“SE DUE O TRE SI RIUNISCONO PER INVOCARE IL MIO NOME, IO SONO IN MEZZO A LORO” (Matteo 18,18-20) GUIDA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 18-25 gennaio 2006 SOCIETÀ BIBLICA IN ITALIA Via IV Novembre, 107 – 00187 Roma ROMA 2006 I Guida al Testo Come è tradizione della Società Biblica in Italia, anche quest’anno 2006 sono offerti alla meditazione dei Cristiani alcuni testi biblici appositamente scelti da un gruppo internazionale ecumenico composto da rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Vi chiediamo, nell’apprezzare questo servizio ecumenico, di accompagnare con la preghiera e di sostenere con le vostre offerte il lavoro della Società Biblica in Italia per la diffusione della Parola di Dio in Italia e nel mondo. Valdo BERTALOT Segretario Generale Società Biblica in Italia Il fascicolo contiene: testi biblici completi delle letture della Settimana, presentazione del comitato interconfessionale italiano, schede per la liturgia della Settimana, scheda informativa sull’Alleanza Biblica Universale e la Società Biblica in Italia. Dal suo sorgere l’attività missionaria dell’Alleanza Biblica Universale esiste grazie alla preghiera e all’aiuto dei credenti che vogliono condividere la Parola di Dio. II TESTO BIBLICO (Matteo 18,18-20) “Vi assicuro che tutto quel che voi avrete proibito sulla terra sarà proibito anche in cielo; e tutto quel che voi permetterete sulla terra sarà permesso anche in cielo. E ancora vi assicuro che se due di voi, in terra, si troveranno d’accordo su quel che devono fare e chiederanno aiuto nella preghiera, il Padre mio che è in cielo glielo concederà. Perché se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro”. 1 PRESENTAZIONE “Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18,18-20) 1. Il tema proposto quest’anno per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani costituisce il fondamento della Chiesa e la promessa che dona vita a ciascuna delle manifestazioni della vita spirituale e liturgica. I testi sono stati preparati da un gruppo ecumenico di Dublino. Significativamente l’Irlanda ricorre con una certa frequenza tra i gruppi che preparano i testi per la Settimana (in precedenza era successo nel 1983 e nel 1994). Si tratta di un paese in cui la preghiera per l’unità dei cristiani è premessa della preghiera per la pace e per la riconciliazione della società. Il testo prescelto offre la promessa personale di Cristo: Egli sarà con chi si riunirà nel suo nome ed è il garante dell’unità, della pace e della riconciliazione. 2. Il contesto in cui si situa nel vangelo di Matteo il versetto che è al centro della nostra riflessione non è tranquillizzante. Nel passo precedente si parla della riprensione del peccatore; quello successivo è la nota parabola del servo malvagio: chi non perdona al proprio fratello non sarà perdonato da Dio. Ma al centro c’è la promessa rassicurante di Gesù: se due pregheranno insieme saranno esauditi, se due o tre si riuniranno nel suo nome, Cristo stesso sarà in mezzo a loro. Poco prima nel vangelo di Matteo avevamo trovato la parabola della pecora smarrita, l’esaltazione del valore che ha per Dio ogni singola creatura. Il pastore lascia le novantanove pecore per andare a cercare quella che si era smarrita e il Padre che è nei cieli non vuole che vada smarrito uno solo di questi piccoli. Ogni essere umano è caro al Padre, ognuno ha valore in se stesso. Ma se gli esseri umani, anche solo due o tre, si mettono insieme formano qualche cosa di più della somma di alcune individualità: formano una comunità e la comunità riceve da Gesù promesse diverse da quelle rivolte ai singoli. Il testo di Matteo fa riferimento nei versetti precedenti all’Antico Testamento. Scrive il Deuteronomio (19,15): “La testimonianza di una sola persona non basta per far condannare chi ha commesso un delitto, un crimine o qualsiasi altra colpa. L’accusa dovrà essere provata da due o tre testimoni”. Due o tre testimoni servono per condannare un delitto o per certificare un fatto. Il discorso di Gesù prosegue evocando l’esaudimento delle preghiere e la formazione di una comunità. E seguitando nel riferimento all’Antico Patto, Gesù richiede due o tre persone per formare una comunità di cui Egli stesso è parte. 3. Per formare una tale comunità, il piccolo gruppo deve manifestare una fede sincera. I suoi membri devono essere dei “testimoni”, secondo il paragone che Gesù ha citato poco prima. I due o tre devono essere riuniti “nel suo nome” o “per celebrare il suo nome”, secondo le traduzioni. È una assemblea di preghiera, di culto, nel nome del Salvatore. Non è rivolta a cercare un risultato immediato e tangibile, qualche cosa che il mondo possa apprezzare, ma ad adorare e ad umiliarsi davanti a Dio. Eppure, a quei due o tre è attribuito un potere enorme: le loro preghiere saranno accolte e il Figlio di Dio stesso sarà con loro. Nessuna forza umana può essere così grande come quella che deriva dall’essere riuniti insieme nel segno della fede. Ma due o tre non sono certo una grande massa di gente. Gesù Cristo non si rallegra dei grandi successi mediatici. Quando è accolto festosamente a Gerusalemme da una grande folla, sa bene che pochi giorni dopo, durante la passione, resterà solo. E la massa della gente chiederà la sua morte. Non sono le folle, le grida della moltitudine ad essere esaudite, ma la preghiera sincera anche di due o tre che sono riuniti nel suo nome. La Chiesa ha un compito missionario, deve portare il messaggio di Cristo a tutti gli uomini. Ma il centro della Chiesa è quando anche solo due o tre sono riuniti nel suo nome. E Cristo è con loro. 4. Due o tre persone rappresentano una pluralità. Ma rappresentano anche la diversità. Non tutti 2 gli esseri umani sono uguali, anzi non ce ne sono mai due perfettamente uguali, nel corpo e nello spirito. Il bello dell’umanità è proprio nella diversità: di sesso, di colore, di razza. Due o tre persone sono diverse una dall’altra. In questo modo rappresentano una sintesi di tutte le diversità che ci sono nel mondo. Gesù è in mezzo ai diversi che sono riuniti nel suo nome, non richiede che preventivamente la comunità sia uniformata, eliminando forzosamente le differenze per attenderlo. È Gesù stesso ad unificare le differenze, l’unità viene come dono del Signore, ma è una unità che mantiene e rispetta le diversità che ci sono tra gli esseri umani. 5. Sebbene la divisione fra i cristiani sia una dolorosa realtà, la pluralità di tradizioni delle chiese cristiane è invece un dono. Come tante persone diverse hanno sensibilità e doni differenti, così tante espressioni diverse della fede in Cristo sono una ricchezza. Ma la parola che ci giunge in questa Settimana di preghiera ci fornisce un invito pressante di Cristo: non pregate da soli! Vale per le persone, ma vale anche per le comunità e per le diverse espressioni della Chiesa del Signore. È bello che ciascuna preghi, nella sua lingua e nei modi che le sono consueti. Ma la promessa di Cristo è anche un invito: mettetevi d’accordo, due o più comunità, e la vostra preghiera sarà esaudita dal Padre che è nei cieli. Riunitevi insieme, tante realtà diverse, per invocare il mio nome e sarò in mezzo a voi. L’invito di Gesù agli uomini è di riunirsi per pregare, per adorare; ma è anche un invito a gruppi di persone, per evitare che ciascuno si chiuda in se stesso e porti, insieme con altri, la sua testimonianza. Come nella legge dell’Antico Testamento, una testimonianza è attendibile quando è portata da più testimoni. 6. Tanti gruppi di cristiani sono riuniti nel mondo per invocare il nome di Gesù. Quanto la vocazione di ciascuno sia sincera, spetta a Dio giudicare. Ma certo lo spirito non è quello della competizione tra Elia e i profeti di Baal (1 Re,18), in cui ciascuno vuole vedere il proprio sacrificio più gradito. Piuttosto, noi vogliamo che gli abitanti di tutta la terra si uniscano per cantare all’Eterno un cantico nuovo, per raccontare la sua gloria a tutte le nazioni e le sue meraviglie tra tutti i popoli (Sal 96,1-3). Allora non saranno due o tre riuniti nel suo nome, ma tutti i popoli della terra. E, secondo la sua promessa, Cristo sarà con loro. “Amen! Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20). Chiesa Cattolica S.E. Mons. Vincenzo Paglia Vescovo di Terni-Narni-Amelia Presidente, Segretariato CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia Prof. Gianni Long Presidente Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso d’Italia ed Esarca per l’Europa Meridionale 3 SUGGERIMENTI PER L’ORGANIZZAZIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI Cercare l’unità: un impegno per tutto l’anno La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da p. Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dalla commissione Fede e Costituzione nel 1962), tempo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa. Consapevoli di una tale flessibilità nella data della Settimana, incoraggiamo i fedeli a considerare il materiale presentato in questa sede come un invito a trovare opportunità in tutto l’arco dell’anno per esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le chiese e per pregare insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso. Adattamento del testo Il testo viene proposto nella convinzione che, ove possibile, venga adattato agli usi locali, con particolare attenzione alle pratiche liturgiche nel loro contesto socio-culturale e alla dimensione ecumenica. In alcune località già esistono strutture ecumeniche in grado di realizzare questa proposta, ma ove non esistessero se ne auspica l’attuazione. Utilizzo del testo – Per le chiese e comunità cristiane che celebrano la Settimana di preghiera in una singola liturgia comune viene offerto un servizio di culto ecumenico. – Le chiese e comunità cristiane possono anche inserire il testo della Settimana di preghiera in un servizio liturgico proprio. Le preghiere della celebrazione ecumenica della Parola di Dio, gli “otto giorni” nonché le musiche e le preghiere aggiuntive possono essere utilizzate a proprio discernimento. – Le comunità che celebrano la Settimana di preghiera in ogni giorno dell’ottavario, durante la loro preghiera, possono trarre spunti dai temi degli “otto giorni”. – Coloro che desiderano svolgere studi biblici sul tema della Settimana di preghiera possono usare come base i testi e le riflessioni proposte negli “otto giorni”. Ogni giorno l’incontro può offrire l’occasione per formulare preghiere d’intercessione conclusive. – Chi desidera pregare privatamente per l’unità dei cristiani può trovare utile questo testo come guida per le proprie intenzioni di preghiera. Ricordiamo che ognuno di noi si trova in comunione con i fedeli che pregano nelle altre parti del mondo per costruire una più grande e visibile unità della Chiesa di Cristo. I testi biblici riportati nel presente fascicolo sono tratti da: Parola del Signore. La Bibbia. Traduzione interconfessionale in lingua corrente, Elledici – Alleanza Biblica Universale, Leumann – Roma 2000. 4 CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA DI DIO Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro (Matteo 18,18-20) Due sono i temi principali, sottesi alla celebrazione ecumenica: TEMA A: “Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome”. Motivo ispiratore di questo tema è la volontà di incoraggiare e rafforzare la comunione del popolo di Dio, sia esso radunato in piccoli gruppi, o in grandi assemblee, sia nella vita di tutti i giorni che nelle celebrazioni liturgiche ufficiali. La fedeltà alla chiamata di Dio non è prerogativa solo delle grandi assemblee, ma si manifesta anche quando solo “due o tre”, nel nome di Gesù, si riuniscono nell’amore, nella preghiera, nello studio della Bibbia. Infatti è l’amore vicendevole fra le persone che realizza il Regno di Dio in terra. TEMA B: “Allora Pietro si avvicinò a Gesù e gli domandò: -Signore, quante volte dovrò perdonare a un mio fratello che mi fa del male? Fino a sette volte? – Rispose Gesù: -No, non dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette!-”. Spesso parliamo di perdono, ma raramente cerchiamo davvero di perdonarci l’un l’altro. C’è un forte, ricorrente invito al pentimento che attraversa l’atmosfera di questa celebrazione. Ciò affiora in special modo alla fine, nella invocazione penitenziale, e nella preghiera del Padre nostro: “rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Letture bibliche I brani della Scrittura sono stati scelti in modo da evidenziare una costante testimonianza della presenza di Dio nel suo popolo, attraverso tutta la Bibbia. Nell’Antico Testamento, infatti, viene descritto come Dio liberi il suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto e lo guidi attraverso una colonna di nubi il giorno, e di fuoco la notte. Egli non ha mai abbandonato il suo popolo. Il salmo descrive le meraviglie che Dio ha operato e invita il popolo a ricordare le sue opere e tramandarne la memoria ai figli. Nell’Apocalisse l’autore offre una visione del Regno di Dio, dove il popolo di Dio “regnerà per sempre”. Il vangelo viene letto da ultimo, perché il Regno descritto nell’Apocalisse è la presenza di Dio nel suo popolo, nell’Incarnazione di Gesù. Egli a sua volta ci parla del Padre. Rendimento di grazie e Intercessioni Con queste preghiere rendiamo grazie per quanto ha compiuto la potenza dell’Altissimo; a noi spetta operare fino al compimento della volontà del Padre. Simbolismo Si possono utilizzare vari simboli e immagini, in particolare si potrebbe portare in processione una croce celtica; il simbolismo dei chiodi della croce potrebbe essere usato durante la richiesta di perdono. Sette candele potrebbero significare le sette chiese e i sette candelabri d’oro dell’Apocalisse. Tuttavia, dal momento che il simbolismo è sempre molto legato alla cultura, alla circostanza e alla sensibilità di ciascuna comunità, si è preferito non specificare alcun gesto nel corso della celebrazione, lasciando libertà di scelta. Si invitano i gruppi locali a proporre simboli significativi per il proprio contesto socio-culturale. Per quanto attiene ai brani della Scrittura, si raccomanda l’uso della versione interconfessionale e, parimenti, delle versioni ecumeniche del Credo niceno e del Padre nostro. 5 C = CELEBRANTE T = TUTTI L = LETTORE I. APERTURA DELLA CELEBRAZIONE Benvenuto e preghiera di apertura La grazia e la pace siano con voi C: T: La grazia e la pace siano con te C e T: Nel nome di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo. Il benvenuto liturgico è seguito da una presentazione delle comunità presenti all’incontro e dei loro responsabili. Può anche essere l’occasione per un’amichevole presentazione fra i partecipanti. Introduzione (alcuni suggerimenti) In Irlanda, come in molti altri Paesi, si è sviluppata una cultura fortemente spirituale e missionaria, sebbene il Paese abbia una lunga storia travagliata. Calcoli e ambizioni politiche hanno lacerato le comunità e causato sofferenza in ciascuno. Il Signore era presente, anche nel dolore più profondo, e ha guarito molte ferite sia fisiche che psicologiche. La presenza del Signore che dona conforto e grazia è stata sentita sia nei piccoli gruppi che nelle grandi assemblee. Per questo motivo i cristiani d’Irlanda hanno potuto basare la loro fede cristiana nelle parole di Gesù: “se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Il Signore invita i cristiani a radunarsi e mostra loro che l’amore e il perdono sono congiunti. L’esperienza di Cristo sulla croce spinge i cristiani a tendere la mano e perdonare. Nei borghi, nei paesi e nelle città il popolo di Dio è chiamato a trovare un modo per procedere verso la riconciliazione, confessando e riconoscendo il male e la sofferenza inflitti al proprio prossimo. Con questa consapevolezza i cristiani potranno cercare il perdono e la piena guarigione della memoria, nella nuova strada tracciata da Cristo. Canto d’ingresso / Inno / Lode Litanie a Cristo C: T: O Gesù, Signore Risorto Siamo qui riuniti nel tuo nome. C: T: O Gesù, Buon Pastore Siamo qui riuniti nel tuo nome. C: T: O Gesù, Amico dei poveri Siamo qui riuniti nel tuo nome. C: T: C: T: O Gesù, Parola di vita Siamo qui riuniti nel tuo nome. O Gesù, Sorgente di perdono Siamo qui riuniti nel tuo nome. 6 C: T: T: O Gesù, Principe della pace Siamo qui riuniti nel tuo nome. O Signore Gesù Cristo, ci raduni nella fede e nell’amore, soffia ancora su di noi la nuova vita del tuo Santo Spirito affinché possiamo ascoltare la tua santa parola, pregare nel tuo nome, cercare ardentemente l’unità fra noi cristiani, e vivere in pienezza la fede che professiamo. A te la gloria e l’onore con il Padre e lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen. Canto / Inno / Lode II. PROCLAMAZIONE DELLA PAROLA DI DIO Prima Lettura: dal libro dell’Esodo (40, 1-4.34-38) Riflessione sulla presenza di Dio nel peregrinare stanco del suo popolo. Il Signore ordinò a Mosè: “Il primo giorno del mese alzerai l’Abitazione, ossia la tenda dell’incontro. Vi metterai dentro, dietro al tendaggio, l’arca che contiene i miei insegnamenti; vi collocherai la tavola dei pani con tutti i suoi accessori; poi introdurrai anche il candelabro e accenderai su di esso le lampade. [...] Allora la nube coprì la tenda dell’incontro e la presenza gloriosa del Signore riempì l’Abitazione. Mosè non poté più entrare nella tenda dell’incontro perché su di essa c’era la nube e la presenza gloriosa del Signore riempiva l’Abitazione. A ogni tappa, quando la nube si alzava dall’Abitazione, gli Israeliti levavano l’accampamento. Se però la nube non si alzava, essi non partivano, e attendevano che la nube si fosse alzata. Durante tutto il tempo del viaggio il Signore manifestò la sua presenza agli Israeliti con la nube, che di giorno copriva l’Abitazione, e con il fuoco, che di notte brillava in essa. Salmo (78 [77], 1-8) Ricordo delle opere di Dio e chiamata alla fedeltà. Da leggersi con le antifone. Popolo mio, ascolta il mio insegnamento, presta attenzione ad ogni mia parola. Voglio esprimermi con un racconto, meditare le lezioni del passato. È storia per noi familiare, molte volte l’abbiamo ascoltata, la ripetevano a noi i nostri vecchi. Non la terremo nascosta ai nostri figli, racconteremo alla nuova generazione le stupende opere del Signore, la sua potenza, e i miracoli da lui compiuti. Egli ha fissato una norma per il suo popolo, ha stabilito una legge in Israele; ha comandato ai nostri padri di insegnare questa storia ai loro figli. Ogni generazione che verrà, quella dei figli che nasceranno, possa a sua volta impararla. Raccomandi ai propri figli di mettere in Dio la loro fiducia, di non dimenticare le sue opere e di osservare i suoi comandamenti. Allora non saranno come i loro antenati, un popolo disubbidiente e ribelle, generazione dal cuore incostante, profondamente infedele a Dio. Seconda Lettura: dal libro dell’Apocalisse (22, 1-5) Riflessione sull’eccelsa gloria del Signore, presente in mezzo al suo popolo, quando verrà il suo Regno. Poi l’angelo mi mostrò il fiume dell’acqua che dà vita, limpido come cristallo, che sgorgava dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, da una parte e dall’altra del fiume, cresceva l’albero che dà la vita. Esso dà i suoi frutti dodici volte all’anno, ogni mese il suo frutto. Il suo fogliame guarisce le nazioni. Dio toglierà ogni maledizione dalla terra. Nella città ci sarà il trono di Dio 7 e dell’Agnello, e i suoi servi l’adoreranno. Vedranno Dio faccia a faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte. Non vi sarà più notte: non avranno bisogno né di lampade né del sole, perché il Signore Dio li illuminerà, e regneranno per sempre. T: Alleluia! Vangelo: dal Vangelo secondo Matteo (18, 18-20) Riflessione sulle tensioni esistenti di fatto e sulla consapevolezza della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, a prescindere dal numero di fedeli. “Vi assicuro che tutto quel che voi avrete proibito sulla terra sarà proibito anche in cielo; e tutto quel che voi permetterete sulla terra sarà permesso anche in cielo. E ancora vi assicuro che se due di voi, in terra, si troveranno d’accordo su quel che devono fare e chiederanno aiuto nella preghiera, il Padre mio che è in cielo glielo concederà. Perché se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro”. Omelia / Meditazione III. CONFESSIONE DI FEDE Credo Il Simbolo di Nicea – Costantinopoli qui riportato è quello utilizzato durante il III Incontro della Conferenza delle chiese europee (KEK) e il Consiglio delle chiese episcopali europee (CCEE), Riva del Garda, 1984. Si può utilizzare anche il Credo degli Apostoli. T: Noi crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Noi crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo. E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato. Morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre e di nuovo verrà per giudicare i vivi e i morti, e il suo Regno non avrà fine. Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Crediamo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professiamo un solo battesimo per il perdono dei peccati, aspettiamo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen. 8 Canto / Inno / Lode IV. CONFESSIONE DEI PECCATI E RICHIESTA DI PERDONO L’assemblea si divide in due gruppi, che si pongono l’uno di fronte all’altro. L: In molti modi non siamo stati fedeli alla chiamata battesimale. Gli offriamo ora il nostro pentimento. T: Ti confessiamo, Dio della vita, la nostra incapacità a vivere come fratelli e sorelle, e come tuoi figli. Ti confessiamo, Dio ricco di amore, di non aver ricambiato il tuo amore per noi. Kyrie Eleison Ti confessiamo, Dio ricco di grazia, di aver dubitato della tua parola e mancato di obbedire ai tuoi insegnamenti. Ti confessiamo, Dio ricco di misericordia, il nostro desiderio di trattenerti e contenerti nelle nostre dottrine e teologie. Kyrie Eleison Ti confessiamo, Dio onnipotente, di non riconoscerti Signore del cielo e della terra. Donaci perdono e redenzione anche per quando non abbiamo consentito alla tua luce di brillare fra noi. Kyrie Eleison L: In molti modi abbiamo mancato in dedizione e carità verso il prossimo, uomini e donne. Ci rivolgiamo a loro nella preghiera, offrendo il nostro pentimento. Qualora la situazione lo consenta, l’assemblea – anche se di grandi dimensioni – può rispondere in due gruppi, posti di fronte, alternandosi. Tale sistemazione ricorda che siamo peccatori davanti a Dio e davanti al prossimo. Si possono formulare intenzioni di preghiera aggiuntive, appropriate al contesto locale. T: T: T: Sorelle e fratelli in Cristo, vi confessiamo di non aver compreso il vostro stile di vita. Sorelle e fratelli in Cristo, vi confessiamo il nostro inutile orgoglio e presunzione. Kyrie Eleison Sorelle e fratelli in Cristo, vi confessiamo di avervi voltato le spalle quando eravate nel bisogno. Sorelle e fratelli in Cristo, vi confessiamo di non essere riusciti a vedere Cristo Risorto nello straniero accanto a noi. Kyrie Eleison Sorelle e fratelli in Cristo, vi confessiamo il nostro desiderio di una vita facile, comoda, una vita che non ci costi troppo. 9 Perdonateci per non aver saputo mostrarvi l’amore di Cristo e per ciò che non siamo riusciti a portare a compimento. V. GESTO DI PACE I due gruppi – precedentemente posti l’uno di fronte all’altro – si volgono ora verso l’altare/mensa. L: Possa ciascuno di noi ricordare ora le parole del Signore possa ciascuno di noi abbandonare la strada sbagliata e incamminarsi nel sentiero dell’amicizia, dell’amore e dell’unità mostratoci dal Salvatore. In pace e armonia, diciamo insieme la preghiera che Egli ha insegnato ai suoi discepoli: T: Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non indurci in tentazione ma liberaci dal Male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen. L: Ciò che abbiamo confessato con le nostre labbra possa divenire realtà nelle nostre vite. Scambiandoci un segno di pace, ripetiamo il nostro impegno ad una vita rinnovata, di cui la confessione a Dio e al prossimo sia inizio e punto di forza. A questo punto della celebrazione, qualora il luogo lo consenta, è possibile spostarsi verso un’altra parte della chiesa: attorno alla Bibbia o all’altare/mensa della comunione. Il movimento simboleggia la conversione personale e comunitaria, nel nome di Cristo e grazie alla sua presenza. Si suggerisce di portare processionalmente una riproduzione di una croce celtica, dalla porta verso l’assemblea. Si possono anche aggiungere altri gesti simbolici: i partecipanti potrebbero scambiarsi un versetto della Scrittura,o una parola di pace e di benedizione. Segno di pace C: T: C: La pace del Signore sia sempre con voi. E con il tuo spirito. Scambiamoci un gesto di pace. C: Memori dei doni del Signore, preghiamo insieme: 2º L: Rendici più docili alla tua volontà e più solleciti all’ascolto reciproco: VI. PREGHIERE DI RINGRAZIAMENTO E DI INTERCESSIONE Due celebranti o due lettori guidano, l’assemblea risponde. 1º L : O Signore del cielo e della terra, per l’ispirazione a seguire la voce del tuo Spirito che ci chiama all’unità in Cristo: Ti ringraziamo, Signore. T: T: Ti preghiamo, Signore. 10 1º L : Per il desiderio di dialogare gli uni con gli altri, celebrando la nostra fede comune e cercando di capire le nostre differenze: T: 2º L: vole: Ti ringraziamo, Signore. Rendi fecondo il paziente lavoro di pastori, teologi e popolo cristiano perché porti frutto dure- T: Ti preghiamo, Signore. T: Ti ringraziamo, Signore. 1º L : Per gli accordi raggiunti su questioni teologiche e pastorali: 2º L: T: Rendici capaci di affrontare e risolvere le questioni che ancora ci dividono: Ti preghiamo, Signore. 1º L : Per i nostri incontri annuali di preghiera per l’unità fra i cristiani: T: Ti ringraziamo, Signore. T: Ti preghiamo, Signore. 2º L: Rendi i momenti di preghiera comune una prassi stabile nelle nostre comunità: 1º L : Per la testimonianza comune in Cristo che abbiamo saputo dare in periodi di crisi, per la giustizia, la pace, l’aiuto umanitario: T: Ti ringraziamo, Signore. 2º L: Fa’ che la nostra unione divenga tale che il mondo intero possa credere a Gesù Cristo che Tu hai mandato: T: Ti preghiamo, Signore. 1º L : Per il progresso nel dialogo interreligioso, in tutto il mondo: T: Ti ringraziamo, Signore. T: Ti preghiamo, Signore. 2º L: T: Fa’ che la vita famigliare contribuisca alla gioia cristiana dei membri delle loro chiese: Ti preghiamo, Signore. 2º L: Fa’ che, nel crescente impegno in questo dialogo, possiamo sentire l’urgenza della piena comunione fra cristiani, come testimonianza per le persone di altre fedi: 1º L : Per le famiglie interconfessionali, testimoni viventi di comunione personale nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: Ti ringraziamo, Signore. T: 1º L : Per l’immensa crescita fatta dalle nostre chiese nella comune comprensione della parola di Dio 11 come fonte di rivelazione, e per il progresso già raggiunto verso una comune celebrazione dell’eucaristia: T: Ti ringraziamo, Signore. 2º L: Fa’ che la speranza di condividere un giorno la stessa mensa e bere allo stesso calice, accresca in noi il desiderio di compiere la tua volontà per poter ricevere da te questo dono: T: Ti preghiamo, Signore. Altre preghiere di intercessione possono essere formulate, secondo il contesto locale. VII. BENEDIZIONE E COMMIATO Invio in missione T: Apri i nostri occhi alla tua presenza, apri i nostri orecchi alla tua chiamata, Apri i nostri cuori al tuo amore. Fa’ che sappiamo aprire le nostre braccia al prossimo, fa’ che sappiamo aprire il nostro cuore allo straniero, fa’ che sappiamo aprire la nostra porta ai viandanti. Fa’, o Signore, che sappiamo accogliere Te, oggi e sempre. Amen. (Originale inglese: Flame in my heart – St. Aidan for Today, David Adams, Triangle Press, SPCK) Congedo C: T: Andate in pace per amare e servire il Signore. Rendiamo grazie a Dio. Canto finale 12 INTRODUZIONE TEOLOGICO-PASTORALE “Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18,18-20) È più ciò che ci unisce di ciò che ci divide – questa è la grande scoperta che dà impulso al movimento ecumenico. Il fulcro di quanto ci unisce è la presenza del Cristo Risorto, che ha promesso ai suoi discepoli di essere con loro fino alla fine dei tempi. Nella conclusione del vangelo di Matteo, leggiamo che Gesù fa questa promessa ai discepoli immediatamente dopo aver inviato i suoi seguaci con il compito di ammaestrare tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cf Mt 28,19-20). Egli era consapevole che essi avrebbero incontrato difficoltà di ogni sorta e non voleva lasciarli orfani nella loro missione (cf Gv 14,18), promise perciò che sarebbe rimasto con loro, poiché Egli è l’“Emmanuele”, il “Dio è con noi” (Mt 1,23). I vangeli ci presentano i diversi modi in cui Gesù, il nostro Signore Risorto, è in mezzo a noi: quando la sua parola è proclamata e vissuta, e quando il pane e il vino eucaristici sono presentati in sua memoria; nella presenza dei piccoli, degli affamati, dei prigionieri, degli ultimi fra noi; nel nostro prossimo, in coloro che ne perpetuano la missione e il ministero nel mondo. Il tema della Settimana di preghiera di quest’anno, tratto da Matteo 18, 20, ci propone la promessa di Gesù che si situa nel contesto: “se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro”. Matteo situa la promessa di Gesù in un contesto di istruzione sulla vita e la disciplina della comunità ecclesiale, preoccupata degli ultimi, di come riavvicinare coloro che si sono allontanati, e delle resistenze a perdonare. Matteo 18 contiene decisi testi di giudizio, che sono segnali per la comunità cristiana, in quanto indicano dove i suoi membri vengono meno alla loro responsabilità di discepoli. Questi testi sono contro-bilanciati da altri testi che sottolineano la sollecitudine di Dio per ciascun membro della comunità, ed invitano ad una illimitata volontà di perdonare, riflettendo così la sconfinata capacità di riconciliazione di Dio. Il capitolo fornisce alla prima comunità cristiana istruzioni chiare da parte di Gesù sul fatto che la costruzione della comunità non può lasciarli indifferenti. La comunità che si raduna attorno alla persona e alle parole di Gesù deve fare tutto ciò che è in suo potere per vivere in armonia. È in questo contesto che il Signore invita coloro che lo ascoltano a confidare nella potenza della preghiera comune, e, in ultima analisi, nella sua presenza intima all’interno della comunità che si raduna nel suo nome. Durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, e durante la preghiera di tutto l’anno per l’unità, siamo invitati a prendere coscienza nel profondo che l’unità è una grazia e che dobbiamo chiedere incessantemente questo dono. Nel nostro sforzo per promuovere l’unità delle nostre comunità e di tutti i cristiani, dobbiamo essere sensibili all’importanza di radunarci ecumenicamente per pregare nel nome di Gesù. Ogni volta che agiamo così, siamo invitati a credere nella potenza della preghiera offerta alla presenza di Gesù, che ha promesso ai suoi discepoli “E ancora vi assicuro che se due di voi, in terra, si troveranno d’accordo su quel che devono fare e chiederanno aiuto nella preghiera, il Padre mio che è in cielo glielo concederò” (Mt 18,19). Ciò che conta non è tanto la molteplicità delle voci, ma il fatto che queste voci siano unite nella preghiera. La pacata voce dei nostri cuori si rinvigorisce quando ci raduniamo nel suo nome. Mentre preghiamo, ricordiamoci di rendere grazie per i grandi passi avanti nel cammino dell’unità fra cristiani, che hanno marcato queste ultime decadi; Gesù Cristo è stato presente fra noi per la potenza dello Spirito Santo, pregando con noi il Padre. La promessa che Gesù resterà con noi non è circoscritta alla comunità radunata nel culto. Dal momento che l’amore del Dio Trino si è incarnato in Gesù Cristo, siamo resi capaci, attraverso Cristo, 13 di vivere una vita di comunione radicata nella Trinità. Per la presenza del suo Spirito Santo, il Signore Risorto desidera restare con noi per tutti i tempi e in ogni luogo, condividere le nostre preoccupazioni, mettersi in cammino con noi, entrare nelle nostre case e nei luoghi del nostro lavoro, ravvivare la gioia della sua presenza che ci conduce al cuore del Padre. Egli vuole che sentiamo la vicinanza di Dio, la sua forza, il suo amore. Egli vuole essere accanto a noi, così che Egli stesso possa testimoniare, attraverso le nostre persone, il suo amore e la sua vita nelle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro, nelle scuole e nel quartiere. È degno di nota ricordare che molte cose sono state fatte, nel corso della storia cristiana, “nel nome di Gesù”, cose che non ricalcano affatto né il suo insegnamento, né l’esempio che ci ha lasciato con la sua vita e la sua morte. Le nostre storie individuali e comunitarie ci danno motivo di pentimento. Facciamo bene a leggere Matteo 18, 20 alla luce del primato dato al comandamento dell’amore che troviamo nel vangelo di Giovanni: “Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12) e “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se vi amate gli uni gli altri” (Gv 13, 35). La presenza di Gesù dove due o tre sono radunati nel suo nome è strettamente legata all’amore che quei due o tre provano l’uno per gli altri. Radunarsi nel nome di Gesù significa condividere l’amore che Egli ha portato sulla terra. Questo amore non è riducibile a mera filantropia, solidarietà o benevolenza, ed è più di amicizia o affetto. È un amore generoso, che si dona e soffre, un amore che: “è sempre comprensivo, sempre fiducioso, sempre paziente, sempre aperto alla speranza” (1 Cor 13, 7). È un amore che richiede prudenza e pazienza nel discernere la presenza del Signore e i sentieri in cui Egli ci conduce. Essere il più possibile ricettivi della presenza del Signore fra noi, richiede che i cristiani imparino a vivere un “ecumenismo della vita” insieme, che accompagni la ricerca di unità a livello teologico. Ciò significa condividere e imparare dalle nostre reciproche tradizioni spirituali, usi e prospettive e al contempo lavorare insieme concretamente a servizio della costruzione del Regno di Dio sulla terra. Significa anche promuovere una cultura di interdipendenza, giacché insieme impariamo a vedere quanto di positivo vi è nelle particolari appartenenze ecclesiali, comunità etniche, storie e giurisdizioni che tanto facilmente possono dividere i cristiani. Rimanere memori di quanto abbiamo in comune ci permette di affrontare in modo più efficace quanto ancora ci divide. Un ecumenismo di vita comporta preghiera comune, testimonianza comune e comune missione ogniqualvolta sia possibile, mentre condividiamo sempre più la vita nello Spirito Santo. Ciò comporta condividere gli uni con gli altri gli aspetti quotidiani della vita, per riconoscerci l’un l’altro fratelli e sorelle in Cristo, ravvisando gli uni negli altri la presenza di Cristo. Nulla è insignificante di quanto è fatto per amore. Nessun atto di amore, nessuna testimonianza o azione comune portata avanti nel nome di Gesù, nessun raduno di preghiera è privo di importanza e di valore se risponde al desiderio del Signore che i suoi discepoli siano una cosa sola. Ciascuna di queste semplici azioni esprime dolcemente la nostra volontà di amarci gli uni gli altri con la misura con cui Gesù ci ha amato ed è capace di parlare ad un mondo spesso incapace di vedere la presenza di Dio, o indifferente ai suoi progetti. Il gruppo ecumenico irlandese responsabile per la preparazione della prima bozza del testo di quest’anno per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, era consapevole del ricco patrimonio spirituale irlandese, che vanta antiche radici cristiane e perciò condiviso da tutte le tradizioni cristiane. Era parimenti consapevole che le chiese cristiane sono state coinvolte e intrappolate nei conflitti e nelle tensioni che hanno dato forma alla vita dell’Irlanda nei secoli passati. Vi sono ferite profonde, causate o rese ancor più dolorose dalle divisioni fra cristiani. Questa è la terza volta, negli ultimi 25 anni, che il testo per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è preparato, nella sua prima stesura, da gruppi irlandesi, in un contesto di decrescen14 te livello di violenza, e nella crescente speranza di una pace veramente cristiana. Forti della ricca e complessa storia d’Irlanda, il gruppo incaricato quest’anno ha avuto più di un motivo per scegliere Mt 18, 20 quale testo biblico base e tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2006. In primo luogo, il gruppo incaricato desiderava attirare l’attenzione su Cristo quale sorgente della nostra unità, sottolineando come Egli ci abbia già mostrato la strada per divenire strumenti dell’unità voluta da Dio. In secondo luogo, mentre le speranze di pace nascono e muoiono secondo i gesti e le varie iniziative, i membri del gruppo hanno voluto richiamare all’attenzione la semplicità dei due o tre radunati insieme in cristiano amore reciproco, come strumento vivo per costruire relazioni fra persone e comunità divise. Molto spesso piccoli incontri, relazioni e amicizie a livello locale possono avere grande impatto nel creare uno spirito di pace e di riconciliazione. Molti recenti avvenimenti in Irlanda testimoniano questa verità. In terzo luogo, i membri del gruppo erano coscienti che la speranza per il domani, la pace e la riconciliazione per l’oggi comportano necessariamente l’affrontare dolorose memorie e ingiuriosi torti del passato. Il discepolato cristiano ci obbliga ad aiutare a trovare modi costruttivi per lenire le ferite del passato e dare testimonianza comune nella ricerca e nella scelta di sentieri di riconciliazione. È in questo spirito che incoraggiamo tutti i cristiani che celebrano la Settimana per l’unità e utilizzano questo materiale, a radunarsi insieme per pregare e per cercare, nell’amore vicendevole, di comprendersi al di là delle differenze. Potremo così divenire segni ancora più potenti di riconciliazione e di testimonianza della presenza dell’amore di Cristo che guarisce. I testi biblici e i commenti proposti per gli otto giorni, intendono fornire una riflessione fondata sull’invito di Gesù a radunarsi nel suo nome. Il primo giorno sviluppa l’idea che, dal momento che tutti i cristiani appartengono a Cristo, noi ci apparteniamo gli uni gli altri; siamo riuniti in una comune appartenenza che si manifesta nel comune riconoscimento del battesimo. Il secondo giorno offre una meditazione sull’umiltà del servizio (esemplificato nella lavanda dei piedi) come un mezzo importante per costruire insieme l’unità della Chiesa. Il terzo giorno focalizza l’importanza del pregare insieme per creare un legame con Gesù e fra noi, quasi suggerendo che Gesù abbia pregato affinché i suoi discepoli fossero una cosa sola, dal momento che essi non erano ancora uniti nel suo nome. Il tema del quarto giorno è quello della riconciliazione delle memorie, dell’offerta e dell’accettazione del perdono, quale elemento costitutivo nel processo di riscoperta e riappropriazione della nostra unità in Cristo. Il quinto giorno sottolinea la presenza di Dio come sorgente di pace e di riconciliazione, di coraggio e di forza, che ci muove a nostra volta a trovare strade per realizzare la pace. Il tema del sesto giorno ci offre l’opportunità di riflettere sul duplice movimento della missione: “radunare” e “mandare”. Entrambi hanno lo stesso scopo: realizzare la volontà del Padre di sorreggere il debole e proclamare che il Regno di Dio è vicino. Il settimo giorno sfida a riflettere su come accogliere il nostro prossimo e lo straniero, in tutta la loro alterità, vedendo in essi la presenza di Cristo come invito ad abbracciare l’imperativo ecumenico e a proseguire nel nostro impegno. L’ottavo giorno è centrato sull’attesa della meta del nostro pellegrinaggio verso la pienezza della presenza di Cristo. Mentre proseguiamo nel nostro viaggio, gradualmente scopriamo negli altri cristiani non più degli stranieri, ma dei compagni di viaggio, anticipando così insieme il giorno in cui saremo gli uni accanto agli altri, alla presenza di Cristo. Preparazione del testo della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2006 Il materiale elaborato è frutto del lavoro di un gruppo ecumenico di Dublino. Esprimiamo il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno preso parte alla elaborazione di questo testo (in ordine alfabetico): 15 P. Irineu Cracium (Chiesa greco-ortodossa) P. Athanasius George (Chiesa copta ortodossa di Irlanda) Rev. Mary Hunter (Chiesa presbiteriana in Irlanda) P. Hugh Kennedy (Chiesa cattolica) P. Brendan Leahy (Chiesa cattolica) Pastore Fritz-Gert Mayer (Chiesa luterana in Irlanda) P. John McCann (Chiesa cattolica) Rev. Alan McCormick (Chiesa di Irlanda) Rev. Elizabeth Newell (Chiesa metodista in Irlanda) P. Goddfrey O’Donnell (Chiesa ortodossa rumena di Irlanda) Il testo, nella forma attuale e nella sua completezza, è stato redatto durante un incontro della Commissione preparatoria internazionale nominata dalla commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese e dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani della Chiesa cattolica. Il gruppo si è riunito nel Centro Focolarino vicino Prosperous, County Kildare, Irlanda, sotto il generoso patrocinio della Conferenza episcopale irlandese. Desideriamo porgere il nostro più vivo ringraziamento all’arcivescovo Séan Brady, al vescovo Anthony Farquhar e a padre Brendan Leahy, insieme a tutto lo staff del Centro Focolare per la loro accogliente ospitalità e per la profusa cordialità con cui hanno assistito la Commissione preparatoria internazionale nel loro lavoro. **** 16 LETTURE BIBLICHE E COMMENTO PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA PRIMO GIORNO Uniti nella presenza di Cristo Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo (Efesini 4,5-6) Ezechiele 37,15-28 Abiterà con loro Il Signore mi parlò: «Ezechiele, prendi un bastone e scrivici sopra queste parole: Giuda e le tribù d’Israele unite a lui. Poi prendi un altro bastone e scrivici sopra: Giuseppe e tutte le altre tribù d’Israele unite a lui. Poi accostali l’uno all’altro in modo da formare un solo bastone nella tua mano. I tuoi compatrioti ti chiederanno che cosa significa. Tu dirai loro quel che io, il loro Dio, il Signore, dichiaro: Sto per prendere il bastone che rappresenta Giuseppe e le tribù d’Israele unite a lui e lo metto vicino al bastone che rappresenta Giuda. Uniti nella mia mano formeranno un solo bastone. E tu, Ezechiele, sotto i loro occhi, tieni in mano tua quei pezzi di legno sui quali hai scritto. Riferisci quel che io, Dio, il Signore, dichiaro: Sto per prendere gli Israeliti dalle nazioni dove sono andati, li radunerò da ogni luogo e li condurrò nella loro terra. Li unirò e formeranno una sola nazione sulle montagne d’Israele. Un solo re regnerà su tutti loro. Non esisterà più la divisione in due popoli e in due regni. Non si contamineranno più con i loro sporchi idoli, con riti disgustosi e con ogni sorta di peccato. Li libererò da tutte le loro infedeltà di cui si sono resi colpevoli verso di me. Li purificherò: essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Il mio servo Davide sarà il loro re, il loro unico pastore. Ubbidiranno alle mie leggi, osserveranno e applicheranno gli ordini che ho dato loro. Vivranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe e dove hanno vissuto i loro antenati. Vi abiteranno per sempre loro, i figli e tutti i discendenti. Il mio servo Davide regnerà su di loro per sempre. Farò con loro una alleanza valida per sempre, che assicurerà la pace. Li insedierò stabilmente e li renderò molto numerosi. Stabilirò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. Abiterò con loro: essi saranno il mio popolo, io sarò il loro Dio. Quando avrò messo il mio santuario in mezzo a loro per sempre, allora le nazioni riconosceranno che io sono il Signore e che ho consacrato Israele al mio servizio». Ti lodino i popoli, o Dio! Salmo 67 (66) Per il direttore del coro. Con strumenti a corda. Salmo. Canto. Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto: sappia la terra come egli ci guida, conoscano i popoli come egli ci salva. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Esultino e ti acclamino le nazioni, perché governi le genti con giustizia e guidi le nazioni sulla terra. Ti lodino i popoli, o Dio, Ti lodino i popoli tutti! La terra produca il suo frutto, ci benedica Dio, il nostro Dio! Ci benedica Dio e sia riconosciuto dai popoli di tutta la terra. Efesini 4,1-6 Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo Perciò, io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto! Siate sempre umili, cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo *Spirito Santo. Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Giovanni 14,23-27 Io verrò da lui con il Padre mio e abiteremo con lui Gesù rispose: – Se uno mi ama, metterà in pratica la mia parola, e il Padre mio lo amerà. Io verrò da lui con il Padre mio e abiteremo con lui. Chi non mi ama non mette in pratica quello che dico. E la parola che voi udite non viene da me ma dal Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono con voi. Ma il 17 Padre vi manderà nel mio nome un difensore: lo Spirito Santo. Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quel che ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace che io vi do non è come quella del mondo: non vi preoccupate, non abbiate paura. Commento La Scrittura sottolinea che la volontà del Signore è l’unità del suo popolo. Con le parole del profeta Ezechiele, il Signore afferma che Giuda e Israele – due regni divisi e talvolta estranei – torneranno ad essere uno. La presenza purificatrice di Dio li rafforzerò e li benedirò in un’alleanza di pace. La risposta spontanea all’unità donata da Dio deve essere la nostra gratitudine e la lode. Il salmista chiama tutte le nazioni ad unirsi nella lode a Dio, il cui potere salvifico può essere contemplato da tutti i popoli in tutta la terra. Gesù ha insegnato ai suoi discepoli che lui – insieme al Padre – sarebbe stato presente fra loro, avrebbe preparato una dimora per ciascuno di coloro che lo amano. Ma ha anche promesso che quella presenza non sarebbe terminata con la sua morte, ma che avrebbe continuato ad essere con ciascuno dei suoi seguaci – e perciò anche con noi, oggi – attraverso lo Spirito Santo. Cristo è presente non solo in ciascuno di noi, ma anche, come scritto nel vangelo di Matteo, ogni volta che due o tre si riuniscono nel suo nome. Essi formano una comunità cui Gesù infonde coraggio e che accompagna. L’appartenenza a Cristo ci accomuna, e il reciproco riconoscimento del battesimo ne è manifestazione inequivocabile. Nel battesimo Cristo chiama ciascuno di noi e ci assimila al suo Corpo: la Chiesa. In virtù di ciò, noi ci apparteniamo gli uni gli altri. Questa duplice comune appartenenza – a Cristo e gli uni agli altri – ci rende uno, malgrado le nostre differenze storiche, culturali, e le nostre posizioni teologiche: “perché, se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Preghiera Signore Gesù, ti rendiamo grazie per essere presente fra noi, dandoci vigore e coraggio per il nostro cammino. Rendici consapevoli della tua presenza e docili alla tua volontà in tutto ciò che facciamo. Accordaci la saggezza e l’umiltà per riconoscere nei nostri fratelli e sorelle la tua presenza. Rendici veramente un cuor solo, o Signore. Amen. 18 SECONDO GIORNO Costruire l’unità dei cristiani con Gesù in mezzo a noi. Ecumenismo quotidiano. Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri (Giovanni 13,14) Deuteronomio 30, 15-20 Così vivrete e diventerete numerosi «Fate attenzione, oggi vi propongo la scelta tra vita e felicità da una parte, morte e sventura dall’altra. Per questo oggi vi ordino di amare il Signore, vostro Dio, di seguire la sua strada e di osservare i suoi ordini, le sue leggi e le sue norme. Così vivrete e diventerete numerosi, e il Signore, vostro Dio, vi benedirà nella terra che state per conquistare. Ma se allontanerete il vostro cuore da lui e gli disubbidirete, se cederete alla tentazione di inginocchiarvi davanti ad altri dèi e di rendere loro culto, già da oggi vi dichiaro che farete una brutta fine: non rimarrete a lungo nella terra che state per conquistare al di là del fiume Giordano. «Oggi il cielo e la terra mi sono testimoni: vi propongo la scelta tra vita e morte, tra benedizione e maledizione: scegliete dunque la vita, così voi e i vostri discendenti potrete vivere! Questo sarà possibile se amerete il Signore, vostro Dio, se gli darete ascolto e gli rimarrete fedeli. Solo lui, infatti, vi dà la vita e tanti anni per abitare nella terra, che ha promesso di dare ai vostri padri, ad Abramo, Isacco e Giacobbe». Salmo 133 (132) Come è bello ritrovarsi con i fratelli Canto dei pellegrini. Salmo di Davide. Guarda come è bello e piacevole che i fratelli vivano insieme. È come profumo d’olio prezioso versato sul capo di Aronne, che scorre sulla barba fino sul collo del manto. È come una fresca rugiada che scende sul monte Sion abbondante come sull’Ermon In Sion, il Signore manda la sua benedizione: la vita per sempre! Dio ha dato a ciascuna parte del corpo il proprio posto 1 Corinzi 12,12-31 Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo. E tutti noi credenti, schiavi o liberi, di origine ebraica o pagana, siamo stati battezzati con lo stesso Spirito per formare un solo corpo, e tutti siamo stati dissetati dallo stesso Spirito. Il corpo infatti non è composto da una sola parte, ma da molte. Se il piede dicesse: “Io non sono una mano, perciò non faccio parte del corpo”, non cesserebbe per questo di fare parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: “Io non sono un occhio, perciò non faccio parte del corpo”, non cesserebbe per questo di essere parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? O se tutto il corpo fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ma Dio ha dato a ciascuna parte del corpo il proprio posto secondo la sua volontà. Se tutto l’insieme fosse una parte sola, dove sarebbe il corpo? Invece le parti sono molte, ma il corpo è uno solo. Quindi l’occhio non può dire alla mano: “Non ho bisogno di te”, o la testa non può dire ai piedi: “Non ho bisogno di voi”. Anzi, proprio le parti del corpo che ci sembrano più deboli, sono quelle più necessarie. E le parti che consideriamo meno nobili e decenti, le circondiamo di maggior premura. Le altre parti considerate più nobili non ne hanno bisogno. Dio ha disposto il corpo in modo che venga dato più onore alle parti che non ne hanno. Così non ci sono divisioni nel corpo: tutte le parti si preoccupano le une delle altre. Se una parte soffre, tutte le altre soffrono con lei; e se una parte è onorata, tutte le altre si rallegrano con lei. Voi siete il corpo di Cristo, e ciascuno di voi ne fa parte. Dio ha assegnato a ciascuno il proprio posto nella Chiesa: anzitutto gli apostoli, poi i profeti, quindi i catechisti. Poi ancora quelli che fanno miracoli, quelli che guariscono i malati o li assistono, quelli che hanno capacità organizzative e quelli che hanno il dono di parlare in lingue sconosciute. Non tutti sono apostoli o profeti o catechisti. Non tutti hanno il dono di fare miracoli, di compiere guarigioni, di parlare in lingue sconosciute o di saperle interpretare. Cercate di avere i doni migliori. Giovanni 13, 1-15 Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri Era ormai vicina la festa ebraica della *Pasqua. Gesù sapeva che era venuto per lui il momento di lasciare questo mondo e tornare al Padre. Egli aveva sempre amato i suoi discepoli che erano nel mondo, e li amò sino alla fine. All’ora della cena, il diavolo aveva già convinto Giuda (il figlio di Simone 19 Iscariota) a tradire Gesù. Gesù sapeva di aver avuto dal Padre ogni potere; sapeva pure che era venuto da Dio e che a Dio ritornava. Allora si alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano intorno ai fianchi, versò l’acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli. Poi li asciugava con il panno che aveva intorno ai fianchi. Quando arrivò il suo turno, Simon Pietro gli disse: – Signore, tu vuoi lavare i piedi a me? Gesù rispose: – Ora tu non capisci quello che io faccio; lo capirai dopo. Pietro replicò: – No, tu non mi laverai mai i piedi! Gesù ribatté: – Se io non ti lavo, tu non sarai veramente unito a me. Simon Pietro gli disse: – Signore, non lavarmi soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo. Gesù rispose: – Chi è già lavato non ha bisogno di lavarsi altro che i piedi. È completamente puro. Anche voi siete puri, ma non tutti. Infatti, sapeva già chi lo avrebbe tradito. Per questo disse: “Non tutti siete puri”. Gesù terminò di lavare i piedi ai discepoli, riprese la sua veste e si mise di nuovo a tavola. Poi disse: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate Maestro e Signore, e fate bene perché lo sono. Dunque, se io, Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Io vi ho dato un esempio perché facciate come io ho fatto a voi. Commento Come afferma il salmista: l’unità attrae. Dal momento che Cristo è fra noi, i cristiani hanno il dovere di rendere la vita quotidiana delle loro comunità il più possibile sintonica allo spirito del vangelo. Nel gesto di lavare i piedi ai suoi discepoli la sera prima della sua morte, Gesù ci lascia un esempio paradigmatico di quale debba essere il comportamento dei cristiani verso il loro prossimo. Nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo 12, Paolo esorta ad amarsi reciprocamente perché membri di uno stesso Corpo, benché nello Spirito Santo ciascuno sia diverso. La parola di Dio ci invita, quali fratelli e sorelle nella Chiesa, a prodigarci concretamente affinché la Chiesa possa servire il mondo. La partecipazione alla vita della Trinità non è solo un articolo della nostra fede. Il vangelo ci chiama con urgenza ad un costante impegno ecumenico, affinché la Chiesa possa rispecchiare la comunione trinitaria. Nel Dio Uno e Trino, che professiamo insieme a tante sorelle e fratelli, non abbiamo forse un esempio di amore condiviso fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo? Per i membri della Chiesa, procedere nel nome di Cristo comporta che un’azione positiva, anche modesta, realizzata comunitariamente vale più di una grossa opera realizzata da soli. Il significato del lavare i piedi va oltre il valore simbolico del gesto: esso significa aprire il proprio cuore in fedeltà a Gesù che ci esorta a servire l’unica Chiesa, di cui vogliamo essere allo stesso tempo pietre vive e costruttori. Preghiera O eterno Padre, uniti nel nome del tuo Figlio Gesù Cristo e nello Spirito consolatore, ci impegniamo a costruire una comunità cristiana con cuore ed entusiasmo rinnovati dal fuoco del tuo amore. Fa’ che possiamo testimoniare a quanti incontriamo ogni giorno un ecumenismo di diaconia, ad immagine del tuo Figlio che ha lavato i piedi ai suoi discepoli, affinché possiamo gustare un vivere nuovo alla tua presenza. Amen. 20 TERZO GIORNO Isaia 30,18-26 Pregare insieme nel nome di Gesù Il Signore è disposto a perdonarvi (Isaia 30, 18) Il Signore ha compassione di voi Eppure il Signore è disposto a perdonarvi. È pronto ad aver pietà, perché egli fa sempre quel che è giusto. Beato chi confida nel Signore! Ascoltate, popolo di Sion, voi che abitate a Gerusalemme: non dovrete più piangere. Il Signore ha compassione di voi e vi soccorre appena gridate a lui. Anche se vi attendono sempre tempi duri, il Signore che vi istruisce non si terrà più nascosto e potrete vederlo con i vostri occhi. Con le vostre orecchie sentirete una voce alle vostre spalle: «Questa è la via giusta, seguitela!». Vi insegnerà se dovete andare a destra o a sinistra. I vostri idoli, ricoperti d’oro e d’argento, non avranno più valore per voi. Li getterete via come spazzatura e direte: «Fuori di qui!». Quando seminerete il grano, il Signore vi concederà la pioggia per farlo crescere, e alla fine un abbondante raccolto. Quel giorno anche il vostro bestiame avrà ricchi pascoli. I buoi e gli asini che lavorano i campi mangeranno biada scelta e saporita e ne avranno in abbondanza. Nel giorno del grande massacro dei nemici, quando crolleranno le loro torri scorreranno fiumi d’acqua da ogni monte e da ogni collina. Quando il Signore curerà e fascerà la ferita dei suo popolo, la luna brillerà come il sole. La luce del sole sarà sette volte più intensa, sarà come la luce di sette giorni. Salmo 136 (135) Eterno è il suo amore per noi Lodate il Signore, egli è buono, eterno è il suo amore per noi Lodate Dio, più grande degli dèi, eterno è il suo amore per noi. Lodate il Signore, più potente dei signori, eterno è il suo amore per noi. Lui solo fa grandi prodigi: eterno è il suo amore per noi. Ha fatto i cieli con sapienza: eterno è il suo amore per noi. Ha disteso la terra sulle acque: eterno è il suo amore per noi. Ha creato il sole e la luna: eterno è il suo amore per noi; il sole per governare il giorno: eterno è il suo amore per noi; la luna e le stelle per la notte: eterno è il suo amore per noi. Ha colpito a morte i primogeniti egiziani: eterno è il suo amore per noi. Ha fatto uscire dall’Egitto il suo popolo: eterno è il suo amore per noi; con braccio forte e mano sicura: eterno è il suo amore per noi. Ha diviso in due il mar Rosso: eterno è il suo amore per noi; in mezzo ha fatto passare Israele: eterno è il suo amore per noi; ha travolto nel mare il faraone e i suoi soldati: eterno è il suo amore per noi. Ha guidato Israele nel deserto: eterno è il suo amore per noi. Ha colpito a morte re famosi: eterno è il suo amore per noi. Ha ucciso sovrani potenti: eterno è il suo amore per noi; Seon, re degli Amorrei: eterno è il suo amore per noi; e Og, sovrano di Basan: eterno è il suo amore per noi. Ha dato le loro terre al suo popolo: eterno è il suo amore per noi; in eredità a Israele, suo servo, eterno è il suo amore per noi. Nella nostra miseria si è ricordato di noi: eterno è il suo amore per noi. Ci ha strappato ai nostri oppressori: eterno è il suo amore per noi. Dona cibo ad ogni vivente: eterno è il suo amore per noi. Lodate Dio, il Signore dei cieli: eterno è il suo amore per noi. Atti 1,12-14 Insieme in preghiera Allora gli apostoli lasciarono il monte degli Ulivi e ritornarono a Gerusalemme. Questo monte è vicino alla città: a qualche minuto di strada a piedi. Quando furono arrivati, salirono al piano superiore della casa dove abitavano. Ecco i nomi degli apostoli: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone che era stato del partito degli zeloti, e Giuda figlio di Giacomo. Erano tutti concordi, e si riunivano regolarmente per la preghiera con le donne, con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui. Preghiera nel nome di Gesù Matteo 18,18-20 Vi assicuro che tutto quel che voi avrete proibito sulla terra sarà proibito anche in cielo; e tutto quel che voi permetterete sulla terra sarà permesso anche in cielo. E ancora vi assicuro che se due di voi, in terra, si troveranno d’accordo su quel che devono fare e chiederanno aiuto nella preghiera, il Padre mio che è in cielo glielo concederà. Perché se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro”. 21 Commento Riunirsi per la preghiera, come un’unica comunità in adorazione malgrado le differenze sul piano umano, è un tema ricorrente nella Bibbia. Le comunità si radunavano per il culto e per glorificare il Signore, per implorare il suo perdono e affidarsi alla sua misericordia e al suo aiuto. La clemenza di Dio si rivela ancor più nella sua giustizia. Le nostre preghiere sono responsi alla giustizia di Dio, a quanto Dio ha fatto per noi per primo, giacché “Cristo, [...] è morto per noi, quando eravamo ancora peccatori” (Rm 5, 8). Dio, in tutta la Bibbia, si rivela amore gratuito, paziente, redentivo. I salmi ci sono stati tramandati come inni e preghiere elevati dal popolo a Dio, e recitati quando si radunava per il culto. Recitare insieme quelle parole creava un legame saldo e un senso di appartenenza comune, che dava loro fiducia e sicurezza. Era naturale che tale tradizione continuasse nella Chiesa dei primi secoli. Non è stato forse Gesù stesso ad insegnare ai suoi discepoli come pregare? Nel vangelo di oggi Cristo ci insegna che, se saremo concordi nella preghiera, otterremo qualsiasi cosa chiederemo. Quando ci incontriamo fra cristiani, nell’amore e nella preghiera reciproca, possiamo essere certi che Cristo è presente fra noi. E se preghiamo insieme nel nome di Cristo, siamo anche da lui uniti gli uni agli altri, nell’intenzione di preghiera. Per questo motivo la preghiera elevata insieme è una preghiera potente. I discepoli di Gesù si votavano essi stessi alla preghiera e desideravano essere uniti. Forse la preghiera di Gesù che essi rimanessero uniti, elevata alla vigilia della sua morte, fu motivata dalla non perfetta comunione fra loro. Venti secoli più tardi, dobbiamo chiederci quanto abbiamo progredito nell’unità di preghiera, nel lavoro comune, nella vita, perché la nostra unità è un dono che viene da Dio e che dobbiamo umilmente cercare di conservare. L’apostolo ci esorta a pregare incessantemente lo Spirito Santo affinché discenda su di noi nuovamente, e pur nella nostra diversità, ci inviti all’unità. Preghiera O Dio Padre, insegnaci a pregare come Gesù ha insegnato ai suoi discepoli. Come erano uniti i loro cuori, fa’ che anche noi possiamo essere uniti nell’unica fede, nell’amore, nel servizio. Fa’ che possiamo celebrare anche la molteplicità, rallegrarci delle diversità, e condividere di buon cuore le ricchezze dei nostri diversi modi di pregare. Fa’ che il nostro radunarci nel nome di Gesù ci trasformi realmente in una sola cosa, affinché il mondo possa credere alla sua presenza fra noi. Amen. 22 QUARTO GIORNO Dal passato al presente: perdono e guarigione delle memorie Non dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette (Matteo 18, 22) Giona 3 Il pentimento di Ninive, la grande città Ancora una volta il Signore parlò a Giona: «Va’ a Ninive, la grande città, e porta ai suoi abitanti il messaggio che ti ho dato». Giona ubbidì al Signore e andò a Ninive. La città era così grande che ci volevano tre giorni per attraversarla. Giona camminò un giorno intero per le vie della città ripetendo il messaggio del Signore: «Tra quaranta giorni Ninive sarà distrutta». Gli abitanti di Ninive credettero al messaggio di Dio e decisero di fare un digiuno. Tutti, poveri e ricchi, si vestirono di sacco per mostrare il loro pentimento. Quando il re di Ninive lo seppe, si alzò dal trono e si tolse il manto; anche lui si vestì di sacco e si sedette nella cenere. Poi pubblicò un decreto per la popolazione di Ninive: «Ordine del re e dei suoi comandanti: Per tutti, uomini e bestie, grandi e piccoli, è proibito mangiare e bere. Per tutti, uomini e bestie, è obbligatorio coprirsi di sacco e gridare con forza a Dio. Ognuno rinunzi al proprio comportamento perverso e alle proprie cattive azioni. Così, forse, Dio ritornerà sulla sua decisione, non sarà più adirato e noi non moriremo». Dio vide che i Niniviti rinunziavano al loro comportamento perverso, ritornò sulla sua decisione e non li punì come aveva minacciato. Salmo 51 (50) Implorazione di perdono Per il direttore del coro. Salmo di Davide. Composto dopo la visita del profeta Natan a Davide, il quale aveva avuto una relazione con Betsabea. Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore; nella tua misericordia cancella il mio errore. Lavami da ogni mia colpa, purificami dal mio peccato. Sono colpevole e lo riconosco, il mio peccato è sempre davanti a me. Contro te, e te solo, ho peccato; ho agito contro la tua volontà. Quando condanni, tu sei giusto, le tue sentenze sono limpide. Fin dalla nascita sono nella colpa, peccatore mi ha concepito mia madre. Ma tu vuoi trovare dentro di me verità, nel profondo del cuore mi insegni la sapienza. Purificami dal peccato e sarò puro, lavami e sarò più bianco della neve. Fa’ che io ritrovi la gioia della festa, si rallegri quest’uomo che hai schiacciato. Togli lo sguardo dai miei peccati, cancella ogni mia colpa. Crea in me, o Dio, un cuore puro; dammi uno spirito rinnovato e saldo. Non respingermi lontano da te, non privarmi del tuo spirito santo. Ridonami la gioia di chi è salvato, mi sostenga il tuo spirito generoso. Ai peccatori mostrerò le tue vie e i malvagi torneranno a te. Liberami dal castigo della morte, mio Dio, e canterò la tua giustizia, mio Salvatore. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca canterà la tua lode. Se ti offro un sacrificio, tu non lo gradisci; se ti presento un’offerta, tu non l’accogli. Vero sacrificio è lo spirito pentito: tu non respingi, o Dio, un cuore abbattuto e umiliato. Dona il tuo amore e il tuo aiuto a Sion, rialza le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici prescritti, le offerte interamente consumate: tori saranno immolati sul tuo altare. Colossesi 3,12-17 Al di sopra di tutto ci sia sempre l’amore Ora voi siete il popolo di Dio. Egli vi ha scelti e vi ama. Perciò abbiate sentimenti nuovi: di misericordia, di bontà, di umiltà, di pazienza, e di dolcezza. Sopportatevi a vicenda: se avete motivo di lamentarvi degli altri, siate pronti a perdonare, come il Signore ha perdonato voi. Al di sopra di tutto ci sia sempre l’amore, perché soltanto l’amore tiene perfettamente uniti. E la pace, che è dono di Cristo, regni sempre nel vostro cuore. A questa pace Dio vi ha chiamati tutti insieme. Siate sempre riconoscenti. Il messaggio di Cristo, con tutta la sua ricchezza, sia sempre presente in mezzo a voi. Siate saggi e aiutatevi gli uni gli altri a diventarlo. Cantate a Dio salmi, inni e canti spirituali, volentieri e con riconoscenza. Tutto quello che fate, parole e azioni, tutto sia fatto nel nome di Gesù, nostro Signore; e per mezzo di lui ringraziate Dio, nostro Padre. Giovanni 8,1-11 Neppure io ti condanno 23 Gesù invece andò al monte degli Ulivi. La mattina presto tornò al Tempio, e il popolo si affollò attorno a lui. Gesù si mise seduto, e cominciò a insegnare. I maestri della Legge e i farisei portarono davanti a Gesù una donna sorpresa in adulterio e gli dissero: – Maestro, questa donna è stata sorpresa mentre tradiva suo marito. Nella sua legge Mosè ci ha ordinato di uccidere queste donne infedeli a colpi di pietra. Tu, che cosa ne dici? Parlavano così per metterlo alla prova: volevano avere pretesti per accusarlo. Ma Gesù guardava in terra, e scriveva col dito nella polvere. Quelli però insistevano con le domande. Allora Gesù alzò la testa e disse: – Chi tra voi è senza peccati, scagli per primo una pietra contro di lei. Poi si chinò di nuovo a scrivere in terra. Udite queste parole, quelli se ne andarono uno dopo l’altro, cominciando dai più anziani. Rimase soltanto Gesù, e la donna che era là in mezzo. Gesù si alzò e le disse: – Dove sono andati? Nessuno ti ha condannata? La donna rispose: – Nessuno, Signore. Gesù disse: – Neppure io ti condanno. Va’, ma d’ora in poi non peccare più! Commento Il riconoscimento del peccato passato, la grazia del perdono e della riconciliazione sono temi ricorrenti nelle letture di oggi. Le relazioni fra le chiese cristiane ancora portano le tracce di un passato segnato dalla fragilità umana e dal peccato. Alcune ferite si stanno risanando, ma altre sono ancora fonte di divisione e di sofferenza. Affrontare il passato può essere difficile e richiede una sincera ricerca nell’animo, sia per gli individui che per le comunità. Eppure questo è quanto Dio ci chiede se vogliamo davvero vivere come suo popolo e permettere alla pace di Cristo di governare nei nostri cuori e fra noi. Giona sfida il popolo di Ninive a confessare onestamente l’egocentrismo, il disprezzo per il bene e gli atti di violenza. Lancia questo appello a tutta la città e ai suoi abitanti: tutti devono lasciare la cattiva strada, abbandonare la violenza che è in loro. Il salmista supplica Dio di perdonarlo dal momento che anch’egli è vittima di un passato turbolento, riconosce le proprie mancanze e implora Dio di non abbandonarlo. Si sente responsabile per gli abitanti di Ninive e desidera mostrare loro la strada della verità e di una vita retta, cosicché anche essi possano riconciliarsi con Dio. Gli Scribi e i Farisei vedono solo l’inadempienza e il peccato della donna adultera. Essi la condannano per il suo passato, mentre rifiutano di riconoscere il loro passato e i loro peccati. Gesù ci invita a non lanciare la prima pietra, a non condannare, e, da ultimo, a non peccare più. La nostra ricerca di unità è fondata su questa chiamata. Il perdono non può essere misurato. È inesauribile come l’amore di Dio: tanto quanto settanta volte sette. Nel cammino ecumenico le nostre comunità sono chiamate a testimoniare la misericordia di Dio nella sua infinitezza. Preghiera O Dio di riconciliazione, aiutaci a superare il rancore e l’amarezza che le nostre cadute e i nostri peccati del passato hanno fatto crescere in noi. Donaci e insegnaci il perdono affinché noi possiamo, in umiltà, cercare la riconciliazione con te e con il nostro prossimo. Rafforza in noi l’amore per Cristo, sorgente e promessa di unità della tua Chiesa. Amen. 24 QUINTO GIORNO Dio presente in mezzo a noi: un imperativo alla pace Il Signore dell’universo è con noi (Salmo 46) 1 Re 19,1-13a Il suono di un profondo silenzio (il sussurro di una lieve brezza) Acab raccontò a sua moglie Gezabele tutto quel che Elia aveva fatto e come aveva ucciso tutti i profeti. Gezabele mandò un messaggero ad Elia per dirgli: «Mi puniscano gli dèi, se entro domani a quest’ora non ti avrò fatto fare la stessa fine dei profeti!» Elia ebbe paura e fuggì per salvarsi la vita. Arrivato a Bersabea, nel territorio di Giuda, lasciò il suo servitore e proseguì nel deserto un’altra giornata di cammino. Alla fine si mise sotto una ginestra. Si augurò di morire: «Signore, – disse, – non ne posso più! Toglimi la vita, perché non valgo più dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra, ma all’improvviso un angelo lo svegliò e disse: «Alzati e mangia». Subito notò accanto alla sua testa una focaccia, di quelle cotte su pietre arroventate, e una brocca d’acqua. Dopo aver mangiato e bevuto, si mise di nuovo a dormire. L’angelo del Signore lo svegliò una seconda volta: «Mangia ancora, – gli disse, – perché il cammino sarà molto lungo per te». EIia si alzò, mangiò e bevve. Poi, rinforzato da quel cibo, camminò quaranta giorni e quaranta notti, fino all’Oreb, il monte di Dio. Andò in una grotta e vi passò la notte. Il Signore gli chiese: - Che fai qui, Elia? Elia rispose: - Signore, Dio dell’universo, sono stato preso da un’ardente passione per te, quando ho visto che gli Israeliti hanno violato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari e hanno ucciso i tuoi profeti. Sono l’unico rimasto, ma cercano di togliermi la vita. Il Signore rispose ad Elia: - Esci dalla grotta e vieni sulla montagna, alla mia presenza. Infatti il Signore stava passando. Davanti a lui un vento fortissimo spaccava le montagne e fracassava le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento venne il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto venne il fuoco, ma il Signore non era neppure nel fuoco. Dopo il fuoco, Elia udì come un lieve sussurro. Salmo 46 (45) Il Signore dell’universo è con noi Per il direttore del coro. Canto dei figli di Core in sordina Dio è per noi sicuro rifugio, aiuto infallibile in ogni avversità. Non abbiamo paura se trema la terra, se i monti sprofondano nel mare; le acque possono sollevarsi infuriate, la loro forza può scuotere i monti! Il Signore dell’universo è con noi, ci protegge il Dio di Giacobbe! Un fiume e i suoi ruscelli allietano la città di Dio, la più santa delle dimore dell’Altissimo: non potrà vacillare, perché vi abita Dio. Egli la protegge fin dal primo mattino. I popoli si impauriscono, i regni crollano: Dio fa sentire la sua voce e la terra sconvolta. Il Signore dell’universo è con noi, ci protegge il dio di Giacobbe! Guardate che cosa ha compiuto il Signore, quali prodigi ha fatto sulla terra! In tutto il mondo pone fine alle guerre: spezza archi e lance, brucia gli scudi. «Lasciate le armi. Riconoscete che io sono Dio! Domino sui popoli, trionfo sul mondo intero». Il Signore dell’universo è con noi, ci protegge il dio di Giacobbe! Dio tratta tutti alla stessa maniera Atti 10,9-48 Il giorno dopo, mentre essi erano in cammino e stavano avvicinandosi alla città, Pietro salì sulla terrazza a pregare: era quasi mezzogiorno. Gli venne fame e voglia di mangiare. Mentre gli preparavano il pranzo, Pietro ebbe una visione. Vide il cielo aperto e qualcosa che scendeva: una specie di tovaglia grande, tenuta per i quattro angoli, che arrivava fino a terra. Dentro c’era ogni genere di animali, di rettili e di uccelli. Allora una voce gli disse: – Pietro, alzati! Uccidi e mangia! Ma Pietro rispose: – Non lo farò mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di proibito o di *impuro. Quella voce per la seconda volta gli disse: – Non devi considerare impuro quel che Dio ha dichiarato puro. 25 Questo accadde per tre volte; poi, all’improvviso, tutto fu risollevato verso il cielo. Mentre Pietro cercava di capire il significato di ciò che aveva visto, arrivarono gli uomini di Cornelio. Essi avevano chiesto dove abitava Pietro e quando furono presso la porta domandarono ad alta voce: “Alloggia qui Simone, detto anche Pietro?”. Mentre Pietro stava ripensando a quello che aveva visto, lo Spirito gli disse: “Senti, ci sono qui alcuni uomini che ti cercano. Alzati e va’ con loro senza paura, perché li ho mandati io da te”. Pietro scese incontro agli uomini e disse loro: “Eccomi, sono io quello che voi cercate. Per quale motivo siete qui?”. Quelli risposero: “Veniamo per conto di Cornelio, ufficiale romano. Egli è un uomo giusto che crede in Dio ed è stimato da tutti gli Ebrei. Un angelo del Signore gli ha suggerito di farti venire a casa sua e di ascoltare quello che tu hai da dirgli”. Pietro allora li fece entrare e li ospitò per la notte. Il giorno dopo, Pietro si mise in viaggio con gli uomini mandati da Cornelio. Anche alcuni credenti che abitavano a Giaffa vollero accompagnarlo. Il giorno seguente arrivarono a Cesarea. Cornelio aveva riunito in casa sua i parenti e gli amici più intimi e li stava aspettando. Mentre Pietro stava per entrare in casa, Cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi. Ma Pietro lo rialzò dicendogli: “Alzati! Sono un uomo anch’io!”. Poi, conversando con lui, entrò in casa. Qui trovò tutti quelli che si erano riuniti e disse loro: “Voi sapete che non è lecito a un Ebreo stare con un pagano o entrare in casa sua. Ma Dio mi ha mostrato che non si deve evitare nessun uomo come impuro. Perciò, appena chiamato, sono venuto senza alcuna esitazione. Ora vorrei sapere per quale motivo mi avete fatto venire”. Cornelio disse: “Quattro giorni fa, proprio a quest’ora, ero in casa e stavo recitando la preghiera del pomeriggio, quando mi si presentò un uomo in vesti candide. Egli mi disse: Cornelio, Dio ha accolto la tua preghiera e si è ricordato delle tue elemosine. Manda dunque qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, chiamato anche Pietro: è ospite nella casa di Simone, il conciatore di pelli, vicino al mare. Io allora ho mandato subito qualcuno a cercarti e tu hai fatto bene a venire da me. Ecco, ora noi siamo qui tutti riuniti davanti a Dio per ascoltare quello che il Signore ti ha ordinato di dirci”. Allora Pietro prese la parola e disse: “Davvero mi rendo conto che Dio tratta tutti alla stessa maniera: egli infatti ama tutti quelli che credono in lui e vivono secondo la sua volontà, senza guardare a quale popolo appartengono. Egli ha inviato il suo messaggio al popolo d’Israele, annunziando loro la salvezza per mezzo di Gesù Cristo: egli è il Signore di tutti gli uomini. Voi siete al corrente di quello che è accaduto in Galilea prima e in Giudea poi, dopo che Giovanni era venuto a predicare e a battezzare. Avete sentito parlare di Gesù di Nàzaret, che Dio ha consacrato con lo Spirito Santo e con la sua potenza. Egli è passato dovunque facendo del bene e guarendo tutti quelli che il demonio teneva sotto il suo potere: Dio infatti era con lui. Del resto, noi siamo testimoni di tutto quello che Gesù ha fatto nel paese degli Ebrei e a Gerusalemme. Lo uccisero mettendolo in croce, ma Dio lo ha fatto risorgere il terzo giorno e ha voluto che si facesse vedere non a tutto il popolo, ma a noi scelti da Dio come testimoni. Infatti dopo la sua risurrezione dai morti, noi abbiamo mangiato e bevuto con Gesù; poi egli ci ha comandato di annunziare al popolo e di proclamare che egli è colui che Dio ha posto come giudice dei vivi e dei morti. Tutti i profeti hanno parlato di Gesù dicendo che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati: lui infatti ha il potere di perdonare”. Mentre Pietro stava ancora parlando, lo Spirito Santo venne su tutti quelli che lo ascoltavano. I credenti di origine ebraica che erano venuti con Pietro rimasero molto meravigliati per il fatto che il dono dello Spirito Santo veniva dato anche ai pagani. Inoltre li sentivano parlare in altre lingue e lodare Dio. Allora Pietro disse: “Come si può ancora impedire che siano battezzati con l’acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?”. Allora ordinò di battezzarli nel nome di Gesù Cristo. Essi poi pregarono Pietro di rimanere con loro per alcuni giorni. Chi è il mio prossimo? Luca 10,25-37 Un maestro della Legge voleva tendere un tranello a Gesù. Si alzò e disse: – Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna? Gesù gli disse: – Che cosa c’è scritto nella legge di Mosè? Che cosa vi leggi? 26 Quell’uomo rispose: – C’è scritto: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e ama il prossimo tuo come te stesso. Gesù gli disse: – Hai risposto bene! Fa’ questo e vivrai! Ma quel maestro della Legge per giustificare la sua domanda chiese ancora a Gesù: – Ma chi è il mio prossimo? Gesù rispose: “Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gèrico, quando incontrò i briganti. Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso passò di là un sacerdote; vide l’uomo ferito, passò dall’altra parte della strada e proseguì. Anche un levita del Tempio passò per quella strada; lo vide, lo scansò e proseguì. Invece un uomo della Samaria, che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò. Poi lo caricò sul suo asino e lo portò a una locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo. Il giorno dopo tirò fuori due monete d’argento, le diede al padrone dell’albergo e gli disse: “Abbi cura di lui e se spenderai di più pagherò io quando ritorno””. A questo punto Gesù domandò: – Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo per quell’uomo che aveva incontrato i briganti? Il maestro della Legge rispose: – Quello che ha avuto compassione di lui. Gesù allora gli disse: – Va’ e comportati allo stesso modo. Commento Mentre riflettiamo sui testi biblici che parlano della presenza di Dio fra noi, siamo consapevoli di sfide sostanziali al nostro pellegrinaggio ecumenico. Come ai tempi di Elia, non ha senso cercare Dio oggi in un uragano o in un terremoto, giacché la sua presenza rassicurante e pacificatrice si trova nella lieve brezza o nel completo silenzio. Dobbiamo rendere nostra la convinzione del salmista: Dio è la nostra unica forza. Seguendo l’esempio di un Dio che rompe gli archi e spezza le lance per portare la pace, anche noi dobbiamo deporre ogni motivo di conflitto. L’episodio narrato negli Atti degli Apostoli, ci invita a meditare sullo spirito del Cristo Risorto, all’opera in ogni angolo della terra. L’esempio di un Dio imparziale, ci obbliga ad andare oltre i nostri schemi umani. La parabola del buon samaritano ci ricorda che non possiamo passare oltre quando vediamo un fratello o una sorella in difficoltà. Come possiamo allora non sentirci noi stessi colpiti quando un’altra comunità ecclesiale è in difficoltà? Preghiera Riuniti nel nome di Cristo Gesù, o Padre, ti preghiamo: fa’ che sentiamo la tua presenza e aiutaci a discernere i modi in cui Tu vuoi condurci nel nostro pellegrinaggio ecumenico. Ogni onore e gloria a te, nei secoli dei secoli. Amen. 27 SESTO GIORNO Missione nel nome di Gesù Il Padre vostro che è in cielo vuole che nessuna di queste persone semplici vada perduta (Matteo 18, 14) Daniele 3,19-30 Testimoniare la fede Nabucodonosor si infuriò violentemente con Sadrach, Mesach e Abdenego e ordinò di aumentare il fuoco della fornace sette volte più del solito. Comandò poi ad alcuni soldati tra i più forti del suo esercito di legare Sadrach, Mesach e Abdenego e di gettarli nella fornace ardente. E subito, così com’erano vestiti, con i mantelli, i calzari, le tuniche e i turbanti furono gettati nella fornace ardente. Secondo l’ordine severo del re, la fornace era stata accesa al massimo. Perciò, appena i soldati andarono per gettare nel fuoco Sadrach, Mesach e Abdenego, essi stessi morirono bruciati dalle fiamme. Sadrach, Mesach e Abdenego caddero, tutti e tre, legati, nella fornace ardente. Allora il re Nabucodonosor balzò in piedi meravigliato e domandò ai suoi ministri: - Non abbiamo gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco? Essi risposero: - Certo, maestà! Il re continuò: - Eppure io vedo quattro uomini, sciolti, camminare in mezzo al fuoco. Non sono bruciati e il quarto poi somiglia a un essere divino. Nabucodonosor si avvicinò alla bocca della fornace ardente e gridò: «Sadrach, Mesach e Abdenego, servi del Dio Altissimo, uscite fuori!». E subito essi uscirono dalla fornace. I satrapi, i prefetti, i governatori e i ministri del re si radunarono per vederli: i loro corpi non avevano alcun segno del fuoco, neppure i capelli erano stati bruciati, né i loro vestiti danneggiati, e non avevano nessun odore di bruciato. Il re gridò: «Lode al Dio di Sadrach, di Mesach e di Abdenego! Egli ha mandato il suo angelo a salvare i suoi servi che, confidando in lui, hanno trasgredito i miei ordini. Hanno preferito mettere in pericolo la loro vita piuttosto che servire e adorare altri dèi. Perciò io ordino: Se qualcuno, a qualsiasi popolo, lingua o nazione appartenga, reca offesa al Dio di Sadrach, di Mesach e di Abdenego sarà tagliato a pezzi e la sua casa trasformata in un letamaio. Nessun altro Dio può compiere una simile liberazione». In seguito il re affidò a Sadrach, Mesach e Abdenego incarichi di maggiore responsabilità nella provincia di Babilonia. Salmo 146 (145) Lode a Dio Salvatore Alleluia, gloria al Signore. Voglio lodare il Signore. A lui canterò per sempre, loderò il mio Dio finché avrò vita. Non contate su gente influente: sono uomini, non possono salvarvi; muoiono, ritornano alla terra, ogni progetto vien sepolto con loro. Felice l’uomo fedele, che conta sull’aiuto del Dio di Giacobbe e mette ogni sua speranza nel Signore suo Dio. Il Signore ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto quello che esiste; mantiene la sua parola, difende la causa dei perseguitati. Il Signore libera i prigionieri, dà il pane agli affamati; Il Signore apre gli occhi ai ciechi, rialza chi è caduto e ama gli onesti. Il Signore protegge lo straniero, difende l’orfano e la vedova e sbarra il cammino agli oppressori. Questo è il tuo Dio, o Sion. Egli è re in ogni tempo; il suo potere rimane per sempre. Alleluia, gloria al Signore. Atti 8,26-40 La testimonianza di Filippo all’eunuco etiope Un angelo del Signore parlò così a Filippo: “Alzati, e va’ verso sud, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza: è una strada deserta”. Filippo si alzò e si mise in cammino. Tutto a un tratto incontrò un Etiope: era un eunuco, un funzionario di Candace, regina dell’Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori. Era venuto a Gerusalemme per adorare Dio e ora ritornava nella sua patria. Seduto sul suo carro, egli stava leggendo una delle profezie di Isaia. Allora lo Spirito di Dio disse a Filippo: “Va’ avanti e raggiungi quel carro”. Filippo gli corse vicino e sentì che quell’uomo stava leggendo un brano del profeta Isaia. Gli disse: “Capisci quello che leggi?”. Ma quello rispose: “Come posso capire se nessuno me lo spiega?”. Poi invitò Filippo a salire sul carro 28 e a sedersi accanto a lui. Il brano della Bibbia che stava leggendo era questo: Come una pecora fu condotto al macello, e come un agnello che tace dinanzi a chi lo tosa, così egli non aprì bocca. È stato umiliato ma ottenne giustizia. Non potrà avere discendenti, perché con violenza gli è stata tolta la vita. Rivoltosi a Filippo l’eunuco disse: “Dimmi, per piacere: queste cose il profeta di chi le dice: di se stesso o di un altro?”. Allora Filippo prese la parola e cominciando da questo brano della Bibbia gli annunziò chi era Gesù. Lungo la via arrivarono a un luogo dove c’era acqua e l’Etiope disse: “Ecco, qui c’è dell’acqua! Che cosa mi impedisce di essere battezzato?”. Allora l’eunuco fece fermare il carro: Filippo e l’eunuco discesero insieme nell’acqua e Filippo lo battezzò. Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore portò via Filippo, e l’eunuco non lo vide più. Tuttavia egli continuò il suo viaggio, pieno di gioia. Filippo poi si trovò presso la città di Azoto; da quella città fino a Cesarèa egli predicava a tutti. Luca 10,1-12 Gesù manda i discepoli Dopo questi fatti il Signore scelse altri settantadue discepoli. Essi dovevano entrare prima di Gesù nei villaggi o nelle borgate che egli stava per visitare. Li mandò a due a due dicendo loro: “La messe da raccogliere è molta ma gli operai sono pochi. Pregate perciò il padrone del campo perché mandi operai a raccogliere la sua messe. “Andate! Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate né borsa, né sacco, né sandali. Lungo il cammino non fermatevi a salutare nessuno. Quando entrate in una casa, dite subito a quelli che vi abitano: Pace a voi! Se tra loro vi è qualcuno che ama la pace riceverà quella pace che gli avete augurato, altrimenti il vostro augurio resterà senza effetto. Restate in quella casa, mangiate e bevete quel che vi daranno, perché l’operaio ha diritto al suo salario. Non passate di casa in casa. “Quando andate in una città, se qualcuno vi accoglie, mangiate quel che vi offre. Guarite i malati che trovate e dite loro: Il regno di Dio ora è vicino a voi! “Se invece entrate in una città e nessuno vi accoglie, allora uscite sulle piazze e dite: Contro di voi noi scuotiamo anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi. Sappiate però che il regno di Dio è vicino. “Vi assicuro che nel giorno del giudizio gli abitanti di Sòdoma saranno trattati meno severamente degli abitanti di quella città. Commento Oggi le letture presentano persone che sono state chiamate da Dio a testimoniare la propria fede. Sadrach, Mesach e Abdenego hanno una forte e salda fede nell’Unico che li salva. Il loro fervore, il coraggio e la testimonianza comune, anche di fronte ad un grande pericolo per la loro vita, convincono il re e i suoi dignitari che il loro Dio è il vero e unico Dio. La loro testimonianza di fede è servita anche a riunire gli scoraggiati di Israele; in questo modo il popolo può rafforzarsi e ritrovare l’unità proprio in Dio. Il salmista canta le lodi al Signore, che si china sul suo popolo in ogni circostanza, affinché ritrovi sicurezza e salvezza. L’atto supremo dell’amore di Dio per il suo popolo è stato Gesù. Egli raccoglie i deboli e i dispersi, e richiede dai suoi discepoli entusiasmo e dedizione nell’annuncio della buona novella del Regno di Dio e nella missione nel nome di Cristo. Filippo trasfonde l’entusiasmo della prima chiesa. Egli coglie ogni opportunità che si presenta per adempiere la missione di Gesù. Noi, seguaci di Cristo oggi, siamo chiamati ad essere missionari. Il messaggio del vangelo è sempre più incisivo quando i cristiani sono uniti nell’offrire una comune testimonianza alla verità. A noi ora condividere la buona novella con il nostro prossimo, per cui siamo chiamati: - ad avere coraggio di fronte a coloro che non credono 29 - a non rintanarci nella sicurezza della nostra cultura e della nostra tradizione religiosa - a trovare modi innovativi di predicare il vangelo di Gesù Cristo - ad trarre ispirazione ed entusiasmo dalla nostra comune fede - a seguire l’esempio della compassione di Gesù, lavorando insieme nell’alleviare le sofferenze del nostro mondo - a sfidare l’ingiustizia nel mondo e assumere le difese dei poveri. Di fronte ad un mondo in rapida evoluzione, la testimonianza al vangelo che i cristiani possono offrire in solido scaturisce dalla nostra attività missionaria e dal nostro essere assieme ai più deboli, cosicché nessuno dei più piccoli vada perduto. Abbiamo perciò una doppia chiamata cui rispondere! Preghiera O Signore, Dio vivente, risveglia in noi il desiderio di essere un popolo missionario. Rendici attenti alla tua chiamata e dacci la perseveranza nel seguire il tuo Spirito. Fa’ che, attraverso la nostra comune testimonianza, diventiamo uno con i più deboli, per proclamare in tutto il mondo il vangelo della venuta del tuo Regno. Amen. 30 SETTIMO GIORNO Riconoscere la presenza di Dio nell’altro: accogliere l’altro nel nome di Gesù E chi per amor mio accoglie un bambino come questo, accoglie me (Matteo 18,5) Esodo 3,1-17 Il roveto ardente In quel tempo Mosè portava al pascolo il gregge di suo suocero Ietro. Una volta condusse il gregge oltre il deserto e arrivò fino all’Oreb, la montagna di Dio. Gli apparve allora l’angelo del Signore come una fiamma di fuoco in un cespuglio. Mosè osservò e si accorse che il cespuglio bruciava ma non si consumava. Pensò allora di avvicinarsi per rendersi conto meglio di quel fatto straordinario; egli voleva capire perché il cespuglio non veniva consumato dal fuoco. Il Signore vide che si era avvicinato per guardare e Dio chiamò dal cespuglio: - Mosè, Mosè! Egli rispose: - Eccomi! Il Signore gli comandò: - Fermati lì! Togliti i sandali, perché il luogo dove ti trovi è terra sacra! Io sono il Dio di tuo padre, lo stesso Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Mosè si coprì la faccia perché aveva paura di guardare Dio. Il Signore aggiunse: - Ho visto le disgrazie del mio popolo in Egitto, ho ascoltato il suo lamento a causa della durezza dei sorveglianti e ho preso a cuore la sua sofferenza. Sono venuto a liberarlo dalla schiavitù degli Egiziani, lo farò uscire da quel paese e lo condurrò verso una terra fertile e spaziosa dove scorre latte e miele: cioè nella regione che ora è abitata dai Cananei, dagli Ittiti, dagli Amorrei, dai Perizziti, dagli Evei e dai Gebusei. Il grido degli Israeliti è giunto fino a me e ho visto come gli Egiziani li opprimono. Ora, va’! Io ti mando dal faraone per far uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti. Mosè rispose: - Ma chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto? Allora Dio gli disse: - Io sarò con te! E questo sarà per te il segno che proprio io ti mando: quando avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, voi verrete ad adorarmi su questo monte. Mosè rispose a Dio: - Ecco, quando andrò dagli Israeliti e dirò loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi, essi mi chiederanno: «Come si chiama?». E io che cosa dovrò rispondere? E Dio disse a Mosè: - Io sarò sempre quello che sono! Poi soggiunse: - Così dovrai rispondere agli Israeliti: Il Dio che si chiama «Io-Sono», mi ha mandato da voi. Infine Dio ordinò a Mosè: - Tu dovrai dire agli Israeliti: il Signore, Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi. Questo è il mio nome per sempre e in questo modo voglio essere ricordato dalle generazioni future. Va’, raduna gli anziani degli Israeliti e dì loro: Il Signore, Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe mi è apparso e mi ha detto: Ho visto come siete maltrattati in Egitto e ho deciso: vi libererò dalla schiavitù d’Egitto e vi condurrò verso la terra dei Cananei, degli lttiti, degli Amorrei, dei Perizziti, degli Evei e dei Gebusei, una terra dove scorre latte e miele. Il Signore salva chi ha perso ogni speranza Salmo 34 Salmo di Davide. Si riferisce a quando egli si finse pazzo davanti ad Abimelech e, scacciato, se ne andò. Benedirò il Signore in ogni tempo: sulle mie labbra sempre la sua lode. Io voglio gloriarmi del Signore: gli umili udranno e saranno felici. Celebrate con me il Signore perché è grande, esaltiamo tutti insieme il suo Nome. Ho cercato il Signore e m’ha risposto, da tutti i timori m’ha liberato. Chi 31 guarda a lui diventa raggiante, dal suo volto svanisce la vergogna. Se un povero grida, il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angustie. L’angelo del Signore veglia su chi lo teme e lo salva da ogni pericolo. Gustate e vedete come è buono il Signore: felice l’uomo che in lui si rifugia. Ubbidite al Signore, voi suoi fedeli: nulla manca all’uomo che lo teme. Anche il leone può soffrire la fame, ma chi cerca il Signore non manca di nulla. Venite, figli, ascoltatemi: io vi insegnerò il timore del Signore. Se un uomo desidera gustare la vita, se vuole vedere molti giorni felici, tenga lontano la lingua dal male con le sue labbra non dica menzogne. Fugga il male e pratichi il bene, cerchi la pace e ne segua la via! L’occhio del Signore segue i giusti, il suo orecchio ne ascolta le grida. Il suo sguardo affronta i malvagi, e ne cancella perfino il ricordo. Il Signore ascolta chi lo invoca e lo libera da tutte le sue angustie. Il Signore è vicino a chi ha il cuore affranto, salva chi ha perso ogni speranza. Molti mali colpiscono il giusto, ma il Signore lo libera da tutti. Il Signore protegge anche le sue ossa, neppure uno gli sarà spezzato. Il male ucciderà il malvagio; chi odia il giusto sarà condannato. Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, chi ricorre a lui non sarà condannato. Io sono Gesù che tu perseguiti Atti 9,1-16 Saulo intanto continuava a minacciare i discepoli del Signore e faceva di tutto per farli morire. Si presentò al sommo sacerdote, e gli domandò una lettera di presentazione per le sinagoghe di Damasco. Intendeva arrestare, qualora ne avesse trovati, uomini e donne, seguaci della nuova fede, e condurli a Gerusalemme. Cammin facendo, mentre stava avvicinandosi a Damasco, all’improvviso una luce dal cielo lo avvolse. 4Allora cadde a terra e udì una voce che gli diceva: – Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? E Saulo rispose: – Chi sei, Signore? E quello disse: – Io sono Gesù che tu perseguiti! Ma su, alzati, e va’ in città: là qualcuno ti dirà quello che devi fare. I compagni di viaggio di Saulo si fermarono senza parola: la voce essi l’avevano sentita, ma non avevano visto nessuno. Poi Saulo si alzò da terra. Aprì gli occhi ma non ci vedeva. I suoi compagni allora lo presero per mano e lo condussero in città, a Damasco. Là passò tre giorni senza vedere. Durante quel tempo non mangiò né bevve. A Damasco viveva un cristiano che si chiamava Anania. Il Signore in una visione lo chiamò: – Anania! Ed egli rispose: – Eccomi, Signore! Allora il Signore gli disse: – Alzati e va’ nella via che è chiamata Diritta. Entra nella casa di Giuda e cerca un uomo di Tarso chiamato Saulo. Egli sta pregando e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venirgli incontro e mettergli le mani sugli occhi perché ricuperi la vista. Anania rispose: – Signore, ho sentito molti parlare di quest’uomo e so quanto male ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. So anche che ha ottenuto dai capi dei sacerdoti l’autorizzazione di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome. Ma il Signore disse: – Va’, perché io ho scelto quest’uomo. Egli sarà utile per farmi conoscere agli stranieri, ai re e ai figli d’Israele. Io stesso gli mostrerò quanto dovrà soffrire per me. Matteo 25,31-46 Gesù è presente nel nostro prossimo “Quando il *Figlio dell’uomo verrà nel suo splendore, insieme con gli angeli, si siederà sul suo trono glorioso. Tutti i popoli della terra saranno riuniti di fronte a lui ed egli li separerà in due gruppi, come fa il pastore quando separa le pecore dalle capre: metterà i giusti da una parte e i malvagi dall’altra. “Allora il re dirà ai giusti: – Venite, voi che siete i benedetti dal Padre mio; entrate nel regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Perché, io ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi 32 avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato nella vostra casa; ero nudo e mi avete dato i vestiti; ero malato e siete venuti a curarmi; ero in prigione e siete venuti a trovarmi. “E i giusti diranno: – Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo incontrato forestiero e ti abbiamo ospitato nella nostra casa, o nudo e ti abbiamo dato i vestiti? Quando ti abbiamo visto malato o in prigione e siamo venuti a trovarti? “Il re risponderà: – In verità, vi dico: tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me! “Poi dirà ai malvagi: – Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che Dio ha preparato per il diavolo e per i suoi servi! Perché, io ho avuto fame e voi non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato nella vostra casa; ero nudo e non mi avete dato i vestiti; ero malato e in prigione e voi non siete venuti a trovarmi. “E anche quelli diranno: – Quando ti abbiamo visto affamato, assetato, forestiero, nudo, malato o in prigione e non ti abbiamo aiutato? “Allora il re risponderà: – In verità, vi dico: tutto quel che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l’avete fatto a me. “E questi andranno nella punizione eterna mentre i giusti andranno nella vita eterna”. Commento Nel momento in cui Dio annunciò che avrebbe liberato il popolo di Israele dalla schiavitù di Egitto conducendolo in una terra dove scorreva latte e miele, Egli volle manifestare la sua presenza a Mosè in un roveto ardente che non veniva consumato dal fuoco, cosicché il popolo fosse rassicurato della presenza del Dio dei suoi Padri: “Io sarò sempre quello che sono” (Es 3, 14). Egli non era un Dio distante che non si prendeva cura del suo popolo, ma una presenza e una persona cui stava molto a cuore il destino del popolo che si era scelto. Dio avrebbe più tardi confermato la natura del suo essere nella persona di suo Figlio, Gesù Cristo, il quale ci ricorda che dobbiamo diventare come bambini se vogliamo entrare nel suo Regno! Non è nella grandezza di questo mondo che troveremo Cristo, ma nella innocenza dei bimbi (e di coloro che avranno saputo diventare come loro, per innocenza e umiltà). Nell’accogliere loro fra noi, accogliamo Cristo. Gesù ci assicura ancora una volta che Egli è presente fra noi quando custodiamo la sua parola, quando due o tre sono radunati nel suo nome; quando sono perseguitati per amore del suo nome, e, soprattutto, quando obbediscono al suo comandamento durante l’Ultima Cena: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Sebbene, infatti, possiamo non essere d’accordo sull’esatta natura della presenza di Cristo, concordiamo, almeno, che Egli è presente nei nostri cuori e nelle nostre menti. Quando nutriamo gli affamati, curiamo i malati, visitiamo i prigionieri, vestiamo gli ignudi e ospitiamo lo straniero, accogliamo Gesù. Il Consiglio ecumenico delle chiese è stato fondato nel 1948, in parte anche per rispondere all’urgente bisogno che i cristiani collaborassero nel compito di portare aiuto e riconciliazione a coloro le cui vite erano state devastate dalla Seconda guerra mondiale. Il compito diaconale ed ecumenico continua oggi con ancor maggiore urgenza. Allo stesso tempo, i teologi oggi si impegnano per trovare la strada verso una maggiore unità all’interno della chiesa. Anche qui la parola “straniero” è una parola chiave. Gesù ci dice che dovremmo amare i nostri vicini proprio nella loro alterità. Questo chiaro insegnamento a riconoscere che lo straniero, l’altro, appartiene a Cristo, nonostante possa essere diverso, è un esempio del modo in cui dobbiamo intraprendere il dialogo ecumenico e farlo progredire. Se riconosceremo la presenza di Cristo nello straniero di un’altra tradizione ecclesiale, non ne avremo più paura. Potremmo, anzi, imparare gli uni dagli altri. In questo modo, dav33 vero sapremo progredire nel cammino verso l’unità. È nella nostra consapevolezza della presenza continua di Cristo fra noi, in tanti modi diversi, che riconosciamo che Egli è davvero parte delle nostre vite. Non solo una figura nella storia che ha insegnato come dovremmo vivere, ma davvero presente e attivo nel mondo di oggi, mediante lo Spirito Santo. Preghiera O eterno Padre, concedici di riconoscere la tua presenza fra noi in diversi modi affinché nelle nostre chiese e nella società possa crescere il desiderio di unità e la nostra fervida preghiera per l’intima unione del Corpo di Cristo, la tua Chiesa, possa divenire ancora più fervente. Ti preghiamo nel nome di Gesù. Amen. 34 OTTAVO GIORNO Esodo 40,34-38 Uniti nella speranza In quel giorno conoscerete che io vivo unito al Padre, e voi siete uniti a me e io a voi (Giovanni 14, 20) Durante tutto il tempo del viaggio la nube del Signore era sopra la tenda dell’incontro Allora la nube coprì la tenda dell’incontro e la presenza gloriosa del Signore riempì l’Abitazione. Mosè non poté più entrare nella tenda dell’incontro perché su di essa c’era la nube e la presenza gloriosa del Signore riempiva l’Abitazione. A ogni tappa, quando la nube si alzava dall’Abitazione, gli Israeliti levavano l’accampamento. Se però la nube non si alzava, essi non partivano, e attendevano che la nube si fosse alzata. Durante tutto il tempo del viaggio il Signore manifestò la sua presenza agli Israeliti con la nube, che di giorno copriva l’Abitazione, e con il fuoco, che di notte brillava in essa. Spera in Dio! Tornerò a lodarlo Salmo 42 (41) Per il direttore del coro. Poema cantato dei figli di Core. Come la cerva assetata cerca un corso d’acqua, anch’io vado in cerca di te, di te, mio Dio. Di te ho sete, o Dio, Dio vivente: quando potrò venire e stare alla tua presenza? Le lacrime sono il mio pane, di giorno e di notte, mentre tutti continuano a dirmi: «Dov’è il tuo Dio?». Torna il ricordo e mi sento venir meno: camminavo verso il tempio, la casa di Dio, tra i canti di una folla esultante e festosa. Perché sei così triste, così abbattuta, anima mia? Spera in Dio! tornerò a lodarlo, lui, mia salvezza e mio Dio. Sono abbattuto, ma anche da lontano mi ricordo di te, dalle terre del Giordano e dell’Ermon, dal monte Misar. Precipitano acque impetuose di cascata in cascata: su di me sono passate tutte le tue onde. Di giorno, mandi il Signore la sua misericordia; di notte, canto la mia lode al Dio che mi dà vita. Dirò al Signore: Mia roccia, perché mi hai dimenticato? perché cammino così triste, oppresso dal nemico? Mi coprono di insulti, mi spezzano le ossa; continuano a dirmi: «Dov’è il tuo Dio?». Perché sei così triste, così abbattuta, anima mia? Spera in Dio! tornerò a lodarlo, lui, mia salvezza e mio Dio. Egli sarò Dio con loro Apocalisse 21,1-6 Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, – il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c’era più, – e vidi venire dal cielo, da parte di Dio, la santa città, la nuova Gerusalemme, ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo. Una voce forte che veniva dal trono esclamò: “Ecco l’abitazione di Dio fra gli uomini; essi saranno suo popolo ed egli sarà Dio con loro”. Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre”. 5Allora Dio dal suo trono disse: “Ora faccio nuova ogni cosa”. Poi mi disse: “Scrivi, perché ciò che dico è vero e degno di essere creduto”. E aggiunse: “È fatto. Io sono l’inizio e la Fine, il Primo e l’Ultimo. A chi ha sete io darò gratuitamente l’acqua della vita. Giovanni 14,15-31 Non vi lascerò orfani Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro difensore che starà sempre con voi, lo Spirito della verità. Il mondo non lo vede e non lo conosce, perciò non può riceverlo. Voi lo conoscete, perché è con voi e sarà con voi sempre. Non vi lascerò orfani, tornerò da voi. Fra poco il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete, perché io ho la vita e anche voi vivrete. In quel giorno conoscerete che io vivo unito al Padre, e voi siete uniti a me e io a voi. Chi mi ama veramente, conosce i miei comandamenti e li mette in pratica. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio; anch’io l’amerò e mi farò conoscere a lui. Giuda (non l’Iscariota) gli disse: – Signore, perché vuoi farti conoscere a noi e non al mondo? Gesù rispose: – Se uno mi ama, metterà in pratica la mia parola, e il Padre mio lo amerà. Io verrò da lui con il Padre 35 mio e abiteremo con lui. Chi non mi ama non mette in pratica quello che dico. E la parola che voi udite non viene da me ma dal Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono con voi. Ma il Padre vi manderà nel mio nome un difensore: lo *Spirito Santo. Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quel che ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace che io vi do non è come quella del mondo: non vi preoccupate, non abbiate paura. Avete sentito quel che vi ho detto prima: Me ne vado, ma poi tornerò da voi. Se mi amate, dovreste rallegrarvi che io vada dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Tutto questo ve l’ho detto prima, perché quando accadrà abbiate fede in me. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene Satana, il dominatore di questo mondo. Egli non ha potere su di me, ma il mondo deve capire che io amo il Padre e che faccio esattamente come mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via! Commento Il popolo di Dio fu guidato da Mosè nel deserto. Mentre attraversavano quella desolazione, Dio era presente in una colonna di nubi di giorno e in una di fuoco di notte. La comunità di Dio esprime, nel salmo, il desiderio vitale e la speranza che fugheranno il dubbio e la tristezza. Il nuovo popolo nato dal vangelo è un popolo in pellegrinaggio, in viaggio verso la pienezza di vita della nuova creazione, quando Dio dimorerà in noi tergendo ogni lacrima dai nostri occhi. La morte non esisterà più. Sofferenza e divisione saranno sconfitte. Ci sarà solo una umanità rinnovata e unita in Dio. Ora, però, siamo ancora in via. Condividiamo la stessa speranza e apparteniamo all’unico Dio. Nel nostro peregrinare non siamo abbandonati. Gesù non ci ha lasciati orfani, perché ci è stato dato lo Spirito. Ed è Spirito di speranza, Spirito di amore. Ci è stata data la pace di Cristo, che ci conforta e ci fa permanere nell’amore. Se amiamo Cristo, conserveremo la sua parola. Il tema di questa Settimana ci ricorda la promessa di Cristo: “se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Con Gesù, Verbo eterno del Padre che vive in mezzo a noi, siamo orientati ad un viaggio di speranza, possiamo aiutarci gli uni gli altri a rimanere fedeli in questo cammino. Per la potenza dello Spirito Santo, Gesù Cristo ci conduce verso un rinnovamento voluto da Dio Padre. La comunità riconciliata e riconciliatrice, impegno e meta del movimento ecumenico, è segno e anticipo della nuova creazione. Con la grazia di Dio, noi siamo in cammino per vivere da ora, il più possibile, “in terra come in cielo” (Mt 6, 10). Preghiera Padre eterno, uniti nel nome di Gesù ti preghiamo: donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non prevarrà, che le nostre divisioni cesseranno, che non ci lasceremo andare allo sconforto e che appoggeremo alla speranza della pienezza di vita l’amore e la luce che Tu hai promesso a coloro che ami e che serbano la tua parola. Amen. 36 APPENDICE SITUAZIONE ECUMENICA IN IRLANDA1 La nota preghiera di san Patrizio “Il grido dei daino”ha echeggiato per molti secoli nella storia dell’Irlanda. Essa esprime la speranza che Cristo sia “in ogni cuore che mi pensa, Cristo in ogni bocca che mi parla, Cristo in ogni occhio che mi guarda, Cristo in ogni orecchio che mi ascolta”. È stato grazie ai missionari irlandesi, dal VI secolo in poi, che Gesù Cristo è tornato nelle labbra, negli sguardi, nelle orecchie e nelle menti di un folto gruppo di persone in tutto il continente europeo. I missionari irlandesi oggi, insieme a numerosi operatori volontari provenienti da denominazioni diverse, hanno continuato a portare eloquente testimonianza allo spirito cristiano di vicinanza al prossimo nella carità. Le radici dei problemi attuali sono politiche, culturali, storiche e sociali più che religiose, ma ciò nonostante negli anni recenti i media di tutto il mondo, riportando tragici eventi accaduti in Irlanda, parlano di una guerra fra cattolici e protestanti. È tristemente vero che molti di coloro che perpetrano atti di violenza portano il nome di “cristiani” e che, in parte, i conflitti erano segno delle tragiche conseguenze delle divisioni fra cristiani. Grazie a Dio il processo di pace nell’Irlanda del Nord continua a progredire velocemente, nonostante rimanga un processo molto delicato. Tolleranza e armonia, perdono, riconciliazione e mutuo rispetto sono valori che devono essere riaffermati ogni giorno. Malgrado – e in parte a motivo – della terribile sofferenza sopportata, le relazioni fra cristiani sono migliorate negli ultimi anni: oggi il numero di incontri è più frequente e il livello attuale di interazione fra i membri e i capi delle varie chiese era impensabile solo qualche decennio fa. Sarebbe adesso impossibile contare quanti semi di pace siano cresciuti sia a livello individuale che comunitario. L’ecumenismo non è, naturalmente, confinato solo all’Irlanda del Nord. Infatti vi sono due giurisdizioni diverse nell’isola e questo si ripercuote anche sul dialogo ecumenico. Malgrado le chiese operino nell’isola a tutto campo, infatti, i diversi “mondi” che si configurano nelle varie giurisdizioni possono condurre ad aspettative, prassi ed esperienze di relazioni ecumeniche molto differenti. Nella Repubblica di Irlanda i cattolici sono una larga maggioranza e i protestanti una minoranza. Di conseguenza, spesso, protestanti e cattolici non hanno opportunità di incontro. Nell’Irlanda del Nord, invece, non vi è grande discrepanza fra il numero di cattolici e protestanti, ma le tensioni degli ultimi decenni hanno portato ad una diversa atmosfera ecumenica. Vi sono molte incoraggianti iniziative interconfessionali in Irlanda. Momenti di culto durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sono ora diventate abituali. La Giornata internazionale di preghiera per le donne che si celebra ogni anno vede la partecipazione di donne di diverse denominazioni in numero sempre crescente. Vari gruppi si impegnano in studi biblici e discussioni comuni sui documenti delle chiese. Progetti concreti diventano occasione per intensificare relazioni e amicizie, come ad esempio iniziative di formazione alla comune comprensione, studi congiunti di storia locale, organizzazione di conferenze, iniziative sociali. Incontri celebrativi in occasione del Natale e di altri eventi annuali sono a volte tenuti in comune. Gruppi interecclesiali, forum ecclesiali, progetti di educazione alla pace, agapi conviviali sono in continuo sviluppo, soprattutto nell’Irlanda del Nord. Una pietra miliare nella storia delle relazioni ecumeniche in Irlanda è stata, nel 1970, la fondazione della Irish School of Ecumenics (Scuola irlandese di ecumenismo). Altre iniziative di rilievo sono la Glenstal ecumenical conference, conferenza ecumenica annuale che si tiene dal 1964 a Glenstal e le Greehills conferences vicino Drogheda che risalgono al 1966. La Comunità di Corymeela è riconosciu37 ta a livello internazionale come un segno profetico di riconciliazione. Purtroppo la violenza e il settarismo hanno portato a profondi pregiudizi, sofferte e laceranti memorie che facilmente possono bloccare l’impegno nel cercare di collaborare e dialogare con membri di altre tradizioni. Il settarismo è stato definito come “un insieme di atteggiamenti, credenze, comportamenti e strutture in cui la religione gioca un ruolo significativo e che 1) direttamente o indirettamente infrange il diritto dell’individuo o di gruppi e/o 2) condiziona o causa situazioni di conflitto distruttivo2. Il problema del settarismo ha ricevuto considerevole attenzione in Irlanda, specie a partire dal Good Friday Belfast Agreement, accordo stipulato a Belfast il venerdì santo del 1998. Nello sforzo per creare una cultura che superi il settarismo, dobbiamo riconoscere quanto i cristiani condividono in comune: la presenza del Cristo Risorto. Numerosi progetti si stanno realizzando, con lo scopo di sradicare atteggiamenti negativi ormai incistati, e di aiutare le persone a misurarsi con il proprio passato in un modo efficace e reale. Numerose circostante avverse, come le proteste settarie in Irlanda del Nord sono talvolta divenute occasioni per moltiplicare gli sforzi ecumenici, quali ad esempio la pubblicazione di una dichiarazione ufficiale di sostegno, da parte del tribunale della Chiesa presbiteriana ad una parrocchia cattolica dopo un incidente settario distruttivo, con la richiesta che la dichiarazione fosse letta durante le messe celebrate nella parrocchia. Il principale luogo di incontro ecumenico a livello ufficiale in Irlanda è The Irish Inter-Church meeting, riunitosi la prima volta a Ballymascanlon nel settembre del 1973. Tale comitato interecclesiale – formato da leader e rappresentanti del Consiglio di chiese dell’Irlanda e dalla Conferenza episcopale della Chiesa cattolica – si riunisce diverse volte l’anno. Esso consta di due dipartimenti, uno per esaminare temi teologici e uno per affrontare questioni sociali. L’incontro tra leader e rappresentanti delle chiese ha giovato moltissimo ad affrontare insieme delicate questioni, come ad esempio quella dei matrimoni interconfessionali. L’elenco delle chiese membro del Consiglio di chiese dell’Irlanda, dà una idea della varietà di partecipazione: the Cherubim and Seraphim Church in Ireland, the Church of Ireland (anglicana), the Coptic Orthodox Church in Ireland, the Greek Orthodox Church in Britain and Ireland, the Life Link Network of Churches, the Lutheran Church in Ireland, the Methodist Church in Ireland, the Irish District of the Moravian Church, the Non-Subscribing Presbyterian Church of Ireland, the Presbyterian Church in Ireland, the Salvation Army (Ireland Division), the Religious Society of Friends in Ireland, the Russian Orthodox Church in Ireland, the Romanian Orthodox Church in Ireland. Fino ad alcuni anni fa il centro di interesse ecumenico gravitava attorno alle cosiddette quattro chiese “principali”: Chiesa cattolica, Chiesa di Irlanda, Chiesa presbiteriana e Chiesa metodista. Ora, tuttavia, si assiste ad un cambiamento epocale e significativo con la crescita delle Chiese ortodosse, di Chiese etniche minoritarie e altre nuove comunità in Irlanda. Questo sviluppo cambierà considerevolmente il panorama ecumenico. Dal 1996 circa 200.000 immigrati stranieri sono giunti nella Repubblica di Irlanda, costituendo così circa il 5% della attuale popolazione che raggiunge i 4 milioni. La comunità ortodossa è passata dalle 358 persone del 1991 alle 10.437 del 2002 e continua a crescere rapidamente. Molte Black Majority Churches si sono insediate e continuano a svilupparsi velocemente in tutto il paese. Anche comunità di altre fedi sono in crescita, e questo ha un impatto nelle relazioni ecumeniche dal momento che spinge i cristiani a riflettere sulla loro comune testimonianza e sulla propria apertura alle comunità di altra fede. Il censimento del 2002 registra una presenza musulmana nella Repubblica di Irlanda pari a 19.100 unità, in confronto alle 3.900 del 1991. Nello stesso periodo, anche 38 la comunità buddista è cresciuta da 986 a 3.894 unità, la comunità induista da 953 a 3.099. La crescita di comunità di altre fedi è ormai un carattere costante. Qualsivoglia panoramica sull’ecumenismo in Irlanda non può fare a meno di richiamare alla memoria con gratitudine individui, comunità e movimenti che, negli ultimi 40 anni, hanno piantato e fatto crescere semi di riconciliazione e dialogo fra tante lacrime e sofferenze. Non può esser contestato il fatto che molti progetti intercomunitari sviluppatisi in Irlanda del Nord sono di ispirazione cristiana. È solo nella riscoperta della presenza del Cristo Risorto nelle comunità, quando si riuniscono nel suo nome, che i cristiani in Irlanda possono riscoprire le loro profonde radici cristiane e il loro specifico contributo all’evangelizzazione nel mondo contemporaneo. I cristiani di Irlanda sono passati attraverso una oscura notte, fatta di scontri di cultura e di mentalità e anche di contenziosi circa l’interpretazione della storia e le prospettive per il futuro, ma essi sono ora impegnati in un’opera di riconciliazione difficile ma foriera di guarigione. La nostra speranza è che, testimoniando la profonda esperienza di Dio che apre a questa riconciliazione, i cristiani di Irlanda possano arrivare a condividere le loro numerose esperienze positive, in un mondo che cerca un modo per vivere armoniosamente in circostanze multi-culturali, multi-etniche e multi-religiose. Le parole della preghiera di san Patrizio esprimono una fede comune a tutti noi, e danno voce alla più profonda preghiera dei cristiani di Irlanda: Cristo con me, Cristo davanti a me, Cristo dietro di me, Cristo alla mia destra, Cristo alla mia sinistra, Cristo quando mi corico, Cristo quando mi siedo, Cristo quando mi alzo; Cristo in ogni cuore che mi pensa, Cristo in ogni bocca che mi parla, Cristo in ogni occhio che mi guarda, Cristo in ogni orecchio che mi ascolta. Io sorgo oggi, grazie a una forza possente: l’invocazione della Trinità, alla fede nell’Essere Uno e Trino Creatore di tutto il creato. 1La descrizione della situazione ecumenica locale è stata preparata da un gruppo locale, sotto la cui responsabilità viene pubblicato il testo. Department of Social Issues of the Irish Inter-Church Meeting, Sectarianism: a Discussion Document, Belfast 1993, p.8 (traduzione dall’originale inglese). 2 39 DATE IMPORTANTI NELLA STORIA DELLA PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI ca. 1740 In Scozia, nascita di un movimento pentecostale con legami in Nord America, il cui nuovo messaggio per il rinnovamento della fede chiamava a pregare per e con tutte le chiese. 1820 Il rev. James Haldane Stewart pubblica «Suggerimenti per l’unione generale dei cristiani per l’effusione dello Spirito» (Hints for the General Union of Christians for the Outpouring of the Spirit). 1840 Il rev. Ignatius Spencer, anglicano entrato poi in piena comunione con la Chiesa cattolica, propone di istituire «L’Unione di preghiera per l’unità». 1867 Nel Preambolo alle sue risoluzioni, la prima assemblea dei vescovi anglicani a Lambeth sottolinea l’importanza della preghiera per l’unità. 1894 Papa Leone XIII incoraggia la pratica dell’«Ottavario di preghiere per l’unità» nel contesto della Pentecoste. 1908 Wattson. Celebrazione dell’«Ottavario dell’unità della chiesa» su iniziativa del rev. Paul 1926 Il movimento Fede e Costituzione inizia la pubblicazione di «Suggerimenti per l’Ottavario di preghiere per l’unità dei cristiani». 1935 L’abate Paul Couturier, in Francia, promuove la «Settimana universale di preghiere per l’unità dei cristiani» basata sulla preghiera per «l’unità voluta da Cristo, con i mezzi voluti da Lui». 1958 Il centro «Unità cristiana» di Lione, Francia, inizia la preparazione del materiale per la Settimana di preghiera in collaborazione con la commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese. 1964 A Gerusalemme, il papa Paolo VI e il patriarca Athenagoras I pregano insieme la preghiera di Gesù «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). 1964 Il Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II, sottolinea che la preghiera è l’anima del movimento ecumenico, e incoraggia l’osservanza della Settimana di preghiera. 1966 La commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese ed il Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani (attuale Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani) decidono di preparare congiuntamente ogni anno il testo ufficiale della Settimana di preghiera. Per la prima volta la Preghiera per l’unità viene celebrata in base al testo elaborato in 1968 collaborazione tra Fede e Costituzione e il Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani (attuale Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani). Per la prima volta la Preghiera per l’unità si basa su un testo preparato da un gruppo 1975 ecumenico locale australiano; il testo verrà in seguito sottoposto alla commissione Fede e Costituzione e al Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani (attuale Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani). 40 1988 Il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità viene utilizzato per la celebrazione inaugurale in occasione della fondazione della Federazione cristiana in Malesia (The Christian Federation of Malaysia), organismo di collegamento fra le maggiori confessioni cristiane del paese. 1994 Il testo viene redatto con la partecipazione di due organizzazioni ecumeniche laiche: l’Associazione cristiana della gioventù maschile (YMCA) e l’Associazione cristiana della gioventù femminile) 2004 Viene stipulato un accordo che giova molto al rafforzamento della collaborazione: il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità viene prodotto e pubblicato congiuntamente, con formato unico per le versioni inglese e francese, dalla commissione Fede e Costituzione (Consiglio ecumenico delle chiese) e dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (Chiesa cattolica). 41 ALLEANZA BIBLICA UNIVERSALE L’ABU, fondata nel 1946, è un’organizzazione che riunisce circa 150 Società Bibliche nazionali. Alcune di esse operano fin dal XIX secolo. Loro scopo è diffondere la Bibbia in tutto il mondo, nel modo più efficace possibile. Per questo collaborano strettamente, concorrendo finanziariamente alla realizzazione dei vari obiettivi. L’ABU è suddivisa in quattro regioni mondiali. La Regione Europa (paesi dell’Est e dell’Ovest) riunisce 54 Società Bibliche nazionali. Attività delle Società Bibliche I – Tradurre la Bibbia nel maggior numero di lingue possibile Le lingue principali del mondo sono circa 3.000, ma se ne contano fino a circa 6.700. A oggi la Bibbia, o parte di essa, è stata tradotta in 2.377 lingue differenti. Accanto alle classiche traduzioni letterali, da oltre venti anni l’ABU è particolarmente impegnata in un nuovo tipo di traduzione: la Bibbia in lingua corrente. Si tratta di una traduzione nella lingua di ogni giorno, priva però di forme dialettali e di “gerghi“: cioè la lingua compresa dalla maggior parte delle persone che abitualmente non frequentano le chiese e ne ignorano quindi il particolare linguaggio. Restando fedeli ai testi originali ebraici o greci, questo tipo di traduzione vuole rendere i testi biblici chiaramente comprensibili per il lettore di oggi così come lo erano per i primi lettori. L’ABU è impegnata in svariate centinaia di progetti di traduzione della Bibbia in tutto il mondo; ad una grande percentuale di essi partecipa la Chiesa Cattolica. Si tratta di traduzioni in lingue che ancora non hanno il testo biblico, sia di revisioni e aggiornamenti di traduzioni precedenti. Molte sono rivolte espressamente ai giovani. II – Stampare la Bibbia Considerando la necessità delle Chiese e delle organizzazioni che desiderano diffondere la Bibbia, le Società Bibliche presentano edizioni dei testi biblici secondo le varie esigenze, adottando tecniche adeguate all’uomo moderno e ai più svantaggiati (scritture in braille, audio-cassette, testi illustrati,ecc.). III – Diffondere la Bibbia La diffusione della Parola di Dio è una componente essenziale della missione cristiana nel mondo. L’ABU mette a disposizione di tutti, ad un prezzo facilmente accessibile, i testi biblici, e offre la sua collaborazione ad esperienza per la loro diffusione. Nonostante grandi sforzi, l’ABU non riesce a soddisfare tutte le richieste, in particolare quelle provenienti dal Terzo Mondo e dai paesi dell’Est. IV – Raccogliere Fondi per la Bibbia La raccolta di fondi a sostegno della traduzione, stampa e diffusione della Bibbia per le popolazioni che versano in difficili condizioni economiche, che hanno tutto il diritto di conoscere la Parola di Dio nella loro lingua, è parte integrante delle attività di una Società Biblica. PER SOSTENERE QUESTI IMPEGNI È NECESSARIO L’AIUTO DI TUTTI Interconfessionalità L’ABU si pone al servizio della Parola di Dio e considera importante stimolare le diverse confessioni cristiane a svolgere insieme la comune missione, perché comune il loro fondamento: la Parola di Dio. I principali segni di questa cooperazione sono: l’accordo tra l’ABU e il Segretariato Pontificio per l’Unità del Cristiani sui “Principi direttivi per la traduzione interconfessionale della Bibbia”, firmato nel 1968 e rivisto nel 1987; l’accordo di collaborazione tra l’ABU e la Federazione Biblica Cattolica a livello mondiale per la dif42 fusione della Bibbia nell’Europa centrale e orientale, firmato nel 1991; l’accordo di collaborazione tra l’ABU e la Chiesa Ortodossa Russa per il lavoro biblico, firmato nell’ottobre 1991. La collaborazione tra cattolici, ortodossi e protestanti va quindi aumentando in tutti i settori di attività dell’ABU: traduzione, stampa, diffusione e raccolta fondi. SOCIETÀ BIBLICA IN ITALIA Le Società Bibliche sono presenti in Italia con la Società Biblica Britannica & Forestiera (SBB&F) e la Società Biblica in Italia (SBI). La SBB&F, che opera a Roma fin dal 1870, ha fornito e fornisce alle chiese evangeliche italiane la Bibbia nella traduzione di Giovanni Diodati, nella sua revisione fatta dal Luzzi e nella versione Nuova Riveduta. Dal 1980 ad oggi ne sono state distribuite oltre 600.000 copie. La traduzione interconfessionale in lingua corrente (TILC) è stata pubblicata in coedizione dalla SBB&F e dalla casa editrice cattolica Libreria Dottrina Cristiana (Elledici): la prima edizione del Nuovo Testamento è stata pubblicata nel 1976 e quella dell’intera Bibbia nel 1985. Nel 2000 è uscita la 3a edizione del Nuovo Testamento. Finora ne sono state distribuite oltre 10 milioni di copie. La SBB&F inoltre fornisce i testi biblici nelle edizioni scientifiche e in moltissime lingue estere. La SBI si è costituita legalmente nel dicembre 1983, come “Associazione Cristiana indipendente, non legata ad alcuna confessione religiosa, senza scopo di lucro, avente per oggetto la massima diffusione delle sacre Scritture da realizzarsi mediante le attività atte alla promozione di quest’opera”. La SBI è amministrata da un Consiglio eletto dai Soci, nel quale per Statuto, tutte le confessioni cristiane sono rappresentate. L’adesione alla SBI è aperta a tutti quelli che ne condividono le finalità ed è oggi più che mai necessaria. 43 Padre Nostro Versione TILC 2000 Padre nostro che sei in cielo, fa’ che tutti riconoscano te come Padre, che il tuo regno venga, che la tua volontà si compia anche in terra come in cielo. Dacci oggi il nostro pane necessario. Perdona le nostre offese come anche noi perdoniamo a chi ci ha offeso. Fa’ che non cadiamo nella tentazione, ma liberaci dal Male. 1 SOMMARIO Testo biblico............................................................................................................................................... Presentazione ............................................................................................................................................. Suggerimenti per l’organizzazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani …… Celebrazione ecumenica della parola di Dio ............................................................................................. Introduzione teologico – pastorale............................................................................................................. Letture bibliche e commento per ogni giorno della Settimana ................................................................. Appendice: Situazione ecumenica in Irlanda Date importanti nella storia della preghiera per l’unità dei cristiani L’Alleanza Biblica Universale 1 III Chi vuole sostenere e desidera altre informazioni può rivolgersi a: SOCIETÀ BIBLICA IN ITALIA VIA QUATTRO NOVEMBRE, 107 00187 ROMA tel. 06 69941416 fax 06 69941702 email: [email protected] conto corrente postale 72369002 conto corrente bancario 000004023709 ABI 02008 – CAB 03221 Unicredit Roma IV