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INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA
RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
AMORUSO,
GIRONDA
VERALDI,
MAGGI e GALLO. — Al Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere
– premesso che:
l’Associazione studi e ricerche per il
Mezzogiorno ha pubblicato un rapporto
dal quale si evince che nel contesto internazionale il sistema portuale del Sud Italia
soffre tuttora di gravi carenze;
i porti presi in considerazione dallo
studio – Bari, Gioia Tauro, Napoli, Salerno e Taranto (dai quali passa il 28 per
cento della movimentazione di merci dell’intera Italia) – mostrano lacune per lo
stato delle infrastrutture, le strategie di
crescita del traffico e le politiche di sviluppo degli affari;
tale stato dei fatti, se rispondente al
vero, danneggia gravemente un Paese
come l’Italia che ha più di seimila chilometri di coste e si trova al centro dei
commerci del Mar Mediterraneo;
occasione delle recenti celebrazioni dei
suoi 150 anni di attività, gli operatori
marittimi pugliesi hanno insistito sulla
necessità di aumentarne l’integrazione col
tessuto socio-economico della città attraverso il completamento del nuovo piazzale
nell’area Pizzoli-Marisabella e la capacità
di ricezione commerciale a fronte del
settore passeggeri (pari a 1.339.646 nel
2004) che sta invece registrando buone
performance;
sempre con riferimento alla Puglia,
un recente studio del Censis ha messo in
evidenza il forte stato di sofferenza patito
dai porti di Brindisi e Taranto;
alla luce delle richiamate premesse
appare chiaro come l’economia del Mezzogiorno, ancora molto dipendente dalle
attività marittime, possa soffrire gravi conseguenze per il suo complessivo stato di
salute –:
i porti del Mezzogiorno soffrono particolarmente la concorrenza di quelli del
Nord Europa (Amburgo, Anversa e Rotterdam in testa) che, dall’alto delle loro
dimensioni e capacità economiche, stanno
monopolizzando la ricezione delle merci
che giungono via mare dall’emergente
Cina;
quale sia il volume delle merci trattate dai citati porti del Mezzogiorno, sia in
termini assoluti che in termini percentuali
rispetto ai porti del Nord Europa;
particolarmente strategico è il porto
di Bari – vera porta d’accesso all’Italia per
le merci da Grecia, Turchia e Medio
Oriente – per il cui stato di salute, in
in particolare per quanto riguarda i
porti di Bari, Brindisi e Taranto quali
siano gli attuali programmi di investimenti
e progetti.
(4-15692)
quali iniziative normative e operative
ritenga di adottare a sostegno della portualità del Mezzogiorno;
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RISPOSTA. — In merito a quanto evidenziato con l’atto ispettivo in esame, si rappresenta che relativamente al Porto di Bari
e, in particolare per il nuovo piazzale
nell’area Pizzoli-Marisabella, il completamento dell’opera, per un importo da progetto pari a circa 60 milioni di euro, sarà
finanziato con somme che si renderanno
disponibili non appena il Ministero dell’ambiente e tutela del territorio procederà
alla valutazione di impatto ambientale.
Per quanto riguarda, invece, le iniziative
operative da adottare a sostegno della portualità del Mezzogiorno con particolare riferimento ai porti di Bari, Brindisi e Taranto, si fa presente che nel programma
triennale 2004/2006 sono stati previsti interventi di opere infrastrutturali per un
importo complessivo di 33.050.000,00 euro
e di opere di manutenzione straordinaria
per un importo complessivo di 759.937,07
euro.
Nel programma operativo triennale 200/
2007 sono invece previsti stanziamenti per
circa 142 milioni di euro a valere sulla
legge 166/2002 e per circa 22 milioni di
euro a valere sugli ordinari fondi di bilancio.
Per completezza di informazione si allega un prospetto recante i dati di traffico
relativi ai porti di Bari, Taranto, Salerno e
Gioia Tauro. (Allegato disponibile presso il
servizio Assemblea).
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Mario
Tassone.
AMORUSO. — Al Ministro degli affari
esteri. — Per sapere – premesso che:
il 27 settembre 2005 la Lega Nazionale per la Democrazia, il partito che si
oppone al regime comunista del Myanmar,
ha compiuto il 17o anno di vita;
per questa occasione, il partito guidato dal premio Nobel per la pace (più
volte arrestata e incarcerata dal regime
birmano) Aung San Suu Kyi ha lanciato
un nuovo appello alla comunità internazionale ad intervenire sulle violazioni ai
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diritti umani che avvengono nel Myanmar:
« Essendo membro delle Nazioni Unite, il
Myanmar ha l’obbligo di seguire le raccomandazioni dell’Assemblea generale, delle
sue agenzie e del segretario generale »;
il problema è che finora il regime
birmano è sempre stato sordo a qualunque tipo di richiamo, dalle risoluzioni
della Commissione per i diritti umani
dell’ONU ai documenti emanati dal Parlamento europeo, fino alle numerose interrogazioni presentate e approvate nel
Parlamento italiano;
la situazione dei diritti umani nel
Myanmar sta assumendo contorni drammatici: secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International ogni giorno sono chiusi
in carcere mediamente 1.100 prigionieri
politici;
perfino i Paesi dell’Asean si sono
ribellati al regime birmano costringendolo,
con un forte atto politico, a rinunciare al
turno 2006 di presidenza dell’Associazione
delle Nazioni del Sud-Est asiatico e a non
poter svolgere questo ruolo fin quando la
democrazia non avrà fatto progressi –:
a che punto sia il dialogo sui diritti
umani tra il Myanmar da una parte,
l’Unione europea e l’Italia dall’altra;
quali iniziative intenda adottare, in
sede di Onu e Unione europea, per
un’azione politica presso il Myanmar più
forte e coesa di quanto avvenuto finora.
(4-17051)
RISPOSTA. — L’Italia, sia a livello bilaterale che a livello multilaterale, in ambito
Nazioni Unite, ASEAN (Association of Southeast Asian Nations) ed Unione europea,
segue con costante attenzione la questione
birmana, avendo ripetutamente richiesto il
rispetto dei diritti umani ed un reale processo di democratizzazione in Myanmar
(Birmania), nonché, fin dal 30 maggio 2003,
la liberazione del Premio Nobel Aung San
Suu Kyi, leader del partito di opposizione
NLD (Lega Nazionale per la Democrazia).
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III
AI RESOCONTI
Il Governo italiano ha adottato numerose iniziative internazionali nei confronti
della Giunta militare che governa la Birmania.
In ambito europeo, l’Italia ha contribuito direttamente, fin dal 1996, all’adozione di una Posizione Comune dell’Unione
europea sulla Birmania, che prevede misure
sanzionatorie. Tra queste si ritiene opportuno ricordare l’espulsione del personale
militare addetto alle rappresentanze diplomatiche, l’embargo sulle armi, munizioni ed
attrezzature, la sospensione dei programmi
di sviluppo non umanitari, il congelamento
di beni, il divieto di rilascio di visti per i
vertici birmani, politici e militari, e loro
familiari. È stato inoltre disposto che i
Paesi membri UE non abbiano incontri
ufficiali a livello politico con le autorità di
Yangon. Tale Posizione Comune è stata
ripetutamente modificata e rinnovata, sempre con il contributo del Governo italiano,
ed è stata da ultimo confermata, il 25
ottobre 2004, con alcune ulteriori misure
sanzionatorie, anche di natura economica.
In aggiunta a questi strumenti giuridici di
« secondo pilastro » (adottati ai sensi dell’articolo 15 del trattato sull’Unione europea), analoghi provvedimenti (Regolamenti
CE) sono stati adottati da parte della Commissione europea per ciò che concerne gli
aspetti di « primo pilastro ».
Constatata l’assenza di progressi nel settore dei diritti umani, l’Unione europea ha
deciso di presentare anche nel corso della
sessione annuale della III Commissione
dell’Assemblea Generale ONU di New York,
una nuova risoluzione sui diritti umani nel
Paese. Su iniziativa dell’Unione, la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti
Umani di Ginevra, nel corso della sua
sessione della scorsa primavera, ha peraltro
già adottato – in analogia a quanto già
avvenuto in passato – una risoluzione di
condanna di Myanmar per gravi violazioni
dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Sempre a livello multilaterale, il Governo italiano continua ad avere un ruolo
attivo sulla questione anche in ambito
Nazioni Unite; l’Italia partecipa, infatti, al
Gruppo di Lavoro informale sulla Birma-
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nia e mantiene regolari contatti, sostenendone l’operato, con il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, l’Ambasciatore Razali Ismail, e con Paulo Sergio
Pinheiro, Special Rapporteur per la situazione dei diritti umani in Myanmar, che ho
io stessa incontrato a New York nel mese
di ottobre.
A tal riguardo il nostro Paese ha seguito
anche con particolare interesse lo svolgimento della recente visita in Myanmar
dell’Inviato Speciale del Segretario Generale, Ali Alatas, con l’auspicio che essa
possa aprire un qualche nuovo spiraglio nei
rapporti delle Nazioni Unite con la Giunta
militare. L’Italia continua a fornire, inoltre,
il proprio sostegno all’ILO (International
Labour Organization) ed a condannare
l’uso del lavoro forzato da parte del regime
birmano.
Sul piano bilaterale, infine, il Governo
italiano ha svolto e continua a svolgere un
proprio ruolo in relazione alla situazione
birmana. L’Italia è uno dei soli quattro
Paesi europei rappresentati diplomaticamente a Yangon, nella convinzione che i
canali diplomatici assicurino, comunque,
un contatto diretto e non filtrato con quella
difficile realtà.
Nel dicembre 2003 a Bangkok io stessa
ho rappresentato il nostro Paese al Forum
internazionale sulla Birmania, denominato
« Bangkok Process », tentativo di soluzione
diplomatica della questione, promosso dal
Governo tailandese.
Il Governo italiano inserisce sistematicamente la questione birmana negli argomenti discussi con gli interlocutori asiatici.
In particolare, nel corso del 2004 e del
2005, nella mia veste di Sottosegretario agli
Esteri competente per l’Asia, ho avuto numerosi colloqui sul tema con l’Ambasciatore Razali, con i Ministri degli Esteri di
Thailandia, Malaysia, Vietnam, Indonesia e
Filippine e con esponenti del Parlamento e
del Governo in esilio birmano, nonché
consultazioni dirette con i miei omologhi
europei.
Analoghi colloqui dedicati al Myanmar
hanno luogo in occasione delle visite di
personalità del Sud Est asiatico in Italia.
Inoltre si è provveduto a convocare, a più
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AI RESOCONTI
riprese, l’Ambasciatore di Myanmar a Roma
per esprimere la forte preoccupazione e il
grande disappunto del Governo italiano per
la situazione interna del Paese, per la
mancanza di reali passi in avanti nella
democratizzazione e nella riconciliazione
nazionale e per il reiterato atteggiamento di
chiusura delle Autorità birmane.
In particolare, la privazione della libertà
del Premio Nobel Aung San Suu Kyi, è per
noi una questione di grande rilievo: di
recente, da ultimo durante il dibattito svoltosi in Consiglio di Sicurezza sul tema
« Donne, pace e sicurezza » del 27 ottobre,
ma anche in occasione del Vertice UEASEAN di Jakarta, e durante il Vertice
ASEM (Asia-Europe Meeting) di Kyoto, ho
richiesto l’immediata liberazione del carismatico leader politico birmano, ribadendo
l’esigenza non più rinviabile di includere
nel processo di democratizzazione birmana
il principale partito di opposizione al regime, l’NLD. Le richieste italiane sono state
avanzate in parallelo ad analoghi passi da
parte europea nei confronti del Ministro
degli Esteri birmano, U Wing Aung, cui è
stata consegnata una lista di 90 prisoners
of concern ed è stata sollecitata una accresciuta collaborazione con l’ONU.
Sempre nell’ottica di non lasciare intentata alcuna possibilità di veicolare alle
Autorità birmane la nostra preoccupazione
per la grave situazione dei diritti umani e
delle libertà democratiche in Myanmar e di
ottenerne qualche risposta positiva, il Ministero degli Affari Esteri ha recentemente
disposto l’invio di una missione in Birmania del competente Capo dell’Ufficio SudEst Asiatico della Direzione Generale per
l’Asia e l’Oceania, Consigliere d’Ambasciata
Giuseppe Mistretta (stante il divieto di visite
politiche derivante dalla citata Posizione
Comune UE). Egli ha avuto gli scorsi 7 e
8 ottobre una serie di incontri sia con
Autorità di Governo, che con i portavoce
del principale partito dell’opposizione NLD.
Nel corso della missione, il Cons. Mistretta
ha altresı̀ incontrato gli ambasciatori europei ed asiatici, nonché il Rappresentante
dell’Inviato Speciale del Segretario Generale
dell’ONU Razali, cosı̀ come le principali
ONG (Organizzazioni non Governative)
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operanti in loco. La missione italiana ha
suscitato particolare interesse fra i Rappresentanti dei Paesi ASEAN, con i quali
l’Italia ha mantenuto uno stretto coordinamento (oltreché con i Paesi UE, naturalmente) sulla questione birmana, nella
convinzione che solo tramite un coordinamento fra le posizioni europee ed asiatiche
possa scaturire una efficace pressione sulle
Autorità di Yangon, affinché accettino di
confrontarsi sulla situazione interna in Birmania, primo passo per cercare di favorire
una qualche svolta democratica del regime.
A fronte di questa pressione internazionale si sono registrati solo alcuni incerti
segnali da parte delle Autorità di Yangon, la
cui effettiva portata resta peraltro da verificare a fronte del grave quadro in materia
di diritti umani sopra delineato. Nel luglio
scorso la giunta militare di Myanmar ha
annunciato l’inizio del rilascio di un certo
numero di detenuti, tra cui alcuni prigionieri politici. Questi ultimi – secondo il
rapporto 2005 di Amnesty International –
sarebbero oltre 1.300, come confermano
anche i Capi Missione UE accreditati nel
Paese
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Margherita Boniver.
ANNUNZIATA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere –
premesso che:
nel mese di giugno 2003 la ITALFERR, società di ingegneria delle Ferrovie
dello Stato, ha fatto pervenire ai comuni
interessati lo stralcio del progetto preliminare relativo al quadruplicamento della
linea ferroviaria Salerno-Battipaglia, affinché questi enti potessero effettuare le
verifiche e gli adempimenti di cui al
comma 5 dell’articolo 3 del decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 180, rientrando
l’opera tra quelle individuate dal 1° programma delle infrastrutture strategiche,
approvato con deliberazione C.I.P.E. del
21 dicembre 2001, n. 121;
l’esame del suddetto progetto ha evidenziato una serie di interventi che, cosı̀
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come previsti, inciderebbero in maniera
devastante sull’intero territorio dell’Agro
Nocerino-Sarnese;
alla realizzazione di quest’opera, cosı̀
come prevista. Altri comuni si apprestano
ad adottare analogo provvedimento –:
nelle conclusioni della relazione tecnica predisposta dall’ingegner Luigi Canale, dirigente del settore tecnico del comune di Nocera inferiore, si legge quanto
segue: « Senza ombra di dubbio, questa
nuova linea ferroviaria va ad infliggere
una nuova e più profonda ferita ad una
delle zone più produttive di tutto l’Agro
Nocerino-Sarnese, con evidenti riflessi
drammatici dal punto di vista ambientale
e paesaggistico con l’ulteriore taglio a fette
del territorio e la creazione di barriere,
oserei dire montagne, che di fatto mineranno la continuità originaria producendo
danni irreversibili e conseguenze estremamente negative sui collegamenti, sulle infrastrutture esistenti e sull’economia della
zona. L’opera, cosı̀ come prevista, inciderà
in maniera fortemente negativa sull’equilibrio idrogeologico di tutta l’area, già
pesantemente compromesso dalla realizzazione della linea “A monte del Vesuvio”
che, come è noto, ha modificato sostanzialmente i livelli delle falde acquifere
della zona, interferendo col sistema originario con inquinamenti e collegamenti
delle falde profonde e superficiali. Infine,
appare del tutto evidente l’impatto estremamente negativo sia sull’assetto urbanistico dell’area sia sull’economia dell’intera
zona, il cui volano, per una ripresa significativa, era stato individuato nella nascita
dei due poli industriali di Fosso Imperatore e di Casarzano, la cui attuazione
diventa, alla luce di quanto sopra, evidentemente impossibile »;
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti;
la viva preoccupazione determinata
dalle gravi interferenze ambientali, idrogeologiche ed economiche emerse dall’esame del progetto preliminare, ha indotto una mobilitazione generale di amministratori, forze politiche, imprenditori
e rappresentanze cittadine;
il Consiglio Comunale di Nocera Inferiore, riunito in sessione d’urgenza in
data 12 settembre 2003, ha espresso all’unanimità la propria ferma opposizione
se non ritenga di intervenire in questa vicenda, per quanto di sua competenza, al fine di evitare danni irreparabili
ad un territorio costretto a pagare un
tributo altissimo in termini ambientali ed
economici, a fronte di un beneficio che
sarà rivolto esclusivamente al rilancio di
altre zone del paese, vanificando gli sforzi
e le ingenti risorse impegnate in quest’area
negli ultimi anni per lo sviluppo del suo
tessuto produttivo, sociale ed occupazionale.
(4-07547)
RISPOSTA. — In merito all’interrogazione
in esame, Ferrovie dello Stato Spa ha
riferito che la legge del 21 dicembre 2001,
cosiddetta « Legge obiettivo » ha delegato il
Governo ad emanare uno o più decreti
legislativi volti a definire un quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione
delle infrastrutture e degli insediamenti
produttivi strategici e di preminente interesse nazionale per la modernizzazione e lo
sviluppo del Paese.
Tali infrastrutture ed insediamenti strategici tra cui il « Quadruplicamento della
linea Salerno-Battipaglia » sono stati individuati, in sede di prima applicazione, dal
CIPE con delibera n. 121/2001.
Con il 41 decreto legislativo n. 190 del
20 agosto 2002, in vigore dal 10 settembre
2002, il Governo ha regolato la progettazione, l’approvazione dei progetti e la realizzazione delle infrastrutture in questione,
stabilendo tra l’altro delle precise scadenze
per l’inoltro al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e successiva approvazione del CIPE.
Il quadruplicamento della linea NapoliSalerno-Battipaglia è un intervento previsto
dal PGT e già inserito nel Contratto di
programma 2001-2005 e, quale completamento della direttrice Napoli-Battipaglia,
già interessata per il tratto nord NapoliSalerno dalla realizzazione della nuova linea « a monte » del Vesuvio, realizza, tra-
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mite il raccordo con la linea Alta Velocità
a Nord ed a Sud, il collegamento veloce
Nord-Sud nella sua interezza.
Gli obiettivi specifici di progetto sono i
seguenti: specializzazione dell’intera linea
costiera Napoli-Battipaglia al traffico regionale, attraverso l’eliminazione del traffico
merci e di parte del traffico a lunga percorrenza; contrazione dei tempi di percorrenza tra Roma e Reggio Calabria di circa
1 h e 20’; estensione delle capacità di
trasporto prevista a Nord di Napoli, fino a
Battipaglia, ovvero alla diramazione delle
linee per Reggio Calabria e per PotenzaMetaponto, generale miglioramento della
puntualità attraverso la specializzazione
delle linee per tipologia di traffico; incremento dell’offerta commerciale, con particolare riguardo al settore merci.
Tra le principali finalità dell’intervento
va inoltre evidenziata l’eliminazione dell’attuale rilevante criticità costituita dalla necessità, per i principali flussi nord-sud, di
attraversare il nodo di Salerno, confluendo
nella galleria Santa Lucia di sagoma limitata.
Il progetto, inoltre, prevede, come da
disposto della legge 190/02, oltre gli elaborati progettuali, anche un completo studio
di impatto ambientale, in cui vengono dettagliatamente affrontati e minimizzati gli
aspetti legati all’ambiente ed al paesaggio
attraversato.
In tale ambito sono stati evidenziati
complessi vincoli infrastrutturali che
hanno portato all’individuazione di un
« corridoio » del tracciato nel primo tratto
del suo sviluppo, e costretto all’abbandono
di altre due possibili soluzioni: la prima
con sviluppo in adiacenza all’attuale linea,
in corrispondenza della galleria Santa Lucia, e con fruizione diretta della stazione di
Salerno, si è dimostrata impraticabile per
l’alta urbanizzazione del territorio; la seconda con sviluppo verso monte (in vicinanza della località Mercato San Severino),
si è dimostrata non fattibile per motivi
idrogeologici e per la presenza di falde
acquifere di notevole entità, tecnicamente
non gestibile sia in fase di realizzazione
delle gallerie, sia ad opere ultimate.
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Nell’ambito del corridoio in questione,
sono stati eseguiti i seguenti interventi:
sono stati garantiti tutti i collegamenti
stradali e ferroviari esistenti, interferenti
nell’esiguo tratto in rilevato previsto, con la
previsione progettuale di sottopassi e cavalcaferrovia adeguati; sono state previste
opere di mitigazione del rumore (barriere) e
di riambientalizzazione del territorio interessato, sia nella fase di costruzione che di
esercizio della nuova linea; sono state ampiamente studiate e minimizzate le problematiche relative all’assetto idrogeologico
della zona di interesse; tanto da affermare
che, utilizzando tecniche di scavo meccanizzato con fronte di pressione (scudo) e
particolari
costruttivi
all’avanguardia
(giunti di tenuta tra conci della galleria), le
perturbazioni ai livelli di falda incontrati
sono minime ed in molti casi del tutto
nulle.
Per quanto concerne invece l’impatto
dell’opera sull’assetto urbanistico dell’area e
sull’economia della intera zona, si evidenzia
che il tracciato proposto nasce nel rispetto
di alcuni vincoli sul territorio ben definiti
(presenza di infrastrutture stradali e ferroviarie, impianto di depurazione in località
San Giorgio, sottostazione ENEL in prossimità del fiume Casarzano, eccetera), e che
l’allineamento iniziale (punto origine) è imposto dall’esistenza di opere già realizzate
da circa dieci anni sulla linea a monte del
Vesuvio (spalla del viadotto San Valentino,
punto di innesto, e la galleria artificiale di
scavalco del binario dispari dell’interconnessione per Salerno).
Tale allineamento resta coerente con lo
studio di fattibilità del prolungamento della
linea a monte del Vesuvio fino a Battipaglia, presentato dalle Ferrovie dello Stato
alla regione Campania, contestualmente
alla richiesta di approvazione del progetto
della linea a monte del Vesuvio (1987) e
condiviso con delibera della regione Campania n. 7043 del 21 dicembre 1987 dove
veniva stabilito: « di prendere atto dello
studio di fattibilità intrapreso dall’Ente FS
per la realizzazione del sistema AV sulla
direttrice Roma-Napoli con arretramento a
Battipaglia; di provvedere con successivo
atto deliberativo alla presa d’atto del pro-
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getto di Alta velocità per la parte di tracciato interessante il territorio della Campania ivi compresi gli svincoli per Salerno
e Battipaglia da un lato e per Napoli
centrale e Roma dall’altro ».
Attesa la necessità dell’allineamento del
« quadruplicamento » alla linea a monte del
Vesuvio nel sito già costruito, si deve rilevare che la zona industriale di Fosso Imperatore, i cui insediamenti sono stati avviati recentemente e non ancora completati,
successivi alla realizzazione delle opere ferroviarie sopra citate, è a breve distanza alla
zona di collegamento delle due linee e,
pertanto, ne resta inevitabilmente interessata.
La problematica è stata comunque esaminata nel corso delle riunioni temute da
Rete ferroviaria italiana Spa con la regione
Campania, e questa con il comune di
Nocera Inferiore e con l’Associazione industriali di Salerno, evidenziando le motivazioni ed i vincoli a base della scelta del
tracciato.
In tali sedi Rete ferroviaria italiana Spa
ha già dichiarato la disponibilità ad apportare in sede di progettazione definitiva miglioramenti al progetto, con un attraversamento a minor impatto (viadotto in luogo
di rilevato) nell’impossibilità di modificarne
la sostanza, a meno di notevoli costi per la
collettività (derivanti dall’abbattimento di
opere ferroviarie già realizzate, ritardi rilevanti nell’attivazione della linea a monte
del Vesuvio, in fase avanzata di costruzione), e/o della riduzione delle caratteristiche
prestazionali del nuovo collegamento.
Nel corso degli approfondimenti progettuali effettuati in relazione alle richieste di
integrazione formulate sia dalla Commissione speciale di mutazione di impatto
ambientale sia dagli enti territoriali e dall’assessorato ai trasporti della regione Campania è emersa la fattibilità di una nuova
soluzione che limita l’impatto sul territorio
dell’Agro Nocerino-Sarnese, nell’ambito del
corridoio infrastrutturale originario.
La nuova soluzione ha origine dal Bivio
Sarno, in corrispondenza circa dell’innesto
della bretella di collegamento con la linea
Codola-Sarno-Cancello, ed affianca la linea
attuale fino al posto di movimento di
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Torricchio, che assume il ruolo di distributore del traffico merci e regionale sulla
relazione Battipaglia-Marcianise, per poi
allontanarsi dalla linea esistente e ricongiungersi al tracciato del progetto originario.
La nuova configurazione del progetto
utilizza l’attuale bretella di collegamento
con la linea Cancello-Sarno e non interessa
più l’insediamento industriale di « Fosso
Imperatore », zona in espansione ed oggetto
di importanti investimenti pubblici e privati, risolvendo le criticità emerse nella fase
istruttoria da parte della Commissione speciale VIA e della regione Campania.
Nel tratto centrale del progetto, in considerazione anche dei risultati delle indagini
geognostiche di approfondimento eseguite ai
fini idrogeologici, è prevista una variante
planoaltimetrica che, localizzando più a
nord il tracciato, consente di prevedere una
fermata di interscambio con l’esistente linea
ferroviaria Salerno-Mercato San SeverinoAvellino, concretizzando cosı̀ il collegamento trasversale con l’entroterra irpino
richiesto dagli enti territoriali.
Infine, per ridurre le interferenze dell’interconnessione Battipaglia con le aree
fortemente antropizzate di Bellizzi e Battipaglia, è prevista una variante di tracciato
che trasla verso sud la linea attuale; la
variante, necessaria per l’interconnessione
Battipaglia e per costituire il futuro corretto
tracciato della direttrice Napoli-Reggio Calabria, minimizza l’impatto sul territorio.
Tale nuovo progetto, che costituisce revisione di quello già consegnato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il
10 giugno 2003, con il relativo studio di
impatto ambientale è stato trasmesso al
medesimo Ministero ai fini dell’avvio della
procedura per l’accertamento della compatibilità ambientale dell’opera e per il perfezionamento dell’intesa Stato-regione sulla
sua localizzazione, in data 15 marzo 2005
ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo
n. 190/2002.
Da ultimo si rappresenta che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è in
attesa di conoscere le determinazioni del
Ministero dei beni culturali ed ambientali,
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del Ministero dell’ambiente e tutela del
territorio nonché della Regione.
Il Sottosegretario di Stato per le
infrastrutture e per i trasporti: Nino Sospiri.
ANNUNZIATA. — Al Ministro del lavoro
e delle politiche sociali. — Per sapere –
premesso che:
il sistematico ricorso di Poste italiane
S.p.A. allo strumento dei contratti a termine per il reclutamento di personale, ha
determinato un impressionante contenzioso giudiziario costituito da circa 20
mila ricorsi che vedono, laddove conclusi,
soccombere puntualmente l’azienda;
il costante impiego di lavoratori precari avvicendati sugli stessi posti di lavoro,
anche per lunghi periodi di servizio, senza
che nessuno venga assunto a tempo indeterminato, rappresenta, cosı̀ come evidenziato dalla stessa Corte Suprema di Cassazione, una evidente violazione delle tutele di legge che prevedono, invece, l’eccezionalità e la straordinarietà del ricorso
al lavoro a tempo determinato;
Poste Italiane S.p.A. continua, secondo l’interrogante inspiegabilmente, ad
ignorare gli autorevoli pronunciamenti
giurisprudenziali, insistendo in una autolesionistica resistenza giudiziaria dagli
oneri finanziari incredibili che sicuramente si rifletteranno sui costi, sugli investimenti e sulla qualità del servizio;
appare, ancorché, disarmante l’atteggiamento del Governo, a parere dell’interrogante sostanzialmente pilatesco, che di
fronte ad una gravissima situazione che
investe i diritti dei lavoratori e la gestione
di fondamentali servizi del Paese, ancora
una volta, declina le proprie responsabilità
di vigilanza sull’azienda dichiarandosi, appena pochi giorni fa, per il tramite del neo
Ministro alle comunicazioni, On. Landolfi,
incompetente ad intervenire nel merito
della questione –:
se il Ministro in indirizzo, non ritenga, diversamente dal suo collega
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On. Landolfi, per le delicate prerogative
del suo Ministero, intervenire sulla vicenda evidenziata in premessa al fine di
evitare quelli che appaiono all’interrogante pericolosi precedenti di arbitrarie
interpretazioni delle norme che tutelano
il diritto al lavoro nel nostro Paese,
specie nei processi di privatizzazione di
grandi aziende pubbliche.
(4-14526)
RISPOSTA. — In ordine alla interrogazione
in esame, concernente i contratti a termine
effettuati dall’Ente Poste Italiane, si fa
presente quanto rappresentato al riguardo
dalla direzione provinciale del lavoro di
Roma.
In via preliminare, si precisa che le
origini del contenzioso sulla materia in
esame, vanno individuate nelle massicce
assunzioni a termine effettuate, nel periodo
1997-2002, per far fronte ad una allocazione non ottimale delle risorse umane che
aveva determinato importanti ripercussioni
sul servizio erogato, nonché per accompagnare la fase di ristrutturazione e organizzazione aziendale.
L’azienda, a fronte di tale fenomeno, sta
difendendo la propria posizione nelle sedi
giudiziarie sostenendo la piena legittimità
del ricorso ai contratti a termine.
La soccombenza nei giudizi ha, tuttavia,
comportato la riammissione forzata di un
rilevante numero di risorse che, nella maggioranza dei casi, non risulta possibile
collocare nelle sedi in cui avevano precedentemente lavorato in virtù dei contratti a
termine impugnati.
Tale situazione ha prodotto un significativo squilibrio occupazionale che ha imposto la necessità di ridistribuire sul territorio le unità risultanti « eccedentarie »
verso strutture che presentassero maggiori
margini di utilizzazione.
La società, riferisce, altresı̀, che a fronte
di tale esigenza, nell’intento di affrontare il
percorso di sviluppo aziendale secondo un
moderno modello di relazioni industriali,
nel luglio 2004 è stata raggiunta un’intesa
con le organizzazioni sindacali avente ad
oggetto il riequilibrio e lo sviluppo occupazionale. Nell’ambito di tale intesa è stato
affrontato lo specifico tema della gestione
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XIV LEGISLATURA
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AI RESOCONTI
degli effetti delle riammissioni del personale
già assunto con contratto a tempo determinato, ciò al fine di un reimpiego in base
alle effettive e verificate esigenze occupazionali dei ricorrenti (circa 2300) e ad una
loro ricollocazione territoriale nella stessa
provincia o nella stessa regione, o in regioni
limitrofe.
L’azienda ha affermato che a decorrere
dal gennaio 2003, anche alla luce delle
nuove disposizioni di legge in materia, è
stata operata una progressiva e consistente
riduzione dell’attivazione dei contratti a
tempo determinato, facendo ricorso per la
soddisfazione del fabbisogno di personale
flessibile all’istituto della somministrazione,
come da accordo sindacale del dicembre
2002.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
BIMBI. — Al Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca. — Per sapere
– premesso che:
lo schema di decreto legislativo concernente le norme generali ed i livelli
essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e
formazione, ai sensi della legge 28 marzo
2003, n. 53 approvato dal Consiglio dei
Ministri del 27 maggio 2005, è accompagnato da un allegato contenente i quadri
orari dei futuri percorsi liceali;
dalla lettura dei quadri orari l’insegnamento della geografia è presente in
diversi indirizzi ma sempre accorpato ad
altri insegnamenti. In particolare, nel quadro orario relativo al futuro liceo economico l’insegnamento della geografia compare con la dizione Scienze naturali e
Geografia e con la specificazione che
Scienze naturali comprende l’insegnamento di Biologia, Chimica e Scienze della
Terra. Il monte ore assegnato a questo
insegnamento composito è di 2 ore settimanali nei primi 4 anni;
attualmente l’insegnante di Scienze
naturali ha a disposizione 7 ore settima-
Camera dei Deputati
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nali nel 1° biennio per svolgere gli insegnamenti di Biologia, Chimica e Scienze
della Terra;
l’insegnante di Geografia economica
opera nel triennio finale con 2 ore settimanali per ogni anno;
dal quadro orario previsto si desume
che l’insegnamento della Geografia sarà
devoluto agli insegnanti di Scienze e che
scomparirà l’insegnamento della Geografia
economica e la relativa classe di concorso
(A039);
manca inoltre qualsiasi cenno sulle
sorti dell’insegnamento della geografia nell’indirizzo turistico dove, a rigore, dovrebbe trovare spazio adeguato come disciplina fondamentale;
l’articolo 6 del decreto attuativo, con
riferimento al liceo economico al punto 1
cita, tra l’altro, che « Il percorso del liceo
economico ... fornisce allo studente le conoscenze, le competenze, le abilità e le capacità necessarie per conoscere forme e regole economiche, sociali, istituzionali e giuridiche, individuando la interdipendenza
tra i diversi fenomeni e cogliendo i rapporti
tra le dimensioni globale e locale »;
viviamo in un mondo dominato sempre più da relazioni globali ed in cui le
relazioni sovranazionali sono sempre più
determinanti a garantire il benessere del
paese, appare quindi una scelta non coerente e assurda quella di marginalizzare o
eliminare un insegnamento di cruciale
valore formativo e, per quanto attiene al
percorso economico, altamente professionalizzante come quello della geografia
economica –:
in virtù di quanto sopra esposto, se
non ritenga, in sede di discussione ed
elaborazione dello schema di decreto legislativo, di promuovere iniziative dirette
ad una più approfondita valutazione delle
scelte riguardanti la materia di geografia
economica;
quale sia la sorte degli insegnanti
della classe di concorso A039 Geografia,
qualora la materia venisse ridotta in tutti
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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RISPOSTA. — L’interrogante chiede iniziative dirette ad una più approfondita valutazione delle scelte riguardanti la geografia,
ed in particolare, la geografia economica
nei licei economici, atteso che il quadro
orario del relativo percorso liceale, contenuto nell’allegato allo schema del decreto
legislativo, concernente le norme generali ed
i livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione professionale, che è
stato approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri il 27 maggio 2005, reca
l’insegnamento della geografia con la dizione scienze naturali e geografia e non
contiene l’insegnamento della geografia economica.
La questione riguardante l’insegnamento
della geografia e della geografia economica
nel liceo economico è stata superata nel
senso auspicato dall’interrogante.
Infatti, il piano degli studi del liceo
economico, cosı̀ come configurato nell’Allegato C (Indicazioni nazionali per i piani di
studio personalizzati dei percorsi liceali) al
decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Supplemento ordinario del 4 novembre 2005,
valorizza opportunamente l’insegnamento
della Geografia e della Geografia economica
che è un insegnamento obbligatorio per
tutti gli studenti, e quindi anche per coloro
che optano per il settore turistico dell’indirizzo aziendale, prevedendo per tale insegnamento n. 66 ore di insegnamento annuale per quattro anni.
Gli obiettivi specifici di apprendimento
per il primo biennio riguardano:
la terra come dimora dell’uomo;
la geografia della popolazione;
la geografia delle risorse economiche;
gli strumenti della geografia;
la geografia come disciplina cronospa-
Camera dei Deputati
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AI RESOCONTI
gli indirizzi e comunque affidata a docenti di altre classi di concorso (Lettere,
Scienze).
(4-16168)
ziale.
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Gli obiettivi specifici di apprendimento
per il secondo biennio riguardano:
la geografia economica dell’Italia e
dell’Europa;
la geografia dell’Unione europea;
le grandi aree regionali: America settentrionale e Asia orientale;
le grandi aree regionali: Nord Africa e
Medio Oriente, Africa subsahariana, Asia
meridionale, America Latina, Oceania;
geopolitica del mondo attuale;
il mondo globalizzato e i suoi squilibri.
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
BORNACIN, LOSURDO, ASCIERTO,
ANGELA NAPOLI, GAMBA, BUTTI, LA
GRUA, MACERATINI, MEROI, CASTELLANI, GASPARRI, BRIGUGLIO, GIANNI
MANCUSO, STRANO, MAGGI, PEZZELLA, PORCU, ONNIS, PATARINO,
BELLOTTI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, GALLO, AMORUSO, ROSITANI,
GIORGIO CONTE, CARUSO, ANEDDA,
ANTONIO PEPE, ARMANI, BENEDETTI
VALENTINI, BUONTEMPO, CATANOSO,
TAGLIALATELA,
ARRIGHI,
GIULIO
CONTI, FATUZZO, GIRONDA VERALDI,
LA STARZA e LEO. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per
sapere – premesso che:
secondo fonti giornalistiche negli ultimi tempi, sul territorio nazionale, si è
registrata una escalation di atti criminosi
da parte di nomadi di etnia Rom, non
ultimo il tentato rapimento di un neonato
di soli 5 mesi nel pieno centro cittadino di
Firenze e le molte denunce di furti, scippi,
borseggi e, talvolta, intimidazioni e percosse nel Tigullio genovese –:
se esistano dati ufficiali sul reale
numero di presenze Rom in Italia e, in
caso negativo, se non si reputi necessario
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XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
adottare sistemi più concreti e sicuri per
controllare l’ingresso, la permanenza e gli
spostamenti sul territorio nazionale di
queste popolazioni;
se non si reputi doveroso, al fine di
salvaguardare la sicurezza dei cittadini,
adottare misure più restrittive ed immediate nei confronti di quei nomadi la cui
colpevolezza è stata accertata dall’Autorità
competente ovvero provvedere allo sgombero cautelativo dell’intero campo o area
ospitante chi delinque;
se non intenda procedere ad un monitoraggio delle somme destinate ai campi
nomadi nelle diverse aree metropolitane
del nostro paese.
(4-18148)
RISPOSTA. — Va premesso, innanzitutto,
che le questioni sollevate dall’interrogante
sono indubbiamente complesse e investono
le competenze del Ministero dell’interno,
oltre a quelle di altri Ministeri e delle
autonomie territoriali.
Tra queste, l’esigenza di conoscere dati
sulla presenza di comunità nomadi sul
territorio nazionale appare di particolare
attualità come dimostrato anche dalla analoga proposta contenuta nel documento
conclusivo dell’indagine conoscitiva sull’infanzia in stato di abbandono o semiabbandono approvato, il 15 novembre scorso,
dalla Commissione parlamentare per l’infanzia.
Allo stato attuale, il Ministero dell’interno, tuttavia, non dispone di dati statistici
in ordine alla effettiva consistenza numerica delle comunità Rom presenti su tutto
il territorio nazionale, ma di dati talvolta
disponibili su base locale, e quindi disaggregati, esclusivamente in ordine ai campi
attrezzati dagli enti locali, come nel caso di
Genova dove, nei tre insediamenti rom di
varia etnia esistenti, sostano complessivamente all’incirca 160 persone.
Un « censimento » di questo tipo incontrerebbe, d’altra parte, obiettive difficoltà,
tenuto conto che vi sono comunità nomadi
di nazionalità italiana, che molte di esse
non sono ospitate negli appositi campi
predisposti dalle amministrazioni comunali,
ma andrebbero rintracciate nei tanti « ac-
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campamenti » di fortuna, talora in gruppi
molto piccoli, e che, infine, la stessa natura
nomade dei soggetti interessati renderebbe
fatalmente ben presto inattendibili i dati
raccolti.
Non sono neppure disponibili statistiche
in ordine alla « delittuosità » dei nomadi,
costituendo, tale eventuale dato, un fattore
di tipo « etnico » che perciò, nei sistemi
informatici di raccolta dati delle Forze di
polizia, non è oggetto di sistematica rilevazione, a differenza della nazionalità.
La legislazione italiana in materia di
immigrazione è, inoltre, necessariamente
informata, come noto, al principio dell’uguaglianza di tutti gli stranieri e, quindi,
i Rom non di nazionalità italiana sono
assoggettati al medesimo regime applicabile
ad ogni altro straniero extracomunitario.
Per analoghe ragioni non possono svolgersi azioni di controllo costante di polizia
sulle attività delle comunità in questione e
sui loro spostamenti, che contrasterebbero,
verosimilmente, con fondamentali diritti riconosciuti anche agli stranieri dalla Costituzione.
Vengono attuate, invece, forme di vigilanza e controllo calibrate, in ciascuna
località, in relazione alle specifiche problematiche emergenti, secondo le valutazioni e
le pianificazioni degli interventi decise, nelle
rispettive sfere, dalle autorità provinciali di
pubblica sicurezza e dalle amministrazioni
comunali volta a volta interessate, attraverso i Corpi di polizia municipale.
Le fenomenologie criminali che vedono
più frequentemente coinvolti nomadi Rom
sono costituite, come è noto, dai reati
contro il patrimonio, in particolare furti,
truffe e rapine.
Per dare un segno concreto della costante attività di contrasto, si evidenziano
alcune delle principali operazioni di polizia
giudiziaria concluse nell’ultimo periodo
dalla polizia di Stato.
Il 14 maggio del 2004 personale della
questura di Milano ha eseguito il fermo di
due nomadi sul conto dei quali erano stati
acquisiti gravi indizi di colpevolezza per
tentata rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale; i due sono risultati coinvolti
nell’investimento e nella successiva aggres-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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sione, avvenuta la settimana prima, di due
operatori di polizia impegnati in un servizio
di controllo del territorio nei pressi di un
campo nomadi milanese.
Nel settembre dello stesso anno sono
state eseguite importanti operazioni a Cosenza e a Padova.
Nel corso della prima sono state eseguite
numerose perquisizioni domiciliari nei confronti di nomadi, che hanno portato al
sequestro di 2,5 chilogrammi di hashish,
preziosi per un valore di circa 20 mila euro
e di 4 proiettili calibro 7.65; inoltre sono
state individuate 5 donne di etnia rom
responsabili di una rapina ai danni di un
supermercato.
L’operazione svolta a Padova ha, invece,
consentito l’arresto di due nomadi di nazionalità bulgara, ritenuti responsabili di
acquisto di schiavi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il 20 ottobre 2004 sono state eseguite
nelle province di Rovigo, Padova, Venezia,
Reggio Emilia e Roma 13 ordinanze di
custodia cautelare in carcere nei confronti
di altrettante persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e
alla ricettazione; il sodalizio aveva truffato
varie compagnie assicuratrici simulando
numerosi incidenti stradali ed era composto, in prevalenza, da nomadi-giostrai.
Nello stesso mese di ottobre, la questura
di Vicenza ha arrestato 4 nomadi ritenuti
responsabili di 38 episodi di furto aggravato
(per lo più di autovetture), di ricettazione e
di altri reati tra i quali un tentativo di
rapina ai danni di un istituto di credito
della provincia.
Nel corso del 2005, si segnalano, in
particolare, gli arresti, eseguiti il 13 settembre in varie province siciliane, di 4 nomadi
accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine
in danno di abitazioni private nel territorio
del comune di Augusta e zone limitrofe;
inoltre, l’11 ottobre, a Verona, di altri due
nomadi accusati di ingenti furti ai danni di
un rappresentante e di un laboratorio orafo
locali.
In relazione alla zona del Tigullio genovese, cui fa esplicito riferimento l’interrogante, la questura di Genova ha comu-
Camera dei Deputati
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nicato che, negli ultimi tempi, non sono
stati segnalati reati di percosse o intimidazioni ad opera di nomadi.
Negli ultimi mesi, nell’area del Tigullio,
e precisamente nella zona tra Rapallo e
Lavagna, sono stati compiuti da giovani
rom 4 furti che hanno condotto all’arresto
di tre giovani donne della stessa etnia.
Sono stati, inoltre, segnalati, all’autorità
giudiziaria, in stato di libertà, due nomadi,
rispettivamente per furto e tentativo di
furto posto in essere nella zona tra Chiavari
e Lavagna.
Venendo, infine, alla richiesta di procedere ad un monitoraggio delle somme destinate ai campi nomadi nelle diverse aree
metropolitane, le iniziative destinate alla
realizzazione di insediamenti attrezzati per
le minoranze nomadi, vertendo sull’impiego
di risorse finanziarie, ricadono nell’ambito
delle autonome scelte degli enti locali.
A seguito, peraltro, della riforma del
Titolo V della Costituzione, che ha ulteriormente potenziato le prerogative delle
autonomie locali, non appare possibile alcuna forma di sindacato né di rilevazione
sulle modalità di impiego delle risorse finanziarie da parte degli enti locali nel senso
auspicato dagli interpellanti.
Il Sottosegretario di Stato per
l’interno: Giampiero D’Alia.
CARDIELLO. — Al Ministro delle politiche agricole e forestali. — Per sapere –
premesso che:
a seguito degli eventi atmosferici calamitosi avvenuti negli ultimi giorni in
provincia di Salerno, gli olivicoltori hanno
subito notevoli danni;
il contributo per la raccolta e la
trasformazione viene erogato dall’AGEA in
due tempi;
per l’anno 2003 la gran parte degli
olivicoltori a tutt’oggi non ha ricevuto il
saldo;
le associazioni di categoria interpellate dagli stessi, hanno riferito che negli
anni 1998/1999 erroneamente furono ver-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
sate somme maggiori, e che pertanto il
saldo del 2003 non sarà versato a compensazione delle somme versate erroneamente –:
quali utili interventi intenda adottare
il Ministro per il recupero del saldo della
campagna 2003 a favore degli olivicoltori,
e se risulti vero che l’AGEA di sua iniziativa ha compensato il recupero in eccesso
delle campagne 98/99.
(4-17176)
RISPOSTA. — Con riferimento a quanto
rappresentato nell’interrogazione in esame
ed, in particolare, ai pagamenti effettuati
dall’Altea a favore dei produttori olivicoli
per la campagna 2003/04, si fa presente che
l’agenzia, con circolare n. 35 del 29 luglio
2005 (Gazzetta Ufficiale n. 180 del 4 agosto 2005), indirizzata a tutti i soggetti
interessati, ha comunicato il superamento
dei massimali di olio ammissibili ed il
recupero delle maggiori somme erogate per
le campagne 1998/1999 e 1999-2000.
Al riguardo, si ricorda che il regolamento 1638/98 del Consiglio del 20 luglio
1998 ha introdotto, a partire dalla campagna 1998/99, un quantitativo nazionale
massimo garantito (Qnmg), come misura di
stabilizzazione finanziaria, al fine di riequilibrare la crescita della spesa per la produzione dell’olio di oliva, determinata dall’incremento dei volumi prodotti nei principali Paesi produttori.
Per le campagne 1998/1999 e 1999/2000
la Comunità europea, con decisione della
Commissione del 29 aprile 2005 (Gazzetta
Ufficiale Comunità europea del 3 maggio
2005 n. L112) ha stabilito in via definitiva
che i produttori italiani hanno superato il
quantitativo nazionale massimo garantito,
determinando l’avvio del procedimento di
ricalcolo delle quantità effettivamente ammissibili all’aiuto per ciascun produttore.
Pertanto, è stato necessario ricalcolare la
quantità ammissibile e rideterminare i relativi importi, spettanti a ciascun produttore per le campagne indicate in precedenza.
Alla data della citata decisione comunitaria,
gli aiuti, riferiti alle campagne olearie 1998/
1999 e 1999/2000, erano stati da tempo
erogati; pertanto, è stato necessario proce-
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dere al recupero della somma rideterminata
a carico di ciascun produttore a partire ed
a valere sugli aiuti ammessi per la campagna 2003/2004.
In fase di definitivo accertamento tecnico dei requisiti per le campagne 1998/
1999 e 1999/2000, sulla base della quantità
nazionale massima garantita, è stato ricalcolato il quantitativo di olio ammissibile
all’aiuto e recuperata la somma erogata in
eccesso.
L’Agenzia, non solo, attraverso la pubblicazione della circolare n. 35 del 29 luglio
2005 nella Gazzetta. Ufficiale, ha reso
partecipi tutti i produttori interessati,
nonché le unioni di produttori olivicoli,
della decisione della Commissione europea,
ma ha, altresı̀, operato in ottemperanza del
dovere di comunicazione istituzionale.
Infatti, le Unioni nazionali, riconosciute
ai sensi dell’articolo 10, comma 2, 3o trattino del regolamento CE 2261/1984 e successive modificazioni ed integrazioni, « ricevono dallo Stato membro interessato gli
anticipi sull’aiuto alla produzione, nonché
il saldo degli aiuti e procedono senza indugio alla loro ripartizione ai produttori
membri delle organizzazioni che le compongono ».
L’Agea, eroga, pertanto, gli aiuti calcolati
ammissibili alle Unioni e comunica alle
stesse nel dettaglio il calcolo degli importi
spettanti e degli eventuali recuperi.
In ottemperanza della legge 24 del 1990,
il relativo regolamento attuativo dell’Agea,
all’articolo 4, comma 4, stabilisce che « per
i procedimenti amministrativi ad istanza di
parte, laddove la medesima risulti inoltrata
tramite organismi mandatari, il provvedimento finale è comunicato al mandatario
con effetto di adempimento nei confronti
dei destinatari ».
Le convenzioni in essere con le Unioni
nazionali, all’articolo 16, penultimo capoverso stabiliscono che « l’Unione è obbligata
a fornire al singolo socio dell’Associazione
aderente, l’esatta indicazione delle somme
versate, anche con riferimento a quanto
previsto dal decreto del Presidente della
Repubblica n. 727 del 1974 ».
Inoltre, l’articolo 26, ultimo comma,
prevede che « l’Unione e le Associazioni
Atti Parlamentari
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ALLEGATO
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XIV
AI RESOCONTI
aderenti per la parte di propria competenza,
si impegnino a consentire ai soci che hanno
presentato domanda di aiuto la partecipazione al procedimento ed il diritto di accesso ai documenti amministrativi, nelle
forme e con le modalità previste dalla legge
7 agosto 1990, n. 241 ».
Alla luce di tali considerazioni e visto
che l’Agea ha comunicato a tutte le unioni,
per singolo produttore, l’ammontare degli
importi recuperati ed il motivo del recupero, se ne desume che l’unione, a cui ogni
singolo produttore aderisce, avrebbe dovuto
fornire ogni adeguata delucidazione.
Il Ministro delle politiche agricole e forestali: Giovanni Alemanno.
CATANOSO. — Al Ministro degli affari
esteri. — Per sapere – premesso che:
dopo i fatti accaduti il 23 luglio a
Sharm el Sheik molti nostri connazionali,
che avevano programmato di passare le
vacanze nella località suddetta, hanno
chiesto di annullare la prenotazione fatta
in precedenza;
tale richiesta è pienamente motivata
dall’evidente stato di pericolosità dell’area
che al momento è sotto presidio militare e
dai comunicati della Farnesina che sconsigliano di recarsi a Sharm el Sheik;
a fronte di alcuni operatori turistici
che hanno dato prova della loro serietà e
professionalità, rimborsando pienamente i
clienti che hanno manifestato la volontà di
recedere, ce ne sono altri che invece si
ostinano a chiedere il pagamento della
penale;
tale richiesta è al contempo a giudizio dell’interrogante iniqua e pericolosa,
poiché da un lato fa pagare all’utenza
situazioni di cui non ha colpa e dall’altro
spinge coloro che non vogliono perdere i
soldi della prenotazione a partire ugualmente e a recarsi in aree di evidente
pericolosità –:
se il Governo non ritenga necessario
e urgente adottare iniziative di carattere
Camera dei Deputati
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normativo volte a prevedere maggiori
forme di tutela per i cittadini nei confronti
degli operatori turistici, in ipotesi come
quella descritta in premessa.
(4-16228)
RISPOSTA. — Premesso che non si ha
competenza nel rapporto tra Associazioni
turistiche ed utenti, si segnala che il Ministero degli esteri svolge un ruolo di
monitoraggio costante delle zone a rischio
dei diversi paesi del mondo pubblicando,
ove necessario, una raccomandazione volta
a sconsigliare ai connazionali di recarsi in
determinati territori.
La gran parte delle Associazioni di categoria dei tour operators italiani, laddove
appare nel testo pubblicato dalla Farnesina
la frase « si sconsiglia », adottano generalmente come prassi nei confronti dei propri
consociati un rimborso spesa per lo meno
parziale del costo del biglietto aereo e del
pacchetto turistico oppure in alternativa
propongono alte mete turistiche allo stesso
prezzo in luoghi ritenuti più sicuri.
Più volte le Associazioni di categoria
sopraindicate hanno segnalato iniziative nei
confronti del Ministero per le attività produttive volte ad ottenere fondi governativi
per sostenere gli oneri dei rimborsi ai
clienti in casi di emergenza, chiedendo
l’appoggio di questa Amministrazione.
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Roberto Antonione.
COSTA. — Al Ministro della salute. —
Per sapere – premesso che:
secondo una recente approfondita indagine, anche a carattere scientifico, il
numero delle infezioni contratte da pazienti nel corso dei ricoveri in 400 ospedali
italiani ammonterebbe annualmente a
700.000 unità: di questi, più di 5000,
sempre annualmente, morirebbero proprio
a causa delle infezioni contratte;
le statistiche dicono dunque che ogni
ricoverato negli ospedali italiani ha forte
probabilità di subire un’infezione anche
grave;
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XV
AI RESOCONTI
nel passato sono state assunte a livello regionale diverse iniziative destinate
ad attivare in proposito i controlli –:
se il Ministro non ritenga di adottare
al riguardo iniziative di coordinamento;
se vi siano iniziative in corso da parte
del Ministero della salute;
se siano state eseguite verifiche volte
ad individuare le cause prime delle infezioni, dal momento che si verificano duemila nuovi casi al giorno di infezioni, in
grandissima parte curabili e guaribili
senza conseguenze, ma in non pochi casi
capaci di conseguenze serie, quando non
mortali;
se sia da ritenersi semplicistico oppure corrisponda a verità che gran parte
delle citate infezioni trae origine dalla
mancata igiene delle mani da parte degli
operatori sanitari;
se risulti che gli stessi operatori sanitari avrebbero mediamente cinque contatti al giorno con i pazienti senza lavarsi
le mani, sia pure a causa dell’intensità del
lavoro.
(4-14710)
RISPOSTA. — Le infezioni associate all’assistenza sanitaria e socio-sanitaria (denominate « ospedaliere » –o « nosocomiali »),
sono un insieme piuttosto eterogeneo di
condizioni, sovente non prevenibili, diverse
sotto il profilo microbiologico, fisiologico ed
epidemiologico, le quali sono indicatori
della qualità del servizio offerto ai pazienti
ricoverati nelle strutture ospedaliere.
Tali infezioni hanno un elevato impatto
sulla spesa sanitaria, incidendo significativamente sui costi sanitari e prolungando le
degenze ospedaliere dei pazienti; inoltre esse
influenzano in modo notevole la capacità
dei presidi ospedalieri di garantire il ricovero di altri pazienti.
Il fenomeno delle infezioni ospedaliere è
diffuso, in quanto legato alla circolazione
ed alla capacità infettante di un numero
elevato di microrganismi di varia natura
(batterica, virale, fungina) circolanti in ambito ospedaliero, nonché, alla particolare
suscettibilità che hanno i soggetti ospeda-
Camera dei Deputati
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lizzati, sottoposti a vario tipo di interventi
diagnostici e terapeutici, nei confronti di
questi agenti infettanti. Inoltre, dato l’elevato uso di terapie antibiotiche in ambito
ospedaliero, i batteri che causano infezioni
ospedaliere sono frequentemente resistenti
ad uno o più antibiotici. Gli studi effettuati
in alcuni Paesi hanno dimostrato la sussistenza di una frequenza delle infezioni
ospedaliere, variabile dal 5 per cento o fino
a più del 20 per cento dei soggetti ospedalizzati, soprattutto in dipendenza al reparto
in cui sono ricoverati, cosa che a sua volta
è indice della gravità della patologia trattata
e della suscettibilità all’infezione.
Pertanto, la più alta frequenza di infezioni si verifica nei reparti di terapia intensiva, dove circolano anche batteri multiresistenti agli antibiotici Staphilococcus
aureus meticillinoresistente, Pseudomonas
spp., Escherichia coli e Acinetobacter baumanii).
Nonostante l’elevato impatto, sia sociale
che economico, dovuto alle infezioni ospedaliere, i sistemi di sorveglianza e di controllo e le azioni per ridurne gli effetti sono
ancora piuttosto disomogenei, da Paese a
Paese e a livello nazionale, anche se negli
ultimi anni sono stati messi a punto ed
implementati numerosi programmi.
Gli studi effettuati indicano che è possibile prevenire il 30 per cento delle infezioni ospedaliere, con il conseguente abbassamento dei costi ed il miglioramento del
servizio sanitario.
In Italia, stime recenti evidenziano che
circa 500.000 pazienti, su 9 milioni e mezzo
di ricoverati l’anno, sono affetti da un’infezione contratta in ospedale: vale a dire
che una percentuale compresa tra il 5 e il
17 per cento dei pazienti ospedalizzati si
ammala ogni anno di un’infezione e il 3 per
cento ne muore. Setticemie, polmoniti, infezioni da catetere venoso centrale, infezioni
urinarie e del sito chirurgico sono molto
diffuse.
Mentre non ci sono misure che permettano di impedire del tutto le infezioni
ospedaliere, esistono varie misure che ne
possono diminuire incidenza e gravità, le
quali ruotano attorno alle seguenti iniziative: approfondita conoscenza della diffu-
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XIV LEGISLATURA
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AI RESOCONTI
sione degli agenti infettivi e delle patologie
da essi provocate nelle diverse istituzioni
ospedaliere. Ciò si traduce in una necessaria sorveglianza attiva in diversi ospedali e
reparti; implementazione delle misure di
igiene personale ed ambientale, con particolare riguardo al lavaggio delle mani del
personale sanitario, nonché all’uso di tutti
i dispositivi di protezione individuali e di
contenimento della trasmissione di agenti
infettivi (mascherine, camici, soprascarpe,
guanti, ed altro); corretta gestione del paziente, con adozione rapida, se del caso,
delle procedure di isolamento, nonché corretta implementazione delle procedure diagnostiche, di intervento chirurgico e terapeutico, con adozione degli standard previsti in merito all’uso dei cateteri, degli
antibiotici, dei disinfettanti e delle modalità
di sterilizzazione.
Queste misure devono essere coordinate;
valutate nella loro efficacia e, se del caso,
modificate dall’apposito Comitato di controllo per la lotta alle infezioni, presente in
ciascuna struttura ospedaliera.
Peraltro, a seguito di un’indagine nazionale condotta recentemente dall’Istituto superiore di sanità, si è rilevato che solo nel
50 per cento dei 428 ospedali che hanno
partecipato all’indagine è stato attivato
detto Comitato.
Il Ministero della salute ha sempre posto
particolare attenzione alle infezioni associate all’assistenza sanitaria e socio-sanitaria; sin dagli anni ’80, infatti, sono stati
prodotti documenti di indirizzo sulla lotta
contro le infezioni ospedaliere, fornendo
indicazioni organizzative e procedurali.
In Italia, inoltre, sono stati condotti
numerosi studi di prevalenza (numero di
casi presenti in una determinata popolazione e in un determinato momento) e di
incidenza (numero di nuovi casi che si
registrano in una determinata popolazione)
che hanno riportato una frequenza non
trascurabile di infezioni ospedaliere. Per
tale motivo, la sorveglianza e il controllo
delle infezioni associate all’assistenza sanitaria sono stati inseriti tra gli obiettivi del
nuovo piano sanitario nazionale.
Il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, istituito presso il Mi-
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nistero della salute, ha avviato un importante progetto che prevede lo sviluppo di
sistemi di monitoraggio delle infezioni associate alle diverse forme di assistenza
sanitaria e socio-sanitaria residenziale e
domiciliare, nonché la promozione dell’adesione a pratiche, assistenziali evidence based, attraverso: la diffusione di linee guida;
la definizione di programmi formativi per il
personale addetto al controllo delle infezioni, associate all’assistenza sanitaria e
socio sanitaria; la realizzazione di programmi di comunicazione del rischio relativamente alle infezioni nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie.
In data 13 ottobre 2005 è stata avviata
la campagna contro le infezioni ospedaliere,
promossa dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) con il programma
« Global patient safety challenge 20052006 ».
L’Italia, che condivide e partecipa a tale
iniziativa tramite l’attività istituzionale del
Ministero della salute, si è impegnata a:
monitorare accuratamente il profilo epidemiologico delle infezioni associate all’assistenza sanitaria; promuovere l’igiene delle
mani, come uno dei metodi di controllo
efficace di tali infezioni, attraverso campagne di sensibilizzazione, educazione e motivazione di tutto il personale sanitario.
Il Ministro della salute: Francesco Storace.
DEIANA. — Al Ministro della salute. —
Per sapere – premesso che:
in data 28 gennaio scorso il servizio
N.A.S. dei Carabinieri di Roma ha proceduto a un’ispezione igienico sanitaria nella
sede del Day Hospital di Ginecologia dell’Ospedale San Camillo, diretto dalla dottoressa Giovanna Scassellati, dove vengono
effettuati interventi di I.V.G.;
la struttura pubblica, per quanto appurato dalla stessa relazione estremamente dettagliata in ogni sua parte – ha
messo in evidenza, perfino, come all’interno del reparto si trovino stampati opportuni depliant in diverse lingue per
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XVII
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facilitare il rapporto di comunicazione con
le donne extracomunitarie nell’ambito di
un progetto di prevenzione dell’I.V.G. del
Comune di Roma ha evidenziato una situazione igienico-sanitaria assolutamente
nella norma sia per quanto riguarda la
sala operatoria, giudicata in buone condizioni igieniche e strutturali, sia per quanto
riguarda i medicinali presenti in sala operatoria ed altrove che, da controllo effettuato a campione, sono risultati tutti in
corso di validità e conservati a temperature adeguate;
a distanza di qualche giorno, nella
medesima struttura è stata effettuata una
nuova ispezione dei N.A.S. e questa volta
senza che ne fosse stata avvertita la Direzione Sanitaria dell’ospedale;
tali ripetute visite, in una situazione
di estrema delicatezza e riservatezza com’è
il reparto di un Day Hospital dove si
effettuano interruzioni volontarie di gravidanza, oltre a determinare condizioni di
oggettivo impedimento nello svolgimento
delle normali attività degli operatori medici e paramedici ingenera nelle degenti
una grave stato di allarme e di difficoltà
psicologica –:
se in merito a queste ispezioni c’è
una specifica direttiva del Ministro e, nel
caso, a quale logica corrisponda una modalità di attuazione in forme tanto reiterate.
(4-13218)
RISPOSTA. — In merito alla questione
sollevata nell’atto parlamentare in esame, il
Comando Carabinieri per la Sanità ha
comunicato che il N.A.S. di Roma, in data
20 gennaio 2004, « è stato interessato dal
Nucleo operativo del Reparto operativo del
Comando provinciale di Roma per un esposto, da parte di sedicente Virginia Meoli, ove
veniva asserito che presso il Day Hospital
legge 194 del 1978 (interruzione volontaria
della gravidanza) dell’Ospedale San Camillo
una dottoressa eseguiva l’interruzione della
gravidanza oltre il tempo consentito dalla
legge, nonché presunte carenze igieniche.
Il 28 gennaio 2005, militari del suddetto
N.A.S. hanno proceduto ad attività ispettiva
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presso detto nosocomio, riscontrando lievi
carenze strutturali, relative alla parziale
esfoliazione della tinteggiatura dei locali.
Contestualmente, hanno appurato che effettivamente esiste, presso quel reparto di
maternità, un’infermiera che si chiama Virginia Meoli, la quale, però, ha disconosciuto
completamente l’esposto inoltrato al Reparto Operativo ».
Il Comando Carabinieri ha precisato che
« l’8 febbraio 2005 personale del N.A.S. di
Roma, dopo aver ricevuto da questo Comando un altro esposto anonimo nel quale
venivano segnalate irregolarità igienico
strutturali presso il reparto ospedaliero
suddetto, si è portato nuovamente in loco,
senza dare corso ad alcuna attività ispettiva, atteso che i militari si sono resi subito
conto che gli inconvenienti rappresentati
erano analoghi a quelli indicati nell’esposto
precedente. A fronte di ciò si sono limitati
a prendere contatti con il Direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera San CamilloForlanini, Dottoressa Allocca Amalia, apprendendo che il reparto in questione, a
breve termine, sarebbe stato oggetto di trasferimento in altra sede più idonea, al fine
di consentire la ristrutturazione di quella
attualmente occupata ».
Tramite la Prefettura di Roma, la Direzione sanitaria, dell’Azienda citata ha comunicato che le ispezioni in esame « sono
avvenute senza arrecare disagio alle pazienti
o disguidi, in quanto l’accesso alle aree di
assistenza sanitaria è avvenuto esclusivamente al termine dell’attività, senza alcun
contatto con le utenti ».
Non v’è, ovviamente, alcuna direttiva
ministeriale ispiratrice di tali accessi, che,
peraltro, costituiscono un episodio isolato,
oltre che autonomo.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al
Ministro della giustizia. — Per sapere –
premesso che:
nel quotidiano Latina Oggi di domenica 12 giugno 2005, alla pagina 4, è
apparsa una lunga intervista resa dal Pre-
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sidente del TAR di Latina dottor Franco
Bianchi, che, ritenendo, secondo l’interrogante, che la divisione dei poteri sia una ...
funzione matematica e non già il metodo
organizzativo di una società moderna e
democratica, spiega una serie di buone
ragioni per cui i politici dovrebbero essere
messi sotto tutela;
dopo avere affermato che « in questa
provincia è necessario un richiamo morale, un grido d’allarme da parte delle
istituzioni che devono tornare a parlare di
legalità », il dottor Bianchi incredibilmente
afferma che « i politici, in diversi casi sono
anche amministratori e quindi noi, come
istituzioni, siamo tenuti a dare loro un
indirizzo;
il dottor Bianchi spiega la ragione del
suo intervento pubblico nel seguente
modo: « Perché tutti i giorni leggo i giornali locali. Pagina dopo pagina. E trovo
articoli, grandi o piccoli, che parlano continuamente di querelle politiche per innumerevoli ragioni. Tutti fatti di evidente
illegalità;
il presidente del TAR di Latina, che
si sente investito del potere di « rieducare »
gli uomini politici, precisa, in una esplosione di ... umiltà: « Insomma, sia chiaro,
secondo me questi politici devono avere lo
stesso concetto di legalità che abbiamo noi
rappresentanti istituzionali e, se cosı̀ non
è, dobbiamo dare il nostro contributo
affinché lo capiscano. E per questo loro
devono restare fuori da questa iniziativa,
parlamentari compresi »;
appare preoccupante per l’ordine democratico una serie di affermazioni di
questo genere, tanto che il quotidiano
Latina Oggi, nell’articolo citato, registra un
imbarazzato silenzio delle istituzioni;
nel frattempo, però, è evidente che il
dottor Franco Bianchi avrebbe avuto notizia – come egli stesso ha esplicitamente
dichiarato — di « fatti di evidente illegalità » ed è dunque altrettanto evidente che
egli, magistrato, ha di certo provveduto a
segnalare tali fatti alla competente procura della Repubblica, per non rendersi
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egli stesso responsabile di un reato di
natura omissiva laddove avesse deciso di
non denunciarli –:
se intenda verificare che il dottor
Bianchi abbia denunciato le illegalità cui
ha fatto riferimento nell’intervista;
se non ritenga, in caso negativo, che il
comportamento dello stesso dottor Bianchi
abbia rilevanza sul piano disciplinare.
(4-15206)
RISPOSTA. — Con riferimento all’atto di
sindacato ispettivo parlamentare in esame
si fa presente che il Consiglio di Stato,
appositamente interpellato al riguardo, ha
comunicato quanto segue.
Sul quotidiano Latina Oggi di domenica
12 giugno 2005 è apparsa un’intervista del
Presidente del TAR di Latina, dottor Franco
Bianchi, seguita, in data 1o luglio 2005, da
una nota dello stesso, rivolta ai giornalisti
e agli organi di stampa, con la quale
vengono forniti chiarimenti su quanto da
lui dichiarato.
Da tale nota si evince, tra l’altro, che
l’intervista in questione aveva ad oggetto,
essenzialmente, il tema della legalità nell’esercizio di poteri pubblici e nella necessità di diffondere, ad ogni livello, cultura
giuridica sull’azione amministrativa, in
rapporto al sempre più complesso e mutevole ordinamento vigente.
La nota specifica, altresı̀, che con talune
espressioni che potrebbero aver dato adito a
fraintendimenti (come quella di « salotto di
legalità »), il presidente Bianchi intendeva
riferirsi, all’istituzione di un comitato composto da illustri esponenti del mondo giuridico pontino, per coordinare e indirizzare
un’attività scientifica d’alto livello nelle materie della giuspubblicistica.
Nella medesima nota si annuncia, infatti, che dal novembre 2005 si sarebbero
svolte, nelle forme seminariali già seguite in
precedenza, incontri di studio, anche itineranti, in altri comuni oltre Latina, per
affrontare le complesse problematiche giuridiche sorte dalla recente legge sul procedimento amministrativo (n. 15 del 2005) e
dall’applicazione del testo unico degli enti
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locali n. 267 del 2000, in particolare per le
norme riguardanti la gestione dei servizi
pubblici locali.
In effetti, si rileva come un’attività seminariale di questo tipo sia stata di fatto
svolta, negli ultimi tre anni, presso la Sala
Borsellino della procura di Latina, su iniziativa del TAR di Latina, congiuntamente
all’ordine degli avvocati e all’associazione
degli avvocati amministrativisti di Latina,
riscuotendo ampi consensi per l’elevata presenza di oltre 200 interessati all’anno tra
avvocati e funzionari di comuni ed enti
pubblici.
I fraintendimenti emersi a seguito dell’intervista del presidente Bianchi del 12
giugno 2005 sembrano essere definitivamente cessati a seguito di tali chiarimenti,
vista anche l’ampia diffusione che i quotidiani locali – nell’esplicitare le finalità
eminentemente scientifiche dell’iniziativa –
hanno fornito alla suddetta nota del 1o
luglio 2005, che appare in effetti chiarire i
reali propositi auspicati ed offerti dallo
stesso presidente Bianchi nell’intervista del
12 giugno.
In conclusione, si ritiene che possa
desumersi, dall’esame complessivo della vicenda, che il presidente Bianchi non intendesse, nelle sue dichiarazioni, riferirsi a
singoli casi, concreti e specifici, di illegalità
riscontrati nell’esercizio dell’attività giudiziaria, ma, in generale, alle illegalità messe
quotidianamente in evidenza dalla stampa,
evidenziando la sua disponibilità ad offrire
il proprio contributo, congiuntamente con
altri soggetti del mondo istituzionale e
scientifico, per fornire alle amministrazioni
pubbliche indirizzi e orientamenti, in ordine
alle attuali e principali problematiche del
diritto amministrativo.
Il Ministro per i rapporti con il
Parlamento: Carlo Giovanardi.
DIDONÈ. — Al Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca. — Per sapere
– premesso che:
uno degli aspetti di fondamentale
importanza per garantire un servizio sco-
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lastico efficiente e improntato a princı̀pi di
semplificazione e snellimento delle procedure è quello del conferimento delle supplenze;
l’articolo 4 della legge n. 124 del
1999 distingue infatti: le supplenze annuali, le supplenze temporanee fino al
termine delle attività didattiche e le supplenze temporanee, nei casi diversi da
quelli sopra evidenziati, in cui rientrano
anche le cosiddette supplenze brevi, già
regolate dall’articolo 521 del TU del 1994,
n. 297;
per le supplenze annuali e temporanee sino al termine delle attività didattiche
si utilizzano le graduatorie permanenti,
mentre per le altre supplenze temporanee
e le supplenze brevi si provvede utilizzando le graduatorie di circolo o di istituto;
nella realtà della singola scuola si
vengono a creare situazioni, nell’ambito
dell’assegnazione delle supplenze ai sensi
del decreto ministeriale 25 maggio 2005
contenente il regolamento per le supplenze, che determinano un grosso dispendio di tempo e di lavoro, di risorse economiche a carico della scuola che portano
spesso ad un non adeguato servizio per gli
studenti;
secondo l’interrogante l’istituzione
scolastica deve infatti scorrere, per assegnare le supplenze, le graduatorie, inviando un telegramma al singolo aspirante
supplente, attendere 48 ore per la risposta,
cui si aggiunge poi il tempo per l’entrata
in servizio, in caso di risposta affermativa.
In caso di risposta negativa invece si dovrà
procedere con il successivo in graduatoria,
con un nuovo telegramma;
si registra quindi da un lato la possibilità che il meccanismo di selezione e
assunzione dei supplenti richieda
un dispendio di tempo enorme a discapito dell’esigenza di introdurre subito
un insegnante in classe; dall’altro si registra un
aumento delle spese telefoniche per il
conferimento di dette supplenze, in quanto
le graduatorie di istituto sono molto ampie
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e gli iscritti debbono essere interpellati
tutti fino alla copertura dei posti, con
conseguente aumento delle chiamate;
FIORI. — Al Ministro della sanità e al
Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
— Per sapere – premesso che:
si rende quindi opportuno, ad avviso
dell’interrogante, rendere meno complessa
e lunga la procedura per l’individuazione
del personale insegnante supplente –:
in data 10 maggio 1991 l’ingegnere
Emilio Picello scriveva al Ministro della
sanità pro tempore per denunciare quanto
segue:
quali iniziative intenda adottare il
ministro interrogato per dare risposta a
questo problema che pregiudica la qualità
del servizio scolastico e di insegnamento,
rendendo più snelle e meno onerose le
procedura di individuazione dei supplenti.
(4-12857)
RISPOSTA. — L’interrogazione parlamentare in esame, concerne le procedure di
conferimento delle supplenze da parte dei
dirigenti scolastici per la sostituzione dei
docenti assenti.
Si concorda con l’interrogante circa
l’esigenza di semplificazione e snellimento
delle vigenti procedure, che risultano onerose e non del tutto funzionali per la
tempestiva sostituzione degli insegnanti assenti.
Per soddisfare questa esigenza occorre
introdurre nuove disposizioni, atte a semplificare e snellire l’attuale meccanismo di
selezione ed assunzione dei supplenti e ad
assicurare una maggiore efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, nel rispetto delle garanzie derivanti da una procedura pubblica di reclutamento; in particolare, è necessario apportare modifiche al
Regolamento recante norme sulle modalità
di conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo, adottato con
decreto ministeriale n. 201 del 25 maggio
2000 ai sensi dell’articolo 4 della legge
n. 124 del 3 maggio 1999.
A tale proposito, sono stati avviati gli
opportuni contatti con le Organizzazioni
Sindacali e sono in fase di avanzata elaborazione modifiche al suddetto Regolamento.
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
a) una carrozzina a rotelle per il
figlio disabile costava lire 1.600.000 comprata da privato e 2.700.000 lire se acquistata dalle Usl;
b) i pannolini per incontinenti, che
costavano lire 400 cadauno al supermercato, le Usl li pagavano al fornitore lire
833 cadauno, più del doppio;
c) le scarpe ortopediche, che al privato costavano 200.000 lire, le Usl le
pagavano al fornitore lire 800.000, 4 volte
di più!;
d) cosı̀ per tutti gli articoli del cosiddetto « Nomenclatore-Tariffario delle
protesi dirette al recupero funzionale e
sociale dei soggetti affetti da minorazioni
fisiche, psichiche o sensoriali... », documento approvato di volta in volta con
decreto ministeriale a firma del Ministero
della sanità pro tempore;
il ministero non rispose mai alla
lettera
dell’ingegnere Emilio Picello;
nel giugno 1995 l’ingegnere Emilio
Picello si rivolse con analoga lettera all’allora Presidente del Consiglio dei ministri dottor Lamberto Dini, e per conoscenza al Ministro della sanità professor
Elio Guzzanti il quale rispose al Picello
con lettera del 6 luglio 1995, ove ammetteva che nel Nomenclatore-Tariffario qualcosa non andava; tuttavia non accadde
nulla. Tutto continuò come prima e cioè lo
stesso ausilio o presidio per disabili presentava diversità di prezzo nel caso che
l’acquirente fosse un privato o un’Azienda
sanitaria locale;
il 27 settembre 1996 l’ingegnere Emilio Picello si rivolse, sempre con lettera del
medesimo tenore delle precedenti, al Ministro della sanità in carica, onorevole
Rosy Bindi. Non ebbe alcuna risposta;
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nel 1995 il Nomenclatore-Tariffario
costava ai Servizio sanitario nazionale
circa 1.200 miliardi di cui 400-500 miliardi
spesi per il « sovraprezzo » applicato agli
acquisti effettuati dalle Usl;
infatti il Nomenclatore-Tariffario esiste dal 1981 e quindi è giusto chiedersi
quante migliaia di miliardi siano state
incassate fino ad oggi dai fornitori delle
Usl per i suddetti, illegittimi, sovraprezzi;
le lettere dell’ingegnere Emilio Picello
erano diventate nel frattempo altrettanti
esposti alla magistratura: ebbene, il fascicolo è passato nelle mani di 3 sostituti
procuratori della Repubblica e di un collegio per i reati ministeriali senza che
siano pervenute notizie di sorta –:
se non ritengano opportuno far eseguire con la massima urgenza accertamenti volti a verificare la sussistenza dei
fatti denunciati e, in caso affermativo,
adottare le opportune iniziative (preventive e repressive) per eliminare certe inammissibili e illecite « storture » del Servizio
sanitario nazionale che comportano
« sprechi » e « guadagni » illegittimi per
migliaia di miliardi.
(4-00415)
RISPOSTA. — Il provvedimento che attualmente regola le prestazioni, di assistenza protesica, le relative modalità di
erogazione nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e le tariffe è il decreto ministeriale 27 agosto 1999, n. 332, che ha
sostituito la precedente disciplina definita
con il decreto ministeriale del 28 dicembre
1992.
Il Regolamento prevede che per gli apparecchi acquistati direttamente dalle
aziende USL « i prezzi corrisposti dalle
aziende USL sono determinati mediante
procedure pubbliche di acquisto espletate
secondo la normativa vigente » (articolo 8,
comma 2), sulla base di specifiche direttive
emanate dalle singole regioni.
Le variazioni delle tariffe – determinatesi tra il precedente decreto del 1992 e la
normativa vigente – devono considerarsi,
nel complesso, di modesta entità, tenuto
conto del periodo di tempo trascorso.
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Tra le iniziative adottate nel tempo dal
Ministero della salute, ai fini della revisione
e dell’ammodernamento del settore in
esame, va ricordata l’istituzione della Commissione, nazionale per l’assistenza protesica, con compiti di studio, consulenza e
proposta.
La Commissione, composta da professionisti sanitari professionalmente e personalmente impegnati nella tutela della disabilità, aveva l’obiettivo di semplificare le
procedure di erogazione e i percorsi di
fornitura, di razionalizzare la riclassificazione e di definire l’aggiornamento tecnologico dei dispositivi elencati.
La Commissione ha concluso i lavori
nel settembre 2001, formulando una serie
di proposte per la revisione del vigente
Regolamento sull’assistenza protesica.
Ai sensi dell’Accordo tra il Governo, le
regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano del 22 novembre 2001, è stata
istituita la Commissione nazionale per la
definizione e l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA), insediatasi il 27
luglio 2004.
A questo organismo è affidato il compito
di valutare, nel tempo, i fattori scientifici,
tecnologici ed economici che motivano il
mantenimento, l’inclusione o l’esclusione
delle prestazioni, tra cui le prestazioni di
assistenza protesica, dai LEA.
Nel procedere a tale revisione, l’intervento dello Stato deve limitarsi alla definizione del « livello essenziale » dell’assistenza protesica (servizi e prestazioni che il
Servizio sanitario nazionale è tenuto a
garantire a coloro che ne hanno diritto);
alle regioni compete la disciplina delle
« modalità di erogazione » di tale livello di
assistenza, delle procedure di acquisizione
di protesi, ortesi ed ausili e delle modalità
di individuazione dei fornitori, nel rispetto
della normativa comunitaria e dei principi
della tutela della concorrenza e del mercato.
Dallo scorso mese di giugno, la Commissione ha avviato i lavori per la revisione
della disciplina concernente l’assistenza
protesica.
Il Ministero della salute ben consapevole di fenomeni discorsivi, peraltro rilevati in epoche non recenti, nelle procedure
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d’acquisto dei beni, espletate dagli enti
sanitari territoriali, desidera confermare il
proprio impegno concreto ad effettuare un
monitoraggio sui prezzi d’acquisto per gli
ausili forniti dal Servizio sanitario nazionale, al fine di verificare se (beninteso,
fatte salve le competenze e funzioni di
livello regionale e locale) le differenze nei
prezzi, individuate dall’interrogante e correlate immotivatamente alla natura privata
o pubblica del soggetto acquirente, siano
ancora rilevabili, quali possano esserne le
conseguenze sull’andamento della spesa
sanitaria nel nostro Paese e quali strumenti correttivi debbano essere adottati, ai
vari livelli istituzionali, per eliminare siffatte, inammissibili distonie.
Il Ministro della salute: Francesco Storace.
FIORI. — Al Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere –
premesso che:
il CIEPP è un sindacato di recente
costituzione che rappresenta una parte
considerevole di inquilini che occupano in
locazione immobili di proprietà Inarcassa
distribuiti in varie zone di Roma;
risulta all’interrogante che l’Inarcassa, avviando le trattative con le Organizzazioni Sindacali tese a definire i rapporti con gli inquilini interessati a mantenere la locazione o ad aderire alla dismissione degli immobili locati, avrebbe
escluso dai negoziati il sindacato CIEPP
nonostante le numerose istanze avanzate
da quest’ultimo;
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CIEPP al fine di tutelare gli inquilini che
vi hanno aderito.
(4-12397)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, si fa presente, in via
preliminare, che questo Ministero non è
venuto a conoscenza dell’esistenza del sindacato CIEPP.
Al riguardo, occorre precisare che non
esistono procedure particolari da seguire
per la costituzione di un sindacato, né esiste
alcun obbligo per i sindacati di segnalare la
propria esistenza ed operatività a questo
Ministero. Infatti – attesa la mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione
– nel vigente ordinamento le organizzazioni
sindacali vivono ed operano come associazioni private, libere di organizzarsi e di
agire come meglio credono.
Ciò premesso, si precisa che questa
Amministrazione non è competente a rilasciare alcuna sorta di autorizzazione o ad
effettuare alcun « intervento » al riguardo,
afferendo la materia in oggetto squisitamente alla sfera privatistica delle relazioni
industriali.
Infatti il titolo, per un’organizzazione
sindacale, per la partecipazione alla contrattazione collettiva e l’assunzione di qualità di parte contrattuale si consegue, in
generale, per effetto della capacità di imporsi, mediante il concreto esercizio di
attività di tutela dell’interesse collettivo
della categoria, come interlocutore negoziale
della controparte.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
ad avviso dell’interrogante, tale esclusione, determina una non legittima ed
immotivata discriminazione di un importante interlocutore eletto dalle parti interessate –:
FOLENA. — Al Ministro degli affari
esteri, al Ministro dell’interno, al Ministro
per l’innovazione e le tecnologie. — Per
sapere – premesso che:
se non ritenga opportuno intervenire
presso l’Inarcassa affinché la future riunioni aventi ad oggetto la regolazione dei
rapporti con gli inquilini, prevedano la
inderogabile partecipazione del sindacato
secondo quanto rivela Reporters Sans
Frontieres la divisione cinese del noto
portale internet « Yahoo! » avrebbe collaborato con le autorità locali per l’arresto
del giornalista dissidente Shi Tao;
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AI RESOCONTI
Tao è stato condannato a 10 anni di
prigionia per aver divulgato in tutto il
mondo alcune « direttive segrete » emanate
dal governo di Pechino: veri e propri
divieti rivolti ai direttori di tutte le testate
nazionali, scritti con tono intimidatorio,
che stabilivano il divieto di raccontare il
quindicesimo anniversario della rivolta di
Piazza Tienanmen, svoltosi lo scorso giugno;
Tao, che si è servito di « Yahoo! » per
aprire un indirizzo e-mail, sarebbe stato
rintracciato attraverso i messaggi di posta
elettronica spediti tramite il servizio offerto dal portale;
è legittimo domandarsi se tale « collaborazione » sia possibile anche in Italia,
sulla base del recente decreto antiterrorismo e quindi quali siano le garanzie di
privacy e di libertà garantite dall’attuale
ordinamento –:
se il Ministro degli affari esteri intenda sollevare formale protesta presso il
governo cinese;
se il Ministro dell’interno ritenga che
un fatto simile possa accadere anche in
Italia in base alla legislazione vigente;
se il Ministro dell’innovazione tecnologica intenda attuare politiche più restrittive a garanzia della privacy degli utenti
italiani.
(4-16864)
RISPOSTA. — In merito a quanto segnalato dall’interrogante nell’atto parlamentare
in argomento, si ritiene opportuno sottolineare che il tema del rispetto dei diritti
umani in Cina forma già da tempo oggetto
di costante attenzione da parte dell’Unione
Europea e dei Governo italiano
A tale proposito si ricorda che, già a
partire dal 1997 e su richiesta cinese, è in
corso un dialogo strutturato UE-Cina sui
diritti umani che, a cadenza semestrale, si
svolge alternativamente a Pechino e nella
capitale europea incaricata della Presidenza
di turno dell’Unione. In questo ambito sono
affrontate le questioni più importanti relative al rispetto dei diritti umani. Tali consultazioni consentono, inoltre, all’Unione
Camera dei Deputati
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europea di segnalare all’attenzione delle
Autorità cinesi casi individuali di violazione
dei diritti umani, per i quali vengono
sollecitati interventi di clemenza e/o riparazione.
Nel corso dell’ultima sessione di tale
dialogo, svoltasi in Lussemburgo il 24 e 25
febbraio 2005, da parte della Presidenza
lussemburghese sono state nuovamente evidenziate le aree del settore dei diritti umani,
nelle quali l’UE spera di vedere realizzati
progressi nel breve-medio periodo. Tra i
temi affrontati con particolare attenzione
figurano, oltre alla ratifica del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (firmata dalla Cina nel 1998) e al rilascio delle
persone detenute in seguito ai fatti del 1989,
proprio quello della promozione della libertà di espressione attraverso la rimozione
delle restrizioni ai media. L’Unione Europea, inoltre, non ha mancato di dare particolare rilevanza alla tematica del rispetto
dei diritti umani in Cina anche in occasione dell’ottavo summit UE-Cina, che si è
tenuto a Pechino il 5 settembre u.s.
In merito ai risultati del suddetto dialogo strutturato, i Capi Missione dell’Unione Europea rilevano l’esistenza di
segnali positivi, determinati dalla disponibilità manifestata dal Governo di Pechino a
realizzare alcune aperture in tema di rispetto dei diritti umani, segnatamente nel
campo dei diritti economici, sociali e culturali. Essi registrano, tuttavia, un atteggiamento ancora improntato ad una notevole chiusura relativamente alle tematiche
della libertà religiosa e del massiccio ricorso alla pena capitale ed alla tortura, cosı̀
come a varie forme di « detenzione amministrativa ».
La prossima sessione, che avrà luogo il
24 e 25 ottobre 2005, sarà incentrata sulle
tematiche del rispetto della libertà religiosa
e del ruolo del sistema giudiziario, vale a
dire quei settori in cui, a parere dell’Unione
Europea, si sarebbero registrati i risultati
meno soddisfacenti nel corso dell’ultimo
anno.
La questione del rispetto dei diritti
umani viene altresı̀ sollevata da parte italiana in ogni possibile occasione di incontro
bilaterale con esponenti del governo cinese.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
Da ultimo, lo scorso 18 marzo a Roma
l’On. Ministro ha nuovamente evocato, nel
corso del suo incontro con il Ministro degli
Esteri della Repubblica Popolare Cinese Li
Zhaoxing, la questione del rispetto dei diritti umani, ribadendo la necessità che
Pechino compia i passi necessari (come la
ratifica del Patto dei Diritti Civili e Politici
delle Nazioni Unite) per favorire un processo di normalizzazione con l’Occidente.
Per quanto riguarda in particolare lo
stato della libertà di espressione e della
libertà di stampa nel Paese, secondo quanto
riferiscono i Capi Missione dell’Unione Europea accreditati a Pechino, il Governo
cinese continua ad adottare una politica di
restrizioni alla libertà di espressione sia
attraverso le testate giornalistiche, che attraverso internet. Le Autorità locali sottopongono a censure ed arresti giornalisti e
docenti universitari che, secondo le stesse
Autorità, avrebbero abusato della propria
libertà di espressione. Anche i reporter e le
agenzie di stampa stranieri non sarebbero
sfuggiti a tali controlli, registrando inoltre
nell’ultimo anno un aumento del monitoraggio delle proprie attività. Nel corso degli
ultimi mesi, il Dipartimento per la Propaganda ha proibito la copertura mediatica di
una serie di temi considerati « sensibili »,
limitando alla versione delle agenzie ufficiali la diffusione di notizie su altri eventi.
Nel maggio scorso, le Autorità cinesi hanno
annunciato un rafforzamento dei controlli
nel settore delle telecomunicazioni ed in
quello multimediale, attuando nuovi regolamenti che costituiscono di fatto un passo
indietro rispetto alle iniziative di liberalizzazione avviate nel 2004.
In merito, infine, al caso specifico del
giornalista cinese Shi Tao, citato nella presente interrogazione, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Shi Tao, 37 anni, giornalista per il
Dangdai Shang Bao, è stato condannato il
30 aprile 2005 a dieci anni di carcere per
aver inviato a siti web stranieri il testo di
una circolare interna con cui le autorità di
pubblica sicurezza cinesi avvertivano i giornalisti dei pericoli di destabilizzazione sociale derivanti dal ritorno in Cina di alcuni
dissidenti, in occasione del quindicesimo
Camera dei Deputati
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anniversario degli incidenti di piazza Tien
An Men del 1989.
Tale diramazione, avvenuta attraverso
server del service provider Yahoo! ubicati
in territorio cinese, ha indotto le autorità
cinesi a sollecitarne la collaborazione al
fine di identificare e perseguire il mittente.
La suddetta compagnia si è giustificata con
la necessità di conformarsi alle leggi del
paese in cui opera.
La multinazionale Yahoo! con sede giuridica negli Stati Uniti è da tempo presente
in Cina dove ha effettuato importanti investimenti quali nel 2003 l’acquisto per 120
milioni di dollari del motore di ricerca
« 3721.com » e, più di recente, per la cifra
di un miliardo di dollari, del sito di commercio elettronico cinese « Alibaba ». Da
anni Yahoo! consente la censura della
versione cinese del suo motore di ricerca.
Nel 2002 Yahoo! ha infatti sottoscritto un
impegno in virtù del quale essa si conforma
alle regolamentazioni cinesi in materia di
censura. Le ricerche considerate « sensibili »
dalle autorità cinesi, come ad esempio « Indipendenza di Taiwan », consentono il solo
recupero di documenti di riferimento limitati e già approvati.
Nel caso di Shi Tao, è stata la
Yahoo!Holdings (Hong Kong) Ltd. a fornire
alle autorità di pubblica sicurezza cinesi le
informazioni che hanno portato alla sua
identificazione e condanna a 10 anni di
prigione. Yahoo! Holdings (Hong Kong) Ltd.
è soggetta, dal 1o luglio 1997, alla legislazione di Hong Kong, una Regione Amministrativa Speciale della Repubblica Popolare Cinese.
L’Italia, come del resto l’Unione europea, è consapevole delle restrizioni poste in
Cina alla libertà d’espressione anche attraverso Internet. Alla crescita esponenziale del
numero degli utenti della « rete » (con cifre
di fruitori che superano i 100 milioni di
utenti la Cina è già oggi il secondo paese al
mondo per numero di utenti), corrisponde
una parallela sofisticatezza delle tecniche
utilizzate dalle autorità cinesi per limitare
la diffusione di critiche anti-governative.
Oltre al monitoraggio dei materiali che
circolano in rete, la Cina sta introducendo
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXV
AI RESOCONTI
una serie di misure volte a richiedere la
registrazione (e quindi l’identificazione) di
tutti i siti a scopo non commerciale e dei
partecipanti alle varie chat, e-forum, blog.
Le misure restrittive non si limitano alle
sole opinioni anti-governative, ma prendono di mira anche quei contenuti giudicati
dalle autorità cinesi contrari alla « morale »
(pornografia, culti di sette religiose non
riconosciute, eccetera), all’« ordine pubblico » e alla « sicurezza nazionale ».
La diffusione tra la popolazione dell’accesso a Internet rende peraltro evidentemente problematici i provvedimenti governativi di contenimento delle manifestazioni
di libera espressione anche attraverso questo medium. La collaborazione di service
provider stranieri (come nella fattispecie
citata dall’On. interrogante) ad attività configurabili come ausiliarmente censorie dell’azione repressiva cinese può essere ricondotta ad interessi e autonome valutazioni
delle singole imprese, da parte di operatori
desiderosi di affermarsi in un mercato che,
per le sue gigantesche dimensioni, sembra
offrire straordinarie opportunità commerciali.
Da parte sua la comunità internazionale
(e in tale ambito l’Unione Europea in
particolare) vigila costantemente su questi
aspetti. In diverse occasioni l’UE, nell’ambito del dialogo sui diritti umani avviato
con la Cina, ha espresso le sue preoccupazioni, sollecitando al tempo stesso una
più puntuale definizione normativa da
parte cinese dei reati contro la morale,
l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale,
che appaiono prestarsi ad abusi a causa di
una certa qual vaghezza.
In particolare, interventi puntuali sono
stati anche compiuti in quei casi di giornalisti o attivisti dei diritti umani perseguiti
per opinioni espresse su internet. L’Italia,
quale membro di rilievo dell’UE, è pienamente partecipe di questi sforzi, nella consapevolezza che la dimensione europea assicura quella massa critica atta a dare
efficacia ad un interlocutore che voglia
ingaggiare la Cina su un argomento sensibile come quello dei diritti umani.
Il caso specifico del giornalista Shi Tao
è all’attenzione dell’Unione Europea. Il suo
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nominativo è stato inserito già dal febbraio
di quest’anno nella lista dei casi individuali
che con cadenza semestrale la UE solleva
con le Autorità cinesi. L’Unione Europea
intende esprimere la sua preoccupazione
per gli ostacoli posti nell’accesso a siti web
contenenti parole quali « diritti umani »,
« democrazia » e « libertà » e, su un piano
generale, per il rafforzamento della censura
cinese in particolare attraverso Internet.
L’Unione Europea intende inoltre sollecitare la RPC a rinunciare all’obbligo da
parte dei service provider di ottenere una
licenza governativa per operare.
Da parte del Governo italiano e dell’Unione europea si continuerà a seguire
con estrema attenzione l’evoluzione della
situazione dei diritti umani in Cina e non
si mancherà di richiamare il Governo cinese al pieno rispetto dei diritti e delle
libertà fondamentali nel Paese.
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Margherita Boniver.
FOLENA e MANTOVANI. — Al Ministro
degli affari esteri. — Per sapere – premesso
che:
lo scrittore turco Orhan Pamuk rischia fino a tre anni di reclusione, in base
all’articolo 301/1 del codice penale turco,
per aver sostenuto, in una intervista al
quotidiano svizzero Tages Anzeiger, che
l’impero ottomano ha sterminato un milione di armeni e trentamila curdi;
il tribunale amministrativo turco ha
bloccato, il 22 settembre 2005, una conferenza sulle responsabilità dell’impero ottomano nel genocidio degli armeni a causa
della loro posizione filo-russa nella prima
guerra mondiale;
il prossimo 3 ottobre l’Unione europea incontrerà ufficialmente la Turchia
per l’avvio dei negoziati al fine dell’adesione di questo paese all’Unione;
il primo ministro turco Erdogan ha
criticato la decisione del tribunale ma il
ministro della giustizia Cicek, nel maggio
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
scorso, aveva definito « traditori » i turchi
che avrebbero dovuto prendere parte al
convegno;
nonostante ciò, la posizione ufficiale
di Ankara rimane negazionista rispetto
alle responsabilità dell’impero ottomano
nel genocidio del popolo armeno –:
se il ministro e il Governo siano a
conoscenza dei fatti suddetti;
se il ministro intenda protestare ufficialmente presso il governo turco per la
situazione giudiziaria di Pamuk e l’annullamento del convegno richiamato in premessa;
se il Governo non ritenga che il
governo di Ankara debba assicurare piene
e radicali riforme al fine di instaurare nel
paese un livello di libertà di opinione
assimilabile a quello dei paesi membri
dell’Unione;
se il Governo, inoltre, non ritenga
necessario che le autorità di Ankara si
impegnino a riconoscere le responsabilità
turche e ottomane nello sterminio degli
armeni e dei curdi e ad avviare un serio
negoziato al fine di riconoscere pienamente i diritti delle minoranze etniche nel
loro paese.
(4-17040)
RISPOSTA. — La vicenda che vede coinvolto il noto scrittore Orhan Pamuk, incriminato per dichiarazioni rese ad un
giornale svizzero sull’uccisione di 30 mila
curdi e un milione di Armeni » e rinviato a
giudizio il prossimo 16 dicembre, ha assunto un particolare rilievo sia per la quasi
contestualità con le decisioni europee sull’avvio dei negoziati di adesione, che per il
fatto che la condanna sia avvenuta sulla
base di un codice penale (articolo 301.4
« denigrazione della Turchia e del popolo
turco ») appena riformato proprio per tener
conto degli standard europei. Nel caso specifico, la decisione è stata assunta dalla
procura di un Tribunale distrettuale di
Istanbul, lo stesso che da ultimo ha condannato a 6 mesi il giornalista armeno
Hrant Dink per lo stesso reato.
Camera dei Deputati
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Fatto salvo naturalmente il rispetto del
principio di indipendenza della magistratura, occorre tuttavia chiedersi – e tale
questione è stata posta anche in occasione
della recente visita ad Ankara del Commissario europeo Rehn – se a fronte di ricorrenti interpretazioni estensive non occorra
intervenire per precisare la natura di un
reato quale quello di « denigrazione della
Turchia » la cui genericità è all’origine della
vicenda. Per connessione, si segnala del
resto che lo stesso Commissario Rehn ha
incontrato lungamente Pamuk ad Istanbul
durante la suddetta visita.
Quanto alla conferenza « Armeni durante il crollo dell’Impero Ottomano: responsabilità scientifica e problemi democratici », va segnalato come la stessa fosse
già stata rinviata una prima volta, per
ragioni di opportunità, lo scorso maggio,
senza che ne derivassero reazioni specifiche
a livello governativo; dopo la decisione di
sospensione adottata dal Tribunale amministrativo di Istanbul il 21 settembre, le
massime Autorità di Governo sono invece
intervenute esprimendosi in senso fortemente critico. Una volta che comunque –
superato il divieto del tribunale spostando
la sede dell’incontro in una diversa Università – la conferenza si è potuta svolgere,
il Ministro degli esteri Gul ha inviato una
lettera aperta agli organizzatori (visibile sul
sito ufficiale del Ministero affari esteri
turco) che da un lato offre « copertura
politica » all’iniziativa (la prima del genere
in Turchia), dall’altro fornisce indicazioni
di rilievo sulla posizione ufficiale di
Ankara; Gul afferma infatti che si intende
continuare ad aprire gli archivi dell’epoca e
ricorda la proposta fatta a Yerevan di
costituire una Commissione mista di storici.
Può quindi rilevarsi come in questa
occasione le Autorità si siano mosse con
decisione e tempestività; la questione armena rimane sicuramente una delle più
difficili da affrontare, poiché chiama in
causa il complesso periodo che portò alla
nascita dell’odierna Repubblica turca. Registriamo come il tema cominci finalmente
ad uscire dalla sfera della negazione più o
Atti Parlamentari
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
meno esplicita per approdare a quella di un
dibattito, almeno sul piano accademico.
Risultano pertanto confermati due
aspetti essenziali della Turchia moderna: da
un lato l’inevitabile resistenza di alcune
forze al processo riformistico, ed il caso
Pamuk verosimilmente non sarà che uno
dei tanti, dall’altro il venire alla luce, quasi
per forza propria, di questioni sulle quali la
Turchia sta cominciando a riflettere, quella
armena ed anche quella curda.
Riteniamo che a fronte di tali dinamiche
il ruolo dell’Unione europea e dei Paesi
membri debba essere – tanto più dopo
l’avvio dei negoziati di adesione – quello di
un costante richiamo allo scrupoloso rispetto degli impegni assunti, ma senza sterili contrapposizioni, sostenendo viceversa
le forze che vedono chiaramente quale sia
la direzione da mantenere, in coerenza con
una strategia che ha contribuito a trasformare radicalmente la Turchia nel giro di
solo pochi anni.
Nell’ambito dell’ormai avviato processo
di riforme, il Governo turco è profondamente impegnato nella realizzazione e nell’effettiva attuazione dei provvedimenti necessari all’adeguamento del Paese agli standard europei di piena garanzia dei diritti
umani. È utile, infatti, sottolineare come
negli ultimi anni la Turchia abbia dato una
fortissima accelerazione a tale processo di
riforme politiche, che restano una priorità
nell’agenda europea del Paese insieme alla
realizzazione dei criteri economici di Copenaghen e dell’acquis comunitario. Tali riforme vertono in particolare, per quanto
concerne il settore dei diritti umani, sull’ampliamento delle libertà di opinione, di
associazione e di stampa e sul riconoscimento dei diritti culturali delle etnie non
turche.
In merito all’avanzamento del Paese
verso la piena garanzia dei diritti umani ed
al raggiungimento di livelli di libertà di
opinione assimilabili a quelli dei Paesi
membri dell’Unione, si segnala l’approvazione da parte del Parlamento turco di
emendamenti a dieci articoli della Costituzione che hanno introdotto, tra le altre, le
seguenti fondamentali riforme: la completa
eliminazione della pena di morte dal testo
Camera dei Deputati
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costituzionale (articoli 15, 17, 38, 87), l’introduzione nella legge primaria del principio di parità uomo-donna (articolo 10),
l’ampliamento della libertà di stampa (articolo 30), il prevalere del diritto internazionale pattizio su quello interno (articolo
90). Nella specie, sul fronte della libertà di
espressione sono state adottate alcune importanti riforme legislative nel senso di un
riavvicinamento agli standard europei,
quali l’abrogazione dell’articolo 8 della
legge anti-terrorismo (in tema di propaganda anti-unitaria e separatista), nonché
le riforme degli articoli 159 e 312 del codice
penale, rispettivamente in tema di vilipendio alle istituzioni dello Stato ed incitamento all’odio razziale.
A riprova della volontà turca di, garantire la concreta attuazione delle riforme per
migliorare le istituzioni democratiche e assicurare il pieno rispetto dei diritti umani,
l’Esecutivo ha istituito lo scorso anno un
meccanismo di monitoraggio delle riforme
con funzioni di controllo e di stimolo, di
cui fanno parte i Ministeri degli esteri, della
giustizia e dell’interno. L’ultima riunione
ha avuto luogo il 14 giugno scorso e nel
corso dell’informativa ai capi missione dell’Unione europea su tale incontro, svolta
dal Vice segretario generale per l’Unione
europea del Ministero degli affari esteri
turco, ambasciatore Acet, è stato rilevato
come il Governo turco abbia mantenuto
fermo l’impegno di monitorare attivamente
il processo di riforme politiche in vista
della loro piena ed effettiva realizzazione. In
particolare, si segnala l’entrata in vigore il
1o giugno scorso del nuovo codice penale e
delle leggi correlate, provvedimenti legislativi espressamente richiesti dal Consiglio
europeo alle Autorità turche per l’avvio dei
negoziati di adesione all’Unione europea,
che sono stati regolarmente avviati lo
scorso 3 ottobre.
Per quel che riguarda, più in generale, la
realizzazione di ulteriori riforme nel campo
dei diritti umani, la Commissione europea
ha recentemente fornito un aggiornamento
sugli esiti del « monitoraggio » delle riforme
interne in Turchia, in vista della pubblicazione del Rapporto annuale in novembre:
ne risulta un quadro complesso e non privo
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
di ombre, ma caratterizzato nell’insieme da
forti elementi positivi, specie in relazione
all’aspetto di concreta attuazione delle riforme. Si segnalano, da un lato, il crescente
rilievo dell’attività del Comitato parlamentare per i diritti umani e di quello istituito
presso il Primo ministro, e dall’altro una
serie di sentenze di tribunali ordinari e del
Consiglio di Stato che hanno adottato importanti decisioni in materia, rispettivamente, di libertà di stampa e di non discriminazione tra confessioni religiose.
Nondimeno, forte insoddisfazione è stata
espressa dalla Commissione europea sul
progetto di legge in materia di Fondazioni,
giudicato ancora al di sotto degli standard
europei soprattutto per via del mancato
riconoscimento dell’autonomia patrimoniale di tali enti. È utile ricordare, infine,
che resta molto attuale in Turchia la questione dei rapporti con le minoranze non
musulmane, motivo dell’adozione di provvedimenti a tutela delle minoranze religiose
ed in materia di protezione e tutela dei
soggetti impegnati nella difesa dei diritti
fondamentali (Human Rights Defenders).
Da ultimo e per completezza di informazione, si segnala che la Turchia non ha
formato oggetto di nessuna risoluzione per
violazione dei diritti umani e delle libertà
fondamentali nel corso della III Commissione dell’Assemblea generale delle Nazioni
unite a New York (settembre-dicembre
2004), né nell’ambito dei lavori dell’ultima
Commissione per i diritti umani svoltasi a
Ginevra (14 marzo – 22 aprile 2005).
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Roberto Antonione.
FONTANINI. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per
sapere – premesso che:
nelle scuole medie inferiori del comune di Resia la situazione che si presenta non è di certo favorevole al buon
insegnamento;
infatti da molti anni avvengono sostituzioni di insegnanti nel corso dell’anno
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scolastico, interrompendo in tal modo
un’attività già programmata e consolidata;
evidenti sono le conseguenze negative
per gli studenti, costretti a subire mutamenti e nuove metodologie che influiscono
sull’apprendimento e quindi sulla loro
preparazione culturale;
in seguito a quanto sopra descritto, si
è svolto un incontro tra le famiglie degli
alunni interessati, l’amministrazione comunale di Resia e la scuola media statale
« A. Zardini » di Pontebba;
nel corso di questo incontro sono
state sottolineate le ripercussioni negative
sui ragazzi dei numerosi cambiamenti,
soprattutto dal punto di vista dell’attività
didattica e si è sottolineata l’esigenza di
assicurare un servizio di qualità nell’insegnamento data la fascia di età degli alunni
ed il periodo di transizione che già la
scuola sta attraversando con l’avvio della
riforma –:
quali iniziative il Ministro interrogato
intenda adottare per assicurare agli alunni
del comune di Resia una continuità didattica nelle discipline impartite nella
scuola dell’obbligo e in particolare come si
intenda fronteggiare un turn over di insegnanti che ha raggiunto livelli insostenibili
per un corretto insegnamento. (4-15887)
RISPOSTA. — L’interrogante chiede iniziative per assicurare agli alunni delle scuole
medie di Resia, ed in particolare agli allievi
della scuola media statale « A Zardini » di
Pontebba, continuità didattica.
Al riguardo si fa presente che nel corrente anno scolastico la situazione presso la
scuola media di Resia, associata alla scuola
media « A Zardini » di Pontebba, per l’avvicendamento di personale docente in corso
d’anno, è notevolmente migliorata rispetto
all’anno scolastico 2004-2005. Infatti, fin
dall’inizio dell’anno scolastico 2005-2006 i
posti disponibili sono stati ampiamente coperti con docenti con contratto annuale e
soltanto alcuni spezzoni orari sono stati
assegnati a personale docente in attesa
dell’individuazione dell’avente titolo.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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Inoltre, alcuni docenti con contratto a
tempo determinato, che hanno già prestato
servizio nella succitata sede sono rientrati
nella medesima e ciò consente di assicurare
agli allievi continuità didattico-educativa.
Gli inconvenienti che si sono verificati
nel decorso anno scolastico nella continuità
dell’insegnamento sono stati causati dalla
difficoltà ad individuare personale disponibile a raggiungere luoghi particolarmente
disagiati, quali le zone della Val Resia e
dall’esigenza di attingere detto personale
dalle graduatorie d’istituto disponibili in
quel momento, in attesa della pubblicazione
delle nuove graduatorie d’istituto di terza
fascia.
Si chiarisce al riguardo che per la
gestione da parte dei capi d’istituto delle
supplenze che si rendano necessarie in
periodi dell’anno in cui eventualmente non
risultano ancora predisposte le relative aggiornate graduatorie di reclutamento, è prevista dall’articolo 40 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, la specifica tipologia di
contratto « in attesa dell’avente diritto ». In
tal caso, l’attribuzione avviene sulla scorta
di graduatorie previgenti, tramite contratti a
carattere provvisorio, in attesa dell’individuazione dell’avente titolo.
Si fa comunque presente che in sede di
modifiche al Regolamento supplenze del
personale docente, già in avanzata fase di
elaborazione, questa Amministrazione sta
valutando la praticabilità di soluzioni atte
a ridurre e contenere il periodo in cui nelle
scuole possano persistere contratti di carattere provvisorio « in attesa dell’avente
titolo ».
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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diali di alluminio e allumina, ha acquisito
lo stabilimento di Ferrara;
all’epoca dell’acquisizione lo stabilimento di Ferrara produceva circa un milione di cerchioni in alluminio all’anno,
dando occupazione a circa 350-370 addetti;
con la gestione Alcoa il sito ha cominciato a soffrire di profondi problemi,
secondo gli interroganti, a causa della
totale assenza di strategie tecniche e commerciali della casa madre: sono state perse
importanti quote di mercato, la produzione di cerchioni è scesa a una media di
500/600 mila ruote all’anno, il sito ha
perso circa 8-20 milioni di euro l’anno;
oggi lo stabilimento di Ferrara si
trova in una situazione di blocco degli
investimenti da parte della casa madre,
che rischia di far perdere anche i clienti
europei;
a fronte della crisi Rover (uno dei
principali clienti, per la quale Alcoa produceva circa 200.000 ruote) la casa madre
ha smesso di sostenere lo stabilimento
bloccando di fatto gli investimenti e non
rimpiazzando le commesse Rover con altre;
in questi mesi Alcoa Italia ha condotto, presso la Presidenza del Consiglio
dei ministri, un’importante trattativa legata agli stabilimenti di Porto Vesme e
Fusina, al fine di ottenere una consistente
riduzione dei costi energetici;
il giorno 8 giugno 2005 si è tenuto un
incontro tra Governo e proprietà per affrontare la crisi di Alcoa Italia;
il giorno 9 giugno 2005 si è tenuto un
incontro a Ferrara, tra Istituzioni locali e
proprietà, alla presenza delle organizzazioni sindacali;
FRANCESCHINI, OTTONE e SANDRI.
— Al Presidente del Consiglio dei ministri,
al Ministro delle attività produttive. — Per
sapere – premesso che:
il 13 giugno 2005 si è tenuto l’incontro annuale tra Alcoa Italia e sindacati per
fare il punto della situazione italiana e
fissare gli investimenti;
nel 2000 il gruppo Alcoa, attualmente
uno dei più importanti produttori mon-
il 20 giugno 2005 i dipendenti del sito
Alcoa di Ferrara hanno rivolto un appello
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXX
AI RESOCONTI
al Presidente di Alcoa esprimendo la loro
profonda preoccupazione per la situazione
creatasi nello stabilimento in cui lavorano;
risulta agli interroganti che gli impianti della location di Ferrara non sarebbero mai stati rinnovati, al punto da
compromettere la competitività, nonostante gli sforzi fatti dai dipendenti, che
hanno raggiunto faticosamente e con impegno gli obiettivi prefissati;
Alcoa sembra abbia aperto delle trattative per la cessione dell’intera Bu Ruote,
che non riguarderebbe lo stabilimento di
Ferrara e che fanno ipotizzare una politica industriale volta alla chiusura dell’impianto –:
se non si adottano urgenti misure per
la riqualificazione e il rilancio dell’impianto sarà messo a repentaglio il futuro
di 330 famiglie dei lavoratori impiegati;
quali siano i contenuti e gli sviluppi
delle trattative in corsa per risolvere la
crisi e scongiurare il pericolo della chiusura della location Alcoa di Ferrara;
se non ritengano opportuno convocare un tavolo congiunto alla presenza di
tutti i soggetti coinvolti: Governo nazionale, Istituzioni locali, proprietà e organizzazioni sindacali, per definire con più
puntualità le modalità e i tempi degli
interventi a sostegno dello stabilimento di
Ferrara.
(4-15471)
RISPOSTA. — Il Governo sta seguendo
l’evolversi delle vicende delle aziende italiane della multinazionale americana Alcoa
soprattutto dopo l’approvazione della legge
n. 80/05 sulla competitività che ha confermato, fino al 2010, i regimi energetici
agevolati per le attività industriali energivore.
Infatti, si sono tenute molteplici riunioni con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati al fine di trovare un percorso condiviso tra le parti. L’ultima di
queste, si è svolta il 14 settembre 2005
presso la sede del Comitato per il coordinamento delle iniziative per l’occupazione
della Presidenza del Consiglio dei ministri
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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al fine di verificare la situazione aziendale
degli stabilimenti Alcoa di Ferrara e di Zola
Predosa (Bo).
Al riguardo ed in tale sede, l’azienda, pur
ribadendo l’apprezzamento per i risultati
ottenuti in seguito alla proroga delle tariffe
agevolate, ha illustrato le difficoltà incontrate dal gruppo in Italia a seguito della
contrazione del mercato. Le ipotesi di soluzione prese in considerazione dall’azienda,
al fine di garantire la continuità produttiva
ed occupazionale dei due stabilimenti, sono
state condizionate dalla decisione della Alcoa Corporate di considerare non più strategici i business legati alla produzione di
ruote. In tale quadro, il rappresentante
dell’azienda ha informato circa l’attività di
ricerca di un nuovo imprenditore che, ad
oggi, ha visto la presentazione di diverse e
qualificate dichiarazioni di intento da parte
di imprenditori che si sono impegnati a
presentare proposte di acquisto vincolanti
sia sul piano industriale che su quello
occupazionale. L’azienda, pertanto, procederà alla valutazione delle proposte sulla
base di criteri che attengono, in primo
luogo, alla conservazione del sito produttivo
e al raggiungimento della massima occupazione, impegnandosi a dare informazioni
alle parti sociali, compatibilmente con il
rispetto dei vincoli contrattuali e di riservatezza.
Inoltre, l’azienda ha dichiarato di poter
garantire la presenza di volumi produttivi
per tutto il mese di ottobre. In considerazione di ciò, le parti si sono impegnate a non
intraprendere azioni unilaterali che possano
contrastare con il percorso definito.
Il Sottosegretario di Stato per le
attività produttive: Mario
Valducci.
GAMBA. — Al Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca. — Per sapere
– premesso che:
con Prot. n. 37365 del 8 luglio 2005,
la direzione Regionale della Lombardia –
Centro Servizi Amministrativi di Milano –
del Ministero dell’istruzione Universitaria
e ricerca rendeva noto il calendario delle
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXXI
AI RESOCONTI
operazioni Personale ATA per l’Anno Scolastico 2005/2006 e contestualmente
l’elenco in graduatoria dei destinatari di
proposta di contratto di lavoro a tempo
determinato e a tempo indeterminato;
dall’esame della graduatoria definitiva della Provincia di Milano di aspiranti
collaboratori scolastici riservatari appartenenti al gruppo 2 (disabili ex articolo 1
legge n. 68 del 1988) appare una notevole
incidenza di soggetti riconosciuti da un
limitato numero di commissioni provinciali, e quasi tutte della medesima area
geografica;
maggiormente, osservando la graduatoria definitiva della Provincia di Milano
dei riservatari appartenenti al gruppo 3
(altre categorie ex articolo 18 comma 2
legge n. 68 del 1999) si nota che la stessa
è formata quasi totalmente da elementi
vagliati dalla Commissione Provinciale di
Agrigento;
tali evidenze creano una legittima perplessità, quando non una vera e propria
tensione negli altri aspiranti al ruolo –:
se il Ministro sia già a conoscenza di
tali notizie, quali iniziative e/o provvedimenti intenda porre in essere, e nel caso,
quali accorgimenti ritenga siano da attivare per evitare che si determinino situazioni pregiudizievoli del diritto dei legittimi aspiranti, e comunque al fine di
ripristinare condizioni di inequivocabile
trasparenza.
(4-16527)
RISPOSTA. — Si comunica quanto riferito
dal Direttore generale regionale per la Lombardia in merito alle perplessità espresse
dall’interrogante sulle graduatorie definitive
dei collaboratori scolastici beneficiari della
riserva dei posti prevista dalla legge n. 68
del 12 marzo 1999: « Norme per il diritto al
lavoro dei disabili ».
I suddetti candidati, inclusi nella graduatoria provinciale permanente della Provincia di Milano, ammontano a 90 e risultano, tutti, in possesso della regolare
documentazione prodotta dai competenti
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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DICEMBRE
2005
uffici provinciali di collocamento: 21 dei
medesimi provengono dalla provincia di
Agrigento.
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
ALFONSO GIANNI. — Al Ministro del
lavoro e delle politiche sociali. — Per
sapere – premesso che:
in seguito alla rottura delle trattative
in corso tra gli autotrasportatori della Fiat
di Melfi e i committenti, gli autisti delle
bisarche sono scesi in sciopero dallo
scorso 26 aprile per chiedere una revisione
delle tariffe;
ieri si è tenuto un incontro tra le
parti, a Roma che non è stato risolutivo;
la Fiat ha deciso di bloccare dalle ore
22,00 del 13 maggio 2005 la produzione
dello stabilimento di Melfi e chiederà la
cassa integrazione per i circa 5000 operai
che vi lavorano;
il blocco della produzione è annunciato a partire da lunedı̀ 16 maggio anche
per lo stabilimento Iveco di Suzara che
vedrà ridotta la sua attività produttiva da
due turni di lavoro a uno;
per quanto riguarda gli altri stabilimenti l’azienda stà valutando ulteriori
conseguenze –:
come intenda il Ministro intervenire
per derimere una situazione di stallo intervenuta tra gli autotrasportatori e i committenti;
cosa il Ministro interrogato intenda
fare visto il protrarsi di una situazione
insostenibile da parte dei lavoratori degli
stabilimenti in questione e dei loro familiari.
(4-14513)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, relativa alla rottura delle
trattative tra gli autotrasportatori della Fiat
di Melfi ed i committenti, si fa presente che
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
XXXII
AI RESOCONTI
la questione è stata risolta e le relative
problematiche superate.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
ALFONSO GIANNI. — Al Ministro del
lavoro e delle politiche sociali. — Per
sapere – premesso che:
Atesia spa è una societa leader dei
call center con capitale azionario all’80 per
cento COS e per il restante 20 per cento
Telecom Italia;
Atesia spa impiega per la propria
attività circa 4.000 operatrici ed operatori
con contratti di collaborazione coordinata
e continuativa o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto;
le forme contrattuali atipiche che
sono impiegate non danno alcuna stabilità
alle lavoratrici ed ai lavoratori ed hanno
tutti scadenza al 30 settembre 2005;
le lavoratrici ed i lavoratori, da diversi mesi, si sono organizzati in un organismo sindacale denominato « Collettivo
Precari Atesia » per condurre una battaglia
sindacale al fine di ottenere un contratto
di lavoro a tempo indeterminato;
tale Collettivo ha raccolto il consenso
della grande maggioranza degli operatori,
consenso che si è espresso in una massiccia partecipazione a scioperi, manifestazioni ed assemblee;
tale Collettivo ha avuto proficui momenti di confronto con le istituzioni locali,
regione Lazio, provincia e comune di
Roma, in merito alla rilevanza sociale che
Atesia riveste per la città;
la mattina del giorno 22 luglio 2005
l’azienda Atesia s.p.a. ha messo in libertà
e dunque, data la particolare forma contrattuale retribuita a cottimo, senza reddito, per un tempo indefinito, alcune centinaia di lavoratrici e lavoratori;
Camera dei Deputati
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il pomeriggio del giorno 22 luglio
2005 veniva organizzata un’assemblea in
sala break dal Collettivo Precari Atesia con
la partecipazione di numerosi lavoratori
per discutere come far fronte alla decisione unilaterale dell’azienda;
al termine dell’assemblea la Direzione aziendale convocava due lavoratori e
due lavoratrici rappresentanti del « Collettivo » per comunicargli l’avvenuto licenziamento in tronco « risoluzione per giusta
causa del contratto »;
i quattro lavoratori licenziati sono
stati ritenuti « responsabili » di partecipare
ad una riunione non autorizzata (l’assemblea sindacale) oltreché notati, ad invitare
i propri colleghi a partecipare all’assemblea;
per i quattro licenziati si tratta, chiaramente di una ritorsione da parte dell’azienda;
il comportamento aziendale, suscita
allarme sociale e preoccupazione politica
per la lesione dei diritti sindacali –:
se il ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti;
se non intenda verificare la sussistenza di comportamenti antisindacali;
se non ritenga necessario intervenire,
allo scopo di trovare una soluzione al
problema reintegrando gli operatori licenziati.
(4-16268)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, dagli accertamenti effettuati dalla Direzione provinciale del lavoro
di Roma, presso la Atesia spa è emerso
quanto segue.
I lavoratori Valerio Alessandro Gentile,
Emanuela Dei, Riccardo Riccardi e Mariella Tolomeo sono risultati occupati
presso la Società Atesia – con contratto di
lavoro a progetto, il primo dei quattro, e di
collaborazione coordinata e continuativa i
restanti tre – fino al 22 luglio 2005, data
in cui i rispettivi contratti sono stati unilateralmente rescissi dalla Società Atesia,
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXXIII
AI RESOCONTI
con apposite comunicazioni scritte, che i
lavoratori hanno rifiutato di ritirare personalmente.
Successivamente la Società ha confermato le rescissioni a mezzo telegramma.
Più in particolare si precisa che i lavoratori in parola, in coincidenza di un’assemblea, indetta autonomamente dal Collettivo Precari Atesia, si sarebbero recati
nelle sale di lavoro per sollecitare i colleghi
in servizio a partecipare alla stessa.
Secondo la Società l’invito ad abbandonare le postazioni per partecipare alla citata
assemblea, avrebbe determinato un grave
disturbo dell’attività lavorativa e, pertanto,
configurato « una lesione del vincolo fiduciario » con « un gravissimo inadempimento
delle obbligazioni contrattuali » tale da determinare la risoluzione dei rispettivi contratti.
Si fa presente, poi, che, prescindendo
dalla natura del rapporto di lavoro in
essere dei quattro lavoratori, qualsiasi
azione intesa ad ottenere la riassunzione
(nel caso di lavoro subordinato), ovvero la
prosecuzione del relativo contratto (nel caso
di lavoro a progetto o di collaborazione), è
materia di esclusiva competenza del Magistrato del Lavoro, cui i medesimi lavoratori
potranno rivolgersi previo tentativo di conciliazione presso il Servizio Politiche del
Lavoro della Direzione Provinciale del Lavoro di Roma.
A quest’ultimo riguardo si riferisce che
la Atesia spa ha ricevuto comunicazioni in
tal senso da parte dei lavoratori Mariella
Tolomeo, Valerio Gentile e Riccardo Riccardi.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
JANNONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere –
premesso che:
i numerosi incidenti ferroviari avvenuti recentemente su tratte di carattere
regionale, impongono degli interventi urgenti per evitarne altri;
Camera dei Deputati
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è indispensabile avviare un monitoraggio di tutta la rete ferroviaria italiana,
compresi i sistemi di allarme, i semafori,
i segnali sonori, eccetera, per verificare
quali siano le situazioni a rischio e provvedere ad aumentare la sicurezza sulla
rete;
le linee ferroviarie sono spesso carenti in infrastrutture, tanto che in alcune
tratte internazionali (come l’asse BolognaVerona-Brennero) i convogli viaggiano ancora in un unico binario;
su di un totale di 16.000 chilometri di
linea ferroviaria soltanto meno di un terzo
hanno un sistema di controllo che permettere il blocco in automatico di un
convoglio qualora il macchinista non rispettasse, sia per errore umano che tecnologico, la segnaletica semaforica;
i treni di nuova generazione sono
datati di notevoli sistemi per la sicurezza,
ma sono ancora in numero ristretto quelli
in effettiva circolazione sulle tratte con più
affluenza;
molti pendolari e fruitori del servizio
di Trenitalia spa in genere, segnalano,
anche con iniziative di protesta simboliche, i numerosi disagi cui quotidianamente
sono costretti a subire, quali la presenza
di convogli carichi oltre le reali possibilità
delle carrozze, ma soprattutto il costante
ritardo dei treni;
lo stress del viaggio ed il disagio verso
questo mezzo di trasporto, è sicuramente
destinato a crescere se si considera il
degrado delle carrozze e dei sedili;
l’incremento della sicurezza e dell’efficienza rappresentano le prerogative indispensabili per qualsiasi aumento tariffario –:
quali misure siano allo studio da
parte degli operatori del trasporto per
investire nelle infrastrutture su rotaia e
soprattutto nelle tecnologie per la sicurezza dei treni e della rete ferroviaria;
quali misure siano allo studio per
rendere le linee ferroviarie più sicure ed
efficienti;
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXXIV
AI RESOCONTI
quali misure si intendano attuare per
i continui ritardi e disservizi in modo da
prendere in considerazione le reiterate
lamentele dell’utenza.
(4-16969)
RISPOSTA. — In merito all’interrogazione,
per quanto riguarda la sicurezza della circolazione sull’intera rete ferroviaria, Ferrovie dello Stato spa ha confermato che essa
rappresenta un obiettivo di fondamentale
importanza per il quale vengono applicati
standard estremamente severi.
I circa 16.000 chilometri della rete con
caratteristiche infrastrutturali e tecnologiche diverse su cui circolano ogni giorno
oltre 9.200 treni sono tutti attrezzati con
sistemi di sicurezza adeguati sia alle caratteristiche di traffico sia alle massime velocità che i treni possono raggiungere. Non
esistono pertanto linee meno sicure di altre
ma linee differentemente attrezzate in relazione ai flussi di traffico, alla velocità ed
alla frequenza dei treni.
Rete ferroviaria italiana spa sta comunque lavorando per incrementare i già elevati
standard di sicurezza della rete: significativo è il contributo offerto dalla installazione dei sistemi a tecnologia innovativa
che controllano la marcia dei treni attivando la frenatura d’emergenza nel caso di
mancato rispetto dei segnali o dei vincoli
infrastrutturali.
Il programma di sviluppo ed installazione di tali sistemi prevede entro il 2007 la
copertura di 10.500 chilometri di rete fondamentale con il sistema controllo marcia
treno e la copertura dei rimanenti 5.500 di
rete complementare con il sistema supporto
alla condotta.
Il sistema controllo marcia treno, il cui
sviluppo è stato avviato agli inizi del 2000,
controlla la marcia dei treni attivando in
modo automatico la frenatura d’emergenza
quando riscontra un mancato rispetto dei
segnali da parte del treno o il superamento
della velocità rispetto ai limiti imposti dal
segnalamento dai vincoli strutturali e dal
materiale rotabile.
L’installazione del sistema controllo
marcia treno è iniziata nel 2003 e vede
coinvolte le più grandi imprese esperte nella
tecnologia ferroviaria nel comune sforzo di
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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DICEMBRE
2005
attrezzaggio in tempi rapidi della rete ferroviaria.
Ad oggi tale sistema è stato installato su
circa 3.700 chilometri di linea ed il programma prevede un piano di installazione
di 3.000 chilometri l’anno.
Il sistema supporto alla condotta, il cui
sviluppo è in corso, è di più rapida installazione sia a terra sia a bordo; tale sistema
attiva
automaticamente
la
frenatura
d’emergenza del treno nell’eventualità che
non venga correttamente riconosciuto da
parte del personale di condotta – tramite
l’azionamento di apposito interfaccia –
l’aspetto dei segnali cui il treno si approssima e comunque in caso di superamento
di un segnale a via impedita.
L’avvio delle installazioni è previsto a
partire dalla seconda metà del corrente
anno e si prevede il completamento della
copertura sui 5.500 chilometri entro il
2007.
A supporto di queste tecnologie innovative è in corso di realizzazione il sistema
radiomobile GSM-R ad uso esclusivo ferroviario – già in funzione su 2.300 chilometri – che garantisce le comunicazioni
terra-treno sia per le comunicazioni di
servizio relative alla circolazione e manutenzione ferroviaria sia per le chiamate di
emergenza anche nelle tratte ferroviarie
situate in galleria. Si prevede che entro il
2006 sarà attrezzata la rete fondamentale
(7.500 chilometri) mentre la restante rete
complementare sarà attrezzata entro il
2009.
In attesa del completamento dei predetti
sistemi innovativi, per favorire il processo
di transizione verso le nuove tecnologie,
RFI, d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha adottato provvedimenti tecnico/normativi che prevedono
l’adozione di ulteriori misure a protezione
della circolazione ferroviaria.
Con le pianificazioni sopra descritte si è
sostanzialmente saturata la capacità produttiva della imprese di settore e pertanto la
realizzazione degli investimenti è condizionata anche dalla capacità di risposta dell’intero sistema industriale italiano ed europeo.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
Per quanto riguarda il trasporto regionale, Ferrovie dello Stato ha premesso che
alcuni disservizi nel trasporto pendolare
sono ascrivibili a due fattori di fondamentale importanza quali: da un lato la forte e
continua crescita della domanda di trasporto da parte della clientela in particolare
gravitante intorno ai principali nodi, la
quale ha richiesto maggiori ed imprevisti
piani di investimento del materiale rotabile;
dall’altro i lavori in corso per l’adeguamento ed il rinnovamento delle infrastrutture che comportano talvolta qualche criticità nella regolarità della circolazione ma
che apporteranno vantaggi in termini di
qualità dei servizi resi.
Per quanto attiene il piano di rinnovamento del materiale rotabile del trasporto
regionale, Ferrovie dello Stato fa presente
che già a partire dai primi mesi del 2005
hanno avuto inizio le prime consegne di
alcuni materiali (carrozze a doppio piano
treni Minuetto) che continueranno progressivamente fino al 2008. A partire dal 2004
è stato inoltre avviato il progetto di investimento per le nuove carrozze ad alta
capacità (treni Vivalto) le cui consegne sono
iniziate nel mese di ottobre 2005 e proseguiranno secondo un piano a valenza pluriennale.
Si aggiunge infine che oltre ai piani di
acquisto di nuovo materiale, proprio al fine
di ridurre i disservizi per la clientela, a
partire dal mese di febbraio 2005 è stato
attivato anche un piano straordinario di
ristrutturazione e ammodernamento del
materiale già in servizio che ha consentito
complessivamente il recupero di gran parte
del parco rotabile.
Il Sottosegretario di Stato per le
infrastrutture e per i trasporti: Nino Sospiri.
SANTINO ADAMO LODDO, CABRAS,
PISAPIA, BENVENUTO, MILANA, SGOBIO, FRIGATO, TOLOTTI, PISTONE,
ZACCARIA, GIACOMELLI, RAVA, MARINO, BANTI, MASCIA, RUGGERI, REDUZZI, QUARTIANI, RAFFALDINI, MARCORA, MOSELLA, NIGRA, LEONI, VIL-
Camera dei Deputati
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DICEMBRE
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LETTI, MANTOVANI, ROSATO, VILLARI,
SORO, NUVOLI, PAPPATERRA, GROTTO,
DEIANA, ALFONSO GIANNI, RIA, ZANELLA, ERCOLE, BELLILLO, VERRO,
BLASI e STERPA. — Al Ministro del lavoro
e delle politiche sociali. — Per sapere –
premesso che:
la società Torriani Spa con sede a
Cologno Monzese (Milano) storica legatoria in corso Roma, con 73 dipendenti, ha
comunicato la propria decisione di dismettere l’attività con gravi conseguenze sui
livelli occupazionali;
venerdı̀ 24 giugno 2005, presso la sede
dell’Associazione dei Poligrafici alla presenza del vice direttore generale dell’Associazione medesima dott. Massimo Villani,
del titolare dell’azienda, nel corso di un
incontro con le rappresentanze sindacali, il
vice presidente della Regione dottor Marco
Cipriano ed i sindaci di Cologno Monzese e
di Brugherio rispettivamente nelle persone
dell’arch. Mario Soldano e del dottor Carlo
Cifronti, hanno ribadito la necessità di una
soluzione che tuteli i lavoratori considerando anche la possibilità della Cassa Integrazione Guadagni;
le trattative svoltesi hanno sempre
mirato a salvaguardare i posti di lavoro
dei 73 dipendenti;
il verificarsi di tale situazione preoccupa tutte le rappresentanze politiche ed
istituzionali del territorio anche quelle di
maggioranza –:
se il Ministro, come in altre analoghe
circostanze, non intenda convocare i legali
rappresentanti della Torriani Spa per una
adeguata ed immediata soluzione che garantisca ai dipendenti la continuità del
posto di lavoro.
(4-16542)
RISPOSTA. — Presso questo Ministero, a
seguito di specifica richiesta da parte delle
Organizzazioni sindacali di categoria, in
data 20 luglio 2005, è stato tenuto un
incontro per l’esame della situazione della
Società Torriani spa.
Nel corso della riunione è stato concordato che la Direzione aziendale avrebbe
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXXVI
AI RESOCONTI
inoltrato domanda di Cassa integrazione
guadagni straordinaria per crisi aziendale
per cessazione di attività, ai sensi del decreto ministeriale 18 dicembre 2002, per un
numero massimo di 73 dipendenti, a far
data dal 1o agosto 2005 sulla base di
quanto stabilito nel Protocollo del 1o luglio
2005 e successive integrazioni.
Sono stati, inoltre, presi accordi per
quanto riguarda la procedura di mobilità e
da ultimo le Parti hanno concordato di
avvalersi della deroga prevista dall’articolo
8, comma 4, della legge n. 236 del 1993 e
di fissare il termine di detta procedura al 31
luglio 2006.
Si comunica, infine, che l’azienda ha
presentato, in data 22 settembre 2005, domanda di Cassa integrazione guadagni
straordinaria per il periodo decorrente dal
1o agosto 2005 al 31 luglio 2006.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
MAZZUCA POGGIOLINI. — Al Ministro
dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro per le pari opportunità.
— Per sapere – premesso che:
l’Istituto Tecnico « L. B. Alberti » è
localizzato nell’edificio di Viale della Civiltà e del Lavoro a Roma dagli anni 50,
con un numero di circa 500 iscritti;
ad oggi le classi sono tutte concentrate nel medesimo istituto, il che favorisce
il corretto svolgimento delle lezioni e delle
attività tecniche con materiali e suppellettili adeguate;
nel 2004 l’Istituto Alberti ha visto
aumentare il numero degli iscritti, che
provengono dal centro città e dai comuni
limitrofi, tanto da dover formare anche
una classe in più;
l’Istituto Alberti ha utilizzato fondi
del proprio bilancio per ristrutturare e
rendere più decoroso e fruibile all’utenza
scolastica l’edificio, ristrutturando ambienti e recuperando materiali e suppellettili degne di un museo storico;
Camera dei Deputati
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l’istituto Alberti ha affrontato ingenti
spese per la messa a norma dei locali e dei
laboratori tecnici destinati agli studenti;
il giorno 19 maggio 2004 è stata
pubblicata su un quotidiano a tiratura
nazionale la notizia che il suddetto Istituto
avrebbe ceduto alcune aule, senza un
motivo apparente, al vicino Liceo Scientifico Cannizzaro;
tale improvvisa notizia non trovava
conferma negli organi amministrativi dell’istituto Alberti, che ad oggi non hanno
mai rilasciato nessuna comunicazione ufficiale in merito;
l’eventuale cessione di aule creerebbe
una modifica strutturale interna all’Istituto
Alberti costringendo gli alunni ad usare
una scala emergenza-antincendio esterna
per raggiungere le aule di lezione, con evidente pericolo per la propria incolumità;
l’eventuale cessione di aule costringerebbe gli alunni dell’Istituto Alberti ad
effettuare turni di lavoro doppi per le
attività informatiche fondamentali per un
istituto tecnico;
i genitori degli alunni dell’istituto
Alberti in data 30 maggio 2005 si sono
riuniti in assemblea per evidenziare la loro
preoccupazione sull’accaduto;
la questione è stata segnalata dai
genitori degli alunni all’Assessorato alle
Politiche della scuola della provincia di
Roma, all’Ufficio Scolastico Regionale e al
Dirigente scolastico della scuola stessa;
non si reputa giusto che l’istituto Alberti, che da tempo opera con serietà e
impegno, debba essere penalizzato a vantaggio di un Liceo, istituto privilegiato per
l’accesso diretto all’Università, come previsto dalla nuova normativa, in danno degli
istituti tecnici in questo non favoriti –:
se il Ministro per la pubblica istruzione intenda adottare provvedimenti ade-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXXVII
AI RESOCONTI
guati a garantire e tutelare il diritto allostudio anche degli alunni di un istituto
tecnico, privati di aule scolastiche.
(4-15226)
RISPOSTA. — L’interrogante chiede provvedimenti riguardo alla cessione di n. 5
aule da parte del Dirigente scolastico dell’Istituto di istruzione superiore « L.B. Alberti » in favore del Liceo « Cannizzaro »,
entrambi situati a Roma.
Si premette che il ministero per le pari
opportunità ha comunicato di non poter
fornire notizie utili in considerazione della
specificità della materia.
La questione riguardante la cessione in
uso di alcune aule scolastiche dell’Istituto
superiore L.B. Alberti al Liceo scientifico
Cannizzaro è stata oggetto di esame il 6
settembre 2005 presso il « Tavolo interistituzionale con il Comune di Roma e la
Provincia di Roma per le emergenze edilizie » funzionante presso l’Ufficio scolastico regionale del Lazio. In tale sede era
stato concordato di assegnare al Liceo
scientifico Cannizzaro i locali ubicati al
primo e secondo piano. In data 7 settembre 2005 è stato siglato un accordo,
tra i dirigenti scolastici interessati, che
prevede la cessione in uso di n. 5 aule da
parte dell’I.I.S. L.B. Alberti a favore del
L.S. Cannizzaro.
I dirigenti scolastici hanno convenuto
che la soluzione prevista al Tavolo delle
Emergenze avrebbe comportato tempi che
avrebbero messo a rischio il regolare inizio
dell’anno scolastico e pertanto i locali utilizzati dal Liceo scientifico Cannizzaro sono
stati dislocati al primo e terzo piano dell’Istituto.
L’Amministrazione Provinciale, presente
all’incontro avvenuto il 6 settembre, si è
impegnata ad affrontare e risolvere le questioni legate, in particolare: alla messa in
opera delle porte di emergenza ai vari piani,
messa a disposizione dell’ascensore atto a
superare le barriere architettoniche, la consegna della palestra e la predisposizione
della via di accesso diretta per il Liceo, al
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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2005
fine di evitare confusione tra gli studenti
dei due Istituti.
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
MONTECCHI. — Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole e
forestali. — Per sapere – premesso che:
il Ministero della salute con decreto
del 23 maggio 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 4 agosto 2003, è
intervenuto per adottare misure urgenti
riguardanti l’infezione di brucellosi diffusasi in alcuni allevamenti situati nelle
province di Reggio Emilia e Parma nella
primavera del 2003;
il suddetto provvedimento ha indicato anche specifiche forme di indennizzo
per l’abbattimento degli animali;
a distanza di due anni la provincia di
Reggio Emilia è nuovamente interessata
all’epidemia che ha colpito tre aziende
zootecniche;
è necessario intervenire tempestivamente per impedire la diffusione dell’epidemia e tutelare il territorio della regione
Emilia-Romagna riconosciuta « ufficialmente indenne » a livello europeo dalla
brucellosi bovina con decisione 2003/
165/CE del 10 marzo 2003 –:
quali misure intenda adottare per
garantire l’indennizzo dei capi abbattuti in
base agli stessi parametri indicati nel decreto del 23 maggio 2003.
(4-15599)
RISPOSTA. — Il decreto ministeriale 23
maggio 2003, concernente le « Indennità per
abbattimento degli animali affetti da brucellosi », è stato emanato, in via del tutto
eccezionale, per assicurare la tutela del
patrimonio zootecnico dei capi di bestiame
affetti da brucellosi nelle province di Parma
e Reggio-Emilia.
Nel 2003, nonostante la regione interessata avesse acquisito con la decisione della
Commissione europea 2003/164/CE la qualifica di territorio ufficialmente indenne da
brucellosi bovina, si erano verificati nelle
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XXXVIII
AI RESOCONTI
province di Reggio-Emilia e Parma alcuni
focolai di brucellosi con carattere evolutivo.
Per evitare la diffusione della malattia
nel resto della regione e di comprometterne,
di conseguenza, la qualifica di territorio
ufficialmente indenne, il Ministero della
salute ha ritenuto necessario disporre immediatamente l’abbattimento totale dei capi
presenti nelle due province.
Poiché la normativa vigente prevede, per
gli allevatori che subiscono tali perdite,
indennizzi non soddisfacenti nel caso in cui
si verifichino in via eccezionale ed imprevedibile dei focolai di brucellosi in territori
ufficialmente indenni, il Ministero della
salute ha autorizzato con il citato decreto
ministeriale a partire dal 1o gennaio 2003
per i focolai accertati, la previsione dell’indennizzo, pari al 100 per cento del valore di
mercato del capo abbattuto, di cui alla legge
2 giugno 1988, n. 218, nella misura del 50
per cento a carico del Fondo sanitario
nazionale a destinazione vincolata, e, per
l’altro 50 per cento a carico del Fondo
regionale.
Nonostante l’articolo 2 della legge suddetta escluda, per i casi di brucellosi e
tubercolosi, la previsione dell’indennità di
abbattimento pari al 100 per cento del
valore di mercato dell’animale abbattuto, il
citato decreto ministeriale è stato emanato
sulla base di un criterio di interpretazione
estensiva della legge, esclusivamente al fine
di circoscrivere una situazione del tutto
anomala ed eccezionale, quale il manifestarsi di focolai di malattia in una Regione
ufficialmente indenne.
Il prefetto di Reggio-Emilia, a seguito di
un’incontro con la delegazione delle organizzazioni provinciali di categoria degli
agricoltori, ha rappresentato la richiesta
delle suddette organizzazioni di un rifinanziamento del decreto in esame, allo scopo di
procedere al totale abbattimento dei bovini
infetti preseti in alcune stalle e garantire
una adeguata profilassi sanitaria. Tale richiesta è stata inoltrata anche al Ministero
delle politiche agricole e forestali.
La regione Emilia-Romagna, inoltre, ha
richiesto al Ministero della salute di erogare
le indennità agli allevatori per il 2005
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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DICEMBRE
2005
secondo le disposizioni del decreto ministeriale 23 maggio 2003.
Il Ministero della salute, con una nota
indirizzata alla prefettura e all’ente regionale, ha precisato che tali istanze non
possono essere accolte, attesa l’eccezionalità
del citato provvedimento, il quale, come
specificato nelle premesse, poteva essere
applicato soltanto ai focolai già accertati, a
decorrere dal 1o gennaio 2003.
A sostegno di tale motivazione, è stata
data informativa sulla nota di avvertenza
n. 149 del 3 luglio 2003 della Corte dei
Conti, formulata nelle more dell’esame del
decreto citato, la quale ha ravvisato nel
provvedimento i caratteri di eccezionalità
volti a circoscrivere i focolai manifestatisi
in una regione in possesso della qualifica di
« ufficialmente indenne ».
Poiché è stata ravvisata, inoltre, la presenza di un interesse alla tutela del patrimonio zootecnico, manifestato dalla previsione di un collaterale contributo regionale
sulla base del criterio tendenziale di non
addossare la totalità dell’indennizzo a carico dello Stato, l’organo di controllo ha
ritenuto, eccezionalmente, di poter dare
corso al provvedimento in esame.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Cesare Cursi.
OSVALDO NAPOLI. — Al Ministro della
salute, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere –
premesso che:
il 21 giugno 2005 Iolanda Semplici,
direttore generale dell’azienda ospedaliera
universitaria di Siena, dopo una riunione
con tutti i responsabili delle chirurgie ha
chiesto loro di tagliare per 66 giorni (dal
1° luglio al 4 settembre) meta dei posti
letto, che sono in tutto 63;
da alcune notizie sembra che tale
misura avesse l’obiettivo di ridurre le
spese dell’azienda ospedaliera, almeno per
i mesi estivi, al fine di sanare il buco di
bilancio dell’azienda stessa;
il direttore generale ha ottenuto il
benestare di tutti tranne che del professor
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
XXXIX
AI RESOCONTI
Enrico Pinto, primario di chirurgia oncologica, che per la peculiarità del proprio
reparto, ha comunicato l’impossibilità di
ridurre a metà i posti letto. Il reparto
gestito dal professore, infatti, accoglie pazienti gravemente malati e spesso bisognosi di interventi repentini e ridurre i
posti letto avrebbe significato negare le
cure necessarie a queste persone;
il professor Pinto ha, quindi, continuato ad accettare tante persone quante il
suo reparto è in grado di accogliere;
a seguito di questo, il direttore generale ha deciso di sospendere i turni di
accettazione chirurgica nel reparto del
professor Pinto e di affidarli temporaneamente ad altre due unità, con grave danno
dei pazienti, degli studenti specializzandi
che non potranno per i prossimi due mesi
espletare la pratica chirurgica e della
stessa azienda che, a parere dell’interrogante, non solo ne perderà in prestigio ma
anche economicamente;
secondo l’interrogante, ove la motivazione dei tagli fosse un buco di bilancio,
la soluzione individuata dall’azienda sarebbe peggiore del male, visto che dimezzando l’accettazione si dimezzano anche le
entrate –:
se non intenda, relativamente alla
vicenda sopra descritta, ai sensi di quanto
previsto dall’articolo 1, comma 172, della
legge n. 311 del 2004 (finanziaria 2005),
disporre l’accesso presso l’azienda ospedaliera universitaria di Siena, per verificare
se le scelte della stessa siano state o meno
determinate da eventuali problemi di bilancio e se comunque, nel caso in esame
possa ritenersi garantita l’erogazione dei
livelli essenziali di assistenza. (4-15918)
RISPOSTA. — È opportuno precisare che,
secondo quanto previsto dalla riforma istituzionale (legge costituzionale 18 ottobre
2001, n. 3, « Modifiche al Titolo V della
parte seconda della Costituzione »), la competenza degli enti regionali sull’organizzazione dei servizi sanitari, ed in particolare
su quella della rete ospedaliera, si è ulteriormente consolidata. Le norme di livello
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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DICEMBRE
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nazionale devono limitarsi alla definizione
di standard o di indirizzi, mirati a garantire
un giusto equilibrio tra le macroaree di
assistenza (ospedaliera, territoriale, di prevenzione).
Il processo di riordino ospedaliero è,
peraltro, in atto da tempo (le prime indicazioni nazionali in materia risalgono alla
legge 23 ottobre 1985 n. 595); nel decreto
legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito
nella legge 16 novembre 2001, n. 405, recante « Interventi urgenti in materia di
spesa sanitaria », l’orientamento del Ministero della salute, conforme alle indicazioni
ed alle esperienze regionali, è stato quello di
ridurre i posti letto per acuti (lo standard
di dotazione media regionale è pari a 4
posti letto per mille abitanti), a favore di
quelli per la riabilitazione e, ancor più, a
favore di forme diverse dalla ospedalizzazione, con conseguente aumento dei servizi
sanitari sul territorio.
L’articolo 4 dell’Intesa Stato-regioni del
23 marzo 2005, in riferimento a quanto
previsto dall’articolo 1, comma 173, lettera
d) della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
(legge finanziaria 2005), prevedeva che le
regioni si impegnassero ad adottare, entro il
mese di settembre 2005, provvedimenti di
determinazione dello standard di posti letto,
accreditati ed effettivamente a carico del
Servizio sanitario regionale, non superiore
a 4,5 posti letto per mille abitanti, comprensivi di quelli per la riabilitazione e per
la lungodegenza post-acuzie, adeguando
coerentemente le dotazioni organiche dei
presidi ospedalieri pubblici. Rispetto a tali
standard è compatibile una variazione che
in ogni caso, non può superare il 5 per
cento in più, in rapporto alle diverse condizioni demografiche. Le Regioni, inoltre, si
sono impegnate ad adottare i provvedimenti
per promuovere il passaggio dal ricovero
ordinario al ricovero diurno ed il potenziamento di forme alternative al ricovero
ospedaliero, con il raggiungimento della
riduzione della assistenza ospedaliera erogata.
Per la verifica degli adempimenti connessi alla predetta intesa, l’articolo 12 istituisce presso il Ministero dell’economia e
finanze un Tavolo tecnico costituito oltre
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XL
AI RESOCONTI
che dal citato Ministero, da: Dipartimento
per gli affari regionali della Presidenza del
Consiglio dei ministri, Ministero della salute, regioni, Agenzia per i servizi sanitari
regionali, segreteria della Conferenza Statoregioni, Segreteria della conferenza dei Presidenti.
È previsto, inoltre, un Tavolo di livello
politico, Governo (Ministeri della salute ed
economia e finanze) e regioni e province
autonome.
Sulla vicenda segnalata dall’interrogante
la prefettura – ufficio territoriale del Governo di Siena ha comunicato che il Direttore generale dell’azienda ospedaliera
universitaria senese con provvedimento in
data 21 giugno 2005 ha disposto la riduzione, dal 1o luglio al 4 settembre, del 50
per cento del numero dei posti letto dei
reparti chirurgici per consentire la concessione delle ferie estive al personale, e l’accorpamento temporaneo, necessario per liberare l’ala ovest del sesto piano del complesso ospedaliero.
L’accorpamento ha ricompreso anche il
reparto della Unità operativa chirurgica
(U.O.C.) chirurgia oncologica, diretta dal
professor Enrico Pinto, direttore del dipartimento di chirurgia generale ed oncologica,
che si è opposto a tale decisione, continuando ad accettare i pazienti, indirizzati
verso il proprio dipartimento, oltre il limite
stabilito dalla direzione generale, in considerazione della pecularietà del reparto, che
accoglie pazienti gravemente malati.
Il direttore generale ha deciso, pertanto,
di sospendere i turni di accettazione presso
il reparto di chirurgia oncologica e di
affidarli temporaneamente ad altre unità di
chirurgia.
Il provvedimento ha provocato una accesa campagna stampa a favore dell’annullamento del provvedimento restrittivo, unitamente a proteste formali ed a messaggi di
solidarietà, anche da parte dei cittadini e
degli studenti specializzandi.
In data 29 giugno 2005 il professor
Pinto informava il prefetto di Siena dell’accaduto, sottolineando i gravi disagi che
ne sono derivati per l’assistenza dei pazienti.
Al riguardo, il direttore generale, con
lettera del 1o agosto 2005 ha fatto sapere
Camera dei Deputati
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quanto di seguito riportato: « non sono
state ridotte le risorse a disposizione del
Dipartimento di chirurgia generale ed ocologica e delle altre unità operative che ne
fanno parte; i posti letto dell’Unità di
chirurgia non sono stati ridotti ed è stato
rispettato il numero concordato all’inizio
dell’anno; il provvedimento di limitazione
ha riguardato esclusivamente la temporanea riduzione dei posti letto nel periodo
estivo (dal 1o luglio al 4 settembre) ed ha
interessato diversi reparti chirurgici (compreso quello di chirurgia oncologica) per
complessivi 39 posti letto su un totale di
105; tale misura restrittiva è stata applicata
da molti anni e non ha mai fatto evidenziare disagi da parte degli utenti; peraltro,
nell’azienda non si sono verificate liste di
attesa; quanto ai politraumatizzati, si sottolinea che la questione non è pertinente,
trattandosi di patologie proprie dell’emergenza-urgenza che è assicurata 24 ore su
24; i fattori coincidenti che hanno contribuito alla decisione sono stati due: 1)
contrazione stagionale delle attività chirurgiche programmate; 2) concentrazione delle
richieste delle ferie da parte del personale
medico ed infermieristico.
Da rilevare che tutto il personale infermieristico dell’ospedale, senza eccezioni,
come più volte verificato con le organizzazioni sindacali, è collocato in attività assistenziali.
La riduzione è stata programmata dopo
l’analisi dei dati storici degli anni precedenti, dai quali emerge come, nel periodo
estivo (luglio-agosto), il numero dei ricoveri
e degli interventi, nelle unità operative alle
quali si riferisce il provvedimento, è ridotto
del 18 per cento ».
Il direttore generale, inoltre, ha segnalato che i reparti dell’area chirurgica interessata dai « tagli » sono accomunati da
livelli di qualità di assistenza sostanzialmente omogenei, che consentono all’attività
chirurgica ed a quella in emergenza-urgenza di rispondere a tutte le esigenze,
comprese quelle oncologiche, pertanto, tutti
i reparti di chirurgia generale svolgono la
loro attività con modalità omogenee, sia per
qualità che per quantità.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XLI
AI RESOCONTI
Anche per l’interventistica in campo oncologico, i dati dimostrano un sostanziale
equilibrio fra i reparti.
Il direttore generale ha sottolineato che
« l’organizzazione dipartimentale ed interdipartimentale dell’Azienda ospedaliera universitaria senese è basata sul principio della
centralità del paziente ed esclude la « proprietà » dei posti letto da parte dei singoli
primari garantendo, tramite aggiustamenti
organizzativi interni, che siano comunque
soddisfatte anche le pecularietà assistenziali
e la libera scelta del cittadino.
La sospensione dell’accettazione per il
reparto di chirurgia generale ed oncologica
del professor Pinto è stata dettata dalla
necessità di « dirottare », temporaneamente,
l’accettazione stessa su reparti meno affollati.
Tuttavia, essendosi, in tempi successivi,
verificate le condizioni richieste dalla direzione sanitaria, l’accettazione è stata ripristinata a decorrere dal 18 luglio 2005.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Cesare Cursi.
ONNIS. — Al Ministro della salute. —
Per sapere – premesso che:
la stampa ha recentemente reso noti
i risultati di un’indagine sulle sostanze che
compongono le creme solari (La Repubblica, edizione del 23 maggio 2005, pagina
22);
tale indagine avrebbe in particolare
analizzato e comparato dodici prodotti
solari tra i più diffusi in Italia;
si apprende, quindi, che, in questi
preparati, sarebbero state individuate anche sostanze potenzialmente pericolose
per la salute, quali il fenossietanolo (« solvente antibatterico ma che avrebbe effetti
negativi sul sistema riproduttivo ») e i
« liberatori di formaldeide ... capaci di
cedere questa molecola che il Cancer International Researeh Center classifica come
cancerogena » (fonte citata);
le associazioni che tutelano gli interessi dei consumatori hanno di conse-
Camera dei Deputati
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guenza sollecitato l’avvio di un’indagine,
per iniziativa del Ministro interrogato, al
fine di accertare se e in quale misura tali
sostanze, nelle quantità utilizzate per la
preparazione dei filtri solari, possano recare danno alla salute;
da tempo gli specialisti del settore
raccomandano di esporsi ai raggi solari –
soprattutto nelle aree di mare e di montagna – solo con l’adozione delle opportune cautele e, prima di tutto, assicurando
all’epidermide uno schermo adeguato,
quale quello che dovrebbe essere offerto
dalle creme sopra indicate;
l’uso dei filtri solari è quindi, ormai,
assai diffuso, soprattutto per proteggere
l’epidermide dei bambini, più sensibili agli
effetti negativi dei raggi ultravioletti;
appare pertanto opportuno verificare
l’attendibilità della ricerca cui si è fatto
riferimento, per inibire la vendita di prodotti pericolosi per la salute o, se i dubbi
cosı̀ sollevati non ottenessero conferma,
per evitare la diffusione di notizie inutilmente allarmanti –:
se le notizie sopra riferite trovino
conferma nei dati a disposizione del Governo;
quali verifiche siano state compiute,
finora, circa gli effetti dei filtri solari sulla
salute dell’utilizzatore, anche a distanza di
tempo dall’applicazione del prodotto, e se,
sulla scorta dell’inchiesta cui si è fatto riferimento, non si ritenga opportuno avviare
ulteriori indagini in merito.
(4-14671)
RISPOSTA. — Le sostanze indicate dall’interrogante vengono utilizzate quali conservanti nei prodotti cosmetici e sono ammesse
dalla direttiva 76/768/CE, recepita nel nostro Paese con la legge 11 ottobre 1986,
n. 713, purché le sostanze siano state sottoposte alla valutazione del Scientific committee on cosmetic products and non food
products (SCCNFP).
Detto organismo, recentemente denominato Scientific committee on consumer
products (SCCP), ne ha confermato la sicurezza per i consumatori, a condizione che
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
XLII
AI RESOCONTI
vengano rispettate le concentrazioni di cui
all’allegato VI della predetta direttiva, corrispondente all’allegato V della legge
n. 713/86.
Si precisa che nella definizione di « conservanti » rientrano le sostanze utili a inibire lo sviluppo di microrganismi nei prodotti cosmetici.
Relativamente alle sostanze che hanno
destato i timori delle Associazioni di tutela
dei consumatori, si sottolinea che l’utilizzo
del fenossietanolo, come conservante, è regolato dalla direttiva richiamata e dalla
legge nazionale di recepimento, già citata.
Il relativo parere del Scientific committee on cosmetic products and non food
products è precedente al 1999; nel 2003,
peraltro, la commissione di cosmetologia
francese, nel riesaminare i derivati del
glicol etilenico utilizzati nei cosmetici, ha
preso in esame anche il fenossietanolo, e,
sulla base di uno studio di assorbimento
cutaneo in vitro e di uno di tossicità
subcronica, si è dichiarata favorevole a
mantenere la concentrazione massima
dell’1 per cento nel prodotto finito.
Per quanto riguarda la formaldeide, la
concentrazione massima autorizzata di FO
libera è 0,2 per cento, come richiesto dal
« panel » di esperti del Cosmetic ingredient
review (CIR); l’allegato V, sezione I, parte I,
n. 5, della legge n. 713 del 1986 limita a 0,1
per cento la concentrazione massima di FO
libera nei prodotti destinati all’igiene della
bocca.
È, in ogni caso, obbligatorio segnalare in
etichetta la presenza di FO, laddove la
concentrazione massima nel prodotto finito
superi lo 0,05 per cento.
I « liberatori di FO » consentiti nei prodotti cosmetici come conservanti sono 4:
imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, sodium hydroxymethyl glycinate e benzylhemiformal.
Nell’allegato V della legge sui cosmetici
sono indicate le concentrazioni massime
entro le quali è consentito l’impiego di tali
sostanze, le quali si degradano quasi totalmente a FO; questo rende difficile la messa
a punto di metodi analitici in grado di
stimare il loro contenuto nel prodotto finito.
Camera dei Deputati
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La valutazione Sccnfp/586/02, peraltro,
ha affermato che la salute del consumatore
è garantita con un valore di FO totale,
presente nei liberatori di FO, non superiore
allo 0,2 per cento nel prodotto cosmetico
finito.
In base allo stesso parere del Sccnfp, i
prodotti di degradazione, diversi da FO, dei
4 conservanti non suscitano preoccupazioni
per la salute del consumatore.
Allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, non si possono rilevare particolari
situazioni di rischio derivanti dalla presenza nei cosmetici di sostanze quali il
fenossietanolo ed i liberatori di formaldeide,
purché utilizzati nelle concentrazioni ed
alle condizioni consentite.
Il Ministero della salute, peraltro, conferma la propria attenzione in merito ad
eventuali e diverse risultanze scientifiche
che accertino con veridicità i possibili
danni alla salute prodotti dalle suddette
sostanze.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
ONNIS. — Al Ministro della salute. —
Per sapere – premesso che:
recenti ricerche, aventi ad oggetto i
deodoranti per ambienti, avrebbero evidenziato, tra le sostanze utilizzate per il
confezionamento di quei prodotti, alcune
componenti pericolose per la salute (La
Repubblica, edizione del 19 agosto 2005,
pagina 23);
le analisi, svolte dapprima in Francia,
in seguito alla segnalazione di cinque associazioni di consumatori e in relazione a
76 deodoranti per ambienti (commercializzati, oltre che in Francia, in Italia,
Spagna, Portogallo e Belgio), avrebbero
rivelato la presenza di « sostanze irritanti
come l’acetaldeide, l’acroleina, l’etanolo, il
tricloroetilene. In alcuni deodoranti era
presente anche il Dehp, una sostanza che
può danneggiare il sistema riproduttivo »;
in Italia, la Procura della Repubblica
di Torino avrebbe avviato un’indagine sul
tema sopra indicato, disponendo ulteriori
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
XLIII
AI RESOCONTI
analisi, il cui esito, già pervenuto agli
inquirenti, confermerebbe i motivi d’allarme, in quanto, nei prodotti presi in
considerazione, sarebbero state riscontrate
anche « tracce di benzene e formaldeide,
segnalate dalla IARC – l’agenzia internazionale delle ricerche sul cancro – fra le
più pericolose e nocive »;
secondo il magistrato che ha promosso l’indagine predetta, nelle etichette
dei prodotti reperibili sul mercato non
vengono indicate tali sostanze potenzialmente nocive, benché si tratti « di informazioni che il consumatore ha diritto di
conoscere », e sarebbe necessario predisporre, con urgenza, nello specifico settore, « una normativa di prevenzione come
quella sui cosmetici e sui farmaci » –;
se le notizie sopra riferite trovino
conferma nei dati a disposizione del Governo;
se, in mancanza di dati aggiornati,
non si ritenga opportuno promuovere, con
urgenza, ogni opportuna verifica sulla
composizione dei deodoranti per ambienti
attualmente commercializzati in Italia;
quali iniziative siano state assunte, o
si vogliano urgentemente intraprendere,
nell’ambito delle competenze del Governo,
per tutelare la salute dei consumatori, ove
essi effettivamente risultassero esposti al
rischio di entrare in contatto con le sostanze nocive cui si è fatto riferimento.
(4-16766)
RISPOSTA. — L’Associazione indipendente
di consumatori altroconsumo ha condotto
un’inchiesta finalizzata a misurare il livello
delle sostanze organiche volatili (VOC), presenti nell’ambiente domestico a seguito dell’utilizzo di deodoranti per ambienti.
Dall’inchiesta sarebbero emersi due problemi, il primo relativo alla presenza di
alcune sostanze cancerogene, di perturbatori endocrini, di allergeni e di irritanti;
l’altro riguarda il contenuto delle indicazioni riportate sulle etichette, carenti dal
punto di vista informativo e fuorvianti sulle
effettive proprietà del prodotto.
Camera dei Deputati
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L’utilizzo di sostanze nei deodoranti è
disciplinato in modo organico e dettagliato
da diverse disposizioni comunitarie e nazionali: la direttiva 92/332/CEE, recepita
con il decreto legislativo 3 febbraio 1997,
n. 52, concernente la classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e
preparati pericolosi, la direttiva 99/45/CE
sui preparati pericolosi, recepita con il
decreto legislativo 14 marzo 2003, n. 65,
che prevede, tra l’altro, l’indicazione in
etichetta degli ingredienti allergizzanti, qualora presenti in quantità superiori allo 0,1
per cento.
Inoltre, le norme IFRA (International
fragrance association) prevedono, per i
deodoranti ambientali in confezione aerosol, l’applicazione di criteri specifici per la
valutazione degli aspetti tossicologici e di
sicurezza degli ingredienti dei profumi e
fragranze.
Per quanto riguarda le fragranze viene
seguito anche un codice di autoregolamentazione, aggiornato costantemente, che prevede che tutti gli ingredienti utilizzati per la
preparazione delle fragranze siano sottoposti ad un’approfondita valutazione della
sicurezza, per l’uso nei cosmetici, detersivi e
altri prodotti per la casa, fra i quali i
deodoranti per ambienti domestici.
Tale valutazione si avvale dello specifico
programma di sicurezza, condotto dal « Research institute of fragrance materials »
(RIFM), dal quale risulta che l’uso di
impiego e il dosaggio, nei prodotti profumati destinati al consumatore (fragranze,
muschi artificiali, acetaldeide, dietilftalato e
potenziali allergeni della pelle), sono conformi agli standard regolamentari.
In un contesto più generale di sicurezza
ed informazione del consumatore, sono applicabili anche ai prodotti in esame le
disposizioni del decreto legislativo 25 maggio 2004, n. 172, sulla sicurezza generale
dei prodotti e del decreto legislativo 25
gennaio 1992, n. 74, in materia di pubblicità ingannevole e comparativa.
Quanto sopra precisato conferma l’attenzione del legislatore nella definizione di
un esaustivo quadro normativo per la tutela della sicurezza e salute dei consumatori.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
XLIV
AI RESOCONTI
Il Ministero della salute non ha avuto
disponibilità dei dati originali sulle indagini
analitiche svolte dalla Associazione altroconsumo.
Peraltro, sono stati identificati tutti i
prodotti contestati e sono state recuperate le
relative etichette.
Le sostanze in questione possono, tuttavia, essere ricondotte a due tipologie di
esposizione all’uomo; sostanze contenute in
prodotti destinati a deodorare gli ambienti,
il cui rilascio nell’ambiente avviene con
tecniche diverse (spray, diffusori o altro);
sostanze generate dalla combustione di particolari prodotti (bastoncini di incenso, candele profumate o altro).
Nel primo caso, pur trattandosi di prodotti di libera vendita, sono comunque
applicabili le norme di classificazione/etichettatura di pericolo in funzione del contenuto, nonché le norme di divieto d’uso di
particolari componenti, come il divieto
d’uso di sostanze classificate cancerogene di
categoria 1 e 2 nei prodotti venduti al
consumo.
Appare improbabile che in prodotti di
questo tipo possano essere contenute in
quantità significativa sostanze particolarmente pericolose per l’uomo.
Il secondo caso è, invece, sicuramente
più complesso, poiché riguarda i prodotti di
combustione. Nel caso dei bastoncini di
incenso, dati di letteratura scientifica riportano informazioni sulla composizione delle
emissioni, a seguito di combustione: viene
rilevata, in effetti, la presenza nel fumo di
PM25 (Materiale articolato con diametro
aerodinamico <25 um), di formaldeide, acetaldeide, acroleina e di PAH (Idrocarburi
policiclici aromatici) (Guo Z et al., 2004;
Ho SS et al, 2002; Jetter et al., 2002).
Le quantità rilasciate sono, tuttavia,
molto basse e le concentrazioni che si
possono rilevare negli ambienti dipendono
in maniera determinante dalle condizioni di
utilizzo, ossia dalle quantità di prodotto
sottoposto a combustione, rispetto alle dimensioni dell’ambiente interno nel quale si
opera.
Non appare, pertanto, proponibile sottoporre a test tossicologico tutte le sostanze
contenute nei prodotti deodoranti per am-
Camera dei Deputati
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bienti, ne quelle che si possono formare per
combustione, poiché nella maggior parte dei
casi si tratta di sostanze le cui proprietà
sono note.
Appare invece necessario effettuare una
valutazione quantitativa del rischio, per
stabilire se, in condizioni di uso prolungato
e in ambienti confinati, esista un rischio
concreto per l’uomo; inoltre, norme di
etichettatura più mirate saranno certamente utili per evitare utilizzazioni potenzialmente a rischio.
A seguito della segnalazione dell’Associazione altroconsumo, è stata avviata un’indagine conoscitiva, finalizzata ad accertare:
i nominativi dei produttori o degli importatori di tali preparati; la composizione
chimica quali-quantitativa di ogni preparazione, eventualmente notificata come pericolosa in base all’articolo 15 del decreto
legislativo 14 marzo 2003, n. 65, avvalendosi della Banca dati sui preparati pericolosi dell’Istituto superiore di sanità; la
composizione delle etichette utilizzate per
confezionare ogni singolo preparato.
L’istituto superiore di sanità (ISS) ha
verificato, presso l’archivio preparati pericolosi, la composizione chimica dei deodoranti ambientali, per i quali sono state
fornite le etichette originali.
È sostanzialmente emerso quanto segue:
solo alcuni dei prodotti oggetto di verifica
sono stati riscontrati all’interno dell’Archivio preparati pericolosi (la dichiarazione
della composizione chimica per l’archivio è
obbligatoria solo per i preparati che si
classificano pericolosi ai sensi del decreto
legislativo menzionato; per i preparati la
cui composizione chimica è presente nell’Archivio, nessuna delle sostanze pericolose
riscontrate nelle indagini analitiche effettuate e citate dall’interrogante risulta indicata come componente; è molto probabile,
quindi, che tali sostanze siano presenti
come impurezze o come componenti minori
di miscele naturali (esempio aromi, fragranze eccetera), in quantità minime, rilevabili, tuttavia, mediante tecniche analitiche
ad elevata sensibilità.
L’Istituto superiore sanità ritiene presumibile che tali ridottissime concentrazioni
di sostanze pericolose non rappresentino un
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XLV
AI RESOCONTI
rischio reale per l’uomo, alla luce dei criteri
scientifici per la valutazione del rischio
attualmente vigenti.
L’Istituto superiore sanità ha ancora in
atto la verifica della congruità tra quanto
indicato nelle etichette, in termini di classificazione, e quanto contenuto nella banca
dati sui preparati pericolosi.
Presso il Ministero della salute sono in
corso incontri della Commissione consultiva sulle sostanze chimiche con rappresentanti della federchimica e dell’Associazione
altroconsumo per verificare se, al di là
dell’applicazione delle norme di classificazione/etichettatura, la presenza in tracce di
sostanze particolarmente pericolose debba
essere considerata indesiderabile o meno,
anche in assenza di un rischio quantitativamente accertato per l’uomo.
Nel sottolineare che al momento non
esiste alcuna normativa europea sui deodoranti per ambiente, il Ministero della
salute conferma la propria attenzione in
merito a possibili evidenze scientifiche che,
per questi prodotti, rendano evidenti i rischi
per la salute umana.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PASETTO. — Al Presidente del Consiglio
dei ministri, al Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, al Ministro delle attività
produttive. — Per sapere – premesso che:
martedı̀ 17 maggio 2005, in Ginevra,
negli uffici della divisione europea della
Colgate Palmolive, i membri del comitato
di coordinamento sindacale sono stati informati, dalla stessa direzione, del progetto di centralizzare tutte le produzioni
di ORAL CARE (dentifrici) in un nuovo
sito di produzione che sarà localizzato in
un’area dell’Est Europa;
a riguardo, i dirigenti aziendali
hanno dichiarato che la società intende
consolidare le produzioni europee, investendo nella costruzione di un nuovo stabilimento concepito con criteri moderni e
innovativi, aggiungendo che le attuali unità
operative non sono più compatibili;
Camera dei Deputati
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tale piano comporterà la chiusura
entro il 2007 dei cinque siti che attualmente producono dentifrici in Europa con
ricadute negative, in termini occupazionali, per un totale di 617 lavoratori, ripartiti rispettivamente tra Inghilterra (424
unità lavorative), Polonia (33 unità lavorative), Romania (45 unità lavorative),
Turchia (15 unità lavorative), Italia (100
unità lavorative);
per lo stabilimento italiano, ubicato
nel comune di Anzio, si tratta di un
reparto di produzione, pertanto direttamente interessato al riassetto organizzativo, e che tenuto conto dell’indotto e dei
lavoratori temporanei, l’impatto occupazionale potrebbe essere stimato del 50-70
per cento in più;
la chiusura delle linee di dentifricio
ad Anzio coinvolgerebbe direttamente ulteriori 60 lavoratori adesso impiegati nelle
aziende fornitrici, come la Laminated Tubes Italia, la Grafibox di Cisterna ed altre
sparse sul territorio provinciale di Roma e
Latina;
dagli organi di stampa si evince una
forte preoccupazione tra i lavoratori che
hanno già indetto una giornata di sciopero,
cui sta facendo seguito l’interessamento degli Enti locali coinvolti per la costituzione di
un tavolo interistituzionale –:
come ritengano di affrontare la situazione di emergenza occupazionale scaturita dalla paventata chiusura dello stabilimento della Colgate Palmolive di Anzio;
se non ritengano indispensabile attivarsi già da subito per la predisposizione
di un piano d’azione progressivo e condiviso, che veda impegnate in modo coordinato ed unitario le istituzioni pubbliche,
politiche e sindacali;
se sia opportuno istituire presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri un
tavolo interistituzionale che veda coinvolti
la regione Lazio, le province di Roma e
Latina, nonché i comuni interessati (Anzio,
Nettuno, Aprilia, Cisterna e Latina), anche
al fine di individuare possibili alternative
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XLVI
AI RESOCONTI
soluzioni sul piano economico e di ricollocazione lavorativa.
(4-14774)
PASETTO. — Al Presidente del Consiglio
dei ministri, al Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, al Ministro delle attività
produttive. — Per sapere – premesso che:
martedı̀ 17 maggio 2005, in Ginevra,
negli uffici della divisione europea della
Colgate Palmolive, i membri del comitato
di coordinamento sindacale sono stati informati, dalla stessa direzione, del progetto di centralizzare tutte le produzioni
di Oral Care (dentifrici) in un nuovo sito
di produzione che sarà localizzato in
un’area dell’Est Europa;
a riguardo, i dirigenti aziendali
hanno dichiarato che la società intende
consolidare le produzioni europee, investendo nella costruzione di un nuovo stabilimento concepito con criteri moderni e
innovativi, aggiungendo che le attuali unità
operative non sono più compatibili;
tale piano comporterà la chiusura
entro il 2007 dei cinque siti che attualmente producono dentifrici in Europa con
ricadute negative, in termini occupazionali, per un totale di 617 lavoratori, ripartiti rispettivamente tra Inghilterra (424
unità lavorative), Polonia (33 unità lavorative), Romania (45 unità lavorative),
Turchia (15 unità lavorative), Italia (100
unità lavorative);
per lo stabilimento italiano, ubicato
nel Comune di Anzio, si tratta di un
reparto di produzione, pertanto direttamente interessato al riassetto organizzativo, e tenuto conto dell’indotto e dei
lavoratori temporanei, l’impatto occupazionale potrebbe essere stimato del 50-70
per cento in più;
la chiusura delle linee di dentifricio
ad Anzio coinvolgerebbe direttamente ulteriori 60 lavoratori adesso impiegati nelle
aziende fornitrici, come la Laminated Tubes Italia, la Grafibox di Cisterna ed altre
sparse sul territorio provinciale di Roma e
Latina;
Camera dei Deputati
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dagli organi di stampa si evince una
forte preoccupazione tra i lavoratori che
hanno già indetto una giornata di sciopero,
cui sta facendo seguito l’interessamento degli Enti locali coinvolti per la costituzione di
un tavolo interistituzionale –:
come ritengano affrontare la situazione di emergenza scaturita dalla paventata chiusura dello stabilimento della Colgate Palmolive di Anzio;
se non ritengano indispensabile attivarsi già da subito per la predisposizione
di un piano d’azione progressivo e condiviso, che veda impegnate in modo coordinato ed unitario le istituzioni pubbliche,
politiche e sindacali;
se sia opportuno istituire presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri un
tavolo interistituzionale che veda coinvolti
la Regione Lazio, le Province di Roma e
Latina, nonché i Comuni interessati (Anzio, Nettuno, Aprilia, Cisterna e Latina),
anche al fine di individuare possibili alternative soluzioni sul piano economico e
di ricollocazione lavorativa.
(4-14896)
RISPOSTA. — Con riferimento alle interrogazioni in esame, dagli accertamenti effettuati dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Roma, presso lo Stabilimento della
ditta Colgate Palmolive S.r.l., sito in Anzio,
è emerso quanto segue.
La multinazionale Colgate Palmolive ha
predisposto un piano di riorganizzazione
dell’intero gruppo operante in Europa che
prevede, tra l’altro, l’accentramento in un
unico stabilimento della produzione di dentifrici, attualmente effettuata in Italia (Anzio), Inghilterra, Turchia, Polonia e Romania.
Il nuovo stabilimento verrà approntato
in un paese dell’Est europeo non ancora
identificato e l’attività dovrebbe iniziare alla
fine del 2007.
In Anzio, dopo il trasferimento della
produzione di dentifrici nel centro sopra
menzionato, secondo le previsioni, dovrebbe
effettuarsi esclusivamente la produzione di
detergenti per uso personale; tale circo-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
XLVII
AI RESOCONTI
stanza comporterebbe un esubero di circa
90 unità lavorative.
Si fa presente, infine, che presso lo
stabilimento italiano sono attualmente dipendenti della Colgate Palmolive Italia S.r.l.
n. 12 dirigenti, n. 110 impiegati e n. 531
operai.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
PATRIA e STRADELLA. — Al Ministro
degli affari esteri. — Per sapere – premesso
che:
i minori G.V e V.V sono stati portati
dalla madre Galina Korotkova nel territorio della Federazione Russa, utilizzando
la frode in quanto la predetta ha ingannato il Consolato russo a Genova adducendo falsamente la morte del proprio
padre ed ottenendo i visti turistici per i
minori senza il necessario consenso scritto
del padre degli stessi;
la permanenza in territorio russo dei
minori è illegale in quanto i loro visti di
soggiorno in Russia sono scaduti il 17
luglio 2005 e il Questore di Alessandria ha
decretato il ritiro dei passaporti e dei
documenti validi per l’espatrio dei bambini;
il 13 settembre 2005 il tribunale per
i minori di Torino ha con provvedimento
immediatamente esecutivo sospeso la potestà genitoriale spettante alla madre, Galina Korotkova sui suoi figli i quali sono
stati affidati al padre quale unico genitore
attualmente esercente la potestà genitoriale sui figli stessi ed ordinando il loro
immediato rimpatrio a cura del Consolato
d’Italia a Mosca e con la collaborazione
dovuta dalle autorità russe in base alle
vigenti Convenzioni internazionali;
il Consolato d’Italia ha richiesto la
collaborazione delle autorità russe per far
rimpatriare i bambini sulla base dell’articolo 46 ultimo comma della Convenzione
consolare tra la Repubblica Italiana e la
Federazione Russa;
Camera dei Deputati
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finora le autorità russe non hanno
dato alcuna risposta ufficiale alle ben 7
note verbali trasmesse dall’Ambasciata
d’Italia a Mosca adducendo in modo informale varie obiezioni di natura giuridica
del tutto infondate;
le autorità russe pretenderebbero in
sostanza che la decisione del padre sia
confermata da un tribunale russo, il che è
del tutto sbagliato in quanto i tribunali
russi non hanno a riguardo alcuna competenza;
il rimpatrio dei bambini è imposto
anche dalla Convenzione di New York sui
diritti del fanciullo ed in particolare dall’articolo 11, comma 1 che prevede, testualmente: « gli Stati adottano provvedimenti per impedire gli spostamenti e il
non ritorno illecito di fanciulli all’estero »
come è avvenuto in questo caso;
l’articolo 8 della stessa Convenzione
prevede inoltre che « gli Stati parti si
impegnano a rispettare il diritto del fanciullo ivi compresa la sua nazionalità » –:
se non ritenga assolutamente indispensabile ed urgente intervenire per il
caso illustrato in premessa, presso le autorità russe perché sia puntualmente attuato l’articolo 46 della Convenzione consolare tra la Repubblica Italiana e la
Federazione Russa e l’articolo 11 della
Convenzione di New York sui diritti del
fanciullo provvedendo al rimpatrio immediato dei piccoli G.V. e V.V. che hanno
subı̀to già un grave trauma psichico a
causa di questo espatrio illegale e dell’allontanamento dal loro padre. (4-17687)
RISPOSTA. — I minori Vignera hanno
fatto rientro con il padre in Italia lo scorso
12 novembre. La notizia è stata fornita
telefonicamente dallo stesso dottor Vignera
all’ambasciata d’Italia a Mosca.
I minori Giuseppina Valentina e Vincenzo Vignera erano stati condotti in Russia dalla madre il 15 giugno scorso e
successivamente trattenuti in quel Paese
senza il consenso del padre.
Il dottor Vignera si era pertanto rivolto
al tribunale dei Minorenni di Torino otte-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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XLVIII
AI RESOCONTI
nendo, con provvedimento provvisorio, l’affidamento dei figli. Ai fini del rientro dei
minori in Italia, questo Ministero e l’ambasciata a Mosca avevano effettuato, sin
dagli inizi della vicenda, ripetuti interventi
sulle Autorità russe, sia invocando i principi fondamentali della Convenzione di New
York sui Diritti del Fanciullo del 20 novembre 1989, sia facendo appello alla Convenzione consolare italo-russa in vigore dal
1o maggio 2004 che prevede la collaborazione tra i due Stati ai fini del ritorno dei
minori nel Paese di origine. Nell’interesse
superiore dei minori, la nostra Ambasciata
non aveva altresı̀ mancato di esperire ogni
possibile tentativo di conciliazione tra le
parti al fine di risolvere il caso in tempi
rapidi.
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Roberto Antonione.
PECORARO SCANIO. — Al Ministro
dell’economia e delle finanze, al Ministro
dell’interno. — Per sapere – premesso che:
risulta all’interrogante che, sarebbe
intenzione del Comando Generale della
Guardia di Finanza di procedere alla soppressione del Comando Brigata di Cetraro
(Cosenza) ed al conseguente, accorpamento alla Compagnia di Paola, ove sarà
trasferito il personale attualmente in servizio nella cittadina tirrenica;
siffatta evenienza sta suscitando giustificato allarme e vivissima preoccupazione presso la comunità locale e l’opinione pubblica interessata;
gli Enti territoriali, attraverso i loro
organi, hanno già assunto, od intendono
assumere forti e decise iniziative di contrasto nel presupposto che la paventata
chiusura dell’importante Comando di Polizia Giudiziaria allontani ancora di più lo
Stato dai cittadini in un settore, quello del
mantenimento dell’ordine e della sicurezza
pubblica che, soprattutto a Cetraro e nelle
località limitrofe, ha necessità di essere
potenziato piuttosto che indebolito anche
perché l’esistenza di una struttura por-
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tuale in cui si svolgono attività come la
pesca, o di tipo turistico, necessitano di un
maggiore controllo e sorveglianza contro il
possibile proliferare di attività economiche
illegali –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti e se questi corrispondano al vero;
se e quali provvedimenti intendano
adottare ognuno per la parte di propria
competenza, volti a scongiurare la soppressione del Comando Brigata della
Guardia di Finanza a Cetraro in Provincia
di Cosenza;
se non ritengano opportuno non solo
rinviare l’applicazione, ma addirittura annullare il provvedimento in questione, in
considerazione dell’ottimo lavoro fin qui
svolto in oltre quarant’anni dalla Brigata
di Cetraro e dal suo personale a tutela e
salvaguardia degli interessi non solo dei
cittadini ma principalmente dello Stato
italiano.
(4-14574)
RISPOSTA. — In riferimento alla lamentata soppressione del Comando Brigata di
Cetraro (Cosenza), il Comando generale
della Guardia di finanza ha fatto presente
che il dispositivo territoriale nella provincia
di Cosenza comprende un Comando provinciale alle cui dipendenze operano un
Nucleo provinciale di polizia tributaria,
quattro Compagnie, due Tenenze e sei Brigate, per un organico complessivo pari a
n. 437 unità (11 ufficiali, 184 ispettori, 98
sovrintendenti e 144 appuntati/finanzieri).
Inoltre, a contrasto della criminalità
organizzata nella citata provincia opera il
G.I.C.O. del Nucleo regionale di polizia
tributaria Calabria, con dotazioni organiche
pari a n. 52 unità (4 ufficiali, 43 ispettori,
1 sovrintendente e 4 appuntati/finanzieri).
Nell’ambito della provincia di Cosenza,
nel contesto di un più ampio progetto di
razionalizzazione dei reparti territoriali del
Corpo della guardia di finanza in campo
nazionale, a fronte della soppressione della
Brigata di Cetraro, è stata disposta, tra
l’altro: l’elevazione a rango di Compagnia
della Tenenza di Castrovillari ed a rango di
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
XLIX
AI RESOCONTI
Tenenza delle Brigate di San Giovanni in
Fiore e di Amantea; l’istituzione di n. 5
nuclei mobili, per una maggiore presenza a
contrasto dei traffici illeciti; il rafforzamento delle dotazioni di personale dei reparti della provincia per oltre 20 unità.
I suddetti interventi di revisione, come
precisato dal Comando generale, sono finalizzati ad assicurare adeguati livelli di
operatività tenendo conto, d’altra parte,
delle esigenze di riduzione dei costi di
gestione indotte dalla congiuntura economica e dalle disponibilità di bilancio.
Tuttavia, al fine di operare ulteriori
approfondimenti, il predetto Comando generale della Guardia di finanza ha adottato
un apposito provvedimento con il quale è
stato disposto il differimento al 1o luglio
2006 della soppressione della Brigata di
Cetraro inizialmente prevista con decorrenza 1o agosto 2005.
Il Sottosegretario di Stato per
l’economia e per le finanze:
Maria Teresa Armosino.
PECORARO SCANIO. — Al Ministro
della salute. — Per sapere – premesso che:
la trasmissione Report in onda su Rai
3 in prima serata l’8 maggio 2005 ha reso
nota la possibilità di evidenziare l’utilizzo
improprio di farmaci, in particolare cortisonici, negli allevamenti, mediante una
serie di esami su cosiddetti « organi bersaglio », che risultano alterati da eventuali
abusi di somministrazione; tale metodo
non è in uso né in Italia, né a livello
europeo;
in data 27 gennaio 2005 con l’emendamento 6.064 firmato dal sottosegretario
Cursi a nome del Governo presentato al
decreto-legge n. 314 del 2004, convertito
dalla legge n. 26 del 2005 è stato prorogato al 31 dicembre 2007 il termine dell’applicazione di un codice a barre sui
medicinali veterinari; dall’esame dei testi e
delle discussioni parlamentari non è possibile rilevare il motivo di questa proroga,
salvo un emendamento soppressivo del
gruppo Verde al Senato, respinto senza
discussioni;
Camera dei Deputati
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il citato codice a barre deve considerarsi uno strumento di controllo della
circolazione e dell’abuso di utilizzo di detti
medicinali, nonché di contrasto all’importazione clandestina di prodotti o di principi attivi medicinali per uso animale;
l’approvazione della proroga al 2007 parrebbe invece andare in direzione della
riduzione di controlli sulla somministrazione di farmaci ad animali destinati all’alimentazione umana, quando invece la
trasmissione Report ha mostrato che si
tratta di pratica ampiamente diffusa e in
danno della salute pubblica –:
quali attività il Ministero pone in
essere per contrastare l’abuso di farmaci
negli allevamenti.
(4-15649)
RISPOSTA. — Un « uso improprio » dei
medicinali veterinari può verificarsi esclusivamente alle condizioni previste dal Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 119,
concernente l’attuazione di direttive comunitarie relative ai medicinali veterinari,
qualora, in assenza di medicinali autorizzati per una specifica patologia, si ricorra
alla somministrazione: di un medicinale
veterinario, il cui impiego è autorizzato in
Italia per un’altra specie animale o per altri
animali della stessa specie, ma per un’altra
affezione; in mancanza di tale medicinale,
di un medicinale autorizzato in Italia per
l’impiego sull’uomo; in mancanza del medicinale di cui alla lettera b), di un medicinale veterinario preparato estemporaneamente da un farmacista, conformemente
alle indicazioni contenute nella prescrizione
veterinaria, entro i limiti imposti dalla
normativa vigente.
Nei casi in cui il medicinale sia somministrato ad animali, la cui carne o i cui
prodotti sono destinati al consumo umano,
il medico veterinario responsabile dell’allevamento deve prescrivere appropriati tempi
di attesa, allo scopo di garantire che gli
alimenti prodotti con gli animali trattati
non contengano residui nocivi per i consumatori.
Qualora non siano indicati nella confezione del medicinale impiegato per le
specie interessate, i suddetti tempi devono
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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essere tali da garantire la sicurezza del
consumatore.
Se il medicinale viene somministrato ad
animali, la cui carne o i cui prodotti sono
destinati al consumo umano, il veterinario
dovrà disporre di un registro numerato in
cui annotare tutte le opportune informazioni, concernenti i trattamenti con i medicinali in questione (data in cui gli animali
sono stati esaminati, identificazione del
proprietario, numero di animali trattati,
diagnosi clinica, medicinali prescritti, dosi
somministrate, durata del trattamento ed
eventuali tempi di attesa raccomandati).
Si precisa, inoltre, che fatte salve disposizioni più restrittive, la vendita di medicinali veterinari, ad azione immunologia, e
di premiscele medicate, nonché di specialità
medicinali o di medicinali veterinari prefabbricati, contenenti chemioterapici, antibiotici, antiparassitari, corticosteroidi, antinfiammatori, sostanze psicotrope, neurotrope, tranquillanti e beta-agonisti, prescritti per la terapia di animali destinati
alla produzione di alimenti per l’uomo,
viene effettuata soltanto dietro presentazione di ricetta medica veterinaria non
ripetibile in triplice copia, di cui la prima
è conservata dal farmacista, la seconda
viene da questi inviata alla competente ASL
entro una settimana dalla vendita, e la terza
deve rimanere in possesso del titolare degli
impianti di allevamento.
Si sottolinea, peraltro, che sul mercato
nazionale sono presenti numerosi medicinali veterinari autorizzati, contenenti oxitocici, prostaglandine, progestinici, gonadotropine, gonadoreline, corticosteroidi sistemici, cosa che, di fatto, dovrebbe limitare in
modo rilevante l’eventuale ricorso, per tali
categorie di prodotti, al cosiddetto « uso
improprio ».
L’attuale regime di dispensazione dei
medicinale veterinari ad animali destinati
alla produzione di alimenti per l’uomo
(ricetta medico veterinaria non ripetibile in
triplice copia), che è adottato solo in Italia,
rappresenta per gli organi deputati alla
vigilanza sul territorio (ASL, Servizi veterinari regionali) uno strumento adeguato
per effettuare controlli incrociati, fra gli
esercizi di vendita e i titolari di impianti di
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allevamento, sul consumo dei medicinali
veterinari in esame.
L’attività di vigilanza ispezione e controllo sulla distribuzione e sull’impiego dei
medicinali veterinari spetta agli Enti regionali e alle Aziende sanitarie locali, le quali
sono tenute a trasmettere annualmente al
Ministero della salute una relazione in
merito (Decreto ministeriale 16 maggio
2001, n. 306).
Il Ministero della salute, inoltre, nello
svolgimento dell’attività di coordinamento,
ha costituito un Gruppo di lavoro per
valutare le problematiche connesse all’azione di farmacosorveglianza sul territorio nazionale, del quale fanno parte anche
rappresentanti regionali.
Presso la competente direzione generale,
peraltro, è operante un sistema di Farmacovigilanza deputato a raccogliere, fra l’altro, informazioni sull’uso improprio dei
medicinali veterinari.
L’attività di controllo sul corretto uso
dei farmaci negli allevamenti di animali,
produttori di alimenti per l’uomo, prevede
anche la ricerca di residui di sostanze
farmacologicamente attive negli animali
stessi e nei loro prodotti, programmata
sulla base del Piano nazionale residui
(PNR), emanato annualmente dal Ministero
della salute, conformemente alle direttive
comunitarie 96/22/CE e 96/23/CE.
Si sottolinea che gli studi sulle tecniche
utili per la verifica di trattamenti illeciti
vengono seguiti con interesse, anche per il
verificarsi del frequente uso fraudolento a
scopo anabolizzante dei cortisonici.
Tale interesse è stato evidenziato nel
PNR 2005, il quale sottolinea la necessità
che, all’atto del prelievo al macello, sia data
immediata comunicazione ai Servizi veterinari competenti per l’allevamento di origine, al fine di predisporre l’attività di
farmacovigilanza ed escludere un’eventuale
omissione di registrazione dei trattamenti
farmacologici effettuati.
Per tali sostanze, risultati analitici inferiori ai limiti massimi di residui, in
assenza di regolare registrazione del trattamento, devono essere tenuti in debita considerazione, allo scopo di escludere un uso
fraudolento delle stesse.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
Relativamente alla proroga dei termini
legislativi per l’applicazione sulle singole
confezioni dei medicinali veterinari di un
codice a barre, si fa presente che il sistema,
oltre al numero di lotto, deve contenere
elementi idonei per la rintracciabilità del
farmaco e del suo utilizzo, al fine di
monitorarne l’impiego, la cui correttezza o
meno è direttamente correlata alla presenza/assenza di residui negli alimenti destinati
al consumo umano, nonché di reprimerne
l’uso illegale.
Le informazioni che devono essere presenti nel codice a barre sono le seguenti:
nome del prodotto, numero di autorizzazione all’immissione in commercio; descrizione del prodotto; data di scadenza; codice
del distributore; prezzo del prodotto; controindicazioni.
Si precisa che, da parte delle Aziende
produttive, sono state riscontrate oggettive
difficoltà nell’individuazione di un codice a
barre che potesse contenere tutte le informazioni sopra riportate e che fosse di
dimensioni tali da essere apposto sulle
confezioni ridotte (per esempio di vaccini,
diluenti per vaccini, prodotti per uccellini
da gabbia e da voliera, medicinali per
piccoli animali da affezione, eccetera).
Va sottolineato che, a seguito dell’entrata
in vigore del decreto del Ministero della
sanità 16 maggio 2001, n. 306, l’industria
farmaceutica nazionale aveva istituito uno
specifico gruppo di lavoro; si è subito,
tuttavia, evidenziata l’impossibilità di risolvere a livello nazionale il tema della rintracciabilità, a causa della complessità ed
eterogeneità delle singole realtà produttive,
concentrate, per lo più, in pochi siti di
produzione per molti Paesi di destinazione
e, in alcuni casi, per tutti i Paesi del mondo.
Di conseguenza, la realizzazione di sistemi di rintracciabilità differenti da Paese
a Paese, oltre che economicamente oneroso,
risultava di difficoltosa gestione pratica.
Nel frattempo, l’entrata in vigore dei
Regolamenti comunitari sulla sicurezza alimentare, che attribuiscono notevole rilievo
alla rintracciabilità, ha evidenziato la necessità di trovare sistemi uniformi a livello
internazionale.
Camera dei Deputati
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Il gruppo di lavoro citato si è rivolto ad
una equipe di esperti comunitari del centro
studi CEESA (Centre european d’etude
pour la Santè Animale), specializzati in
produzione e confezionamento, al fine di
stabilire un codice a barre uniforme.
Tale gruppo, a seguito di uno studio
dettagliato, durato fino alla metà del 2004,
ha potuto identificare il metodo « EAN-Data
Matrix 200 centaur » quale soluzione per la
creazione di uno standard internazionale
universalmente riconosciuto e con le caratteristiche già menzionate, compatibile
con tutti i sistemi informatici.
La proposta di standard è stata presentata alla Commissione europea nel giugno
2004 e ne è ipotizzata la piena operatività
non prima di 2 o 3 anni.
Alla luce di tali considerazioni, e tenuto
conto della rilevanza ai fini della sicurezza
alimentare dell’adozione di un codice universalmente riconosciuto, è prevalsa la
scelta della proroga dei termini di applicazione del codice a barre.
Il sistema attualmente in vigore per
garantire l’identificazione e la rintracciabilità dei lotti dei medicinali veterinari in
commercio consente, in qualsiasi momento,
di monitorare il flusso del medicinale nel
corso del processo distributivo, e quindi, di
rintracciarlo, per poter ricorrere, se necessario, all’adozione di eventuali misure restrittive (ritiro di lotti dal mercato) per i
medicinali veterinari responsabili di effetti
collaterali negativi o che presentano difetti
di qualità.
È in atto, inoltre, il recepimento della
direttiva 2004/28/CE del Parlamento europeo e del consiglio, di modifica della
direttiva 2001/82/CE recante un codice
comunitario relativo ai medicinali veterinari; con tale recepimento sarà possibile
definire le basi di un sistema (codice a
barre, banca dati medicinali, nuovo regime
di dispensazione) per l’implementazione
delle attuali metodiche di vigilanza e farmacovigilanza.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Cesare Cursi.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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PECORARO SCANIO. — Al Ministro
delle attività produttive, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio. —
Per sapere – premesso che:
il decreto del Ministro delle attività
produttive adottato di concerto con il
Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio, del 28 luglio 2005, stabilisce le
tariffe incentivanti con cui saranno remunerati i sistemi di produzione di energia
elettrica dalla fonte solare fotovoltaica,
introducendo finalmente anche in Italia,
con un ritardo incomprensibile di oltre un
anno, il cosiddetto « conto energia », peraltro a giudizio dell’interrogante in una
forma inutilmente molto complessa e con
obiettivi inspiegabilmente molto limitati;
l’articolo 9, comma 2, del decreto
ministeriale 28 luglio 2005 prevede che
l’Autorità per l’energia elettrica e il gas
(AEEG) individui il soggetto (definito « soggetto attuatore » dall’articolo 2, comma 1,
lettera h), del decreto) che eroga le tariffe
incentivanti, le modalità e le condizioni
per l’erogazione, ivi inclusa la verifica del
rispetto delle disposizioni degli articoli 4 e
10, tenuto conto di quanto disposto agli
articoli 12 e 13 del medesimo decreto;
la AEEG, con la deliberazione n. 183
del 2 settembre 2005, ha avviato un procedimento per la formazione di provvedimenti per dare attuazione all’articolo 9 del
decreto ministeriale 28 luglio 2005, fissando in 15 giorni la durata massima del
procedimento, decorrenti dalla data di
pubblicazione del suddetto provvedimento;
la AEEG, con la deliberazione n. 188
del 14 settembre 2005, ha stabilito al
comma 2 che il soggetto che eroga le
tariffe incentivanti ai sensi dell’articolo 7
del decreto ministeriale 28 luglio 2005,
definito « soggetto attuatore », è la società
Gestore della rete di trasmissione nazionale Spa (GRTN);
il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 maggio 2004 ha stabilito l’unificazione della proprietà e gestione della rete elettrica nazionale di
trasmissione, e in ragione di questo è stato
annunciato che la società TERNA Spa,
Camera dei Deputati
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titolare del 90 per cento della rete elettrica
nazionale di trasmissione, si fonderà con
GRTN entro novembre 2005;
l’ENEL possedeva fino a tempi recenti il 100 per cento di TERNA Spa,
quindi ne ha ceduto il 14 per cento sul
mercato e ne è stata annunciata la prossima cessione del 29,99 per cento alla
Cassa Depositi e Prestiti Spa (Cdp), che ne
assumerà il controllo;
Cdp è titolare del 10,2 per cento di
ENEL, e l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha concesso il via libera
« condizionato » all’operazione di fusione di
GRTN e TERNA Spa, imponendo entro il
2009 la cessione da parte di Cdp della propria quota del 10,2 per cento dell’ENEL,
per evitare un possibile conflitto di interessi
nella misura in cui Cdp si ritrovi da un lato
a controllare Terna-Grtn e, dall’altro, a detenere una quota rilevante nel capitale di
Enel Spa: una situazione che potenzialmente – è stato sottolineato dall’Antitrust –
potrebbe indurre a comportamenti in grado
di influenzare l’operato a favore dell’operatore elettrico;
Cdp ha proposto ricorso al Tar del Lazio avverso il provvedimento dell’Autorità
Garante della concorrenza e del mercato di
autorizzazione condizionata dell’operazione di fusione di Terna Spa con GRTN;
a giudizio dell’interrogante, la designazione di GRTN a sua volta importante
azionista di Enel Spa, presenta un concreto conflitto di interessi rispetto alla
delicata questione dell’avvio effettivo del
programma fotovoltaico nazionale;
non si è inoltre tenuto conto della
legge 186 del 1968, tuttora vigente, che assegna al Comitato Elettrotecnico Italiano
(CEI), e solo ad esso, il potere normativo in
materia di impianti elettrici ed elettronici,
una legge sempre disattesa dalla prassi fin
qui seguita in materia di impianti fotovoltaici, per i quali ci si è sempre, e impropriamente, riferiti all’Enel –:
quali siano le valutazione del Governo in merito all’operazione descritta in
premessa.
(4-16845)
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
LIII
AI RESOCONTI
RISPOSTA. — Il decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 11 maggio 2004, nel
dettare i criteri e le modalità per l’unificazione della proprietà e della gestione della
rete elettrica di trasmissione nazionale,
esclude esplicitamente dal trasferimento
alla società TERNA Spa alcune funzioni
istituzionali dell’attuale GRTN (Società gestore della rete di trasmissione nazionale
Spa), tra le quali la gestione degli incentivi
CIP 6 e dei certificati verdi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
La funzione di « soggetto attuatore » attribuita al GRTN dall’Autorità per l’energia
elettrica e il gas, relativamente alle tariffe
incentivanti di cui al decreto interministeriale 28 luglio 2005, pur non prevista
esplicitamente nel decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri citato, sembra assimilabile, per analogia, alle funzioni sopra
indicate, e quindi non dovrebbe essere trasferita alla società Terna, pena l’effettivo
configurarsi del conflitto di interessi paventato dall’interrogante; il Governo intende vigilare affinché ciò non avvenga.
Per quanto riguarda il rispetto del ruolo
normativo attribuito al CEI dalla legge 1o
marzo 1968, n. 186, si rimanda all’allegato
al decreto interministeriale 28 luglio 2005,
nel quale sono citate oltre 20 norme CEI
rilevanti ai fini dell’attuazione del decreto
medesimo. Si rammenta, peraltro, che il
rispetto delle norme tecniche CEI, come
delle analoghe norme UNI in altri settori,
non è un obbligo, ma conferisce soltanto
presunzione di conformità alla regola
d’arte, non è quindi di per sé illegittimo
l’eventuale riferimento ad altre normative.
Si fa presente, infine, che il gestore della
rete di trasmissione nazionale Spa (GRTN),
per quanto risulta a questa amministrazione, non possiede alcuna quota azionaria
di ENEL S.pa ma solo la totalità delle
azioni dell’acquirente unico Spa e del gestore del Mercato elettrico Spa, oltre ad una
partecipazione nel CESI Spa.
Il Sottosegretario di Stato per le
attività produttive: Mario
Valducci.
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
nell’ultima riforma delle fasce medicinali, alcuni farmaci sono passati dalla
fascia A o B alla C e le società farmaceutiche, solitamente, scaricano i costi
maggiori su quelli della fascia C per compensare i mancati introiti; inoltre è da
considerare che moltissimi medicinali
della fascia C, negli ultimi anni, hanno
subito esagerati aumenti di prezzo: si
pensi ad esempio al « Lunis Spray » che è
arrivato a costare 13,50 euro o al « Dissenten » che attualmente costa (nella confezione da 15 compresse, 2 mg) 5 euro –:
se il Ministro intenda intervenire per
evitare che si verifichino questi ingenti
aumenti di prezzo;
se sia stato fatto un protocollo d’intesa con le società farmaceutiche per impedire alle stesse di aumentare oltre
l’ISTAT, il prezzo delle medicine della
fascia C;
se il prezzo delle medicine che prima
erano in fascia A, poi passate in fascia C,
ed infine tornate nella A, viene calcolato in
base all’aumento che il prodotto ha subito
passando nella fascia C oppure rimane
quello della fascia A.
(4-09452)
RISPOSTA. — In riferimento all’interrogazione parlamentare in esame si precisa che,
con decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87,
convertito con modificazioni nella legge 26
luglio 2005 n. 149, il Ministero della salute
ha adottato alcune disposizioni urgenti relative al prezzo dei farmaci non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale.
In particolare, il provvedimento prevede
(articolo 1, comma 3) che i prezzi dei
farmaci appartenenti alle classi di cui alle
lettere c) e c-bis) del comma 10 dell’articolo
8 della legge 24 dicembre 1993, n. 537,
come modificato dalla legge 30 dicembre
2004, n. 311, possono essere modificati in
aumento dalle aziende farmaceutiche soltanto nel mese di gennaio di ogni anno
dispari e, quindi, a partire dal mese di
gennaio 2007.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
LIV
AI RESOCONTI
Le farmacie pubbliche e private, inoltre,
possono praticare sconti fino al 20 per
cento sul prezzo massimo di vendita, stabilito dalle aziende, per i medicinali senza
obbligo di prescrizione medica (SOP) e per
quelli di automedicazione (OTC).
L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) nel
termine prescritto dalla suddetta normativa,
ha compilato, diffuso e reso disponibile sul
proprio sito INTERNET l’elenco dei farmaci ai quali trova applicazione la suddetta
misura.
Inoltre, sono state stampate e distribuite
n. 40.000 copie di un numero speciale del
bollettino di informazione sui farmaci
(BIF), contenente tale elenco, destinato, a
partire dal 27 luglio 2005, a tutte le farmacie del territorio nazionale in duplice
copia.
Il medesimo numero è disponibile anche
sul sito INTERNET citato.
L’elenco comprende le 3953 specialità
medicinali di classe C, da vendersi su
presentazione di ricetta medica, commercializzate alla data di entrata in vigore del
decreto-legge, con prezzo vigente alla stessa
data (27 giugno 2005).
Si evidenzia, inoltre, che, dall’analisi
dell’ultimo monitoraggio condotto dall’Osservatorio sull’impiego dei medicinali
(OsMED) per l’anno 2004, la spesa per i
farmaci con brevetto scaduto (generici) ha
rappresentato il 10,1 per cento del mercato
dei prodotti rimborsati dal SSN (rispetto al
9,8 per cento del 2003) ed il 21,7 per cento
delle prescrizioni totali (il 20,8 per cento nel
2003); l’impiego dei generici risulta, pertanto, in aumento rispetto al 2003, sia in
termini di dosi prescritte che di spesa
farmaceutica.
È stato distribuito a 360.000 medici e
farmacisti il numero 3/2005 del Bollettino
di informazione sui farmaci; la rivista, che
ha l’obiettivo di accrescere l’informazione
in campo sanitario e soprattutto nell’area
dei farmaci, contiene un esauriente articolo
sul mercato dei farmaci generici in Italia e,
oltre ad essere inviata agli operatori del
settore, come usualmente avviene nell’ambito dell’attività di comunicazione al-
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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l’esterno svolta dall’agenzia, è disponibile
anche sul rispettivo sito istituzionale.
Il Ministro della salute: Francesco Storace.
PERROTTA. — Al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali. — Per sapere –
premesso che:
risulta all’interrogante che nell’Ufficio Provinciale di collocamento di Napoli
vi sarebbero state denunce di mobbing –:
se quanto risulta all’interrogante risponda al vero e, in caso affermativo, se
siano stati effettuati accertamenti in merito da parte del direttore generale dottor
Notaro;
nel caso in cui ciò non sia avvenuto,
se il Ministro intenda attivarsi per appurare la veridicità delle denunce;
quali iniziative il Ministro intenda
adottare per evitare il ripetersi di simili
episodi e perché siano sanzionati eventuali
abusi.
(4-09456)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, si comunica che non
risultano, sia presso la direzione regionale
che presso la direzione provinciale del lavoro di Napoli, procedimenti pendenti in
materia di mobbing.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
PERROTTA. — Al Ministro degli affari
esteri. — Per sapere – premesso che:
come si evince da un comunicato
stampa dell’Adnkronos, datato 9 dicembre
2004, oltre un miliardo di bambini nel
mondo vivono in povertà, quasi la metà
dei bambini del pianeta cosı̀ come rivela il
rapporto annuale dell’Unicef;
nei paesi in via di sviluppo un bambino su tre vive in case prive di servizi
igienici, ed uno su sette non ha accesso
all’assistenza sanitaria, ed ogni giorno
29.158 bambini al di sotto dei cinque anni
muore a causa di malattie che potrebbero
essere prevenute;
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
tale quadro rappresenta una terribile
ma veritiera realtà –:
se il Ministro interrogato intenda intervenire, presso i governi del Terzo
Mondo, affinché siano adottate misure
urgenti e celeri per dare adeguata soluzione alla problematica sopra indicata;
se il Ministro intenda incentivare
campagne per sensibilizzare maggiormente
l’opinione pubblica affinché siano aumentate le eventuali donazioni ed offerte riguardo a questa agghiacciante problematica.
(4-12023)
RISPOSTA. — In merito a quanto segnalato dall’Onorevole interrogante nel presente atto parlamentare, si forniscono i
seguenti elementi di risposta.
L’UNICEF (Fondo Nazioni Unite per
l’Infanzia) riceve annualmente un contributo volontario che pone l’Italia fra i primi
dieci donatori.
Tale contributo viene utilizzato dal
Fondo per realizzare programmi di assistenza nei 161 paesi dove esso opera, in
linea con le cinque priorità strategiche,
approvate da tutti i membri del Consiglio
Esecutivo dell’UNICEF, tra cui l’Italia, di
seguito elencate:
1) lotta all’HIV/AIDS;
2) educazione per le bambine;
3) protezione della prima infanzia;
4) programmi di immunizzazione;
5) protezione dei bambini e delle bambine.
Le priorità di cui ai punti 3 e 4 rispondono proprio alle richieste di riduzione
della povertà infantile. L’ammontare del
contributo italiano per il 2005 è stato di 12
milioni di euro.
Per quanto concerne in particolare l’incentivazione di campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla situazione dell’infanzia nel mondo, si rappresenta che il Comitato Italiano UNICEF è
molto attivo in questo settore. Ogni anno
vengono organizzate le « Giornate per la
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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DICEMBRE
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Cooperazione Italiana », nel corso delle
quali particolare attenzione viene posta sui
temi dello sviluppo, tra cui principalmente
quelli inerenti la povertà, la fame e i diritti
dei minori.
Le Giornate per la cooperazione sono
state organizzate anche quest’anno dal 27
ottobre al 7 dicembre con titolo « Insieme
per crescere – Italia e Paesi in via di
sviluppo » e anche quest’anno sono stati
previsti molti incontri sul tema dei minori.
Una delle tematiche prioritarie della
Cooperazione Italiana, infatti, è proprio la
promozione e la tutela dei diritti fondamentali dei minori. Per quanto riguarda, in
particolare, la tutela della salute e la prevenzione delle malattie dei bambini, la
DGCS (Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo) del Ministero degli
esteri include attività in tale ambito in tutti
i programmi che si occupano di sanità
pubblica, che sono quelli più diffusi in
Africa, America Latina, Balcani, Medio
Oriente e Sud Est Asiatico.
Questi interventi includono regolarmente specifici programmi per ridurre la
mortalità infantile attraverso: azioni per
migliorare la nutrizione, vaccinazioni, interventi di sanità pubblica per ridurre la
diffusione delle malattie trasmissibili causate da acqua contaminata e mancanza di
igiene, prevenzione e cura delle patologie
più diffuse con azioni speciali per le infezioni da HIV, la tubercolosi e la malaria.
Nei programmi multilaterali di sviluppo
umano le suddette azioni di sanità pubblica
sono sempre collegate strettamente alle
azioni per migliorare il reddito delle famiglie più povere, che sono anche le più
esposte alle malattie, per migliorare il contesto ambientale rendendolo più sano e per
collegare la difesa della salute ai programmi educativi di base nelle scuole e
nella comunità. Attenzione particolare viene
dedicata alla formazione del personale sociosanitario di base che si occupa dei
programmi materno-infantili ed alle dotazioni di farmaci, materiali di consumo,
attrezzature diagnostiche ed altre forniture
indispensabili per la lotta contro le patologie infantili.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
B
LVI
AI RESOCONTI
Di seguito sono sinteticamente presentate le iniziative-tematiche più significative
finanziate dalla Cooperazione Italiana in
favore dei bambini degli adolescenti e dei
giovani ripartite per principali temi, contesti geografici e paesi di intervento. Tali
iniziative sono anch’esse realizzate attraverso una strategia multisettoriale integrata
che mira a promuovere e tutelare i diritti
fondamentali dei minori, primariamente il
diritto alla salute fisica e psichica. I programmi, sempre realizzati in collaborazione
con i Governi beneficiari, sono rivolti ai
giovani quali risorsa primaria per lo sviluppo sostenibile dei paesi e per il rafforzamento dei processi di pace e della democrazia: essi sostengono le istituzioni a livello centrale e decentrato, rafforzano la
rete delle organizzazioni della società civile
sul territorio, promuovono sistematicamente la partecipazione comunitaria, rafforzano le organizzazioni giovanili facendo
partecipare i giovani beneficiari alla identificazione, realizzazione dei servizi di base
(sociali, sanitari, educativi etc.) e della informazione, sensibilizzazione e monitoraggio degli interventi in loro favore.
1. Prevenzione e lotta al traffico per sfruttamento del lavoro minorile nelle forme
peggiori e a ogni forma di violenza e abuso.
La Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli
Esteri italiano sta finanziando e realizza,
direttamente o attraverso le Organizzazioni
Internazionali e le ONG italiane, vari progetti mirati alla prevenzione e alla lotta al
traffico di bambini, bambine e adolescenti
a rischio per vendita di organi, per sfruttamento sessuale anche attraverso il turismo, per il loro utilizzo nei conflitti armati
e per tutte le altre forme peggiori di sfruttamento definite dalla Convenzione ILO
(International Labour Organization) n. 182
e dalla relativa Raccomandazione n. 190,
quali nuove forme di schiavitù. La Convenzione, sottoscritta a Ginevra nel 2000 e
ratificata dal nostro Paese nel 2002, costituisce una priorità nelle Linee Guida della
Cooperazione Italiana sulla tematica minorile.
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I programmi vengono, affidati per la
loro realizzazione, di volta in volta, a OO.II
(Organizzazioni Internazionali), a ONG, a
Regioni e ad Enti Locali e promuovono
sempre attività di cooperazione decentrata.
Tra le iniziative più importanti, si ricordano:
In Africa:
Senegal: il programma bilaterale Lotta
alle peggiori forme di sfruttamento del
lavoro minorile, realizzato con l’Unicef per
1,4 milioni di euro. Il programma interviene a favore di circa 400 mila minori in
dieci aree del Paese, con un intervento
integrato di sviluppo sociale e di lotta alla
povertà, per la promozione e realizzazione
dei diritti fondamentali dei minori, con la
specifica finalità di contribuire a ridurre e
abolire le forme peggiori di sfruttamento del
lavoro, di violenza e di abuso.
Etiopia: il programma bilaterale, affidato alle Ong, di Lotta allo sfruttamento del
lavoro minorile nelle sue peggiori forme
nella Regione di Addis Abeba e nella Regione Oromia, con un contributo di 2,6
milioni di euro. Il programma ha come
obiettivo specifico la facilitazione dell’accesso dei minori a rischio di esclusione
sociale ai servizi di base quali educazione e
sanità, e reintegrare i bambini soggetti alle
forme peggiori di sfruttamento del lavoro
minorile.
In America centrale:
Guatemala, Salvador e Honduras: Programma Regionale con PILO/IPEC (International Program on the Elimination of
Child Labour), per la prevenzione e l’eliminazione del lavoro minorile nelle discariche, con un contributo di 2,2 milioni di
dollari in collaborazione con la Regione
Piemonte. L’obiettivo generale del progetto è
di contribuire alla prevenzione ed eliminazione del lavoro minorile in un settore ad
altissimo rischio qual è quello dei rifiuti
solidi urbani.
Nicaragua: il programma bilaterale con
l’Unicef, con il coinvolgimento di Regioni e
ONG italiane, per il Sostegno dei Diritti
dell’Infanzia e dell’Adolescenza/Lotta alla
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
povertà e alle peggiori forme di sfruttamento del lavoro infantile, per un valore
complessivo di 1,5 milioni di euro. Il programma è focalizzato sulla prevenzione e la
lotta alle forme peggiori di sfruttamento del
lavoro minorile, la tratta, lo sfruttamento e
l’abuso sessuale. Il programma ha una
rilevante componente di cooperazione decentrata, nel quadro delle strategie regionali
di lotta alla povertà.
In Asia:
India: con FILO/IPEC, Lotta alla povertà e alle peggiori forme di sfruttamento
del lavoro minorile nell’industria e nell’artigianato a Karnataka, con un contributo di
3,2 milioni di dollari. Beneficiari del programma saranno in primo luogo i bambini
al di sotto dei 15 anni che lavorano nelle
industrie della seta (circa 4.500). Si propone
un pacchetto di servizi orientati alla prevenzione del fenomeno: il miglioramento
dell’accesso all’istruzione, la sottrazione dei
bambini al lavoro e l’individuazione di
opportunità alternative di sbocchi professionali per gli adolescenti.
2. Lotta alla tratta e allo sfruttamento
sessuale dei minori.
Camera dei Deputati
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In Africa:
Nigeria: il programma, svolto con l’UNICRI (United Nations Interregional Crune
and Justice Research Institute) e l’ECPAT
Italia (End Prostitution Child Pornography
and Traffiking of Children of Sexua! Purposes), Iniziativa contro la tratta di minori
e giovani donne dalla Nigeria in Italia ai
fini di sfruttamento sessuale per circa
800.000 dollari. Il programma intende operare sul piano sociale, rafforzando le associazioni locali per le attività di prevenzione,
assistenza e recupero delle ragazze vittime
della tratta; sul piano istituzionale, definendo e sperimentando meccanismi di cooperazione tecnica tra magistratura e forze di
polizia italiane e nigeriane.
Mali e Costa d’Avorio: Lotta al traffico
di minori, un programma condotto con
POIM con un contributo italiano di
850.000 euro. Una iniziativa in favore dei
bambini e adolescenti del Mali, sottoposti a
sfruttamento nelle piantagioni di cacao e di
cotone, nella confinante Costa d’Avorio. Il
programma prevede il coinvolgimento a
tutti i livelli delle istituzioni nazionali e
locali e delle Ong attive sul territorio.
A livello regionale
In Africa
La Cooperazione italiana ha perseguito
una strategia coerente di sostegno ad iniziative anti-tratta, sia attraverso il contributo volontario annuale alle Organizzazioni
Internazionali sia attraverso il finanziamento di progetti mirati.
In Area Balcanica:
Aree prioritarie d’intervento sono state la
Regione Balcanica, con particolare riferimento ad Albania, Kossovo, Serbia-Montenegro, Macedonia, Croazia, realizzate attraverso OIM (International Organization for
Migration), Banca Mondiale e Unicef.
Inoltre, un’iniziativa bilaterale sull’Albania – per la prevenzione del fenomeno dei
minori non accompagnati e a rischio di
tratta – presenta un carattere fortemente
innovativo coinvolgendo, quali partner
della DGCS, tre Regioni: Puglie, Marche ed
Emilia Romagna.
Infine, con l’UNICEF e l’IRC, la Cooperazione italiana ha contribuito alla ricerca Africa – « Policy Responses » per la
preparazione del Piano d’Azione U.E. contro
il traffico di esseri umani – minori e
giovani donne, nell’ambito delle consultazioni U.E.-Africa dove l’Italia insieme alla
Svezia è referente per la tematica specifica.
La ricerca è stata pubblicata nella collana « Innocenti Insight » intitolata « Child
Trafficking in West Africa: Policy Responses » in otto Paesi dell’Africa Occidentale
(Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa
d’Avorio, Gabon, Mali, Nigeria e Togo) e
analizza le possibili linee d’azione contro il
traffico dei minori. La seconda fase del
progetto ha consentito la raccolta di dati ed
informazioni su vari Paesi africani, mappando le principali rotte del traffico e
individuando i principali protagonisti nelle
azioni di lotta e contrasto.
Atti Parlamentari
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AI RESOCONTI
In America centrale:
Repubblica Dominicana: il programma
Lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini e degli adolescenti anche attraverso il
turismo sessuale a danno dei minori di età,
in collaborazione con l’UNICEF e ECPAT
Italia, con un contributo di 800.000 euro.
La Repubblica Dominicana è meta di consistenti flussi turistici, con una forte presenza di turismo italiano. Parte di questo
turismo è purtroppo rappresentata dal turismo sessuale, che vede spesso vittime
adolescenti e bambini in giovanissima età.
Il programma prevede e realizza una formazione mirata di operatori e soggetti istituzionali per la prevenzione e la lotta alla
pedopornografia nazionale e internazionale
anche attraverso internet, con il valido
contributo di esperti italiani del Ministero
degli interni, della Giustizia, della Difesa e
del Turismo.
Regione Centro Americana/Caraibi: in
collaborazione con il TACRO (The Americas
and Caribbean Regional Office) dell’UNICEF, Lotta al traffico di bambini ed adolescenti vittime di pedopornografia on line,
sfruttamento sessuale anche nel turismo e
di adozioni internazionali clandestine, con
un contributo di 2,7 milioni di euro. L’iniziativa riguarda Guatemala, El Salvador,
Honduras, Nicaragua, Panama, Costa Rica,
Belize e Messico. In particolare, nei primi
quattro Paesi verranno realizzate azioni di
prevenzione e contrasto del fenomeno e di
sostegno alle giovani vittime, con il coinvolgimento di ONG e di esperti italiani; in
tutti e otto i Paesi, invece, verrà realizzata
una ricerca a livello regionale per accertare
l’entità del problema e disegnare una mappatura dei flussi della tratta.
In Asia:
Asia orientale: in collaborazione con
l’Ufficio regionale dell’UNICEF (EAPRO:
East Asia and the Pacific Regional Office),
e specificamente in Cambogia, Vietnam,
Laos, Indonesia, Filippine e Thailandia, è
stato finanziato dalla cooperazione italiana
il programma Lotta al traffico dei minori
per sfruttamento sessuale, con un contri-
Camera dei Deputati
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buto di oltre 5 milioni di euro. L’iniziativa
è stata lanciata in occasione della Conferenza Internazionale di Yokohama (dicembre 2001). Il programma prevede un finanziamento per il necessario coordinamento
regionale delle attività contro il traffico di
bambini e bambine a livello transnazionale
e sei programmi Paese con specifiche azioni
di sensibilizzazione delle Istituzioni coinvolte, di formazione di funzionari e quadri
responsabili delle politiche in favore di
bambini ed adolescenti e di sostegno alla
rete delle ONG specializzate sul tema.
A livello globale (Asia, Balcani, America
Centrale)
Infine, l’UNICRI sta per realizzare in
collaborazione con ECPAT International in
Asia, Africa, America Latina e Europa dell’Est il « Global Program Against the Trafficking of Human Beings », con un contributo italiano di 980.000 euro. La DGCS
finanzia il segmento di età 0-18 anni, con
particolare riguardo alla tratta dei minori
per scopi di sfruttamento sessuale ai fini
commerciali. L’UNICRI sta organizzando
una azione di cooperazione decentrata con
quelle istanze locali che vedono la presenza
sul loro territorio di minori stranieri sfruttati sessualmente.
3. Giustizia minorile/minori in conflitto
con la legge.
La DGCS è impegnata anche nella tutela
e nella promozione dei diritti dei minori
« in conflitto con la legge », spesso in rapporto a prolungati periodi di guerra e alla
conseguente disgregazione di famiglie e comunità. I progetti finora realizzati e quelli
in fase di avvio hanno un duplice scopo: da
una parte, assicurare a livello istituzionale,
un sistema di amministrazione di giustizia
minorile, dall’altra, tutelare i diritti dei
bambini e adolescenti, primi fra tutti la
salute fisica, mentale e l’educazione, rafforzare il ruolo sociale della famiglia con
particolare riguardo alle madri capofamiglia e della comunità attuando iniziative
volte alla prevenzione e alla riabilitazione.
Tutti gli interventi vengono attuati con il
coinvolgimento di ONG italiane e locali
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
specializzate sulla tematica, radicate sul
territorio.
Tra le iniziative finanziate si ricordano:
In Africa:
Angola: il programma Istituzione di un
sistema di giustizia minorile, con un contributo di 2,7 milioni di euro. Il programma, realizzato dall’UNICRI, insieme al
Ministero di Giustizia angolano ha istituito
il Tribunale per la giustizia minorile con la
relativa formazione di giudici minorili e
cerca di ripristinare un sistema giudiziario
anticamente esistente: il meccanismo di
riconciliazione comunitaria. Il programma
ha sviluppato due componenti: la prima
nell’area legale-istituzionale (amministrazione della giustizia minorile, creazione del
tribunale e verifica della sua operatività), la
seconda in quella sociale (sviluppo e lotta
alla povertà, protezione dei diritti dei minori). Inoltre, il programma favorisce il
ritorno a Luanda alle famiglie di origine
l’inserimento dei giovani e adolescenti a
rischio nelle strutture e nelle associazioni
tramite processi di formazione professionale.
Mozambico: l’UNICRI sta avviando il
programma Istituzione di un sistema di
giustizia minorile,in collaborazione con il
Ministero di Giustizia mozambicano, con
un contributo della cooperazione italiana,
di 2 milioni di euro. Beneficiari tutti i
minori di 16 anni in attesa di giudizio, e i
minori di 19 anni attualmente detenuti
nelle carceri di Maputo che potranno usufruire delle iniziative di formazione professionale. Anche questo programma prevede
la formazione degli operatori istituzionali e
sociali e una componente di sviluppo dei
servizi sociali ed educativi di base sul
territorio, in una ottica di prevenzione e di
rafforzamento delle reti sociali di sicurezza.
Il programma si attua con il coinvolgimento di ONG locali e italiane presenti sul
territorio e specializzate sulla tematica.
In America centrale:
El Salvador: l’UNDP sta concludendo il
programma Violenza in una società a tran-
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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DICEMBRE
2005
sizione: prevenzione della delinquenza giovanile, con un contributo DGCS di 2 milioni di dollari. Nel Paese la violenza quotidiana è il maggior deterrente allo sviluppo
umano ed economico: il programma realizza attività di prevenzione e di reinserimento sociale di giovani a rischio di esclusione con il contributo dell’UNICEF, di
numerose Ong locali e la collaborazione di
diverse municipalità e comitati cittadini. Lo
scopo è creare alternative di vita ai « mareros » (ragazzi di strada e abbandonati, a
rischio di devianza che entrano a fare parte
di bande armate denominate marras) e
contemporaneamente a lavorare a stretto
contatto con il sistema giudiziario minorile.
In Asia:
Afghanistan: « Protezione dei bambini e
degli adolescenti in conflitto con la legge,
con un contributo di 800.000 euro. Un
intervento realizzato attraverso l’UNICEF
Kabul rivolto alla prevenzione, recupero e
riabilitazione dei minori in conflitto con la
legge e promozione di una cultura di rispetti dei diritti umani e civili dei minori.
Nelle gravissime condizioni in cui versa il
Paese, c’è un enorme bisogno di intervenire
per recuperare quei minori che per reati
lievi finiscono in carcere in situazioni di
promiscuità con detenuti adulti.
4. Tutela e promozione dei diritti fondamentali dell’infanzia e dell’adolescenza/
lotta alla povertà.
La Cooperazione italiana finanzia programmi di aiuti alimentari in vari Paesi,
specie in Africa, a favore dei nuclei familiari più poveri, a sostegno delle mense
attraverso lo school-feeding, combattendo
la fame e la malnutrizione infantile e
agendo sul duplice fronte dell’emergenza e
dello sviluppo.
Nell’ambito delle numerose iniziative per
la lotta all’AIDS, la malaria e la TBC,
attraverso i canali multilaterale, bilaterale,
ONG ed emergenza, particolare attenzione
viene rivolta ai bambini ed alle loro famiglie.
Tra i settori di intervento: la prevenzione, il controllo della trasmissione ma-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
terno-infantile dell’HIV, l’educazione e l’informazione, l’assistenza agli orfani e il loro
reinserimento, la sicurezza nelle trasfusioni
e l’igiene ospedaliera, il miglioramento dei
servizi per i malati e le loro famiglie.
La DGCS, inoltre, si è impegnata per la
tutela e la promozione dei diritti delle
bambine e delle adolescenti, affinché, alla
pari con i bambini, possano partecipare a
tutti i livelli della vita sociale, economica,
politica e culturale del loro Paese e eliminare fenomeni di abuso e violenza sessuale
come quelli di matrimoni e gravidanze
precoci e di pratiche tradizionali sessuali
altamente pericolose per la salute fisica e
psichica delle bambine e delle adolescenti.
La Cooperazione italiana ha finanziato
recentemente, nell’ambito del programma
UNICEF « Child Protection Strategy », un
progetto concernente la lotta contro le mutilazioni genitali delle bambine e delle adolescenti (FGM, Female Genital Mutilation).
Tale iniziativa, « Stop FGM », verrà realizzata dalle ONG italiane proponenti, AIDOS
(Associazione italiana donne per lo sviluppo), e NPSG (Non c’è Pace senza Giustizia),
attraverso un contributo volontario all’UNICEF di 1,8 milioni di euro.
In Africa:
10 Paesi: con l’OMS, l’iniziativa regionale di Prevenzione materno fetale e sostegno alle famiglie colpite da HIV/AIDS, con
un contributo DGCS di 8 milioni di euro.
L’iniziativa coinvolge Angola, Burkina Faso,
Burundi, Costa d’Avorio, Mozambico,
Rwanda, Swaziland, Tanzania, Uganda e
Zimbabwe (con la prospettiva di estendere
il programma ad altri 3 paesi in una
seconda fase). Prevede attività di vario tipo,
quali: la prevenzione della trasmissione
materno-fetale del virus; il trattamento
ARV alla madre e sostegno alimentare alla
famiglia; la mitigazione dell’impatto dell’AIDS con attività di prevenzione delle
minorenni abusate e oggetto di violenza
sessuale.
Egitto: con la Banca Mondiale, si sta
avviando l’iniziativa « Alleviazione della povertà e diritti civili e legali per bambine,
adolescenti e giovani donne », con un contributo di 1,5 milioni di euro. Il fenomeno
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della non registrazione alla nascita, colpisce
in particolare le bambine e le adolescenti
degli strati più poveri della società, con
conseguente privazione dei diritti ad una
carta di identità e della fruizione dei diritti
fondamentali all’educazione, all’assistenza
sanitaria e più tardi alla pensione. Il fenomeno è sempre più percepito non solo
come un problema di giustizia e di eguaglianza, ma anche come fattore oggettivo di
limitazione ai diritti di cittadinanza, di
impedimento grave all’accesso ai servizi
sociali di base e ostacolo allo sviluppo del
Paese.
Nell’Arca Balcanica:
Albania: un programma di Cooperazione
Decentrata in partenariato con le Regioni
Emilia-Romagna, Marche e Puglia sul Rafforzamento istituzionale per il decentramento dei servizi sociali sul territorio a
favore dei minori albanesi a rischio di
tratta e di emigrazione clandestina e del
servizio nazionale per le adozioni per la
protezione dei diritti dell’infanzia attraverso
l’armonizzazione della legislazione albanese
con la normativa UE per la Convenzione
dell’Aia sulle adozioni internazionali –
Contributo DGCS: 2 milioni di euro. Il
programma, sostiene le istituzioni albanesi
competenti a livello Centrale e le Municipalità a realizzare attività volte alla prevenzione e tutela dei minori vittime di
sfruttamento, prostituzione, traffico a scopo
sessuale, abbandono, abusi e maltrattamenti, malnutrizione, analfabetismo ed
emigrazione clandestina. Le Regioni italiane
contribuiscono inoltre, a sviluppare le capacità del Governo nazionale e delle istituzioni locali a promuovere sul territorio la
programmazione e la realizzazione dei servizi sociali di base a favore dei minori e dei
giovani a rischio, coinvolgendo Ong locali e
italiane maggiormente specializzate sulla
tematica minorile e sociale e presenti sul
territorio albanese.
In America Latina:
Bolivia: con l’UNICEF, si sta avviando il
programma « Difesa dei diritti dei minori in
Bolivia: Istituzionalizzazione dell’Istituto
per la Difesa dell’Infanzia e dell’Adolescenza
della Municipalità di E. Alto ». Contributo
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di 1,8 milioni di euro. Il programma è
rivolto alla creazione e allo sviluppo di una
rete di servizi integrati sul territorio per
accrescere la quantità e la qualità dei
servizi sociali ed educativi in favore dell’infanzia e dell’adolescenza in condizioni di
particolare vulnerabilità e a rischio.
Argentina, Uruguay e Paraguay: con un
contributo volontario all’UNDP, l’iniziativa
regionale « Interventi urgenti in favore dei
minori di età in condizioni di estrema
vulnerabilità in Paesi selezionati dell’America del Sud »; con un contributo di 1
milione di euro. È un vasto e articolato
intervento multisettoriale e integrato – nel
quadro di una iniziativa regionale di lotta
alla povertà – per ridurre le condizioni di
elevata vulnerabilità in cui si trova attualmente la popolazione minorile nei Paesi
considerati.
5. Bambini e adolescenti nei conflitti
armati e in contesti di post-conflitto.
Gli esperti stimano in centinaia di migliaia i minori – ragazzi e ragazze –
direttamente coinvolti in operazioni belliche
e in almeno 300.000 gli adolescenti arruolati in eserciti, formazioni militari e para
militari, molti reclutati legalmente e obbligatoriamente, altri rapiti e comunque costretti ad arruolarsi forzatamente; milioni
sono i bambini, gli adolescenti e i giovani
vittime dei conflitti che faticosamente cercano possibili strade di sopravvivenza, reinserimento educativo, sociale e occupazionale nei propri Paesi o attraverso l’emigrazione nelle situazioni postconflittuali. La
cooperazione italiana finanzia e realizza
attraverso Organizzazioni Internazionali
quali la Banca Mondiale, l’UNICEF e
l’OIM, le Ong e le Regioni italiane, una
serie di progetti a favore di bambini ed
adolescenti coinvolti nei conflitti armati e
vittime di guerra in alcuni Paesi in perenne
situazione di conflitto e di post-conflitto.
Di seguito alcune delle iniziative più
significative:
In Africa:
Eritrea: con l’UNICEF, si è concluso il
programma Mahzel – Reintegrazione so-
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ciale e tutela dei minori – con un contributo DGCS di 3,2 milioni di euro. Il
programma, protratto per 3 anni, ha avuto
lo scopo di rafforzare i sistemi di salvaguardia tradizionali a favore dei minori, e
puntare in particolare al recupero dei bambini risultati orfani a seguito della guerra di
liberazione dell’Eritrea. L’iniziativa ha consentito anche di completare la formazione
di 94 insegnanti elementari.
Nella Regione Balcanica:
Balcani: il programma regionale The
Social Development Iniziative for the Southern Eastern Europe, finanziato dalla cooperazione italiana alla Banca Mondiale con
un contributo di 1,9 milioni di euro. L’iniziativa vuole contribuire ad accrescere le
condizioni generali di stabilità e di coesistenza civile tra le popolazioni dei vari Stati
della regione, sostenendo e rafforzando le
istituzioni preposte all’erogazione dei servizi
sociali e le varie forme di associazionismo
a livello locale degli adolescenti e giovani,
considerati come agenti e risorse fondamentali per lo sviluppo della pace, della democrazia e dell’economia sostenibile nell’area
balcanica. Un significativo risultato all’interno di tale strategia è rappresentato dai 21
centri giovanili Babylon, dislocati in varie
città della Macedonia, per offrire luoghi di
incontro e scambio tra giovani di tutti i
gruppi etnici presenti nell’area balcanica,
rendendoli promotori di una cultura basata
sul rispetto e la tolleranza reciproca.
Bosnia-Erzegovina: il programma, affidato alle ONG, Sviluppo della condizione
dei bambini e dei giovani in Bosnia-Erzegovina, – con un contributo DGCS di 2,8
milioni di euro. D’obiettivo è quello di
potenziare la partecipazione della popolazione giovanile alla vita socio-economica
del Paese definendone il ruolo quali soggetti
del cambiamento e della ricostruzione. Il
progetto prevede: supporto istituzionale e
sostegno alla formulazione di politiche nazionali; promozione dell’associazionismo
giovanile; sviluppo dell’imprenditoria giovanile e dell’occupazione.
Bosnia-Erzegovina: il programma di
cooperazione decentrata in partenariato con
le Regioni Emilia Romagna e Marche. Tu-
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XIV LEGISLATURA
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tela per il reinserimento di minori con
handicap fisico e psichico vittime dei conflitti armati e promozione di imprenditorialità sociale, – in fase di avvio è stato
finanziato dalla cooperazione italiana con
un contributo di 4,3 milioni di euro. Il
programma si propone di favorire l’accesso
ai servizi educativi, il recupero psicologico
e la riabilitazione psicomotoria dei minori
e giovani traumatizzati dalle violenze subite
durante il conflitto armato. L’iniziativa
coinvolge Università e Istituzioni italiane
specializzate in collaborazione con le omologhe della Bosnia-Erzegovina.
America Latina
Colombia: con l’OIM, si sta avviando il
« Programma a sostegno dei bambini e degli
adolescenti ex combattenti in Colombia ».
Contributo DGCS 1,48 milioni di euro. In
Colombia sono almeno 7.500 i minorenni
tra le fila dei vari gruppi armati irregolari.
Il programma è rivolto alla creazione e allo
sviluppo di una rete di servizi integrati a
livello del territorio per favorire la riabilitazione e il reinserimento dei bambini e
degli adolescenti coinvolti.
In generale:
Unicef/IRC in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti – Programma per la
costituzione di un European Network for a
Research Agenda on Children and Armed
Conflicts – L’attività di formazione che
l’Istituto degli Innocenti ha svolto sul tema
dei bambini e conflitti armati, è stata
finanziata della Cooperazione Italiana al
fine di istituire un network di esperti
italiani ad alto livello. Sono stati realizzati
due seminari presso la sede dell’Istituto. Il
primo – nazionale – svoltosi dal 15 al 17
ottobre 2003, ha dato indicazioni per il
monitoraggio e la valutazione di progetti di
cooperazione rivolti all’infanzia e all’adolescenza. Il secondo – europeo – svoltosi il
30 e 31 ottobre 2003, si è confrontato sugli
interventi di reintegrazione di minori coinvolti nei conflitti armati partendo dalle
esperienze realizzate sul campo ed individuando delle buone pratiche di intervento.
Nel quadro dei seguiti della Conferenza
Internazionale di Freetown « From War to
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Classroom. From Crisis to Recovery. The
Italian Cooperation for the West African
Children », la Cooperazione Italiana intende
costituire un fondo apposito per la realizzazione di una iniziativa regionale in favore
dei bambini, adolescenti e giovani in Sierra
Leone e altri Paesi dell’Africa Occidentale.
Il programma si configura nel suo complesso attraverso la costituzione di un apposito trust fund del valore globale di circa
5 milioni di euro, da finalizzare nell’arco
complessivo di 24 mesi. L’iniziativa è finalizzata ad assicurare il necessario sostegno
finanziario a progetti e iniziative promosse
e realizzate dalle istituzioni centrali e locali,
dalle ONG e dalle altre rilevanti organizzazioni impegnate nello sviluppo democratico e socio-economico della Sierra Leone e
dei Paesi interessati dall’iniziativa.
L’iniziativa sarà focalizzata alle azioni di
sviluppo sociale ed economico aventi quali
beneficiari diretti e indiretti bambini e
giovani in condizioni di particolare vulnerabilità (bambini e adolescenti soldato ed
ex-combattenti, bambini vittime traumatizzati, orfani e abbandonati, bambine abusate
e vittime di violenza, ecc.), anche al fine di
accrescere le condizioni generali di stabilità
e di coesistenza civile tra le popolazioni dei
vari Stati della regione, sostenendo e rafforzando le istituzioni preposte all’erogazione dei servizi sociali in favore delle fasce
minorili della popolazione e le varie forme
di associazionismo presenti a livello locale
impegnate in favore dei bambini e dei
giovani.
Da parte del Governo italiano si continuerà a seguire con estrema attenzione
l’evoluzione della situazione dei diritti fondamentali dell’infanzia nel mondo e non si
mancherà di affrontare il problema anche
nei più importanti consessi internazionali.
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Margherita Boniver.
PERROTTA. — Al Ministro degli affari
esteri. — Per sapere – premesso che:
come si evince da un comunicato
Asca del 27 gennaio 2005, la guerra nella
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AI RESOCONTI
regione nord-occidentale del Darfur continua, nonostante lo scorso 9 gennaio il
Governo del Sudan e SPLM abbiano firmato un accordo che pone fine alla ventennale guerra tra il Nord e il Sud del
Paese;
la Caritas Italiana, a seguito di una
visita in quei luoghi, ha denunciato la
difficile situazione presente nel Sudan;
Caritas Italiana sta avviando una serie
di progetti di collaborazione con alcune
diocesi del Sudan e tra i vari progetti vi è il
reinserimento degli sfollati e dei rifugiati
nella comunità di appartenenza –:
se il Ministro interrogato ritenga di
dover intervenire presso il Governo del
Sudan, al fine di promuovere una strategia
di sviluppo nel lungo periodo che coinvolga, in maniera partecipata, le comunità
locali rendendole protagoniste della realizzazione della pace;
se ritenga di dover realizzare una
campagna di sensibilizzazione, in modo da
ottenere aiuti di ogni tipo.
(4-12767)
RISPOSTA. — Il conflitto nella regione
sudanese del Darfur – originato da una
rivalità interetnica tra gruppi tribali nomadi arabi e agricoltori sedentari africani,
entrambi di religione musulmana – per il
controllo delle risorse vitali (proprietà della
terra e approvvigionamento idrico), si è
sviluppato sul piano militare a partire dal
febbraio 2003 in seguito all’intervento governativo contro i ribelli dell’SLA (Sudan
liberation movement) e del JEM (Justice
and equality movement).
Il conflitto armato si è innescato con la
ribellione contro il Governo di Khartoum
delle locali etnie africane (Fur, Zaghawa e
Masalit) che rivendicano una più equa
ripartizione della ricchezza e del potere
sinora essenzialmente in mano alle minoranze di origine araba.
Si sono finora registrati circa 180 mila
morti e oltre due milioni di sfollati interni
o rifugiati nel vicino Ciad e, per tale motivo,
la crisi del Darfur rappresenta oggi, secondo le Nazioni Unite, la più grave emergenza umanitaria in atto.
Camera dei Deputati
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Con la firma il 9 gennaio scorso a
Nairobi dell’accordo finale di pace tra il
Governo di Khartoum e l’SPLM/A (Sudan
People’s Liberation Movement/Army), si
sono accresciute le speranze di una soluzione negoziata anche della situazione in
Darfur.
Il 2 febbraio, la Commissione internazionale di inchiesta sulle violazioni dei
diritti umani in Darfur, istituita con la
Risoluzione 1564 del 18 settembre 2004 e
presieduta dal giurista italiano Antonio
Cassese, ha documentato in un rapporto di
170 pagine i crimini commessi in Darfur e
le violazioni dei diritti umani fondamentali.
Nel Rapporto non si definisce genocidio
quanto avvenuto in Darfur, ma si parla di
« crimini contro l’umanità » e « crimini di
guerra » e si raccomanda fortemente che il
Consiglio di sicurezza faccia ricorso alla
Corte penale internazionale (CPI). Inoltre al
rapporto è allegata una lista di persone
individuate come responsabili dei crimini
commessi. Il 6 giugno il procuratore della
CPI, l’argentino Luis Moreno Ocampo, ha
confermato la competenza della Corte nei
confronti dei responsabili delle violazioni
dei diritti umani nel Darfur. La Corte ha
quindi ufficialmente dato inizio alla fase
istruttoria precisando che « l’inchiesta sarà
indipendente e si concentrerà sui responsabili dei crimini qualificabili come crimini
contro l’umanità ».
Il 5 luglio ad Abudja è stata firmata dal
Governo di Khartoum e dai due gruppi
ribelli, Sudan liberation movement (SLA) e
Justice and equality movement (JEM), la
Declaration of Principles, passo significativo verso una soluzione del conflitto.
Una recrudescenza degli scontri nel Darfur, con attacchi a convogli militari e atti
di banditismo a danno dei dipendenti e dei
mezzi delle ONG che operano nella regione,
hanno portato ad un rinvio della ripresa
dei colloqui tra le parti, inizialmente previsti per il 24 agosto.
Il 15 settembre è iniziato il sesto round
del negoziato tra il Governo del Sudan e i
ribelli che dovrebbe protrarsi sino alla fine
dell’anno.
L’Italia ha costantemente assicurato il
proprio sostegno sia al processo di pace in
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
Sudan sia alla ricerca di una soluzione
della crisi nel Darfur e ha sempre sottolineato, in occasione delle periodiche riunioni del Consiglio dell’Unione europea, la
necessità di assicurare il rispetto degli impegni assunti da parte delle Autorità di
Khartoum e delle forze ribelli (Sudan liberation movement e Justice and equality
movement) con la firma dell’Accordo di
cessate il fuoco di N’Djamena dell’8 aprile
2004 e con i Protocolli umanitario e di
sicurezza del 9 novembre 2004.
Ci siamo inoltre adoperati a livello bilaterale sia con le autorità sudanesi e sia
con i rappresentanti dei movimenti SLA e
JEM per ribadire la necessità di salvaguardare il processo negoziale onde pervenire ad
una soluzione pacifica della crisi.
Il nostro Paese partecipa attivamente al
sostegno finanziario della missione di monitoraggio dell’Unione Africana denominata
AMIS (African union mission in Sudan),
tramite la Peace facility dell’Unione europea ed è presente con un Ufficio della
cooperazione a Nyala, nel Sud del Darfur,
affidato alla dottoressa Barbara Contini,
che gestisce i nostri aiuti umanitari in
coordinamento con l’Ambasciata.
L’Italia, inoltre, ha recentemente incrementato il proprio contributo bilaterale alla
missione di pace dell’UA, portandolo a più
di 1 milione di euro ed assicurando l’avvicendamento di un osservatore militare
nella località di Tiné e di un pianificatore
per la logistica dei voli aerei presso il
Quartier Generale della AMIS ad ElFasher. Altri due nostri Ufficiali nel settore
della logistica sono stati designati per assumere le loro funzioni a Khartoum e ad
Addis Abeba.
Infine l’Italia si è resa disponibile a
fornire all’AMIS un B-707 per il trasporto
del contingente gambiano nel quadro delle
operazioni NATO volte a far affluire in
Darfur contingenti africani destinati a portare gli effettivi della missione di protezione
dalle 3716 unità attuali alle 7731 previste.
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Alfredo Luigi
Mantica.
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PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
da una nota dell’Assoconsum del Lazio si evidenzia con un articolo di Panorama n. 9 un’anomala situazione inerente
alcuni farmaci;
da un’indagine svolta dalla stessa associazione dei consumatori si è evidenziato il problema del Baycol che appartiene alla classe degli anticolesterolo usato
per prevenire eventi coronarici;
nel 2001 fu ritirato con l’accusa di
aver causato decessi, specie se affidato ai
fibrati –:
se il farmaco sia ancora in commercio sul territorio nazionale e, in caso
affermativo per quali motivi sia stato
riammesso.
(4-13506)
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
da una nota dell’Assoconsum del Lazio si evidenzia con un articolo di Panorama n. 9 un’anomala situazione inerente
alcuni farmaci;
da un’indagine svolta dalla stessa associazione dei consumatori si è evidenziato il problema del Lipobay che appartiene alla classe degli anticolesterolo usato
per prevenire eventi coronarici;
nel 2001 fu ritirato con l’accusa di
aver causato decessi, specie se affidato ai
fibrati –:
se il farmaco sia ancora in commercio e, in caso affermativo, per quali motivi
sia stato riammesso.
(4-13509)
RISPOSTA. — Il farmaco « Baycol », a base
di Cerivastatina, che in Italia ha assunto i
nomi commerciali di « Lipobay », « Stativa »
e « Cervasta », nell’agosto del 2001 è stato
ritirato dal commercio in tutti i 15 Paesi
europei nei quali era stato registrato, a
seguito della procedura di mutuo riconoscimento.
Si precisa che a tutt’oggi non è presente
sul mercato nazionale, poiché nel gennaio
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XIV LEGISLATURA
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2002 le rispettive autorizzazioni all’immissione in commercio sono state definitivamente revocate.
Il Ministro della salute: Francesco Storace.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
il buco della spesa farmaceutica è
stato nel 2004 di 1.350 milioni di euro;
da una nota dell’Assoconsumi di Napoli si evince che la Campania ha un
notevole disavanzo —:
a quanto ammonti lo sfondamento
della Regione Campania nel 2004;
se sia aumentato o diminuito e di
quanto rispetto agli anni 2000 e 2001.
(4-13699)
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
la conferenza Stato-Regioni ha raggiunto un accordo sulla ripartizione del
Fondo sanitario 2005 sulla base di 90
miliardi di euro;
il tetto della spesa farmaceutica è
stato confermato nella misura del 13 per
cento –:
a quanto ammontasse la ripartizione
per l’anno 2001;
quale fosse il tetto di spesa farmaceutica prevista per lo stesso anno;
relativamente alla regione Campania,
quale fosse il tetto di spesa previsto per il
2001 ed a quanto ammonti quello previsto
per l’anno 2005;
Camera dei Deputati
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monta, per l’anno 2004, a 274 milioni di
euro, mentre per gli anni 2000 e 2001 la
voce corrispondente ammonta, rispettivamente, a 285 e 444 milioni di euro.
Per il 2001, lo stanziamento complessivo
destinato al Servizio sanitario nazionale è
stato di 71.270 milioni di euro, con una
spesa farmaceutica stimata nella misura del
13,08 per cento, corrispondente, in valore
assoluto, alla somma di 9.322 milioni di
euro.
Relativamente alla regione Campania, lo
stanziamento previsto per l’anno 2001 per
la spesa sanitaria è stato quantificato nella
cifra di 6.767 milioni di euro (per il 2005,
lo stanziamento è stato di 7.962 milioni di
euro), con una previsione di spesa farmaceutica di euro 819 milioni, mentre per il
2005 il « tetto » corrisponde a 1.035 milioni
di euro (legge 30 dicembre 2004, n. 311,
legge finanziaria 2005).
Si precisa che il « tetto di spesa farmaceutica », individuato nel valore del 13 per
cento, è stato previsto con la legge finanziaria 2002; in precedenza, erano vigenti
parametri variabili da regione a regione.
Il Ministro della salute: Francesco Storace.
PERROTTA. — Al Ministro delle attività
produttive. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi 5 anni si sono avute
vendite da capogiro di armi leggere, per lo
più a paesi sottosviluppati antidemocratici
o sotto embargo (Cina); nel mondo tra il
1990 ed il 2005 sono morti 2,5 milioni di
bambini a causa delle « armi leggere »;
solo 15 paesi hanno sottoscritto nel
mondo un trattato sul commercio delle
armi;
sempre con riferimento alla regione
Campania, quale fosse il tetto di spesa
farmaceutica per l’anno 2001 ed a quanto
ammonti quello previsto per il 2005.
(4-13708)
l’Italia è il secondo produttore di
armi di piccolo calibro, pistole e fucili; i
brokers delle armi godono di impunità
dovuta ad assenza di leggi contro di loro;
RISPOSTA. — Il disavanzo della spesa
farmaceutica per la regione Campania am-
negli ultimi mesi, un broker delle
armi, è stato arrestato e, sebbene vi fosse
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
la prova che avesse comprato e venduto
armi a paesi sotto embargo, è stato rilasciato;
ciò è stato dovuto al fatto che le armi
non erano state fatte passare sul nostro
territorio –:
se non sia il caso di adottare iniziative volte a colmare quello che appare
all’interrogante un vuoto normativo.
(4-14005)
RISPOSTA. — Non risulta che l’Italia,
negli ultimi cinque anni, abbia effettuato
« vendite da capogiro di armi leggere ». Al
contrario, risulta che vi è stata un’enorme
contrazione nelle esportazioni.
La disciplina normativa che regola le
esportazioni di armi leggere automatiche (a
raffica) è contenuta nella legge n. 185/90 e
successive modifiche. Tale legge, che attribuisce le principali competenze al Ministero
degli affari esteri, è da ritenersi, senza
ombra di dubbio, fra le più restrittive tra
quelle attualmente vigenti.
Anche per le esportazioni di armi leggere
semi-automatiche, per le quali è competente
il Ministero dell’interno, di fatto viene applicata la citata legge n. 185/90. Detto Dicastero applica scrupolosamente le regole
del Codice di condotta dell’Unione europea
e, quando trattasi di Paesi sensibili, si
avvale del parere del Ministero degli affari
esteri.
Quanto al ruolo dell’Italia nell’ambito
commerciale di cui trattasi, si ricorda che
l’Italia è uno dei 15 Paesi firmatari della
soluzione sul commercio delle anni, denominata « Codice di condotta dell’Unione
europea per le esportazioni di armi ».
Inoltre, l’Italia è tra i 42 Paesi firmatari
del Trattato sul commercio internazionale
delle armi, attualmente in vigore; denominato « Protocollo contro la fabbricazione
illecita e il traffico delle armi da fuoco,
delle loro parti, componenti e munizioni ».
Terzo protocollo supplementare alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato internazionale.
Riguardo al fatto che l’Italia è uno dei
maggiori produttori di armi leggere, si fa
presente che l’attività dei brokers, con ri-
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guardo anche alla destinazione finale delle
armi, non può prescindere dalla citata
normativa vigente in Italia.
Al riguardo, si precisa che alle aziende
italiane del settore sono sempre state negate
esportazioni, anche di armi sportive, verso
la Cina che è sotto embargo.
Si fa presente, infine, che in merito
all’arresto del broker straniero di cui si fa
riferimento nell’interrogazione in esame,
l’ANPAM (Associazione nazionale produttori
armi e munizioni), interessata al riguardo,
ha riferito di non essere a conoscenza del
soggetto coinvolto nell’operazione.
Il Sottosegretario di Stato per le
attività produttive: Mario
Valducci.
PERROTTA. — Al Ministro delle attività
produttive. — Per sapere – premesso che:
le tariffe elettriche italiane sono le
più alte d’Europa;
in molte centrali ad olio combustibile
d’Europa vi è il recupero del vapore eccedente, che viene riciclato per riscaldare
le città vicine agli impianti;
la centrale di Civitavecchia non recupera questo vapore, ma lo scarica nelle
acque del mare circostante, con danno
anche ambientale –:
quanto costerebbe l’adeguamento
nella centrale di Civitavecchia per recuperare il vapore eccedente e riscaldare la
città;
se il Governo intenda adottare opportune iniziative che permettano il recupero di questa fonte energetica. (4-14323)
RISPOSTA. — La problematica avanzata
dall’interrogante risulta essere di grande
interesse nell’ambito dell’attuale politica
energetica nazionale che, infatti, insiste
sulla necessità di garantire al sistema Paese
un adeguato ventaglio di possibilità, per
fronteggiare la strutturale carenza in tema
di disponibilità di fonti energetiche primarie.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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LXVII
AI RESOCONTI
Il recupero di vapore eccedente dall’attività di centrali termoelettriche, per un
eventuale impiego per il riscaldamento urbano (teleriscaldamento), rappresenta una
delle possibili opzioni per assicurare sia un
minore impatto ambientale, con lo spegnimento dei sistemi di riscaldamento individuali, sia un risparmio energetico determinato da una minore richiesta di utilizzo di
fonti energetiche primarie.
Entrando nel merito dei quesiti specifici
sollevati dall’interrogante, si fa presente
che, nel territorio del comune di Civitavecchia, è presente un sistema di recupero
energetico dell’energia termica dall’acqua di
raffreddamento dei locali impianti termoelettrici.
Infatti, la società Nuova azzurro gestisce
un impianto di piscicoltura locale che
sfrutta il calore dell’acqua di scarico della
centrale di Torre Valdaliga Nord.
Eventuali ulteriori utilizzi di energia
termica a bassa entalpia, come quelli che si
ottengono recuperando il calore delle acque
di scarico, potrebbero svilupparsi nel
campo della serricoltura, individuando però
i soggetti imprenditoriali disposti ad investire nel settore, che allo stato attuale non
si sono manifestati.
Un utilizzo di calore ad alta entalpia,
utile per una rete di teleriscaldamento urbano, necessita di modifiche impiantistiche
presso le centrali, giustificabili a livello di
investimento a fronte dell’esistenza di uno
specifico bacino di utenza e di condizioni
climatiche adatte.
Il Sottosegretario di Stato per le
attività produttive: Mario
Valducci.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
in Inghilterra l’acqua Dasani è stata
ritirata dal commercio, dalla Coca-Cola, a
causa di un’elevata quantità di bromato;
quest’acqua potrebbe essere in commercio anche in Italia, cosı̀ come segnalato
dall’Assoconsum di Napoli –:
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
se sia stata commercializzata in Italia;
se in questo caso sia stata ritirata dal
mercato.
(4-14359)
RISPOSTA. — In merito ai quesiti contenuti nell’interrogazione parlamentare in
esame, si precisa che l’acqua « Dasani » non
risulta commercializzata nella Regione
Campania.
La stessa è distribuita solo in Gran
Bretagna, come indicato nell’addendum 1
della notifica 2004/159, nell’ambito del sistema di allerta comunitario della Sanco
(European commission health and consumer protection directorate general), denominato Ransff (Rapid system alert food and
feed).
La regione Campania, al riguardo, ha
sottolineato che « gli accertamenti eseguiti
nell’ambito delle attività che a qualsiasi
titolo avrebbero potuto detenere l’acqua
Dasani (depositi all’ingrosso, rivendite, ristorazione, case di cura eccetera) hanno
evidenziato la totale assenza di tale prodotto ».
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
da una segnalazione pervenuta all’interrogante dall’Assoconsum;
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e
a bassa mineralizzazione, ma sono in
crescita anche le acque a naturale effervescenza e quelle lievemente carbonate,
mentre sono in calo i consumi delle acque
frizzanti;
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXVIII
AI RESOCONTI
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
quante fonti vi sono in Piemonte.
(4-14515)
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
da una segnalazione pervenutami dall’Assoconsum;
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e
a bassa mineralizzazione, ma sono in
crescita anche le acque a naturale effervescenza e quelle lievemente carbonate,
mentre sono in calo i consumi delle acque
frizzanti;
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
quante fonti vi sono in Basilicata.
(4-15003)
RISPOSTA. — La regione Piemonte ha
precisato che risultano, allo stato attuale, in
funzione 15 stabilimenti di imbottigliamento, che utilizzano, ai fini della commercializzazione, 27 fonti di acque minerali.
I dati della produzione regionale 2004,
forniti dalla Direzione turismo sport
parchi, sono i seguenti: produzione litri:
1.395.718.050, addetti: 585.
Relativamente alle acque minerali autorizzate nella regione Basilicata, si riporta
il seguente elenco pervenuto dal diparti-
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
mento regionale competente, tramite la prefettura - ufficio territoriale del Governo di
Potenza:
Elenco acque minerali imbottigliate in Piemonte ai fini della commercializzazione.
Ditta: Pian della Mussa Spa; Sede legale:
Villaggio Albaron 10070 Balme (Torino);
Stabilimento: Villaggio Albaron 10070
Balme (Torino); Denominazione acqua minerale: Pian della Mussa - Fonte Sauzé.
Ditta: Pontevecchio Srl; Sede legale: Strada
Carignano 46 ter 10024 Moncalieri (Torino); Stabilimento: Via Ponte Pietra 3 10062
Luserna San Giovanni (Torino); Denominazione acqua minerale: Sorgente Oro Alpi
Cozie.
Ditta: Pontevecchio Srl; Sede legale: Strada
Carignano 46 ter 10024 Moncalieri (Torino); Stabilimento: Via Ponte Pietra 3 10062
Luserna San Giovanni (Torino); Denominazione acqua minerale: Sparea.
Ditta: Pontevecchio Srl; Sede legale: Strada
Carignano 46 ter 10024 Moncalieri (Torino); Stabilimento: Via Ponte Pietra 3 10062
Luserna San Giovanni (Torino); Denominazione acqua minerale: Sorgente Seccarezze Fonte delle Alpi.
Ditta: Pontevecchio Srl; Sede legale: Strada
Carignano 46 ter 10024 Moncalieri (Torino); Stabilimento: Via Ponte Pietra 3 10062
Luserna San Giovanni (Torino); Denominazione acqua minerale: Valmora.
Ditta: Pontevecchio Srl; Sede legale: Strada
Carignano 46 ter 10024 Moncalieri (Torino); Stabilimento: Via Ponte Pietra 3 10062
Luserna San Giovanni (Torino); Denominazione acqua minerale: Monviso.
Ditta: Acque oligominerali Valverde Srl;
Sede legale: Regione Zacconale Quarona
Sesia (Vercelli); Stabilimento: Regione Zacconale Quarona Sesia (Vercelli); Denominazione acqua minerale: Valverde.
Ditta: Acque oligominerali Valverde Srl;
Sede legale: Regione Zacconale 13017 Quarona Sesia (Vercelli); Stabilimento: Regione
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXIX
AI RESOCONTI
Zacconale 13017 Quarona Sesia (Vercelli);
Denominazione acqua minerale: Gioiosa
della Valsesia.
Ditta: Alpe Guizza Spa; Sede legale: Viale
Kennedy 65 30037 Scorzè (Venezia); Stabilimento: SS 419 km. 7 13893 Donato
(Biella); Denominazione acqua minerale:
Fonte Caudana.
Ditta: Lauretana Spa; Sede legale: Frazione
Campiglie 56 13895 Graglia (Biella); Stabilimento: Frazione Campiglie 56 13895
Graglia (Biella); Denominazione acqua minerale: Lauretana.
Ditta: Spumador Spa; Sede legale: Via alla
Fonte 13 Frazione Caslino al Piano 22071
Cadorago (Como); Stabilimento: Via alla
Sorgente 1 28040 Oleggio Castello (Novara);
Denominazione acqua minerale: Fonte Serena.
Ditta: Acque e terme di Vigezzo Spa; Sede
legale: S.S. 337 Valle Vigezzo 28854 Malesco (Verbania); Stabilimento: S.S. 337 Valle
Vigezzo 28854 Malesco (Verbania); Denominazione acqua minerale: Alpia.
Ditta: Davide Campari - Milano Spa; Sede
legale: Via Filippo Turati 27 20121 Milano;
Stabilimento: Località Molinetto 28862
Crodo (Verbania); Denominazione acqua
minerale: Crodo Lisiei.
Ditta: Davide Campari - Milano Spa; Sede
legale: Via Filippo Turati 27 20121 Milano;
Stabilimento: Località Molinetto 28862
Crodo (Verbania); Denominazione acqua
minerale: Fonte di Valle d’Oro.
Ditta: Davide Campari - Milano Spa; Sede
legale: Via Filippo Turati 27 20121 Milano;
Stabilimento: Località Molinetto 28862
Crodo (Verbania); Denominazione acqua
minerale: Fonti di Crodo - Sorgente Cesa.
Ditta: Bognanco Acque Minerali Srl; Sede
legale: Via Sant’Isidoro 27 21021 Angera
(Varese); Stabilimento: Piazzale Rampone
10 28842 Bognanco (Verbania); Denominazione acqua minerale: Ausonia.
Ditta: Bognanco Acque Minerali Srl; Sede
legale: Via Sant’Isidoro 27 21021 Angera
(Varese); Stabilimento: Piazzale Rampone
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
10 28842 Bognanco (Verbania); Denominazione acqua minerale: Gaudenziana.
Ditta: Bognanco Acque Minerali Srl; Sede
legale: Via Sant’Isidoro 27 21021 Angera
(Varese); Stabilimento: Piazzale Rampone
10 28842 Bognanco (Verbania); Denominazione acqua minerale: San Lorenzo.
Ditta: Fonti di Vinadio Spa; Sede legale:
Frazione Roviera 12010 Vinadio (Cuneo);
Stabilimento: Frazione Roviera 12010 Vinadio (Cuneo); Denominazione acqua minerale: Sant’Anna di Vinadio.
Ditta: Coralba Srl; Sede legale: Via Cuneo
4 12029 San Damiano Macra (Cuneo);
Stabilimento: Via Cuneo 4 12029 San Damiano Macra (Cuneo); Denominazione acqua minerale: Coralba.
Ditta: Fonti di San Maurizio Sas; Sede
legale: Via IV Novembre 16 12088 Roccaforte Mondovı̀ (Cuneo); Stabilimento: Via
IV Novembre 16 12088 Roccaforte Mondovı̀
(Cuneo); Denominazione acqua minerale:
Nuova Gareisa.
Ditta: Acque Minerali Srl; Sede legale: Viale
Marconi 36 20081 Abbiategrasso (Milano);
Stabilimento: Via delle Terme 62 Frazione
Lurisia 12088 Roccaforte Mondovı̀ (Cuneo);
Denominazione acqua minerale: Santa Barbara di Lurisia.
Ditta: Acque Minerali Srl; Sede legale: Viale
Marconi 36 20081 Abbiategrasso (Milano);
Stabilimento: Via delle Terme 62 Frazione
Lurisia 12088 Roccaforte Mondovı̀ (Cuneo);
Denominazione acqua minerale: Fonte Acquam.
Ditta: San Pellegrino Spa; Sede legale: Via
Castelvetro 17/23 20100 Milano; Stabilimento: Via Ottavio Rovere 41 12075 Garessio (Cuneo); Denominazione acqua minerale: San Bernardo Sorgente Rocciaviva.
Ditta: Fonti Feja Spa; Sede legale: Via A.
Casati 100 20043 Arcore (Milano); Stabilimento: Località Feja 74 15060 Castelletto
D’Orba (Alessandria); Denominazione acqua minerale: Sovrana.
Ditta: Fonti Feja Spa; Sede legale: Via A.
Casati 100 20043 Arcore (Milano); Stabili-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXX
AI RESOCONTI
mento: Località Feja 74 15060 Castelletto
D’Orba (Alessandria); Denominazione acqua minerale: Nuova Augusta.
Ditta: Fonti Feja Spa; Sede legale: Via A.
Casati 100 20043 Arcore (Milano); Stabilimento: Località Feja 74 15060 Castelletto
D’Orba (Alessandria); Denominazione acqua minerale: San Rocco.
Elenco acque minerali autorizzate in regione Basilicata
Ditta: Monticchio Gaudianello Spa; Denominazione acqua minerale: Gaudianello
Monticchio.
Ditta: Monticchio Gaudianello Spa; Denominazione acqua minerale: Ninfa.
Ditta: Fonte Itala Srl; Denominazione acqua minerale: Itala.
Ditta: Cutolo Michele e Figli Srl; Denominazione acqua minerale: Cutolo Rionero
Fonte Blues.
Ditta: Cutolo Michele e Figli Srl; Denominazione acqua minerale: Nuova Cutolo
Rionero.
Ditta: Cutolo Michele e Figli Srl; Denominazione acqua minerale: Visciolo.
Ditta: Cutolo Michele e Figli Srl; Denominazione acqua minerale: Santa Maria degli
Angeli.
Ditta: Cutolo Michele e Figli Srl; Denominazione acqua minerale: La Francesca Sospesa.
Ditta: Sorgente Traficante Srl; Denominazione acqua minerale: Sorgente Traficante.
Ditta: Sorgente Traficante Srl; Denominazione acqua minerale: Sveva.
Ditta: Sorgente Traficante Srl; Denominazione acqua minerale: Lilia.
Ditta: Sorgente Traficante Srl; Denominazione acqua minerale: Vivien.
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
Ditta: SIAM Monticchio Spa; Denominazione acqua minerale: Felicia.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
da una segnalazione pervenutami dall’Assoconsum;
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e
a bassa mineralizzazione, ma sono in
crescita anche le acque a naturale effervescenza e quelle lievemente carbonate,
mentre sono in calo i consumi delle acque
frizzanti;
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
quante fonti vi sono in Veneto.
(4-14753)
RISPOSTA. — Si fa presente che il Presidente della Giunta Regionale del Veneto,
per il tramite dell’ufficio del rappresentante
dello Stato per i rapporti con il sistema
delle autonomie nella regione Veneto, ha
comunicato che nella regione suddetta sono
state rilasciate complessivamente diciotto
concessioni per l’estrazione di acqua minerale da imbottigliamento, delle quali ne
sono attive quattordici.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
Ditta: SIAM Monticchio Spa; Denominazione acqua minerale: Toka.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
Ditta: SIAM Monticchio Spa; Denominazione acqua minerale: Solaria.
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXI
AI RESOCONTI
da una segnalazione pervenutami dall’Assoconsum;
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e
a bassa mineralizzazione, ma sono in
crescita anche le acque a naturale effervescenza e quelle lievemente carbonate,
mentre sono in calo i consumi delle acque
frizzanti;
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
quante fonti vi sono in Trentino Alto
Adige.
(4-14755)
RISPOSTA. — In Alto Adige sono presenti
le seguenti sorgenti di acque minerali, oggetto di concessione per l’imbottigliamento:
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
concessionario Aquaeforst S.r.l. Lagundo sorgente San Vigilio, Merano;
concessionario Fonti Terme di Brennero s.r.l., Appiano sorgente Sanct Zacharias;
concessionario Fonte
Bressanone sorgente Plose;
Plose
S.p.A.,
concessionario Kaiserwasser S.r.l.,
San Candido sorgente Kaiserwasser, Sorgente dell’Imperatore;
concessionario Kaiserwasser
San Candido Sorgente Lavaredo.
S.r.l.,
Con delibera della Giunta provinciale di
Bolzano del 16 ottobre 2000, n. 3919, sono
state riconosciute, a livello provinciale,
trenta sorgenti di acque minerali, non tutte
idonee all’imbottigliamento.
Relativamente alla Provincia Autonoma
di Trento, si riporta l’elenco delle sorgenti
oggetto di concessione mineraria ubicate
nel rispettivo territorio:
ALLEGATO 1
Nr.
Denominazione
sorgente
Comune
Quota
(m.s.l.d.m.)
Comune
catastale
p.f.
Caratteristiche
chimiche
1
Bagno Kochenmoss
Naturno
565
Stava
66
Fluorata, iodata, leggermente sulfurea
2
Bagni di Egardo
Parcines
500
Parcines
3
Sorgete Bagno Taufer
Cermes
615
Cermes
1389
Ferruginosa, iodata
tracce di bromo
4
Bagni dell’Orso
Lana
1530-1640
Lana
203/2
203/3
Radioattiva fluorata
5
Sorgenti radioattive/
Grande galleria
Lana
1504
Lana/
Cermes
198/3
721/4
Radioattiva,
fluorata, lodata, tracce
di arsenico
6
Bagni di Salto
Martello
1650
Martello
2217/1
Radioattiva, tracce
di litio e uranio
2035/56 Iodata, tracce di alluminio, litio, bromo
e cromo
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
Nr.
Denominazione
sorgente
—
—
ALLEGATO
B
LXXII
AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
Comune
Quota
(m.s.l.d.m.)
Comune
catastale
p.f.
Caratteristiche
chimiche
S. Pancrazio
820
S. Pancrazio
281/1
Tracce
di
litio,
rame, zinco, ferro
Ultimo
1100
S. Valpurga
165
Ferruginosa, iodata
tracce di elementi
insoliti
S. Pancrazio
1050
S. Pancrazio
2213/1
Solfata, calcica, ferruginosa, pH acido
Ultimo
1050
S. Valpurga
222/1
Ferruginosa, iodata,
leggermente sulfurea, tracce di elementi insoliti
11 Bagni della cascata/
Sorgete salvifica
S. Leonardo
in Passiria
750
S. Leonardo
578/2
Fluorata,
ferruginosa, iodata tracce
di elementi insoliti
12 Terme di Brennero/
St. Zacherias Sorgente Augen
Brennero
1313
Brennero
52/6
52/9
Iodata, tracce di
elementi insoliti termale 21 Co
13 Plose-Plancios
Bressanone
1820
Afers
14 Bagni di Razzes/
Sorgente sulfurea
Castelrotto
1230
Castelrotto
4488
Sulfurea,
iodata,
tracce di elementi
insoliti
15 Bagni di Razzes/
Sorgete ferruginosa
Castelrotto
1400
Castelrotto
4488/1
Solfata, ferruginosa,
tracce di boro
16 Bagni Salomone
Rasun
Anterselva
1092
Anterselva
1102
17 Bagni di Pervalle
Valdaora
1440
Valdaora
1208/1
Sulfurea,
solfata,
calcica, magnesiaca,
iodata, tracce di elementi insoliti
18 Bagni di Braies Vecchia
Braies
1400
Braies
2441
Solfata, calcica, magnesiaca
19 Bagni di S. Candido/Lavaredo
S. Candido
1320
S. Candido
2276/2
Solfata, calcica, magnesiaca,
fluorata,
iodata, tracce di elementi insoliti
7
Bagno Lad
8
Lotterbad
9
Bagni di Mezzo
10 Oltreacqua
1091/32 Radioattiva
Radioattiva
di arsenico
tracce
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
Nr.
Denominazione
sorgente
—
—
ALLEGATO
B
LXXIII
AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
Comune
Quota
(m.s.l.d.m.)
Comune
catastale
p.f.
Caratteristiche
chimiche
20 Bagni di S. Candido/Imperatore
S. Candido
1323
S. Candido
2275
Solfata,
calcica,
tracce di elementi
insoliti
21 Bagni di S. Candido/S. Candido
S. Candido
1321
S. Candido
2280/1
Solfata, calcica, magnesiaca,
fluorata,
iodata, tracce di elementi insoliti, tracce
di ferro, boro, litio e
bario
22 Bagni di S. Candido/Fiera
S. Candido
1279
S. Candido
2282/2
Solfata, calcica, magnesiaca,
ferruginosa, iodata, tracce
di elementi insoliti
23 Bagni di Moso
Sesto
1370
Sesto
460
Solfata,
fluorata,
calcica, magnesiaca,
leggermente sulfurea
24 Bagni di Casanuova/
Sorgente Stahl
Gais
947
Gais
739/1
Radioattiva, pH leggermente
acido,
tracce di arsenico
ed alluminio, iodata
25 Bagni di Cortina
Marebbe
1250
Marebbe
3314/1
Solfata,
calcica,
fluorata,
iodata,
tracce di elementi
insoliti
26 Bagni Valdander
S. Martino
in Badia
1460
S. Martino
1591/3
Solfata, calcica, iodata,
tracce
di
cromo e selenio
La Valle
1400
La Valle
2224
Sulfurea,
iodata,
tracce di cromo e
litio
Badia
1363
Badia
1002/1
Sulfurea, fluorata,
iodata, pH alcalino,
tracce di elementi
insoliti
Tesimo
832
Folana
325/1
Solfata, tracce
elementi insoliti
27 Bagni di Rumestiuns/Sorgente solforosa
28 Bagni di Pedraces
29 Bagni di Folana
di
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
Nr.
Denominazione
sorgente
30 Valluzza
—
—
ALLEGATO
B
LXXIV
AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
Comune
Quota
(m.s.l.d.m.)
Comune
catastale
Funes
1508
Funes
27
p.f.
DICEMBRE
2005
Caratteristiche
chimiche
1478/11 Solfata,
fluorata,
1-112- ferruginosa, pH net118
tamente acido, tracce di elementi insoliti
Roncegno
Caderzone
Peio
Peio
S. Orsola Terme
Bresimo
Bresimo
Pamera
Acquaforte S. Antonio
Antica Fonte di Peio
Peio
Bagni di S. Orsola
Sorgente Trozi
Fonti di Bresimo
minerale
minerale
minerale
99
4
37
6
16
Peio
Levico Terme
Carisolo-Pinzolo
Roncegno
Palon
Levico Casara
Prà dell’Era
Le Pozze
minerale
277
213
22
6 ottobre 1995
26 aprile 1973
16 aprile 2003
28 gennaio 2002
23 aprile 1971
30 giugno 2014
1o maggio 2003
6 ottobre 1995
5 ottobre 2005
25 aprile 2008
31 gennaio 2022
1o febbraio 2002
26 aprile 1973
22 aprile 2021
23 aprile 1971
Peio
Peio
Cinquevalli S.r.l.
Trento
Surgiva F.lli Lunelli S.p.A. Carisolo
Levico Acque Minerali Levico Terme
S.r.l.
Comune di Peio
Comune di Peio
12,000
24,670
TOTALE
1,000
1,500
10,000
0,170
Portata media
(l/sec)
24,530
0,490
non ancora attiva
attiva ad uso imbottigliamento
attiva ad uso imbottigliamento
attiva, affittata a terzi
per imbottigliamento
attiva, affittata a terzi
per imbottigliamento
2,500
0,000
DICEMBRE
minerale
minerale
18
7
Note
0,250
0,170
27
minerale
minerale
TOTALE
programma di sviluppo termale
in corso
programma di sviluppo termale
in corso
inattiva da tempo
(portata quasi assente)
uso termale
uso termale
0,330
—
(Quadro aggiornata al 24 giugno 2005)
Peio
Sede legale del titolare della concessione
Bresimo
Bresimo
S. Orsola
Peio
Peio
uso termale
futuro uso termale
11,00
8,000
SEDUTA DEL
Fonte Alpina
Titolare della
concessione
Comune di Bresimo
Comune di Bresimo
Comune di S. Orsola
Comune di Peio
Comune di Peio
Caderzone
Roncegno
uso termale
uso termale
0,670
—
Data di scadenza
della concessione
26 ottobre 2010
16 maggio 2032
2 ottobre 2031
3 agosto 2010
16 giugno 2029
Comune di Caderzone
Comune di Roncegno
Rabbi
Pozza di Fassa
uso termale
AI RESOCONTI
Comune ove ricade Tipo di acqua (come Estensione dell’area in Data provvedimento Decorrenza del conl’area di concessione da provvedimento concessione (dato arro- di conferimento o di ferimento o del rinrinnovo della con- novo della concestondato in ettari)
concessorio)
sione
cessione
27 ottobre 2000
17 maggio 1933
3 ottobre 1932
4 agosto 2000
17 giugno 1930
9 aprile 2013
30 aprile 2024
10 aprile 2003
1o maggio 2004
Comune di Rabbi
Terme Dolomia S.r.l.
Levico Terme
1,120
LXXV
Denominazione della concessione
20 ottobre 2000
17 maggio 1933
3 ottobre 1932
28 luglio 2000
17 giugno 1930
6 marzo 2003
22 aprle 2004
10 luglio 2006
10 luglio 2006
11 luglio 1996
11 luglio 1996
Levicofin S.r.l.
uso termale
B
minerale
3
19
27 settembre 1996
25 ottobre 1996
28 febbraio 2011
1o maggio 2003
Azienda
Consorziale Lomaso
Terme di Comano
Portata media
(l/sec)
ALLEGATO
minerale
minerale
minerale
1
19
12 febbraio 2003
24 agosto 2005
25 agosto 1995
uso termale
Note
—
ACQUE MINERALI DA IMBOTTIGLIAMENTO
Rabbi
Antica Fonte Rabbi
minerale
minerale
Alloch
69
25 agosto 1995
Sede legale del titolare della concessione
Azienda
Consorziale Lomaso
Terme di Comano
Titolare della
concessione
—
Pozza di Fassa
minerale
86
4 settembre 2029
Data di scadenza
della concessione
XIV LEGISLATURA
Bacino idrico che alimenta le sorgenti Levico Terme
utilizzate nello Stabilimento bagni di
Vetriolo (« Vetriolo »)
termominerale
5 settembre 1930
Bleggio inferiore,
Lomaso, Stenico
5 settembre 1930
Bagno di Comano-Hydra
7
Lomaso
Terme di Comano
termominerale
Comune ove ricade Tipo di acqua (come Estensione dell’area in Data provvedimento Decorrenza del conl’area di concessione da provvedimento concessione (dato arro- di conferimento o di ferimento o del rinrinnovo della con- novo della concestondato in ettari)
concessorio)
sione
cessione
Denominazione concessione
ACQUE TERMALI
CONCESSIONI MINERARIE PER ACQUE MINERALI E TERMALI
Atti Parlamentari
Camera dei Deputati
2005
ALLEGATO 2
Il Sottosegretario di Stato per la Salute: Domenico Zinzi.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXVI
AI RESOCONTI
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
da una segnalazione pervenutami dall’Assoconsum;
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e a
bassa mineralizzazione, ma sono in crescita
anche le acque a naturale effervescenza e
quelle lievemente carbonate, mentre sono
in calo i consumi delle acque frizzanti;
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
quante fonti vi siano in Abruzzo.
(4-14881)
RISPOSTA. — In riferimento all’interrogazione parlamentare in oggetto, la prefettura
ufficio territoriale del Governo dell’Aquila
ha comunicato che le acque minerali esistenti nel territorio della regione Abruzzo,
regolarmente autorizzate all’imbottigliamento, sono le seguenti:
acque minerali « Sorgente Santa Croce »
e « Fonte S. Antonio Sponga », site nei
Comuni di Canistro e Civitella Roveto
(L’Aquila), imbottigliate dalla società « Sorgente Santa Croce S.p.A. »;
acque minerali « Fonte Valle Reale » e
« Fonte Primavera », site nel comune di
Popoli, imbottigliate dalle società « Gran
Guizza S.p.a » e « San Benedetto S.p.a. ».
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
da una segnalazione pervenutami dall’Assoconsum;
Camera dei Deputati
—
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SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e
a bassa mineralizzazione, ma sono in
crescita anche le acque a naturale effervescenza e quelle lievemente carbonate,
mentre sono in calo i consumi delle acque
frizzanti;
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
quante fonti vi siano in Puglia.
(4-14883)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, si riporta il prospetto
inviato dall’Assessorato alle attività industriali della regione Puglia, per il tramite
della prefettura-ufficio territoriale del Governo di Bari, relativo alle fonti di acqua
minerale autorizzate sul territorio regionale.
Fonti di acqua minerale in Puglia.
Denominazione concessione: Acquaviva,
denominazione acqua minerale: Acquaviva,
comune: Acquaviva delle Fonti in provincia
di Bari, tipologia acqua: minerale naturale,
note: (non operante).
Denominazione concessione: Castello,
denominazione acqua minerale: Amata, comune: Adelfia-Casamassima in provincia di
Bari, tipologia acqua: oligo-minerale naturale, note: (operante).
Denominazione concessione: Montechiaro, denominazione acqua minerale:
Montechiaro, comune: Conversano in provincia di Bari, tipologia acqua: minerale
naturale, note: (non operante).
Denominazione concessione: Verna, denominazione acqua minerale: Verna, comune: Conversano in provincia di Bari,
tipologia acqua: oligo-minerale naturale,
note: (non operante).
Denominazione concessione: Murgianella, denominazione acqua minerale: Mur-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXVII
AI RESOCONTI
gianella, comune: Gravina in Puglia in
provincia di Bari, tipologia acqua: oligominerale naturale per le diete povere di
sodio, note: (non operante).
Denominazione concessione: Orsinella,
denominazione acqua minerale: Orsinella,
comune: Poggiorsini in provincia di Bari,
tipologia acqua: oligo-minerale naturale
per le diete povere di sodio, note: (operante).
Denominazione concessione: Giardinella, denominazione acqua minerale: Giardinella, comune: Fasano in provincia di
Brindisi, tipologia acqua: minerale naturale, note: (non operante).
Denominazione
concessione:
Sacro
Cuore, denominazione acqua minerale: Sacro Cuore, comune: Fasano in provincia di
Brindisi, tipologia acqua: minerale naturale, note: (non operante).
Denominazione concessione: Canali, denominazione acqua minerale: Canali, comune: Carmiano in provincia di Lecce,
tipologia acqua: minerale naturale, note:
(non operante).
Denominazione concessione: Grazia, denominazione acqua minerale: Grazia, comune: Corigliano d’Otranto in provincia di
Lecce, tipologia acqua: minerale naturale,
note: (non operante).
Denominazione concessione: Madonnina, denominazione acqua minerale: Eureka, comune: Corigliano d’Otranto in provincia di Lecce, tipologia acqua: oligominerale naturale, note: (operante).
Denominazione concessione: Clotia, denominazione acqua minerale: Clotia, comune: Cutrofiano in provincia di Lecce,
tipologia acqua: oligo-minerale naturale
per le diete povere di sodio, note: (non
operante).
Denominazione concessione: Casina
Schipa, denominazione acqua minerale:
Fonte Angelico, comune: Monteroni-Lecce
in provincia di Lecce, tipologia acqua: minerale naturale, note: (operante).
Denominazione concessione: Sorgente
della Coltura, denominazione acqua minerale: Paravita, comune: Parabita in provincia di Lecce, tipologia acqua: minerale
naturale, note: (non operante); Denominazione concessione: Linarelle, denominazione
acqua minerale: Linarelle, comune: Vernole
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
in provincia di Lecce, tipologia acqua: oligo-minerale naturale per le diete povere di
sodio, note: (non operante).
Denominazione
concessione:
Valle
d’Itria, denominazione acqua minerale:
Valle d’Itria, comune: Martina Franca in
provincia di Taranto, tipologia acqua: oligo-minerale naturale per le diete povere di
sodio, note: (non operante).
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PERROTTA. — Al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere –
premesso che:
l’ENAM – Ente nazionale assistenza
magistrale – è un ente pubblico non
economico
con personalità giuridica di
diritto pubblico ed è posto sotto la vigilanza del Ministero dell’università, dell’istruzione e della ricerca, ha le finalità
assistenziali e previdenziali indicate dalla
legge istitutiva –:
quanti dipendenti erano in servizio
nel 2001 e quanti nel 2004;
quanto è costato il personale in riferimento agli anni di cui sopra.
(4-15017)
RISPOSTA. — Si risponde anche a nome
del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali all’interrogazione parlamentare indicata in oggetto, con la quale l’interrogante
chiede notizie riguardo al numero di personale operante presso l’Ente nazionale di
assistenza magistrale e il relativo costo per
gli anni 2001 e 2004.
Come già noto all’interrogante, l’Ente
nazionale di assistenza magistrale (ENAM) è
un ente di diritto pubblico istituito con il
decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato 21 ottobre 1947, n. 1346 e
sottoposto alla vigilanza di questa Amministrazione. I compiti del predetto Ente si
rilevano principalmente dallo Statuto approvato, nella sua ultima stesura, con decreto del ministero dell’istruzione di concerto con i ministeri del tesoro e del lavoro
il 15 settembre 1997.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXVIII
AI RESOCONTI
L’Enam svolge finalità assistenziali e
previdenziali nei confronti dei propri iscritti
che sono, d’ufficio e a domanda, rispettivamente gli insegnanti e i direttori didattici
(ora Dirigenti scolastici) in servizio a tempo
indeterminato e a tempo determinato nelle
scuole elementari e materne statali.
Per quanto riguarda il numero del personale utilizzato presso l’Ente stesso, risulta
che nell’anno 2001 ammontava a n. 86
dipendenti, di cui 7 unità assunte e retribuite dal giugno 2001, ed a n. 78 dipendenti
nel 2004.
La spesa relativa all’anno 2001 ammontava a lire 3.879.384 e per l’anno 2004 ad
euro 2.614.448.
Si precisa che la spesa relativa al personale, riferita all’anno 2004 è aumentata a
seguito dell’applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro riferito al biennio economico 2002/2003.
I dati di cui sopra sono stati dedotti
dalle tabelle inviate dall’Enam stesso all’ufficio vigilante di questa Amministrazione.
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
da una segnalazione pervenutami dall’Assoconsum;
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e
a bassa mineralizzazione, ma sono in
crescita anche le acque a naturale effervescenza e quelle lievemente carbonate,
mentre sono in calo i consumi delle acque
frizzanti;
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
quante fonti vi sono in Sardegna.
(4-15088)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione parlamentare in esame, si comunica che la prefettura-ufficio Territoriale
del Governo di Cagliari, ha precisato, come
da notizie pervenute dall’assessorato, regionale all’industria della Sardegna, che le
concessioni minerarie per acque minerali
attualmente vigenti sono complessivamente
n. 18, di cui n. 11 in attività e n. 4 ubicate
nella provincia di Cagliari.
Si indica il prospetto inviato dall’Assessorato, nel quale sono riportate, tutte le
concessioni, con il comune e la provincia di
riferimento, nonché i titolari delle medesime ed i rispettivi marchi commerciali.
Titoli minerari per acque minerali della
regione Sardegna.
Denominazione concessione mineraria:
Santa Lucia, comune di Bonorva, provincia
di Sassari, titolare: acqua minerale Santa
Lucia, situazione vigente, marchi commerciali: Santa Lucia.
Denominazione concessione mineraria:
Sorgente Montes, comune di Codrongianus,
provincia di Sassari, titolare: Devilla Caria
e +, situazione: vigente inattiva.
Denominazione concessione mineraria:
San Martino, comune di Codrongianus,
provincia di Sassari, titolare: provincia di
Sassari, situazione: vigente, marchi commerciali: San Martino.
Denominazione concessione mineraria:
S’acqua Cotta, comune di Villasor, provincia di Cagliari, titolare: Idroterme di Villasor Srl, situazione: vigente, marchi commerciali: Sondalia, Giara.
Denominazione concessione mineraria:
Zinnigas, comune di Siliqua, provincia di
Cagliari, titolare: Sarda Acque minerali Spa,
situazione: vigente, marchi commerciali:
Levia, Pura, S. Angelo, S. Giorgio.
Denominazione concessione mineraria:
Sattai, comune di Guspini, provincia di
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXIX
AI RESOCONTI
Cagliari, titolare: Sattai Srl, situazione: vigente, marchi commerciali: Sattai.
Denominazione concessione mineraria:
Donnurtel-Monte Spada, comune di Fonni,
provincia di Nuoro, titolare: Acque minerali
Monte Spada Spa, situazione: vigente, marchi commerciali: Mitica.
Denominazione concessione mineraria:
San Leonardo, comune di Santulussurgiu,
provincia di Oristano, titolare: Fonti di
S. Leonardo di Siete Fuentes Spa, situazione: vigente, marchi commerciali: San
Leonardo.
Denominazione concessione mineraria:
Monte di Deu, comune di Tempio Pausania,
provincia di Sassari, titolare: A.L.B. Srl,
situazione: vigente, marchi commerciali:
Smeraldina.
Denominazione concessione mineraria:
Funtana Giaga, comune di Macomer Bortigiadas, provincia di Nuoro, titolare: Sarbe
Srl, situazione: vigente, marchi commerciali: Funte Fria, Eleonora.
Denominazione concessione mineraria:
Monte Limpas, comune di Tempio Pausania, provincia di Sassari, titolare: Gallura
acque minerali Srl, situazione: vigente inattiva.
Denominazione concessione mineraria:
Beddoro-San Pantaleo, comune di Olbia,
provincia di Sassari, titolare: San Pantaleo
Srl, situazione: vigente, marchi commerciali: San Pantaleo, Rocce Sarde.
Denominazione concessione mineraria:
Su Pranu, comune di Villasor, provincia di
Cagliari, titolare: Fonte San Giacomo Snc,
situazione: vigente, marchi commerciali:
Federica.
Denominazione concessione mineraria:
Battitoia, comune di Tempio Pausania, provincia di Sassari, titolare: Società Giovanile
Due A.C., situazione: vigente inattiva.
Denominazione concessione mineraria:
Stazzo Astasia, comune di Luogosanto Luras, provincia di Sassari, titolare: Pileri Srl,
situazione: vigente inattiva.
Denominazione concessione mineraria:
Monte Mannu, comune di Austis, provincia
di Nuoro, titolare: Sa Itria Srl, situazione:
vigente inattiva.
Denominazione concessione mineraria:
Monte Limpas Vaccileddi, comune di Tem-
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
pio Pausania Aggius, provincia di Sassari,
titolare: Acque chiare società giovanile Snc,
situazione: vigente inattiva.
Denominazione concessione mineraria:
Monte Lemo, comune di Pattada, provincia
di Sassari, titolare: Abba Srl, situazione:
vigente inattiva.
Da notare che alcune concessioni imbottigliano da due o più fonti, intendendo
come fonti sia le scaturiggini naturali che
i pozzi perforati.
In Sardegna attualmente vi sono 18
concessioni minerarie di cui 11 in attività,
localizzate in prevalenza nelle province di
Cagliari e Sassari. A queste corrispondono
diversi marchi commerciali.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
da una segnalazione dell’Assoconsum
e del Duemila, risulta in continuo aumento
il ricorso al day hospital ed al day surgery
ovvero alle dimissioni in giornata del paziente sia che si tratti di analisi o visite, sia
che il problema riguardi piccoli interventi
chirurgici;
con queste « modalità » si è ottenuto
un notevole risparmio di costi delle degenze ospedaliere –:
quali iniziative intenda adottare al
fine di incentivare ancora di più queste
metodologie.
(4-15099)
RISPOSTA. — Il decreto del Presidente
della Repubblica 20 ottobre 1992, recante
« Atto di indirizzo e coordinamento alle
regioni per l’attivazione dei posti di assistenza a ciclo diurno negli ospedali », stabilisce le finalità dell’assistenza diurna
ospedaliera e indirizza legioni ad istituire,
nelle diverse unità operative ospedaliere, un
numero di posti di degenza diurna non
inferiore al 10 per cento del numero di
posti letto di dotazione ordinaria. Vengono,
inoltre, indicati gli indici ottimali di attività,
secondo i seguenti parametri: posto-letto,
indice di rotazione non inferiore ad uno e
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXX
AI RESOCONTI
non superiore a due per ciascun giorno di
funzionamento; funzionamento della struttura per non meno di duecentocinquanta
giorni all’anno; tasso di occupazione dei
posti letto tendenzialmente prossimo al 100
per cento, con riferimento ai parametri
sopra riportati.
Il decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 29 novembre 2001, in materia
di Livelli essenziali di assistenza (LEA)
elenca, nell’allegato 2C, le prestazioni, incluse nei Livelli essenziali di Assistenza, che
presentano un profilo organizzativo potenzialmente inappropriato o per le quali occorre, comunque, individuare modalità più
appropriate di erogazione.
Vengono definiti « inappropriati » i casi
seguiti in regime di ricovero ordinario o in
day hospital, per i quali le strutture sanitarie possono assicurare un diverso setting
assistenziale, con identico beneficio per il
paziente e con minore impiego di risorse.
Al riguardo è riportato un elenco di 43
DRG « ad alto rischio di inapropriatezza »,
se erogate in regime di degenza ordinaria, e
per le quali sulla base delle rilevazioni
regionali, deve essere indicato un valore
percentuale/soglia di ammissibilità.
Le regioni, pertanto, hanno individuato
i valori soglia di ammissibilità per i 43
DRG, attivando tutte le procedure necessarie affinché non venissero superati tali
limiti.
Relativamente al day surgery, già, a suo
tempo, l’Accordo della conferenza Statoregioni del 1o agosto 2002 « Accordo tra il
Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sul
documento di linee guida per l’organizzazione delle attività di surgery ha evidenziato
come il regime assistenziale, alternativo al
ricovero ordinario, contribuisca al miglioramento complessivo dell’efficienza delle
strutture.
L’articolo 5 prevede che il ricorso alla
day surgery sia valutato per ogni singolo
paziente, in piena autonomia e responsabilità da parte del medico, sulla base di criteri
clinici e organizzativi propri della struttura,
nonché in relazione agli aspetti di natura,
socio-familiare del paziente stesso.
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
Per l’effettuazione delle prestazioni è
richiesto il consenso informato e documentato del paziente.
L’Accordo suddetto, oltre a definire le
linee guida, riporta un elenco indicativo
degli interventi e delle procedure chirurgiche che possono essere eseguiti facendo
ricorso a questa tipologia di ricovero.
Si segnala che, nell’ambito dei lavori
propedeutici alla definizione del Nuovo sistema informativo sanitario (cosiddetto
progetto « I mattoni del servizio sanitario
nazionale »), che vede il Ministero della
salute fra gli attori coinvolti con funzioni
d’indirizzo, coordinamento e controllo, insieme al Ministero dell’economia e delle
finanze, al Dipartimento per l’innovazione e
le tecnologie e ad alcune regioni, si sta
procedendo ad ampliare la lista di prestazioni sanitarie, che possono essere erogate
in regime di ricovero diurno (day hospital
e day surgery), secondo il criterio dell’appropriatezza clinico-organizzativa, con il
prevedibile positivo risultato della riduzione
dei costi a carico del Servizio unitario
azionale, come auspicato dall’interrogante.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Cesare Cursi.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
gli italiani sono i maggiori consumatori di acque minerali, cosı̀ come si evince
da una segnalazione pervenuta all’interrogante dall’Assoconsum;
l’industria minerale italiana, che dispone di un ricchissimo e variegato patrimonio sorgivo, ha quindi l’opportunità di
una grande crescita grazie anche al business dell’esportazione;
prevalgono i consumi di acque lisce e
a bassa mineralizzazione, ma sono in
crescita anche le acque a naturale effervescenza e quelle lievemente carbonate,
mentre sono in calo i consumi delle acque
frizzanti;
sul mercato italiano delle acque minerali sono operative circa 180 fonti che
imbottigliano oltre 280 diverse marche;
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXXI
AI RESOCONTI
Camera dei Deputati
—
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SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
le regioni sono responsabili delle varie concessioni –:
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
quante fonti vi siano in Toscana.
(4-15121)
come si evince da una segnalazione
pervenutami dall’Assoconsum, vi è stato
un ritiro preventivo di 103 quintali di
alimenti contaminati dal Para Red, ritenuto genotossico e cancerogeno dagli
esperti;
RISPOSTA. — In riferimento all’interrogazione in esame, si trasmette l’elenco delle
acque minerali riconosciute dalla Regione
Toscana, nel quale sono evidenziate, quelle
attualmente
imbottigliate
(disponibile
presso il Servizio Assemblea).
Si riporta inoltre, un prospetto generale
concernente gli elementi identificativi delle
acque minerali ubicate nel territorio della
suddetta Regione (disponibile presso il Servizio Assemblea).
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
come si evince da una segnalazione
pervenuta all’interrogante dall’Assoconsum, vi è stato un ritiro preventivo di 103
quintali di alimenti contaminati dal Sudan
rosso I;
il Corpo forestale dello Stato tra
agosto 2004 e marzo 2005 ha sequestrato
4.625 confezioni di alimenti contaminati
dal peperoncino rosso;
la Fsa ha puntato il dito contro i
Burritos della Old el Paso dinner kit, piatto
in cui è stato scovato il Para Red;
in base alla normativa di riferimento
è previsto che lo smaltimento di ciò che
poi verrà messo in commercio, avvenga
entro 4 mesi, trascorsi i quali i prodotti
debbono essere distrutti –:
quali iniziative si pensi di adottare al
fine di evitare che prodotti contaminati
continuino ad essere immessi sul mercato;
se non sia il caso di effettuare controlli più rigidi;
l’operazione di cui sopra è stata realizzata dai forestali italiani che hanno,
cosı̀, coinvolto, un marchio ed una ditta
che appartengono al Gruppo Arena;
per quali motivi non si sia proceduto
come è previsto.
(4-15297)
tra i vari prodotti sono state sequestrate circa 100 confezioni da 400 grammi
di Pennette alla puttanesca;
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
in base alla normativa di riferimento
è previsto che lo smaltimento di ciò che
poi verrà messo in commercio, avvenga
entro 4 mesi, trascorsi i quali i prodotti
debbono essere distrutti –:
quali iniziative si pensa di adottare al
fine di evitare che prodotti contaminati
continuino ad essere immessi sul mercato;
se non sia il caso di effettuare controlli più rigidi;
per quali motivi non si è proceduto
come è previsto.
(4-15186)
come si evince da una segnalazione
pervenutami dall’Assoconsum, vi è stato
un ritiro preventivo di 103 quintali di
alimenti contaminati dal Para Red, ritenuto genotossico e cancerogeno dagli
esperti;
il Corpo forestale dello Stato tra
agosto 2004 e marzo 2005 ha sequestrato
4.625 confezioni di alimenti contaminati
dal peperoncino rosso;
la Fsa ha puntato il dito contro il
piatto pronto confezionato dalla General
Mills, le Enchiladas, nel quale è stato
scoperto il colorante Para Red;
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXXII
AI RESOCONTI
in base alla normativa di riferimento
è previsto che lo smaltimento di ciò che
poi verrà messo in commercio, avvenga
entro 4 mesi, trascorsi i quali i prodotti
debbono essere distrutti –:
quali iniziative si pensi di adottare al
fine di evitare che prodotti contaminati
continuino ad essere immessi sul mercato;
se non sia il caso di effettuare controlli più rigidi;
per quali motivi non si sia proceduto
come è previsto.
(4-15298)
RISPOSTA. — Relativamente all’emergenza
della contaminazione di prodotti alimentari
trasformati con il colorante denominato
Sudan I, II, III, IV, si precisa che, fin dal
2003, il Ministero della salute si è attivato,
dando seguito alle segnalazioni nazionali e
comunitarie, o effettuando notifiche al sistema di allerta comunitario per i prodotti
contaminati, fabbricati in Italia e commercializzati in territorio extranazionale.
Per quanto riguarda i controlli ufficiali
sul territorio nazionale, anche per l’anno
2005 gli Assessorati alla sanità delle Regioni
e Province Autonome sono stati invitati a
proseguire il Piano nazionale di monitoraggio relativo alla presenza di Sudan I, II,
III e IV nel peperoncino, nel curry e nei
loro derivati.
Il monitoraggio prevede il campionamento di peperoncino essiccato, tritato o
polverizzato, di curry, di insaccati, di formaggi, di paste alimentari, di salse, di sughi
e condimenti, di prodotti da forno, di olive
(farcite o aromatizzate con peperoncino), di
prodotti ittici aromatizzati al peperoncino
(tonno, alici, eccetera), con un numero
minimo di campioni per regione, pari a 20
campioni per milione di abitanti, e con
particolare riguarda ai prodotti tipici regionali.
Nel contempo, il Ministero della salute
ha provveduto a fornire le necessarie indicazioni agli Uffici di sanità marittima, aerea
e di frontiera (USMAF), allo scopo di intensificare, fin dal 2004, i controlli analitici
all’importazione sul peperoncino essiccato e
Camera dei Deputati
—
—
SEDUTA DEL
27
DICEMBRE
2005
frantumato, le cui risultanze hanno consentito di distruggere gli alimenti risultati
contaminati.
Le misure di controllo sugli alimenti
adulterati dai coloranti Sudan sono state
potenziate a seguito della decisione della
Commissione europea 2005/402/CE del 23
maggio 2005, che ha disposto l’applicazione
delle suddette misure, oltre che sull’importazione di peperoncino, anche su quella di
altri prodotti risultati adulterati, come curcuma ed olio di palma.
In merito ai quesiti posti dall’interrogante sul colorante Para red, sostanza simile al colorante Sudan, usata in modo
fraudolento negli alimenti, si precisa che il
Ministero della salute, dopo la New Notification n. 05-236 del 3 maggio 2005 della
Commissione europea, relativa ad alcuni
coloranti non autorizzati, fra i quali Para
Red, Rhodamine B, Orange II, Bixin, ha
invitato tutti i competenti Assessorati alla
unità a predisporre gli opportuni controlli
su diversi prodotti alimentari ed ha chiesto
all’Istituto superiore di sanità di fornire i
metodi di analisi attualmente disponibili
per la ricerca dei suddetti coloranti.
Per tali sostanze, l’Autorità Europea per
la sicurezza alimentare (European Food
Safety Authority - EFSA) sta riesaminando
i dati tossicologici disponibili; a livello
europeo, inoltre, si è stabilito di realizzare
un network tra laboratori comunitari, per
lo sviluppo di metodi analitici per la determinazione del Para Red e di altre sostanze non consentite impiegate per finalità
coloranti.
In merito ai timori espressi dall’interrogante, si ribadisce che sul territorio nazionale sono stati intensificati i controlli
ufficiali sugli alimenti, sia per la ricerca del
Sudan I, II, III e IV, che per gli altri
coloranti non autorizzati, segnalati dalla
Commissione Europea.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Cesare Cursi.
PERROTTA. — Al Ministro delle attività
produttive. — Per sapere – premesso che:
come si evince da un comunicato
Ansa, datato 20 giugno 2005, per reggere
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
ALLEGATO
B
LXXXIII
AI RESOCONTI
le sfide della competizione globale occorrono strumenti normativi adeguati;
sempre più spesso imprese che
avrebbero le potenzialità per espandersi e
per competere adeguatamente sui mercati
internazionali non possono farlo a causa
dei vincoli normativi, imposti in passato;
occorre prendere atto che ci si trova
di fronte ad una nuova realtà dalla quale
derivano altri problemi, nuovi anch’essi –:
se non sia il caso di adottare iniziative
normative volte a modificare gli attuali parametri antitrust previsti per i processi di
crescita delle imprese.
(4-15492)
RISPOSTA. — In riferimento all’atto di
sindacato ispettivo indicato in esame, occorre premettere che, attesa la genericità
della problematica nello stesso evidenziata,
la tematica sarà necessariamente affrontata,
di seguito, sotto un profilo generale.
Al riguardo, si evidenzia che dal punto di
vista della politica di concorrenza, la strategia relativa ai processi di crescita esterna
delle imprese può esplicarsi attraverso due
ambiti di intervento: quello normativo e,
soprattutto, quello della prassi applicativa.
Partendo dall’ambito normativo e, in
particolare, da quello comunitario, si fa
presente che, anche a seguito di alcune
pronunce negative da parte della giurisprudenza nonché di alcune divergenze di approccio emerse con gli Stati Uniti, la normativa sulla tutela della concorrenza è
stata oggetto di una riforma di carattere
generale, la cui utilità pratica però, limitatamente alla problematica sollevata, si
traduce essenzialmente in una semplificazione e razionalizzazione volta ad alleggerire
gli oneri burocratici a carico delle imprese,
nei processi di concentrazione.
Forse più importanti, sotto il profilo
specifico, sono alcune misure tese ad accrescere ulteriormente l’affidabilità e credibilità dell’attività istruttoria svolta dai servizi della Commissione Europea, quali
l’istituzione della figura del Capo economista (specialista di elevata professionalità
incaricato di verificare l’esattezza dell’analisi economica) o l’intensificazione della
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collaborazione con gli operatori nel corso
della procedura di controllo.
Con riguardo all’Italia, si deve rilevare
che, per quanto non sia stato ancora operato l’allineamento della normativa nazionale alla riforma sopra menzionata (che
comunque è allo studio), l’Autorità garante
della concorrenza e del mercato ha di solito
evidenziato un approccio aperto che, attraverso una interpretazione estensiva del dato
normativo, coerente con la giurisprudenza
comunitaria, ha spesso anticipato l’evoluzione della prassi comunitaria. Inoltre, proprio di recente, l’Autorità antitrust italiana
ha diffuso una Comunicazione nella quale
esprime l’esigenza di intensificare la collaborazione con le parti della concentrazione
sia nella fase antecedente la notificazione
dell’operazione sia in quella successiva, offrendo a tal fine la propria disponibilità.
In linea di principio, tuttavia, ciò che
può incidere maggiormente sulle possibilità
di crescita esterna delle imprese è la prassi
applicativa, a prescindere dai parametri di
valutazione accolti nei singoli ordinamenti.
Infatti, il dato normativo non può che
essere generico, sı̀ da adattarsi ad una realtà
in continua evoluzione, che non può essere
anticipata da alcun legislatore (si pensi alla
creazione di nuove tecnologie).
Spetta poi all’Autorità di controllo, nella
sua autonomia, dare forma concreta alle
disposizioni di legge, alla luce del contesto
culturale, storico e politico nel quale è
chiamata ad operare. Infatti, spesso le varie
giurisdizioni internazionali evidenziano approcci distinti, volti magari a privilegiare
l’interesse dei concorrenti rispetto a quello
dei consumatori. Peraltro, proprio per questo motivo, si vanno intensificando a livello
internazionale gli sforzi volti a favorire una
convergenza e una cooperazione sugli affari
di interesse comune che stanno dando
buoni frutti.
Peraltro, se si prende in considerazione
la prassi applicativa, non sembrano fondate
le affermazioni contenute nell’atto in esame
circa l’esistenza di vincoli (normativi o di
altro genere) alle potenzialità di espansione
delle imprese.
Infatti, al di là del clamore suscitato da
pochi casi di particolare risonanza media-
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tica, è un dato oggettivo che soltanto una
percentuale infinitesimale delle concentrazione notificate alla Commissione o all’autorità garante della concorrenza e del mercato forma oggetto di divieto. Inoltre, nei
casi problematici, l’orientamento normalmente seguito da entrambe le Istituzioni
tende comunque alla salvaguardia dell’operazione, attraverso un’autorizzazione condizionata alla modifica del progetto di concentrazione o all’assunzione di impegni
delle parti, volti ad ovviare alle criticità
emerse nell’istruttoria.
Per citare alcuni dati statistici, rilevabili
dalle Relazioni annuali dell’autorità garante, nel 2004 i casi di concentrazione
esaminati dall’Autorità antitrust italiana
sono stati 612. Di questi, 91 si sono conclusi con un non luogo a procedere, mentre
521 sono stati oggetto di decisione formale.
In un solo caso, l’Autorità ha aperto una
istruttoria formale (ovvero ha ritenuto che
l’operazione fosse suscettibile di essere vietata), concludendo il procedimento con una
autorizzazione. Analogamente, nel 2003 su
577 casi di concentrazione esaminati dalla
stessa Autorità Garante, 3 sono state le
istruttorie formali, a fronte delle quali si
sono avute 2 autorizzazioni subordinate
all’adozione di misure correttive e, nel terzo
caso, il ritiro volontario del progetto da
parte degli interessati.
Astraendosi per un attimo dall’ambito
concorrenziale, non può poi sottacersi quello
che è in realtà un problema di carattere
strutturale, tipico del tessuto industriale italiano, caratterizzato da una marcata preponderanza di micro e piccole imprese, la cui
proprietà sembra più interessata a conservare il controllo nell’ambito familiare, che
non alla crescita dimensionale dell’azienda.
Non a caso il Governo, conscio di tale realtà,
ha inteso intervenire al riguardo con l’istituzione, in favore di detta tipologia d’impresa,
del premio di concentrazione di cui all’articolo 9 della legge 14 maggio 2005, n. 80
(« Disposizioni urgenti nell’ambito del Piano
di azione per lo sviluppo, economico, sociale
e territoriale... »).
Dalle considerazioni sopra svolte, sembrano sussistere sufficienti elementi per
ritenere non ipotizzabile una modifica dei
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parametri antitrust con l’obiettivo di favorire i processi di crescita delle imprese.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Mario Valducci.
PERROTTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
l’Autorità Portuale di Savona è un
ente per il quale gli organi di rappresentanza sono sottoposti alla legge n. 441 del
1982;
il Presidente, Alessandro Becce, ha
percepito nel 2003 un reddito pari a
213.944,00 euro –:
quale sia la composizione del Consiglio d’Amministrazione;
quale sia il costo del summenzionato
consiglio;
quali componenti siano di nomina di
organi dello Stato e da chi siano nominati.
(4-16057)
RISPOSTA. — L’Autorità portuale di Savona è un ente pubblico non economico
istituito e disciplinato dalla legge 84/1994
recante il « riordino della legislazione in
materia portuale » e successive modifiche ed
integrazioni.
L’ente non è dotato di un consiglio di
amministrazione e gli organi dell’ente, ai
sensi dell’articolo 7 della citata legge 84 del
1994, sono il presidente, il comitato portuale, il segretario generale ed il collegio dei
revisori dei conti.
Ai sensi dell’articolo 9, comma 1 della
normativa citata, il comitato portuale è cosı̀
composto:
a) dal presidente dell’Autorità portuale
che lo presiede;
b) dal comandante del porto sede
dell’Autorità portuale con funzioni di vice
presidente;
c) da un dirigente dei servizi doganali
della circoscrizione doganale competente in
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rappresentanza del Ministero dell’economia
e delle finanze;
d) da un dirigente dell’ufficio speciale
del genio civile per le opere marittime in
rappresentanza del SIIT – Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti;
e) dal presidente della giunta regionale
o da un suo delegato;
f) dal presidente della Provincia o da
un suo delegato;
g) dal sindaco del Comune in cui è
ubicato il porto o dai sindaci dei Comuni
ricompresi nella circoscrizione portuale o
dai loro delegati;
h) dal presidente della camera di commercio, artigianato e agricoltura competente o da un suo delegato;
i) da sei rappresentanti delle seguenti
categorie:
1. armatori;
2. industriali, imprenditori di cui
agli articoli 16 e 18 della legge 84/1994;
3. spedizionieri;
4. agenti e raccomandatari marittimi;
5. autotrasportatori operanti nell’ambito portuale.
j) da sei rappresentanti eletti dei lavoratori;
k) da un rappresentante delle imprese
ferroviarie operanti nei porti.
I componenti di cui alle lettere i), j) e k)
sono nominati dal presidente e tutti gli altri
sono membri di diritto.
I membri del comitato portuale delle
Autorità portuali percepiscono un gettone di
presenza che, nel caso dell’Autorità portuale
di Savona, ammonta a 77,47 euro.
L’Autorità portuale ha infine informato
che la spesa del comitato portuale è stata
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pari a euro 14.511,85 nell’anno 2003 e di
euro 11.817,08 nell’anno 2004.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Mario
Tassone.
PERROTTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
la Servimpresa – Azienda Speciale
della C.C.I.A.A. di Cremona è un ente per
il quale gli organi di rappresentanza sono
sottoposti alla legge n. 441 del 1982;
il Presidente, Luciano Bergami, ha
percepito nel 2003 un reddito pari a
73.224,00 euro –:
quale sia la composizione del Consiglio di amministrazione;
quale sia il costo del summenzionato
consiglio;
quali componenti siano di nomina di
organi dello Stato e da chi siano nominati.
(4-16108)
RISPOSTA. — In relazione alla Servimpresa, azienda speciale della C.C.I.A.A. di
Cremona, si rappresenta quanto segue.
Il Consiglio di amministrazione, attualmente in carica, è stato nominato con
delibera di Giunta camerale n. 189 del 5
novembre 2003 e si è insediato il 14
novembre successivo.
Esso è composto da: Luciano Bergami
(presidente), Giacomo Spedini (vice presidente), Romeo Romaneschi (membro),
Massimo Toresani (membro), Giuliano
Grossi (membro), Giuseppe Capellini
(membro);
Il compenso lordo annuo liquidato al
presidente ammonta ad euro 5.165,00;
mentre gli altri membri del Consiglio di
amministrazione percepiscono un gettone di
presenza di euro 62,00 lorde per ogni
riunione dello stesso (mediamente tre riunioni l’anno).
Non sono previsti ulteriori oneri a tale
titolo a carico dell’azienda: pertanto sul
bilancio relativo all’anno 2004 è gravata
complessivamente la somma di euro
14.771,93 di cui 8.428,93 quale compenso e
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AI RESOCONTI
rimborsi spese ai componenti del Collegio
dei revisori dei conti.
Gli unici componenti nominati da Organi dello Stato, in questa Azienda speciale
come in tutte le altre, sono due membri
effettivi ed un membro supplente all’interno
del Collegio dei revisori dei conti. Un membro effettivo – con funzioni di Presidente
del collegio – ed un supplente sono nominati dal Ministero delle attività produttive,
mentre un altro membro effettivo viene
nominato dal Ministero dell’economia e
delle finanze.
Il Sottosegretario di Stato per le
attività produttive: Roberto
Cota.
PERROTTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
l’Autorità Portuale di Palermo – Palermo è un ente per il quale gli organi di
rappresentanza sono sottoposti alla legge
n. 441 del 1982;
il Presidente, Bevilacqua Antonio, ha
percepito nel 2003 un reddito pari a
407.475,00 euro –:
quale sia la composizione del consiglio d’amministrazione;
quale sia il costo del summenzionato
consiglio;
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Ai sensi dell’articolo 9, comma 1 della
normativa citata, il comitato portuale è cosı̀
composto:
a) dal presidente dell’Autorità portuale
che lo presiede;
b) dal comandante del porto sede
dell’Autorità portuale con funzioni di vice
presidente;
c) da un dirigente dei servizi doganali
della circoscrizione doganale competente in
rappresentanza del Ministero dell’economia
e delle finanze;
d) da un dirigente dell’ufficio speciale
del genio civile per le opere marittime in
rappresentanza del SIIT – Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti;
e) dal presidente della giunta regionale
o da un suo delegato;
f) dal presidente della Provincia o da
un suo delegato;
g) dal sindaco del Comune in cui è
ubicato il porto o dai sindaci dei Comuni
ricompresi nella circoscrizione portuale o
dai loro delegati;
h) dal presidente della camera di commercio, artigianato e agricoltura competente o da un suo delegato;
i) da sei rappresentanti delle seguenti
categorie:
1. armatori;
quali componenti siano di nomina di
organi dello Stato e da chi siano nominati.
(4-16249)
RISPOSTA. — L’Autorità portuale di Palermo è un ente pubblico non economico
istituito e disciplinato dalla legge 84 del
1994 recante il « riordino della legislazione
in materia portuale » e successive modifiche
ed integrazioni.
L’ente non è dotato di un consiglio di
amministrazione e gli organi dell’ente, ai
sensi dell’articolo 7 della citata legge 84 del
1994, sono il presidente, il comitato portuale, il segretario generale ed il collegio dei
revisori dei conti.
2. industriali;
3. imprenditori di cui agli articoli
16 e 18 della legge 84 del 1994;
4. spedizionieri;
5. agenti e raccomandatari marittimi;
6. autotrasportatori operanti nell’ambito portuale;
j) da sei rappresentanti dei lavoratori;
k) da un rappresentante delle imprese
ferroviarie operanti nei porti;
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AI RESOCONTI
I membri del comitato portuale delle
Autorità portuali percepiscono un gettone di
presenza che, nel caso dell’Autorità portuale
di Palermo, ammonta a 123,00 euro.
L’Autorità portuale ha infine informato
che la spesa del comitato portuale è stata
pari a euro 11.836,00 nell’anno 2003 e di
euro 17.975,73 nell’anno 2004.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Mario
Tassone.
PERROTTA. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
c’è chi sfrutta l’acqua e le sue eventuali impurezze solo per creare guadagni,
senza alcun freno riguardo la salute dei
cittadini;
sono in vendita filtri per l’acqua del
rubinetto, che se vantano di purificare
l’acqua, in realtà ne abbassano la durezza
e sono inutili rispetto ai rischi microbiologici;
sono in commercio, cosı̀ come segnalatoci dall’Assoconsum di Colleferro, caraffe e filtri da applicare ai rubinetti,
pericolosi e luoghi di coltura per i batteri
e di rilascio di sostanze che compromettono la buona qualità dell’acqua del rubinetto –:
se il Ministro interrogato non ritenga
di dover adottare più severe e rigorose
misure per la produzione di questi oggetti,
visti i rischi paventati.
(4-16334)
RISPOSTA. — Il Ministero della Salute ha
predisposto uno schema di decreto al fine di
adeguare il Decreto del ministro della sanità 21 dicembre 1990, n. 443, « Regolamento recante disposizioni tecniche concernenti apparecchiature per il trattamento
domestico di acque potabili » al progresso
scientifico, tecnico e normativo, con riferimento, in particolare, al Decreto legislativo
2 febbraio 2001, n. 31 e successive modificazioni, di attuazione della direttiva 98/
83/CE.
Nello schema è previsto che le autorizzazioni riguardanti le apparecchiature in
Camera dei Deputati
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questione siano a tempo determinato e che
l’approvazione di tutte le apparecchiature
installate nei pubblici esercizi e il loro
costante monitoraggio venga svolto dalle
unità di controllo territoriali.
Il Ministero della salute è orientato a
confermare le attuali procedure autorizzative per le tipologie di apparecchi a carbone,
con la novità di estenderle anche agli
apparecchi ad osmosi inversa e ad ultrafiltrazione, che non solo sono i più diffusi,
ma in questi ultimi anni hanno dimostrato
di essere maggiormente soggetti a creare
problematiche riguardo alla contaminazione microbica e alla durezza dell’acqua in
uscita (difficoltà nel rispetto dei 15 gradi
francesi).
I produttori ed importatori delle restanti
tipologie descritte nell’articolo 3 del Decreto
ministeriale n. 443 del 1990, avranno come
unico obbligo la notifica, nella forma di
autocertificazione, delle installazioni effettuate presso le Aziende sanitarie locali.
Le prove analitiche introdotte con il
nuovo protocollo sperimentale non sono
aumentate, trovando, peraltro, solo una
formulazione più chiara rispetto all’allegato
I del decreto menzionato.
La previsione di una centralizzazione dei
collaudi presso l’Istituto superiore di sanità
o presso i laboratori autorizzati dal Ministero della salute, potrà rendere uniformi i
controlli, con metodiche analitiche validate
e aggiornate sugli orientamenti scientifici di
organismi ufficiali di livello europeo e
internazionale.
Lo schema del nuovo decreto, approvato
dall’Istituto superiore di sanità, dal Consiglio superiore di sanità e dal tavolo tecnico
istituito presso la Conferenza Stato-regioni,
dovrà essere sottoposto alla verifica della
suddetta Conferenza.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
PISTONE. — Al Ministro dell’interno, al
Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
— Per sapere – premesso che:
l’istituto di vigilanza « Deltapol Italia
Scarlpaz », il 27 dicembre 2004, per mezzo
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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ALLEGATO
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AI RESOCONTI
raccomandata AR, ha comunicato agli Enti
competenti, tra cui la regione Lazio, e alle
organizzazioni sindacali di categoria,
l’apertura della procedura di mobilità per
460 lavoratori della sede di Roma per
esubero di organico;
la suddetta categoria di lavoratori sta
attraversando una fase delicata a causa
dello stallo delle trattative per il rinnovo
del C.C.N.L., scaduto ormai da otto mesi,
per il quale le organizzazioni sindacali di
categoria hanno indetto due giornate di
sciopero generale, svoltesi a fine dicembre,
cui hanno aderito migliaia di lavoratori
del settore;
l’apertura della procedura di mobilità
per i 460 dipendenti della « Deltapol Italia
Scarlpaz » si inserisce in un quadro complessivo fortemente preoccupante per tutta
la categoria della vigilanza privata, in
quanto gli oltre 8.000 operatori di Roma e
provincia si vedono costretti a convivere
con varie forme di inosservanza delle
norme contrattuali da parte di un consistente numero di aziende (inosservanza
della L. 626, mancati versamenti contributivi e previdenziali, concorrenza sleale,
mancato rispetto della contrattazione nazionale e territoriale);
il comparto della vigilanza privata
attraversa altre gravi crisi, come quella
che attanaglia il gruppo FINURBE, con la
trasformazione forzata per oltre 2000 lavoratori da dipendenti in soci di cooperativa, e che potrebbe innescare dinamiche
pericolose per la tenuta complessiva degli
stessi livelli occupazionali esistenti;
a parere dell’interrogante, le motivazioni addotte dalla « Deltapol Italia Scarlpaz » sulla situazione di eccedenza e di
esubero del personale, appaiono strumentali e non trovano nessuna giustificazione
anche dal punto di vista prettamente economico, tenuto del fatto che l’esercizio
finanziario dell’anno 2004 è stato chiuso
con un saldo negativo di soli 1.119 euro –:
se non ritengano opportuno intervenire, presso i soggetti interessati, ciascuno
Camera dei Deputati
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per gli ambiti di propria competenza, a
tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori coinvolti, nell’intento di individuare,
insieme alle parti in causa, soluzioni capaci di scongiurare la decisione assunta
dai vertici aziendali o, in alternativa, approntare una ricollocazione di questi lavoratori in altre società del settore, garantendo loro i diritti di anzianità e di
servizio acquisiti.
(4-12399)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, dagli accertamenti effettuati dalla Direzione provinciale del lavoro
di Roma è emerso quanto segue.
L’iniziale apertura della procedura di
mobilità per i 460 dipendenti della « Deltapol Italia Scarlpaz », si è concretizzata in
data 21 marzo 2005 presso la Regione
Lazio, con l’accordo sottoscritto dalle Organizzazioni sindacali dei dipendenti della
Deltapol, Confcooperative e Deltapol Italia,
con la messa in mobilità di n. 67 lavoratori
di cui n. 34 addetti ad attività di reception,
n. 18 al settore amministrativo, n. 5 a
servizi tecnici e generali e solamente n. 10
con la qualifica di guardia particolare giurata.
Successivamente il numero dei lavoratori interessati alla suddetta mobilità si è
ulteriormente ridotto a 65 unità, a seguito
delle dimissioni di una posizione e per
scadenza del contratto a tempo determinato
per un’altra posizione.
Si fa presente, poi, che la Deltapol Italia
Scarlpaz, a far data dal 1o agosto 2005, ha
ceduto il ramo d’azienda alla Deltapol
Group s.p.a. con il conseguente passaggio di
tutti i lavoratori ai quali è stato mantenuto
lo stesso trattamento economico e normativo in essere.
Per completezza si specifica che di
quanto sopra la società in parola ha dato
comunicazione alle Organizzazioni Sindacali di Categoria con le quali è stato stilato
verbale di accordo cosı̀ come previsto dall’articolo 47 della legge 29 dicembre 1990,
n. 428.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
Atti Parlamentari
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REALACCI. — Al Ministro delle attività
produttive, al Ministro della salute. — Per
sapere – premesso che:
il mercato delle candele in Italia ha
subito una crescita esponenziale dal 2000
ad oggi, facendo aumentare i consumi e
l’utilizzo del prodotto nelle famiglie, trasformandolo da semplice elemento di uso
domestico, con funzione d’emergenza in
caso di black out, ad un vero complemento
d’arredo, segno di stile dell’abitare la casa.
L’introduzione di essenze profumate nella
paraffina, abbinata alle forme più accattivanti e al calore della luce, ne hanno poi
consacrato il successo di pubblico;
il consumo pro capite passa dai 40
grammi ai 100 grammi in pochi anni e il
settore si trasforma da nicchia a vero e
proprio mercato;
in questo scenario favorevole, concomitante con l’aumento della domanda, si
presentano sul mercato nuovi interlocutori: molti con poca esperienza nel campo
delle candele, a volte del tutto improvvisati
e, come spesso accade, approfittando della
mancanza di norme chiare e precise,
hanno iniziato un’importazione « selvaggia », cercando sempre e solo il prezzo più
competitivo, a scapito della sicurezza;
oggi il mercato delle candele è invaso
da prodotti di varia provenienza, realizzati
con materie prime non sicure – paraffine
sature di policiclici aromatici, benzene o
zolfo; profumate con additivi a base di
solventi al piombo; stoppini con anime di
nailon o piombo, per citarne alcuni a puro
titolo d’esempio – in grado d’inquinare
l’ambiente in proporzione maggiore rispetto al fumo passivo provocato dalle
sigarette;
oggi, oltre alle candele profumate e a
quelle non gradite agli insetti, per la
maggior parte importate direttamente anche dai Gruppi della Grande Distribuzione, senza un controllo scientifico ed
oculato, immettendo nel mercato veri e
propri agenti inquinanti, anche il mercato
delle decorazioni per pasticceria, ultimo
baluardo della qualità italiana, è stato
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contaminato dall’importazione di candele
per torta che dovrebbero, necessariamente, essere conformi al contatto con gli
alimenti;
da una parte abbiamo le grandi insegne della distribuzione organizzata, sia
italiana, sia straniera che, inseguendo le
logiche del mercato e del profitto, iniziano
ad importare candele profumate e repellenti per gli insetti, spacciandole, forse
inconsciamente, per ecologiche. Il risultato
è che il 100 per cento delle candele
asiatiche, attualmente in circolazione nel
mercato domestico, sono inquinanti e pericolose. Ci sono sempre, al loro interno,
elementi tossici come benzene, ftalati, formaldeide, piombo e zolfo, per citarne dei
più comuni e dannosi;
dall’altra parte abbiamo i distributori
di prodotti professionali per pasticcerie e
gelaterie, dove sono commercializzate anche le candele idonee al contatto con gli
alimenti. Sono le classiche candele da
utilizzare sulle torte per i compleanni, in
gran maggioranza festeggiati dai bambini.
Solo il tempo di cantare « Tanti auguri »
ed ecco che lo zolfo si sprigiona in ossido
di zolfo tossico e lo stoppino di nailon
sprigiona dalla fiamma delle candeline le
sue diossine che vengono necessariamente
malate dallo sfortunato « festeggiato ». Anche in questo caso la mancanza di una
normativa puntuale ed attenta, permette
l’importazione di candele di ogni genere,
alcune addirittura denominate « magiche »
hanno dosi di polvere da sparo e zolfo per
fare scintille e microesplosioni, con rilascio di sostanze tossiche a livelli impressionanti;
l’azienda « Cereria Terenzi Evelino
S.r.l », per fare solo un esempio concreto,
da oltre trent’anni è leader nel mercato
delle candele da torta e oggi anche nel
settore della grande distribuzione, con le
candele profumate e decorate, prodotte
severamente con materiali certificati e sicuri. Negli ultimi anni, più pesantemente
in quello in corso, questa azienda è stata
sottoposta ad un dura prova dall’importazione selvaggia, per i continui e sleali
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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attacchi subiti da prodotti di prezzo più
competitivo, ma realizzati con materie
prime non sicure e fortemente inquinanti;
la tipologia di produzione, la formulazione del centro di costo della Cereria Terenzi, è caratterizzata, per la
maggior parte, dall’incidenza della materia prima, per cui non si teme la mano
d’opera a basso costo proveniente dai
paesi asiatici, bensı̀ l’incidenza del costo
delle paraffine, costo determinato da un
mercato globale del settore petrolifero.
Questo, in sostanza, significa che il rapporto qualità e sicurezza delle candele è
direttamente proporzionale al costo delle
materie prime che hanno prezzi allineati
in tutto il mondo;
mentre le candele da torta realizzate
in Cina sono risultate ad analisi di laboratorio altamente tossiche ed inquinanti.
In alcuni casi queste candele contengono
una percentuale di zolfo molto al di sopra
del limite consentito, quindi fortemente
inquinante, anche a causa dell’evidente
anima di nailon nello stoppino –:
se i Ministri interrogati intendano
adottare adeguate iniziative di carattere
normativo volte a disciplinare la materia
tutelando cosı̀ i consumatori e i produttori
scrupolosi ed attenti all’etica della qualità,
della sicurezza e dell’ambiente. (4-16629)
RISPOSTA. — Il potenziale rischio per
l’uomo derivante dall’utilizzo di candele di
qualsiasi tipo, profumate, mangia-fumo e
decorative, è legato essenzialmente ai prodotti di combustione, che varia a seconda
delle sostanze contenute nelle candele
stesse, in particolare gli additivi o le impurità nei materiali utilizzati per la loro
produzione. È possibile la presenza, nei
fumi dei vari tipi di candele, di sostanze
pericolose, quali formaldeide, idrocarburi
policiclici aromatici o altri.
Va comunque rilevato che le quantità
rilasciate di tali sostanze sono tuttavia
molto basse e che le concentrazioni che si
possono rilevare negli ambienti dipendono
fortemente dalle condizioni di utilizzo, cioè
Camera dei Deputati
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dalle quantità di candele bruciate, rispetto
alle dimensioni dell’ambiente interno.
Dal punto di vista normativo, si rileva
una sostanziale assenza di norme specifiche
che garantiscano la sicurezza dei consumatori nei confronti di prodotti di questo tipo,
specialmente per quanto riguarda quelli di
importazioni da Paesi terzi, ad eccezione
delle disposizioni generiche contenute nel
decreto legislativo 17 marzo 1995 n. 115,
riguardante la sicurezza generale dei prodotti. In particolare per quanto riguarda il
problema specifico preso in esame dalla
presente interrogazione, e cioè le candele da
utilizzare a contatto con prodotti alimentari
(torte di compleanno), si rammenta che
tutti i materiali e oggetti che vengono in
contatto con alimenti devono rispondere a
disposizioni, sia nazionali che comunitarie
che regolano questa materia, in particolare
il decreto del Presidente della Repubblica
n. 777 del 23 agosto 1982, il decreto-legge
n. 108 del 25 gennaio 1992, il reg. n. 1935/
2004/CE – articolo 3. Secondo tali norme
i prodotti in argomento non devono assolutamente costituire un rischio per la salute
umana rendendo nocivi gli alimenti con cui
vengono in contatto o deteriorare inaccettabilmente i loro caratteri organolettici.
Non esistono disposizioni specifiche sugli oggetti in cera a contatto con gli alimenti, per quanto riguarda elenchi di componenti ammessi o a restrizioni di impiego,
ma è responsabilità delle aziende produttrici e degli importatori verificare e dichiarare la rispondenza dei propri prodotti alle
norme vigenti, provvedendo ad analizzare e
valutare il potenziale rischio al quale vengono esposti i consumatori attraverso l’ingestione di alimenti. Nel caso delle candeline di compleanno va comunque osservato
che la superficie posta a contatto con la
torta è estremamente ridotta (o assente se
vengono utilizzati anche gli appositi supporti in plastica) e che il tempo di contatto
è limitato a pochi minuti e a temperatura
non superiore a quella dell’ambiente. Per
tali motivi non vengono favoriti fenomeni
di migrazione massiva di costituenti dalla
candelina alla torta, anche se è ovvio che
Atti Parlamentari
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maggiore è la purezza del prodotto, minore
la probabilità di rischio tossicologico per il
consumatore.
È senz’altro opportuno che si arrivi ad
una definizione di una norma specifica che
stabilisca, in termini di composizione chimica, quali siano le sostanze utilizzabili
nella produzione dei vari tipi di candele o,
in alternativa, quali sostanze siano vietate.
L’Istituto superiore di sanità ha dichiarato
la propria disponibilità per un approfondimento della problematica.
Il Viceministro delle attività produttive: Adolfo Urso.
RICCIO. — Al Ministro della salute. —
Per sapere – premesso che:
il TAR Lazio nella sentenza n. 14062/
2004, emessa a seguito del ricorso
n. 10240/2004, proposto dalla Federazione
Italiana dei medici di famiglia (F.I.M.G.)
avverso il decreto del Ministro della salute
del 31 maggio 2004, pubblicato in Gazzetta
Ufficiale n. 135 del 2 luglio 2004, ha svolto
talune considerazioni in merito alla obbligatorietà o meno dei percorsi formativi di
ECM (educazione medica continua in medicina), mediante formazione ed aggiornamento, valutati in base ai cosiddetti « crediti formativi », secondo i criteri di che
all’articolo 16-bis comma 2 del decreto
legislativo n. 502 del 1992 e successive
modificazioni ed integrazioni;
argomenta il TAR che « la formazione si attua mercé la partecipazione a
corsi, convegni e seminari, organizzati da
istituzioni pubbliche o private accreditate,
nonché con la frequenza di soggiorni di
studio e la partecipazione a corsi, convegni
e seminari, organizzati da istituzioni pubbliche o private accreditate, nonché con la
frequenza di soggiorni di studio e la partecipazione a studi clinici controllati e ad
attività di ricerca, di sperimentazione e di
sviluppo ». « L’ECM s’appalesa obbligatoria
solo per i sanitari dipendenti dagli enti del
SSN, o per quelli che con esso collaborano
in regime di convenzione o d’accredita-
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mento, tant’è che questo se ne accolla i
costi. Viceversa, per i professionisti, che
erogano prestazioni sanitarie non coperte
dal SSN, il controllo della prestazione
connesso alla formazione e all’aggiornamento è rimesso, oltre che al mercato
(ossia all’apprezzamento, o meno, del
cliente-paziente), agli Ordini ed ai collegi
professionali, onde per costoro l’ECM rappresenta un onere, non già un obbligo »;
alla luce di tali argomentazioni, sembrerebbe che il programma ECM debba
ritenersi obbligatorio solo per gli operatori
dipendenti o convenzionati, mentre l’obbligatorietà sembrerebbe doversi escludere
per i liberi professionisti;
sempre rispetto ai liberi professionisti si pone un ulteriore problema: se i
punti dei « crediti formativi » nell’anno nel
quale essi sono prodotti dovessero eccedere il numero minimo richiesto per quell’anno, possano essere, per la parte eccedente detto minimo, utilizzati per essere
cumulati con quelli prodotti in un anno
successivo, al fine di raggiungere il numero
richiesto in quest’ultimo anno;
problemi entrambi che coinvolgono
una quantità ingente di giovani professionisti, che vorrebbero intraprendere la libera professione –:
quale sia la posizione del ministero
della salute in ordine ai due prospettati
aspetti.
(4-16749)
RISPOSTA. — Il ricorso proposto dalla
Federazione italiana dei medici di famiglia
(FIMMG) contro il decreto del Ministro
della salute del 31 maggio 2004, in materia
di requisiti per le società scientifiche e le
Associazioni tecnico scientifiche delle professioni sanitarie, è stato rigettato con sentenza del Tar Lazio n. 14062 del 18 novembre 2004.
Poiché l’obbligatorietà del programma
ECM per i liberi professionisti non era
l’oggetto del ricorso, il TAR competente si è
limitato a svolgere, nelle premesse, alcune
considerazioni sugli articoli 16-bis e 16-ter
del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502 e successive modificazioni, al fine di
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« chiarire per sommi capi il quadro fattuale
e normativo di riferimento del decreto ministeriale impugnato ».
Si precisa, inoltre, che la circolare del
Ministro della salute del 5 marzo 2002 e il
Piano sanitario 2003/2005 hanno confermato l’obbligatorietà della formazione continua per tutti i professionisti della salute.
È da sottolineare che, già a suo tempo,
l’Accordo fra il Ministro della salute e le
regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, sancito dalla Conferenza Statoregioni del 20 dicembre 2001, ha recepito le
determinazioni assunte dalla Commissione
nazionale per la formazione continua in
medicina in merito all’ambito di estensibilità dell’obbligo del programma di educazione continua in medicina (ECM).
Per quanto riguarda l’ulteriore quesito
posto dall’interrogante, inerente le modalità
di acquisizione dei crediti formativi, si
precisa che la formazione obbligatoria degli
operatori sanitari prevede per il quinquennio 2002-2006 un numero complessivo di
crediti pari a centocinquanta, ripartiti secondo un criterio di progressività (da dieci
crediti per il 2002 fino a cinquanta per il
2006).
Il Ministro della salute, con la circolare
già richiamata, resa subito disponibile sul
sito istituzionale nella sezione dedicata all’ECM, ha previsto, sulla base delle determinazioni contenute nell’Accordo tra Stato e
regioni del 20 dicembre 2001, che l’operatore
sanitario possa acquisire i crediti formativi,
da un minimo della metà fino al massimo
del doppio dei crediti, stabiliti dalla Commissione nazionale per l’anno di riferimento.
I crediti non conseguiti devono, necessariamente, essere recuperati nel corso dell’anno successivo, mentre i crediti in eccedenza costituiscono una « riserva » per
l’operatore sanitario, valevole per l’anno
seguente.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Cesare Cursi.
ROSSIELLO. — Al Ministro della salute.
— Per sapere – premesso che:
la sentenza della Corte Costituzionale
n. 270 del 23 giugno 2005 ha dichiarato
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l’incostituzionalità dell’articolo 1, comma
2, del decreto legislativo 288 del 2003,
dell’articolo 3, commi 2 e 3, dell’articolo 4,
comma 3, dell’articolo 13, comma 1 e
dell’articolo 16, commi 1 e 2 dello stesso
decreto legislativo;
tutti i commi dichiarati incostituzionali affidavano al ministero della salute la
potestà (diritto) di nominare i propri rappresentanti nei consigli di amministrazione sia degli I.R.C.C.S. trasformati in
fondazioni che di quelli non trasformati,
affermando che ... « queste disposizioni
sono incostituzionali nella parte in cui
pretendono di riservare, mediante organi
legislativi, alcune designazioni ministeriali
in ordinari organi di gestioni o di controllo
di enti pubblici, che non appartengono più
all’area degli enti statali, ribadendo,
quindi, la esclusiva potestà delle Regioni
alla nomina degli organi di gestione di
enti, nello specifico Istituti di Ricerca che
agiscono come strutture sanitarie, per la
parte assistenziale, del Servizio Sanitario
Regionale;
è stato dichiarato incostituzionale il
potere di controllo sugli atti amministrativi degli I.R.C.C.S., da parte del ministero
della salute, affermando che « il riconoscimento degli I.R.C.C.S. come enti autonomi, dotati di propri statuti ed organi di
controllo interni ed operanti nell’ambito
della legislazione regionale di tipo concorrente rende manifesto come non sia conforme a Costituzione attribuire al ministero della salute veri e propri poteri di
controllo amministrativo su di essi », con
ciò ribadendo ulteriormente l’autonomia
che la Costituzione attribuisce e riconosce
alle Regioni nelle azioni di controllo delle
Aziende Sanitarie del Servizio Sanitario
Regionale, in quanto rispondenti alla legislazione regionale;
la Corte Costituzionale ha inteso, dichiarando l’illegittimità costituzionale dei
predetti commi del decreto legislativo
n. 288 del 2003, ribadire « che ciascuna
Regione possa esercitare il proprio potere
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legislativo anche in questo particolare settore »... che è quello delle Aziende Sanitarie del Servizio Sanitario Regionale;
risulta che il ministero della salute
abbia emanato in data 29 luglio 2005 i
decreti di nomina dei commissari straordinari degli I.R.C.C.S. pubblici della regione Puglia, Ospedale Oncologico di Bari
e Istituto « De Bellis » di Castellana Grotte;
questi atti risulterebbero non conformi alla sopracitata sentenza della Corte
Costituzionale;
secondo l’interrogante alla luce della
predetta sentenza, pertanto, sarebbe stato
auspicabile da parte del Ministero affrontare, in attesa delle modifiche del decreto
legislativo n. 288 del 2003 nella Conferenza Stato Regioni, le problematiche del
vuoto legislativo creatosi e concertare con
le Regioni la nomina dei Commissari, in
quanto il principio che attribuisce il potere
di nomina alle Regioni, dichiarato dalla
Corte Costituzionale, rende nullo il potere
attribuito al Ministro della salute dalle
precedenti normative –:
quali siano state le ragioni per le
quali si è proceduto in maniera intempestiva e senza consultare il presidente della
giunta regionale della Puglia, alla emanazione dei decreti di nomina dei Commissari dei succitati I.R.C.C.S. e se non ritenga opportuno revocarli.
(4-16267)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione parlamentare in esame, relativa alla
sentenza della Corte costituzionale n. 270
del 23 giugno 2005, in materia di censure
di illegittimità costituzionale dell’articolo 42
della legge 16 gennaio 2003, n. 3 e del
decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288,
sul riordino degli Istituti di ricovero e cura
a carattere scientifico (IRCCS), si precisa
che la sentenza, al paragrafo 16, ha evidenziato i poteri dello Stato in materia, ai
sensi del 3o e 4o comma dell’articolo 16 del
decreto legislativo citato.
In particolare, « numerose disposizioni
del decreto legislativo prevedono poteri ministeriali e procedure di leale collaborazione fra Stato e regioni e ciò non solo nella
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fondamentale fase dell’adozione dello statuto, ma anche nel riconoscimento di nuovi
Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico nella conferma del riconoscimento,
nello scioglimento degli organi delle fondazioni e degli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico non trasformati, nella
nomina dei commissari, nelle procedure di
devoluzione dei patrimoni degli Istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico
estinti, nella conferma provvisoria del carattere scientifico degli Istituti esistenti (in
particolare, gli articoli 2, 3, 5, 14, 15, 16, 17,
19 del decreto legislativo citato).
Tali poteri, tuttavia, sono opportunamente affiancati dalla previsione di una
necessaria intesa fra il Ministro ed il Presidente della regione interessata ».
Va sottolineato che, per gli Istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico, per i
quali sono concluse le procedure per la
conferma del riconoscimento del carattere
scientifico, è cessata la funzione di vigilanza
ministeriale a decorrere dal 14 luglio 2005.
Gli altri Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, invece, poiché il legislatore ha
implicitamente subordinato il passaggio al
nuovo regime normativo, previsto dal decreto
legislativo 288 del 2003, alla conferma del
carattere scientifico, rimangono ancora assoggettati alla disciplina precedente.
Pertanto, il Ministro della salute dispone
di una potestà di nomina ampiamente discrezionale nella scelta dei Commissari
straordinari, vincolata esclusivamente dall’esigenza che le persone prescelte dispongano di « comprovata esperienza scientifica
o amministrativa nel settore pubblico o
privato » (decreto-legge 19 giugno 1997,
n. 171, convertito nella legge 31 luglio
1997, n. 258, concernente disposizioni urgenti per assicurare la gestione degli Istituti
di ricovero e cura a carattere scientifico).
La suddetta normativa, attribuendo
esclusivamente al Ministro la valutazione
circa la sussistenza del predetto requisito,
senza l’indicazione di alcuno specifico criterio o vincolo o procedura selettiva, ha
confermato il carattere fiduciario dell’incarico di Commissario straordinario.
Una conferma ulteriore si ritrova nell’articolo 1, comma 2, del decreto legge, che
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prevede che « i commissari straordinari e i
vice commissari sono revocabili dal Ministro
della salute in qualunque momento ... ».
Il decreto legislativo n. 288 del 2003
non può trovare applicazione per i due
Istituti segnalati nell’interrogazione in
esame (« Oncologico » di Bari e « De Bellis »
di Castellana Grotte), dal momento che gli
stessi non hanno ricevuto ancora la conferma del carattere scientifico, permanendo,
pertanto, vigente il potere ministeriale di
commissariamento.
I provvedimenti di nomina dei Commissari straordinari per i suddetti Istituti,
inoltre, sono stati determinati dalla necessità di individuare un organo con poteri di
direzione per il periodo strettamente necessario a completare la procedura di conferma del carattere scientifico, ovvero in
attesa della nomina degli organi (Consiglio
di amministrazione o Consiglio d’indirizzo e
verifica) da parte della regione Puglia.
Le suddette considerazioni hanno indotto
a ritenere che, in attesa degli adempimenti di
competenza degli organi regionali a seguito
della sentenza della Corte istituzionale
n. 270 del 2005, il potere di nomina dei
Commissari straordinari degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici
spetti esclusivamente al Ministro della salute, ai sensi della legge 258 del 1997.
Il Ministro della salute: Francesco Storace.
SASSO. — Al Ministro della salute. —
Per sapere – premesso che:
in materia di tutela della salute il
lavoro di prevenzione è fondamentale sia
per garantire i diritti dei singoli cittadini
sia per evitare successivi costi di natura sia
sociale sia economica alla collettività;
presso il Policlinico di Bari si registra
un costante e preoccupante aumento dei
tempi d’attesa per le visite senologiche:
tale situazione di disservizio penalizza un’intera fascia di popolazione che
per condizioni economiche, sociali e culturali non ha altri canali se non quello del
settore pubblico per accedere al diritto
Camera dei Deputati
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alla prevenzione, diritto da cui conseguentemente si trova esclusa;
nel 1999 era stato elargito al Ministero un finanziamento di otto milioni di
euro alla regione Puglia, per attivare il
progetto regionale di diagnosi precoce del
carcinoma mammario –:
se il Ministro sia a conoscenza della
situazione delle liste di attesa presso il
Policlinico di Bari e se sia a conoscenza di
come siano stati impiegati tali fondi dalla
regione Puglia.
(4-12709)
RISPOSTA. — Gli interventi mirati alla
riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie hanno condotto all’Accordo
Stato-regioni dell’11 luglio 2002, che ha
definito i criteri e le modalità di accesso alle
prestazioni diagnostiche e terapeutiche,
suddividendole in quattro classi di priorità
per i ricoveri, e in tre classi per le prestazioni ambulatoriali, in ragione dell’urgenza
del trattamento.
Nell’ambito del progetto « I mattoni del
servizio sanitario nazionale », inoltre, alcune prestazioni, qualificate di interesse
nazionale, sono state riconosciute come
prioritarie al fine della tempestività nell’erogazione; fra queste sono ricomprese le
patologie oncologiche.
Le informazioni relative ai tempi di
erogazione ricadono nell’obbligo di pubblicità circa l’attività delle aziende USL e delle
aziende ospedaliere, da realizzarsi attraverso
la Carta dei servizi, prevista dal decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri 19
maggio 1995.
Nei mesi scorsi il Ministro della salute,
mediante la somministrazione agli Assessorati alla sanità delle regioni e delle province
autonome di uno specifico questionario, ha
effettuato un’indagine mirata a conseguire
un quadro informativo sui provvedimenti
emanati dalle singole regioni, in osservanza
della normativa vigente e degli Accordi, sottoscritti, a tutela della salute del cittadino,
tra i diversi soggetti istituzionali.
È stata, inoltre, effettuata una verifica,
su base nazionale ed estesa a livello di
Aziende sanitarie, da parte del Comando
carabinieri per la sanità.
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La collaborazione tra il livello centrale
e quello regionale è stata ribadita con la
decisione del Ministro della salute e del
Presidente della conferenza dei presidenti
delle regioni e province autonome, di istituire un tavolo tecnico congiunto, in materia di liste d’attesa.
La riforma del Titolo V della Costituzione (Legge costituzionale 18 ottobre 2001,
n. 3) ha valorizzato ulteriormente le autonomie locali, consentendo alle regioni la
possibilità di optare per le scelte ritenute
migliori per la tutela degli interessi della
propria collettività, fatta salva l’erogazione
dei Livelli essenziali di assistenza.
Si sottolinea, peraltro, che l’Accordo
dell’11 luglio 2002 prevede, a livello regionale, l’individuazione delle specifiche cliniche per ogni classe di priorità, per le
patologie e per le prestazioni che le stesse
regioni indicheranno di interesse per il
livello territoriale considerato.
Sull’interrogazione in esame, l’Assessorato alla sanità della regione Puglia ha
fornito un dettagliato rapporto, per il tramite della prefettura-ufficio territoriale del
Governo di Bari.
Dai dati pervenuti, risulta che il progetto
regionale denominato « Realizzazione di
provvedimenti per la diagnosi precoce del
carcinoma mammario » è stato predisposto
nel 1999 dall’Assessorato alla Sanità, con
l’apporto di esperti in materia nell’ambito
delle azioni finalizzate al perseguimento
degli obiettivi prioritari del Piano sanitario
nazionale 1998-2000.
La regione Puglia dotò il suddetto progetto di un finanziamento complessivo di
euro 8.309.000 circa e fissò, con provvedimenti nn. 1746 dell’11 dicembre 2000 e
1358 del 3 settembre 2004, i seguenti obiettivi da raggiungere: attività idonee ad incrementare le prestazioni di radiodiagnostica senologica dagli 88.000 esami eseguiti
nel 1999 a 165.000 esami per anno (corrispondenti al 40 per cento della popolazione femminile pugliese compresa tra i 40
ed i 69 anni); criteri per riparto del fondo
tra le dodici aziende USL ed il Servizio
autonomo di radiologia ad indirizzo senologico dell’azienda ospedaliera universitaria
policlinico di Bari, sede del Centro di
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riferimento regionale per la diagnostica
della patologia mammaria.
Sulla scorta dei finanziamenti assegnati
dalla amministrazione regionale, pari a
euro 3.400.000 circa, le aziende sanitarie
hanno realizzato le seguenti attività progettuali: potenziamento delle unità operative di
radiodiagnostica senologica tramite l’acquisto, tra il 2001 ed il 2003, di specifiche
attrezzature e, precisamente, di 20 sviluppatrici, 16 mammografi e 15 ecografi, per
una spesa di euro 1.950.000 circa; svolgimento nell’anno 2004 di corsi di formazione e di aggiornamento del personale
medico, dei tecnici di radiologia e del
personale addetto alla rete informatica, per
una spesa di 361.000 euro; adeguamento
strutturale della sede del Servizio autonomo
di radiologia ad indirizzo tecnologico dell’Azienda policlinico di Bari, al fine di
consentire lo svolgimento dei corsi di aggiornamento e formazione del personale e
la collocazione del server del sistema informativo regionale, con una spesa di
645.000 euro; realizzazione del sistema informatico regionale delle unità operative di
radiodiagnostica, che svolgono attività senologica (propedeutica alla costituzione del
registro regionale della patologia mammaria), per una spesa di 413.000 euro, con la
consegna nel 2003 delle attrezzature a tutte
le Unità operative; programmazione e controllo sulle attività delle Unità operative da
parte del Comitato regionale di coordinamento, per una somma di 46.400 euro.
La Giunta regionale ha assegnato alle
Aziende di unità sanitaria locale circa
915.000 euro per l’ulteriore dotazione di 6
ecografi, 5 mammografi, 3 sviluppatrici e di
un mezzo mobile, da utilizzarsi per le
esigenze di tutto il territorio regionale.
Per quanto riguarda il sistema informatico, l’Amministrazione regionale è impegnata nel ricercare tempestive soluzioni che
consentiranno a tutte le Unità operative di
connettersi al sistema stesso.
Una quota di finanziamento ancora disponibile (pari ad euro 4 milioni circa) è
stata destinata dal Governo regionale al
potenziamento delle dotazioni organiche
delle Unità operative di radiodiagnostica
senologica, previa verifica della loro con-
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nessione alla rete informatica, tramite assunzioni di unità di personale a tempo
determinato e/o con rapporto di convenzione, oppure attraverso l’incentivazione di
quello già in servizio.
Quest’ultima iniziativa, subordinata al
completamento di altre precedentemente
avviate, assicurerà all’utenza prestazioni
omogenee e tempestive su tutto il territorio
regionale, evitando la concentrazione spontanea della domanda nei centri di eccellenza quali il Servizio autonomo di radiologia ad indirizzo senologico dell’Azienda
policlinico di Bari.
In merito alla riduzione delle liste d’attesa, il costante impegno al riguardo del
Ministero della salute si è concretizzato nel
disegno di legge finanziario 2006, nel quale
è stato previsto un Piano sanitario nazionale di riduzione delle liste di attesa, che
ricomprende gli interventi che le regioni
devono realizzare per accedere ai finanziamenti destinati al ripiano dei disavanzi del
Servizio sanitario nazionale per gli anni
2002, 2003 e 2004.
Gli interventi sono i seguenti: individuazione dell’elenco delle prestazioni per le
quali sono fissati i tempi massimi di attesa
da parte delle singole Regioni e, in caso di
mancata fissazione, definizione di tali tempi
a livello nazionale, a garanzia degli assistiti;
la realizzazione del Centro unico di prenotazione (CUP) da parte delle regioni; il
divieto di sospensione delle attività di prenotazione e di erogazione delle prestazioni
sanitarie (cosiddette agende chiuse) da parte
delle strutture del Servizio sanitario nazionale; la conferma dell’obbligo delle aziende
sanitarie locali, dei presidi ospedalieri e
delle aziende ospedaliere di tenere il registro
delle prestazioni specialistiche ambulatoriali, di diagnostica strumentale e di laboratorio, e dei ricoveri ospedalieri; l’applicazione di sanzioni pecuniarie per chi violi gli
obblighi di cui sopra; l’istituzione della
Commissione nazionale sull’appropriatezza
delle prescrizioni, per coinvolgere i medici
di famiglia nella razionalizzazione della
domanda sanitaria e per monitorare il
fenomeno delle liste di attesa.
Il Sottosegretario di Stato per la
salute: Domenico Zinzi.
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SASSO, GRIGNAFFINI, CAPITELLI e
MARTELLA. — Al Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca. — Per sapere
– premesso che:
il soggetto « diversamente abile » è
titolare di una serie di diritti previsti dalle
norme internazionali, dalla Costituzione
italiana, dalle leggi statali e substatali e
« l’affermazione del principio di uguaglianza e di pari dignità » si concretizza
nel diritto del cittadino ad una politica
attiva da parte della pubblica amministrazione, tale da assicurare « il pieno sviluppo
della persona umana »;
il diritto allo studio non è solo un’affermazione di principio, ma è un obbligo
della Repubblica e in tal senso la legge
104/92 attribuisce all’alunno « diversamente abile » un diritto soggettivo perfetto alla
frequenza delle classi comuni « nelle
scuole di ogni ordine e grado dove saranno
garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati »;
il lungo cammino dell’inserimento di
tutti i soggetti « diversamente abili » e la
loro piena integrazione hanno avuto
un’accelerazione negli ultimi anni a tal
punto che il trend di crescita risulta raddoppiato e il dato di iscrizione, in modo
particolare nella scuola dell’infanzia e
nella secondaria di 2° grado, raggiunge
quasi il traguardo del pieno inserimento;
la quantificazione dei posti rispetto al
sostegno risulta essere, secondo la normativa vigente, « fissata nella misura di un
insegnante per ogni gruppo di 138 alunni
complessivamente frequentanti gli istituti
scolastici statali della provincia » e questo
dato per la provincia di Bari su 265.799
alunni è di 1.926 unità, a fronte dei 1.917
(organico consolidato) assegnati dall’Ufficio scolastico regionale oggi;
con nota del 27 maggio 2005 prot.
5753 è stata richiamata « l’attenzione dei
dirigenti scolastici alle fasi di esame delle
richieste di posti di sostegno, particolarmente quelli in deroga », richiamando gli
stessi dirigenti alle loro responsabilità e
sollecitando ad una interpretazione limi-
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tativa della normativa. Tale sollecitazione
non ha influenzato le richieste e però, a
fronte di 4.626 alunni « diversamente abili », oltre all’organico consolidato, sono
stati assegnati solo 1.003 oltreché un
mezzo dei posti in deroga;
il numero dei posti che vincola l’amministrazione per le assunzioni a tempo
indeterminato (di sole 216 unità per il
2005/2006) è dato dal rapporto tra consolidato e titolari in servizio e questo
implica una forte riduzione dei posti, specialmente nella secondaria e nella scuola
dell’infanzia dove, a fronte di 210 posti di
consolidato (280 se calcolati sui bambini
frequentanti con il rapporto di 1/138) sono
stati assegnati 24 immissioni nei ruoli o
ancora, nel 2° grado su 323 posti di
consolidato e più di 482 posti in deroga,
sono stati assegnati 21 posti da ripartire
tra le quattro aree disciplinari, con effetti
di estremo disagio per i docenti in attesa
da anni e per l’utenza che continuerà a
vivere la discontinuità dell’insegnamento,
affidato annualmente a docenti diversi;
in molte scuole le richieste hanno
superato il fabbisogno assegnato e da denunce pervenute dalle associazioni dei
soggetti « diversamente abili » e dalle famiglie, il problema della piena integrazione non risulta pienamente risolto, come
invece accade in altre realtà;
presso le Università si continuano ad
istituire corsi di specializzazione in grado
di formare personale che forse non avrà
alcuna possibilità di trovare posto a tempo
indeterminato per l’insegnamento su sostegno per la scarsa sensibilità del legislatore, con deleteri effetti sulla crescita dei
soggetti « diversamente abili », soggetti indifesi e proprio per questo più a rischio –:
quali siano le motivazioni che hanno
indotto l’amministrazione, in un contesto
cosı̀ delicato, a non considerare criteri di
ripartizione più efficaci e in grado di soddisfare le reali esigenze dei disabili e del personale altamente qualificato preposto all’insegnamento e all’assistenza. (4-16812)
RISPOSTA. — In via preliminare si ribadisce che l’attenzione agli alunni disabili e
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al pieno sviluppo delle loro potenzialità, sia
in ambito scolastico che ai fini dell’inserimento nella vita attiva, costituisce una
priorità assoluta di questo ministero e del
nostro sistema di istruzione e formazione,
come testimonia il fatto che il nostro Paese
da tempo occupa una posizione prioritaria
e di avanguardia nell’Unione Europea in
materia di integrazione e sostegno.
In effetti negli ultimi quattro anni il
numero dei docenti preposti all’integrazione
e al sostegno è passato da 74.000 (a.s.
2001/2002) ad oltre 83.000 (a.s. 2004/2005),
con un rapporto docenti/alunni nella realtà
nazionale corrispondente a 1/1,9.
Com’è noto all’interrogante il riconoscimento dell’alunno disabile e l’assegnazione
allo stesso delle ore necessarie per la piena
realizzazione del diritto allo studio ed all’integrazione, richiede una procedura articolata e complessa alla cui realizzazione
concorrono numerosi livelli istituzionali,
soggetti e organismi, gruppi operativi, ciascuno con compiti ben definiti e tra loro
complementari. Il numero delle ore di
sostegno attribuito ad ogni alunno è pertanto il risultato degli accertamenti tecnici,
delle valutazioni e delle determinazioni assunte in maniera coordinata ed interagente
da una pluralità di soggetti esperti, sulla
base di un’approfondita conoscenza e consapevolezza delle sue effettive difficoltà e di
un attento esame delle modalità più idonee
a superarle.
Né va trascurato che, in base alle norme
vigenti, i docenti di sostegno non vengono
assegnati al singolo alunno disabile, ma
alla scuola nel suo complesso, che, dal
canto suo, provvederà poi, nell’ambito del
piano dell’offerta formativa, ad organizzare
e mettere a disposizione le risorse secondo
le soluzioni organizzative, operative e didattiche più rispondenti alle esigenze.
Va poi precisato che non sempre e
necessariamente un maggior numero di ore
di sostegno è garanzia di un’integrazione e
di un apprendimento migliori. Infatti, rilevano rispetto all’efficacia degli interventi, le
metodologie educative e gli strumenti didattici adottati, il coordinamento progettuale, organizzativo ed operativo fra docente
della classe e docente di sostegno gli stru-
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menti attraverso i quali si può realizzare un
effettivo processo di recupero e di crescita
degli alunni in difficoltà.
Tra l’altro va tenuto presente che la
legge 104 del 1992 e le disposizioni attuative
della stessa prevedono che le disabilità
debbano corrispondere a patologie dovute a
« minorazione fisica, psichica e sensoriale,
stabilizzata o progressiva ». Circostanza
questa troppo spesso non tenuta presente
dalle ASL, che definiscono come handicap
situazioni di disagio connesse a fattori di
natura socio-ambientale, con la conseguenza che sono sottratte dal budget complessivo rilevanti disponibilità che dovrebbero, più opportunamente, essere destinate
ad alunni più bisognosi di azioni di sostegno.
È da precisare inoltre, che non rientra
nella competenza della ASL, indicare, in
sede di certificazione dell’handicap, il fabbisogno di ore di sostegno dell’alunno disabile, atteso che tale incombenza spetta al
GLHO (gruppo di lavoro operativo) operante presso ogni scuola, che provvede,
all’inizio di ciascun anno scolastico, ad
elaborare il PEI (piano educativo individualizzato), con il quale sono definiti gli
interventi finalizzati al sostegno ed al recupero dell’alunno disabile.
Inoltre, la presenza di alunni disabili
comporta l’obbligo per l’Amministrazione di
costituire classi con non più di 20 alunni
ai sensi del decreto ministeriale 141 del
1999, fatto questo che contribuisce ulteriormente a migliorare la programmazione
delle attività mirate al recupero delle disabilità ed a limitare il rischio di emarginazione dell’alunno disabile rispetto al gruppo
classe.
Con il decreto ministeriale n. 61 dell’8
luglio 2005 sono state ripartite a livello
regionale e, quindi, provinciale, le 35.000
assunzioni a tempo indeterminato di personale docente con decorrenza 1o settembre
2005; alla provincia di Bari sono stati
assegnati 216 posti di sostegno per alunni
portatori di handicap.
L’interrogante ritiene inadeguato il predetto contingente di 216 posti, che si ripercuoterebbe negativamente sulla domanda del servizio di istruzione da parte
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dei disabili, oltre che sulle aspettative di
lavoro del personale docente fornito di
specializzazione e rimasto escluso dalle assunzioni in ruolo.
Riguardo alla situazione specifica della
Puglia, il Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale ha fatto presente che nell’ultimo quinquennio l’organico di diritto
(c.d. organico consolidato) dei posti di sostegno della Regione è rimasto invariato,
anche se le leggi finanziarie degli anni 2002,
2003 e 2004 hanno previsto una riduzione
degli organici del personale docente; tale
invarianza è stata assicurata proprio in
considerazione della particolare fascia di
utenza.
Inoltre, la stabilità dell’organico consolidato ha consentito la copertura con docenti con contratto a tempo indeterminato
in misura percentuale maggiore rispetto
alle altre tipologie di posti; infatti, nella
provincia di Bari, nell’ultimo quinquennio,
sono state immesse in ruolo ben 734 unità.
Nella ripartizione tra i vari ordini e
gradi di scuole sono stati privilegiati quelli
della scuola primaria e secondaria di 1o
grado, ove l’utenza è numericamente maggiore e più stabile.
Nella scuola per l’infanzia e nella scuola
secondaria di 2o grado, dove si rileva una
minore stabilità nelle frequenze, le esigenze
vengono comunque ampiamente soddisfatte
con l’istituzione di posti in deroga.
L’Ufficio scolastico regionale, con quest’ultima tipologia di posti, pari a 1.003 per
il corrente anno scolastico, è sempre riuscito a corrispondere alla domanda di integrazione scolastica sulla base dei pareri
tecnici formulati dal Gruppo provinciale di
lavoro per l’integrazione (Gruppo H) funzionante presso ciascun Centro servizi amministrativi, cui compete valutare le proposte delle singole istituzioni scolastiche, in
conformità all’Atto d’indirizzo e coordinamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica del 24 febbraio 1994.
Peraltro, non si possono contrapporre le
unità di alunni disabili, pari a 4.626, ai
2.920 posti, di cui 1.917 posti di organico
consolidato e 1.003 posti in deroga, in
quanto ad ogni docente di sostegno, fatti
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salvi i casi di maggiore gravità, vanno
affidati più di un alunno (fino a 4), a
seconda della natura dell’handicap; ciò
proprio per favorire l’integrazione del disabile nel gruppo classe; diversamente si
rischia di provocare l’effetto contrario dell’emarginazione, come già detto in precedenza.
Per le considerazioni precedenti il Direttore generale ritiene che la dotazione
complessiva dei posti di sostegno della
provincia di Bari è proporzionata alla dotazione organica complessiva della Regione
e coerente con le prescrizioni della legge
104 del 1992.
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
SGOBIO. — Al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, al Ministro delle
attività produttive. — Per sapere – premesso che:
da notizie provenienti da ambienti
sindacali si apprende che la « Iar Siltal » di
Abbiategrasso (Milano), che produce elettrodomestici (lavatrici e dryer), chiude lo
stabilimento e 524 dipendenti, in maggioranza donne, rischiano di rimanere senza
un lavoro;
la scelta di chiudere l’unità del
gruppo è stata motivata con la crisi di
mercato, la necessità di ridurre i costi e le
difficoltà con l’amministrazione locale: per
cui la costruzione delle lavatrici verrà
trasferita a Pignataro, in provincia di Caserta, mentre gli asciugatori andranno in
produzione a Ticinetto (Alessandria);
il gruppo vanta circa 1.300 dipendenti in Europa: oltre un migliaio sono i
dipendenti in Italia, distribuiti tra i 300
addetti di Alessandria, i 200 di Caserta e
di Bassano del Grappa —:
se non ritengano opportuno adoperarsi presso i soggetti interessati, ciascuno
per gli ambiti di propria competenza, al
fine di salvaguardare gli attuali livelli oc-
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cupazionali, a tutela dei diritti e della
dignità dei lavoratori, e individuare insieme alle parti soluzioni utili a garantire
il futuro produttivo dello stabilimento.
(4-08786)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, da notizie fornite dalla
Direzione provinciale del lavoro di Milano
è emerso quanto segue.
La Iar Siltal, si trova in regime di Cassa
integrazione guadagni straordinaria dal 1o
agosto 2005, a seguito di accordo presso
questo ministero, per 12 mesi più 12 mesi,
per 160 dipendenti, con l’esclusione della
sede di Abbiategrasso dove l’attività produttiva è cessata.
Infatti, per motivi di crisi di mercato e
necessità di ridurre i costi, la Società ha
lasciato, nello stabilimento di Abbiategrasso, solo un piccolo presidio di lavoratori, esattamente n. 18 dipendenti.
Si fa presente, poi, che come da precedenti accordi, raggiunti con le organizzazioni sindacali al fine di realizzare il piano
di salvataggio, circa 200 lavoratori si spostano giornalmente da Abbiategrasso verso
lo stabilimento di Ticineto (Alessandria),
con autobus messi a disposizione dall’azienda.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
SGOBIO e PISTONE. — Al Ministro
delle comunicazioni, al Ministro delle attività produttive, al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali. — Per sapere –
premesso che:
nei giorni scorsi, l’Amministratore
Delegato di Albacom, Corrado Sciolla, ha
annunciato l’acquisto del 100 per cento
delle quote di Albacom da parte della
British Telecom;
le quote rilevate dalla British Telecom sono state cedute da ENI, BNL e
Mediaset;
in concomitanza dell’annuncio dell’acquisizione di Albacom da parte della
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British Telecom, l’azienda ha comunicato
ai propri dipendenti drastiche riduzioni di
costi del personale per ottenere il pareggio
di cassa, tanto che già nel periodo maggio
2003-maggio 2004, con licenziamenti e
messa in mobilità di circa 100 lavoratori,
l’azienda ha cercato di raggiungere tale
obiettivo;
nonostante il fatto che 100 dipendenti si siano licenziati volontariamente o
siano andati in mobilità senza opporsi, a
distanza di pochi mesi l’azienda ha dichiarato di trovarsi nella necessità di ridurre i costi di struttura di decine di
milioni di euro, per raggiungere il pareggio
di cassa;
una delle manovre annunciate dai
vertici è la cessione di ramo d’azienda per
370 lavoratori, la maggior parte dei quali
residente ed operante su Palermo, giusto
un mese dopo la cessazione del contributo
che la Regione Sicilia ha erogato ad Albacom per svariati anni;
la preoccupazione maggiore dei lavoratori è quella di finire nelle « scatole
cinesi » (società che a loro volta potrebbero effettuare cessioni di ramo oppure
attivare procedure di mobilità), che molte
aziende utilizzano per portare i propri
dipendenti fuori dal mondo del lavoro, nel
giro di poco tempo;
Albacom ha inoltre annunciato l’intenzione di aprire la procedura di mobilità
per 120 lavoratori e come se non bastasse,
l’azienda intende ottenere ulteriori riduzioni di costi, attraverso il « ritocco » delle
buste paga con interventi su orario di
lavoro, indennità per la reperibilità notturna e festiva e riconoscimento di aumenti dovuti a rinnovo contrattuale;
i lavoratori di Albacom auspicano un
intervento degli azionisti uscenti per il
riassorbimento dei dipendenti dichiarati in
esubero nonché reali garanzie di salvaguardia di tutti i posti di lavoro;
a parere degli interroganti, in tutta la
vicenda Albacom, i lavoratori rischiano di
pagare sulla loro pelle, l’incapacità della
gestione dei vertici aziendali –:
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se non ritengano opportuno intervenire, ciascuno per gli ambiti di propria
competenza, presso i soggetti interessati, a
tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori, al fine di individuare e predisporre,
insieme alle parti, soluzioni e misure alternative a quelle annunciate dai vertici
aziendali, capaci di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali e utili ad assicurare il futuro produttivo dell’azienda.
(4-12248)
RISPOSTA. — La società Albacom, posseduta da diversi azionisti, è stata acquisita
per l’intero capitale dalla Società British
Telecom nel febbraio 2005. Relativamente
alla situazione della Albacom S.p.a., si rappresenta quanto segue.
A seguito dei risultati negativi di bilancio
registrati a decorrere dal 2001, la Albacom
ha intrapreso una serie di iniziative incidenti sulla struttura aziendale nonché sui
processi lavorativi aziendali, finalizzate a
controllare e ridurre i costi fissi.
In particolare, oltre a bloccare le nuove
assunzioni e a ridurre determinati costi di
consulenza la società ha avviato, nel corso
dell’anno 2003, una procedura di riduzione
del personale per n. 131 lavoratori. Tale
procedura si è conclusa con l’accordo sindacale del 17 giugno 2003, con il quale si
è deciso di collocare in mobilità n. 119
lavoratori, attraverso un programma graduale iniziato il 1o luglio 2003 e terminato
il 29 febbraio 2004.
Stante la persistente situazione aziendale
di crisi, la società, in relazione ad ulteriori
necessari interventi per la riduzione del
costo del lavoro, ha raggiunto in data 18
gennaio 2005 un Accordo con le organizzazioni sindacali, scaturito peraltro dall’esame del Piano industriale 2004-2009,
con il quale sono state individuate le iniziative di riorganizzazione dell’organico
nonché della disciplina dei rapporti di lavoro finalizzate alla riduzione ulteriore dei
costi aziendali.
In particolare, le iniziative intraprese
sono le seguenti: la cessione del ramo
d’azienda afferente all’area del Customer
Care, riguardante n. 284 dipendenti appartenenti alle sedi di Palermo, Roma Granai,
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Milano Crespi e Milano S. Donato. Il trasferimento è iniziato a decorrere dal 1o
giugno 2005 in favore della società Accenture Outsourcing S.r.l.; utilizzo del personale della società Albacom per lo svolgimento di attività sino ad oggi svolte da
fornitori esterni. Tale iniziativa è stata
avviata a decorrere da febbraio 2005 e
riguarda prevalentemente le attività svolte
nell’ambito delle direzioni tecniche (customer service, sistemi informativi, operazioni
tecniche); revisione, concordata tra le parti
con verbale del 3 marzo 2005, di alcuni
trattamenti riservati ai lavoratori. In particolare: a) è stato fissato il calendario delle
ferie collettive (16 giorni per l’anno 2005);
b) è stato deciso di recuperare le festività
cadenti di domenica, in sostituzione della
monetizzazione delle stesse; c) è stata ridefinita la disciplina della reperibilità, al fine
di una migliore ottimizzazione della disponibilità dei lavoratori e dei relativi costi;
sono state ridefinite dall’azienda, in senso
riduttivo, le modalità di fruizione di determinati benefit concessi ai lavoratori, quali,
ad esempio, i telefoni cellulari, le auto
aziendali, le percentuali di retribuzione variabile commisurate al raggiungimento degli obiettivi individuali.
In data 26 aprile 2005, inoltre, l’azienda
e le organizzazioni sindacali hanno siglato
un Accordo per la gestione della procedura
di mobilità per n. 105 lavoratori (anziché
n. 120, come era stato previsto dall’azienda
in sede di avvio della procedura medesima).
La collocazione in mobilità sarà attuata
mediante un programma graduale iniziato
il 1o maggio 2005 e da concludersi entro il
15 marzo 2006.
I criteri prioritari utilizzati per la collocazione medesima sono la non opposizione dei lavoratori nonché la maturazione
già realizzata o da realizzarsi – nel corso
del periodo di mobilità – del trattamento di
quiescenza. L’azienda ha stabilito, a titolo
di incentivazione all’esodo, diverse misure
di sostegno economico ed ha, altresı̀, messo
a disposizione dei lavoratori interessati l’attività di società specializzate per la ricollocazione in nuovi posti di lavoro.
Sulla base delle iniziative sopra descritte, intraprese anche attraverso il co-
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stante confronto con le Organizzazioni sindacali, la società ha operato un ridimensionamento della propria organizzazione,
finalizzato ad un migliore equilibrio economico-finanziario.
Il Sottosegretario di Stato per le
attività produttive: Mario
Valducci.
SGOBIO. — Al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, al Ministro delle
attività produttive. — Per sapere – premesso che:
il 20 aprile prossimo i lavoratori della
« Genny » (acquisita nel 2001 dal Gruppo
Prada) si fermeranno per due ore per
protestare contro la decisione assunta dai
vertici aziendali di aprire la procedura di
mobilità per circa 70 dei 210 dipendenti;
da notizie provenienti da ambienti
sindacali si apprende che l’azienda ha
motivato la decisione di aprire la procedura di mobilità « con la crisi del settore
e le difficoltà del gruppo » –:
se non ritengano opportuno e urgente intervenire, ciascuno per gli ambiti
di propria competenza, presso i soggetti
interessati, a tutela dei diritti, della dignità e delle professionalità dei lavoratori
coinvolti, nell’intento di scongiurare
quanto deciso dai vertici aziendali e garantire loro un futuro occupazionale
certo e sereno.
(4-13778)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, dagli accertamenti effettuati dalla Direzione provinciale del lavoro
di Ancona presso la Ditta « Genny » (Gruppo Prada) è emerso quanto segue.
La Genny ha depositato, presso la suddetta Direzione provinciale, comunicazione
ex articolo 4, comma 11, legge n. 223 del
1991 riguardante la riduzione del personale
per 71 unità delle 198 in forza.
A motivazione di tale decisione l’azienda
adduce la « necessità di recuperare margini
di efficienza che le perduranti e forti criticità del mercato di riferimento stanno
continuando a ridurre mettendo a repen-
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taglio, ove non si intervenga tempestivamente, la salvaguardia stessa dell’intera
unità produttiva ».
Detta procedura di mobilità si è conclusa con accordo sindacale sottoscritto in
data 27 maggio 2005 presso l’Assindustria
di Ancona, in forza del quale saranno
collocati in mobilità n. 57 lavoratori in
luogo dei 71 inizialmente previsti.
All’atto della cessazione definitiva del
rapporto di lavoro l’azienda corrisponderà
ai lavoratori, a condizione della sottoscrizione di un verbale di conciliazione in sede
sindacale, ex art. 41 una incentivazione
all’esodo la cui entità sarà successivamente
definita d’intesa con le organizzazioni sindacali territoriali.
Si fa presente, infine, che la Genny S.r.l.
ha attivato, con decorrenza 27 giugno 2005
per la durata di 12 mesi, il ricorso alla
Cassa integrazione guadagni straordinaria
per crisi aziendale, come stabilito con verbale di esame congiunto ex articolo 2
decreto del Presidente della Repubblica 218
del 2000 sottoscritto in data 13 giugno 2005
presso la Regione Marche.
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anche dopo la cessione, la « Nonwovens » ha continuato a produrre e restare
sul mercato, senza però, a parere dell’interrogante, una vera e concreta logica
industriale –:
se non ritengano opportuno intervenire, ciascuno per gli ambiti di propria
competenza, presso i soggetti interessati, al
fine di tutelare i diritti, la dignità e la
professionalità dei lavoratori coinvolti, per
garantire ai lavoratori stessi un futuro
certo e sicuro, in aree geografiche estremamente delicate dal punto di vista occupazionale e purtroppo già interessate da
altre e gravi vertenze.
(4-14173)
la suddetta azienda, che è nata alla
fine del 1994 come associata del Poligrafico e Zecca dello Stato, che riceve cospicui finanziamenti da parte della 448/92
che hanno permesso l’acquisto dei macchinari indispensabili per la produzione;
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, dagli accertamenti effettuati dalla Direzione provinciale del lavoro
di Cosenza, è emerso quanto segue. La
società Nonwoven Industries S.p.A. opera
con due distinti stabilimenti in Peschiera
Borromeo (Milano) e Bisignano (Cosenza),
per la produzione di un tessuto speciale
largamente esportato in molti paesi.
Nel corso dell’ultimo biennio ha attraversato una fase di profonda crisi dovuta
essenzialmente all’entrata sul mercato di
concorrenti dell’Europa dell’Est e dell’Asia,
nonché ad una minore richiesta dello stesso
prodotto da parte degli U.S.A.
Tale situazione ha comportato per la
Società la necessità di far ricorso, a partire
dal 29 agosto 2005 al trattamento di Cassa
integrazione guadagni straordinaria, per
crisi aziendale, per la quasi totalità della
forza lavoro, pari a 29 unità occupate
presso il locale stabilimento, senza tuttavia
avanzare richiesta di pagamento diretto
dello stesso trattamento.
La temporanea soluzione adottata è avvenuta con il pieno consenso delle organizzazioni sindacali, manifestato nell’incontro svoltosi presso la Regione Calabria in
data 19 settembre 2005.
Allo stato attuale non è possibile fare
delle previsioni, a meno che fatti nuovi e
favorevoli non modifichino le attuali condizioni di mercato.
nel 2001 il Poligrafico ha deciso di
dismettere l’azienda e di trasferire il tutto
alla « Sixtina Holding »;
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
SGOBIO. — Al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, al Ministro delle
attività produttive. — Per sapere – premesso che:
i 30 lavoratori della « Nonwovens » di
Mongrassano (Cosenza), azienda che produce uno speciale tipo di tessuto esportato
in tutto il mondo, in particolare negli Stati
Uniti d’America, sono in procinto di perdere il posto di lavoro, a causa del rischio
concreto di chiusura dell’azienda;
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SGOBIO. — Al Ministro delle attività
produttive, al Ministro del lavoro e delle
politiche sociali. — Per sapere – premesso
che:
nei giorni scorsi, i vertici della « Matec », azienda di proprietà della famiglia
Lonati, che produce macchine tessili e che
occupa 300 lavoratori, con sede a Scandicci (Firenze), ha annunciato che, a partire del 2006, cesserà la produzione;
la decisione, secondo la Fim-Cils e la
Fiom-Cgil, che hanno subito indetto una
serie di mobilitazioni, è stata spiegata
dalla proprietà con le difficoltà di mercato
del settore meccanotessile;
il gruppo, presente a Brescia con
un’altra azienda che occupa 2.000 operai,
già tra la fine del 2002 e i primi mesi del
2003 aveva registrato una crisi che, dopo
una lunga trattativa, era culminata con la
riduzione dei lavoratori della Matec da
500 a 300 unità;
negli ultimi mesi c’erano stati altri
pesanti segnali e c’era stato l’accordo con
i sindacati per una Cassa integrazione
ordinaria di nove settimane;
da notizie provenienti da ambienti
sindacali si fa notare il bizzarro atteggiamento della proprietà, che, da una parte
lamenta il calo degli ordini, le difficoltà
economiche e la cessazione della produzione a Scandicci, e, dall’altro, invece,
acquista una ditta concorrente operante su
Brescia che impiega 300 addetti –:
se non ritengano opportuno intervenire, ciascuno per gli ambiti di propria
competenza, presso i soggetti interessati,
nell’intento di convocare un tavolo di trattativa tra le parti, che sappia individuare
soluzioni alternative a quelle annunciate
dall’azienda e utili a salvaguardare la
continuità produttiva dello stabilimento e
gli attuali livelli occupazionali, in un’area
già purtroppo attraversata da altre e gravi
vertenze.
(4-15795)
RISPOSTA. — La vertenza dell’azienda Matec di Scandicci, produttrice di macchine
tessili, di proprietà del Gruppo bresciano
Camera dei Deputati
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Lonati, attualmente, è seguita a livello
territoriale. La Regione Toscana, infatti,
interessata al riguardo, ha informato di
aver attivato un tavolo sulle problematiche
della società.
Secondo quanto precisato dalla regione
Toscana, nel corso dell’ultimo incontro al
quale hanno partecipato, oltre alla stessa
regione Toscana, i rappresentanti dei lavoratori e i rappresentanti delle istituzioni
territorialmente competenti (provincia di
Firenze e Comune di Scandicci), è stato
verificato che la volontà del gruppo Lonati
è di andare alla dismissione dello stabilimento Matec.
Tale decisione è stata motivata dalla
proprietà dell’azienda, dalla contrazione del
fatturato del gruppo che sarebbe sceso da
60.000,00 euro nell’anno 2002 a 19.000,00
euro nel I semestre del 2005.
In relazione a quanto emerso nel corso
del citato incontro, la regione Toscana si è
impegnata ad aprire un tavolo permanente
teso anche a verificare la possibilità della
cessione di un ramo d’azienda, ad investire
della problematica il Governo centrale ed a
promuovere incontri tra la proprietà, le
parti sociali e la stessa regione Toscana nel
tentativo di mantenere attivo il sito produttivo e di salvaguardare i livelli occupazionali che, ove si andasse alla dismissione
del sito di Scandicci, ammonterebbero a
299 unità.
Il Sottosegretario di Stato per le
attività produttive: Mario
Valducci.
SINISCALCHI. — Al Ministro delle politiche agricole e forestali. — Per sapere –
premesso che:
dalla denuncia diffusamente apparsa
sugli organi di stampa (Il Mattino 11
ottobre 2005) si apprende che si sta espandendo sul mercato la falsificazione del
rinomato « limoncello »;
stando a quanto si è appreso, addirittura due bottiglie su tre del rinomato
limoncello di Sorrento risulterebbero « taroccate »;
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la gran parte dei prodotti messi in
commercio, presenterebbe una etichetta
ingannevole per il consumatore;
l’allarme sulla falsificazione delle
bottiglie di limoncello, è stato lanciato
direttamente dai produttori campani;
tra i dati emersi desta particolare
allarme quello relativo alla percentuale
delle genuinità sorrentine in relazione alla
provenienza delle materie prime;
su un numero superiore alle trecento
etichette del rinomato liquore, che in tutto
il mondo portano in evidenza la denominazione « Sorrento », soltanto il 6 per
cento circa di esse utilizzerebbe la materia
prima proveniente effettivamente dalle
coltivazione della costiera, con relativa
certificazione;
il Presidente del « Consorzio di tutela
del limone igp di Sorrento », a tutela del
prodotto simbolo della penisola sorrentina, ha conseguentemente lanciato l’allarme sulla falsificazione del prodotto;
alla luce di quanto sembrerebbe
emergere, inevitabile si rileva un regime di
concorrenza sui prezzi iniquo e penalizzante per coloro i quali, producendo il
limoncello attraverso una lavorazione pregiata ed artigianale, non possono praticare
prezzi « stracciati »;
conseguentemente, la dilagante distribuzione, anche a livello internazionale, di
prodotti industriali, attraverso la adulterazione delle lavorazioni artigianali, ingannevoli per il consumatore, rischia di determinare la scomparsa del tradizionale
limoncello doc, realizzato solo con selezionati limoni coltivati sulla costiera sorrentina –:
se il Ministro interrogato non ritenga
necessaria una intensificazione dei controlli per verificare la regolarità dell’impiego di limoni e di etichette, rispettivamente nella fase di produzione e di commercializzazione del « limoncello »;
quali iniziative, accertati i fatti esposti in premessa, intenda adottare al fine di
scongiurare l’induzione in errore da parte
Camera dei Deputati
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del consumatore e la penalizzazione dei
produttori campani scrupolosamente dediti alla lavorazione del prodotto attraverso l’utilizzo di selezionati limoni provenienti dalla costiera amalfitana.
(4-17256)
RISPOSTA. — Con riferimento a quanto
rappresentato nell’interrogazione in esame
preme, innanzi tutto, evidenziare che il
ministero delle politiche agricole e forestali
è da sempre impegnato in azioni di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio
agroalimentare italiano, risorsa fondamentale del Paese ed immagine del made in
Italy nel mondo.
Infatti, la valorizzazione e la salvaguardia dei prodotti del nostro Paese costituiscono i principi guida dell’azione dell’amministrazione, che ha assunto tra le priorità
quella di fornire norme generali sulla tracciabilità e di mettere insieme tutte le strutture che operano sul versante dei controlli,
sia quelle direttamente legate all’amministrazione che quelle esterne, oltre ovviamente alle realtà regionali.
Quanto al caso specifico oggetto dell’atto
in esame, si ricorda che lo stesso disciplinare di produzione prevede all’articolo 7
che i prodotti elaborati, derivanti dalla
trasformazione del limone, possano utilizzare il riferimento della denominazione
« Sorrento » solo qualora si attengano a
determinati vincoli diretti a fornire garanzie
al consumatore finale sulla vera origine del
prodotto.
In particolare, si evidenzia che:
i limoni utilizzati per la trasformazione devono essere conformi a quanto
prescritto dal disciplinare di produzione;
deve essere esattamente indicato il
rapporto ponderale tra quantità utilizzata
della IGP « Limone di Sorrento » e quantità
di prodotto ottenuto;
l’elaborazione e/o trasformazione dei
limoni deve avvenire esclusivamente nella
zona di origine;
deve essere dimostrato l’utilizzo della
IGP « Limone di Sorrento » mediante l’acquisizione e la detenzione delle ricevute di
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acquisto dai produttori iscritti all’Albo e
successiva annotazione sui documenti ufficiali.
L’obiettivo è tutelare la qualità delle
produzioni agroalimentari e dare certezza ai
consumatori sull’origine delle materie
prime e dei prodotti commercializzati sul
territorio nazionale.
In linea con tali obiettivi è stato predisposto il decreto legislativo n. 297 del 2004
« Disposizioni sanzionatorie in applicazione
del regolamento (CEE) n. 2081 del 1992,
relativo alla protezione delle indicazioni
geografiche e delle denominazioni di origine
dei prodotti agricoli e alimentari », atto a
salvaguardare a livello nazionale le produzioni di qualità da qualsiasi usurpazione o
frode.
Il sistema previsto di controlli approfonditi e sistematici per ogni fase della
produzione fino al confezionamento del
prodotto Dop e Igp, effettuati dall’organismo incaricato dal ministero al controllo
ed alla vigilanza, assicura la rintracciabilità del prodotto in ogni segmento della
filiera e fornisce in tal modo garanzia al
consumatore finale della conformità del
prodotto acquistato al disciplinare di produzione.
Sempre in linea con tali obiettivi, si
ricorda che l’amministrazione favorisce la
realizzazione di interventi e manifestazioni
volti alla valorizzazione dell’immagine ed al
miglioramento della qualità dei prodotti
riconosciuti attraverso i consorzi di tutela e
gli altri organismi; consorzi di tutela che
ricevono, altresı̀, il sostegno del ministero
in sede nazionale ed internazionale anche
dal punto di vista legale.
Quanto ai controlli diretti a verificare
l’impiego di limoni ed etichette rispettivamente nella fase di produzione e di commercializzazione del « limoncello di Sorrento », si ricorda l’azione svolta dall’Ispettorato centrale repressione frodi, da sempre
impegnato in attività di controllo al fine di
perseguire eventuali illeciti ed escludere
qualsivoglia confusione nel consumatore
finale sulla provenienza e sugli ingredienti
utilizzati.
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Azione di tutela che l’ispettorato svolge
in sinergia con i Consorzi di tutela delle
Dop ed Igp nazionali riconosciute a livello
comunitario.
Il complesso di tali azioni è diretto a
non disperdere l’importante valore aggiunto
per l’economia del Paese dato dalle produzioni tipiche di qualità.
Il Ministro delle politiche agricole e forestali: Giovanni Alemanno.
SQUEGLIA. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per
sapere – premesso che:
da una denuncia prodotta in via penale
da un insegnante incaricato, nell’istituto superiore di II grado « A. Volta » di Castel San
Giovanni (Piacenza), emergono gravi e palesi
irregolarità nelle procedure di assegnazione
degli incarichi di docenza;
responsabile di tali irregolartà, secondo il citato atto sarebbe il dirigente
scolastico dell’istituto, professor Gianni
Anselmi, che, con atto illegittimo, ha revocato un incarico di docenza, da lui
precedentemente affidato, fino alla nomina dell’avente diritto, al professor Carlo
Crisci, autore della denuncia;
sempre secondo il denunciante, l’atto
di revoca risulta del tutto illegittimo non
essendovi nella graduatoria delle materie
di competenza alcun avente diritto;
lo stesso Crisci è stato successivamente depennato da tutte le graduatorie in
cui risultava precedentemente inserito nel
medesimo istituto, adducendo a motivazione una mancanza di requisiti;
gli atti di cancellazione, impugnati
presso la sezione lavoro del tribunale di
Piacenza, sono risultati privi di qualunque
fondamento, come testimoniato dalla sentenza di reintegro emessa dallo stesso
tribunale;
tale sentenza non ha comunque prodotto alcun beneficio per il ricorrente,
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XIV LEGISLATURA
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stante il rifiuto opposto dall’Anselmi alla
richiesta di reintegro;
lo stesso dirigente scolastico, interrogato dal Crisci sulle ragioni di tale comportamento ed invitato a mettere per
iscritto le motivazioni del rifiuto al reintegro, avrebbe testualmente risposto: « se
te lo scrivo vado in galera »;
quanto sopra è stato oggetto di denuncia penale per falso ideologico e falso
in atto pubblico presentata in data 14
settembre 2005, presso la questura di
Piacenza –:
se, nelle more degli accertamenti
conseguenti all’azione penale avviata dal
Crisci e sulla scorta delle deliberazioni
assunte dal tribunale di Piacenza, non
reputa opportuna e doverosa un’indagine
ispettiva presso l’istituto superiore di II
grado « A. Volta » di Castel San Giovanni
(Piacenza), per verificare la regolarità
delle procedure utilizzate nella definizione
delle graduatorie per i docenti non abilitati e nell’assegnazione degli incarichi,
nonché la legittimità e la correttezza degli
atti posti in essere dal dirigente del suddetto istituto, professor Gianni Anselmi, in
relazione a quanto oggetto di denuncia.
(4-17200)
RISPOSTA. — Nell’interrogazione parlamentare in esame, l’interrogante esprime
valutazioni critiche sul comportamento tenuto dal dirigente scolastico dell’Istituto di
istruzione superiore « A. Volta » di Castel
San Giovanni (Piacenza) relativamente alla
formazione e definizione delle graduatorie
di istituto dei docenti aspiranti a supplenza
per l’anno scolastico 2004-2005.
In particolare, l’interrogante segnala il
caso di un docente non di ruolo non
abilitato cui era stata conferita una supplenza « fino a nomina dell’avente diritto »,
successivamente revocata dal dirigente scolastico.
Si ritiene utile premettere che, al fine di
assicurare l’erogazione della prestazione didattica sin dall’effettivo inizio delle lezioni,
i dirigenti scolastici provvedono al conferimento di supplenze « in attesa dell’assun-
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zione degli aventi diritto » ai sensi dell’articolo 40, comma 9, della legge 27 dicembre
1997, n. 449; disposizione, questa, che è
stata richiamata tra l’altro nella circolare
ministeriale prot. n. 566 del 10 settembre
2004, concernente le graduatorie di circolo
e di istituto per l’anno scolastico 20042005.
Va fatto presente, inoltre, che gli aspiranti a supplenza in possesso del prescritto
titolo di studio ma non anche dell’abilitazione all’insegnamento vanno inseriti nella
terza fascia della graduatoria di istituto,
atteso che la prima fascia comprende gli
aspiranti inseriti nelle graduatorie provinciali permanenti e la seconda fascia comprende gli aspiranti abilitati non inclusi
nelle graduatorie permanenti.
Ciò premesso, per quanto riguarda il caso
segnalato, il competente ufficio scolastico
periferico ha comunicato quanto segue.
Secondo quanto previsto dal decreto
ministeriale n. 39 del 30 gennaio 1998
(Testo coordinato delle disposizioni impartite in materia di ordinamento delle classi
di concorso a cattedre e a posti di insegnamento tecnico-pratico e di arte applicata
nelle scuole ed istituti di istruzione secondaria ed artistica) e successive modifiche, il
titolo di studio di cui è in possesso l’interessato – il diploma di laurea in Scienze
Politiche – non è titolo valido per l’insegnamento nelle classi di concorso 17/A,
39/A, 42/A e 48/A. Pertanto, il dirigente
scolastico, nel momento in cui si è accorto
della indebita inclusione del docente in
parola nelle graduatorie di istituto per le
succitate classi di concorso, ne ha disposto
l’esclusione avvalendosi dell’istituto giuridico dell’autotutela.
Avverso l’esclusione, in data 27 marzo
2005, l’interessato ha presentato ricorso ex
articolo 700 e articolo 669-ter del codice di
procedura civile al fine di ottenere, con
provvedimento d’urgenza, la reintegrazione
del contratto individuale di lavoro a tempo
determinato stipulato in data 29 ottobre
2004 e revocato dal dirigente scolastico.
Con provvedimento del Tribunale di
Piacenza (R.G.L. 97/2005), i1 giudice adito,
in accoglimento del ricorso de quo, ha
reintegrato, con effetti dalla data del prov-
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vedimento di revoca del 12 febbraio 2005,
il docente nell’incarico oggetto del contratto
di lavoro.
A seguito del suddetto provvedimento del
giudice del lavoro, il Dirigente Scolastico ha
provveduto a reintegrare dal 12 febbraio
2005 il docente nell’incarico oggetto del
contratto di lavoro del 29 ottobre 2004, vale
a dire fino alla nomina dell’avente diritto.
Dal 21 febbraio 2005, essendo intervenuta la nomina dell’avente diritto, il rapporto di lavoro si è esaurito per effetto
dell’avvenuta realizzazione della clausola
risolutiva del contratto.
Pertanto, non risulta fondata l’affermazione secondo cui il dirigente scolastico non
avrebbe dato seguito al provvedimento cautelare di reintegro.
Risulta altresı̀ che l’interessato, con ricorso ex 414 codice di procedura civile
depositato presso il Tribunale di Piacenza –
Giudice del Lavoro – il 23 maggio 2005, ha
impugnato il provvedimento di revoca del
contratto individuale di lavoro nonché il
successivo atto di annullamento del medesimo contratto unitamente ad ogni altro
atto amministrativo connesso, precedente e
susseguente. La prossima udienza è stata
fissata dal Giudice per il 21 dicembre 2005.
Attualmente, quindi, si è nell’attesa della
sentenza che sarà pronunciata dalla competente autorità giudiziaria sul ricorso presentato dal docente ai sensi dell’articolo 414
del codice di procedura civile.
Il Sottosegretario di Stato per
l’istruzione, per l’università e
per la ricerca: Valentina
Aprea.
STUCCHI. — Al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, al Ministro delle
attività produttive. — Per sapere – premesso che:
numerose aziende operanti nella Bergamasca proseguono con i piani di ristrutturazione volti alla razionalizzazione delle
proprie strutture, anche ricorrendo alla
chiusura di unità produttive locali o alla
cessione o fusione con altri gruppi: tra
esse quelle del tessile;
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la Franzoni Filati Spa nata nel 1962,
è un’azienda leader a livello europeo, con
un fatturato annuo di oltre 119 milioni di
euro e una produzione annua di filati di
circa 37 milioni di kilogrammi. In 40 anni
di attività il Gruppo ha conosciuto una
crescita costante arrivando alle attuali 6
unità operative: 4 nel Nord Italia, 1 nel
Sud Italia e 1 nel Sud Est della Turchia;
sino al 2000 l’azienda era caratterizzata da circa 700 dipendenti ed un fatturato complessivo dell’ordine dei 250 miliardi di vecchie lire: il 40 per cento della
produzione era indirizzato all’esportazione, in prevalenza in Europa, e la crescita media annua del gruppo era intorno
al 15 per cento ben al di sopra della media
del settore;
successivamente l’azienda è stata oggetto di una politica di riassetto produttivo
che ha comportato la chiusura a settembre
2003 dello stabilimento di Pognano (Bergamo) e il coinvolgimento del Ministero
del lavoro e delle politiche sociali (Direzione degli Ammortizzatori Sociali) con
provvedimenti CIGS (cassa integrazione
guadagni straordinaria) per il periodo
2003-2004;
con riferimento allo stabilimento di
Albano S. Alessandro, già interessato da
un provvedimento di cassa integrazione
per 29 lavoratori, l’azienda ha deciso in
questi giorni di sospendervi la produzione
di filati, nella quale sono impiegate 88
persone –:
quali iniziative intendano attuare i
Ministri interrogati per salvaguardare i
lavoratori della Franzoni filati Spa.
(4-12111)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame, dagli accertamenti effettuati dalla Direzione provinciale del lavoro
di Bergamo, presso la Ditta Franzoni Filati
S.p.A., con sede legale a Esine (Brescia) e
stabilimento di Albano S. Alessandro (Bergamo), è emerso quanto segue.
La Società ha richiesto e ottenuto per
tutte le proprie unità aziendali la Cassa
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integrazione guadagni straordinaria, con
decreto di questo ministero dell’8 luglio
2005.
Presso lo stabilimento di Albano S. Alessandro le unità interessate alla Cassa integrazione guadagni straordinaria sono 74,
per il periodo dal 25 aprile 2005 al 20
marzo 2006, mentre 4 unità lavorano a
tempo pieno; inoltre è stata aperta una
procedura di mobilità con accordo sindacale del 7 ottobre 2005 per 12 lavoratori, su
base volontaria, al fine di consentire una
loro ricollocazione.
Si fa presente, inoltre, che presso lo
stabilimento sito in Calcinate le unità interessate dalla Cassa integrazione guadagni
straordinaria sono 7, per il periodo dal 21
marzo 2005 al 20 marzo 2006, mentre altre
60 unità lavorano a tempo pieno, anche se
l’attività non è più a ciclo continuo.
Si rappresenta, infine, che: nello stabilimento di Cividate Camuno (Brescia) operano, con lavorazione a ciclo continuo (ma
con un settore ad attività ferma), n. 106
dipendenti di cui n. 19 posti in Cassa
integrazione guadagni straordinaria; in
quello di Esine (Brescia), vi operano, con
lavorazione non più a ciclo continuo,
n. 193 unità, 25 delle quali poste in Cassa
integrazione guadagni straordinaria, si è
proceduto alla messa in mobilità di 6
persone.
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
STUCCHI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere –
premesso che:
i principali soggetti istituzionali che
sul territorio, a vario titolo, sono chiamati
ad occuparsi di sicurezza stradale sono
numerosi: Polizia stradale, Carabinieri,
Guardia di Finanza, Polizie Municipali,
ACI, Provveditorato agli Studi, ASL, Provveditorato Regionale alle opere pubbliche,
Regione, Provincia, Comune (Assessorati),
Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, Anas. Questi soggetti, a seconda dei
loro compiti e funzioni, devono comuni-
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care o promuovere azioni volte a risolvere
eventuali situazioni pericolose per la collettività;
nel pomeriggio del 21 giugno 2005, è
occorso un ennesimo incidente, senza vittime, al passaggio a livello in corrispondenza dell’abitato di Calolziocorte, frazione di Sala (Lecco): un’autovettura con
un uomo a bordo è stata investita e
trascinata in un limitrofo fossato da un
treno locale partito da Bergamo alle 17.04;
secondo le ricostruzioni fornite dal
conducente dell’autovettura la collisione è
stata causata dalle sbarre del passaggio a
livello che non si sono abbassate in previsione del transito del treno e dalla mancanza di segnali luminosi di avvertimento
del pericolo;
il Comune di Calolziocorte approvò
agli inizi degli anni novanta un intervento
finalizzato alla eliminazione del passaggio
a livello che prevedeva la realizzazione di
un sottopasso ferroviario (SS n. 639 dei
Laghi di Pusiano e Garlate). I lavori furono appaltati nel 1992 alla ditta Cavalleri
di Dalmine (Bg). Il progetto fu ridefinito
ed approvato in sede di Conferenza dei
Servizi: nel mese di febbraio 2000 la
Giunta Regionale autorizzò l’Anas a realizzare i lavori, che ha stanziato per questo intervento un finanziamento di
774.685,35 Euro. Successivamente i lavori
vennero sospesi, quindi ripresi ed affidati
alla stessa ditta nel 2003, ed infine nuovamente interrotti nel 2004;
il Sindaco del Comune di Calolziocorte ha sollecitato l’Anas a superare
quanto prima i problemi progettuali e
dare risposte certe sui tempi di realizzazione del sottopasso. L’opera infatti
necessita ora di ulteriori 880 mila euro
e il progetto deve tenere conto di alcune
situazioni, quali: la falda acquifera; la
presenza di una rotatoria; le prospettive
di raddoppiamento della linea ferroviaria –:
quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato presso l’Anas per garantire la sicurezza dei cittadini e superare le
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problematiche che impediscono da anni la
realizzazione dell’opera menzionata.
(4-15362)
RISPOSTA. — I lavori di adeguamento
della sede stradale della statale n. 639 « dei
laghi di Pusiano e di Garlate » al tipo IV
(CNR 80), con eliminazione del passaggio a
livello tra i km. 31+500 e 32+000, sono stati
consegnati in data 20 gennaio 2003, con
ultimazione contrattuale stabilita al 14 gennaio 2004.
Tuttavia, per la mancanza dell’autorizzazione della Comunità montana Val San
Martino i lavori hanno potuto avere inizio
solo in data 5 novembre 2003.
L’Anas informa che il successivo evidenziarsi di alcune problematiche, di seguito
descritte, è stato causa di una sospensione
parziale in data 26 marzo 2004 e di successiva sospensione totale in data 1o giugno
2004.
Il progetto originario prevedeva la costruzione, interamente fuori opera, di un
manufatto scatolare da spingere successivamente al di sotto della sede ferroviaria,
sfruttando un’apposita platea di varo in
cemento armato. Lungo i tratti in trincea
delle rampe di imbocco al sottopasso ferroviario, erano previsti in alcuni tratti muri
di controspinta a gravità, in altri la semplice scarpata rivestita con telo di impermeabilizzante (Hdpe).
Nel corso dell’esecuzione dei lavori è
stato accertato che la falda, trovandosi ad
appena 50 centimetri sotto il piano di
campagna, avrebbe esercitato sul manufatto
realizzato una spinta al galleggiamento che
non era stata determinata correttamente nel
calcolo statico. Tale circostanza ha reso
inoltre necessario progettare diversamente i
muri di contenimento, inizialmente previsti
a gravità sostituendoli con un manufatto a
U impermeabilizzato con una guaina in
Hdpe di maggiore lunghezza.
La società stradale fa presente, infine,
che, considerati l’aumento dei costi di realizzazione dell’opera e la necessità di contenere il più possibile i tempi di sospensione
dei lavori, è stato deciso di suddividere
l’intervento in due fasi: la prima comprendente le opere strutturali da affidarsi al-
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l’impresa appaltatrice (perizia di variante
tecnica senza aumento di spesa) e la seconda relativa al completamento dei lavori
(svincoli di raccordo con la viabilità esistente, pavimentazione stradale, barriere di
sicurezza, segnaletica, ecc.) da appaltarsi
successivamente. Entrambi i progetti sono
in corso di definizione.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Ugo Martinat.
VENDOLA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e
delle politiche sociali. — Per sapere –
premesso che:
il 14 maggio 2004 il Governo in base
alla legge n. 350 del 2003 (Legge finanziaria 2004), concedeva ai 1700 ex dipendenti delle CCR (Case di Cura Riunite) di
Bari una prima proroga della mobilità per
il periodo che andava dal 14 maggio 2004
al 31 dicembre 2004, con una riduzione
dell’indennità che passava dall’80 per
cento al 60 per cento;
tale riduzione non poteva e non doveva essere applicata in quanto si trattava
della prima e dell’unica proroga di mobilità, per cui non andava effettuata nessuna
decurtazione, tant’è vero che l’articolo 3
comma 137 della legge n. 350 del 2003
cosı̀ recita: « ...la misura del trattamento è
ridotta del 20 per cento ma tale riduzione
non si applica nei casi di prima proroga o
di nuova concessione... »;
il 19 gennaio 2005 veniva concessa
agli ex dipendenti delle CCR una nuova
proroga della mobilità per il periodo che
andava dal 1° gennaio al 31 dicembre
2005, con una indennità pari a quanto
previsto dall’articolo 1 comma 155 della
legge n. 311 del 2004 (Legge finanziaria
2005), ossia una ulteriore decurtazione
dell’indennità dal 60 per cento al 50 per
cento, decurtazione che rende ancora più
misere e incerte le condizioni economiche
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e di vita sociale dei dipendenti in questione –:
della condizione di esenzione prevista nei
casi di « proroga o prima concessione ».
se non si ritenga necessario e urgente
che sia applicato il disposto normativo
dell’articolo 3 comma 137 della legge
n. 350 del 2003, ossia siano rispettati i
criteri di decurtazione stabiliti dalla stessa
norma che non menzionavano il taglio
dell’indennità dall’80 per cento al 60 per
cento trattandosi di prima proroga;
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
quali interventi urgenti il Governo
intenda adottare al fine di accelerare
l’emanazione del decreto di proroga della
mobilità sancito dalla legge n. 311 del
2005.
(4-13475)
RISPOSTA. — Le problematiche occupazionali che coinvolgono i lavoratori della
Società Case di Cura Riunite di Bari, sono
risolte con le disposizioni contenute all’articolo 1, comma 155, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (finanziaria per l’anno
2005) e, nello specifico, sulla base dell’accordo siglato il 19 gennaio 2005 in sede
ministeriale presso la Direzione generale
della tutela delle condizioni di lavoro di
questo ministero.
È stato, infatti, predisposto il decreto
interministeriale che prevede l’ammissione
al trattamento straordinario di integrazione
salariale in favore dei lavoratori della suddetta società per il periodo dal 1o gennaio
2005 al 31 dicembre 2005.
Si fa presente, poi, che gli ex lavoratori
delle Case di Cura Riunite di Bari, prima
dell’applicazione in loro favore della legge
n. 350 del 2003, sulla base di quanto
disposto dall’articolo 1, comma 5, del decreto-legge n. 10 del 2002, convertito, con
modificazioni nella legge n. 172 del 2002,
avevano già beneficiato di un trattamento
pari all’80 per cento dell’importo massimo
dell’indennità di mobilità.
Tale trattamento aveva prorogato un
precedente analogo trattamento di sostegno
al reddito.
È stata, quindi, disposta la riduzione,
prevista dalla stessa legge 350, di quanto
percepito al termine del precedente periodo
di proroga, essendosi ritenuta, in conseguenza di quanto sopra, la inapplicabilità
VILLANI MIGLIETTA. — Al Presidente
del Consiglio dei ministri, al Ministro degli
affari esteri, al Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, al Ministro delle attività
produttive. — Per sapere – premesso che:
dal « Libro nero sulla Cina », frutto
del lavoro di Amnesty International e di
Human Right Watch, si apprende che sei
milioni di cinesi sono costretti ai lavori
forzati, senza paga, in campi di concentramento detti Laogai;
le ditte cinesi che accettano da committenti europei lavoro a basso costo, in
realtà, si occupano solo in parte della
produzione effettiva, subappaltando il resto a questi campi di lavoro forzato e
limitandosi poi ad apporre la loro etichetta;
grazie a questo escamotage si spiega il
segreto degli « imbattibili » prezzi cinesi;
nei Laogai, oltre al lavoro forzato,
vengono praticati la detenzione amministrativa (senza imputazione e senza processo), il lavoro minorile, torture di ogni
genere e addirittura ci sono fondati sospetti che sia in atto, in queste strutture,
un traffico di organi per trapianti;
la denuncia dei metodi basati sullo
sfruttamento e la coercizione che contribuiscono sensibilmente alla tanto sbandierata crescita economica della Cina, è stata
lanciata con una interrogazione al Parlamento europeo –:
se non si ritenga necessario pertanto,
aldilà delle ovvie considerazioni di natura
economica e sociale, imporre l’embargo
totale di tutte le merci cinesi fino a
quando non siano definitivamente chiusi i
Laogai;
se non si ritenga necessario, per insuperabili valutazioni etiche, che la Cina di-
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mostri, con chiarezza, di rispettare i diritti
umani e la libertà religiosa.
(4-16630)
RISPOSTA. — In merito a quanto segnalato dall’interrogante nell’atto parlamentare
in esame, si forniscono i seguenti elementi
di risposta.
Fonti dell’Unione Europea hanno recentemente rilevato le numerose e persistenti
violazioni dei diritti umani, che si consumerebbero nelle carceri e nei campi di
lavoro cinesi. In particolare, preoccupano le
testimonianze riguardanti il diffuso ricorso
alla tortura – tanto nel corso degli interrogatori che durante la detenzione – soprattutto nei penitenziari siti nelle aree
rurali. Anche la Procura Generale del Popolo ha dovuto riconoscere l’esistenza di un
serio problema legato all’utilizzo di pratiche
illegali, generalmente finalizzate all’estorsione di confessioni, da parte delle forze di
polizia. Si ricorda, a questo proposito, che
la recente (agosto 2005) legge sull’Amministrazione dell’Ordine Pubblico – che riguarda, in ogni caso, solo i reati minori –
specifica che le prove estorte mediante il
ricorso a mezzi illegali non potranno essere
utilizzate ai fini dell’eventuale condanna.
In merito al problema del ricorso alla
« detenzione amministrativa » – che viene
applicata in presenza di reati minori, con
finalità di « rieducazione » e senza che
venga preventivamente esperito un procedimento giurisdizionale – vale ricordare
che le Autorità cinesi hanno più volte
annunciato l’intenzione di procedere all’adozione di un provvedimento legislativo
inteso a riformare l’intero sistema di « rieducazione mediante il lavoro » attualmente
in vigore. Nondimeno, permarrebbero delle
significative resistenze da parte del Ministero per la Pubblica Sicurezza relativamente alla possibilità, prevista dal provvedimento legislativo annunciato, di appellare
dinnanzi ad un tribunale l’eventuale sentenza di condanna. Allo stato, tale sentenza
viene pronunciata da organi amministrativi
e non giurisdizionali e la condanna, formalmente finalizzata alla « rieducazione »,
comporta, nella maggior parte dei casi, il
ricorso ai lavori forzati.
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L’espressione cinese lao gai dal significato « rieducazione attraverso il lavoro » si
riferisce, infatti, proprio ad un sistema di
campi di lavoro forzato, verosimilmente
dispersi sull’intero territorio della Repubblica Popolare Cinese. Tale sistema repressivo, risalente già ai primi anni del governo
comunista sulla Cina continentale, costituisce uno degli strumenti del sistema cinese di pubblica sicurezza avente lo scopo
di punire e riformare, anche attraverso
processi di indottrinamento, i responsabili
di atti giudicati criminosi e comunque
devianti. Possono essere pertanto detenuti
in tali campi non solo i responsabili di atti
di violenza, ma anche quelli di reati di
opinione, in particolare manifestazioni di
dissenso contro il Partito Comunista Cinese, o contro la morale pubblica.
Non esistono statistiche ufficiali sul numero di tali campi né tanto meno sul
numero di individui in essi detenuti, informazioni segretate dalle Autorità cinesi. Secondo stime di organizzazioni non governative il numero dei campi sarebbe di oltre
un migliaio. In occasione dell’ultima tornata del Dialogo sui Diritti Umani tra
Unione Europea e Cina, lo scorso mese di
febbraio, la parte cinese dichiarò che erano
260.000 le persone detenute in campi lao
gai. In occasione della Presidenza italiana
dell’Unione Europea nel 2003 le Autorità
cinesi consentirono peraltro la visita di un
campo di detenzione nei pressi di Pechino
durante la quale fu rivelato che il 70 per
cento dei detenuti erano membri della setta
religiosa Falun Gong.
Nell’ambito del Dialogo dell’Unione Europea con la Cina sui Diritti Umani tale
capillare sistema repressivo riceve particolare attenzione ed il tema è abitualmente
sollevato con le Autorità cinesi. In tale foro
di dialogo, queste hanno assicurato di stare
attualmente elaborando una riforma che
dovrebbe fornire un quadro legale e normativo più certo e meno rigido ad una
materia che finora si è certamente distinta
per la sua durezza e la possibilità di ampi
abusi da parte degli apparati di pubblica
sicurezza.
Secondo la riforma in considerazione, i
campi verrebbero ribattezzati « Istituti per
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la Correzione degli Atti Illeciti »; sarebbero
previsti ricorsi giurisdizionali e garantito il
diritto al patrocinio legale. Il termine di
detenzione (attualmente di periodi fino ad
un massimo di tre anni con la possibilità
di servire un quarto) sarebbe limitato ad un
anno e mezzo.
Con riferimento all’individuazione da
parte dell’On. interrogante del lao gai quale
fondamento del vantaggio competitivo cinese, va rilevato che studi ed analisi di
organizzazioni non governative hanno sostenuto che il sistema del lao gai può nel
suo insieme aver beneficiato della progressiva apertura della Cina agli scambi economici internazionali; è tuttavia statisticamente impossibile quantificare quanti e
quali articoli made in China siano stati
direttamente prodotti con il ricorso al lavoro forzato.
A causa della complessità dei mercati
internazionali e della natura talvolta labirintica delle pratiche di subappalto dei
processi produttivi è evidentemente assai
difficile identificare quali prodotti possono
essere stati assemblati con il ricorso – in
tutto o in parte – al lao gai. Senza una
maggiore cooperazione sia da parte cinese
(che riveli in particolare la reale estensione
del sistema e la sua capacità di contribuire
alla produzione di beni e servizi) che da
parte dei produttori occidentali (che rivelino l’identità dei propri partner commerciali e l’ubicazione dei propri centri di
produzione manifatturiera in Cina) non è
possibile escludere assolutamente che un
consumatore occidentale, acquistando un
prodotto made in China non stia indirettamente acquistando un prodotto anche
frutto del sistema lao gai.
È comunque ragionevole assumere che
fenomeni di sfruttamento del lavoro forzato
a fini commerciali costituiscano l’eccezione
piuttosto che la regola. Il tessuto produttivo
cinese è infatti costituito da migliaia di
imprese (moltissime con partecipazione di
capitale straniero e un numero significativo
anche con capitale italiano) che sempre di
più aderiscono ai principi del mercato ed al
rispetto delle regole basilari dell’economia
nell’era della globalizzazione.
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Del possibile legame tra lavoro forzato
ed esportazioni cinesi la comunità internazionale è da tempo e resta ben consapevole.
Alle pressioni organizzate di questa non è
infatti estranea la decisione, presa fin dal
1991, dal Consiglio di Stato cinese di adottare divieti di esportazione di prodotti lao
gai e di vietare joint ventures tra investitori
stranieri e operatori commerciali cinesi che
fanno ricorso a manodopera reperita nei
campi di lavoro forzato.
Su un piano generale è forse utile ricordare che, in materia di diritti umani,
esiste dal 1997 un dialogo strutturato UECina che si svolge, su base semestrale,
alternativamente nella capitale europea che
esercita la Presidenza di turno dell’Unione
ed a Pechino, nel corso del quale vengono
regolarmente affrontate questioni particolarmente sensibili tra le quali il rispetto
delle libertà fondamentali ed in particolare
quelle religiose, le detenzioni arbitrarie, la
tortura, i diritti delle minoranze, la pena di
morte e altre.
Tali consultazioni consentono, inoltre,
all’Unione Europea di segnalare casi individuali di detenuti per reati di opinione, di
condannati a morte, di vittime di trattamenti inumani e degradanti sui quali vengono sollecitati interventi di clemenza e/o
riparazione. La Cina è stata più volte
invitata a migliorare il grado di tutela dei
diritti umani attraverso l’abolizione formale
della pena di morte e la ratifica dello
Statuto della Corte Penale Internazionale.
La 19ma sessione del dialogo – del quale si
stanno attualmente valutando le modalità
per renderlo più efficace e foriero di risultati concreti – si è tenuta a Lussemburgo
il 24-25 febbraio scorsi, l’ultima a Pechino
il 24 e 25 ottobre 2005.
In merito ai risultati del dialogo UECina, il recente rapporto dei Capi Missione
dell’Unione Europea – che si riferisce al
periodo compreso fra il 21 gennaio e il 20
settembre 2005 – rileva l’esistenza di segnali positivi, determinati dalla disponibilità manifestata dal Governo di Pechino a
realizzare alcune aperture in tema di rispetto dei diritti umani, segnatamente nel
campo dei diritti economici, sociali e culturali. Il Rapporto registra, tuttavia, un
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atteggiamento ancora improntato ad una
notevole chiusura relativamente alle tematiche della libertà religiosa e del massiccio
ricorso alla pena capitale ed alla tortura,
cosı̀ come a varie forme di « detenzione
amministrativa ». Nel campo della libertà
d’espressione e di informazione, inoltre, vi
sarebbero numerosi e preoccupanti segnali
di un’ulteriore compressione dei già ridotti
margini di libertà tollerati dalle Autorità
cinesi.
Nel novero dei portati di maggior rilievo
del dialogo UE-Cina, il rapporto mette in
evidenza:
l’impegno del Ministero degli Esteri
cinese di presentare, entro la fine del 2005,
un rapporto al Consiglio di Stato sulla
ratifica del Patto Internazionale sui Diritti
Civili e Politici. Spetterà poi al Consiglio di
Stato la decisione ultima circa l’opportunità
di sottoporre la ratifica al Congresso Nazionale del Popolo per l’approvazione definitiva. Le Autorità di Pechino hanno inoltre
creato una specifica task force interministeriale che si occupa specificatamente della
questione;
l’accettazione da parte cinese della
visita – che si terrà nel periodo compreso
fra il 21 novembre e il 2 dicembre 2005 –
dello Special Rapporteur delle Nazioni
Unite sulla Tortura;
la firma, il 20 luglio u.s., dell’accordo
con cui la Cina si impegna a consentire
l’apertura di una delegazione regionale del
Comitato della Croce Rossa Internazionale.
Nondimeno, l’accesso ai centri di detenzione
cinesi non verrà consentito;
l’impegno della Procura Suprema del
Popolo di dare priorità alle misure intese ad
evitare l’impiego della tortura nel corso
degli interrogatori;
l’adozione, il 1o maggio u.s., di un
provvedimento legislativo che si propone di
garantire l’esercizio del diritto di petizione.
Il rapporto rileva, tuttavia, che tale diritto
è ancora oggetto di pesanti restrizioni.
Si segnala, infine, che la questione del
rispetto dei diritti umani viene altresı̀ sol-
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levata da parte italiana in ogni possibile
occasione di incontro bilaterale con esponenti del governo cinese. Da ultimo, lo
scorso 18 marzo a Roma l’On. Ministro ha
nuovamente evocato, nel corso del suo
incontro con il Ministro degli Esteri della
Repubblica Popolare Cinese Li Zhaoxing, la
questione del rispetto dei diritti umani,
ribadendo la necessità che Pechino compia
i passi necessari (come la ratifica del Patto
dei Diritti Civili e Politici delle Nazioni
Unite) per favorire un processo di normalizzazione con l’Occidente.
Da parte del Governo italiano e dell’Unione Europea si continuerà a seguire
con estrema attenzione l’evoluzione della
situazione dei diritti umani in Cina e non
si mancherà di richiamare il Governo cinese al pieno rispetto dei diritti e delle
libertà fondamentali nel Paese.
Il Sottosegretario di Stato per gli
affari esteri: Margherita Boniver.
ZANELLA e BOATO. — Al Presidente
del Consiglio dei ministri, al Ministro degli
affari esteri, al Ministro delle infrastrutture
e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle
politiche sociali. — Per sapere – premesso
che:
il 30 settembre 2004 ricorre il 27°
World Maritime Day, l’appuntamento internazionale più importante promosso dall’IMO (International Maritime Organization);
i lavoratori marittimi sono tra i meno
garantiti, soprattutto quelli dei paesi più
poveri, vittime della globalizzazione e della
concorrenza; i marittimi imbarcati sul
10-15 per cento delle navi della flotta
mondiale lavorano in condizione di schiavitù (Rapporto 2001 Icons – International
Commission on Shipping);
a Venezia ogni anno approdano più
di 200.000 marittimi; lavorano sui cargo o
sulle navi da crociera e sono filippini,
russi, indiani, bulgari, turchi, cinesi,
ucraini, indonesiani, polacchi, pakistani,
inglesi, birmani, italiani, iraniani, cingalesi,
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siriani e sono una piccola parte di quell’esercito di marinai che, sulle circa 50.000
navi mercantili che solcano i mari, movimentando il 90 per cento del commercio
mondiale, percorrendo in lungo e in largo
i tre quarti del globo terrestre;
solo nel Porto di Venezia si fatturano
1.250 milioni di euro all’anno per gli
operatori del settore, 650 milioni di euro
di entrate statali e, compreso l’indotto, ci
sono 18.500 posti di lavoro;
sono numerose le vicende come
quella del mercantile straniero Flash, posto sotto sequestro dalle autorità nel
porto di Augusta e lı̀ abbandonato dagli
armatori; una questione di cui si sono
fatti carico volontari che hanno dovuto
fare spola tra banchina e rada per non
lasciar morir di fame i 15 marinai, pakistani, siriani e greci bloccati a bordo
senza viveri che non potevano riprendere
il mare né lasciare la nave, per non
diventare clandestini e perdere ogni diritto sullo stipendio, che del resto non
vedevano da mesi;
la Convenzione internazionale ILO
163 (Seafarer’s Welfare Convention, 1987),
trattato voluto dall’International Labour
Organization, obbliga lo Stato che lo ratifica a fornire a tutti i marittimi, senza
distinzione, « adeguati strumenti e servizi
di assistenza sociale sia nei porti che a
bordo delle navi »; l’Italia, unico Stato in
Europa, ancora non l’ha ratificata;
dallo scorso luglio nei porti di tutto
il mondo e su tutte la navi è in vigore il
nuovo codice internazionale di sicurezza
(Codice ISPS), che sta rendendo ancora
più complicata e isolata la già difficile
quotidianità del marittimo: ad esempio le
maggiori difficoltà, fino al divieto per
alcune nazionalità, di scendere a terra
durante la sosta della nave in porto, anche
solo per telefonare a casa –:
se il Governo italiano intenda aderire
alla Convenzione ILO n. 163 del 1987 e
alla relativa raccomandazione n. 173 del
medesimo anno che contiene utili e necessarie misure di tutela e salvaguardia dei
marittimi;
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se i Ministri interpellati non ritengano
in particolare di dover condividere il divieto
della violazione di diritti elementari relativi
alle condizioni di vita e di lavoro dei marittimi imbarcati sulle navi che utilizzano i
nostri mari e i nostri porti e quindi di
attivarsi affinché il nostro paese aderisca,
come hanno fatto altri Stati, alle raccomandazioni e alle convenzioni internazionali
predisposte a questo scopo per svolgere una
adeguata, conseguente e sistematica azione
di promozione e di controllo;
se non sia necessario ed urgente
controllare e adottare iniziative affinché
non siano utilizzate bandiere di comodo
da parte di armatori senza scrupoli, la
violazione delle norme di sicurezza e dei
diritti sindacali e i fallimenti di comodo
che producono da una parte gravi rischi
per i nostri mari e i nostri porti e dall’altra parte conseguenze drammatiche rispetto ai marittimi imbarcati. (4-15695)
RISPOSTA. — Con riferimento all’interrogazione in esame si fa presente, in via
preliminare, che l’Italia non ha ratificato la
convenzione ILO n. 163 del 1987, inerente
ai lavoratori marittimi e la relativa raccomandazione n. 173 del 1987, anche se,
invero, il nostro Paese non è l’unico; infatti,
risulta attualmente che la convenzione sia
stata ratificata da sole 15 nazioni.
L’Italia, comunque, applica integralmente il regolamento n. 415 del 2003 in
materia di ingresso e transito dei marittimi
stranieri, al pari degli altri Paesi dell’Unione Europea.
Si fa presente, in particolare, che l’atto
in esame è qualificabile come « una convenzione quadro », mentre alcuni principi
specifici hanno trovato una puntuale applicazione attraverso convenzioni di contenuto più settoriale, attualmente in vigore,
come la convenzione n. 55 del 1936 concernente gli obblighi dell’armatore in caso
di malattia o di infortunio della gente di
mare, la convenzione n. 147 del 1976, concernente la Marina Mercantile – Norme
minime, la convenzione n. 145 del 1976
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sulla continuità dell’impiego per la gente di
mare e la convenzione n. 134 del 1970
sulla prevenzione degli infortuni della gente
di mare.
Si comunica, infine, che i principi della
Convenzione internazionale ILO n. 163 saranno contenuti nel nuovo strumento ne-
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goziale che sarà adottato nella nuova convenzione quadro (Ginevra 7/23 febbraio
2006).
Il Sottosegretario di Stato per il
lavoro e per le politiche sociali: Maurizio Sacconi.
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Risposte pervenute alla Presidenza