF E E LLE.
32 - Scuola dell’Infanzia
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Nella giornata di mercoledì 1 ottobre 2014, è stata organizzata dall’ADASM di Bergamo, la "Festa di inizio anno scolastico delle scuole bergamasche" che ha permesso anche alla nostra
Scuola dell'Infanzia insieme alle altre di ritrovarsi e condividere il cammino di crescita e di educazione dei nostri bambini, secondo uno stile che ci accomuna, quello della “vita buona” radicata nel messaggio evangelico di Gesù.
PRIMA FESTA
La festa si è tenuta a Sotto il Monte, paese natale di san GioDI INIZIO
ANNO SCO
“Con il p
LASTIC O
a p a B uo
vanni XXIII , in questo anno che ha visto la gioia della canono c o m e
il pa ne”
nizzazione del Papa buono, grati per questo dono e memori
PRO GR AM
MA
della predilezione di papa Giovanni per i bambini: come dimenticare la “carezza ai vostri bambini” del famosissimo discorso alla luna?
O la visita ai piccoli dell’ospedale Gemelli? Come dimenticare che molte delle nostre scuole sono state da lui visitate o addirittura inaugurate, e che tantissime sono a lui tuttora dedicate?
“Con il Papa buono come il pane”: questo è stato il tema conduttore della nostra festa a Sotto il Monte. La giornata è stata un momento di festa che ha permesso ad
adulti e bambini (sessantacinque villesi) di ritrovarsi insieme sentendosi parte di una grande comunità (circa
duemila presenti).
Abbiamo avuto la possibilità di divertirci insieme e di conoscere la bontà di papa Giovanni come stile di vita.
Era presente anche il nostro Vescovo mons. Francesco Beschi che ha condiviso con noi la mattinata, donandoci la sua parola carica di entusiasmo e speranza.
ME RC OL
EDI 1 O OT
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Giardino
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Madre Teresa di Calcutta
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CO LLA BO
RA ZIO NE
DI:
Buon Santo Natale!
A s c i u g a , b a m b i n o G e s u` , l e l a c r i m e d e i f a n c i u l l i !
Spingi gli uomini a deporre le armi
e a stringersi in un universale abbraccio di pace!
I n v i t a i p o p o l i , m i s e r i c o r d i o s o G e s u` ,
ad abbattere i muri creati dalla miseria,
dalla disoccupazione, dallignoranza e dallindifferenza, dalla discriminazione e dallintolleranza.
Sei Tu, Divino bambino di Betlemme,
che ci salvi, liberandoci dal peccato.
S e i t u i l v e r o e d u n i c o S a l v a t o r e , c h e l u m a n i t a`
spesso cerca a tentoni.
D i o d e l l a p a c e , d o n o d i p a c e p e r l i n t e r a u m a n i t a` ,
vieni a vivere nel cuore di ogni uomo
e di ogni famiglia.
Sii tu la nostra pace e la nostra gioia!
SO LO PE
R OGGI
'050: ARCHIVI
O FONDAZ
IONE
PAPA GIOVANN
I
Alle dipendenti, ai bambini
con i genitori e parenti tutti,
ai volontari e a tutta
la popolazione villese
TANTI CARI AUGURI
DI BUON NATALE
E UN SERENO
ANNO 2015
dal Consiglio di Amministrazione
con le reverende Suore
Scuola dell’Infanzia - 33
XXIII - BERGAM
O
Scuola dell’Infanzia
INSIEME A SOTTO IL MONTE
Scuola dell’Infanzia
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Indovina con chi facciamo merenda?
Una proposta della Scuola dell’Infanzia e delle sue insegnanti, in accordo con l’Istituto Comprensivo e l’Amministrazione comunale
D
a ormai alcuni anni a
Villa di Serio è stato proposto un progetto, fatto di azioni diverse, volto a sollecitare e ampliare i rapporti tra le
famiglie, che cerca quindi di
sostenere la possibilità perché si creino buoni legami di
prossimità, di vicinanza e di
mutuo aiuto.
Crediamo, infatti, di stare vivendo dentro una situazione
culturale e sociale, che ci vede, come famiglie e come
persone, “in corsa” contro il
tempo che non è mai abbastanza, pieni di impegni e
senza la possibilità di intessere e coltivare relazioni di
“buon vicinato” e di solidarietà.
Nello stesso tempo, sentiamo anche la necessità, per noi e per i
nostri bambini che crescono, di
preparare un mondo adulto che
accompagni, che si interessi, che
esprima vicinanza, che sia disponibile all’accoglienza e alla costruzione di legami di fiducia.
Questi “movimenti” si esprimono ancora naturalmente rispetto
ai legami di amicizia che ogni
bambino e famiglia porta con
sé, ma è più difficile di un
tempo che si possano costruire
in modo più allargato, di modo che le famiglie si conoscano e possano appoggiarsi le une alle altre, dentro un
rapporto di fiducia fatto di vicinanze “leggere” ma significative.
La proposta delle Scuola dell’Infanzia è in continuità con
il progetto “Compiti in famiglia” che viene proposto da
alcuni anni alla Scuola pri-
34 - Scuola dell’Infanzia
maria e da quest’anno anche alla secondaria di primo grado.
l’aiuto dei grandi che si mettono
a disposizione.
DI COSA SI TRATTA?
Vorremmo provare a sensibiliz-
COME?
L’idea è quella di raccogliere disponibilità perché le famiglie,
ad esempio una volta al mese, invitino a fare merenda, o
per un momento di gioco, un
compagno/a del proprio bambino/a. La “merenda” potrà
anche essere fatta a turno da
chi vuole accogliere e mettersi a disposizione, in modo
che per bambini e famiglie
sia occasione di scambio. Ci
si potrà incontrare anche in
un posto diverso dalla casa,
come l’oratorio o il parco (con
il tempo favorevole).
Ogni famiglia può dare sia la disponibilità sia esprimere il proprio
interesse perché il proprio bambino o bambina abbia questa possibilità di socializzazione.
zare famiglie e bambini all’apertura, alla costruzione di legami
nella comunità in cui viviamo,
buoni oggi e per il futuro, aiutando piccoli e grandi a entrare in relazione e a scambiarsi piccoli gesti di accoglienza, attraverso una
forma semplice che fa incontrare
i bambini. Per i piccoli è un’importante occasione per rinforzare o allargare le loro competenze
relazionali e sociali, attraverso
Le insegnanti e la Scuola si preoccuperanno di proporre “abbinamenti” tra le famiglie interessate,
avendo in mente il gruppo dei
bambini e conoscendo le loro esigenze.
Ci sarà poi un incontro per
concordare per ogni situazione modi e tempi, tenendo
conto delle esigenze e possibilità delle famiglie.
Le insegnanti e la pedagogista che segue il progetto, rimarranno sempre a disposizione per “aggiustamenti”,
consigli e verifiche.
Alla data odierna ben venticinque famiglie hanno dato
la loro disponibilità…
Grazie!!!
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Visto il recente cambio della guardia alla presidenza del nostro gruppo, ci sembrava
doveroso ringraziare anche in maniera ufficiale la presidente uscente, Marialuisa Lodi.
Isa, come tutti noi siamo abituati a chiamarla, ha lasciato il suo incarico dopo ben 27
anni di lavoro; non è difficile immaginare quanto, in un periodo così lungo, in un alternarsi di persone e situazioni, si sia spesa per far funzionare le cose nel nostro gruppo.
Lavorare in squadra richiede sempre una gran dose di pazienza e diplomazia, doti che
non sono mai mancate alla nostra presidente, unite certamente alla perseveranza nel
portare avanti una compito di guida.
Guida su cui spesso abbiamo fatto anche troppo affidamento, forse approfittandoci un
po’ della sua disponibilità… e in effetti, a dimissioni rassegnate, dopo lo spaesamento
iniziale, abbiamo fatto i conti con le cose da fare… La scoperta è stata che molti dei compiti di routine, senza che quasi ce ne accorgessimo, venivano portati avanti proprio da
lei!
Isa, scusaci se abbiamo dato per scontato molte delle cose che facevi per il gruppo! Tu
non ci hai mai fatto pesare nulla e noi ti abbiamo data un po’ per scontata.
Forse avevi proprio ragione tu, quando, annunciando la tua decisione, dicevi che un
cambiamento ci avrebbe fatto bene, ci avrebbe dato nuovi stimoli; ma non vogliamo
darti troppo ragione, perché purtroppo sentiamo anche la tua mancanza…
Comunque, speriamo di riuscire a seguire il tuo suggerimento mettendo maggior impegno in quello che facciamo e cercando di essere più propositivi ma, soprattutto, non
dando più per scontati i nostri fratelli, che, per poco o a lungo, percorrono con noi un
tratto di strada…
Cara Isa, quello che oggi vogliamo dirti, molto semplicemente, è un grande GRAZIE per
tutto quello che hai fatto per il gruppo dimostrando la tenacia della convinzione che
quello che facciamo, sia pur piccolo, serve a qualcosa, piccola parte di un progetto molto più vasto...
Un’ultima cosa: ARRIVEDERCI A PRESTO! L’hai detto tu stessa che non era un addio, ma
una pausa, quindi passi pure l’anno sabbatico, ma poi ti reclamiamo ancora come membro del Gruppo Missionario!
P:S.: A proposito, se da un lato salutiamo (temporaneamente), dall’altro diamo il BENVENUTO anche alla nostra nuova presidente, Maria Corna, che con tanta solerzia ha
già preso in mano le redini del gruppo, e diamo anche il benvenuto a chi volesse entrare a far parte del Gruppo Missionario, che sempre ha bisogno di nuove idee ed energie.
Grazie a chi vorrà donarcele!
Carità in azione - 35
Carità in azione
GRAZIE ISA!
Carità in azione
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UN NUOVO PONTE DI SOLIDARIETA’
MISSIONE DELL’ASSOCIAZIONE SOLIDARIETÀ 1991 IN BULGARIA
(26 – 28 SETTEMBRE 2014)
F
inalità
• Conoscere la Bulgaria, una realtà nuova
per l’Associazione che vuole ampliare la sua attività nell’est europeo dopo i recenti progetti
conclusi in Romania, Moldavia,
Bosnia Erzegovina;
• Verificare la possibile collaborazione con la parrocchia di
Belene (a nord della Bulgaria)
nella quale opera padre Paolo
Cortesi della congregazione dei
Passionisti;
• Ipotizzare un progetto finalizzato a realizzare un forno per
la preparazione del pane, in considerazione che, in quel paese
di circa 5.000 abitanti, non esiste un panificio;
• Ricordare concretamente la
figura e l’opera svolta dal santo
papa Giovanni presente in quel
paese come Visitatore Apostolico dal 1925 al 1934.
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Breve resoconto della missione
E’ ancora buio quando partiamo per l’aeroporto: valige colme di buoni prodotti bergamaschi, materiale di rappresentanza del Comune e della Parrocchia/Diocesi, alcuni regali di cittadini villesi, ma soprattutto tanta voglia di conoscere una realtà e vivere un’esperienza umana basata sulla solidarietà quali ambasciatori dell’Associazione “Solidarietà 1991 onlus”. Sofia ci accoglie con una giornata grigia, piovosa e fredda; ci accoglie però anche il calore e la
simpatia di padre Paolo (passionista missionario, di origine
bergamasca, da qualche anno e
parroco di Belene) col quale abbiamo intessuto , da alcuni mesi, positivi rapporti basati sulla
verifica della possibilità di contribuire alla realizzazione di un
forno per la produzione del pane per quella popolazione (5.000
abitanti circa in gran parte anziani). La pioggia e il vento non
scoraggiano la delegazione (composta da Renata Deldossi, Paolo Morosini, Renzo Barcella,
Alessandro Ortelli, Marianna Testa, Nives Lussana, Luca Bertocchi e Franco Cornolti) la quale, armata di ombrelli e quanto
utile a ripararsi, inizia una breve visita alla capitale comprendente:
• la Cattedrale ortodossa Alexander Nevski con il museo nazionale delle icone; la vecchia
cattedrale dedicata a S. Domenica con interessanti e ben conservati scavi romani (la Bulgaria
ha visto per secoli la presenza
massiccia delle legioni romane,
in particolare la “legio italica”;
ai tempi il territorio era diviso
nella parte inferiore dalla regione “Tracia” e nella parte superiore dalla regione “Mesia”);
• il centro politico ed economico con la residenza del Presidente della repubblica, del governo, della banca nazionale e
dei palazzi di rappresentanza
istituzionale della nazione;
• la Cattedrale cattolica in stile
moderno dedicata a S. Giuseppe e retta dai padri cappuccini;
sul sagrato bella statua bronzea
di S. Giovanni XXIII° a conferma del ricordo della sua presenza (1925-1934) e della devozione dei bulgari all’allora Visitatore Apostolico; attorno alla
Cattedrale interessanti scavi per
portare alla luce insediamenti
romani;
• una comunità religiosa composta da suore cattoliche di rito
orientale che vive in un monastero il cui territorio era stato acquistato da mons. Roncalli per
costruirvi il seminario bulgaro
(progetto mai realizzato per dis-
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Sabato 27 settembre
Come da programma partiamo
per la parrocchia di Tranciovizza (circa 1 ora di macchina attraversando villaggi e tanta campagna) per la festa patronale di
S. Michele e l’inaugurazione della nuova canonica.
E’ l’occasione per immergerci
nella realtà concreta e quotidiana della Bulgaria periferica:
vie, case, strutture che presentano povertà diffusa e abbandono; popolazione in gran parte anziana a causa del massiccio spostamento verso la capitale e le città maggiori.
Carità in azione
sapori/divisioni tra la comunità
cattolica).
Una nota significativa merita la
chiesa a forma circolare, non ancora terminata; si tratta della prima chiesa di rito orientale dedicata al papa bergamasco, infatti nell’iconostasi insieme a
Cristo e alla Madonna compare, seconda a sinistra, una bella icona raffigurante il Santo Papa.
Ci guida in questa breve visita
al monastero una suora molto
anziana, ma arzilla e simpatica
con buona parlata italiana e profonda cultura storico-religiosa.
Altra informazione degna di nota è la presenza, confinante col
monastero (su territorio confiscato dal regime) della scuola
nella quale venivano formati ed
addestrati gli agenti di spionaggio e i futuri componenti dei servizi segreti bulgari (tra gli allievi Alì Agca famoso attentatore
alla vita di papa Giovanni Paolo II).
Inizia ad imbrunire, dobbiamo
raggiungere Belene distante 220
km.
Il viaggio è lungo e faticoso a
causa delle condizioni atmosferiche (continua a piovere con
insistenza), ma anche per le strade che presentano, specie negli
ultimi 30 km delle condizioni al
limite della praticabilità sia per
la carreggiata molto stretta, sia
per il manto stradale per lunghi
tratti non asfaltato.
Tuttavia arriviamo a Belene.
E’ anche l’occasione di conoscere da vicino la realtà cattolica dell’antica Diocesi di “Nicopoli ad Istrum” con sede a Russe il cui Vescovo è mons. Petko
Jordanov Hristov (francescano
conventuale); con il Vescovo sono convenuti diversi preti (padre Walter, Patrik, Enzo, Giuseppe, Costantino che ha tenuto la predica) e suore per ricordare, tra l’altro i 140 anni della
costruzione della chiesa.
Dopo una breve visita al paese
(è sempre istruttivo passeggiare
tra le vie dei villaggi) salutiamo
il Vescovo, posiamo per la foto
ricordo, ringraziamo don Stefano per l’ospitalità e ci avviamo
verso Belene attraversando un
ampio altopiano con intense coltivazioni di cereali e ampie vigne abbandonate o maltenute.
Padre Paolo ci spiega che le vigne non vengono potate e la vendemmia avviene ogni anno raccogliendo quanto la medesima
produce.
Le considerazioni dei presenti
si soffermano sulla mancata potenzialità di quel territorio che
potrebbe garantire occupazione e reddito oltre che un buon
prodotto da commercializzare.
Raggiunta Belene possiamo fare una prima breve visita iniziando dal cancello che delimita
il penitenziario nel quale sono
ospitati 700 detenuti, da dove si
intravede il ponte di barche che
collega la terraferma all’isola sede di uno dei gulag bulgari che,
al tempo del regime, ospitò (se-
condo le stime degli storici) oltre 30.000 internati.
A tal proposito sappiamo di una
iniziativa (della quale è promotore anche padre Paolo) per fondare un Museo-Memoriale dei
totalitarismi a Belene per fare
memoria di quanto accaduto
nell’isola danubiana.
Continuiamo il nostro tour all’interno del paese tra case disabitate e viali mai conclusi.
Durante e dopo cena ascoltiamo con interesse una serie di informazioni fornite da padre Paolo sulla situazione sociale ed
economica degli abitanti e della zona di Belene riferita specialmente al progetto per realizzare una centrale atomica i
cui ruderi abbiamo visto rientrando da Tranciovizza nonché
degli alloggi abbandonati che
dovevano ospitare i tecnici e gli
operai della centrale stessa.
Tutti a letto; il silenzio è profondo: non un motorino, nessuna automobile, qualche casa con
segni di vita, cielo stellato (non
sembra vero a noi abitanti della città lineare e urbanizzata!).
Carità in azione - 37
Carità in azione
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Domenica 28 settembre
Alle 9.30 padre Paolo celebra la S. Messa nella chiesa,
facente parte della sua parrocchia, dedicata a S. Antonio da Padova; questa chiesa
era stata costruita per servire
una parte del paese (qualche
anno fa contava 15.000 abitanti). Partecipano alla Messa fedeli di età avanzata i quali, all’uscita, ci salutano cordialmente; sono anziani segnati dalla fatica e dal clima piuttosto umido.
Alle ore 11.30 viene celebrata
la Messa nella parrocchia dedicata alla Natività di Maria durante la quale vengono ricordati i defunti benefattori dell’Associazione; è la chiesa principale ed è discretamente partecipata dalla popolazione comprendente anche alcuni giovani. Al termine della celebrazione padre Paolo ci presenta e ci
invita a salutare i presenti, ad illustrare le caratteristiche di Villa di Serio e le finalità dell’ Associazione.
Il primo pomeriggio è dedicato
all’incontro con i proprietari del
forno all’interno del quale verranno posizionati gli strumenti
per la preparazione e la cottura
del pane come da progetto presentato da padre Paolo. Si tratta
di un edificio non lontano dalla parrocchia di proprietà privata nel quale già si svolge l’attività di preparazione e cottura
di dolci e merende salate che in
parte vengono confezionate per
la mensa scolastica. L’interno si
presenza dignitoso (i proprietari sono in possesso dei requisiti
e dei permessi per svolgervi l’attività) sufficientemente ampio
per ospitare le attrezzature che
verranno acquistate e in parte finanziate dall’Associazione che
ha già provveduto con un primo bonifico di euro 3.000 mentre il costo del progetto completo si aggira sui 25.000 euro.
Sembra vi siano tutte le premesse
per una sperimentazione positiva del progetto: il locale, la serietà dei proprietari, il bisogno,
la volontà e la determinazione
di padre Paolo che vede in questo nuovo progetto il proseguimento dell’obiettivo di creare
occasioni di lavoro per i giovani quale condizione essenziale
per legarli al proprio territorio
favorendo l’imprenditorialità e
la professionalità.
Concludiamo il pomeriggio finalmente soleggiato, con una
visita accurata a resti romani (alcuni ben conservati e visibili da
una torretta, altri in fase di re-
stauro); con una prolungata
osservazione al grande fiume
Danubio, le sue isole e la sua
lussureggiante flora rivierasca; ad alcuni lavori finanziati dalla Comunità Europea
(si tratta di strade, marciapiedi
e piazze) e ad alcune compere nell’unico piccolo magazzino di alimentari finalizzata a verificare alcuni prezzi di prodotti di prima necessità (espressi in euro): pane 0,50/kg.;
patate 0,45/kg.; carne di maiale cotta 2,5/kg.; carne fresca 3/kg,;
coca cola 1,5/litri 0,90; benzina 1,25/litro. N.B. lo stipendio
medio è di euro 200/250 mensili.
E’ già tempo di ritornare, salutiamo e ringraziamo padre Paolo per l’ospitalità, la pazienza
nel rispondere alle raffiche di
domande che gli abbiamo posto, per la disponibilità e per il
servizio (di autista) durante i tre
giorni di permanenza a Belene.
Gli auguriamo ogni bene per la
sua missione e per i suoi progetti. Gli confermiamo la nostra
stima ed amicizia nel proseguimento del progetto. Gli consegniamo un contributo raccolto
tra i partecipanti quale rimborso delle spese del nostro soggiorno che è stato, peraltro, interamente autofinanziato dai partecipanti senza gravare sull’Associazione. Anche il viaggio di
ritorno non è stato agevole; siamo un po’ frastornati e stanchi,
tuttavia è stato bello e interessante, ci siamo trovati bene tra
noi, abbiamo raggiunto un primo obiettivo; siamo ricaricati
per continuare e rilanciare la nostra Associazione; quanto prima
ci faremo carico di condividere
con tutti i soci e la popolazione
villese da sempre generosa, la
nostra esperienza, le nostre sensazioni e quanto abbiamo vissuto nel breve ma intenso viaggio in Bulgaria. Quanto prima
promuoveremo un’occasione
per far incontrare padre Paolo
con la popolazione e per approfondire il progetto del forno.
Francesco Cornolti
38 - Carità in azione
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“L
’amore a Cristo, l’amore
alla Chiesa e l’amore
all’uomo. Queste tre
parole sono atteggiamenti fondamentali, ma anche appassionati di Paolo VI”. Così papa Francesco si è rivolto ad un gruppo
di pellegrini bresciani nella Basilica Vaticana presentando la figura di Paolo VI il 22 giugno 2013.
E il 19 ottobre scorso papa Paolo VI è stato proclamato beato.
Un papa umile e altissimo, colto e amante della gioventù (fu assistente
della Fuci), che ha
guidato la fase finale
e delicata del Concilio, che si è confrontato con un mondo
in cambiamento radicale - che per molti versi anticipa il mondo attuale -, e ad esso si è rivolto con fermezza e rispetto, che
ha sofferto molto e
molto ha amato, spesso da solo a portare
la Croce.
Un grande papa.
Un papa da conoscere e amare.
I suoi quindici anni di pontificato (1963-1978) furono costellati di grandi sofferenze, contestazioni, critiche. Un pontificato
che è stato spesso agonia nel Getsemani e che ha condotto l'uomo, il cristiano Giovanni Battista
Montini a vivere il mistero della
croce, conformandosi sempre di
più a Cristo Crocefisso. Non a caso poi Paolo VI ha istituito il rito
della Via Crucis del Papa al Colosseo il venerdì santo e ha in-
trodotto la croce in mano al Papa durante la liturgia. Gesti emblematici del suo sforzo di condurre la Chiesa ai piedi della Croce, là dove la Chiesa è nata.
Nel tratteggiarne alcuni tratti della figura, ancora tutta da scoprire, ripercorriamo sintetizzandolo un approfondimento sulla figura di Montini che Enzo Bianchi ha preparato qualche tempo
fa su invito del vescovo di Brescia Munari.
Si diceva della centralità di Cristo nel ministero di Paolo VI: memorabili le sue parole del 29 settembre 1963, nel discorso di apertura della seconda sessione del
Concilio, quando volle raffigurarsi nel suo rapporto con Cristo
ricorrendo a questa immagine:
“Noi sembriamo quasi rappresentare la parte del nostro predecessore Onorio III che adora
Cristo, come è raffigurato con
splendido mosaico nell’abside
della basilica di San Paolo fuori
Grandangolo - 39
Grandangolo
Paolo VI
è beato
le Mura. Quel pontefice, di proporzioni minuscole e con il corpo quasi annichilito, prostrato a
terra, bacia i piedi di Cristo, che,
dominando con la mole gigantesca, ammantato di maestà come un regale maestro, presiede
e benedice la moltitudine radunata nella basilica, che è la Chiesa” (…). La sera della sua elezione a papa, il 21 giugno 1963,
così scrive: “Sono nell’appartamento pontificio: impressione
profonda di disagio e di confidenza insieme… Il mondo mi osserva, mi assale. Devo imparare
ad amarlo veramente. La Chiesa
qual è. Il mondo qual è. Quale
sforzo! Per amare così bisogna
passare per il tramite dell’amore
di Cristo: mi ami? Pasci! O Cristo, o Cristo! Non permettere che
io mi separi da te” (testo citato in
P. Macchi, Paolo VI nella sua parola, Morcelliana, Brescia 2014,
pp. 104-105). Cristo era per Paolo VI “il compagno inseparabile”. Si può dire che lui viveva insieme a Cristo (cf. 1Ts
5,10), e tutto ciò che
pensava, viveva, decideva, diceva e scriveva, sembra averlo
fatto con accanto questa presenza. Segno
di questo legame spirituale è anche un piccolo libretto, il “Manuale christianum”,
contenente tra gli altri il Nuovo Testamento e L’imitazione
di Cristo, che Paolo
VI porterà sempre con
sé, anche nei viaggi
apostolici, fino al termine della sua vita.
Il Cristo in cui egli credeva e che
amava era quello dei vangeli, letti con assiduità, meditati e pregati; vangeli certamente anche
attualizzati grazie all’aiuto di varie opere su Cristo, in particolare di autori del ‘900, ma soprattutto accostati come richiesto dall’Imitazione di Cristo: attraverso
la liturgia e l’ascesi cristiana che
impegna a una continua reformatio di se stessi e delle realtà
affidate a noi dalla volontà divi-
Grandangolo
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na. “Cristo” per Paolo VI, infatti
“è il centro della storia e del mondo; egli è colui che ci conosce e
che ci ama; egli è il compagno e
l’amico della nostra vita” (Manila, Omelia del 29 novembre 1970).
Davvero – per citare ancora papa Francesco – “Paolo VI ha saputo testimoniare, in anni difficili, la fede in Gesù Cristo.
Risuona ancora, più viva che mai,
la sua invocazione: ‘Tu ci sei necessario o Cristo!’. Sì, Gesù è più
che mai necessario all’uomo di
oggi, al mondo di oggi, perché
nei ‘deserti’ della città secolare
Lui ci parla di Dio, ci rivela il suo
volto” (22 giugno 2013).
Proprio questo porre Cristo al
centro, questo suo decentrarsi,
mette in evidenza un tratto fondamentale della vita spirituale di
Paolo VI, a cui già si è fatto cenno: la virtù dell’umiltà, che egli
cercava di manifestare anche nell’esercizio del ministero petrino.
Sono molti i gesti che ne danno
testimonianza, ma è sufficiente
ricordare che Paolo VI, alla fine
della concelebrazione nel dicembre 1975, nella Cappella Sistina, con l’inviato del patriarca
di Costantinopoli, sceso dall’altare, si avvicinò, cadde in ginocchio davanti a lui e gli baciò
i piedi. Gesto improvviso; gesto
che sorprese tutti e destò critiche
al papa. Paolo VI aveva nel cuore “passione”, non era affatto un
moderato nei sentimenti!
La Chiesa era per lui la Chiesa di
Cristo, la Chiesa di cui Cristo è
Signore, la Chiesa suo corpo.
Il concilio era un’assemblea ecclesiale, ma chi non ricorda Paolo VI che, entrando, cammina dietro il libro dei vangeli, segno di
Cristo? Cristo è il punto di partenza, il centro e l’orizzonte del
concilio Vaticano II. Per questo
Paolo VI il 29 settembre 1963 afferma: “Christus praesideat”, “Cristo presieda questo concilio”.
La prima enciclica di Paolo VI,
l’Ecclesiam suam, è affidata alla
Chiesa il 6 agosto del 1964, a poco più di un anno dall’inizio del
pontificato. Non vuole essere
un’enciclica dottrinale – dice il
papa – ma piuttosto esortativa e
40 - Grandangolo
confortante, con uno stile aperto, non polemico ma spirituale.
In questo testo, in cui fa ricorso
a fonti essenzialmente bibliche,
Paolo VI insiste in modo particolare sulla riforma della Chiesa,
indicando un itinerario preciso,
ovvero i tre assi portanti dell’Enciclica: coscienza, rinnovamento, dialogo.
La Chiesa deve “riflettere su se
stessa”, “approfondire la coscienza
ch’ella deve avere di sé”, ha bisogno di sentirsi una. Ma quest’atto riflessivo altro non è che
postura di ascolto e di obbedienza
alla parola di Dio, docilità a Cristo Signore. E si noti: Paolo VI parla di “reformatio” della Chiesa,
usa il termine “riforma”, perché
vuole associarlo all’idea di conversione.
Nella Chiesa Paolo VI vuole vedere il volto di Cristo, la sposa
bella e pronta per il suo Sposo,
sempre rivolta con lo sguardo al
Signore ma, nello stesso tempo,
capace di collocarsi nella storia
umana con lo stesso paradigma
dell’incarnazione, cioè con il dialogo, quindi facendosi strumento di quel dialogo che Dio tesse
con l’umanità fin dall’in-principio della storia.
Il dialogo appare costitutivo della Chiesa, connesso alla sua intima natura e ragion d’essere. Così dunque il papa si esprime in
un passaggio dell’Enciclica giustamente divenuto celebre: “La
Chiesa deve venire a dialogo con
il mondo in cui si trova a vivere.
La Chiesa si fa parola; la Chiesa
si fa messaggio; la Chiesa si fa
conversazione… Il dialogo… deve ricominciare ogni giorno; e da
noi prima che da coloro ai quali è rivolto”. E già a Betlemme il
6 gennaio 1964 aveva esclamato: “Noi guardiamo al mondo con
immensa simpatia. E se anche il
mondo si sentisse estraneo al cristianesimo e non guardasse a noi,
noi continueremmo ad amarlo
perché il cristianesimo non potrà sentirsi estraneo al mondo”.
Ecco il nuovo stile che Paolo VI
chiede alla Chiesa di adottare nel
mondo contemporaneo: uno stile che è direttamente buona no-
tizia, vangelo, in quanto afferma
che il modo della presenza è tanto essenziale quanto il suo contenuto, che il modo di stare della Chiesa tra gli uomini è già messaggio. Così il dialogo diventa
per Paolo VI un’arte di comunicazione spirituale, in cui chiarezza, mitezza, fiducia diventano anche carità della Chiesa verso ogni uomo e donna nel mondo. Potremmo dire che Paolo VI
ha gettato su di noi il mantello di
una sapienza profetica e di uno
stile di ascolto e di dialogo che
la Chiesa ogni giorno impara a
praticare… Il terreno per l’evangelizzazione è dunque preparato, e quando Paolo VI scriverà l’Evangelii nuntiandi, il suo magistero più profetico e tuttora insuperato – che papa Francesco
definisce “per me il documento
pastorale più grande che è stato
scritto fino a oggi” (22 giugno
2013) –, la Chiesa potrà ricordare che la parola di Dio è prima e
che la conversione è seconda,
ma è assolutamente necessaria
affinché vi sia dialogo tra la Chiesa e il mondo.
L’Evangelii nuntiandi è il paradigma del pensiero teologico-spirituale di Paolo VI ed esprime la
sua postura di cristiano e di apostolo. Di un cristiano che cerca
di portare il Vangelo nel mondo,
non certo identificandolo con
una cultura; anzi, il Vangelo spogliato da ogni cultura ma che sa
entrare nel tessuto delle culture
senza asservirsi ad alcuna, restando “buona notizia” che deve essere comunicata certamente mediante una buona comunicazione, ma soprattutto attraverso la testimonianza.
Insomma un Vangelo vissuto, ovvero la coerenza e lo stile del cristiano che vive ciò che annuncia. Al riguardo, non si può non
citare uno splendido passaggio
di questa esortazione: “La Buona Notizia è anzitutto proclamata
mediante la testimonianza”.
Ecco: un cristiano o un gruppo
di cristiani, in seno alla comunità d’uomini nella quale vivono,
manifestano capacità di comprensione e di accoglimento, co-
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zo a noi? Ebbene, una tale testimonianza è già una proclamazione silenziosa, ma molto forte ed efficace della Buona Notizia.
Paolo VI credeva fermamente
che la Parola può compiere la
sua corsa nel mondo, se coloro
che la annunciano la vivono come l’ha vissuta Gesù Cristo. In
questo cammino Paolo VI – non
dimentichiamolo – ha sofferto,
ha conosciuto le fatiche della
sollecitudine per tutte le chiese,
ma anche le ferite delle opposizioni, delle accuse, delle incomprensioni da parte di quel-
li che gli erano più vicini. Proclamando Paolo VI beato, dunque invocabile da tutti noi, la
Chiesa confessa la sua intercessione per tutta l’umanità in cielo, in Dio.
È una grande gioia per tutti noi
che oggi la sua figura spirituale
non sia più dimenticata, non susciti diffidenza ma, al contrario,
riceva l’attestazione che per la
sua vita e il suo ministero petrino tutta la Chiesa, anzi oso dire tutte le chiese, rendono grazie a Dio.
Grandangolo
munione di vita e di destino con
gli altri, solidarietà negli sforzi di
tutti per tutto ciò che è nobile e
buono. Ecco: essi irradiano, inoltre, in maniera molto semplice e
spontanea, la fede in alcuni valori che sono al di là dei valori
correnti, e la speranza in qualche cosa che non si vede, e che
non si oserebbe immaginare.
Allora con tale testimonianza senza parole, questi cristiani fanno
salire nel cuore di coloro che li
vedono vivere, domande irresistibili: perché sono così? Perché
vivono in tal modo? Che cosa o
chi li ispira? Perché sono in mez-
Elisabetta Corna
Biografia di Paolo VI
Il 26 settembre 1897 Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, nasce a
Concesio (Brescia) da Giorgio Montini, esponente di primo piano del cattolicesimo sociale e politico italiano di fine Ottocento, e da Giuditta Alghisi. Ordinato sacerdote il 29 maggio 1920, il giorno seguente celebra la prima Messa nel
Santuario di Santa Maria delle Grazie in Brescia.
Trasferitosi a Roma, tra il 1920 e il 1922 il futuro
Papa Paolo VI frequenta i corsi di Diritto civile e
di Diritto canonico presso l'Università Gregoriana
e quelli di Lettere e Filosofia presso l'Università
statale. Nel maggio 1923 inizia la carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato di Sua Santità.
È inviato a Varsavia come addetto alla Nunziatura Apostolica. Rientrato in Italia nell'ottobre dello
stesso anno, è nominato dapprima (1924) assistente
ecclesiastico del Circolo romano della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), quindi nel 1925 assistente ecclesiastico nazionale della
stessa Federazione, carica che lascerà nel 1933. Il
13 dicembre 1937 è nominato Sostituto della Segreteria di Stato e il 29 novembre 1952 Pro-Segretario di Stato per gli Affari Straordinari.
Il 1° novembre 1954 Pio XII lo elegge arcivescovo di Milano. Il 15 dicembre 1958
Giovanni Battista Montini è creato cardinale da Giovanni XXIII.
Il 21 giugno 1963 viene eletto pontefice e il 29 settembre apre il secondo periodo del Concilio Ecumenico Vaticano II, che, alla fine del quarto periodo, concluderà solennemente l'8 dicembre 1965. Il 1° gennaio 1968 celebra la prima
Giornata mondiale della Pace.
Il 24 dicembre 1974 apre la Porta Santa nella Basilica di San Pietro, inaugurando l'Anno Santo del 1975. Il 16 aprile 1978 scrive alle Brigate Rosse implorando la liberazione di Aldo Moro e offrendosi come ostaggio e il 13 maggio nella basilica di San Giovanni in Laterano assiste alla messa in suffragio dello statista assassinato e pronuncia una solenne e struggente preghiera.
Il 6 agosto 1978, alle ore 21.40, muore nella residenza estiva dei papi a Castel
Gandolfo.
Grandangolo - 41
Particolare del
mosaico nell’abside
di San Paolo fuori
le Mura a Roma,
raffigurante il piede
di Cristo benedicente
e papa Onorio III.
Paolo VI nel discorso
di apertura della
seconda sessione
del Concilio,
si paragonò a papa
Onorio III, minuscolo
e prostrato a terra
ai piedi di Cristo.
Grandangolo
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Il magistero
Le encicliche principali
Ecclesiam Suam (6 agosto 1964), sul dialogo all'interno della Chiesa e della Chiesa con il mondo. Populorum progressio (26 marzo 1967) sullo sviluppo dei popoli. Humanae vitae (25 luglio 1968) sul matrimonio e la maternità e paternità responsabili.
Altri documenti
Assai numerose le Lettere Apostoliche, le Esortazioni, le Costituzioni. Tra questi documenti meritano particolare menzione: la Lettera apostolica Octogesima
adveniens (14 maggio 1971) per l’80° dell'enciclica di Leone XIII Rerum novarum; Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975) sull'evangelizzazione.
I viaggi
Paolo VI fu il primo papa ad usare l'aereo per numerosi viaggi all'estero e in
Italia.
All'estero
Terra Santa (gennaio 1964), nel corso del quale si incontrò con il patriarca ortodosso Atenagora.
India (dicembre 1964). ONU, New York, ottobre 1965). Fatima (maggio 1967).
Turchia (luglio 1967), nel corso del quale, ad Istanbul si incontrò nuovamente
con il patriarca Atenagora. Colombia (22-25 agosto 1968). Ginevra (giugno 1969)
dove visita il Bureau International du Travail e il Consiglio Ecumenico delle
Chiese. Uganda (luglio-agosto 1969). Estremo Oriente (novembre-dicembre
1970).
Principali incontri e udienze
1963: J.F. Kennedy, A. Segni; 1964: il patriarca Atenagora, Re Hussein di Giordania; 1965: G. Saragat; 1966; M. Ramsey, arcivescovo di Canterbury; 1967: N.V.
Podgornyj, due volte il patriarca Atenagora, L.B. Johnson, Ch. De Gaulle; 1968;
S.S. Mobutu, il patriarca Makarios III; 1969: R. Nixon, Hailé Selassié; 1971: Tito,
il card. J. Mindszenty; 1972: G. Leone, Suharto; 1973: N. Van Thieu, Golda Meir,
il Dalai Lama; 1975: G.R. Ford; 1977: Coggan, arcivescovo di Canterbury, J. Kadar, K. Waldheim, E. Gierek; 1978: S. Pertini.
Riforme e innovazioni
Numerose le riforme e le innovazioni apportate da Paolo VI nelle strutture e
nella vita della Chiesa. Tra queste: l'istituzione della Pontificia Commissione
per le Comunicazioni sociali (11 aprile 1964); l'istituzione del Segretariato per i
non cristiani (19 maggio 1964); l'istituzione del Segretariato per i non credenti
(9 aprile 1965); l'istituzione del Sinodo dei Vescovi (15 settembre 1965); la riforma del S. Offizio (7 dicembre 1965); l'istituzione del Consiglio per i laici e della Pontificia Commissione «Iustitia et pax» (6 gennaio 1967); l'istituzione della
Prefettura degli affari economici della Santa Sede (15 agosto 1967); l'istituzione
della Giornata mondiale della pace (8 dicembre 1967); lo scioglimento dei Corpi armati Pontifici ad esclusione della Guardia Svizzera (15 settembre 1970); l'istituzione del Pontificio Consiglio «Cor Unum» (15 luglio 1971); l'istituzione
della Pontificia Commissione per la revisione del Codice di Diritto Canonico
Orientale (10 giugno 1972).
42 - Grandangolo
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Voci della nostra storia
Noi
Ogni giorno davi un fiore,
il sorriso, il tuo amore.
Ogni giorno mi parlavi,
era cio` che tu pensavi.
Il tuo mesto silenzio
un pensiero inespresso.
Il tuo sguardo, una parola,
dava, infondeva gioia.
Or sento … or vedo
sento e vedo ogni pensiero.
Tutto ci rappresenta,
il contenuto e` verita`.
Tutto mi appartiene.
Nulla possiam dividere,
il tuo, il mio e` cosa sola.
Ranica, agosto 2000
L’introduzione questa volta la lasciamo all’intervistato perché non c’è nulla di meglio di una sua poesia per farci
capire chi è. Un poeta? Un uomo qualunque? Uno sposo? Un padre? Un lavoratore? Un pensionato? Un partigiano? Un cacciatore? Un alpinista? Di tutto e … molto di più! Una persona eclettica, uno spirito libero, un vero
amante della vita e della natura, pronto a lottare contro le avversità senza piangersi addosso, pronto a reagire per
ridare serenità a se stesso e ai suoi, non tralasciando però di coltivare al tempo stesso quelle passioni che fanno
dell’uomo un essere felice. Lasciamo quindi a lui la voglia di narrarsi.
D
immi chi sei e … ti dirò … dove vai ..!
“Sono Germano Valoti
e sto qui, seduto. Scherzo, sono
nato il 18 settembre del lontano
1926. Però prima di parlare di me,
vorrei fare una piccola cronistoria delle mie origini, giusto per far
comprendere chi sono e di che
pasta son fatto. Già perché so di
essere fatto di una pasta un po’
particolare, con una curiosità innata che mi ha spinto a indagare
sulle origini della mia famiglia per
capire perché ero fatto così. Un
marziano, un extraterrestre? No,
no! Solo un uomo particolare.
Dunque, cominciamo; agli inizi
del 1900 c’è stata un’epidemia di
spagnola che ha sterminato la famiglia di mio padre Francesco.
Sono sopravvissuti solo lui ed il
fratello Alessandro.
Lo zio Alessandro ha sempre fatto il fiorista ed il giardiniere.
Lavorava a Bergamo in piazzetta
Santo Spirito, proprio a fianco della chiesa, e, anche lui, curioso
come me, aveva fatto delle ricerche sulle origini della famiglia che
però si arenavano inesorabilmente
a Genova. Io quindi sono partito
da lì. Ho avuto la fortuna di conoscere una suora portoghese la
quale aveva diretto una casa per
ragazze madri a Bergamo, Gorle
e Torre Boldone. L’ho conosciuta
per questioni di lavoro, per l’allacciamento dell’energia elettrica. Lavoravo per una società elettrica di Mantova il cui titolare era
discendente dei Gonzaga, mentre la moglie discendeva addirittura dagli Asburgo.
In ogni caso alla stesura del contratto la suora mi chiese: “Lei si
chiama Valoti o Valotti?”.
Precisato come mi chiamavo la
religiosa mi ha confidato che il
mio cognome era molto diffuso a
Lisbona e dintorni. Lisbona dove
sta? In Portogallo. E chi se ne frega, pensavo solo al mio lavoro e
tutto finì lì. Un bel giorno però ho
ricevuto una telefonata da quella
suora che, rientrata a Lisbona, aveva fatto delle ricerche sul mio cognome. Ne era emerso che tre fratelli Valoti, partiti da Lisbona erano arrivati a Genova.
Uno si era poi trasferito in Val Seriana per commerciare stoffe e
aveva sposato una Pesenti, quando ancora i Pesenti non erano nessuno. Un altro si era trasferito in
Val d’Aosta per commerciare vini. Di costui si son perse le tracce anche se so per certo che suo
figlio è stato il primo misuratore
del Monte Bianco L’ultimo fratello invece, l’unico che non si è sposato, era andato a vivere con il
primo in Val Seriana e si dilettava di poesia una delle quali così
recitava:
“Sorgi Italia,
ti scuoti, ti desta!
Sorgi dal sonno profondo
O temuta regina del mondo,
vuoi del mondo la schiava restar?”.
Sorgi!
Voci della nostra storia - 43
Voci della nostra storia
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Questa poesia è stata scritta almeno cinquant’anni prima che
Mameli componesse l’Inno d’Italia. Ci sono state delle diatribe legali poi abbandonate perché non
si poteva dimostrare chi dei due
avesse scritto l’inno per primo,
comunque almeno un dubbio?”
Quindi lei signor Germano è figlio di emigranti rimpatriati? Il
bel paese è sempre nel cuore.
“La mia famiglia discende dunque dal Valoti trasferito in Val Seriana per commerciare stoffe.
Lui ha messo radici ad Alzano
Lombardo dove è nato anche mio
nonno, il giardiniere per antonomasia che ha curato i giardini
dei Camozzi, degli Zopfi e dei
conti Suardi. Non solo. Era sempre lui che curava i parchi
comunali come il Suardi, il
Marenzi e quello dietro al
Comune di Bergamo che noi
chiamavamo parco del Duse, dove c’era il teatro e soprattutto l’avanspettacolo.
Mio nonno si è poi trasferito a Ranica dove è nato mio
padre Francesco che ha sposato Teresa, mia madre, Teresa Benigni, figlia di un grande invalido di guerra. Dal
matrimonio sono nati quattro figli: io, primogenito, Riccardo, Lina e Mario. Mia madre è morta subito dopo aver
dato alla luce Mario, il quale, a sua volta, è morto all’età di un anno.
Mio padre quindi è rimasto
vedovo molto presto e con
quattro bocche da sfamare.
Di tutti i figli il più fragile ero io.
Fragile?? …. ?? io preferisco definirmi come il più scassato.
Infatti ero e sono … molto magro. Ero una piccola scimmietta,
con più pelo che carne.
Per di più ogni tanto venivo a mancare, andavo via di testa, come si
dice, svenivo, per poi ritornare in
me all’improvviso. Mio padre ha
fatto la spola in tutti i santuari della provincia per farmi benedire
e, forse merito di tutto ciò, alla fine sono l’unico rimasto.
Di mio padre ho chiari ricordi dall’età di circa tre anni, perché nella mia memoria passano immagini di lui quando ero ancora piccino. Ricordo che faceva il fac44 - Voci della nostra storia
chino per la Zopfi ed era dotato
di una forza fisica incredibile.
Quando in stazione a Bergamo
arrivava il cotone dall’Egitto, dal
Brasile o dall’Argentina facevano
le gare per chi riusciva a trasportare la tombola di cotone più pesante dal carro ferroviario di arrivo a quello della Zopfi e lui vinceva sempre. Le tombole, erano
enormi balle di cotone, potevano
pesare anche 120 chili. Papà Francesco era invincibile.
Non si è mai risposato, certo l’occasione di un’altra fiamma l’avrà
pure avuta, ma penso che nel cuore e negli occhi abbia sempre avuto presente l’immagine della sua
Teresa e nelle orecchie le sue parole: “Me racomande i scèt”. “
Famiglia di emigranti, gente forte, in cerca non di avventura ma
di mezzi per vivere dignitosamente, non importa dove, purché vivere con dignità. E l’infanzia?
“Ho frequentato le elementari fino alla classe quinta e sono cresciuto in un periodo storico molto bello: ma che fortuna, il fascismo. Per cultura di famiglia diciamo che non abbracciavamo
molto il movimento e quindi non
eravamo ben visti. Mio zio Alessandro è dovuto persino fuggire
da Bergamo. Ricordo però, con
un certo affetto, la mia maestra
delle elementari.
In primo luogo perché aveva un
nome particolare: Anna Magna-
ni, come Nannarella la famosa attrice. Poi perché non era prevaricante, invadente. Era molto imbevuta di fascismo ma era rispettosa dell’idea dell’altro; ogni tanto mi regalava le camice del marito perché ne potessi realizzare
per me. E per l’occorrenza ci pensava mio padre, così come provvedeva a rimuovere tutti i bottoni delle camice.
Perché? Perché sui bottoni era impresso l’emblema del fascio, il fascetto delle camice nere.
Non avevo più la mamma e con
papà sempre occupato a lavorare, spesso e volentieri seguivo mio
nonno nei suoi lavori di giardiniere. Avevo il compito di radunare la legna. Mio nonno mi incuteva un po’ di timore per
via dei lunghi baffoni, a volte alzava pure il gomito, però era un bonaccione.
Lo seguivo e osservando ciò
che faceva negli orti e nelle
serre ho imparato a fare gli
innesti. Ancora oggi conservo il coltello che utilizzavo
per innestare. Nella mia vita
avrò innestato almeno quattro o cinquemila rose senza
contare gli innesti di altre
piante”
E in famiglia? … in casa?
“Essendo il più grande dovevo occuparmi degli altri fratelli. Li andavo a prendere all’uscita di scuola. La domenica compito mio era preparare la polenta e se i miei fratelli combinavano qualche
marachella io ero colui che ne
subiva le conseguenze.
Il tutto perché non ero stato attento a loro. All’età adolescenziale ho fatto amicizia con altri
ragazzi della mia età del paese.
Eravamo i piazzaioli ovvero ragazzi che non erano seguiti da
nessuno e che erano sempre in giro per le vie del paese.
Avevamo creato un bel gruppetto ed eravamo ben organizzati tanto che ci avevano soprannominato fanteria buffa. A capo della stessa c’era un certo Crotti noto per
aver realizzato un cannone, sì proprio un cannone vero, che, una
volta sequestrato, è stato posato
nel giardino della Prefettura dove tutt’ora si trova.
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oggi, le vie del paese si riempivano di bancarelle sulle quali erano posate caramelle, frittelle, torroni e ogni ben di Dio, noi non
potevamo stare con le mani in mano. Soldi ovviamente non ce n’erano, ma la stecca di torrone non
doveva mancare. Alcuni ragazzi
creavano una sorta di muro davanti alla bancarella finché da dietro uno riusciva a infilare una mano e a prendere la stecca. Poi via
di corsa a perdifiato. Ne abbiamo
mangiate di stecche…anche se
non sempre andava bene.
Una volta la stecca era di legno e
non di torrone”.
Beata giovinezza, anche in tempi non certo felici, ma sempre
beata giovinezza. E poi?
“Se il tempo correva l’età gli andava dietro, quindi finito di fare
il piazzaiolo anche per me fu tempo di lavoro.
A undici anni e così come per tutti fu tempo di rimboccare le maniche. Mio padre infatti mi aveva
trovato un’occupazione presso un
imbianchino di Bergamo.
Era ben attrezzato perché a parte
una squadra che si occupava di
imbiancare gli ambienti ce n’era
un’altra che era specializzata nella stuccatura soprattutto di edifici storici e artistici: ville patrizie,
chiese come Le Grazie a Bergamo. Titolare era un certo Pigazzini e il capomastro con cui io dovevo lavorare era un tale Bonomi.
All’età di quattordici anni poi mio
padre riuscì a farmi assume alla
Zopfi. La raccomandazione ha
giocato il suo ruolo ma allora era
influente se esercitata da persona
importante e soprattutto fascista.
Fatto sta che prima di perfezionare il contratto di lavoro era necessario passare dai sindacati e
prendere la tessera del fascio.
E così è stato perché senza tessera nulla potevi fare e nessun lavoro potevi trovare”.
Finalmente un’occupazione in
una grossa realtà industriale, almeno per l’epoca e stipendio garantito.
“Ma dici davvero? Avevo 15 anni, si era nel 1941 in un’epoca
paradisiaca no? in piena seconda
guerra mondiale e, come per tutti i giovani, pochi anni dopo, invece di una lettera d’amore mi
giunse la chiamata alle armi.
Chiamata che chiamava tutti coloro che erano nati dal 1893 al
1926. Per capir bene quale tragedia fosse, pensa che anche a
mio padre giunse la stessa chiamata, sebbene lui avesse già combattuto nella prima guerra mondiale. Io però, piazzaiolo, non mi sono assolutamente presentato.
NO! Sia perché non condividevo l’idea di andare in guerra sia perché
non ero molto attrezzato.
Ero o no lo “scassato”
con un fisico da niente?
Tutto l’opposto di mio
fratello che più giovane
di me giustamente non
fu chiamato. Io scassato
approfittavo di questa mia
virtù fisica per evitare le
armi e non mi preoccupavo di andare liberamente per le vie di Ranica; nessuno mai mi fermò.
Invece mio fratello, un Ercole fisicamente, è stato “fermato” tre
volte. Fermato, convocato al comando distrettuale perché pensavano che fossi io. Poi, documenti alla mano e certificata la sua
giovane età, si son sempre visti
costretti a rilasciarlo”.
Ma non sarà stato facile né semplice vivere un lungo periodo di
guerra nascosto dietro un fisico,
mi scusi, “scassato”?
“Semplice o no, comunque andò
così. Non condividevo in alcun
modo l’idea fascista, tutt’altro, ero
di orientamento opposto.
Ma essendo libero di circolare ho
Voci della nostra storia - 45
Voci della nostra storia
Una bella combriccola, spinta dall’incoscienza dell’età perché, ora
posso dirlo, a diciassette anni si
capisce poco o nulla della vita,
ma forse quella è la vita più bella. Mi ricordo sempre che il nostro posto migliore di “caccia e di
svago” era il parco di villa Camozzi a Ranica, la villa sede oggi dell’Istituto Negri.
Andavamo armati di arco e frecce per fare i Tarzan. Però tenevamo d’occhio il Don Battista che
era il cappellano delle suore del
Sacro Cuore. Si giocava nei viali
del parco stando attenti all’uscita del cappellano e delle novizie.
All’ora della loro uscita sul parco si scappava. Eravamo tranquilli,
conoscevamo le loro abitudini e
i loro orari.
Un giorno però, inaspettata ci colse una figura robusta che passeggiava per quei viali.
Spaventati siamo spariti di tutta
fretta, con l’intento di tornare perché la cosa veniva a scombussolare le nostre gioiose abitudini. Ma
lui a volte c’era e a volte
no.
Era imprevedibile, era enorme e pur passeggiando
tranquillo con un libro in
mano a noi incuteva …
terrore. Ma sa chi era?
Era il cardinal Roncalli
che veniva a trascorrere
le sue ferie in casa madre
dalle suore del Sacro Cuore a Ranica. Era il Patriarca di Venezia. Di sicuro
ci avrà visto e riso di sottecchio.
Ancora oggi all’entrata di Villa Camozzi c’è un busto di San Papa
Giovanni XXIII a ricordo delle sue
passeggiate. Di quel periodo vi
racconto poi la storia forse più divertente. Un bel giorno eravamo
intenti nei nostri giochi quando
d’un tratto ci siamo ritrovati attorniati dalle novizie.
Fuga generale per tutti, tranne uno,
lo Zanchi, il quale, mi viene ancora da ridere, non sapendo più
che fare per scappare si è calato
i pantaloni. Scappa, scappa ma a
scappare furono le novizie.
Da allora lo Zanchi è il compagno dello scandalo. Ma ne racconto un’altra su noi piazzaioli:
durante la festa di San Martino ad
Alzano Lombardo quando, come
Voci della nostra storia
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continuato ad aiutare lo zio in
Piazzetta Santo Spirito.
Mi aveva affidato il compito di recapitare i fiori a domicilio.
Molto spesso andai alla Calvarola di Torre Boldone per portare fiori sempre alla stessa signora.
Mi chiedevo: chi è costei per ricevere così tanti fiori, in tempo
di guerra poi, quando soldi non
ce n’erano? Un bel giorno ho scoperto l’arcano. La destinataria dei
fiori era la famosa Adriana Locatelli, medaglia d’oro per la resistenza, ed i fiori le venivano recapitati in quanto nell’impugnatura del mazzo c’erano dei messaggi che poi venivano recapitati ad altri destinatari.
Una volta scoperta, la signora
Adriana è stata sottoposta ad atroci torture. Lo posso dire perché
sono andato a trovarla in ospedale ed ho potuto osservare con
i miei occhi quel che aveva subito sul suo corpo martoriato”
Involontariamente ha corso un
bel rischio.
“Fosse stato il solo. Avevo fatto
amicizia anche con un antinazista, allora ce n’erano tanti, ma il
mio, guarda un po’ che fortuna,
era un tedesco, addirittura un capitano dell’aviazione di stanza ad
Orio. Si chiamava Thomas.
Con Thomas, a mezzanotte in punto, svicolavamo fino al solaio di
una trattoria a Ranica per sentire
Radio Londra.
Una volta raggiunto il nostro nascondiglio attendavamo con ansia i famosi rintocchi: tu tu tum
tum. Suonava così. Io non capivo
molto di quello che dicevano perché evidentemente erano dei messaggi in codice … tipo: Pippo sta
passando, Pippo ha capito.
Ma chi era Pippo? Non certo l’amico di Topolino! Pippo in realtà
era un aereo spia che recapitava
messaggi o armi ai partigiani distribuiti sul territorio.
Una sera poi ero a casa del nonno di Nagji, un ungherese scappato in Italia. La sera si poteva circolare fino alle 22,00.
Dopo era assolutamente vietato:
c’era il coprifuoco. Io poi non avevo nemmeno i documenti: ero a
rischio in casa di giorno, figuriamoci fuori di notte.
Comunque nulla mi fermava e
spavaldo e incosciente come sempre verso mezzanotte, salutato il
Nagij, sono uscito per tornarmene a casa. Ho imboccato la strettoia per venire ad Alzano ma ad
un certo punto un pastore tedesco, Ajax, questo il suo nome a
sentire chi lo chiamava, ha piantato le sue zampe sulle mie spalle con dietro a lui la ronda delle SS.
Udii parole nude, crude, incomprensibili che mi scoppiarono nelle orecchie.
Ero terrorizzato, pensai: è finita.
Ma … poi ecco, dietro ai nazisti,
apparire l’angelo del Paradiso:
Thomas. Quattro parole di Thomas, nude, crude e schiette come
quelle di prima ma soprattutto i
suoi gradi di capitano, fecero scattare sull’attenti i nazisti che salutando quatti, quatti se ne andaro-
no. Rimasto solo con Thomas sono stato sonoramente redarguito
per il mio comportamento incosciente e fui accompagnato a casa”.
Brutta esperienza la guerra.
“Già, vivi una vita non vita, tua e
non tua. Un giorno, vicino alla
casa delle suore Sacramentine di
Ranica incontrai un gruppetto di
militari, armati di tutto punto ma
vestiti con delle pellicce.
Erano soldati Utsbechi. Parlavano
ma non ci capivamo per nulla: ho
solo capito che volevano raggiungere il Monte di Nese da dove sarebbero dovuti espatriare in
Svizzera. Ho dato loro frettolose
indicazioni e me ne sono andato. Il giorno dopo c’erano tedeschi ovunque, a Ranica , ad Alzano… Li hanno uccisi tutti… sono ricordati come i famosi caduti del Monte di Nese.
Episodio triste e tragico, soprattutto sul perché. Ma perché gli Utsbechi erano passati proprio da
Ranica che era un nido di fascisti? Ci fu una spiata. Scoperta la
spia i partigiani fecero giustizia
sommaria.
Brutti ricordi, mamma mia e per
fortuna ora sono solo ricordi”.
E finita la guerra, passati vent’anni,
vita nuova e voglia di… ?
“Voglia di vivere, ma se me lo consentite ve ne racconto il seguito
sul prossimo numero del Giornale della Comunità”.
Simona Camolese
… Il Natale è questo arrivo del Verbo di Dio fatto uomo tra noi.
Ciascuno può dire: per me! Il Natale è questo prodigio.
Il Natale è questa meraviglia. Il Natale è questa gioia.
Ritornano alle labbra le parole di Pascal:
Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia!
Dall’omelia di papa Paolo VI, 24 dicembre 1977
46 - Voci della nostra storia
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Tornati alla Casa del Padre
GAMBA ILARIA
di Massimo e Fumagalli Miriam
ECCHIA LUISA VED. RONCALI Anni 101
TESTA ANGELO
Anni 66
FRIGENI ORNELLA
Anni 53
SPERONI SERGIO
Anni 70
ROSSI MELANIA VED. MOROTTI Anni 92
FORESTI GIUSEPPINA
Anni 79
CAVALLI PIERA VED. PALAZZINI Anni 80
MAGRI FEDERICO
Anni 91
ANDREONI ANTONIO
Anni 45
BONFANTI ARTEMIO
Anni 74
MOROSINI LUIGI
Anni 84
FANTINI MARIO
Anni 83
BERETTA RODOLFO
Anni 83
MANINI AGNESE IN RINALDI
Anni 82
BONASSI DOLORES LIVIA
Anni 80
PIEVANI BRUNO
Anni 54
CONTI MARIE SOPHIE
di Alberto e Alessio Samuela
GIUSSANI DIEGO
di Stefano e Valoti Sara
MARCANTELLI LORENZO
di Fabio e Suraci Marta
MOROSINI RICCARDO
di Leonardo e Scarpellini Cristina
ROSSI MATTEO
di Mirko e Lonni Laura
VERDE ANNA
di Giuseppe e Masseroli Anna
CORNA SERENA
di Paolo e Moroni Daniela
RAVELLINI ANNA
di Matteo e Mora Patrizia
MARCHESI GIACOMO
di Cristiano e Piavani Chiara
VAVASSORI TOMMY
di Ilario e Bergamelli Norma Maria
MANZONI GIULIA
di Massimiliano e Pezzetta Claudia
SCURI SOFIA
di Luca e Milesi Emanuela
PAULETTO MARCO
di Alessandro e D’Amato Claudia
Orari S. Messe
Tempi per le confessioni
DA LUNEDI’ A GIOVEDI’
Dalle 07.30 alle 08.30
Dalle 17.00 alle 18.00
IL VENERDI’
Dalle 07.00 alle 08.00
Dalle 19.30 alle 20.15
IL SABATO
Dalle 07.30 alle 08.30
Dalle 17.30 alle 18.30
LA DOMENICA
Dalle 17.30 alle 18.30
FERIALI - Da Lunedì
Ore 8.00
Ore 15.00
Ore 17.30
Venerdì
Ore 7.30
Ore 15.00
Ore 20.00
Sabato
Ore 8.00
Ore 9.00
Ore 18.00
a Giovedì
Parrocchia
Santuario
Parrocchia
Parrocchia
Santuario
Parrocchia
Parrocchia
Santuario
Parrocchia (Prefestiva)
DOMENICA E FESTIVI
Ore 7.30 Parrocchia
Ore 9.00 Santuario
Ore 10.30 Parrocchia
Ore 18.30 Parrocchia
Ore 20.30 Santuario
Anagrafe - 47
Anagrafe
Battesimi
Cammino di Avvento
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In cammino verso il Santo Natale
Ogni sera durante il tempo di Avvento, alle ore 19,45, in Chiesa Parrocchiale viene
proposto un momento di preghiera e di riflessione seguendo il libretto preparato dalla Diocesi di Bergamo dal titolo: “Stavano insieme… Una casa per Gesù” che
la prima domenica di Avvento è stato offerto a tutte le persone della nostra parrocchia.
Attraverso la Radio parrocchiale è possibile condividere questo momento nel quale viene proposta una parte della Parola di Dio della S. Messa quotidiana e una preghiera da fare in famiglia.
Per accostarsi al Sacramento della Confessione:
Martedì 16 ore 14,30 Confessioni per i ragazzi della catechesi del martedì
Giovedì
18 ore 14,30 Confessioni per i ragazzi della catechesi del giovedì
Venerdì
19 ore 20,30 Confessioni per giovani e adulti in chiesa parrocchiale
Sabato
20 ore 14,30 Confessioni per i ragazzi della catechesi del sabato
Sabato
20 ore 16,00 Confessioni per giovani e adulti in chiesa parrocchiale
Domenica 21 ore 15,00 Confessioni per giovani e adulti in chiesa parrocchiale
Lunedì
22 ore 14,30 Confessioni per giovani e adulti in chiesa parrocchiale
Martedì 23 ore 14,30 Confessioni per giovani e adulti in chiesa parrocchiale
Mercoledì 24 dalle 9,00 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 19,00 Confessioni per
giovani e adulti in chiesa parrocchiale.
NB. Durante la settimana che precede il Natale un sacerdote brasiliano sarà
presente tutti i giorni in chiesa parrocchiale per il Sacramento della
Confessione.
Solennità del Santo Natale
e di S.Stefano nostro Patrono
Mercoledì 24 ore 23,15 Veglia in preparazione al Natale organizzata
dalla Commissione Parrocchia e Liturgia.
ore 24,00 S. Messa di mezzanotte animata dal Coro Laudate.
Giovedì 25
Solennità del S. Natale: le S.S. Messe sono celebrate al solito orario festivo. La S. Messa delle ore 10,30 è
animata dalla Corale S. Stefano.
Venerdì 26
Solennità di S. Stefano Patrono di Villa di Serio.
Le SS. Messe sono celebrate al solito orario festivo.
La S. Messa delle ore 10,30 sarà celebrata dall’arcivescovo mons. Aldo Cavalli nunzio apostolico in
Libia e Malta. Animerà la celebrazione della S. Messa
la Corale S. Stefano.
ore 17,00 In Chiesa Parrocchiale concerto in onore di S. Stefano proposto dalla Corale S. Stefano.
48 - Cammino di Avvento
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DI SERIO DI SERIO - Parrocchia di Villa di Serio