la Basilica cattedrale di fano 272 Giovannimaria Perrucci Gli organi* La cattedrale di Santa Maria Assunta ha rappresentato, per un lungo periodo, il cardine della vita musicale della città di Fano. Ad essa si riferiscono i più antichi documenti musicali fanesi e tra questi, come è naturale, quelli inerenti agli organi. Il più antico di questi risale al 1423 ed annota il pagamento di un intervento di manutenzione che venne disposto per “[…] gli organi, li quali donò el medesimo magnifico signore Messer Pandolfo a la sagrestia”1. Signore di Fano, Pandolfo III Malatesta fu importante mecenate dello sviluppo artistico e musicale della città ed artefice, di fatto, della nascita di una Cappella Musicale presso la cattedrale. Gli organi cui riferisce il citato documento furono dunque donati da Pandolfo per le attività musicali della cattedrale. Certo questi piccoli strumenti non soddisfacevano le esigenze dei Canonici, necessitando peraltro da subito di interventi di manutenzione che risultano ancora l’anno seguente, allorché vengono nuovamente annotate dettagliatamente spese “[…] per far acconciare gli organi […]”2. Si rese pertanto necessario disporre della costruzione di un organo grande per la cattedrale, come riferisce il contratto redatto a Venezia in data 15 aprile del 14273: 1427 aprile 15. In Venexia Pacti et convenzione […] tra el Magnifico et excelso Signore Pandolfo de Malatesti da una parte et Maestro Paolo ingegnero d’Atria abitatore de Venexia da l’altra. Cioè chel dicto mastro Paolo promette al prefato Signore de fare uno organo de la grandeça de quello de Sangianne Polo da Venexia de bono stagno et fino e de bono legname et de bono ferramento e bene reducto le sue stastature le quale reductione siano de bono ferro et stagnato et de boni fili e forti et de quatro mandece, facti de bono coro et de bone asse et bene imbroccati, cum boni ingegni da menare, per presio de ducati ducento vinticinque el quale organo debba fare a tre ale a termene de tucto el mese de março proximo che verà che serà 1428 conducto a Fano in la ecclesia del Vescovado cum la persona del mastro e messo in opra ben sonante, a spese del prefato Signore da Vanesia a Fano de tracta e datii e de omne altra spesa che possesse occorrere. Et da l’altra parte el prefto Signore promette al dicto Mastro Polo dare qui in Vanesia tanto grano che monte la dicta quantità de ducento vintecinque ducati per lo presio che valerà in Venezia, a termine de tucto el mese de agosto proximo che vene. Item che sel dicto organo non fosse bono né bene sonante commo è dicto de sopra, chel dicto Masto Polo sia tenuto a retorse el suo organo et refare in feretro li denari et le spese. Et io Polu sopra ditto so contento de li pati supra scritti et scripsi de mia propria mano, presente messer lo vescovo da Rimino et missere golino da Fano. A fronte Il monumentale organo della cattedrale di Fano sulla parete del presbiterio Il testo, il più antico documento pervenuto della storia organaria marchigiana, affida dunque a “[…] Maestro Paolo ingegnero d’Atria abitatore de Venexia […]” la costruzione di uno strumento “[…] a tre ale […]”, verosimilmente grande, sul modello di quello costruito a Venezia per la basilica dei santi Giovanni e Paolo ([…] de la grandeça de quello de Sangianne Polo da Venexia […]). È verosimile identificare Paolo ingegnero d’Atria con Paolo Ingegneri, padre (?) del più noto Tommaso Ingegneri, organaro veneziano e artefice, tra l’altro, dell’organo della chiesa di Santa Maria Maggiore a Bergamo nel 14454. Ci sembra opportuno segnalare come la realizzazione di questo strumento veneziano fornisca un’ulteriore testimonianza del forte legame culturale che legò a lungo la città di Fano alla Serenissima Repubblica di Venezia; legame che, anche in ambito musicale, contribuì allo sviluppo locale di una moderna estetica, aperta alle innovative esperienze di cui la città di Venezia fu protagonista. Forte dei mezzi di cui, anche grazie a Pandolfo, la cattedrale potè disporre, iniziano a comparire nei libri contabili notizie sull’attività della Cappella Musicale. Da alcuni documenti della fine del ‘400 conosciamo poi una curiosa vicenda che si riferisce proprio all’organo della cattedrale5. 273 la Basilica cattedrale di fano ACVF, Miscellanea, reg. 2 di corda 33, c. 72r. Il documento si riferisce al contratto per il nuovo organo della cattedrale (1427) 274 Gli organi Nel settembre del 1498 tale Magister Florentius olim Nicolai de Argentina de Alemania, chiamato a sistemare lo strumento, fu accusato dai Canonici di non aver operato con perizia, danneggiando seriamente l’organo ([…] dictus magister Florentinum devastasse organum ecclesie episcopatus Fani et dictus magister Florentius predicta confessus fuit vera fuisse et esse […]). Per tale motivo viene arrestato ([…] fuerit et sit detentus in carceribus de mandato Reverendissimi Domini Episcopi fanensis […]) e vengono requisiti, a titolo di pegno, i suoi beni mobili, dettagliatamente descritti nel documento: […] duos organos de stanei portacerie cum eorum fornimentis, unum organettum cipressi, sex leuti cum sex capsiis et unam capsam leuti et unum leutum et omnia alia bona descripta in inventario ser Malatesta olim ser Galeotti de Tomassinis de Fano; item unam capsam abietis cum ferramentis et pannis lane et lini et alia res. Intenzionato a conciliarsi con i Canonici sanando i danni arrecati allo strumento, Magister Florentius si impegna a compiere tutti gli interventi necessari al pieno recupero dello stesso, e il 31 ottobre seguente, una commissione guidata da […] patris fratris Sanctis de Fano ordinis fratrum minorum Sancti Francisci magistri organiste pulsoris organorum et valde in hoc esperti et optimi sonatoris […] si riunisce per giudicare il lavoro e attesta che gli interventi richiesti sono stati correttamente compiuti, risolvendo dunque la controversia. Al di là della particolare cronaca – che indica peraltro la cura con la quale venisse custodito il prezioso strumento “voluto” dai Malatesta – questi documenti ci forniscono alcune informazioni in merito alle caratteristiche dello strumento stesso, assai scarne nel documento del 1427. Si deduce, ad esempio, che lo strumento si presentava all’epoca in cantoria, sistemato sulla parete in cornu epistolae del presbiterio – o nel transetto – poiché tra le operazioni che Magister Florentius viene chiamato a compiere per risarcire i Canonici, viene espressamente indicata la necessità di garantire adeguato sostegno allo strumento sulla parete della chiesa ([…] ponere unum ferrum in muro et pariete ecclesie per quod substentatur organus […])6. La seconda importante informazione riguarda la fonica: l’indicazione esplicita al numero dei registri (sei) ed al loro uso […] qualitatem et conditionem et super tribus indifferentiam de concordantia, de taxtis et sex registris sui […] Et registra esse in numero suo sex in vocibus cum hoc quod registra ipsa ad invicem a mutuo sibi ipsis serviunt et accomodantur omni meliori modo etc. […] riferisce implicitamente della presenza di registri separati del Ripieno. Tale caratteristica, più probabilmente, sembrerebbe riconducibile all’intervento di Magister Florentius che non alla originale impostazione dello strumento, realizzato in un periodo nel quale sono sempre documentati strumenti basati sul principio del cosiddetto Blockwerk, cioè un nucleo unico di canne di Ripieno, non divise in singoli registri. Non è immaginabile pensare che, in una città importante come Fano, lo strumento risistemato nel 1498 abbia potuto a lungo confrontarsi con l’evoluzione stilistica della Cappella Musicale che annovera, tra ‘500 e ‘700, celebri Maestri del calibro di Ignazio Donati, Tommaso Ludovico Grossi da Viadana, Francesco Ferrari e Paolo Bellinzani. Di fatto, però, l’Archivio Capitolare non presenta materiale che possa documentare l’installazione in cattedrale di un nuovo strumento nel corso di quei secoli7. Alcune notizie sugli organi sono in quegli anni riferite al piccolo organo di coro. Tra queste, nella cronaca del 1591, si legge che tra le spese per una festa solenne, vi fosse quella per “[…] il trasporto in Cattedrale dell’organo di S. Daniello 275 la Basilica cattedrale di fano […]”, a risolvere dunque le carenze del piccolo strumento presente, verosimilmente lo stesso per il quale viene detto che nel 1690 venne deliberata la vendita di un “[…] organetto che è in coro, spettante alla R.da Sagrestia, stante che non servi a cosa alcuna, per esser in mal conto ancora […]” poi ceduto, nel 1705, alla Confraternita del Suffragio8. Dobbiamo però attendere il 1823 per leggere, da una cronaca a firma del Canonico Andreani, dell’inaugurazione di un nuovo organo, avvenuta in data 9 novembre9. Essa riporta: Ieri, giorno di Domenica e festa del patrocinio di Maria Santissima, fu suonato per la prima volta l’organo nuovo, fatto da Mons. Nicola Serrarcangeli, odierno Vescovo di questa città e diocesi, come aveva promesso alla Sacra Congregazione del Concilio nella sua scrittura emessa in tempo che verteva la causa fra Egli e la Reverendissima Sagrestia sulle spese della Chiesa. L’artefice del medesimo è stato il Sig. Prof. Sebastiano Vici da Montecarotto, ed è il 167° che esce dalla sua fabbrica, eguale ad altro lavorato dal medesimo due anni sono per la basilica di S. Marco a Roma, a spese del fu E.mo Cardinale Ercolani di s.m. È composto di 23 registri, quattro dei quali poco comuni, cioè violino, violoncello, clarino e trombe reali. Ripromette molta bontà sì nella robustezza della voce, come nella dolcezza; e nelle città circonvicine non ha chi lo eguaglia, tranne quello di Monte San Vito, lavorato dallo stesso autore non ha uguali, sol di più delle bande, cosa per altro poco decente nella casa di Dio. Questa mattina poi prima di Terza, il sullodato Mons. Vescovo ne ha fatto a me sottoscritto quale deputato […] per il Reverendissimo Capitolo la consegna, alla presenza dell’artefice, che l’ha lavorato, dicendomi e confermandolo lo stesso artefice Sig. Vici suddetto, che egli, idest il Sig. Vici, è obbligato a mantenerlo per un lustro; e in conseguenza se in questo lasso di tempo si conoscesse qualche difetto, dev’egli venire a correggerlo e non potrà pretendere che le spese di viaggio e le cibarie10. Poiché l’onere materiale dell’acquisto è docu- 276 mentato essere stato del vescovo Mons. Serrangeli – che con tale impegno sanò peraltro una controversia che da alcuni anni lo contrapponeva al Capitolo –, questi divenne proprietario dello strumento vecchio, che lo stesso Sebastiano Vici smontò alla presenza del Canonico Andreani, attestandone l’entità del materiale metallico presente: 679 libbre di stagno e 615 libbre di piombo11. È possibile descrivere con maggiore precisione lo strumento di Sebastiano Vici poiché questo, con l’arrivo del nuovo organo nel 1909, venne ceduto alla chiesa di Santa Maria della Marina di San Benedetto del Tronto (Ap), dove fu attivo sino agli anni Ottanta12. La facciata conta 27 canne disposte a cuspide con ali laterali a partire dal Do1 di Principale, con davanti le canne dei Tromboncini. La tastiera è scavezza, di 50 tasti (Do1 – Fa5); la pedaliera a leggio di 17 pedali (Do1 – Sol#2) più altro pedale per il rollante. Al lato destro della tastiera, i pomelli dei registri, disposti in due colonne: (SINISTRA) Principale Basso, Principale Soprano, Ottava, Duodecima, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Vigesimanona, Trigesimaterza, Trigesimasesta, Contrabbassi, Trombe Reali. (DESTRA) Tromboncini Bassi, Tromboncini Soprani, Voce Umana, Flauto in VIII Bassi, Flauto in VIII Soprani, Traversiere, Violetta, Violoncello, Violino, Clarino, Contrabbassi. Tiratutti a manovella13. La presenza di molti registri “da concerto”, concepiti secondo il gusto ottocentesco rivolto, come ovvio, ai fascinosi echi della musica lirica e della Banda ([…] cosa per altro poco decente nella casa di Dio, come dice lo stesso Canonico Andreani, nel citato testo, già nel 1823) fece sì che lo strumento di Sebastiano Vici venisse presto giudicato obsoleto e inadatto a svolgere il rinnovato ruolo liturgico, peraltro fortemente richiesto nel celebre “Motu Proprio” di Pio X nel 1903. Tale esigenza di rinnovamento fu molto sentita nella Curia fanese e dunque, a meno di un Gli organi secolo dall’inaugurazione dell’organo Vici, il vescovo di Fano, Monsignor Vincenzo Franceschini, si fece promotore di un accorato appello al Pontefice14: […] al perfetto compimento dell’opera nella Cattedrale manca una cosa sola di grandissimo interesse; manca un Organo liturgico, poiché quello che attualmente vi si trova, oltre al non avere le qualità volute dalle norme della sacra liturgia, è per giunta così vecchio e malconcio da non essere più suscettibile di restauro e di accordatura. Autorizzato dal Vaticano e reperiti i necessari fondi, il vescovo contattò la ditta organaria Mascioni di Cuvio (Varese). Questa rappresentava all’epoca la principale azienda italiana, vincitrice peraltro in quegli anni del concorso per il restauro degli organi del duomo di Milano e di un importante riconoscimento all’Esposizione internazionale di musica di Milano (1906) con un organo a tre tastiere e 35 registri, poi acquistato dal Liceo musicale “Gioachino Rossini” di Pesaro15. Nell’estate 1909 la dittà iniziò ad installare il nuovo strumento, non dopo aver rimosso il vecchio Vici e rinforzato con travi di ferro, dato il maggior peso del nuovo organo, il pavimento della stanza dove questo venne collocato16. L’inaugurazione dello strumento ebbe luogo il 17 Agosto del 1909 e fu un evento di grande rilievo cittadino. Un folto pubblico, non solo locale, accorse per ascoltare le qualità del nuovo strumento. L’organo venne collaudato da una commissione composta dal direttore della Cappella Musicale di Loreto, il M° Comm. Giovanni Tebaldini, e dal M° Ulisse Matthey, organista della Santa Casa di Loreto, che tenne il concerto inaugurale eseguendo musiche di J. S. Bach, A. Guilmant, M. E. Bossi, C. M. Widor, F. Capocci, T. Dubois, J. Lemmens. Il concerto fu preceduto dalla solenne benedizione impartita al nuovo organo e dalla conferenza del M° Tebaldini su “L’organo nella Chiesa Cattolica”, vivo dibattito sulla natura della musica sacra e sulla riforma dell’organo italiano17. Se ancora oggi, dopo oltre 100 anni, lo strumento Mascioni continua a svolgere egregiamente il suo ruolo liturgico ed artistico all’interno della cattedrale di Santa Maria Assunta è merito della cura con cui esso è stato in questi anni seguito, che ha indotto ad operare alcuni interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione. I danni connessi al crollo del campanile, minato dai soldati tedeschi nel 1944, compromisero seriamente la funzionalità dello strumento che restò per alcuni mesi esposto alle intemperie e, successivamente, ai lavori di restauro della chiesa. L’organo restò tuttavia suonabile sino agli anni ‘60, grazie anche ad interventi tampone della ditta Alfredo Baldelli di Pesaro. Solo nel 1977 si risolse di investire nel recupero radicale dello strumento; un contributo della Cassa di Risparmio di Fano, deliberato in data 14.10.1977, consentì di affidare alla ditta Mascioni i lavori. Questi vennero completati nel giro di pochi mesi, come attesta l’organizzazione di un concerto di inaugurazione, curato dall’organista pesarese Giovanna Franzoni, svoltosi il 7 luglio dell’anno seguente. Un secondo importante intervento di restauro è stato compiuto nel 1999, grazie all’interessamento del parroco don Luciano Torcellini. Questo è stato realizzato dalla Ditta Dell’Orto & Lanzini di Dormelletto (Novara), autorizzata dalla Soprintendenza ai Beni artistici e storici delle Marche, grazie a contributi della CEI, della Regione Marche e della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano18. Da notare che, nell’intento di preservare le caratteristiche originali dello strumento, entrambi gli interventi hanno mantenuto integre le peculiarità (foniche e di trasmissione) del progetto originale, anche laddove la funzionalità di queste si sarebbe potuta migliorare attraverso la modifica di alcune parti. Vanto della comunità parrocchiale, della Curia e dell’intera città, lo strumento – attorno al quale nel frattempo si è ricostituita la Cappella Musica- 277 la Basilica cattedrale di fano le – è stato oggetto nell’estate 2009 di solenni festeggiamenti per i suoi cento anni di vita. Oltre a un’importante libro pubblicato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano e curato da Stefano Baldelli, sono stati organizzati quattro concerti affidati a Stefano Baldelli (17 agosto), Giovanna Franzoni (6 settembre), Diego Cannizzaro (13 settembre) e Luca Scandali (20 settembre). Giungendo infine alla storia recente, occorre documentare un ultimo felice evento accresce la storia musicale plurisecolare della cattedrale di Fano. Nel 2011, per volontà del parroco, si ritenne necessaria l’acquisizione di un nuovo piccolo organo, da collocare nel presbiterio, allo scopo di poter meglio accompagnare il coro nelle celebrazioni liturgiche. Il nuovo strumento, commissionato alla ditta Dell’Orto & Lanzini di Dormelletto, svolge dunque oggi le funzioni di “organo corale”, complementare all’organo grande presente in cantoria, cui è demandato l’accompagnamento del canto dell’assemblea e l’esecuzione di preludi introduttivi e conclusivi alle celebrazioni e ai canti. Le caratteristiche di questo piccolo strumento, sia pur limitate, consentono egregiamente l’accompagnamento di compagini corali e strumentali e rendono comunque possibile l’esecuzione di una parte del repertorio organistico antico. 278 Note *Il presente articolo riprende in parte quanto pubblicato dallo scrivente (e, relativamente all’organo Mascioni, da Stefano Baldelli) in L’Organo Mascioni op. 286 della Cattedrale di Fano, a cura di Stefano Baldelli, Fano 2009. 1. Il testo è riportato in: R. Paolucci, La cappella musicale del Duomo di Fano, in “note d’Archivio”, III, n. 2-3, Roma, Ed. Psalterium, giugno-settembre 1926, p. 3. 2. Cfr. “Cantantibus organis”, numero unico, 17 agosto 1909, BCFF, /A/XI/3/NU “1424, 1° maggio. In prima a di 1° maggio Pandolfo Malatesta donò un paio d’organi guasti gli quali io gli fei reconciare come appare in lo libro della spesa” Entrata ed esito della Sagrestia 1420-290, 18 maggio 1428: Spesa fatta per far acconciar gli organi gli quali donò el segnore Pandolfo de Malatesta a la Sagristia. In prima spese a di 18 maggio per una pelle schamosciata, bol. cinque et mezzo; Item di dicto per la colla, bol. uno et mezzo;Item a di dictoper filo di ramo bol. doi; Item spese a di 22 del dicto mese per doi pelle le quali forno per gli mandacie degli organi: costorno bol. 5;Item spese a di 24 per arescuotere certe channone de piombo da organi gli quali forno de Giovanne de ser Angnielo, i quagli erano pingue bol. 13;Item spese a di dicto per stagno et piombo et pece da Matheo de Vita, che montò bol. 4 et denari undece; Item spese a di 29 del dicto mese che have il maestro degli organi per parte di pagamento duc. uno;Item spese a di dicto per mezza pelle de camoscio et per ariento vivo, bol. tre et mezzo;Item spese a di 14 del mese di giugno pagai al maestro che achonciò gli dicti organi per fornimento de pagamento duc. Uno e bol. Vente. Parzialmente anche in R. Paolucci, op. cit. p. 3. 3. ACVF, Miscellanea, reg. 2 n. di corda 33, c. 72r. riportato anche in R. Paolucci, op. cit., p. 4. 4. Cfr. P. Peretti, Sintesi di Storia dell’arte organaria nelle Marche dal Medioevo al primo Novecento, in “Organi e organari nella Marca dal Potenza al Tronto” Quaderni della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, 3, p. 16. 5. ASP-SASF, Fondo Archivio Notarile, Giovanni Martinozzi, vol. D, cc. 334r-337v. e Fondo Archivio Notarile, Pier Domenico Stati, vol. N, cc. 62v-63v. 6. I riferimenti citati dal Paolucci, op. cit. ad un organo presente nel coro della cattedrale, identificato con quello malatestiano, riteniamo debbano essere riferiti ad un ulteriore strumento, verosimilmente di piccole dimensioni, utilizzato per la quotidiana pratica musicale della liturgia. Non trova infatti conferma negli Atti Capitolari quanto riferisce a p. 31: “Da un verbale capitolare del 26 Novembre 1626 veniamo a conoscere, che oltre il piccolo glorioso organo, che si trovava in coro […], da qualche tempo si era costruito un altro grande organo con annessa cantoria a cornu epistolae del presbiterio […]”. 7. È questo il periodo di maggior fermento culturale per la città di Fano. La vivacissima attività musicale è documentata anche da alcuni contratti stipulati con i più celebri organari dell’epoca per le più importanti chiese cittadine. Tra questi si riportano i più esemplificativi: Gian Giacomo de’ Calvi da Piacenza (1561) per San Paterniano; Vincenzo Sormani da Rimini (1664) per San Daniele; Giovanni Cipri da Ferrara (1567) per San France- Gli organi sco; Baldassarre Malamini da Bologna (1572) per San Domenico; Giovanni Battista Sormani (1629) e Giacinto Pescetti (1711) per San Pietro in Valle. 8. Cfr. R. Paolucci, op. cit., p. 19 e p. 52. 9. Cfr. R. Paolucci, op. cit., p. 81. Lo strumento era contenuto nella nicchia muraria corrispondente, di massima, all’attuale sede del Mascioni. 10. Vengono quindi indicati alcuni interventi di manutenzione. Cfr. R. Paolucci, op. cit., p. 82. 11. Cfr. R. Paolucci, op. cit., p. 81. 12. Le più recenti notizie risalgono al 2010, quando lo stesso parroco riferiva che lo strumento si trovava smontato, in parte presso alcuni locali della Parrocchia Regina Pacis di Centobuchi di Monteprandone (Ap), in parte affidato alla ditta “Arte Organaria” di Paese (Tv). 13. Nella vasta produzione di strumenti di Sebastiano Vici (17551830), esponente dell’importante scuola organaria marchigiana di Montecarotto, non viene riscontrata altrove la presenza del registro di Clarino, citata dal Can. Andreani. Tale registro, con buona probabilità, altro non era che la Cornetta. 14. ACVF, Archivio Parrocchiale Cattedrale / 15. 15. Nell’articolo: “Il grande organo dell’Esposizione di Milano acquistato dal nostro Liceo Rossini”, pubblicato il 2 dicembre 1906 dalla rivista locale “La Provincia”, si legge: “È noto che l’organo attuale del Salone dei Concerti del nostro Liceo, il quale non rappresentava nemmeno quanto di meglio si potesse avere nell’epoca in cui, poco dopo l’apertura dell’istituto, venne acquistato, in progresso di tempo, rendendosi sempre meno rispondente alle esigenze della tecnica moderna, finì per essere quasi inservibile. […] Quindi le ripetute richieste del professor Mattioli prima e poi del professor Cicognani alle varie amministrazioni, succedutesi nel governo del Liceo, perché questo venisse dotato di un organo veramente rispondente ai bisogni della scuola. Tali legittime richieste hanno potuto finalmente essere accolte per l’occasione offertasi all’amministrazione attuale (mercé anche il gentile valido interessamento dell’illustre maestro Bossi) di acquistare a prezzo di assoluto favore e quale in altre circostanze sarebbe stato assurdo sperare, il grande organo della ditta Mascioni […] dell’Esposizione di Milano. […] L’organo […] fu collaudato da una commissione internazionale di maestri dell’arte ed ottenne il Gran Premio, cioè la massima onorificenza. […] Durante il periodo dell’Esposizione diedero con esso concerti, oltre il maestro Bossi, direttore del Liceo Rossini di Bologna, i maestri Mattei della Cappella di Loreto, Ravanello del Conservatorio di Venezia, Sincero di quello di Milano e molti stranieri tra cui il celebre Aeuret belga”. 16. Cfr. ASDF, Deliberazioni Capitolari, 1905-1956, 4 luglio 1909, p. 51. 17. Molte cronache riportano dell’importante evento. Tra questi: Cantantibus organis, numero unico stampato per l’inaugurazione dell’organo il 17 agosto 1909. Cfr. anche L. Ferretti, L’organo “Mascioni” nella Cattedrale di Fano, 2 I quaderni dell’Istituto Musicale “Vivaldi” di Fano, settembre 1992, Società Tipografica Fano, cap. 3, pp. 6-7. In ASDF, Deliberazioni Capitolari, 1905-1956, pp. 52-53 si legge: “1909 agosto 17 - Si inaugura solennemente il nuovo organo liturgico regalato dal vescovo Vincenzo Franceschini, sostituito allo strumento costruito dal Vici di Montecarotto perché non rispondente alle prescrizioni liturgiche e perché di meccanismo troppo imper- fetto. Il nuovo organo è opera della ditta Mascioni di Milano di Enrico e Vincenzo Mascioni con stabilimento a Cuvio Varese, che ha introdotto per prima in Italia la “combinazione libera”, i ventilatori a turbina, la registrazione a plachette, l’annullatore automatico dei registri al pedale e parecchie altre invenzioni e innovazioni che hanno perfezionato il sistema organario meccanico combinato col sistema tubolare. L’organo della nostra cattedrale è a due tastiere, la prima con 10 registri e 870 canne; la seconda con 8 registri e 566 canne; la pedaliera ha 4 registri e 120 canne, i registri meccannici sono 25 per cui si ha un totale di 47 registri - dei quali 22 reali- e di 1556 canne. Il sistema di trasmissione è meccanico nella consolle e tubolare per il resto. L’inaugurazione si ebbe con l’intervento del Maestro commendator Giovanni Tebaldini, direttore della Cappella di Loreto e dell’illustre organista Ulisse Mattey, organista titolare della Santa Casa di Loreto. Il maestro Tebaldini lesse una magnifica conferenza sulla musica sacra e l’organo. Il maestro Mattey eseguì con arte inarrivabile un sceltissimo programma per organo e accompagnò due pezzi di Canto Gregoriano eseguiti inappuntabilmente dalle alunne delle Maestre Pie Venerini delle due case di Fano. La festa fu riuscitissima con intervento di pubblico e di molti forestieri, con soddisfazione di tutti. Il capitolo grato a mons.Vescovo di tanta generosità e di tanta cura, si recò in larga rappresentanza a ringraziarlo ufficialmente e a manifestargli la sua grandissima riconoscenza”. 18. Cfr. L’Organo Mascioni op. 286 della Cattedrale di Fano, cit., pp. 22-31. La consolle dell'organo Mascioni (1909) 279 L’organo in cantoria, Mascioni op. 286 (1909) È collocato in cantoria a cornu epistulae nel presbiterio della chiesa. La cantoria è lignea a pianta trapezoidale isoscele, con parapetto rettilineo ornato con una teoria di archetti a tutto sesto, sorretti da colonnine e inframmezzati da paraste. Al centro si trova sporgente la sagoma della consolle dello strumento. L’organo è ospitato in una nicchia nella parete con apertura incorniciata da un arco ligneo a tutto sesto, sostenuto da colonne, il quale, insieme agli archetti dell’ornato scultoreo della cantoria, richiama lo stile architettonico romanico della chiesa. Cantoria e cornice della cassa dell’organo sono decorate ad imitazione del marmo chiaro con venature grigie e decorate con intagli floreali in stile Liberty. Il prospetto della facciata è a tre cuspidi, di cui una maggiore centrale formata da 13 canne, e due minori laterali, composte di 6 canne ciascuna per un totale di 25 canne. Il profilo è piatto. Le canne sono in lega di stagno con bocche allineate, labbro superiore a scudo ed inferiore semicircolare. Le canne delle cuspidi laterali sono dotate di baffi, quelle della cuspide centrale sono dotate di baffi con freno armonico. Tutte le canne appartengono al registro di Principale di 16’ del Grand’organo, la canna maggiore corrisponde al Si1, la più corta al Si3. La consolle è separata dal corpo dell’organo e rivolta verso il presbiterio, composta da un mobile ligneo che contiene le tastiere chiuse da saracinesca scorrevole in legno. Le tastiere sono di 58 tasti ciascuna (Do1, La5); quella inferiore corrisponde al Grand’Organo (GO), la superiore all’Organo Recitativo Espressivo (ORE). I tasti diatonici sono placcati in osso e quelli cromatici in ebano. L’indicatore del Crescendo è posizionato al centro, sopra la seconda tastiera. Sotto ciascuna tastiera si trovano una serie di pistoncini che comandano delle combinazioni fisse di registri. Al GO si ha (da sinistra verso destra): “A.” (annullatore del pistoncino che inserisce la combinazione libera), “Combinazione libera”, “Crescendo” (oggi scollegato), “Piano”, “Mezzo forte”, “Forte”, “Tutti”, “A.” (annullatore dei precedenti pistoncini), “Ann. Ance” (che annulla l’inserimento dei registri ad ancia nel crescendo tramite la staffa), “A.” (annullatore del precedente), “Ann. Generale” (annullatore di tutti i registri inseriti nello strumento), “A.” (annullatore del precedente). Al ORE si trovano i seguenti pistoncini (da sinistra verso destra): “Combinazione libera”, “Piano”, “Mezzo forte”, Forte” ed “A.” (annullatore dei precedenti). La pedaliera consta di 30 pedali (Do1, Fa3) in legno di noce, ed è diritta e parallela, con i cromatici che vanno accorciandosi dalle estremità verso il centro descrivendo una parabola. Al centro sopra i pedali si trovano due staffe: quella di sinistra comanda il Crescendo, quella di destra apre e chiude le gelosie della cassa espressiva. A destra e a sinistra si trovano dei pedaletti in ottone, numerati da 1 a 8 che comandano (in ordine progressivo) l’unione del primo Manuale al Pedale, l’unione del secondo Manuale al Pedale, l’unione del secondo Manuale al primo Manuale, l’inserimento della combinazione libera, l’inserimento del ripieno dell’ORE, l’inserimento del ripieno del GO, il Gran Forte (ossia l’inserimento di tutti i registri dell’organo), il piano al Pedale (l’inserimento di una combinazione fissa per il solo Pedale dalle lievi sonorità). I registri sono inseriti da placchette a bilico disposte in fila sopra la tastiera dell’ORE, suddivise in quattro gruppi: il primo relativo ai registri del solo GO, il secondo al Pedale, il terzo agli accoppiamenti e al tremolo, il quarto ai soli registri dell’ORE. Sopra a questa fila ed in esatta corrispondenza, corre una fila di placchette a bilico numerate da 1 a 28, che permettono la scelta dei registri da inserire nell’unica combinazione libera di cui è dotato lo strumento. 280 La disposizione fonica è la seguente: Grand’OrganoRecitativo Espressivo Pedale RipienoOboe 8’Contra Basso 16’ Doublette 2, 2/3 Principale Violino 8’Subbasso 16’ Ottava 4’Bordone 8’Armonico 8’ Flauto 4’ Viola 8’Cello 8’ DulcianaFugara 4’ Flauto 8’Coro Viole 8’ Gamba 8’ Voce Celeste 8’ Principale 8’ Pienino Principale 16’ Tromba 8’ UnioniAccessori I - 8’- PedaleTremolo II - 8’ - PedaleCrescendo II - 8’ - I II - 16’ - I II - 4’ - I La manticeria si compone di due mantici a lanterna del tipo Cummins a due pieghe, alloggiati all’interno dell’organo, nella parte retrostante la cassa espressiva, disposti uno sopra l’altro e collegati tra loro da un condotto a soffietto, e da un terzo mantice di analoga fattura per il somiere di basseria, collocato in alto nel vano del GO, al di sopra delle canne. I mantici sono attualmente alimentati da un elettroventilatore, contenuto in apposito scomparto esterno alla cassa dell’organo ed insonorizzato, ma è ancora presente il sistema di alimentazione manuale per mezzo di tre pompe poste sotto i mantici ed azionate da una grande ruota che ne permette il lavoro in alternanza. I pesi sono costituiti da mattoni in cotto, la pressione dell’aria è di 74 mm di colonna d’acqua. La trasmissione è mista: meccanica e pneumatica – tubolare a carico. I somieri sono tre, a pistoni e a canali per registro. Il registro Tromba 8’ è posto su un canale supplementare che appoggia sulla parte superiore del somiere. Il somiere dell'ORE è posizionato immediatamente dietro la consolle dell’organo, chiuso in cassa espressiva. Il somiere del GO è retrostante e rialzato rispetto all’ORE. Il somiere del Pedale si trova ubicato lateralmente e a destra del GO. Le bocche delle canne sono disposte tutte al di sopra del crivello. (GP) 281 L’organo di coro, Dall’Orto & Lanzini (2011) L'organo di coro visto frontalmente 282 Lo strumento, progettato per permetterne lo spostamento, è costruito su modello “a cassapanca”, divisibile in più parti per agevolarne il trasporto. L’intero mobile è realizzato in noce massello. La tastiera, le cui misure sono ispirate a modelli storici, è di 54 tasti, con ambito Do1-Fa5; i tasti diatonici saranno ricoperti in ebano, con frontalino in palissandro intagliato a chiocciola, i cromatici hanno corpo in palissandro ricoperto in osso. I registri sono comandati da tiranti in rovere ed ulivo posti a lato dalla tastiera. La meccanica è diretta a pironi. Il somiere, del tipo a tiro, è costruito con legnami di cedro e rovere, i ventilabri in cedro. L’organo è alimentato da un elettroventilatore silenziato collocato nel basamento entro apposita cassa insonorizzata. Il vento è stabilizzato mediante un mantice collegato ad una valvola per la regolazione della pressione dell’aria. Disposizione fonica L'organo di coro, consolle Bordone 8’ (canne in legno di cedro e pero) Flauto a camino 4’ (canne in legno di cedro e pero) Principale 2’ (canne in stagno 70%) L’intonazione è realizzata secondo le tecniche tradizionali, “ad aria piena” e con minimo uso di dentature sulle anime. La pressione dell’aria è regolata secondo le necessità dell’intonazione, nel rispetto della naturale pronuncia delle canne. L’organo è accordato al corista (La: 440 Hz.) secondo il temperamento equabile per permettere la trasposizione del corista. (GP) 283