RFID l’impatto della tecnologia RFID sull’Out-of-Stock di D. Berghenti, R. Bettone, P. Simonazzi • Daniel Berghenti, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria industriale, Università di Parma; • Riccardo Bettone, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria industriale, Università di Parma; • Paolo Simonazzi, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria industriale, Università di Parma. Cortesia Rewe Group In questo articolo si analizzano e si quantificano in maniera sistematica i benefici derivanti dall’utilizzo della tecnologia RFID per il monitoraggio dell’On Shelf Availability (OSA) e la riduzione dell’Out of Stock (OOS) sullo scaffale del punto vendita della grande distribuzione organizzata (GDO). Attraverso il monitoraggio giornaliero di oltre 100 prodotti continuativi appartenenti a quattro categorie merceologiche su 30 punti vendita (ipermercati e supermercati della GDO italiana) è stato possibile stimare i benefici ottenibili dall’impiego della tecnologia RFID, in termini di riduzione dell’out-of-stock, ossia perdita di fatturato per produttore e distributore in seguito alla mancanza del prodotto sul lineare. Oltre all’entità dell’OOS, sono state valutate puntualmente le cause da cui questo è dovuto. L’analisi evidenzia come nella maggior parte delle situazioni, l’OOS potrebbe essere risolto grazie all’impiego della tecnologia RFID per la gestione del ripristino del lineare Logistica Management >ottobre 2011< 87 >> L’impatto della tecnologia rfid sull’Out-of-Stock INTRODUZIONE L’out-of-stock (OOS) è un problema che coinvolge tutti gli attori della supply chain, dal manufacturer fino al consumatore finale. Esso consiste nella mancanza di prodotto nel momento in cui lo stesso è richiesto dal cliente. L’indice complementare dell’OOS è l’ON Shelf Availability, indicatore che viceversa misura la probabilità di presenza a scaffale di una referenza. Si stima che, fatto 100 il numero di prodotti potenzialmente presenti in un punto vendita, la percentuale di prodotti in OOS si attesta in un range del 5÷10%, con un livello medio pari a circa l’8% (Corsten e Gruen, 2003-2007; ECR Europe, 2003). Da una indagine condotta da ECR Europe (2003), è possibile osservare che: la disponibilità del singolo prodotto diminuisce spostandosi a valle nella supply chain; i livelli di OOS variano in base alle caratteristiche della categoria dei prodotti considerata; i prodotti non in promozione mostrano più alti livelli di presenza a scaffale rispetto agli articoli promozionali; il fenomeno dell’OOS varia in base alla struttura del punto vendita esaminato; il fenomeno dell’OOS varia in base ai giorni della settimana; in particolare, i giorni più colpiti da situazioni di OOS sono l’inizio e la fine della settimana; elevati livelli di inventory non determinano necessariamente una corrispondente disponibilità di prodotto; non c’è un significativo impatto del sistema distributivo utilizzato sui livelli di OOS rilevati. In termini economici, la mancanza di prodotti a scaffale non sempre genera una mancata vendita per il retailer e/o per il manufacturer: infatti occorre prendere in considerazione il comportamento del cliente. A fronte di una non disponibilità di prodotto a scaffale, il cliente può decidere di acquistare una referenza sostitutiva o di posticipare l’acquisto. In base ad alcune ricerche scientifiche (ECR Europa, 2003; Corsten e Gruen, 2003-2007; Hardgrave, Waller and Miller, 2005-2006), il comportamento del consumatore di fronte a situazione di OOS è classificato come segue: acquisto di un prodotto di un altro marchio, comportamento tenuto in circa il 25% dei casi; acquisto di un prodotto sostitutivo dello stesso marchio, comportamento tenuto in circa il 19% dei casi; 88 acquisto del prodotto in un altro punto vendita, comportamento tenuto in circa il 31% dei casi; ritardo nell’acquisto, comportamento tenuto in circa il 15% dei casi; mancato acquisto, comportamento tenuto in circa il 10% dei casi. Alla luce delle possibili casistiche, a fronte di un OOS, si ha una mancata vendita per il manufacturer in circa il 35% dei casi, mente per il retailer la percentuale cala al 31%. Le differenze comportamentali sono attribuibili a diversi fattori; ne sono esempi i diversi gradi di fidelizzazione del cliente, la categoria di prodotti considerata, il fatto che il prodotto sia o meno in promozione, il giorno della settimana, e cosi via (ECR Europa, 2003). ECR Europa (2003) ha quantificato in termini economici le conseguenze della mancanza di prodotto a scaffale presso il punto vendita, arrivando ad affermare che il fenomeno dell’OOS comporta perdite economiche per la supply chain pari a circa quattro miliardi di euro all’anno. Tale stima considera sono i danni “tangibili” derivanti dalla mancanza di prodotto, in quanto è riferita alla sola percentuale di clienti che, a fronte dell’OOS, decide di non procedere all’acquisto del prodotto. l’OOS al punto vendita, le cause della mancanza di un prodotto a scaffale sono di seguito descritte. i) Inventory inaccuracy. I dati di giacenza non sono coerenti con la reale giacenza a magazzino; il PV emette quindi ordini che si basano su dati di inventario non corretti e non effettua i necessari riordini, generando OOS. ii) Danneggiamenti o shrinkage. Può succedere che durante i controlli effettuati dal personale, l’operatore si accorga della presenza a scaffale di prodotti con una shelf life non conforme alla data di scadenza. In questo caso il prodotto viene ritirato, generando una situazione di stock-out, in attesa della nuova consegna del prodotto. La stessa situazione si verifica per i prodotti che sono stati danneggiati per diversi motivi. iii) Shelf replenishment. Il prodotto può essere in out-of-stock perché, anche se presente a magazzino, non è stato rifornito a scaffale e si trova nel negozio del punto vendita. iv) Errori nell’elaborazione dell’ordine da parte del punto vendita. Il punto vendita può avere effettuato un ordine insufficiente a soddisfare la richiesta di prodotto da parte del cliente, non aver effettuato affatto l’ordine, oppure aver effettuato l’ordine in ritardo. ECR Europa (2003) ha quantificato in termini economici le conseguenze della mancanza di prodotto a scaffale presso il punto vendita, arrivando ad affermare che il fenomeno dell’OOS comporta perdite economiche per la supply chain pari a circa quattro miliardi di euro all’anno LE PRINCIPALI CAUSE DELL’OUT-OF-STOCK Il fenomeno dell’OOS può manifestarsi essenzialmente in tre modalità differenti: i) il prodotto non è presente a scaffale, anche se è presente la sua etichetta; ii) il prodotto è posizionato sia a scaffale che in particolari display (situazione tipica nel caso di vendite promozionali), ma al momento dell’acquisto uno dei due risulta essere vuoto; infine il prodotto non è presente a scaffale e manca anche la sua etichetta. Stanti le modalità con cui si presenta >ottobre 2011< Logistica Management v) Errori nell’evasione dell’ordine da parte del centro di distribuzione. Il CeDi deve elaborare ordini conformi alla richiesta ricevuta dagli attori posti a valle della supply chain. vi) Errori di previsione della domanda. Il prodotto può esaurirsi sullo scaffale espositivo qualora la domanda dello stesso da parte del cliente abbia registrato un incremento improvviso e inatteso. vii) Prodotto rimosso dall’assortimento del punto vendita. Il prodotto può essere in out-of-stock perché momentaneamente rimosso dal regolare assortimento senza >> L’impatto della tecnologia rfid sull’Out-of-Stock Figura 1 Figura 2 valore medio giornaliero di OOS, NOS, TOT per tutti i PV analizzati. Valore medio per giorno della settimana di OOS, NOS, TOT per tutti PV analizzati. i che questo sia stato comunicato al manufacturer, a causa di scelte di tipo commerciale o ad altre motivazioni. viii) Ritardo o errata programmazione delle consegne. Ritardi nella consegna dei prodotti da parte dei vari attori della supply chain possono generare situazioni di out-of-stock presso il punto vendita. ix) Stock out presso il CeDi a monte. È possibile che il ritardo di consegna, o la mancata consegna, della merce al PV sia causata da mancanza di prodotto presso i magazzini delle strutture a monte nella supply chain, ovvero i depositi centrali o periferici del retailer. 90 L’IMPATTO DELL’RFID NELLA RIDUZIONE DELL’OUT-OF-STOCK La quantificazione dei benefici dovuti alla riduzione del fenomeno dell’out-of-stock sul punto vendita, per le referenze continuative, tramite l’utilizzo della tecnologia di identificazione automatica a radio frequenza (RFID) è stata effettuata tramite l’applicazione del modello descritto in Bottani et al., 2009, raccogliendo dati quantitativi sul campo. In particolare sono state raccolte informazioni relative al fenomeno dell’OOS in termini di: >ottobre 2011< Logistica Management valore percentuale dell’OOS, ovvero probabilità di accadimento dello stesso, misurato sul numero di referenze presenti in assortimento nel punto vendita; causa a cui imputare la mancanza del prodotto a scaffale. Per questo sono state dapprima individuate le diverse possibili cause di stock-out dei prodotti presso il punto vendita, al fine di individuare quelle sulle quali la disponibilità di informazioni in tempo reale relative ai flussi di prodotto, fornita da RFID ed EPC Network, consente di intervenire. Per ciascuna delle cause individuate, è stata determinata la corrispondente probabilità di accadimento e la possibilità di riduzione/eliminazione grazie all’adozione della tecnologia RFID. La probabilità di accadimento è stata determinata attraverso una campagna di raccolta dati su campo, monitorando per oltre 30 giorni (3 giugno 2009 – 8 luglio 2009) la presenza a scaffale di circa 100 referenze su 30 punti vendita della grande distribuzione organizzata, di cui 17 ipermercati e 13 supermercati ubicati nel Nors Italia. La campagna sperimentale La raccolta dati è stata organizzata tramite sopralluoghi giornalieri presso tutti i punti vendita coinvolti nell’analisi, in modo tale da garantire la raccolta delle informazioni sempre nello stesso orario, durante la fascia oraria pomeridiana. Il monitoraggio, organizzato su 6 giorni a settimana, ha verificato la presenza a scaffale delle referenze, segnalando l’eventuale out-of-stock riscontrato. Il merchandiser si reca quotidianamente presso ogni punto vendita, raccogliendo le seguenti informazioni: 1) la presenza in assortimento della referenza: se la referenza non è presente in punto vendita e non è stata trovata l’etichetta in area espositiva, si assume che la referenza non sia in assortimento; 2) l’inventory a scaffale, cioè il conteggio delle unità di vendita della referenza presenti a scaffale, in qualsiasi posizione essa si trovi. Per le referenze monitorate vengono raccolte per ogni punto vendita anche le seguenti informazioni: 1) quantità vendute (unità/gg) – quando disponibile, si rileva il dato su base oraria; 2) quantità ordinate (unità/gg); 3) quantità ricevute (unità/gg) – quando disponibile, si rileva il dato su base oraria. Tali dati permettono di verificare la coerenza delle informazioni raccolte sul >> L’impatto della tecnologia rfid sull’Out-of-Stock campo ed individuare le cause di stock out; essi sono forniti direttamente dalle aziende della GDO coinvolte con cadenza settimanale. Tramite tali informazioni e con interviste dirette su campo, nei casi di OOS è stato possibile risalire alla causa che ha comportato la rottura di stock tra le 8 sopra citate. APPLICAZIONE DEL MODELLO E ANALISI DEI RISULTATI I dati ottenuti relativi alle percentuali di OOS e alle cause di OOS, dalle rilevazioni effettuate, sono stati oggetto delle seguenti analisi: statistiche descrittive relative ai livelli di out-of-stock e near out-of-stock (NOOS); statistiche descrittive relative alle cause di out-of-stock; valutazioni economiche sull’impatto delle tecnologie di identificazione automatica RFID per la gestione dell’outof-stock. Nel seguito sono riportati alcuni risultati delle singole analisi effettuate. Statistiche descrittive relative ai livelli di out-of-stock e near out-of-stock Le analisi effettuate hanno riguardato l’individuazione del valore percentuale dell’out-of-stock (OOS), del near out-ofstock (NOOS) e della somma dei due (TOT) in differenti situazioni. In figura 1 si riporta l’andamento giornaliero di OOS, di NOOS e del totale. Si nota che tutti i parametri presentano un valore abbastanza elevato nei primi giorni di rilevazione e negli ultimi, mentre i valori diminuiscono e tendono a mantenersi abbastanza costanti nella fase centrale. Si specifica che gli ultimi giorni di monitoraggio sono stati utilizzati per recuperare le elaborazioni mancanti solo presso alcuni punto vendita. I giorni in cui non compaiono valutazioni indicano i giorni in cui non sono state effettuate le rilevazioni; in particolare tutte le domeniche, e il giorno di chiusura dei punti vendita. Dal punto di vista qualitativo, gli andamenti dell’OOS e del NOOS sono sostanzialmente gli stessi, mentre quantitativamente i valori rilevati sono sostanzialmente in linea con quanto evidenziato in precedentei lavori citati in bibliografia, come per esempio ECR Europa (2003). Dai dati raccolti è possibile osservare che i supermercati rispetto agli ipermercati hanno valori lievemente inferiori per quanto riguarda l’OOS, in linea con le evidenze di letteratura, mentre sono leggermente meno performanti per quanto riguarda il NOOS. Il secondo gruppo di statistiche descrittive analizza l’insistenza del fenomeno dell’OOS e del NOOS in funzione del giorno della settimana della rilevazione. La Figura 2 riporta il valore medio per giorno della settimana di OOS, NOS, TOT per tutti i punti vendita analizzati. Dai dati elaborati è possibile osservare come il fenomeno dell’OOS e del NOOS sembri in leggera controtendenza rispetto alle vendite: il fine settimana dove si assiste normalmente al maggior flusso di vendite i valori rilevati sono lievemente inferiori rispetto alla media. Al contrario i valori >> L’impatto della tecnologia rfid sull’Out-of-Stock Figura 3 Confronto fra valore complessivo di OOS, NOOS e somma dei due per ipermercati e supermercati. Tabella 1 Valore medio delle cause di OOS. Valore medio più alti sono registrati nei giorni centrali della settimana, martedì e mercoledì. Qualitativamente gli andamenti dell’OOS e del NOOS sono i medesimi per ipermercati e supermercati; viceversa dal punto di vista quantitativo valgono le considerazioni fatte per l’andamento giornaliero. Si riporta in Figura 3 il valore complessivo dell’OOS, del NOOS e della somma fra i due confrontando i dati di ipermercati e supermercati. Considerando la somma di OOS e NOOS l’ipermercato sembra essere più performante rispetto al supermercato; per quanto riguarda OOS e NOOS i comportamenti si invertono: rispetto al fenomeno dell’OOS è più Mancato replenishment 44,7% Inventory inaccuracy 32,7% Domanda imprevista 14,9% Ritardo di consegna 7,0% SO CEDI 11,7% Errore allestimento 8,1% SO strategico PV 6,0% Referenza scaduta 4,9% L’indice complementare dell’OOS è l’ON Shelf Availability, indicatore che viceversa misura la probabilità di presenza a scaffale di una referenza. Si stima che, fatto 100 il numero di prodotti potenzialmente presenti in un punto vendita, la percentuale di prodotti in OOS si attesta in un range del 5÷10%, con un livello medio pari a circa l’8% (Corsten e Gruen, 20032007; ECR Europe, 2003) P Figura 4 ercentuale di OOS, NOOS e totale in relazione ai reparti. performante il supermercato, mentre vale il contrario rispetto al valore del NOOS. Sono state condotte delle analisi di OOS, NOOS e somma dei due, segmentando i prodotti in relazione ai reparti produttivi. Nella Figura 4 è possibile osservare che vi è una sostanziale differenza nell’incidenza dell’OOS e del NOOS in relazione al reparto di appartenenza. I prodotti oggetto dell’analisi sono stati suddivisi in 4 reparti (i.e. generi vari, latticini e formaggi, igiene casa e persona, surgelati), in accordo con la suddivisione merceologica operata sul punto vendita. Per i generi vari, infatti, l’incidenza del fenomeno OOS è inferiore alla media, mentre è decisamente superiore alla media per il reparto surgelati. Quest’ultimo fenomeno è interpretabile anche alla luce del periodo dell’anno in cui si è svolta la rilevazione, corrispondente 92 >ottobre 2011< Logistica Management >> L’impatto della tecnologia rfid sull’Out-of-Stock Tabella 2 Confronto fra i valori medi delle cause di OOS fra ipermercati e supermercati. Ipermercati Supermercati Mancato replenishment 42,8% 45,1% Inventory inaccuracy 27,9% 19,1% Domanda imprevista 11,3% 19,7% Ritardo di consegna 4,8% 1,2% SO CEDI 10,1% 5,8% Errore allestimento 1,0% 2,3% SO strategico PV 1,9% 4,6% Referenza scaduta 0,2% 2,3% all’inizio dell’estate 2009. In tale periodo le rotazioni dei prodotti surgelati, a in particolare dei gelati, risultano particolarmente importanti, generando problemi di replenishment sia a livello di supply chain che di punto vendita. In entrambi casi il risultato finale è un aumento del fenomeno dello stock out. Statistiche descrittive relative alle cause di out of stock I dati raccolti durante la campagna sperimentale sono stati utilizzati per valutare l’incidenza delle cause che possono creare situazioni di OOS presso i punti vendita. Sono quindi state effettuate analisi delle cause, precedentemente descritte, in relazione alla data di rilevazione, alla tipologia di punto vendita e al giorno della settimana. Nella tabella 1 si riporta in dettaglio il valore medio per ogni causa espresso in percentuale. Confrontando gli ipermercati rispetto ai supermercati (cfr. Tabella 2) si nota che le cause che hanno una maggiore incidenza sul fenomeno dell’OOS sono mancato replenishment, inventory inaccuracy e domanda imprevista. Per gli ipermercati lo stock out al CeDi rimane un problema importante, mentre per i supermercati lo stock out strategico del punto vendita è più gravoso rispetto a altre cause. I dati raccolti vengono poi utilizzati per valutare l’impatto delle 8 cause di out-of- >> L’impatto della tecnologia rfid sull’Out-of-Stock Tabella 3 Probabilità di eliminazione delle cause di stock out. Figura 5 Percentuale delle cause di out of stock per i reparti. Valore medio Mancato replenishment 44,7% Inventory inaccuracy 32,7% Domanda imprevista 14,9% Ritardo di consegna 7,0% SO CEDI 11,7% Errore allestimento 8,1% SO strategico PV 6,0% Referenza scaduta 4,9% Tabella 4 Comportamento del cliente. Comportamento Tabella 5 Dati per il calcolo dei costi amministrativi. Dati amministrativi media media del cliente Acquisto marchio sostitutivo 32% Non acquisto niente 15% Acquisto stesso marchio 18% Acquisto in PV diverso 24% Posticipa l’acquisto 12% stock in relazione ai reparti a cui appartengono le referenze monitorate. La Figura 5 riporta l’incidenza percentuale delle cause di OOS sui diversi reparti. Le percentuali variano in base al reparto; complessivamente si nota che la causa che ha maggior incidenza su tutti i reparti individuati è dovuta al mancato replenishment, mentre la causa relativa alla referenza scaduta compare solo in corrispondenza del reparto latticini e salumi. Valutazione del saving economico In questa sezione, i dati quantitativi raccolti durante la campagna sperimentale, sono utilizzati per quantificare il possibile recupero di fatturato grazie all’adozione di tecnologie di identificazione automatica per la gestione delle referenze sul punto vendita. L’analisi è stata svolta considerando un 94 Ore uomo mediamente dedicate al controllo per il ripristino degli scaffali (AS IS) [huomo/gg] 1,33 Costo manodopera controllo [e/huomo] 19,91 Ore uomo dedicate ai riordini imprevisti [huomo/gg] 1 Costo manodopera riordini [e/huomo] 19,91 Percentuale riduzione ore uomo dedicate dal controllo degli scaffali [%] 0,8 caso medio relativo ai supermercati, uno relativo agli ipermercati e uno complessivo, che comprende ipermercati e supermercati, i cui valori sono ottenuti come media dei dati forniti. Per il modello di calcolo vengono utilizzati i seguenti dati comuni: probabilità di eliminazione della causa di stock out, riportate in Tabella 3; probabilità che descrivono il comportamento del cliente, dedotte da diversi studi proposti dalla letteratura, riportate in Tabella 4; dati amministrativi relativi al punto vendita, che derivano da questionari somministrati puntualmente, riportati in Tabella 5. I dati che variano in base alle diverse situazioni esaminate sono i seguenti: dati relativi al fatturato del singolo punto vendita e ai giorni di apertura, che derivano dai questionari sottoposti ai referenti dei PV; >ottobre 2011< Logistica Management percentuale di cause di stock out, di referenze in stock out e in near stock out, calcolate dall’elaborazione dei dati raccolti durante la campagna sperimentale. Per il calcolo del saving economico si è applicato il modello descritto in Bottani et al., 2009. Con i valori di probabilità di recupero fatturato risultanti, si è quindi calcolato il recupero di fatturato totale per la supply chain, che è stato successivamente distribuito tra gli attori, manufacturer e retailer, in funzione del comportamento del cliente. Lo stesso modello di calcolo è stato poi utilizzato per quantificare i costi cessanti relativi alle due tipologie di punto vendita, ipermercato e supermercato. La Tabella 7 riassume le percentuali delle cause di stock out riscontrate presso i punti vendita. >> L’impatto della tecnologia rfid sull’Out-of-Stock Tabella 6 Percentuale relativa alle cause di stock out per il caso Tabella 7 Percentuale delle cause di stock out relative ad ipermercato e supermercato. Cause di stock out IPER+SUPER. Cause di stock out ipermercato supermercato Mancato replenishment 43% 45% Inventory inaccuracy 28% 19% Domanda imprevista 11% 20% Ritardo di consegna 5% 1% SO CEDI 10% 6% Errori spedizione/allestimento 1% 2% Mancato replenishment 44% Inventory inaccuracy 25% Domanda imprevista 14% Ritardo di consegna 4% SO CEDI 9% Errori spedizione/ allestimento 1% SO strategico PV 3% SO strategico PV 2% 5% Referenza scaduta 1% Referenza scaduta 0% 2% Tabella 8 Calcolo costi cessanti nei vari casi. Tabella 9 Risultati dei costi cessanti. % media manufacturer 2,1% retailer 1,8% TOTALE manufacturer 2,1% retailer 1,8% manufacturer 2,1% retailer 1,8% % media In Tabella 8 è riportato lo schema riassuntivo dei costi cessanti, calcolato nei vari casi sopra citati, in valore percentuale sul fatturato. Per entrambi gli attori i risultati ottenuti sarebbero ampiamente sufficienti a giustificare il ritorno dell’investimento (Bottani e Rizzi, 2005). Per completezza della trattazione, si riporta in Tabella 9 lo schema riassuntivo dei costi cessanti attribuiti a ogni reparto, sempre espresso in percentuale sul fatturato del reparto. CONCLUSIONI Dai risultati si deduce che l’introduzione della tecnologia RFID utilizzata per il monitoraggio dei prodotti al fine di evitare situazioni di stock out a scaffale, comporta evidenti benefici economici sia per il retailer che per il manufacturer; in particolare si deduce che i maggiori benefici economici sono relativi al 1,7% retailer 1,5% manufacturer 2,1% retailer 1,9% manufacturer 2,4% retailer 2,1% manufacturer 4,4% retailer 3,7% IGIENE CASA E PERSONA IPERMERCATI SUPERMERCATI manufacturer GENERI VARI LATTICINI E SALUMI SURGELATI reparto latticini e salumi e al reparto surgelati, ossia laddove è maggiore l’incidenza del fenomeno dell’OOS. Al fine di verificare sul campo la bontà del modello proposto, è stata avviata da RFID Lab Università degli Studi di Parma una sperimentazione pilota denominata RFID Logistics Pilot II. Tramite questo pilota si misureranno sul campo i valori di OOS senza l’impiego di tecnologia RFID e con l’impiego di tecnologia RFID, verificando quindi sperimentalmente i risultati del presente lavoro. I risultati della sperimentazione saranno disponibili nella seconda metà del 2011. Bibliografia 1 - Bottani, E., Montanari, R., & Rizzi, A. (2009). The impact of RFID technology and EPC system on stockout of promotional items. International Journal of RF Technologies: Research and Applications, 1(1), 6-22; 2 - Corsten D., Gruen T. (2003). Desperately seeking shelf availability: an examination of the extent, the causes, and the efforts to address retail out-of-stock. International Journal of Retail & Distribution Management, 31(12), 605-617; 3 - Corsten D., Gruen T. (2007). A Comprehensive Guide to Retail Out-of-Stock Reduction in the FastMoving Consumer Goods Industry. Available at: http://www.gmabrands.com/publications/docs/2007/ OOS_fullcapitolo.pdf; 4 - ECR Europe (2003). ECR-optimal shelf availability. Available at http://www.ecrnet.org/04publications/blue_books/pub_2003_osa_blue_book.pdf; 5 - Hardgrave B., Waller M., Miller R. (2005). Does RFID reduce out of stocks? A preliminary analysis. Available at http://itri.uark.edu/ITRI-WP058-1105; 6 - Hardgrave B., Waller M., Miller R. (2006). RFID’s impact of on out of stocks: a sales velocity analysis. Available at http://itri.uark.edu/ITRI-WP068-0606. Logistica Management >ottobre 2011< 95